ANNO 66º - Nº 9 (748) • MENSILE
saluto
23 DICEMBRE 2012
Una copia 50 centesimi
ti
fratello!
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è associato all’Unione
Stampa Periodici Italiani
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he Francesco fosse un santo tutti
ne erano convinti. Ma che fosse, talora, anche un po' folle, a molti pareva evidente, come quando
si spogliò davanti a tutti in
piazza ad Assisi, rendendo
al padre i propri vestiti; o come quando trovava per stra-
C
Certi volti
sono una
“voce” che
è ascoltata
anche
da coloro
che non
ascoltano le
parole della
fede. Certe
esistenze ci
parlano di
Dio al solo
vederle
da un ramo d'albero e lo
usava a modo di archetto di
un immaginario strumento
musicale, suonando e cantando melodie provenzali.
Un Natale indimenticabile
Così accadde anche quella
notte a Greggio, quando volle ricostruire la scena del
presepio. Fu tre anni prima
della sua morte. Francesco
venne colto dall'ardente desiderio di poter “vedere in
qualche modo, con gli occhi
del corpo, i disagi per la
mancanza delle cose necessarie ad un neonato”. Chiese, allora, che fosse ricostruita la capanna di Betlemme, con gli animali, la
mangiatoia i pastori. La gente accorreva da tutte le parti felice di partecipare ad un
tale evento. Ma ciò che maggiormente colpì i presenti, e
che il biografo sottolineò, fu
la ...voce di Francesco. Essa
venne accuratamente così
descritta: “Ecco la sua voce,
voce forte, voce dolce, voce
chiara, voce sonora che invita tutti ai premi celesti”
Con voce di gioia
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LA PRIMA
VOCE
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Dalla Fonti Francescane sappiamo che Francesco aveva una
bella voce e che spesso cantava
nella lingua di sua madre, il
francese. Tommaso da Celano,
narrando lo stupore di quella
notte, ricorda che le parole con
cui Francesco commentò, in
qualità di diacono, il vangelo,
erano “dolcissime”, e che quando doveva pronunciare il nome
“Gesù”, “passava la lingua sulle labbra, gustando con felice
palato e inghiottendo la dolcezza di quella parola”. E se
pronunciava la parola “Bethlehem” lo faceva imitando quasi
il ... belato di una pecora.
Un annuncio convinto
Perché tanta attenzione alla
“voce” di Francesco, alle sue
tonalità? Lo sappiamo tutti per
esperienza: non basta dire qualcosa, anche di importante, perché ne rimaniamo colpiti. Ciò
che ci colpisce immediatamente è il tono della voce, il modo
con cui qualcosa ci viene detto. Del resto la parola stessa non
può essere intesa senza la voce
che la trasmette. Tutto ciò sta a
ricordarci quanto sia importante il modo con cui parliamo di
Dio, della nostra fede. A volte ci
sembra che quella persona non
sia convinta di ciò che sta dicendo, dal momento che si
esprime con tono fiacco, affrettato o annoiato... E' soprattutto
nell'ambito della fede che avvertiamo l'importanza del “modo” di parlare su Dio. Come dimenticare la dolcezza di Papa
Luciani o la forza di Giovanni
Paolo II? “La voce” ci dice
quanta cura dobbiamo avere
nel trasmettere la fede. La vita
stessa di un cristiano può diventare voce che trasmette la
gioia del vangelo. Padre Charles de Foucauld, monaco nel
deserto del Sahara, diceva:
“Voglio gridare il Vangelo con
la mia vita!”. Alla Vergine Maria, prima missionaria del Vangelo, bastò solo salutare con gioia Elisabetta, perché Giovanni,
ancora nel grembo della madre, facesse “un salto di gioia”.
Una vita che parla
In questo tempo di crisi della
fede siamo tutti chiamati a una
“nuova evangelizzazione”, cioè
ad un annuncio del Vangelo
fatto con rinnovato ardore e modalità. Come non pensare a chi,
nella sofferenza o nell'età anziana, sa, a volte, trasmettere
la sua fiducia nel Signore anche con poche parole, o solo
con un sorriso. Certi volti sono
una “voce” che viene ascoltata anche da coloro che non
ascoltano le parole della fede.
