LA VOCE DEI BORGHI Comunità Pastorale Beato Scalabrini MARZO 2010 Bimestrale della Comunità Cristiana dei santi Bartolomeo e Rocco in Como Nuova edizione: ANNO I N. 2 - DICEMBRE 2009 Sede: Via Milano 161 Como Telefono 031.272.618 Autorizzazione: Registrato presso il Tribunale di Como Autorizzazione n. 19/88 Direttore Responsabile: Rosaria Marchesi Redazione: don Christian Bricola, Andrea Bassoli, Antonia Cairoli, Natale Gagliardi, Giorgio Mondelli, Claudia Verso, Maurizio Gagliardi, Giuseppe Villani, Maria Canziani Collaborazione grafica Attilio Merazzi A questo numero hanno, inoltre, collaborato: Isa Luraghi, Don Saverio Xeres, Suor Maria Samuela osb, Nicoletta, Piera, Alberta, Sergio, Maristella, Grazia Tajana, Maria Bianchi, Don Giorgio. Tipografia: Grafica Marelli s.n.c. via Leonardo da Vinci 28 22100 - Como Tel. 031.573.375 Fax 031.570.215 Per inserti Pubblicitari Maria Peverelli Per distribuzione Silvana Cappellini 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Editoriale Convertitevi e credete al Vangelo di don Christian Lavori in oratorio Progetto e permessi di don Christian Missioni Quaresima missionaria di mons. Coletti Educare Scommettere sul futuro di Antonia Cairoli Caritas Interventi caritativi 2010 di Isa Luraghi Scalabrini Sulle ali del vento.3 di don Saverio Xeres Vita comunitaria Servi di Dio o di Mammona di Giorgio Mondelli Storia del Borgo Il Caminun e tre asili di Natale Gagliardi Spiritualità Nulla anteporre all’amore di Cristo di suor Maria Samuela Missioni Padre Omer del Burkina di G. Villani Oratorio Festa di Natale alcune testimonianze Lettori ci Scrivono Riflessioni sul Natale Ricordo di Angelo Albanese Ricordo di Luigi Schiera Registri parrocchiali Defunti, battesimi, sposi Don Giorgio ringrazia Appuntamenti e numeri utili Programma quaresima Convertitevi e credete al vangelo Editoriale di don Christian Carissimi parrocchiani di san Rocco e san Bartolomeo, “Convertitevi e credete al Vangelo”! Questa è la frase che aprirà il nostro cammino di quaresima il giorno delle imposizioni delle ceneri. Un gesto penitenziale accompagnato da una frase che deve illuminare il nostro cammino: solamente con l‟ascolto, la meditazione e l‟interiorizzazione della Parola di Dio, potremo convertire la nostra vita. Penso che sia utile, quest‟anno, ricordarci proprio questo: la nostra conversione non nasce dai fioretti o dalle rinunce che sceglieremo per la quaresima, ma nasce dall‟ascolto della Parola, dal Signore che ci parla, ci affascina, e ci chiama a vita nuova. Quindi i nostri fioretti saranno risposta a questa “voce” e a questo “invito”! Perciò vorrei invitarvi a leggere il Vangelo: sia questo il nostro impegno concreto e comunitario. Magari si può portare a casa il foglietto domenicale per rileggerlo durante la settimana, magari si può partecipare a qualche Messa feriale, magari si può utilizzare il libretto quaresimale che troverete in chiesa, magari si potrebbe leggere una paginetta di Vangelo prima di addormentarsi. Non mettiamo limiti alla fantasia ma togliamo la polvere dai Vangeli che giacciono muti nelle nostre librerie! Tra le tante possibilità vorrei raccomandarvi il “Quaresimale” che quest‟anno vivremo insieme il venerdì, dalle 17.30 alle 18.30. Durante questa preghiera ci sarà la Via Crucis e poi approfondiremo il brano della Samaritana (terza domenica di quaresima - Gv 4,1-42 ) con l’aiuto di un predicatore. Questa sarà un’occasione eccezionale per far riecheggiare la Parola e per smuovere le coscienze alla conversione. Non stiamo inventando nulla di nuovo, perché i quaresimali c‟erano già qualche anno fa, ma la novità è quella di tentare di lasciare più spazio all‟annuncio del Vangelo come strada maestra per la conversione, sia personale che comunitaria. Concludo ricordando che, nella vita di sant‟Agostino, un momento decisivo per la sua conversione è avvenuto quando, triste e affranto, a un tratto, ha sentito una voce come di fanciullo che diceva più volte “Prendi e leggi, prendi e leggi”. Dopo aver cercato di intuire il significato di questa voce ha aperto la Bibbia a caso, ha letto una frase della conversione di san Paolo e una luce di certezza è penetrata nel suo cuore e tutte le tenebre del dubbio si sono dissipate. (Le Confessioni, libro VIII, 12,29). Qui nasce l‟uomo nuovo in Cristo! Quindi carissimi, “convertiamoci e crediamo al vangelo” e “prendiamo e leggiamo”! Quando sant’Agostino udì una voce: “prendi e leggi... prendi e leggi” 3 Lavori in Oratorio di don Christian Ecco il punto della situazione Progetto e permessi Stavamo andando in stampa con un articolo in cui si presentava la situazione strutturale dell‟edificio dell‟oratorio e si illustravano le linee guida del progetto di ristrutturazione per metterne in luce i criteri e le scelte, ma, all‟ultimo momento, abbiamo sospeso tutto perché la Sovrintendenza, dopo aver fatto un sopralluogo in via Rezia, ci ha comunicato le sue osservazioni a cui dovremo attenerci. Innanzitutto bisogna ricordare che il nostro progetto, oltre alla Curia che l‟ha già approvato, dovrà essere sottoposto all‟ufficio tecnico del Comune, all‟Asl competente, all‟ufficio dei Vigili del Fuoco e alla Sovrintendenza. Asl e Pompieri si esprimeranno a riguardo delle normative igienico-sanitarie e di sicurezza, mentre la Sovraintendenza è chiamata in causa perché tutti gli edifici di proprietà di una parrocchia che abbiano più di 50 anni sono vincolati. Attualmente siamo a questo punto: il progetto iniziale (tanto per intenderci quello presentato in sala giovani a fine novembre) deve essere in alcune parti rivisto perché la Sovrintendenza ha evidenziato alcuni elementi architettonici di pregio che dovremmo valorizzare meglio. Per cui, a breve, potremo fare nostre osservazioni alla Sovrintendenza e presentare altre soluzioni tecniche cercando un accordo che ci permetta di procedere. I passi successivi saranno la realizzazione del progetto esecutivo e di conseguenza gli appalti e quindi i lavori. Il cammino si allunga un po‟, ma del resto stiamo parlando di un intervento sostanzioso e costoso, per cui è meglio “perdere” un po‟ di tempo adesso per procedere spediti e tranquilli poi, quando si aprirà il cantiere. Nel frattempo ringrazio per la generosità e vi invito a continuare, ognuno secondo le proprie possibilità ma con costanza perché tante piccole “gocce” formano il “mare” e noi abbiamo bisogno di un “mare” di soldi. Come aiutare concretamente per la ristrutturazione dell’oratorio? Per chiarimenti e offerte rivolgersi a don Christian 4 1. Le offerte raccolte nelle Messe della prima domenica del mese, a partire da gennaio 2011. 2. Le offerte mensili come autotassazione. Ci permettono di pianificare le entrate e di conseguenza di programmare le uscite. 3. Mutui graziosi presso privati: cioè sono offerte che si possono dare alla parrocchia, la quale si impegna a restituirli a interessi zero, su richiesta dell‟offerente o nel 2015. Ci permette di avere un fondo cassa subito utilizzabile. 4. Le offerte deducibili per i soggetti titolari di reddito d‟impresa (partita IVA), per le quali verrà rilasciata la dichiarazione. 