il commento dei padri Rendimi degno [o Cristo] del più puro e santo bacio del Padre tuo così buono; sotto il tetto della sala di nozze ti piaccia ricevermi di nuovo // E della veste iniziale della quale briganti di strada mi spogliarono, rivestimi ancora, come ornamento di sposa preparata.// Al sacrificio del vitello grasso, che sulla croce per noi si è immolato, e al sangue uscito per la lancia dal suo costato donde usciva il ruscello della Vita, // fammi di nuovo partecipare, come nella parabola del Figlio prodigo, per mangiare il Pane che dà vita, per bere alla tua celeste coppa.// Sulle tracce del figlio prodigo ho camminato in paesi estranei e lontani; lʼeredità paterna ho scialacquato che al Fonte sacro avevo ricevuto.// Laggiù straziato fui dalla carestia del Pane della vita e della divina Bevanda. Pascolando il gregge dei porci, sfamato non mi sono con i peccati della dolce carruba. // Dammi la carne del Vitello grasso; il Vino che è sulla croce fammi bere; allieta lo stuolo degli angeli, perché io, morto, la vita ho ritrovato (Nerses Snorhalì, Jesus). v 3 Sir 31,1Il brano di 3: Egli ricerca Vangelo è la altri autori cristiani la sapienza di tutti storia affascinante Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della gli antichi e si dedica di un papà che ha due grassa e della forte, le pascerò con giustizia, tenerezza. Il Signore ci ama con tenerezza. Il Signore sa quella bella scienza allo studio delle profezie. figli e desidera essere delle carezze. La tenerezza di Dio: non ci ama a parole; lui si avvicina e nel suo starci vicini ci dà il suo amore con tutta Conserva i detti degli uomini riconosciuto da loro come la tenerezza possibile. <Vicinanza e tenerezza sono dunque> le due maniere dell’amore del Signore, che si fa famosi e penetra le sottigliezze papà, e non ci riesce: uno imvicino e dà tutto il suo amore anche nelle cose più piccole con tenerezza. <Tuttavia si tratta di> un amore delle parabole, ricerca il senso magina il padre come un tiranno, forte. Perché vicinanza e tenerezza ci fanno vedere la forza dell’amore di Dio. Anche il nostro amore recondito dei proverbi e si occupa degli e allora cerca di andare lontano da — ce lo dice il Signore: Amate voi come io vi ho amato? — deve farsi vicino al prossimo e tenero enigmi delle parabole. lui più che può; l’altro, quello buono e come si è fatto quello del buon samaritano, o come quello nella parabola che oggi la Chiesa Mt 13, 10-13: Gli si avvicinarono allora i fedele, pensa al papà come a un datore di discepoli e gli dissero: “Perché a loro parli con lavoro, misura il suo salario e ha l’impressione parabole?”. Egli rispose loro: “Perché a voi è dato che non sia un salario giusto, perché quello c 6 marzo 2016 conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro che è stato dato a lui è stato dato anche a suo non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà fratello che non ha lavorato. Quindi tutti e due nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto non riescono a considerare il loro papà come un Lode e onore a te, Signore Gesù! Lc 15,18 anche quello che ha. Per questo a loro parlo con papà, non riescono a sentirsi e a vivere come Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: parabole: perché guardando non vedono, udendo figli; e questo è il dramma del papà. Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te. Lode e onore a te, Signore Gesù! non ascoltano e non comprendono. San Luca dice che la parabola è stata racv 12 Lc 7, 34 : È venuto il Figlio dell’uomo, che contata perché Gesù voleva spiegare il suo Lc 15, 1-3.11-32 mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un comportamento: il comportamento di Gesù è che beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. accoglie i peccatori, e offre a loro il perdono di 1 In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. Pr 19, 14: La casa e il patrimonio si ereditano dal Dio senza riserve. Quindi tutti quelli che vanno 2 I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia padre, ma una moglie assennata è dono del Signore. da lui a chiedere perdono, Gesù li accoglie e li con loro». 3 Ed egli disse loro questa parabola: 11 «Un uomo aveva due figli. 