CO 1892
MARIANNE EYMARD
(III, 143, 138)
A.R.T.
Parigi, 1° gennaio 1867.
Carissime sorelle,
a voi i miei primi auguri e la mia prima benedizione in Nostro Signore.
Quale bell’anno incomincia per te! Eccoti consacrata al santissimo Sacramento e religiosa con
la più santa delle vocazioni; Dio ne sia benedetto e mille volte ringraziato. Tu che eri tanto sola nel
mondo e tanto abbandonata nelle tue malattie, sei vicina al buon Maestro; non devi fare che pochi
passi per incontrarlo; tutti i conforti della religione li hai in casa; non hai più la preoccupazione delle cose temporali, ma sei interamente consacrata a Dio e al suo santo servizio.
Quanto sono felice, care sorelle, di vedervi condividere il mio onore e di sapervi contente. Oh,
sì, vi è mai una felicità più grande che di essere con il santissimo Sacramento? di vivere per lui?
Ringraziate perciò senza tregua Nostro Signore e siate sempre molto fedeli alla vostra grazia,
perché in cielo vi renderete conto di quanto essa è grande!
Vi benedico di nuovo, care sorelle; presto avrò la consolazione di venire a trovarvi, verso il 15
gennaio.
Nostro Signore, che avete sempre amato e servito, sia il vostro tutto. Vostro aff.mo fratello in
Nostro Signore, Eymard, Sup.
CO 1893
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 71, 91)
Parigi, 2 gennaio 1867.
Signora in Nostro Signore,
la ringrazio dei suoi auguri tanto spirituali; anch’io glieli ho ricambiati, o meglio li ho inviati a
Dio prima di tutti, perché facevo l’adorazione alle 3 del mattino, e là ho messo tutte le anime a me
care ai piedi del trono di Gesù, lei in modo particolare, la cui anima e la cui vita mi sono molto care
davanti a Dio. Le auguro una cosa sola: un più grande amor di Dio, un fuoco che si elevi più alto e
sia più intenso. Quando si ama Dio e si è amati da lui, cosa possiamo avere o desiderare di più?
I medesimi auguri li formulo per la sua buona e devota sorella, perché essa ama tanto il buon
Dio.
Mi dispiace di non averle scritto subito, perché lei sarebbe venuta qui; io credevo che sarebbe
arrivata, ma poi le faccende mi hanno assorbito. Ebbene, a più tardi.
Sarà per me un sacrificio non poter venire nella mia Betania di Nantes, ma non potevo resistere
alle insistenze del superiore [Jubineau].
Preghi molto per me, in questo momento in cui siamo alla ricerca di un piccolo cenacolo per
Nostro Signore, cacciato di qui dall’esproprio.
Mi creda sempre, cara figlia, suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, Sup.
CO 1894
REVERENDO EDMOND TENAILLON
(III, 176, 2)
Adveniat Regnum tuum.
Parigi, 3 gennaio 1867.
Caro amico,
grazie per i suoi auguri tanto sinceri e a me tanto graditi; li ricambio di tutto cuore ai piedi del
nostro buono e comune Maestro.
Quello che le auguro è un amore di Nostro Signore e della sua gloria grande come le grazie che
ha ricevute, grande come il cuore di Dio. Sì, caro amico, lavori sull’amore grazie all’amore divino,
1
prenda del fuoco nel Cenacolo preparandosi al suo sacerdozio. Si plasmi sul modello divino del sacerdote eterno, di Gesù.
La pietà è l’anima che dilata l’amore divino; sia dunque molto pio, ma di una pietà tenera, forte
e interiore, perché bisogna aver cura del focolare, conservare la linfa e comprimere il movimento
dello Spirito Santo dentro di noi, per ripartire con più forza e più vigore verso Dio.
1 febbraio.
Sono pieno di vergogna vedendo la data di questa lettera; scusi il ritardo. Essa tuttavia le prova
che tutti e tre voi siete stati i primi; ma sono sopraggiunte le onde e hanno spinto la mia fragile navicella in alto mare; oggi essa torna a voi come a degli amici. La sua cara e devota mamma mi dà
spesso sue notizie, caro signor Edmond, come anche mi dà notizie dei suoi fratelli; ne sono molto
contento, perché vedo che il vostro sole sale verso il suo creatore e salvatore. Il tempo corre veloce
verso le vacanze in famiglia, ma bisogna mettere insieme il mazzo di fiori da portar con sé; colga
ogni giorno un fiore sull’altare, un altro sul Monte Parnaso... ma cristiano.
Saluti, bravo e caro amico; la benedico a misura del bene che le voglio. Suo aff.mo in Nostro
Signore Eymard, S.S.
CO 1895
SIGNORINA DANION
(IV, 112, 29)
A.R.T.
Parigi, 3 gennaio 1867.
Signorina in Nostro Signore,
sono molto contento di venire per primo ad augurarle un anno da parte del buon Dio, ma un anno che esca dal suo cuore e dal suo più tenero amore!
Lei ha molto sofferto, povera figlia. Ahimè, quante agonie e quante morti, soprattutto a causa di
questa! Dio ha voluto così, per il suo più grande bene e la propria maggior gloria. Adori con gioia i
disegni della sua misericordia. Il pane, per essere buono, deve passare per il setaccio, la mola ed il
fuoco; si lasci ben macinare come il martire sant’Ignazio.
Non porti lo sguardo in basso o davanti a sé, ma lo rivolga lassù verso il Padre celeste, che la
guarda con compiacenza, e accetti questa bella e salutare umiliazione, ma senza turbamento né timore. Lasci agire la dolce e paterna provvidenza e lei un giorno benedirà queste prove, che
l’avranno ammaestrata, purificata e santificata.
Eccomi ora più stabilmente a Parigi. La notte di Natale abbiamo avuto la gioia di aprire una
nuova casa di adorazione fuori Parigi: sarà destinata al noviziato e più tardi ad un luogo di ritiro e di
solitudine. Il demonio ce ne combina di tutti i colori; ma finisce sempre per essere vinto e cacciato.
Abbia cura della sua salute, perché temo che tutte queste contrarietà la mettano a repentaglio.
Suvvia, passi attraverso il vento, anche se è forte; la purificherà.
La benedico in Nostro Signore e la prego di credermi suo dev.mo Eymard, Sup.
CO 1896
SIGNORA JORDAN
(IV, 282, 69)
Venga il tuo Regno
Parigi, 3 gennaio 1867.
Cara signora in Nostro Signore,
grazie per le sue preghiere e per i suoi auguri. Glieli ho ricambiati in continuazione ogni giorno, perché non ci conosciamo da ieri.
Condivido i timori e le preoccupazioni che prova per lo stato di salute di suo marito. Certamente, io pregherò molto per lui, per la sua anima e per il suo corpo. È già bello che egli accetti con serenità il suo stato, ma è giusto che lei desideri uno stato più devoto e più santo. Speriamo che Dio
2
esaudisca le nostre preghiere, perché se suo marito divenisse più devoto, ne avrebbe maggior profitto e sarebbe più contento.
Mi rallegro per le buone e liete notizie della sua diletta figlia e del suo bambino. Dio li benedirà
tutti, e ne farà un grande santo.
Povera signora Nugues! Eccola tornata da Roma! Quando si parte di là per quella ragione, si
capisce quanto deve essere doloroso e poco benedetto dall’alto. La tranquillità di Roma stupisce i
nemici del papato.
Si ripromettevano un disastro, e invece l’augusta vittima è ancora libera e tranquilla.
Povera gente che fa i conti senza Dio, mentre Dio ben potrebbe farli senza di loro. Si prega tanto per il Santo Padre! Dio ama anzitutto la sua Chiesa.
Occorre sperare contro ogni speranza [cf. Rm 4,18], e alzare gli occhi verso la montagna della
salvezza e non davanti agli uomini.
Coraggio! Diventi una santa! è ora. E per diventare una grande santa, sia un’anima di preghiera
e di generosità, perché l’essenziale sta nel volerlo e nel perseverarvi.
Non mi dimentichi nelle sue preghiere; lei sa di essere scritta nel mio calendario.
Addio. La benedico in nostro Signore e, in lui, sono il suo aff.mo, Eymard, Sup.
CO 1897
MARGUERITE GUILLOT
(II, 361, 349)
Parigi, 10 gennaio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
sono molto contento di sapere che è arrivata a Nemours. Questa visita farà del bene a tutti.
Speravo di andarci anch’io, ma sono sovraccarico di affari importanti, ci andrò più tardi.
Lunedì, o al più tardi martedì, devo partire per Angers. Tuttavia, dato che lei sta a Nemours, ci
resti quanto può.
Il signor Ravon avrebbe voluto un acconto. Credo che gli si debba seimila franchi per la cera.
Si è mostrato un po’ sorpreso che gliene siano stati ordinati 400 chili senza che gli sia stato qualcosa
per il passato.
Come faremo? Andiamo a pregare il buon Maestro, in onore del quale questa cera brucia, perché ci mandi qualche risorsa.
Anche noi siamo a corto, a causa della nostra nuova casa di Saint-Maurice.
Ma il buon Dio è così buono! Un padre non abbandona i suoi figli.
Ho inviato i pesi della bilancia.
La mia benedizione a tutte e soprattutto alla cara malata.
Tutto suo, Eymard
CO 1898
PADRE DE CUERS
(I, 198, 179)
A.R.T.
Parigi, 11 gennaio 1867.
Carissimo padre,
le scrivo con un po’ di ritardo... e il motivo è che come strenna ho avuto una congestione, che
mi sfigura ancora un poco.
Le spedisco acclusi alla presente lettera i due documenti della sua pensione; non sarebbe più
semplice ottenere di poterla riscuotere a Marsiglia? le sarebbe più comodo; ci pensi e valuti cosa è
meglio fare.
Abbiamo qualche ammalato: il padre Cardot, novizio; fra Marius [Billon] soffre agli occhi, il
padre Champion me lo rinvia [da Bruxelles]; anche un altro s’è presa una costipazione causata da
un colpo d’aria. Ed eccole una triste notizia: fra Eugène [Coulvier] non si è saputo correggere ed
3
umiliare di un brutto vizio: si era dato al bere ed è uscito. Povero fratello! lo compiango di tutto il
cuore; preghiamo per lui.
Abbiamo celebrato la nostra festa regale dell’Epifania nella maniera più solenne possibile. Il
fratello Frédéric ha rinnovato in quel giorno la professione, essendo giunto al termine della prima:
lo vedo molto affezionato alla società e al suo dovere di adoratore; ad Angers si era scoraggiato,
perché non aveva la possibilità di frequentare le lezioni di teologia.
Non ho potuto accertare la cifra esatta dell’effetto pagato, perché è stato fra Eugène a compiere
l’operazione. Io trovo annotato sul mio libro 1.500, ma se non coincide con i suoi conti forse lei ha
aggiunto qualcosa di fra Charles [Richerd] o di altri per fare cifra tonda; mi sembra di ricordare che
lei me lo aveva detto.
La settimana prossima vado a vedere Angers e i progetti da mettere in cantiere, perché il vescovo [Angebault] ci ha fatto abbattere l’edificio del teatro; benché di recente costruzione, esso era
molto leggero e poco solido. Forse è stata una vera provvidenza, perché sarebbe potuta accadere
una disgrazia durante un temporale, soprattutto per il tetto.
Ancora nessuna novità sull’esproprio. Vengono continuamente per tentare una transazione amichevole con un’offerta di 300.000, ma mi dicono che la commissione andrà oltre questa cifra.
Hanno contrattato con tutti; senza dubbio vogliono stancarci; ma poi è inutile cercare di trasferirci
altrove, perché non sappiamo nulla. Io sto cercando comunque, ma tutti avanzano pretese troppo
esose.
Preghi per me, perché a volte mi sento sfinito; più felice e più raccolto ai piedi del Maestro, lei
può almeno adorarlo nella pace e nella quiete.
Sono, carissimo padre, suo aff.mo in Nostro Signore, Eymard.
P.S. Finalmente partono, per posta, i suoi due libretti del Credito Fondiario: stavano nel tavolo
della biblioteca e non si sa dove stanno le chiavi. Quanto al giornale, ci si era accordati che ogni casa avrebbe pagato per un anno: ora sarebbe il vostro turno. Anche il padre Chanuet lo
vorrebbe ricevere e non so come fare. Se vi accordaste a Marsiglia o lo prendesse da solo,si potrebbe inviarglielo.
CO 1899
FRATEL MARIE RATONS
(I-S, 29, 6)
Al caro fratello Marie
Parigi, 11 gennaio 1867.
Carissimo fratello,
ringrazio molto il buon Maestro che l’ha guarita; preferisco vederla lavorare ancora per il suo
buon e regale servizio.
Certo lei era ben disposto, avendo appena emesso i voti; ma ne trarrà motivo per essere più coraggioso e più zelante nel servizio del buon Maestro. Lo prego dunque per lei affinché i buoni sentimenti che mi ha manifestati nell’ultima lettera siano sempre la legge santa della sua vita. Dio la
benedirà, caro fratello, perché lei non cerca e non vuole che lui. Continui ad essere un buon servitore.
In nostro Signore, la benedico con tutto l’affetto della mia anima, e sono, caro fratello, tutto suo
Eymard.
4
CO 1900
SIGNORINA DE REVEL
(II-S, 208, 17)
Parigi, 11 gennaio 1867.
Signorina,
con ritardo vengo a dirle anzitutto che ho ricevuto le messe che mi ha inviate per il suo caro ed
amatissimo fratello. Ci tengo molto a pregare per lui, perché non lo separo da lei e anche perché non
si possono dimenticare i primi e i vecchi amici.
Con grande dispiacere ho saputo che è stata molto male, ma anche che era molto rassegnata e
ben unita alla volontà di Dio. Si affidi alla sua paterna provvidenza che l’ha sempre custodita e che
l’ha guidata con tanta sicurezza nel compimento del dovere e nella fiducia.
Quello che Dio vuole è sempre il meglio, persino la morte, perché la sua volontà rende tutto
santo e più perfetto.
Prego molto per lei, affinché la divina Bontà le dia un po’ di sollievo e un grande abbandono
tra le sue mani.
Se non le ho scritto prima è perché ero e sono ancora un po’ sofferente, anche se non mi tiro
indietro di fronte alle necessità.
Mi creda sempre in nostro Signore, buona signorina, tutto suo, Eymard.
CO 1901
VESCOVO DI VERSAILLES
(III-S, 53, 1)
St. Maurice, 12 gennaio 1867.
Eccellenza,
il Superiore della Congregazione del SS. Sacramento La supplica di concedergli la facoltà di erigere nella casa di noviziato fondata a Saint-Maurice, le stazioni della Via Crucis nella cappella
della santa Vergine, affinché quelli che vi dimorano possano, onorando la passione di nostro Signore, lucrare le numerose indulgenze annesse a questo esercizio legittimamente stabilito.
Il giorno di Natale, a mezzanotte, è iniziata l’Esposizione del SS. Sacramento nella casa di
Saint-Maurice. Noi l’abbiamo chiamata la casa del bambin Gesù, affinché i novizi rinascano nel suo
spirito e nelle sue virtù. Eccoci suoi, Eccellenza, e felicissimi di essere figli di un Vescovo devoto
alla santa Sede e alle sue autentiche dottrine.
È con la più profonda venerazione che sono in nostro Signore di sua Eccellenza l’umilissimo e
devotissimo servitore, Pietro Eymard. Sup. Congr. S.S.S.
CO 1902
PADRE CHANUET
(I, 287, 23)
A.R.T.
Parigi, 15 gennaio 1867.
Carissimo padre,
proprio in questo momento sto partendo per Angers. Bisogna prendere fra Anatole in disparte e
dirgli con dolcezza tutte le osservazioni che mi fa sul suo carattere: questo povero figlio, pur degno
di stima, andrebbe altrimenti perduto!
Studi i caratteri e li tratti normalmente con bontà e pazienza, perché i difetti di carattere non
sono avvertiti o confessati: è l’io che l’amor proprio copre e difende. Non si lasci mai trasportare da
sentimenti di antipatia nei confronti di uno dei suoi figli; è la tentazione usuale del demonio.
Esiga il silenzio, e l’obbedienza pronta, cieca e gioiosa; quando ha dato un ordine e ne ha fissato il tempo e il luogo, non si accontenti, ma vada a vedere se si è obbedito alla lettera. Bisogna rendersi conto di persona e applicare la sanzione prevista per l’infrazione.
5
Mi è costato molto non esser potuto venire a vederla, ma ci verrò al mio ritorno. La prego insistentemente di venire giovedì a tenere l’istruzione delle 4 e a confessare la comunità venerdì. Vi
benedico tutti in Nostro Signore. Suo aff.mo Eymard, Sup.
P.S. Faccia lavorare l’orto in quello che urge. Domenica siamo stati ufficialmente avvisati
dell’esproprio.
CO 1903
SIGNORA TENAILLON
(III, 170, 8)
Adveniat Regnum tuum.
Nantes, 18 gennaio 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
la ringrazio della sua lettera ricca di scuse e tanto filiale; l’ho letta da cima a fondo e mi son
rotto la testa per farmi tornare in mente cosa mi ha detto da potermi rattristare. Ma non mi ha rattristato affatto, non me ne ricordo e le assicuro che sono assolutamente sincero; nei rapporti con i miei
figli non ho di mira che il loro bene, le loro grazie e il bene che posso far loro. Il suo pensiero a
Nantes è perciò senza nubi, come la mia dedizione alla sua cara anima è sempre la stessa.
Lei mi parla della squilibrata..., ma io ho dimenticato ciò che ha detto; essa non è che la figlia
interamente consacrata a Nostro Signore e all’istituto. Il buon Maestro è molto buono..., egli benedice il suo povero servitore e gli accorda la forza e il coraggio. Ho lasciato incompiuta la lettera ai
suoi cari figli. Domenica cercherò di trovare un momento libero, perché predico tre volte al giorno;
ma domenica sera tutto sarà finito.
La lascio, cara figlia, ai piedi del SS. Sacramento, nel quale sono suo dev.mo Eymard, S.S.
CO 1904
PADRE DE CUERS
(I, 200, 180)
A.R.T.
Parigi, 27 gennaio 1867.
Carissimo padre,
qui accluso vi è il documento rinviato e firmato; le carte che mi chiede si trovano, credo, in un
tavolo di cui il padre Chanuet deve aver le chiavi; lo vedrò in questi giorni e mi informerò su tutto.
Non ho risposto alla sua richiesta di un prete in più, perché non ne ho; il padre Champion avanza la stessa richiesta e la mia risposta è la medesima. Fra un mese e mezzo fra [Joseph] Chave diventerà prete.
Qui io mi trovo con il padre [Henri] Billon e un prete postulante, che può andarsene ad ogni
momento. Abbia ancora un po’ di pazienza.
Quanto a lei, non abbia alcun scrupolo di coscienza per il motivo che non può fare come gli altri: non è colpa sua, dato che è sofferente per disposizione di Dio, perciò è Dio che vuole così.
Quanto alla carica di superiore, il mio desiderio è che continui; ma se le responsabilità aumentassero il suo malessere e le togliessero la pace, non voglio certamente insistere più a lungo sul mio
desiderio e gliene accorderò l’esonero.
Quanto alla somma di 1.500 franchi, credo che il modo più semplice è che trattenga la sua pensione fino a raggiungere quell’ammontare; la prego anche di avviare le pratiche necessarie per poterla riscuotere a Marsiglia: l’amministrazione non può ragionevolmente rifiutarsi - lei ne ha diritto
-, e ciò semplificherà le cose.
Noi siamo sempre in grandi difficoltà a causa dell’esproprio; preghi per me, perché ho a malapena il tempo di respirare. Suo aff.mo in Nostro Signore, Eymard, S.S.
6
CO 1905
MARGUERITE GUILLOT
(II, 361, 350)
Adveniat Regnum tuum
Parigi, 28 gennaio 1867.
Carissima figlia,
mi dispiace molto di non aver visto la sua cara [nome reso illeggibile] Le dica da parte mia:
1. che il desiderio della morte [due o tre parole rese illeggibili] non è un peccato;
2. che nel confessarsi di questi lamenti, che sono soltanto tentazioni, essa si accusa di aver
mancato di fiducia in Dio in una tentazione.
Quanto a Joseph [Bourbon], ha torto se dice che il mio silenzio è una adesione. Accompagnandomi, mi ha parlato come un uomo deciso a lasciarvi, e soprattutto da uomo molto adirato contro il
signor Dussouchet e contro il maestro falegname. Comportandosi così, ha dimostrato, non soltanto
di avere una testa calda, ma anche di avere uno spirito cattivo.
Non è il caso che si impegni per qualche giorno; paghi piuttosto qualcuno per fare le sue commissioni.
Tuttavia se vuole aspettare e tenerlo ancora qualche giorno, lo faccia. Per conto mio sarebbe
forse meglio sostituirlo. Ma lei è sul posto, e può giudicare meglio di me.
Vi benedico tutte in nostro Signore, Eymard
P.S. Questa settimana spero di andare a fare una visita a Nemours; vedrò come procede…. Sono
molto contento che suor Anne ci si trovi bene e che la mia povera sorella sia tutta in Dio. Se il
signor Ravanat non vuole, il mio di qui ci verrà con gioia e a meno prezzo.
CO 1906
SIGNOR RAVANAT
(III, 224, 4)
Parigi, 28 gennaio 1867.
Caro signor Ravanat,
sono di ritorno da Angers; ho dato il cordone a suor Marie-Louise; essa è molto contenta, ma lo
sarebbe ancor di più se il suo caro babbo e la sua buona sorella Marie fossero con essa e con suor
Euphrasie.
Prima di consegnarle il cordone, l’ho presa in disparte e le ho chiesto se voleva restare spontaneamente e volentieri; essa mi ha risposto di sì con tutta la sua anima.
Ora, siccome tutte le sue tre figlie stanno per diventare ancelle del SS. Sacramento, bisogna che
il loro papà stia con esse e funga da padre temporale della casa di queste care adoratrici.
Dio ha permesso che il domestico delle suore si sia licenziato; il posto perciò è libero. Se ritenesse che andarci come padre temporale convenga alla sua pietà e al suo cuore, la assumerei molto
volentieri; se poi, in seguito, l’incarico non le fosse gradito, la accoglieremmo sempre, e con affetto,
da noi.
Mi occorre, per favore, una risposta sollecita, perché ho pregato le suore di non assumere
un’altra persona prima di aver ricevuto la sua risposta.
Mi creda in Nostro Signore, caro signor Ravanat, suo dev.mo Eymard, Sup.
P.S. Cordiali saluti alla sua cara figlia; essa è attesa con gioia.
7
CO 1907
SUOR PHILOMÈNE
(I-S, 203, 1)
Nemours, 30 gennaio 1867.
Autorizzo suor Philomène a recarsi per qualche ora a Faÿ, con una suora scelta dalla Madre,
per raccogliere le carte e gli oggetti personali appartenuti alla sua mamma, come da preghiera rivoltale dalle sorelle e dal papà.
Eymard, Sup.
CO 1908
SIGNOR ALPHONSE TENAILLON
(III, 174, 1)
Adveniat Regnum tuum.
Parigi, 1° febbraio 1867.
Caro amico,
vengo per ultimo a esprimerle i miei auguri o piuttosto la mia gioia per i suoi sentimenti e la
sua scelta. Domani indosserà la tunica sacra e venerabile di Nostro Signore, l’abito di corte della
santa chiesa, la divisa del servizio divino. Bel giorno! perché qui l’abito mostra il soldato e indica le
sue qualità e le sue virtù.
Lo accolga con gioia, lo porti con fierezza e lo conservi sempre bello. Oh, caro signor Alphonse, Dio l’ama tanto! la prova è palpabile, e ancora non è che il sole che spunta all’orizzonte, quello
che appare; che cosa sarà al suo pieno meriggio? Sia davvero un buon satellite di questo sole divino.
Non le dico: si applichi allo studio, già lo fa con ardore e costanza; ma a quella scienza composita
aggiunga ciò che la renderà interamente divina: lo spirito di fede, che è la ragione divina delle cose,
e lo spirito di amore, che ne è la santità.
Prego molto per lei, caro amico; mi sembra che sia un dovere, perché vi amo tutti come la mia
famiglia; pensi un po’ a me davanti a Dio.
Saluti, caro amico, la benedico come l’amo. Suo aff.mo in Nostro Signore Eymard, S.S.
Al sig. Alphonse.
CO 1909
MARGUERITE GUILLOT
(II, 362, 351)
Parigi, 3 febbraio 1867.
Cara figlia,
ho ricevuto anche io una lettera del signor Ravanat dello stesso tenore della sua; era una risposta alla mia.
Le chiedo di riconsegnare quell’abito di seta; perché ricevo tre lettere molto penose dal signor
Lafond, egli è molto arrabbiato. Troveremo un altro modo per riavere i suoi 180 franchi.
Lasci partire Joseph [Bourbon]; quando si fanno simili colpi di testa, si mostra poco cuore e
una predisposizione a farne altri.
