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VoceVallesina
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della
della
Anno 60° - N. 30 settimanale della Diocesi di Jesi
euro 1
www.vocedellavallesina.it
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
diocesi 8-9
giovani
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Domenica 8 settembre 2013
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
libri
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cultura
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Impressioni e
commenti dalla
Giornata Mondiale di Rio
Soddisfazione nelle
Marche per l’elezione
ad Amsterdam
Un nuovo libro
fotografico sulla
storia di Jesi
Alla stagione lirica del
Pergolesi “L’Arlesiana”
di Francesco Cilea
I
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V
I
n Brasile la Messa è
una festa, animata dai
giovani che vivono una
fede spontanea e gioiosa.
E in Italia?
ittorio Cappannari
pubblica una raccolta
con immagini dell’antica
Jesi, con didascalie di
Giuseppe Luconi
lice Simonetti
di Chiaravalle
guida la Commissione
Giovani Internazionale
dei Donatori di Sangue
UNA VOCE DALL’INTERNO. LA MIA SIRIA IN GINOCCHIO, due settimane sotto i bombardamenti
Una generazione di bambini senza domani
di Asmae Dachan
Il drammatico racconto attraverso i
campi profughi e le città bombardate.
Un viaggio pieno di rischi, ma necessario “per non far morire la verità”.
Ad Aleppo la situazione è desolante:
la città è divisa in zone liberate e in
altre sotto il controllo del regime. Le
strade principali sono interrotte da
posti di blocco e sui punti più alti della
città sono appostati i cecchini. Macerie ovunque. La popolazione convive
con le esplosioni e gli spari
A ventinove mesi dall’inizio della repressione in Siria sono finalmente riuscita a organizzare il mio primo viaggio nella martoriata terra
delle mie origini. Due settimane in cui ho visitato
campi profughi e centri di riabilitazione in Turchia
e altri campi profughi, centri d’accoglienza e città
bombardate all’interno del territorio siriano, tra
la periferia di Idlib, la città di Sarmada e la millenaria città di Aleppo, che ha dato i natali ai miei
genitori.
Un viaggio che ho fortemente voluto e che sono
riuscita a intraprendere come freelance grazie a
una rete di contatti che nei lunghi mesi di repressione sono riuscita a instaurare via web con l’interno e grazie all’appoggio di associazioni umanitarie che operano sul territorio. “Non hai pensato
ai tuoi figli prima di partire?”, mi hanno chiesto in
molti. È proprio pensando a loro che sono partita:
ho a cuore il destino dei bambini siriani esatta-
mente come ho a cuore il destino dei miei figli. La
vita, la sicurezza, il diritto degli uni è la garanzia
della vita, della sicurezza e del diritto degli altri:
siamo figli della stessa umanità.
Raccontare e tradurre le notizie delle stragi, dei
bombardamenti, delle esecuzioni, dell’assedio,
della fuga, delle privazioni, della sofferenza della
popolazione civile stando a casa, grazie al lavoro
coraggioso dei citizen reporter siriani, che operano come corrispondenti anche nelle zone più
impenetrabili, non mi bastava più. Volevo partire
per vedere con i miei occhi e provare sulla mia
pelle cosa significa tutto questo, per riuscire a
raccontare in modo ancora più fedele, puntuale.
Ho pensato ai colleghi che in Siria hanno perso la
vita, ho pensato alle loro famiglie, ho pensato a
Domenico Quirico, alle sue figlie; come giornalista
italo-siriana non potevo non partire.
1953
2013
Ho presto constatato di persona che essere giornalisti in Siria significa essere
un pericolo per gli altri e per se stessi:
il giornalista è un testimone scomodo,
un nemico del regime perché racconta
al mondo ciò che non si deve far sapere, un elemento sgradito al potere, ed
è anche un potenziale pericolo perché
trasmette immagini e realtà che potrebbero mettere a rischio le persone ritratte. Ma un giornalista, per la popolazione
che subisce in silenzio, è uno strumento
importante per far arrivare la loro voce
al mondo, una “risorsa per non far morire la verità”. Il fatto di essere bilingue,
di parlare la lingua del posto mi ha certamente
aiutata a comprendere meglio le situazioni in cui
mi sono ritrovata durante le diverse tappe del mio
viaggio.
Ho cominciato con alcuni incontri a Reihanly, una
città del profondo Sud della Turchia, che confina
con la Siria. Lì ho visitato centri di riabilitazione
per uomini e donne siriani feriti dalle bombe o dai
cecchini. Alcuni sono completamente paralizzati e sono in attesa di delicati interventi chirurgici; altri hanno bisogno di protesi, anche per più
arti. Il più giovane che ho intervistato ha 16 anni:
è completamente immobilizzato in conseguenza
delle schegge di un ordigno che gli hanno distrutto la spina dorsale. A Reihanly ci sono numerose
famiglie siriane, alcune in affitto, altre ospiti di
strutture di accoglienza; ci sono scuole per i profughi e centri dedicati all’accoglienza di bambini
n scena il 27
settembre, nuovo
allestimento della
Fondazione con il
Wexford Festival Opera
Il Santo Padre Francesco ha
indetto per sabato 7 settembre
una giornata di digiuno
e di preghiera per la pace,
soprattutto in Siria.
Accogliamo il suo invito.
Per vivere un momento
comunitario di preghiera
Sabato 7 settembre
alle 21.15
presso il Santuario delle Grazie
il Vescovo guiderà
un’ora di
adorazione eucaristica
per invocare il dono
della Pace
Siamo invitati a partecipare
orfani. In questa cittadella, i cui abitanti sono
prevalentemente agricoltori e autotrasportatori, le conseguenze del conflitto in Siria si sentono profondamente. La gente, ospitale e accogliente nei confronti dei profughi, ha comunque
paura, anche in conseguenza delle autobombe
fatte esplodere lo scorso maggio. Al ritorno
dalla Siria ho visitato il campo profughi di Altinoz, che ospita centinaia di famiglie siriane
da oltre due anni. Il viaggio in Siria è stato un
continuo spostamento nel vivo di un dramma
che non accenna a risolversi. Ho visitato divercontinua a pag. 4
Dopo la strage di oltre mille cittadini con gas gli Usa meditano un attacco punitivo, poco seguiti da altri Stati
Il Papa: guerra chiama guerra. Che vinca il dialogo
“Un pomeriggio di luglio, era Ramadan, la giovane madre Siham era in
casa a preparare il pasto per il tramonto; aveva uno strano sesto senso,
una sensazione terribile che la faceva stare male. Così, quando i figli
le chiesero il permesso di andare a
giocare con i cuginetti a casa dello
zio, in fondo alla strada, gli disse di
no, che sarebbe stato meglio rimanere vicini, nel cortile. Siham avvertì a
un certo punto il rumore dell’aereo;
corse subito fuori… Non fece in tempo a varcare la porta d’ingresso che
il peggio era già avvenuto. C’era una
coltre spessa di fumo, non si vedeva
nulla. A questo punto lo sguardo di
Siham si riempie di lacrime. “Ho iniziato a gridare, Aya, Hassun, Kutayba,
non vedevo nulla, nessuno rispondeva. Poi tra la polvere ho distinto
qualcosa. Era Hassun, riverso a terra,
ma il suo corpo era diviso in due”. Ed
erano stati uccisi anche gli altri due
figli. Un episodio straziante che ce lo
racconta la nostra redattrice Asmae
Dachan nel suo diario sulle terribili
giornate trascorse in Siria, sua terra
di origine e residente in Vallesina.
È un episodio che impressiona particolarmente, ma è solo un raccapricciante episodio fra i mille e mille che
da due anni colpiscono drammaticamente tante famiglie fino a raggiungere ormai le oltre 100.000 vittime
nella martoriata terra.
E l’imperdonabile uso di gas letali in
queste ultime settimane spinge gli
Usa che, in qualche modo si sentono
obbligati “a dare una lezione” ad Assad perchè ha superato la cosiddetta linea rossa dell’uso di gas mortali,
proibiti dalla convenzione mondiale
cui hanno aderito 180 nazioni. L’Italia pone come condizione per un
eventuale intervento il parere favorevole dell’Onu. Anche l’Inghilterra
si è posta su questa posizione per volontà del parlamento. Solo la Francia,
al momento, condivide il proposito
isolato degli Usa. Gli stessi stati islamici sunniti, acerrimi avversari del
dittatore siriano, pur condividendo il
promesso intervento punitivo di Obama, non intendono usare le armi.
Ma è un intervento necessario od opportuno per frenare Assad? Il Papa ci
ricorda che la violenza non si vince
con la violenza, ma con la diplomazia, il dialogo e anche con la preghiera. Sì, anche con la preghiera,
al punto che indice, per il prossimo
7 settembre, una giornata di orazio-
ne e di digiuno. E grida: “Ho il cuore
profondamente ferito e angosciato
per le sofferenze in Siria, soprattutto di tanti bambini… guerra chiama
guerra, violenza chiama violenza…”
Come già è stato sottolineato anche
dal nostro ministro degli Esteri, i rischi di una conflagrazione generale
che possa seguire all’uso delle armi
statunitensi, è un rischio tremendo
da mettere in conto.
A me pare che abbiano ragione il
Papa e quanti si oppongono ad aggravare con ulteriori iniziative belliche e con tanti altri morti, la tragica
guerra civile siriana. Bisogna lavorare sul piano politico-diplomatico,
tanto più che Russia e Cina (e dico
poco!) sono nettamente contrarie
ai propositi di Obama. Un Obama
che negli ultimi anni si è dimostra-
to sempre più lontano dai problemi
europei e mediterranei in genere sia
per motivi economici (gli Usa stanno
raggiungendo l’autonomia energetica) che politici (i temi del mondo
asiatico premono non poco). Entrare
improvvisamente a gamba tesa nel
ginepraio siriano (gli oppositori di
Assad sono divisi e non garantiscono nessuna pace) potrebbe costare
caro anche all’Europa che, magari, si
vedrebbe costretta a prendere decisioni gravi. Seppure con le sue solite
profonde divisioni interne.
C’è solo da augurarsi che il nostro
governo continui a mantenere la linea politica già intrapresa e che il
Congresso americano aiuti Obama a
una scelta ponderata.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
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V
della
culturaesocietà
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
del più e del meno
Cosa non si fa per uscire dalla crisi
di Giuseppe Luconi
Non scopro l’acqua calda dicendo che siamo in piena crisi e come,
nonostante la buona volontà e l’impegno dei governanti, sono ancora
tanti coloro che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.
È in corso una specie di lotta per la
sopravvivenza, che stimola la fantasia degli italiani. Ne parlano gli
amici del «Club del Tempoperso», i
quali, occupati come sono a non fare niente, seguono le vicende del mondo d’oggi
con occhio attento e piuttosto critico, magari con un pizzico di ironia.
Mentre gli organi di informazione hanno i fari puntati sui grandi avvenimenti
e problemi del giorno, gli amici del Club
frugano tra gli aspetti secondari, e anche «terziari», di cui nessuno si occupa.
Si incontrano sempre più spesso – dicono – giovani e meno giovani (anche parlamentari) con la barba incolta, che molti
associano all’immagine di una persona
trasandata, che non ha molta cura di sé. E
invece no – precisano gli amici del Club –
la scelta della barba incolta non è dettata
dalla moda o da trascuratezza, ma dalla
necessità di tagliare le spese per arrivare a
fine mese. Se non ci si rade è per diminuire le spese: in questo caso, quella delle lamette da barba, è stato stimato che si può
arrivare a risparmiare qualche centinaio di
euro all’anno.
È intervenendo sulle piccole spese, quelle
che ci sembrano ininfluenti – dicono ancora gli amici del «Tempoperso» - è tagliando quelle spese che si ottengono forse i
migliori risultati. Un amico del Club porta,
ad esempio – sorprendendo l’uditorio - l’e-
spediente adottato da qualche emittente
televisiva per risparmiare la corrente elettrica.
Si sa che durante i notiziari e altre trasmissioni compaiono, nella parte bassa dello
schermo, scritte luminose, che possono
essere il nome e cognome della persona
inquadrata (il conduttore del Tg o l’intervistato), o il nome della località dove è stato
girato il servizio giornalistico o il numero di telefono che si deve fare se si vuole
intervenire in un sondaggio, ecc. Bene, ci
sono scritte che spariscono un attimo
dopo che sono comparse. Se sei attento,
l’occhio fisso sullo schermo, riesci a leggere il nome ma non fai in tempo a leggere il
cognome.
«Son scritte luminose che consumano pochissimo, riescono sì e no a far girare il
contatore – fa osservare l’amico del Club
– ma provate ad immaginare quante di
quelle scritte si accendono in un’ora, in un
giorno, in un mese, in un anno… migliaia,
centinaia di migliaia forse… Ecco, allora, come nel tempo - tagliando i tempi di
esposizione dei nomi - si possano risparmiare decine e decine di euro…».
L’amico del Club ne parla seriamente, sembra convinto. E anche gli altri sono seri,
danno l’impressione di crederci. Ma forse
c’entra l’ironia di cui dicevo all’inizio.
AVIS PROVINCIALE:all’Italia la presidenza Internazionale dei Giovani
Presidente è Alice Simonetti
Sarà Alice Simonetti a guidare per il prossimo
triennio la Commissione Giovani Internazionale
della FIODS (Federazione Internazionale Organizzazioni Donatori Sangue). Questo il commento a caldo della neopresidente IYC “Oggi è
stata una grande giornata per i giovani donatori
e per Avis. Non solo la delegazione italiana ha
dato il meglio di sé nel workshop su webradio
Sivà (radio ufficiale di Avis nazionale Italia), ma
la nostra preparazione ed autorevolezza a livello internazionale si sono rese evidenti con questa bella conquista nel Board IYC 2013-2016. La
fiducia e l’esempio che diamo a tutti i volontari
dovrebbe farci capire quante cose straordinarie
abbiamo fatto finora e quanto sia importante
lavorare al massimo per continuare a mantenere questi livelli. Per riprendere una citazione emersa in questo Forum incredibile: pain is
temporary, pride is forever! W l’Avis”.
Venticinque anni, di Chiaravalle in provincia di
Ancona, avvocato praticante, Alice Simonetti
vanta un curriculum associativo di tutto rispetto. Nel settembre 2012, dopo aver a lungo fatto parte dei gruppi giovani locali, entra dell’Esecutivo della Consulta Nazionale AVIS Giovani
e, in campo internazionale, è alla seconda partecipazione ad un Forum IYC, quest’anno come
capodelegazione.
L’elezione di Alice, avvenuta oggi ad Amsterdam in occasione del XIII Forum dell’International Youth Committee FIODS-Federazione In-
Cupramontana: 150° della Società di Mutuo Soccorso
Fiducia è una stretta di mano
La Società Operaia di Mutuo Soccorso
di Cupramontana ha celebrato il suo 150°
anniversario. Domenica 25 agosto alle 10
i soci si sono ritrovati per la santa Messa nella chiesa di San Lorenzo alla quale
hanno partecipato le autorità cittadine e
le consorelle marchigiane. I festeggiamenti sono iniziati domenica 18 agosto con
l’inaugurazione della mostra fotografica,
con la presentazione del libro storico sulla corrispondenza conservata nell’archivio
la cui inaugurazione è prevista per sabato 24 agosto alle 18 nella sede del Mutuo
Soccorso. La Società è nata ufficialmente
il primo novembre 1863 ed aveva scelto
come patrona la Madonna del Soccorso.
«Ho sempre sognato di festeggiare il centocinquantesimo anniversario e di sistemare
l’archivio - ha detto la presidente Silvana
Pierangeli - ed ora che ci siamo riusciti consegniamo la nostra storia a tutta la
comunità. La Soms di Cupramontana era
inserita nel circuito regionale delle Società di Mutuo Soccorso con cui organizzava
delle gite e affrontava le problematiche generali.» La cerimonia per la presentazione
del libro dedicato alla raccolta di lettere
dell’archivio è stata molto partecipata dalla
cittadinanza ed è stata allietata dalla musica delle arie d’opera proposta dal maestro
Alessandro Benigni e dalla cantante Yuliya
Poleshchuk. Il sindaco Luigi Cerioni ha
evidenziato la fiducia della Soms, che ha la
stessa età dell’Italia unita, nel progresso e
nell’idea che la comunità cresce se è unita e
se attua uno stile di vita legato al risparmio
e alla dignità. «È questa la nostra storia che
dobbiamo ricordare, il patrimonio continua ad essere utile per chi è nel bisogno
ma dobbiamo ritrovare lo spirito di allora,
quando in condizioni difficili, sono stati
capaci di guardare avanti ed i giovani sono
riusciti a garantire la pensione agli anziani
con generosità e con intraprendenza». L’archivista Cristiana Simoncini ha riordinato
la corrispondenza presente nella sede della
Soms ed insieme a Riccardo Ceccarelli ha
curato la pubblicazione. «La prima Società
Italiana di Mutuo Soccorso è stata creata
a Jesi tra gli orafi nel 1848 - ha spiegato lo
storico Ceccarelli - a poco a poco tutte le
città e paesi ne avevano una. La Soms di
Cupramontana ha rinnovato più volte lo
Statuto, come tutte le altre consorelle, per
adattarlo alle leggi del tempo e per essere
più incisivo nella comunità civile rimanendo fedele alle motivazioni costitutive
della solidarietà tra i soci e della mutualità. Oltre alle richieste di ammissione a
socio, ai rapporti con le altre società o
con gli inquilini, nelle lettere emerge una
parte della vita cittadina: nel 1875 la Società promosse una mostra di artigianato
artistico che oggi permette di fotografare
la situazione economica di allora. Altro si
potrebbe fare come confrontare il registro
del Mutuo Soccorso con quello del Monte
dei Paschi e completare lo studio dei materiali d’archivio. Il Mutuo Soccorso, nella
società dominata dall’individualismo, ha
ancora un senso: darsi una mano, come
nel simbolo della Società, aiuta ad andare
avanti con fiducia». Tra gli interventi che
si sono alternati, quello del geometra Lucio Pierangeli che ha sottolineato il lavoro
di recupero e riordino del patrimonio immobiliare e la forte presenza della Società
nelle famiglie di Cupramontana: ora dobbiamo coinvolgere i giovani per studiare la
storia ma soprattutto per mandare avanti
questo capitale umano e sociale». Centocinquant’anni di storia da cui tanto si può
imparare.
