A PAGINA 7
Catania - anno XXVIII - n. 39 - 4 novembre 2012 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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settimanale regionale di attualità
INAUGURAZIONE A.A.
2012-2013 AL S. PAOLO
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
In diocesi quattro nuovi diaconi
L
’Arcidiocesi di Catania è
in festa per l’ordinazione
di 4 diaconi: 2 avviati al
sacerdozio e 2 permanenti. Il solenne rito è stato celebrato
nella Basilica Cattedrale da S.E.
Mons. Salvatore Gristina che ha
presieduto la concelebrazione dell’Eucaristica con il vicario generale mons. Agatino Caruso, don Franco Luvarà, vicario foraneo 8° vicariato e rettore del seminario della
Fraternità sacerdotale della Famiglia Ecclesiale Missione ChiesaMondo, don Dario Sangiorgio, parroco S. Maria del Carmelo e S. M.
Goretti in S. Giorgio e padre spirituale dei diaconi permanenti, can.
Antonino Gentile, parroco Sacra
Famiglia e delegato arcivescovile
della commissione di coordinamento dei diaconi permanenti, e tanti
altri sacerdoti.
I novelli diaconi per il presbiterato
sono don Alfio Carbonaro della
Missione Chiesa-Mondo e don Giovanni Marchese della comunità
parrocchiale S. Nicolò in Misterbianco.
I nuovi diaconi permanenti sono
don Corrado Mellini della parrocchia S. Maria di Ognina e don
Davide Mareth della parrocchia S.
Maria del Carmelo in S. Maria di
Licodia.
Don Alfio, 38 anni, nato a Tremestieri Etneo, è vocazione adulta;
prima di entrare come seminarista
nella sua famiglia ecclesiale di vita
consacrata è stato ragioniere,
addetto sociale di patronato e di
sindacato nei supermercati.
Don Giovanni, 41 anni, prima di
entrare nel Propedeutico e nel seminario arcivescovile maggiore è stato catechista; compiuto il percorso
di formazione ha prestato servizio a
Zafferana Etnea e a San Giorgio
nella parrocchia S. Maria del Car-
Predilezione,
partecipazione,
imitazione
melo e S. Maria Goretti.
Don Corrado, 64 anni, è ingegnerearchitetto e docente in pensione,
sposato con 3 figlie.
Don Davide, 46 anni, è nato in Germania, sposato con 1 figlio, insegna
religione cattolica nelle scuole pubbliche. Di seguito si riporta il testo
dell’omelia dell’Arcivescovo.
Carissimi Fratelli Presbiteri e Diaconi, Fratelli e Sorelle nel Signore,
1. Sono particolarmente lieto di ripetervi cordiali parole di saluto e di
accoglienza. Uso il verbo “ripetervi”
perché già noi
siamo in comunione in quanto
convocati dal
Padre per partecipare ancora
una volta alla S.
Messa, cioè alla
celebrazione del
memoriale della
morte e risurrezione del Suo
Figlio, nostro
Signore Gesù
Cristo.
In questa comunione profonda
ci siamo augurati reciprocamente di renderci conto della presenza in
noi del Dio della speranza che
ci riempie di
ogni gioia e pace nella fede per la
potenza dello Spirito Santo. Il Padre
che ci convoca è Dio di speranza
perché ha inviato il Figlio per riconciliarci con Lui. Gioia, pace, spe✠ Salvatore Gristina
(segue a pagina 2)
I 150 ANNI
DELL’ISTITUTO
GEMMELLARO
a pagina 3
TUCCIO
MUSUMECI
AL “BRANCATI”
a pagina 11
A CATANIA
SEMINARIO
di Reumatologia
L’evangelizzazione: una risposta alla “sete” degli uomini di ogni luogo e tempo
Acqua nuova per una chiesa viva
conclusione della XIII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi è stato redatto un Messaggio articolato in
14 punti. Uno degli aspetti più importanti di questo Sinodo, è che nonostante la complessità dei
problemi, attraverso le Proposizioni emerge forte
il senso di unità della Chiesa e tutte le proposizioni hanno avuto generali consensi.
L’icona della samaritana, il riferimento alla
“sete” degli uomini di ogni tempo, a Cristo come
unico portatore dell’acqua che dà la vita eterna e
alla samaritana che, convertitasi, “diventa messaggera di salvezza e conduce a Gesù tutta la città”, diventa la sintesi del cammino sinodale, che
rilancia la nuova evangelizzazione nel mondo
contemporaneo.
Nei “mutati scenari sociali e culturali” ogni cristiano è chiamato a vivere in modo rinnovato la
propria fede che diventa annuncio e testimonianza. Non si tratta di inventare “nuove strategie”
ma di riscoprire le Sacre Scritture e approfondire
lo studio del “Catechismo del concilio” come
A
alcuni vescovi amano chiamarlo.
La nuova evangelizzazione ha sottolineato il card.
Donald Wuerl, Arcivescovo di Washington, non è
un programma temporaneo ma un modo di vedere il mondo per annunciare il Vangelo”.
“Evangelizzare se stessi attraverso la conversione
dei cuori” costituisce il punto di partenza
per dar vita all’azione missionaria della
Chiesa nel mondo, che trova il suo fulcro
di centralità nella famiglia “attraversata
dappertutto da fattori di crisi, circondata
da modelli di vita che la penalizzano” e la
rendono improduttiva di amore e di energie positive. Il diffuso fenomeno delle
convivenze costruite dopo il fallimento di
precedenti matrimoni influisce anche sull’educazione alla fede dei figli e quindi i
vuoti di formazione cristiana diventano
fossati e barriere per le successive stagioni della vita. L’accompagnamento della
Chiesa nei confronti dei divorziati risposati e il cambiamento del ruolo donna è
stato confermato e ribadito nel messaggio conclusivo, nel rispetto della disciplina dell’accesso ai
Giuseppe Adernò
(segue a pagina 8)
a pagina 12
2
Prospettive - 4 novembre 2012
sommario al n. 39
PRIMO PIANO
L’Azione Cattolica
riflette sui cambiamenti
nel mondo del lavoro ___3
Indietro nel tempo
intervistando Giuseppina
Turrisi Colonna ________3
Il martirio del vescovo
di Tarragona Fruttuoso __4
I giovani riscoprono
l’agricoltura___________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve________6
Notizie
dal CSI provinciale _____6
(continua da pag. 1)
PREDILIZIONE...
ranza, pentimento e riconciliazione:
realtà tutte che scaturiscono dalla
Fede in un solo Dio in Tre Persone.
Siamo nel cuore della nostra identità cristiana, da riscoprire e rafforzare nell’Anno della Fede appena iniziato. Mi piace, al riguardo, offrire
alla comune riflessione la bella
...“Professare
la fede nella Trinità Padre, Figlio
e Spirito Santo equivale a credere
in un solo Dio
che è Amore...
DIOCESI
Università di Catania:
Intervento di Mons
Jean-Louis Brugués_____6
Giubilei sacerdotali _____8
Nesima-Monte Po:
Cappella adorazione ____9
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 31 ottobre 2012
espressione del Papa Benedetto
XVI nelle prime righe della Lettera
«La porta della Fede» con cui ha
indetto l’anno speciale che stiamo
vivendo: “Professare la fede nella
Trinità - Padre, Figlio e Spirito Santo - equivale a credere in un solo
Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8): il
Padre, che nella pienezza del tempo
ha inviato suo Figlio per la nostra
salvezza; Gesù Cristo, che nel
mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito
Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno
glorioso del Signore” (n. 1).
2. Un saluto speciale a voi carissimi
Giovanni Marchese, Alfio Carbonaro, Corrado Mellini e Davide Marteh che in questa celebrazione sarete ordinati diaconi permanenti (Corrado e Davide) o in vista dell’ordinazione sacerdotale (Giovanni e
Alfio).
Chiamati per nome dal diacono,
avete risposto con il vostro “eccomi”, sintesi di anni di ricerca della
volontà del Signore e di grande disponibilità nel lasciarvi guidare in
tale discernimento da coloro che vi
hanno accompagnato nel cammino
di formazione e di preparazione.
Il cammino che avete percorso è
differente ed articolato; per questo
siete stati presentati all’assemblea
da tre presbiteri. Don Dario Sangiorgio ha presentato Giovanni
Marchese, originario della comunità parrocchiale S. Nicolò in Misterbianco, alunno del nostro Seminario
ed ultimamente da me affidato a lui
per il completamento della sua formazione. Padre Franco Luvarà, della Missione Chiesa Mondo, ha presentato Alfio Carbonaro che dopo
alcuni anni trascorsi nel nostro
Seminario, ha maturato la scelta
dell’appartenenza alla suddetta realtà ecclesiale riconosciuta dalla Santa Sede. Don Antonio Gentile, Delegato arcivescovile per il Diaconato
permanente, ha presentato voi,
carissimi Corrado Mellini e Davide
Mareth, che avete atteso che maturassero i tempi per ricevere questo
grande dono del Signore.
Tutti e quattro siete motivo di grande gioia per la nostra Santa Chiesa:
vi siamo perciò vicini invocando
con la preghiera l’effusione dello
Spirito Santo su di voi, affinché
compiate fedelmente l’opera del
ministero che il Signore questa sera
vi affida e per il cui svolgimento
noi, Vescovo e Superiore della Missione Chiesa-Mondo, vi daremo
successivamente le necessarie indicazioni.
3. Del ministero affidato al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi tramite
il sacramento dell’Ordine, è unica
sorgente, per la volontà del Padre,
Cristo, “eterno sacerdote, servo
obbediente, pastore dei pastori”
(Pref. dell’ordine II). Gesù, come ci
ricorderà tra poco il prefazio, oltre a
comunicare “il sacerdozio regale a
tutto il popolo dei redenti”, sceglie
noi, carissimi fratelli presbiteri e
diaconi, con affetto di predilezione
e ci costituisce “partecipi del suo
mistero di salvezza” (cfr. Prefazio
della Messa Crismale).
Predilezione e partecipazione: questo l’agire di Gesù nei nostri riguardi. Quale la nostra risposta di ministri già ordinati e ordinandi, come
voi carissimi Giovanni, Alfio, Corrado e Davide?
La risposta non può che essere l’imitazione: alla predilezione da parte di Gesù, che ci fa dono della partecipazione al suo ministero di salvezza, deve corrispondere la nostra
imitazione del suo stile. Grazie,
carissimi ordinandi, per aver messo
ad apertura del libretto predisposto
per questa celebrazione l’icona di
Gesù che lava i piedi a Pietro. Il
nostro pensiero va subito all’esegesi che egli medesimo fece del suo
gesto: “Capite quello che ho fatto
per voi? Voi mi chiamate il Maestro
e il Signore, e dite bene perché lo
sono. Se dunque io, il Signore e il
Maestro, ho lavato i piedi a voi,
anche voi dovete lavare i piedi gli
uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv
13,12-15).
4. Non solo per noi suoi ministri,
ma anche per tutta la Chiesa, Gesù è
l’esempio da imitare nello stile del
servizio. Come abbiamo poc’anzi
ascoltato nel Vangelo (Gv 12, 2426), egli è il chicco di grano che è
non solo caduto, ma è stato anche
calpestato nella morte e sepoltura.
Nello stesso tempo Gesù è anche il
chicco di grano che nella risurrezione produce molto frutto.
La Chiesa è questo frutto abbondante. Essa, seguendo ed imitando
Gesù, ne può condividere la straordinaria fecondità nel servizio che
deve svolgere con fedeltà e continuando l’opera del suo Divin Fondatore.
Noi siamo la Chiesa del Signore
Crocifisso e Risorto, per questo
possiamo entrare nella logica che
solo Lui può insegnarci e che poco
fa ci è stata ricordata nel brano del
Vangelo: “Chi ama la sua vita, la
perde e chi odia la propria vita in
questo mondo, la conserverà per la
vita eterna. Se uno mi vuol servire,
mi segua, e dove sono io, là sarà
anche il mio servitore. Se uno serve
me, il Padre lo onorerà”.
5. Carissimi Giovanni, Alfio, Corrado e Davide, gli anni di preparazione vi hanno condotto a stare con
Gesù e a seguirlo. Adesso l’ordinazione vi costituisce suoi servitori.
Di tale servizio la prima lettura
(Num 3, 5-9) ha offerto un’anticipazione eloquente anche oggi. Infatti,
la preghiera di ordinazione ne farà
menzione in questi termini: “Dio
onnipotente … hai disposto che
mediante i tre gradi del ministero da
te istituiti (episcopato, presbiterato,
diaconato) cresca e si edifichi il
nuovo tempio come in antico scegliesti i figli di Levi a servizio del
tabernacolo santo”.
Questo è vero; ma sappiamo bene
che il ministero della salvezza cui
Gesù ci chiama a partecipare in
modo speciale è ben più ricco ed
esigente di quello affidato ai figlio
di Levi.
Esso per voi, carissimi ordinandi, è
esplicitato dagli impegni che questa
sera pubblicamente assumete, dalla
preghiera di ordinazione ed anche
dal rito della consegna del Vangelo
che è accompagnato da ordini precisi: “credi sempre ciò che proclami,
insegna ciò che hai appreso nella
fede, vivi ciò che insegni”.
6. Cosa significa il servizio del Vangelo, l’essere cioè servitori di Gesù,
fu ben compreso da Paolo, “scelto
per annunciare il Vangelo di Dio”
Del ministero
affidato al Vescovo,
ai presbiteri
e ai diaconi tramite
il sacramento
dell’Ordine, è unica
sorgente, Cristo,
“eterno sacerdote,
servo obbediente,
pastore dei pastori”...
(cfr. Rom 1,1). La coscienza di
essere stato segregato per l’annunzio del Vangelo, animò l’insonne ed
instancabile impegno di Paolo. Egli,
però, fu sempre consapevole di possedere “questo tesoro in vasi di creta”, come scriveva ai Corinti nel
brano proclamato come seconda lettura dell’odierna celebrazione
(2Cor 4, 1-2.5-7).
In questa pagina l’apostolo offre a
noi ministri del Vangelo suggerimenti preziosi: consapevolezza di
aver ricevuto il ministero dalla
misericordia divina, coraggio apostolico, franchezza nel parlare e
rispetto nell’incontro con ogni
coscienza umana poiché noi non
annunciamo noi stessi, ma Cristo
Gesù Signore. Tutto ciò per vivere e
realizzare in pienezza la nostra
identità: “siamo i vostri servitori a
causa di Gesù”.
7. Vi conforti molto e sia motivo di
grande gioia, fratelli e sorelle nel
Signore, sapere che il Vescovo, i
sacerdoti e i diaconi della nostra
Chiesa, sono vostri servitori a causa
di Gesù. Sentitevi da noi veramente
amati e leggete in ogni espressione
del nostro ministero la manifestazione di questa consapevole e continua volontà di servirvi a causa di
Gesù. E se stavolta ciò non vi risultasse chiaro, o se ciò non avvenisse
veramente in noi, vi chiediamo,
carissimi fratelli e sorelle, di tener
presente che “abbiamo questo tesoro in vasi di creta”.
La vostra carità indulgente sgorghi
da un cuore buono e toccato dalla
misericordia di Dio, tante volte e in
molti modi da voi sperimentata.
Noi, vescovo, presbiteri e diaconi,
vogliamo essere sempre più alunni
assidui e diligenti alla scuola di
Gesù per imparare da Lui lo stile
del servizio: non farsi servire, ma
servire.
