copia omaggio Rivista trimestrale di Con.Solida. s.c.s. – Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1326 del 12/06/2007 – Poste Italiane s.p.a. – Spedizione in Abbonamento Postale – D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/TN – Distribuzione gratuita n. 25 inverno 2014 Le politiche per la salute Il controllo dei denti Il personaggio: Umberto Knycz Nuove tecnologie per non invecchiare Un Dio agli arresti domiciliari Una riflessione di don Marcello Farina sul Natale Promotori del Piano Sanitario Sanitass Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Prima della sottoscrizione leggere attentamente il Fascicolo Informativo disponibile presso le filiali delle Casse Rurali Trentine aderenti e sul sito www.assicuragroup.it Assicura la tua salute, proteggi il tuo futuro. Il piano sanitario che garantisce un supporto concreto prendendosi cura di te e della tua famiglia. AsSìCare è un piano sanitario, che prevede l’adesione al Fondo Sanitario Integrativo del Servizio Sanitario Nazionale Sanitass, che le Casse Rurali Trentine, per il tramite di Assicura Agenzia, hanno ideato in collaborazione con RBM Salute per tutelare gli intestatari di un rapporto bancario e il loro nucleo familiare in caso di malattia. È un prodotto di www.casserurali.it COMUNE DI ROVERETO ASSESSORATO ALLA CONTEMPORANEITÀ TEATRO ZANDONAI WWW.TEATRO-ZANDONAI.IT STAGIONE TEATRALE 2014-15 Informazioni Comune di Rovereto Ufficio Cultura e Teatro Palazzo Alberti corso Bettini 43 0464 452253 - 0464 452256 www.comune.rovereto.tn.it www.teatro-zandonai.it 6 TRACCE 12 Rivista trimestrale di proprietà del consorzio Con.Solida. Il personaggio Umberto Knycz Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 23388 16 Autorizzazione del Tribunale di Trento n. 1326 del 12/06/2007 Comitato di redazione Direttore responsabile: Walter Liber Comitato di redazione: Silvia De Vogli (coordinatore), Miriam Branz, Paola Pedergnana Hanno collaborato: Davide Ciola, Marcello Farina, Francesca Gennai, Laura Ruaben, Luca e Luigi Sforzellini Fotografie: archivio Designfabrik, archivio Panato, Flavio Faganello, Foto Fernetti Albatros, iStock, Umberto Knycz 20 Pubblicità: Laura Canzian [email protected] Tel. 338 7789032 M.Cristina Nanni [email protected] Tel. 338 8821368 18 Presepi di comunità Stampa: Tipografia Grafiche Futura Srl – Mattarello Per informazioni e suggerimenti: Silvia De Vogli, Con.Solida. c/o Tridente 4 via Brennero 246 – 248 38121 Trento [email protected] Tel. 0461 235723 L’importanza dei denti Allenare il cervello Progetto grafico e impaginazione: Designfabrik – Rovereto Con.Solida. c/o Tridente 4 via Brennero 246 – 248 38121 Trento Tel. 0461 235723 Un’alleanza per la salute 23 Dalla rottamazione al dono Tempo libero 8 Il tarlo di Ruth 8Salvia 9 Aiuto, arriva il Natale! 9 Appuntamenti 10 La ricetta 24 Eulalia Panizza L’anima della natura Un’alleanza per la salute Dalla riforma sanitaria del 2010 al Piano per la Salute in discussione in questi mesi di Silvia De Vogli Avere una sanità efficace ed efficiente è importante ma non sufficiente a garantire ai cittadini una buona qualità di vita. A dirlo è l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) che evidenzia la rilevanza sulla salute di molte altre dimensioni, tra le quali quella sociale che comprende i servizi alla persona e all’inclusione. In tal senso va letto l’obiettivo dell’integrazione tra servizi sociali e sanitari introdotto dalla riforma del 2010 promossa dall’allora assessore Ugo Rossi. A quattro anni dal varo della legge, abbiamo chiesto a Paola Maccani, direttrice per l’integrazione socio-sanitaria dell’Azienda Sanitaria, a che punto è la sua realizzazione. Abbiamo fatto un bel pezzo di strada, ma il percorso non è ancora terminato. Abbiamo lavorato innanzitutto per costruire una cultura condivisa tra gli operatori sanitari e quelli sociali. Un’operazione che solo apparentemente sembra non avere un legame diretto con i servizi ai cittadini ed è invece stata la premessa necessaria per mettere in campo nuovi strumenti e modalità di intervento. Mi fa un esempio di questi strumenti? Oggi i cittadini hanno un unico punto di accesso ai servizi (PUA). Inoltre abbiamo costruito un sistema condi- 6 viso di valutazione dei bisogni e che consente di elaborare progetti integrati di intervento, che comprendono sia prestazioni sanitarie che sociali. Tutto ciò con l’obiettivo di semplificare il percorso che le persone devono compiere per ottenere le prestazioni professionali di cui hanno bisogno. Nell’ottica dell’integrazione si muove anche la pianificazione da parte della provincia. In questi mesi si discute, con il coinvolgimento di tutta la cittadinanza, il Piano per la Salute, che dovrebbe sostituire i due piani sanitario e sociale delle precedenti legislature. Lei, cosa ne pensa? Mettere al centro della pianificazione la salute è corretto ed è molto innovativo e importante che sia esplicitato nel Piano tutto quello che “costruisce salute” dal punto di vista individuale, collettivo, di politiche di settore attente agli effetti sulla salute. Bisogna però poi che a questo documento seguano programmi specifici e scelte precise sulle priorità da perseguire in un contesto che cambia. Che cosa intende? Occorre guardare ai servizi oggi presenti sul territorio e chiedersi se sono sufficienti rispetto ai bisogni “Il Piano per la Salute pone al centro la salute della persona, intesa come situazione complessiva di benessere e di equilibrio e non come assenza di malattia. L’obiettivo è quello di garantire a tutti di vivere nel migliore modo possibile, con soddisfazione e autonomia, sviluppando le proprie capacità” Donata Borgonovo Re, assessora provinciale alla salute e solidarietà sociale o se invece alcuni debbano essere specializzati e altri più adeguatamente diffusi. Tutto questo senza dimenticare la questione della sostenibilità. Come sarà secondo lei la sanità in futuro? Credo che gli ospedali debbano diventare sempre più posti di eccellenza, sia per competenze che per dotazioni tecnologiche. Questo significa però che i territori devono poi essere servizi Un Dio agli arresti domiciliari capaci di accogliere, ad esempio, le persone che vengono dimesse in condizioni sanitarie difficili o senza rete familiare e coloro che soffrono di malattie croniche. E come si può raggiungere questo risultato? Attraverso un confronto aperto a tutti i soggetti del territorio: pubblici e privati, formali ed informali, sanitari e sociali. Questo