1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO R. MAIOLINI L’immagine di Gesù nel Corano Sura III. Âl 'Imrân (La Famiglia di Imran)1, 33-68 33 In verità Allah ha eletto Adamo e Noè e la famiglia di Abramo e la famiglia di 'Imrân al di sopra del resto del creato, 34 [in quanto] discendenti gli uni degli altri. Allah è audiente, sapiente. 35 Quando la moglie di 'Imrân disse: "Mio Signore, ho consacrato a Te e solo a Te quello che è nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verità Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!". 36 Poi, dopo aver partorito, disse: " Mio Signore, ecco che ho partorito una femmina": ma Allah sapeva meglio di lei quello che aveva partorito, "Il maschio non è certo simile alla femmina! L'ho chiamata Maria e pongo lei e la sua discendenza sotto la Tua protezione contro Satana il lapidato". 37 L'accolse il suo Signore di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita. L'affidò a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: " O Maria, da dove proviene questo?". Disse: " Da parte di Allah". In verità Allah dà a chi vuole senza contare. 38 Zaccaria allora si rivolse al suo Signore e disse: " O Signor mio, concedimi da parte Tua una buona discendenza. In verità Tu sei Colui che ascolta l'invocazione". 39 Gli angeli lo chiamarono mentre stava ritto in preghiera nel Santuario: "Allah ti annuncia Giovanni , che confermerà una parola di Allah , sarà un nobile, un casto, un profeta, uno dei devoti". 40 Disse: "O mio Signore, come mai potrò avere un figlio? Già ho raggiunto la vecchiaia e mia moglie è sterile". Disse: "Così! Allah fa quel che vuole". 41 "Signore", disse Zaccaria, "dammi un segno". "Il tuo segno, disse [il Signore], sarà che per tre giorni potrai parlare alla gente solo a segni. Ma ricorda molto il tuo Signore e glorificaLo al mattino e alla sera". 42 E quando gli angeli dissero: " In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo. 43 O Maria, sii devota al tuo Signore, prosternati e inchinati con coloro che si inchinano ". 44 Ti riveliamo cose del mondo invisibile, perché tu non eri con loro quando gettarono i loro calami per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria e non eri presente quando disputavano tra loro. 45 Quando gli angeli dissero: " O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente : il suo nome è il Messia , Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini 46 Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti". 47 Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "E' così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è." 48 E Allah gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torâh e il Vangelo. 49 E [ne farà un] messaggero per i figli di Israele [che dirà loro]: "In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah, diventa un uccello. E per volontà di Allah, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. E vi informo di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case. Certamente in ciò vi è un segno se siete credenti! 50 [Sono stato mandato] a confermarvi la Torâh che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi era stata vietata . Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi. 51 In verità Allah è il mio e vostro Signore. AdorateLo dunque: ecco la retta via". 52 Quando poi Gesù avvertì la miscredenza in loro, disse: "Chi sono i miei ausiliari sulla via di Allah?", "Noi, dissero gli apostoli, siamo gli ausiliari di Allah. Noi crediamo in Allah, sii testimone della nostra sottomissione. 53 Signore! Abbiamo creduto in quello che hai fatto scendere e abbiamo seguito il messaggero, annoveraci tra coloro che testimoniano". 54 Tessono strategie e anche Allah ne tesse. Allah è il migliore degli strateghi! 55 E quando Allah disse: "O Gesù, ti porrò un termine e ti eleverò a Me e ti purificherò dai miscredenti. Porrò quelli che ti seguono al di sopra degli infedeli, fino al Giorno della Resurrezione" . Ritornerete tutti verso di Me e Io giudicherò le vostre discordie. 