Per questo ci affidiamo anche alla
vostra preghiera: sia essa assidua e
sempre fervente a nostro vantaggio.
E tutti insieme, voi fratelli e sorelle
nel Signore, e noi ministri già ordinati o che si accingono a divenirlo,
confidiamo nella Trinità Santissima
ed imploriamo la vicinanza della
Vergine Maria, dei Santi e delle
Sante che adesso la preghiera litanica renderà presenti al nostro spirito.
Così sia per tutti noi.
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Prospettive - 4 novembre 2012
L’Azione Cattolica diocesana si interroga sui cambiamenti nel mondo del lavoro
l Lavoro che Cambia, Il
Lavoro che ti Cambia,
l’Impegno del Cristiano, è l’emblematico titolo del convegno organizzato dall’azione cattolica diocesana
di Catania,che si è tenuto Sabato
27/10/2012 presso il teatro Sangiorgi
di Catania. Un argomento sempre
attuale quello del lavoro, che cambia
perché cambia la società, perché
cambia il mercato e di conseguenza
le regole. Ma, sempre più spesso, si
chiede al lavoratore di modificare le
proprie competenze, di attualizzarle
per renderle collocabili sul mercato
facendo tuttavia leva solo sul proprio
Know-How e tralasciando quanto di
personale ci possa essere nell’attività precedentemente espletata; sembra quasi di trovarsi d’innanzi ad un
ingranaggio perverso e non sempre
facile da comprendere, anche perché
oggi da qualsiasi lavoratore si esigono competenze sempre più specialistiche, ciò che rende particolarmente
difficile l’aspetto legato alla richiesta flessibilità. Mons. Genchi, assistente unitario dell’A.C. diocesana
ha condotto la preghiera iniziale e
data lettura del messaggio inviato
dall’Arcivescovo di Catania, Mons.
Gristina, non presente all’incontro
per altri precedenti impegni. Quindi
il saluto del presidente diocesano di
A.C. Giuseppe Cavallo e l’introduzione affidata alla giornalista e
moderatrice Sonia Distefano.
Nel trattare l’ampia e poliedrica
tematica non si poteva tralasciare il
riferimento alla recente riforma del
lavoro, la legge 92/12, cosiddetta
legge Fornero, presentata da Piera
Giuffrida, vice presidente diocesano
del settore adulti di A.C., la quale ha
delineato la struttura normativa
attualmente in vigore con i cambiamenti intervenuti sul tessuto normativo già esistente, specificando le
I
Rompere il giogo merce-profitto
diverse tipologie contrattuali, le
modifiche all’art. 18 dello Statuto
dei Lavoratori e i nuovi ammortizzatori sociali e rilevando, altresì, come
molti aspetti della riforma saranno
certamente oggetto, in fase operativa, di interpretazione giurisprudenziale. L’On.le Pezzotta, ospite e rela-
tore della serata, con chiari e puntuali riferimenti alla Dottrina Sociale
della Chiesa, ha sottolineato la
necessità di ridare al lavoro una
dimensione etica, staccandolo dalle
vicende strettamente legate al profitto. E, contestualmente, nel valutare i
cambiamenti in atto, ha evidenziato
la necessità di considerare il lavoro
quale espressione di capacità e creatività non affidandosi semplicemente
ad opportunità esistenti ma ormai
compiute nel loro ciclo storico-economico. Dal canto suo, anche il sindacato non può non prendere atto di
questo cambiamento e difendere non
più o non solo posizioni settoriali già
garantite ma tentare di dare tutela ad
ambiti lavorativi che sembrano
esserne esclusi (precariato). Del
resto l’ambizioso obiettivo della
riforma è quello di fare del contratto
a tempo indeterminato il “Contratto
dominante”: una strada è forse stata
tracciata, percorrerla sarà più difficile. Tony Bonaventura, vice presidente diocesano del settore adulti di
A.C., ha aperto il dibattito con considerazioni sociologiche sulla natura
del lavoro alla luce del pensiero
biblico, mettendo in guardia dal
rischio sempre insito nella società di
trattare il lavoro come merce “o forza” per raggiungere risultati egoistici; esiste sempre un agire cristiano
ispirato ai valori che emergono dalla
dottrina sociale della Chiesa. Risultano allora illuminanti le parole di J.
Escrivà: “Santificarsi nel lavoro,
Santificare con il lavoro, Santificare
il lavoro”. Mons. Genchi, a conclusione dell’incontro, ha evidenziato
l’impegno del laico di A.C. a vivere
la propria vocazione nel contesto
sociale in cui ognuno è chiamato ad
operare, comprendendo la realtà e
proiettandosi responsabilmente in
avanti.
La Presidenza Diocesana
L’Istituto Carlo Gemmellaro festeggia il 150° della fondazione
Tra i reperti le pagelle di alunni
famosi: Federico De Roberto e
Quirino Majorana. Nei dettagli, il
ALUNNI OGGI,
cittadini impegnati domani
Nel vivo dei festeggiamenti, duecento alunni hanno partecipato
alla Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo di Catania, Mons.
Salvatore Gristina per il 150° dalla
fondazione. Presenti il Sindaco
Stancanelli in persona, il Dirigente
Scolastico, Santo Santonocito,
autorità scolastiche del territorio,
genitori, alunni, docenti, ex docenti e il personale A.T.A. Su invito
del Preside, tagliato il nastro di
due mostre dal Primo cittadino. I
reperti museali di pregio, nella prima mostra, ospitati all’interno dell’Istituto hanno destato particolare interesse e nella seconda, a
carattere espositivo, un’aggiornata raccolta di opere dell’artista
Carmen Arena, Presidente dell’Accademia “Arte Etrusca”.
Nel corso della manifestazione
l’annullo filatelico della ricorrenza
su cartolina dell’Istituto.
Convegno Catania, il territorio, la
cultura e l’arte: Carlo Gemmellaro
e Federico De Roberto ha concluso
il festino. Interessante l’esordio
dell’Arcivescovo: <<non è un’invasione di campo. Ringrazio la
scuola per l’invito. Esorto tutti gli
alunni a una maggiore consapevolezza della loro presenza nel territorio>>.
Il Siciliano
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Giuseppina Turrisi Colonna
Il coraggio della verità
atania- È il meriggio di
una tranquilla domenica di novembre, Percorro le strade
della città che a quell’ora della giornata è abbracciata da un’aura di
magnetico silenzio. Si ode solo il
rumore dei miei passi che rimbombano sul selciato. Mentre procedo, il
mio pensiero con una dolce mestizia
si posa sul ricordo di Santi Correnti,
lo storico che ha dedicato tutta la sua
esistenza all’estensione della conoscenza della storia della Sicilia, attraverso aneddoti, curiosità, miti e
soprattutto attraverso quelle personalità che hanno contribuito al progresso europeo.
Improvvisamente mi accorgo di
un’intensa luce rosata che promana
C
dall’ingresso di un maestoso edificio.
È il liceo psico-pedagogico Giuseppina Turrisi Colonna.
Incuriosita da quel bagliore violaceo,
salgo i gradini e varco l’ingresso che
straordinariamente in quella giornata
festiva è aperto. Ancora silenzio
intorno.
Un gigantesco pannello con l’immagine di una giovane donna in abito
ottocentesco attira la mia attenzione:
è la poetessa palermitana alla quale è
dedicato l’Istituto.
Mentre sto a documentarmi sulla biografia del personaggio ivi raffigurato,
una leggera mano mi sfiora la spalla.
Mi accorgo così di non essere l’unica
visitatrice in quell’ora insolita della
giornata, quando con mia sorpresa,
vedo che la persona che sta alle mie
spalle e mi sorride, stranamente assomiglia a quella raffigurata nel manifesto. Mi saluta con un lieve inchino e
poi così mi parla: “Né trastullo, né
servo il nostro sesso col forte salga a
dignità conforme”. <<Benvenuta nella scuola che reca il mio nome. Palermo mi diede il natali nel 1822 e all’e-
tà di venticinque anni andai in sposa
al poeta Giuseppe De Spuches, principe di Galati. La mia breve ma intensa vita la dedicai a scrivere dei versi a
carattere civile e patriottico e quelli
del 1847 incitavano le donne di Sicilia a prendere consapevolezza della
dignità del loro sesso e a battersi per
l’umanità>>. Ero meravigliata e frastornata: non avrei mai immaginato di
incontrare e avere un colloquio diretto con questa nobile poetessa dell’ottocento siciliano, quindi ripresami
dallo stupore e ancora una volta consapevole di partecipare a un’esperienza metatemporale, chiesi a quell’augusta interlocutrice di parlarmi di sé.
Avanzando verso l’imponente scalone che conduce al piano superiore
dell’edificio, così mi parla: <<Trascorsi la mia breve vita nella capitale
siciliana, dedicandomi allo studio
delle lingue antiche e della storia
avendo come maestri Giuseppe Borghi e Michele Amari, lo storico dei
Vespri Siciliani. Chiusa nella mia abitazione, ripudiai la vanità femminile
che si estrinseca nell’indossare orpel-
li, pizzi e merletti e belletti, considerato da me inutile usanza. Una donna,
per essere tale, non ha bisogno di
ciprie e rossetti, ma può ben esprimere la propria femminilità attraverso la
forza d’animo, il coraggio di proclamare la verità e di combattere per la
patria. Ti sembrerà eccessivo questo
mio atteggiamento, ma sappi che è
stato suscitato dal periodo storico in
cui vissi, pregno di speranze risorgimentali.
Le mie passioni letterarie? Oltre gli
ardori del sentimento siciliano generati dal Vespro, ho amato la profondità psicologica e filosofica della Divina Commedia e gli Inni Sacri di Manzoni. Avevo 14 anni quando mi
cimentai a scrivere alcuni inni, ma i
miei erano ben lontani dalla cristiana
rassegnazione; nei miei componimenti rievocavo le imprese di Giuditta liberatrice del suo popolo e speravo
che l’ardore di quella donna potesse
essere d’esempio alle generazioni del
mio tempo.
Amavo gli slanci di Byron per il suo
coniugare poesia e vita sull’altare del-
la libertà e vedevo nelle donne la missione di stimolo all’amor patrio, la cui
fondatezza è morale prima che politica. Alle donne, alle madri il compito
di trasmettere ai propri figli, futuri
cittadini di una nazione, una sana e
robusta educazione.
Scrissi per il giornale “la Ruota di
Palermo e con l’editore “Le Monnier”
pubblicai una mia raccolta di poesie.
Lasciai questa vita terrena dopo 10
mesi di matrimonio, all’età di 27 anni
nell’anno della rivolta del 1848>>.
Avevo ascoltato quell’anima eletta di
quella virago che è chiamata la Santa
Rosalia del Risorgimento e così le
chiesi di darmi un messaggio per le
generazioni del mio tempo: da quella
giovane e coraggiosa donna avremmo
avuto tanto da imparare.
Rivolgendomi il suo sguardo illuminato da amor patrio, così mi disse
ripetendo le parole di Dante: <<Amor
ch’a nullo amato amar perdona”, l’amore che tu trasmetti per la storia della Sicilia, non finirà nei rifiuti, ma ti
verrà restituito in abbondanza>>.
Detto questo svanì. Quel pomeriggio
l’Istituto riluceva di una luce rosata
carica di promesse.
Stefania Bonifacio
4
Prospettive - 4 novembre 2012
PRIMOPIANO
Il martirio del vescovo di Tarragona Fruttuoso e dei suoi diaconi Augurio ed Eulogio
“Chi perderà la propria vita
per causa mia, LA TROVERÀ”
enedetto XVI, nella
Lettera del 10 dicembre 2008 al Card. Julian Herranz,
inviato speciale alle celebrazioni
giubilari di Tarragona, nel 1750°
anniversario del martirio del vescovo Fruttuoso e dei suoi diaconi
Augurio e Eulogio, ha invitato tutti i
cristiani ad imitare questi protomartiri di Spagna per la loro condotta
onesta, per la carità mostrata durante
la loro vita e per l’intrepida fedeltà
alla fede in Cristo Gesù. Tutti i
calendari mozarabici fanno memoria
del martirio del vescovo Fruttuoso e
dei suoi diaconi il 21 gennaio, data
accolta dal Martirologio Geronimiano (V sec.), da quello del benedettino Usuardo (875 ca.) e infine dal
card. Cesare Baronio (1538-1606)
nel Martirologio Romano. La Passio
che racconta il martirio di questi tre
santi contemporanei di sant’Agata
V.M., è storicamente attendibile e
rappresenta uno dei documenti più
antichi conosciuti dalla Chiesa spagnola. Non si tratta né di Atti proconsolari né di un estratto dal protocollo ufficiale, ma di un racconto
compilato da una persona che ha
assistito al processo e che ha riportato anche alcuni particolari narrati da
altri. Si presume che l’autore fosse
un laico cristiano non troppo colto
che, con uno stile semplice, registrò
con immediatezza ed efficacia l’interrogatorio e i tormenti subiti dai
nostri martiri. Egli racconta che
domenica 16 gennaio 259, <<duran-
I santi martiri Fruttuoso,
Augurio ed Eulogio,
abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte
(Camogli)
B
te il consolato di Emiliano e Basso,
Fruttuoso vescovo, Augurio ed Eulogio diaconi, furono arrestati >> e
portati via dagli <<ufficiali del pretorio>>, in applicazione del secondo
editto di Valeriano (258) diretto allo
sterminio della gerarchia ecclesiastica. I Ministri della Chiesa furono
trattenuti in carcere per sei giorni,
prima di essere tradotti davanti al
governatore per essere giudicati. Il
vescovo Fruttuoso e i due diaconi,
rifiutatisi di sacrificare agli déi, vennero condannati dal giudice Emiliano ad essere bruciati vivi. Portati
nell’anfiteatro, Fruttuoso entrò nel-
l’arena consolando
gli altri cristiani prima di essere legato
insieme ai diaconi
Augurio ed Eulogio,
su una catasta di
legna a cui venne
appiccato il fuoco.
La Passio di questi
martiri, che veniva
letta durante la Messa nel loro dies natalis, ci rivela che nella Tàrraco romana
esisteva una Chiesa
gerarchicamente organizzata e solidamente testimoniata dalla presenza
del vescovo Fruttuoso, dei diaconi
Augurio e Eulogio e del lettore
Augustale. Il culto di questi Santi
ebbe una grande diffusione; il poeta
spagnolo cristiano Clemente Aurelio
Prudenzio (348– ca. 413) consacrò
un inno del suo Peristephanon al
loro martirio che si eleva fino al
<<trono eccelso di Cristo>> (Prudenzio, perist. VI,3). Sant’Agostino
(354–430), che aveva una particolare venerazione per questi santi, dedica un discorso Nel Natale dei martiri Fruttuoso vescovo, Augurio ed
Elogio diaconi”. L’Ipponate, conoscendo la debolezza della condizione
umana, avverte che <<una cosa è la
morte dell’anima e un’altra la morte
del corpo. L’anima non può morire,
eppure accade che muoia: non può
morire perché la sua coscienza non
può mai estinguersi; può invece
morire se perde Dio… che è la vita
stessa dell’anima>> quindi <<il corpo muore quando l’anima, che è la
sua vita, lo avrà abbandonato, così
l’anima muore quando Dio l’avrà
lasciata>> (Agostino, Disc. 273,1).
