Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Finalità specifica:
Proporre all’adolescente di stare in gruppo con Gesù (deserto del mattino) e come Gesù (capendo nel pomeriggio il
Suo modo di far gruppo)
Attraverso la metafora della strada, si intende aiutare l’adolescente a cogliere la ricchezza di un cammino valorizzato dalla presenza degli altri e dalla condivisione reciproca di ciò che si ha.
Obiettivi specifici:
-primo incontro:
L’adolescente attraverso l’incontro con alcuni testimoni del tempo di Gesù riconosce il Suo stile nel far gruppo e ne
cerca i tratti fondamentali per farli propri.
- secondo incontro:
L’adolescente riconosce il valore delle relazioni nella semplicità dello stare insieme.
- terzo incontro:
L’adolescente sperimenta la necessità dell’impegno (proprio e degli altri) all’interno del gruppo nella condivisione di
ciò che si è e si ha.
Contenuti
UN EVENTO DA NON PERDERE
Questo capitolo ha la finalità di aiutare gli adolescenti ad incontrare Gesù come colui che ha realizzato la nostra speranza. Per
approfondirla rimandiamo alle lectio di don Augusto Barbi allegate in fondo al capitolo. Certamente l’umanità di Gesù ci aiuta a
leggere e capire la nostra speranza ed il confronto con la Parola ci aiuta a trovare il senso pieno ed il fondamento delle nostre
speranze. Scopriremo come Gesù ha vissuto i rapporti con gli altri, con se stesso e con Dio in un modo nuovo, quel modo che ciascuno
di noi ha sempre sognato di sperimentare. Anche Lui si è scontrato con la difficoltà, il rifiuto e l’incomprensione e ha vissuto questo
con tristezza e con sofferenza, ma di fronte alle smentite dei suoi sogni non è fuggito e non ha rinunciato. Ha fatto ulteriore appello
alle sue risorse interiori per cercare nuovi mezzi e nuove strade per annunciare il Regno, nella fedeltà a se stesso e al Padre.
Attraverso l’immagine del seminatore della parabola viene espresso questo atteggiamento di Gesù che diventa punto di riferimento
per ciascuno; Gesù non si stanca di seminare anche se sa che una parte del seme andrà perduta, non smette di credere al suo sogno
di felicità per ogni persona.
Il passaggio centrale è la Pasqua, la morte e la risurrezione di Gesù, vista come momento in cui tutte le sue scelte acquistano definitivamente senso e si manifestano a noi in tutta la loro ricchezza di vita, mettendo in luce le possibilità ultime della nostra realtà
umana. È vero che noi oggi incontriamo il Risorto perché persone concrete, nonostante i loro limiti, hanno avuto con noi lo stesso
modo di relazionarsi e di vivere di Gesù, facendoci sperimentare come questo è ciò che veramente ci aiuta a crescere, è qualcosa
di bello, di gratuito, di autenticamente umano (questa in fondo è l’esperienza della salvezza). Questo aspetto troverà uno sviluppo
particolare nell’ultimo incontro, ma è una realtà da tenere ben presente fin da ora, per evitare che i nostri discorsi siano troppo
astratti e privi di valore per i nostri adolescenti.
NB: L’animatore che affronta questo tema con il suo gruppo può trovarsi davanti alcune difficoltà. La prima è che l’adolescente senta
Gesù come una persona lontana, che non può aver condiviso fino in fondo certi nostri sentimenti o stati d’animo, o ritenga che per lui
tutto è stato facile (o almeno più facile) perché «tanto lui era Dio». I testi del vangelo stesso possono aiutarci piano piano a superare
questa precomprensione: i vangeli, infatti, non hanno paura di presentarci un Gesù dal volto umano, che sperimenta sentimenti, che
deve prendere decisioni, che mangia, dorme, cammina...
Questo capitolo si conclude aprendosi alla dimensione comunitaria e a questa rimanda anche il testo del vangelo di riferimento: i
due pellegrini di Emmaus, sfiduciati e delusi, riconoscono allo «spezzare del pane» Gesù nel viandante che li aveva accompagnati
nel loro cammino, accogliendo la loro delusione, ma aiutandoli a comprendere più a fondo ciò che avevano vissuto. Il momento dello
«spezzare il pane», dell’eucarestia è un momento centrale per la fede dei cristiani e per la vita delle comunità; nell’eucarestia,
infatti, il sogno di Gesù, la speranza che egli ha vissuto e ha realizzato pienamente nella sua morte e risurrezione resta sempre
disponibile per noi, si concretizza nuovamente in noi, diventa ringraziamento.
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Il gruppo di Gesù PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Finalità:
Proporre all’adolescente di stare in gruppo con Gesù e come Gesù.
Obiettivo dell’incontro:
L’adolescente prende consapevolezza che non tutte le relazioni nel gruppo sono autentiche e che c’è il rischio di venir
delusi e/o di deludere.
Dinamica:
Dare del tempo al Signore. Un momento celebrativo, di riflessione, di silenzio personale che può dare modo al gruppo di confrontarsi e condividere qualcosa anche sul proprio cammino di fede. Il gruppo può organizzarsi al meglio
per offrire un momento forte a ciascuno.
Il tema su cui confrontarci è lo stile delle prime comunità cristiane (ATTI 2,37-47). I quattro pilastri (1.insegnamento
degli apostoli-parola di Dio, 2 l’unione fraterna-comunione, 3 la frazione del pane-condivisione, 4 preghiera) sono un
riferimento fondamentale per chi ha scoperto come l’incontro con Gesù non cambia solo la vita, ma anche il modo di
vivere e di stare con gli altri. È l’occasione per ciascuno, adolescenti e animatori , di fermarsi un po’ e stare con Gesù
fonte e sorgente della vera amicizia, Lui che è origine della comunione. Lo stare con Gesù permette al nostro cuore di
pulsare battiti di unità.
La traccia proposta parte dal brano di Atti per poi svilupparsi secondo i 4 pilastri ed offrire delle domande a cui si
può rispondere o da cui lasciarsi interrogare
Materiale:
Un foglio con la traccia del brano biblico
Note:
S. Messa: è l’incontro con Gesù il culmine e la sorgente del nostro stare insieme. Nell’Eucarestia ascoltiamo la Sua Parola, viviamo la
comunione, condividiamo il pane e la nostra vita può diventare preghiera che sale a Dio.
Verifica e appunti:
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Il gruppo di Gesù -
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Obiettivo:
L’adolescente attraverso l’incontro con alcuni testimoni del tempo di Gesù riconosce il Suo stile nel far gruppo e ne
cerca i tratti fondamentali per farli propri.
