INDICE 1. Presentazione pag. 03 2. Per orientarsi nel percorso del Sinodo pag. 05 Sezione I – La Terza tappa di avvicinamento al Sinodo 3. Martedì 20 maggio 2014 preghiera in Duomo in occasione della terza catechesi sinodale pag. 12 4. Giovedì 22 maggio 2014 (o in altro appuntamento) preghiera nelle parrocchie e/o unità pastorali pag. 16 5. Venerdì 23 maggio 2014 (o in altro appuntamento) incontri dei piccoli gruppi sinodali: - 5.1 – Il tema della terza tappa e il lavoro di gruppo: traccia per l’animatore - 5.2 – Preghiera all’inizio del lavoro dei «piccoli gruppi sinodali» - 5.3 – Domande per la riflessione del gruppo - 5.4 - Preghiera alla conclusione del lavoro di gruppo pag. 20 pag. 23 pag. 24 pag. 24 Sezione II – Proposte per vivere il Tempo Ordinario 6. Introduzione : Le nostre estati, percorsi e proposte per il tempo ordinario pag. 26 7. La fraternità nel percorso liturgico del Tempo Ordinario pag. 28 8. PERCORSI BIBLICI - 8.1 Il Capitolo 12 della Lettera di San Paolo ai Romani - 8.2 Schede sul tema «la fraternità nel Vangelo di Matteo» A – Chiamati ad essere dei discepoli – fratelli B – La Fraternità con Gesù crea relazioni nuove con Dio Padre e con le altre persone Pag. 36 pag. 45 pag. 46 pag. 48 1 C – La radicalità della sequela e della fraternità D – Il Figlio dell’Uomo ed i suoi fratelli E – Il Risorto ed i suoi fratelli pag. 50 pag. 52 pag. 54 9. La preghiera per vivere la comunità 9.1 – Esperienze: l’Eucarestia nei luoghi di vacanza 9.2 – Esperienze: la preghiera della comunità nelle ore della giornata 9.3 – Proposte di preghiera pag. 56 pag. 56 pag. 57 pag. 59 10. La comunione 10.1 – Andare a “fare visita” e “ospitare a casa” 10.2 – Proposte per vivere esperienze di comunione: - per i giovani - per le famiglie - per gli anziani pag. 61 pag. 61 pag. 62 11. L’attenzione ai poveri 11.1 – Conoscere per informarsi 11.2 – Proposte di esperienze e di servizio ai poveri 11.3 – Proposta di un campo missionario per i giovani pag. 63 pag. 66 pag. 68 12. esperienze «eccezionali» pag. 70 1. PRESENTAZIONE di mons. Claudio Cipolla Non tutti andranno in vacanza, quest’anno! La crisi economica mondiale con le sue ripercussioni nelle tasche delle nostre famiglie; la crisi spirituale che tocca il nostro patrimonio culturale fatto di ideali, valori, speranze, fede; la preoccupazione e la paura per il prossimo futuro e per la tenuta dell’ economia individuale e famigliare; inoltre un senso di rispetto per i poveri - tra le persone in difficoltà ci sono anche amici e conoscenti - che ci porta a limitare l’ostentazione di benessere: tutto questo ci rende più attenti e cauti nell’acconsentire che l’estate diventi occasione di sciupio e di sperpero incontrollato di denaro. Non è più il momento. Siamo costretti a dare delle priorità, a dire, innanzitutto a noi stessi, le nostre priorità: prima i figli o la famiglia? Prima lo sport o la parrocchia o la vacanza studio con la scuola? Prima l’esperienza formativa o quella diversiva, di divertimento o di svago? Eravamo abituati a non scegliere, a concederci e concedere tutto, facendo dell’estate la somma, talvolta “compulsiva”, di esperienze eccezionali. Soprattutto per i nostri figli c’era solo: Va bene, ma stai attento. Questo sussidio vuole orientare lo sguardo appunto alla vita normale delle nostre comunità cristiane. C’è un tempo lungo, il tempo di vita normale che prende luce e senso dalle grandi esperienze liturgiche e spirituali. Come un cristiano, un povero cristiano come siamo tutti noi, vive la sua fede nel trattare “le cose” di tutti i giorni, in mezzo ai pensieri e alle preoccupazioni condivise con i vicini di casa? Come può scegliere di essere un chiamato per una “difficile missione” nel mondo e nella società attuali, vivendo in questa nostra società, non trascinato dalla foga commerciale e dalla vanità e superficialità di cui essa si nutre, ma guidato dalla gioia di essere portatore di un “senso della vita” diverso e nuovo? Orientati dalla terza tappa di avvicinamento al Sinodo diocesano, gli uffici pastorali diocesani offrono alcuni spunti di animazione pastorale del tempo liturgico ordinario che fa seguito alla solennità della Pentecoste e che coincide in buona parte con il periodo estivo. Sono ispirazioni, idee, spunti… La terza tappa pone al centro della nostra attenzione la comunità: “Siamo un solo corpo in Cristo… Membra gli uni degli altri” (Rom. 12,5). Ai fratelli e alle sorelle che hanno responsabilità di animazione e di guida 3 nelle nostre comunità parrocchiali, ai parroci e ai componenti di consigli pastorali, vorremmo indicare un obiettivo: guardare alla propria comunità e interrogarsi sui percorsi che, valorizzando questo periodo estivo con le sue opportunità, potrebbero aiutarla ad unirsi di più al proprio interno e crescere nella comunione, nella vita di fratellanza, di amicizia, di vicinanza reciproca. Sono tante le opportunità per costruire nuovi legami, per approfondire relazioni, per correggere sguardi sospettosi o strette di mano evitate: situazioni che s’incontrano proprio nelle nostre parrocchie, soprattutto quelle più piccole, dove rispondere alla chiamata di unirsi in comunità diventa speranza di continuità dell’annuncio del Vangelo. Ci incoraggia il Vescovo: “L’olio del Signore unifica, facilita relazioni e incontro, crea fraternità e comunione e ci segna tutti dello stesso profumo. Ammorbidisce le asperità, allevia le punture abbellisce qualche bruttura. Guardiamo le nostre comunità proprio così, come il miracolo e la grazia del ritrovarsi insieme, come si è. Piccoli e anziani, giovani e adulti, persone di cultura con quelle umili, chi è pieno di risorse e chi invece fa molta fatica: è un miracolo di grazia che almeno ogni tanto dovrebbe stupirci e lasciarci ammirati dell’opera del Signore” (omelia nella Messa Crismale, Giovedi Santo 2014). 4 Il tempo ordinario è anche occasione per arricchirsi di competenze, cioè di ministeri e di carismi da porre al servizio della vita della comunità stessa. Momenti di formazione sono più facilmente individuabili soprattutto per i più giovani (pensiamo ai tanti campi estivi, al grest, ai pellegrinaggi…). Ma non dimentichiamo che sempre più diventa evidente una “emergenza educativa” che riguarda gli adulti e anche gli anziani. C’è anche una prospettiva comunitaria nella quale è possibile collocarsi. Chi ha la possibilità di muoversi incontra comunità diverse dalla sua e la stessa celebrazione dell’Eucaristiache, vissuta in sedi diverse ci ricorda che in Cristo siamo tutti fratelli, diventa occasione di preghiera in comunione con la propria comunità magari lontana, ma sentendosi fratelli e sorelle in una Chiesa che ovunque prega, ascolta, serve. E ovunque si affaccia su una società e un mondo che attendono la gioia del Vangelo. 2. PER ORIENTARSI NEL PERCORSO DEL SINODO Il tempo liturgico ‘ordinario’ accompagna la vita quotidiana familiare, lavorativa, di studio, di riposo … ma anche quella comunitaria diocesana, chiamata ad intraprendere l’esperienza sinodale. Siamo nella fase della preparazione che si fa sempre più dettagliata. Le parole più adeguate sono sensibilizzazione (conoscere e far conoscere, coinvolgersi e coinvolgere …) e formazione (vivere i passi di volta in volta proposti, utilizzare gli strumenti offerti … fare in modo che il sinodo pian piano ‘prenda forma’ a partire dalle nostre comunità e nelle nostre comunità). CHE COSA SI STA PREPARANDO PER IL SINODO? 1. I PICCOLI GRUPPI SINODALI Chi sono? Sono persone che, nelle parrocchie e in altre sedi ecclesiali, si rendono disponibili a ritrovarsi insieme in modo responsabile in questo tempo sinodale. Sono Gruppi che si presentano al Vescovo e da Lui sono riconosciuti. Che cosa fanno? Sono gruppi protagonisti della fase della consultazione. Per questo si incontrano, si mettono in ascolto della Parola di Dio, della vita della chiesa e del mondo, riflettono, dialogano. Perché? Per donare il proprio contributo al Vescovo. Su che cosa? Sulla vita della nostra chiesa mantovana, le difficoltà, su come proseguire meglio il cammino… In che modo? Attraverso delle domande che saranno mandate dalla segreteria del Sinodo a cui risponderanno insieme e ne invieranno la sintesi al Vescovo. Quando? Da ottobre a dicembre 2014, in tre/quattro incontri da svolgersi nel pgs. Un altro e immediato compito dei piccoli gruppi sinodali: riuniti in assemblea nell’unità pastorale, eleggono, entro giugno, 5 membri per l’assemblea sinodale, in base alle indicazioni dei consigli pastorali dell’unità pastorale. Le modalità concrete di svolgimento di questa elezione saranno suggerite a tempo opportuno. 5 2. L’ASSEMBLEA SINODALE Da chi è formata: presieduta dal Vescovo, l’assemblea è formata dai membri sinodali (presbiteri, laici, consacrati/e) che prepareranno e vivranno le sessioni sinodali: - sono persone che parteciperanno di diritto per la responsabilità che hanno nella vita della Diocesi; - altre persone sono elette o scelte per rappresentare le comunità, i movimenti e le associazioni e altre realtà presenti nel territorio; - altre persone sono scelte dal Vescovo. Che cosa farà? I membri dell’assemblea raccoglieranno il contributo dei piccoli gruppi sinodali e di altri soggetti ecclesiali, daranno un proprio apporto, prenderanno in esame tutto quello che emergerà dalla vita diocesana, esprimeranno il consenso su degli orientamenti pastorali che consegneranno al Vescovo per le scelte definitive. 6 Quando? Le sessioni saranno 4, da settembre e dicembre 2015 (il venerdì pomeriggio ed il sabato). I membri sinodali si incontreranno anche prima per conoscere e approfondire il materiale pervenuto, per preparare il proprio contributo e lo svolgimento delle sessioni. Conosceremo l’assemblea all’apertura del Sinodo il 14 settembre. In questi mesi e fino a giugno, si prepara la composizione dell’assemblea. 3.GLI ARGOMENTI Sono gli argomenti della vita diocesana che hanno bisogno di riflessione, orientamenti, scelte. Sono gli argomenti: - su cui i piccoli gruppi sinodali saranno consultati; - che saranno proposti in momenti di dibattito pubblico (open space) organizzati dai centri pastorali; - che arriveranno al discernimento dell’assemblea sinodale nelle sessioni previste; Chi sta preparando gli argomenti? - La commissione preparatoria guidata dal Vescovo; - con il contributo del consiglio presbiterale (7 maggio), del consiglio pastorale diocesano (12 maggio), di altri organismi ecclesiali, dei diversi momenti che la comunità diocesana vivrà il prossimo anno e che coinvolgeranno il territorio, gli ambiti sociali e civili. I membri sinodali definiranno gli argomenti per le sessioni. Ci si prepara dunque ad esserci, ad ascoltare, a dialogare, in fraternità; e attraverso questo a fare esperienza di Chiesa nelle comunità che frequentiamo e che hanno senso perché chiamate a donare la gioia sperimentata del Vangelo. Come Chiesa siamo chiamati ad essere un ‘Corpo vivente’, e il corpo si muove attraverso l’articolazione delle membra che a volte può risultare faticosa, eppure proprio da essa dipende la ‘leggerezza’ del cammino, la delicatezza nei confronti delle membra più deboli, l’ intraprendenza del ‘praticare’ quello che è creduto, amato, sperato. 7 Calendario del Sinodo in bozza 7 - 14 settembre Martedì 9, mercoledì 10, giovedì 11 Incontri nelle Unità Pastorali dei piccoli gruppi sinodali formati Venerdì 12 Giornata di preghiera e Veglia in S. Andrea Da gennaio a giugno Le Commissioni di Studio formate dai membri dell’Assemblea Sinodale raccolgono, leggono e riflettono sui contributi della consultazione diocesana pervenuti dai piccoli gruppi sinodali e formulano delle proposte da discutere nel corso delle Sessioni Sinodali. Nel corso dell’anno Proseguirà nell’ambito dell’attività ordinaria degli uffici pastorali diocesani una proposta di percorso sui temi del Sinodo. Sono previsti anche esempi di coinvolgimento del territorio. Si terranno momenti di restituzione alla diocesi e alle comunità dell’esito della consultazione diocesana dei piccoli gruppi sinodali e la sintesi e le proposte formulate dalle Commissioni di Studio Da settembre a dicembre 8 Domenica 14 settembre Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre Consultazione diocesana nei «piccoli gruppi sinodali» Si celebreranno le Sessioni Sinodali nelle quali l’Assemblea del Sinodo lavorando sulle proposte formulate, ne elaborerà un testo da offrire al Vescovo che provvede alla redazione ultima da lui sottoscritta. 18 marzo il Vescovo dichiarerà la chiusura del Sinodo diocesano e promulgherà il libro sinodale per il cammino futuro della Chiesa mantovana. 9 SEZIONE I 10 11 La 3a tappa di avvicinamento al Sinodo 3. MARTEDì 20 MAGGIO 2014 Preghiera in Duomo in occasione della 3a catechesi sinodale Il segno dei sette ceri Si pongono accanto all’ambone sette ceri, segno dei doni dello Spirito, e della comunità diocesana riunita sotto la presidenza del vescovo. INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO CANTO: Vieni, Santo Spirito di Dio T: F. Buttazzo M: D. Scarpa Elab: F. Meneghello SALMO 148 - Invito alla lode universale A colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli (Ap 5, 13). Lodate il Signore dai cieli, * lodatelo nell’alto dei cieli. Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, * lodatelo, voi tutte, sue schiere. Lodatelo, sole e luna, * lodatelo, voi tutte, fulgide stelle. Lodatelo, cieli dei cieli, * voi acque al di sopra dei cieli. Lodino tutti il nome del Signore, * perché egli disse e furono creati. Li ha stabiliti per sempre, * ha posto una legge che non passa. Lodate il Signore dalla terra, * mostri marini e voi tutti abissi, fuoco e grandine, neve e nebbia, * vento di bufera che obbedisce alla sua parola, 12 monti e voi tutte, colline, * alberi da frutto e tutti voi, cedri, voi fiere e tutte le bestie, * rettili e uccelli alati. I re della terra e i popoli tutti, * i governanti e i giudici della terra, i giovani e le fanciulle, † i vecchi insieme ai bambini * lodino il nome del Signore: 2.Tu sei coraggio e forza nelle lotte della vita; tu sei l’amore vero, sostegno nella prova. Spirito d’amore, scendi su di noi! 3.Tu bruci tutti i semi di morte e di peccato; tu scuoti le certezze che ingannano la vita. fonte di sapienza, scendi su di noi! 4.Tu, fonte di unità, rinnova la tua Chiesa, illumina le menti, dai pace al nostro mondo. O Consolatore, scendi su di noi. perché solo il suo nome è sublime, † la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli. * Egli ha sollevato la potenza del suo popolo. È canto di lode per tutti i suoi fedeli, * per i figli di Israele, popolo che egli ama. Gloria … 13 SALMO 150 - Realizzazione sinfonica della lode A Dio la gloria, nella Chiesa e in Cristo Gesù (cfr. Ef 3, 21). Rit. Alleluia, alleluia, alleluia Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. 6Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; 7chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; 8chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. Breve commento e silenzio. Il vescovo propone alcuni brevi spunti di riflessione; successivamente si resta per qualche minuto in silenzio. Si conclude con il Padre Nostro e l’orazione. Lodate il Signore nel suo santuario, * lodatelo nel firmamento della sua potenza. Lodatelo per i suoi prodigi, * lodatelo per la sua immensa grandezza. Rit: Alleluia, alleluia, alleluia 14 Lodatelo con squilli di tromba, * lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze, * lodatelo sulle corde e sui flauti. Rit. Alleluia, alleluia, alleluia Lodatelo con cembali sonori, † lodatelo con cembali squillanti; * ogni vivente dia lode al Signore. Gloria … Ascolto della Parola di Dio Ascoltate la parola di Dio, dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (12,3-8) [Fratelli, ]3per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. 4Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Orazione O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che, aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo... Antifona mariana Regina caeli letare, alleluia Quia quem meruisti portare, alleluia Resurrexit, sicut dixit, alleluia Ora pro nobis Deum, alleluia. 15 4. GIOVEDì 22 MAGGIO 2014 (o in altro appuntamento) preghiera nelle parrocchie e/o unità pastorali CANTO: A scelta - si può riproporre “Vieni Santo Spirito di Dio”, oppure scegliere un canto di lode gioiosa, noto a tutti, eseguito dai cantori e dalle scholae cantorum presenti (dovrebbero essere tutti invitati all’incontro sinodale della parrocchia o unità pastorale). Salmodia Presidente: Lodiamo, Fratelli e sorelle, Dio nostro Padre, che nel suo Figlio risorto ci fa riscoprire la perfetta letizia del vivere. Lodiamolo insieme alle creature, lodiamolo insieme a tutto il mondo, lodiamolo con tutto noi stessi e con tutte le nostre capacità. 16 Con l’aiuto di cantori, lettori e salmisti, si ripropone la preghiera con i salmi 148 e 150, invito alla lode e sua esecuzione sinfonica. Il salmo 148 può essere recitato a due cori, o nella forma solista-assemblea. Si possono coinvolgere due o tre lettori, ben preparati. Preti e diaconi non facciano i solisti. Il salmo 150 può essere cantato, da tutti o da un solista, con il ritornello dell’Alleluia. Si può scegliere un altro alleluia, gioioso e noto a tutti. LetturE per la preghiera Efesini 4,1-16 Per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo. Lettore 1: Ascoltate la parola di Dio; dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (12, 1-21) Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.2 Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono (to agathon), a lui gradito e perfetto. 1 Si fa una pausa di silenzio. Lettore 2: 3Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. 4 Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. 6Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; 7chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; 8chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. Si fa una pausa di silenzio. Lettore 3: 9La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene (tô agathô); 10amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 11Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. 12Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. 13Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. 14 Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. 16 Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri (pensate all’unisono); non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Si fa una pausa di silenzio. Lettore 4: 17Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. 18Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. 19Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo , dice il Signore. 20Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo . 21Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene. 17 CANTO: Ubi caritas et amor,Ubi Deus ibi est(Taizé) caritas Orazione Presidente: O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che, aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo... 2 4 U u bi bi ca ca ri ri tas tas et De a us mor 3 i Benedizione e canto mariano bi est Silenzio e commento Dopo il canto del canone, si fa una consistente pausa di silenzio. Se necessario, si introduce con una monizione. Al termine del silenzio, uno dei presbiteri presenti propone alcuni spunti di riflessione. Il presidente benedice; quindi si rivolge un canto alla Beata Vergine; si scioglie l’assemblea (o la si prolunga) nel modo che si ritiene più opportuno. Reazione (facoltativa) Ci si divide in gruppi di due-tre-N persone. Si reagisce alla Parola, proclamata e annunciata, e si conclude scrivendo una preghiera. Le preghiere possono essere (tutte o in parte) usate nella preghiera successiva. 18 Professione di fede Ciascuno riceve una candela. Con le candele accese, si fa la professione di fede battesimale. Quindi (dopo la processione eventuale fuori dalla Chiesa) si invoca insieme l’aiuto del Padre (sempre con le candele accese). Uscita dalla Chiesa Se il tempo e le circostanze lo permettono, i partecipanti escono, con le candele accese, sul sagrato della Chiesa (o in altro luogo opportuno, all’esterno); la processione è preceduta dalla croce, accompagnata da cinque ceri; usciti sul sagrato (o in altro luogo adatto) il crocifero si dispone approssimativamente al vertice di un cerchio, al centro del quale saranno disposti i cinque ceri (o lampade, o altro segno luminoso adatto e a prova di vento) per terra a forma di croce. Preghiera di invocazione Diciamo insieme: Sia fatta, Padre, la tua volontà. Si recitano alcune delle preghiere composte dai gruppetti; o anche tutte, se lo si ritiene possibile e necessario; si conclude con la Preghiera del Signore. Padre Nostro 19 5. venerdì 23 maggio 2014 (o in altro appuntamento) Incontro dei piccoli gruppi sinodali 5.1 - Il tema della terza tappa e il lavoro di gruppo: traccia per l’animatore 20 La terza tappa mette a tema la dimensione della Chiesa come comunità di persone che sono tra loro in una relazione di fraternità, dunque del volto concreto e incarnato della comunità come realtà umana alla portata della nostra vita. Il Vescovo Roberto ha voluto dare al Sinodo il versetto del Vangelo di Giovanni: “Vogliamo vedere Gesù”. Più volte ha spiegato che con questa scelta c’è l’invito a riflettere e misurarsi sulla questione fondamentale di cosa comunicano le nostre esperienze ecclesiali, quale volto di comunità mostrano, se esso sia un volto desiderabile, attraente, sensato, in altre parole un volto capace di far scorgere i tratti del volto di Gesù, capace di far germogliare e crescere il desiderio del volto di Gesù, di farlo emergere in tutta la sua attualità e necessità. Non siamo dunque invitati a riflettere sul senso della comunità, sul suo significato in termini teologici o filosofici, ma siamo provocati a chiederci quale immagine di Chiesa comunicano le nostre realtà e quale di immagine di Gesù dovrebbero riflettere. Una questione centrale risiede nel carattere della fraternità nella comunità cristiana. “Fratelli” è il primo nome col quale i cristiani si chiamavano tra loro, ad indicarne il tratto costituente fondamentale. Il nostro tempo pone dei limiti alla fraternità, degli ostacoli alla comunione, impoverisce i nostri contesti vitali della possibilità di sperimentare forme ed esperienze comuni di fraternità. Qui rintracciamo tante esperienze e difficoltà umane e sociali che spesso vengono connotate col segno della crisi: la famiglia e il matrimonio, il lavoro e il riposo, la divaricazione tra il tempo e lo spazio, … le nostre stesse comunità sperimentano forme di impoverimento col venir meno del servizio di un parroco residente. Tutto questo ci provoca proprio nella dimensione fondamentale di essere comunità vive e capaci di attrarre coloro che cercano con sincerità le risposte alle questioni di senso della vita umana. La fraternità è dunque l’elemento che costituisce la comunità. Quando non c’è l’esperienza di una comunità che prega, che celebra e che vive la carità, non può esserci neppure la Chiesa. Se nelle tappe precedenti siamo stati provocati sulla responsabilità che deriva dal battesimo e che ci chiama alla partecipazione alla vita della Chiesa, con questa tappa siamo invitati a riflettere che non esiste esperienza di Chiesa se non c’è esperienza di comunità e che non c’è possibilità di sperimentare un volto concreto di comunità se non a partire dalla possibilità di essere gli uni in relazione di fraternità con gli altri. Dall’esperienza sappiamo che una comunità è viva se qualcuno si pone al servizio della fraternità della comunità: anche la fraternità va servita, alimentata, necessita di una cura perché non sia solo espressione precaria e provvisoria di uno spontaneismo che si spegne nel momento in cui s’è prodotto nello slancio del cuore. La fraternità nella Chiesa è un’esperienza e una condizione che va servita, provocata, alimentata continuamente perché non sia solo una manifestazione sporadica di stati d’animo passeggeri o di un modo superficiale di essere e stare nelle relazioni, ma un’esperienza e un’attenzione che vanno permanentemente favorite. Nel lavoro del gruppo cerchiamo di interrogarci su questo insieme di significati per comunicarci a vicenda, a partire dalla persona di Gesù come ce la restituisce il Vangelo e la Chiesa. È importante che si sia in grado di comunicare l’esperienza personale che ciascuno sperimenta della comunità per chiedersi: Come Gesù vuole la sua, le sue comunità? Quali immagini, passi del Vangelo, caratteristiche di Gesù ti vengono in mente? Ciascun membro del gruppo è invitato, a partire dalla propria esperienza, a comunicare agli altri quali caratteristiche fondamentali ritiene che debbano rappresentare la comunità cristiana e che sono mostrate da Gesù. Con la seconda domanda: Quali elementi vedi nella tua esperienza possono essere valorizzati per costruire, sostenere, rafforzare la comunità? Siamo invitati a porre l’accento sulle nostre comunità per capire, sulla scorta della domanda precedente, quali possono essere i punti, gli elementi che -se rafforzati- possono contribuire a costruire, rinforzare o rinsaldare l’esperienza di una comunità che vuole mostrare Gesù. Con la terza domanda: C’è un posto anche per te in questa chiamata ad essere comunità? 21 Si vuole capire qual è lo spazio che ciascuno vede per sé nella comunità, sapendo che qualunque presenza in un contesto umano non è semplicemente “esserci” fisicamente, ma anche un poter essere al servizio degli altri. In questa domanda rientrano anche i limiti che possono accompagnare la ricerca di un ruolo, di una funzione, rispetto alle tentazioni di un ripiegamento verso l’interno di comunità che faticano a rimanere aperte e missionarie. Dunque, il posto di ciascuno non è tanto il ruolo o la funzione che ci si sente di assumere, ma è la ricerca del contributo alla vita della comunità che esprime la nostra vocazione cristiana. Traccia per la conduzione dell’incontro: a) preghiera iniziale: vedi scheda successiva; b) presentazione del tema e del senso della riunione secondo le indicazioni dalla diocesi; (10 minuti) 22 c) ciascuno espone la sua valutazione (al termine preferibilmente di ciascun intervento oppure alla fine l’animatore si fa voce della parola grazie e comunque favorisce non la discussione, ma l’ascolto di ciascuno) e, dopo che tutti hanno parlato, si apre l’approfondimento tramite un dibattito per arrivare ad una sintesi condivisa che includa e tenga conto anche delle opinioni non maggioritarie; (40’- 45’ minuti) d) si tenta di formulare in poche righe da inviare al vescovo e alla parrocchia (su cui si esprime l’accordo; possono esserci delle riserve -questo è normale-, ma se si promuove uno stile di ascolto e non di accanimento sulle proprie idee, è più facile arrivare ad un buon consenso); (5’ - 10’ minuti) e) l’animatore, al termine dell’incontro, chiede a ciascuno la disponibilità ad incontrarsi nuovamente a settembre quando, durante la settimana della Chiesa Mantovana 2014, nelle giornate di martedì 9, mercoledì 10 e giovedì 11, (data e luogo da stabilire) ci si incontrerà in un’assemblea dei piccoli gruppi sinodali costituiti in ogni Unità Pastorale dove verrà presentata l’attività dei piccoli gruppi sinodali nel corso della consultazione diocesana; (5 minuti) f) si conclude con la preghiera del Sinodo. 5.2 – preghiera per i lavori dei piccoli gruppi sinodali La preghiera comincia con l’invocazione dello Spirito; prosegue con la recita dei Salmi; ci si sofferma in ascolto della Parola; il responsabile o qualcuno del gruppo può proporre qualche parola di commento; nulla vieta che ciascuno, dopo un opportuno spazio di silenzio, possa reagire con una risonanza, anche solo ripetendo una frase, o proponendo a sua volta una breve riflessione. SEQUENZA DI PENTECOSTE Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Lava ciò che è sórdido, bagna ciò che è árido, sana ciò che sánguina. Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto. Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano i tuoi santi doni. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. salmi Come nella preghiera in Duomo. lettura Come nella preghiera in parrocchia-unità pastorali. commento Affidato al responsabile, scegliendo qualche riflessione tra quelle del sussidio. orazione Presidente: O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che, aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo... 23 5.3 – Domande per la riflessione del gruppo - Come Gesù vuole la sua, le sue comunità? Quali immagini, passi del Vangelo, caratteristiche di Gesù ti vengono in mente? - Nella tua esperienza, quali elementi possono essere valorizzati per costruire, sostenere, rafforzare la comunità? - C’è un posto anche per te in questa chiamata ad essere comunità? - Cosa altro vorresti aggiungere attorno a questo tema? 5.4 Preghiera alla conclusione del lavoro di gruppo: preghiera per il Sinodo Santissima Trinità, Dio unico ed eterno, Amore creatore e redentore; Padre che ci hai amato tanto da darci il Tuo Figlio; 24 Gesù Via, Verità e Vita che ci hai amato fino alla fine col sacrificio di te stesso e col dono della Tua Parola e del Tuo Corpo; Spirito Santo, che ci fai Chiesa per renderci partecipi della vita di amore e di grazia del Padre e del Figlio, illumina e guida questo tuo popolo in cammino sinodale. Suscita nei Sacerdoti, nei Consacrati SEZIONE II e in tutti i Battezzati un sincero desiderio di conversioni e di novità di vita. Donaci l’umiltà di riconoscere i mali, i peccati e le omissioni che affliggono la nostra Diocesi, e il coraggio di rinnovare l’azione pastorale secondo le attese e le esigenze dei tempi. Fa’ che diventiamo pietre vive di comunione fraterna instancabili di testimoni del Vangelo della carità per essere, come Maria, Madre e Modello della Chiesa, costruttori di cieli nuovi e terra nuova. Amen. 25 Indicazioni diocesane per vivere il Tempo Ordinario 6. Introduzione Le nostre estati, percorsi e proposte per il Tempo Ordinario Per qualcuno è vacanza Fin dai tempi della scuola associamo all’estate l’idea della vacanza. Effettivamente per molti (ma non per tutti) è così. Anche in molte delle nostre parrocchie e unità pastorali l’aspetto ricreativo e straordinario prevale: si sospendono le attività formative, si organizzano attività particolari, come il Grest, soprattutto per i più giovani, si accetta un clima di benefico rilassamento. Solo in estate d’altra parte sono possibili esperienze che escono dall’ordinarietà, in ambito formativo e spirituale. Ma su ciò torneremo poi. 26 Per qualcuno è lavoro Per qualcuno invece l’estate è tempo di lavoro, o di studio. Pare che la vacanza per gli universitari non esista più: tutto l’anno è diventato tempo di esami, o pre-esami. Restano tempi risicatissimi e preziosi per sé. Chi ha un’attività legata al turismo deve assolutamente approfittare delle ferie altrui. Per chi lavora nell’agricoltura sono mesi intensi. Alcune professioni di attenzione e cura alla persona non si arrestano mai. Potremmo chiederci se le nostre parrocchie, o almeno le unità pastorali, sono attente a chi non è nelle condizioni di vivere l’estate come una vacanza. Forse lo Spirito potrebbe suggerirci qualche piccola correzione di rotta… Per qualcuno non è mai vacanza Per molte persone ammalate, estate e inverno non fanno differenza. Semmai il disagio aumenta proprio quando aumenta il caldo, quando chi abitualmente è vicino se ne va via, quando le persone sono meno disponibili e organizzate per pensare agli altri. Per chi è solo, in estate la solitudine potrebbe risultare più pesante. Per chi porta un dolore del cuore mesi che un tempo erano felici possono riaccendere ferite e lacrime, lasciar riaffiorare ricordi, evocare momenti belli e perduti. Potremmo chiederci se in generale siamo attenti a simili situazioni, o se complessivamente le nostre comunità restano indifferenti. Può darsi che lo Spirito, in tempi in cui la frenesia di alcune attività si allenta, ci renda possibile aprire lo sguardo e il cuore. Per qualcuno è crisi Per molti quest’anno sarà ancora un’estate di crisi. Un tunnel di cui non si vede la fine. Con la beffa che si desidera di potersi rilassare. E invece la tensione aumenta. Qualcuno vorrebbe poter andar via, avere uno spazio di relax, di pausa. A volte non è possibile: e ciò aumenta la rabbia. Quale attenzione riservare a chi si ritrova escluso, ai confini del benessere? Per qualcuno è tempo eccezionale, sorpresa e grazia Gli anni scorsi ci ricordano estati splendide: caratterizzate da esperienze belle, coinvolgenti, che lasciano il segno. Non solo i campiscuola per i ragazzi: il pellegrinaggio, il viaggio, l’esperienza missionaria; non solo con la parrocchia: anche andando via da soli, con la famiglia, con gli amici, si possono fare incontri sorprendenti, esperienze che arricchiscono. Una piccola intervista improvvisata ai quattro nuovi ordinati diaconi ha rivelato che la loro estate è un campo di battaglia: esperienze, viaggi, attività formative a ritmo continuato; ma così è anche per molti educatori alla fede, per molti gruppi parrocchiali, per molti responsabili, che accettano la fatica e la gioia di proporre e vivere esperienze capaci di aprire il cuore alla fede e far respirare tutta la bellezza della fraternità donata da Cristo. Potremmo chiederci se poi il cuore si richiude. Se non diventano proposte troppo selettive, che tagliano fuori qualcuno... forse però lo Spirito quest’anno ci concederà un cuore stabilmente dilatato, aperto alla grazia, capace non solo di partire, ma anche di “tornare”. 27 7. La fraternità nel percorso liturgico del Tempo Ordinario 28 Proponiamo una ipotesi di un percorso liturgico, fino alla solennità di Cristo Re. Per molti si usa dire che “l’anno pastorale” comincia a settembre e finisce a giugno: forse ciò vale per le attività catechistiche, per le attività scout, per i percorsi formativi che si modellano sull’anno scolastico. La realtà è che poi alcune esperienze tra le più belle e incisive, a lungo termine, si concentrano proprio durante l’estate; e forse il fiato corto e la fatica di tante iniziative si può ricollegare anche ad una certa dimenticanza dell’anno liturgico, nella sua parte più lunga e tranquilla: il tempo ordinario. Ciò che si è vissuto nella Pasqua, deve potersi distendere tranquillamente nel tempo, fino a contemplare i confini dell’eternità e del Regno. Il ritmo settimanale di lavoro e festa ci orienta verso l’incontro finale con Cristo, che potenzialmente riempie di senso ogni azione della nostra esistenza; il ritmo annuale che dal Natale e dalla Pasqua ci conduce alla proclamazione di Cristo, Re dell’universo, vive della stessa logica liberante; se lo snaturiamo, ritorniamo nel tempo degli schiavi: lo sfruttamento prima, per produrre, nel tempo del lavoro, lo sfruttamento dopo, per consumare, nel tempo della vacanza (astutamente definito “tempo libero”). Sotto il cavallo di Troia di parole come “libertà”, “sicurezza” e “autorealizzazione” si nasconde la tendenza insidiosa a trasformare in fatto economico ogni aspetto della vita: e l’altro non è più fratello, ma concorrente, rivale, potenziale nemico. Forse proprio i lunghi mesi del tempo ordinario hanno una potenzialità inesplorata, per farci riappropriare della nostra vera libertà e sicurezza. Giugno: il mese della festa “Vi esorto a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio” (Rm 12, 1) Nel mese di Giugno si concentrano quest’anno cinque grandi feste: Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus Domini, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Nessuna domenica del mese di Giugno vedrà le letture del tempo ordinario. Vivremo dunque in questo mese la dimensione festiva nella sua forma più solenne: Dio ci costituisce come comunità missionaria (Ascensione), con la forza dello Spirito (Pentecoste), per essere il segno del Dio-amore (Trinità), il corpo di Cristo (Corpus Domini), fondato sugli Apostoli (Pietro e Paolo). Si tratta degli elementi fondanti della nostra fraternità, il dono del Risorto, accolto e celebrato dalla chiesa, fondata sugli apostoli. La celebrazione delle solennità mette in particolare rilievo l’importanza dell’agire di Dio; e tuttavia una comunità di fratelli e sorelle che davvero pregano insieme, che ascoltano la Parola, che accolgono il dono dello Spirito, si ritrova, quasi con sorpresa, ad essere più unita, più compatta, e (perché no?) anche più organizzata ed efficiente: non per uno sforzo proprio, ma perché tutti camminano verso la stessa meta. La processione del Corpus Domini potrebbe essere un buon termometro del clima comunitario, e di quanto davvero tutti siano accesi dallo Spirito. Estate, tempo di ospitalità Si tratta di una dimensione che vale per tutta l’estate, ma che viene associata in particolare alle grandi feste del mistero di Cristo e della Chiesa. Con l’Ascensione Gesù, salito al Padre, unisce strettamente tutta l’umanità al mistero di Dio; nella Pentecoste si manifesta l’apertura universale della Chiesa; la festa della Trinità svela la profondità del mistero di amore di Dio. Una chiesa che si apre all’infinita carità, non può che essere una comunità ospitale, capace di riconoscere il legame con tutti i fratelli e sorelle nella fede. Per vivere l’ospitalità non c’è bisogno di inventarsi cose particolari: in molte parrocchie è già accaduto che si accogliesse durante l’estate un prete, collaboratore da un paese straniero (per lo più, studenti a Roma): certamente, la relazione si può impostare in maniera puramente utilitaristica, come assicurazione di un servizio religioso; ma nella maggior parte dei casi si è trasformata in una vera ospitalità e in uno scambio di comunione. È già accaduto anche che si ospitassero gruppi provenienti da paesi stranieri, sia per motivi di turismo, sia di pellegrinaggio, sia di studio: e anche queste si sono rivelate occasioni preziose. Così come sono preziose le occasioni in cui dalle nostre parrocchie partono singoli e gruppi verso paesi lontani: anche l’ospitalità ricevuta è una preziosa occasione di scambio comunionale, soprattutto quando c’è una preparazione specifica. Possiamo anche ricordare però che anche quando si fa un viaggio “normale”, il più delle volte si va in luoghi dove esiste una comunità cristiana, a cui ci si può rivolgere e con cui si può entrare in contatto. Sia per ricevere qualche ricchezza, sia per confortare nelle povertà; e forse, tornando a casa, si potrà anche apprezzare di più la propria comunità. La processione del Corpus Domini Un rilievo particolare potrà avere la processione del Corpus Domini, l’unica esplicitamente prescritta dal Messale. Essa si può collocare nel giorno della festa o anche “in un giorno opportuno”, prima o dopo la celebrazione liturgica domenicale (non necessariamente il giovedì, secondo la collocazione antica). Potrebbe essere questo un bel segno di Chiesa, nell’anno sinodale. Può 29 essere l’occasione in cui tutte le componenti della comunità si manifestano e si attivano, con un tempo adeguato di preparazione. Quest’anno potrebbero essere coinvolti opportunamente anche i gruppi sinodali. Una possibilità da valutare è di viverla nelle unità pastorali, da parrocchia a parrocchia, da territorio a territorio; magari anche con diverse tappe. Anche i fanciulli e gli animatori del Grest possono essere coinvolti. Un ruolo importante, dove sono presenti, spetta ai ministri straordinari della Comunione Eucaristica: soprattutto per coinvolgere la comunità, e per rendere partecipi gli ammalati, anche nella scelta del percorso. Certamente, esistono anche dei rischi: che si trasformi in una parata devozionale; che si riduca a uno scialbo proforma, guidato dai pochi che nella comunità si sentono davvero attivi; che si sia tentati di sostituirla con altre manifestazioni più intimistiche, certamente non da disprezzare, ma che trovano collocazione più adeguata in altri momenti, e che non possono sostituire una testimonianza esterna e comunitaria che lì, in quel territorio, Dio dona la possibilità di camminare insieme come corpo di Cristo. 30 L’anniversario dell’ordinazione presbiterale del Vescovo Sabato 28 giugno la diocesi ricorda l’anniversario di ordinazione del vescovo Roberto Busti, con una celebrazione eucaristica al mattino, e altri segni che verranno comunicati. Anche questo entra in un mese di grandi feste e ricorrenze, dove si intrecciano costantemente l’iniziativa misteriosa di Dio, e le nostre storie di uomini e donne in cammino verso il suo Regno. Siamo tutti invitati: presto saranno date le modalità di partecipazione. Luglio: il mese del Regno di Dio “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente” (Rm 12,2) Lo Spirito ci fa entrare nel mistero del Regno Il mese di Luglio è caratterizzato dal ritorno al tempo ordinario, dalla XIV alla XVIII domenica. Ben individuabile è il filo conduttore, che riguarda il mistero del Regno di Dio: partendo da domenica 6, quando Gesù esulta nello Spirito e ringrazia il Padre, perché il Regno è rivelato ai piccoli e nascosto alle intelligenze orgogliose e autosufficienti. La rivelazione prosegue con il discorso parabolico, proposto nelle domeniche successive: la parabola del seminatore, della zizzania, della rete. L’insegnamento avviene in forma quasi occasionale, da una barca, mentre la folla è sulla spiaggia: è dunque davvero aperto a tutti, in ogni circostanza di vita. Non è legato ad una struttura, non è legato neppure ad un territorio (anche se chiede di incarnarsi in un territorio, ed è ciò che le nostre parrocchie tentano di realizzare, rispondendo alla chiamata del Maestro); non è legato neppure ad una fascia di età o ad un’appartenenza sociale; non è legato alla possibilità anagrafica di essere educati e formati (anche se è certamente possibile educare e formare bambini e giovani ad esser parte del Regno di Dio); Gesù chiama anche le persone adulte, segnate e ferite dalle esperienze della vita ad una conversione, ad assumere il suo pensiero, ad entrare nel progetto del Padre. Ciò comporta un differenziarsi dal mondo, ma non nel senso di un escludersi, né nel senso di un giudicare: i servi della parabola, non possiamo pretendere di estirpare la zizzania prima del tempo. I pesci presi dalla rete ricevono solo all’ultimo momento il discernimento tra pesci buoni e pesci da gettare. I credenti, pur differenziandosi dal mondo, vivono nel mondo, dando la loro testimonianza, e lasciando a Dio solo il giudizio finale che gli spetta. Un simbolo: la rete Fuori della Chiesa, o all’ingresso (non davanti all’altare: è esso stesso già di per se stesso il simbolo principale nell’architettura della chiesa!) si può esporre una rete: ad essa Gesù paragona il Regno di Dio. Il simboo della rete può anche essere usato per un momento di preghiera nei campiscuola o in altre occasioni di uscita di gruppo. La rete è segno di fiducia: si butta, nella speranza di prendere qualcosa. Come la semina, non era ai tempi di Gesù un’azione che garantiva certezza assoluta di successo. La rete prende di tutto: come il grano e la zizzania restano insieme, per un certo tempo, nel campo, così anche pesci buoni e pesci cattivi si mescolano in essa, finché viene tratta a terra. La rete della parabola è segno di discernimento: i pesci buoni vengono conservati, quelli cattivi gettati via. In tal senso la parabola della rete parla innanzitutto alle nostre coscienze: siamo chiamati anche nel tempo estivo a discernere le esperienze: accogliere quelle positive, che contribuiscono davvero a farci crescere nella fede, e respingere ciò che allontana da Dio. Alla rete si potrebbero appendere via via, se nella parrocchia ci sono attività estive, immagini o scritte che ricordino queste attività: il Grest, il camposcuola, il pellegrinaggio, o anche altro che accade nella parrocchia. Anche se dispersi in varie attività, la comunità nel tempo estivo prosegue la raccolta del Regno, e trova il modo di raccontare e comunicare a tutti ciò che di bello il Signore fa in mezzo a noi. 31 Agosto: il mese del viaggio “Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini” (Rm 12,17) 32 Lo Spirito ci accompagna per le strade del mondo Il tema del viaggio caratterizza tutte le letture evangeliche del mese di agosto: Gesù si ritira in un luogo solitario, costringe i discepoli ad una pericolosa gita in barca, sposta nei territori stranieri di Tiro e Sidone, conduce i discepoli a Cesarea di Filippo, per interrogarli sulla sua identità; anche nel vangelo dell’Assunzione, vediamo il viaggio di Maria ad incontrare la cugina Elisabetta. Nell’ultima domenica, il 31 agosto, viene annuciato il viaggio definitivo di Gesù: a Gerusalemme, per essere crocifisso. Ognuno di questi viaggi ha un esito imprevisto: partito per stare da solo, Gesù si ritrova in mezzo alla folla; partiti per una semplice traversata, i discepoli si ritrovano nella tempesta; nei territori stranieri Gesù incontra una donna dalla fede sorprendente, anche se straniera, a Cesarea di Filippo può fare il punto della fede dei discepoli: che è insieme forte e fragile; pronta ad accogliere la sua identità messianica, meno pronta ad accettare la realtà della croce. Anche Elisabetta ha la sorpresa di accogliere la visita di Maria, madre del Salvatore. Molte persone nelle settimane di agosto si muoveranno per i viaggi previsti nelle loro ferie; tra esse anche gruppi parrocchiali, più o meno estesi; la parola di Dio invita a scorgere nel viaggio, anche legittimamente programmato, un’occasione in cui Dio può trovare il