Attendo la domanda del signor Chesneau. La mia risposta sarà un rifiuto; questa anziana signora non ha alcun diritto, il documento comunale lo prova. Sono indicati unicamente i confinanti; non
si capisce perché questa signora, per andare alla rue Cordelle, preferisca passare per il vicolo cieco.
Tutto questo è un pettegolezzo.
Tuttavia possono obbligarla a portare il canale di scolo fino alla rue de l’Hôpital, se non lo fa
fare in mezzo. E’ di questo che si sono lamentati; si fa più in fretta mettendolo in mezzo. Faccia esaminare la cosa al signor Dussuschet.
8
Lei ha il diritto di ricevere e di rinviare le aspiranti, le postulanti, le novizie, senza il Vescovo.
Può succedere che ci si adoperi tanto per sostenere gli estranei e le persone non idonee piuttosto che
la stessa casa!
Suor Benoîte sta abbastanza bene, e così pure la sua piccola famiglia.
Addio, cara figlia; si alimenti bene - eucaristicamente.
Vi benedico tutte in nostro Signore, e soprattutto mia sorella e Nanette. Eymard
CO 1910
SIGNOR CHANUET
(II-S, 20, 9)
A. R. T.
Parigi, 3 febbraio 1867.
Carissimo signor Amédée,
Prima di risponderle volevo vedere il signor Rattier. L’ho visto a Nemours il 31 gennaio. Mi ha
parlato per primo del testamento e l’ho trovato irremovibile su queste idee:
1. il testamento sarebbe nullo perché la parte di cui dispone la testatrice oltrepassa la porzione
legale. Essa infatti assegna la metà invece di un terzo.
2. Non è possibile che sua sorella abbia cambiato idea, dal momento che cento volte gli aveva
assicurato, mi diceva, che non avrebbe diseredato le figlie divenute religiose. Proprio da questo il
signor Rattier argomentava che il cambiamento e il sovrappiù assegnato nel testamento gli dimostravano che sua sorella era debilitata.
Ho risposto che ero stato consultato dalla signora sull’argomento e che le avevo detto che poteva benissimo assegnare alla figlia Bianca la porzione disponibile, ecc.
Ho affermato che lei non c’entrava affatto e che ignorava addirittura il testamento. Non so se
ero nel giusto, ma ho detto che il testamento assegnava solo la porzione disponibile.
Tutto ciò non è sembrato produrre un grande effetto sul signor Rattier, non che sia rattristato o
urtato contro di lei, ma, come ha scritto al signor de Couchies, egli crede che, se c’è un eccesso sulla parte disponibile, ci sia una questione di giustizia.
Lo rivedrò, perché sicuramente la sua cara suocera poteva ben avvantaggiare la figlia che ha
una numerosa famiglia dandole una testimonianza di affetto e di attaccamento.
Sono d’altronde sicuro che il signor Rattier le conserva tutta la sua benevolenza e il suo affetto.
Quanto alle sue cognate religiose, esse sono e restano quello che il loro affetto e la loro venerazione per la loro devota mamma le ha rese e per quello che essa ha stabilito.
Mi creda sempre caro signor Amedée, tutto suo in nostro Signore, Eymard, S.S.
P.S. Se avesse bisogno di me, sarò felice di farle qualche piccolo servizio, poiché formiamo la stessa famiglia e siamo molto uniti nel Signore.
CO 1911
REVERENDO JUBINEAU
(I-S, 169, 1)
Parigi, 4 febbraio 1867.
Signor superiore,
nella sua grande carità voglia scusarmi. Sono stato assente da Parigi, e da qualche giorno sono
quasi come il santo Curato d’Ars: esco dalla camera e non ci ritorno che a sera per un po’ di riposo.
Le spedisco i suoi due diplomi. Le pagelline per l’aggregazione gliele spedirò per posta. Ho già
scritto due terzi del metodo di adorazione e lei lo riceverà nei prossimi giorni.
Sto predicando un ritiro a Parigi, e questo al momento mi assorbe. Sono stato molto contento
del soggiorno trascorso con lei. I suoi missionari mi hanno molto edificato, e trovo che hanno un
grande buon spirito di semplicità, di carità e di zelo. Anche il ricordo di lei non mi abbandona. Spero che la gotta sia passata e che il suo zelo possa assecondare il suo cuore e la sua grazia.
9
Preghi per me, caro Superiore. Il nostro esproprio mi dà molto da fare, ma, una volta sul campo
di battaglia, si spara tanto dieci colpi quanto due.
Le resto religiosamente unito in nostro Signore, suo Eymard.
Se le persone da iscrivere all’Aggregazione vogliono offrire qualcosa per coprire un po’ le spese,
và bene, ma ciò non è necessario.
CO 1912
PADRE LEROYER
(I, 253, 42)
A.R.T.
Parigi, 11 febbraio 1867
Carissimo Padre,
benedico Dio con tutto il cuore vedendo il bene che fa per mezzo suo a Marsiglia! Le cento
Guardie [d’onore] mi hanno fatto il più grande piacere! Marsiglia è la testa e il cuore
dell’adorazione.
Ammiro la loro generosità per il buon Maestro, ciò prova il loro amore per la sua gloria…
Dio è buono consolandoci un po’! Che egli riempia il suo apostolato così bello e così buono di
tutta la grazia del suo santo amore e di tutta la gioia dello Spirito Santo.
Le invio in aggiunta il progetto della chiesa di Angers, perché lo esamini e mi dica il suo parere. Bisogna tenere presente che si giunge in sacristia passando per la casa situata in fondo alla proprietà. L’architetto ha fatto un preventivo di spesa di 40.000 franchi: è il più basso! È vero che ci
sono 5 o 6 mila franchi di materiali di demolizione.
Non si è potuto cominciare a causa del freddo; verrà presto il tempo propizio.
Il signor Coltat farà le sue medaglie, egli ha la prima matrice. Gli anticiperò i 30 franchi, anche
se veramente non ne valeva la pena; ma se si è in difficoltà lo si deve dire e non si fa aspettare così
la gente.
Siamo alle prese con tutte le nostre corse e i nostri timori per l’espropriazione che s’avvicina;
minacciano di farci sloggiare in breve tempo: a partire da mercoledì faccia fare per noi una novena
a san Giuseppe a tale scopo e per sapere dove il Maestro vuole andare.
Coraggio e fiducia, caro Padre, lavoriamo con e per un Maestro tanto buono, nel quale sono suo
affezionatissimo Eymard, S.
CO 1913
PADRE CHANUET
(I, 288, 24)
Parigi, 11 febbraio 1867.
Caro padre,
le perdono il suo sfogo contro il signor Madrid, perché lei aveva un po’di ragione; ma Dio ci
dà, con questo, una bella lezione: non ci si guadagna nulla ad arrabbiarsi o a parlare con troppa vivacità. Sforziamoci di tener dinanzi agli occhi, in tutte le circostanze penose, Nostro Signore, e di
preferire la dolcezza alla forza, la pazienza alla severità; io stesso ne ho molto bisogno; lo chieda a
Dio per la mia miseria, caro padre.
Mi mandi per favore l’elenco delle messe celebrate dai suoi padri; non ho quelle del mese di
dicembre del padre Augonnet.
Non so se riuscirò a far ordinare suddiacono fra Anatole; poiché dovrebbe avvenire a nome e
sotto la responsabilità della società, radunerò il consiglio; se la sua vocazione è incerta e se veramente non si applica a emendarsi lo lasceremo perdere. Perciò, caro padre, con carità ma anche con
equità, gli stia come una spada alle costole, affinché egli non possa rimproverarle nulla. Tenga presente che raramente si è consapevoli e si riconoscono i propri difetti di educazione e di carattere,
perché ci si fa l’abitudine.
10
Il reverendo Durand verrà a trascorrere una settimana da voi: lo lasci libero di passeggiare e di
fare con libertà i suoi esercizi di pietà; gli potrà assegnare la mia camera.
Ho saputo dei suoi lavori di pietra, bene; ma conceda un’ora o un’ora e mezza di riposo dopo il
pranzo, perché abbiano il tempo di digerire.
Desidero molto venire a vedervi tutti, ma mille cose mi trattengono, soprattutto i preparativi
dell’esproprio, di cui abbiamo avuto la notifica da parte della Commissione.
CO 1914
ANTONIA BOST
(IV, 192, 23)
A.R.T.
Parigi, 12 febbraio 1867.
Signora e carissima sorella in nostro Signore,
quanto sono dispiaciuto di averle fatto attendere così a lungo una risposta tanto giustamente attesa! Mi sono comportato come i cattivi debitori che pensano di aver pagato ma che se lo sono soltanto sognato.
In breve, eccomi qui ravveduto.
Continui, continui a fare la comunione quotidiana. Lasci piuttosto questo confessore, se occorre. Prima di tutto: la vita, e il nutrimento spirituale e divino della vita che le è stata data per buoni
motivi e a ragion veduta.
Lei sa per esperienza che ha più bisogno di forza che di morale, di grazia che di virtù, di amore
che di pratiche… Perciò lasci da parte tutti gli scrupoli e tutte le perplessità e avanzi con il vento favorevole o contrario; ma in questo caso bisogna sparare delle bordate di confidenza in Dio ed andare sempre a gonfie vele.
Lei appartiene a Dio, totalmente a Dio e sempre a Dio; perciò bisogna che viva di Dio, si riposi
in Dio e gioisca in Dio. Ora come farlo se non con la santa Comunione?
Perciò deve comunicarsi, ma con lo sguardo rivolto al cuore di nostro Signore che l’invita, alla
voce dell’obbedienza che le dice: ‘Vai!’ e non contemplandosi allo specchio delle sue azioni o delle
sue virtù. Allora bisogna andare a nascondersi in fondo ad una grotta del deserto e piangere di vivere ancora.
Mi scriva che sta meglio e che segue la mia indicazione, perché io la conosco meglio di tutti.
Eccola insieme con la sua amica: Deo gratias!… Sia sempre ilare, pia e contenta come il buon
Dio l’ha fatta.
Le prometto di scrivere in questi giorni alla sua amica signorina Bonis.
Saluti, cara figlia. La benedico, così come le sono totalmente affezionato nel nostro buon Maestro, Eymard, S.S.
CO 1915
SIGNORA LEPAGE
(IV, 207, 15)
A.R.T.
Parigi, 12 febbraio 1867.
Signora carissima in nostro Signore,
se non mi diceva che non le scrivo da gennaio, non ci avrei creduto. Lei sa bene che il suo ricordo e quello della signorina Antonia sono impressi nel mio cuore, perché posso affermare che mi
siete sempre presenti nella mente e io vado più lontano. Non ricevendo sue notizie, ero molto triste;
ma siccome ero io ad essere in difetto, comincerò a saldare in parte i miei vecchi debiti.
Eccola giunta a Rennes, bene accolta, amata ed in pace. Dio la conservi a lungo in questo stato,
poiché la pace è un grande bene che và usato riconoscendo che è un dono passeggero: lei sa che gli
uomini sono come il tempo.
11
Ne ringrazi Dio e faccia quanto è in suo potere per alimentarlo. Non tema né la malattia né la
morte, perché Dio la protegge e continuerà a proteggerla: le resta da fare ancora molto del bene! Lei
è nel vigore dell’età e dello zelo e quella che ha sofferto è stata una prova. Dio l’ha permessa perché
lei progredisca sempre più nella santa e filiale confidenza in Lui e perché non si preoccupi tanto di
ciò che le manca, ma piuttosto della bontà, delle misericordie e dell’amore che Egli le vuole.
Desidero molto vederla. Chissà che non debba fare qualche capatina dalle sue parti? E, allora,
la mia prima visita sarà per lei, così come lei ha già la mia prima preghiera e benedizione.
La lascio, perché desidero che questa lettera parta speditamente per portarle i miei saluti e dirle
che non è stato il mio cuore ad essere in ritardo.
Aff.mo in nostro Signore, Eymard.
CO 1916
SIGNORINA DANION
(IV, 113, 30)
A.R.T.
Parigi, 13 febbraio 1867.
Carissima signorina in Nostro Signore,
partecipo vivamente al suo dolore; Dio ha voluto richiamare da questo mondo il suo venerando
e tanto buon padre per portarlo in paradiso; per lui è giunto il tempo della gioiosa raccolta. La morte
dei giusti è preziosa agli occhi di Dio [cf. Sal 115,15], è un dolce addormentarsi sul cuore di Nostro
Signore. Oh! che la nostra sia quella dell’amore. Ora bisogna pregare molto per la completa purificazione di questa cara anima; lo farò insieme con lei con tanto affetto, perché anch’io ho conosciuto
ed amato questo buon padre.
Ecco, per lei è un legame in meno su questa terra; quest’anno ben due grossi vincoli sono stati
spezzati: la parrocchia e la casa.
Vada con molta semplicità direttamente a Dio solo, senza lamentarsi di non aver più un direttore a portata di mano; più si accosterà a Dio in questa maniera e meno avrà bisogno di una guida. Vi
è un momento in cui Dio ci vuole soli ed egli ci basta. Viva intensamente con lo spirito in Nostro
Signore, perché là è la sua vera casa e la sua vera vita.
Addio, cara sorella e figlia nella divina Eucaristia. La benedico nella misura in cui le sono unito
in questo buon Maestro. Eymard, S.S.
CO 1917
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 71, 92)
Parigi, 17 febbraio 1867.
Signora carissima in Nostro Signore,
finalmente questa mattina ho terminato questo povero metodo di adorazione e lo spedisco al
reverendo Jubineau. Se lo si giudicherà facile e adatto a far del bene, lei lo vedrà; si sarebbe dovuto
mettermi in prigione a Nantes prima di partire e dirmi che non ne sarei uscito prima di averlo portato a termine. A Parigi non ho molto tempo; sono assediato dagli affari e non so decidermi ad occuparmene.
Eccomi stabilmente a Parigi, tuttavia tra poco dovrò andare a predicare gli esercizi al noviziato,
anche se la data non è stata ancora fissata. Credo che per il suo ritiro bisognerà attendere un po’ il
tempo buono, perché è tanto triste quando piove. Lei sa che sarò completamente a sua disposizione.
Sono tornato da Nantes come ci ero arrivato, senza avere fatto nessuna nuova conoscenza, ricordavo e conoscevo soltanto lei.
Tuttavia sono stato molto edificato dagli abitanti di Nantes: c’è del buono e del combustibile
per il santissimo Sacramento, mi sembra però che il culto del santissimo Sacramento è piuttosto
freddo e che, a parte l’adorazione, non vi si predichi a sufficienza il santissimo Sacramento.
12
In Francia non è come a Roma, dove l’adorazione delle Quarantore basta grazie alla sua solennità; noi vogliamo in più la predicazione, perché siamo meno istruiti e meno devoti.
Non dico nulla di lei, perché la penso tutta assorta in Dio.
Il suo telegramma mi ha fatto molto piacere, perché ho visto, in esso, due piccoli rimproveri:
primo, che io non leggerei la sua lettera; secondo, che l’avrei rimandata all’indomani. Ci è ben riuscita, perché mi sono messo subito al lavoro.
La lascio a Nostro Signore. I miei religiosi ossequi alla sua buona sorella. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, s.
CO 1918
REVERENDO JUBINEAU
(I-S, 169, 2)
Parigi, 17 febbraio 1867.
Signor superiore,
le spedisco finalmente questo povero metodo di adorazione. Ne faccia quello che vuole: tagli,
sopprima, aggiunga.
Sul campo di battaglia, non si può fare niente di buono, ed io mi trovo lì dalla mia partenza da
Nantes. Occorre restare sul posto, ma, a volte, sarebbe il caso di defilarsi.
Ricordo sempre con gioia i pochi giorni trascorsi con lei. I suoi buoni confratelli mi hanno molto edificato. Sono dei buoni ed eccellenti religiosi, ben meritevoli da parte della Chiesa e delle anime.
Rispondo alle sue domande:
1° La sola cosa essenziale per essere aggregato è consegnare ad una persona determinata la pagellina firmata dell’aggregazione. Il resto è solo un sovrappiù. Qualora si volesse fare una cerimonia come facciamo noi nelle nostre case, dove ne ammettiamo parecchi insieme, si può, come io
faccio abitualmente, recitare su ciascuna persona inginocchiata la formula “ego ex facultate” [“Io
per la facoltà…”]. Questo si fa senza cerimonia e senza cotta – cosa che colpisce di più –. Sta a lei
valutare.
2° C’è solo l’obbligo di fare l’adorazione mensile. Si resta aggregato anche se la si omettesse,
perché si è affiliati senza condizione ai beni spirituali della Società. Ci si priverebbe però della grazia dell’adorazione, e si farebbe un po’ torto agli altri.
3° Tutte le altre pratiche indicate nella pagellina, sono soltanto consigliate.
4° Quando il sacerdote delegato recita “Et ego ex facultate”, lo recita a nome proprio, è sempre
la stessa fonte e la stessa facoltà.
Preghi per me, buon Padre Superiore; ne ho proprio bisogno poiché i miei obblighi aumentano
e si allargano, mentre le mie forze e la mia virtù diminuiscono.
Mi creda sempre, in nostro Signore, caro Superiore, il suo Eymard, Sup.
CO 1919
MARGUERITE GUILLOT
(II, 363, 352)
Adveniat Regnum tuum
Parigi, 20 febbraio 1867.
Cara figlia,
ricevo la sua lettera e quanto contiene. Farò tutte le sue commissioni e raccomandazioni al signor Ravon.
Mio Dio! liberiamoci della signorina Sterlingue: non ama più un’opera che voleva con tanta
generosità. Mi fa pena tutte le volte che la vedo.
Essa deve pagare le imposte della sua casa e degli ambienti di cui ha le chiavi e l’uso; a noi
spetta il resto.
13
Viva la croce! Lasci passare questo temporale; passerà come tanti altri. Bisogna compatire questa povera gente.
Bisognerà che scriva lei stessa alla signora Ratel, rue Traversière, Tours. Sta a lei pagare la
pensione, ma la ritengono un po’ alta. Lasci che prendano la loro decisione, dicendo che per le novizie è di 600 franchi, e per quelle che fanno il ritiro di 3 franchi al giorno.
Sia accondiscendente con il signor Trottier.
Nulla di nuovo per la nostra casa presente e futura; preghiamo ed abbiamo fiducia nella divina
Provvidenza.
La benedico in fretta. Tutto suo, Eymard
Sì, faccia mangiare carne a mia sorella, a sua sorella, e lei lo faccia più delle altre. Ho scritto al
signor Ravanat, spero che venga presto.
CO 1920
DOTTOR BONNES
(II-S, 126)
Parigi, 20 febbraio 1867.
Caro signor Bonnes,
lasci che la ringrazi per la sua ultima lettera e per la sua squisita amicizia, cui tengo tanto.
Se venisse a Parigi in occasione dell’Esposizione, spero proprio che non sceglierà una abitazione diversa dalla nostra, dove sarà ricevuto da amico.
Mia sorella mi ha detto che lei desidera fare del capannone una cucina. È giusto che sia a spese
nostre e non sue. Faccia dunque preparare un preventivo ed abbia la cortesia di spedirmelo. Essa mi
dice anche che le ha proposto di prendere in affitto tutta la casa ad eccezione della mia camera. Io
non vedo la necessità di questa eccezione per me, perché, quando vengo a La Mure, ci resto così
poco che non vorrei privarla di quella grande camera. Oppure, se lei lo preferisce, la prego di servirsene come se fosse la sua.
Mia sorella mi scrive che è stata molto contenta del suo ritratto. Essa sta bene ed io la lascerò
ad Angers finché vorrà. Essa pensa spesso a La Mure ed a lei che l’ha trattata con tanta bontà. Accetti di nuovo i miei affettuosi ringraziamenti e mi creda sempre in nostro Signore, caro signor
Bonnes, tutto suo Eymard, Sup.
CO 1921
SIGNOR CHANUET
(II-S, 21, 10)
Parigi, 21 febbraio 1867.
Caro signor Amedée,
ci uniamo tutti alla novena per la guarigione della sua buona mamma, la nostra cara sorella in
nostro Signore. Ieri l’abbiamo iniziata con lei e la faremo insieme a tutti voi.
Dica alla buona mamma quanto le sono unito e affezionato, e quanto desideri vederla. Ella soffrirà sicuramente molto di non riuscire a compiere il suo servizio di adoratrice, ma il buon Maestro,
in questo momento, vuole che essa adori sulla croce, restando unita alle sue sofferenze.
Mi hanno consegnato il pacchetto con sei fotografie della signora de Couchies, la sua devota e
santa suocera. Che devo farne? A chi inviarle da parte sua? Non so se questo conto è stato saldato,
anzi, credo proprio di no. Lo chiederò al padre Chanuet.
La bella cappella di tutti i Santi, che amo moltissimo, è circondata da piccoli calvari che inchiodano alla croce le anime e i corpi, ma il cuore vi si reca spesso. E lei, caro signor Amedée, deve
pure pregare per tutti trovando il tempo per andare ad incontrare, a salutare e pregare il divino ospite che è il primo padrone della casa.
Un caro ricordo per la sua mamma e per la sua signora, alla quale auguro piena salute. Mi creda
sempre, con grande affetto, tutto suo Eymard, S.
14
P.S. Nei prossimi giorni le invieremo alcune botti vuote. La signora de Couchies mi aveva parlato
di un progetto di matrimonio tra una giovane vedova del suo vicinato con il signor Clément Bernard, ottimo giovane sotto ogni aspetto. Sua sorella, la signorina Clémence, mi ha pregato di ricordarglielo per sapere se ci fosse una probabilità per sperare.
CO 1922
SIGNOR RAVANAT
(III, 225, 5)
Parigi, 23 febbraio 1867.
Caro signor Ravanat,
benedico il buon Dio perché si è deciso di venire a ritrovare le sue figlie; sarà per lei una famiglia filiale. Lei non farà che cambiare casa e occupazione. Se non vi si trovasse bene, verrà da noi e
noi la riceveremo sempre a braccia e a cuore aperti.
Cerchi, signor Ravanat, di venire al più presto possibile; si prenda comunque il tempo che le
sarà necessario, ma lo abbrevi quanto più le sarà possibile. Ci porti qualche utensile fabbricato da
lei, perché ci sarà molto utile a Saint-Maurice; ma, se non è possibile, sia come non detto.
Io vedo la gioia e la felicità della sua cara figlia Marie di venire, insieme con il suo caro babbo,
a ritrovare le dilette sorelle tanto felici al servizio del buon Maestro.
Abbia la bontà di pregare per noi; noi lo faremo volentieri per lei. Saluti, o meglio a presto, caro signor Ravanat. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, S.
CO 1923
SIGNORINA DANION
(IV, 113, 31)
A.R.T.
Parigi, 24 febbraio 1867.
Signorina in Nostro Signore,
ho ricevuto la sua lettera e i 2 B. (biglietti?) aggiunti per messe, che con piacere celebreremo
secondo le sue intenzioni.
La sua pisside sarà pronta, lo spero, e più o meno per il prezzo concordato.
Non le dico nulla di lei oggi perché ho molta fretta; a più tardi. Ma permetta che le rammenti
che il fuoco si nutre da se stesso, quando viene alimentato da una buona brace; l’attività è il suo elemento, è vero, ma la vera attività dell’amore è interiore; lei sa bene che Nostro Signore l’ha imprigionata dentro casa e in lui grazie alle tempeste che sono sopraggiunte.
Quando Dio vorrà permettere a questa brace un’attività esterna e renderla incendiaria, un piccolo vento dirigerà presto la sua fiamma verso il legno che la circonda; e quando questo vento soffierà
nella sua casa, allora lasci che la fiamma la divori, la consumi; è Dio che la spinge.
Addio, buona e cara sorella in Nostro Signore; la benedico. Preghi san Giuseppe per noi; ci troviamo infatti in grandi difficoltà a causa dell’esproprio e non sappiamo ancora dove potremo alloggiare il nostro Maestro. Dicono che forse il 1° aprile dovremo andarcene da qui. Faccia per me una
novena a san Giuseppe per questa intenzione.
Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, S.
15
CO 1924
SIGNORINA DANION
(IV, 114, 32)
A.R.T.
Parigi, 24 febbraio 1867.
Mia cara sorella in Nostro Signore,
la sua lettera è arrivata in tempo. Non avevo ancora concluso definitivamente la trattativa, perciò è libera di acquistare quello che vuole a Rennes.
Le consiglio di leggere molto la sacra Scrittura, l’Antico e il Nuovo Testamento, ed anche tutto
ciò che potrà trovare in francese di san Bernardo, di san Bonaventura, di san Girolamo, le sue lettere, ad esempio; li legga, le faranno un gran bene; bisogna ascoltare la parola di Dio alla sua sorgente.
Addio, cara suor Anne; questo nome significa grazia; la ottenga abbondante da Dio per me. La
benedico nel nostro buon Maestro. Eymard.
CO 1925
MARGUERITE GUILLOT
(II, 364, 353)
Parigi, 5 marzo 1867.
