il commento dei padri
Rendimi degno [o Cristo] del più puro e santo bacio del Padre tuo così buono; sotto il tetto della sala di nozze ti piaccia ricevermi di nuovo // E della
veste iniziale della quale briganti di strada mi spogliarono, rivestimi ancora, come ornamento di sposa preparata.// Al sacrificio del vitello grasso,
che sulla croce per noi si è immolato, e al sangue uscito per la lancia dal suo costato donde usciva il ruscello della Vita, // fammi di nuovo
partecipare, come nella parabola del Figlio prodigo, per mangiare il Pane che dà vita, per bere alla tua celeste coppa.// Sulle tracce del figlio prodigo ho camminato in
paesi estranei e lontani; lʼeredità paterna ho scialacquato che al Fonte sacro avevo ricevuto.// Laggiù straziato fui dalla carestia del Pane della vita e della divina
Bevanda. Pascolando il gregge dei porci, sfamato non mi sono con i peccati della dolce carruba. // Dammi la carne del Vitello grasso; il Vino che è sulla
croce fammi bere; allieta lo stuolo degli angeli, perché io, morto, la vita ho ritrovato (Nerses Snorhalì, Jesus).
v 3 Sir 31,1Il brano di
3: Egli ricerca
Vangelo è la
altri autori cristiani
la sapienza di tutti
storia affascinante
Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della
gli antichi e si dedica
di un papà che ha due
grassa e della forte, le pascerò con giustizia, tenerezza. Il Signore ci ama con tenerezza. Il Signore sa quella bella scienza
allo studio delle profezie.
figli e desidera essere
delle carezze. La tenerezza di Dio: non ci ama a parole; lui si avvicina e nel suo starci vicini ci dà il suo amore con tutta
Conserva i detti degli uomini
riconosciuto da loro come
la tenerezza possibile. <Vicinanza e tenerezza sono dunque> le due maniere dell’amore del Signore, che si fa
famosi e penetra le sottigliezze
papà, e non ci riesce: uno imvicino e dà tutto il suo amore anche nelle cose più piccole con tenerezza. <Tuttavia si tratta di> un amore
delle parabole, ricerca il senso
magina il padre come un tiranno,
forte. Perché vicinanza e tenerezza ci fanno vedere la forza dell’amore di Dio. Anche il nostro amore
recondito dei proverbi e si occupa degli
e allora cerca di andare lontano da
— ce lo dice il Signore: Amate voi come io vi ho amato? — deve farsi vicino al prossimo e tenero
enigmi delle parabole.
lui più che può; l’altro, quello buono e
come si è fatto quello del buon samaritano, o come quello nella parabola che oggi la Chiesa
Mt 13, 10-13: Gli si avvicinarono allora i
fedele, pensa al papà come a un datore di
discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con
lavoro, misura il suo salario e ha l’impressione
parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato
che non sia un salario giusto, perché quello
c
6 marzo 2016
conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro
che è stato dato a lui è stato dato anche a suo
non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà
fratello che non ha lavorato. Quindi tutti e due
nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto
non riescono a considerare il loro papà come un
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Lc 15,18
anche quello che ha. Per questo a loro parlo con
papà, non riescono a sentirsi e a vivere come
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
parabole: perché guardando non vedono, udendo
figli; e questo è il dramma del papà.
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te. Lode e onore a te, Signore Gesù!
non ascoltano e non comprendono.
San Luca dice che la parabola è stata racv 12 Lc 7, 34 : È venuto il Figlio dell’uomo, che
contata perché Gesù voleva spiegare il suo
Lc 15, 1-3.11-32
mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un
comportamento: il comportamento di Gesù è che
beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
accoglie i peccatori, e offre a loro il perdono di
1
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
Pr 19, 14: La casa e il patrimonio si ereditano dal
Dio senza riserve. Quindi tutti quelli che vanno
2
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia
padre, ma una moglie assennata è dono del Signore.
da lui a chiedere perdono, Gesù li accoglie e li
con loro». 3 Ed egli disse loro questa parabola: 11 «Un uomo aveva due figli. 12 Il
Sir 9, 6: Non perderti dietro alle prostitute, per non
ammette nella comunione con Dio. E questo a
più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi
dissipare il tuo patrimonio.
scribi e farisei non va giù. Gesù risponde con
Pr 29, 3: Chi ama la sapienza allieta il padre, ma chi
la parabola e vuole dire: “Se io faccio così, è
spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13 Pochi giorni dopo, il figlio più
frequenta prostitute dissipa il patrimonio.
