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Amica
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PERIODICO DELLA PARROCCHIA S. STEFANO IN VIMERCATE - ANNO 84°
GIUGNO - LUGLIO - AGOSTO 2014
Sacerdoti con incarichi pastorali
Don Mirko Bellora
Responsabile Comunità Pastorale
Via S. Marta, 24 - Tel. 039.669169
Parola Amica
Vimercate
GIUGNO LUGLIO AGOSTO
sommario
Don Marco Pavan
Vicario Comunità Pastorale
Via Valcamonica, 23 - Tel. 039.667718
Don Roberto Valeri
Vicario Comunità Pastorale
Via Mazzini, 35 - Tel. 039.6612094
Don Michele Di Nunzio
Vicario Comunità Pastorale
Via De Castillia, 2 - Tel. 039.2912970
Mons. Giuseppe Ponzini
Residente con incarichi pastorali
Via Valcamonica, 23 - Tel. 039.668635
Don Silvio Villa
Residente con incarichi pastorali
Via De Castillia, 2 - Tel. 039.6082404
Don Alfio Motta
Rettore Ospedale
Via Ospedale, 8 - Tel. 039.6654630
Sacerdoti residenti
• Il pane la rosa il vento
• Anniversari ordinazione - date
• Don gianni 65° ordinazione
• Giornata parrocchiale del malato
• Commento 8 maggio
• Foto Gianna Beretta Molla
• La macchina delle salsicce
• Noi scegliamo Gesù
• Lizzola 2014 - l’unione fa la forza
• Il Gabbiano
• Commento viaggio Romania
• Teca espositiva
• L’impegno multiforme delle Acli
• Restauro panche Santuario
• Amministratore di sostegno
• Festa Corpus Domini
• Caritas: Raccontare la Carità per favorire i cambiamenti
Don Gianni Radice
Via Terraggio Molgora, 11 - Tel. 039.6083129
Don Peppino Perego
In copertina: Christian Schloe
secret of the rose.
Via S. Marta, 3 - Tel. 039.6080817
Sottoscrizione annua
Segreteria parrocchiale
- Ordinaria e 20
- Promozionale e 25
Via de Castillia, 2 - Tel. 039.668122
mail:[email protected]
da lunedì a sabato, eccetto festivi,
ore 9 - 12 - per battesimo: venerdì,
ore 17,30 - 20,00
Orario delle ss. messe
Periodico della Parrocchia S. Stefano in Vimercate
Redazione e Amministrazione:
Centro Paolo VI - via De Castillia, 2 - Vimercate
Direttore responsabile: Don Giuseppe Ponzini
Tribunale di Monza n. 540 del 15-3-86
Indirizzi utili
Centro di Ascolto Caritas
GIORNI FESTIVI:
Via Mazzini, 35 - Tel. 039.6612179
Ore 8,30 • 10,00 • 11,30 • 18,00
Vigiliare: Ore 18,00
Centro Aiuto alla Vita - CAV
Via Mazzini, 35 - Tel. 039.6084605
GIORNI FERIALI:
Consultorio Familiare - CEAF
Ore 7,30 • 8,30 • 18,00
Via Mazzini, 33 - Tel. 039.666464
2 Parola Amica
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SETTIMA DI PASQUA
ss. Marcellino e Pietro martiri
ss. Carlo Lwanga e compagni martiri
s. Floriano
s. Bonifacio vescovo e martire
s. Norberto vescovo
s. Eugenia
PENTECOSTE
s. Efrem diacono, dottore
s. Aureliano vescovo
s. Barnaba apostolo
s. Cirino
s. Antonio da Padova
s. Eliseo profeta
SANTISSIMA TRINITA’
s. Ferruccio martire
s. Pietro Gambacorta
s. Romualdo abate
CORPUS DOMINI
b. Giovanni da Matera
s. Luigi Gonzaga
SECONDA DOPO PENTECOSTE
s. Giuseppe Cafasso
Natività san Giovanni Battista
s. Guglielmo da Vercelli
s. Cirillo di Alessandria
SACRO CUORE di GESU’
Cuore immacolato Beata Vergine
Maria
TERZA DOPO PENTECOSTE
ss. Pietro e Paolo apostoli
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Ore 15 e 17 Confermazione e Prime Comunioni
Ore 15.00 Cresimati a S. Siro.
Ore 9.30 Ultima Messa Terza Età
Ore 21.00 Conclusione Anno Gruppi d’Ascolto
Ore 21.00 S. Messa Contemplativa
Ore 9.30 Ordinazioni Sacerdotali in Duomo
PENTECOSTE
Ore 11.30 S. Messa Solenne
Inizio dell’Oratorio Estivo
Ore 16.00 Preparazione Battesimi
GIORNATA DEI MALATI
Ore 15.30 S. Messa per gli Ammalati
Ore 18.00 Cresima degli Adulti
SS. CORPO e SANGUE di CRISTO
Orario feriale
Ore 11,30 Nel 65° di Ordinazione Sacerdotale
S. Messa di Don Gianni Radice
Ore 16,00 Celebrazione del Battesimo
Ore 20,45 Processione Eucaristica a Velasca
Raccolta Fondi Per gli
Interventi sugli Stabili Parrocchiali
Somme raccolte alla
data del 7 aprile 2014
e 33.540,00
Dal 7 aprile 2014
al 4 maggio 2014 (34 buste) e 420,00
e 33.960,00
Totale
La Commissione Amministrativa
Apostolato della preghiera
Perchè i disoccupati ottengano il sostegno e il lavoro di cui hanno bisogno
per vivere con dignità.
Perchè i sacerdoti siano veri amici di Gesù,
per condividere gli ideali e i sentimenti del suo Cuore.
Parola Amica
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LUGLIO
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Preziosissimo sangue di Gesù
s. Urbano
s. Tommaso apostolo
s. Elisabetta di Portogallo
s. Antonio Maria Zaccaria
QUARTA DOPO PENTECOSTE
s. Edda vescovo
s. Priscilla
ss. Agostino Zhao Rong e compagni
martiri
s. Felicita
s. Benedetto abate, patrono d’Europa
ss. Nabore e Felice
QUINTA DOPO PENTECOSTE
s. Camillo de Lellis
s. Bonaventura vescovo e dottore
Beata Maria Vergine del Carmelo
s. Marcellina
s. Federico vescovo
s. Simmaco
SESTA DOPO PENTECOSTE
s. Lorenzo da Brindisi
s. Maria Maddalena
s. Brigida religiosa
s. Charbel Makhlif sacerdote
s. Giacomo apostolo
ss. Gioacchino ed Anna
SETTIMA DOPO PENTECOSTE
ss. Nazaro e Celso
s. Marta
s. Pietro Crisologo
s. Ignazio di Lodola
vita parrocchiale
3
Festa conclusiva Oratorio Estivo.
4
Gita finale Oratorio Estivo
7
Partenza I° Turno Campeggio
13
Festa del Crocifisso
14
Partenza II° Turno Campeggio
22
Partenza III° Turno Campeggio
31
Ritorno III° Turno Campeggio
2-9 agosto Campeggio Famiglie
w Con il Battesimo sono diventati figli di Dio
Biscaglia Lilia Caterina Maria - Delcarro
Ester - Dossi Matilde - Reganati Luca Siano Lucia - Visentin Matteo Francesco
w In nome di Dio si sono uniti in matrimonio
Eromokhodion Cyril con Omoroghomwan
Eki - Papa Luca Pasquale con Rizzo Sara Pavan Davide con Mosca Silvia
w Sono tornati alla casa del Padre
La Rocca Domenico di anni 88 - Mosca
Alessandra ved. Galbussera di anni 80 Luciano Giuseppina ved. Santomenna di anni
84 - Maffuccini Marco di anni 51 - Conforti
Armanda di anni 91 - Brambilla Maria ved.
Brambilla di anni 96 - Serhiy Danylyuk di
anni 62 - Monti Maria Antonietta ved.
Galbussera di anni 92 - Ravanelli Angela
ved. Galbussera di anni 88 - Caspani Anna
ved. Ravasi di anni 89 - Giarmoleo Maria in
Cogliandro di anni 44 - Mondonico Maria
ved. Buratti di anni 94 - Valle Ostilia ved.
Tiraboschi di anni 86
Apostolato della preghiera
Perchè la pratica dello sport sia sempre occasione di fraternità e crescita umana.
Perchè lo Spirito Santo sostenga l’opera dei laici che annunziano il Vangelo
nei paesi più poveri.
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s. Alfonso Maria de’ Liguori
s. Eusebio di Vercelli
OTTAVA DOPO PENTECOSTE
s. Giovanni Maria Vianney
Dedicazione Basilica s. Maria
Maggiore
Trasfigurazione del Signore
s. Gaetano sacerdote
s. Domenico sacerdote
s. Teresa Benedetta della Croce
NONA DOPO PENTECOSTE
s. Chiara
s. Giovanna Francesca Fremiot
ss Ponziano papa ed Ippolito sacerdote
s. Sempliciano vescovo
ASSUNZIONE BEATA VERGINE MARIA
s. Rocco
DECIMA DOPO PENTECOSTE
s. Elena imperatrice
s. Giovanni Eudes sacerdote
s. Bernardo abate dottore
s. Pio X papa
Beata Maria Vergine Regina
s. Rosa da Lima
UNDICESIMA DOPO PENTECOSTE
s. Luigi re di Francia
s. Alessandro martire
s. Monica
s. Agostino vescovo dottore
Martirio san Giovanni Battista
b. Alfredo Ildefonso Schuster vescovo
PRIMA DOPO MARTIRIO
Apostolato della preghiera
Perchè i disoccupati ottengano il sostegno e il lavoro
di cui hanno bisogno per vivere con dignità.
Perchè i sacerdoti siano veri amici di Gesù,
per condividere gli ideali e i sentimenti del suo
Cuore.
vita parrocchiale
1-2 PERDONO D’ASSISI (in S. Stefano)
Dal mezzogiorno di venerdì 1 agosto alla sera di
sabato 2 agosto nella Chiesa Prepositurale di S.
Stefano si può acquistare l’indulgenza Plenaria
del Perdono d’Assisi, detta della Porziuncola.
L’Indulgenza si può acquistare una sola volta visi
tando la chiesa e recitando il Padre nostro e il
Credo. E’ richiesta la Confessione e la Comunione
e una preghiera per il Papa, anche in un giorno
diverso dalla visita.
3
FESTA PATRONALE DI S.STEFANO
Ore 10,00 S. Messa Solenne
con incendio del Pallone
6
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
Ore 20,30 S. Rosario a S. Gerolamo
15 ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA
Ore 10,00 S. Messa Solenne
31 Ore 16,00 Vespri – Predica
Processione al Cimitero
Offerte libere mese di MAGGIO 2014
I Condomini di via Cadorna 19
in memoria di Gianni Maria
180
P.A. in memoria di Sandro
50
N.N., alla Madonna, in ringraziamento 50
N.N. , alla Madonna, secondo
le intenzioni dell’offerente
50
Moglie e figlie
in memoria di Marchesi Fausto
50
N.N., alla Madonna, in occasione
del matrimonio di V e L.