1 Il nome della sura deriva dal v. 33: Amran ( in ebraico) era il padre di Mosè e di Aronne Mompiano, 12 gennaio 2015 R. MAIOLINI 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO 56 E castigherò di duro castigo quelli che sono stati miscredenti, in questa vita e nell'Altra, e non avranno chi li soccorrerà. 57 Quelli che invece hanno creduto e operato il bene, saranno ripagati in pieno. Allah non ama i prevaricatori ". 58 Ecco quello che ti recitiamo dei segni e del Saggio Ricordo . 59 In verità, per Allah Gesù è simile ad Adamo che Egli creò dalla polvere, poi disse: "Sii" ed egli fu. 60 [Questa è] la verità [che proviene] dal tuo Signore. Non essere tra i dubbiosi. 61 A chi polemizza con te, ora che hai ricevuto la scienza, di' solo: "Venite, chiamiamo i nostri figli e i vostri , le nostre donne e le vostre, noi stessi e voi stessi e invochiamo la maledizione di Allah sui bugiardi". 62 Ecco il racconto veridico. Non c'è altro dio che Allah e in verità Allah, Lui, è l'Eccelso, il Saggio. 63 Se dunque volgono le spalle, invero Allah ben conosce i seminatori di discordia. 64 Di': "O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e cioè ] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all'infuori di Allah". Se poi volgono le spalle allora dite: "Testimoniate che noi siamo musulmani". 65 O gente della Scrittura, perché polemizzate a proposito di Abramo mentre la Torâh e il Vangelo sono scesi dopo di lui? Non capite dunque? 66 Ecco, già polemizzate su ciò che conoscete, perché dunque intendete polemizzare su ciò di cui non avete conoscenza alcuna ? Allah sa e voi non sapete. 67 Abramo non era né giudeo né nazareno, ma puro credente e musulmano. E non era uno degli associatori. 68 I più vicini ad Abramo sono quelli che lo hanno seguito [così come hanno seguito] questo profeta e quelli che hanno creduto. Allah è il patrono dei credenti. Sura IV, An-Nisâ' (Le Donne)2, 155-159; 171-172 155 In seguito [li abbiamo maledetti perché] ruppero il patto, negarono i segni di Allah, uccisero ingiustamente i Profeti e dissero:" I nostri cuori sono incirconcisi ". E' Allah invece che ha sigillato i loro cuori per la loro miscredenza e, a parte pochi, essi non credono, 156 [ li abbiamo maledetti] per via della loro miscredenza e perché dissero contro Maria calunnia immensa , 157 e dissero: "Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!" Invece non l'hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro . Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso 158 ma Allah lo ha elevato fino a Sé. Allah è eccelso, saggio. 159 Non vi è alcuno della Gente della Scrittura che non crederà in lui prima di morire. Nel Giorno della Resurrezione testimonierà contro di loro. … 171 O Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno Spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e nei Suoi messaggeri. Non dite "Tre", smettete! Sarà meglio per voi. Invero Allah è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui! A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è sulla terra. Allah è sufficiente come garante. 172 Il Messia e gli Angeli più ravvicinati non disdegneranno mai di essere gli schiavi di Allah. E coloro che disdegnano di adorarLo e si gonfiano d'orgoglio, ben presto saranno adunati davanti a Lui. 2 Il nome della sura deriva dal v. 1 Mompiano, 12 gennaio 2015 R. MAIOLINI 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO GESÙ DI NAZARETH VISTO DA SCRITTORI EBREI DEL XX SECOLO Schalom Ben-Chorin, Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno, Morcelliana, Brescia 1985 (1a ed. tedesca 1967). «Sin dalla mia giovinezza ho avvertito la figura di Gesù come quella di un mio grande fratello. Che la cristianità lo abbia considerato e lo consideri come Dio e Redentore, mi è