perché Dio è così. Se io accolgo i peccatori, è
giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontanoA e là sperperò il suo
Qo 7,11: Buona cosa è la saggezza unita a un
perché Dio è un papà che, quando vede suo
14
patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse
patrimonio ed è utile per coloro che vedono il sole.
figlio che ritorna, lo accoglie e lo riammette
15
in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora
Perché si sta all’ombra della saggezza come si sta
nella condizione di figlio senza condizioni.
andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei
all’ombra del denaro; ma vale di più il sapere, perché
Allora se Dio è così non stupitevi che io faccio
suoi campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si
la saggezza fa vivere chi la possiede.
esattamente così”.
17
nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti
v 14 Gen 12, 10: Venne una carestia nella terra
(A): Il figlio minore, il quale si fa dare la parte
salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi
e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la
dei beni che gli spetterebbe di eredità, va in un
carestia gravava su quella terra.
paese lontano, lontano da suo padre dove non
alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a
At 7, 11: Su tutto l’Egitto e su Canaan vennero
possa più disturbarlo perché quella presenza gli
te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi
20
carestia e grande tribolazione e i nostri padri non
dà fastidio. E il risultato è quello che abbiamo
salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre
trovavano da mangiare.
ascoltato: diventa povero da ricco che era, poi
21
lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Ap 3 ,17: Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non
diventa servo da figlio che era. Poi si trova in
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più
ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice,
una condizione di servitù addirittura umiliante
22
degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate
un miserabile, un povero, cieco e nudo.
perché va a pascolare i porci, e siccome per gli
B
qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali
Os 13, 6: Io li ho fatti pascolare, si sono saziati e
ebrei i porci sono animali immondi, dovere fare
ai piedi. 23 Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
il loro cuore si è inorgoglito, per questo mi hanno
quel mestiere vuole dire fare l’ultimo mestiere
24
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato
dimenticato.
del mondo.
At 2,45: Tutti i credenti stavano insieme e avevano
(B): Di fatto il Vangelo ricorda che quando
ritrovato”. E cominciarono a far festa. 25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al
ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e
questo figlio torna a casa il papà sembra che
ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò uno dei servi e
sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno
non capisca più niente: “Gli corre incontro, lo
gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27 Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e
di ciascuno.
bacia, gli fa mettere il vestito più bello, l’anello
tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.
2 Cor 11,9: E, trovandomi presso di voi e pur essendo
al dito”. Attenzione “l’anello al dito”, vuole dire,
28
C
29
Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma
nel bisogno, non sono stato di peso ad alcuno, perché
diremmo noi, la firma sul libretto degli assegni,
egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito
alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti
che può sigillare i documenti; vuole dire che lo
a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei
dalla Macedonia
riprende come se non fosse successo niente, lo
amici. 30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
Lc 11,9: Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà
tratta come un figlio, gli ridà la dignità di figlio. E
dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
fa una grande festa ammazzando il vitello grasso
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31 Gli rispose il padre:
Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a
con tutta la casa, servi, ecc. Sorprendente! Non
“Figlio , tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa
IV domenica di quaresima ✠ Dal Vangelo secondo Luca
← paralleli e riferimenti biblici
Prima lettura
Dal libro di Giosué
Gs 5,9a.10-12
In quei giorni, 9a il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho
allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
10
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono
la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di
Gerico. 11 Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti
della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso
giorno. 12 E a partire dal giorno seguente, come ebbero
mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti
non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della
terra di Canaan. Parola di Dio.
Diaconia n. 3, 2 marzo 2016 - pag. 9
e rallegrarsi, perché questo tuo fratelloD era morto ed è tornato in vitaE, era perduto
ed è stato ritrovatoF”». Parola del Signore.
Dal Salmo 33 (34)
Gustate e vedete come è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Guardate a lui e sarete raggianti,
Io mi glorio nel Signore:
i vostri volti non dovranno arrossire.
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
le note del testo
→
Seconda lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 2Cor 5, 17-21
Fratelli, 17 se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie
sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. 18 Tutto questo però viene
da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi
il ministero della riconciliazione. 19 Era Dio infatti che riconciliava a sé
il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando
a noi la parola della riconciliazione. 20 In nome di Cristo, dunque, siamo
ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo
in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21 Colui che non aveva
conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui
noi potessimo diventare giustizia di Dio. Parola di Dio.