100
L.M., alla Madonna, secondo
le intenzioni dell’offerente
50
I due Condomini via Garibaldi 47/b
in memoria di Ravanelli Angela
250
N.N., alla Madonna
in memoria di Brambilla Filippo
50
N.N. alla Madonna (2 offerte)
20
e 850
Totale
Parola Amica
5
IL PANE LE ROSE
IL VENTO
✸✸✸
IL PANE
✸✸✸
Se il pane non viene mangiato, si indurisce e diventa secco.
Così il nostro cuore se non si abbandona al rischio dell’amore.
Queste sono le parole che una amica suora missionaria mi ha scritto
come sua esperienza e come augurio. Regalo anche a voi queste parole
che profumano di condivisione, di solidarietà, di fratellanza.
Sono tanti i bisogni delle persone in questi momenti così difficili, bisogni che il pane simboleggia, ma insieme molti di noi hanno tanti doni
che possono condividere, far fruttificare, restituire … Non dimentico al
proposito le parole forti di don Lorenzo Milani rivolte a un giovane che
poi diventerà famoso:
Mi ricordo ancora come fosse ieri la volta in cui volle
segnarmi come con un marchio a fuoco. Credo che
fosse nel 1960; eravamo tutti - lui, i miei genitori, le
mie sorelle e io - nel bel soggiorno della nostra casa di
via Giotto; e lui, a bruciapelo, mi disse, facendo un
gesto circolare per indicare tutto quel benessere: «per
tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai diciotto
anni, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato». Credo che fu questa invettiva (di cui si trova traccia anche in una lettera ai miei genitori pubblicata in
una delle diverse raccolte) quella che decise il fatto che
qualche tempo dopo io non andassi a lavorare nello studio di mio padre, ma al sindacato, per restare poi alla
Cgil dieci anni filati. Ancora oggi … non ho ancora
finito di restituire, e non finirò mai. … per quanto io
cerchi di sdebitarmi, l’obbligo di restituzione derivante
da quell’«avviso» di don Lorenzo di cinquanta anni fa
non è mai estinto; anzi, aumenta in continuazione.
(Pietro Ichino, La lezione di don Milani [e la mia storia], Corriere della Sera 18 aprile 2014)
I privilegi vanno restituiti… devono diventare “pane” condiviso per tutti.
Lo chiedo a me, lo chiedo a ciascuno, anche in questo tempo estivo.
✸✸✸
LE ROSE
✸✸✸
Ho sempre amato un detto di moda qualche anno fa: il pane e le rose.
Perché il pane è necessario, insostituibile, non può e non deve mancare,
ma non basta. Ci vuole il di più della tenerezza, della vicinanza, dell’amicizia, dell’affetto, dell’amore, della gioia. È quello che ci insegna
Gesù di Nazareth col miracolo di Cana, è quello che ci insegna Maria di
Betania con il suo profumo per Gesù. Il vino di Cana e il profumo di
Betania sembrano un inutile spreco, in realtà rendono bella e straordinaria la vita, con la “sovrabbondanza della gratuità”, con un amore
senza calcolo.
Racconto spesso di una rosa e di un poeta …
Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a
Parigi. Per andare all’università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada
molto frequentata. Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva
l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo
stesso posto come una statua, con una mano tesa e gli
occhi fissi al suolo. Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta.
Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò
al poeta: “Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?”. “Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore,
non alle sue mani”, rispose il poeta. Il giorno dopo,
Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata,
la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di
andarsene. Allora accadde qualcosa d’inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se
ne andò stringendo la rosa al seno. Per una intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via.
Silenziosa e immobile come sempre. “Di che cosa avrà
vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto
nulla?”, chiese la giovane francese. “Della rosa”, rispose il poeta.
Non solo lo stomaco sente la fame … anche il cuore ha una “grande
fame”! Come sembra raccontarci il quadro in copertina del pittore
austriaco contemporaneo Christian Schloe.
Ogni cristiano è chiamato a essere portatore di “pane”, ma anche a essere portatore di “rose”!
✸✸✸
IL VENTO
✸✸✸
Come imparare a essere così, uomini di pane e di rose? Sono convinto
che bisogna lasciar spazio al vento … il vento dello Spirito
ll vento soffia forte:
si vedono gli alberi che si piegano
e le vele delle barche che si gonfiano,
ma il vento, lui, non lo vediamo.
Il vento soffia dolcemente:
lo si sente mentre ci scompiglia i capelli,
o mentre asciuga i panni stesi,
ma lui, il vento, non lo vediamo.
Signore, non ti vediamo,
ma Tu sei il soffio che dà la vita
È lo Spirito, dono della Pasqua di Gesù il Signore, l’ispiratore delle
audacie apostoliche, la forza dei martiri, è Lui che parla, esorta, consiglia decisioni, è afflitto, piange, si rallegra, consola, è Lui a contagiarci
con la passione per il Padre e per l’uomo… è fuoco e vento. È cifra di
forti passioni, di doni gratuiti e smisurati.
Quando lo Spirito - grazie alla Parola e all’Eucarestia - entra dentro di
noi ci trasforma, ci dà la forma di Gesù, ci dà la fede, la speranza, la
capacità di amare di Gesù Cristo, ci dà la libertà, ci dà un cuore nuovo:
Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo,
toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
(Ez 36,26)
Qualcuno ha scritto che lo Spirito Santo come identità personale è identità che indica l’altro, rivela l’altro, dà precedenza all’altro: “Il volto
dello Spirito Santo è l’altro”.
Quell’altro a cui donare pane e rose.
don Mirko Bellora
www.donmirkobellora.it
GIUGNO: ANNIVERSARI
DI ORDINAZIONE SACERDOTALE
Grande festa con molti grazie e molteplici auguri ai sacerdoti della nostra comunità
pastorale che ricordano il loro anniversario di ordinazione sacerdotale. In particolare per
tre di loro: don Gianni Radice sacerdote da 65 anni, don Luigi Meda sacerdote da 60 anni
e don Marco Caraffini sacerdote da 30 anni.
È sempre una meraviglia guardare a una fedeltà che dura nel tempo, come un amore
sempre fresco… per questo sono grato dal profondo del cuore a ciascuno di loro.
A don Gianni dico grazie perché lo vedo sempre giovane nel cuore e nello spirito… lo
si intuisce anche dal suo scritto
Essere giovani significa conservare
l’amore del meraviglioso,
lo stupore per le cose sfavillanti
e per i pensieri luminosi;
la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti,
il desiderio insaziabile del fanciullo
per tutto ciò che è nuovo,
il senso del lato piacevole dell’esistenza.
Gli auguro di continuare così, con la gioia nel cuore.
A don Luigi Meda di Oreno, una presenza continua e preziosa nel confessionale, con gli
ammalati, faccio gli auguri con una splendida frase di Goethe:
Essere giovani è un effetto della natura e dilegua come nebbia;
rimanere giovani è molto di più, è un’arte di pochi.
A don Marco Caraffini, vulcanico vicario territoriale della parrocchia di Oreno, che ringrazio per il suo servizio prezioso, auguro di assomigliare sempre più al prete descritto
da padre Lebret:
O Dio, mandaci dei folli,
che si impegnino a fondo,
che dimentichino,
che amino non soltanto a parole,
che si donino per davvero sino alla fine.
Abbiamo bisogno di folli,
di irragionevoli, di appassionati,
capaci di tuffarsi nell’insicurezza:
l’ignoto sempre più spalancato della povertà.
Abbiamo bisogno dei folli del presente,
innamorati della semplicità,
amanti della pace, liberi dal compromesso,
decisi a non tradire mai,
Parola Amica
9
che disprezzino la loro vita,
capaci di accettare qualsiasi lavoro,
di andare in un posto qualsiasi:
obbedienti e insieme spontanei e tenaci,
forti e dolci.
O Dio, mandaci dei folli.
E per tutti noi che ricordiamo l’ordinazione sacerdotale preghiamo di vincere il male
descritto da don Oreste Benzi:
Per noi sacerdoti il male più sottile
è essere i facchini di Dio
ma non altrettanto gli innamorati di Dio.
DON MIRKO
Date delle Ordinazioni Sacerdotali
Don Luigi Stucchi
Don Gianni Radice
11.06.1949
Don Marco Caraffini
Don Silvio Villa
28.06.1953
Don Massimo Zappa
Don Luigi Meda
27.06.1954
Don Michele Di Nunzio
Don Giuseppe Ponzini 28.06.1956
Don Roberto Valeri
Don Alfio Motta
28.06.1966
Don Paul Chilufya
Don Mirko Bellora
27.06.1970
Don Marco Pavan
Don Franco Passoni
26.06.1971
28.06.1973
09.06.1984
13.06.1987
25.04.1992
12.06.1993
30.06.2001
11.06.2005
DUE SUORE SCRIVONO
Arco (TN) 25 aprile 2014
Molto Reverendo don Mirko, non La sorprenda questo mio scritto: sono la consorella di Suor Carmen Mauri (zia di Enrico Motta).
Buon giorno, Le scrivo per dirLe un grande GRAZIE e complimentarmi per il
Bollettino parrocchiale della Parrocchia “S. Stefano” in Vimercate che invia regolarmente a Suor Carmen che poi lo passa sempre anche a me. Mi piace tanto, sia per i
contenuti molto arricchenti come anche per la copertina. I Suoi contributi mi donano
tanto e mi accompagnano nel mio cammino spirituale di cristiana e consacrata. Grazie
davvero, sincero! Apprezzo anche la comunione con i Suoi collaboratori.Ringrazio il
Signore per il dono del Suo e del Loro sacerdozio ricco di umanità, attenzione a tutti
e anche per la Sua creatività.
Suor Carmen mi incarica di ringraziare per gli auguri pasquali personali allegati al
bollettino. Promette e assicura preghiere. E io mi associo.
Fraternamente
Suor Maria Goretti Canazzei e Suor Carmen Mauri
Suore di Carità della S. Croce
10 Parola Amica
PER DON GIANNI UNO SPAZIO
NEL NOSTRO CUORE
“Sì sono proprio io che occupa in
questo mese uno spazio di Parola
Amica e c’è un motivo”. Il 25
novembre 1922 la casa di Pietro
Radice e Maria Marazzi era allietata
dalla nascita di un maschietto:
Gianni. Per loro un tesoro da crescere e seguire con grande attenzione
pur nella loro semplicità e povertà.
Un compito che si è rivelato all’altezza. Non stupisce di scoprire che a
soli 12 anni, Gianni, per dare una
mano alla famiglia, prenda il libretto di lavoro e trovi un’occupazione
in una fabbrica della zona, prima
come falegname e poi in un calzificio dove lavorano solo donne. Ma il
Signore ha un disegno particolare
per il futuro di questa famiglia. Nel
1936 manifestò ai genitori il desiderio di diventare prete. Nel 1938
entrò in seminario, a San Pietro,
dove frequentò la seconda ginnasio.
