IVG
Regolamentata dalla legge 194 /78
Importanza di una corretta informazione e
accertarsi che la donna abbia compreso a
fondo sia la legge che le procedure
relative alla ivg
Situazione molto influenzata anche dalla
situazione socio economica e dallo stile di
vita e relazionale (situazione familiare
stabile/instabile)
Assistenza alla donna con ivg
Prevenire le infezioni e le possibili
complicanze
Facilitare l’adattamento alla decisione
presa
Comprendere e accettare l’ansia della
donna e della coppia
Monitorare i segni vitali
Patologia ginecologica
 Notevoli diversità etniche, ambientali e socio economiche
condizionano la prevalenza di vari agenti patogeni e quindi
delle patol. ginecologiche
 Costume sessuale influisce sulla natura e sull’incidenza
delle flogosi genitali e sui metodi di controllo della fertilità
 Anatomia e biologia concorrono a difendere l’apparato
genitale dall’invasione microbica (rima vulvare, imene,
muco cervicale, istmo uterino) e spessore e struttura
dell’epitelio
squamoso
stratificato,(dipend.
dalla
stimolazione estrogenica) acidità molto elevata (pH 3-4,7)
da trasformazione del glicogeno nell’epitelio che si
trasforma in acido lattico, e presenza del bacillo di
Döderlein o lattobacillo e di numerosi saprofiti.
Patologia ginecologica
Esistono in vagina come ospiti abituali altri
germi acido-tolleranti tra i quali: difteroidi,
streptococco e molti anaerobi e microaerofili.
Flora vaginale:entità dinamica influenzata da
fattori ormonali ma anche traumatici,
interventi chirurgici, nonché le infezioni.
Le flogosi vaginali possono insorgere per:
a Trasmissione sessuale :
MALATTIE
TRASMESSE
SESSUALMENTE
(Trichomonas vaginalis, Candida albicans,Gardnerella
vaginalis, Chlamydia tracomatis, Neisseria gonorrhoeae
–gonococco- Virus Herpes di tipo 2 -più raramente tipo 1Papilloma Virus , Streptococco di gruppo B beta
emolitico)
Altri germi piogeni, gram negativi e positivi,
Mycoplasmi,ecc.Treponema pallidum
Nelle MST vengono considerate sia le infezioni a
localizzazione genitale sia le infezioni sistemiche
(HIV,epatiti,ecc) che trovano una via di trasmissione nel
rapporto sessuale
b Presenza di IUD
c Per trasmissione attraverso oggetti
ambientali o indumenti
d Per interventi praticati a seguito di
parto,aborti o a fini diagnostici
e Condizioni biologiche od ormonali che
rendono facile l’instaurarsi di germi
patogeni e il loro prevalere sull’abituale
flora vaginale saprofita
RUOLO IMPORTANTE DEGLI OPERATORI SANITARI:
PREVENZIONE PRIMARIA. EDUCAZIONE
SANITARIA/INSEGNAMENTO
1 – Informazione su fattori di rischio, condizioni predisponenti e criteri
generali di comportamento per la prevenzione primaria e secondaria
riferiti a precoce attività sessuale, presenza di partner multipli,
diffusione di MST, abitudini di vita.
Per il carcinoma dell’endometrio p.e età, fattori di rischio in ambito
ostetrico-ginecologico, familiare e presenza di obesità.
2 – sensibilizzazione sulla necessità dei controlli periodici e sui vantaggi
della diagnosi precoce
3 – insegnamento delle tecniche più corrette per l’autoesame del seno,
p.e.
4 – sensibilizzazione all’esecuzione del pap-test per la diagnosi precoce
del carcinoma della cervice
5 – indirizzo circa le campagne di screening effettuale dal ssn , gratuite,
con chiamata nominale a scadenze fisse
Flogosi vulvari e vaginali
 Frequentemente associate a infiammazioni di altri
organi genitali interni e/o esterni
 Alcuni microorganismi prediligono alcune sedi, o si
sviluppano a partire da alcuni tratti (pe gonococco
predilige uretra, ghiandole periuretrali e endocervice,
gardnerella localizzazione prevalentemente vaginale,
Clamydia endocervicale, Candida e Trichomonas
perlopiù vulvo-vagino-cervicali.Virus Herpetici e
Papilloma danno manif. Vulvari e perineali
 Bisogna ricordare le forme allergiche, irritative
(assorbenti esterni ed interni)traumatiche. Su queste
forme si possono secondariamente instaurare
infiammazione da germi patogeni talora favoriti da lesioni
da grattamento, azione macerante od irritante di
inadeguati trattamenti terapeutici
PID o malattia infiammatoria pelvica
 Tutte le forme infiammatorie che coinvolgono gli
organi della pelvi (endometrio,
tube,ovaie,peritoneo) che possono determinare
alterazioni anatomiche e funzionali a carico degli
organi interessati
 Nella PID non trattata possono essere presenti
infertilità, aderenze e dolore pelvico (PID
cronica)
Eziopatogenesi
 Fattori di rischio: inizio precoce attività
sessuale,partners multipli,contraccezione con
IUD
 Gli agenti patogeni possono dare
vaginite,vulvite,cervicite e successivamente
risalgono le vie genitali fino alla cavità pelvica
 Ci vuole un fattore scatenante o predisponente
 Agenti eziologici: Nisseria gonorrhoeae,
Clamydia, alcuni microorganismi saprofiti
vaginali (Proteus, streptococco e altri) e
micoplasma.