modo di parlarci. È necessario restare attenti alle sorprese dello Spirito. E quando arrivano, saperle raccontare al nostro ritorno. Un simbolo: la barca Proponiamo un altra immagine metaforica da esporre: una barca. Si tratta di una immagine della Chiesa, ripresa anche dal Concilio Vaticano II. Gesù costringe i discepoli, dopo la moltiplicazione dei pani, a salire sulla barca e ad affrontare la tempesta. Il fatto diventa occasione di un incontro con la sua potenza di Risorto. Anche ogni parroco o capo o animatore che parte per un’esperienza formativa con i suoi giovani e i suoi ragazzi, anche ogni pellegrinaggio o soggiorno di famiglie, prendono la stessa forma del viaggio in barca: una volta che si è saliti, una volta che si è partiti, non si può più tornare indietro: insieme si viaggia, insieme si dovrà arrivare. L’unica variazione è la presenza di Gesù: solo apparentemente assente, in realtà sempre pronto a salire, per toglierci dalle nostre tempeste. Ma noi sapremo accoglierlo? Pietro inizialmente si fida, cammina sulle acque come lui; poi si lascia anche lui impaurire dal vento. Gesù lo salva, ma lo rimprovera per la sua poca fede. Abbiamo bisogno di crescere nella fede per navigare davvero con Gesù… Settembre: il mese della comunità “Pur essendo molti, siamo un corpo solo in Cristo” (Rm 12,5) Il mese di settembre è caratterizzato liturgicamente da una forte impronta comunitaria; “dove due o tre sono d’accordo, lì sono io in mezzo a loro ”; il verbo usato in greco è συμφωνεῖν ( symphonein, ovvero “essere musicalmente intonati”, da cui il nostro termine “sinfonia”). Anche la festa dell’esaltazione della croce ci mostra Gesù innalzato come punto di convergenza offerto a tutta l’umanità. Le domeniche successive insistono tutte sulla metafora della “vigna”, che indica la bellezza e la serietà della responsabilità nei confronti della chiamata divina ad essere suo popolo, sua comunità. Un simbolo: la vigna La vigna è il simbolo dell’antico popolo di Israele. Simbolo di predilezione da parte di Dio, simbolo di tradimento da parte del popolo (Is 4: “perché ha dato uva bastarda?”); simbolo del fallimento e del castigo (Sal 78: “perché hai abbattuto la sua cinta, e ogni viandante ne fa vendemmia?”). Gesù racconta diverse parabole che hanno per sfondo la vigna: con una particolare attenzione ai suoi lavoratori e custodi. Siamo chiamati ad essere operai nella vigna del Signore, partecipi di qualcosa che ci dà la sua gioia, ma che non ci appartiene. Nella convinzione che solo Gesù è la vite. Noi, nelle nostre varie articolazioni, siamo solo i tralci. Gesù è la vite, non solo un tronco: la vite tutta intera (l’immagine è omologa all’idea di “corpo di Cristo”); noi per quanto facciamo restiamo solo un singolo tralcio, che non ha valore se non in riferimento a lui. La vigna evoca anche libertà di crescita e diffusione, libertà di ramificazione. Non ha un piano prestabilito di crescita, può sopportare tagli e reimpianti. Forse le nostre comunità hanno qualcosa in comune. La settimana della Chiesa mantovana La Settimana della Chiesa mantovana è un appuntamento importante e riservato. Si sa da mesi prima quando ci sarà; si sa da mesi prima che nessuna altra attività va proposta, per favorire il massimo della partecipazione. I moderatori, i coordinatori, i parroci, gli educatori e tutti gli operatori pastorali saranno attenti a riservare la dovuta attenzione particolarmente in questo anno, in cui comincia il cammino sinodale 33 Ottobre-novembre: il tempo del ritorno al Padre “Siate ferventi nello spirito, servite il Signore” (Rm 12, 14) Diamo un cenno anche alla conclusione dell’anno liturgico. Il 12 ottobre apre la sezione escatologica dell’anno A: la parabola degli invitati alle nozze introduce all’urgenza della venuta del Regno e delle scelte corrispondenti. Anche l’affermazione “date a Cesare quel che è di Cesare…” va ascoltata con un accento particolare sulla seconda parte: “date a Dio quel che è di Dio”; neppure il potere umano può distoglierci dall’amore del Padre e dal suo primato; che peraltro non esclude l’amore fraterno e verso tutti. La prospettiva del “ritorno a Dio” qualifica in maniera particolare la nostra fraternità e comunione: siamo fratelli perché da lui veniamo, e a lui siamo chiamati a tornare. Possiamo essere uniti proprio camminando verso Dio. E se davvero camminiamo verso lui, non potremo fare a meno di amarci anche gli uni gli altri. Al termine dell’anno, si ascolta infatti la parabola del giudizio, in cui il re-giudice si identifica con i piccoli e i poveri. 34 L’apertura del percorso sinodale offrirà altre opportunità alla nostra programmazione: ci limitiamo a segnalare però fin d’ora la solennità di Tutti i Santi, e il giorno dei defunti, che quest’anno cade in domenica. Una grossa occasione, da progettare con cura, per riaffermare la meta a cui tende la nostra vita cristiana, e per recuperare la testimonianza di tutti quanti ci hanno preceduto. 8. percorsi biblici 35 8.1 Il capitolo 12 della Lettera di San Paolo ai Romani 36 Articolazione fondamentale Una lettura attenta e integrale arriva a individuare nel testo due sezioni introdotte da un’esortazione generale (vv. 1-2): un retto “pensarsi” in rapporto a Dio e alle altre membra del corpo ecclesiale (vv. 3-8) e un retto agire nell’offerta di sé che è l’agape (vv. 9-21) consentono al cristiano di vincere propositivamente il male compiendo il bene. L’agape è criterio di vita attuabile sia all’interno della comunità dei fratelli (9-16), sia allargando lo sguardo all’intero campo delle relazioni umane (17-21), comprese le persone che si configurassero come “nemiche”. I versetti 1-8 sono più generalizzanti (anche se fondamentali), i versetti 9-21 mostrano una serie di orientamenti più concreti dell’esistenza dei credenti. Più che comportamenti puntuali però, vengono elencati per lo più atteggiamenti: le scelte concrete sembrerebbero affidate al discernimento personale e comunitario. L’esortazione di Paolo è dunque rispettosa sia del mistero di Dio, sia della libertà umana. Ma anche una simile affermazione della libertà fa parte del dono di Dio: solo la liberazione operata da Cristo fa scoprire che esiste un vero spazio di libertà, in cui diventa pensabile e possibile un’imprevedibile carità. PRIMA PARTE Istanza di fondo: discernere ciò che è gradito a Dio e compiere il bene I versetti 1-2 definiscono l’orientamento generale della paraclesi paolina (che si sviluppa in tutto il capitolo 12 e nei seguenti): il punto qualificante è l’offerta di sé e il retto pensare, per discernere la volontà di Dio (essere graditi a Dio), cioè il bene. Nei vv. 3-8 si evidenzia il presupposto per compiere il bene e offrire i propri corpi come sacrificio vivente: un pensare rinnovato conforme alla misura del dono di Dio, che comporta necessariamente il trovare la propria giusta collocazione nella comunità dei credenti (il corpo di Cristo). Tutta insieme la sezione segnala le istanze di fondo, che con la forza dello Spirito vengono realizzate e incarnate nella vita quotidiana. Offrirsi come sacrificio 1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformarsi al mondo (=lasciarsi trasformare da Dio) 2 Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono (to agathon), a lui gradito e perfetto. La giusta valutazione di sé: secondo la grazia data, nell’unico corpo di Cristo Il giusto pensarsi nella misura della grazia 3 Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi (pensatevi) più di quanto conviene, ma valutatevi (pensatevi) in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. 4 Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Doni diversi, secondo la misura della grazia 6 Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; 7chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; 8 chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. Le parole chiave «gradito a Dio» Nei versetti 1 e 2 si ripete l’espressione “gradito a Dio”. Si tratta del criterio di fondo (l’obiettivo da perseguire: il bene; siamo nella parte parenetica della lettera; ora si tratta di stabilire cosa bisogna fare per compiere il bene ed essere graditi a Dio) che Paolo propone come elemento da ricercare. «la grazia data da Dio» Nei versetti 3-8 ricorre due volte l’espressione “la grazia data da Dio”: prima a Paolo (v.3), poi ai credenti (v. 6); parallelo è “la misura della fede data” (v. 3). L’imperativo principale è non “sopravvalutarsi”, ma “valutarsi in modo 37 saggio e giusto”: la traduzione italiana non rende la ridondanza del verbo greco “phronein” (valutare), che ricorre ben quattro volte. Abbiamo da un lato ciò che è gradito a Dio, espresso nel dono della sua grazia; dall’altra parte la valutazione di sé, che può contrapporsi (conformandosi al mondo), o corrispondere sinfonicamente (lasciandosi trasformare da Dio). «il corpo di Cristo» La metafora del corpo di Cristo ha una funzione accessoria, ma determinante: serve a spiegare a “ciascuno” che cosa significa una “giusta valutazione di sé”. 38 «il retto pensare» Il verbo “phronein” (cf. Fil 2,1-5) designa ben più che l’attività mentale; in Fil 2,5 Paolo raccomanda ai Filippesi il sistema valoriale, l’assiologia di Cristo (i suoi sentimenti, il suo approccio alla vita, la sua sensibilità…). Il termine phren designa il diaframma, il pericardio, il petto, l’animo, il cuore, l’intelletto, la mente e nell’antropologia antica è la sede sia delle passioni sia del pensiero e della volontà. Il phronein abbraccia dunque il pensare e il volere, il sentire e il decidere, le aspirazioni e le decisioni, le intenzioni e le scelte. In questo senso possiamo vedere come ciò che Paolo raccomanda in Rm 12,3-8 è il presupposto per agire davvero (senza finzioni e ipocrisia) nella carità e adempiere concretamente quanto Paolo suggerisce in Rm 12,9-21. Commento: la giusta valutazione di sé (3-8) Ciò che è gradito a Dio non è un criterio esterno alla persona: chi è stato rinnovato nel battesimo, nutrito dall’Eucaristia, ha “rinnovato la sua mente”, per cui ha dentro di sé l’identità e i valori di Dio: qui però può verificarsi l’inciampo. Paolo si rivolge a “ogni persona che è tra voi” e a “ciascuno”. Nella coscienza individuale può verificarsi una distonia: la “sopravvalutazione”. Solo nel corpo di Cristo, nell’esperienza concreta di una comunità articolata e capillarmente partecipe del “dono di Dio” si può trovare la giusta percezione di sé. Ma, sviluppando il pensiero di Paolo, anche la comunità risulta ferita se ciascuno non trova il suo posto per una cosciente attuazione della fede. La traduzione italiana individua nei versetti 6-8 una serie di imperativi. Il testo greco però sottintende il verbo: potremmo chiederci se davvero si tratta di imperativi, e non di una presentazione della comunità. Avendo… carismi diversi sia la profezia, secondo il dono della fede, sia il servizio nel servizio sia chi insegna, nell’insegnamento sia chi esorta, nell’esortazione chi dona nella semplicità chi presiede, nella sollecitudine chi dona, con gioia. SECONDA PARTE Istanza di fondo: attuazione del discernimento I vv. 9-21 introducono la modalità fondamentale con cui avviene l’offerta di sé: - nella carità (agape); - attraverso un pensiero, (o un sentire) rinnovato. Si noti che quando parliamo di “pensiero” o “sentire” non ci si riferisce ad un atto intellettuale: il verbo greco usato (phronein) indica una “sapienza” integrale, che coinvolge la persona in tutte le sue dimensioni, e che favorisce un discernimento puntuale del bene. Si presenta dunque la modalità concreta con cui il cristiano può compiere il bene (vincendo il male); la sezione è divisa in due: una più orientata alla vita nella comunità dei fratelli (9-16) e sorelle di fede, l’altra più orientata alle relazioni con tutti gli uomini (17-21: non dimentichiamo che i credenti a cui Paolo si rivolge sono una minoranza in una società molto variegata, che potremmo definire quella della “globalizzazione mediterranea). Esigenza di fondo: una carità “senza finzione” 9 La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene (tô agathô); Attaccarsi al bene 10 amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 11Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. 12Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. 13Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. 14 Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. 16Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri (pensate all’unisono); non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Detestare il male 17 Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene (=kalà, lett. “cose belle”) davanti a tutti gli uomini. 18Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. 19Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore. 20Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo . 21Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (tô agathô). 39 Le parole chiave «senza finzioni» Il versetto 9 si apre con un’espressione lapidaria e fortissima: “carità senza finzioni”. Nel testo greco non c’è il verbo. Sembra essere come uno slogan di fondo; segue l’invito a “detestare il male, attaccarsi al bene”, che viene ripreso nei versetti seguenti; anche la chiusura è “non lascarsi vincere dal male, ma vincere il male con il bene”. Si tratta dunque di spiegare che cos’è una carità senza finzioni, e che cosa significa detestare il male attaccarsi al bene. «bene e male» C’è una sorta di enunciato introduttivo (a mo’ di propositio) al v. 9 che viene ripreso al v. 17 e al v. 21: fuggire il male (a) e attaccarsi al bene (b). Paolo raccomanda un atteggiamento che è sia propositivo (fare il bene: fare x) che negativo (astenersi dal male: non fare y). Ie istanze di fondo (1-2) 40 «il culto gradito a Dio» Il punto di partenza è il culto cristiano, definito “spirituale” (logiken latreian). Si fa riferimento all’esperienza liturgica, ma la si vede strettamente unita alla vita. L’unione al mistero di Cristo (di cui si è parlato nei capitoli precedenti) trasforma tutta la vita in un’offerta. «non conformarsi al mondo» Il dono di Dio apre uno spazio di libertà: diventa possibile “non conformarsi al mondo”, ma trasformarsi secondo Dio. Si genera uno spazio di discernimento, in cui il criterio diventa “ciò che è gradito a Dio”, ciò che è “buono” e “perfetto”. Commento: la carità senza finzioni Al v. 9 sembra esserci una svolta: si passa all’attuazione dell’esortazione, con le linee di un discernimento di ciò che è gradito a Dio. Il criterio fondamentale è una “carità senza finzioni”; le prime indicazioni che vengono fornite (con due participi) sono di detestare il male e attaccarsi al bene. Attaccarsi al bene: la vita nella Comunità - La prima serie di atteggiamenti sembra dare una serie di riscontri positivi; per due volte al v. 10 abbiamo un’espressione di reciprocità (amarsi fraternamente a vicenda, stimarsi a vicenda). Sono gli atteggiamenti fondamentali che regolano la vita della comunità, possibili e praticabili con i fratelli di fede. Il vocabolario della reciprocità si ripete al v. 16 e conclude la sezione con un invito all’umiltà: “non stimatevi sapienti da voi stessi”. Si condanna così sia l’orgoglio personale, sia l’orgoglio comunitario, di chi pensa di stare al posto di Dio. Detestare il male: l’atteggiamento verso tutti - L’esplicazione della carità verso tutti è l’invito a “non rendere a nessuno male per male”. Ciò vale a maggior ragione dentro la comunità, ma è esteso davvero ad ogni persona che i credenti in Cristo incontreranno. Notiamo la ripetizione di espressioni totalizzanti: “nessuno”, “tutti”, “tutti gli uomini”. Se in una certa misura il “bene” è realizzabile nella sua massima espressione all’interno della comunità dei fratelli, verso ogni creatura occorre almeno fuggire il male. Alla radice del male da detestare, secondo questa prospettiva, sarebbe l’orgoglio, che fa prendere il posto di Dio. Occorre mostrare “cose belle” di fronte a tutti gli uomini, senza contraccambiare il male. Possibilmente vivere in pace con tutti, ma anche di fronte alla persecuzione rinunciando alla vendetta. Solo a Dio spetta il giudizio. La carità senza finzioni trova il suo vertice nell’amore del nemico; il male non viene sconfitto con una lotta senza quartiere, ma facendo trionfare il bene, prima di tutto in se stessi. 