12 Il Sir 9, 6: Non perderti dietro alle prostitute, per non ammette nella comunione con Dio. E questo a più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi dissipare il tuo patrimonio. scribi e farisei non va giù. Gesù risponde con Pr 29, 3: Chi ama la sapienza allieta il padre, ma chi la parabola e vuole dire: “Se io faccio così, è spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13 Pochi giorni dopo, il figlio più frequenta prostitute dissipa il patrimonio. perché Dio è così. Se io accolgo i peccatori, è giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontanoA e là sperperò il suo Qo 7,11: Buona cosa è la saggezza unita a un perché Dio è un papà che, quando vede suo 14 patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse patrimonio ed è utile per coloro che vedono il sole. figlio che ritorna, lo accoglie e lo riammette 15 in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora Perché si sta all’ombra della saggezza come si sta nella condizione di figlio senza condizioni. andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei all’ombra del denaro; ma vale di più il sapere, perché Allora se Dio è così non stupitevi che io faccio suoi campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si la saggezza fa vivere chi la possiede. esattamente così”. 17 nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti v 14 Gen 12, 10: Venne una carestia nella terra (A): Il figlio minore, il quale si fa dare la parte salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la dei beni che gli spetterebbe di eredità, va in un carestia gravava su quella terra. paese lontano, lontano da suo padre dove non alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a At 7, 11: Su tutto l’Egitto e su Canaan vennero possa più disturbarlo perché quella presenza gli te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi 20 carestia e grande tribolazione e i nostri padri non dà fastidio. E il risultato è quello che abbiamo salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre trovavano da mangiare. ascoltato: diventa povero da ricco che era, poi 21 lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Ap 3 ,17: Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non diventa servo da figlio che era. Poi si trova in Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, una condizione di servitù addirittura umiliante 22 degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate un miserabile, un povero, cieco e nudo. perché va a pascolare i porci, e siccome per gli B qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali Os 13, 6: Io li ho fatti pascolare, si sono saziati e ebrei i porci sono animali immondi, dovere fare ai piedi. 23 Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, il loro cuore si è inorgoglito, per questo mi hanno quel mestiere vuole dire fare l’ultimo mestiere 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato dimenticato. del mondo. At 2,45: Tutti i credenti stavano insieme e avevano (B): Di fatto il Vangelo ricorda che quando ritrovato”. E cominciarono a far festa. 25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e questo figlio torna a casa il papà sembra che ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò uno dei servi e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno non capisca più niente: “Gli corre incontro, lo gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27 Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e di ciascuno. bacia, gli fa mettere il vestito più bello, l’anello tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 2 Cor 11,9: E, trovandomi presso di voi e pur essendo al dito”. Attenzione “l’anello al dito”, vuole dire, 28 C 29 Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma nel bisogno, non sono stato di peso ad alcuno, perché diremmo noi, la firma sul libretto degli assegni, egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti che può sigillare i documenti; vuole dire che lo a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei dalla Macedonia riprende come se non fosse successo niente, lo amici. 30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze Lc 11,9: Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà tratta come un figlio, gli ridà la dignità di figlio. E dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. fa una grande festa ammazzando il vitello grasso con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31 Gli rispose il padre: Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a con tutta la casa, servi, ecc. Sorprendente! Non “Figlio , tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa IV domenica di quaresima ✠ Dal Vangelo secondo Luca ← paralleli e riferimenti biblici Prima lettura Dal libro di Giosué Gs 5,9a.10-12 In quei giorni, 9a il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». 10 Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. 11 Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. 