Cara figlia,
le invio la lettera del signor Courtois; nell’attesa, conservi questo biglietto.
Ho minacciato Nemours, ed essi cominciano a capire. Riceva bene queste signorine Lieutaud,
così come desidereranno di essere, sono molto buone; inoltre si tratta di una Provvidenza che Dio le
offre. Hanno sempre pensato alle Ancelle del Santissimo Sacramento, e, se non fosse stato per la loro mamma, sarebbero entrate tra le prime.
Abbia la bontà di farci venire del pizzo da Lione, o piuttosto attenda, vado a vedere a Parigi, sarà più comodo.
Sia generosa durante la Quaresima, ma esigente per quanto evidentemente lo può.
La benedico in nostro Signore, Eymard
CO 1926
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 72, 93)
Parigi, 5 marzo 1867.
Carissima signora in Nostro Signore,
le invio l’indirizzo che mi ha chiesto e desidero molto vederla ristabilita in salute; questo rimedio è il migliore che esiste, almeno così dicono.
Dovrebbe aver ricevuto il mio metodo. Non so se meriterà d’essere pubblicato, ma per lo meno
ne ho avuto la buona volontà. Ho detto al signor Jubineau di tagliare, di abbreviare e di togliere tutto ciò che avesse voluto.
Ancora non so quando potrò scriverle per il suo ritiro; l’8 marzo il nostro esproprio sarà esaminato dalla commissione; da qui i fastidi del nuovo insediamento. Le chiedo vivamente di pregare
per l’8 e per i quattro giorni seguenti; si rivolga a san Giuseppe per noi.
Accluso alla presente lettera le invio l’indirizzo di Saumur e prego Dio di volerla guarire. Saluti.
Con effusione la benedico in Nostro Signore. Eymard, S.
16
CO 1927
SIGNORA LEPAGE
(IV, 208, 16)
Angers, 17 marzo 1867.
Signora in nostro Signore,
le scrivo brevemente da Angers, dove sono giunto per la costruzione di una chiesa del santissimo Sacramento e per l’ordinazione di un nostro religioso. Lunedì sarò a Parigi. Lì siamo stati sfrattati dal Comune e da oggi al 15 aprile dobbiamo trovare un’altra dimora. Abbiamo bisogno
dell’aiuto di san Giuseppe. Mia sorella sta bene ed è felice davanti al santissimo Sacramento.
Sono soddisfatto della buona armonia familiare che vi regna: questa è una grazia e spero che
Dio la mantenga a lungo!
Concordo con quel predicatore che diceva che bisogna evitare la tensione dello spirito ed una
virtù fatta di continui sacrifici. Bisogna invece vivere nell’azione di grazie, il che suppone un’anima
che sa gioire dei doni e dei benefici del Signore.
Quanto a lei, la sua via consiste nel darsi completamente a Dio e un po’ alla carità verso il
prossimo.
Sia felice in Dio e in ciò che Egli le manda nella sua infinita bontà.
L’amore è tenace, non rifiuta nulla a Dio e gli dona gioiosamente tutto ciò che chiede o desidera. Entri dunque in questa via di grazia.
Io benedico lei e la sua cara amica. Mi dia notizie del suo ritiro.
Aff.mo in nostro Signore Eymard.
CO 1928
SIGNOR PERRET
(II-S, 120, 14)
Angers, 17 marzo 1867.
Caro signor Perret,
spero proprio che avremo il piacere di vederla a Parigi. Ci è successo un grosso guaio; siamo
stati espropriati dalla città per far posto al corso Arago. La cosa è fatta e noi stiamo ora cercando
una casa per sistemarci e, soprattutto, per sistemare il buon Maestro. Ne abbiamo parecchie in vista.
Penso che non ci concederanno di fermarci a lungo, poiché hanno fretta di aprire il nuovo corso. Non appena sarà decisa la scadenza, la informerò per farla venire a Parigi.
Lei ne sarà probabilmente contrariato ma per noi sarà un piacere accoglierla, visto che da troppo tempo non la vediamo. È vero che lei non è rimasto inattivo, dal momento che il santuario dedicato alla Madonna della Roccia è realizzato e anche molto bene. Lei deve sentirsi ripagato da quel
santo e devoto pellegrinaggio destinato a diventare una sorgente di grazie e di consolazione per tanti
popoli!
A presto, caro signor Perret, mi creda sempre in nostro Signore tutto suo Eymard, S.
CO 1929
PADRE DE CUERS
(I, 201, 181)
A.R.T.
Parigi, 27 marzo 1867.
Carissimo padre,
le sono molto riconoscente per avermi dato sue notizie e lo sono ancor di più nell’apprendere
che sta meglio.
Ahimè, caro padre, sono avvertimenti della divina Provvidenza: così lei giudica questi acciacchi; tuttavia è del tutto legittimo chiedere di poter lavorare ancora al servizio del buon Maestro e
soffrire per suo amore.
17
Le rispedisco il suo libretto della pensione; al Ministero ci è stato detto che è da più di un mese
che Marsiglia ha ricevuto l’autorizzazione a pagarle la pensione. Quanto alla Cancelleria, si è dovuto percorrere lo stesso iter; ma se vi fosse stato un disguido, hanno detto, lei deve inoltrare una seconda istanza al Cancelliere, e subito le sarà resa giustizia.
Lei mi chiede un prete, perché la casa di Marsiglia abbia quanto basta per l’andamento ordinario durante le sue brevi assenze. Dispongo per la verità del padre Chave, ma è giusto lasciarlo per
un po’ ad Angers perché si goda un poco il suo recente sacerdozio.
D’altra parte penso che lei non intende assentarsi durante la quaresima; e dopo la Pasqua le
manderò un prete novizio piuttosto che privarla della possibilità di uscire ogni tanto e di procurarsi
un po’ di sollievo.
La commissione ha fissato l’indennizzo a 350.000, 50.000 in più di quanto la città ci offriva. La
commissione è stata molto severa, ma d’altronde, per quanto ci riguarda, noi siamo quelli che hanno
la situazione migliore, non sappiamo ancora quando ci sarà versata la somma, ma si dice che la cosa
non andrà per le lunghe. Abbiamo l’intenzione di prendere in affitto una casa in attesa di comperarla. Ora non è il momento di acquistare; i prezzi dei terreni e delle case sono alle stelle, sia a causa
dell’Esposizione, sia a causa del Luxembourg e dei boulevards realizzati e da mettere in cantiere.
Del resto noi non troviamo niente; la somma la investiremo nelle azioni delle Ferrovie di Orléans.
Ho rivisto il signor Coltat per le medaglie del padre Leroyer; è davvero penoso dover trattare
con tali fornitori.
Non mi dimentichi, caro padre, davanti a Nostro Signore: ne ho un gran bisogno. Suo dev.mo
in Nostro Signore, Eymard, S.S.S.
CO 1930
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 73, 94)
Parigi, 27 marzo 1867.
Signora in Nostro Signore,
l’affare del nostro esproprio è terminato e la commissione ha fissato il compenso in 350.000
franchi; è il prezzo corrente nel quartiere. Non è stata generosa, ma sicuramente giusta; la città ci
aveva offerto soltanto 300.000 franchi. Sembra una grossa somma, ma, paragonata al costo delle aree e degli edifici, a seguito dell’apertura di tutti questi viali, non è nulla. Ora siamo in procinto di
prendere in affitto un pensionato libero, in Boulevard Montparnasse 112; vi staremo molto tranquilli. Ci hanno detto che dovremo evacuare l’attuale edificio a partire dal 15 aprile.
Se desidera fare il suo ritiro la prossima settimana, io spero di essere un po’ libero. Il tempo, è
vero, non si è messo al bello, e forse, dal momento che lei è appena uscita dall’influenza, è meglio
attendere ancora un po’. Lei mi troverà sempre disponibile a servirla.
Ho ricevuto un esemplare della mia breve meditazione di adorazione. Manca un “di” a pagina
5, riga 29: “ed otterrete tutto dall’amore di Gesù”.
Desidero molto averne qualche copia per i miei figli; conto sulla sua carità. Benché non sia un
lavoro perfetto, tutt’altro, esso comunque può essere di aiuto a fare meglio l’adorazione.
Apprezzo Nantes più di Angers; Iddio ci vorrà lì? Sarà quello che egli vuole.
La benedico con effusione in Nostro Signore. Suo dev.mo in lui Eymard, S.
18
CO 1931
REVERENDO JUBINEAU
(I-S, 170, 3)
Venga il tuo Regno.
Parigi, 27 marzo 1867.
Signor Superiore,
la ringrazio molto per la sua buona e gentile lettera. Lei mi ha preso per il collo! E lei ne porterà il peccato, se peccato ci fosse. La ringrazio anche per l’esemplare dell’adorazione che mi ha inviato. Ne desidererei alcuni altri per i miei religiosi che vi troverebbero un aiuto per le loro frequenti
adorazioni.
Per lucrare le indulgenze della nostra Congregazione, occorre recitare 5 Pater e 5 Ave come si
usa ed è prescritto.
Conservo sempre un pio e gradito ricordo di Nantes e della sua santa casa, ma a tutti preferisco
il suo ricordo nel “Memento” della sua carità sacerdotale. Io la ricordo nel mio.
Mi creda in nostro Signore, caro Superiore, il suo Eymard, Sup.
CO 1932
MARGUERITE GUILLOT
(II, 364, 354)
(Copiata da una lettera rinviata al Padre che la chiedeva)
Parigi, 28 marzo 1867.
Cara figlia,
il signor False mi chiede la sua indennità per il vicolo chiuso. Ho già ricevuto due lettere, ma
credevo che fosse stata pagata. Me lo dica, me ne invii la ricevuta, affinché io possa mostrargliela;
mi invii anche la lettera che egli aveva scritto, e in cui diceva che non voleva nulla per lui, ma di regolarsi con il suo affittuario, il signor Barret.
Temo che il signor False ritorni sulle proprie parole e che si debba pagare ancora.
CO 1933
SIGNORA LEPAGE
(IV, 209, 17)
Venga il tuo Regno.
Parigi, 3 aprile 1867.
Signora in nostro Signore,
grazie per la sua lettera. In merito a quanto conteneva, mi sono comportato come fanno i poveri
che non dispongono più di niente (e questa era la mia situazione in quel momento); mi sono inginocchiato, ho recitato un Padre Nostro ed un Ave Maria per lei, ho ringraziato la divina provvidenza: perché nessuna grazia giungeva più opportuna. Dio la ricompensi, cara figlia!
Noi stiamo traslocando perché il 15 aprile arriveranno i demolitori.
Ce ne andiamo al boulevard Montparnasse 112, nei pressi della stazione di Rennes [oggi stazione Montparnasse]; ci trasferiremo dal 10 al 14.
Dunque lei è stata male, povera figlia! Certo, è cosa che dipende dal Cielo e dalla terra; si tratta
infatti di una prova, che deve portarla ad abbandonarsi fra le mani della divina Provvidenza e, ancor
più, nella fiducia filiale nella Misericordia così grande e paterna di Dio.
È così che Dio ci fa capire che non possiamo porre la nostra fiducia nelle nostre buone opere,
né nelle nostre virtù, ma solo nella sua grazia.
Mi auguro che questa prova non si ripeta, ma se essa tornasse a bussare alla sua porta, non le
apra l’uscio. La metta subito nelle mani dell’obbedienza e del Direttore della sua anima. Questo
perchè si perde la testa quando ci si trova in mezzo ad una terribile tempesta; essa è come il mal di
mare che passa appena si mette il piede sulla terra della fiducia. Spero di vederla un giorno a Parigi
19
insieme alla sua amica che è tanto cara anche a me. Suo nipote Tholin è venuto a salutarmi qualche
giorno fa; contento di avere avuto il privilegio di essere stato assegnato all’ufficio di Agen, dove
sua madre lo raggiungerà tornando da Hyères, dove si trova suo fratello.
Scriverò a sua sorella. Con essa sono in ritardo. Purtroppo sono un gran debitore: sono in debito con tutti!
Faccio un po’ come i poveri: prego molto per tutti e, soprattutto, per gli amici.
Cara figlia, la benedico insieme alla sua buona e cara Antonia.
Aff.mo in nostro Signore Eymard, S.S.
CO 1934
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 73, 95)
A.R.T.
Parigi, 4 aprile 1867.
Signora in Nostro Signore,
bisogna benedire Dio di tutto; quando il momento del suo ritiro sarà giunto, Dio rimuoverà ogni difficoltà.
L’importante per lei è di non uscir di casa con un tempo tanto instabile e con tutte le influenze e
i raffreddori che sono in giro. Io sarò sempre interamente disponibile per lei, come il buon Maestro
vorrà.
Stiamo facendo il trasloco in Boulevard Montparnasse 112; speriamo d’insediarci lì la vigilia
della domenica delle Palme.
La benedico con effusione in Nostro Signore. In lui suo dev.mo Eymard, S.
CO 1935
SIGNORA JORDAN
(IV, 283, 70)
Venga il tuo Regno
Parigi, 4 aprile 1867.
Signora in Nostro Signore,
la sua lettera mi ha rincorso nell’Anjou. Le mie lettere non vengono lette.
Non prevedo di lasciare Parigi prima di Pasqua. Sono pronto a ricevere le sue lettere e, ancora
più, ad accogliere lei che mi è tanto cara in nostro Signore. Disponga pure di me.
Noi traslochiamo. Espropriati, bisogna che i muratori comincino a demolire la nostra casa il 15
aprile. Noi ci trasferiamo in Boulevard Montparnasse, 112, dove saremo tra il 12 e il 14.
Grazie per le confortanti notizie della sua famiglia. Benedetta distorsione! che obbliga ad un riposo forzato. Speriamo che diventi pio e fruttuoso.
Benedico quel meraviglioso bambino, la sua speranza e il santo della Chiesa.
La benedico in nostro Signore. Aff.mo in Lui, Eymard, S.
CO 1936
SIGNORINA DANION
(IV, 114, 33)
Adveniat Regnum tuum.
Parigi, 8 aprile 1867.
Signorina in Nostro Signore,
la ringrazio per la sua lettera: essa mi ha regalato un momento di riposo. Comprendo il suo desiderio del purgatorio. È buona cosa non offendere più Dio, è già la perfezione; ma lasci che Dio agisca in lei: è la cosa migliore. Egli isola, monda, taglia, innesta, coltiva ed irriga: è un esperto giardiniere.
20
È lui che le manda quelle piccole d’attorno, si faccia bambina con quelle nipotine.
Lei è molto contenta di godere di Nostro Signore dopo aver fatto la comunione. Ne goda bene;
è la prova personale dell’amore che Gesù le porta.
Alla fine della settimana, domenica 14, saremo nella nuova casa: Boulevard Montparnasse 112.
In questo momento siamo nel pieno del trasloco, che dobbiamo rimpiangere molto ma anche salutare con gioia, perché san Giuseppe ci ha fatto trovare un luogo di vera solitudine nel cuore di Parigi.
Addio, la benedico e sono suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, S.S.
CO 1937
SUOR PHILOMÈNE
(I-S, 203, 2)
Gesù-Ostia
Parigi, 25 aprile 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
lasci che essa tolga a nostro Signore quello che vuole, e le consegni quanto le chiede. È il momento di mettere in pratica il consiglio del buon Maestro: “Se vi tolgono la tunica, offrite anche il
mantello” [cf. Mt 5,40].
Prima di imbottigliare il vino, ponga le bottiglie rovesciate sul fuoco; tanto basterà per asciugarle. Se poi un po’ d’acqua resterà, non fa niente.
Non si turbi per quello che ha detto a quella povera sventurata, non le dica altro.
Confidi in Dio, perché gli uomini sono nelle sue mani, ed i suoi ministri ancor più.
Prego molto e benedico tutte in nostro Signore, Eymard.
Questa mattina ho ricevuto le lettere della signorina Sterlingue, che la Madre d’Angers mi ha
inviate.
CO 1938
PADRE LEROYER
(I, 255, 43)
Adveniat Regnum tuum.
Parigi, 26 aprile 1867.
Carissimo padre,
le mando il buon padre Chave, il suo caro figlio e discepolo, perché il padre de Cuers mi ha
chiesto un aiuto durante la sua assenza. Non ho trovato di meglio che inviarle uno che le sarà tanto
caro. Egli viene con gioia, perché la considera come il suo buon maestro; bisognerà che lo introduca
nel santo ministero e lo metta subito in confessionale: è erudito e bisogna lanciarlo immediatamente
sul campo di battaglia; bisognerà anche iniziarlo alla predicazione; ci sarà da fare, ma il fondo esiste
e finirà col vincere la sua timidezza e col mettere in azione il suo cuore di apostolo.
Non ho potuto rifiutare al caro padre de Cuers ciò che mi ha chiesto, vale a dire un periodo di
vacanze: mi dice di averne molto bisogno e spera che lo rimetteranno in forze; è ciò che desidero di
tutto cuore e che chiedo con molta insistenza al buon Maestro.
Dopo la sua partenza governi lei la piccola barca di san Pietro e sia padre e maestro per i suoi
cari figli.
Dio le ha affidato una bella missione, caro padre, e lei sia contento di potergli preparare una
messe tanto ricca di gloria. Continui sempre col suo spirito di fede, di dedizione e d’amore: il tempo
della fatica è breve, ma quello della ricompensa è eterno. Con religioso affetto in Nostro Signore
sono, carissimo padre, suo dev.mo Eymard, S.S.
P.S. Ho dato al padre Chave il permesso di recarsi giovedì al Plan, favorisca confermargli
l’autorizzazione.
21
CO 1939
SIGNORA CHANUET
(II-S, 14, 16)
Adveniat Regnuum Tuum
Parigi, 26 aprile 1867.
Buona madre e cara suor Camille,
speravo di portarle la mia lettera, ma non posso ancora abbandonare la nostra casa nell’attuale
fase di trasloco. Eccoci in boulevard Montparnasse112. Da qualche giorno abbiamo lasciato la nostra cara casa di Nazaret di faubourg Saint-Jacques, dove lei ha tanto pregato. Abbiamo trovato qui
una piccola cappella, e perciò la nostra Esposizione non è stata sospesa neppure un momento. Questo ci ha molto confortato.
Ecco dunque, buona suor Camille, che lei soffre ed è bloccata in camera, Ahimeh! La croce è
pesante e lunga, ma pensi che le viene dal cielo e che è il cuore di Gesù che gliel’ha data come ad
un’Ancella della sua passione; non guardi troppo alla croce, bensì alla mano che gliela invia e allora
il suo amore la farà fiorire.
In questo momento lei è la sorella del Calvario; sia fedele alla sua grande missione. Io prego
molto per lei come è giusto e, non potendo per il momento venire da lei, le invio il padre Chanuet.
Io cercherò di venire appena mi sarò disimpegnato un po’. Il buon padre Chanuet arriverà domenica
mattina e celebrerà la messa per lei verso le ore 9.
Cordiali saluti a tutta la sua cara ed amabile famiglia. Il padre le darà notizie di suor Benoîte.
La benedico molto teneramente, buona e cara sorella, e sono in nostro Signore tutto suo Eymard, S.S.S.
CO 1940
SUOR BENOÎTE
(I-S, 201, 5)
Parigi, 29 aprile 1867.
Cara figlia,
ho ricevuto un’ultima lettera dal signor Saunier. La signorina Sterlingue non si accontenta più
di non esigere nulla, essa vuole 86.700 franchi per indennizzi ed interessi. Di fronte a tanta iniquità
ho scritto a suo padre. Scrivo al notaio perché è il colmo. Coraggio e fiducia. Mi spedisca le lettere
della signorina Sterlingue che io le ho inviato, perché ne ho urgente bisogno.
Dio è là ed anche la sua ora. Credo che sia venuto il tempo che lasci Nemours, forse la sua assenza attenuerà tanto furore.
La benedico in nostro Signore, suo Eymard.
CO 1941
SUOR BENOÎTE
(I-S, 201, 6)
Parigi, 1° maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
desidererei molto vederla a Parigi [una riga resa illeggibile] ciò che c’è da fare in questa tempesta. Non ho ancora ricevuto nulla da sua Eccellenza [Allou]. Ci terrei ad informarlo. Chieda al
buon Maestro di venire e di dargliene la forza.
È il caso di curvare la testa sotto la croce, di pregare per quelli che perseguitano e fanno soffrire.
Occorre attendere il risultato della mia lettera al padre (della signorina Sterlingue). Quanto alle
denunce, mi ripugna sporgerne.
Cosa vuole il buon Maestro? Bisogna adorare la sua croce, come la sua Eucaristia.
La benedico in nostro Signore e la attendo. Conduca anche suor Filomena se le è utile. Suo, in
nostro Signore, Eymard.
22
CO 1942
SUOR PHILOMÈNE
(Nemours)
(I-S, 205, 1)
Saint-Maurice, 8 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
non la dimentico davanti a Dio. Prego molto per il suo buono e caro papà. Quando si soffre, è
un conforto poter confidare nella salvezza dei propri cari.
Riguardo al consiglio del suo caro zio, non so che dirle. Non ci vedo un ostacolo serio. Potrebbe trattarsi di un ultimo sforzo e di una soddisfazione per suo zio. Ma se lei scrive, ne conservi una
doppia copia.
Non avrei mai pensato che l’avarizia potesse portare così lontano! mai avrei potuto sospettare
una simile indelicatezza.
Non volevo collegare all’avarizia la gelosia, ma, purtroppo, questo odio e questa vendetta che
la hanno indotta a spargere fuoco e fiamme dappertutto, mi rivelano bene la causa del male.
Per essa bisogna pregare molto, poiché ne ha un grande bisogno.
È una grande prova, mie care figlie, felici di soffrire qualcosa per l’opera e la gloria di Gesù.
La benedico, tutto suo in nostro Signore, Eymard.
CO 1943
MARGUERITE GUILLOT
(II, 365, 355)
Saint-Maurice, 12 maggio 1867.
Cara figlia,
le invio il modello della procura da fare davanti al notaio da parte di suor Louise. La faccia fare
subito, e la spedisca immediatamente al signor Saunier, notaio, a Nemours, Seine-et-Marne.
Il tempo stringe, bisogna che usciamo da questo Calvario.
So che si teme che questa povera signorina Sterlingue vada ancora oltre.
Scriva al signor Saunier, rinviando la procura, che salderà il prestito della signorina, allo scadere dei sei mesi.
Non ho che il tempo di benedirla in nostro Signore, Eymard, S.
P.S. Il signor Chesnau, Vicario generale, mi parla sempre di quella donna che sta all’ingresso del
vicolo, per l’indennità del vicolo chiuso. Il signor Loriol se ne è informato. Le dia 100 franchi:
glieli restituirò a questo scopo.
CO 1944
MARGUERITE GUILLOT
(II, 365, 356)
Parigi, 12 maggio 1867.
Cara figlia,
nella mia preoccupazione ho dimenticato il modello della procura di suor Louise [Chabert]; il
portalettere aveva fretta, vengo subito a riparare alla mia dimenticanza.
Scriva al signor Saunier, come le ho detto, che ha ricevuto la sua lettera con la quale le chiede,
a nome della signorina Sterlingue, il rimborso dei due biglietti che lei gli ha fatto della somma prestata, e che lei si terrà pronta per il rimborso per quel periodo.
Bisognerà lasciar partire mia sorella e Nanette, visto come stanno le cose.
Nella lettera al signor Saunier, gli dica che riceverà di seguito la procura che io le ho inviato
per la signorina Louise Chabert.
23
Ahimè! povera figlia, ce ne è abbastanza? Ricevo oggi un’altra lettera del signor Saunier [una
riga resa illeggibile] preghi molto che tutto si fermi lì [tre righe rese illeggibili]; povera figlia, pure
io soffro della sua sofferenza, ma bisogna trarne profitto.
Suor Benoîte è venuta qui con suor Philomène, che aveva bisogno di un consiglio; penso che
esse sono ancora a Nemours. Avrei molto desiderato che suor Philomène restasse a Nemours per il
trasloco, me l’ha quasi promesso.
Suor Benoîte ha bisogno di andarsene presto; e lei, eviti di andare a Nemours: il sindaco e notaio è troppo irritato, e anche il signor Parroco.
Se ne uscirà come si potrà.
Dica alla buona e cara suor Antoinette che la benedico, che prego molto per lei, di avere una
grande fiducia nella bontà di nostro Signore, che è sempre stato così buono con lei; si premuri di
farle emettere i voti perpetui prima di morire, se Dio lo vuole.
Essa sarà ben ricevuta da Dio e dalla santissima Vergine, perché è tanto buona e tanto caritatevole.
La benedico molto, cara figlia, coraggio e forza: è il momento di soffrire per nostro Signore.
Eymard
P.S. Avete un sacrestano e un giardiniere? Io ho sempre il mio fra Pierre.
CO 1945
SUORE RAVANAT
(I-S, 215, 1)
St-Maurice [?], 12 maggio 1867.
Buongiorno care figlie.
Vostro padre ci edifica molto, sta bene e sembra contento. Con la mamma che è in cielo, tutta
la vostra famiglia appartiene a nostro Signore. Pregate per me, care figlie. Eymard.
