Sentieri
ANNO 1II - N. 1 - PRIMAVERA 2015
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri (Salmo 24)
BOLLETTINO DELLE PARROCCHIE DI S. MARIA NASCENTE DI PIEVE DI CADORE
E DI S. TOMMASO APOSTOLO DI POZZALE
“Se una cosa la vuoi, una strada
Piazza Tiziano 41, Pieve di Cadore (BL)
Iscrizione Tribunale di Belluno n. 2/2013 • Direttore don Diego Soravia • Resp. ai sensi di legge don Lorenzo Sperti
- Poste It. Spa, sped. in A.P., D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/04 n. 46) art.1, c.2, NE/BL • Stampa Tip. Piave Srl (BL)
SIAMO IL PROFUMO DI CRISTO
Durante l’ultimo pellegrinaggio
in Terra Santa, una persona del
gruppo mi chiese quale regalo sarebbe stato gradito dal suo Parroco
come ricordo del pellegrinaggio
stesso; io le suggerii di portare a
casa e di regalare una confezione
di incenso: quel profumo che
viene adoperato nelle solenni celebrazioni delle nostre chiese. E
così quella persona fece; nel periodo natalizio e nelle celebrazioni
d’inizio del nuovo anno i fedeli di
quella parrocchia cadorina s’accorsero che c’era un incenso
“nuovo” nei pressi dell’altare, un
profumo delicato e intenso diffuso
in tutta la chiesa. Un profumo apprezzato anche dai nasi più delicati.
Anche san Paolo, scrivendo ai
suoi cristiani di Corinto, accenna
al profumo dell’incenso per indicare la novità della conversione:
“Siano rese grazie a Dio, il quale
ci fa partecipare al suo trionfo in
Cristo e diffonde per mezzo nostro
il profumo della sua conoscenza
nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di
Cristo fra quelli che si salvano e
fra quelli che si perdono” (2Cor.
2,14-15). In una Corinto, città
grande per gli abitanti e grande
per le varie situazioni di vita,
l’apostolo san Paolo invita a distinguersi con uno stile di vita diverso e visibile proprio come un
profumo che fa scomparire i cattivi odori. Il cristiano non tiene per
sé il grande dono della fede: la
vive per primo lui e, nello stesso
tempo, la diffonde attorno sé con
relazioni belle che danno gioia a
tanti.
Il nostro Vescovo Giuseppe ha
scritto a tutti i fedeli della Diocesi
una nota pastorale incentrata proprio sulla frase del profumo suggerita da san Paolo e così ci dice:
“vivendo come cristiani capaci di
relazioni belle, possiamo far sì
che gli altri sentano in noi il “profumo di Cristo, che la nostra vita
parli già da sola. Se uno è veramente cristiano lo si “sente”:
evangelizza con la sola sua presenza”.
Il Vescovo Giuseppe poi c’invita
alla gioia come stile di vita capace
di combattere la tristezza e la noia,
uno stile che propone di aprirsi
agli altri, di farsi carico delle sofferenze altrui, di condividere l’entusiasmo di fare il bene e tutto
questo…. “come spesse volte il
profumo delle violette o dei ciclamini nei boschi è percepito senza
vederli, così avviene tra noi,
anche nel nostro territorio con
tanti piccoli gesti di accoglienza e
di bontà che non fanno notizia, ma
ci sono e vanno colti e valorizzati
per reagire alla mentalità dei
“profeti di sventura” per non essere “cristiani che sembrano avere un stile di Quaresima senza la
Pasqua”. Quest’ultima affermazione il nostro Vescovo la prende
la trovi.
Se una cosa non la vuoi,
una scusa la trovi”.
Provebio africano
direttamente da quel grande documento che papa Francesco di ha
donato nello scorso anno: l’Evangelizzi gaudium.
La lettera pastorale del nostro Vescovo poi scende più in profondità
e c’invita a scoprire chi è all’origine del profumo che siamo chiamati a diffondere attorno noi; egli
ci parla di Dio che s’inserisce
nella nostra vita con il Battesimo,
la Cresima e l’Eucaristia. Sono i
sacramenti che sostengono il nostro essere cristiani: sacramenti
che vanno riscoperti e valorizzati
specialmente quest’anno mentre,
in Chiesa, ascoltiamo san Marco
che, con il suo Vangelo, ci propone un cammino alla scoperta di
Gesù, il Salvatore.
Tornando a buon profumo dell’incenso mi chiedo se il mio essere cristiano e prete sia
veramente un buon profumo, se le
mie scelte quotidiane profumano
di bene, di verità, di gioia e di altruismo. E’ vero che anche oggi,
nei nostri paesi come per Corinto
al tempo di san Paolo, c’è dell’aria
inquinata per la cattiva testimonianza dei cristiani fiacchi e chiusi
in se stessi. C’è tanto cattivo odore
- altro che incenso! - nei discorsi,
nei comportamenti in tanto cristianesimo poco coerente. Proprio
qui ed ora sono chiamato ad essere
il buon profumo di Cristo. La fede
che ho ricevuto dal passato e che
trasmetto alle future generazioni
passa proprio attraverso le mie
scelte concrete.
Sarò capace di fare di me… una
ventata di profumo d’incenso per
le mie comunità? Che bel regalo
sarebbe quest’incenso. Un regalo
davvero pasquale.
don Diego
2
Sentieri
DAVANTI A QUEL VOLTO
Il grande dono che la Chiesa ci offre
é quello d’incontrare Dio in Gesù
Cristo. Tutta la mia vita cambia
quando quest’incontro si realizza.
Così è stato per i pescatori di Galilea,
così è stato per Paolo sulla via di Damasco, così continua ad essere per
tanti cristiani che possono dire: Dio
c’è e io l’ho incontrato!
Con questo pensieri mi sono incamminato verso il santuario del Cristo:
un luogo che i lettori conoscono bene
per le tante esperienze di fede vissute
da soli o in gruppo. Sapevo del Crocifisso “miracoloso” presente in
quella chiesa da tanti secoli, sapevo
delle vicende e delle fatiche di quanti
si fermavano in adorazione davanti a
quel possente Crocifisso. Quella mattina mi recai al santuario non per celebrare la Messa ma per un momento
particolare che volevo regalarmi:
stare da solo davanti a quel Crocifisso. Volevo solo guardarlo e lasciare
che Lui, Gesù sofferente, mi parlasse
ed entrasse dentro di me. Ho cercato
di non pensare a me, al mio servizio
sacerdotale, alle difficoltà o ai momenti gioiosi del mio essere prete; ho
pensato a Lui, lì ritto in quella posizione alquanto scomoda, a Lui con il
volto segnato dal dolore, dal sudore e
dal sangue. Ho pensato alla sua giovane età e sul senso che aveva quel
suo gesto: l’essersi messo nelle mani
dell’uomo, dell’uomo che lo stava rifiutando e maltrattando come un malfattore.
Le domande...
Mi ricordavo di Lui quando diceva
del seme che doveva marcire per terra
per portare abbondante frutto ma, mi
chiedevo, perché proprio a Lui che
era passato sanando e amando tutti
coloro che erano sotto il potere del
male perché Dio era con Lui. Perché
lui e non un altro? Perché quella
morte violenta ed infamante? Perché
proprio la morte, e la morte in croce
e non un altro modo per salvare
l’umanità? Ma quale salvezza ci attendiamo? Salvare significa sottrarre
qualcuno dal pericolo o dalla morte,
ma noi da quali pericoli dovremo essere salvati? E’ proprio vero che attendiamo di essere salvati o stiamo
bene così? Che cosa può darci questa
salvezza in più che già non possiamo
procurarci da soli? Forse chiediamo
a Dio che ci salvi dal dolore della
malattia, dalle preoccupazioni legate
al lavoro, dalla solitudine della vec-
chiaia, dalla paura per il futuro incerto dei nostri figli, dalla fragilità
della famiglia, dalla morsa di violenza che regna sovrana in certe zone
del nostro pianeta. E se poi Dio non
ci salvasse da questi pericoli e da
questi mali? Quale salvezza dunque?