12 E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan. Parola di Dio. Diaconia n. 3, 2 marzo 2016 - pag. 9 e rallegrarsi, perché questo tuo fratelloD era morto ed è tornato in vitaE, era perduto ed è stato ritrovatoF”». Parola del Signore. Dal Salmo 33 (34) Gustate e vedete come è buono il Signore. Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Guardate a lui e sarete raggianti, Io mi glorio nel Signore: i vostri volti non dovranno arrossire. i poveri ascoltino e si rallegrino. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. le note del testo → Seconda lettura Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 2Cor 5, 17-21 Fratelli, 17 se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. 18 Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19 Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20 In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21 Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Parola di Dio. 35 è scontato che un papà si comporti così. Normalmente sarebbe stato più comprensibile che il papà gli avesse detto: “Meno male che sei tornato! Allora, prova un po’ fare il servo, poi se dopo due o tre mesi vedo che il ritorno è stato buono, vediamo quello che potrà succedere”. Invece questo papà non immagina nemmeno di potere accogliere il figlio come servo, ma lo rimette subito senza riserve e senza esami nella sua condizione di figlio. (C): Il fratello maggiore fa il confronto tra lui e suo fratello, e gli sembra che non sia giusto. Lui si è sempre comportato bene, riceve lo stesso di suo fratello, che invece si è comportato come abbiamo detto. Il “confronto” lo intristisce, lo rende arrabbiato. Il papà gli dice : Voglio che anche tu partecipi alla festa, perché è vero che ho ritrovato un figlio, ma tu hai ritrovato un fratello (D): “Questo tuo figlio …”, “questo tuo fratello …”: il significato di questo testo straordinario è tutto in queste parole. Il fratello maggiore ripudia lo scavezzacollo: egli è l’uomo morale, che valuta fatti e persone secondo una rigida giustizia retributiva. Ovviamente, egli è un giusto e ha anche qualcosa di cui lamentarsi, non ha avuto capretti o vitelli. Il padre, delicatamente glielo fa osservare: “Tu sei sempre con me”; non valgo forse io più di una festa tra amici? Egli ama ogni suo figlio, anche quest’uomo rancoroso e gelido, che non sa cosa siano l’amore e la compassione. Egli lo invita a restituire all’uomo perduto, anzi addirittura morto – e lo era, perché deliberatamente aveva troncato ogni legame con la famiglia – la sua dignità di fratello. La misericordia risuscita. (E): Ma qui viene fuori la domanda interessante. Uno potrebbe dire a Gesù: “Ebbene, ma chi te l’ha detto che Dio è così? Non è scontato che Dio sia così. Non è scontato che un papà si comporti così. Chi te lo dice che Dio sia così?”. E la risposta è una sola: “Gesù sa che Dio è così, perché Gesù è Figlio, e lui Dio lo conosce direttamente!”. Cioè lo conosce direttamente per esperienza sua. Quindi quello che Gesù dice, la parabola che Gesù insegna, non viene dal fatto che Gesù ha studiato nelle scuole e ha imparato alcune cose su Dio. No, viene dal fatto che Gesù è Figlio, ha un atteggiamento filiale, e vive in rapporto costante con Dio che è suo Padre. Per questo la parabola può avere autorità, e può dire: “Attenzione, Dio è proprio così! Ci credi?”. Credere che Dio sia così, e credere che Gesù sia Figlio di Dio, è la stessa cosa, vanno insieme. (F): Essere nella casa del Padre, prima di essere un merito, è un dono: noi abbiamo avuto le possibilità e gli aiuti necessari per aver della vita una visione nobile. Certo, la disciplina e l’impegno ci sono costati, ma abbiamo avuto anche la ricompensa del prezzo che abbiamo pagato. La fede ha orientato la nostra vita, sorreggendola e dandole un senso. Ma ora è arrivato il momento di avere misericordia. Proprio perché abbiamo avuto questi doni, non dobbiamo aver paura del fango che copre il volto e le vesti dell’uomo. Egli vorrebbe restare nella nostra casa come un servo: tocca a noi persuaderlo che anche lui può essere un figlio e nostro fratello. ci presenta nel vangelo <Ma noi come possiamo ridare al Signore> tante cose belle, tanto amore, questa vicinanza, questa tenerezza? Possiamo dire: Sì, amandolo, diventare vicini a lui, teneri con lui. Sì, questo è vero, ma non è la cosa più importante. Può sembrare un’eresia ma è la verità più grande: più difficile che amare Dio è lasciarci amare da lui! È questo il modo per ridare a lui tanto amore: aprire il cuore e lasciarci amare. Lasciare che lui si faccia vicino a noi, e sentirlo vicino. Lasciare che lui si faccia