Clinica
 Sintomi non sempre corrispondenti alla gravità
dell’infiammazione
 Devono fare sospettare:
 Dolore pelvico o al basso addome
 Sensibilità o dolore cervicale all’esplorazione
 iperpiressia,leucocitosi,sintomi infiammatori
leucoxantorrea,disuria ,dispareunia
 Esami colturali positivi per Clamydia o gonococco
COMPLICANZE DELLA PID
Ascessi tubarici o ovarici
Ostruzione tubarica con conseguente
infertilità
Aderenze pelviche e addominali
Dolore cronico
Disturbi invalidanti che possono
compromettere la buona qualità della vita
della donna e la capacità lavorativa
Trattamento
Specifico, dipendendo da tipo, entità e
sede del problema
Spesso richiede diagnosi con interventi
piuttosto invasivi
(laparoscopia,isteroscopia)
Non di rado richiede trattamento chirurgico
Endometriosi
 Patologia provocata dalla disseminazione o dalla crescita di tessuto
endometriale in sedi anomale (eterotopia)
 Si distingue una patologia infiammatoria ed una neoplastica
 L’endometrio ectopico subisce,come la mucosa uterina, gli stimoli da parte
degli ormoni ovarici, soprattutto estrogeni, ed assume atteggiamenti
proliferativi e funzionali (compreso lo sfaldamento ed il sanguinamento in
epoca mestruale) simili a quelli che si verificano nell’endometrio normale
 Quasi sempre malattia dell’età feconda, nella quale è presente l’attività
ovarica, si verifica eccezionalmente prima della pubertà e tende a
regredire nella post-menopausa o dopo la castrazione
 È più frequente nelle nullipare
 A seconda della localizzazione del nodo endometriosico si avra’
adenomiosi o endometriosi interna quando la sede è nel tessuto uterino,
nello spessore del miometrio,o endometriosi esterna quando l’endometrio
ectopico si trova negli organi pelvici o sul peritoneo pelvico
 L’endometriosi si può reperire anche al di fuori della cavità pelvica (su
cicatrici di interventi laparotomci,appendice,vulva,ombelico,polmoni) e
viene definita edometriosi di quel determinato organo. Questa forma è
molto rara.
Patogenesi
Reflusso tubarico di sangue mestruale ed
impianto di frustoli endometriali nei vari
tessuti
Disseminazione per via ematica, linfatica
Disseminazione chirurgica
Predisposizione genetica
Alterazioni del sistema immunitario
Sintomatologia
 Una percentuale ,circa 20-25% è asintomatica e diagnosticata
casualmente durante una laparoscopia eseguita per altri motivi
(sterilità inspiegata, rimozione di fibromi uterini)
 Dolore inizialmente in epoca mestruale,spesso in paziente che non
aveva mai avuto in precedenza mestruazioni dolorose (dismenorrea
secondaria)
 Col passare del tempo i sintomi si accentuano, iniziando prima e
terminando anche dopo la fine delle mestruazioni. Il dolore diventa
ciclico nella sua comparsa,di tipo gravativo, come un permanente
malessere,nel quale si inseriscono le crisi dolorose
mestruali,sempre più intense
 Molto frequente la dispareunia profonda
 Sterilità nel 30-35% dei casi (spesso aderenze)
 Segnalata una % maggiore di gravidanze extrauterine
Diagnosi
 Visita ginecologica ripetuta, per apprezzare le
differenti caratteristiche dei noduli in diversi
momenti del ciclo
 Diagnosi istologica dopo laparoscopia, con
prelievo bioptico
 Ecografia
 Esami rx dell’addome
 Esami specifici con relazione agli organi
interessati dai noduli
 Importante fare diagnosi differenziale dalle
forme infettive o tumorali
Esiste una suddivisione in 4 classi
dipendendo dagli stadi della malattia
Il trattamento può essere farmacologico o
chirurgico
La gravidanza ha effetti favorevoli sulla
malattia e la menopausa o la castrazione,
medica o chirurgica, induce una
progressiva riduzione delle lesioni nella
maggioranza delle pazienti.
Trattamento
Conservativo, con eventuale uso di ep o
ormoni di altro tipo che riducono la
sintomatologia (dolore,metrorragia)
Chirurgico quando il trattam farmacologico
risulta inefficace con rimozione della parte
interessata o di tutto l’utero .
Sintomi
Leucorrea o fluor, da distinguerne vari tipi
(Delle adolescenti,postmestruale,ovulatoria
gravidica,senile,iatrogena…)
Perdite vaginali di diverso
aspetto,colore,odore..
Bruciore
Prurito
Dispareunia
Segni di infezione urinaria
Patologie ginecologiche chirurgiche
Classificate a seconda del tipo istologico:
fibromi,miomi,polipi, che sono rimossi
chirurgicamente per via laparoscopica o
laparotomica.
Si possono refertare forme benigne o
maligne di misure diverse, che interessano
anche tutto l’utero .
Nursing ginecologico
Educazione sanitaria
 Informazione sull’individuazione dei sintomi, non sottovalutare perdite
soprattutto quando durature,pruriti,bruciore
 Evitare trattamenti fai da te
 Evitare uso improprio di assorbenti usa e getta
 Ricordare che alcune forme possono cronicizzare, recidivare,essere blande
o asintomatiche
 Enfatizzare il pericolo del contagio del partner e del suo trattamento
concomitante (pericolo che sia la fonte della reinfezione)
 Portare a termine i cicli di trattamento farmacologico sia locale che per via
generale
 Educare all’uso di biancheria ed asciugamani personali, uso corretto del
bagno
 Alcuni soggetti sono maggiormente a rischio, predisposti per condizioni
immunitarie, HIV) dismetaboliche,(diabete)presenza di altre infezioni
 Stati particolari che influenzano l’ambiente vaginale e lo rendono più
recettivo (in particolare alle micosi) Pe fase premestruale,assunzione di
contraccettivi ep e gravidanza (1/3 delle gravide positivo e asintomatico)
presenza di DIU, uso di antibiotici, chemioterapici, corticosteroidi
NURSING INFERMIERISTICO
Educazione sanitaria (stili di vita,partners
multipli,contraccezione)
Accompagnamento all’esecuzione delle
indagini diagnostiche
Spesso cronicizzazione: pazienti molto
sofferenti, provate.
Corretta assunzione della terapia
(tempi,modi, partner)
OSTETRICA
Professionista che in possesso del
diploma
universitario
abilitante
e
l’iscrizione all’albo professionale, assiste e
consiglia la donna nel periodo della
gravidanza, durante il parto e nel
puerperio, conduce e porta a termine parti
eutocici con propria responsabilità e
presta assistenza al neonato
OSTETRICA
 DECRETO MINISTERIALE 740/94
 "Regolamento concernente l'individuazione della
figura e del relativo profilo professionale
dell'ostetrica/"
 Articolo 1comma 1
 1. E' individuata la figura dell'ostetrica/o con il
seguente profilo:
 l'ostetrica/o è l'operatore sanitario che, in possesso del
diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo
professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della
gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e
porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e
presta assistenza al neonato.
Testo Unico Leggi Sanitarie
R. D. 27 luglio 1934 n° 1265 art. 39
IERI
“La levatrice deve richiedere
l’intervento del medico
chirurgo non appena, nell’andamento
della gestazione o del parto o del puerperio
di persona alla quale presti la sua assistenza,
riscontri qualsiasi fatto irregolare.