Per le difficoltà a pagare la retta, dal
1945 al 1947, i superiori mi affidano
l’incarico di assistente nei collegi
arcivescovili. Nel 1949 per mano
del cardinal Schuster, ricevo l’ordinazione sacerdotale in Duomo. La
mia prima missione presso l’oratorio di Melzo è ancora nel mio cuore:
centro giovanile importante, punto
di riferimento per oltre 400 ragazzi e
giovani, guida spirituale degli scout.
Sono ancora in molti, oggi nonni, a
ricordare il loro prete, la mia famiglia, mio papà Pietro per i lavori
eseguiti in oratorio.
Parola Amica
11
Il 3 agosto 1958 il cardinal Montini
mi destina alla cappellania dell’ospedale di Vimercate. Allora
l’ospedale ha circa 600 posti letto.
Dalla bergamasca, ma anche dal sul
e dalla Sardegna arrivano a decine
le infermiere. Unitamente alle
Suore di Maria Bambina, cerco di
essere sempre in corsia accanto agli
ammalati, pronto nel sostenere le
famiglie in lutto. Cerco di dare
qualche consiglio e conforto cristiano, che in un luogo di sofferenza
quale è un ospedale, ha valori
umani, di solidarietà impagabili. Il
colloquio poi con il personale è
anche catechismo.
Lascio questo incarico il 25/11/1987
sostituito da don Alfio Motta. Il trasferimento in parrocchia come residente, non sono anni di pensione,
ma tempo di una nuova missione
sacerdotale. Ho così incrementato i
miei contatti con le terre di missione: Kenya, Brasile sono due nazioni
dove ho avuto e potuto fare una
meravigliosa esperienza nonostante
le molte difficoltà che si incontrano.
Ma qui senti la bontà del Signore, la
generosità dei buoni. Una esperienza che ne è valsa la pena.
“Qualcuno dice che gli anni passano, ma amabilmente coccolato dalla
mia sorella Tina, (che non lesina
anche qualche sgridata quando
metto a repentaglio la salute), riesco
ad essere ancora bel temprato, sempre presente in parrocchia, in
Santuario, vicino alla Madonna del
Rosario che tanto ho nel cuore.
Confesso, celebro messa, sono sem12 Parola Amica
pre disponibile”. Non smetto di ringraziare il Signore per i grandi doni
che ogni giorno mi concede.
Così come sono contento di essere
nel cuore dei Vimercatesi, di tutta la
città. Una comunità che tre anni fa
mi ha concesso la massima benemerenza consegnandomi la cittadi-
nanza benemerita. Così come mi
ama la Diocesi, dove poche settimane fa sono stato tra i pochi sacerdoti
novantenni
ospiti
del
Cardinale. “Prete da 65 anni, non
mi sembra vero”. In questi giorni in
cui ricordo la mia prima messa, i
miei primi passi sacerdotali, chiedo
a tutti di essermi vicino nel ringraziare Gesù per tutti i doni che mi ha
profuso. Non mi resta che dire:
“Padre Buono fa di me quello che
vuoi, perché io sono sempre disponibile ad accettare la tua volontà”.
Grazie.
Don Gianni Radice.
GIORNATA PARROCCHIALE
DEL MALATO Domenica 15 Giugno 2014
In occasione della XXII Giornata
Mondiale del Malato, 11 febbraio 2014,
il Pontificio Consiglio per gli Operatori
Sanitari per la Pastorale della Salute,
pubblicò un sussidio teologico-pastorale-liturgico, scandito nei tre momenti
fondamentali dell’Anno Liturgico –
Avvento-Natale; Giornata mondiale del
Malato; Quaresima-Pasqua. Dalla terza
parte “Nel mistero del Crocifisso
Risorto è posto il dono di un amore che
perdona e che salva” prendiamo spunti
per la nostra riflessione.
“...anche noi dobbiamo dare la vita per i
fratelli”. Nell’ora della prova la fede ci
illumina e, proprio nella sofferenza e
nella debolezza, si rende chiaro come
“noi... non predichiamo noi stessi, ma
Cristo Gesù Signore” (2 Cor. 4, 5). Papa
Francesco nella sua enciclica “Lumen
fidei”, al numero 56, afferma “Nel
Crocifisso Risorto il cristiano sa che la
sofferenza non può essere eliminata, ma
può ricevere un senso, può diventare
atto di amore, affidamento nelle mani di
Dio che non ci abbandona e, in questo
modo, essere una tappa di crescita nella
fede e nell’amore. Contemplando
l’unione di Cristo con il Padre, anche nel
momento della sofferenza più grande
sulla croce, il cristiano impara a partecipare allo sguardo stesso di Gesù. Perfino
la morte risulta illuminata e può essere
vissuta come l’ultima chiamata alla
fede, l’ultimo “esci dalla tua terra” (Gen.
12, 19), l’ultimo “Vieni” pronunciato
dal Padre, cui ci consegniamo con la
fiducia che Egli ci renderà saldi anche
nel passo definitivo”.
La luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo, anzi, come
afferma ancora papa Francesco, al
numero 57: “attraverso il mistero del
dolore i sofferenti sono stati mediatori
di luce.
La fede non è luce che dissipa tutte le
nostre tenebre, ma la lampada che guida
nella notte i nostri passi e questo basta
per il cammino. All’uomo che soffre,
Dio non dona un ragionamento che
spieghi tutto, ma offre la “sua” risposta
nella forma di una presenza che accompagna; di una storia di bene che ci unisce ad ogni Cristo: Dio stesso ha voluto
condividere con noi questa strada e
offrirci il suo sguardo per vedere in essa
la,luce. Cristo è colui che, avendo sopportato il dolore, “dà origine alla fede e
la porta a compimento” (Lettera agli
Ebrei 12, 2). Dare la vita per i fratelli si
dispiega e si declina anche attraverso la
testimonianza evangelizzatrice di coloro
che dal letto del dolore e della solitudine, sorretti dalla fede, offrono una testimonianza di fede che ugualmente e a
pieno titolo è gesto fecondo di carità per
l’umanità intera. Nell’ora della prova la
fede illumina anche la notte del dolore.
È questo il messaggio consolante, ma
non di meno arduo, che viene richiesto
dal Signore Gesù ai suoi discepoli. Lo
ha ricordato a tutta la Chiesa, in modo
singolare, la Lettera apostolica Salvifici
doloris con la quale papa Giovanni
Paolo II, l’11 febbraio 1984, ha offerto
una sintesi complessiva del valore
Parola Amica
13
redentivo della Croce riguardo alla sofferenza umana. Come, del resto, tutti gli
interventi dei successori, Benedetto
XVI e Francesco. La fede non ci toglie,
la sofferenza, ma vi infonde un “senso”,
in quanto, anche nel gradino più infimo
dell’oscurità e del tormento, siamo certi
della presenza discreta di Colui che si è
abbassato fino alla nostra condizione,
per puro amore.
Questa vicinanza da parte di Dio stesso
nel suo Figlio è consolazione per il
momento, breve o prolungato, transitorio o definitivo della sofferenza e del
dolore. A questo punto occorre fare una
ulteriore riflessione a riguardo della
Giornata parrocchiale del malato.
Coloro che sono impegnati nella cura
delle persone ammalate non sono chiamate ad agire in nome proprio, bensì si
devono sentire strumenti e testimoni
dell’intera comunità ecclesiale, cioè
“sentire cum Ecclesia”. Vivere con ed
insieme alla Chiesa, acquista la modalità secondo la quale, in alcune persone,
che hanno fatto la scelta “vocazionale”
per il servizio al prossimo sofferente, si
rende visibile in modo speculare la missione che da sempre appartiene alla
Chiesa intera, che ad essa è stata affidata da Gesù stesso, Signore e Maestro,
come leggiamo in Luca 9, 1-2: “Egli
allora chiamò a Sé i dodici e diede loro
potere e autorità su tutti i demoni e di
curare le malattie. E li mandò ad
annunciare il Regno di Dio e a guarire
gli infermi”. Al riguardo, l’immagine
del corpo, evocata da san Paolo, dove le
singole membra svolgono funzioni specifiche e diverse ma, in quanto inserite
ed espressione di un unico corpo, costituisce un segno emblematico di quel
respiro ecclesiale, nel quale si nutrono e
14 Parola Amica
si coniugano le complementari funzioni
sanitarie e i diversi aiuti offerti a chi soffre, anche nelle case private, nella parrocchia, nel territorio cittadino, con il
concorso del volontariato. Così la
comunità cristiana parrocchiale dimostra di avere, come il Buon Samaritano,
un grande “cuore che vede” il fratello e
la sorella in difficoltà e, attraverso innumerevoli opere e progetti di carità, va
premurosamente in suo aiuto in nome e
a partire dall’unica fede che serba nel
cuore. A cominciare dai sacerdoti,
guide e pastori del gregge a loro affidato, tutti i fedeli, uomini e donne,
dovrebbero essere, in prima persona, i
testimoni di questo “assoluto di Dio”
anche al fianco delle persone ammalate, sole, con disabilità, anziane, accanto
anche ai loro familiari ed agli operatori
sanitari, affinché si realizza la “nuova
evangelizzazione”.
Così la fede professata risplende nella
carità operosa, particolarmente nel coinvolgimento pastorale, nel mondo della
sofferenza e del dolore. Lo ricorda
ancora papa Francesco nella “Lumen
fidei” al numero 56: “Parlare della fede
spesso comporta parlare anche di prove
dolorose, ma appunto in esse san Paolo
vede l’annuncio più convincente del
Vangelo, perché è nella debolezza e
nella sofferenza che emerge e si scopre
la potenza di Dio, che supera la nostra
debolezza e la nostra sofferenza.
L’Apostolo stesso si trova in una situazione di morte, che diventerà vita per i
cristiani (2 Cor. 4, 7-12).
Nell’ora della prova, la fede ci illumina
e, proprio nella sofferenza e nella debolezza, si rende chiaro come “noi non
predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù
Signore” (2 Cor. 4, 5).
Giovedì 8 Maggio 2014
"Venite a vedere questo spettacolo"
Un modo per dire la solidarietà e
la salvezza che è Cristo, un
momento per dichiarare in modo
pubblico, l’impegno, come cristiani, per stare con tutti e condividere
le gioie e le fatiche, le speranze, i
problemi
Giovedì 8 maggio l'arcivescovo di
Milano, Angelo Scola, ha chiamato la
gente ad un incontro in piazza
Duomo. La cosa era insolita e rischiava di passare in sordina. Siamo talmente circondati e sopraffatti dagli
eventi, dal sensazionalismo (campionato di calcio, elezioni, kermesse
cinematografiche e musicali, grandi
spettacoli teatrali, mondiali di calcio,
scandali politici, scandali calcistici,
beatificazioni, santificazioni, la crisi,
le guerre, condanne giudiziarie sensazionali, ecc., ecc., ecc...). Cosa poteva
esserci in un incontro del genere...?
