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Il dinosauro
italiano
Basandosi su un modello di successo e particolarmente appetibile in Italia, Bignami ha commissionato a
Smith & Wesson un revolver che si colloca tra la produzione di serie e l’eccellenza del Performance Center
testo di Matteo Brogi, foto di Gianluigi Guiotto
P
er replicare un’operazione di
marketing che in un recente passato ha avuto un buon successo
di pubblico, Bignami – storico importatore e distributore in Italia dei prodotti
Smith & Wesson – ha richiesto (e ottenuto) che l’importante marchio americano approntasse per il mercato nazionale un allestimento speciale di uno dei
suoi modelli di punta. L’arma scelta per
questa operazione è un revolver – il modello 686 – che appartiene a una delle
famiglie più giovani e meno nutrite della gamma di S&W. Per intenderci, quella
del telaio L, nata nel 1980 a soddisfare
due esigenze contrastanti: la capacità di
sopportare caricamenti corposi come
il .357 Magnum, che dall’esordio del
calibro con il modello 27 erano stati dirottati sul telaio all’epoca più prestante
(N), e dimensioni per quanto possibili
compatte, quelle proprie del telaio K che
però aveva dimostrato di non saper resistere ad una dieta esclusiva di cartucce
magnum. Alla sua introduzione, quindi,
il telaio L andava a colmare un bisogno
espresso dal mercato e un divario concorrenziale con altri produttori, tra cui
Colt e la sua Python.
Il fatto che Bignami abbia deciso di
puntare su questo modello del catalogo
del produttore americano è senz’altro
indice di un attento studio delle abitudini dei consumatori e delle tendenze
di mercato. In questo particolare momento storico i dati ci dimostrano come
il revolver segni il passo nei confronti
della semiautomatica quando si parli di
difesa personale o impieghi operativi e,
al contrario, mantenga un forte interesse
tra gli appassionati di tiro di precisione,
che nel 686 da poco presentato agli
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Le due versioni dell’arma differiscono, oltre che per la lunghezza della canna, per pochi altri dettagli,
il principale dei quali è un’impugnatura più confortevole per il modello da 4” (a sinistra nelle foto
appassionati italiani potranno trovare uno strumento molto stimolante
per ottenere rosate significative. Questo
allestimento Rappy si differenzia dagli
esemplari di produzione ordinaria per
alcuni dettagli meccanici e, dal punto di
vista visivo, dalla sagoma stilizzata di un
dinosauro sulla cartella destra, probabilmente un Velociraptor, da cui il nome.
La passione sfrenata degli americani
per la paleontologia, essendo così poco
provvisti sotto l’aspetto archeologico, è
caratteristica dello spirito del popolo.
Una passione che nella vecchia Europa,
colma di straordinarie vestigia di popoli e civiltà, è guardata forse con una
certa tenerezza se non con sufficienza e
circoscritta alle manifestazioni infantili
o adolescenziali. Per questo, quando
abbiamo provato l’arma di Bignami e
abbiamo avuto modo di apprezzarne
le eccellenti qualità balistiche e la raffi-
natezza delle finiture, siamo rimasti tra
il sorpreso e il deluso nel vedere quel
profilo di dromeosauride sulla cartella.
Si è provata la perplessità che ci avrebbe
destato la vista di una Ferrari rosa confetto (siamo sicuri di averne vista almeno una, nel mondo) o un Panerai con il
cinturino di uno Swatch (questo è meno
probabile, ma solo per ragioni tecniche).
Poi abbiamo pensato che Bignami, anche stavolta, ha saputo capire dove va il
mondo, in particolare quello del collezionismo e dell’oplologia. Quando, infatti, ci siamo posti la domanda di quante armi incise con un dinosauro si siano
viste nella nostra vita e non siamo stati
Sul telaio, sotto al giogo del tamburo, è indicato nome del
modello e versione dell’arma. Questa è la sesta variante
del revolver 686, ufficialmente sul mercato dal 1988
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capaci di darci una risposta diversa da
“nessuna”, ecco, a quel punto si è capito
che la Rappy ha tutte le caratteristiche
per diventare un pezzo di collezionismo
soggetto a valutarsi nel tempo. Specie se,
come in effetti è stato deciso, l’arma è
prodotta in tiratura limitata. Ma torniamo al telaio.