Libri: Da Cappannari e Luconi
“Com’era Jesi e chi c’era”
ternazionale Organizzazioni Donatori Sangue è
motivo di grande soddisfazione per tutta l’AVIS
ed è diretta conseguenza della fiducia che la
presidenza di Avis Nazionale ha riservato alla
Consulta Nazionale in questi ultimi anni, fiducia ripagata dall’impegno che ha caratterizzato
tutti gli eventi della Consulta e dalla crescita
associativa dei suoi membri, quasi tutti inseriti
nei rispettivi Consigli locali.
Il Forum che è intitolato “Blood donor 2.0: the
next generation to give renewed life” ha visto
la partecipazione di oltre sessanta giovani donatori e volontari provenienti da venti Paesi di
tutto il mondo, e vuole favorire la conoscenza
e lo scambio delle buone prassi attraverso una
serie di workshop, tenuti dagli stessi partecipanti, in un’ottica di peer education.
Volete vedere qualche cosa di interessante della Jesi di un tempo riferita alle bande musicali,
alle varie manifestazioni di tempi lontani, al nostro fiume Esino da Federico II ad oggi, allo sport
di tanti jesini, alle nostre fontane, ai negozi e
botteghe di un tempo e a tante altre cose che
non posso riassumere, tutte legate alla nostra
Jesi? Basta che scorriate il dodicesimo piccolo
capolavoro storico-fotografico varato in questi
giorni da Vittorio Cappannari. Del quale, ormai,
tutti conosciamo la sua passione per ricordarci
la Jesi di sempre con l’aiuto di infinite foto, con
le duemila cartoline, con collezioni fotografiche
degne del più incorreggibile appassionato. Questa volta Cappannari, sempre con la preziosissima collaborazione di Giuseppe Luconi che ha
provveduto alle tante didascalie storiche, ci
presenta le foto su Jesi distribuite per temi, per
argomenti, per contenuti omogenei. Un esempio
per tutti: dedica un capitolo all’istruzione. Credete forse che vi faccia una noiosa lezione di
pedagogia o di psicologia sul fanciullo o sull’adolescente? Ma per carità! Vi fa vedere invece
tante foto di tante classi delle scuole elementari
e superiori di tutti tempi, da quando esiste l’arte della fotografia. E tutte delle nostre scuole di
Jesi. Certo – e per fortuna – sono un po’… anzia-
notte e noi non ci ritroviamo quasi mai in quelle.
Ma proprio questo è il pregio della raccolta. Così,
senza nessuna barbosa lezione – basta avere
un occhio attento e curioso - scopriamo che le
classi elementari erano da 40-50 e una anche da
60 alunni con un solo maestro! Scopriamo come
vestivano da ragazzi i nostri nonni e i nostri bisnonni e che razza di cappellacci portavano in
testa. Ma il tema dell’Istruzione è uno su tredici.
Degli altri dodici non vi scrivo niente, altrimenti
vi tolgo la curiosità di scoprirlo voi. Rintracciate
quest’ultimo lavoro di Cappannari e vedrete. Io
ho avuto l’onore di avere la seconda copia perché la prima – come era ovvio – l’ha fatta avere
al suo grande collaboratore “Peppe de Lugò”.
Buona visione e lettura.
v.massaccesi
regione
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
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padre Pierucci con l’orchestra delle Marche, di Sarajevo e di Gerusalemme
scusateilbisticcio
Musica senza parole per un mondo di pace
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
SBADATAGGINE PAGATA CARA
(tra Fossombrone e Acqualagna)
Un tizio un po’ distratto (o poco furbo?)
mentre “ammirava” la Gola del Furlo
fu derubato della sua bi-turbo.
Appena se ne accorse, cacciò un urlo:
Perché non è scattato l’anti-furto?
E a terra s’accasciò: non resse all’urto.
QUANDO SCENDI DALL’AUTO, GIOVINOTTO,
NON LASCIARE LA CHIAVE SUL CRUSCOTTO!
TECHE TECHE Tè SUPPLEMENTARE
Bisenso (para-)romantico
CICCIO: Signor De Franchis, Lei è un debitore moroso.
FRANCO: Sì, è vero, è vero. Quando stavo a Venezia, tutte
le ragazze mi dicevano: “Tu sei ‘l me moroso, tu sei ‘l me
moroso!”.
Padre Armando Pierucci ha realizzato
un sogno da molti ritenuto irraggiungibile: un progetto di pace che si è avverato grazie alla musica. Non sono state
necessarie le parole di un grande statista, ideologo o predicatore. Per attuarlo
a Padre Pierucci sono stati sufficienti un
sorriso, un abbraccio e una grande fede.
Gli è bastato credere fermamente che in
fondo tutti gli uomini di buona volontà
hanno le stesse aspirazioni, che la musica unisce i popoli, che l’arte vera sublima lo spirito e che tutti possono amarla.
È riuscito a fondare qualche decennio fa
a Gerusalemme, con mezzi inizialmente irrisori, un’istituzione forse unica al
mondo: la scuola musicale ‘Magnificat’
che ha reso accessibile a tutti, a prescindere da etnie e appartenenza religiosa.
Poteva sembrare un’utopia, un progetto
scelta del repertorio
e soprattutto lo stile
con cui ha trattato
le due esecuzioni
hanno fatto chiaramente intendere
perché egli sia stato
definito dal M° Riccardo Muti ‘il più
grande organista vivente’ e perché alla
sua scuola si siano
già formati diversi
valenti organisti. Sul
Callido ha fatto ascoltare, una vigorosa
‘Toccata II’ di G. Frescobaldi, prodigioso compositore barocco che, per la sua
insuperabile bravura fu soprannominato dai contemporanei ‘il mostro degli
organisti’. Dello stesso autore hanno
impossibile destinato ad appassire presto. Invece non solo ha resistito a molte difficoltà, ma è diventato sempre più
coinvolgente. Oggi conta 250 iscritti e
28 insegnanti. Sono già sette i diplomati
che ora svolgono attività professionale.
Miracolo della musica? Anche della solidarietà, dell’amore, dell’amicizia. Qui
nella sua terra sono molti coloro che
conoscono Padre Armando Pierucci, lo
stimano, credono nel suo progetto e lo
sostengono anche finanziariamente.
Padre Pierucci non dimentica i suoi benefattori. È ritornato nelle Marche con
una nuova proposta accolta e messa a
punto dal Premio Vallesina: tenere nelle Marche, dal 25 agosto al 1° settembre,
una serie di concerti con il coinvolgimento dei giovani delle scuole musicali di Jesi, Senigallia, Ancona, Recanati,
Sarajevo e Gerusalemme. Si è costituita
con loro un’orchestra che si è esibita in
diverse città della regione: a Belvedere
Ostrense, Pesaro, Recanati, Fabriano,
Loreto. La rassegna è stata preceduta da due concerti d’organo che Padre
Armando Pierucci ha voluto far ascoltare proprio là dove egli è nato e dove
ha trascorso i primi anni della sua infanzia: il 26 agosto a Maiolati Spontini,
nella chiesa di S. Stefano; il 27 agosto a
Moie di Maiolati Spontini, nell’Abbazia
Santa Maria dove sono ancora in corso i
festeggiamenti patronali della Madonna
della Misericordia.
Padre Armando Pierucci ha avuto a disposizione due strumenti molto diversi: un maestoso Callido a Maiolati, un
moderno organo elettronico a Moie. La
fatto seguito quattro episodi della ‘Messa della Madonna’, uno dei quali – una
insistente invocazione – cantato con
robusta voce tenorile dallo stesso padre
Pierucci. Di rara esecuzione il ‘Concerto
del Sig. Meck’ di J.G. Walther, compositore e teorico musicale tedesco, lontano parente di J.S. Bach. Di notevole
effetto il contrasto fra il secondo e il terzo movimento: un rivolo di melodia si
snoda semplice e fluido per sfociare in
un mare di spumeggianti armonie. Non
meno ammirevoli i brani liturgici composti da Padre Armando ed eseguiti con
l’accompagnamento di una violinista
entrata nella sua scuola appena a nove
anni, Shireen Abu Hadeed, oggi diciassettenne e prossima al diploma. La
voce del suo strumento si è assimilata
a quella dell’organo in ‘Carillon’, ‘Rondò’,
‘Elevazione’. Di notevole effetto, in particolare, il procedimento ascensionale
dell’ultima composizione, a suggerire
una graduale sublimazione fino ad una
dimensione astratta, immateriale dove
tutto si placa. Oltre ad alcune variate
elaborazioni di due melodie popolari è
stato infine presentato un vero e proprio ‘pezzo di bravura’: una ‘Improvvisazione’ su un tema gregoriano che ‘in
crescendo’ si conclude con un finale
grandioso.
Grato dell’accoglienza e degli applausi, Padre Armando Pierucci al termine
del concerto ha offerto a don Marco
Cecconi, parroco di S. Stefano un significativo omaggio: realizzati in legno
d’ulivo, un rosario e una immagine
dell’incontro di Maria ed Elisabetta; il
FALSE FRIENDS – FALSCHE FREUNDE
Se un giovane spasimante inglese dichiarasse di voler fare
omaggio di un GIFT (regalo, nella sua lingua, come quasi tutti
sanno) a una signorina tedesca che sta corteggiando, questa
potrebbe anche offendersi… mortalmente. Perché?
***
Soluzioni del giochi precedenti:
Il nome è Gioconda. Leonardo dipinse La Gioconda (150305). Ponchielli musicò il melodramma La Gioconda (1876) su
libretto di Arrigo Boito. D’Annunzio scrisse anche un dramma
intitolato La Gioconda (1899).
Il nome completo del famigerato dittatore ugandese è Idi Amin
Dada. Tristan Tzara fu fondatore e teorico del movimento
artistico-letterario detto Dada (o Dadaismo).
Malta – multa // peccato - beccato
lacitazione
A cura di Riccardo Ceccarelli
La lentezza necessaria
La ricerca di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto veloci, aerei. Si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa sa
ancora essere lenta: nel tempo, per ascoltare, nella pazienza,
per ricucire e ricomporre? O anche la Chiesa è ormai travolta
dalla frenesia dell’efficienza? Recuperiamo la calma di saper
accordare il passo con le possibilità dei pellegrini, con i loro
ritmi di cammino, la capacità di essere sempre più vicini per
consentire loro di aprire un varco nel disincanto che c’è nei
cuori, così da potervi entrare.
Papa Francesco, dal Discorso all’episcopato del Brasile, Rio
de Janeiro 27 luglio 2013.
lapulce
Femminicidio
Tempo fa mi suonava un po’ strano questo orrendo neologismo
in voga da non più di un annetto. Solo di recente mi sono accorto che “prima”, per analogo delitto, si parlava di “uxoricidio”.
Uccisione cioè di quella “femmina” che di regola quasi generale
era la uxor, cioè la moglie. Ma oggi la vittima in questione oltre
che (talvolta) moglie, è più spesso fidanzata (si può avere anche
a 77 anni!), convivente, compagna, amica, amante… Per ognuna
di queste categorie si sarebbe dovuto coniare un termine che
finiva con “-cidio”. Troppo complicato. Meglio ripiegare sul comune denominatore “femmina”. Che, più che il sesso, indica
oggi il “genere”. Anche questo è progresso.
Delegazione
ASSONAUTICA
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V
Autoscuole
Corinaldesi s.r.l.
Point
AUTOMOBIL
CLUB d’ITALIA
‘Magnificat’, simbolico riferimento ad
un fraterno incontro fra i popoli. Per il
concerto del giorno successivo, nell’Abbazia di S. Maria di Moie di Maiolati
Spontini, il programma organistico è
stato in parte replicato, ma diversa, più
raccolta, è stata la suggestione rimandata sotto le volte dell’antica chiesa. Padre
Armando Pierucci e la giovane violinista hanno anche lasciato spazio al coro
‘D. Brunori’ che, diretto dal M° Francesco Pesaresi e costituito da quattro ben
strutturati gruppi vocali, ha presentato
tre brani stilisticamente dissimili: una
‘Ave Maria’ di Bonaventura Somma; la
preghiera ‘O Madre di Misericordia’,
composta da P. Armando Pierucci per
lo stesso coro che ne ha fatto il suo inno
ufficiale e una ballata irlandese risalente
all’VIII secolo, ma per scrittura di singolare modernità.
Calorosi al termine gli applausi e festeggiati tutti gli interpreti con il parroco,
don Fabio Belelli, Maria Latini del
gruppo “Carmelo nel Mondo” che ha
sostenuto il progetto, Nicola Di Francesco, segretario del Premio Vallesina,
Hania Soudah-Sabbara, direttrice
della Scuola Musicale ‘Magnificat’, Beatrice Testadiferro che ha condotto
questo e il precedente concerto con
sicurezza e competenza. Il sindaco,
Giancarlo Carbini, ricordando quanti
hanno avuto a cuore l’attività musicale
del luogo, ha osservato che quanto P.
Armando Pierucci ha realizzato a Gerusalemme rende onore al paese in cui
egli è nato. Non solo a Moie e alle Marche, si potrebbe aggiungere, ma anche
all’Italia, anzi, al mondo. Perché la pace
è patrimonio inestimabile dell’umanità: i giovani musicisti del ‘Magnificat’
l’hanno compreso ed è difficile credere che in futuro si fronteggeranno con
ostilità per combattersi.
Fotoservizio
Augusta Franco Cardinali
Nelle foto: Padre Armando Pierucci mostra la ‘Missa Mater Misericordiae’, da lui
composta per organo, soprano, coro a
quattro voci e assemblea. Stampata da
un editore coreano, è stata già eseguita
a Gerusalemme, Betlemme e in Corea.
Hania, a destra, direttrice della Scuola
Musicale ‘Magnificat’ con la violinista
Shireen Abu Hadeed. Il coro ‘D. Brunori’
di Moie di Maiolati Spontini.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi
di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per
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della
attualità
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
Medio Oriente: più guerre civili che primavere
Democrazia in Egitto e dintorni
Il digiuno per la pace
di Remo Uncini
Come Giovanni Paolo II che il 5 marzo 2003 lanciò una
giornata mondiale di digiuno per fermare l’attacco degli Stati Uniti contro l’Iraq, così Papa Francesco indice per tutta la
chiesa il 7 settembre prossimo una giornata di digiuno e di
preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo
intero. Mai più guerra! È il grido contro il pericolo di un
conflitto che potrebbe diventare devastante. Papa Francesco,
nell’Angelus di domenica 1° settembre, lo ha ripetuto sulla
scia di chi prima di lui inutilmente lo ha gridato al mondo;
fu inascoltato ed ha dovuto constatare nel corso degli anni
quanto era attuale e vero quel richiamo alla pace. Nel corso
della guerra in Iraq ci furono più di 5000 morti tra i soldati americani, più di 3000 tra quelli inglesi e centinaia tra i
soldati francesi, italiani, polacchi e di altre nazioni. Migliaia
di morti tra i civili iracheni; centinaia di morti per il terrorismo in un paese in cui noi occidentali volevamo esportare la
democrazia dove fazioni di vari estremismi si contendono il
potere. Siamo ritornati al solito dilemma: intervenire o non
intervenire. Gli Stati Uniti e i paesi occidentali vogliono essere coinvolti nello stabilire un ordine. Nel mondo arabo abbiamo interessi commerciali da conservare e non riusciamo
a contenere una rivoluzione in cui dittature e forze estremiste si confrontano e gli stati sono invasi da un islamismo
integralista che incendia le varie fazioni in lotta e crea instabilità. La cautela dell’America e del suo presidente Obama
nel consultare il Congresso prima dell’attacco alla Siria, la
riluttanza da parte del parlamento inglese di dare l’autorizzazione denotano quanto, a differenza dell’Iraq, il problema
siriano sia pieno di incognite. Il Papa ha espresso il pericolo di una guerra mondiale. L’area medio orientale con paesi
come l’Egitto, la Libia e il Libano, tutti ai confini con Israele,
è fortemente scossa da vari terrorismi. La preoccupazione
di papa Francesco, che richiama gli stati a una proficua trattativa, giudicando il ricorso alle armi non risolutivo e dannoso per il futuro di pace. L’unica regione isolata è Israele
appoggiata dagli Stati Uniti e dall’Occidente, che si trova al
centro di una contesa araba. «Non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto - ha aggiunto papa Francesco - quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra
i popoli, ma la cultura dell’incontro, del dialogo, questa
è l’unica strada della pace». Speriamo che questo appello non cada nel vuoto. Chi deve decidere sappia costruire la
pace. Il nostro digiuno e le nostre preghiere devono servire
a scongiurare la guerra. Tutti devono avere la possibilità di
poter evolversi nel rispetto dell’uomo e delle sue tradizioni.
Non vi siano più scontri tra civiltà politiche e religiose perché esso porterebbero a un conflitto in cui inevitabilmente
l’occidente si troverebbe tra due fuochi: quello di provare a
contribuire a un lento cammino di democrazia o quello che
porta all’abisso della guerra.
di Riccardo Ceccarelli
Nelle settimane scorse attenzione quasi esclusiva alla situazione politicoistituzionale dell’Egitto, dove ancora
una volta – come in altri paesi arabi – è
stata “sepolta” la cosiddetta ‘primavera araba’. Sulla quale aveva scommesso
tutto il mondo occidentale, con la cacciata dei diversi dittatori con i quali lo
stesso Occidente, Italia compresa – fino
a poco prima – aveva fatto affari e intrecciato relazioni di profonda amicizia.
In pochi giorni abbiamo rovesciato i
tavoli. Seduti su altri tavoli con i vincitori “democratici” stessa amicizia, stessi
affari, anzi con qualche sgomitata per
accaparrarsi i migliori. Osannati i nuovi
capi in Libia, in Tunisia e in Egitto perché democraticamente eletti. La crisi
in Egitto con la cacciata del presidente eletto ci ha mandato in tilt. Perché
la televisione ci ha fatto vedere solo le
manifestazioni pro Morsi represse con
violenza dall’esercito, non ci ha mostrato come invece la maggioranza del paese – anche quelli che avevano votato
per Morsi – fosse contro il presidente
che non aveva mantenuto le promesse
e aveva fatto precipitare il paese in una
crisi peggiore di quella sotto Mubarak.