Dinamica:
Sei invitato a prenderti del tempo per vivere un’esperienza forte di silenzio.
Stai riflettendo sul tema dello STARE INSIEME, dell’ AMICIZIA e del GRUPPO.
IONOI non si riferisce solo al dono degli amici ma a tutte le relazioni che sei chiamato a vivere con tutto te stesso.
IONOI, che come già sai lo puoi leggere da entrambe le parti, significa che lo stare insieme è uno scambio reciproco di
doni, una comunione di desideri, di sogni da poter realizzare insieme. È vero, hai ragione, essere cristiani al giorno d’oggi,
non è facile. Ma Dio non ti chiede cose impossibili, ti chiede cose belle prima di tutto per te. Ti indica una strada per poter
vivere gesti di comunione e amicizia veri in modo autentico. Devi sapere che questa strada ci è stata indicata da Gesù Cristo
suo Figlio per insegnarci come noi possiamo vivere. Sta a te decidere se vivere la tua vita alla grande o accontentarti …
Ecco allora che in questo tempo di deserto potrai confrontarti con il Suo stile, con il Suo Amore. Il brano che ti aiuterà in
questa riflessione è il testo degli Atti degli Apostoli. Ci racconta lo stile che le prime comunità cristiane avevano nel loro
modo di vivere. L’amore fraterno non può stare fermo deve muoversi, deve diventare condivisione. Dedicarsi del tempo per
riflettere, pensare e pregare può diventare l’occasione per dare una svolta decisiva alla tua vita…al tuo modo di vivere la
relazione con te stesso e con gli altri. Non sei solo, tanti con te e prima di te, lo hanno incontrato, non avere paura il Signore
Gesù è la risposta alla tua sete di Verità… buon incontro con Dio che è amore, che è unità.
Contenuti:
Dagli atti degli Apostoli (2,37.42-47)
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare,
fratelli?». Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità
quelli che erano salvati.
Domande:
«Che cosa dobbiamo fare, fratelli?» è una domanda che puoi fare a te stesso ma anche ai tuoi amici.
Cosa vuoi fare della tua vita? Stai sognando in grande oppure sei uno di quelli che si accontenta?
E nei vari gruppi dove ti trovi (famiglia, scuola, amici, sport) riesci a fare la cosa giusta?
E ora il testo ci presenta i 4 pilastri delle prime compagnie degli amici di Gesù. Forse hanno qualcosa
di interessante da insegnarci.
1. L’insegnamento degli apostoli
E’ il vangelo, l’annuncio della salvezza, e le sue conseguenze gioiose che si fa scelte coraggiose.
E’ l’annuncio che Gesù ha affidato ai 12,
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Il gruppo di Gesù Domande:
Il Vangelo: verità sull’uomo e sulla vita, lieta notizia che sconvolge, parola che salva e che chiama a un cambiamento radicale di vita per aprirsi alla gratuità dell’amore di Dio. Un Vangelo affidato a Te, sono parole
che dentro hanno un grande tesoro. Prova a scrivere quali sono le parole di Gesù che ricordi, se vuoi che Lui
possa essere amico tuo è importante riconoscere la sua voce
2. L’unione fraterna.
E’ la bellezza del vivere insieme, del condividere gioie e dolori, del sentirsi parte gli uni degli altri, dello stare
insieme per il gusto del vivere da fratelli. Ma quanto distanti a volte, dentro gli scontri dei gruppi, gli individualismi. Ribellatati! Abbiamo bisogno di un sussulto da parte dei giovani! Non avere paura di mostrare al
mondo il volto di uno stare insieme gioioso, premuroso, attento, curato, dove si repira un clima fraterno, dove
si è contenti di stare bene insieme, tutti, senza discriminazioni di età, fede politica, colore della pelle, conto in
banca. Una unione fraterna che non resta poesia, ma che si fa condivisione solidarietà attenta, concreta:
dove nessuno resta solo, indifeso, povero, perché sei mio fratello! Prova a raccontare un’esperienza in cui hai
vissuto questo forte legame di amicizia e fraternità
3. La frazione del pane
Il rivivere quel gesto d’amore nel quale Gesù ha consegnato se stesso per amore. Quel gesto ancora presente,
col quale si fa pane da mangiare per me, per te. Attraverso il quale stabilisce una comunione profonda con
me, e con te. Viene a vivere in me, scorre nelle mie vene, diventa energia d’amore che mi spinge a correre, a
impegnarmi, a darmi da fare, ad amare. Lui fa comunione profonda con me, e con te: e così ci troviamo in
comunione tra noi: dentro di noi scorre lo stesso sangue, diventiamo fratelli!
La Chiesa fa l’eucaristia, e l’eucaristia, il pane spezzato insieme, ci unisce: ci fa Chiesa!
Rendere lo stare insieme vivace secondo la freschezza della vostra età, e soprattutto vivere l’amicizia come
qualcosa che sgorga da dentro alla vita: celebriamo la vita e le sue cose belle,ricordiamo chi soffre, facciamoci solidali davvero. Ma non rendiamo le nostre compagnie palchi su cui esibirci, luoghi di frastuono dove
c’è tutto tranne che il desiderio di essere veri e perché no, comprendere che il gruppo è un luogo privilegiato
per incontrare il Signore. Cosa significa per te provare a vivere una vera comunione con i tuoi amici, come
posso definire una vera amicizia? Prova a spiegare la frase del vangelo che dice “dove 2 o 3 sono riuniti nel
mio nome io sono in mezzo a loro”
4. La preghiera
La chiesa non è un’azienda, una società sportiva, un circolo, un sindacato, un partito.
E’ una comunità di fede, di persone che condivide la fede nel Signore Gesù, vivo e operante in mezzo a noi.
Se siamo venuti al Camposcuola è perché siamo gente che crede che il Signore è all’opera…o almeno ci
proviamo: gente che si rimbocca le maniche per operare con le mani ruvide del volontario magari nel grest , il
cuore generoso di chi accoglie, l’intelligenza brillante di chi studia. Ma soprattutto con le ginocchia di chi prega. Almeno qualche volta dovremmo avere a cuore di invocare la presenza di Dio per sé, per i fratelli , per
tutte le necessità. Crediamo insieme che dove ci troviamo almeno in due nel suo nome, Lui è presente in mezzo
a noi; e se lui è insieme a noi, nulla possiamo temere, tutto possiamo affrontare, il mondo possiamo
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Il gruppo di Gesù Domande:
cambiare! Aiutateci a cambiare il mondo non a forza di parole, ma con ginocchia che credono e
pregano! E ora fai sgorgare dal tuo cuore una preghiera
...che storia!