Telai e sigle
Una volta annunciato quello contraddistinto dalla lettera L, Smith & Wesson
introdusse inizialmente i modelli 581,
586 (Distinguished Combat Magnum),
681 e 686 (Distinguished Combat Magnum Stainless), che si differenziavano
per materiali (quelli con il “5” iniziale
erano in acciaio al carbonio, quelli con
il “6” in acciaio inox) e mire (gli “-81”
presentavano mire fisse, gli altri tacca
regolabile). Successivamente furono
introdotti modelli in .44 Special (396 e
696) e altre configurazioni (296 e 386),
ciascuna contraddistinta da specifiche
differenze. Disponibile in allestimenti
con varie lunghezze di canna (2 pollici e
mezzo, 3”, 4”, 5”, 6” e 8 pollici e tre ottavi), il modello 686 era destinato a essere
presentato in numerose varianti: Classic
Hunter (1988, canna da 6”), Midnight
Black (prodotta nel 1989 in 5.000 esemplari con canne da 4” e 6”), CS-1 (destinata allo US Custom Service), National
Security (1992, canne da 3” e 4”), Target
Champion (1992, canna da 6”), Power
Port (1994, con canna da 6” è la prima
variante a nascere montando un sistema
di sicurezza a chiave), P (1996, con canna da 4” e 6” cui nel 2004 si aggiungerà
la canna da 5”; caratteristica distintiva
della variante è il tamburo in grado di
contenere 7 colpi), PP (dotata di canna
da 6” con compensatore), The American
Series (arma con incisioni e scritte proudly american e canna da 4”), SSR (Stock
Service Revolver, 4”) e Performance
Center (2007, canna da 6”). Da segnalare, in aggiunta alle precedenti e non
disponibili in Italia, le varianti richieste
da TALO, potente distributore d’armi
del Nord America.
Numerose le migliorie apportate nel
tempo all’arma che, come dimostra il
suffisso inciso sul telaio dietro al giogo
del tamburo, con la Rappy ha raggiunto
la sesta versione; tra queste si segnalano
una diversa combinazione di mire (nel
1992 sarà abbandonato il mirino registrabile), un nuovo sistema di sicurezza
Entrambi i revolver sono dotati di tacca registrabile in alzo e deriva e di safety bar, dispositivo cui
è demandato il compito di trasferire il moto del cane al percussore
Il pulsante di sgancio costituisce uno dei due punti di vincolo del tamburo. L’altro è posizionato
anteriormente a bloccare l’asse di rotazione del tamburo stesso
attuato da chiave introdotto in tutti i revolver del produttore e la rimozione del
percussore solidale al cane a favore di
un più consono percussore inerziale con
contestuale introduzione di un safety
bar che consente al cane di percuotere il
percussore unicamente a seguito di una
deliberata azione sul grilletto.
Il Rappy nel dettaglio
Il revolver 686 si presenta meccanicamente come un classico della produzione Smith & Wesson anche se la
derivazione dalla versione SSR (Stock
Service Revolver) lo avvicina più alla
produzione del Performance Center che
a quella industriale. L’allestimento
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Star al cinema e in tv
La 686, nelle sue numerose varianti, è stata
scelta come arma da fianco sia da corpi
operativi sia nella finzione cinematografica.
Nel primo caso è nota l’adozione da parte
del GIGN (Gruppo d’intervento della
gendarmeria nazionale), della sezione
immigrazione della Polizia norvegese,
da alcune polizie locali americane e dalla
Polizia Granducale lussemburghese. Sul
set è invece stata portata tra gli altri da
Nicholas Cage (Lord of War), Jean Reno
(Léon), Sylvester Stallone (Cop Land), John
Travolta (Face Off), Harrison Ford (Firewall)
e, addirittura, Whoopi Goldberg (Fatal
Beauty). In televisione è stata utilizzata in
episodi di CSI e Miami Vice.
La volata del revolver è incassata nel generoso profilo della canna per proteggere la
parte terminale della stessa e le rigature
SSR, infatti, appartiene a quella Pro
Series introdotta da pochi anni proprio
per avvicinare gli estremi costituiti
dalla semplicità della produzione ordinaria e dall’eccellenza (cui corrisponde
un prezzo adeguato) delle creazioni del
Performance Center Smith & Wesson.
Rispetto alla produzione più commerciali, le armi SSR presentano camere
del tamburo con invito, canne scelte
con profilo squadrato, impugnature
ergonomiche migliorate e scatto sportivo, caratteristiche che le pongono a
essere strumenti d’eccellenza nel settore agonistico. Entrando nel dettaglio, le
caratteristiche della 686 ricalcano quelle della 586, da cui si distingue unicamente per l’impiego integrale di acciaio
inossidabile. La meccanica è semplice
e si basa su un sistema di scatto ad
azione singola e doppia. La sicurezza di
maneggio è affidata al safety bar di cui
si parlava, che impedisce al cane d’impattare il percussore quando non sia
stato correttamente premuto il grilletto, mettendo l’operatore al sicuro dalla
partenza del colpo in caso di caduta
critica dell’arma. Per ottenere questa
architettura è stato necessario rimuovere il percussore dal cane, operazione
peraltro praticata ormai da quasi tutti i
fabbricanti.