... e le risposte
Mentre facevo queste riflessioni mi
sono accorto che avevo abbassato lo
sguardo, non fissavo più gli occhi su
quel volto scavato dal dolore, ero ripiegato su di me. Mi sembrava di essere come gli apostoli sulla barca
sballottata dal vento in mezzo alla
tempesta: “Signore, non t’importa
che striamo andando a fondo?”. E
Lui: “Gente di poca fede... non sapete che ci sono io, non vi lascio soli,
non vi ho abbandonato”. Fissando
ancora quel volto ho capito che in Lui
trovava senso la mia storia e le vicende dei popoli, in Lui, luce del
mondo c’era e c’é la luce che illumina il tratto di strada che stiamo vivendo con tutte le contraddizioni
dell’oggi.
“Quando guardiamo la croce compendiamo la grandezza del suo
amore. Quando guardiamo la mangiatoia, comprendiamo la tenerezza
del suo amore nei tuoi e nei miei
confronti, nei confronti della tua
e di ogni famiglia”.
Beata Madre Teresa di Calcutta
Prima di partire dalla canonica per
raggiungere il Santuario avevo letto
un brano di Frère Roger Schutz - il
grande animatore di Taizè - che mi
aveva fatto riflettere: “L’amore di
Dio é splendente, e il suo spirito attraversa come un lampo ogni uomo
nella sua notte. In questo passaggio il
Risorto ti afferra, si fa carico di tutto,
si addossa tutto ciò che é insopportabile. Dopo, a volte molto dopo, ti
viene chiaro: Cristo é passato e ti ha
fatto dono della sua sovrabbondanza”. Davanti a quel volto anch’io
sentivo il bisogno di fare un salto in
avanti, un passo che Lui, Gesù, ha
compito quel “primo giorno dopo il
sabato” quando é apparso agli apostoli e sì é fatto toccare, ha mangiato
con loro, ha mostrato loro le ferite
della sua passione. Nel silenzio del
santuario ho capito che il Cristo risorto, pur portando ancora le piaghe
della sua atroce passione, non é più
legato al tempo e allo spazio. Egli,
che era in grado di passare attraverso
le porte chiuse del cenacolo e di apparire ai suoi discepoli in posti diversi, stava chiedendo anche a me di
riconoscerlo vivo e presente nella mia
vita.
Un passo al giorno
Allora mi sono accorto che stavo tremando ma non per il freddo: era la
paura dell’impegno che quel Volto mi
trasmetteva: chi ha ascoltato il messaggio pasquale non può più andare
in giro con un volto luttuoso. “Chi rischia, il Signore non lo delude, e
quando qualcuno fa un piccolo passo
verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte”:
non sono affermazioni mie ma di
papa Francesco, il papa che la Provvidenza ci ha regalato in questo nostro tempo. “Non fuggiamo dalla
risurrezione di Gesù, non diamoci
mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita
che ci spinge in avanti”. Grazie,
Gesù per il tuo volto sofferente, grazie perché hai vinto la morte, grazie
per il sorriso di papa Francesco!
Sono uscito di chiesa meno preoccupato di come ero entrato; la certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto, mi
ha rinforzato nel mio camminare
sulla via del ritorno a casa, sulle
strade di queste mie comunità che
hanno bisogno d’incontrare il loro
prete credente e credibile. Ogni
giorno.
ANAGRAFE DI PIEVE
GIUNTI AL TRAGUARDO
DELL’ETERNITA’
23. SONAGGERE SARA OLGA
in BEVILACQUA, di anni 91 morta
a Pieve il 7 dicembre.
24. TABACCHI MARIO ROMANO, di anni 70, morto a Pieve il
15 dicembre.
2014
1. BERGAMO ANGELINA
ved. Zanardo, di anni 84, morta a
Pieve il 21 gennaio.
2. ZANARDELLI ANNA ved.
Marchese, di anni 80, morta a
Pieve il 25 gennaio.
3. TABACCHI GIOVANNA di
anni 77, morta a Pieve il 16 febbraio.
DITELO PRIMA
Non aspettare mai domani
per dire a qualcuno che
l’ami.
Fallo subito. Non pensare.
“Ma mia madre, mio figlio,
mia moglie ... lo sa già”.
Forse lo sa.
Ma tu ti stancheresti mai di
sentirtelo ripetere? Non
guardare l’ora, prendi il telefono: “Sono io, voglio
dirti che ti voglio bene”.
Stringi la mano della persona che ami e dillo, “Ho
bisogno di te! Ti voglio
bene, ti voglio bene ...”
L’amore è la vita. Vi è una
terra dei morti e una terra
dei vivi.
Ciò che li distingue è
l’amore.
Sentieri
A PROPOSITO DI CIFRE
Tutti i Parrocchiani che hanno
interesse per la vita delle nostre Comunità, nei primi giorni
dell’anno nuovo , hanno potuto
interessarsi ai bilanci economici delle nostre Parrocchie e
rendersi conto della generosa
partecipazione dei tanti fedeli a
sostegno dei lavori che non
mancano mai.
Nella cattedrale
di Lubecca
c'è un'iscrizione
che pone
interrogativi precisi
sul perché manca la gioia
del cuore.
Sono tutti riguardanti
la relazione
che noi abbiamo
con il Signore.
"Non chi dice: Signore, Signore,
ma chi fa la volontà del Padre mio ..
.!".
Ecco l'iscrizione:
"Mi chiamate maestro
e non mi ascoltate.
Mi chiamate luce
e non mi vedete.
Mi chiamate guida
e non mi seguite.
Mi chiamate sapiente
e non mi interpellate.
Mi chiamate vita
e non mi desiderate.
Mi chiamate bontà infinita
e non mi amate.
Mi chiamate magnanimo
e non mi pregate.
Mi chiamate eterno
e preferite la vita che passa.
Mi chiamate misericordioso
ma non vi pentite.
Mi chiamate Signore
ma non mi servite.
Mi chiamate Dio
ma non mi onorate.
Mi chiamate giusto giudice
e non mi temete.
Se manca la gioia
di chi è la colpa?".
3
ANAGRAFE DI POZZALE
GIUNTI AL TRAGUARDO
DELL’ETERNITA’
13. MAIEROTTI VITTORIA
di anni 91, morta a Pieve il 20 dicembre.
2014
1. MARCHESIN ORSOLA TERESA nata a Conegliano il 3.3 1914
e morta presso la Residenza “Marmarole l’11 gennaio. E’ sepolta a Vittorio Veneto.
LA PREGHIERA
DELL’ASINO
Signore,
ormai stiamo per scomparire...
Mi hanno detto che in Italia
siamo rimasti solo centomila.
E’ vero, siamo semplici asini...
però Omero ci ha cantati
in versi sublimi;
però tu stesso uno di noi
hai cavalcato!
Conservaci, Signore!
Che sarebbe il presepio
senza asino?
Che sarebbe il mondo?
C’è sempre bisogno di qualche
asino che tiri avanti in silenzio
senza farsi vedere in televisione, dove ce ne sono già troppi,
c’è sempre bisogno di qualche
asino che sappia solo dare
e mai prendere, mai rubare!
Signore, salva questi asini:
sono essi che salveranno
la torta!
E ricordati
anche dei miei fratelli e cugini:
gli asini in religione, in politica,
nelle scuole, nel lavoro,
nello sport, ecc..
Sono milioni
e spesso incorreggibili.
Poveretti!
Grazie, Signore!
Torna loro un raggio
della tua sapienza e umiltà!
Ritorneranno
ad essere più intelligenti
e più credenti.
D.M.G.
4
Sentieri
Le famiglie in festa
Una bella celebrazione in Chiesa
Arcidiaconale nella prima domenica di Natale. Era la festa della
Sacra Famiglia e molte coppie
hanno accolto l’invito del Parroco
per ringraziare il Signore del dono
della vita coniugale.
Tra di loro i più festeggiati sono
stati RENATO MUNERATI e
LUIGINA FUMEI per i loro 50
anni di matrimonio.
Questa celebrazione cade nel bel
mezzo del Sinodo dei Vescovi incentrato sulla famiglia: un dibattito ed un approfondimento voluti
da papa Francesco per comprendere meglio la grandezza del sacramento del matrimonio senza
negare le problematiche del nostro
tempo quando la famiglia e nella
famiglia si riversano le fatiche e le
complessità sociali. I mezzi d’informazione si sono soffermati su
alcune problematiche che fanno
discutere e che non trovano una
facile soluzione: la comunione ai
divorziati e ai separati, l’accoglienza degli omosessuali.... problemi reali ma che non
esauriscono lo sguardo cristiano
del matrimonio come stato di vita
che partecipa in maniera grande
dell’amore di Dio e del suo essere
creatore di vita.
