Ordine Francescano Secolare - Fraternità di San Filippo del Mela - Piazza Duomo - 98044 San Filippo del Mela (ME) Anno 1, Numero 1 gennaio - febbraio 2006 Foglio di collegamento della fraternità …sempre di più! quello che abbiamo da dirvi e da farvi vedere è sempre di più. Infatti, abbiamo dovuto aggiungere qualche pagina al giornalino… ormai chiamarlo “foglio di collegamento della fraternità” è un po’ restrittivo… ma è questo il suo motivo di essere. Grazie per la collaborazione che ci date, i vostri contributi sono grazia di Dio. Molti fratelli stanno in comunione con noi, anche, mediante la lettura di questi articoli. Ricordiamo che il giornalino e anche altro materiale è scaricabile dal nostro sito: http://xoomer.virgilio.it/s anfilippodelmela buona lettura e pace e bene a tutti. Per conoscerci meglio Un pizzico di umiltà... La parola umiltà di cui noi “Francescani Secolari” spesso ci riempiamo la bocca, dovrebbe farci riflettere sul suo vero, profondo, autentico significato, prendendo come esempio il nostro Serafico Padre San Francesco la cui vita fu impregnata di episodi che mostrano chiaramente, la vera essenza dell’essere umile. La vera umiltà riconosce la grande Verità che tutto viene da Dio. Quindi se tutto appartiene a Dio che motivo abbiamo di fare i confronti o peggio di dare giudizi? Nelle Fonti Francescane al n. 81 si legge: “Io li ammonisco e li esorto a non disprezzare e a non giudicare le persone che vedono con abiti molli e colorati e che usano cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso.” Per San Francesco, vivere la vita evangelica significava carità, non giudizio verso gli altri. Non misurava la quantità dei suoi doni rispetto a quella degli altri. Bisogna che anche noi prendiamo coscienza che se Dio ci concede un dono che non ha dato a un altro, lo ha fatto per un’unica ragione: che produciamo frutto con esso. Ciascuno di noi ha il suo compito da svolgere, e demandare o peggio aspettare che siano gli altri a fare quello che io con il dono ricevuto da Dio potrei fare, è mancanza di umiltà ma soprattutto carità. San Francesco aveva orrore di apparire migliore di quello che fosse, e quando la sua salute rese necessario indossare vestiti più pesanti, una pelliccia di volpe sullo stomaco, lui insisteva affinché gliene venisse cucita una all’esterno, cosi che tutti vedessero quanto egli fosse “indulgente con se stesso”. Allora un vero francescano secolare, sia uomo o donna, può essere grande negli affari, nella musica, nell’informatica, nell’arte, può essere dotata di notevoli capacità della mente, del corpo, o nell’aspetto ma, nello spirito di San Francesco, il francescano secolare deve combattere contro il contagio dell’orgoglio, della presunzione, dell’amor proprio, del sentirsi a posto… e l’allettante tentazione di agire solo per impressionare gli altri e attirarne l’adulazione, la stima e il plauso. Ogni francescano secolare deve ricordarsi che è molto piccolo, e deve costantemente saper riconoscere il peccato insito in tutti noi: l’orgoglio. Aurelio Sommario È TEMPO____________________________ 2 IL MIO CAMMINO VERSO L’OFS_____ 2 LA NOTTE IN CUI FU TRADITO _____ 4 IL NOSTRO ALLENATORE DIO ______ 4 NON AVERE PAURA DI AMARE _____ 5 FRANCESCO, MAESTRO NELLO SPIRITO _________ 6 SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI ________ 6 INCONTRO DI PREGHIERA 04/01/06 __ 7 RITIRO SPIRITUALE DEL 22/01/06 ____ 8 GESÙ CRISTO È LO STESSO IERI, OGGI E SEMPRE! ___________________ 10 PROGRAMMI E ATTIVITÀ ____________ 11 SANTA EUSTOCHIA VERGINE _______ 11 PAGINA 1 E’ tempo Bene! Le feste natalizie fanno ormai parte del passato ed è, quindi, tempo di una semplice riflessione. In questo periodo abbiamo contemplato la dolce figura di Maria Madre Nostra, l’umile venuta al mondo del Figlio dell’uomo, la semplice paternità di Giuseppe, concludendo con il battesimo di Gesù che ci rende, così, figli e fratelli. Nel tempo di avvento ci siamo preparati, abbiamo organizzato come poter vivere spiritualmente al meglio il Santo Natale. L’8 Dicembre “Immacolata Concezione” è stato il preludio, cercare di accomunare il nostro si al SI di Maria per accogliere l’innocente creatura. Quel SI pronto e spontaneo da far nostro senza ma o se!. Con l’inizio della novena il nostro “si” diventa certezza nel sacrificio della celebrazione eucaristica alle 6.00 del mattino, quel si espresso con canti di lode ed adorazione nell’attesa del Salvatore. I battiti del cuore, cosi come l’emozione, crescono di giorno in giorno all’avvicinarsi del Natale e dove la mente non riesce il presepe di S. Francesco ci riporta visivamente a ciò che era e che è……. 25 Dicembre Natale finalmente: con l’intonazione del gloria in excelsis deo vi è l’esplosione di gioia, viene a noi la Luce vera, la luce che abbaglia le tenebre del nostro cuore. Siamo al centro della liturgia natalizia e la nostra lode sale al cielo come incenso; il presepe vivente ci riporta indietro nel tempo, seguendo la stella (madre Chiesa) ci presentiamo come offerta gradita a DIO, ci crediamo i magi con i doni preziosi ma nello stesso tempo i pastori con il poco che abbiamo, in ogni caso giunti alla grotta per adorare il nostro bambino, il nostro DIO. Sistematicamente come per incanto diventiamo più buoni, misericordiosi pronti a perdonare e ad accogliere tutti, persino ad accettare tutto. Tra una tombola e l’altra giungiamo nuovamente a celebrare Maria Madre di DIO (1 gennaio), pochi giorni ancora e siamo lì per le strade a portare Gesù bambino alle genti, manifestando così la sua gloria (epifania). Come chiusura delle festività la liturgia ci presenta il battesimo di Gesù e la nostra conseguente “figliolanza”. Sì le feste sono ormai finite, siamo stati svegli anzi siamo stati in “veglia” continua, abbiamo vissuto il tutto intensamente e adesso……??? E’ forse tempo di ritornare a sonnecchiare per poi risvegliarci nel periodo di Quaresima? PAGINA 2 Credo, invece, sia tempo di continuare a VEGLIARE e PREGARE….. Pax et bonum Franco Il mio cammino verso l’OFS Sin da bambina, ma… molto bambina, avrò avuto sì e no poco più di un anno di vita, cominciavo a sentir parlare di Francesco d’Assisi; a dire il vero, più che Lui, quel che ricordo di più di quei tempi era la parola “francescani”; si ripeteva spesso questa parola in casa mia e, in questi ricordi di bambina, è d’obbligo, per me, associare questa parola a due figure sempre vestite con un saio lungo e nero, con un lungo cordone bianco legato in vita, col quale pretendevo di fare i salti come fosse una corda qualsiasi, a fianco al quale pendeva una grossa corona del rosario, che, proprio per la sua grandezza, quasi mi spaventava. Queste due persone per me erano semplicemente zio Emanuele e zio Giambattista (zii per parte di mamma): quest’ultimo era stato varie volte in Palestina e dalla terra di Gesù mi portava sempre qualcosa di sacro, anche delle semplici immagini, che io conservo ancora come reliquie. Oltre a loro, nella grande parentela, sempre da parte di mamma, io ricordo tante zie suore, una claustrale e qualche terziaria. Il mio cammino sembrava tracciato alla loro affascinante