I GIOVANI AUTORI
DELLA 3^ C
DI LAUZACCO
LE CORDE
DEL
DESTINO
Le corde del destino - pagina 1
1. Melodie nuziali
Leonardo prosegue lungo gli scalini di marmo che lo portano al primo piano.
Non sono ancora arrivati né gli invitati, né gli sposi: nel palazzo veneziano regna il
silenzio. All'entrata del Palazzo Ducale, una fila di palloncini bianchi segna il percorso
da compiere per giungere al salone nel quale si svolgerà il pranzo nuziale.
Leonardo è curioso di scoprire dove si esibirà e apre una porta; si guarda attorno e, in
fondo a un centinaio di tavoli, scorge il piccolo palco. Dalla finestra si sentono
improvvisamente degli schiamazzi: gli sposi sono giunti al palazzo con tutti i loro
familiari e amici. L'enorme porta del salone si apre permettendo agli invitati di
entrare e accomodarsi ai loro tavoli apparecchiati. In quello centrale, in prima fila, vi è
il tavolo degli sposi.
Anche Leonardo partecipa al pranzo in un piccolo tavolino riservato per lui e intanto
guarda l'elegante abito della sposa: il busto è in pizzo e ricoperto da migliaia di
brillantini, la gonna leggera e candida le copre le gambe esili e il velo trasparente la
rende una principessa. Lo sposo, dall’alta parte, indossa un semplice smoking bianco
splendente, che di certo non assottiglia la sua figura robusta.
Il banchetto si prolunga per alcune ore prima dell’esibizione di Leonardo che sale sul
tavolato di legno e prende una vecchia custodia marrone chiaro, piuttosto rovinata,
da cui estrae il suo strumento. E’ un violino piccolo ma molto prezioso: la cassa
armonica è prodotta in legno di ottima qualità. Il ragazzo sembra avere il completo
controllo delle sue paure perché in quell'istante Leonardo è solo con il suo violino. Lui
passa il suo strumento fra le sue grandi e morbide mani, inizia a suonare e a produrre
una leggiadra melodia che incanta i suoi spettatori, regalando mille sensazioni
diverse ad ogni brano.
Riceve moltissimi applausi e sul suo volto si forma un enorme sorriso: ha gli occhi
lucidi per la felicità e le sue gote arrossate per la troppa emozione. Dopo la sua
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esibizione tutti si mettono a ballare, mentre Leonardo ripone il suo violino nella
custodia, felice e soddisfatto. Il matrimonio si è concluso nel migliore dei modi: gli
sposi si congratulano con Leonardo e lo ringraziano di aver partecipato.
La luce del sole è sparita, cedendo il suo posto all'oscurità e al chiarore della luna. La
laguna è silenziosa; a volte piccole onde si infrangono contro le gondole.
Venezia tace, non c'è nessun rumore se non i passi di Leonardo che riecheggiano fra le
calli prima di raggiungere la sua casa.
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2. Un avviso importante
"Non leggere i miei messaggi " urla Carlos furioso.
"Io leggo tutto e poi lo dico alla mamma” ribatte il fratello minore.
Carlos con estrema agilità lo afferra da dietro, con molta attenzione, senza fargli male
e gli strappa di mano il cellulare. Di solito Carlos è un ragazzo tranquillo e premuroso
verso i suoi fratellini ma in questi giorni lo stanno facendo uscire dai gangheri.
“Basta la smettete!!” urla Carlos sempre più nervoso e arrabbiato. Né Francisco di
otto anni, né Carmen di sette, né Miguel di quattro, vogliono però smettere di dare
fastidio al fratello maggiore.
Carlos abita con la sua famiglia rumorosa e numerosa in un condominio
plurifamiliare al sesto piano nella periferia di Barcellona. La sua è la camera più
grande dipinta d'azzurro con uno spartito musicale disegnato da lui stesso sul muro.
Ad un certo punto la mamma chiama tutti a tavola per il compleanno del marito
Franco. Ha preparato il suo piatto preferito: gli spaghetti.
Dopo un
breve intervallo in cui tutti mangiano silenziosi leccandosi i baffi, tutto
riprende come prima: baruffe, corse, urla e pianti. Francisco scappa dalla sorella
Carmen mentre Miguel, urlando a più non posso, spara acqua da tutte le parti con la
pistola giocattolo.
Al piano di sotto la signora Alicia, di 85 anni, non ne può più. Arrabbiata batte
violentemente il manico della scopa sul soffitto della sua stanza per richiamare
l’attenzione dei ragazzi e farli stare zitti.
I fratellini di Carlos, però, con tutta la confusione che stanno facendo, non la sentono
e continuano a correre e a urlare.
Ad un certo punto, in mezzo alla confusione generale il telefono di casa incomincia a
suonare ininterrottamente.
“Driiiiiiiiiiiiiiiiiin Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin Driiiiiiiiiiiiiiiiiin Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin”
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All’inizio nessuno si muove ma poi…“Vado iooo” urla Francisco che stranamente ha
sentito il telefono. Dall’altra parte della cornetta una voce grossa cerca Carlos.
Francisco con la sua voce acuta chiama il fratello maggiore.
“Sì, pronto, sono Carlos” risponde il ragazzo ansimando.
“Abbiamo un avviso importante per lei” lo avverte la voce sconosciuta.
“Ditemi pure ” risponde titubante Carlos che ascolta in silenzio per alcuni minuti.
Più passa il tempo, più Carlos sembra non stare nella pelle. Non appena riattacca
inizia ad urlare con tutta la voce che ha in gola: “Grande! Grande! Siamo i migliori!
Registreremo il nostro primo album! Carlos alza il pugno verso l'alto in segno di
vittoria e inizia a saltare per la casa e abbraccia la mamma. “Siamo grandi! Siamo
grandi!”
I fratellini, appena vedono la scena, si uniscono anche loro: Carmen comincia a saltare
dietro al fratello, poi si aggiunge Miguel e tutti urlano.
Dal piano di sotto la signora Alicia ricomincia a battere la scopa sul soffitto sempre
più arrabbiata.
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3. Chi può essere?
“Bi-bip bi-bip bi-bip” passa quasi un minuto prima che una mano spenga la sveglia
che rimbomba nel sonno di Leonardo: sono già le otto e mezza. Leonardo si alza dal
letto in fretta e furia e, attaccato al muro, vede un biglietto su cui c’è scritto: posta.
“Devo andare a ritirare la raccomandata!” borbotta fra sé.
È una giornata nuvolosa, il cielo è tutto grigio, con le nuvole che lo avvolgono: dietro
quelle nuvole c’è la speranza che, una volta andate via, rispunti il sole. Leonardo
decide di non prendere l’ombrello poiché la posta, in fin dei conti, non è poi così
lontana. Siccome è in ritardo inizia a correre per le calli di Venezia. Non è un’ottima
idea perché è costretto a salire e scendere almeno una decina di ponti. Per essere
veloci ci vorrebbe un fisico allenato, d’atleta, cosa che Leonardo non ha.
Arriva in posta: c’è molta gente in fila. Una signora inizia a parlargli: è una conoscente
della mamma, così Leonardo è costretto a trattarla educatamente. La signora inizia
con le solite sciocche esclamazioni: “Ma che bel giovanotto sei diventato! Mi sembra
ieri che eri piccolo, che tu e la tua mamma andavate sempre a passeggiare. Ora mi sa
che tu sei addirittura più alto di lei!”
Leonardo risponde con gentilezza: “Grazie, a dire il vero, ho superato mia madre da
un bel po’.” La signora insiste con le domande: “ Suoni ancora il violino?”
“Certamente! Fra un paio di giorni vado a Parigi per tenere un concerto molto
importante.” Leonardo non ne può più ma è costretto a risponderle educatamente,
perché la signora sarebbe sicuramente andata a riferirlo alla mamma.
“Anche mio figlio alla tua età è andato via... Oh! Mi chiamano... Scusa caro, devo
proprio andare. Salutami tanto la mamma!”
