La Prevenzione in Medicina
di Famiglia
Seconda sessione: La prevenzione
delle Malattie Degenerative
Dott. Angelo Cavicchi
Medico di Famiglia
Voghiera (Ferrara)
Un po’ di storia
►
Bernardino Ramazzini (1633-1714): “Longe praestantius est praeservare
►
William Farr (1807-1883): Registro delle cause di morte
►
John Snow (1850): Intuizione che la diffusione del colera in alcuni quartieri
►
Ignazio Semmelweis: Cl. Ostetrica di Vienna: maggiore incidenza di febbri
►
Luigi Pasteur Univ. la Sorbona, e Robert Koch, Univ. di Berlino, “cacciatori”
►
CDC di Atlanta (1980-81), Robert Gallo (1986), Luc Montagnier (1986):
Acquired Immuno Deficiency Syndrome
►
Kennel e coll (1961): Framingam Health Study ( 1° pubblicazione)
quam curare”
di Londra era attraverso un agente trasmesso con le acque (30 anni prima
della scoperta del Vibrione)
puerperali nelle corsie visitate non dalle ostetriche , ma dagli studenti di
medicina, che provenivano dalle sale anatomiche
di microbi: Carbonchio (1876), Tubercolosi (1882), Colera (1884), ecc
Perché prevenire?
1.
Per evitare l’onere economico delle
malattie
•
Non sempre la prevenzione delle malattie è meno costosa
della cura. In malattie molto diffuse la prevenzione deve
essere fatta su molti, mentre gli ammalati sarebbero pochi
•
In molte malattie la prevenzione posticipa l’evento, non lo
elimina
•
La prevenzione di alcune malattie, aumentando la durata
della vita, comporta un aumento delle malattie proprie
dell’età senile (artropatie, malattie cardiovascolari,
demenze, ecc)
Perché prevenire?
2.
Perché la salute per ogni individuo è un
diritto
•
Ma è sempre un bene per il paziente? (eticità)
•
L’intervento può essere efficace? (efficacia)
•
Siamo certi che è ciò che vuole il paziente? (consenso)
Prevenire solo ciò che è prevenibile
Cochraine
Prevenire non significa
prolungare la vita del paziente
…
Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti…
Salmo 89, versetto 10
“Gli uomini, vivendo socialmente, non cessano di
vivere anche nella natura.”
Antonio Labriola (1904):
Il Rischio cardiovascolare
Fattore di rischio:
•
Fattore associato ad una malattia, dotato di azione
patogenetica nei confronti della stessa.
(Kannel, 1961)
•
•
Variabile indipendente e continua
Tempo lungo di azione, con variabilità individuale
Criteri di causalità (Hill)
Forza dell’associazione
Consistenza
Specificità
Temporalità
Gradiente biologico
Plausibilità biologica
Coerenza
Evidenza sperimentale
Rischio:
Probabilità di incorrere in una malattia da
parte di un individuo o di una popolazione,
portatori di un determinato fattore
•
Relativo (RR): probabilità rapportata alla media
della popolazione di riferimento (<1>)
•
Assoluto (RA): probabilità individuale in % di
sviluppare la malattia, in un determinato lasso di
tempo.
(Es. Rischio CV >20%: probabilità dell’individuo di sviluppare un evento
cardiovascolare maggiore nell’arco dei futuri 10 anni)
Rischio Relativo
+
+
Malattia
-
a
b
c
d
Esposizione
I(e)
a/a+b
a(c+d)
-
RR=______=________=________
I(non e)
c/c+d
Incidenza (e)= a/(a+b)
c(a+b)
Incidenza (non e)= c/(c+d)
a<<<B
B=(a+B)
C<<<D
c=(c+D)
aD
OR =_____
cB
Rischio Assoluto
RA = RR1
x
RR2
x
(a 5 anni)
RR3
x
RR4
x
fattore
Età 50 x no fumo x pas 150 x col. T. 235 x 0.0031
................................................................................................................................................
2.2
1
1.54
1.72
0.0031 = 0.0181 (1.81%)
NNT (Number Needed to Treat)
Numero di pazienti da trattare per un dato periodo
di tempo per prevenire un evento
NNT = 100
RA
5%
RA
NNT= 20
In Rischio in numeri
Un intervento che riduca nei trattati il
rischio relativo del 30% circa è un
intervento di elevata efficacia
Ma in termini assoluti
Il 30% di poco, è poco;
ed il 30% di tanto, è tanto.