Morsi però era stato eletto democraticamente e stava imponendo una sua
“dittatura” che certo non ha giustificato
il massacro operato dai generali. Il dialogo e il compromesso, necessari in politica, non ci sono stati, facendo saltare
la “democrazia”. Perché, come afferma
Samir Khalil, gesuita esperto di religio-
ne musulmana, se è vero che «non c’è
incompatibilità tra Islam e democrazia»,
è vero anche «che i Fratelli musulmani non rappresentano la religione del
Corano né tantomeno la “società civile” del Paese nordafricano. Non lo dico
io, continua, ma lo affermano gli iman
della moschea di al-Azhar, l’istituzionecardine del mondo musulmano sunnita. “L’islam è la religione del mezzo. Le
frange estremiste non sono islam”, ripetono, sconfessando i Fratelli. Hanno
vinto le elezioni per un soffio, 51,3%,
perché essendo i più organizzati, hanno
sbaragliato le altre componenti laiche. Il
governo dei Fratelli si è rivelato un fallimento, da ogni punto di vista, prima di
tutto quello economico. Poi hanno cercato di “fratellizzare” il paese. I Fratelli
cioè hanno cercato di occupare ogni
spazio di potere. I loro uomini si sono
messi in posizioni-chiave. […] Il bagno
di sangue è stato senza dubbio un errore. Dobbiamo però chiederci che cosa
l’ha provocato» (“Avvenire”, 20 agosto,
p. 6). Scriveva qualche giorno prima
Valentina Colombo, docente di lingua
e letteratura araba: «Ormai la maggior
parte degli egiziani, in particolare, e degli arabi, in generale, hanno le idee chiare: i Fratelli musulmani sono i peggiori
nemici non solo della democrazia e dei
diritti umani, ma anche e soprattutto
dell’islam. I Fratelli musulmani non ragionano partendo dai diritti dei cittadini, ma dai diritti di quei musulmani che
la pensano come loro ovvero di coloro
che credono che islam e potere vadano di pari passo. […]Purtroppo fino a
quando l’Occidente non comprenderà
che l’islam e i musulmani non sono i
Fratelli musulmani […] non uscirà dalla schizofrenia che lo vede da un lato
predicare la tutela dei diritti umani e
dall’altro sostenere e difendere chi ne è
il nemico principale» (“La nuova Bussola Quotidiana”, 17 agosto). Tutto ciò
in nome della “democrazia”, secondo
la concezione che ne abbiamo in Occidente, considerandola “la massima
espressione della sovranità popolare,
la fonte della verità e della bontà. Le
elezioni politiche legittimano ultimamente il potere politico. L’Occidente
la pensa così al punto tale che se poi il
potere politico cambia la natura umana, come è successo in Francia con la
legge sul matrimonio per tutti, […] oppure che è possibile partorire per conto terzi e così via, se cioè quel potere
politico produce una politica ingiusta
e disumana è nel pieno diritto di farlo perché ha vinto le elezioni. Dalla
vittoria elettorale, per la democrazia
occidentale, non può derivare nulla di
male. Il corpo sovrano degli elettori
è come il Dio in terra e l’esito elettorale è come l’oracolo di Dio» (Stefano
Fontana, direttore dell’Osservatorio
internazionale Cardinale Van Thuan
sulla Dottrina sociale della Chiesa e
Consultore del Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace, in “La
nuova Bussola Quotidiana”, 26 agosto).
Democrazia solo formale e non certo
sostanziale. Non solo in Egitto. Democrazia che si impoverisce producendo
una politica ingiusta e disumana.
Una generazione di bambini senza domani
segue dalla prima pagina
si campi profughi, incontrando le persone
che vi abitano e ascoltando le loro drammatiche storie. Sono stata anche in alcuni
centri di accoglienza per sfollati: ex scuole,
palestre, strutture abbandonate che sono
diventate il rifugio di famiglie che hanno
dovuto abbandonare le loro case in seguito ai bombardamenti. La situazione che
ho riscontrato ad Aleppo è drammatica; la
città, una delle più antiche al mondo, i cui
reperti storici e la cui architettura testimoniano una storia gloriosa e ricca, è divisa in
zone ancora sotto il controllo del regime e
zone liberate. Le strade principali sono interrotte da posti di blocco e sui punti più
alti della città sono appostati i cecchini. Lo
scenario è desolante: ovunque ci sono macerie, le scuole, gli ospedali e i negozi sono
chiusi; la gente convive con le esplosioni e
gli spari. Tutti, bambini e adulti, mi dicono
che il loro terrore più grande sono gli aerei:
il loro rumore arriva a rompere i timpani e
il loro operato è apocalittico. Aleppo, come
le altre città siriane, cerca di sopravvivere;
i volontari assistono i più deboli e cercano
di riempire quel vuoto lasciato dalle istituzioni, praticamente inesistenti.
La Siria è un Paese in ginocchio, dove tutte le componenti della popolazione, di
ogni etnia e religione, stanno subendo una
pesante repressione, che ha causato oltre
130mila morti, due milioni di profughi, 8
milioni di sfollati, 250mila persone scomparse. Più di due anni fa le persone che manifestavano contro il regime hanno chiesto
l’istituzione di una “no fly zone” e l’apertura di corridoi umanitari. Oggi la comunità internazionale risponde con la prospettiva di un nuovo fronte di bombardamenti.
Un’intera generazione di bambini siriani
rischia di non conoscere la parola domani.
t e r r e l e m e n t a r i
di Silvano Sbarbati
Eccoci qua, siamo quasi a San Settimio: un
altro anno e ci si invecchia. Tutti, compresi i miei tre affezionati lettori. Ai quali va
la mia comprensione perché leggono queste righe, settimana dopo settimana, mese
dopo mese, anno dopo anno. Ci si invecchia insieme e viene voglia – che è anche
un bisogno – di fare i conti sul perché si
scrive e sul perché si legge. Domande da
far tremare i polsi e vacillare i pensieri
mattutini, quelli più carichi di ottimismo.
Fortuna vuole che una qualche risposta
a tali domande me l’abbia data, ieri l’altro, una persona amica, diciamo da quasi
50 anni; mi dice, sorridendo, che lui leg-
Un temino
ge queste righe, che non vuole essere il
“quarto” lettore, e che legge con piacere
perché gli sembrano temini. Ha detto così:
temini, ovvero piccoli temi. Il tema era
un compito – non so se lo è ancora – che
a scuola i docenti offrivano (si fa per dire)
all’attenzione degli studenti: a casa o in
classe, sempre obbligatorio. Che queste
righe possano essere considerate “piccoli
temi svolti” è una bella immagine. Rimanda a un modo di guardare le cose e i fatti
e le persone, un modo “senza pretese”;
senza pretendere, senza presumere, senza
prevaricare i giudizi e le opinioni. In fondo,
nei temini avevamo cura di stare leggeri,
con quella cura preoccupata di non sbagliare grammatica e sintassi, cercando di
raggiungere la misura più adatta per ottenere il risultato concreto: l’approvazione
dell’insegnante. Nei temini mettevamo
tutta intera la nostra concezione del mondo acerba, imperfetta, talvolta irruente e
piena di limiti; però, nello sforzo di stare
nella misura acquistava una sua dignità,
un suo valore espressivo: sia in quelli ben
scritti che in quelli disastrati nella forma
e di conseguenza anche nel contenuto. Si
provava a stare al mondo, attraverso i temini. Una tensione, un’energia, un esercizio di volontà… roba da nuove generazioni.
E allora i giovani, che tanto scrivono sui
social network, in fondo in fondo anche
loro - a modo loro, nel tempo presente scrivono temini?
regione
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
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della
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Un’opera mai rappresentata al Pergolesi, ‘L’Arlesiana’, inaugura la prossima Stagione Lirica
Francesco Cilea, il ‘Bellini del verismo’
Non pochi meriti ebbe Francesco
Florimo. Nato all’inizio del XIX
secolo nei pressi di Reggio Calabria,
fu storico della musica, compositore, amico e biografo di Vincenzo
Bellini, direttore della Biblioteca
del Conservatorio di Napoli, autore di una poderosa opera sulla
Scuola Musicale di Napoli e di un
Metodo di canto. Raccolse preziose testimonianze del passato, ma
prestò attenzione anche a quanto
accadeva nel mondo musicale del
suo tempo. Fu per questo anche un
talent scout. Gli deve molto Francesco Cilea. Il Florimo si accorse
presto della sua vocazione e riuscì
a farlo iscrivere al Conservatorio
di S. Pietro a Maiella nonostante
l’opposizione del padre, un noto
avvocato di Palmi, che aveva altri
progetti per il suo figliolo e non ne
voleva sapere di spedirlo tanto lontano da casa.
Francesco Cilea entra in Conservatorio quando ha appena dodici
anni e già durante gli studi si fa notare segnalandosi con una ‘Suite’
premiata dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nell’ultimo anno
di corso, su incarico della direzione del Conservatorio, compone la
sua prima opera, ‘Gina’, che dirige
lui stesso nel teatro di S. Pietro a
Maiella. Come tutti i saggi di Con-
servatorio l’opera viene presto archiviata. Sarà la prima delle diverse
lacune che si produrranno nella
conoscenza del compositore.
Una volta conseguito il diploma
Cilea è nominato supplente di
Armonia e di Pianoforte Complementare a S. Pietro a Maiella.
Continua intanto a comporre e nel
1892 dà alle scene la sua seconda
opera, ‘Tilda’: con buon successo
a Firenze; poi, in una tournée dedicata alla Giovane Scuola Italiana,
a Vienna. Anche qui è applaudita,
lodata persino da un temutissimo
critico come E. Hanslick. L’opera
è ambientata in Ciociaria, conformemente all’esigenza verista di inserire nel melodramma tradizioni e
folklore regionali. Altra lacuna: anche di quest’opera, di sicuro valore,
si è perduta la memoria.
Intensa attività, nuovi
successi
Anno di grandi novità è il 1896.
Cilea, appena trentenne, vince
la cattedra di Armonia all’Istituto Musicale di Firenze dove
compone ‘L’Arlesiana’. L’opera è
rappresentata l’anno successivo
segnando il debutto di un interprete d’eccezione: Enrico Caruso.
Nonostante la partecipazione del
mitico tenore il successo non è
tanto caloroso quanto quello della ‘Tilda’. Cilea apporterà perciò
diverse modifiche alla partitura
in successive riprese che avranno esito molto più favorevole.
‘L’Arlesiana’ tuttavia acquisterà
una straordinaria popolarità solo
diversi anni dopo, tra il 1939 e il
’40 grazie all’interpretazione del
massimo ‘tenore di grazia’ del XX
secolo: Tito Schipa che per stile
e vocalità era l’esatto contrario
di Caruso. L’opera, ambientata
in Provenza, è tratta da un episodio delle ‘Lettres de mon moulin’
di A. Daudet. La storia aveva già
ispirato un altro compositore:
G. Bizet, autore di una serie di
quadri musicali densi di colore
locale. La delicata, crepuscolare sensibilità di Cilea suggerì al
compositore di non far mai apparire in scena la protagonista.
Evocata con nostalgia e passione
dal canto, l’Arlesiana è una creatura più sognata e idealizzata che
reale. Un accorgimento simile
non era stato mai adottato in un
melodramma, né lo sarà in futuro.
Francesco Cilea continua a scrivere.
Nel 1902 appare alla Scala l’Adriana Lecouvreur’. Un grande successo seguito da molti altri in tutto
il mondo. Intanto il compositore
pensa ad una ‘Francesca da Rimini’
e a Gabriele D’Annunzio, possibile librettista. Prende contatto con
lui, ma il Vate ha esigenze eccessive e il patto non si stringe. È nel
1907 che va in scena, ancora alla
Scala e con la direzione di Toscanini, un’altra sua opera, ‘Gloria’,
ambientata in una Siena medievale
dove si combattono due famiglie
rivali. Vi saranno alcune riprese in
altri teatri d’Italia, poi anche questo melodramma sarà archiviato.
Sorte anche peggiore toccherà ad
un’altra opera composta l’anno
successivo: ‘Il matrimonio selvaggio’. Non sarà mai rappresentata.
Una vita per la musica
Francesco Cilea incomincia a pensare ad altro. Nel 1913 compone
il poema ‘Il canto della vita’ su
testo di Sem Benelli: gli era stato
richiesto dal comune di Genova
in occasione delle celebrazioni del
centenario verdiano. Inizia poi
un’intensa attività didattica. Vince il concorso per la direzione del
Conservatorio di Palermo e dopo
tre anni è chiamato al Conservatorio di S. Pietro a Maiella, carente
di strutture organizzative. A lungo
resterà a Napoli, dove fonderà il
Museo Storico e istituirà un’orchestra sinfonica. Nel 1935 è collocato
a riposo. Si trasferisce a Varazze
Jesi legge Kerouac:letture comunitarie estive
Tv: Donnavventura l’8 settembre
Federica da
Castelplanio
I dieci giorni di addestramento che la giovane Federica
Bini di Castelplanio ha affrontato per poter far parte dello staff della nuova edizione del programma televisivo
Donna Avventura saranno raccontati in una puntata speciale di domenica 8 settembre su Rete 4 alle 14,45. Federica ha rilasciato un’intervista pubblicata sul numero 27
del 21 luglio in occasione della sua partenza per l’America con Donnavventura, trasmissione che da venticinque
anni esplora il mondo attraverso gli occhi delle donne.
Augusta Franco Cardinali
L’immagine: Tito Schipa, grande interprete de ‘L’Arlesiana’
dendrolemura
Un romanzo di ieri e di oggi
Jean-Louis Kerouac nasce nel 1922 a Lowell, Massachussets. Scrittore e poeta statunitense, viene oggi
considerato “papà del movimento beat” per il suo
stile ritmato e immediato, che sembra abbia ispirato numerosi artisti e scrittori della Beat Generation.
Autore del romanzo autobiografico On the road, il
cui protagonista racconta una serie di viaggi in automobile attraverso gli Stati Uniti, critica i valori
tradizionali del sogno americano, il benessere troppo spesso generalizzato e l’apparente, frivola felicità che l’American way of life prometteva negli anni
cinquanta. Kerouac racconta i paesaggi, la natura, il
popolo americano, ma anche l’alienazione, lo smarrimento e la perdita, causati da una società che in
maniera sempre più spiccata si vota al capitalismo,
al consumismo sfrenato e all’individualismo. On the
road riflette di fatto la volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali del tempo, la libertà intrapresa nel viaggio, la necessità di guardare verso più
ampi orizzonti, non senza curiosità, né senza timore.
La lettura del più celebre romanzo di Kerouac è stata
dunque riproposta giovedì 22 agosto, presso il Cafè
Hemingway di Jesi, Piazza Spontini 4bis. Sonia, allie-
che gli conferisce la cittadinanza
onoraria. Vi morirà nel 1950. Nel
1938 era stato nominato Accademico d’Italia. Con lui avevano ottenuto la stessa onorificenza altri
esponenti della Giovane Scuola
Italiana, quali Giordano, Perosi, Mascagni. Con Cilea, che pure
meritò di essere definito ‘Il Bellini del verismo’, fanno parte di
una schiera di musicisti vissuti in
tempi difficili, se non anche ostili,
in cui soffiavano minacciosi venti
di guerra ed erano in atto vere a
proprie rivoluzioni culturali. È per
questo che oggi con maggiore serenità sarebbe opportuno ripensare al valore effettivo della loro opera e al ruolo che essi hanno avuto
nella storia della musica.
Il centro di Jesi
a cura di Elena Mancinelli
va di Giorgio Albertazzi, con la sua voce e la sua
strabiliante capacità di interpretare le parole, ha appassionato ed emozionato il pubblico.
Una serata di fine estate, in cui la comunità jesina
si è voluta riunire seduta sui gradini del centro storico, ascoltando le letture di un romanzo che oggi,
più che mai, può dirsi attualizzabile alla società che
viviamo. Un bicchiere di vino e intermezzi musicali
sapientemente scelti hanno dato vita ad un memorabile momento di comunione, in cui grandi e piccoli, chi per piacere, chi per inclinazione, hanno di
certo trovato degli importanti spunti di riflessione.
Margherita Teodori
‘Na ‘olta ‘l centro de Jesi
incominciava dalla piazza del Dômo,
andava su pe’ l’orefici,
fino alla piazza dell’orologio.
Allora ‘l centro
era l’anima de Jesi,
c’era la scôla elementare
con tanti scolaretti vocianti
che, all’uscita, andavano
nella Tabaccheria de Pernì
pe’ comprasse i cingomma o le caramelle, nell’angolo c’era pure el
banchetto d’Annetta, che c’invitava
con la liquerizia e le becche.
Vicino c’era el negozio de scarpe
d’Albinella,
subbido dopo
‘l negozio de Longhi, l’orologiaro,
piccolo, ma elegante
co’ ‘l soffitto decorado,
po’ el negozietto lungo e stretto
de Chiodi, che prima vendea
le valigie, poi s’è trasformado
in cartoleria.
Quanti foji de protocollo
pe’ i compidi in classe
e penne quadrade o a campanile,
ciò comprado, de corsa, la madina
prima d’andà a scôla!
-2 foji de protocollo 10 lire!Più su c’era el negozio
de stoffe de Bonopera,
quello de i cocci de Marola,
la casa della lana,
e po’ tutti l’orefici,
Giustiniani, Moscè, Mosconi…
in mezzo
‘l negozio de Cecconi
che vendea i cappelli
e i dù negozi
de stoffe de Sardella
uno di fronte all’altro.
Allora ‘sti negozi
durava più de ‘na generaziò
adesso ‘n fa a tempo a aprisse
che poco dopo se chiude,
‘n c’è più tradiziò.
Oggi questo centro, allora
tanto vivo, è diventado silenzioso,
‘n ce abita quasi più nisciù,
è chiuso al traffico,
è solo pedonale.