sempre sembrato un fatto della massima serietà, che io devo cercare di comprendere per amore suo e per amore mio... Il mio rapporto fraternamente aperto con lui si è fatto sempre più forte e più puro, e oggi io vedo la sua figura con uno sguardo più forte e più puro che mai. È per me più certo che mai che a lui spetta un posto importante nella storia della fede di Israele e che questo posto non può essere circoscritto con nessuna delle usuali categorie di pensiero» (27)3. «Gesù è per me l'eterno fratello, non solo il fratello in quanto uomo, ma anche il mio fratello ebreo. Sento la sua mano fraterna, che mi afferra affinché lo segua. Non è la mano del Messia, questa mano coi segni delle ferite. Senz'altro non è una mano divina, bensì una mano umana, sulle cui linee è scavato il più profondo dolore… La fede di Gesù ci unisce..., ma la fede in Gesù ci divide» (27-28) «In questo senso, crediamo di non sbagliare nel far rientrare Gesù stesso tra i farisei, naturalmente all'interno di un sottogruppo di opposizione. Gesù stesso insegnava come un rabbino fariseo, per quanto con un'autorità maggiore, la cui eccessiva sottolineatura va tuttavia senz'altro considerata come tradizione kerigmatica» (41) «Gesù di Nazaret è vissuto, ed egli continua a vivere, non solo nella sua Chiesa, che si rifà a lui (più realisticamente: nelle molte sette e Chiese che si rifanno al suo nome), ma anche nel suo popolo, del quale egli personifica il martirio. Il Gesù sofferente e morente, irriso sulla croce, non è forse divenuto un simbolo per il suo popolo intero, il quale, frustato a sangue, è stato continuamente appeso alla croce dall'odio antisemita? E il messaggio pasquale della sua risurrezione non è forse divenuto un simbolo per l'ebraismo oggi nuovamente risorto, il quale si risolleva, acquistando nuova figura, dalla più profonda umiliazione e dal più profondo disonore dei dodici anni più oscuri della sua storia?» (48) «Barnash [cioè, Figlio dell’uomo significa chiunque, ognuno. Si tratta dell'uomo tout court. L'uomo come te e come me, l'uomo esemplare nella sua piccolezza. Gesù ha considerato se stesso come questo uomo, esemplare nel suo essere tale, privo di una casa ed esposto alla sofferenza. Definendo se stesso come figlio dell'uomo, egli non ci si presenta come profeta o come messia, ma come un nostro fratello» (179) «che sotto la veste greca dei Vangeli si nasconde per così dire una tradizione originaria ebraica, in quanto Gesù e i suoi discepoli erano ebrei, prettamente e unicamente ebrei» (305). 3 Citando Martin Buber, Zwei Glaubensweisen, in Werke, vol. 1, p. 657. Mompiano, 12 gennaio 2015 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO R. MAIOLINI Karl Jaspers (1883-1969): Gesù uomo normativo4 Gesù, Socrate, Buddha e Confucio sono le «personalità decisive», perché in loro «si annunciano esperienze e impulsi dell'essere umano portati all'estremo… Siamo colpiti dal loro carattere comune perché ci poniamo di fronte a loro nella situazione dell'essere umano. Nessuno di loro ci può essere indifferente. Ognuno costituisce per noi un questionario che non ci dà pace» (in I grandi filosofi, Longanesi, Milano 1974, 319-320) «tutti e quattro volevano vincere il mondo, gli uni abbandonandolo, gli altri traendolo dall'anarchia per farne un mondo giusto. Tutti e quattro sono colpiti dalla verità sovramondana. Il loro stesso comportamento nel mondo, la voluta liberazione dalla sventura, pur realizzandosi in una volontà di arrecare ordine nel mondo, trascendono ogni attività e ogni disegno umano perché sono guidati da una diversa autorità giudicativi… Tutti e quattro hanno in comune la coscienza di rivolgersi alla più profonda interiorità degli uomini precedente ogni azione, e perciò di riferirsi a qualcosa di incondizionatamente valido, all'essere stesso, all'eternità, a Dio, a un ordine che si rivela nel suo modello originario a ciò che si può