Parola P a ro ola la Am Amica A mi ica ca arola rrola mic PERIODICO DELLA PARROCCHIA S. STEFANO IN VIMERCATE - ANNO 84° GIUGNO - LUGLIO - AGOSTO 2014 Sacerdoti con incarichi pastorali Don Mirko Bellora Responsabile Comunità Pastorale Via S. Marta, 24 - Tel. 039.669169 Parola Amica Vimercate GIUGNO LUGLIO AGOSTO sommario Don Marco Pavan Vicario Comunità Pastorale Via Valcamonica, 23 - Tel. 039.667718 Don Roberto Valeri Vicario Comunità Pastorale Via Mazzini, 35 - Tel. 039.6612094 Don Michele Di Nunzio Vicario Comunità Pastorale Via De Castillia, 2 - Tel. 039.2912970 Mons. Giuseppe Ponzini Residente con incarichi pastorali Via Valcamonica, 23 - Tel. 039.668635 Don Silvio Villa Residente con incarichi pastorali Via De Castillia, 2 - Tel. 039.6082404 Don Alfio Motta Rettore Ospedale Via Ospedale, 8 - Tel. 039.6654630 Sacerdoti residenti • Il pane la rosa il vento • Anniversari ordinazione - date • Don gianni 65° ordinazione • Giornata parrocchiale del malato • Commento 8 maggio • Foto Gianna Beretta Molla • La macchina delle salsicce • Noi scegliamo Gesù • Lizzola 2014 - l’unione fa la forza • Il Gabbiano • Commento viaggio Romania • Teca espositiva • L’impegno multiforme delle Acli • Restauro panche Santuario • Amministratore di sostegno • Festa Corpus Domini • Caritas: Raccontare la Carità per favorire i cambiamenti Don Gianni Radice Via Terraggio Molgora, 11 - Tel. 039.6083129 Don Peppino Perego In copertina: Christian Schloe secret of the rose. Via S. Marta, 3 - Tel. 039.6080817 Sottoscrizione annua Segreteria parrocchiale - Ordinaria e 20 - Promozionale e 25 Via de Castillia, 2 - Tel. 039.668122 mail:[email protected] da lunedì a sabato, eccetto festivi, ore 9 - 12 - per battesimo: venerdì, ore 17,30 - 20,00 Orario delle ss. messe Periodico della Parrocchia S. Stefano in Vimercate Redazione e Amministrazione: Centro Paolo VI - via De Castillia, 2 - Vimercate Direttore responsabile: Don Giuseppe Ponzini Tribunale di Monza n. 540 del 15-3-86 Indirizzi utili Centro di Ascolto Caritas GIORNI FESTIVI: Via Mazzini, 35 - Tel. 039.6612179 Ore 8,30 • 10,00 • 11,30 • 18,00 Vigiliare: Ore 18,00 Centro Aiuto alla Vita - CAV Via Mazzini, 35 - Tel. 039.6084605 GIORNI FERIALI: Consultorio Familiare - CEAF Ore 7,30 • 8,30 • 18,00 Via Mazzini, 33 - Tel. 039.666464 2 Parola Amica GIUGNO calendario liturgico 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 D L M M G V S D L M M G V S D L M M G V S D L M M G V S 29 D 30 L SETTIMA DI PASQUA ss. Marcellino e Pietro martiri ss. Carlo Lwanga e compagni martiri s. Floriano s. Bonifacio vescovo e martire s. Norberto vescovo s. Eugenia PENTECOSTE s. Efrem diacono, dottore s. Aureliano vescovo s. Barnaba apostolo s. Cirino s. Antonio da Padova s. Eliseo profeta SANTISSIMA TRINITA’ s. Ferruccio martire s. Pietro Gambacorta s. Romualdo abate CORPUS DOMINI b. Giovanni da Matera s. Luigi Gonzaga SECONDA DOPO PENTECOSTE s. Giuseppe Cafasso Natività san Giovanni Battista s. Guglielmo da Vercelli s. Cirillo di Alessandria SACRO CUORE di GESU’ Cuore immacolato Beata Vergine Maria TERZA DOPO PENTECOSTE ss. Pietro e Paolo apostoli vita parrocchiale 1 2 4 6 7 8 9 14 15 19 22 Ore 15 e 17 Confermazione e Prime Comunioni Ore 15.00 Cresimati a S. Siro. Ore 9.30 Ultima Messa Terza Età Ore 21.00 Conclusione Anno Gruppi d’Ascolto Ore 21.00 S. Messa Contemplativa Ore 9.30 Ordinazioni Sacerdotali in Duomo PENTECOSTE Ore 11.30 S. Messa Solenne Inizio dell’Oratorio Estivo Ore 16.00 Preparazione Battesimi GIORNATA DEI MALATI Ore 15.30 S. Messa per gli Ammalati Ore 18.00 Cresima degli Adulti SS. CORPO e SANGUE di CRISTO Orario feriale Ore 11,30 Nel 65° di Ordinazione Sacerdotale S. Messa di Don Gianni Radice Ore 16,00 Celebrazione del Battesimo Ore 20,45 Processione Eucaristica a Velasca Raccolta Fondi Per gli Interventi sugli Stabili Parrocchiali Somme raccolte alla data del 7 aprile 2014 e 33.540,00 Dal 7 aprile 2014 al 4 maggio 2014 (34 buste) e 420,00 e 33.960,00 Totale La Commissione Amministrativa Apostolato della preghiera Perchè i disoccupati ottengano il sostegno e il lavoro di cui hanno bisogno per vivere con dignità. Perchè i sacerdoti siano veri amici di Gesù, per condividere gli ideali e i sentimenti del suo Cuore. Parola Amica 3 LUGLIO calendario liturgico 1 2 3 4 5 6 7 8 9 M M G V S D L M M 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 G V S D L M M G V S D L M M G V S D L M M G Preziosissimo sangue di Gesù s. Urbano s. Tommaso apostolo s. Elisabetta di Portogallo s. Antonio Maria Zaccaria QUARTA DOPO PENTECOSTE s. Edda vescovo s. Priscilla ss. Agostino Zhao Rong e compagni martiri s. Felicita s. Benedetto abate, patrono d’Europa ss. Nabore e Felice QUINTA DOPO PENTECOSTE s. Camillo de Lellis s. Bonaventura vescovo e dottore Beata Maria Vergine del Carmelo s. Marcellina s. Federico vescovo s. Simmaco SESTA DOPO PENTECOSTE s. Lorenzo da Brindisi s. Maria Maddalena s. Brigida religiosa s. Charbel Makhlif sacerdote s. Giacomo apostolo ss. Gioacchino ed Anna SETTIMA DOPO PENTECOSTE ss. Nazaro e Celso s. Marta s. Pietro Crisologo s. Ignazio di Lodola vita parrocchiale 3 Festa conclusiva Oratorio Estivo. 4 Gita finale Oratorio Estivo 7 Partenza I° Turno Campeggio 13 Festa del Crocifisso 14 Partenza II° Turno Campeggio 22 Partenza III° Turno Campeggio 31 Ritorno III° Turno Campeggio 2-9 agosto Campeggio Famiglie w Con il Battesimo sono diventati figli di Dio Biscaglia Lilia Caterina Maria - Delcarro Ester - Dossi Matilde - Reganati Luca Siano Lucia - Visentin Matteo Francesco w In nome di Dio si sono uniti in matrimonio Eromokhodion Cyril con Omoroghomwan Eki - Papa Luca Pasquale con Rizzo Sara Pavan Davide con Mosca Silvia w Sono tornati alla casa del Padre La Rocca Domenico di anni 88 - Mosca Alessandra ved. Galbussera di anni 80 Luciano Giuseppina ved. Santomenna di anni 84 - Maffuccini Marco di anni 51 - Conforti Armanda di anni 91 - Brambilla Maria ved. Brambilla di anni 96 - Serhiy Danylyuk di anni 62 - Monti Maria Antonietta ved. Galbussera di anni 92 - Ravanelli Angela ved. Galbussera di anni 88 - Caspani Anna ved. Ravasi di anni 89 - Giarmoleo Maria in Cogliandro di anni 44 - Mondonico Maria ved. Buratti di anni 94 - Valle Ostilia ved. Tiraboschi di anni 86 Apostolato della preghiera Perchè la pratica dello sport sia sempre occasione di fraternità e crescita umana. Perchè lo Spirito Santo sostenga l’opera dei laici che annunziano il Vangelo nei paesi più poveri. 4 Parola Amica A G O S TO calendario liturgico 1 2 3 4 5 V S D L M 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 M G V S D L M M G V S D L M M G V S D L M M G V S D s. Alfonso Maria de’ Liguori s. Eusebio di Vercelli OTTAVA DOPO PENTECOSTE s. Giovanni Maria Vianney Dedicazione Basilica s. Maria Maggiore Trasfigurazione del Signore s. Gaetano sacerdote s. Domenico sacerdote s. Teresa Benedetta della Croce NONA DOPO PENTECOSTE s. Chiara s. Giovanna Francesca Fremiot ss Ponziano papa ed Ippolito sacerdote s. Sempliciano vescovo ASSUNZIONE BEATA VERGINE MARIA s. Rocco DECIMA DOPO PENTECOSTE s. Elena imperatrice s. Giovanni Eudes sacerdote s. Bernardo abate dottore s. Pio X papa Beata Maria Vergine Regina s. Rosa da Lima UNDICESIMA DOPO PENTECOSTE s. Luigi re di Francia s. Alessandro martire s. Monica s. Agostino vescovo dottore Martirio san Giovanni Battista b. Alfredo Ildefonso Schuster vescovo PRIMA DOPO MARTIRIO Apostolato della preghiera Perchè i disoccupati ottengano il sostegno e il lavoro di cui hanno bisogno per vivere con dignità. Perchè i sacerdoti siano veri amici di Gesù, per condividere gli ideali e i sentimenti del suo Cuore. vita parrocchiale 1-2 PERDONO D’ASSISI (in S. Stefano) Dal mezzogiorno di venerdì 1 agosto alla sera di sabato 2 agosto nella Chiesa Prepositurale di S. Stefano si può acquistare l’indulgenza Plenaria del Perdono d’Assisi, detta della Porziuncola. L’Indulgenza si può acquistare una sola volta visi tando la chiesa e recitando il Padre nostro e il Credo. E’ richiesta la Confessione e la Comunione e una preghiera per il Papa, anche in un giorno diverso dalla visita. 3 FESTA PATRONALE DI S.STEFANO Ore 10,00 S. Messa Solenne con incendio del Pallone 6 TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE Ore 20,30 S. Rosario a S. Gerolamo 15 ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA Ore 10,00 S. Messa Solenne 31 Ore 16,00 Vespri – Predica Processione al Cimitero Offerte libere mese di MAGGIO 2014 I Condomini di via Cadorna 19 in memoria di Gianni Maria 180 P.A. in memoria di Sandro 50 N.N., alla Madonna, in ringraziamento 50 N.N. , alla Madonna, secondo le intenzioni dell’offerente 50 Moglie e figlie in memoria di Marchesi Fausto 50 N.N., alla Madonna, in occasione del matrimonio di V e L. 100 L.M., alla Madonna, secondo le intenzioni dell’offerente 50 I due Condomini via Garibaldi 47/b in memoria di Ravanelli Angela 250 N.N., alla Madonna in memoria di Brambilla Filippo 50 N.N. alla Madonna (2 offerte) 20 e 850 Totale Parola Amica 5 IL PANE LE ROSE IL VENTO ✸✸✸ IL PANE ✸✸✸ Se il pane non viene mangiato, si indurisce e diventa secco. Così il nostro cuore se non si abbandona al rischio dell’amore. Queste sono le parole che una amica suora missionaria mi ha scritto come sua esperienza e come augurio. Regalo anche a voi queste parole che profumano di condivisione, di solidarietà, di fratellanza. Sono tanti i bisogni delle persone in questi momenti così difficili, bisogni che il pane simboleggia, ma insieme molti di noi hanno tanti doni che possono condividere, far fruttificare, restituire … Non dimentico al proposito le parole forti di don Lorenzo Milani rivolte a un giovane che poi diventerà famoso: Mi ricordo ancora come fosse ieri la volta in cui