LA VOCE
DEI
BORGHI
Comunità
Pastorale
Beato Scalabrini
MARZO 2010
Bimestrale
della Comunità Cristiana
dei santi
Bartolomeo e Rocco
in Como
Nuova edizione: ANNO I
N. 2 - DICEMBRE 2009
Sede:
Via Milano 161 Como
Telefono 031.272.618
Autorizzazione:
Registrato presso
il Tribunale di Como
Autorizzazione n. 19/88
Direttore Responsabile:
Rosaria Marchesi
Redazione:
don Christian Bricola,
Andrea Bassoli,
Antonia Cairoli,
Natale Gagliardi,
Giorgio Mondelli,
Claudia Verso,
Maurizio Gagliardi,
Giuseppe Villani,
Maria Canziani
Collaborazione grafica
Attilio Merazzi
A questo numero hanno,
inoltre, collaborato:
Isa Luraghi,
Don Saverio Xeres,
Suor Maria Samuela osb,
Nicoletta, Piera, Alberta,
Sergio, Maristella,
Grazia Tajana,
Maria Bianchi,
Don Giorgio.
Tipografia:
Grafica Marelli s.n.c.
via Leonardo da Vinci 28
22100 - Como
Tel. 031.573.375
Fax 031.570.215
Per inserti Pubblicitari
Maria Peverelli
Per distribuzione
Silvana Cappellini
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Editoriale
Convertitevi e credete al Vangelo di don Christian
Lavori in oratorio
Progetto e permessi di don Christian
Missioni
Quaresima missionaria di mons. Coletti
Educare
Scommettere sul futuro di Antonia Cairoli
Caritas
Interventi caritativi 2010 di Isa Luraghi
Scalabrini
Sulle ali del vento.3 di don Saverio Xeres
Vita comunitaria
Servi di Dio o di Mammona di Giorgio Mondelli
Storia del Borgo
Il Caminun e tre asili di Natale Gagliardi
Spiritualità
Nulla anteporre all’amore di Cristo
di suor Maria Samuela
Missioni
Padre Omer del Burkina di G. Villani
Oratorio
Festa di Natale alcune testimonianze
Lettori ci Scrivono
Riflessioni sul Natale
Ricordo di Angelo Albanese
Ricordo di Luigi Schiera
Registri parrocchiali
Defunti, battesimi, sposi
Don Giorgio ringrazia
Appuntamenti e numeri utili
Programma quaresima
Convertitevi e credete al vangelo
Editoriale
di don Christian
Carissimi parrocchiani di san Rocco e san Bartolomeo,
“Convertitevi e credete al Vangelo”! Questa è la frase che aprirà il nostro cammino di
quaresima il giorno delle imposizioni delle ceneri. Un gesto penitenziale accompagnato
da una frase che deve illuminare il nostro cammino: solamente con l‟ascolto, la meditazione e l‟interiorizzazione della Parola di Dio, potremo convertire la nostra vita. Penso
che sia utile, quest‟anno, ricordarci proprio questo: la nostra conversione non nasce dai
fioretti o dalle rinunce che sceglieremo per la quaresima, ma nasce dall‟ascolto della
Parola, dal Signore che ci parla, ci affascina, e ci chiama a vita nuova. Quindi i nostri
fioretti saranno risposta a questa “voce” e a questo “invito”!
Perciò vorrei invitarvi a leggere il Vangelo: sia questo il nostro impegno concreto e comunitario. Magari si può portare a casa il foglietto domenicale per rileggerlo durante la
settimana, magari si può partecipare a qualche Messa feriale, magari si può utilizzare il
libretto quaresimale che troverete in chiesa, magari si potrebbe leggere una paginetta
di Vangelo prima di addormentarsi. Non mettiamo limiti alla fantasia ma togliamo la
polvere dai Vangeli che giacciono muti nelle nostre librerie!
Tra le tante possibilità vorrei raccomandarvi il “Quaresimale” che quest‟anno vivremo
insieme il venerdì, dalle 17.30 alle 18.30. Durante questa preghiera ci sarà la Via Crucis e poi approfondiremo il brano della Samaritana (terza domenica di quaresima - Gv
4,1-42 ) con l’aiuto di un predicatore. Questa sarà un’occasione eccezionale per far
riecheggiare la Parola e per smuovere le coscienze alla conversione. Non stiamo inventando nulla di nuovo, perché i quaresimali c‟erano già qualche anno fa, ma la novità
è quella di tentare di lasciare più spazio all‟annuncio del Vangelo come strada maestra
per la conversione, sia personale che comunitaria.
Concludo ricordando che, nella vita di sant‟Agostino, un momento decisivo per la sua
conversione è avvenuto quando, triste e affranto, a un tratto, ha sentito una voce come
di fanciullo che diceva più volte “Prendi e leggi, prendi e leggi”. Dopo aver cercato di
intuire il significato di questa voce ha aperto la Bibbia a caso, ha letto una frase della
conversione di san Paolo e una luce di certezza è penetrata nel suo cuore e tutte le
tenebre del dubbio si sono dissipate. (Le Confessioni, libro VIII, 12,29). Qui nasce
l‟uomo nuovo in Cristo!
Quindi carissimi,
“convertiamoci e crediamo al vangelo” e “prendiamo e leggiamo”!
Quando
sant’Agostino
udì una voce:
“prendi e
leggi... prendi e
leggi”
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Lavori in
Oratorio
di don Christian
Ecco
il punto
della
situazione
Progetto e permessi
Stavamo andando in stampa con un articolo in cui si presentava la situazione strutturale dell‟edificio dell‟oratorio e si illustravano le linee guida del progetto di ristrutturazione
per metterne in luce i criteri e le scelte, ma, all‟ultimo momento, abbiamo sospeso tutto
perché la Sovrintendenza, dopo aver fatto un sopralluogo in via Rezia, ci ha comunicato le sue osservazioni a cui dovremo attenerci.
Innanzitutto bisogna ricordare che il nostro progetto, oltre alla Curia che l‟ha già approvato, dovrà essere sottoposto all‟ufficio tecnico del Comune, all‟Asl competente,
all‟ufficio dei Vigili del Fuoco e alla Sovrintendenza. Asl e Pompieri si esprimeranno a
riguardo delle normative igienico-sanitarie e di sicurezza, mentre la Sovraintendenza è
chiamata in causa perché tutti gli edifici di proprietà di una parrocchia che abbiano più
di 50 anni sono vincolati.
Attualmente siamo a questo punto: il progetto iniziale (tanto per intenderci quello presentato in sala giovani a fine novembre) deve essere in alcune parti rivisto perché la
Sovrintendenza ha evidenziato alcuni elementi architettonici di pregio che dovremmo
valorizzare meglio. Per cui, a breve, potremo fare nostre osservazioni alla Sovrintendenza e presentare altre soluzioni tecniche cercando un accordo che ci permetta di
procedere. I passi successivi saranno la realizzazione del progetto esecutivo e di conseguenza gli appalti e quindi i lavori.
Il cammino si allunga un po‟, ma del resto stiamo parlando di un intervento sostanzioso
e costoso, per cui è meglio “perdere” un po‟ di tempo adesso per procedere spediti e
tranquilli poi, quando si aprirà il cantiere.
Nel frattempo ringrazio per la generosità e vi invito a continuare, ognuno secondo le
proprie possibilità ma con costanza perché tante piccole “gocce” formano il “mare” e
noi abbiamo bisogno di un “mare” di soldi.
Come aiutare concretamente per la ristrutturazione dell’oratorio?
Per chiarimenti
e offerte
rivolgersi
a don Christian
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1. Le offerte raccolte nelle Messe della prima domenica del mese, a partire da gennaio 2011.
2. Le offerte mensili come autotassazione. Ci permettono di pianificare le entrate e
di conseguenza di programmare le uscite.
3. Mutui graziosi presso privati: cioè sono offerte che si possono dare alla parrocchia, la quale si impegna a restituirli a interessi zero, su richiesta dell‟offerente o nel
2015. Ci permette di avere un fondo cassa subito utilizzabile.
4. Le offerte deducibili per i soggetti titolari di reddito d‟impresa (partita IVA), per le
quali verrà rilasciata la dichiarazione.