Il cerchio della gioia
Un giorno, non molto tempo fa, un contadino si presentò alla porta di un convento e bussò energicamente. Quando il
frate portinaio aprì la pesante porta di quercia, il contadino gli mostrò, sorridendo, un magnifico grappolo d’uva.
“Frate portinaio” disse il contadino “sai a chi voglio regalare questo grappolo d’uva che è il più bello della mia
vigna?”. “Forse all’Abate o a qualche frate del convento”. “No, a te!”. “A me?” Il frate portinaio arrossì tutto per la
gioia. “Lo vuoi dare proprio a me?” . “Certo, perché mi hai sempre trattato con amicizia e mi hai aiutato quando te lo
chiedevo. Voglio che questo grappolo d’uva ti dia un po’ di gioia!”. La gioia semplice e schietta che vedeva sul volto
del frate portinaio illuminava anche lui. Il frate portinaio mise il grappolo d’uva bene in vista e lo rimirò per tutta la
mattina. Era veramente un grappolo stupendo. Ad un certo punto gli venne un’idea: “Perché non porto questo grappolo all’Abate per dare un po’ di gioia anche a lui?”. Prese il grappolo e lo portò all’Abate. L’Abate ne fu sinceramente felice. Ma si ricordò che c’era nel convento un vecchio frate ammalato e pensò: “Porterò a lui il grappolo, così
si solleverà un poco”. Così il grappolo d’uva emigrò di nuovo. Ma non rimase a lungo nella cella del frate ammalato.
Costui pensò infatti che il grappolo avrebbe fatto la gioia del frate cuoco, che passava le giornate ai fornelli, e glielo
mandò. Ma il frate cuoco lo diede al frate sacrestano (per dare un po’ di gioia anche a lui), questi lo portò al frate più
giovane del convento, che lo portò ad un altro, che pensò bene di darlo ad un altro. Finché, di frate in frate il grappolo d’uva tornò dal frate portinaio (per portargli un po’ di gioia). Così fu chiuso il cerchio. Un cerchio di gioia.
Preghiera:
VENI CREATOR
Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.
Dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell’anima.
Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.
Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
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col balsamo del tuo amore.
Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.
Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore. AMEN.
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Gli amici di Gesù
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Finalità:
Proporre all’adolescente di stare in gruppo con Gesù e come Gesù.
Obiettivo dell’incontro:
L’adolescente attraverso l’incontro con alcuni testimoni del tempo di Gesù riconosce il Suo stile nel far gruppo e ne
cerca i tratti fondamentali per farli propri.
Dinamica:
Attraverso alcune rappresentazioni verranno ripercorse alcune situazioni di vita vissuta in gruppo da Gesù mediante
delle scenette, sottolineandone lo stile gratuito e amorevole.
Ricordando che le diverse scene sono pensate brevi ed essenziali, e possono essere attualizzate, si possono usare
diverse modalità:
- far lavorare gli ado, magari divisi in gruppi, sulle varie scenette che possono essere preparate e rappresentate anche in due incontri
- scegliere un brano e rappresentarlo usandolo poi per la riflessione
- il gruppo animatori rappresenta il brano ed i ragazzi sono poi invitati a rifletterci
Alcune scene significative da proporre possono essere:
Cosa: Nozze di Canaan
Perché: per sottolineare il modo gioioso di far festa, l’attenzione ai bisogni degli altri.
Cosa: Marta e Maria
Perché: per sottolineare la schiettezza di Gesù, la sua sincerità
Cosa: Gli Apostoli (le chiamate degli apostoli)
Perché: per sottolineare che si accettano le diversità del gruppo e le si fanno punto di forza
Cosa: I Re Magi
Perché: per sottolineare che nella semplicità c’è lo stupore e che nell’umiltà c’è la grandezza
Cosa: Folla (Pani e pesci)
Perché: per sottolineare il darsi da fare in prima persona quando ce n’è bisogno
Vedi in allegato per alcuni suggerimenti in merito alla realizzazione delle scenette
Nella discussione di gruppo si cercherà di far emergere le prime impressioni a caldo sulla rappresentazione, sottolineando i comportamenti di Gesù, le reazioni degli interlocutori di Gesù e facendo notare gli atteggiamenti, la
postura e le espressioni dei vari soggetti (15’).
Si darà ora del tempo ai ragazzi per leggere i contenuti del loro libretto che approfondirà il tema (meglio personalmente) , per poi concludere rispondendo in gruppo alle domande sul loro libretto.
Alla fine verrà fatta la sintesi della discussione su un cartellone. Si dovrà far risaltare lo stile di Gesù, il valore aggiunto che ha portato nel gruppo (ciascun gruppo lo farà sull’ultima scenetta vista). In alcune risalterà la sua compassione, in altre la schiettezza, la verità, la gratuità…
Materiale:
Un cartellone per gruppo, pennarelli e penne.
Note:
S. Messa: è l’incontro con Gesù il culmine e la sorgente del nostro stare insieme. Nell’Eucarestia ascoltiamo la Sua Parola, viviamo la comunione, condividiamo il pane e la nostra vita può diventare preghiera che sale a Dio.
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Allegati
Scenette di vita:
Rappresentare il brano del vangelo non in maniera troppo legata al testo. Le scenette dovranno sottolineare alcuni atteggiamenti di Gesù (si potranno aggiungere delle battute per far risaltare le caratteristiche dello stile di Gesù nel far gruppo).
Scena n. 1:
Nozze di Cana Gv 2,1-12
1Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i
suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da
me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù
disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui
che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse:
«Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte
il vino buono finora».
11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in
lui. 12Dopo questo fatto scese a Cafarnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.
Cosa far risaltare:
• Per sottolineare il modo gioioso di far festa, l’attenzione ai bisogni degli altri.
• Non dimentichiamo di invitare alla festa della nostra vita il Signore Gesù
• Il bene bisogna farlo bene…(il vino di Gesù era il miglior vino avrebbe vinto anche al vinitaly)
Scena n. 2: :
Marta e Maria Lc 10,38-42
38
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece
avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma
il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la
parte migliore, che non le sarà tolta».
Cosa far risaltare:
• Perché: per sottolineare la schiettezza di Gesù, la sua sincerità
• Ma anche la sincerità di Marta che è altrettanto schietta con Gesù anche se un po’ polemichetta
• Nella vita farsi una scala di priorità come Maria : scegliere la parte migliore.
