6 VoceVallesina v V della della Anno 60° - N. 30 settimanale della Diocesi di Jesi euro 1 www.vocedellavallesina.it Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi diocesi 8-9 giovani 2 Domenica 8 settembre 2013 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi libri 2 cultura 5 Impressioni e commenti dalla Giornata Mondiale di Rio Soddisfazione nelle Marche per l’elezione ad Amsterdam Un nuovo libro fotografico sulla storia di Jesi Alla stagione lirica del Pergolesi “L’Arlesiana” di Francesco Cilea I A V I n Brasile la Messa è una festa, animata dai giovani che vivono una fede spontanea e gioiosa. E in Italia? ittorio Cappannari pubblica una raccolta con immagini dell’antica Jesi, con didascalie di Giuseppe Luconi lice Simonetti di Chiaravalle guida la Commissione Giovani Internazionale dei Donatori di Sangue UNA VOCE DALL’INTERNO. LA MIA SIRIA IN GINOCCHIO, due settimane sotto i bombardamenti Una generazione di bambini senza domani di Asmae Dachan Il drammatico racconto attraverso i campi profughi e le città bombardate. Un viaggio pieno di rischi, ma necessario “per non far morire la verità”. Ad Aleppo la situazione è desolante: la città è divisa in zone liberate e in altre sotto il controllo del regime. Le strade principali sono interrotte da posti di blocco e sui punti più alti della città sono appostati i cecchini. Macerie ovunque. La popolazione convive con le esplosioni e gli spari A ventinove mesi dall’inizio della repressione in Siria sono finalmente riuscita a organizzare il mio primo viaggio nella martoriata terra delle mie origini. Due settimane in cui ho visitato campi profughi e centri di riabilitazione in Turchia e altri campi profughi, centri d’accoglienza e città bombardate all’interno del territorio siriano, tra la periferia di Idlib, la città di Sarmada e la millenaria città di Aleppo, che ha dato i natali ai miei genitori. Un viaggio che ho fortemente voluto e che sono riuscita a intraprendere come freelance grazie a una rete di contatti che nei lunghi mesi di repressione sono riuscita a instaurare via web con l’interno e grazie all’appoggio di associazioni umanitarie che operano sul territorio. “Non hai pensato ai tuoi figli prima di partire?”, mi hanno chiesto in molti. È proprio pensando a loro che sono partita: ho a cuore il destino dei bambini siriani esatta- mente come ho a cuore il destino dei miei figli. La vita, la sicurezza, il diritto degli uni è la garanzia della vita, della sicurezza e del diritto degli altri: siamo figli della stessa umanità. Raccontare e tradurre le notizie delle stragi, dei bombardamenti, delle esecuzioni, dell’assedio, della fuga, delle privazioni, della sofferenza della popolazione civile stando a casa, grazie al lavoro coraggioso dei citizen reporter siriani, che operano come corrispondenti anche nelle zone più impenetrabili, non mi bastava più. Volevo partire per vedere con i miei occhi e provare sulla mia pelle cosa significa tutto questo, per riuscire a raccontare in modo ancora più fedele, puntuale. Ho pensato ai colleghi che in Siria hanno perso la vita, ho pensato alle loro famiglie, ho pensato a Domenico Quirico, alle sue figlie; come giornalista italo-siriana non potevo non partire. 1953 2013 Ho presto constatato di persona che essere giornalisti in Siria significa essere un pericolo per gli altri e per se stessi: il giornalista è un testimone scomodo, un nemico del regime perché racconta al mondo ciò che non si deve far sapere, un elemento sgradito al potere, ed è anche un potenziale pericolo perché trasmette immagini e realtà che potrebbero mettere a rischio le persone ritratte. Ma un giornalista, per la popolazione che subisce in silenzio, è uno strumento importante per far arrivare la loro voce al mondo, una “risorsa per non far morire la verità”. Il fatto di essere bilingue, di parlare la lingua del posto mi ha certamente aiutata a comprendere meglio le situazioni in cui mi sono ritrovata durante le diverse tappe del mio viaggio. Ho cominciato con alcuni incontri a Reihanly, una città del profondo Sud della Turchia, che confina con la Siria. Lì ho visitato centri di riabilitazione per uomini e donne siriani feriti dalle bombe o dai cecchini. Alcuni sono completamente paralizzati e sono in attesa di delicati interventi chirurgici; altri hanno bisogno di protesi, anche per più arti. Il più giovane che ho intervistato ha 16 anni: è completamente immobilizzato in conseguenza delle schegge di un ordigno che gli hanno distrutto la spina dorsale. A Reihanly ci sono numerose famiglie siriane, alcune in affitto, altre ospiti di strutture di accoglienza; ci sono scuole per i profughi e centri dedicati all’accoglienza di bambini n scena il 27 settembre, nuovo allestimento della Fondazione con il Wexford Festival Opera Il Santo Padre Francesco ha indetto per sabato 7 settembre una giornata di digiuno e di preghiera per la pace, soprattutto in Siria. Accogliamo il suo invito. Per vivere un momento comunitario di preghiera Sabato 7 settembre alle 21.15 presso il Santuario delle Grazie il Vescovo guiderà un’ora di adorazione eucaristica per invocare il dono della Pace Siamo invitati a partecipare orfani. In questa cittadella, i cui abitanti sono prevalentemente agricoltori e autotrasportatori, le conseguenze del conflitto in Siria si sentono profondamente. La gente, ospitale e accogliente nei confronti dei profughi, ha comunque paura, anche in conseguenza delle autobombe fatte esplodere lo scorso maggio. Al ritorno dalla Siria ho visitato il campo profughi di Altinoz, che ospita centinaia di famiglie siriane da oltre due anni. Il viaggio in Siria è stato un continuo spostamento nel vivo di un dramma che non accenna a risolversi. Ho visitato divercontinua a pag. 4 Dopo la strage di oltre mille cittadini con gas gli Usa meditano un attacco punitivo, poco seguiti da altri Stati Il Papa: guerra chiama guerra. Che vinca il dialogo “Un pomeriggio di luglio, era Ramadan, la giovane madre Siham era in casa a preparare il pasto per il tramonto; aveva uno strano sesto senso, una sensazione terribile che la faceva stare male. Così, quando i figli le chiesero il permesso di andare a giocare con i cuginetti a casa dello zio, in fondo alla strada, gli disse di no, che sarebbe stato meglio rimanere vicini, nel cortile. Siham avvertì a un certo punto il rumore dell’aereo; corse subito fuori… Non fece in tempo a varcare la porta d’ingresso che il peggio era già avvenuto. C’era una coltre spessa di fumo, non si vedeva nulla. A questo punto lo sguardo di Siham si riempie di lacrime. “Ho iniziato a gridare, Aya, Hassun, Kutayba, non vedevo nulla, nessuno rispondeva. Poi tra la polvere ho distinto qualcosa. Era Hassun, riverso a terra, ma il suo corpo era diviso in due”. Ed erano stati uccisi anche gli altri due figli. Un episodio straziante che ce lo racconta la nostra redattrice Asmae Dachan nel suo diario sulle terribili giornate trascorse in Siria, sua terra di origine e residente in Vallesina. È un episodio che impressiona particolarmente, ma è solo un raccapricciante episodio fra i mille e mille che da due anni colpiscono drammaticamente tante famiglie fino a raggiungere ormai le oltre 100.000 vittime nella martoriata terra. E l’imperdonabile uso di gas letali in queste ultime settimane spinge gli Usa che, in qualche modo si sentono obbligati “a dare una lezione” ad Assad perchè ha superato la cosiddetta linea rossa dell’uso di gas mortali, proibiti dalla convenzione mondiale cui hanno aderito 180 nazioni. L’Italia pone come condizione per un eventuale intervento il parere favorevole dell’Onu. Anche l’Inghilterra si è posta su questa posizione per volontà del parlamento. Solo la Francia, al momento, condivide il proposito isolato degli Usa. Gli stessi stati islamici sunniti, acerrimi avversari del dittatore siriano, pur condividendo il promesso intervento punitivo di Obama, non intendono usare le armi. Ma è un intervento necessario od opportuno per frenare Assad? Il Papa ci ricorda che la violenza non si vince con la violenza, ma con la diplomazia, il dialogo e anche con la preghiera. Sì, anche con la preghiera, al punto che indice, per il prossimo 7 settembre, una giornata di orazio- ne e di digiuno. E grida: “Ho il cuore profondamente ferito e angosciato per le sofferenze in Siria, soprattutto di tanti bambini… guerra chiama guerra, violenza chiama violenza…” Come già è stato sottolineato anche dal nostro ministro degli Esteri, i rischi di una conflagrazione generale che possa seguire all’uso delle armi statunitensi, è un rischio tremendo da mettere in conto. A me pare che abbiano ragione il Papa e quanti si oppongono ad aggravare con ulteriori iniziative belliche e con tanti altri morti, la tragica guerra civile siriana. Bisogna lavorare sul piano politico-diplomatico, tanto più che Russia e Cina (e dico poco!) sono nettamente contrarie ai propositi di Obama. Un Obama che negli ultimi anni si è dimostra- to sempre più lontano dai problemi europei e mediterranei in genere sia per motivi economici (gli Usa stanno raggiungendo l’autonomia energetica) che politici (i temi del mondo asiatico premono non poco). Entrare improvvisamente a gamba tesa nel ginepraio siriano (gli oppositori di Assad sono divisi e non garantiscono nessuna pace) potrebbe costare caro anche all’Europa che, magari, si vedrebbe costretta a prendere decisioni gravi. Seppure con le sue solite profonde divisioni interne. C’è solo da augurarsi che il nostro governo continui a mantenere la linea politica già intrapresa e che il Congresso americano aiuti Obama a una scelta ponderata. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 v V della culturaesocietà VocedellaVallesina 8 settembre 2013 del più e del meno Cosa non si fa per uscire dalla crisi di Giuseppe Luconi Non scopro l’acqua calda dicendo che siamo in piena crisi e come, nonostante la buona volontà e l’impegno dei governanti, sono ancora tanti coloro che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. È in corso una specie di lotta per la sopravvivenza, che stimola la fantasia degli italiani. Ne parlano gli amici del «Club del Tempoperso», i quali, occupati come sono a non fare niente, seguono le vicende del mondo d’oggi con occhio attento e piuttosto critico, magari con un pizzico di ironia. Mentre gli organi di informazione hanno i fari puntati sui grandi avvenimenti e problemi del giorno, gli amici del Club frugano tra gli aspetti secondari, e anche «terziari», di cui nessuno si occupa. Si incontrano sempre più spesso – dicono – giovani e meno giovani (anche parlamentari) con la barba incolta, che molti associano all’immagine di una persona trasandata, che non ha molta cura di sé. E invece no – precisano gli amici del Club – la scelta della barba incolta non è dettata dalla moda o da trascuratezza, ma dalla necessità di tagliare le spese per arrivare a fine mese. Se non ci si rade è per diminuire le spese: in questo caso, quella delle lamette da barba, è stato stimato che si può arrivare a risparmiare qualche centinaio di euro all’anno. È intervenendo sulle piccole spese, quelle che ci sembrano ininfluenti – dicono ancora gli amici del «Tempoperso» - è tagliando quelle spese che si ottengono forse i migliori risultati. Un amico del Club porta, ad esempio – sorprendendo l’uditorio - l’e- spediente adottato da qualche emittente televisiva per risparmiare la corrente elettrica. Si sa che durante i notiziari e altre trasmissioni compaiono, nella parte bassa dello schermo, scritte luminose, che possono essere il nome e cognome della persona inquadrata (il conduttore del Tg o l’intervistato), o il nome della località dove è stato girato il servizio giornalistico o il numero di telefono che si deve fare se si vuole intervenire in un sondaggio, ecc. Bene, ci sono scritte che spariscono un attimo dopo che sono comparse. Se sei attento, l’occhio fisso sullo schermo, riesci a leggere il nome ma non fai in tempo a leggere il cognome. «Son scritte luminose che consumano pochissimo, riescono sì e no a far girare il contatore – fa osservare l’amico del Club – ma provate ad immaginare quante di quelle scritte si accendono in un’ora, in un giorno, in un mese, in un anno… migliaia, centinaia di migliaia forse… Ecco, allora, come nel tempo - tagliando i tempi di esposizione dei nomi - si possano risparmiare decine e decine di euro…». L’amico del Club ne parla seriamente, sembra convinto. E anche gli altri sono seri, danno l’impressione di crederci. Ma forse c’entra l’ironia di cui dicevo all’inizio. AVIS PROVINCIALE:all’Italia la presidenza Internazionale dei Giovani Presidente è Alice Simonetti Sarà Alice Simonetti a guidare per il prossimo triennio la Commissione Giovani Internazionale della FIODS (Federazione Internazionale Organizzazioni Donatori Sangue). Questo il commento a caldo della neopresidente IYC “Oggi è stata una grande giornata per i giovani donatori e per Avis. Non solo la delegazione italiana ha dato il meglio di sé nel workshop su webradio Sivà (radio ufficiale di Avis nazionale Italia), ma la nostra preparazione ed autorevolezza a livello internazionale si sono rese evidenti con questa bella conquista nel Board IYC 2013-2016. La fiducia e l’esempio che diamo a tutti i volontari dovrebbe farci capire quante cose straordinarie abbiamo fatto finora e quanto sia importante lavorare al massimo per continuare a mantenere questi livelli. Per riprendere una citazione emersa in questo Forum incredibile: pain is temporary, pride is forever! W l’Avis”. Venticinque anni, di Chiaravalle in provincia di Ancona, avvocato praticante, Alice Simonetti vanta un curriculum associativo di tutto rispetto. Nel settembre 2012, dopo aver a lungo fatto parte dei gruppi giovani locali, entra dell’Esecutivo della Consulta Nazionale AVIS Giovani e, in campo internazionale, è alla seconda partecipazione ad un Forum IYC, quest’anno come capodelegazione. L’elezione di Alice, avvenuta oggi ad Amsterdam in occasione del XIII Forum dell’International Youth Committee FIODS-Federazione In- Cupramontana: 150° della Società di Mutuo Soccorso Fiducia è una stretta di mano La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Cupramontana ha celebrato il suo 150° anniversario. Domenica 25 agosto alle 10 i soci si sono ritrovati per la santa Messa nella chiesa di San Lorenzo alla quale hanno partecipato le autorità cittadine e le consorelle marchigiane. I festeggiamenti sono iniziati domenica 18 agosto con l’inaugurazione della mostra fotografica, con la presentazione del libro storico sulla corrispondenza conservata nell’archivio la cui inaugurazione è prevista per sabato 24 agosto alle 18 nella sede del Mutuo Soccorso. La Società è nata ufficialmente il primo novembre 1863 ed aveva scelto come patrona la Madonna del Soccorso. «Ho sempre sognato di festeggiare il centocinquantesimo anniversario e di sistemare l’archivio - ha detto la presidente Silvana Pierangeli - ed ora che ci siamo riusciti consegniamo la nostra storia a tutta la comunità. La Soms di Cupramontana era inserita nel circuito regionale delle Società di Mutuo Soccorso con cui organizzava delle gite e affrontava le problematiche generali.» La cerimonia per la presentazione del libro dedicato alla raccolta di lettere dell’archivio è stata molto partecipata dalla cittadinanza ed è stata allietata dalla musica delle arie d’opera proposta dal maestro Alessandro Benigni e dalla cantante Yuliya Poleshchuk. Il sindaco Luigi Cerioni ha evidenziato la fiducia della Soms, che ha la stessa età dell’Italia unita, nel progresso e nell’idea che la comunità cresce se è unita e se attua uno stile di vita legato al risparmio e alla dignità. «È questa la nostra storia che dobbiamo ricordare, il patrimonio continua ad essere utile per chi è nel bisogno ma dobbiamo ritrovare lo spirito di allora, quando in condizioni difficili, sono stati capaci di guardare avanti ed i giovani sono riusciti a garantire la pensione agli anziani con generosità e con intraprendenza». L’archivista Cristiana Simoncini ha riordinato la corrispondenza presente nella sede della Soms ed insieme a Riccardo Ceccarelli ha curato la pubblicazione. «La prima Società Italiana di Mutuo Soccorso è stata creata a Jesi tra gli orafi nel 1848 - ha spiegato lo storico Ceccarelli - a poco a poco tutte le città e paesi ne avevano una. La Soms di Cupramontana ha rinnovato più volte lo Statuto, come tutte le altre consorelle, per adattarlo alle leggi del tempo e per essere più incisivo nella comunità civile rimanendo fedele alle motivazioni costitutive della solidarietà tra i soci e della mutualità. Oltre alle richieste di ammissione a socio, ai rapporti con le altre società o con gli inquilini, nelle lettere emerge una parte della vita cittadina: nel 1875 la Società