5. Le eredità, sia mobili che immobili, lasciate all’ente giuridico “Parrocchia san Bartolomeo – Como”
6. Le offerte in occasione di ricorrenze particolari: battesimi, comunioni, anniversari,
funerali, ecc.
7. I gruppi parrocchiali possono organizzare opportune iniziative.
Quaresima missionaria
Il tempo di Quaresima inizia con un invito del profeta Isaia a dividere il pane con
l‟affamato (cfr. Isaia 58 testo usato dalla
Liturgia delle Ore del mercoledì delle
Ceneri) e culmina nel solenne triduo pasquale con un pane spezzato che sarà
per sempre il segno della presenza del
Signore tra noi: “ Mentre mangiavano,
Gesù prese il pane, pronunciò la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede i suoi discepoli e disse: - Prendete e
mangiate: questo è il mo corpo” (Mt
26,26). Si apre poi con una presenza
comunionale attorno al pane spezzato il
tempo della Chiesa missionaria, resa
capace dal dono dello Spirito della Pentecoste di portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra: “Essi partecipavano assiduamente alle istruzioni degli
apostoli, alla vita comune, allo spezzare
del pane e alle preghiere.” (At 2,42)
Questo gesto dello spezzare il pane,
cioè del condividere entrando nel memoriale di fraternità e di missione di Gesù,
deve ritmare il passo di ciascuno di noi e
di ciascuna comunità dal Mercoledì delle
Ceneri alla Pentecoste.
Occorre:
ricentrare lo sguardo su Gesù trovando momenti di preghiera e di ascolto
della Parola;
riscoprire la domenica, Giorno del Signore e centro dell‟anno liturgico per
giungere ad una tale familiarità con
Lui che ci permetterà di riconoscerlo,
come i discepoli di Emmaus nel gesto
semplice dello spezzare il pane;
praticare l‟elemosina, nella condivisione autentica di ciò che possediamo
per dare concretezza all‟invito di Isaia;
digiunare per poter vivere un tempo
pasquale liberi dalle tante cose in più
che abbiamo: solo la libertà del cuore,
magari raggiunta con qualche sacrificio, ci renderà capaci di partenze per
la missione, di correre come i due di
Emmaus per annunciare: abbiamo
incontrato il Risorto!
E non vuole nemmeno essere una scelta
che va nella direzione del “prima noi, poi
gli altri”. La presenza di una diocesi in
terra di missione serve solo e sempre
per ricordarci l‟universalità della Chiesa
e mai per chiudere interessi e aiuti a poche persone.
E‟ l‟occasione per prendere coscienza
dell‟impegno missionario che ci siamo
presi con l‟apertura della missione in
Perù. Il tempo di Quaresima e Pasqua
sia allora un tempo di riscoperta della
vocazione missionaria propria di ciascun
battezzato; un tempo di conoscenza delle missioni diocesane: i volti dei missionari, il loro servizio di annuncio del Vangelo, il loro impegno per la giustizia, la
pace, la vita; un tempo di sostegno ai
progetti che la Diocesi condivide con le
diocesi di Maroua-Mokolo (Camerun) e
Carabayllo (Perù); un tempo per educarsi e per educare ad una vita sobria che
sa vivere in una logica di restituzione lo
stile della condivisione e della solidarietà; un tempo che diventa il tentativo di
ridurre le distanze tra ricchi e poveri con
gesti che partono dalle scelte quotidiane
di ciascuno.
Se sapremo accogliere e vivere insieme
questo itinerario di conversione ci ritroveremo per grazia nel dinamismo della
Pasqua, memoriale del dono senza riserve, risposta al Suo comandamento:
“Amatevi come io vi ho amato”, cammino
di amore aperto ai piccoli, ai poveri, ai
peccatori, vittoria della vita sulla morte.
E risplenderà la luce del Risorto per me,
per te, per tutti noi, per i fratelli del Camerun e del Perù, per il mondo intero.
Missioni
Riscoprire
la Domenica
“giorno
del
Signore”
Vivere
il tempo
pasquale
liberi
dalle tante
“cose in più”
L‟Ufficio missionario propone quest‟anno, in collaborazione con gli altri uffici
pastorali, un itinerario per conoscere e
sostenere le missioni diocesane in Camerun e in Perù. Non vuole essere una
scelta che restringe l‟orizzonte alle esperienze di “casa nostra” smentendo le
scelte fatte negli scorsi anni quando proprio il tempo di Quaresima faceva arrivare lo sguardo delle nostre comunità a
tutti i missionari nativi della Diocesi.
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Educare
di Antonia Cairoli
Educare
oggi
è un’arte
difficile
Alcune
riflessioni
prendendo
spunto
dal documento
della CEI
“Educare
alla vita buona
del Vangelo”
La possibilità
stessa
dell’educazione
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Scommettere sul futuro
Scommessa dice rischio, dice sfida, dice
fiducia nell‟esito. Così l‟educazione.
Qualcuno, oggi, rifiuta la scommessa...
si tira indietro, si ripiega su se stesso,
lascia che le cose vadano come vadano:
“Non si deve condizionare nessuno fin
dai primi anni di vita… uno sceglierà da
grande quello che vale oppure no… meglio essere neutrali”.
Illusione: le nostre relazioni non sono
mai neutrali. Il proprio stile di vita – lo si
voglia o no- propone valori o disvalori.
Non si alimentano il senso critico e la
libertà con il nulla o con l‟assenza. E‟
ingiusto non trasmettere agli altri ciò che
costituisce il senso profondo della propria esistenza, pur restando fermo che
ciascuno, poi, lo accetterà o lo rifiuterà
con la sua capacità di pensare. Già, perché i valori non sono ereditari né automaticamente trasmessi; vanno fatti propri e rinnovati attraverso scelte personali
che seguono le tappe evolutive della
crescita .
Altro nemico
dell‟educazione è uno
scetticismo strisciante che ne mette in
dubbio la possibilità stessa e che nasce
dalla crisi di fiducia nella vita. “Rischiamo
-dice il Papa- di ridiventare come gli antichi pagani, uomini senza speranza e
senza Dio in questo mondo.” (San Paolo).
Anche la società civile, scossa dalle trasgressioni, dal teppismo, dalla voglia di
distruggere si interroga sul disagio giovanile. Comportamenti incivili e violenti
non devono trovare mai giustificazione
alcuna.
Di giovani si parla spesso; ogni istituzione vorrebbe godere di una loro più numerosa presenza.
A ben guardare, la maggior parte di loro
è “parcheggiata” in attesa che “i non-più
giovani” si facciano da parte e che una
nuova distribuzione delle risorse economiche offra opportunità. Per ora, molti
sono in zona grigia “né, né”, né lavorano
né proseguono negli studi. Il futuro senza senso (a mo‟ di buco nero) è una causa dell‟emergenza educativa. I giovani
hanno bisogno di contare su adultitestimoni di una vita vivibile e amabile
nonostante i lati duri e difficili.
Radicata nella speranza, la Conferenza
Episcopale Italiana - sulla scorta di una
indicazione profetica del Papa- raccoglie
la sfida e fa dell‟ “emergenza educativa”la priorità pastorale per il prossimo
decennio.
La sorgente della speranza anche per
l‟uomo d‟ oggi, per la sua vita , per la sua
capacità di amare, è Cristo risorto da
morte, è Dio che lo accompagna nella
storia.
Nessun ottimismo ingenuo; neanche la
Chiesa ha ricette pronte, nessuna bacchetta magica che risolve i problemi! Ciò
non esonera dalla fatica né smorza la
passione per preparare un futuro buono
alle nuove generazioni, di prendere in
carica l‟emergenza educativa. La Chiesa non smette mai di credere nell‟uomo,
nella ragione,nella libertà, nella capacità
di amare. La fede esige una personalità
che, maturando negli anni, accolga liberamente il dono di Dio.
“Il mondo è cambiato”: educare, oggi, è
un‟arte più difficile.