Come poteva essere importante?
Cosa poteva scalfire l'indifferenza di
gente indaffarata e sazia di tutto?
Il volantino che proponeva l'evento
diceva così:
Scrive san Luca narrando la passione
di Cristo (Lc 23,48): “Tutta la folla
che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto”.
Tutta la folla che era venuta “a questo
spettacolo”: lo spettacolo della Croce.
[...] Non dobbiamo prendere questa
parola “spettacolo” nel senso solito,
ovvio, abituale, come se si trattasse di
qualcosa che si deve solo guardare
dall’esterno, ma assumere la posizione di chi si lascia coinvolgere fin nel
profondo perché emerga il grido di
verità e di giustizia.
Dobbiamo rivolgerci al Crocifisso di
persona. È lui il protagonista, è il suo
sguardo, è la sua presenza che abbraccia tutte le nostre miserie, le nostre
piccolezze, le nostre fatiche, i nostri
dolori, le nostre contraddizioni, i
nostri peccati con questi occhi pieni
di misericordia. [...] Una convocazione diocesana, quella dell’8 maggio
che ci deve vedere tutti coinvolti e
protagonisti in piazza Duomo: per
diventare anche noi “spettacolo” per
la fede dei nostri fratelli.
Firmato: Angelo card. Scola
Arcivescovo di Milano
Sempre dal volantino: "Al centro di
piazza Duomo verrà posta la reliquia
del Santo Chiodo, solitamente conservato sull’abside del Duomo, per
mostrare la Croce come il luogo in
cui Dio nel Figlio percorre tutte le vie
dell’umano [...]. Questa Croce ha già
percorso le “vie dell’umano”: San
Carlo la portò per le vie di Milano
durante la peste, un modo per dire la
solidarietà e la salvezza che era
Cristo; il 20 aprile 1984 il cardinale
Parola Amica
15
Martini guidò la processione al tempo
delle “nuove pesti” che affliggevano
la società.
Io sono andato perché incuriosito da
una frase del volantino che avevo trovato in chiesa: "La partecipazione alla
convocazione dell’8 maggio in piazza
Duomo sarà un momento in cui, in
modo pubblico, verrà dichiarato l’impegno, come cristiani, per stare con
tutti e condividere le gioie e le fatiche,
le speranze i problemi. E dimostrare
che Gesù Cristo è la risposta che trasfigura la vita e che la Croce parla a
ogni uomo."
Questa proposta mi ha colpito: di
fronte al sensazionalismo ossessivo di
eventi alla fine inutili, mi sentivo
chiamato a professare e a rinnovare
pubblicamente la mia Fede. In un
periodo in cui Dio se c'è è considerato inutile, in un epoca nella quale
andiamo a chiedere ai non credenti
cosa pensano della nostra Fede quasi
che nemmeno i credenti lo sappiano
bene, il Vescovo proponeva di guardarci dentro, in questa parola, la
Fede...
Mi ha colpito quello che è poi accaduto: uno spettacolo vero e proprio!
Diversi personaggi dello spettacolo
più o meno noti, hanno letto brani,
recitato testi, cantato canzoni, suonato musiche, tutte prestazioni artistiche
di grande qualità e legate dal filo
rosso più concreto che c'è: la persona,
nella sua vita di ogni giorno, cosa
aspetta? A cosa affida la sua Felicità,
anzi, a Chi?
16 Parola Amica
Queste le parole d'inizio dette dal
vescovo: "Il nostro è un gesto per
tutti, non per una parte della città, è
per tutti, è una proposta viva per
tutti!"
Sul palco (il sagrato del Duomo)
erano presenti esponenti della cultura,
spettacolo e vita sociale di Milano, tra
cui Massimo Popolizio (attore e doppiatore, che ha letto il grandioso
brano dei Promessi Sposi della conversone dell'Innominato), Pamela
Villoresi (attrice, nella lettura del
testo da “Interrogatorio a Maria” di
Giovanni Testori: Gesù muore in ogni
vita, che prima che nasca voi spegnete, muore in ogni vita cui nata di vivere voi non permettete. La fame, la
miseria, l’arsura della sete, la non
casa, il mai avuto, l’ingiustizia del
sapere cieco. [...] Muore nei giovani
traditi, nei giovani accecati, nei dannati all’eccidio. [...] Muore nell’umano non essere, muore nell’avere affinché uno s’erige sopra gli altri e possa
e abbia e sia.); Massimo Bernardini
(giornalista RAI: "stasera andiamo
dietro al santo Chiodo, non perché
risolva i nostri problemi, le nostre
incoerenze e contraddizioni, ma perché ci ridia la speranza, perché ci
richiami quel nome che non conosciamo più, quel Cristo che ogni anno
ogni giorno si mischia alle nostre ferite e comincia a guarirle"), Gemma
Capra (moglie del commissario
Calabresi, racconta in un'intervista se
e come si possa perdonare), Giacomo
Poretti (il simpaticissimo comico del
trio "Aldo Giovanni e Giacomo", rac-
conta la sua semplice ma concreta
conoscenza della Madonna), Davide
Van de Sfroos (cantante, già apparso a
Sanremo), ecc.
Al termine migliaia di giovani (tanti),
non più giovani, religiosi, laici, hanno
affermato la propria Fede e appartenenza al cristianesimo recitando il
Credo degli apostoli (Io credo in Dio,
Padre onnipotente, creatore del cielo
e della terra; e in Gesù Cristo, suo
unico figlio [...]).
Non penso che si possa ridurre questo
fatto ad un evento mondano - religioso, sarebbe ingeneroso, superficiale o
peggio. Io l'ho vissuto come un gesto
di bellezza, dove la Fede riesce finalmente a non essere stanco precetto,
osservanza di comandamenti, tradizione opaca, cose da fare, ma la sorpresa di un regalo che si desiderava
senza saperlo, liberante!
Davide Carubelli
Ecco due foto della bella e partecipata mostra su s.Gianna Beretta Molla.
La prima riguarda l'inaugurazione della mostra Domencia 11 maggio e
la seconda l'intervento della figlia di s.Gianna, la dott.ssa Emanuela
Molla in una chiesa stracolma di persone provocate dalla logica del dono
Parola Amica
17
LA MACCHINA DELLE SALSICCE
Dopo la pausa forzata dello scorso
mese, rieccomi a scrivere…
Fin da ragazzo, avevo sempre creduto che ad ogni problema corrispondeva una soluzione e che i problemi insoluti avrebbero prima o poi
trovato una adeguata soluzione…
era solo questione di tempo!
Quando, studiando matematica, mi
sono imbattuto nei dieci problemi
matematici insoluti del XX secolo
presentati da Hillbert e nei sette problemi del millennio (cui corrispondeva un premio di un milione di dollari per ogni soluzione), mi sembrava di aver trovato una conferma a
questo modo di pensare. Tutti i problemi hanno solo bisogno di una
adeguata comprensione e di una
adeguata formula risolutiva. In
matematica potrebbe sembrare qualcosa di ovvio. Ad esempio, data una
equazione di secondo grado, del
tipo:
? ? 2 + ? ? + ? =0
la soluzione può sempre essere
espressa con una formula del tipo:
? =− ? ± ? 2−4 ? ? 2 ?
La matematica appare un po’ come
la macchina delle salsicce, in cui si
infila la carne ed escono le salsicce,
in modo meccanico. Tutto sta nel
trovare la macchina adeguata, il che
è a volte molto complicato, come
testimonia l’ingente premio per i
problemi del millennio. Che non sia
18 Parola Amica
così anche per la realtà? Che non sia
così anche nella vita di tutti i giorni?
La questione è decisamente importante, perché vorrebbe dire che nella
vita è sempre possibile trovare una
soluzione ad ogni problema. È sempre possibile dire ciò che è giusto o
sbagliato, è sempre possibile distinguere il bene dal male, è sempre
possibile dare una risposta razionale
a tutte le nostre domande… al limite occorre semplicemente considerare un numero sempre crescente di
fattori e di variabili. Alcuni uomini
di scienza, anche di calibro mondiale, cercano disperatamente di
mostrare ciò, in modo da considerare l’Universo un sistema finito,
autonomo e indipendente. Ma la vita
sarebbe davvero noiosa, quasi predeterminata, fatta di variabili che
possono sempre essere prese in considerazione nel giusto modo; la
libertà sarebbe una pura illusione.
Poi in matematica mi sono imbattuto nel teorema che mostra l’impossibilità di formule risolutive per equazioni di grado superiore al quarto…
ovvero nel fatto che non esiste sempre una adeguata macchina per le
salsicce! Anche in matematica, si
può sapere che una cosa esiste certamente, senza mai riuscire a trovarla
in modo esplicito, ma avvicinandosi
ad essa quanto si vuole (il che vale
per le equazioni summenzionate,
per cui ci sono tanti metodi di
approssimazione, ma non esistono
metodi per esplicitare la soluzione
esatta). Nella vita, non sempre è possibile argomentare e spiegare tutto.
Le nostre idee sulla realtà sono sempre delle semplificazioni, che non
tengono conto della ricchezza e della
poliedricità del reale. La realtà è
sempre più complessa di quanto si
riesca ad immaginare: per questo è
importante pensare, ragionare, farsi
una idea, sempre pronti ad abbandonarla, per un’altra capace di maggiore ricchezza, in un processo senza
fine. La realtà non sta mai nei nostri
schemi; essa semplicemente è.
Come tale va osservata, ma soprattutto vissuta.
Questo vale anche per la fede: il
Signore è sempre di più e oltre ciò
che posso immaginare o descrivere.
L’incontro con lui è e rimarrà sempre
un
magnifico
mistero.
Sant’Agostino, in particolare, per
sottolineare come Dio non possa
essere compreso razionalmente, utilizzava la locuzione Melius scitur
Deus nesciendo, cioè «Dio si conosce meglio nell'ignoranza»; affermava quindi che Si comprehendis non
est Deus, «se lo comprendi allora
non è Dio», a evidenziare come Dio
sia il totalmente Altro rispetto alla
conoscenza umana. E d'altro lato,
metteva in risalto come Dio, proprio
perché non è oggetto ma Soggetto,
sia presente nell'interiorità del nostro
io più di noi stessi e rappresenti per
il nostro pensiero sia la condizione
del suo costituirsi che la meta naturale («il nostro cuore non ha pace
finché non riposi in Te»; «gli uomini se ne vanno a contemplare le
vette delle montagne, e non pensano
a se stessi»). Secondo Agostino
inoltre, il dubbio è un momento
essenziale e indicativo del disvelarsi della verità, perché nel dubbio la
ragione prende coscienza di ciò che
Dio non è. E non si può avere
coscienza del negativo senza avere
già inconsciamente trovato il positivo.