5. Le eredità, sia mobili che immobili, lasciate all’ente giuridico “Parrocchia san Bartolomeo – Como” 6. Le offerte in occasione di ricorrenze particolari: battesimi, comunioni, anniversari, funerali, ecc. 7. I gruppi parrocchiali possono organizzare opportune iniziative. Quaresima missionaria Il tempo di Quaresima inizia con un invito del profeta Isaia a dividere il pane con l‟affamato (cfr. Isaia 58 testo usato dalla Liturgia delle Ore del mercoledì delle Ceneri) e culmina nel solenne triduo pasquale con un pane spezzato che sarà per sempre il segno della presenza del Signore tra noi: “ Mentre mangiavano, Gesù prese il pane, pronunciò la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede i suoi discepoli e disse: - Prendete e mangiate: questo è il mo corpo” (Mt 26,26). Si apre poi con una presenza comunionale attorno al pane spezzato il tempo della Chiesa missionaria, resa capace dal dono dello Spirito della Pentecoste di portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra: “Essi partecipavano assiduamente alle istruzioni degli apostoli, alla vita comune, allo spezzare del pane e alle preghiere.” (At 2,42) Questo gesto dello spezzare il pane, cioè del condividere entrando nel memoriale di fraternità e di missione di Gesù, deve ritmare il passo di ciascuno di noi e di ciascuna comunità dal Mercoledì delle Ceneri alla Pentecoste. Occorre: ricentrare lo sguardo su Gesù trovando momenti di preghiera e di ascolto della Parola; riscoprire la domenica, Giorno del Signore e centro dell‟anno liturgico per giungere ad una tale familiarità con Lui che ci permetterà di riconoscerlo, come i discepoli di Emmaus nel gesto semplice dello spezzare il pane; praticare l‟elemosina, nella condivisione autentica di ciò che possediamo per dare concretezza all‟invito di Isaia; digiunare per poter vivere un tempo pasquale liberi dalle tante cose in più che abbiamo: solo la libertà del cuore, magari raggiunta con qualche sacrificio, ci renderà capaci di partenze per la missione, di correre come i due di Emmaus per annunciare: abbiamo incontrato il Risorto! E non vuole nemmeno essere una scelta che va nella direzione del “prima noi, poi gli altri”. La presenza di una diocesi in terra di missione serve solo e sempre per ricordarci l‟universalità della Chiesa e mai per chiudere interessi e aiuti a poche persone. E‟ l‟occasione per prendere coscienza dell‟impegno missionario che ci siamo presi con l‟apertura della missione in Perù. Il tempo di Quaresima e Pasqua sia allora un tempo di riscoperta della vocazione missionaria propria di ciascun battezzato; un tempo di conoscenza delle missioni diocesane: i volti dei missionari, il loro servizio di annuncio del Vangelo, il loro impegno per la giustizia, la pace, la vita; un tempo di sostegno ai progetti che la Diocesi condivide con le diocesi di Maroua-Mokolo (Camerun) e Carabayllo (Perù); un tempo per educarsi e per educare ad una vita sobria che sa vivere in una logica di restituzione lo stile della condivisione e della solidarietà; un tempo che diventa il tentativo di ridurre le distanze tra ricchi e poveri con gesti che partono dalle scelte quotidiane di ciascuno. Se sapremo accogliere e vivere insieme questo itinerario di conversione ci ritroveremo per grazia nel dinamismo della Pasqua, memoriale del dono senza riserve, risposta al Suo comandamento: “Amatevi come io vi ho amato”, cammino di amore aperto ai piccoli, ai poveri, ai peccatori, vittoria della vita sulla morte. E risplenderà la luce del Risorto per me, per te, per tutti noi, per i fratelli del Camerun e del Perù, per il mondo intero. Missioni Riscoprire la Domenica “giorno del Signore” Vivere il tempo pasquale liberi dalle tante “cose in più” L‟Ufficio missionario propone quest‟anno, in collaborazione con gli altri uffici pastorali, un itinerario per conoscere e sostenere le missioni diocesane in Camerun e in Perù. Non vuole essere una scelta che restringe l‟orizzonte alle esperienze di “casa nostra” smentendo le scelte fatte negli scorsi anni quando proprio il tempo di Quaresima faceva arrivare lo sguardo delle nostre comunità a tutti i missionari nativi della Diocesi. 5 Educare di Antonia Cairoli Educare oggi è un’arte difficile Alcune riflessioni prendendo spunto dal documento della CEI “Educare alla vita buona del Vangelo” La possibilità stessa dell’educazione 6 Scommettere sul futuro Scommessa dice rischio, dice sfida, dice fiducia nell‟esito. Così l‟educazione. Qualcuno, oggi, rifiuta la scommessa... si tira indietro, si ripiega su se stesso, lascia che le cose vadano come vadano: “Non si deve condizionare nessuno fin dai primi anni di vita… uno sceglierà da grande quello che vale oppure no… meglio essere neutrali”. Illusione: le nostre relazioni non sono mai neutrali. Il proprio stile di vita – lo si voglia o no- propone valori o disvalori. Non si alimentano il senso critico e la libertà con il nulla o con l‟assenza. E‟ ingiusto non trasmettere agli altri ciò che costituisce il senso profondo della propria esistenza, pur restando fermo che ciascuno, poi, lo accetterà o lo rifiuterà con la sua capacità di pensare. Già, perché i valori non sono ereditari né automaticamente trasmessi; vanno fatti propri e rinnovati attraverso scelte personali che seguono le tappe evolutive della crescita . Altro nemico dell‟educazione è uno scetticismo strisciante che ne mette in dubbio la possibilità stessa e che nasce dalla crisi di fiducia nella vita. “Rischiamo -dice il Papa- di ridiventare come gli antichi pagani, uomini senza speranza e senza Dio in questo mondo.” (San Paolo). Anche la società civile, scossa dalle trasgressioni, dal teppismo, dalla voglia di distruggere si interroga sul disagio giovanile. Comportamenti incivili e violenti non devono trovare mai giustificazione alcuna. Di giovani si parla spesso; ogni istituzione vorrebbe godere di una loro più numerosa presenza. A ben guardare, la maggior parte di loro è “parcheggiata” in attesa che “i non-più giovani” si facciano da parte e che una nuova distribuzione delle risorse economiche offra opportunità. Per ora, molti sono in zona grigia “né, né”, né lavorano né proseguono negli studi. Il futuro senza senso (a mo‟ di buco nero) è una causa dell‟emergenza educativa. I giovani hanno bisogno di contare su adultitestimoni di una vita vivibile e amabile nonostante i lati duri e difficili. Radicata nella speranza, la Conferenza Episcopale Italiana - sulla scorta di una indicazione profetica del Papa- raccoglie la sfida e fa dell‟ “emergenza educativa”la priorità pastorale per il prossimo decennio. La sorgente della speranza anche per l‟uomo d‟ oggi, per la sua vita , per la sua capacità di amare, è Cristo risorto da morte, è Dio che lo accompagna nella storia. Nessun ottimismo ingenuo; neanche la Chiesa ha ricette pronte, nessuna bacchetta magica che risolve i problemi! Ciò non esonera dalla fatica né smorza la passione per preparare un futuro buono alle nuove generazioni, di prendere in carica l‟emergenza educativa. La Chiesa non smette mai di credere nell‟uomo, nella ragione,nella libertà, nella capacità di amare. La fede esige una personalità che, maturando negli anni, accolga liberamente il dono di Dio. “Il mondo è cambiato”: educare, oggi, è