A PAGINA 7 Catania - anno XXVIII - n. 39 - 4 novembre 2012 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità INAUGURAZIONE A.A. 2012-2013 AL S. PAOLO “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” In diocesi quattro nuovi diaconi L ’Arcidiocesi di Catania è in festa per l’ordinazione di 4 diaconi: 2 avviati al sacerdozio e 2 permanenti. Il solenne rito è stato celebrato nella Basilica Cattedrale da S.E. Mons. Salvatore Gristina che ha presieduto la concelebrazione dell’Eucaristica con il vicario generale mons. Agatino Caruso, don Franco Luvarà, vicario foraneo 8° vicariato e rettore del seminario della Fraternità sacerdotale della Famiglia Ecclesiale Missione ChiesaMondo, don Dario Sangiorgio, parroco S. Maria del Carmelo e S. M. Goretti in S. Giorgio e padre spirituale dei diaconi permanenti, can. Antonino Gentile, parroco Sacra Famiglia e delegato arcivescovile della commissione di coordinamento dei diaconi permanenti, e tanti altri sacerdoti. I novelli diaconi per il presbiterato sono don Alfio Carbonaro della Missione Chiesa-Mondo e don Giovanni Marchese della comunità parrocchiale S. Nicolò in Misterbianco. I nuovi diaconi permanenti sono don Corrado Mellini della parrocchia S. Maria di Ognina e don Davide Mareth della parrocchia S. Maria del Carmelo in S. Maria di Licodia. Don Alfio, 38 anni, nato a Tremestieri Etneo, è vocazione adulta; prima di entrare come seminarista nella sua famiglia ecclesiale di vita consacrata è stato ragioniere, addetto sociale di patronato e di sindacato nei supermercati. Don Giovanni, 41 anni, prima di entrare nel Propedeutico e nel seminario arcivescovile maggiore è stato catechista; compiuto il percorso di formazione ha prestato servizio a Zafferana Etnea e a San Giorgio nella parrocchia S. Maria del Car- Predilezione, partecipazione, imitazione melo e S. Maria Goretti. Don Corrado, 64 anni, è ingegnerearchitetto e docente in pensione, sposato con 3 figlie. Don Davide, 46 anni, è nato in Germania, sposato con 1 figlio, insegna religione cattolica nelle scuole pubbliche. Di seguito si riporta il testo dell’omelia dell’Arcivescovo. Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi, Fratelli e Sorelle nel Signore, 1. Sono particolarmente lieto di ripetervi cordiali parole di saluto e di accoglienza. Uso il verbo “ripetervi” perché già noi siamo in comunione in quanto convocati dal Padre per partecipare ancora una volta alla S. Messa, cioè alla celebrazione del memoriale della morte e risurrezione del Suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo. In questa comunione profonda ci siamo augurati reciprocamente di renderci conto della presenza in noi del Dio della speranza che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo. Il Padre che ci convoca è Dio di speranza perché ha inviato il Figlio per riconciliarci con Lui. Gioia, pace, spe✠ Salvatore Gristina (segue a pagina 2) I 150 ANNI DELL’ISTITUTO GEMMELLARO a pagina 3 TUCCIO MUSUMECI AL “BRANCATI” a pagina 11 A CATANIA SEMINARIO di Reumatologia L’evangelizzazione: una risposta alla “sete” degli uomini di ogni luogo e tempo Acqua nuova per una chiesa viva conclusione della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi è stato redatto un Messaggio articolato in 14 punti. Uno degli aspetti più importanti di questo Sinodo, è che nonostante la complessità dei problemi, attraverso le Proposizioni emerge forte il senso di unità della Chiesa e tutte le proposizioni hanno avuto generali consensi. L’icona della samaritana, il riferimento alla “sete” degli uomini di ogni tempo, a Cristo come unico portatore dell’acqua che dà la vita eterna e alla samaritana che, convertitasi, “diventa messaggera di salvezza e conduce a Gesù tutta la città”, diventa la sintesi del cammino sinodale, che rilancia la nuova evangelizzazione nel mondo contemporaneo. Nei “mutati scenari sociali e culturali” ogni cristiano è chiamato a vivere in modo rinnovato la propria fede che diventa annuncio e testimonianza. Non si tratta di inventare “nuove strategie” ma di riscoprire le Sacre Scritture e approfondire lo studio del “Catechismo del concilio” come A alcuni vescovi amano chiamarlo. La nuova evangelizzazione ha sottolineato il card. Donald Wuerl, Arcivescovo di Washington, non è un programma temporaneo ma un modo di vedere il mondo per annunciare il Vangelo”. “Evangelizzare se stessi attraverso la conversione dei cuori” costituisce il punto di partenza per dar vita all’azione missionaria della Chiesa nel mondo, che trova il suo fulcro di centralità nella famiglia “attraversata dappertutto da fattori di crisi, circondata da modelli di vita che la penalizzano” e la rendono improduttiva di amore e di energie positive. Il diffuso fenomeno delle convivenze costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni influisce anche sull’educazione alla fede dei figli e quindi i vuoti di formazione cristiana diventano fossati e barriere per le successive stagioni della vita. L’accompagnamento della Chiesa nei confronti dei divorziati risposati e il cambiamento del ruolo donna è stato confermato e ribadito nel messaggio conclusivo, nel rispetto della disciplina dell’accesso ai Giuseppe Adernò (segue a pagina 8) a pagina 12 2 Prospettive - 4 novembre 2012 sommario al n. 39 PRIMO PIANO L’Azione Cattolica riflette sui cambiamenti nel mondo del lavoro ___3 Indietro nel tempo intervistando Giuseppina Turrisi Colonna ________3 Il martirio del vescovo di Tarragona Fruttuoso __4 I giovani riscoprono l’agricoltura___________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve________6 Notizie dal CSI provinciale _____6 (continua da pag. 1) PREDILIZIONE... ranza, pentimento e riconciliazione: realtà tutte che scaturiscono dalla Fede in un solo Dio in Tre Persone. Siamo nel cuore della nostra identità cristiana, da riscoprire e rafforzare nell’Anno della Fede appena iniziato. Mi piace, al riguardo, offrire alla comune riflessione la bella ...“Professare la fede nella Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo equivale a credere in un solo Dio che è Amore... DIOCESI Università di Catania: Intervento di Mons Jean-Louis Brugués_____6 Giubilei sacerdotali _____8 Nesima-Monte Po: Cappella adorazione ____9 7Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. 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(Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso alle ore 13.00 di mercoledì 31 ottobre 2012 espressione del Papa Benedetto XVI nelle prime righe della Lettera «La porta della Fede» con cui ha indetto l’anno speciale che stiamo vivendo: “Professare la fede nella Trinità - Padre, Figlio e Spirito Santo - equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8): il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore” (n. 1). 2. Un saluto speciale a voi carissimi Giovanni Marchese, Alfio Carbonaro, Corrado Mellini e Davide Marteh che in questa celebrazione sarete ordinati diaconi permanenti (Corrado e Davide) o in vista dell’ordinazione sacerdotale (Giovanni e Alfio). Chiamati per nome dal diacono, avete risposto con il vostro “eccomi”, sintesi di anni di ricerca della volontà del Signore e di grande disponibilità nel lasciarvi guidare in tale discernimento da coloro che vi hanno accompagnato nel cammino di formazione e di preparazione. Il cammino che avete percorso è differente ed articolato; per questo siete stati presentati all’assemblea da tre presbiteri. Don Dario Sangiorgio ha presentato Giovanni Marchese, originario della comunità parrocchiale S. Nicolò in Misterbianco, alunno del nostro Seminario ed ultimamente da me affidato a lui per il completamento della sua formazione. Padre Franco Luvarà, della Missione Chiesa Mondo, ha presentato Alfio Carbonaro che dopo alcuni anni trascorsi nel nostro Seminario, ha maturato la scelta dell’appartenenza alla suddetta realtà ecclesiale riconosciuta dalla Santa Sede. Don Antonio Gentile, Delegato arcivescovile per il Diaconato permanente, ha presentato voi, carissimi Corrado Mellini e Davide Mareth, che avete atteso che maturassero i tempi per ricevere questo grande dono del Signore. Tutti e quattro siete motivo di grande gioia per la nostra Santa Chiesa: vi siamo perciò vicini invocando con la preghiera l’effusione dello Spirito Santo su di voi, affinché compiate fedelmente l’opera del ministero che il Signore questa sera vi affida e per il cui svolgimento noi, Vescovo e Superiore della Missione Chiesa-Mondo, vi daremo successivamente le necessarie indicazioni. 3. Del ministero affidato al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi tramite il sacramento dell’Ordine, è unica sorgente, per la volontà del Padre, Cristo, “eterno sacerdote, servo obbediente, pastore dei pastori” (Pref. dell’ordine II). Gesù, come ci ricorderà tra poco il prefazio, oltre a comunicare “il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti”, sceglie noi, carissimi fratelli presbiteri e diaconi, con affetto di predilezione e ci costituisce “partecipi del suo mistero di salvezza” (cfr. Prefazio della Messa Crismale). Predilezione e partecipazione: questo l’agire di Gesù nei nostri riguardi. Quale la nostra risposta di ministri già ordinati e ordinandi, come voi carissimi Giovanni, Alfio, Corrado e Davide? La risposta non può che essere l’imitazione: alla predilezione da parte di Gesù, che ci fa dono della partecipazione al suo ministero di salvezza, deve corrispondere la nostra imitazione del suo stile. Grazie, carissimi ordinandi, per aver messo ad apertura del libretto predisposto per questa celebrazione l’icona di Gesù che lava i piedi a Pietro. Il nostro pensiero va subito all’esegesi che egli medesimo fece del suo gesto: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,12-15). 4. Non solo per noi suoi ministri, ma anche per tutta la Chiesa, Gesù è l’esempio da imitare nello stile del servizio. Come abbiamo poc’anzi ascoltato nel Vangelo (Gv 12, 2426), egli è il chicco di grano che è non solo caduto, ma è stato anche calpestato nella morte e sepoltura. Nello stesso tempo Gesù è anche il chicco di grano che nella risurrezione produce molto frutto. La Chiesa è questo frutto abbondante. Essa, seguendo ed imitando Gesù, ne può condividere la straordinaria fecondità nel servizio che deve svolgere con fedeltà e continuando l’opera del suo Divin Fondatore. Noi siamo la Chiesa del Signore Crocifisso e Risorto, per questo possiamo entrare nella logica che solo Lui può insegnarci e che poco fa ci è stata ricordata nel brano del Vangelo: “Chi ama la sua vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà”. 5. Carissimi Giovanni, Alfio, Corrado e Davide, gli anni di preparazione vi hanno condotto a stare con Gesù e a seguirlo. Adesso l’ordinazione vi costituisce suoi servitori. Di tale servizio la prima lettura (Num 3, 5-9) ha offerto un’anticipazione eloquente anche oggi. Infatti, la preghiera di ordinazione ne farà menzione in questi termini: “Dio onnipotente … hai disposto che mediante i tre gradi del ministero da te istituiti (episcopato, presbiterato, diaconato) cresca e si edifichi il nuovo tempio come in antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo”. Questo è vero; ma sappiamo bene che il ministero della salvezza cui Gesù ci chiama a partecipare in modo speciale è ben più ricco ed esigente di quello affidato ai figlio di Levi. Esso per voi, carissimi ordinandi, è esplicitato dagli impegni che questa sera pubblicamente assumete, dalla preghiera di ordinazione ed anche dal rito della consegna del Vangelo che è accompagnato da ordini precisi: “credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. 6. Cosa significa il servizio del Vangelo, l’essere cioè servitori di Gesù, fu ben compreso da Paolo, “scelto per annunciare il Vangelo di Dio” Del ministero affidato al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi tramite il sacramento dell’Ordine, è unica sorgente, Cristo, “eterno sacerdote, servo obbediente, pastore dei pastori”... (cfr. Rom 1,1). La coscienza di essere stato segregato per l’annunzio del Vangelo, animò l’insonne ed instancabile impegno di Paolo. Egli, però, fu sempre consapevole di possedere “questo tesoro in vasi di creta”, come scriveva ai Corinti nel brano proclamato come seconda lettura dell’odierna celebrazione (2Cor 4, 1-2.5-7). In questa pagina l’apostolo offre a noi ministri del Vangelo suggerimenti preziosi: consapevolezza di aver ricevuto il ministero dalla misericordia divina, coraggio apostolico, franchezza nel parlare e rispetto nell’incontro con ogni coscienza umana poiché noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore. Tutto ciò per vivere e realizzare in pienezza la nostra identità: “siamo i vostri servitori a causa di Gesù”. 7. Vi conforti molto e sia motivo di grande gioia, fratelli e sorelle nel Signore, sapere che il Vescovo, i sacerdoti e i diaconi della nostra Chiesa, sono vostri servitori a causa di Gesù. Sentitevi da noi veramente amati e leggete in ogni espressione del nostro ministero la manifestazione di questa consapevole e continua volontà di servirvi a causa di Gesù. E se stavolta ciò non vi risultasse chiaro, o se ciò non avvenisse veramente in noi, vi chiediamo, carissimi fratelli e sorelle, di tener presente che “abbiamo questo tesoro in vasi di creta”. La vostra carità indulgente sgorghi da un cuore buono e toccato dalla misericordia di Dio, tante volte e in molti modi da voi sperimentata. Noi, vescovo, presbiteri e diaconi, vogliamo essere sempre più alunni assidui e diligenti alla scuola di Gesù per imparare da Lui lo stile del servizio: non farsi servire, ma servire. Per questo ci affidiamo anche alla vostra preghiera: sia essa assidua e sempre fervente a nostro vantaggio. E tutti insieme, voi fratelli e sorelle nel Signore, e noi ministri già ordinati o che si accingono a divenirlo, confidiamo nella Trinità Santissima ed imploriamo la vicinanza della Vergine Maria, dei Santi e delle Sante che adesso la preghiera litanica renderà presenti al nostro spirito. Così sia per tutti noi. ® Filo diretto con Ecco come mettersi in contatto con noi: • Inviare un’email all’indirizzo [email protected] • Telefonare o mandare un fax al numero 095 8992039 Per il numero che sarà in edicola e in parrocchia il 18 novembre 2012, vi preghiamo di inviare i vostri contributi entro venerdì 9 novembre 2012. Grazie! UFFICIO MARKETING Vicino alle tue esigenze Vincenzo Montensanto 095. 