scuola; e il mio papà ne sarebbe stato fiero ed oltremodo felice. Comunque, frequentando le scuole elementari, ho risentito parlare di Francesco (…e anche studiato qualche poesia): io stessa porto questo nome ma da S. Francesco di Paola; sin d’allora, però, per me era come portare il nome di entrambi i Santi, perché mi avevano spiegato che l’uno portava il nome dell’altro. Durante gli anni della mia scuola media, una mia cugina, già laureata, era andata a far la missionaria laica alla “Pro Civitate Christiana” fondata ad Assisi da don Giovanni Rossi (che ho conosciuto) e fu così che, per anni, le mie vacanze si svolgevano lì, ad Assisi, dove tutto parlava di Francesco e Chiara. Mi sentivo attratta da Loro e da quei luoghi come da una calamita. Intanto i miei studi continuavano: quando frequentavo le scuole superiori, purtroppo, i miei due zii francescani hanno concluso i loro giorni terreni per nascere alla Vera Vita. Ho sofferto tanto per non averli più vicini ma, per la grande fede che mi era stata inculcata in famiglia sin da bambina, ho imparato a rivolgermi a loro nella preghiera e chiedevo, sin d’allora, a Gesù Giovedì 17 novembre 2005, memoria di Santa Elisabetta d’Ungheria, è stato un giorno di festa per la fraternità OFS di San Filippo. Abbiamo allargato la nostra famiglia, ci sono state due professioni solenni, sei professioni temporanee, cinque entrate nel postulandato e sette nel noviziato. La domenica dopo, il 20 novembre, i ragazzi della nostra gifra hanno rinnovato la loro promessa. Insieme abbiamo trascorso una serata di fraternità condividendo così la nostra gioia. Sabato 26 novembre l’OFS insieme alla gifra hanno partecipato come volontari alla COLLETTA ALIMENTARE ONLUS. Qualche giorno prima siamo stati all’istituto “Regina Margherita” di Milazzo dove ci hanno detto quello che dovevamo fare e ci hanno fatto capire a cosa serviva questa iniziativa. Per tutta la giornata alternandoci siamo stati davanti al supermercato “3A” di Barcellona a sensibilizzare le persone per lasciare qualcosa per i bisognosi per poi raccogliere la provvidenza e impacchettare tutto. E’ stata una bella esperienza che ci ha fatto capire quanto bene si può fare con un piccolo gesto. Ringraziamo Franco Bucca che ci ha guidato in questa iniziativa. che fosse Lui e Lui solo ad indicarmi il giusto cammino. Purtroppo, però, quegli anni (i miei 22 anni) che avrebbero dovuto essere i più felici nella piena giovinezza, sono stati devastati da una enorme bufera: il mio unico fratello Angelo è volato fra gli Angeli a soli vent’anni assieme ad altri suoi quattro amici, tutti assieme in un pauroso incidente stradale. Anche se la fede non mi ha mai abbandonata, la mia vita ha dovuto obbligatoriamente essere modificata per dedicarmi a mia mamma e alle mamme accomunate dallo stesso grande dolore. Son passati così molti anni, poi ho dedicato parte della mia vita all’insegnamento, mi sono sposata e molto presto son rimasta vedova; tutti… ma proprio tutti i miei cari oggi vivono la Vera Vita. Ma… Gesù mi aspettava per ripresentarmi Francesco d’Assisi in un paesino dove io né ero nata né c’ero mai stata: come sappiamo per Fede, niente accada per caso!!… e qui, in questo paesino, ho risentito, dopo molti anni, parlare di “francescani”. La Parrocchia di San Filippo del Mela è diventata la mia parrocchia, ho conosciuto l’OFS ed ho voluto entrarne a farne parte grazie alla guida e al carisma di un francescano doc, che, pur essendo adesso lontano da qui per trasferimento, è spiritualmente più presente che mai. Mi sono sentita attratta da Francesco per aver identificato la sua figura con la figura del Cristo, per la sua scelta di spogliarsi di tutto per seguirLo, per la sua grandiosità nel fondare tre Ordini (il primo dei Frati, il secondo delle Sorelle Povere di S. Chiara, il terzo per i laici) e per molto altro ancora. Oggi, dopo aver fatto la Professione temporanea nel giorno della nostra Santa Patrona Santa Elisabetta, 17 novembre scorso, il mio grazie, di vero cuore, va anche ad Aurelio, l’attuale nostro Ministro, che ci permette di vivere ed approfondire la nostra formazione di vita francescana, come forse mai si era fatto prima d’ora. Con la gioia che provo nel cuore e nell’anima, per essere anch’io una figlia di S. Francesco d’Assisi, consacrata al Terzo Ordine Francescano, chiedo al nostro Dio d’Amore di farmi arrivare alla Professione Solenne; ma Gli chiedo soprattutto di farmi camminare bene sui passi di Francesco, di farmi vivere e manifestare il francescanesimo come Lui vuole e come è giusto che sia ed offro continuamente a Lui le mie preghiere per le intenzioni di coloro che mi hanno guidata in questo meraviglioso cammino. 27/11/2005 F.C. PAGINA 3 briciole di catechesi “La notte in cui fu tradito…” E’ molto familiare, questa espressione, a tutti coloro che sono soliti partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia, al rito che Gesù stesso comandò ai suoi discepoli di compiere, lungo i giorni e fino alla sua nuova venuta, per fare memoria della sua Pasqua. Quella notte di tradimento, ma anche di consegna, di dono di sé, un vero e proprio testamento di Gesù, a sigillo di una vita già interamente consegnata, un ultimo gesto d’amore dopo un’esistenza consumata nella logica dell’agape. Inatteso e sorprendente, Gesù, si alza dunque da tavola, depone le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinge alla vita… Lo spogliarsi di Gesù è qualcosa di più di un semplice gesto funzionale, esso sta ad indicare uno stato d’animo puro, spoglio appunto, da ogni sorta di ipocrisia, una realtà senza copertura di veli che impediscono di vedere, che consente il pieno svelamento di “ciò che sta sotto”, al fondo, nel cuore,e che non deve dare più adito a false visioni, a malintesi. Gesù prende poi un asciugatoio e lo cinge alla vita. Anche questo gesto è pieno di significati: non una generica veste, ma un asciugatoio, un qualcosa che non è per rivestire, ma è destinato chiaramente al servizio. Il gesto del servitore, scelto da Gesù, comprende contemporaneamente un dupl i ce m essaggi o: al propri o abbassamento infatti, da signore a servo, corrisponde l’innalzamento di chi gli sta di fronte. Il gesto non dice solo il suo amore servizievole, la sua umile dedizione, esso è capace, al contempo, di esprimere un’attribuzione d’onore, un innalzamento, è capace di riempire di inaspettata dignità quel gruppo di uomini “qualunque”. La lavanda dei piedi non esprime solo l’intenzionalità profonda del suo cuore, ma allude altresì all’effetto di tanto amore: sotto le mani di Gesù, il povero e reso “qualcuno”, si sente onorato, stimato, reso prezioso. Uno dopo l’altro, tutti gli apostoli ( compreso quel Giuda che da lì a poco lo tradirà) videro Gesù abbassarsi, sentirono l’acqua versata sui propri piedi e poi, le mani “sante e venerabili” del Maestro che li asciugava. PAGINA 4 L’azione di Gesù non finisce così; dopo che ebbe lavato loro i piedi “riprese le vesti e sedette di nuovo”: quasi una risurrezione, nella ripresa dei titoli appropriati : “Maestro e Signore”. E quindi l’ultima parola di consegna alla