CO 1946
PADRE GAYRAUD
(I-S, 20, 1)
Venga il tuo Regno.
Saint-Maurice, 12 maggio 1867.
Carissimo fra Jules,
rispondo alla sua lettera personale.
Ringrazio il buon Maestro che le ha suggerito di scrivermi, perché mi ha illuminato e mi ha
confermato nella verità di una opinione che condivido con il padre Chanuet.
Una quindicina di giorni fa, il padre Chanuet le chiedeva di rivolgersi a me per il noviziato visto che voleva restarvi come professo, perché portato più alla vita solitaria che a quella attiva. La
sua lettera mi conferma questo bisogno.
Non esito dunque a dirle, caro fra Jules, di venire a Saint-Maurice, dove troverà tutto ciò che la
sua anima desidera. Non vada a tentare altrove, perché sarebbe un passo sbagliato. Il suo stato è una
tentazione, ma non un motivo di non vocazione eucaristica. Dio se ne serve per aprirle la via e la
casa più perfetta della Società.
Mi aspetti a Parigi, si prepari e si ricordi che la gioia tornerà con il bel sole dell’Eucaristia. Tra
lei, Dio e me.
La benedico molto in nostro Signore, e sono, caro fratello, tutto suo Eymard, Sup.
24
CO 1947
SUOR BENOÎTE
(I-S, 202, 7)
Saint-Maurice, 12 maggio 1867.
Cara figlia,
in considerazione del suo stato civile, fra Charles le invierà una procura che la abilita a firmare
l’atto dovuto alla signorina Sterlingue; prima di partire da Nemours, faccia chiedere al signor Saunier se le occorre fare una procura; lo faccia con la semplicità e con la cortesia abituale. Si è così irritati che un nonnulla può provocare un’esplosione, occorre semplicemente farla finita ed andarsene. E, andandosene, occorre pregare per quelli e quelle che ci hanno fatto soffrire e, addirittura, scusarli come ha fatto nostro Signore.
Cerchi di vedere il signor Decano o, almeno, lo informi della sua partenza, e lo ringrazi per la
carità usatale.
Si tenga ben stretta al Signore, e veda la sua santa volontà in tutto ciò che accade.
La benedico, cara figlia, in nostro Signore, Eymard, S.S.
CO 1948
MARGUERITE GUILLOT
(II, 367, 357)
Saint-Maurice, 13 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
eccola dunque a Parigi! Dio ne sia benedetto! Le ho inviato ad Angers la procura per suor
Louise [Chabert], simile a quella di fra Charles [Richerd]; se ce l’ha la legga.
Che fare? Poiché si trova a Parigi, vada fino a Nemours, ma non veda nessuno, a meno che, una
volta sul luogo, lei giudichi di fare diversamente per il bene. Se incontra la signorina Sterlingue,
nessun rimprovero, nessuna indignazione.
In fondo, può darsi che sia una grande grazia andarcene di là; perché questa fondazione era mal
posta. Dio ha le sue vie. Se noi meritiamo questa lezione ed abbiamo bisogno di umiliazione, eccola
arrivata: che sia ben ricevuta!
Sarò a Parigi soltanto domani mattina verso le nove e mezza.
La benedico molto in nostro Signore, Eymard
P.S. Ho scritto questa sera a suor Marie di aprire la mia lettera e di far fare in fretta la procura di
suor Louise secondo il modello, e di inviarla a Nemours, al signor Saunier.
CO 1949
SUOR MARIE
[de Boisgrollier]
(III, 221, 5)
St-Maurice, 13 maggio 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
ho scritto alla buona Madre; apra la lettera che contiene la procura di suor Louise [Chabert]. La
faccia fare dal signor Neveu, notaio, e la spedisca immediatamente al signor Saunier, notaio a Nemours (Seine-et-Marne).
Desidero chiudere molto in fretta questa incresciosa questione di Nemours.
Starò qui ancora fino a domani, quindi ritornerò a Parigi; la Madre dovrebbe essere a Nemours.
Povera madre! il suo cuore deve soffrire molto; bisogna pregare molto per lei.
Forse è un gran bene che lasciate Nemours.
La benedico in Nostro Signore, cara figlia. Eymard, S.
25
CO 1950
MARGUERITE GUILLOT
(II, 367, 358)
Parigi, 15 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
mi è molto dispiaciuto di venire a sapere che stava a Parigi, mentre mi avevano detto che era
partita; è con questa certezza che sono andato subito dal notaio, signor Meignen, rue Saint-Honoré,
370, per consultarlo sull’atto da fare a Nemours, e per chiedergli la procura di fra Charles.
Egli vi trova delle difficoltà e ne scriverà al signor Saunier, notaio a Nemours. Gli ho detto soltanto che noi non vogliamo pagare le spese dell’atto, che esse devono essere pagate dalla signorina
Sterlingue, e che noi ne avevamo abbastanza di una volta.
Tornando dal notaio, ho subito scritto ad Angers, col telegrafo, perché si faccia allo stesso modo. Perciò, come vede, non mi sono occupato che dei suoi problemi. Avrei voluto vederla, ma il
buon Dio non l’ha voluto. Egli sarà il suo consiglio e la sua forza. Non mi era possibile lasciare il
noviziato prima, a causa dei regolamenti da fare. Se almeno lei vi fosse venuta, questo sarebbe stato
più veloce.
A Nemours non si lasci turbare da tutto quello che si dirà; il buon Dio sa bene che non abbiamo
né carpito né influenzato la signorina Sterlingue: si tratta di un sotterfugio. D’altronde, considero
questo come una grande grazia, eravamo in una posizione troppo falsa; presto o tardi sarebbe stato
necessario rompere.
Ho ricevuto notizie da Angers; suor Antoinette è sempre nella stessa situazione.
Benedico lei e tutte le sue figlie, in nostro Signore, Eymard
P.S. Credo che non può dispensarsi di vedere il signor Decano; egli è buono e pio [una riga resa
illeggibile] prego senza sosta per lei e per questa povera Nemours.
CO 1951
SIGNOR NEVEU
(II-S, 135, 1)
Parigi, 17 maggio 1867.
Signor Neveu,
non vogliono accettare la procura che lei ha spedito, e questo non farà che aggravare le difficoltà con quella testa matta. La prego perciò di preparare una procura simile a quella di cui le ho inviato il modello. Non vedo l’ora che quelle suore escano di là.
La ringrazio in anticipo per tutta la benevolenza che ha avuto per quelle suore. Esse hanno bisogno di lei.
Gradisca l’omaggio rispettoso, signore, del suo umilissimo servitore (Eymard).
CO 1952
SIGNOR NEVEU
(II-S, 135, 2)
(Parigi) 18 maggio 1867.
Signore,
mi spediscono un altro modello, meno umiliante per tutti. Veda se siamo ancora in tempo.
Quando si ha a che fare con delle teste matte e false, si giunge a questo triste risultato. Ma io
consiglio a quelle suore di rinunciare ai loro diritti piuttosto che imbarcarsi in un processo.
Gradisca, l’omaggio rispettoso e devoto, del suo umile servitore, Eymard, Sup.
26
CO 1953
MARGUERITE GUILLOT
(II, 368, 359)
Parigi, 18 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
sono stato molto edificato della santa morte di suor Antoinette. È la morte di un’adoratrice, e
che dolce morte! È il felice risveglio ai piedi di Gesù, re della gloria, dopo essere stato il re
dell’amore e il buon Maestro, che essa ha così ben servito e molto amato!
È bello morire al servizio di Gesù Eucaristico! Che la nostra morte sia quella di un buon servitore!
Ho inviato per la seconda volta un modello di procura meno umiliante, ma bisogna rassegnarsi
a pagare le spese dell’atto. Quella sventurata non vuole pagarle, e minaccia sempre uno scandalo e
un processo.
Ho ricevuto ieri una lettera molto penosa del signor Saunier, sempre riguardante la circonvenzione che egli ritiene vera; nonostante che io gli abbia spiegato tutto.
Che fare? Bisogna rassegnarsi, soffrire e perdonare tutto, senza fiele e per sempre.
Ahimè! quante volte dico: mio Dio, ve lo offro!
Ma ciò che mi addolora, è pensare che nostro Signore perderà un trono d’adorazione. Non mi
posso rassegnare a questa perdita eucaristica del suo servizio.
Ho letto attentamente ciò che mi ha scritto la buona suor Marie; ma non c’è niente dadire, o da
fare, perché non sappiamo se voi sarete rinviate e umiliate fino a quel punto.
La benedico, cara figlia. Tutto suo in nostro Signore, Eymard
CO 1954
SUOR BENOÎTE
[Nemours]
(I-S, 206, 2)
Parigi, 18 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
sono preoccupato per tutte voi. Mi scriva qualcosa. La Madre è partita? Dov’è e come sta?
Sto sollecitando tutte le procure che si devono preparare. Vorrei vederla presto fuori da questo
povero e penoso calvario.
Ma lasciamo fare al buon Maestro: tutto accade per il meglio; e dopo vedremo la mano misericordiosa di Dio. Da questa situazione così instabile e da queste condizioni così gravose e delicate,
non si poteva uscire che con un colpo di tempesta. Essa è ben violenta, ma io preferisco guardare al
buon Maestro che dorme nella sua barchetta… già semisommersa.
Non guardi alla croce e alle sue spine, non a coloro che crocifiggono ed insultano, ma al cielo
che lo vuole e a Gesù che vuole un luogo di pace.
Addio, cara figlia. Benedico lei e le tutte le sue care suore, Eymard.
CO 1955
MARGUERITE GUILLOT
(I, 369, 360)
Parigi, 19 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
ho scritto con lo stesso corriere al signor Neveu, al quale ho inviato un secondo modello di procura meno umiliante.
Ho ricevuto ancora due lettere molto penose del notaio di Nemours; bisognerà bere il calice fino alla feccia.
Tra le persone che ci conoscono non si parla che dell’affare Lafond e Sterlingue, di lei e di me.
Ahimè! ahimè! cosa dire e cosa fare? se non umiliarsi, pregare e soffrire!
27
Se ci fosse il processo, [mezza riga resa illeggibile] nel procedimento divenivano una notizia
pubblica; e allora che cosa sarebbero diventate le Opere del Santissimo Sacramento? Solo Dio lo sa!
perché la tempesta si aggrava sempre più.
Bisogna quindi mettersi in preghiera e in penitenza; dico penitenza, perché tutti dobbiamo rimproverarci; bisogna calmare la collera di Dio irritato forse dai peccati che ci sono intorno a tutta
questa miseria.
Martedì che cosa dirà Monsignore [Allou]? Ciò che il buon Dio vorrà; sarà la risposta di Dio.
Perciò io prego molto perché il buon Dio lo illumini e lo guidi nella sua decisione.
La benedico in nostro Signore e prego per lei, Eymard
P.S. Ci occorreranno settemila franchi giovedì per le spese dell’atto, e dove prenderli?
CO 1956
SUOR PHILOMÈNE
[Nemours]
(I-S, 206, 3)
Parigi, 19 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
ho scritto alla piccola Madre, cui spedirò da qui la procura per guadagnare tempo. Giovedì
prossimo verrò a Nemours per firmare l’atto con lei. Chieda forza e coraggio, e calma. Quanto sta
accadendo è grazia, perché la situazione era sbagliata.
Si tratta di un atto di misericordia di Dio, e dobbiamo adorarlo e benedirlo.
Quanto al resto, il buon Maestro è là.
Mantenetevi tutte calme, pregate molto, perdonate molto, pregate per essa e non recriminate affatto. È il caso di dare gloria a Dio sul calvario in cui ci mette.
Benedico tutte in nostro Signore, Eymard.
CO 1957
MARGUERITE GUILLOT
(II, 370, 361)
Parigi, 21 maggio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
oggi monsignor Vescovo [Allou] deciderà la sorte delle suore. Che Dio sia benedetto e glorificato di tutto! Giovedì andrò a Nemours; credo che sia inutile che invii due suore a Nemours, ci sarò
io.
La cosa migliore è andarsene al più presto.
Bisogna pregare molto per questo ultimo momento; perché tutto può essere fermato per un
nonnulla: meglio essere generosi.
Mi mandi il foglio della rendita vitalizia, se ce l’ha, e il conto della signorina Sterlingue.
Mi mandi tutto a Nemours, così arriverà più presto.
Mia sorella è arrivata bene, e anche Nanette; essa era preoccupata per me come un bambino, io
faccio fatica a tranquillizzarle.
La benedico in nostro Signore, Eymard
28
CO 1958
SUORE DEL SS. SACRAMENTO DI NEMOURS
(I-S, 207, 4)
Parigi, 21 maggio 1867.
Care suore in nostro Signore,
vi scrivo queste poche righe per dirvi che le vostre prove finiranno presto. Abbiate pazienza e
fiducia fino alla fine. Conservate nel cuore la pace e la carità del buon Maestro.
Voi non avete demeritato del suo servizio e della sua gloria.
Quanto sta accadendo è per il bene dell’opera; noi, al momento, non ne vediamo che la prova e
la croce; più tardi ne vedremo la misericordia e la grazia.
Io non vi dimentico, care figlie. Prego incessantemente per voi e mi occupo della vostra situazione.
Sarò a Nemours giovedì verso le 10,30 o, ed è più probabile, verso le 14,30.
Pregate molto per colei che vi fa soffrire, perché essa è più da compiangere di voi.
Vi benedico in nostro Signore, Eymard.
[il fondo della pagina, dove inizia il postscriptum, è strappato per 23 centimetri, resta la conclusione nel retro] … molto il signor Decano, che è stato così buono con voi, e che io non dimenticherò mai.
CO 1959
SUOR PHILOMÈNE
(I-S, 208, 5)
Parigi, Ascensione (30 maggio) 1867.
Cara figlia,
domani, venerdì, verrò a prendervi tutte. Partirete tutte insieme alle 14,22. Se poi, per un caso
eccezionale, non arrivassi verso le 10,30, non mi aspetti.
Non faccia concessioni, rifiuti tutto. Prima di partire chieda se la signorina Sterlingue ha firmato. Se non lo avesse fatto, protesti con il signor Germain.
Essa deve, è certo, la metà della pompa. Lei non deve pagare i 20 franchi del cris (?) ordinato
da Belin.
Non si lasci intimidire. Se minacciano, noi in Dio saremo più forti di loro. Il tempo della giustizia, anche umana, verrà. Per il mulino rifiuti tutto, perché la cosa non la riguarda.
Se essa parlasse di processo, risponda che siamo pronti a difenderci, e che essa potrebbe anche
pentirsene.
Conservi tuttavia la calma e, per quanto può, taccia.
Vi benedico tutte. Eymard.
P.S. Arrivando fatevi condurre dal signor Dhé, rue Brezin 19, route d’Orléans. Prendete un piccolo
omnibus alla stazione di Lione [a Parigi], perché è più comodo
[La lettera è seguita da queste direttive che sembrano essere stata scritte la vigilia, mercoledì,
come si può constatare dal n. 4]
1° Ogni suora porti con sé i propri effetti personali, l’occorrente per dormire (lenzuola, cuscino,
coperta), i libri di preghiera, ecc. In pratica, quanto è necessario per trascorrere un po’ di tempo con
tutto l’occorrente.
2° Partite tutte venerdì. La Madre, suor Philomène e suor Marie-Joseph restino per ultime, e
partano con il treno delle 14,22 o delle 19,29.
3° Per decisione dell’architetto, togliete senza problemi: gli altari, il tavolino, la balaustra, le aste, ecc. e tutto il mobilio.
29
4° Spedite oggi, mercoledì, per accelerato, la cassa dei materassi, i letti di ferro, gli utensili di
cucina, a questo indirizzo: signor Eymard, boulevard Montparnasse 122.
5° Consegnate le chiavi della casa di comunità, della cucina, del parlatorio, del refettorio, della
sagrestia, della cappella, solo al notaio signor Saunier o al suo primo aiutante signor Germain, ma
non al signor Spinay o alla signorina Sterlingue. Il signor Saunier le riconsegnerà loro personalmente, oppure il signor Germain.
6° Se ci fossero altre difficoltà, giratele al signor Douillard, architetto, rue Madame 53.
CO 1960
MARGUERITE GUILLOT
(III-S, 83, 1)
Venga subito con il treno espresso, l’attendo domani mattina; ho delle comunicazioni importanti da
darle. Eymard
CO 1961
MARGUERITE GUILLOT
(II, 370, 362)
Parigi, 2 giugno 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
la ringrazio di avermi inviato la lettera della signora Gourd e anche le sue notizie.
Ho l’animo troppo triste per rispondere ai dettagli della sua lettera sul progetto che le ho sottoposto e che lei non ha capito, forse perché non mi sono espresso abbastanza bene.
Ho ricondotto a Parigi suor Marie-Joseph, e l’ho mandata a passare un po’ di tempo dal nonno
[a Rouen] che ha 86 anni e che desidera vederla prima di morire. Essa ha molto bisogno di questo
permesso e di questo riposo, perché è in un pessimo stato di salute! Ha molto sofferto.
Suor Emilienne [Tamisier] è partita oggi [per Tours], dove le ho detto di restare un poco, e solamente per i suoi affari, per poi recarsi ad Angers, cosa che farà con piacere; la trovo bene.
Le suore Benoîte e Philomène sono venute con noi fino a Fontainebleau, e sono partite di là per
i Thorins, per prendere le loro cose, e per visitare suor Camille, molto più sofferente del solito.
Le ho dato un po’ di denaro, perché dovendo pagare 222 franchi di tasse e in più le vetture del
trasloco, le restava troppo poco, giusto per il suo viaggio.
Sono tornato da Nemours molto triste; nonostante che alla fine quella sventurata abbia firmato
l’atto, essa avanza ancora molte pretese, e temo davvero che occorrerà farle risolvere dai tribunali.
È una punizione, o una prova? Penso che sia l’una e l’altra… [cinque righe rese illeggibili]. Che
Dio sia benedetto e glorificato di tutto!
Dobbiamo rimborsare 7.400 franchi per le spese dell’atto di registrazione, e io li ho presi in
prestito soltanto per qualche giorno; me li richiederanno. Non posso prenderli in prestito qui, perché
ho prosciugato la borsa di tutti i miei amici per trovare quarantun mila franchi da consegnare alla
signorina, che non voleva aspettare il signor Le Clère, né firmare il contratto senza di quello.
Veda cosa lei può fare. Io pure sono in grande difficoltà perché il signor Le Clère tarda a restituirmi quella somma; poi bisognerà pensare ai 20.000 franchi da saldare in cinque mesi; e quanto a
me, io dovrò pure sborsare 25.200 franchi, per la fondazione delle messe di quella povera signorina,
tra sei mesi.
Dopo tutto questo è soltanto una perdita di denaro, ma io sono inconsolabile vedendo un trono
in meno per Nostro Signore. Prego molto per voi tutte e vi affido a questo buon Maestro, nel quale
sono, cara figlia, suo aff.mo Eymard.
P.S. Non si sa che cosa può succedere a seguito del probabile processo di Nemours; è prudente che
lei riveda tutta la sua documentazione e che vi metta ordine. Scriverò al signor Baudin e alla signora Aubry perché le facciano spedire gli effetti personali delle suore; lei sa che la signorina
30
Sterlingue ha fatto sequestrare legalmente il resto. Si decida a procurarsi una bilancia per la
corrispondenza, perché ho dovuto pagare un supplemento di 40 centesimi. Lei sa bene che si ha
diritto soltanto a 10 grammi.
CO 1962
SIGNORA GOURD
(V, 63, 58)
Parigi, 2 giugno 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
ho saputo della disgrazia che l’ha colpita, ma anche della grazia che l’ha addolcita e che deve
confortarla. Avrei voluto venire subito da lei e da sua figlia per consolarvi di questa grande perdita,
e non ho cambiato idea, perché, anche se molto rassegnate, sarete sicuramente molto abbattute.
Ho saputo delle buone disposizioni di suo marito, della sua buona confessione, dei sacramenti
ricevuti. Dio ha supplito la santa comunione con altre grazie.
Anche nel dolore occorre, cara figlia, che lei ringrazi il buon Dio che tutto fa per il maggior bene degli eletti e che, nella sua misericordia, fissa l’ora della morte nel momento migliore della vita.
Eccovi sole e lasciate alla vostra vita. Avendone sicuramente bisogno, cominciate col far riposare il corpo e la mente.
Statevene con Marta e Maria ai piedi del Signore per piangere ed ascoltarlo e per pregare per
quel caro Lazzaro che giace nella tomba.
Non rimproveratevi il passato, perché non è il caso di preoccuparsene. Sarebbe una tentazione.
Abbiate fiducia nella paterna bontà e nella misericordia di Dio. Non allontanatevi da quel centro divino. Poi scrivetemi, perché io sono preoccupato per voi due.
Io prego molto: non potendo fare altro, questo è il mio solo conforto. Penso che suor Benoîte
sia da voi e che la sua presenza vi consoli un poco.
Vi benedico in Nostro Signore, e sono tutto vostro, Eymard.
CO 1963
STÉPHANIE GOURD
(V, 126, 42)
A.R.T!
Parigi, 2 giugno 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
sono fortemente unito al suo sacrificio, alle sue preghiere e alle sue sofferenze. Per lei non è
tutto finito, perché la sua buona mamma avrà sicuramente bisogno del suo aiuto e del suo conforto.
Io stavo partendo per un viaggio quando la Madre [nome reso illeggibile] mi ha spedito la sua missiva. Non mi aspettavo davvero una disgrazia così improvvisa. Pregavo per il suo caro infermo,
convinto che Dio avrebbe salvato quell’anima circondata da tante preghiere e grazie.
Certo, noi avremmo desiderato che, dopo la conversione, egli vivesse per edificare e per dare
gloria a Dio, ma la divina Misericordia ha prevalso sui meriti improbabili e incerti che egli avrebbe
potuto farsi: meglio è entrare in Cielo che rischiare di perdersi.
Quanto a lei, cara figlia, si riposi nella devozione e nella solitudine con Dio, poiché deve averne molto bisogno.
Mi scriva qualche riga. Sono molto preoccupato per voi due e, se disponessi di tre giorni, verrei
davvero a consolarvi in Nostro Signore.
La benedico in Nostro Signore. Tutto suo Eymard.
31
CO 1964
PAUL-MARIE MARÉCHAL
[Regolamento]
(I-S, 23, 1)
2 giugno 1867.
REGOLAMENTO DEL RITIRO
Ore 6
Levata – Mezz’ora di Meditazione
7
Santa Messa
8
Colazione e tempo libero
9
Mezz’ora di lettura ascetica
10
Seconda Meditazione: un’ora.
11
Appunti
11,45 Esame delle proprie disposizioni
12
Pranzo e riposo
14
Rosario in comune – lettura interessante
15,30 Terza Meditazione: mezz’ora
16,30 Funzione e benedizione
17
Tempo libero
18
Cena e passeggiata
20
Adorazione davanti al SS. Sacramento sotto la forma di riepilogo degli argomenti
delle meditazioni della giornata, delle buone ispirazioni della grazia, e delle prove
naturali. Prenderne nota.
21
Riposo
Fisionomia delle giornate
1° giorno
Raccogliersi, pregare, dimenticare tutto
2°
Purificarsi – Confessione
3°
Analizzare le ispirazioni di grazia di tutta la propria vita riguardo alla pietà, alla
vita religiosa e sacerdotale
4°
Analizzare i movimenti contrari alla natura
5°
Perseverare davanti a Dio; tenersi disponibile a tutto
6°
Organizzare la nuova vita, quale che sia la decisione
7°
Armarsi di luce, di coraggio e di forza.
CO 1965
SIGNORA BLANCHE CHANUET
(II-S, 25, 1)
Parigi, 4 giugno 1867.
Signora carissima in nostro Signore,
rispedisco la lettera inviata da Lantignié a suor Philomène in Thorins-Romanèche. Suor Benoîte è un po’ sofferente ed è partita da Nemours con l’idea di venire ad incontrare lei e la buona suor
Camille, alla quale scriverò presto, non potendolo fare oggi.
Le auguro, cara signora, un buon viaggio ed un pieno ricupero della salute grazie alle acque che
và a prendere. Sono contento di sapere che stava meglio.
Tante cortesie al signor Chanuet. Tutto suo in nostro Signore, Eymard.
32
CO 1966
SIGNORA JORDAN
(IV, 284, 71)
Parigi, 5 giugno 1867 Boulevard Montparnasse
Signora in Nostro Signore,
eccola dunque a Calet fino alla fine di giugno. Se, nel corso del mese, dovessi recarmi a Marsiglia, desidererei venire a salutare l’Angelo della sua casa. Da quanto tempo desidero rivedere il caro
paese di Chatte e di Saint-Romans.
Ho scorso la lettera della sua buona e cara nipote. Continuo a pregare per essa, per le sue sorelle, per la signora e il marito, in una parola, per l’intera vostra famiglia.
