Dal Salterio al
Santo Rosario
Di Fausto Bizzarri
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Prefazione
Questo studio è nato per “obbedienza” …Nel febbraio del 2003 P. Mauro
Persici o.p., promotore del S. Rosario per il Nord est Italia, mi chiese di partecipare
in qualità di Webmaster cattolico ad una tavola rotonda con tema l’enciclica del Papa
“Rosarium virginis Mariae” in cui io avrei commentato ciò che le encicliche dei papi
avevano detto lungo la storia della Chiesa .
La mia risposta fu subito affermativa e accettai con entusiasmo pur sapendo
che l’intervento sarebbe stato di pochi minuti. Più tardi seppi che P. Mauro aveva
invitato tra gli oratori anche P. Roberto Coggi o.p. (noto scrittore e teologo di fama)
e ciò scatenò in me un forte desiderio di prepararmi con maggiore accuratezza non
solo oralmente ma anche per iscritto. Così iniziai a leggere la documentazione
inerente alla storia della preghiera mariana ricavata dai documenti pontifici e ad
appuntarmi i passi che ho ritenuto più importanti e significativi. Il risultato fu per
me sconvolgente. Mai avrei creduto che i papi, nel corso dei secoli, avessero così
caldamente raccomandato la preghiera mariana e ne avessero tessuto così eccelse
lodi. La sensazione che si ha, da contemporaneo, è quella di percepire che solo il
santo padre felicemente regnante sia così teneramente legato a questa preghiera,
anche perché i suoi molteplici appelli, a tal riguardo, pare si vadano ad infrangere in
un mondo cattolico poco recettivo nei confronti di questa preghiera giudicata “fuori
tempo”.
L’anno del Santo Rosario indetto ha poi fatto uscire allo scoperto alcuni
presunti storici o “dotti” esponenti del giornalismo che, con articoli a dir poco
pressapochistici, liquidano bruscamente la storia della preghiera in due righe. L’unica
cosa che si ricordano di fare bene è di accusare il Beato Alano de la Roche di essere
sostanzialmente un bugiardo e tolgono, senza troppi complimenti, la paternità della
preghiera rosariana a San Domenico e al suo ordine, ciò in aperta antitesi con
l’esortazione apostolica “Marialis Cultus” di s.s. Paolo VI° e di tantissime altri
documenti pontifici. Questo modo, per nulla rispettoso della Tradizione e della verità
e del Magistero pontificio, ha poi fatto da ponte, nella mia coscienza, per un impegno
ancora più importante: raccogliere in un piccolo volumetto sia la storia della
preghiera mariana che ciò che i pontefici hanno, con la loro autorità, indelebilmente
sancito, nel pieno rispetto della storia, della verità e dell’autorità Petrina.
Né agli storici dell’ultima ora, nè agli articolisti dell’ultimo minuto, né ai
cattolici di ogni età è consentito cancellare le encicliche dei papi, non tenendo
minimamente conto né del loro insegnamento, né del loro valore inappellabile ed
insindacabile a cui ogni cattolico deve rispettosamente inchinarsi e obbedire senza “i
ma o i perché”.
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Prima parte:
Le origini del Rosario
Le origini della Pia Pratica rosariana (o salterio della B.V. Maria) risalgono intorno al
1100 circa. Per la precisione i primi dati scritti certi risalenti alla ripetizione di 50
salutazioni angeliche risalgono a S. Pier Damiani nel 1072.
Il santo camaldolese riporta la narrazione di un chierico che ottenne grandi
grazie recitando le parole dell’Angelo Gabriele più volte ripetutamente (50 volte?).
Prima però della pia usanza di recitare le Ave Maria si affacciò addirittura nell’ 800
d.c. l’usanza di recitare 150 Pater noster in sostituzione dei salmi Davidici. Si
incontra questa prescrizione nelle Regole dell’ordine cistercense.
Ogni sacerdote deve celebrare 20 sante messe all’anno per ogni membro defunto
dell’ordine e ogni confratello laico recitare 10 salteri o 1500 volte il miserere o 1500
volte il Pater noster. Nell’ordine dei Templari esisteva un’analoga prescrizione.
Nel medioevo le forme di preghiere erano tre:
- orale
- corporale
- speculativa.
Col termine di preghiere corporali si intendono complessivamente quei gesti a cui
s’accompagnavano le preghiere, come chinarsi, inginocchiarsi, stendere le braccia per
terra, battersi il petto, allargare le braccia. Le genuflessioni e gli inchini collegati
colle preghiere si chiamavano “Veniae”.
Verso la fine del 1100 la diocesi di Parigi menzionava nell’elenco delle
preghiere da recitare ,al fianco del Pater, l’Ave Maria. All’epoca, L’Ave Maria era solo
composta dalla sua prima parte: ”la salutazione angelica”.
Già dall’anno 1000 esistevano delle cordicelle chiamata “contapreghiere” o
“paternoster” che, munite di nodi lungo la cordicella, servivano appunto a contare i
Pater o le Ave. Questa forma rudimentale di preghiera fu poi oggetto di
numerosissime varianti che variavano non solo nelle diverse nazioni o regioni, ma
addirittura da parrocchia a parrocchia.
Era assolutamente necessario che si regolasse questa forma di preghiera in
modo semplice ed accessibile a tutti. Infatti ad ognuna delle 150 Ave Maria
seguivano, generalmente, una meditazione che il più delle volte era scritta. Lo scopo
principale, infatti, dei monaci che proponevano ai fedeli questa pratica non era quella
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di “far muovere loro le labbra”, ma quella di inculcare, con la ripetizione delle
preghiere, la meditazione sui misteri della salvezza.
Pur rimanendo la semplicità della preghiera, per proporre le meditazioni, si
obbligava chi guidava il salterio a letture lunghe ed impegnative e si perdeva, per così
dire, la fluidità della preghiera ed anche il suo aspetto precipuo di proposta semplice
e accessibile a tutti; teniamo presente che allora l’analfabetismo era diffusissimo.
Furono veramente in tanti che provarono a semplificare questa forma di
preghiera riducendo sia il numero delle Ave Maria, sia il numero delle meditazioni da
leggere. Nel corso del l300-1400 prese piede un rosario formato di 60 Ave Maria +
tre iniziali per un totale di 63 salutazioni angeliche. Questo “rosario deriva
probabilmente da S.Brigida di Svezia. Leggendo gli scritti della grande mistica
svedese si evince che la S.Vergine visse sulla terra fino all’età di 63 anni. Ecco
percio’ il numero 63 ,in onore degli anni vissuti da Maria.
Nacque poi sempre nel 1400 un rosario ispirato al numero 33 (gli anni di
Cristo) che era composto di 33 Pater noster. Era anche in uso la recita di 5 pater in
onore delle 5 piaghe di Nostro Signore, e cui venivano abbinate 5 Salutazioni
angeliche. Queste pratiche poi si fusero insieme generando un salterio di 96 orazioni
frammentate da Pater e Ave Maria. Restavano sempre pero’ un gran numero di
misteri da meditare a ogni orazione e la tanto sospirata semplicità era ancora da
venire.
Un grande impulso nella divulgazione di questa pratica, nella sua forma attuale,
la si deve al Domenicano B. Alano de la Roche (+ 8 settembre 1475) .
Il santo bretone ebbe non solo il merito di riportare il numero a 150 suddividendo il
tutto in 15 misteri da 10 Ave Maria, ma suddivise, inoltre, anche ognuna delle 3
Corone in 5 misteri, proprio per onorare le cinque piaghe di Cristo. Ebbe anche
l’ispirazione di “formare le fraternite del S.Rosario”, la prima delle quali sorse nel
1470 a Douai in Francia.
Nelle intenzioni di Alano vi era il trasformare l’insieme dei fratelli e delle
sorelle, raccolte nel terz’ordine domenicano, in una confraternita della Chiesa
universale mettendo a fattor comune i meriti che l’essere legati insieme
spiritualmente avrebbe generato. Chiese perciò alla Santa Sede il permesso di
associare spiritualmente i fedeli con la preghiera del salterio mariano.
L’approvazione di queste associazioni arrivò dopo la morte del beato e non per la
confraternita di Douai ma per quella di Colonia in Germania che venne fondata
quattro anni dopo la prima (1474). Infatti in quegli anni pareva dovesse scoppiare un
guerra sul Reno; in quell’occasione il provinciale dei domenicani padre Jacob Sprenger
fece innalzare un nuovo altare in onore della Vergine e stabilì di dar vita a una
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CONFRATERNITA DEL ROSARIO. Quando nel maggio successivo la pace venne
ristabilita si convenne, col consenso del nunzio apostolico, di celebrare un grande
festa in onore della Vergine del Santissimo Rosario.
L’associazione fu approvata dalla Santa Sede il 10 marzo del 1476 per la
potente pressione che fece sul pontefice l’imperatore tedesco Federico III° che
vide in questa forma di preghiera un bene comprovato per il suo regno.
Ci viene riportato che Alano De la Roche divulgò anche la leggenda legata
all’origine del rosario:
“La
B.V. Maria apparve un giorno a S. Domenico
rivelando a lui questa Sua preghiera prediletta e
affidandogli il compito di diffonderla nel Mondo”.
E’ vero che la nascita e la diffusione di questa forma di preghiera deve molto
allo spirito di S. Domenico e dei suoi figli. Esso però, come abbiamo dimostrato, non
nacque in modo miracoloso per una rivelazione, ma sotto forma di ispirazione Mariana
nella quale confluirono varie forme di culto. Dal punto di vista storico, perciò, non
corrispondono al vero le affermazioni che vengono attribuite al Beato Alano .
Da questa affermazione molti storici moderni accusano Alano di aver generato
un FALSO STORICO CLAMOROSO liquidandolo in malo modo e, più o meno
indirettamente, accusandolo di malafede.
Prima di giudicare questo Maestro in Teologia, considerato un Beato a furor di
popolo (mai la Chiesa ne ha ufficialmente autorizzato il culto) un volgare bugiardo,
analizziamo i documenti di cui Alano disponeva nel 1470 e proviamo a rispondere
insieme a questa semplice domanda:
ma Alano del la Roche a che tradizione si rifaceva?
Questa domanda potrebbe sembrare scontata, ma non lo è .
In questa piccola digressione tratteremo proprio di questo argomento..
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S.DOMENICO E LA VERGINE
Mentre la moderna critica storica non può accettare le affermazioni del Beato
Alano, tuttavia, oggi, parlando della storia del salterio mariano dal secolo XIII° in
poi, non possiamo trascurare un prezioso manoscritto del 1328 chiamato “ Rosarius”.
Questo manoscritto, rinvenuto nel Fondo Francese della Biblioteca Nazionale di
Parigi, risulta essere scritto da un autore ignoto, ma che certamente fu frate
domenicano. Nel testo l’autore cita esplicitamente sia le “Vitae Fratrum” di frà
Gerardo Frachet e il “Bonum comune de apibus” di frà Tommaso di Cantimprè,
ambedue contemporanei dell’autore.
Queste citazioni dimostrano che il poemetto fu scritto nella scia della piena
tradizione domenicana sia orale che scritta. Lo scritto consta di tre libri formati
ciascuno di 50 capitoli.
In quest’opera Maria Ss.ma viene presentata come la fonte della salvezza e in
particolare la lode a Maria, composta del saluto angelico, come quella preghiera che
salverà l’umanità.
Maria deve essere lodata incessantemente, da Lei sgorgherà la Salvezza.
L’Ave Maria è vita; il silenzio, o non parlare di essa, non predicandola, è morte. In
questa opera di divulgazione del saluto angelico come forma di salvezza la Vergine ha
scelto un uomo e un ordine; San Domenico e i suoi Predicatori. L’autore fa sua la
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leggenda dell’intercessione di Maria presso il Suo Divin Figlio, per la salvezza del
mondo, secondo il quale Ella presentò a Gesù San Domenico, suo fedele servitore.