Scena n. 3: : Gli Apostoli (le chiamate degli apostoli)
La chiamata dei primi 4 Mc 1,14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15e diceva: «Il tempo è compiuto e il
regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
16
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». 18E subito lasciarono le reti e lo seguirono. 19Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano
le reti. 20E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
14
L’istituzione dei dodici Mc 3,13-19
Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché
stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale
impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il
Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
13
La chiamata di Matteo Lc 5,27-32
Dopo questo egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». 28Ed egli,
lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
29
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con
loro a tavola. 30I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 31Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; 32io non sono venuto
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Allegati
Scena n. 3: : Gli Apostoli (le chiamate degli apostoli)
a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Cosa far risaltare:
• Perché: per sottolineare che si accettano le diversità del gruppo e le si fanno punto di forza
• Ognuno al suo posto al meglio di sé
• Tutti siamo chiamati a fare della nostra vita una risposta al Signore
Scena n. 4: :
I Re Magi Mt 2,1-18
1
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano:
«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il
re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro
sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il
pastore del mio popolo, Israele».
7
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò
a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché
anch’io venga ad adorarlo».
9
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo
dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con
Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti
in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
13
Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il
bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si
compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
16
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
17
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
18
Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché
non sono più.
Cosa far risaltare:
• Perché: per sottolineare che nella semplicità c’è lo stupore e che nell’umiltà c’è la grandezza
• La tenacia di andare fino in fondo con il desiderio di realizzare i propri sogni…e in questo gli amici,
il gruppo sono fondamentali per non scoraggiarsi mai…
• Saper leggere anche i segni dei tempi…opportunità e occasioni
Scena n. 5: :
Folla (Pani e pesci) Gv 6,1-15
1Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, 2e lo seguiva una grande folla, perché
vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua,
la festa dei Giudei. 5Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo
comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che
stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne
un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani
d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si
misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli
che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete
i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo,
avanzati a coloro che avevano mangiato.
14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».
15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Cosa far risaltare:
• Perché: per sottolineare il darsi da fare in prima persona quando ce n’è bisogno
• “C’è qui un ragazzo…” le nostre qualità al servizio della comunità
• Attenzione alla folla affamata…insieme attenti ai bisogni della gente
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Gli amici di Gesù -
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Obiettivo:
Incontrando Gesù ed i suoi amici si può imparare molto dal mondo in cui Lui si accostava a ciascuno e faceva gruppo
Contenuti:
DIVENTA FAN DI . . .
Anche questo pomeriggio non posso rinunciare al mio solito giretto su Facebook, chissà se Michele mi avrà risposto e poi
devo assolutamente far sapere a tutti che ieri sono andata alla festa di compleanno di Mara… fighissimo! Anzi, ora che
ci penso, metterò anche delle foto. Wow! Michele mi ha risposto e la cosa si fa sempre più interessante e… e… aspetta
un attimo… cosa c’è scritto qui? Diventa Fan di… di… Gesù?!?! Ma chi mi propone questa cosa? Non mi sembra molto di
moda! Ho ricevuto varie proposte alle quali ho aderito, ma questa?!? E poi pensa se i miei amici scoprono che sono fan di
Gesù!! Ma guarda che foto hanno messo per invogliarti, ha uno sguardo questa immagine; però furbi, hanno scelto un Gesù
proprio figo, come se bastasse questo per aderire…
PERCHÈ ISCRIVERSI?!?!?
Facciamo un passo indietro, chi ha parlato fino ad ora è Irene, ha 15 anni e … una vita come tanti adolescenti, una vita
come la tua. Le è arrivata la proposta di diventare fan di Gesù. Ma dai, che strano, non è così attuale come personaggio;
o forse sì? Beh se ci pensi i cattolici sono parecchi, molto probabilmente anche tu sei battezzato. Ed allora? Questo Gesù
c’entra o non c’entra nella tua vita? Per iscriversi però bisognerebbe conoscerlo. Tu lo conosci?
Lascia perdere le informazioni che ricordi dal catechismo, lo conosci veramente Gesù? Ti aiuto un pochino a rinfrescarti la
memoria. Gesù è quello che quando è nato ha attirato alla sua grotta tante persone, tra i più bizzarri ricordiamo i Magi,
tre sconosciuti venuti dall’oriente per Lui, chissà cosa aveva di particolare, già così piccolo attirava l’attenzione…
Gesù è quello che ha raccolto attorno a se 12 apostoli, si proprio “raccolto”, li ha cercati ad uno ad uno e come erano
diversi tra di loro! Se pensi alla varietà di persone che ha cercato, era proprio un alternativo questo Gesù! Gesù è l’amico
di Marta e Maria, te le ricordi? Sono le sorelle di Lazzaro (Lazzaro lo ricordano tutti perché è stato resuscitato da Gesù!),
spesso andava a trovarli, erano i suoi amici. Certo non gli risparmiava nulla, come quella volta che a Marta disse: “Marta,
Marta tu ti affanni e preoccupi di troppe cose! Una sola cosa è necessaria”. Schietto come amico!
Gesù è anche quello che è andato a festeggiare alle nozze di Cana, mancava il vino e Lui… è uno che non si tira indietro,
è uno che si dà da fare per far star bene gli altri. E poi è quello che quando si accorge che tutte le persone che lo hanno
seguito (ma quanti fan aveva senza essere iscritto a Facebook?) sono senza cibo, non ci pensa su due volte a moltiplicare
pochi pani e pesci. Eh sì, ci tiene Gesù agli altri.
E poi, e poi, quante cose ci sarebbero da dire e scoprire su di Lui.
Domande:
• Se ti capitasse l’invito di diventare fan di Gesù, tu cosa faresti?
• Gesù è “Umile, schietto, sincero, altruista, ama per primo senza volere nulla in cambio”.
• Ripensa insieme agli animatori, i brani di Vangelo dove ricordi che Gesù si è comportato così.
• Ti piace il modo di far gruppo, cioè di stare con gli altri, di Gesù?
• E tu, puoi seguire il suo esempio o al giorno d’oggi è impossibile?
...che storia!
I bimbi lo sanno
Poco dopo la nascita di suo fratello, la piccola Sachi cominciò a chiedere ai genitori di lasciarla sola con il neonato. Si
preoccupavano che, come quasi tutti i bambini di quattro anni, potesse sentirsi gelosa e volesse picchiarlo o scuoterlo,
per cui dissero di no. Ma Sachi non mostrava segni di gelosia. Trattava il bambino con gentilezza e le sue richieste di
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Gli amici di Gesù -
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essere lasciata sola si facevano più pressanti. I genitori decisero di consentirglielo. Esultante, Sachi andò nella camera
del bambino e chiuse la porta, ma rimase una fessura aperta, abbastanza da consentire ai curiosi genitori di spiare
e ascoltare. Videro la piccola Sachi andare tranquillamente dal fratellino, mettere il viso accanto al suo e dire con
calma: “Bambino, dimmi come è fatto Dio. Comincio a dimenticarmelo”.
