Sentieri ANNO 1II - N. 1 - PRIMAVERA 2015 “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri (Salmo 24) BOLLETTINO DELLE PARROCCHIE DI S. MARIA NASCENTE DI PIEVE DI CADORE E DI S. TOMMASO APOSTOLO DI POZZALE “Se una cosa la vuoi, una strada Piazza Tiziano 41, Pieve di Cadore (BL) Iscrizione Tribunale di Belluno n. 2/2013 • Direttore don Diego Soravia • Resp. ai sensi di legge don Lorenzo Sperti - Poste It. Spa, sped. in A.P., D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/04 n. 46) art.1, c.2, NE/BL • Stampa Tip. Piave Srl (BL) SIAMO IL PROFUMO DI CRISTO Durante l’ultimo pellegrinaggio in Terra Santa, una persona del gruppo mi chiese quale regalo sarebbe stato gradito dal suo Parroco come ricordo del pellegrinaggio stesso; io le suggerii di portare a casa e di regalare una confezione di incenso: quel profumo che viene adoperato nelle solenni celebrazioni delle nostre chiese. E così quella persona fece; nel periodo natalizio e nelle celebrazioni d’inizio del nuovo anno i fedeli di quella parrocchia cadorina s’accorsero che c’era un incenso “nuovo” nei pressi dell’altare, un profumo delicato e intenso diffuso in tutta la chiesa. Un profumo apprezzato anche dai nasi più delicati. Anche san Paolo, scrivendo ai suoi cristiani di Corinto, accenna al profumo dell’incenso per indicare la novità della conversione: “Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono” (2Cor. 2,14-15). In una Corinto, città grande per gli abitanti e grande per le varie situazioni di vita, l’apostolo san Paolo invita a distinguersi con uno stile di vita diverso e visibile proprio come un profumo che fa scomparire i cattivi odori. Il cristiano non tiene per sé il grande dono della fede: la vive per primo lui e, nello stesso tempo, la diffonde attorno sé con relazioni belle che danno gioia a tanti. Il nostro Vescovo Giuseppe ha scritto a tutti i fedeli della Diocesi una nota pastorale incentrata proprio sulla frase del profumo suggerita da san Paolo e così ci dice: “vivendo come cristiani capaci di relazioni belle, possiamo far sì che gli altri sentano in noi il “profumo di Cristo, che la nostra vita parli già da sola. Se uno è veramente cristiano lo si “sente”: evangelizza con la sola sua presenza”. Il Vescovo Giuseppe poi c’invita alla gioia come stile di vita capace di combattere la tristezza e la noia, uno stile che propone di aprirsi agli altri, di farsi carico delle sofferenze altrui, di condividere l’entusiasmo di fare il bene e tutto questo…. “come spesse volte il profumo delle violette o dei ciclamini nei boschi è percepito senza vederli, così avviene tra noi, anche nel nostro territorio con tanti piccoli gesti di accoglienza e di bontà che non fanno notizia, ma ci sono e vanno colti e valorizzati per reagire alla mentalità dei “profeti di sventura” per non essere “cristiani che sembrano avere un stile di Quaresima senza la Pasqua”. Quest’ultima affermazione il nostro Vescovo la prende la trovi. Se una cosa non la vuoi, una scusa la trovi”. Provebio africano direttamente da quel grande documento che papa Francesco di ha donato nello scorso anno: l’Evangelizzi gaudium. La lettera pastorale del nostro Vescovo poi scende più in profondità e c’invita a scoprire chi è all’origine del profumo che siamo chiamati a diffondere attorno noi; egli ci parla di Dio che s’inserisce nella nostra vita con il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia. Sono i sacramenti che sostengono il nostro essere cristiani: sacramenti che vanno riscoperti e valorizzati specialmente quest’anno mentre, in Chiesa, ascoltiamo san Marco che, con il suo Vangelo, ci propone un cammino alla scoperta di Gesù, il Salvatore. Tornando a buon profumo dell’incenso mi chiedo se il mio essere cristiano e prete sia veramente un buon profumo, se le mie scelte quotidiane profumano di bene, di verità, di gioia e di altruismo. E’ vero che anche oggi, nei nostri paesi come per Corinto al tempo di san Paolo, c’è dell’aria inquinata per la cattiva testimonianza dei cristiani fiacchi e chiusi in se stessi. C’è tanto cattivo odore - altro che incenso! - nei discorsi, nei comportamenti in tanto cristianesimo poco coerente. Proprio qui ed ora sono chiamato ad essere il buon profumo di Cristo. La fede che ho ricevuto dal passato e che trasmetto alle future generazioni passa proprio attraverso le mie scelte concrete. Sarò capace di fare di me… una ventata di profumo d’incenso per le mie comunità? Che bel regalo sarebbe quest’incenso. Un regalo davvero pasquale. don Diego 2 Sentieri DAVANTI A QUEL VOLTO Il grande dono che la Chiesa ci offre é quello d’incontrare Dio in Gesù Cristo. Tutta la mia vita cambia quando quest’incontro si realizza. Così è stato per i pescatori di Galilea, così è stato per Paolo sulla via di Damasco, così continua ad essere per tanti cristiani che possono dire: Dio c’è e io l’ho incontrato! Con questo pensieri mi sono incamminato verso il santuario del Cristo: un luogo che i lettori conoscono bene per le tante esperienze di fede vissute da soli o in gruppo. Sapevo del Crocifisso “miracoloso” presente in quella chiesa da tanti secoli, sapevo delle vicende e delle fatiche di quanti si fermavano in adorazione davanti a quel possente Crocifisso. Quella mattina mi recai al santuario non per celebrare la Messa ma per un momento particolare che volevo regalarmi: stare da solo davanti a quel Crocifisso. Volevo solo guardarlo e lasciare che Lui, Gesù sofferente, mi parlasse ed entrasse dentro di me. Ho cercato di non pensare a me, al mio servizio sacerdotale, alle difficoltà o ai momenti gioiosi del mio essere prete; ho pensato a Lui, lì ritto in quella posizione alquanto scomoda, a Lui con il volto segnato dal dolore, dal sudore e dal sangue. Ho pensato alla sua giovane età e sul senso che aveva quel suo gesto: l’essersi messo nelle mani dell’uomo, dell’uomo che lo stava rifiutando e maltrattando come un malfattore. Le domande... Mi ricordavo di Lui quando diceva del seme che doveva marcire per terra per portare abbondante frutto ma, mi chiedevo, perché proprio a Lui che era passato sanando e amando tutti coloro che erano sotto il potere del male perché Dio era con Lui. Perché lui e non un altro? Perché quella morte violenta ed infamante? Perché proprio la morte, e la morte in croce e non un altro modo per salvare l’umanità? Ma quale salvezza ci attendiamo? Salvare significa sottrarre qualcuno dal pericolo o dalla morte, ma noi da quali pericoli dovremo essere salvati? E’ proprio vero che attendiamo di essere salvati o stiamo bene così? Che cosa può darci questa salvezza in più che già non possiamo procurarci da soli? Forse chiediamo a Dio che ci salvi dal dolore della malattia, dalle preoccupazioni legate al lavoro, dalla solitudine della vec- chiaia, dalla paura per il futuro incerto dei nostri figli, dalla fragilità della famiglia, dalla morsa di violenza che regna sovrana in certe zone del nostro pianeta. E se poi Dio non ci salvasse da questi pericoli e da questi mali? Quale salvezza dunque? ... e le risposte Mentre facevo queste riflessioni mi sono accorto che avevo abbassato lo sguardo, non fissavo più gli occhi su quel volto scavato dal dolore, ero ripiegato su di me. Mi sembrava di essere come gli apostoli sulla barca sballottata dal vento in mezzo alla tempesta: “Signore, non t’importa che striamo andando a fondo?”