41 Excursus: I carismi in Rm 12 Paolo riprende il discorso sui carismi nella lettera ai Romani (intorno al 57): il contesto è di tipo parenetico; siamo all’inizio della parte esortativa della lettera (12,1-15,13) e non emerge una preoccupazione pastorale come in Corinzi (forse anche perché la comunità di Roma non è una fondazione paolina). A differenza di 1Cor (cf. c. 13) non appare alcuna alternativa tra carismi e carità (cf. Rm 12,9): mentre nella 1Cor Paolo deve correggere tendenze devianti, in Rm non ha ragione di essere polemico; quindi l’apostolo suggerisce il rapporto positivo che deve sussistere tra carismi e carità. In Rm il discorso sui carismi segue immediatamente i versetti in cui Paolo dichiara l’orientamento generale della sua paraclesi (12,1-2: atteggiamento di offerta e ricerca della volontà di Dio). L’esortazione paolina si apre con un invito a un’adeguata valutazione (pensiero) di sé: sembra che Paolo, sin dall’inizio, abbia in mente i disordini e gli eccessi causati a Corinto a causa dei doni speciali (i grandi carismatici). 42 Per Paolo un sano pensare di sé significa pensarsi in base al credito (misura di fede / pistis) ricevuto da Dio, cioè all’incarico affidato da Dio: quando Dio affida una missione a qualcuno, gli comunica anche una corrispondente partecipazione alla sua credibilità / affidabilità / stabilità (cf. ebr. ‘emet). La persona è credibile se resta in questa misura assegnatale da Dio; oltrepassandola e avendo ambizioni più grandi, il credente danneggia la sua persona e la Chiesa, perché non ha il necessario fondamento divino. Occorre rimanere nella misura di credibilità data da Dio (cf. 1Cor 12,28): Dio accredita alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come insegnanti. È importante rispettare la misura (metron) definita da Dio, altrimenti non si fa più la volontà di Dio (12,2; cf. 1Ts 2,3-6; 1Cor 3,10; 2Cor 3,5-6; 10,13-18). Ciascuno non deve oltrepassare la misura del dono ricevuto. In questo testo, diversamente da 1Cor 12-14, non compare alcuna menzione dello Spirito e dei fatti spirituali, né il carisma ritenuto “più spirituale” dai Corinzi, cioè la glossolalia (neppure i miracoli e i doni di guarigione). Il concetto di carisma assume quindi un orientamento diverso. Paolo può qui parlare di carismi senza menzionare lo Spirito e senza accennare a fenomeni sensazionali. L’unico carisma dell’elenco di 1Cor 12,8-10 che ricompare qui è la profezia. Paolo ha però ritenuto la relazione tra carismi e corpo ecclesiale: l’azione di Dio, che ha distribuito / ripartito (emerisen) a ciascuno una certa misura di credibilità, viene messa in rapporto all’esistenza di molte membra (Rm 12,5: mele; ma cf. 1Cor 12,27: meros) in un solo corpo. Alla molteplicità delle membra corrisponde la diversità dei doni. In Rm 12,6-8 Paolo non deve stabilire un ordine gerarchico, giacché non ha il problema di dover ridimensionare i carismi sensazionali. Vanhoye (163) interpreta l’oscura espressione del v. 6b riguardante la profezia in continuità con quanto espresso al v. 3: anche il dono della profezia viene ricevuto nella misura determinata da Dio (pistis come credito / affidabilità concessa / credibilità); Dio accredita il profeta per dire certe cose e non altre: il profeta possiede il suo dono in proporzione dell’affidamento. Se un profeta oltrepassa i limiti del suo mandato diventa falso profeta (cf. Dt 18,20). 43 44 8.2 Schede sul tema «la fraternità nel Vangelo di Matteo» 45 A) - Chiamati ad essere discepoli-fratelli IL VANGELO Matteo 4,12-25 Contesto. Dopo la predicazione di Giovanni Battista ed il battesimo di Gesù al fiume Giordano, si incontra il passo che presenta le tentazioni di Gesù nel deserto. Si passa ora ad un testo abbastanza articolato che costituisce la nostra pericope. 46 Contenuto. Il brano si articola in tre scene tra loro collegate. Il primo quadro presenta la cornice storica e spirituale in cui si pone il primo annuncio programmatico di Gesù (4,12-17). Il secondo è costituito dalla chiamata delle due coppie di fratelli (4,18-22). Infine, l’ultima scena offre un quadro riassuntivo dell’attività itinerante di Gesù in Galilea (4,23-25). Si inizia con la notizia di un trasloco di Gesù. Egli lascia Nazaret, la città dove aveva dimorato con la famiglia dopo il ritorno dall’Egitto, e si trasferisce nella cittadina di Cafarnao, sulle rive del lago di Galilea. Perché questo spostamento? Per adempiere la volontà del Padre, che si esprime attraverso le Scritture: “perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia”. Il territorio di Zabulon e di Neftali, indicato dalla citazione isaiana, corrisponde alla regione che si estende sulla riva occidentale del lago, a nordovest, dove anticamente risiedevano le due tribù e dove sorge Cafarnao. Quel territorio è chiamato anche “Galilea delle genti” o dei pagani. Qui infatti, a causa delle vicissitudini storiche, gli ebrei residenti si erano mescolati con i pagani quando i babilonesi, dopo la conquista, portarono i loro coloni in questa terra, perdendo così la loro identità originaria. Così gli abitanti della Galilea erano considerati dei pagani dai capi religiosi di Gerusalemme. Ed è proprio qui che Gesù, seguendo la volontà del Padre, inizia il suo ministero rivolto alle pecore perdute della casa d’Israele. Non solo gli abitanti della Galilea, ma anche tutto il popolo, nel suo insieme, hanno bisogno di essere guidati dalla luce che egli porta. Per questo la sua predicazione inizia con l’invito alla conversione, al cambiamento radicale della vita, iniziando a cambiare il modo di pensare, a riprendere il cammino che è stato smarrito: “Convertivi, perché il regno dei cieli è vicino”. L’urgenza della conversione è data dalla vicinanza del regno dei cieli, cioè del regno di Dio, attraverso la persona di Gesù, le sue parole ed i suoi gesti di salvezza. A questo punto Matteo inserisce nella narrazione la chiamata delle due coppie di fratelli, avvenuta sulle rive del lago. Essi diventano così un modello concreto di conversione. Infatti stabiliscono un rapporto irreversibile con Gesù e, dopo aver ascoltato le sue parole, mettono subito in pratica concretamente quegli insegnamenti. Così il maestro incontrato, orienta in modo decisivo e definitivo tutta la loro esistenza. Va sottolineato che Gesù chiama a seguirlo due coppie di fratelli. Questo non è a caso in quanto la fraternità diventa un’esperienza qualificante la missione evangelizzatrice. Essi poi persone intraprendenti, erano pescatori. Gli operai del Regno devono essere persone intraprendenti che si fanno in quattro per il vangelo, così come ha fatto Gesù. Attraverso queste esperienze qualificanti, Gesù abilita i suoi discepoli ad essere “pescatori di uomini”, cioè a continuare con la propria vita e con la testimonianza ad invitare gli uomini a conversione, come faceva Gesù, perché tutti possano entrare nel regno. L’attività evangelizzatrice e sanante di Gesù, presentata negli ultimi versetti, tocca tutti i popoli allora conosciuti e deve diventare l’esperienza che qualifica la vita della Chiesa e di ogni cristiano. In questo modo si crea il contesto giusto per il discorso della montagna che seguirà. Conclusione. Gesù inizia il suo ministero pubblico, guidato dalla volontà del Padre, sulle rive del lago di Galilea. Egli invita tutti alla conversione, che è indispensabile per incontrare realmente Dio Padre, il quale si fa vicino ad ogni uomo per mezzo del suo Figlio. La vera conversione consiste nel prendere sul serio il rapporto personale con Gesù e nel mettere in pratica concretamente i suoi insegnamenti. Così tutti si diventa evangelizzatori. Nella missione di evangelizzare sono fondamentali la dimensione della fraternità, vissuta dai discepoli, e la laboriosità. Queste caratteristiche renderanno credibili l’annuncio evangelico che il discepoli porteranno nel mondo. PER ATTUALIZZARE - La conversione non è solo allontanamento da opere e scelte di peccato, ma è soprattutto decisione di rapporto personale stabile e decisivo con Gesù Cristo. - Chi vive in compagnia con Gesù Cristo diventa necessariamente evangelizzatore, cioè testimone autorevole e credibile del vangelo. - La missione dell’evangelizzatore deve sempre essere accompagnata da una fraternità vera, vissuta dai discepoli, e da una laboriosità indefessa per il vangelo. PER APPROFONDIRE CdA (CEI, Catechismo degli adulti) nn. 141-144: Convertitevi e credete. 47 B) - La fraternità con Gesù crea relazioni nuove con Dio Padre e con le altre persone IL VANGELO Matteo 12, 46-50 Contesto. I capitoli 12 e 13 del vangelo di Matteo si caratterizzano per le prese di posizione che maturano attorno alla persona e all’attività di Gesù: dalla perplessità del Battista fino all’ostilità dichiarata dei farisei. In mezzo si delinea e si definisce sempre più il gruppo dei discepoli che vengono identificati coi “piccoli”: ai quali è fatta la rivelazione del progetto di salvezza di Dio, che rimane nascosto ai “sapienti e intelligenti”. I discepoli, che eseguono la volontà del Padre, prendono il posto dei parenti e sono per Gesù “fratelli, sorelle e madre”. 48 Contenuto. Gesù sta parlando alle folle e si avvicinano i parenti, la madre e i fratelli, che vengono descritti come coloro che “stavano fuori”. Molto probabilmente non si erano lasciati coinvolgere dalla proposta di Gesù. Attorno a Gesù ci sono i discepoli, che lo seguono nel suo ministero. Qualcuno, non si sa se dalla folla o dai discepoli, comunica a Gesù che sono arrivati i suoi parenti e lo stanno cercando per parlargli. Non si conosce l’argomento della conversazione che essi volevano intrattenere con Gesù. Forse i parenti erano preoccupati per il conflitto, che sempre più si acutizzava, con i capi giudaici? Forse volevano farlo recedere dalla missione intrapresa? Non si sa. Emerge invece la distanza, che Gesù sottolinea, tra i parenti naturali ed i suoi discepoli. Con una domanda retorica il maestro pone la questione dell’identità della madre e dei fratelli: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Gesù con un gesto della mano identifica i suoi discepoli come sua madre e suoi fratelli. Poi aggiunge che chiunque, può diventare suo familiare stretto, se fa la volontà di suo Padre che è nei cieli. I parenti di Gesù sono d’ora in poi i suoi discepoli, non più coloro che con lui hanno un legame di sangue. È la volontà del Padre celeste, amata e vissuta, di cui i discepoli chiedono il compimento nella preghiera filiale (Mt 6,10) che li rende familiari di Gesù. L’attuazione perseverante di questa volontà è la condizione indispensabile per essere riconosciuti come veri discepoli, Mt 7, 21-23. Non basta una professione di fede verbale, né una abilitazione carismatica. Il criterio di autenticità è il “fare” la volontà del Padre che Gesù ha autorevolmente rivelato nei suoi gesti e parole. Conclusione. La fraternità e la sororità ecclesiali, stanno molto a cuore al primo evangelista. Esse sono condizioni indispensabili per l’autenticazione della sequela e dell’appartenenza al gruppo dei discepoli del Signore. Essere sorelle e fratelli non è il frutto di un impegno moralistico o di uno spirito corporativo sociale, ma trae origine e significato dal profondo legame che si crea con Gesù Cristo e attraverso di lui col Padre, del quale si cerca e si realizza prima di tutto la sua volontà. PER ATTUALIZZARE - Che percezione abbiamo del nostro far parte della famiglia di Gesù? Siamo convinti di questa dimensione e come la viviamo? - Siamo impegnati a conoscere la volontà del Padre su di noi e sulle nostre comunità per essere veri discepoli di Gesù? Che percorsi stiamo attuando al riguardo? - Come viviamo la sororità e la fraternità nelle nostre comunità? Quali scelte occorre attuare per essere più autentici nell’essere fratelli e sorelle? PER APPROFONDIRE CdA nn. 161-171: Liberati per essere fratelli e figli del Padre. 49 C) - La radicalità della sequela e della fraternità IL VANGELO Matteo 8, 18-27 Contesto. Dopo il discorso della montagna (cc. 5-7), all’interno della sessione sui miracoli (cc.8-9) ritorna la questione della chiamata dei discepoli. In questo caso non è Gesù che chiama, ma sono delle persone, che avvicinatesi a lui, esprimono il desiderio di seguirlo. 