Certe esistenze ci parlano di
Dio al solo vederle.
Il Natale ritorna provocandoci
ad essere sempre più . come gli
angeli, annunciatori “di una
grande gioia”. Tra tante voci
cattive, vuote o stanche, possa
risuonare la voce buona e gioiosa di noi cristiani. Possa chi ci
incontra in questo Natale fare
“un salto di gioia”.
DON ANTONIO GUIDOLIN
AVO
INSIEME ACCANTO AI MALATI
Esperienza di coppia
arricchente
l volontariato è una risorsa ed
una ricchezza, essere volontario è un modo per aiutare
“l’altro”, ma anche la gioia di sentirsi
utili a qualcuno.
Siamo Daniela e Giorgio, viviamo a Salzano da quasi 20 anni e, in questo paese così ricco e prodigo di associazionismo, abbiamo proseguito e affinato la
nostra inclinazione al servizio degli altri, in un’offerta e disponibilità spontanee e naturali. Dobbiamo essere grati
a don Giuseppe Marigo, parroco della
parrocchia di S. Nicolò di Mira, da cui
proveniamo, per esserci accostati a quello che è stato il nostro primo servizio,
cioè aiutare e guidare le coppie che si
preparavano a ricevere il sacramento
del matrimonio, in una verifica di situazione di fede e di conoscenza. Qui
a Salzano abbiamo trovato terreno fertile e, nel nostro cammino d’esperienze
in ambiente parrocchiale, un’amica, già
inserita nell’associazione, ci ha prospettato la possibilità di seguire un Corso di formazione ed aggiornamento per
volontari A.V.O.
Chi fa parte di questa associazione presta il suo servizio nell’ambiente ospedaliero, accanto al malato, aiutandolo a
superare la sofferenza, la solitudine, la
perdita di punti di riferimento. Daniela
ed io, dopo aver frequentato gli incontri previsti, siamo entrati in organico,
con l’animo disposto a poter essere di
aiuto e di conforto a chi vive l’esperienza del dolore. L’A.V.O. ci dà la possibilità di aiutare anche tutti coloro che trovano difficoltà, al loro ingresso in ospedale, nella prenotazione o nell’erogazione di una visita od esame.
L’A.V.O. è presente ed assiste, con i suoi
VOLONTARI
IN CORSIA
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I
volontari, gli ammalati nelle corsie degli
ospedali, a Mirano nei reparti di Chirurgia, di Medicina, di Neurologia, a
Noale siamo di conforto ai ricoverati in
Lungodegenza, a Villa Salus nei reparti di Riabilitazione e Medicina.
Essere volontario A.V.O. è anche uno
scambio dare-avere, perché nel donare
conforto, compagnia, nel regalare un
sorriso, si riceve gratitudine, amicizia e
tanta, tanta soddisfazione.
Essere volontario A.V.O. è molto semplice, per diventarlo è sufficiente partecipare ad una serie di 5 incontri settimanali, tenuti da psicologi, medici, esperti, in un corso annuale, nei mesi di novembre e dicembre. Dopo un periodo
d’accompagnamento, nel reparto assegnato, s’inizia il proprio cammino nel
conforto e nel sostegno al malato, una
missione che è di alcuni ma che può diventare privilegio di tutti coloro che si
sentono disposti a dedicare due ore settimanali a chi soffre, a chi è nel dolore,
a chi guarda al volontario avosino come
“angelo custode”.