Desidererei che la signorina Marie non avesse segreti con la sua sorella Edmée, la cui amichevole direzione le sarebbe certamente molto utile, perché il suo cuore pieno di fervore ha più bisogno
dell’affetto di sua sorella che di consigli isolati e segreti. La discrezione consigliatale dal confessore
è saggia, ma egli non le direbbe cose diverse da quelle che io penso se conoscesse intimamente,
come me, questa famiglia di sorelle.
Leggere un libro di consigli, domandare all’occasione un consiglio pratico, confidare al confessore le proprie pene e il proprio stato, è perfettamente lecito, senza sentirsi obbligati a cambiare
strada e l’orientamento dato alla vita. La prima direzione decide la norma e il genere della vita,
mentre la seconda ne cura la messa in esecuzione. Questa seconda resta subordinata al consenso
della persona, perché si tratta soltanto di consiglio, e cioè di una direzione spirituale confidenziale.
Mi ricordi alla signorina Edmée e alle sue sorelle. Dica loro di amare e di servire sempre nostro
Signore, di restargli fedeli in cambio di una corona regale, di essere buone e affettuose con i loro
genitori, educate e caritatevoli con tutti, ma nobili soltanto con Gesù.
Addio, cara signora. La benedico e sono in nostro Signore suo aff.mo Eymard, S.
CO 1967
SIGNORA CHANUET
(II-S, 15, 17)
Parigi, 6 giugno 1867.
Cara suor Camille,
le invio un breve saluto con la penna perché davanti al santissimo Sacramento glielo invio più
volte al giorno. La offro infatti incessantemente al buon Maestro come la sua prima adoratrice, perché lei lo adora restando con lui sulla croce. Lo contempli questo Salvatore che soffre al suo fianco
e attraverso di lei, per la gloria del Padre e per il suo più grande amore. Resti unita alla sua santa volontà e ai desideri del suo cuore divino. Non abbia paura di ripetergli quelle sette parole che pronunciò sulla croce. Abbia una devozione quotidiana a quelle sette parole che lei conosce e predilige.
Esse la aiuteranno a santificare il suo stato di sofferenza. Si unisca alle sofferenze di Gesù.
Desidero venire a visitarla. Forse tra poco avrò questa consolazione.
Suor Benoîte e suor Philomène dovrebbero essere da lei. Le ho sollecitate a venire a visitarla,
ma esse già lo desideravano.
Coraggio e fiducia, cara suor Camille. La benedico religiosamente in nostro Signore. Tutto suo
Eymard, Sup.
CO 1968
SIGNOR CHANUET
(II-S, 22, 11)
Parigi, 6 giugno 1867.
112 Boulevard Montparnasse
Caro amico,
abbiamo quasi terminato il vino usuale; ci invii due botti di quello spedito a Saint-Maurice e
che sapeva di botte.
33
Desidero molto venire ad incontrare lei e la sua cara mamma. Spero di non tardare.
Tutte le suore sono andate via da Nemours, e per un verso ne sono contento perché avrebbero
finito per ammalarvisi tutte. Quella fondazione era nata su cattive basi materiali. Ne faremo un’altra
migliore. Ci stiamo lavorando.
Ritengo che suor Benoîte, che assieme a suor Philomène si trovava a Romanèche-Thorins presso la signora Boisson, ora sia da lei, e che suor Camille sia contenta di incontrare tanto essa che la
sua compagna.
Formulo voti e preghiere per il completo ristabilimento di sua mamma e della signora Blanche,
che sta già meglio. D’altronde c’è ben da sperare, poiché il buon Dio può tutto.
Mi creda, caro signor Amedée, tutto suo in nostro Signore, Eymard.
CO 1969
PADRE LEROYER
(I, 255, 44)
Parigi, 11 giugno 1867.
Carissimo padre,
il padre de Cuers è qui con noi; è venuto a parlarmi di un progetto eucaristico che da un po’ di
tempo lo assilla. Se Dio ne vuole la realizzazione, anch’io la voglio; ma egli mi chiede soltanto di
sperimentarlo personalmente durante il tempo di riposo e di libertà che mi ha chiesto. Gliene parlerà
personalmente: desidera ritirarsi a Roquefavour e viverci da solitario, e cioè tentare l’avvio di una
casa solitaria di adorazione. Ha trovato una brava persona e un buon cristiano disposto ad aiutarlo in
questo progetto. L’Istituto non vi sarebbe coinvolto, si tratterebbe soltanto di un tentativo che egli
cercherebbe di fare sotto la sua personale responsabilità.
Trovo che questo progetto gli infonde nuovo coraggio; egli teme le sofferenze delle città, e soprattutto dell’inverno; là egli sarebbe più tranquillo; se poi Dio lo asseconderà, farebbe qualcosa di
più per il santissimo Sacramento.
Il caro padre torna da Bruxelles, dove è andato ad incontrare il padre Champion; ed è tornato
contento della fondazione.
La ringrazio molto per il suo gentile e amorevole invito, ma sono molto occupato qui. Sabato
avremo un’ordinazione: la tonsura per fra Marius [Billon]; i quattro ordini minori per i fratelli Frédéric [Stafford]e Albert [Tesnière]; il suddiaconato per fra Jules [Gayraud]; preghi e faccia pregare
per loro.
Sono un po’ spaventato dalla somma ingente che bisognerebbe spendere per il nuovo acquisto.
Ne ho parlato con il padre de Cuers e con il padre Champion, ed essi al pari di me pensano che questo non è il momento di fare dei debiti, perché Angers verrà a costarci molto, Parigi non ha ancora
nulla e Saint-Maurice non è ancora finita di pagare; perciò per il momento, nonostante la bella posizione, siamo costretti a rinunziarvi.
Desidero certo venire a trovarvi tutti, ma sarà per più tardi.
Agisca da superiore della comunità, perché di fatto lo è; non bisogna ancora parlare del progetto del padre de Cuers: egli partirà domani sera per il sud, con meta Marsiglia o Roquefavour.
Mi creda, carissimo padre, sempre suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, Sup.
CO 1970
SUOR BENOÎTE O SUOR PHILOMÈNE ?
[Nemours]
(I-S, 210, 6)
Parigi, 13 giugno 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
vengo a ringraziarla per la sua lettera che mi conforta un po’. Mi accorgo che si sente a suo agio con la buona suor Camille e con la sua famiglia. Cerchi di riposarsi un po’. Lei ha il buon Mae34
stro al suo fianco; occorre che vada ad adorarlo, a mettersi ai suoi piedi, a continuarvi la sua vita di
adoratrice.
Desidererei molto venire a Lantigné per vedervi tutte ma, adesso, sto tenendo il ritiro agli ordinandi e da tempo ho accettato l’impegno di predicare nella prossima settimana il ritiro agli adoratori
della città. Tutto questo attualmente mi lega molto.
Desidererei tanto fare ora questo viaggio, perché lei è anche sofferente e molto triste. È una
sofferenza in più che offriremo insieme al buon Maestro.
Scriva ancora ad Angers. Sono meravigliato di questo silenzio. Io non scrivo da qualche tempo,
ma neppure mi è stato scritto da 7 giorni.
Anche io la compiango molto, perché si trovano in grave penuria di denaro e con tanti guai.
Occorre pregare molto per essa e per tutte.
Lei mi scriva, anch’io lo farò, se potessi disporre di un mezzo per venire a trovarla, domenica o
lunedì. Siccome però sarebbe solo per qualche ora, preferisco aspettare.
La benedico molto, cara figlia, in nostro Signore Eymard.
P.S. Dica alla buona suor Camille che noi preghiamo per lei, che io desidero vederla più di essa,
che si tenga sempre unita al buon Maestro con il santo abbandono e l’unione al suo Cuore.
CO 1971
MARGUERITE GUILLOT
(II, 372, 363)
Parigi, 14 giugno 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
l’amministratore della signorina Sterlingue reclama, a nome suo, gli interessi maturati dal 1°
giugno sui 20.000 franchi. Lei sa che ha preteso il pagamento dell’intera sua rendita, e che ha negato tutto quanto era stato promesso da parte sua su questi 6.000 franchi come saldo parziale della
somma; essa non voleva neppure firmare l’atto senza il saldo garantito dei 20.000 franchi. Procuri
di pagarle i suoi interessi con una lettera assicurata.
Scriva alle suore Benoîte e Philomène a Lantigniè, dove si trovano dopo la loro partenza da
Nemours [undici righe e mezza rese illeggibili]
Non ho avuto il tempo di leggere e di rispondere a una delle lettere di suor Marie-Joseph; lo farò dopo l’ordinazione. Domani abbiamo quattro ordinandi, e questo, aggiunto a tante altre cose, non
mi lascia un momento di libertà.
Aspetto ogni giorno la soluzione finale, o una convocazione davanti al presidente, per finirla
con quella povera creatura.
Che Dio sia benedetto di tutto!
Vi benedico tutte e lei in particolare in un momento così martoriato.
Tutto vostro in nostro Signore, Eymard
P.S. Sono sempre nei guai; si è dovuto ricorrere ad un prestito per qualche settimana, per restituire
alla signorina Desfrancs il denaro che mi ha richiesto. Come usciremo da tutto questo? Per fortuna il buon Dio è un buon Padre, che corregge i suoi figli, ma non li uccide.
CO 1972
SIGNORA LEPAGE
(IV, 210, 18)
Parigi, 14 giugno 1867.
Signora in nostro Signore,
eccomi a Parigi. Ha avuto ragione a pensare che ero assente. Ahimè! Io sono come un povero
schiavo che non dispone di una sola ora per sé; ma Dio lo vuole, e che ne sia ringraziato!
35
Mi fermerò fino al 24; lei può venire nel tempo che mi segnala. Sarò ben felice se riuscirò a fare per la sua cara anima tutto il bene che le desidero.
L’aspetto dunque. Mi creda in nostro Signore, cara signora, aff.mo Eymard, Sup.
Amo credere e pensare che il bel sole della fiducia continui a splendere su di lei! Oh, che Dio glielo
conservi sempre!
CO 1973
PADRE CHANUET
(I, 289, 25)
Parigi, 17 giugno 1867.
Carissimo padre,
sono triste per questa partenza del padre Augonnet. È proprio vero che il silenzio è troppo al di
sopra delle forze dei nostri novizi?
Mi si dice che tre volte la settimana si viene privati, per così dire, della ricreazione a causa del
servizio, che la concentrazione dello spirito è la conseguenza di questa situazione, che le teste si accendono con facilità. Mi si dice anche che i padri benedettini hanno voluto fissare un mezzo silenzio, come noi, ma che non ci sono riusciti; hanno dovuto ristabilirlo integro e assoluto. Esamini la
cosa davanti a Dio, caro padre. Se siamo stati troppo frettolosi o troppo precoci, meglio è far marcia
indietro, non davanti a una virtù, ma di fronte ad una difficoltà troppo grande.
Sia padre e madre, e promuova nei suoi figli l’espansività in Dio. Preghiamo per ottenere luce e
forza.
Siamo provati in questo momento su tutti i fronti, ma anche la chiesa lo è allo stesso modo.
Forse verrò a vedervi domattina.
Suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard.
CO 1974
MARGUERITE GUILLOT
(II, 373, 364)
Parigi, 21 giugno 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
suor Marie-Joseph parte con gioia per Angers, essa ha molto sofferto. Il suo viaggio a Rouen le
ha confermato le buone intenzioni del nonno in cui ella non sperava più.
Le invio le lettere che riguardano una brava signorina di trentasette anni, arrivata qui. Essa è
amica della signorina Billard, la nostra [Joséphine Billard]; sembra interiore e buona.
È da tempo che la signora Aubry, dietro mia preghiera, ha portato alla ferrovia gli effetti, i mobili; li riceverà presto.
Sarebbe auspicabile che suor Benoîte andasse presto alle acque. Perché perdere un tempo così
utile? Avevo promesso di andare a vedere la buona suor Camille, essa mi aspettava senza dubbio.
Spero di venire ad Angers verso la fine del mese, e allora ci vedremo più a lungo.
A Nemours ci si dà da fare per finirla, ma abbiamo contro di noi il notaio signor Spinay, un
uomo molto abile, e tutto ciò che non apprezza la religione.
Ho reclamato la nota del notaio per controllare i conti.
A presto, cara figlia in nostro Signore. Tutto vostro, Eymard
36
CO 1975
SIGNORA GOURD
(V, 64, 59)
Parigi, 21 giugno 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
la mia preghiera segue dappertutto lei, sua figlia e il caro defunto.
Nell’attuale situazione, si attenga a questa norma. Per quanto concerne il voto di povertà, lei ha
ogni permesso. Agisca come se non lo avesse fatto per tutto quello che riguarda la convenienza, la
riconoscenza, gli affari di padrona di casa.
Sia piuttosto di larghe vedute. In queste cose, si consideri come la padrona di casa che è tenuta
a fare quanto è opportuno e, in caso di dubbio, scelga la libertà.
Vorrei ben venire ad incontrarla. Prevedo qualche possibilità solo verso la fine di giugno.
Ecco le risposte particolari a quanto mi chiede:
1. Dia pure ad ogni viceparroco 50 franchi per 20 messe.
2. Faccia lo stesso per il Parroco di cui mi parla, 100 franchi; è un modo discreto di mostrarsi riconoscente. Faccia altrettanto per il Cappellano della Visitazione e per gli amici di famiglia.
In generale, nell’attuale situazione, occorre che lei tenga più conto della convenienza che del
grande numero di messe.
Quanto a me spedisca per posta, ma assicurandola, e scrivendo sopra l’indirizzo la somma in
modo chiaro.
Il 24 celebrerò la prima messa per la sua festa. Dia pure 100 franchi alle Suore di SaintFrançois: si tratta di un’opera molto buona.
Dia dei vestiti a chi lei riterrà più convenienti.
Desidero molto venire ad incontrarla. Se dovesse recarsi ai Thorins, me ne scriva. Del resto,
preferirei incontrarla là.
Glielo scriverò prima. La benedico. Eymard.
P.S. Prossimamente scriverò alla signorina Stéphanie.
CO 1976
COMUNITÀ DI MARSIGLIA
(I, 257, 45)
Parigi, 23 giugno 1867.
Carissimi padri e fratelli in Nostro Signore,
Avendomi il caro padre de Cuers chiesto un po’ di riposo e di libertà temporanea per seguire,
sotto la santa obbedienza, un’attrattiva che lo spinge verso la solitudine, ho ritenuto di non dovermi
opporre al suo desiderio tanto disinteressato. Perciò l’ho autorizzato ad occuparsi di quel progetto
eucaristico.
Dio ci dirà se lo vuole più grande e fecondo e voi pregherete perché lo benedica con il suo favore celeste.
Nel frattempo il buon padre Leroyer, di cui tutti conoscete la premurosa dedizione al vostro bene, il grande amore alla società e lo zelo ardente e infaticabile per la gloria del buon Maestro, sostituirà come superiore il padre de Cuers. Perciò obbedirete a lui come a me stesso o meglio come a
Nostro Signore Gesù Cristo, di cui fa le veci in mezzo a voi; l’amerete come un padre e lo asseconderete nel suo laborioso ministero.
Ho un gran desiderio di venire a trovarvi, cari padri e fratelli; appena sarò un po’ libero mi metterò in cammino per Marsiglia. Abbiamo avuto dei bei grattacapi per la nostra nuova sistemazione e
tra breve dovrò recarmi a Angers per benedire la prima pietra della prima chiesa da noi costruita;
sarà per la festa di san Pietro; unitevi alle nostre gioie e alle nostre speranze.
Vi benedico tutti con tutto l’affetto di Nostro Signore, e sono, in questo buon Maestro, vostro
dev.mo Eymard, Sup.
37
CO 1977
PADRE CHANUET
(I, 289, 26)
Parigi, 23 giugno 1867.
Carissimo padre,
ripristini la vecchia norma per gli incarichi, allo scopo che in caso di necessità sia permesso di
parlare; soprattutto lo dica a fra Léon per fra Antoine [Schmid] , che si trova qui con noi completamente guarito dalla sua tentazione, ma che, avendo male ai piedi, attende qualche giorno prima di
tornare da voi. È un buon fratello, che è tornato subito alla ragione, perché si è reso conto chiaramente del suo sbaglio. Le invio la lettera del buon padre Ferron su di lui.
La severità che abbiamo adottato per il silenzio avrà comunque un buon effetto: essa farà capire
a che cosa ci si espone quando non si è in grado di osservarlo.
I fondatori avevano tutte le ragioni di pregare molto, di esaminare attentamente e di sperimentare con accuratezza le regole e le mortificazioni da fare; spesso infatti non ci si preoccupa che
dell’ostacolo e del difetto da vincere e non della virtù vera e propria. Noi dovremmo pregare di più
prima di agire, e discutere i nostri affari con Dio, come Mosè. Sono lezioni salutari che Dio ci dà:
“bisogna stimarsi con moderazione” (cf. Rm 12,3).
Spero di venire a trovarla martedì mattina col primo treno delle 6,30 insieme al signor Maréchal; ma non si disturbi, perché se ne fossi impedito, sarà per mercoledì.
Addio, caro padre; coraggio e fiducia, ecco le nostre due ali. Suo dev.mo Eymard.
Porterò con me la valigia di fra Jules Neys. Il signor Biais ha ripreso il nostro trono e sta confezionando le sue dalmatiche.
CO 1978
SIGNORA GOURD
(V, 65, 60)
A.R.T!
Parigi, 25 giugno 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
voglio darle anche un saluto da parte di Nostro Signore, al quale incessantemente la affido.
Per quanto concerne il passato, si sforzi di vedere ogni cosa nella bontà paterna di Dio, senza
rimorsi e senza rimpianti personali. Sarà così più gradita al suo Cuore.
Si applichi ai suoi doveri di stato, di cortesia, di affetto familiare, con semplicità, senza turbamento o inquietudine di coscienza. Lei ha ogni permesso e piena libertà per quanto attiene ai suoi
obblighi di stato, ai rapporti di buona educazione, alla normale riconoscenza richiesta dalla sua condizione. Se poi avesse qualche timore o qualche dubbio, cominci ad agire anzitutto come avrebbe
ritenuto doveroso nel caso che fosse stata libera. Quindi, se lo ritiene opportuno, me ne scriva in seguito…
Lei fa pregare molto per quella cara anima, e fa bene. Ma anche in questo occorre evitare
l’eccesso. Occorre solo lasciarsi prendere un po’ dai sentimenti e dai movimenti della grazia del
momento e della divina Provvidenza.
Si tenga ben stretta a Dio con il cuore e l’intenzione, e si lasci portare dalle circostanze del
momento. In seguito verrà il tempo del riposo e della santa solitudine ai piedi del buon Maestro, a
Romanèche. Per gli altri particolari, legga la lettera a sua figlia.
Mi creda in Nostro Signore, cara figlia, tutto suo Eymard, S.
38
CO 1979
SIGNORINA DANION
(IV, 115, 34)
Nota: il padre ha conosciuto Virginie Danion quando stava dalle Suore della Riparazione e portava il nome
di suor Anne.
A.R.T.
Parigi, 26 giugno 1867.
Cara suor Anne,
l’altro giorno le ho scritto in tutta fretta, rileggo ora la sua vecchia lettera di aprile, che conteneva un biglietto di 100 franchi, e vengo per conversare un po’ con lei.
Mi pare che il buon Maestro sta facendo ben morire il grano di frumento [cf. Gv 12,24] e che il
grano sta germogliando ottimamente, perché è completamente morto per il mondo. Ci sono voluti
molti colpi e molte morti per farlo morire, ma ora deve crescere.
Capisco molto bene, come lei, la sua solitudine e il suo disgusto per il mondo; le tempeste,
quando il vento soffia da dietro, fanno avanzare velocemente il vascello.
Che cosa si accinge a fare? la sua opera di Azione di grazie? Essa è molto bella e degna della
sua vita e della sua morte. Ma c’è bisogno di un centro di vita e a Mauron lei non è che un’operaia e
una semplice unità. Occorre una società: ed è tempo! Chi sa se Dio non ha chiamato a sé il suo pio e
venerato padre per darle maggiore libertà?
Io ne sono convinto, perché la vita che fa a Mauron, sia in famiglia che in città, mi pare abbia
poche possibilità di avvenire e di sviluppo. Bisogna perciò che lei si metta all’opera senza indugi,
perché il sole si avvicina al tramonto. Tutto è stato individuato: il fine della società, Gesù Ostia, la
legge, i mezzi, la caratteristica; il movimento è avviato, che cosa manca? Che suor Anne, che dorme
a Mauron, e si consuma in una piccola goccia d’acqua, si scuota dal sonno ed esca dalla sua piccola
prigione e dica al buon Maestro: “Hai bisogno di una portinaia, di una commissioniera, di una povera piccola serva; eccotene una povera, ma completamente tua; dove devo andare? da dove devo cominciare? in quale direzione rivolgermi? con quale stile di vita esterna?” Ecco, cara suor Anne, la
grande questione da risolvere.
Bisogna lavorare per la gloria del buon Maestro, è tempo; o meglio bisogna chiedergli di poter
soffrire e morire per l’opera dell’Azione di grazie.
Sull’argomento attendo la sua lunga lettera. Non ho potuto ancora spedirle i libri e i crocifissi,
ma lo farò al più presto; il Padre Caussade non è stato ancora ristampato, per quanto ne so.
Preghi molto per me. Il mio spirito è molto triste; esso ha bisogno di un po’ di riposo ai piedi di
Dio, ma non so dove trovarne o come prenderne il tempo.
Sabato andrò ad Angers (Rue Lyonnaise 9) per benedire la prima pietra della prima chiesa che
ci accingiamo a costruire al nostro buon Maestro; mi fermerò solo qualche giorno.
L’affido al buon Maestro e la benedico nella divina Ostia. Eymard, S.
CO 1980
SIGNORA GOURD
(V, 65, 61)
Angers, 1º luglio 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
ho ricevuto la sua lettera assicurata. Farò secondo le sue intenzioni. Però lei ha dato troppo, in
un momento soprattutto in cui ha certamente tante spese da sopportare.
Sono venuto a visitare le nostre due case. Quella delle suore va bene. Le suore di Nemours,
quasi tutte ammalate per colpa dell’umidità della casa divenuta pericolosa a seguito
dell’inondazione, stanno tutte meglio.
L’avere abbandonato Nemours, è stata davvero una Provvidenza. Le prove sopportate sono state un mezzo che ci ha risparmiato difficoltà anche più grandi!
39
Da qui penso di partire domani. Siccome il 5 luglio lei si troverà certamente ai Thorins per la
messa del quarantesimo giorno, penso di partire da Parigi per Romanèche venerdì 5. Vi giungerò a
sera.
La prego di non dire a nessuno che vengo a visitare la sua famiglia, perché così potremo starcene un po’ tranquilli. Dopo di lei mi recherò a far visita a Lantignié, ma desidero che essi non sappiano il mio arrivo da lei.
A presto, cara figlia. Desidero da molto tempo di incontrarla e, soprattutto adesso, di pregare
con lei per quella cara anima. Tutto suo in Nostro Signore Eymard, Sup.
CO 1981
SIGNORA BLANCHE CHANUET
(II-S, 25, 2)
Angers, 1° luglio 1867.
Buona signora in nostro Signore,
ho ricevuto una gradita lettera dal signor Amédée. Noi ci uniamo alla novena iniziata il 24 per
la guarigione della buona suor Camille. Se avessi saputo che potevo rimandare di qualche giorno la
visita ad Angers, sarei partito più presto per Lantignié. Pensavo che tutto fosse pronto per la benedizione della prima pietra della nostra chiesa, ed invece occorrono ancora alcune settimane.
Ripartirò presto per Parigi e da lì mi recherò a Lantignié o domenica 7 o lunedì 8 luglio. Ma le
farò sapere con più precisione l’ora del mio arrivo a Belleville. Mi sarà di grande conforto vedere
lei, buona signora, come pure la buona e cara suor Camille, nonché suor Benoîte e suor Philomène,
se sono ancora lì.
Nel frattempo prego molto per voi. So che il signor Amédée è dovuto partire per Bauzon. La
sua assenza mi dispiace molto, ma il dovere prima di tutto.
Mi creda in nostro Signore, buona signora Blanche, suo rispettoso e devoto servo Eymard, S.
CO 1982
SIGNORA GOURD
(V, 66, 62)
Adveniat Regnum tuum.
Parigi, 4 luglio 1867.
Signora,
arriverò sabato mattina, alle 7,21, alla stazione di Romanèche. Mi limito a benedirla e a dirle il
conforto che provo nel venire a trovarla.
Tutto suo in Nostro Signore Eymard.
CO 1983
MARIANNE EYMARD
(I-S, 233, 8)
Parigi, 6 luglio 1867.
Carissime sorelle,
vi ringrazio per le vostre lettere che mi hanno fatto tanto piacere. Non ho potuto rispondere subito perché ho dovuto fare un viaggio ad Angers.
Vi assicuro, care sorelle, che niente è cambiato nei miei pensieri e nei miei sentimenti per voi:
voi siete mia sorella e mie sorelle, e niente offuscherà il mio cuore ed il mio affetto per voi.