confronto deve partire dai bisogni delle persone visti nella loro complessità e totalità. Solo così si può riuscire a dare risposte integrate e non offrire interventi, magari molto qualificati, ma parziali. Senza dimenticare l’opportuno richiamo all’interno del Piano della salute alla responsabilità dei singoli. In che senso? Anche il cittadino deve farsi carico del proprio stato di benessere con corretti stili di vita e comportamenti che allontanano l’insorgere di malattie. La prevenzione è fondamentale per ridurre al minimo la necessità di intervento con strumenti sempre più pesanti, sia da un punto di vista economico che per la qualità di vita della persona. A sua volta questo rende fondamentale l’informazione puntuale e chiara e anche su questo obiettivo ci può essere un’alleanza tra istituzioni e i diversi soggetti del territorio. di Marcello Farina “L’attentato che decreta morte al Natale è già nel giorno stesso di Natale: l’attentato avviene ogni volta che vediamo la buona notizia di un Dio che esce e in qualche misura noi lo riportiamo dentro, agli arresti domiciliari”. Non ci stupiscano queste parole. Vogliono dirci subito che l’addomesticamento della festa di Natale lo compiono prima di tutto i cristiani stessi: di un Dio che esce dal suo mondo, che diventa piccolo, che si umilia, che diventa “carne” come siamo tutti noi, c’è poca traccia nel nostro tempo. Ci piace tenerlo in chiesa, appunto “agli arresti domiciliari” come afferma don Angelo Casati nel brano riportato sopra. Un Natale da “soap-opera”, devoto, imbalsamato, caramelloso, infantile nel senso peggiore del termine, cioè sdolcinato. Mettersi in fila per adorare un bambino di gesso, magari appena comperato ai mercatini, che abbondano di “cose sacre”, religiose, appunto per potersi chiamare “mercatini di Natale”, portando un ulteriore contributo al fraintendimento, è davvero un gesto “banale”, mortificante, perché innocuo, retorico. Il nostro tempo, se non ha abbandonato del tutto il riferimento al Natale (come capita in una società ormai totalmente secolarizzata) lo surroga con questi espedienti di cristiani e laici coalizzati: riportano Dio nelle chiese (al chiuso), da cui egli aveva voluto uscire per la sua passione per la terra, per le donne, e gli uomini in carne e ossa, per quei pastori che nelle vesti si portano odore di greggi e fumo di bivacchi. Cos’è l’“incarnazione” se non il mistero di un Dio che esce da sé e diventa “carne”, la carne viva e debole di ogni essere umano? Scrive don Primo Mazzolari, un testimone del Vangelo: “Se penso che, a forza di mettere insieme Gesù bambino di cartapesta, non vediamo più i bambini di carne, se penso che possiamo far patire la fame a non so quanti milioni di bambini, quasi fossero di cartapesta anche loro, se penso che possiamo sparare, buttare giù bombe di 2 - 4 tonnellate, perché gli uomini sono di cartapesta, sono materiale umano, allora mi chiedo se è buono questo incantamento che ci procuriamo a Natale per distaccarci il cuore di carne dal cuore di carne del Natale”. Il Vangelo racconta: “Lo avvolse in fasce e lo depose nella mangiatoia”. Questo sembra a dirci, il Vangelo della nascita, fuori dai sentimentalismi facili: Dio è nella carne viva e debole di ogni essere umano. Fascialo, prenditi cura. Come fa la madre. Non riduciamo il bambino della mangiatoia in un bambino di cartapesta! T inverno 2014 7 Il tarlo di Ruth “Il tarlo di Ruth” è il primo romanzo di Rocco Sestito. Noto in Trentino per la sua attività di regista, attore e musicista, Sestito imprime nelle pagine del libro la passione teatrale. La protagonista è Ruth, una 36enne visionaria. Questa dote le ha permesso di trovare lavoro presso una casa editrice dove aiuta gli scrittori quando si bloccano davanti alla pagina bianca. Ma per lei è “un tarlo”, una malattia. Piccoli dettagli o gesti, anche insignificanti, attirano la sua attenzione, stimolano la sua fantasia e le fanno inventare storie. Anzi più che inventarle, Ruth le vive letteralmente. Le basta poco per trovarsi “dentro gli altri”: un colore o la voglia di un caffè, una vetrina con un vestito da sera, un viaggio in autobus. Anche un’occhiata fa partire il tarlo a Ruth, che si immagina maschio e racconta dell’amore, dei baci di un uomo dati con così tanto trasporto e vigore da lasciarla svuotata, immobile e senza una goccia di vita, come può essere la bottiglia di vino vuota di un alcolizzato. E ancora la storia di un attore daltonico che scrive 4 monologhi intitolandoli con i colori, che li descrive e “prendono corpo”. Ne “Il tarlo di Ruth” le tante altre storie affidate a voci diverse si intrecciano ad un lungo e unico racconto centrale, narrato dalla protagonista. I molteplici aspetti della realtà odierna sono filtrati dalla visionarietà e resi meno spigolosi dal senso dell’ironia e dal paradossale, con colpi di scena ed equivoci verbali. lr Il tarlo di Ruth, di Rocco Sestito, Leonida 2014, pg.120, euro 13 8 Rimedi della Natura La salvia a cura di Cooperativa Sociale Terre Altre È una pianta molto diffusa: la coltiviamo nei nostri orti o sui balconi e la troviamo fresca o essiccata in erboristeria ma anche nei supermercati. Il suo nome deriva da salvo che significa “salvare” ed è molto nota fin dall’antichità. È un piccolo arbusto perenne alto 40-50 cm, molto ramificato e legnoso con foglie grigio-verdi dal caratteristico odore aromatico e fiori di color violaceo. Proprietà Nelle affezioni dell’apparato gastrointestinale, come intestino irritabile, spasmi all’apparato digerente o dolori mestruali, è usata come rilassante della muscolatura per la sua azione antispasmodica. L’olio essenziale contenuto nelle foglie ha proprietà antisettiche e balsamiche efficaci nella cura delle patologie dell’apparato respiratorio, quali raffreddore, tosse, mal di gola e febbre, e tutte le forme di catarro. La salvia allevia i disturbi dovuti alla menopausa, in particolare le vampate di calore. Possiede un’azione ipoglicemizzante, ovvero in caso di diabete aiuta a ridurre il tasso di glicemia nel sangue. Infuso di foglie essiccate Fare i gargarismi con l’infuso previene e combatte i mali di stagione come raucedine, tosse e mal di gola, mentre berlo contrasta il raffreddore, aiuta la cattiva digestione e dà sollievo dalle vampate della menopausa. È possibile anche preparare un dopo-shampoo per ridare lucentezza e vitalità ai capelli fragili e opachi: occorre lasciare in infusione per 5 minuti un cucchiaio di foglie di salvia essiccate