L’arma di S.Domenico per salvare il mondo, agli ordini di Maria è, prima di
tutto, la recita dell’Ave Maria accompagnata dalla predicazione mariana. Questa
conclusione pone San Domenico non più come il propagatore del S.Rosario, ma molto
più veridicamente, come l’infaticabile propagatore del Saluto Angelico abbinato alla
meditazione, che poi sfocerà nel Santo rosario.
San Domenico ha ricevuto direttamente dalla Vergine la missione di salvare le
anime colla predicazione zelante ed instancabile dell’Ave Maria . Dal processo di
canonizzazione del Santo si leggono molte testimonianze di suoi confratelli che lo
vedevano pregare tutta la notte per poi predicare tutto il giorno. Crediamo molto
probabile che Domenico, durante le sue lunghe orazioni notturne pregasse la Vergine
proprio con la salutazione angelica accompagnando l’orazione orale e speculativa, con
quella corporea. Sono infatti famosi i nove modi di preghiera di S.Domenico .
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Del Beato Giordano di Sassonia ci viene riportato che, dopo i 5 salmi in onore
di Maria, recitava un “Ave Maria cum genufleccione”. Questa pratica potrebbe averla
ereditata dal suo Fondatore che, come sappiamo, Giordano aveva conosciuto e amato.
Domenico ha avuto la missione di salvare le anime colla predicazione zelante ed
instancabile dell’Ave Maria direttamente dalla Vergine ? Le cronache ci riportano
che il Santo pregasse 1000 volte al giorno l’Ave Maria e, la preghiera liturgica del “Il
Piccolo Uffico della B.V.Maria”. Lui stesso raccontò ai suoi frati di aver visto la
Vergine benedire il suo ordine in modo straordinario e, di aver visto i frati defunti in
Paradiso, sotto il manto di Maria, Queste dichiarazioni ci giungono sia da questo
manoscritto, sia dal “Vitae Fratrum”, sia da S.Antonino che da Teodorico d’Apoldia,
quasi contemporaneo di Domenico.
Secondo l’autore del poemetto L’ordine di S.Domenico è anche l’ordine del
Salterio di Maria, per il semplice motivo che l’ordine stesso dei Domenicani è sotto il
patrocinio di Maria .
Non possiamo affermare con certezza che le sue predicazioni avessero un
preponderante carattere Mariano ma per estirpare l’eresia Albigese e Catara si
dovevano per forza sradicare le gravi deficienze dottrinali su Maria.
Dunque Domenico, per avere la forza di compiere ciò che compì, pregava con grande
Ardore la Madre di Dio.
Domenico combatteva l’eresia catara-albigese non con il santo rosario ma con
l’arma della predicazione mariana abbinata al Saluto Angelico. Uno dei capisaldi
dell’eresia era infatti il negare assolutamente Maria come Madre di Dio. Domenico
dovette quindi combattere con Amore questo terribile errore perché le conversioni
che duramente conquistò alla Fede cattolica passavano attraverso il pieno
riconoscimento di Maria Santissima nel piano della salvezza.
Per i catari Maria non era un persona umana, ma un angelo disceso dal cielo, e
perciò in Lei non c’era nulla di materiale. Sarebbe miope e cieco pensare che solo la
dotta predicazione di Domenico li avrebbe convertiti; così facendo si darebbe un
profilo sbagliato di un uomo e NON si avrebbe il profilo di un Santo. Il Santo è colui
che conosce bene il Signore e sa chiedere a Lui le Grazie per la conversione dei
peccatori limitandosi ad essere strumento di Dio.
Non la sola “colta predicazione”, ma la Preghiera, le Penitenze, la Predicazione
mariana, la sua Umiltà abbinata alla sua purezza ne fanno un vero campione della
fede.
Così ci parla lui il padre A.D’amato del suo libro ”La devozione Maria nell’ordine
domenicano” ed. E.S.D.
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“…Le
molte
dispute
che
Domenico
deve
continuamente
affrontare
sono
sempre
accompagnate dalle sue fervorose preghiere. Nelle
sue preghiere invoca con insistenza la misericordia
del Redentore e domanda la mediazione di Maria
«Madre di misericordia». Durante i suoi lunghi viaggi
per le strade di Francia e d’Italia, spesso lo si sente
cantare l’inno a Cristo Redentore: «Jesu, nostra
redemptio», la Salve Regina e l’Ave maris stella,
proclamando anche in questo modo la sua fede in
Cristo, Figlio di Dio e Salvatore, e in Maria Dei Mater
alma, che offre all’umanità «Gesù, il frutto benedetto
del suo seno».
A Maria «regina di misericordia» Domenico aveva
affidato, come a speciale patrona, tutta la «cura»
dell’Ordine, ci assicura Costantino da Orvieto (†
1256), uno dei primi biografi del santo. La stessa cosa
ripete anche il b. Umberto.
Domenico sente un estremo bisogno dell’aiuto della
beata Vergine nello svolgimento della sua attività
apostolica; a lei si rivolge con immensa fiducia; da lei
invoca protezione per i propri figli. Da Maria
Domenico ottiene la guarigione di maestro Reginaldo
d’Orléans, non ancora frate predicatore, ma
desideroso di diventarlo.
Per testimoniare la propria devozione a Maria e la
piena sudditanza a lei dei frati predicatori, Domenico
inventa una nuova formula di professione religiosa,
con la quale espressamente si promette obbedienza
a Maria. Ciò che «non avviene negli altri Ordini»,
sottolinea Umberto de Romans. Questa professione
di obbedienza a Maria è il riconoscimento pubblico e
ufficiale del titolo di cofondatrice dell’Ordine che i
primi frati attribuiscono a Maria. Il frate predicatore
intende inaugurare ai suoi piedi una vita consacrata
totalmente al servizio di Cristo e di sua Madre.
Maria, che accoglie sotto il suo manto i figli di
Domenico, riserva pure un’accoglienza tutta
particolare a colui che aveva assunto «l’ufficio del
Verbo». Proprio nel momento in cui il fondatore dei
frati predicatori, in una celletta del convento di
Bologna, circondato dai suoi frati passa all’eternità,
fra Guala, priore di Brescia, vede in sogno il cielo
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aperto e Gesù e sua Madre Maria che traggono in
alto, su una scala, Domenico per introdurlo nella
gloria celeste. “
Domenico morì il 06-agosto del 1221, il giorno della Trasfigurazione del Signore, un
giorno in cui l’alfiere di Cristo si trasfigurò di luce per andare a raggiungere la patria
celeste.
Riportiamo questo passo tratto dal libro "I Santi e la Madonna" 5 - P. Stefano Maria
Manelli - Casa Mariana)
”...Con l'arma del Rosario, S. Domenico girava
instancabilmente, predicando come un serafino,
fondando nuovi conventi, attirando tante anime sui
passi del Signore. Era uno spettacolo di edificazione
e di grazia vederlo arrivare umile e ardente; era una
consolazione ascoltare la sua parola ricca di dottrina
e di carità verso le anime. Ma si avvicinava anche per
lui la meta. Sempre più carico di virtù e di meriti, si
era ormai approssimato al Regno dei cieli. Stava
portando avanti una grandiosa missione nel Veneto e
nelle Marche. Le forze cominciarono a venirgli meno.
Si sentiva mancare. Volle trascinarsi fino a Bologna
per morire in mezzo ai suoi figli. Ogni tentativo di
strapparlo alla morte risultò vano. Ai frati sconvolti e
abbattuti egli ripeteva con paterna confidenza che
non solo non li avrebbe mai abbandonati, ma che
sarebbe stato loro più utile da morto che da vivo.
Complicazioni gravissime fecero precipitare ogni
resistenza del suo corpo. Era la sera del 6 agosto
1221; S. Domenico non cessava di pregare recitando
soprattutto l'Ave Maria, e «si addormentò nel Signore
stringendo tra le mani una cordicella annodata con la
quale era solito contare mille Ave Maria ogni giorno».
Gli storici del tempo non ci riportano se il santo sia veramente spirato con la
cordicella “contapreghiere” tra le mani, però era ampiamente usata già da allora e
non si capirebbe il perché proprio lui, ardente amante della Madonna, ne fosse
sprovvisto. I suoi frati lo tumularono senza grandi fasti ed intimoriti della grande
devozione che il santo riscuoteva nei bolognesi e nei fedeli del nord Italia.
La canonizzazione fu opera del papa Gregorio IX°, cardinale Ugolino, che aveva
conosciuto Domenico in vita e ne aveva apprezzato la sua santità.
Quando dieci anni dopo la morte fu aperta la tomba di Domenico un profumo soave si
sprigionò in tutta Bologna. A questo straordinario miracolo assistettero tutto il
clero della città con le autorità e la nobiltà .
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A Domenico, il Signore, dà la testimonianza, confermando così la sua purezza e
la sua vita cristallina. Troviamo poi nell’antifona dell’ufficio della B.V.Maria nei primi
vespri della domenica questa splendida invocazione:
”Rallegrati, o Vergine Maria, Perché da sola hai
distrutto tutte le eresie del mondo”
.
Mi pare il coronamento della vita del più grande predicatore della storia della
chiesa che dichiarò guerra alle eresie con tutto se stesso e fondò l’ordine per la
difesa della fede.
Giordano di Sassonia, secondo maestro generale dell’ordine, fu a sua volta un
grandissimo devoto di Maria e riportò l’amore mariano che aveva ricevuto da
Domenico a tutto l’ordine. Di lui ci viene riportato che: dopo i 4 salmi in onore di
Maria recitava un “Ave Maria cum genufleccione”. Questa pratica potrebbe averla
ereditata dal suo Fondatore che, come sappiamo, Giordano aveva conosciuto e amato.
Dopo l’Ave maris stella, recitava il Magnificat e altri quattro salmi, che con le loro
iniziali latine formavano il nome MARIA. Questa preghiera è poi divenuta patrimonio
dell’ordine, anche se traducendo i salmi in Italiano si perde l’acrostico.
Le virtù in cui Maria fu eccelsa, anzi Divina, non furono forse la castità e
l’umiltà ? I piu’ grandi Santi domenicani non hanno forse in comune queste due virtù
fin dalla nascita: la vita di S. Domenico è molto più paragonabile a quella di un angelo
che quella di un uomo, tanto grandi furono la purezza ed eccelse virtù del
predicatore. Si và poi dal Dottore Angelico S.Tomaso d’Aquino a S.Caterina da Siena,
da S.Pietro Martire al servo di Dio Girolamo Savonarola, dal castissimo Piergiorgio
Frassati a S.Agnese da Montepulciano da S.Luigi Montfort alla B.Imelda Lambertini
ecc..ecc..
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Dopo questa piccola spiegazione e rileggendo Alano de la Roche , possiamo
facilmente identificare un’assoluta buona fede del Santo bretone nel riportare la sua
Leggenda. Un altro aspetto su cui molti storici travisano riguarda anche ciò che
Alano realmente scrisse e ciò che possiamo veramente attribuirgli come un suo
scritto. Molti documenti attribuiti ad Alano sono in realtà stati elaborati o dai suoi
confratelli o, in particolare, negli anni successivi alla morte, dai certosini, che
diffusero opere attribuite a lui ma in realtà pesantemente elaborate.
Alano, negli scritti che possiamo sicuramente attribuire a lui, riconosce a
S.Bernardo la paternità del salterio mariano e ai cistercensi il merito di essere stati
i primi divulgatori. Attribuisce poi a S.Domenico il merito di aver rinnovato il fervore
mariano per la salutazione angelica abbinata alla meditazione. Non si dichiara
neanche fondatore della fraternità del S.Rosario, anche perché in effetti non lo fu.