I bambini sanno com’è fatto Dio, ma arrivano in un mondo che fa di tutto per farglielo dimenticare il più in fretta possibile. E tu? Forse da bambino conoscevi meglio di adesso Dio…ma non è mai troppo tardi per avvicinarsi a Lui. Lui è da
sempre lì che ti aspetta, basta solo la tua volontà. Coraggio…
Preghiera:
Un cuore solo e un` anima sola (di E.Franchi)
Prendimi la mano sorella,
la fede è un’amica che ci guiderà
per le strade del futuro
con un cuore sincero puro
pieno di amore e di lode a Gesù
Prendiamoci le mani fratelli
La pace scenda sempre su di noi
E con carità e fede preghiamo il Signor
Per la nostra piccola comunità
Un cuore solo noi formiamo
E un’anima sola siamo noi
Uniti nell’amore si vincerà
le mille difficoltà
L’impegno costante di ogni giorno
Offerta gradita al Signore sarà
Piccole colonne di un tempio che
Il suo nome porterà
Un cuore solo un’ anima sola
Uniti nel suo amore
Siamo stelle splendenti nel cuore di Gesù
Prendiamoci le mani fratelli
Prendiamoci le mani fratelli
Spezziamo il pane con semplicità
E con carità e fede
Preghiamo il Signore per la nostra piccola comunità
Un cuore solo noi formiamo
E un anima sola siamo noi
Uniti nell’amore si vincerà le mille difficoltà
L’impegno costante di ogni giorno
Offerta gradita al Signore sarà
Come pietre vive di un tempio che
Il suo amore edificherà
Un cuore solo un anima sola
Uniti nel suo nome
Siamo stelle splendenti nel cuore di Gesù
Prendiamoci le mani…
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Esercizi di contemplazione
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Finalità:
Proporre all’adolescente di stare in gruppo con Gesù e come Gesù.
Obiettivo dell’incontro:
L’adolescente attraverso l’immagine esercita uno sguardo rinnovato sulle cose e sulla realtà
Dinamica:
Si invita a vivere una serata artistica attraverso alcune immagini, dei mosaici, che esprimono il senso della comunione
anche a partire dai colori, dallo stile e dalla realizzazione.
I mosaici possono essere commentati o accompagnati dalla lettura biblica. Possono essere utilizzati anche durante un
momento di preghiera e contemplazione.
Alcune linee guida per la comprensione dell’opera:
L’arte Liturgica
L’autentica arte cristiana è quella che, mediante la percezione sensibile, consente di intuire che il Signore è presente
nella sua Chiesa, che gli avvenimenti della storia della salvezza danno senso e orientamento alla nostra vita, e che
la gloria la quale ci è promessa, trasforma già la nostra esistenza. L’arte sacra deve tendere ad offrirci una sintesi
visuale di tutte le dimensioni della nostra fede. L’arte della Chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell’Incarnazione ed esprimere con gli elementi della materia colui che «si è degnato di abitare nella materia e operare la
nostra salvezza attraverso la materia», secondo la bella formula di san Giovanni Damasceno (Sermo de imaginibus,
I, 16: PG 94, 1246A) .
Secondo l’antica tradizione cristiana, le pareti e il tetto della chiesa non hanno solo la funzione di proteggere dal
vento e dalla pioggia, ma hanno un nesso organico con il mistero che vi si celebra. Nell’epoca moderna si è perso
questo significato. Spesso, infatti, si crea un “involucro” e poi si comincia a pensare che potrebbe essere una chiesa.
Invece, tra la comunità cristiana – che celebra il mistero della salvezza e la signoria di Dio – e le pareti, la costruzione, lo spazio in cui essa si ritrova, ci deve essere un rapporto organico.
Le decorazioni alle pareti dovrebbero far sì che, quando una persona entra in chiesa, percepisca di essere in uno
spazio abitato, anche quando è vuoto, perché dovrebbe fare l’esperienza di entrare in una comunione trans-temporale, transpaziale, di cui dopo il battesimo fa parte.
Il colore
Il colore è certamente un protagonista nel fascino di un’opera, è perciò particolarmente importante che rispetti la
gerarchia della composizione in modo da aiutare a cogliere nell’opera d’arte in primo luogo ciò che è più rilevante,
e poi il resto.
I cristiani hanno preso il significato dei colori dalle antiche tradizioni dei popoli e li hanno “battezzati”. Perciò il messaggio coloristico va al di là della percezione soggettiva, immediata, psicologica e diventa addirittura una pedagogia, uno strumento per la formazione del mondo interiore dell’uomo. Tutto questo oggi è difficile da comprendere, in
quanto il tempo recente ha considerato il colore esclusivamente sotto l’aspetto psicologico. L’Atelier d’Arte Spirituale
del Centro Aletti, considerando la tradizione della Chiesa, ha preso ispirazione dal primo millennio. Così il rosso, in
genere, indica il divino; il blu, l’umano; il verde, il creato; il bianco, lo Spirito; l’oro, la santità e la fedeltà di Dio, la
perfezione di luce, ecc. Nel mondo creato i colori testimoniano la luce, e come tali fanno vedere che la materia ha un
nesso esistenziale ed essenziale – per non dire ontologico – con la luce. Senza la luce la materia è una massa oscura,
buia e pesante. La luce è la vita e il colore testimonia della vita del mondo. I colori rendono il mondo carne viva
della luce. Ma nel mondo trasfigurato, nel mondo assunto in Cristo, nel mondo che inabita la gloria di Cristo, cioè la
Gerusalemme celeste, il sole non è la luce ma lo è Cristo. Ora come i colori nel mondo cambiano se cambia la luce,
così i colori che testimoniano il sole che è Cristo sono i colori del mondo che non tramonterà. L’arte dei cristiani nelle
epoche più forti ha cercato di intuire e captare nell’aldiqua questi colori che appaiono in un mondo illuminato da Cristo. Nella liturgia contempliamo difatti il mondo redento. Allora l’arte, specialmente il colore dovrebbe testimoniare
la redenzione in Cristo, la visione del mondo secondo Cristo.
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Esercizi di contemplazione
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Dinamica:
Commento alla scena del mosaico
L’istituzione dell’eucaristia - Basilica del Rosario Lourdes – Francia Dicembre 2007
Questo passaggio dalle tenebre alla luce si celebra nell’eucaristia. Con il battesimo, i cristiani sono realmente innestati in Cristo, sradicati dalle tenebre e trapiantati nella luce. Con l’eucaristia, diventano realmente partecipi dello
stesso sangue di Cristo. Con il battesimo Dio ci dona la vita costituendoci corpo di Cristo e nell’eucaristia si compie
continuamente questa verità e noi siamo nutriti alla fonte della nostra identità.