. E Lui: “Gente di poca fede... non sapete che ci sono io, non vi lascio soli, non vi ho abbandonato”. Fissando ancora quel volto ho capito che in Lui trovava senso la mia storia e le vicende dei popoli, in Lui, luce del mondo c’era e c’é la luce che illumina il tratto di strada che stiamo vivendo con tutte le contraddizioni dell’oggi. “Quando guardiamo la croce compendiamo la grandezza del suo amore. Quando guardiamo la mangiatoia, comprendiamo la tenerezza del suo amore nei tuoi e nei miei confronti, nei confronti della tua e di ogni famiglia”. Beata Madre Teresa di Calcutta Prima di partire dalla canonica per raggiungere il Santuario avevo letto un brano di Frère Roger Schutz - il grande animatore di Taizè - che mi aveva fatto riflettere: “L’amore di Dio é splendente, e il suo spirito attraversa come un lampo ogni uomo nella sua notte. In questo passaggio il Risorto ti afferra, si fa carico di tutto, si addossa tutto ciò che é insopportabile. Dopo, a volte molto dopo, ti viene chiaro: Cristo é passato e ti ha fatto dono della sua sovrabbondanza”. Davanti a quel volto anch’io sentivo il bisogno di fare un salto in avanti, un passo che Lui, Gesù, ha compito quel “primo giorno dopo il sabato” quando é apparso agli apostoli e sì é fatto toccare, ha mangiato con loro, ha mostrato loro le ferite della sua passione. Nel silenzio del santuario ho capito che il Cristo risorto, pur portando ancora le piaghe della sua atroce passione, non é più legato al tempo e allo spazio. Egli, che era in grado di passare attraverso le porte chiuse del cenacolo e di apparire ai suoi discepoli in posti diversi, stava chiedendo anche a me di riconoscerlo vivo e presente nella mia vita. Un passo al giorno Allora mi sono accorto che stavo tremando ma non per il freddo: era la paura dell’impegno che quel Volto mi trasmetteva: chi ha ascoltato il messaggio pasquale non può più andare in giro con un volto luttuoso. “Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte”: non sono affermazioni mie ma di papa Francesco, il papa che la Provvidenza ci ha regalato in questo nostro tempo. “Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti”. Grazie, Gesù per il tuo volto sofferente, grazie perché hai vinto la morte, grazie per il sorriso di papa Francesco! Sono uscito di chiesa meno preoccupato di come ero entrato; la certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto, mi ha rinforzato nel mio camminare sulla via del ritorno a casa, sulle strade di queste mie comunità che hanno bisogno d’incontrare il loro prete credente e credibile. Ogni giorno. ANAGRAFE DI PIEVE GIUNTI AL TRAGUARDO DELL’ETERNITA’ 23. SONAGGERE SARA OLGA in BEVILACQUA, di anni 91 morta a Pieve il 7 dicembre. 24. TABACCHI MARIO ROMANO, di anni 70, morto a Pieve il 15 dicembre. 2014 1. BERGAMO ANGELINA ved. Zanardo, di anni 84, morta a Pieve il 21 gennaio. 2. ZANARDELLI ANNA ved. Marchese, di anni 80, morta a Pieve il 25 gennaio. 3. TABACCHI GIOVANNA di anni 77, morta a Pieve il 16 febbraio. DITELO PRIMA Non aspettare mai domani per dire a qualcuno che l’ami. Fallo subito. Non pensare. “Ma mia madre, mio figlio, mia moglie ... lo sa già”. Forse lo sa. Ma tu ti stancheresti mai di sentirtelo ripetere? Non guardare l’ora, prendi il telefono: “Sono io, voglio dirti che ti voglio bene”. Stringi la mano della persona che ami e dillo, “Ho bisogno di te! Ti voglio bene, ti voglio bene ...” L’amore è la vita. Vi è una terra dei morti e una terra dei vivi. Ciò che li distingue è l’amore. Sentieri A PROPOSITO DI CIFRE Tutti i Parrocchiani che hanno interesse per la vita delle nostre Comunità, nei primi giorni dell’anno nuovo , hanno potuto interessarsi ai bilanci economici delle nostre Parrocchie e rendersi conto della generosa partecipazione dei tanti fedeli a sostegno dei lavori che non mancano mai. Nella cattedrale di Lubecca c'è un'iscrizione che pone interrogativi precisi sul perché manca la gioia del cuore. Sono tutti riguardanti la relazione che noi abbiamo con il Signore. "Non chi dice: Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio .. .!". Ecco l'iscrizione: "Mi chiamate maestro e non mi ascoltate. Mi chiamate luce e non mi vedete. Mi chiamate guida e non mi seguite. Mi chiamate sapiente e non mi interpellate. Mi chiamate vita e non mi desiderate. Mi chiamate bontà infinita e non mi amate. Mi chiamate magnanimo e non mi pregate. Mi chiamate eterno e preferite la vita che passa. Mi chiamate misericordioso ma non vi pentite. Mi chiamate Signore ma non mi servite. Mi chiamate Dio ma non mi onorate. Mi chiamate giusto giudice e non mi temete. Se manca la gioia di chi è la colpa?". 3 ANAGRAFE DI POZZALE GIUNTI AL TRAGUARDO DELL’ETERNITA’ 13. MAIEROTTI VITTORIA di anni 91, morta a Pieve il 20 dicembre. 2014 1. MARCHESIN ORSOLA TERESA nata a Conegliano il 3.3 1914 e morta presso la Residenza “Marmarole l’11 gennaio. E’ sepolta a Vittorio Veneto. LA PREGHIERA DELL’ASINO Signore, ormai stiamo per scomparire... Mi hanno detto che in Italia siamo rimasti solo centomila. E’ vero, siamo semplici asini... però Omero ci ha cantati in versi sublimi; però tu stesso uno di noi hai cavalcato! Conservaci, Signore! Che sarebbe il presepio senza asino? Che sarebbe il mondo? C’è sempre bisogno di qualche asino che tiri avanti in silenzio senza farsi vedere in televisione, dove ce ne sono già troppi, c’è sempre bisogno di qualche asino che sappia solo dare e mai prendere, mai rubare! Signore, salva questi asini: sono essi che salveranno la torta! E ricordati anche dei miei fratelli e cugini: gli asini in religione, in politica, nelle scuole, nel lavoro, nello sport, ecc.. Sono milioni e spesso incorreggibili. Poveretti! Grazie, Signore! Torna loro un raggio della tua sapienza e umiltà! Ritorneranno ad essere più intelligenti e più credenti. D.M.G. 4 Sentieri Le famiglie in festa Una bella celebrazione in Chiesa Arcidiaconale nella prima domenica di Natale. Era la festa della Sacra Famiglia e molte coppie hanno accolto l’invito del Parroco per ringraziare il Signore del dono della vita coniugale. Tra di loro i più festeggiati sono stati RENATO MUNERATI e LUIGINA FUMEI per i loro 50 anni di matrimonio. Questa celebrazione cade nel bel mezzo del Sinodo dei Vescovi incentrato sulla famiglia: un dibattito ed un approfondimento voluti da papa Francesco per comprendere meglio la grandezza del sacramento del matrimonio senza negare le problematiche del nostro tempo quando la famiglia e nella famiglia si riversano le fatiche e le complessità sociali. I mezzi d’informazione si sono soffermati su alcune problematiche che fanno discutere e che non trovano una facile soluzione: la comunione ai divorziati e ai separati, l’accoglienza degli omosessuali.... problemi reali ma che non esauriscono lo sguardo cristiano del matrimonio come stato di vita che partecipa in maniera grande dell’amore di Dio e del suo essere creatore di vita. La famiglia poi é un luogo privilegiato per la trasmissione della fede. E’ importante, infatti, che i genitori siano sostenuti dalla comunità cristiana, con grande di- screzione, nell’assolvimento di questo compito. Ci si rende conto che non basta un buon proposito, qualche omelia o qualche conferenza in Parrocchia. Nella riflessione sviluppata in qualche gruppo di cristiani della nostra Diocesi si é preso in considerazione il fatto che spesso i coniugi non condividono le stesse idee riguardo alla fede. E’ una situazione problematica, perché i figli non crescono con le idee chiare, respirano le tensioni, crescono con confusione. “I figli spesso finiscono per assecondare il genitore che non crede e deride il coniuge credente. La trasmissione della fede é inefficace quando questa é esteriore, legata alle tradizioni, o vissuta secondo regole troppo rigide, prive di motivazione o di convinzione”. Nel rinnovare le promesse coniugali gli sposi presenti in Chiesa hanno chiesto al Signore di essere Lui il garante del loro amore, sorgente di vita e di fecondità per un futuro della famiglia stessa e dei nostri paesi. Abbiamo fatto nostre le intuizioni di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) riguardo alla famiglia. “Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: é il matrimonio che d’ora in poi porta sulle salle il vostro amore. Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi; é Dio che lo fa. Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che la minaccia dall’interno e dall’esterno. Dio é garante dell’indissolubilità. E’ una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza, potranno sciogliere ciò che Dio ha unito”. Quest’uomo, era un pastore protestante, lucido pensatore, protagonista della resistenza al nazismo. Progettava e tanto desiderava sposare l’amata Maria, ma non poté farlo perché, per esplicito ordine di Hitler , venne giustiziato a Flossemburg il 9 aprile 1945. Nei suoi scritti ci ha lasciato parole e riflessioni tanto profonde sull’amore di coppia, sapendo intravedere con lucidità e poesia l’opera dell’amore di Dio. LA COMUNITA’ IN FESTA -26 APRILE, ORE 10.30: SANTA MESSA DI PRIMA COMUNIONE -24 maggio, ore 11.00: CELEBRAZIONE DELLA CRESIMA FORSE NON TUTTI SANNO CHE... -presso il Santuario del “Cristo” si celebra la santa Messa ogni venerdì e ogni sabato, alle ore 8.00. -ogni sabato, dalle 8.30 alle 11.00 ci si può confessare presso il santuario del Cristo con la presenza di uno dei Parroci del Cadore. - ogni sabato pomeriggio, dalle ore 16.00 fino all’ora della Messa festiva delle 18.30, l’’arcidiacono é in chiesa parrocchiale per le Confessioni. -la Messa serale, a Pieve, si celebra sempre alle 18.30. -il servizio della Caritas si svolte al mercoledì, dalle 15.00 alle 17.30, presso la Canonica. -ogni sabato, alle 10.00, presso la Residenza per anziani “Marmarole” si celebra la Messa festiva per i Degenti, gli Operatori e per i Volontari. -“Sentieri” esce all’inizio di ogni stagione e accoglie volentieri i contributi di quanti possono arricchire le sue pagine con testi, proposte e fotografie. -il Parroco porta la Comunione in casa dei malati e anziani, che lo desiderano, nei primi venerdì di ogni mese. -ogni lunedì, alle 15.00, in Canonica: catechismo per i bambini e per i ragazzi che vengono invitati a partecipare alla Messa domenicale. -ogni mercoledì pomeriggio i Volontari della Caritas si fanno attenti alle necessità delle persone in difficoltà offrendo un pacco di generi alimentari e capi di vestiario. GIOVANI CHE SI FANNO ONORE Sara Ferraù, di Pieve di Cadore si è laureata con 110 e lode allo Iulm di Milano, conseguendo la laurea Magistrale in "Marketing Consumi e Comunicazione". Per la dottoressa cadorina questa è la seconda laurea, dopo quella Triennale 2 anni fa. Non chiamateci preti di strada Sentieri E’ sempre efficace don Luigi Ciotti nei suoi interventi quando costringe gli ascoltatori ad andare al sodo dei problemi e delle scelte di vita. Ecco come recentemente egli ha spiegato le sue scelte di cristiano e di sacerdote. 5 scritto nella Evangelii Gaudium – che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze». La strada maestra “Siamo preti e basta. Ogni ulteriore qualifica - preti antimafia, preti antidroga, ecc… - è di troppo. Dire poi “preti di strada” non ha senso perché il Vangelo e la strada sono inseparabili. Nella parola prete è implicita la parola strada! «Preparate la strada del Signore» dice il Vangelo di Marco. Ma la strada è anche un incessante cammino di crescita, di formazione. Quando mi ordinò prete e affidò come parrocchia la strada, Padre Michele Pellegrino aggiunse: «ci andrai a imparare, non a insegnare!». criterio i bisogni e le speranze delle persone. dalle mie. Sulla strada siamo piccole persone di fronte al grande mistero della vita”. La strada è incontro con Dio e incontro con le persone, è la saldatura di terra e cielo. Vivere il Vangelo non vuol dire soltanto insegnare e osservare la dottrina. Vuol dire prima di tutto incontrare e accogliere, avendo come unico Io lo intendo così il Vangelo, e non posso che gioire del fatto che papa Francesco abbia voluto caratterizzare la “sua” Chiesa come una Chiesa in cammino, sulla strada, diretta nei luoghi più poveri e dimenticati, poveri di risorse ma anche poveri di senso, le periferie geografiche e quelle dell’anima. «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade – ha Come aveva ragione! La strada mi è stata maestra di vita, mi ha tenuto coi piedi per terra, mi ha protetto dal pericolo di sentirmi “arrivato”. Mi ha insegnato l’umiltà, il non dare nulla per scontato e il non giudicare mai, mi ha reso solidale con le umane debolezze e contraddizioni, a partire Siamo contenti ed orgogliosi di accogliere don Luigi Ciotti tra di noi, in settembre, per venerare Santa Maria Nascente. Sarà un’occasione per manifestargli il nostro affetto e l’incoraggiamento per il tanto bene che egli sta animando in tante parti d’Italia dove l’uomo soffre, è ai margini della strada ma non è lasciato solo. 6 23 gennaio 1947- 23 gennaio 2015: 68 anni di matrimonio di TABACCHI MARIO con TABACCHI PIERINA. Una data invidiabile per due sposi in buona salute e ricchi d’esperienza. Mario, lo sposo, nel novembre scorso ha tagliato il traguardo dei 100 anni festeggiato dai suoi Cari e dal Gruppo Alpini di Pieve di Cadore, la moglie Pierina, di alcuni anni più giovane, è ricca di vitalità e piena di premure. Sentieri 68 anni insieme Ascoltare questa coppia di sposi è piacevole. i ricordi partono niente meno che dagli ultimo mesi della prima guerra mondiale con tutte le trasformazioni del secolo scorso; Mario, quando parte con i ricordi, non .si fermerebbe mai nel raccontare gli anni della fame, della fatica, del lavoro in tanti cantieri del Cadore, di Venezia, della Sardegna. Con tanta simpatia e Sembra ieri ed invece... precisione di particolari ricorda mons. Angelo Fiori che ha celebrato il matrimonio quando era ancora buio, nel lontano 1947. Questi sposi hanno accolto il Parroco nella loro casa di Villanova di Pieve proprio nel giorno anniversario delle nozze e con lui hanno pregato perché il Signore benedica la loro vita dando loro ancora anni e tante soddisfazioni. E’ stato bello toccare con mano l’esperienza d’una coppia così longeva: è proprio vero che “nessuna tentazione, nessuna debolezza, nessuna potenza terrena potranno sciogliere ciò che Dio ha unito”. *** Per costruire l’amore ci vogliono due sentimenti ormai inusuali, ma importantissimi: la pazienza e la fedeltà. La pazienza per il suo ruolo assomiglia a un mattone, la fedeltà a una radice. Con i mattoni si costruisce, grazie alle radici si cresce. (Susanna Tamaro) Due giugno 1959 con don Giovanni Belli, - allora cappellano - alcuni giovani di Pieve e Sottocastello in gita da Pieve a San Vito in occasione della festa della Madonna di Caravaggio. Si partiva in piazza di Pieve, si raggiungeva la chiesetta della Madonna in Val d’Oten e poi si proseguiva per san Vito attraverso il Rifugio Galassi e la Forcella Piccola a fianco dell’Antelao. Si rientrava a Pieve con il trenino delle Dolomiti. Chi si riconosce nelle foto anche se un po’ sbiadite dal tempo? Di sicuro nelle nostre case ci saranno fotografie del recente o lontano passato: perché non recuperarle e farle conoscere ad un pubblico più grande? Il bollettino parrocchiale diventa interessante con la collaborazione di tutti. Ecco allora il rinnovato invito alle famiglie ma anche ai gruppi esistenti nelle nostre Parrocchie: fatevi conoscere e diffondete le vostre attività culturali e sportive attraverso “Sentieri” . PRENDO NOTA -Una parola calda riscalda tre stagioni fredde. -Un rimprovero fa bene, l’incoraggiamento di più. -La pecora che bela perde il boccone: non è da intelligenti dedicarsi ai lamenti. -Dare tutto al figlio é preparare un infelice: il passero ubriaco trova amare persino le ciliegie! -Briglia sciolte, un po’ alla volta. Quando il dentifricio é uscito dal tubetto, chi riesce ancora a farlo rientrare? La festa é nel cuore, non nel bicchiere di liquore. Il figlio non é una medaglia da appendere al collo: non lo obbligo a fare gli straordinari per dimostrare d’aver messo al mondo un fenomeno! “L’anello debole della nostra società sono i quarantenni, non i quindicenni. La fragilità dei quarantenni é spaventosamente patologia: uomini grandi, ma piccoli; potenti, ma fragili; ricchi, ma vuoti; sempre amanti, mai mariti!”. (don Antonio Mazzi) “I bambini di oggi sembrano sapere tante cose - e le sanno - ma sotto il bambino tecnologico vi è il bambino eterno che non può vivere senza l’affetto e l’amore di qualcuno che lo aiuti a crescere” (Mario Lodi, maestro e scrittore, vivente) “ Se amassimo veramente i nostri figli, non li costringeremmo a passare le giornate tra scuola, piscina, lezioni di nuoto e di violino, palestra, corsi di computer, con il solo scopo di annichilirli” (Paolo Crepet, psichiatra, vivente) “Viene ripetuto in continuazione: “i giovani sono maleducati, avidi, violenti!”. Però nessuno dice: “Perché sono così?”. Fin dalla nascita, li abbiamo coperti di spazzatura e adesso ci lamentiamo del loro cattivo odore!” (Susanna Tamaro, scrittrice, vivente) da “il Bollettino Salesiano! Sentieri OMAGGIO A ROMANO TABACCHI Ha colto tutti di sorpresa la morte di Romano Tabacchi il 15 dicembre, pochi giorni dopo il suo settantesimo compleanno. Personaggio molto noto non solo in paese ma anche in tanti ambienti per via delle sue particolari capacità artistiche: la partecipazione numerosa al suo funerale lo ha ben evidenziato. Pieve perde un suo cittadino ricco di doti personali ma anche di genialità e di stravaganza: caratteristiche che Romano ha espresso nell’arte della pittura, della scultura e VEDORCIA (di Tabacchi Romano) Se vien quassù a Vedorcia per starsene tranquilli, per obliare il mondo e sentir che canta i grilli. Là, dietro i Spalti del Thoro il sole a poco, a poco tinge il bel ciel azzurro col color del fuoco. Eccolo, è quasi sorto dietro col dei Baranci, ma, dopo un altro poco scompare ... e tutto d'oro lo vedi che ti sbuca sul Campanile de Thoro. Tra i larici ed i pini rompono il gran silenzio con il canto i lucherini. Da sera, con la luna là fora sulla zima, insieme de Pierin se va a brusar baranci neri come i stagnin. E .... tu, turista stanco, che vai cercando quiete, quassù i pensieri scordi col tuono e le saette. Vedorcia tu sei bella: coi tuoi tramonti d'oro dei monti sei la stella e la perla del Cador. 7 della valorizzazione dell’ambiente; la valorizzazione del forte di Monte Ricco ne è un esempio concreto. Nella Messa del funerale il celebrante ha messo in evidenza il particolare contributo dato da Romano per far amare il suo paese nella natura e nelle tradizioni e ha proposto a tutti la necessità di cavar fuori da sé sempre il meglio perché ogni persona é unica e irrepetibile. Romano ha avuto una duttilità e una capacità di adattamento creativo agli alti e bassi della vita che non si acquistano in modo automatico ma sono il frutto di un rapporto con la realtà circostante, il risultato di una consapevole e lucida determinazione a “stare dentro” il proprio presente, il punto di arrivo di un sentiero di crescita indubbiamente impegnativo e faticoso, ma che vale la pena percorrere fino in fondo se si vuole imparare a vivere anche l’ordinario con il gusto appagante dello straordinario. 8 Sentieri Un viaggio che continua dentro di noi Nel numero precedente di “Sentieri” abbiamo letto alcune testimonianze dei pellegrini in Terra Santa: un viaggio molto intenso vissuto da una trentina di Cadorini insieme all’Arcidiacono. Questa volta possiamo leggere le impressioni e i ricordi d’una coppia di sposi: Letizia e Ugo. Sono rimasti entusiasti del viaggio, del gruppo che li ha accolti, della guida che li ha aiutati a comprendere l’importanza dei Luoghi Santi ed il messaggio che ancor oggi viene offerto ai credenti. Le rinnoviamo, carissimo don Diego, i nostri più sentiti ringraziamenti per averci accompagnato, con profonda spiritualità e notevole preparazione culturale, a conoscere l’ambiente in cui Gesù è vissuto, in cui ha svolto la Sua Missione di Salvezza incontrando la Croce, e in cui è risorto. Difficilmente dimenticheremo, caro don Diego, la sua umanità che si è espressa in accoglienza, ascolto, disponibilità costante senza tener conto della Sua stanchezza fisica. Resterà nella nostra memoria inoltre, e soprattutto, la sua grande fede e l’amore per Gesù, per la Vergine Maria, per S. Giuseppe e per la Terra in cui il Verbo si è incarnato. Grazie per questo grande dono che ci ha fatto con la sua presenza e guida, risvegliando la nostra fede ed amore per Cristo, modello divino ed umano da tenere sempre presente nelle varie circostanze della vita e cercare di vivere in pienezza, nel gioioso dono di sé. Ecco allora alcune sommarie risonanze da noi vissute: -A Nazareth, grotta dell’Annunciazione, meditando il “Sì” di Maria: ho contemplato la bellezza interiore della Vergine, il profumo delle sue virtù, la pienezza di grazia. Ho gustato la gioia di vivere nella grazia di Dio, ho desiderato restare unita a Dio nella preghiera quotidiana e con la frequentazione dei Sacramenti; ho unito le mie paure a quelle della Vergine, paure legate alle incognite del suo futuro. Le incertezze ed i cambiamenti che il futuro mi prospetta sono molti. Lo Spirito, nel momento vissuto a Nazareth, ha rafforzato la mia fiducia ed il mio abbandono in Dio. Sono tornata con la certezza che il Signore non mi abbandonerà mai e mi accompagnerà come ha accompagnato Maria nel faticoso e difficilissimo cammino compiuto assieme a Gesù fino alla croce. -A Betlemme, Basilica della Natività: la mia preghiera si è espressa in vivo ringraziamento a Gesù per essere nato. Nascita e vita di Gesù che mi ha consentito di avere un esempio unico di Amore infinito. Amore che mi ha salvato dal “Signore, é bello restare qui” disse san Pietro sul Monte Tabor; anche i pellegrini del Cadore hanno provato la stessa gioia dell’apostolo e non avrebbero più voluto scendere al piano