La famiglia poi é un luogo privilegiato per la trasmissione della
fede. E’ importante, infatti, che i
genitori siano sostenuti dalla comunità cristiana, con grande di-
screzione, nell’assolvimento di
questo compito. Ci si rende conto
che non basta un buon proposito,
qualche omelia o qualche conferenza in Parrocchia.
Nella riflessione sviluppata in
qualche gruppo di cristiani della
nostra Diocesi si é preso in considerazione il fatto che spesso i coniugi non condividono le stesse
idee riguardo alla fede. E’ una situazione problematica, perché i
figli non crescono con le idee
chiare, respirano le tensioni, crescono con confusione. “I figli
spesso finiscono per assecondare
il genitore che non crede e deride
il coniuge credente. La trasmissione della fede é inefficace
quando questa é esteriore, legata
alle tradizioni, o vissuta secondo
regole troppo rigide, prive di motivazione o di convinzione”.
Nel rinnovare le promesse coniugali gli sposi presenti in Chiesa
hanno chiesto al Signore di essere
Lui il garante del loro amore, sorgente di vita e di fecondità per un
futuro della famiglia stessa e dei
nostri paesi. Abbiamo fatto nostre
le intuizioni di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) riguardo alla famiglia. “Non è il vostro amore che
sostiene il matrimonio: é il matrimonio che d’ora in poi porta sulle
salle il vostro amore. Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi;
é Dio che lo fa.
Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che la minaccia dall’interno
e dall’esterno.
Dio é garante dell’indissolubilità.
E’ una gioiosa certezza sapere che
nessuna potenza terrena, nessuna
tentazione, nessuna debolezza, potranno sciogliere ciò che Dio ha
unito”.
Quest’uomo, era un pastore protestante, lucido pensatore, protagonista della resistenza al
nazismo. Progettava e tanto desiderava sposare l’amata Maria, ma
non poté farlo perché, per esplicito
ordine di Hitler , venne giustiziato
a Flossemburg il 9 aprile 1945.
Nei suoi scritti ci ha lasciato parole e riflessioni tanto profonde
sull’amore di coppia, sapendo intravedere con lucidità e poesia
l’opera dell’amore di Dio.
LA COMUNITA’
IN FESTA
-26 APRILE, ORE 10.30:
SANTA MESSA
DI PRIMA COMUNIONE
-24 maggio, ore 11.00:
CELEBRAZIONE
DELLA CRESIMA
FORSE NON TUTTI
SANNO CHE...
-presso il
Santuario del “Cristo” si celebra la
santa Messa ogni venerdì e ogni sabato, alle ore 8.00.
-ogni sabato,
dalle 8.30 alle 11.00 ci si può confessare
presso il santuario del Cristo con la presenza di uno dei Parroci del Cadore.
- ogni sabato pomeriggio, dalle ore 16.00
fino all’ora della Messa festiva delle
18.30, l’’arcidiacono é in chiesa parrocchiale per le Confessioni.
-la Messa serale, a Pieve, si celebra sempre alle 18.30.
-il servizio
della Caritas si svolte al mercoledì,
dalle 15.00 alle 17.30, presso la Canonica.
-ogni sabato,
alle 10.00, presso la Residenza per anziani “Marmarole” si celebra la Messa
festiva per i Degenti, gli Operatori e per i
Volontari.
-“Sentieri”
esce all’inizio di ogni stagione e accoglie volentieri i contributi di
quanti possono arricchire le sue pagine con testi, proposte e fotografie.
-il Parroco
porta la Comunione in casa dei malati e
anziani, che lo desiderano, nei primi venerdì di ogni mese.
-ogni lunedì, alle 15.00, in Canonica: catechismo per i bambini e per i ragazzi
che vengono invitati a partecipare
alla Messa domenicale.
-ogni mercoledì pomeriggio i Volontari della Caritas
si fanno attenti alle necessità delle persone
in difficoltà offrendo un pacco di generi alimentari e capi di vestiario.
GIOVANI
CHE SI FANNO ONORE
Sara Ferraù, di Pieve di Cadore si è laureata con 110 e lode
allo Iulm di Milano, conseguendo la laurea Magistrale in
"Marketing Consumi e Comunicazione". Per la dottoressa cadorina questa è la seconda
laurea, dopo quella Triennale 2
anni fa.
Non chiamateci preti di strada
Sentieri
E’ sempre efficace don Luigi
Ciotti nei suoi interventi quando
costringe gli ascoltatori ad andare
al sodo dei problemi e delle scelte
di vita. Ecco come recentemente
egli ha spiegato le sue scelte di
cristiano e di sacerdote.
5
scritto nella Evangelii Gaudium –
che una Chiesa malata per la
chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze».
La strada maestra
“Siamo preti e basta. Ogni ulteriore qualifica - preti antimafia,
preti antidroga, ecc… - è di
troppo. Dire poi “preti di strada”
non ha senso perché il Vangelo e
la strada sono inseparabili. Nella
parola prete è implicita la parola
strada! «Preparate la strada del Signore» dice il Vangelo di Marco.
Ma la strada è anche un incessante
cammino di crescita, di formazione. Quando mi ordinò prete e
affidò come parrocchia la strada,
Padre Michele Pellegrino aggiunse: «ci andrai a imparare, non
a insegnare!».
criterio i bisogni e le speranze
delle persone.
dalle mie. Sulla strada siamo piccole persone di fronte al grande
mistero della vita”.
La strada è incontro con Dio e incontro con le persone, è la saldatura di terra e cielo. Vivere il
Vangelo non vuol dire soltanto insegnare e osservare la dottrina.
Vuol dire prima di tutto incontrare
e accogliere, avendo come unico
Io lo intendo così il Vangelo, e
non posso che gioire del fatto che
papa Francesco abbia voluto caratterizzare la “sua” Chiesa come
una Chiesa in cammino, sulla
strada, diretta nei luoghi più poveri e dimenticati, poveri di risorse ma anche poveri di senso, le
periferie geografiche e quelle dell’anima. «Preferisco una Chiesa
accidentata, ferita e sporca per
essere uscita per le strade – ha
Come aveva ragione! La strada mi
è stata maestra di vita, mi ha tenuto coi piedi per terra, mi ha protetto dal pericolo di sentirmi
“arrivato”. Mi ha insegnato
l’umiltà, il non dare nulla per
scontato e il non giudicare mai, mi
ha reso solidale con le umane debolezze e contraddizioni, a partire
Siamo contenti ed orgogliosi di
accogliere don Luigi Ciotti tra di
noi, in settembre, per venerare
Santa Maria Nascente. Sarà
un’occasione per manifestargli il
nostro affetto e l’incoraggiamento
per il tanto bene che egli sta animando in tante parti d’Italia dove
l’uomo soffre, è ai margini della
strada ma non è lasciato solo.
6
23 gennaio 1947- 23 gennaio 2015: 68 anni di matrimonio di TABACCHI
MARIO con TABACCHI
PIERINA. Una data invidiabile per due sposi in buona
salute e ricchi d’esperienza.
Mario, lo sposo, nel novembre scorso ha tagliato il traguardo dei 100 anni
festeggiato dai suoi Cari e dal
Gruppo Alpini di Pieve di Cadore, la moglie Pierina, di alcuni anni più giovane, è ricca
di vitalità e piena di premure.
Sentieri
68 anni insieme
Ascoltare questa coppia di
sposi è piacevole. i ricordi
partono niente meno che
dagli ultimo mesi della prima
guerra mondiale con tutte le
trasformazioni del secolo
scorso; Mario, quando parte
con i ricordi, non .si fermerebbe mai nel raccontare gli
anni della fame, della fatica,
del lavoro in tanti cantieri del
Cadore, di Venezia, della Sardegna. Con tanta simpatia e
Sembra ieri ed invece...
precisione di particolari ricorda
mons. Angelo Fiori che ha celebrato il matrimonio quando era
ancora buio, nel lontano 1947.
Questi sposi hanno accolto il
Parroco nella loro casa di Villanova di Pieve proprio nel giorno
anniversario delle nozze e con
lui hanno pregato perché il Signore benedica la loro vita
dando loro ancora anni e tante
soddisfazioni. E’ stato bello toccare con mano l’esperienza
d’una coppia così longeva: è
proprio vero che “nessuna tentazione, nessuna debolezza, nessuna potenza terrena potranno
sciogliere ciò che Dio ha unito”.
