Ordine Francescano Secolare - Fraternità di San Filippo del Mela - Piazza Duomo - 98044 San Filippo del Mela (ME)
Anno 1, Numero 1
gennaio - febbraio 2006
Foglio di collegamento della fraternità
…sempre di più!
quello che abbiamo da
dirvi e da farvi vedere è
sempre di più. Infatti,
abbiamo dovuto aggiungere qualche pagina al
giornalino… ormai chiamarlo “foglio di collegamento della fraternità” è
un po’ restrittivo… ma è
questo il suo motivo di
essere.
Grazie per la collaborazione che ci date, i vostri
contributi sono grazia di
Dio. Molti fratelli stanno
in comunione con noi,
anche, mediante la lettura di questi articoli.
Ricordiamo che il giornalino e anche altro materiale è scaricabile dal
nostro sito:
http://xoomer.virgilio.it/s
anfilippodelmela
buona lettura e
pace e bene a tutti.
Per conoscerci meglio
Un pizzico di umiltà...
La parola umiltà di cui noi “Francescani
Secolari” spesso ci riempiamo la bocca,
dovrebbe farci riflettere sul suo vero, profondo, autentico significato, prendendo
come esempio il nostro Serafico Padre
San Francesco la cui vita fu impregnata di
episodi che mostrano chiaramente, la vera
essenza dell’essere umile.
La vera umiltà riconosce la grande Verità che tutto viene da Dio. Quindi se tutto
appartiene a Dio che motivo abbiamo di
fare i confronti o peggio di dare giudizi?
Nelle Fonti Francescane al n. 81 si legge:
“Io li ammonisco e li esorto a non disprezzare e a non giudicare le persone che vedono con abiti molli e colorati e che usano
cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso.”
Per San Francesco, vivere la vita evangelica significava carità, non giudizio verso gli altri. Non misurava la quantità dei
suoi doni rispetto a quella degli altri. Bisogna che anche noi prendiamo coscienza
che se Dio ci concede un dono che non ha
dato a un altro, lo ha fatto per un’unica
ragione: che produciamo frutto con esso.
Ciascuno di noi ha il suo compito da
svolgere, e demandare o peggio aspettare
che siano gli altri a fare quello che io con
il dono ricevuto da Dio potrei fare, è mancanza di umiltà ma soprattutto carità.
San Francesco aveva orrore di apparire
migliore di quello che fosse, e quando la
sua salute rese necessario indossare vestiti
più pesanti, una pelliccia di volpe sullo
stomaco, lui insisteva affinché gliene venisse cucita una all’esterno, cosi che tutti
vedessero quanto egli fosse “indulgente
con se stesso”.
Allora un vero francescano secolare, sia
uomo o donna, può essere grande negli
affari, nella musica, nell’informatica,
nell’arte, può essere dotata di notevoli
capacità della mente, del corpo, o
nell’aspetto ma, nello spirito di San Francesco, il francescano secolare deve combattere contro il contagio dell’orgoglio,
della presunzione, dell’amor proprio, del
sentirsi a posto… e l’allettante tentazione
di agire solo per impressionare gli altri e
attirarne l’adulazione, la stima e il plauso.
Ogni francescano secolare deve ricordarsi che è molto piccolo, e deve costantemente saper riconoscere il peccato insito
in tutti noi: l’orgoglio.
Aurelio
Sommario
È TEMPO____________________________ 2
IL MIO CAMMINO VERSO L’OFS_____ 2
LA NOTTE IN CUI FU TRADITO _____ 4
IL NOSTRO ALLENATORE DIO ______ 4
NON AVERE PAURA DI AMARE _____ 5
FRANCESCO,
MAESTRO NELLO SPIRITO _________ 6
SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI ________ 6
INCONTRO DI PREGHIERA 04/01/06 __ 7
RITIRO SPIRITUALE DEL 22/01/06 ____ 8
GESÙ CRISTO È LO STESSO IERI,
OGGI E SEMPRE! ___________________ 10
PROGRAMMI E ATTIVITÀ ____________ 11
SANTA EUSTOCHIA VERGINE _______ 11
PAGINA 1
E’ tempo
Bene! Le feste natalizie fanno ormai
parte del passato ed è, quindi, tempo di
una semplice riflessione.
In questo periodo abbiamo contemplato
la dolce figura di Maria Madre Nostra,
l’umile venuta al mondo del Figlio
dell’uomo, la semplice paternità di
Giuseppe, concludendo con il battesimo di
Gesù che ci rende, così, figli e fratelli.
Nel tempo di avvento ci siamo preparati,
abbiamo organizzato come poter vivere
spiritualmente al meglio il Santo Natale.
L’8 Dicembre “Immacolata Concezione”
è stato il preludio, cercare di accomunare
il nostro si al SI di Maria per accogliere
l’innocente creatura. Quel SI pronto e
spontaneo da far nostro senza ma o se!.
Con l’inizio della novena il nostro “si”
diventa certezza nel sacrificio della
celebrazione eucaristica alle 6.00 del
mattino, quel si espresso con canti di lode
ed adorazione nell’attesa del Salvatore.
I battiti del cuore, cosi come l’emozione,
crescono di giorno in giorno
all’avvicinarsi del Natale e dove la mente
non riesce il presepe di S. Francesco ci
riporta visivamente a ciò che era e che
è…….
25 Dicembre Natale finalmente: con
l’intonazione del gloria in excelsis deo vi
è l’esplosione di gioia, viene a noi la Luce
vera, la luce che abbaglia le tenebre del
nostro cuore. Siamo al centro della liturgia
natalizia e la nostra lode sale al cielo come
incenso; il presepe vivente ci riporta
indietro nel tempo, seguendo la stella
(madre Chiesa) ci presentiamo come
offerta gradita a DIO, ci crediamo i magi
con i doni preziosi ma nello stesso tempo i
pastori con il poco che abbiamo, in ogni
caso giunti alla grotta per adorare il nostro
bambino, il nostro DIO. Sistematicamente
come per incanto diventiamo più buoni,
misericordiosi pronti a perdonare e ad
accogliere tutti, persino ad accettare tutto.
Tra una tombola e l’altra giungiamo
nuovamente a celebrare Maria Madre di
DIO (1 gennaio), pochi giorni ancora e
siamo lì per le strade a portare Gesù
bambino alle genti, manifestando così la
sua gloria (epifania). Come chiusura delle
festività la liturgia ci presenta il battesimo
di Gesù e la nostra conseguente
“figliolanza”.
Sì le feste sono ormai finite, siamo stati
svegli anzi siamo stati in “veglia”
continua, abbiamo vissuto il tutto
intensamente e adesso……???
E’ forse tempo di ritornare a
sonnecchiare per poi risvegliarci nel
periodo di Quaresima?
PAGINA 2
Credo, invece, sia tempo di continuare a
VEGLIARE e PREGARE…..
Pax et bonum
Franco
Il mio cammino verso l’OFS
Sin da bambina, ma… molto bambina,
avrò avuto sì e no poco più di un anno di
vita, cominciavo a sentir parlare di
Francesco d’Assisi; a dire il vero, più che
Lui, quel che ricordo di più di quei tempi
era la parola “francescani”; si ripeteva
spesso questa parola in casa mia e, in
questi ricordi di bambina, è d’obbligo, per
me, associare questa parola a due figure
sempre vestite con un saio lungo e nero,
con un lungo cordone bianco legato in
vita, col quale pretendevo di fare i salti
come fosse una corda qualsiasi, a fianco al
quale pendeva una grossa corona del
rosario, che, proprio per la sua grandezza,
quasi mi spaventava. Queste due persone
per me
erano semplicemente zio
Emanuele e zio Giambattista (zii per parte
di mamma): quest’ultimo era stato varie
volte in Palestina e dalla terra di Gesù mi
portava sempre qualcosa di sacro, anche
delle semplici immagini, che io conservo
ancora come reliquie. Oltre a loro, nella
grande parentela, sempre da parte di
mamma, io ricordo tante zie suore, una
claustrale e qualche terziaria. Il mio
cammino sembrava tracciato alla loro
affascinante scuola; e il mio papà ne
sarebbe stato fiero ed oltremodo felice.