volle segnarmi come con un marchio a fuoco. Credo che fosse nel 1960; eravamo tutti - lui, i miei genitori, le mie sorelle e io - nel bel soggiorno della nostra casa di via Giotto; e lui, a bruciapelo, mi disse, facendo un gesto circolare per indicare tutto quel benessere: «per tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai diciotto anni, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato». Credo che fu questa invettiva (di cui si trova traccia anche in una lettera ai miei genitori pubblicata in una delle diverse raccolte) quella che decise il fatto che qualche tempo dopo io non andassi a lavorare nello studio di mio padre, ma al sindacato, per restare poi alla Cgil dieci anni filati. Ancora oggi … non ho ancora finito di restituire, e non finirò mai. … per quanto io cerchi di sdebitarmi, l’obbligo di restituzione derivante da quell’«avviso» di don Lorenzo di cinquanta anni fa non è mai estinto; anzi, aumenta in continuazione. (Pietro Ichino, La lezione di don Milani [e la mia storia], Corriere della Sera 18 aprile 2014) I privilegi vanno restituiti… devono diventare “pane” condiviso per tutti. Lo chiedo a me, lo chiedo a ciascuno, anche in questo tempo estivo. ✸✸✸ LE ROSE ✸✸✸ Ho sempre amato un detto di moda qualche anno fa: il pane e le rose. Perché il pane è necessario, insostituibile, non può e non deve mancare, ma non basta. Ci vuole il di più della tenerezza, della vicinanza, dell’amicizia, dell’affetto, dell’amore, della gioia. È quello che ci insegna Gesù di Nazareth col miracolo di Cana, è quello che ci insegna Maria di Betania con il suo profumo per Gesù. Il vino di Cana e il profumo di Betania sembrano un inutile spreco, in realtà rendono bella e straordinaria la vita, con la “sovrabbondanza della gratuità”, con un amore senza calcolo. Racconto spesso di una rosa e di un poeta … Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata. Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto come una statua, con una mano tesa e gli occhi fissi al suolo. Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta. Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: “Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?”. “Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani”, rispose il poeta. Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene. Allora accadde qualcosa d’inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno. Per una intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via. Silenziosa e immobile come sempre. “Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”, chiese la giovane francese. “Della rosa”, rispose il poeta. Non solo lo stomaco sente la fame … anche il cuore ha una “grande fame”! Come sembra raccontarci il quadro in copertina del pittore austriaco contemporaneo Christian Schloe. Ogni cristiano è chiamato a essere portatore di “pane”, ma anche a essere portatore di “rose”! ✸✸✸ IL VENTO ✸✸✸ Come imparare a essere così, uomini di pane e di rose? Sono convinto che bisogna lasciar spazio al vento … il vento dello Spirito ll vento soffia forte: si vedono gli alberi che si piegano e le vele delle barche che si gonfiano, ma il vento, lui, non lo vediamo. Il vento soffia dolcemente: lo si sente mentre ci scompiglia i capelli, o mentre asciuga i panni stesi, ma lui, il vento, non lo vediamo. Signore, non ti vediamo, ma Tu sei il soffio che dà la vita È lo Spirito, dono della Pasqua di Gesù il Signore, l’ispiratore delle audacie apostoliche, la forza dei martiri, è Lui che parla, esorta, consiglia decisioni, è afflitto, piange, si rallegra, consola, è Lui a contagiarci con la passione per il Padre e per l’uomo… è fuoco e vento. È cifra di forti passioni, di doni gratuiti e smisurati. Quando lo Spirito - grazie alla Parola e all’Eucarestia - entra dentro di noi ci trasforma, ci dà la forma di Gesù, ci dà la fede, la speranza, la capacità di amare di Gesù Cristo, ci dà la libertà, ci dà un cuore nuovo: Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. (Ez 36,26) Qualcuno ha scritto che lo Spirito Santo come identità personale è identità che indica l’altro, rivela l’altro, dà precedenza all’altro: “Il volto dello Spirito Santo è l’altro”. Quell’altro a cui donare pane e rose. don Mirko Bellora www.donmirkobellora.it GIUGNO: ANNIVERSARI DI ORDINAZIONE SACERDOTALE Grande festa con molti grazie e molteplici auguri ai sacerdoti della nostra comunità pastorale che ricordano il loro anniversario di ordinazione sacerdotale. In particolare per tre di loro: don Gianni Radice sacerdote da 65 anni, don Luigi Meda sacerdote da 60 anni e don Marco Caraffini sacerdote da 30 anni. È sempre una meraviglia guardare a una fedeltà che dura nel tempo, come un amore sempre fresco… per questo sono grato dal profondo del cuore a ciascuno di loro. A don Gianni dico grazie perché lo vedo sempre giovane nel cuore e nello spirito… lo si intuisce anche dal suo scritto Essere giovani significa conservare l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi; la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole dell’esistenza. Gli auguro di continuare così, con la gioia nel cuore. A don Luigi Meda di Oreno, una presenza continua e preziosa nel confessionale, con gli ammalati, faccio gli auguri con una splendida frase di Goethe: Essere giovani è un effetto della natura e dilegua come nebbia; rimanere giovani è molto di più, è un’arte di pochi. A don Marco Caraffini, vulcanico vicario territoriale della parrocchia di Oreno, che ringrazio per il suo servizio prezioso, auguro di assomigliare sempre più al prete descritto da padre Lebret: O Dio, mandaci dei folli, che si impegnino a fondo, che dimentichino, che amino non soltanto a parole, che si donino per davvero sino alla fine. Abbiamo bisogno di folli, di irragionevoli, di appassionati, capaci di tuffarsi nell’insicurezza: l’ignoto sempre più spalancato della povertà. Abbiamo bisogno dei folli del presente, innamorati della semplicità, amanti della pace, liberi dal compromesso, decisi a non tradire mai, Parola Amica 9 che disprezzino la loro vita, capaci di accettare qualsiasi lavoro, di andare in un posto qualsiasi: obbedienti e insieme spontanei e tenaci, forti e dolci. O Dio, mandaci dei folli. E per tutti noi che ricordiamo l’ordinazione sacerdotale preghiamo di vincere il male descritto da don Oreste Benzi: Per noi sacerdoti il male più sottile è essere i facchini di Dio ma non altrettanto gli innamorati di Dio. DON MIRKO Date delle Ordinazioni Sacerdotali Don Luigi Stucchi Don Gianni Radice 11.06.1949 Don Marco Caraffini Don Silvio Villa 28.06.1953 Don Massimo Zappa Don Luigi Meda 27.06.1954 Don Michele Di Nunzio Don Giuseppe Ponzini 28.06.1956 Don Roberto Valeri Don Alfio Motta 28.06.1966 Don Paul Chilufya Don Mirko Bellora 27.06.1970 Don Marco Pavan Don Franco Passoni 26.06.1971 28.06.1973 09.06.1984 13.06.1987 25.04.1992 12.06.1993 30.06.2001 11.06.2005 DUE SUORE SCRIVONO Arco (TN) 25 aprile 2014 Molto Reverendo don Mirko, non La sorprenda questo mio scritto: sono la consorella di Suor Carmen Mauri (zia di Enrico Motta). Buon giorno, Le scrivo per dirLe un grande GRAZIE e complimentarmi per il Bollettino parrocchiale della Parrocchia “S. Stefano” in Vimercate che invia regolarmente a Suor Carmen che poi lo passa sempre anche a me. Mi piace tanto, sia per i contenuti molto arricchenti come anche per la copertina. I Suoi contributi mi donano tanto e mi accompagnano nel mio cammino spirituale di cristiana e consacrata. Grazie davvero, sincero! Apprezzo anche la comunione con i Suoi collaboratori.Ringrazio il Signore per il dono del Suo e del Loro sacerdozio ricco di umanità, attenzione a tutti e anche per la Sua creatività. Suor Carmen mi incarica di ringraziare per gli auguri pasquali personali allegati al bollettino. Promette e assicura preghiere. E io mi associo. Fraternamente Suor Maria Goretti Canazzei e Suor Carmen Mauri Suore di Carità della S. Croce 10 Parola Amica PER DON GIANNI UNO SPAZIO NEL NOSTRO CUORE “Sì sono proprio io che occupa in questo mese uno spazio di Parola Amica e c’è un motivo”. Il 25 novembre 1922 la casa di Pietro Radice e Maria Marazzi era allietata dalla nascita di un maschietto: Gianni. Per loro un tesoro da crescere e seguire con grande attenzione pur nella loro semplicità e povertà. Un compito che si è rivelato all’altezza. Non stupisce di scoprire che a soli 12 anni, Gianni, per dare una mano alla famiglia, prenda il libretto di lavoro e trovi un’occupazione in una fabbrica della zona, prima come falegname e poi in un calzificio dove lavorano solo donne. Ma il Signore ha un disegno particolare per il futuro di questa famiglia. Nel 1936 manifestò ai genitori il desiderio di diventare prete. Nel 1938 entrò in seminario, a San Pietro, dove frequentò la seconda ginnasio. Per le difficoltà a pagare la retta, dal 1945 al 1947, i superiori mi affidano l’incarico di assistente nei collegi arcivescovili. Nel 1949 per mano del cardinal Schuster, ricevo l’ordinazione sacerdotale in Duomo. La mia prima missione presso l’oratorio di Melzo è ancora nel mio cuore: centro giovanile importante, punto di riferimento per oltre 400 ragazzi e giovani, guida spirituale degli scout. Sono ancora in molti, oggi nonni, a ricordare il loro prete, la mia famiglia, mio papà Pietro per i lavori eseguiti in oratorio. Parola Amica 11 Il 3 agosto 1958 il cardinal Montini mi destina alla cappellania dell’ospedale di Vimercate. Allora l’ospedale ha circa 600 posti letto. Dalla bergamasca, ma anche dal sul e dalla Sardegna arrivano a decine le infermiere. Unitamente alle Suore di Maria Bambina, cerco di essere sempre in corsia accanto agli ammalati, pronto nel sostenere le famiglie in lutto. Cerco