Raggi F.M.I. 1 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 GENNAIO/FEBBRAIO 2007 - n. 4/5 In ricordo di Sr. M. Domenica BOLLETTIN Nata a ARRE il 22 agosto 1926 Deceduta a PALLANZA IL 19 dicembre 2006 “Ho combattuto la buona battaglia.. ho terminato la corsa… ho conservato la fede…” Carissima Sr. Domenica, Oggi è giunto il tuo Natale: il giorno tanto atteso dell’incontro col Padre, di cui contemplerai il volto, tanto desiderato e tanto amato. Quasi in punta di piedi ti sei allontanatala da noi, donandoci ancora la tua serenità, il tuo affetto ed il tuo amore, pur nel silenzio della parola, ma non dello spirito Come Maria, nella normalità del quotidiano, hai voluto spegnerti senza far rumore… Dopo tanti anni di sofferenza e di offerta, il Signore ti ha fatto visita: la Vergine Santa in attesa con te, ti ha voluto donare Suo Figlio perché godessi di una felicità e di una pace, che non conoscono tramonto. La tua vita tanto laboriosa, solerte ed impegnata in tanti servizi alla Comunità, all’accoglienza degli ospiti, a cui riservavi sempre il tuo radioso sorriso ed il tuo ascolto, l’interesse appassionato di quanto avveniva nel mondo, la ricerca delicata di far piacere alle tue consorelle con piccoli gesti di attenzione, il gusto per tutto ciò che è bello e buono, hanno caratterizzato la tua persona. L’intelligenza acuta e la portentosa memoria, ti hanno vista vivace ed interessata alla lettura ed appassionata per l’arte, percependone la delicatezza delle linee e dei colori. Ogni angolo dei luoghi in cui ti muovevi, manifestava la laboriosità delle mani, unita a tanto gusto artistico. Si vedeva bene dove passavi… Nei tuoi lunghi anni, vissuti a Roma, la grotta della Madonna é stata testimone delle tue frequentissime visite e soste davanti a Lei, mentre innalzavi con tanto amore la preghiera del Rosario, invitavi tanti bambini della scuola a fermarsi per salutare Maria e pregavi con loro. Raggi F.M.I. Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 2 Questo amore per Maria, da vera Figlia Sua, ti ha accompagnato, specialmente durante i tuoi lunghi anni di malattia, in cui il Signore ti ha chiesto l’offerta di tutta stessa, fino a toglierti perfino la parola, fonte di espressione e di comunicazione…Tu che hai sempre servito, hai dovuto accettare di essere servita in tutto. Il Signore ti ha plasmato e preparato perché la tua vita si concludesse in una oblazione completa a lui e all’edificazione delle tue Sorelle. Le Sorelle ti hanno accolto, amato e curato, sentendoti come un dono straordinario e misterioso della Provvidenza. Sì, Sr. Domenica, nel ringraziare tutte le Sorelle ed in particolare quelle di Casa Nazaret, penso che posso affermare con loro, che sei stata una persona preziosa ed un dono per ciascuna. Grazie allora diciamo al Signore per quello che sei stata e che sei per ciascuna di noi e per tutti i tuoi famigliari, che ti sono sempre stati vicini con affetto e sollecita premura, specialmente tua sorella Antonia. La commozione, l’affetto ed il dolore del distacco, come è stato per Gesù, ci fanno gemere e piangere, ma nonostante questo, vogliamo innalzare a te Signore, il nostro Magnificat per Sr. Domenica, senza chiederti perché ce l’hai tolta…. Diciamo con lei: Ho combattuto la buona battaglia Ho terminato la corsa Ho conservato la fede..” Grazie Signore Gesù! Sr. M. Laura BETTI * * * Funerale di Bollettin Giuseppina, suor Domenica, ad Arre (PD), 21 Dicembre 2006 Ritorni a casa, suor Domenica, nel tuo ultimo grande viaggio. E ritorni nel tuo paese, nella tua chiesa, dove una volta ancora è giusto accoglierti con il tuo nome antico, Giuseppina, quel nome, che mamma e papà hanno pronunciato per te, attorno al fonte battesimale nel quale hai ricevuto lo Spirito Santo e con il quale hai cominciato a far parte della comunità dei credenti. Ci raccogli, come comunità cristiana qui in chiesa, assieme alla tua nuova comunità delle suore che ti hanno dato il nome nuovo di Domenica, per intraprendere il tratto nuovo della tua vita, sempre nel nome della medesima fede: la vita di consacrata al Signore. Attorno a te, noi e voi, ci lasciamo guidare, accompagnare per accogliere la Parola del Signore, per comprendere come questo tempo di Avvento, nel quale essa risuona, trova senso anche alla luce della tua morte. La pagina del Cantico, famosa e celeberrima come poema dei due innamorati, è una delle sorprese grandi della Bibbia: nella Sacra Scrittura trovano spazio la storia, le emozioni, i sentimenti e le trepidazioni di due fidanzati, di un ragazzo e una ragazza che si amano e si cercano! Questa storia e queste espressioni divengono Parola di Dio: la storia e l'amore di un uomo e una donna sono il luogo dove riconoscere presente la Parola di Dio. Ma, sorpresa ancor più grande, questa storia dell'amore umano diventa la parola e l'espressione capace di parlare, di farci intuire l'amore di Dio nei confronti del suo popolo: Lui l'innamorato, Israele l'innamorata, ma alla fine l'umanità intera destinataria dell'amore divino. Così, rileggendo la storia dei due ragazzi, riusciamo a intravedere quasi i sentimenti, le emozioni, le passioni e le trepidazioni di Dio nei nostri confronti: Egli ci sogna, ci cerca, ci rincorre, come il ragazzo fa con la sua ragazza. In questi termini nuovi la pagina del Cantico illumina questo tempo di Avvento: esso non è tanto il tempo della nostra preparazione al Natale, quanto innanzitutto il tempo e lo spazio nel quale Dio cerca l'uomo, Dio cerca noi. Nell'Avvento siamo chiamati a riconoscere tutto il dipanarsi della Storia Raggi F.M.I. 3 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 della Salvezza, come storia di Dio, in cerca dell'umanità sua amata; storia dai tanti risvolti, ma che alla fine trova il suo compimento nel Natale, evento nel quale finalmente Dio raggiunge l'uomo: si fa Egli stesso uomo, per parlare all'uomo, del