della realtà quotidiana. Male, dal peccato, in moltissime occasioni della mia vita e che continua a salvarmi conducendomi verso il Bene, verso il dono gratuito di me agli altri e ad essere in comunione con Dio e con il prossimo. -A Nazareth e in altri luoghi in cui Gesù è vissuto per trent’anni assieme a Maria e a Giuseppe: ho immaginato come si fosse svolta la vita della Sacra Famiglia cercando di fare miei alcuni dei suoi valori vissuti. Ho pregato il Signore affinché mi aiuti a concretizzare maggiormente nella mia famiglia: l’armonia, la serenità, la calma presenti nella famiglia di Nazareth, l’abbandono nelle mani provvidenti del Signore anche nei momenti di difficoltà, l’aiuto gioioso rivolto anche a chi è nel bisogno all’esterno della famiglia, la comprensione e la serenità nelle relazioni anche tra parenti, amici e conoscenti, il lavoro responsabilmente ed onestamente svolto che lascia spazio alla preghiera quotidiana,… -Lungo la Via Dolorosa: mi sono immedesimata nelle umiliazioni di Gesù, nelle Sue tantissime sofferenze fisiche e morali subite ingiustamente anche nei tradimenti ricevuti: la mia ammirazione, il mio Amore per Gesù, ed il mio desiderio di imitarlo si sono amplificati. La Sua non-violenza espressa verso i Suoi persecutori, l’ accettazione delle ingiustizie, la comprensione dei limiti dei Suoi carnefici e dei Suoi discepoli, il perdono nei confronti dei Suoi crocifissori, mi hanno fatto riflettere a lungo. Nel vedermi molto, molto lontana dall’esempio che, soprattutto nel contesto della Sua Passione Gesù mi ha lasciato morendo per me, gli ho chiesto la Grazia di aiutarmi a crescere, seppur a piccoli passi. In particolare di riuscire a comprendere il limite di chi mi ha trattato ingiustamente entrando in compassione verso di lui. Limite che anch’io possiedo in maniera diversa. -Nel Santo Sepolcro: Con gioia ho visto la tomba vuota: Gesù è risorto, è in noi ed è in mezzo a noi. In questo santo luogo si è rafforzata in me la fede nel Risorto rendendomi conto che Egli vive ed opera in me e negli altri e continua la Sua Missione di Salvezza quando i sentimenti, atteggiamenti e comportamenti che viviamo sono quelli che avrebbe vissuto Gesù al nostro posto. Nel corso del pellegrinaggio, in particolare ho incontrato il Risorto nell’accoglienza, nella disponibilità, nella calma, nella fede espresse da Lei don Diego e nella cordialità, fede, ed aiuto reciproco di tutte le persone presenti. Grazie, o Signore. Letizia Sentieri di Giuda, Gesù lo saluta con la parola “amico”, come dice il Vangelo, ma non l’avevo mai notato. E poi Lei ci ha invitato a riflettere sui nostri piccoli/grandi tradimenti verso chi ci circonda. Quanta più amicizia sincera, lealtà, collaborazione, fiducia ci sarebbe tra noi nella nostra società, se per piccole o grandi cose non ricorressimo al bacio del “tradimento”, accecati forse dalla convenienza o dall’interesse personale! Si respirerebbe certo un’atmosfera più limpida, con più fiducia gli uni verso gli altri, per arrivare ad un clima più sereno in cui amore, solidarietà, aiuto reciproco diventino vita vissuta per tutti. Le sue parole pronunciate durante la celebrazione 9 liturgica in quel posto particolare non mi hanno lasciato e non mi lasciano indifferente. Sono ancora in me ricordo vivo, desiderio e preghiera perché, in ogni situazione in cui mi posso trovare, con l’aiuto del Signore io riesca a comportarmi da “amico” vero come ha fatto Lui. E Lui è l’amico vero per ciascuno di noi al di là e al di sopra di ogni nostro piccolo o grande “tradimento”. Sono tornato con una fede più fresca e incisiva: Dio mi ama e non mi lascia mai solo, neppure quando mi pare di non sentire la sua presenza. Questo mi dà tanta serenità e fiducia in Lui. Ci tenevo a comunicarglielo. Grazie, o Signore. Ugo Sulle rive del lago di Tiberiade, presso il Monte delle Beatitudini abbiamo celebrato, all’aperto, una Messa molto partecipata e coinvolgente. Potevano vedere con i nostri occhi, lo stesso ambiente che Gesù ha scelto per iniziare l’annuncio della bella notizia, il Vangelo LAGO -Nell’Orto degli Olivi: Sono rimasto colpito in modo particolare durante la S.Messa nella chiesa del Getsemani. Le parole che Lei ha pronunciato durante l’omelia, mi hanno toccato profondamente. Ci ha fatto notare che nel momento del tradimento Gli ebrei raccontano questo apologo (breve racconto che ha lo scopo di insegnare qualcosa): la Terra Santa é segnata da due laghi. Il primo, il lago di Tiberiade, riceve e dona acqua attraverso il fiume Giordano; il secondo, invece, riceve soltanto, accumula e non dà nulla ed é per questo che si chiama Mar Morto. “La generosità significa dare più di quello che puoi, e l'orgoglio sta nel prendere meno di ciò di cui hai bisogno.” (Khalil Gibran) “Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell'amore.” (Madre Teresa di Calcutta) 10 Sentieri INVITO ALLA COLLABORAZIONE Lettera aperta agli abitanti di Pieve di Cadore Sono Sara Peterle, dall'anno scorso, dirigo la Casa di Riposo di Tai, ma la struttura costruita nel caratteristico stile montano, ha un altro nome che mi pace di più: "Casa Alpina", perché è un nome che la inserisce con naturalezza fra le vostre abitazioni, e la vedo come una delle tante case di Tai. Gli ospiti sono persone autosufficienti e dunque generalmente in grado di avere una vita attiva sia dal punto di vista fisico che da quello intellettuale; ovviamente, per qualcuno, nei limiti degli acciacchi dell'età. La loro vita quotidiana è scandita dagli orari dei pasti, del sonno, dell'assistenza infermieristica, dalla ginnastica, delle attività ricreative di cui si prende carico la generosità delle persone che volontariamente regalano qualche ora del loro tempo per intrattenere gli ospiti con i lavoretti manuali, con il canto... Grazie anche alla gentilezza e sensibilità del personale, i nostri nonni vivono in un ambiente familiare, ma si sa, il tempo delle operatrici è tutto occupato dai lavori di gestione della Casa ed agli ospiti, purtroppo, rimangono ore di noia a guardare dalla finestra, di passività davanti al televisore... occupazioni tutt'altro che stimolanti. È per questo che mi rivolgo a voi: chi avesse del tempo libero da dedicare ai nostri ospiti, sarebbe il benvenuto nella nostra Casa Alpina. Ecco alcune mansioni che mi sento di suggerire: accompagnare chi non ha problemi motori a fare qualche passeggiata con la bella stagione. C'è una signora ipovedente che uscirebbe volentieri, ma da sola non ce la fa e non ha familiari e, la domenica, qualche gentile persona potrebbe accompagnare gli ospiti che volessero assistere alla messa nella chiesa di Pieve, dove si "sentirebbero" più inseriti fra la gente. Sicuramente molti di voi hanno delle abilità e passioni da trasmettere e condividere: sarebbe bello organizzare laboratori di lavori all'uncinetto, di lavoro a maglia, di pittura, di lettura... E per favorire una maggior integrazione della Casa Alpina con il paese e i suoi abitanti, potremmo offrire le pareti della nostra sala da pranzo per una mostra di pittura a qualche artista che avrebbe così l'occasione di farsi conoscere non solo dagli ospiti ma anche dai loro familiari e, su invito, dagli amici. Mentre faccio questa proposta desidero anche ringraziare di cuore per il lavoro fatto dall’Auser con il servizio di