un‟arte più difficile. Molti genitori soffrono un senso di solitudine, di inadeguatezza, addirittura, di impotenza. Purtroppo, altri soggetti dispongono di mezzi potenti in grado di esercitare un‟influenza penetrante sulle nuove generazioni. “Eppure la famiglia mantiene la sua missione e responsabilità primaria per la trasmissione dei valori e della fede”; essa va sostenuta e integrata perché l‟educazione va oltre i confini della casa, si innesta in contesti più ampi: la scuola, la chiesa, le aggregazioni varie, lo sport. Gli oratori sono un‟espressione tipica e concreta dell‟impegno educativo parrocchiale. L‟alleanza con altre agenzie educative rende il percorso formativo meno difficile e più completo. Non si tratta solo di concentrare l‟attenzione su iniziative singole; è piuttosto il tessuto quotidiano, feriale, ordinario dell‟intera comunità cristiana che deve testimoniare una generosa apertura e attenzione alle nuove generazioni. Dalla conversione del cuore e dello sguardo potrà seguire una conversione pastorale. Interventi caritativi 2010 “La carità non è il disfarsi dei vestiti usati o i pochi spiccioli che diamo ai mendicanti, per mettere a posto la nostra coscienza. La carità deve essere l‟amore inteso come condivisione del disagio dell‟altro, disponibilità, dedicare un po‟ del nostro tempo a coloro che hanno bisogno di aiuto, sia esso materiale o morale o spirituale. Non è necessario essere ricchi per aiutare gli altri, a volte, basta una stretta di mano un po‟ più forte, basta un sorriso, una carezza a un bambino in difficoltà. La carità è cominciare ad amare quelli che ci sono più vicini, quelli più indifesi, come i bambini e gli anziani, che hanno particolarmente bisogno del nostro aiuto, per poi allargare questo amore a una famiglia più grande che è quella degli „ultimi‟ e dei „senza voce‟”. (Don Luigi Di Liegro) Una frase molto semplice e chiara che dice il senso della carità, non l‟elemosina ma “esprimere nei fatti l‟Amore”, quell‟amore che “mostra il volto di Cristo come vero amico dell‟uomo”. A questo siamo chiamati tutti noi cristiani e a questo è chiamata la Caritas parrocchiale: aiutare l‟intera comunità a mettere la carità al centro della propria testimonianza cristiana. Anche oggi viviamo in un momento di grandi difficoltà sociali, politiche, economiche e a questo si aggiungono guerre e calamità naturali che portano a situazioni di grandi povertà, di emarginazione, di sfruttamento, il tutto spesso avvolto in un clima di insensibilità e di egoismo individuale e collettivo. Abbiamo visto come anche la nostra città e le nostre vie non siano immuni da queste situazioni di disagio ed è, grazie alle molte “persone di buona volontà”, che nella nostra comunità pastorale, si sono potute creare occasioni di attenzione alle diverse problematiche. Cerco di elencare, in modo sintetico, gli interventi fatti dai volontari nel 2010 in ambito caritativo, in aiuto alle persone della nostra comunità: 17 famiglie italiane e 11 straniere, sono state aiutate con 8.430 euro del fondo “Famiglie in difficoltà” creato con le offerte raccolte durante la celebrazione di funerali e matrimoni a San Bartolomeo Un grande cuore che batte da san Carpoforo a Porta Torre, dal Cosia alla Ticosa. 12 famiglie, sia italiane che straniere, sono state aiutate dal fondo di solidarietà diocesano, istituito per la crisi economica di questi anni, con un contributo di € 16700. il gruppo Vincenziano ha seguito e sostenuto 10 italiani e 5 stranieri mettendo a disposizione 5.600 euro sono stati distribuiti, fra san Bartolomeo e san Rocco, 8.843 chili di generi alimentari, in 696 pacchi viveri mensili, a 58 famiglie (30 persone italiane e 140 straniere) 150 persone sono state accompagnate per visite mediche presso strutture sanitarie 105 persone hanno presentato richieste di lavoro all‟Angolo della carità i due gruppi Vincenziani hanno regolarmente fatto visita a 43 anziani nelle case di riposo e a diversi malati nelle loro abitazioni. Inoltre, il giorno dell‟Addolorata, hanno organizzato la Messa per l‟ammalato e l‟anziano invitando le 800 persone ultra 80enni presenti fra di noi. Sempre per gli anziani, sono continuati quindicinalmente i pomeriggi di animazione degli Amici Terza Età In aiuto alle persone degli altri quartieri cittadini si è così intervenuti: presso l‟ambulatorio di Casa Santa Luisa, con la collaborazione delle Suore Vincenziane, della Caritas Diocesana, dell‟Opera Don Guanella e di 17 medici volontari, sono stati assistiti 595 pazienti e inoltre sono state effettuate 1521 prestazioni infermieristiche al guardaroba sono stati 484 i servizi di distribuzione indumenti e materiale per la casa a 288 donne e ai loro bambini , provenienti da 35 nazioni diverse (49 Marocco, 44 Ucraina, 31 Ghana, 23 Ecuador, 12 Italia) 55 famiglie hanno potuto ricevere un po’ di mobilio per la casa Caritas di Isa Luraghi la Conferenza di San Vincenzo ha offerto 800 euro per la mensa dei poveri Oltre a poter realizzare tutte queste opere, grazie alla generosità della comunità, si sono potuti inviare €1.200 al Seminario di Beit Jala, €5.000 ad amici Missionari, €12.900 per le emergenze ad Haiti, in Chile e Pakistan, €300 al Cottolengo di Torino. Con i salvadanai dei bambini in Quaresima, sono stati offerti €2.500 alla Suore Vincenziane per i loro “progetti acqua nel mondo”. Infine, ma non certamente di poca importanza, è stata dedicata attenzione ai bambini di alcune classi di catechismo, con incontri sul tema della carità insieme ad alcune volontarie dell‟ambulatorio e della distribuzione guardaroba ed è stato dato anche uno sguardo al mondo delle missioni con alcuni membri del gruppo missionario Un grande cuore che batte da san Carpoforo a Porta Torre, dal Cosia alla Ticosa, un folto numero di persone “appassionate” che si mette in gioco, tanti “amici” che sostengono la comunità con le loro preghiere... ma forse non basta ancora, forse dovremmo esserci tutti… ma proprio tutti! 7 Scalabrini di don Saverio Xeres Piccola biografia di Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), priore di san Bartolomeo, vescovo di Piacenza, fondatore dei missionari di san Carlo (scalabriniani). Sulle ali del vento 3 – PRIORE DI SAN BARTOLOMEO (1870-1875) Una vera frontiera Quando, giovanissimo (aveva 31 anni), don Giovanni Battista Scalabrini venne trasferito dal seminario di Sant‟Abbondio, di cui era rettore, alla parrocchia di San Bartolomeo, si può dire che ebbe a raggiungere anche di fatto quelle frontiere alle quali aveva già aperto da tempo il suo cuore. Il popoloso borgo si distaccava allora dalla porta centrale delle mura cittadine per raggiungere il torrente Cosia (sotto l‟attuale via Giulio Cesare), attorcigliandosi tutt‟intorno alla via che usciva verso Milano e che, proprio all‟altezza della chiesa parrocchiale si innestava – come la forma della strada ancor oggi indica chiaramente - sul ponte più famoso della città. Lì era avvenuto, circa tre secoli prima, il miracolo del Crocifisso che aveva infranto, al suo passaggio, le catene, un anello delle quali divenne oggetto di quotidiana devozione da parte dei passanti. Soprattutto, presso quel ponte e quella chiesa, già