Egli, mentre ci ricorda che le celebrazioni delle solennità dei martiri
hanno lo scopo di alimentare il fervore nei cristiani, sottolinea che essi
<<sono nella beatitudine dei santi>>
perché <<in cambio della vita mortale hanno ricevuto la gloria eterna e
l’immortalità senza fine>>. Ad un
militare di nome Felice che si raccomandava al <<beato Fruttuoso>>
perché lo ricordasse nelle sue preghiere, il vescovo rispose: <<È
necessario pregare: per la Chiesa
cattolica, diffusa dall’Oriente
all’Occidente>> perché <<chi prega
per tutti non trascura nessuno dei
singoli>>. Fruttuoso – dice Agostino
– ha risposto così per esortare il
richiedente e la comunità a <<non
abbandonare quella Chiesa per la
quale>> egli stesso, vescovo, pregava e pativa (Agostino, Disc. 273,2).
Queste parole, che Fruttuoso pronunciò prima della morte, si possono
ritenere il suo testamento spirituale.
Emiliano, dopo il vescovo di Tarragona, interrogò Eulogio chiedendogli se adorava Fruttuoso, il diacono,
facendo pubblica professione di
fede, gli rispose: <<Io non adoro
Fruttuoso, ma è Dio che adoro, quel
Dio che adora anche Fruttuoso… In
tal modo - dice il vescovo d’Ippona
– ci ha insegnato a venerare i martiri
e, insieme ai martiri, a riservare a
Dio l’adorazione>>. Agostino conclude la sua riflessione raccomandando alla comunità d’Ippona di
<<essere lieti nelle ricorrenze dei
martiri>> e chiedere nella preghiera
di seguire le loro orme, venerandoli,
lodandoli, amandoli, parlando di
loro e onorandoli, ma sempre
<<rivolti al Signore,… il Dio dei
martiri >> (Agostino, Disc. 273,9).
Il culto dei santi martiri Fruttuoso,
Augurio ed Eulogio varcò i confini
della Spagna per passare in Francia e
in Italia. A Tarragona, città natale di
san Fruttuso, rimane una sua raffigurazione in marmo sulla tomba dell’arcivescovo Juan de Aragon (14581475) nella Capilla mayor della Cattedrale. A causa delle persecuzioni e
delle innumerevoli profanazioni da
parte dei musulmani in terra di Spagna, le reliquie dei tre santi martiri
furono portate in Liguria presso l’abbazia di san Fruttuoso di Capodimonte, oggi comune ligure di Camogli, dove sono ancora custodite e
venerate.
Diac. Sebastiano Mangano
10 Novembre: 66° Anniversario della morte della Ven. Lucia Mangano Orsolina
LA FEDE luogo d’incontro con Gesù
Parola di Dio
Nella sua Lettera Apostolica sull’Anno della Fede il Santo Padre mette in
risalto: “È possibile oltrepassare
quella soglia quando la Parola di Dio
viene annunciata e il cuore si lascia
plasmare dalla grazia che trasforma”.
Nell’esperienza di Lucia risplende
proprio questo grande dono: il suo
cammino di fede nasce dall’ascolto
della Parola di Dio mentre il suo
cuore si lascia plasmare dalla contemplazione e dall’amore del Crocifisso.
Il 10 Novembre ricorre il 66° anniversario della morte della venerabile
Lucia Mangano Orsolina e nella
Chiesa Madre di san Giovanni La
Punta (CT) è prevista una solenne
concelebrazione presieduta da
Mons. Carmelo Smedila. A conclusione della celebrazione, tra canti e
invocazioni, si snoderà la processione con tutto il popolo e le autorità
per raggiungere la tomba della Venerabile. La fede di Lucia Mangano era
viva e forte, consapevole pienamente che soltanto un itinerario di conversione vissuto intensamente può
condurre a sviluppare la vita nuova
in Cristo.
Affidarsi
La grazia della salvezza viene da
Gesù e per questo Lucia non cessava di affidarsi a Lui senza riserve
accogliendo quanto Egli disponeva
nella certezza di essere amata
immensamente. È in quest’orizzonte che riusciamo a cogliere alcuni
aspetti significativi della personalità
e del percorso di fede di Lucia. In
lei emergono forti l’impegno e lo
spirito della preghiera, l’amore
all’Eucaristia, la fiducia e la confidenza viva verso la Madonna, l’amore alla Croce. Era sempre aperta
al Vangelo. Desiderava conoscere
sempre più profondamente la storia
della salvezza. Anna Mangano,
sorella maggiore di Lucia, attesta:
“Sin dai teneri anni desiderò conoscere le verità della fede. Di esse
quelle che maggiormente la colpirono erano i misteri della Passione
di nostro Signore e i dolori della
Madonna”. Fin da bambina era
entusiasta e assidua nel frequentare
le lezioni del catechismo .Da grande
sentirà uno slancio e una passione
straordinaria nel preparare le bambine alla Prima Comunione e alla
Cresima. E voleva che queste date
fossero ricordate e celebrate con
grande solennità. Ascoltava con
fede e amore la Parola di Dio. Provava una gioia immensa quando
partecipava alle celebrazioni liturgiche. Durante le solenni Quarantore,
per esempio, organizzava con viva
partecipazione i turni di adorazione
delle bambine. Rimaneva in chiesa
quasi l’intera giornata. E consumava qualcosa nel cortile stesso. Parlava con entusiasmo delle prediche e
delle celebrazioni alle quali aveva
partecipato. Le raccontava con tanta
spontaneità, freschezza e vivacità
alle bambine, alle persone con le
quali s’incontrava e in famiglia.
Viveva davvero con passione la sfida dell’evangelizzazione.
Presenza
Lucia sapeva che la fede aiuta a scoprire i segni della presenza amorosa
di Dio nella creazione, nelle persone, negli eventi della storia e,
soprattutto, nell’opera e nel messaggio di Cristo, spingendola a guardare oltre se stessa. Conosceva e amava soprattutto il Vangelo, l’Imitazione di Cristo e molte vite di Santi.
Quando parlava, era semplice e riusciva ad incidere nei cuori per la sua
fede e la sua intensa spiritualità.
Non trascurò mai la meditazione.
Leggeva poco e meditava molto. Si
confessava regolarmente ogni settima. Spesso durante la giornata si
recava in Chiesa per adorare Gesù
Eucarestia. Quando ancora era a
casa, faceva anche l’adorazione notturna insieme con la sorella, dall’u-
na alle due. Si accostava ogni giorno alla comunione con fede e amore, restando molto tempo in raccoglimento dopo aver ricevuto l’Eucaristia.
L’amore a Gesù Crocifisso e alla
sua Passione fu al centro della sua
esperienza spirituale e della sua
vita. Quando ne parlava, non riusciva a non commuoversi e a volte
anche a non piangere. Nel 1927
emise il voto di far conoscere e
amare Gesù Crocifisso ed insieme
offrirsi vittima per la santificazione
dei sacerdoti.
Lucia sapeva che per attraversare la
porta della fede occorre immettersi
in un cammino che dura tutta la vita.
Esso inizia con il Battesimo.
Mediante questo sacramento possiamo chiamare Dio con il nome di
Padre. È un cammino che si conclude con il passaggio attraverso la
morte alla vita eterna, frutto della
risurrezione del Signore Gesù che,
con il dono dello Spirito Santo, ha
voluto coinvolgere nella sua stessa
gloria quanti credono in Lui.
Aveva trovato il gusto di nutrirsi
della Parola di Dio e del Pane della
vita. L’insegnamento di Gesù risuonava nel cuore di Lucia: “Datevi da
fare non per il cibo che non dura,
ma per il cibo che rimane per la vita
eterna”. Non cessava di ricordare
quello che dice Gesù: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui
che egli ha mandato”. Credere in
Gesù Cristo è la via per giungere in
modo definitivo alla salvezza.
Anche verso la Madonna Lucia coltivava e nutriva un amore tenerissimo. In suo onore, fra l’altro, fece
costruire nella vigna annessa alla
Casa di Sant’Angela, un tempietto.
Qui veniva ogni giorno a pregare e
vi conduceva anche le bambine. Tra
i titoli della Madonna preferiva
quello dei suoi dolori.
Il passionista
5
Prospettive - 4 novembre 2012
PRIMOPIANO
Secondo indagini della Coldiretti i giovani manifestano interesse per l’agricoltura
Riscoprire le proprie radici
giovani e la terra. Un
binomio destinato a rinsaldarsi con la crisi. Dopo dieci anni,
infatti, sono in aumento le imprese
individuali con a capo un under trenta, che si sono iscritte di recente alle
Camere di Commercio (percentuali
che si riferiscono al secondo trimestre del 2012). Questo è il dato
saliente che emerge da un’analisi
condotta dalla Coldiretti e divulgata
nel recente Forum Internazionale
dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Villa d’Este di Cernobbio. La località comasca è stata
anche la sede del primo salone dedicato ai nuovi mestieri connessi all’agricoltura che utilizzano idee e progetti innovativi proposti dalle nuove
generazioni. Dall’allevamento delle
oche da guardia a quello dei falchi
“controllori” degli spazi aerei per
rendere più agevole il decollo degli
aerei negli aeroporti, fino allo stilista
di campagna che inventa borse e
accessori con materiale di scarto;
solo per citarne alcuni. Secondo i
dati raccolti dall’indagine Coldiretti/Swg, dunque, più del 50% dei giovani tra i diciotto e i trentaquattro
anni preferisce mettersi alla direzione di un agriturismo piuttosto che
rimanere seduti dietro uno sportello
I
di banca, cosi come c’è chi preferirebbe lavorare al servizio di una
multinazionale. Senza escludere una
buona fetta di giovanissimi (il 28 per
cento) che scambierebbe il proprio
lavoro con quello dell’agricoltore,
perché garantirebbe - almeno nelle
intenzioni - una vita più sana e assicurerebbe più libertà e autonomia
per il 17 per cento. Dati che trovano
conferma anche da un fenomeno in
crescita nella popolazione italiana,
l’“hobby farmer”, cioè, tutti quei
giovani che si mettono al lavoro su
appezzamenti di terreni, spesso ereditati, e in cui coltivano ortaggi, frutta, vino o olio. Senza dimenticare
che - sempre secondo le stime della
Coldiretti - almeno un italiano su
quattro trova salutare dedicarsi
all’orto di casa o al giardinaggio. In
questa fotografia s’inserisce cosi lo
storico ritorno alla terra per molti
giovani italiani: sono attive, infatti,
circa sessantacinque mila imprese
condotte da cittadini che non superano i trenta anni d’età. In più da notare come siano presenti anche tantissime imprese che operano nella
ristorazione (251mila), nel settore
manifatturiero e delle costruzioni
(182mila), gestite da trentenni. Un
cambiamento che si evince anche a
livello scolastico con il ritorno delle
iscrizioni presso gli Istituti Agrari
che, come rileva la Coldiretti, sono
aumentate dell’11 per cento mentre
sono in calo le iscrizioni ai Licei.
Sempre rimanendo in ambito scolastico stupisce anche il livello culturale dei “nuovi contadini”. Numeri
alla mano, il 36,5 per cento di essi ha
una scolarità molto alta (specializzato, laureato, laureando), il 56 per
cento media (scuole superiori) e un
esiguo 6,5 per cento, piuttosto bassa
(scuole medie).
Questo perché “oggi il settore agricolo si è rigenerato con una classe di
giovani imprenditori che non si è
arroccata, come spesso accade nei
momenti difficili, nella difesa dell’esistente, ma si è impegnata con successo nel capire e soddisfare i nuovi
bisogni dei consumatori”. Cosi ha
esordito il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, che ha precisato
come “per risollevare il paese, l’Italia deve tornare a fare l’Italia, per
valorizzare al meglio quello che ha
già di unico e di esclusivo.
L’Italia della grande creatività, delle
piccole e medie imprese agricole,
artigiane, manifatturiere che poi sanno crescere e conquistare il mondo.
Il modello delle economie di scala e
le leggi del Pil e della finanza da sole
stanno impoverendo le nostre famiglie e i nostri territori spingendo a
produrre al minor costo senza tenere
in alcuna considerazione il prezzo
sociale, ambientale ed etico che provocano”.
Da segnalare, poi, come nel secondo
trimestre del 2012 c’é stato un
aumento record del 10,1% dei lavoratori dipendenti nelle campagne, in
netta controtendenza con l’andamento generale. La campagna offre spazio non solo agli imprenditori agricoli ma anche a chi cerca un salario,
ai molti disoccupati, agli immigrati,
alle donne e ai giovani. Perché, conclude il massimo dirigente, l’agricoltura “è un settore che è in grado di
garantire valore economico e
ambientale e sicurezza alimentare
all’intera società”.
Filippo Cannizzo
La pastorale giovanile inizia a ramificarsi in diocesi
Momenti di gioia e commozione
ercoledì 24 ottobre
nella Parrocchia S.
Antonio di Pedara si è svolto il primo momento di preghiera dei giovani dell’11° Vicariato. Presenti le Parrocchie di Bongiardo, Fleri, Pedara,
Trecastagni, Viagrande e Zafferana,
con la partecipazione degli aspiranti
seminaristi del Propedeutico. Il
momento di preghiera, costituito
dalla recita del S. Rosario, partecipata da tutti i presenti, si è svolto in un
clima di raccoglimento, di preghiera
e di grande gioia: gioia perché era la
prima occasione di incontro dei giovani del Vicariato all’insegna dell’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile, del quale questa nuova equipe territoriale è entrata a far parte a
pieno titolo; gioia per un appuntamento, inatteso al momento dell’organizzazione dell’evento: uno dei
giovani della Parrocchia ospitante,
che aveva dato la sua disponibilità
alla nuova equipe vicariale, ha dato
l’annuncio del suo ingresso al Propedeutico. Motivi che, come si può ben
immaginare, hanno marcato a lettere
di fuoco questa riunione di preghiera, producendo momenti di commozione e di sincero slancio di fede.
Erano presenti alcuni sacerdoti del
Vicariato insieme al Vicario Foraneo, P.Gigi Licciardello. La direzione dell’UPG era presente al completo: il direttore e i vicedirettori, tra i
quali P.Alfio Bonanno, parroco a
Viagrande e quindi interno all’11°
Vicariato. Al termine della preghiera, dopo il saluto del parroco, il salesiano don Lillo Augusta, al quale
vanno i miei più sentiti ringraziamenti, e del Vicario Foraneo, ho
voluto dire anch’io due parole: ho
simbolicamente “consegnato” la
nuova realtà vicariale
a P.Gigi, specificando
che è a disposizione
del Vicariato e che
collaborerà con i propri rappresentanti alle
attività dell’equipe
UPG diocesana; inoltre, ho chiesto che i
giovani possano essere
maggiormente
seguiti dai loro parroci
alla scoperta della
dimensione del vicariato e della diocesi
M
dei quali sono parte.
Un bel momento culminato in un
piccolo rinfresco nel salone parrocchiale e con un nuovo appuntamento, mercoledì 21 novembre, alle ore
20.30, nella Chiesa Madre di Zafferana.
Grandi cose compie il Signore nelle
nostre vite. A Lui si innalza la mia
preghiera riconoscente per avermi
offerto l’opportunità di partecipare,
insieme a tanti fratelli, a questo piccolo miracolo del Suo Amore.
Una raccomandazione. Domenica 2
dicembre nessuno prenda altri impe-
gni! L’appuntamento diocesano
UPG è a Catania, presso la Parrocchia S.Cuore a Barriera, dove terremo il grande RITIRO DI AVVENTO, con la partecipazione attiva di
diversi movimenti e associazioni che
fanno parte della Consulta UPG. Il
ritiro inizierà nella mattinata e si
concluderà dopo la S.Messa celebrata dall’Arcivescovo. Maggiori informazioni a giorni.