50 Contenuto. La pericope si apre presentando Gesù che, a causa della molta folla che lo circonda, ordina ai suoi di passare all’altra riva del lago. Solo in Mt 8,28 si conosce poi dove si diressero: “nel paese dei gadareni”. Lo spazio del tragitto è riempito dalla tematica del discepolato, che viene sviluppata in un crescendo continuo con tre racconti. Si tratta di tre stadi progressivi della sequela, nei quali si nota la graduale intensificazione del rapporto richiesto da Gesù con lui e tra i discepoli. Il primo personaggio presentato è uno scriba, che ancora non è discepolo di Gesù, ma chiede di seguirlo (vv. 19-20). Il secondo è un discepolo, che domanda una proroga nella sequela (vv. 21-22). Il terzo racconto riguarda la comunità dei discepoli che vede messa a dura prova la fede nel Signore (vv. 23-27). Uno scriba, che non era discepolo, chiede di seguire Gesù “ovunque tu vada”, quindi con massima generosità e disponibilità. La risposta di Gesù mostra come la sequela consista nella condivisione totale della sua vita, la vita del “Figlio dell’uomo”. Egli non ha un luogo dove posare il capo e la sua situazione è talmente precaria che non è paragonabile nemmeno a quella delle volpi o degli uccelli del cielo. Poi tocca ad un discepolo di Gesù; egli prende l’iniziativa e chiede una sospensione o una proroga alla sequela, portando come motivo la necessità di andare a seppellire il padre. Gli obblighi di un figlio nei confronti di un genitore defunto sono particolarmente sacri nel giudaismo. Era quindi una richiesta legittima e doverosa presentata dal discepolo. La risposta di Gesù sottolinea che anche la morte del genitore diventa secondaria e relativa rispetto alla sequela, che ha sempre la preminenza. La chiamata ha un carattere esigente, radicale e irreversibile, per cui nulla deve interrompere il cammino intrapreso. Gesù vuole superare il semplice rapporto maestro – discepolo caratteristico negli ambienti del tempo, per stabilirne uno più profondo e forte. La spiegazione di questa richiesta esigente è data dal fatto che i discepoli sono chiamati in funzione del Regno da annunciare e da testimoniare, ma anche perché tra lui e loro si realizza una relazione umana molto forte, una relazione di fraternità che colma le rinunce parentali fatte. Infine abbiamo il racconto detto della tempe- sta sedata, che sviluppa il tema precedente della relazione tra discepoli e Gesù. Chi segue Gesù è sottoposto come lui a scossoni di ogni genere ed imprevisti; la paura tante volte è più forte della fiducia in lui per questo è necessario una continua formazione e crescita personale e di gruppo. La fraternità, che Gesù vuole avere coi suoi, dovrebbe educare ad una vera fraternità tra i discepoli, per essere di aiuto nei momenti difficili. Conclusione. È Gesù che chiama a seguirlo nell’esperienza del discepolato. La chiamata è totalizzante ed esclusiva e ha la preminenza su tutto, anche sulle relazioni familiari. Esse vengono compensate da forti relazioni di fraternità vissute con Gesù e tra i discepoli. Chi segue Gesù deve fidarsi totalmente di lui, disposto anche a vivere nella provvisorietà, nell’insicurezza e nella libertà dai beni materiali. PER ATTUALIZZARE - Come potremmo descrivere la nostra esperienza di discepoli del Signore? Analizziamo nella verità la nostra vita! - Ci fidiamo realmente del Signore e dei suoi insegnamenti, cercando di essere liberi da tutto e da tutti? O siamo ancora alla ricerca di sicurezze su cui fondare la vita? - Riusciamo a costruire realmente relazioni fraterne tra noi cristiani? Che cosa ci ostacola in questo cammino? Il volerci bene tra di noi colma la nostra esigenza umana di amare e di essere amati? Come le nostre parrocchie dovrebbero crescere in questa dimensione? PER APPROFONDIRE CdA nn. 742-747: Chiesa comunione con Dio e coi fratelli; nn. 752-755: La Chiesa comunione dei fratelli nel tempo e nella gloria. 51 D) - Il Figlio dell’uomo ed i suoi fratelli IL VANGELO Matteo 25,31-46 Contesto. Siamo alla conclusione della vicenda storica di Gesù secondo la narrazione di Matteo. Ormai la tensione tra Gesù ed Israele (rappresentato dai capi, dagli scribi e dai farisei) ha raggiunto il suo apice ed egli, dopo aver abbandonato il tempio, dal monte degli ulivi annuncia in termini apocalittici il giudizio sulla città e sul suo santuario (24,1ss). Di questo ultimo discorso fa parte il nostro passo abitualmente denominato “venuta e giudizio del Figlio dell’uomo” o “giudizio finale”. Gesù si rivolge idealmente ad un ampio uditorio. Esso non è costituito soltanto dai discepoli, né dalle folle che lo seguono, ma da tutte le genti. Presumibilmente, in modo profetico, Gesù vede già realizzato quanto anticipato in Mt 24,14: “frattanto questo vangelo del regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora sarà la fine”. Alla fine, quindi, tutte le genti toccate dal vangelo saranno convocate dal Figlio dell’uomo. 52 Contenuto. Nel passo di Mt 25,31-46 si distinguono chiaramente una introduzione (vv.31-33), che presenta la venuta del Figlio dell’uomo, un elemento centrale costituito dalla convocazione di tutte le genti con la loro separazione (vv.34-45) e da ultimo la conclusione (v.46), che indica l’applicazione della sentenza ai due gruppi divisi dal Figlio dell’uomo, re e signore. Nella parte centrale, sotto forma di dialogo, troviamo presentate dal re le motivazioni che stanno alla base della divisione delle genti in due gruppi. Su questo punto soffermiamo particolarmente la nostra attenzione. Innanzitutto è il re che prende l’iniziativa. Dopo aver convocato tutte le genti prima si rivolge a quelli di destra e risponde alle domande dei giusti e poi parla a quelli di sinistra dando soddisfazione pure ai loro quesiti. I due gruppi, quello di destra e quello di sinistra, esistono e sono tali solo in relazione al re - Figlio dell’uomo; anche la loro identità e autocomprensione dipendono dalle parole del Figlio dell’uomo. Procedendo nell’analisi del dialogo vediamo che la benedizione e la partecipazione al regno dipendono dall’aver vissuto le opere di misericordia con un profondo collegamento con Cristo [“io ho avuto fame..., io ho avuto sete...” (v.35) “l’avete fatto a me” (v.40)] e dall’aver assunto un reale atteggiamento di fraternità, infatti Gesù riconosce suoi fratelli i poveri ed i bisognosi: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”(v.40b). Anche la maledizione e la partecipazione al fuoco eterno sono conseguenza del non aver condiviso attivamente i disagi dei bisognosi, accogliendoli come fratelli. Conclusione. La solidarietà e la condivisione con i poveri ed i bisognosi diventano criterio di benedizione o di maledizione, di partecipazione al regno o di allontanamento nel “fuoco eterno”. Il fatto poi che Gesù chiami “fratelli” coloro che sono nella situazione di precarietà e di necessità, richiede che la “fraternità” diventi l’atteggiamento di fondo dal quale scaturisca, come conseguenza, la significativa solidarietà con i poveri. Qui si tratta di solidarietà vissuta nella fraternità, di carità che non resta all’epidermide della vita, ma vi entra dentro, in tutte le sue dimensioni: intelligenza, affetto, sentimenti, creatività, ecc.. PER ATTUALIZZARE - In ogni periodo di crisi sociale e religiosa il rinnovamento, la giustizia e la pace ritorneranno per opera del Signore Dio che agisce nella storia per mezzo di uomini e di vicende, anche le più impensate. Sta a noi riconoscere la sua opera ed essere disponibili all’azione di Dio! - La novità assoluta resta sempre Gesù Cristo morto e risorto. Egli conosciuto, amato ed accolto nella vita mette in atto nei singoli e nelle comunità un percorso fervoroso di interiorità e di missione: di conversione, di vitalità personale e comunitaria, di passione umana e cristiana, di tenace carità e tenace speranza nelle «tribolazioni per il vangelo». - La “corsa della Parola” è in atto nella nostra storia e tutte le genti sono destinatarie di tale dono. Urgenti ed indispensabili risultano gli atteggiamenti di dialogo, di apertura, di ascolto e di vigilanza per uscire dalle nostre chiusure e cogliere la potenza della Parola che per mezzo dello Spirito è all’opera nelle culture contemporanee. - I discepoli del vangelo sono chiamati a qualificarsi sempre più attraverso un’identità forte di fraternità, di solidarietà e di libertà vissute in particolare verso i piccoli ed i bisognosi. Questa “specializzazione”, ispirata e sostenuta dal vangelo, diventa un modo concreto di fare insieme opinione pubblica, presenza più aperta nelle vicende del territorio e del Paese e proposte culturali più adeguate e più credibili. PER APPROFONDIRE CdA nn. 289-292 Gesù è il Signore; nn. 406-408 Cristo traguardo della storia. 53 E) - Il Risorto ed i suoi fratelli IL VANGELO Matteo 28, 1-10 Contesto. Il brano commentato è Matteo 28, 1-10. Siamo nell’ultimo capitolo di Matteo. Ormai si è consumata l’offerta di Cristo al Padre ed è iniziato il corso nuovo della storia, segnato dalla vittoria definitiva sulla morte. Già ai piedi della croce si sono viste le prime avvisaglie di novità: pagani che credono, un nuovo popolo che si raduna, donne che tengono il collegamento col maestro. Il racconto pasquale esplicita ulteriormente la nuova vicenda che dal Calvario ha ormai preso le mosse. 54 Contenuto. Il racconto si apre presentando un nuovo giorno. È ormai il “primo giorno della settimana”. Il sabato è passato con tutte le tradizioni ad esso collegate, ed inizia un tempo nuovo nella storia della salvezza. Nella nuova fase che si apre, protagoniste sono due donne: Maria di Magdala e l’altra Maria. Costoro vanno al sepolcro per “visitare la tomba”. Qui Matteo si scosta da Marco e Luca, che sottolineano piuttosto l’unzione della salma. Il nostro evangelista riporta invece l’usanza giudaica di visitare fino al terzo giorno la tomba di un defunto, per verificare se per caso fosse ancora vivo. Così egli prepara l’evento straordinario a cui le donne assisteranno. Arrivate al sepolcro le donne vedono una teofania, cioè una manifestazione di Dio. Questa è descritta attraverso elementi caratteristici del genere apocalittico: il terremoto, l’angelo, il suo aspetto come folgore ed il suo vestito come neve. “L’angelo del Signore”, che nella Bibbia indica la presenza di Dio che interviene nella storia degli uomini, appare in una cornice di grande sconvolgimento. Egli, aprendo la tomba e sedendosi poi sulla pietra, dichiara ormai definitiva la vittoria sulla morte. La rappresentazione visiva del trionfo di Dio sulla morte suscita la reazione delle guardie e delle donne. Le prime, a causa della paura, sono sconvolte e cadono a terra come morte, non comprendono nulla e restano al di fuori del mistero che si rivela. Le donne, anch’esse piene di paura, sono invece disponibili al dialogo e ricevono la comunicazione del significato di quanto è accaduto. L’angelo, infatti, con tutta la sua autorità proclama l’interpretazione autentica della tomba aperta e vuota: “Gesù il crocefisso non è qui. È risorto”. L’annuncio pasquale fa passare i credenti dalla paura alla fede gioiosa: “non abbiate paura, voi!”. Attrverso l’annuncio pasquale poi ogni donna ed ogni uomo diventa “fratello del Signore”. La gioia dei cristiani scaturisce dal sapere che anch’essi partecipano della stessa risurrezione di Gesù. Chi crede nelle parole che Gesù ha detto, non solo lo incontra risorto, ma partecipa anche della sua risurrezione. La conseguenza che scaturisce, anche se il sepolcro è vuoto, non è la tristezza o lo scoraggiamento, ma la forza dirompente dell’annuncio, dell’evangelizzazione: “andate a dire ai suoi discepoli: è risorto e vi precede in Galilea”. È in questa dimensione fondamentale della vita della Chiesa che si fa esperienza del Risorto e che gli uomini di ogni tempo e luogo hanno la possibilità di incontrarlo e di diventare fratelli con lui e tra di loro. Mentre le donne vanno a portare l’annuncio ai discepoli, Gesù in persona viene loro incontro e conferma con le sue parole che l’evangelizzazione è l’esperienza qualificante la vita della comunità nata dalla sua morte e risurrezione. Conclusione. Con la risurrezione del Signore la comunità dei credenti, nata ai piedi della croce, viene riconfermata e consolidata. Essa non deve più temere perché la morte è stata sconfitta ed i suoi componenti sono chiamati a condividere la stessa sorte del maestro. La forza della risurrezione del Signore è sperimentata direttamente dai cristiani quando annunciano con fede il vangelo a tutti e vivono la fraternità in tutte le sue dimensioni umane. PER ATTUALIZZARE - La nostra vita cristiana si caratterizza dalla paura, dal nascondimento, dal rinchiudersi nel privato, o in virtù della risurrezione del Signore è testimonianza gioiosa e coraggiosa della nostra fede in Lui? - Come viviamo la fraternità col Signore Gesù e tra di noi? Le nostre comunità sono veramente luoghi dove ci si vuole bene? - La forza della risurrezione sta nell’annuncio del vangelo e nel vivere concretamente la fraternità. È il vangelo il punto che qualifica la nostra vita, le nostre relazioni, le nostre scelte di vita? PER APPROFONDIRE CdA nn. 260-271: Risorto per la nostra salvezza. 55 9. La preghiera per vivere la comunità Si può pregare anche d’estate? La celebrazione eucaristica, le lodi, i vespri, il rosario… tutto viene sospeso o ridotto? In vista dell’incontro dell’Agorà dei Giovani a Loreto, il parroco collocò la Messa quotidiana estiva alle 20:30. «Facciamo tutti così» disse «di giorno tutti lavorano fino a tardi, in campagna o in spiaggia». Quale sarà il nostro orario estivo delle celebrazioni eucaristiche? Chi ne sarà avvantaggiato? Esiste anche una dimensione personale della preghiera; che forse può essere incoraggiata e coltivata. Molti hanno più tempo per riflettere e pregare. Nei luoghi di villeggiatura si vedono molte persone che entrano nelle chiese, non solo per turismo. Qualcuno chiede un libro da leggere, uno strumento per essere aiutato... 9.1 - Esperienze: l’Eucarestia nei luoghi di vacanza 56 Possiamo parlare di vacanza se non collegandola ad un benefico effetto di armonia e serenità? Credo proprio che la risposta sia scontata e comune a tutti. Per il credente, in particolare, il presupposto di una buona vacanza è di approfittare del tempo regalatogli per riconciliarsi con gli altri e con Nostro Signore. Per chi, dunque, ha scelto nella sua vita di ricercare la compagnia di Gesù non può darsi di santificare la festa senza rinnovare il patto di amicizia con Lui. La frequentazione della S. Messa domenicale è, pertanto, il primo impegno che mi impongo di assolvere in qualunque luogo abbia a trovarmi. Vero è che l’incontro con il Signore è , sempre e soprattutto, un fatto personale. Tuttavia non può essere completo e vero se questo incontro non interviene attraverso la mediazione di una comunità che prega e partecipa con te al mistero della trasformazione del pane e del vino nel corpo vivo di Gesù Cristo. Allorchè partecipo alla S.Messa lontano dalla mia chiesa registro con sempre maggior frequenza una grande sorpresa: mi scopro ospite ben accetto di una nuova comunità che si esprime secondo modi da me perfettamente riconoscibili, che mi conferma di essere accolto in pienezza e mi coinvolge in quella unità di intenti che mi conduce, senza lacerazioni, alla condivisione del pane e del vino, cioè alla comunione. Non si può fare a meno di annotare come, ovunque, in questi ultimi anni, siano accresciute la cura della liturgia, la preparazione alla proclamazione delle letture e, soprattutto, la partecipazione attiva e consapevole dei fedeli . Tutto quanto, in definitiva, è più omogeneamente diffuso, con qualità e pratiche che allontanano le possibili sensazioni di distacco dalla comunità di provenienza. Restano certamente alcune distinzioni collegate ad esigenze locali. E sono proprio queste specificità (preghiere, raccolte fondi, iniziative di formazione etc…) che contribuiscono ulteriormente ad accrescere il senso di partecipazione e a trasformare la frequentazione in condivisione. Ci si ritrova, diversi per cultura e costumi, orientati verso lo stesso obiettivo: confermarsi, gli uni con gli altri, nella scelta di mettere la propria vita, con le fragilità e le miserie ad essa connesse, sulla direttrice della volontà di Nostro Signore. Questa Messa si allarga così a tutte le sante Messe che sono celebrate nel mondo e ti ricollega in simultanea alla tua Comunità di appartenenza. Nel Segno della Pace, poi , lo scambio augurale si estende simbolicamente anche a tutte le persone che condividono la tua vita quotidiana ed il tuo cammino di fede. La S. Messa, ovunque la si viva, rivitalizza quel desiderio di ricominciare e di rimettersi in gioco che trasforma ogni credente in discepolo di Gesù e membro della Chiesa universale. E’ così che la vacanza diventa più bella perché l’appartenenza ad un popolo tanto grande ti fa sentire più forte e mai (!) solo. 9.2 - Esperienze: la preghiera della comunità nelle ore della giornata