Il corridoio
di un ospedale
con due
volontarie Avo
4
S
SPAZIO
SALUTE
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iamo ad un bivio che
richiede di lavorare insieme con intelligenza, trasparenza e onestà intellettuale”. Gualtiero Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle
regioni italiane (www.osservasalute.it) nato per iniziativa dell'Università cattolica, commenta la Relazione sullo stato sanitario del Paese 2011, presentata
l’11 dicembre a Roma dal ministro della Salute Renato Balduzzi,
secondo il quale, nel 2011 la spesa sanitaria pubblica italiana è
cresciuta di appena l'1,6% annuo a fronte del 4% del complesso dei Paesi Ocse. A seguito della riorganizzazione delle
reti ospedaliere prevista dal Patto per la salute 2010-2012, i posti letto sono diminuiti del 4,3%.
Come valuta le misure adottate dal governo?
Questo governo si è trovato nella difficile situazione di dover far
contribuire alla manovra di rientro dei conti pubblici un settore
che di per sé già spende molto
meno rispetto ai principali Paesi Ocse, ma al di sotto di certe
cifre la sanità non può essere
adeguatamente finanziata. La
nostra spesa pubblica pro capite è inferiore del 30% rispetto a
quella dei francesi e del 40% rispetto a quella tedesca. Pur evitando gli sprechi, è evidente l’impossibilità di garantire con queste risorse una buona assistenza
medica. Gran parte della manovra, come ha spiegato il ministro, sarà giocata sui cittadini,
La sanità pubblica
ad un bivio
Osservatorio nazionale: “Occorre lavorare con intelligenza,
trasparenza e onestà intellettuale”
sulla loro capacità di colmare
questo gap attraverso i ticket,
anche se non ritengo giusto addossare loro un compito che
spetterebbe allo Stato.
Secondo lei, i cittadini sono
consapevoli della non sostenibilità del Servizio sanitario nazionale?
Occorre maggiore trasparenza.
Lo Stato dovrebbe ragionare sulle risorse disponibili attraverso
il prelievo fiscale e precisare le
prestazioni erogabili con tali risorse, chiedendo ai cittadini di
contribuire per il resto, ma in
funzione del proprio reddito: ai
poveri non si può chiedere più
di tanto. Per quanto riguarda il
Servizio sanitario nazionale, una
grande conquista di civiltà ma
oggi in profonda crisi, siamo ad
un bivio e non si può far credere all’opinione pubblica che il ridimensionamento degli sprechi,
argomento emotivamente sensibile ma non decisivo, sia sufficiente a garantire un servizio migliore. La spesa sanitaria procapite, già in passato cresciuta meno della media Ocse, nel futuro
è destinata a diminuire. Per l’anno in corso il taglio è di quasi 1
miliardo e mezzo; nel 2013 sarà
di 2 miliardi e mezzo e nel 2014
di ulteriori 5 miliardi. Un trend
che limiterà ulteriormente l’offerta dei servizi.
Come si è arrivati a questo
punto?
“Diversi gli errori compiuti in
passato. Tra questi l’elabora-
zione di un sistema sanitario
regionalizzato, che ha di fatto
moltiplicato per 21 i centri decisionali e, ad eccezione di alcune regioni ‘virtuose’, le altre
sono commissariate e in piano
di rientro.
Uno dei dati che colpiscono di
più l’opinione pubblica è la
chiusura degli ospedali e il taglio dei posti letto…
Una misura che risponde alla
necessità di razionalizzare la rete dei servizi. Rispetto alla media europea abbiamo una rete
ospedaliera in gran parte costituita da piccoli o piccolissimi nosocomi (50 - 60 posti letto). A
fronte della chiusura dei piccoli ospedali occorre però integrare l’offerta con una rete assistenziale di servizi sul territorio che garantisca continuità.
Penso in particolare ai pazienti
anziani cronici dimessi dopo un
episodio acuto: senza una risposta intermedia tra ospedale
e casa, si rischia di gravare di
un peso insostenibile famiglie
già provate.
Un ulteriore nodo è l’attuazione della riforma della medicina di famiglia…
Un passo importante nella giusta direzione di una maggiore
collaborazione. Tuttavia se i medici di famiglia associati in una
stessa struttura aperta 24 ore su
24, non vengono dotati di adeguati strumenti, i cittadini continueranno ad affollare i pronto
soccorso degli ospedali.
ono pensate
con la mente e scritte
con il cuore le trenta
brevi meditazioni, tutte incentrate sulla storia della salvezza, che
Anna Maria Canopi,
abbadessa dell'abbazia benedettina «Mater Ecclesiae» sull'Isola San Giulio (Novara), ci offre con “Fondati sulla roccia”, Edizioni Paoline, € 7.50.