Io ce passo de rado,
solo pe’ andà giù ‘l Dômo,
perché le poghe ‘olte che ci vado
me pija ‘n nodo ‘nte la gola
a pensallo come era ai tempi mia.
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della
psicologiaesocietà
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
ISTITUTI RELIGIOSI FEMMINILI NELLE MARCHE
Donne consacrate
È stata rinnovata l’Usmi marchigiana. Nell’attuale Statuto
Usmi si legge: “L’Unione esprime e sviluppa la comunione
che unisce gli Istituti religiosi femminili operanti in Italia,
tra loro e con le diverse componenti della realtà ecclesiale, in vista di una risposta più piena alla vocazione e alla
missione di ciascuno” (art. 1).Perciò intende porsi come
sereno e fraterno punto di riferimento per le Congregazioni femminili e le rispettive comunità locali presenti nelle
Marche. E diventa un camminare insieme nella complementarità, nella condivisione di scienza e di esperienza, nella
collaborazione costruttiva, nella condivisione di problematiche e nella proposta di soluzioni nelle realtà locali. Nello
Statuto viene detto: “L’Unione promuove l’approfondimento dell’identità carismatica della Vita consacrata secondo
l’insegnamento del Magistero della Chiesa, gli orientamenti
della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica.
Favorisce, mediante opportune iniziative, la comunione e la collaborazione tra gli
Istituti religiosi e le Società
di Vita Apostolica; coordina i
rapporti di comunione e collaborazione con la Conferenza Episcopale e con i singoli
Vescovi; individua le sfide socio-culturali del nostro tempo per cercare insieme risposte profetiche, in coerenza
con l’identità di donne consacrate e presta attenzione alle
nuove forme di vita consacrata” (art.4).
Nella regione Marche, dopo la morte di Sr Loredana De Paoli, che le religiose ricordano con grande affetto e riconoscenza, si è riunita l’assemblea delle segretarie diocesane
e superiore maggiori degli Istituti presenti nelle Marche, lo
scorso 30 giugno a Loreto, con la presenza della Consigliera nazionale madre Pierina Scarmignan, per l’elezione della
nuova presidente, vicepresidente e segretaria dell’organismo USMI- Marche. La nuova presidente è suor Anna Maria
Vissani di Castelplanio, vicepresidente suor Maria del Rosario Bolanos Medina e segretaria suor Maria Alfonsa Fusco entrambe di San Benedetto del Tronto.
Sr Anna Maria Vissani appartiene alla congregazione delle
Adoratrici del Sangue di Cristo, attualmente è direttrice
del Centro di spiritualità “sul monte” a Castelplanio, nella diocesi di Jesi. Laureata in teologia morale, grafologa e
counselor della relazione, accompagna molte persone nel
cammino spirituale e dentro percorsi umani, per la riscoperta del senso più vero del vivere dentro difficoltà relazionali e affettive. È stata anche Superiora Provinciale,
consigliera, formatrice delle giovani consacrate, superiora
di comunità nella sua Congregazione religiosa. Negli anni
’90 ha già esercitato, per otto anni, l’incarico di Presidente
USMI regionale nelle Marche.
Sr Maria del Rosario Bolanos Medina della congregazione Oblate SS Redentore è coordinatrice del Progetto “Irene” nella casa d’accoglienza di San Benedetto del Tronto.
Sr Maria Alfonsa Fusco è dell’Istituto San Giovanni Battista,
laureata in Filosofia e diplomata in Scienze religiose e musica. Ha insegnato sempre nelle scuole Superiori ed ha svolto
il compito di Dirigente Scolastico per un periodo pluridecennale. Da moltissimi anni è inserita nell’USMI ed eletta
delegata dell’USMI della Diocesi di San Benedetto del Tronto e Segretaria regionale, svolge l’attività di coordinamento
ed animazione della Vita Consacrata.
La sera dell’11 settembre a Fano
Marco Poeta per l’Apito
Mercoledì 11 settembre alle 21,15 presso la Chiesa di San
Francesco a Fano si terrà la serata musicale dal titolo “Reminiscence of John Dowland” del musicista Marco Poeta accompagnato da Alessandra Losacco e con le voci recitanti
di Giulia Poeta e Marco Florio. Una iniziativa a sostegno dei
progetti di cooperazione dell’Associazione don Paolo Tonucci – Apito Marche in Brasile. Il ricavato dell’iniziativa sarà
devoluto all’Apito per le sue attività di promozione umana
in Brasile, nella diocesi di Camaçari, nella quale don Paolo Tonucci (missionario fanese) ha svolto per 13 anni il suo
servizio di parroco poi continuato da don Marco Presciutti e
don Luigi Carrescia di Jesi.
La mente e l’anima
colloqui con lo psicologo
Ancora di fronte al problema dell’omosessualità
Un’estate faticosa
di Federico Cardinali
Il mese di agosto non ci ha regalato
belle notizie. E non parlo di quanto ci
ha elargito il mondo della politica. Qui,
purtroppo, c’è ancora tanto da lavorare
perché l’interesse del Paese prevalga, finalmente, sugli interessi di parte: ancora
la miseria e la vergogna di uomini che
hanno la pretesa di essere al di fuori e al
di sopra di ogni regola e di ogni legge.
Mi riferisco, piuttosto, alle tante notizie
di morte che giorno dopo giorno giungevano e giungono a rattristarci l’animo.
La crisi egiziana. Le stragi in Siria. La catena di donne e uomini costretti a lasciare i loro paesi d’origine, che incontrano
la morte a pochi metri dalla nostra terra.
Ancora uomini, maschi, che si sentono
in diritto di aggredire, fino ad uccidere,
una donna che non accetta di restare in
una relazione di prigionia.
Ma c’è una storia, particolare, che oggi
vorrei riprendere con voi. La storia di
quel quattordicenne che di fronte alla
solitudine in cui il dubbio sul suo orientamento sessuale lo stava portando, non
ha saputo reggere e ha preferito morire.
Nella fiduciosa speranza – così io credo – di camminare verso un mondo di
maggiore libertà. Dove omosessualità ed
eterosessualità non segnano più la differenza tra chi è accettato e accolto nella
sua umanità, e chi invece viene segnato
a dito, rifiutato. O, tutt’al più, tollerato.
Certo, a quattordici anni il dubbio sul
proprio orientamento sessuale è parte integrante di un normale processo
evolutivo. Ma non è questo il problema
che Andrea (così chiamerò questo nostro giovane figlio) ci pone. Né credo
sia stato questo a portarlo verso una decisione così dolorosa e irreversibile. Il
punto è che ancora i nostri pensieri – e
di conseguenza le nostre azioni – sono
guidati dalla ricerca del diverso e dalla designazione ed etichettatura di una
non-normalità. I nazisti avevano deciso
che gli omosessuali erano da eliminare
dalla faccia della terra: esseri ‘fallati’ che
inquinavano la purezza della razza. Noi,
uomini civili del 2013, non useremmo
mai parole tanto disumane. Ma siamo
così sicuri che i nostri pensieri camminano per strade che nulla hanno a che
fare con il desiderio di ‘ripulirci’ dalla
presenza di coloro che, con una parola
politically correct, chiamiamo gay?
Negli anni dell’adolescenza i ragazzi
(e le ragazze) vivono i loro sentimenti
con la forza e il limite della totalità. Per
loro vale ancora la legge infantile o tutto o niente. O si sentono completamente
parte del gruppo, o si vedono totalmente
emarginati. L’amicizia ha per loro tinte
forti. Per loro vale ancora più che per
noi adulti quanto scrive nei suoi appunti il Figlio di Sirac nel II sec. a. C.: «Non
è forse un dolore mortale un compagno
e amico che diventa nemico?» (Siracide
37,2).
Se pensiamo ad un quattordicenne che
non si trova bene con i suoi amici, che
non si sente accolto nel gruppo, subito ci
verrebbe da dirgli di parlarne con i suoi:
il babbo, la mamma sapranno trovare la
forza di ascoltarlo e le parole per fargli
sentire che per lui, nel mondo, c’è tutto il
posto che il suo cuore desidera. Sapranno aiutarlo a trovare la strada per vedersi ragazzino tra gli altri ragazzini. Simile
agli altri e nello stesso tempo ricco della
sua originalità e della sua energia vitale.
Facciamo però, ora, uno sforzo d’onestà.
Immaginiamo che Andrea sia nostro
figlio. Ha quattordici anni, fa la terza
media. E un giorno ci viene a dire che i
compagni lo prendono in giro. Ma non
ha il coraggio di dirci il perché. Dopo
tanta nostra insistenza, piangendo, ci
spiega: lui si sente attratto dai ragazzi
invece che dalle ragazze. E alla nostra
domanda se quello che dicono gli altri è
vero, lui ci risponde che sì, le cose stanno
proprio così.
Cosa faremmo? Quali sentimenti, quali
emozioni invaderebbero il nostro cuore di genitori? Non andremmo subito
in crisi, soprattutto noi padri (= uomini, maschi)? Prima faremo del tutto per
convincerlo che lui si sbaglia. Poi, quando continuerà a insistere che lui si sente
proprio così… non ci verrà il pensiero
che una disgrazia peggiore non ci poteva
capitare?
Perché, vedete, questo è il dramma
dell’omosessualità in questo nostro
mondo: che neanche in famiglia un ragazzo (o una ragazza) trova quell’accoglienza di cui ogni essere umano ha
bisogno. E non sentirsi accolti, con la
propria diversità, neanche in famiglia…
Dove andiamo?
Non pigliamocela genericamente con la
società. La società siamo noi a costruirla.
Con i nostri pensieri e con i nostri atteggiamenti. Così come siamo noi, cristiani, a costruire la chiesa. Io credo che sia
come società civile sia come comunità di
credenti, se non vogliamo essere anche
noi tra i tanti che fanno finta di commuoversi di fronte al dramma del nostro
Andrea – e dei tanti Andrea che vivono
questi sentimenti –, dobbiamo aprire la
nostra mente e dirci, finalmente, che l’omosessualità (= omoaffettività) è sì una
diversità, ma una diversità che fa parte naturalmente della nostra umanità.
Donne e uomini. Come tutti.
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
notiziebrevi
1-8 settembre: a Moie la festa
patronale
La parrocchia di Moie sta vivendo la settimana di preparazione alla
festa patronale. «La festa non è spesa inutile – scrive il parroco
don Fabio nel suo messaggio di invito - ma invocazione, fiducia,
solidarietà, rafforzamento dei legami, oltrepassa mento del
vivere quotidiano per vedere l’anticipo del Regno di Dio. Quindi
facciamo festa, nella sobrietà, ma facciamo festa. Rinnoviamo la
nostra fede, anzi, lasciamoci rinnovare dalla nostra fede, dal dono
dello Spirito Santo». Predicatore della settimana, padre Alberto
Panichella, saveriano maceratese che per 28 anni è stato in Brasile
ed ora è nella casa dei Missionari ad Ancona. Sabato 7 settembre
alle 16 la benedizione dei bambini in chiesa Santa Maria e alle
19,15 la benedizione degli automobilisti. Il programma del giorno
della festa, l’8 settembre, Natività di Maria, alle 10 la Santa
Messa presieduta dal vescovo Gerardo e alle 17 la processione;
altre Sante Messe sono celebrate alle 8,30, alle 11,30 e dopo la
processione. In serata alle 21 in piazza Kennedy lo spettacolo
musicale “Napoletando… a prescindere”.
1-15 settembre: a Castelplanio la festa
della Santa Croce
Dall’1 al 15 settembre il Crocifisso ligneo (1639) della chiesa
parrocchiale di Castelplanio viene tolto dalla sua teca ed
esposto più vicino ai fedeli. Il programma prevede due settimane
di celebrazioni e di incontri. Giovedì 5 settembre alle 18 la
celebrazione dell’Eucarestia e l’adorazione a cui sono invitati
i catechisti e i genitori che collaborano nel servizio. Venerdì 6
settembre alle 18 la Santa Messa e la preghiera di intercessione;
alle 21 un incontro presso la sala comunale sul tema “Anziani e
malati nelle nostre famiglie” con i relatori suor Anna Maria Vissani,
Marcella Coppa e Alessandro Stronati. Sabato 14 settembre, nella
festa liturgica della Santa Croce, alle 21 la Via Crucis da Poggio
San Marcello a Castelplanio sul tema: “Famiglia a scuola d’amore
sotto la croce”. Domenica 15 settembre alle 10 la Santa Messa a
Poggio San Marcello e alle 11,15 a Castelplanio con la benedizione
degli studenti di ogni scuola; nel pomeriggio alle 18 il concerto
d’organo nella chiesa di San Sebastiano.
Festa a Volere Volare
L’estate si avvia a conclusione e con essa le attività estive
dell’associazione l’Albero di Pina, che quest’anno hanno
coinvolto una settantina di bambini del territorio. E per salutare
l’estate, arriva la consueta festa al Centro Volere Volare,
venerdì 6 settembre, dalle ore 17, al parco della parrocchia di
S. Antonio Abate di Jesi, in via Piandelmedico 2, Borgo Minonna.
Ad organizzarla ed animarla i ragazzi e gli educatori del centro,
come occasione per ritrovarsi, ripercorrere le attività della lunga
estate “All’ombra de L’Albero di Pina” e divertirsi tutti insieme,
grandi e piccoli.
Si comincia con uno spazio di animazione, poi, alle 18,45, la
rappresentazione dei ragazzi di Volere Volare, e, a fine serata,
la possibilità di cenare insieme e di ascoltare la musica dei “Los
Bigotes Acoustic Trio”.
vitaecclesiale
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
la chiesa locale
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
Giovedì 5 settembre
Ore 11: Casa Paolo VI, Incontro con i Sacerdoti e
loro familiari
Sabato 7 settembre
Ore 18.30: Parrocchia San Giuseppe, S. Messa e Battesimo
Ore 21,15: Santuario delle Grazie, Preghiera per la
Pace
Domenica 8 settembre
Ore 10: Moie, S. Messa a S. Maria
Ore 11.30: Cupramontana, S. Messa e Cresima
Ore 16: San Giuseppe, Incontro con Anziani
Ore 19: Parr. San Pietro Apostolo, S. Messa nella festa della Madonna della Misericordia
Ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Martedì 10 settembre
Ore 15: Il vescovo riceve in Duomo per colloqui e
Confessioni fino alle 19.30.
Mercoledì 11 settembre
Ore 19: Osimo, Pellegrinaggio al Santuario di S. Giuseppe da Copertino e S. Messa
Giovedì 12 settembre
Ore 9,45: Incontro dei parroci di città
Venerdì 13 settembre
Ore 16.30: Parrocchia Regina della Pace, S. Messa
per inizio attività Avulss
Sabato 14 settembre
Ore 18: Parrocchia San M. Kolbe, S. Messa e mandato per animatori dei Corsi di Cristianità
Domenica 15 settembre
Ore 9.45: S. Maria Fuori Monsano, Incontro con i
ragazzi nel ricordo di don Puglisi
Ore 11: Moie, S. Messa e Cresima
Ore 16: Chiesa delle Grazie, S. Messa nella Giornata
del Donatore
Ore 21: Incontro a carattere vocazionale
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
7
8 settembre 2013
23a Domenica
del tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Luca
(14,25-33)
compimento? Per evitare che, se getta le
fondamenta e non può finire il lavoro, tutti
coloro che vedono comincino a deriderlo,
dicendo: “Costui ha iniziato a costruire,
ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo contro un altro
re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre
l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi
non rinuncia a tutti i suoi averi, non può
essere mio discepolo».
“Odiare” è... necessario
Nelle liturgie domenicali passate si leggeva che il Regno di Dio (= il sogno di
Dio sul mondo intero) è aperto a tutti
a partire dagli ultimi: ed è larghissimo
quanto è immensa la sua misericordia. Non c’è “dogana”, ma ha una “porta
stretta”. Per oltrepassarla bisogna “sgonfiarsi” (Luca 14,1-4) cioè non fare i bravi,
i giusti, i meritevoli, ma riconoscere di
essere incompiuti, fragili, di non bastare
a sé stessi e aver bisogno di essere amati e perdonati. Occorre inoltre liberarsi
“dall’ossessione religiosa del fare” per autogiustificarsi davanti a Dio e agli uomini: nel regno di Dio non c’è posto per la
meritocrazia.
Nel vangelo di oggi Gesù prosegue nel
proporre scelte di vite, atteggiamenti di
fondo necessari per far parte della sua
famiglia (=il Regno) ed “essere suoi discepoli” (versetti 28.33). Ne proponiamo
tre:
- “ODIARE il padre, la madre….” (versetto 26): nel linguaggio semitico di
Luca “odiare” significa “amare di meno”,
scegliere l’uno a preferenza dell’altro.
Allora “odiare” vuol dire che la decisione per il regno di Dio richiede di esprimere con la vita una preferenza totale,
radicale a Cristo e alle esigenze del Regno. “Odiare” significa non anteporre
nulla all’amore di Dio. Tutto è relati-
1 settembre: Damiano Paccusse
e Marta Di Rutigliano a Moje;
Giacomo Centurelli e Michela Togni
a Castelbellino;
Andrea Ravalli e Laura Pandolfi
a S. Antonio Abate; 8 settembre;
Luca Gasparri e Paola Sassaroli
a Sant’Elena.
Settimanale di ispirazione
cattolica della diocesi di Jesi
fondato nel 1953
della
La parola della domenica
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: «Se uno
viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e
perfino la propria vita, non può essere mio
discepolo. Chi non porta la propria croce
e non viene dietro di me, non può essere
mio discepolo. Chi di voi,volendo costruire
una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a
OGGI SPOSI
Voce
dellaVallesina
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V
Direttore responsabile
Beatrice Testadiferro
Comitato editoriale:
Vittorio Massaccesi, Giuseppe
Quagliani, Antonio Lombardi
Responsabile amministrativo
Antonio Quaranta
Proprietà: Diocesi di Jesi
Registrazione Tribunale di Ancona
n. 143 del 10.1.1953
vizzato e relativo a Lui. Diversamente
è idolatria (delle persone e delle cose)
che delude chi ama e distrugge chi è
amato. “Odiare” significa non tentare
mai di giustificare tatticismi, posizioni
di compromesso “a fin di bene”: di “stare con un piede su due staffe”. Specie
quando si maneggiano soldi e posizioni
di potere “sempre per il bene del popolo!”. E “della santa madre Chiesa”.