Molti genitori soffrono un senso di solitudine, di inadeguatezza, addirittura, di
impotenza. Purtroppo, altri soggetti dispongono di mezzi potenti in grado di
esercitare un‟influenza penetrante sulle
nuove generazioni. “Eppure la famiglia
mantiene la sua missione e responsabilità primaria per la trasmissione dei valori
e della fede”; essa va sostenuta e integrata perché l‟educazione va oltre i confini della casa, si innesta in contesti più
ampi: la scuola, la chiesa, le aggregazioni varie, lo
sport. Gli oratori sono
un‟espressione tipica e concreta
dell‟impegno educativo parrocchiale.
L‟alleanza con altre agenzie educative
rende il percorso formativo meno difficile
e più completo. Non si tratta solo di concentrare l‟attenzione su iniziative singole;
è piuttosto il tessuto quotidiano, feriale,
ordinario dell‟intera comunità cristiana
che deve testimoniare una generosa
apertura e attenzione alle nuove generazioni.
Dalla conversione del cuore e dello
sguardo potrà seguire una conversione
pastorale.
Interventi caritativi 2010
“La carità non è il disfarsi
dei vestiti usati o i pochi
spiccioli che diamo ai mendicanti, per mettere a posto
la nostra coscienza. La carità deve essere l‟amore inteso come condivisione del
disagio dell‟altro, disponibilità, dedicare un po‟ del nostro tempo a coloro che
hanno bisogno di aiuto, sia
esso materiale o morale o
spirituale. Non è necessario
essere ricchi per aiutare gli
altri, a volte, basta una
stretta di mano un po‟ più
forte, basta un sorriso, una
carezza a un bambino in
difficoltà. La carità è cominciare ad amare quelli che ci
sono più vicini, quelli più indifesi, come i bambini e gli
anziani, che hanno particolarmente bisogno del nostro
aiuto, per poi allargare questo amore a una famiglia
più grande che è quella degli „ultimi‟ e dei „senza
voce‟”. (Don Luigi Di Liegro)
Una frase molto semplice e
chiara che dice il senso della carità, non l‟elemosina
ma “esprimere nei fatti
l‟Amore”, quell‟amore che
“mostra il volto di Cristo come vero amico dell‟uomo”.
A questo siamo chiamati
tutti noi cristiani e a questo
è chiamata la Caritas parrocchiale: aiutare l‟intera comunità a mettere la carità al
centro della propria testimonianza cristiana.
Anche oggi viviamo in un
momento di grandi difficoltà
sociali, politiche, economiche e a questo si aggiungono guerre e calamità naturali che portano a situazioni
di grandi povertà, di emarginazione, di sfruttamento, il
tutto spesso avvolto in un
clima di insensibilità e di egoismo individuale e collettivo. Abbiamo visto come anche la nostra città e le nostre vie non siano immuni
da queste situazioni di disagio ed è, grazie alle molte
“persone di buona volontà”,
che nella nostra comunità pastorale, si sono potute creare occasioni di attenzione alle diverse
problematiche.
Cerco di elencare, in modo sintetico, gli interventi fatti dai volontari nel 2010 in ambito caritativo, in aiuto alle persone della nostra comunità:
17 famiglie italiane e 11 straniere, sono state
aiutate con 8.430 euro del fondo “Famiglie in
difficoltà” creato con le offerte raccolte durante la celebrazione di funerali e matrimoni a
San Bartolomeo
Un grande cuore che batte
da san Carpoforo
a Porta Torre,
dal Cosia alla Ticosa.
12 famiglie, sia italiane che straniere, sono
state aiutate dal fondo di solidarietà diocesano, istituito per la crisi economica di questi
anni, con un contributo di € 16700.
il gruppo Vincenziano ha seguito e sostenuto
10 italiani e 5 stranieri mettendo a disposizione 5.600 euro
sono stati distribuiti, fra san Bartolomeo e
san Rocco, 8.843 chili di generi alimentari, in
696 pacchi viveri mensili, a 58 famiglie (30
persone italiane e 140 straniere)
150 persone sono state accompagnate per
visite mediche presso strutture sanitarie
105 persone hanno presentato richieste di lavoro all‟Angolo della carità
i due gruppi Vincenziani hanno regolarmente
fatto visita a 43 anziani nelle case di riposo e
a diversi malati nelle loro abitazioni. Inoltre, il
giorno dell‟Addolorata, hanno organizzato la
Messa per l‟ammalato e l‟anziano invitando le
800 persone ultra 80enni presenti fra di noi.
Sempre per gli anziani, sono continuati quindicinalmente i pomeriggi di animazione degli
Amici Terza Età
In aiuto alle persone degli altri quartieri cittadini
si è così intervenuti:
presso l‟ambulatorio di Casa Santa Luisa,
con la collaborazione delle Suore Vincenziane, della Caritas Diocesana, dell‟Opera Don
Guanella e di 17 medici volontari, sono stati
assistiti 595 pazienti e inoltre sono state effettuate 1521 prestazioni infermieristiche
al guardaroba sono stati 484 i servizi di distribuzione indumenti e materiale per la casa
a 288 donne e ai loro bambini , provenienti
da 35 nazioni diverse (49 Marocco, 44 Ucraina, 31 Ghana, 23 Ecuador, 12 Italia)
55 famiglie hanno potuto ricevere un po’ di
mobilio per la casa
Caritas
di Isa Luraghi
la Conferenza di San
Vincenzo ha offerto 800
euro per la mensa dei
poveri
Oltre a poter realizzare tutte
queste opere, grazie alla
generosità della comunità,
si sono potuti inviare €1.200
al Seminario di Beit Jala,
€5.000 ad amici Missionari,
€12.900 per le emergenze
ad Haiti, in Chile e Pakistan, €300 al Cottolengo di
Torino. Con i salvadanai dei
bambini in Quaresima, sono
stati offerti €2.500 alla Suore Vincenziane per i loro
“progetti acqua nel mondo”.
Infine, ma non certamente
di poca importanza, è stata
dedicata attenzione ai bambini di alcune classi di catechismo, con incontri sul tema della carità insieme ad
alcune volontarie dell‟ambulatorio e della distribuzione
guardaroba ed è stato dato
anche uno sguardo al mondo delle missioni con alcuni
membri del gruppo missionario
Un grande cuore che batte
da san Carpoforo a Porta
Torre, dal Cosia alla Ticosa,
un folto numero di persone
“appassionate” che si mette
in gioco, tanti “amici” che
sostengono
la comunità
con le loro preghiere... ma
forse non basta ancora, forse dovremmo esserci tutti…
ma proprio tutti!
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Scalabrini
di don Saverio Xeres
Piccola biografia
di Giovanni
Battista
Scalabrini
(1839-1905),
priore di san
Bartolomeo,
vescovo
di Piacenza,
fondatore dei
missionari
di san Carlo
(scalabriniani).
Sulle ali del vento
3 – PRIORE DI SAN BARTOLOMEO (1870-1875)
Una vera frontiera
Quando, giovanissimo (aveva 31 anni), don Giovanni Battista Scalabrini venne trasferito dal seminario di Sant‟Abbondio, di cui era rettore, alla parrocchia di San Bartolomeo,
si può dire che ebbe a raggiungere anche di fatto quelle frontiere alle quali aveva già
aperto da tempo il suo cuore. Il popoloso borgo si distaccava allora dalla porta centrale
delle mura cittadine per raggiungere il torrente Cosia (sotto l‟attuale via Giulio Cesare),
attorcigliandosi tutt‟intorno alla via che usciva verso Milano e che, proprio all‟altezza
della chiesa parrocchiale si innestava – come la forma della strada ancor oggi indica
chiaramente - sul ponte più famoso della città. Lì era avvenuto, circa tre secoli prima, il
miracolo del Crocifisso che aveva infranto, al suo passaggio, le catene, un anello delle
quali divenne oggetto di quotidiana devozione da parte dei passanti. Soprattutto, presso quel ponte e quella chiesa, già nel lontano secolo XII, aveva operato un gruppo di
devoti volenterosi, detti “crociferi”, che nel loro hospitale accoglievano e soccorrevano
tanta povera gente la quale, attratta dalla vicina città, ne veniva presto respinta, per la
miseria o il timore di contagi.