Comunque, frequentando le scuole
elementari, ho risentito parlare di
Francesco (…e anche studiato qualche
poesia): io stessa porto questo nome ma
da S. Francesco di Paola; sin d’allora,
però, per me era come portare il nome di
entrambi i Santi, perché mi avevano
spiegato che l’uno portava il nome
dell’altro. Durante gli anni della mia
scuola media, una mia cugina, già
laureata, era andata a far la missionaria
laica alla “Pro Civitate Christiana”
fondata ad Assisi da don Giovanni Rossi
(che ho conosciuto) e fu così che, per
anni, le mie vacanze si svolgevano lì, ad
Assisi, dove tutto parlava di Francesco e
Chiara. Mi sentivo attratta da Loro e da
quei luoghi come da una calamita. Intanto
i miei studi continuavano: quando
frequentavo le scuole superiori, purtroppo,
i miei due zii francescani hanno concluso i
loro giorni terreni per nascere alla Vera
Vita. Ho sofferto tanto per non averli più
vicini ma, per la grande fede che mi era
stata inculcata in famiglia sin da bambina,
ho imparato a rivolgermi a loro nella
preghiera e chiedevo, sin d’allora, a Gesù
Giovedì 17 novembre
2005, memoria di Santa
Elisabetta d’Ungheria, è
stato un giorno di festa
per la fraternità OFS di
San Filippo. Abbiamo
allargato la nostra famiglia, ci sono state due
professioni solenni, sei
professioni temporanee,
cinque entrate nel postulandato e sette nel
noviziato.
La domenica dopo, il 20
novembre, i ragazzi della nostra gifra hanno
rinnovato la loro promessa.
Insieme abbiamo trascorso una serata di fraternità
condividendo
così la nostra gioia.
Sabato 26 novembre
l’OFS insieme alla gifra
hanno partecipato come
volontari alla COLLETTA ALIMENTARE ONLUS.
Qualche giorno prima
siamo stati all’istituto
“Regina Margherita” di
Milazzo dove ci hanno
detto quello che dovevamo fare e ci hanno fatto
capire a cosa serviva
questa iniziativa.
Per tutta la giornata
alternandoci siamo stati
davanti al supermercato
“3A” di Barcellona a
sensibilizzare le persone
per lasciare qualcosa per
i bisognosi per poi raccogliere la provvidenza e
impacchettare tutto.
E’ stata una bella esperienza che ci ha fatto
capire quanto bene si
può fare con un piccolo
gesto.
Ringraziamo
Franco
Bucca che ci ha guidato
in questa iniziativa.
che fosse Lui e Lui solo ad indicarmi il
giusto cammino. Purtroppo, però, quegli
anni (i miei 22 anni) che avrebbero dovuto
essere i più felici nella piena giovinezza,
sono stati devastati da una enorme bufera:
il mio unico fratello Angelo è volato fra
gli Angeli a soli vent’anni assieme ad altri
suoi quattro amici, tutti assieme in un
pauroso incidente stradale. Anche se la
fede non mi ha mai abbandonata, la mia
vita ha dovuto obbligatoriamente essere
modificata per dedicarmi a mia mamma e
alle mamme accomunate dallo stesso
grande dolore. Son passati così molti anni,
poi ho dedicato parte della mia vita
all’insegnamento, mi sono sposata e molto
presto son rimasta vedova; tutti… ma
proprio tutti i miei cari oggi vivono la
Vera Vita.
Ma… Gesù mi aspettava per
ripresentarmi Francesco d’Assisi in un
paesino dove io né ero nata né c’ero mai
stata: come sappiamo per Fede, niente
accada per caso!!… e qui, in questo
paesino, ho risentito, dopo molti anni,
parlare di “francescani”. La Parrocchia di
San Filippo del Mela è diventata la mia
parrocchia, ho conosciuto l’OFS ed ho
voluto entrarne a farne parte grazie alla
guida e al carisma di un francescano doc,
che, pur essendo adesso lontano da qui per
trasferimento, è spiritualmente più
presente che mai. Mi sono sentita attratta
da Francesco per aver identificato la sua
figura con la figura del Cristo, per la sua
scelta di spogliarsi di tutto per seguirLo,
per la sua grandiosità nel fondare tre
Ordini (il primo dei Frati, il secondo delle
Sorelle Povere di S. Chiara, il terzo per i
laici) e per molto altro ancora. Oggi, dopo
aver fatto la Professione temporanea nel
giorno della nostra Santa Patrona Santa
Elisabetta, 17 novembre scorso, il mio
grazie, di vero cuore, va anche ad Aurelio,
l’attuale nostro Ministro, che ci permette
di vivere ed approfondire la nostra
formazione di vita francescana, come
forse mai si era fatto prima d’ora.
Con la gioia che provo nel cuore e
nell’anima, per essere anch’io una figlia di
S. Francesco d’Assisi, consacrata al Terzo
Ordine Francescano, chiedo al nostro Dio
d’Amore di farmi arrivare alla Professione
Solenne; ma Gli chiedo soprattutto di
farmi camminare bene sui passi di
Francesco, di farmi vivere e manifestare il
francescanesimo come Lui vuole e come è
giusto che sia ed offro continuamente a
Lui le mie preghiere per le intenzioni di
coloro che mi hanno guidata in questo
meraviglioso cammino.
27/11/2005
F.C.
PAGINA 3
briciole di catechesi
“La notte in cui fu tradito…”
E’ molto familiare, questa espressione, a
tutti coloro che sono soliti partecipare alla
celebrazione dell’Eucaristia, al rito che
Gesù stesso comandò ai suoi discepoli di
compiere, lungo i giorni e fino alla sua
nuova venuta, per fare memoria della sua
Pasqua.
Quella notte di tradimento, ma anche di
consegna, di dono di sé, un vero e proprio
testamento di Gesù, a sigillo di una vita
già interamente consegnata, un ultimo
gesto d’amore dopo un’esistenza
consumata nella logica dell’agape.
Inatteso e sorprendente, Gesù, si alza
dunque da tavola, depone le sue vesti e,
preso un asciugatoio, se lo cinge alla
vita…
Lo spogliarsi di Gesù è qualcosa di più
di un semplice gesto funzionale, esso sta
ad indicare uno stato d’animo puro,
spoglio appunto, da ogni sorta di ipocrisia,
una realtà senza copertura di veli che
impediscono di vedere, che consente il
pieno svelamento di “ciò che sta sotto”, al
fondo, nel cuore,e che non deve dare più
adito a false visioni, a malintesi.
Gesù prende poi un asciugatoio e lo
cinge alla vita.
Anche questo gesto è pieno di
significati: non una generica veste, ma un
asciugatoio, un qualcosa che non è per
rivestire, ma è destinato chiaramente al
servizio.
Il gesto del servitore, scelto da Gesù,
comprende contemporaneamente un
dupl i ce m essaggi o: al propri o
abbassamento infatti, da signore a servo,
corrisponde l’innalzamento di chi gli sta
di fronte.
Il gesto non dice solo il suo amore
servizievole, la sua umile dedizione, esso
è capace, al contempo, di esprimere
un’attribuzione d’onore, un innalzamento,
è capace di riempire di inaspettata dignità
quel gruppo di uomini “qualunque”.
La lavanda dei piedi non esprime solo
l’intenzionalità profonda del suo cuore,
ma allude altresì all’effetto di tanto amore:
sotto le mani di Gesù, il povero e reso
“qualcuno”, si sente onorato, stimato, reso
prezioso.
Uno dopo l’altro, tutti gli apostoli (
compreso quel Giuda che da lì a poco lo
tradirà) videro Gesù abbassarsi, sentirono
l’acqua versata sui propri piedi e poi, le
mani
“sante e venerabili” del Maestro che li
asciugava.
PAGINA 4
L’azione di Gesù non finisce così; dopo
che ebbe lavato loro i piedi “riprese le
vesti e sedette di nuovo”: quasi una
risurrezione, nella ripresa dei titoli
appropriati : “Maestro e Signore”.