di dare qualche consiglio e conforto cristiano, che in un luogo di sofferenza quale è un ospedale, ha valori umani, di solidarietà impagabili. Il colloquio poi con il personale è anche catechismo. Lascio questo incarico il 25/11/1987 sostituito da don Alfio Motta. Il trasferimento in parrocchia come residente, non sono anni di pensione, ma tempo di una nuova missione sacerdotale. Ho così incrementato i miei contatti con le terre di missione: Kenya, Brasile sono due nazioni dove ho avuto e potuto fare una meravigliosa esperienza nonostante le molte difficoltà che si incontrano. Ma qui senti la bontà del Signore, la generosità dei buoni. Una esperienza che ne è valsa la pena. “Qualcuno dice che gli anni passano, ma amabilmente coccolato dalla mia sorella Tina, (che non lesina anche qualche sgridata quando metto a repentaglio la salute), riesco ad essere ancora bel temprato, sempre presente in parrocchia, in Santuario, vicino alla Madonna del Rosario che tanto ho nel cuore. Confesso, celebro messa, sono sem12 Parola Amica pre disponibile”. Non smetto di ringraziare il Signore per i grandi doni che ogni giorno mi concede. Così come sono contento di essere nel cuore dei Vimercatesi, di tutta la città. Una comunità che tre anni fa mi ha concesso la massima benemerenza consegnandomi la cittadi- nanza benemerita. Così come mi ama la Diocesi, dove poche settimane fa sono stato tra i pochi sacerdoti novantenni ospiti del Cardinale. “Prete da 65 anni, non mi sembra vero”. In questi giorni in cui ricordo la mia prima messa, i miei primi passi sacerdotali, chiedo a tutti di essermi vicino nel ringraziare Gesù per tutti i doni che mi ha profuso. Non mi resta che dire: “Padre Buono fa di me quello che vuoi, perché io sono sempre disponibile ad accettare la tua volontà”. Grazie. Don Gianni Radice. GIORNATA PARROCCHIALE DEL MALATO Domenica 15 Giugno 2014 In occasione della XXII Giornata Mondiale del Malato, 11 febbraio 2014, il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari per la Pastorale della Salute, pubblicò un sussidio teologico-pastorale-liturgico, scandito nei tre momenti fondamentali dell’Anno Liturgico – Avvento-Natale; Giornata mondiale del Malato; Quaresima-Pasqua. Dalla terza parte “Nel mistero del Crocifisso Risorto è posto il dono di un amore che perdona e che salva” prendiamo spunti per la nostra riflessione. “...anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”. Nell’ora della prova la fede ci illumina e, proprio nella sofferenza e nella debolezza, si rende chiaro come “noi... non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore” (2 Cor. 4, 5). Papa Francesco nella sua enciclica “Lumen fidei”, al numero 56, afferma “Nel Crocifisso Risorto il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare atto di amore, affidamento nelle mani di Dio che non ci abbandona e, in questo modo, essere una tappa di crescita nella fede e nell’amore. Contemplando l’unione di Cristo con il Padre, anche nel momento della sofferenza più grande sulla croce, il cristiano impara a partecipare allo sguardo stesso di Gesù. Perfino la morte risulta illuminata e può essere vissuta come l’ultima chiamata alla fede, l’ultimo “esci dalla tua terra” (Gen. 12, 19), l’ultimo “Vieni” pronunciato dal Padre, cui ci consegniamo con la fiducia che Egli ci renderà saldi anche nel passo definitivo”. La luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo, anzi, come afferma ancora papa Francesco, al numero 57: “attraverso il mistero del dolore i sofferenti sono stati mediatori di luce. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma la lampada che guida nella notte i nostri passi e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la “sua” risposta nella forma di una presenza che accompagna; di una storia di bene che ci unisce ad ogni Cristo: Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la,luce. Cristo è colui che, avendo sopportato il dolore, “dà origine alla fede e la porta a compimento” (Lettera agli Ebrei 12, 2). Dare la vita per i fratelli si dispiega e si declina anche attraverso la testimonianza evangelizzatrice di coloro che dal letto del dolore e della solitudine, sorretti dalla fede, offrono una testimonianza di fede che ugualmente e a pieno titolo è gesto fecondo di carità per l’umanità intera. Nell’ora della prova la fede illumina anche la notte del dolore. È questo il messaggio consolante, ma non di meno arduo, che viene richiesto dal Signore Gesù ai suoi discepoli. Lo ha ricordato a tutta la Chiesa, in modo singolare, la Lettera apostolica Salvifici doloris con la quale papa Giovanni Paolo II, l’11 febbraio 1984, ha offerto una sintesi complessiva del valore Parola Amica 13 redentivo della Croce riguardo alla sofferenza umana. Come, del resto, tutti gli interventi dei successori, Benedetto XVI e Francesco. La fede non ci toglie, la sofferenza, ma vi infonde un “senso”, in quanto, anche nel gradino più infimo dell’oscurità e del tormento, siamo certi della presenza discreta di Colui che si è abbassato fino alla nostra condizione, per puro amore. Questa vicinanza da parte di Dio stesso nel suo Figlio è consolazione per il momento, breve o prolungato, transitorio o definitivo della sofferenza e del dolore. A questo punto occorre fare una ulteriore riflessione a riguardo della Giornata parrocchiale del malato. Coloro che sono impegnati nella cura delle persone ammalate non sono chiamate ad agire in nome proprio, bensì si devono sentire strumenti e testimoni dell’intera comunità ecclesiale, cioè “sentire cum Ecclesia”. Vivere con ed insieme alla Chiesa, acquista la modalità secondo la quale, in alcune persone, che hanno fatto la scelta “vocazionale” per il servizio al prossimo sofferente, si rende visibile in modo speculare la missione che da sempre appartiene alla Chiesa intera, che ad essa è stata affidata da Gesù stesso, Signore e Maestro, come leggiamo in Luca 9, 1-2: “Egli allora chiamò a Sé i dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demoni e di curare le malattie. E li mandò ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi”. Al riguardo, l’immagine del corpo, evocata da san Paolo, dove le singole membra svolgono funzioni specifiche e diverse ma, in quanto inserite ed espressione di un unico corpo, costituisce un segno emblematico di quel respiro ecclesiale, nel quale si nutrono e 14 Parola Amica si coniugano le complementari funzioni sanitarie e i diversi aiuti offerti a chi soffre, anche nelle case private, nella parrocchia, nel territorio cittadino, con il concorso del volontariato. Così la comunità cristiana parrocchiale dimostra di avere, come il Buon Samaritano, un grande “cuore che vede” il fratello e la sorella in difficoltà e, attraverso innumerevoli opere e progetti di carità, va premurosamente in suo aiuto in nome e a partire dall’unica fede che serba nel cuore. A cominciare dai sacerdoti, guide e pastori del gregge a loro affidato, tutti i fedeli, uomini e donne, dovrebbero essere, in prima persona, i testimoni di questo “assoluto di Dio” anche al fianco delle persone ammalate, sole, con disabilità, anziane, accanto anche ai loro familiari ed agli operatori sanitari, affinché si realizza la “nuova evangelizzazione”. Così la fede professata risplende nella carità operosa, particolarmente nel coinvolgimento pastorale, nel mondo della sofferenza e del dolore. Lo ricorda ancora papa Francesco nella “Lumen fidei” al numero 56: “Parlare della fede spesso comporta parlare anche di prove dolorose, ma appunto in esse san Paolo vede l’annuncio più convincente del Vangelo, perché è nella debolezza e nella sofferenza che emerge e si scopre la potenza di Dio, che supera la nostra debolezza e la nostra sofferenza. L’Apostolo stesso si trova in una situazione di morte, che diventerà vita per i cristiani (2 Cor. 4, 7-12). Nell’ora della prova, la fede ci illumina e, proprio nella sofferenza e nella debolezza, si rende chiaro come “noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore” (2 Cor. 4, 5). Giovedì 8 Maggio 2014 "Venite a vedere questo spettacolo" Un modo per dire la solidarietà e la salvezza che è Cristo, un momento per dichiarare in modo pubblico, l’impegno, come cristiani, per stare con tutti e condividere le gioie e le fatiche, le speranze, i problemi Giovedì 8 maggio l'arcivescovo di Milano, Angelo Scola, ha chiamato la gente ad un incontro in piazza Duomo. La cosa era insolita e rischiava di passare in sordina. Siamo talmente circondati e sopraffatti dagli eventi, dal sensazionalismo (campionato di calcio, elezioni, kermesse cinematografiche e musicali, grandi spettacoli teatrali, mondiali di calcio, scandali politici, scandali calcistici, beatificazioni, santificazioni, la crisi, le guerre, condanne giudiziarie sensazionali, ecc., ecc., ecc...). Cosa poteva esserci in un incontro del genere...? Come poteva essere importante? Cosa poteva scalfire l'indifferenza di gente indaffarata e sazia di tutto? Il volantino che proponeva l'evento diceva così: Scrive san Luca narrando la passione di Cristo (Lc 23,48): “Tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto”. Tutta la folla che era venuta “a questo spettacolo”: lo spettacolo della Croce. [...] Non dobbiamo prendere questa parola “spettacolo” nel senso solito, ovvio, abituale, come se si trattasse di qualcosa che si deve solo guardare dall’esterno, ma assumere la posizione di chi si lascia coinvolgere fin nel profondo perché emerga il grido di verità e di giustizia. Dobbiamo rivolgerci al Crocifisso di persona. È lui il protagonista, è il suo sguardo, è la sua presenza che abbraccia tutte le nostre miserie, le nostre piccolezze, le nostre fatiche, i nostri dolori, le nostre contraddizioni, i nostri peccati con questi occhi pieni di misericordia. [...] Una convocazione diocesana, quella dell’8 maggio che ci deve vedere tutti coinvolti e protagonisti in piazza Duomo: per diventare anche noi “spettacolo” per la fede dei nostri fratelli. Firmato: Angelo card. Scola Arcivescovo di Milano Sempre dal volantino: "Al centro di piazza Duomo verrà posta la reliquia del Santo Chiodo, solitamente conservato sull’abside del Duomo, per mostrare la Croce come il luogo in cui Dio nel Figlio percorre tutte le vie dell’umano [...]