diversamente denominare e che, per il solo fatto di essere pensato in modo oggettivo in quei concetti, perde la sua autentica realtà originaria» (ib., 316-317) «La vita di Gesù appare come attraversata dalla luce della divinità. Essendo egli in ogni momento vicino a Dio, nulla vale per lui tranne Dio e la volontà di Dio. L'idea di Dio non è sottoposta ad alcuna condizione, ma i criteri di valore che parlano provenendo da essa pongono tutto il resto sotto la sua condizione… Gesù irruppe in questo luogo che non solo getta nell'ombra tutto ciò che è al mondo, ma non è in se stesso altro che, in immagine, luce e fuoco e, in realtà, amore e Dio. Questo luogo che come tale è concepito essere nel mondo, non è di fatto un luogo. Non si potrà che fraintenderlo se lo si sottopone ai criteri di ciò che appartiene al mondo. Dal punto di vista del mondo quel luogo è impossibile… Egli indica il luogo in cui è aperta all'uomo la sua dimora in ogni modo del naufragio» (297-298) «Gesù rappresenta la vetta di questa possibilità di soffrire. Per vedere l'essenza di Gesù si deve guardare all'essenza giudaica attraverso i secoli. Ma Gesù non ha sofferto passivamente. Egli ha agito in modo da provocare passione e morte. Il suo dolore non è casuale, ma è un naufragio autentico. Egli espone al mondo la sua incondizionatezza, che concede solo condizionatezza...» (300) «...ci è imposto di orientarci a Gesù per pervenire alla veridicità che è per noi possibile... Orientandoci verso Gesù noi veniamo in chiaro di ciò che facciamo e vogliamo. La cifra del suo essere uomo mostra che noi diveniamo consci dei nostri limiti e delle nostre imperfezioni fondamentali» (685). 4 K. JASPERS, Socrate, Buddha, Confucio, Gesù- Le personalità decisive, Fazi Editore, Roma 2013 (orig. 1964). Mompiano, 12 gennaio 2015 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO R. MAIOLINI L’immagine neo-marxista di Gesù Milan Machovec (1925-): Gesù per gli atei, Cittadella Editrice, Assisi 19742 Parlare di lui significa parlare «dell'uomo stesso, del suo presente e del suo futuro, delle sue vittorie e delle sue sconfitte, del suo amore e del suo dolore, della sua disperazione e della sua inestinguibile speranza» (220) «Quasi senza eccezione, il cristiano storico, particolarmente il moderno, viene criticato nel modo più duro, anzi condannato, dai marxisti; mai, però, un qualche marxista ha ritenuto assolutamente cattiva e incondizionatamente dannosa la cosiddetta" causa di Gesù, cioè l'appello morale direttamente legato alla persona di Gesù. Al contrario..., a questo riguardo c'è un accordo quasi totale nel ritenere che la "causa di Gesù" contenga molto di buono » (La "causa di Gesù" e l'autoriflessione marxista, in L. Fetscher (a cura di), Marxisti di fronte a Gesù, Queriniana, Brescia 1976, 110-111). La «causa di Gesù», di cui parla Machovec, è la totale dedizione di Gesù al prossimo, soprattutto ai sofferenti, ai deboli, agli oppressi. Questa «causa», sempre secondo Machovec, verrebbe portata avanti oggi dai marxisti e dai movimenti storici da loro promossi: tutto quanto Gesù e i migliori esponenti della tradizione cristiana hanno sperato «ora i marxisti realizzano realisticamente, scientificamente, con tutti i mezzi della strutturazione tecnica e della capacità organizzativa» (ivi 121). Infatti, in essa, sempre a suo parere, «ci fu anche qualcosa di buono», però «sono proprio i marxisti e i movimenti storici da essi promossi, i legittimi eredi, successori, sostituti di tutto quello che in quella "causa" v'era di relativamente buono, cioè d'umanistico, sociale, morale e via dicendo» (111). Per questo può concludere: «Non sarò io a deplorare la scomparsa della religione in quanto tale. Ma nel caso che dovessi vivere in un mondo che abbia potuto dimenticare totalmente la "causa di Gesù", io preferirei non vivere più... A me sembra che in simile mondo... sarebbe impossibile anche