- ESSERE POVERI (versetto 33). La povertà evangelica è una scelta gioiosa e
necessaria per diventare “discepoli del
Signore”. Povertà vuol dire non appoggiare la vita su cose non solide, franose.
Non appoggiarsi neanche ai dogmatismi
ideologici e religiosi più smaccati, alle
sicurezze sbalorditive, fuori di ogni comune senso del pudore (quanta spudoratezza nel “ paese che si ama”!). Essere
poveri vuol dire interrogarsi sempre
circa la volontà di Dio e affidarsi a Lui
come un bambino; e con un cuore libero, sgombro, non ricattabile, vivere la
vita che ci viene incontro non come una
tassa da pagare, ma come un dono da
consegnare agli altri. Infine essere poveri vuol dire riconoscere decisamente
la priorità dell’essere sull’avere e sull’apparire. Urge per questo la disponibilità
a entrare nella logica folle della croce
(versetto 27) cioè dell’amore donato.
- DIVENTARE SAGGI, INTELLIGENTI E AUDACI: cioè avere spirito di discernimento, che non abbonda molto
sul mercato, occupato da tanti sapienti,
ma dove scarseggia la sapienza (dono
dello Spirito di Dio). Avere senso della realtà, chiara coscienza dei rischi e
delle difficoltà dell’avventura cristiana
(versetti 28-32). Il che non è in contraddizione con lo spirito di fede, ma
con la faciloneria, il fare sempre le cose
a metà, il vivere più di emozioni, fino a
ridurre la fede, a sentimento volatile. È
interessante come Gesù non presenti la
sapienza, l’intelligenza come virtù morali da acquisire, ma collochi queste nella
prospettiva delle “scelte” che ogni suo
discepolo è chiamato a vivere per entrare nel Regno di Dio. Ci invita anche
all’audacia, che non è presunzione, ma
il contrario dei tatticismi, dei calcoli al
ribasso, della paura della legge che non
salva. Essere audaci è non adeguare gli
ideali alle nostre debolezze; far sì che i
fini producano i mezzi e non viceversa.
Spesso l’evidenza, rafforzata dalle paure,
della limitatezza dei nostri mezzi umani
porta a partorire progetti di basso profilo e di “piccolo taglio”. Il Signore ci è
vicino: si fa nostro complice e socio solo
in “affari grossi” (la costruzione del Regno di Dio oggi).
San Giuseppe da Copertino protegge gli studenti
11 settembre: ragazzi a Osimo con il Vescovo
Mercoledì 11 settembre
il vescovo Gerardo sarà
ad Osimo per celebrare la
santa Messa nel Santuario
di San Giuseppe da Copertino. Nel 350° anniversario della morte del santo, patrono degli studenti,
i padri conventuali che
reggono il santuario hanno invitato i Vescovi marchigiani a
predicare la novena di preparazione
alla festa che sarà mercoledì 18 settembre. Il vescovo Gerardo arriverà
nel pomeriggio dell’11 settembre insieme agli studenti che vorranno ar-
Composizione grafica
Giampiero Barchiesi
Stampa
Galeati Industrie Grafiche, Imola
Spedizione in abbonamento postale
Associato alla Fisc
(Federazione Italiana Settimanali
Cattolici)
rivare dalla diocesi jesina Giancarlo Sabbatini: tel. 3407811741
per partecipare alla visita
guidata del santuario e «Osimo è la città che ha accolto san
per ascoltare la vita di San Giuseppe da Copertino. La basilicaGiuseppe
(1603-1663), santuario, la Tomba di san Giusepconosciuto anche come il pe, le camerette del Santo sono un
santo dei voli. Alle 18,30 monumento di intimità spirituale: in
la preghiera del Rosario preghiera si penetra nell’intimo della
e alle 19 la Santa Messa. sua vita e si può comunicare con lui
Sono invitati a partecipare che invita ancora a volare per cercare
gli studenti e i loro genitori. La dio- le cose del Cielo.» padre Giulio Bercesi mette a disposizione un pullman rettoni. Giuseppe da Copertino era
con partenza dalla parrocchia di San convinto che “in terra si fanno li sanFrancesco d’Assisi alle 16 e da San ti e di poi vanno in Paradiso” e che
Giuseppe alle 16,15: per prenotare “Dio li santi li vuol fare a suo modo
il posto si può chiamare il diacono non a modo nostro”
Questo numero è stato chiuso in
redazione martedì 3 novembre alle 18
e stampato alle 6 del 4 settembre.
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JMJ: Benvenuti nella “Chiesa del Mondo”. impressioni, ricordi e impegni dalla partecipazione alla 28ma giornata mondiale della gioventù
Ed è quella là che noi consideriamo una terra di missione?
La chiesa di São Benedito nel quartiere
“Pilares” di Rio, dove
sono stati ospitati i
giovani marchigiani e
dove si sono svolte le
catechesi dei vescovi
di Palestrina, Ancona e
Nazaret
Matt Maher, il
cantante americano
che ha animato la
veglia con il Papa,
incontrato dai giovani
jesini all’aeroporto
internazionale di Rio
de Janeiro
Scorcio del
quartiere Pilares
di Rio de Janeiro,
a un’ora e mezza
di autobus dal
centro della città


M

La galleria che porta dalla baia
di Botafogo a Copacabana:
all’interno di questo passaggio
obbligatorio per i pellegrini si
scatenava la gioia vera della
GMG: canti, balli, bandiere di
tutto il mondo sventolate, scambi
di oggetti, ricordi destinati a
rimanere nelle menti di tutti


i sorprende pensare che un mese fa
ero, assieme ad oltre 3 milioni di
giovani, accampato sulla spiaggia
più famosa al mondo, famosa soprattutto
per le feste, per i divertimenti di chi è
in vacanza, ma che di certo una festa
grande e importante come quella a cui
ho assistito 30 giorni fa non l’aveva mai
ospitata. Copacabana a Rio de Janeiro,
dove il profano della spiaggia ha incontrato
il sacro della 28° Giornata Mondiale della
Gioventù: l’incontro di tutti i giovani del
mondo con il Papa, ma soprattutto tra di
loro, la festa della fede che ne ha portati
otto della Diocesi di Jesi dall’altra parte
del mondo, per vedere, ascoltare il Papa
“venuto dall’altra parte del mondo”. È
soltanto questo, però, la GMG, andare a
trovare il Santo Padre nell’altro emisfero?
A me, infatti, che sono un giovane, che ho
una vita e, magari, anche delle cose da
fare qua in Italia capita di sentire qualcuno
domandarmi perché abbia deciso di
mettermi lo zaino in spalla e di percorrere
i 10000 kilometri che ci separano da quella
magnifica terra che è il Brasile, per vedere
il Papa, che sta tutti i giorni a Roma a
poche ore di distanza da casa mia. A parte
il fatto che a vedere il Papa in Vaticano non
ci sono mai stato, ciò che dicono è vero,
ma ascoltare le Sue parole in piazza San
Pietro mi permetterà ugualmente di parlare
con un Brasiliano, un Argentino, un Cileno,
un Francese, uno Spagnolo, un Coreano,
un Nigeriano e imparare da loro come è
la vita e come si vive la fede in quegli
stessi Paesi? Solo chi partecipa alla GMG
può capire e sentire l’esigenza di questo
profondo scambio culturale tra tutti quei
popoli e quelle persone che hanno come
denominatore comune una cosa grandiosa
e che risplende in mille modi quando la si
condivide con così tanta gente: la fede in
Cristo. Anzi, era impossibile a Rio guardare
il Mondo, riunito in quella città grande
come le Marche, e non avere il bisogno
di aprirsi a questo Mondo, di guardarlo e
di parlarci, perché effettivamente ci si
sentiva parte del Mondo. Ed è solo così che
si può assolvere il messaggio del Papa per
questa Giornata Mondiale della Gioventù:
“andate e fate discepoli tutti i popoli”,
fraternizzando e conoscendoli. È ovvio,
non era tra i giovani accorsi in Brasile che
dovevamo fare discepoli, ma tra tutti quelli
che, anche nelle nostre parrocchie, non
conoscono la fede gioiosa che i Brasiliani
ci hanno mostrato e insegnato, e i vantaggi
e le bellezze che questo modo “giovane”
di vivere la cristianità può portare. Inizia
così la ricerca dei “discepoli” dalle nostre
comunità, che sì non corrispondono proprio
alla definizione di “tutti i popoli” del
messaggio del Papa, ma che rappresenta già
un grande punto di partenza perché, come
ha detto Francesco, l’evangelizzazione
parte da ognuno di noi e con le possibilità di
cui disponiamo noi giovani è meglio partire
dal basso, come fanno i grandi missionari del
Brasile. “Contagiateci con la vostra gioia”
ci avevano detto in molti di ritorno dalla
GMG di Madrid 2011. Ora posso assicurare
a tutte queste persone che vogliono ed
esigono allegria nelle comunità cristiane che
le batterie della fede le abbiamo ricaricate
con pura gioia brasiliana, quella pietra
preziosa con cui riempiono ogni cosa che
fanno nel loro Paese, anche ogni singola
messa. Abbiamo capito, dunque, che per (ri)
evangelizzare questo popolo italiano, noi
pellegrini in Brasile non avremmo dovuto
fare altro che riportare la fede gioiosa di
quella terra lontana e ospitale e metterla
anche noi in tutto ciò che facciamo. Lo
vedremo in seguito se “rubare” le idee
ai Brasiliani sarà fruttuoso, se sarà utile
rendere la messa una vera e propria festa,
come lo è là già da molto tempo. Perché in
Brasile la messa è una festa, non in senso
metaforico, ma in senso reale, animata,
guarda un po’, dai giovani. Giovani che
si stupiscono nel sentire noi Italiani
raccontare che qui in chiesa di ragazzi ce
ne vanno ben pochi perché, diciamocelo,
oramai viene vista solo come un’inutile
imposizione. Ed è quella là che noi
consideriamo una terra di missione?
Riportare a casa il messaggio e l’idea che
ogni nostra piccola parrocchia, il punto di
partenza di ogni cristiano, è parte della
Chiesa del Mondo è un grande obiettivo,
che ogni fedele reduce da una GMG deve
porsi come principio. Bisogna che tutti
sappiano che assieme a noi a Copacabana,
quella notte del mese scorso, anche la
Diocesi di Jesi, con ogni suo fedele, di oggi
o di domani, c’era. E la Chiesa di Jesi è in
Brasile, anche per via del missionario don
Luigi Carrescia, che ha ospitato nella sua
parrocchia della diocesi di Camaçari, nella
Bahia, 21 giovani marchigiani. Tra loro, noi
della Vallesina, come lui, e ci ha mostrato
la gioia del Brasile, quella che stiamo
portando in Italia e che lo ha trattenuto,
lui assieme a tanti altri Italiani che
abbiamo conosciuto (il vescovo di Camaçari
è di Fermo ndr), in quel Paese che quasi
rischiava di catturare anche noi. Invece
eccoci qui, pronti a raccontarvi le gioie, le
passioni, le fatiche di venti intensi giorni
di Brasile, e, se volete farvi contagiare
anche voi dalla nostra gioia, vi consiglio di
cercare quei reduci di quella fredda notte a
Copacabana, che un mese fa ha infiammato
i cuori di 3700000 fedeli.
 Nicolò Stronati
I nomi dei giovani
accoppiati, pronti
per essere divisi nelle
famiglie di Monte Gordo
I giovani
Erano presenti da Jesi: don Cristiano Marasca, marchigiani
“accampati”
don Marco Micucci, Emanuele Contadini,
a Copacabana
Michele e Riccardo Maceratesi, Roberta
La veglia con
Papa Francesco
nella fredda
notte carioca


Petrucci, Matteo Cannelloni.
Le Giornate mondiali della Gioventù non sono
‘fuochi d’artificio’”, così il Papa nel primo Angelus
in Piazza San Pietro, dopo il rientro da Rio de
Janeiro, a sottolineare il senso di un cammino dei
giovani che prosegue nel tempo con la Croce di
Cristo, per vincere “la vanità del quotidiano”. Un
“grande dono” per il Brasile, per l’America Latina
e per il mondo intero. Papa Francesco ha chiesto
a tutti di ringraziare il Signore per la Gmg celebrata a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio.


Alcuni dei
giovani jesini
con dei ragazzi
brasiliani
incontrati
nelle gremite
strade della
città

Gli ultimi attimi prima di partire
definitivamente dal Brasile. Dopo sette giorni
nella sua parrocchia di Monte Gordo, don
Luigi Carrescia, missionario della diocesi
di Jesi, organizza la festa di addio (o di
arrivederci) assieme ai giovani del luogo

Don Luigi con alcuni bambini
(crianças in portoghese)
della sua parrocchia
I 21 giovani
marchigiani
ospitati a
Salvador da Bahia
con i volontari
della parrocchia
che li ha accolti
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8 settembre 2013
MACINE DI CASTELPLANIO: IN PARROCCHIA LA CRESIMA DI SEDICI ADOLESCENTI COINVOLGE TUTTA LA COMUNITÁ
Ti ringraziamo per le loro emozioni e i loro sentimenti
“Portate Gesù agli altri con coraggio”. Utilizzando le parole di Papa Francesco, pronunciate alla conclusione della giornata mondiale
della gioventù di Rio, don Gerardo fa un particolare augurio ai ragazzi della parrocchia di
Santa Maria del Cammino che il 1 settembre
hanno ricevuto il sacramento della Cresima
nella chiesa di Macine di Castelplanio. Lo
Spirito Santo è sceso su Igor Baioni, Annalisa Cantiani, Valentina Cantiani, Anna Lisa
Cascia, Elisabetta Chiodi, Debora Fabbretti, Giorgia Falconi, Michael Foschia, Davide
Giaccaglia, Gloria Mariotti, Nicoletta Paciarotti, Melissa Pasqualini, Alice Prezioso, Erika Priori, Lorenzo Silvestrini, Alessia Sorci.
La celebrazione è stata un momento molto
intenso grazie alla partecipazione attenta dei
numerosi presenti.
Durante la Messa è stato proclamato il vangelo del giorno (Lc 14, 1.7-14) ed è proprio con
una riflessione sulla parabola pronunciata da
Gesù che inizia l’omelia di don Gerardo. Con
questa parabola, dice il vescovo, Gesù vuole
darci un insegnamento che non ha nulla a che
vedere con i banchetti, né con le astuzie per
ottenere i posti migliori; il vero insegnamento
è quello di invertire le normali logiche umane
per seguire la logica di Gesù. Dicendo di cedere il proprio posto e di invitare chi non può
ricambiare, Gesù propone a ciascuno di noi di
offrire la propria vita per il prossimo e vivere
con gratuità per essere persone capaci anche
di andare controcorrente. Un cresimando può
essere amico di Gesù solo se prova a comportarsi come lui e lo ama. Amare Gesù è molto
difficile. Anche San Pietro, incontrato Gesù
risorto sul lago di Tiberiade, nel rispondere
alla sua ripetuta domanda “Simone, figlio di
Giovanni, mi ami?” non è riuscito ad andare oltre ad un “ti voglio bene”. Sarà poi Pietro stesso, grazie allo Spirito Santo ricevuto
a Pentecoste, a proclamare a tutto il popolo
il suo amore per Gesù. Don Gerardo rivolge
questo invito non solo ai cresimandi, ma anche ai sacerdoti, ai catechisti, ai genitori e a
tutti i presenti, perché ciascuno viva la propria fede con coerenza e si faccia testimone
di gioia, di quella gioia piena che è scopo della
vita cristiana. Durante l’omelia, il vescovo ha
più volte ricordato l’incontro avuto con i ragazzi durante il ritiro di preparazione, svoltosi
dal 28 al 30 agosto presso l’Abbazia del Beato
Angelo di Cupramontana. In quest’occasione
il vescovo ha potuto apprezzare la preparazione dei ragazzi e la loro disponibilità d’ani-
mo. Nel corso del ritiro, sono stati proposti
ai ragazzi momenti di formazione, ma anche
occasioni di incontro e di confronto con persone che manifestano come lo Spirito Santo
abbia operato su di loro: una giovane coppia
di sposi, i ragazzi della comunità cenacolo di
Loreto, i gruppi di preghiera del Rinnovamento nello Spirito e della Milizia dell’Immacolata.
Durante la celebrazione, i ragazzi hanno offerto una loro foto assieme a dei sassolini, a
simboleggiare il cammino svolto, ed una
piuma, bianca come la colomba, simbolo
dello Spirito Santo; il pennino inserito nella
piuma servirà a scrivere il loro futuro da cristiani. I neo-cresimati hanno voluto ringraziare di fronte a tutta la comunità le persone
che hanno incontrato e che hanno assunto o
assumeranno un particolare significato nel
proseguimento della loro vita: i loro genitori
che sono stati in grado di trasmettere la fede
e di sostenerli nelle scelte importanti, i padrini e le madrine che continueranno ad essere
i loro punti di riferimento, il vescovo ed i sacerdoti don Gianfranco, don Michele e don
Venish, che li hanno coinvolti con passione
nella vita della chiesa, e noi catechisti, per esserci dedicati a loro con amore ed impegno.
Noi catechisti, nel ringraziare il Signore per questo bellissimo cammino di fede
vissuto insieme ai ragazzi, abbiamo dedicato loro queste parole lette alla fine della Santa Messa: «Ti ringraziamo Signore
per averci dato la possibilità di incontrare
questi ragazzi; nel corso di questi anni abbiamo fatto esperienza della gioia, vitalità,
del coraggio e della curiosità con cui hanno
affrontato questa esperienza di fede. Ti ringraziamo anche perché le loro emozioni ed i
loro sentimenti sono diventati anche i nostri
e ci hanno aiutato ad affrontare con serenità il cammino assieme a loro. Un’ulteriore
conferma di tutto ciò è arrivata nel corso
del ritiro vissuto in questi ultimi giorni di
preparazione, denso di momenti profondi e di condivisione. Signore ti preghiamo
perché, qualunque via scelgano di percorrere, rimangano vive in loro la speranza e
la fiducia in Dio e nel prossimo che è l’espressione più grande del volto di Dio. Siano sempre pronti a porsi domande e ad
accogliere quelle che nasceranno nelle varie situazioni della loro vita e non abbiano
paura di mettersi in dubbio per poter crescere nella fede.»