nel lontano secolo XII, aveva operato un gruppo di devoti volenterosi, detti “crociferi”, che nel loro hospitale accoglievano e soccorrevano tanta povera gente la quale, attratta dalla vicina città, ne veniva presto respinta, per la miseria o il timore di contagi. Questo ruolo di frontiera tra il benessere della città operosa e la vita grama di molti senza fissa dimora si era riproposto di nuovo per San Bartolomeo alla metà dell‟Ottocento. A ridosso di una città divenuta roccaforte di setaioli, si accalcavano adesso masse di aspiranti operai. Tutta gente condannata, per necessità, ad una vita grama. Nelle filande, affollate soprattutto da donne e da bambini anche sotto i 10 anni (meglio le mani piccole per cavare il filo di seta e disporlo sul telaio), si lavorava da stelle a stelle, con salari ridotti al minimo, e nessuna tutela per infortunio, malattia, maternità. Terminata la lunga giornata, molti che non avevano la possibilità di fare ritorno (a piedi) verso casa, si accovacciavano alla meglio per la notte presso le stesse officine. La salute non traeva certo giovamento da quegli ambienti angusti, male areati, da quel lavoro ripetitivo protratto così a lungo: rachitismo e malformazioni segnavano il faticoso sviluppo fisico dei bambini, privati inoltre dell‟istruzione di base, mentre le donne incorrevano in gravissime difficoltà durante la maternità e l‟allattamento, con il 50% dei neonati che, secondo i dati ufficiali, morivano nel primo anno di vita. Il priore Scalabrini si rese conto che era assai difficile per molta gente, in tali condizioni di vita, coltivare la pratica religiosa tradizionale: di qui la presenza, come egli stesso annotava, di «molti individui indifferenti, liberi pensatori, qualche protestante». Una vera frontiera, dunque, quell‟ampia parrocchia, che rifletteva il difficile passaggio da una società tradizionale a condizioni di vita dettate sempre più dalla macchina e dalle disumane esigenze del mercato. Catechismo e carità Ecco, dunque, il duplice, principale impegno del priore Scalabrini: in primo luogo la formazione religiosa dei suoi parrocchiani, a cominciare dai piccoli e dai giovani. Mettendo a profitto le già ricordate capacità intellettuali, don Giovanni Battista redasse personalmente, per i bambini dell‟asilo – da lui stesso fondato in parrocchia – un catechismo, poi dato alle stampe: il Prezioso dono ai bambini. Una vera azione educativa non è fatta solo di insegnamento, ma di rapporti umani, come quelli che don Giovanni Battista sapeva intessere, grazie a quella «bella qualità» che il suo successore, don Piccinelli, gli riconosceva: «sapere stare con tutti, far bella cera a tutti: la vera prudenza sacerdotale che conduce le anime a Dio. E nulla dico della sua carità, del suo spirito di disinteresse: vero padre che soffre con chi soffre, piange con chi piange, si fa tutto a tutti»1. Lo si poteva incontrare spesso, il priore Scalabrini, mentre entrava in tante povere case, anche per visitare gli ammalati. E, nel salire le scale, tendeva l‟orecchio a cogliere il rumore di quel piccolo telaio che molte famiglie tenevano in casa, per qualche lavoretto che potesse integrare gli scarsi salari. E quando non era così: «Oh, le tristi giornate, quand‟io […] non sentivo, salendo per quelle povere scale, il suono secco e quasi ritmico del telaio! Tristi sotto ogni rapporto, perché colla miseria entrava spesso il disordine e il disonore nelle famiglie. In questi casi era la miseria, la fame nello stretto senso della parola»2. Cresceva, dunque, in don Scalabrini, quella capacità di sentire il vento che lo avrebbe portato su frontiere ancor più lontane. ( Continua) 1 8 Cit. in M. FRANCESCONI, Giovanni Battista Scalabrini vescovo di Piacenza e degli emigrati, Roma, Città nuova, 1985, p. 72. 2 G. B. SCALABRINI, Il socialismo e l’azione del clero, in Scalabrini e le migrazioni moderne. Scritti e carteggi, a cura di S. Tomasi e G. Rosoli, Torino, SEI, 1997, pp. 154-155. Servi di Dio o di mammona? Per il secondo anno la nostra comunità ha formulato la proposta di convocare credenti e non per un confronto su temi di attualità; l‟edizione 2011 di “La Comunità in ascolto. Del mondo e del Vangelo” ha coagulato l’attenzione di un folto pubblico (la sala Giovani dell‟oratorio era stracolma) su un tema sempre attuale ma che, in tempi di crisi come quella in atto, assume una connotazione ancor più rilevante. Il titolo “Non potete servire Dio e la ricchezza” è risultato accattivante. L‟argomento soldi interessa ogni uomo, chi non sa come far quadrare il bilancio familiare e chi nei soldi ci sguazza; approcci diversi, ma ugualmente inseriti nel nostro vissuto. Soldi, potere, Chiesa, Vangelo, felicità: questi – in sintesi - gli elementi posti sul tavolo della discussione; argomenti affrontati con grande serietà e trasparenza dai due relatori, che hanno saputo coinvolgere i presenti in ampi e sereni confronti. Il rischio del potere Nell‟incontro di lunedì 10 gennaio, don Battista Galli ha condotto a riflettere sul tema “Chiesa, soldi, potere”. Rileggendo fatti ed avvenimenti che anche in tempi recenti hanno coinvolto l‟immagine della Chiesa, ha ricordato come economia e finanza siano solo alcuni degli aspetti che compongono la più vasta tentazione chiamata “potere”; da questa tentazione (o, ancor peggio, dal suo abuso) non sono immuni neppure gli uomini di Chiesa, che talora scivolano nell‟orgoglio dell‟autorità, abdicando al comando evangelico dell‟autorevolezza. Il limite tende sempre l‟agguato all‟uomo, qualsiasi posto egli occupi nel mondo e nella società; per questa ragione il cristiano deve sempre domandarsi se il suo agire lo pone in rapporto con i suoi simili nel segno del servizio o del potere. Tutti, in quanto cristiani, formiamo la Chiesa; tutti siamo invitati a riflettere sui fatti citati, non per pruriginosa curiosità, ma sospinti da un sano desiderio di conversione. Il relatore ha guidato i presenti ad una rinnovata presa di coscienza, attualizzando nel nostro contesto storico la Lettera a Diogneto, il noto testo che sta alle origini della Chiesa. Don Galli ha citato l‟esempio della Caritas diocesana, che ha saputo compiere un‟evoluzione, superando il semplice concetto di elemosina (aiuto ad un bisogno) per arrivare a relazionarsi con la persona umana nella sua dignità (servizio all‟uomo); questo modo molto più coinvolgente di avvicinarsi al prossimo ci pone in discussione e ci interpella sulla vita e sul rapporto con i beni materiali. La subdola insidia del denaro Don Angelo Riva, giovedì 13 gennaio, nel suo intervento ha condotto la discussione su un piano ancor più personale, proponendo riflessioni sul tema “Soldi e felicità secondo il Vangelo”. La diffusa convinzione che i soldi ed il loro accumulo siano il mezzo che assicura all‟uomo la felicità è un concetto che si è fatto strada soprattutto dal XI secolo in avanti, da quando, cioè, il denaro è entrato nell‟uso corrente. Analizzando aspetti antropologici prima ancora che evangelici, il relatore ha guidato a ripensare come la pur ovvia utilità del denaro nasconda in sé i rischi del pericolo (l’affanno dell’accumulo già di per sé procura infelicità: tutto