2504311 348.1400832 - [email protected] Dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 18:00 ABBONAMENTI - PUBBLICITÀ COMMERCIALI - SPECIALI PARROCCHIALI 3 Prospettive - 4 novembre 2012 L’Azione Cattolica diocesana si interroga sui cambiamenti nel mondo del lavoro l Lavoro che Cambia, Il Lavoro che ti Cambia, l’Impegno del Cristiano, è l’emblematico titolo del convegno organizzato dall’azione cattolica diocesana di Catania,che si è tenuto Sabato 27/10/2012 presso il teatro Sangiorgi di Catania. Un argomento sempre attuale quello del lavoro, che cambia perché cambia la società, perché cambia il mercato e di conseguenza le regole. Ma, sempre più spesso, si chiede al lavoratore di modificare le proprie competenze, di attualizzarle per renderle collocabili sul mercato facendo tuttavia leva solo sul proprio Know-How e tralasciando quanto di personale ci possa essere nell’attività precedentemente espletata; sembra quasi di trovarsi d’innanzi ad un ingranaggio perverso e non sempre facile da comprendere, anche perché oggi da qualsiasi lavoratore si esigono competenze sempre più specialistiche, ciò che rende particolarmente difficile l’aspetto legato alla richiesta flessibilità. Mons. Genchi, assistente unitario dell’A.C. diocesana ha condotto la preghiera iniziale e data lettura del messaggio inviato dall’Arcivescovo di Catania, Mons. Gristina, non presente all’incontro per altri precedenti impegni. Quindi il saluto del presidente diocesano di A.C. Giuseppe Cavallo e l’introduzione affidata alla giornalista e moderatrice Sonia Distefano. Nel trattare l’ampia e poliedrica tematica non si poteva tralasciare il riferimento alla recente riforma del lavoro, la legge 92/12, cosiddetta legge Fornero, presentata da Piera Giuffrida, vice presidente diocesano del settore adulti di A.C., la quale ha delineato la struttura normativa attualmente in vigore con i cambiamenti intervenuti sul tessuto normativo già esistente, specificando le I Rompere il giogo merce-profitto diverse tipologie contrattuali, le modifiche all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e i nuovi ammortizzatori sociali e rilevando, altresì, come molti aspetti della riforma saranno certamente oggetto, in fase operativa, di interpretazione giurisprudenziale. L’On.le Pezzotta, ospite e rela- tore della serata, con chiari e puntuali riferimenti alla Dottrina Sociale della Chiesa, ha sottolineato la necessità di ridare al lavoro una dimensione etica, staccandolo dalle vicende strettamente legate al profitto. E, contestualmente, nel valutare i cambiamenti in atto, ha evidenziato la necessità di considerare il lavoro quale espressione di capacità e creatività non affidandosi semplicemente ad opportunità esistenti ma ormai compiute nel loro ciclo storico-economico. Dal canto suo, anche il sindacato non può non prendere atto di questo cambiamento e difendere non più o non solo posizioni settoriali già garantite ma tentare di dare tutela ad ambiti lavorativi che sembrano esserne esclusi (precariato). Del resto l’ambizioso obiettivo della riforma è quello di fare del contratto a tempo indeterminato il “Contratto dominante”: una strada è forse stata tracciata, percorrerla sarà più difficile. Tony Bonaventura, vice presidente diocesano del settore adulti di A.C., ha aperto il dibattito con considerazioni sociologiche sulla natura del lavoro alla luce del pensiero biblico, mettendo in guardia dal rischio sempre insito nella società di trattare il lavoro come merce “o forza” per raggiungere risultati egoistici; esiste sempre un agire cristiano ispirato ai valori che emergono dalla dottrina sociale della Chiesa. Risultano allora illuminanti le parole di J. Escrivà: “Santificarsi nel lavoro, Santificare con il lavoro, Santificare il lavoro”. Mons. Genchi, a conclusione dell’incontro, ha evidenziato l’impegno del laico di A.C. a vivere la propria vocazione nel contesto sociale in cui ognuno è chiamato ad operare, comprendendo la realtà e proiettandosi responsabilmente in avanti. La Presidenza Diocesana L’Istituto Carlo Gemmellaro festeggia il 150° della fondazione Tra i reperti le pagelle di alunni famosi: Federico De Roberto e Quirino Majorana. Nei dettagli, il ALUNNI OGGI, cittadini impegnati domani Nel vivo dei festeggiamenti, duecento alunni hanno partecipato alla Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina per il 150° dalla fondazione. Presenti il Sindaco Stancanelli in persona, il Dirigente Scolastico, Santo Santonocito, autorità scolastiche del territorio, genitori, alunni, docenti, ex docenti e il personale A.T.A. Su invito del Preside, tagliato il nastro di due mostre dal Primo cittadino. I reperti museali di pregio, nella prima mostra, ospitati all’interno dell’Istituto hanno destato particolare interesse e nella seconda, a carattere espositivo, un’aggiornata raccolta di opere dell’artista Carmen Arena, Presidente dell’Accademia “Arte Etrusca”. Nel corso della manifestazione l’annullo filatelico della ricorrenza su cartolina dell’Istituto. Convegno Catania, il territorio, la cultura e l’arte: Carlo Gemmellaro e Federico De Roberto ha concluso il festino. Interessante l’esordio dell’Arcivescovo: <<non è un’invasione di campo. Ringrazio la scuola per l’invito. Esorto tutti gli alunni a una maggiore consapevolezza della loro presenza nel territorio>>. Il Siciliano l’intervista Indietro nel tempo intervistando Giuseppina Turrisi Colonna Il coraggio della verità atania- È il meriggio di una tranquilla domenica di novembre, Percorro le strade della città che a quell’ora della giornata è abbracciata da un’aura di magnetico silenzio. Si ode solo il rumore dei miei passi che rimbombano sul selciato. Mentre procedo, il mio pensiero con una dolce mestizia si posa sul ricordo di Santi Correnti, lo storico che ha dedicato tutta la sua esistenza all’estensione della conoscenza della storia della Sicilia, attraverso aneddoti, curiosità, miti e soprattutto attraverso quelle personalità che hanno contribuito al progresso europeo. Improvvisamente mi accorgo di un’intensa luce rosata che promana C dall’ingresso di un maestoso edificio. È il liceo psico-pedagogico Giuseppina Turrisi Colonna. Incuriosita da quel bagliore violaceo, salgo i gradini e varco l’ingresso che straordinariamente in quella giornata festiva è aperto. Ancora silenzio intorno. Un gigantesco pannello con l’immagine di una giovane donna in abito ottocentesco attira la mia attenzione: è la poetessa palermitana alla quale è dedicato l’Istituto. Mentre sto a documentarmi sulla biografia del personaggio ivi raffigurato, una leggera mano mi sfiora la spalla. Mi accorgo così di non essere l’unica visitatrice in quell’ora insolita della giornata, quando con mia sorpresa, vedo che la persona che sta alle mie spalle e mi sorride, stranamente assomiglia a quella raffigurata nel manifesto. Mi saluta con un lieve inchino e poi così mi parla: “Né trastullo, né servo il nostro sesso col forte salga a dignità conforme”. <<Benvenuta nella scuola che reca il mio nome. Palermo mi diede il natali nel 1822 e all’e- tà di venticinque anni andai in sposa al poeta Giuseppe De Spuches, principe di Galati. La mia breve ma intensa vita la dedicai a scrivere dei versi a carattere civile e patriottico e quelli del 1847 incitavano le donne di Sicilia a prendere consapevolezza della dignità del loro sesso e a battersi per l’umanità>>. Ero meravigliata e frastornata: non avrei mai immaginato di incontrare e avere un colloquio diretto con questa nobile poetessa dell’ottocento siciliano, quindi ripresami dallo stupore e ancora una volta consapevole di partecipare a un’esperienza metatemporale, chiesi a quell’augusta interlocutrice di parlarmi di sé. Avanzando verso l’imponente scalone che conduce al piano superiore dell’edificio, così mi parla: <<Trascorsi la mia breve vita nella capitale siciliana, dedicandomi allo studio delle lingue antiche e della storia avendo come maestri Giuseppe Borghi e Michele Amari, lo storico dei Vespri Siciliani. Chiusa nella mia abitazione, ripudiai la vanità femminile che si estrinseca nell’indossare orpel- li, pizzi e merletti e belletti, considerato da me inutile usanza. Una donna, per essere tale, non ha bisogno di ciprie e rossetti, ma può ben esprimere la propria femminilità attraverso la forza d’animo, il coraggio di proclamare la verità e di combattere per la patria. Ti sembrerà eccessivo questo mio atteggiamento, ma sappi che è stato suscitato dal periodo storico in cui vissi, pregno di speranze risorgimentali. Le mie passioni letterarie? Oltre gli ardori del sentimento siciliano generati dal Vespro, ho amato la profondità psicologica e filosofica della Divina Commedia e gli Inni Sacri di Manzoni. Avevo 14 anni quando mi cimentai a scrivere alcuni inni, ma i miei erano ben lontani dalla cristiana rassegnazione; nei miei componimenti rievocavo le imprese di Giuditta liberatrice del suo popolo e speravo che l’ardore di quella donna potesse essere d’esempio alle generazioni del mio tempo. Amavo gli slanci di Byron per il suo coniugare poesia e vita sull’altare del- la libertà e vedevo nelle donne la missione di stimolo all’amor patrio, la cui fondatezza è morale prima che politica. Alle donne, alle madri il compito di trasmettere ai propri figli, futuri cittadini di una nazione, una sana e robusta educazione. Scrissi per il giornale “la Ruota di Palermo e con l’editore “Le Monnier” pubblicai una mia raccolta di poesie. Lasciai questa vita terrena dopo 10 mesi di matrimonio, all’età di 27 anni nell’anno della rivolta del 1848>>. Avevo ascoltato quell’anima eletta di quella virago che è chiamata la Santa Rosalia del Risorgimento e così le chiesi di darmi un messaggio per le generazioni del mio tempo: da quella giovane e coraggiosa donna avremmo avuto tanto da imparare. Rivolgendomi il suo sguardo illuminato da amor patrio, così mi disse ripetendo le parole di Dante: <<Amor ch’a nullo amato amar perdona”, l’amore che tu trasmetti per la storia della Sicilia, non finirà nei rifiuti, ma ti verrà restituito in abbondanza>>. Detto questo svanì. Quel pomeriggio l’Istituto riluceva di una luce rosata carica di promesse. Stefania Bonifacio 4 Prospettive - 4 novembre 2012 PRIMOPIANO Il martirio del vescovo di Tarragona Fruttuoso e dei suoi diaconi Augurio ed Eulogio “Chi perderà la propria vita per causa mia, LA TROVERÀ” enedetto XVI, nella Lettera del 10 dicembre 2008 al Card. Julian Herranz, inviato speciale alle celebrazioni giubilari di Tarragona, nel 1750° anniversario del martirio del vescovo Fruttuoso e dei suoi diaconi Augurio e Eulogio, ha invitato tutti i cristiani ad imitare questi protomartiri di Spagna per la loro condotta onesta, per la carità mostrata durante la loro vita e per l’intrepida fedeltà alla fede in Cristo Gesù. Tutti i calendari mozarabici fanno memoria del martirio del vescovo Fruttuoso e dei suoi diaconi il 21 gennaio, data accolta dal Martirologio Geronimiano (V sec.), da quello del benedettino Usuardo (875 ca.) e infine dal card. Cesare Baronio (1538-1606) nel Martirologio Romano. La Passio che racconta il martirio di questi tre santi contemporanei di sant’Agata V.M., è storicamente attendibile e rappresenta uno dei documenti più antichi conosciuti dalla Chiesa spagnola. Non si tratta né di Atti proconsolari né di un estratto dal protocollo ufficiale, ma di un racconto compilato da una persona che ha assistito al processo e che ha riportato anche alcuni particolari narrati da altri. Si presume che l’autore fosse un laico cristiano non troppo colto che, con uno stile semplice, registrò con immediatezza ed efficacia l’interrogatorio e i tormenti subiti dai nostri martiri. Egli racconta che domenica 16 gennaio 259, <<duran- I santi martiri Fruttuoso, Augurio ed Eulogio, abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte (Camogli) B te il consolato di Emiliano e Basso, Fruttuoso vescovo, Augurio ed Eulogio diaconi, furono arrestati >> e portati via dagli <<ufficiali del pretorio>>, in applicazione del secondo editto di Valeriano (258) diretto allo sterminio della gerarchia ecclesiastica. I Ministri della Chiesa furono trattenuti in carcere per sei giorni, prima di essere tradotti davanti al governatore per essere giudicati. Il vescovo Fruttuoso e i due diaconi, rifiutatisi di sacrificare agli déi, vennero condannati dal giudice Emiliano ad essere bruciati vivi. Portati nell’anfiteatro, Fruttuoso entrò nel- l’arena consolando gli altri cristiani prima di essere legato insieme ai diaconi Augurio ed Eulogio, su una catasta di legna a cui venne appiccato il fuoco. La Passio di questi martiri, che veniva letta durante la Messa nel loro dies natalis, ci rivela che nella Tàrraco romana esisteva una Chiesa gerarchicamente organizzata e solidamente testimoniata dalla presenza del vescovo Fruttuoso, dei diaconi Augurio e Eulogio e del lettore Augustale. Il culto di questi Santi ebbe una grande diffusione; il poeta spagnolo cristiano Clemente Aurelio Prudenzio (348– ca. 413) consacrò un inno del suo Peristephanon al loro martirio che si eleva fino al <<trono eccelso di Cristo>> (Prudenzio, perist. VI,3). Sant’Agostino (354–430), che aveva una particolare venerazione per questi santi, dedica un discorso Nel Natale dei martiri Fruttuoso vescovo, Augurio ed Elogio diaconi”. L’Ipponate, conoscendo la debolezza della condizione umana, avverte che <<una cosa è la morte dell’anima e un’altra la morte del corpo. L’anima non può morire, eppure accade che muoia: non può morire perché la sua coscienza non può mai estinguersi; può invece morire se perde Dio… che è la vita stessa dell’anima>> quindi <<il corpo muore quando l’anima, che è la sua vita, lo avrà abbandonato, così l’anima muore quando Dio l’avrà lasciata>> (Agostino, Disc. 273,1). Egli, mentre ci ricorda che le celebrazioni delle solennità dei martiri hanno lo scopo di alimentare il fervore nei cristiani, sottolinea che essi <<sono nella beatitudine dei santi>> perché <<in cambio della vita mortale hanno ricevuto la gloria eterna e l’immortalità senza fine>>. Ad un militare di nome Felice che si raccomandava al <<beato Fruttuoso>> perché lo ricordasse nelle sue preghiere, il vescovo rispose: <<È necessario pregare: per la Chiesa cattolica, diffusa dall’Oriente all’Occidente>> perché <<chi prega per tutti non trascura nessuno dei singoli>>. Fruttuoso – dice Agostino – ha risposto così per esortare il richiedente e la comunità a <<non abbandonare quella Chiesa per la quale>> egli stesso, vescovo, pregava e pativa (Agostino, Disc. 273,2). Queste parole, che Fruttuoso pronunciò prima della morte, si possono ritenere il suo testamento spirituale. Emiliano, dopo il vescovo di Tarragona, interrogò Eulogio chiedendogli se adorava Fruttuoso, il diacono, facendo pubblica professione di fede, gli rispose: <<Io non adoro Fruttuoso, ma è Dio che adoro, quel Dio che adora anche Fruttuoso… In tal modo - dice il vescovo d’Ippona – ci ha insegnato a venerare i martiri e, insieme ai martiri, a riservare a Dio l’adorazione>>. Agostino conclude la sua riflessione raccomandando alla comunità d’Ippona di <<essere lieti nelle ricorrenze dei martiri>> e chiedere nella preghiera di seguire le loro orme, venerandoli, lodandoli, amandoli, parlando di loro e onorandoli, ma sempre <<rivolti al Signore,… il Dio dei martiri >> (Agostino, Disc. 273,9). Il culto dei santi martiri Fruttuoso, Augurio ed Eulogio varcò i confini della Spagna per passare in Francia e in Italia. A Tarragona, città natale di san Fruttuso, rimane una sua raffigurazione in marmo sulla tomba dell’arcivescovo Juan de Aragon (14581475) nella Capilla mayor della Cattedrale. A causa delle persecuzioni e delle innumerevoli profanazioni da parte dei musulmani in terra di Spagna, le reliquie dei tre santi martiri furono portate in Liguria presso l’abbazia di san Fruttuoso di Capodimonte, oggi comune ligure di Camogli, dove sono ancora custodite e venerate. Diac. Sebastiano Mangano 10 Novembre: 66° Anniversario della morte della Ven. Lucia Mangano Orsolina LA FEDE luogo d’incontro con Gesù Parola di Dio Nella sua Lettera Apostolica sull’Anno della Fede il Santo Padre mette in risalto: “È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma”. Nell’esperienza di Lucia risplende proprio questo grande dono: il suo cammino di fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio mentre il suo cuore si lascia plasmare dalla contemplazione e dall’amore del Crocifisso. Il 10 Novembre ricorre il 66° anniversario della morte della venerabile Lucia Mangano Orsolina e nella Chiesa Madre di san Giovanni La Punta (CT) è prevista una solenne concelebrazione presieduta da Mons. Carmelo Smedila. A conclusione della celebrazione, tra canti e invocazioni, si snoderà la processione con tutto il popolo e le autorità per raggiungere la tomba della Venerabile. La fede di Lucia Mangano era viva e forte, consapevole pienamente che soltanto un itinerario di conversione vissuto intensamente può condurre a sviluppare la vita nuova in Cristo. Affidarsi La grazia della salvezza viene da Gesù e per questo Lucia non cessava di affidarsi a Lui senza riserve accogliendo quanto Egli disponeva nella certezza di essere amata immensamente. È in quest’orizzonte che riusciamo a cogliere alcuni aspetti significativi della personalità e del percorso di fede di Lucia. In lei emergono forti l’impegno e lo spirito della preghiera, l’amore all’Eucaristia, la fiducia e la confidenza viva verso la Madonna, l’amore alla Croce. Era sempre aperta al Vangelo. Desiderava conoscere sempre più profondamente la storia della salvezza. Anna Mangano, sorella maggiore di Lucia, attesta: “Sin dai teneri anni desiderò conoscere le verità della fede. Di esse quelle che maggiormente la colpirono erano i misteri della Passione di nostro Signore e i dolori della Madonna”. Fin da bambina era entusiasta e assidua nel frequentare le lezioni del catechismo .Da grande sentirà uno slancio e una passione straordinaria nel preparare le bambine alla Prima Comunione e alla Cresima. E voleva che queste date fossero ricordate e celebrate con grande solennità. Ascoltava con fede e amore la Parola di Dio. Provava una gioia immensa quando partecipava alle celebrazioni liturgiche. Durante le solenni Quarantore, per esempio, organizzava con viva partecipazione i turni di adorazione delle bambine. Rimaneva in chiesa quasi l’intera giornata. E consumava qualcosa nel cortile stesso. Parlava con entusiasmo delle prediche e delle celebrazioni alle quali aveva partecipato. Le raccontava con tanta spontaneità, freschezza e vivacità alle bambine, alle persone con le quali s’incontrava e in famiglia. Viveva davvero con passione la sfida dell’evangelizzazione. Presenza Lucia sapeva che la fede aiuta a scoprire i segni della presenza amorosa di Dio nella creazione, nelle persone, negli eventi della storia e, soprattutto, nell’opera e nel messaggio di Cristo, spingendola a guardare oltre se stessa. Conosceva e amava soprattutto il Vangelo, l’Imitazione di Cristo e molte vite di Santi. Quando parlava, era semplice e riusciva ad incidere nei cuori per la sua fede e la sua intensa spiritualità. Non trascurò mai la meditazione. Leggeva poco e meditava molto. Si confessava regolarmente ogni settima. Spesso durante la giornata si recava in Chiesa per adorare Gesù Eucarestia. Quando ancora era a casa, faceva anche l’adorazione notturna insieme con la sorella, dall’u- na alle due. Si accostava ogni giorno alla comunione con fede e amore, restando molto tempo in raccoglimento dopo aver ricevuto l’Eucaristia. L’amore a Gesù Crocifisso e alla sua Passione fu al centro della sua esperienza spirituale e della sua vita. Quando ne parlava, non riusciva a non commuoversi e a volte anche a non piangere. Nel 1927 emise il voto di far conoscere e amare Gesù Crocifisso ed insieme offrirsi vittima per la santificazione dei sacerdoti. Lucia sapeva che per attraversare la porta della fede occorre immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo. Mediante questo sacramento possiamo chiamare Dio con il nome di Padre. È un cammino che si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui. Aveva trovato il gusto di nutrirsi della Parola di Dio e del Pane della vita. L’insegnamento di Gesù risuonava nel cuore di Lucia: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”. Non cessava di ricordare quello che dice Gesù: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Credere in Gesù Cristo è la via per giungere in modo definitivo alla salvezza. Anche verso la Madonna Lucia coltivava e nutriva un amore tenerissimo. In suo onore, fra l’altro, fece costruire nella vigna annessa alla Casa di Sant’Angela, un tempietto. Qui veniva ogni giorno a pregare e vi conduceva anche le bambine. Tra i titoli della Madonna preferiva quello dei suoi dolori. Il passionista 5 Prospettive - 4 novembre 2012 PRIMOPIANO Secondo indagini della Coldiretti i giovani manifestano interesse per l’agricoltura Riscoprire le proprie radici giovani e la terra. Un binomio destinato a rinsaldarsi con la crisi. Dopo dieci anni, infatti, sono in aumento le imprese individuali con a capo un under trenta, che si sono iscritte di recente alle Camere di Commercio (percentuali che si riferiscono al secondo trimestre del 2012). Questo è il dato saliente che emerge da un’analisi condotta dalla Coldiretti e divulgata nel recente Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Villa d’Este di Cernobbio. La località comasca è stata anche la sede del primo salone dedicato ai nuovi mestieri connessi all’agricoltura che utilizzano idee e progetti innovativi proposti dalle nuove generazioni. Dall’allevamento delle oche da guardia a quello dei falchi “controllori” degli spazi aerei per rendere più agevole il decollo degli aerei negli aeroporti, fino allo stilista di campagna che inventa borse e accessori con materiale di scarto; solo per citarne alcuni. Secondo i dati raccolti dall’indagine Coldiretti/Swg, dunque, più del 50% dei giovani tra i diciotto e i trentaquattro anni preferisce mettersi alla direzione di un agriturismo piuttosto che rimanere seduti dietro uno sportello I di banca, cosi come c’è chi preferirebbe lavorare al servizio di una multinazionale. Senza escludere una buona fetta di giovanissimi (il 28 per cento) che scambierebbe il proprio lavoro con quello dell’agricoltore, perché garantirebbe - almeno nelle intenzioni - una vita più sana e assicurerebbe più libertà e autonomia per il 17 per cento. Dati che trovano conferma anche da un fenomeno in crescita nella popolazione italiana, l’“hobby farmer”, cioè, tutti quei giovani che si mettono al lavoro su appezzamenti di terreni, spesso ereditati, e in cui coltivano ortaggi, frutta, vino o olio. Senza dimenticare che - sempre secondo le stime della Coldiretti - almeno un italiano su quattro trova salutare dedicarsi all’orto di casa o al giardinaggio. In questa fotografia s’inserisce cosi lo storico ritorno alla terra per molti giovani italiani: sono attive, infatti, circa sessantacinque mila imprese condotte da cittadini che non superano i trenta anni d’età. In più da notare come siano presenti anche tantissime imprese che operano nella ristorazione (251mila), nel settore manifatturiero e delle costruzioni (182mila), gestite da trentenni. Un cambiamento che si evince anche a livello scolastico con il ritorno delle iscrizioni presso gli Istituti Agrari che, come rileva la Coldiretti, sono aumentate dell’11 per cento mentre sono in calo le iscrizioni ai Licei. Sempre rimanendo in ambito scolastico stupisce anche il livello culturale dei “nuovi contadini”. Numeri alla mano, il 36,5 per cento di essi ha una scolarità molto alta (specializzato, laureato, laureando), il 56 per cento media (scuole superiori) e un esiguo 6,5 per cento, piuttosto bassa (scuole medie). Questo perché “oggi il settore agricolo si è rigenerato con una classe di giovani imprenditori che non si è arroccata, come spesso accade nei momenti difficili, nella difesa dell’esistente, ma si è impegnata con successo nel capire e soddisfare i nuovi bisogni dei consumatori”. Cosi ha esordito il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, che ha precisato come “per risollevare il paese, l’Italia deve tornare a fare l’Italia, per valorizzare al meglio quello che ha già di unico e di esclusivo. L’Italia della grande creatività, delle piccole e medie imprese agricole, artigiane, manifatturiere che poi sanno crescere e conquistare il mondo. Il modello delle economie di scala e le leggi del Pil e della finanza da sole stanno impoverendo le nostre famiglie e i nostri territori spingendo a produrre al minor costo senza tenere in alcuna considerazione il prezzo sociale, ambientale ed etico che provocano”. Da segnalare, poi, come nel secondo trimestre del 2012 c’é stato un aumento record del 10,1% dei lavoratori dipendenti nelle campagne, in netta controtendenza con l’andamento generale. La campagna offre spazio non solo agli imprenditori agricoli ma anche a chi cerca un salario, ai molti disoccupati, agli immigrati, alle donne e ai giovani. Perché, conclude il massimo dirigente, l’agricoltura “è un settore che è in grado di garantire valore economico e ambientale e sicurezza alimentare all’intera società”. Filippo Cannizzo La pastorale giovanile inizia a ramificarsi in diocesi Momenti di gioia e commozione ercoledì 24 ottobre nella Parrocchia S. Antonio di Pedara si è svolto il primo momento di preghiera dei giovani dell’11° Vicariato. Presenti le Parrocchie di Bongiardo, Fleri, Pedara, Trecastagni, Viagrande e Zafferana, con la partecipazione degli aspiranti seminaristi del Propedeutico. Il momento di preghiera, costituito dalla recita del S. Rosario, partecipata da tutti i presenti, si è svolto in un clima di raccoglimento, di preghiera e di grande gioia: gioia perché era la prima occasione di incontro dei giovani del Vicariato all’insegna dell’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile, del quale questa nuova equipe territoriale è entrata a far parte a pieno titolo; gioia per un appuntamento, inatteso al momento dell’organizzazione dell’evento: uno dei giovani della Parrocchia ospitante, che aveva dato la sua disponibilità alla nuova equipe vicariale, ha dato l’annuncio del suo ingresso al Propedeutico. Motivi che, come si può ben immaginare, hanno marcato a lettere di fuoco questa riunione di preghiera, producendo momenti di commozione e di sincero slancio di fede. Erano presenti alcuni sacerdoti del Vicariato insieme al Vicario Foraneo, P.Gigi Licciardello. La direzione dell’UPG era presente al completo: il direttore e i vicedirettori, tra i quali P.Alfio Bonanno, parroco a Viagrande e quindi interno all’11° Vicariato. Al termine della preghiera, dopo il saluto del parroco, il salesiano don Lillo Augusta, al quale vanno i miei più sentiti ringraziamenti, e del Vicario Foraneo, ho voluto dire anch’io due parole: ho simbolicamente “consegnato” la nuova realtà vicariale a P.Gigi, specificando che è a disposizione del Vicariato e che collaborerà con i propri rappresentanti alle attività dell’equipe UPG diocesana; inoltre, ho chiesto che i giovani possano essere maggiormente seguiti dai loro parroci alla scoperta della dimensione del vicariato e della diocesi M dei quali sono parte. Un bel momento culminato in un piccolo rinfresco nel salone parrocchiale e con un nuovo appuntamento, mercoledì 21 novembre, alle ore 20.30, nella Chiesa Madre di Zafferana. Grandi cose compie il Signore nelle nostre vite. A Lui si innalza la mia preghiera riconoscente per avermi offerto l’opportunità di partecipare, insieme a tanti fratelli, a questo piccolo miracolo del Suo Amore. Una raccomandazione. Domenica 2 dicembre nessuno prenda altri impe- gni! L’appuntamento diocesano UPG è a Catania, presso la Parrocchia S.Cuore a Barriera, dove terremo il grande RITIRO DI AVVENTO, con la partecipazione attiva di diversi movimenti e associazioni che fanno parte della Consulta UPG. Il ritiro inizierà nella mattinata e si concluderà dopo la S.Messa celebrata dall’Arcivescovo. Maggiori informazioni a giorni. ASPETTIAMO TUTTI I GIOVANI! don Salvo Gulisano Direttore UPG Messina: XVI Master in bioetica e sessuologia Annunciare sempre il Vangelo della Vita l 9 novembre 2012 avrà inizio presso l’Istituto San. Tommaso di Messina il XVI master in bioetica e sessuologia organizzato dalla Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia, istituzione di diritto pontificio, con riconoscimento legale del Master di II livello, ed è realizzato in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Messina e con