promosse una mostra di artigianato artistico che oggi permette di fotografare la situazione economica di allora. Altro si potrebbe fare come confrontare il registro del Mutuo Soccorso con quello del Monte dei Paschi e completare lo studio dei materiali d’archivio. Il Mutuo Soccorso, nella società dominata dall’individualismo, ha ancora un senso: darsi una mano, come nel simbolo della Società, aiuta ad andare avanti con fiducia». Tra gli interventi che si sono alternati, quello del geometra Lucio Pierangeli che ha sottolineato il lavoro di recupero e riordino del patrimonio immobiliare e la forte presenza della Società nelle famiglie di Cupramontana: ora dobbiamo coinvolgere i giovani per studiare la storia ma soprattutto per mandare avanti questo capitale umano e sociale». Centocinquant’anni di storia da cui tanto si può imparare. Libri: Da Cappannari e Luconi “Com’era Jesi e chi c’era” ternazionale Organizzazioni Donatori Sangue è motivo di grande soddisfazione per tutta l’AVIS ed è diretta conseguenza della fiducia che la presidenza di Avis Nazionale ha riservato alla Consulta Nazionale in questi ultimi anni, fiducia ripagata dall’impegno che ha caratterizzato tutti gli eventi della Consulta e dalla crescita associativa dei suoi membri, quasi tutti inseriti nei rispettivi Consigli locali. Il Forum che è intitolato “Blood donor 2.0: the next generation to give renewed life” ha visto la partecipazione di oltre sessanta giovani donatori e volontari provenienti da venti Paesi di tutto il mondo, e vuole favorire la conoscenza e lo scambio delle buone prassi attraverso una serie di workshop, tenuti dagli stessi partecipanti, in un’ottica di peer education. Volete vedere qualche cosa di interessante della Jesi di un tempo riferita alle bande musicali, alle varie manifestazioni di tempi lontani, al nostro fiume Esino da Federico II ad oggi, allo sport di tanti jesini, alle nostre fontane, ai negozi e botteghe di un tempo e a tante altre cose che non posso riassumere, tutte legate alla nostra Jesi? Basta che scorriate il dodicesimo piccolo capolavoro storico-fotografico varato in questi giorni da Vittorio Cappannari. Del quale, ormai, tutti conosciamo la sua passione per ricordarci la Jesi di sempre con l’aiuto di infinite foto, con le duemila cartoline, con collezioni fotografiche degne del più incorreggibile appassionato. Questa volta Cappannari, sempre con la preziosissima collaborazione di Giuseppe Luconi che ha provveduto alle tante didascalie storiche, ci presenta le foto su Jesi distribuite per temi, per argomenti, per contenuti omogenei. Un esempio per tutti: dedica un capitolo all’istruzione. Credete forse che vi faccia una noiosa lezione di pedagogia o di psicologia sul fanciullo o sull’adolescente? Ma per carità! Vi fa vedere invece tante foto di tante classi delle scuole elementari e superiori di tutti tempi, da quando esiste l’arte della fotografia. E tutte delle nostre scuole di Jesi. Certo – e per fortuna – sono un po’… anzia- notte e noi non ci ritroviamo quasi mai in quelle. Ma proprio questo è il pregio della raccolta. Così, senza nessuna barbosa lezione – basta avere un occhio attento e curioso - scopriamo che le classi elementari erano da 40-50 e una anche da 60 alunni con un solo maestro! Scopriamo come vestivano da ragazzi i nostri nonni e i nostri bisnonni e che razza di cappellacci portavano in testa. Ma il tema dell’Istruzione è uno su tredici. Degli altri dodici non vi scrivo niente, altrimenti vi tolgo la curiosità di scoprirlo voi. Rintracciate quest’ultimo lavoro di Cappannari e vedrete. Io ho avuto l’onore di avere la seconda copia perché la prima – come era ovvio – l’ha fatta avere al suo grande collaboratore “Peppe de Lugò”. Buona visione e lettura. v.massaccesi regione VocedellaVallesina 8 settembre 2013 della 3 padre Pierucci con l’orchestra delle Marche, di Sarajevo e di Gerusalemme scusateilbisticcio Musica senza parole per un mondo di pace (ghiribizzi lessicali) PeterPun (con la u) www.peterpun.it SBADATAGGINE PAGATA CARA (tra Fossombrone e Acqualagna) Un tizio un po’ distratto (o poco furbo?) mentre “ammirava” la Gola del Furlo fu derubato della sua bi-turbo. Appena se ne accorse, cacciò un urlo: Perché non è scattato l’anti-furto? E a terra s’accasciò: non resse all’urto. QUANDO SCENDI DALL’AUTO, GIOVINOTTO, NON LASCIARE LA CHIAVE SUL CRUSCOTTO! TECHE TECHE Tè SUPPLEMENTARE Bisenso (para-)romantico CICCIO: Signor De Franchis, Lei è un debitore moroso. FRANCO: Sì, è vero, è vero. Quando stavo a Venezia, tutte le ragazze mi dicevano: “Tu sei ‘l me moroso, tu sei ‘l me moroso!”. Padre Armando Pierucci ha realizzato un sogno da molti ritenuto irraggiungibile: un progetto di pace che si è avverato grazie alla musica. Non sono state necessarie le parole di un grande statista, ideologo o predicatore. Per attuarlo a Padre Pierucci sono stati sufficienti un sorriso, un abbraccio e una grande fede. Gli è bastato credere fermamente che in fondo tutti gli uomini di buona volontà hanno le stesse aspirazioni, che la musica unisce i popoli, che l’arte vera sublima lo spirito e che tutti possono amarla. È riuscito a fondare qualche decennio fa a Gerusalemme, con mezzi inizialmente irrisori, un’istituzione forse unica al mondo: la scuola musicale ‘Magnificat’ che ha reso accessibile a tutti, a prescindere da etnie e appartenenza religiosa. Poteva sembrare un’utopia, un progetto scelta del repertorio e soprattutto lo stile con cui ha trattato le due esecuzioni hanno fatto chiaramente intendere perché egli sia stato definito dal M° Riccardo Muti ‘il più grande organista vivente’ e perché alla sua scuola si siano già formati diversi valenti organisti. Sul Callido ha fatto ascoltare, una vigorosa ‘Toccata II’ di G. Frescobaldi, prodigioso compositore barocco che, per la sua insuperabile bravura fu soprannominato dai contemporanei ‘il mostro degli organisti’. Dello stesso autore hanno impossibile destinato ad appassire presto. Invece non solo ha resistito a molte difficoltà, ma è diventato sempre più coinvolgente. Oggi conta 250 iscritti e 28 insegnanti. Sono già sette i diplomati che ora svolgono attività professionale. Miracolo della musica? Anche della solidarietà, dell’amore, dell’amicizia. Qui nella sua terra sono molti coloro che conoscono Padre Armando Pierucci, lo stimano, credono nel suo progetto e lo sostengono anche finanziariamente. Padre Pierucci non dimentica i suoi benefattori. È ritornato nelle Marche con una nuova proposta accolta e messa a punto dal Premio Vallesina: tenere nelle Marche, dal 25 agosto al 1° settembre, una serie di concerti con il coinvolgimento dei giovani delle scuole musicali di Jesi, Senigallia, Ancona, Recanati, Sarajevo e Gerusalemme. Si è costituita con loro un’orchestra che si è esibita in diverse città della regione: a Belvedere Ostrense, Pesaro, Recanati, Fabriano, Loreto. La rassegna è stata preceduta da due concerti d’organo che Padre Armando Pierucci ha voluto far ascoltare proprio là dove egli è nato e dove ha trascorso i primi anni della sua infanzia: il 26 agosto a Maiolati Spontini, nella chiesa di S. Stefano; il 27 agosto a Moie di Maiolati Spontini, nell’Abbazia Santa Maria dove sono ancora in corso i festeggiamenti patronali della Madonna della Misericordia. Padre Armando Pierucci ha avuto a disposizione due strumenti molto diversi: un maestoso Callido a Maiolati, un moderno organo elettronico a Moie. La fatto seguito quattro episodi della ‘Messa della Madonna’, uno dei quali – una insistente invocazione – cantato con robusta voce tenorile dallo stesso padre Pierucci. Di rara esecuzione il ‘Concerto del Sig. Meck’ di J.G. Walther, compositore e teorico musicale tedesco, lontano parente di J.S. Bach. Di notevole effetto il contrasto fra il secondo e il terzo movimento: un rivolo di melodia si snoda semplice e fluido per sfociare in un mare di spumeggianti armonie. Non meno ammirevoli i brani liturgici composti da Padre Armando ed eseguiti con l’accompagnamento di una violinista entrata nella sua scuola appena a nove anni, Shireen Abu Hadeed, oggi diciassettenne e prossima al diploma. La voce del suo strumento si è assimilata a quella dell’organo in ‘Carillon’, ‘Rondò’, ‘Elevazione’. Di notevole effetto, in particolare, il procedimento ascensionale dell’ultima composizione, a suggerire una graduale sublimazione fino ad una dimensione astratta, immateriale dove tutto si placa. Oltre ad alcune variate elaborazioni di due melodie popolari è stato infine presentato un vero e proprio ‘pezzo di bravura’: una ‘Improvvisazione’ su un tema gregoriano che ‘in crescendo’ si conclude con un finale grandioso. Grato dell’accoglienza e degli applausi, Padre Armando Pierucci al termine del concerto ha offerto a don Marco Cecconi, parroco di S. Stefano un significativo omaggio: realizzati in legno d’ulivo, un rosario e una immagine dell’incontro di Maria ed Elisabetta; il FALSE FRIENDS – FALSCHE FREUNDE Se un giovane spasimante inglese dichiarasse di voler fare omaggio di un GIFT (regalo, nella sua lingua, come quasi tutti sanno) a una signorina tedesca che sta corteggiando, questa potrebbe anche offendersi… mortalmente. Perché? *** Soluzioni del giochi precedenti: Il nome è Gioconda. Leonardo dipinse La Gioconda (150305). Ponchielli musicò il melodramma La Gioconda (1876) su libretto di Arrigo Boito. D’Annunzio scrisse anche un dramma intitolato La Gioconda (1899). Il nome completo del famigerato dittatore ugandese è Idi Amin Dada. Tristan Tzara fu fondatore e teorico del movimento artistico-letterario detto Dada (o Dadaismo). Malta – multa // peccato - beccato lacitazione A cura di Riccardo Ceccarelli La lentezza necessaria La ricerca di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto veloci, aerei. Si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa sa ancora essere lenta: nel tempo, per ascoltare, nella pazienza, per ricucire e ricomporre? O anche la Chiesa è ormai travolta dalla frenesia dell’efficienza? Recuperiamo la calma di saper accordare il passo con le possibilità dei pellegrini, con i loro ritmi di cammino, la capacità di essere sempre più vicini per consentire loro di aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori, così da potervi entrare. Papa Francesco, dal Discorso all’episcopato del Brasile, Rio de Janeiro 27 luglio 2013. lapulce Femminicidio Tempo fa mi suonava un po’ strano questo orrendo neologismo in voga da non più di un annetto. Solo di recente mi sono accorto che “prima”, per analogo delitto, si parlava di “uxoricidio”. Uccisione cioè di quella “femmina” che di regola quasi generale era la uxor, cioè la moglie. Ma oggi la vittima in questione oltre che (talvolta) moglie, è più spesso fidanzata (si può avere anche a 77 anni!), convivente, compagna, amica, amante… Per ognuna di queste categorie si sarebbe dovuto coniare un termine che finiva con “-cidio”. Troppo complicato. Meglio ripiegare sul comune denominatore “femmina”. Che, più che il sesso, indica oggi il “genere”. Anche questo è progresso. Delegazione ASSONAUTICA v V Autoscuole Corinaldesi s.r.l. Point AUTOMOBIL CLUB d’ITALIA ‘Magnificat’, simbolico riferimento ad un fraterno incontro fra i popoli. Per il concerto del giorno successivo, nell’Abbazia di S. Maria di Moie di Maiolati Spontini, il programma organistico è stato in parte replicato, ma diversa, più raccolta, è stata la suggestione rimandata sotto le volte dell’antica chiesa. Padre Armando Pierucci e la giovane violinista hanno anche lasciato spazio al coro ‘D. Brunori’ che, diretto dal M° Francesco Pesaresi e costituito da quattro ben strutturati gruppi vocali, ha presentato tre brani stilisticamente dissimili: una ‘Ave Maria’ di Bonaventura Somma; la preghiera ‘O Madre di Misericordia’, composta da P. Armando Pierucci per lo stesso coro che ne ha fatto il suo inno ufficiale e una ballata irlandese risalente all’VIII secolo, ma per scrittura di singolare modernità. Calorosi al termine gli applausi e festeggiati tutti gli interpreti con il parroco, don Fabio Belelli, Maria Latini del gruppo “Carmelo nel Mondo” che ha sostenuto il progetto, Nicola Di Francesco, segretario del Premio Vallesina, Hania Soudah-Sabbara, direttrice della Scuola Musicale ‘Magnificat’, Beatrice Testadiferro che ha condotto questo e il precedente concerto con sicurezza e competenza. Il sindaco, Giancarlo Carbini, ricordando quanti hanno avuto a cuore l’attività musicale del luogo, ha osservato che quanto P. Armando Pierucci ha realizzato a Gerusalemme rende onore al paese in cui egli è nato. Non solo a Moie e alle Marche, si potrebbe aggiungere, ma anche all’Italia, anzi, al mondo. Perché la pace è patrimonio inestimabile dell’umanità: i giovani musicisti del ‘Magnificat’ l’hanno compreso ed è difficile credere che in futuro si fronteggeranno con ostilità per combattersi. Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Nelle foto: Padre Armando Pierucci mostra la ‘Missa Mater Misericordiae’, da lui composta per organo, soprano, coro a quattro voci e assemblea. Stampata da un editore coreano, è stata già eseguita a Gerusalemme, Betlemme e in Corea. Hania, a destra, direttrice della Scuola Musicale ‘Magnificat’ con la violinista Shireen Abu Hadeed. Il coro ‘D. Brunori’ di Moie di Maiolati Spontini. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia 4 v V della attualità VocedellaVallesina 8 settembre 2013 Medio Oriente: più guerre civili che primavere Democrazia in Egitto e dintorni Il digiuno per la pace di Remo Uncini Come Giovanni Paolo II che il 5 marzo 2003 lanciò una giornata mondiale di digiuno per fermare l’attacco degli Stati Uniti contro l’Iraq, così Papa Francesco indice per tutta la chiesa il 7 settembre prossimo una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero. Mai più guerra! È il grido contro il pericolo di un conflitto che potrebbe diventare devastante. Papa Francesco, nell’Angelus di domenica 1° settembre, lo ha ripetuto sulla scia di chi prima di lui inutilmente lo ha gridato al mondo; fu inascoltato ed ha dovuto constatare nel corso degli anni quanto era attuale e vero quel richiamo alla pace. Nel corso della guerra in Iraq ci furono più di 5000 morti tra i soldati americani, più di 3000 tra quelli inglesi e centinaia tra i soldati francesi, italiani, polacchi e di altre nazioni. Migliaia di morti tra i civili iracheni; centinaia di morti per il terrorismo in un paese in cui noi occidentali volevamo esportare la democrazia dove fazioni di vari estremismi si contendono il potere. Siamo ritornati al solito dilemma: intervenire o non intervenire. Gli Stati Uniti e i paesi occidentali vogliono essere coinvolti nello stabilire un ordine. Nel mondo arabo abbiamo interessi commerciali da conservare e non riusciamo a contenere una rivoluzione in cui dittature e forze estremiste si confrontano e gli stati sono invasi da un islamismo integralista che incendia le varie fazioni in lotta e crea instabilità. La cautela dell’America e del suo presidente Obama nel consultare il Congresso prima dell’attacco alla Siria, la riluttanza da parte del parlamento inglese di dare l’autorizzazione denotano quanto, a differenza dell’Iraq, il problema siriano sia pieno di incognite. Il Papa ha espresso il pericolo di una guerra mondiale. L’area medio orientale con paesi come l’Egitto, la Libia e il Libano, tutti ai confini con Israele, è fortemente scossa da vari terrorismi. La preoccupazione di papa Francesco, che richiama gli stati a una proficua trattativa, giudicando il ricorso alle armi non risolutivo e dannoso per il futuro di pace. L’unica regione isolata è Israele appoggiata dagli Stati Uniti e dall’Occidente, che si trova al centro di una contesa araba. «Non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto - ha aggiunto papa Francesco - quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma la cultura dell’incontro, del dialogo, questa è l’unica strada della pace». Speriamo che questo appello non cada nel vuoto. Chi deve decidere sappia costruire la pace. Il nostro digiuno e le nostre preghiere devono servire a scongiurare la guerra. Tutti devono avere la possibilità di poter evolversi nel rispetto dell’uomo e delle sue tradizioni. Non vi siano più scontri tra civiltà politiche e religiose perché esso porterebbero a un conflitto in cui inevitabilmente l’occidente si troverebbe tra due fuochi: quello di provare a contribuire a un lento cammino di democrazia o quello che porta all’abisso della guerra. di Riccardo Ceccarelli Nelle settimane scorse attenzione quasi esclusiva alla situazione politicoistituzionale dell’Egitto, dove ancora una volta – come in altri paesi arabi – è stata “sepolta” la cosiddetta ‘primavera araba’. Sulla quale aveva scommesso tutto il mondo occidentale, con la cacciata dei diversi dittatori