La sua grande intuizione fu di rilanciare le pie “fraternite di Maria e di
S.Domenico” fondate nel 1233 dal martire domenicano S.Pietro da Verona nel nord
Italia e poi diffusesi in tutta Europa ad opera dei domenicani. Queste fraternite
mettevano a fattor comune i benefici spirituali e furono costituite con lo scopo
precipuo di combattere l’eresia catara che contestava la Verginità di Maria.
Ma S. Pietro da Verona ricevette l’abito domenicano nel 1221 proprio da
S.Domenico e, il Martire chiamò le fraternità in onore di Maria e di S.Domenico
proprio perchè da lui aveva ricevuto non solo l’abito, ma anche l’amore Mariano,
elemento tipico dei predicatori attivi contro le eresie. Da lui aveva capito che per
combattere l’eresia si dovevano fare due cose:
- formare i fedeli alla devozione Mariana attraverso la preghiera e la catechesi.
- predicare instancabilmente la Verità di Dio.
All’interno di queste associazioni ci si trovava una volta alla settimana per
pregare insieme la Vergine e, venivano pronunciati sermoni dai rispettivi priori o
sacerdoti per formare i fedeli e difenderli così della idee eretiche. Dopo due secoli,
queste fraternite erano completamente allo sbando. Il merito di Alano non fu perciò
quello di creare qualcosa di nuovo, ma di rilanciare con nuovo fervore sia il principio
delle fraternite, sia il salterio. Ecco perciò spiegato anche il perché, nella tradizione,
San Domenico viene visto come colui che con il salterio di Maria combatteva le
eresie… In realtà, perciò, siamo vicinissimi a questa Verità - molto più di quanto viene
detto o scritto attualmente anche dagli stessi domenicani; queste fraternite furono
istituite, come abbiamo visto, solo 11 anni dopo la morte del fondatore e molto di Lui
troviamo in esse.
Dalla leggenda di Alano però, moltissimi Papi e Santi trassero ispirazione
citando più volte nelle loro scritti la narrazione del beato e, in seguito quelle di
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S.Luigi Maria Grignon da Montfort che le riprese nel suo libro “ Il segreto
ammirabile del S.Rosario, per convertirsi e salvarsi”.
In realtà questo aspetto apparentemente fuorviante si è rivelato ancora una
volta provvidenziale. Un aspetto fondamentale del rosario come noi lo conosciamo ora
è proprio la spiritualità Domenicana. Già dai primi bagliori di vita dell’ordine fondato
da Domenico, il santo instaurò la peculiarità della sua spiritualità basata sulla
contemplazione a cui deve seguire l’azione che, S.Tommaso d’Aquino, sintetizzerà con
il celebre motto :
“contemplarii et contemplata aliis tradere”.
Questa caratteristica ha sempre fatto sì che il rosario sia stato divulgato
come una contemplazione di Cristo con gli occhi di Maria a cui deve seguire una
conformazione da parte dell’orante. Va anche detto che i figli di S.Domenico sono
certamente, nella storia di questa preghiera, coloro che, nei secoli l’anno sviluppata e
proposta ai fedeli di ogni epoca.
Alano però non ritoccò il numero dei misteri; per lui i misteri da meditare
dovevano essere 150 comunque. Aveva infatti modificato la struttura in 15 misteri
con 50 Ave , ma ogni Salutazione Angelica conteneva una brevissima meditazione,
poco più di una giaculatoria.
Dopo la morte di Alano un suo confratello,nel 1483, raccolse la sua eredità e
con un libro: “Salterio della Madonna e dei tre rosari, secondo l’ordine in cui devono
esser disposti e recitati. Con molti autorevoli esempi; un librettino utile” propose la
grande e sospirata novità.
All’interno di questo libretto si trovano tre fogli con cinque incisioni ciascuna:
i cinque misteri gaudiosi, i cinque misteri dolorosi e i cinque misteri gloriosi:
15 misteri da 10 Ave Maria ciascuno, intervallate da 15 Pater. Ogni immagine è
circondata da una corona di rose in cui alle 10 più piccole segue una più grande. Le
cinque rose grandi rappresentano i Pater mentre quelle piccole le Ave. L’introduzione
dei 15 misteri rende agevole la meditazione sui singoli avvenimenti della Santa vita di
Maria e Gesù e consente effettivamente lo svolgersi della meditazione. L’unica
differenza fra i misteri che attualmente conosciamo e quelli proposti è il 5° mistero
della gloria. Nel 4° viene proposta sia l’assunzione della Vergine che l’incoronazione
mentre nel 5° troviamo la gloria di Dio e dei Santi.
Ai domenicani nella predicazione del salterio di Maria si affiancarono i gesuiti
nella seconda metà del 500. S. Pietro Canisio s.j. nel 1577 scrive che è da
considerare il 5° mistero della gloria come l’incoronazione di Maria e vede il rosario
come un metodo per fare dei veri e propri esercizi spirituali.
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Restano ancora da definire due aspetti fondamentali nel rosario e nella
formazione della preghiera dell’Ave Maria:
1- l’origine dell’implorazione:” Sancta maria, Mated Dei…”
2- L’inserimento della dossologia “Gloria Patri” nel salterio.
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1-L’origine dell’implorazione “…Santa Maria madre di Dio prega per
noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte Amen.”
L’Ave Maria nel ‘500 non costituiva quella forma di preghiera alternata in due
parti uguali com’è oggi. La recitazione del saluto Angelico si concludeva con una
postilla che richiamava il mistero meditato.
Già però da secoli esistevano preghiere mariane che contenevano invocazioni
affinché la Vergine s’impietosisse degli uomini sulla terra. Su questa falsa riga
troviamo l’antifona mariana “Alma Redemptoris Mater”, la “Salve Regina”, “l’Ave
stella del mare” ed altre ancora .
S. Anselmo di Canterbury in un suo libro, riporta una preghiera a Maria in cui si
ricorre lei nell’ultimo momento della vita :
” Maria, mater gratiae, mater misericordiae, libera nos
de inimico malo et adiva nos in hora mortis”.
La consuetudine di concludere regolarmente il saluto angelico con implorazioni
si affermò anche nelle preghiera canoniche dei diversi ordini religiosi. Alla
formulazione della preghiera che oggi conosciamo per il ”Sancta Maria, Mater
Dei…”si pensa ci si sia ispirati alle litanie dei Santi. Nella celebre opera di p. Peter
Scharz o.p. (+ 1483) egli considera il legame tra le due preghiere ormai stabilito dalla
consuetudine popolare.
Il riconoscimento ufficiale si ha però nel 1568 dal papa S.Pio V° nella sua nuova
edizione del Breviario in cui imponeva con la sua autorità, di recitare, nelle ore
canoniche, dopo il Pater, l’Ave Maria nella forma che corrisponde perfettamente a
quella oggi in uso. Quel breviario servì per la divulgazione di questa preghiera in
tutto il popolo. Con l’aggiunta di questa seconda parte di preghiera si fece del rosario
una vera e propria preghiera corale .
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2- L’inserimento del Gloria al Padre nel Santo rosario
Questa orazione è modellata sulle parole che rivolse Gesù ai discepoli quando disse:
”Andate e insegnate a tutti i popoli e battezzate in
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!”.
La forma attuale del Gloria venne determinata con un editto nel concilio di
Vaison del 529 e prescritta per la Chiesa universale. Dal Quarto secolo si affermò la
consuetudine di concludere i salmi con questa orazione.
Il “Gloria Patri”, ha inoltre, tra le preghiere liturgiche che son venute a
confluire nel Rosario, la storia più originale. Sebbene, insieme al Pater e alla prima
parte dell’Ave, rappresenti una delle più antiche preghiere, fu introdotta per ultima
nella serie di quelle che costituiscono la forma definitiva del Rosario. La fede nella
Santissima Trinità era così radicalmente ancorata nel medioevo, che ci sarebbe stato
da meravigliarsi, se non si fosse insinuata anche in una preghiera mariana.
A Venezia, ancora nel 1761 si recitava il Rosario senza il Gloria al Padre, anche
se, in altre parti d’ Europa era già in uso l’adozione del Gloria Patri dopo le 10 Ave
Maria.
Thurston fa risalire la consuetudine di recitare il Gloria al Padre dopo la
decina di Ave Maria ai domenicani di S.Maria sopra Minerva a Roma secondo la
testimonianza dello spagnolo Fernandez ( 1613). Da principio si iniziava con il “Deus in
adjutorium meum…”, poi un mistero, poi una meditazione sullo stesso, indi un’antifona,
e il Pater con le 10 Ave . Le due parti di ognuna di esse venivano alternate nella
recitazione, la decina si chiudeva poi, come la salmodia, col Gloria Patri.
17
Il S.Rosario e gli ordini religiosi
Nel ‘600 furono tanti gli ordini religiosi che a turno diffusero una pratica
rosariana diversa, con immagini della Vergine che affidava il Rosario al loro
fondatore. Saggiamente la Santa Sede ha sempre stroncato duramente queste nuove
proposte favorendo, contemporaneamente, la divulgazione della prima forma di
rosario varata dal B. Alano, diffusa dall’ordine domenicano in generale e confermata
sostanzialmente da S. Pio V° nell’enciclica “Consueverunt” del 1569 .
Possiamo perciò a ragione considerare che, se non ci fosse stata una
dichiarata paternità di questa preghiera al giorno d’oggi, avremo una miscellanea
variegata e non omogenea di rosari con le ovvie divergenze fra una pratica e l’altra .
Nella ricerca storica del Padre A.D’amato o.p. rintracciabile nel suo autorevole
testo ”La devozione a Maria nell’ordine Domenicano” ed. ESD vengono riportati
questi fatti storici
“…Nel ‘600 i domenicani sono costretti a intervenire
anche per difendere l’autenticità del rosario.
Le cose belle spesso sono soggette a tentativi
d’imitazione e di falsificazione.
Anche il rosario, così esaltato dai Pontefici e così
amato dai fedeli, subì questa sorte.
I domenicani intervennero decisamente in difesa della
sua autenticità contro gli abusi che si andavano
diffondendo, ad opera soprattutto dei francescani.
I frati minori osservanti avevano inventato e andavano
diffondendo nelle loro prediche un «rosario di san
Francesco», formato da nove misteri di nove Ave
Maria ciascuno.
I domenicani si opposero energicamente alla
diffusione di questo falso, che creava confusione tra i
fedeli.
Su richiesta del procuratore generale dell’Ordine, il
canonista Pietro Passerini da Sestola, intervenne
anche il Pontefice.
Alessandro VII il 28 maggio 1664 condannò le
falsificazioni e proibì categoricamente di divulgare il
cosiddetto «rosarium seraphicum» e di diffondere
immagini e stendardi raffiguranti la beata Vergine che
consegna il rosario a san Francesco e a santa
Chiara”.
“…Anche i gesuiti vollero avere un proprio « rosario».
18
Essi divulgarono alcune tavole di bronzo, sulle quali
era incisa la beata Vergine che consegnava un libro e
un rosario a due gesuiti, inginocchiati ai suoi piedi.
Nel 1683 Innocenzo XI approvò il decreto della
Congregazione dell’Indice che proibiva la diffusione di
queste tavole.
Nel ‘700 i frati trinitari di Tolosa inventarono un «rosario» in onore della SS. Trinità. Venne subito vietato
dal Pontefice Clemente XI (bolla dell’8 marzo 1712)”.*
“A proposito di «nuovi» rosari, Benedetto XIII elevò a
sanzione assoluta quanto era stato stabilito, nei casi
particolari, dai suoi predecessori. Egli proibì qualsiasi
altro tipo di rosario «inventato o da inventare», che
potesse, in qualche modo, pregiudicare l’autentica
devozione del rosario istituito in onore di Maria (24
maggio 1727)”*
La Provvidenza Divina così ha disposto che il Rosario Mariano sia unico in tutta
la Chiesa e considerato una preghiera di meditazione che sfocia nell’azione
conformandoci al Cristo.