la Facoltà di Medicina “Gemelli” di Roma. Vi partecipano professionisti da ogni regione d’Italia, con la prevalenza di Sicilia e Calabria. Di impostazione moderata e aperto al dialogo con le posizioni diverse, è stato pensato per quanti cercano una formazione solida sulla bioetica in quanto medici, avvocati, magistrati, biologi, medici veterinari, farmaci- I sti, infermieri, insegnanti in genere e di Religione in particolare, dirigenti scolastici, operatori pastorali, filosofi, esperti dell’ambiente, ecc. Il corso è anche spendibile per i medici e il personale sanitario per il conseguimento dei crediti ECM (due annualità). Il Master si svolge una volta al mese, nel fine-settimana. Le Informazioni si possono trovare sul sito www.bioetica.itst.it. Direttore del corso è Don Giovanni Russo (email: [email protected] tel. 090.36.91.111) e come ci sottolinea <<Il Master, vede la presenza di docenti affermati nel settore, ed offre un programma nei seguenti ambititi: bioetica e diritto, qualità della vita, procreazione assistita, ingegneria genetica, bioetica pediatrica, trapiantologia, eutanasia e bioetica di fine vita, droga, alcolismo e dipendenze, bioetica ambientale, bioetica animale, sessuologia clinica, malattie sessualmente trasmesse e Aids, antropologia ed etica sessuale, psicologia sessuale, educazione sessuale, pedofilia e abusi sessuali, sperimentazione clinica, economia e politiche sanitarie, organismi geneticamente modificati, aziendalizzazione della sanità, istituzione e gestione dei consultori familiari. Le critiche della società laicista alla Chiesa accompagnano le questioni eticamente sensibili, come quelle recenti sulla RU486 o la “pillola dei 5 giorni”, sul testamento biologico, sulle staminali. Un campo che tocca ormai tutti i settori: gli individui, le famiglie, gli scienziati, i medici, i politici, gli amministratori locali. I mass media continuano a rendere conto di quanto succede in questo settore e suscitano interrogativi sempre più complessi e bisognosi di risposte adeguate. Nella nostra società il confronto sui temi della bioetica, della sessuologia e della famiglia cresce sempre di più, a volte con dibattiti problematici altre volte discussioni più costruttive. In questo ambito l’impegno della Chiesa è quello di annunciare il Vangelo della Vita>>. ® 6 Prospettive - 4 novembre 2012 Università di Catania: Intervento di Mons Jean-Louis Brugués, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa Quando Gesù tornerà troverà ancora la Fede sulla Terra? na conferenza che segna la secolare relazione tra i Domenicani e le Università con riferimento alla lunga lista dei docenti vestiti di bianco e nero, tra cui Alberto da Colonia, Tommaso d’Aquino, Francisco De Vitoria, è stata tenuta da un oratore d’eccezione per gli studi fatti e per il ruolo rivestito fino ad oggi nella Curia Romana oltre che nell’Ordine dei Frati Predicatori: l’Arcivescovo mons. Jean-Luis Brugués, frate domenicano plurilaureato e poliglotta, Bibliotecario ed Archivista di Santa Romana Chiesa, fino a qualche mese fa segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, già vescovo di Anger e docente di Teologia morale all’Università Ovest di Francia. L’aula magna del Rettorato del palazzo universitario, per iniziativa dello Studio teologico S. Paolo presieduto da mons. Gaetano Zito, vicario episcopale per la cultura, ha ospitato una conferenza di altissima valenza culturale: un’approfondita analisi storico-filosofico-antropologica, dall’Illuminismo ad oggi, della crisi o più esattamente dell’eclisse della società cristiana, nell’Europa occidentale moderna, secolarizzata e laicizzata fino alla massima “privatizzazione” della fede in Cristo, che U ha governato su costumi e coscienze per 1500 anni. Ad introdurre la lezione magistrale, in un’aula gremita da diversi esponenti del mondo accademico-culturale catanese, sono stati l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e la prof. Maria Barbanti, ordinario di storia della filosofia antica. Le statistiche, ha spiegato l’illustre rappresentante della Santa Sede, sono poco incoraggianti e al ribasso in modo costante circa i praticanti, le vocazioni, i sacramenti, l’invecchiamento della popolazione. Numerose congregazioni attive sono condanna- te a sparire, diminuzione costante del numero dei bambini iscritti al catechismo. Non ci sono più giovani nelle nostre chiese e non sono più capaci di “leggere” l’arte o la letteratura delle generazioni precedenti. Nei paesi occidentali di vecchia tradizione cristiana, con l’eccezione dell’Italia, la cultura cattolica è crollata in modo massiccio non solo nella mentalità sociale, ma anche nello spirito dei credenti. Forse il Cristianesimo si è appannato a forza di pessimismo. Si sta sviluppando una cultura di derisione, disprezzo e risentimento in particolare nei confronti del Dall’Agenda dell’Arcivescovo • Ore 11.30 Catania, Propedeutico: celebra la S. Messa. • Ore 19.00 Catania, Monastero S. Benedetto: presiede la Veglia di preghiera in occasione della Giornata della Santificazione universale. Martedì 6 • Lavoro interno per la Visita pastorale. Giovedì 8 • Ore 19.00 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la S. Messa in occasione della 52a Assemblea Generale della CISM. Mercoledì 7 • Ore 9.00 Arcivescovado: udienze. Venerdì 9 • Ore 10.00 Curia, Salone dell’Eco- Nella Sessione Autunnale 2012 della CESi Nomine direttori uffici regionali per il quinquennio 2013-2017 • Ufficio per la Liturgia Don Giovanbattista Zappalà Arcidiocesi di Catania • Ufficio per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese P. Salvatore Cardile (PIME) dell’Arcidiocesi di Catania • Ufficio per la Salute Don Mario Torracca dell’Arcidiocesi di Catania vifico in un mondo interdipendente. Ha poi citato una ‘confessione’ di Blair in cui fede e politica si alimentano reciprocamente: “Sogno che la religione umanizzi, dia senso, valore, una dimensione spirituale ad una globalizzazione caotica che fa perdere ai popoli un’identità. Sogno che invece di sfidarsi, di farsi la guerra le diverse religioni imparino a dialogare, a rispettarsi e a lavorare insieme per il bene comune. Sogno che il XXI secolo sia quello della coesistenza pacifica delle religioni e di un riconoscimento della pertinenza e della modernità della fede”. E, dopo aver trattato del magistero di Benedetto XVI sul rapporto tra fede e ragione, ha detto “non è forse vero che i credenti di tutti tempi e anche i non credenti bussano, in un modo o nell’altro, tutti alla porta della divinità, qualunque sia il suo nome, e ripetono ‘vogliamo vedere Dio’?”. Ha poi affermato, concludendo, che “se il compito della riscoperta dell’eternità appartiene a tutta la Chiesa, esso deve rappresentare una priorità per coloro che sono incaricati di formare e ricordare i cammini della speranza: in termini più secolarizzati, di insegnare di nuovo alle nostre società a credere nel loro avvenire”. Blanc CSI, Comitato Provinciale di Catania Uno sport per la vita Notizie in breve dal 5 all’11 novembre Lunedì 5 • Ore 10.00 Viagrande, Residenza SS. Salvatore: incontra i Sacerdoti del II Vicariato. • Ore 19.30 Catania, Chiesa S. Giuliano: tiene una conferenza sull’Anno della Fede per l’Ordine del S. Sepolcro in occasione dell’Apertura dell’Anno Sociale. cattolicesimo. L’opinione dominante, alimentata da numerosi media, coltiva l’anticristianesimo in generale e l’anticattolicesimo in particolare. In altri continenti, però, ha affermato l’oratore, ci sono paesi nei quali la Chiesa ha una vitalità, una giovinezza invidiata da molti: ma una cosa non compensa l’altra. In Europa le cifre sono in rosso da diversi anni e non fanno che confermare una convinzione, che risale a diversi secoli fa, secondo la quale l’avvento della modernità deve necessariamente provocare il declino delle religioni, confinate nello spazio della coscienza individuale. Gli indici nettamente negativi sembrano confermare l’indebolimento e la probabile estinzione del Cristianesimo. L’oratore ha sostenuto, invece, un punto di vista diverso, incoraggiato in questo “sogno” dal pensiero di due personalità di primo piano: un uomo d’azione (Tony Blair, già primo ministro britannico convertitosi alla fede cattolica) e un uomo di pensiero (Jurgen Habermas, filosofo e sociologo della Scuola di Francoforte), secondo i quali saremmo vicini ad un rinnovamento della religione a livello mondiale e alla fine della secolarizzazione. Mons. Brugués ritiene che la fede non è una reliquia della storia e può avere un ruolo sal- nomato: presiede l’incontro dei Vicari Foranei. Sabato 10 • Ore 10.00 Pergusa: presiede l’Assemblea Generale della Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali. Domenica 11 • Ore 18.00 Bronte, parrocchia Madonna del Rosario: celebra la S. Messa e presenta il nuovo parroco Don Renato Minio. ® Gentilissimi confratelli l’anno della fede che da qualche giorno è iniziato e la spinta delle varie esortazioni che il Santo Padre ha rivolto a tutta la Chiesa dovrebbero stimolare ogni singolo cristiano a riscoprire le radici e le motivazioni della propria scelta di fede. Una delle motivazioni di base del nostro essere cristiani e sacerdoti in particolar modo penso sia l’impegno verso le giovani generazioni per trasmettergli, come ci ricorda anche l’apostolo Paolo, quello in cui noi stessi abbiamo creduto e cioè il Verbo della Vita; come comunicare questo “incontro con il Cristo nella Chiesa” ognuno di noi lo sa benissimo e senza dubbio nei modi più svariati cerca di realizzarlo. Nel rendervi partecipi della scelta di nominarmi consulente provinciale del Centro Sportivo Italiano e succedendo al carissimo don Nunzio Caprini che si è distinto nell’ultimo trentennio per il suo impegno pastorale nell’associazione, mi preme farvi partecipi della volontà del Centro Sportivo Italiano di promuovere ancor di più nelle parrocchie la propria attività. Ciò potrebbe essere utile per “contattare” le giovani generazioni e veicolare il messaggio cristiano anche attraverso lo sport. Il CSI si prefigge quindi di educare i giovani attraverso lo sport inteso non solo come pratica fisica, ma come mezzo di crescita soprattutto spirituale e intellettuale rendendo attuale cosi il detto “mens sana in corpore sano” e favorendo la crescita dei giovani non come singoli, ma come parte di un “gruppo” e non del “branco”. L’attività sportiva, cosi come proposta, potrebbe quindi risultate un valido contributo all’attività gia presente nelle nostra parrocchie e volta al raggiungimento di obbiettivi più ampi rispetto a quelli che la nostra pastorale oratoriana molte volte in modo statico solitamente propone. Ciò non significa che il CSI si sostituisce ad una realtà, ma la coordina dal punto di vista organizzativo nell’ambito sportivo, proponendo anche la formazione degli animatori già presenti nella parrocchia. A tal proposito la presidenza provinciale di cui faccio parte si mette a vostra disposizione per eventuali incontri per meglio illustrarvi il progetto. Per informazioni: CSI, Via Raddusa 2 - 95131 Catania tel. 095.7150005 - Segr. Organizzativa: via Sebastiano Catania 176 95123 Catania www.csicatania.org; [email protected]; [email protected] Il Consulente Ecclesiastico Provinciale Sac. Salvatore Cubito Il Presidente Provinciale Sebastiano Gazzo 7 Prospettive - 4 novembre 2012 DIOCESI Studio Teologico San Paolo: Inaugurazione anno accademico 2012-2013 La tradizione della Chiesa accolta, indagata e consegnata uest’anno l’inaugurazione dell’anno accademico dello Studio Teologico interdiocesano S. Paolo ha registrato una presenza eccezionale che ha onorato le Chiese di Sicilia e l’Arcidiocesi di Catania in particolare: la partecipazione dell’Arcivescovo mons. Jean-Luis Brugués o.p., Bibliotecario ed Archivista di Santa Romana Chiesa, che non solo ha presieduto la concelebrazione eucaristica, tenuto l’omelia e la prolusione accademica la sera di venerdì 26 ottobre in seminario, ma il giorno precedente nella prestigiosa sede universitaria del Siculorum Gimnasium ha tenuto una conferenza di grande spessore culturale per iniziativa dello stesso Studio Teologico. Alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e di altri tre Arcivescovi, mons. Brugués, già segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, dei Seminari e degli Istituti Q di Studi, mons. Salvatore Pappalardo di Siracusa, mons. Alfio Rapisarda nunzio apostolico emerito e del vescovo di Acireale mons. Antonino Raspanti, già preside della Facoltà Teologica di Sicilia, è stato inaugurato il 44° anno accademico del S. Paolo. L’atto accademico è iniziato all’altare del Signore nella chiesa Regina Apostolorum con la partecipazione di oltre una quarantina di sacerdoti, tra docenti, rettori di seminario e superiori di istituti di vita consacrata. I canti anche in gregoriano della s. Messa sono stati curati da una corale formata dai seminaristi e dagli allievi, con l’assistenza liturgica del diacono greco-cattolico Paolo Gionfriddo, docente di Teologia orientale, che ha cantato il vangelo del venerdì della XXIX settimana per annun (Luca 12, 54-59). A presiedere l’atto accademico, a pochi giorni di distanza dall’apertura dell’Anno della Fede nella ricorrenza dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II, mentre si sta celebrando il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, è stato nella qualità di moderatore dello Studio mons. Gristina, che si è detto lieto di ospitare un illustre presule della Santa Sede. Il salone S. Agata, gremito da esponenti del mondo culturale ed ecclesiale, ha registrato anche la presenza di autorità civili e militari, del preside della Facoltà S. Giovanni Evangelista di Palermo, prof. Rino La Delfa, del presidente della Fondazione Oasi Città Aperta di Troina, padre Luigi Ferlauto, e di studenti ed ex allievi provenienti anche dalle diocesi di Acireale, Caltagirone, Nicosia, Noto e Siracusa. Il preside mons. Gaetano Zito, docente di Storia della Chiesa, ha tenuto l’articolata relazione sull’intensa attività svolta sul piano della ricerca e della specializzazione scientifica e della didattica, in sinergia con l’università statale ed altri enti culturali territoriali, e sul vasto programma varato per l’anno 2012-2013 per lo Studio inteso come comunità che accoglie la tradizione viva