dovrà essere lasciato agli altri) e della disonestà (la destinazione universale dei beni deve far riflettere su quanto riteniamo nostro geloso possesso). La rilettura, sotto questa luce, della parabola evangelica dell‟amministratore disonesto ha meglio focalizzato il tema proposto; siamo chiamati a riferirci non solo alle fredde leggi del mercato (regolate da una giustizia puramente umana) ma a superarle, ponendo attenzione alle esigenze di tutti, secondo il monito del Vangelo. Don Riva ha lasciato alcuni spunti di meditazione: i soldi sono semplicemente un mezzo, solo il loro uso li può rendere buoni o cattivi; la vigilanza è un dovere che ci interpella, non solo sul piano personale ma anche e soprattutto su quello dell‟attenzione agli altri, perché non diventiamo idolatri dell‟avarizia; il valore che diamo alla sobrietà è la misura che ci permette di usare i beni per costruire relazioni umane, vera via per la felicità. Vita comunitaria di Giorgio Mondelli Due incontri affollatissimi per porre in rilievo “il rischio del potere” e “la subdola insidia del denaro” Non ci resta che far tesoro delle sollecitazioni ricevute, per orientare la nostra vita verso una dimensione sempre più cristiana; e darci appuntamento a gennaio del 2012. A ben ritrovarci! 8 Storia del Borgo di Natale Gagliardi Una ciminiera guardava dall’alto un asilo che poi divenne un liceo... 10 Il caminùn e tre asili Un amico, un po' grigio e un po' bianco (di capelli) mi ha detto: “Sono passato vicino alla stazione delle Nord, quella del Borgo, e ho visto la targa sulla quale c'è scritto che da quelle parti c'era il "caminùn". Perché non ne scrivi qualcosa, visto che c'è molta gente che non sa cosa era?". Cerco di accontentarlo. Il "caminùn" era la ciminiera (da Guinness) di un cotonificio che da via Mentana si estendeva fino al "Gerbetto", uno stabilimento che appartiene al passato remoto e al suo posto sono stati realizzati edifici residenziali. La ciminiera era alta 70 metri; era stata costruita dal comasco Francesco Saverio Marazzi e pare detenesse una sorta di primato nazionale proprio per l'altezza. Era chiamata "caminùn de la Fagnana" e il nome si dice fosse legato alla moglie del titolare del cotonificio (originaria di Fagnano Olona, ma c'erano pure altre spiegazioni). Il "caminùn" mandava in aria i fumi con i vapori del cotonificio e la sua scomparsa, che si colloca intorno agli anni settanta del Novecento, veniva sottolineata con un po' di risentimento da parte di alcuni borghigiani; la notizia era anche riportata dai giornali cittadini e sul bollettino parrocchiale il priore don Onorio Cairoli non aveva trascurato di ricordare il cartello che qualche buontempone aveva posto ai piedi dell‟ormai moribondo altissimo cilindro di mattoni che recitava: "Vietato fumare" (affermazione secondo alcuni da ridere, secondo altri da piangere). Ma il "caminùn" mi ha fatto ricordare un'altra realtà che magari non tutti i borghigiani conoscono e cioè l'edificio scolastico che sta in via Rezia, sul lato ,di fronte alla Casa della Gioventù, istituzione dell'Ottocento, nata come asilo e divenuta successivamente scuola. Il primo passo era del 1874, quando la Compagnia della Carità, rispondendo alle istanze di molte famiglie del popoloso borgo di san Bartolomeo riceveva alcuni locali della "prebenda" (messi a disposizione dal priore mons. Scalabrini) proprio sull'area che aveva visto, secoli prima, i frati crociferi che offrivano un tetto e un aiuto ai malati e ai pellegrini. Ma la situazione, dopo qualche tempo, si era fatta difficile per la domanda sempre crescente, così si arrivava ad una pubblica sottoscrizione di 15mila lire per la realizzazione di un nuovo edificio e il comune concedeva gratuitamente un'area di via Rezia. Veniva realizzato un fabbricato a un piano, con una facciata a timpano con colonne, un asilo per l'infanzia che veniva intitolato a Umberto I e che, di fatto, venne a costare 60 mila lire. Poi, negli anni venti del Novecento, al posto dell'asilo arrivò una scuola superiore che fu a lungo liceo scientifico e che negli anni finali della guerra, tra il 1943 e il 1945, fu occupato dai militari della Guardia Nazionale Repubblicana. Infine negli anni cinquanta l'edificio fu rialzato di un piano. Il riferimento alla scuola partendo dal "caminùn" non è gratuito; mi ero infatti ricordato di una illustrazione apparsa su una rivista cittadina del 1905: una fotografia dell'asilo Umberto I che insieme alla costruzione dedicata all'infanzia mostra su uno sfondo, visibilissimo, lo slancio verso l'alto del fu "caminùn" che, secondo il mio amico suggeritore, rischia d'essere cosa più sconosciuta che dimenticata. Così partendo dal "Gerbetto" sono arrivato a due asili, quello della "prebenda" e quello dedicato al sovrano di casa Savoia; poi mi limito a ricordare che, proprio nell'area di cui si parla, sarebbe arrivato anche l'asilo nido delle suore, che ha tutta un'altra provenienza. Nulla anteporre all’amore di Cristo «Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui» (Mc 3,13-14). In questo articolo vorrei tentare di dare qualche pennellata per comprendere un po‟ meglio – spero – che cosa significa emettere una professione religiosa, e in particolare, una professione monastica. Credo che i brevi versetti del Vangelo che ho riportato sopra possano servire come guida per la riflessione. L‟evangelista dice che Gesù chiamò a sé “quelli che egli volle”. Dietro a tale espressione si può scorgere un atto assolutamente gratuito e di un‟umiltà impressionante, con cui Dio dichiara di voler avere bisogno di noi, di volere che gli uomini collaborino con lui per realizzare la salvezza del mondo. Così, non per meriti particolari (anzi…!), ma per una libera scelta, Dio sceglie degli uomini (e delle donne) che diano tutta la loro vita per il Vangelo. Uomini e donne chiamati, prima di tutto, a “stare con lui”, cioè a mettere Dio al di sopra e prima di ogni altra cosa, di ogni altra persona, di ogni altro affetto. Uomini e donne chiamati a vivere un autentico amore sponsale con Gesù, un amore così intimo da superare persino quello tra un uomo e una donna, per il semplice fatto che solo Dio è capace di abitare quella profonda solitudine che segna il cuore di ogni essere umano. Nel corso dei secoli sono sorti diversi ordini religiosi in cui i membri si sforzano di imitare Gesù maestro, Gesù medico delle anime e dei corpi, Gesù consolatore dei poveri e degli afflitti… ma anche Gesù orante. Così la vita consacrata è nella Chiesa come un grande albero, con infiniti rami (i diversi ordini), che si distinguono per differenti carismi. Al di sopra e prima di tutto c‟è però lo stare con Gesù; quello che si fa è secondario. Così il rito di consacrazione – in particolare quello delle vergini, che per ovvi motivi mi è più familiare – richiama fortemente il rito del matrimonio. Le vergini emettono dei voti, ossia delle promesse con cui si impegnano a vivere secondo il Vangelo e ad essere fedeli a Cristo come al loro unico sposo. Generalmente i voti religiosi sono i cosiddetti “consigli evangelici”, cioè povertà, castità e obbedienza. Attraverso il voto di povertà, i religiosi si impegnano a non