“Te la saluto sicuramente!” Leonardo fa un sospiro di sollievo: finalmente si è liberato
di lei. Passa ancora qualche minuto quando una voce annuncia: “Avanti il prossimo, il
numero 25!”
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Dopo una lunga attesa il suo turno è arrivato. Leonardo si avvicina al bancone con un
semplice “buongiorno” e l’impiegata pone un foglio da firmare per la consegna della
busta. È molto emozionato e teso, non immagina chi può avergli mandato la lettera, e
non vede l’ora di arrivare a casa per aprirla.
Nel frattempo il tempo è cambiato in peggio. Sta piovendo, e Leonardo inizia a correre
più veloce, ancora più veloce di prima. Sotto la pioggia il fiato inizia ad essere sempre
più pesante; mancano ormai pochi metri per arrivare a casa. La raccomandata che
tiene nella tasca interna della giacca è un po’ bagnata. Leonardo entra in casa ed evita
la mamma, per non farla arrabbiare a causa del suo stato pietoso. Sfreccia subito in
camera sua; la curiosità lo sta distruggendo, non riesce ad immaginare chi può avergli
scritto. Si cambia, si distende sul letto e finalmente inizia a leggere lentamente:
Caro Leonardo,
Vorrei comunicarti che al tuo concerto, a Parigi, sarò presente. Probabilmente non sai
chi sono, ma non spaventarti, non voglio farti del male, anzi … Non dire però a nessuno
che ti ho scritto. Vorrei che questo segreto rimanesse tra noi due e se tu dirai di questa
lettera a qualcuno, io non mi presenterò e non ti svelerò mai chi sono.
A presto.
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4. L' Esordio
“Perché vi siete fermati?” domanda un po’ scocciato Carlos, osservando i quattro
ragazzi della sua band che lo circondano. Dopo un momento di silenzio, Diego
risponde toccandosi il naso: “Non senti questo odorino?”
“Quale odorino?” ripete Carlos guardandosi intorno.
José interviene: “ Sembra che fuori il cameriere del ristorante stia servendo una
paella”
“Potrebbe essere, ma non ci dobbiamo distrarre. Bisogna provare, capito? Altro che
mangiare... abbiamo solo due giorni per provare prima della registrazione dell'album
a Parigi. E’ la nostra occasione: lo capite: sì o no?” taglia secco Carlos.
I ragazzi riprendono a suonare provocando un forte baccano con gli strumenti dentro
il magazzino del lungomare di Barceloneta e, si sa, le prove non sempre sono piacevoli
da ascoltare. Infatti, non passano nemmeno due minuti che il proprietario del
ristorante lì accanto, entra di colpo:
“Allora, cos’è tutta questa confusione?” urla in tono arrabbiato.
“Non è confusione, è pura musica rock!” gli risponde Pablo infastidito.
In quel momento entrano nella “baracca prove” alcuni clienti entusiasti della musica.
“Scusi, questa è la sua band?” domanda uno dei clienti con la forchetta ancora in
mano.
“No, questi ragazzi non hanno niente a che fare con me. Li sto rimproverando per il
caos che stanno facendo.” si scusa il proprietario.
“Caos?” chiede un secondo cliente meravigliato.
“Questo non mi sembra affatto caos, anzi sono proprio bravi!”
Il proprietario, rimanendo a bocca aperta, esita qualche secondo, guarda in basso per
nascondere l’espressione imbarazzata: “Ma io...”
Il mare sospende le sue parole, le onde producono un fruscio soave, alcune si
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scagliano contro il molo del porto, altre scivolano delicatamente sul lungomare della
città.
Dopo un po’ il proprietario ha un’ idea, si avvicina a Carlos e inizia: “I miei clienti
hanno gradito la vostra musica; che cosa ne dite se oggi venite a suonare nel mio
ristorante? Ovviamente sarete pagati!”
C’è un lungo attimo di silenzio; Juan, José, Pablo e Diego guardano Carlos con aria
speranzosa. Carlos inizia a sorridere.
“Certo che sì! Sarebbe un’occasione stupenda per tutti noi. E ad essere sinceri qualche
soldo in tasca non sarebbe male; stiamo per partire per Parigi e un po’ di denaro ci
sarebbe utilissimo.”
“Bene, ottimo direi! Sono molto contento della vostra decisione. Vi aspetto tra un’ ora
nel mio ristorante.” Il proprietario se ne va, i ragazzi tornano all’interno del
magazzino per spostare gli strumenti sul lungomare.
La band è entusiasta e piena di sé; ora sanno che sono una band a tutti gli effetti!
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5. Sbrigati!
E’ la mattina di un fresco giorno di primavera, i raggi del sole penetrano dalla finestra
sfiorando il viso di Leonardo e un venticello arieggia la stanza. Dalla cucina proviene
un profumino molto invitante e, sentendolo, Leonardo si alza immediatamente dal
letto e si avvia in cucina per la colazione. La mamma lo aspetta inviperita e comincia a
gridargli: "Leonardo! Guarda l’ orologio: sono le nove e tu sei ancora in mutande!”
Leonardo non capisce cosa abbia oggi la mamma e stupito risponde: "Mamma, intanto
buongiorno!” Mentre pronuncia quelle parole, la madre lo guarda con aria di sfida: i
suoi occhi sono fissi su quelli del figlio, osservandolo con aria arrabbiata. Le sue
labbra accennano un lieve movimento, come se continuassero a borbottare: "E’ tardi,
è tardi sbrigati! Non ce la farai mai se continui così!”
Alcuni giorni fa, il suo maestro gli aveva chiesto, riconoscendo il suo indubbio talento,
di suonare in un concerto a Parigi. Lui senza la minima esitazione aveva accettato,
anche se il tempo per la preparazione e le prove dello spettacolo era strettissimo: non
aveva un secondo da perdere.
In quel momento si ricorda con gran stupore che alle undici deve andare a ritirare le
corde nuove per il suo violino. Si mette a correre verso la sua stanza e si veste in pochi
secondi. Indossa le scarpe regalategli dalla mamma per il suo compleanno e un
meraviglioso pullover color oceano. Esce di casa. Quando giunge al negozio di
strumenti musicali, nota che è gremito di persone provenienti dalle più diverse parti
del mondo. All’interno vi sono vari scaffali con esposte chitarre elettriche, bassi, viole,
violini e violoncelli.
Il ragazzo, nel vedere tutti quegli strumenti, rimane incantato: starebbe volentieri per
ore in quel negozio ma deve ancora preparare la valigia per il viaggio e quindi deve
sbrigarsi. Acquista le corde e, con grande velocità, torna a casa. Appena entrato, sua
mamma esclama soddisfatta: "Finalmente qualcosa di utile, ma ora fila a fare la
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valigia”.
Leonardo è alquanto irritato, ma poi la sua rabbia si dissolve nell’aria e la giustifica:
"La mamma sarà così perché è ansiosa per il mio viaggio”.
Subito dopo va in camera sua e inizia a preparare i bagagli: un compito molto difficile,
soprattutto se è la madre a scegliere i vestiti. Infatti dopo un attimo arriva la mamma
con alcuni abiti tra le mani e esclama: "Guarda Leonardo, questo maglione starebbe
benissimo con l’azzurro intenso dei tuoi occhi”. Poi prende i pantaloni: "Questi invece,
stanno perfettamente con i tuoi capelli dorati!”
Intanto si è fatto tardi e così Leonardo trascorre il pomeriggio a infilare gli abiti nella
valigia, nascondendo con cura la raccomandata che aveva ricevuto il giorno prima.
Ogni tanto il suo pensiero va a quella misteriosa lettera della quale non ha detto
niente alla mamma: vuole tenere per sé il segreto. Ormai sono le nove e Leonardo va
a letto, estremamente agitato: l’indomani sarebbe partito. Prima di addormentarsi, dà
un’ultima occhiata al suo violino: si immagina di essere sul palco, circondato da
migliaia di spettatori.
E tra questi c'è anche il misterioso uomo della lettera.
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6. Un padre fra i piedi
“Basta sono stufo di voi” urla Carlos sbattendo la porta della camera.