della Chiesa, la indaga per approfondirla, la consegna attraverso la ricerca e la docenza alle comunità ecclesiali per sostenerle ed educarle nella testimonianza da rendere a Gesù Cristo, Signore della storia, con la credibilità della vita e la ragionevolezza della fede. Un’istituzione accademico-ecclesiale qual è il S. Paolo è chiamata a valorizzare con intelligenza le opportunità pedagogi- che e culturali insite nella celebrazione dell’Anno della Fede. “Sentiamo particolarmente nostro”, ha affermato il prof. Zito, “l’appello contenuto nel motu proprio Porta Fidei a favorire nelle nostre Chiese la riflessione sulla fede e in modo immediato quanti di loro studiano al S. Paolo e in forma più ampia con la disponibilità dei docenti a venire incontro alle esigenze dei nostri vescovi. Lo Studio ha le competenze necessarie per scrutare il mistero rivelato, valorizzando le risorse della ragione illuminata dalla fede e per contribuire a riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata e riflettere sullo stesso atto in cui si crede”. “Al fine di approfondire il valore e il significato della personale adesione di fede alla parola di Dio” ha proseguito il preside “abbiamo optato in special modo per la costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione; su di essa terremo il seminario interdisciplinare che precede la ‘disputatio’. Due momenti di proficuo confronto tra i docenti per i quali avremo la collaborazione del presidente dell’Associazione teologica italiana don Roberto Greco. È questo il 3° passaggio, dopo Lumen Gentium e Gaudium et Spes, di un percorso che ci vede impegnati ad approfondire le 4 costituzioni conciliari così da consegnare ai nostri studenti la memoria dell’evento conciliare”. Tra le diverse iniziative in corso di avviamento il preside si è soffermato sulle più rilevanti novità in cantiere: “Auguriamo che possa avviarsi presto l’‘università del cambiamento’, progetto che riteniamo di grande opportunità per immettere nella veloce mutazione della società una stringente visione antropologica fondata sulla certezza consegnataci dalla Gaudium et Spes: chiunque segue Cristo uomo perfetto diventa anch’egli più uomo”. Lo Studio ha registrato un ulteriore incremento di nuovi alunni per accedere ai titoli accademici curriculari del baccellierato e della licenza in Teologia. Al 1° anno sono 35, di cui 16 laici. Persiste una percentuale di laici che scelgono di studiare al S. Paolo e provengono da diverse zone dell’isola. Tra I e II ciclo i laici sono 124, circa il 50% degli studenti. La dotta prolusione accademica su “Vaticano II concilio del futuro?” è stata offerta da mons. Brugués, il quale ha delineato la portata epocale e decisiva dell’ultimo concilio ecumenico della storia la cui piena attuazione potrà essere misurata solamente con le lenti del lungo termine per superare le passioni del momento. Nel corso della serata i docenti ex allievi Dionisio Candido e Carmelo Raspa hanno presentato il volume miscellaneo “Quasi vitis” nel primo anniversario della scomparsa del compianto studioso e indimenticabile maestro mons. Antonino Minissale, professore emerito di Sacra Scrittura ed insigne biblista di fama mondiale. Antonino Blandini Prolusione di Mons Jean-Louis Brugués all’apertura dell’anno accademico dello Studio Teologico “S. Paolo” Diffusione del Catechismo e della cultura dell’ascolto n occasione delle celebrazioni dei primi cinquant’anni del Vaticano II l’anno accademico dello Studio Teologico “S. Paolo” della diocesi di Catania è stato inaugurato con la prolusione accademica tenuta dall’Arcivescovo Mons. Jean-Louis Brugués sul tema: “Vaticano II, concilio del futuro ?”. Guardare al futuro del Concilio e a ciò che accadrà nei prossimi cinquant’anni può sembrare una forzatura inopportuna, invece nelle parole di Mons Brugués si incontra una scia luminosa di continuità con il passato, riletto con lo sguardo al domani, ma radicato nel Vangelo. Tale prospettiva sollecita nuovi impegni, tappe e traguardi da conseguire per dare continuità ed efficacia al Vaticano II, considerato come “l’evento più importante del seco- I lo”, secondo De Gaulle, o come un “pittoresco meeting religioso”, secondo la stampa laica americana. Solo a distanza di anni si comprende la profondità di un Concilio che apporta nella Chiesa segni di rinnovamento reali e sostanziali e i benefici dei Concili di Trento, di Nicea, del Laterano IV appaiono oggi pietre miliari nella storia della Chiesa. Lo sguardo proteso al futuro costituisce una vera “bussola” per non smarrire la giusta rotta. Il Vaticano II è stato definito un “concilio cristocentrico” ed i documenti conciliari indirizzano tutti gli interventi della Chiesa verso il Cristo, dalla Lumen Gentium alla Gaudium et spes, ma nello stesso tempo nella grande assise ecumenica si è celebrata la cultura dell’ascolto, assegnando al Vaticano II la caratteristica di “concilio dell’ascolto”, dove la collegialità dei Vescovi ha avuto il suo ruolo e l’attenzione ai laici ha prodotto notevoli benefici per la presenza della Chiesa nel mondo. Analizzando i diversi aspetti dell’ascolto, Mons. Brugués, che è stato anche Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ha sviluppato l’aspetto del gusto dell’altro, che essendo persona fatta a immagine di Dio, riconduce e indirizza l’attenzione, l’ascolto e il dia- logo con l’altro verso il Padre. Il divino è, infatti, presente nella storia dell’uomo, il Cristo costituisce il centro della vita cristiana e lo Spirito Santo che nell’unità trinitaria è Persona e quindi anch’esso protagonista nell’ascolto e nel dialogo. La particolare attenzione allo Spirito Santo, già presente in alcuni movimenti, indirizza i passi verso il futuro del Concilio che nel camminare con la storia, leggendo il presente con lo sguardo del passato, rivolgerà nel tempo una specifica attenzione allo Spirito Santo, segno e persona di amore tra il Padre e il Figlio, a completamento della visione trinitaria. L’attenzione verso l’altro nel Concilio si è concretizzata attraverso la valorizzazione del laicato, che costituisce ancora oggi una sfida da condurre, mediante un’appropriata formazione, ed anche nell’apertura al dialogo ecumenico, oltre che alla dimensione missionaria della Chiesa (Ad Gentes- Evangelii nuntiandi) I fatti accaduti dopo il Concilio, il crollo delle ideologie e del muro di Berlino, l’accelerato sviluppo tecnologico e scientifico, la manipolazione genetica reclamano da parte della Chiesa puntuali risposte in linea di continuità con il Concilio, dando forza ed efficacia alle parole, molte delle quali risentono di una corrosiva usura. Nell’omelia che ha preceduto la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico Mons. Brugués, ha commentato la parola “carità”, che spesso viene sostituita con altri sinonimi (solidarietà, attenzione al sociale) facendo perdere l’essenza medesima del termine che riconduce a Dio- Carità-Amore e alla motivazione per cui si entra in relazione di amore con gli altri, rispondendo ai bisogni delle nuove povertà. Proteggere il significato delle parole come “madre chiesa” significa amare la chiesa intensamente come si ama la propria madre e si ama di più ciò che si comprende. La scarsa conoscenza della dottrina cristiana induce a puntare ogni sforzo sulla diffusione del Catechismo della Chiesa cattolica, che potrebbe essere chiamato “catechismo del concilio”, dono di Giovanni Paolo II che negli anni del suo pontificato ha contribuito allo sviluppo della Chiesa nel mondo, testimoniato e presente nella solenne Eucarestia dell’8 aprile del 2005, in occasione dei funerali del Beato Giovanni Paolo II. Il condottiero 8 Prospettive - 4 novembre 2012 DIOCESI XXV di sacerdozio di don Antonio De Maria e di don Ignazio Mirabella Un dono a vantaggio di molti a mattina di domenica 7 ottobre, memoria liturgica della Beata Maria Vergine del Rosario, nella basilica cattedrale, l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione della s. Messa nel 25° anniversario di sacerdozio di don Antonino De Maria, parroco in Santa Maria Ausiliatrice e San Domenico Savio, e don Ignazio Mirabella, parroco in San Gaetano alla Marina, ordinati sacerdoti lo stesso giorno, il 7 ottobre 1987 in cattedrale, dall’Arcivescovo mons. Domenico Picchinenna di venerata memoria, che per l’ultima volta presiedette a Catania un rito di ordinazione presbiterale. Hanno concelebrato oltre ai giubilati anche mons. Francesco Ventorino, professore emerito allo Studio Teologico S. Paolo, e padre Giuseppe Putrino, giudice delegato del tribunale per le cause dei santi e docente all’Istituto superiore scienze religiose San Luca, con l’assistenza del diacono permanente don Daniele Pappalardo, degli alunni del corso per il diaconato Sant’Euplio, e della corale parrocchiale diretta dal m° Puccio Sanfilippo. All’omelìa l’Arcivescovo, alla luce della Liturgia della Parola, la pagina biblica della creazione dell’uomo e della donna, ha esaltato il valore del sacramento del matrimonio cristiano dell’uomo e della donna chiamati a formare per amore una sola carne, cioè un solo essere, e per donare, con Dio, la vita (Genesi, 2, 18-24: “per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie…”, Vangelo secondo Marco 10,2-16 “l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”), invocando la benedizione del Signore (Salmo 127): “Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie…”) il quale ha reso “perfetto mediante la sofferenza il capo che guida alla salvezza” (dalla lettera agli Ebrei 2,911). L (continua da pag. 1) ACQUA NUOVA... sacramenti. I Padri Sinodali non hanno trascurato il riferimento al ruolo irrinunciabile della parrocchia, luogo privilegiato di evangelizzazione, ed hanno indicato compiti e funzioni della vita parrocchiale, dal parroco al diacono, dal catechista al ministrante e all’animatore, in un’ottica di efficace miglioramento e riorganizzazione. L’attenzione ai giovani che rivelano impegno e coinvolgimento nelle Giornate mondiali della gioventù, si indirizza ad una ricerca di nuove strategie di cooptazione nel progetto di Chiesa che dialoga con la società, con la politica, con le ansie del mancato lavoro e del rallentato sviluppo. Le considerazioni emerse rivelano una visione “preoccupata” ma “tutt’altro che pessimista” della realtà contemporanea, perché è dovere del cristiano”vincere la paura con la fede, l’avvilimento con la speranza, l’indifferenza con l’amore”. “Non dobbiamo accettare una visione catastrofista della Chiesa” ha detto il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, anzi, con la consapevolezza di una Chiesa viva, che ha grandi esperienze che vanno sempre Mons. Gristina si è fatto interprete di tutta la straordinaria assemblea liturgica riunita in cattedrale per ringraziare il Signore per il dono del sacerdozio, dato ai carissimi parroci Antonio ed Ignazio nella nostra Chiesa e a vantaggio di tante perso- ne, nel giorno del Signore: “Noi oggi celebriamo il Signore crocifisso e risorto, annunziamo la sua morte, proclamiamo la sua resurrezione. Noi veniamo messi in contatto con il mistero pasquale in modo particolare. Gesù per amore nostro ha dato la sua vita, accettò di essere reso perfetto per mezzo delle sofferenze. Questo è il progetto del Padre: che il Figlio divenisse capo e guida alla salvezza. E Gesù svolge egregiamente questo compito. Noi abbiamo la grazia di essere chiamati suoi fratelli. Gesù, colui che santifica, e noi che siamo santificati condividiamo l’umana natura; per questo non si vergogna di chiamarci suoi fratelli perché figli dello stesso Padre. Quello che Egli è per la natura a noi viene dato per grazia inimmaginabile nella Iniziazione cristiana. Con i sacramenti del Battesimo, della Cresima e con la partecipazione all’Eucaristìa noi riceviamo quest’inestimabile grazia. Siamo fratelli di Gesù”. Alla conclusione della celebrazione giubilare, alla quale hanno partecipato il Vescovo ortodosso per i rumeni d’Italia mons. Siluan Span e il parroco ortodosso rumeno della parrocchia S. Agata martire, padre Valentin Dumitru Ilies, a nome dei fedeli provenienti dalle parrocchie dove operano e hanno operato i due sacerdoti giubilati (Civita, Antico Corso, Fossa Creta, S. Giorgio, Carruba, SS. Cosma e Damiano, Canalicchio, ecc.), il delegato arcivescovile per il Duomo mons. Barbaro Scionti ha guidato la pia partica della supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, il cui culto nella nostra arcidiocesi fu introdotto dal Beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet. Padre De Maria, nato a Catania l’11 febbraio 1959, licenziato in Teologia patristica alla Pontificia Università Gregoriana, è canonico della basilica Collegiata, docente al San Luca e referente ecumenico per le chiese ortodosse. Padre Mirabella, nato a Catania il 10 ottobre 1961, ha conseguito il baccalaureato in Sacra Teologia e ha ricoperto vari e importanti incarichi ecclesiali, tra cui quello di cappellano della Polizia di Stato. ® Biancavilla in festa per i Giubilei sacerdotali di P. Brancato e di P. Novello gioioso e più vivo di Cristo e del suo Vangelo di vita”. Ai cristiani dell’Oceania, infine, viene raccomandato di sentire ancora “l’impegno a predicare il Vangelo e a far conoscere Gesù nel mondo di oggi”. Il messaggio che utilizza un “linguaggio biblico più che teologico”, si chiude con un riferimento alla Vergine, Stella della Nuova Evangelizzazione, che “ci orienta nel cammino”, affinché porti luce nel “deserto della fede” e diventi preghiera e forte carica di coesione e di collegialità. Le Proposizioni, sintesi del messaggio del Sinodo, illustrate dal cardinale Wuerl sono così suddivise: 1) come si può fare per proclamare il Vangelo al mondo di oggi; 2) come entrare nel merito della proclamazione; 3) identificazione di tutti i luoghi in cui può aver luogo la Nuova Evangelizzazione; 4) chi sono i nuovi evangelizzatori e tra questi figurano appunto, i giovani da guardare non come coloro che hanno bisogno di essere evangelizzati, bensì come protagonisti e attori nell’evangelizzazione, speranza della Chiesa del domani. l’Arcivescovo ha sottolineato e invitato i presenti a riscoprire il “senso dello stupore” e ripetuto più volte il Salmo 125 “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”. Inoltre commentando le letture della