Folco Fioretti e Costanza Uncini
Santuario “SS. Crocifisso” di Treia: P
rofessione temporanea di cinque novizi dei Frati Minori
“La vera proprietà è la fraternità”
A circa un chilometro dal comune di
Treia, in mezzo al verde della campagna marchigiana, sorge il Santuario
del SS. Crocifisso che si compone di
due costruzioni:la chiesa e il convento dei Frati Minori, con al centro il
Campanile. Aria di festa nel piazzale
del Santuario la mattina del 31 agosto
e in poco tempo la chiesa è invasa da
ragazzi muniti di telefonino e da famiglie con bambini e anziani, mentre
i giovani della Corale provano i canti
per la Liturgia. Ed ecco sfilare dietro
la Croce, in mezzo ai fedeli, un lungo
e bianco corteo di presbiteri diretti
all’altare: più di 20 sacerdoti pronti
a concelebrare la Messa solenne, presieduta da padre Ferdinando Campana, Ministro della Provincia Picena dei
Frati Minori. Si annuncia un evento
di “perfetta letizia”, il cui protagonista è lo Spirito Santo: 5 giovani frati
francescani, dopo un percorso di formazione e un anno di Noviziato a San
Damiano di Assisi, sono “chiamati” ad
emettere i voti di povertà castità e
obbedienza impegnandosi a seguire
Cristo “povero e umile”sull’esempio
di Francesco. All’appello del Ministro Provinciale, i cinque giovani, fra’
Carlo Benigni di San Benedetto del
Tronto, fra’ Lorenzo Del Bene di Pesaro, il siciliano fra’ Ignazio Faraci, fra’
Paolo Gabrielloni di Jesi, fra’ Cristian
Piccirilli di Ferentino, rispondono
“Eccomi”e chiedono di essere ammessi alla santa professione dei Consigli
evangelici nella Fraternità dei Minori.
Un progetto d’amore
e di servizio
Rivolgendosi ai cinque novizi, ai loro
parenti e amici, ai sacerdoti e a tutti i fedeli, il Padre Provinciale dà un
triplice messaggio. Il primo è che la
professione religiosa è un dono per
la famiglia e per l’umanità, ma esige
una risposta totale alla chiamata di
Dio. La Chiesa ci fa fare un cammino graduale: dal “Postulantato” al
Noviziato, dalla professione temporanea alla professione perpetua. In
questo mondo incerto... che non
vive l’amore fedele, Gesù chiede il
dono totale di sé.
Il secondo messaggio è che il Noviziato è l’anno del fidanzamento, ora
arrivano i giorni feriali... Ma proprio
qui, quello che voi sarete giorno
per giorno, sarete per sempre. Voler
bene a Dio e ai fratelli... fedeli all’Amore “nella gioia e nel dolore”!
Il terzo messaggio del Provinciale è
che dalla Regola francescana emergono due insegnamenti: la povertà e
l’amore. I frati vanno per il mondo e
vivono “senza nulla di proprio”. Voi
non vi appartenete più, appartenete
a Dio. Lasciare tutto: questo significano i voti di povertà, castità, obbedienza. La Regola poi dice:”Si amino
come veri fratelli”; la vera proprie-
tà è la fraternità! Siamo una
famiglia,ma dobbiamo costruirla questa famiglia con una
fedeltà generosa: morite a
voi stessi per vivere fin da ora l’esperienza del Regno di Dio>. Dopo avere
dato al Ministro Provinciale il proprio
consenso, ciascun novizio si presenta e fa la “professione religiosa”: <A
lode e gloria della Santissima Trinità
io, fra’ Paolo Gabrielloni, poiché il
Signore mi ha ispirato di seguire più
da vicino il Vangelo e le orme di nostro Signore Gesù Cristo, davanti ai
fratelli qui presenti, nelle tue mani,
fra’ Ferdinando Campana, con fede
salda e volontà decisa, faccio voto
a Dio, Padre santo e onnipotente,
di vivere per un anno in obbedienza,
senza nulla di proprio e in castità e
insieme professo la vita e la Regola
dei Frati Minori... Pertanto mi affido
con tutto il cuore a questa Fraternità perché ….possa tendere alla perfetta carità nel servizio di Dio, della
Chiesa e degli uomini>. Il Provinciale, a nome della Chiesa e della Fraternità, accoglie i voti dei frati e
consegna loro la Regola francescana,
ringraziando le famiglie per il dono
dei loro figli. I confratelli abbracciano i nuovi compagni di viaggio mentre risuona nel Santuario l’applauso
festoso dell’assemblea e il giovane
sacerdote musicista, fra’ Pierpaolo
Fabbri, innalza il suo canto di lode a
Dio con Francesco d’Assisi: “Altissimo glorioso Dio, illumina le tenebre
del cuor mio, dammi una fede retta,
speranza certa, carità perfetta...”.
Ma il Signore compie sempre meraviglie e Padre Campana annuncia con
gioia nuovi eventi: il 1°settembre altri quattro frati emetteranno i primi
voti, tre a San Damiano e uno a Cagliari. Non solo. Il 5 ottobre sarà ordinato sacerdote fra’ Rudi Fraticelli,
il 19 ottobre fra’ Moreno, il 26 ottobre fra’ Michele Massaccio. La Festa
continua nel piazzale dove il Padre
Guardiano, fra’ Luciano Genga, e i
confratelli offrono agli ospiti piatti di
pastasciutta, panini squisiti e dolci. E
a tarda sera si festeggia ancora....in
perfetta letizia.
Maria Crisafulli
inmemoria
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
Ricordo
Giacomo e Rosa Marcelli
“Eccomi, eccomi! Signre io vengo.
Eccomi, eccomi!
Si compia in me la tua volontà”.
Con questo canto, che riecheggia il Salmo 40,
l’assemblea liturgica ha accolto il 23 luglio, per
il Rito funebre nel Duomo di Jesi, fra due ali di
folla, il conte Giacomo Marcelli Flori e la moglie,
contessa Rosa Piccolomini, vittime di un tragico
incidente nella galleria dei Sassi Rossi, presso
Genga. Vissuti a Roma per molti anni, da qualche
tempo erano tornati a Jesi e abitavano nel Palazzo Marcelli, in via Terme.
Accanto ai familiari e agli amici erano presenti il
sindaco Massimo Bacci, alcuni ex-consiglieri della
Cassa di Risparmio di Jesi e imprenditori aziendali venuti da Roma, Ancona, Jesi e Fabriano, per
dare l’estremo saluto ai coniugi. Presente anche
il picchetto d’onore dei Carabinieri, poiché Giacomo era stato ufficiale dell’Arma.
Hanno concelebrato la Santa Messa presieduta
dal Vescovo Gerardo, mons. Giuseppe Quagliani,
don Anselmo Rossetti e don Vittorio Magnanelli,
con l’assistenza dei diaconi Giancarlo Sabbatini
e Augusto Abbatelli. Delineando alcuni tratti essenziali della vita di Giacomo e Rosa, il Vescovo
ha dichiarato: «A Giacomo va la gratitudine della Chiesa di Jesi perché collaborava con l’Ufficio diocesano nella sistemazione dell’Archivio.
Disponibile e generoso, si prodigava in opere di
carità a favore dei bisognosi. Di Rosa: la fede, la
comunione quotidiana, la nobiltà d’animo, lo spirito di carità. Amava la famiglia e aveva nel cuore i figli e i nipotini». Ma il messaggio va oltre...,
nel cuore del Mistero di Cristo morto e risorto
ed è un annuncio di fede: «Carissimi, oggi non
possiamo lasciarci andare alla tristezza: la vicenda è tragica, ma la Parola di Dio illumina anche
questo momento. L’apostolo Paolo scrive: “Chi ci
separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse il dolore o l’angoscia? La persecuzione o la fame o
la nudità? Il pericolo o la morte violenta?.... Ma
in tutte queste cose noi siamo vincitori grazie a
colui che ci ha amati” (Rm 8,35-37). Come è possibile dire “siamo vincitori”, di fronte alla morte
dei due coniugi? Ma prendiamo coscienza che Dio
ci ama, anche oggi, e di un amore più forte nella sofferenza. I nostri cari, Giacomo e Rosa, sono
nelle mani di del Signore e vivono nella luce di
Dio: il fondamento della nostra fede è la Risurrezione e non dobbiamo dire di un defunto “non
c’è più”, ma dire con un atto di fede: “vive nella
vita eterna”. La vita sulla terra ha un senso ben
preciso: è un tempo di gestazione per nascere ed
è un tempo di fidanzamento per entrare nell’amore di Dio per sempre. Il Vangelo ci invita ad
essere pronti e vigilanti. Impariamo a vivere ogni
giorno nella preghiera, nella fratellanza e nella
fedeltà al Signore. Dio ci benedica e la sua pace
ci accompagni sempre!». Dopo la Comunione
eucaristica un rappresentante dell’Associazione
“Carabinieri d’Italia” ha rivolto alla Vergine Maria
la Preghiera del carabiniere. Infine il canto corale del popolo di Dio che confessa la sua fede:
“Io credo: risorgerò, questo mio corpo vedrà il
Salvatore!
Ora è nelle tue mani quest’anima che mi hai
data:
accoglila, Signore, da sempre tu l’hai amata,
è preziosa ai tuoi occhi”
Maria Crisafulli
La benedizione del Papa
Ai collaboratori di Voce
«Anche quest’anno un numero considerevole di periodici – 126 – associati alla Federazione Italiana
Settimanali Cattolici ha diffuso, in occasione della
Giornata per la carità del Papa, celebrata domenica
30 giugno scorso, il pieghevole curato dall’Ufficio
Obolo di San Pietro. Tra di essi anche il settimanale “Voce della Vallesina” ha partecipato all’iniziativa
della Segreteria di Stato, volta a far conoscere il valore spirituale ed ecclesiale dell’offerta, come pure le
modalità pratiche di un sostegno fattivo al ministero apostolico e caritativo del Sommo Pontefice che
ha un respiro mondiale. Il Santo Padre Francesco è
vivamente grato per la premurosa e generosa collaborazione e, invocando la materna intercessione
della Beata Vergine Maria, è lieto di impartire alla
direttrice e ai suoi collaboratori la Benedizione
Apostolica che volentieri estende ai familiari.» +
Angelo Becciu, segreteria di Stato del Vaticano, 15
luglio 2013
Corsi di Cristianità
Il movimento dei Corsi di Cristianità della
diocesi di Jesi, che da trent’anni opera per l’evangelizzazione degli ambienti, annuncia che
sabato 14 settembre, nella chiesa di San Massimiliano Kolbe, alle 18.30, il vescovo Gerardo conferirà “il mandato” per la missione alle
due equipe dei corsi di cristianità del 2013. Il
28° Corso Uomini si svolgerà dal 26 al 29 settembre; il 25° Corso Donne dal 17 al 20 ottobre. Per informazioni telefonare ad Alessandro
Rosetti (0731/789240).
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della
11
Anniversario
Il 12 settembre 2011
ci ha lasciato la carissima
Fulvia Federici ved. Filosa
Nel secondo anniversario della morte,
i figli Giorgio e Giovanni, i nipoti e i
parenti la ricorderanno con una Santa Messa di sufragio che sarà celebrata presso la chiesa della parrocchia
San Pietro Martire alle 18,30 del 12
settembre 2013.
Voce della Vallesina
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
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della
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
pastorale
Loreto: pellegrinaggio dell’“Unitalsi”delle diocesi di Jesi e di Senigallia sul tema “Io credo...”
Quel vento che gonfia le vele dell’amore
Loreto, venerdì 9 agosto: mattinata afosa, aria pesante, ma doni del Signore è l’Eucaristia!». Tutti segni della fede del poil vento dello Spirito soffia forte dalla casa di Nazaret, nel polo di Dio che va incontro a Gesù nella casa della Madre Macuore del Santuario, quella piccola casa di mattoni dove il ria, modello della Chiesa.
credente può ancora oggi contemplare il “mistero” dell’in- Ma non solo eventi liturgici. Belle le danze, al suono di orcarnazione del Figlio di Dio e il silenzio si fa Parola per tutti i ganetto, dei ballerini in costume del gruppo folcloristico di
pellegrini del mondo: Hic Verbum caro factum est. In piaz- Cupramontana: dalla “Manfrina” al “Pirulìn”, dai valzer al
za un vociare di giovani e anziani, uomini e donne, di dame “Saltarello” marchigiano... Ogni mattina dialogo e animazioe barellieri dell’associazione Unitalsi che accompagnano gli ne musicale sotto i portici; la domenica anche una”Caccia al
ammalati in carrozzina: sono 340 i pellegrini provenienti da tesoro” preparata dai giovani; nell’attesa il canto “Madonnina
diverse località delle diocesi di Jesi e di Senigallia per vivere dai riccioli d’oro”, voce appassionata di Maria Cappannini di
insieme, nell’Anno della fede, tre giornate di spiritualità sul Poggio San Marcello (anni 89). E nel pomeriggio l’uscita fuotema “Io credo...”.Quattro lunghi nastri di color celeste si di- ri Porta Marina, in una radura ombreggiata, per un momento
partono dal lato della piazza sopra la galleria e scendono a di amicizia e di relax. Perché «l’ Unitalsi - ha detto il vescovo
terra portando quattro messaggi a caratteri d’oro: Credo in Gerardo - è una famiglia, unita dai valori umani e dalla fede
Dio Padre. Credo in Gesù Cristo. Credo nello Spirito Santo. che per noi è fondamentale. Ma non dobbiamo dimenticare
le cose belle della vita: la natura, il paesaggio, l’amicizia, i moCredo la Chiesa.
Unitalsi: una sigla che, come tante, dice ben poco: Unione menti di serenità». Il barelliere Fabrizio Mancini ha animato
Nazionale Italiana Trasporto ammalati a Lourdes e San- la serata con un vivace dialogo e con la musica risvegliando
tuari Internazionali. Si potrebbe chiedere: a che prezzo? Ma nei cuori di tanti pellegrini le dolci note di “Mamma, son tanchi fa esperienza di vita con i volontari, anche solo per 24 to felice...” e di altre canzoni fino al punto da coinvolgere il veore, si rende conto che le categorie di questo mondo sono scovo nel canto de “Il ragazzo della via Gluck”con il coro di
rovesciate: il potere consiste nel servire tutti, in particolare i dame e barellieri. Anche la Chiesa è una famiglia!
sofferenti e gli ultimi; l’avere significa essere capaci di donare
qualcosa ai fratelli, forse solo un bicchiere d’acqua, ma so- Una barca a vela
prattutto gocce di speranza con un sorriso, una parola, con Ma c’è una “cosa strana” in questi giorni a Loreto: una barca
l’ascolto e l’aiuto paziente, con la preghiera.
del cantiere Unitalsi che ogni pomeriggio “naviga”in piazza
Dalle 6 del mattino a mezzanotte: questa la giornata dei vo- della Madonna... È una barca a vela con l’albero che s’innalza
lontari dell’Unitalsi che la sera dell’ 11 agosto, in piazza han- a forma di croce e guida la rotta verso lidi lontani, al soffio di
no presentato al pubblico 30 nuovi ragazzi ammessi a far un vento che placa le onde e gonfia le vele: è il vento dello Spiparte dell’associazione e a cooperare con gli adulti nel servi- rito che dà forza ai naviganti. A bordo ci sono uomini, donne,
zio. All’età di 18 anni ognuno di loro potrà diventare dama o bambini, i sacerdoti e i vescovi di Senigallia e di Jesi e parlano
barelliere. I giovani credono nelle cose che contano! E i gio- un unico linguaggio: quello della fede e dell’amore. Una Voce
vani dell’Unitalsi fanno un cammino di formazione cristiana dall’alto: “Amatevi, fratelli, come mio Figlio vi ha amati; siete
figli dello stesso Padre e avete una Madre, Maria, la stella del
che costa sacrifici, ma vale.
mare. È Lei l’icòna della Chiesa, la comunità di chi crede, spera e ama”. I pescatori gettano le reti in mare con trepidazione
La luce e la forza dello Spirito
Nella cripta della Basilica l’apertura del pellegrinaggio con il e sperano di fare una pesca abbondante. Tutti pregano la Masaluto delle presidenti dell’Unitalsi, Antonia Giordano della dre per poter dire ogni giorno con amore: “Eccomi, Signore, si
diocesi di Jesi, e Armanda Magini della diocesi di Senigallia, compia in me la tua volontà!”.
che hanno invitato i partecipanti a vivere il cammino di fede L’11 pomeriggio: la processione e benedizione eucaristica e il
con gioia e amore. Don Gianni Giuliani, ricordando le paro- messaggio conclusivo del Vescovo di Jesi: «La Chiesa siamo
le di Gesù alla Samaritana “Dio deve essere adorato in Spirito noi battezzati. La barca, simbolo della Chiesa, è fragile nella
e verità”, ha detto: «Edith Stein e Massimiliano Kolbe, i santi tempesta e deve rimanere attaccata all’ancora: non andrà a
di cui facciamo memoria in questi giorni, hanno adorato Dio fondo se rimarremo uniti a Gesù, la nostra ancora di salvezza.
ad Auschwtz, nella sofferenza e nella croce. Grande è la forza I pesci rappresentano i nostri fratelli: Gesù ha detto a Pietro:
della fede!». Don Carlo Paolucci, assistente dell’Unitalsi di Se- “Ti farò pescatore di uomini”. Il Signore ci renda forti nella
nigallia, guidando i fedeli a vivere la celebrazione penitenziale fede e missionari!». Don Carlo Paolucci, che per molti anni
con l’esame di coscienza , l’ascolto della Parola e la confessione individuale, ha sottolineato la bellezza della Riconciliazione con Dio e con i fratelli. Nell’arco dei tre giorni un programma ricco di appuntamenti: Messe, processioni con l’Eucaristia,
visite nella Santa Casa, adorazione... Sabato ha presieduto la
Santa Messa per i pellegrini il vescovo di Senigallia, Giuseppe
Orlandoni, che spiegando il brano evangelico della guarigione
del paralitico (Mc2,1-12), ha detto fra l’altro: <C’è bisogno di
un medico che possa guarire il corpo e lo spirito. Il medico è
uno solo: Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore. Ma ad una condizione: se c’è la fede».