Questo ruolo di frontiera tra il benessere della città operosa e la vita grama di molti
senza fissa dimora si era riproposto di nuovo per San Bartolomeo alla metà
dell‟Ottocento. A ridosso di una città divenuta roccaforte di setaioli, si accalcavano adesso masse di aspiranti operai. Tutta gente condannata, per necessità, ad una vita
grama. Nelle filande, affollate soprattutto da donne e da bambini anche sotto i 10 anni
(meglio le mani piccole per cavare il filo di seta e disporlo sul telaio), si lavorava da
stelle a stelle, con salari ridotti al minimo, e nessuna tutela per infortunio, malattia, maternità. Terminata la lunga giornata, molti che non avevano la possibilità di fare ritorno
(a piedi) verso casa, si accovacciavano alla meglio per la notte presso le stesse officine. La salute non traeva certo giovamento da quegli ambienti angusti, male areati, da
quel lavoro ripetitivo protratto così a lungo: rachitismo e malformazioni segnavano il
faticoso sviluppo fisico dei bambini, privati inoltre dell‟istruzione di base, mentre le donne incorrevano in gravissime difficoltà durante la maternità e l‟allattamento, con il 50%
dei neonati che, secondo i dati ufficiali, morivano nel primo anno di vita.
Il priore Scalabrini si rese conto che era assai difficile per molta gente, in tali condizioni
di vita, coltivare la pratica religiosa tradizionale: di qui la presenza, come egli stesso
annotava, di «molti individui indifferenti, liberi pensatori, qualche protestante». Una vera frontiera, dunque, quell‟ampia parrocchia, che rifletteva il difficile passaggio da una
società tradizionale a condizioni di vita dettate sempre più dalla macchina e dalle disumane esigenze del mercato.
Catechismo e carità
Ecco, dunque, il duplice, principale impegno del priore Scalabrini: in primo luogo la formazione religiosa dei suoi parrocchiani, a cominciare dai piccoli e dai giovani. Mettendo a profitto le già ricordate capacità intellettuali, don Giovanni Battista redasse personalmente, per i bambini dell‟asilo – da lui stesso fondato in parrocchia – un catechismo,
poi dato alle stampe: il Prezioso dono ai bambini.
Una vera azione educativa non è fatta solo di insegnamento, ma di rapporti umani, come quelli che don Giovanni Battista sapeva intessere, grazie a quella «bella qualità»
che il suo successore, don Piccinelli, gli riconosceva: «sapere stare con tutti, far bella
cera a tutti: la vera prudenza sacerdotale che conduce le anime a Dio. E nulla dico della sua carità, del suo spirito di disinteresse: vero padre che soffre con chi soffre, piange
con chi piange, si fa tutto a tutti»1. Lo si poteva incontrare spesso, il priore Scalabrini,
mentre entrava in tante povere case, anche per visitare gli ammalati. E, nel salire le
scale, tendeva l‟orecchio a cogliere il rumore di quel piccolo telaio che molte famiglie
tenevano in casa, per qualche lavoretto che potesse integrare gli scarsi salari. E quando non era così: «Oh, le tristi giornate, quand‟io […] non sentivo, salendo per quelle
povere scale, il suono secco e quasi ritmico del telaio! Tristi sotto ogni rapporto, perché
colla miseria entrava spesso il disordine e il disonore nelle famiglie. In questi casi era la
miseria, la fame nello stretto senso della parola»2.
Cresceva, dunque, in don Scalabrini, quella capacità di sentire il vento che lo avrebbe
portato su frontiere ancor più lontane.
( Continua)
1
8
Cit. in M. FRANCESCONI, Giovanni Battista Scalabrini vescovo di Piacenza e degli emigrati, Roma, Città
nuova, 1985, p. 72.
2
G. B. SCALABRINI, Il socialismo e l’azione del clero, in Scalabrini e le migrazioni moderne. Scritti e carteggi, a cura di S. Tomasi e G. Rosoli, Torino, SEI, 1997, pp. 154-155.
Servi di Dio o di mammona?
Per il secondo anno la nostra comunità
ha formulato la proposta di convocare
credenti e non per un confronto su temi
di attualità; l‟edizione 2011 di “La Comunità in ascolto. Del mondo e del
Vangelo” ha coagulato l’attenzione di
un folto pubblico (la sala Giovani
dell‟oratorio era stracolma) su un tema
sempre attuale ma che, in tempi di crisi
come quella in atto, assume una connotazione ancor più rilevante. Il titolo “Non
potete servire Dio e la ricchezza” è
risultato accattivante. L‟argomento soldi
interessa ogni uomo, chi non sa come
far quadrare il bilancio familiare e chi nei
soldi ci sguazza; approcci diversi, ma
ugualmente inseriti nel nostro vissuto.
Soldi, potere, Chiesa, Vangelo, felicità:
questi – in sintesi - gli elementi posti sul
tavolo della discussione; argomenti affrontati con grande serietà e trasparenza dai due relatori, che hanno saputo
coinvolgere i presenti in ampi e sereni
confronti.
Il rischio del potere
Nell‟incontro di lunedì 10 gennaio, don
Battista Galli ha condotto a riflettere sul
tema “Chiesa, soldi, potere”. Rileggendo fatti ed avvenimenti che anche in
tempi recenti hanno coinvolto
l‟immagine della Chiesa, ha ricordato
come economia e finanza siano solo
alcuni degli aspetti che compongono la
più vasta tentazione chiamata “potere”;
da questa tentazione (o, ancor peggio,
dal suo abuso) non sono immuni neppure gli uomini di Chiesa, che talora scivolano nell‟orgoglio dell‟autorità, abdicando al comando evangelico
dell‟autorevolezza. Il limite tende sempre l‟agguato all‟uomo, qualsiasi posto
egli occupi nel mondo e nella società;
per questa ragione il cristiano deve
sempre domandarsi se il suo agire lo
pone in rapporto con i suoi simili nel
segno del servizio o del potere.
Tutti, in quanto cristiani, formiamo la
Chiesa; tutti siamo invitati a riflettere sui
fatti citati, non per pruriginosa curiosità,
ma sospinti da un sano desiderio di conversione.
Il relatore ha guidato i presenti ad una
rinnovata presa di coscienza, attualizzando nel nostro contesto storico la Lettera a Diogneto, il noto testo che sta alle
origini della Chiesa. Don Galli ha citato
l‟esempio della Caritas diocesana, che
ha saputo compiere un‟evoluzione, superando il semplice concetto di elemosina (aiuto ad un bisogno) per arrivare a
relazionarsi con la persona umana nella
sua dignità (servizio all‟uomo); questo
modo molto più coinvolgente di avvicinarsi al prossimo ci pone in discussione
e ci interpella sulla vita e sul rapporto
con i beni materiali.
La subdola insidia del denaro
Don Angelo Riva, giovedì 13 gennaio,
nel suo intervento ha condotto la discussione su un piano ancor più personale,
proponendo riflessioni sul tema “Soldi e
felicità secondo il Vangelo”. La diffusa convinzione che i soldi ed il loro accumulo siano il mezzo che assicura
all‟uomo la felicità è un concetto che si è
fatto strada soprattutto dal XI secolo in
avanti, da quando, cioè, il denaro è entrato nell‟uso corrente. Analizzando aspetti antropologici prima ancora che
evangelici, il relatore ha guidato a ripensare come la pur ovvia utilità del denaro
nasconda in sé i rischi del pericolo
(l’affanno dell’accumulo già di per sé
procura infelicità: tutto dovrà essere lasciato agli altri) e della disonestà (la destinazione universale dei beni deve far
riflettere su quanto riteniamo nostro geloso possesso). La rilettura, sotto questa luce, della parabola evangelica
dell‟amministratore disonesto ha meglio
focalizzato il tema proposto; siamo chiamati a riferirci non solo alle fredde leggi
del mercato (regolate da una giustizia
puramente umana) ma a superarle, ponendo attenzione alle esigenze di tutti,
secondo il monito del Vangelo.