A tale scopo deve rilevare con diligenza
tutti i fenomeni che si svolgono nella
gestante o partoriente o puerpera”
Codice Deontologico
-L’Ostetrica-o si pone, come obiettivo, ogni intervento volto alla
promozione, tutela e mantenimento della salute globale della persona
rispetto agli eventi e fenomeni della sfera sessuale/riproduttiva relativi al
ciclo vitale
•Nascita
•Infanzia
•Adolescenza
•Periodo fertile
•Gravidanza
•Parto
•Climaterio
•Menopausa
CODICE DEONTOLOGICO
DOVERI GENERALI
Nell’esercizio dell’attività professionale ‘Ostetrica-o opera
secondo scienza e coscienza, ispirandosi in ogni momento ai
valori etici fondamentali della professione e attenendosi alle
conoscenze scientifiche validate e aggiornate, nonché ad
eventuali indicazioni suggerite dalla FNCO
Cura, con assiduità
il proprio
aggiornamento
scientifico e tecnico
ECM
Promuove il
miglioramento
continuo della qualità
delle prestazioni
S’impegna nell’attività
di ricerca
Garantisce, sempre, un’adeguata
assistenza
In autonomia ed in collaborazione
Codice Deontologico
Rapporti con la Persona Assistita
•Segreto professionale
•Riservatezza dei dati personali
“Codice Penale Articolo 622”
“PRIVACY”
•Rispetto del diritto della madre a conservare l’anonimato
CEDAP
Assistenza alla gravidanza in
Italia
Erogata da:
Consultori familiari
Ambulatori territoriali (10% ostetriche terr)
Ospedali (circa 15% ginecologo osped.)
Strutture e centri privati →garantisce la
maggior parte dell’assistenza ( circa 75%
al Sud)
Fonte:ISS 1999
PARTO EXTRAOSPEDALIERO
PROGRAMMATO (PEP)
Parto a domicilio (PPD)
Parto in Casa Maternità
Caratteristiche del PEP in Italia:
 i criteri generali rispondono ad esperienze
internazionali
 scelto e programmato dalla coppia
 Costo a carico della coppia (rimborso parziale in
alcune regioni)
PEP
IN VENETO:
IN EUROPA:
 Non esistono case
maternità
 Il PEP non è servizio
offerto dal SSR (anche
quando la coppia fa
specifica richiesta)
 Rappresenta lo 0.12% sul
totale dei parti (dati
CEDAP Padova 2005)
 0.4 – 1% Italia
 1 – 2% Europa (e Nord
America)
 14% un distretto di
Londra (offerto dal SSN)
 38% Olanda (offerto
dal SSN)
CONDIZIONI PERMITTENTI IL PEP IN
ITALIA
 Due ostetriche per l’assistenza al travaglio e parto
 Travaglio e parto spontanei, feto unico in presentazione di vertice,
gravidanza a termine, perso fetale previsto fra 2500 gr e 4000 gr
 Rottura intempestiva delle membrane inferiore a 24 ore, con LA chiaro,
BCF regolare, MAF vivaci, Tc materna nella norma
 Abitazione munita di telefono, automobile pronta, 30-40 min, il tempo
massimo per raggiungere il punto nascita attrezzato più vicino
 Solo casi a basso rischio
 Corretta, continua, dinamica selezione per tutto il periodo d’assistenza +
Continuità d’assistenza (modello one-to-one o team di 5-6- ostetriche)
 Ostetriche teoricamente e praticamente formate, più qualche anno di
esperienza in questo settore
 Collegamento rapido e pronta collaborazione con i punti nascita
ospedalieri
CONDIZIONI CHE ESCLUDONO IL
PEP IN ITALIA
 Affezioni che potrebbero influenzare negativamente
gravidanza/parto, o che potrebbero essere influenzate
negativamente da questi
 Precedenti patologie ostetriche (esclusi aborti, incluso taglio
cesareo, pregressa emorragia del pp o secondamento
manuale) o puerperali o neonatali
 Patologie ostetriche durante la gravidanza in corso (incluso
grav. Gemellare o malformazioni fetali)
 Patologie ostetriche durante il travaglio/parto (incluso LA
tinto e mancato inizio travaglio a 24h dalla rottura
intempestiva delle membrane)
 Più di 6 parti precedenti
 Tasso di emoglobina inferiore a 9.5 g/100ml a termine di
grav.
MOTIVAZIONI
La domanda di assistenza al PPD è sempre
sorta dalla coppia fortemente motivata
 Maggiore privacy e libertà
 Possibilità di scegliere l’ostetrica che l’assiste
 Continuità d’assistenza
 Assistenza maggiormente flessibile e personalizzabile che
in struttura ospedaliera
 La possibilità per la coppia di essere liberi da obblighi e
ritmi che l’assistenza ospedaliera comporta
 Maggior coinvolgimento del compagno/padre
SITUAZIONE IN VENETO
 In Veneto il PEP coinvolge coppie in percentuale
minore rispetto ad altre zone d’Italia
 In Veneto il PEP è possibile solo in forma di PPD,
e solo rivolgendosi ad assistenza privata
 E’ una realtà ridotta e poco documentata
 Viene scelto da coppie fortemente motivate, cosa
che le porta a fare una scelta controcorrente
SITUAZIONE NAZIONALE
 Proposta di legge nazionale: Norme per la tutela dei
diritti della partoriente, la promozione del parto
fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato
(giugno 2006)
 Regione Emilia Romagna: legge regionale che
vincola le Az. Sanitarie a garantire il PEP a tutte le
donne con gravidanza a basso rischio che ne fanno
richiesta (dal 1998)
 Azienda Ospedaliera di Torino: offre il servizio di
PPD (dal 1997)
 Regione Toscana: asl 12 Versilia offre il servizio
aziendale di assistenza al PPD (dal 1999)
 Regione Veneto: già presentati progetti simili all’asl 7
Pieve di Soligo e all’asl 8 Asolo (2001)
CONCLUSIONI
 Poter avere fonti istituzionali dalle quali
raccogliere ed analizzare i dati, per creare una
casistica e valutare i risultati, anche se è una
realtà che interessa una minoranza della
popolazione, ma è comunque presente
 Approvazione di leggi nazionali o regionali in tal
senso, per garantire una maggior tutela alle
coppie che richiedono il PEP, ed agli operatori
che le assistono
 Progetto Sperimentale: Assistenza alla nascita a
basso rischio programmata a domicilio, in regime
di assistenza sanitaria pubblica
STRUTTURE
per l’assistenza alla gravidanza
 Primo livello standard assistenziali minimi e
capacità di gestire l’emergenza ostetrica
 Assiste gravidanze e parti fisiologici di epoca
superiore a 32 sg – organicamente collegata
con Unità di II e III livello
 Secondo livello: strutture ad alta
specializzazione,gestiscono la nascita fisiologica
e gravidanze e parti a rischio in epoca superiore
a 32 sg,i nati con patologia che non richiedono
ricovero presso il III livello di cura, le
complicanze, prevedono il trasporto del neonato
al III livello
Terzo livello:garantisce oltre all’attività di I e
II livello, cure intensive per un bacino di
utenza di circa 6000 parti l’anno.