. Questa Croce ha già percorso le “vie dell’umano”: San Carlo la portò per le vie di Milano durante la peste, un modo per dire la solidarietà e la salvezza che era Cristo; il 20 aprile 1984 il cardinale Parola Amica 15 Martini guidò la processione al tempo delle “nuove pesti” che affliggevano la società. Io sono andato perché incuriosito da una frase del volantino che avevo trovato in chiesa: "La partecipazione alla convocazione dell’8 maggio in piazza Duomo sarà un momento in cui, in modo pubblico, verrà dichiarato l’impegno, come cristiani, per stare con tutti e condividere le gioie e le fatiche, le speranze i problemi. E dimostrare che Gesù Cristo è la risposta che trasfigura la vita e che la Croce parla a ogni uomo." Questa proposta mi ha colpito: di fronte al sensazionalismo ossessivo di eventi alla fine inutili, mi sentivo chiamato a professare e a rinnovare pubblicamente la mia Fede. In un periodo in cui Dio se c'è è considerato inutile, in un epoca nella quale andiamo a chiedere ai non credenti cosa pensano della nostra Fede quasi che nemmeno i credenti lo sappiano bene, il Vescovo proponeva di guardarci dentro, in questa parola, la Fede... Mi ha colpito quello che è poi accaduto: uno spettacolo vero e proprio! Diversi personaggi dello spettacolo più o meno noti, hanno letto brani, recitato testi, cantato canzoni, suonato musiche, tutte prestazioni artistiche di grande qualità e legate dal filo rosso più concreto che c'è: la persona, nella sua vita di ogni giorno, cosa aspetta? A cosa affida la sua Felicità, anzi, a Chi? 16 Parola Amica Queste le parole d'inizio dette dal vescovo: "Il nostro è un gesto per tutti, non per una parte della città, è per tutti, è una proposta viva per tutti!" Sul palco (il sagrato del Duomo) erano presenti esponenti della cultura, spettacolo e vita sociale di Milano, tra cui Massimo Popolizio (attore e doppiatore, che ha letto il grandioso brano dei Promessi Sposi della conversone dell'Innominato), Pamela Villoresi (attrice, nella lettura del testo da “Interrogatorio a Maria” di Giovanni Testori: Gesù muore in ogni vita, che prima che nasca voi spegnete, muore in ogni vita cui nata di vivere voi non permettete. La fame, la miseria, l’arsura della sete, la non casa, il mai avuto, l’ingiustizia del sapere cieco. [...] Muore nei giovani traditi, nei giovani accecati, nei dannati all’eccidio. [...] Muore nell’umano non essere, muore nell’avere affinché uno s’erige sopra gli altri e possa e abbia e sia.); Massimo Bernardini (giornalista RAI: "stasera andiamo dietro al santo Chiodo, non perché risolva i nostri problemi, le nostre incoerenze e contraddizioni, ma perché ci ridia la speranza, perché ci richiami quel nome che non conosciamo più, quel Cristo che ogni anno ogni giorno si mischia alle nostre ferite e comincia a guarirle"), Gemma Capra (moglie del commissario Calabresi, racconta in un'intervista se e come si possa perdonare), Giacomo Poretti (il simpaticissimo comico del trio "Aldo Giovanni e Giacomo", rac- conta la sua semplice ma concreta conoscenza della Madonna), Davide Van de Sfroos (cantante, già apparso a Sanremo), ecc. Al termine migliaia di giovani (tanti), non più giovani, religiosi, laici, hanno affermato la propria Fede e appartenenza al cristianesimo recitando il Credo degli apostoli (Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico figlio [...]). Non penso che si possa ridurre questo fatto ad un evento mondano - religioso, sarebbe ingeneroso, superficiale o peggio. Io l'ho vissuto come un gesto di bellezza, dove la Fede riesce finalmente a non essere stanco precetto, osservanza di comandamenti, tradizione opaca, cose da fare, ma la sorpresa di un regalo che si desiderava senza saperlo, liberante! Davide Carubelli Ecco due foto della bella e partecipata mostra su s.Gianna Beretta Molla. La prima riguarda l'inaugurazione della mostra Domencia 11 maggio e la seconda l'intervento della figlia di s.Gianna, la dott.ssa Emanuela Molla in una chiesa stracolma di persone provocate dalla logica del dono Parola Amica 17 LA MACCHINA DELLE SALSICCE Dopo la pausa forzata dello scorso mese, rieccomi a scrivere… Fin da ragazzo, avevo sempre creduto che ad ogni problema corrispondeva una soluzione e che i problemi insoluti avrebbero prima o poi trovato una adeguata soluzione… era solo questione di tempo! Quando, studiando matematica, mi sono imbattuto nei dieci problemi matematici insoluti del XX secolo presentati da Hillbert e nei sette problemi del millennio (cui corrispondeva un premio di un milione di dollari per ogni soluzione), mi sembrava di aver trovato una conferma a questo modo di pensare. Tutti i problemi hanno solo bisogno di una adeguata comprensione e di una adeguata formula risolutiva. In matematica potrebbe sembrare qualcosa di ovvio. Ad esempio, data una equazione di secondo grado, del tipo: ? ? 2 + ? ? + ? =0 la soluzione può sempre essere espressa con una formula del tipo: ? =− ? ± ? 2−4 ? ? 2 ? La matematica appare un po’ come la macchina delle salsicce, in cui si infila la carne ed escono le salsicce, in modo meccanico. Tutto sta nel trovare la macchina adeguata, il che è a volte molto complicato, come testimonia l’ingente premio per i problemi del millennio. Che non sia 18 Parola Amica così anche per la realtà? Che non sia così anche nella vita di tutti i giorni? La questione è decisamente importante, perché vorrebbe dire che nella vita è sempre possibile trovare una soluzione ad ogni problema. È sempre possibile dire ciò che è giusto o sbagliato, è sempre possibile distinguere il bene dal male, è sempre possibile dare una risposta razionale a tutte le nostre domande… al limite occorre semplicemente considerare un numero sempre crescente di fattori e di variabili. Alcuni uomini di scienza, anche di calibro mondiale, cercano disperatamente di mostrare ciò, in modo da considerare l’Universo un sistema finito, autonomo e indipendente. Ma la vita sarebbe davvero noiosa, quasi predeterminata, fatta di variabili che possono sempre essere prese in considerazione nel giusto modo; la libertà sarebbe una pura illusione. Poi in matematica mi sono imbattuto nel teorema che mostra l’impossibilità di formule risolutive per equazioni di grado superiore al quarto… ovvero nel fatto che non esiste sempre una adeguata macchina per le salsicce! Anche in matematica, si può sapere che una cosa esiste certamente, senza mai riuscire a trovarla in modo esplicito, ma avvicinandosi ad essa quanto si vuole (il che vale per le equazioni summenzionate, per cui ci sono tanti metodi di approssimazione, ma non esistono metodi per esplicitare la soluzione esatta). Nella vita, non sempre è possibile argomentare e spiegare tutto. Le nostre idee sulla realtà sono sempre delle semplificazioni, che non tengono conto della ricchezza e della poliedricità del reale. La realtà è sempre più complessa di quanto si riesca ad immaginare: per questo è importante pensare, ragionare, farsi una idea, sempre pronti ad abbandonarla, per un’altra capace di maggiore ricchezza, in un processo senza fine. La realtà non sta mai nei nostri schemi; essa semplicemente è. Come tale va osservata, ma soprattutto vissuta. Questo vale anche per la fede: il Signore è sempre di più e oltre ciò che posso immaginare o descrivere. L’incontro con lui è e rimarrà sempre un magnifico mistero. Sant’Agostino, in particolare, per sottolineare come Dio non possa essere compreso razionalmente, utilizzava la locuzione Melius scitur Deus nesciendo, cioè «Dio si conosce meglio nell'ignoranza»; affermava quindi che Si comprehendis non est Deus, «se lo comprendi allora non è Dio», a evidenziare come Dio sia il totalmente Altro rispetto alla conoscenza umana. E d'altro lato, metteva in risalto come Dio, proprio perché non è oggetto ma Soggetto, sia presente nell'interiorità del nostro io più di noi stessi e rappresenti per il nostro pensiero sia la condizione del suo costituirsi che la meta naturale («il nostro cuore non ha pace finché non riposi in Te»; «gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e non pensano a se stessi»). Secondo Agostino inoltre, il dubbio è un momento essenziale e indicativo del disvelarsi della verità, perché nel dubbio la ragione prende coscienza di ciò che Dio non è. E non si può avere coscienza del negativo senza avere già inconsciamente trovato il positivo. Da giovane prete, spulciando tra vari libri di matematica e fisica, mi sono imbattuto nei teoremi di incompletezza di Gödel, che affermano che dato un sistema coerente di ipotesi, non è sempre possibile decidere se una data affermazione sia vera oppure falsa… ci sono affermazioni che sappiamo essere vere senza poterle mai dimostrare. La libertà non può mai essere soppressa! La ragione non basta per comprendere tutto il reale, occorre sempre necessariamente mettersi in gioco in prima persona. Ad un certo punto, occorre un atto di fede: tutti gli indizi vanno in una data direzione, ma non si ha la prova incontrovertibile che essa sia quella giusta. Tutto questo ragionamento potrebbe apparire astruso e complesso, soprattutto per i non avvezzi al linguaggio formale della matematica. L’importante è trattenere un fatto: non sempre esiste una macchina per le salsicce nella realtà. La realtà è sempre più e oltre ogni nostra possibile approssimazione. Quando ragioniamo, facciamo delle sempliParola Amica 19 ficazioni che dobbiamo aver presenti per evitare di pensare che la verità sia qualcosa di possedibile. Di fronte alla realtà occorre sempre sostare con stupore… Alcune applicazioni pratiche: 1. Il mio punto di vista è solo una parte della realtà, ma non potrà mai esaurirla. Dobbiamo ricordarci di questo semplice fatto ogni volta che ci accorgiamo che qualcuno pensa in modo diverso da noi. 2. Sempre pronto ad aggiungere nuove tinte alla tela che è la vita. I nostri schemi mentali non esauriscono mai la realtà e per questo dobbiamo sempre arricchirli e ogni tanto anche cambiarli. È quel che successe all’inizio del XX secolo, quando un giovane impiegato dell’ufficio brevetti di Berna, di nome Albert Einstein, elaborò la teoria della relatività, in grado di incorporare la teoria della gravità di Newton, ma anche capace di spiegare molti altri fenomeni, altrimenti privi di spiegazione. Ma in fondo, è quel che succede ogni volta che ci accostiamo ad un brano di Vangelo, dove la ricchezza di contenuti, spunti, sollecitazioni per la nostra vita, supera di gran lunga il già noto e conosciuto: esso diventa Parola viva per noi qui ed ora, capace di incontrare e interpellare la nostra esistenza. 