D’altronde nulla mi è stato detto contro di voi. Non l’avrebbero osato, né io l’avrei sopportato. No,
al riguardo sono stati molto rispettosi ad Angers. Vi hanno rimpianto, vi rimpiangono e questo mi fa
piacere.
40
Il breve periodo trascorso attorno al santissimo Sacramento deve avervi fatto del bene. Voi sarete non soltanto le figlie di Maria, ma soprattutto adoratrici del santissimo Sacramento e le apostole
dell’adorazione.
Bisognerà anche cercare il modo per stabilire l’adorazione tra le vostre figlie del Terz’Ordine,
tra le Piccole Figlie di Maria, ed unire a voi le Terziarie di san Francesco. Il vostro ritorno sarà allora davvero benedetto da Dio e dalla Chiesa.
Mentre io stavo ad Angers, abbiamo perso il povero papà Ravanat. È deceduto in noviziato per
congestione cerebrale, per febbre cerebrale. Eppure era contento. Qualche giorno prima avevo scritto alle sue figlie ed avevo detto loro che era ben deciso di restare nel SS. Sacramento, che le tentazioni si erano dissipate, che era contento di vederle felici e, soprattutto, di apprendere che stavano
per prendere l’abito.
Lunedì scorso ho dato loro l’abito, ma non ho avuto il coraggio di comunicare loro la disgrazia.
D’altro canto, questo buon papà Ravanat deve aver fatto la morte di un santo, e Dio gli ha concesso
la grande grazia di chiamarlo a sé in queste ottime disposizioni.
Addio, sorelle mie, o piuttosto: a presto. Vi scriverò e vi spedirò lo scontrino postale che il signor Bonnes aveva inserito nella sua lettera che conteneva il piano delle riparazioni e che io non
avevo notato. Quella povera lettera è finita nascosta sotto un mucchio di altre. Sono molto dispiaciuto di questo inconveniente e cercherò di riparare. Sistemate tutto per il meglio con il signor Bonnes e, se potrò aiutarvi un po’, lo farò ben volentieri.
Vi benedico, care sorelle e figlie in nostro Signore, Eymard.
CO 1984
PADRE STAFFORD
(III, 181, 2)
Lantignié par Beaujeu (Rhône), 7 luglio 1867.
Caro fratello,
avendo dimenticato di darle il certificato di fra Bruno, glielo invio; ci metta il timbro.
Non mi sono troppo stancato a causa di questa cattiva notte.
Si intenda con il padre Viguier per giovedì, giorno di predicazione; io non sarò arrivato; probabilmente arriverò soltanto verso la fine della settimana; stando tanto vicino a Lione, vi andrò a fare
un giro.
Dio vi benedica tutti, e lei in particolare. Eymard.
CO 1985
SIGNORINA BRENIER DE MONTMORAND
(IV, 319, 3)
Venga il tuo Regno
Lione, 12 luglio 1867.
Signorina in nostro Signore,
le scrivo dalla casa della sua cara ed ottima zia, dove ho letto la sua lettera. Risponderò categoricamente e siccome lei sà che sono schietto, lo farò con schiettezza.
1. Sì, accetto di essere il suo direttore, ma adesso che le sue sorelle sono sposate e ben sistemate, lei ha il diritto di scrivere senza intermediari il suo orientamento, e come pensa e si trova davanti
a Dio ed in se stessa.
2. È mia ferma convinzione che lei debba rifiutare ogni compito, ogni opera che limiti la sua libertà, e che debba conservare la sua indipendenza così come conserva il suo cuore per Dio, cui esso
appartiene ed apparterrà come un suo bene .
3. Certo, lei si trova dove Dio la vuole e quindi, si trova dove c’è il bene che deve fare, con la
grazia che lo precede, lo accompagna e lo segue. Non perda perciò il suo tempo, perché esso è ben
speso. Si sforzi di mantenerlo in queste tre condizioni:
41
1) La legge dell’amore di Dio sia sempre la regola ed il motivo del suo amore per il prossimo,
nel rispetto della gerarchia dei doveri.
2) Lo spirito di pietà la aiuti a restare al di sopra di tutti i doveri esteriori. Nutra il suo cuore aprendolo abitualmente a Dio, il suo spirito praticando quotidianamente la meditazione, la sua volontà rinnegandosi per virtù. Questa è la legge della santità che deve acquistare e nutrire costantemente.
3) Tenga sempre sgombro da nubi lo spirito del suo cuore. Bando alla tristezza, al turbamento,
alla preoccupazione per l’avvenire. Il suo avvenire è Dio e Dio che la ama. Lei è interamente sua,
gli è consacrata. Lavori e riposi tranquilla nella navicella di Gesù. Rispondo io del resto.
Ho ricevuto con molto piacere le notizie riguardanti le sue sorelle e la sua famiglia. Mi avvedo
che il buon Dio la benedice abbondantemente. È in questo modo che la sua divina Provvidenza è solita dimostrare la sua bontà paterna a quanti confidano in Dio.
Dio sia sempre, cara signorina, il suo centro e la sua gioia!
La benedico nella sua divina carità, Eymard, Sup.
Ecco il mio nuovo indirizzo: 112 Boulevard Montparnasse, Parigi.
CO 1986
PADRE LEROYER
(I, 257, 46)
A.R.T.
Parigi, 14 luglio 1867.
Carissimo padre,
lascio alla sua decisione l’andata ad Angers. Il padre Audibert le dovrebbe aver detto che il suo
amato fratello sta meglio; comunque questo viaggio farà bene alla sua salute, perché si è affaticato
molto come un buon servitore; io poi sarei ben felice di rivederla.
Sistemi ogni cosa a Marsiglia; se le mancano dei preti per la domenica, potrà, lo spero, trovarne
facilmente in città, oppure il padre Audibert potrà benissimo venire per un giorno.
Le resto, carissimo padre, strettamente unito in Nostro Signore, Eymard, S.
CO 1987
MARGUERITE GUILLOT
(II, 374, 365)
Parigi, 18 luglio 1867.
Cara figlia in nostro Signore Gesù Cristo,
ho ricevuto la sua lettera che mi avverte dell’arrivo dei due vagoni; non è da Parigi ad Angers
che il mobilio ha avuto il danno maggiore, ma da Nemours a Parigi; è stato tutto imballato male.
Avevo dapprima dato l’ordine, alla stazione di Parigi, di spedirvi i tre vagoni direttamente; ma
la stazione di Orléans [oggi stazione Austerlitz], ritenendo non ben fatta la spedizione del mobilio,
ha disposto una seconda spedizione e fatta in condizioni migliori; da qui le lentezze e le noie. Sono
allora andato a soprintendere a questo lavoro, che è durato sette ore.
È allora che per economizzare un vagone, e anche vedendo la lettera che mi parlava della visita
del signor Bompois, ho pensato che fosse prudente tenere qui gli inginocchiatoi e le sedie che avrebbero riempito un vagone. Li ho posati in un luogo libero.
Abbiamo trattenuto il bell’ ornamento gotico non terminato, e che resta a sua disposizione: si
sarebbe rovinato.
Le suore Philomène e Benoîte avevano preso la loro roba.
Siccome suor Philomène era arrivata lunedì mattina, giorno della spedizione, l’ho pregata di
venire alla stazione di Ivry per darci le indicazioni necessarie.
Ho trattenuto due letti per loro, o piuttosto che a loro appartenevano, e questo nel timore che
Angers fosse chiusa al loro arrivo..
42
La sua lettera mi ha presentato la decisione di mons. Vescovo [Angebault] con una penosa impressione. Non sono andato a trovare sua Eccellenza, come lei mi chiedeva, perché non credo che la
mia presenza lo faccia retrocedere dalla decisione presa e alla bretone, cioè in modo inflessibile.
Considero il sentimento e la sentenza di Monsignore piuttosto contro di me che contro ogni altra
persona. Non ho che un dispiacere, quello di vedere tante miserie procurate a tutti anche per nostro
errore. Forse Monsignore ha visto a Roma monsignor Fosse, Vicario generale di Meaux, e che è stato così severo e così contrario.
Quanto alla questione di suor Benoîte, l’ho lasciata ben decisa a tornare ad Angers, con la promessa di inviarla nella prima fondazione che verrà fatta. Ho detto a suor Philomène la stessa cosa.
Se Monsignore non vuole più saperne di suor Benoîte, che farne? È molto duro vedere questa
povera figlia così condannata e rifiutata, perché ahimè! essa ignora la sua situazione e forse quello
che l’attende!
È molto afflitta e piange molto. Che Dio sia benedetto di tutto!
Da Tours sono giunte delle storie, che riportavano notizie o timori scritti [da lei] alla signora
Rosemberg, (io credo).
Ho ricevuto una dura lettera del signor Guérin di Marsiglia, che reclama i suoi interessi scaduti
il 2 luglio: 500 franchi, e anche il prossimo rimborso dei suoi quindicimila franchi. Ha appena sposato i due figli e ha bisogno di denaro. Bisogna che la buona suora [nome reso illeggibile] si affretti
a vendere la sua casa [di Poitiers]. Anche noi siamo in difficoltà. Mi si chiede sempre il rimborso
dei settemila quattrocento franchi per l’atto di Nemours. Non so dove prenderli, visto che non posso
chiedere un prestito a nome mio senza il Consiglio, cosa che non posso chiedere.
Siamo usciti dalla grossa tempesta di Nemours, ma dopo aver perso tutto.
Si degni il Signore di tenere almeno da conto tutte queste sofferenze!
Ho visto suor Camille, essa è ancora molto ammalata, e soprattutto molto irritata. Il padre Chanuet mi diceva in questi giorni: “Ho fatto grandi sacrifici per quelle signore in favore di mia madre,
spero proprio che la considereranno sempre come una suora”.
Domenica 7 luglio le ho fatto rinnovare o piuttosto fare i voti perpetui, essa era molto commossa.
Ho visto le signore Gourd, sempre così pie e devote, ma la loro posizione non è ancora fissata,
e non sanno ancora bene a quanto ammonta il loro patrimonio. Andranno a Vichy e ne hanno bisogno.
Ho visto anche la signorina de Revel, che mi ha parlato bene di lei; sta invecchiando molto.
Prego molto per la visita che monsignor Vescovo deve farle. Le è devoto; è anche affezionato.
Ascolterà le sue ragioni.
Ora mi ascolti bene: si affidi all’autorità episcopale [una riga e mezza resa illeggibile]. Io sarei
sempre in una falsa posizione. Lei ha più bisogno di Monsignore che di me. Si metta nelle sue mani;
è il cammino della saggezza e della prudenza. Gli chieda chiaramente di essere il vostro Superiore.
Lei si rende ben conto che è ridicolo avere un superiore a Parigi o a Bruxelles. Monsignore sarà
contento di questo, perché un padre ama sempre i suoi figli più piccoli.
Questo non diminuirà per nulla il mio affetto e la mia devozione al bene della Congregazione
delle Ancelle del Santissimo Sacramento e al suo bene personale. Ma è tempo che tutto questo si
metta a norma.
La benedico molto in nostro Signore, e prego continuamente per lei, e per tutte le sue carissime
figlie in nostro Signore, Eymard
Andremo a fare un reclamo per la sua spedizione alla stazione di Parigi-Lione; dovrà spedirmi le
ricevute delle due stazioni.
43
CO 1988
PADRE LEROYER
(I, 258, 47)
A.R.T.
Parigi, 20 luglio 1867.
Carissimo padre,
lascio alla sua discrezione la scelta del tempo per il viaggio ad Angers, che arrecherà senz’altro
una grande gioia alle sue due famiglie e ai suoi numerosi amici; inoltre sarei molto contento che vedesse il progetto e i lavori della nostra chiesa di Angers.
Sono del suo parere, faccia emettere a fra Louis [Long] i voti triennali; in questa condizione potremo mettere ulteriormente alla prova la sua fragilità. È la medesima decisione che ho presa nei
confronti di fra René [Racin] di Angers, per dare una lezione a questi fratelli che hanno indubbiamente delle qualità, ma non sono ancora pronti per i voti perpetui.
Se lo giudica opportuno ammetta ai voti triennali fra Anthelme e al voto di obbedienza fra Joseph [Jarlan]. Sono molto contento delle notizie che mi dà degli altri fratelli.
Quanto al padre O’Kelly, so che adesso è più contento, ma è di un carattere difficile che lei conosce: penso che non bisogna dare importanza a tutto ciò che dice nei momenti di sconforto.
Lei ha ragione: il padre de Cuers ha bisogno di attività; ma, trovandosi da un po’ di tempo sotto
il peso di qualche preoccupazione e di qualche pena, si è lasciato abbattere e, certo senza accorgersene, ha ceduto alla tentazione. Le lettere che mi scrive sono molto cordiali; egli pensava che io gli
avrei fatto opposizione, ma lo stimo troppo per contrariarlo e conosco le sue intenzioni: Dio ne può
ricavare la sua gloria, ed è tutto quel che io desidero. Fa bene a dargli tutto quello che può, anch’io
voglio fare altrettanto.
Le invio per i signori Tenaillon, che giungeranno a Marsiglia da Roma il 28 corrente, 600 franchi da parte della loro buona mamma, che è una buona mamma anche per la nostra Società: essa desidererebbe donarci i suoi quattro figli; perciò li accolga bene e le sarò riconoscente.
Mi creda, carissimo padre, suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, Sup.
CO 1989
MARGUERITE GUILLOT
(II, 376, 366)
Parigi, 21 luglio 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
ho ricevuto la sua lettera assicurata di 500 franchi per il signor Guérin di Marsiglia.
Non ho tempo oggi di entrare nei particolari della sua lettera.
Suor Philomène ha dovuto mettere da parte gli effetti che le appartenevano o che provenivano
da sua madre; io le ho detto: “Se non è decisa a tornare, prenda ciò che le appartiene: inutile reclamarlo dopo. Le consiglio e la incoraggio con tutte le mie forze a tornare ad Angers”. L’ho lasciata
alla stazione a ritirare i suoi bagagli. So che essa non ha voluto prendere tutto, e che ciò che ha preso, è piuttosto nella prospettiva di una fondazione che si farebbe per lei; per cui, quando ho letto
nella sua lettera le disposizioni di Monsignore [Angebault] testimoniate dal signor Bompois, ho visto perduta ogni possibilità di rientro, e ho fatto mettere da parte ciò che lei non ha ricevuto. Ero anche spaventato per i 150 franchi che bisognerebbe sborsare per tutto il trasporto di un terzo vagone
[una riga e mezza resa illeggibile]. Ho conservato la piccola esposizione che avevo dato, perché si è
rotta in parecchi pezzi: sarà un triste ricordo di Nemours.
Quanto all’elenco degli oggetti di Nemours, che abbiamo depositato in magazzino come abbiamo potuto, lo possiede suor Philomène e anche la ferrovia della stazione di Ivry.
Lo chiederò; credevo che fra Frédéric [Stafford], che era là per aiutarmi, l’avesse preso; non ce
l’ha.
Le manderò l’elenco quando potrò.
44
Suor Philomène è sofferente e ha così sofferto a Nemours che quasi la scuserei, ma spero che il
buon Dio, alleviando la sua povera salute, la rimetterà sul cammino della sua casa madre. Ella teme
Angers, e tuttavia soffre molto per la privazione del santissimo Sacramento e della sua Congregazione; e anch’io soffro molto per tutto questo; ma se suor Benoîte può rientrare, spero che ogni pena
terminerà.
Volevo scriverle per la sua festa di santa Margherita: gliel’ho augurata al santo altare, e ho
chiesto a Dio tutte le grazie di cui ha bisogno in questo momento di prova, grazie che non le mancheranno.
La benedico in nostro Signore. Mi aspettano, Eymard
CO 1990
TENAILLON (FIGLI)
(III, 177, 3)
Parigi, 21 luglio 1867.
Cari amici,
vi avrei ringraziato prima d’ora delle vostre belle lettere se avessi potuto rintracciarvi a Roma.
Vi seguivo con il cuore e con la preghiera, vi vedevo felici e con il cuore pieno di buone cose da assimilare nel corso dell’intera vostra esistenza. Come vi ha amati il buon Dio! che bel premio per le
vacanze! che bella e gioiosa scuola avete frequentato in così poco tempo!
Bisogna viaggiare per istruirsi, si dice; in altri tempi si diceva: bisogna far dei pellegrinaggi per
santificarsi; voi avete fatto l’una e l’altra cosa.
Ora prego il nostro caro padre Leroyer di accogliervi come figli di famiglia.
Se avessi potuto, avrei organizzato una visita a Marsiglia e vi avrei ricondotti al domicilio paterno. Siete fortunati di aver dei genitori tanto buoni!
Da Marsiglia cercate di andare a visitare la Sainte-Baume di santa Maddalena, questa grande
santa; non è lontana e ne sarete contenti. Di là scendete a Saint-Maximin; non è lontano, vi indicheranno le due strade da Marsiglia.
Partirete poi per Gap, con la vettura di Aubert, sul corso. Arriverete a Gap al mattino; lascerete
i vostri bagagli alla stazione e, dopo aver fatto una buona colazione, partirete per la Madonna del
Laus, a meno che non vogliate farvi la comunione; ci vogliono due ore a piedi. È il più bello e il più
santo pellegrinaggio dopo quello della Madonna di Loreto; è il pellegrinaggio della mia gioventù: io
gli devo tutto. Reciterete per me le litanie della santa Vergine dietro l’altare; e quindi presenterete
l’espressione della mia vecchia e sempre viva amicizia al padre superiore e ai cari padri Blanc.
Di là partite la sera per andare a pernottare a Gap e partire per Corps. Tornando da Marsiglia
prenotate i posti per l’indomani, possibilmente sul sedile anteriore, per poter ammirare gli stupendi
orridi delle Alpi. Vi fermerete a Corps presso la signora Dumas, Hôtel du Palais; le porgerete i miei
cordiali ossequi. Se avete bisogno di un mulo per salire a La Salette, essa ve lo procurerà.
A La Salette saluterete per me il padre superiore e il padre Archier, e pregherete un po’ per me.
Bisognerà pernottare a La Salette, farvi la comunione al mattino e scendere per prendere la vettura
che da Corps porta a La Mure. Là vedrete mia sorella: mangerete da lei; abbiate la bontà di avvertirla quando siete a Corps, prima di salire a La Salette, che arriverete verso l’una.
Da La Mure partirete per Grenoble, dove non c’è nulla da visitare. Bisognerà pernottarvi (Hôtel de Gap) molto vicino alla vettura, davanti al ristorante di Monet, perché quello hôtel fornisce solo l’alloggio.
L’indomani mattina partirete per Voiron e da qui per la Certosa, questa meraviglia del mondo
fisico e morale. Bisognerà poi tornare per Lione, bella e devota città, vedere Fourvière, la cittadella
celeste di questa Roma dei Galli, e da Fourvière recarsi a Saint-Irénée, il reliquiario dei martiri di
Lione; e infine, in città, visitare tre chiese: Saint-Jean, Saint-Nizier di stile gotico, e la chiesa dei
cappuccini ai Brotteaux, dove si visitano le cripte delle vittime della rivoluzione; e infine arrivare a
Parigi, felici di ritrovare il buon papà Tenaillon e la migliore delle mamme.
Attendendovi, cari amici, vostro aff.mo Eymard, Sup.
45
CO 1991
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 74, 96)
Parigi, 22 luglio 1867.
Signora in Nostro Signore,
oggi le voglio scrivere due righe; sono stato assente per due lunghi periodi e ho ricevuto a Lione gli appunti del suo ritiro mensile.
Ho bruciato la lettera in questione - Stanislas -, ma ho visto poi che non valeva, mi sono ritirato
senza offerte.
Preghiamo per la sua congiunta e secondo tutte le sue intenzioni.
Io starò qui fino al 3 agosto; a partire da quella data andrò a fare una visita di circa otto giorni a
Bruxelles.
Le scriverò sul suo ritiro nei prossimi giorni. Ho solo il tempo di benedirla e di dirmi suo
dev.mo in Nostro Signore Eymard.
CO 1992
SIGNORINA DE MEEÛS
(III-S, 105, 2)
Adveniat Regnuum tuum
Parigi, 22 luglio 1867.
112 Bd. Montparnasse
Reverendissima madre,
sempre sperando di congratularmi a viva voce con lei per la grazia unica del suo Decreto di approvazione, ecco che arrivo per ultimo a dirle quanto ne sono stato contento e quanto ho ringraziato
il buon Maestro di averle concesso questa benedizione feconda e perpetua della Chiesa che finalmente ha approvato questa opera così bella e che le è costata tante preghiere e tanti sacrifici. Dio
completerà la grazia che le ha fatto concedendo a lei delle buone e numerose figlie e, a nostro Signore, delle fervorose e perfette adoratrici.
Ho appena scritto al padre Champion che spero di essere a Bruxelles il 3 sera o il 4. Desidero
venire a trascorrere a Gand il lunedì, giorno dell’adorazione mensile dell’associazione nella sua
Cappella. Rivolgerò qualche parola all’opera dell’adorazione, come promesso alla signora Courtebonne che ho avuto la consolazione di incontrare al suo ritorno da Roma.
Mi creda sempre in nostro Signore, Reverendissima e carissima Madre, tutto suo Eymard, Sup.
CO 1993
SIGNORA GOURD
(V, 66, 63)
A.R.T!
Bruxelles, 27 luglio 1867.
Carissima figlia in Nostro Signore,
grazie per la sua lettera e per quanto contiene. A mia volta ringrazio Nostro Signore che ci ha
aperto gli occhi. No, sua figlia non ha sicuramente peccato. Essa fa troppo riferimento a Dio e
all’obbedienza, per essere fuorviata. La sua obbedienza era soltanto mal posta. Vorrei scusare la
persona inconsapevole, o la tentazione o una biasimevole puerilità.
Lei constata, cara signora, come sia vero quanto le dicevo ai Thorins, e come Dio gliene abbia
subito fornito la prova.
Ah! rimaniamo attaccati alle direttive della santa Chiesa, e mediante coloro che ne hanno la
missione.
Il che tuttavia non mi fa dubitare del resto perché, come le dicevo, un dono gratuito non dipende dalle virtù della persona, e soprattutto in un caso come questo, perché spesso non ci si rende conto di quello che si dice.
46
Comunque stiano le cose, la regola di Dio sulle anime è che occorre tutto sottoporre al proprio
direttore spirituale.
Resterò qui solo uno o due giorni. Devo rientrare a Parigi.
Mi scriva di tanto in tanto. Le sue lettere mi sono ben gradite in Nostro Signore, nel quale sono,
cara figlia, tutto suo Eymard, S.
CO 1994
STÉPHANIE GOURD
(V, 126, 43)
A.R.T!
Bruxelles, 27 luglio 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
ringrazio Dio per la sua lettera, per averle aperto gli occhi e per averle fatto riconoscere la bontà del comportamento che Dio mi ha concesso di suggerirle nell’ultimo mio viaggio. Non mi aspettavo una simile conferma; essa mi apre gli occhi anche su un punto molto importante. Si ricordi, cara figlia, che nessuno al mondo ha il diritto di imporle un segreto sulla sua coscienza, perché tutti i
voti non sono niente di fronte a questa legge.
Le assicuro che lei non ha affatto offeso Dio, e quindi non si turbi e non si preoccupi. Lei ha ricevuto una lezione a vantaggio degli altri.
Quanto ad essa io ritengo che sbagli per ignoranza o perché ingannata dallo spirito cattivo. È
così infantile, a volte!
La sua vera guida dopo Dio, è proprio la sua buona mamma. Con essa sia sempre trasparente.
Se disponessi di due giorni liberi, verrei ad incontrarla; ma temo proprio di essere troppo occupato. Resto a Bruxelles due o tre giorni, e poi torno a Parigi.
Faccia quanto è necessario per la cura delle sue acque termali. Questa cura deve essere la regola salutare da seguire. Quanto al servizio del buon Maestro, è sempre la sua ora, il nostro dovere e il
nostro amore.
La benedico, cara figlia, in Nostro Signore. Eymard, S.
CO 1995
ARCIVESCOVO DI MALINES
(I-S, 131, 4)
Bruxelles, 27 luglio 1867.
Eccellenza,
ho l’onore di inviarLe un esemplare delle Costituzioni delle religiose Ancelle del SS. Sacramento. Se, nella Sua saggezza e nel Suo zelo per quanto può procurare la gloria di Dio e la salvezza
delle anime, Ella vorrà accogliere a Bruxelles questa piccola colonia di adoratrici, io sono convinto
che esse risponderanno a questo favore con preghiere continue per il Pastore e il suo gregge e che
esse saranno un potente aiuto di salvezza per le anime chiamate a questa vita di immolazione.
Nell’attesa di una decisione che considereremo come l’espressione della volontà di Dio, oso
dirmi, con i sentimenti della più religiosa venerazione, di sua Eccellenza l’umilissimo ed ubbidientissimo servitore Eymard, Sup. della Società del SS. Sacramento.