XXX domenica del tempo ordinario, ha ribadito l’importanza del ruolo dei sacerdoti invitando tutti a pregare per loro. Successivamente padre Placido Brancato e padre Salvatore Novello hanno rinnovato le proprie promesse sacerdotali. Fu l’allora Arcivescovo di Catania, Monsignor Carmelo Patanè, il 18 ottobre 1942, ad ordinare sacerdote Padre Placido Brancato nella chiesa Madre “San Giovanni Battista” di San Giovanni La Punta. Mentre il 28 ottobre di 20 anni dopo (era il 1962) Padre Salvatore Novello veniva ordinato nella cappella della Casa Madre Saveriana di Parma dal Cardinale di Boston, Monsignor Richard James Cushing insieme a 23 suoi confratelli. Anche i fedeli sono stati invitati a rinnovare con il Credo la loro professione di fede. La Celebrazione Eucaristica è proseguita con la processione offertoriale da parte dei parenti dei due sacerdoti, la Consacrazione e la distribuzione della Santa Comunione. Prima della benedizione finale Padre Placido Brancato ha voluto lanciare un suo messaggio alla comunità biancavillese da parte del clero e delle istituzioni avendo un occhio di riguardo per i giovani. Anche il canonico Salvatore Novello ha voluto ringraziare tutti coloro che sono intervenuti e a tracciato un breve bilancio della sua attività pastorale. Infine il Sindaco di Biancavilla, Giuseppe Glorioso ha voluto omaggiare i due sacerdoti con dei doni a nome della città. Prima del rientro del clero in sacrestia è stato benedetto e incensato il Crocifisso ottocentesco posto nella navata sinistra della Basilica dopo i lavori di restauro da parte del laboratorio d’arte del maestro Antonino Vaccaielli di Catania. L’opera così è ritornata nel suo antico splendore per essere ammirata e oggetto di preghiera da parte dei fedeli. ® Antonio A. Marino Zappalà Riscoprire il senso dello stupore a comunità ecclesiale di Biancavilla doppiamente in festa per i Giubilei sacerdotali per i 70 anni di ordinazione di padre Placido Brancato, parroco emerito della chiesa Annunziata e attuale rettore della chiesa San Giuseppe, e per i 50 anni del canonico Salvatore Novello, rettore della chiesa Sant’Antonio. A precedere i festeggiamenti dei due sacerdoti sono stati alcuni momenti celebrativi allestiti dalle comunità parrocchiali rispettivamente dell’Annunziata e della Matrice. È stato l’Arcivescovo di Catania, Monsignor Salvatore Gristina, lo scorso 28 ottobre a presiedere una solenne concele- più comunicate e condivise, viene ribadito l’ottimismo per il futuro. “Ci sono delle sfide, dei problemi di fronte a noi, ma questi sono delle opportunità di evangelizzazione per la Chiesa”. C’è tanta secolarizzazione nel mondo, ed i problemi sono complessi e vasti, ma i Padri sinodali hanno mostrato coraggio” affrontando in maniera assai analitica gli aspetti relativi all’educazione e alla cultura, in particolare sul tema dell’incontro tra fede e ragione in un ambito scientifico che “per sé, è tutt’altro che lontano dalla fede”, così pure appare una strada particolarmente efficace nella nuova evangelizzazione” quella della valorizzazione dell’arte e della bellezza: il cardinale Wuerl ha detto che “è importante non solo dire che il nostro Signore è buono, ma che è anche bello, il Vangelo è bello, e la bellezza è profondamente radicata nella storia della Chiesa”. A questo proposito il porporato ha fatto notare che siamo a Roma e “siamo circondati dalla bellezza” per questo motivo “dobbiamo risvegliare nelle persone la ricerca della bellezza che è Dio”. Nel messaggio dei 262 Padri sinodali si sottolineano ancora specifici richiami: alla politi- ca “alla quale si chiede un impegno di cura disinteressata e trasparente del bene comune”; alla libertà religiosa e al dialogo interreligioso, strumento di pace e contributo contro ogni fondamentalismo, spesso causa di violazione dei diritti umani. Il “nuntius” del Sinodo si conclude con delle raccomandazioni specifiche ai cristiani di ogni continente. In Africa, la Chiesa è chiamata in particolare a farsi luogo di incontro tra culture antiche e nuove e mediatrice nella cessazione di conflitti e violenze. In America del Nord, dove la secolarizzazione è piuttosto avanzata, i cristiani devono essere aperti soprattutto nell’accoglienza di immigrati e rifugiati. In America Latina prevalgono invece le sfide della povertà e della violenza, assieme a quelle - più recenti - del pluralismo religioso. Le comunità cristiane dell’Asia, tra le più ostacolate e perseguitate del mondo, trovandosi in una condizione di minoranza, sono esortate alla saldezza nella fede. L’Europa, segnata da una secolarizzazione radicata e spesso anche aggressiva, deve, attraverso le sue comunità cristiane, rispondere a tale sfida e superarla, cogliendovi “un’occasione per un annuncio più L brazione Eucaristica nella Basilica Collegiata “Santa Maria dell’Elemosina” aprendo di fatto l’Anno della Fede indetto da Papa Benedetto XVI nel vicariato. Dopo i saluti da parte di padre Giovambattista Zappalà, vicario foraneo di Biancavilla e Santa Maria di Licodia, Monsignor Salvatore Gristina ha asperso il popolo in ricordo del Santo Battesimo. Nell’omelia 9 Prospettive - 4 novembre 2012 DIOCESI Nesima-Monte Po: Cappella adorazione eucaristica perpetua Incontrarsi nel silenzio ispondo alla chiamata ‘Il Padre cerca adoratori che possano adorarlo in spirito e verità’ e desidero impegnarmi personalmente con Gesù, realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristìa, esposto in questa chiesa, per adorarlo con fedeltà, un’ora la settimana, da ora in poi”. Ciò è quanto si legge nella scheda d’iscrizione che quasi duecento parrocchiani, uomini e donne d’ogni età e condizione, della parrocchia “S. Maria del Rosario in Nesima-Monte Po”, periferica solo geograficamente e topograficamen- “R te, affidata alle cure pastorali dello zelante parroco padre Aldo Mignemi, hanno già sottoscritto e consegnato per rendere operativa ed organizzata da giovedì 25 ottobre l’adorazione perpetua della Santissima Eucaristìa, le cui fasi più lunghe ed impegnative sono quelle notturne. I fedeli hanno ricevuto pure un volantino intitolato “Nella notte in cui fu tradito” e in cui vengono evidenziate le meraviglie operate dal Creatore: la creazione dell’universo e della luce nel silenzio della notte eterna, la vocazione di Abramo nella notte di Ur dei Caldei, il decalogo consegna- to dall’Eterno a Mosè nella notte del Sinai, la liberazione del popolo d’Israele nella notte di Pasqua, ecc.. Nostri concittadini di una parrocchia, lontana dal centro storico e dal recente passato rurale e campestre, hanno saputo introdurre in umiltà e silenzio lo straordinario servizio ecclesiale e spirituale dell’adorazione eucaristica perpetua, tra i pochi attivi in Italia, che si terrà ogni giorno, senza soluzione di continuità, 24 ore su 24, in un’apposita cappella limitrofa alla sede della parrocchia ed adibita esclusivamente all’adorazione personale o comunitaria dell’Eucaristìa, esposta nell’ostensorio sistemato in un tronetto stilizzato a forma di culla. A benedire la cappellina ubicata in via G. Cardano, angolo via L. Pavarotti (in fondo a via Palermo), è stato l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina lieto e commosso della bel- la ed esemplare iniziativa ecclesiale, densa di fede in Cristo Risorto presente nell’Eucaristìa, promossa nell’Anno della Fede e che riprende la pia e lodevole tradizione dell’adorazione eucaristica perpetua delle monache benedettine, delle suore pie discepole, delle suore e delle dame sacramentine nonché degli adoratori della distrutta chiesa S. Euplio curata dal canonico Tullio Allegra. Il piccolo luogo di culto pubblico eucaristico, con il consenso dell’Arcivescovo è stato intitolato ai primi santi adoratori di Gesù, la Madre, la Santissima Vergine Maria e il Padre putativo, il castissimo sposo San Giuseppe; è ornato da un dipinto, opera del pittore catanese Antonino Conti, che rappresenta la Natività nella grotta di Betlemme. Per ora saranno quasi duecento i fedeli che assicureranno a coppia i turni inin- terrotti di adorazione a Gesù Eucaristico. I fedeli di Nesima-Monte Po sono stati invitati dall’Arcivescovo a pregare per i sacerdoti il cui ministero voluto da Cristo rende possibile la celebrazione dell’Eucaristia: “Eucaristìa e sacerdozio sono inscindibili, ogni volta che ci mettiamo davanti all’Eucaristìa una preghiera per i sacerdoti, perché possiamo rispondere sempre meglio al compito che il Signore ci affida a servizio della comunità e, quindi, di tutte le persone. Cerchiamo di vivere così il dono che il Signore oggi ci fa. E sono sicuro che quest’iniziativa farà crescere questa comunità parrocchiale, sarà di sollievo e di aiuto anche a tante persone e ringrazio voi per quello che farete affinché questa cappella possa essere disponibile anche per gli altri”. A Badia S. Agata: Nomina del Rettore Padre Massimiliano Parisi Dissotterrare il tesoro nascosto n occasione della nomina del nuovo rettore della chiesa della Badia S. Agata nella persona di padre Massimiliano Parisi, segretario arcivescovile e coordinatore della segreteria della Visita Pastorale, proponiamo una breve sintesi degli interventi del direttore dell’ufficio diocesano per i BB.CC., padre Carmelo Signorello, del vicario episcopale per la Cultura, mons. Gaetano Zito, e dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, fatti la mattina del 15 ottobre in occasione della riapertura. P. Signorello, nel ringraziare tecnici, artisti e artigiani che hanno lavorato in questi anni, ha sottolineato il carattere peculiare monastico della chiesa: i segni sono discreti ma la caratterizzano assolutamente. Un segno evidente, la presenza dell’altare di S. Benedetto; la presenza monastica è affidata anche ad altre memorie come i 4 cartigli con scritte in latino sugli archi che sorreggono la cupola: “È cosa buona confessare l’Altissimo e cantare lodi al tuo santo nome, o Signore”, messa sopra l’arco che custodisce il coro con l’organo in pessime condizioni di conservazione; “Vieni, o sposa, dal Libano, vieni e sarai coronata”, tratta dall’ufficio delle Vergini, in corrispondenza della grande edicola del Crocifisso con grata delle professioni, il luogo della donazione completa della monaca consacrata a Dio, sposata a Cristo. In questo tempio la comunità monastica viveva i suoi momenti di preghiera cadenzati dal canto dei salmi, dalla lode e dalla celebrazione dell’Eucaristìa, scopo precipuo della vita monastica benedettina. Dato l’impianto tipicamente I riguarda l’adeguamento liturgico allo spirito del Vaticano II c’è un progetto idoneo allo scopo in fase avanzata di studio. Mons. Zito, che oltre ad essere preside dello Studio Teologico San Paolo dove insegna storia della Chiesa è anche cappellano della comunità del monastero S. Benedetto in via Crociferi, ha illustrato l’aspetto storico della Badia mettendo in evidenza la plurisecolare presenza benedettina, strettamente legata alle vicende della Chiesa di Catania. Dato che il senso della chiesa della Badia è meglio comprensibile se collegato a tutto l’impianto dell’edificio monastico, c’è da augurarsi da competenti uno studio sul complesso monastico che abbraccia tutto l’isolato, nel cuore della città. La comunità di S. Agata visse in una Catania dove c’erano altre comunità monastiche femminili, la cui presenza si impiantò da noi due secoli dopo quella benedettina maschile. Il monachesimo femminile, ha sottolineato il preside, costituisce una presenza senza soluzione di continuità nella città. Prima del 1693 i monasteri femminili erano 11, altri 14 erano sparsi nel vastissimo territorio della diocesi, poi la più smembrata dell’isola. Il vescovo Riggio affidò i beni e gli archivi delle comunità scomparse al seminario. Solo 5 furono ricostituite. Il monastero S. Agata (col nome di Santa Zita) fu fondato dal nobile militare genovese Ernesto Cicala nel 1620 e abitato dalle minime di S. Francesco di Paola; nel 1652 il vescovo Gussio, dato lo scarso numero, lo assegnò alle benedettine che dalla S. Congregazione dei Riti ebbero concesso di giugno, a ricordo della cessazione della peste del 1576, fino al 1962 festa del Patrocinio di S. Agata. Il monastero crollò col terremoto del 1693 e a metà Settecento un incendio distrusse l’archivio provocando gravi danni anche alla chiesa, che venne dedicata nel 1767. Lo studioso ha evidenziato, con dovizia di particolari anche con riferimento al numero “non impressionante” delle “professe”, le vicende delle comunità monastiche prima e dopo le leggi eversive del 1866 che non soppressero i monasteri ma li privarono della personalità giuridica, entrando in possesso del demanio statale tutto il patrimonio immobiliare e mobiliare dei conventi e dei monasteri, comprese le chiese con gli arredi liturgici e gli archivi. L’incameramento dei beni lasciò sostanzialmente intatta la composizione e la vita delle comunità femminili, come avrebbe attestato il card. Dusmet. L’ultimo monastero a sopravvivere e a giungere sino a noi, grazie all’intervento del card. Francica Nava (che comprò la chiesa e una piccola porzione del monastero S. Agata), è quello di S. Benedetto. L’Arcivescovo ha evidenziato gli ottimi risultati dei lavori effettuati in sinergia con altri enti, grazie anche alle iniziative del sovvenzionamento dell’8x1000. La CEI contribuisce con somme così prelevate. “Quello che generosamente gli italiani danno, con la stessa generosità e intelligentemente viene utilizzato” ha detto l’Arcivescovo “Qualche volta ci sono delle polemiche più o meno assennate, i risultati sono qui. Le chiacchere possono essere articolate, gonfiate, ma i risultati sono questi. Mi preme sottolineare questa sinergia; dal punto di vista economico la diocesi si è anche impegnata in prima persona. Ma sono lieto d’aver potuto con qualche determinazione orientare affinché oggi avessimo questo risultato frutto di sinergia. Grazie a tutti, maestranze comprese. Tante volte anche in orario di lavoro diverso ho visto persone che qui lavoravano. La preghiera che facciamo adesso è anzitutto ringraziamento al Signore per questi aspetti positivi. La preghiera acquista anche un significato di supplica per farci valorizzare bene questo tesoro che è anzitutto chiesa e quindi viene restituito al culto. La preghiera di benedizione, ha precisato l’Arcivescovo, fa riferimento ai tesori inestimabili del Vangelo e dell’Eucaristìa; presenta anche delle belle prospettive, parla di punto di riferimento per l’incontro fra i vicini e i lontani, centro promotore di ogni generoso slancio verso la città degli uomini. Questo luogo deve rifarsi a queste finalità specifiche, liturgiche pastorali anche per la sua ubicazione. Sono lieto che ancora una volta possiamo restituire alla città qualcosa di splendido. Ci sono purtroppo altre realtà che non sono fruibili. Diamoci da fare tutti! Cerchiamo di valorizzare al meglio quello che c’è. Catania è una grande città che ha tesori che tanti ci invidiano. Questo fa riferimento alla nostra responsabilità di custodirli e valorizzarli. Possiamo farci ispirare da quello che stiamo incominciando a vivere, l’Anno della Fede. Vogliamo fare in modo che questo luogo possa diventare punto di riferimento e di incontro per comprendere il Vaticano II. Dobbiamo valorizzarlo; da qui possiamo avere generosi slanci verso la città degli uomini per sottolineare di essere veramente cristiani”. 