Modif. da De Lapalisse
Il Rischio in numeri
Trattamento con statine
di gruppi di soggetti con differente
livello di rischio globale
1000 soggetti
a rischio lieve
1000 soggetti
a rischio elevato
• Rischio: 5% in 10 anni
• Rischio: 25% in 10 anni
• Eventi osservati in assenza
di trattamento: 50
• Eventi osservati in assenza
di trattamento: 250
• Se trattati con una statina
per 10 anni eventi evitati:
15
• Se trattati con una statina
per 10 anni eventi evitati:
75
• Soggetti da trattare
per 10 anni per evitare un
evento 1000/15 = 67
• Soggetti da trattare
per 10 anni per evitare un
evento 1000/75 = 13
Strategie per l’intervento sul rischio
1.
Strategia di popolazione: (intervento effettuato su tutta
la popolazione indipendentemente dal rischio individuale)
a. Grandi numeri-bassa probabilità
b. Educazione comportamentale
c. Miglioramento condizioni ambientali
d. Politica sanitaria
e. Basso costo
“Una piccola riduzione del rischio nella intera popolazione determina una
grande riduzione degli eventi patologici complessivi”
Rose, 1992
“Un intervento che determina un grande beneficio per la collettività offre ben
poco all’individuo che ne è partecipe”
Tombesi, 1995
Strategie per l’intervento sul rischio
2.
Strategia dell’alto rischio individuale (intervento
effettuato sugli individui affetti dal rischio giudicato elevato)
b.
Piccoli numeri-elevata probabilità
Intervento medico personalizzato (Medico di Famiglia, specialista di 2°-3°
c.
d.
Alto costo
Modesto effetto sul totale degli eventi
a.
livello)
“La collettività trae più vantaggi dalla somma di tanti piccoli benefici piuttosto che dalla
somma di pochi grandi benefici”
Tombesi, 1995
Il Medico di Famiglia europeo è il soggetto della strategia individuale
Europ. Ather. Society, 1992 e oltre
Strategie per l’intervento sul rischio
La Medicina di Famiglia è
►
(Spread, 2003)
“la specialità medica che fornisce un’assistenza continuativa e
completa all’individuo e alla famiglia”
(American Academy of Family Physicians)
►
“una forma di assistenza medica in cui assumono particolare
importanza il contatto primario e la responsabilità continuativa nei
confronti del paziente, sia nella prevenzione che nella terapia”
(American Board of Family Practice)
►
“un servizio medico primario, continuo e completo, orientato al
paziente nella sua interezza e rivolto agli individui, alle famiglie e
alle comunità di cui essi fanno parte”
(Royal Australian College of General Practitioners).
Ruolo del Medico di Famiglia
Identificare
i soggetti a rischio
La ricerca dei soggetti a rischio
Intervento teso ad individuare nella popolazione
quella minoranza di soggetti portatori di un fattore
di rischio considerato, applicando su di loro un Test
1.
Screening
a.
b.
c.
d.
Test applicabile a tutti gli individui oggetto di studio
In un dato lasso di tempo
Per un rischio diffuso, rilevante, reversibile con il
trattamento, asintomatico
Con un Test adeguato




Semplice
Praticabile
Con elevata sensibilità e buona specificità
Di basso costo
La ricerca dei soggetti a rischio
2.
Case finding
a.
b.
Intervento opportunistico (del Medico)
A chi si presenta in ambulatorio (Paziente)
E’ la vera arma nelle mani del Medico di Famiglia per la
individuazione dell’alto rischio individuale. Necessita
tuttavia di:
•
Intervento attivo del medico che sa ciò che deve fare (conoscenza
•
Buona gestione delle informazioni sanitarie (cartella clinica ben
•
Popolazione stabile di pazienti (normale variazione del 5%/anno)
•
Recupero dei “non frequentatori” (pericolo di “cure inverse”: gran
ed adesione alle Linee Guida relative al problema)
strutturata e correttamente redatta)
quantità di interventi effettuati a che è più disponibile e spesso ne
ha meno necessità)
Casadei e coll: The Pratitioner ed. It,142, 36-39, 1991
La ricerca dei soggetti a rischio
…In Italia i medici di medicina generale lavorano ancora in
larga misura in termini di “medicina di attesa”, cioè
vengono chiamati a rispondere al bisogno espresso dal
paziente e svolgono, con questo modello
comportamentale, un ruolo prevalentemente passivo
inadeguato all’azione preventiva,(4) dal momento che la
medicina di attesa risponde soltanto al bisogno
percepito…
…La medicina generale oggi, alla luce delle evidenze
scientifiche che spingono ad un intervento sempre più
precoce ed aggressivo sui fattori di rischio non solo in
prevenzione secondaria ma anche e soprattutto nelle
persone sane, …ha bisogno di sgravarsi dell’inutile per
affrontare i temi della qualità complessiva...