Da giovane prete, spulciando tra
vari libri di matematica e fisica, mi
sono imbattuto nei teoremi di
incompletezza di Gödel, che affermano che dato un sistema coerente
di ipotesi, non è sempre possibile
decidere se una data affermazione
sia vera oppure falsa… ci sono
affermazioni che sappiamo essere
vere senza poterle mai dimostrare.
La libertà non può mai essere soppressa! La ragione non basta per
comprendere tutto il reale, occorre
sempre necessariamente mettersi in
gioco in prima persona. Ad un certo
punto, occorre un atto di fede: tutti
gli indizi vanno in una data direzione, ma non si ha la prova incontrovertibile che essa sia quella giusta.
Tutto questo ragionamento potrebbe
apparire astruso e complesso,
soprattutto per i non avvezzi al linguaggio formale della matematica.
L’importante è trattenere un fatto:
non sempre esiste una macchina per
le salsicce nella realtà. La realtà è
sempre più e oltre ogni nostra possibile approssimazione. Quando
ragioniamo, facciamo delle sempliParola Amica
19
ficazioni che dobbiamo aver presenti per evitare di pensare che la verità
sia qualcosa di possedibile. Di fronte alla realtà occorre sempre sostare
con stupore…
Alcune applicazioni pratiche:
1. Il mio punto di vista è solo
una parte della realtà, ma
non potrà mai esaurirla.
Dobbiamo ricordarci di questo
semplice fatto ogni volta che ci
accorgiamo che qualcuno pensa
in modo diverso da noi.
2. Sempre pronto ad aggiungere nuove tinte alla tela che è
la vita. I nostri schemi mentali
non esauriscono mai la realtà e
per questo dobbiamo sempre
arricchirli e ogni tanto anche
cambiarli. È quel che successe
all’inizio del XX secolo, quando
un giovane impiegato dell’ufficio brevetti di Berna, di nome
Albert Einstein, elaborò la teoria
della relatività, in grado di
incorporare la teoria della gravità di Newton, ma anche capace
di spiegare molti altri fenomeni,
altrimenti privi di spiegazione.
Ma in fondo, è quel che succede
ogni volta che ci accostiamo ad
un brano di Vangelo, dove la ricchezza di contenuti, spunti, sollecitazioni per la nostra vita,
supera di gran lunga il già noto e
conosciuto: esso diventa Parola
viva per noi qui ed ora, capace
di incontrare e interpellare la
nostra esistenza.
3. Il fondamento è certo,
anche se non riesco ad affer20 Parola Amica
rarlo in modo esaustivo. Se
riducessi Dio a oggetto di studio, Egli cesserebbe di essere
soggetto! Ciò che posso dire di
Dio è solo un balbettare qualcosa, e quello che posso dire
viene da quanto il Figlio ha
rivelato e da quanto lo Spirito
ha inspirato. Se mi sembra di
aver compreso tutto di Dio,
allora sono di fronte a un idolo
e non di fronte al Dio di Gesù
Cristo, che non è mai pienamente afferrabile. Questo vale
sempre anche nelle relazioni di
tutti i giorni: il tu di fronte al
quale sto è sempre un mistero,
di cui conosco solo la punta
dell’iceberg.
4. Stupisciti sempre della bellezza e della ricchezza della
vita. La vita è sempre più fantasiosa e varia di quel che i
nostri schemi riescono a comprendere. Non dobbiamo fissarci sui nostri schemi riduttivi,
ma gustare il bello, il buono e il
vero che la vita ci offre.
In conclusione, anziché cercare la
macchina per le salsicce in ogni
ambito della vita, conviene aprire
gli occhi e il cuore, per gustare ogni
incontro e ogni occasione della vita.
A volte la vita sembra fatta di tanti
puntini sconnessi (un po’ come le
immagini sgranate) e apparentemente privi di senso… se si allontana un
po’ l’immagine, quegli stessi puntini
rivelano la trama nascosta e mostrano un significato.
Don Marco Pavan
NOI SCEGLIAMO GESU’!
Tu cosa scegli?
All’apparenza questa potrebbe sembrare una domanda semplice, che dà una
risposta altrettanto semplice: è una
domanda che si fa tutti i giorni in ogni
contesto, in famiglia, a scuola, dovunque. Eppure ci sono delle scelte da
prendere, nella vita, che la condizionano e la influenzano notevolmente,
soprattutto se queste scelte riguardano
la Fede e come viverla.
Vogliamo essere dei cristiani inattivi
che vivono il dono della fede con pigrizia o vogliamo impegnarci e coltivare
questo splendido dono di Dio?
Nel corso di quest’anno di catechismo,
con i ragazzi di terza media abbiamo
affrontato diversi argomenti, ma tre di
questi in particolare sono stati veramente significativi e hanno catturato la
loro attenzione: la vita, la libertà
(“libertà è scegliere!”) e la Professione
di Fede. Tre temi che in qualche modo
si collegano e possono dirci come vivere la nostra vita e che ci hanno accompagnato per tutto il percorso fino alle
due tappe importanti di quest’anno: il
Pellegrinaggio a Roma e la Professione
di Fede, appunto.
L’esperienza del Pellegrinaggio a
Roma è stata l’occasione perfetta per
vedere dal vivo e vivere sulla propria
pelle il significato della comunità cristiana: all’udienza del Papa ci si rende
conto di quante altre persone, di tutte le
età e di moltissime nazioni, condividano la tua stessa fede. Il Santo Padre ha
invitato i fedeli a vivere una vita auten-
tica, senza inseguire gioie vane o
aggrapparsi a speranze destinate a crollare; riprendendo la domanda degli
angeli alle donne impaurite, “Perché
cercate tra i morti colui che è vivo?”
(tratta dal Vangelo di Luca), ha spinto
tutti a fidarsi e a credere nell’unica
vera gioia e speranza di noi cristiani:
Gesù.
Il giorno prima, con tutti gli altri quattordicenni della Diocesi di Milano,
abbiamo partecipato ad una messa in
San Pietro celebrata dal cardinale
Comastri, che nell’omelia ha ripercorso
la vita del santo Papa Giovanni Paolo
II, ponendo l’accento sul suo coraggio
di professare la fede anche a rischio
della vita.
Ma il cuore pulsante e la meta principale di questi due anni di catechismo è
stata la Professione di Fede, in cui i
ragazzi hanno avuto modo di esercitare
pienamente la loro libertà: “libertà è
scegliere: noi scegliamo Gesù!” (così
recitava anche lo striscione che abbiamo portato a Roma). Hanno compreso
l’importanza della loro scelta, l’impegno che si sarebbero presi e la bellezza
di una vita nella Fede. Hanno capito
che libertà non è fare quello che si
vuole, incuranti delle regole e degli
altri, ma è saper scegliere la cosa
migliore: è voler scegliere Gesù e i suoi
insegnamenti, è credere che Dio sia
nostro padre, che Cristo ci abbia insegnato la legge dell’amore da portare nel
mondo, che lo Spirito Santo è la presenza di Dio in noi. Per questo durante
Parola Amica
21
la Professione di Fede abbiamo indossato il tau (simbolo della croce e perciò
della nostra fede), che abbiamo ricevuto durante il Pellegrinaggio a Roma.
Tutto questo – la professione di Fede, la
libertà – può essere racchiuso dal grande tema che è la vita, il dono più grande e più prezioso che Dio ci abbia affidato. Per capire meglio questo tema
siamo stati aiutati da Madre Teresa di
Calcutta, leggendo il suo famoso “Inno
alla Vita”, una poesia che dà diverse
definizioni di vita: ogni ragazzo, leggendola, si è immedesimato in una
delle frasi, che a sorpresa ha trovato
stampata su una maglietta, accanto al
disegno di un tau e di una mongolfiera.
Abbiamo scelto la mongolfiera per
comprendere meglio il significato della
libertà: come la mongolfiera non può
volare se è ancorata al terreno da tiranti che la tengono ferma, così la libertà
non può essere vissuta appieno se è
limitata da ostacoli come la violenza, la
pigrizia, la dipendenza etc.
Arrivati ormai alla fine del percorso di
quest’anno, un consiglio: non considerate la Professione di Fede solo una
meta, un traguardo, ma pensatela piuttosto come una ripartenza, uno slancio
verso una vita rinnovata!
Gli educatori di terza media
Lizzola 2014
- l’unione fa la forza Ormai da tre anni viene organizzata la
“due giorni” a Lizzola, dedicata ai
ragazzi di II media della Comunità
Pastorale di Vimercate e Burago.
La giornata di 26 aprile è iniziata sotto
il segno di uno splendido sole, che ci
ha permesso di fare un pic-nic in un
bellissimo prato fiorito di crochi.
Dopo un pomeriggio tra prati e giochi è iniziato il primo momento di
preghiera del fine settimana: un
momento di preghiera (o di “deserto”) e riflessione personale sul brano
di Vangelo delle beatitudini (Mt 5,111) e la meditazione di don Tonino
Bello a riguardo. Ogni ragazzo aveva
a disposizione mezz’ora circa di
introspezione per riflettere su ciò,
con l’aiuto di alcune domande per
22 Parola Amica
guidare la riflessione.
La serata ha cambiato regime dopo la
cena, con l’inizio del Cluedo: un
duplice omicidio in uno chalet di
montagna, con tanto di yeti!
La mattinata di domenica è stata dedicata alla preparazione della S.Messa
da parte dei ragazzi, in particolare la
scrittura dell’atto penitenziale, la preghiera dei fedeli e le prove dei canti.
Dopo la celebrazione della S.Messa,
un lauto pranzo e un momento di
gioco è iniziato il secondo momento
di riflessione. Questo consisteva in
una breve esposizione dei ragazzi di
ciò che avevano apprezzato e cosa no
dell’organizzazione e dello svolgimento della “due giorni”, divisi in piccoli gruppi guidati da un educatore
ciascuno. Essi hanno anche lasciato
qualche messaggio personale su dei
post-it.
I ragazzi hanno apprezzato maggiormente i momenti di riflessione personale guidata da un educatore, piuttosto
che il momento di deserto del sabato
pomeriggio. È difficile guardarsi dentro per un adulto senza la guida di
qualcuno, figuriamoci per un ragazzo!
L’anima, “pochi grammi soltanto, ma
i più pesanti che un uomo ha”.
Dalle riflessioni lasciate sui post-it
abbiamo potuto capire che durante
questi due giorni, rispetto agli incontri
comunitari, i ragazzi hanno maggiori
possibilità di confrontarsi tra loro e
socializzare, uscendo dai limiti delle
parrocchie di origine o dalle scuole
frequentate.
Essi hanno inoltre gradito il fatto che
gli educatori si siano messi in gioco
per loro, soprattutto nel Cluedo del
sabato sera, che essi fossero a loro
disposizione al di fuori delle ore canoniche di catechismo e che avessero
pensato tutto questo solo ed esclusivamente per loro.