possedere nulla, a vivere sobriamente, con forme che variano secondo gli ordini religiosi, perchè ripongono tutta la loro fiducia in Dio, che provvederà a non far mancare nulla, e perchè scelgono di mettere Dio, il vero Bene, sopra ogni cosa. Attraverso il voto di castità, i consacrati rinunciano volontariamente a generare, non per un “di meno”, ma per essere madri (e padri) di ogni essere umano. La castità ha lo scopo di dilatare al massimo il cuore di chi si consacra, in modo da amare e donarsi senza limiti, come Gesù ha fatto. Così, ogni povero, ogni malato, ogni sofferente, ogni bisognoso nel corpo e nello spirito, chiunque è nel dolore o nella prova diventa un figlio da amare e da presentare a Gesù, perché Egli lo guarisca. Infine, attraverso il voto di obbedienza, i religiosi si impegnano a non servire il proprio “io”, ma Dio; si impegnano a conformarsi a Cristo, che nella sua vita fece solamente la volontà del Padre. Qualche differenza si ha nella consacrazione monastica della famiglia benedettina, di cui mi onoro di far parte! I benedettini sono un ordine contemplativo, ossia una di quelle famiglie religiose che si sforzano di sostenere la Chiesa e il mondo intero con una preghiera pressoché incessante di intercessione, di lode, di adorazione, di ringraziamento… Fondati nel VI secolo da san Benedetto da Norcia, i benedettini sono stati per secoli l‟ordine preponderante nella storia della Chiesa, prima che, dall‟XI secolo, si diffondessero nuove forme religiose e altri ordini di vita contemplativa. Nella sua Regola, san Benedetto prevede che i monaci facciano voto di stabilità, conversione di vita e obbedienza. Il voto di conversione di vita comprende quelli di povertà e castità, ed è lo sforzo di vivere tutta la vita nella costante conversione, per somigliare sempre di più a Cristo. Il voto di stabilità è invece unico dei benedettini ed è l‟impegno a legarsi alla propria comunità con un vincolo indissolubile, sponsale, per amarla con tutte le forze come la propria famiglia, come il proprio corpo, pronti a dare tutto per lei. Spiritualità di suor Maria Samuela osb Qualche giorno prima della professione perpetua (5 marzo), suor Maria Samuela ci spiega la sua scelta di consacrazione 11 Missioni di Giuseppe Villani Un mondo da scoprire nel Burkina Faso, ex Alto Volta colonia francese Padre Omer, dal Burkina Ricerche archeologiche abbastanza recenti hanno permesso agli esperti di affermare che in Bourkina Faso già 12000 anni avanti Cristo erano presenti popolazioni dedite alla caccia e alla raccolta di prodotti vegetali spontanei. Più avanti, all‟incirca 3000 anni avanti Cristo, era lì praticata l‟agricoltura, con l‟uso di attrezzi di ferro e di ceramica (per un confronto, ricordo che la fondazione di Roma è comunemente fissata nell‟anno 753 avanti Cristo). Oggi il Bourkina Faso conta qualcosa più di 15 milioni di abitanti, due dei quali concentrati nella grande capitale Ouagadougou, fa parte dell‟Africa francofona essendo stata colonia francese fino alla costituzione della attuale repubblica autonoma nel 1960 ed indirizza ogni anno piccoli o meno piccoli gruppi di Burkinabè alla ricerca di fortuna in particolare in Francia, ma anche da noi. Un Burkinabè del tutto particolare è in questi giorni presente a Como. Si tratta dell‟Abbé Omer Pare, sacerdote dal 23 luglio 2005, in temporanea trasferta presso di noi per curare gli esiti di un perverso e violento getto di carburante che gli ha colpito en- trambi gli occhi e ne ha lesionato l‟uso. Padre Omer, per usare la nostra terminologia, opera in patria unitamente ad un altro sacerdote e a quattro suore nella parrocchia di Wakara, nella cittadina di Dédougou, 30000 abitanti, 210 chilometri ad ovest della capitale. A questo piccolo gruppo di religiosi è affidata non solo la cura della parrocchia ma anche la vita religiosa di 43 villaggi sparsi nel territorio circostante e distanti anche 110 chilometri da Dèdougou, villaggi che cercano di visitare almeno una volta al mese raggiungendoli (in moto, perchè questo è il solo mezzo di trasporto di cui dispongono) lungo strade non facilmente praticabili e a volte del tutto non percorribili durante la stagione delle piogge, da giugno a settembre. Pensate forse che il loro “lavoro” si esaurisca nella celebrazione della Messa e nel catechismo dei bambini? Ebbene no: curano due movimenti spirituali, il “mouvement charismatique” e la “légion de Marie”, assistono scout e guide, promuovono l‟attività di una organizzazione simile alla nostra Caritas, istruiscono i lavoratori della terra nelle più opportune tecniche di allevamento e di coltura e dal 2006 hanno pure avviato una azio- ne sociale a sostegno dei tanti handicappati che purtroppo in Africa esistono e che spesso sono tenuti ai margini della società. Per loro e con loro hanno creato una associazione che opera per fare riconoscere e rispettare i loro diritti. Ad esempio fanno fare loro piccoli lavori utili e gratuiti a favore di terzi, dimostrando in tal modo che anche gli handicappati possono essere utili alla società ed ottenendo di ritorno considerazione e donazioni utili a migliorare le loro condizioni di vita. Nei 43 villaggi dei dintorni usufruiscono dell‟aiuto di “catechisti” locali. Si tratta in sostanza di diaconi permanenti, utili sempre, indispensabili durante la stagione delle piogge per mantenere viva la vita spirituale dei cristiani sparsi sul territorio. Nel raccontare tutto questo Padre Omer appare felice e per nulla oppresso dalla vastità dell‟impegno. Unico suo cruccio è che a partire dall‟anno 2000 sono cessati gli aiuti economici precedentemente provenienti da Roma e la parrocchia è ora costretta all‟autogestione, cosa non semplice dato lo scarso livello di reddito della grande parte dei parrocchiani. Dicono le statistiche che in Bourkina Faso il 50% della popolazione è mussulmana, il 20% animista ed il 30% cristiana: dice però Padre Omer che c‟è molto reciproco rispetto tra le varie religioni, che si fanno feste in comune e che loro, i cattolici, sono i primi a fare i passi necessari per promuovere i vari incontri comuni. Vuoi vedere che il Bourkina Faso ha qualcosa da insegnare a noi e al mondo? Festa di Natale Il pomeriggio di domenica 12 dicembre è stato un po‟ speciale per i bambini e le famiglie della nostra parrocchia. Per salutarci e scambiarci gli auguri prima delle festività natalizie, abbiamo avuto l‟occasione di trascorrere un pomeriggio diverso dal solito. Ci siamo ritrovati tutti in chiesa per un primo momento di preghiera, dove Don Francesco ha fatto conoscere un po‟ meglio a tutti noi la storia di Santa Lucia, che è stata la figura che ha fatto da filo conduttore di questa giornata. Poi è arrivato il momento più emozionante: ci siamo divisi in gruppi per recarci a far visita ad alcuni anziani della nostra parrocchia, per portar loro un po‟ di gioia e pregare insieme davanti al Presepe. I bambini si sono dimostrati molto maturi e rispettosi ma hanno saputo anche portare quell‟allegria e ingenuità che solo i bambini possiedono e riescono a trasmettere. Abbiamo ascoltato le storie che queste persone avevano da raccontarci, il loro modo di festeggiare il Natale quando