Come già detto prima il B.Alano considerava elemento fondamentale la
Meditazione dei misteri rosariani; prioritario rispetto alla preghiera vocale.
19
S.Luigi Maria Grignon da
Montfort
Un capitolo a parte merita uno dei più grandi apostoli del rosario, il terziario
domenicano san Luigi M. Grignion da Montfort, fondatore dei «Missionari della
Compagnia di Maria». E’ il santo che ha chiaramente capito ed esposto in modo
assolutamente inequivocabile la presenza di Maria e il suo ruolo fondamentale nel
piano della salvezza.
Le sue parole infuocate ancora oggi ci colpiscono e ci edificano:
«…Se noi stabiliamo una solida devozione a Maria è
solo per stabilire più perfettamente quella a Gesù
Cristo; è solo per offrire un mezzo facile e sicuro per
trovare Gesù Cristo».
Il legame con l’ordine di San Domenico e il suo amore verso il fondatore del suo
ordine viene chiaramente espresso in quello che scrive nel suo libro:”il Segreto
ammirabile del S.Rosario per convertirsi e salvarsi”
Troviamo poi un documento in cui il Santo chiede all’ordine di propagare il
rosario iscrivendo alla fraternita del rosario i fedeli. Ne fa domanda nel 1712 al
Maestro generale dei domenicani. La sua richiesta è accompagnata da una lettera del
padre provinciale dei domenicani di Parigi, Francesco Le Comte, che attesta:
«…Luigi Grignion da Montfort, frate del nostro
terz'Ordine, predica ovunque con molto zelo,
edificazione e frutto la confraternita del rosario in tutte
20
le missioni che egli fa continuamente nelle città e
nelle campagne e ha iscritto una infinità di persone
alla confraternita» .
Il Santo chiederà ai suoi figli di essere :
“… veri servi della santa Vergine che, come tanti san
Domenico, andranno ovunque con la fiaccola
luminosa e ardente del santo Vangelo in bocca e il
santo rosario in mano, abbaiando come cani,
ardendo, come fuochi, rischiarando le tenebre del
mondo come soli... e, per mezzo di una vera
devozione a Maria, schiacceranno, ovunque vadano,
la testa all'antico serpente”.
Nella sua predicazione non trascura la parte fondamentale della preghiera
rosariana cioè la meditazione :
“…La meditazione dei misteri del rosario e delle sue
preghiere è molto facile, perché la molteplicità delle
virtù e degli aspetti della vità di Gesù e di Maria offre
molti argomenti alla riflessione e alla contemplazione. “
Il santo suggerisce che a ogni decina, dopo la meditazione del mistero, il fedele
domandi, per intercessione di Maria, la virtù suggerita dal medesimo mistero. Invita
anche a recitare il rosario tutti i giorni e in comune, perché la preghiera corale rende
maggior gloria a Dio e fa meglio allo spirito. Per san Luigi la recita del rosario è anche
la migliore preparazione per ricevere degnamente i Sacramenti.
“…Il rosario essendo una preghiera semplice, ma
che si presta alla più alta contemplazione, è la
preghiera propria della comunità cristiana; è infatti
adatta a tutte le categorie di persone, ai dotti e ai
semplici”.
“ A causa della cattiva abitudine di pregare in fretta,
da principio forse proverai difficoltà a scandire queste
pause, ma una decina recitata con calma ti sarà più
fruttuosa di mille Rosari detti in fretta, senza
riflessione e senza pause.”
Anche il libro del Montfort fu poi usato come base storica dal quale si attinsero le
origini della preghiera. In realtà il testo non ha tanto una valenza storica ma mistica
e spirituale. E’ infatti altamente consigliata la lettura di questo capolavoro. La
meditazione dei misteri salvifici della vita di Cristo diventa così sempre di più
elemento fondate della preghiera.
21
Conclusioni:
(I concetti base espressi in questo paragrafo sono stati tratti dal libro:
“Libro del Rosario della gloriosa Vergine Maria” di P. Stefano Orlando o.p
ed. centro internazionale Domenicano Rosariano - Roma)
1 Qual è allora il merito di San Domenico rispetto alla devozione salteriale
rosariana?
I primi agiografi di S. Domenico ci documentano con assoluta certezza della
sua tenera devozione verso la B.Vergine Maria, sotto cui pose la protezione del suo
ordine. Non si può dubitare poi che S. Domenico non avesse in uso la salutazione
Angelica. Anzi, come abbiamo già detto, crediamo molto probabile che le orazioni
notturne del santo fossero accompagnate dalla recita dei Pater e Ave da cui poi il B.
Giordano prese spunto e perseverò nella pia pratica.
Percio’ S.Domenico ha il merito specialissimo di aver trasmesso ai suoi figli
l’eredità tenera e profonda della devozione mariana., esternatasi poi attraverso la
predicazione specialmente contro gli Albigesi e i Catari che negavano la Divina
Maternità di Maria.
Le fraternite mariane furono poi fondate da S.Pietro martire che ricevette
l’abito dallo stesso Domenico e può certamente aver conosciuto il pensiero guida
della pietà mariana del suo fondatore. Le cronache ci riportano poi come tutte le
persone che conobbero il fondatore dei predicatori se ne innamorassero e lo
prendessero per esempio, tant’è che decisero di abbandonare il secolo per entrare
nel nuovo ordine nascente. Questa peculiarità deve farci riflettere molto, infatti in
quel periodo erano osteggiati i nuovi ordini religiosi e i fedeli li vedevano con molta
circospezione e sospetto. Domenico quindi esercitava un’attrattiva molto forte e chi
lo ascoltava o lo vedeva pregare ne rimaneva profondamente colpito ed edificato.
I documenti poi citati nella piccola trattazione che abbiamo svolto ci
confermano che il salterio mariano fiorì principalmente accanto alla spiritualità
domenicana.
2 Quale valore puo’ ancora avere l’argomento della tradizione a cui si appellano Fra
Alano, Fra Giacomo Spreger e l’autorità pontificia (quella del legato pontificio a
Colonia nel 1476 fino ai pontefici dei giorni nostri?)
22
E’ evidente che Alano, i suoi confratelli e l’autorità pontificia si appellavano
all’antica tradizione e si riferiscono ai documenti prima citati. Attribuendo a San
Domenico non l’istituzione del Rosario e delle fraternite, ma la loro restaurazione e
propagazione essi non usano artificio alcuno, sebbene le presunte rivelazioni (perché
mai oggetto di indagini) di Alano abbiano dato occasione per crederlo.
La conclusione che trassero non fu basata su uno studio storico, ma accettarono di
fatto documenti come ROSARIUS del 1328, che poeticamente ampliava il racconto
di Teodorico di Apoldia della fine del 1200. In questo racconto si narra che S.
Domenico avendo visto i suoi frati in cielo sotto il manto di Maria, convocò i suoi
frati e li esortò all’amore verso la B.V.Maria dandogli la missione di diffondere la
Salutazione Angelica, cioè la divina opera dell’Incarnazione, simboleggiata dal
paternostro di Nostra Signora-Dio: “le Paternoster Dame-Dieu“.
Ma per provare questa tradizione in modo categorico manca un ANELLO il
quale probabilmente non si troverà mai.( Forse questo anello di congiunzione lo ha
fornito la Stessa Vergine Maria nelle apparizioni di Amsterdam del 1950,
recentemente approvate dal vescovo locale, in cui invita suoi predicatori a provare il
dogma di Maria corredentrice e mediatrice delle grazie; mai la Vergine nelle
apparizioni riconosciute aveva invocato e chiamato direttamente in causa un ordine
religioso . Ai teologi e agli storici la sentenza. n.d.r. )
La critica storica ha relegato tra le pure leggende la presenza di S. Domenico
alla battaglia di Muret, ha tolto al santo la paternità diretta della Milizia di Gesù
Cristo( da cui una falsa interpretazione faceva nascere il terz’ordine domenicano) ed
ultimamente gli ha tolto la paternità delle fraternite Mariane.
Resta il fatto che S. Domenico ha trasmesso al suo ordine la pietà Mariana da
cui nacque, sviluppandosi nella sua forma definitiva, la devozione salteriale-rosariana,
quale UFFICIO in volgare dei fedeli, a similitudine di quello in latino del Clero, che ha
come parte essenziale la recita dei salmi.
Rimane quindi FERMA la paternità domenicana del rosario.
Ci sembra perciò legittima la tradizione, ormai universale, di rappresentare San
Domenico che riceve il Santo Rosario dalle mani di Maria. Sono stati infatti i suoi
figli che lo hanno dal XIII°sec. in modo peculiare divulgato-predicato e diffuso con
grande beneficio e frutto per tutta la Chiesa; lo hanno poi riformato e stabilito su
basi definitive dottrinali e formali nel sec XV°.
23
Seconda parte:
l’importanza della Meditazione nel Santo Rosario
alla luce della lettera apostolica di Sua Santità
Giovanni Paolo II°
Prima di soffermarci sul documento emanato dalla Santa Sede è opportuno
scorrere insieme l’aspetto storico della Preghiera , le sue origini da sempre
contemplative per arrivare al documento promulgato da S.S.Giovanni Paolo II°.
Vediamo come si sviluppo’ nella storia la preghiera e il culto mariano
analizzando le piu’ importanti encicliche dei sommi pontefici.
24
San Pio V°
Il sommo pontefice S.Pio V° ( il primo papa del Rosario ) stabilì nell’enciclica
“Consueverunt” del 17 dicembre del 1569 la definizione classica di questa preghiera:
«…Il rosario o salterio della beatissima Vergine Maria
è un modo piissimo di orazione e di preghiera a Dio;
modo facile e alla portata di tutti, che consiste nel
lodare la stessa beatissima Vergine, ripetendo il
saluto dell’angelo per centocinquanta volte, quanti
sono i salmi del salterio di Davide, interponendo a
ogni decina la preghiera del Signore, con determinate
meditazioni illustranti l’intera vita del Signore nostro
Gesù Cristo».
“…Col rosario i cristiani diventano migliori, le tenebre
dell’eresia si diradano e si apre la luce della fede
cattolica». «Sulle orme dei nostri predecessori, anche
noi, vedendo questa Chiesa militante, che Dio ci ha
affidato, agitata al presente da tante eresie e
atrocemente dilacerata e afflitta dalla guerra e dalla
depravazione morale degli uomini, eleviamo gli occhi
pieni di lacrime, ma anche di speranza verso quella
vetta benedetta (Maria), dalla quale discende ogni
soccorso, e invitiamo tutti e singoli fedeli,
ammonendoli benevolmente nel Signore a fare
altrettanto”.
Inoltre, in questo documento, il Pontefice dichiara, per la prima volta, che per
lucrare le indulgenze del rosario è indispensabile la meditazione dei misteri. Da
questo documento possiamo anche attingere il primo invito pontificio a combattere le
eresie, i costumi corrotti e le guerre con l’aiuto del Santo Rosario. Questa
dichiarazione ufficiale contribuisce a diffondere maggiormente l’uso già presente di
inserire brevi meditazioni sui misteri durante la recita del rosario.
Il forte impulso che S.Pio V° diede lo si deve alla famosa vittoria ottenuta contro
gli ottomani di Soliman il magnifico a Lepanto il 7-10-1571.
Alcuni testimoni oculari raccontano che Pio V° era in riunione con alti prelati per
discutere di urgentissimi problemi quando ad un tratto si alzò e andò alla finestra.
25
Dopo alcuni minuti si girò verso i presenti e comandò di interrompere la seduta e di
suonare a festa le campane, nonché di ringraziare la S.Vergine perché l’esercito
cattolico aveva trionfato. Il messo con la notizia della trionfo arrivò un paio di giorni
dopo riportando la vittoria a due giorni prima il 07-10,) nel medesimo orario in cui il
Papa interruppe la riunione e fece suonare le campane.