ASPETTIAMO TUTTI I GIOVANI!
don Salvo Gulisano
Direttore UPG
Messina: XVI Master in bioetica e sessuologia
Annunciare sempre
il Vangelo della Vita
l 9 novembre 2012 avrà
inizio presso l’Istituto
San. Tommaso di Messina il XVI
master in bioetica e sessuologia
organizzato dalla Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e
Sessuologia, istituzione di diritto
pontificio, con riconoscimento legale del Master di II livello, ed è realizzato in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Messina e con la
Facoltà di Medicina “Gemelli” di
Roma. Vi partecipano professionisti
da ogni regione d’Italia, con la prevalenza di Sicilia e Calabria. Di
impostazione moderata e aperto al
dialogo con le posizioni diverse, è
stato pensato per quanti cercano una
formazione solida sulla bioetica in
quanto medici, avvocati, magistrati,
biologi, medici veterinari, farmaci-
I
sti, infermieri, insegnanti in genere e
di Religione in particolare, dirigenti
scolastici, operatori pastorali, filosofi, esperti dell’ambiente, ecc. Il corso
è anche spendibile per i medici e il
personale sanitario per il conseguimento dei crediti ECM (due annualità). Il Master si svolge una volta al
mese, nel fine-settimana. Le Informazioni si possono trovare sul sito
www.bioetica.itst.it. Direttore del
corso è Don Giovanni Russo
(email: [email protected]
tel.
090.36.91.111) e come ci sottolinea
<<Il Master, vede la presenza di
docenti affermati nel settore, ed offre
un programma nei seguenti ambititi:
bioetica e diritto, qualità della vita,
procreazione assistita, ingegneria
genetica, bioetica pediatrica, trapiantologia, eutanasia e bioetica di
fine vita, droga,
alcolismo
e
dipendenze, bioetica ambientale,
bioetica animale, sessuologia clinica, malattie sessualmente trasmesse
e Aids, antropologia ed etica sessuale, psicologia sessuale, educazione
sessuale, pedofilia e abusi sessuali,
sperimentazione clinica, economia e
politiche sanitarie, organismi geneticamente modificati, aziendalizzazione della sanità, istituzione e gestione
dei consultori familiari. Le critiche
della società laicista alla Chiesa
accompagnano le questioni eticamente sensibili, come quelle recenti
sulla RU486 o la “pillola dei 5 giorni”, sul testamento biologico, sulle
staminali. Un campo che tocca
ormai tutti i settori: gli individui, le
famiglie, gli scienziati, i medici, i
politici, gli amministratori locali. I
mass media continuano a rendere
conto di quanto succede in questo
settore e suscitano interrogativi sempre più complessi e bisognosi di
risposte adeguate. Nella nostra
società il confronto sui temi della
bioetica, della sessuologia e della
famiglia cresce sempre di più, a volte con dibattiti problematici altre
volte discussioni più costruttive. In
questo ambito l’impegno della Chiesa è quello di annunciare il Vangelo
della Vita>>.
®
6
Prospettive - 4 novembre 2012
Università di Catania: Intervento di Mons Jean-Louis Brugués, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa
Quando Gesù tornerà troverà
ancora la Fede sulla Terra?
na conferenza che
segna la secolare relazione tra i Domenicani e le Università con riferimento alla lunga lista dei
docenti vestiti di bianco e nero, tra
cui Alberto da Colonia, Tommaso
d’Aquino, Francisco De Vitoria, è
stata tenuta da un oratore d’eccezione per gli studi fatti e per il ruolo
rivestito fino ad oggi nella Curia
Romana oltre che nell’Ordine dei
Frati Predicatori: l’Arcivescovo
mons. Jean-Luis Brugués, frate
domenicano plurilaureato e poliglotta, Bibliotecario ed Archivista di
Santa Romana Chiesa, fino a qualche mese fa segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica,
già vescovo di Anger e docente di
Teologia morale all’Università
Ovest di Francia.
L’aula magna del Rettorato del
palazzo universitario, per iniziativa
dello Studio teologico S. Paolo presieduto da mons. Gaetano Zito, vicario episcopale per la cultura, ha ospitato una conferenza di altissima
valenza culturale: un’approfondita
analisi storico-filosofico-antropologica, dall’Illuminismo ad oggi, della
crisi o più esattamente dell’eclisse
della società cristiana, nell’Europa
occidentale moderna, secolarizzata e
laicizzata fino alla massima “privatizzazione” della fede in Cristo, che
U
ha governato su costumi e coscienze
per 1500 anni.
Ad introdurre la lezione magistrale,
in un’aula gremita da diversi esponenti del mondo accademico-culturale catanese, sono stati l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e la
prof. Maria Barbanti, ordinario di
storia della filosofia antica.
Le statistiche, ha spiegato l’illustre
rappresentante della Santa Sede,
sono poco incoraggianti e al ribasso
in modo costante circa i praticanti, le
vocazioni, i sacramenti, l’invecchiamento della popolazione. Numerose
congregazioni attive sono condanna-
te a sparire, diminuzione costante del
numero dei bambini iscritti al catechismo. Non ci sono più giovani nelle nostre chiese e non sono più capaci di “leggere” l’arte o la letteratura
delle generazioni precedenti. Nei
paesi occidentali di vecchia tradizione cristiana, con l’eccezione dell’Italia, la cultura cattolica è crollata in
modo massiccio non solo nella mentalità sociale, ma anche nello spirito
dei credenti. Forse il Cristianesimo
si è appannato a forza di pessimismo. Si sta sviluppando una cultura
di derisione, disprezzo e risentimento in particolare nei confronti del
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
• Ore 11.30 Catania, Propedeutico:
celebra la S. Messa.
• Ore 19.00 Catania, Monastero S.
Benedetto: presiede la Veglia di
preghiera in occasione della Giornata della Santificazione universale.
Martedì 6
• Lavoro interno per la Visita pastorale.
Giovedì 8
• Ore 19.00 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la S. Messa in
occasione della 52a Assemblea
Generale della CISM.
Mercoledì 7
• Ore 9.00 Arcivescovado: udienze.
Venerdì 9
• Ore 10.00 Curia, Salone dell’Eco-
Nella Sessione Autunnale
2012 della CESi
Nomine direttori uffici regionali per il quinquennio 2013-2017
• Ufficio per la Liturgia
Don Giovanbattista Zappalà
Arcidiocesi di Catania
• Ufficio per la Cooperazione Missionaria
tra le Chiese
P. Salvatore Cardile (PIME)
dell’Arcidiocesi di Catania
• Ufficio per la Salute
Don Mario Torracca
dell’Arcidiocesi di Catania
vifico in un mondo interdipendente.
Ha poi citato una ‘confessione’ di
Blair in cui fede e politica si alimentano reciprocamente: “Sogno che la
religione umanizzi, dia senso, valore, una dimensione spirituale ad una
globalizzazione caotica che fa perdere ai popoli un’identità. Sogno che
invece di sfidarsi, di farsi la guerra le
diverse religioni imparino a dialogare, a rispettarsi e a lavorare insieme
per il bene comune. Sogno che il
XXI secolo sia quello della coesistenza pacifica delle religioni e di un
riconoscimento della pertinenza e
della modernità della fede”. E, dopo
aver trattato del magistero di Benedetto XVI sul rapporto tra fede e
ragione, ha detto “non è forse vero
che i credenti di tutti tempi e anche i
non credenti bussano, in un modo o
nell’altro, tutti alla porta della divinità, qualunque sia il suo nome, e ripetono ‘vogliamo vedere Dio’?”. Ha
poi affermato, concludendo, che “se
il compito della riscoperta dell’eternità appartiene a tutta la Chiesa, esso
deve rappresentare una priorità per
coloro che sono incaricati di formare
e ricordare i cammini della speranza:
in termini più secolarizzati, di insegnare di nuovo alle nostre società a
credere nel loro avvenire”.
Blanc
CSI, Comitato Provinciale di Catania
Uno sport per la vita
Notizie in breve dal 5 all’11 novembre
Lunedì 5
• Ore 10.00 Viagrande, Residenza
SS. Salvatore: incontra i Sacerdoti del II Vicariato.
• Ore 19.30 Catania, Chiesa S. Giuliano: tiene una conferenza sull’Anno della Fede per l’Ordine
del S. Sepolcro in occasione dell’Apertura dell’Anno Sociale.
cattolicesimo. L’opinione dominante, alimentata da numerosi media,
coltiva l’anticristianesimo in generale e l’anticattolicesimo in particolare. In altri continenti, però, ha affermato l’oratore, ci sono paesi nei quali la Chiesa ha una vitalità, una giovinezza invidiata da molti: ma una
cosa non compensa l’altra. In Europa le cifre sono in rosso da diversi
anni e non fanno che confermare una
convinzione, che risale a diversi
secoli fa, secondo la quale l’avvento
della modernità deve necessariamente provocare il declino delle religioni, confinate nello spazio della
coscienza individuale. Gli indici nettamente negativi sembrano confermare l’indebolimento e la probabile
estinzione del Cristianesimo.
L’oratore ha sostenuto, invece, un
punto di vista diverso, incoraggiato
in questo “sogno” dal pensiero di
due personalità di primo piano: un
uomo d’azione (Tony Blair, già primo ministro britannico convertitosi
alla fede cattolica) e un uomo di pensiero (Jurgen Habermas, filosofo e
sociologo della Scuola di Francoforte), secondo i quali saremmo vicini
ad un rinnovamento della religione a
livello mondiale e alla fine della
secolarizzazione. Mons. Brugués
ritiene che la fede non è una reliquia
della storia e può avere un ruolo sal-
nomato: presiede l’incontro dei
Vicari Foranei.
Sabato 10
• Ore 10.00 Pergusa: presiede l’Assemblea Generale della Consulta
Regionale delle Aggregazioni
Laicali.
Domenica 11
• Ore 18.00 Bronte, parrocchia
Madonna del Rosario: celebra la
S. Messa e presenta il nuovo parroco Don Renato Minio.
®
Gentilissimi confratelli
l’anno della fede che da qualche giorno è iniziato e la spinta delle varie
esortazioni che il Santo Padre ha
rivolto a tutta la Chiesa dovrebbero
stimolare ogni singolo cristiano a
riscoprire le radici e le motivazioni
della propria scelta di fede. Una delle motivazioni di base del nostro
essere cristiani e sacerdoti in particolar modo penso sia l’impegno verso
le giovani generazioni per trasmettergli, come ci ricorda anche l’apostolo
Paolo, quello in cui noi stessi abbiamo creduto e cioè il Verbo della Vita;
come comunicare questo “incontro
con il Cristo nella Chiesa” ognuno di
noi lo sa benissimo e senza dubbio
nei modi più svariati cerca di realizzarlo. Nel rendervi partecipi della
scelta di nominarmi consulente provinciale del Centro Sportivo Italiano
e succedendo al carissimo don Nunzio Caprini che si è distinto nell’ultimo trentennio per il suo impegno
pastorale nell’associazione, mi preme farvi partecipi della volontà del
Centro Sportivo Italiano di promuovere ancor di più nelle parrocchie la
propria attività. Ciò potrebbe essere
utile per “contattare” le giovani generazioni e veicolare il messaggio cristiano anche attraverso lo sport. Il
CSI si prefigge quindi di educare i
giovani attraverso lo sport inteso non
solo come pratica fisica, ma come
mezzo di crescita soprattutto spirituale e intellettuale rendendo attuale
cosi il detto “mens sana in corpore
sano” e favorendo la crescita dei giovani non come singoli, ma come parte di un “gruppo” e non del “branco”.
L’attività sportiva, cosi come proposta, potrebbe quindi risultate un valido contributo all’attività gia presente
nelle nostra parrocchie e volta al raggiungimento di obbiettivi più ampi
rispetto a quelli che la nostra pastorale oratoriana molte volte in modo statico solitamente propone. Ciò non
significa che il CSI si sostituisce ad
una realtà, ma la coordina dal punto
di vista organizzativo nell’ambito
sportivo, proponendo anche la formazione degli animatori già presenti
nella parrocchia.
A tal proposito la presidenza provinciale di cui faccio parte si mette a vostra
disposizione per eventuali incontri per
meglio illustrarvi il progetto.
Per informazioni:
CSI, Via Raddusa 2 - 95131 Catania tel. 095.7150005 - Segr. Organizzativa: via Sebastiano Catania 176 95123 Catania www.csicatania.org;
[email protected]; [email protected]
Il Consulente Ecclesiastico Provinciale
Sac. Salvatore Cubito
Il Presidente Provinciale
Sebastiano Gazzo
7
Prospettive - 4 novembre 2012
DIOCESI
Studio Teologico San Paolo: Inaugurazione anno accademico 2012-2013
La tradizione della Chiesa accolta,
indagata e consegnata
uest’anno l’inaugurazione dell’anno accademico dello Studio Teologico interdiocesano S. Paolo ha registrato una presenza eccezionale che ha onorato le
Chiese di Sicilia e l’Arcidiocesi di
Catania in particolare: la partecipazione dell’Arcivescovo mons. Jean-Luis
Brugués o.p., Bibliotecario ed Archivista di Santa Romana Chiesa, che
non solo ha presieduto la concelebrazione eucaristica, tenuto l’omelia e la
prolusione accademica la sera di
venerdì 26 ottobre in seminario, ma il
giorno precedente nella prestigiosa
sede universitaria del Siculorum Gimnasium ha tenuto una conferenza di
grande spessore culturale per iniziativa dello stesso Studio Teologico. Alla
presenza dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina e di altri tre Arcivescovi, mons. Brugués, già segretario della Congregazione per l’Educazione
cattolica, dei Seminari e degli Istituti
Q
di Studi, mons. Salvatore Pappalardo
di Siracusa, mons. Alfio Rapisarda
nunzio apostolico emerito e del vescovo di Acireale mons. Antonino
Raspanti, già preside della Facoltà
Teologica di Sicilia, è stato inaugurato
il 44° anno accademico del S. Paolo.
L’atto accademico è iniziato all’altare
del Signore nella chiesa Regina Apostolorum con la partecipazione di oltre
una quarantina di sacerdoti, tra docenti, rettori di seminario e superiori di
istituti di vita consacrata. I canti anche
in gregoriano della s. Messa sono stati curati da una corale formata dai
seminaristi e dagli allievi, con l’assistenza liturgica del diacono greco-cattolico Paolo Gionfriddo, docente di
Teologia orientale, che ha cantato il
vangelo del venerdì della XXIX settimana per annun (Luca 12, 54-59).
A presiedere l’atto accademico, a
pochi giorni di distanza dall’apertura
dell’Anno della Fede nella ricorrenza
dell’inaugurazione del Concilio Vaticano II, mentre si sta celebrando il
Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, è stato nella qualità di
moderatore dello Studio mons. Gristina, che si è detto lieto di ospitare un
illustre presule della Santa Sede. Il
salone S. Agata, gremito da esponenti
del mondo culturale ed ecclesiale, ha
registrato anche la presenza di autorità civili e militari, del preside della
Facoltà S. Giovanni Evangelista di
Palermo, prof. Rino La Delfa, del presidente della Fondazione Oasi Città
Aperta di Troina, padre Luigi Ferlauto, e di studenti ed ex allievi provenienti anche dalle diocesi di Acireale,
Caltagirone, Nicosia, Noto e Siracusa.