Chiesa: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto IO , facciate anche voi”!! Non basterebbe tutta una vita per comprendere bene il significato di tale comandamento; che dire, poi, del riuscire a metterlo in pratica!! Nondimeno il percorso è tracciato: che faremo, dunque, “in memoria di Lui”?? Ci abbasseremo per servire? Serviremo per onorare? Ameremo senza nulla trattenere, ci rallegreremo ogni volta che “un uomo qualunque” potrà divenire, in grazia dell’amore, “qualcuno”?? Su queste cose ognuno di noi ha l’obbligo di misurarsi, ed in piena coscienza, sapremo se veramente abbiamo raccolto la testimonianza del messaggio di Cristo o se invece, simili a novelli “Giuda”, ci apprestiamo anche noi a “tradire” quel Gesù che tanto ci ha amato. Esse Il nostro allenatore Dio Gesù si è fatto uomo per noi e vuole salvarci, noi lo dobbiamo paragonare a un allenatore di squadra, Lui col suo Vangelo deve farci crescere, creare gruppo, per portare la squadra alla vittoria, cioè a ritornare alla casa del Padre. In ognuno di noi ci sono delle capacità immense che aspettano di essere tirati fuori cioè i carismi, ma la paura di essere giudicati ci limita e non ci aiuta nel contribuire all’essere Cristiano. Nella vita ci sono momenti di sconforto ma con la parola di Dio tutto ci sembra più facile. Dio ha un potere di amare più grande di quello che immaginiamo e noi non ci dobbiamo mai arrendere e pregare con più fede così raggiungeremo con coraggio ma con timore il nostro amatissimo Padre. Assunta Il sabato pomeriggio del 17 dicembre 2005 abbiamo partecipato al “pellegrinaggio d’Avvento” dell’OFS di tutta la nostra zona che si è tenuto al Santuario Madonna della neve di Santa Lucia del Mela. A fianco una foto della S. Messa. In questo Natale abbiamo voluto proporre una raccolta di fondi a favore di una associazione di Patti, la ANFFAS ONLUS. Il fine della raccolta è la realizzazione di un villaggio che accolga i portatori di “sindrome di Down”. La raccolta non è terminata, ed è ancora possibile contribuirvi. A tal fine troverete una scatola all’ingresso della chiesa. Ringraziamo tutti coloro che hanno aderito o aderiranno all’iniziativa. Ci uniamo alla dolore di Assunta e Francesca, due nostre sorelle, che hanno da poco perso il loro papà. Vi invitiamo a pregare con noi per loro e per i loro familiari. In questi ultimi mesi la nostra comunità parrocchiale sta conoscendo momenti di prova e soprattutto di malattia. Ancora di più vi invitiamo a pregare insieme a noi per tutte quelle persone che in questo momento stanno attraversando periodi di dolore e di sofferenza. Preghiera Io spero in Te Gesù, io credo in Te che sei nato per me, che hai sofferto per me, che sei morto per me, che sei risorto per me, che sei salito al cielo a prepararmi un posto, che mi vuoi felice con Te, che mi hai inviato il tuo Spirito, nel quale dico con Te: Padre, al tuo stesso Padre! Gesù, io spero in Te, che mi sei vicino e mi conforti, che mi aiuti a compiere, la volontà del Padre, che mi aiuti a soffrire con Te la mia passione, che rendi meritorio il mio patire. Gesù, io amo Te, aumenta il mio amore per Te e per il Padre nel tuo Spirito. Fa che io ami il Padre come l’hai amato tu: più della mia stessa vita, fa che io ami i fratelli come Tu ci hai amato. Amen NON AVERE PAURA DI AMARE! Amare a volte costa perché comporta sacrifici, o rinunce, o perché quando si ama ogni distacco è un pesante macigno. Ancora di più quando chi saluti, per rivederlo chissà quando, è un piccolo bimbo di otto anni (ma che ne dimostra almeno due in meno); e parte per un posto lontano dove non ci sarà nessuno ad accogliere con gioia il suo ritorno. Il bimbo che parte è Oleh, il dono che Gesù ha voluto per me e Salvo questo Natale. Quando a fine ottobre abbiamo avuto notizia dell’iniziativa proposta da un’associazione di Termini Imprese (A.I.A. onlus) che prevede l’affidamento temporaneo di bimbi ucraini, vittime del disastro di Chernobil, non abbiamo avuto dubbi. Abbiamo aderito subito, anche perché da tempo pensavamo all’affidamento temporaneo come esperienza di amore gratuito. Il Signore ha benedetto questo nostro progetto facilitando le cose e non facendo mancare la provvidenza! Così nel giro di poco tempo siamo stati chiamati ad una maternità e paternità speciale. Un mese è poco per un bimbo con tante esigenze come Oleh o i suoi compagni. Sicuramente l’allontanamento dalla sua terra contaminata e il consumo di alimenti puri (visti gli alti tassi di inquinamento sembra assurdo considerare pulita la nostra aria e sani i nostri cibi!!!) gli avrà dato giovamento. Si è inserito subito nelle nostre famiglie; è entrato in armonia con i ragazzi della GIFRA e con gli araldini che gli hanno dedicato tante attenzioni. In questo periodo abbiamo sperimentato la solidarietà di parenti, amici, confratelli, conoscenti e anche di chi ha voluto donare senza che la sua sinistra sapesse cosa faceva la sua destra (Grazie!!). Ognuno ha dato una parte di sé ad Oleh che è stato coinvolto felicemente in queste espansioni d’amore. Si avverte un forte senso di frustrazione e di impotenza al momento della partenza. Vedere quei teneri bambini fra le lacrime, quei “musi” tristi, che partono contando i giorni che li separano dal ritorno estivo in Italia, ha turbato profondamente i nostri cuori. Diverse persone mi hanno detto, conoscendo Oleh, che non hanno mai voluto aderire a questi progetti per la difficoltà e la tristezza che la separazione poi comporta, sia per chi resta che per chi parte. Anche io molte volte ho avuto questa paura e ho detto il mio no alle proposte di Salvatore. Stavolta ho detto sì; col sostegno del Signore, ho trovato il coraggio di dire il mio sì. Quando siamo chiamati ad amare dobbiamo trovare le forze per farlo ad ogni costo: anche nelle situazioni più difficili. Gesù morendo in croce per amor nostro ci insegna che non si può avere paura di amare; bisogna sempre spalancare le porte del nostro cuore agli altri. Dio ha voluto che Oleh entrasse nella mia vita e in quella di Salvo. Sappiamo che quello che abbiamo fatto e faremo non potrà lenire le sue ferite. Faremo degli errori sicuramente e soprattutto non faremo mai abbastanza. Speriamo almeno di avere messo un seme di speranza e di fede nel suo cuore. Ringraziamo Dio per averci fatto incontrare Oleh e a Lui lo affidiamo. La preghiera, l’amore reciproco e il desiderio di riabbracciarci questa estate sono la nostra forza. Siamo certi che Dio ci ha chiamati in questo progetto e che ci sosterrà lungo il cammino. Rosa Nella nostra parrocchia di San Filippo e Giacomo, mercoledì 18/01/06 si è tenuto un incontro di preghiera è stato invitato dai nostri frati Francesco e Salvatore Tavo lacc i i l r ev er end issi mo e Archimandrita padre Alessio (eremita), che con il suo esempio di preghiera ci ha comunicato quanto è importante lodare il Signore con il canto. Per me è stata un’esperienza nuova ma ha colpito il mio cuore. Pregando la Vergine Maria mi rendo conto che attraverso Lei ci è venuta la salvezza. Ogni grazia scende dalle sue mani perché la sua umiltà è stata la più profonda e per questo è stata innalzata sopra i cori degli angeli. Con la mia esperienza di dolore di malattia e anche di morte per la persona più cara a me. Affido a Lei l’anima, il corpo e il mio piccolo cuore, cantando a Lei le lodi. Ringrazio padre Alessio per la sua disponibilità e ringrazio i nostri parroci che sono veramente saggi nell’affidare la nostra comunità allo Spirito Santo. Assunta PAGINA 5 “Francesco, maestro nello spirito” Questo è il titolo di un libretto, che consiglierei a tutti di leggere: è piccolo, breve e non certo noioso. In sintesi posso dire che il libretto è suddiviso in due parti e quattro capitoli. E i temi?