Don Riva ha lasciato alcuni spunti di
meditazione: i soldi sono semplicemente un mezzo, solo il loro uso li può rendere buoni o cattivi; la vigilanza è un
dovere che ci interpella, non solo sul
piano personale ma anche e soprattutto
su quello dell‟attenzione
agli altri, perché non diventiamo
idolatri
dell‟avarizia; il valore che
diamo alla sobrietà è la
misura che ci permette di
usare i beni per costruire
relazioni umane, vera via
per la felicità.
Vita
comunitaria
di Giorgio Mondelli
Due incontri
affollatissimi
per porre
in rilievo
“il rischio
del potere”
e
“la subdola
insidia
del denaro”
Non ci resta che far tesoro delle sollecitazioni ricevute, per orientare la nostra vita verso una dimensione sempre più cristiana; e darci appuntamento
a gennaio del 2012.
A ben ritrovarci!
8
Storia
del Borgo
di Natale Gagliardi
Una
ciminiera
guardava
dall’alto
un asilo
che poi
divenne
un liceo...
10
Il caminùn e tre asili
Un amico, un po' grigio e un po' bianco
(di capelli) mi ha detto: “Sono passato
vicino alla stazione delle Nord, quella
del Borgo, e ho visto la targa sulla quale
c'è scritto che da quelle parti c'era il
"caminùn". Perché non ne scrivi qualcosa, visto che c'è molta gente che non sa
cosa era?". Cerco di accontentarlo.
Il "caminùn" era la ciminiera (da Guinness) di un cotonificio che da via Mentana si estendeva fino al "Gerbetto", uno
stabilimento che appartiene al passato
remoto e al suo posto sono stati realizzati edifici residenziali. La ciminiera era
alta 70 metri; era stata costruita dal comasco Francesco Saverio Marazzi e
pare detenesse una sorta di primato
nazionale proprio per l'altezza. Era chiamata "caminùn de la Fagnana" e il nome si dice fosse legato alla moglie del
titolare del cotonificio (originaria di Fagnano Olona, ma c'erano pure altre
spiegazioni). Il "caminùn" mandava in
aria i fumi con i vapori del cotonificio e
la sua scomparsa, che si colloca intorno
agli anni settanta del Novecento, veniva
sottolineata con un po' di risentimento
da parte di alcuni borghigiani; la notizia
era anche riportata dai giornali cittadini
e sul bollettino parrocchiale il priore don
Onorio Cairoli non aveva trascurato di
ricordare il cartello che qualche buontempone aveva posto ai piedi dell‟ormai
moribondo altissimo cilindro di mattoni
che
recitava:
"Vietato
fumare" (affermazione secondo alcuni da
ridere, secondo altri da piangere).
Ma il "caminùn" mi ha fatto ricordare
un'altra realtà che magari non tutti i borghigiani conoscono e cioè l'edificio scolastico che sta in via Rezia, sul lato ,di
fronte alla Casa della Gioventù, istituzione dell'Ottocento, nata come asilo e
divenuta successivamente scuola.
Il primo passo era del 1874, quando la
Compagnia della Carità, rispondendo
alle istanze di molte famiglie del popoloso borgo di san Bartolomeo riceveva
alcuni locali della "prebenda" (messi a
disposizione dal priore mons. Scalabrini) proprio sull'area che aveva visto,
secoli prima, i frati crociferi che offrivano
un tetto e un aiuto ai malati e ai pellegrini. Ma la situazione, dopo qualche tempo, si era fatta difficile per la domanda
sempre crescente, così si arrivava ad
una pubblica sottoscrizione di 15mila
lire per la realizzazione di un nuovo edificio e il comune concedeva gratuitamente un'area di via Rezia. Veniva realizzato un fabbricato a un piano, con
una facciata a timpano con colonne, un
asilo per l'infanzia che veniva intitolato a
Umberto I e che, di fatto, venne a costare 60 mila lire. Poi, negli anni venti del
Novecento, al posto dell'asilo arrivò una
scuola superiore che fu a lungo liceo
scientifico e che negli anni finali della
guerra, tra il 1943 e il 1945, fu occupato
dai militari della Guardia Nazionale Repubblicana. Infine negli anni cinquanta
l'edificio fu rialzato di un piano.
Il riferimento alla scuola partendo dal
"caminùn" non è gratuito; mi ero infatti
ricordato di una illustrazione apparsa su
una rivista cittadina del 1905: una fotografia dell'asilo Umberto I che insieme
alla costruzione dedicata all'infanzia
mostra su uno sfondo, visibilissimo, lo
slancio verso l'alto del fu "caminùn" che,
secondo il mio amico suggeritore, rischia d'essere cosa più sconosciuta che
dimenticata.
Così partendo dal "Gerbetto" sono arrivato a due asili, quello della "prebenda"
e quello dedicato al sovrano di casa
Savoia; poi mi limito a ricordare che,
proprio nell'area di cui si parla, sarebbe
arrivato anche l'asilo nido delle suore,
che ha tutta un'altra provenienza.
Nulla anteporre all’amore di Cristo
«Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui» (Mc 3,13-14).
In questo articolo vorrei tentare di dare qualche pennellata per comprendere un po‟
meglio – spero – che cosa significa emettere una professione religiosa, e in particolare,
una professione monastica. Credo che i brevi versetti del Vangelo che ho riportato sopra possano servire come guida per la riflessione. L‟evangelista dice che Gesù chiamò
a sé “quelli che egli volle”. Dietro a tale espressione si può scorgere un atto assolutamente gratuito e di un‟umiltà impressionante, con cui Dio dichiara di voler avere bisogno di noi, di volere che gli uomini collaborino con lui per realizzare la salvezza del
mondo. Così, non per meriti particolari (anzi…!), ma per una libera scelta, Dio sceglie
degli uomini (e delle donne) che diano tutta la loro vita per il Vangelo. Uomini e donne
chiamati, prima di tutto, a “stare con lui”, cioè a mettere Dio al di sopra e prima di ogni
altra cosa, di ogni altra persona, di ogni altro affetto. Uomini e donne chiamati a vivere
un autentico amore sponsale con Gesù, un amore così intimo da superare persino
quello tra un uomo e una donna, per il semplice fatto che solo Dio è capace di abitare
quella profonda solitudine che segna il cuore di ogni essere umano.
Nel corso dei secoli sono sorti diversi ordini religiosi in cui i membri si sforzano di imitare Gesù maestro, Gesù medico delle anime e dei corpi, Gesù consolatore dei poveri e
degli afflitti… ma anche Gesù orante. Così la vita consacrata è nella Chiesa come un
grande albero, con infiniti rami (i diversi ordini), che si distinguono per differenti carismi.
Al di sopra e prima di tutto c‟è però lo stare con Gesù; quello che si fa è secondario.
Così il rito di consacrazione – in particolare quello delle vergini, che per ovvi motivi mi è
più familiare – richiama fortemente il rito del matrimonio. Le vergini emettono dei voti,
ossia delle promesse con cui si impegnano a vivere secondo il Vangelo e ad essere
fedeli a Cristo come al loro unico sposo. Generalmente i voti religiosi sono i cosiddetti
“consigli evangelici”, cioè povertà, castità e obbedienza. Attraverso il voto di povertà, i
religiosi si impegnano a non possedere nulla, a vivere sobriamente, con forme che variano secondo gli ordini religiosi, perchè ripongono tutta la loro fiducia in Dio, che provvederà a non far mancare nulla, e perchè scelgono di mettere Dio, il vero Bene, sopra
ogni cosa. Attraverso il voto di castità, i consacrati rinunciano volontariamente a generare, non per un “di meno”, ma per essere madri (e padri) di ogni essere umano. La
castità ha lo scopo di dilatare al massimo il cuore di chi si consacra, in modo da amare
e donarsi senza limiti, come Gesù ha fatto. Così, ogni povero, ogni malato, ogni sofferente, ogni bisognoso nel corpo e nello spirito, chiunque è nel dolore o nella prova diventa un figlio da amare e da presentare a Gesù, perché Egli lo guarisca.