anch‟essi erano piccoli e nei volti dei nostri bambini si poteva leggere lo stupore del sentir parlare di un Natale così semplice, senza grossi regali ma ugualmente, se non di più, bello. E non nascondo che anche per me è stato difficile nascondere l‟emozione così tanto sincere risuonavano le loro parole e forse anche il velo di malinconia che si poteva leggere nei loro occhi. Purtroppo il tempo a disposizione è stato poco, e, subito, è arrivato il momento dei saluti. In ogni casa i nostri bambini hanno lasciato in dono un Presepe di cartoncino preparato dai ragazzi del catechismo delle medie, e una lanterna, simbolo della luce di Gesù che stava per nascere. Naturalmente anche chi ci ha gentilmente ospitato ci ha viziato riempiendoci le tasche di cioccolatini e altre leccornie. Sicuramente anche per questo motivo i bambini il prossimo anno saranno felicissimi di rifare questa esperienza !!! Il pomeriggio si è concluso prima in chiesa e poi nella palestra dell‟Oratorio, dove fantastiche mamme ci hanno deliziato con una buonissima merenda. Sicuramente è stato un momento di crescita e di testimonianza molto bello che sicuramente avrà impressionato positivamente bambini, famiglie e anche noi catechiste con il caldo invito da parte nostra di riproporre questa bellissima esperienza anche il prossimo anno. Nicoletta Caro don Christian, sono stata molto contenta della bella iniziativa di mandare un gruppo di bambini a fare gli auguri natalizi. Grazie! E‟ stata proprio una buona idea. Io avrei tanta voglia di partecipare e fare ancora qualcosa ma l‟infermità che mi ha colpita mi ha tolto ogni energia. Comunque fra telefonate e visite mi sento ancora parte della parrocchia. Grazie di tutto e tanti auguri Piera E‟ stato bello l‟incontro con i bambini del catechismo di domenica 12 dicembre. Con loro ho rivissuto la mia fanciullezza: l‟attesa e la gioia del Natale. Grazie. Alberta Domenica 12 dicembre nel primo pomeriggio, a casa mia, suona il citofono: chi è? Risposta: sono un catechista con dei ragazzi e desideriamo porgere gli auguri. Benissimo, venite. Era il seminarista Alberto che accompagnava tre bambine e un bambino. Io e mia moglie ci siamo veramente commossi! E‟ stata una lezione di vita per loro e noi abbiamo così constatato la vicinanza della nostra parrocchia che si fa Comunità. L‟avvenire è rappresentato dai bambini mentre per noi, quando Dio busserà, sarà il termine di questa vita ma da cristiani diciamo: “dies natalis”. Ci ha fatto piacere quando una ragazza ha detto: “siamo venuti a portare anche un regalino fatto da noi per voi vecchi”, ma subito un altro ha precisato: “si dice anziani non vecchi”. E‟ proprio vero: nessuno è mai troppo vecchio per imparare qualcosa! Dopo aver parlato un poco abbiamo recitato l‟Angelo di Dio, ringraziando di cuore. Che dire? Tutto bello. Lodevole iniziativa e un grosso Grazie a tutti in particolare a don Francesco, infaticabile lavoratore dell‟Oratorio e che giustamente il nostro parroco don Christian chiama “la casa di tutti”. Sergio Oratorio Raccolta di alcune testimonianze Una catechista, tre anziani e una bambina raccontano una bella iniziativa natalizia La “gita” di domenica scorsa credo sia stata una magnifica iniziativa perché ci ha fatto capire cosa vuol dire essere soli e ammalati. Essere soli e senza forza ha anche molte conseguenze: ad esempio le signore che ho incontrato non avevano fatto il presepio a causa della loro stanchezza. E‟ stato anche molto istruttivo perché le anziane avevano diverse tradizioni, come ad esempio c‟era un‟anziana pugliese che aveva diversi modi di fare dalle altre persone ed era un‟ottima pasticcera! Vorrei ringraziare chi ha organizzato la gita e che se ne è occupato, anche perché ho vissuto davvero una mitica giornata! Maristella 13 i lettori ci scrivono Riflessioni sul Natale Ricordo di Angelo Albanese Ricordo di Luigi Schiera Abbiamo chiesto a Paola e alle figlie di poter pubblicare l‟intervento che hanno letto il giorno del Funerale. di Maria Bianchi di Grazia Taiana Carissimi, ci tenevo tanto a dirvi qualche parola nell‟impossibilità di farlo singolarmente. Questi mesi sono stati difficili, dolorosi e pesanti, ma sono stati anche una Grazia per la meravigliosa testimonianza di affetto e di amicizia da parte di innumerevoli persone. E‟ proprio vero che “non amiamo a parole ma con i fatti e nella verità”. Angelo ci ha preceduti nella gloria del Padre; se veramente crediamo che ci sia una gioia senza fine asciughiamo le nostre lacrime e rallegriamoci perché nel Cielo si è accesa una nuova luce per noi. Vi abbraccio tutti, e vi ringrazio ancora dal profondo del cuore per l‟amicizia sincera, il calore e l‟affetto con cui avete circondato la nostra famiglia. Vi chiedo di starci vicini. Angelo, dal Cielo, pregherà per tutti noi. Paola Abbiamo vissuto un bel Natale 2010 nelle nostra chiesa di san Bartolomeo alla santa Messa di Mezzanotte. La gente è accorsa numerosa già un‟ora prima per pregare e ascoltare nella veglia e poi ha saputo rimanere in silenzio nell‟attesa, un silenzio partecipato e quasi assoluto. La solennità della celebrazione è stata stimolata da una decorazione floreale al di sopra di ogni aspettativa, grande e commovente nella sua bellezza, luminosa d‟oro e calda nel rosso delle poinsezie, viva nell’abete del bosco. Quanti hanno saputo vedere la ricerca di un effetto bello e solenne, come un grazie a Dio fatto uomo, come un grazie dalle persone che lo amano e lo glorificano? Vorrei condividere con tutti i partecipanti alle Sante Messe festive la gioia degli addobbi floreali che prendono spunto dalla liturgia nei colori e che vengono studiati e predisposti con tanto amore alla casa di Dio. Anche questo lavoro è preghiera, come la musica ed il canto. 14 Caro papi, abbiamo deciso di incidere su un foglio i nostri pensieri perché si sa, scrivere è più facile. Qualcuno lassù ha deciso che eri una persona tanto splendida da volerti con Lui, dandoti così la possibilità di diventare per un noi un angelo custode a tutti gli effetti. Lo sei stato in vita e lo sarai ancora, nonostante tu fisicamente non ci sia più. Vedi quante persone sono venute a salutarti oggi? Accanto ai tuoi amici e colleghi ci sono anche i nostri. Sai perché? È tutto merito tuo. In tutti questi anni ci hai accompagnati nella crescita rendendoci persone capaci di circondarsi di amicizie vere e sincere. Se siamo come siamo è perché tu e la mamma avete nutrito per noi, e nutrite ancora, un amore sconfinato e siete stati capaci di accompagnarci nel modo migliore possibile. Vogliamo ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi, per esserti sempre preoccupato anche delle questioni insignificanti, per averci detto di no (quei sani no che fanno bene alla crescita) e per esserci sempre stato accanto nel momento del bisogno. Non ricordiamo una volta che tu ci abbia detto di non avere tempo per noi, nonostante il tuo lavoro ne richiedesse parecchio e ti portasse via il 90% delle energie. Continuerai a farlo anche ora e siamo sicure che sentiremo l‟eco dei tuoi consigli e dei tuoi rimproveri. L‟amore non fa rumore, ma il suo eco dura a lungo dentro il cuore, tu, nel nostro cuore, vivrai