tenero, ci accarezzi. <Questo> è tanto difficile: lasciarci amare da lui. E questo è forse quello che dobbiamo chiedere oggi nella messa: Signore io voglio amarti ma insegnami la difficile scienza, la difficile abitudine di lasciarmi amare da te, di sentirti vicino e di sentirti tenero (dalle Omelie di papa Francesco a Santa Marta, 7 giugno 2013; Lc 15,3-7). Prefazio suggerito: “Tu continui a chiamare i peccatori a rinnovarsi nel tuo Spirito e manifesti la tua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono. Molte volte gli uomini hanno infranto la tua alleanza, e tu invece di abbandonarli hai stretto con loro un vincolo nuovo per mezzo di Gesù, tuo Figlio e nostro redentore: un vincolo così saldo che nulla potrà mai spezzare. Anche a noi offri un tempo di riconciliazione e di pace, perché affidandoci unicamente alla tua misericordia ritroviamo la via del ritorno a te, e aprendoci all’azione dello Spirito Santo viviamo in Cristo la vita nuova, nella lode perenne del tuo nome e nel servizio dei fratelli” (prefazio della preghiera eucaristica della riconciliazione I). Il prodigo è storia di umanità decaduta eppure incamminata, dissacrata eppure con dentro la nostalgia di Dio. Se ne va, un giorno, il giovane, in cerca di felicità: crede di trovarla nelle coese e nel piacere. Ciò che trova invece è una diminuzione di umanità: il libero ribelle è diventato servo, ridotto a morire di fame. Così è il peccato: propone tutto ciò che fa diminuire la nostra umanità. Eppure anche nell’ultimo naufragio rimane un santuario di nobiltà: “Allora rientrò in se stesso”. Ritorno a sé, ritorno al cuore più che al padre. Ma nel fondo di se stesso il figlio trova due forze: un desiderio di vita (“io qui muoio”) e l’immagine del padre. Solo che cerca vita troverà Dio. E viceversa, solo che cerca Dio troverà la pienezza della vita. E così inizia il viaggio. Non torna per amore, torna per fame. Non per pentimento, ma perché la morte ormai gli cammina a fianco. Cercava un buon padrone, trova il Padre. “Il padre lo vide da lontano….” E interrompe i discorsi che il figlio aveva preparato, il suo proposito di tornare come servo. Lo interrompe proprio per convertirlo da quell’idea. Il padre è stanco di avere dei servi invece che dei figli. Il peccato dell’uomo è di essere schiavo invece che figlio di Dio. Il figlio maggiore torna dai campi, vede ed entra in crisi. Non accetta un padre che fa festa al figlio ribelle. È l’uomo dei rimpianti, onesto e infelice, che ha perso la gioia di vivere: non ama quello che fa, lo subisce, e il cuore è assente. Ma l’amore del padre non si misura con i meriti dei figli, non è un amore mercenario. C’è molto di più: “Tutto ciò che è mio è tuo” (Ermes Ronchi). Diaconia N. 3, 2016 (n. prog. 315), 2 marzo 2016, settimanale • Proprietario: Ass. “Diaconia” • Dir. resp.: Antonio Burani • Stampato in proprio • Via Leuratti, 8 - Reggio Emilia • Poste Italiane s.p.a. - Spedizioni in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB - RE Per ricevere Diaconia, scrivere a redazione Diaconia via don Leuratti 8 42123 Reggio E. (e-mail: diaconia@ diaconia.it), telefonare o inviare un sms al n. 388 8371318. Ci sosteniamo attraverso le offerte che ognuno è in grado di dare. CCP n 10520427 intestato a “Diaconia”, 42100 Reggio E. www.diaconia.it 36 La testimonianza dei Monaci di Tibhirine. Un padre, due figli... e e i tre consigli evangelici: povertà, castità, obbedienza. La gioia di una conversione, la gioia dell’uomo “ritornato in sé”. Il più giovane, il figliol prodigo, è agli antipodi della povertà. Non è casto, ha dilapidato il suo cuore, e non è stato obbediente. Il figlio maggiore, invece, vuole essere modello di obbedienza, ma ne è povera caricatura. E che povertà è quella di chi non sa chiedere un vitello per far festa? Poi, possiamo parlare di castità quando non c’è amore? Dove sono i consigli evangelici qui? Eppure, attraverso questi due fratelli, che in fondo ci assomigliano così tanto, dovremmo leggere questo messaggio “al contrario”: il figliol prodigo è nella miseria (non nella povertà), nella solitudine forzata (non la castità), nella schiavitù (non l’obbedienza), ma ritorna, si mette in cammino, nella direzione giusta (a differenza del fratello maggiore!). Il miracolo è che ci sia qualcuno che venga a colmare la distanza che resta da percorrere... e a rivelare il lato nascosto dei consigli evangelici, con i simboli che esprimono: l’innocenza: il vestito più bello; l’autorità: l’anello; la ricchezza: i sandali. Tutto questo, lo riceve dal Padre, in una grande festa di COMUNIONE, che è ciò a cui ci