suo amore divino. Sono convinto che proprio in questo senso la storia di suor Domenica può essere paragonata ad un grande Avvento. La sua consacrazione non è stata una decisione di impegno, di lavoro, di responsabilità nei confronti di Dio, ma innanzitutto una disponibilità a lasciarsi cercare e trovare da Lui, a lasciarsi amare da Lui del suo amore infinito. La storia di questa nostra sorella è una piccola Storia di salvezza, nella quale il protagonista principale è stato proprio il Signore, che ne ha inventate mille - tra alterne vicende - pur di raggiungerla, di incontrarla, di amarla. E la morte, che ai nostri occhi rimane pur sempre dolorosa e terribile, agli occhi della fede prende la fisionomia del mistero della incarnazione stessa: non più Dio che assume la carne mortale, ma la nostra carne, la persona stessa di Domenica, che è assunta nella vita, nella "carne" di Dio stesso. Proprio per questo la morte è chiamata il nostro "giorno di Natale al cielo". Così diventa allora possibile pronunciare proprio oggi, in questa liturgia funebre, il Salmo 32: «Cantiamo al Signore, lodiamolo con la cetra e l'arpa... l'anima nostra attende il Signore e confida nel suo nome...!». C'è poi l'altra pagina, stupenda, perché semplice e delicata, del Vangelo di Luca, nel quale le due donne incinte si incontrano in una intensità, che fa parlare anche la vita nei loro grembi. Qui si incontrano le due donne dei due Testamenti, qui palpitano i due uomini - Giovanni e Gesù - che mettono in contatto le due Alleanze, qui l'attesa dell'antico Israele arriva a sfiorare l'esultanza della Chiesa per il suo Signore. In questo piccolo dipinto di Luca ci è concesso di comprendere come, attraverso il gesto generoso di Maria, che si pone a servizio dell'anziana cugina, anche a noi è dato di ricevere la carità di Dio, la sua presenza salvifica, anche se ancor velata dal mistero. Ci è concesso di accogliere, anche se rimaniamo nel tempo di Avvento e celebreremo solo liturgicamente il Natale, di accogliere il bene infinito, innamorato di Dio, la sua carità, che raggiunge anche noi in questo nostro tempo. È quanto, con molta umiltà e semplicità, suor Domenica sta facendo con noi, in questo momento, proprio con la sua morte. Ella, che oggi ha preso parte in pienezza della vita e dell'amore di Dio, che in qualche modo sta facendo esperienza dell'incarnazione, ci sta facendo visita come Maria ad Elisabetta e, raccontandoci la gioia di questo momento, in qualche modo ci fa raggiungere dalla presenza stessa de Signore, facendo palpitare il nostro stesso spirito, il nostro stesso grembo, come appunto Elisabetta. Così il nostro Avvento, vissuto ancora nel mistero di questo tempo di attesa, grazie a questa nostra sorella, diventa spazio, luogo nel quale il nostro cuore può vibrare perché raggiunto dall'amore stesso di Dio che si incarna, si fa carne nella nostra stessa carne. Cari amici della famiglia Bollettin, carissime sorelle Marianiste, mentre ci stringiamo a voi per condividere e sollevare il vostro cuore nel saluto estremo a suor Domenica, come comunità cristiana di Arre, vi ringraziamo per il dono che ci state offrendo di accostarci pure noi a questo saluto, accogliendola nella nostra chiesa e nella nostra terra. E con voi ringraziamo il Padre del cielo: ancora una volta ha raggiunto con il suo amore Domenica, chiamandola a sé nella casa della vita, ed ella a noi ha donato l'ultimo palpito del suo cuore, perché possa palpitare anche il nostro. Con questa esperienza di fede, camminiamo insieme incontro al Signore che viene. Don Enrico Piccolo, Parroco di Arre (PD) Raggi F.M.I. 4 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 Nuova Missione in India Fatima Nagar Ranchi, 4.01.07 Carissime Sorelle, non è un bel nome Fatima Nagar? E’ il nome della zona dove si trova la nostra nuova casa, la casa che prenderemo in affitto dal prossimo febbraio. Come vedete la Provvidenza non abbandona e anzi prepara le vie. Bisogna solo aver fiducia e pazienza… Si tratta di una casa nuova, un po’ piccola, ma per il momento ci stiamo e ci permetterà di organizzarci meglio come comunità. Si trova in un quartiere cattolico. Fatima Nagar è appunto il nome del quartiere abitato da cattolici. Abbiamo potuto essere presenti alla benedizione della nostra nuova casa. Anche questo è stato emozionante. Chi l’avrebbe immaginato. Davvero la Provvidenza ci lascia senza parole. Il proprietario ha due fratelli sacerdoti: uno di questi ha celebrato la messa per la benedizione della casa; sapendo che eravamo interessate, ci hanno invitato. Accanto a noi, in un’altra casa, ci sono tre suore Camilliane, anche loro in affitto. Hanno però già trovato e comprato la terra e inizieranno presto la loro costruzione. Intanto saremo vicine di casa. La nostra comunità ha un nuovo nome: SHANTI DEEP. Shanti significa Pace, Deep significa luce. E’ tutto un programma. Anche questo nome ci è stato dato dalla Provvidenza, non l’abbiamo scelto noi. Siamo molto contente e ci piace. Sabato scorso siamo state alla Professione Perpetua di otto nostri confratelli. E’ stato molto bello. Una celebrazione curatissima, durata tre ore, con danze, canti, musica, fiori… C’era molta gente e un bel clima di famiglia. Abbiamo potuto conoscere diversi membri delle Comunità Laiche Marianiste. Carissime Sorelle, tra poco celebreremo la festa di Madre Adele. Vi sentiamo vicine e a tutte auguriamo un mondo di bene. Sto ricordando il Convegno delle CLM a Roma. Dall’Oriente all’Occidente…sì, ci aiuti Madre Adele a far conoscere, amare e servire Colui che non delude mai. Un forte abbraccio a tutte. Sr. Franca Per chi volesse mettersi in contatto con Sr. M. Franca in India: MARIANIST SISTER DAUGHTERS OF MARY IMMACULATE C/o Rajesh Bara – Opposite Sandhya Cinema Fatima Nagar – Purulia Road RANCHI 834001 JHARKHAND - INDIA [email protected] Raggi F.M.I. 5 