Preziose riflessioni per
accompagnarci durante l'«Anno della fede» voluto da papa
Benedetto. Semplici
nella loro proposta,
agili nel loro articolarsi, profonde nei loro rimandi, nate con il proposito farci comprendere che «la storia della salvezza è tutta posta sotto il segno dell'alleanza che Dio ha
stabilito con il suo popolo, impegnandosi a
rimanere fedele per
sempre».
Una ricerca teologica
che, pagina dopo pagina, ci conduce alla
scoperta della fede
nel quotidiano, per
farci comprendere
che è con essa che
Dio entra nella nostra
giornata, nelle gioie e
negli affanni che il vivere stesso comporta.
La fede, ci ricorda
Madre Anna Maria, è
«fondamento di ciò
che si spera e prova
di ciò che non si ve-
LETTI
PER VOI
S
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5
Trenta brevi meditazioni
di Anna Maria Canopi,
abbadessa benedettina
La fede e l’albero
dell’amore
de», è «la più alta e
nobile espressione
della persona umana,
atto umile e insieme
audace». E' «ricevere una gioia che nessuno può togliere e
nulla turbare».
“Fondati sulla roccia”
ripercorre molte pagine bibliche per ricercare in esse le ragioni
del nostro credere, il
senso di essere cristiani, per scoprire i
vari volti nella fede
nelle grandi figure di
Mosè, - «la fede, forza della preghiera»-,
di Abramo - «credette nella speranza contro ogni speranza», di
Davide – «l'umile fede
nella prova», di Geremia - «il grido della
fede provata nella sofferenza», di Giosuè –
«la fede nell'incoraggiante presenza del
Signore». Tutti modelli dell'abbandono
fiducioso in Dio, del
credere senza nem-
meno domandarsi
l'esito della scelta. Di
Lui ci si può fidare. Su
Lui si può scommettere, come Maria
«modello e maestra di
fede» con quel “Sì”
che cambia la sua giovane vita di poco più
che adolescente in
mamma di Gesù...
Lasciarono subito
tutto...
Eppure, «non è facile
credere: dobbiamo
sempre fare i conti con
la nostra fragilità umana, con i dubbi, le tentazioni, le stanchezze...». Ci riesce spesso difficile scorgere,
dietro gli impegni, le
responsabilità, le persone che ci circondano, soprattutto dietro
la sofferenza, il disegno che Dio ha preparato per noi.
Ci è faticoso emulare
gli apostoli e quel “lasciarono subito tutto”
per un'avventura che
irrompe nella loro giornata di pescatori: non
conoscono cosa avrebbe comportato quel loro subitaneo ubbidire,
ma «credendo, iniziano il loro cammino che
li renderà testimoni
dell'amore».
La fede è tutta qui,
nell'umile abbandonarsi alla volontà del
Signore, nel «salto che
bisogna fare ogni giorno nelle scelte», nel
contare sicuro, quando soffia il vento della
tempesta e la speranza sembra naufragare,
in quel “Coraggio, sono io, non abbiate
paura!”.
La fede è coraggio, al
di là dei possibili compromessi, al di là del timore «di essere franchi e coerenti»: non si
può essere cristiani di
nome e pagani di fatto.
Chi si identifica nel
messaggio di Cristo diventa testimone di speranza. (Mario Cutuli)
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ACCANTO A
CHI SOFFRE
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ell’opera “La
lavanda dei
piedi” (vedi
immagine nella pagina)
di Sierger Koder nel catino dell’acqua, il volto
riflesso di Gesù è somigliante a quello di Pietro: perché Gesù ha il
volto di ognuno di noi!