Si distende sul letto e inizia a guardare la televisione ma poco dopo entra in camera
suo padre e si siede vicino a lui. Capita raramente che stiano da soli: in quei momenti
il papà gli parla in italiano, e Carlos capisce tutto.
“Ti accompagnerò al concerto a Parigi!” esclama il padre.
“Cosaaa?” ribatte stupito Carlos sgranando i suoi occhioni azzurri e scuotendo i
capelli scuri e riccioluti. Segue una discussione fra loro perché lui non vuole che il
padre lo accompagni in Francia con la sua band.
Carlos continua: “Spero che tu stia scherzando. Non vorrai mica venire al concerto
con noi?”
“Perché non vuoi che venga con te al concerto?” chiede perplesso il padre.
Il figlio sempre più arrabbiato: “Non ne posso più: papà non far finta di nulla! Lo sai
che non voglio che mi accompagni perché vieni solo per controllarmi!”
Carlos tenta ancora di fargli cambiare idea ma così facendo
non fa altro che
alimentare la loro accesa discussione. Alla fine il padre gli spiega che deve andare
comunque a Parigi per motivi di lavoro dove ha un appuntamento con un investitore
che vuole impegnare una grossa somma di denaro per la costruzione di una nave da
crociera tecnologicamente avanzata. Franco non può assolutamente perdere
quell’incontro.
Carlos, sempre più arrabbiato col padre, lo caccia dalla sua camera e inizia a pensare a
come fare per non averlo fra i piedi quando saranno a Parigi. Sa bene che se vuole
partire dovrà portarsi dietro suo padre; l’unica cosa che può fare è cercare un modo
per non averlo fra i piedi durante il soggiorno parigino.
A Carlos viene un’idea: potrebbe mandarlo ad ascoltare un concerto di musica
classica mentre lui suonerà con la sua band. In fondo a suo papà non è mai piaciuto il
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rock. Quando era piccolo il padre aveva cercato di convincere Carlos a suonare il
violino ma lui niente: era testardo. Aveva deciso di suonare la chitarra elettrica, e
basta!
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7. Arrivederci Venezia!
L’aereo è ormai decollato da mezz’ora. I posti a sedere sono completi: Leonardo
fortunatamente si trova vicino al finestrino da dove può vedere il cielo.
È avvolto nei suoi pensieri quando arriva un’hostess che gli consegna un listino:
“Bonjour, monsieur ! Voilà la carte!” esclama con gentilezza.
Lui guarda incantato i suoi occhi azzurri intensi come l’acqua cristallina e non ascolta
più cosa gli sta dicendo: quella ragazza è proprio carina!
“Vous avez décidez ?” domanda l’assistente di volo vedendolo un po’ intontito.
Sul volto di Leonardo si fa spazio uno sguardo perplesso e osserva l’hostess ferma
dinnanzi a lui che gli sta sorridendo.
Inizia allora a parlare in inglese: non lo sa benissimo anche se lo ha studiato a scuola.
“Sorry but I don’t speak French!” spiega Leonardo.
“Would you like a snack?” domanda l’hostess con un sorriso.
“Yes, I’d like a sandwich, please” risponde Leonardo ricambiando il sorriso.
Si guarda intorno: l’aereo internamente ha sedili reclinabili rivestiti in pelle di color
bruno e c’è un piccolo schermo incassato nel sedile davanti a ogni passeggero.
Leonardo si mette le cuffie per ascoltare un po’ di musica classica. Ad un tratto gli
viene in mente il suo violino, la cosa più importante della sua vita. Ripensa a quando è
stato imballato accuratamente per non rovinarsi in caso di pioggia. Poi gli affiorano
mille ricordi del suo primo viaggio a New York con sua madre quando aveva solo
cinque anni. Durante la vacanza avevano girato i negozi di giocattoli di Little Italy
dove c’era una grande esposizione di Lego e macchinine; purtroppo quel viaggio
l’aveva fatto senza un padre al suo fianco. Un padre che non aveva mai conosciuto.
Mentre gli scorrono le immagini di quel momento della sua infanzia piange senza
accorgersi che un uomo lo sta osservando. Si sveglia dal suo ricordo e il signore
seduto al suo fianco preoccupato gli chiede: “Posso aiutarla?”
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“No, scusi, era solo che…” sussurra Leonardo.
“Mi perdoni se l’ho disturbata, non volevo” conclude l’uomo alquanto imbarazzato.
“Non serve che si scusi!” risponde Leonardo.
Un autoparlante comunica ad alta voce: “We will land at Paris Airport in 10 minutes”.
A Leonardo inizia a battere forte il cuore: dal suo finestrino si iniziano a vedere i tetti
di Parigi.
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8. Un pessimo inizio
La luce lieve, che penetra dalle tapparelle azzurre, sveglia Carlos. Suo padre è in piedi
da tempo, nervoso per il viaggio poiché è l`unico accompagnatore adulto del gruppo.
Il viaggio purtroppo non comincia nei migliori dei modi: a Barcellona il tempo è
pessimo, piove a dirotto; inoltre è previsto uno sciopero a cui molti conducenti di
autobus dovrebbero aderire. Gli unici mezzi pubblici disponibili dovranno percorrere
un tragitto alternativo: dalla fermata vicino alla casa di Carlos alla Sagrada Familia per
poi dirigersi al Parco Guell e fermarsi alla meta prestabilita, l’ aeroporto.
Padre e figlio salutano la famiglia, prendono gli ombrelli più grandi che hanno e si
dirigono alla fermata degli autobus per incontrare gli altri ragazzi. Insieme aspettano
il pullman che arriva, per fortuna, in un attimo.
Mentre Carlos si trova seduto, all’esterno fulmini e tuoni si abbattono sulla città. A un
tratto sotto una pioggia fitta fitta si intravedere la Sagrada Familia. Carlos ha un flash
sul passato. Si ricorda di aver assistito con suo padre all`inaugurazione della chiesa
alla presenza di Papa Benedetto XVI. Era stata una giornata indimenticabile!
Mentre il mezzo pubblico attraversa la città, i ragazzi urlano: “Guarda lo stadio!”
indicando il Camp Nou, lo stadio di calcio. Spesso Carlos con gli amici era venuto a
tifare la sua squadra: il Barcellona. Carlos si ricorda soprattutto la partita BarcellonaReal Madrid, quando Pablo si era perso per andare a comprare dei pop corn. Dopo
venti minuti il resto del gruppo era andato a cercarlo e aveva perso uno spettacolare
goal di Messi.
Finalmente ecco l`aeroporto: nell’enorme struttura regna il frastuono più totale: al
check-in ci sono delle attese lunghissime. Franco e la band si appostano in fila con i
loro biglietti mentre Carlos imballa attentamente la sua preziosa chitarra elettrica che
verrà recapitata direttamente nell`hotel.
“Buongiorno, in cosa posso esservi utile?” chiede l`hostess gentilmente.
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Franco mostra i biglietti e domanda: “Vorremmo dei posti vicini, se possibile.”
“Certamente. Ecco i vostri biglietti, signor Rinaldi. Buon viaggio!” risponde l`hostess.
Poco tempo dopo lo speaker avvisa:“Il volo Iberia 4289 Barcellona-Parigi decollerà
tra 30 minuti.”
Franco sente subito l´avviso e chiama i ragazzi: “Veloci, il nostro aereo parte tra poco!”
Un ultimo controllo dei documenti e tutti salgono sul Boeing e si siedono ai loro posti.
Carlos è felice, guarda fuori dal finestrino: il temporale è finito e il sole spunta dalle
nubi plumbee creando uno spettacolare arcobaleno che inaugura l’inizio del loro
viaggio.
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9. All'hotel Eiffel
Quando Leonardo entra nell’albergo, rimane sbalordito. Al centro della hall alza gli
occhi e vede un maestoso lampadario di cristallo settecentesco con i bracci ricoperti
di pendenti luccicanti: le gocce di cristallo riflettono i raggi di luce creando dei giochi
luminosi.
“Buongiorno, vorrei la chiave della stanza intestata a Rinaldi Leonardo” chiede alla
reception.