…: Francesco scrittore e maestro spirituale, la spiritualità dei suoi scritti, la “fraternità”, il Dio trinitario nella visione di Francescano, la grandezza e, al tempo stesso, la miseria dell’uomo; ed infine un itinerario di vita vissuta secondo il Vangelo. Ma…, quando si parla di vivere secondo il Vangelo, dovrebbe subito saltar fuori la parola “fratelli”: non fratelli o sorelle in quanto consanguinei, cioè nati dallo stesso padre e dalla stessa madre, bensì “fratelli” in quanto fatti tutti a sembianza di UNO SOLO, “fratelli” perché tutti figli di un “solo riscatto”, “fratelli” perché partecipi di una comune condizione spirituale, morale, religiosa, civile e sociale (per questa definizione basta leggere il vocabolario della lingua italiana). Ma perché dire tutto questo proprio adesso? …proprio nei giorni in cui riviviamo il Santo Natale? …proprio adesso che tutti dicono di sentirsi più buoni?? …più buoni!! …mentre si corre freneticamente all’acquisto dei regali, di pacchi, pacchetti e quintali… anzi tonnellate di cibi per pranzi, pranzetti, cene e cenoni…!!?? Proprio adesso, mentre tutti “credono” di sentirsi più buoni, ognuno di noi dovrebbe essere sincero almeno una volta con sé stesso!! Pratichiamo davvero la FRATERNITA’ che tanto facilmente ci scorre fra le labbra?!! …Eppure Francesco lo ripete a più riprese che “l’essenziale del nostro agire deve ricondurci a due movimenti: esperienza di Dio e “amore di prossimo”; che “…bisogna amare il prossimo come Gesù l’ha amato, di un amore umile, concreto, simile a quello di una madre; amore che si estende ad ogni uomo – fratello, persino se quello di una madre; amore che si estende ad ogni uomo – fratello, persino se questo è : «inutile e nemico»” (citazione dal libretto p. 49). Ed ancora a p. 63 dello stesso libretto: “…amare teneramente è «nutrire» il proprio fratello come una madre…”, ma per fratello non bisogna intendere solo chi vive a fianco (…e neanche…!!?), ma ogni persona che ci capita di avvicinare… E per “nutrire” non bisogna necessariamente intendere… apportare cibo o solo aiuto economico, ma anche e, a volte soprattutto, indica riferimento a motivi costanti di educazione, concepimento e conservazione di rispetto, dare speranza, carità (come aiuto morale e non necessariamente materiale…)!! Ma… come è difficile oggi PAGINA 6 sacrificarsi per gli altri!! Spesso molti pensano solamente al proprio tornaconto, facendo addirittura una bandiera del proprio egoismo. Il DIO fatto Uomo ci reintroduca nella totale gratuità dell’AMORE!!!… Ed allora…, se vogliamo veramente essere degni figli di Francesco di Assisi, guardiamoci bene intorno, cominciamo a chiedere a Lui di far si che non amiamo solo a parole e che impariamo da Lui a conoscere bene e a fondo il significato della parola “FRATELLO”, ma soprattutto che impariamo a non offrire il nostro aiuto al “fratello” solo con la bocca e che impariamo a vivere nella vita di ogni giorno la vera FRATELLANZA come figli di quell’Unico Padre che ci ha amati al punto da crearci un corpo ad immagine di quello del Proprio Figlio e da destinarci alla felicità del PARADISO. Il Signore ci dia pace. F.C. 18-25 Gennaio 2006 settimana di preghiera per l’unità dei cristiani Il tema proposto per quest’anno è la promessa di Cristo: “Se due o tre si riuniranno nel mio nome, io sarò con loro” (Mt 18,18-20). La divisione tra i cristiani è una triste realtà, ma oggi siamo chiamati a guardare alla pluralità di tradizioni delle chiese cristiane come a un dono, esse sono infatti espressioni diverse della comune fede in Dio. Attraverso la sua Parola Gesù ci invita a non pregare soli. In questa settimana tante realtà diverse si riuniranno insieme per invocare il nome del Signore e Egli sarà con noi!!! Accogliere questo invito significa vivere in profonda comunione attraverso la preghiera, formare delle assemblee anche piccole (due o tre), ma con una fede forte e sincera, semplicemente per pregare, adorare il Signore, essere testimoni, aprirsi all’altro. Cristo vuole essere in mezzo a uomini che sanno di essere diversi, ma si impegnano a rispettare la diversità di ognuno e credono che l’unità viene come dono del Signore! Mercoledì 18 nella nostra Chiesa Madre, un tempo monastero, abbiamo vissuto una esperienza molto forte di preghiera e comunione attraverso un rito della tradizione ortodossa, l’ ufficiatura dell’ inno Acatisto alla SS. Madre di Dio presieduto dal nostro caro P.Alessio. Continuiamo a cantare le Lodi di Dio e della Vergine Maria, e a sentirci un unico cuore! PAX ET BONUM Daniela POSTULANTI TEMPORANEE SOLENNI NOVIZI PROFESSIONI PROFESSIONI dall’incontro di preghiera del 4 gennaio 2006 «...» In questo giorno di questo nuovo anno 2006 4 gennaio noi francescani ricordiamo e facciamo memoria di una grande mistica del medioevo che purtroppo è poco conosciuta: la beata Angela da Foligno; «...» vorrei presentarvi brevemente alcuni suoi passi che riguardano l’Eucarestia che è il centro e il culmine della nostra vita cristiana. Gran parte delle sue elevazioni mistiche si verificavano in un contesto eucaristico, in particolare al momento della elevazione dell’Ostia durante la Messa. Un giorno la beata precisò di aver gustato veramente Cristo nell’anima. Il padre Spirituale, fra Arnaldo, le chiese: «Come sai che fu veramente così?» Lei rispose: «perché non c’è cosa capace di abbracciare l’anima con un fuoco ardente, come Cristo quando è nell’anima con tanta dolcezza d’amore… tutte le membra si disgiungono ed io voglio che sia così. Tutte le membra provano grandissimo diletto nel quale vorrei rimanere per sempre». In un’altra estasi si sentì dire da Cristo queste bellissime parole, che devono animare la nostra adorazione, il nostro cuore, il nostro spirito e soprattutto la nostra attenzione a questo grande mistero che ci sta di fronte e possiate sentire anche voi personalmente questa parole come dono e grazia che il Signore vuole farci; Cristo le ebbe a dire così: «Qui è tutta la letizia degli angeli, qui è tutta la gioia dei santi, qui è tutta la tua felicità». «...» Non trascurate mai il dono dell’Adorazione, sia comunitario che personale, poiché l’unico Maestro è e sarà sempre Lui. Anche nella vita della beata il Signore si lamentava di quante poche persone andassero a fare visita ai tabernacoli. In un rapimento estatico la beata Angela comprende chiaramente in che modo Cristo viene nel Sacramento dell’altare e come lo stesso Signore si vede respinto da anime che vogliono rimanere chiuse alla Sua Grazia: «Mi fu mostrato come