Nella Messa della domenica il Vescovo di Jesi, Gerardo Rocconi, ha esortato i fedeli “ad ascoltare la voce dello Spirito Santo,
il maestro interiore che dà luce e forza e ci fa capire che siamo
figli di Dio”. Dalla “Liturgia della Luce”, celebrata da lunghe file ha svolto un servizio prezioso come assistente dell’Unitalsi
di fedeli che percorrendo la piazza, disegnavano con le fiam- di Senigallia, salutando tutti ha annunciato che per raggiunti
melle dei flambeaux la lettera “M” in onore di Maria, al Rosa- limiti d’età (75 anni), sarà sostituito dal sacerdote don Anrio dei “misteri della Luce”: scene e dialogo evangelico a cura drea Baldoni. Infine il saluto della presidente Antonia anche
dei giovani e con il commento del Vescovo di Jesi che, davanti a nome della presidente Armanda: «Abbiamo vissuto insiealla tavola dell’“Ultima Cena”, ha esclamato: «Il più bello dei me momenti emozionanti e questi giorni hanno rinnovato
Giovani in cammino
Le ho incontrate nel refettorio dell’Unitalsi il 9 agosto: Angelica (15 anni) e Alessia (14 anni), della diocesi di Senigallia. Due ragazze vivaci e simpatiche in
t-shirt blu e sulla testa un triangolo di stoffa blu con
una piccola croce. Come gli altri ragazzi dell’associazione hanno il compito di apparecchiare, sparecchiare,
servire a tavola i pellegrini e poi rigovernare, a turno.
Ma non solo. Accompagnano i malati in carrozzina e le
persone sole in difficoltà venendo incontro a ogni loro
esigenza. A queste adolescenti che ispirano fiducia e
tenerezza per la loro fedeltà all’impegno ho rivolto
qualche domanda:
Alessia, che cos’ è per te l’Unitalsi?
Un’esperienza bellissima. Ci sto da un anno ed ho scoperto quanto sia bello ed importante aiutare gli altri. A
volte basta un sorriso...
Quando ti senti stanca, come oggi, non puoi farti sostituire nel turno di servizio?
Sì, ma cerco di farcela se non sto troppo male: ho preso l’impegno e non mi tiro indietro.
Ci sono iniziative di spiritualità per voi giovani
quest’anno?
Sì, dal 19 al 20 ottobre avremo un incontro di formazione regionale a San Benedetto del Tronto e spero di
partecipare perché ci tengo molto.
Angelica, quale scuola frequenti?
Il Liceo Classico di Jesi
Come hai conosciuto l’Unitalsi?
Mio padre da tanti anni fa parte di questa associazione
di volontariato cristiano
Figlia d’arte?
In certo senso... Da quando avevo tre anni la mamma mi portava al pellegrinaggio di Loreto per andare a trovare papà: sono cresciuta così. Poi, cinque anni fa, ho fatto la scelta personale di entrare
nell’Unitalsi.
Sei contenta?
Sì, molto contenta. Mi trovo bene.
Grazie e tanti auguri!
(Foto Giorgio Cognigni)
la nostra vita. Cari ammalati, speriamo di avervi dato
un po’ di gioia! Cari Vescovi, grazie per i messaggi di
speranza e di incoraggiamento! Medici ed infermieri, grazie!
Grazie al gruppo “Piazza e Chiesa”, al gruppo di animazione
e a tutto il personale: meravigliosi! Grazie ai ragazzi, disponibili all’inverosimile! Preghiamo Maria per rimanere nella
mistica atmosfera del pellegrinaggio».
Maria Crisafulli
paginaperta
JESI
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
della
13
Scherma: A Budapest, in Ungheria, le jesine tornano protagoniste
IL PALAZZO E DINTORNI
Di Francisca e Vezzali ai mondiali
Pregi e rischi del super-verde
Alzi la mano chi non vuole avere attorno
casa e in città tanto verde, tanti alberi,
aiuole, siepi, viali, parchi… Nessuno alza
la mano! Lo sapevo. Perché il verde offre
riposo e bellezza, garantisce aria pulita
e, dicono quelli che capiscono, ci toglie
anche l’anidride carbonica e dà ai nostri
polmoni un ossigeno che più ossigeno di
così non si può.
Ma il verde, certo, offre anche qualche
inconveniente. In certe stagioni sporca
un po’ e bisogna darsi da fare per pulire
se non vogliamo che le fogne si intasino e
che la città sia brutta. E poi è anche necessario custodirlo questo verde di qualsiasi
tipo esso sia. E, caro mio, ci vogliono anche competenti per la manutenzione del
verde pubblico se non vogliamo perderlo
nel giro di pochi anni o vederlo tutto in
confusione. La nostra amministrazione
comunale ne ha fatto un motivo di orgoglio, quello di curare bene il verde e tenere
la città pulita. E speriamo che ci riesca.
Ma quando il verde del privato è sovrabbondante, soprattutto quando si sviluppa
lungo la siepe di confine che lambisce le
nostre strade, può diventare fastidioso,
anzi pericoloso. E allora bisogna intervenire. L’ente pubblico o il privato? Ditemelo
voi. Ecco un esempio (ma ce ne sarebbero…). All’angolo tra viale Cavallotti e via
Montecarotto c’è una bella villa che era
di un mio amico e che ora non so di chi
sia. È una villa ricchissima di verde. Anzi
straricca al punto che lungo il Viale, ma
soprattutto lungo via Montecarotto il ver-
v
V
de straborda dal confine privato per riversarsi in super-abbondanza sopra la strada
formando quasi un tetto di rami. Il guaio
è che tanti rami sono pendenti e alcuni
– rami con spine lunghi anche due metri
che arrivano quasi fino a terra – diventano veramente pericolosi al punto che un
bambino o un ciclista o un tizio qualsiasi,
sbattendoci contro, può rischiare anche di
accecarsi. Speriamo che non avverrà. Ma,
a questo punto, di fronte alla sovrabbondanza di verde troppo trascurata, - come
avviene anche da altre parti della nostra
città – bisogna intervenire con un bel tagliasiepe per non rischiare mali maggiori.
È compito del comune o del proprietario?
A me pare che debba essere il privato ad
intervenire. E quanto prima. Ma se il proprietario non c’è? O se non si sa chi sia?
O se è tanto anziano che non si accorge di
questo problema?
Quante domande! Insomma: qualcuno
provveda prima che accechiamo un bambino.
v.m.
Ps. Approfitto per far sapere all’ufficio
manutenzioni delle strade che in via
Montesecco, a circa 100 metri dalla Jesi-Belvedere, sia e destra che a sinistra
della carreggiata l’asfalto sta cedendo:
una buca di una ventina di centimetri
di diametro, con vuoto all’interno, può
creare problemi ad un motociclista e
anche ad un’auto se dovesse cedere sotto
il peso. È bene provvedere subito.
Un anno dopo i giochi olimpici di Londra, Elisa Di Francisca
e Valentina Vezzali sono tornate di nuovo protagoniste in
pedana. L’occasione l’avevano
offerta i mondiali di scherma,
che si erano svolti nel mese di
agosto a Budapest in Ungheria.
Alle due campionesse del Club
Scherma Jesi la rassegna iridata
non ha regalato però, le stesse emozioni delle Olimpiadi inglesi. Nella
gara individuale di fioretto femminile vinta da Arianna Errigo (medaglia d’argento
a Londra), la Di Francisca si era piazzata
terza, eliminata in semifinale dalla tedesca
Golubytsky, mentre per la Vezzali il cammino si era concluso nei quarti, proprio
per mano della connazionale Errigo, in una
rivincita della semifinale olimpica.
Delusione per Elisa, che avrebbe “voluto
vincere questo campionato mondiale per
dedicare il trionfo al ministro Kyenge” aveva dichiarato a fine gara. Diverso invece, il
discorso per Valentina, rientrata in pedana
a meno di tre mesi dalla nascita del piccolo Andrea. «Ero un po’ ferma sulle gambe
– era stata la sua analisi – ed ho reagito tardi: la Errigo è stata brava. Comunque, sono
contenta, è stata una bella esperienza nonostante avessi fatto solo pochi allenamenti. Per me Budapest è un punto di partenza,
quello di arrivo solo le Olimpiadi di Rio de
Janeiro nel 2016».
La gara a squadre invece, era stata la solita cavalcata travolgente delle azzurre, che
si erano sbarazzate con enorme facilità di
tutte le avversarie incontrate. Il team italiano, composto da Di Francisca, Vezzali,
Errigo ed Erba in finale aveva strapazzato
la Francia con un eloquente 45 a 18 e colto
il centesimo oro mondiale della scherma.
Una vittoria fortemente voluta dopo un
periodo difficile, culminato con la partenza
verso la Russia del ct azzurro Stefano Cerioni. “La verità è che siamo forti – aveva
detto la Di Francisca – Eravamo concentrate perché volevamo fare bella figura. Ho
finito in bellezza un anno cominciato malissimo. Ho riconfermato quello che avevo
dentro, ho voltato pagina. Sono veramente
felice, mentre a febbraio avevo il morale
sotto i tacchi”. Soddisfatta anche Valentina
Vezzali, che ha aggiunto al suo invidiabile
palmares un altro oro (siamo a quota quattordici). La portabandiera di Londra era
stata titolare solo negli ottavi con il Brasile,
per poi lasciare spazio alla giovane lombarda Carolina Erba. «Le mie compagne sono
impressionanti, bravissime – aveva affermato – sono orgogliosa di far parte di questa squadra. É davvero piacevole vincere in
questo modo; è imbarazzante vedere come
dominiamo. Il Dream Team c’è perché le
piccole crescono, diventano forti, poi ti
battono: una guerra continua».
Giuseppe Papadia
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della
storia
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
Majolati Spontini. Trivio e Quadrivio. Discorso e Numero. L’VIII edizione caratterizzata dal fare e dalla ricerca
Musica per l’oggi
Domenica 4 Agosto
Grande serata all’insegna della lirica, dello
spettacolo e della storiografia delle rappresentazioni spontiniane. Infatti, l’articolata
serata, si è divisa tra il Gran Galà Lirico, un
piacevolissimo spettacolo, una sintesi ben
organizzata della nota opera lirica Il Barbiere
di Siviglia e il premio alla carriera Spontini
al mezzosoprano Bruna Baglioni. La sintesi del Barbiere di Siviglia, per la regia di Simone Guerro, è stata condotta da un vivace
gruppo di artisti: un personaggio recitante,
sei cantanti, l’orchestra Accademia dei Filarmonici e il direttore musicale e pianista.
L’attrice Lucia Palozzi è stata la protagonista
di una fantastica vicenda, se vogliamo di una
parodia che scorreva insieme alla trama del
Barbiere, un racconto-pretesto che avrebbe
legato Gioacchino Rossini e una servetta, un
po’ ingenua, ma consapevole della sua condizione condannata anche lei a sposare un vecchio benestante, il padrone di una taverna. In
questo continuo parallelismo con il modello
più alto e nobile, Rosina, l’attrice Lucia Palozzi, con simpatia e ritmo, ha introdotto di
volta in volta i cantanti impegnati nelle arie
chiuse, nei duetti, terzetti fino ai fragorosi
concertati.
L’accompagnamento musicale è stato affidato ad una piccola orchestra, l’Accademia
dei Filarmonici, e al pianoforte del Maestro
Alessandro Benigni cui era affidata anche la
direzione musicale. Bravissima Daniela Pini
nel ruolo di Rosina, brillante Marco Bussi
nel ruolo di Figaro, così come Marco Filippo
Romano, Luca Gallo, Pasquale Scircoli e Sara
De Flaviis. La responsabilità musicale della
recita è stata affidata al maestro Alessandro
Benigni molto bravo, non solo nella sua attività di accompagnatore al piano, ma anche
per la capacità di guidare e dirigere l’orchestrina formata dall’Accademia dei Filarmonici e i cantanti.
La seconda parte della serata ci ha portato
alla storia delle recite spontiniane e ai loro
protagonisti. Per ricordare il secondo Centenario della nascita di Gaspare Spontini fu
organizzata a Jesi la rappresentazione de La
Vestale che prevedeva anche uno spettacolo
a Majolati, al teatro Spontini.
Per raccontarci questo evento, l’unica recita
de La Vestale a Majolati, è stata la signora
Bruna Baglioni, étoile internazione, che ha
onorato Spontini e il suo paese partecipando
al Premio Gaspare Spontini.
Durante l’intervista, la signora Bruna Baglioni ha raccontato aneddoti legati alle varie
recite de La Vestale, non solo rappresentata
a Majolati, ma anche in altri teatri come Jesi,
Barcellona e Tolosa.
La partecipazione de La Vestale a Jesi e Majolati nasceva dal consiglio di Ernesto Pirisi,
suggeritore storico, conosciuto a Trieste, che
invitò Bruna Baglioni a far sentire la sua voce
al Direttore artistico del Teatro Pergolesi di
Jesi e di Macerata, anche questo una celebrità, il maestro Carlo Perucci che prima la fece
cantare in Trovatore e poi in La Vestale. Bruna Baglioni ha poi proseguito raccontando
le recite di altre opere con importanti comprimari come Caballe, Pavarotti, Domingo,
Carreras e Bruson.
Il racconto di una carriera strepitosa, con
cantanti noti, le recite di Aida, il ruolo di
Amneris, l’attività in tutti i teatri del mondo
con tanti titoli ha entusiasmato il pubblico
che ha ascoltato rapito la testimonianza della
grande Bruna Baglioni.
Il sindaco Giancarlo Carbini ha consegnato
al mezzosoprano Bruna Baglioni, oltre all’elegante mazzo di fiori, il Premio Gaspare
Spontini esprimendo grande soddisfazione
per aver conosciuto e premiato una delle figure più rappresentative della cultura musicale spontiniana. Il Sindaco si è complimentato con il noto mezzo soprano protagonista
del ventennio tra il 1970 e il 1990, sia per la
carriera condotta, ma anche per l’attività di
docente in favore dei giovani cantanti, Masterclass importantissimi, dove la signora
Bruna Baglioni mette a disposizione di studenti e cantanti lirici la propria esperienza e
sensibilità di grande mezzosoprano.
La signora Baglioni era accompagnata dalla
figlia Priscilla Baglioni direttore artistico del
Teatro della Fortuna di Fano che con la più
nota mamma condivide il garbo, la bellezza e
la conoscenza del mondo della lirica.
Per completare l’omaggio alla signora Baglioni, la giovane e brava cantante Daniele Pini,
accompagnata dal Maestro Alessandro Benigni, ha interpretato l’aria della Gran Vestale
in omaggio al premio Spontini.
La serata si è conclusa per un grande e prolungato applauso da parte del pubblico entusiasta rivolto a tutti gli artisti e alla Signora
Baglioni per la piena riuscita di una così importante manifestazione.
Lunedì 5 agosto, presso il salone della Scuola Pia d’Istruzione e d’Insegnamento, è stata
presentata una nuova ed importante ricerca
spontiniana: La Musica vocale da camera di
Gaspare Spontini e le registrazioni delle stesse arie, su cinque cd, raccolti in una pregevole confezione della Tactus.
Il sindaco Carbini ha illustrato il progetto
ricordando che è interesse del Comune di
Majolati andare alla ricerca e alla completa
conoscenza del patrimonio musicale prodotto da Gaspare Spontini; infatti, esiste da
molti lustri un progetto di catalogo tematico
generale che non ha concretizzato in un’opera conclusiva i molti anni di ricerca, anche
se gran parte del lavoro è stato ultimato e le
schede relative compilate.
Molto più agile è stato il lavoro della dott.ssa
Elisa Morelli che ha realizzato una ricerca e
una relativa pubblicazione dal titolo: La Musica vocale da Camera di Gaspare Spontini
edito dalla Libreria Musicale Italiana e con
il Patrocinio e il concreto contributo del Comune di Majolati Spontini.
Il Sindaco, oltre a complimentarsi con l’autrice della ricerca per il lavoro svolto e per aver
anche curato le esecuzioni musicali raccolte
in alcuni cd, ha rilevato come la ricerca storiografica e musicologica su Gaspare Spontini e il suo tempo è stata notevolmente incrementata in questi ultimi anni, apportando
nuove conoscenze e saperi.
Dopo l’applaudito intervento del Sindaco, la
dott.ssa Morelli ha ringraziato tutti coloro
che hanno agito a vantaggio della ricerca, ma
in modo particolare l’Amministrazione comunale e la dott.ssa Maria Teresa Gaetti per
l’assistenza e l’aiuto fornito, dedicando così
la serata al dott. Giuseppe Gaetti.
Prima di tutto ha definito il concetto di arie
da camera, cioè brani scritti a una o due voci
con l’accompagnamento di fortepiano, arpa
o chitarra destinate ad essere eseguite nei
salotti.
Nell’Ottocento c’era un fiorente mercato di
queste arie da salotto o della riduzione di
opere più importanti semplificate per recite
domestiche. Molti temi di questi brani erano: l’amore, il trovatore, il gondoliere, il cro-
ciato, la patria, l’esilio, il ritorno, la morte e
così via. I brani di Gaspare Spontini rintracciati e classificati sono stati circa ottanta e la
scrittura oscilla da esecuzioni molto semplici a brani complessi destinati a musicisti
e cantanti esperti. I brani con testi in lingua
italiana sono prevalentemente tratti dal Metastasio e a dimostrazione la dott.ssa Morelli,
accompagnata dal maestro Alessandro Benigni, ha eseguito il brano: “Mio ben ricordati”. Molte di queste arie erano dedicate a
personaggi famosi anche al fine di ottenere
dei vantaggi ed incarichi, un esempio è stata
l’esecuzione, sempre con l’accompagnamento del bravo Maestro Alessandro Benigni,
de: Le tombeau des deux amans. Il volume,
il catalogo tematico, dove è stato riportato
solo l’incipit del brano, le prime battute, ed
è stato realizzato grazie al concreto sostegno del Comune di Majolati ed è articolato
con: notizie biografiche, la musica vocale da
camera, le trascrizioni dei testi poetici e le
tavole illustrate. Inoltre questo lavoro è affiancato dall’incisione delle arie raccolte in
un’edizione di cinque cd a cura della Tactus,
alcuni con doppia esecuzione, sia con l’arpa,
sia con il piano forte.