E quindi l’ultima parola di consegna alla
Chiesa: “Vi ho dato l’esempio, perché
come ho fatto IO , facciate anche voi”!!
Non basterebbe tutta una vita per
comprendere bene il significato di tale
comandamento; che dire, poi, del riuscire
a metterlo in pratica!!
Nondimeno il percorso è tracciato: che
faremo, dunque, “in memoria di Lui”??
Ci abbasseremo per servire? Serviremo
per onorare? Ameremo senza nulla
trattenere, ci rallegreremo ogni volta che
“un uomo qualunque” potrà divenire, in
grazia dell’amore, “qualcuno”??
Su queste cose ognuno di noi ha
l’obbligo di misurarsi, ed in piena
coscienza, sapremo se veramente abbiamo
raccolto la testimonianza del messaggio di
Cristo o se invece, simili a novelli
“Giuda”, ci apprestiamo anche noi a
“tradire” quel Gesù che tanto ci ha amato.
Esse
Il nostro allenatore Dio
Gesù si è fatto uomo per noi e vuole
salvarci, noi lo dobbiamo paragonare a un
allenatore di squadra, Lui col suo Vangelo
deve farci crescere, creare gruppo, per
portare la squadra alla vittoria, cioè a
ritornare alla casa del Padre.
In ognuno di noi ci sono delle capacità
immense che aspettano di essere tirati
fuori cioè i carismi, ma la paura di essere
giudicati ci limita e non ci aiuta nel
contribuire all’essere Cristiano.
Nella vita ci sono momenti di sconforto
ma con la parola di Dio tutto ci sembra
più facile.
Dio ha un potere di amare più grande di
quello che immaginiamo e noi non ci
dobbiamo mai arrendere e pregare con più
fede così raggiungeremo con coraggio ma
con timore il nostro amatissimo Padre.
Assunta
Il sabato pomeriggio del
17 dicembre 2005 abbiamo
partecipato
al
“pellegrinaggio
d’Avvento” dell’OFS di
tutta la nostra zona che
si è tenuto al Santuario
Madonna della neve di
Santa Lucia del Mela.
A fianco una foto della
S. Messa.
In questo Natale abbiamo voluto proporre una
raccolta di fondi a favore
di una associazione di
Patti, la ANFFAS ONLUS.
Il fine della raccolta è la
realizzazione di un villaggio che accolga i portatori di “sindrome di
Down”.
La raccolta non è terminata, ed è ancora possibile contribuirvi. A tal
fine troverete una scatola all’ingresso della chiesa.
Ringraziamo tutti coloro
che hanno aderito o aderiranno all’iniziativa.
Ci uniamo alla dolore di
Assunta e Francesca,
due nostre sorelle, che
hanno da poco perso il
loro papà.
Vi invitiamo a pregare
con noi per loro e per i
loro familiari.
In questi ultimi mesi la
nostra comunità parrocchiale sta conoscendo
momenti di prova e soprattutto di malattia.
Ancora di più vi invitiamo a pregare insieme a
noi per tutte quelle persone che in questo momento stanno attraversando periodi di dolore e
di sofferenza.
Preghiera
Io spero in Te
Gesù, io credo in Te
che sei nato per me,
che hai sofferto per me,
che sei morto per me,
che sei risorto per me,
che sei salito al cielo
a prepararmi un posto,
che mi vuoi felice con
Te,
che mi hai inviato il tuo
Spirito,
nel quale dico con Te:
Padre,
al tuo stesso Padre!
Gesù, io spero in Te,
che mi sei vicino e mi
conforti,
che mi aiuti a compiere,
la volontà del Padre,
che mi aiuti a soffrire
con Te
la mia passione,
che rendi meritorio il
mio patire.
Gesù, io amo Te,
aumenta il mio amore
per Te e per il Padre nel
tuo Spirito.
Fa che io ami il Padre
come l’hai amato tu:
più della mia stessa
vita,
fa che io ami i fratelli
come Tu ci hai amato.
Amen
NON AVERE PAURA DI
AMARE!
Amare a volte costa perché comporta
sacrifici, o rinunce, o perché quando si ama
ogni distacco è un pesante macigno. Ancora
di più quando chi saluti, per rivederlo chissà
quando, è un piccolo bimbo di otto anni (ma
che ne dimostra almeno due in meno); e
parte per un posto lontano dove non ci sarà
nessuno ad accogliere con gioia il suo
ritorno.
Il bimbo che parte è Oleh, il dono che
Gesù ha voluto per me e Salvo questo
Natale.
Quando a fine ottobre abbiamo avuto
notizia dell’iniziativa proposta da
un’associazione di Termini Imprese (A.I.A.
onlus) che prevede l’affidamento
temporaneo di bimbi ucraini, vittime del
disastro di Chernobil, non abbiamo avuto
dubbi. Abbiamo aderito subito, anche perché
da tempo pensavamo all’affidamento
temporaneo come esperienza di amore
gratuito. Il Signore ha benedetto questo
nostro progetto facilitando le cose e non
facendo mancare la provvidenza! Così nel
giro di poco tempo siamo stati chiamati ad
una maternità e paternità speciale.
Un mese è poco per un bimbo con tante
esigenze come Oleh o i suoi compagni.
Sicuramente l’allontanamento dalla sua
terra contaminata e il consumo di alimenti
puri (visti gli alti tassi di inquinamento
sembra assurdo considerare pulita la nostra
aria e sani i nostri cibi!!!) gli avrà dato
giovamento.
Si è inserito subito nelle nostre famiglie; è
entrato in armonia con i ragazzi della
GIFRA e con gli araldini che gli hanno
dedicato tante attenzioni.
In questo periodo abbiamo sperimentato la
solidarietà di parenti, amici, confratelli,
conoscenti e anche di chi ha voluto donare
senza che la sua sinistra sapesse cosa faceva
la sua destra (Grazie!!). Ognuno ha dato una
parte di sé ad Oleh che è stato coinvolto
felicemente in queste espansioni d’amore.
Si avverte un forte senso di frustrazione e
di impotenza al momento della partenza.
Vedere quei teneri bambini fra le lacrime,
quei “musi” tristi, che partono contando i
giorni che li separano dal ritorno estivo in
Italia, ha turbato profondamente i nostri
cuori.
Diverse persone mi hanno detto,
conoscendo Oleh, che non hanno mai voluto
aderire a questi progetti per la difficoltà e la
tristezza che la separazione poi comporta,
sia per chi resta che per chi parte. Anche io
molte volte ho avuto questa paura e ho detto
il mio no alle proposte di Salvatore. Stavolta
ho detto sì; col sostegno del Signore, ho
trovato il coraggio di dire il mio sì.
Quando siamo chiamati ad amare
dobbiamo trovare le forze per farlo ad ogni
costo: anche nelle situazioni più difficili.
Gesù morendo in croce per amor nostro ci
insegna che non si può avere paura di amare;
bisogna sempre spalancare le porte del
nostro cuore agli altri.
Dio ha voluto che Oleh entrasse nella mia
vita e in quella di Salvo. Sappiamo che
quello che abbiamo fatto e faremo non potrà
lenire le sue ferite. Faremo degli errori
sicuramente e soprattutto non faremo mai
abbastanza. Speriamo almeno di avere
messo un seme di speranza e di fede nel suo
cuore. Ringraziamo Dio per averci fatto
incontrare Oleh e a Lui lo affidiamo. La
preghiera, l’amore reciproco e il desiderio di
riabbracciarci questa estate sono la nostra
forza. Siamo certi che Dio ci ha chiamati in
questo progetto e che ci sosterrà lungo il
cammino.
Rosa
Nella nostra parrocchia di San Filippo e
Giacomo, mercoledì 18/01/06 si è tenuto
un incontro di preghiera è stato invitato dai
nostri frati Francesco e Salvatore
Tavo lacc i i l r ev er end issi mo e
Archimandrita padre Alessio (eremita),
che con il suo esempio di preghiera ci ha
comunicato quanto è importante lodare il
Signore con il canto.
Per me è stata un’esperienza nuova ma
ha colpito il mio cuore. Pregando la
Vergine Maria mi rendo conto che
attraverso Lei ci è venuta la salvezza. Ogni
grazia scende dalle sue mani perché la sua
umiltà è stata la più profonda e per questo
è stata innalzata sopra i cori degli angeli.