portano i consigli evangelici. Nella casa del Padre si potrà vivere la castità perfetta: “tutto ciò che è mio è tuo”. Il Padre ne è il modello, fino all’accettazione dell’amore “incognito”, lasciando partire, fedele nell’assenza... Il posto è libero per un “altro” fratello maggiore, colui che, per la sua obbedienza, si è consacrato PRIMOGENITO DI UNA MOLTITUDINE DI FRATELLI... E lo Spirito Santo, non è forse Colui che, nella sua comunione di amore, ritorna sempre in se stesso, in questo atteggiamento di povertà che è la gioia di non avere nulla, nessuna eredità da rivendicare. Meravigliosa parabola che ci viene a prendere dove siamo per condurci alla comunione trinitaria perla via dei consigli evangelici (H. Teissier, vescovo di Algeri, 26/03/1995). chi bussa sarà aperto. v 17 Bar 2,30-34: poiché io so che non mi ascolteranno, perché è un popolo di dura cervìce. Però nella terra del loro esilio rientreranno in se stessi e riconosceranno che io sono il Signore, loro Dio. Darò loro un cuore e orecchi che ascoltino; nella terra del loro esilio mi loderanno e si ricorderanno del mio nome. E abbandoneranno la loro ostinazione e le loro azioni malvagie, perché ricorderanno il cammino dei loro padri che hanno peccato contro il Signore. Io li ricondurrò nella terra che ho promesso con giuramento ai loro padri, ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe; essi la possederanno e io li moltiplicherò e non diminuiranno più. 2 Tm 2,24-25: Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare quelli che gli si mettono contro, nella speranza che Dio conceda loro di convertirsi, perché riconoscano la verità e rientrino in se stessi, liberandosi dal laccio del diavolo, che li tiene prigionieri perché facciano la sua volontà. Is 55,6-7: Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. V 22 Sal 45, 14-16: Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito. È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei le vergini, sue compagne, a te sono presentate; condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re. Gen 41,42: Il faraone disse a Giuseppe: “Ecco, io ti metto a capo di tutta la terra d’Egitto”. Il faraone si tolse di mano l’anello e lo pose sulla mano di Giuseppe; lo rivestì di abiti di lino finissimo e gli pose al collo un monile d’oro. Dn 6,18: Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato riguardo a Daniele. Es 3,5: Riprese: “Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!” v 23 1 Sam 28,24: Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Voglio darti un pezzo di pane: mangia e così riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio”. Egli rifiutava e diceva: “Non mangio”. Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero ed egli ascoltò la loro voce. Si alzò da terra e sedette sul letto. La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte. v 24 Sal 81,4: Intonate il canto e suonate il tamburello, la cetra melodiosa con l’arpa. Suonate il corno nel novilunio, nel plenilunio, nostro giorno di festa. 1 Sam 30,16: Così fece da guida, ed ecco erano sparsi sulla distesa di quella regione a mangiare e a bere e a far festa con tutto l’ingente bottino che avevano preso dal territorio dei Filistei e dal territorio di Giuda. v 27 1Re 8,33-34: Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto di fronte al nemico perché ha peccato contro di te, ma si converte a te, loda il tuo nome, ti prega e ti supplica in questo tempio, tu ascolta nel cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare sul suolo che hai dato ai loro padri. v 32 Ger 19,15: Allora il Signore mi rispose: “Se ritornerai, io ti farò ritornare e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca. Essi devono tornare a te, non tu a loro, Sir 2,14-15: Guai a voi che avete perduto la perseveranza: che cosa farete quando il Signore verrà a visitarvi? Quelli che temono il Signore non disobbediscono alle sue parole, quelli che lo amano seguono le sue vie. Sir 14,2: Beato chi non ha nulla da rimproverarsi e chi non ha perduto la sua speranza. Sal 130,2-5: Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica. Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore. Io spero, Signore. Spera l’anima mia, attendo la sua parola. Sir 51,11-12: Io loderò incessantemente il tuo nome, canterò inni a te con riconoscenza”. La mia supplica fu esaudita: tu infatti mi salvasti dalla rovina e mi strappasti da una cattiva condizione. Per questo ti loderò e ti canterò, e benedirò il nome del Signore. Gv 3,15-18: perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Diaconia n. 3, 2 marzo 2016 - pag. 10