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 Paese dei Ghiacci Quest’anno a scuola stiamo viaggiando con le mongolfiere, per scoprire i vari paesi del mondo. Siamo partiti scoprendo la nostra identità, la nostra origine, preparando la carta d’identità con le nostre caratteristiche. Abbiamo conosciuto il paese di Caldogno e poi l’abbiamo collocato in un altro grande paese, che si chiama Italia. Scoprendo l’Italia abbiamo visto la sua forma e dove si trova, sì, anche dove si trova, perché a scuola è arrivato anche un mappamondo! Ci siamo preparati così per partire verso paesi nuovi e sconosciuti. Sono arrivati anche sei simpatici personaggi: la Famiglia Spaghetti. Nella classe delle Mongolfiere Gialle, è arrivato il nonno Arturo, mentre la nonna Filomena ha scelto di trascorrere un po’ di tempo con le mongolfiere Viola; il papà Gino aiuterà i bambini delle mongolfiere Blu e sua moglie, Gigliola, starà con le mongolfiere Arancioni; infine la bambina Margherita, ha pensato bene di fermarsi con i bambini delle mongolfiere Rosse e suo fratello, Achille, con i bambini delle mongolfiere Verdi. Ogni personaggio ha scelto dunque di aiutarci in questa difficile missione! Quando sono arrivati questi strani personaggi, noi non sapevamo dove andare, cosa fare e soprattutto come viaggiare… Per questo, la nostra famiglia ci aveva già pensato! Infatti ci avevano realizzato un breve itinerario a sorpresa… il primo paese riguardava il paese dei ghiacci… Allora pronti… via! Arrivati al paese dei ghiacci ci siamo subito raffreddati, anche dalle nostre mongolfiere scendevano cristalli di ghiaccio ed era caduta un po’ di neve. Noi ci siamo subito avventurati in questo meraviglioso paese, per conoscere gli animali, le persone e le case! Grazie alla storia, arrivata dentro ad un sacchetto ghiacciato, abbiamo conosciuto due persone: Anciuk e Jasa. Ci hanno raccontato che nel loro paese c’è sempre la neve e che, per pescare, devono fare un buco nel lago ghiacciato. Ci hanno descritto la loro semplice casa, fatta di pezzi di ghiaccio messi uno sopra l’altro e ci hanno detto che la casa ha anche un nome: igloo. Anciuk ci ha raccontato che l’orso è l’animale della Groenlandia, ma ci sono anche foche, pesci e pinguini e che, per spostarsi non ci sono le macchine, ma delle slitte trainate da cani, chiamati Aski. Abbiamo avuto la possibilità di toccare il ghiaccio e poi di vederlo sciogliere, diventando acqua. Abbiamo capito quanto importante è il fuoco! E finché eravamo nei paesi dei ghiacci, qualcosa di grande stava avvenendo: la nascita di Gesù! Noi per fargli tanta festa ci siamo trovati tutti al Centro Comunitario parrocchiale e abbiamo rappresentato la nascita di Gesù attraverso una storia molto bella. In questa storia si racchiudevano molti significati, come la voglia di stare insieme, anche se fra persone di diverso colore, l’accogliere una persona di un altro paese e poi il messaggio più bello: “Gesù, cuore di un mondo a colori”. Ora stiamo preparando le valige per un altro paese… non sappiamo ancora dove atterreremo, ma speriamo sia più caldo di questo! Le Insegnanti Raggi F.M.I. 6 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 Gesù… Cuore di un mondo a colori! Nei giorni 19 e 20 Dicembre 2006, presso il Centro Comunitario di Caldogno, si è tenuta la tradizionale rappresentazione natalizia dei bambini della Scuola dell’Infanzia “Giovanni XXIII”. Eccola vista dagli occhi di un genitore: SAMIRA Samir, è un nome arabo, il cui significato è "compagno di una chiacchierata notturna" e così in una sera di Dicembre i genitori e i bambini della nostra scuola dell’Infanzia, Giovanni XXIII, hanno avvicinato il Natale con gli occhi di una bambina straniera, Samira, appunto, seguendola in un percorso che ruota intorno ad una domanda: “Cos'è il Natale ?”. C'era una volta una bambina di nome Samira, che veniva da un paese lontano, un paese nel quale le feste erano diverse dalle nostre. Per questo la bambina non sapeva che cosa fosse il Natale. Samira vedeva questa parola dappertutto. Nelle strade illuminate a festa c'erano insegne colorate che auguravano buone feste, c'erano alberi di Natale, abbelliti con nastri dorati e argentati. Nei negozi c'erano in vendita candele di Natale, dolci di Natale, perfino fiori: le stelle di Natale. La gente accorreva nei negozi per acquistare regali a non finire. Le vetrine traboccavano di oggetti e la bambina straniera non capiva come mai la gente avesse bisogno di tutte quelle cose. “Che cos'è il Natale ?“ chiese Samira. Qualcuno rispose: “E' quando vengono i nonni”, “E' quando arriva Babbo Natale”, “E' quando arriva la bambola nuova”, “E' quando si rappresenta la nascita di Gesù”. Forse qualcuno ha provato quella bella sensazione che si prova tornando a casa dopo un lungo viaggio. C'è un non so che di particolare che ci fa sentire diversi, che ci fa guardare in altro modo le solite cose, come se le vedessimo o le apprezzassimo per la prima volta. Non solo con le cose, ma anche con le persone il discorso cambia. Lo sguardo che abbiamo per i familiari, o per il solito vecchio amico, è ben altro da quello che avevamo prima di partire e noi siamo diversi. Il “solito” non è più scontato e ha un sapore ben preciso. Con questa prospettiva alcune cose si rivelano veramente fondamentali per la nostra vita, altre invece, ci appaiono inconsistenti e del tutto marginali, anche se ci hanno coinvolto assorbendo molte delle nostre energie. Personalmente trovo che, la rappresentazione di Natale dei nostri bambini, ci abbia offerto una prospettiva simile: avvicinare il caro vecchio e arcinoto Natale in modo diverso, guardare la festa più attesa, la leva economica più importante dell'anno, attraverso gli occhi di chi non ne ha mai sentito parlare; farci guidare da Samira, in questa ricerca sul senso del Natale, ci ha dato l'opportunità di fermarci, di riflettere, di sorridere