Con la mia esperienza di dolore di malattia
e anche di morte per la persona più cara a
me. Affido a Lei l’anima, il corpo e il mio
piccolo cuore, cantando a Lei le lodi.
Ringrazio padre Alessio per la sua
disponibilità e ringrazio i nostri parroci
che sono veramente saggi nell’affidare la
nostra comunità allo Spirito Santo.
Assunta
PAGINA 5
“Francesco, maestro nello
spirito”
Questo è il titolo di un libretto, che
consiglierei a tutti di leggere: è piccolo,
breve e non certo noioso. In sintesi posso
dire che il libretto è suddiviso in due parti e
quattro capitoli. E i temi?…: Francesco
scrittore e maestro spirituale, la spiritualità
dei suoi scritti, la “fraternità”, il Dio
trinitario nella visione di Francescano, la
grandezza e, al tempo stesso, la miseria
dell’uomo; ed infine un itinerario di vita
vissuta secondo il Vangelo. Ma…, quando
si parla di vivere secondo il Vangelo,
dovrebbe subito saltar fuori la parola
“fratelli”: non fratelli o sorelle in quanto
consanguinei, cioè nati dallo stesso padre e
dalla stessa madre, bensì “fratelli” in
quanto fatti tutti a sembianza di UNO
SOLO, “fratelli” perché tutti figli di un
“solo riscatto”, “fratelli” perché partecipi
di una comune condizione spirituale,
morale, religiosa, civile e sociale (per
questa definizione basta leggere il
vocabolario della lingua italiana). Ma
perché dire tutto questo proprio adesso?
…proprio nei giorni in cui riviviamo il
Santo Natale? …proprio adesso che tutti
dicono di sentirsi più buoni?? …più
buoni!! …mentre si corre freneticamente
all’acquisto dei regali, di pacchi, pacchetti
e quintali… anzi tonnellate di cibi per
pranzi, pranzetti, cene e cenoni…!!??
Proprio adesso, mentre tutti “credono” di
sentirsi più buoni, ognuno di noi dovrebbe
essere sincero almeno una volta con sé
stesso!! Pratichiamo davvero la
FRATERNITA’ che tanto facilmente ci
scorre fra le labbra?!! …Eppure Francesco
lo ripete a più riprese che “l’essenziale del
nostro agire deve ricondurci a due
movimenti: esperienza di Dio e “amore di
prossimo”; che “…bisogna amare il
prossimo come Gesù l’ha amato, di un
amore umile, concreto, simile a quello di
una madre; amore che si estende ad ogni
uomo – fratello, persino se quello di una
madre; amore che si estende ad ogni uomo
– fratello, persino se questo è : «inutile e
nemico»” (citazione dal libretto p. 49). Ed
ancora a p. 63 dello stesso libretto:
“…amare teneramente è «nutrire» il
proprio fratello come una madre…”, ma
per fratello non bisogna intendere solo chi
vive a fianco (…e neanche…!!?), ma ogni
persona che ci capita di avvicinare… E per
“nutrire” non bisogna necessariamente
intendere… apportare cibo o solo aiuto
economico, ma anche e, a volte soprattutto,
indica riferimento a motivi costanti di
educazione, concepimento e conservazione
di rispetto, dare speranza, carità (come
aiuto morale e non necessariamente
materiale…)!! Ma… come è difficile oggi
PAGINA 6
sacrificarsi per gli altri!! Spesso molti
pensano solamente al proprio tornaconto,
facendo addirittura una bandiera del
proprio egoismo. Il DIO fatto Uomo ci
reintroduca nella totale gratuità
dell’AMORE!!!… Ed allora…, se
vogliamo veramente essere degni figli di
Francesco di Assisi, guardiamoci bene
intorno, cominciamo a chiedere a Lui di far
si che non amiamo solo a parole e che
impariamo da Lui a conoscere bene e a
fondo il significato della parola
“FRATELLO”, ma soprattutto che
impariamo a non offrire il nostro aiuto al
“fratello” solo con la bocca e che
impariamo a vivere nella vita di ogni
giorno la vera FRATELLANZA come figli
di quell’Unico Padre che ci ha amati al
punto da crearci un corpo ad immagine di
quello del Proprio Figlio e da destinarci
alla felicità del PARADISO. Il Signore ci
dia pace.
F.C.
18-25 Gennaio 2006 settimana di
preghiera per l’unità dei cristiani
Il tema proposto per quest’anno è la
promessa di Cristo: “Se due o tre si
riuniranno nel mio nome, io sarò con
loro” (Mt 18,18-20). La divisione tra i
cristiani è una triste realtà, ma oggi siamo
chiamati a guardare alla pluralità di
tradizioni delle chiese cristiane come a un
dono, esse sono infatti espressioni diverse
della comune fede in Dio. Attraverso la
sua Parola Gesù ci invita a non pregare
soli. In questa settimana tante realtà
diverse si riuniranno insieme per invocare
il nome del Signore e Egli sarà con noi!!!
Accogliere questo invito significa vivere
in profonda comunione attraverso la
preghiera, formare delle assemblee anche
piccole (due o tre), ma con una fede forte
e sincera, semplicemente per pregare,
adorare il Signore,
essere testimoni,
aprirsi all’altro. Cristo vuole essere in
mezzo a uomini che sanno di essere
diversi, ma si impegnano a rispettare la
diversità di ognuno e credono che l’unità
viene come dono del Signore!
Mercoledì 18
nella nostra Chiesa
Madre, un tempo monastero, abbiamo
vissuto una esperienza molto forte di
preghiera e comunione attraverso un rito
della tradizione ortodossa, l’ ufficiatura
dell’ inno Acatisto alla SS. Madre di Dio
presieduto dal nostro caro P.Alessio.
Continuiamo a cantare le Lodi di Dio e
della Vergine Maria, e a sentirci un unico
cuore!
PAX ET BONUM
Daniela
POSTULANTI
TEMPORANEE
SOLENNI
NOVIZI
PROFESSIONI
PROFESSIONI
dall’incontro di preghiera del 4
gennaio 2006
«...» In questo giorno di questo nuovo
anno 2006 4 gennaio noi francescani
ricordiamo e facciamo memoria di una
grande mistica del medioevo che
purtroppo è poco conosciuta: la beata
Angela da Foligno; «...» vorrei presentarvi
brevemente alcuni suoi passi che
riguardano l’Eucarestia che è il centro e il
culmine della nostra vita cristiana. Gran
parte delle sue elevazioni mistiche si
verificavano in un contesto eucaristico, in
particolare al momento della elevazione
dell’Ostia durante la Messa. Un giorno la
beata precisò di aver gustato veramente
Cristo nell’anima. Il padre Spirituale, fra
Arnaldo, le chiese: «Come sai che fu
veramente così?» Lei rispose: «perché
non c’è cosa capace di abbracciare
l’anima con un fuoco ardente, come
Cristo quando è nell’anima con tanta
dolcezza d’amore… tutte le membra si
disgiungono ed io voglio che sia così.
Tutte le membra provano grandissimo
diletto nel quale vorrei rimanere per
sempre». In un’altra estasi si sentì dire da
Cristo queste bellissime parole, che
devono animare la nostra adorazione, il
nostro cuore, il nostro spirito e soprattutto
la nostra attenzione a questo grande
mistero che ci sta di fronte e possiate
sentire anche voi personalmente questa
parole come dono e grazia che il Signore
vuole farci; Cristo le ebbe a dire così:
«Qui è tutta la letizia degli angeli, qui è
tutta la gioia dei santi, qui è tutta la tua
felicità».