Cristo viene con la sua compagnia, e io potei dilettarmi in Cristo e nella sua compagnia… mi fu detto che erano i Troni… una schiera tanto numerosa che, se non sapessi che Dio compie tutte le cose con misura, avrei pensato che era senza misura, cioè innumerevole. Allora ci fu una rivelazione divina che disse: “vi sono anime in cui vengo ma passo”, e fece notare che in un gran numero di città non c’era anima in cui potesse riposare come nella mia». Capite fratelli che, come allora, anche oggi il Signore cerca anime che lo adorino, che lo lodano e che lo accolgano. «...» Adorazione davanti al Trono dell’Altissimo, non siete così come testimonia la beata Angela dove a lei le fu detto: «Ora sull’altare c’è il figlio di Dio, nella sua umanità e divinità, ed è accompagnato dalla moltitudine degli angeli. Poiché, in base a queste parole, avevo un gran desiderio di vederlo insieme agli angeli, mi fu mostrata quella bellezza e pienezza. E anche quando mi avvicinai all’altare, vedevo Dio in quel modo e mi sentivo dire: “Così starai al suo cospetto nella vita eterna”». Fratelli carissimi, qui sulla terra, qui dalle nostre adorazioni, deve iniziare il nostro unico e grande desiderio della vita eterna e non c’è altra occasione più favorevole di quella che ci propone la Chiesa, quella cioè di fare l’Adorazione Eucaristica. La beata Angela da Foligno invita l’anima a capire che Cristo, durante la cena del Giovedì Santo, ha istituito l’Eucarestia mosso da un amore appassionato, così ella scrisse: «L’anima ammiri l’ineffabile amore con cui egli ha escogitato ogni mezzo per rimanere totalmente con noi. Perciò ha istituito questo santissimo Sacrificio, non solo in memoria della sua morte, che è la nostra salvezza, ma anche per rimanere tutto e sempre con noi.» Fratelli, solo se ci lasciamo rischiarare dalla Sua luce divina, possiamo penetrare quest’abisso d’amore senza fine del Dio fatto uomo. Di fronte a tanto amore mostrato dal Figlio di Dio, non ci può essere da parte dell’uomo che una risposta d’amore; ecco cosa scrisse la beata Angela: «Quale anima, vedendo questo sguardo amorosissimo… notando che Egli l’amò e decise di rimanere totalmente con noi nel Santissimo Sacrificio, sarà così fuori da ogni amore, da non trasformarsi tutta in amore?» «...» carissimi fratelli, che, alla base della nostra vita spirituale, o c’è vero amore libero e disinteressato, amore puro e incondizionato, amore che ha come fondamento il vero Amore di Cristo nostro Signore, altrimenti vi invito a esaminare la vostra vita con una frase dura ma vera, che vi aiuta a prendere coscienza e a risvegliarvi dal sonno per una vita piena di gioia e di amore; la frase è quella di nostro Signore Gesù Cristo all’inizio della sua predicazione: «Convertitevi o perirete tutti allo stesso modo.» Padre Antonio Caruso PAGINA 7 RITIRO SPIRITUALE DEL 2201-06 “LA REGOLA NORMA DI VITA” RELATORE FRA UMILE PREMESSA Il nostro ritiro è imperniato sulla Regola come norma di vita, regola ispirata da San Francesco e consegnata a noi dalle mani stesse della Chiesa. (Regola che sembra piccola ma non è poca cosa…!) La nostra professione nell’OFS, (che è un vero ordine e non è una semplice iscrizione) se è soprattutto perpetua, ci lega per un patto di fedeltà al Cuore di Dio e della Chiesa. Che cosa, dunque, dobbiamo realizzare,… e… a cosa dobbiamo tendere? NON SI PUÒ VOLERE REALMENTE UNA COSA SE NON LA SI CONOSCE E’ importante, dunque, che i nostri ritiri si basino sulla conoscenza della Regola (anche se per fare ciò non basterebbe, forse, tutta la vita), sulla lettura della regola, su una lettura spirituale (cioè illuminata dallo Spirito). La regola, per un terzo ordine diffuso a livello mondiale, ci dà dei principi di vita generali che ognuno di noi deve realizzare e adattare a seconda della situazione personale in cui si trova a dover operare. PAPA PAOLO VI… lettera apostolica di approvazione 1978 “…noi siamo lieti che il carisma francescano ancora oggi vigoreggi per il bene della Chiesa e della comunità umana, nonostante il serpeggiare di dottrine accomodanti e la crescita di tendenze che allontanano gli uomini da Dio e dalle cose soprannaturali.” Professare la regola, dunque, non è una simpatia per San Francesco. Qui il Papa parla di un “provvidenziale carisma” che dopo oltre otto secoli è ancora vivo (vigo regit) e presente in un mondo tendenzialmente edonistico e neopagano. DAL VANGELO ALLA VITA… DALLA VITA AL VANGELO Non si tratta neanche di un semplice interesse culturale ma di un impegno di vita concreto che faccia passare i francescani secolari (attraverso la regola) dal Vangelo alla Vita e dalla Vita al Vangelo con quella fedeltà "letteralistica" che è tipica del poverello di Assisi. (episodio della cintura) Questa evangelicità, diventa ecclessialità poiché il Vangelo è affidato alla Chiesa. (art.6 della Regola): “Sepolti e resuscitati con Cristo nel Battesimo che li rende membri vivi della Chiesa e ad essa più PAGINA 8 fortemente vincolati per la Professione, si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola…” La professione, dunque, noi l' abbiamo fatta nelle mani della Chiesa durante la consacrazione eucaristica. Non siamo, pertanto, ospiti ma membra corresponsabili della Chiesa. CONVERSIONE (art.7 della Regola) “Quali fratelli e sorelle della penitenza”, in virtù della loro vocazione, sospinti dalla dinamica del Vangelo, conformino il loro modo di pensare e agire a quello di Cristo mediante un radicale mutamento interiore che lo stesso Vangelo designa con il nome di "Conversione", la quale per umana fragilità deve essere attuata ogni giorno…” Tutti noi aspiriamo ad una progressiva e radicale conversione. Se vive la sua Regola, la fraternità è una scuola intensiva di conversione che punta i vertici della Santità. Una Santità quotidiana fatta di piccole "grandi" cose che si trasformano in un inno di amore al Signore. Partecipare all'OFS è una scuola di radicalismo evangelico pur essendo nel mondo; il compito del laico è quello di rimanere nel mondo. LA REGOLA: I CAPITOLO art. 1 "Tra le famiglie spirituali , suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa, quella francescana riunisce tutti quei membri del Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si riconoscono chiamati alla sequela di Cristo sulle orme di San Francesco di Assisi. In modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca, essi intendono rendere presente il carisma del Comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa". Lo Spirito Santo, divino ed inesauribile ispiratore della Chiesa, suscita di tempo in tempo, famiglie spirituali. Tra queste famiglie c'è quella francescana che riunisce religiosi/religiose, sacerdoti secolari laici (1° ordine: frati in diverse obbedienze; 2° ordine: figlie di Santa Chiara che vivono nella clausura e congregazioni religiose femminili che non vivono nella clausura; 3° ordine secolare - sacerdoti secolari e laici. Quasi tutti i vescovi e i papi erano francescani secolari. San Francesco si è trovato nella necessità di fondare il terzo ordine e di venire incontro a tutte le situazioni umane. C'è una vocazione diversa nelle forme e nelle tonalità ma c'è una CHIAMATA di Dio. L'essere attirati ad entrare nella famiglia francescana è segno di una azione specifica della Spirito Santo, un anelito a seguire Francesco. 