Spread, 2003
Fattori di rischio cardiovascolare
Modificabili
Non modificabili
Ipertensione
Sesso
arteriosa
Ipercolesterolemia
Fumo
Obesità
I.G.T.
Sedentarietà
maschile
Età avanzata
Diabete mellito (*)
Familiarità per malattia
cardiovascolare precoce
Pregresso evento cardiovascolare
In GIALLO i fattori di rischio maggiori
(*) La non modificabilità del rischio connesso al Diabete è
opinabile: il rischio elevato può essere ridotto intervenendo sui
rischi associati (meno con il controllo metabolico), ma di per sé
è una condizione non modificabile
(Tombesi, 2006)
Prevalenza fattori di rischio in Italia
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
“…Fumo, ipertensione arteriosa,
ipercolesterolemia, diabete, obesità,
sedentarietà: sono i fattori che influenzano il
rischio di andare incontro a malattie
cardiovascolari.
La particolarità di abitudini e comportamenti nelle
diverse aree geografiche del Paese può
determinare differenze importanti nella
distribuzione dei fattori di rischio nel territorio…”
Prevalenza fattori di rischio in Italia
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Nord Est
Nord Ovest
Centro
Sud-Isole
Pressione arteriosa
>160/95
M 37%
F 29%
M 33%
F 29%
M 31%
F 29%
M 33%
F 34%
Colesteolo totale
>240 mg/dl
M 21%
F 21%
M 26%
F 30%
M 19%
F 24%
M 18%
F 23%
Sedentarietà
M 28%
F 34%
M 29%
F 38%
M 36%
F 48%
M 40%
F 58%
Fumo di sigaretta
12-16 sig/di
M 22%
F 19%
M 29%
F 22%
M 31%
F 25 %
M 34%
F 20%
Obesità
M 19%
F 18%
M 15%
F 16%
M 16%
F 19%
M 19%
F 31%
Glicemia > 126
mg/dl
M 8%
F 6%
M 7%
F 6%
M 10%
F 7%
M 10%
F 8%
Calcolo del Rischio Cardiovascolare Assoluto Individuale
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Per valutare il rischio globale assoluto si utilizzano funzioni matematiche
che elaborano dati derivanti da studi longitudinali, condotti su gruppi di
popolazione seguiti nel tempo.
La validità di uso di queste funzioni di rischio dipende dalle caratteristiche
della popolazione che le ha generate e degli individui a cui vengono
applicate.
Le funzioni di rischio includono tre elementi:
►
►
►
valori dei fattori di rischio nella popolazione
coefficienti di rischio (fattori moltiplicativi) che attribuiscono un peso
eziologico a ogni singolo fattore
probabilità di sopravvivere senza la malattia da parte della popolazione
stessa.
Calcolo del Rischio Cardiovascolare Assoluto
Individuale (Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Da queste funzioni sono stati elaborati due strumenti di valutazione del
rischio globale assoluto: le carte del rischio cardiovascolare e
il punteggio individuale.
►
Le carte del rischio sono classi di rischio globale assoluto calcolate
per categorie di fattori di rischio (età, sesso, diabete, fumo,
pressione sistolica e colesterolemia totale).