Si tratta di strutture accreditate sulla base di
disponibilità di alta tecnologia,elevata
specificità organizzativa e professionale dove
esistono:
Unità di terapia intensiva ostetrica (TIO) e
subintensiva ostetrico-ginicologica (subTIOG)
Unità di terapia intensiva neonatale (TIN)
Gravidanza fisiologica
Definizione
Un evento si definisce fisiologico quando è
proprio dell’organismo nelle sue normali
funzioni (Sandron,1987), mentre un
evento è considerato patologico quando
rivela uno stato morboso, un insieme di
anomalie che denotano disfunzioni o crisi
dei processi vitali.
Il rischio
Definizione
Un evento è considerato a rischio quando
esiste la possibilità di effetti nocivi o
negativi conseguenti a situazioni non
sempre presumibili.
Il rischio in ostetricia
Il
rischio in ostetricia assume una
connotazione dinamica in quanto:
Sono coinvolti la madre e il feto-neonato
durante il percorso nascita (gravidanza,
parto e puerperio)
Lo stesso rischio, in relazione all’epoca di
gravidanza,
non
necessariamente
condiziona il buon esito della gestazione o
del parto o interferisce sullo stato di salute
materna e/o fetale o neonatale
Valutazione del rischio
ostetrico
Durante la gravidanza monitoraggio
costante
al
fine
di
individuare
precocemente anomalie e devianze che
possono complicarsi in patologia
Da questa stima classificheremo le
gravidanze in basso ed alto rischio, quindi
sorveglianza clinca diversa che, a
seconda
dell’organizzazione
dell’assistenza materno/fetale prevista dal
POMI del 2000 , si differenzia in
Il rischio ostetrico
 Primo livello
→ basso rischio
 Secondo e terzo livello → rischio medio
o elevato
Sulla base di ciò:
 si imposterà un adeguato piano di
assistenza,
 si richiederà o meno la collaborazione di
specialisti,
si individuerà un luogo idoneo per
l’espletamento del parto
Gravidanza a basso rischio
Il rischio può evolvere o ridursi durante la
gravidanza
L’85% sono gravidanze a basso rischio
Il 15% ad alto rischio
Il 15-45% delle gravidanze normali
sviluppa fattori di rischio materni e fetali
durante la gestazione o durante il travaglio
di parto
TERMINOLOGIA
 GRAVIDA
 PARTORIENTE
 PUERPERA
Calcolo delle settimane di
gravidanza
Epoca gestazionale: a partire dall’ultima
mestruazione espressa in settimane e
giorni a partire dall’inizio (teorico) del
normale periodo mestruale (data del
concepimento +15 gg)
Epoca concezionale :a partire dalla data del
concepimento (pma)
Ecocorrezione :ecograficamente misurando
alcuni parametri del feto si può prevedere
l’età mestruale con un errore di tre giorni
(limite di attendibilità del 90%) fra la 7 e la
10 settimana. L’errore aumenta fino a 5 gg
fra le 10 e le 14 settimane di gestazione
Assistenza alla gravidanza
Nella gravidanza a basso rischio la donna
può essere assistita in autonomia
dall’ostetrica
In ambiente ospedaliero il personale
ostetrico è coadiuvato dal personale
infermieristico ed OSS nelle procedure
assistenziali durante il travaglio, il parto ed
il puerperio.
Il travaglio di parto
Consiste in una serie di fasi pressochè
identiche in tutte le donne, ad eccezione
del vissuto emotivo-comportamentale delle
partorienti e della singolarità dei “tempi”,
che possono variare in coseguenza del
vissuto emotivo
Non servono “solo” a fare nascere un
bambino, sono momenti di passaggio dalla
gravidanza alla vita normale, attraverso la
separazione dal corpo del neonato
Il parto
E’ il passaggio di un corpo mobile, quello
fetale, attraverso un canale, il bacino
osseo rivestito di parti molli, sotto l’azione
di una forza la contrazione uterina e i
muscoli ausiliari del parto
I fattori del parto sono quindi:
La forza
Il canale
Il corpo mobile
Il parto podalico
Definizioni di parto
In rapporto all’epoca di sviluppo del feto
P abortivo: che avviene prima del 180º
giorno di amenorrea o ≤ 25 sett e 5 gg di
amenorrea. Oggi per l’evoluzione delle
tecnologie di rianimazione si è abbassato
di due settimane
P prematuro : che avviene dopo il 181º
giorno e prima del 260ºgiorno di
gestazione: si definisce precoce se si
riverifica dal 261º al 276ºgiorno o tra la
25+6 gg sett e la 36+6gg sett.