Infine, attraverso il voto di obbedienza, i religiosi si impegnano a non servire il proprio
“io”, ma Dio; si impegnano a conformarsi a Cristo, che nella sua vita fece solamente la
volontà del Padre.
Qualche differenza si ha nella consacrazione monastica della famiglia benedettina, di
cui mi onoro di far parte! I benedettini sono un ordine contemplativo, ossia una di quelle famiglie religiose che si sforzano di sostenere la Chiesa e il mondo intero con una
preghiera pressoché incessante di intercessione, di lode, di adorazione, di ringraziamento…
Fondati nel VI secolo da san Benedetto da Norcia, i benedettini sono stati per secoli
l‟ordine preponderante nella storia della Chiesa, prima che, dall‟XI secolo, si diffondessero nuove forme religiose e altri ordini di vita contemplativa. Nella sua Regola, san
Benedetto prevede che i monaci facciano voto di stabilità, conversione di vita e obbedienza. Il voto di conversione di vita comprende quelli di povertà e castità, ed è lo sforzo di vivere tutta la vita nella costante conversione, per somigliare sempre di più a Cristo. Il voto di stabilità è invece unico dei benedettini ed è l‟impegno a legarsi alla propria comunità con un vincolo indissolubile, sponsale, per amarla con tutte le forze come la propria famiglia, come il proprio corpo, pronti a dare tutto per lei.
Spiritualità
di suor Maria Samuela
osb
Qualche
giorno prima
della
professione
perpetua
(5 marzo),
suor Maria
Samuela
ci spiega
la sua scelta
di
consacrazione
11
Missioni
di Giuseppe Villani
Un mondo
da scoprire
nel
Burkina Faso,
ex Alto Volta
colonia francese
Padre Omer, dal Burkina
Ricerche archeologiche
abbastanza recenti hanno
permesso agli esperti di
affermare che in Bourkina
Faso già 12000 anni avanti
Cristo erano presenti popolazioni dedite alla caccia e
alla raccolta di prodotti vegetali spontanei. Più avanti,
all‟incirca 3000 anni avanti
Cristo, era lì praticata
l‟agricoltura, con l‟uso di
attrezzi di ferro e di ceramica (per un confronto, ricordo che la fondazione di Roma è comunemente fissata
nell‟anno 753 avanti Cristo).
Oggi il Bourkina Faso conta
qualcosa più di 15 milioni di
abitanti, due dei quali concentrati nella grande capitale Ouagadougou, fa parte
dell‟Africa francofona essendo stata colonia francese fino alla costituzione della attuale repubblica autonoma nel 1960 ed indirizza
ogni anno piccoli o meno
piccoli gruppi di Burkinabè
alla ricerca di fortuna in particolare in Francia, ma anche da noi. Un Burkinabè
del tutto particolare è in
questi giorni presente a Como. Si tratta dell‟Abbé Omer Pare, sacerdote dal 23
luglio 2005, in temporanea
trasferta presso di noi per
curare gli esiti di un perverso e violento getto di carburante che gli ha colpito en-
trambi gli occhi e ne
ha lesionato l‟uso.
Padre Omer, per usare la nostra terminologia, opera in patria
unitamente ad un altro sacerdote e a
quattro suore nella
parrocchia di Wakara,
nella cittadina di Dédougou, 30000 abitanti, 210 chilometri
ad ovest della capitale. A questo piccolo
gruppo di religiosi è
affidata non solo la
cura della parrocchia
ma anche la vita religiosa di 43 villaggi
sparsi nel territorio
circostante e distanti
anche 110 chilometri
da Dèdougou, villaggi
che cercano di visitare almeno una volta al
mese raggiungendoli
(in moto, perchè questo è il solo mezzo di
trasporto di cui dispongono) lungo strade non facilmente
praticabili e a volte del
tutto non percorribili
durante la stagione
delle piogge, da giugno a settembre. Pensate forse che il loro
“lavoro” si esaurisca
nella
celebrazione
della Messa e nel catechismo dei bambini? Ebbene no: curano due movimenti spirituali, il “mouvement
charismatique” e la
“légion de Marie”,
assistono scout e guide,
promuovono
l‟attività di una organizzazione simile alla
nostra Caritas, istruiscono i lavoratori della terra nelle più opportune tecniche di
allevamento e di coltura e dal 2006 hanno
pure avviato una azio-
ne sociale a sostegno dei
tanti handicappati che purtroppo in Africa esistono e
che spesso sono tenuti ai
margini della società. Per
loro e con loro hanno creato
una associazione che opera
per fare riconoscere e rispettare i loro diritti. Ad esempio fanno fare loro piccoli lavori utili e gratuiti a
favore di terzi, dimostrando
in tal modo che anche gli
handicappati possono essere utili alla società ed ottenendo di ritorno considerazione e donazioni utili a migliorare le loro condizioni di
vita.
Nei 43 villaggi dei dintorni
usufruiscono dell‟aiuto di
“catechisti” locali. Si tratta in
sostanza di diaconi permanenti, utili sempre, indispensabili durante la stagione
delle piogge per mantenere
viva la vita spirituale dei
cristiani sparsi sul territorio.
Nel raccontare tutto questo
Padre Omer appare felice e
per nulla oppresso dalla
vastità dell‟impegno. Unico
suo cruccio è che a partire
dall‟anno 2000 sono cessati
gli aiuti economici precedentemente provenienti da
Roma e la parrocchia è ora
costretta all‟autogestione,
cosa non semplice dato lo
scarso livello di reddito della grande parte dei parrocchiani. Dicono le statistiche
che in Bourkina Faso il 50%
della popolazione è mussulmana, il 20% animista ed il
30% cristiana: dice però
Padre Omer che c‟è molto
reciproco rispetto tra le varie religioni, che si fanno
feste in comune e che loro,
i cattolici, sono i primi a fare
i passi necessari per promuovere i vari incontri comuni.
Vuoi vedere che il Bourkina
Faso ha qualcosa da insegnare a noi e al mondo?
Festa di Natale
Il pomeriggio di domenica
12 dicembre è stato un
po‟ speciale per i bambini
e le famiglie della nostra
parrocchia. Per salutarci e
scambiarci gli auguri prima delle festività natalizie,
abbiamo avuto l‟occasione di trascorrere un pomeriggio diverso dal solito.
Ci siamo ritrovati tutti in
chiesa per un primo momento di preghiera, dove
Don Francesco ha fatto
conoscere un po‟ meglio a
tutti noi la storia di Santa
Lucia, che è stata la figura
che ha fatto da filo conduttore di questa giornata.
Poi è arrivato il momento
più emozionante: ci siamo
divisi in gruppi per recarci
a far visita ad alcuni anziani della nostra parrocchia, per portar loro un po‟
di gioia e pregare insieme
davanti al Presepe.
I bambini si sono dimostrati molto maturi e rispettosi ma hanno saputo
anche portare quell‟allegria e ingenuità che solo i
bambini possiedono e riescono a trasmettere. Abbiamo ascoltato le storie
che queste persone avevano da raccontarci, il loro
modo di festeggiare il Natale quando anch‟essi erano piccoli e nei volti dei
nostri bambini si poteva
leggere lo stupore del
sentir parlare di un Natale
così semplice, senza
grossi regali ma ugualmente, se non di più, bello. E non nascondo che
anche per me è stato difficile nascondere l‟emozione così tanto sincere risuonavano le loro parole
e forse anche il velo di
malinconia che si poteva
leggere nei loro occhi.
Purtroppo il tempo a disposizione è stato poco,
e, subito, è arrivato il momento dei saluti. In ogni
casa i nostri bambini hanno lasciato in dono un
Presepe di cartoncino preparato dai ragazzi del catechismo delle medie, e una lanterna, simbolo della luce di
Gesù che stava per nascere. Naturalmente anche chi ci
ha gentilmente ospitato ci ha viziato riempiendoci le tasche di cioccolatini e altre leccornie. Sicuramente anche
per questo motivo i bambini il prossimo anno saranno felicissimi di rifare questa esperienza !!!