Questo a prova che i ragazzi di oggi
sono in grado di stare ancora a contatto con la natura, lontano da cellulari,
televisione ed amicizie virtuali, se si
dà loro la giusta attenzione e un
pochino di libertà.
Qualche pensiero dei ragazzi, che racchiudono il pensiero di molti sono i
seguenti:
“Anche se i momenti di riflessioni
sono stati difficili ci hanno aiutato ad
essere più maturi sul pensare le cose e
a capire meglio quello che vorrebbe
da noi Gesù.
La pioggia ci ha penalizzati ma ci ha
anche secondo me aiutati perché ci ha
permesso di socializzare tutti insieme
in salone.”
“Questa esperienza mi è stata utile, ho
imparato a riflettere e pregare, anche
se non sono riuscito a socializzare con
tutti i ragazzi intorno a me, che era
uno degli obiettivi di questi due giorni. Ho imparato anche che per riuscire a pregare meglio bisogna compiere
dei sacrifici.”
“In questi due giorni ho capito che
serve, anche se molto difficile, stare
con persone che non si conoscono per
fare amicizia. Mi è piaciuto molto
parlare con le educatrici perché ci
capiscono e ci aiutano con consigli e
spiegazioni.”
Matilde Brambilla
Parola Amica
23
Insieme in viaggio alla scoperta
della Romania 25 aprile - 2 maggio 2014
L'annuale viaggio all'estero che la
Parrocchia propone alla fine di aprile quest'anno ci ha condotti in
Romania. Il gruppo di 38 persone
comprendeva una decina di partecipanti all'Università del Tempo
Libero di Trezzo, con i quali abbiamo subito instaurato un ottimo rapporto.
La partenza molto mattiniera da Orio
al Serio ci ha permesso di arrivare a
Bucarest abbastanza presto, nonostante l'ora in più del fuso orario.
Dopo un veloce "attraversamento"
della città, con il verde quartiere
delle ambasciate, il centro storico e
commerciale e i palazzoni di
Ceausescu, tra cui l'imponente
Palazzo del Popolo (il secondo edificio del mondo per dimensioni, dopo
il Pentagono), abbiamo puntato a
nord, sa¬lendo dalla pianura agricola di terra nera con grandi estensioni
gialle di colza in fiore, alla zona collinare ingentilita dalla fioritura bianca degli alberi da frutto: ciliegi, prugni, meli: questo spettacolo ci
accompagnerà per tutto il viaggio.
Le cittadine industriali presentano
spesso tetri impianti chimici dismessi, le zone rurali invece offrono
lungo la strada allineamenti di
modesta casette monofamiliari tutte
di¬verse, tutte con un cancello che
dà sul piccolo cortile, spesso con una
croce in ferro sul tetto.
Dopo il pranzo nel ristorante "panoramico" di Curtea de Arges, riprendiamo il viaggio addentrandoci nella
24 Parola Amica
valle che risale, sempre in direzione
nord, all'interno dei Monti Fagaras,
avendo sulla destra il fiume e una
vecchia ferrovia a scartamento ridotto. Arriviamo così al Monastero
Cozia, il primo dei tanti che visiteremo: è un quadrilatero con al centro la
piccola chiesa affrescata ma molto
buia. È un monastero maschile, alcuni giovani monaci alti, magri e barbuti ci incrociano, non guardano i
turisti ma procedono a occhi bassi,
uno mi saluta solo stringendomi il
braccio.
Cantiamo il "Regina coeli, laetare"
nella chiesa, risaliamo sul bus e proseguiamo per la valle tortuosa e
umida e finalmente sbocchiamo nell'
ampio altopiano dove sorge Sibiu e ci
attende finalmente l'albergo. E’
molto tardi e non possiamo celebrare
la Messa, che rimandiamo all'indomani mattina in una sala dell'albergo.
Intanto nella prima giornata abbiamo
conosciuto i nostri accompagnatori:
anzitutto l'autista, che non sa l'italiano e quindi con noi è del tutto silenzioso, ma è una persona distinta e
devota: si fa il segno della croce (tre
volte, come usano qui) ad ogni partenza e davanti a ogni chiesa o croce
campestre che incontriamo; inoltre
ha un suo libretto di preghiere che
legge nelle soste. Anche l'accompagnatore dell'agenzia, Ottaviano
(nome romano!), si segna con devozione ogni volta che preghiamo in
viaggio (le preghiere del mattino e
una decina di Rosario alla sera):
siede vicino a me e mi parla delle
condizioni sociali del paese. Infine la
guida turistica, Massimo, è un
pugliese che si è stabilito in
Romania: i suoi interventi sono brillanti, ma un po' superficiali, tipicamente "all'italiana".
All'indomani, sabato 26/4, visitiamo
il centro storico di Sibiu, entrandovi
per una porta della doppia cinta di
mura, la quale è dotata di torri e
camminamenti difensivi che erano
edificati e poi difesi a cura delle
diverse corporazioni di mestieri
della città, come era costume dei
Sassoni.
Dobbiamo qui ricordare che nel
secolo XIII d.C. il re dell'Ungheria,
che allora dominava la Transilvania,
favorì la migrazione in essa di popolazioni germaniche (i Sassoni) perché vi costruissero e presidiassero
città fortificate, per difendere il territorio dalle scorrerie dei tartari provenienti dall'Est. Questi tedeschi, tre
secoli dopo, passarono alla Riforma
luterana mantenendo il possesso
delle loro cattedrali (dette localmente "chiese gotiche"), obbligando i
cattolici a edificarsi nuove chiese in
stile rinascimentale-barocco. Tipiche
sono dunque nelle città sassoni le
due cattedrali.
Ma torniamo ora alla nostra Sibiu: vi
abbiamo appunto visitato la cattedrale cattolica, barocca, e solo dall'esterno la grande "chiesa gotica'
piuttosto malandata e in restauro.
Elemento tipico di queste cattedrali
riformate è anche, all'esterno, il
monumento al predicatore che ha
guidato la comunità sassone ad
abbracciare la confessione luterana:
così abbiamo visto a Sibiu e a
Brasov.
Raggiunta Sighisoara, dopo il pranzo abbiamo visitato la cittadina,
anch'essa fortificata e molto ben
conservata. Vi si ammira il piccolo
palazzo dove è nato il sanguinario
principe Vlad Tepes, detto "l'impalatore” da cui è stato tratto il personagParola Amica
25
gio letterario e cinematografico di
Dracula.
Proseguendo sempre in direzione
nord siamo entrati nella pittoresca e
celebre regione del Maramures, che
confina con l'Ucraina. Nel pomeriggio pieno di sole abbiamo visitato il
grande Monastero femminile di
Barsana, costituito da due Chiese (la
Vecchia e la Nuova del 1990 ca.) e
da diversi edifici dai caratteristici
tetti cuspidati in legno ma recenti,
distribuiti in uno spazio cintato e fiorito sul fianco della collina: un posto
magnifico, dove convergono le
popolazioni circostanti per celebrazioni liturgiche e feste. Se le chiese
urbane definiscono la presenza cattolica e luterana nelle città, i grandi
monasteri costituiscono la presenza
ortodossa nelle campagne e nelle
valli montane.
Dopo il pernottamento a Baia Mare e
la S.Messa domenicale del 23/4 in
albergo, siamo ripartiti ancora in
26 Parola Amica
direzione nord verso Sapunta. Era
domenica mattina e attraversando i
villaggi si vedevano le donne che si
recavano alla Messa indossando il
costume locale: camicetta bianca
ricamata a vivaci colori, fascia scura
e stretta alla vita, gonna ampia e
"plissata", al ginocchio, gambe nude,
calzini bianchi e scarpe basse nere,
mani ai fianchi. A Sapanta ci siamo
fermati a visitare il c.d. "Cimitero
allegro", nel quale i monumenti
funebri, modesti e di legno, riportano, incisi a colori, ingenui racconti e
rappresentazioni della vita del
defunto capofamiglia.
Ma quello che mi ha più interessato
era la Messa domenicale che si celebrava nella grande chiesa parrocchiale posta all'interno del Cimitero.
La Messa ortodossa dura tre ore e
nella mattina è unica. Le famiglie
con i bambini continuavano ad arrivare, con i vestiti della domenica; gli
uomini si fermavano fuori dal
Cimitero a chiaccherare tra loro,
mentre le donne con il fazzoletto
colorato entravano nella chiesa dove
la liturgia cantata era in corso: mentre ero ancora fuori dalla chiesa ho
sentito prima una parte della predica
amplificata all'esterno (per farla
giungere anche agli uomini?).
Benché non comprendessi la lingua,
capii benissimo dal tono forte e concitato che era la predica del parroco
ai suoi fedeli. Essa però si concluse
con una modulazione cantata, così
come le omelie dei Padri della
Chiesa si concludevano con una dossologia probabilmente cantata.
Intanto ero entrato in chiesa e mi ero
messo in fondo; alcune donne erano
inginocchiate poco oltre la soglia sul
corridoio centrale; la chiesa era
piena, ma non zeppa, e si sentiva la
voce del celebrante cantare in forma
litanica le invocazioni, a cui i fedeli
rispondevano a più voci "Amin" o
altre risposte; poi però il canto del
celebrante si fece continuo, accompagnato in sottofondo dalla supplica
del popolo. Facendo il confronto con
le nostre liturgie domenicali e con i
canti che facciamo, devo dire che lì
avvertivo una fede più esplicita e un
canto che non "accompagna" l'azione del sacerdote, ma "dialoga" continuamente con lui, in un'unica solenne "liturgia".
Ripartiti da Sapanta abbiamo preso
la direzione est, costeggiando un
fiume che segna il confine con
l'Ucraina: la riva al di là di esso era
già Ucraina!. Dopo il pranzo in ristorante abbiamo raggiunto il
Monastero di Humor, circondato da
bastioni di difesa; la chiesa centrale è
affrescata anche su tutto l'esterno
con scene bibliche e anche storiche e
agiografiche in cui prevale il caratteristico "rosso" di Humor.
Pernottiamo a Gura Humorolui, una
stazione sciistica, dove ci fermeremo
due notti, perché ormai siamo in
Bucovina e ci sono nei dintorni molti
monasteri da visitare.
L'indomani, lunedì 28, è infatti la
giornata dei quattro monasteri, il
primo dei quali è stato quello di
Voronet, celeberrimo per le pitture
che fasciano la chiesa, nelle quali
domina "l’azzurro" di Voronet e si
distinguono il rande Giudizio
Universale e l'albero di Jesse, cioè la
discendenza di Davide. Qui ci ha
fatto da guida per un'ora, parlando
un "suo" italiano, Suor Tatiana,
un'anziana e vivace monaca che ha
studiato in Germania ma ha visitato
anche Firenze e Roma, incontrandovi Giovanni Paolo II. Ci ha presentato i Monasteri romani, costruiti nel
XV secolo e affrescati nel decennio
1530-1540, come un fatto unitario di
fede, liturgia, arte, cultura, cittadelle
di resistenza agli ottomani ma ancora efficaci contro il comunismo
recente.