«...» Non trascurate mai il dono
dell’Adorazione, sia comunitario che
personale, poiché l’unico Maestro è e sarà
sempre Lui. Anche nella vita della beata il
Signore si lamentava di quante poche
persone andassero a fare visita ai
tabernacoli. In un rapimento estatico la
beata Angela comprende chiaramente in
che modo Cristo viene nel Sacramento
dell’altare e come lo stesso Signore si
vede respinto da anime che vogliono
rimanere chiuse alla Sua Grazia: «Mi fu
mostrato come Cristo viene con la sua
compagnia, e io potei dilettarmi in
Cristo e nella sua compagnia… mi fu
detto che erano i Troni… una schiera
tanto numerosa che, se non sapessi che
Dio compie tutte le cose con misura,
avrei pensato che era senza misura, cioè
innumerevole. Allora ci fu una
rivelazione divina che disse: “vi sono
anime in cui vengo ma passo”, e fece
notare che in un gran numero di città
non c’era anima in cui potesse riposare
come nella mia». Capite fratelli che,
come allora, anche oggi il Signore cerca
anime che lo adorino, che lo lodano e che
lo accolgano. «...» Adorazione davanti al
Trono dell’Altissimo, non siete così come
testimonia la beata Angela dove a lei le fu
detto: «Ora sull’altare c’è il figlio di Dio,
nella sua umanità e divinità, ed è
accompagnato dalla moltitudine degli
angeli. Poiché, in base a queste parole,
avevo un gran desiderio di vederlo
insieme agli angeli, mi fu mostrata
quella bellezza e pienezza. E anche
quando mi avvicinai all’altare, vedevo
Dio in quel modo e mi sentivo dire:
“Così starai al suo cospetto nella vita
eterna”».
Fratelli carissimi, qui sulla terra, qui
dalle nostre adorazioni, deve iniziare il
nostro unico e grande desiderio della vita
eterna e non c’è altra occasione più
favorevole di quella che ci propone la
Chiesa, quella cioè di fare l’Adorazione
Eucaristica.
La beata Angela da Foligno invita
l’anima a capire che Cristo, durante la
cena del Giovedì Santo, ha istituito
l’Eucarestia mosso da un amore
appassionato, così ella scrisse: «L’anima
ammiri l’ineffabile amore con cui egli
ha escogitato ogni mezzo per rimanere
totalmente con noi. Perciò ha istituito
questo santissimo Sacrificio, non solo in
memoria della sua morte, che è la
nostra salvezza, ma anche per rimanere
tutto e sempre con noi.»
Fratelli, solo se ci lasciamo rischiarare
dalla Sua luce divina, possiamo penetrare
quest’abisso d’amore senza fine del Dio
fatto uomo. Di fronte a tanto amore
mostrato dal Figlio di Dio, non ci può
essere da parte dell’uomo che una risposta
d’amore; ecco cosa scrisse la beata
Angela: «Quale anima, vedendo questo
sguardo amorosissimo… notando che
Egli l’amò e decise di rimanere
totalmente con noi nel Santissimo
Sacrificio, sarà così fuori da ogni
amore, da non trasformarsi tutta in
amore?»
«...» carissimi fratelli, che, alla base
della nostra vita spirituale, o c’è vero
amore libero e disinteressato, amore puro
e incondizionato, amore che ha come
fondamento il vero Amore di Cristo nostro
Signore, altrimenti vi invito a esaminare la
vostra vita con una frase dura ma vera,
che vi aiuta a prendere coscienza e a
risvegliarvi dal sonno per una vita piena di
gioia e di amore; la frase è quella di nostro
Signore Gesù Cristo all’inizio della sua
predicazione: «Convertitevi o perirete
tutti allo stesso modo.»
Padre Antonio Caruso
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RITIRO SPIRITUALE DEL 2201-06 “LA REGOLA NORMA DI
VITA”
RELATORE FRA UMILE
PREMESSA
Il nostro ritiro è imperniato sulla Regola
come norma di vita, regola ispirata da
San Francesco e consegnata a noi dalle
mani stesse della Chiesa. (Regola che
sembra piccola ma non è poca cosa…!)
La nostra professione nell’OFS, (che è
un vero ordine e non è una semplice iscrizione) se è soprattutto perpetua, ci lega
per un patto di fedeltà al Cuore di Dio e
della Chiesa.
Che cosa, dunque, dobbiamo realizzare,… e… a cosa dobbiamo tendere?
NON SI PUÒ VOLERE REALMENTE UNA COSA SE NON LA SI CONOSCE
E’ importante, dunque, che i nostri ritiri
si basino sulla conoscenza della Regola
(anche se per fare ciò non basterebbe,
forse, tutta la vita), sulla lettura della regola, su una lettura spirituale (cioè illuminata dallo Spirito).
La regola, per un terzo ordine diffuso a
livello mondiale, ci dà dei principi di vita
generali che ognuno di noi deve realizzare
e adattare a seconda della situazione personale in cui si trova a dover operare.
PAPA PAOLO VI… lettera apostolica
di approvazione 1978
“…noi siamo lieti che il carisma francescano ancora oggi vigoreggi per il bene
della Chiesa e della comunità umana,
nonostante il serpeggiare di dottrine accomodanti e la crescita di tendenze che
allontanano gli uomini da Dio e dalle
cose soprannaturali.”
Professare la regola, dunque, non è una
simpatia per San Francesco. Qui il Papa
parla di un “provvidenziale carisma” che
dopo oltre otto secoli è ancora vivo (vigo
regit) e presente in un mondo tendenzialmente edonistico e neopagano.
DAL VANGELO ALLA VITA…
DALLA VITA AL VANGELO
Non si tratta neanche di un semplice
interesse culturale ma di un impegno di
vita concreto che faccia passare i francescani secolari (attraverso la regola) dal
Vangelo alla Vita e dalla Vita al Vangelo
con quella fedeltà "letteralistica" che è
tipica del poverello di Assisi. (episodio
della cintura)
Questa evangelicità, diventa ecclessialità
poiché il Vangelo è affidato alla Chiesa.
(art.6 della Regola): “Sepolti e resuscitati con Cristo nel Battesimo che li rende
membri vivi della Chiesa e ad essa più
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fortemente vincolati per la Professione, si
facciano testimoni e strumenti della sua
missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola…”
La professione, dunque, noi l' abbiamo
fatta nelle mani della Chiesa durante la
consacrazione eucaristica. Non siamo,
pertanto, ospiti ma membra corresponsabili della Chiesa.
CONVERSIONE
(art.7 della Regola) “Quali fratelli e
sorelle della penitenza”, in virtù della
loro vocazione, sospinti dalla dinamica
del Vangelo, conformino il loro modo di
pensare e agire a quello di Cristo mediante un radicale mutamento interiore che lo
stesso Vangelo designa con il nome di
"Conversione", la quale per umana fragilità deve essere attuata ogni giorno…”
Tutti noi aspiriamo ad una progressiva e
radicale conversione. Se vive la sua Regola, la fraternità è una scuola intensiva di
conversione che punta i vertici della Santità. Una Santità quotidiana fatta di piccole
"grandi" cose che si trasformano in un
inno di amore al Signore. Partecipare all'OFS è una scuola di radicalismo evangelico pur essendo nel mondo; il compito del
laico è quello di rimanere nel mondo.
LA REGOLA: I CAPITOLO art. 1
"Tra le famiglie spirituali , suscitate
dallo Spirito Santo nella Chiesa, quella
francescana riunisce tutti quei membri del
Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti,
che si riconoscono chiamati alla sequela
di Cristo sulle orme di San Francesco di
Assisi. In modi e forme diverse, ma in
comunione vitale reciproca, essi intendono rendere presente il carisma del Comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa".
Lo Spirito Santo, divino ed inesauribile
ispiratore della Chiesa, suscita di tempo in
tempo, famiglie spirituali. Tra queste famiglie c'è quella francescana che riunisce
religiosi/religiose, sacerdoti secolari laici
(1° ordine: frati in diverse obbedienze; 2°
ordine: figlie di Santa Chiara che vivono
nella clausura e congregazioni religiose
femminili che non vivono nella clausura;
3° ordine secolare - sacerdoti secolari e
laici. Quasi tutti i vescovi e i papi erano
francescani secolari.
San Francesco si è trovato nella necessità di fondare il terzo ordine e di venire
incontro a tutte le situazioni umane.