Il preside mons. Gaetano Zito, docente di Storia della Chiesa, ha tenuto
l’articolata relazione sull’intensa attività svolta sul piano della ricerca e
della specializzazione scientifica e
della didattica, in sinergia con l’università statale ed altri enti culturali territoriali, e sul vasto programma varato
per l’anno 2012-2013 per lo Studio
inteso come comunità che accoglie la
tradizione viva della Chiesa, la indaga
per approfondirla, la consegna attraverso la ricerca e la docenza alle
comunità ecclesiali per sostenerle ed
educarle nella testimonianza da rendere a Gesù Cristo, Signore della storia,
con la credibilità della vita e la ragionevolezza della fede. Un’istituzione
accademico-ecclesiale qual è il S.
Paolo è chiamata a valorizzare con
intelligenza le opportunità pedagogi-
che e culturali insite nella celebrazione dell’Anno della Fede. “Sentiamo
particolarmente nostro”, ha affermato
il prof. Zito, “l’appello contenuto nel
motu proprio Porta Fidei a favorire
nelle nostre Chiese la riflessione sulla
fede e in modo immediato quanti di
loro studiano al S. Paolo e in forma
più ampia con la disponibilità dei
docenti a venire incontro alle esigenze
dei nostri vescovi. Lo Studio ha le
competenze necessarie per scrutare il
mistero rivelato, valorizzando le risorse della ragione illuminata dalla fede e
per contribuire a riscoprire i contenuti
della fede professata, celebrata, vissuta e pregata e riflettere sullo stesso atto
in cui si crede”.
“Al fine di approfondire il valore e il
significato della personale adesione di
fede alla parola di Dio” ha proseguito
il preside “abbiamo optato in special
modo per la costituzione dogmatica
sulla Divina Rivelazione; su di essa
terremo il seminario interdisciplinare
che precede la ‘disputatio’. Due
momenti di proficuo confronto tra i
docenti per i quali avremo la collaborazione del presidente dell’Associazione teologica italiana don Roberto
Greco. È questo il 3° passaggio, dopo
Lumen Gentium e Gaudium et Spes,
di un percorso che ci vede impegnati
ad approfondire le 4 costituzioni conciliari così da consegnare ai nostri studenti la memoria dell’evento conciliare”. Tra le diverse iniziative in corso
di avviamento il preside si è soffermato sulle più rilevanti novità in cantiere:
“Auguriamo che possa avviarsi presto
l’‘università del cambiamento’, progetto che riteniamo di grande opportunità per immettere nella veloce mutazione della società una stringente
visione antropologica fondata sulla
certezza consegnataci dalla Gaudium
et Spes: chiunque segue Cristo uomo
perfetto diventa anch’egli più uomo”.
Lo Studio ha registrato un ulteriore
incremento di nuovi alunni per accedere ai titoli accademici curriculari del
baccellierato e della licenza in Teologia. Al 1° anno sono 35, di cui 16 laici. Persiste una percentuale di laici che
scelgono di studiare al S. Paolo e provengono da diverse zone dell’isola.
Tra I e II ciclo i laici sono 124, circa il
50% degli studenti.
La dotta prolusione accademica su
“Vaticano II concilio del futuro?” è
stata offerta da mons. Brugués, il quale ha delineato la portata epocale e
decisiva dell’ultimo concilio ecumenico della storia la cui piena attuazione potrà essere misurata solamente
con le lenti del lungo termine per
superare le passioni del momento.
Nel corso della serata i docenti ex
allievi Dionisio Candido e Carmelo
Raspa hanno presentato il volume
miscellaneo “Quasi vitis” nel primo
anniversario della scomparsa del compianto studioso e indimenticabile
maestro mons. Antonino Minissale,
professore emerito di Sacra Scrittura
ed insigne biblista di fama mondiale.
Antonino Blandini
Prolusione di Mons Jean-Louis Brugués all’apertura dell’anno accademico dello Studio Teologico “S. Paolo”
Diffusione del Catechismo e della cultura dell’ascolto
n occasione delle celebrazioni dei primi cinquant’anni del Vaticano II l’anno
accademico dello Studio Teologico
“S. Paolo” della diocesi di Catania è
stato inaugurato con la prolusione
accademica tenuta dall’Arcivescovo
Mons. Jean-Louis Brugués sul tema:
“Vaticano II, concilio del futuro ?”.
Guardare al futuro del Concilio e a
ciò che accadrà nei prossimi cinquant’anni può sembrare una forzatura inopportuna, invece nelle parole di Mons Brugués si incontra una
scia luminosa di continuità con il
passato, riletto con lo sguardo al
domani, ma radicato nel Vangelo.
Tale prospettiva sollecita nuovi
impegni, tappe e traguardi da conseguire per dare continuità ed efficacia
al Vaticano II, considerato come
“l’evento più importante del seco-
I
lo”, secondo De Gaulle, o come un
“pittoresco meeting religioso”,
secondo la stampa laica americana.
Solo a distanza di anni si comprende
la profondità di un Concilio che
apporta nella Chiesa segni di rinnovamento reali e sostanziali e i benefici dei Concili di Trento, di Nicea,
del Laterano IV appaiono oggi pietre miliari nella storia della Chiesa.
Lo sguardo proteso al futuro costituisce una vera “bussola” per non
smarrire la giusta rotta.
Il Vaticano II è stato definito un
“concilio cristocentrico” ed i documenti conciliari indirizzano tutti gli
interventi della Chiesa verso il Cristo, dalla Lumen Gentium alla Gaudium et spes, ma nello stesso tempo
nella grande assise ecumenica si è
celebrata la cultura dell’ascolto,
assegnando al Vaticano II la caratteristica di “concilio dell’ascolto”,
dove la collegialità dei Vescovi ha
avuto il suo ruolo e l’attenzione ai
laici ha prodotto notevoli benefici
per la presenza della Chiesa nel
mondo.
Analizzando i diversi aspetti dell’ascolto, Mons. Brugués, che è stato
anche Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ha
sviluppato l’aspetto del gusto dell’altro, che essendo persona fatta a
immagine di Dio, riconduce e indirizza l’attenzione, l’ascolto e il dia-
logo con l’altro verso il Padre. Il
divino è, infatti, presente nella storia
dell’uomo, il Cristo costituisce il
centro della vita cristiana e lo Spirito Santo che nell’unità trinitaria è
Persona e quindi anch’esso protagonista nell’ascolto e nel dialogo.
La particolare attenzione allo Spirito
Santo, già presente in alcuni movimenti, indirizza i passi verso il futuro del Concilio che nel camminare
con la storia, leggendo il presente
con lo sguardo del passato, rivolgerà
nel tempo una specifica attenzione
allo Spirito Santo, segno e persona di
amore tra il Padre e il Figlio, a completamento della visione trinitaria.
L’attenzione verso l’altro nel Concilio si è concretizzata attraverso la
valorizzazione del laicato, che costituisce ancora oggi una sfida da condurre, mediante un’appropriata formazione, ed anche nell’apertura al
dialogo ecumenico, oltre che alla
dimensione missionaria della Chiesa (Ad Gentes- Evangelii nuntiandi)
I fatti accaduti dopo il Concilio, il
crollo delle ideologie e del muro di
Berlino, l’accelerato sviluppo tecnologico e scientifico, la manipolazione genetica reclamano da parte della
Chiesa puntuali risposte in linea di
continuità con il Concilio, dando
forza ed efficacia alle parole, molte
delle quali risentono di una corrosiva usura.
Nell’omelia che ha preceduto la
cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico Mons. Brugués, ha
commentato la parola “carità”, che
spesso viene sostituita con altri
sinonimi (solidarietà, attenzione al
sociale) facendo perdere l’essenza
medesima del termine che riconduce
a Dio- Carità-Amore e alla motivazione per cui si entra in relazione di
amore con gli altri, rispondendo ai
bisogni delle nuove povertà.
Proteggere il significato delle parole
come “madre chiesa” significa amare la chiesa intensamente come si
ama la propria madre e si ama di più
ciò che si comprende. La scarsa
conoscenza della dottrina cristiana
induce a puntare ogni sforzo sulla
diffusione del Catechismo della
Chiesa cattolica, che potrebbe essere chiamato “catechismo del concilio”, dono di Giovanni Paolo II che
negli anni del suo pontificato ha
contribuito allo sviluppo della Chiesa nel mondo, testimoniato e presente nella solenne Eucarestia dell’8
aprile del 2005, in occasione dei
funerali del Beato Giovanni Paolo
II.
Il condottiero
8
Prospettive - 4 novembre 2012
DIOCESI
XXV di sacerdozio di don Antonio De Maria e di don Ignazio Mirabella
Un dono a vantaggio di molti
a mattina di domenica 7
ottobre, memoria liturgica della Beata Maria Vergine del
Rosario, nella basilica cattedrale,
l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione della s. Messa nel 25° anniversario di sacerdozio di don Antonino De
Maria, parroco in Santa Maria Ausiliatrice e San Domenico Savio, e don
Ignazio Mirabella, parroco in San
Gaetano alla Marina, ordinati sacerdoti lo stesso giorno, il 7 ottobre
1987 in cattedrale, dall’Arcivescovo
mons. Domenico Picchinenna di
venerata memoria, che per l’ultima
volta presiedette a Catania un rito di
ordinazione presbiterale.
Hanno concelebrato oltre ai giubilati
anche mons. Francesco Ventorino,
professore emerito allo Studio Teologico S. Paolo, e padre Giuseppe
Putrino, giudice delegato del tribunale per le cause dei santi e docente
all’Istituto superiore scienze religiose San Luca, con l’assistenza del diacono permanente don Daniele Pappalardo, degli alunni del corso per il
diaconato Sant’Euplio, e della corale
parrocchiale diretta dal m° Puccio
Sanfilippo.
All’omelìa l’Arcivescovo, alla luce
della Liturgia della Parola, la pagina
biblica della creazione dell’uomo e
della donna, ha esaltato il valore del
sacramento del matrimonio cristiano
dell’uomo e della donna chiamati a
formare per amore una sola carne,
cioè un solo essere, e per donare, con
Dio, la vita (Genesi, 2, 18-24: “per
questo l’uomo abbandonerà suo
padre e sua madre e si unirà a sua
moglie…”, Vangelo secondo Marco
10,2-16 “l’uomo non separi ciò che
Dio ha congiunto”), invocando la
benedizione del Signore (Salmo
127): “Beato l’uomo che teme il
Signore e cammina nelle sue vie…”)
il quale ha reso “perfetto mediante la
sofferenza il capo che guida alla salvezza” (dalla lettera agli Ebrei 2,911).
L
(continua da pag. 1)
ACQUA NUOVA...
sacramenti.
I Padri Sinodali non hanno trascurato il riferimento al ruolo irrinunciabile della parrocchia, luogo privilegiato di evangelizzazione, ed hanno
indicato compiti e funzioni della vita
parrocchiale, dal parroco al diacono,
dal catechista al ministrante e all’animatore, in un’ottica di efficace
miglioramento e riorganizzazione.
L’attenzione ai giovani che rivelano
impegno e coinvolgimento nelle
Giornate mondiali della gioventù, si
indirizza ad una ricerca di nuove
strategie di cooptazione nel progetto
di Chiesa che dialoga con la società,
con la politica, con le ansie del mancato lavoro e del rallentato sviluppo.
Le considerazioni emerse rivelano
una visione “preoccupata” ma “tutt’altro che pessimista” della realtà
contemporanea, perché è dovere del
cristiano”vincere la paura con la
fede, l’avvilimento con la speranza,
l’indifferenza con l’amore”. “Non
dobbiamo accettare una visione
catastrofista della Chiesa” ha detto
il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, anzi, con la consapevolezza di una Chiesa viva, che ha
grandi esperienze che vanno sempre
Mons. Gristina si è fatto interprete di
tutta la straordinaria assemblea liturgica riunita in cattedrale per ringraziare il Signore per il dono del sacerdozio, dato ai carissimi parroci
Antonio ed Ignazio nella nostra
Chiesa e a vantaggio di tante perso-
ne, nel giorno del Signore: “Noi oggi
celebriamo il Signore crocifisso e
risorto, annunziamo la sua morte,
proclamiamo la sua resurrezione.
Noi veniamo messi in contatto con il
mistero pasquale in modo particolare. Gesù per amore nostro ha dato la
sua vita, accettò di essere reso perfetto per mezzo delle sofferenze.
Questo è il progetto del Padre: che il
Figlio divenisse capo e guida alla
salvezza. E Gesù svolge egregiamente questo compito. Noi abbiamo
la grazia di essere chiamati suoi fratelli. Gesù, colui che santifica, e noi
che siamo santificati condividiamo
l’umana natura; per questo non si
vergogna di chiamarci suoi fratelli
perché figli dello stesso Padre. Quello che Egli è per la natura a noi viene dato per grazia inimmaginabile
nella Iniziazione cristiana. Con i
sacramenti del Battesimo, della Cresima e con la partecipazione all’Eucaristìa noi riceviamo quest’inestimabile grazia. Siamo fratelli di
Gesù”.
Alla conclusione della celebrazione
giubilare, alla quale hanno partecipato il Vescovo ortodosso per i
rumeni d’Italia mons. Siluan Span e
il parroco ortodosso rumeno della
parrocchia S. Agata martire, padre
Valentin Dumitru Ilies, a nome dei
fedeli provenienti dalle parrocchie
dove operano e hanno operato i due
sacerdoti giubilati (Civita, Antico
Corso, Fossa Creta, S. Giorgio, Carruba, SS. Cosma e Damiano, Canalicchio, ecc.), il delegato arcivescovile per il Duomo mons. Barbaro
Scionti ha guidato la pia partica della supplica alla Madonna del Rosario
di Pompei, il cui culto nella nostra
arcidiocesi fu introdotto dal Beato
Cardinale Giuseppe Benedetto
Dusmet.
Padre De Maria, nato a Catania l’11
febbraio 1959, licenziato in Teologia
patristica alla Pontificia Università
Gregoriana, è canonico della basilica
Collegiata, docente al San Luca e
referente ecumenico per le chiese
ortodosse. Padre Mirabella, nato a
Catania il 10 ottobre 1961, ha conseguito il baccalaureato in Sacra Teologia e ha ricoperto vari e importanti incarichi ecclesiali, tra cui quello
di cappellano della Polizia di Stato.
®
Biancavilla in festa per i Giubilei sacerdotali di P. Brancato e di P. Novello
gioioso e più vivo di Cristo e del suo
Vangelo di vita”.
Ai cristiani dell’Oceania, infine,
viene raccomandato di sentire ancora “l’impegno a predicare il Vangelo
e a far conoscere Gesù nel mondo di
oggi”.
Il messaggio che utilizza un “linguaggio biblico più che teologico”,
si chiude con un riferimento alla
Vergine, Stella della Nuova Evangelizzazione, che “ci orienta nel cammino”, affinché porti luce nel
“deserto della fede” e diventi preghiera e forte carica di coesione e di
collegialità. Le Proposizioni, sintesi
del messaggio del Sinodo, illustrate
dal cardinale Wuerl sono così suddivise: 1) come si può fare per proclamare il Vangelo al mondo di oggi; 2)
come entrare nel merito della proclamazione; 3) identificazione di
tutti i luoghi in cui può aver luogo la
Nuova Evangelizzazione; 4) chi
sono i nuovi evangelizzatori e tra
questi figurano appunto, i giovani da
guardare non come coloro che hanno bisogno di essere evangelizzati,
bensì come protagonisti e attori nell’evangelizzazione, speranza della
Chiesa del domani.
l’Arcivescovo ha sottolineato e invitato i presenti a riscoprire il “senso
dello stupore” e ripetuto più volte il
Salmo 125 “Grandi cose ha fatto il
Signore per noi”. Inoltre commentando le letture della XXX domenica
del tempo ordinario, ha ribadito l’importanza del ruolo dei sacerdoti invitando tutti a pregare per loro. Successivamente padre Placido Brancato
e padre Salvatore Novello hanno rinnovato le proprie promesse sacerdotali.