10 Prospettive - 4 novembre 2012 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo ASCOLTA ISRAELE XXXI DOM T.O. B - Dt 6,2-6; Sal 17/18,2-4.47.51;Ebr 7,23-28; Mc 12,28b.34 Il precetto di amare Dio ed il prossimo come noi stessi pare che sia conosciuto da tutti o almeno dagli scribi, se lo scriba che interroga Gesù non solo conferma la risposta di Gesù, ma addirittura lo specifica dopo aver detto: “Hai detto bene”, cam- biando la “mente” in “intelligenza”. La specificazione anche se si può addebitare a differenti traduzioni, tuttavia sottolineare con “intelligenza” l’amore verso Dio è molto significativo. Cuore ed intelligenza debbono andare di pari passo se non si vogliono gravi sorprese. Gesù infatti non coglie l’approvazione dello scriba per auto lodarsi, ma per affermare due cose: valorizzare ciò che dicono e pensano gli altri, la seconda riconoscere che lo scriba non è lontano dal regno di Dio. Ciò sottolinea quanto Paolo afferma nella lettera agli Efesini: Dio è presente in tutti e agisce in tutti quasi a dire che tra gli uomini vi possono essere diversità di opinioni, diversità di lingue e di razza, ma alla base tutti abbiamo lo stesso Dio che opera in ciascuno. Questo ci dice quanta apertura ognuno deve avere verso gli altri, le loro posizioni e le loro situazioni. Il sacerdozio nuovo a differenza del precedente comporta non più la precarietà ma la costanza. Il nuovo sacerdote, Cristo, è sempre presente, è sempre vivo presso il Padre per intercedere per cia- scuno. Quasi a dire che l’amore di Dio per noi non è una tantum ma perenne, costante e in ogni momento. La funzione sacerdotale della Chiesa deve essere secondo questi elementi: amore con intelligenza e costanza. Cioè con Dio e con i fratelli bisogna avere amore costante e perenne. L’atteggiamento più idoneo secondo la preghiera ebraica è di ascoltare: “Ascolta Israele”. L’ascolto di Dio e dei fratelli, del Dio unico, può essere la via per risolvere ogni questione. Leone Calambrogio San Paolo in briciole La tristezza secondo Dio 2 Cor 7,5-16 Paolo scrive una lettera severa ai Corinti a causa di un personaggio che aveva offeso lui e tutta la comunità. Aveva fatto a Tito le loro lodi parlandone bene da tutti i punti di vista. Egli nel frattempo si trova in Macedonia, dove ha avuto tante tribolazioni sia all’interno sia all’esterno della comunità. L’arrivo di Tito in Macedonia lo solleva in un certo qual modo da queste tribolazioni perché annuncia l’affetto, l’amore, il dolore, che i Corinti nutrono per lui. Ma egli non si pente di avere arrecato a loro una grande tristezza a causa della lettera severa che aveva scritto. La tristezza da lui arrecata è una tristezza secondo Dio, non è la tristezza del mondo, che porta alla morte. La tristezza secondo Dio provoca un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre quella del mondo porta alla morte. La gioia di Paolo è ancora grande per quello che riferisce Tito nei loro confronti. Infatti ciò che racconta Tito smentisce le lodi che Paolo aveva tessuto a Tito nei loro confronti. Non ha avuto motivo di vergognarsi di loro e di questo è contento perché può contare su di loro. L.C. Il Sacerdote sa che è indispensabile un costante confronto con la Parola di Dio Da Gesù la radice della «vita buona» Preghiera Il Sacerdote sa che la lettura attenta della Parola di Dio tende a diventare preghiera e a trasformare la vita. Si parte dal testo per arrivare alla fine alla trasformazione del cuore e della vita. Oppure si parte dai fatti della vita per comprenderne il significato e il messaggio alla luce della parola di Dio. I suoi momenti possono essere espressi nelle due domande: come si rivela la presenza di Dio in questo fatto? quale invito il Signore mi rivolge attraverso di esso? tenuto conto che l’autenticità delle risposte sarà verificata richiamandosi ad esempi o parole di Gesù nel Vangelo o ad altre situazioni o parole della Scrittura. Inoltre come vivere la Liturgia delle Ore? In essa il Dio, che ripetutamente ci parla, ascolta la nostra risposta e ci suggerisce la parola stessa con cui rispondere. Tutta la creazione ha il suo capo in Gesù crocifisso e risorto. Ha il suo corpo in tutti coloro che a lui sono vitalmente connessi. La creazione risponde al suo Creatore ritmando la sua lode e la sua implorazione sul respiro stesso dell’universo, cioè sul fluire del tempo e sulla vicenda perenne e sempre nuova della luce. ta dei salmi, dal momento che anche gli uccelli piccolissimi accompagnano il sorgere del giorno e della notte con un atto di pietà abituale e con un dolce canto?” Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato la dignità e il valore di questa preghiera: “Quando a celebrare debitamente quel mirabile canto di lode sono i sacerdoti e altri a ciò deputati da un precetto della Chiesa, o i fedeli che pregano insieme con il sacerdote nella forma approvata, allora è veramente la voce della Sposa stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo, insieme col suo Corpo, eleva al Padre”. Nella Liturgia delle Ore la stessa parola di Dio mette sulle nostre labbra il canto di risposta, proponendoci la recita dei salmi, i quali sono, come tutte le altre pagine della Bibbia, divinamente ispirati, e insieme sono vera e appassionata preghiera dell’uomo. S. Paolo dice: “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili”. Lo Spirito Santo dunque, “che ha parlato per mezzo dei profeti” ed è l’autore principale dei salmi, prega con la nostra voce e assicura alla nostra implorazione il gradimento del Padre. Liturgia Ogni essere, in qualche modo, si congiunge a questa preghiera cosmica che si eleva a Dio, soprattutto nei due momenti principali del tramonto e del primo mattino. Dice S. Ambrogio: “Quale uomo dotato di sensibilità non arrossirebbe di concludere la sua giornata senza la reci- I Salmi Lo stesso Signore Gesù nella sua vita terrena ha pregato con i salmi, e continua oggi a pregare con noi. Con i salmi ha pregato la Vergine Maria, con i salmi hanno pregato tutte le generazioni cristiane. S. Ambrogio dice: “Che cosa vi è di più bello del salmo?... Il salmo è benedizione del popolo, lode a Dio, inno di lode del popolo, applauso generale, inno dell’universo, voce della Chiesa, canora professione di fede, devozione piena di autorevolezza, gioia della liberazione, grido di allegrezza, esultanza della gioia. Mitiga l’ira, respinge l’angoscia, solleva dal pianto. Arma nella notte, magistero nel giorno, scudo nel timore, festa nella santità, immagine della quiete, pegno della pace e della concordia: come una cetra, da suoni diversi e diseguali esprime un unico canto. Lo spuntare del giorno fa risonare il canto del salmo, col canto del salmo risponde il tramonto”. Tutti i salmi nel loro senso più profondo e pieno parlano di Cristo, che soffre nella sua passione ed è salvato e glorificato dal Padre nella risurrezione, o della Chiesa, che è pellegrina in terra e si allieta nel Regno, o dell’uomo redento tribolato e perseguitato, ma insieme in serena attesa della gioia eterna. Oppure in essi parla Cristo o la Chiesa o il cristiano. Dice Gesù: “Le parole che vi ho detto sono spirito e vita”. Tutto è destinato a trasformare la vita del credente e farne un uomo nuovo, una persona in cui Cristo stesso si esprima, ami e si metta a servire. È destinato a trasformare la comunità degli uomini secondo il dinamismo e la grazia della comunione, così da farne un popolo nuovo, come dice il Concilio: “Fino a quel giorno in cui gli uomini, salvati dalla grazia, renderanno gloria perfetta a Dio, come famiglia da Dio e da Cristo fratello amata”. San Paolo dice “La parola di Cristo dimori tra di voi abbondantemente”. Con la Parola e nella Parola ci si edifica a vicenda, comunicandoci le rispettive reazioni e risonanze suscitate dallo Spirito. Ci si corregge a vicenda. La correzione fraterna autentica è una realtà profondamente evangelica. Siamo tutti responsabili gli uni degli altri, tutti umili ascoltatori della Parola e bisognosi di reciproca comunicazione nella fede. Solo per questa via si arriva a costruire la comunità nella comunione. Nasce la comunità come la realtà in cui crediamo, testimoniamo la fede e la diffondiamo: “La parola del Signore riecheggia per mezzo vostro”, “La nostra lettera siete voi”. Occorre un costante confronto con la Parola di Dio, in cui il riferimento ad essa s’intreccia con il riferimento alla concreta situazione umana. Padre Angelico Savarino 11 Prospettive - 4 novembre 2012 spettacolo Debutta la stagione del “Brancati” con Tuccio Musumeci protagonista di “Il cappello di carta” Tra impegno e divertimento d inaugurare il cartellone 2012–13 diretto da Tuccio Musumeci, “Il cappello di carta”, commedia tra le più comiche e al tempo stesso commoventi di Gianni Clementi, autore contemporaneo fra i più rappresentati. Una pièce su una famiglia sullo sfondo del ’43, con numerosi colpi di scena e trovate esilaranti che mettono in luce una famiglia di operai dove “c’è disperazione, ma tanta poesia, come sottolinea Gianni Clementi, una solidarietà che oggi non conosciamo più”. L’autore, romano, 54 anni, che scrive ormai per Baudo, per Vaporidis e porta in scena con successo i suoi testi chiosa: “Il mio è un teatro tragicomico, perché per dire qualcosa al pubblico lo devi fare sedere alla sua tavola; di ambientazione e lingua romana; che si muove dalla Seconda guerra ai giorni nostri, spesso con pochi attori per potere andare in tour più facilmente in tempi di crisi; incentrato sulla famiglia, l’ambito più straordinario che si possa indagare con dinamiche riconoscibili a ogni latitudine”. Il testo aveva già debuttato nel ’9697 con Riccardo Garrone, Sabrina Impacciatore e la regia di Nora Venturini. Una storia di una famiglia operaia, immigrata dalla Sicilia da anni sull’onda della costruzione del quartiere Eur di Roma; ambientata tra l’estate e l’inizio dell’inverno del A 1943, racconta la storia, filtrata da un modesto interno familiare della periferia romana, che vede un nonno autoritario e un po’ svanito (Carlo) interpretato dal mattatore Tuccio Musumeci, il figlio Leone (Massimo Leggio) che ha ereditato il suo mestiere, il nipote Candido (Claudio Musumeci) che non ne vuole sapere di sporcarsi le mani con la calce, la nipote Bianca (Laura Tornambene) impegnata nella stagione dell’amore, la nuora Camilla (Olivia Spigarelli) che sembra non sopportare più le stranezze del vecchio, una figlia vedova Anna (Loredana Marino) in cerca di sistemazione ed il pretendente della ragazza Remo (Josefia Forlì) amico di Candido nullafacente. Scene che sono fotografie rapide di un intreccio di eventi dolorosi che sconvolsero Roma e tutta l’Italia nella tragica stagione (dal bombardamento di S. Lorenzo al rastrellamento degli ebrei del ghetto) e i problemi quotidiani economici che assillano la famiglia operaia. Argomenti di ieri ma anche di oggi: fame, guerra, bombardamenti, pulizia etnica, drammi camuffati da commedia. Anni sì di scommesse e di incertezze, ma soprattutto anni di speranze: il baratro della guerra e dell’occupazione nazista, il tutto venato da un carattere sognante e a volte scherzoso, l’uomo di tutti i giorni con l’anima ferita ma sublime. Il teatro è la migliore arte per parlare al cuore della gente, è una passione da vivere attraverso la condivisione e la partecipazione del pubblico. Movimenti scenici di effetto e incalzanti che riportano lo spettatore dalla scena alla realtà, in un gioco dialettico intelligente e coinvolgente e Tuccio Musumeci guida il gioco tra quel che si dice e quello cui si allude, con la regia di Giuseppe Romani, le scene di Riccardo Perricone e i costumi delle sorelle Rinaldi. Intrigante la colonna sonora che riprende i light motiv e le canzonette di quegli anni, con accentuazioni melodiche e sentimentali che scaldavano i cuori. Un allestimento che si distingue per la sua connotazione linguistica in un mix di siciliano e laziale, lasciando al pubblico quell’insight da trovare nei retail, con un finale di largo effetto emotivo sulla concezione della morte, destino “fatale” ma con spunti legati ad un realismo classico in una avventura metafisica della parola, che richiama sentimenti ineffabili ormai obsoleti nella società attuale. Applausi prolungati hanno salutato lo spettacolo in una serata ricca di sorprese sull’onda sentimentale, dall’impeto gioioso che dà speranza in un periodo di crisi che attraverso il nostro pianeta, per ridere allegramente anche in questo momento difficile dove gli uomini di potere mostrano la parte peggiore di sé. Il direttore artistico Tuccio Musumeci con soddisfazione ricorda che il teatro Brancati compie cinque anni dalla sua nascita evidenzia “un altro traguardo raggiunto insieme a voi e per voi. In un tempo in cui tutti ci lamentiamo per la crisi, e l’incertezza sembra farla da padrona, noi tutti siamo ancora qui, puntuali all’appuntamento. Certo non possiamo nascondere che è un momento difficile, la crisi c’è e si vede. E questo a volte può comportare cambiamenti improvvisi di titoli, perché il teatro italiano tutto e le compagnie, si vedono costretti a cancellare intere tournée”. Tra novembre e dicembre andrà in scena il Gran Varietà con Gennaro Cannavacciuolo. Terzo spettacolo Muratori con Nicola Pistoia