Cristo si dona a chiunque partecipa all’eucaristia per coinvolgerci nel mistero pasquale, dove lui si è dato nelle mani
dell’umanità affinché potessimo scoprire la bontà del Signore che si fida di noi e ci ritiene degni del suo affidamento. La scena è composta in modo tale che i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni ricevono il pane, mentre gli altri
nove stanno bevendo dal calice che Cristo offre come coppa della salvezza. Gli apostoli hanno le mani ricoperte col
mantello, un antichissimo gesto di rispetto totale, religioso. Oggi sembra particolarmente importante rievocare dei
gesti ed una nuova coscienza del sacro, del mistero, per superare un clima di piattezza e di banalità. Gli apostoli
hanno colto che, al momento dell’Ultima cena, accadeva qualcosa di unico. Con il gesto di ricoprirsi le mani – evocando le mani di Adamo e di Eva che hanno colto il frutto dell’albero proibito – gli apostoli esprimono il loro retto
atteggiamento.
In questo gruppo, l’unico apostolo che ha le mani scoperte è Giuda, che tiene con esse un sacco di monete, come se
fosse paralizzato dal loro possesso. È l’unico che esce dalla comunione, e perciò il suo volto quasi si nasconde dietro
una capigliatura scomposta. Uscire della comunione significa isolarsi, e l’isolamento è la morte. La vita è garantita
solo nella comunione. Possedere e avere portano a staccarsi ed a fuggire.
Materiale:
le immagini
Note:
- La conoscenza di Gesù non è solo razionale ma soprattutto esperienziale, l’immagine riesce a suscitare in noi il mondo dei sentimenti e
delle emozioni. L’arte liturgica in particolare ci apre alla comunione, ci rende così partecipi degli eventi che contempliamo aprendoci ad
una comprensione più profonda.
Verifica e appunti:
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Esercizi di contemplazione -
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Obiettivo:
L’adolescente attraverso l’incontro con alcuni testimoni del tempo di Gesù riconosce il Suo stile nel far gruppo e ne
cerca i tratti fondamentali per farli propri.
Contenuti:
Gli apostoli hanno le mani ricoperte col mantello
I tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni
ricevono il pane
VALE LA PENA CONOSCERLO!
Questo Gesù è troppo “giusto”, è così diverso dagli altri, è umile, schietto, sincero, altruista, ama per primo senza volere
nulla in cambio, è così diverso ma anche così vicino e uguale a noi. Questo Gesù, quando lo conosci e provi ad amare come
Lui, ti cambia la vita. Hai sentito ancora parlare di San Francesco, Madre Teresa, Giovanni Paolo II, solo per citarne alcuni?
A loro Gesù ha cambiato la vita… sta a te decidere se vuoi che in qualche modo faccia parte anche della tua…pensaci
bene, diventare fan di Gesù non è solo cliccare sul rettangolino, è metterti sui suoi passi, camminare con Lui e fidarti di Lui!
In fondo abbiamo così tanti amici su Facebook, Uno di più non sarà un problema!?!? Buona scelta!
Domande:
• A cosa pensi se dico gruppo?
• Se ti capitasse l’invito di diventare fan di Gesù, tu cosa faresti?
• Gesù è “Umile, schietto, sincero, altruista, ama per primo senza volere nulla in cambio”.
• Ripensa insieme agli animatori, i brani di Vangelo dove ricordi che Gesù si è comportato così.
• Ti piace il modo di far gruppo, cioè di stare con gli altri, di Gesù?
• E tu, puoi seguire il suo esempio o al giorno d’oggi è impossibile?
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Esercizi di contemplazione ...che storia!
L’istituzione dell’eucaristia - Basilica del Rosario Lourdes – Francia Dicembre 2007
Questo passaggio dalle tenebre alla luce si celebra nell’eucaristia. Con il battesimo, i cristiani sono realmente innestati
in Cristo, sradicati dalle tenebre e trapiantati nella luce. Con l’eucaristia, diventano realmente partecipi dello stesso
sangue di Cristo. Con il battesimo Dio ci dona la vita costituendoci corpo di Cristo e nell’eucaristia si compie continuamente questa verità e noi siamo nutriti alla fonte della nostra identità.
Cristo si dona a chiunque partecipa all’eucaristia per coinvolgerci nel mistero pasquale, dove lui si è dato nelle mani
dell’umanità affinché potessimo scoprire la bontà del Signore che si fida di noi e ci ritiene degni del suo affidamento.
La scena è composta in modo tale che i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni ricevono il pane, mentre gli altri nove
stanno bevendo dal calice che Cristo offre come coppa della salvezza. Gli apostoli hanno le mani ricoperte col mantello, un antichissimo gesto di rispetto totale, religioso. Oggi sembra particolarmente importante rievocare dei gesti ed
una nuova coscienza del sacro, del mistero, per superare un clima di piattezza e di banalità. Gli apostoli hanno colto
che, al momento dell’Ultima cena, accadeva qualcosa di unico. Con il gesto di ricoprirsi le mani – evocando le mani di
Adamo e di Eva che hanno colto il frutto dell’albero proibito – gli apostoli esprimono il loro retto atteggiamento.
In questo gruppo, l’unico apostolo che ha le mani scoperte è Giuda, che tiene con esse un sacco di monete, come se
fosse paralizzato dal loro possesso. È l’unico che esce dalla comunione, e perciò il suo volto quasi si nasconde dietro
una capigliatura scomposta. Uscire della comunione significa isolarsi, e l’isolamento è la morte. La vita è garantita solo
nella comunione. Possedere e avere portano a staccarsi ed a fuggire.
Preghiera:
La legge della vita (Gen rosso)
C’è una legge vera nella vita
impressa in ogni cosa,
legge che muove gli astri del cielo
in un concerto d’armonia.
E in terra canta nei colori
della natura, canta nella natura...(2 v.)
Il giorno cede il passo alla notte per amore,
la notte saluta il giorno per amore,
dal mare sale l’acqua al cielo per amore
e l’acqua discende dal cielo al mare per amore.
La pianta dà le foglie alla terra per amore,
la terra ridona le foglie per amore,
il seme cade in terra e muore per amore,
la vita germoglia dal solco della morte per
amore.
Questa è la legge eterna, legge di Dio;
Dio che per amore ha creato ogni cosa
ed ha nascosto amore
dietro apparenze di morte e di dolore.