Fu l’allora Arcivescovo di Catania,
Monsignor Carmelo Patanè, il 18
ottobre 1942, ad ordinare sacerdote
Padre Placido Brancato nella chiesa
Madre “San Giovanni Battista” di
San Giovanni La Punta. Mentre il 28
ottobre di 20 anni dopo (era il 1962)
Padre Salvatore Novello veniva ordinato nella cappella della Casa Madre
Saveriana di Parma dal Cardinale di
Boston, Monsignor Richard James
Cushing insieme a 23 suoi confratelli. Anche i fedeli sono stati invitati a
rinnovare con il Credo la loro professione di fede. La Celebrazione Eucaristica è proseguita con la processione offertoriale da parte dei parenti
dei due sacerdoti, la Consacrazione e
la distribuzione della Santa Comunione. Prima della benedizione finale
Padre Placido Brancato ha voluto
lanciare un suo messaggio alla comunità biancavillese da parte del clero e
delle istituzioni avendo un occhio di
riguardo per i giovani. Anche il canonico Salvatore Novello ha voluto ringraziare tutti coloro che sono intervenuti e a tracciato un breve bilancio
della sua attività pastorale. Infine il
Sindaco di Biancavilla, Giuseppe
Glorioso ha voluto omaggiare i due
sacerdoti con dei doni a nome della
città. Prima del rientro del clero in
sacrestia è stato benedetto e incensato il Crocifisso ottocentesco posto
nella navata sinistra della Basilica
dopo i lavori di restauro da parte del
laboratorio d’arte del maestro Antonino Vaccaielli di Catania. L’opera
così è ritornata nel suo antico splendore per essere ammirata e oggetto di
preghiera da parte dei fedeli.
®
Antonio A. Marino Zappalà
Riscoprire il senso dello stupore
a comunità ecclesiale di Biancavilla doppiamente in festa per i
Giubilei sacerdotali per i 70
anni di ordinazione di padre
Placido Brancato, parroco emerito della chiesa Annunziata e
attuale rettore della chiesa San
Giuseppe, e per i 50 anni del
canonico Salvatore Novello,
rettore della chiesa Sant’Antonio. A precedere i festeggiamenti dei due sacerdoti sono
stati alcuni momenti celebrativi
allestiti dalle comunità parrocchiali rispettivamente dell’Annunziata e della Matrice. È stato
l’Arcivescovo di Catania, Monsignor
Salvatore Gristina, lo scorso 28 ottobre a presiedere una solenne concele-
più comunicate e condivise, viene
ribadito l’ottimismo per il futuro.
“Ci sono delle sfide, dei problemi di
fronte a noi, ma questi sono delle
opportunità di evangelizzazione per
la Chiesa”.
C’è tanta secolarizzazione nel mondo, ed i problemi sono complessi e
vasti, ma i Padri sinodali hanno
mostrato coraggio” affrontando in
maniera assai analitica gli aspetti
relativi all’educazione e alla cultura,
in particolare sul tema dell’incontro
tra fede e ragione in un ambito scientifico che “per sé, è tutt’altro che
lontano dalla fede”, così pure appare
una strada particolarmente efficace
nella nuova evangelizzazione” quella della valorizzazione dell’arte e
della bellezza: il cardinale Wuerl ha
detto che “è importante non solo dire
che il nostro Signore è buono, ma
che è anche bello, il Vangelo è bello,
e la bellezza è profondamente radicata nella storia della Chiesa”.
A questo proposito il porporato ha
fatto notare che siamo a Roma e
“siamo circondati dalla bellezza” per
questo motivo “dobbiamo risvegliare nelle persone la ricerca della bellezza che è Dio”. Nel messaggio dei
262 Padri sinodali si sottolineano
ancora specifici richiami: alla politi-
ca “alla quale si chiede un impegno
di cura disinteressata e trasparente
del bene comune”; alla libertà religiosa e al dialogo interreligioso,
strumento di pace e contributo contro ogni fondamentalismo, spesso
causa di violazione dei diritti umani.
Il “nuntius” del Sinodo si conclude
con delle raccomandazioni specifiche ai cristiani di ogni continente.
In Africa, la Chiesa è chiamata in
particolare a farsi luogo di incontro
tra culture antiche e nuove e mediatrice nella cessazione di conflitti e
violenze. In America del Nord, dove
la secolarizzazione è piuttosto avanzata, i cristiani devono essere aperti
soprattutto nell’accoglienza di immigrati e rifugiati. In America Latina
prevalgono invece le sfide della
povertà e della violenza, assieme a
quelle - più recenti - del pluralismo
religioso. Le comunità cristiane dell’Asia, tra le più ostacolate e perseguitate del mondo, trovandosi in una
condizione di minoranza, sono esortate alla saldezza nella fede.
L’Europa, segnata da una secolarizzazione radicata e spesso anche
aggressiva, deve, attraverso le sue
comunità cristiane, rispondere a tale
sfida e superarla, cogliendovi
“un’occasione per un annuncio più
L
brazione Eucaristica
nella Basilica Collegiata “Santa Maria
dell’Elemosina”
aprendo di fatto
l’Anno della Fede
indetto da Papa
Benedetto XVI nel
vicariato. Dopo i
saluti da parte di
padre Giovambattista Zappalà, vicario
foraneo di Biancavilla e Santa Maria
di Licodia, Monsignor Salvatore Gristina ha asperso il popolo in ricordo
del Santo Battesimo. Nell’omelia
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Prospettive - 4 novembre 2012
DIOCESI
Nesima-Monte Po: Cappella adorazione eucaristica perpetua
Incontrarsi
nel silenzio
ispondo alla chiamata ‘Il Padre cerca adoratori che possano adorarlo in
spirito e verità’ e desidero impegnarmi personalmente con Gesù, realmente presente nel Santissimo
Sacramento dell’Eucaristìa, esposto
in questa chiesa, per adorarlo con
fedeltà, un’ora la settimana, da ora in
poi”. Ciò è quanto si legge nella
scheda d’iscrizione che quasi duecento parrocchiani, uomini e donne
d’ogni età e condizione, della parrocchia “S. Maria del Rosario in
Nesima-Monte Po”, periferica solo
geograficamente e topograficamen-
“R
te, affidata alle cure pastorali dello
zelante parroco padre Aldo Mignemi, hanno già sottoscritto e consegnato per rendere operativa ed organizzata da giovedì 25 ottobre l’adorazione perpetua della Santissima
Eucaristìa, le cui fasi più lunghe ed
impegnative sono quelle notturne. I
fedeli hanno ricevuto pure un volantino intitolato “Nella notte in cui fu
tradito” e in cui vengono evidenziate le meraviglie operate dal Creatore:
la creazione dell’universo e della
luce nel silenzio della notte eterna, la
vocazione di Abramo nella notte di
Ur dei Caldei, il decalogo consegna-
to dall’Eterno a Mosè nella notte del
Sinai, la liberazione del popolo d’Israele nella notte di Pasqua, ecc..
Nostri concittadini di una parrocchia, lontana dal centro storico e dal
recente passato rurale e campestre,
hanno saputo introdurre in umiltà e
silenzio lo straordinario servizio
ecclesiale e spirituale dell’adorazione eucaristica perpetua, tra i pochi
attivi in Italia, che si terrà ogni giorno, senza soluzione di continuità, 24
ore su 24, in un’apposita cappella
limitrofa alla sede della parrocchia
ed adibita esclusivamente all’adorazione personale o comunitaria dell’Eucaristìa, esposta nell’ostensorio
sistemato in un tronetto stilizzato a
forma di culla.
A benedire la cappellina ubicata in
via G. Cardano, angolo via L. Pavarotti (in fondo a via Palermo), è stato l’Arcivescovo Mons. Salvatore
Gristina lieto e commosso della bel-
la ed esemplare iniziativa ecclesiale,
densa di fede in Cristo Risorto presente nell’Eucaristìa, promossa nell’Anno della Fede e che riprende la
pia e lodevole tradizione dell’adorazione eucaristica perpetua delle
monache benedettine, delle suore
pie discepole, delle suore e delle
dame sacramentine nonché degli
adoratori della distrutta chiesa S.
Euplio curata dal canonico Tullio
Allegra.
Il piccolo luogo di culto pubblico
eucaristico, con il consenso dell’Arcivescovo è stato intitolato ai primi
santi adoratori di Gesù, la Madre, la
Santissima Vergine Maria e il Padre
putativo, il castissimo sposo San
Giuseppe; è ornato da un dipinto,
opera del pittore catanese Antonino
Conti, che rappresenta la Natività
nella grotta di Betlemme. Per ora
saranno quasi duecento i fedeli che
assicureranno a coppia i turni inin-
terrotti di adorazione a Gesù Eucaristico. I fedeli di Nesima-Monte Po
sono stati invitati dall’Arcivescovo
a pregare per i sacerdoti il cui ministero voluto da Cristo rende possibile la celebrazione dell’Eucaristia:
“Eucaristìa e sacerdozio sono
inscindibili, ogni volta che ci mettiamo davanti all’Eucaristìa una preghiera per i sacerdoti, perché possiamo rispondere sempre meglio al
compito che il Signore ci affida a
servizio della comunità e, quindi, di
tutte le persone. Cerchiamo di vivere così il dono che il Signore oggi ci
fa. E sono sicuro che quest’iniziativa farà crescere questa comunità
parrocchiale, sarà di sollievo e di
aiuto anche a tante persone e ringrazio voi per quello che farete affinché
questa cappella possa essere disponibile anche per gli altri”.
A
Badia S. Agata: Nomina del Rettore Padre Massimiliano Parisi
Dissotterrare il tesoro nascosto
n occasione della nomina
del nuovo rettore della
chiesa della Badia S. Agata nella
persona di padre Massimiliano Parisi, segretario arcivescovile e coordinatore della segreteria della Visita
Pastorale, proponiamo una breve
sintesi degli interventi del direttore
dell’ufficio diocesano per i BB.CC.,
padre Carmelo Signorello, del vicario episcopale per la Cultura, mons.
Gaetano Zito, e dell’Arcivescovo
Mons. Salvatore Gristina, fatti la
mattina del 15 ottobre in occasione
della riapertura.
P. Signorello, nel ringraziare tecnici,
artisti e artigiani che hanno lavorato
in questi anni, ha sottolineato il
carattere peculiare monastico della
chiesa: i segni sono discreti ma la
caratterizzano assolutamente. Un
segno evidente, la presenza dell’altare di S. Benedetto; la presenza
monastica è affidata anche ad altre
memorie come i 4 cartigli con scritte
in latino sugli archi che sorreggono
la cupola: “È cosa buona confessare
l’Altissimo e cantare lodi al tuo santo nome, o Signore”, messa sopra
l’arco che custodisce il coro con
l’organo in pessime condizioni di
conservazione; “Vieni, o sposa, dal
Libano, vieni e sarai coronata”, tratta dall’ufficio delle Vergini, in corrispondenza della grande edicola del
Crocifisso con grata delle professioni, il luogo della donazione completa della monaca consacrata a Dio,
sposata a Cristo. In questo tempio la
comunità monastica viveva i suoi
momenti di preghiera cadenzati dal
canto dei salmi, dalla lode e dalla
celebrazione dell’Eucaristìa, scopo
precipuo della vita monastica benedettina. Dato l’impianto tipicamente
I
riguarda l’adeguamento liturgico
allo spirito del Vaticano II c’è un
progetto idoneo allo scopo in fase
avanzata di studio.
Mons. Zito, che oltre ad essere preside dello Studio Teologico San Paolo
dove insegna storia della Chiesa è
anche cappellano della comunità del
monastero S. Benedetto in via Crociferi, ha illustrato l’aspetto storico
della Badia mettendo in evidenza la
plurisecolare presenza benedettina,
strettamente legata alle vicende della
Chiesa di Catania. Dato che il senso
della chiesa della Badia è meglio
comprensibile se collegato a tutto
l’impianto dell’edificio monastico,
c’è da augurarsi da competenti uno
studio sul complesso monastico che
abbraccia tutto l’isolato, nel cuore
della città. La comunità di S. Agata
visse in una Catania dove c’erano
altre comunità monastiche femminili, la cui presenza si impiantò da noi
due secoli dopo quella benedettina
maschile.
Il monachesimo femminile, ha sottolineato il preside, costituisce una
presenza senza soluzione di continuità nella città. Prima del 1693 i
monasteri femminili erano 11, altri
14 erano sparsi nel vastissimo territorio della diocesi, poi la più smembrata dell’isola. Il vescovo Riggio
affidò i beni e gli archivi delle comunità scomparse al seminario. Solo 5
furono ricostituite. Il monastero S.
Agata (col nome di Santa Zita) fu
fondato dal nobile militare genovese
Ernesto Cicala nel 1620 e abitato
dalle minime di S. Francesco di Paola; nel 1652 il vescovo Gussio, dato
lo scarso numero, lo assegnò alle
benedettine che dalla S. Congregazione dei Riti ebbero concesso di
giugno, a ricordo della cessazione
della peste del 1576, fino al 1962
festa del Patrocinio di S. Agata. Il
monastero crollò col terremoto del
1693 e a metà Settecento un incendio distrusse l’archivio provocando
gravi danni anche alla chiesa, che
venne dedicata nel 1767.
Lo studioso ha evidenziato, con
dovizia di particolari anche con riferimento al numero “non impressionante” delle “professe”, le vicende
delle comunità monastiche prima e
dopo le leggi eversive del 1866 che
non soppressero i monasteri ma li
privarono della personalità giuridica,
entrando in possesso del demanio
statale tutto il patrimonio immobiliare e mobiliare dei conventi e dei
monasteri, comprese le chiese con
gli arredi liturgici e gli archivi. L’incameramento dei beni lasciò sostanzialmente intatta la composizione e
la vita delle comunità femminili,
come avrebbe attestato il card.
Dusmet. L’ultimo monastero a
sopravvivere e a giungere sino a noi,
grazie all’intervento del card. Francica Nava (che comprò la chiesa e
una piccola porzione del monastero
S. Agata), è quello di S. Benedetto.
L’Arcivescovo ha evidenziato gli
ottimi risultati dei lavori effettuati in
sinergia con altri enti, grazie anche
alle iniziative del sovvenzionamento
dell’8x1000. La CEI contribuisce
con somme così prelevate. “Quello
che generosamente gli italiani danno, con la stessa generosità e intelligentemente viene utilizzato” ha detto l’Arcivescovo “Qualche volta ci
sono delle polemiche più o meno
assennate, i risultati sono qui. Le
chiacchere possono essere articolate,
gonfiate, ma i risultati sono questi.
Mi preme sottolineare questa sinergia; dal punto di vista economico la
diocesi si è anche impegnata in prima persona. Ma sono lieto d’aver
potuto con qualche determinazione
orientare affinché oggi avessimo
questo risultato frutto di sinergia.
Grazie a tutti, maestranze comprese.
Tante volte anche in orario di lavoro
diverso ho visto persone che qui
lavoravano. La preghiera che facciamo adesso è anzitutto ringraziamento al Signore per questi aspetti positivi. La preghiera acquista anche un
significato di supplica per farci valorizzare bene questo tesoro che è
anzitutto chiesa e quindi viene restituito al culto.