inteneriti davanti ai nostri bambini che, anche quest'anno, hanno voluto ricordare che nel cuore di ciascuno, nel cuore del mondo, c'è il Dio di ogni uomo, che sceglie di nascere umilmente per rivelarsi e tingere il mondo di ogni colore. Gianpaolo Burlando Raggi F.M.I. 7 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 Voglio sognare il Natale… la più bella festa del mondo Nella comunità parrocchiale di Penna in Teverina (TR), i bambini della Scuola dell’Infanzia, hanno organizzato, anche quest’anno, il tradizionale “Messaggio Natalizio”, con la paziente regia delle due insegnanti, Anna e Stefania, e di M. Luisa, per la parte musicale, oltre al valido aiuto delle suore e la preziosa collaborazione di alcuni genitori e di alcuni rappresentanti della Pro - Loco, che si sono generosamente prestati per allestire la scenografia all’interno della Chiesa, luogo più consono a ricostruire le fasi più salienti della Natività, dell’Annunciazione all’adorazione dei Magi, passando attraverso un… sogno! E’ proprio un bambino addormentato il personaggio intorno al quale si articolano tutte le scene della rappresentazione; infatti, egli sogna, ed ogni tanto si sveglia interrogando le varie figure che si alternano, intorno a lui, sul significato degli eventi che hanno portato alla nascita di Gesù sulla terra. E così, in un susseguirsi di girotondi cantano e ballano (a volte inciampando nei vestitini inusuali per loro) angioletti e pastori, interpretati rispettivamente dai bambini di tre e quattro anni; un’effervescente stella cometa; una Maria febbricitante (il virus dell’influenza ha decimato la compagnia nei giorni precedenti); Giuseppe che si affanna trascinando la moglie ed un asinello a dondolo in cerca di un posto per passare la notte; l’Angelo Gabriele che rassicura Maria e Giuseppe e persino il bambino che dorme; Gesù Bambino serio e compito nel proprio ruolo e forse un po’ insonnolito; i Re Magi, solenni figure interpretate dai bambini di cinque anni. Alla fine, un grande applauso, per questo concentrato di tenerezza ed innocenza che fa brillare gli occhi anche agli spettatori più scettici e disincantati: è la magia ed il calore di questi momenti vissuti da piccoli, ma che da grandi, riscalderanno i cuori anche solo nel ricordo. Una mamma NATALE IN FAMIGLIA alla Scuola Maria Immacolata - Roma Sembra ieri il primo giorno di scuola, quando i pianti dei nuovi arrivati e la contentezza delle ormai “vecchie leve” davano inizio alla nuova ed emozionante avventura scolastica… ed invece eccoci già arrivati in un battibaleno al tanto sospirato Natale! Nelle sezioni, fin dal mese di novembre, si è cominciata a respirare già l'atmosfera natalizia... Tra addobbi, preparativi e prove per la festa da presentare ai genitori; noi insegnanti abbiamo vissuto l'attesa della nascita del Bambino Gesù, insieme ai nostri bambini. "Dio si fa Uomo come noi, prende la nostra natura, nascendo da una Donna, la Vergine Maria, cammina sulla nostra terra, vive la nostra stessa vita, sperimentandone i problemi, cresce e si fa Uomo in una famiglia, che lo sostiene, seguendo ogni suo passo, forte del suo amore e di quello del Padre suo". Da sempre il Vangelo ci invita a riflettere sul grande valore della famiglia. E' un opportuno richiamo nella società e nel mondo nei quali viviamo, in cui la sua funzione è a volte Raggi F.M.I. 8 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 dimenticata o addirittura negata, con le tristi conseguenze che purtroppo segnano il nostro tempo. E' per questo motivo che abbiamo sentito l’esigenza di approfondire questo argomento con i bambini. Quante conversazioni fatte in sezione per parlare delle nostre famiglie e sull'importanza reale e principale di questa festa. Naturalmente alla nostra domanda: “Bambini, perché si festeggia il Natale”? La risposta dei più piccoli chiaramente è stata: “Perché arriva Babbo Natale”! Il bello dei bambini è anche questo: vedere nei loro occhi l'atmosfera del magico Natale! Chi di noi, da piccolo, non ricorda con quanta emozione si aspettava l'arrivo dei doni? In sezione si è parlato molto delle figure di Maria e Giuseppe in quanto genitori di Gesù e dell'importanza che hanno anche i nostri genitori, poiché senza di loro noi non saremmo venuti al mondo. Gesti piccoli ma ricchi di significato hanno segnato il percorso di preparazione al Santo Natale. Per far cogliere ai bambini il tempo, e quindi l'attesa che manca alla venuta del Natale, abbiamo messo in aula il Calendario dell’Avvento, rappresentato da un edificio, che raffigura l'appartamento in cui vive ciascun bambino con la propria famiglia. Ogni giorno, a turno, un bambino ha aperto una finestrella ed ha inserito un foglio con. disegnata la propria famiglia, filo conduttore del nostro cammino. Che gioia vederli davanti al cartellone ad ammirare i loro bellissimi disegni. E’ stata un'esperienza, che ha permesso di fare alcune riflessioni. I nostri bambini sono molto attenti e sensibili a tutto ciò che avviene all’interno della propria famiglia, quindi converrebbe non dare nulla per scontato, poter offrire loro una vita da "scartare" con curiosità e stupore, come un dono di Natale. Per loro ogni esperienza è la "prima volta" e grazie alla forza della famiglia potranno assaporare i primi valori di un percorso che li vedrà crescere forti nell'amore e nel rispetto reciproco. E' per questo che a volte dovremmo tornare un po' bambini anche noi, per ricordarci la meraviglia con cui guardavamo avanti per cercare di trasmettere e far vivere a loro una grande emozione, di crescere ed evolversi sostenuti ed incoraggiati dall’amore più grande e sincero: quello della famiglia!!! AUGURIAMO UN BUON NATALE A TUTTE LE FAMIGLIE NELLA SPERANZA CHE QUESTO SIA UN NATALE CHE PORTI IN TUTTE LE VOSTRE CASE GIOIA E SERENITA’ Le Insegnanti, Vera e Stefania I ricchi evolvono… e i poveri…? Natale a