Ufficio delle Letture/Lodi/Vespri: la testimonianza di una parrocchia È da parecchi anni che nella nostra parrocchia un gruppo di laici partecipa con continuità all’Ufficio delle Letture e delle Lodi durante tutto l’anno e non solo quindi nei periodi forti di Avvento e Quaresima. Prima del Concilio tutto questo era perlopiù riservato ai sacerdoti e ai religiosi e, in tempi più antichi, era recitato in latino. Con il Concilio la liturgia delle ore è stata consegnata a tutti i credenti, come preghiera della Chiesa, preghiera di Cristo, offerta al Padre per il mondo. Nel tempo alcune persone, per vari motivi, hanno smesso; altre però si sono unite. Siamo soprattutto pensionate/i o casalinghe: l’impegno mattutino, dalle 7.30 alle 8 circa, difficilmente consente ai giovani che studiano e a chi lavora di partecipare. Anche per noi è un bell’impegno, soprattutto in inverno. Tuttavia per un cristiano è un modo molto bello di iniziare la giornata: dare lode a Dio con i salmi e nutrirsi delle Sacre Scritture. Infatti le due letture riprendono sia l’Antico che il Nuovo Testamento, vari testi dei Padri della Chiesa e di Santi Religiosi e documenti dell’ultimo Concilio, permettendone l’approfondimento e la meditazione, oltre ad una più ampia conoscenza. Inoltre si celebrano, in modo particolare, le festività e le 57 memorie dei Santi che la Chiesa ricorda nel proprio calendario liturgico. La preghiera, si sa, è sempre una cosa molto importante e fondamentale, sia quella personale, ma soprattutto quella comunitaria che caratterizza in modo specifico il nostro essere “chiesa”. Alcuni di noi hanno fatto l’esperienza di trascorrere brevi periodi presso comunità religiose, pregando con loro. Ovviamente pregano molto di più, a volte anche di notte: è un’esperienza che regala molta pace e serenità. Questo in parrocchia non è possibile, ma pregare insieme con le Letture e le Lodi è comunque un grande conforto che ci accompagna nel nostro cammino di fede, ci fa sentire Dio più vicino ed è anche un servizio per la nostra comunità. La preghiera è intercessione, dà voce a tutti, soprattutto ai poveri, alle tante necessità e domande che i figli vorrebbero dire al Padre che è nei cieli e che non sempre sanno o vogliono o possono fare. Anche i vespri che precedono la celebrazione eucaristica (non sono inseriti in questa) sono un appuntamento importante per tutto l’anno, accolto volentieri anche da chi capita solo per la celebrazione eucaristica. Sarebbe bello se altre persone si unissero a noi. 58 Compieta: la testimonianza di una parrocchia Durante l’inverno, periodo scolastico, tempo di lavoro e di giornate corte, non è possibile. Ma d’estate un po’ più di opportunità si presentano per dedicare spazio a Dio e alla comunità. L’appuntamento quotidiano è alle 21.45 per celebrare insieme compieta, la preghiera della sera. La Chiesa però è aperta con continuità anche prima. Le luci e l’arredo sono sobri e aiutano il raccoglimento. C’è una leggera musica meditativa come sottofondo. Un incaricato, secondo un calendario stabilito all’inizio dell’estate, arriva in Chiesa, verso le 20.30 e prepara tutto, cogliendo l’occasione per sostare per primo in preghiera silenziosa. Altri arrivano chi alle 21, chi alle 21.30, chi direttamente per la compieta (soprattutto i più giovani): ci si concede uno spazio di raccoglimento e di preghiera. Una bella esperienza! La celebrazione viene guidata da uno dei presenti. Se c’è il parroco, presiede lui. Sono invitati i catechisti, gli operatori pastorali, le famiglie, i ragazzi… Anzi alcuni adottano una sera e garantiscono la loro presenza in quella sera (ad esempi i catechisti il lunedì, gli animatori della carità il martedì …). Dopo compieta c’è spazio anche per due parole, tra amici. Solo due perché il giorno dopo si torna al lavoro. 9.3 - proposte di preghiera a) Proposte per i giovani - Pellegrinaggi notturni presso santuari locali o luoghi significativi di spiritualità (Santuario delle Grazie, S. Luigi …); - verificare le possibilità che la rete offre attraverso applicazioni come WhatsApp o altre analoghe per una preghiera “sincronizzata” offerta a tutti quelli che accettano questo piccolo impegno; - suggerire, ed eventualmente proporre personalmente, qualche titolo di libri di meditazione. b) Proposte per le famiglie - L’eucaristia fa della Chiesa una vera famiglia e della famiglia una chiesa domestica. Essa è il momento più importante della preghiera comunitaria, a cui le famiglie partecipano con l’impegno di apertura, conoscenza e incontro con gli altri; - 3 momenti speciali della giornata: Le “ore” sono organizzate nel rispetto dei tempi della vita familiare: - al mattino: gli sposi recitano le lodi o con una breve preghiera di lode affidano la loro giornata a Dio; - benedizione della mensa: In casa possiamo creare un angolo speciale che ricorda la presenza del Signore e diventa occasione per la catechesi in famiglia. La mensa indica il momento della condivisione del pasto intorno alla tavola, e può essere arricchito da gesti e simboli(una candela, la Bibbia, un portamemoria con biglietti, fiori e croce). La preghiera inizia con il segno della croce, provocando delle domande, appendere al portamemoria un messaggio, un riferimento liturgico, una parola importante … A questo punto, è consigliabile procedere alla benedizione della mensa. In questo modo si può creare, dopo il pasto, un “angolo” che è “angolo di Dio” dove vengono riposti gli oggetti. - preghiera della sera: I° BENEDIZIONE SERALE DEI FIGLI E’ un momento importante per apprendere le preghiere prima di andare a letto o di addormentarsi, anche in forma di dialogo e di gesti tra genitori e figli. Un esempio: il figlio chiede la benedizione al papà o alla mamma che pone la mano sulla fronte del figlio e dice le tre benedizioni bibliche a cui il figlio 59 risponde ogni volta Amen. Infine poi fanno il segno della croce: Il figlio: Benedicimi, (papà...mamma) Il genitore: Il Signore ti benedica e ti protegga. F. Amen G. Faccia splendere il suo volto su di te e ti doni la sua misericordia. F. Amen G. Rivolga il suo sguardo su di te, e ti doni la sua pace. F. Amen Insieme con il segno della croce: Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, Amen. 60 II° PREGHIERA DELLA COPPIA Alla sera prima di dormire, gli sposi pregano attraverso la compieta o in modo spontaneo o utilizzando, dove è possibile, uno schema come di seguito: * Preghiera di ringraziamento “Tu per che cosa vorresti ringraziare Dio adesso?” Al termine di ogni intenzione ambedue dicono: “Grazie Signore” (o espressioni simili) * Preghiera di intercessione “Tu che cosa ti senti di chiedere a Dio adesso?” L’altro dice: ...... Al termine di ogni intenzione ambedue dicono: “Ascolta Signore la nostra preghiera” * Preghiera di perdono “Tu per che cosa chiedi perdono a Dio adesso?” Al termine della ‘confessione’ di ambedue, dicono insieme: “Padre nostro...” 10. LA COMUNIONE Il brano di Romani 12 mostra alcune dimensioni permanenti della vita del credente; che valgono per ogni stagione. L’estate può offrire l’opportunità di modi diversi di vivere la fede e la comunione; forse può essere addirittura un “banco di prova” dell’autenticità del nostro discepolato e del tessuto della nostra comunione. Nessuna riunione, nessuna iniziativa, stop ai percorsi catechistici e formativi, anche il gruppo liturgico e i gruppi biblici si interrompono, a volte, d’estate. Occorre tener presente la frammentazione della comunità durante il tempo estivo. Si apre però uno spazio libero, in cui si mostra la vera fraternità: andare a trovare, informalmente, consolidare relazioni, ospitare e accogliere. 10.1 - andare a “fare visita” e “ospitare a casa” Il tempo “libero” che l’estate e i periodi di vacanza concedono non è un tempo “vuoto”. Per molte persone però, specie gli anziani e coloro che sono afflitti da situazioni di infermità, può essere un tempo “interminabile” perché vive una “rarefazione” delle occasioni di relazione e la fine delle attività strutturate degli altri periodi dell’anno. È quindi un tempo che può arricchirsi e riempirsi di relazioni umane dove ricostruire, incontrare e rivitalizzare rapporti. - È occasione per «fare visita»: - ad un amico che non vedo da tempo; - ad un parente lontano; - ad un vicino di casa che incontro solo sul pianerottolo; - ad un conoscente anziano in casa di riposo; - ... - È occasione per «ospitare a casa»: - un nipote o una nipote; - un amico con cui giocare; - un parente che viene in visita; - amici che non vedo da tempo e con cui ritrovarsi; -… 61 10.2 - proposte per vivere esperienze di comunione a) per i giovani - Prendersi cura dei giovani animatori del Grest per accompagnarli nella formazione al servizio verso i più piccoli; - promuovere serate di fraternità per adolescenti e giovani in Oratorio; - rendersi disponibili per servizi di accoglienza che si rendono necessari nella vita della comunità; - promuovere tornei sportivi in Oratorio contrassegnati dallo stile di stare insieme. b) per le famiglie - La casa si apre all’accoglienza e può diventare luogo di preghiera, invitando e ospitando altre famiglie e persone singole. Il momento inizia con l’invocazione allo Spirito Santo, è scandito da una preghiera di lode, dalla lettura della Parola con l’approfondimento e una breve riflessione; si conclude con preghiere spontanee. 62 c) per gli anziani - Nel servizio alla comunità: - in orario accessibile (9.30-11.30 e 17.00-19.00), presenza e servizio di accoglienza in parrocchia e/o in chiesa, perché la chiesa o la canonica (in questo caso è meglio essere in due) restino aperte anche se il parroco è impegnato altrove; - accoglienza/custodia della chiesa prima e dopo la Messa o la preghiera comunitaria; - presenza nelle attività estive per bambini, ragazzi e giovani in servizi ausiliari (senza responsabilità diretta): Grest, Oratorio, Campi Scuola… - Nei servizi prestati a chi è in difficoltà: - per le visite a casa, assicurare la presenza e l’avvicendamento nei tempi estivi in modo che non venga meno il servizio; - offerta del proprio tempo libero per accompagnare persone che hanno bisogno (spesa, farmacia, medico…). - Nel servizio alla cura delle relazioni fraterne: - appoggio/supporto culturale a gruppi di ragazzi e giovani che si riuniscono negli ambienti parrocchiali per studio o visite culturali; - disponibilità ad aiutare bambini e ragazzi nello svolgimento dei compiti di scuola. 11. L’ATTENZIONE AI POVERI 11.1 – conoscere per informarsi Nel Brano al cap 12 della lettera ai Romani, Paolo sembra definire uno stile di vita caratteristico dei cristiani del suo tempo e non solo. Le comunità dei battezzati appartengono ad un ambito esistenziale ormai segnato dalla misericordia di Dio in Gesù Cristo: da una grazia che “obbliga” attraverso il convincimento del cuore. Un cuore perciò capace di liberarsi dai pesanti condizionamenti del peccato personale e dalle strutture di peccato della storia, sempre e ovunque operanti e penetranti sin nell’intimo. Si tratta quindi di uno stile di vita che dovrebbe apparire decisamente diverso, alternativo, anticonformistico, rispetto a quello prevalente nel contesto sociale circostante. Tuttavia comunicante con esso. Per ciò attraente verso tutti. Comunità cristiana e società circostante sono dunque realtà ben distinte, benché non contrastanti, anzi: predomina la caratterizzazione dei rapporti intra-comunitari, ma quelli esterni non sono affatto trascurati. In primo piano si pone la fraternità cristiana, fatta di “affetti”, di condivisione, di corresponsabilità. La comunità ha un carattere “corporativo”, ossia è paragonabile, secondo la nota metafora, ad un unico corpo con molte membra: ossia ha una pluralità di manifestazioni. Tra queste si intravvedono decisamente quelle della carità, riconducibili alle evangeliche “opere di misericordia” ma “fatte con gioia” (v.8): la diaconia specifica della assistenza ai bisognosi; quella delle collette (anche in favore di altre comunità); la visita alle case e ai malati; l’ospitalità. Ciascuna attività sembra servita da un particolare carisma e affidata ad una figura (o più figure) dedicate o precisamente incaricate, della comunità. Ma la fraternità interna - appunto in primo piano - non significa separazione, bensì proiezione esterna: osservanza dei doveri civici, pace con tutti, servizio ulteriore. La situazione delle Chiese al tempo di Paolo era evidentemente ben diversa dalla nostra attuale. “In Paolo la Chiesa era ordinata secondo case, vale a dire Chiese domestiche. Costituivano per lui un punto di appoggio e di partenza nei suoi viaggi missionari, erano centro della fondazione per la costruzione della comunità locale, luogo di preghiera, d’insegnamento catechetico, di fratellanza cristiana e di ospitalità verso i cristiani di passaggio” (W. Kasper, il vangelo della famiglia, Queriniana 2014). Oggi la situazione demografica, economica, sociale e di appartenenza reli- 63 64 giosa è ben diversa. La mobilità umana, la separazione tra luoghi di abitazione e di lavoro, la riduzione dei componenti le famiglie, gli stessi spazi fisici a disposizione, la penetrante cultura del privato e dell’individuo: è un altro mondo. Soprattutto il limitare tra ciò che è intra-ecclesiale e l’esterno è per noi molto più indefinito. E tuttavia forte è la suggestione e la sollecitazione pastorale a riguardare a questo modello. Quale modello autenticamente cristiano. Anche se, “naturalmente non possiamo semplicemente replicare le Chiese domestiche della Chiesa dei primordi” (ibidem). Resta che “la fratellanza può e deve essere realizzata anzitutto nella comunità locale, in concreto nella singola parrocchia” (cfr. J. Ratzinger, La fraternità cristiana, Queriniana, ultima edizione 2005). E ancora: “la Chiesa riconquisterà slancio missionario nella misura in cui comincerà di nuovo a realizzare in maniera più viva la sua fraternità interna”. Le Settimane della Chiesa mantovana negli ultimi anni hanno sicuramente recuperato motivazioni e orientamenti di tal senso. Innanzi tutto nel verso del recupero della consapevolezza della grazia con cui è toccato il cuore di ogni battezzato. Con il conseguente stile caratteristico e la responsabilità dei fedeli laici (in particolare si ricordano le relazioni di Borras, Dianich, Magatti…). Quindi per la conservazione e la valorizzazione delle esperienze delle piccole comunità parrocchiali locali, anche e soprattutto ove il parroco non sia più residente. Dunque nell’intento di individuare e affidare, secondi i carismi propri, le manifestazioni di comunione e di carità, ai laici, con ruoli plurimi; nella sola comunità, da cui risulta, anche “all’esterno”, una significativa immagine di Chiesa: «Io penso che sarà feconda nel futuro la riattivazione della dimensione collegiale e comunitaria del ministero, concretamente con l’esperienza di gruppi ministeriali o equipes pastorali» (Vescovo Roberto, Orientamenti 2010). Nella consapevolezza che l’aspirazione di “Vedere Gesù”, radicata nel profondo di ogni persona, non è altro che il desiderio di incontrare una umanità buona, accogliente, fatta da persone che vivono davvero come Gesù. Ed, esplicitamente, nel suo