con i quali lo stesso Occidente, Italia compresa – fino a poco prima – aveva fatto affari e intrecciato relazioni di profonda amicizia. In pochi giorni abbiamo rovesciato i tavoli. Seduti su altri tavoli con i vincitori “democratici” stessa amicizia, stessi affari, anzi con qualche sgomitata per accaparrarsi i migliori. Osannati i nuovi capi in Libia, in Tunisia e in Egitto perché democraticamente eletti. La crisi in Egitto con la cacciata del presidente eletto ci ha mandato in tilt. Perché la televisione ci ha fatto vedere solo le manifestazioni pro Morsi represse con violenza dall’esercito, non ci ha mostrato come invece la maggioranza del paese – anche quelli che avevano votato per Morsi – fosse contro il presidente che non aveva mantenuto le promesse e aveva fatto precipitare il paese in una crisi peggiore di quella sotto Mubarak. Morsi però era stato eletto democraticamente e stava imponendo una sua “dittatura” che certo non ha giustificato il massacro operato dai generali. Il dialogo e il compromesso, necessari in politica, non ci sono stati, facendo saltare la “democrazia”. Perché, come afferma Samir Khalil, gesuita esperto di religio- ne musulmana, se è vero che «non c’è incompatibilità tra Islam e democrazia», è vero anche «che i Fratelli musulmani non rappresentano la religione del Corano né tantomeno la “società civile” del Paese nordafricano. Non lo dico io, continua, ma lo affermano gli iman della moschea di al-Azhar, l’istituzionecardine del mondo musulmano sunnita. “L’islam è la religione del mezzo. Le frange estremiste non sono islam”, ripetono, sconfessando i Fratelli. Hanno vinto le elezioni per un soffio, 51,3%, perché essendo i più organizzati, hanno sbaragliato le altre componenti laiche. Il governo dei Fratelli si è rivelato un fallimento, da ogni punto di vista, prima di tutto quello economico. Poi hanno cercato di “fratellizzare” il paese. I Fratelli cioè hanno cercato di occupare ogni spazio di potere. I loro uomini si sono messi in posizioni-chiave. […] Il bagno di sangue è stato senza dubbio un errore. Dobbiamo però chiederci che cosa l’ha provocato» (“Avvenire”, 20 agosto, p. 6). Scriveva qualche giorno prima Valentina Colombo, docente di lingua e letteratura araba: «Ormai la maggior parte degli egiziani, in particolare, e degli arabi, in generale, hanno le idee chiare: i Fratelli musulmani sono i peggiori nemici non solo della democrazia e dei diritti umani, ma anche e soprattutto dell’islam. I Fratelli musulmani non ragionano partendo dai diritti dei cittadini, ma dai diritti di quei musulmani che la pensano come loro ovvero di coloro che credono che islam e potere vadano di pari passo. […]Purtroppo fino a quando l’Occidente non comprenderà che l’islam e i musulmani non sono i Fratelli musulmani […] non uscirà dalla schizofrenia che lo vede da un lato predicare la tutela dei diritti umani e dall’altro sostenere e difendere chi ne è il nemico principale» (“La nuova Bussola Quotidiana”, 17 agosto). Tutto ciò in nome della “democrazia”, secondo la concezione che ne abbiamo in Occidente, considerandola “la massima espressione della sovranità popolare, la fonte della verità e della bontà. Le elezioni politiche legittimano ultimamente il potere politico. L’Occidente la pensa così al punto tale che se poi il potere politico cambia la natura umana, come è successo in Francia con la legge sul matrimonio per tutti, […] oppure che è possibile partorire per conto terzi e così via, se cioè quel potere politico produce una politica ingiusta e disumana è nel pieno diritto di farlo perché ha vinto le elezioni. Dalla vittoria elettorale, per la democrazia occidentale, non può derivare nulla di male. Il corpo sovrano degli elettori è come il Dio in terra e l’esito elettorale è come l’oracolo di Dio» (Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in “La nuova Bussola Quotidiana”, 26 agosto). Democrazia solo formale e non certo sostanziale. Non solo in Egitto. Democrazia che si impoverisce producendo una politica ingiusta e disumana. Una generazione di bambini senza domani segue dalla prima pagina si campi profughi, incontrando le persone che vi abitano e ascoltando le loro drammatiche storie. Sono stata anche in alcuni centri di accoglienza per sfollati: ex scuole, palestre, strutture abbandonate che sono diventate il rifugio di famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro case in seguito ai bombardamenti. La situazione che ho riscontrato ad Aleppo è drammatica; la città, una delle più antiche al mondo, i cui reperti storici e la cui architettura testimoniano una storia gloriosa e ricca, è divisa in zone ancora sotto il controllo del regime e zone liberate. Le strade principali sono interrotte da posti di blocco e sui punti più alti della città sono appostati i cecchini. Lo scenario è desolante: ovunque ci sono macerie, le scuole, gli ospedali e i negozi sono chiusi; la gente convive con le esplosioni e gli spari. Tutti, bambini e adulti, mi dicono che il loro terrore più grande sono gli aerei: il loro rumore arriva a rompere i timpani e il loro operato è apocalittico. Aleppo, come le altre città siriane, cerca di sopravvivere; i volontari assistono i più deboli e cercano di riempire quel vuoto lasciato dalle istituzioni, praticamente inesistenti. La Siria è un Paese in ginocchio, dove tutte le componenti della popolazione, di ogni etnia e religione, stanno subendo una pesante repressione, che ha causato oltre 130mila morti, due milioni di profughi, 8 milioni di sfollati, 250mila persone scomparse. Più di due anni fa le persone che manifestavano contro il regime hanno chiesto l’istituzione di una “no fly zone” e l’apertura di corridoi umanitari. Oggi la comunità internazionale risponde con la prospettiva di un nuovo fronte di bombardamenti. Un’intera generazione di bambini siriani rischia di non conoscere la parola domani. t e r r e l e m e n t a r i di Silvano Sbarbati Eccoci qua, siamo quasi a San Settimio: un altro anno e ci si invecchia. Tutti, compresi i miei tre affezionati lettori. Ai quali va la mia comprensione perché leggono queste righe, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. Ci si invecchia insieme e viene voglia – che è anche un bisogno – di fare i conti sul perché si scrive e sul perché si legge. Domande da far tremare i polsi e vacillare i pensieri mattutini, quelli più carichi di ottimismo. Fortuna vuole che una qualche risposta a tali domande me l’abbia data, ieri l’altro, una persona amica, diciamo da quasi 50 anni; mi dice, sorridendo, che lui leg- Un temino ge queste righe, che non vuole essere il “quarto” lettore, e che legge con piacere perché gli sembrano temini. Ha detto così: temini, ovvero piccoli temi. Il tema era un compito – non so se lo è ancora – che a scuola i docenti offrivano (si fa per dire) all’attenzione degli studenti: a casa o in classe, sempre obbligatorio. Che queste righe possano essere considerate “piccoli temi svolti” è una bella immagine. Rimanda a un modo di guardare le cose e i fatti e le persone, un modo “senza pretese”; senza pretendere, senza presumere, senza prevaricare i giudizi e le opinioni. In fondo, nei temini avevamo cura di stare leggeri, con quella cura preoccupata di non sbagliare grammatica e sintassi, cercando di raggiungere la misura più adatta per ottenere il risultato concreto: l’approvazione dell’insegnante. Nei temini mettevamo tutta intera la nostra concezione del mondo acerba, imperfetta, talvolta irruente e piena di limiti; però, nello sforzo di stare nella misura acquistava una sua dignità, un suo valore espressivo: sia in quelli ben scritti che in quelli disastrati nella forma e di conseguenza anche nel contenuto. Si provava a stare al mondo, attraverso i temini. Una tensione, un’energia, un esercizio di volontà… roba da nuove generazioni. E allora i giovani, che tanto scrivono sui social network, in fondo in fondo anche loro - a modo loro, nel tempo presente scrivono temini? regione VocedellaVallesina 8 settembre 2013 v V della 5 Un’opera mai rappresentata al Pergolesi, ‘L’Arlesiana’, inaugura la prossima Stagione Lirica Francesco Cilea, il ‘Bellini del verismo’ Non pochi meriti ebbe Francesco Florimo. Nato all’inizio del XIX secolo nei pressi di Reggio Calabria, fu storico della musica, compositore, amico e biografo di Vincenzo Bellini, direttore della Biblioteca del Conservatorio di Napoli, autore di una poderosa opera sulla Scuola Musicale di Napoli e di un Metodo di canto. Raccolse preziose testimonianze del passato, ma prestò attenzione anche a quanto accadeva nel mondo musicale del suo tempo. Fu per questo anche un talent scout. Gli deve molto Francesco Cilea. Il Florimo si accorse presto della sua vocazione e riuscì a farlo iscrivere al Conservatorio di S. Pietro a Maiella nonostante l’opposizione del padre, un noto avvocato di Palmi, che aveva altri progetti per il suo figliolo e non ne voleva sapere di spedirlo tanto lontano da casa. Francesco Cilea entra in Conservatorio quando ha appena dodici anni e già durante gli studi si fa notare segnalandosi con una ‘Suite’ premiata dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nell’ultimo anno di corso, su incarico della direzione del Conservatorio, compone la sua prima opera, ‘Gina’, che dirige lui stesso nel teatro di S. Pietro a Maiella. Come tutti i saggi di Con- servatorio l’opera viene presto archiviata. Sarà la prima delle diverse lacune che si produrranno nella conoscenza del compositore. Una volta conseguito il diploma Cilea è nominato supplente di Armonia e di Pianoforte Complementare a S. Pietro a Maiella. Continua intanto a comporre e nel 1892 dà alle scene la sua seconda opera, ‘Tilda’: con buon successo a Firenze; poi, in una tournée dedicata alla Giovane Scuola Italiana, a Vienna. Anche qui è applaudita, lodata persino da un temutissimo critico come E. Hanslick. L’opera è ambientata in Ciociaria, conformemente all’esigenza verista di inserire nel melodramma tradizioni e folklore regionali. Altra lacuna: anche di quest’opera, di sicuro valore, si è perduta la memoria. Intensa attività, nuovi successi Anno di grandi novità è il 1896. Cilea, appena trentenne, vince la cattedra di Armonia all’Istituto Musicale di Firenze dove compone ‘L’Arlesiana’. L’opera è rappresentata l’anno successivo segnando il debutto di un interprete d’eccezione: Enrico Caruso. Nonostante la partecipazione del mitico tenore il successo non è tanto caloroso quanto quello della ‘Tilda’. Cilea apporterà perciò diverse modifiche alla partitura in successive riprese che avranno esito molto più favorevole. ‘L’Arlesiana’ tuttavia acquisterà una straordinaria popolarità solo diversi anni dopo, tra il 1939 e il ’40 grazie all’interpretazione del massimo ‘tenore di grazia’ del XX secolo: Tito Schipa che per stile e vocalità era l’esatto contrario di Caruso. L’opera, ambientata in Provenza, è tratta da un episodio delle ‘Lettres de mon moulin’ di A. Daudet. La storia aveva già ispirato un altro compositore: G. Bizet, autore di una serie di quadri musicali densi di colore locale. La delicata, crepuscolare sensibilità di Cilea suggerì al compositore di non far mai apparire in scena la protagonista. Evocata con nostalgia e passione dal canto, l’Arlesiana è una creatura più sognata e idealizzata che reale. Un accorgimento simile non era stato mai adottato in un melodramma, né lo sarà in futuro. Francesco Cilea continua a scrivere. Nel 1902 appare alla Scala l’Adriana Lecouvreur’. Un grande successo seguito da molti altri in tutto il mondo. Intanto il compositore pensa ad una ‘Francesca da Rimini’ e a Gabriele D’Annunzio, possibile librettista. Prende contatto con lui, ma il Vate ha esigenze eccessive e il patto non si stringe. È nel 1907 che va in scena, ancora alla Scala e con la direzione di Toscanini, un’altra sua opera, ‘Gloria’, ambientata in una Siena medievale dove si combattono due famiglie rivali. Vi saranno alcune riprese in altri teatri d’Italia, poi anche questo melodramma sarà archiviato. Sorte anche peggiore toccherà ad un’altra opera composta l’anno successivo: ‘Il matrimonio selvaggio’. Non sarà mai rappresentata. Una vita per la musica Francesco Cilea incomincia a pensare ad altro. Nel 1913 compone il poema ‘Il canto della vita’ su testo di Sem Benelli: gli era stato richiesto dal comune di Genova in occasione delle celebrazioni del centenario verdiano. Inizia poi un’intensa attività didattica. Vince il concorso per la direzione del Conservatorio di Palermo e dopo tre anni è chiamato al Conservatorio di S. Pietro a Maiella, carente di strutture organizzative. A lungo resterà a Napoli, dove fonderà il Museo Storico e istituirà un’orchestra sinfonica. Nel 1935 è collocato a riposo. Si trasferisce a Varazze Jesi legge Kerouac:letture comunitarie estive Tv: Donnavventura l’8 settembre Federica da Castelplanio I dieci giorni di addestramento che la giovane Federica Bini di Castelplanio ha affrontato per poter far parte dello staff della nuova edizione del programma televisivo Donna Avventura saranno raccontati in una puntata speciale di domenica 8 settembre su Rete 4 alle 14,45. Federica ha rilasciato un’intervista pubblicata sul numero 27 del 21 luglio in occasione della sua partenza per l’America con Donnavventura, trasmissione che da venticinque anni esplora il mondo attraverso gli occhi delle donne. Augusta Franco Cardinali L’immagine: Tito Schipa, grande interprete de ‘L’Arlesiana’ dendrolemura Un romanzo di ieri e di oggi Jean-Louis Kerouac nasce nel 1922 a Lowell, Massachussets. Scrittore e poeta statunitense, viene oggi considerato “papà del movimento beat” per il suo stile ritmato e immediato, che sembra abbia ispirato numerosi artisti e scrittori della Beat Generation. Autore del romanzo autobiografico On the road, il cui protagonista racconta una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti, critica i valori tradizionali del sogno americano, il benessere troppo spesso generalizzato e l’apparente, frivola felicità che l’American way of life prometteva negli anni cinquanta. Kerouac racconta i paesaggi, la natura, il popolo americano, ma anche l’alienazione, lo smarrimento e la perdita, causati da una società che in maniera sempre più spiccata si vota al capitalismo, al consumismo sfrenato e all’individualismo. On the road riflette di fatto la volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali del tempo, la libertà intrapresa nel viaggio, la necessità di guardare verso più ampi orizzonti, non senza curiosità, né senza timore. La lettura del più celebre romanzo di Kerouac è stata dunque riproposta giovedì 22 agosto, presso il Cafè Hemingway di Jesi, Piazza Spontini 4bis. Sonia, allie- che gli conferisce la cittadinanza onoraria. Vi morirà nel 1950. Nel 1938 era stato nominato Accademico d’Italia. Con lui avevano ottenuto la stessa onorificenza altri esponenti della Giovane Scuola Italiana, quali Giordano, Perosi, Mascagni. Con Cilea, che pure meritò di essere definito ‘Il Bellini del verismo’, fanno parte di una schiera di musicisti vissuti in tempi difficili, se non anche ostili, in cui soffiavano minacciosi venti di guerra ed erano in atto vere a proprie rivoluzioni culturali. È per questo che oggi con maggiore serenità sarebbe opportuno ripensare al valore effettivo della loro opera e al ruolo che essi hanno avuto nella storia della musica. Il centro di Jesi a cura di Elena Mancinelli va di Giorgio Albertazzi, con la sua voce e la sua strabiliante capacità di interpretare le parole, ha appassionato ed emozionato il pubblico. Una serata di fine estate, in cui la comunità jesina si è voluta riunire seduta sui gradini del centro storico, ascoltando le letture di un romanzo che oggi, più che mai, può dirsi attualizzabile alla società che viviamo. Un bicchiere di vino e intermezzi musicali sapientemente scelti hanno dato vita ad un memorabile momento di comunione, in cui grandi e piccoli, chi per piacere, chi per inclinazione, hanno di certo trovato degli importanti spunti di riflessione. Margherita Teodori ‘Na ‘olta ‘l centro de Jesi incominciava dalla piazza del Dômo, andava su pe’ l’orefici, fino alla piazza dell’orologio. Allora ‘l centro era l’anima de Jesi, c’era la scôla elementare con tanti scolaretti vocianti che, all’uscita, andavano nella Tabaccheria de Pernì pe’ comprasse i cingomma o le caramelle, nell’angolo c’era pure el banchetto d’Annetta, che c’invitava con la liquerizia e le becche. Vicino c’era el negozio de scarpe d’Albinella, subbido dopo ‘l negozio de Longhi, l’orologiaro, piccolo, ma elegante co’ ‘l soffitto decorado, po’ el negozietto lungo e stretto de Chiodi, che prima vendea le valigie, poi s’è trasformado in cartoleria. Quanti foji de protocollo pe’ i compidi in classe e penne quadrade o a campanile, ciò