L’estrattore a stella
facilita la rimozione
dei bossoli spenti
La chiave di bloccaggio fornita da Smith & Wesson su tutti i suoi modelli a partire dalla fine
degli anni ‘90 va a bloccare il cane, rendendo
l’arma di fatto inoperativa
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Chiave di sicurezza e organi di mira
La sicurezza dell’arma è inoltre demandata al sistema a chiave ormai adottato
da tutte le armi di Springfield, quel
dispositivo a due posizioni in grado di
bloccare il cane che tante critiche ha
sollevato tra i puristi, che si sono sentiti
offesi dall’introduzione di questa forma
di tutela: ruotando la chiave in senso
antiorario si blocca la pistola facendo
fuoriuscire dal telaio, in prossimità
del cane, una bandierina che riporta la
scritta locked (bloccato); in senso antiorario la si riattiva. Il tamburo da 6 colpi
(7 nell’allestimento Plus) è bloccato da
due chiusure: posteriormente da quella
manuale cui corrisponde il pulsante di
sgancio posto sulla sinistra del fusto,
anteriormente da un pistone elastico
che va ad ingaggiare un apposito recesso
ricavato sull’asta del tamburo. Asta che,
per inciso, comanda anche l’estrattore a
stella che facilita l’estrazione dei bossoli.
Gli organi di mira contemplano una
tacca micrometrica di buona fattura e
un mirino, sostituibile, con un inserto rosso che facilita la collimazione in
condizioni di illuminazione difficile. La
presa dell’arma è, infine, resa possibile
da un’impugnatura in caucciù prodotta
da Hogue, così come in tutti gli esemplari dell’arma prodotti a partire dal
1994. Precedentemente erano adottate
guancette in Goncalo, un legno tropicale
molto gradevole alla vista per le sue tipiche venature.
Smith & Wesson – 686 Rappy –
calibro .357 Magnum
Rosata ottenuta a 15 metri a mano libera
sparando munizionamento commerciale
Magtec con palla Full Metal Case Flat da
158 grani
Due versioni
Bignami propone questa edizione limitata del revolver 686, pensata in esclusiva
per il mercato italiano, in due varianti
con canna da 4” e 5”, entrambe catalogate sportive.
Una volta affiancate, le due versioni
dell’arma che abbiamo provato differiscono sì per la lunghezza di canna ma
anche per altri piccoli dettagli. Anzitutto la versione da 5” presenta la scritta
L’autore durante la prova alla linea di tiro
Costruttore: Smith & Wesson
Importatore: Bignami, tel. 0471 803.000,
www.bignami.it
Modello: 686 Rappy
Tipo: revolver
Calibro: .357 Magnum
Destinazione d’uso: tiro di precisione,
difesa personale
Tamburo: 6 colpi
Sistema di scatto: azione singola e doppia
Percussione: percussore inerziale
Organi di mira: tacca registrabile, mirino
sostituibile
Sicurezze: safety bar e sistema di
bloccaggio a chiave
Lunghezza canna: 127 mm (5”)
Lunghezza totale: 268 mm
Materiale del fusto: acciaio
Finitura: inox
Peso: 1.085 grammi
Numero di Catalogo Nazionale: 17551
Note: Disponibile in versione con canna
da 4” (1.140 euro)
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PREZZO 1.150 euro
“Rappy” incisa sul lato destro della canna, iscrizione che nella versione a canna
corta è riportata sulla stessa cartella che
ospita il dinosauro. Il lato sinistro è libero da qualsiasi decorazione. Cambiano
poi l’impugnatura, assai più imbottita nel
revolver con canna da 4” che prevedibilmente è soggetto ad un rinculo superiore
per la minore massa. In questo caso,
differisce anche il sistema di aggancio
dell’impugnatura al telaio (vite in posizione inferiore, nell’arma lunga la vite va
a congiungere direttamente i pannelli).
Diverso è pure il mirino, d’impostazione
più sportiva nell’arma con canna da 5”
(che può essere usata anche in gare di tiro
a segno) rispetto all’altra. Alla prova a
fuoco, la differenza di canna si fa sentire
più per la capacità di contrastare il rinculo – ovviamente superiore nell’arma
più lunga – che nell’effettiva precisione
di tiro. La distanza di 15 metri è infatti
assolutamente modesta se paragonata
alle capacità balistiche dell’arma, esaltate
da una canna eccellente e un sistema di
scatto netto e pulito sia in singola sia in
doppia azione.
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