la vittoria, rettamente intesa, della "causa di Karl Marx"». (ivi, 134) Mompiano, 12 gennaio 2015 R. MAIOLINI 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO Ernst Bloch (1885-1977): Gesù figlio dell’uomo «...un segno della nostra buona causa si chiamò e si chiama Gesù. Invero neppure ciò ha terminato di fermentare e di essere in cammino, tuttavia è legato come null' altro agli uomini e rimane alloro fianco come il segno più dolce e il più bruciante della sua dolcezza, il segno che più ci spezza e più ci ama. Altrimenti si ridurrebbe a qualcosa di affatto ipocrita, come è accaduto già per lungo tempo, e da esso non sarebbe sorto nessun rampollo, nessun "io sono", ma ancora una volta una qualche ninna nanna.. Ma qualcosa di ben diverso viene ora impostato e applicato, testimone di questo Gesù che viene a chiamarci per nome. Ed il richiamo è forse sommesso, ma tuttavia ci può sempre sconvolgere e rinnovare» (Ateismo e cristianesimo. Per la religione dell'esodo e del regno, Feltrinelli, Milano 1977, 165) «Preghiamo un bambino, che è nato nella stalla. Non è possibile rivoltare in maniera più netta, radicale e profonda lo sguardo rivolto alle altezze. Nello stesso tempo la stalla è vera; non si inventa un'origine così meschina del fondatore. La saga non ama dipingere la miseria, e sicuramente non una miseria che continua per tutta una vita. La stalla, il figlio del falegname, il sognatore in mezzo al popolino, il patibolo alla fine son tutte cose derivanti da materiale storico, non da quello aureo amato dalla saga» (Il principio speranza, Feltrinelli, Milano, 1277) «L'ultima cena piena di inquietudine, la disperazione del Getsemani, l'abbandono in croce e il suo grido non si accordano con alcuna leggenda del Messia re e neppure con quella del Messia sofferente... Così la fede cristiana vive come nessun'altra della realtà storica del suo fondatore, essa è essenzialmente sequela di un cambiamento, non di una immagine cultuale e della sua gnosi… Un uomo operò qui semplicemente bene, ciò non si era ancora verificato. Con uno slancio verso il basso, verso i poveri e i disprezzati, ma senza condiscendenza. Con una ribellione verso l'alto; inequivocabili sono i colpi di frusta inferti ai cambiavalute e a tutti coloro "che affliggono i miei"». (Il principio speranza, Feltrinelli, Milano, 1321-1322). Mompiano, 12 gennaio 2015 R. MAIOLINI 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO L’immagine anti-borghese di Gesù Famoso il «mandato di cattura» che una rivista americana del cristianesimo underground pubblicò: «Ricercato: Gesù di Nazaret, alias messia, Figlio di Dio, Re dei re, Signore dei signori, Principe della pace ecc. Capo famigerato di un movimento clandestino di liberazione. Fisionomia esteriore: tipico hippy (capelli lunghi, barba, tunica, sandali). Ama aggirarsi negli slums, ha qualche amico facoltoso, si apparta nel deserto. Attenzione: quest'uomo è estremamente pericoloso! Il suo messaggio, subdolamente esplosivo, trova terreno particolarmente fertile in quei giovani ai quali non si è ancora insegnato ad ignorarlo. Trasforma gli uomini e pretende redimerli. Avviso: è ancora a piede libero». Il romanziere americano H. Miller, considerato il padre della beat-generation americana, nel suo romanzo Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch, offre di Gesù un'immagine protestataria contro la nostra società avvelenata dai virus del successo e della sicurezza a tutti i costi. «Per quante volte io abbia letto i vangeli - scrive H. Miller - non vi ho mai trovato un solo accenno al bagaglio che si portava dietro Gesù. Non si parla nemmeno di una borsa... Intanto Gesù, stando a quello che si dice, non possedeva spazzolino da denti, né bagaglio, né equipaggiamento, né biancheria di ricambio, né fazzoletto, né passaporto, né carta d'identità, né libretto di banca, né lettere d'amore, né polizza d'assicurazione, né agenda per gli indirizzi... A quanto ne sappiamo, non scrisse mai una riga. La sua casa era ovunque lui si trovasse... Non aveva bisogni, ecco il punto... »5. 