in 200 ml d’acqua bollente. Infuso di foglie fresche È indicato come tonico astringente per pelli grasse e impure; in caso di sudore eccessivo è consigliato bere alla mattina prima della colazione e alla sera una tazza dopo aver lasciato in infusione per 5 minuti una manciata di foglie fresche in 200 ml di acqua bollente. tempo libero Aiuto, arriva Natale! Santa Lucia o Babbo natale; San Nicolò o la Befana. A qualsiasi tradizione vi rifacciate la domanda poi diventa una sola: quale regalo fare a nipoti e nipotini. Non è facile scegliere tra le mille idee che vengono suggerite dalle pubblicità e tra le tante proposte che compaiono sulle bancarelle dei mercatini, sui ripiani dei negozi specializzati ma anche nei supermercati. La psicologa Silvana Buono, coordinatrice pedagogica della cooperativa La Coccinella che si occupa di servizi all’infanzia, suggerisce in primo luogo di puntare sulla qualità più sulla quantità: “Meglio poco ma bello e con materiali naturali come il legno o la stoffa. La seconda indicazione è di prediligere giochi che stimolano l’immaginazione, che sono spunto per inventare storie ed avventure ed evitare invece quelli che portano il bambino a chiudersi in se stesso, che sono ripetitivi e monotoni. Per i bambini molto piccoli occorre fare attenzione ai materiali di cui sono fatti (ad esempio i pupazzi troppo pelosi non sono adatti perché tendono a metterli in bocca) e le dimensioni devono essere proporzionate in modo da consentire la manipolazione e facilitare la coordinazione motoria. Per i giochi sonori meglio orientarsi verso quelli che propongono tonalità gradevoli (anche per il volume) e musiche piacevoli”. Un classico del periodo natalizio sono poi i libri e anche qui per Silvana Buono il criterio della qualità deve fare da guida rispetto a tutti gli elementi: carta, illustrazioni testi. Oggi si trovano facilmente in tutte le librerie (o al limite si possono ordinare) pubblicazioni di piccole case editrici come Babalibri, Principi&principi e i Topipittori che offrono testi bellissimi da sfogliare e da leggere insieme. “I libri per bambini – precisa la psicologa – dovrebbero piacere anche all’adulto che li regala perché i personaggi sono divertenti o perché ricordano episodi della propria infanzia. Questo consente, infatti, di usare il libro come pretesto per stare insieme con i bambini e costruire con loro attraverso la narrazione relazioni affettive ed emotive intense”. sdv Appuntamenti Tesori dal passato Dal 22/11/14 al 1/2/15 Trento, Cappella Vantini Palazzo Thun A Trento un doppio appuntamento espositivo, a Torre Vanga e a Cappella Vantini, dedicato alle opere artistiche provenienti dalle antiche dimore trentine. Info: 0461 492811 Afterimage. Rappresentazioni del conflitto Dal 26/10/14 al 1/2/15 Rovereto, Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea La mostra si inserisce in Mart /Grande guerra 2014, l’ampio programma culturale ideato dal Mart per riflettere sul significato della guerra in occasione del Centenario della Prima Guerra Mondiale. Visita guidata, costo a persona 2 euro + biglietto d’ingresso al museo. Info: 800 397760 Vita nascente: da Giovanni Segantini a Vanessa Beecroft Dal 15/11/14 al 11/1/15 Arco, Galleria Civica G. Segantini Mostra Immagini sulla maternità. Info: 0464 583653 Tra gusto e tradizione Nei giorni 28/12/14 e 2/1/15 Arco, Mercatino di Natale Visita guidata alla centenaria olivaia di Arco con visita ai presepi di Stranfora e al Parco Arciducale, degustazione di olio extravergine d’oliva e merenda asburgica. Info: 0464 554444 Mostra delle opere di Giovanni Segantini Dal 1/1/14 al 31/12/14 Arco, Galleria Segantini L’amministrazione comunale di Arco dedica a Giovanni Segantini uno spazio permanente nelle sale al pianterreno del seicentesco Palazzo dei Panni. Info: 0464 583511 Forte, pura, salubre acqua! Dal 21/12/14 al 7/4/15 Levico Terme, Villa Paradiso L’acqua ha trasformato nei secoli Levico da centro rurale a famosa stazione termale. La mostra illustra questo passaggio, soffermandosi soprattutto fra il 1870 e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale recuperando una memoria che rischiava di essere perduta. Ingresso gratuito. Info: 0461 710206 T inverno 2014 9 la ricetta Ingredienti per 4 persone Crema di fagioli borlotti con baccalà cotto al vapore di menta Cottura della crema Mettere in una pentola con dell’olio di oliva i porri e la salvia, fare rosolare per alcuni minuti, unire i fagioli. Fare rosolare alcuni minuti. Unire le patate, fare rosolare per qualche attimo. Versare il brodo vegetale, mescolare e salare in proporzione. Cuocere fino alla cottura dei fagioli borlotti a fuoco medio. Preparazione del baccalà Condire in una terrina il baccalà con la salsa di soia e dell’olio di oliva. Fare marinare per venti minuti in frigorifero, con la terrina coperta da carta pellicola. Finitura della crema A cottura, versare il composto di fagioli e verdure ottenuto in un frullatore. Frullare ad alta velocità per dieci minuti, fino ad ottenere una crema omogenea. Passare la crema con un passino a maglia fine. Rimettere la crema in una pentola e portare a bol- 10 lore per pochi minuti. Mantenere al caldo. Cottura del baccalà Mettere il baccalà marinato scolato dall’eccedenza della salsa di soia e dell’olio di oliva su una placca da forno forata. Cuocere in forno a vapore per cinque minuti. A cottura rimettere il baccalà in una terrina e condire con la metà del prezzemolo e della menta, unire poco olio di oliva, mescolare delicatamente. Emulsione di menta Mettere in un frullatore il restante prezzemolo e la restante menta, unire dell’olio di oliva, salare in proporzione, frullare per dieci minuti. Come impiattare Servire la crema ottenuta nelle fondine ben calde. Adagiare al centro sulla sua superficie il baccalà cotto a vapore. Condire con l’emulsione di menta. • 300 g di fagioli borlotti precedentemente messi a bagno in acqua e poi scolati • 120 g di porri puliti e tagliati a fettine • 90 g di patate senza la buccia e tagliate a fettine • 10 g di aglio tritato • 160 g di baccalà tagliato a pezzi regolari • 1 cl di salsa di soia • 60 g di prezzemolo tritato • 10 g di salvia tagliata a striscioline • 10 g di menta fresca tagliata a striscioline • 3 l di brodo vegetale • 2 cl di olio di oliva extravergine • sale qb Accostamenti vni LS SAUVIGNON BLANC SFORZELLINI SELECTION Cantine Monfort LS GEWURZTRAMINER SFORZELLINI SELECTION Cantine Monfort Le immagini riportate sono a scopo