comprado, de corsa, la madina prima d’andà a scôla! -2 foji de protocollo 10 lire!Più su c’era el negozio de stoffe de Bonopera, quello de i cocci de Marola, la casa della lana, e po’ tutti l’orefici, Giustiniani, Moscè, Mosconi… in mezzo ‘l negozio de Cecconi che vendea i cappelli e i dù negozi de stoffe de Sardella uno di fronte all’altro. Allora ‘sti negozi durava più de ‘na generaziò adesso ‘n fa a tempo a aprisse che poco dopo se chiude, ‘n c’è più tradiziò. Oggi questo centro, allora tanto vivo, è diventado silenzioso, ‘n ce abita quasi più nisciù, è chiuso al traffico, è solo pedonale. Io ce passo de rado, solo pe’ andà giù ‘l Dômo, perché le poghe ‘olte che ci vado me pija ‘n nodo ‘nte la gola a pensallo come era ai tempi mia. 6 v V della psicologiaesocietà VocedellaVallesina 8 settembre 2013 ISTITUTI RELIGIOSI FEMMINILI NELLE MARCHE Donne consacrate È stata rinnovata l’Usmi marchigiana. Nell’attuale Statuto Usmi si legge: “L’Unione esprime e sviluppa la comunione che unisce gli Istituti religiosi femminili operanti in Italia, tra loro e con le diverse componenti della realtà ecclesiale, in vista di una risposta più piena alla vocazione e alla missione di ciascuno” (art. 1).Perciò intende porsi come sereno e fraterno punto di riferimento per le Congregazioni femminili e le rispettive comunità locali presenti nelle Marche. E diventa un camminare insieme nella complementarità, nella condivisione di scienza e di esperienza, nella collaborazione costruttiva, nella condivisione di problematiche e nella proposta di soluzioni nelle realtà locali. Nello Statuto viene detto: “L’Unione promuove l’approfondimento dell’identità carismatica della Vita consacrata secondo l’insegnamento del Magistero della Chiesa, gli orientamenti della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Favorisce, mediante opportune iniziative, la comunione e la collaborazione tra gli Istituti religiosi e le Società di Vita Apostolica; coordina i rapporti di comunione e collaborazione con la Conferenza Episcopale e con i singoli Vescovi; individua le sfide socio-culturali del nostro tempo per cercare insieme risposte profetiche, in coerenza con l’identità di donne consacrate e presta attenzione alle nuove forme di vita consacrata” (art.4). Nella regione Marche, dopo la morte di Sr Loredana De Paoli, che le religiose ricordano con grande affetto e riconoscenza, si è riunita l’assemblea delle segretarie diocesane e superiore maggiori degli Istituti presenti nelle Marche, lo scorso 30 giugno a Loreto, con la presenza della Consigliera nazionale madre Pierina Scarmignan, per l’elezione della nuova presidente, vicepresidente e segretaria dell’organismo USMI- Marche. La nuova presidente è suor Anna Maria Vissani di Castelplanio, vicepresidente suor Maria del Rosario Bolanos Medina e segretaria suor Maria Alfonsa Fusco entrambe di San Benedetto del Tronto. Sr Anna Maria Vissani appartiene alla congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, attualmente è direttrice del Centro di spiritualità “sul monte” a Castelplanio, nella diocesi di Jesi. Laureata in teologia morale, grafologa e counselor della relazione, accompagna molte persone nel cammino spirituale e dentro percorsi umani, per la riscoperta del senso più vero del vivere dentro difficoltà relazionali e affettive. È stata anche Superiora Provinciale, consigliera, formatrice delle giovani consacrate, superiora di comunità nella sua Congregazione religiosa. Negli anni ’90 ha già esercitato, per otto anni, l’incarico di Presidente USMI regionale nelle Marche. Sr Maria del Rosario Bolanos Medina della congregazione Oblate SS Redentore è coordinatrice del Progetto “Irene” nella casa d’accoglienza di San Benedetto del Tronto. Sr Maria Alfonsa Fusco è dell’Istituto San Giovanni Battista, laureata in Filosofia e diplomata in Scienze religiose e musica. Ha insegnato sempre nelle scuole Superiori ed ha svolto il compito di Dirigente Scolastico per un periodo pluridecennale. Da moltissimi anni è inserita nell’USMI ed eletta delegata dell’USMI della Diocesi di San Benedetto del Tronto e Segretaria regionale, svolge l’attività di coordinamento ed animazione della Vita Consacrata. La sera dell’11 settembre a Fano Marco Poeta per l’Apito Mercoledì 11 settembre alle 21,15 presso la Chiesa di San Francesco a Fano si terrà la serata musicale dal titolo “Reminiscence of John Dowland” del musicista Marco Poeta accompagnato da Alessandra Losacco e con le voci recitanti di Giulia Poeta e Marco Florio. Una iniziativa a sostegno dei progetti di cooperazione dell’Associazione don Paolo Tonucci – Apito Marche in Brasile. Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto all’Apito per le sue attività di promozione umana in Brasile, nella diocesi di Camaçari, nella quale don Paolo Tonucci (missionario fanese) ha svolto per 13 anni il suo servizio di parroco poi continuato da don Marco Presciutti e don Luigi Carrescia di Jesi. La mente e l’anima colloqui con lo psicologo Ancora di fronte al problema dell’omosessualità Un’estate faticosa di Federico Cardinali Il mese di agosto non ci ha regalato belle notizie. E non parlo di quanto ci ha elargito il mondo della politica. Qui, purtroppo, c’è ancora tanto da lavorare perché l’interesse del Paese prevalga, finalmente, sugli interessi di parte: ancora la miseria e la vergogna di uomini che hanno la pretesa di essere al di fuori e al di sopra di ogni regola e di ogni legge. Mi riferisco, piuttosto, alle tante notizie di morte che giorno dopo giorno giungevano e giungono a rattristarci l’animo. La crisi egiziana. Le stragi in Siria. La catena di donne e uomini costretti a lasciare i loro paesi d’origine, che incontrano la morte a pochi metri dalla nostra terra. Ancora uomini, maschi, che si sentono in diritto di aggredire, fino ad uccidere, una donna che non accetta di restare in una relazione di prigionia. Ma c’è una storia, particolare, che oggi vorrei riprendere con voi. La storia di quel quattordicenne che di fronte alla solitudine in cui il dubbio sul suo orientamento sessuale lo stava portando, non ha saputo reggere e ha preferito morire. Nella fiduciosa speranza – così io credo – di camminare verso un mondo di maggiore libertà. Dove omosessualità ed eterosessualità non segnano più la differenza tra chi è accettato e accolto nella sua umanità, e chi invece viene segnato a dito, rifiutato. O, tutt’al più, tollerato. Certo, a quattordici anni il dubbio sul proprio orientamento sessuale è parte integrante di un normale processo evolutivo. Ma non è questo il problema che Andrea (così chiamerò questo nostro giovane figlio) ci pone. Né credo sia stato questo a portarlo verso una decisione così dolorosa e irreversibile. Il punto è che ancora i nostri pensieri – e di conseguenza le nostre azioni – sono guidati dalla ricerca del diverso e dalla designazione ed etichettatura di una non-normalità. I nazisti avevano deciso che gli omosessuali erano da eliminare dalla faccia della terra: esseri ‘fallati’ che inquinavano la purezza della razza. Noi, uomini civili del 2013, non useremmo mai parole tanto disumane. Ma siamo così sicuri che i nostri pensieri camminano per strade che nulla hanno a che fare con il desiderio di ‘ripulirci’ dalla presenza di coloro che, con una parola politically correct, chiamiamo gay? Negli anni dell’adolescenza i ragazzi (e le ragazze) vivono i loro sentimenti con la forza e il limite della totalità. Per loro vale ancora la legge infantile o tutto o niente. O si sentono completamente parte del gruppo, o si vedono totalmente emarginati. L’amicizia ha per loro tinte forti. Per loro vale ancora più che per noi adulti quanto scrive nei suoi appunti il Figlio di Sirac nel II sec. a. C.: «Non è forse un dolore mortale un compagno e amico che diventa nemico?» (Siracide 37,2). Se pensiamo ad un quattordicenne che non si trova bene con i suoi amici, che non si sente accolto nel gruppo, subito ci verrebbe da dirgli di parlarne con i suoi: il babbo, la mamma sapranno trovare la forza di ascoltarlo e le parole per fargli sentire che per lui, nel mondo, c’è tutto il posto che il suo cuore desidera. Sapranno aiutarlo a trovare la strada per vedersi ragazzino tra gli altri ragazzini. Simile agli altri e nello stesso tempo ricco della sua originalità e della sua energia vitale. Facciamo però, ora, uno sforzo d’onestà. Immaginiamo che Andrea sia nostro figlio. Ha quattordici anni, fa la terza media. E un giorno ci viene a dire che i compagni lo prendono in giro. Ma non ha il coraggio di dirci il perché. Dopo tanta nostra insistenza, piangendo, ci spiega: lui si sente attratto dai ragazzi invece che dalle ragazze. E alla nostra domanda se quello che dicono gli altri è vero, lui ci risponde che sì, le cose stanno proprio così. Cosa faremmo? Quali sentimenti, quali emozioni invaderebbero il nostro cuore di genitori? Non andremmo subito in crisi, soprattutto noi padri (= uomini, maschi)? Prima faremo del tutto per convincerlo che lui si sbaglia. Poi, quando continuerà a insistere che lui si sente proprio così… non ci verrà il pensiero che una disgrazia peggiore non ci poteva capitare? Perché, vedete, questo è il dramma dell’omosessualità in questo nostro mondo: che neanche in famiglia un ragazzo (o una ragazza) trova quell’accoglienza di cui ogni essere umano ha bisogno. E non sentirsi accolti, con la propria diversità, neanche in famiglia… Dove andiamo? Non pigliamocela genericamente con la società. La società siamo noi a costruirla. Con i nostri pensieri e con i nostri atteggiamenti. Così come siamo noi, cristiani, a costruire la chiesa. Io credo che sia come società civile sia come comunità di credenti, se non vogliamo essere anche noi tra i tanti che fanno finta di commuoversi di fronte al dramma del nostro Andrea – e dei tanti Andrea che vivono questi sentimenti –, dobbiamo aprire la nostra mente e dirci, finalmente, che l’omosessualità (= omoaffettività) è sì una diversità, ma una diversità che fa parte naturalmente della nostra umanità. Donne e uomini. Come tutti. Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI notiziebrevi 1-8 settembre: a Moie la festa patronale La parrocchia di Moie sta vivendo la settimana di preparazione alla festa patronale. «La festa non è spesa inutile – scrive il parroco don Fabio nel suo messaggio di invito - ma invocazione, fiducia, solidarietà, rafforzamento dei legami, oltrepassa mento del vivere quotidiano per vedere l’anticipo del Regno di Dio. Quindi facciamo festa, nella sobrietà, ma facciamo festa. Rinnoviamo la nostra fede, anzi, lasciamoci rinnovare dalla nostra fede, dal dono dello Spirito Santo». Predicatore della settimana, padre Alberto Panichella, saveriano maceratese che per 28 anni è stato in Brasile ed ora è nella casa dei Missionari ad Ancona. Sabato 7 settembre alle 16 la benedizione dei bambini in chiesa Santa Maria e alle 19,15 la benedizione degli automobilisti. Il programma del giorno della festa, l’8 settembre, Natività di Maria, alle 10 la Santa Messa presieduta dal vescovo Gerardo e alle 17 la processione; altre Sante Messe sono celebrate alle 8,30, alle 11,30 e dopo la processione. In serata alle 21 in piazza Kennedy lo spettacolo musicale “Napoletando… a prescindere”. 1-15 settembre: a Castelplanio la festa della Santa Croce Dall’1 al 15 settembre il Crocifisso ligneo (1639) della chiesa parrocchiale di Castelplanio viene tolto dalla sua teca ed esposto più vicino ai fedeli. Il programma prevede due settimane di celebrazioni e di incontri. Giovedì 5 settembre alle 18 la celebrazione dell’Eucarestia e l’adorazione a cui sono invitati i catechisti e i genitori che collaborano nel servizio. Venerdì 6 settembre alle 18 la Santa Messa e la preghiera di intercessione; alle 21 un incontro presso la sala comunale sul tema “Anziani e malati nelle nostre famiglie” con i relatori suor Anna Maria Vissani, Marcella Coppa e Alessandro Stronati. Sabato 14 settembre, nella festa liturgica della Santa Croce, alle 21 la Via Crucis da Poggio San Marcello a Castelplanio sul tema: “Famiglia a scuola d’amore sotto la croce”. Domenica 15 settembre alle 10 la Santa Messa a Poggio San Marcello e alle 11,15 a Castelplanio con la benedizione degli studenti di ogni scuola; nel pomeriggio alle 18 il concerto d’organo nella chiesa di San Sebastiano. Festa a Volere Volare L’estate si avvia a conclusione e con essa le attività estive dell’associazione l’Albero di Pina, che quest’anno hanno coinvolto una settantina di bambini del territorio. E per salutare l’estate, arriva la consueta festa al Centro Volere Volare, venerdì 6 settembre, dalle ore 17, al parco della parrocchia di S. Antonio Abate di Jesi, in via Piandelmedico 2, Borgo Minonna. Ad organizzarla ed animarla i ragazzi e gli educatori del centro, come occasione per ritrovarsi, ripercorrere le attività della lunga estate “All’ombra de L’Albero di Pina” e divertirsi tutti insieme, grandi e piccoli. Si comincia con uno spazio di animazione, poi, alle 18,45, la rappresentazione dei ragazzi di Volere Volare, e, a fine serata, la possibilità di cenare insieme e di ascoltare la musica dei “Los Bigotes Acoustic Trio”. vitaecclesiale VocedellaVallesina 8 settembre 2013 la chiesa locale IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO Giovedì 5 settembre Ore 11: Casa Paolo VI, Incontro con i Sacerdoti e loro familiari Sabato 7 settembre Ore 18.30: Parrocchia San Giuseppe, S. Messa e Battesimo Ore 21,15: Santuario delle Grazie, Preghiera per la Pace Domenica 8 settembre Ore 10: Moie, S. Messa a S. Maria Ore 11.30: Cupramontana, S. Messa e Cresima Ore 16: San Giuseppe, Incontro con Anziani Ore 19: Parr. San Pietro Apostolo, S. Messa nella festa della Madonna della Misericordia Ore 21: Incontro a carattere vocazionale Martedì 10 settembre Ore 15: Il vescovo riceve in Duomo per colloqui e Confessioni fino alle 19.30. Mercoledì 11 settembre Ore 19: Osimo, Pellegrinaggio al Santuario di S. Giuseppe da Copertino e S. Messa Giovedì 12 settembre Ore 9,45: Incontro dei parroci di città Venerdì 13 settembre Ore 16.30: Parrocchia Regina della Pace, S. Messa per inizio attività Avulss Sabato 14 settembre Ore 18: Parrocchia San M. Kolbe, S. Messa e mandato per animatori dei Corsi di Cristianità Domenica 15 settembre Ore 9.45: S. Maria Fuori Monsano, Incontro con i ragazzi nel ricordo di don Puglisi Ore 11: Moie, S. Messa e Cresima Ore 16: Chiesa delle Grazie, S. Messa nella Giornata del Donatore Ore 21: Incontro a carattere vocazionale a cura di don Corrado Magnani [email protected] 7 8 settembre 2013 23a Domenica del tempo ordinario Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33) compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». “Odiare” è... necessario Nelle liturgie domenicali passate si leggeva che il Regno di Dio (= il sogno di Dio sul mondo intero) è aperto a tutti a partire dagli ultimi: ed è larghissimo quanto è immensa la sua misericordia. Non c’è “dogana”, ma ha una “porta stretta”. Per oltrepassarla bisogna “sgonfiarsi” (Luca 14,1-4) cioè non fare i bravi, i giusti, i meritevoli, ma riconoscere di essere incompiuti, fragili, di non bastare a sé stessi e aver bisogno di essere amati e perdonati. Occorre inoltre liberarsi “dall’ossessione religiosa del fare” per autogiustificarsi davanti a Dio e agli uomini: nel regno di Dio non c’è posto per la meritocrazia. Nel vangelo di oggi Gesù prosegue nel proporre scelte di vite, atteggiamenti di fondo necessari per far parte della sua famiglia (=il Regno) ed “essere suoi discepoli” (versetti 28.33). Ne proponiamo tre: - “ODIARE il padre, la madre….” (versetto 26): nel linguaggio semitico di Luca “odiare” significa “amare di meno”, scegliere l’uno a preferenza dell’altro. Allora “odiare” vuol dire che la decisione per il regno di Dio richiede di esprimere con la vita una preferenza totale, radicale a Cristo e alle esigenze del Regno. “Odiare” significa non anteporre nulla all’amore di Dio. Tutto è relati- 1 settembre: Damiano Paccusse e Marta Di Rutigliano a Moje; Giacomo Centurelli e Michela Togni a Castelbellino; Andrea Ravalli e Laura Pandolfi a S. Antonio Abate; 8 settembre; Luca Gasparri e Paola Sassaroli a Sant’Elena. Settimanale di ispirazione cattolica della diocesi di Jesi fondato nel 1953 della La parola della domenica In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi,volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a OGGI SPOSI Voce dellaVallesina v V Direttore responsabile Beatrice Testadiferro Comitato editoriale: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Lombardi Responsabile amministrativo Antonio Quaranta Proprietà: Diocesi di Jesi Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 vizzato e relativo a Lui. Diversamente è idolatria (delle persone e delle cose) che delude chi ama e distrugge chi è amato. “Odiare” significa non tentare mai di giustificare tatticismi, posizioni di compromesso “a fin di bene”: di “stare con un piede su due staffe”. Specie quando si maneggiano soldi e posizioni di potere “sempre per il bene del popolo!”