In rapporto all’epoca di
sviluppo del feto
P. a termine dalla 37º alla 42º sg oppure
dal 276º giorno al 294º
P post termine, o tardivo o serotino
: da 42 sett e 1 giorno, ossia dal 295ºgiorno
in poi
In rapporto alle modalità del
parto
P. eutocico:che si verifica con le sole
forze naturali e con l’assenza di anomalie
o rischi per la partoriente e per il feto
P.distocico,(anormale, patologico):
quando si hanno ostacoli al suo
andamento o complicanze che mettono in
pericolo la vita della madre e del feto
P. spontaneo o naturale:il travaglio inizia
e si espleta spontaneamente
In rapporto alle modalità del
parto
P. precipitoso: parto talmente rapido da
impedire che la madre possa essere
assistita al momento dell’espulsione del
feto, pertanto può avvenire in circostanze
e luoghi del tutto inconsueti
P. provocato, indotto: il travaglio viene
provocato artificialmente nell’interesse
della madre e del feto, con farmaci o
mediante amnioressi
In rapporto alle modalità del parto
P.Strumentale operativo: il p viene
espletato per via vaginale mediante
l’ausilio di strumenti quali ventosa, forcipe
o mediante taglio cesareo
P.di prova: consiste nel far procedere il
travaglio fino a quando risultano elementi
sufficienti per giudicare se il parto per le
vie naturali sarà possibile senza rischio
P in analgesia: tecnica che tende ad abolire
il dolore del parto mantenendo inalterate
tutte le altre facoltà, compresa la funzione
In rapporto al numero dei feti
P. semplice: viene partorito un unico feto
P.multiplo
(bigemino,trigemino,quadrigemino):
vengono partoriti più feti ( 2, 3, 4, ecc)
Da: Moracci, 1980,Bombelli F., Castiglioni
N..T.;2001; Pescetto G. et al., 2001
Le fasi del travaglio e del parto
Travaglio
1. Fase latente. o di adattamento al
travaglio
2. Fase dilatante o del travaglio attivo
3. Fase espulsiva o di separazione
Parto
1. Fase di disimpegno.restituzione,rotazione
esterna-interna,espulsione del corpo
fetale
2. Fase di secondamento
3. Fase di post partum
Rottura delle membrane
Ispezione vaginale
Partogramma
Partogramma
La posizione litotomica
Restituzione
Disimpegno
delle spalle
Espulsione totale del feto
Posizione accovacciata/inginocchiata
Posizione semicarponi
Posizione seduta-sorretta
IL PARTO
IN ACQUA
Assistenza infermieristica alla donna
durante il travaglio e il parto fisiologici
 Gravidanza a basso rischio
 Donna in buone condizioni di salute fisica,
psicoemotiva e sociale, non presenta fatt di
rischio durante i nove mesi di gravidanza
 Parto fisiologico
 Iniziato spontaneamente
 Eg fra 37 e 42 settimane compiute
 Feto singolo presentazione cefalica
 Assenza di patologia fetale o materna nota
 Assenza di perdite ematiche importanti
Assistenza infermieristica al
travaglio
Collaborare con l’equipe ostetrica al fine di
Assicurare il soddisfacimento dei bisogni
di base della partoriente
Sostegno affettivo psichico fisico
emozionale
Vescica ampolla rettale vuote
Parametri vitali
Terapia
Catetere per analgesia peridurale
Assistenza a parto spontaneo
 Collaborare con gli altri operatori per:
 Favorire la migliore posizione per la donna durante il
periodo espulsivo
 Preparare il materiale di medicazione, teleria,ferri
chirurgici e assistere gli operatori (farmaci,anestesia
locale)
 Procedere al prelievo di sangue cordonale e rispettare i
protocolli previsti
 Controllare il materiale per la rianimazione neonatale
 Supportare gli altri operatori o agire autonomamente per
l’assistenza al neonato : asciugatura, riscaldamento e
pulizia del neonato
 Praticare le manovre rianimatorie minori
In sala parto: bilancia pesa
neonato
In sala parto: l’isola neonatale
Il pannello radiante
Secondamento e post partum
Espulsione della placenta:
 Se previsto esame istologico raccogliere il
materiale , identificarlo riporlo per l’invio al
laboratorio di riferimento.
 Controllare le condizioni generali della puerpera
 Nel post partum sorvegliare i parametri vitali:
PAO, polso, perdite ematiche finchè la paziente
non è trasferibile nel reparto di puerperio.
 PER LEGGE DUE ORE DOPO IL PARTO
Analgesia in travaglio di parto
Varie tecniche, modificate nel tempo
 Approci diversi
queste tecniche
rispetto
all’utilizzo
di
Obbiettivo:ridurre o togliere il dolore
mantenendo lo stato di coscienza e non
recando danno al feto
Analgesia in travaglio di parto
 Tecniche diverse:
farmacologiche :
analgesia epidurale
farmaci per via inalatoria
meperidina per via im
non farmacologiche:
tecniche di respirazione
massaggio
immersione in acqua
movimento e posizione materna
supporto continuo durante il travaglio
blocco con acqua intradermica
 Molto diffuso in altri paesi (regno unito 25% USA 35%
italia 10%)
Tecniche non farmacologiche per la
riduzione del dolore in travaglio di
parto
Gli studi clinici non provano la loro reale
efficacia
Il loro utilizzo può condizionare fortemente il
decorso del travaglio di parto
Ruolo di ansia, paura,aspettative della donna,
ignoranza rispetto alle procedure. alle tecniche
di controllo del dolore, presenza o meno di
persona di fiducia o partner
Superamento della paura →aumento
dell’autostima e della certezza di farcela
Analgesia epidurale
 Metodo efficace
 Riduce l’intensità del dolore a un livello accettabile e
consente una partecipazione attiva della partoriente al
trav e parto
 Non è fornita da tutte le strutture, non rientra nei LEA
 La lotta al dolore rientra nei compiti primari della
medicina e della società (comitato bioetica 2001) quindi
anche la donna in travaglio deve poter scegliere
un’analgesia efficace…
 Ostacoli alla diffusione più ampia di questa tecnica:
assenza di personale dedicato nelle sale parto,
mancanza di rimborso o finanziamento per le az che
offrono gratuitamente questa tecnica
Controindicazioni assolute
- Paziente affetta da coagulopatia pe
preeclampsia, sdr HELLP
- Sepsi locale nel punto di introduzione
dell’ago
- Ipovolemia grave non corretta
- Piastrinopenia non corretta
Controindicazioni relative
• Malattie neuromuscolari (sclerosi multipla)
• Pregressi interventi alla colonna
• Infezioni sistemiche
• Gravidanza trattata con aspirina
Tecnica di posizionamento del catetere
per ap e assistenza alla donna con ap
 Assicurarsi che la paziente abbia un accesso venoso e una perfusione in
atto
 Predisporre il materiale sterile sul server
 Assistere sterilmente l’operatore (cuffia-guanti)
 Fissare adeguatamente il catetere a posizionamento terminato
 Invitare la paziente a stendersi dopo la somministrazione di farmaci per via
epid.
 Controllare parametri vitali materni e bcf e attività contrattile uterina
 Assicurarsi che il cerotto sia fissato adeguatamente e che non ci siano
perdite ematiche attorno alla zona di introduzione del catetere
 Riferire le anomalie (sintomi da ipotensione, perdite dal catetere-filtro o
attorno alla zona di introduzione del cat., parestesie, analgesie
monolaterali)
 Verificare con gli altri operatori l’intensità del dolore con VAS
 Sollecitare eventuale ulteriore dose quando il livello di VAS raggiunga 6-7.