Ranchi - India Carissimi Amici, Eccomi qui a festeggiare un Natale molto diverso, ma pieno di colori, di musica e di fede. La nostre stanze, qui dalle Suore Orsoline dove ci troviamo provvisoriamente, danno proprio sulla strada principale e di fronte a noi c’è la cattedrale. Stiamo seguendo in diretta tutte le messe: da quella di mezzanotte a quelle del giorno. Vengono trasmesse anche all’esterno mediante altoparlanti perché la gente è tantissima e non ci sta tutta all’interno, pur essendo la cattedrale abbastanza grande. Era impressionante ieri sera vedere il fiume di gente che piano piano entrava in cattedrale e Raggi F.M.I. 9 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 prendeva posto. E molti venivano da lontano, dai villaggi… All’esterno, assieme a quanti non avevano trovato posto all’interno, una fila interminabile di poveri in attesa di ricevere qualcosa almeno la notte di Natale… Continua la ricerca di una piccola casa da affittare, almeno per iniziare ad organizzarci meglio e abbiamo già buone speranze. Il Signore è davvero sorprendente, come sa fare solo Lui: precede, previene, accompagna, segue… con gesti di delicatezza infiniti. Nel frattempo, oltre allo studio dell’inglese e dell’Hindi, stiamo conoscendo i centri REDS nei quali lavoreremo insieme ai nostri confratelli Marianisti. Lavorano con i ragazzi più poveri, i ragazzi di strada. A questi centri accedono coloro che spesso non hanno famiglia, non hanno casa, o lavorano come domestici e domestiche nelle famiglie benestanti, spesso maltrattati e senza diritti. Sono bambini, ragazzi e giovani che non hanno potuto frequentare le scuole per motivi diversi. Si fa un lavoro di ricerca, nei loro stessi ambienti, i tristemente famosi “slums” dove vivono emarginati, e piano piano si fa un’opera di educazione preliminare, stimolandoli, quando è possibile, a frequentare la scuola, a imparare un lavoro e a reinserirsi nella società. E’ un lavoro molto prezioso. Proprio la scorsa settimana abbiamo visitato due slums: un insieme raccapricciante di baracche, persone, animali, sporcizia, miseria… vi risparmio i particolari. Gli interrogativi che ti sorgono sono tanti. Le contraddizioni appaiono ancora più nettamente e ti colpiscono come un pugno nello stomaco. Perché? Come è possibile? Perché, pur essendo in atto un’evoluzione molto rapida anche qui, la povertà non diminuisce. I ricchi evolvono… e i poveri? Perché i poveri non evolvono mai? Mille interrogativi ti sorgono dentro. E ti senti povera… quasi inutile, incapace di far fronte a tanta miseria. Ci mettiamo nelle mani di Colui che nella povertà del Presepe ci ricorda che “Nulla è impossibile a Dio”. Che il nuovo Anno sia fecondo di bene e ci aiuti a diminuire le differenze. Con sincera amicizia. Sr. M. Franca Zonta Un Capodanno di luce… Cosa facciamo quest’anno a Capodanno? Domanda tipica che comincia a risuonare tra noi giovani agli inizi di novembre…la cui risposta è così difficile da trovare, ogni anno è un problema! Ma quest’anno il Signore ha voluto che per me non fosse così! Infatti, grazie ad un Suo straordinario e raggiante “strumento”, Sr. Maria, è stato proposto a noi giovani di Penna in Teverina di vivere un capodanno diverso: andare ad Assisi per condividere questo importante evento, insieme a tanti altri giovani, provenienti da tutta Italia. Alla fine, dopo una serie di rinunce, siamo partite da Penna in tre, pronte a vivere un’esperienza nuova. Sono stati due giorni fantastici, ricchi di emozioni, uniche e profonde… il vedere tanti giovani pregare e cantare insieme a Lui e per Lui, è stato veramente toccante, mi sono sentita anch’io una piccola luce chiamata, insieme alle altre, ad accogliere Gesù nel mio cuore. Non solo gli incontri spirituali sono stati meravigliosi, ma anche l’abbondante e festoso cenone e la grande festa in palestra, punto d’incontro per i giovani dislocati nei vari punti di Assisi. Raggi F.M.I. 10 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 I frati e le suore francescane avevano organizzato tutto alla perfezione, facendo nascere la gioia in ogni cuore, anche in quello più indurito e cupo, riscoprendo la voglia di annunciare, gridare al mondo l’amore di Dio, aprendo strade nuove…”facendo nuove tutte le cose” (slogan di questi due giorni). Torno così a Penna con uno spirito nuovo, con una luce nuova… la Sua luce più viva e splendente, capace di farmi danzare in balli infiniti, seguendo le Sue orme. Auguro a tutti i giovani di avere presto la possibilità di fare un’esperienza come questa, di condividere insieme l’amore di Dio…. “ …Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.”. (Ez 36,24-26) Stefania W ROMADELE Dopo un giorno di stanchezza (per il viaggio Verbania-Roma), tutte sudate, ci siamo dirette dalle suore a Casa Adele dove ci hanno ospitato veramente bene. La cena è stata molto buona, tutte eravamo felici e dopo una preghiera e una riflessione, siamo andate a dormire. Eravamo molto stanche, infatti ci siamo addormentate subito. Alla mattina abbiamo fatto fatica ad alzarci, ma non perché eravamo stanche, ma per pigrizia... Dopo poco tempo eravamo di sotto a fare colazione. Già dalla prima colazione va un grande ringraziamento alle suore, perché la loro ospitalità e la loro intelligenza meritava un dieci. In quella mattina c'era in programma di andare all'Altare della Patria e dintorni, infatti, con la nostra guida "Francesca" ci siamo andate e abbiamo fatto tantissime foto, che in futuro saranno un bellissimo ricordo. Nel pomeriggio siamo andate a visitare il Colosseo e altre parti di Roma. E' stato bellissimo, ma soprattutto divertente. A Casa Adele non solo ci aspettava una cena, offerta dal Signore e veramente speciale, ma anche le simpatiche ragazze di Campobasso. Verso le ore 21.00, le meno stanche, sono uscite per visitare la stupenda Fontana di Trevi. Alla domenica mattina, 14 