“Ecco a lei” risponde, sorridendo, la signorina consegnandogli la chiave elettronica.
“Le auguro un piacevole soggiorno all’hotel Eiffel”.
Si ferma un momento a pensare e si ricorda che l’unica volta che era stato all’estero, a
New York con sua mamma, il numero di stanza era esattamente lo stesso: 213.
Leonardo decide di non prendere l’ascensore ma di salire le scale per dare uno
sguardo all’albergo. Le rampe sono tutte in marmo bianco di Carrara, coperte da un
tappeto rosso e il corrimano è di ferro battuto, finemente decorato.
La sua stanza è immensa: arredata con mobili d’epoca e alle pareti sono appesi quadri
dell’Ottocento.
Il letto è a una piazza e mezza: sembra confortevole. Leonardo non resiste alla
tentazione di buttarcisi sopra e fare due salti per testare se realmente il materasso è
comodo. “In questo letto dormirò benissimo!” pensa fra sé e sé.
Vuole quindi chiamare la mamma per raccontarle del volo, ma dopo tre squilli sente
una voce registrata: “TIM messaggio gratuito, siamo spiacenti ma il suo credito
residuo è pari a zero. Le consigliamo di ricaricare e di informarsi delle tariffe per
l’estero”.
Leonardo lancia il telefonino sul letto. “Beh, non può andare tutto dritto, oggi”
borbotta da solo. Decide allora di scendere e andare a fare un giro per la città, così
potrà comprare una ricarica e fare una passeggiata che certamente lo tranquillizzerà.
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“E poi, sgranchirsi le gambe a Parigi è fantastico!” sorride fra sé.
Leonardo riprende il soprabito, riscende le scale e si tuffa, così, nel cuore della
capitale.
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10. Uno strumento in meno
I ragazzi si alzano dal letto ancora assonnati. José, con i segni del cuscino sul viso,
cerca le sue morbide ciabatte sotto il letto. Pablo si alza dal letto e, non accorgendosi
dello stipite della porta, ci finisce contro con il mignolo del piede destro e si butta a
terra dopo aver lanciato un urlo da fare invidia a Tarzan. Diego, il solito sbadato, è
entrato da molto tempo in bagno col cellulare e sta scrivendo a sua madre di quanto
sia bella Parigi senza accorgersi che fuori in corridoio c’è Juan che urla per poter
prendere il suo posto: “Diego, muoviti! Devo entrare!” Finalmente Diego esce
grattandosi la testa e Juan arrabbiatissimo gli urla: “Era ora che uscissi; ti sei
addormentato, per caso?”
Appena entrati in sala da pranzo tutti si lanciano sui vassoi delle brioches e
cominciano a divorarne una dopo l'altra. Al gruppo mancano solo Carlos e Franco, i
soliti ritardatari.
“Ciao Carlos” lo saluta José mentre si mangia la quarta brioche.
Carlos risponde con un cenno della testa: ha ancora troppo sonno per parlare.
Sono ormai le nove e mezza di una splendida giornata di fine primavera; la band deve
prendere un taxi al più presto possibile: alle dieci iniziano le prove. Per fortuna il taxi
arriva quasi subito. Salgono in auto e partono per la sala registrazioni, che si trova
non lontano del loro albergo.
Arrivati, il gruppo rimane stupito: la sala prove è modernissima, insonorizzata con
pannelli tecnologicamente molto avanzati. A terra i cavi sono nascosti da doppi
pavimenti mentre dal soffitto scendono i faretti per l'illuminazione e vari microfoni.
Il responsabile, dopo averli salutati, parla a loro come se si conoscessero da
moltissimo tempo:
“José! Eccoti la batteria.”
“Grazie mille!” risponde lui, sentendosi subito a suo agio.
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“Pablo! Eccoti la chitarra.”
“Grazie, comincio ad accordarla anche se mi sembra a posto.”
“Diego, il tuo basso è nella custodia accanto alla batteria.”
“José, per le tastiere aiutami perché sono pesanti e da solo non ce la faccio.”
Tutti iniziano ad accordare e controllare lo strumento, tutti meno uno: Carlos.
“E la mia chitarra?” chiede meravigliato.
“Non ci è arrivata nessuna chitarra per te” risponde dispiaciuto il responsabile.
“Come no, c’erano tutti i miei dati, non potete averla persa. E' impossibile!”
“Mi dispiace, io non ho visto nessun pacco con il nome Carlos.”
José, ironico come sempre, gli sussurra in un orecchio: “Carlos, sei il solito sfortunato
e come al solito, per te non c’è nulla! Ah, ah, ah!”
Carlos non si controlla più e inizia ad urlare: “Non mi interessa della sfortuna e del
tuo spiccato umorismo, José, a me interessa solo della mia chitarra! Hai capito, sì o
no?
“Sciallati, Carlos, stavo solo scherzando” cerca di tranquillizzarlo il batterista.
C'è un attimo di forte tensione nell'aria: Carlos guarda l'amico con un'aria di sfida e
José si allontana alzando le spalle. “Va beh, cominciamo a suonare!” continua.
“Ok, comincia pure José, ma ricordati che non puoi registrare senza di me: né tu, né gli
altri.”
Carlos è agitatissimo e il litigio con l'amico l'ha reso ancora più nervoso. Lascia
velocemente la sala e si reca in uno stanzino dove sa che nessuno lo può vedere e
incomincia a piangere. Dopo un po' sente una mano che gli si appoggia sulla spalla: è
una mano calda familiare, quella di suo padre.
“A tutto ciò c’è una soluzione” lo rassicura Franco. “Cosa dici se…”
Carlos alza gli occhi verso di lui, cercando di nascondere le lacrime:“Cosa papà?”
“Beh, potrei comprarti una chitarra nuova?” conclude Franco che è pronto a qualsiasi
cosa pur di accontentare il figlio.
“Dici davvero?”
“Sì, Carlos, dico sul serio.”
Carlos improvvisamente ha un dubbio: sarebbe riuscito a suonare con una chitarra
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che non fosse la sua?
Come se gli leggesse nel pensiero, il padre lo rassicura: “Vedrai che andrà tutto bene,
non ti accorgerai nemmeno della sostituzione.”
“Ma ora devo andare” conclude Franco “Il tempo è poco e devo assolutamente trovare
un negozio di strumenti musicali entro mezz'ora.”
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11. Un giro per la città
Mentre cammina per il Boulevard Champs Elysées, Leonardo intravede in lontananza
l’Arco di Trionfo e rimane incantato. “Ovviamente non batterà mai la torre Eiffel”
riflette fra sé.
Il suo pensiero si allontana momentaneamente da Parigi, riportandolo all’Italia,
all’esame di storia dell’arte prima di iscriversi all’Università. “Quanto tempo è
passato, sembra un secolo. In realtà sono trascorsi solo due anni!”
Leonardo continua a camminare senza meta, un po’ triste: Parigi gli fa venire molta
nostalgia. A un certo punto decide di fare una breve pausa in uno dei tanti caffè della
città. Sceglie un tavolino vicino a una vetrata per poter continuare a osservare la
gente che passa. Mentre sorseggia il suo caffè caldo, il suo sguardo si posa su una
grossa e trasparente bolla blu. Di fronte al caffè sta iniziando ad esibirsi uno dei molti
artisti di strada. “Devo ammetterlo, questo clown è veramente bravo” pensa fra sé e
sé. L’artista soffia all’interno di una canna di bambù piena di sapone trasformando il
tutto in bolle colorate che attirano tanti passanti, soprattutto bambini.
Le ore passano velocemente fino a quando Leonardo guarda l’orologio: “Il tempo è
volato senza che me ne accorgessi”. Afferra la sua borsa e si dirige verso la stazione
della metropolitana. Con il sudore che gli cola dalla fronte sale al volo sulla carrozza
della linea 6 ed osserva i parigini seduti sui sedili, intenti nella lettura e in brevi
conversazioni. Si guarda intorno e si ritrova osservato da volti sconosciuti provenienti
da tutte le parti del mondo. Un ragazzo di colore ascolta la musica sull’iPod mentre
sorregge una baguette sotto il braccio. “Che strani questi parigini!” pensa Leonardo.