Assistenza al puerperio
Definizione: arco di tempo della durata di
6-8 settimane che intercorre fra il post
partum e il ritorno dell’organismo della
donna,
particolarmente
dell’apparato
genitale, alle condizioni preesistenti alla
gestazione
Fase di adattamento psico fisico ed
emotivo della donna e della coppia
Si crea il legame genitori-figlio
Assistenza alla puerpera
 Controllare le condizioni generali e locali della
puerpera, compresi i parametri vitali: tc x 3 volte
al dì, PAO,polso.
 eseguire i prelievi per il controllo dell’ht e hb
 alla donna con gruppo sanguigno D- non
immunizzata e con neonato D+ somministrare
entro 72 ore dal parto le immunoglobuline anti
D. SU PRESCRIZIONE MEDICA
 Informarsi
circa
l’evoluzione
del
parto:tipo,tempi,parità,e sullo stato di salute del
neonato
Assistenza alla puerpera
Controllo delle funzioni vitali
Recupero delle condizioni fisiche
Igiene intima
Igiene dei genitali
Cura della sutura
Controllo dei lochi
Il seno
L’allattamento
Nursing del puerperio
Mobilizzazione precoce
Funzioni intestinali
Varici emorroidarie
Alimentazione
Ritmo sonno-veglia
Depressione post partum
Rooming in
 Permanenza del neonato con la madre in ambito ospedaliero nelle
24 ore
 Modello di assistenza post partum basato su interventi volti a
favorire il legame precoce e continuo fra madre e bambino
 Fondamentale per incoraggiare l’allattamento al seno: l’OMS lo
include fra i 10 passi per il successo dell’allattamento al seno,
contenuti nelle principali raccomandazioni della Dichiarazione
congiunta OMS ed UNICEF.
 Facilita il bonding, consente una migliore conoscenza madre
bambino, promuove l’allattamento al seno, previene infezioni
crociate ospedaliere per riduzione delle manipolazioni da parte del
personale sanitario e riduce il rischio che si instauri depressione
transitoria post partum
Assistenza al parto distocico
 Ventosa ostetrica o
vacuum extractor
 Forcipe
Forcipe
Applicazione di forcipe
Applicazione di forcipe
Vacuum extractor
Assistenza al taglio cesareo
 Incisione sovrapubica che permette di estrarre il feto
quando non ci sono le condizioni per il parto vaginale
Programmato o di elezione – urgente - emergente
a seconda dell’urgenza
 Gli infermieri si attivano sia come strumentisti che nella
preparazione della gravida
Per la preparazione pre operatoria
 -tricotomia della zona sovrapubica
 -posizionamento di catetere vescicale
 -adeguato accesso venoso 14 o 16 gauge, una o due vie
venose (indicazione ostetrica o anestesiologica) o
arterioso al bisogno
 Posizionamento di piastra e elettrodi
Taglio cesareo
 In sala assistere l’anestesista per le manovre
anestesiologiche (anestesia spinale o generale)
 Posizionare la donna sul lettino con cuneo sotto alla
coscia dx per prevenire la sindrome della cava
 Raccogliere e identificare eventuale materiale da inviare
per esame istologico
 Effettuare la raccolta di sangue cordonale e all’invio al
centro raccolta secondo protocolli interni provvedere
all’UO
 Al termine dell’intervento controllare i parametri vitali,
monitorizzarli in forma intensiva durante le prime due ore
post partum collaborando con l’ostetrica, che per legge
deve sorvegliare il periodo del post partum (due ore)
 Redigere cartella infermieristica da consegnare alle
infermiere del reparto di puerperio
 Somministrare terapie nell’immediato post operatorio
Assistenza alla coppia madre
neonato
Favorire e sostenere il rooming in
Sostenere l’allattamento materno
Dare consulenza alla mamma in relazione
alle cure del neonato: cura del moncone
ombelicale,toilette-bagno, cure igieniche,
abbigliamento
Garantire il nutrimento del neonato
(allattamento al seno-artificiale)
Assistenza alla gravidanza a
rischio
 Le grav a basso rischio sono circa 85% e il 15% sono a
rischio
 Definizione: a basso rischio è la gravidanza in cui si può
ottenere un tasso di mortalità perinatale e materna più
basso rispetto alla popolazione generale senza un
eccesso di intervento ostetrico o pediatrico
 La gravidanza ad alto rischio indica una probabilità di
situazioni potenzialmente patologiche per la mamma e
per il feto e in particolare che non sempre si manifestano
ma comunque richiedono una stretta sorveglianza della
gravidanza, del parto e del puerperio
Individuazione della
gravidanza a rischio
Si basa sull’anamnesi
-Familiare
-personale e
psicosociodemografica
-patologica personale
-ostetrica
-ginecologica
Minaccia di parto prematuro
MPP
 E’ la situazione in cui si corre il rischio di
espletamento del parto prima del termine
I sintomi sono:
 -inizio dell’attività contrattile prima del termine
di gravidanza (37-42 settimane)
 -modificazioni della cervice uterina che fanno
presumere la prossima dilatazione
(rammollamento,raccorciamento,anteriorizzazione)
 -rottura prematura delle membrane (prom)
Assistenza infermieristica alla
gravida con MPP
Sostegno emotivo,informazioni
sull’evoluzione della situazione clinica
Esecuzione di esami di laboratorio e
indagini diagnostiche
Riposo assoluto o relativo
Controllo dei parametri vitali e della vitalità
del feto →PAO,polso,TC,BCF
Somministrazione di terapia
Gravidanza multipla
Quando i feti sono due o più di due
Si parla di gemellarità, gravidanza
trigemellare, quadrigemellare o più
Sono a rischio di parto pretermine
Particolarmente “impegnative” per le
gravide
Attualmente il trend è in aumento →PMA
Diabete in gravidanza
 Gravidanza in una donna già diabetica
 Diabete gestazionale cioè insorto con la
gravidanza, da essa causato, che col
parto cessa
 Trattato con la dieta o con insulina
 Intolleranza glucidica
Trattamento del diabete in
gravidanza
Controllo almeno mensile dal diabetologo
Controllo giornaliero delle glicemie o a
seconda dell’indicazione medica e
somministrazione di insulina al bisogno
Controllo della crescita e del benessere
fetale
Gestosi o preeclampsia
 Patologia della gravidanza caratterizzata da ipertensione,edemi (considerati
non essenziali) e proteinuria
 Insorge nella maggior parte dei casi nel terzo trimestre ma alcuni tipi