***
Per costruire l’amore ci vogliono due sentimenti ormai inusuali, ma importantissimi: la
pazienza e la fedeltà. La pazienza per il suo ruolo assomiglia a un mattone, la fedeltà a
una radice. Con i mattoni si costruisce, grazie alle radici si cresce. (Susanna Tamaro)
Due giugno 1959 con don Giovanni Belli, - allora cappellano - alcuni giovani di Pieve e Sottocastello in gita da Pieve a San Vito in
occasione della festa della Madonna di Caravaggio.
Si partiva in piazza di Pieve, si raggiungeva la
chiesetta della Madonna in Val d’Oten e poi si
proseguiva per san Vito attraverso il Rifugio Galassi e la Forcella Piccola a fianco dell’Antelao.
Si rientrava a Pieve con il trenino delle Dolomiti.
Chi si riconosce nelle foto anche se un po’ sbiadite dal tempo?
Di sicuro nelle nostre case ci saranno fotografie del recente o lontano passato: perché non recuperarle e farle conoscere ad un
pubblico più grande? Il bollettino
parrocchiale diventa interessante
con la collaborazione di tutti.
Ecco allora il rinnovato invito alle
famiglie ma anche ai gruppi esistenti nelle nostre Parrocchie: fatevi conoscere e diffondete le
vostre attività culturali e sportive
attraverso “Sentieri” .
PRENDO NOTA
-Una parola calda riscalda tre stagioni fredde.
-Un rimprovero fa bene, l’incoraggiamento di più.
-La pecora che bela perde il boccone: non è da intelligenti dedicarsi ai lamenti.
-Dare tutto al figlio é preparare un
infelice: il passero ubriaco trova
amare persino le ciliegie!
-Briglia sciolte, un po’ alla volta.
Quando il dentifricio é uscito dal
tubetto, chi riesce ancora a farlo
rientrare?
La festa é nel cuore, non nel bicchiere di liquore.
Il figlio non é una medaglia da appendere al collo: non lo obbligo a
fare gli straordinari per dimostrare
d’aver messo al mondo un fenomeno!
“L’anello debole della nostra società sono i quarantenni, non i
quindicenni.
La fragilità dei quarantenni é spaventosamente patologia: uomini
grandi, ma piccoli; potenti, ma fragili; ricchi, ma vuoti; sempre
amanti, mai mariti!”. (don Antonio
Mazzi)
“I bambini di oggi sembrano sapere tante cose - e le sanno - ma
sotto il bambino tecnologico vi è il
bambino eterno che non può vivere senza l’affetto e l’amore di
qualcuno che lo aiuti a crescere”
(Mario Lodi, maestro e scrittore,
vivente)
“ Se amassimo veramente i nostri
figli, non li costringeremmo a passare le giornate tra scuola, piscina,
lezioni di nuoto e di violino, palestra, corsi di computer, con il solo
scopo di annichilirli” (Paolo Crepet, psichiatra, vivente)
“Viene ripetuto in continuazione: “i
giovani sono maleducati, avidi,
violenti!”. Però nessuno dice: “Perché sono così?”. Fin dalla nascita,
li abbiamo coperti di spazzatura e
adesso ci lamentiamo del loro cattivo odore!” (Susanna Tamaro,
scrittrice, vivente)
da “il Bollettino Salesiano!
Sentieri
OMAGGIO A ROMANO TABACCHI
Ha colto tutti di sorpresa la
morte di Romano Tabacchi il
15 dicembre, pochi giorni dopo
il suo settantesimo compleanno. Personaggio molto noto
non solo in paese ma anche in
tanti ambienti per via delle sue
particolari capacità artistiche:
la partecipazione numerosa al
suo funerale lo ha ben evidenziato.
Pieve perde un suo cittadino
ricco di doti personali ma
anche di genialità e di stravaganza: caratteristiche che Romano ha espresso nell’arte
della pittura, della scultura e
VEDORCIA
(di Tabacchi Romano)
Se vien quassù a Vedorcia
per starsene tranquilli,
per obliare il mondo
e sentir che canta i grilli.
Là, dietro i Spalti del Thoro
il sole a poco, a poco
tinge il bel ciel azzurro
col color del fuoco.
Eccolo, è quasi sorto
dietro col dei Baranci, ma,
dopo un altro poco scompare ...
e tutto d'oro lo vedi
che ti sbuca
sul Campanile de Thoro.
Tra i larici ed i pini
rompono il gran silenzio
con il canto i lucherini.
Da sera, con la luna
là fora sulla zima,
insieme de Pierin
se va a brusar baranci
neri come i stagnin.
E .... tu, turista stanco,
che vai cercando quiete,
quassù i pensieri scordi
col tuono e le saette.
Vedorcia tu sei bella:
coi tuoi tramonti d'oro
dei monti sei la stella
e la perla del Cador.
7
della valorizzazione dell’ambiente; la valorizzazione del
forte di Monte Ricco ne è un
esempio concreto.
Nella Messa del funerale il celebrante ha messo in evidenza
il particolare contributo dato da
Romano per far amare il suo
paese nella natura e nelle tradizioni e ha proposto a tutti la
necessità di cavar fuori da sé
sempre il meglio perché ogni
persona é unica e irrepetibile.
Romano ha avuto una duttilità
e una capacità di adattamento
creativo agli alti e bassi della
vita che non si acquistano in
modo automatico ma sono il
frutto di un rapporto con la realtà circostante, il risultato di
una consapevole e lucida determinazione a “stare dentro” il
proprio presente, il punto di arrivo di un sentiero di crescita
indubbiamente impegnativo e
faticoso, ma che vale la pena
percorrere fino in fondo se si
vuole imparare a vivere anche
l’ordinario con il gusto appagante dello straordinario.
8
Sentieri
Un viaggio che continua dentro di noi
Nel numero precedente di “Sentieri” abbiamo letto alcune testimonianze dei pellegrini in Terra
Santa: un viaggio molto intenso
vissuto da una trentina di Cadorini insieme all’Arcidiacono.
Questa volta possiamo leggere le
impressioni e i ricordi d’una coppia di sposi: Letizia e Ugo. Sono
rimasti entusiasti del viaggio, del
gruppo che li ha accolti, della
guida che li ha aiutati a comprendere l’importanza dei Luoghi
Santi ed il messaggio che ancor
oggi viene offerto ai credenti.
Le rinnoviamo, carissimo don
Diego, i nostri più sentiti ringraziamenti per averci accompagnato, con profonda spiritualità e
notevole preparazione culturale, a
conoscere l’ambiente in cui Gesù
è vissuto, in cui ha svolto la Sua
Missione di Salvezza incontrando
la Croce, e in cui è risorto. Difficilmente dimenticheremo, caro
don Diego, la sua umanità che si è
espressa in accoglienza, ascolto,
disponibilità costante senza tener
conto della Sua stanchezza fisica.
Resterà nella nostra memoria inoltre, e soprattutto, la sua grande
fede e l’amore per Gesù, per la
Vergine Maria, per S. Giuseppe e
per la Terra in cui il Verbo si è incarnato.
Grazie per questo grande dono
che ci ha fatto con la sua presenza
e guida, risvegliando la nostra
fede ed amore per Cristo, modello
divino ed umano da tenere sempre
presente nelle varie circostanze
della vita e cercare di vivere in
pienezza, nel gioioso dono di sé.
Ecco allora alcune sommarie risonanze da noi vissute:
-A Nazareth, grotta dell’Annunciazione, meditando il “Sì”
di Maria:
ho contemplato la bellezza interiore della Vergine, il profumo
delle sue virtù, la pienezza di grazia. Ho gustato la gioia di vivere
nella grazia di Dio, ho desiderato
restare unita a Dio nella preghiera
quotidiana e con la frequentazione
dei Sacramenti; ho unito le mie
paure a quelle della Vergine, paure
legate alle incognite del suo futuro. Le incertezze ed i cambiamenti che il futuro mi prospetta
sono molti. Lo Spirito, nel momento vissuto a Nazareth, ha rafforzato la mia fiducia ed il mio
abbandono in Dio. Sono tornata
con la certezza che il Signore non
mi abbandonerà mai e mi accompagnerà come ha accompagnato
Maria nel faticoso e difficilissimo
cammino compiuto assieme a
Gesù fino alla croce.