Trova un posto a sedere sulla metropolitana e inizia a pensare al suo concerto.
Domani arriverà il suo violino e potrà finalmente provare. Mille pensieri si
accavallano nella sua mente fino a quando si accorge che è arrivato alla fermata del
Louvre. “Oh no, ho sbagliato fermata!” realizza Leonardo in un secondo. Il ragazzo si
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alza di scatto, si precipita verso la porta che si sta chiudendo, e per un pelo riesce a
scendere dal vagone della metropolitana. Corre quindi per raggiungere il binario che
si trova di fronte e finalmente, dopo mezz’ora, raggiunge esausto il suo hotel.
Giunto in camera, senza neanche pensarci due volte, si affaccia alla finestra: il
panorama è spettacolare ed è una bella consolazione dopo un'ora faticosa trascorsa
nel metrò. Lo sguardo è attratto dalla torre Eiffel che si staglia luminosa nella buia
notte senza stelle. Leonardo si gode pienamente lo spettacolo, senza fretta e, vinto
dalla stanchezza, si distende sul letto e si addormenta sfinito in un sonno profondo.
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12. Che giornata!
“Papà, papà mi senti?”
“Sì Carlos, cosa c’è ancora?” risponde Franco portandosi il cellulare all’orecchio per
sentire meglio in mezzo al traffico parigino.
“Papà, dove sei? La registrazione inizia tra un’ora!” Franco guarda l’orologio e inizia a
correre per gli Champs Elysées, diretto verso il negozio di strumenti musicali che gli
ha consigliato il direttore della sala di registrazione. Dopo cinque minuti si ferma
esausto: alza gli occhi e si accorge di aver percorso solo alcune centinaia di metri.
“Non è possibile!” pensa. Si rimette a correre e stavolta la sua resistenza dura più a
lungo. Si ferma e capisce di essere arrivato a destinazione: si trova in Rue de Rivoli.
“Questa volta sono nel posto giusto!” esclama sottovoce. Attraversa la strada ed entra
velocemente nella Maison de la musique con la speranza di trovare la chitarra per suo
figlio. Il negozio è immenso e Franco è disorientato: si rende conto che non ce la potrà
fare da solo e decide di chiedere aiuto ad una commessa: “Scusi muà, dove sono le
chitarre?” inizia a balbettare metà in francese, metà in spagnolo. La signorina,
fortunatamente, capisce e, sorridendo, lo indirizza nel reparto delle chitarre. Non
ricordandosi com’era quella del figlio, Franco prende il modello che gli sembra più
simile. Quando va a pagare la cassiera rimane stupita per l’acquisto: ha comprato la
chitarra più costosa del negozio.
“Merci” lo ringrazia la commessa consegnandoli lo strumento.
“De nada!” risponde Franco soddisfatto dell'acquisto per il figlio.
Guarda l’ora e si accorge che manca mezz’ora all’inizio della registrazione; allora
corre verso la stazione della metropolitana e aspetta il treno impaziente; un’insegna
luminosa lo avverte che il treno passerà fra due minuti. Ha di nuovo il fiatone, ma, per
fortuna sa che questo è l’ultimo sforzo che deve compiere. Mentre attende, il suo
sguardo è attratto dai manifesti e dalle insegne delle pareti della metropolitana, ed è
Le corde del destino - pagina 25
distratto dal viavai della gente. Finalmente il treno arriva e lui corre verso l’entrata.
Mentre cerca un sedile libero, Franco sbatte con la chitarra addosso a molte persone,
che lo osservano irritate. Ad un certo punto una signora vestita in modo elegante
esclama infastidita: “Ma dove sta andando con quella chitarra?” Franco impacciato si
scusa: “Scusi muà!” Si gira e sbatte nuovamente contro un signore di mezza età che
gli lancia un'occhiata d’odio, come dire: “Come si permette di toccarmi…”
“Scusi muà, scusi muà” continua Franco stretto tra la gente come un sandwich.
Finalmente trova un posto a sedere e stringe la chitarra fra le braccia per non
provocare altri disturbi.
Quando arriva alla fermata, corre verso la sala prove: sono le cinque in punto e la
registrazione sta per cominciare. Consegna il pacco a Carlos, che, aprendolo, resta
stupito per la bellissima chitarra ricevuta.
Entusiasta, si rivolge a Franco con un sorriso smagliante: “Grazie papà. Sei stato
grande!”
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13. Se questo è un violino!
Ad un tratto suonano alla porta e Leonardo va ad aprire. “Fantastico! E’ arrivato il mio
violino!” pensa tra sé. “Monsieur Rinaldi?” chiede il cameriere.
“Oui!” annuisce Leonardo, aprendo la porta.
“E’ arrivato dall’aeroporto questo pacco intestato a lei. Deve solo mettere una firma
sulla ricevuta” continua in francese perfetto il facchino consegnando il pacco.
“Merci” risponde Leonardo non vedendo l’ora di aprirlo.
“Ma il mio bagaglio, se non ricordo male, è di tela marrone” pensa il giovane. “Questo
invece è tutto nero. Forse mi sto solo sbagliando” conclude preoccupato.
Prende la custodia e si accorge che è troppo grande per contenere un violino.
Apre il bagaglio e resta a bocca aperta: al posto del suo strumento trova una chitarra
elettrica! Gli balena subito in testa il sospetto che ci sia stato uno scambio di pacco e
immediatamente la paura di non riuscire a ritrovare più il suo violino prende il
sopravvento.
Decide immediatamente di controllare la targhetta dove c’è scritto a chi appartiene la
valigia e con le mani tremanti non riesce a trovarla. Dopo aver girato innumerevoli
volte il pacco, finalmente lo trova e i suoi dubbi sono purtroppo confermati: c'è scritto
Signor Rinaldi Rodriguez.
In quel momento Leonardo entra nel panico e non sa cosa fare. Corre alla reception
per chiedere spiegazioni, ma questi gli rispondono che loro non sono responsabili del
trasporto e della consegna dei bagagli e gli suggeriscono di chiamare l’ aeroporto.
“Can you give me your phone number, please?” chiede Leonardo nervosissimo.
“Yes sir, wait a minute!” risponde la signora della reception.
Appena avuto il numero Leonardo si affretta a chiamare, preparandosi un discorso in
inglese.
“Hello!” esordisce Leonardo. “Volevo comunicarle che c'è stato un scambio di pacchi,
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perché io mi chiamo Rinaldi e sul foglietto del mio bagaglio invece c’è scritto Rinaldi
Rodriguez.”
“Aspetti che controlliamo, monsieur. Sì infatti, ci scusiamo per il disagio ma
probabilmente c’è stato un caso di omonimia e cercheremo di risolvere il problema
entro il fine settimana” gli risponde l’addetto dell’aeroporto in un inglese perfetto.
“Come? Il fine settimana?! Non potete cercare di risolvere al massimo entro due
giorni? All’interno del mio bagaglio c’è il mio violino ed io devo tenere un concerto
durante il weekend. Devo fare le prove!” tuona Leonardo non stando più nella pelle.
E l’addetto cerca di calmarlo rispondendo: “Mi spiace, temo proprio di non poterle
essere di aiuto.”
A Leonardo, arrabbiato nero, viene una gran voglia di dirgliene quattro, ma poi ci
ripensa, perché non gli sembra educato e così riattacca. Demoralizzato torna in
camera correndo per le scale e ogni tanto s’inciampa sul tappeto rosso. Tremante per
la paura di non poter fare il concerto e preoccupato per il suo violino, non riesce
nemmeno a inserire la chiave elettronica. Dopo il ventesimo tentativo la porta
finalmente si apre e lui corre a prendere il cellulare: deve chiamare subito sua madre.
“Mamma, mamma! Ho una brutta notizia da darti.”
“Cosa, caro?” domanda preoccupata la madre.
“A me non è successo nulla, ma al violino ….”
“Al violino?” lo interrompe la donna preoccupata.