E’ il commento che padre Luigino Zanchetta,
camilliano, cappellano
dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, fa nel
libriccino che ha da poco dato alle stampe, dal
titolo “Togliti i sandali”:
i verbi del servizio al sofferente”. “L’immagine
– sottolinea p. Luigino ci dice: se noi cristiani
stiamo cercando il volto
di Cristo, dobbiamo forse lasciarci condurre ai
piedi degli altri, impe-
N
I verbi del servizio
Cerchiamo il volto di Cristo ai piedi degli altri
gnarci in un servizio che
riconosce la dignità, che
accetta il bisogno dell’altro. Ma come vivere
questo servizio senza offendere l’altro, se non
lasciandoci lavare da
una mano amica i nostri piedi, riconoscendoci bisognosi?”. Questo libretto nasce
La ricerca scientifica e
le sue applicazioni pratiche, in rapida evoluzione, polarizzano sempre più la nostra attenzione tralasciando la dimensione etica del servizio al malato. Oggi si
avverte l’esigenza di
un’assistenza fondata
sui valori, attenta ai bisogni dell’uomo in ogni
momento della sua vita. Queste pagine vogliono contribuire, sia
Un semplice e profondo vademecum
curato da padre Luigino Zanchetta
pure con una flebile voce, a migliorare il servizio ai sofferenti attraverso alcuni atteggiamenti, alcuni verbi che
ci orientino a imitare i
gesti stessi del Signore,
l’autentico Samaritano
della storia. Seguendone l’esempio, anche il
nostro servizio potrà
portare nel buio della
sofferenza una piccola
voce di speranza.
TOGLIERSI I SANDALI
Togliti i sandali della tua superiorità,
quando ti accosti al malato.
Togliti i sandali dei tuoi pregiudizi,
prima di entrare in dialogo con lui.
Mettiti in ginocchio e prega,
perché la persona che hai davanti
è terra sconosciuta,
tabernacolo inaccessibile,
mistero d’amore.
Sì, davanti a chi soffre
rimani in silenzio
e ascolta Dio che ti parla.
Non pronunciare parole
che altri ti han detto.
Sappi che ogni sofferente
è una persona diversa da ogni altra,
ma dove è presente lo stesso Dio
che ha creato anche te
e che ora ti chiama a servirlo
con totale umiltà.
Togliti i sandali della superbia,
perché là dove si soffre
c’è il tuo Dio
che ti ama e ti aspetta.
L’iniziativa del Dipartimento neonatale dell’ospedale
Ca’ Foncello di Treviso, in collaborazione
con l’associazione “Il Pulcino”. Ogni anno in Veneto
nascono 1200 bambini prima del termine
INSIEME
IN CORSIA
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7
Un progetto per operatori
e genitori dei piccoli prematuri
gni anno nel Dipartimento
Neonatale
dell’Ospedale Ca’
Foncello di Treviso vengono alla
luce 350 neonati pretermine, tra
questi un centinaio ha un peso
inferiore a 1.500 grammi. Per
gestire questo genere di casi
l’Azienda Ulss 9 ha avviato un
percorso formativo per la Terapia Intensiva Neonatale (TIN)
che permette a medici, infermieri e genitori di sviluppare
una vera e propria alleanza terapeutica per la cura del neonato pretermine. Il progetto,
realizzato in collaborazione con
l’associazione “Il Pulcino”, è
stato realizzato dall’Unità Operativa Complessa di Patologia
Neonatale del Dipartimento
Materno Infantile e dal Servizio
Formazione e Aggiornamento.
A sostenere l’iniziativa la Provincia di Treviso e alcuni istituti
di credito.
In Veneto ogni anno nascono
1.200 bambini che necessitano
un ricovero in Terapia Intensiva
Neonatale. Recenti studi mettono in evidenza come la prematurità sia un fattore di rischio
per il processo di crescita e
come il trauma psicologico dei
genitori alteri lo sviluppo delle
funzioni genitoriali. Nella TIN il
sostegno delle relazioni genitori-bambino fornito dagli operatori ai genitori è uno dei prin-
O
cipali fattori di protezione per lo
sviluppo globale del neonato.