. E “della santa madre Chiesa”. - ESSERE POVERI (versetto 33). La povertà evangelica è una scelta gioiosa e necessaria per diventare “discepoli del Signore”. Povertà vuol dire non appoggiare la vita su cose non solide, franose. Non appoggiarsi neanche ai dogmatismi ideologici e religiosi più smaccati, alle sicurezze sbalorditive, fuori di ogni comune senso del pudore (quanta spudoratezza nel “ paese che si ama”!). Essere poveri vuol dire interrogarsi sempre circa la volontà di Dio e affidarsi a Lui come un bambino; e con un cuore libero, sgombro, non ricattabile, vivere la vita che ci viene incontro non come una tassa da pagare, ma come un dono da consegnare agli altri. Infine essere poveri vuol dire riconoscere decisamente la priorità dell’essere sull’avere e sull’apparire. Urge per questo la disponibilità a entrare nella logica folle della croce (versetto 27) cioè dell’amore donato. - DIVENTARE SAGGI, INTELLIGENTI E AUDACI: cioè avere spirito di discernimento, che non abbonda molto sul mercato, occupato da tanti sapienti, ma dove scarseggia la sapienza (dono dello Spirito di Dio). Avere senso della realtà, chiara coscienza dei rischi e delle difficoltà dell’avventura cristiana (versetti 28-32). Il che non è in contraddizione con lo spirito di fede, ma con la faciloneria, il fare sempre le cose a metà, il vivere più di emozioni, fino a ridurre la fede, a sentimento volatile. È interessante come Gesù non presenti la sapienza, l’intelligenza come virtù morali da acquisire, ma collochi queste nella prospettiva delle “scelte” che ogni suo discepolo è chiamato a vivere per entrare nel Regno di Dio. Ci invita anche all’audacia, che non è presunzione, ma il contrario dei tatticismi, dei calcoli al ribasso, della paura della legge che non salva. Essere audaci è non adeguare gli ideali alle nostre debolezze; far sì che i fini producano i mezzi e non viceversa. Spesso l’evidenza, rafforzata dalle paure, della limitatezza dei nostri mezzi umani porta a partorire progetti di basso profilo e di “piccolo taglio”. Il Signore ci è vicino: si fa nostro complice e socio solo in “affari grossi” (la costruzione del Regno di Dio oggi). San Giuseppe da Copertino protegge gli studenti 11 settembre: ragazzi a Osimo con il Vescovo Mercoledì 11 settembre il vescovo Gerardo sarà ad Osimo per celebrare la santa Messa nel Santuario di San Giuseppe da Copertino. Nel 350° anniversario della morte del santo, patrono degli studenti, i padri conventuali che reggono il santuario hanno invitato i Vescovi marchigiani a predicare la novena di preparazione alla festa che sarà mercoledì 18 settembre. Il vescovo Gerardo arriverà nel pomeriggio dell’11 settembre insieme agli studenti che vorranno ar- Composizione grafica Giampiero Barchiesi Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola Spedizione in abbonamento postale Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) rivare dalla diocesi jesina Giancarlo Sabbatini: tel. 3407811741 per partecipare alla visita guidata del santuario e «Osimo è la città che ha accolto san per ascoltare la vita di San Giuseppe da Copertino. La basilicaGiuseppe (1603-1663), santuario, la Tomba di san Giusepconosciuto anche come il pe, le camerette del Santo sono un santo dei voli. Alle 18,30 monumento di intimità spirituale: in la preghiera del Rosario preghiera si penetra nell’intimo della e alle 19 la Santa Messa. sua vita e si può comunicare con lui Sono invitati a partecipare che invita ancora a volare per cercare gli studenti e i loro genitori. La dio- le cose del Cielo.» padre Giulio Bercesi mette a disposizione un pullman rettoni. Giuseppe da Copertino era con partenza dalla parrocchia di San convinto che “in terra si fanno li sanFrancesco d’Assisi alle 16 e da San ti e di poi vanno in Paradiso” e che Giuseppe alle 16,15: per prenotare “Dio li santi li vuol fare a suo modo il posto si può chiamare il diacono non a modo nostro” Questo numero è stato chiuso in redazione martedì 3 novembre alle 18 e stampato alle 6 del 4 settembre. Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Tel. 0731.208145, Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Codice fiscale 00285690426 Questo giornale è stampato su carta riciclata. Abbonamento annuo 35 euro di amicizia 50 euro sostenitore 100 euro 8 v V della indiocesi VocedellaVallesina 8 settembre 2013 VocedellaVallesina 8 settembre 2013 v V della 9 JMJ: Benvenuti nella “Chiesa del Mondo”. impressioni, ricordi e impegni dalla partecipazione alla 28ma giornata mondiale della gioventù Ed è quella là che noi consideriamo una terra di missione? La chiesa di São Benedito nel quartiere “Pilares” di Rio, dove sono stati ospitati i giovani marchigiani e dove si sono svolte le catechesi dei vescovi di Palestrina, Ancona e Nazaret Matt Maher, il cantante americano che ha animato la veglia con il Papa, incontrato dai giovani jesini all’aeroporto internazionale di Rio de Janeiro Scorcio del quartiere Pilares di Rio de Janeiro, a un’ora e mezza di autobus dal centro della città M La galleria che porta dalla baia di Botafogo a Copacabana: all’interno di questo passaggio obbligatorio per i pellegrini si scatenava la gioia vera della GMG: canti, balli, bandiere di tutto il mondo sventolate, scambi di oggetti, ricordi destinati a rimanere nelle menti di tutti i sorprende pensare che un mese fa ero, assieme ad oltre 3 milioni di giovani, accampato sulla spiaggia più famosa al mondo, famosa soprattutto per le feste, per i divertimenti di chi è in vacanza, ma che di certo una festa grande e importante come quella a cui ho assistito 30 giorni fa non l’aveva mai ospitata. Copacabana a Rio de Janeiro, dove il profano della spiaggia ha incontrato il sacro della 28° Giornata Mondiale della Gioventù: l’incontro di tutti i giovani del mondo con il Papa, ma soprattutto tra di loro, la festa della fede che ne ha portati otto della Diocesi di Jesi dall’altra parte del mondo, per vedere, ascoltare il Papa “venuto dall’altra parte del mondo”. È soltanto questo, però, la GMG, andare a trovare il Santo Padre nell’altro emisfero? A me, infatti, che sono un giovane, che ho una vita e, magari, anche delle cose da fare qua in Italia capita di sentire qualcuno domandarmi perché abbia deciso di mettermi lo zaino in spalla e di percorrere i 10000 kilometri che ci separano da quella magnifica terra che è il Brasile, per vedere il Papa, che sta tutti i giorni a Roma a poche ore di distanza da casa mia. A parte il fatto che a vedere il Papa in Vaticano non ci sono mai stato, ciò che dicono è vero, ma ascoltare le Sue parole in piazza San Pietro mi permetterà ugualmente di parlare con un Brasiliano, un Argentino, un Cileno, un Francese, uno Spagnolo, un Coreano, un Nigeriano e imparare da loro come è la vita e come si vive la fede in quegli stessi Paesi? Solo chi partecipa alla GMG può capire e sentire l’esigenza di questo profondo scambio culturale tra tutti quei popoli e quelle persone che hanno come denominatore comune una cosa grandiosa e che risplende in mille modi quando la si condivide con così tanta gente: la fede in Cristo. Anzi, era impossibile a Rio guardare il Mondo, riunito in quella città grande come le Marche, e non avere il bisogno di aprirsi a questo Mondo, di guardarlo e di parlarci, perché effettivamente ci si sentiva parte del Mondo. Ed è solo così che si può assolvere il messaggio del Papa per questa Giornata Mondiale della Gioventù: “andate e fate discepoli tutti i popoli”, fraternizzando e conoscendoli. È ovvio, non era tra i giovani accorsi in Brasile che dovevamo fare discepoli, ma tra tutti quelli che, anche nelle nostre parrocchie, non conoscono la fede gioiosa che i Brasiliani ci hanno mostrato e insegnato, e i vantaggi e le bellezze che questo modo “giovane” di vivere la cristianità può portare. Inizia così la ricerca dei “discepoli” dalle nostre comunità, che sì non corrispondono proprio alla definizione di “tutti i popoli” del messaggio del Papa, ma che rappresenta già un grande punto di partenza perché, come ha detto Francesco, l’evangelizzazione parte da ognuno di noi e con le possibilità di cui disponiamo noi giovani è meglio partire dal basso, come fanno i grandi missionari del Brasile. “Contagiateci con la vostra gioia” ci avevano detto in molti di ritorno dalla GMG di Madrid 2011. Ora posso assicurare a tutte queste persone che vogliono ed esigono allegria nelle comunità cristiane che le batterie della fede le abbiamo ricaricate con pura gioia brasiliana, quella pietra preziosa con cui riempiono ogni cosa che fanno nel loro Paese, anche ogni singola messa. Abbiamo capito, dunque, che per (ri) evangelizzare questo popolo italiano, noi pellegrini in Brasile non avremmo dovuto fare altro che riportare la fede gioiosa di quella terra lontana e ospitale e metterla anche noi in tutto ciò che facciamo. Lo vedremo in seguito se “rubare” le idee ai Brasiliani sarà fruttuoso, se sarà utile rendere la messa una vera e propria festa, come lo è là già da molto tempo. Perché in Brasile la messa è una festa, non in senso metaforico, ma in senso reale, animata, guarda un po’, dai giovani. Giovani che si stupiscono nel sentire noi Italiani raccontare che qui in chiesa di ragazzi ce ne vanno ben pochi perché, diciamocelo, oramai viene vista solo come un’inutile imposizione. Ed è quella là che noi consideriamo una terra di missione? Riportare a casa il messaggio e l’idea che ogni nostra piccola parrocchia, il punto di partenza di ogni cristiano, è parte della Chiesa del Mondo è un grande obiettivo, che ogni fedele reduce da una GMG deve porsi come principio. Bisogna che tutti sappiano che assieme a noi a Copacabana, quella notte del mese scorso, anche la Diocesi di Jesi, con ogni suo fedele, di oggi o di domani, c’era. E la Chiesa di Jesi è in Brasile, anche per via del missionario don Luigi Carrescia, che ha ospitato nella sua parrocchia della diocesi di Camaçari, nella Bahia, 21 giovani marchigiani. Tra loro, noi della Vallesina, come lui, e ci ha mostrato la gioia del Brasile, quella che stiamo portando in Italia e che lo ha trattenuto, lui assieme a tanti altri Italiani che abbiamo conosciuto (il vescovo di Camaçari è di Fermo ndr), in quel Paese che quasi rischiava di catturare anche noi. Invece eccoci qui, pronti a raccontarvi le gioie, le passioni, le fatiche di venti intensi giorni di Brasile, e, se volete farvi contagiare anche voi dalla nostra gioia, vi consiglio di cercare quei reduci di quella fredda notte a Copacabana, che un mese fa ha infiammato i cuori di 3700000 fedeli. Nicolò Stronati I nomi dei giovani accoppiati, pronti per essere divisi nelle famiglie di Monte Gordo I giovani Erano presenti da Jesi: don Cristiano Marasca, marchigiani “accampati” don Marco Micucci, Emanuele Contadini, a Copacabana Michele e Riccardo Maceratesi, Roberta La veglia con Papa Francesco nella fredda notte carioca Petrucci, Matteo Cannelloni. Le Giornate mondiali della Gioventù non sono ‘fuochi d’artificio’”, così il Papa nel primo Angelus in Piazza San Pietro, dopo il rientro da Rio de Janeiro, a sottolineare il senso di un cammino dei giovani che prosegue nel tempo con la Croce di Cristo, per vincere “la vanità del quotidiano”. Un “grande dono” per il Brasile, per l’America Latina e per il mondo intero. Papa Francesco ha chiesto a tutti di ringraziare il Signore per la Gmg celebrata a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio. Alcuni dei giovani jesini con dei ragazzi brasiliani incontrati nelle gremite strade della città Gli ultimi attimi prima di partire definitivamente dal Brasile. Dopo sette giorni nella sua parrocchia di Monte Gordo, don Luigi Carrescia, missionario della diocesi di Jesi, organizza la festa di addio (o di arrivederci) assieme ai giovani del luogo Don Luigi con alcuni bambini (crianças in portoghese) della sua parrocchia I 21 giovani marchigiani ospitati a Salvador da Bahia con i volontari della parrocchia che li ha accolti 10 v V della indiocesi VocedellaVallesina 8 settembre 2013 MACINE DI CASTELPLANIO: IN PARROCCHIA LA CRESIMA DI SEDICI ADOLESCENTI COINVOLGE TUTTA LA COMUNITÁ Ti ringraziamo per le loro emozioni e i loro sentimenti “Portate Gesù agli altri con coraggio”. Utilizzando le parole di Papa Francesco, pronunciate alla conclusione della giornata mondiale della gioventù di Rio, don Gerardo fa un particolare augurio ai ragazzi della parrocchia di Santa Maria del Cammino che il 1 settembre hanno ricevuto il sacramento della Cresima nella chiesa di Macine di Castelplanio. Lo Spirito Santo è sceso su Igor Baioni, Annalisa Cantiani, Valentina Cantiani, Anna Lisa Cascia, Elisabetta Chiodi, Debora Fabbretti, Giorgia Falconi, Michael Foschia, Davide Giaccaglia, Gloria Mariotti, Nicoletta Paciarotti, Melissa Pasqualini, Alice Prezioso, Erika Priori, Lorenzo Silvestrini, Alessia Sorci. La celebrazione è stata un momento molto intenso grazie alla partecipazione attenta dei numerosi presenti. Durante la Messa è stato proclamato il vangelo del giorno (Lc 14, 1.7-14) ed è proprio con una riflessione sulla parabola pronunciata da Gesù che inizia l’omelia di don Gerardo. Con questa parabola, dice il vescovo, Gesù vuole darci un insegnamento che non ha nulla a che vedere con i banchetti, né con le astuzie per ottenere i posti migliori; il vero insegnamento è quello di invertire le normali logiche umane per seguire la logica di Gesù. Dicendo di cedere il proprio posto e di invitare chi non può ricambiare, Gesù propone a ciascuno di noi di offrire la propria vita per il prossimo e vivere con gratuità per essere persone capaci anche di andare controcorrente. Un cresimando può essere amico di Gesù solo se prova a comportarsi come lui e lo ama. Amare Gesù è molto difficile. Anche San Pietro, incontrato Gesù risorto sul lago di Tiberiade, nel rispondere alla sua ripetuta domanda “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?” non è riuscito ad andare oltre ad un “ti voglio bene”. Sarà poi Pietro stesso, grazie allo Spirito Santo ricevuto a Pentecoste, a proclamare a tutto il popolo il suo amore per Gesù. Don Gerardo rivolge questo invito non solo ai cresimandi, ma anche ai sacerdoti, ai catechisti, ai genitori e a tutti i presenti, perché ciascuno viva la propria fede con coerenza e si faccia testimone di gioia, di quella gioia piena che è scopo della vita cristiana. Durante l’omelia, il vescovo ha più volte ricordato l’incontro avuto con i ragazzi durante il ritiro di preparazione, svoltosi dal 28 al 30 agosto presso l’Abbazia del Beato Angelo di Cupramontana. In quest’occasione il vescovo ha potuto apprezzare la preparazione dei ragazzi e la loro disponibilità d’ani- mo. Nel corso del ritiro, sono stati proposti ai ragazzi momenti di formazione, ma anche occasioni di incontro e di confronto con persone che manifestano come lo Spirito Santo abbia operato su di loro: una giovane coppia di sposi, i ragazzi della comunità cenacolo di Loreto, i gruppi di preghiera del Rinnovamento nello Spirito e della Milizia dell’Immacolata. Durante la celebrazione, i ragazzi hanno offerto una loro foto assieme a dei sassolini, a simboleggiare il cammino svolto, ed una piuma, bianca come la colomba, simbolo dello Spirito Santo; il pennino inserito nella piuma servirà a scrivere il loro futuro da cristiani. I neo-cresimati hanno voluto ringraziare di fronte a tutta la comunità le persone che hanno incontrato e che hanno assunto o assumeranno un particolare significato nel proseguimento della loro vita: i loro genitori che sono stati in grado di trasmettere la fede e di sostenerli nelle scelte importanti, i padrini e le madrine che continueranno ad essere i loro punti di riferimento, il vescovo ed i sacerdoti don Gianfranco, don Michele e don Venish, che li hanno coinvolti con passione nella vita della chiesa, e noi catechisti, per esserci dedicati a loro con amore ed impegno. Noi catechisti, nel ringraziare il Signore per questo bellissimo cammino di fede vissuto insieme ai ragazzi, abbiamo dedicato loro queste parole lette alla fine della Santa Messa: «Ti ringraziamo Signore per averci dato la possibilità di incontrare questi ragazzi; nel corso di questi anni abbiamo fatto esperienza della gioia, vitalità, del coraggio e della curiosità con cui hanno affrontato questa esperienza di fede. Ti ringraziamo anche perché le loro emozioni ed i loro sentimenti sono diventati anche i nostri e ci hanno aiutato ad affrontare con serenità il cammino assieme a loro. Un’ulteriore conferma di tutto ciò è arrivata nel corso del ritiro vissuto in