“Lasciami parlare! Quando mi è arrivata la custodia, pensavo che dentro ci fosse un
violino, ma dopo averlo aperto ho trovato una chitarra elettrica!”
“Una chitarra elettrica?” risponde la madre sempre più nervosa.
“Sì, sì, una chitarra, ma non capisco, mamma, sul pacco c’era scritto un nome simile al
mio.”
“E quale?” domanda la donna incuriosita.
“Rinaldi Rodriguez” risponde subito Leonardo.
Segue un silenzio improvviso. “Mamma, ci sei?”si preoccupa il ragazzo.
“Sì, ci sono” risponde la madre con un altro tono di voce.
“Scusa, Leo, ma devo proprio andare” continua la madre più fredda e sbrigativa.
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“Ma come?” insiste il figlio.
“Scusa Leo, è una questione importante” risponde la mamma prima di riattaccare.
Leonardo non sa più che pesci pigliare: è solo, senza il suo violino e senza l'aiuto di
sua madre. “Ci mancava anche lei!” borbotta mentre pensa cosa fare.
Dopo un po’ suona di nuovo il cellulare: è il suo maestro di violino.
Leonardo si sfoga con lui e il maestro lo rassicura: “Leonardo, non preoccuparti,
vedrai che si sistemerà tutto!”
“Ma come?” domanda Leonardo preoccupatissimo.
“Vedrai...nel teatro dove ci sarà il concerto, ci sono sempre degli strumenti per le
prove. Vuoi che manchi un violino?"
“Beh, non saprei” risponde il ragazzo.
“Anzi, sai cosa faccio?” continua il maestro.
“No, non saprei...” ripete Leonardo sempre più confuso.
"Chiamo subito il direttore e sistemo io la faccenda” lo rassicura.
“Davvero?” esulta Leonardo “A questa soluzione non ci avevo proprio pensato!”
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14. Che boss!
“Ehi ragazzi! E' andato tutto alla grande! Che ne dite di rilassarci un po' e andare a
berci qualcosa?” chiede Carlos col morale alle stelle.
Tutti i membri della sua band, esultando di gioia per l'esito della rappresentazione,
rispondono di sì. “E tu che ne dici papà?” domanda Carlos a suo padre.
“No, non posso accompagnarvi. Ho un importantissimo impegno di lavoro, per cui
non posso venire. Mi dispiace, ragazzi” risponde il padre un po' imbarazzato.
Improvvisamente il clima si gela e il morale della band non è più quello di prima,
soprattutto quello di Carlos. Infatti dentro di sé si sente amareggiato e un po' deluso
dal padre che stava iniziando a diventare un amico.
“Su, Carlos non prendertela! Andiamo a brindare, piuttosto!” Juan lo distoglie dai suoi
pensieri.
“Io sono stato emozionatissimo! Non so voi...” cambia discorso José.
“Sì, in effetti anch'io lo ero, anche se dentro di me avevo una paura assurda.”
puntualizza Juan arrossendo leggermente pensando alla registrazione.
“Beh, come tutti del resto. Dico bene ragazzi?” chiede Juan.
“Sììììì” rispondono tutti in coro. Nel frattempo arrivano al pub ed entrano.
Per fortuna è quasi vuoto, ci sono solo una decina di persone e quindi i quattro amici
decidono di fermarsi lì a bere qualcosa. Il locale ha un arredamento moderno, anche
se sembra che le finestre non vengano aperte dai tempi della rivoluzione francese. Si
siedono a un tavolo vicino al bancone.
“Posso esservi d'aiuto?” chiede il cameriere in francese.
“Oui. Trois bières et un coca cola” risponde in francese Diego leggendo da un libretto
di “espressioni utili per il turista”.
“Sure” risponde il ragazzo in inglese e in un momento ritorna con le bibite.
Io sono stato il migliore senza ombra di dubbio!” continua José, rendendo un po'
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nervosi i suoi amici e, vedendo che lo stanno osservando con occhi infastiditi
smentisce:
“Naa... stavo scherzando ragazzi. Siamo dei boss!”
Tutti ridono e alzano i bicchieri per il brindisi. “Che boss!” ripetono tutti soddisfatti.
Non sono mai stati così uniti perché, finalmente, dopo tante prove, tante delusioni e
tanti sacrifici sono riusciti nel loro obiettivo: registrare il loro primo album.
Intanto si è fatto tardi e Parigi è completamente illuminata.
“Ragazzi che ne dite di incamminarci verso l'hotel? Io sono completamente cotto e
voi?” domanda Carlos ai suoi compagni di avventura.
E così i quattro musicisti si incamminano verso l'hotel con un'andatura lenta, esausti
per il concentrato di emozioni vissute durante la giornata.
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15. Le prove finali
“Hello” Leonardo si gira velocemente e vede un ragazzo che gli si avvicina nella hall
del teatro. “Hi … are you Leonardo ?” gli chiede con accento americano.
“Yes” risponde Leonardo pur non sapendo chi sia quel giovane di fronte a lui.
Gesticolando lo invita a seguirlo, lo porta in una stanzetta dietro il palcoscenico, dove
si trovano altri due ragazzi che si presentano come membri del quartetto .
L' americano esordisce in un italiano stentato: “Io sono Brian, vengo da New York.
Questo è mio violoncello, suono da quando avevo cinque anni. Sono in Paris per
concerto. Possiamo parlare vostra lingua.” Leonardo sorride ascoltando come parla il
suo nuovo amico che sembra, fra l'altro, molto simpatico. “Io mi chiamo Marco, sono
di Firenze, suono la viola. Questo è il mio primo concerto e non vi nascondo che ho un
po’ di paura.”
Leonardo capisce che è arrivato il suo turno: "Io sono Leonardo, vengo da Venezia e
suono il violino, però, oggi non l’ho portato perché mi hanno inviato una valigia
sbagliata. Sapete … ho trovato una chitarra elettrica al posto del mio strumento."
“Davvero?” Tutti lo guardano sbalorditi. “Come faremo a suonare? Il concerto è questa
sera!” Leonardo cerca di tranquillizzare il quartetto: "Non preoccupatevi, il mio
maestro mi ha assicurato che il teatro mi presterà un violino”. Poi continua: “Vado a
cercare il direttore, poi torno per le prove. Aspettatemi, ci vediamo fra pochissimo!”
Leonardo esce dalla sala e in lontananza vede un uomo vestito elegantemente con
alcuni spartiti in mano. Velocemente si avvicina a quest’ultimo: “Buongiorno, sono
Leonardo Rinaldi, il mio maestro mi ha detto che…" Il direttore lo interrompe: “Certo,
certo, so benissimo chi sei, ho parlato con il tuo maestro che mi raccontato cosa ti è
successo. Seguimi, ti ho trovato un ottimo violino.”
Leonardo segue il direttore e pensa fra sé: “Come ha fatto a leggermi nel pensiero?”
Entrano in una sala, su dei tavoli sono riposte alcune custodie di strumenti che
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Leonardo guarda stupito e confuso non sapendo che fare. “Sull’ultimo tavolo” lo
indirizza il direttore.
Leonardo cammina velocemente fino in fondo, vede una custodia sulla quale è
appoggiato un biglietto con scritto Leonardo Rinaldi. "Grazie mille" esclama Leonardo
rincuorato. Porge delicatamente le mani verso la custodia, la apre lentamente, prende
il violino e inizia ad accordarlo.
“Signor Rinaldi non c’è tempo, le prove iniziano fra cinque minuti!”
Velocemente i due si dirigono nella stanza delle prove, dove gli altri tre ragazzi li
stanno aspettando impazienti.
“Finalmente siete tornati” sospirano vedendoli entrare. Il direttore appoggia degli
spartiti e fa scegliere un brano ai ragazzi. “Questo di Vivaldi!” rispondono come se
avessero già provato insieme moltissime volte. “Pronti…”
I musicisti si dispongono in semicerchio, accordano gli strumenti. Dopo alcuni minuti
il direttore prende la sua bacchetta. Gli occhi dei ragazzi si rivolgono a lui e il silenzio
si cala nella stanza. Con un gesto della bacchetta dà l’attacco e i ragazzi cominciano a
suonare: le note si fondono in una dolce melodia. “Proviamo il brano di Mozart”
propongono i ragazzi a conclusione del pezzo.