35
è scontato che un papà si comporti così. Normalmente sarebbe
stato più comprensibile che il papà gli avesse detto: “Meno male
che sei tornato! Allora, prova un po’ fare il servo, poi se dopo due
o tre mesi vedo che il ritorno è stato buono, vediamo quello che
potrà succedere”. Invece questo papà non immagina nemmeno di
potere accogliere il figlio come servo, ma lo rimette subito senza
riserve e senza esami nella sua condizione di figlio.
(C): Il fratello maggiore fa il confronto tra lui e suo fratello, e gli
sembra che non sia giusto. Lui si è sempre comportato bene,
riceve lo stesso di suo fratello, che invece si è comportato come
abbiamo detto. Il “confronto” lo intristisce, lo rende arrabbiato.
Il papà gli dice : Voglio che anche tu partecipi alla festa, perché
è vero che ho ritrovato un figlio, ma tu hai ritrovato un fratello
(D): “Questo tuo figlio …”, “questo tuo fratello …”: il significato
di questo testo straordinario è tutto in queste parole. Il fratello
maggiore ripudia lo scavezzacollo: egli è l’uomo morale, che valuta
fatti e persone secondo una rigida giustizia retributiva. Ovviamente,
egli è un giusto e ha anche qualcosa di cui lamentarsi, non ha
avuto capretti o vitelli. Il padre, delicatamente glielo fa osservare:
“Tu sei sempre con me”; non valgo forse io più di una festa tra
amici? Egli ama ogni suo figlio, anche quest’uomo rancoroso e
gelido, che non sa cosa siano l’amore e la compassione. Egli lo
invita a restituire all’uomo perduto, anzi addirittura morto – e lo
era, perché deliberatamente aveva troncato ogni legame con
la famiglia – la sua dignità di fratello. La misericordia risuscita.
(E): Ma qui viene fuori la domanda interessante. Uno potrebbe
dire a Gesù: “Ebbene, ma chi te l’ha detto che Dio è così? Non
è scontato che Dio sia così. Non è scontato che un papà si
comporti così. Chi te lo dice che Dio sia così?”. E la risposta è
una sola: “Gesù sa che Dio è così, perché Gesù è Figlio, e lui
Dio lo conosce direttamente!”. Cioè lo conosce direttamente per
esperienza sua. Quindi quello che Gesù dice, la parabola che
Gesù insegna, non viene dal fatto che Gesù ha studiato nelle
scuole e ha imparato alcune cose su Dio. No, viene dal fatto
che Gesù è Figlio, ha un atteggiamento filiale, e vive in rapporto
costante con Dio che è suo Padre. Per questo la parabola può
avere autorità, e può dire: “Attenzione, Dio è proprio così! Ci
credi?”. Credere che Dio sia così, e credere che Gesù sia Figlio
di Dio, è la stessa cosa, vanno insieme.
(F): Essere nella casa del Padre, prima di essere un merito, è
un dono: noi abbiamo avuto le possibilità e gli aiuti necessari per
aver della vita una visione nobile. Certo, la disciplina e l’impegno
ci sono costati, ma abbiamo avuto anche la ricompensa del
prezzo che abbiamo pagato. La fede ha orientato la nostra vita,
sorreggendola e dandole un senso. Ma ora è arrivato il momento di avere misericordia. Proprio perché abbiamo avuto questi
doni, non dobbiamo aver paura del fango che copre il volto e le
vesti dell’uomo. Egli vorrebbe restare nella nostra casa come
un servo: tocca a noi persuaderlo che anche lui può essere un
figlio e nostro fratello.
ci presenta nel vangelo <Ma noi come possiamo ridare al
Signore> tante cose belle, tanto amore, questa vicinanza,
questa tenerezza? Possiamo dire: Sì, amandolo, diventare
vicini a lui, teneri con lui. Sì, questo è vero, ma non è la cosa
più importante. Può sembrare un’eresia ma è la verità più
grande: più difficile che amare Dio è lasciarci amare da lui!
È questo il modo per ridare a lui tanto amore: aprire il cuore
e lasciarci amare. Lasciare che lui si faccia vicino a noi, e
sentirlo vicino. Lasciare che lui si faccia tenero, ci accarezzi.
<Questo> è tanto difficile: lasciarci amare da lui. E questo
è forse quello che dobbiamo chiedere oggi nella messa:
Signore io voglio amarti ma insegnami la difficile scienza, la
difficile abitudine di lasciarmi amare da te, di sentirti vicino
e di sentirti tenero (dalle Omelie di papa Francesco a Santa
Marta, 7 giugno 2013; Lc 15,3-7).