La serata si è conclusa con un salotto nel
cortile della Scuola Pia d’Istruzione e d’Insegnamento dove è stato possibile, ancora
una volta, ammirare il sorprendente recupero dell’edificio che fino a qualche anno fa rischiava di essere abbattuto per il degrado in
cui versava.
Sara e Marco Palmolella
(Continua al prossimo numero)
Nella prima foto la signora Baglioni con sua
figlia Priscilla Baglioni direttore artistico del
Teatro della Fortuna di Fano; nella seconda
Elisa Morelli, il sindaco Carbini e il pianista
Benigni.
Banca delle Marche spa è in gestione provvisoria
Verso il risanamento dell’istituto
La Banca d’Italia, con
provvedimento del 27.8.2013, ha
disposto la sospensione, in via
temporanea, degli organi con
funzioni di amministrazione
e controllo di Banca delle
Marche, ai sensi dell’articolo 76
del Testo Unico Bancario. Con
il citato provvedimento sono
stati nominati quali Commissari
della banca Giuseppe Feliziani e
Federico Terrinoni; gli Organi si
sono insediati in data 30.8.2013.
Il provvedimento è stato assunto
anche alla luce dei risultati del
primo semestre, pubblicati in data
odierna, che si caratterizzano per
consistenti rettifiche su crediti
poste in essere dalla banca. La
procedura di Gestione provvisoria,
operando sotto la supervisione
della Banca d’Italia, avrà quindi
il compito di condurre l’attività
aziendale secondo criteri di sana
e prudente gestione; dovrà inoltre
individuare le necessarie iniziative
di rafforzamento patrimoniale,
al fine di completare l’azione di
risanamento già avviata dalla
banca. La clientela potrà quindi
continuare a rivolgersi come di
consueto agli sportelli della banca,
che prosegue regolarmente la
propria attività.
Il Consiglio di amministrazione
della Banca delle Marche S.p.A.,
nella seduta del 28 agosto, ha
provveduto alla cooptazione del
dott. Pierandrea Farroni quale
consigliere di amministrazione
in sostituzione del dr. Giuseppe
Grassano dimessosi in data
18 luglio 2013. Nei giorni
scorsi, inoltre, la procura della
Repubblica di Ancona ha aperto
un fascicolo di indagine su Banca
Marche. L’istituto di credito ha
accumulato perdite per circa
800 milioni di euro in un anno.
Al momento non ci sarebbero
indagati né ipotesi di reato, ma i
pubblici ministeri hanno delegato
il Nucleo di polizia tributaria della
Guardia di finanza ad effettuare
un’indagine ispettiva contabile
completa sulla banca. La Guardia
di Finanza ha anche acquisito
la documentazione contabile
riguardante gli anni 2011 e 2012.
Banca Marche è capogruppo
dell’omonimo gruppo bancario,
che comprende anche la Carilo
Cassa di Risparmio di Loreto
S.p.A. con sede in Loreto, la Focus
Gestioni S.G.R. S.p.A. società
di gestione del risparmio e la
Medioleasing S.p.A. costituita
nel 2005 ed avente ad oggetto
l’esercizio del leasing finanziario
ed operativo.
Banca delle Marche SpA è stata
costituita tra il 1994 e il 1995 per
effetto della fusione fra le Casse
di Risparmio di Macerata, Pesaro
e Jesi.
paginaperta
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
JESI: lavori e degenti all’Ospedale “Carlo Urbani”
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Lettera aperta al Card. Bagnasco
Basterebbe tanto poco…
Quale è il vero bene?
Operai al lavoro sul tetto di cristallo mentre i malati si
sottopongono alle terapie antitumorali. È quanto avvenuto nella mattinata del 30 agosto scorso nel reparto oncologia dell’ospedale Carlo Urbani, trasferito di recente
al secondo piano dell’ala nord-est del nosocomio “modello”. Quella mattina, come già da un po’ giorni, alcuni
malati erano corichi sul letto per essere sottoposti alle
terapie del caso; una delle stanze che li ospitava, come
tante altre dello stesso reparto, ha una caratteristica insolita: è coperta per due terzi da un normale soffitto in
muratura, sopra all’altro terzo, invece, dei giganteschi
lastroni di cristallo senza alcuna protezione per ridurre
gli eventuali fastidi provocati dai raggi del sole. La stanza
dispone di tre letti e proprio uno di questi si trova al di
sotto del cristallo; una copertura, è bene dirlo, sopra la
quale sono già stati predisposti meccanismi che un domani accoglieranno delle tapparelle che elimineranno il
fastidio del sole diretto. Proprio quella mattina due operai hanno iniziato l’operazione di montaggio dei singoli
elementi che compongono la “tapparella”; un lavoro che,
com’è logico prevedere, produce una violazione della
privacy e del decoro oltreché un po’ di disturbo ai degenti costretti nei letti sottostanti. Ed infatti ecco che ad
un tratto il rumoroso ronzio di un trapano, poi il fruscio
delle scarpe sul vetro, il rumore nel manovrare questo o
quel materiale, questo o quell’arnese. Un lavoro che ha
interessato alcune stanze, ma che nei giorni successivi
ha certamente portato disagio nelle altre. Non si capisce
Eminenza Rev.ma, il 29 agosto lei
ha tenuto un’omelìa presso il santuario della Madonna della Guardia, nell’anniversario dell’apparizione della Santa Vergine. «I tempi
– ha detto – continuano ad essere
duri, anzi durissimi…Ogni piccolo
passo è benvenuto, ma l’ora (non
le sembra un po’ sfruttata questa
parola?) esige una concentrazione…
di sforzi congiunti senza distrazioni…». Come si fa a non essere
d’accordo con quanto Lei ha affermato? Ma io sarei stato un po’ più
preciso.
È ormai un mese che si sta parlando di una sentenza e di una persona: sembra che questa persona ci
tenga molto al bene dell’Italia, cioè
a stare al centro dell’attenzione,
senza essersi minimamente lasciata sfiorare dal pensiero che il vero
bene del paese esige che si faccia
spontaneamente da parte. Se è
vero che «i tempi sono durissimi»,
non grida vendetta al cospetto di
Dio e degli uomini lasciarsi “distrarre” da questa vicende, che
perché, chi dispone dell’autorità, abbia deciso di spostare
i due reparti ora occupanti quella parte dello stabile prima che tutti i lavori fossero ultimati; bastava ritardare il
tutto di una settimana o poco più per ridurre al minimo
i disagi ai pazienti ed allo stesso personale, primo incolpevole referente dell’autorità sanitaria. E sarebbe bastato un sopralluogo anche affrettato per constatare altre
piccole manchevolezze nella struttura. Se chi preposto
avesse visionato lo stabile e prima di acconsentire alla
sua occupazione avesse fatto un giretto per le stanze si
sarebbe accorto – ad esempio – del piccolissimo gradino
esistente tra il corridoio di camminamento ed il servizio
igienico, sporgenza contro la quale inciampano i macchinari che reggono le apparecchiature mediche.
Sedulio Brazzini
fanno passare in secondo piano i
gravi problemi del lavoro e della
ripresa?
Dal giorno della sentenza (ma da
molto tempo eravamo già stati
preparati!), nessun comunicato
della CEI è stato emanato, lasciando che ognuno di noi si comportasse e parlasse secondo il proprio
particolare punto di vista: un silenzio assordante e incomprensibile!
Eminenza, a me questo silenzio
ha lasciato alquanto perplesso;
anzi ha suscitato qualche dubbio.
Le pare normale che tutti noi dipendiamo dagli umori di quattro
o cinque persone, irresponsabili
e chiacchierone, che approfittano
della situazione precaria per spadroneggiare su di noi? Non oso
credere che i Vescovi italiani non
condividano quello che diceva Paolo VI: «La politica è la forma più
alta della carità cristiana» Ma…
allora, come dobbiamo amare questa nostra Italia? E se non ce lo dite
voi Vescovi, chi ce lo deve dire?
don Gianfranco Rossetti
Dal comune di Jesi: numeri di un’estate positiva
Sempre più turisti in città
fotonotizia
Significativo incremento di turisti a Jesi nel
mese di luglio, come per altro era prevedibile vedendo i tanti stranieri in giro per il
centro storico nelle ultime settimane. L’Ufficio Turismo di piazza della Repubblica ha
registrato un aumento di contatti di quasi
il 20%: 715 contro i 590 del luglio 2012. Nei
26 giorni di apertura, l’Ufficio ha fornito
informazioni e distribuito materiale promozionale mediamente a quasi 30 turisti
al giorno, rispondendo in via telematica
o telefonica ad oltre 1100 richieste. In aumento sia i visitatori stranieri che italiani.
Tra quanti provengono dall’estero, si è registrata una massiccia presenza di olandesi,
seguiti da tedeschi, belgi e svedesi.
Positivo riscontro ha registrato la proposta
di visite guidate in Pinacoteca e Teatro Pergolesi promossa dall’Ufficio Turismo nelle
mattinate del giovedì e del venerdì. Bene
anche la risposta ricevuta da Esitur-Crognaletti che organizza pullman dalla spiaggia di Senigallia alla nostra città per una
visita di mezza giornata: nei mercoledì di
luglio quasi un centinaio sono stati i turisti
che si sono avvalsi di questa opportunità.
«I turisti - segnalano dall’Ufficio Turismo
del Comune di Jesi - apprezzano molto la
pulizia e l’accoglienza della città. Ritengono estremamente utile la rete wi fi pubblica
che permette loro, con uno smartphone o un
tablet, di utilizzare al meglio le applicazioni,
in particolare la lettura del codice QR per
raccogliere così autonomamente informazioni sui beni artistici e culturali della città. In
molti si dichiarano sorpresi per la bellezza di
una città ancora forse poco conosciuta».
L’Amministrazione comunale intende rafforzare ulteriormente l’attività di promozione.
In occasione della presentazione della
campagna abbonamenti per l’Aurora Basket è stato consegnato a Roberta Fileni
il libro “Uno scatto, tante storie” edito
da Voce della Vallesina, di Anna Virginia
Vincenzoni. L’autrice è stata fotografata
da Augusto Giglietti insieme a Roberta
Fileni, responsabile marketing del gruppo
attivo nel settore dell’allevamento delle
carni bianche, primo produttore italiano
ed europeo di carni
avicole da allevamento
biologico. Roberta ha
apprezzato la pubblicazione che riporta una
parte delle immagini
scattate dalla signora
Vincenzoni dal 1995
al 2012. Il libro è stato
edito in occasione dei
sessantesimo anniversario del settimanale
“Voce della Vallesina”
ed è in distribuzione
nelle librerie jesine.
 radioDuomo
Tutte le mattine alle 7,06 e in replica alle 24,00
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle 12,30 e alle19,03
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
SenigalliainBlu•95,2Mhz
DAL 1923
Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it
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sport
VocedellaVallesina
8 settembre 2013
Junior Jesina: iscrizioni aperte dal 10 settembre
BASKET LEGA DUE:Vittoria sul Ferentino
I “Primi Calci”, scuola di vita
Campagna abbonamenti
La “Junior Jesina - scuola calcio Ro- ne. Dal 10 settembre sono
berto Mancini” fin dalla sua costitu- aperte le iscrizioni al nuovo
zione ha sempre puntato con i propri anno sportivo. «Oggi più
allenatori e dirigenti a trasmettere che mai i bambini hanno bicon il calcio valori morali prima che sogno di uscire di casa e stasportivi. Per raggiungere questo re con i loro amici piuttosto
obiettivo si è scelto un gruppo di tec- che soli davanti al computer
nici consolidato nel tempo, e il lavoro – prosegue Pirani - Il campo di calsvolto dalla società è stato premiato cio può essere il luogo adatto per la
sia dal punto di vista sportivo sia in crescita fisica e psicomotoria dei fanquello umano e sociale. In questa ciulli, grazie al lavoro degli allenatori
direzione si lavora anche con i geni- della Junior Jesina».
tori, per organizzare eventi educativi A conferma del buon lavoro svolto
aperti alla cittadinanza ed agli addet- dal club leoncello ci sono i risultati
ti ai lavori. “La continuità con gli alle- sul campo, come la vittoria dei Gionatori di altissimo livello della Junior vanissimi classe ‘98 al torneo “Velox”,
Jesina è molto importante sia nel cal- il più importante nelle Marche ma
cio sia nella vita – ci spiega Carlo Pi- anche la festa di fine anno, svoltasi
rani, mister del settore “Primi Calci” al campo “Pirani”, che ha coinvolto
della società leoncella - Noi tecnici i bambini e le loro famiglie, nonni
cerchiamo con il calcio di formare compresi. «Vedere quasi cento peril bambino, trasmettendogli valori sone giocare a calcio – racconta il
educativi che lo porteranno ad essere tecnico dei Primi Calci – con grinta
ragazzo e uomo di qualità. I bambini ed agonismo, tutti insieme dai cindi prima e seconda elementare e le que ai settanta anni, è uno spettacorispettive famiglie, che scelgono ogni lo d’altri tempi. Il nostro obiettivo è
anno di iscriversi ai Primi Calci della anche dare risalto ai propri atleti, afJunior Jesina hanno la certezza trova- finché ambiscano ad importanti trare uno staff che cura il loro bambino, guardi nel campo sportivo, in quello
perché noi siamo innamorati del cal- morale ed esperienziale». Per fare ciò,
cio e sappiamo quanto è importante la Junior Jesina collabora con le prindal punto di vista comportamentale cipali società calcistiche italiane ed
internazionali, come il Manchester
della socializzazione”.
I bambini del settore “Primi Cal- City (ex squadra di Roberto Mancici” (categoria che comprende i nati ni) che ha aperto la sua Accademy
dal 2006 al 2008) si allenano tutti i ai giovani jesini. “L’evento Pasqua a
martedì e giovedì dalle ore 17 alle 19 Manchester con i nostri ragazzi in
presso il campo “Paolo Pirani”, nell’a- Inghilterra è stato il clou di una starea del Foro Boario su un terreno sin- gione stupenda, sotto tutti i punti di
tetico ecologico di ultima generazio- vista – spiega Carlo Pirani – Di que-
L’avventura della rinnovata Fileni Bpa guidata da coach Piero Coen procede spedita, in vista del debutto in campionato
in programma domenica 6 ottobre. Gli arancio-blu hanno già
sostenuto alcune amichevoli, l’ultima delle quali era stata disputata sabato 31 agosto contro il Ferentino, altra compagine
di Lega due. Una vittoria schiacciante degli jesini per 74 a 43
aveva dato buone indicazioni al tecnico Coen (nella foto di
Candolfi). «Ho visto un ottimo approccio alla partita specialmente in attacco, l’ambito su cui abbiamo lavorato di più in
questi giorni – era stata la sua analisi - Per quanto riguarda la
difesa non abbiamo provato ancora niente ma è sicuramente
da sottolineare tutta la volontà profusa in questo fondamentale. I segnali positivi sono tanti: siamo un gruppo che si sta
sacrificando molto, con grande voglia e che sta molto bene
insieme in palestra». Il coach anconetano ha anche sottolineato la buona prova di Santiangeli. «Il ragazzo è stato propositivo e attento per
tutto il corso dei quaranta minuti, proprio
quello su cui stiamo
maggiormente lavorando insieme. Posso
ritenermi moderatamente soddisfatto per
quanto visto stasera,
soprattutto per l’atteggiamento espresso in
campo e, più in generale, in palestra giorno dopo giorno».
Arrivano ottime notizie anche dalla campagna abbonamenti:
a distanza di quattro giorni dall’apertura ufficiale si è già arrivati al numero di 151 tessere, cifra che ha già superato il risultato della prima settimana della scorsa annata. Oltre all’incremento del numero di abbonati, da registrare anche l’aumento
delle iscrizioni al “Club 6 Con Noi”, che sono arrivate a toccare le venticinque unità. «I risultati ottenuti sono positivi e
soddisfacenti, segno che il pubblico ha ben recepito l’appello e compreso lo sforzo fatto in quest’ultima estate – fanno
sapere dall’Aurora Basket - L’obiettivo dichiarato è quello di
ricreare quel feeling con il pubblico arancio-blu che spesso ha
sospinto la Fileni nel raggiungimento dei traguardi».
sta opportunità dobbiamo ringraziare Roberto Mancini. Non è stata solo
una vacanza. Siamo stati accolti nella Accademy, il settore giovanile del
Manchester City; i nostri giovani si
sono confrontati con i loro coetanei
inglesi, perdendo due a uno ma giocando un grande calcio. Hanno visto
i modi di comportarsi e di lavorare,
nei vivai delle grandi squadre e dei
loro atleti pari età”.
Il viaggio in Inghilterra ha confermato agli allenatori ed ai dirigenti
della Junior Jesina l’ottima qualità
del loro lavoro morale e tecnico, che
stanno svolgendo a Jesi. “I bambini
che si iscrivono alla nostra società
intraprendono un cammino educativo formativo che usa il calcio come
mezzo per ottenere importanti miglioramenti comportamentali, atletici ed intellettivi – sottolinea Pirani Il calcio è sempre più importante per
lo sviluppo psicomotorio dei bambini anche piccolissimi, lo dice la pedagogia e psicologia infantile. Non tutte
le società di calcio sono uguali, sono
gli allenatori fanno la differenza”. Dal
10 settembre presso il campo “Pirani”
al foro Boario, la Junior Jesina attende bambini nati tra il 2006 ed il 2008
per iniziare l’avventura del settore
Primi Calci. 760
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