questi ultimi giorni di preparazione, denso di momenti profondi e di condivisione. Signore ti preghiamo perché, qualunque via scelgano di percorrere, rimangano vive in loro la speranza e la fiducia in Dio e nel prossimo che è l’espressione più grande del volto di Dio. Siano sempre pronti a porsi domande e ad accogliere quelle che nasceranno nelle varie situazioni della loro vita e non abbiano paura di mettersi in dubbio per poter crescere nella fede.» Folco Fioretti e Costanza Uncini Santuario “SS. Crocifisso” di Treia: P rofessione temporanea di cinque novizi dei Frati Minori “La vera proprietà è la fraternità” A circa un chilometro dal comune di Treia, in mezzo al verde della campagna marchigiana, sorge il Santuario del SS. Crocifisso che si compone di due costruzioni:la chiesa e il convento dei Frati Minori, con al centro il Campanile. Aria di festa nel piazzale del Santuario la mattina del 31 agosto e in poco tempo la chiesa è invasa da ragazzi muniti di telefonino e da famiglie con bambini e anziani, mentre i giovani della Corale provano i canti per la Liturgia. Ed ecco sfilare dietro la Croce, in mezzo ai fedeli, un lungo e bianco corteo di presbiteri diretti all’altare: più di 20 sacerdoti pronti a concelebrare la Messa solenne, presieduta da padre Ferdinando Campana, Ministro della Provincia Picena dei Frati Minori. Si annuncia un evento di “perfetta letizia”, il cui protagonista è lo Spirito Santo: 5 giovani frati francescani, dopo un percorso di formazione e un anno di Noviziato a San Damiano di Assisi, sono “chiamati” ad emettere i voti di povertà castità e obbedienza impegnandosi a seguire Cristo “povero e umile”sull’esempio di Francesco. All’appello del Ministro Provinciale, i cinque giovani, fra’ Carlo Benigni di San Benedetto del Tronto, fra’ Lorenzo Del Bene di Pesaro, il siciliano fra’ Ignazio Faraci, fra’ Paolo Gabrielloni di Jesi, fra’ Cristian Piccirilli di Ferentino, rispondono “Eccomi”e chiedono di essere ammessi alla santa professione dei Consigli evangelici nella Fraternità dei Minori. Un progetto d’amore e di servizio Rivolgendosi ai cinque novizi, ai loro parenti e amici, ai sacerdoti e a tutti i fedeli, il Padre Provinciale dà un triplice messaggio. Il primo è che la professione religiosa è un dono per la famiglia e per l’umanità, ma esige una risposta totale alla chiamata di Dio. La Chiesa ci fa fare un cammino graduale: dal “Postulantato” al Noviziato, dalla professione temporanea alla professione perpetua. In questo mondo incerto... che non vive l’amore fedele, Gesù chiede il dono totale di sé. Il secondo messaggio è che il Noviziato è l’anno del fidanzamento, ora arrivano i giorni feriali... Ma proprio qui, quello che voi sarete giorno per giorno, sarete per sempre. Voler bene a Dio e ai fratelli... fedeli all’Amore “nella gioia e nel dolore”! Il terzo messaggio del Provinciale è che dalla Regola francescana emergono due insegnamenti: la povertà e l’amore. I frati vanno per il mondo e vivono “senza nulla di proprio”. Voi non vi appartenete più, appartenete a Dio. Lasciare tutto: questo significano i voti di povertà, castità, obbedienza. La Regola poi dice:”Si amino come veri fratelli”; la vera proprie- tà è la fraternità! Siamo una famiglia,ma dobbiamo costruirla questa famiglia con una fedeltà generosa: morite a voi stessi per vivere fin da ora l’esperienza del Regno di Dio>. Dopo avere dato al Ministro Provinciale il proprio consenso, ciascun novizio si presenta e fa la “professione religiosa”: <A lode e gloria della Santissima Trinità io, fra’ Paolo Gabrielloni, poiché il Signore mi ha ispirato di seguire più da vicino il Vangelo e le orme di nostro Signore Gesù Cristo, davanti ai fratelli qui presenti, nelle tue mani, fra’ Ferdinando Campana, con fede salda e volontà decisa, faccio voto a Dio, Padre santo e onnipotente, di vivere per un anno in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità e insieme professo la vita e la Regola dei Frati Minori... Pertanto mi affido con tutto il cuore a questa Fraternità perché ….possa tendere alla perfetta carità nel servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini>. Il Provinciale, a nome della Chiesa e della Fraternità, accoglie i voti dei frati e consegna loro la Regola francescana, ringraziando le famiglie per il dono dei loro figli. I confratelli abbracciano i nuovi compagni di viaggio mentre risuona nel Santuario l’applauso festoso dell’assemblea e il giovane sacerdote musicista, fra’ Pierpaolo Fabbri, innalza il suo canto di lode a Dio con Francesco d’Assisi: “Altissimo glorioso Dio, illumina le tenebre del cuor mio, dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta...”. Ma il Signore compie sempre meraviglie e Padre Campana annuncia con gioia nuovi eventi: il 1°settembre altri quattro frati emetteranno i primi voti, tre a San Damiano e uno a Cagliari. Non solo. Il 5 ottobre sarà ordinato sacerdote fra’ Rudi Fraticelli, il 19 ottobre fra’ Moreno, il 26 ottobre fra’ Michele Massaccio. La Festa continua nel piazzale dove il Padre Guardiano, fra’ Luciano Genga, e i confratelli offrono agli ospiti piatti di pastasciutta, panini squisiti e dolci. E a tarda sera si festeggia ancora....in perfetta letizia. Maria Crisafulli inmemoria VocedellaVallesina 8 settembre 2013 Ricordo Giacomo e Rosa Marcelli “Eccomi, eccomi! Signre io vengo. Eccomi, eccomi! Si compia in me la tua volontà”. Con questo canto, che riecheggia il Salmo 40, l’assemblea liturgica ha accolto il 23 luglio, per il Rito funebre nel Duomo di Jesi, fra due ali di folla, il conte Giacomo Marcelli Flori e la moglie, contessa Rosa Piccolomini, vittime di un tragico incidente nella galleria dei Sassi Rossi, presso Genga. Vissuti a Roma per molti anni, da qualche tempo erano tornati a Jesi e abitavano nel Palazzo Marcelli, in via Terme. Accanto ai familiari e agli amici erano presenti il sindaco Massimo Bacci, alcuni ex-consiglieri della Cassa di Risparmio di Jesi e imprenditori aziendali venuti da Roma, Ancona, Jesi e Fabriano, per dare l’estremo saluto ai coniugi. Presente anche il picchetto d’onore dei Carabinieri, poiché Giacomo era stato ufficiale dell’Arma. Hanno concelebrato la Santa Messa presieduta dal Vescovo Gerardo, mons. Giuseppe Quagliani, don Anselmo Rossetti e don Vittorio Magnanelli, con l’assistenza dei diaconi Giancarlo Sabbatini e Augusto Abbatelli. Delineando alcuni tratti essenziali della vita di Giacomo e Rosa, il Vescovo ha dichiarato: «A Giacomo va la gratitudine della Chiesa di Jesi perché collaborava con l’Ufficio diocesano nella sistemazione dell’Archivio. Disponibile e generoso, si prodigava in opere di carità a favore dei bisognosi. Di Rosa: la fede, la comunione quotidiana, la nobiltà d’animo, lo spirito di carità. Amava la famiglia e aveva nel cuore i figli e i nipotini». Ma il messaggio va oltre..., nel cuore del Mistero di Cristo morto e risorto ed è un annuncio di fede: «Carissimi, oggi non possiamo lasciarci andare alla tristezza: la vicenda è tragica, ma la Parola di Dio illumina anche questo momento. L’apostolo Paolo scrive: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse il dolore o l’angoscia? La persecuzione o la fame o la nudità? Il pericolo o la morte violenta?.... Ma in tutte queste cose noi siamo vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm 8,35-37). Come è possibile dire “siamo vincitori”, di fronte alla morte dei due coniugi? Ma prendiamo coscienza che Dio ci ama, anche oggi, e di un amore più forte nella sofferenza. I nostri cari, Giacomo e Rosa, sono nelle mani di del Signore e vivono nella luce di Dio: il fondamento della nostra fede è la Risurrezione e non dobbiamo dire di un defunto “non c’è più”, ma dire con un atto di fede: “vive nella vita eterna”. La vita sulla terra ha un senso ben preciso: è un tempo di gestazione per nascere ed è un tempo di fidanzamento per entrare nell’amore di Dio per sempre. Il Vangelo ci invita ad essere pronti e vigilanti. Impariamo a vivere ogni giorno nella preghiera, nella fratellanza e nella fedeltà al Signore. Dio ci benedica e la sua pace ci accompagni sempre!». Dopo la Comunione eucaristica un rappresentante dell’Associazione “Carabinieri d’Italia” ha rivolto alla Vergine Maria la Preghiera del carabiniere. Infine il canto corale del popolo di Dio che confessa la sua fede: “Io credo: risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore! Ora è nelle tue mani quest’anima che mi hai data: accoglila, Signore, da sempre tu l’hai amata, è preziosa ai tuoi occhi” Maria Crisafulli La benedizione del Papa Ai collaboratori di Voce «Anche quest’anno un numero considerevole di periodici – 126 – associati alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici ha diffuso, in occasione della Giornata per la carità del Papa, celebrata domenica 30 giugno scorso, il pieghevole curato dall’Ufficio Obolo di San Pietro. Tra di essi anche il settimanale “Voce della Vallesina” ha partecipato all’iniziativa della Segreteria di Stato, volta a far conoscere il valore spirituale ed ecclesiale dell’offerta, come pure le modalità pratiche di un sostegno fattivo al ministero apostolico e caritativo del Sommo Pontefice che ha un respiro mondiale. Il Santo Padre Francesco è vivamente grato per la premurosa e generosa collaborazione e, invocando la materna intercessione della Beata Vergine Maria, è lieto di impartire alla direttrice e ai suoi collaboratori la Benedizione Apostolica che volentieri estende ai familiari.» + Angelo Becciu, segreteria di Stato del Vaticano, 15 luglio 2013 Corsi di Cristianità Il movimento dei Corsi di Cristianità della diocesi di Jesi, che da trent’anni opera per l’evangelizzazione degli ambienti, annuncia che sabato 14 settembre, nella chiesa di San Massimiliano Kolbe, alle 18.30, il vescovo Gerardo conferirà “il mandato” per la missione alle due equipe dei corsi di cristianità del 2013. Il 28° Corso Uomini si svolgerà dal 26 al 29 settembre; il 25° Corso Donne dal 17 al 20 ottobre. Per informazioni telefonare ad Alessandro Rosetti (0731/789240). v V della 11 Anniversario Il 12 settembre 2011 ci ha lasciato la carissima Fulvia Federici ved. Filosa Nel secondo anniversario della morte, i figli Giorgio e Giovanni, i nipoti e i parenti la ricorderanno con una Santa Messa di sufragio che sarà celebrata presso la chiesa della parrocchia San Pietro Martire alle 18,30 del 12 settembre 2013. Voce della Vallesina Per i ricordi delle persone care 0731.208145 12 v V della VocedellaVallesina 8 settembre 2013 pastorale Loreto: pellegrinaggio dell’“Unitalsi”delle diocesi di Jesi e di Senigallia sul tema “Io credo...” Quel vento che gonfia le vele dell’amore Loreto, venerdì 9 agosto: mattinata afosa, aria pesante, ma doni del Signore è l’Eucaristia!». Tutti segni della fede del poil vento dello Spirito soffia forte dalla casa di Nazaret, nel polo di Dio che va incontro a Gesù nella casa della Madre Macuore del Santuario, quella piccola casa di mattoni dove il ria, modello della Chiesa. credente può ancora oggi contemplare il “mistero” dell’in- Ma non solo eventi liturgici. Belle le danze, al suono di orcarnazione del Figlio di Dio e il silenzio si fa Parola per tutti i ganetto, dei ballerini in costume del gruppo folcloristico di pellegrini del mondo: Hic Verbum caro factum est. In piaz- Cupramontana: dalla “Manfrina” al “Pirulìn”, dai valzer al za un vociare di giovani e anziani, uomini e donne, di dame “Saltarello” marchigiano... Ogni mattina dialogo e animazioe barellieri dell’associazione Unitalsi che accompagnano gli ne musicale sotto i portici; la domenica anche una”Caccia al ammalati in carrozzina: sono 340 i pellegrini provenienti da tesoro” preparata dai giovani; nell’attesa il canto “Madonnina diverse località delle diocesi di Jesi e di Senigallia per vivere dai riccioli d’oro”, voce appassionata di Maria Cappannini di insieme, nell’Anno della fede, tre giornate di spiritualità sul Poggio San Marcello (anni 89). E nel pomeriggio l’uscita fuotema “Io credo...”.Quattro lunghi nastri di color celeste si di- ri Porta Marina, in una radura ombreggiata, per un momento partono dal lato della piazza sopra la galleria e scendono a di amicizia e di relax. Perché «l’ Unitalsi - ha detto il vescovo terra portando quattro messaggi a caratteri d’oro: Credo in Gerardo - è una famiglia, unita dai valori umani e dalla fede Dio Padre. Credo in Gesù Cristo. Credo nello Spirito Santo. che per noi è fondamentale. Ma non dobbiamo dimenticare le cose belle della vita: la natura, il paesaggio, l’amicizia, i moCredo la Chiesa. Unitalsi: una sigla che, come tante, dice ben poco: Unione menti di serenità». Il barelliere Fabrizio Mancini ha animato Nazionale Italiana Trasporto ammalati a Lourdes e San- la serata con un vivace dialogo e con la musica risvegliando tuari Internazionali. Si potrebbe chiedere: a che prezzo? Ma nei cuori di tanti pellegrini le dolci note di “Mamma, son tanchi fa esperienza di vita con i volontari, anche solo per 24 to felice...” e di altre canzoni fino al punto da coinvolgere il veore, si rende conto che le categorie di questo mondo sono scovo nel canto de “Il ragazzo della via Gluck”con il coro di rovesciate: il potere consiste nel servire tutti, in particolare i dame e barellieri. Anche la Chiesa è una famiglia! sofferenti e gli ultimi; l’avere significa essere capaci di donare qualcosa ai fratelli, forse solo un bicchiere d’acqua, ma so- Una barca a vela prattutto gocce di speranza con un sorriso, una parola, con Ma c’è una “cosa strana” in questi giorni a Loreto: una barca l’ascolto e l’aiuto paziente, con la preghiera. del cantiere Unitalsi che ogni pomeriggio “naviga”in piazza Dalle 6 del mattino a mezzanotte: questa la giornata dei vo- della Madonna... È una barca a vela con l’albero che s’innalza lontari dell’Unitalsi che la sera dell’ 11 agosto, in piazza han- a forma di croce e guida la rotta verso lidi lontani, al soffio di no presentato al pubblico 30 nuovi ragazzi ammessi a far un vento che placa le onde e gonfia le vele: è il vento dello Spiparte dell’associazione e a cooperare con gli adulti nel servi- rito che dà forza ai naviganti. A bordo ci sono uomini, donne, zio. All’età di 18 anni ognuno di loro potrà diventare dama o bambini, i sacerdoti e i vescovi di Senigallia e di Jesi e parlano barelliere. I giovani credono nelle cose che contano! E i gio- un unico linguaggio: quello della fede e dell’amore. Una Voce vani dell’Unitalsi fanno un cammino di formazione cristiana dall’alto: “Amatevi, fratelli, come mio Figlio vi ha amati; siete figli dello stesso Padre e avete una Madre, Maria, la stella del che costa sacrifici, ma vale. mare. È Lei l’icòna della Chiesa, la comunità di chi crede, spera e ama”. I pescatori gettano le reti in mare con trepidazione La luce e la forza dello Spirito Nella cripta della Basilica l’apertura del pellegrinaggio con il e sperano di fare una pesca abbondante. Tutti pregano la Masaluto delle presidenti dell’Unitalsi, Antonia Giordano della dre per poter dire ogni giorno con amore: “Eccomi, Signore, si diocesi di Jesi, e Armanda Magini della diocesi di Senigallia, compia in me la tua volontà!”