illustrativo. Le ricette sono proposte e redatte secondo scienza e coscienza. Non possiamo assumere responsabilità per la riuscita dei piatti. Sforzellini Consulting S.r.l. T inverno 2014 11 Umberto Knycz E così mi ritrovai viaggiatore e collezionista di Laura Ruaben Carta d’identità Nome Umberto Cognome Knycz Nato a Trento Età 75 anni Professione imprenditore Titolare di una ditta di impianti idraulici in Trentino, viaggiatore e fotografo. Noto per aver curato la mostra “inedita” di oggetti dell’arte Dogon, popolo del Mali, esposta per mesi nel sito archeologico di Palazzo Lodron della Volksbank a Trento. Come è nata la passione per il viaggio? Sono viaggiatore da sempre. Mio padre già nel 1946, appena finita la guerra, mi ha portato a Jesolo in tenda e lì ho scoperto la gioia per l’avventura che mi accompagna anche ora. Quando ero adolescente ho girato molto l’Europa perché facevo nuoto a livello agonistico. All’inizio degli anni ‘80 sono stato in Africa del Nord per lavoro. Il Senegal nel 1969 è stata la prima tappa come libero viaggiatore. Un colpo di fulmine! Il famoso “mal d’Africa”. Quali sono i sintomi? È come una polmonite cronica, non guarisci più. Vivi sensazioni che solo lì puoi provare. Guardare il deserto è la visione più bella al mondo. In Africa 12 tutto cambia, ogni luogo è differente dall’altro e questa diversità ti fa innamorare. Non potrei spiegarlo a parole, bisogna dormire in tenda e ascoltare i rumori, sentire la natura. Così si vive pienamente il viaggio. Dopo il Senegal, quali Stati africani ha visitato? Ho girato quasi tutto il Continente, credo mi manchino solo uno o due Paesi. All’inizio viaggiavo in autonomia, con la mia macchina, portando con me la famiglia o qualche amico. Negli ultimi 20 anni mi appoggio alle agenzie del posto per il noleggio dell’auto. Decido però io l’itinerario. E il viaggio che la ha emozionato di più? Quello con la mia famiglia. Sono partito con mia moglie e i miei due bambini di 7 e 8 anni. Abbiamo percorso 20.000 km in 78 giorni; dalla Tunisia, abbiamo attraversato Algeria, Niger, Nigeria, Benin e Togo, Ghana, Costa d’Avorio, Alto Volta (ora Burkina Faso) fino ad arrivare in Mali. Qui, dai Dogon, è iniziata la passione per l’arte africana e il popolo della falesia. Chi sono i Dogon? Un popolo ricco di storia. Sono sapienti agricoltori; i loro artigiani sono abili fabbri e scultori. Praticano l’animismo e mantengono intatte le tradi- zioni più antiche grazie alla rigida organizzazione sociale e religiosa. Credo mi sia venuto il mal d’Africa per la seconda volta; la loro architettura e quegli oggetti pieni di segni simbolici, tartarughe, serpenti, cammelli mi hanno colpito al cuore! Come è nata la mostra? Sono tornato alla falesia cinque volte. Ho stretto amicizia soprattutto coi capo villaggio e ho iniziato a fare uno scambio di oggetti. Io davo loro quello che avevo con me (scarpe, pantaloni e maglie) e loro mi affidavano maschere, porte e statue. Erano felici di sapere che la loro arte sarebbe stata valorizzata anche lontano da lì. E così li ho portati in Italia e il personaggio Che lo spettacolo ri-cominci! Stagione teatrale di Rovereto 2014/2015 ora sono esposti in una mostra a Trento. Gli oggetti sono carici di simbologia. Qual è il loro significato? La chiave interpretativa che aspettavo da tanto è arrivata grazie all’incontro con Vincent Togo. Lui è fisico nucleare a Bologna e un vero Dogon. Mi ha spiegato gli usi e i significati dei tanti oggetti e soprattutto dei simboli scolpiti nel legno. Ho imparato per esempio a leggere le porte Dogon: la tartaruga è uno degli animali più longevi e il capo villaggio le dava il primo boccone del pasto per vedere che non fosse avvelenato; i cavalli sono simbolo di ricchezza e bellezza, mentre gli uccelli simboleggiano l’amore. Il serpente è l’animale sacro perché si crede che avesse mangiato il vecchio capo Dogon. Il ricordo più vivo di questa esperienza? Veramente ne ho due. Uno è l’immagine dei miei figli insieme ai bambini dei villaggi. Non importava la lingua, il gioco e la semplicità li univano. Il secondo riguarda le credenze cosmogoniche dei Dogon. Una mattina il capo villaggio mi ha reso partecipe della morte da 80 anni della più anziana di tutti i Dogon. Avrebbero celebrato il funerale il giorno dopo a mezzogiorno. Io ho chiesto come potevano, dato che all’ombra c’erano quasi 60 gradi. Mi disse che avrebbero coperto il cielo con le nuvole. Ed il giorno dopo era tutto nuvoloso! Qual è la sua qualità principale come viaggiatore? La mia è semplice: considerarmi ospite perché in casa di altri. Ho sempre dato una stretta di mano e trattato tutti con gentilezza e col sorriso. Il prossimo viaggio? In Mauritania. Mi sarebbe piaciuto tornare in Mali, però con me non viene nessuno per paura di essere messo in quarantena al ritorno. Le malattie o le guerriglie ci sono sempre state, ma rispetto agli anni scorsi, oggi è più difficile viaggiare per i maggiori controlli. “Il Teatro è tornato” come recita lo slogan che ha accompagnato la restituzione del Teatro Zandonai alla città e al Trentino. Questo gioiello del ’700, un’autentica perla della cultura e dell’arte non solo trentina, ma europea, torna quest’anno ad accogliere la grande prosa e le rassegne collegate. E lo fa mantenendo la caratteristica fondamentale che lo ha sempre accompagnato nella sua storia: essere quel “teatro sociale” che fu delle origini, il teatro della città e dei roveretani. Si tratta di un importante “ritorno a casa” per Rovereto e la sua rassegna, un riappropriarsi di un luogo di cultura, arte e divertimento, da sempre simbolo della città. La Stagione Teatrale di Rovereto conferma l’estrema attenzione con cui ogni anno il Comune sceglie gli eventi e gli spettacoli che vanno a comporre il calendario, con produzioni locali, nazionali e, in alcuni casi, di caratura internazionale. Accanto agli spettacoli che compongono il cartellone principale, ritroviamo le rassegne Altro Palco e Teatro Civile. Non eventi di semplice “contorno”, ma appuntamenti di estrema qualità e rigore, divenuti ormai un elemento imprescindibile della stagione roveretana e di grande apprezzamento su un pubblico sempre più vasto. La “piazza” di Rovereto si distingue, quindi, anche per l’attenzione alla sperimentazione e all’impegno civile, in linea con la sua tradizione culturale e la connotazione di “Città della Pace”. Il ricco programma dei prossimi mesi è consultabile on-line e nel libretto dedicato. I nomi che saranno