-A Betlemme, Basilica della
Natività:
la mia preghiera si è espressa in
vivo ringraziamento a Gesù per
essere nato. Nascita e vita di Gesù
che mi ha consentito di avere un
esempio unico di Amore infinito.
Amore che mi ha salvato dal
“Signore, é bello restare qui” disse san Pietro sul Monte Tabor; anche i pellegrini del Cadore hanno provato la stessa gioia dell’apostolo e non avrebbero più voluto scendere al piano della realtà quotidiana.
Male, dal peccato, in moltissime
occasioni della mia vita e che continua a salvarmi conducendomi
verso il Bene, verso il dono gratuito di me agli altri e ad essere in
comunione con Dio e con il prossimo.
-A Nazareth e in altri luoghi in
cui Gesù è vissuto per trent’anni
assieme a Maria e a Giuseppe:
ho immaginato come si fosse
svolta la vita della Sacra Famiglia
cercando di fare miei alcuni dei
suoi valori vissuti.
Ho pregato il Signore affinché mi
aiuti a concretizzare maggiormente nella mia famiglia:
l’armonia, la serenità, la calma
presenti nella famiglia di Nazareth, l’abbandono nelle mani
provvidenti del Signore anche nei
momenti di difficoltà, l’aiuto gioioso rivolto anche a chi è nel bisogno all’esterno della famiglia, la
comprensione e la serenità nelle
relazioni anche tra parenti, amici
e conoscenti, il lavoro responsabilmente ed onestamente svolto
che lascia spazio alla preghiera
quotidiana,…
-Lungo la Via Dolorosa:
mi sono immedesimata nelle
umiliazioni di Gesù, nelle Sue tantissime sofferenze fisiche e morali
subite ingiustamente anche nei
tradimenti ricevuti:
la mia ammirazione, il mio
Amore per Gesù, ed il mio desiderio di imitarlo si sono amplificati. La Sua non-violenza espressa
verso i Suoi persecutori, l’ accettazione delle ingiustizie, la comprensione dei limiti dei Suoi
carnefici e dei Suoi discepoli, il
perdono nei confronti dei Suoi
crocifissori, mi hanno fatto riflettere a lungo.
Nel vedermi molto, molto lontana
dall’esempio che, soprattutto nel
contesto della Sua Passione Gesù
mi ha lasciato morendo per me, gli
ho chiesto la Grazia di aiutarmi a
crescere, seppur a piccoli passi. In
particolare di riuscire a comprendere il limite di chi mi ha trattato
ingiustamente
entrando in compassione verso di
lui. Limite che anch’io possiedo in
maniera diversa.
-Nel Santo Sepolcro:
Con gioia ho visto la tomba
vuota: Gesù è risorto, è in noi ed è
in mezzo a noi.
In questo santo luogo si è rafforzata in me la fede nel Risorto rendendomi conto che Egli vive ed
opera in me e negli altri e continua
la Sua Missione di Salvezza
quando i sentimenti, atteggiamenti
e comportamenti che viviamo
sono quelli che avrebbe vissuto
Gesù al nostro posto.
Nel corso del pellegrinaggio, in
particolare ho incontrato il Risorto
nell’accoglienza, nella disponibilità, nella calma, nella fede
espresse da Lei don Diego e nella
cordialità, fede, ed aiuto reciproco
di tutte le persone presenti.
Grazie, o Signore.
Letizia
Sentieri
di Giuda, Gesù lo saluta con la parola “amico”, come dice il Vangelo, ma non l’avevo mai notato.
E poi Lei ci ha invitato a riflettere
sui nostri piccoli/grandi tradimenti
verso chi ci circonda. Quanta più
amicizia sincera, lealtà, collaborazione, fiducia ci sarebbe tra noi
nella nostra società, se per piccole
o grandi cose non ricorressimo al
bacio del “tradimento”, accecati
forse dalla convenienza o dall’interesse personale! Si respirerebbe
certo un’atmosfera più limpida,
con più fiducia gli uni verso gli
altri, per arrivare ad un clima più
sereno in cui amore, solidarietà,
aiuto reciproco diventino vita vissuta per tutti. Le sue parole pronunciate durante la celebrazione
9
liturgica in quel posto particolare
non mi hanno lasciato e non mi lasciano indifferente. Sono ancora
in me ricordo vivo, desiderio e
preghiera perché, in ogni situazione in cui mi posso trovare, con
l’aiuto del Signore io riesca a
comportarmi da “amico” vero
come ha fatto Lui. E Lui è l’amico
vero per ciascuno di noi al di là e
al di sopra di ogni nostro piccolo o
grande “tradimento”.
Sono tornato con una fede più
fresca e incisiva: Dio mi ama e
non mi lascia mai solo, neppure
quando mi pare di non sentire la
sua presenza. Questo mi dà tanta
serenità e fiducia in Lui.
Ci tenevo a comunicarglielo.
Grazie, o Signore.
Ugo
Sulle rive del lago di Tiberiade, presso il Monte delle Beatitudini abbiamo celebrato, all’aperto, una Messa molto partecipata e coinvolgente. Potevano vedere con i nostri occhi, lo stesso ambiente che Gesù ha scelto per iniziare
l’annuncio della bella notizia, il Vangelo
LAGO
-Nell’Orto degli Olivi:
Sono rimasto colpito in modo
particolare durante la S.Messa
nella chiesa del Getsemani. Le parole che Lei ha pronunciato durante l’omelia, mi hanno toccato
profondamente. Ci ha fatto notare
che nel momento del tradimento
Gli ebrei raccontano questo apologo (breve racconto che ha lo
scopo di insegnare qualcosa): la Terra Santa é segnata da due laghi.
Il primo, il lago di Tiberiade, riceve e dona acqua attraverso il fiume
Giordano; il secondo, invece, riceve soltanto, accumula e non dà
nulla ed é per questo che si chiama Mar Morto.
“La generosità significa dare più di quello che puoi, e l'orgoglio
sta nel prendere meno di ciò di cui hai bisogno.”
(Khalil Gibran)
“Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però
questa è la logica dell'amore.” (Madre Teresa di Calcutta)
10
Sentieri
INVITO ALLA COLLABORAZIONE
Lettera aperta agli abitanti di Pieve di Cadore
Sono Sara Peterle, dall'anno
scorso, dirigo la Casa di Riposo di
Tai, ma la struttura costruita nel
caratteristico stile montano, ha un
altro nome che mi pace di più:
"Casa Alpina", perché è un nome
che la inserisce con naturalezza
fra le vostre abitazioni, e la vedo
come una delle tante case di Tai.
Gli ospiti sono persone autosufficienti e dunque generalmente in
grado di avere una vita attiva sia
dal punto di vista fisico che da
quello intellettuale; ovviamente,
per qualcuno, nei limiti degli acciacchi dell'età. La loro vita quotidiana è scandita dagli orari dei
pasti, del sonno, dell'assistenza infermieristica, dalla ginnastica,
delle attività ricreative di cui si
prende carico la generosità delle
persone che volontariamente regalano qualche ora del loro tempo
per intrattenere gli ospiti con i lavoretti manuali, con il canto...
Grazie anche alla gentilezza e
sensibilità del personale, i nostri
nonni vivono in un ambiente familiare, ma si sa, il tempo delle
operatrici è tutto occupato dai lavori di gestione della Casa ed agli
ospiti, purtroppo, rimangono ore
di noia a guardare dalla finestra, di
passività davanti al televisore...
occupazioni tutt'altro che stimolanti.
È per questo che mi rivolgo a
voi: chi avesse del tempo libero
da dedicare ai nostri ospiti, sarebbe il benvenuto nella nostra
Casa Alpina. Ecco alcune mansioni che mi sento di suggerire:
accompagnare chi non ha problemi motori a fare qualche passeggiata con la bella stagione. C'è
una signora ipovedente che uscirebbe volentieri, ma da sola non ce
la fa e non ha familiari e, la domenica, qualche gentile persona
potrebbe accompagnare gli ospiti
che volessero assistere alla messa
nella chiesa di Pieve, dove si "sentirebbero" più inseriti fra la gente.
Sicuramente molti di voi hanno
delle abilità e passioni da trasmettere e condividere: sarebbe bello
organizzare laboratori di lavori all'uncinetto, di lavoro a maglia, di
pittura, di lettura...