. che hanno invitato i partecipanti a vivere il cammino di fede L’11 pomeriggio: la processione e benedizione eucaristica e il con gioia e amore. Don Gianni Giuliani, ricordando le paro- messaggio conclusivo del Vescovo di Jesi: «La Chiesa siamo le di Gesù alla Samaritana “Dio deve essere adorato in Spirito noi battezzati. La barca, simbolo della Chiesa, è fragile nella e verità”, ha detto: «Edith Stein e Massimiliano Kolbe, i santi tempesta e deve rimanere attaccata all’ancora: non andrà a di cui facciamo memoria in questi giorni, hanno adorato Dio fondo se rimarremo uniti a Gesù, la nostra ancora di salvezza. ad Auschwtz, nella sofferenza e nella croce. Grande è la forza I pesci rappresentano i nostri fratelli: Gesù ha detto a Pietro: della fede!». Don Carlo Paolucci, assistente dell’Unitalsi di Se- “Ti farò pescatore di uomini”. Il Signore ci renda forti nella nigallia, guidando i fedeli a vivere la celebrazione penitenziale fede e missionari!». Don Carlo Paolucci, che per molti anni con l’esame di coscienza , l’ascolto della Parola e la confessione individuale, ha sottolineato la bellezza della Riconciliazione con Dio e con i fratelli. Nell’arco dei tre giorni un programma ricco di appuntamenti: Messe, processioni con l’Eucaristia, visite nella Santa Casa, adorazione... Sabato ha presieduto la Santa Messa per i pellegrini il vescovo di Senigallia, Giuseppe Orlandoni, che spiegando il brano evangelico della guarigione del paralitico (Mc2,1-12), ha detto fra l’altro: <C’è bisogno di un medico che possa guarire il corpo e lo spirito. Il medico è uno solo: Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore. Ma ad una condizione: se c’è la fede». Nella Messa della domenica il Vescovo di Jesi, Gerardo Rocconi, ha esortato i fedeli “ad ascoltare la voce dello Spirito Santo, il maestro interiore che dà luce e forza e ci fa capire che siamo figli di Dio”. Dalla “Liturgia della Luce”, celebrata da lunghe file ha svolto un servizio prezioso come assistente dell’Unitalsi di fedeli che percorrendo la piazza, disegnavano con le fiam- di Senigallia, salutando tutti ha annunciato che per raggiunti melle dei flambeaux la lettera “M” in onore di Maria, al Rosa- limiti d’età (75 anni), sarà sostituito dal sacerdote don Anrio dei “misteri della Luce”: scene e dialogo evangelico a cura drea Baldoni. Infine il saluto della presidente Antonia anche dei giovani e con il commento del Vescovo di Jesi che, davanti a nome della presidente Armanda: «Abbiamo vissuto insiealla tavola dell’“Ultima Cena”, ha esclamato: «Il più bello dei me momenti emozionanti e questi giorni hanno rinnovato Giovani in cammino Le ho incontrate nel refettorio dell’Unitalsi il 9 agosto: Angelica (15 anni) e Alessia (14 anni), della diocesi di Senigallia. Due ragazze vivaci e simpatiche in t-shirt blu e sulla testa un triangolo di stoffa blu con una piccola croce. Come gli altri ragazzi dell’associazione hanno il compito di apparecchiare, sparecchiare, servire a tavola i pellegrini e poi rigovernare, a turno. Ma non solo. Accompagnano i malati in carrozzina e le persone sole in difficoltà venendo incontro a ogni loro esigenza. A queste adolescenti che ispirano fiducia e tenerezza per la loro fedeltà all’impegno ho rivolto qualche domanda: Alessia, che cos’ è per te l’Unitalsi? Un’esperienza bellissima. Ci sto da un anno ed ho scoperto quanto sia bello ed importante aiutare gli altri. A volte basta un sorriso... Quando ti senti stanca, come oggi, non puoi farti sostituire nel turno di servizio? Sì, ma cerco di farcela se non sto troppo male: ho preso l’impegno e non mi tiro indietro. Ci sono iniziative di spiritualità per voi giovani quest’anno? Sì, dal 19 al 20 ottobre avremo un incontro di formazione regionale a San Benedetto del Tronto e spero di partecipare perché ci tengo molto. Angelica, quale scuola frequenti? Il Liceo Classico di Jesi Come hai conosciuto l’Unitalsi? Mio padre da tanti anni fa parte di questa associazione di volontariato cristiano Figlia d’arte? In certo senso... Da quando avevo tre anni la mamma mi portava al pellegrinaggio di Loreto per andare a trovare papà: sono cresciuta così. Poi, cinque anni fa, ho fatto la scelta personale di entrare nell’Unitalsi. Sei contenta? Sì, molto contenta. Mi trovo bene. Grazie e tanti auguri! (Foto Giorgio Cognigni) la nostra vita. Cari ammalati, speriamo di avervi dato un po’ di gioia! Cari Vescovi, grazie per i messaggi di speranza e di incoraggiamento! Medici ed infermieri, grazie! Grazie al gruppo “Piazza e Chiesa”, al gruppo di animazione e a tutto il personale: meravigliosi! Grazie ai ragazzi, disponibili all’inverosimile! Preghiamo Maria per rimanere nella mistica atmosfera del pellegrinaggio». Maria Crisafulli paginaperta JESI VocedellaVallesina 8 settembre 2013 della 13 Scherma: A Budapest, in Ungheria, le jesine tornano protagoniste IL PALAZZO E DINTORNI Di Francisca e Vezzali ai mondiali Pregi e rischi del super-verde Alzi la mano chi non vuole avere attorno casa e in città tanto verde, tanti alberi, aiuole, siepi, viali, parchi… Nessuno alza la mano! Lo sapevo. Perché il verde offre riposo e bellezza, garantisce aria pulita e, dicono quelli che capiscono, ci toglie anche l’anidride carbonica e dà ai nostri polmoni un ossigeno che più ossigeno di così non si può. Ma il verde, certo, offre anche qualche inconveniente. In certe stagioni sporca un po’ e bisogna darsi da fare per pulire se non vogliamo che le fogne si intasino e che la città sia brutta. E poi è anche necessario custodirlo questo verde di qualsiasi tipo esso sia. E, caro mio, ci vogliono anche competenti per la manutenzione del verde pubblico se non vogliamo perderlo nel giro di pochi anni o vederlo tutto in confusione. La nostra amministrazione comunale ne ha fatto un motivo di orgoglio, quello di curare bene il verde e tenere la città pulita. E speriamo che ci riesca. Ma quando il verde del privato è sovrabbondante, soprattutto quando si sviluppa lungo la siepe di confine che lambisce le nostre strade, può diventare fastidioso, anzi pericoloso. E allora bisogna intervenire. L’ente pubblico o il privato? Ditemelo voi. Ecco un esempio (ma ce ne sarebbero…). All’angolo tra viale Cavallotti e via Montecarotto c’è una bella villa che era di un mio amico e che ora non so di chi sia. È una villa ricchissima di verde. Anzi straricca al punto che lungo il Viale, ma soprattutto lungo via Montecarotto il ver- v V de straborda dal confine privato per riversarsi in super-abbondanza sopra la strada formando quasi un tetto di rami. Il guaio è che tanti rami sono pendenti e alcuni – rami con spine lunghi anche due metri che arrivano quasi fino a terra – diventano veramente pericolosi al punto che un bambino o un ciclista o un tizio qualsiasi, sbattendoci contro, può rischiare anche di accecarsi. Speriamo che non avverrà. Ma, a questo punto, di fronte alla sovrabbondanza di verde troppo trascurata, - come avviene anche da altre parti della nostra città – bisogna intervenire con un bel tagliasiepe per non rischiare mali maggiori. È compito del comune o del proprietario? A me pare che debba essere il privato ad intervenire. E quanto prima. Ma se il proprietario non c’è? O se non si sa chi sia? O se è tanto anziano che non si accorge di questo problema? Quante domande! Insomma: qualcuno provveda prima che accechiamo un bambino. v.m. Ps. Approfitto per far sapere all’ufficio manutenzioni delle strade che in via Montesecco, a circa 100 metri dalla Jesi-Belvedere, sia e destra che a sinistra della carreggiata l’asfalto sta cedendo: una buca di una ventina di centimetri di diametro, con vuoto all’interno, può creare problemi ad un motociclista e anche ad un’auto se dovesse cedere sotto il peso. È bene provvedere subito. Un anno dopo i giochi olimpici di Londra, Elisa Di Francisca e Valentina Vezzali sono tornate di nuovo protagoniste in pedana. L’occasione l’avevano offerta i mondiali di scherma, che si erano svolti nel mese di agosto a Budapest in Ungheria. Alle due campionesse del Club Scherma Jesi la rassegna iridata non ha regalato però, le stesse emozioni delle Olimpiadi inglesi. Nella gara individuale di fioretto femminile vinta da Arianna Errigo (medaglia d’argento a Londra), la Di Francisca si era piazzata terza, eliminata in semifinale dalla tedesca Golubytsky, mentre per la Vezzali il cammino si era concluso nei quarti, proprio per mano della connazionale Errigo, in una rivincita della semifinale olimpica. Delusione per Elisa, che avrebbe “voluto vincere questo campionato mondiale per dedicare il trionfo al ministro Kyenge” aveva dichiarato a fine gara. Diverso invece, il discorso per Valentina, rientrata in pedana a meno di tre mesi dalla nascita del piccolo Andrea. «Ero un po’ ferma sulle gambe – era stata la sua analisi – ed ho reagito tardi: la Errigo è stata brava. Comunque, sono contenta, è stata una bella esperienza nonostante avessi fatto solo pochi allenamenti. Per me Budapest è un punto di partenza, quello di arrivo solo le Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016». La gara a squadre invece, era stata la solita cavalcata travolgente delle azzurre, che si erano sbarazzate con enorme facilità di tutte le avversarie incontrate. Il team italiano, composto da Di Francisca, Vezzali, Errigo ed Erba in finale aveva strapazzato la Francia con un eloquente 45 a 18 e colto il centesimo oro mondiale della scherma. Una vittoria fortemente voluta dopo un periodo difficile, culminato con la partenza verso la Russia del ct azzurro Stefano Cerioni. “La verità è che siamo forti – aveva detto la Di Francisca – Eravamo concentrate perché volevamo fare bella figura. Ho finito in bellezza un anno cominciato malissimo. Ho riconfermato quello che avevo dentro, ho voltato pagina. Sono veramente felice, mentre a febbraio avevo il morale sotto i tacchi”. Soddisfatta anche Valentina Vezzali, che ha aggiunto al suo invidiabile palmares un altro oro (siamo a quota quattordici). La portabandiera di Londra era stata titolare solo negli ottavi con il Brasile, per poi lasciare spazio alla giovane lombarda Carolina Erba. «Le mie compagne sono impressionanti, bravissime – aveva affermato – sono orgogliosa di far parte di questa squadra. É davvero piacevole vincere in questo modo; è imbarazzante vedere come dominiamo. Il Dream Team c’è perché le piccole crescono, diventano forti, poi ti battono: una guerra continua». Giuseppe Papadia www.citroen.it 4X4 QUANDO VUOI TU. NUOVA CITROËN C4 AIRCROSS C’è un solo SUV compatto con motore 1.6 HDi 115 FAP®, Stop&Start e sistema di trazione integrale con selettore di modalità. Con nuova Citroën C4 Aircross da oggi sarai tu a scegliere, passando dalle 2 alle 4 ruote motrici con un semplice gesto. Nuova Citroën C4 Aircross: tecnologica ed ecologica. GAMMA CITROËN C4 AIRCROSS DA XX.XXX EURO. TI ASPETTIAMO XXXXXXXXXXXXXXX. CRÉATIVE TECHNOLOGIE Citroën C4 AIRCROSS 1.6 HDi 115 FAP Stop&Start 2WD. 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Infatti, l’articolata serata, si è divisa tra il Gran Galà Lirico, un piacevolissimo spettacolo, una sintesi ben organizzata della nota opera lirica Il Barbiere di Siviglia e il premio alla carriera Spontini al mezzosoprano Bruna Baglioni. La sintesi del Barbiere di Siviglia, per la regia di Simone Guerro, è stata condotta da un vivace gruppo di artisti: un personaggio recitante, sei cantanti, l’orchestra Accademia dei Filarmonici e il direttore musicale e pianista. L’attrice Lucia Palozzi è stata la protagonista di una fantastica vicenda, se vogliamo di una parodia che scorreva insieme alla trama del Barbiere, un racconto-pretesto che avrebbe legato Gioacchino Rossini e una servetta, un po’ ingenua, ma consapevole della sua condizione condannata anche lei a sposare un vecchio benestante, il padrone di una taverna. In questo continuo parallelismo con il modello più alto e nobile, Rosina, l’attrice Lucia Palozzi, con simpatia e ritmo, ha introdotto di volta in volta i cantanti impegnati nelle arie chiuse, nei duetti, terzetti fino ai fragorosi concertati. L’accompagnamento musicale è stato affidato ad una piccola orchestra, l’Accademia dei Filarmonici, e al pianoforte del Maestro Alessandro Benigni cui era affidata anche la direzione musicale. Bravissima Daniela Pini nel ruolo di Rosina, brillante Marco Bussi nel ruolo di Figaro, così come Marco Filippo Romano, Luca Gallo, Pasquale Scircoli e Sara De Flaviis. La responsabilità musicale della recita è stata affidata al maestro Alessandro Benigni molto bravo, non solo nella sua attività di accompagnatore al piano, ma anche per la capacità di guidare e dirigere l’orchestrina formata dall’Accademia dei Filarmonici e i cantanti. La seconda parte della serata ci ha portato alla storia delle recite spontiniane e ai loro protagonisti. Per ricordare il secondo Centenario della nascita di Gaspare Spontini fu organizzata a Jesi la rappresentazione de La Vestale che prevedeva anche uno spettacolo a Majolati, al teatro Spontini. Per raccontarci questo evento, l’unica recita de La Vestale a Majolati, è stata la signora Bruna Baglioni, étoile internazione, che ha onorato Spontini e il suo paese partecipando al Premio Gaspare Spontini. Durante l’intervista, la signora Bruna Baglioni ha raccontato aneddoti legati alle varie recite de La Vestale, non solo rappresentata a Majolati, ma anche in altri teatri come Jesi, Barcellona e Tolosa. La partecipazione de La Vestale a Jesi e Majolati nasceva dal consiglio di Ernesto Pirisi, suggeritore storico, conosciuto a Trieste, che invitò Bruna Baglioni a far sentire la sua voce al Direttore artistico del Teatro Pergolesi di Jesi e di Macerata, anche questo una celebrità, il maestro Carlo Perucci che prima la fece cantare in Trovatore e poi in La Vestale. Bruna Baglioni ha poi proseguito raccontando le recite di altre opere con importanti comprimari come Caballe, Pavarotti, Domingo, Carreras e Bruson. Il racconto di una carriera strepitosa, con cantanti noti, le recite di Aida, il ruolo di Amneris, l’attività in tutti i teatri del mondo con tanti titoli ha entusiasmato il pubblico che ha ascoltato rapito la testimonianza della grande Bruna Baglioni. Il sindaco Giancarlo Carbini ha consegnato al mezzosoprano Bruna Baglioni, oltre all’elegante mazzo di fiori, il Premio Gaspare Spontini esprimendo grande soddisfazione per aver conosciuto e premiato una delle figure più rappresentative della cultura musicale spontiniana. Il Sindaco si è complimentato con il noto mezzo soprano protagonista del ventennio tra il 1970 e il 1990, sia per la carriera condotta, ma anche per l’attività di docente in favore dei giovani cantanti, Masterclass importantissimi, dove la signora Bruna Baglioni mette a disposizione di studenti e cantanti lirici la propria esperienza e sensibilità di grande mezzosoprano. La signora Baglioni era accompagnata dalla figlia Priscilla Baglioni direttore artistico del Teatro della Fortuna di Fano che con la più nota mamma condivide il garbo, la bellezza e la conoscenza del mondo della lirica. Per completare l’omaggio alla signora Baglioni, la giovane e brava cantante Daniele Pini, accompagnata dal Maestro Alessandro Benigni, ha interpretato l’aria della Gran Vestale in omaggio al premio Spontini. La serata si è conclusa per un grande e prolungato applauso da parte del pubblico entusiasta rivolto a tutti gli artisti e alla Signora Baglioni per la piena riuscita di una così importante manifestazione. Lunedì 5 agosto, presso il salone della Scuola Pia d’Istruzione e d’Insegnamento, è stata presentata una nuova ed importante ricerca spontiniana: La Musica vocale da camera di Gaspare Spontini e le registrazioni delle stesse arie, su cinque cd, raccolti in una pregevole confezione della Tactus. Il sindaco Carbini ha illustrato il progetto ricordando che è interesse del Comune di Majolati andare alla ricerca e alla completa conoscenza del patrimonio musicale prodotto da Gaspare Spontini; infatti, esiste da molti lustri un progetto di catalogo tematico generale che non ha concretizzato in un’opera conclusiva i molti anni di ricerca, anche se gran parte del lavoro è stato ultimato e le schede relative compilate. Molto più agile è stato il lavoro della dott.ssa Elisa Morelli che ha realizzato una ricerca e una relativa pubblicazione dal titolo: La Musica vocale da Camera di Gaspare Spontini edito dalla Libreria Musicale Italiana e con il Patrocinio e il concreto contributo del Comune di Majolati Spontini. Il Sindaco, oltre a complimentarsi con l’autrice della ricerca per il lavoro svolto e per aver anche curato le esecuzioni musicali raccolte in alcuni cd, ha rilevato come la ricerca storiografica e musicologica su Gaspare Spontini e il suo tempo è stata notevolmente incrementata in questi ultimi anni, apportando nuove conoscenze e saperi. Dopo l’applaudito intervento del Sindaco, la dott.ssa Morelli ha ringraziato tutti coloro che hanno agito a vantaggio della ricerca, ma in modo particolare l’Amministrazione comunale e la dott.ssa Maria Teresa Gaetti per l’assistenza e l’aiuto fornito, dedicando così la serata al dott. Giuseppe Gaetti. Prima di tutto ha definito il concetto di arie da camera, cioè brani scritti a una o due voci con l’accompagnamento di fortepiano, arpa o chitarra destinate ad essere eseguite nei salotti. Nell’Ottocento c’era un fiorente mercato di queste arie da salotto o della riduzione di opere più importanti semplificate per recite domestiche. Molti temi di questi brani erano: l’amore, il trovatore, il gondoliere, il cro- ciato, la patria, l’esilio, il ritorno, la morte e così via. I brani di Gaspare Spontini rintracciati e classificati sono stati circa ottanta e la scrittura oscilla da esecuzioni molto semplici a brani complessi destinati a musicisti e cantanti esperti. I brani con testi in lingua italiana sono prevalentemente tratti dal Metastasio e a dimostrazione la dott.ssa Morelli, accompagnata dal maestro Alessandro Benigni, ha eseguito il brano: “Mio ben ricordati”. Molte di queste arie erano dedicate a personaggi famosi anche al fine di ottenere dei vantaggi ed incarichi, un esempio è stata l’esecuzione, sempre con l’accompagnamento del bravo Maestro Alessandro Benigni, de: Le tombeau des deux amans. Il volume, il catalogo tematico, dove è stato riportato solo l’incipit del brano, le prime battute, ed è stato realizzato grazie al concreto sostegno del Comune di Majolati ed è articolato con: notizie