sempre. Ti vogliamo bene papà! Le tue bambine Chiara, Federica, Anna, Elena e Giulia. PS: ti promettiamo che faremo le brave Il 9 novembre è mancato Luigi Schiera; ha raggiunto in Paradiso la sua amata moglie Carla. Luigi è stata una figura importante per la parrocchia di S.Rocco. Vissuto da sempre a S.Rocco, ha conosciuto parecchi sacerdoti con i quali ha sempre avuto ottimi rapporti di collaborazione per la buona riuscita delle varie attività che si svolgevano soprattutto in oratorio, per il quale, Luigi, ha sempre lavorato attivamente. Luigi è sempre stato presente al nostro fianco trasmettendoci valori di fede, amore, umanità e onestà. Con il suo esempio e la sua parola ci ha comunicato la gioia di una fede vera e profonda. Con il suo stile di vita ci ha insegnato quanto sia importante avere fede, essere decisi nel prendere posizioni nelle varie situazione della vita e con risolutezza portare a termine gli impegni assunti. Luigi ha vissuto una vita di servizio senza cercare un fine per se stesso, senza mai pesare sugli altri, anche quando, divenuto anziano e con qualche acciacco dell‟età doveva comunque dipendere in qualche modo dagli altri soprattutto dai figli, diceva sempre “non devo approfittare perché devono pensare alla loro famiglia”. Era piacevole trascorrere qualche ora in sua compagnia perché, nonostante l‟età, i 12 anni trascorsi senza la moglie, non si è mai emarginato, ma teneva vivi i suoi interessi che lo rendevano giovane nello spirito. Amava la musica classica, i libri; era molto partecipe alla vita dei suoi amati nipoti ed era molto fiero di loro. Sapeva, ed era orgoglioso di essere un nonno “speciale”! Ha vissuto con dignità gli ultimi giorni della sua vita nel letto d‟ospedale e, nonostante le sofferenze, quando andavamo a trovarlo si interessava sempre di noi, dell‟andamento del nostro lavoro, delle nostre figlie e, ancora una volta si calava nella nostra vita, dimenticando per un attimo i suoi problemi di salute. Ci sarebbero ancora tante parole da scrivere, ma tutti coloro che l‟hanno conosciuto, sanno che per Luigi servivano più i gesti che le parole, quindi viviamo e lavoriamo come Luigi ci ha insegnato: grazie Luigi! Proteggici da lassù! Defunti Battezzati Sposi (fino al 31 gennaio ‘11) (fino al 31 gennaio ‘11) (fino al 31 gennaio ‘11) san Bartolomeo san Bartolomeo san Rocco 32. MELOTTO Augusto di anni 95 33. BIANCHI Amleto di anni 93 34. GESSAGA Lina di anni 85 35. PAVANETTO Antonio di anni 92 36. GUGGIARI Giancarla di anni 52 37. MERONI Angela, di anni 93 38. NOTARI Liliana, di anni 86 39. MOLTENI Giuseppe, di anni 94 40. NAPOLI Rosina, di anni 66 41. THORNE Vivian, di anni 92 42. MARONGIU Germano di anni 81 21. CADENAZZI Pietro il 3 ottobre 22. VEGA REJES Dominick il 3 ottobre 23. CERVASIO Lorenzo il 7 novembre 24. BESTETTI Pietro il 5 dicembre 25. ALEXANDER Selena il 5 dicembre 26. UNICO Lirra il 5 dicembre Dai registri parrocchiali 01. VARINI Emilio con BOLIS Mariagrazia sposi dal 29/1/11 Anno 2011 01. BARRACO Marco il 2 gennaio 02. FEMIANO Agata il 2 gennaio Anno 2011 01. SALATINO Delia, di anni 90 02. MASTROSIMONE Elvira, di anni 91 03. ALBANESE Angelo, di anni 51 04. VAGHI Iole, di anni 90 05. FUSCO Erminia di anni 93 san Rocco 08. BALLABIO Fabio, di anni 40 09. BALZARETTI Angela, di anni 88 10. MONTI Bruno, di anni 82 11. SCHIERA Luigi, di anni 88 12. MANTEGAZZA Ersilio di anni 88 13. ALESSANDRI Roberto, di anni 42 Anno 2011 01. GATTI Emilia, di anni 101 Don Giorgio ringrazia Carissimo don Christian, desidero esprimere a te, a don Francesco, a don Roberto e a tutta la comunità pastorale Beato Scalabrini viva gratitudine per l'amicizia, l'affetto e la carità che mi avete dimostrato in occasione del mio 25° di sacerdozio. Grazie per la gioiosa celebrazione eucaristica in cui tutti insieme abbiamo fatto „coro‟, uniti in una sola voce nella lode del Signore: confratelli sacerdoti, chierichetti, cantori e musicisti, lettori, animatori della liturgia, fedeli riuniti intorno alla mensa della Parola e del Pane di Vita, amici e fedeli „lontani‟ perché impossibilitati a partecipare di persona. Una celebrazione di famiglia in cui mi avete aiutato a lodare e ringraziare Dio nel modo più degno: nella comunione dei fratelli in Cristo. Nella vostra fede e nella vostra bontà ho avuto un‟ulteriore conferma dell'Amore di Dio e della sua Misericordia verso di me. Grazie ai sempre disponibili e affidabili cuochi „sanrocchini‟ per l'abbondante e prelibato pranzo. È stato un momento di famiglia, di gioia conviviale e fraterna, concluso „in gloria‟ con la squisita e delicata torta… „sacerdotale‟, nella sostanza e nella forma. Anche mia mamma, da raffinata buongustaia, ha gradito e apprezzato. Ancora oggi custodisce un „dolce‟ ricordo della festa. Grazie alla vostra generosità, continuerò il mio 25° nella terra di Gesù. Vi porterò tutti con me, nella preghiera, nella lode e nella riconoscenza. Con tanta gratitudine e affetto in Cristo Gesù. di don Giorgio 15 — Professione perpetua di suor Maria Samuela Ore 10 del 5 marzo 2011 presso il monastero Mater Ecclesiae sull‟Isola di san Giulio delle ceneri — Mercoledì 9 marzo 2011 Ore 7,20; 9; 18 Messa e imposizione ceneri a san Bartolomeo Ore 21 Messa e imposizione delle ceneri a san Rocco Ore 17 celebrazione per i bambini e i ragazzi — Quaresimale A san Bartolomeo Ore 17.30 –18.30 ogni venerdì Via Crucis e predicazione straordinaria sul brano della Samaritana al pozzo. È sospesa la Messa. A san Rocco ogni venerdì Ore 17 Messa, a seguire via Crucis missionari martiri — Giornata 24 marzo 2011 Veglia di preghiera cittadina a san Rocco con processione fino alla croce dei martiri straordinaria — Catechesi Domenica 13/20/27 marzo e 3/10 aprile in cripta — –— — - — — ——— ———– —— ——— — ——— — ——— — — —— — ——— ——— — —— ————— - — – — —— — —— ——— — ——— — ——— — — —— — — delle palme –— Domenica Ore 10 p.za Vittoria e processione verso san Bartolomeo — Ore 10.30 in oratorio a san Rocco e processione — — Benedizione delle famiglie a — ——— ——— A metà febbraio abbiamo iniziato la visita alle famiglie di tutta la parrocchia, sperando di concluderla in maggio. Noi preti, (don Christian, don Giorgio e don Francesco), saremo aiutati da suor Paola, suor Lucia e suor Marina. Arriveremo nel tardo pomeriggio e vi avviseremo attraverso un foglietto che lasceremo all‟ingresso del condominio o della casa. Quest‟anno porteremo nelle case l‟immagine del Beato Giovanni Paolo II sperando di fare cosa gradita a molti. Ufficio parrocchiale in via Milano 161 (tel. 031.272.618) e‟ aperto per richiedere certificati in questi orari: MARTEDI 17/19 MERCOLEDI 9,30/11,30 VENERDI 9,30/11,30 Numeri utili Don Christian Bricola Parroco e Ufficio tel. 031.27.26.18 fax 031.26.12.56 Don Francesco Vanotti Vicario Oratorio tel. 031 26.23.89 ———– Giovedì 17/24/31 marzo e 7/14 aprile a san Rocco san Bartolomeo e san Rocco Appuntamenti e Numeri utili — ———– —— ——— — ——— — ——— — — —— — ——— ——— — —— Don Giorgio Molteni Collaboratore tel. 031.27.13.20 Casa parrocchiale san Rocco via Regina 50 tel 031.26.53.85 Casa santa Luisa via Rezia 7 tel. 031.27.93.58 Revv.Suore via Rezia 5 tel. 031.26.53.12 [email protected] www.sanba.org