Prefazio suggerito: “Tu continui a chiamare i peccatori a rinnovarsi nel tuo Spirito e manifesti la tua onnipotenza soprattutto
nella grazia del perdono. Molte volte gli uomini hanno infranto la
tua alleanza, e tu invece di abbandonarli hai stretto con loro un
vincolo nuovo per mezzo di Gesù, tuo Figlio e nostro redentore:
un vincolo così saldo che nulla potrà mai spezzare. Anche a noi
offri un tempo di riconciliazione e di pace, perché affidandoci
unicamente alla tua misericordia ritroviamo la via del ritorno a
te, e aprendoci all’azione dello Spirito Santo viviamo in Cristo la
vita nuova, nella lode perenne del tuo nome e nel servizio dei
fratelli” (prefazio della preghiera eucaristica della riconciliazione I).
Il prodigo è storia di umanità decaduta eppure incamminata,
dissacrata eppure con dentro la nostalgia di Dio. Se ne va,
un giorno, il giovane, in cerca di felicità: crede di trovarla nelle
coese e nel piacere. Ciò che trova invece è una diminuzione
di umanità: il libero ribelle è diventato servo, ridotto a morire
di fame. Così è il peccato: propone tutto ciò che fa diminuire
la nostra umanità. Eppure anche nell’ultimo naufragio rimane
un santuario di nobiltà: “Allora rientrò in se stesso”. Ritorno a
sé, ritorno al cuore più che al padre. Ma nel fondo di se stesso
il figlio trova due forze: un desiderio di vita (“io qui muoio”)
e l’immagine del padre. Solo che cerca vita troverà Dio. E
viceversa, solo che cerca Dio troverà la pienezza della vita.
E così inizia il viaggio. Non torna per amore, torna per fame.
Non per pentimento, ma perché la morte ormai gli cammina a
fianco. Cercava un buon padrone, trova il Padre. “Il padre lo
vide da lontano….” E interrompe i discorsi che il figlio aveva
preparato, il suo proposito di tornare come servo. Lo interrompe proprio per convertirlo da quell’idea. Il padre è stanco
di avere dei servi invece che dei figli. Il peccato dell’uomo è
di essere schiavo invece che figlio di Dio. Il figlio maggiore
torna dai campi, vede ed entra in crisi. Non accetta un padre
che fa festa al figlio ribelle. È l’uomo dei rimpianti, onesto e
infelice, che ha perso la gioia di vivere: non ama quello che
fa, lo subisce, e il cuore è assente. Ma l’amore del padre non
si misura con i meriti dei figli, non è un amore mercenario.
C’è molto di più: “Tutto ciò che è mio è tuo” (Ermes Ronchi).
Diaconia
N. 3, 2016 (n. prog. 315), 2 marzo 2016, settimanale • Proprietario: Ass. “Diaconia” • Dir. resp.: Antonio Burani • Stampato
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36
La testimonianza dei Monaci di Tibhirine.
Un padre, due figli... e e i tre consigli evangelici: povertà, castità,
obbedienza. La gioia di una conversione, la gioia dell’uomo
“ritornato in sé”. Il più giovane, il figliol prodigo, è agli antipodi
della povertà. Non è casto, ha dilapidato il suo cuore, e non
è stato obbediente. Il figlio maggiore, invece, vuole essere
modello di obbedienza, ma ne è povera caricatura. E che
povertà è quella di chi non sa chiedere un vitello per far festa?
Poi, possiamo parlare di castità quando non c’è amore? Dove
sono i consigli evangelici qui? Eppure, attraverso questi due
fratelli, che in fondo ci assomigliano così tanto, dovremmo
leggere questo messaggio “al contrario”: il figliol prodigo è
nella miseria (non nella povertà), nella solitudine forzata (non
la castità), nella schiavitù (non l’obbedienza), ma ritorna, si
mette in cammino, nella direzione giusta (a differenza del
fratello maggiore!). Il miracolo è che ci sia qualcuno che
venga a colmare la distanza che resta da percorrere... e a
rivelare il lato nascosto dei consigli evangelici, con i simboli
che esprimono: l’innocenza: il vestito più bello; l’autorità:
l’anello; la ricchezza: i sandali.
Tutto questo, lo riceve dal Padre, in una grande festa di
COMUNIONE, che è ciò a cui ci portano i consigli evangelici.
Nella casa del Padre si potrà vivere la castità perfetta: “tutto ciò
che è mio è tuo”. Il Padre ne è il modello, fino all’accettazione
dell’amore “incognito”, lasciando partire, fedele nell’assenza...