3. Il fondamento è certo, anche se non riesco ad affer20 Parola Amica rarlo in modo esaustivo. Se riducessi Dio a oggetto di studio, Egli cesserebbe di essere soggetto! Ciò che posso dire di Dio è solo un balbettare qualcosa, e quello che posso dire viene da quanto il Figlio ha rivelato e da quanto lo Spirito ha inspirato. Se mi sembra di aver compreso tutto di Dio, allora sono di fronte a un idolo e non di fronte al Dio di Gesù Cristo, che non è mai pienamente afferrabile. Questo vale sempre anche nelle relazioni di tutti i giorni: il tu di fronte al quale sto è sempre un mistero, di cui conosco solo la punta dell’iceberg. 4. Stupisciti sempre della bellezza e della ricchezza della vita. La vita è sempre più fantasiosa e varia di quel che i nostri schemi riescono a comprendere. Non dobbiamo fissarci sui nostri schemi riduttivi, ma gustare il bello, il buono e il vero che la vita ci offre. In conclusione, anziché cercare la macchina per le salsicce in ogni ambito della vita, conviene aprire gli occhi e il cuore, per gustare ogni incontro e ogni occasione della vita. A volte la vita sembra fatta di tanti puntini sconnessi (un po’ come le immagini sgranate) e apparentemente privi di senso… se si allontana un po’ l’immagine, quegli stessi puntini rivelano la trama nascosta e mostrano un significato. Don Marco Pavan NOI SCEGLIAMO GESU’! Tu cosa scegli? All’apparenza questa potrebbe sembrare una domanda semplice, che dà una risposta altrettanto semplice: è una domanda che si fa tutti i giorni in ogni contesto, in famiglia, a scuola, dovunque. Eppure ci sono delle scelte da prendere, nella vita, che la condizionano e la influenzano notevolmente, soprattutto se queste scelte riguardano la Fede e come viverla. Vogliamo essere dei cristiani inattivi che vivono il dono della fede con pigrizia o vogliamo impegnarci e coltivare questo splendido dono di Dio? Nel corso di quest’anno di catechismo, con i ragazzi di terza media abbiamo affrontato diversi argomenti, ma tre di questi in particolare sono stati veramente significativi e hanno catturato la loro attenzione: la vita, la libertà (“libertà è scegliere!”) e la Professione di Fede. Tre temi che in qualche modo si collegano e possono dirci come vivere la nostra vita e che ci hanno accompagnato per tutto il percorso fino alle due tappe importanti di quest’anno: il Pellegrinaggio a Roma e la Professione di Fede, appunto. L’esperienza del Pellegrinaggio a Roma è stata l’occasione perfetta per vedere dal vivo e vivere sulla propria pelle il significato della comunità cristiana: all’udienza del Papa ci si rende conto di quante altre persone, di tutte le età e di moltissime nazioni, condividano la tua stessa fede. Il Santo Padre ha invitato i fedeli a vivere una vita auten- tica, senza inseguire gioie vane o aggrapparsi a speranze destinate a crollare; riprendendo la domanda degli angeli alle donne impaurite, “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (tratta dal Vangelo di Luca), ha spinto tutti a fidarsi e a credere nell’unica vera gioia e speranza di noi cristiani: Gesù. Il giorno prima, con tutti gli altri quattordicenni della Diocesi di Milano, abbiamo partecipato ad una messa in San Pietro celebrata dal cardinale Comastri, che nell’omelia ha ripercorso la vita del santo Papa Giovanni Paolo II, ponendo l’accento sul suo coraggio di professare la fede anche a rischio della vita. Ma il cuore pulsante e la meta principale di questi due anni di catechismo è stata la Professione di Fede, in cui i ragazzi hanno avuto modo di esercitare pienamente la loro libertà: “libertà è scegliere: noi scegliamo Gesù!” (così recitava anche lo striscione che abbiamo portato a Roma). Hanno compreso l’importanza della loro scelta, l’impegno che si sarebbero presi e la bellezza di una vita nella Fede. Hanno capito che libertà non è fare quello che si vuole, incuranti delle regole e degli altri, ma è saper scegliere la cosa migliore: è voler scegliere Gesù e i suoi insegnamenti, è credere che Dio sia nostro padre, che Cristo ci abbia insegnato la legge dell’amore da portare nel mondo, che lo Spirito Santo è la presenza di Dio in noi. Per questo durante Parola Amica 21 la Professione di Fede abbiamo indossato il tau (simbolo della croce e perciò della nostra fede), che abbiamo ricevuto durante il Pellegrinaggio a Roma. Tutto questo – la professione di Fede, la libertà – può essere racchiuso dal grande tema che è la vita, il dono più grande e più prezioso che Dio ci abbia affidato. Per capire meglio questo tema siamo stati aiutati da Madre Teresa di Calcutta, leggendo il suo famoso “Inno alla Vita”, una poesia che dà diverse definizioni di vita: ogni ragazzo, leggendola, si è immedesimato in una delle frasi, che a sorpresa ha trovato stampata su una maglietta, accanto al disegno di un tau e di una mongolfiera. Abbiamo scelto la mongolfiera per comprendere meglio il significato della libertà: come la mongolfiera non può volare se è ancorata al terreno da tiranti che la tengono ferma, così la libertà non può essere vissuta appieno se è limitata da ostacoli come la violenza, la pigrizia, la dipendenza etc. Arrivati ormai alla fine del percorso di quest’anno, un consiglio: non considerate la Professione di Fede solo una meta, un traguardo, ma pensatela piuttosto come una ripartenza, uno slancio verso una vita rinnovata! Gli educatori di terza media Lizzola 2014 - l’unione fa la forza Ormai da tre anni viene organizzata la “due giorni” a Lizzola, dedicata ai ragazzi di II media della Comunità Pastorale di Vimercate e Burago. La giornata di 26 aprile è iniziata sotto il segno di uno splendido sole, che ci ha permesso di fare un pic-nic in un bellissimo prato fiorito di crochi. Dopo un pomeriggio tra prati e giochi è iniziato il primo momento di preghiera del fine settimana: un momento di preghiera (o di “deserto”) e riflessione personale sul brano di Vangelo delle beatitudini (Mt 5,111) e la meditazione di don Tonino Bello a riguardo. Ogni ragazzo aveva a disposizione mezz’ora circa di introspezione per riflettere su ciò, con l’aiuto di alcune domande per 22 Parola Amica guidare la riflessione. La serata ha cambiato regime dopo la cena, con l’inizio del Cluedo: un duplice omicidio in uno chalet di montagna, con tanto di yeti! La mattinata di domenica è stata dedicata alla preparazione della S.Messa da parte dei ragazzi, in particolare la scrittura dell’atto penitenziale, la preghiera dei fedeli e le prove dei canti. Dopo la celebrazione della S.Messa, un lauto pranzo e un momento di gioco è iniziato il secondo momento di riflessione. Questo consisteva in una breve esposizione dei ragazzi di ciò che avevano apprezzato e cosa no dell’organizzazione e dello svolgimento della “due giorni”, divisi in piccoli gruppi guidati da un educatore ciascuno. Essi hanno anche lasciato qualche messaggio personale su dei post-it. I ragazzi hanno apprezzato maggiormente i momenti di riflessione personale guidata da un educatore, piuttosto che il momento di deserto del sabato pomeriggio. È difficile guardarsi dentro per un adulto senza la guida di qualcuno, figuriamoci per un ragazzo! L’anima, “pochi grammi soltanto, ma i più pesanti che un uomo ha”. Dalle riflessioni lasciate sui post-it abbiamo potuto capire che durante questi due giorni, rispetto agli incontri comunitari, i ragazzi hanno maggiori possibilità di confrontarsi tra loro e socializzare, uscendo dai limiti delle parrocchie di origine o dalle scuole frequentate. Essi hanno inoltre gradito il fatto che gli educatori si siano messi in gioco per loro, soprattutto nel Cluedo del sabato sera, che essi fossero a loro disposizione al di fuori delle ore canoniche di catechismo e che avessero pensato tutto questo solo ed esclusivamente per loro. Questo a prova che i ragazzi di oggi sono in grado di stare ancora a contatto con la natura, lontano da cellulari, televisione ed amicizie virtuali, se si dà loro la giusta attenzione e un pochino di libertà. Qualche pensiero dei ragazzi, che racchiudono il pensiero di molti sono i seguenti: “Anche se i momenti di riflessioni sono stati difficili ci hanno aiutato ad essere più maturi sul pensare le cose e a capire meglio quello che vorrebbe da noi Gesù. La pioggia ci ha penalizzati ma ci