E per favorire una maggior integrazione della Casa Alpina con il
paese e i suoi abitanti, potremmo
offrire le pareti della nostra sala da
pranzo per una mostra di pittura a
qualche artista che avrebbe così
l'occasione di farsi conoscere non
solo dagli ospiti ma anche dai loro
familiari e, su invito, dagli amici.
Mentre faccio questa proposta
desidero anche ringraziare di
cuore per il lavoro fatto dall’Auser con il servizio di volontariato
per il trasporto degli anziani e ringrazierei anche l’Assistente Sociale nonché l’Ufficio tecnico
(Ignazio) che è sempre disponibile.
Sono certa che chi risponderà al
mio appello, riceverà egli stesso
un arricchimento, oltre alla soddisfazione morale e civile per aver
regalato qualcosa di importante,
contribuendo a rendere più serena
la vita dei nostri anziani negli anni
che restano loro da vivere.
Sara Peterle
Per informazioni e accordi: telefono 0435 31148.
TRADIZIONE
RISPETTATA
A POZZALE
CON I MAGI
Dopo l' interruzione di un anno dovuta alle avverse condizioni atmosferiche, ha avuto luogo a Pozzale,
come da tradizione, il giro delle fontane (acqua sorgente di vita) da parte
dei Re Magi i quali, dopo aver visitato
nei 3 giorni precedenti le famiglie del
paese, al canto della Bela Stela e
canti di tradizione popolare delle
genti di montagna diretti dal Maestro
Gino Ruoso, del coro Cadore, hanno
intrattenuto con emozione un gran
numero di turisti,villeggianti e paesani ai quali, ad ogni fontana sono
stati offerti appetitosi spuntini e bevande calde.
Il giro si è completato nella piazza
dove, dopo avere offerto caramelle ai
bambini, la Befana ha letto il testamento madrigale ironico imperniato
sulle vicissitudini del paese , del Comune e dei governati sui fatti accaduti nell'anno appena trascorso, il
tutto si è concluso con il falò, brusa
la vecia o come nel basso Veneto
“pan e vin” dando così continuità ai
valori della tradizione anche ai giovani, accorsi numerosi.
Delfino Zambon
Le Parrocchie di Tai e di Nebbiù,
nel periodo invernale, sono solite
invitare i Parrocchiani ad un momento di festa condiviso e aperto
a tutti: un buon pranzo preparato
in casa e offerto a tutti è il momento centrale di quest’incontro.
E’ un’ottima occasione per incontrarsi, per conoscersi meglio, per
rinsaldare amicizie e per programmare future iniziative comunitarie.
Preghiera dell'Ex Internato
Signore,
Tu dall'alto hai visto
la nostra deportazione,
rinchiusi in vagoni bestiame,
stipati uno sull'altro,
viaggiando giorni e notti
senza conoscere
la destinazione, sofferenti
per la fame e la sete.
Con il cuore in pianto,
pensiamo ai nostri cari
Compagni di sventura
che non hanno fatto ritorno
alle loro famiglie, essendo,
la loro vita,
stata stroncata dalle malattie
e dal duro lavoro imposto
in quel triste periodo
della nostra prigionia.
Vedi, Signore, il loro sacrificio
ed accogli questa preghiera,
unitamente alla sofferenza
di nostri Compagni
che da lassù pregano con noi
e per noi, dandoci ancora
la forza di gridare
al mondo intero
"vogliamoci bene
e non più guerre".
E' questo il grido
della nostra speranza,
l' offerta del nostro patire
e l'impegno di essere
nel Tuo nome
operatori di pace.
Amen
Sentieri
L’angolo della memoria
11
Classe Quarta Elementare. E’ bello soffermarsi a riconoscere paesani ed
amici d’un tempo lontano. Siamo nell’anno 1950/51. la maestra si chiamava
Ada Ciotti. Erano altri tempi e bel altro era l’aspetto degli edifici alle spalle
degli alunni. Chi si riconosce? Nella sottostante foto, antecedente di qualche
anno alla prima, Silvano Costella, il più piccolo sulla destra, invita a riconoscere i suoi amici con il ramo d’ulivo in mano.
12
Sentieri
LA FESTA DELLA VITA
grande d’una creatura nella
loro vita di coppia. Di questi
tempi non é una scelta facile e
comoda con il perdurare della
crisi economica e della poca fiducia sul prossimo futuro.
Come da tradizione, anche
quest’anno, nella prima domenica di febbraio la Comunità ha
manifestato la gioia per la vita
nascente. “Essere solidali con
la vita”: era questo il motto propositivo della giornata, un invito ad essere presenti e
concretamente attenti a quelle
famiglie che accolgono il dono
Ma proprio per questo abbiamo messo al centro della
nostra preghiera chi ha avuto il
coraggio di scegliere e di investire sulla vita: una proposta alquanto urgente per i nostri
paesi con fiocchi rosa ed azzurri troppo scarsi per un domani del nostro vivere in
montagna. Non é mancata la
preghiera perché il mondo
della politica metta la famiglia
nella concreta possibilità di
fare scelte migliori a sostegno
della vita.
Un sincero ringraziamento a
quanti hanno collaborato per le
riuscita della celebrazione e
dell’offerte delle primule.
CANTA E CAMMINA
In questa stessa posizione nel numero precedente di “Sentieri”, avrebbe dovuto comparire la foto
dei due Cori che ci avevano regalato delle forti emozioni nell’autunno scorso.: il coro “Volinvoce”
diretto da Gabriella Genova e il coro “Voci in Valle” diretto dal trio Bruno Cargnel-Fulvio SagùiMarisa Sanromaso. Per una svista tipografica la foto aveva evidenziato soltanto l’angolo in alto a
destra con la lampada artistica e le luci accese. Mentre chiediamo scusa ai lettori cogliamo l’occasione per rinnovare l’augurio d’un buon cammino a tutti i componenti dei Cori: le loro voci esprimano veramente il bello e il positivo della vita.
“Canta e cammina” si augurava sant’Agostino: in tempi allora non facili egli augurava ai suoi
fedeli di andare avanti, di camminare nel bene e di farlo con la serenità e la gioia di chi è capace
di cantare non solo con al voce ma con tutto se stesso. E ciò vale anche per noi, oggi.
Sentieri
Sessant’anni e li dimostra tutti
Se esprimessimo il messaggio del titolo di questo articoletto ad una persona, certamente lei si potrebbe
offendere perché proporrebbe un giudizio negativo sulla persona stessa:
vecchia, stanca e in difficoltà.
Il titolo non si addice ad una persona
ma nientemeno che alla RAI, Radio
Televisione Italiana. Intendiamoci:
quest’azienda non è né vecchia né
malata pur avendo i suoi acciacchi.
Tutto questo lo si è potuto constatare
nella bella mostra che è stata allestita
presso la sede della Magnifica Comunità di Cadore il 20 dicembre
scorso: sotto la regia di Bepi Casagrande s’è data importanza alla presenza della Televisione in Cadore da
ben sessant’anni.
Per l’occasione Nelso Costella ha
messo in mostra i suoi “gioielli”: i televisori, quelli sì vecchi ma ancora
capaci di far sognare le persone più
anziane cresciute alle prese con interruttori, un canale solo, il bianco e
nero, il carosello, lascia e raddoppia,
il musichiere. Davanti a quei modelli
si può appezzare il graduale sviluppo
dei mezzi di comunicazione fino ad
arrivare alle sofisticate tecnologie
del nostro tempo di cui i ragazzi sono
più esperti dei loro genitori.
Tutto bello allora? Certamente è
stata bella ed interessante la mostra
ed il coinvolgimento dei commercianti del centro storico. E’ stata interessante la rivisitazione del nostro
passato che ci permette di ricordare
le nostre radici. Importante anche lo
stimolo a riflettere sull’importanza
dei mezzi di comunicazione, oggi,
quando siamo alle prese con il tele-
comando, con un’ampia scelta di programmi e di canali televisivi, quando
tutto diventa notizia e quando c’é il
pericolo di tanta confusione. Basti
pensare alla pubblicità: qualcuno l’ha
definita un male necessario e noi continuiamo a subirlo e a esserne condizionati. Quanto bello è stato assistere
alla trasmissione sui Dieci Comandamenti con Benigni... senza l’interruzione pubblicitaria!