CO 1996
MONSIGNOR ANGEBAULT
(V, 326, 12)
Parigi, 1º agosto 1867.
Eccellenza,
arrivo da Bruxelles dove mi sono fermato alcuni giorni per visitare la nostra casa, e sono spiacente di non averle potuto rispondere subito.
47
La benevolenza di Sua Eccellenza verso la nostra casa di Marsiglia mi ha profondamente
commosso. Il padre Leroyer mi ha espresso la sua gioia per la visita che lei si è compiaciuta di far
loro, e anch’io vengo a testimoniarle tutta la mia gratitudine.
A Nemours abbiamo imparato molte cose; riguardo a suor Benoîte abbiamo sbagliato. Avremmo dovuto lasciare quella povera suora in una cella insieme al suo Dio. Io ignoravo troppe cose su
di lei. La sua lettera perciò, Eccellenza, ha trovato un convertito. Ho fatto di più: le ho detto che ho
deciso di cambiarle nome e che, se lo potessi, la farei dimenticare. Non so dove inviarla, se non ad
Angers. È vero che in Belgio ci viene richiesta una modesta presenza di adoratrici. Là essa sarebbe
ignorata perché sconosciuta.
Quanto al problema della nostra nuova sede, sono sommamente addolorato per tutte queste
complicazioni. Capisco bene il pio desiderio delle anime devote di quel quartiere della città in cui
abitiamo; uno spirito di critica a noi diretto si manifesta in alcune persone certamente a fin di bene.
Mi dicono che il signor de la Ville Bonnet, confinante del terreno da noi acquistato e fabbriciere, si
lamenta di noi perché sarebbero diminuite le entrate della parrocchia; che la signora de Richeteau
va dicendo che noi disprezziamo i poveri, ecc. Eppure noi abbiamo fatto di tutto per stabilirci da loro, senza riuscire a trovare un locale adatto. Adesso la casa del signor Allard è libera, e ce la offrono
in cambio; essa ci veniva lasciata a 35.000 franchi. Noi abbiamo acquistato il terreno del teatro per
92.000 franchi; bisognerebbe trovare in conguaglio una somma di 57.000 franchi. Anche a perderci
qualcosa, sarà sempre una somma considerevole, se non riuscissimo a vendere quella proprietà ad
un prezzo più o meno equivalente.
Il padre Audibert arriva domani o sabato dal sud, dove ha fatto visita al papà che è ammalato.
Ci consulteremo insieme sul gran problema. Io verrò a Angers per esaminare sul posto quello che si
può fare, e per esporre a Sua Eccellenza lo stato della nostra questione personale, affinché ella ne
possa giudicare. E la prego di credere che altro non desidero che di compiacerla e di fare il bene con
la sua paterna benedizione.
È con la più profonda venerazione che tengo a dirmi di Sua Eccellenza, suo umilissimo e devotissimo servitore in Nostro Signore Eymard, Sup.
CO 1997
MARIANNE EYMARD
(III, 143, 139)
Parigi, 2 agosto 1867.
Carissime sorelle,
vi scrivo in fretta per dirvi che i quattro figli della buona signora Tenaillon sono in treno alla
volta di La Salette e che devono vedervi di passaggio; accoglieteli bene e offrite loro il pranzo, perché io li amo come figli miei.
Ho scritto a Marie Ravanat che venga a La Mure per sistemare tutti i suoi affari.
Il povero papà Ravanat è morto di congestione cerebrale; era tanto saggio e pio! L’abbiamo
molto rimpianto, ma un’anima tanto bella non può che andare in cielo.
Io sto bene; ho molto da fare, ma il buon Dio mi assiste. Sono di ritorno dal Belgio, dalla visita
alla nostra casa e dai preparativi per un’altra. Uno di questi giorni vi invierò il titolo di credito postale del signor Bonnes; s’era infilato senza che me n’accorgessi tra le mie lettere, ma l’ho ritrovato.
Sono contento di sapere, cara sorella, che ti rechi da sola in chiesa; ciò significa che stai meglio; Dio ne sia benedetto!
Per questa volta, restate nel nostro paese e lasciate Angers dove sta; comunque l’averla visitata
avrà certamente fatto del bene alla pietà.
Saluti, care sorelle, vi benedico con effusione in Nostro Signore. Vostro fratello Eymard, Sup.
Alla sig.na Marianne Eymard, rue du Breuil - La Mure (Isère).
48
CO 1998
SIGNORA GOURD
(V, 67, 64)
Parigi, 3 agosto 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
mi fa piacere ricevere le sue lettere. Lei ha ragione. Bisogna temere le illusioni di satana in
quella povera ragazza. Noi vigiliamo e continueremo a vigilare.
Io scrivo ad essa (si tratta di suor Benoîte) di riconsegnare Marie-Thérèse ai genitori, e gliene
dico le ragioni. Essa ha ricevuto i 500 franchi. Se lei avesse l’occasione di scrivere alla famiglia di
Marie-Thérèse, la cosa si concluderebbe più presto.
A Nemours si è fatto lo sbaglio di prendersi a carico quella ragazza. L’hanno fatto senza interpellarmi; e questo Dio non lo benedice.
Non dica più nulla a P. M. del passato: me ne incarico io, lo farò presente insieme con le altre
cose da correggere. Ne farò oggetto di un atto di carità fino in fondo.
Povera ragazza! è stata abbandonata a se stessa, mentre più di ogni altra avrebbe avuto bisogno
di una obbedienza forte e dolce.
Metta a frutto il periodo delle cure termali, perché Dio lo vuole. Abbiamo ancora molto da fare
per la gloria del buon Maestro. Ecco quanto le prescrivo:
Testa libera da ogni preoccupazione, ma attenta alla volontà di Dio del momento;
Cuore rivolto a Dio, per adorarlo, amarlo e servirlo come egli vuole;
Volontà di una bambina;
Lavoro che non miri al successo, ma solo al dovere;
Rapporti con il prossimo, solo di buona educazione o di carità, semplici e cristiani, affettuosi e buoni verso chi soffre;
Orazione come la fa Dio; il fondo: l’offerta e l’azione di grazie;
La santa comunione: pane di forza e di vita; andarci povera e debole, riconoscente e amante;
Il suo esame sui suoi doveri. Ed è tutto.
Io la offro incessantemente al buon Maestro. Sia la sua cosa, la sua ancella, la sua adoratrice. Tutto suo in Nostro Signore Eymard, S.
CO 1999
SUORE RAVANAT
(III, 225, 6)
A.R.T.
Parigi, 4 agosto 1867.
Alle tre sorelle.
Care suore in Nostro Signore,
non vi ho ancora scritto, perché sono stato quasi sempre in viaggio. Sapevo d’altronde che, in
mia assenza, il buon fratello Aimé vi ha riferito tutti i particolari della santa morte del vostro caro
papà. Com’era contento di essersi consacrato al santissimo Sacramento, di essere religioso, di aver
dato le sue tre figlie al buon Dio! Povero papà! non avrei mai creduto che il buon Maestro, contento
del suo sacrificio, lo chiamasse così presto a sé e alla sua gloria. Egli ha fatto tutti i sacrifici di un
religioso; qualche giorno prima aveva consegnato tutto il suo denaro al padre Chanuet, superiore,
dicendogli: “Un religioso non deve avere più niente. Mi voglio spogliare di tutto”.
Vedete, care figlie, come il buon Maestro vi ama. Egli ha voluto che tutti voi aveste la stessa
vocazione per avere la stessa corona e la stessa gloria. Perciò, se la morte vi fa piangere un padre
tanto buono, la santa Eucaristia ve lo faccia ritrovare in Gesù. Deve continuare ad essere il suo adoratore, lui che era così pio e così puro.
Ebbene, suor Euphrasie, lei ha aperto la porta del santissimo Sacramento ed è venuta per prima;
poi lei, suor Louise, con il suo buon papà; e infine lei, cara suor Marcelle, che ha chiuso la casa dopo di aver spinto tutti davanti a sé. Se Dio vi ha chiamate tutte e tre, restate tutte e tre sempre unite
49
ai piedi del santissimo Sacramento. Quanto ringrazio il buon Maestro d’essere stato il povero strumento della vostra vocazione tanto bella e tanto santa! Siate certe che cercherò di sostituire il vostro
papà, o meglio che Gesù sarà ogni bene per voi.
Vi benedico dunque e prego Nostro Signore di custodirvi e di farvi sempre felici al suo santo
servizio. Eymard, S.
P.S. Vi mando la borsa di vostro padre con 360 franchi d’ oro, e inoltre due portafogli e un quaderno. Quando andrò a Saint-Maurice, raccoglierò i suoi libri e i suoi oggetti di pietà, ignoro
quello che aveva, e li metterò da parte per la prima occasione. Capisco che il viaggio a La Mure
è inutile, perché suor Louise è ancora minorenne. Farò la vostra commissione al signor Ferrat;
anche lui è convinto che questo viaggio non è necessario, e che scrivendo da La Mure, non si
era tenuto conto dell’età minorile di suor Louise.
Alla cara suor Marcelle del SS. Sacramento - Angers.
CO 2000
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 286, 1)
A.R.T.
Parigi, 4 agosto 1867.
Cara sorella in nostro Signore,
vengo a darle mie notizie. Mi trovo a Parigi solo da qualche giorno. Non so quando verrò a
Tours, forse presto, ma ne ignoro il giorno. Suor Benoîte si trova a Luc-sur-Mer, via Caen (Calvados) presso la signora Lemarchand, droghiera. Le ultime notizie dicono che c’è qualche miglioramento.
Ignoro se ci sono delle occasioni per Tours, e se dovessi venirci, le porterei alcuni pacchi.
Cosa fa, povera figlia? Da Angers mi scrivono in continuazione di lei, vogliono sapere se rientra o no. Aimeh! Quante croci su questa terra! E quante miserie! Io ne ho il cuore gonfio, ma Dio sia
benedetto di tutto.
La benedico, cara figlia. Sia sempre la piccola serva del buon Maestro, e mi faccia conoscere
che cosa pensa di Angers, della Madre Guillot, e quali sono i suoi desideri.
Tutto suo in nostro Signore, Eymard, S.
CO 2001
SIGNORA GOURD
(V, 68, 65)
A.R.T!
Parigi, 5 agosto 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
le spedisco la lettera di suor Benoîte. Le ho scritto che doveva riconsegnare [la ragazza] ai genitori. Le scriverò ancora che è meglio liberarsene. Quella povera suor Benoîte non si rende quasi
conto che, non possedendo nulla, non le è lecito imporre dei sacrifici agli altri.
Se lei volesse fare un tentativo presso le Orsoline di Thoissey [Ain], sarebbe un’autentica carità. Faccia però presenti i difetti della ragazza e, se non la accettassero, non insisteremo. Trasmetta
l’indirizzo di suor Benoîte a quelle Dame di Mâcon, affinché anche loro le segnalino i difetti della
ragazza.
Ritengo che sarebbe meglio che la signorina Stéphanie rinvii la visita a sua nipote. Continui la
cura delle acque e affidi il resto alla divina Provvidenza. Quante miserie in questo mondo! Occorre
passarci in mezzo come si fa con la nebbia, senza fermarvisi.
Riconosciamo Dio e la sua divina bontà in ogni cosa. Adoriamo le ragioni della sua divina
Provvidenza che è sempre saggia e degna d’amore.
Benedico tutte e due molto paternamente in Nostro Signore. Eymard, S.
50
CO 2002
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 286, 2)
Parigi, 5 agosto 1867.
Cara sorella,
le accordo il permesso di incontrare sua eccellenza l’Arcivescovo e di parlargli a cuore aperto
della sua vocazione. Si tratta di un santo e di una persona saggia: due grandi qualità per consigliare.
La benedico in nostro Signore, Eymard.
CO 2003
PADRE AUDIBERT
(I, 302, 3)
Parigi, 7 agosto 1867.
Caro padre,
le mando il reverendo Anatole [Jérôme]. Le sarà utile per dare lezioni ai due fratelli. Gli assegni due mezz’ore di adorazione, alle 11 e alle 15,30 o un’ altra ora. Noi cominciamo il nostro ritiro
oggi alle 9,30 e lo termineremo all’Assunta.
Ho saputo che, nella casa delle Agostiniane, il vescovo ha detto: “Questi signori si ostinano a
volersi stabilire al cloître [Saint Martin], mentre la casa Allard è libera e viene loro offerta in dono,
ecc. Ebbene, io mi opporrò, e tutto l’alto clero è con me; essi fanno del bene lassù, Dio li vuole lassù,e non andranno là, anche se dovessi mandarli via”.
È il padre Carrié che mi scrive questo; se le cose stanno veramente così, siamo di fronte ad un
ostacolo serio. Se veniamo mandati via, il Maestro sarà umiliato e bisogna evitargli questa umiliazione; e allora delle due cose l’una: o andarcene noi per primi, ma in tal caso bisognerà vendere
questo terreno; e come venirne fuori senza perdite? oppure esaminare a fondo la questione della
Doutre, per vedere se l’offerta è seria e quali sono le garanzie dell’aiuto che ci è stato promesso;
oppure se la casa Allard viene puramente e semplicemente data in dono, perché in questo caso mi
sembrerebbe una questione degna di considerazione; noi dovremmo pensare al resto.
Lei è sul posto, caro padre, e può rendersi conto di cosa comporta aver da fare con un’autorità
che ci ha lasciato andar avanti, ci ha costretti a demolire il teatro e a rimetterci la metà del valore del
terreno, e che ora ci abbandona perché qualche persona reclama.
Ma per non mostrare cattiva volontà, esamini le cose a fondo.
Mi è stato riferito che non si è ancora messa una pietra nelle fondazioni; Dio vuole che restiamo alla Doutre? che ci sistemiamo al cloître? che ci ritiriamo da Angers? “Parla, Signore, perché il
tuo servo ti ascolta” [1Sam 3,10]. Preghiamo molto per conoscere la sua santa volontà e per avere la
forza di agire. Tasti il terreno in movimento.
Mi creda, caro padre, suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S.
CO 2004
SIGNORINA DE MEEÛS
(III-S, 106, 3)
A.R.T.
Parigi, 10 agosto 1867.
Carissima e stimata Madre,
grazie per la gradita lettera e per avermi comunicato l’arrivo di monsignor Chaillot. Spero di
avere il piacere di incontrarlo quando rientrerà a Parigi.
Smetterà subito di meravigliarsi quando saprà che non sono io il Superiore di quelle Suore di
Angers, e che è sua eccellenza il Vescovo di Angers [Angebault] che direttamente ed autonomamente assegna loro un Superiore ecclesiastico diocesano. Io gliele ho affidate in modo incondizionato cinque anni fa. Ho già un bel da fare con i miei religiosi. So che per loro si parla di una fondazione in Belgio. Sua Eccellenza sta esaminando se è o non è il caso di accettare, ma non mi sembra
51
che abbia fretta. Quale che sia il risultato, esso non indebolirà certo la nostra unione con lei al servizio del comune Maestro. Lei sa quanto bene le auguro in nostro Signore.
Mi creda sempre, cara e stimatissima Madre, tutto suo Eymard, S.
CO 2005
PADRE AUDIBERT
(I, 303, 4)
G.S.J.
Parigi, 17 agosto 1867.
Carissimo padre,
il vescovo [Angebault] mi ha scritto che mi attendeva per trattare delle questioni gravi; penso
alluda alla proposta che ci è stata fatta di una fondazione a Bruxelles; se invece allude alla nostra
collocazione, e se l’amministrazione diocesana è a noi contraria dopo di essere stata favorevole o
almeno consenziente, la questione sarà decisiva. E che! proprio questa doveva essere la conclusione
che potevamo attenderci dal vescovo? Di fronte a questa difficoltà, che è molto avvilente, giudichi
lei se dobbiamo sottoporci a così grandi sacrifici.
Io sono disposto a venire ad Angers, ma quando lei mi risponderà che il vescovo è pronto a ricevermi, e quando lei si sarà reso conto e avrà soppesato la serietà di tutte le promesse verbali. La
prego, consulti espressamente il padre Carrié sulla questione e accerti quali sono le garanzie che ci
sono offerte. Mi hanno fatto due nomi: il signor Dulavoir e un altro.
La scongiuro, caro padre, vada al nocciolo della questione. So bene che ad Angers non ci si deve nulla, ma non si ha il diritto di accusarci e soprattutto di affermare che siamo ambiziosi e che disprezziamo i poveri, come se non avessimo cercato di rimanere in mezzo a loro. Mi scriva poi
quando riterrà opportuno che io ci venga.
Suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S.
P.S. Faccio le mie felicitazioni ai nostri due nuovi e vecchi professi. Fra René [Racin] è molto cresciuto nel mio affetto in questa circostanza, che era decisiva per lui.
CO 2006
SIGNORA CHANUET
(III, 231, 3)
Parigi, 21 agosto 1867.
Carissima madre e sorella in Nostro Signore,
volevo accompagnare il suo caro e nostro carissimo figlio; sarebbe infatti per me un gran conforto venire a vederla, a benedirla e a pregare su di lei; mi è sempre presente davanti a Nostro Signore e non cesso di pregare per lei. Si abbandoni, cara suor Camille, allo amore che egli le porta:
esso è grande e assolutamente misericordioso. Tutto ciò che egli ha fatto nel corso della sua vita, e
soprattutto alla fine, le dà la prova più dolce e più costante del suo amore.
Combatta, o mia buona suora, i terrori che l’affliggono con il santo abbandono tra le braccia
della misericordia di Gesù, suo buon Maestro.
Lei è la sua ancella, gli ha fatto dono di tutto, è totalmente a lui consacrata; egli l’ha presa al
suo bel servizio e inoltre l’ha crocifissa con sé; come non riposare tra le sue braccia come una figlia
prediletta? Lei andrà in cielo, o buona suor Camille. Per quanto mi riguarda io chiedo che lei possa
lavorare ancora un po’; tuttavia è più perfetto dire: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” [Mt
6,10].
Il Padre parte. Ho soltanto il tempo di benedirla e di dirmi, cara mamma e buona suora e figlia
in Nostro Signore, suo aff.mo in Nostro Signore Eymard, Sup.
52
CO 2007
PADRE CHANUET
(I, 290, 27)
Parigi, sabato 24 agosto 1867.
Carissimo padre,
questa mattina abbiamo celebrato tutti la messa per il riposo dell’anima della sua cara e devota
mamma, la nostra cara e amatissima sorella in Gesù Cristo: questo è il modo migliore per dimostrare l’amore che abbiamo per la sua mamma e la nostra viva partecipazione al suo dolore.
Ho offerto al buon Dio, durante una settimana, tutti i meriti dell’Istituto per questa ottima madre e figlia in Nostro Signore. Speravo di avere la consolazione di rivederla, ma Dio non l’ha permesso; la rivedremo in cielo. Faccia quanto è opportuno, caro padre, e poi torni da noi.
La prego di fare presente a tutta la sua famiglia la mia partecipazione viva e sincera alla comune perdita, ed anche la speranza e la fiducia che ripongo nella bontà di Dio.
Suo dev.mo Eymard.
CO 2008
SIGNORA BLANCHE CHANUET
(II-S, 26, 3)
Parigi, 25 agosto 1867.
Buona signora Bianca,
mi sono molto rallegrato in nostro Signore e nella Madonna del Soccorso per la sua guarigione.
Ho celebrato una Messa di ringraziamento, e ci uniamo alla sua novena. Questa grazia le dice con
molta eloquenza che Dio le vuole bene e che la santissima Madre le porta una predilezione particolare. Abbia dunque fiducia nella loro bontà.
Speriamo di avere la consolazione di vederla presto a Parigi, in occasione del suo ritorno. Ora
dobbiamo davvero ammirare la bontà della divina Provvidenza che ci ha fatto prendere la strada di
Bayeux invece di quella di Saint-Brieuc. Il fatto è che la Madonna del Soccorso l’aspettava a Luc.
Ne sia benedetta per sempre!
Da poco nostro Signore ha chiamato a sé la nostra buona suor Camille, sua suocera. Questa
morte non deve affliggerla troppo, poiché è la morte dei giusti. Essa è andata a continuare in cielo
l’adorazione della terra. Ha molto sofferto, ma è tutto finito e questa è l’ora della gioia. Ecco la vita:
essa è il seme della gioia celeste.
In un solo anno Dio ha mietuto in casa sua tre campi ricchi di una bella messe. A lei sostituirli,
buona signora. Dio ha coltivato il suo campo con tanto amore! Vi ha seminato tante grazie! Le faccia fiorire in buone virtù!
Addio buona signora, o meglio sempre presente a Dio con la sua carissima famiglia. La benedico molto in nostro Signore Eymard, Sup.
CO 2009
PADRE AUDIBERT
(I, 304, 5)
Parigi, 26 agosto 1867.
Carissimo padre,
non posso ancora venire ad Angers, perché è venuta meno la buona mamma del padre Chanuet
e bisogna sostituirlo; aspetto perciò il suo ritorno.
Se Dio ci vuole alla Doutre, io lo voglio al pari di lei, caro padre, non a motivo delle parole che
si attribuiscono al Vescovo [Angebault], perché egli mancherebbe alla parola data e la società subirebbe una grave umiliazione, ma a motivo dell’attaccamento di questi buoni cristiani; dopo tutto,
come potremmo rifiutare senza incorrere nel biasimo dopo quello che abbiamo detto, lei ed io? Se
ci prendono in parola, siamo un po’ legati.
53
Verrò dunque a Angers il primo giorno che mi sarà possibile, perché aspetto il ritorno del padre
Chanuet; ma esamini tutto, e preghiamo.
Suo dev.mo Eymard.
CO 2010
SIGNORA LEPAGE
(IV, 210, 19)
Parigi, 112 Boulevard Montparnasse, 27 agosto 1867.
Signora carissima in nostro Signore,
grazie per la sua lettera che è arrivata. Mi rallegro delle sue buone disposizioni, del suo stato e,
soprattutto, della decisione che ha preso di essere fedele al suo regolamento. Così va bene.
La regola di vita è come la dieta corporale: la osservi, perché la sua anima sarà sempre contenta
quando si sarà ben nutrita di Dio. È nell’orazione che lei troverà quella pace silenziosa, quella calma, quel riposo che spesso si avverte meglio di quando si fa la santa Comunione.
Quando si prega, è Dio che ci nutre; quando ci si comunica, siamo spesso noi a nutrire Dio con
il pane della sofferenza e con il frutto laborioso delle virtù: questo spiega perché spesso noi soffriamo dopo la santa comunione.
Quando lei è nella gioia, raccolta, unita a Dio, nutra la sua orazione di riconoscenza e gioisca di
Dio e della sua bontà. Ma, quando sopraggiunge l’aridità, attinga l’acqua dal pozzo, innaffi piena di
speranza e, se la sua anima soffre, prenda la sofferenza come tema della sua orazione allo scopo di
renderla soprannaturale o di estinguerla qualora fosse causata da prove o da turbamenti.
Mi fa piacere vedere il benevolo e perseverante affetto che l’ha accolta al suo arrivo. Occorre
mantenerlo come lei si sforza di fare; perché così c’è più pace e anche più bene da fare.
Spero che il suo processo sia terminato e che lei lo abbia vinto; come è penoso avere sempre la
guerra! Ma è la condizione di questo mondo.
Ho annesso le indulgenze ai suoi crocifissi, che ho poi consegnato al caro signor Garnier.
Conto sulle sue preghiere e le assicuro le mie per lei e per la sua buona e cara amica. Vi benedico entrambe. Aff.mo in nostro Signore, Eymard.
P.S. Non si è dimostrata molto accorta nell’inviarmi dei francobolli. Non vuole avere nessun debito
con me? O è perché non vuole dimenticare nulla?
CO 2011
SIGNORA JORDAN
(IV, 284, 72)
Venga il tuo Regno
Parigi, 27 agosto 1867.
Carissima signora in Nostro Signore,
da molto tempo non mi ha fornito sue notizie e, in un certo senso, ne sono contento, perché
questo prova che lei sta bene, che l’anima è ben nutrita, e cammina sulla buona strada.
Lei mi ha capito bene. Il riepilogo che mi fa dei consigli che le ho dati, è esatto. Permetta tuttavia che ci torni sopra.
1° Principio:
La fedeltà nell’osservanza della propria regola di vita, è la prima delle virtù. Occorre insistere:
la dieta è la condizione della buona salute.
2° Principio:
Occorre anteporre a tutto la fedeltà nel compiere bene gli atti esteriori della propria regola, facendoli cioè nel tempo, nel luogo e secondo le circostanze che li accompagnano. In questo consiste
il sacrificio della virtù. Inoltre occorre farli rispettando le regole naturali del loro oggetto, in una parola come un atto morale con le sue qualità ordinarie. In questo consiste la loro perfezione. Quando,
54
per esempio, lei avrà fatto la meditazione secondo le regole prescritte, letto l’autore assegnato nel
tempo prestabilito, e con quel tanto di attenzione per nutrirsene al momento, lei ha fatto un’ottima
lettura.
