…«Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire; poiché io vi dico che non la mangerò più, finché sia compiuta nel regno di Dio». E, preso un calice, rese grazie e disse: «Prendete questo e distribuitelo fra voi; perché io vi dico che ormai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio». Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi». Luca 22:5-‐20 INTRODUZIONE Transustanziazione? Nella pratica comune di tutti i popoli, i rappresentanti dei re, i viceré, gli ambasciatori, o rappresentanti degli Stati presso altri Stati, hanno ricevuto, e ricevono ancora oggi gli onori come se fossero le persone stesse del re o dei capi di stato. Dio disse a Mosè: “Vedi, io ti ho costituito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta, tu dirai tutto quello che ti ordinerò” (Eso.7:1). Mosè presso il Faraone rappresentava Dio, ma non era Dio, egli era il Suo rappresentante accreditato. Gli Israeliti riverivano l’Arca del patto che rappresentava Dio in terra e fra loro; la temevano e la onoravano come se fosse Dio in Persona. Infatti, essa “rappresentava” Dio in terra, in attesa dell’Emmanuele che doveva venire secondo le scritture. Da essa usciva la parola di Dio, il fuoco e la morte che distruggeva i profanatori del luogo sacro, e produceva malattie per i pagani che cercavano di custodirla nei loro templi (1°Sam.5:6), e per il popolo d’Israele che trasgrediva la Sua legge: “L'Eterno ti colpirà con l'ulcera d'Egitto, con le emorroidi, con la scabbia e con la tigna, di cui non potrai guarire”( De.28:27). L’Arca era il simbolo o la rappresentazione di Gesù Cristo, ma non era la Sua persona. Così il pane e il vino della Santa Cena, dopo l’ascensione di Gesù al cielo rappresentano il Dio incarnato fatto uomo per gli uomini. Chi professa il cristianesimo genuino deve sapere che anche dopo la benedizione degli elementi che l’officiante fa, il pane rimane pane e il vino rimane vino. La persona che non fa differenza fra il vivere da religiosa e il vivere da convertita al servizio di Dio, lasciando vivere Cristo nella propria persona (Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me Galati 2:20), ingoia la dottrina della transustanziazione come dottrina di Dio e non dagli uomini, quale essa realmente è. I Cristiani genuini non hanno necessità di comunicarsi con il Cristo secondo la carne (E se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora, però non lo conosciamo più così, (2°Cor.5:16), e di trovarlo fra loro e in loro nelle apparenze del pane e del vino. Costoro hanno comunione col Cristo risorto e in Cristo tutti i momenti della loro vita con il Suo vicario in terra, che non è il papa come erroneamente molti credono, ma con lo Spirito Santo o Spirito di Cristo, che Lui dopo la resurrezione ha mandato nel mondo a Pentecoste per proseguire la Sua opera nella Chiesa. “Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen" (Matt. 20:28; Atti 3:20;Col.1:27; 1°Giov.5:12 ecc). Tutti quelli che si accostano alla cena del Signore, secondo il Suo insegnamento che è spirituale, rivivono quel giorno di 2000 anni fa nell’esperienza spirituale di trovarsi a tavola con Gesù e credere alle Sue parole: “Mangiate questo è il mio corpo... bevetene tutti questo è il mio sangue, il sangue del patto, il qual è sparso per molti per la remissione dei peccati”. Come il battezzante non rende valido il battesimo del neofita, ma è il battezzato che lo rende valido con il suo credere nell’opera redentrice di Gesù, così è per la persona che si accosta degnamente alla Santa Cena. Con il suo credere alle parole di Gesù: “Questo è il mio corpo”, egli fa formare dentro di sé, a livello spirituale, Gesù, l’eccellente vittima sacrificale. Per i meriti di Gesù il credente ha ottenuto e ancora adesso ottiene conferma, mediante la comunione con Lui, della remissione dei peccati, l’adesione al nuovo patto nel Suo sangue e i benefici a esso connessi, e la promessa certa di ricevere alla Sua seconda venuta un posto eccellente nel regno di Dio. Lo stesso Gesù in Mt. 26:26/29 chiarisce che il pane e il vino che Lui esorta a mangiare e bere è un puro simbolismo: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. Ed io vi dico, che da ora in poi io non berrò più di questo frutto della vigna fino a quel giorno in cui io lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”. Per comprendere il significato spirituale di questo brano bisogna fare due considerazioni importanti: 1) Gli Apostoli, i più intimi discepoli, mangiarono il pane, inteso come corpo spirituale interno del Signore, in altre parole, la sostanza di Gesù quale “Parola che si era fatta carne per gli uomini”, perché il Suo corpo materiale, non ancora morto, era lì davanti a loro che ministrava la Santa Cena. La Parola quindi, fu nel pane materiale una “trasposizione delegata del Suo corpo, in altre parole la Parola fatta carne”, come daltronde aveva già deciso, prima della fondazione del mondo (1°Pie.1:18/20), di donarla sulla croce per purificare gli uomini dai loro peccati. Quando crediamo in Cristo Gesù per la salvezza delle anime nostre, noi operiamo secondo la volontà di Dio una trasposizione delegata dei nostri peccati passati in Cristo (Isa.53:4/5). Avviene in effetti, quello che dice la scrittura: Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto essere peccato per noi, affinchè noi diventassimo giustizia di Dio in Lui (2° Cor.5:21). Egli sulla croce è la mia e la tua persona, le nostre persone, con i nostri peccati ricompensati con la morte. Sulla croce dunque, c’è stata e c’è ancora una trasposizione delegata che mette in atto una realtà vera nel mondo dello spirito. 2) Quando Gesù spezzò il pane, da esso non fuoriuscirono sangue e acqua per dare maggior credito alle Sue parole: “Questo è il mio corpo (di carne) spezzato per voi”. I Suoi discepoli e gli Apostoli, allora ritenevano assurdo e riprovevole mangiare la carne e bere il sangue di un essere umano (Giov.6:60/63). La legge di Dio data a Mosè comandava di non mangiare la carne degli animali insieme col sangue; come poteva pretendere Gesù d’essere ascoltato e creduto? Considerato ciò, non era il caso d’operare il miracolo della fuoriuscita del sangue allo spezzare il pane? Perché questo miracolo fu osservato parecchie volte dopo la promulgazione del dogma della transustanziazione? Perché dare dimostrazione di attendibilità a qualche prete incredulo del dogma e non darla invece ai primi divulgatori della fede Cristiana nel mondo? Loro avevano più di tutti, il diritto d’avere la piena certezza che quel pane che spezzavano e quel vino che bevevano, dopo la benedizione, conteneva il vero corpo, il vero sangue, la vera anima e la vera divinità del Signor Gesù Cristo, perché erano i promotori della testimonianza Cristiana nel mondo! Gesù invece riprese i Suoi ascoltatori increduli dicendo: “Questo vi scandalizza? E che sarebbe se vedeste il figliol dell’uomo ascendere dov’era prima? E’ lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma fra voi ve ne son alcuni che non credono (Giov.6:61/64). Perché dunque il Signore, a detta di ministri cristiani increduli, dopo più di 1500 anni si preoccupa di dare attendibilità al dogma, facendo uscire sangue dappertutto, dalle ostie, dalle immagini, dalle statue, dalle persone fedeli e dalle infedeli? Chiediamoci se è vero che è Gesù a operare tali miracoli. Io, dal canto mio, sento puzza di bruciato! Quando l’Apostolo Paolo afferma che gli apostoli tutti hanno sì conosciuto Cristo secondo la carne, ma adesso, dopo la resurrezione, non lo conoscono più così (2°Cor.5:16), vuol chiarire, che la storia della Parola incarnata in Cristo uomo è finita. Egli non ha più un corpo fatto di carne e sangue, in cielo carne e sangue non possono entrare; la Sua carne e il Suo sangue sono per Lui un lontano ricordo. Per noi invece, la Sua incarnazione, deve essere sempre ricordata e giammai pretendere di realizzarla negli elementi della Santa Cena. Questa, come vuole il Maestro, deve essere solamente ricordata spesso, affinchè la ripetizione continua di essa, fino alla Sua seconda venuta, sia di conferma e garanzia di tutti i privilegi accordati solo a chi ha aderito al “Nuovo patto nel Suo sangue”. Tali privilegi sono accordati, è il caso di ricordarlo, solo a coloro che degnamente si accostano a questo santo ordinamento. Il suo ricordo serve anche di segno e monito ai credenti tiepidi per incitarli a una nuova vita in Cristo, perché essa è segno e garanzia di vittoria sul peccato e di grazia ricevuta, che in chi crede nel suo vero significato dovrebbe sicuramente promuovere una più spontanea, fervente, amorevole e duratura riconoscenza verso il Cristo. Invece, per i religiosi e per i non credenti essa è monito d’imminente giudizio e castigo se non si convertono della loro vita vissuta senza il Cristo dentro la loro persona. LA SANTA CENA CAPITOLO 1 1.1 Il dogma della transustanziazione è un insegnamento proveniente da Dio o dalla mente dell’uomo? Il dogma della transustanziazione dichiara che il pane e il vino cambiano sostanza per effetto della benedizione del prete, pur rimanendo tali solo nelle apparenze. Se avvenisse il cambiamento di sostanza, come dichiara il dogma, cioè che un poco di farina di grano per effetto della benedizione, diventa immediatamente e certamente la persona in carne, ossa, sangue, anima e divinità di Gesù Cristo, allora un gran potere è affidato dai vescovi ai preti. A ben considerare questo grande potere è superiore a quello di Dio! Questi, infatti, con la Sua potenza mutò un poco di fango in un uomo, che peraltro divenne peccatore. I preti invece, per la potenza delegata loro dai vescovi mutano un poco di farina nella persona divina di Gesù Cristo che salva i peccatori, e non li fa più peccare se la mangiano di continuo! Quella particola è creduta da loro, com’è scritto in Apo.4:8; Apo.1:8; 1°Tim.1:17 il solo Dio invisibile, immortale e onnipotente! In altre parole, con le loro mani e le loro parole hanno creato Dio! Questa credenza oltre ad essere idolatria è allo stesso tempo: Pazzia! Il loro credere è così forte e radicato che per secoli continuano a maledire tutti quelli, compresi i loro seguaci che la pensano un pochino diversamente dal loro dogma di fede. Alla fine di questo libretto è riportato il dogma Tridentino del 1562, e le maledizioni rivolte a chi non crede in esso. E’ utile che tu lo legga. Il loro credere, senza che se ne rendano conto, si è spinto oltre a quello che è scritto nella Santa parola di Dio, la Bibbia. Essa dichiara nel libro di Sofonia 1:4/6 “Sterminerò da questo luogo gli avanzi di Baal e il nome dei preti degli idoli, coi sacerdoti, e quelli che s’inginocchiano sui tetti davanti all’esercito celeste, e quelli che s’inginocchiano prestandondo giuramento all’Eterno, e prestando giuramento anche a Malcom, e quelli che si allontanano dall’Eterno, che non lo cercano, né si curano di lui”. In Geremia 1:16 è detto: “E pronunzierò i miei giudizi contro di loro….perchè mi hanno abbandonato… e si sono inginocchiati dinanzi all’opera delle loro mani”. I preti attuali e i loro seguaci non fanno lo stesso degli antichi trasgressori della parola di Dio? Non s’inginocchiano e adorano l’ostia che a loro dire è il corpo, le ossa, il sangue e l’anima del “Dio” Onnipotente che hanno creato con le loro mani e la loro dottrina? Non la portano in giro con gran pompa magna cantando a essa: Ti adoriam ostia divina, ti adoriam ostia d’amor? E’ vero o non è vero che invitano i fedeli a non masticare l’ostia altrimenti spezzano con i denti le ossa del Dio vivente ed eterno? Consideriamo inoltre, che una volta che il “corpo di Cristo” s’è formato per effetto della benedizione, e non si diparte più da quell’ostia, poiché essa stessa è il “Dio vivente”, una volta mangiata che avviene del “Dio vivente” sotto le specie del pane e del vino? Il dogma non lo dice e non lo dicono i suoi sostenitori. Il dogma dichiara, che le specie del pane e del vino si trasformano nella “sostanza” del corpo, sangue, ossa, anima, e sussiste dentro di esse la divinità di Gesù Cristo. In altre parole, le specie del pane e del vino si convertono nella materia che compose: il corpo esterno e interno di Cristo, e finanche l’anima e lo Spirito suo. Dunque, tenendo presente quanto la Bibbia afferma, che il Cristo risorto non muore più (Rom.6:9) perché immortale, la Sua sostanza non si corrompe e rimane in eterno. Diventa allora logico pensare che, quell’ostia una volta digerita, o non digerita, essendo la vera sostanza di Gesù, va a finire in latrina. Se invece tutta la sostanza entra a far parte del corpo del manducante, cosa succede se la particola la mangia un peccatore impenitente? E cosa succede se le particole sono trafugate per essere adoperate nelle messe nere? Se invece la “sostanza” o corpo di Gesù è la Parola, in altre parole, la Sua essenza eterna che si è incarnata “nell’accidente di un corpo umano”, allora la Santa Cena, a rigor di logica e di fede Biblica, è da intendersi “spirituale”. Gesù, dunque, con l’affermazione “le mie parole sono spirito e vita, la carne non giova a nulla" (Giov.6:63), stabilisce che il pane e il vino sono la Sua rappresentazione delegata. L’assimilazione o comunione con il Suo corpo, rimane dunque sul piano spirituale, come anche dichiara Paolo in 1°Cor.3:16 e 6:17, chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui. La mente, libera da condizionamenti e in grado di ragionare, rifiuta l’insegnamento di questo dogma. Così pure la vera fede nella parola di Dio, si rifiuta di credere a tale deformità di pensiero. Quest’insegnamento non è da Dio, ma d’uomini che si sono fatti trascinare nell’errore dal nemico comune, solo lui si eleva sopra Dio e fa lanciare anatemi (maledizioni) contro le persone che usano bene il cervello o la fede, o entrambi le cose. La dottrina della transustanziazione è derivata da teorie pagane, un poco da Platone, ma maggiormente dal filosofo Aristotele. Costoro teorizzarono che la sostanza è l'intima essenza di un ente, ciò che lo rende tale, ciò che lo fa essere quella cosa e non un’altra. Propriamente parlando, sostanza è soltanto l’individuo: non la materia o la forma, che sono parti della sostanza. L’individuo è detto anche sostanza primaria, mentre i generi e le specie sono soltanto "sostanze seconde" (deuterai ousiai) (Categ.5, 2h). La sostanza è dunque l'intima essenza di un ente, ciò che lo rende tale, ciò che lo fa essere quella cosa e non un’altra. La materia e la forma che rendono visibile l’individuo interno sono chiamate: accidenti. 1.2 La Santa Cena istituita da Gesù. Dopo la benedizione, i simboli che rappresentano sulla terra le cose celesti non cambiano la loro sostanza che è terrena. Gesù volendo insegnare che tutti simboli dati all’uomo in tutti i tempi per relazionarsi con Dio, non sono fatti della vera sostanza delle cose celesti, né che dopo la benedizione mutano la loro sostanza da terrena e corruttibile a celeste e incorruttibile, anche se fatta dallo stesso Gesù, infatti dichiarò: “Non berrò più del frutto della vigna!”. Pur avendo Egli fatta la benedizione del vino, affermò che il frutto della vigna non aveva subito alcuna variazione, quindi, non era divenuto sangue come ancora oggi alcuni pretendono che avvenga. Ora caro lettore ti raccomando di fare attenzione a quello che ti espongo. Il vangelo di Luca nel capitolo 22 dice: “Or la festa degli azzimi, detta la Pasqua, s'avvicinava;e i capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di farlo morire, perché temevano il popolo. E Satana entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era del numero de' dodici. Ed egli andò a conferire coi capi sacerdoti e i capitani sul come lo darebbe loro nelle mani. Ed essi se ne rallegrarono e pattuirono di dargli del denaro. Ed egli prese l'impegno, e cercava l'opportunità di farlo di nascosto alla folla. Or venne il giorno degli azzimi, nel quale si dovea sacrificar la Pasqua. E Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: Andate a prepararci la pasqua, affinché la mangiamo. Ed essi gli dissero: Dove vuoi che la prepariamo? Ed egli disse loro: Ecco, quando sarete entrati nella città, vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d'acqua; seguitelo nella casa dov'egli entrerà. E dite al padron di casa: Il Maestro ti manda a dire: Dov'è la stanza nella quale mangerò la pasqua co' miei discepoli? Ed egli vi mostrerà di sopra una gran sala ammobiliata; quivi apparecchiate. Ed essi andarono e trovaron com'egli aveva lor detto, e prepararon la pasqua. E quando l'ora fu venuta, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Ed egli disse loro: Ho grandemente desiderato di mangiar questa pasqua con voi, prima ch'io soffra; poiché io vi dico che non la mangerò più finché sia compiuta nel regno di Dio. E avendo preso un calice, rese grazie e disse: Prendete questo e distribuitelo fra voi; perché io vi dico che oramai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio. Poi, avendo preso del pane, rese grazie e lo ruppe e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio corpo il quale è dato per voi: fate questo in memoria di me. Parimente ancora, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi” (Luca 22:1/20). A seguito di questo brano possiamo porci due domande e procedere con le dovute considerazioni. La prima. Quando Gesù ordinò a Pietro e Giovanni di preparare la Pasqua, in effetti, cosa prepararono? La festa della Pasqua fu ordinata da Dio al popolo Ebraico, per bocca di Mosé, in occasione del loro esodo dall’Egitto. Essa durava otto giorni, nel primo si celebrava la Pasqua e dopo di esso si celebrava la festa degli “azzimi” per sette giorni fino all’imbrunire del ventiduesimo giorno. La Pasqua consisteva in un rituale che il popolo Ebreo ripeteva ogni anno il 14 di Nisan (Aprile) in ricordanza della loro libertà acquisita per la potente mano di Dio che ascolta e interviene in favore di chi Lo cerca per amarlo. La commemorazione del glorioso evento consisteva in una cena particolare all’interno della quale si doveva mangiare col pane azzimo, l’agnello arrostito con le erbe amare stando in piedi come qualcuno che è in procinto di partire. In essa il capofamiglia benediceva, in sequenza con le portate, quattro calici di vino lodando Dio per il bene materiale e spirituale che elargiva al Suo popolo Israele e la grande liberazione dalla schiavitù Egiziana. Durante la cena un bambino interrogava il capofamiglia sul significato particolare di quei cibi, ed egli raccontava i fatti accaduti all’epoca dell’esodo. La cena Pasquale si chiudeva dopo la quarta libagione con la distribuzione ai commensali di un pezzetto di pane azzimo staccato dalla mettà di una schiacciata che dopo la prima libagione di vino era stata staccata a sua volta da una schiacciata intera e nascosta sotto la tovaglia. Il vino della cena Pasquale non era vino comune. Esso era ottenuto da succo d’uva concentrato ricavato da mosto bollito a lungo per non fermentare, aggiunto con acqua. Qualsiasi tipo di fermentazione era inadeguata al rito di esaltazione di Dio perché creduta simbolo del male, di peccato, e quindi doveva essere bandita dalla cena. Sulla tavola che gli apostoli imbandirono per commemorare la Pasqua, c’erano i quattro alimenti peculiari della Santa Cena: l’agnello arrostito, il pane azzimo, le erbe amare, e il vino. Oltre a questi alimenti c’erano il sedano, l’aceto, l’uovo sodo, i biscotti e altro. Questi alimenti erano simboli di significati o avvenimenti spirituali. Gesù e gli Apostoli dunque, usarono questi elementi per commemorare la Pasqua. La seconda. Perché nella Santa Cena Gesù non comandò ai Suoi seguaci, che in seguito per dispregio furono chiamati Cristiani, di mangiare in memoria di Lui l’agnello e le erbe amare? Il motivo va ricercato nel fatto che la Legge con tutti i riti annessi e connessi del Vecchio Patto erano provvisori come chiarito in Galati3:19 e 23/24. “Che cos'è dunque la legge? Essa fu aggiunta a motivo delle trasgressioni, finché venisse la progenie alla quale era stata fatta la promessa”, “Ma prima che venisse la fede, eravamo tenuti rinchiusi in custodia sotto la legge, in attesa della fede che doveva esser rivelata. Talché la legge è stata il nostro insegnante per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede”. Perché ai giorni di Mosé, il tempo dell’avvento nel mondo della discendenza della donna promessa all’umanità in Genesi 3:15 era ancora lontano. Per tale motivo e in via provvisoria, Dio diede all’umanità, che scivolava sempre più nel peccato, la Legge e i riti per frenare questa loro tendenza. Venuto Cristo, progenie della donna, tutti i beni promessi alla fede in Lui furono privilegio dei veri credenti. Il bene più grande che la fede in Cristo Gesù dà ai credenti genuini è: diventare eterni figli di Dio! Nello studio della parola di Dio è importante notare l’uniformità dell’insegnamento dato mediante la Legge a Mosé, quello dato da Gesù nei vangeli, e quello delle lettere del Nuovo Testamento. Nella Sacra Scrittura notiamo, infatti, che il pasto di accoglimento e comunione prevede sempre la consumazione del pane e del vino. In Gen.14:18 è detto che Melchisedec, re di Salem, che era anche sacerdote dell'Iddio altissimo, fece portare del pane e del vino per celebrare il patto intercorso fra Abraamo e il re di Sodoma quando questi gli andò incontro per recuperare i suoi averi. Nella profezia del patriarca Giacobbe, ripotata in Gen:49:10/12, fatta circa 4000 anni prima di Cristo, è dichiarata l’analogia fra il sangue e il vino: “Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Colui che darà il riposo, e al quale ubbidiranno i popoli. Egli lega il suo asinello alla vite, e il puledro della sua asina, alla vite migliore; lava la sua veste col vino, e il suo manto col sangue dell'uva. Egli ha gli occhi rossi dal vino, e i denti bianchi dal latte”. Questo brano sottolinea che dalla discendenza di Giuda figlio di Giacobbe sarebbe venuta la progenie della donna, “Colui che darà il riposo (dal darsi da fare per piacere a Dio e salvarsi) e lava la sua veste col vino”. Di tale persona l’apostolo Pietro dice: “sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d'agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, i quali per mezzo di lui credete in Dio che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, onde la vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio” (1°Pie. 1:18/21). E l'Eterno disse a Mosè: “Ecco, io vi farò piovere del pane dal cielo; e il popolo uscirà e ne raccoglierà giorno per giorno quanto gliene abbisognerà per la giornata, ond'io lo metta alla prova per vedere se camminerà o no secondo la mia legge” (Esod. 16:4). “Ecco, io starò la dinanzi a te, sulla roccia ch'è in Horeb; tu percoterai la roccia, e ne scaturirà dell'acqua, ed il popolo berrà. Mosè fece così in presenza degli anziani d'Israele” (Esodo 17:6). L’acqua è assimilabile a sangue poiché questi due elementi materiali assicurano la vita del corpo materiale dell’uomo, così è anche per l’acqua spirituale che è la parola di Dio e il sangue che è la vita spirituale di Gesù. Infatti, il vino della Cena Pasquale degli Ebrei è una miscela di acqua e vino cotto. Ciò è anche riferito dall’Apostolo Giovanni che è testimone della morte di Gesù e riferisce di aver visto uscire dalla ferita del costato di Gesù sangue e acqua (1°Giov.5:6/8). Nei quattro Vangeli la Cena Pasquale che Gesù e gli Apostoli hanno mangiato è simile a quella comandata da Dio a Mosé in Esodo 12. La differenza consiste nel fatto che la cena che Dio comandò agli Ebrei fu fatta in fretta stando in piedi e col bastone del viaggiatore in mano. Quella cena fu unica perchè fatta nelle ultime ore del giorno della loro schiavitù Egiziana; in essa si eseguirono quei pochi atti indispensabili per dimostrare l’ubbidienza a Dio, e quindi la fede che riponevano nella Sua parola e nella Sua assistenza. Anche oggi, i cristiani di fatto e non di nome, nutrono verso Dio e verso il Salvatore Gesù gli stessi sentimenti di riconoscenza, di adesione e abbandono fiducioso che ebbero gli Israeliti aiutati a uscire dalla schiavitù d’Egitto. Dopo quella prima frugale cena Pasquale, dove gli elementi essenziali furono: l’Agnello arrostito, il pane azzimo, e le erbe amare, i riti Ebraici della festa Pasquale per commemorare quell’importante evento della loro liberazione, furono più generosi, felici e armoniosi, allietati da canti, benedizioni, racconti delle gesta di Dio, con l’aggiunta del vino in ricordanza del sangue dell’agnello, e di antipasti simbolici ricordanti altri eventi importanti della storia del popolo Ebraico. Nel Vecchio Patto fatto col popolo d’Israele mediante Mosè, il sangue dell’agnello doveva essere cosparso sugli stipiti e sull’architrave delle porte d’ingresso delle loro case. Queste simbolicamente rappresentano le porte dei cuori degli uomini che sono disponibili ad aprirsi alla voce di Gesù affinché operi la restaurazione dell’intimità interiore. “Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me” (Apoc.3:20) CAPITOLO 2 2.1 Parallellismo della Pasqua Ebraica con la Santa Cena istituita da Gesù. Alla fine della nona piaga il Faraone d’Egitto si convinse di mandar via il popolo d’Israele con la clausola che il bestiame dovesse rimanere in Egitto. Quando Mosè pretese che anche il bestiame dovesse uscire insieme a loro, il Faraone s’infuriò e minacciò di farlo morire se fosse ritornato alla sua presenza. Di conseguenza, quando Dio rivelò