C'è una vocazione diversa nelle forme e
nelle tonalità ma c'è una CHIAMATA di
Dio. L'essere attirati ad entrare nella famiglia francescana è segno di una azione
specifica della Spirito Santo, un anelito a
seguire Francesco.
1. MI SENTO SOSPINTO DALLO
di seguito due poesie
c omp oste
da
una
consorella:
Preghiera Semplice
Con il giorno che muore
io rivolgo a Te
una preghiera
Signore.
o
mio
Ti ringrazio per le cose
belle
che hai creato
e di avermi
col tuo Santo
custodito.
Amore,
Tienimi sempre vicino
o mio Cratore
e insegnami a camminare
lungo la
Amore.
via
del
tuo
Cosi che io possa avere
tanta luce
e un giorno incontro a Te
venire in Pace.
Sorella Maria
Amare
Sentite un po’ voi,
cosa ci costa poi
amrci gli un con gli altri
sorridere, abbracciarci
scambiarci tutti insieme
idee, affanni e pene!
Forse non è più bello
lo dice anche il fratello
spiegandoci il Vangelo
che si fa festa in cielo
se gli uomini quaggiù,
si amano di più.
Sorella Maria
Domenica
22
gennaio
2006 ci siamo raccolti in
ritiro spirituale aiutati
dalle parole e dall’esempio di fra Umile.
Sotto alcuni momenti.
SPIRITO SANTO AD ASSUMERMI
FRANCESCO COME ESEMPIO DI
VITA?
Potrebbe anche essere che questo incontro sia inizialmente avvenuto per caso, un
avvicinamento non proprio maturato ma
poi…
2. MI SFORZO DI VIVERE LO SPIRITO DI FRANCESCO NEI DOVERI
DI OGNI GIORNO?
L'umiltà di Francesco fa a pugni con la
voglia di vincere. La povertà, la moderazione , la "sobrietà" contro un mondo consumistico (ci accontentiamo del necessario?). L'amore della Chiesa in un mondo
che contesta la Chiesa. In questo tipo di
società siamo degli innamorati della Chiesa? Siamo fedeli alla Chiesa? Cristo sì e la
Chiesa anche!!! La Chiesa è il corpo di
Cristo. Sono decisa a vivere queste caratteristiche nella vita di ogni giorno anche
se mi sento osteggiato dai fratelli più fratelli?
3. MI PREOCCUPO CHE I FRATELLI VIVANO CON FERVORE L'IDEALE FRANCESCANO O MI SONO
SPESSO INDIFFERENTI?
Non con l'occhio critico ma con il cuore
aperto!!!
4. MI PREOCCUPO CHE L'OFS
POSSA FIORIRE IN SANTITÀ E NUMERO NELLA CHIESA?
L'OFS è un vero ordine. Una realtà importante nella Chiesa.
LA REGOLA: I CAPITOLO art. 2
“In seno a detta famiglia, ha una sua
specifica collocazione l'Ordine Francescano Secolare. Questo si configura come
un'unione organica di tutte le fraternità
cattoliche sparse nel mondo ed aperte ad
ogni ceto di fedeli, nelle quali i fratelli e le
sorelle, spinti dallo Spirito a raggiungere
la perfezione della carità nel proprio stato
secolare, con la Professione si impegnano
a vivere il Vangelo alla maniera di Francesco e mediante questa Regola autenticata dalla Chiesa.”
Nella realtà multiforme della famiglia
serafica, l'OFS ha una sua specifica collocazione. E' importante perché, sul piano
pratico succedeva che i terziari (o meglio
terziarie) fossero visti come appendice di
utilità pratica della sacrestia dei frati, senza personalità e spessore. Si tratta di qualcosa di più stabile ed impegnativo di una
semplice associazione nella quale si può
entrare e uscire con semplicità. La
"professione" è un atto ecclesiale stabile e impegnativo, un vincolo forte che ti
coinvolge per tutta la vita. La Chiesa considera l'impegno dell'OFS una cosa seria
in un epoca ammalata di infedeltà e incostanza, in cui di fronte agli impegni duraturi c'è una forte repulsione. La Chiesa,
oggi, si trova di fronte al compito di una
nuova evangelizzazione (soprattutto nel
mondo occidentale) e deve contare su
anime generose con lo spirito delle beatitudini. I laici con la costanza e con la fedeltà sigillate dalla professione e con gli
atteggiamenti di Cristo e di Francesco
devono rimanere pienamente nel mondo.
Paolo VI diceva: “Un ordine laico… ma
un ordine vero!!!” Non una assemblea di
perfetti ma una scuola di perfezione cristiana. Anime che in cammino anelino alla
perfezione. Senza questa risoluta volontà
non si può fare perte dell’OFS. Il Magistero della Chiesa sottolinea il carattere esemplare, carismatico dei “penitenti”
(perché in continua conversione) dell'OFS. Bisogna chiederci se 1'abbiamo
vissuto così ed eventualmente riprendere
il cammino e recuperare il tempo perduto.
Il Papa dice che nella Chiesa reggono e si
sviluppano solo le cose serie e gli impegni
perseveranti. Oggi ci troviamo di fronte ad
un ' a ggr es si on e m a s si c ci a del l ’
“anticlericalismo” (offensiva contro il
cristianesimo).
Se vogliamo operare una nuova evangelizzazione ci dobbiamo impegnare. Non
lamentiamoci se qui si fanno le cose serie!!!! La professione dell'OFS non è un
momento di entusiasmo passeggero ma un
atto sacro e perpetuo per rafforzare la santità della Chiesa e la sua missionarietà nel
mondo contemporaneo. Tutto ciò non in
modo individualistico ma nell’unione organica di tutte le fraternità dell’OFS sparse nel mondo. Camminare con i fratelli e
sorelle nella via di santità francescana,
come soffio universale.
Sabrina
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Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi
e sempre! (Eb. 13,8)
La santa Chiesa di Gesù Cristo è
entrata nel terzo millennio con la chiara
coscienza e la convinzione sempre più
condivisa che la missione di annunciare il
Vangelo a ogni creatura è ancora ben
lontana dal suo compimento, anzi è
appena agli inizi. L’obiettivo è
comunicare la Parola ai fedeli, a quanti
vivono nell’indifferenza e ai non
cristiani. Questo obiettivo richiede che si
ponga mano a un impegno di primo
annuncio del Vangelo, sia perché cresce
il numero delle persone non battezzate o
che debbono completare l’iniziazione
cristiana, sia perché molti battezzati
vivono come se Cristo non esistesse;
inoltre anche in quanti ripetono i segni
della fede, non sempre alle parole e ai
gesti corrisponde un’autentica e concreta
adesione alla persona di Gesù Salvatore.
Occorre riportare al centro di ogni chiesa
diocesana e di tutte le singole comunità
parrocchiali il primo annuncio della fede.
Infatti se è vero che è il Vangelo a fare la
Chiesa ed è la Chiesa in quanto tale a fare
l’evangelizzazione, è anche vero che
questa può avvenire solo seguendo lo
stile del Signore Gesù. Il contenuto
essenziale di questo annuncio è che Gesù
Cristo, crocifisso e risorto è il Signore e
l’unico Salvatore del mondo. Nello
scenario dell’attuale frangente culturale,
segnato da un avanzato processo di
secolarizzazione ma anche di un diffuso
bisogno religioso, seppure fragile e
ambiguo, lo stile della comunicazione
deve essere testimoniale e, insieme,
dialogico. Tutti i credenti già battezzati
sono chiamati ad emettere la solenne
professione della fede in Dio, Padre e
Figlio e Spirito Santo. Il segno della
croce è pertanto la formula base della
nostra fede, in quanto ne esprime i due
misteri principali: la santa Pasqua del
Signore e la santa uni-trinità di Dio. Non
si può dare per scontato che a noi e
attorno a noi, in un crescente pluralismo
culturale e religioso, sia conosciuto il
Vangelo di Gesù. E’ una situazione
preoccupante e dischiude una prospettiva
concreta e urgente, c’è bisogno di un
rinnovato primo annuncio della fede. E’
quindi indispensabile promuovere una
conversione missionaria delle nostre
comunità parrocchiali ed ecclesiali per
riproporre il messaggio fondamentale
della nostra fede: Gesù Cristo, crocifisso
e risorto, è l’unica salvezza del mondo.