►
Il punteggio individuale considera valori continui per alcuni
fattori di rischio, cioè l’età, la colesterolemia totale, l’HDL e la
pressione arteriosa sistolica; include, inoltre, la terapia antiipertensiva, considerando anche se il valore di pressione sistolica
registrato è dovuto ad un trattamento specifico antipertensivo
Carte del rischio cardiovascolare
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Donne non diabetiche
Donne diabetiche
Carte del rischio cardiovascolare
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Uomini non diabetici
Uomini diabetici
Carte del rischio cardiovascolare
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Calcolo del punteggio individuale del rischio
cardiovascolare (Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
Sesso M/F
Pregressi eventi cardiovascolari S/N
Età (espressa in anni)
Abitudine al fumo di sigaretta S/N
(si intende chi fuma regolarmente ogni giorno, anche una sola sigaretta,
oppure ha smesso da meno di 12 mesi)
Qual è il valore della pressione sistolica? (espressa in mmHg)
Qual è il valore della colesterolemia totale? (espressa in mg/dl)
Qual è il valore della colesterolemia HDL? (espressa in mg/dl)
E' mai stato diagnosticato il diabete? (oppure due determinazioni successive di
glicemia a digiuno superiori o uguali a 126 mg/dl) S/N
Presenza di ipertensione arteriosa per cui il medico ha prescritto
farmaci anti-ipertensivi (si considera sotto S/N
trattamento chi assume regolarmente questi farmaci)
Confronto fra carte del rischio
e punteggio individuale
(Progetto Cuore: www.cuore.iss.it)
CARTA
PUNTEGGIO
Età
40-69
35-69
Fattori di rischio
Età, Pressione arteriosa
sistolica, Colesterolemia
totale, Fumo, Diabete
Età, Pressione arteriosa
sistolica, Colesterolemia
totale, Fumo, Diabete,
HDL, terapia antiipertensiva
Pressione arteriosa
sistolica, Colesterolemia
totale, HDL
Categorico
Continuo
Rischio
Categorico
Continuo
STRATIFICAZIONE PROGNOSTICA DEL RISCHIO
NELLA IPERTENSIONE ARTERIOSA
ESH-ESC 2003
Altri fattori di rischio
e anamnesi
Nessun altro FR
1-2 FR
 3 FR o TOD
o diabete
ACC - Condizioni
Cliniche Associate
Rischio a 10 aa.:
NORMALE
PAS 120-129
o PAD 80-84
NORMALEALTA
PAS 130-139
o PAD 85-89
GRADO 1
PAS 140-149
o PAD 90-99
GRADO 2
PAS 160-179
o PAD 100-109
GRADO 3
PAS ≥ 180
o PAD ≥ 110
RISCHIO
nella media
RISCHIO
nella media
RISCHIO
aggiuntivo
basso
RISCHIO
aggiuntivo
moderato
RISCHIO
aggiuntivo
elevato
RISCHIO
aggiuntivo
basso
RISCHIO
aggiuntivo
basso
RISCHIO
aggiuntivo
moderato
RISCHIO
aggiuntivo
moderato
RISCHIO
aggiuntivo
molto elevato
RISCHIO
aggiuntivo
moderato
RISCHIO
aggiuntivo
elevato
RISCHIO
aggiuntivo
elevato
RISCHIO
aggiuntivo
molto elevato
Basso < 15%
Moderato 15-20%
RISCHIO
aggiuntivo
elevato
RISCHIO
aggiuntivo
elevato
RISCHIO
aggiuntivo
molto elevato
RISCHIO
aggiuntivo
molto elevato
RISCHIO
aggiuntivo
molto elevato
RISCHIO
aggiuntivo
molto elevato
Elevato 20-30%
Molto elevato > 30%
STRATIFICAZIONE PROGNOSTICA DEL RISCHIO
NELLA IPERTENSIONE ARTERIOSA
ESH-ECS 2003
TARGET ORGAN DAMAGE (TOD)
IVS ( ECG: Sokolow-Lyons > 38 mm; Cornell > 2440
mm x ms;
ECOCARDIOGRAMMA: LVMI M  125,
F  110 g/m2)
EVIDENZA US DI ISPESSIMENTO DELLA
PARETE ARTERIOSA (carotide IMT  0.9 mm) O
DI PLACCHE ATEROSCLEROTICHE
LIEVE INCREMENTO DELLA CREATININA
SIERICA (M 1.3 – 1.5 mg/dl; F 1.2 – 1.4 mg/dl)
CONDIZIONI CLINICHE ASSOCIATE
MALATTIE CEREBROVASCOLARI:
STROKE ISCHEMICO, EMORRAGIA CEREBRALE, TIA
PATOLOGIE CARDIACHE:
IMA, ANGINA, RIVASCOLARIZZAZIONE
CORONARICA,
SCOMPENSO CARDIACO CONGESTIZIO
PATOLOGIE RENALI:
MICROALBUMINURIA
NEFROPATIA DIABETICA,
DANNO RENALE (creatinina M > 1.5 mg/dl; F > 1.4
mg/dl),
PROTEINURIA (> 300 mg/24 h)
(30 – 300 mg/24h; albumina/creatinina M  22, F 
31 mg/DL)
VASCULOPATIA PERIFERICA
RETINOPATIA AVANZATA:
EMORRAGIE OD ESSUDATI, PAPILLEDEMA
Livelli di colesterolo e rischio di
mortalità per malattia coronarica (CAD)
MRFIT
CAD presente
2 FR per CAD
Tasso mortalità per CAD a 6 anni
(per 1000)
18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