a Mosé che un’altra piaga si sarebbe abbattuta sull’Egitto, egli comprese che la decima e ultima piaga sarebbe consistita nella morte di tutti i primogeniti d’Egitto, compresi i primogeniti degli animali, poiché il Faraone aveva minacciato di morte lui che era un primogenito d’Israele. Come conoscendo la parola del Signore in Lev. 24:19/20, che dice: “Quand'uno avrà fatto una lesione al suo prossimo, gli sarà fatto com'egli ha fatto: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione ch'egli ha fatta all'altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; si farà a lui la stessa lesione che egli ha fatto all'altro”, così Mosé profetizzò al Faraone: “Così dice l'Eterno: Verso mezzanotte, io passerò in mezzo all'Egitto; e ogni primogenito nel paese d'Egitto morrà: dal primogenito di Faraone che siede sul suo trono, al primogenito della serva che sta dietro la macina, e ad ogni primogenito del bestiame. E vi sarà per tutto il paese d'Egitto un gran grido, quale non ci fu mai prima, né ci sarà di poi. Ma fra tutti i figliuoli d'Israele, tanto fra gli uomini quanto fra gli animali, neppure un cane moverà la lingua, affinché conosciate la distinzione che l'Eterno fa tra gli Egiziani e Israele. E tutti questi tuoi servitori scenderanno da me, e s'inchineranno davanti a me, dicendo: Parti, tu e tutto il popolo ch'è al tuo séguito! E, dopo questo, io partirò. E Mosè uscì dalla presenza di Faraone, acceso d'ira” (Esod.11:4/8). La parola profetica di morte, Mosé la pronunziò sulla parola di Dio, e secondo questa, tutti i primogeniti degli uomini e degli animali che vivevano allora in Egitto dovevano morire. Anche i primogeniti degli Ebrei e dei loro animali avrebbero dovuto morire se Dio non avesse provveduto a procurare loro un sostituto. Dio con questa decima piaga volle mettere in risalto, allora e per i tempi a venire, che Egli è il vero Dio, l’Onnipotente e Misericordioso che concede la Sua grazia e il Suo favore a tutti quelli che Lo considerano il vero Dio e Lo vogliono seguire in ubbidienza. Gli Israeliti a quel tempo erano oggetto della Sua grazia e del Suo favore, perciò Egli salvò i loro primogeniti mediante il riscatto dell’agnello. Da allora in poi gli Israeliti di generazione in generazione osservano tale prescrizione: “E quando, in avvenire, il tuo figliuolo t'interrogherà, dicendo: Che significa questo? gli risponderai: L'Eterno ci trasse fuori dall'Egitto, dalla casa di servitù, con mano potente; e avvenne che, quando Faraone s'ostinò a non lasciarci andare, l'Eterno uccise tutti i primogeniti nel paese d'Egitto, tanto i primogeniti degli uomini quanto i primogeniti degli animali; perciò io sacrifico all'Eterno tutti i primi parti maschi, ma riscatto ogni primogenito dei miei figliuoli. Ciò sarà come un segno sulla tua mano e come un frontale fra i tuoi occhi, poiché l'Eterno ci ha tratti dall'Egitto con mano potente” (13:14/16). Dio, tramite Mosé, ordinò agli Israeliti di sacrificare sull’imbrunire del quattordicesimo giorno del mese di Abib o detto anche Nisan (Aprile), un agnello maschio senza alcun difetto, di un anno e per famiglia, e il sangue d’esso l’avrebbero dovuto cospargere sugli stipiti e sull’architrave della porta di casa. Dio, quando, passando per le vie dell’Egitto, avrebbe visto sugli stipiti delle porte, il simbolo del sangue dell’agnello, sarebbe passato oltre, e non avrebbe permesso all’angelo distruttore, colui che esegue materialmente la Sua giustizia, di dare la morte ai primogeniti d’Israele che si sarebbero trovati dentro le case. E’ utile che chiarisca che nel Vecchio Patto o Vecchio Testamento i peccati erano perdonati e non cancellati perchè cosparsi del sangue di un sostituto preso dal regno animale, nella fattispecie un agnello. Il rito del sostituto animale dava la purità del corpo esterno: la carne, come detto in Ebrei 9:13/14. Nel Nuovo Testamento invece, Gesù inaugura il Nuovo Patto nel Suo sangue che è di gran lunga migliore del primo, perché il sangue del vero Agnello produce i seguenti benefici effetti: primo, toglie il peccato del mondo, secondo, dà la purità del corpo interno che può diventare il tempio di Dio, terzo, oltre a perdonare i peccati involontari, li cancella completamente talchè non ne rimane più il ricordo. Tutto ciò avviene per la fede che si ripone nella Parola di Dio, scritta e incarnata. Avendo deciso per fede, di far dirigere la nostra vita da Gesù, è come se avessimo cosparso col sangue di Gesù gli stipiti delle porte, che sono i nostri sensi della carne, che danno accesso al nostro uomo interno. Per cui, quando pecchiamo involontariamente, per disattenzione o per momentanea debolezza del nostro uomo interno o spirituale, perché la carne vuole fortemente soddisfare i propri desideri, Dio vieta al distruttore d’entrare attraverso le “porte” dentro in nostro intimo, per darci la morte. In altre parole avviene che L’Iddio misericordioso “passa oltre”, e il distruttore è obbligato a seguirlo. Questa azione di Dio che passa oltre, per non far colpire a morte il peccatore, nel Vecchio Patto fu chiamata Pasqua, e per noi che abbiamo creduto e accettato il Nuovo Patto, “la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata” (1°Cor.5:7), e il Suo sangue è sempre attivo su di noi, è sempre cosparso e visibile, talchè se involontariamente o per leggerezza pecchiamo e chiediamo il perdono, il peccato fatto è subito cancellato, ed è come se non lo avessimo mai fatto. Ecco perché l’evangelista Giovanni dichiara con forza al capitolo 3 ai versetti 6 e 9 della sua prima lettera, che il nato da Dio non pecca e non può peccare perché è nato da Dio. “Noi sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca; ma colui che nacque da Dio lo preserva, e il maligno non lo tocca” (1°Giov.5:18) . Il seme del primogenito di Dio e di tanti fratelli: il Signor Gesù, si è immolato per l’umanità una volta e per sempre “altrimenti egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso” (Ebrei 9:26). Trattandosi del sangue di un animale che continuamente era versato per il perdono dei peccati, non era necessario ricordarlo. Invece, per il sangue di Cristo, che è stato versato una volta e per sempre, deve essere ricordato sempre mediante il simbolo del vino. Ecco perché nella Santa Cena del Signore è comandato di commemorare il Suo sangue versato con il simbolo del vino, per il grande benficio che esso arreca. Questa fede nel sangue che si beve nella Santa Cena esprime la stessa fiducia e lo stesso amore che il credente ha manifestato quando ha cosparso le porte del suo cuore col sangue di Gesù e lo ha fatto entrare nella sua persona per comunicarsi con Lui nel Suo tempio, che è il corpo interno del credente. 2.2 La cena comunitaria dei Cristiani. A differenza degli Israeliti che celebravano la cena Pasquale una volta l’anno in ricordo della libertà donata loro, e della vita salvata ai loro primogeniti dal potente intervento di Dio mediante un sostituto provvisorio tratto dal regno animale, la cena Pasquale di noi Cristiani si può commemorare quando vogliamo, poiché Gesù è la nostra Pasqua. Subito dopo la Pentecoste essa era celebrata tutti i giorni, vedi Atti 2:46. In seguito, come riportato in Atti 20:7, è stata trasferita dal sabato al giorno della resurrezione del Signore che è la Domenica. La Santa Cena è anche definita dalla locuzione del “rompere il pane” (Atti 2:46; 20:7). In 1° Corinzi 11:20 la cena istituita dal Signore prima della Sua morte nel giorno di Pasqua, trova la sua forma definitiva nella cena comunitaria. Essa iniziava con l’adorazione del Signore Dio e Padre, seguiva l’omelia sulla parola del Signore, tutto ciò era la vera cena spirituale che, se assimilata mediante una fede attenta, dava crescita e vigore alle anime. Subito dopo seguiva un frugale pasto, o agape, alimento per il corpo materiale. Faceva seguito la “Cena del Signore” che era, ed è ancora oggi, l’alimento dell’uomo spirituale o interno risorto col Signore. Tutto il rito era l’affermazione pratica, visiva e uditiva di ciò che Dio aveva con la Sua grazia fatto per l’uomo. Nel rito della Cena del Signore, i Cristiani mettevano in evidenza che Dio era presente in mezzo a loro come il Papà di tanti fratelli, che uniti col Fratello maggiore, stavano intorno a Lui durante il pasto di comunione fraterna e spirituale. Questa Cena del Signore mostrava a tutti i presenti che Dio Padre s’interessa e fornisce tutto quello che serve all’uomo esteriore fatto di carne e all’uomo interiore fatto di sostanza spirituale (Spirito e anima inseriti nell’accidente materiale spiritualizzato che è il corpo fatto da Dio, e per questo santificato). In Apocalisse 19:7 la parola di Dio dà ai veri credenti che hanno conservato la fede in Gesù e in nessun altro, la certezza della speranza di sedere alla Sua mensa per l’eternità. “Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell'Agnello, e la sua sposa s'è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino son le opere giuste dei santi. E l'angelo mi disse: Scrivi: Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello. E mi disse: Queste sono le veraci parole di Dio” (Apoc.19:7/9). La fede in Gesù, menzionata sopra, la dona Dio (Efe.2:8 e Rom.12:3), nel momento in cui la persona che la chiede o la desidera è interessata alla salvezza dell’anima sua, è decisa a cambiare vita e fa di Dio Padre il suo massimo interesse e non mette accanto a Lui alcun’altra persona o cosa; questa fede quindi, non può scaturire dall’uomo. La scrittura con la sua coerenza e uniformità insegna che la “Santa Cena”, nella quale Dio si comunica con l’uomo credente in Lui, è sempre stata da Lui voluta e istituita con i soli due simboli del pane e del vino. Essi rappresentano due elementi reali esistenti nel piano spirituale e celeste, infatti, il pane simbolizza: l’Eterna Sua Parola che se creduta (mangiata), assimilata e praticata produce la vita eterna come quella di Colui che l’ha pronunziata. Il vino simbolizza: l’amore mostrato mediante il sangue sparso sulla croce che produce e alimenta la vita di ogni essere vivente. Passo ora a spiegare perché, per volere di Dio, fu introdotto l’agnello nella Santa Cena per tutto il periodo regolato dal Vecchio Patto. Ciò chiarirà perché Gesù non comandò ai cristiani di mangiare l’agnello insieme al pane e al vino; e chiarirà anche che non è lecito credere nella transustanziazione. CAPITOLO 3 3.1 La sostanza dell’uomo. Dato che il dogma della transustanziazione s’impernia sulla substantia o sostanza teorizzata dal filosofo Aristotele, cerchiamo di fare lo stesso percorso dei teologi che l’hanno elaborata per vedere se il dogma della transustanziazione regge alla luce dell’insegnamento Biblico. Poiché Gesù è figlio di Dio ed anche figlio dell’uomo, per semplificare le cose analizzeremo prima la “sostanza dell’uomo”. Poi analizzeremo la “sostanza di Gesù Cristo Uomo” che manifestò pienamente l’invisibile Dio. In tale contesto capiremo il senso, la finalità o scopo della vita dell’uomo sulla terra, come la Bibbia insegna. Nel libro di Genesi leggiamo, e così crediamo, che il Creatore per formare l’essere umano, prese dalla terra una cosiddetta “polvere”, le aggiunse una sostanza spirituale, lo spirito dell’uomo e miscelò il tutto col Suo soffio di vita, che diventò l’anima dell’uomo. Tutti questi elementi sono tenuti insieme dall’amore, che è la forza di coesione o vita impressa da Dio, ma ognuna d’esse svolge il ruolo assegnatole dal Creatore. Lo spirito e l’anima sono immessi da Dio nella materia da Lui scelta per formare, secondo il Suo piano, quell’essere “meraviglioso” completo di spirito, anima e corpo, che chiamò: Uomo (Salm.139:13/16). Ma domandiamoci: l’uomo di cui ora abbiamo conoscenza è veramente meraviglioso, come dice il salmo 139:14? No, anzi il salmo dice che Dio, oltre a fare l’uomo in modo meraviglioso, lo ha fatto anche “stupendo”. Ma sono proprio vere queste affermazioni? Può, una persona che ha un handicap fin dalla nascita, dire che Dio lo ha fatto in modo meraviglioso e stupendo? E’ possibile che Dio abbia fatto degli esseri con handicap più o meno gravi, ed altri normali anche se apparentemente? La risposta è NO! L’Apostolo Paolo spiega in Rom. 7:22; 2°Cor. 4:16; Efe.3:16 che l’uomo attuale è formato da un “uomo interno” ed uno “esterno”. Questa verità è rivelata nel salmo 139:13/16 ove è chiaramente espresso che l’uomo interno che non si vede è creato da Dio in modo stupendo, meraviglioso. L’uomo esterno invece, è una massa informe di ossa e carne, con un limite di tempo vitale, raggiunto il quale muore e si disfa. L’uomo esterno essendo miscelato intimamente con l’uomo interno non permette a quest’ultimo di apparire. L’uomo interno, può morire solo a causa del peccato, e non si disfa mai.“E se l'occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gittato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne” (Marc.9:47/48). L’inizio di un nuovo essere umano avviene nel momento del concepimento (Zacc.12:1). In dettaglio: Lo spirito dell’uomo è l’essenza preminente dell’essere voluto e programmato da Dio per essergli figlio, e lo sarebbe di certo diventato mediante processi formativi stabiliti da Dio, per diventare in primo luogo a Sua immagine, e successivamente a Sua somiglianza (ciò sarà spiegato nel libro in formazione che segue). Lo spirito dell’uomo è formato di una sostanza spirituale che fin dalla sua creazione è sempre stata con Dio, e a Lui ritornerà quando terminerà il suo ciclo vitale sulla terra (Eccl.12:7). Nello spirito dell’uomo Egli ha impresso tutta l’informazione utile per un buon comportamento con Lui e con la creazione, mediante la Sua parola. Quest’informazione impressa nello spirito dell’uomo, costituisce la sua coscienza. Dio ha preconosciuto ogni essere umano prima della formazione del mondo (Giob.38:19/2; Rom.8:29; 11:2; 1°Pie.1:2), quando ancora era in forma spirito. Egli, anche dopo il peccato di Adamo ed Eva e suo proprio, lo continua a seguire come un Padre amorevole, per recuperarlo dalla cattiva strada che lo separa da Lui. L’anima è donata da Dio ed è un’altra essenza spirituale dell’uomo. E’ il soffio vitale che Dio soffiò sull’uomo Adamo per rendere vivente per sempre la materia del suo corpo (Gen. 2:7). L’anima è dunque la parte intima dell’uomo che coniuga la parte spirituale con quella materiale. Mediante essa Dio diede vita e forma agli elementi inerti della terra usati per la formazione del corpo dell’uomo. Nel libro di Genesi tali elementi sono chiamati: “Polvere” per significare che il corpo dell’uomo, quello creato da Dio non è fatto di materia grossolana e pesante perché corrotta dal peccato, come siamo abituati a vedere e toccare, bensì è formato da elementi nobili, sottili, eterei, gloriosi. Quello che Dio crea è molto buono! Questa “polvere” vitalizzata e organizzata forma il corpo interno dell’uomo. Questo è guidato dall’anima che a sua volta è comandata dallo spirito che Dio ha immesso dentro l’uomo affinchè potesse diventare a Sua immagine e somiglianza. L’anima, il corpo “nobile” e lo spirito, formano il corpo glorioso dell’uomo prima del peccato (Rom.7:22). L’uomo è il capolavoro che Dio Padre ha fatto per la Sua gioia. A causa del peccato, l’anima, che nell’uomo è il soffio vitale di Dio, morì (Eze.18:4 e 20), si separò dal Creatore, che è la fonte della vita, e in conseguenza di ciò trascinò nella morte anche il corpo dell’uomo interno (Deut.30:20), e rese inerte lo spirito. Dio chiama morte, lo stato di separazione da Lui. L’uomo, subito dopo aver peccato, ebbe paura quando vide il suo corpo diverso da come lo aveva conosciuto fino allora. Quando vide il suo corpo stranamente diverso, perché privato della gloria di Dio, il terrore lo sopraffece. L’uomo, vedendosi “nudo” spogliato della grazia divina e della Sua immagine, stupidamente corse a nascondersi. L’uomo, “denudato” della grazia divina, per la continua paura non poteva più vivere al cospetto di Dio. La Sua onnipresenza l’avrebbe soffocato, la paura, effetto della sua morte spirituale (1°Giov.4:18), sarebbe stata la massima e continua sensazione della sua vita. L’uomo non era stato creato per nascondersi, bensì per manifestarsi alla creazione quale figliolo di Dio, e in tale stato manifestare l’amore dell’invisibile Dio. Nel nuovo stato di ribellione al Creatore l’uomo non poteva svolgere più il compito per cui era stato creato. 3.2 Il senso della vita dell’uomo attuale. Duemila anni fa tale compito lo assolse, per ammaestramento nostro, Gesù Cristo Uomo che è l’immagine dell’invisibile Dio. L’uomo, una volta risanato, liberato dal peccato e ritornato a essere l’immagine di Dio (Efe.4:24), potrà ricoprire il ruolo per cui era stato creato cioè: manifestare l’amore, la grazia, la giustizia, la severità, la santità dell’invisibile Dio come lo manifestò Gesù, che è il modello perfetto di uomo. L’uomo, per riprendere il proprio ruolo, doveva essere ristabilito nell’essere nuovamente l’immagine dell’invisibile Dio. Il Signore aveva un piano di salvezza o di recupero e lo mise in atto in Gesù. Fuori da Eden, lontano dalla Sua presenza diretta, l’uomo può, senza sentirsi pressato, aderire liberamente, o non aderire al piano di recupero proposto da Dio. La provvidenza divina intervenne privando l’uomo della Sua, a parere umano, ingombrante presenza al fine di renderlo più sicuro. Il Signore, senza essere visto, continuava però a essere presente nella vita della Sua creatura per intervenire sempre in suo favore quando era minacciata o quando inavvedutamente si metteva nei guai, o per correggerla dagli errori. Per realizzare le Sue decisioni su tutti gli uomini, fornì loro “l’immagine della debolezza umana”, “il corpo della nostra umiliazione” (Fil.3:21), in altre parole, “il corpo di morte” (Rom.7:24), mediante un corpo di materia tratta e adatta all’ambiente in cui doveva vivere fino alla sua completa restaurazione. Questo corpo fatto di materia pesante, corrotta, come corrotta diventò la materia del pianeta terra dopo il peccato, nascose e nasconde ancora al creato lo stato di morte della creatura di Dio. Inoltre, questo corpo doveva portare l’uomo a dire: non può essere che il mio vero Padre celeste, potente e perfetto, mi abbia fatto così debole e imperfetto, devo cercare la ragione di ciò e vedere se posso trovare un rimedio per tale stato o in me o in Dio! Dunque, il fine di dare all’uomo un corpo esteriore debole, grossolano, pesante, non glorioso, che includesse il corpo glorioso che il vero Padre aveva prima formato e che l’uomo l’aveva fatto morire, era ed è di portare noi, Suoi figli ribelli, al ravvedimento, vedi parabola del figliol prodigo (Luc.15:11/32). Al contempo, di nascondere i figlioli di Dio (cioè quelli che fanno di Dio la loro ragione di vita) in mezzo ai figlioli degli uomini (cioè quelli che non si curano di Lui), affinché il maligno non li potesse uccidere una volta individuati, e di altri motivi che per brevità in questo libro non esporrò. “L’immagine della debolezza umana o corpo di morte” è quella famosa e mal tradotta “tunica di pelle” di Genesi 3:21 che molti commentatori, e fra questi il padre della Chiesa, Tertulliano, tradussero “li rivestì di animalità” cioè di carne come quella degli animali. Dio stesso asserisce in Genesi 6:3 che quando l’uomo interno muore perché pecca, quello che rimane in vita e si manifesta è carne animalesca: “E l'Eterno disse: ' Lo spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo; poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoni giorni saranno quindi centovent'anni”. In tale corpo esterno, chiamato da Paolo “carne”, agisce con effetto la forza del peccato, la stessa che ha agito “nell’uomo interno” quando questi era vivo, (Rom.7:22) e agisce ancora nell’intero uomo attraverso la “carne”, o corpo esterno, finchè non si converte e sperimenta la nuova nascita da acqua e da spirito. Il peccato che malauguratamente l’uomo “figlio di Dio” perché nato di nuovo, commette, una volta commesso, prende dimora nel suo corpo esterno: la carne, perché il suo corpo interno è risorto con Cristo ed è il tempio dello Spirito Santo; ogni peccato che l’uomo compie è fuori del corpo (1°Cor.6:18). Il rapporto sessuale, seguito dal concepimento, oltre a essere necessario per la perpetuazione della specie, serve anche allo scopo di dare “all’uomo interno” che Dio crea dentro l’ovulo fecondato, quella “tunica di pelle” o “rivestimento” riferito in Genesi 3:21. L’essere interno di un bambino che non ha conosciuto il peccato è vivente (vedi il caso della figlia di Iario Marc.5:36/41), e il rivestimento esterno, la carne, lo qualifica quale figliolo dell’uomo e potenziale figlio di Dio. Quando un giovane pecca perché ha conosciuto la legge di Dio, il suo uomo interno muore nell’anima e nel corpo fatto da Dio, ma non muore nel corpo ricevuto dai suoi genitori umani, e nello spirito che rimane senza forza per reagire. La figlia di Iario (Matt.9:23/25) e Lazzaro (Giov.11:11) invece, non erano morti; ma come dice Gesù, si erano addormentati nel corpo e nell’anima fatti da Dio perché non avevano peccato, ma erano morti nel corpo che i genitori avevano dato loro, e Gesù potè dire, vado a svegliarli. Lo spirito dell’uomo, morto nell’anima e nel corpo fatti da Dio, non ha più il pieno controllo dell’essere perché il suo uomo interno, il corpo e l’anima sono morti, e, la sua carne, prendendo il sopravvento, gestisce la vita dell’essere fintanto che, attraverso la conversione e la nuova nascita ridiventa figliolo di Dio a Sua immagine, e in seguito ad altre esperienze diventerà anche a Sua somiglianza. Dopo l’esperienza della nuova nascita, l’uomo per manifestare pienamente le virtù di Dio, ha bisogno di farsi santificare da Lui, e per raggiungere tale obiettivo deve impegnarsi anche personalmente a mortificare gli atti del corpo (Rom.12:1), cioè della carne che non vuole abbandonare il comando dell’essere. Se uno raggiungerà un buon grado di santificazione, sarà atto al servizio del Signore, in altre parole, a svolgere il compito per cui è stato creato. Per chi, come me, conosce un poco di chimica, capirà meglio degli altri che il corpo interno ed esterno dell’uomo formano un “colloide”; così pure l’anima del corpo interno con l’anima del corpo esterno. Il colloide è un composto formato da una sostanza finissima che è dispersa in un’altra sostanza più grossolana e di massa più grande della prima. Esse sono aggregate insieme e formano un corpo unico, che mediante un artificio possono essere separate nuovamente. Chi guarda un colloide vede una sola apparenza. Esempi di colloide sono: il burro, la maionese, lo asfalto, la colla, la nebbia, il fumo, e altri. La resurrezione dalla morte fisica è per l’essere umano, l’appropriato artificio per separare le due sostanze che formano il colloide. Concludendo, la sostanza dell’uomo è l’essere che Dio ha creato, corpo, anima, spirito. “L’accidente” che ora lo rende manifesto è il corpo grossolano esterno ricevuto dai suoi genitori umani. Esso è la muta di animalità (tunica di pelle) che lo riveste, cioè, la carne. Quando l’uomo commette il peccato, avviene che il suo corpo e l’anima interna muoiono, si separano da Dio e non possono più operare le opere Sue perché Egli non dimora più in loro. Il corpo esterno di carne e l’anima che lo sostiene in vita, poiché non muoiono, assumono il comando dell’essere e lo fanno agire in funzione delle concupiscenze contrarie al volere di Dio. L’uomo in questo stato è visto dal Signore come un semplice animale che è mosso dall’istinto (Gen.6:3). Per ritornare a essere un figlio di Dio e in buon rapporto d’amore intimo con Lui, l’uomo deve necessariamente convertirsi e accettare la salvezza che Gesù ha operata per tutti gli uomini. Solo dopo essere salvato e in piena comunione con Dio, l’uomo può non peccare più e in questa condizione può nuovamente manifestare Dio. Quanto spiegato sulla formazione degli uomini e il senso della loro vita riguarda questo mondo provvisorio. 3.3 La sostanza dell’uomo Gesù. La sostanza dell’uomo Gesù è facilmente intuibile perché nella Bibbia troviamo tutti gli elementi per qualificarla. Nel vangelo Giovanni 1:14 è dichiarato: E la Parola (sostanza) è stata fatta carne (accidente) ed ha abitato per un tempo fra noi piena di grazia e di verità; e in Isaia 42:1 “Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto in cui si compiace l'anima mia; io ho messo il mio spirito su lui, egli insegnerà la giustizia alle nazioni”, e ancora in Giovanni 6:55/64: Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. Come il vivente Padre mi ha mandato e io vivo a cagion del Padre, così chi mi mangia vivrà anch'egli a cagion di me. Questo è il pane che è disceso dal cielo; non qual era quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno. Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum. Onde molti dei suoi discepoli, udite che l'ebbero, dissero: Questo parlare è duro; chi lo può ascoltare? Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravan di ciò, disse loro: Questo vi scandalizza? E che sarebbe se vedeste il Figliuol dell'uomo ascendere dov'era prima? È lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma fra voi ve ne sono alcuni che non credono. Poiché Gesù sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo tradirebbe. In Filippesi 2:5/8: Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente (da far valere), ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Il corpo esterno di Gesù fu simile a carne di peccato e, a causa del peccato, ha condannato il peccato nella carne (Rom.8:3). Per tutti questi versetti e altri ancora, possiamo affermare che la sostanza di Gesù Uomo era ed è: La Parola, seconda persona della Trinità, che lo Spirito Santo la fornì di un corpo per incarnarsi nel seno di Maria. Il Suo corpo interno o sostanza o pane disceso dal cielo, fu generato dallo Spirito Santo, mentre il Suo corpo esterno, la Sua carne, è il suo “accidente” che gli fu dato da Maria, e in esso Gesù prese il peccato dell’umanità. Quindi, come giustamente afferma 1° Corinzi 6:18, Gesù prese il peccato non nel corpo interno, la Sua sostanza, ma fuori del Suo corpo interno; lo prese nel corpo di carne per portarlo a morire sulla croce! È’ quindi vera l’affermazione del profeta Davide quando profetizza le parole di Gesù: “Poiché tu non lascerai l'anima mia nell'Ades, e non permetterai che il tuo Santo (cioè il mio corpo interno che è il Tuo Tempio Santo) vegga la corruzione (della mia carne)” (Att.2:27; Sal.16:10). La carne o corpo esterno dell’uomo, e quindi di Gesù, è rappresentata dal cortile esterno del tempio, che Dio volle fosse aggiunto al cortile interno del tempio di Gerusalemme. Il cortile interno del Tempio voluto da Dio, rappresenta il corpo dell’uomo interno, mentre il cortile esterno, aggiunto in seguito dall’uomo al Tempio di Dio, rappresenta il corpo esterno dell’uomo aggiunto dai suoi genitori umani. Il corpo esterno di Gesù, ereditato dalla vergine Maria, in stato di colloide con il Suo corpo interno, nella Bibbia è dichiarato: Carne simile a carne di peccato; simile, perché la forza del peccato non aveva presa su di Lui, e quindi non peccò mai. La parola di Dio in Rom.6:23 dichiara che: “Il salario del peccato è la morte…”. Gesù, nonostante fiaccato e in fin di vita, per l’infarto occorsogli nell’orto del Getsemani, non poteva morire dentro le porte di Gerusalemme o prima di salire sulla croce e prendere nella Sua carne, o corpo esterno, i peccati dell’umanità. Come puoi notare, anche nel caso di Gesù Uomo, i peccati degli uomini di cui si caricò, si depositarono fuori del Suo corpo interno, la sua sostanza o pane di vita disceso dal cielo che doveva alimentare i figlioli di Dio per l’eternità. Il Suo corpo interno, come Lui asseriva, è sempre stato il Tempio di Suo Padre e i peccati degli uomini non potevano e non dovevano dissacrarlo. Quindi, come giustamente afferma 1°Cor.6:18, i peccati degli uomini di cui doveva caricarsi si depositatono fuori del corpo interno. Essi si collocarono nel Suo corpo esterno, in altre parole, la Sua carne. Questa insieme al Suo sangue che non poterono risalire al cielo, poiché non erano discesi dal cielo (Giov.3:13), quindi rimasero nella tomba e dopo tre giorni svanirono come svanì il corpo materiale di Gesù. Quando Gesù fu inchiodato sulla croce, era quasi in fin di vita; ma non poteva morire, se prima non avesse preso i peccati dell’umanità nel Suo corpo di carne destinato alla corruzione. Nel momento in cui Gesù non ebbe più la visione del Padre Suo perché i peccati dell’umanità erano già nella sua carne o corpo esterno, volle bere anche l’ultima cattiveria che l’uomo stava per commettere nei suoi confronti, per perdonarla insieme agli altri peccati: “Ho sete” disse, e ricevette l’aceto al posto dell’acqua. Subito gridò: “E’ compiuto”, cioè, l’opera che mi ero prefisso di compiere è stata portata a termine! E subito spirò per “cancellare tutti i peccati dell’umanità”! L’uomo interno Gesù si “addormento” per scendere nella tomba con il Suo uomo esterno (2°Cor.4:16) che portava in sé la corruzione del peccato e doveva disfarsi, ma lo Spirito Santo intervenne con la Sua gran potenza e risuscitò l’Uomo Gesù che era stato da Lui generato. Quando uscì dalla tomba, non era ben riconoscibile, e non permise ad alcuno di toccarlo perché non era stato ancora glorificato; il altre parole non aveva ancora ricevuto il “soprabito” celeste. Salito al Padre, ricevette il corpo di gloria e dopo ritornò sulla terra e questa volta si fece toccare. Del Suo corpo esterno non si seppe più nulla. Certo è che svanì e non si corruppe, forse scomparve per non essere gestito dal diavolo come questi voleva fare con il corpo di Mosé. Quando l’uomo muore materialmente, il suo corpo allo stato colloidale inizia a scindersi negli elementi corporali che lo componevano. Avviene che, mentre il suo corpo esterno ritorna alla terra, il suo corpo interno, creato da Dio nel grembo di sua madre (Salm.139:13), essendo stato reso santo dall’opera redentrice di Gesù (Ebr.10:14), si “addormenta” per non vedere la corruzione del corpo esterno, come avvenne per Gesù (Atti 2:27). In questo stato di “letargo” aspetta la resurrezione che lo Spirito Santo opererà quando Gesù con voce potente chiamerà il Suo corpo alla resurrezione. Ciò avverrà quando l’ultimo di coloro che devono formare il Suo corpo si convertirà. Il corpo esterno dell’uomo, cioè il suo “accidente” tratto dalla terra corrotta, elemento provvisorio per questa vita al fine di accogliere i peccati, per quelli che hanno deciso di seguire Cristo e non altri, continuerà a svolgere l’ultima parte del suo ruolo terreno: portare l’uomo nella santificazione attraverso varie esperienze di vita quotidiana. Dopo la morte fisica, il corpo esterno dell’uomo, ritornerà nella polvere da dove era stato tratto. L’uomo interno del credente, essendo vivo, risorgerà al suono dell’ultima tromba per essere adottato insieme a tutti i figli di Dio, e riceverà un nuovo e glorioso soprabito, un nuovo corpo esteriore, finalmente celeste, che è il segno dell’adozione del nostro Dio e Padre. In questo nuovo stato i risorti figli degli uomini, diventati figli di Dio per aver creduto in Gesù, vivranno con Lui per tutta l’eternità. Concludendo, intendiamo e diciamo con Gesù che il corpo che Lui ci dà da mangiare nella Santa Cena è la Sua “sostanza”, cioè, il Suo Corpo interiore generato dallo Spirito Santo, unito alla Parola di Dio e allo Spirito Santo che è lo Spirito di Dio e di Cristo. Questo Suo essere, che è il tempio del Padre, della Parola (Figlio) e dello Spirito Santo, Lui l’ha definito il “Pane disceso dal cielo che dà la vita e la luce al mondo”. La manducazione del “Pane disceso dal cielo” mette in perfetta comunione, se degna, la singola persona col Padre, col Figlio, con lo Spirito Santo, con Cristo e con tutto il “Corpo” di Lui. Il Suo corpo esterno che L’ha rivestito di umanità, non può essere il cibo dei credenti fedeli, perché viene dalla terra e non dal cielo; esso è un “ accidente” che avendo portato il “Pane disceso dal cielo”, in altre parole , il Suo “corpo”, fino alla tomba per essere il cibo dei credenti, ha cessato il suo ruolo. Infatti, così afferma la scrittura: “Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità.” (1°Cor.15:50). Per il Suo corpo esteriore, sapendo che i cristiani della chiesa primitiva avrebbero smembrato il Suo corpo in tante reliquie per venderle ai migliori offerenti o per adorarle, come, infatti, fecero con i corpi dei presunti santi, delle presunte reliquie della croce, dei chiodi, del prepuzio di Gesù bambino, e di tante altre cose, presumo che Dio per proteggere l’uomo da un così spregevole errore lo fece sparìre in un bagliore d’energia radiante al fine di non essere più trovato come il corpo di Mose’, che è anche una Sua figura (Deut.18:15; Atti 3:22; 7:37). CAPITOLO 4 4.1 La Santa Cena. Insegnamento spirituale e liturgico. I primi cenni del culto d'adorazione culminante nella Cena Sacra mediante un rituale si trovano nei libri del Vecchio Testamento della Bibbia. Gli elementi del rito usati nella Cena Sacra per promuovere mediante l'adorazione da spirito a Spirito il congiungimento dell'uomo con Dio, sono stati sempre, e lo sono ancora oggi, celesti e spirituali. L’uomo nella sua attuale natura terrena e materiale è nell’impossibilità di vedere le realtà celesti che esistono nel mondo spirituale. Per colmare questo grande handicap, Dio, mediante Mosé e Gesù, diede all’umanità, attraverso immagini, simboli, figure fatte di materia, la percezione visiva delle cose vere, o sostanze spirituali che esistono nei luoghi celesti, nel regno dello spirito. Nel periodo del Vecchio Testamento l'adorazione era esteriore, fredda, superficiale, non comprensibile allo spirito, poiché gli elementi della cena sacra essendo materiali, provenienti dalla natura e dagli animali, non aiutavano e non promuovevano la spiritualità e il trasporto dell’anima nel contatto dell'uomo con Dio. Nel Nuovo Testamento, Gesù spiega nei vangeli, che gli elementi materiali utilizzati nella Cena Sacra di tutti i tempi, non sono altro che una trasposizione figurativa o delegata della Sua Persona, quale vittima sacrificale per l'espiazione dei peccati degli uomini e per la loro redenzione dalla schiavitù satanica. Come il Cristo Uomo, il pane della vita, l'Iddio fatto uomo, Colui che è venuto sulla terra per operare la volontà di Dio, e non l’Iddio vivente o l’Eterna Parola disgiunta dalla carne, è l'immagine dell'invisibile Dio, così il pane e il vino, ora che Gesù è ritornato a essere l'invisibile Iddio, sono sulla terra la figurazione o l'immagine della Sua persona, che ci ha lasciato fino alla Sua seconda venuta. Tieni in alto il valore del pane e del vino, immagine del Cristo, come l’arca dell’alleanza per gli Ebrei rappresentava Dio! Gesù ordinò di mangiare questa Sua immagine per tenere desta la fede dei credenti, e al contempo, rinforzarla, ma non di adorarla! Guai a coloro che lo dovessero fare! Chi pratica ciò che è “oltre a quello che è scritto” disubbidisce alla parola di Dio e si attira un castigo (1Cor.4:6). Tutti i simboli o le figure delle cose celesti che perfino Dio ha ordinato di fare, non devono essere adorate o fatte oggetto di culto perché non sono la reale essenza celeste e in secondo luogo, sono fatte con le mani degli uomini. L’uomo quando costruisce le immagini, i modelli, i simboli, le contamina perché le fa mediante la sua carne che è sede del peccato e nemica di Dio (Rom.8:7 /12/13). Ora, percorriamo insieme questo cammino Biblico della Santa Cena. 4.2 La santa Cena o Cena Pasquale nel Vecchio testamento. Il pane e il vino per la prima volta sono menzionati nella Bibbia (Genesi14:18), a proposito della cena sacrale officiata da Melchisedec sacerdote dell'Iddio Altissimo e Re di Salem (pace) e Abramo in onore di Dio. Questi, per bocca del sacerdote Melchisedec benedisse Abramo. Altra volta, Giacobbe, nipote d'Abramo, che aveva acquisito il diritto di primogenitura, e con esso l’ufficio di sacerdote di Dio dopo aver soppiantato suo fratello empio Esaù, prima, offrì sul monte un sacrificio a Dio, e subito dopo, proseguì il rito di comunione e fratellanza col mangiare il pane con i suoi fratelli. 4.3 La Cena Pasquale ordinata da Dio a Mose’. La Cena Pasquale che Dio ordinò a Mosé è prefigurazione della Santa Cena ordinata e inaugurata da Gesù, che a sua volta è la prefigurazione della cena che si farà con le “sostanze” celesti nel nuovo regno ristabilito. Gli elementi materiali che prefigurano le realtà spirituali che l'uomo Gesù avrebbe racchiuso in sé sono: L'agnello o carne, il sangue, il pane azzimo, il vino, le erbe amare, l'olio, il sale, il lievito. Attraverso Mosé, Dio, istruì il Suo popolo ad avere con Lui e fra loro una cena intima di comunione e fratellanza da ripetersi ogni anno il 14 del mese di Abib, chiamato anche “Nisan” (Aprile). Per gli Ebrei il mese di Aprile era, ed è ancora considerato, il primo mese dell'anno, perché il Signore lo prescrisse in ricordo del loro esodo dall’Egitto (Esod. 12:1), ed anche perché in quel mese inizia il risveglio della natura e quindi, secondo loro, corrisponde ai primi momenti della Creazione. Unendosi in comunione nella cena Pasquale essi testimoniano al mondo intorno a loro che essi sono uno, il popolo di Dio! Nella prima cena Pasquale gli elementi comuni furono: l'Agnello, il pane azzimo, le erbe amare, il sangue, lo stare in piedi come pronti per partire. Questi elementi sacri del primo rito Pasquale hanno fatto parte di un unico sacrificio a Dio uguale per tutti che ha accomunato ogni singola persona, ogni singola famiglia, e ne ha fatto di loro una singola nazione. Quel primo sacrificio fatto poco prima di partire per affrontare il battesimo nel mar Rosso (1° Cor.10:2), ha purificato mediante il sangue l'intero popolo Ebreo, e distinto tutti loro, discendenti d'Abramo -‐ Isacco -‐ Giacobbe (Israele), dagli Egiziani. Quell'unico sacrificio fatto in Egitto, mentre erano pronti a lasciare le agiatezze e le comodità acquisite a prezzo della schiavitù, li ha redenti, riscattati, per essere liberi d’adorare il Signore nel luogo da Lui stabilito, il monte Sinai (altra figura di Gesù). Quel sacrificio li liberò dalla mano del distruttore che li voleva morti, e li introdusse nella vera vita, quella del cammino con Dio verso una meta paradisiaca che non si sa dov'è, né come raggiungerla, ma sicuri di arrivarci, avendo la certezza che Dio camminando con loro, li guiderà mediante il Suo servo Mosè, il quale Lo ascolta e trasmette al popolo la Sua parola. Nell'aver mangiato quel sacrificio e avendo cosparso di sangue gli stipiti delle porte delle loro case, gli Israeliti dimostrarono d’aver fattivamente creduto e accettato la redenzione dalla schiavitù, per essere veri e liberi adoratori consacrati a Dio. Questi, di conseguenza al loro credere, liberò i primogeniti d’Israele dalla morte quando vedendo gli stipiti e l’architrave delle porte cosparse col sangue dell’agnello, come Lui aveva ordinato, passava oltre, cioè saltava (Pasqua significa proprio: passare oltre saltando) quelle case, e non permetteva al distruttore d’entrare per dare la morte. Questo reale avvenimento prefigura, la Pasqua dei credenti che è: Cristo, il vero Agnello sacrificale. Dio, attraverso Mosè, introdusse anche il concetto della commemorazione Pasquale (come poi comanderà Gesù), in altre parole, la ripetizione annuale del rito per commemorare (Es.12:14), ricordare e insegnare ai posteri che non avrebbero più vissuto materialmente la schiavitù d’Egitto. Tale passaggio, scandito e vissuto nei gesti rituali, o Pasqua, ha fatto di un popolo schiavo, un popolo libero in cammino verso un luogo di riposo, di pace, di prosperità, e libero di professare liberamente e riccamente la fede nel Dio liberatore che ama, protegge, e segue intimamente il Suo popolo che L’ha invocato e si è legato a Lui in un Patto o Testamento. 4.4 I simboli raffiguranti le realtà celesti non devono essere adorate né venerate. Gli Egiziani, come rivelato da Dio, rappresentano tutti i rimanenti popoli del mondo ritenuti pagani, o detto altrimenti: religiosi, perché adoranti oggetti o figure fatte con le loro mani. A quei tempi, costoro credevano, che le statue fatte da loro, raffigurassero delle persone divine, invisibili, ritenute buone o cattive, perciò ne volevano mantenere un ricordo visivo, e officiavano loro un culto di venerazione per ingraziarseli. Oggi, certi cristiani, nuovi pagani perché religiosi, fanno lo stesso, e con discorsi filosofici non confortati dalla Bibbia circuiscono le menti di quelli che vogliono in sincerità avere un rapporto d'amore con Dio, allontanandoli così dal loro Creatore. Costoro dichiarano che le immagini da loro create sono cose buone e approvate da Dio perché sono come le fotografie di persone sante e degne d’essere venerate. D'altronde, essi pensano e dicono: non fu proprio Dio ad ordinare di costruire con materiali tratti dalla natura delle immagini o figure di Cristo per poi venerarle? Con tale ragionamento, apparentemente logico, é sembrato lecito a queste persone di chiesa, di fare anche loro delle figure per venerarle! A tal proposito smentiamo subito il ragionamento filosofico che tali persone hanno inculcato nelle menti dei loro adepti ignoranti della scrittura. Anche se fu Dio che mostrò all’uomo il modello o figura o immagine da creare, con la raccomandazione di realizzarlo in modo preciso secondo come Lui l’aveva mostrato, Egli non comandò mai di rendere a questi oggetti il culto d’adorazione o di venerazione. Per esempio, non ordinò a Mosè di far venerare o adorare il candelabro che era figura dello Spirito Santo, né i pani della presentazione che erano l’immagine di Gesù, il cibo spirituale delle dodici tribù d’Israele. Il pane, come la manna, è immagine di Gesù, il pane venuto dal cielo, La Parola vivente che nutre lo spirito dell’uomo. E’ bene considerare anche il fatto che al popolo d’Israele non fu mai ordinato di portare in processione il pane, né di genuflettersi davanti ad esso! Ciò è assolutamente vero poiché il popolo non poteva entrare nel luogo santo dove questi simboli, immagini, risiedevano. Per non parlare poi dell’arca, immagine del Dio fatto uomo che era oltre la cortina nel luogo santissimo, nel quale poteva entrare solamente il sommo sacerdote una volta l’anno. Anche per le immagini degli angeli che decoravano il velo di separazione del santo dal santissimo, la cortina, non c’era alcuna venerazione, né preghiera. Neanche quando Dio ordinò a Mosé di far costruire il serpente di rame montato su un’asta (Num.21:9), diede istruzioni per adorare quell’immagine di Gesù che preannunziava anticipatamente la Sua morte in croce, dopo aver preso su di sé il castigo dell’uomo peccatore. Egli comandò semplicemente d’esercitare fede sul rimedio che Lui stesso aveva procurato all’uomo per guarirlo dai mortali effetti del morso del “serpente antico”, il diavolo, che induce a peccare. E’ molto istruttivo notare come il popolo d’Israele non adorò, né venerò mai, le immagini di Gesù staccato dal peccato che stavano nel tempio, mentre adorò e venerò l’immagine di Gesù nel suo stato di peccato per noi che sostò fuori del tempio (2° Re 18:4), cioè il serpente di rame. L’insegnamento spirituale che se ne ricava è, che satana induce gli uomini che vivono di religiosità generata da dottrina Biblica manipolata per il proprio tornaconto, ad adorare o venerare le immagini delle persone che hanno avuto contatto con il peccato. “E perciò Iddio manda loro efficacia d'errore onde credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non han creduto alla verità, ma si son compiaciuti nell'iniquità, siano giudicati” (2°Tess.2:1). Tuttavia Iddio, per stabilire con forza il Suo 2° comandamento che nei tempi moderni la chiesa che accampa pretese di successione apostolica, ma non segue l’esempio degli apostoli, ha tolto dal suo catechismo, mise in cuore al re Ezechia di distruggere quel simbolo che Lui stesso aveva ordinato di fare, il serpente di rame sulla canna, perché il popolo nel tempo lo aveva cominciato ad adorare. Con quest’intervento divino rimane dunque valido per sempre il 2° comandamento che la filosofia umana ha fatto sparire per non essere giudicati quali idolatri. Nella Bibbia il 2° comandamento recita: “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l'Eterno, l'Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m'amano e osservano i miei comandamenti” (Eso.20:4/6). Tolto questo comandamento, per far rimanere sempre dieci i comandamenti, questi religiosi hanno diviso in due il decimo comandamento che è così diventato: 9° Non desiderare la donna degli altri, 10° non desiderare la roba degli altri. L’insieme di queste due parti di comandamento sono il decimo comandamento della Bibbia che é: “Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo” (Eso.20:17). Mi scuso per la digressione, ma ho ritenuto importante inserire quanto detto sopra, poiché l’Iddio vivente non vuole assolutamente che l’uomo adori o veneri alcuno dei simboli che, dietro il comando Suo, o senza il Suo comando, ha fatto con le proprie mani, anche se raffigurano il Vero Dio, Gesù. Anche se i simboli sono “fotografie del vero”, esse rappresentano il Vero, ma non sono il vero Dio! Per tale motivo non vanno adorate né venerate (Rom 1:25). Se tale divieto è per tutte le rappresentazioni del Vero Dio, figurarsi poi per quelle immagini o statue che rappresentano persone umane che hanno conosciuto il peccato, anche se morte in odore di santità! Mosè non era Dio, anche se Questi gli assicurò che Lo rappresentava, ma non fu mai adorato né allora, né adesso e nemmeno venerato. “L'Eterno disse a Mosè: Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta” (Esod.7:1). Tutti gli arredi del culto che erano figure dell’Eterno e dello Spirito Santo non erano portati in processione. Quando venivano spostati da un posto all’altro, erano coperti, nascosti da tende. “Siccome è scritto: Non v'è alcun giusto, neppur uno. Non v'è alcuno che abbia intendimento, non v'è alcuno che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v'è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno”. (Rom. 3:10/12). L’immagine di Dio che è Cristo Gesù Uomo (2°Cor.4:4 e Col.1:15), unica eccezione, accettò l’adorazione, e fu adorato, primo motivo: perché in quel corpo umano c’era di fatto “Tutta la pienezza della Deità” (Efe.3:19). Secondo motivo: perché il Suo corpo, simile a carne di peccato che nascondeva il Suo vero essere o corpo o sostanza, La Parola, non fu fatto dall’uomo, né era una fotografia, il suo corpo fu generato dallo Spirito Santo nel grembo di Maria che, lei consenziente, Gli prestò il suo utero; “Maria disse: Ecco, io sono la serva del Signore; siami fatto secondo la tua parola!” (Luc.1:38). La Santa scrittura mostra il Faraone come figura di satana; perciò i pagani tutti, compresi gli Egiziani, sono tutti idolatri e sudditi di satana che li tiene schiavi in un'apparente libertà. Egli li stimola creando in loro forti desideri attraverso i cinque sensi, e in parte li soddisfa, ed essi appagati per un momento, cercano sempre di realizzare i loro desideri carnali irrepressi (Giac.1:14/15). 4.5 Il pane non lievitato. Il pane non lievitato, che accompagnò la carne dell’agnello, è anch’esso figura di Gesù. Infatti, è simbolo dell'Eterna Parola, venuta dal cielo, il Figlio di Dio, che prima della fondazione del mondo era nel seno del Padre, e poi, durante il periodo del Vecchio Testamento, era la Parola che rivelava il Padre e guidava il popolo d'Israele (1°Cor.10:14). Dio, nella Bibbia Sua parola, dichiara che: “L’uomo non vivrà di solo pane, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio”. Il pane materiale, è l'alimento principale che sostiene la vita corporea dell’uomo, questi essendo fatto d’altri due elementi spirituali, lo spirito e l’anima, deve necessariamente essere alimentato anche da un alimento consono, spirituale, che è la Parola di Dio. Questo è l’alimento che Dio, secondo i bisogni individuali, vuole dare giornalmente alle persone. Questo è il solo alimento spirituale che può alimentare la vita eterna che Dio regala all'uomo nel momento della nuova nascita o battesimo d’acqua e di Spirito. Questa parola dunque va ricercata giornalmente perché è spirito e vita per il neo credente (Giov.6: 63). 4.6 La carne. La carne dell'Agnello Pasquale o Sacrificale è simbolo del corpo esterno di Gesù Cristo Uomo, l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, che nell'esteriore è come un uomo (Fil.2:8), poiché ha una carne simile a quella dell'uomo (Rom.8:3), ma nell'interiore è la Parola che é lo Spirito (2°Cor.3:17) che promuove la vita dell'universo (Giov.6:63). La carne o corpo esteriore di Gesù rassomiglia alla carne di peccato degli uomini, ma, essendo essa il contenitore della Santa Parola di Dio (Giov.1:14), non ha mai conosciuto peccato. Come per l’uomo, quando Gesù sulla croce assorbirà i peccati degli uomini, essi si depositeranno nella Sua carne, dimodoché quando questa morirà, li porterà con sé nella tomba e li annullerà. Per tale motivo Gesù, la Parola fatta carne, poté sulla croce essere il sostituto perfetto d’ogni persona morta nel peccato. Nella Santa Cena, quello che i credenti veraci mangiano sotto la specie del pane, non può mai essere quel corpo umano esteriore di Gesù che ricorda il corpo di peccato dell'uomo. Poiché, nel vero credente non c'è più il ricordo del peccato fatto sotto il vecchio Patto, prima della conversione (Ebr.10:2). Il pane che i credenti mangiano nella Santa Cena, non è il corpo naturale o esteriore di Gesù, che si sarebbe corrotto dopo la morte se non fosse intervenuta la resurrezione, ma è il corpo vivente e interno di Gesù fatto da Dio Padre mediante lo Spirito Santo. Il Signore nella cena Pasquale fatta con coloro che avevano creduto in Lui, e per questo diventati i Suoi intimi amici, gli Apostoli, diede loro di mangiare il Suo Corpo interno, “Or mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe, e dandolo a' suoi discepoli, disse: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Matt.26:26/28). Poiché Dio Padre ama tutti e vuol salvare tutti, Egli inizialmente attira a Sé, mediante l’azione dello Spirito Santo, i religiosi e i non credenti attraverso informazioni superficiali intorno a Cristo, per poi passare a rivelare loro l’evangelo della grazia e del Regno. Queste sono: “la dottrina elementare intorno a Cristo” (Ebr.6:1/3), in altre parole, la Sua “carne”, o il Suo corpo esterno. Chi mangia, cioè, chi crede alla dottrina elementare intorno a Cristo e accetta (beve) la vita purificatrice di Gesù, in altre parole il Suo sangue, entrerà nella vita eterna. Chiunque mangia la Sua carne, in altre parole, crede all’evangelo, si può ben dire di lui: che ha udito la parola (rhema) del Padre ed l’ha creduta : “Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. È scritto nei profeti: E saranno tutti ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito il Padre ed ha imparato da lui, viene a me” (Giov.6:44/45). Quando una persona ha creduto al Padre per aver udito l’evangelo, Questi lo consegna a Gesù. Infatti Egli dice: “Tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori; perché son disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: ch'io non perda nulla di tutto quel ch'Egli m'ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” (Giov.6:37/40). Successivamente all’affido, Gesù continuerà a dare da mangiare a costoro, non più la Sua carne, ma il Suo corpo; che come dichiara Ebrei 6:1 è l’insegnamento perfetto. Alle persone che ancora non hanno creduto il Padre continua a dare “la carne di Gesù” o corpo esterno: l’evangelo. “Il Padre mio vi dà (continua a dare) il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà la vita al mondo. Essi quindi gli dissero: "Signore dacci sempre di codesto pane. Gesù disse loro: "Io sono il pane della vita; chi (da ora in poi) viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete (Giov.6:32/35), è sempre appagato. “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne (il Suo corpo esterno prima che incarnasse il peccato), che darò per la vita del mondo”. (Giov.6:33 e 51). Il corpo esterno di Cristo prima d’incarnare il peccato e morire sulla croce era: “E la Parola è stata fatta carne piena di grazia e di verità” (Giov.1:14). I credenti chiedono pregando: Dacci di giorno in giorno il nostro pane quotidiano (Luca 11:3); così come nel deserto Dio dava di giorno in giorno il dono della manna. “Non di solo pane vivrà l'uomo, ma d'ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Deut.8:3; Matt.4:4). L’uomo quindi, mantiene in vita il corpo terreno o esterno col cibo materiale, e acquista e mantiene la vita eterna per il corpo interno, col cibo spirituale e celeste che è la Parola di Dio. Questo cibo spirituale è dunque, il “corpo interno” dell’uomo Gesù, generato dallo Spirito della vita nel grembo di Maria. Quello “esterno”, terreno, generato da Maria, subito dopo aver assorbito i peccati del genere umano cessò di vivere a causa degli sfinimenti patiti, che gli avevano causato la disventilazione polmonare e l'infarto del miocardio. In altri termini, il pane della Santa Cena, o corpo interno, è l'immagine equipollente dello Spirito vivificante del nuovo Adamo: la Parola (1°Cor.15:45). Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho potestà di deporla e ho potestà di ripigliarla (Giov.10:17/18). Nel frattempo, poiché Gesù dichiara che quell'unico pane dato per tutto il genere umano, è il Suo corpo (corpo interno commisto al corpo esterno = un solo corpo), in altre parole: il Suo essere inserito in carne umana, la Parola unita alla carne spezzata sulla croce per il peccato d’ogni persona, ne consegue, che chi ne mangia degnamente, si unisce a Lui. Io in voi e voi in me (Giov.14:20). Fare attenzione! I credenti mangiano di quel pane, il corpo di Cristo disceso dal cielo che è la sostanza spirituale che alimenta il loro spirito. Mentre quello che non mangiano di quell’unico pane sono le briciole, che cadendo per terra vengono mangiate dai cagnolini (i non credenti). Le briciole rappresentano il corpo esterno che viene dalla terra (Matt.15:27). Come tutti gli Ebrei, che per aver insieme partecipato alla cena Pasquale, diventarono un solo popolo, il Popolo di Dio; così tutti quelli che partecipano degnamente alla S. Cena, formano il nuovo corpo di Cristo che è la Chiesa: il nuovo corpo mistico di Gesù che bisogna discernere per mangiare degnamente la S. Cena. Tale corpo, infatti, è reso evidente nel rito della manducazione, e precisamente, durante la presentazione dell'unico pane azzimo che viene spezzato, dopo aver reso grazie a Dio per il Suo dono, e la successiva distribuzione per essere alimento di vita per tutti i partecipanti. Per questa essi formano un unico corpo mistico; poiché tutti quelli che si alimentano degnamente di quell'unico pane formano un unico corpo “Siccome v’è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane.” (1° Cor.10:17; 12:12/13 e 27). Il Cristo glorioso, poiché della Chiesa, Suo corpo mistico, è la testa, il Capo, non può essere assente nella Santa Cena. Egli vi partecipa attivamente in forma Spirito, invisibile, per comunicarsi in modo speciale, intimo, con ogni partecipante nato veramente di nuovo. Al contempo la Santa Cena è resa santa perché Egli scarta le persone che indegnamente vi partecipano. Essa per alcuni può essere anche un momento di giudizio poiché è possibile che il Signore volendo correggere una persona che si accosta indegnamente alla Santa Cena la porti a riflettere mediante una malattia o un’infermità. Altri, che per il Signore sono incorreggibili, possono anche trovare la morte materiale e/o spirituale. Egli, essendo la testa del nuovo corpo, vede e ricompone quell'unico pane che è il proprio corpo riunito degnamente nella manducazione. Questo è il Suo Tempio in terra, in pratica, il Suo corpo visibile al mondo: la Chiesa. Cristo chiede a tutti quelli che vogliono partecipare degnamente alla Santa Cena, di autoanalizzarsi. Se la persona ritiene che la sua fede sia ancora buona, ed ha chiaro il concetto che tutti quelli che hanno ricevuto da Cristo la vera fede che salva (Efe 2:8) fanno parte del Suo Corpo mistico, può partecipare degnamente alla Santa Cena (1° Cor.11:27/29). Anche la persona, che dopo aver creduto alla sostituzione operata da Cristo, e diventato tempio dello Spirito Santo secondo la promessa di Dio Padre nelle sante Scritture, ritiene che il suo peccato sia stato cancellato per sempre nel suo corpo spirituale e non ne conserva il ricordo, può partecipare alla Santa Cena. Tutti quelli che partecipano degnamente alla Santa Cena, poiché partecipano a quell’unico pane spirituale venuto dal cielo per mezzo del simbolo del pane materiale, e che dopo la resurrezione è ritornato in cielo, hanno comunione gli uni con gli altri e sono uno in Cristo Gesù per lo Spirito Santo che hanno ricevuto. 4.7 Il sangue. Il sangue, solo nell'esodo da Egitto, è stato sparso sugli stipiti e sugli architravi delle porte d'ingresso delle case degli Israeliti. Esso in ogni tempo non va bevuto né mangiato, nemmeno dopo averlo cotto, è un elemento sacro (Lev.17:14; Deut.12:23). Questo segno, simbolo dell’accettazione della morte sostitutiva dell’agnello per quelli che erano dentro la casa, fu per il Signore la manifestazione reale della loro fede nell'opera redentrice e purificatrice del sangue dell'agnello che prefigurava il vero agnello: Gesù. Il Signore aveva promesso a Mosé che quando avrebbe visto il sangue sugli stipiti, sarebbe passato oltre, e non avrebbe permesso allo sterminatore di dare la morte ai primogeniti degli occupanti la casa che avevano ubbidito perché creduto alla parola di Dio riferita da Mosé. Costoro, avendo creduto alla promessa del Signore, vissero quei momenti angosciosi in serena tranquillità, sicuri che non ci sarebbe stata morte fra loro. Il sangue dunque, se da una parte è simbolo di morte del peccatore e rappresenta anche la purificazione dal peccato e liberazione dalla schiavitù, dall'altra, è anche simbolo di una nuova vita, e di protezione divina. Se il chicco di frumento non muore, non porta molto frutto, affermava Gesù. In altri momenti del rituale levitico o sacerdotale del vecchio patto, il sangue doveva essere sparso per terra, perché rappresentava la vita, e questa non doveva essere disprezzata facendola andare in latrina (Matt.15:17). In altri casi, come nel momento del patto con Israele, esso fu usato per fare l'aspersione del popolo al fine di suggellare il patto (Esodo 24:8). In altri ancora, esso doveva essere cosparso sul propiziatorio (Lev.16:14), perché rappresentava la testimonianza visiva che il peccato che causava la morte dell’uomo era stato coperto, perdonato, da Dio. In tutte le ritualità del vecchio testamento, la purificazione avveniva mediante il sangue d'animali, poiché le cose da purificare erano figure materiali, in altre parole, ombre delle cose celesti. Ora, l'essenza vera dell'uomo che Dio ha fatto, e fa ancora oggi con le Sue mani nel grembo d'ogni puerpera, è di natura celeste, perfetta, perciò gli uomini dovevano e devono essere purificati con un mezzo migliore: il sangue dell'Iddio vivente fatto uomo (Ebr.9:23). Noi uomini, in genere, dichiariamo che Dio è nostro Padre Celeste, a maggior ragione lo sono i nati di nuovo che, sono stati purificati con un mezzo super speciale: Il sangue prezioso di Gesù, il Figliol di Dio disceso dal cielo. Dio per far diventare i nati di nuovo figli Suoi li ha fatti partecipi della resurrezione di Gesù (Rom.8:11; Galat.4:6/7) e ha dato loro il dono celeste dello Spirito Santo nei loro cuori. A seguito di questo intervento divino, le persone che sono diventate figli Suoi, sono letteralmente mutate da terrene e mortali a celesti e immortali come il Padre loro che è nei cieli. Infatti, la loro cittadinanza è nei cieli (Fil.3:20; Efe.2:19) e siedono con Cristo alla destra di Dio (Efe.2:6; Apoc.3:21), e rimarranno in tale stato, sempreché non rigettano, durante la rimanente loro vita terrena, con fatti, parole e/o atteggiamenti, la fede in Gesù e in Dio Padre. L'uomo che ha creduto, ed è stato accettato da Dio Padre per l'ubbidienza alla Sua parola, è divenuto una nuova creatura e la sua vita vecchia è passata; di essa non si trova traccia nel libro della vita, tutto il suo passato è stato cancellato. Questa nuova creatura è dal cielo; appartiene al regno di Dio ed è celeste; solamente, il suo attuale vestito esterno, la carne (2° Cor.4:16/18; 5:1/8), è rimasto terreno e corruttibile, ma anche questo, quando il numero dei figlioli di Dio sarà pienamente raggiunto, sarà dismesso perché “carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né la corruzione può ereditare l’incorruttibilità” (1°Cor.15:50). In questo nuovo stato il credente sarà rapito in cielo per essere rivestito di un nuovo vestito celeste e incorruttibile, che questa volta sarà perfetto perché incorruttibile (2° Cor.5:4; 1°Cor.15:46/55). Nei brani citati poco fa l’Apostolo Paolo spiega che il corpo e l’anima dell’uomo interno sono mortali e inclini a corrompersi col peccato. Il corpo dell’uomo interno è per l’anima e lo spirito come un vestito che non vorremmo dismettere. Al contrario, ardiamo che esso sia redento affinché sia sopravvestito del soprabito celeste (2°Cor.5:2). Questo è il promesso corpo celeste che indicherà la nostra adozione a figli di Dio. Dopo aver compreso il motivo imperioso e irrinunciabile della nuova nascita, e averla messa in atto con un battesimo consapevole e responsabile, desideriamo ardentemente che l’immortalità e l’incorruttibilità, che Dio ha sempre voluto per noi fin dalle origini, sia messo in atto al più presto con la resurrezione di quel corpo meraviglioso e stupendo che Dio ha introdotto nel grembo di nostra madre quando ci concepì (Salmo 139:13). L’uomo non è quello che vedi allo specchio ma è quello che pensa e mette in atto. Se pensi e metti in atto le cose come Dio pensa e mette in atto sei bellissimo/a e perfetto/a e somigli a Gesù, viceversa sei sgorbio e ributtante nonché diabolico (Giov.8:44). Dopo queste conclusioni Bibliche è logico dedurre che il cibo dei nati di nuovo, essendo costoro diventati spirituali, dev’essere un cibo super speciale che produca e sostenga la vita eterna. Infatti, costoro, per mezzo della nuova nascita da Spirito, sono esseri celesti, essi non sono (più) del mondo, come Io non sono del mondo (Giov.17:14/16) affermava Gesù; perciò devono essere alimentati dal Padre loro con il vero cibo che viene dal cielo: la carne o pane celeste che è prodotto dall'albero della vita che è il Gesù Cristo Celeste, l'eterna Parola! I nati di nuovo avvedutamente dicono a Dio: “dacci oggi questo tipo di pane quotidiano”. Quelli invece che ancora sono soggetti alla Legge che impone i comandamenti e le buone opere, siccome non sono nati da acqua e da Spirito, e quindi sono ancore materialisti, dicono a Dio: “dacci oggi il nostro pane comune quotidiano”. Oltre al pane i veri credenti dicono al Padre celeste: “Dacci di giorno in giorno il sangue di Gesù che è vera bevanda che dà la vita e la purità di cuore che forma la nostra giustizia e che rende bianco il nostro abito”! L’Agnello sacrificale vero, che pone fine al ruolo educativo e provvisorio dell’animale che, quale sostituto dell’uomo era offerto a Dio per soddisfare la Sua legge: “L’anima che pecca morirà” (Eze.18:4 e 20), è venuto al mondo 2000 anni fa per identificarsi in ogni persona e prendere su di sé il castigo della croce che ognuno con il proprio peccato ha meritato e merita. L’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, Gesù Cristo Uomo, mediante lo spargimento del Suo sangue soddisfa in pieno per me, per te e per tutti gli uomini, la legge di Dio. Coloro che dichiarano con profonda sincerità e convinzione che vogliono essere cosparsi dal sangue di Gesù per ricevere il perdono dei peccati e la vita eterna, eseguono nel vero quello che gli Israeliti fecero in senso figurato in Egitto per nostro ammaestramento: il sacrificio dell’agnello e l’aspersione con il suo sangue degli stipiti e dell’architrave delle loro case. Quando Dio vede il sangue dell’Agnello Gesù Cristo Suo Figlio, cosparso sulla porta del tuo cuore, passa oltre il tuo stato di morte nel peccato e ti regala per grazia, la vita eterna mediante l’immissione dello Spirito Santo nel tuo intimo. Egli stesso ha stabilito di recuperarti alla vita mediante la tua sostituzione sulla croce con Suo Figlio, che di buon grado e per amore tuo ha accettato. Gesù quindi, ha saldato interamente il tuo debito con la giustizia divina morendo come tuo sostituto sulla croce (Isa.53:5). Nel momento in cui credi, e per credere bisogna essere adulti e interessati, e accetti ubbidendo, mediante il battesimo in acqua, quest’opera di Cristo per te, non fai più parte dei condannati a morte con destinazione: l’inferno. Il Sangue di Gesù, il figlio unigenito di Dio ed anche figlio dell’uomo, è colato dal Suo corpo appeso alla croce ed ha bagnato la terra volendo con ciò significare che lo spargimento del Suo sangue ha cancellato e continua a cancellare, se richiesto, tutti i peccati dell'umanità dal tempo di Adamo fino al giorno del pieno ristabilimento del Regno di Dio in terra (2°Cor.5:14). Nel nuovo patto, l'unico Agnello, in altre parole, il Suo corpo di carne, a differenza dei sacrifici dei molti agnelli animali, ha accomunato lo straniero (pagano, idolatra) e l'Ebreo in un unico evento salvifico (Efe.2:14/19). Questo era un segno per il futuro, che la carne sacrificale dell'Agnello ben preordinato prima della fondazione del mondo (1°Pie.1:20), per volontà del Signore, avrebbe cancellato la divisione, l'inimicizia fra i due popoli, Ebrei e Pagani; in altre parole, quella fra tutti i popoli della terra, che si era creata, e si ricrea ancora, a causa dell'ignoranza o misconoscenza della parola di Dio unita all’intolleranza provocata dalla superbia della vita. Da quel momento, il sacrificio dell'unico Agnello li ha accomunati, uniti come un sol popolo, in quell'unica morte e resurrezione del Figlio di Dio (2°Cor5:14). Accostarsi alla Santa cena vivendo con la divisione nel cuore all'interno della propria famiglia e/o peggio ancora, nella famiglia di Dio, la chiesa e/o Chiesa, è molto sacrilego e indegno. Solo chi si sente unito agli altri deve mangiare, altrimenti mangia e beve il giudizio di Dio su se stesso, poiché Cristo è morto per far fare la pace fra Dio Suo Padre e ogni persona del mondo, e per unire tutto e tutti con Sé. La carne dell'agnello del Vecchio Testamento doveva essere consumata tutta. Questo simbolismo significa che il sacrificio di Gesù è completo e bastevole per soddisfare la piena redenzione d'ogni persona presente, passata e futura. Se qualcosa sarebbe rimasta, data la sacralità del simbolo, doveva essere bruciata col fuoco. Le ossa dell’agnello non dovevano essere spezzate (Eso.12:46). Il motivo per cui le ossa non dovevano essere spezzate era che il simbolo, pur non essendo la sostanza vera delle cose, doveva rispecchiare in tutto e per tutto il modello originale, cioè Gesù in croce. Infatti, le ossa delle gambe di Gesù non furono spezzate per accelerare la Sua morte, poiché all’ora nona (le 15.00) lo trovarono morto, diversamente, spezzarono le gambe ai due ladroni. Le ossa, sono anche il simbolo dello Spirito Santo che sorregge, sostiene la Chiesa universale. Egli è la “struttura” portante (ossa) delle singole chiese e queste sono collegate insieme mediante le giunture. Queste, a loro volta, sono simboli dei Pastori, anziani che devono garantire l’edificazione del corpo di Cristo, difendere e promuovere l’unità della chiesa locale, della Chiesa nella città, della chiesa nella provincia, e così via, nel mondo. Guai a chi è strumento di divisione nella chiesa! 4.8 Le erbe amare. Le erbe amare (indivia, cicoria, dente di leone) che gli Israeliti dovevano mangiare nella cena Pasquale, erano simboli delle sofferenze patite durante la schiavitù d'Egitto, figura della schiavitù satanica. Permanendo sempre nella redenzione di Dio non le avrebbero più provate, perché Egli camminando con loro, avrebbe agito sempre con prontezza e potenza in loro difesa. La carne dell'agnello, secondo il volere di Dio, doveva essere arrostita sul fuoco. Questo simbolismo annunciava le sofferenze del Cristo che avrebbero avvilito mortalmente l'anima Sua nel periodo durante il quale evangelizzò il popolo d'Israele e fino al martirio finale, che è chiamato: il Suo battesimo di fuoco (Luca 12:50). Esse rappresentano anche le sofferenze delle anime nostre, per malattie, persecuzioni, ruberie, ingiurie e tanto altro, che Egli prese su di Sé per alleviare il peso del nostro cammino terreno. Sulla croce Egli portò anche tutte le sofferenze dell'animo di tutti gli uomini che sono continuamente sferzati dai colpi del maligno che usa gli uomini spiritualmente ciechi per divertirsi. Costoro, senza che se ne rendano conto, sono al suo servizio facendo del male e seviziando i loro simili, e ancor più i credenti sinceri, per farli scoraggiare e desistere dal camminare con Gesù. Per i nati di nuovo questi tormenti sono il battesimo di fuoco (Matt.3:11; 1°Pie.1:7; Luc.12:50) o di sale (Marc.9:49) che ognuno dovrà prendere dopo il battesimo di Spirito Santo (1° Cor.12:13) officiato da Gesù per tutti quelli che hanno semplicemente creduto in Lui. I suddetti tormenti sono necessari ai fini della santificazione (Ebr.2:10). 4.9 Il lievito. Il pane azzimo, o pane senza lievito, è anche una figura di Cristo perchè non ha mai peccato (1°Cor.5:7/8). Poiché Cristo non peccò mai, è come il pane senza lievito disceso dal cielo che dà la vita agli uomini che con perseveranza cercano Dio. Il lievito è simbolo del peccato che produce altri peccati come in una reazione a catena. Un po' di lievito fa lievitare tutta la pasta diceva Paolo (1° Cor.5:6/8). Il Signore raccomandò agli Israeliti di spiegare ai loro figli le finalità del sacrificio Pasquale, in altre parole, il profondo significato del rito, affinché non cadessero nella schiavitù del peccato. Il sacrificio o spargimento di sangue è simbolo di salvezza, quindi di vita eterna. Ne consegue che, la celebrazione del sacrificio dell'agnello, o detto altrimenti "Messa", quand'anche si potesse fare, ma è sicuro che non si possa fare, non può essere fatta in onore di un defunto, o di un defunto in odore di santità, ma deve essere fatta esclusivamente in onore del Dio vivente che passò e salvò dalla morte il Suo popolo. Infatti, il Signore prescrisse allora, che il sacrificio Pasquale, in ricordo dell'opera Sua, doveva essere fatto durante una notte di veglia in Suo onore. Ancora oggi Egli, per lo Spirito Santo, passando di casa in casa, di famiglia in famiglia, bussa alla porta del cuore d’ognuno per produrre ravvedimento dal modo di vivere senza interessamento del gran sacrificio di Cristo. Chi si lascia convincere dallo Spirito e lascia entrare nel suo cuore il Re di Gloria, e si fa condurre dallo Spirito come un bambino senza malizia, riceve la vita eterna e come pegno di questa, la caparra dello Spirito Santo nel proprio intimo. La cena Pasquale che Dio ordinò a Mosè, di norma, non la doveva mangiare nessun impuro, o straniero estraneo ai patti, poiché era incirconciso e quindi non faceva parte del popolo di Dio. Qualora lo straniero avesse espresso la volontà di voler abitare in Israele e partecipare alla cena Pasquale in onore del Signore, prima, doveva far circoncidere tutti i figli maschi della famiglia, poi poteva accostarsi alla cena (Eso.12:48). Altro fatto degno di nota è quello che il popolo di Dio mangiò la Pasqua prima di passare il Mar Rosso (figura del battesimo in acqua di Giovanni, o di ravvedimento), la qual cosa voleva fare con forte desiderio e pieno convincimento, infatti, gridava a Dio chiedendogli d’intervenire per portarli lontano dall’Egitto nella terra dei loro antenati come promesso. Questa ferma risoluzione comportava necessariamente l’attraversamento del Mar Rosso che Dio aveva posto a baluardo per il loro non ritorno alla casa di schiavitù del peccato (Eso.13:17/18; Deut.17:16; Ger.42:19). Da questi due fatti riceviamo due insegnamenti. Primo, che il battesimo in acqua e di Spirito (Giov.3:5) è strettamente necessario per chiunque voglia passare definitivamente, dal regno mondano soggetto a satana, al regno di Dio. La persona che studia il Vecchio Testamento, e si convince, mediante la Legge di Dio, perché essa serve proprio a questo, d’essere peccatrice e alla fine dovrà rendere conto a Dio della vita trascorsa senza di Lui nel peccato, di richiedere a Lui la grazia, Egli la affiderà a Gesù. Questi farà tutto ciò che è possibile e giusto per salvare questa persona, perché se il Padre l’ha affidata a Lui, ciò significa che il Padre ha riconosciuto che per Lui la persona è salvabile. Gesù istruirà la persona che il padre Gli ha affidato mediante la Sua parola fino a convincerla a richiedere il necessario battesimo, che la chiesa locale è ben felice di ministrare per lei. Il battesimo prima deve essere richiesto a Dio affinchè le dia lo Spirito santo promesso, e dopo alla chiesa, perché anch’essa deve convincersi all’evento, poiché questo deve essere fatto con serietà e impegno del battezzando. Solo questi rende valido il suo unico battesimo, col suo credere all’evangelo della grazia, che s’impernia nella morte e resurrezione di Gesù. Solo dopo aver ascoltato l’evangelo completo della grazia, e aver capito e creduto con il cuore nella persona e nell’opera di Gesù, può prendere impegno col Signore a non peccare più, a non ritornare più in “Egitto”,**** nel peccato, altrimenti illuderà se stesso con una religiosità infarcita di sentimentalismo deleterio. Il Signore con il simbolismo del mar Rosso che non si deve più riattraversare per tornare in Egitto, simbolo di una vita trascorsa nel peccato, vuole insegnare che dopo il battesimo non si deve più peccare contro i dieci comandamenti, pena l’allontanamento definitivo da Lui. Queste considerazioni ci fanno capire che il battesimo da piccolo o ancor prima d’aver raggiunto l’età della maturità, ovviamente, non è valido (Att.19:1/7). Secondo, la Santa Cena può essere data al simpatizzante, ancor prima del battesimo in acqua, purché esistano i due presupposti summenzionati. In altre parole, deve dichiarare in piena libertà, autonomia e convinzione davanti all'assemblea di Dio e alla sua famiglia che da quel momento prende impegno a voler fare un cammino di fede unito alla chiesa locale e a Gesù per evitare di offenderlo ancora col disinteressarsi di Lui, poiché questo è “la madre di tutti i peccati”. Tale atteggiamento, infatti, significa rifiutare la Sua persona; è come dirgli, non ti voglio più con me, non voglio essere salvato, voglio andare all’inferno! 4.10 La circoncisione. La circoncisione come il battesimo in acqua, è un comando di Dio al Suo popolo del vecchio patto. Esso è un segno esteriore nella carne e significa in primo luogo appartenenza al popolo di Dio, e in secondo luogo, aver deciso di abbandonare la carne, aver tolto dalla propria persona il corpo della carne che è morta. Nel nuovo patto il segno d'appartenenza al popolo di Dio è un segno invisibile a occhio umano, poiché è la circoncisione del cuore. Questo segno invisibile consiste: in un cuore sferzato dal dolore per aver preso coscienza d’aver offeso Dio col proprio peccato e la conseguente decisione di non voler più vivere alla vecchia maniera. Questo stato mantiene il neoconvertito genuino in un continuo, sincero pentimento. Circoncidete dunque il prepuzio del vostro cuore, e non indurate più il vostro collo (Deut.10:16). Il cammino dal Mar Rosso fino in Canaan, quale meta finale e luogo di riposo per le loro anime messe al sicuro dalla dominazione demoniaca, si snodò in un lungo e tormentoso percorso nel deserto che mise alla prova gli Israeliti che avevano grandemente esultato per la potente e grandiosa liberazione. Dio scelse quel percorso per mettere alla prova la fede e l’attaccamento d’ogni Israelita che gridava a Lui perché nell’oppressione sentiva un gran bisogno d’essere liberato dalla miseria della schiavitù (Deut.8:2/5). Altro motivo non meno importante era quello che Dio non voleva che il Suo popolo tornasse nuovamente in Egitto per farsi schiavo del Faraone. Questa è un’altra simbologia usata dal Signore per far comprendere al nuovo convertito battezzato di Spirito Santo che non deve più ritornare indietro e peccare. Da sempre molte persone piangono davanti al Signore per essere liberati dai loro problemi più o meno gravi; poi, una volta ottenuta la grazia, si dimenticano di Lui, e alcuni di loro attribuiscono il favore ottenuto ad altre persone diverse dal Signore facendolo rammaricare per il loro inconscio allontanamento. Quel duro percorso aveva lo scopo di forgiare e irrobustire la loro fede nel Signore. La circoncisione era per gli Israeliti il segno evidente d’appartenenza al popolo di Dio, un popolo scelto fra tutti i popoli della terra per avere il privilegio, l’onore d’essere rappresentante e ambasciatore di Dio sulla terra. Oggi, i cristiani veraci, i circoncisi di cuore, quindi non quelli che vivono religiosamente, sono i nuovi ambasciatori di Dio e Suo popolo. 