E’ la legge vera della vita
impressa in ogni cosa,
legge che muove gli astri del cielo
in un concerto d’armonia.
E in terra canta nei colori
della natura, canta nella natura (4v)
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Esercizi di comunione
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Finalità:
Proporre all’adolescente di stare in gruppo con Gesù e come Gesù.
Obiettivo dell’incontro:
L’adolescente attraverso l’incontro con alcuni testimoni del tempo di Gesù riconosce il Suo stile nel far gruppo e ne
cerca i tratti fondamentali per farli propri.
Dinamica:
Commento artistico Cerchio di corpi Antonio Scattolini (da Evangelizzare)
In questa danza, l’artista H. Matisse ci offre l’avvio opportuno per riscoprire il dinamismo dovuto alla presenza, azione, vitalità dello Spirito. I colori evocano la Pentecoste.
VEDUTA GENERALE
Matisse, celebre poeta del colore del XX secolo, realizza questo capolavoro di grandi dimensioni (260 x 389),
intitolato La Danza, giocando con linee curve, contorni morbidi, movimento, ed accese intonazioni cromatiche. Il
pittore raggiunge qui un’astrazione di altissimo livello in un quadro ancora figurativo. Commissionata dal collezionista russo Sciukin nel 1910 per la sua abitazione privata (una specie di casa - museo),La Danza viene concepita
proprio per essere inserita nel contesto della città innevata di Mosca. Tra le lunghe strade bianche, con il violento
riflesso della neve che entrava dalle finestre, l’opera spiccava per contrasto in questa visione di colore acceso, quasi
incandescente. Con l’illuminazione, che l’artista aveva appositamente studiato, questo capolavoro doveva avere un
effetto straordinario nella sua collocazione originale, che prevedeva anche l’accostamento con un’altra grande tela
dedicata alla Musica. Tutto ciò doveva esaltare la bellezza espressa dal ritmo, scandito dai movimenti vivaci, dai
corpi armoniosi, in una perfezione che nasce dall’equilibrio di tre universi: il cielo, la terra, l’umanità. Il tema bucolico
della danza ispirata da furore divino, dall’estasi, ha radici antiche. Le danze religiose, ma anche quelle popolari, in
tutte le culture, sono atti creativi primari. Esprimono la tensione alla vittoria della vita sulla morte. Anche per Matisse
la danza è vita e ritmo, ed è per questo motivo che egli riprenderà questa immagine in altre composizioni. C’è poi
qualcosa, in questo capolavoro, che ci richiama la presenza e l’azione dello Spirito Santo… uno Spirito che è vento,
fuoco, libertà… uno Spirito che sa suscitare dinamismo, fraternità, sintonia, gioia. C’è una potenza, una vitalità in
questa danza che rimanda alla Risurrezione, al fuoco di Pentecoste, all’orizzonte universale ed ecumenico del nuovo
popolo di Dio, animato e messo in moto dalla forza unificante dello Spirito. Per questo, anche se non si tratta certo di
un’opera di arte sacra, è lecito farne una lettura spirituale… Anche tenendo conto della “spiritualità” di Matisse che
in una occasione ebbe a dire: “Dio ha guidato la mia mano nel dipingere. Che posso fare io? Solo inchinarmi… ma
gli altri non ne sanno nulla!”.
IL CERCHIO DI CORPI
A La danza, Matisse arriva dopo un lungo studio del nudo all’aperto. Alcuni tentativi precedenti si ispiravano alle
sperimentazioni cubiste dell’ultimo Picasso. Vediamo il gruppo dei danzatori, che si muove energicamente, come una
serie di rosse fiamme, con gesti ampi e ben delineati. Bisognerebbe immaginare, in sottofondo, il suono del flauto di
Pan che guida i loro passi. I cinque corpi si distribuiscono in cerchio. Allungata in uno slancio di grande dinamismo,
ciascuna figura imprime un moto rotatorio al compagno o alla compagna vicina, che a sua volta lo trasmette agli
altri. Tutte le persone sembrano così trascinate dalla forza dei gesti del gruppo. Chi contempla quest’opera non
può non provare un desiderio di entrare in questa danza, in questo circolo di carità e di gioia, in questo girotondo
di bellezza. Possiamo riconoscere che Matisse evoca qui il cerchio dei beati della danza del Paradiso del Giudizio
Universale del Beato Angelico al Museo di San Marco di Firenze, e la leggerezza dei passi appena accennati dei
celebri tre Angeli nell’Icona della Trinità di Rublev.
LA TERRA
La scena si svolge su di una collina verde, simbolo della terra. È un’immagine del cosmo, un’espressione sintetica del
tutto, quella che Matisse vuole evocare stendendo i colori a vaste campiture, giocando con i valori cromatici presenti
nella realtà. La terra poi, se osserviamo, non è piatta, ma delinea il profilo di un monte. Esso ha avuto sempre la
valenza di trait-d’union tra il cielo e la terra. Dunque ci accorgiamo sempre di più che l’artista continua a muoversi in
un universo simbolico spirituale, pur esprimendosi con una pittura del tutto profana.
IL CIELO
È contro uno sfondo azzurro notturno, quasi cupo, che le figure dei danzatori si stagliano con forza. Sono i colori della
natura, omogenei e saturi a dominare la scena. Così il cielo e la terra non fungono solo da sfondo, ma sono attori,
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Esercizi di comunione
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Dinamica:
tanto quanto le cinque figure danzanti. La parte riservata al cielo poi è molto ampia, quasi a sottolineare il grado di
elevazione mistica creato dalla danza.
IL “CROCIFISSO”
I corpi dei danzatori, ridotti ad una anatomia essenziale eppure di grande impatto, sprizzano energia e gioia di
vivere. Tra di essi, uno attira la nostra attenzione in modo particolare: è la figura che nella parte alta si trova più
al centro. La sua testa è chinata, le braccia spalancate, le gambe incrociate. È un richiamo alla immagine del Cristo
crocifisso. A proposito del crocifisso, sappiamo che per Matisse, pur essendo di formazione laica, questa rappresentazione implicava un incontro profondo con il dramma di Cristo, che dava modo di esprimere lo spirito “appassionato”
dell’artista. Egli manterrà sempre questa tensione spirituale, portandola alla massima espressione in età avanzata.
Infatti, molti anni dopo l’esecuzione de La Danza, parlando dei suoi lavori per la Cappella del Rosario di Vence,
Matisse affermerà: “Io ho cominciato con lavori di soggetto profano ed ecco che, alla sera della mia vita, concludo
naturalmente con un soggetto divino”, ed aggiungerà: “Non ho avuto bisogno di convertirmi per eseguire la Cappella
di Vence, perché la mia attitudine interiore non si è modificata; è rimasta quella che avevo da sempre”.