La preghiera di benedizione, ha precisato l’Arcivescovo, fa riferimento
ai tesori inestimabili del Vangelo e
dell’Eucaristìa; presenta anche delle
belle prospettive, parla di punto di
riferimento per l’incontro fra i vicini
e i lontani, centro promotore di ogni
generoso slancio verso la città degli
uomini. Questo luogo deve rifarsi a
queste finalità specifiche, liturgiche
pastorali anche per la sua ubicazione. Sono lieto che ancora una volta
possiamo restituire alla città qualcosa di splendido. Ci sono purtroppo
altre realtà che non sono fruibili.
Diamoci da fare tutti! Cerchiamo di
valorizzare al meglio quello che c’è.
Catania è una grande città che ha
tesori che tanti ci invidiano. Questo
fa riferimento alla nostra responsabilità di custodirli e valorizzarli. Possiamo farci ispirare da quello che
stiamo incominciando a vivere,
l’Anno della Fede. Vogliamo fare in
modo che questo luogo possa diventare punto di riferimento e di incontro per comprendere il Vaticano II.
Dobbiamo valorizzarlo; da qui possiamo avere generosi slanci verso la
città degli uomini per sottolineare di
essere veramente cristiani”.
10
Prospettive - 4 novembre 2012
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
ASCOLTA ISRAELE
XXXI DOM T.O. B - Dt 6,2-6; Sal 17/18,2-4.47.51;Ebr 7,23-28; Mc 12,28b.34
Il precetto di amare Dio ed il prossimo
come noi stessi pare che sia conosciuto da
tutti o almeno dagli scribi, se lo scriba che
interroga Gesù non solo conferma la risposta di Gesù, ma addirittura lo specifica
dopo aver detto: “Hai detto bene”, cam-
biando la “mente” in “intelligenza”. La
specificazione anche se si può addebitare a
differenti traduzioni, tuttavia sottolineare
con “intelligenza” l’amore verso Dio è molto significativo. Cuore ed intelligenza debbono andare di pari passo se non si vogliono gravi sorprese. Gesù infatti non coglie
l’approvazione dello scriba per auto lodarsi, ma per affermare due cose: valorizzare
ciò che dicono e pensano gli altri, la seconda riconoscere che lo scriba non è lontano
dal regno di Dio.
Ciò sottolinea quanto Paolo afferma nella
lettera agli Efesini: Dio è presente in tutti e
agisce in tutti quasi a dire che tra gli uomini vi possono essere diversità di opinioni,
diversità di lingue e di razza, ma alla base
tutti abbiamo lo stesso Dio che opera in
ciascuno.
Questo ci dice quanta apertura ognuno
deve avere verso gli altri, le loro posizioni e
le loro situazioni. Il sacerdozio nuovo a differenza del precedente comporta non più la
precarietà ma la costanza. Il nuovo sacerdote, Cristo, è sempre presente, è sempre
vivo presso il Padre per intercedere per cia-
scuno. Quasi a dire che l’amore di Dio per
noi non è una tantum ma perenne, costante
e in ogni momento. La funzione sacerdotale
della Chiesa deve essere secondo questi elementi: amore con intelligenza e costanza.
Cioè con Dio e con i fratelli bisogna avere
amore costante e perenne. L’atteggiamento
più idoneo secondo la preghiera ebraica è
di ascoltare: “Ascolta Israele”. L’ascolto di
Dio e dei fratelli, del Dio unico, può essere
la via per risolvere ogni questione.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
La tristezza secondo Dio 2 Cor 7,5-16
Paolo scrive una lettera severa ai Corinti a
causa di un personaggio che aveva offeso lui
e tutta la comunità. Aveva fatto a Tito le loro
lodi parlandone bene da tutti i punti di vista.
Egli nel frattempo si trova in Macedonia,
dove ha avuto tante tribolazioni sia all’interno sia all’esterno della comunità. L’arrivo di
Tito in Macedonia lo solleva in un certo qual
modo da queste tribolazioni perché annuncia
l’affetto, l’amore, il dolore, che i Corinti
nutrono per lui. Ma egli non si pente di avere arrecato a loro una grande tristezza a causa della lettera severa che aveva scritto. La
tristezza da lui arrecata è una tristezza
secondo Dio, non è la tristezza del mondo,
che porta alla morte. La tristezza secondo
Dio provoca un pentimento irrevocabile che
porta alla salvezza, mentre quella del mondo
porta alla morte. La gioia di Paolo è ancora
grande per quello che riferisce Tito nei loro
confronti. Infatti ciò che racconta Tito smentisce le lodi che Paolo aveva tessuto a Tito
nei loro confronti. Non ha avuto motivo di
vergognarsi di loro e di questo è contento
perché può contare su di loro.
L.C.
Il Sacerdote sa che è indispensabile un costante confronto con la Parola di Dio
Da Gesù la radice della «vita buona»
Preghiera
Il Sacerdote sa che la lettura attenta
della Parola di Dio tende a diventare preghiera e a trasformare la vita.
Si parte dal testo per arrivare alla
fine alla trasformazione del cuore e
della vita.
Oppure si parte dai fatti della vita per
comprenderne il significato e il messaggio alla luce della parola di Dio.
I suoi momenti possono essere
espressi nelle due domande: come si
rivela la presenza di Dio in questo
fatto? quale invito il Signore mi
rivolge attraverso di esso? tenuto
conto che l’autenticità delle risposte
sarà verificata richiamandosi ad
esempi o parole di Gesù nel Vangelo
o ad altre situazioni o parole della
Scrittura.
Inoltre come vivere la Liturgia delle
Ore? In essa il Dio, che ripetutamente ci parla, ascolta la nostra risposta
e ci suggerisce la parola stessa con
cui rispondere. Tutta la creazione ha
il suo capo in Gesù crocifisso e risorto. Ha il suo corpo in tutti coloro che
a lui sono vitalmente connessi. La
creazione risponde al suo Creatore
ritmando la sua lode e la sua implorazione sul respiro stesso dell’universo, cioè sul fluire del tempo e sulla vicenda perenne e sempre nuova
della luce.
ta dei salmi, dal momento che anche
gli uccelli piccolissimi accompagnano il sorgere del giorno e della notte
con un atto di pietà abituale e con un
dolce canto?”
Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato la dignità e il valore di questa preghiera: “Quando a celebrare debitamente quel mirabile canto di lode
sono i sacerdoti e altri a ciò deputati
da un precetto della Chiesa, o i fedeli che pregano insieme con il sacerdote nella forma approvata, allora è
veramente la voce della Sposa stessa
che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo, insieme col suo
Corpo, eleva al Padre”.
Nella Liturgia delle Ore la stessa
parola di Dio mette sulle nostre labbra il canto di risposta, proponendoci la recita dei salmi, i quali sono,
come tutte le altre pagine della Bibbia, divinamente ispirati, e insieme
sono vera e appassionata preghiera
dell’uomo. S. Paolo dice: “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso
intercede con insistenza per noi, con
gemiti inesprimibili”. Lo Spirito
Santo dunque, “che ha parlato per
mezzo dei profeti” ed è l’autore principale dei salmi, prega con la nostra
voce e assicura alla nostra implorazione il gradimento del Padre.
Liturgia
Ogni essere, in qualche modo, si
congiunge a questa preghiera cosmica che si eleva a Dio, soprattutto nei
due momenti principali del tramonto e del primo mattino. Dice S.
Ambrogio: “Quale uomo dotato di
sensibilità non arrossirebbe di concludere la sua giornata senza la reci-
I Salmi
Lo stesso Signore Gesù nella sua vita
terrena ha pregato con i salmi, e continua oggi a pregare con noi. Con i
salmi ha pregato la Vergine Maria,
con i salmi hanno pregato tutte le
generazioni cristiane. S. Ambrogio
dice: “Che cosa vi è di più bello del
salmo?... Il salmo è benedizione del
popolo, lode a Dio, inno di lode del
popolo, applauso generale, inno dell’universo, voce della Chiesa, canora
professione di fede, devozione piena
di autorevolezza, gioia della liberazione, grido di allegrezza, esultanza
della gioia. Mitiga l’ira, respinge
l’angoscia, solleva dal pianto. Arma
nella notte, magistero nel giorno,
scudo nel timore, festa nella santità,
immagine della quiete, pegno della
pace e della concordia: come una
cetra, da suoni diversi e diseguali
esprime un unico canto. Lo spuntare
del giorno fa risonare il canto del salmo, col canto del salmo risponde il
tramonto”.
Tutti i salmi nel loro senso più profondo e pieno parlano di Cristo, che
soffre nella sua passione ed è salvato
e glorificato dal Padre nella risurrezione, o della Chiesa, che è pellegrina in terra e si allieta nel Regno, o
dell’uomo redento tribolato e perseguitato, ma insieme in serena attesa
della gioia eterna. Oppure in essi
parla Cristo o la Chiesa o il cristiano.
Dice Gesù: “Le parole che vi ho detto sono spirito e vita”. Tutto è destinato a trasformare la vita del credente e farne un uomo nuovo, una persona in cui Cristo stesso si esprima,
ami e si metta a servire. È destinato
a trasformare la comunità degli
uomini secondo il dinamismo e la
grazia della comunione, così da farne un popolo nuovo, come dice il
Concilio: “Fino a quel giorno in cui
gli uomini, salvati dalla grazia, renderanno gloria perfetta a Dio, come
famiglia da Dio e da Cristo fratello
amata”.
San Paolo dice “La parola di Cristo
dimori tra di voi abbondantemente”.
Con la Parola e nella Parola ci si edifica a vicenda, comunicandoci le
rispettive reazioni e risonanze suscitate dallo Spirito. Ci si corregge a
vicenda. La correzione fraterna
autentica è una realtà profondamente evangelica. Siamo tutti responsabili gli uni degli altri, tutti umili
ascoltatori della Parola e bisognosi
di reciproca comunicazione nella
fede.
Solo per questa via si arriva a
costruire la comunità nella comunione. Nasce la comunità come la realtà
in cui crediamo, testimoniamo la
fede e la diffondiamo: “La parola del
Signore riecheggia per mezzo
vostro”, “La nostra lettera siete voi”.
Occorre un costante confronto con la
Parola di Dio, in cui il riferimento ad
essa s’intreccia con il riferimento
alla concreta situazione umana.
Padre Angelico Savarino
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Prospettive - 4 novembre 2012
spettacolo
Debutta la stagione del “Brancati” con Tuccio Musumeci protagonista di “Il cappello di carta”
Tra impegno e divertimento
d inaugurare il cartellone 2012–13 diretto da
Tuccio Musumeci, “Il cappello di
carta”, commedia tra le più comiche
e al tempo stesso commoventi di
Gianni Clementi, autore contemporaneo fra i più rappresentati. Una
pièce su una famiglia sullo sfondo
del ’43, con numerosi colpi di scena
e trovate esilaranti che mettono in
luce una famiglia di operai dove “c’è
disperazione, ma tanta poesia, come
sottolinea Gianni Clementi, una
solidarietà che oggi non conosciamo
più”. L’autore, romano, 54 anni, che
scrive ormai per Baudo, per Vaporidis e porta in scena con successo i
suoi testi chiosa: “Il mio è un teatro
tragicomico, perché per dire qualcosa al pubblico lo devi fare sedere alla
sua tavola; di ambientazione e lingua
romana; che si muove dalla Seconda
guerra ai giorni nostri, spesso con
pochi attori per potere andare in tour
più facilmente in tempi di crisi;
incentrato sulla famiglia, l’ambito
più straordinario che si possa indagare con dinamiche riconoscibili a
ogni latitudine”.
Il testo aveva già debuttato nel ’9697 con Riccardo Garrone, Sabrina
Impacciatore e la regia di Nora Venturini. Una storia di una famiglia
operaia, immigrata dalla Sicilia da
anni sull’onda della costruzione del
quartiere Eur di Roma; ambientata
tra l’estate e l’inizio dell’inverno del
A
1943, racconta la storia, filtrata da
un modesto interno familiare della
periferia romana, che vede un nonno
autoritario e un po’ svanito (Carlo)
interpretato dal mattatore Tuccio
Musumeci, il figlio Leone (Massimo Leggio) che ha ereditato il suo
mestiere, il nipote Candido (Claudio
Musumeci) che non ne vuole sapere
di sporcarsi le mani con la calce, la
nipote Bianca (Laura Tornambene)
impegnata nella stagione dell’amore,
la nuora Camilla (Olivia Spigarelli)
che sembra non sopportare più le
stranezze del vecchio, una figlia
vedova Anna (Loredana Marino) in
cerca di sistemazione ed il pretendente della ragazza Remo (Josefia
Forlì) amico di Candido nullafacente. Scene che sono fotografie rapide
di un intreccio di eventi dolorosi che
sconvolsero Roma e tutta l’Italia nella tragica stagione (dal bombardamento di S. Lorenzo al rastrellamento degli ebrei del ghetto) e i problemi quotidiani economici che assillano la famiglia operaia.
Argomenti di ieri ma anche di oggi:
fame, guerra, bombardamenti, pulizia etnica, drammi camuffati da
commedia. Anni sì di scommesse e
di incertezze, ma soprattutto anni di
speranze: il baratro della guerra e
dell’occupazione nazista, il tutto
venato da un carattere sognante e a
volte scherzoso, l’uomo di tutti i
giorni con l’anima ferita ma sublime.
Il teatro è la migliore arte per
parlare al cuore della gente, è
una passione da vivere attraverso la condivisione e la partecipazione del pubblico. Movimenti scenici di effetto e incalzanti che riportano lo spettatore
dalla scena alla realtà, in un
gioco dialettico intelligente e
coinvolgente e Tuccio Musumeci guida il gioco tra quel che
si dice e quello cui si allude,
con la regia di Giuseppe
Romani, le scene di Riccardo
Perricone e i costumi delle
sorelle Rinaldi. Intrigante la
colonna sonora che riprende i
light motiv e le canzonette di
quegli anni, con accentuazioni
melodiche e sentimentali che
scaldavano i cuori.
Un allestimento che si distingue per la sua connotazione linguistica in un mix di siciliano e
laziale, lasciando al pubblico quell’insight da trovare nei retail, con un
finale di largo effetto emotivo sulla
concezione della morte, destino
“fatale” ma con spunti legati ad un
realismo classico in una avventura
metafisica della parola, che richiama
sentimenti ineffabili ormai obsoleti
nella società attuale.
Applausi prolungati hanno salutato
lo spettacolo in una serata ricca di
sorprese sull’onda sentimentale, dall’impeto gioioso che dà speranza in
un periodo di crisi che attraverso il
nostro pianeta, per ridere allegramente anche in questo momento difficile dove gli uomini di potere
mostrano la parte peggiore di sé.
Il direttore artistico Tuccio Musumeci con soddisfazione ricorda che
il teatro Brancati compie cinque anni
dalla sua nascita evidenzia “un altro
traguardo raggiunto insieme a voi e
per voi. In un tempo in cui tutti ci
lamentiamo per la crisi, e l’incertezza sembra farla da padrona, noi tutti
siamo ancora qui, puntuali all’appuntamento. Certo non possiamo
nascondere che è un momento difficile, la crisi c’è e si vede.