di scena nella nostra città (da Bergonzoni a Favino, da Angela Finocchiaro a Maria Amelia Monti, da Glauco Mauri a Serena Dandini) testimoniano l’attenzione alla qualità che da sempre distingue questa stagione di prosa. Info: www.teatro-zandonai.it T inverno 2014 13 14 T inverno 2014 15 Mal di schiena? Controllate i denti Come i denti influenzano il nostro corpo di Davide Ciola Non sempre il mal di schiena o i dolori cervicali si possono risolvere con una visita dall’ortopedico. Negli ultimi anni si è scoperto infatti che alcuni disturbi comuni siano da ricondurre alla malocclusione, ossia l’errata chiusura delle arcate dentali, e ad una cattiva masticazione. La scienza che si occupa di studiare la correlazione tra l’apparato masticatorio e il resto del corpo si chiama Gnatologia posturale ed è una branca abbastanza recente dell’Odontoiatria. Per capire come i nostri denti possano crearci problemi anche in altre parti del 16 corpo, abbiamo intervistato il dottor Fausto Fiorindo, ortodontista e posturologo di DentistiRiuniti. Campanelli d’allarme “Le patologie derivanti da problemi di origine strutturale della mandibola e dalla masticazione – spiega il dottore – cominciano a manifestarsi già dall’età di 12 anni e si intensificano con il passare del tempo. Il primo segnale di una disfunzione mandibolare è il rumore simile ad un “clic cloc” a livello dell’ATM (ossia dell’articolazione temporo-mandibolare); un rumore forte che può sentire solamente la persona affetta. Il se- La gnatologia è la branca dell’odontoiatria che studia e cura, sotto tutti gli aspetti anatomico-funzionali, l’apparato masticatorio. Lo gnatologo è un dentista specializzato che grazie ai suoi studi possiede specifiche competenze per l’identificazione e la risoluzione di problemi come le malocclusioni e disordini cranio cervico mandibolari. salute Il dottor Fausto Fiorindo, ortodontista e posturologo di DentistiRiuniti condo invece è la dolenzia generale alla mandibola che tanti pensano sia legata ai denti ma in realtà è legata al muscolo. Anche il prurito interno all’orecchio, dovuto alla pressione dell’osso mandibolare contro il condotto uditivo, può essere sintomo di un disordine strutturale della mandibola”. Altri campanelli d’allarme sono le orecchie tappate, le otiti croniche (soprattutto nei bambini a causa del ciuccio che mette la mandibola in una posizione scorretta). Cosa comporta una cattiva struttura mandibolare? Il mal di schiena, per esempio, tre volte su quattro, dipende da una scorretta masticazione e a sua volta può causare dolori cervicali in generale. Problemi di posturologia dentale, cioè mancanza di denti o denti storti, fanno sì che la testa si trovi in una posizione asimmetrica rispetto al resto del corpo e questo favorisce l’insorgere di dolori nella zona temporale (soprattutto per le donne). Tra i tanti problemi originati da una disfunzione mandibolare, anche l’ernia del disco. Una persona anziana, per esempio, ha difficoltà a chiudere correttamente la mandibola a causa delle gengive e dei denti consumati: in questo caso, i muscoli del collo e della spalla intervengono aiutando il movimento di chiusura della mandibola e con il passare del tempo una spalla si ritrova più alta dell’altra. Tutto ciò implica che la spina dorsale sia leggermente piegata e le vertebre, una sopra l’altra, in compressione. Basta sollevare un peso in maniera scorretta per favorire la fuoriuscita del disco, causando l’ernia. Occhi e orecchie Una masticazione inadeguata può essere causa di acufeni, rumori (come fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni) che l’orecchio percepisce come fastidiosi, oppure di prurito del condotto uditivo, formicolio alle mani, crampi alle ginocchia e ai polpacci. Anche una protesi dentale non più funzionale potrebbe essere la ragione di questi disturbi: la dentiera infatti potrebbe non c’entrare proprio più nulla con la modificata struttura mandibolare e quindi procurare nuovi dolori al paziente. Ma non è tutto. Secondo il dottor Fiorindo, infatti, un’asimmetria mandibolare o comunque un disordine dei denti potrebbe essere causa di astigmatismo. L’inadeguata chiusura della mandibola, oltre a portare dolori più o meno accentuati, coinvolge più di 100 muscoli tra i quali anche quelli oculari. In corrispondenza di un difetto muscolare mandibolare a destra, dunque, ci sarà facilmente un difetto muscolare all’occhio destro. L’asimmetria mandibolare, poi, incide negativamente anche sulla qualità del sonno: il bruxismo (il digrignare i denti durante la notte) non permette di scaricare la tensione accumulata e, di conseguenza, al mattino ci si sveglia più stanchi di prima. Cura e prevenzione La cura più efficace è il bite. A differenza dei normali apparecchi ortodontici che non si preoccupano dell’alterazione posturale dei denti e possono creare più problemi della situazione di partenza, il bite è una placca di riposizionamento mandibolare, un apparecchio mobile con il quale è possibile riallineare l’assetto della mandibola prevenendo dunque tutta una serie di patologie collaterali. È una cura che richiede del tempo, però è efficace al 99,9% dei casi. Non ci sono limiti di età per iniziare la terapia, ma quello che più importa è la pianificazione totale del trattamento medico per la riabilitazione occlusale del paziente. Inoltre con dei controlli regolari dal dentista è possibile individuare eventuali problemi, intervenire con rapidità studiando il caso nello specifico e coinvolgendo eventualmente otorini o fisioterapisti. T inverno 2014 17 18 In alto: Vigo di Fassa - foto Andrea Rizzi - Comitato Manifestazioni Vigo di Fassa A sinistra e sopra: Miola - foto Archivio A.p.T. Piné Cembra Riscoprire il trentino Presepi di comunità Tradizione e innovazione animano le rappresentazioni della Natività in Trentino di Davide Ciola “Paese che vai, usanze che trovi”. Durante il mese di dicembre, anche le valli e i paesi del Trentino celebrano secondo abitudini diverse il rito dei presepi, simbolo del Natale. Passeggiando per le sette borgate di Condino, un piccolo comune nella Valle del Chiese, si scoprono per esempio i tipici presepi sulle fontane. Sono piccoli capolavori artistici che rappresentano la Sacra Famiglia in diverse ambientazioni, quasi a dire che Dio è ovunque: un antico borgo di inizio secolo, una grotta affacciata sul fondale marino, fino a una miniatura della città di Gerusalemme. Allestire la Natività negli antichi abbeveratoi o nei lavatoi delle