gennaio, con uno sforzo ci siamo ritrovate nella Cappella per animare la Santa Messa delle ore 8.00. E' stata una celebrazione ricca di emozioni: canti, interventi, doni, danze... In questa bellissima Messa le suore hanno dato le medaglie alle nuove ragazze delle Ore Tre. Fatta poi velocemente la colazione abbiamo preso di corsa due autobus, che ci hanno portato in Piazza San Pietro. Lì, superato il controllo della polizia, siamo salite sul Cupolone e alle 12.00 Raggi F.M.I. 11 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 eravamo già fuori, ai piedi del grande albero di Natale, per ascoltare il Santo Padre e far sentire il nostro entusiasmo, colorando la piazza di striscioni e foulard. Siamo di nuovo a Casa Adele. Dopo una buonissima pasta e della carne ben cotta, proprio come piace a noi, ecco sentir la campanella, che significava di trovarci tutte di sotto per fare lo spettacolo, organizzato per le Suore Marianiste. Noi ragazze eravamo agitatissime perché dovevamo cantare e ballare. La preghiera delle Ore Tre e l'esame di catechismo superato, ci hanno dato coraggio. Le suore erano felicissime e anche noi, perché siamo riuscite a rafforzare le nostre capacità di ballo e di canto. E' stato un vero successo! Alla fine, dopo lo scambio dei doni, ci siamo riunite sul palco per la foto di gruppo. Spiccava la "Regina degli Apostoli" che Sr. Saveria con gioia mostrava a tutti. Non so se si è capito ma ci siamo divertite tantissimo. Speriamo che tutti quelli che vanno a Casa Adele capiscano che le Ore Tre non sono un gioco, ma una realtà, che riempie i cuori dell' amore di Dio. Chaire da Beatrice e Clara Triduo alla Mater Ecclesiae (CB) 22 gennaio: Anniversario della morte di Padre Chaminade. Come ogni anno, nella parrocchia Mater Ecclesiae di Campobasso, fervono e preparativi per la festa del Padre Fondatore. “Quest’anno avremo anche la presenza di un sacerdote Marianista e di due suore, anch’esse Marianiste”, ci comunica il parroco. Subito si pensa ad un incontro dei religiosi con i bambini che frequentano il 1^ anno di catechismo. Il venerdì successivo finalmente salutiamo gli ospiti: suor M. Michela, che avevamo già avuto il piacere di conoscere lo scorso maggio, insieme a suor Franca, suor M. Ruphine, originaria del Madagascar e il sacerdote polacco Padre Sbiscek. I bambini non si aspettano queste presenze: si guardano tra loro e ci guardano con aria interrogativa. Suor Ruphine ha preparato un gioco; con la sua dolcezza ed il suo accento straniero, spiega le regole e tutti vi partecipano. Poi i piccoli si siedono tutti a terra con suor Michela e Padre Sbiscek che, seduti in mezzo a loro, catturano la loro attenzione parlando di Madre Adele e Padre Chaminade. L’incontro si conclude e i bambini salutano gli ospiti con un canto. La domenica si avvicina, scandita dalle lodi mattutine allietate dal suono dolce della Cetra di suor Ruphine, le Messe serali con l’intervento di Padre Sbiscek e suor Michela, e la preparazione della Raggi F.M.I. 12 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 pesca, il cui ricavato andrà alle Missioni Marianiste, che ha luogo ogni anno in questa occasione e alla quale tutti sono chiamati a partecipare, donando oggetti o aiutando nella loro sistemazione. La domenica arriva; la Messa dei bambini delle ore 10,00 inizia con delle novità: i quadri di P. Chaminade, di M. Adele e di alcuni Martiri, ben in vista in chiesa, il salmo arpeggiato da suor Ruphine, che attira l’attenzione di tutti i presenti e l’omelia durante la quale P. Luigi cede la parola a Padre Sbiscek. I bambini del catechismo sono piacevolmente sorpresi di vedere sull’altare quel sacerdote, che avevano conosciuto qualche giorno prima. La Messa si conclude. All’uscita della chiesa gli scouts offrono dolci carnevaleschi, le chiacchiere, invitando a partecipare alla pesca. Suor Michela, suor Ruphine e Padre Sbiscek vengono a salutarci. Ci lasciamo, come se ci conoscessimo da sempre. Grazie per essere stati con noi. Mariella Evviva la Vita Cecilia arriverà a giorni e sarà una bimba fortunata. Potremmo dire che avrà quattro genitori. Non si tratta di uno di quei casi di geometrie familiari alternative, magari legate agli effetti cooperativi dell’ingegneria genetica. Molto semplicemente, Cecilia sarà una terza figlia, e verrà dopo Francesco, che a breve deve compiere 10 anni, e Teresa che ne compirà tra poco 8. Abbiamo desiderato molto questa bambina, innanzi tutto io e Alberto. Ci dicevano che con un maschio ed una femmina non avevamo bisogno di altro, ora che erano cresciuti avremmo finalmente potuto fare molte di quelle cose cui avevamo dovuto rinunciare, che il tempo della fatica fisica era finito. Eppure, questo desiderio nel cuore, ci ha suggerito che forse ancora qualcuno doveva arrivare, che la nostra famiglia era importante e necessaria, che il Signore voleva donarci un altro figlio. Senza desiderarne il sesso in alcun modo, avevamo immaginato che sarebbe stato un maschio: quando poi ci hanno confermato che invece era una femmina il nostro stupore è cresciuto ed abbiamo capito di essere in un vero e proprio viaggio a destinazione ignota, che ogni volta divenire genitori è un’esperienza completamente nuova. Anche Francesco e Teresa hanno desiderato molto Cecilia. Francesco ha pregato due anni, tutte le sere, con una fedeltà singolare per un bambino, chiedendo “Signore facci venire un figlio”. La semplicità della sua richiesta ci ha aperto il cuore, ricordandoci che i figli si nutrono dell’amore dei genitori e ne partecipano, e ci ha impegnato a vivere in semplicità e concretezza questo desiderio. Teresa dice di voler avere quattro figli: non sappiamo se questo sarà in futuro ma, per ora, sarà una sorella maggiore premurosa e presente. Da quando i bimbi sanno di Cecilia hanno iniziato ad aiutare in casa, ad apparecchiare la tavola, a portare le buste della spesa, a