E’ bello poi pensare ai mezzi di comunicazione come un dono: comunicare infatti deriva da communio cioè
cum + munus: un dono condiviso;
anche pubblicità deriva da publicus
che significa di interesse generale.
Ecco allora la funzione dei mezzi di
comunicazione: renderci partecipi di
un dono che ha interesse generale.
Chissà se i capi della RAI o di Mediaset lo terranno presente?
Ritornando alle cose di casa nostra:
un rinnovato plauso agli organizzatori di questa interessante mostra e un
invito alle associazioni culturali presenti sul nostro territorio perché si attivino ad arricchire il calendario di
manifestazioni e proposte culturali
capaci di valorizzare l’ambiente e di
creare dibattito e dialogo: elementi di
cui la comunicazione ha urgente bisogno.
13
I CAPOLAVORI
DI CASA NOSTRA
Ci fa piacere accogliere l’ospite e il
turista che si fermano nei nostri
paesi per vedere e visitare ciò che di
bello la natura e l’ingegno dei nostri
avi ci hanno tramandato. Fa piacere
scoprire che Tiziano, ma non solo,
é un valido motivo per fermarsi ed
ammirare ciò che resta della sua
grandezza tra di noi. Vediamo allora
persone fotografarsi in piazza sotto
la sua statua e poi dirigersi verso la
sua casa. Durante il giorno non
manca chi entra in Chiesa e si sofferma davanti al suo quadro collocato sull’altare di sinistra ma poi
s’accorge anche delle altre pitture
della bottega tizianesca. Dobbiamo
essere fieri di ciò che abbiamo di
prezioso nel nostro ambiente!
In questa prospettiva siamo contenti d’aver prestato alla città di Conegliano, per una mostra, il quadro
di Vittore Carpaccio presente nella
chiesa di Pozzale. La Soprintendenza di Venezia ha autorizzato
questo temporaneo prestito e chi
andrà a vedere la mostra, nei prossimi mesi, verrà a conoscenza di
Pozzale attraverso il catalogo della
mostra stessa. Sarà un modo di fare
pubblicità al nostro paese.
Altra notizia interessante: la famosa “pala Genova” attribuita a Tiziano o alla sua bottega, verrà
restaurato in un laboratorio di Torino su interessamento dell’avvocato Gaddo Augusto Genova
residente in Torino ma legato a noi
da antica parentela.
Il quadro, presente sulla parete sinistra del presbiterio é “molte deteriorato dal tempo e da restauri
eseguiti da gente poco esperta in
quel lavoro tanto delicato”: così si
esprimeva mons. Angelo Fiori nel
suo libretto del 1966 “Le opere d’arte
in Santa maria di Pieve di Cadore”.
Speriamo che questo nuovo intervento riesca al meglio delle nuove
tecnologie e conoscenze scientifiche: la nostra chiesa ci guadagnerà
per l’interesse dei tanti estimatori
del nostro grande Tiziano, della sua
famiglia e dei tanti suoi collaboratori. Al rientro del quadro sarà nostro impegno offrire la massima
diffusione dei particolari dell’importante intervento pittorico insieme alla riconoscenza per il
generoso benefattore.
14
Sentieri
CHI PENSA PER SE’
Offro ai lettori una storiella apparentemente banale e semplice ma con
un suo preciso messaggio. E’ la storia
d’un topo che si trova in serio pericolo e cerca aiuto e solidarietà. Questa favola l’Arcidiacono l’ha
utilizzata durante la celebrazione
della Giornata Mondiale del Malato
presso la residenza delle “Marmarole” alla presenza di numerosi anziani là ospiti insieme agli addetti
all’assistenza e a tante persone che
hanno scelto di stare accanto ai malati mentre veniva amministrato il Sacramento dell’Unzione dei malati.
Papa Francesco, nel suo messaggio
per quella Giornata, c’invitava ad essere “occhio per il cieco, essere pede
per lo zoppo”: non è tempo perso
quello speso accanto a chi è malato o
anziano. Il messaggio del Papa é un
forte invito a crescere nel volontariato, a rafforzare la solidarietà con
chi fa fatica, ad essere presenti là
dove le sofferenze non mancano.E’
compito di tutti i credenti rafforzare
un umanesimo cristiano accogliente
e misericordioso.
***
Un topo, guardando da un buco che
c'era nella parete, vide un contadino
e sua moglie che stavano aprendo un
pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando
vide che dentro il pacchetto c'era una
trappola per topi . Corse subito nel
cortile della fattoria per avvisare
tutti: "C'è una trappola per topi in
casa, c'è una trappola per topi in
casa!”.
La gallina che stava raspando in
cerca di cibo, alzò la testa e disse:
“Scusi, signor topo, io capisco che è
un grande problema per voi topi ma a
me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi, le
chiedo di non importunarmi". Il topo,
tutto preoccupato, andò dalla pecora
e le disse: "C'è una trappola per topi
in casa, una trappola!" - "Scusi, signor topo, non c’é niente che io possa
fare , mi resta solamente da pregare
per lei.
Stia tranquillo, la ricorderò nelle mie
preghiere”.
Il topo, allora, andò dalla mucca, e
questa gli disse: “Per caso, sono in
pericolo ... ? Penso proprio di no! ".
Allora il topo, preoccupato e abbattuto, ritornò in casa pensando al
modo di difendersi da quella trappola.
Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola
che scatta e afferra la sua vittima. La
moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo e, nell’ oscurità vide che la trappola aveva
afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso molto velocemente, morse la donna. Subito, il
contadino, la trasportò all'ospedale
per le prime cure.
Siccome la donna aveva la febbre
molto alta le consigliarono una
buona zuppa di brodo. Il marito, afferrò un coltello e andò a prendere l'
ingrediente principale: la gallina. Ma
la malattia durò parecchi giorni e
molti parenti andavano a far visita
alla donna.
Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora. La donna non migliorò e
rimase in ospedale parecchio tempo
più del previsto costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio
per poter far fronte a tutte le spese
della malattia della moglie.
Quando senti che qualcuno ha un
problema e credi che non possa essere anche tuo o in qualche modo
possa colpire anche te ... pensaci
molto bene ... PENSACI DUE
VOLTE!!!
Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi ma per l' indifferenza
dei buoni.
Sentieri
IL CROCIFISSO DI PIEVE
I fedeli e i visitatori che in queste
settimane si troveranno a sostare
nella chiesa arcidiaconale dedicata
a Santa Maria Nascente non potranno non notare l’inedito grande
Crocifisso ligneo esposto momentaneamente accanto alla mensa
d’altare. Si vuole, in questa occasione, portare un sintetico contributo scientifico in modo da
conoscerlo meglio dal punto di
vista artistico.
Il Cristo è alto un metro per 86
cm. di larghezza mentre la croce
arriva a misurare cm. 250 x 100.
Il volto ovale, lievemente reclinato sull’omero destro, è
incorniciato da lunghi capelli – simili a trecce - che
ricadono sulle clavicole e
nascondono le orecchie.
Gli occhi chiusi e le labbra
serrate sottolineano la
morte fisica di Cristo sebbene i tratti del volto siano
segnati da una sofferenza
sommessa. Sul capo porta
una corona di spine e
un’aureola lignea piatta incornicia il viso caratterizzato da radi baffi e barba
corta. I piedi, molto
grandi, sono fissati per
mezzo di un unico grande
chiodo. Le braccia risultano caratterizzate da muscoli in rilievo mentre i
polsi sono leggermente arcuati. Lo sterno è sporgente, il torace è solcato
dalle costole e le gambe
sono contratte.
Dalle caratteristiche
sopra descritte e per il fatto
che è cinto alla vita da un
perizoma molto fluente e
di grandi dimensioni, di
primo acchito saremmo
spinti a giudicarlo di gusto
arcaico e quindi di datazione medievale. Molto probabilmente si tratta invece del prodotto
di un’interessante figura di intagliatore locale della seconda metà
del XIX secolo che conosceva e
sapeva utilizzare modelli più vecchi ma che li utilizza in maniera
affettata e non spontanea.
Qualche durezza della resa anatomica e una certa forzatura nel
modellato dei piedi e delle mani
riconducono il Crocifisso in questione con quello di Nebbiù, recentemente
restaurato,
che
presenta, però, un perizoma molto
più corto e le gambe più distanti
tra loro.