piazze esprime il desiderio di ricor- dare l’importanza non solo del Natale ma anche delle fontane che un altro tempo erano luogo di incontro e aggregazione sociale, soprattutto per le donne che si ritrovavano a lavare i panni a mano. Un’usanza fuori dal comune che suscita la curiosità e l’ammirazione di valligiani e turisti per la cura dei particolari e l’originalità delle composizioni. Nella comunità della Val di Fassa, precisamente a Vigo di Fassa, la rappresentazione del Natale assume invece altre declinazioni. Le associazioni, i gruppi di volontari e i privati allestiscono presepi negli angoli più caratteristici delle case, come la “cort” o la “vecchia stalla”. Camminando tra le vie del paese e delle sue frazioni, è possibile immergersi nella tradizione e ammirare questi ma- nufatti artigianali agli incroci delle strade, nelle antiche piazzette e alle finestre delle case. Fra le tante interpretazioni popolari della Natività, il paese di Miola sull’Altopiano di Piné da oltre vent’anni ospita tantissimi piccoli presepi meccanici apprezzabili sia per l’aspetto tecnico delle costruzioni, sia per lo stile ligneo dall’elevato valore artistico. Realizzati da artigiani, artisti e da famiglie sono posizionati con cura nelle finestrelle delle stalle, nei portici e all’interno degli avvolti. Sono tanti altri i paesi del Trentino che si prodigano nell’allestire presepi con altre proprie particolarità e usanze; meritevoli di essere visitati anche Tesero, Tenno, Andalo, e Ossana, in Val di Sole. T inverno 2014 19 Le nuove tecnologie per il cervello Con l’allenamento possiamo prevenire l’invecchiamento delle capacità cognitive 20 il pensiero Il training cognitivo consiste in un vero e proprio allenamento delle funzioni cognitive, quali attenzione, concentrazione, memoria, logica, ragionamento, calcolo, immaginazione, creatività, orientamento, attraverso esercizi costanti e l’apprendimento di strategie tese a migliorare qualitativamente le diverse abilità. di Laura Ruaben È noto come l’attività motoria, insieme a un’alimentazione corretta e a uno stile di vita equilibrato, favorisca la salute, previenga l’invecchiamento fisico e le malattie croniche. E il nostro cervello come si comporta col passare degli anni? Come possiamo mantenere attive le funzioni intellettive? “C’è un’analogia tra allenamento fisico e mentale – spiega il Dottor Nicola De Pisapia, co-fondatore di Neocogita e ricercatore – se faccio attività fisica miglioro le mie capacità motorie. Anche per il cervello vale lo stesso: se lo tengo allenato migliora l’efficienza cerebrale.” Negli ultimi anni le ricerche neuroscientifiche, grazie all’uso di nuovi strumenti tecnologici, offrono una “palestra completa” di esercizi da svolgere sul computer per allenare e affinare specifiche funzioni cognitive, ritardando il naturale invecchiamento del cervello. Come possiamo allenare il cervello? “Le scoperte neuroscientifiche più recenti dimostrano che è un organo dotato di plasticità: cambia a ogni età a seconda di ciò che facciamo. Allenare il cervello con costanza – continua De Pisapia – migliora le prestazioni e il benessere mentale e previene la demenza. Non tutte le attività però sono efficaci. Le parole crociate ad esempio non lo tengono sufficientemente allenato perché col tempo si diventa bravissimi e veloci a farle, senza migliorare altre capacità. Gli aspetti relazionali invece contribuiscono a tenere giovane il cervello: la nonna che si prende cura dei nipoti e si interessa dei voti a scuola ha un’attività cerebrale più veloce. E ancora chi ha molti contatti sui social network ha un cervello più “complesso” di chi ne ha meno. Una madre che ha un bimbo si trasforma fisicamente e anche cerebralmente nelle parti che riguardano la relazione. Il cambiamento può avvenire anche in un giorno: se una persona fa uno sforzo nell’imparare qualcosa, durante la notte si sviluppano già delle connessioni a livello cognitivo. Ecco l’importanza dell’allenamento mentale basato sulla ricerca scientifica. Il training cognitivo, incide sulla plasticità coinvolgendo più aree cerebrali contemporaneamente. Ad esempio se una persona fa un esercizio sull’attenzione e velocità di reazione potenzia altri aspetti della vita, come la mobilità. Come si fanno gli esercizi? “Oggi esistono dei programmi e dei siti internet specifici in cui il software diventa il nostro personal trainer e tara gli esercizi sulle capacità individuali. Il pc – precisa il ricercatore – dà importanti stimoli visivi e uditivi.” Nell’allenamento sono cinque le aree coinvolte: l’attenzione, necessaria per qualsiasi compito cognitivo, e così la memoria e l’intelligenza; la socialità per potenziare l’interazione sociale e la velocità utile per coordinare le differenti funzioni cerebrali. “Facciamo qualche esempio. Ci sono degli esercizi – spiega De Pisapia – che migliorano la capacità di ascolto a livello cerebrale anche se una persona non ci sente bene. Da un insieme confuso di rumori di fondo il giocatore deve isolare un suono. Questo allenamento potenzia l’attenzione uditiva nell’ascolto di un discorso fatto velocemente, dove cogliere o non un’inflessione può determinarne la comprensione. Un altro esempio riguarda il calo dell’attenzione del campo visivo a livello periferico. T inverno 2014 21 Negli over 65 – continua De Pisapia – può succedere che anche se l’occhio vede l’informazione, il cervello non la sappia elaborare e la persona non reagisce. Il miglioramento ristabilisce il livello di attenzione e permette di cogliere tutte le informazioni periferiche. Questo aiuta alla guida dell’auto, per esempio, e riduce del 50% la probabilità di fare incidenti. Anche il videogioco di azione in 3D – conclude – migliora l’attenzione e la velocità di risposta grazie ai movimenti veloci nello spazio.” La meditazione… si fa anche con un’App! “Da qualche settimana – rivela De Pisapia – è disponibile anche un’applicazione per tablet o cellulare con esercizi di meditazione. In neuroscienza la meditazione è molto efficace per mantenere un equilibrio tra vigilanza e rilassamento a livello di sistema nervoso. Questo ad una certa età può essere scompensato dall’insorgere del “rimuginio”. Per liberarsi da questo continuo bombardamento di pensieri e preoc- cupazioni, aiuta fare meditazione: svuotare la mente e concentrarsi su un’altra azione, come ad esempio la respirazione, potenzia le aree di controllo e attenzione e dà anche strumenti per affrontare meglio eventuali situazioni