e Paolo Triestino. Seguirà a febbraio Mai stata sul cammello? Con Alessandra Cacialli e Debora Bernardi, regia di Romano Bernardi. Ritorna Tuccio Musumeci con Fumo negli occhi, per la regia di Nicasio Anzelmo. Penultimo spettacolo Serata d’onore e d’amore di e con Anna Mazzamauro. Ultimo lavoro La vita è uno spettacolo di e con Pippo Baudo con la regia di Gino Landi. E se “la vita è uno spettacolo” come può mancare un invito alla ribalta? Ecco allora in scena un grande juke box, con 50 numeri, ogni numero, scelto dal pubblico in sala, corrisponderà al primo piano di un grande personaggio, di cui Baudo, stavolta in mezzo al pubblico in un’atmosfera salottiera, racconterà un episodio, un aneddoto mai svelato che li ha visti protagonisti. Artemisia Ripresa autunnale della stagione lirica 2012 con “L’italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini ontuosa ripresa autunnale della stagione lirica 2012 con “L’italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini, libretto di Angelo Anelli che, pare, abbia tratto spunto da una vicenda realmente accaduta: Isabella, messasi in viaggio col cicisbeo Taddeo per rintracciare il fidanzato Lindoro dato per disperso in mare, fa naufragio sulle coste algerine e viene condotta a Mustafà, bey di Algeri, preceduta da fama di donna fascinosa; il bey, che attraversa un periodo di “stanca” sentimentale nei confronti di Elvira sua prima favorita, solleticato dalle notizie giunte sulla giovane italiana, medita di ripudiare costei per offrire quel ruolo e rango alla bella italiana; Elvira, giunta alla corte del bey, scopre che Lindoro era trattenuto costì e studia uno stratagemma per volgere a proprio vantaggio una situazione imbarazzante e una sorte che non aveva alcuna intenzione di subire; mostrandosi sensibile alle lusinghe del despota turchesco, studia come creare una situazione favorevole alla fuga sua di Lindoro e di Taddeo; Mustafà, non comprendendo bene il ruolo di Taddeo, lo islamizza facendolo tenere sotto S La perfezione del genere buffo controllo dall’eunuco Haly; Isabella, consapevole del fascino che esercita sul bey, lo induce a rivedere i suoi propositi nei confronti di Elvira rendone di fatto la fuga. L’opera, scritta in diciotto giorni a ventuno anni di età da Rossini, piacque molto a Stendhal, letterato di grande (facendosela alleata) e ad accettare un’onorificenza straordinaria europea: nientemeno che il titolo di pappataci con conseguente cerimonia e banchetto; Mustafà accetta, ritenendo di ingraziarsi definitivamente l’altera Elvira assecondandola, favo- finezza culturale e intellettuale, che la definì “la perfezione del genere buffo”. Da queste premesse prende le mosse la regia di Michele Mirabella, intelligente e stimolante personaggio mediatico a tutto tondo il cui curriculum reca esperienze cono- scenze e passaggi di vario genere, culturalmente efficaci e ben calibrate. Per la sua “Italiana” si è avvalso della scenografia e dei costumi disegnati da Alida Cappellini e Giovanni Licheri, iconoclasta la prima tardobarocchi entrambi, che sottolineano, accompagnano e sostengono l’operazione filologica sapientemente portata in scena con mano leggera e ferma dal regista. Nei ruoli abbiamo avuto la conferma delle qualità sceniche e canore di Simone Alaimo (Mustafà), ben affiancato da Manuela Custer (Isabella), Sonia Peruzzo (Elvira), Loredana Megna (Zelma), dalle robuste voci di Salvo Todaro (Haly) e Clemente Antonio Daliotti (Taddeo) e dagli interventi autorevoli e ben registrati del coro del teatro, diretto da Tiziana Carlini, che ha eseguito anche dei movimenti coreografici di grande effetto per il risultato complessivo. Rossini, dotato di una genialità musicale gioiosa, con “L’italiana” mette in scena, sotto forma di opera buffa, argomenti altrimenti scandalosi per l’epoca: due civiltà a confronto (in un tempo in cui l’opzione principale era la conquista, l’impossessamento e l’annullamento dell’avversario) e l’italianità vincente (in un tempo in cui l’Italia non era) che diventa rappresentativa dei valori libertari, individuali e familiari europei (oggi occidentali); l’episodio messo in scena li fa vincenti a fronte dell’ignorante, decadente, prevaricante barbarie nordafricana; una superiorità che lo stesso bey accetta di buon grado, la trama tessuta da Isabella lo fa contento e gabbato. La complessità dell’opera lirica, buffa o seria non fa differenza, non sta solo nella “macchina” che va montata ogni volta che si va in scena, ma anche negli argomenti scelti in epoche nelle quali la censura dei governanti poteva determinare la fortuna o la rovina dell’artista che, peraltro, doveva trovare come dire il suo sentire, non per motivi meramente ideologici. Rossini, sotto questo aspetto, è uomo e artista del suo tempo, profondamente impegnato e attento come, del resto, dimostra la vasta e multiforme opera musicale che ci ha lasciato al apri della sua storia personale, ricca di aneddoti che ce lo raccontano personalità straordinariamente travolgente. Carlo Majorana Gravina 12 Prospettive - 4 novembre 2012 RUBRICHE eventi A Catania seminario di reumatologia incontro medico-paziente Una rete per assistere i malati na rete reumatologica in Sicilia per assistere i malati di artrite e artrosi è stata al centro di un meeting scientifico svoltosi a Catania. Ampia la partecipazione dei medici provenienti da tutta la Sicilia. L’evento dal titolo “Artrosi oggi: la prevenzione possibile e la cura realizzabile” è stato organizzato dalla Società italiana reumatologica (Sir) presidente prof. Giovanni Minisola, direttore della Divisione di reumatologia, ospedale di alta specializzazione “S. Camillo”, Roma. Dopo i saluti dà il benvenuto il dott. Giovanni D’Avola, coordinatore area reumatologica dell’Asp 3 Catania, consigliere Sir “la rete reumatologica permetterà di stabilire ‘chi fa e cosa fa’ stabilendo che i primi ad accogliere i pazienti affetti da malattie dell’apparato muscolo-scheletrico e del connettivo saranno i reumatologi presenti nei distretti delle Asp insieme ai medici di famiglia per realizzare un osservatorio epidemiologico”; Angelo Aliquò capo segreteria tecnica - ass. della Salute Siciliana ha permesso di ufficializzare la nascita della rete reumatologica regionale “la Regione non ha ridotto i costi ma razionalizzato, ci sarà una banca dati per diagnosi e cure omogenee”; lectio magistralis condotta dal presidente della Sir, ha moderato Maria Concetta Mattei. Si è diviso in due sessioni una riguardante l’artrosi, prevenzione e cura, moderatori D’Avola e Minisola con interventi di Gianfilippo Bagnato sulla malattia diffusa insidiosa e sottovalutata, Riccardo Polosa ha sottolineato i fattori di rischio, Carmelo Di Gregorio ha U posto l’accento sull’epidemiologia dell’osteoartrosi e il ruolo del medico di medicina generale, Alberto Migliore ha evidenziato quali sono i farmaci per combattere l’artrosi: tra l’appropriatezza di impiego e tempestività di intervento, Filippo Giannetto ha spiegato che non ci sono solo i farmaci per sconfiggere l’artrosi, Rosalia Murè ha presentato il Net di reumatologia regione Sicilia; ha concluso D’Avola “La nostra società scientifica ha calcolato in quasi mille euro l’anno i costi diretti tra ospedalizzazione, diagnosi e terapia, del paziente reumatico a cui si vanno ad aggiungere quelli indiretti di oltre 1.200 euro l’anno per assenze dal lavoro, pensionamento anticipato, trasporto e ausili sanitari vari”. La seconda sessione ha puntato sulla centralità del paziente e la sua collaborazione per il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico organizzando un talk show a cui hanno partecipato Angelo Aliquò, Elisabetta Battaglia, Mario Bentivegna, Rosario Foti, Giuseppe Greco, Teresa Perinetto, Nino Rizzo, Alfio Sambataro, Sebastiano Tropea, Maria Vinci. La modernità dei temi trattati e l’alto livello scientifico dei relatori hanno permesso ai partecipanti di avere un quadro aggiornato delle moderne strategie e dei moderni protocolli terapeutici delle patologie osteoarticolari. Il prof. Minisola continua “da questa giornata, organizzata per sen- sibilizzare la classe medica, le istituzioni e la società civile rispetto all’artrosi che colpisce quattro milioni di soggetti appartenenti al sesso femminile in età giovanile, emerge che è obbligatorio combattere l’invalidità e disabilità legate all’artrosi evitando ricadute sociali in termini economici, in cambio di mancata produttività nei soggetti colpiti; bisogna evitare l’accanimento diagnostico, con accesso e indagini di laboratorio o per immagini, per scoprire l’artrosi è sufficiente una radiografia; diagnosi precoce con farmaci sintomatici da impiegare per brevi periodi per combattere i sintomi, oppure con farmaci che migliorano il trofismo della cartilagine, proteggendone le proprietà biomeccaniche, mantenendo le caratteristiche viscoelastiche del liquido sinoviale, il pro- totipo di questi farmaci è l’acido ialuronico”. Interessante e di notevole importanza l’intervento del dott. Mario Bentivegna, specialista reumatologo, Asp Ragusa consigliere nazionale CROI (Collegio reumatologi ospedalieri italiani) significativa è la realizzazione delle reti assistenziali per diverse patologie, e la rete regionale di reumatologia è già in fase di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. “La Sicilia sarà la prima regione italiana ad aver formalizzato una rete regionale organizzata nei livelli 1, 2 e 3: 1) Medicina territoriale specialistica ambulatoriale; 2) Strutture ospedaliere dove non c’è reparto reumatologico; 3) Strutture universitarie, con posti letto ‘dedicati’ e c’è il reparto posti destinati ai reumatologici” continua “L’obiettivo è di migliorare l’integrazione tra territorio e ospedale (medico, in mg (medicina generale) specialistica ambulatoriale ospedaliera e capillarizzare di più l’assistenza su tutta la regione. L’auspicio è di aumentare le ore di specialistica, creare nuovi posti letto, al fine di evitare l’emigrazione sanitaria e migliorare i servizi”. Ad arricchire il seminario le dichiarazioni di Elisabetta Battaglia, responsabile UOD reumatologia Garibaldi di Catania, moderata, attenta e con grandi doti umane definita durante l’incontro, sottolinea “il paziente è al centro di tutto il sistema sanitario, che non avrebbe motivo di essere, se non fosse finalizzato al benessere del paziente”; Salvatore Filetti referente Regione Sicilia per l’A.I.R.A. (Associazione italiana reumi amici) “prima esistevano solo ambulatori, adesso sul piano sanitario regionale si è fatta inserire la malattia. I parametri di valutazione di invalidità sono fermi a dieci anni fa. Sostiene, che sono stati richiesti in assessorato i “pac” o day service, “che permettono ai pazienti con un ticket minimo, accedere a una serie di analisi per una diagnosi iniziale, per i controlli di routine per valutare l’evoluzione della patologia, conclude, il problema non è l’artrosi, l’invecchiamento osseo, ma l’artrite una malattia sistemica con coinvolgimento degli organi interni in quanto malattia autoimmune”. Lella Battiato libri Nel suo ultimo libro Don Andrea Mardegan valorizza l’esperienza della riconciliazione ià dalla copertina il libro di Don Andrea Mardegan, “Il Sacramento della gioia”, esprime con incisività il suo messaggio e la sua finalità. Nell’abbraccio del padre misericordioso con il figlio perduto e ritrovato (dipinto del pittore siciliano Salvatore Fiume) si intravede già la potenza della Riconciliazione e la gioia del perdono, chiesto e ricevuto. L’autore, con questo volume, edito da Paoline, vuole raccogliere l’Esortazione apostolica “Verbum Domini” del Santo Padre, Benedetto XVI, che consiglia di prepararsi alla confessione “meditando un brano adatto della Sacra Scrittura”: Don Mardegan propone una meditazione attenta di diversi passi del Vangelo, con la delicatezza del buon confessore che conosce i dubbi e le ansie delle persone, specialmente dei giovani. Nelle pagine del suo libro, infatti, non si scorgono mai semplici ammonimenti, ma consigli specifici, inviti alla riflessione, al cambiamento e alla scoperta di sé, dei propri errori e delle proprie potenzialità: dalla conversione di Zaccheo all’atto di affidamento del buon ladrone sulla croce, dal dialogo di Gesù con la Samaritana all’incredulità di Tommaso, dalla parabola G Il Sacramento della gioia del figliol prodigo all’episodio dell’adultera, sorpresa dal perdono di Cristo, il tema è quello della gioia, quella gioia che si prova nel rendersi conto di aver ritrovato la strada, nel constatare che nulla è perduto, che tutto può essere sistemato, armoniz- zato, risolto. Non è forse questo uno dei problemi dell’uomo moderno? Il non sapere accettare le sconfitte, la rassegnazione al fallimento spirituale e umano, la perdita di fiducia in Dio e negli altri, il senso di smarrimento di fronte alle difficoltà. Gli altri problemi, come indica il Cardinale Julián Herranz (Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi) nel suo invito alla lettura, sono legati al dilagare del relativismo etico e alla perdita del senso del peccato personale: tutto ciò rende difficile la confessione e rende necessaria una riscoperta della propria dimensione spirituale, per un nuovo incontro con il Signore, un nuovo patto tra Dio e l’uomo. Don Andrea non è solo un buon confessore, ma anche un ottimo scrittore (è laureato in lettere moderne): le pagine che egli dedica al commento dei brani evangelici sono cariche di poesia, calore, gioia, e riescono a coinvolgere il lettore, proiettandolo personalmente nel racconto, trasformando le sensazioni dei protagonisti in sensazioni proprie, vive, attuali. Nel suo libro, Andrea Mardegan propone anche delle utili linee guida per favorire un esame di coscienza in vista della confessione, domande che aiutano il lettore a impegnarsi quotidianamente nella lotta per la santità, sulla base degli insegnamen- SAVE srl ti di San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, Prelatura Personale della Chiesa Cattolica, infaticabile nel proporre ai cristiani una concezione del lavoro come momento in cui l’uomo vive la propria libertà e può sperimentare la bellezza di una vita santa. Fabrizio Margiotta Via Pulei, 51 - 95030 Mascalucia (CT) Tel. +39 095 741 55 42 Fax +39 095 741 49 17 www.savesrl.org [email protected]