Questa Vittoria fu attribuito dal papa stesso alla grande potenza della
preghiera del S.Rosario e il santo pontefice volle esplicarlo chiaramente
e
ufficialmente con la bolla «Salvatoris Domini», 5 marzo 1572.
Il 17 marzo seguente, alla presenza dei cardinali riuniti in concistoro, Pio V°
manifestò l’intenzione di istituire una festa liturgica in onore di S. Maria della
Vittoria da celebrarsi in tutta la Chiesa il 7 ottobre, per ringraziare la beata Vergine
del suo intervento a favore del popolo cristiano. Ordinò che, nelle Litanie della
Madonna, venisse aggiunto il titolo: «aiuto dei cristiani».
Beato Pio IX°
1846-1878
26
Dal punto di vista storico risulta estremamente complessa la figura del papa
recentemente innalzato alla gloria degli altari. La tradizione ci riporta una fervida ed
amorevole devozione al santo rosario e alla Vergine. E’ da sottolineare la bolla
Ineffabilis Deus del 1854 dove solennemente proclama il dogma dell’Immacolata
concezione di Maria Santissima di cui riportiamo un estratto.
Ineffabilis Deus 1854
“…Essendo quindi fermamente convinti nel Signore
che fossero maturati i tempi per definire l'Immacolata
Concezione della santissima Vergine Maria Madre di
Dio, che la Sacra Scrittura, la veneranda Tradizione, il
costante sentimento della Chiesa, il singolare
consenso dei Vescovi e dei fedeli, gli atti memorabili e
le Costituzioni dei Nostri Predecessori mirabilmente
illustrano e spiegano; dopo aver soppesato con cura
ogni cosa e aver innalzato a Dio incessanti e fervide
preghiere; ritenemmo che non si potesse più in alcun
modo indugiare a ratificare e a definire, con il Nostro
supremo giudizio, l'Immacolata Concezione della
Vergine, e così soddisfare le sacrosante richieste del
mondo cattolico, appagare la Nostra devozione verso
la santissima Vergine e, nello stesso tempo,
glorificare sempre più in Lei il suo Figlio Unigenito, il
Signore Nostro Gesù Cristo, perché ogni tributo di
onore reso alla Madre ridonda sul Figlio.”
Dopo un’analisi attenta dell’immensa mole di lettere encicliche, (cfr la bibliografia in
calce al libro) con cui il pontefice ha lasciato un segno indelebile nella storia della
Santa Chiesa, non ne abbiamo trovato alcun riferimento al Santo Rosario. Ci vengono
riportate, dalla cronache di allora, alcune frasi pronunciate dal santo padre Pio IX° in
cui conferma la sua grande devozione a questa pratica.
Quando il Papa seppe delle apparizioni di Lourdes proferì:
”… Iddio vuol salvo il mondo per mezzo del Rosario ”.
In un’altra occasione, esortando tutti ad averlo caro, assentì:
”…il Rosario è un piccolo vangelo che conduce alla
pace di Cristo quanti lo recitano”.
Il sommo pontefice poi raccoglieva ogni sera tutti i suoi famigliari di palazzo
per recitare con essi il Rosario ed era questa la devozione che inculcava a chiunque.
Ad un vescovo che gli presentò un buon numero di corone da benedire disse:
27
”…Fate sapere a tutti i fedeli che il papa non si
accontenta di benedire i Rosari ma che egli recita la
corona ogni dì, e invita i suoi figli a fare altrettanto”.
Ai pellegrini di Poitiers nell’aprile del 1877, dieci mesi prima di morire rivolgeva loro
queste parole:
”…Recitate tutti insieme ogni sera nelle vostre
famiglie il Rosario, questa preghiera così bella nella
sua semplicità e ricca di tante grazie.
Sia questa, o figli, per voi come l’ultima mia parola e
il ricordo che vi lascio! Questa preghiera fu
insegnata dalla Madre stessa di Dio, e le torna più
accetta di ogni altra”.
E poi ancora:
“…ll rosario è il tesoro più prezioso del Vaticano”.
Resta sempre apparentemente anomalo che il papa più longevo della storia
della Chiesa e, il papa del dogma sull’immacolata concezione di Maria non abbia
sancito con nessun scritto ufficiale la sua provata devozione alla preghiera mariana.
Non è compito nostro analizzare oltre questo aspetto anche se il particolare
momento storico vissuto da Pio IX° e la sua forzata clausura in Vaticano negli ultimi
anni di pontificato ci autorizza a supporre un precario contatto con la realtà italiana,
e che ciò non abbia fatto percepire al pontefice quanto la pratica da lui tanto amata
del Santo Rosario fosse sempre più messa al bando dal nascente stato italiano, e
anche da una parte del clero. Questa ipotesi ci potrebbe chiarire sia la mancanza di
richiami ufficiali da parte di Pio IX°, sia la produzione impressionante di encicliche
rosariane di Leone XIII°,suo successore e soprannominato, appunto, il papa del
rosario; ma questa resta e rimane solo una ipotesi.
28
Leone XIII°
1878-1903
Leone XIII, è considerato il papa del Santo rosario, dopo San Pio V°.
Le sue encicliche sulla preghiera mariana sono veramente tante e tutte ricche di
amore verso la Vergine e verso la sua preghiera prediletta.
Egli è divenuto celeberrimo per la sua enciclica sociale “Rerum novarum” che
stabilì per la prima volta nella storia della Chiesa la chiara posizione del Magistero
nei confronti del potere socio-politico-operaio-sindacale.
Questo Pontefice ha stupito tutti i suoi contemporanei e ha incalzato
amabilmente i fedeli a ritornare con fervore alla recita del Rosario.
Scorriamo insieme tutte le encicliche sulla preghiera mariana leggendo alcuni
brani più significativi.
-Supremi apostulatus 1883
Attribuisce la paternità della preghiera a S.Domenico:
“…Nessuno di Voi ignora, Venerabili Fratelli, quanto
travaglio e lutto apportassero alla santa Chiesa di Dio,
sullo scorcio del secolo XII, gli eretici Albigesi, i quali,
generati dalla setta degli ultimi Manichei, riempirono
di perniciosi errori le contrade meridionali della
Francia ed altre regioni del mondo latino. Spargendo
in tutti i luoghi il terrore delle armi, contavano di poter
dominare incontrastati con stragi e rovine. Contro
siffatti nemici crudelissimi, il misericordioso Iddio,
come è noto, suscitò un santissimo uomo, l’inclito
padre e fondatore dell’Ordine Domenicano. Egli,
grande per la purezza della dottrina, per la santità
della vita, per le fatiche dell’Apostolato, prese a
combattere intrepidamente per la Chiesa cattolica,
confidando non nella forza né nelle armi, ma più di
tutto in quella preghiera che egli per primo introdusse
29
col nome del santo Rosario e che, o direttamente o
per mezzo dei suoi discepoli, diffuse ovunque.”
E ribadisce l’importanza della meditazione :
”…Il bisogno dunque del divino aiuto non è
certamente minore oggi di quando il glorioso San
Domenico introdusse la pratica del Rosario Mariano
per guarire le piaghe della società. Egli, illuminato
dall’alto, vide chiaramente che contro i mali del suo
tempo non esisteva rimedio più efficace che
ricondurre gli uomini a Cristo, che è "via, verità e vita",
mediante
la
frequente
meditazione
della
Redenzione…”
Nell’ enciclica Loene XIII° chiama la Santa Vergine corredentrice del genere umano:
“…Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile
costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e
dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna
bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la
piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a
buon diritto riposto nella Madre di Dio. Infatti la
Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di
Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere
umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una
grazia così grande che nessuna creatura né umana
né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne
una maggiore. E poiché la gioia per Lei più gradita è
quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che
invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che
Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti
nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.”
Salutaris ille 1883
In questa lettera leone XXIII° introduce l’invocazione: ”regina del S.Rosario
prega per noi” nelle litanie Lauretane
Superiore anno 1884
Ripropone il mese di ottobre come mese del Rosario
Più volte 1886
Caldeggia la recita del S.Rosario quotidiana e perpetua specialmente a Roma
Vi è ben noto 1887
Esorta tutti i fedeli a recitare il S.Rosario per combattere il liberalismo
anticlericale che insidia la fede e la morale del popolo.
30
Quamquam pluries 1889
Esorta al culto di S.Giuseppe fondando la grandezza del santo in relazione a
Maria SS.ma. La Madonna viene invocata anche come sua sposa.
Quotquot religions 1890
Pone il Santuario di Pompei e Bartolo Longo sotto la protezione di un alto
prelato.
Octobri mense 1891
Riassume i motivi fondamentali che fanno bella e preziosa la preghiera del
rosario. Definisce Maria mediatrice di tutte le grazie. Ribadisce l’importanza della
meditazione con queste parole:
”…Se i fedeli devotamente mediteranno e
contempleranno, nell'ordine dovuto, questi augusti
misteri, ne ritrarranno un mirabile aiuto, sia
nell'alimentare
la
loro
fede
e
preservarla
dall'ignoranza e dal contagio degli errori, sia
nell'elevare e fortificare il vigore del loro spirito. Infatti
in tal modo il pensiero e la memoria di chi prega, al
lume della fede, sono con soavissimo ardore attratti
verso questi misteri.”
Magna dei matris 1892
E’ una lettera di filiale ringraziamento alla Vergine per i 50 anni di sacerdozio.
Il papa preso dall’onda dei ricordi vede la sua vita come una catena di benefici della
santissima Vergine. Per questo con gioia e convinzione la esalta e le rende omaggio
come madre di Dio e Corredentrice col suo Figlio.
“…Ora la contemplazione dei misteri, proposti nel
Rosario, giova a far sbocciare dalla nostra fede
abbondante e lieta messe di frutti, perché stimola
meravigliosamente l'anima a propositi di virtù.”
Laetitiae Sanctae 1893
Con il S.Rosario si può trovare rimedio ai tre mali principali:
-1 avversione alla vita umile e modesta contemplando i misteri gaudiosi
-2 la ribellione al dolore visto senza la luce della fede contemplando i misteri
dolorosi
-3 la dimenticanza dei beni eterni contemplando i misteri gloriosi.
Se il Rosario viene pregato e compreso porterà consolanti frutti
31
Iucunda Sempre 1894
Il Rosario è tutto orientato a mettere in evidenza e proclamare la posizione
singolare di Mediatrice della B.V.Maria.
“…Il nostro supplichevole ricorso al patrocinio di
Maria si fonda sul suo ufficio di mediatrice della divina
grazia; ufficio che ella - graditissima a Dio per la sua
dignità e per i suoi meriti, e di gran lunga superiore
per potenza a tutti i santi - continuamente esercita per
noi presso il trono dell'Altissimo. Ora, questo suo
ufficio forse da nessun altro genere di preghiera è
così vivamente espresso come nel Rosario, dove la
parte avuta dalla Vergine nella redenzione degli
uomini è così messa in evidenza, che sembra
svolgersi ora davanti al nostro sguardo; e ciò porta un
singolare profitto alla pietà, sia nella successiva
contemplazione dei sacri misteri, sia nella recita
ripetuta delle preghiere. “
Sulla meditazione:
“…Chi avrà recitato con ogni diligenza queste
preghiere e meditato con fede questi misteri, non
potrà non ammirare i divini disegni che hanno unito la
Vergine santissima alla salvezza degli uomini…”
“…E ciò perché, com'è ben noto, il Rosario è
composto di due parti, distinte fra loro, ma
inseparabili: la meditazione dei misteri e la preghiera
vocale. Di conseguenza, questo genere di preghiera
richiede da parte del fedele una particolare attenzione
che non solo gli fa elevare, in qualche modo, la mente
a Dio, ma lo porta anche a riflettere così seriamente
sulle cose proposte alla sua considerazione e alla sua
contemplazione che è indotto anche a trarne stimolo
ad una vita migliore e alimento ad ogni forma di pietà.