volontariato per il trasporto degli anziani e ringrazierei anche l’Assistente Sociale nonché l’Ufficio tecnico (Ignazio) che è sempre disponibile. Sono certa che chi risponderà al mio appello, riceverà egli stesso un arricchimento, oltre alla soddisfazione morale e civile per aver regalato qualcosa di importante, contribuendo a rendere più serena la vita dei nostri anziani negli anni che restano loro da vivere. Sara Peterle Per informazioni e accordi: telefono 0435 31148. TRADIZIONE RISPETTATA A POZZALE CON I MAGI Dopo l' interruzione di un anno dovuta alle avverse condizioni atmosferiche, ha avuto luogo a Pozzale, come da tradizione, il giro delle fontane (acqua sorgente di vita) da parte dei Re Magi i quali, dopo aver visitato nei 3 giorni precedenti le famiglie del paese, al canto della Bela Stela e canti di tradizione popolare delle genti di montagna diretti dal Maestro Gino Ruoso, del coro Cadore, hanno intrattenuto con emozione un gran numero di turisti,villeggianti e paesani ai quali, ad ogni fontana sono stati offerti appetitosi spuntini e bevande calde. Il giro si è completato nella piazza dove, dopo avere offerto caramelle ai bambini, la Befana ha letto il testamento madrigale ironico imperniato sulle vicissitudini del paese , del Comune e dei governati sui fatti accaduti nell'anno appena trascorso, il tutto si è concluso con il falò, brusa la vecia o come nel basso Veneto “pan e vin” dando così continuità ai valori della tradizione anche ai giovani, accorsi numerosi. Delfino Zambon Le Parrocchie di Tai e di Nebbiù, nel periodo invernale, sono solite invitare i Parrocchiani ad un momento di festa condiviso e aperto a tutti: un buon pranzo preparato in casa e offerto a tutti è il momento centrale di quest’incontro. E’ un’ottima occasione per incontrarsi, per conoscersi meglio, per rinsaldare amicizie e per programmare future iniziative comunitarie. Preghiera dell'Ex Internato Signore, Tu dall'alto hai visto la nostra deportazione, rinchiusi in vagoni bestiame, stipati uno sull'altro, viaggiando giorni e notti senza conoscere la destinazione, sofferenti per la fame e la sete. Con il cuore in pianto, pensiamo ai nostri cari Compagni di sventura che non hanno fatto ritorno alle loro famiglie, essendo, la loro vita, stata stroncata dalle malattie e dal duro lavoro imposto in quel triste periodo della nostra prigionia. Vedi, Signore, il loro sacrificio ed accogli questa preghiera, unitamente alla sofferenza di nostri Compagni che da lassù pregano con noi e per noi, dandoci ancora la forza di gridare al mondo intero "vogliamoci bene e non più guerre". E' questo il grido della nostra speranza, l' offerta del nostro patire e l'impegno di essere nel Tuo nome operatori di pace. Amen Sentieri L’angolo della memoria 11 Classe Quarta Elementare. E’ bello soffermarsi a riconoscere paesani ed amici d’un tempo lontano. Siamo nell’anno 1950/51. la maestra si chiamava Ada Ciotti. Erano altri tempi e bel altro era l’aspetto degli edifici alle spalle degli alunni. Chi si riconosce? Nella sottostante foto, antecedente di qualche anno alla prima, Silvano Costella, il più piccolo sulla destra, invita a riconoscere i suoi amici con il ramo d’ulivo in mano. 12 Sentieri LA FESTA DELLA VITA grande d’una creatura nella loro vita di coppia. Di questi tempi non é una scelta facile e comoda con il perdurare della crisi economica e della poca fiducia sul prossimo futuro. Come da tradizione, anche quest’anno, nella prima domenica di febbraio la Comunità ha manifestato la gioia per la vita nascente. “Essere solidali con la vita”: era questo il motto propositivo della giornata, un invito ad essere presenti e concretamente attenti a quelle famiglie che accolgono il dono Ma proprio per questo abbiamo messo al centro della nostra preghiera chi ha avuto il coraggio di scegliere e di investire sulla vita: una proposta alquanto urgente per i nostri paesi con fiocchi rosa ed azzurri troppo scarsi per un domani del nostro vivere in montagna. Non é mancata la preghiera perché il mondo della politica metta la famiglia nella concreta possibilità di fare scelte migliori a sostegno della vita. Un sincero ringraziamento a quanti hanno collaborato per le riuscita della celebrazione e dell’offerte delle primule. CANTA E CAMMINA In questa stessa posizione nel numero precedente di “Sentieri”, avrebbe dovuto comparire la foto dei due Cori che ci avevano regalato delle forti emozioni nell’autunno scorso.: il coro “Volinvoce” diretto da Gabriella Genova e il coro “Voci in Valle” diretto dal trio Bruno Cargnel-Fulvio SagùiMarisa Sanromaso. Per una svista tipografica la foto aveva evidenziato soltanto l’angolo in alto a destra con la lampada artistica e le luci accese. Mentre chiediamo scusa ai lettori cogliamo l’occasione per rinnovare l’augurio d’un buon cammino a tutti i componenti dei Cori: le loro voci esprimano veramente il bello e il positivo della vita. “Canta e cammina” si augurava sant’Agostino: in tempi allora non facili egli augurava ai suoi fedeli di andare avanti, di camminare nel bene e di farlo con la serenità e la gioia di chi è capace di cantare non solo con al voce ma con tutto se stesso. E ciò vale anche per noi, oggi. Sentieri Sessant’anni e li dimostra tutti Se esprimessimo il messaggio del titolo di questo articoletto ad una persona, certamente lei si potrebbe offendere perché proporrebbe un giudizio negativo sulla persona stessa: vecchia, stanca e in difficoltà. Il titolo non si addice ad una persona ma nientemeno che alla RAI, Radio Televisione Italiana. Intendiamoci: quest’azienda non è né vecchia né malata pur avendo i suoi acciacchi. Tutto questo lo si è potuto constatare nella bella mostra che è stata allestita presso la sede della Magnifica Comunità di Cadore il 20 dicembre scorso: sotto la regia di Bepi Casagrande s’è data importanza alla presenza della Televisione in Cadore da ben sessant’anni. Per l’occasione Nelso Costella ha messo in mostra i suoi “gioielli”: i televisori, quelli sì vecchi ma ancora capaci di far sognare le persone più anziane cresciute alle prese con interruttori, un canale solo, il bianco e nero, il carosello, lascia e raddoppia, il musichiere. Davanti a quei modelli si può appezzare il graduale sviluppo dei mezzi di comunicazione fino ad arrivare alle sofisticate tecnologie del nostro tempo di cui i ragazzi sono più esperti dei loro genitori. Tutto bello allora? Certamente è stata bella ed interessante la mostra ed il coinvolgimento dei commercianti del centro storico. E’ stata interessante la rivisitazione del nostro passato che ci permette di ricordare le nostre radici. Importante anche lo stimolo a riflettere sull’importanza dei mezzi di comunicazione, oggi, quando siamo alle prese con il tele- comando, con un’ampia scelta di programmi e di canali televisivi, quando tutto diventa notizia e quando c’é il pericolo di tanta confusione. Basti pensare alla pubblicità: qualcuno l’ha definita un male necessario e noi continuiamo a subirlo e a esserne condizionati. Quanto bello è stato assistere alla trasmissione sui Dieci Comandamenti con Benigni... senza l’interruzione pubblicitaria! E’ bello poi pensare ai mezzi di comunicazione come un dono: comunicare infatti deriva da communio cioè cum + munus: un dono condiviso; anche pubblicità deriva da publicus che significa di interesse generale. Ecco allora la funzione dei mezzi di comunicazione: renderci partecipi di un dono che ha interesse generale. Chissà se i capi della RAI o di Mediaset lo terranno presente? Ritornando alle cose di casa nostra: un rinnovato plauso agli organizzatori di questa interessante mostra e un invito alle associazioni culturali presenti sul nostro territorio perché si attivino ad arricchire il calendario di manifestazioni e proposte culturali capaci di valorizzare l’ambiente e di creare dibattito e dialogo: elementi di cui la comunicazione ha urgente bisogno. 