4.11 I pani della presentazione. I pani che i sacerdoti offrivano a Dio non potevano essere mangiati da chi non apparteneva al sacerdozio levitico, in altre parole da coloro che Dio non aveva chiamato a essere santi, messi da parte per servirlo nella Sua casa. Quanto a quelli destinati al sacerdozio che avevano qualche difetto dalla nascita, oppure lo acquisivano durante la loro vita, non potevano fare il servizio dell'offerta delle cose sacre a Dio, perciò non potevano accostarsi all'altare e nemmeno entrare nel luogo Santo del tempio. Essi non essendo perfetti materialmente non potevano entrare nel tempio materiale santo al Signore e facevano il loro servizio fuori del tempio. Questo è un altro simbolismo per insegnare ai credenti del Nuovo Patto che il difetto materiale del corpo del Vecchio Patto sottintende il difetto spirituale nel periodo della grazia o Nuovo Testamento; infatti, senza la perfezione della santificazione nessuno vedrà il Signore (Ebr.12:14). Difatti, i sacerdoti imperfetti nel corpo o nell’anima aiutavano all’esterno del tempio, alla preparazione dell’olocausto da offrire sull’altare e in tutte le operazioni connesse. Il loro avvicinamento alle cose sacre consisteva solamente nel fatto che potevano mangiare delle cose consacrate a Dio come tutti gli altri sacerdoti (Lev.21:6/23). Questo è un altro simbolismo per insegnare a chi acquisisce un qualche difetto spirituale a continuare a mangiare la “Parola” di Dio per sostenere la vita eterna che è in lui. Nel nuovo Patto nel sangue di Gesù, coloro che possono mangiare la S. Cena, devono essere santi al Signore, nonché sacerdoti. La nuova nascita realizzata con l’atto finale dell’immersione della persona ravveduta nello Spirito Santo e la conseguente discesa della Sua Santa Persona dentro lo spirito dell'uomo, fa del neo credente un sacerdote e un santo al Signore. Nella nuova condizione di figlio di Dio, perché battezzato di Spirito Santo, il neo credente deve fare il servizio sacerdotale che gli compete nella casa di Dio (1°Pie.2:9). Certi religiosi affermano che dentro il neo convertito non scende lo Spirito Santo in persona, ma la Sua forza, costoro non conoscono l’Evangelo della salvezza e, se non si convertono, per i loro peccati e per le loro perniciose dottrine andranno all’inferno. Dopo la Pentecoste, il Signore ha istituito il sacerdozio universale di tutti i credenti (1Pie.2:9/10). Il ministero sacerdotale di una cerchia ristretta di persone ordinate per amministrare il sacerdozio è cessato, e chi lo esercita, dichiara che vive spiritualmente nella vecchia legge, surclassata dalla nuova legge della grazia che Gesù ha inaugurato. La santità avuta con la nuova nascita (Ebr.10:14), va in ogni modo sperimentata giornalmente per appropriarsene mediante l'esperienza fattiva e diretta d'ogni giorno. In pratica essa va vissuta per l'edificazione propria, per essere di testimonianza a tutti dell'evangelo e per produrre gloria al Signore. Come nel vecchio testamento il sacerdote che aveva acquisito una deformità permanente non poteva offrire il sacrificio a Dio, oggi, nel nuovo testamento. Oggi quel significato antico assume il senso che gli anziani o i diaconi che acquisiscono un qualche difetto spirituale permanente, che non conduce a morte spirituale, non possono più compiere il ruolo primitivo. Possono, in altre parole, ritornare a essere dei semplici credenti, e in ogni caso possono sempre accostarsi alla S. Cena (Lev.21:16/23). I semplici credenti che sono anch'essi sacerdoti di Dio per il sacerdozio universale, se non riescono a superare una certa soglia di carnalità, possono sempre accostarsi alla Santa Cena. Nel vecchio patto, se uno era impuro o era in viaggio e per questo non poteva celebrare la Pasqua nel giorno stabilito, il 14 di Nisan (Aprile), poteva celebrarla il quattordicesimo giorno del mese successivo. Oggi, nel nuovo patto, la Santa Cena è la celebrazione della nostra Pasqua, vale a dire di Cristo (1Cor.5:7). Essa può essere celebrata ogni giorno o nel momento che si vuole, perciò, se al momento della S. Cena qualcuno è impuro, può benissimo astenersi, e fare la S. Cena dopo che si sarà purificato. Il brano di Deuteronomio 8:3 insegna che il Signore, volendo correggere il popolo dalla carnalità affinché cercasse Dio, ha fatto provare la fame al suo popolo, per insegnare all'uomo che non può alimentarsi solo d'elementi materiali, quali pane o carne, ma che egli deve anche alimentarsi: "Vivere di tutto quello che procede dalla bocca di Dio". Quindi, non solamente della Parola di Dio (Matteo 4:3/4 e 6:11) ma anche delle grazie, dei miracoli, guarigioni, doni. ecc. Poiché la carne, che è il "pane" del nostro Dio (Lev.22:25), e il vino sono elementi che fanno parte dell'adorazione, è meglio non partecipare alla S. Cena se il giorno prima si è avuto un contatto carnale (1°Sam.10:3). In 2° Cronache 30:18/20 è detto che gran parte del popolo non si era purificata, ma mangiarono ugualmente la Pasqua pur non avendo la purificazione richiesta dal santuario ma Ezechia pregò per il perdono di coloro che "avevano disposto il proprio cuore alla ricerca del Signore Dio pur non avendo la purificazione richiesta dal santuario" ed il Signore perdonò il popolo ed esaudì Ezechia. 4.12 Stare in piedi. Pronti per partire, simbolizzava la dimostrazione pratica della volontà di rompere definitivamente col passato e iniziare un nuovo modo di camminare in unione al Signore per fare pratica di fede, al fine di fortificarsi spiritualmente. Per uscire da Egitto, figura dell’inferno e della dominazione demoniaca, il popolo Israelita dovette affrontare come primo passo l’attraversamento del mar Rosso che è figura del battesimo di ravvedimento di Giovanni fatto in acqua. Poi affrontò un percorso dettato da Dio per maturare la fede che consiste nel vivere mediante la Sua parola nella certezza e nella sicurezza della Sua continua assistenza e presenza. Dio attirò (Gio.6:44; Osea 11:4) il popolo mediante questo percorso di fede al Suo Monte Santo, che è figura di Gesù, per ricevere le Sue leggi. In seguito, quelli che maturarono la fede, in pratica, quelli che si resero sensibili alla Parola di Dio, dovettero attraversare il fiume Giordano, che è figura dell’unico battesimo in acqua nel nome di Gesù e di Spirito Santo, per essere introdotti nel Canaan, che è figura del riposo che i neo convertiti trovano in Cristo. Similmente, nel nuovo patto nel sangue di Gesù, il battesimo di ravvedimento è interiore e corrisponde al momento del convincimento d’essere peccatore di fronte alla giustizia di Dio e di meritare il giusto castigo: l’inferno. “E quando sarà venuto, egli (Lo Spirito Santo) convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio” (Giov.16:8). Per questo buono e Biblico inizio, la persona prenderà sul serio la Sacra Bibbia e si lascerà attirare da Dio (Giov.6:44/45) in un percorso di fede che lo porterà a credere e accettare Gesù. Una volta accettato il “Monte Santo” (Ebr.12:18/24), la “Roccia” (1°Cor.10:5), il Padre lo affiderà alla cura di Gesù (Giov.6:37) il quale, dopo, durante, o poco prima del battesimo in acqua nel Suo nome (che è lo stesso nome del Padre e dello Spirito Santo, Dio ha un unico nome: Eso.23:21), lo battezzerà di Spirito Santo. Questo battesimo, la cui figura è stata proposta dal Vecchio Testamento con l’attraversamento degli Ebrei del fiume Giordano, introdurrà il neo battezzato nella Sua persona che è il riposo del credente (Ebr.4:1/7). Il riposo consiste nel fatto che chi ha preso dimora in Cristo Gesù, dopo essersi staccato dal mondo, lascia vivere e operare Cristo nella propria vita (Gal.2:20). Egli vive avendo la vera fede in Gesù. Con essa nel cuore, non è più necessario sforzarsi di operare le buone opere per piacere a Dio. Un tal credente lascia operare Gesù in lui; solo così le opere del credente saranno veramente “buone” (Isa.26:12 e Efe.2:9/10). In questa nuova vita, rappresentata dal Canaan, Gesù stimola i Suoi adoratori, credenti genuini, a esperienze continue di santificazione. In questo luogo, o esperienza di vita con Cristo, Egli è il maggiore azionista della Nuova Alleanza. In questa realtà di vita, basta un poco di zelo per raggiungere la santificazione, o per meglio dire, vivere la santificazione ottenuta alla conversione (Ebr.10:14) mediante quotidiane esperienze per avere in tal maniera la maturità necessaria per fare parte del Suo tempio e vedere Dio faccia a faccia. Il sigillo della salvezza per fede e della santificazione raggiunta attraverso la mortificazione degli atti del corpo si ha, quando il neo convertito mangia il pane (o carne di Gesù, o la Sua Parola), e beve il vino (il sangue di Gesù), degnamente, in pratica con piena consapevolezza di ciò che queste due figure rappresentano, prega, e al contempo serve il Signore nei Suoi fratelli minori. In Esodo 29:40 notiamo tutti gli elementi della cena: la carne dell'Agnello, il pane azzimo, fatto con farina impastata (pane che scende dal cielo = Gesù) con olio (simbolo dello Spirito Santo), e il vino (simbolo del sangue del sacrificio). Nessun indegno, sia del popolo d'Israele sia straniero ne poteva mangiare. Neanche il sangue poteva e può essere mangiato, probabilmente anche a quei tempi i popoli mangiavano il "sanguinaccio". Il Signore ad ogni modo ne fa divieto e spiega che il sangue non serve per nutrimento ma serve per fare l'espiazione dei peccati. Bisogna dunque avere un sacro rispetto d’esso, perché rappresenta una vita donata al posto di un'altra che è morta. Nel nostro caso, i neo credenti acquistano vita da Gesù e danno a Lui la loro morte. CAPITOLO 5 5.1 La Santa Cena nel Nuovo testamento. Gesù, mediante il Nuovo Patto nel Suo sangue, ha chiuso la vecchia dispensazione della legge ed ha aperto la nuova era della grazia; al contempo ha istituito la nuova Pasqua, quella vera e definitiva. Gesù, è stato, ed è il vero Agnello pasquale “ben preordinato prima della fondazine del mondo” (1° Pie.1:19/20) promesso all’umanità subito dopo il peccato dei progenitori (Gen. 3:15). L’agnello pasquale che mediante il suo sangue indica a Dio che qualcuno è morto al posto del peccatore “fa passare oltre il giudizio di Dio e la conseguente condanna a morte”. Dio, immediatamente dopo il peccato, preannunziò all’uomo che al tempo giusto gli avrebbe donato gratuitamente il dono della grazia non solo per quel peccato, ma anche per i molti peccati che l’uomo avrebbe accumulato durante il tempo dell’attesa. “Però, la grazia non è come il fallo. Perché, se per il fallo di quell'uno i molti sono morti, molto più la grazia di Dio e il dono fattoci dalla grazia dell'unico uomo Gesù Cristo, hanno abbondato verso i molti. E riguardo al dono non avviene quel che è avvenuto nel caso dell'uno che ha peccato; poiché il giudizio da un unico fallo ha fatto capo alla condanna; mentre la grazia, da molti falli, ha fatto capo alla giustificazione. Perché, se per il fallo di quell'uno la morte ha regnato mediante quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo” (Rom.5:15/17). Dunque, da Adamo fino alla nascita di Gesù, l’umanità ha vissuto nell’attesa del Messia liberatore che avrebbe donato la “grazia per i molti peccati”. Questa, dopo il primo periodo dell’innocenza, scivolò sempre più in tanti peccati per i quali Dio in un primo tempo mandò un diluvio di purificazione e salvò Noé predicatore di giustizia divina con la sua famiglia. Tramite questi ripopolò il mondo di allora e, l’uomo sempre incline al peccato si allontanò nuovamente da Dio. Dio però, sempre interessato alle sorti dell’umanità, vide che un uomo di nome Abramo, che diversamente dagli altri uomini rifletteva giustamente. Nella sua riflessione, Dio notava che egli voleva portargli rispetto e al contempo voleva un contatto d’amore. Così Dio lo assecondò e fece di lui una grande nazione, che a differenza delle altre, aveva la stessa sete di ricerca, rispetto e amore verso l’unico e solo Dio. Per amor proprio e per il Suo amico Abramo il Signore isolò il popolo Israele nel deserto e qui cercò di educarlo nel rapporto di fede che bisogna instaurare con Lui. Per amore diede loro anche la Parola contenente i dieci comandamenti: la Legge, che aveva come unico scopo quello di frenarli nella loro intemperanza al peccato e infine custodirli fino all’arrivo del Messia che avrebbe portato loro la grazia promessa mediante il vero Agnello pasquale che avrebbe sostituito i peccatori nella condanna a morte. Alla luce di quanto detto, la Pasqua del popolo d’Israele è la prefigurazione della vera Pasqua che Gesù inaugurò nel Suo sangue. A causa dell’avvento del Messia che ha portato nel mondo la grazia e la misericordia di Dio promessa in Genesi, il Vecchio Testamento con il suo patto del monte Sinai, i riti, i simboli, le figure materiali e gli ordinamenti sono stati surclassati dal nuovo patto o Nuovo Testamento. Dio desidera che ogni persona durante la propria vita terrena sperimenti la vera Pasqua, essendo questa la realtà vera che dà valore alla vita dell’uomo, perché lo eleva al rango glorioso di figlio di Dio. Quella del Vecchio Patto, simbolizzata con l’agnello, le erbe amare e il pane azzimo, continua per gli Ebrei che non hanno ancora riconosciuto in Gesù il Messia. Il Signore dunque, dopo aver riunito intorno a sé gli Apostoli, diede loro istruzioni circa la Cena Pasquale che voleva fare, e questa fu preparata secondo la tradizione degli Israeliti. Durante la cena il Signore volle e raccomandò agli Apostoli di non seguire la tradizione Ebraica, ma di attenersi alle Sue nuove disposizioni circa la festa di Pasqua stigmatizzata dalla Santa Cena, e questa nuova disposizione doveva essere continuata fino al giorno della Sua seconda venuta. Egli ordinò di preparare la Cena per tempo, questo significa che deve trascorrere del tempo fra l'intenzione espressa di voler godere la cena comune e la consumazione della stessa. Questa però non è una regola fissa, poiché i nati di nuovo vivono nella libertà dello Spirito. Gesù, infatti, in altri momenti, e precisamente con i due discepoli d'Emmaus, o con gli Apostoli sul lago di Tiberiade mangiò la cena con loro al momento, senza preavviso. E' necessario dunque, in questo tempo della grazia e dello Spirito, che i nati dallo Spirito siano aperti e pronti di cuore a muoversi come e quando lo Spirito Santo li guida. I credenti non devono ingabbiarsi né farsi ingabbiare da regole di sapienza umana. La guida dello Spirito Santo può essere compresa facilmente, perché per il vero adoratore Egli crea delle occasioni o situazioni che favoriscono la glorificazione e la lode del Signor Gesù, oppure fa sentire nello spirito dei suggerimenti che, se seguiti, evitano di cadere in fatti spiacevoli; oppure, Egli parla anche mediante visioni, parole sommesse o con accento maestoso. Nel corso della Santa Cena Gesù ordinò agli Apostoli le nuove disposizioni riguardanti la cena di comunione che da allora in poi i cristiani, Suoi discepoli, dovevano osservare. Della Cena Pasquale Ebraica il Signore ordinò che dovessero rimanere solo i simboli del pane e del vino, che ricordano la cena di comunione fatta fra Abramo e Melchisedec che è figura di Gesù (Ebr.7:3). Il cambio delle norme della Santa Cena per i convertiti a Cristo è dovuto al fatto che, venuto Lui, l’atteso Messia, il vero Agnello del sacrificio, il provvisoro Vecchio Patto e quindi Vecchio Testamento, cessava d’avere valore per i Suoi seguaci. Per i Cristiani il Vecchio Testamento non ha valore salvifico, ma in verità il suo valore rimane grande per la testimonianza che rende alla parola di Dio, per gli ammonimenti (1°Cor.10:1/13; Rom.15:4), per gli insegnamenti e per la verifica della corretta dottrina (1°Cor.14:32), e della buona applicazione della Parola di Dio. 5.2 Il pane simbolo e figura della “carne di Gesù”. Analisi del vangelo di Giovanni 6:31/63 Tramite la Sacra Scrittura sappiamo che il popolo Ebraico era vincolato dal comando di Dio di festeggiare la Festa di Pasqua consumando per l’occasione: l’agnello, le erbe amare, il vino, ecc. perché dovevano commemorare la loro liberazione dalla schiavitù egiziana per la potente mano di Dio. Il cristiano, poiché è liberato dalla schiavitù del peccato per il versamento del sangue del vero Agnello che è Gesù la nostra Pasqua, è chiamato a commemorare la festa di Pasqua mediante i simboli che Gesù ha comandato, poiché Lo rappresentano pienamente: il Pane e il Vino. Il cristiano poiché crede e vive nella fede in Gesù non è obbigato a commemorare la Pasqua come gli Ebrei perché ha accettato di vivere per grazia di Dio e non per la Legge. Nel mondo cristiano c’è molta confusione sul significato degli elementi costituenti la Santa Cena ordinata da Gesù, e ritenendo di fondamentale importanza cercare la verità su questo tema poiché potrebbe essere una questione di vita o di morte, sento il dovere d’esprimere la dottrina che ho maturato nel corso degli anni, chissà che possa gettare più luce su questo spinoso argomento. Credo sia utile iniziare col comprendere qual è la volontà di Dio Padre dichiarata da Gesù al versetto 40. Egli afferma: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno”. Ritengo che questo versetto spieghi: a qualsiasi persona, che considera l’opera che Gesù ha fatto per mettere in atto la volontà del Padre Suo, e crede che Lui sia il Salvatore del mondo, è data la possibilità di ricevere la vita eterna. Ora se confrontiamo il versetto 40, testè citato, con il versetto 51, che dice: “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno”; notiamo che la vita eterna è data per aver creduto e aver mangiato. Ciò è di grande significato perché i due verbi sono sinonimi, in altre parole, il credere è come mangiare e mangiare è come credere. Nel momento in cui credo in Lui, nella Sua opera di salvezza, io mangio la Sua carne, che è stata spezzata per me sulla croce, per alimentarmi spiritualmente, anche se nella bocca non ho messo nulla. E’ solamente un fatto reale e spirituale, perché i due verbi significano che ho dato alimento al mio spirito! Perché avviene questo? Perché ho creduto che la carne di Gesù, non il Suo corpo, in altre parole, il Suo corpo esterno fatto di carne, datogli da Maria, ha manifestato l’amore di Dio Padre al mondo, ha sofferto in silenzio e per amore, ha assorbito il mio peccato e quello di tutti gli uomini, ed è morto portando con sé nella tomba la mia persona e tutta l’umanità con i nostri peccati. Se mi unisco a Lui mediante la nuova nascita da spirito, la Sua resurrezione è la mia resurrezione, e chiunque può partecipare alla Sua resurrezione. Nel momento in cui credo che con il versamento del Suo sangue, Egli ha pagato con la vita il mio riscatto, è come se avessi bevuto il Suo sangue, e in ragione di ciò mi è data la possibilità di ricevere la vita eterna! Se ho creduto a queste cose e continuo a crederle Gesù mi porterà sempre più avanti fino a raggiungere il paradiso, Parola di Gesù (Giov.6:39)! Perché faccio differenza fra carne e corpo, perché nel testo greco la parola “tradotta” carne è sarcos, e la parola “tradotta” corpo è soma; inoltre, per quanto detto in precedenza, la carne, o corpo di carne è il corpo esterno dell’uomo che è incline al peccato, ed è la sede, dove si raccolgono tutti i peccati, tranne il peccato di fornicazione che contamina anche il corpo interno che Dio ha fatto per noi (1°Cor.6:18). Il corpo esterno muore normalmente per fine del suo ciclo vitale, per malattie mortali contratte per cause diverse e può morire e/o ammalarsi a causa di peccati reiterati; il corpo interno fatto da Dio invece, muore solamente a causa del peccato. Nel vangelo di Giovanni al capitolo 6 versetti 51/56 Gesù si qualifica affermando di sé: “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo. I Giudei dunque disputavano fra di loro, dicendo: Come mai può costui darci a mangiare la sua carne? Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figliuol dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui”. Poi al versetto 6: 63 Gesù chiarisce cosa e come bisogna intendere la parola “carne”: “ È lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita”. Attraverso i versetti 6:51/56 si evince che Gesù dichiara intercambiabili i nomi comuni di “pane” e “carne”. Chiunque è amante della verità e non è prevenuto può, con semplici passaggi mentali, capire cosa Gesù intendesse indicare per “pane” e “carne”. Il pane è citato quale simbolo dell’essenza Divina di Gesù: la parola che si è dovuta incarnare per vivere e operare nel mondo in favore nostro. Che il pane che viene dal cielo è la Parola di Dio lo attestano anche Deut. 8:3 e Mat. 4:4. L’essenza o sostanza divina che dà la vita eterna e la sostiene per l’eternità è la Parola di Dio, che per l’intervento dello Spirito Santo ha preso dimora dentro una forma umana che è il corpo interno dell’uomo Gesù, che è anche il Tempio di Dio (Giov.2:19), il contenitore della pienezza della Deità (Col.2:9), la cassa di risonanza fra gli uomini dell’Emmanuele. Per quanto concerne il corpo esterno è stato necessario l’adesione della ragazza Maria che è stata degna di portare nel grembo il Figlio di Dio generato dallo Spirito Santo e fatto uomo. “Perciò, entrando nel mondo, egli dice: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo” (Eb.10:5) Il corpo dell’uomo è un “colloide” che somiglia a quello di Gesù. “E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiam contemplata la sua gloria, gloria come quella dell'Unigenito venuto da presso al Padre” (Giovanni 1:14). Gesù è anche “il Pane disceso dal cielo per dare la luce e la vita al mondo” (Giovanni 6:31/35). Tu che stai leggendo, mangi giornalmente il pane che scende dal cielo, cioè tutto il consiglio di Dio per te che puoi trovare nella Bibbia? Solo questo cibo ti può dare vita eterna (Voi investigate le Scritture (la Parola), perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me) (Giov.5:39), la carne esterna di Gesù non giova a nulla: “E’ lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Giov.6:63). Nella versione interlineare di Gianfranco Nolli, del Vangelo di Marco, Libreria Editrice Vaticana riferisce che la parola "corpo" = soma, vers. 14:22, alcuni vorrebbero intendere cadavere poggiandosi anche alla versione siriaca che traduce: questo è il mio cadavere (con riferimento al corpo spezzato sulla Croce). Ma tenendo conto della presentazione che ne fa l’evangelista Giovanni (6:51/58) dell'interpretazione degli Apostoli e dei primi cristiani, è da ritenere che Gesù dica: questa è la mia carne. Ora, secondo la mentalità Ebraica, carne è anche l'essere umano, tutto intero, che si manifesta vivo nella carne. Questo riferito precipuamente a Gesù, dice che l'essere Suo tutto intero, spirito, anima e corpo, manifestatosi in carne è: L'Eterna Parola, la seconda persona della Trinità, venuta in carne! E precisamente: L’Iddio Spirito Santo formò nel grembo di Maria (Salm.139:13/17) l'essere intero di Gesù: lo Spirito, l'anima e il corpo. La vergine Maria, dal canto suo, rivestì di carne, quel corpo che lo Spirito Santo aveva generato in lei, affinché Colui (La Parola) che Dio aveva generato e non creato con la partecipazione di Maria si manifestasse al mondo. Il Suo corpo esteriore fatto di carne era simile alla carne di peccato degli uomini. La diversità fra la Sua carne e quella degli uomini consisteva nel fatto che il peccato nella Sua carne non aveva presa. Il motivo di questa particolarità va cercato nel fatto che lo Spirito Santo intervenne con la Sua onnisapienza e onnipotenza a sopperire al necessario intervento di un uomo per fecondare un ovulo della giovane Maria, che come tanti altri esseri umani, tipo Enoc, la figlia di Iario, Lazzaro e altri, nella sua vita si astenne dal peccare. Sebbene avesse ereditato dai suoi genitori la predisposizione a peccare non si lasciò mai vincere dal peccato. Questo dato di fatto assolutamente vero, altrimenti non sarebbe stata grandemente favorita dal Signore e benedetta fra le donne (Luca 1:28), fece sì che “la progenie della donna”, il Messia promesso, venisse al mondo per eseguire il programma di Dio per l’uomo. Secondo quanto detto, mi sembra logico e ragionevole affermare, che non c’è assolutamente bisogno d’arrampicarsi sugli specchi per dare a Maria una nascita senza peccato. Tutti gli esseri umani nascono senza il peccato fatto da un altro, altrimenti Gesù non avrebbe detto: “Io vi dico in verità, che se non siete mutati, e non divenite come i piccoli fanciulli, voi non entrerete punto nel regno de' cieli” (Mat.18:3); e ancora aggiunse: “Lasciate i piccoli fanciulli venire a me, perché di tali è il regno dei cieli" (Mat.19:14). Se Maria fu concepita dai suoi genitori senza peccato per il ben preordinato proponimento di Dio, allora, Egli ha fatto un errore di parzialità, perché questo Suo intervento invece di farlo dopo tanto tempo, con grandi sofferenze dell’umanità, poteva adottarlo subito con Caino e Abele, i primi figli di Adamo ed Eva, o con i loro nipoti. Questi a loro volta avrebbero generato figli senza peccato e non sarebbe stato necessario sacrificare il Suo figliolo Gesù, allo stesso tempo l’umanità non avrebbe sofferto inutilmente. Se invece i genitori di Maria, da peccatori, generarono una figlia senza peccato, allora ciò è vero per tutti gli uomini, oppure il Signore è un Dio di parzialità. Il peccato di Adamo non si riversò sui suoi figli, perché altrimenti Dio non avrebbe detto in Deut. 24:16 “Non si metteranno a morte i padri per colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato”, ciò è anche ripetuto in Ezec.18:4 e Ger.31:29. Per il peccato di Adamo tutta la creazione cadde nella corruzione della malvagità (Rom.8:20/21), infatti, la violenza in natura ne è un effetto evidente. E come detto in precedenza, l’uomo fatto da Dio fu rivestito di un corpo di carne, fatto della materia già corrotta della terra la famosa “tunica di pelle”. Questa trasmise a tutti gli esseri umani, la predisposizione a peccare e non il peccato, come erroneamente si è insegnato. Il peccato era nel mondo per adescare gli uomini, e fintanto che non c’era la legge, i peccati non venivano imputati a loro condanna, ma il peccato ugualmente produsse la morte spirituale (Rom.5:12:14). Esso adescò tutti gli uomini, tranne pochissimi che seppero resistergli, tutti gli altri che non si ritrassero dal peccare morirono. Dopo che la Legge fu data a Mosé, essa produsse concupiscenza, peccato, condanna e morte. Il peccato dunque era nel mondo, ma non dentro gli uomini. Se ciò non fosse stato così, Dio non avrebbe detto a Caino “il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri son vòlti a te; ma tu lo devi dominare” (Gen. 4:7)! Caino non lo seppe dominare e peccò, mentre Maria, Enoc, Lazzaro e altri lo seppero dominare e Dio si servì di loro per la Sua gloria! L’uomo Gesù, nonostante tentato più volte, non peccò mai, altrimenti non avrebbe potuto salvare se stesso, e men che meno gli altri. Poiché Gesù, Pane della vita, aveva un corpo di carne, ma non di carne di peccato, il pane della Santa Cena non dovrebbe essere senza lievito per ben rappresentare il suo corpo e la Sua carne senza peccato, com'è anche detto che i credenti devono essere senza lievito per potersi degnamente alimentare del corpo di Gesù (1° Cor.5:7), ma ciò non necessariamente. 