Il pomeriggio si è concluso prima in chiesa e poi nella palestra dell‟Oratorio, dove fantastiche mamme ci hanno
deliziato con una buonissima merenda.
Sicuramente è stato un momento di crescita e di testimonianza molto bello che sicuramente avrà impressionato
positivamente bambini, famiglie e anche noi catechiste
con il caldo invito da parte nostra di riproporre questa bellissima esperienza anche il prossimo anno. Nicoletta
Caro don Christian, sono stata molto contenta della bella
iniziativa di mandare un gruppo di bambini a fare gli auguri natalizi. Grazie! E‟ stata proprio una buona idea.
Io avrei tanta voglia di partecipare e fare ancora qualcosa
ma l‟infermità che mi ha colpita mi ha tolto ogni energia.
Comunque fra telefonate e visite mi sento ancora parte
della parrocchia. Grazie di tutto e tanti auguri
Piera
E‟ stato bello l‟incontro con i bambini del catechismo di
domenica 12 dicembre. Con loro ho rivissuto la mia fanciullezza: l‟attesa e la gioia del Natale. Grazie. Alberta
Domenica 12 dicembre nel primo pomeriggio, a casa mia,
suona il citofono: chi è? Risposta: sono un catechista con
dei ragazzi e desideriamo porgere gli auguri. Benissimo,
venite. Era il seminarista Alberto che accompagnava tre
bambine e un bambino.
Io e mia moglie ci siamo veramente commossi! E‟ stata una lezione di vita per loro e noi abbiamo così constatato
la vicinanza della nostra parrocchia che si fa Comunità.
L‟avvenire è rappresentato dai bambini mentre per noi,
quando Dio busserà, sarà il termine di questa vita ma da
cristiani diciamo: “dies natalis”.
Ci ha fatto piacere quando una ragazza ha detto: “siamo
venuti a portare anche un regalino fatto da noi per voi
vecchi”, ma subito un altro ha precisato: “si dice anziani
non vecchi”. E‟ proprio vero: nessuno è mai troppo vecchio per imparare qualcosa! Dopo aver parlato un poco
abbiamo recitato l‟Angelo di Dio, ringraziando di cuore.
Che dire? Tutto bello. Lodevole iniziativa e un grosso
Grazie a tutti in particolare a don Francesco, infaticabile
lavoratore dell‟Oratorio e che giustamente il nostro parroco don Christian chiama “la casa di tutti”.
Sergio
Oratorio
Raccolta di alcune
testimonianze
Una
catechista,
tre
anziani
e
una
bambina
raccontano
una bella
iniziativa
natalizia
La “gita” di domenica scorsa credo sia stata una magnifica iniziativa perché ci ha fatto capire cosa vuol dire essere soli e ammalati.
Essere soli e senza forza ha anche molte conseguenze:
ad esempio le signore che ho incontrato non avevano fatto il presepio a causa della loro stanchezza. E‟ stato anche molto istruttivo perché le anziane avevano diverse
tradizioni, come ad esempio c‟era un‟anziana pugliese
che aveva diversi modi di fare dalle altre persone ed era
un‟ottima pasticcera! Vorrei ringraziare chi ha organizzato
la gita e che se ne è occupato, anche perché ho vissuto
davvero una mitica giornata!
Maristella
13
i lettori ci
scrivono
Riflessioni
sul
Natale
Ricordo di Angelo Albanese
Ricordo di Luigi Schiera
Abbiamo chiesto a Paola e alle figlie di poter pubblicare l‟intervento che hanno letto il giorno del
Funerale.
di Maria Bianchi
di Grazia Taiana
Carissimi, ci tenevo tanto a dirvi qualche parola
nell‟impossibilità di farlo singolarmente.
Questi mesi sono stati difficili, dolorosi e pesanti,
ma sono stati anche una Grazia per la meravigliosa testimonianza di affetto e di amicizia da parte
di innumerevoli persone.
E‟ proprio vero che “non amiamo a parole ma con
i fatti e nella verità”.
Angelo ci ha preceduti nella gloria del Padre; se
veramente crediamo che ci sia una gioia senza
fine asciughiamo le nostre lacrime e rallegriamoci
perché nel Cielo si è accesa una nuova luce per
noi.
Vi abbraccio tutti, e vi ringrazio ancora dal profondo del cuore per l‟amicizia sincera, il calore e
l‟affetto con cui avete circondato la nostra famiglia. Vi chiedo di starci vicini. Angelo, dal Cielo,
pregherà per tutti noi.
Paola
Abbiamo vissuto un
bel Natale 2010 nelle nostra chiesa di
san Bartolomeo alla
santa Messa di
Mezzanotte. La gente è accorsa numerosa già un‟ora prima per pregare e
ascoltare nella veglia e poi ha saputo
rimanere in silenzio
nell‟attesa, un silenzio partecipato e
quasi assoluto.
La solennità della
celebrazione è stata
stimolata da una
decorazione floreale
al di sopra di ogni
aspettativa, grande
e commovente nella
sua bellezza, luminosa d‟oro e calda
nel rosso delle poinsezie, viva nell’abete del bosco.
Quanti hanno saputo vedere la ricerca
di un effetto bello e
solenne, come un
grazie a Dio fatto
uomo, come un grazie dalle persone
che lo amano e lo
glorificano?
Vorrei condividere
con tutti i partecipanti alle Sante
Messe festive la
gioia degli addobbi
floreali che prendono spunto dalla liturgia nei colori e che
vengono studiati e
predisposti con tanto amore alla casa
di Dio.
Anche questo lavoro
è preghiera, come la
musica ed il canto.
14
Caro papi, abbiamo deciso di incidere su un foglio
i nostri pensieri perché si sa, scrivere è più facile.
Qualcuno lassù ha deciso che eri una persona
tanto splendida da volerti con Lui, dandoti così la
possibilità di diventare per un noi un angelo custode a tutti gli effetti. Lo sei stato in vita e lo sarai
ancora, nonostante tu fisicamente non ci sia più.
Vedi quante persone sono venute a salutarti oggi?
Accanto ai tuoi amici e colleghi ci sono anche i
nostri. Sai perché? È tutto merito tuo.
In tutti questi anni ci hai accompagnati nella crescita rendendoci persone capaci di circondarsi di
amicizie vere e sincere. Se siamo come siamo è
perché tu e la mamma avete nutrito per noi, e nutrite ancora, un amore sconfinato e siete stati capaci di accompagnarci nel modo migliore possibile.
Vogliamo ringraziarti per tutto quello che hai fatto
per noi, per esserti sempre preoccupato anche
delle questioni insignificanti, per averci detto di no
(quei sani no che fanno bene alla crescita) e per
esserci sempre stato accanto nel momento del
bisogno.
Non ricordiamo una volta che tu ci abbia detto di
non avere tempo per noi, nonostante il tuo lavoro
ne richiedesse parecchio e ti portasse via il 90%
delle energie. Continuerai a farlo anche ora e siamo sicure che sentiremo l‟eco dei tuoi consigli e
dei tuoi rimproveri.
L‟amore non fa rumore, ma il suo eco dura a lungo dentro il cuore, tu, nel nostro cuore, vivrai sempre. Ti vogliamo bene papà!
Le tue bambine
Chiara, Federica, Anna, Elena e Giulia.
PS: ti promettiamo che faremo le brave
Il 9 novembre è mancato Luigi Schiera; ha raggiunto in Paradiso la sua
amata moglie Carla.
Luigi è stata una figura importante
per la parrocchia di S.Rocco. Vissuto
da sempre a S.Rocco, ha conosciuto
parecchi sacerdoti con i quali ha sempre avuto ottimi rapporti di collaborazione per la buona riuscita delle varie
attività che si svolgevano soprattutto
in oratorio, per il quale, Luigi, ha sempre lavorato attivamente.