comprare pane e latte Raggi F.M.I. 13 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 quando a volte si ricordano che la dispensa è desolata perché la mamma ancora deve lavorare. Sono commossa quando Francesco mi cede di slancio il posto sul divano per farmi sdraiare la sera, perché conosco la sua pigrizia e soffro la sua apparente ruvidezza. Mi diverte che Teresa si informi sui risultati delle analisi del sangue, mostrando gioia per una emoglobina a 10, come fosse un risultato scolastico. Il Signore ci ha riempito di doni. Con Cecilia il sapore è speciale, perché siamo insieme, in quattro a riconoscere questo grande dono per la nostra famiglia. Ci sarà fatica, sicuramente, ma abbiamo imparato che nulla di quello che conta nella vita non costa fatica. Sarà piuttosto importante aiutarsi e stare in allegria, per prendere in giro la fatica. In molti, alla notizia di questa terza maternità, ci hanno detto: “Avete avuto coraggio!”. A noi non sembra, le ansie ci sono, come sempre, la consapevolezza della rivoluzione organizzativa anche. Forse, però, ci siamo limitati a non far prevalere la paura, che miete le gioie della nostra vita, gioie a cui non vogliamo rinunciare. Maria Pauletti Il miracolo sempre nuovo di una vita Avere o non avere il terzo figlio, questo era il problema. Parafrasando il più celebre dubbio letterario, avevo trascorso un anno in cerca di una risposta che mi aiutasse a decidere. A volte arrivavo anche a stilare una lista dei pro e dei contro, collegati a questa importante scelta, come se una tale lista fosse possibile quando si tratta di una scelta d’amore. E invece sì, la paura combinata all’illusione di voler fare una “scelta consapevole e ragionata”, fa spesso questi brutti scherzi. Ti fanno andare ad analizzare che cosa, in teoria, può comportare la nascita di un terzo figlio. Ed io lì ad evidenziare che certamente ci sarebbe stato uno stop definitivo alle mie modeste aspirazioni carrieristiche (sono un funzionario pubblico), la certezza di dover cambiare casa in quanto quella attuale sarebbe risultata piccola, più fatica fisica e più preoccupazioni, ricominciare daccapo con biberon e pannolini, rinunciando a quella piccola autonomia riacquistata da poco (le altre due figlie all’epoca della decisione avevano 8 e 6 anni), insomma meno libertà. In compenso, però avremmo fatto una scelta di generosità: dare la vita ad una nuova creatura era una scelta, che ben valeva ogni sacrificio. Questi miei pensieri, sballottati tra sentimenti terreni e spirituali, mi hanno arrovellato il cervello per tanti mesi, con l’unica certezza che se non avessi provato ad avere un altro figlio, mi sarei pentita per tutta la vita. Alla fine, quindi, ho fatto la scelta che mi è parsa la migliore: meglio la fatica che il rimpianto. Senza essere giunta a valutazioni rassicuranti, io e mio marito, abbiamo deciso di fare questa sorte di salto nel buio. Come per incanto dal momento in cui ho scoperto, di essere incinta tutti i timori sono scomparsi. La gravidanza non è stata molto facile, anzi tra le tre è stata certamente la più preoccupante, perché lavoravo e perché avevo appena compiuto quarant’anni e per i medici, nonostante la tendenza ad avere sempre di più primipare adulte, a questa età rimani comunque una “mamma attempata”. Nonostante i problemi fisici, ogni volta che facevo una ecografia, la bimba mostrava una vitalità rassicurante; era una bambina che voleva nascere e questa constatazione mi dava tanta forza, a dispetto del pessimismo dei medici. Durante i nove mesi, soprattutto nei momenti di maggiore sconforto mi ha dato molto sollievo il pensiero di Madre Adele, della quale mi aveva parlato la Direttrice della scuola delle mie figlie. Sono passati circa due anni dalla nascita della mia terza bambina e con piacere scrivo di questa mia esperienza solo per testimoniare alle altre donne, che tutte le paure, le preoccupazioni che certamente la nascita di un figlio reca con sé, sono cose che poi svaniscono quando quel piccolo Raggi F.M.I. 14 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 ”peso” ce l’hai tra le braccia. La vita della mia famiglia è cambiata molto con la nascita di Lavinia e certamente in meglio. Anzi abbiamo scoperto un’armonia familiare che neanche immaginavo di poter raggiungere. E’ una bambina che ha portato con sé soprattutto gioia ed allegria. Con la sua nascita ho acquistato una forza sia fisica che spirituale che non immaginavo di avere dentro. Ho avuto come dono, per questa scelta che molte amiche definiscono “coraggiosa”, lo sblocco della mia energia assopita, energia che, tutti in qualche modo hanno dentro, ma che, senza individuare la chiave giusta, non si riesce a sprigionare. Questa nuova forza interiore, questo vigore che mi consente di seguire con entusiasmo e senza stanchezza, se non quella fisica, la mia famiglia mi sta aiutando anche da un punto di vista professionale, ridandomi la voglia di studiare e di inseguire quelle “velleità carrieristiche” alle quali pensavo di dover rinunciare. Il rapporto di coppia ne è uscito rafforzato, anche se a volte, io e mio marito non riusciamo a dirci una parola perché tutte le figlie, compresa la piccola chiedono attenzione ed hanno qualcosa da dirci. Il rapporto con mio marito è più gioioso: ha assistito al parto e abbiamo pianto insieme di gioia quando il medico mi ha dato la bambina tra le braccia. Questa bambina è stata una vera benedizione: le due sorelline più grandi l’adorano e continuano a dirle “ sei la sorella più bella del mondo”. La piccola, gratificata da tanta attenzione, le ripaga facendo balletti e piroette insieme a loro, imitandole e scimmiottandole negli esercizi più rocamboleschi. Quando la sera, stanchi della giornata, ci mettiamo tutti seduti nel salone e le mie figlie raccontano a me e a mio marito quello che hanno fatto durante il giorno, mentre la piccola mi