5.3 Il pane simbolo e figura del “corpo di Gesù”. Analisi dei vangeli sinottici di Matteo 26:26/29; Marco 14:22/25; Luca 22:19/20 Gesù parla della necessità di mangiare il pane vivente che è disceso dal cielo, il quale permette di ricevere la vita eterna, nel vangelo di Giovanni al cap. 6 assimilandolo alla Sua “carne”; mentre nei vangeli sinottici lo assimila al suo “corpo”. Perché questa differenza? Forse c’è qualche significato nascosto? Ebbene si! Nel vangelo di Giovanni al cap.6:32/35 Gesù dice: “E Gesù disse loro: In verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che vien dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pan di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo. Essi quindi gli dissero: Signore, dacci sempre di codesto pane. Gesù disse loro: Io son il pan della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete. E al versetto 51 dice: “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo”. In questi brani ho sottolineato ed evidenziato in neretto le parole più importanti che fanno comprendere l’insegnamento spirituale che Gesù ha voluto dare ai Suoi interlocutori, che non erano discepoli, sulla necessità di accogliere (mangiare), assimilare (credere) le parole che Dio Padre rivolge (Giov.6:45) a tutta l’umanità circa la salvezza che Lui vuole dare a ogni singola persona tramite Suo figlio Gesù. Chiunque, nel momento in cui ascolta e crede a queste parole dirette alla sua persona dal Padre, è da Questi affidato a Gesù per essere accudito e custodito quale pecora del Suo ovile. Coloro che Gesù ha accolto non si perderanno mai, se loro stessi non decidano diversamente, poiché ritengo sia quasi impossibile, infatti, conosco solo alcune eccezioni: il diacono Nicola, Giuda e Dema (2°Tim.4:9), e anche quelli che vogliono arricchire (1°Tim.6:9/10). Altri, che sono ritenuti credenti perché frequentano le comunità, e tuttavia sono una cattiva testimonianza, e a volte lasciano le comunità per frequentarne altre ove sparlano le comunità di provenienza, sono anticristi. Sono piante che il Padre celeste non ha piantato e saranno sradicate (Mat.15:13), in altre parole, sono persone che s’intrufolano nelle comunità senza che sia stato Dio il Padre ad attirarli, e ritenendosi credenti si fanno battezzare e dopo ostentano molta spiritualita e non sanno che danno problemi. Anche gli Apostoli e i discepoli sentirono la chiamata del Padre mediante la parola a loro rivolta; la “mangiarono” come se fosse “carne” e ne furono entusiasticamente attratti. Il Padre colse questo sentimento loro e li guidò a Gesù che li accolse come Suoi seguaci. Gli Apostoli e i discepoli rimasti, perché molti di loro l’avevano lasciato, frequentarono il Maestro e mangiarono molta “carne”, ed essendo questa un’informazione superficiale della Sua persona (la parte esteriore di Lui) non potettero entrare nella conoscenza profonda della Sua persona, infatti, erano altalenanti. Gli Apostoli, invece, avendo lasciate le loro famiglie erano sempre con Lui, e conobbero Gesù quale Parola di Dio fatta carne in modo più profondo. Non solo avevano creduto in Lui quale Messia, ma avevano anche perseverato nelle Sue prove, e il Signore poco prima di morire sulla croce, diede loro l’onore dell’affido dell’istituzione della Santa Cena in Suo ricordo. Questa doveva ricordare ai credenti: la Sua Persona e la Sua opera compiuta nella carne. Ma più che questo, Egli si donava, in una manducazione di comunione d’amore per essere l’alimento completo di vita eterna. Diversamente dall’invito di mangiare la Sua “carne”, o corpo materiale esterno, per assaporare quant’è buono il Signore e andare a Lui; questa volta Egli si dona completamente nella Sua essenza divina: “Mangiate il mio corpo” Egli dice; mangiate il mio corpo interno che Mio Padre ha fatto e quello che esso contiene: la mia sostanza divina. Questo Mio “corpo” è il pane che viene dal cielo per dare a chi lo mangia e assimila la vita eterna da subito. Questo è il pane, o frutto dell’albero della vita che i vostri progenitori rifiutarono di mangiare quando abitavano la mia casa sulla terra: Eden, e adesso che, come allora, siete senza peccato per i meriti di Gesù vi è ripresentato! La “carne di Gesù” o Suo corpo esterno, rappresenta la parola che informa le menti sullo scopo per cui è venuto Gesù in carne. Tutta l’umanità è invitata a mangiare questa “carne”, e chiunque la mangia e la gusta è messo nella condizione di ricevere la vita eterna. Poi, al versetto 63 Gesù spiega che la Sua “carne”, come muscolo intriso di sangue, dopo aver portato il peccato dell’umanità nella tomba non aiuta più l’uomo, non dà più alcun giovamento, ha portato a termine il suo ruolo. Il credere in questo suo ruolo, aiuta l’uomo a ricevere lo Spirito Santo. Le parole che vi ho detto, e che avete meditato e assimilate, sono Spirito e vita. Il “corpo di Gesù” o Suo corpo interno, invece rappresenta la parola che supera la mente e come la lettera agli Ebrei 4:12 afferma: “Infatti, la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore”. Questa parola fa vibrare d’amore tutto l’essere umano che, dopo averla considerata, ne rimane estasiato, la fa propria e la applica perché si è innamorato di Gesù ed “è uno stesso spirito con Lui” (1°Cor.6:17). Ciò è avvenuto come dice Romani: “Perché, se siamo divenuti una stessa cosa con lui per una morte somigliante alla sua, lo saremo anche per una risurrezione simile alla sua, sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, onde noi non serviamo più al peccato; poiché colui che è morto, è affrancato dal peccato” (Rom.6:5/7). Il “corpo di Gesù” è la vera sostanza spirituale del “Gesù Cristo Uomo” inglobato in carne umana, e in buona sostanza, lo possono mangiare e lo mangiano solamente i credenti veraci che ne sono degni, in altre parole, lo mangiano solo coloro che si sono lasciati convincere dallo Spirito Santo, e si sono “convertiti dagli idoli a Dio, per servire al Dio vivente e vero”. Gli altri che partecipano alla Santa Cena mangiano semplice pane e bevono semplice vino perché Gesù li esclude dalla cena di comunione con Lui. Il corpo o essenza di Gesù, venuta dal cielo per dare la vita all’umanità pentita, è ora presente in ogni momento e luogo in cui si celebra la Santa Cena, al fine di riunire in sé tutti i credenti veraci del Suo corpo mistico: La Chiesa. La carne di Gesù, invece, è sempre a disposizione di tutta l’umanità. Chi vuole innamorarsi di Gesù la può mangiare, in altre parole, deve credere in Lui. Quelli che si dichiarano tali illudendo se stessi, unitamente a quelli che non sanno riconoscere il corpo di Cristo ne rimangono esclusi pur partecipando agli elementi della Santa Cena. Di questo vivente corpo mistico Egli è il capo, la testa (1°Cor.12:27; Col.1:18). In queste sacre riunioni, se non ci fosse Lui presente, sarebbe come se ci fosse un corpo decapitato, un corpo morto; mentre il Suo corpo è vivente proprio per la Sua presenza sia dentro la chiesa riunita, sia dentro il credente. 5.4 Il vino. Il vino è il derivato del succo dell’uva; esso è una sostanza “che rallegra il cuore dell'uomo” (Salm.104:15). Esso è figura del sangue del Signor Gesù, ed è anche simbolo della vita di Gesù, la quale Egli ha donato per noi. Il sangue che nel Vecchio Testamento era, ma lo è ancora oggi nel Nuovo Patto, sinonimo di vita, doveva essere sparso per terra, o cosparso sugli stipiti delle case o sul propiziatorio. Dio insegna nella Bibbia che bisogna avere un grande rispetto per il sangue perché esso mantiene in vita la nostra carne e la donazione della vita ai nostri simili è un atto grandissimo d’amore ed anche perché è simbolo della vita Gesù stroncata sulla croce per donarsi all’umanità. Gesù dichiara che: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici” (Giov.15:13). Quindi, il sangue non va mangiato perché poi finisce nella latrina. Il vino per il colore, le sue proprietà ricostituenti, e gli effetti che produce nell'essere umano è paragonabile al sangue. “Ma guardati dal mangiare il sangue perché il sangue è la vita; e tu non mangerai la vita con la carne” (De.12:23). Esso trasporta gli elementi vitali in tutte le cellule dell'organismo e per tale motivo è di vitale importanza, perciò è sinonimo di vita: la vita è nel sangue (Lev.17:11). Per tale motivo come il sangue degli animali è stato sparso per terra o sul propiziatorio o sull’altare del sacrificio, così il sangue del sacrificio di Gesù è stato sparso per terra, sulla croce o altare e sul suo corpo o propiziatorio. Il sangue, e quindi il vino come sua figura, è un elemento che accompagna sempre l'offerta sacrificale dell'agnello. Il vino, assieme all’agnello del sacrificio, al fior di farina e all’olio vergine di oliva, doveva essere offerto al Signore mediante il fuoco sull’altare (Es. 29:40; Lev.23:13; Num.15:5,7,12; ecc). Il vino usato da Gesù per la Santa Cena Pasquale, non era un vino alcolico. Allora, al posto del vino si usava il concentrato d’uva, in pratica, mosto bollito e fatto restringere fino a diventare denso per evitare la fermentazione. Quando serviva per la Santa Cena, il concentrato, si diluiva con acqua. Nel sacro rito non era tollerabile né la fermentazione del vino né quella del pane. Il concentrato d’uva e l’acqua simbolizzano la realtà di ciò che l’apostolo Giovanni vide uscire dal costato di Gesù: Il sangue e l’acqua (1°Giov.5:6/8). Questo preparato era usato anche dagli Ebrei per la commemorazione della Pasqua. L'uomo in genere, sia quello nato da donna, sia il nuovo nato da Dio, è una creatura fragile perché ancora convive con la sua carne. Per tale motivo dimentica facilmente (Giac.1:25), e tende a non essere riconoscente al Signore (Col.3:15; Ebr.12:28). A causa di ciò, nel Vecchio Testamento, Dio ordinò al popolo di commemorare ogni anno la Pasqua affinché tutti ricordassero la gran liberazione operata, e fossero per questo riconoscenti a Lui, e vivessero nel Suo pieno rispetto o per meglio dire: timore e amore. Alla stessa maniera e per il medesimo motivo Gesù ordinò agli Apostoli, e quindi alla Chiesa, di ripetere il rito da lui officiato 2000 anni fa. La prima Pasqua degli Ebrei fu adempiuta, dopo 400 anni di schiavitù in Egitto, ma essi la ripetono ancora oggi ogni anno in ricordo di quel giorno, perché Dio comandò loro di commemorarla sempre e di raccontare quell'evento ai propri figli di generazione in generazione. Gesù comandò la stessa cosa agli Apostoli, e costoro lasciarono in eredità fino a noi oggi, il comando di Gesù (Luca 22:19; 1° Cor.11:24). Così, tutti i credenti ancora oggi richiamano alle coscienze (ricordano) la grandissima importanza dell'opera liberatrice dal peccato e dalla schiavitù satanica che il vero Agnello sacrificale Gesù compì sulla croce quando morì e risuscitò una sola volta e per sempre 2000 anni fa (Ebr.10:10/13). Egli dunque, realizzò, una volta e per sempre e per tutta l'umanità, la salvezza dalla morte perenne. La legge di Dio, infatti, dice: “E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la loro salvezza” (Ebr.9:27/28). Egli, in coerenza con la parola di Dio, non può dare se stesso a morire due volte per il peccato. Il vino dà all'uomo dinamismo, forza. Il vino, simbolo del sangue, nella Santa Cena dà anch'esso dinamismo, forza di fede alla vita spirituale del nuovo nato nel regno di Dio, perché il sangue di Cristo cosparge e purifica dentro e fuori la persona. Adesso il sangue deve dare al credente che è stato lavato e rigenerato dal sangue di Cristo un impulso nuovo di forza. Di questa grande salvezza fatta per tutti, se ne appropriano tuttavia solo quelli che ne sentono un forte bisogno. Costoro con un accorato appello chiedono a Dio di ricevere dentro il proprio cuore Gesù, e l’effetto benefico della grazia della Sua opera. Chi Lo riceve, sente nel cuore una sensazione di liberazione per l’effetto del Suo sacrificio espiatorio, e al contempo, si sente anche invadere interiormente da una gioia e una pace sublime mai provata prima. Questa pace che acquieta l’anima, dà la certezza della nascita divina (Giov.1:13), “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giov.14:27). “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d'onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Giov.3:8). Contemporaneamente alla salvezza, Dio compie nel neoconvertito un gran prodigio: muta la natura del corpo interno da terreno e mortale in celeste e vivo, mentre il corpo esterno fatto di materia corruttibile ritornerà alla polvere corrotta da dove era stato tratto. Nel giorno del Signore sarà dato ai credenti in Lui un nuovo corpo esterno fatto di materia incorrotta che miscelandosi con il corpo interno celeste formerà un corpo glorioso e immortale. Quel gran prodigio della mutazione da essere materiale a essere celeste è chiamato da Gesù “nuova nascita” (Giov.3:3/8). Tutti i nati di nuovo sono spirituali e celesti come il loro capostipite e fratello maggiore Gesù, il “nuovo Adamo” (Rom.5:12/21); perché (loro) non sono più del mondo, come io non sono del mondo (Giov.17:14). Il loro esteriore, nondimeno, rimane terreno e dovrà aspettare la resurrezione dai morti nel giorno del Signore (1°Cor.15:46/53). Il sacrificio di Gesù è stato completo e definitivo per generare una nuova creatura fatta a immagine di Dio, perciò non di questo mondo, e quindi una nuova creazione diversa della prima! Gesù in questo momento t’invita a fare tua questa nuova e affascinante esperienza! Frequentare un locale di culto o chiesa, entrando come un pacco postale vuoto e uscirne allo stesso modo, non fa di te un Cristiano, anche se a modo tuo, adori Cristo. Se non cambi atteggiamento, sei e rimarrai un religioso di cui l’inferno è pieno e si riempirà ancora di più. Solo la Parola di Dio può cambiarti da mortale figlio dell’uomo a figlio immortale di Dio, facendoti fare il percorso per essere salvato/a e diventare il tempio di Dio. Egli vuole dimorare in te, vuole fare di te il Suo tempio, digli di Sì, ed egli per lo Spirito Santo verrà su te e quando ti avrà purificato/a mediante la Sua parola vivente e permanente entrerà e resterà con te per tutta l’eternità. Il profeta Geremia disse: “Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, SIGNORE, Dio degli eserciti” (Ger.15:16). I cristiani veraci dunque non ripetono più il sacrificio dell'agnello durante la Santa Cena, né in modo cruento, né in modo incruento, come invece fanno certi “cristiani” di nome. Nella Santa Cena, i cristiani nati di nuovo commemorano Gesù mediante i simboli del pane e del vino, e ricordano con solennità e in pubblico quel sacrificio di 2000 anni fa mediante un sacrificio di lode di labbra confessanti il Suo nome (Ebr.13:15). Giacché in Romani 6:10 è detto che: “Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio”. Possiamo essere certi che quest’affermazione esclude categoricamente che il sacrificio, cioè la morte di Cristo per il peccato, possa essere perpetuata più volte al giorno e per tutti gli anni; come erroneamente fanno e affermano i responsabili del Cattolicesimo. Chi sente la necessità di ripetere il sacrificio cruento o incruento che sia, non ha sperimentato la nuova nascita da Spirito; non ha conosciuto Cristo e la Sua potenza salvifica, e aspetta come gli Ebrei, che il Messia si riveli loro. Infatti, asseriscono, d’essere loro il vero Israele, e in forza di ciò sono ancora adesso obbligati a osservare le leggi e i cerimoniali del Vecchio Patto, come, infatti, fanno. L’Apostolo Paolo bacchetta tutti quelli che si richiamano al Vecchio Patto chiamandoli “quelli della circoncisione e falsi fratelli” (Gal.2:3/14). Costoro non sono ancora entrati nel Canaan, in altre parole, nel riposo di Cristo per la loro disubbidienza allo Spirito della profezia e sono ancora nel deserto delle loro elucubrazioni dottrinali. Costoro chiamano gli Evangelici, fratelli separati, mentre sono proprio loro a essersi separati dai fratelli i quali, rimanendo legati alla scrittura, sono il vero Corpo di Cristo: La Chiesa. Nella storia dell’insegnamento della Santa cena si noverano diverse interpretazioni che sono state messe in risalto nella votazione del 16/07/1562 al concilio di Trento. In essa 12 teologi si astennero dal votare, 19 votarono il senso eucaristico, 9 votarono per l’interpretazione spirituale della fede e 21 riferirono il discorso di Gesù a Cafarnao del cap. 6 del vangelo di Giovanni, sia all’interpretazione fideistica sia all’interpretazione eucaristica. Non ci fu unanimità dunque, e per tale motivo non poteva essere dichiarato dogma perché non c’era unità di spirito. Lo Spirito Santo non li aveva guidati. 5.5 L'agnello Pasquale. L’agnello pasquale dei credenti è Gesù Cristo Uomo. Infatti, la scrittura dice: "Poiché anche la nostra pasqua cioè Cristo, è stata immolata” (1°Cor.5:7); e ancora, "Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre” (Rom.6:10), ne consegue che Gesù è la Pasqua dei veri cristiani, e non dei cristiani di nome. I veri cristiani sanno bene "che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; dopo la resurrezione, la morte non lo signoreggia più” (Rom.6:9). “Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano d’uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte (Ebr.9:24/25). Chi crede che tutta la Bibbia, “La Parola” è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona (1°Tim.3:16/17) sa bene che il corpo di Cristo fatto di carne e sangue, o meglio, fatto di elementi naturali tratti dalla materia, non esiste, e non può più esistere né nella Santa Cena, né altrove. “Or questo dico, fratelli, che carne e sangue non possono eredare il regno di Dio né la corruzione può eredare l’incorruttibilità” (1°Cor.15:50). Il corpo interno di Cristo, quando risuscitò dai morti, entrò nel santuario celeste, e lì rimarrà fino alla Sua seconda venuta sulla terra. Il sacrificio incruento del corpo di Cristo nella Santa Cena non risponde a verità. Questa dottrina trova spazio nei cuori di chi resiste alla parola della verità di Dio, per non essere salvato. Già la mente umana, da sola, senza l'aiuto dello Spirito Santo, è capace di capire che nella “particola” dopo la consacrazione non può per incanto formarsi un vero corpo fatto di carne e sangue, né contenere la substantia come teorizza Aristotele per altre cose. All’epoca sua la “particola” non esisteva. Con la presenza corporea reale della vittima sacrificale, in carne e sangue, quel sacrificio sarebbe cruento e non incruento, come loro pretendono di far credere. Ne consegue che quando la particola, o come loro intendono "il corpo di Gesù", è spezzata, può essere un sacrificio incruento solo se il "corpo di Cristo" è simbolico, e reale per fede nella Sua sostanza che è la Parola. Desidero dichiarare in verità, sicuro che nessuno mi potrà smentire, che Dio attribuisce ai simboli da Lui istituiti, una grandissima importanza. Per il Signore essi sono l'esatta "rappresentazione" delle cose reali e vere, esistenti però nel piano superiore e celeste e non in terra! Da che Gesù è risorto, la Sua persona è celeste e risiede nel cielo, non è più fatta di carne e sangue come prima quando era nel mondo! Affermando che la particola non è un simbolo, ma che dopo la consacrazione diventa “vera carne e vero sangue” di Gesù, essa non lo rappresenta ed è sacrilegio fare un’affermazione siffatta! Perciò l'uomo deve guardare "dentro il modello" per avere la percezione spirituale del vero. I modelli o tipi o figure, servono d'esempio e ombra delle cose celesti, come fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire il tabernacolo: "Guarda", Egli disse, "di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte" (Ebr.8:5). Di quanto detto prima l'esempio più chiaro è: la Cortina. Essa divideva il luogo Santo dal luogo Santissimo, per la qual cosa, lo Spirito Santo voleva insegnare che fino a quando sulla terra c'era un Tempio fatto dalle mani degli uomini, la via al santuario ove regnava la presenza del Dio vivente e vero non era ancora manifestata (Ebr.9:8). La cortina era il tipo o simbolo, o modello dell'incarnazione della seconda persona della SS.ma Trinità, dell'Eterna Parola, nell'uomo fatto di carne e sangue Gesù Cristo nostro Signore, vale a dire, la Sua “Carne”. Fintanto che quella "Carne", o Suo corpo esterno rimaneva intatta, l'accesso al trono di Dio era vietato all’uomo per il motivo che questi permaneva nel peccato. Nel momento in cui Cristo, avrebbe assorbito nel Suo corpo di carne o corpo della Sua umiliazione, il peccato di tutti gli uomini, e gli effetti di questo, quali malattie, infermità, sofferenze, divisioni etc. avrebbe ricevuto il giudizio e la condanna a morte di Dio, e la morte totale del Suo corpo simile a quello degli uomini sarebbe sopraggiunta subito e nello stesso istante la cortina si sarebbe lacerata (Rom.6:23). Mediante la morte dell’uomo esterno o accidente, Egli avrebbe ottenuto l’annullamento dei peccati dell’umanità, perché il Signore, per Sua volontà e libera scelta, prese nella Sua carne, che non aveva mai conosciuto peccato, i peccati di tutti gli uomini e s’identificò con tutti. Quel giorno tutti gli uomini presenti e futuri morirono (2°Cor.5:14). Da quel giorno tutti quelli che s’identificano con Lui, nella Sua morte e resurrezione mediante il battesimo in acqua e spirito, hanno cancellato i loro peccati, entrano nella vita eterna con Dio, e diventano figli di Dio per l’immissione in loro dello Spirito Santo (Rom.6:4/9) che li fa esseri spirituali e celesti. Per tale motivo, in forza del nuovo stato, sono chiamati ad avere con Dio il padre, un nuovo rapporto: figli Suoi e concittadini dei santi (Efe.2:19). Per quelli che dopo la chiamata alla salvezza hanno vissuto la stessa esperienza di/e con Cristo, di morte e resurrezione, si è aperta la nuova via d'accesso a Dio senza intermediatore umano. Tutti quelli che praticano la dottrina della necessità d’avere un mediatore umano, non hanno fatto l’esperienza della nuova nascita, e, di fatto, sono senza Cristo, e ancora vivono impastoiati nella legge del Vecchio Testamento. Per capire meglio, è necessario valutare quanta importanza Dio ha dato al simbolo della cortina fatta di lino fino ritorto. Essa fu disegnata dallo Spirito Santo; questo insegna che il corpo del Cristo sarebbe stato opera dello Spirito Santo che agendo sull'elemento terreno, lino fino ritorto, che corrisponde al corpo di Maria, generò un uomo "Celeste" nell’interiore (i cherubini sono il simbolo del celeste), ma avente nell’esteriore, per il concepimento di Maria, un corpo "simile a carne di peccato", il lino. La cortina simbolo del Redentore era appesa a quattro colonne di legno di Sittim ricoperte d'oro, con i loro capitelli d'oro. Le loro basi erano piedistalli d'argento, il cui significato è rispecchiato dai quattro Evangelisti, umani certamente, ma ispirati da Dio che presentano a chi entra nel Tempio, in altre parole, a chi nasce di nuovo: L'Iddio manifestato in carne, Gesù (1° Tim.3:16). Ora state bene attenti alla grandissima importanza che Dio attribuisce ai simboli da Lui istituiti. E' della massima importanza notare attentamente come l'evento della morte di Gesù in croce e la lacerazione della cortina nel tempio di Gerusalemme avvenne nello stesso istante, in perfetto sincronismo, né un millesimo di secondo in più, né un millesimo di secondo in meno. Se vi fosse stata anche una leggera differenza di frazione di secondo, sicuramente avrebbe significato che i due fatti non erano collegati fra loro, e la cortina non poteva essere simbolo del corpo di carne di Gesù. Invece, la lacerazione della cortina del tempio avvenne proprio nell'istante dell'esalazione dell'ultimo respiro sulla croce, e avvenne anche dall'alto in basso, per confermare che essa era simbolo del corpo di carne di Gesù. E’ utile e giusto notare anche, come la cortina si strappò dall'alto in basso e non dal basso in alto, e ancora che si strappò interamente e non a metà. Tutto ciò aggiunge un particolare significato in linea con la Sacra Scrittura: Dio con la Sua mano strappò la cortina iniziando dalla cima e la completò nel fondo. E’ verità assoluta che la morte di Cristo fu totale nella Sua carne, e non come alcuni (Docetisti) dissero che sulla croce Gesù recitava e alla fine si rifugiò presso altri popoli. In accordo con le parole di Gesù: “Nessuno me la toglie (la vita), ma io la depongo da me”. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio" (Giov.10:18), la Sua morte è stata un perfetto atto di donazione da parte del Padre e del Figlio, perciò la cortina si strappò dall'alto in basso e interamente. A questo riguardo insisto ancora nell'affermare che tutti i simboli usati da Dio per insegnare all'umanità cose riguardanti il mondo spirituale sono la perfetta rappresentazione delle cose esistenti nel cielo, non l'essenza o “sostanza” reale delle cose; ma ai simboli bisogna dare la massima importanza, come se fossero vere! Ho reso evidente, mediante sottolineatura, la parola “essenza o sostanza” perché nella dottrina della transustanziazione è detto che nelle apparenti sostanze del frumento e del succo d’uva c’è la vera essenza o sostanza di Gesù, cioè del suo corpo morto e del Suo sangue versato sulla croce. Da quanto spiegato prima, la vera essenza di Gesù, quale pane disceso dal cielo, non è il corpo esterno avuto da Maria che fu inchiodato sulla croce, ma La Parola di Dio, la seconda persona della Trinità che si annichilì prendendo forma umana, soffrì e infine morì nella carne nell’istante che assorbì il peccato. Tutti sanno che il risorto Gesù, quale eterna Parola di Dio, o Sua essenza, è ritornato in cielo, e il suo sangue e la Sua carne che Lo componevano in terra, non sono entrati incielo. Per questo motivo il pane e il succo d’uva non possono rappresentare quello che in cielo non c’è. Dovendo solo le cose celesti essere rappresentate mediante simboli terreni, il pane e il vino sono i simboli della Sua essenza spirituale: la Parola e la vita che sono insite nella Parola. Riprendendo il discorso sulla Santa Cena c'è da aggiungere che Gesù non ha dato, né vuole dare l'insegnamento che Egli può morire e risorgere migliaia di volte al giorno. Ciò metterebbe il dubbio sul Suo sacrificio di 2000 anni fa, perché significherebbe che non è stato sufficiente a cancellare il peccato, perciò richiede di ripeterlo sempre (Ebr.10:1/3). Mosè, il grande Mosè, non seppe applicare la parola di comando del Signore su tale soggetto, per paura del popolo minaccioso che gli fece perdere la calma e la fiducia nella parola di Dio. A causa di ciò, ricevette una forte punizione: dovette morire, prima di entrare nella terra promessa. Quale castigo pensate voi, riceveranno sia chi insegna, sia chi crede, che il sacrificio di Cristo possa ripetersi ancora miliardi di volte nel mondo e nel tempo? Vi riporto il fatto di Mosè che è illuminante circa la non ripetibilità del sacrificio di Cristo. Il popolo di Dio, nel cammino verso la terra promessa, giunto a Refidim non ebbe più acqua (Eso.17:6) e cominciò a mormorare contro Mosè, il quale si rivolse a Dio. Questi gli comandò di percuotere la roccia di Horeb col bastone per far scaturire l'acqua; e così avvenne. La seconda volta a Cades il popolo rimase di nuovo senz’acqua (Numeri 20:8) e ancora una volta esso tentò Iddio mancando di fiducia nei Suoi confronti, e si riunì un grande assembramento di persone contro Mosè per rimproverarlo e incolparlo d’aver abusato della loro buona fede. Ancora una volta Mosè si rivolse a Dio che gli comandò, questa volta diversamente dalla prima, di parlare alla Roccia, di non colpirla per fare uscire acqua, ma solamente di chiederle di far uscire l'acqua. Davanti all'assembramento del popolo rumoreggiante e minaccioso, Mosè e Aronne s'impaurirono; al contempo, il pensiero d’aver perso l'autorità sul popolo fece perdere loro la calma e il contatto con Dio, e sfuggì loro il controllo della situazione. Mosè colpì la roccia per ben due volte, disobbedendo al comando di Dio. Lui doveva sapere che Dio era lì sulla roccia come gli aveva detto la prima volta a Refidim, e che Lui stesso, l'Iddio Vivente, s'identificava con la roccia; poiché la Roccia è Cristo (1°Cor.10:4). L'Apostolo Paolo considerando i fatti dell'esodo da Egitto dichiara che ogni avvenimento naturale o materiale sottintende un insegnamento spirituale da considerare bene. Ancora lo scrittore del libro di Ebrei, mette in chiaro l'insegnamento spirituale dei passi sopraccitati, e conclude che il sacrificio di Cristo colpito sulla croce è unico e per sempre, e non può essere ripetuto (Ebr.9:24/28 e Rom.6:10). Il corpo esterno di Gesù, la Sua “carne”, che era simile a un corpo di peccato, avendo esaurito il suo compito sulla croce, per aver portato alla morte "il peccato nella carne degli uomini" (Rom.8:3) e l’inimicizia dei due popoli, Giudei e Pagani, le malattie, le infermità, la penuria, etc. non può essere più usato nella Santa Cena quale elemento di sacrificio, o di "morte al peccato", perché nei credenti non c'è più il ricordo dei peccati (Ebr.10:3), essi sono santi al Signore proprio per quel sacrificio fatto una volta e per sempre! Nella Santa Cena, Gesù ha disposto che sia il pane, il simbolo che deve ricordare la Sua vita spezzata per amore degli "amici", degli umili di cuore, di chi vuole ubbidire alla Sua parola, i quali credono che il Pane è simbolo, figurazione della realtà spirituale dell’Eterna Parola di Dio, che ancora oggi e per tutta l'eternità alimenta di vita eterna il credente. L’essenza o il corpo interno e spirituale di Cristo, che è l'eterna Parola, fu spezzata, umiliata dalla morte, quando assorbì la morte dell’umanità per amore e diventò peccato per noi. Gesù, con quest’atto, diede all’umanità la Sua vita abbondante in cambio della morte dell’umanità causata dal peccato. Certo che, se i credenti prima, e miscredenti dopo, o com'è di moda adesso dire "credente fai da te", "ahi, ahi, ahi, perché non nati da Dio, riflettessero almeno un pochino, e pensassero bene il grado di valore del sacrificio di Cristo, certo vigilerebbero sulla loro condotta quotidiana in unione col Cristo e la chiesa locale. Ebbene, è di vitale importanza riflettere sempre che l'Iddio Onnipotente e Vivente, tre volte Santo, separato dal mondo schiavo di satana e dai peccatori, per operare la loro salvezza dovette, in primo luogo rinunziare totalmente a se stesso e alle proprie prerogative divine e scegliere di morire mediante sofferenze atroci per assorbire e cancellare col Suo sangue il peccato di tutta l'umanità, Egli che ha sempre odiato il peccato, Lui che non ha conosciuto peccato, l'ha fatto divenire peccato per noi (2° Cor.5:21). In secondo luogo dovette morire come il peggior uomo della terra, e nel modo più infamante: sulla croce; come l'uomo più spregiato di tutti i tempi. Perciò, accostiamoci alla Santa Cena col massimo rispetto e la massima adorazione di Lui nel Suo simbolo, e accostiamoci sempre di vero cuore, e possibilmente spesso! Il simbolo che rappresenta l'alimento della vita, è ancora operante sulla terra perché non ha terminato il suo ruolo; quando saremo in cielo, il simbolo del corpo del Signore non ci sarà più e la sostanza vera ed eterna, il pane Gesù, il frutto dell’albero della vita, sarà il cibo eterno dei figlioli di Dio! Nella Santa Cena, l'officiante, nello spezzare il pane materiale fatto di farina di frumento, mostra lo spezzare del corpo spirituale e materiale di Cristo, la Parola, il figlio di Dio che si è fatto carne nell'Uomo Gesù Cristo. Inoltre, per sua volontà si è fatto spezzare, annichilendo se stesso sulla croce per dare la vita eterna, duratura, a chi ha fede in tali cose. In verità, in verità vi dico: Se il granel di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto (Giov.12:24). Così tutti i chicchi di frumento prodotti da quel benedetto chicco originale, formano un altro elemento unito, un pane o corpo che contiene la vita del chicco che li ha generati. Così, se da una parte tutti i credenti vedono con i loro occhi un unico pane che sarà spezzato nel rito, dall'altra, il Signore, che è presente, vede e discerne davanti a Sé e con i Suoi occhi la Sua chiesa, un unico pane non spezzato, unito a Lui per la fede e la comunione di fratellanza in quell'unico pane. Il pane che dopo la benedizione viene spezzato, rappresenta il corpo di Cristo spezzato sulla Croce che alimenta di nuova fede e vincolo d’amore tutti quelli che degnamente e insieme si uniscono al Signore. Se la singola comunità, e la chiesa locale della città, che è formata da tutte le comunità, è in piena armonia, comunione e collaborazione fraterna, pur nella loro diversità, formano un unico corpo, in altre parole il Suo corpo visibile in quel luogo, e solamente in questo stato Gli può rendere testimonianza. Perciò quell'unico pane che Egli vede è sempre il Suo corpo, in pratica la Sua Chiesa nella città. “Poi, avendo preso del pane, rese grazie e lo ruppe e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio corpo il quale è dato per voi: fate questo in memoria di me. Parimente ancora, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi” (Luca 22:19/20). Da questo versetto intendiamo bene che Gesù, nel tempo che camminò con gli Apostoli, diede da mangiare loro il Suo “corpo”, ossia la Sua parola che è spirito e vita, e all’atto dell’ultima Cena di commiato, disse loro di ricordarlo con il simbolo del pane fatto di farina di frumento per rappresentare il vero pane, il vero pane vivente che è venuto dal cielo, il Suo “corpo”. Il pane spezzato nella Santa Cena che è delegato a rappresentare il suo “corpo”, per la fede del credente verace è spirituale poiché è la parte interiore di Lui. Esso è il pane vivente venuto dal cielo che alimenta e alimenterà i nati di nuovo, i nati da Dio, che essendo stati rigenerati (1° Pie.1:23), o anche mutati, ristabiliti nell'immagine di Dio (2° Cor.3:18), sono adesso anche loro dal cielo. I nati di nuovo, per la seconda volta, non sono più di questo mondo (Giov.17:14), sono diventati figli di Dio per la resurrezione dell’anima e del corpo interno (Luc.20:36). Il simbolo del corpo di Cristo, come pane venuto dal cielo, alimenta i concittadini dei Santi che sono entrati a far parte della Gerusalemme celeste (Efe.2:19). Il pane, per la parte visiva è fatto d’elementi della terra, ma nella Santa cena, dopo la benedizione rappresenta per i nati di nuovo, ossia, per coloro che sono diventati immortali, il corpo di Cristo. Per coloro invece, che non hanno fatto la nuova nascita e non sono ancora diventati immortali, perché non hanno ricevuto lo Spirito Santo, il pane che è stato benedetto perché diventi in senso spirituale il corpo di Cristo, non possono mangiarlo, esso è alimento per soli credenti perché sanno distinguere qual è il corpo di Cristo. I battezzati che ancora non riescono a comprendere bene in cosa consiste il “corpo di Cristo”, non devono accostarsi alla Santa Cena e mangiare il pane e bere il vino perché loro devono provvisoriamente “mangiare” la “carne di Cristo”, che non è rappresentata da alcun simbolo, e la cui sostanza è la dottrina della salvezza, ossia, l’insegnamento elementare intorno a Cristo (Ebrei 6:1). I partecipanti alla manducazione della Santa Cena mangiano principalmente il corpo spirituale di Gesù, affinché acquistino sempre più la certezza della vita eterna mediante la parola “mangiata” e assimilata giornalmente. Nella Santa Cena, la consapevolezza di mangiare, anche se simbolicamente, il corpo di Gesù, o corpo interno, fa sì che coloro che lo mangiano, acquistano la certezza di fede che Gesù sulla croce prese nella Sua carne le nostre malattie, i nostri tormenti e i nostri peccati nella carne. Perciò nella Santa Cena il pane che noi spezziamo, rappresenta simbolicamente il Suo essere Spirituale invisibile. Infatti, il corpo materiale o esterno servì e serve ancora per togliere le nostre malattie, frustrazioni, peccati, le nostre divisioni causate dalle inimicizie, il peccato originale, i peccati che la nostra anima ci fa prima concupire e poi realizzare. Il corpo spirituale, o interno, la Parola, servì e serve ancora per alimentare il nostro essere spirituale nato di nuovo, per rinforzarlo e sempre più portarlo alla santità. Di quanto detto, abbiamo le prove nella simbologia dell’Arca del Patto. Essa era una cassa fatta di legno d’acacia rivestita d’oro di dentro e di fuori al cui interno erano stati collocati: un vaso d’oro con la manna, le tavole di pietra della legge e il ramoscello di mandorlo fiorito d’Aronne. Tutta l’arca col contenuto era simbolo di Gesù. Il legno d’acacia è simbolo della debolezza della natura umana di Cristo che è rivestita della natura regale della Parola, rappresentata dall’oro. Gesù è Re e lo sarà per sempre. All’interno della Sua natura umana c’è il Suo essere divino nascosto alle persone che non credono o a coloro che non hanno avuto esperienze con Lui. La manna rappresenta il pane proveniente dal cielo che ha alimentato il popolo d’Israele per tutto il cammino nel deserto e cessò nel momento in cui entrarono in Canaan. Questo, nel Nuovo Testamento rappresenta il riposo di Cristo, in altre parole, quando mediante la nuova nascita hanno iniziato a dimorare in Cristo. L’Arca del patto, dunque è figura o simbolo di Gesù, che nell’esteriore è un uomo tratto dalla materia e, nell’interiore: l’Iddio che è la Via, la Verità e la Vita. Essa parla anche della continua assistenza economica, morale e spirituale di Dio e del suo intervento miracoloso nella vita d’ogni uomo, prima del credente e poi del non credente. Possiamo anche affermare che essa, internamente ed esternamente rappresenta la scelta dei fatti e degli insegnamenti di Dio riguardanti i rapporti sociali e umani, essa è la Parola di Dio per gli uomini che insegna a regolare i rapporti di reciprocità fra l’uomo e Dio e fra uomo e uomo. La Bibbia, la Parola di Dio, è anche una figura di Cristo e dell’arca; essa è stata rivelata per essere capita, assorbita e praticata dall’uomo. Bisogna però che intendiamo bene che il fattore umano che si nota nella Bibbia non snatura il messaggio di Dio per l’uomo. Esso rimane perfetto perché si eleva sugli errori umani, li mostra e li corregge con delle norme spirituali che non sempre l’uomo accoglie, anzi spesso li travisa, ma Gesù con Sua vita e i Suoi insegnamenti li corregge con dolcezza e chiarezza. La preminenza della Parola su tutte le esperienze carismatiche con Dio è dichiarata in tutta la Bibbia. Attraverso essa conosciamo Dio mediante l’intelletto, ed essa, come la spada a due tagli di Ebrei 4:12 penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore, mette in risalto quanto amore ricambiamo al nostro Dio e Salvatore. Con la costante, se non giornaliera, ricerca della parola, perché desideriamo di apprenderla per metterla in pratica, noi dimostriamo che lo amiamo, interloquiamo e abbiamo comunione con Lui. In altre parole dimoriamo in Lui. Egli disse: “Io sono il pane della vita (vita eterna); chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete….tutto quello che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori” (Giov.6:35/37). Ed ancora affermò: “E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giov.17:3). Ai giudei disse: “Voi investigate le scritture, perché pensate avere per mezzo d’esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me” (Giov.5:39/40). E’ affermato nella scrittura che la parola fa crescere spiritualmente: “Come bambini pur ora nati, appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza, se pure avete gustato che il Signore è buono” (1°Pie.2:2/3). La parola, tuttavia, quale pane della vita, è posta in maggiore evidenza al capitolo 3 e versetti da 7 a 13 del libro di Apocalisse. Nelle lettere alle sette chiese di Apocalisse, da cap.2 a cap.3, il Signore elogia, fra tutte, solo la chiesa di Filadelfia. Alle altre, meno la chiesa di Smirne, rivolge l’invito a ravvedersi. A differenza delle altre chiese, quella di Filadelfia è poco forte (sembra che la manifestazione dello Spirito sia poco appariscente), però nonostante questo stato di fatto, essa continua a custodire nel cuore la Parola di Dio e ciò lo fa con costanza, perciò il Signore fa solo a lei la grandiosa promessa di rapirla in cielo prima che si abbattano sulla terra i cataclismi del giudizio finale nel periodo della gran tribolazione. I membri delle altre chiese potranno essere rapiti, ma a loro non è stata fatta esplicita promessa. Inoltre, a coloro della chiesa di Filadelfia che vinceranno le tentazioni del maligno, Egli fa ancora un’altra promessa, li costituirà colonne nel tempio eterno di Dio; in altre parole, lo vedranno a faccia a faccia e Lo serviranno rimanendo in eterno a bearsi del Suo volto. La sicurezza d’essere rapito/a, e partecipare quindi alla prima resurrezione, per regnare sulla terra con Cristo nel millennio che sta per venire, dipende dalla tua continua e costante ricerca della parola di Dio, quale tuo unico pane vivente. Come detto prima, il pane della Santa Cena, come l’Arca del patto, e la Bibbia, rappresenta Gesù con la Sua divinità inserita nella Sua umanità. Esso non può rappresentare solamente la sostanza materiale del Suo corpo, ma anche, e ancor di più, il Suo Essere Divino e Spirituale: il pane vivente. Per i battezzati di Spirito Santo e non, il pane della Santa Cena, oltre a rappresentare il Suo corpo e la Sua carne rappresenta anche la Sua parola per la quale noi aderiamo e ci comunichiamo, in un modo reale e sublime, nella Sua Sostanza Spirituale che si è incarnata e sublimata in noi, “Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con Lui” (Egli è l’Emmanuele = Iddio con noi; 1° Corinzi 6:17). La Sua carne immolata sulla croce è prefigurata dall'agnello pasquale immolato prima di uscire da Egitto per la redenzione del popolo, o riscatto e liberazione dalla schiavitù satanica. La carne di Gesù immolata sulla croce è prefigurata dagli animali, che nel tempo stabilito dovevano essere immolati per il peccato degli uomini (Isaia 1:18 e 43:25), e in special modo come sacrificio perpetuo per il ricordo dei peccati che non potevano essere cancellati dal sangue degli animali (Ebrei capitolo 9 e capitolo 10:1/18). Infatti, il sostituto, perché animale inferiore all'uomo, non lo poteva sostituire nella morte al peccato. Nel Vecchio Testamento, quindi, erano utilizzati sempre simboli e figure delle cose vere concernenti Dio e le cose celesti. Il sostituto dell'uomo peccatore doveva essere un uomo senza peccato; e quale se tutti gli uomini hanno peccato e sono privi della gloria di Dio? (Rom.3:23). Gli uomini peccando hanno perso, in altre parole, sono stati privati della Sua immagine! Solo Dio poteva procurare un sostituto adatto per lo scopo in favore degli uomini. Naturalmente non doveva provenire dal regno del mondo soggetto al peccato, ma doveva essere di un altro regno, quello celeste. Infatti, il Suo Eterno Figliolo si offerse prima della fondazione del mondo (1° Piet.1:19), quale sostituto da sacrificare per la cancellazione del peccato di tutti gli uomini, per pagare Lui giusto per gli ingiusti, per soddisfare la legge di Dio sul peccato ("il peccato sarà compensato con la morte" Romani 6:23). Il sacrificio per il peccato e per la redenzione è stato già fatto da Gesù, ed è pienamente sufficiente a liberare e purificare interamente l'uomo, al fine di mutarlo da fango della terra a tempio santo al Signore, ove scende e risiede lo Spirito Santo promesso dal Padre. In questo luogo, o tempio Santo, che è "l'essere nato di nuovo" o come Paolo lo chiama: l'Uomo interno, avviene la comunione fra Dio e l'uomo. Il corpo esterno dell'uomo, o "carne", è il luogo ove risiede il peccato quando il credente lo commette (1°Cor.6:18), e nel vecchio testamento è simbolizzato dal "cortile esterno del tempio". Lo Spirito Santo una volta entrato nel luogo santo, il corpo interno dell'uomo nuovo, reso santo dal sacrificio di Cristo, non esce più se non per mezzo dell'abbandono della fede (1° Tim.5:8; Ebr.11:6; 3:14; 2° Pie.2:20; 2° Tim.2:16/20). Fin quando la fede in Cristo rimane attiva, l'uomo "interno" della persona rinnovata, rimane sempre il Tempio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in altre parole di Dio. In questa beata condizione, è indubitabile che non ci sia bisogno di un altro sacrificio per riconsacrare il tempio, perché non è stato dissacrato dal peccato. Se un credente commette un peccato che non conduce a morte, questo insozzerà il corpo esterno: la carne, e per questo è già previsto il perdono previa confessione, come spiegato nella 1° lettera di Giovanni cap.1 versetto 9, dunque, non c'è bisogno di sacrificio anche perché “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rom.8:1)! Per quanto detto prima è severamente vietato ripetere il sacrificio di Cristo, fosse anche per una volta sola. Esso è stato fatto una volta sola e vale per sempre e per tutti gli uomini (Ebrei 10:14). Oggi possiamo solo ricordare, commemorare quel sacrificio con i mezzi materiali simbolici. E' sacrilego affermare che nei mezzi materiali simbolici fatti dall’uomo, c'è il vero corpo e il vero sangue di Gesù, primo, perché il corpo terreno di carne e sangue uscito dal seno di Maria non è stato trovato, sicuramente, come per il corpo di Mosé, gli angeli lo portarono via. Gesù essendo risorto non ha più un corpo fatto di carne e sangue. Secondo, perché in tutta la Bibbia, come abbiamo notato, tutti i simboli che rivelano l’Iddio venuto in carne e le cose che Lo concernono, sono fatti dalla mano dell’uomo con materia corruttibile, per tale motivo, come visto in precedenza, questi simboli rappresentano in terra le realtà celesti, ma non sono quelle realtà. Ora che Gesù è risorto ha un corpo celeste, quindi, adesso solo un simbolo Lo può rappresentare sulla terra. E’ blasfemo attestare che il pane corruttibile fatto dalla mano dell’uomo è il vero corpo “incorrotto e celeste” di Gesù; né si può attestare che in esso si forma l’ex corpo corruttibile di Gesù, che per giunta assorbì il peccato degli uomini, e in questo stato è distribuito a chi è il tempio santo di Dio! La chiesa è invitata a considerare e ricordare che quel simbolo rappresenta, ma non è, il vero corpo che si donò per essere il mezzo della nostra salvezza. Adesso il vero corpo che sulla terra rappresenta Gesù è la CHIESA con le sue rughe e i suoi difetti (Efe.5:27), in pratica la "nuova creazione" che Egli ha creato con la Sua opera, mediante la Sua morte e resurrezione. In essa riunita, nel ricordare l'opera sublime del Maestro mediante i suoi simboli, c'è la reale presenza di Gesù. Egli oltre ad essere in cielo sul Suo trono, è anche in terra, nella chiesa riunita davanti ai suoi simboli, e si comunica singolarmente con tutti quelli che partecipano "degnamente" alla Sua cena. Certamente non si comunica con gli indegni. Al contempo, i credenti degni si comunicano con Lui e fra loro, come avvenne 2000 anni fa. Che perfetta unione! Comprendete che quella cena avvenuta 2000 anni fa si perpetua ancora oggi nelle varie comunità del mondo quando si riuniscono e mangiano la cena del Signore? Gesù all'epoca era in carne e ossa naturali, oggi il Gesù risorto visita le chiese e risiede in Spirito con i suoi discepoli riuniti che consumano i suoi simboli come allora! E' bene ripetere che il Signore, quando si consumano gli elementi della Santa Cena, anche se tutti vi prendono parte, si comunica solo con quelli che dimorano in Lui mediante la fede e le opere compiute per mezzo dell'amore mosso dallo Spirito Santo in loro e hanno imparato a discernere il corpo di Cristo nei credenti della città. Coloro che, diversamente dai primi, partecipano alla Santa Cena senza avere le loro stesse caratteristiche, sono esclusi dalla comunione da Cristo; ma chi presuntuosamente afferma d’essere suoi seguaci e non lo sono, nell’accostarsi alla Santa Cena possono ricevere come giudizio e condanna una malattia e a volte anche la morte (1°Cor.11:28/30). Quelli che credono che l’ostia fatta con le mani umane è il corpo di Cristo per l’effetto di una benedizione anch’essa umana, non sapendo discernere il corpo di Cristo, mangiano e bevono un giudizio di condanna. Il pane, al