Infatti nulla vi è di più grande o di più meraviglioso di
queste cose, che sono come il compendio della fede
cristiana; che, con la loro luce e intima forza, sono
state fonte di verità, di giustizia e di pace; che hanno
segnato per il mondo un nuovo ordine di cose, ricco di
frutti meravigliosi.”
Adiutricem popoli 1895
Il sommo pontefice esorta i cattolici ad innalzare suppliche alla Madonna del
Rosario per la riunione dei dissidenti orientali con la Chiesa .
“…Poiché, ogni qualvolta ci mettiamo in preghiera
dinanzi a lei e recitiamo con devozione la santa
32
corona secondo il rito prescritto, noi ricordiamo l'opera
meravigliosa della nostra redenzione, in modo da
contemplare, come se si svolgessero ora, tutti quei
fatti che successivamente concorsero a renderla nello
stesso tempo Madre di Dio e Madre nostra.”
Fidentem Piumque 1896
Sprona con rinnovato fervore alla recita del rosario come preghiera completa,
semplice, che chiama in causa la potente mediazione di Maria. Ribadisce con
chiarezza la Cristocentricità del Rosario:
“…Ora tutti sanno che, nella pratica del Rosario,
Cristo ha quel posto di preminenza che gli compete.
Di fatto, è la sua vita che noi contempliamo nella
meditazione: quella privata nei misteri gaudiosi; quella
pubblica in mezzo ai più gravi disagi e a patimenti
mortali; quella gloriosa, infine, che dalla sua trionfale
risurrezione arriva fino all'eternità di lui, assiso alla
destra del Padre…”
Augustissimae Virginis 1897
In questa lettera Leone XIII° le confraternite del Santo Rosario a proseguire
il loro cammino ingrandendosi sempre di più. Rafforza inoltre l’importanza della
preghiera comunitaria.
Diuturni Temporis 1898
Riassume i principali motivi che lo hanno spinto durante il suo pontificato ad
inculcare la devozione al S. Rosario e sottolinea ancora l’importanza del mese di
Ottobre come mese del Rosario.
“…E a questo scopo abbiamo messo in evidenza che
questa meravigliosa corona è un intreccio di
salutazioni angeliche, intercalate dall'orazione del
Signore, unite dalla meditazione. Così composto, il
Rosario costituisce la più eccellente forma di
preghiera, e il mezzo più efficace per conseguire la
vita eterna. Poiché, oltre alla eccellenza delle sue
preghiere, esso ci offre una salda difesa della nostra
fede e un sublime modello di virtù nei misteri proposti
alla nostra contemplazione. Noi abbiamo inoltre
dimostrato che il Rosario è una pratica facile e adatta
all'indole del popolo, al quale presenta altresì, nel
ricordo della Famiglia di Nazaret, l'ideale più perfetto
della vita domestica. Per tali motivi i fedeli ne hanno
sempre
sperimentato
la
salutare
potenza.
Dopo aver inculcato, specialmente con queste
ragioni e coi Nostri ripetuti appelli, la pratica del santo
Rosario, Noi, seguendo l'esempio dei Nostri
33
predecessori, ci siamo inoltre dati premura di
accrescere l'importanza e la solennità del suo culto.”
Quod nos 1901
Lettera di ringraziamento all’associazione del rosario perpetuo.
Parta Humano Generi 1901
Evidenzia come le eresie siano ancora presenti e, come ai tempi di S.
Domenico, occorre combatterle con il S. Rosario. Le eresie attuali si manifestano
sotto forma di sette e seducono con nuove dottrine.
Da molte parti 1903
Lettera che prepara e autorizza le celebrazioni per il 50° anniversario dalla
proclamazione del dogma dell’immacolata concezione.
34
San Pio X°
1903-1914
Nel breve ma intenso pontificato di S. Pio X° troviamo solo alcune citazioni
della preghiera del rosario. Sappiamo però che egli era molto devoto a questa
preghiera e aveva un dolce amore nei riguardi della Vergine.
“Ad diem illum laetissimum” 1904
In questa Enciclica il papa, prendendo spunto dalle apparizioni di Luordes,
analizza come la Vergine sia un mezzo sicuro per la restaurazione di ogni cosa in
Cristo. La Vergine infatti, partecipe e custode dei misteri della fede, in ogni tempo
è stata considerata, dopo Gesù, potente baluardo a difesa della fede. Soltanto per
mezzo di Maria possiamo conoscere i molti misteri della vita di Gesù. Come
conseguenza di queste verità, il pontefice precisa che il cinquantesimo anniversario
del dogma dell’immacolata deve significare una più perfetta conoscenza di Gesù, in
una rinnovata vita spirituale.
Summa Deus 1907
Accorda particolari indulgenze al santuario di Lourdes in occasione dei
cinquant’anni delle apparizioni a Lourdes:
“…Ma siccome presto si compiono cinquant’anni, da
quando, in conseguenza di un fatto così meraviglioso,
il culto verso l’Immacolata vergine Madre di Dio e
verso il suo santissimo Rosario è venuto sempre più
crescendo, Noi, mossi dal desiderio che la
commemorazione di questo insigne miracolo torni a
maggior bene delle anime, abbiamo assai volentieri
deciso di aprire i tesori spirituali della chiesa, dei quali
l’Altissimo ha voluto che, quantunque indegni, siamo
dispensatori.”
35
Benedetto XV°
1914-1922
Anche questo pontefice,terziario domenicano, esorta i fedeli alla recita della
preghiera mariana e al suo culto. E’ il pontefice domenicano che guiderà la Chiesa
durante la 1° guerra mondiale.
Abilissimo politico e diplomatico farà ogni sforzo in suo possesso per fermare
la sanguinosa e lunga guerra mondiale esortando il popolo ad abbracciare la devozione
mariana. Porrà la Chiesa in posizione neutrale spingendo le due grandi forze
belligeranti alla pace in Cristo Gesù per mezzo di Maria. Purtroppo i suoi accorati
appelli caddero nel vuoto. Amico di don Sturzo, anch’egli domenicano, solo in questi
anni si sta rivalutando la sua grande statura spirituale-politicao e diplomatica.
Sostenne da sempre l’importanza dell’attività politica quale mezzo per sanare le
controversie e per stabilire un giusto e legittimo governo nel paese e nel mondo.
Durante il suo pontificato raddoppiò il numero di ambasciatori accreditati presso la
santa sede, un fatto straordinario per l’epoca.
A proposito del rosario, scrivendo a Padre Becchi, direttore della rivista
“Rosario perpetuo” esaltò la splendida e popolare preghiera con queste parole:
”…D’altissimo pregio come apportatrice di salute e di
benessere agli individui, alle famiglie., alla società
ritenemmo sempre, sin dai più teneri anni, la mistica
corona che il popolo cristiano pone ogni giorno sul
regale capo della Madre di Dio… Ed ora
comprendiamo essere fra tutte le preghiere più che
mai necessaria quella del Rosario, che più d’ogni altra
ha impresso il carattere di preghiera collettiva e
domestica… Il popolo cristiano, in privato e in
comune, rendasi ognora più famigliare la recita del
Rosario e, tenga per fermo essere questo il più bel
fiore dell’umana pietà e la più feconda sorgente delle
grazie celesti”.
36
Il 27 aprile 1917
Per combattere sempre più efficacemente con la preghiera la devastante guerra in
corso il sommo pontefice esorta i fedeli ad invocare Maria come mediatrice di tutte
le grazie. Stabilisce che resti fissata nelle Litanie Lauretane l’invocazione “regina
pacis, ora pro nobis”.
“…Si levi pertanto a Maria, che è madre di
misericordia e onnipotente per grazia, da ogni angolo
della terra, nei templi maestosi e nelle piccole
cappelle, dalle reggi e dalle ricche magioni dei grandi
come dai più poveri tuguri, ove alberghi un’anima
fedele, dai campi e dai mari insanguinati, la pia,
devota invocazione, e porti a lei l’angoscioso grido
delle madri e delle spose, il gemito dei bambini
innocenti, il sospiro di tutti i cuori bennati...”
Ci pare inoltre doveroso citare l’enciclica FAUSTO APPETENTE DIE del 29 giugno
del 1921 dove il pontefice esalta l’ordine di san Domenico per lo straordinario
apporto che ha dato alla Chiesa e ripropone il Santo come fulgido esempio, invincibile
campione della fede.
37
Pio XI°
1922-1939
Il sommo pontefice Pio XI°, dopo una malattia che lo provò duramente, alle
soglie della seconda guerra mondiale, esorta con grande amore i fedeli alla recita del
S.Rosario .
Ingravescentibus malis 1937
”…Il Rosario mariano inoltre non soltanto serve
sommamente a vincere i nemici di Dio e della
religione, ma è pure uno stimolo e uno sprone alla
pratica delle virtù evangeliche che esso insinua e
coltiva negli animi nostri. Nutre anzitutto la fede
cattolica, la quale rifiorisce appunto con l'opportuna
meditazione dei sacri misteri, ed eleva le menti alle
verità rivelateci da Dio. E ognuno può comprendere
quanto esso sia salutare, specialmente ai nostri
tempi, in cui talvolta perfino tra i fedeli vi è un certo
fastidio delle cose dello spirito e viene a noia la
dottrina cristiana.”
“…Vi stia a cuore dunque, venerabili fratelli, che
questa pratica tanto fruttuosa sia sempre più diffusa,
sia da tutti altamente stimata e aumenti la comune
pietà. Per opera vostra e per quella dei sacerdoti, che
vi aiutano nella cura delle anime, siano predicate e
ripetute ai fedeli di ogni classe sociale, le sue lodi e i
suoi vantaggi. Da essa i giovani attingano nuove
energie con cui domare gli insorgenti stimoli del male
e conservare intatto e intemerato il candore
dell'animo; in essa pure i vecchi ritrovino, nelle loro
trepide ansie, riposo, sollievo, pace. A coloro poi che
si dedicano all'Azione Cattolica sia sprone che li
spinga a più fervida e viva opera d'apostolato; e a tutti
coloro che in ogni maniera soffrono, particolarmente
ai morenti, porti conforto e aumenti la speranza della
felicità eterna”.
38
Pio XII°
1939-1958
Un altro Pontefice “domenicano” ha sorretto la Chiesa in un periodo di grande
guerra, la seconda guerra mondiale. Il papa Pio XII°, terziario domenicano, non cessò
di esortare i fedeli alla recita della preghiera mariana, sollecitando i genitori
nell’educare i fanciulli a questa preghiera.
E’ anche il Pontefice della consacrazione al cuore Immacolato di Maria e della
proclamazione del DOGMA relativo all’assunzione della Vergine.
Oltre alle encicliche sotto riportate sono anche da ricordare i teneri appelli
rivolti dal Papa ai giovani sposi ove più e più volte ha esortato a recitare, con amore e
devozione, il Santo rosario.
Quandoquidem in gubernanda 1939
Questa lettera è stata scritta per rinnovare la pietà mariana nel mese di
maggio.
“Con pia consuetudine i padri e le madri conducano
ogni giorno i loro figlioletti, anche i più piccoli,
all’altare della vergine, ad essa offrendoli insieme con
i fiori dei loro giradino e dei loro campi, insieme alle
loro preghiere ed a quelle dei loro bambini.
E come potrà la madre celeste non accogliere tante
voci supplichevoli, imploranti la pace ai cittadini, ai
popoli, alle nazioni?”
Benedicite Deum Caeli del 1942 –radiomessaggioSi rivolge ai cattolici portoghesi che la celebrano il giubileo delle apparizioni di
Fatima. Con Parole dolci e strazianti, il pontefice, invita a recitare il rosario per
implorare misericordia :
”…Regina del Santissimo Rosario, ausilio dei cristiani,
rifugio del genere umano, vincitrice di tutte le battaglie
di Dio! Supplici ci prostriamo al vostro trono, sicuri di
impetrare misericordia e di ricevere grazie e
39
opportuno aiuto e difesa dalle presenti calamità, non
per i nostri meriti, dei quali non presumiamo, ma
unicamente per l’immensa bontà del vostro materno
Cuore.”