Il posto è libero per un “altro” fratello maggiore, colui che, per
la sua obbedienza, si è consacrato PRIMOGENITO DI UNA
MOLTITUDINE DI FRATELLI... E lo Spirito Santo, non è forse
Colui che, nella sua comunione di amore, ritorna sempre in
se stesso, in questo atteggiamento di povertà che è la gioia di
non avere nulla, nessuna eredità da rivendicare. Meravigliosa
parabola che ci viene a prendere dove siamo per condurci
alla comunione trinitaria perla via dei consigli evangelici (H.
Teissier, vescovo di Algeri, 26/03/1995).
chi bussa sarà aperto.
v 17 Bar 2,30-34: poiché io so che non mi ascolteranno, perché è
un popolo di dura cervìce. Però nella terra del loro esilio rientreranno
in se stessi e riconosceranno che io sono il Signore, loro Dio. Darò
loro un cuore e orecchi che ascoltino; nella terra del loro esilio mi
loderanno e si ricorderanno del mio nome. E abbandoneranno la loro
ostinazione e le loro azioni malvagie, perché ricorderanno il cammino
dei loro padri che hanno peccato contro il Signore. Io li ricondurrò nella
terra che ho promesso con giuramento ai loro padri, ad Abramo, a
Isacco, a Giacobbe; essi la possederanno e io li moltiplicherò e non
diminuiranno più.
2 Tm 2,24-25: Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma
mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare
quelli che gli si mettono contro, nella speranza che Dio conceda loro
di convertirsi, perché riconoscano la verità e rientrino in se stessi,
liberandosi dal laccio del diavolo, che li tiene prigionieri perché
facciano la sua volontà.
Is 55,6-7: Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre
è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che
largamente perdona.
V 22 Sal 45, 14-16: Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto
d’oro è il suo vestito. È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei
le vergini, sue compagne, a te sono presentate; condotte in gioia ed
esultanza, sono presentate nel palazzo del re.
Gen 41,42: Il faraone disse a Giuseppe: “Ecco, io ti metto a capo
di tutta la terra d’Egitto”. Il faraone si tolse di mano l’anello e lo pose
sulla mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose
al collo un monile d’oro.
Dn 6,18: Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della
fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari,
perché niente fosse mutato riguardo a Daniele.
Es 3,5: Riprese: “Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché
il luogo sul quale tu stai è suolo santo!”
v 23 1 Sam 28,24: Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva.
Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché
devi rimetterti in viaggio”. Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i
suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce.
Si alzò da terra e sedette sul letto. La donna aveva in casa un vitello
da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e
gli fece cuocere pani azzimi. Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi.
Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.
v 24 Sal 81,4: Intonate il canto e suonate il tamburello, la cetra
melodiosa con l’arpa. Suonate il corno nel novilunio, nel plenilunio,
nostro giorno di festa.
1 Sam 30,16: Così fece da guida, ed ecco erano sparsi sulla distesa
di quella regione a mangiare e a bere e a far festa con tutto l’ingente
bottino che avevano preso dal territorio dei Filistei e dal territorio di Giuda.
v 27 1Re 8,33-34: Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di
fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte a te,
loda il tuo nome, ti prega e ti supplica in questo tempio, tu ascolta
nel cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul
suolo che hai dato ai loro padri.
v 32 Ger 19,15: Allora il Signore mi rispose: “Se ritornerai, io ti farò
ritornare e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è
prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca. Essi devono
tornare a te, non tu a loro,
Sir 2,14-15: Guai a voi che avete perduto la perseveranza: che cosa
farete quando il Signore verrà a visitarvi? Quelli che temono il Signore non
disobbediscono alle sue parole, quelli che lo amano seguono le sue vie.
Sir 14,2: Beato chi non ha nulla da rimproverarsi e chi non ha
perduto la sua speranza.
Sal 130,2-5: Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? Ma con
te è il perdono: così avremo il tuo timore. Io spero, Signore. Spera
l’anima mia, attendo la sua parola.
Sir 51,11-12: Io loderò incessantemente il tuo nome, canterò inni a
te con riconoscenza”. La mia supplica fu esaudita: tu infatti mi salvasti
dalla rovina e mi strappasti da una cattiva condizione.
Per questo ti loderò e ti canterò, e benedirò il nome del Signore.
Gv 3,15-18: perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio
infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio,
infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non
è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non
ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
Diaconia n. 3, 2 marzo 2016 - pag. 10
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