140
160
180
200
220
240
260
280
300
Colesterolemia totale (mg/dL)
Arch Intern Med 1992; 152:56
Livelli di colesterolo e rischio di
mortalità per malattia coronarica (CAD)
MRFIT
CAD presente
2 FR per CAD
Tasso mortalità per CAD a 6 anni
(per 1000)
18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
140
160
180
200
220
240
260
280
300
Colesterolemia totale (mg/dL)
Arch Intern Med 1992; 152:56
NCEP-ATP III
Categorie di rischio, target di C-LDL Goals
Categoria di rischio
Target di C-LDL (mg/dL)
CHD ed equivalenti di rischio di CHD#
(rischio a 10 anni >20%)
<100
2 fattori di rischio
(rischio a 10 anni 20%)
<130
0-1 fattori di rischio*
<160
CHD = malattia coronarica presente
#
Diabete mellito, arteriopatia periferica, malattia cerebrovascolare
*
Quasi tutti i pazienti con 0-1 fattori di rischio hanno un rischio CAD a 10 anni <10%
Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults,
JAMA 2001; 285:2486-2497
Ridurre il Colesterolo LDL
per ridurre gli eventi cardiovascolari
► Target
di C-LDL diversi per livelli di rischio
coronarico diversi, e tanto più bassi quanto
più elevato è il rischio
► Tanto
maggiore è il rischio
coronarico assoluto tanto più evidente
è il beneficio
ESH-ESC: 2007 Guidelines for the Management of Hypertension
J. of Hypertension, 2007
Quanto sono applicate queste
Linee Guida
nella pratica clinica
di tutti i giorni ?
PREVALENZA DI SOGGETTI CON
IPERTENSIONE O IPERCOLESTEROLEMIA
TRATTATI ADEGUATAMENTE
Congresso ANMCO 2000
PREVALENZA DI SOGGETTI
IPERCOLESTEROLEMIA TRATTATI
ADEGUATAMENTE
Considerando i pazienti con malattia coronarica
e iperlipidemia ...
900
800
805
Pazienti (n)
700
555
600
500
400
316
300
200
100
0
Malattia coronarica
Iperlipidemici
Trattati
… solo il 56.9% era in trattamento
Cesari M, Maiolino G, Colonna S et al., J Cardiovasc Pharmacol 2003; 42:484-490
PREVALENZA DI SOGGETTI
IPERCOLESTEROLEMIA TRATTATI
ADEGUATAMENTE
Considerando i pazienti ad alto rischio trattati
con terapia ipolipemizzante ...
1400
1268
1200
1052
Pazienti (n)
1000
800
600
358
400
200
0
57
Esam.
Alto rischio
Trattati
A target
Cesari M, Maiolino G, Colonna S et al., J Cardiovasc Pharmacol 2003; 42:484-490
PREVALENZA DI SOGGETTI
IPERCOLESTEROLEMIA TRATTATI
ADEGUATAMENTE
Considerando i pazienti ad alto rischio trattati
con terapia ipolipemizzante ...
1400
1268
1200
1052
Pazienti (n)
1000
16.0%
800
600
358
400
200
0
57
Esam.
Alto rischio
Trattati
A target
… solo 1 su 6 ha raggiunto l’obiettivo terapeutico
per LDL
Cesari M, Maiolino G, Colonna S et al., J Cardiovasc Pharmacol 2003; 42:484-490
Controllo terapeutico dell’ipercolesterolemia in pazienti
con cardiopatia ischemica (prevenzione secondaria)
Pazienti (%)
Non in terapia
In terapia
100
100
80
80
Pazienti
in terapia
60
40
20
20
0
0
Italia
Buon
controllo
CT<195mg/dl
60
40
Europa
Inadeguato
controllo
CT>195mg/dl
Europa
Italia
Euroapire The Lancet 2001; 357:995
AIFA – nota 13
La prescrizione a carico del SSN è limitata ai pazienti affetti da:
dislipidemie familiari:
bezafibrato, fenofibrato, gemfibrozil, simfibrato;
atorvastatina, fluvastatina, pravastatina, rosuvastatina, simvastatina;
omega-3-etil-esteri
ipercolesterolemia non corretta dalla sola dieta:
• in soggetti a rischio elevato di un primo evento cardiovascolare maggiore [rischio a
10 anni  20% in base alle Carte di Rischio del Progetto Cuore dell’Istituto
Superiore di Sanità] (prevenzione primaria);
• in soggetti con coronaropatia documentata o pregresso ictus o arteriopatia
obliterante periferica o pregresso infarto o diabete (prevenzione secondaria);
atorvastatina, fluvastatina, pravastatina, rosuvastatina, simvastatina;
• in soggetti con pregresso infarto del miocardio (prevenzione secondaria);
omega-3-etil-esteri
AIFA – nota 13
Limitatamente all’utilizzazione degli alti dosaggi di atorvastatina (40 mg) e di
rosuvastatina (40 mg), la prescrizione e la rimborsabilità sono consentite, solo su diagnosi
e PT di strutture specialistiche delle Aziende Sanitarie.