1. MI SENTO SOSPINTO DALLO di seguito due poesie c omp oste da una consorella: Preghiera Semplice Con il giorno che muore io rivolgo a Te una preghiera Signore. o mio Ti ringrazio per le cose belle che hai creato e di avermi col tuo Santo custodito. Amore, Tienimi sempre vicino o mio Cratore e insegnami a camminare lungo la Amore. via del tuo Cosi che io possa avere tanta luce e un giorno incontro a Te venire in Pace. Sorella Maria Amare Sentite un po’ voi, cosa ci costa poi amrci gli un con gli altri sorridere, abbracciarci scambiarci tutti insieme idee, affanni e pene! Forse non è più bello lo dice anche il fratello spiegandoci il Vangelo che si fa festa in cielo se gli uomini quaggiù, si amano di più. Sorella Maria Domenica 22 gennaio 2006 ci siamo raccolti in ritiro spirituale aiutati dalle parole e dall’esempio di fra Umile. Sotto alcuni momenti. SPIRITO SANTO AD ASSUMERMI FRANCESCO COME ESEMPIO DI VITA? Potrebbe anche essere che questo incontro sia inizialmente avvenuto per caso, un avvicinamento non proprio maturato ma poi… 2. MI SFORZO DI VIVERE LO SPIRITO DI FRANCESCO NEI DOVERI DI OGNI GIORNO? L'umiltà di Francesco fa a pugni con la voglia di vincere. La povertà, la moderazione , la "sobrietà" contro un mondo consumistico (ci accontentiamo del necessario?). L'amore della Chiesa in un mondo che contesta la Chiesa. In questo tipo di società siamo degli innamorati della Chiesa? Siamo fedeli alla Chiesa? Cristo sì e la Chiesa anche!!! La Chiesa è il corpo di Cristo. Sono decisa a vivere queste caratteristiche nella vita di ogni giorno anche se mi sento osteggiato dai fratelli più fratelli? 3. MI PREOCCUPO CHE I FRATELLI VIVANO CON FERVORE L'IDEALE FRANCESCANO O MI SONO SPESSO INDIFFERENTI? Non con l'occhio critico ma con il cuore aperto!!! 4. MI PREOCCUPO CHE L'OFS POSSA FIORIRE IN SANTITÀ E NUMERO NELLA CHIESA? L'OFS è un vero ordine. Una realtà importante nella Chiesa. LA REGOLA: I CAPITOLO art. 2 “In seno a detta famiglia, ha una sua specifica collocazione l'Ordine Francescano Secolare. Questo si configura come un'unione organica di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo ed aperte ad ogni ceto di fedeli, nelle quali i fratelli e le sorelle, spinti dallo Spirito a raggiungere la perfezione della carità nel proprio stato secolare, con la Professione si impegnano a vivere il Vangelo alla maniera di Francesco e mediante questa Regola autenticata dalla Chiesa.” Nella realtà multiforme della famiglia serafica, l'OFS ha una sua specifica collocazione. E' importante perché, sul piano pratico succedeva che i terziari (o meglio terziarie) fossero visti come appendice di utilità pratica della sacrestia dei frati, senza personalità e spessore. Si tratta di qualcosa di più stabile ed impegnativo di una semplice associazione nella quale si può entrare e uscire con semplicità. La "professione" è un atto ecclesiale stabile e impegnativo, un vincolo forte che ti coinvolge per tutta la vita. La Chiesa considera l'impegno dell'OFS una cosa seria in un epoca ammalata di infedeltà e incostanza, in cui di fronte agli impegni duraturi c'è una forte repulsione. La Chiesa, oggi, si trova di fronte al compito di una nuova evangelizzazione (soprattutto nel mondo occidentale) e deve contare su anime generose con lo spirito delle beatitudini. I laici con la costanza e con la fedeltà sigillate dalla professione e con gli atteggiamenti di Cristo e di Francesco devono rimanere pienamente nel mondo. Paolo VI diceva: “Un ordine laico… ma un ordine vero!!!” Non una assemblea di perfetti ma una scuola di perfezione cristiana. Anime che in cammino anelino alla perfezione. Senza questa risoluta volontà non si può fare perte dell’OFS. Il Magistero della Chiesa sottolinea il carattere esemplare, carismatico dei “penitenti” (perché in continua conversione) dell'OFS. Bisogna chiederci se 1'abbiamo vissuto così ed eventualmente riprendere il cammino e recuperare il tempo perduto. Il Papa dice che nella Chiesa reggono e si sviluppano solo le cose serie e gli impegni perseveranti. Oggi ci troviamo di fronte ad un ' a ggr es si on e m a s si c ci a del l ’ “anticlericalismo” (offensiva contro il cristianesimo). Se vogliamo operare una nuova evangelizzazione ci dobbiamo impegnare. Non lamentiamoci se qui si fanno le cose serie!!!! La professione dell'OFS non è un momento di entusiasmo passeggero ma un atto sacro e perpetuo per rafforzare la santità della Chiesa e la sua missionarietà nel mondo contemporaneo. Tutto ciò non in modo individualistico ma nell’unione organica di tutte le fraternità dell’OFS sparse nel mondo. Camminare con i fratelli e sorelle nella via di santità francescana, come soffio universale. Sabrina PAGINA 9 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! (Eb. 13,8) La santa Chiesa di Gesù Cristo è entrata nel terzo millennio con la chiara coscienza e la convinzione sempre più condivisa che la missione di annunciare il Vangelo a ogni creatura è ancora ben lontana dal suo compimento, anzi è appena agli inizi. L’obiettivo è comunicare la Parola ai fedeli, a quanti vivono nell’indifferenza e ai non cristiani. Questo obiettivo richiede che si ponga mano a un impegno di primo annuncio del Vangelo, sia perché cresce il numero delle persone non battezzate o che debbono completare l’iniziazione cristiana, sia perché molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse; inoltre anche in quanti ripetono i segni della fede, non sempre alle parole e ai gesti corrisponde un’autentica e concreta adesione alla persona di Gesù Salvatore. Occorre riportare al centro di ogni chiesa diocesana e di tutte le singole comunità parrocchiali il primo annuncio della fede. Infatti se è vero che è il Vangelo a fare la Chiesa ed è la Chiesa in quanto tale a fare l’evangelizzazione, è anche vero che questa può avvenire solo seguendo lo stile del Signore Gesù. Il contenuto essenziale di questo annuncio è che Gesù Cristo, crocifisso e risorto è il Signore e l’unico Salvatore del mondo. Nello scenario dell’attuale frangente culturale, segnato da un avanzato processo di secolarizzazione ma anche di un diffuso bisogno religioso, seppure fragile e ambiguo, lo stile della comunicazione deve essere testimoniale e, insieme, dialogico. Tutti i credenti già battezzati sono chiamati ad emettere la solenne professione della fede in Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Il segno della croce è pertanto la formula base della nostra fede, in quanto ne esprime i due misteri principali: la santa Pasqua del Signore e la santa uni-trinità di Dio. Non si può dare per scontato che a noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il Vangelo di Gesù. E’ una situazione preoccupante e dischiude una prospettiva concreta e urgente, c’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede. E’ quindi indispensabile promuovere una conversione missionaria delle nostre comunità parrocchiali ed ecclesiali per riproporre il