Così il silenzio torna a pervadere la stanza per poi lasciare spazio a una musica
struggente. Finito il pezzo i ragazzi ne provano un altro e un altro ancora. Alla fine il
direttore afferma soddisfatto: “Siete stati molto bravi, sono sicuro che al concerto
riceverete molti applausi!”
“E' proprio sicuro?” chiede il quartetto alquanto titubante.
“Ovviamente dipende da voi. Se siete sicuri e suonate come oggi, il successo è
garantito. Parola del vostro direttore!”
“Grazie di tutto!” esclama Leonardo indicando il violino che ha ricevuto in prestito.
All'uscita del teatro i ragazzi si fermano ancora un po' a commentare come sono
andate le prove. “Ciao a tutti! Ci vediamo questa sera” alla fine li saluta Leonardo.
“In bocca al lupo!” esclama Brian sorridendo.
“Crepi!” rispondono gli altri in coro.
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16. Un dubbio
Come una bianca sfera, la luna splende nel cielo scuro, rischiarando Parigi.
Dalla finestra dell’albergo, Carlos si mette a guardare la metropoli illuminarsi
attraverso le insegne dei negozi, i fanali delle macchine, i lampioni e le case che si
accendono una dopo l’altra fino a diventare milioni di lucciole che volano lontano.
Comincia a pensare a quanto sarebbe stata felice sua madre di venire a Parigi.
Il chitarrista prende il cellulare d’impulso e la chiama.
Il telefono squilla ripetutamente fino a quando dall’altra parte della cornetta una
vocina acuta risponde: "Ola!"
E’ Miguel, il fratellino di Carlos, che sta parlando: "Chi è?" chiede con la curiosità
tipica dei bambini della sua età.
"Sono io, Carlos" risponde il fratello maggiore sospirando.
"Callos chi?" domanda con il tono di un bambino che non pensa a quello che esce
dalla sua bocca.
Allora il ragazzo, raccogliendo tutta la pazienza, gli spiega: "Tuo fratello, quello che
suona la chitarra, ricordi?" e mette nella sua voce quella dolcezza che solo i bambini
sanno strapparti dal cuore.
"Posso parlare con la mamma?" chiede il fratello, senza lasciare spazio ad ulteriori
domande.
"Va bene, ciao" conclude definitivamente Miguel.
"Pronto. Ciao Carlos. Com’è andata la registrazione?" chiede subito la madre ansiosa
per l'esito della prova.
"Oh Carlos, scusami... solo un attimo. Se sapessi cosa stanno facendo quei birbanti!"
Carlos sente delle vocine
che ridacchiano fra loro finché non vengono interrotte
dall’intervento della madre che comincia ad urlare contro i suoi fratellini che hanno
preso il dentifricio e invece di pulirsi i denti lo hanno usato per disegnare un grande
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smile sullo specchio del bagno.
Dopo urli e pianti, la madre torna al telefono: "Come sta adesso papà? Prima di
partire aveva un forte mal di testa ma aveva deciso che sarebbe partito lo stesso."
Il figlio un po’ stupito risponde: "Due ore fa stava bene, adesso non so…"
"Adesso che cosa? Cosa significa Carlos?" Gli domanda nervosa la mamma.
Carlos, turbato dalla voce agitata della madre, cerca di rimediare a ciò che ha detto e
minimizza con una bugia: "No, tranquilla mamma, mi ha lasciato solo tre quarti d’ora
fa, insieme ai miei amici, dopo aver pagato le bibite al pub ed essersi complimentato
con noi; mi ha detto che doveva andare via per un impegno di lavoro."
Come se si fosse trasformata in un’altra persona, la donna controbatte: "Papà non mi
ha informato del suo impegno. Sicuro di non aver sentito male?"
"No, no. Sono sicuro, me ne ha parlato anche prima di partire, dicendomi che sarebbe
venuto con me proprio perché aveva un appuntamento di lavoro".
La madre cerca una spiegazione logica: "Probabilmente papà vi ha lasciato da soli per
non intromettersi nelle vostre cose da ragazzi."
Improvvisamente Carlos sente di nuovo delle grida provenienti dall’altra parte della
cornetta: "Scusa, Carlos, adesso devo andare ad addormentare i diavoletti. Devo
proprio lasciarti, buonanotte tesoro."
“Buonanotte, mamma.”
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17. La rivelazione
Le signore in abito da sera si alzano in piedi e iniziano ad applaudire, regalando a
Leonardo e ai suoi compagni una nuova scossa di adrenalina per concedere il bis.
Dopo aver suonato un ultimo pezzo, i quattro fanno un profondo inchino con il cuore
palpitante. Il sipario si abbassa e i ragazzi si congratulano tra loro.
Leonardo percorre il corridoio verso il suo camerino, felice e orgoglioso per la marea
di applausi ricevuti. Si toglie la sua splendida giacca nera dall’elegante taglio di
sartoria e la candida camicia inamidata. Ne indossa una a scacchi e un paio di jeans
bianchi, infila le sue scarpe intonate al resto dell’abbigliamento e torna ad essere un
ragazzo come tanti della sua età.
Leonardo finalmente si rilassa e, davanti allo specchio, inizia a riflettere su chi possa
essere l’uomo della lettera misteriosa. Lo specchio restituisce la sua immagine e
quella di una Parigi che si sta addormentando dentro quella splendida notte. D’un
tratto, qualcuno bussa alla porta: una persona con una giacca bianca entra nel
camerino, esitando per un momento. Leonardo lo scruta con sguardo interrogatore,
senza mollarlo neanche un secondo, come un avvoltoio sulla sua preda.
Osserva i suoi occhi cerulei e per un attimo ha l’impressione di specchiarsi dentro.
L’uomo si mette davanti al giovane con un attimo d’imbarazzo e lo saluta
cordialmente con un “ciao”. Leonardo educatamente controbatte: “Buona sera” con
tono agitato ma deciso. Il ragazzo continua: “E' lei il mittente della lettera?”
L’uomo aspetta un po’, si alza, controlla che non ci sia nessuno nel camerino e
risponde emozionato: “Sì”. Leonardo è perplesso, non ha mai conosciuto questa
persona dagli occhi cerulei come i suoi e chiede: “Chi è, mi scusi ?”
“Io sono…” L'uomo non riesce a parlare: si capisce che è molto imbarazzato.
“Potrebbe presentarsi, per favore?” lo incalza Leonardo.
“Hai ragione, devo presentarmi anche se non mi è facile farlo.”
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“Beh, lo faccia!” continua Leonardo sempre più sicuro di sé.
“Io sono...” si interrompe l'uomo misterioso.
“Io sono...” ripete Leonardo come se volesse invitarlo a continuare.
“Io sono … tuo padre.”
A queste parole Leonardo si sente come se qualcuno gli avesse tirato un pugno in
pancia. La sua aria di sicurezza lascia spazio a un vuoto che lo invade. Seguono degli
attimi di silenzio assoluto: nessuno dei due sa cosa dire e nessuno dei due ha il
coraggio di guardare l'altro negli occhi. Alla fine al padre viene un'idea per
sdrammatizzare la situazione e cambia discorso: “Ti va se andiamo a prendere
qualcosa da bere insieme?” Leonardo immobile e pallidissimo sussura di sì.
Nella confusione del bistrot la conversazione riprende; ora Leonardo è più tranquillo
e chiede in modo diretto al padre: “Perché mi hai abbandonato?”
“A quel tempo io e tua madre litigavamo sempre, così presi un volo per la Spagna e mi
trasferii lì” risponde il padre nuovamente imbarazzato.
Incalza Leonardo: “Come hai fatto a trovarmi e perché hai aspettato quasi venti anni?”
Il genitore si calma e gli risponde: “Non pensare che per tutto questo tempo io non ti
abbia cercato, al contrario mi sono informato su di te ogni giorno della mia e della tua
vita.