“ A voi, al vostro Cuore immacolato, noi, quale padre
comune della grande famiglia cristiana, come Vicario
di colui al quale” FU DATO OGNI POTERE IN CIELO
ED IN TERRA” e dal quale ricevemmo la cura di
quante anime redente col suo sangue popolano
l’universo mondo, a voi, al vostro immacolato cuore,
in quest’ora tragica della storia umana, affidiamo,
rimettiamo, consacriamo non solo la Santa Chiesa,
corpo mistico del vostro Gesù, che soffre e sanguina
in tante parti e in tanti modi tribolata, ma anche tutto il
modo straziato da feroci discordie, riarso in un
incendio di odio, vittima delle proprie iniquità.”
Dopo la Guerra il Sommo pontefice continua ad esortare i fedeli alla recita del
Rosario
Auspicia quaedam 1948
Con questa enciclica il Sommo pontefice ordina ai fedeli di tutto il modo di
ripetere, durante il mese di maggio, la crociata di preghiere alla Vergine, già iniziata
durante la guerra. Allora era diretta ad ottenere da Dio, mediante l’intercessione di
Maria, la pace; ora mira ad ottenere la fine delle angosciose conseguenza del
sanguinoso conflitto bellico.
“Noi nutriamo grande fiducia nel potentissimo
patrocinio della nostra Madre celeste; patrocinio che,
durante questo mese a lei consacrato, specialmente
gli innocenti fanciulli vorranno impetrare con una
santa crociata di preghiere.”
Ingruentium malorum 1951
“…Questa preghiera, venerabili fratelli, desideriamo
sia fatta quest'anno con maggiore fervore di animo
come è richiesto dall'aggravarsi delle necessità. Ci è
ben nota, infatti, la sua potente efficacia per ottenere
l'aiuto materno della Vergine. Benché non vi sia
certamente un unico modo di pregare per poter
conseguire questo aiuto, tuttavia Noi stimiamo che il
rosario mariano sia il mezzo più conveniente ed
efficace, come del resto viene chiaramente suggerito
dall'origine stessa, più divina che umana, di questa
pratica e dalla sua intima natura.
40
Ma soprattutto Noi desideriamo che in seno alla
famiglia sia dappertutto diffusa la consuetudine del
santo rosario, religiosamente custodita e sempre più
sviluppata. Invano, infatti, si cerca di portare rimedio
alle sorti vacillanti della vita civile, se la società
domestica, principio e fondamento dell'umano
consorzio non sarà diligentemente ricondotta alle
norme dell'evangelo.
41
B. Giovanni XXIII°
1958-1963
E’ stato annoverato nel recente documento pontifico di Giovanni Paolo II° tra i
propagatori e diffusori del Rosario. Lo fece con molto calore ed amore nei suoi
discorsi ai fedeli. Ne consigliò in alcune encicliche la recita a tutti, compresi i
sacerdoti.
E’ stato recentemente beatificato da Giovanni Paolo II° ed era terziario
francescano.
Sacerdotii Nostri primordia 1959
In questa lettera esorta tutti i sacerdoti a seguire l’esempio del terziario
francescano S.Giovanni M.Vianney - curato d’Ars.
“…Questa fedeltà alla preghiera è del resto per il
sacerdote un dovere di pietà personale, di cui la
saggezza della Chiesa ha precisato parecchi punti
importanti, come l’orazione mentale quotidiana, la
visita al Santissimo Sacramento, il Rosario e l’esame
di coscienza . Ed è anche uno stretto obbligo
contratto di fronte alla Chiesa, quando si tratta della
recita giornaliera dell’Ufficio Divino . Forse per aver
trascurato talune di queste prescrizioni alcuni membri
del clero si sono visti a poco a poco vittime della
instabilità esteriore, dell’impoverimento interiore ed
esposti un giorno senza difesa alle tentazioni della
vita. Al contrario, "lavorando incessantemente per il
bene delle anime, Maria Vianney non trascurava la
sua. Santificava se stesso per essere capace di
santificare gli altri"
.
Grata recordatio 1959
E’ una encicliche sul rosario dove in S. Padre esorta i fedeli a pregarlo soprattutto per i
missionari e per le missioni.
Conclude la lettera affidando al prossimo concilio ecumenico alla Madre di Dio ( il
Vaticano secondo)
42
“…Prima di terminare questa lettera enciclica,
venerabili fratelli, desideriamo invitarvi a recitare il
rosario con particolare devozione anche per queste
altre intenzioni che tanto Ci stanno a cuore: e cioè,
affinché il sinodo di Roma sia fruttuoso e salutare per
questa Nostra alma città e affinché dal prossimo
concilio ecumenico - al quale voi parteciperete con la
vostra presenza e col vostro consiglio - tutta la chiesa
ottenga una affermazione così meravigliosa, che la
vigorosa rifioritura di tutte le virtù cristiane, che Noi da
esso Ci attendiamo, serva di invito e di sprone anche
per tutti quei Nostri fratelli e figli, che sono separati da
questa sede apostolica.”
43
Paolo VI°
1963-1978
“Marialis Cultus” 1976
Siamo dinnanzi al più importante documento mariano del XX° secolo. Il sommo
pontefice ribadì la necessità di una autentica devozione mariana basata su
fondamenti liturgici e dommatici .
“…Accingendoci a trattare del posto che la vergine
Maria occupa nel culto cristiano, dobbiamo in primo
luogo rivolgere la nostra attenzione alla sacra liturgia;
essa, infatti, oltre un ricco contenuto dottrinale,
possiede un’incomparabile efficacia pastorale e ha un
riconosciuto valore esemplare per le altre forme di
culto.”
Era assolutamente necessaria questa lettera in quanto il periodo post
conciliare , con il mancato accordo da parte dei padri conciliari sul titolo di
“mediatrice di tutte le grazie” da attribuire alla Santa Vergine, pareva segnasse un
allontanamento di una parte della Chiesa dal culto della Vergine Maria .
Paolo VI° invece sottolinea con forza quanto la Chiesa consideri elemento
fondamentale il culto alla Madre del Signore.
“…Giudichiamo, quindi, conforme al nostro servizio
apostolico trattare, quasi dialogando con voi,
venerabili fratelli, alcuni temi relativi al posto che la
beata Vergine occupa nel culto della chiesa, già in
parte toccati dal concilio Vaticano II e dai noi stessi,
ma sui quali non è inutile ritornare, per dissipare
dubbi e, soprattutto, per favorire lo sviluppo di quella
devozione alla Vergine che, nella chiesa, trae le sue
motivazioni dalla parola di Dio e si esercita nello
Spirito di Cristo.”
E inoltre:
44
“..Lo sviluppo, da noi auspicato, della devozione
verso la vergine Maria, inserita (come sopra abbiamo
accennato) nell’alveo dell’unico culto che a buon
diritto è chiamato cristiano - perché da Cristo trae
origine ed efficacia, in Cristo trova compiuta
espressione e per mezzo di Cristo, nello Spirito,
conduce al Padre - è elemento qualificante della
genuina pietà della Chiesa.
Per intima necessità, infatti, essa rispecchia nella
prassi cultuale il piano redentivo di Dio, per cui al
posto singolare, che in esso ha avuto Maria,
corrisponde un culto singolare per lei; come pure, ad
ogni sviluppo autentico del culto cristiano consegue
necessariamente un corretto incremento della
venerazione alla madre del Signore. “
Definisce il Santo rosario come la “piccola liturgia” differenziandolo dalla “grande
liturgia” . Sottolinea inoltre con grande forza la assoluta importanza della
meditazione:
“…Si è pure sentita con maggiore urgenza la
necessità di ribadire, accanto al valore dell’elemento
della lode e dell’implorazione, l’importanza di un altro
elemento essenziale del rosario: la contemplazione.
Senza di essa il rosario è corpo senza anima, e la sua
recita rischia di divenire meccanica ripetizione di
formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: "
Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che
credono di essere esauditi in ragione della loro
loquacità " (Mt 6,7). Per sua natura la recita del
rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio
pensoso, che favoriscano all’orante la meditazione
del misteri della vita del Signore, visti attraverso il
cuore di colei che al Signore fu più vicina, e ne
dischiudano le insondabili ricchezze. “
Chiarisce infine il ruolo di Maria nel piano della redenzione chiamandola
COOPERATRICE del mistero salvifico.
“…L’esame compiuto sui libri liturgici restaurati porta,
dunque, ad una confortante constatazione: la riforma
postconciliare, come già era nei voti del movimento
liturgico, ha considerato con adeguata prospettiva la
Vergine nel mistero di Cristo e, in armonia con la
tradizione, le ha riconosciuto il posto singolare che le
compete nel culto cristiano, quale santa Madre di Dio
e alma cooperatrice del Redentore.”
45
Giovanni Paolo II°
1978
“ Rosarium Virginis Mariae” 2002
Giovanni Paolo II° insiste ancora di più sulla necessità della meditazione e
tocca diversi punti centrali della crisi della nostra fede combattendo ancora una
volto contro chi, cattolico, si ostina a vedere nel culto mariano un’aspetto
anticristologico.
La meditazione dei misteri rosariani arricchiti dei nuovi “misteri della luce”
secondo il Sommo Pontefice guida il fedele a carpire al meglio gli aspetti più
importanti della fede educandolo così ad una visione più cattolica e coerente con la
posizione della Chiesa.
Chi mediterà perciò i misteri della gioia ben difficilmente resterà insensibile
ai problemi come l’aborto o il divorzio. Meditando i misteri della luce si diventa più
pronti a testimoniare la fede al prossimo. I misteri del dolore ci fanno conoscere
l’amore incommensurabile con cui Dio ci ama . I misteri della gloria ci mostrano le
principali verità della nostra fede e ci inducono a sperare e a operare per il regno di
Dio.
Più volte Giovanni Paolo II° cita l’esortazione apostolica di Paolo VI° facendo
riferimento ad essa per l’aspetto liturgico – devozionale – contemplativo.
Emerge anche dal documento la assoluta necessità di spiegare al meglio sia
come recitare il rosario: meditandolo; sia l’importanza che ha questa forma di
preghiera. Questo denota una forte preoccupazione da parte del Pontefice di come
sia carente attualmente la pastorale cattolica mariana. Infatti il Rosario viene visto,
anche dai cattolici, come una preghiera obsoleta e poco edificante. Evidentemente,
periodicamente nell’arco dei secoli, si manifesta la necessità di sollecitare questa
devozione così salutare e, nonostante tutto così soggetta a critiche e osteggiata
anche nella stessa chiesa. Le solite obiezioni che vengono portate ad esempio per
distogliere i fedeli dal Santo Rosario ( la ripetitività, la marianità, l’obsolescenza,
46
ecc.) sono state trattate migliaia di volte sia dai Santi (evidentemente poco letti)
che dal magistero stesso (stessa sorte) e ampiamente confutate. I detrattori del
Santo Rosario basano le loro congetture su argomenti inesistenti e devianti trovando
però inaspettatamente terreno fertile nell’ignoranza sia dei fedeli sia, a volte, dei
sacerdoti stessi.
“…Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così
facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di
essere
riscoperta
dalla
comunità
cristiana.
Facciamolo soprattutto in questo anno, assumendo
questa proposta come un rafforzamento della linea
tracciata nella Lettera apostolica -Novo millennio
ineunte, a cui i piani pastorali di tante Chiese
particolari si sono ispirati nel programmare l'impegno
per il prossimo futuro.
Mi rivolgo in particolare a voi, cari Confratelli
nell'Episcopato, sacerdoti e diaconi, e a voi, operatori
pastorali nei diversi ministeri, perché, facendo
esperienza personale della bellezza del Rosario, ne
diventiate solerti promotori.”