5 H. MILLER, Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch, Einaudi, Torino 1968, pp. 230-231. Mompiano, 12 gennaio 2015 R. MAIOLINI 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO L’immagine psicologica di Gesù Esiste un interesse “psicologico” per Gesù, perché la religione sarebbe una realtà da rivalutare dal punto di vista funzionalistico e terapeutico: la religione può fornire un significato del vivere e del morire umani, e quindi può costituire un potenziale rimedio nei confronti delle nevrosi esistenziali. In questo quadro, Gesù è ravvisato come l'insuperabile modello di equilibrio psichico; insomma, Gesù conosceva a fondo l'animo umano, tanto che gli si potrebbe attribuire il titolo di «psicoterapeuta»6. Anzi: si è parlato anche di «cristoterapia»7. Per F. Alt, Gesù è il primo uomo nuovo (così suona il titolo del suo libro8) innanzi tutto perché è autore di una grande scoperta: gli uomini si ammalano a causa dell'ansia e della paura, guariscono tramite la fiducia; inoltre, perché non ha represso l'elemento femminile che portava in sé (l'anima di Jung), ma lo ha riconosciuto, coltivato e integrato nella sua personalità. Di qui le caratteristiche di una persona forte e dolce allo stesso tempo, determinata e piena di comprensione, dotata di una razionalità non disgiunta da caldi sentimenti e tenere sensibilità. Gesù avrebbe mobilitato nelle persone che incontrava delle forze latenti capaci di guarirli perché era un uomo che conosceva se stesso e l'animo umano a fondo, e quindi non proiettava sugli altri le sue ombre. Al contrario, offriva costantemente accoglienza e fiducia. Ora in Gesù erano presenti le forze terapeutiche derivanti dalla fiducia originaria e dal cuore. Gesù ha fiducia nella forza curativa dell’amore; sa che ciò che impedisce alla testa di funzionare bene è spesso un cuore indurito, pietrificato; ha invitato gli uomini a cercare il Regno di Dio in se stessi. F. Alt presenta una singolare interpretazione di questa parola di Gesù che suona all'incirca così: l'elemento femminile nei maschi e l'elemento maschile presente nelle donne sono in grado di apportare all'umanità i cieli nuovi e la terra nuova dell’attesa messianica. Ragione e sentimento, testa e cuore, erano in Gesù perfettamente integrati. Gesù ha avuto il coraggio di guardare in se stesso, di non sfuggire a se stesso: ciò gli ha permesso di fare chiarezza e di poter aiutare gli altri. In definitiva, l'insegnamento e il programma di Gesù si potrebbero così condensare: diventate felici mediante una fiducia profonda! Tutto può colui che ha e dà fiducia! Là dove la fiducia trionfa, gli uomini cambiano, gli occhi vedono e le orecchie odono cose che prima non vedevano e non udivano. Occorre pertanto liberarsi dalla paura e, più in profondità, dalla paura della paura. Solo vincendo la paura si diventa capaci di integrazione, che rappresenta il secondo e decisivo passo verso una vita armonica: integrare maschilità e femminilità, conscio e inconscio, ragione e sentimento. In sostanza, le parole-chiave per capire Gesù e, alla sua luce, capire noi stessi e cambiare noi stessi sono: fiducia, amore, autocoscienza, integrazione. 6 Cfr. H. WOLFF, Gesù, la maschilità esemplare. La figura di Gesù secondo la psicologia del profondo, Queriniana, Brescia 1979; ID., Gesù psicoterapeuta, Queriniana, Brescia 1982. 7 Cfr. B.J. TYRREL, Cristoterapia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1989. 