Gli altri Monasteri visitati nella giornata sono stati quelli, pure celebri e
importanti, di Moldovita e di
Sucevita, e un quarto di cui non
ricordo il nome. Questi monasteri, a
volte maschili, a volte femminili,
hanno anche centinaia di monaci,
che vivono e lavorano anche in fattorie e case costruite all'esterno del
monastero su terreni di sua proprietà
e vi si radunano per la preghiera e gli
atti comuni.
Il giorno seguente, martedì 29,
abbiamo visitato altri due grandi
Parola Amica
27
Monasteri: al mattino quello maschile di Neamt, con 250 monaci, scuola
di teologia e stamperia, che pubblica
testi religiosi e anche riviste popolari per il sostegno della fede nei confronti della modernità; e dopo il
pranzo in un agriturismo, quello
femminile di Agapia, con 300 monache, che dormono anche in casette
esterne, ma lavorano all'interno in
laboratori di maglieria e tappeti.
Dopo il pernottamento a Piatra
Neamt, ci siamo rimessi in viaggio,
ormai verso sud ma sempre per valli
montane, in direzione di Brasov, che
abbiamo raggiunto nel primo pomeriggio. Dopo la visita programmata e
accurata della grande "chiesa gotica", c'è stato tempo per la foto di
gruppo e una visita libera al centro
cittadino e per gli acquisti di rito.
Giovedì 1/5 è stata la giornata dei
castelli. Prima a Bran abbiamo visitato il Castello c.d. "di Dracula", ma
solo per il fatto che vi è stato girato
il film omonimo. In realtà si tratta di
un autentico e ardito castello
medioevale, restaurato e abitato nei
primi decenni del '900 dalla Regina
Maria, importante sovrana morta
negli anni Trenta. Di lei sono conservati tutti gli ambienti, arredati in
modo sobrio con mobili antichi,
compresa la sua libreria, nella quale
ho notato un'edizione italiana completa delle opere di Gabriele
d'Annunzio.
Nella tarda mattinata abbiamo raggiunto, sotto le montagne ancora
innevate, la stazione turistica di
Sinaia, che nella parte alta, fra le
pinete, ospita il parco e il "castello",
ma in realtà magnifico palazzo turri28 Parola Amica
to, di Re Carlo I, primo re della
Romania unificata negli ultimi
decenni dell'Ottocento.
Era la sua residenza di campagna,
sontuosa e curatissima negli interni,
decorati e arredati con gusto finissimo: un vero godimento e una magnifica conclusione del viaggio.
In sette giorni abbiamo percorso
2100 chilometri, godendo sempre di
bel tempo tranne l'ultimo giorno.
Tutti i giorni abbiamo attraversato
tratti montagnosi, ricchi di boschi di
conifere e faggi, alternati a prati suddivisi da staccionate e adibiti a
pascolo, così da formare un paesaggio luminoso e ampio che richiama
l'Alto Adige. Le strade più belle e
larghe le abbiamo trovate in montagna, fatte costruire da Ceausescu per
una scelta promozionale.
Che cosa dire in sintesi? Abbiamo
incontrato una nazione viva e dalla
storia complessa e tormentata, a partire dalle radici "romane" dovute
all'occupazione romana per quasi
due secoli (in più villaggi abbiamo
visto piccoli monumenti alla "lupa di
Roma", che ci richiamavano i nostri
eretti dal fascismo), fino alle invasioni tartare e ottomane da cui si
sono difesi con l'impianto dei
"Sassoni", alla dominazione ungherese, asburgica e cattolica sulla
Transilvania, alla resistenza identitaria custodita dalla ortodossia, specialmente grazie ai monasteri, alla
dura esperienza comunista sotto
Ceausescu, alla orgogliosa attuale
appartenenza "europea", ma ancora
senza euro (beati loro!), alla fede
sempre presente e professata.
Don Giuseppe
Luglio ed Agosto
nella teca espositiva
A luglio la teca ospiterà due manufatti tessili di pregevole fattura: un
copri-leggio ed una stola, fondo
rosso, ricamo con filati aurei, disegno di Giocondo Albertolli, realizzati da un anonimo ricamatore
negli anni venti del 1800.
Giocondo Albertolli, architetto e
decoratore di origine ticinese
(Bedano 1742 – Milano 1839 ),
professore di ornato a Brera, fu
personaggio di massimo rilievo
nella progettazione totale degli
ambienti, sia dal punto di vista
architettonico che decorativo, tra
Sette e Ottocento. Attivo a Milano
sin dai primi anni settanta del 1700
realizzò la decorazione delle sale
di palazzo reale nella città meneghina e nella villa reale di Monza,
compresi i disegni di saliere,
mobili, paramenti di camino, porte
e sovrapporte. Lavorò anche alla
Parola Amica
29
decorazione di edifici importanti
sorti a Milano verso la fine del
1700: palazzi Belgioioso, Melzi,
Greppi ed Arconati. Sempre a
Milano l’Albertolli restaurò l’altare maggiore della chiesa di S.
Marco.
Fu autore di importanti pubblicazioni nell’ambito dell’architettura
e della decorazione.
30 Parola Amica
L’Archivio Plebano di Vimercate conserva alcuni disegni originali e documenti autografi
dell’Albertolli ed anche mandati di
pagamento con cui i solerti fabbriceri della Chiesa della Beata
Vergine del Rosario retribuirono il
famoso architetto per “ricognizione a lui pagata per dissegni fatti in
occasione del paramento rosso
eseguito a ricami d’oro e per l’assistenza alla esecuzione della detta
insigne opera”.
Ad agosto nella teca troverà posto
un quadretto devozionale con
l’immagine di S. Stefano durante
il martirio , di cm. 58 x 48, in stoffa dipinta e ricamata con filati di
vari colori, della fine XIX - inizio
XX secolo.
Affiancheranno il quadretto devozionale alcune “composizioni” che
riproducono l’insieme della decorazione interna della collegiata di
S. Stefano, sia quella cinquecentesca con gli affreschi dell’abside di
Lattanzio Gambara che rappresentano il martirio e la visione della
gloria celeste del primo martire,
sia quella ottocentesca con gli
affreschi di Giovanni Chiarini
nella navata centrale e nel presbiterio in cui sono raffigurati gli
apostoli nel momento del loro
martirio. Queste composizioni
sono delle miniature su tela artistica, realizzate dal Signor Armando
D’Alessio Grassi nel 2001 con tecnica mista: foto professionale da
pellicola - scanner - impronta a
getto d’inchiostro su tela - finitura
manuale. Anche le cornici sono
rifinite a mano con doratura antica
e completate con vernice conservativa.
Carlo Mauri
L’IMPEGNO MULTIFORME
DELLE ACLI
Giugno, gli impegni cominciano a
diradarsi e si comincia, per chi può, a
pensare alle vacanze.
In questo mese si cerca di fare un
primo bilancio dell’anno e delle attività svolte dal nostro Circolo.
Ci sono le attività ormai abituali:
sportello Fianco a Fianco; Progetto
Ospitalità;
sportello
MeLC;
Sportello C.V.; il Punto Famiglia;
il corso di arabo; la gestione della
distribuzione degli stampati del
Comune, che hanno consolidato la
loro presenza e operatività sul territorio.
Poi ci sono gli eventi, i momenti di
riflessione specifici, come le serate
sull’approccio al mondo del lavoro
organizzate in collaborazione con
L’Azione Cattolica.
C’è stata la Veglia dei Lavoratori a
Milano alla presenza del nostro cardinale, dove le testimonianze raccontate ci hanno dato molti stimoli per cercare di riproporle sul nostro territorio:
i lavori socialmente utili della parrocchia Chiesa Rossa di Milano; il progetto “Lavoro e solidarietà” con dei
tutor che accompagnano i giovani nel
mondo del lavoro; oppure un’evoluzione del nostro sportello C.V., organizzato da Comunione e Liberazione
per la stesura dei curriculum, la preparazione ai colloqui di lavoro, l’aiuParola Amica
31
to e l’accompagnamento nella ricerca
di lavoro. Oppure la creazione di un
fondo solidale per aiutare l’amministrazione comunale a far lavorare
delle persone, con lavori socialmente
utili, attraverso l’assunzione in cooperative sociali. Alla base di queste
proposte, e forse la maggior parte
delle persone non se ne sono rese
conto, sta il significato della preghiera. Perché innalzare preghiere non
significa recitare delle litanie in modo
meccanico, ma mettersi a disposizione con il proprio entusiasmo con le
proprie idee, con i propri limiti, cercando nell’unione con gli altri di trovare spunti, proposte che possano
dare speranza, smuovere questa sensazione di pessimismo, di impotenza,
di non adeguatezza nel poter risolvere i problemi che attanagliano la
nostra società e il futuro dei nostri
giovani.
Da questa riflessione nasce il progetto MIND, che abbiamo ascoltato
come ultima proposta dal rappresentante di Desio e che stiamo cercando,
faticosamente, di riproporre sul
nostro territorio.
Non è facile, si devono superare preconcetti, mancanza di efficacia a
breve termine, credibilità.
Per questo chiediamo a coloro che
leggeranno questo articolo di parlarne
a loro volta con chi condivide l’idea
che non si può attendere e basta, ma
bisogna agire. Venite al nostro
Circolo, chiamateci, uniamoci, lavoriamo affinché si formi un’onda che
ci spinga fuori dallo stagno in cui stiamo vivendo.
32 Parola Amica
Noi cerchiamo di dare il nostro
apporto con lo sportello C.V. che, con
l’aiuto nella stesura dei curriculum, in
tre anni ha accolto e accompagnato
110 persone nel percorso di ricerca di
un lavoro. Tra di esse, circa un 20% di
stranieri e circa un 35% di persone
che non potevano contare né su
ammortizzatori sociali, né di altri redditi in famiglia.
Siamo, altresì, particolarmente contenti in quanto stiamo per consegnare
gli alloggi della nostra cooperativa di
Via Duca degli Abruzzi, con la soddisfazione dei nostri soci per la qualità
dell’edificio, della gestione e della
precisione nel rispetto delle date. Noi
ringraziamo il Consorzio Cooperative
Lavoratori e l’impresa Mariani di
Concorezzo per la grande professionalità con cui hanno operato.
Abbiamo premiato le poesie e i dipinti del Concorso che ormai da sette
anni organizziamo per i ragazzi delle
scuole medie e anche questo è motivo
di grande soddisfazione per il grande
numero di partecipanti.
Abbiamo partecipato alla costituzione
in associazione dello sportello
Me.L.C. che da diversi anni ha fatto
incontrare famiglie e badanti. Questa
nuova veste giuridica ci dovrebbe consentire di avere una maggiore autonomia, di partecipare a bandi che ci possano dare una visione più ampia e a
lungo termine dei nostri programmi.