di stress”. Non solo nuove tecnologie Le nuove tecnologie come il web, le App e videogames in 3D, sono un supporto fondamentale ma molti altri sono i fattori che influenzano lo sviluppo delle capacità cognitive. Una vita intellettualmente attiva sia per lavoro che per interessi, l’esercizio fisico e una dieta equilibrata mantenuti fino all’anzianità hanno un impatto positivo e posticipano l’insorgere della demenza di 5/10 anni (a 90 circa invece che 80). Importanti sono anche gli interessi che mantengono attivi dal punto di vista intellettuale, come il cinema, il teatro e la lettura. Dedicare del tempo a se stessi, in modo tradizionale e tecnologico, aiuta a tenere attiva e giovane la mente, oltre al corpo. Corsi di Biodanza Vivere meglio con sé e con gli altri Sono sempre più numerose le palestre e le organizzazioni che propongono corsi di biodanza: il termine non deve ingannare. Non sono lezioni di ballo, ma si impara a “danzare la vita”. L’ideatore è lo psicologo e antropologo cileno Rolando Toro, che a partire dagli anni sessanta ha studiato il ruolo della musica e della danza nella cura di persone con disagio psichico. Oggi la biodanza può essere praticata da tutti e a tutte le età. È un percorso di crescita per gestire attraverso la musica e il movimento le emozioni, l’ansia, lo stress e le tensioni croniche. Il benessere psicofisico ritrova equilibrio e naturalezza. La danza nasce da dentro, è espressione dell’unione di corpo e anima e di sentimenti da condividere 22 con gli altri. Gli esercizi, infatti, sono svolti in gruppo accompagnati dalla musica. Si cammina e salta, ci si accarezza e abbraccia. Lo stare insieme è importante per riscoprire la vicinanza, lo scambio e la condivisione che nascono tra le persone. Il ritmo etnico o melodico, rock o classico dà la possibilità di muoversi in modo naturale e aiuta ad esprimere le emozioni più spontanee. Grazie alla biodanza l’energia vitale aumenta, lo stress si riduce, l’umore migliora e anche l’autostima ne trae beneficio. lr Info: Per la zona di Rovereto M. Cristina Nanni 366 2745422 [email protected] Il pensiero Dalla rottamazione al dono L’ultima lezione dell’oncologo Umberto Veronesi di Francesca Gennai, ricercatrice e formatrice presso la Fondazione De Marchi A quasi 89 anni, Umberto Veronesi lascia la direzione dell’Istituto europeo di Oncologia, da lui fondato vent’anni fa. L’oncologo ha individuato i suoi successori e rimarrà in Istituto come direttore scientifico emerito per presidiare la continuità dei principi che ne hanno accompagnato la crescita. Questo fatto dà lo spunto per rileggere le relazioni intergenerazionali senza rinnegare il valore del conflitto, dell’alterità e della contrapposizione quali istanze necessarie che generano crescita ed emancipazione. Mette da parte termini quali rottamazione (i “vecchi” non sanno affrontare questa nuova fase socio-economica), rendita di posizione (le persone over occupano nel mercato del lavoro posizioni apicali che li rendono privilegiati da un punto di vista economico e di tutele) e costo sociale (l’assistenza socio-sanitaria richiesta dalle persone anziane è in crescita costante e assorbe le risorse economiche che dovrebbero essere destinate alla crescita) ed a tacere chi sostiene il diritto ai diritti guadagnati nel corso della propria vita lavorativa e personale. Mostra che è possibile allontanarsi dai toni rivendicativi e conflittuali fra coloro che – i più giovani – rivendicano il diritto ad un futuro, che già sanno essere peggiore di quello dei loro genitori, e quanti – gli over – difendono quelli che ritengono essere diritti acquisiti e getta una luce diversa su tutti quei dati che testimoniano come in Italia la ricchezza sia nelle mani dei più anziani, che hanno beneficiato di meno rischi occupazionali, di una migliore politica salariale e pensionistica e una rivalutazione delle rendite immobiliari dei quali sono i beneficiari primi. La strada scelta dall’oncologo infatti si configura come uno scambio di doni fra generazioni. Sono infatti presenti tutti e tre i meccanismi fondamentali del principio della reciprocità: l’atto del dare (lui che dona la direzione dell’Istituto); l’accettazione (i due illustri medici che ricevono ed accettano l’incarico) ed infine il ricambio del gesto (la richiesta al loro mentore di rimanere per garantire la continui- tà). In questa dinamica relazionale si rafforza la fiducia intergenerazionale e si crea uno scambio solidale basato su una interazione positiva. In questo atto troviamo il riconoscimento della volontà di affermazione della nuova generazione e la trasmissione a questa della possibilità di determinare il proprio avvenire, il proprio destino. Prendono corpo e forma i desideri della generazione che segue e rimane forte la testimonianza di quella che l’ha preceduta. È una relazione in cui tutti vincono, un possibile modello per riallacciare il rapporto intergenerazionale e creare un’alleanza generativa di una società più equa. Per approfondire: “L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento” di Massimo Recalcati pubblicato del 2014 e “Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche” di Marcel Mauss del 2002 entrambi editi da Einaudi T inverno 2014 23 L’anima della natura Eulalia Panizza, naturopata, iridologa. Scrive libri e insegna. Ma soprattutto è rimane orgogliosamente una “diversa” testimonianza raccolta da Silvia De Vogli storie di vita Ho settant’anni e mai nessuno ha voluto amarmi. Forse mi ha amata la mia mamma senza potermi cantar la ninna nanna. da Un fiore tra le sbarre di E.P. Sono nata nel bosco ed è nel bosco, in mezzo alla natura, che voglio stare, anche se ad un certo punto della vita ho voluto fuggire. I miei genitori facevano i pastori. Vivevamo nella casa del Dazio ed io e i miei fratelli li aiutavamo con gli animali, ma anche a raccogliere le erbe che poi mio padre rivendeva ad un signore di Milano, mentre mia madre le trasformava in unguenti, creme e vari rimedi. Per anni io non ho creduto al loro potere curativo; pensavo fossero stregonerie. Quando andavo a trovare mia mamma con i figli piccoli, se ad esempio loro avevano la tosse, lei gli imburrava i piedi e metteva delle goccine tra le dita. Io appena arrivavo a casa li lavavo con acqua e sale. Ci è voluta una sofferenza per ricredermi. Ma questo è successo molti anni dopo. Avevo solo 13 anni quando me ne andai da Vermiglio dove vivevamo. Volevo fuggire da una natura che mi aveva spaventata. La colpa