13 I CAPOLAVORI DI CASA NOSTRA Ci fa piacere accogliere l’ospite e il turista che si fermano nei nostri paesi per vedere e visitare ciò che di bello la natura e l’ingegno dei nostri avi ci hanno tramandato. Fa piacere scoprire che Tiziano, ma non solo, é un valido motivo per fermarsi ed ammirare ciò che resta della sua grandezza tra di noi. Vediamo allora persone fotografarsi in piazza sotto la sua statua e poi dirigersi verso la sua casa. Durante il giorno non manca chi entra in Chiesa e si sofferma davanti al suo quadro collocato sull’altare di sinistra ma poi s’accorge anche delle altre pitture della bottega tizianesca. Dobbiamo essere fieri di ciò che abbiamo di prezioso nel nostro ambiente! In questa prospettiva siamo contenti d’aver prestato alla città di Conegliano, per una mostra, il quadro di Vittore Carpaccio presente nella chiesa di Pozzale. La Soprintendenza di Venezia ha autorizzato questo temporaneo prestito e chi andrà a vedere la mostra, nei prossimi mesi, verrà a conoscenza di Pozzale attraverso il catalogo della mostra stessa. Sarà un modo di fare pubblicità al nostro paese. Altra notizia interessante: la famosa “pala Genova” attribuita a Tiziano o alla sua bottega, verrà restaurato in un laboratorio di Torino su interessamento dell’avvocato Gaddo Augusto Genova residente in Torino ma legato a noi da antica parentela. Il quadro, presente sulla parete sinistra del presbiterio é “molte deteriorato dal tempo e da restauri eseguiti da gente poco esperta in quel lavoro tanto delicato”: così si esprimeva mons. Angelo Fiori nel suo libretto del 1966 “Le opere d’arte in Santa maria di Pieve di Cadore”. Speriamo che questo nuovo intervento riesca al meglio delle nuove tecnologie e conoscenze scientifiche: la nostra chiesa ci guadagnerà per l’interesse dei tanti estimatori del nostro grande Tiziano, della sua famiglia e dei tanti suoi collaboratori. Al rientro del quadro sarà nostro impegno offrire la massima diffusione dei particolari dell’importante intervento pittorico insieme alla riconoscenza per il generoso benefattore. 14 Sentieri CHI PENSA PER SE’ Offro ai lettori una storiella apparentemente banale e semplice ma con un suo preciso messaggio. E’ la storia d’un topo che si trova in serio pericolo e cerca aiuto e solidarietà. Questa favola l’Arcidiacono l’ha utilizzata durante la celebrazione della Giornata Mondiale del Malato presso la residenza delle “Marmarole” alla presenza di numerosi anziani là ospiti insieme agli addetti all’assistenza e a tante persone che hanno scelto di stare accanto ai malati mentre veniva amministrato il Sacramento dell’Unzione dei malati. Papa Francesco, nel suo messaggio per quella Giornata, c’invitava ad essere “occhio per il cieco, essere pede per lo zoppo”: non è tempo perso quello speso accanto a chi è malato o anziano. Il messaggio del Papa é un forte invito a crescere nel volontariato, a rafforzare la solidarietà con chi fa fatica, ad essere presenti là dove le sofferenze non mancano.E’ compito di tutti i credenti rafforzare un umanesimo cristiano accogliente e misericordioso. *** Un topo, guardando da un buco che c'era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c'era una trappola per topi . Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti: "C'è una trappola per topi in casa, c'è una trappola per topi in casa!”. La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi, le chiedo di non importunarmi". Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le disse: "C'è una trappola per topi in casa, una trappola!" - "Scusi, signor topo, non c’é niente che io possa fare , mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo, la ricorderò nelle mie preghiere”. Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo ... ? Penso proprio di no! ". Allora il topo, preoccupato e abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola. Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima. La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo e, nell’ oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso molto velocemente, morse la donna. Subito, il contadino, la trasportò all'ospedale per le prime cure. Siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo. Il marito, afferrò un coltello e andò a prendere l' ingrediente principale: la gallina. Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna. Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora. La donna non migliorò e rimase in ospedale parecchio tempo più del previsto costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie. Quando senti che qualcuno ha un problema e credi che non possa essere anche tuo o in qualche modo possa colpire anche te ... pensaci molto bene ... PENSACI DUE VOLTE!!! Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi ma per l' indifferenza dei buoni. Sentieri IL CROCIFISSO DI PIEVE I fedeli e i visitatori che in queste settimane si troveranno a sostare nella chiesa arcidiaconale dedicata a Santa Maria Nascente non potranno non notare l’inedito grande Crocifisso ligneo esposto momentaneamente accanto alla mensa d’altare. Si vuole, in questa occasione, portare un sintetico contributo scientifico in modo da conoscerlo meglio dal punto di vista artistico. Il Cristo è alto un metro per 86 cm. di larghezza mentre la croce arriva a misurare cm. 250 x 100. Il volto ovale, lievemente reclinato sull’omero destro, è incorniciato da lunghi capelli – simili a trecce - che ricadono sulle clavicole e nascondono le orecchie. Gli occhi chiusi e le labbra serrate sottolineano la morte fisica di Cristo sebbene i tratti del volto siano segnati da una sofferenza sommessa. Sul capo porta una corona di spine e un’aureola lignea piatta incornicia il viso caratterizzato da radi baffi e barba corta. I piedi, molto grandi, sono fissati per mezzo di un unico grande chiodo. Le braccia risultano caratterizzate da muscoli in rilievo mentre i polsi sono leggermente arcuati. Lo sterno è sporgente, il torace è solcato dalle costole e le gambe sono contratte. Dalle caratteristiche sopra descritte e per il fatto che è cinto alla vita da un perizoma molto fluente e di grandi dimensioni, di primo acchito saremmo spinti a giudicarlo di gusto arcaico e quindi di datazione medievale. Molto probabilmente si tratta invece del prodotto di un’interessante figura di intagliatore locale della seconda metà del XIX secolo che conosceva e sapeva utilizzare modelli più vecchi ma che li utilizza in maniera affettata e non spontanea. Qualche durezza della resa anatomica e una certa forzatura nel modellato dei piedi e delle mani riconducono il Crocifisso in questione con quello di Nebbiù, recentemente restaurato, che presenta, però, un perizoma molto più corto e le gambe più distanti tra loro. Per entrambi mancano, purtroppo, dati documentali che aiutino a dare una paternità e una datazione certa anche perché apporre la firma sui crocifissi non fu certamente usuale neanche nelle sculture medievali o rinascimentali più note. Nel caso in cui i documenti tacciano possiamo studiare i manufatti solo per via di 15 lenza storica perché l’anonimo scultore sembra essersi ispirato al cosiddetto Cristo di Valcalda (cm. 155 x 125) - recentemente datato al secondo Quattrocento da Luca Mor negli Atti del Convegno del 2013 “Crocifissi lignei a Venezia e nei territori della Serenissima. 