Come sportello Fianco a Fianco
abbiamo organizzato per il 12 giugno,
alle ore 18,00, presso l’auditorium
della biblioteca di Vimercate, l’incontro
“L’Amministratore
di
Sostegno? Una persona vera a fianco di una persona vera!” per illustrare i compiti e l’utilità di questa
figura prevista dalla protezione giuridica. Un lavoro condiviso dal
Tribunale di Monza, la Provincia di
Monza, gli Enti locali, l’ordine degli
avvocati, gestito sul territorio dalla
rete Fianco a Fianco.
E poi abbiamo in mente…
Perché non vieni a parlare con noi
proponendo le tue idee?
Ti aspettiamo. Intanto, buone vacanze.
Circolo Acli di Vimercate
Restauro panche santuario
Lo scorso anno si è provveduto a restaurare una parte delle panche del Santuario
Beata Vergine del Rosario.
Ne restano da restaurare ancora una
trentina per una spesa di 10 mila euro.
Trattandosi di una spesa necessaria ma
non indispensabile, eventuali offerte, oltre
ad essere molto gradite, potrebbero anticipare i lavori di restauro.
Sarà consentito mettere il nominativo del
benefattore sulla panca sovvenzionata, se
richiesto.
CONSIGLIO AFFARI ECONOMICI
Parola Amica
33
34 Parola Amica
Festa del Corpus Domini
24 ore di adorazione
Carissimi,
anche quest’anno abbiamo deciso di proporre come gesto comunitario
che sia significativo per la nostra crescita spirituale e, al tempo stesso, importante per l’opera della casa di accoglienza “La casa di Chiara”
24 ore di adorazione eucaristica in preparazione al CORPUS DOMINI
Proponiamo che questo avvenga dal 18 al 19 giugno p.v. (Festa del Corpus
Domini), secondo le modalità tipiche dell’adorazione perpetua e cioè:
•
•
•
•
•
•
Presso la chiesetta di San Maurizio, a Vimercate, in via
Motta
Turni di un’ora
Almeno due persone per turno
A partire dalle ore 20.30 di mercoledì 18 giugno, sino alle
ore 19.30 di giovedì 19 giugno
Nelle ore notturne sarebbe preferibile la presenza anche di
uomini
È necessario ricevere le adesioni entro lunedì 9 giugno p.v.
Alle ore 20.30 di giovedì 19 giugno, Don Michele Di Nunzio celebrera la S.
Messa del Corpus Domini nella Chiesa Cardinal Ferrari di San Maurizio.
Per dare la propria disponibilità per uno o piu turni, vi preghiamo di
inviare una mail, con specificata/e l’ora/e, a questo indirizzo
[email protected] oppure di contattare Marinella al CAV (039.6084605) o
Marisa (segreteria Parrocchiale Vimercate 0396681229 [email protected]) o Mara (Segr. Parrocchiale s. Maurizio 039 668718
[email protected])
Non dubitiamo che il valore di questo gesto farà sì che ognuno si senta coinvolto e sollecitato a parteciparvi.
Cordialmente
Don Mirko Bellora Don Roberto Valeri
Decano
Ass. Decanale Cav
Don Michele di Nunzio
Parrocchia S. Maurizio
Dott. Michele Barbato
Centro di aiuto alla vita
Vimercate, 16 maggio 2014
Parola Amica
35
Raccontare la carità
per favorire i cambiamenti
Decanato
di
Vimercate
Comunità vive, solidali, che
esprimono gratitudine per i
doni di Dio ricevuti, che trasmettono speranza
Dall’inizio del suo pontificato
Papa Francesco ci stimola ad
essere cristiani autentici, invitando continuamente a riflettere
sulla coerenza tra parola ed azione e definendo questo nostro
tempo il tempo in cui mettere a
frutto i doni di Dio non per noi
stessi, ma per Lui, per la Chiesa,
per gli altri, il tempo in cui cercare di far crescere il bene nel
mondo (cfr. udienza del 24 aprile
2013) Numerose e differenziate
sono le forme di solidarietà
espresse nelle nostre comunità
parrocchiali, in esse possiamo
cogliere l’esperienza dei nostri
Centro d’Ascolto, dei distretti del
Fondo Famiglia Lavoro e dei
diversi servizi espressi dalle
Caritas, con la condivisione delle
fatiche che tante persone nella
comunità portano e con la consapevolezza che il bene di quelle
36 Parola Amica
persone è il bene della comunità.
Da queste esperienze sono nate
negli anni opere concrete per
rispondere ai bisogni che le famiglie portano.
La comunità risorsa
per la famiglia
II lavoro ed i Fondi solidali
La crisi colpisce ancora duramente e molte sono ancora le famiglie
cadute in condizioni economiche
difficili per la mancanza del lavoro. Molto e stato fatto in questi
anni. La proposta concreta del
Fondo Famiglia e Lavoro della
diocesi e diventata un’occasione
immediata di assunzione di
responsabilita, di solidarieta e di
aiuto diretto, il valore del lavoro,
dopo anni di oblio, e tomato ad
essere oggetto di attenzione. Il
FFL (Fondo Famiglia e Lavoro
diocesano) nella sua prima fase
(conclusa il 31-12-2011) ha distribuito nel nostro decanato €
575.795. Nella seconda fase
(ancora in atto) €170.300. Sulla
scia del Fondo Famiglia lavoro
nel decanato sono sorti n. 10
Fondi locali (n.9 fondi attivati dal
2011 e uno dal 2006) che dalla
loro costituzione hanno erogato
ad oggi oltre € 1.000.000 È
necessario continuare in questa
opera di solidarieta, rimettendo
contemporaneamente al centro di
una riflessione il lavoro ed il suo
valore. Ha scritto Giovanni Paolo
II: “mediante il suo lavoro (l’uomo) partecipa all’opera del
Creatore, e a misura delle proprie
possibilita, in un certo senso, continua a svilupparla e la completa”
(Laborem Exercens). Per questo e
necessario I’impegno di tutti,
soggetti pubblici e privati, organismi ecclesiali, nel cercare soluzioni che possono ridare lavoro e
dignita a chi il lavoro lo ha perso.
La casa e i progetti di
accompagnamento
La mancanza di un lavoro e la
perdita della casa sono diventate
un binomio quasi inscindibile.
Progetto Ospitalità Onlus è l’associazione nata 10 anni fa dalla
collaborazione tra Fondazione S.
Carlo, Caritas Decanale e Acli di
Vimercate, per dare risposta al
bisogno di casa portato dalle persone in difficolta economica temporanea e che si trovano nell’impossibilità di accedere al mercato
privato. I Centri d’Ascolto individuano le situazioni di bisogno, ne
progettano il percorso di sostegno, trovano le forme di supporto
e di accompagnamento piu appropriate al caso e, con la collaborazione delle Caritas parrocchiali
individuano le persone (tutor) che
affiancano le famiglie ospitate a
superare le eventuali difficoltà del
vivere quotidiano, favorendo il
loro inserimento nella comunità e
nella vita sociale.
In
questi
anni
Progetto
Ospitalità ha potuto contare
sulla disponibilità di N° 9
appartamenti avuti in comodato
d’uso gratuito da 4 parrocchie (n.
5), dal Comune di Vimercate (n.
2), da Caritas Ambrosiana (n.2).
Dallo scorso anno anche due
famiglie hanno messo a disposizione un loro alloggio per l’accoglienza temporanea, richiedendo
solo il rimborso delle spese. Nel
corso di questi anni sono stati
accolti N° 26 nuclei/persone singole con un tempo medio di permanenza di 27 Mesi. Un nuovo
progetto
cofinanziato
da
Fondazione Cariplo, Fondazione
S.Carlo e dai comuni di Vimercate
e Arcore, vedrà la ristrutturazione
di 6 appartamenti dati in comodato dai comuni di Arcore (N° 3) e
Vimercate. (N° 3). C’e bisogno
quindi di persone (tutor) che si
rendano disponibili per questo
particolare tipo di carità.
La fornitura di generi di prima
necessità
Nel corso dell’anno 2013 i Centri
d’ascolto del decanato hanno
incontrato n. 1727 persone/famiglie, di cui 672 nuove, con n.
8223 colloqui. Diverse di queste
persone hanno ricevuto viveri,
Parola Amica
37
prodotti per l’igiene, vestiario.
Complessivamente i viveri distribuiti sono stati oltre 1600 quintali grazie al contributo dato dalle
parrocchie circa 25.%, dal Banco
Alimentare 40.%, dell'Agea
(Agenzia per le erogazioni in
agricoltura) 35%. Come segnalato
anche sui media, dal 2014 le forniture Agea sono cessate con la
conseguenza che i Centri d'ascolto sono costretti a rivedere i criteri di assegnazione riducendo il
numero del destinatari ed i
magazzini di distribuzione ridurre
la quantita di generi alimentari
erogati. Si rende perciò necessario programmare con più frequenza le raccolte nelle comunità locali ed incrementare il circuito virtuoso delle famiglie
solidali che fanno acquisti mensili od offrono una somma equivalente.
Famiglia risorsa per la comunità: la mutualità tra famiglie
Le reti di solidarietà tra famiglie
sorte in questi anni sono l’esperienza piu coinvolgente, una
risorsa contro la crisi che vogliamo promuovere. Famiglie che si
sono messe in gioco spontaneamente o accogliendo un invito,
con modalità e gradi di coinvolgimento diversi, per sostenere altre
famiglie in difficoltà. Anche nel
nostro decanato sono già presenti
forme diverse di famiglie solidali.
Sostengono fondi solidali o fanno
38 Parola Amica
la spesa una volta al mese per
un’altra famiglia. Avviano rapporti di prossimità e accompagnamento in stile familiare, accudiscono temporaneamente bambini.
Fino ad arrivare all’esperienza
piu radicale dell’ Associazione
Mondo di Comunità e Famiglia di
Mezzago, che hanno scelto di
vivere la solidarietà nella sobrietà, nella fraternità, nel sostegno
reciproco, nella disponibilità
all’accoglienza e al dono.
Conclusione
Il filo che unisce queste esperienze è la testimonianza personale
della Carità di Cristo, l’apertura
verso l’altro, la risposta al bisogno di ascolto, di relazione, di
condivisione, di sentirsi parte di
una comunità, dimostrazione di
quanto la carità possa essere fantasiosa nell’individuare strade
nuove, che vogliono essere da stimolo ad altri uomini e donne
delle nostre comunità che abbiano
il coraggio di testimoniare la differenza cristiana, nella convinzione che molte solitudini, molte difficoltà trovano una risposta se una
comunità condivide responsabilità, funzioni di aiuto e sostegno
reciproco. La speranza è di
saper essere capaci, insieme, di
dare forma a queste nuove sensibilita.
Angelo Pirola
Info: cardecvim@tiscali. it
Tel 039.6082184
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