Per sostenere la genitorialità agli
operatori è richiesta la consapevolezza del ruolo che ricoprono.
Inoltre, il coinvolgimento dei famigliari in un’ottica di costruzione di una alleanza terapeutica rappresenta oggi una
strategia trasversale. Per questo
è stato avviato all’interno della
Patologia Neonatale diretta dal
dott. Stefano Visentin in colla-
borazione con la dottoressa Nadia Battajon un innovativo percorso di formazione con il coinvolgimento di operatori e
genitori. I risultati sono stati presentati in un convegno.
Nel mese di ottobre c’è stato anche il taglio del nastro di tre
nuovi servizi: l’Area pediatrica
di urgenza e osservazione breve
intensiva, il Day hospital oncoemtologico ed il Centro Fibrosi
cistica.
Una mostra fotografica
per i 100 anni di Pediatria
rimasta
aperta al
pubblico
fino al 23 dicembre
negli spazi della
Loggia dei Cavalieri la mostra fotografica dedicata ai 100
anni della Pediatria
del Ca' Foncello di
Treviso. Un itinerario fotografico realizzato dalla fotografa Anna Bussolotto che proponeva un omaggio al
Dipartimento Materno Infantile trevigiano, al personale che vi opera sot-
E
to la direzione della prof.ssa Liviana
Da Dalt, alle famiglie e ai bambini
che popolano il reparto, animandolo
quotidianamente di
storie profondamente umane. Un
percorso che tratteggia le linee di
un’evoluzione che
vedono oggi il reparto uno dei punti
di riferimento a livello regionale per
la cura delle patologie pediatriche.
Peregrinatio
Santa
SOTTOSEZIONE
DI TREVISO
ernardette
a
Treviso
Le reliquie
della Santa
in Diocesi
nei giorni
11, 12, 13
gennaio
2013
Venerdì 11 gennaio
Sabato 12 gennaio
Domenica 13 gennaio
10.00 Treviso: arrivo dell’Urna alla
Casa del Clero.
12.00 Chiesa di S. Stefano (via A.
Diaz 27, Treviso) presso le
Suore “Figlie della Chiesa”.
16.00 Basilica di S. Maria Maggiore: esposizione delle Reliquie della Santa per la Venerazione.
18.00 S. Rosario meditato.
19.00 Celebrazione eucaristica:
presiede il Vescovo mons.
Paolo Magnani.
Esposizione delle Reliquie
ÀQRDOOH
9.15 Castelfranco: processione
dalla Casa di riposo “On.
Domenico Sartor” alla Chiesa dell’Ospedale.
10.30 Santa Messa presieduta da
mons. Adriano Cevolotto.
(VSRVL]LRQH GHOO·8UQD FRQ
YHQHUD]LRQH
16.30 Riese Pio X: processione
dalla Casa natale di S. Pio X
alla Chiesa parrocchiale.
18.30 S. Messa concelebrata con
mons. Pietro Vangelista,
Cappellano della Grotta di
Lourdes, già Assistente Unitalsi Sottosezione di Treviso.
20.30 Castelfranco (Fraternità prin-
10.00 Treviso, presso la Chiesa
del Monastero della Visitazione: ingresso processionale e apertura Anno “Sociale dell’Unitalsi”.
Santa Messa presieduta dal
Vicario Generale mons. Giuseppe Rizzo WUDVPLVVLRQH
LQGLUHWWDVX5HWH9HQHWD
Corale “Amici in coro” di
Falzè, diretta dal M.o Boin
Maurizio.
14.00 S. Martino di Lupari, presso
il Duomo di Cristo Re:
Esposizione e venerazione
dell’Urna con Veglia di preghiera e recita del Santo
5RVDULRÀQRDOOH
cipale delle “Discepole del Vangelo”, Via Poisolo 34): Santo
Rosario e Veglia di preghiera notturna.
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Tsf n. 9 del 23_12_2012