era di mio fratello che mi aveva abbandonata per tre giorni e tre notti nel bosco con le pecore. Lui aveva 17 anni e faceva il pastore a Brescia; durante la transumanza estiva portava le pecore qui in Val di Sole. Quella volta io ero andata con lui per aiutarlo. Un giorno giù in paese c’era la fiera e lui mi disse che voleva andarci e che se io fossi stata lì a badare alle pecore poi mi avrebbe portato una bambola e della cioccolata. Solo che lui la sera non tornò. Piansi tanto; stremata alle due di notte mi misi a dormire in una piccola tenda che avevamo portato con noi. Quando la mattina dopo mi risvegliai la tenda non c’era più: l’avevano mangiata le pecore insieme a tutto quello che c’era dentro, per fortuna senza farmi neppure un graffio. Passò un altro giorno e un altro giorno ancora. Le pecore ormai erano fuggite, ma io di lì non mi muovevo per paura che mio fratello al rientro non mi trovasse più. La notte sapevo di soffrire di sonnambulismo perciò mi legavo ad un larice con il guinzaglio del cane che era rimasto con me. Dopo tre giorni (e tre notti terribili!) mio fratello tornò, lo guardai dritto negli occhi e non mi vennero che queste parole: “me ne vado!”. Provò a convincermi a rimanere, ma inutilmente. Con uno zaino sulle spalle attraversai il bosco, camminai per ore e ore, fino a perdermi. Per fortuna incontrai un uomo che con il carretto trainato dalle mucche mi portò fino a Pellizzano e da lì, di nuovo a piedi, riuscii ad arrivare a Vermiglio da mia mamma e mio papà… La paura provata mi spinse a chiedere ai miei genitori di mandarmi a Milano in servizio come serva come facevano tante ragazze della Val di Sole. E così fu. Me ne andai per liberarmi da una paura, portandomi dentro però un’angoscia profonda e non solo perché lasciavo la mia amata mamma. Partii, infatti, convinta di essere incinta e aspettai quel bambino per 12 mesi! Mia mamma da giorni mi raccomandava di non parlare con gli uomini, di scappare se avessero tentato di fermarmi per strada: «se ti baciano rimani incinta e se te torni con un popo mi moro dalla passion!». Il problema fu che la sera prima di partire andammo a trovare una sua cugina e il figlio per salutarmi mi diede un bacino sulla guancia. L’ignoranza T inverno 2014 25 Bibliografia Panizza E., Un fiore tra le sbarre, Trento, 2014 Panizza E., Sciamano semprevivo, Trento, 2014 Panizza E., Ravis e migole de pan del ciel, Cles, Nitida Immagine, 2012 sconvolse la mia vita: odiavo il bambino che credevo di aspettare e che pensavo avrebbe causato la morte di mia madre. Solo un anno dopo interrogando un’amica della signora dove abitavo capii come nascono i bambini. A Milano sono stata per dieci anni; vivere lì mi ha aperto la mente o forse ha solo permesso alla mia indole di emergere. In qualche modo però mi ha anche marchiato come diversa. Ogni tanto tornavo quando tornavo per qualche settimana al paese, la gente mi guardava strano: avevo un moroso meridionale che veniva a trovarmi in moto, avevo la patente (la prima qui a Vermiglio) ad un certo punto sono riuscita anche a comprarmi un auto. Ricordo che nel periodo milanese mi capitò di passare di nuovo un inverno a Vermiglio e mia madre ne approfittò per mandarmi dalle suore per imparare a cucire. Loro mi proposero di iscrivermi alle «aspiranti figlie di Maria», ma una ragazza intervenne dicendo che io non potevo perché... ballavo! Ed era vero: ballavo il boogie boogie! «Io sono diversa», pensavo. All’inizio ci soffrivo, ma con il tempo ho imparato a fregarmene. Ancora oggi alcune persone mi guardano male quando mi vedono salire al mio maso con gli sci da alpinismo. Probabilmente pensano che a settant’anni dovrei limitarmi ad andare in chiesa a pregare aspettando che giunga la fine. Ma a me non importa, conta solo la felicità, il senso di serenità che provo quando vado lassù. Se ci penso però il marchio di «diversa» probabilmente ce lo avevo ancora prima di partire per Milano; mi era stato appiccicato addosso quando mia mamma – io avevo più o meno 12 anni – era stata ricoverata all’ospedale psichiatrico di Pergine per una depressione. Quella fu la prima volta che conobbi la sofferenza che può prendere la mente e il cuore. Una sofferenza che poi ho vissuto personalmente. Ho sempre fatto fatica a rielaborare le 26 separazioni, il dolore mi portava all’anoressia. La prima volta – avevo poco più di vent’anni – mi ha salvato mia mamma: è venuta a prendermi a Milano dove mi avevano ricoverato all’ospedale da una settimana, ma si limitavano a darmi il valium. Mi ha riportata a Vermiglio, mi faceva dormire con lei e nel sonno mi alimentava con un cuccio di pezza. Ci metteva il fieno greco amalgamato con il miele che riscaldava perché si sciogliesse e poi, goccia a goccia, me lo versava sulle labbra. Era la prima volta che mi coccolava; stavo così bene tra le sue braccia che non avrei voluto guarire mai. Mi sono ammalata di depressione e anoressia un’altra volta a 45 anni dopo un incidente in moto che mi ha immobilizzato – prima a letto poi sulla carrozzella – per mesi e mesi. Quello però è stato anche il momento in cui ho (ri)scoperto i poteri curativi della natura. Ero debolissima, non mangiavo più. Un giorno un’amica ha portato a casa mia un famoso iridologo. Io però gli dissi bruscamente di non avvicinarsi; pensavo fossero tutte dicerie. Il medico guardandomi gli occhi sia pur da qualche metro di distanza mi disse che non avevo nulla al cuore (cosa di cui mi ero convinta di soffrire). «Lei signora si sta lasciando distruggere dalla tensione, prenda un po’ di escolzia e vedrà che andrà meglio!». Furono le sue uniche parole prima di andarsene. Qualche giorno dopo pensai che non mi costava nulla provare e cominciai a prendere quell’erba. Stetti subito meglio. Da quel momento ho iniziato a leggere libri, fare ricerche anche su testi antichi, frequentato scuole in Italia e all’estero. Per pagare sono tornata anche a lavorare in malga. Il sapere, infatti, mi dà una gioia immensa e non ho intenzione di smettere finché posso. Quando mi sono sentita sufficientemente preparata – c’è troppo fanatismo e superficialità in giro – per poter scrivere e insegnare anch’io. Professionisti al servizio della comunità competenza, impegno, responsabilità Ci sta a la tua salute! Vieni a trovarci... in farmacia non ci sono solo medicine! Le farmacie comunali offrono vari servizi specialistici e buoni consigli per controllare il tuo stato di salute. 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