L’uso dei farmaci ipolipemizzanti deve essere continuativo e non occasionale. Lo stesso,
comunque, va inserito in un contesto più generale di controllo degli stili di vita
(alimentazione, fumo, attività fisica, etc.).
La strategia terapeutica (incluso l’impiego delle statine) va definita in base alla
valutazione del rischio cardiovascolare globale e non di ogni singolo fattore di rischio,
facendo riferimento alle Carte di Rischio Cardiovascolare elaborate dall’Istituto Superiore
di Sanità all’interno del Progetto Cuore (www.cuore.iss.it).
Il riferimento all’età 69 anni nelle carte di rischio, si deve intendere 69 anni e oltre; per i
nuovi trattamenti nei soggetti con più di 69 anni il medico valuta e definisce le condizioni
e i fattori di rischio giustificativi dell’impiego delle statine.
La
Prevenzione
primaria
oncologica
Fasi dello sviluppo neoplastico
e rilevabilità con test di screening
Fase asintomatica (anni)
Inizio
processo
Rilevabile
con
screening
Diagnosi
impossibile
Fase clinica
Primi Fine possibilità
sintomi di guarigione
D.
D
preclinica tempestiva
Diagnosi tardiva
Lead time
Morte
Prevenzione secondaria
oncologica
Gli screening
•
Per malattie adatte:
 malattia relativamente importante (prevalenza, gravità)
 con una fase preclinica diagnosticabile
 In cui la diagnosi precoce è vantaggiosa (< mortalità)
 il trattamento precoce è efficace (guarigione, migliore qualità
di vita)
•
Con test adatti :




•
Sensibilità e specificità buone
semplici/poco costoso
applicabili a numeri elevati di persone
Accettabili
Attraverso programma definito
Cosa è un programma di screening :
Il programma di screening è un percorso da
organizzare in strutture sanitarie complesse, orientato
al raggiungimento di obiettivi evidence-based ed al
controllo qualità dei vari step
Programma di screening
Insieme complesso di attività che comprende:
 L’esecuzione del test (la cui procedura è soggetta
e controlli di qiualità);
 l’informazione alla popolazione bersaglio;
 l’organizzazione che facilita l’accesso al test;
 la predisposizione di protocolli diagnostici,
terapeutici e di follow up per le persone con test
positivo.
Fasi dei programmi
►Organizzazione
► Primo
livello
(Pap-test, mammografia, ricerca sangue occulto fecale)
► Secondo
livello
(colposcopia, approfondimento senologico, colonscopia)
► Terapia
dei casi screen detected
Organizzazione
► social
marketing
► convocazione
► sollecito
► call
dei soggetti eleggibili
dei non rispondenti
center telefonico
► gestione
dell’agenda appuntamenti
► valutazione
e report
Si tratta di attività non supportabili
dalla organizzazione della Medicina
di Famiglia italiana.
Ora è affidata opportunamente ai
professionisti
della Sanità Pubblica operanti nei
Dipartimento di Prevenzione delle
Aziende USL
Programmi di screening per quali tumori?
Cancro
Età
Obiettivo di
salute
Mammella
50-69
Mortalità
Cervice
uterina
25-64
Colonretto
50-74
Mortalità
Incidenza
Mortalità
Incidenza
Programmi di screening: con quali test?
Cancro
I° livello
Periodo
II° livello
Mammella
Mx bilat: 2
proiezioni
Biennale
Mx; visita,
eco, cito/isto
Cervice
Pap Test
Triennale
Colposcopia
Colon
Sangue
occulto
Biennale
Colonscopia
Prevenzione secondaria oncologica
Ruolo del medico di famiglia

Informazione

Collaborazione ai progetti aziendali nella
individuazione dei “non responders”

Collaborazione all’invio dei pazienti al 2° livello di
intervento
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La Prevenzione delle malattie degenerative