Luigi è sempre stato presente al nostro fianco trasmettendoci valori di
fede, amore, umanità e onestà. Con il
suo esempio e la sua parola ci ha
comunicato la gioia di una fede vera
e profonda. Con il suo stile di vita ci
ha insegnato quanto sia importante
avere fede, essere decisi nel prendere posizioni nelle varie situazione della vita e con risolutezza portare a termine gli impegni assunti.
Luigi ha vissuto una vita di servizio
senza cercare un fine per se stesso,
senza mai pesare sugli altri, anche
quando, divenuto anziano e con qualche acciacco dell‟età doveva comunque dipendere in qualche modo dagli
altri soprattutto dai figli, diceva sempre “non devo approfittare perché
devono pensare alla loro famiglia”.
Era piacevole trascorrere qualche ora
in sua compagnia perché, nonostante
l‟età, i 12 anni trascorsi senza la moglie, non si è mai emarginato, ma
teneva vivi i suoi interessi che lo rendevano giovane nello spirito. Amava
la musica classica, i libri; era molto
partecipe alla vita dei suoi amati nipoti ed era molto fiero di loro. Sapeva,
ed era orgoglioso di essere un nonno
“speciale”!
Ha vissuto con dignità gli ultimi giorni
della sua vita nel letto d‟ospedale e,
nonostante le sofferenze, quando
andavamo a trovarlo si interessava
sempre di noi, dell‟andamento del
nostro lavoro, delle nostre figlie e,
ancora una volta si calava nella nostra vita, dimenticando per un attimo i
suoi problemi di salute.
Ci sarebbero ancora tante parole da
scrivere, ma tutti coloro che l‟hanno
conosciuto, sanno che per Luigi servivano più i gesti che le parole, quindi
viviamo e lavoriamo come Luigi ci ha
insegnato: grazie Luigi! Proteggici da
lassù!
Defunti
Battezzati
Sposi
(fino al 31 gennaio ‘11)
(fino al 31 gennaio ‘11)
(fino al 31 gennaio ‘11)
san Bartolomeo
san Bartolomeo
san Rocco
32. MELOTTO Augusto
di anni 95
33. BIANCHI Amleto
di anni 93
34. GESSAGA Lina
di anni 85
35. PAVANETTO Antonio
di anni 92
36. GUGGIARI Giancarla
di anni 52
37. MERONI Angela,
di anni 93
38. NOTARI Liliana,
di anni 86
39. MOLTENI Giuseppe,
di anni 94
40. NAPOLI Rosina,
di anni 66
41. THORNE Vivian,
di anni 92
42. MARONGIU Germano
di anni 81
21. CADENAZZI Pietro
il 3 ottobre
22. VEGA REJES
Dominick il 3 ottobre
23. CERVASIO Lorenzo
il 7 novembre
24. BESTETTI Pietro
il 5 dicembre
25. ALEXANDER Selena
il 5 dicembre
26. UNICO Lirra
il 5 dicembre
Dai registri
parrocchiali
01. VARINI Emilio con
BOLIS Mariagrazia
sposi dal 29/1/11
Anno 2011
01. BARRACO Marco
il 2 gennaio
02. FEMIANO Agata
il 2 gennaio
Anno 2011
01. SALATINO Delia,
di anni 90
02. MASTROSIMONE
Elvira, di anni 91
03. ALBANESE Angelo,
di anni 51
04. VAGHI Iole,
di anni 90
05. FUSCO Erminia
di anni 93
san Rocco
08. BALLABIO Fabio,
di anni 40
09. BALZARETTI
Angela, di anni 88
10. MONTI Bruno,
di anni 82
11. SCHIERA Luigi,
di anni 88
12. MANTEGAZZA Ersilio
di anni 88
13. ALESSANDRI
Roberto, di anni 42
Anno 2011
01. GATTI Emilia,
di anni 101
Don Giorgio ringrazia
Carissimo don Christian, desidero esprimere a te, a
don Francesco, a don Roberto e a tutta la comunità
pastorale Beato Scalabrini viva gratitudine per l'amicizia, l'affetto e la carità che mi avete dimostrato in occasione del mio 25° di sacerdozio.
Grazie per la gioiosa celebrazione eucaristica in cui
tutti insieme abbiamo fatto „coro‟, uniti in una sola voce
nella lode del Signore: confratelli sacerdoti, chierichetti, cantori e musicisti, lettori, animatori della liturgia,
fedeli riuniti intorno alla mensa della Parola e del Pane
di Vita, amici e fedeli „lontani‟ perché impossibilitati a
partecipare di persona.
Una celebrazione di famiglia in cui mi avete aiutato a
lodare e ringraziare Dio nel modo più degno: nella comunione dei fratelli in Cristo. Nella vostra fede e nella
vostra bontà ho avuto un‟ulteriore conferma dell'Amore
di Dio e della sua Misericordia verso di me.
Grazie ai sempre disponibili e affidabili cuochi
„sanrocchini‟ per l'abbondante e prelibato pranzo. È
stato un momento di famiglia, di gioia conviviale e fraterna, concluso „in gloria‟ con la squisita e delicata torta… „sacerdotale‟, nella sostanza e nella forma. Anche
mia mamma, da raffinata buongustaia, ha gradito e
apprezzato. Ancora oggi custodisce un „dolce‟ ricordo
della festa.
Grazie alla vostra generosità, continuerò il mio 25°
nella terra di Gesù. Vi porterò tutti con me, nella preghiera, nella lode e nella riconoscenza.
Con tanta gratitudine e affetto in Cristo Gesù.
di don Giorgio
15
— Professione perpetua
di suor Maria Samuela
Ore 10 del 5 marzo 2011
presso il monastero Mater Ecclesiae
sull‟Isola di san Giulio
delle ceneri
— Mercoledì
9 marzo 2011
Ore 7,20; 9; 18 Messa e imposizione ceneri
a san Bartolomeo
Ore 21 Messa e imposizione delle ceneri a san Rocco
Ore 17 celebrazione per i bambini e i ragazzi
— Quaresimale
A san Bartolomeo
Ore 17.30 –18.30 ogni venerdì
Via Crucis e predicazione straordinaria
sul brano della Samaritana al pozzo.
È sospesa la Messa.
A san Rocco ogni venerdì
Ore 17 Messa, a seguire via Crucis
missionari martiri
— Giornata
24 marzo 2011
Veglia di preghiera cittadina a san Rocco
con processione fino alla croce dei martiri
straordinaria
— Catechesi
Domenica 13/20/27 marzo e 3/10 aprile in cripta
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delle palme
–— Domenica
Ore 10 p.za Vittoria e processione verso san Bartolomeo
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Ore 10.30 in oratorio a san Rocco e processione
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— Benedizione delle famiglie a
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A metà febbraio abbiamo iniziato la visita alle famiglie di
tutta la parrocchia, sperando di concluderla in maggio. Noi
preti, (don Christian, don Giorgio e don Francesco), saremo aiutati da suor Paola, suor Lucia e suor Marina.
Arriveremo nel tardo pomeriggio e vi avviseremo attraverso
un foglietto che lasceremo all‟ingresso del condominio o
della casa.
Quest‟anno porteremo nelle case l‟immagine del Beato
Giovanni Paolo II sperando di fare cosa gradita a molti.
Ufficio parrocchiale
in via Milano 161
(tel. 031.272.618)
e‟ aperto per richiedere
certificati in questi orari:
MARTEDI
17/19
MERCOLEDI 9,30/11,30
VENERDI 9,30/11,30
Numeri utili
Don Christian Bricola
Parroco e Ufficio
tel. 031.27.26.18
fax 031.26.12.56
Don Francesco Vanotti
Vicario Oratorio
tel. 031 26.23.89
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Giovedì 17/24/31 marzo e 7/14 aprile a san Rocco
san Bartolomeo e san Rocco
Appuntamenti
e
Numeri utili
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Don Giorgio Molteni
Collaboratore
tel. 031.27.13.20
Casa parrocchiale
san Rocco
via Regina 50
tel 031.26.53.85
Casa santa Luisa
via Rezia 7
tel. 031.27.93.58
Revv.Suore
via Rezia 5
tel. 031.26.53.12
[email protected]
www.sanba.org
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