Infine tre settimane fa ho aperto il computer per leggere, come sempre, il quotidiano.
In un articolo intitolato Nuovi talenti ho letto il tuo nome e ho visto che ti saresti
esibito a Parigi con un quartetto.”
Il figlio però vuole sapere di più: “Perché non sei venuto direttamente a trovare me e
la mamma?” Il padre continua con grande disagio: “Dopo quei litigi non volevo
tornare da voi perché…”
Ad un tratto si blocca. C’è un momento di silenzio e di imbarazzo tra i due che si
scioglie grazie all’intervento del cameriere che arriva a raccogliere le loro ordinazioni.
Prende un block notes e una penna chiedendo in italiano: ”Cosa desiderano?”
Il padre, con un sorriso smagliante, ordina: “Una bottiglia del vostro champagne
migliore, questa sera dobbiamo festeggiare al successo di mio figlio!”
Leonardo si sente frastornato da tante emozioni contrastanti, ma è felice di sentire le
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parole di una figura paterna che non aveva mai avuto.
I rintocchi della mezzanotte sorprendono Leonardo e il padre a parlare di musica,
della scuola, senza più toccare argomenti troppo personali. Si avviano lungo la Senna
per rientrare ai loro alberghi. Leonardo tenta di invitare il papà a trascorrere la notte
da lui ma egli gentilmente rifiuta: “No, Leonardo, scusa non posso. Proprio non
posso.”
Le strade dei due si dividono. A passi lenti il padre si dirige in direzione opposta al
figlio, verso l’altra metà della città, che la Senna separa.
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18. La vita continua
L’aeroporto dà l’idea di uno spazio modernissimo, dove i colori predominanti sono
pochi: vi è il grigio del pavimento, il giallo delle strutture e infine la trasparenza delle
vetrate. Nel check-in, vi è una lunga fila di banconi, uguali fra loro: prossime partenze
per le più disparate parti del mondo. Dietro a questi si trovano le hostess, simili a
sentinelle attente e sorridenti. Sono indistinguibili, dotate di una somiglianza
stupefacente: hanno tutte i capelli neri raccolti, con sopra un cappellino verde, in
perfetta armonia con la loro divisa. In alto vi è una lunga fila di monitor, anch’essi tutti
uguali, che segnalano alle persone le partenze imminenti. Verso quella struttura così
ben organizzata, arriva una marea di gente: fra questi vi sono anche Franco, Carlos e
la sua band.
Nel frattempo anche Leonardo giunge all’aeroporto. La sua mente è completamente
offuscata, in quanto la rivelazione di una reale figura paterna gli ha scombussolato le
idee. Continua a pensare fra sé: “Perché non me l’ha rivelato prima? Come mai
proprio alla fine del mio concerto?”
Dopo un po’, la tristezza che fino a quel momento l’aveva avvolto, si trasforma in
rabbia. Perfino il suo atteggiamento cambia: inizia a spingere le persone che
ostacolano il suo cammino, aprendosi un varco tra la folla. Tutti lo guardano attoniti,
con la bocca spalancata, come per dire: “Ma chi si crede di essere?”
“La mamma sapeva che avevo un padre, ma non me l’ha mai detto! Non mi ha mai
detto come in realtà stavano le cose.”
Si mette dietro la lunghissima fila di persone che lo precedono e smette per un breve
istante di riflettere, liberando finalmente la sua mente. La fila sembra durare in
eterno e le persone iniziano a spazientirsi, compreso Leonardo. Improvvisamente
qualcosa distoglie la sua attenzione: una voce grave e profonda. In quell’istante un
brivido di consapevolezza percorre la schiena del ragazzo. Quella voce è conosciuta,
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Leonardo l’aveva già sentita il giorno precedente: è la voce di suo padre. A Leonardo
manca il respiro, gli sembra di soffocare: la persona che sta affollando i suoi pensieri è
proprio davanti a lui, il primo di quell’interminabile fila.
Per un po’ tenta di ignorarlo, ma in seguito la curiosità lo spinge a guardare in avanti.
All’improvviso, vicino a Franco, compare una misteriosa figura, un ragazzo e
successivamente altri giovani, con in mano uno strumento diverso. Vedendoli ridere e
scherzare, Leonardo rimane perplesso, finché, ad un certo punto, i suoi occhi si
soffermano su Carlos.“Ma quel ragazzo chi è? Come mai sta tutto il tempo con mio
padre?”
Non può fare a meno di guardarli, si comportano come se si conoscessero da sempre,
ma un dubbio assale la sua mente: non possono essere amici, hanno un’età troppo
differente.
Improvvisamente Leonardo trova un particolare in Carlos che lo lascia sconcertato:
quel misterioso ragazzo ha gli stessi occhi suoi e di suo padre, di un ceruleo intenso,
impossibili da confondere. “Ma può essere...no, non può. Ma forse sì, che sia il mio
fratellastro?”
Continua ad osservarli, finché gli occhi del giovane si illuminano: “Ma certo, adesso
tutto torna! Quel ragazzo porta sulle spalle una custodia contenente una chitarra
elettrica, lo stesso strumento che mi era giunto per errore al posto del mio violino. È
lui Rinaldi Rodriguez!”
Lui ha svelato il mistero che lo assillava, finalmente tutto ha un senso.
D’un tratto Franco si volta indietro e incrocia gli occhi con quelli di Leonardo. Il
giovane, inconsciamente, alza il braccio e lo saluta con il sorriso stampato sulle
labbra, ma il gesto
non viene ricambiato. Il padre fa finta di non conoscerlo, come se non l’avesse mai
visto in vita sua e invita Carlos, che nel frattempo si era girato in direzione del
ragazzo, a voltarsi dalla parte opposta. Il giovane violinista continua a fissarli,
spaesato, mentre si trasformano in semplici ombre che avanzano indistinguibili fra la
folla.
In quel momento tutto il mondo sembra crollargli addosso: per un momento le
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persone che gli passano accanto appaiono sfuocate, prive di volto. Qualcuno si ferma e
gli chiede: “Va tutto bene?” Queste parole gli riecheggiano nella mente,
completamente vuote. Leonardo rimane impassibile, senza rispondere o alzare lo
sguardo, come se la sua vita non avesse più alcun senso.
Sta immobile per alcuni minuti, finché, improvvisamente, una nuova energia di
consapevolezza lo pervade. In quell’istante si rende conto di aver avuto un grande
privilegio, quello di conoscere una parte del passato che era sempre stata celata ai
suoi occhi.
Comprende quanto la vita di sua madre sia stata dura assieme ad un uomo del genere
e capisce che d’ora in poi deve essere lui a badare a se stesso, anzi, dovrà imparare a
prendersi cura anche di sua mamma, la quale, fino a quel momento, con le sue
molteplici attenzioni, non gli aveva mai fatto sentire la mancanza di una figura
paterna.
Questo pensiero lo fa tornare alla realtà e lo anima di un grande desiderio di
continuare e di andare avanti, senza guardare mai indietro.
Passa i controlli e s’incammina verso il suo aereo che lo avrebbe riportato a Venezia.
Tornando alla vita abituale, riprendendo gli studi, rincontrando gli amici, avrebbe
allontanato tutto ciò che era successo, o almeno ci avrebbe provato.
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I GIOVANI AUTORI:
ILARIA ALESSANDRO
GIACOMO AZZANI
CHRISTIAN BOLZON
RICCARDO BORINI
KRISTJAN CECO
SAMANTA CICUTA
LUCA CUZZOT
MATTEO DE BIAGIO
GAIA DI LENA
ILARIA DI LENA
ERICA DI TOMMASO
MANUEL DUSSO
SOFIA LIGUTTI
ANNIE LINDOR
SARA MILOCCO
GIACOMO MUNINI
ALEX NONINO
NICHOLAS PIZZUTO
AGNESE SCIUTO
THOMAS SCOMPARIN
MATTEO STRADOLINI
NICOLE TULISSO
ALBANE ULLURI
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Le Corde Del Destino- libro DEFINITIVO