salta sulle spalle, ringrazio Dio per quello che mi ha dato e per quella serenità che riusciamo a passare alle bambine, un “tesoro” che si porteranno sempre dentro. Anna Corrado Gruppo Ricerca Gruppo che??? Ma cosa sarà mai questo Gruppo? Cosa ci guadagno andandoci? Ma andiamo con ordine… Cos’è il Gruppo Ricerca? È un proposta fatta a ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni (circa), che vivono un’esperienza di fede e hanno voglia di misurarsi con Cristo per scoprire il progetto d’amore che Dio ha per ognuno di noi. Il tutto “condito” da una svariata équipe professionale, dal sacerdote, alla religiosa, dalla psicologa, alla coppia di sposi. La motivazione di fondo che spinge un ragazzo/a a parteciparvi è proprio il capire cosa il Signore vuole da te, discernere la “chiamata” all’interno della grande CHIAMATA, a cui tutti siamo chiamati (che è il Battesimo). Cosa ci “guadagni”? Tantissimo!!! Dal confronto con la Parola di Dio, al tempo per la riflessione e la preghiera solitaria o comunitaria, dal dialogo con il Gruppo e con gli animatori, alla conoscenza di te stesso e la relazione con gli altri e con Dio a livello psicologico. Ma soprattutto, la consapevolezza che Dio ti AMA così come sei, con i tuoi pregi e i tuoi difetti, ed è bellissimo vedere giovani come te, che si prostrano in adorazione davanti a Gesù Eucaristia, per capire la Sua volontà… E ancora: l’amicizia che nasce con l’équipe, e i componenti del Gruppo, i momenti di svago, le condivisioni, le risate, la possibilità di scambiarsi idee, sensazioni, opinioni con ragazzi che la pensano come te… e ognuno vede nell’altro la vera fede, il vedersi tutti fratelli e soprattutto l’essere consapevoli che non siamo mai soli in questo cammino, perché ci sono anche gli altri sulla stessa barca in cui sei tu e c’è Gesù, Buon Pastore che non lascia mai le sue pecorelle. Raggi F.M.I. 15 Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 È un cammino certo, e come tutti è in salita, ma vale la pena fare questa “fatica” per poi arrivare in cima e lodare e ringraziare il Signore per le meraviglie che ci circondano. Sarà allora che vedremo le cose sotto un’altra ottica. Sabato 13 e domenica 14 gennaio, si è svolto il terzo incontro a Villa Chaminade (VB), (questo vuol dire che siamo già a metà del cammino), e facendo un punto della situazione, mi sono resa conto che i frutti iniziano a maturare: la fortuna di appartenere a quella categoria delle “prescelte” che il Signore vuole accanto a sé, il voler annunciare a tutti il Suo Amore incondizionato per ognuno, la gioia di aver incontrato Lui, il vero Amore!!! Ringrazierò infinitamente il Signore per quanto mi sta donando, per la possibilità di poter partecipare al Gruppo Ricerca, e naturalmente anche l’équipe… Roberta NOTIZIE IN BREVE 27 FEBBRAIO – 01 MARZO – Il libretto preparato da Sr. M. Franca Zonta sulla nostra consorella, sr. M. Luigia Musio, deceduta venti anni fa, è stato ben accolto nella sua terra natia, in provincia di Nuoro. Il Comune ha pensato di stamparne una copia per ogni famiglia. Per tale circostanza, Sr. M. Lucia Ubbiali e sr. M. Claudia Girolimetto, si recheranno in Sardegna, per essere presenti al momento della presentazione e la consegna del libretto ai cittadini. 18 / 28 MARZO – Sr. M. Michela Messina, parteciperà a Roma al Seminario, organizzato dal Centro di Formazione Marianista, per la Preparazione dei Professi/e Temporanei/e ai Voti Perpetui nella nostra Famiglia. I NOSTRI CARI DEFUNTI SR. M. DOMENICA BOLLETTIN, Marianista., di anni 80, deceduta il 19 Dicembre 2006 a Casa Nazaret, Pallanza – Verbania. BRESCIANI MARIA, di anni 81, deceduta il 1° Gennaio 2007 a Leffe (BG), zia di sr. M. Gianna Carlessi. Raggi F.M.I. Gennaio/Febbraio 2007 – n. 4/5 16 Le Sette Parole… Vi sono tre elementi che, allineandosi, creano un grande messaggio: il pulpito, gli ascoltatori, la verità. Queste tre cose erano presenti nei due messaggi più importanti della vita di Nostro Signore, il primo e l’ultimo che Egli donò al mondo. Il pulpito del suo primo messaggio erano i monti; gli ascoltatori erano gli illetterati galilei; la sua verità, le beatitudini. L’ultimo messaggio che Egli consegnò al mondo fu pronunciato dal pulpito della croce; i suoi ascoltatori erano gli scribi e i farisei che lo bestemmiavano; i sacerdoti del tempio che lo deridevano; i soldati romani che tiravano a sorte le sue vesti; pochi timidi discepoli pieni di paura: Maddalena con il suo pianto, Giovanni con il suo amore e Maria con la sua afflizione di madre. Maddalena, Giovanni e Maria. Penitenza, sacerdozio e innocenza, i tre tipi di anima che si troveranno sempre ai piedi della croce di Cristo. Il sermone che questo pubblico ascoltò, dal pulpito della croce, sono le sette parole, il testamento di un Salvatore che morendo sconfisse la morte… Nella sua bontà, Nostro Signore, ha voluto lasciare i suoi ultimi pensieri… In quest’ora sublime, dunque, Egli chiama tutti i suoi figli al pulpito della croce e ogni sua parola viene trascritta affinché possa essere conosciuta eternamente ed eternamente consolare… Quelle sette parole, a differenza di quelle di qualsiasi mortale, non moriranno mai… Ancora oggi esse vengono accolte dai nostri poveri cuori che dovranno decidere, ancora una volta, se lasciarsi tentare dall’amore di quel Salvatore. Il Calvario è il nuovo monte della tentazione, dove però non è satana a tentare Cristo, ma Cristo che tenta noi, chiedendoci di amare l’Amore che manca in ogni nostro tentativo di amare. (card.Fulton Sheen) PRIMA PAROLA Padre, perdona loro perché non sanno ciò che fanno. SECONDA PAROLA Oggi sarai con me in Paradiso TERZA PAROLA Ecco la tua madre; - Ecco il tuo figlio QUARTA PAROLA Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? QUINTA PAROLA Ho sete SESTA PAROLA Tutto è consumato SETTIMA PAROLA Padre, nelle Tue mani raccomando il mio spirito.