nome. Desiderio che stiamo coltivando in vista del Sinodo diocesano. In questa linea, gli Uffici e Centri pastorali di ambito caritativo (Caritas, Missioni, Pastorale Sanitaria, Sociale, Migrantes) hanno insieme redatto il libretto “Le opere di misericordia”. Col recupero integrale delle 7 opere corporali, sia nella originaria chiave di comunione intra-ecclesiale, sia di proiezione esterna, di per sé missionaria, oltre che dotata di senso civico, incontro ai bisogni di tutti. Opere “fatte con gioia”. Ossia con i sentimenti e le declinazioni suggerite dalle opere di misericordia spirituale. Secondo il modello sottoposto da Paolo in Romani 12. Nel riprendere sostanzialmente quelle esortazioni, non si manca di suggerire, appunto, una organizzazione pastorale. Quella che passa attraverso l’individuazione di almeno un membro della comunità parrocchiale incaricato della cura della pastorale della carità. Componente il gruppo ministeriale e/o il Consiglio pastorale. Punto di riferimento del Parroco e delle figure dedicate alle varie manifestazioni ed opere con cui si identifica – e viene riconosciuta (o meno) – una comunità cristiana. Coordinatore dei vari carismi e delle varie manifestazioni della comunità. Tra le opere, alcune - oggi - possono essere prevalentemente espresse nell’ambito intra-ecclesiale. Tra persone e famiglie del più denso nucleo (o più nuclei) di famiglie e persone che si conoscono, si frequentano, si aiutano… O comunque tra persone che hanno un comune battesimo. Senz’altro sono riconoscibili qui le opere fondamentali del “modello paolino”: le visite ai malati, ai morenti, la vicinanza nelle situazioni di lutto, l’ospitalità reciproca… senza escludere le collette per situazioni di particolare difficoltà (sempre più probabili anche nelle comunità che hanno goduto di un lungo periodo di benessere economico). Altre opere - oggi - possono essere prevalentemente espresse in proiezione esterna. Sempre insieme ad altri membri della comunità. In unione “corporativa”. A manifestazione, figura e rappresentanza della stessa. Senz’altro sono qui riconoscibili altre o lo stesse opere del “modello paolino”, altrimenti coniugate: il dar da mangiare, l’offrire l’acqua pulita, la biancheria, i vestiti… l’ospitalità a persone/famiglie sicuramente povere, giunte da altrove, passate attraverso drammi storici ed esistenziali profondi, di diversa appartenenza culturale e religiosa. Senza trascurare che molte delle stesse, sono battezzate nel nome dello stesso Cristo Gesù. Queste ultime, per le scelte di pastorale della carità fatte negli ultimi anni, sono in diversi casi opere determinate dal concorso di motivazioni e di forze di più comunità parrocchiali, aggregate dalla nostra Diocesi su base locale, per conseguire una maggiore organizzazione e più manifestazioni di servizi: ci si riferisce in particolare ai Centri di ascolto delle povertà e alle Comunità di accoglienza residenziali. Nella stessa logica di comunione e concorso tra comunità della stessa Chiesa sono pensati i rapporti con Chiese minoritarie e nella necessità in altri Paesi del mondo: in primo luogo in Etiopia e Brasile, ove operano presbiteri man- 65 tovani fidei donum; quindi in alcuni Paesi dell’est europeo ancor recentemente liberati dalle dittature (Albania, Bosnia, Croazia, Romania…). Negli scorsi tempi di Avvento e Quaresima, gli uffici pastorali hanno prima lanciato e poi invitato a consolidare, in ogni pur piccola comunità, una prassi di animazione e di discernimento (agganciata al processo sinodale) sulla comunione e sulla carità, utilizzando gli strumenti e le indicazioni di cui si fa qui cenno. Il tempo ordinario che si profila dopo quello pasquale - con l’estate che forse offre un po’ più di tempo – può rivelarsi propizio per realizzare - e per prepararsi a realizzare - buoni propositi comunitari. Ripercorrendo la traccia delle “opere di misericordia fatte con gioia”, per la comunione (alcune possibilità): 1. l’organizzazione, con tatto e discrezione, per zone o quartieri, della prossimità e della visita alle case delle famiglie, specie quelle con malati, disabili e situazioni di difficoltà sociale; 66 2. l’organizzazione di ospitalità di studenti, famiglie, esponenti di altre comunità cristiane in viaggio o in visita nel nostro Paese; o anche “solo” di altre famiglie della comunità, dei figli (tra figli), in momenti di crisi delle relazioni o per rafforzarle; 3. l’organizzazione di viaggi e visite alla Chiese e alle missioni in altri Paesi, come consuetudine, durante l’estate, da parte di parroci e parrocchie mantovane; 4. l’organizzazione di periodi di vacanza diversi, alternativi, “anticonformisti” per stile, sobrietà, consumi positivi, rispettosi dell’ambiente, incentivanti il lavoro e il lavoro regolare, oltre che caratterizzate dalla spiritualità (Caritas Italiana propone, ad esempio, località della Grecia in grave crisi economica presso monasteri e centri ecclesiali). 11.2 - Proposte di esperienze e di servizio ai poveri 1. L’organizzazione e il potenziamento dei gruppi in servizio presso i Centri di ascolto delle povertà diocesani (Mantova – “CASA san Simone”, Castiglione - “Marta Tana”, Suzzara – CASA don Sbravati, Quistello – “san Benedetto”), altri Centri parrocchiali e le Comunità residenziali (“Comunità Mamrè”, “Casa della rosa”, “Casa san Vincenzo”), altre opere di ispirazione cristiana (quali i Centri di Aiuto alla Vita); l’approccio è particolarmente raccomandato ai giovani per piccoli gruppi. 2.Il Centro di C.A.S.A. San Simone (come pure le altre strutture diocesane di servizio al povero) offrono la possibilità di percorsi di formazione e servizio estivo all’interno delle loro strutture in cui sperimentare, conoscere e incontrare le realtà di povertà e di sofferenza presenti nelle nostre comunità. Proposte di esperienze potrebbero essere: a. organizzazione di campi di servizio per gruppi parrocchiali giovanili; b. esperienze di servizio estivo per singoli e gruppi nell’ambito delle normali attività del centro (nei servizi della mensa, distribuzione alimenti, distribuzione abiti, …); c. incontri e visite al centro. Per avere riferimenti e contatti puoi contattare la Caritas diocesana al numero 0376323917 oppure sul sito www.caritasmantova.org (in cui trovare anche i riferimenti per conttatare i centri dicoesani). 3.Caritas rilancia, per singoli ragazzi/e, la proposta dell’anno o semestre di volontariato sociale presso le citate opere di servizio diocesane: questo tempo potrebbe essere impiegato per conoscere la proposta. 4.L’organizzazione di collette permanenti sia di denaro che di generi (alimentari, prodotti per l’igiene… vestiti, mobili…) a sostegno delle opere diocesane e parrocchiali strutturate. 5.Dopo la raccolta di generi alimentari promossa dalla Caritas in Quaresima, resta il fabbisogno permanente di approvvigionamento attraverso donazioni, a fronte dell’azzeramento dell’apporto pubblico. 6.L’organizzazione di ospitalità di lunga durata di famiglie e nuclei indigenti, specie con la valorizzazione e il recupero di spazi ad uso abitativo di proprietà ecclesiale, in primo luogo (anche per valore simbolico) di case canoniche non utilizzate, come già nella determinazione di diverse parrocchie. 7.L’estate 2014 sarà di nuovo caratterizzata dalla nuova “emergenza profughi” dalle coste del nord-Africa, che interessa il nostro Paese e il nostro territorio; la Caritas della Diocesi, su manifesto interessamento del Vescovo, allestirà nuovi posti di accoglienza; particolarmente le comunità parrocchiali in cui si andranno a collocare saranno inviate alla collaborazione, manifestando, attraverso la loro coesione fraterna, una ulteriore proiezione di servizio ai nuovi poveri sopraggiunti. 67 11.3 - Proposta di un campo missionario per i giovani Il Centro Diocesano di Pastorale Giovanile ed il Centro Missionario Diocesano propongono un Campo Missionario per Giovani. Tema «Campo missionario per giovani per conoscere le “periferie mantovane” ed immaginare una chiesa che esce e va ad incontrarle» Data da giovedì 24 luglio ore 9,00 a domenica 27 luglio ore 21,00 Età dei partecipanti 20 – 35 anni Campo base “Casa di Villanova Maiardina” gestita dalla Parrocchia di S. Giorgio Costi Per le spese vive verrà chiesto un contributo di 50,00 Euro 68 Finalità Guidati dal Vangelo, dalle parole di Papa Francesco, specialmente dalla sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium ed incontrando situazioni di sofferenza, periferia ed emarginazione con testimonianze legate al carcere, alla malattia fisica e psichica, alle dipendenze, all’immigrazione, alle varie povertà, a quartieri difficili … presenti nel nostro territorio, proviamo ad immaginare come mettere in pratica nelle nostre parrocchie gli inviti che Papa Francesco ci rivolge quando dice: - «Non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese, ma è necessario passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria».[EG 15] - Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo. [EG 20] - Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno. [EG 23] - Oggi e sempre, «i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo» [ EG 48] - Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» [EG 49] Incontriamo queste situazioni per cercare risposte alle seguenti domande: 1. Come alzare lo sguardo (Lc 19,5) per “vedere” queste situazioni presenti nelle nostre parrocchie? 2. Come pensare i nostri programmi pastorali in parrocchia perché queste ‘periferie’ possano diventare ‘primi’ (Mt 20,16; 21,31), parte viva e ascoltata della comunità cristiana? 3. Come passare da una Chiesa che chiama ad una Chiesa che esce ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura? Chi desidera partecipare è pregato di contattare, entro fine giugno, per un colloquio previo: - don Giampaolo Ferri, e-mail: [email protected] tel: 0376-402276; - don Gianfranco Magalini, e-mail: [email protected] tel: 0376-402263 cellulare 349-4601537. 69 70 12. ESPERIENZE «ECCEZIONALI» linkografia a siti per proposte di esperienze e campi di spiritualità Forse anche la nostra città sarebbe più da valorizzare, anche sotto l’aspetto del turismo religioso. Ci sono bellezze che non esistono altrove; e potrebbero essere sfruttate di più. Se vogliamo davvero incamminarci insieme sulla strada dell’evangelizzazione, permettere a chi lo cerca di “vedere Gesù”, forse qualcosa di più, senza troppo affanno, si potrebbe fare. Tra le mete dell’estate ci potrebbero essere anche tappe particolari. Un animatore di un gruppo di giovani portò i suoi, tra gli altri appuntamenti di un viaggio, ad Auschwitz. Fu uno shock salutare: aprire anche una finestra di riflessione sul male, proprio accanto alla bellezza di una lunga uscita con il gruppo di amici nella fede. Anche altri viaggi all’estero potrebbero offrire simili occasioni di incontro e scontro; qualche anno fa i seminaristi, durante il loro soggiorno in Belgio, constatarono il livello di scristianizzazione di quella regione dell’Europa; gruppi e singoli che sono andati in Albania, o in Tunisia, o in Marocco, o in Africa o in tanti altri paesi, hanno potuto rendersi conto di quanto i nostri discorsi siano viziati dalla superficialità e dall’approssimazione. Forse la differenza non è data da dove si va, quanto piuttosto dall’occhio con cui si va, e dalla disponibilità a lasciarsi colpire e stupire e segnare da un’esperienza. per i giovani: - www.riparalamiacasa.it (sezione “appuntamenti annuali - proposte estive”) Sito dei Frati Minori Conventuali che raccoglie le proposte francescane per giovani e ragazzi presenti nel nord Italia e legati alla Basilica di S. Antonio a Padova. Tra le proposte riportate: - Cammino di Santiago per giovani dai 18 ai 28 anni; - Settimane di spiritualità per adolescenti ad Assisi (14-17 anni). - www.monasterodibose.it (sez. “ospitalità-giovani-settimane/campi di lavoro”) Sito della Comunità Monastica di «Bose». Bose è una comunità di uomini e donne provenienti da chiese cristiane diverse. Tra le proposte: - Settimane per i giovani: una settimana per darsi tempo per conoscere sé e gli altri, per riflettere su alcune dimensioni della vita interiore a partire dalla Scrittura e in un clima di ascolto reciproco e scambio fraterno; - Campi di lavoro: La proposta dei campi di lavoro è pensata per dare ai giovani la possibilità di partecipare maggiormente alla vita della comunità. Il mattino è dedicato al lavoro (orto, raccolta frutta, pulizia del bosco) e nel pomeriggio è previsto un incontro di riflessione biblica, di confronto e discussione guidato da un fratello o una sorella della comunità. - www.gesuitinews.it (sezione “giovani – estate giovani 2014”) Notiziario della Prov. d’Italia della Compagnia dei Gesuiti. Tra le proposte: - Settimane Bibliche, itinerari per orientarsi, esercizi spirituali ignaziani, esperienze comunitarie di formazione; campi di solidarietà e annuncio. - www.donboscoland.it (sezione “articoli – MGS News – 2014”) Sito del movimento giovanile salesiano. Tra le proposte: - Esercizi spirituali, esperienze missionarie, Eurogroup (corsi di lingua inglese). - www.jsn.it (in “News – proposte estive per giovani e adulti”) Rete delle attività sociali della Compagnia di Gesù. Tra le proposte: - Scoprirsi nelle diversità: rileggersi a confronto con l’ingiustizia del mondo; - Fede e politica: un corso per giovani europei. Proposte per giovani e famiglie - Vacanze di servizio; - viaggi di conoscenza di altre realtà cristiane in Europa; - weekend di spiritualità per famiglie: “Ecco lo Sposo” ( per info rivolgersi al Centro di Pastorale per la Famiglia Diocesano); - percorso biblico presso l’eremo di Caresto, a S. Angelo in Vado (PU) tenuto dai coniugi Gillini-Zattoni, dal tema “Giona, la notte oscura della coppia” dal 22 al 26 agosto. Per i figli adolescenti, è previsto un percorso di animazione parallelo al tema trattato. (A cura dei coniugi Amerini); - progetto Famiglie italiane e Greche, gemellaggio contro la crisi; - vacanze solidali: promozione del turismo, singolo o in gruppi organizzati (parrocchiali, diocesani...) fuori dal circuito classico. (per info Centro di Pastorale per la Famiglia Diocesano). per adulti e famiglie: - www.monaci.org (sezione “attività – centro spiritualità”) Sito dell’Abbazia di Vallombrosa (Firenze). Tra le proposte: - Corsi biblici, corsi di spiritualità, corso di esercizi spirituali. 71 - www.assisiofm.it (sezione “attività, ritiri ed esercizi spirituali”) Sito dei Frati Minori dell’Umbria. Tra le proposte (sia per giovani, per famiglie e per adulti): - Esercizi spirituali per coppie e famiglie, corsi per fidanzati, corsi per giovani coppie, corsi per single. - www.monsaterodicamaldoli.it (sezione “ospitalità e proposte”) Sito della comunità monastica di Camaldoli. Tra le proposte: - Convegni, Ritiri Spirituali, Incontri per giovani. - www.praglia.it (sezione “foresteria”) Sito dell’Abbazia di Praglia (provincia di Padova). Tra le proposte: - Accoglienza di uomini, donne, giovani e sacerdoti che intendono trascorrere alcuni giorni di preghiera e ritiro spirituale. - www.esercizispirituali.it Sito della Federazione Italiana Esercizi Spirituali. - www.caresto.it (sezione “calendario 2014”) 72