messaggio fondamentale della nostra fede: Gesù Cristo, crocifisso e risorto, è l’unica salvezza del mondo. Anche oggi, infatti, come duemila anni PAGINA 10 fa, gli uomini e le donne continuano a chiedersi su chi e su che cosa sia possibile riporre le proprie speranze. La fede cristiana risponde con Paolo: chi si affida a Gesù di Nazareth non resta deluso (cfr. Rm 10,11). Anche oggi c’è chi lo cerca per trovare la luce della vita: come Nicodemo, un fariseo, membro del sinedrio, che va ad incontrarlo di notte, per approfondire la sua parola e giungere ad una fede matura (cfr. Gv 3,1-21). Nell’impegno e nella passione della continua scoperta, Gesù si fa trovare immancabilmente da chiunque va da Lui con sincerità di cuore. C’è poi chi, nei suoi riguardi, sembra mosso da nostalgia, da curiosità o da un desiderio acuto, forse anche da un bisogno inconfessato, e si mette in cerca di Lui per affrontare domande irrinunciabili: da dove sono venuto? Dove sto andando? Cosa ne sarà di questo amore appena sbocciato? Cosa verrà dopo questa malattia che mi sta portando alla morte? Non è ancora fede, o forse lo era un tempo; ma è comunque avvio verso un risveglio. Così avvenne per Zaccheo. Incuriosito dal parlare della gente, vuole vedere quello che fa quel Maestro che passa. Gesù gli fa visita e la sua vita si trasforma (cfr. Lc 19,1-10). C’è ancora chi sembra aver archiviato il problema religioso, c’è chi mostra al riguardo un’apparente sicurezza e si dichiara indifferente. Non è facile dire perché: ognuno ha la sua storia, e non sempre riesce a decifrarla. Di fatto anche oggi molti non conoscono Gesù e sembra voler fare a meno di incontrarlo. Come la samaritana, che va ad attingere acqua al pozzo. Gesù la chiede da bere. La donna si mostra restia a parlare con Lui: un giudeo che si intrattiene con una samaritana! Gesù le apre il libro della sua vita e l’aiuta a leggervi dentro. Quella donna aveva cercato la felicità: in Gesù trova il profeta di Dio, il Salvatore del mondo (cfr. Gv 4,1-42). Anche per quanti sembrava un estraneo, l’imbattersi in Lui può risultare decisivo. A chi crede in Cristo e vuole rendere reagione alla speranza riposta in Lui; e chi chiede di essere aiutato a riscoprire la bellezza del messaggio cristiano; e chi si sente lontano dalla fede, ma vuole dare un senso alla propria vita: a tutti la Chiesa annuncia che Gesù crocifisso è risorto; è Lui la nostra ferma speranza; è Lui l’unico Salvatore di tutti. Questa è la nostra fede; è la fede della Chiesa. Ricca Giuseppe Avvisi dal centro regionale OFS • Corso di formazione nazionale, dal 17 al 19 marzo 2006 a Sassone di Ciampino (Roma); • Corso di formazione regionale, fine marzo a Palermo e Nicolosi (CT); • Capitolo regionale delle Stuoie, 28 maggio 2006 a Caltanissetta. Sarà organizzata un vendita di beneficenza per la famiglia Virgadaula missionaria in Romania, siamo invitati a partecipare a questa iniziativa. • Esperienza spirituale per postulanti e novizi, dal 19 al 17 agosto 2006 ad Assisi, il tema è “Uniti sulle orme di Francesco e Chiara”. Il costo è di € 410. • Commemorazione di fr. Gabirele M. Allegra, 29 gennaio 2006 ad Acireale il XXX anniversari della morte di fr. Gabriele Allegra (Ofm). “Fratelli miei, vi prego di cuore di essere attenti alle iniziative proposte dal centro regionale in quanto è importante riscoprire l'universalità del valore della fraternità, la quale non è solo quella locale che tutti siete abituati a vivere, ma la nostra fraternità bisogna viverla con tutti i fratelli e sorelle che l'amore di Dio ha portato a far condividere la nostra stessa vocazione, iniziando da quelli più vicini. Vi prego quindi di attivarvi a vivere in autonomia esperienze comuni con i fratelli delle fraternità vicine, in particolar modo nei momenti forti del tempo liturgico, e cogliendo le occasioni proposte dal centro regionale. Prego il Signore che mi dia la gioia di potervi incontrare tutti e vi auguro di vero cuore pace e bene.” Il Ministro Regionale Ofs Pietro Vivona In questo numero abbiamo voluto dedicare più spazio al “SANTO DEL MESE” perché il 20 gennaio ricorre la memoria di Santa Eustochia Vergine. La Santa, appartenente al secondo ordine francescano, nacque, visse, morì e compì molti miracoli a Messina. In questa occasione salutiamo e ringraziamo per le loro preghiere e la loro vicinanza alla nostra fraternità le sorelle clarisse del monastero di Rometta. Promemoria I nostri consueti appuntamenti: ogni lunedì alle ore 19.00 c’è l’incontro di formazione; ogni mercoledì alle ore 21.00 un momento di preghiera insieme ai ragazzi della gifra e degli araldini. Questi sono due appuntamenti molto importanti, da questi momenti dipendono, anche la crescita spirituale e formativa della nostra fraternità. Si consiglia ai confratelli di non mancare. Chiunque voglia proporre degli articoli, delle poesie, delle preghiere, delle riflessioni o condividere le proprie esperienze, può contattarci nella persona di Aurelio o mandare il proprio contribuito all’e-mail [email protected] Il Signore ci dia pace. Stampato in proprio per la fraternità O.F.S. di San Filippo del Mela. e-mail: [email protected] sito: http://xoomer.virgilio.it/ ofs.sanfilippodelmela PROGRAMMA E ATTIVITA’ GENNAIO / FEBBRAIO 1 gen. Maria Santissima Madre di Dio 30 gen. ore 19.00 - incontro di formazione 3 gen. Beata Angela da Foligno 1 feb. ore 21.00 - incontro di preghiera 6 gen. Epifania di nostro Signore Gesù 2 feb. Presentazione del Signore 8 gen. Battesimo di nostro Signore Gesù 4 feb. San Giuseppe da Leonessa 11 gen. ore 21.00 - Incontro di preghiera 5 feb. giornata dell’ECCOMI 12 gen. Beato Bernardo da Corleone ore 17.30 - S. Messa con promessa degli araldini ore 19.00 - incontro di formazione 16 gen. Santi Berardo e compagni martiri 6 feb. Santi Pietro Battista, Paolo Miki e 18 gen. ore 21.00 - Incontro di preghiera compagni martiri del I e III ordine dal 18 al 25 gen. ore 19.00 - incontro di formazione settimana di preghiera per l’unità 8 feb. ore 21.00 - incontro di preghiera dei cristiani 11 feb. Beata Vergine Maria di Lourdes 20 gen. Santa Eustochia Vergine 13 feb. ore 19.00 - incontro di formazione 22 gen. giornata di ritiro spirituale 15 feb. ore 21.00 - incontro di preghiera 23 gen. visita alle clarisse del monastero di 20 feb. ore 19.00 - incontro di formazione Rometta 25 gen. ore 21.00 - incontro di preghiera 22 feb. ore 21.00 - incontro di preghiera 27 feb. ore 19.00 - incontro di formazione Il Santo francescano 20 gennaio SANTA EUSTOCHIA VERGINE Smeralda Calafato, bellissima fanciulla di nobile famiglia, nacque a Messina il 25 marzo 1434 presso il villaggio Annunziata dove i genitori si erano rifugiati per evitare il contagio della peste che in quel periodo imperversava. Ancora adolescente Smeralda ebbe due fidanzati che morirono uno dopo l'altro; questa prova dolorosa fece maturare in Lei la vocazione religiosa, decise di dedicare la sua vita allo Sposo immortale. I Conti Calafato non si rassegnavano di vedere la loro figlia prediletta chiusa in un monastero e volevano farla sposare con un nobile messinese. Anche i fratelli avrebbero voluto che