Anche oggi, infatti, come duemila anni
PAGINA 10
fa, gli uomini e le donne continuano a
chiedersi su chi e su che cosa sia
possibile riporre le proprie speranze. La
fede cristiana risponde con Paolo: chi si
affida a Gesù di Nazareth non resta
deluso (cfr. Rm 10,11).
Anche oggi c’è chi lo cerca per trovare
la luce della vita: come Nicodemo, un
fariseo, membro del sinedrio, che va ad
incontrarlo di notte, per approfondire la
sua parola e giungere ad una fede matura
(cfr. Gv 3,1-21). Nell’impegno e nella
passione della continua scoperta, Gesù si
fa trovare immancabilmente da chiunque
va da Lui con sincerità di cuore. C’è poi
chi, nei suoi riguardi, sembra mosso da
nostalgia, da curiosità o da un desiderio
acuto, forse anche da un bisogno
inconfessato, e si mette in cerca di Lui
per affrontare domande irrinunciabili: da
dove sono venuto? Dove sto andando?
Cosa ne sarà di questo amore appena
sbocciato? Cosa verrà dopo questa
malattia che mi sta portando alla morte?
Non è ancora fede, o forse lo era un
tempo; ma è comunque avvio verso un
risveglio. Così avvenne per Zaccheo.
Incuriosito dal parlare della gente, vuole
vedere quello che fa quel Maestro che
passa. Gesù gli fa visita e la sua vita si
trasforma (cfr. Lc 19,1-10). C’è ancora
chi sembra aver archiviato il problema
religioso, c’è chi mostra al riguardo
un’apparente sicurezza e si dichiara
indifferente. Non è facile dire perché:
ognuno ha la sua storia, e non sempre
riesce a decifrarla. Di fatto anche oggi
molti non conoscono Gesù e sembra
voler fare a meno di incontrarlo. Come la
samaritana, che va ad attingere acqua al
pozzo. Gesù la chiede da bere. La donna
si mostra restia a parlare con Lui: un
giudeo che si intrattiene con una
samaritana! Gesù le apre il libro della sua
vita e l’aiuta a leggervi dentro. Quella
donna aveva cercato la felicità: in Gesù
trova il profeta di Dio, il Salvatore del
mondo (cfr. Gv 4,1-42). Anche per quanti
sembrava un estraneo, l’imbattersi in Lui
può risultare decisivo. A chi crede in
Cristo e vuole rendere reagione alla
speranza riposta in Lui; e chi chiede di
essere aiutato a riscoprire la bellezza del
messaggio cristiano; e chi si sente
lontano dalla fede, ma vuole dare un
senso alla propria vita: a tutti la Chiesa
annuncia che Gesù crocifisso è risorto; è
Lui la nostra ferma speranza; è Lui
l’unico Salvatore di tutti. Questa è la
nostra fede; è la fede della Chiesa.
Ricca Giuseppe
Avvisi dal centro
regionale OFS
• Corso di formazione
nazionale, dal 17 al 19
marzo 2006 a Sassone di
Ciampino (Roma);
• Corso di formazione
regionale, fine marzo a
Palermo e Nicolosi (CT);
• Capitolo
regionale
delle Stuoie, 28 maggio
2006 a Caltanissetta.
Sarà organizzata un vendita di beneficenza per la
famiglia Virgadaula missionaria in Romania,
siamo invitati a partecipare a questa iniziativa.
• Esperienza spirituale
per postulanti e novizi, dal 19 al 17 agosto
2006 ad Assisi, il tema è
“Uniti sulle orme di
Francesco e Chiara”. Il
costo è di € 410.
• Commemorazione
di
fr. Gabirele M. Allegra, 29 gennaio 2006 ad
Acireale il XXX anniversari della morte di fr.
Gabriele Allegra (Ofm).
“Fratelli miei, vi prego di
cuore di essere attenti alle
iniziative proposte dal centro regionale in quanto è
importante riscoprire l'universalità del valore della
fraternità, la quale non è
solo quella locale che tutti
siete abituati a vivere, ma
la nostra fraternità bisogna viverla con tutti i fratelli e sorelle che l'amore di
Dio ha portato a far condividere la nostra stessa vocazione, iniziando da quelli
più vicini. Vi prego quindi
di attivarvi a vivere in autonomia esperienze comuni
con i fratelli delle fraternità vicine, in particolar modo nei momenti forti del
tempo liturgico, e cogliendo
le occasioni proposte dal
centro regionale.
Prego il Signore che mi dia
la gioia di potervi incontrare tutti e vi auguro di vero
cuore pace e bene.”
Il Ministro Regionale Ofs
Pietro Vivona
In questo numero abbiamo voluto dedicare più
spazio al “SANTO DEL
MESE” perché il 20 gennaio ricorre la memoria
di Santa Eustochia Vergine.
La Santa, appartenente
al secondo ordine francescano, nacque, visse,
morì e compì molti miracoli a Messina.
In questa occasione salutiamo e ringraziamo
per le loro preghiere e la
loro vicinanza alla nostra fraternità le sorelle
clarisse del monastero di
Rometta.
Promemoria
I nostri consueti appuntamenti:
ogni lunedì alle ore 19.00 c’è l’incontro di formazione;
ogni mercoledì alle ore
21.00 un momento di
preghiera insieme ai
ragazzi della gifra e degli araldini.
Questi sono due appuntamenti molto importanti, da questi momenti
dipendono, anche la crescita spirituale e formativa della nostra fraternità.
Si consiglia ai confratelli
di non mancare.
Chiunque
voglia
proporre degli articoli,
delle
poesie,
delle
preghiere,
delle
riflessioni o condividere
le proprie esperienze,
può contattarci nella
persona di Aurelio o
mandare
il
proprio
contribuito
all’e-mail
[email protected]
Il Signore ci dia pace.
Stampato in proprio per
la fraternità O.F.S. di
San Filippo del Mela.
e-mail:
[email protected]
sito:
http://xoomer.virgilio.it/
ofs.sanfilippodelmela
PROGRAMMA E ATTIVITA’ GENNAIO / FEBBRAIO
1 gen. Maria Santissima Madre di Dio
30 gen. ore 19.00 - incontro di formazione
3 gen. Beata Angela da Foligno
1 feb.
ore 21.00 - incontro di preghiera
6 gen. Epifania di nostro Signore Gesù
2 feb.
Presentazione del Signore
8 gen. Battesimo di nostro Signore Gesù
4 feb.
San Giuseppe da Leonessa
11 gen. ore 21.00 - Incontro di preghiera
5 feb.
giornata dell’ECCOMI
12 gen. Beato Bernardo da Corleone
ore 17.30 - S. Messa con promessa
degli araldini
ore 19.00 - incontro di formazione
16 gen. Santi Berardo e compagni martiri
6 feb.
Santi Pietro Battista, Paolo Miki e
18 gen. ore 21.00 - Incontro di preghiera
compagni martiri del I e III ordine
dal 18 al 25 gen.
ore 19.00 - incontro di formazione
settimana di preghiera per l’unità
8 feb.
ore 21.00 - incontro di preghiera
dei cristiani
11 feb. Beata Vergine Maria di Lourdes
20 gen. Santa Eustochia Vergine
13 feb. ore 19.00 - incontro di formazione
22 gen. giornata di ritiro spirituale
15 feb. ore 21.00 - incontro di preghiera
23 gen. visita alle clarisse del monastero di
20 feb. ore 19.00 - incontro di formazione
Rometta
25 gen. ore 21.00 - incontro di preghiera
22 feb. ore 21.00 - incontro di preghiera
27 feb. ore 19.00 - incontro di formazione
Il Santo francescano
20 gennaio
SANTA EUSTOCHIA VERGINE
Smeralda Calafato, bellissima fanciulla
di nobile famiglia, nacque a Messina il 25
marzo 1434 presso il villaggio Annunziata
dove i genitori si erano rifugiati per
evitare il contagio della peste che in quel
periodo imperversava.