ha anche secondo me aiutati perché ci ha permesso di socializzare tutti insieme in salone.” “Questa esperienza mi è stata utile, ho imparato a riflettere e pregare, anche se non sono riuscito a socializzare con tutti i ragazzi intorno a me, che era uno degli obiettivi di questi due giorni. Ho imparato anche che per riuscire a pregare meglio bisogna compiere dei sacrifici.” “In questi due giorni ho capito che serve, anche se molto difficile, stare con persone che non si conoscono per fare amicizia. Mi è piaciuto molto parlare con le educatrici perché ci capiscono e ci aiutano con consigli e spiegazioni.” Matilde Brambilla Parola Amica 23 Insieme in viaggio alla scoperta della Romania 25 aprile - 2 maggio 2014 L'annuale viaggio all'estero che la Parrocchia propone alla fine di aprile quest'anno ci ha condotti in Romania. Il gruppo di 38 persone comprendeva una decina di partecipanti all'Università del Tempo Libero di Trezzo, con i quali abbiamo subito instaurato un ottimo rapporto. La partenza molto mattiniera da Orio al Serio ci ha permesso di arrivare a Bucarest abbastanza presto, nonostante l'ora in più del fuso orario. Dopo un veloce "attraversamento" della città, con il verde quartiere delle ambasciate, il centro storico e commerciale e i palazzoni di Ceausescu, tra cui l'imponente Palazzo del Popolo (il secondo edificio del mondo per dimensioni, dopo il Pentagono), abbiamo puntato a nord, sa¬lendo dalla pianura agricola di terra nera con grandi estensioni gialle di colza in fiore, alla zona collinare ingentilita dalla fioritura bianca degli alberi da frutto: ciliegi, prugni, meli: questo spettacolo ci accompagnerà per tutto il viaggio. Le cittadine industriali presentano spesso tetri impianti chimici dismessi, le zone rurali invece offrono lungo la strada allineamenti di modesta casette monofamiliari tutte di¬verse, tutte con un cancello che dà sul piccolo cortile, spesso con una croce in ferro sul tetto. Dopo il pranzo nel ristorante "panoramico" di Curtea de Arges, riprendiamo il viaggio addentrandoci nella 24 Parola Amica valle che risale, sempre in direzione nord, all'interno dei Monti Fagaras, avendo sulla destra il fiume e una vecchia ferrovia a scartamento ridotto. Arriviamo così al Monastero Cozia, il primo dei tanti che visiteremo: è un quadrilatero con al centro la piccola chiesa affrescata ma molto buia. È un monastero maschile, alcuni giovani monaci alti, magri e barbuti ci incrociano, non guardano i turisti ma procedono a occhi bassi, uno mi saluta solo stringendomi il braccio. Cantiamo il "Regina coeli, laetare" nella chiesa, risaliamo sul bus e proseguiamo per la valle tortuosa e umida e finalmente sbocchiamo nell' ampio altopiano dove sorge Sibiu e ci attende finalmente l'albergo. E’ molto tardi e non possiamo celebrare la Messa, che rimandiamo all'indomani mattina in una sala dell'albergo. Intanto nella prima giornata abbiamo conosciuto i nostri accompagnatori: anzitutto l'autista, che non sa l'italiano e quindi con noi è del tutto silenzioso, ma è una persona distinta e devota: si fa il segno della croce (tre volte, come usano qui) ad ogni partenza e davanti a ogni chiesa o croce campestre che incontriamo; inoltre ha un suo libretto di preghiere che legge nelle soste. Anche l'accompagnatore dell'agenzia, Ottaviano (nome romano!), si segna con devozione ogni volta che preghiamo in viaggio (le preghiere del mattino e una decina di Rosario alla sera): siede vicino a me e mi parla delle condizioni sociali del paese. Infine la guida turistica, Massimo, è un pugliese che si è stabilito in Romania: i suoi interventi sono brillanti, ma un po' superficiali, tipicamente "all'italiana". All'indomani, sabato 26/4, visitiamo il centro storico di Sibiu, entrandovi per una porta della doppia cinta di mura, la quale è dotata di torri e camminamenti difensivi che erano edificati e poi difesi a cura delle diverse corporazioni di mestieri della città, come era costume dei Sassoni. Dobbiamo qui ricordare che nel secolo XIII d.C. il re dell'Ungheria, che allora dominava la Transilvania, favorì la migrazione in essa di popolazioni germaniche (i Sassoni) perché vi costruissero e presidiassero città fortificate, per difendere il territorio dalle scorrerie dei tartari provenienti dall'Est. Questi tedeschi, tre secoli dopo, passarono alla Riforma luterana mantenendo il possesso delle loro cattedrali (dette localmente "chiese gotiche"), obbligando i cattolici a edificarsi nuove chiese in stile rinascimentale-barocco. Tipiche sono dunque nelle città sassoni le due cattedrali. Ma torniamo ora alla nostra Sibiu: vi abbiamo appunto visitato la cattedrale cattolica, barocca, e solo dall'esterno la grande "chiesa gotica' piuttosto malandata e in restauro. Elemento tipico di queste cattedrali riformate è anche, all'esterno, il monumento al predicatore che ha guidato la comunità sassone ad abbracciare la confessione luterana: così abbiamo visto a Sibiu e a Brasov. Raggiunta Sighisoara, dopo il pranzo abbiamo visitato la cittadina, anch'essa fortificata e molto ben conservata. Vi si ammira il piccolo palazzo dove è nato il sanguinario principe Vlad Tepes, detto "l'impalatore” da cui è stato tratto il personagParola Amica 25 gio letterario e cinematografico di Dracula. Proseguendo sempre in direzione nord siamo entrati nella pittoresca e celebre regione del Maramures, che confina con l'Ucraina. Nel pomeriggio pieno di sole abbiamo visitato il grande Monastero femminile di Barsana, costituito da due Chiese (la Vecchia e la Nuova del 1990 ca.) e da diversi edifici dai caratteristici tetti cuspidati in legno ma recenti, distribuiti in uno spazio cintato e fiorito sul fianco della collina: un posto magnifico, dove convergono le popolazioni circostanti per celebrazioni liturgiche e feste. Se le chiese urbane definiscono la presenza cattolica e luterana nelle città, i grandi monasteri costituiscono la presenza ortodossa nelle campagne e nelle valli montane. Dopo il pernottamento a Baia Mare e la S.Messa domenicale del 23/4 in albergo, siamo ripartiti ancora in 26 Parola Amica direzione nord verso Sapunta. Era domenica mattina e attraversando i villaggi si vedevano le donne che si recavano alla Messa indossando il costume locale: camicetta bianca ricamata a vivaci colori, fascia scura e stretta alla vita, gonna ampia e "plissata", al ginocchio, gambe nude, calzini bianchi e scarpe basse nere, mani ai fianchi. A Sapanta ci siamo fermati a visitare il c.d. "Cimitero allegro", nel quale i monumenti funebri, modesti e di legno, riportano, incisi a colori, ingenui racconti e rappresentazioni della vita del defunto capofamiglia. Ma quello che mi ha più interessato era la Messa domenicale che si celebrava nella grande chiesa parrocchiale posta all'interno del Cimitero. La Messa ortodossa dura tre ore e nella mattina è unica. Le famiglie con i bambini continuavano ad arrivare, con i vestiti della domenica; gli uomini si fermavano fuori dal Cimitero a chiaccherare tra loro, mentre le donne con il fazzoletto colorato entravano nella chiesa dove la liturgia cantata era in corso: mentre ero ancora fuori dalla chiesa ho sentito prima una parte della predica amplificata all'esterno (per farla giungere anche agli uomini?). Benché non comprendessi la lingua, capii benissimo dal tono forte e concitato che era la predica del parroco ai suoi fedeli. Essa però si concluse con una modulazione cantata, così come le omelie dei Padri della Chiesa si concludevano con una dossologia probabilmente cantata. Intanto ero entrato in chiesa e mi ero messo in fondo; alcune donne erano inginocchiate poco oltre la soglia sul corridoio centrale; la chiesa era piena, ma non zeppa, e si sentiva la voce del celebrante cantare in forma litanica le invocazioni, a cui i fedeli rispondevano a più voci "Amin" o altre risposte; poi però il canto del celebrante si fece continuo, accompagnato in sottofondo dalla supplica del popolo. Facendo il confronto con le nostre liturgie domenicali e con i canti che facciamo, devo dire che lì avvertivo una fede più esplicita e un canto che non "accompagna" l'azione del sacerdote, ma "dialoga" continuamente con lui, in un'unica solenne "liturgia". Ripartiti da Sapanta abbiamo preso la direzione est, costeggiando un fiume che segna il confine con l'Ucraina: la riva al di là di esso era già Ucraina!. Dopo il pranzo in ristorante abbiamo raggiunto il Monastero di Humor, circondato da bastioni di difesa; la chiesa centrale è affrescata anche su tutto l'esterno con scene bibliche e anche storiche e agiografiche in cui prevale il caratteristico "rosso" di Humor. Pernottiamo a Gura Humorolui, una stazione sciistica, dove ci fermeremo due notti, perché ormai siamo in Bucovina e ci sono nei dintorni molti monasteri da visitare. L'indomani, lunedì 28, è infatti la giornata dei quattro monasteri, il primo dei quali è stato quello di Voronet, celeberrimo per le pitture che fasciano la chiesa, nelle quali domina "l’azzurro" di Voronet e si distinguono il rande Giudizio Universale e l'albero di Jesse, cioè la discendenza di Davide. Qui ci ha fatto da guida per un'ora, parlando un "suo" italiano, Suor Tatiana, un'anziana e vivace monaca che ha studiato in Germania ma ha visitato anche Firenze e Roma, incontrandovi Giovanni Paolo II. Ci ha presentato i Monasteri romani, costruiti nel XV secolo e affrescati nel decennio 1530-1540, come un fatto unitario di fede, liturgia, arte, cultura, cittadelle di resistenza agli ottomani ma ancora efficaci contro il comunismo recente. Gli altri Monasteri visitati nella giornata sono stati quelli, pure celebri e importanti, di Moldovita e di Sucevita, e un quarto di cui non ricordo il nome. Questi