possono essere più precoci (raramente prima di 20 settimane)
 Si distingue in preeclampsia lieve, con ipertensione arteriosa superiore a
140/90 mmHg dopo 20 sg con due misurazioni ad almeno 4 ore di distanza
anche se la pao precedente risulta sconosciuta e proteinuria 0,1 g/l in due
prelievi di campioni presi a distanza di almeno 4 ore oppure 0,3 g/24 ore
 Preeclampsia severa con ipertensione arteriosa > 160/110 mmHg
registrata in due occasioni distanziate di almeno 4 ore con paziente a riposo
sul fianco destro e proteinuria > 5 g/24 h accompagnata da almeno uno dei
seguenti segni:






Oliguria (diuresi < 500 ml/24h)
Irritabilità cerebrale (cefalea, disturbi visivi)
Dolore epigastrico (al quadrante addominale superiore destro)
Severa ipofunzionalità epatica
Trombocitopenia
Embolia polmonare o cianosi
Trattamento della
preeclampsia
 Controllo pressorio da 4 a 6 volte al giorno
 Ricovero ospedaliero
 Paziente a stretto controllo
 Controllo della diuresi delle 24 ore per quantità
(non meno di 100ml /24 ore)e per bilancio
idroelettrolitico e presenza di proteine
 Controllo del peso corporeo
 Rilevazione di presenza di edemi
 Controllo di valori ematochimici
Evoluzione della
preeclampsia
 Se ben controllata arrivare ad almeno 34 sett di gravid
con condizioni materne e fetali stabili e poi espletare il
parto
a
tutt’oggi
l’unico
trattamento
causale
universalmente riconosciuto
Se non controllata può evolvere nella crisi eclamptica,
che è una grave sindrome caratterizzata da accessi
convulsivi della mimica e della parte superiore del corpo
non attribuibili ad altre cause. Nel 38% dei casi la crisi
convulsiva rappresenta il sintomo di esordio con
prognosi particolarmente severa, nel 44% dei casi le
convulsioni avvengono dopo il pato.
Trattamento della paziente
con crisi eclamptica
 Aspirare le secrezioni nel cavo oro faringeo
 Erogare O2 con canula nasale
 Allontanare dalla stanza eventuali altre pazienti che deambulano per
garantire la privacy durante l’emergenza
 Allontanare fonti luminose che possono riacutizzare la crisi
eclamptica (oltre ai rumori)
 Somministrare terapia prescritta dal medico-allertare l’anestestista
rianimatore
 Monitorare SpO2
 Predisporre carrello x l’emergenza
 Allertare la sala parto per eventuale espletamento del parto con TC
 Predisporre il trasferimento presso una unità operativa ostetrica di
area critica
 Eseguire prelievi ematici emergenti
Trattamento della paziente
con crisi eclamptica
 Se ci sono sintomi premonitori assicurarsi che la donna
abbia la bocca libera da corpi estranei, preparare una
canula di Mayo, non forzare la mandibola per aprire la
bocca ma girarla sul fianco e sollevare il mento,
eventualmente sostenendo la mandibola nel caso in cui
sia necessario, per garantire la pervietà delle vie aeree
 Garantire l’incolumità della paziente (sponde del letto,
cuscini, materiale per il contenimento della paziente) ma
senza usare cinghie contenitive per le gambe o le
braccia che potrebbero fratturarsi durante la contrattura.
Le scosse tonico cloniche possono causare lesioni, se
non vengono adottate misure protettive
Distacco
intempestivo
di
placenta normalmente inserta
 La placenta si stacca dalla sua sede abituale
prima che inizi il travaglio o durante il travaglio di
parto
 Sintomo più frequente è una cospicua perdita
ematica accompagnata da dolore importate e
contrattura dell’utero non intervallata da pause
 Si tratta di una situazione di grave emergenza
ostetrica nella quale i minuti possono fare la
differenza
Assistenza alla gravida con
distacco di placenta
normalmente inserta
 Allertare gli specialisti ginecologo anestesista ostetrica
 Posizionare accesso venoso minimo 16 o 14 Gauge e
predisporre per eventuale posizionamento di catetere
arterioso
 Rilevare e registrare i parametri vitali e continuare con
monitoraggio intensivo
 Eseguire prelievo se non presente per richiesta di
sacche di sangue per emotrasfusione con emocromo
e coagulazione completa emergenti
 Posizionare la paziente in posizione di Trendelemburg
con cuneo sotto il fianco dx per favorire il ritorno
venoso agli arti inferiori
Assistenza al distacco di
placenta
 Somministrare O2 con maschera facciale
 Infondere terapia del caso (plasma expander,
liquidi)
 Assicurarsi che in emoteca sia presente sangue
0 neg e prepararlo a disposizione degli operatori
se il sangue crociato non fosse reperibile entro
poco tempo
 Posizionare al bisogno un catetere vescicale e
monitorizzare la diuresi
 Controllare il livello di coscienza e orientamento
della paziente, che devono essere normali
 Assicurarsi che la cute sia tiepida ed asciutta
Donazione di sangue
funicolare
Su base solidaristica è la donazione gratuita
del sangue che si trova nel cordone
ombelicale ancora inserito nella placenta
dopo che esso è stato clampato e reciso
ed è stato staccato il neonato
Donazione di sangue funicolare
Con la placenta ancora in sede si pungono
i vasi del cordone dopo adeguata
disinfezione e sterilmente si permette che
il sangue cordonale per caduta riempia
l’apposita sacca
Assolutamente indolore per la madre
Durata dell’operazione al massimo 5
minuti
Donazione di sangue
funicolare
Impegni che la madre deve assumere:
 Incontro preliminare con un medico del centro raccolta (Banca
del Cordone)che, oltre a dare le informazioni riguardanti la
procedura, raccoglie l’anamnesi familiare e personale per
rilasciare l’idoneità a donare;
 Firmare il modulo per il consenso informato alla donazione
 Sottoporsi al momento del parto ad un prelievo di sangue
venoso (utilizzato per le analisi infettivologiche di legge)
 Essere ricontattata a sei mesi dal parto per dare notizie sulle
condizioni del bambino ed essere sottoposta ad un ultimo
prelievo di sangue per escludere eventuali infezioni virali
contratte negli ultimi mesi di gravidanza
 Rinunciare ad ogni diritto sul sangue placentare donato
Donazione di sangue
funicolare
CHI NON PUO’ DONARE
Il sangue placentare può trasmettere malattie virali e/o
genetiche ai riceventi.