LA DANZATRICE CHE CADE
Il nostro occhio viene catturato anche dal dettaglio della danzatrice di spalle, in primo piano, che sembra cadere. La
sua mano non riesce a toccare quella del suo vicino e così si crea come una frattura nel ritmo. Ma il girotondo della
vita non può spezzarsi, ed ecco che allora il personaggio di spalle, a sinistra, risolve la struttura compositiva con una
elegante torsione del busto per cercare di risollevare la compagna in difficoltà. È davvero un particolare commovente che ci fa meditare, perché ha un sapore squisitamente ecclesiale.
VEDUTA GENERALE
Linea e colore, forma e contenuto, si integrano felicemente in questa opera creando un risultato spettacolare e denso
di significati. Chi contempla quest’opera può avvertire il “soffio dello Spirito” presente in essa… un profumo vivificante ed anche “sinodale”! Matisse voleva che le sue opere facessero “respirare”, elevassero lo spirito, rendessero
più umane le persone. Verso la fine della sua vita scrisse: “Mi sono infine risvegliato a me stesso ed ho capito che
tutto l’impegno della mia vita è stato finalizzato alla grande famiglia umana, alla quale doveva essere rivelata un
po’ della fresca bellezza del mondo, anche per mezzo di me”. E in un’altra occasione affermò: “Ogni arte degna di
questo nome è religiosa. Se un’opera non è religiosa, non esiste per nulla. Se questa opera non è religiosa non si tratta che di qualcosa di documentario, di aneddotico, e non è più arte!”. Sono parole ispirate. Tenendo conto di questa
sensibilità “religiosa” dell’artista, concludiamo la contemplazione de La Danza di Matisse con le parole poetiche di
un antico Lied (canto tradizionale):
Ho danzato il mattino della creazione del mondo e ho danzato nella luna, nelle stelle e nel sole. E son disceso dal
cielo e sulla terra ho danzato. A Betlemme sono nato. Danzate, allora, ovunque voi siate, io sono il Signore della Danza, egli disse. Ho danzato per lo scriba ed il fariseo, ma essi non hanno danzato con me. Ho danzato per i pescatori,
per Giacomo e Giovanni. Questi son venuti con me e la danza è continuata. Il sabato ho danzato ed ho guarito lo
storpio; il popolo di Dio l’ha detta un’infamia. Mi hanno flagellato, spogliato, e in alto appiccato; su una croce mi han
fatto morire. Ho danzato il venerdì quando il cielo si è oscurato: duro è danzare col demonio alle spalle. Han sepolto
il mio corpo e han pensato che fosse finita. Ma io sono la Danza e continuo a danzare. Giù mi han prostrato ed io
in alto mi sono slanciato; io sono la Vita che mai morirà. Io vivrò in voi se voi vivrete in me. Io sono il Signore della
Danza, egli disse. Questa “danza” spirituale, iniziata dal Signore, possa continuare, per la forza dello Spirito, oggi,
in noi, suoi discepoli. Scenda ancora lo Spirito, in una rinnovata Pentecoste e ci renda capaci di danzare in sintonia
con ogni uomo ed ogni donna del mondo, “per annunziare un lieto messaggio ai poveri, per proclamare ai prigionieri
la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi, e proclamare un tempo di gioia”.
Materiale:
le immagini
Verifica e appunti:
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Esercizi di comunione -
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PROGRAMMAZIONE INCONTRO del ……………………………………
Capitolo terzo:
TI SUGGERISCO UN AMICO
Obiettivo:
L’adolescente attraverso l’incontro con alcuni testimoni del tempo di Gesù riconosce il Suo stile nel far gruppo e ne
cerca i tratti fondamentali per farli propri.
Contenuti:
Henri Matisse, “La danse”
1910 Olio sui tela 260 cm × 391 cm (102.4 in × 153.9 in)
The Hermitage, St. Petersburg
Domande:
Che cosa ti ha colpito, in particolare, dell’immagine che abbiamo contemplato? Perché?
Le parole chiave:
• Carità
• Gioia
• Spirito
Queste «parole chiave» che cosa ti fanno pensare? Che cosa ti richiamano del tuo essere cristiano? Potresti
dare a ciascuna lo spessore di un’esperienza, di una riflessione di fede, di una preghiera?
...che storia!
HENRI MATISSE - NOTA BIOGRAFICA
Henri Matisse nasce nel 1869, a Le Cateau Cambresis, in Francia. Scopre a circa vent’anni la sua vocazione artistica e
si dedica alla pittura frequentando diverse scuole e botteghe, tra le quali eccelle quella di Gustave Moreau. Studia i
quadri di Corot, Chardin e Vermeer. Ammira Pissarro, Van Gogh, Cezanne e soprattutto Puvis de Chavannes. Sposa la
sua modella Amélie, ed attraversa anche periodi di ristrettezze economiche. Matisse si accosta poi all’Impressionismo,
al Fauvismo e al Puntinismo di Signac: è la fase in cui crea «Lusso calma e voluttà» e «Gioia di vivere». Riesce a rea-
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Esercizi di comunione ...che storia!
lizzare con successo le prime esposizioni. Si dedica anche al campo delle arti applicate ed alla scenografia. È artista
dotato di grande compostezza e capacità meditativa. Dal 1941 viene reso invalido da una grave malattia. Matisse
vivrà questa fase finale della sua vita realizzando le sue opere più significative, come gli importanti “profili ritagliati”
(gouaches découpées), tra cui «Il volo di Icaro». Nel 1951, infine, porta a termine la stupenda decorazione della Cappella del Rosario a Vence. Muore nel 1954, a Nizza.
Preghiera:
La legge della vita (Gen rosso)
C’è una legge vera nella vita
impressa in ogni cosa,
legge che muove gli astri del cielo
in un concerto d’armonia.
E in terra canta nei colori
della natura, canta nella natura...(2 v.)
Il giorno cede il passo alla notte per amore,
la notte saluta il giorno per amore,
dal mare sale l’acqua al cielo per amore
e l’acqua discende dal cielo al mare per amore.
La pianta dà le foglie alla terra per amore,
la terra ridona le foglie per amore,
il seme cade in terra e muore per amore,
la vita germoglia dal solco della morte per
amore.
Questa è la legge eterna, legge di Dio;
Dio che per amore ha creato ogni cosa
ed ha nascosto amore
dietro apparenze di morte e di dolore.
E’ la legge vera della vita
impressa in ogni cosa,
legge che muove gli astri del cielo
in un concerto d’armonia.
E in terra canta nei colori
della natura, canta nella natura (4v)
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