E questo a volte può comportare
cambiamenti improvvisi di titoli,
perché il teatro italiano tutto e le
compagnie, si vedono costretti a cancellare intere tournée”. Tra novembre e dicembre andrà in scena il
Gran Varietà con Gennaro Cannavacciuolo. Terzo spettacolo Muratori con Nicola Pistoia e Paolo Triestino. Seguirà a febbraio Mai stata sul
cammello? Con Alessandra Cacialli
e Debora Bernardi, regia di Romano
Bernardi. Ritorna Tuccio Musumeci
con Fumo negli occhi, per la regia di
Nicasio Anzelmo.
Penultimo spettacolo Serata d’onore
e d’amore di e con Anna Mazzamauro. Ultimo lavoro La vita è uno spettacolo di e con Pippo Baudo con la
regia di Gino Landi. E se “la vita è
uno spettacolo” come può mancare
un invito alla ribalta? Ecco allora in
scena un grande juke box, con 50
numeri, ogni numero, scelto dal pubblico in sala, corrisponderà al primo
piano di un grande personaggio, di
cui Baudo, stavolta in mezzo al pubblico in un’atmosfera salottiera, racconterà un episodio, un aneddoto
mai svelato che li ha visti protagonisti.
Artemisia
Ripresa autunnale della stagione lirica 2012 con “L’italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini
ontuosa ripresa autunnale della stagione lirica 2012 con “L’italiana in Algeri” di
Gioacchino Rossini, libretto di
Angelo Anelli che, pare, abbia tratto
spunto da una vicenda realmente
accaduta: Isabella, messasi in viaggio col cicisbeo Taddeo per rintracciare il fidanzato Lindoro dato per
disperso in mare, fa naufragio sulle coste algerine
e viene condotta a Mustafà, bey di Algeri, preceduta
da fama di donna fascinosa; il bey, che attraversa un
periodo di “stanca” sentimentale nei confronti di
Elvira sua prima favorita,
solleticato dalle notizie
giunte sulla giovane italiana, medita di ripudiare
costei per offrire quel ruolo e rango alla bella italiana; Elvira, giunta alla corte
del bey, scopre che Lindoro era trattenuto costì e studia uno stratagemma per
volgere a proprio vantaggio una situazione imbarazzante e una sorte che
non aveva alcuna intenzione di subire; mostrandosi sensibile
alle lusinghe del despota turchesco,
studia come creare una situazione
favorevole alla fuga sua di Lindoro e
di Taddeo; Mustafà, non comprendendo bene il ruolo di Taddeo, lo
islamizza facendolo tenere sotto
S
La perfezione del genere buffo
controllo dall’eunuco Haly; Isabella,
consapevole del fascino che esercita
sul bey, lo induce a rivedere i suoi
propositi nei confronti di Elvira
rendone di fatto la fuga. L’opera,
scritta in diciotto giorni a ventuno
anni di età da Rossini, piacque molto a Stendhal, letterato di grande
(facendosela alleata) e ad accettare
un’onorificenza straordinaria europea: nientemeno che il titolo di pappataci con conseguente cerimonia e
banchetto; Mustafà accetta, ritenendo di ingraziarsi definitivamente
l’altera Elvira assecondandola, favo-
finezza culturale e intellettuale, che
la definì “la perfezione del genere
buffo”. Da queste premesse prende
le mosse la regia di Michele Mirabella, intelligente e stimolante personaggio mediatico a tutto tondo il cui
curriculum reca esperienze cono-
scenze e passaggi di vario genere,
culturalmente efficaci e ben calibrate. Per la sua “Italiana” si è avvalso
della scenografia e dei costumi disegnati da Alida Cappellini e Giovanni Licheri, iconoclasta la prima tardobarocchi entrambi, che
sottolineano, accompagnano e
sostengono l’operazione filologica sapientemente portata in scena
con mano leggera e ferma dal
regista. Nei ruoli abbiamo avuto
la conferma delle qualità sceniche e canore di Simone Alaimo
(Mustafà), ben affiancato da
Manuela Custer (Isabella), Sonia
Peruzzo (Elvira), Loredana
Megna (Zelma), dalle robuste
voci di Salvo Todaro (Haly) e
Clemente Antonio Daliotti (Taddeo) e dagli interventi autorevoli
e ben registrati del coro del teatro, diretto da Tiziana Carlini, che
ha eseguito anche dei movimenti
coreografici di grande effetto per
il risultato complessivo. Rossini,
dotato di una genialità musicale
gioiosa, con “L’italiana” mette in
scena, sotto forma di opera buffa,
argomenti altrimenti scandalosi per
l’epoca: due civiltà a confronto (in
un tempo in cui l’opzione principale
era la conquista, l’impossessamento
e l’annullamento dell’avversario) e
l’italianità vincente (in un tempo in
cui l’Italia non era) che diventa rappresentativa dei valori libertari, individuali e familiari europei (oggi
occidentali); l’episodio messo in
scena li fa vincenti a fronte dell’ignorante, decadente, prevaricante
barbarie nordafricana; una superiorità che lo stesso bey accetta di buon
grado, la trama tessuta da Isabella lo
fa contento e gabbato. La complessità dell’opera lirica, buffa o seria non
fa differenza, non sta solo nella
“macchina” che va montata ogni
volta che si va in scena, ma anche
negli argomenti scelti in epoche nelle quali la censura dei governanti
poteva determinare la fortuna o la
rovina dell’artista che, peraltro,
doveva trovare come dire il suo sentire, non per motivi meramente ideologici. Rossini, sotto questo aspetto,
è uomo e artista del suo tempo, profondamente impegnato e attento
come, del resto, dimostra la vasta e
multiforme opera musicale che ci ha
lasciato al apri della sua storia personale, ricca di aneddoti che ce lo raccontano personalità straordinariamente travolgente.
Carlo Majorana Gravina
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Prospettive - 4 novembre 2012
RUBRICHE
eventi
A Catania seminario di reumatologia incontro medico-paziente
Una rete per assistere i malati
na rete reumatologica
in Sicilia per assistere i
malati di artrite e artrosi è stata al
centro di un meeting scientifico
svoltosi a Catania. Ampia la partecipazione dei medici provenienti da
tutta la Sicilia. L’evento dal titolo
“Artrosi oggi: la prevenzione possibile e la cura realizzabile” è stato
organizzato dalla Società italiana
reumatologica (Sir) presidente prof.
Giovanni Minisola, direttore della
Divisione di reumatologia, ospedale
di alta specializzazione “S. Camillo”, Roma. Dopo i saluti dà il benvenuto il dott. Giovanni D’Avola,
coordinatore area reumatologica dell’Asp 3 Catania, consigliere Sir “la
rete reumatologica permetterà di stabilire ‘chi fa e cosa fa’ stabilendo
che i primi ad accogliere i pazienti
affetti da malattie dell’apparato
muscolo-scheletrico e del connettivo
saranno i reumatologi presenti nei
distretti delle Asp insieme ai medici
di famiglia per realizzare un osservatorio epidemiologico”; Angelo Aliquò capo segreteria tecnica - ass.
della Salute Siciliana ha permesso di
ufficializzare la nascita della rete
reumatologica regionale “la Regione
non ha ridotto i costi ma razionalizzato, ci sarà una banca dati per diagnosi e cure omogenee”; lectio
magistralis condotta dal presidente
della Sir, ha moderato Maria Concetta Mattei. Si è diviso in due sessioni
una riguardante l’artrosi, prevenzione e cura, moderatori D’Avola e
Minisola con interventi di Gianfilippo Bagnato sulla malattia diffusa
insidiosa e sottovalutata, Riccardo
Polosa ha sottolineato i fattori di
rischio, Carmelo Di Gregorio ha
U
posto l’accento sull’epidemiologia dell’osteoartrosi e
il ruolo del medico di medicina generale, Alberto
Migliore ha evidenziato quali sono i farmaci per combattere l’artrosi: tra l’appropriatezza di impiego e tempestività di intervento, Filippo
Giannetto ha spiegato che
non ci sono solo i farmaci
per sconfiggere l’artrosi,
Rosalia Murè ha presentato
il Net di reumatologia regione Sicilia; ha concluso D’Avola “La nostra società
scientifica ha calcolato in
quasi mille euro l’anno i
costi diretti tra ospedalizzazione, diagnosi e terapia, del
paziente reumatico a cui si
vanno ad aggiungere quelli
indiretti di oltre 1.200 euro l’anno
per assenze dal lavoro, pensionamento anticipato, trasporto e ausili
sanitari vari”. La seconda sessione
ha puntato sulla centralità del
paziente e la sua collaborazione per
il raggiungimento dell’obiettivo
terapeutico organizzando un talk
show a cui hanno partecipato Angelo Aliquò, Elisabetta Battaglia,
Mario Bentivegna, Rosario Foti,
Giuseppe Greco, Teresa Perinetto,
Nino Rizzo, Alfio Sambataro,
Sebastiano Tropea, Maria Vinci.
La modernità dei temi trattati e l’alto
livello scientifico dei relatori hanno
permesso ai partecipanti di avere un
quadro aggiornato delle moderne
strategie e dei moderni protocolli
terapeutici delle patologie osteoarticolari. Il prof. Minisola continua “da
questa giornata, organizzata per sen-
sibilizzare la classe medica, le istituzioni e la società civile rispetto
all’artrosi che colpisce quattro milioni di soggetti appartenenti al sesso
femminile in età giovanile, emerge
che è obbligatorio combattere l’invalidità e disabilità legate all’artrosi
evitando ricadute sociali in termini
economici, in cambio di mancata
produttività nei soggetti colpiti;
bisogna evitare l’accanimento diagnostico, con accesso e indagini di
laboratorio o per immagini, per scoprire l’artrosi è sufficiente una radiografia; diagnosi precoce con farmaci
sintomatici da impiegare per brevi
periodi per combattere i sintomi,
oppure con farmaci che migliorano il
trofismo della cartilagine, proteggendone le proprietà biomeccaniche,
mantenendo le caratteristiche viscoelastiche del liquido sinoviale, il pro-
totipo di questi farmaci è l’acido
ialuronico”. Interessante e di notevole importanza l’intervento del dott.
Mario Bentivegna, specialista reumatologo, Asp Ragusa consigliere
nazionale CROI (Collegio reumatologi ospedalieri italiani) significativa
è la realizzazione delle reti assistenziali per diverse patologie, e la rete
regionale di reumatologia è già in
fase di pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale. “La Sicilia sarà la prima
regione italiana ad aver formalizzato
una rete regionale organizzata nei
livelli 1, 2 e 3: 1) Medicina territoriale specialistica ambulatoriale; 2)
Strutture ospedaliere dove non c’è
reparto reumatologico; 3) Strutture
universitarie, con posti letto ‘dedicati’ e c’è il reparto posti destinati ai
reumatologici” continua “L’obiettivo è di migliorare l’integrazione tra
territorio e ospedale (medico,
in mg (medicina generale)
specialistica ambulatoriale
ospedaliera e capillarizzare
di più l’assistenza su tutta la
regione. L’auspicio è di
aumentare le ore di specialistica, creare nuovi posti letto,
al fine di evitare l’emigrazione sanitaria e migliorare i
servizi”. Ad arricchire il
seminario le dichiarazioni di
Elisabetta
Battaglia,
responsabile UOD reumatologia Garibaldi di Catania,
moderata, attenta e con grandi doti umane definita durante l’incontro, sottolinea “il
paziente è al centro di tutto il
sistema sanitario, che non
avrebbe motivo di essere, se
non fosse finalizzato al
benessere del paziente”; Salvatore
Filetti referente Regione Sicilia per
l’A.I.R.A. (Associazione italiana
reumi amici) “prima esistevano solo
ambulatori, adesso sul piano sanitario regionale si è fatta inserire la
malattia. I parametri di valutazione
di invalidità sono fermi a dieci anni
fa. Sostiene, che sono stati richiesti
in assessorato i “pac” o day service,
“che permettono ai pazienti con un
ticket minimo, accedere a una serie
di analisi per una diagnosi iniziale,
per i controlli di routine per valutare
l’evoluzione della patologia, conclude, il problema non è l’artrosi, l’invecchiamento osseo, ma l’artrite una
malattia sistemica con coinvolgimento degli organi interni in quanto
malattia autoimmune”.
Lella Battiato
libri
Nel suo ultimo libro Don Andrea Mardegan valorizza l’esperienza della riconciliazione
ià dalla copertina il
libro di Don Andrea
Mardegan, “Il Sacramento della
gioia”, esprime con incisività il suo
messaggio e la sua finalità. Nell’abbraccio del padre misericordioso con
il figlio perduto e ritrovato (dipinto
del pittore siciliano Salvatore Fiume) si intravede già la potenza della
Riconciliazione e la gioia del perdono, chiesto e ricevuto. L’autore, con
questo volume, edito da Paoline,
vuole raccogliere l’Esortazione apostolica “Verbum Domini” del Santo
Padre, Benedetto XVI, che consiglia
di prepararsi alla confessione “meditando un brano adatto della Sacra
Scrittura”: Don Mardegan propone
una meditazione attenta di diversi
passi del Vangelo, con la delicatezza
del buon confessore che conosce i
dubbi e le ansie delle persone, specialmente dei giovani. Nelle pagine
del suo libro, infatti, non si scorgono
mai semplici ammonimenti, ma consigli specifici, inviti alla riflessione,
al cambiamento e alla scoperta di sé,
dei propri errori e delle proprie
potenzialità: dalla conversione di
Zaccheo all’atto di affidamento del
buon ladrone sulla croce, dal dialogo
di Gesù con la Samaritana all’incredulità di Tommaso, dalla parabola
G
Il Sacramento della gioia
del figliol prodigo all’episodio dell’adultera, sorpresa dal perdono di
Cristo, il tema è quello della gioia,
quella gioia che si prova nel rendersi
conto di aver ritrovato la strada, nel
constatare che nulla è perduto, che
tutto può essere sistemato, armoniz-
zato, risolto. Non è forse questo
uno dei problemi dell’uomo
moderno? Il non sapere accettare
le sconfitte, la rassegnazione al
fallimento spirituale e umano, la
perdita di fiducia in Dio e negli
altri, il senso di smarrimento di
fronte alle difficoltà. Gli altri problemi, come indica il Cardinale
Julián Herranz (Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i
Testi Legislativi) nel suo invito
alla lettura, sono legati al dilagare
del relativismo etico e alla perdita
del senso del peccato personale:
tutto ciò rende difficile la confessione e rende necessaria una
riscoperta della propria dimensione spirituale, per un nuovo incontro con il Signore, un nuovo patto
tra Dio e l’uomo.
Don Andrea non è solo un buon
confessore, ma anche un ottimo
scrittore (è laureato in lettere moderne): le pagine che egli dedica al
commento dei brani evangelici sono
cariche di poesia, calore, gioia, e riescono a coinvolgere il lettore, proiettandolo personalmente nel racconto,
trasformando le sensazioni dei protagonisti in sensazioni proprie, vive,
attuali.
Nel suo libro, Andrea Mardegan propone anche delle utili linee guida per
favorire un esame di coscienza in
vista della confessione, domande
che aiutano il lettore a impegnarsi
quotidianamente nella lotta per la
santità, sulla base degli insegnamen-
SAVE srl
ti di San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, Prelatura Personale della Chiesa Cattolica, infaticabile
nel proporre ai cristiani una concezione del lavoro come momento in
cui l’uomo vive la propria libertà e
può sperimentare la bellezza di una
vita santa.
Fabrizio Margiotta
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Tel. +39 095 741 55 42 Fax +39 095 741 49 17 www.savesrl.org [email protected]
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N° 39 Domenica 4