Smeralda si fosse maritata, ma ella dichiarò che sarebbe entrata in monastero anche senza il loro consenso. Si tagliò, difatti, i capelli e vestì l'abito del Terz'Ordine Francescano. La ragazza, per quanto remissiva ed in soggezione, aveva ormai deciso cosa fare della sua vita e così scappò dalla casa paterna per abbracciare il Divino Amore. Smeralda divenne clarissa nel Monastero di Basicò col nome di Eustochia, nome che Ella scelse in virtù di una discepola di San Girolamo, modello di verginità. La clarissa Eustochia abbandonò il monastero dove era rimasta undici anni e, con l'aiuto di un ricco zio, decise di fondare un Monastero in Via del Dromo (oggi Via 24 Maggio) che chiamò di Montevergine. Fattasi modello delle sue figlie spirituali, S. Eustochia le ammaestrò nelle verità della fede, le formò alla vera vita francescana spiegando loro le Scritture e le Regole nei capitoli delle colpe e nei ritiri con l'ardore di un serafino. Secondo la loro testimonianza, talvolta sembrava che l'anima le venisse meno, oppure appariva talmente ebbra di dolore e di amore da dare l'impressione che dalla sua bocca uscisse "foco", mentre "i suoi occhi parevano fonte di lacrime". Quando esercitava le funzioni di badessa Suor Eustochia non dava ordini perentori. Preferiva fare appello alla buona volontà di ogni religiosa dicendo semplicemente: "Chi di voi vorrà fare questo?" Quando le vedeva cadere in qualche colpa, ne soffriva atrocemente perché detestava qualsiasi peccato e non tralasciava di correggerle amorevolmente. Evitava particolarismi anche con sua sorella. Aveva soprattutto in odio ogni ipocrisia e continua pag. 12 … PAGINA 11 … segue pag. 11 vanagloria. Stava molto attenta a non perdere tempo. Quando non aveva servizi da prestare in infermeria, in cucina o in lavanderia preferiva starsene in cella a leggere, a pregare e a lavorare di ago. In comunità parlava poco per essere in grado di conservare il proprio cuore in continua unione con Dio. Provava perciò un vero tormento quando dalle convenienze sociali era costretta a ricevere i parenti alla grata. Finché visse, la fondatrice cercò di fare adempiere con fedeltà e scrupolo le prescrizioni della regola, ma soprattutto di fare osservare quanto la liturgia prescriveva riguardo all'ufficio divino. Quando per le frequenti e lunghe malattie non poteva prendere parte al coro, si faceva recitare la liturgia delle ore da qualche consorella. Ogni notte trascorreva immancabilmente diverse ore in adorazione davanti al SS. Sacramento. Alle comunioni stabilite si preparava con alcuni giorni di preghiere e di mortificazioni. Quando giungeva il momento di farle "piangeva tanto che pareva le scoppiasse il cuore". Alle festività della Madonna si preparava con la recita di mille Ave Maria non essendo ancora invalso l’uso del rosario. S. Eustochia traeva un grande amore a Dio dalla sua abituate meditazione sull'incarnazione e la passione del Signore, sicure vie secondo lei per giungere alla più alta perfezione anche senza l'aiuto di persone umane. Con la parola e con l'esempio cercava, perciò, di indurre le sue figlie spirituali a prendersi il Crocifisso per padre e ad abbandonarsi amorosamente tra le sue braccia. A tale fine compose un'operetta sulla Passione che non è giunta fino a noi. Nei venerdì di quaresima e specialmente durante la settimana santa la leggeva e la commentava alle consorelle, senza riuscire nello stesso tempo a trattenere le lacrime. Supplicava frequentemente il martire del Golgota dicendo: "Forami il cuore con la lancia, e le mani e i piedi con i chiodi della tua amara Passione". Fu lei, prima ancora di S. Teresa d'Avila, a supplicare il Signore: "O mi levi da questa vita o mi doni piaghe". Effettivamente quando la santa meditava la morte di Cristo in croce "sentiva tanto dolore in tutto il corpo come fosse inchiodato da grossi chiodi spuntati" e "pareva che fosse messa ira una macina, che la stritolava e distruggeva del tutto per l'eccessivo dolore che sentiva"; "il suo cuore, infatti, pareva tutto squagliato di amore e di dolore"; e "le pareva tanto amaro che sentiva un coltello che le trapassava il cuore". Non è improbabile che sia stata favorita da Dio oltre che dal dono delle lacrime, anche delle stimmate, della transverberazione del cuore e dello sposalizio spirituale. Per procurare più onore e gloria a Dio la santa avrebbe patito volentieri tutte le pene del purgatorio. Durante la vita andò soggetta a misteriose, lunghe e dolorose malattie con stupore dei medici e delle consorelle. Si trovò più volte in fin di vita per sbocchi di sangue, forse anche per infarti e reumatismi articolari acuti. Sta, tuttavia, il fatto che, più era tormentata da malattie, più sperimentava veri deliqui di amore. Appena recuperava le forze riprendeva a fare aspre penitenze quando il confessore gliele permetteva. Poiché considerava il corpo come "un pessimo nemico", "sterco e fango", lo vestiva di poveri panni, lo privava anche delle gioie legittime e più semplici, a mensa non lo nutriva mai a sazietà, in quaresima lo manteneva in vita sovente soltanto con pane e acqua. Per la conversione dei peccatori, il suffragio delle anime del purgatorio e le necessità della PAGINA 12 Papa Giovanni Paolo II in preghiera nel Santuario di Montevergine a Messina Chiesa si disciplinava a sangue, si metteva sotto le vesti rami di rovo o indossava un cilicio fabbricato con cuoio di maiale. Nel monastero di Montevergine la Beata Eustochia morì il 29 gennaio 1485, lasciando una fervente e stimata comunità religiosa di circa 50 suore, il profumo delle sue virtù e la fama della sua santità. Attorno al sepolcro della santa avvennero fenomeni curiosi. Tre giorni dopo la sepoltura, alcune monache, mentre pregavano udirono nel luogo in cui fu posta ripetuti rumori. Quando le competenti autorità ordinarono che fosse riaperta la cassa, il corpo della defunta apparve bianco e rosso come se fosse viva ed emanante un delizioso profumo. Poi, per tre settimane, dal naso di lei fluì una grande quantità di sangue che, raccolto con pannilini, servi per restituire la salute a una cieca e a diversi altri malati. Cessato il flusso di sangue, dal corpo di lei trasudò un liquido speciale per diverse settimane che servì ad alleviare gli infermi dalle loro pene. Oggi il corpo di Suor Eustochia Calafato è conservato mummificato, in una nicchia, sopra l'altare maggiore della chiesa del monastero di Montevergine in Messina. A distanza di tanti secoli Giovanni Paolo II di questa straordinaria francescana riconobbe l'eroicità delle virtù il 19-2-1985 e la canonizzò a Messina 1'11-6-1988. Pio VI il 14-9-1782 ne aveva confermato soltanto il culto. "... ho pensato alla vita di questa vostra madre e sorella fondatrice, che oggi arriva agli onori dell'altare come una Santa, Santa di questa terra, Patrona di questa città..." (S.S. Giovanni Paolo II alle Clarisse di Montevergine); "... da secoli la invocate come protettrice: continuate ad imitarne la pietà eucaristica; come Lei amate Maria Santissima, la cui devozione è ben radicata nella vostra terra..." (dall'Omelia del Papa in occasione della Canonizzazione).