Per entrambi mancano, purtroppo, dati documentali che aiutino a dare una paternità e una
datazione certa anche perché apporre la firma sui crocifissi non fu
certamente usuale neanche nelle
sculture medievali o rinascimentali più note. Nel caso in cui i documenti tacciano possiamo
studiare i manufatti solo per via di
15
lenza storica perché l’anonimo
scultore sembra essersi ispirato al
cosiddetto Cristo di Valcalda (cm.
155 x 125) - recentemente datato
al secondo Quattrocento da Luca
Mor negli Atti del Convegno del
2013 “Crocifissi lignei a Venezia
e nei territori della Serenissima.
1350-1500. Modelli, diffusione,
restauro” - confermando, ancora
una volta, la forte devozione che
c’è sempre stata verso il Santuario
del Cristo di Pieve. La veicolazione del prototipo poteva avvenire attraverso la visione diretta
dell’originale o tramite le stampe
che circolarono fin dal XVIII secolo.
Grazie al Cristo oggetto di questa comunicazione possiamo immaginarci come fosse
l’originaria croce rustica e nodosa che supportava il corpo di
Valcalda: i bracci della
croce sono scolpiti
come fossero tronchi da
cui sporgono le basi di
rami tagliati secondo
un’iconografia molto
antica ( croce a y) presente in origine anche a
Valcalda ma sostituita
negli anni Settanta del
XX secolo perché ritenuta fatiscente
Il perizoma, come si è
detto, non è mosso
come si nota spesso nei
crocifissi settecenteschi, non è sostenuto da
corde ma lascia scoperto un’ampia porzione della coscia e
solo una delle due ginocchia sporgenti.
confronti e tramite la visione diretta degli esemplari.
Dobbiamo comunque ricordare
che nella vecchia chiesa arcidiaconale era presente un altare del
Santissimo Crocifisso della
Scuola del Venerabile e dunque
possiamo immaginare la presenza,
in antico, di un crocifisso.
Crediamo che il Crocifisso di
Pieve abbia comunque una sua va-
La componente decorativo/simbolica e soprattutto la finitura e la
policromia su entrambi
i lati del manufatto
fanno supporre ad una
funzione anche processionale dell’oggetto sacro che doveva in tal modo essere visto sia
dal verso che dal recto.
Lo stato di conservazione non è
ottimale ma nella parte scultorea
non vi sono grandi parti mancanti,
eccetto alcune dita delle mani. Si
notano, comunque, rilevanti sollevamenti pittorici.
Letizia Lonzi
16
Sentieri
UN SACRAMENTO E’ PER SEMPRE
- “Visto prof? Non sono più cristiano” -
Ecco. L'anno scorso me lo aveva accennato. Ma io, un po' forse con sufficienza, l'avevo presa come una battuta.
Anche perché non ero al corrente che
invece alcune volte era già successo.
Poi ieri si è presentato con il foglio in
mano, con tanto di timbro della parrocchia e firma del parroco. Ovviamente
fiero di poterlo esibire sotto il mio
naso.
Era nato tutto da una frase che mi era
uscita, non so come, in una lezione sui
sacramenti e la Chiesa, ancora a maggio scorso. "Un sacramento è per
sempre", avevo detto, quasi a farlo
come uno slogan. A dire il vero ora non
ricordo bene dentro a quale
contesto la frase mi era sembrata un modo per indicare
che i sacramenti non sono
solo riti esteriori, ma lasciano
un segno, lasciano una traccia nell'anima della persona.
Però forse agli orecchi di
Gianluca la cosa non suonava molto bene. "No prof. mi rispose allora -. Io ho
chiesto al mio parroco di
sbattezzarmi. E lui mi ha
detto che si può fare".
Ieri è entrato in classe col
foglio in mano, l'ha messo
sulla cattedra e ha detto:
"Visto prof? Non sono più
cristiano". Gli ho sorriso, ho
preso il foglio e ho letto: parrocchia tal dei tali. Su richiesta dell'interessato Gianluca
Pincopallo (con relative generalità) si attesta la presa
d'atto della sua intenzione di
rinunciare ad appartenere
alla Chiesa cattolica. Tale scelta viene
pertanto trascritta nei libri verbali dei
battesimi di questa comunità parrocchiale e si rilascia all'interessato copia
certificata del presente atto, per ogni effetto di legge.
"Giangi - gli dico - è la prima volta
che vedo una cosa del genere. Sono
sorpreso". "Beh prof. se uno diventa
cristiano per scelta (frase mia, che gli
riconosco in bocca!), potrà anche decidere di non esserlo più. O no?"
"Certo, sono d'accordo - ribatto - ma
essere cristiani non è appartenere ad
un club a cui ci si iscrive o no. È coltivare una relazione con una persona,
Dio. Nel momento in cui la relazione
non la coltivi più non c'è neanche bi-
sogno che qualcun altro ti dichiari non
cristiano, lo sei già di fatto".
"Eh no prof., mica vero. Io voglio che
sia chiaro che con certa gente non ci
voglio avere a che fare. Per questo ho
chiesto il certificato". "Vuoi dire che la
tua scelta è legata al fatto che nella
Chiesa ci sono persone, secondo te indegne, con cui non ti vuoi confondere?
Questo lo posso capire. Ma essere di
Chiesa vuol dire credere nel Dio di
Gesù Cristo e cercare una relazione
con Lui. Di questo a te frega nulla?".
"Non è questa la faccenda prof. Io
posso anche continuare a sperare che
chiedo. " Ma si, lo sa prof., i preti con
bambini, i soldi, dire una cosa e farne
un'altra, cercare di sfruttare la politica,
pretendere che tutti stiano con delle regole di duemila anni fa. Dai lo sa
anche lei!"
"Io sto bene con Gesù - rispondo - il
resto è una conseguenza". "Che cosa
vuol dire una conseguenza?". "Vuol
dire, Giangi, che io quando prego e
cerco un rapporto con Dio, mi sento io
per primo di non essere perfetto. E di
dover dirgli tutte le volte: Signore, sono
un bestia! Perdonami. È questo che mi
fa sentire bene con Dio, perché so che
se sono sincero, lui davvero mi prende
come sono. Anche io le vedo
quelle cose che tu dici, nella
Chiesa, anzi, potrei anche dirtene di più.
Ma proprio perché mi riconosco anche io un mezzo delinquente davanti a Dio non
credo di essere così perfetto da
potermi permettere di decidere
chi può stare dentro e chi no,
nella Chiesa.
qualcuno o qualcosa ci sia di là. Ma di
sicuro, se c'è, non può avere a che fare
con persone così false e doppie come i
preti che ho conosciuto io. E se una
Chiesa, qualunque sia, tiene dentro di
sé queste persone non può certo essere
quella che parla di Dio. Insomma io
credo che Dio sia una cosa molto seria.
Forse molto più seria di quanto i preti
di solito lo fanno sembrare". "Ah,
quindi te ne vai dalla Chiesa perché i
peccati di alcuni, la loro poca fede e
bassa testimonianza, non si addicono
all'idea così alta che tu hai di Dio?".
"Non lo so - risponde - se ho un'idea
così alta di Dio. Ma lei prof. ci sta così
bene dentro ad una Chiesa che fa delle
robe così terribili?" "Tipo che?", gli
La chiesa è la casa di tutti
quelli che provano a credere
nel Dio che Cristo ci ha raccontato, nonostante tutto. Ma
chi è davvero che può dire io
sono meglio degli altri? In
fondo, Gianluca, anche dentro
di te resta la voglia di essere
perfetto come la Chiesa chiede
a tutti di esserlo, anzi dici di
andartene proprio per questo!". "No prof. non rigiri la
frittata". "Non rigiro nulla, lo
dici tu stesso. Se la Chiesa
fosse più vera non te ne saresti andato.
Perciò tu continui a credere a quella
verità, più di quanto vuoi lasciare intendere!"
Perché se ne vanno? Quelli come
Gianluca, dico.
E se fosse che Dio ce li mette sul cammino come forma impazzita di testimonianza? Non so perché, ma quando
sono uscito dall'aula avevo in testa
Salmo 68,10: "Mi divora lo zelo per la
tua casa".
Gilberto Borghi
(articolo tratto da www.vinonuovo.it)
Scarica

siamo il profumo di cristo - ARCIDIACONATO del CADORE