Ancora adolescente Smeralda ebbe due
fidanzati che morirono uno dopo l'altro;
questa prova dolorosa fece maturare in Lei
la vocazione religiosa, decise di dedicare
la sua vita allo Sposo immortale.
I Conti Calafato non si rassegnavano di
vedere la loro figlia prediletta chiusa in un
monastero e volevano farla sposare con un
nobile messinese. Anche i fratelli
avrebbero voluto che Smeralda si fosse
maritata, ma ella dichiarò che sarebbe
entrata in monastero anche senza il loro
consenso. Si tagliò, difatti, i capelli e vestì
l'abito del Terz'Ordine Francescano. La
ragazza, per quanto remissiva ed in
soggezione, aveva ormai deciso cosa fare
della sua vita e così scappò dalla casa
paterna per abbracciare il Divino Amore.
Smeralda divenne clarissa nel Monastero
di Basicò col nome di Eustochia, nome
che Ella scelse in virtù di una discepola di
San Girolamo, modello di verginità.
La clarissa Eustochia abbandonò il
monastero dove era rimasta undici anni e,
con l'aiuto di un ricco zio, decise di
fondare un Monastero in Via del Dromo
(oggi Via 24 Maggio) che chiamò di
Montevergine.
Fattasi modello delle sue figlie spirituali,
S. Eustochia le ammaestrò nelle verità
della fede, le formò alla vera vita
francescana spiegando loro le Scritture e
le Regole nei capitoli delle colpe e nei
ritiri con l'ardore di un serafino. Secondo
la loro testimonianza, talvolta sembrava
che l'anima le venisse meno, oppure
appariva talmente ebbra di dolore e di
amore da dare l'impressione che dalla sua
bocca uscisse "foco", mentre "i suoi occhi
parevano fonte di lacrime".
Quando esercitava le funzioni di badessa
Suor Eustochia non dava ordini perentori.
Preferiva fare appello alla buona volontà
di ogni religiosa dicendo semplicemente:
"Chi di voi vorrà fare questo?" Quando le
vedeva cadere in qualche colpa, ne
soffriva atrocemente perché detestava
qualsiasi peccato e non tralasciava di
correggerle amorevolmente. Evitava
particolarismi anche con sua sorella.
Aveva soprattutto in odio ogni ipocrisia e
continua pag. 12 …
PAGINA 11
… segue pag. 11
vanagloria. Stava molto attenta a non perdere tempo.
Quando non aveva servizi da prestare in infermeria, in
cucina o in lavanderia preferiva starsene in cella a leggere, a
pregare e a lavorare di ago. In comunità parlava poco per
essere in grado di conservare il proprio cuore in continua
unione con Dio. Provava perciò un vero tormento quando
dalle convenienze sociali era costretta a ricevere i parenti
alla grata.
Finché visse, la fondatrice cercò di fare adempiere con
fedeltà e scrupolo le prescrizioni della regola, ma
soprattutto di fare osservare quanto la liturgia prescriveva
riguardo all'ufficio divino. Quando per le frequenti e lunghe
malattie non poteva prendere parte al coro, si faceva recitare
la liturgia delle ore da qualche consorella. Ogni notte
trascorreva immancabilmente diverse ore in adorazione
davanti al SS. Sacramento. Alle comunioni stabilite si
preparava con alcuni giorni di preghiere e di mortificazioni.
Quando giungeva il momento di farle "piangeva tanto che
pareva le scoppiasse il cuore". Alle festività della Madonna
si preparava con la recita di mille Ave Maria non essendo
ancora invalso l’uso del rosario.
S. Eustochia traeva un grande amore a Dio dalla sua
abituate meditazione sull'incarnazione e la passione del
Signore, sicure vie secondo lei per giungere alla più alta
perfezione anche senza l'aiuto di persone umane. Con la
parola e con l'esempio cercava, perciò, di indurre le sue
figlie spirituali a prendersi il Crocifisso per padre e ad
abbandonarsi amorosamente tra le sue braccia. A tale fine
compose un'operetta sulla Passione che non è giunta fino a
noi. Nei venerdì di quaresima e specialmente durante la
settimana santa la leggeva e la commentava alle consorelle,
senza riuscire nello stesso tempo a trattenere le lacrime.
Supplicava frequentemente il martire del Golgota dicendo:
"Forami il cuore con la lancia, e le mani e i piedi con i
chiodi della tua amara Passione". Fu lei, prima ancora di S.
Teresa d'Avila, a supplicare il Signore: "O mi levi da questa
vita o mi doni piaghe".
Effettivamente quando la santa meditava la morte di
Cristo in croce "sentiva tanto dolore in tutto il corpo come
fosse inchiodato da grossi chiodi spuntati" e "pareva che
fosse messa ira una macina, che la stritolava e distruggeva
del tutto per l'eccessivo dolore che sentiva"; "il suo cuore,
infatti, pareva tutto squagliato di amore e di dolore"; e "le
pareva tanto amaro che sentiva un coltello che le trapassava
il cuore". Non è improbabile che sia stata favorita da Dio
oltre che dal dono delle lacrime, anche delle stimmate, della
transverberazione del cuore e dello sposalizio spirituale.
Per procurare più onore e gloria a Dio la santa avrebbe
patito volentieri tutte le pene del purgatorio. Durante la vita
andò soggetta a misteriose, lunghe e dolorose malattie con
stupore dei medici e delle consorelle. Si trovò più volte in
fin di vita per sbocchi di sangue, forse anche per infarti e
reumatismi articolari acuti. Sta, tuttavia, il fatto che, più era
tormentata da malattie, più sperimentava veri deliqui di
amore. Appena recuperava le forze riprendeva a fare aspre
penitenze quando il confessore gliele permetteva. Poiché
considerava il corpo come "un pessimo nemico", "sterco e
fango", lo vestiva di poveri panni, lo privava anche delle
gioie legittime e più semplici, a mensa non lo nutriva mai a
sazietà, in quaresima lo manteneva in vita sovente soltanto
con pane e acqua. Per la conversione dei peccatori, il
suffragio delle anime del purgatorio e le necessità della
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Papa Giovanni Paolo II in preghiera
nel Santuario di Montevergine a Messina
Chiesa si disciplinava a sangue, si metteva sotto le vesti
rami di rovo o indossava un cilicio fabbricato con cuoio di
maiale.
Nel monastero di Montevergine la Beata Eustochia morì il
29 gennaio 1485, lasciando una fervente e stimata comunità
religiosa di circa 50 suore, il profumo delle sue virtù e la
fama della sua santità.
Attorno al sepolcro della santa avvennero fenomeni
curiosi. Tre giorni dopo la sepoltura, alcune monache,
mentre pregavano udirono nel luogo in cui fu posta ripetuti
rumori. Quando le competenti autorità ordinarono che fosse
riaperta la cassa, il corpo della defunta apparve bianco e
rosso come se fosse viva ed emanante un delizioso
profumo. Poi, per tre settimane, dal naso di lei fluì una
grande quantità di sangue che, raccolto con pannilini, servi
per restituire la salute a una cieca e a diversi altri malati.
Cessato il flusso di sangue, dal corpo di lei trasudò un
liquido speciale per diverse settimane che servì ad alleviare
gli infermi dalle loro pene. Oggi il corpo di Suor Eustochia
Calafato è conservato mummificato, in una nicchia, sopra
l'altare maggiore della chiesa del monastero di
Montevergine in Messina.
A distanza di tanti secoli Giovanni Paolo II di questa
straordinaria francescana riconobbe l'eroicità delle virtù il
19-2-1985 e la canonizzò a Messina 1'11-6-1988. Pio VI il
14-9-1782 ne aveva confermato soltanto il culto.
"... ho pensato alla vita di questa vostra madre e sorella
fondatrice, che oggi arriva agli onori dell'altare come una
Santa, Santa di questa terra, Patrona di questa città..." (S.S.
Giovanni Paolo II alle Clarisse di Montevergine);
"... da secoli la invocate come protettrice: continuate ad
imitarne la pietà eucaristica; come Lei amate Maria
Santissima, la cui devozione è ben radicata nella vostra
terra..." (dall'Omelia del Papa in occasione della
Canonizzazione).
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