monasteri, a volte maschili, a volte femminili, hanno anche centinaia di monaci, che vivono e lavorano anche in fattorie e case costruite all'esterno del monastero su terreni di sua proprietà e vi si radunano per la preghiera e gli atti comuni. Il giorno seguente, martedì 29, abbiamo visitato altri due grandi Parola Amica 27 Monasteri: al mattino quello maschile di Neamt, con 250 monaci, scuola di teologia e stamperia, che pubblica testi religiosi e anche riviste popolari per il sostegno della fede nei confronti della modernità; e dopo il pranzo in un agriturismo, quello femminile di Agapia, con 300 monache, che dormono anche in casette esterne, ma lavorano all'interno in laboratori di maglieria e tappeti. Dopo il pernottamento a Piatra Neamt, ci siamo rimessi in viaggio, ormai verso sud ma sempre per valli montane, in direzione di Brasov, che abbiamo raggiunto nel primo pomeriggio. Dopo la visita programmata e accurata della grande "chiesa gotica", c'è stato tempo per la foto di gruppo e una visita libera al centro cittadino e per gli acquisti di rito. Giovedì 1/5 è stata la giornata dei castelli. Prima a Bran abbiamo visitato il Castello c.d. "di Dracula", ma solo per il fatto che vi è stato girato il film omonimo. In realtà si tratta di un autentico e ardito castello medioevale, restaurato e abitato nei primi decenni del '900 dalla Regina Maria, importante sovrana morta negli anni Trenta. Di lei sono conservati tutti gli ambienti, arredati in modo sobrio con mobili antichi, compresa la sua libreria, nella quale ho notato un'edizione italiana completa delle opere di Gabriele d'Annunzio. Nella tarda mattinata abbiamo raggiunto, sotto le montagne ancora innevate, la stazione turistica di Sinaia, che nella parte alta, fra le pinete, ospita il parco e il "castello", ma in realtà magnifico palazzo turri28 Parola Amica to, di Re Carlo I, primo re della Romania unificata negli ultimi decenni dell'Ottocento. Era la sua residenza di campagna, sontuosa e curatissima negli interni, decorati e arredati con gusto finissimo: un vero godimento e una magnifica conclusione del viaggio. In sette giorni abbiamo percorso 2100 chilometri, godendo sempre di bel tempo tranne l'ultimo giorno. Tutti i giorni abbiamo attraversato tratti montagnosi, ricchi di boschi di conifere e faggi, alternati a prati suddivisi da staccionate e adibiti a pascolo, così da formare un paesaggio luminoso e ampio che richiama l'Alto Adige. Le strade più belle e larghe le abbiamo trovate in montagna, fatte costruire da Ceausescu per una scelta promozionale. Che cosa dire in sintesi? Abbiamo incontrato una nazione viva e dalla storia complessa e tormentata, a partire dalle radici "romane" dovute all'occupazione romana per quasi due secoli (in più villaggi abbiamo visto piccoli monumenti alla "lupa di Roma", che ci richiamavano i nostri eretti dal fascismo), fino alle invasioni tartare e ottomane da cui si sono difesi con l'impianto dei "Sassoni", alla dominazione ungherese, asburgica e cattolica sulla Transilvania, alla resistenza identitaria custodita dalla ortodossia, specialmente grazie ai monasteri, alla dura esperienza comunista sotto Ceausescu, alla orgogliosa attuale appartenenza "europea", ma ancora senza euro (beati loro!), alla fede sempre presente e professata. Don Giuseppe Luglio ed Agosto nella teca espositiva A luglio la teca ospiterà due manufatti tessili di pregevole fattura: un copri-leggio ed una stola, fondo rosso, ricamo con filati aurei, disegno di Giocondo Albertolli, realizzati da un anonimo ricamatore negli anni venti del 1800. Giocondo Albertolli, architetto e decoratore di origine ticinese (Bedano 1742 – Milano 1839 ), professore di ornato a Brera, fu personaggio di massimo rilievo nella progettazione totale degli ambienti, sia dal punto di vista architettonico che decorativo, tra Sette e Ottocento. Attivo a Milano sin dai primi anni settanta del 1700 realizzò la decorazione delle sale di palazzo reale nella città meneghina e nella villa reale di Monza, compresi i disegni di saliere, mobili, paramenti di camino, porte e sovrapporte. Lavorò anche alla Parola Amica 29 decorazione di edifici importanti sorti a Milano verso la fine del 1700: palazzi Belgioioso, Melzi, Greppi ed Arconati. Sempre a Milano l’Albertolli restaurò l’altare maggiore della chiesa di S. Marco. Fu autore di importanti pubblicazioni nell’ambito dell’architettura e della decorazione. 30 Parola Amica L’Archivio Plebano di Vimercate conserva alcuni disegni originali e documenti autografi dell’Albertolli ed anche mandati di pagamento con cui i solerti fabbriceri della Chiesa della Beata Vergine del Rosario retribuirono il famoso architetto per “ricognizione a lui pagata per dissegni fatti in occasione del paramento rosso eseguito a ricami d’oro e per l’assistenza alla esecuzione della detta insigne opera”. Ad agosto nella teca troverà posto un quadretto devozionale con l’immagine di S. Stefano durante il martirio , di cm. 58 x 48, in stoffa dipinta e ricamata con filati di vari colori, della fine XIX - inizio XX secolo. Affiancheranno il quadretto devozionale alcune “composizioni” che riproducono l’insieme della decorazione interna della collegiata di S. Stefano, sia quella cinquecentesca con gli affreschi dell’abside di Lattanzio Gambara che rappresentano il martirio e la visione della gloria celeste del primo martire, sia quella ottocentesca con gli affreschi di Giovanni Chiarini nella navata centrale e nel presbiterio in cui sono raffigurati gli apostoli nel momento del loro martirio. Queste composizioni sono delle miniature su tela artistica, realizzate dal Signor Armando D’Alessio Grassi nel 2001 con tecnica mista: foto professionale da pellicola - scanner - impronta a getto d’inchiostro su tela - finitura manuale. Anche le cornici sono rifinite a mano con doratura antica e completate con vernice conservativa. Carlo Mauri L’IMPEGNO MULTIFORME DELLE ACLI Giugno, gli impegni cominciano a diradarsi e si comincia, per chi può, a pensare alle vacanze. In questo mese si cerca di fare un primo bilancio dell’anno e delle attività svolte dal nostro Circolo. Ci sono le attività ormai abituali: sportello Fianco a Fianco; Progetto Ospitalità; sportello MeLC; Sportello C.V.; il Punto Famiglia; il corso di arabo; la gestione della distribuzione degli stampati del Comune, che hanno consolidato la loro presenza e operatività sul territorio. Poi ci sono gli eventi, i momenti di riflessione specifici, come le serate sull’approccio al mondo del lavoro organizzate in collaborazione con L’Azione Cattolica. C’è stata la Veglia dei Lavoratori a Milano alla presenza del nostro cardinale, dove le testimonianze raccontate ci hanno dato molti stimoli per cercare di riproporle sul nostro territorio: i lavori socialmente utili della parrocchia Chiesa Rossa di Milano; il progetto “Lavoro e solidarietà” con dei tutor che accompagnano i giovani nel mondo del lavoro; oppure un’evoluzione del nostro sportello C.V., organizzato da Comunione e Liberazione per la stesura dei curriculum, la preparazione ai colloqui di lavoro, l’aiuParola Amica 31 to e l’accompagnamento nella ricerca di lavoro. Oppure la creazione di un fondo solidale per aiutare l’amministrazione comunale a far lavorare delle persone, con lavori socialmente utili, attraverso l’assunzione in cooperative sociali. Alla base di queste proposte, e forse la maggior parte delle persone non se ne sono rese conto, sta il significato della preghiera. Perché innalzare preghiere non significa recitare delle litanie in modo meccanico, ma mettersi a disposizione con il proprio entusiasmo con le proprie idee, con i propri limiti, cercando nell’unione con gli altri di trovare spunti, proposte che possano dare speranza, smuovere questa sensazione di pessimismo, di impotenza, di non adeguatezza nel poter risolvere i problemi che attanagliano la nostra società e il futuro dei nostri giovani. Da questa riflessione nasce il progetto MIND, che abbiamo ascoltato come ultima proposta dal rappresentante di Desio e che stiamo cercando, faticosamente, di riproporre sul nostro territorio. Non è facile, si devono superare preconcetti, mancanza di efficacia a breve termine, credibilità. Per questo chiediamo a coloro che leggeranno questo articolo di parlarne a loro volta con chi condivide l’idea che non si può attendere e basta, ma bisogna agire. Venite al nostro Circolo, chiamateci, uniamoci, lavoriamo affinché si formi un’onda che ci spinga fuori dallo stagno in cui stiamo vivendo. 