“…Che questo mio appello non cada inascoltato!”
Spesso, in nome di un’ecumenismo falso, si sacrifica il culto mariano invece di
implorare dalla Vergine, proprio per mezzo della sua preghiera prediletta, la
sospirata unità dei cristiani.
“…Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare
poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente
mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido
orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il
Concilio l'ha delineato: un culto orientato al centro
cristologico della fede cristiana, in modo che «
quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia
debitamente conosciuto, amato, glorificato ». Se
riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto,
non certo un ostacolo all'ecumenismo!”
Ecco un sunto per punti di altri argomenti toccati dal pontefice:
1- Da sempre legato alla preghiera del Rosario egli conosce benissimo l’aspetto
cristocentrico di questa pratica mariana :
“…recitare il rosario non altro che contemplare con
Maria il volto di cristo”.
“…La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel
Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua
47
natura a favorire la loro assimilazione. È il metodo
basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l'Ave
Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. “
2- Il Santo Padre mette in guardia più volte dalle nuove filosofie
orientaleggianti che inneggiano alla meditazione e contemplazione forviando cosi’
il Cattolico poco informato e arruolandolo di fatto in un’altra religione.
“…Non mancano i cristiani che, per la poca
conoscenza della tradizione contemplativa cristiana,
si lasciano allettare da quelle proposte. Esse tuttavia,
pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili con
l'esperienza cristiana, nascondono spesso un fondo
ideologico inaccettabile. Anche in quelle esperienze è
molto in voga una metodologia che, mirando al
traguardo di un'alta concentrazione spirituale, si
avvale di tecniche di carattere psico-fisico, ripetitive e
simboliche. Il Rosario si pone in questo quadro
universale della fenomenologia religiosa, ma si
delinea con caratteristiche proprie, che rispondono
alle esigenze tipiche della specificità cristiana. “
“…Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata
tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi
in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa
e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del
cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata
sull'humus dell'Oriente cristiano”
3- Proclama senza mezzi termini il Rosario come Preghiera per la Pace del
mondo
“…riscoprire il Rosario significa immergersi nella
contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra
pace » avendo fatto « dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione che era
frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può
quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un
preciso impegno di servizio alla pace, con una
particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così
provata, e tanto cara al cuore cristiano. “
4- E anche come il modo migliore per ottenere la pace nelle famiglie:
“…Analoga urgenza di impegno e di preghiera
emerge su un altro versante critico del nostro tempo,
quello della famiglia, cellula della società, sempre più
insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e
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pratico, che fanno temere per il futuro di questa
fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa,
per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario
nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga
pastorale della famiglia, si propone come aiuto
efficace per arginare gli effetti devastanti di questa
crisi epocale”.
5- Rivela che i misteri del rosario non sono altro che il cammino che un uomo
deve fare nella vita: ” mistero di Cristo, mistero dell’uomo ”.
“…Si può dire così che ciascun mistero del Rosario,
ben meditato, getta luce sul mistero dell'uomo”.
49
Conclusioni:
Dall’escursus storico svolto nei documenti pontifici emerge chiaramente che la
Chiesa, nei periodi di grande necessità, ha rivolto una pressante e fiduciosa
preghiera alla Santa Vergine Maria attraverso il Santo Rosario. Nei periodi cruciali e
controversi della storia in cui la Chiesa è stata duramente chiamata in causa per
difendere se stessa e il popolo cattolico legati all’ordine di S. Domenico sul soglio
pontificio di Roma :
San Pio V° durante la battaglia di Lepanto (07-10-1571),
Benedetto XV° durante la prima guerra mondiale,
Pio XII° durante la seconda.
Sempre di più si delinea un vero e proprio progetto mariano di amore e
custodia della Chiesa che viene affidata, in casi gravissimi, a quell’ ordine che i nostri
studi hanno mostrato essere “sotto il patrocinio di Maria”.
Emerge anche che il popolo cattolico delle ultime generazioni viene
difficilmente avvicinato alla preghiera mariana del rosario, nonostante gli accorati
appelli di Giovanni Paolo II°. La preghiera o non viene insegnata, o non viene spiegata
come un metodo di meditazione e di contemplazione, ma come una semplice e banale
nonché ripetitiva orazione vocale. Tanto si dovrà fare in questa direzione,
sensibilizzando i Sacerdoti per primi a predicare e insegnare la vera preghiera del
rosario.
Ai laici è demandato il compito di affiancare i presbiteri in questa fatica.
E’ veramente avvilente vedere giovani e adulti impegnati in pratiche tutt’altro
che salutari e completamente digiuni della nostra tradizione e della storia, certi di
essere nel giusto e sprezzanti di fronte alla Chiesa, ai Santi e alla storia stessa .
Il clero stesso inoltre pare che temi il confronto con gli intellettuali storici
modernisti che chiudono spesso la bocca al povero prete di turno o al laico
impegnato, parlando delle crociate o dell’inquisizione. Il Rosario viene anche spesso
presentato come un preghiera nata proprio sotto l’inquisizione.
La battaglia di Lepanto viene taciuta o sottaciuta parlando velatamente di
amore e di pace mentre la battaglia di Lepanto fu una sanguinosa e durissima lotta
contro uno dei più temibili e sanguinari despoti mussulmani della storia: “Soliman
II°”.
La Chiesa viene poi accusata di immobilismo storico nel periodo bellico della prima
guerra mondiale e addirittura di connivenza nella seconda. Niente di più falso e di più
50
detestabile; i documenti dei papi dell’epoca sono pieni di angoscia e disperazione per
quello che l’uomo perpetrava nei campi di battaglia e per le gravissime conseguenze
delle popolazioni e del mondo. Dio solo sa quanto hanno sofferto quei pontefici e
quanto hanno pregato il Rosario per impetrare da Dio, per mezzo di Maria, la fine di
quelle guerre .
L’ignoranza pare regni sovrana, offendendo la memoria di tanti santi martiri.
Preghiamo e impegnamoci tutti affinché la pigrizia mentale ( Di cui il rosario è il
principale nemico) venga spazzata via .
Il grande musicista Joseph Haydn ( uno dei più prolifici e geniali musicisti mai vissuti
) rispondeva così a chi lo interrogava riguardo al modo per rigenerare corpo e mente:
“ Il metodo migliore per rigenerare la mente e rilassare il corpo è il Santo Rosario:
dopo averlo recitato mi sento perfettamente rigenerato, e le frasi musicali affollano
la mia mente, tanto che spesso non riesco a scriverle tutte”.
Vorrei concludere questa analisi sui documenti storici analizzati ripetendo e, in
un certo senso, facendo mie, le parole dell’attuale pontefice:
“Che questo mio appello non cada inascoltato!”
Fausto Bizzarri
laico o.p.
51
Bibliografia:
-La Devozione a Maria nell’ordine Domenicano- ed. ESD.- di A D’Amato.
-Storia del Rosario- ed. Herder- di F.M. Willam.
-San Domenico visto dai suoi contemporanei - ed. ESD- di P.Lippini
-Storia di San Domenico- ed. Paoline-di P.Vicaire
-Vitae fratrum -ed. ESD-di G.Frachet
-La spiritualità domenicana - ed. ESD- di P.Lippini
-Libro del Rosario della gloriosa Vergine Maria - ed. C. Internazionale Domenicano
Rosariano - Roma -di S.Orlandi
-Il segreto ammirabile del santo rosario per convertirsi e salvarsi -di S. L.Montfort
-Il Rosario storia e devozione – ed..Centro domenicano del rosario -di A. Iszak
Magistero
S. Pio V°:
Consueverunt - del 17 dicembre del 1569
Salvatoris Domini - del 5 marzo 1572
B. Pio IX°:
Qui pluribus - 1846
Nei giorni - 1846
Praedecessores Nostros - 1847
Ubi primum /1 - 1847
Romani, e quanti - 1848
Nelle istituzioni - 1848
Non semel - 1848
Da questa pacifica - 1849
Ubi primum /2 - 1849
La serie - 1849
Quibus, quantisque - 1849
Noscitis et Nobiscum - 1849
Si semper antea - 1850
Exultavit cor nostrum - 1851
Ex aliis nostris - 1851
Nemo certe ignorat - 1852
Probe noscitis - 1852
Inter multiplices - 1853
Neminem vestrum - 1854
Optime noscitis /1 - 1854
Apostolicae nostrae - 1854
52
Inter graves - 1854
Ineffabilis Deus - 1854
Singulari quadam - 1854
Optime noscitis /2 - 1855
Cum saepe - 1855
Singulari quidem - 1856
Cum nuper - 1858
Amantissimi Redemptoris - 1858
Cum Sancta Mater - 1859
Qui nuper - 1859
Ad gravissimum - 1859
Maximo animi - 1859
Nullis certe - 1860
Cum catholica Ecclesia - 1860
Novos et ante - 1860
Multis gravibusque - 1860
Iamdum cernimus - 1861
Amantissimus humani - 1862
Maxima quidem - 1862
Quanto conficiamur - 1863
Incredibili afflictamur - 1863
Tuas libenter - 1863
Multis gravissimis - 1864
Ubi Urbaniano - 1864
Maximae quidem - 1864
Quanta cura - Syllabus - 1864
Multiplices inter /1 - 1865
Meridionali Americae - 1865
Levate - 1867
Ex quo infensissimi - 1867
Aeterni Patris - 1868
Arcano divinae - 1868
Iam vos omnes - 1868
Religiosas regularium - 1870
Non sine gravissimo - 1870
Multiplices inter /2 - 1870
Apostolici ministerii - 1870
Dei Filius - 1870
Quo impensiore - 1870
Pastor aeternus - 1870
Respicientes ea - 1870
Ecclesia Dei - 1871
53
Ubi prima - 1871
Ubi nos - 1871
Beneficia Dei - 1871
Saepe, Venerabiles - 1871
Ordinem vestrum - 1871
Costretti nelle - 1872
Quartus supra - 1873
Etsi multa - 1873
In magnis illis - 1873
Vix dum a nobis - 1874
Omnem sollicitudinem - 1874
Gravibus Ecclesiae - 1874
Quod nunquam - 1875
Graves ac diuturnae - 1875
Quae in Patriarchatu - 1875
Dives in misericordia - 1877
Leone XIII°
-Supremi apostulatus 1883
- Salutaris ille 1883
-Superiore anno 1884
-Più volte 1886
-Vi è ben noto 1887
-Quamquam pluries 1889
-Quotquot religions 1890
-Octobri mense 1891
-Magna dei matris 1892
-Laetitiae Sanctae 1893
-Iucunda Sempre 1894
-Adiutricem popoli 1895
-Fidentem Piumque 1896
-Augustissimae Virginis 1897
-Diuturni Temporis 1898
-Quod nos 1901
-Parta Humano Generi 1901
-Da molte parti 1903
S. Pio X°
Ad diem illum laetissimum 1904
Summa Deus 1907
54
Benedetto XV°
Il 27 aprile 1917
Fausto appetente die 1921
Pio XI°
Ingravescentibus malis 1937
Pio XII°
Quandoquidem in gubernanda 1939
Benedicite Deum Caeli del 1942 –radiomessaggioAuspicia quaedam 1948
Ingruentium malorum 1951
B. Giovanni XXIII°
Sacerdotii Nostri primordia 1959
Grata recordatio 1959
Paolo VI°
Marialis Cultus 1976
Giovanni Paolo II°
Rosarium virginis Mariae 2002
Nota:
Nella ricerca e stato utilizzato il Volume edito dall’editrice vaticana “Encicliche Mariane” che
raccoglie tutti i documenti pontifici riguardanti la Madre di Dio. Poiché poco veniva riportato del B.Pio
IX° si è svolta una ricerca specifica sulle sue encicliche.
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