contrario, rappresenta il corpo di Cristo perché durante la Santa Cena e sempre, il “corpo di Cristo” è l’unione dei credenti. Il rito in se stesso vuole ricordare che quell’unico e intero pane vivente fu spezzato sulla croce per tutti gli uomini. L’effetto che il pane, diviso sulla croce produce è che ognuno dei credenti che lo mangia degnamente è riunito in un solo corpo, quello attuale del Cristo: la Chiesa. CAPITOLO 6 6.1 Breve storiografia della transustanziazione. Fino alla fine del terzo secolo D.C. la cristianità intendeva che il pane e il vino erano figure o simboli o segni del corpo e del sangue di Cristo, tuttavia non negava la presenza di Cristo negli elementi. In quel tempo l’insegnamento degli apostoli era ancora vivo. Loro, che provenivano dal Giudaismo, sapevano bene che Dio ha sempre tenuto i contatti con l’uomo per mezzo di simboli, figure o segni, fatti di elementi naturali, i quali erano ritenuti sacri, come se Dio fosse in loro e per tale motivo esercitavano la stessa autorità delegata. Nel quarto secolo cominciò a farsi strada l’idea che gli elementi si “convertivano” nel corpo e nel sangue di Cristo. Le due correnti però ancora non si scontravano, anzi spesso coesistevano negli scritti di uno stesso autore. Sant’Agostino fu per la tradizione simbolica, mentre sant’Ambrogio mutuò la “conversione degli elementi” dalle chiese orientali dove questa dottrina aveva avuto origine. Nel primo Medioevo ci fu una leggera tensione fra i due schieramenti, e nel 9° secolo i due monaci Radberto e Ratramno si scontrarono. Quest’ultimo era per il significato simbolico, accettato per fede come corpo e sangue di Cristo; Giovanni Scoto Eriugena appoggiava la sua tesi. In tale periodo, tuttavia, le due posizioni erano accettate. Nell’undicesimo secolo le posizioni s’irrigidirono. Berengario di Tours difese la posizione del simbolico fino a quando non gli fu imposto di ritrattare. Nella sua seconda ritrattazione forzata egli scrive che, nella Santa Cena il pane e il vino sono “convertiti sostanzialmente” nel corpo e nel sangue di Cristo. Fu quest’idea di conversione sostanziale che verso la metà del dodicesimo secolo portò alla parola “transustanziazione” sviluppata ulteriormente da Tommaso D’Aquino. La transustanziazione divenne dogma di fede nel 1215 nel 4° concilio Lateranense e fu confermato nel concilio di Trento (1560) per contrastare la riforma Protestante. Personaggi che hanno sostenuto la soluzione fideistica: Papa Pio 2° ; il Gesuita Xavier Leon Dufour ; i padri della chiesa: Clemente d’Alessandria; Origene; Tertulliano. San Girolamo; Sant’Agostino; Tommaso d’Acquino Nicolò Cusano; Giansenio di Gand; Calvino PREDICAMENTUM SUBSTANTIAE -‐ IL DOGMA DELLA TRANSUSTANZIAZIONE DOGMA: L'Eucaristia è il Corpo e Sangue, anima e divinità di Gesù Cristo Figlio di Dio e nostro Signore presente veramente, realmente, sostanzialmente sotto gli accidenti del pane e del vino. La fede della santa Chiesa crede a riguardo del sacramento dell'Eucaristia che la sostanza del pane si converte nella sostanza della Carne, e la sostanza del vino nella sostanza del Sangue di Cristo per la forza del sacramento. Il dogma, per la concomitanza di entrambe le specie, esprime che nell’eucarestia ci sia tutto intero, cioè anima e corpo e divinità dello stesso Cristo. Tale transustanziazione, cioè conversione del pane in Corpo o carne di Cristo, avviene nell'istante in cui sono pronunciate e terminano tutte quelle parole di Cristo, cioè, "questo è il mio corpo”. Questo cambio avviene solo quando chi le pronuncia è un sacerdote che intende fare ciò che fa la Chiesa, e che le predette parole le proferisca con tale intenzione sulla debita materia, cioè pane di frumento. Allo stesso modo bisogna comprendere anche la conversione del vino in sangue; che detta conversione avviene similmente completando il proferimento di queste parole: questo è il calice, ecc... Valore: di fede definita. Si premette un inciso sulla “sostanza”: 6.2 Sostanza. Dal latino substantia; è un termine che in filosofia e teologia ha un significato tecnico ben preciso; secondo la definizione classica che ne ha data Aristotele la sostanza "è ciò che è in sé e non in un'altra cosa" (Metaf.1046a. 26). Il discorso sulla sostanza era già iniziato con i Presocratici e con Platone, ma il grande teorico della “sostanza” è Aristotele. La sua è essenzialmente una metafisica della sostanza, infatti, pur definendo la metafisica come studio dell’ente giacché ente e delle sue proprietà trascendentali, di fatto, poi questo studio si risolve nello studio della sostanza. Perché ente autentico, ente nel senso pieno del termine è soltanto la sostanza. Questa, secondo Aristotele gode di una priorità assoluta su tutte le altre categorie. Essa è prima nell’ordine logico, poiché il concetto di sostanza è implicato nel concetto delle altre categorie. E prima nell’ordine gnoseologico, infatti, noi giudichiamo di conoscere qualcosa tanto più quando conosciamo che cosa essa sia, piuttosto che quando ne conosciamo soltanto le qualità o la quantità o il luogo (ad es. dell’uomo, o del fuoco). E prima nell’ordine cronologico, perché l’essere della sostanza precede quello degli accidenti; ed è quindi prima anche nell’ordine ontologico, perché l’essere degli accidenti dipende dall'essere della sostanza (Metaf.028a). La sostanza è essenza (ousia) perché distinta da ogni elemento aggiunto, da ogni accidente (symbebekos), costituisce l’essere proprio di una realtà, l'essere per il quale necessariamente una cosa è quella che è (Metaf.1007a, 21-‐27). Perché funge da soggetto (sustrato) degli accidenti la sostanza è detta anche hypokeimenon. Poiché poi è "principio primo del moto e della quiete" la sostanza è meglio detta physis (natura) (Fisica 192b, 20 ss.). Propriamente parlando sostanza è soltanto l’individuo: non la materia o la forma, che sono parti della sostanza. L’individuo è detto anche sostanza prima: mentre i generi e le specie sono soltanto "sostanze seconde" (deuterai ousiai) (Categ.5, 2h). La sostanza è dunque l'intima essenza di un ente, ciò che lo rende tale, ciò che lo fa essere quella cosa e non un altra. 6.3 Accidente. Proviene da accidere che, in latino, significa giungere, sopraggiungere, accadere. Già l’etimologia denuncia la natura precaria dell’accidente, la sua insussistenza, la sua incapacità di esistere per proprio conto e quindi la sua appartenenza ad altra cosa che funge da soggetto dell’accidente. Il primo studio sistematico di quest’aspetto della realtà è stato fatto da Aristotele nella Metafisica (libro E). Qui egli divide l’ente in due grandi classi, quella delle sostanze (che possono essere materiali e immateriali) e quella degli accidenti. Della sostanza egli dà la celebre definizione: "E' il sostrato primo di ogni cosa, perché essa è ciò che non è riferito ad altro, mentre tutto il resto viene a essa riferito". Quanto all’accidente, non possiede l’essere in proprio ma lo riceve dalla sostanza; per questo motivo "lo veniamo a conoscere solamente perché afferriamo il soggetto che lo possiede, cioè la sostanza". Ogni sostanza materiale è dotata di molti accidenti, Aristotele li riduce a nove principali: qualità, quantità, azione, relazione, passione, luogo, tempo, situazione, abito. Ora, gli enti cui possono connettersi o cui possono riferirsi gli accidenti sono o enti religiosi o logici. Considereremo ora solo l'ente reale. Precisato che per accidente s’intende ciò che non è in sé ma risiede in un’altra cosa che funge da soggetto, l'Aquinate passa a chiarire qual è lo statuto ontologico dell'accidente. Esso non è privo di essere, perché se fosse privo di essere, sarebbe nulla, non una qualità, una quantità, uno spazio, un luogo, una relazione ecc. Ma non dispone di un atto d’essere suo proprio. L'accidente deriva l’essere direttamente dalla sostanza, alla quale l’essere compete direttamente e primieramente: mentre all’accidente appartiene mediatamente e secondariamente. Per questo motivo l’essere si predica dell’accidente analogicamente (De nat. acc., n. 465). Pertanto lo statuto ontologico dell’accidente è di riferirsi (inesse): "Natura accidentis est inesse, sive inhaerere ipsi rei" (ibid., n. 466). Però c’è una gerarchia nella condizione di riferirsi alla sostanza: prima viene la quantità. Poi la qualità, quindi lo spazio, la relazione. ecc. Tuttavia S. Tommaso ammette che ci sono accidenti, come la qualità e l’azione, che possono radicarsi direttamente nella sostanza attraverso la forma e non attraverso la quantità e la materia (dr. ibid, n. 468). La trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo Gesù si chiama transustanziazione. Dal termine stesso, composto da trans e substantia e actio, si deduce bene quel che la parola significa: azione che cambia la sostanza di una cosa, cioè l'intima natura di una cosa, ciò che la rende ciò che è e non altro. La sostanza cambia, ma gli accidenti restano, per questo si dice che l'Eucaristia è il Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo nelle specie del pane e del vino. Gli accidenti restano, perché come detto nelle cose da premettere, essi hanno come caratteristica l'inerire a una sostanza. Ora, se la sostanza cambia, l'accidente, che esiste come predicamento di una sostanza, e si riferisce alla sostanza nuova che ha preso il posto del pane, cioè il Corpo di Cristo. Per questo la sostanza muta, non è più identica a prima, mentre le specie del pane e del vino restano immutate: sapore, colore, odore, peso, dimensione... Esempio improprio, spero di non errare: se prendo un uovo, esso ha la sostanza dell'uovo e gli accidenti. Se io facessi uscire tuorlo e albume senza rompere il guscio, e riempissi l'uovo di acqua, esso non è più uovo, la sua sostanza non è quella di prima. Resta però il guscio, che ineriva alla sostanza che faceva essere l'uovo tale (albume e tuorlo). La transustanziazione avviene solo mediante il proferire le parole del Salvatore da parte di un sacerdote validamente ordinato. Il laico non può operare la transustanziazione. Tale atto mirabile avviene nel contesto della Messa detto consacrazione. Quantunque ciò sia un grandissimo miracolo, proprio della sola divina potenza, cioè fare in un contesto una tale, tanta e così ineffabile conversione e mutazione delle sostanze, tuttavia ciò non sembra impossibile, se consideriamo altre cose simili nella Scrittura, e altre cose simili in natura. La moglie di Lot, poiché si è voltata indietro contro il comando di Dio, immediatamente è stata mutata in una statua di sale, come riporta Gen 19. La verga di Mosè pure è stata trasformata in un serpente e poi nuovamente in un vincastro (Esodo 4). Ed anche il Diavolo diceva a Cristo, conoscendo la divina potenza: "dì che queste pietre diventino pane" (Mt 4). Non è molto difficile ottenere il pane dalla pietra e dal pane la carne. Negli atti del beato Giovanni evangelista si legge in che modo trasformò le verghe di legno in bastoni d'oro, e le pietre di arena in pietre preziose e viceversa. Nel suo Vangelo poi si legge in che modo Cristo cambiò l'acqua in vino e molte sono tali cose nella Scrittura. In natura anche sono reperibili cose abbastanza simili. Vediamo anche continuamente che l'uomo mangia il pane e nel suo corpo è convertito in carne: beve il vino ed è convertito in sangue. Se dunque Dio ha dato tale potestà al ventre e allo stomaco degli animali, non è da meravigliarsi se tale potere ha conferito anche al suo vicario, affinché, mediante il verbo di Dio, per virtù divina, che ogni cosa opera in tutte le cose, avvenga la sopradetta conversione e mutazione. Tale similitudine pone Giovanni Damasceno nel libro quarto, cap. 5, nel quale dice: come il pane e il vino sono trasformati per nutrimento nella carne e nel sangue per gli animali, così il pane dell'offerta, cioè che è posto sul pergamo, e il vino con l'acqua sono mutati nel corpo di Cristo, che prima non era: dunque così queste due cose, cioè il pane e il vino, non sono più due ma un unico corpo di Cristo. In questo Dio ha fatto memoria delle sue opere mirabili. Poiché come in principio Dio creò il Cielo e la terra e tutte le cose che sono in essi, con il suo solo verbo, così come Gen 1: sia la luce, ecc... e così fece con tutte e singole le creature create dall'inizio, secondo ciò che dice il Sal 32: “Così Dio ha fatto nel sacramento dell'Eucaristia”. Poiché secondo Agostino, il verbo raggiunse l'elemento e fu fatto il sacramento: e ciò di cui parla l'autore: se tanta forza è nella frase del Signore, tale da far essere le cose che prima non erano, quanto più opererà perché siano quelle che erano e siano mutate in altro? Riguardo ciò dice sant'Ambrogio: se tanto valse la parola di Elia da far scendere fuoco dal cielo, non varrà più la parola di Cristo, per cambiare le sostanze? E san Giovanni Damasceno come sopra: se la parola di Dio è viva e agisce, Colui che disse: sia la luce, e la luce fu fatta, col verbo del quale furon fatti i cieli e ogni loro decoro, Colui che si è fatto uomo dal purissimo sangue della beata vergine non può fare della pane e del vino la sua carne e il suo sangue? Non deve apparire contrastante se il verbo divino, dal sacerdote proferito, prenda la stessa virtù e anche maggiore da Dio, che la natura prende, cioè la forza insita nelle cose, per mezzo della quale nell'animale il cibo e la bevanda sono convertiti in carne e sangue. Il Quarto Concilio Lateranense così si esprime su questo mirabile sacramento, sotto Sua Santità Innocenzo pp. III: Una, inoltre, è la chiesa universale dei fedeli, fuori della quale nessuno assolutamente si salva. In essa lo stesso Gesù Cristo è sacerdote e vittima, il suo corpo e il suo sangue sono contenuti realmente nel sacramento dell'altare, sotto le specie del pane e del vino, transustanziati il pane nel corpo, il sangue nel vino per divino potere; cosicché per adempiere il mistero dell'unità, noi riceviamo da lui ciò che egli ha ricevuto da noi. Questo sacramento non può compierlo nessuno, se non il sacerdote, che sia stato regolarmente ordinato, secondo i poteri della chiesa che lo stesso Gesù Cristo concesse agli apostoli e ai loro successori. Il sacramento del battesimo, poi, che si compie nell'acqua, invocando la indivisa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, da chiunque conferito secondo le norme e la forma usata dalla chiesa, giova alla salvezza sia dei bambini che degli adulti. Se uno, dopo aver ricevuto il battesimo, è nuovamente caduto nel peccato, può sempre riparare attraverso una vera penitenza. Non solo le vergini e i continenti, ma anche i coniugi, che cercano di piacere a Dio con la retta fede e la vita onesta, meritano di giungere all'eterna beatitudine. Ha definito dogmaticamente il Concilio di Basilea -‐ Ferrara -‐ Costanza -‐ Roma nella SESSIONE VIII (22 novembre 1439): Forma di questo sacramento sono le parole del Salvatore, con le quali lo offrì. Il sacerdote, infatti, lo compie parlando nella persona di Cristo. E in virtù delle stesse parole la sostanza del pane diviene corpo di Cristo, e quella del vino sangue; in modo che tutto il Cristo è contenuto sotto la specie del pane e tutto sotto la specie del vino e in qualsiasi parte di ostia consacrata e di vino consacrato, fatta la separazione, vi è tutto il Cristo. L'effetto, di questo sacramento, che si operi nell'anima di chi lo riceve degnamente, è l'unione dell'uomo col Cristo. E poiché per la grazia l'uomo viene incorporato al Cristo, e viene unito alle sue membra, ne consegue che per mezzo di questo sacramento, in quelli che lo ricevono degnamente, la grazia viene accresciuta. Inoltre tutti gli effetti che il cibo e la bevanda materiale producono nella vita del corpo, sostentandolo, aumentandolo, rigenerandolo, dilettandolo, questo sacramento li produce nella vita spirituale; esso nel quale, come dice papa Urbano IV, commemoriamo la grata memoria del nostro Salvatore, siamo preservati dal male, rafforzati nel bene e progrediamo accrescendo le virtù e le grazie. Infine sarà Trento che ribadirà contro le affermazioni negazioniste di Lutero (consustanziazione), Zwingli (simbolismo) ed Ecolampadio la realtà del sacramento. De fide. SACROSANTO CONCILIO TRIDENTINO IL SACROSANTO CONCILIO ECUMENICO E GENERALE TRIDENTINO, LEGITTIMAMENTE RIUNITO NELLO SPIRITO SANTO, SOTTO LA PRESIDENZA DELLO STESSO LEGATO E DEGLI STESSI NUNZI DELLA SEDE APOSTOLICA, BENCHÉ NON SENZA UNA PARTICOLARE GUIDA E AMMAESTRAMENTO DELLO SPIRITO SANTO SI SIA RACCOLTO PER ESPORRE, CIOÈ, LA VERA E ANTICA DOTTRINA DELLA FEDE E DEI SACRAMENTI E RIMEDIARE A TUTTE LE ERESIE E AGLI ALTRI GRAVISSIMI MALI, DA CUI LA CHIESA DI DIO È ORA MISERAMENTE TRAVAGLIATA E DIVISA IN MOLTE E DIVERSE PARTI, QUESTO, TUTTAVIA, FIN DA PRINCIPIO SI PREFISSE IN MODO PARTICOLARE: STRAPPARE DALLE RADICI LA ZIZZANIA DEGLI ABOMINEVOLI ERRORI E DEGLI SCISMI, CHE IL NEMICO IN QUESTI NOSTRI TEMPI PROCELLOSI HA SOVRASEMINATO SULLA DOTTRINA DELLA FEDE, SULL’USO E SUL CULTO DELLA SACROSANTA EUCARESTIA, CHE, D’ALTRA PARTE, IL NOSTRO SALVATORE HA LASCIATO NELLA SUA CHIESA COME SEGNO DI UNITA’ E DI AMORE, CON CUI VOLLE CHE TUTTI I CRISTIANI FOSSERO CONGIUNTI ED UNITI FRA LORO. QUINDI LO STESSO SACROSANTO SINODO INTENDE PROPORRE SU QUESTO VENERABILE E DIVINO SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA, LA SANA, PURA DOTTRINA CHE LA CHIESA CATTOLICA, ISTRUITA DALLO STESSO GESÙ CRISTO, NOSTRO SIGNORE, E DAGLI APOSTOLI, E SOTTO L’INFLUSSO DELLO SPIRITO SANTO, CHE LE SUGGERISCE DI GIORNO IN GIORNO OGNI VERITÀ, HA SEMPRE RITENUTO E RITERRÀ FINO ALLA FINE DEL MONDO. ESSO, QUINDI, PROIBISCE A TUTTI I FEDELI CRISTIANI DI OSARE IN SEGUITO, DI CREDERE, INSEGNARE O PREDICARE DIVERSAMENTE DA COME È STATO SPIEGATO E DEFINITO DA QUESTO PRESENTE DECRETO. SESSIONE XIII (11 OTTOBRE 1551) CAPUT I. 6 Della presenza reale del signore nostro Gesù Cristo nel santissimo sacramento dell’eucarestia. De reali præsentiæ Domini nostri Iesu Christi in sanctissimo Eucharistiæ sacramento. Prima di tutto questo santo sinodo insegna e professa chiaramente e semplicemente che nel divino sacramento della santa eucarestia, dopo la consacrazione del pane e del vino, è contenuto veramente, realmente e sostanzialmente, sotto l’apparenza di quelle cose sensibili, il nostro signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Non sono, infatti, in contrasto fra loro questo due cose: che lo stesso nostro Salvatore sieda sempre nei cieli alla destra del Padre, secondo il modo naturale di esistere, e che, tuttavia, presente in molti altri luoghi, sia presso di noi con la sua sostanza, sacramentalmente, con quel modo di esistenza, che, anche se difficilmente possiamo esprimere a parole, possiamo, tuttavia, comprendere con la nostra mente, illuminata dalla fede, essere possibile a Dio, e che anzi dobbiamo credere fermissimamente. Questo, infatti, tutti i nostri padri, che vissero nella vera chiesa di Cristo, e che hanno trattato di questo santissimo sacramento, hanno professato chiarissimamente: che il nostro Redentore ha istituito questo meraviglioso sacramento nell’ultima cena, quando, dopo la benedizione del pane e del vino, affermò con parole esplicite e chiare di dare a essi il proprio corpo e il proprio sangue. Queste parole, riportate dai santi evangelisti, e ripetute poi da S. Paolo, hanno per sé quel significato proprio e chiarissimo, secondo cui sono state comprese dai padri, è pertanto sommamente indegno che esse vengano distorte da alcuni uomini rissosi e corrotti a immagini fittizie e immaginarie, con le quali è negata la verità della carne e del sangue di Cristo, contro il senso generale della chiesa, la quale come colonna e sostegno della verità, ha detestato come sataniche queste costruzioni fantastiche, escogitate da uomini empi, riconoscendo con animo sempre grato e memore questo Principio. 7 preziosissimo dono di Cristo. Caput IV La transustanziazione. De Transsubstantiatione Poiché, poi, Cristo, nostro redentore, disse che era veramente il suo corpo ciò che dava sotto la specie del pane, perciò fu sempre persuasione, nella chiesa di Dio, -‐ e lo dichiara ora di nuovo questo santo concilio -‐ che con la consacrazione del pane e del vino si opera la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo, nostro signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue. Questa trasformazione, quindi, in modo adatto e proprio è chiamata dalla santa chiesa cattolica transustanziazione. CANONI SUL SACRATISSIMO SACRAMENTO DELL'EUCARISTIA 1. Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema (maledetto). 2. Se qualcuno dirà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia assieme col corpo e col sangue di nostro signore Gesù Cristo rimane la sostanza del pane e del vino e negherà quella meravigliosa e singolare trasformazione di tutta la sostanza del pane nel corpo, e di tutta la sostanza del vino nel sangue, e che rimangono solamente le specie del pane e del vino, -‐ trasformazione che la chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama Transustanziazione, sia anatema (maledetto). 3. Se qualcuno dirà che nel venerabile sacramento dell’eucarestia, fatta la separazione, Cristo non è contenuto in ognuna delle due specie e in ognuna delle parti di ciascuna specie, sia anatema (maledetto). 4. Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, nel mirabile sacramento dell’eucarestia non vi è il corpo e il sangue del signore nostro Gesù Cristo, ma solo nell’uso, mentre si riceve, e non prima o dopo; e che nelle ostie o parti consacrate, che dopo la comunione vengono conservate e rimangono, non rimane il vero corpo del Signore, sia anatema (maledetto). Il Concilio di Trento è specifico. Vere, realiter et substantialiter. La reale presenza di Gesù Cristo nostro Signore e Figlio di Dio nelle specie del pane e del vino è di fede, ed è presente nella mutazione di tutta la sostanza del pane e del vino nella sostanza del Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo. La Presenza nel mirabile sacramento dell'Eucaristia non è assimilabile alla presenza di Gesù in coloro che si riuniscono nel suo nome: è una Presenza reale, vera e sostanziale. E' reale, vera e non simbolica e sostanziale, cioè tutta la divinità e l'umanità di Cristo (virtualmente) sono presenti in questo grandissimo sacramento. LA PASQUA EBRAICA Liberamente tratto dal Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento La Pasqua Ebraica era celebrata a piccoli gruppi di almeno 10 persone, e cominciava la sera dopo il tramonto. L’uccisione degli agnelli pasquali nel cortile interno del tempio, era eseguita dai rappresentanti delle singole comunità partecipanti (ai sacerdoti spettava solodi aspergere col sangue l’altare dei sacrifici) il pomeriggio precedente e così pure la preparazione dell’agnello pasquale. All’inizio, il capofamiglia o il padrone di casa, pronunciava una formula di consacrazione su un primo calice di vino (acqua e succo d’uva ristretto mediante bollitura), dal quale bevevano dopo di lui tutti i commensali del banchetto Pasquale. Poi si consumava un antipasto fatto di verdure diverse con intingoli di frutta. Seguiva il pasto principale: Agnello Pasquale, pane non lievitato, succhi di frutta e vino e si porgeva un secondo calice. Prma d’iniziare a toccare questi cibi, si teneva la liturgia della Pasqua. Il capofamiglia narrava la storia del passaggio dall’Egitto al deserto e al Canaan e spiegava il significato dell’agnello, le erbe amare eil pane non lievitato. Poi si cantava insieme il salmo 113 o il 113/14 che è la prima parte dell’Hallel Pasquale. Poi si mangiava il pasto principale, che il capofamiglia introduceva con una preghiera sul pane azzimo e concludeva alla fine del pasto con un’altra preghiera sul terzo calice di vino. La celebrazione si concludeva col canto dei salmi 114/117 oppure 115/118 seconda parte dell’Hallel, e la benedizione di un quarto calice di vino. La celebrazione Pasquale durava sette giorni. Il primo Sabato era celebrata la cena Pasquale e nei giorni a seguire fino a sei si doveva mangiare pane azzimo. Il simbolismo dei sette giorni di pane azzimo appare chiaro con l’avvento del Cristianesimo. I primi cristiani tutti i giorni mangiavano la Cena del Signore nelle case (Att.2:42 e 46), pregavano, ed erano assidui all’insegnamento scritturale degli Apostoli, e si recavano al tempio per adorare. Oggi comprendiamo il significato della loro assiduità. Allora il vero credente, che era pieno d’amore per il suo Salvatore, stava sempre in comunione con Lui ed era pieno di riconoscenza e amore per Gesù. In seguito, la Cena del Signore si celebrò ogni sette giorni, nel “giorno del Signore”, la Domenica, “E nel primo giorno della settimana, essendo i discepoli raunati per rompere il pane” (At.20:7). In questo giorno si commemorava Gesù, la “nostra Pasqua”; la Sua morte e resurrezione e il “Nuovo Patto nel Suo Sangue”, e durante la settimana si pregava e si studiava la Bibbia. Con questo metodo i credenti si conservavano come “pani azzimi”, e se qualcuno commetteva qualche peccato faceva subito richiesta di perdono, ed il peccato era subito cancellato. Il ricordo personale del gran sacrificio di Gesù per la propria persona, e la vigilante continua preghiera faceva il resto. La chiesa si conservava come un pane azzimo perché ogni credente si teneva lontano dai peccati, e Dio operava in mezzo a loro. Oggi purtroppo non è più così, ogni credente pensa e presume orgogliosamente di detenere la verità su tale principi dottrinali, e Dio non opera più in mezzo a loro.