32 Parola Amica Noi cerchiamo di dare il nostro apporto con lo sportello C.V. che, con l’aiuto nella stesura dei curriculum, in tre anni ha accolto e accompagnato 110 persone nel percorso di ricerca di un lavoro. Tra di esse, circa un 20% di stranieri e circa un 35% di persone che non potevano contare né su ammortizzatori sociali, né di altri redditi in famiglia. Siamo, altresì, particolarmente contenti in quanto stiamo per consegnare gli alloggi della nostra cooperativa di Via Duca degli Abruzzi, con la soddisfazione dei nostri soci per la qualità dell’edificio, della gestione e della precisione nel rispetto delle date. Noi ringraziamo il Consorzio Cooperative Lavoratori e l’impresa Mariani di Concorezzo per la grande professionalità con cui hanno operato. Abbiamo premiato le poesie e i dipinti del Concorso che ormai da sette anni organizziamo per i ragazzi delle scuole medie e anche questo è motivo di grande soddisfazione per il grande numero di partecipanti. Abbiamo partecipato alla costituzione in associazione dello sportello Me.L.C. che da diversi anni ha fatto incontrare famiglie e badanti. Questa nuova veste giuridica ci dovrebbe consentire di avere una maggiore autonomia, di partecipare a bandi che ci possano dare una visione più ampia e a lungo termine dei nostri programmi. Come sportello Fianco a Fianco abbiamo organizzato per il 12 giugno, alle ore 18,00, presso l’auditorium della biblioteca di Vimercate, l’incontro “L’Amministratore di Sostegno? Una persona vera a fianco di una persona vera!” per illustrare i compiti e l’utilità di questa figura prevista dalla protezione giuridica. Un lavoro condiviso dal Tribunale di Monza, la Provincia di Monza, gli Enti locali, l’ordine degli avvocati, gestito sul territorio dalla rete Fianco a Fianco. E poi abbiamo in mente… Perché non vieni a parlare con noi proponendo le tue idee? Ti aspettiamo. Intanto, buone vacanze. Circolo Acli di Vimercate Restauro panche santuario Lo scorso anno si è provveduto a restaurare una parte delle panche del Santuario Beata Vergine del Rosario. Ne restano da restaurare ancora una trentina per una spesa di 10 mila euro. Trattandosi di una spesa necessaria ma non indispensabile, eventuali offerte, oltre ad essere molto gradite, potrebbero anticipare i lavori di restauro. Sarà consentito mettere il nominativo del benefattore sulla panca sovvenzionata, se richiesto. CONSIGLIO AFFARI ECONOMICI Parola Amica 33 34 Parola Amica Festa del Corpus Domini 24 ore di adorazione Carissimi, anche quest’anno abbiamo deciso di proporre come gesto comunitario che sia significativo per la nostra crescita spirituale e, al tempo stesso, importante per l’opera della casa di accoglienza “La casa di Chiara” 24 ore di adorazione eucaristica in preparazione al CORPUS DOMINI Proponiamo che questo avvenga dal 18 al 19 giugno p.v. (Festa del Corpus Domini), secondo le modalità tipiche dell’adorazione perpetua e cioè: • • • • • • Presso la chiesetta di San Maurizio, a Vimercate, in via Motta Turni di un’ora Almeno due persone per turno A partire dalle ore 20.30 di mercoledì 18 giugno, sino alle ore 19.30 di giovedì 19 giugno Nelle ore notturne sarebbe preferibile la presenza anche di uomini È necessario ricevere le adesioni entro lunedì 9 giugno p.v. Alle ore 20.30 di giovedì 19 giugno, Don Michele Di Nunzio celebrera la S. Messa del Corpus Domini nella Chiesa Cardinal Ferrari di San Maurizio. Per dare la propria disponibilità per uno o piu turni, vi preghiamo di inviare una mail, con specificata/e l’ora/e, a questo indirizzo [email protected] oppure di contattare Marinella al CAV (039.6084605) o Marisa (segreteria Parrocchiale Vimercate 0396681229 [email protected]) o Mara (Segr. Parrocchiale s. Maurizio 039 668718 [email protected]) Non dubitiamo che il valore di questo gesto farà sì che ognuno si senta coinvolto e sollecitato a parteciparvi. Cordialmente Don Mirko Bellora Don Roberto Valeri Decano Ass. Decanale Cav Don Michele di Nunzio Parrocchia S. Maurizio Dott. Michele Barbato Centro di aiuto alla vita Vimercate, 16 maggio 2014 Parola Amica 35 Raccontare la carità per favorire i cambiamenti Decanato di Vimercate Comunità vive, solidali, che esprimono gratitudine per i doni di Dio ricevuti, che trasmettono speranza Dall’inizio del suo pontificato Papa Francesco ci stimola ad essere cristiani autentici, invitando continuamente a riflettere sulla coerenza tra parola ed azione e definendo questo nostro tempo il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare di far crescere il bene nel mondo (cfr. udienza del 24 aprile 2013) Numerose e differenziate sono le forme di solidarietà espresse nelle nostre comunità parrocchiali, in esse possiamo cogliere l’esperienza dei nostri Centro d’Ascolto, dei distretti del Fondo Famiglia Lavoro e dei diversi servizi espressi dalle Caritas, con la condivisione delle fatiche che tante persone nella comunità portano e con la consapevolezza che il bene di quelle 36 Parola Amica persone è il bene della comunità. Da queste esperienze sono nate negli anni opere concrete per rispondere ai bisogni che le famiglie portano. La comunità risorsa per la famiglia II lavoro ed i Fondi solidali La crisi colpisce ancora duramente e molte sono ancora le famiglie cadute in condizioni economiche difficili per la mancanza del lavoro. Molto e stato fatto in questi anni. La proposta concreta del Fondo Famiglia e Lavoro della diocesi e diventata un’occasione immediata di assunzione di responsabilita, di solidarieta e di aiuto diretto, il valore del lavoro, dopo anni di oblio, e tomato ad essere oggetto di attenzione. Il FFL (Fondo Famiglia e Lavoro diocesano) nella sua prima fase (conclusa il 31-12-2011) ha distribuito nel nostro decanato € 575.795. Nella seconda fase (ancora in atto) €170.300. Sulla scia del Fondo Famiglia lavoro nel decanato sono sorti n. 10 Fondi locali (n.9 fondi attivati dal 2011 e uno dal 2006) che dalla loro costituzione hanno erogato ad oggi oltre € 1.000.000 È necessario continuare in questa opera di solidarieta, rimettendo contemporaneamente al centro di una riflessione il lavoro ed il suo valore. Ha scritto Giovanni Paolo II: “mediante il suo lavoro (l’uomo) partecipa all’opera del Creatore, e a misura delle proprie possibilita, in un certo senso, continua a svilupparla e la completa” (Laborem Exercens). Per questo e necessario I’impegno di tutti, soggetti pubblici e privati, organismi ecclesiali, nel cercare soluzioni che possono ridare lavoro e dignita a chi il lavoro lo ha perso. La casa e i progetti di accompagnamento La mancanza di un lavoro e la perdita della casa sono diventate un binomio quasi inscindibile. Progetto Ospitalità Onlus è l’associazione nata 10 anni fa dalla collaborazione tra Fondazione S. Carlo, Caritas Decanale e Acli di Vimercate, per dare risposta al bisogno di casa portato dalle persone in difficolta economica temporanea e che si trovano nell’impossibilità di accedere al mercato privato. I Centri d’Ascolto individuano le situazioni di bisogno, ne progettano il percorso di sostegno, trovano le forme di supporto e di accompagnamento piu appropriate al caso e, con la collaborazione delle Caritas parrocchiali individuano le persone (tutor) che affiancano le famiglie ospitate a superare le eventuali difficoltà del vivere quotidiano, favorendo il loro inserimento nella comunità e nella vita sociale. In questi anni Progetto Ospitalità ha potuto contare sulla disponibilità di N° 9 appartamenti avuti in comodato d’uso gratuito da 4 parrocchie (n. 5), dal Comune di Vimercate (n. 2), da Caritas Ambrosiana (n.2). Dallo scorso anno anche due famiglie hanno messo a disposizione un loro alloggio per l’accoglienza temporanea, richiedendo solo il rimborso delle spese. Nel corso di questi anni sono stati accolti N° 26 nuclei/persone singole con un tempo medio di permanenza di 27 Mesi. Un nuovo progetto cofinanziato da Fondazione Cariplo, Fondazione S.Carlo e dai comuni di Vimercate e Arcore, vedrà la ristrutturazione di 6 appartamenti dati in comodato dai comuni di Arcore (N° 3) e Vimercate. (N° 3). C’e bisogno quindi di persone (tutor) che si rendano disponibili per questo particolare tipo di carità. La fornitura di generi di prima necessità Nel corso dell’anno 2013 i Centri d’ascolto del decanato hanno incontrato n. 1727 persone/famiglie, di cui 672 nuove, con n. 8223 colloqui. Diverse di queste persone hanno ricevuto viveri, Parola Amica 37 prodotti per l’igiene, vestiario. Complessivamente i viveri distribuiti sono stati oltre 1600 quintali grazie al contributo dato dalle parrocchie circa 25.%, dal Banco Alimentare 40.%, dell'Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) 35%. Come segnalato anche sui media, dal 2014 le forniture Agea sono cessate con la conseguenza che i Centri d'ascolto sono costretti a rivedere i criteri di assegnazione riducendo il numero del destinatari ed i magazzini di distribuzione ridurre la quantita di generi alimentari erogati. Si rende perciò necessario programmare con più frequenza le raccolte nelle comunità locali ed incrementare il circuito virtuoso delle famiglie solidali che fanno acquisti mensili od offrono una somma equivalente. Famiglia risorsa per la comunità: la mutualità tra famiglie Le reti di solidarietà tra famiglie sorte in questi anni sono l’esperienza piu coinvolgente, una risorsa contro la crisi che vogliamo promuovere. Famiglie che si sono messe in gioco spontaneamente o accogliendo un invito, con modalità e gradi di coinvolgimento diversi, per sostenere altre famiglie in difficoltà. Anche nel nostro decanato sono già presenti forme diverse di famiglie solidali. Sostengono fondi solidali o fanno 38 Parola Amica la spesa una volta al mese per un’altra famiglia. Avviano rapporti di prossimità e accompagnamento in stile familiare, accudiscono temporaneamente bambini. Fino ad arrivare all’esperienza piu radicale dell’ Associazione Mondo di Comunità e Famiglia di Mezzago, che hanno scelto di vivere la solidarietà nella sobrietà, nella fraternità, nel sostegno reciproco, nella disponibilità all’accoglienza e al dono. Conclusione Il filo che unisce queste esperienze è la testimonianza personale della Carità di Cristo, l’apertura verso l’altro, la risposta al bisogno di ascolto, di relazione, di condivisione, di sentirsi parte di una comunità, dimostrazione di quanto la carità possa essere fantasiosa nell’individuare strade nuove, che vogliono essere da stimolo ad altri uomini e donne delle nostre comunità che abbiano il coraggio di testimoniare la differenza cristiana, nella convinzione che molte solitudini, molte difficoltà trovano una risposta se una comunità condivide responsabilità, funzioni di aiuto e sostegno reciproco. La speranza è di saper essere capaci, insieme, di dare forma a queste nuove sensibilita. Angelo Pirola Info: cardecvim@tiscali. it Tel 039.6082184