1350-1500. Modelli, diffusione, restauro” - confermando, ancora una volta, la forte devozione che c’è sempre stata verso il Santuario del Cristo di Pieve. La veicolazione del prototipo poteva avvenire attraverso la visione diretta dell’originale o tramite le stampe che circolarono fin dal XVIII secolo. Grazie al Cristo oggetto di questa comunicazione possiamo immaginarci come fosse l’originaria croce rustica e nodosa che supportava il corpo di Valcalda: i bracci della croce sono scolpiti come fossero tronchi da cui sporgono le basi di rami tagliati secondo un’iconografia molto antica ( croce a y) presente in origine anche a Valcalda ma sostituita negli anni Settanta del XX secolo perché ritenuta fatiscente Il perizoma, come si è detto, non è mosso come si nota spesso nei crocifissi settecenteschi, non è sostenuto da corde ma lascia scoperto un’ampia porzione della coscia e solo una delle due ginocchia sporgenti. confronti e tramite la visione diretta degli esemplari. Dobbiamo comunque ricordare che nella vecchia chiesa arcidiaconale era presente un altare del Santissimo Crocifisso della Scuola del Venerabile e dunque possiamo immaginare la presenza, in antico, di un crocifisso. Crediamo che il Crocifisso di Pieve abbia comunque una sua va- La componente decorativo/simbolica e soprattutto la finitura e la policromia su entrambi i lati del manufatto fanno supporre ad una funzione anche processionale dell’oggetto sacro che doveva in tal modo essere visto sia dal verso che dal recto. Lo stato di conservazione non è ottimale ma nella parte scultorea non vi sono grandi parti mancanti, eccetto alcune dita delle mani. Si notano, comunque, rilevanti sollevamenti pittorici. Letizia Lonzi 16 Sentieri UN SACRAMENTO E’ PER SEMPRE - “Visto prof? Non sono più cristiano” - Ecco. L'anno scorso me lo aveva accennato. Ma io, un po' forse con sufficienza, l'avevo presa come una battuta. Anche perché non ero al corrente che invece alcune volte era già successo. Poi ieri si è presentato con il foglio in mano, con tanto di timbro della parrocchia e firma del parroco. Ovviamente fiero di poterlo esibire sotto il mio naso. Era nato tutto da una frase che mi era uscita, non so come, in una lezione sui sacramenti e la Chiesa, ancora a maggio scorso. "Un sacramento è per sempre", avevo detto, quasi a farlo come uno slogan. A dire il vero ora non ricordo bene dentro a quale contesto la frase mi era sembrata un modo per indicare che i sacramenti non sono solo riti esteriori, ma lasciano un segno, lasciano una traccia nell'anima della persona. Però forse agli orecchi di Gianluca la cosa non suonava molto bene. "No prof. mi rispose allora -. Io ho chiesto al mio parroco di sbattezzarmi. E lui mi ha detto che si può fare". Ieri è entrato in classe col foglio in mano, l'ha messo sulla cattedra e ha detto: "Visto prof? Non sono più cristiano". Gli ho sorriso, ho preso il foglio e ho letto: parrocchia tal dei tali. Su richiesta dell'interessato Gianluca Pincopallo (con relative generalità) si attesta la presa d'atto della sua intenzione di rinunciare ad appartenere alla Chiesa cattolica. Tale scelta viene pertanto trascritta nei libri verbali dei battesimi di questa comunità parrocchiale e si rilascia all'interessato copia certificata del presente atto, per ogni effetto di legge. "Giangi - gli dico - è la prima volta che vedo una cosa del genere. Sono sorpreso". "Beh prof. se uno diventa cristiano per scelta (frase mia, che gli riconosco in bocca!), potrà anche decidere di non esserlo più. O no?" "Certo, sono d'accordo - ribatto - ma essere cristiani non è appartenere ad un club a cui ci si iscrive o no. È coltivare una relazione con una persona, Dio. Nel momento in cui la relazione non la coltivi più non c'è neanche bi- sogno che qualcun altro ti dichiari non cristiano, lo sei già di fatto". "Eh no prof., mica vero. Io voglio che sia chiaro che con certa gente non ci voglio avere a che fare. Per questo ho chiesto il certificato". "Vuoi dire che la tua scelta è legata al fatto che nella Chiesa ci sono persone, secondo te indegne, con cui non ti vuoi confondere? Questo lo posso capire. Ma essere di Chiesa vuol dire credere nel Dio di Gesù Cristo e cercare una relazione con Lui. Di questo a te frega nulla?". "Non è questa la faccenda prof. Io posso anche continuare a sperare che chiedo. " Ma si, lo sa prof., i preti con bambini, i soldi, dire una cosa e farne un'altra, cercare di sfruttare la politica, pretendere che tutti stiano con delle regole di duemila anni fa. Dai lo sa anche lei!" "Io sto bene con Gesù - rispondo - il resto è una conseguenza". "Che cosa vuol dire una conseguenza?". "Vuol dire, Giangi, che io quando prego e cerco un rapporto con Dio, mi sento io per primo di non essere perfetto. E di dover dirgli tutte le volte: Signore, sono un bestia! Perdonami. È questo che mi fa sentire bene con Dio, perché so che se sono sincero, lui davvero mi prende come sono. Anche io le vedo quelle cose che tu dici, nella Chiesa, anzi, potrei anche dirtene di più. Ma proprio perché mi riconosco anche io un mezzo delinquente davanti a Dio non credo di essere così perfetto da potermi permettere di decidere chi può stare dentro e chi no, nella Chiesa. qualcuno o qualcosa ci sia di là. Ma di sicuro, se c'è, non può avere a che fare con persone così false e doppie come i preti che ho conosciuto io. E se una Chiesa, qualunque sia, tiene dentro di sé queste persone non può certo essere quella che parla di Dio. Insomma io credo che Dio sia una cosa molto seria. Forse molto più seria di quanto i preti di solito lo fanno sembrare". "Ah, quindi te ne vai dalla Chiesa perché i peccati di alcuni, la loro poca fede e bassa testimonianza, non si addicono all'idea così alta che tu hai di Dio?". "Non lo so - risponde - se ho un'idea così alta di Dio. Ma lei prof. ci sta così bene dentro ad una Chiesa che fa delle robe così terribili?" "Tipo che?", gli La chiesa è la casa di tutti quelli che provano a credere nel Dio che Cristo ci ha raccontato, nonostante tutto. Ma chi è davvero che può dire io sono meglio degli altri? In fondo, Gianluca, anche dentro di te resta la voglia di essere perfetto come la Chiesa chiede a tutti di esserlo, anzi dici di andartene proprio per questo!". "No prof. non rigiri la frittata". "Non rigiro nulla, lo dici tu stesso. Se la Chiesa fosse più vera non te ne saresti andato. Perciò tu continui a credere a quella verità, più di quanto vuoi lasciare intendere!" Perché se ne vanno? Quelli come Gianluca, dico. E se fosse che Dio ce li mette sul cammino come forma impazzita di testimonianza? Non so perché, ma quando sono uscito dall'aula avevo in testa Salmo 68,10: "Mi divora lo zelo per la tua casa". Gilberto Borghi (articolo tratto da www.vinonuovo.it)