8 F. ALT, Jesus, der erste neue Mann, Piper, München 1989. Mompiano, 12 gennaio 2015 1. L’IMMAGINE DI GESÙ NEL CORANO R. MAIOLINI L’IMMAGINE PSICOANALITICA…FREUDIANA L'idea della proiezione è riconoscibile anche negli scritti culturali, antropologici e psicoanalitici di quest’autore. Freud si è occupato della religione in generale nonché di singole religioni in numerosi scritti, tra cui Totem und Tabù (1913), Die Zukunft einer Illusion (1927), Das Unbehagen in der Kultur (1930) e, poco prima della morte, in Der Mann Moses und die monotheistische Religion (1939). Le sue affermazioni storico-etnologiche meritano qualche appunto critico. Possiamo anche discutere se il suo ateismo sia frutto della sua psicoanalisi o - cosa a quanto pare più verosimile - se egli fosse già ateo quando scopri il metodo psicoanalitico. Le sue tesi hanno esercitato una loro propria influenza storica, ed egli dovrebbe averle in fondo sostenute sino alla morte. Infatti, leggiamo nell’avvertenza seconda al terzo saggio del suo libro su Mosè: “Ciò non vuol dire che io sia poco convinto del risultato cui sono pervenuto. La convinzione della sua correttezza l'ho acquisita già un quarto di secolo fa, quando scrissi il libro su Totem e Tabù, nel 1912, e da allora si è soltanto rafforzata. Fin da allora non ho più dubitato che sia possibile concepire i fenomeni religiosi solamente usando il modello dei sintomi nevrotici individuali a noi familiari, come ritorni di significativi eventi da lungo tempo dimenticati della storia primordiale della famiglia umana; non ho più avuto dubbi che essi debbano il loro carattere coattivo a quest’origine, e che dunque, agiscano sugli uomini in forma del loro 9 contenuto di verità storica” . In Die Zukunft einer Illusion troviamo la sua tesi fondamentale: le rappresentazioni religiose «non sono esiti dell'esperienza o risultati di un’attività di pensiero, ma sono illusioni, appagamenti dei desideri più antichi, più forti, più pressanti dell'umanità; il segreto della loro forza sta nella forza stessa di questi 10 desideri” . Sono desideri infantili quelli che spingono il bambino ad invocare un Padre al di là della sua infanzia, l'umanità a continuare a fare altrettanto al di là delle fasi primitive della sua storia 11. Di fronte ad un simile infantilismo Freud auspica una “educazione alla realtà”, che non può però essere impartita dalle religioni. Nella Neue Folge der Vorlesungen zur Einfuhrung in die Psychoanalyse (1933) egli ha sintetizzato cosi la propria critica: “Mentre le singole religioni contendono fra loro su quale di esse sia in possesso della verità, noi riteniamo che il contenuto di verità della religione possa essere del tutto trascurato. La religione è un tentativo di vincere il mondo dei sensi, nel quale siamo posti, per mezzo del mondo dei desideri che abbiamo sviluppato in noi in seguito a necessità biologiche e psicologiche. Ma in quest'opera non può riuscire. Le sue dottrine recano l'impronta dei tempi in cui sono sorte, tempi di ignoranza, appartenenti all'infanzia del genere umano. Le sue consolazioni non meritano fiducia. L'esperienza ci insegna che il mondo non è un giardino d'infanzia. Le esigenze etiche, che la religione vuole accentuare, richiedono ben altri fondamenti; essendo indispensabili alla società umana, è pericoloso mettere in rapporto la loro osservanza con la fede religiosa. Se si cerca di inserire la religione nel percorso evolutivo dell’umanità, essa non appare come una conquista permanente, ma piuttosto un corrispettivo della nevrosi attraverso cui ogni individuo civilizzato deve passare nel suo itinerario 12 dall’infanzia alla maturità” . 9 L'uomo Mosè e la religione monoteistica, in S. FREUD, Opere, Boringhieri, XI, 1979, 382 L'avvenire di un'illusione, ivi, X, 1978, 460 11 Cfr. al riguardo Totem e Tabù, cap. 4 Il ritorno del toteismo nei bambini, ivi, VII, 1975, 105-164; ivi anche a proposito del giudaismo come religione del padre e del cristianesimo come religione del figlio l'opera L'uomo Mosè e la religione monoteistica, ivi, XI, 1979, Saggio III, 1/D e Saggio III, 2/H). 12 Introduzione alla psicoanalisi [nuova serie di lezioni], ivi XI, 1979, 271 10 Mompiano, 12 gennaio 2015