Pertanto non possono essere accettati come donatori le
persone affette o portatrici sane di malattie virali (epatiti
B o C, malattie veneree, AIDS),affette da malattie
genetiche, o da malattie del sistema immunitario.
Sono escluse dalla anche le donne che rientrano in
categorie a rischio per la trasmissione di infezioni
virali
per
una
delle
seguenti
situazioni:trasfusioni,comportamenti sessuali a rischio
propri o del partner, tatuaggi, piercing, uso di droghe,
partner affetto o portatore di patologie virali o genetiche
LA DONAZIONE E’ LIBERA E ANONIMA
Unità di sangue cordonale
Il centro nazionale trapianti ha rilasciato al
31-12-2005 522 unità per trapianto
200.000 unità disponibili nel mondo
5000 trapianti di cellule staminali da sangue
di cordone nel mondo
In Italia 37.298 unità bancate
Donazione di sangue
funicolare
Finalità
Donazione a possibile uso trapianto
Donazione ad uso ricerca
Su 100 mamme disposte a donare:
90%
idonee
50%
raccolte eseguite
30%
sacche bancate
2%
utilizzate per trapianto
La donazione dedicata
La donazione cosiddetta dedicata
è una
donazione eseguita per conservare il sangue
funicolare esclusivamente per quel bambino
o per quella famiglia, nella quale già esista una
patologia o un alto rischio di avere ulteriori figli
affetti da malattie geneticamente determinate,
riconosciuti essere suscettibili di un utilizzo
scientificamente
fondato
e
clinicamente
appropriato di cellule staminali da sangue
cordonale.
Tale possibilità risulta solo su specifica
indicazione medica e viene comunicata
all’equipe che assisterà al parto prima dello
stesso con apposita documentazione
La donazione di sangue
funicolare
Le cellule staminali sono cellule che tutti
possiedono e che diversamente da quelle
che costituiscono i capelli, le ossa, i
muscoli (definite differenziate), non sono
specializzate per compiere nessuna
funzione, ma sono in grado di
trasformarsi,specializzarsi, in cellule di
organi e tessuti come, per esempio, le
cellule del sangue.
La donazione di sangue
funicolare
Esistono tre categorie principali di cellule
staminali:
totipotenti possono dare origine a
qualsiasi tipo di cellule specializzata
pluripotenti possono dare origine a quasi
tutti i tipi di cellule specializzata
monopotenti possono dare origine ad un
solo tipo di cellula specializzata
La donazione di sangue
funicolare
Le cell staminali possono inoltre essere di origine
Fetali: derivano da prodotti abortivi e sono gestite
allo stesso modo di un trapianto di organo
Embrionali:derivano da embrioni sovranumerari
generati da fecondazione assistita e possono
essere trapiantate senza rischi di rigetto
Cordonali: vengono estratte dal sangue presente
nel cordone ombelicale
La donazione di sangue
funicolare
Che cosa si può fare con le cellule staminali?
Si pensa che riuscendo a capire i
meccanismi con cui si trasformano in cellule
specializzate sarà possibile generare cellule sane che
vadano a sostituirsi a quelle malfunzionanti in
determinati organi o tessuti (pe
pancreas→insulina→cura del diabete o cellule
nervose per patologie come Parkinson o Alzaimer), o
in biotecnologia per dare origine a farmaci che
possano combattere malattie genetiche attualmente
incurabili.
La donazione di sangue
funicolare
Riguardo alle cellule staminali da cordone
ombelicale ad oggi esistono poche
prove che esse possano dare origine a
tutti i tipi di cellule. E’ invece
scientificamente provato che esser
possono originare cellule del sangue.
Esse sono quindi estremamente utili per la
cura della leucemia e di particolari
malattie e tumori del sangue. Pe
talassiemia
Concludendo
In Italia la raccolta, donazione, conservazione e utilizzo del
sangue cordonale sono regolamentate dall’ordinanza del
ministro della salute del maggio 2007, che definisce che la
conservazione di sangue cordonale in Italia è gratuita :
 Per uso allogenico (trapianto da donatore) a fini solidaristici
 Per uso dedicato al neonato o a consanguineo con
patologia in atto al momento della raccolta per la quale
risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato
l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale
 Per uso dedicato in caso di famiglie ad alto rischio di
avere ulteriori figli affetti da malattie geneticamente
determinate per le quali risulti scientificamente fondato e
clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da
sangue cordonale
Concludendo
Le banche per la conservazione del sangue cordonale
devono essere individuate e autorizzate
dalla regione
Le banche per la conservazione del sangue cordonale
possono
pubblico
essere
solo
di
carattere
ed è vietata l’istituzione di banche per
la conservazione di sangue cordonale ombelicale
presso strutture private anche accreditate ed
ogni forma di pubblicità
connessa
alla
stessa
E’ crescente il numero delle coppie in Italia che decide di conservare il sangue
cordonale del proprio figlio per uso autologo presso banche private
all’estero, visto che in Italia ciò non è consentito salvo i casi descritti.
La speranza è che questo possa servire in futuro per trovare terapie
personalizzate ad eventuali patologie che il bambino potrebbe sviluppare
negli anni a venire
Sembra che per ora questa prassi però sia priva di fondamento scientifico e
con buona probabilità potrebbe non apportare alcun vantaggio, e ciò per
svariati motivi, fra i quali il fatto che ad oggi non ci sono prove scientifiche
che indicano che le staminali cordonali possano servire per curare patologie
diverse da leucemie, talassiemie o altre malattie del sangue, che non si sa
ancora se dopo 15 (media degli anni proposti per la conservazione presso le
banche private estere) o più anni di congelamento le cellule staminali
cordonali mantengono la stessa attività di quelle “fresche”, che se una
malattia genetica è dovuta ad un’alterazione del patrimonio genetico
dell’individuo anche le sue staminali sarebbero soggette alla stessa
alterazione genetica causa di malattia, e quindi non potrebbero essere
impiegate nella sua cura,
In ultimo, almeno in Italia nessuno effettuerebbe un trapianto di cellule staminali
cordonali conservato in strutture private estere non facenti parte del circuito
di centri autorizzati che rispettino un disciplinare di prelievo, trasporto e
conservazione mutuamente riconosciuto dai diversi Paesi
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prevenzione dei tumori dell`apparato genitale femminile