biografiche, la musica vocale da camera, le trascrizioni dei testi poetici e le tavole illustrate. Inoltre questo lavoro è affiancato dall’incisione delle arie raccolte in un’edizione di cinque cd a cura della Tactus, alcuni con doppia esecuzione, sia con l’arpa, sia con il piano forte. La serata si è conclusa con un salotto nel cortile della Scuola Pia d’Istruzione e d’Insegnamento dove è stato possibile, ancora una volta, ammirare il sorprendente recupero dell’edificio che fino a qualche anno fa rischiava di essere abbattuto per il degrado in cui versava. Sara e Marco Palmolella (Continua al prossimo numero) Nella prima foto la signora Baglioni con sua figlia Priscilla Baglioni direttore artistico del Teatro della Fortuna di Fano; nella seconda Elisa Morelli, il sindaco Carbini e il pianista Benigni. Banca delle Marche spa è in gestione provvisoria Verso il risanamento dell’istituto La Banca d’Italia, con provvedimento del 27.8.2013, ha disposto la sospensione, in via temporanea, degli organi con funzioni di amministrazione e controllo di Banca delle Marche, ai sensi dell’articolo 76 del Testo Unico Bancario. Con il citato provvedimento sono stati nominati quali Commissari della banca Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni; gli Organi si sono insediati in data 30.8.2013. Il provvedimento è stato assunto anche alla luce dei risultati del primo semestre, pubblicati in data odierna, che si caratterizzano per consistenti rettifiche su crediti poste in essere dalla banca. La procedura di Gestione provvisoria, operando sotto la supervisione della Banca d’Italia, avrà quindi il compito di condurre l’attività aziendale secondo criteri di sana e prudente gestione; dovrà inoltre individuare le necessarie iniziative di rafforzamento patrimoniale, al fine di completare l’azione di risanamento già avviata dalla banca. La clientela potrà quindi continuare a rivolgersi come di consueto agli sportelli della banca, che prosegue regolarmente la propria attività. Il Consiglio di amministrazione della Banca delle Marche S.p.A., nella seduta del 28 agosto, ha provveduto alla cooptazione del dott. Pierandrea Farroni quale consigliere di amministrazione in sostituzione del dr. Giuseppe Grassano dimessosi in data 18 luglio 2013. Nei giorni scorsi, inoltre, la procura della Repubblica di Ancona ha aperto un fascicolo di indagine su Banca Marche. L’istituto di credito ha accumulato perdite per circa 800 milioni di euro in un anno. Al momento non ci sarebbero indagati né ipotesi di reato, ma i pubblici ministeri hanno delegato il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ad effettuare un’indagine ispettiva contabile completa sulla banca. La Guardia di Finanza ha anche acquisito la documentazione contabile riguardante gli anni 2011 e 2012. Banca Marche è capogruppo dell’omonimo gruppo bancario, che comprende anche la Carilo Cassa di Risparmio di Loreto S.p.A. con sede in Loreto, la Focus Gestioni S.G.R. S.p.A. società di gestione del risparmio e la Medioleasing S.p.A. costituita nel 2005 ed avente ad oggetto l’esercizio del leasing finanziario ed operativo. Banca delle Marche SpA è stata costituita tra il 1994 e il 1995 per effetto della fusione fra le Casse di Risparmio di Macerata, Pesaro e Jesi. paginaperta VocedellaVallesina 8 settembre 2013 JESI: lavori e degenti all’Ospedale “Carlo Urbani” v V della 15 Lettera aperta al Card. Bagnasco Basterebbe tanto poco… Quale è il vero bene? Operai al lavoro sul tetto di cristallo mentre i malati si sottopongono alle terapie antitumorali. È quanto avvenuto nella mattinata del 30 agosto scorso nel reparto oncologia dell’ospedale Carlo Urbani, trasferito di recente al secondo piano dell’ala nord-est del nosocomio “modello”. Quella mattina, come già da un po’ giorni, alcuni malati erano corichi sul letto per essere sottoposti alle terapie del caso; una delle stanze che li ospitava, come tante altre dello stesso reparto, ha una caratteristica insolita: è coperta per due terzi da un normale soffitto in muratura, sopra all’altro terzo, invece, dei giganteschi lastroni di cristallo senza alcuna protezione per ridurre gli eventuali fastidi provocati dai raggi del sole. La stanza dispone di tre letti e proprio uno di questi si trova al di sotto del cristallo; una copertura, è bene dirlo, sopra la quale sono già stati predisposti meccanismi che un domani accoglieranno delle tapparelle che elimineranno il fastidio del sole diretto. Proprio quella mattina due operai hanno iniziato l’operazione di montaggio dei singoli elementi che compongono la “tapparella”; un lavoro che, com’è logico prevedere, produce una violazione della privacy e del decoro oltreché un po’ di disturbo ai degenti costretti nei letti sottostanti. Ed infatti ecco che ad un tratto il rumoroso ronzio di un trapano, poi il fruscio delle scarpe sul vetro, il rumore nel manovrare questo o quel materiale, questo o quell’arnese. Un lavoro che ha interessato alcune stanze, ma che nei giorni successivi ha certamente portato disagio nelle altre. Non si capisce Eminenza Rev.ma, il 29 agosto lei ha tenuto un’omelìa presso il santuario della Madonna della Guardia, nell’anniversario dell’apparizione della Santa Vergine. «I tempi – ha detto – continuano ad essere duri, anzi durissimi…Ogni piccolo passo è benvenuto, ma l’ora (non le sembra un po’ sfruttata questa parola?) esige una concentrazione… di sforzi congiunti senza distrazioni…». Come si fa a non essere d’accordo con quanto Lei ha affermato? Ma io sarei stato un po’ più preciso. È ormai un mese che si sta parlando di una sentenza e di una persona: sembra che questa persona ci tenga molto al bene dell’Italia, cioè a stare al centro dell’attenzione, senza essersi minimamente lasciata sfiorare dal pensiero che il vero bene del paese esige che si faccia spontaneamente da parte. Se è vero che «i tempi sono durissimi», non grida vendetta al cospetto di Dio e degli uomini lasciarsi “distrarre” da questa vicende, che perché, chi dispone dell’autorità, abbia deciso di spostare i due reparti ora occupanti quella parte dello stabile prima che tutti i lavori fossero ultimati; bastava ritardare il tutto di una settimana o poco più per ridurre al minimo i disagi ai pazienti ed allo stesso personale, primo incolpevole referente dell’autorità sanitaria. E sarebbe bastato un sopralluogo anche affrettato per constatare altre piccole manchevolezze nella struttura. Se chi preposto avesse visionato lo stabile e prima di acconsentire alla sua occupazione avesse fatto un giretto per le stanze si sarebbe accorto – ad esempio – del piccolissimo gradino esistente tra il corridoio di camminamento ed il servizio igienico, sporgenza contro la quale inciampano i macchinari che reggono le apparecchiature mediche. Sedulio Brazzini fanno passare in secondo piano i gravi problemi del lavoro e della ripresa? Dal giorno della sentenza (ma da molto tempo eravamo già stati preparati!), nessun comunicato della CEI è stato emanato, lasciando che ognuno di noi si comportasse e parlasse secondo il proprio particolare punto di vista: un silenzio assordante e incomprensibile! Eminenza, a me questo silenzio ha lasciato alquanto perplesso; anzi ha suscitato qualche dubbio. Le pare normale che tutti noi dipendiamo dagli umori di quattro o cinque persone, irresponsabili e chiacchierone, che approfittano della situazione precaria per spadroneggiare su di noi? Non oso credere che i Vescovi italiani non condividano quello che diceva Paolo VI: «La politica è la forma più alta della carità cristiana» Ma… allora, come dobbiamo amare questa nostra Italia? E se non ce lo dite voi Vescovi, chi ce lo deve dire? don Gianfranco Rossetti Dal comune di Jesi: numeri di un’estate positiva Sempre più turisti in città fotonotizia Significativo incremento di turisti a Jesi nel mese di luglio, come per altro era prevedibile vedendo i tanti stranieri in giro per il centro storico nelle ultime settimane. L’Ufficio Turismo di piazza della Repubblica ha registrato un aumento di contatti di quasi il 20%: 715 contro i 590 del luglio 2012. Nei 26 giorni di apertura, l’Ufficio ha fornito informazioni e distribuito materiale promozionale mediamente a quasi 30 turisti al giorno, rispondendo in via telematica o telefonica ad oltre 1100 richieste. In aumento sia i visitatori stranieri che italiani. Tra quanti provengono dall’estero, si è registrata una massiccia presenza di olandesi, seguiti da tedeschi, belgi e svedesi. Positivo riscontro ha registrato la proposta di visite guidate in Pinacoteca e Teatro Pergolesi promossa dall’Ufficio Turismo nelle mattinate del giovedì e del venerdì. Bene anche la risposta ricevuta da Esitur-Crognaletti che organizza pullman dalla spiaggia di Senigallia alla nostra città per una visita di mezza giornata: nei mercoledì di luglio quasi un centinaio sono stati i turisti che si sono avvalsi di questa opportunità. «I turisti - segnalano dall’Ufficio Turismo del Comune di Jesi - apprezzano molto la pulizia e l’accoglienza della città. Ritengono estremamente utile la rete wi fi pubblica che permette loro, con uno smartphone o un tablet, di utilizzare al meglio le applicazioni, in particolare la lettura del codice QR per raccogliere così autonomamente informazioni sui beni artistici e culturali della città. In molti si dichiarano sorpresi per la bellezza di una città ancora forse poco conosciuta». L’Amministrazione comunale intende rafforzare ulteriormente l’attività di promozione. In occasione della presentazione della campagna abbonamenti per l’Aurora Basket è stato consegnato a Roberta Fileni il libro “Uno scatto, tante storie” edito da Voce della Vallesina, di Anna Virginia Vincenzoni. L’autrice è stata fotografata da Augusto Giglietti insieme a Roberta Fileni, responsabile marketing del gruppo attivo nel settore dell’allevamento delle carni bianche, primo produttore italiano ed europeo di carni avicole da allevamento biologico. Roberta ha apprezzato la pubblicazione che riporta una parte delle immagini scattate dalla signora Vincenzoni dal 1995 al 2012. Il libro è stato edito in occasione dei sessantesimo anniversario del settimanale “Voce della Vallesina” ed è in distribuzione nelle librerie jesine. radioDuomo Tutte le mattine alle 7,06 e in replica alle 24,00 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle 12,30 e alle19,03 Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20 SenigalliainBlu•95,2Mhz DAL 1923 Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it 16 v V della sport VocedellaVallesina 8 settembre 2013 Junior Jesina: iscrizioni aperte dal 10 settembre BASKET LEGA DUE:Vittoria sul Ferentino I “Primi Calci”, scuola di vita Campagna abbonamenti La “Junior Jesina - scuola calcio Ro- ne. Dal 10 settembre sono berto Mancini” fin dalla sua costitu- aperte le iscrizioni al nuovo zione ha sempre puntato con i propri anno sportivo. «Oggi più allenatori e dirigenti a trasmettere che mai i bambini hanno bicon il calcio valori morali prima che sogno di uscire di casa e stasportivi. Per raggiungere questo re con i loro amici piuttosto obiettivo si è scelto un gruppo di tec- che soli davanti al computer nici consolidato nel tempo, e il lavoro – prosegue Pirani - Il campo di calsvolto dalla società è stato premiato cio può essere il luogo adatto per la sia dal punto di vista sportivo sia in crescita fisica e psicomotoria dei fanquello umano e sociale. In questa ciulli, grazie al lavoro degli allenatori direzione si lavora anche con i geni- della Junior Jesina». tori, per organizzare eventi educativi A conferma del buon lavoro svolto aperti alla cittadinanza ed agli addet- dal club leoncello ci sono i risultati ti ai lavori. “La continuità con gli alle- sul campo, come la vittoria dei Gionatori di altissimo livello della Junior vanissimi classe ‘98 al torneo “Velox”, Jesina è molto importante sia nel cal- il più importante nelle Marche ma cio sia nella vita – ci spiega Carlo Pi- anche la festa di fine anno, svoltasi rani, mister del settore “Primi Calci” al campo “Pirani”, che ha coinvolto della società leoncella - Noi tecnici i bambini e le loro famiglie, nonni cerchiamo con il calcio di formare compresi. «Vedere quasi cento peril bambino, trasmettendogli valori sone giocare a calcio – racconta il educativi che lo porteranno ad essere tecnico dei Primi Calci – con grinta ragazzo e uomo di qualità. I bambini ed agonismo, tutti insieme dai cindi prima e seconda elementare e le que ai settanta anni, è uno spettacorispettive famiglie, che scelgono ogni lo d’altri tempi. Il nostro obiettivo è anno di iscriversi ai Primi Calci della anche dare risalto ai propri atleti, afJunior Jesina hanno la certezza trova- finché ambiscano ad importanti trare uno staff che cura il loro bambino, guardi nel campo sportivo, in quello perché noi siamo innamorati del cal- morale ed esperienziale». Per fare ciò, cio e sappiamo quanto è importante la Junior Jesina collabora con le prindal punto di vista comportamentale cipali società calcistiche italiane ed internazionali, come il Manchester della socializzazione”. I bambini del settore “Primi Cal- City (ex squadra di Roberto Mancici” (categoria che comprende i nati ni) che ha aperto la sua Accademy dal 2006 al 2008) si allenano tutti i ai giovani jesini. “L’evento Pasqua a martedì e giovedì dalle ore 17 alle 19 Manchester con i nostri ragazzi in presso il campo “Paolo Pirani”, nell’a- Inghilterra è stato il clou di una starea del Foro Boario su un terreno sin- gione stupenda, sotto tutti i punti di tetico ecologico di ultima generazio- vista – spiega Carlo Pirani – Di que- L’avventura della rinnovata Fileni Bpa guidata da coach Piero Coen procede spedita, in vista del debutto in campionato in programma domenica 6 ottobre. Gli arancio-blu hanno già sostenuto alcune amichevoli, l’ultima delle quali era stata disputata sabato 31 agosto contro il Ferentino, altra compagine di Lega due. Una vittoria schiacciante degli jesini per 74 a 43 aveva dato buone indicazioni al tecnico Coen (nella foto di Candolfi). «Ho visto un ottimo approccio alla partita specialmente in attacco, l’ambito su cui abbiamo lavorato di più in questi giorni – era stata la sua analisi - Per quanto riguarda la difesa non abbiamo provato ancora niente ma è sicuramente da sottolineare tutta la volontà profusa in questo fondamentale. I segnali positivi sono tanti: siamo un gruppo che si sta sacrificando molto, con grande voglia e che sta molto bene insieme in palestra». Il coach anconetano ha anche sottolineato la buona prova di Santiangeli. «Il ragazzo è stato propositivo e attento per tutto il corso dei quaranta minuti, proprio quello su cui stiamo maggiormente lavorando insieme. Posso ritenermi moderatamente soddisfatto per quanto visto stasera, soprattutto per l’atteggiamento espresso in campo e, più in generale, in palestra giorno dopo giorno». Arrivano ottime notizie anche dalla campagna abbonamenti: a distanza di quattro giorni dall’apertura ufficiale si è già arrivati al numero di 151 tessere, cifra che ha già superato il risultato della prima settimana della scorsa annata. Oltre all’incremento del numero di abbonati, da registrare anche l’aumento delle iscrizioni al “Club 6 Con Noi”, che sono arrivate a toccare le venticinque unità. «I risultati ottenuti sono positivi e soddisfacenti, segno che il pubblico ha ben recepito l’appello e compreso lo sforzo fatto in quest’ultima estate – fanno sapere dall’Aurora Basket - L’obiettivo dichiarato è quello di ricreare quel feeling con il pubblico arancio-blu che spesso ha sospinto la Fileni nel raggiungimento dei traguardi». sta opportunità dobbiamo ringraziare Roberto Mancini. Non è stata solo una vacanza. Siamo stati accolti nella Accademy, il settore giovanile del Manchester City; i nostri giovani si sono confrontati con i loro coetanei inglesi, perdendo due a uno ma giocando un grande calcio. Hanno visto i modi di comportarsi e di lavorare, nei vivai delle grandi squadre e dei loro atleti pari età”. Il viaggio in Inghilterra ha confermato agli allenatori ed ai dirigenti della Junior Jesina l’ottima qualità del loro lavoro morale e tecnico, che stanno svolgendo a Jesi. “I bambini che si iscrivono alla nostra società intraprendono un cammino educativo formativo che usa il calcio come mezzo per ottenere importanti miglioramenti comportamentali, atletici ed intellettivi – sottolinea Pirani Il calcio è sempre più importante per lo sviluppo psicomotorio dei bambini anche piccolissimi, lo dice la pedagogia e psicologia infantile. Non tutte le società di calcio sono uguali, sono gli allenatori fanno la differenza”. Dal 10 settembre presso il campo “Pirani” al foro Boario, la Junior Jesina attende bambini nati tra il 2006 ed il 2008 per iniziare l’avventura del settore Primi Calci. 760