Lasci a Dio la cura del successo spirituale, e dei sentimenti di grazia da ricevere. Lei deve soltanto seminare, piantare, e innaffiare, o, se preferisce, Dio le chiede di metterci l’impegno riservando a sé il successo.
3° Principio
Aspiri ad una virtù forte piuttosto che dolce, piuttosto d’abnegazione che di edificazione. La
dolcezza viene dalla forza, ma non sempre la forza viene dalla dolcezza.
4° Principio
Quando prega, si preoccupi di nutrirsi di Dio piuttosto che di purificarsi e di umiliarsi. A tale
scopo nutra la sua anima con la verità personificata nella bontà di Dio verso di lei, con la sua tenerezza, con il suo amore personale. Il segreto dell’autentica preghiera consiste nel vedere l’azione e il
pensiero di Dio nel suo amore per noi! Allora l’anima presa da stupore, messa alle strette, esclama:
“Quanto sei buono, o mio Dio, cosa posso fare per te? che cosa ti sarebbe gradito?”. È la fiamma
del focolare.
Ma per raggiungere questa preghiera di vita, ci si deve molto impegnare a dimenticarsi e a non
ricercare se stessi nell’orazione. Occorre, soprattutto, semplificare il lavoro della mente, portando
uno sguardo semplice e calmo sulle verità di Dio. Il segreto di questo semplice sguardo consiste nel
considerare fin dall’inizio le cose sotto l’aspetto della bontà di Dio per l’uomo, del motivo di tale
grazia, di quanto essa è costata a nostro Signore, della sua attualità, e del suo perdurare a nostro favore.
Quando l’anima ha la fortuna di scoprire questo lato buono, l’orazione è piuttosto una contemplazione deliziosa e l’ora trascorre in fretta. Ah! cara figlia, come le auguro e le desidero spesso di
gustare così il buon Dio! Ce n’è per un bel pezzo; è la mia roccia di Saint-Romans.
Ma mi accorgo di aver perso il filo della mia prima idea che era quella di ricapitolare la sua lettera. La lascio dunque perdere, convinto come sono che lei desidererebbe più ascoltarmi che rileggersi.
Mi creda, non sia zelante che per dovere; aspiri invece alla vita interiore per attrattiva d’amore
divino.
Noi invecchiamo e dobbiamo ancora fare molta strada; è giusto che scegliamo quella più breve,
quella dell’amore che tutto dona senza interesse.
Ho spesso ricordato la mia visita di Lione; lei a volte ha trovato in me più un amico che un padre. La gioia di rivederla dopo tanto tempo mi farebbe pensare alla mia famiglia; e poi, da qualche
tempo avevo il cuore così addolorato che, ritrovando la mia vecchia figlia, si è dilatato.
Ho visto la brava e ottima signorina [Adèle] Gérin, che è esattamente come lei mi aveva detto.
Dal momento che è una sua amica, mi sembrava di vedere lei.
Addio, cara signora, sorella e figlia in nostro Signore. Non mi lasci troppo a lungo senza notizie.
Vorrei sapere dove si trova la signora Nugues. La benedico in nostro Signore, e sono, in Lui e
per Lui, suo aff.mo Eymard, S.
CO 2012
SIGNORA GIRAUD-JORDAN
(IV, 308, 14)
Parigi, 27 agosto 1867.
Carissima signora in Nostro Signore,
sono il solito recidivo. Ma non mi imiti, per favore. Noi abbiamo fatto il nostro grande ritiro;
sono stato in Belgio; non ricordavo più il suo indirizzo e, finalmente, eccomi a saldare i debiti. Sarà
forse della mostarda dopo la cena, come dice il proverbio dei ritardatari!
Prima di tutto va ricordato che, quando si riceve una grande grazia di rinnovamento interiore,
all’inizio tutto sembra facile e amabile perché si è sotto l’impressione dolce e amabile della grazia;
55
ma poi arriva il momento della prova. È come un grande choc. All’inizio o si fa troppo, o non abbastanza. Se si fa troppo, si finisce per scoraggiarsi presto alla prima infedeltà: è questo il frutto
dell’amor proprio. Si contava troppo su di sé. Se non si fa abbastanza, l’amaro rimprovero non ci
viene dalla coscienza ma dal demonio che vuole insinuarci che tutto è finito, dal momento che si è
già infedeli.
– Ma lei mi dirà: mi sono comunicata come le avevo promesso, e ho messo in pratica quanto lei
mi aveva suggerito o, almeno, quello che mi è stato possibile. – Se lei ha fatto quanto ha potuto, tutto è bene davanti a Dio.
– Ma io non sono Dio!… Per fortuna…; altrimenti si riterrebbe una santa!
D’inverno, lavorando ci si scalda poco. Lei si trova in inverno. Lavora ma non riesce a sudare… questo è sempre pericoloso, perché si fa troppa fatica.
Si ricordi che, nel servizio di Dio, occorre fedeltà e generosità ma non la forza. La forza è Dio!
– Ma lei non è riuscita a pregare come desiderava, nella calma e da sola. – Peccato che non sia
riuscita a cominciare e a finire bene quella preghiera. Si sforzi tuttavia di pervenire a quella meditazione nella calma e nella pace, allo scopo di gustare Dio in se stessa.
La seconda norma: la generosità nel compiere la santa volontà di Dio su di noi mediante il rinnegamento di sé, l’amore al dovere – che è poi l’amore puro –, facendo le cose per piacere a Dio.
Ha fretta di essere interiormente trasformata in Dio? e quindi anche esteriormente, visto che la
fiamma esce dal focolare? Sia padrona di sé; comandi con autorità alla vecchia natura, e la tenga
sottomessa per vivere dello spirito di nostro Signore.
Non le dico nulla su quanto l’ha tanto turbata e resa inquieta… Tanti sono i motivi per turbarsi!
Ricordi sempre questa norma: quando il turbamento viene dopo aver compiuto un’azione, si
tratta di una tentazione. Quando viene in concomitanza, se l’azione in sé è buona o è stata iniziata
con retta intenzione, occorre portarla a termine nonostante il turbamento. Se l’inquietudine viene
prima, si deve o sospendere l’azione o darsi un buon principio fondato sul dovere o sull’obbedienza
o su una virtù, ecc…, e continuare.
Mi fermo qui. La carta sta esaurendosi, ed io volevo dirle quanto mi ha consolato il rivedere la
sua buona mamma, che considero come la mia famiglia, e la sua cara figlia.
Ho conosciuto con piacere l’ottima signorina [Gérin]: e gliene sono grato.
Spero di avere presto sue notizie. Le sue lettere vengono distrutte; e le mie nessuno le legge.
La benedico in nostro Signore. Fiducia e coraggio. Eymard
CO 2013
SIGNORA GOURD
(V, 69, 66)
Parigi, 27 agosto 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
bisogna sempre adorare i disegni misericordiosi e amorosi del buon Maestro, e vedere in quella
momentanea separazione il bene della sua gloria nel prossimo. L’anima desiderava vivere ai piedi
di Dio, ed ecco che egli assegna a ciascuna una missione. Lei però sà, cara figlia, che la santa e
provvidente volontà di Dio è la migliore norma della nostra vita ed anche la più sicura. Occorre tuttavia che lei si incontri spesso con sua figlia perché voi siete due esistenze in una.
Si occupi dei suoi affari materiali confidando nei lumi e nelle forze del momento, ma senza
sforzo mentale e soprattutto senza affaticarsi troppo, ben decisa a fare solo quello che è alla portata
delle sue forze e che le sembra ragionevolmente maturo.
Nutra al mattino la sua anima di Nostro Signore per l’intera giornata. In chiesa si ricordi di essere solo la serva adoratrice del santissimo Sacramento e, perciò, non si occupi troppo di affari o di
sé. L’amore puro si dimentica e glorifica la bontà e la tenerezza di Dio in sé e in noi.
Le sue lettere mi procurano grande conforto, ma non vorrei che la stanchino sottraendole il riposo.
56
Addio, cara figlia e sorella in Nostro Signore. La benedico nella sua santa vocazione. Tutto suo
in Nostro Signore Eymard, S.
P.S. Grazie per il vino. Tutto è giunto a buon fine.
CO 2014
STÉPHANIE GOURD
(V, 127, 44)
Parigi, 27 agosto 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
eccola ai Thorins, l’istitutrice delle sue nipoti e in compagnia delle sue nipoti. Devo dirle: Dio
vuole questo.
La carità prenderà la guida della sua vita esteriore, essa è la virtù del presente. Consideri come
il buon Maestro sà metterci bene sulla via della rinuncia.
Lei avrebbe potuto sperare di vivere tranquilla e sola con la sua buona mamma, ed ecco che
Nostro Signore la separa e le darà il rumore e l’occupazione tutt’intorno. Che ne sia ringraziato! Più
si occuperà in cose esterne, più dovrà arricchire e riempire la sua interiorità di Gesù.
Mi dia retta. Quando è con Gesù non pensi ad altro, si occupi soltanto di Nostro Signore con
Nostro Signore. Poco di lei a Gesù, molto di Gesù a lei, in lei, per lei. Occorre dimenticarsi nel vero
amore, giungere alla vita d’unione in Nostro Signore con l’intimo sentire del cuore. Questo non
stanca e si accorda con tutto il resto.
Controlli sempre l’atteggiamento esterno allo scopo di orientarlo con il timone così buono e
retto della santa volontà di Dio del momento.
La benedico, cara figlia in Nostro Signore. Eymard, S.
CO 2015
PADRE AUDIBERT
(I, 305, 6)
A.R.T.
Parigi, 28 agosto 1867.
Carissimo padre,
vedo che il padre Chanuet non arriva ancora; sarà bene permettere al padre Carrié di venire a
Parigi, se non ne ha bisogno: penso che la presenza del padre Leroyer possa supplire alla sua assenza, che non si protrarrà per molto.
Lei avrà discusso con il buon padre Leroyer dei problemi del cloître e della Doutre. Non può
credere quanto io soffra per questo voltafaccia del vescovo, come pure per la delicatezza della nostra posizione di fronte alla proposta della Doutre. Andare a buttar 200.000 franchi nel cloître con
una amministrazione che tanto poco ci incoraggia, e volervi fare del bene nonostante essa, è una situazione terribile. Aspetto il ritorno del padre Chanuet per venir costì; penso che sarà per domenica.
Il vescovo mi attende con impazienza, ma io non ho un momento libero con il noviziato sulle braccia e la casa di Parigi. Mi unisco di buon grado, caro padre, alle sue pene e al suo desiderio ardente
della gloria di Dio: saremo sempre d’accordo su un terreno tanto bello e tanto buono. Suo dev.mo in
Nostro Signore, Eymard, S.
57
CO 2016
CONTESSA D’ANDIGNÉ
(V, 173, 43)
Adveniat Regnum tuum.
Parigi, 28 agosto 1867.
Signora in Nostro Signore,
da quanto tempo le devo una risposta! Speravo di andare a scrivergliela ad Angers. Se Dio vuole, ci andrò domenica prossima. Avrei urgenza di andarci subito, aspetto una lettera da Angers per
partire al più presto.
Ci sono grossi guai a Angers, in merito alla nostra nuova casa del “cloître Saint-Martin”. In Episcopio si sono ricreduti su quanto era stato promesso. Gli abitanti della Doutre fanno di tutto per
mantenere l’adorazione e, in questo, sono certamente da lodare, ma noi ci troviamo in una situazione delicata.
Avremmo la possibilità di lasciare Angers e di accettare immediatamente Arras dove ci viene
data una chiesa, una casa e un giardino, e dove il Vescovo ci accoglie con gioia. Ma come abbandonare Angers, la croce e la sofferenza?
Ecco che cosa dovrò decidere nel mio prossimo viaggio. [trentanove righe rese illeggibili]
Lei è felice nella sua campagna, con il suo Ospite divino, la calma e la solitudine delle sue adorazioni, la pienezza della grazia e dell’amore di Nostro Signore! Dio gliela accresca, e lei possa goderne in abbondanza.
Goda di Dio, delle sue grazie, del suo Tabernacolo, del suo Maestro così buono. Goderne, significa non volere che lui; goderne, significa vivere per suo mezzo e con lui, ai suoi piedi, sul suo
Cuore, nella sua divina persona.
Ai suoi piedi, ascoltandolo come Maria [Lc 10,39]: è il pane di vita e di intelligenza; è il cibo
dell’anima che rincuora tutta la sua persona; è l’orazione del silenzio, dello sguardo, della gioia di
trovarsi sotto l’influsso di questo sole divino.
Sul suo cuore, nella santa Comunione, o quando il suo cuore soffre, o quando la sua anima è
triste. Quando Gesù sembra morto, il suo Cuore non muore ma conserva del sangue ardente anche
dopo la morte.
Nella sua divina Persona: Gesù ha detto: “Chi mangia di me, dimora in me, ed io in lui” [Gv
6,56]. Bella e divina società di vita! Dimorare presso Gesù, in Gesù, significa essere la sua ancella
adoratrice.
La carta sta finendo... La lascio a Nostro Signore. Eymard
CO 2017
SIGNOR CHANUET
(II-S, 22, 12)
Parigi, 29 agosto 1867.
Caro signor Amédée,
ho ben riflettuto. Le consiglio di conservare gelosamente l’abito religioso della sua devota e
santa mamma. Lei li aveva per seppellirla, ma avendola sepolta con altri, quelli le appartengono. Lo
scopo è raggiunto perché le modalità erano lasciate alla sua devozione.
Le rispedisco un piccolo [parola omessa dal p. Eymard] che ho ricevuto questa mattina. L’ho
aperto per sbaglio, ma non l’ho letto.
Spero che tutto si comporrà per il meglio con le cognate, mediante una intesa fraterna. È giusto
che si tenga conto delle fatiche e delle difficoltà della successione, ma anche dell’affetto della famiglia.
Spero di rivederla presto. Sto facendo la sua novena. I miei affettuosi ossequi alla sua buona
Signora.
Mi creda tutto suo, in nostro Signore Eymard, S.
58
CO 2018
PADRE AUDIBERT
(I, 305, 7)
Parigi, 30 agosto 1867.
Carissimo padre,
arriverò domani sera sabato alle 5,30 e andremo a vedere il vescovo [Angebault] domenica. Ho
detto al padre Carrié il mio disappunto perché si va dicendo che si è schierato a favore della Doutre
contro il suo superiore, ma egli mi ha assicurato che non ha fatto nulla contro; gli ho detto che Dio
non benedice che l’ordine e l’obbedienza. Il padre Chanuet è arrivato stamattina, sarò quindi da voi
domani sera.
Mi creda, carissimo padre, suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S.
CO 2019
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 74, 97)
Parigi, 30 agosto 1867.
Signora carissima in Nostro Signore,
parto domani sabato mattina per Angers, ma mi fermerò solo per qualche giorno. Avrei piacere
di ricevere là sue notizie (rue Lionnaise, 9), e se avrò una mezza giornata libera, desidero venire a
Nantes a dare un breve saluto a lei e alla sua cara sorella.
Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, s.
CO 2020
MARGUERITE GUILLOT
(II, 379, 368)
Angers, domenica [1°] settembre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
ho appena visto Monsignore [Angebault]. Domani sua Eccellenza sarà da voi all’una e mezza.
Io arriverò verso l’una.
Tra noi tre, tratteremo le grandi questioni di cui mi ha parlato Monsignore, e anche la sua nota.
La prima cosa è di accettare un Superiore nominato da Monsignore. Sua Eccellenza ci tiene;
essa vi lascerebbe a voi stesse, e questo abbandono non è opportuno.
Abbiamo parlato di Bruxelles. Gli ho spiegato la situazione attuale, essa và bene; tuttavia c’è
una condizione che non ho avuto il tempo di dire a sua Eccellenza, è che sua Eminenza il Cardinale
di Malines [Sterckx] vorrebbe che i soggetti fossero di preferenza belgi; Egli ha posto questa condizione all’accettazione della fondazione. Sarà necessario che lei esamini bene la cosa.
Monsignore mi ha parlato delle suore non rientrate. Ho visto suor Benoîte al suo ritorno da
Lantignié. Essa si è fermata soltanto un’ora e mezza a Parigi; era molto stanca.
Forse lei sa che suor Benoîte è andata a Lantignié e che io non l’ho vista, né ho saputo della sua
partenza; tuttavia è stata molto utile alla povera suor Camille, che faceva
tanta fatica ad accettare la morte.
Non potrò venire a celebrarvi la santa Messa, perché devo restare qui a preparare un rapporto
per Monsignore per poi portarglielo immediatamente.
Tutto suo in nostro Signore, Eymard, S.
59
CO 2021
MONSIGNOR ANGEBAULT
(V, 317, 7)
Angers, 2 settembre 1867.
Eccellenza,
siccome il padre Audibert, Superiore della casa d’Angers, mi ha messo al corrente delle difficoltà che sono state sollevate contro la fondazione della nostra casa e cappella al cloître SaintMartin, sono venuto sul posto per esaminarle e per prendere una decisione definitiva. Oso perciò
esporre a Sua Eccellenza, in tutta semplicità e fiducia, come stanno le cose e attendere una decisione che riceveremo con rispetto.
I devoti abitanti della Doutre rimpiangono la perdita della cappella dell’Adorazione a seguito
del nostro trasloco e, nel loro religioso desiderio, si sono tassati ed hanno raccolto, così ci dicono, la
somma di 15.000 franchi (di questo tuttavia noi non abbiamo certezza, dal momento che non ne
hanno fatto parola con il Superiore della casa. Si tratta perciò di cose incerte). Ma io voglio supporre che siano riusciti a raccogliere 15.000 franchi. Da parte loro è bello; noi ne siamo profondamente
commossi e vorremmo esaudire i loro desideri rimanendo nella Doutre. Ad aumentare la nostra pena c’è il timore di contrariare il desiderio di Sua Eccellenza e quello dei suoi rispettabili Vicari Generali, sempre così buoni con noi.
Ma, che cosa dobbiamo ragionevolmente fare? Restare nella Doutre? Imporci sacrifici così
grandi? E se ci venissero chiesti, dovremmo assumerci una così grave responsabilità davanti
all’Istituto? Si tratta infatti di una perdita non inferiore a 60.000 franchi come minimo, perché noi
abbiamo già un ammontare di 100.000 franchi e oltre, e cioè:
acquisto della casa Aubert
75.000 fr.
Acquisto della casa del vicolo cieco
12.000 fr.
Spese già fatte
10.000 fr.
Totale
97.000 fr.
I contratti con gli imprenditori sono già stati firmati. Questi hanno ordinato i materiali, sicché
noi non possiamo recedere dai nostri impegni senza pagare un risarcimento molto elevato.
Ora, se si tiene conto della somma che ammonta a più di 100.000 franchi e della casa che ci
viene donata in cambio, rimarrà un deficit di 60.000 franchi.
Ma quella casa Allard in donazione, sarà poi donata davvero? E se ci viene ceduta senza essere
interamente pagata, la nostra situazione non diventerà estremamente confusa? E una volta che ci saremo sistemati nell’immobile, come potremo urgere il pagamento di quel debito collettivo? La prudenza non vuole forse che noi rifiutiamo addirittura quanto ci viene offerto?
A tutto ciò aggiunga, Eccellenza, che le fondamenta della cappella sono pressoché terminate e
che i materiali sono sul posto; aggiunga inoltre, le considerevoli perdite che dovremmo sopportare
con la vendita di un terreno che ha perso metà del suo valore a causa dell’abbattimento del teatro e
della casa del vicolo.
Non dirò nulla dell’umiliazione che ci deriverà dall’abbandono di quanto è stato iniziato e, oso
dirlo, di quanto è stato fatto con l’autorizzazione generale, accordataci dall’autorità diocesana, a
cercare un locale conveniente nella città del centro. Avevamo fatto dei passi attivi e concreti per la
chiesa Saint-Martin, per il recinto Abraham. Non essendo venuti a capo di nulla e avendone informata l’autorità, sollecitati d’altra parte dalle Carmelitane a ritirarci dalla situazione provvisoria e
che le disturba, come ci scrissero,di fronte al rifiuto del signor Allard di cederci il suo immobile a
qualunque prezzo, noi abbiamo allora acquistato il teatro Aubert, e ne abbiamo subito messo a corrente l’autorità diocesana.
Volesse Dio che le cose non stessero a questo punto! La Società non sarebbe costretta a rimetterci 160.000 franchi come minimo, e non avrebbe il dispiacere di contrariare i punti di vista e i desideri dell’autorità. Avrebbe, infatti, preferito andarsene.
Tuttavia se, nonostante le notevoli perdite, Sua Eccellenza ritiene che non possiamo trasferirci
là, bloccheremo i lavori e cercheremo di venir fuori da questa penosa situazione come potremo.
60
Spero che riusciremo ad obbedire, noi l’abbiamo già fatto.
Oso dunque aspettare una risposta da Sua Eccellenza, allo scopo di prendere tutte le misure necessarie prima di partire per Parigi. Per tutti è una sofferenza il restare in una situazione così tesa.
Gradisca gli ossequi della più profonda venerazione e della più viva gratitudine con i quali ho
l’onore di essere, di Sua Eccellenza, l’umilissimo e ubbidientissimo servitore Eymard, Sup. Soc.
S.S.
CO 2022
MARGUERITE GUILLOT
(II, 380, 369)
Angers, martedì, [3] settembre 1867.
Cara figlia,
domani non potrò venire a celebrarvi la santa Messa. Soffro un po’ di dolori sordi agli intestini.
Cercherò di venire prima dell’ora fissata da sua Eccellenza.
Monsignore [Angebault] esce da qui, è pieno di dedizione per lei e per la sua Comunità. Bisogna ringraziarne Dio.
Lasci da parte la cintura da offrire: non è il momento.
Tutto suo, Eymard
P.S. Le farò il resoconto di tutto ciò che mi ha detto Monsignore.
CO 2023
MARGUERITE GUILLOT
(II, 380, 370)
Angers, [4?] settembre 1867.
Cara figlia,
questo vento e il tempo mi hanno un po’ stancato. Volevo partire questa sera, ma non oso.
Partirò domani alle nove; mi invii il vostro ostensorio.
Procurerò di inviarle il vostro confessionale facendolo smontare.
Penso che sarà bene copiare la lettera di monsignor Vescovo [Angebault] in quello che non è
personale: questo farà piacere al signor Bompois.
La benedico. Preghi molto per le suore che sono fuori, e faccia violenza al Cielo.
Tutto suo, Eymard
CO 2024
SIGNORA MARÉCHAL
(II-S, 274, 13)
Parigi, 11 settembre 1867.
La ringrazio per il favore che mi ha ottenuto sulla ferrovia di Marsiglia. Se non la sapessi così
affezionata, mi meraviglierei che ci sia riuscita. Ho deciso di venire a trascorrere con lei la domenica, giorno della festa della Madonna de La Salette. Partirò per Richebourg sabato sera sul tardi. Non
si scomodi affatto, perché riuscirò lo stesso a trovarla.
Posso permettermi di chiederle di presentare i miei rispettosi ossequi alla sua signora madre
che conoscerò tanto volentieri?
Religiosi ricordi al signor Paolo. Tutto suo in nostro Signore, Eymard.
61
CO 2025
MARGUERITE GUILLOT
(II, 380, 371)
Adveniat Regnum tuum
Parigi [12 settembre 1867]
Cara figlia in nostro Signore,
le mando la persona raccomandata dal nipote del Cardinale di Lione e dal reverendo Toccanier,
parroco di Ars, mio amico.
Mi pare molto perbene. Ho saputo che diverse comunità la desiderano. Io sono molto contento
che sia presso le Ancelle del Santissimo Sacramento: potrebbe essere una porta per Lione.
Scriverò alle nostre suore che stanno a Luc. Io vengo da Saint-Maurice. Bisogna pregare molto,
è il momento importante.
Non ho che il tempo di benedirla e di dirmi, in nostro Signore, tutto suo, Eymard
P.S. Mia sorella mi parla ancora della sua roba. Penso che lei abbia avuto la bontà di inviargliela.
CO 2026
SIGNORA MARÉCHAL
(II-S, 275, 14)
Parigi, 14 settembre 1867.
Mi è impossibile venire a Richebourg il 22 settembre. Sabato ho una ordinazione e,
all’indomani, la Messa del nuovo sacerdote che devo assistere. Per dimostrarle la mia buona volontà
verrò a trovarla domani, domenica. Partirò di qui alle 6,55 e giungerò da lei verso le 9 del mattino.
Rispettosi saluti a tutta la sua famiglia. Tutto suo Eymard.
CO 2027
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 287, 3)
A.R.T.
Parigi, 15 settembre 1867.
Cara sorella in nostro Signore,
per sdebitarmi con il Vescovo di Angers [Angebault] cui ho promesso di trasmetterle la sua decisione, vengo a pregarla di valutarla bene davanti a Dio.
Il Vescovo, volendo che le suore che non sono rientrate ad Angers vi tornino al più presto, ha
presieduto il Consiglio della Casa ed ha deciso di accordare tre sole settimane alle suore assenti per
rientrare e porsi sotto l’obbedienza. Trascorso quel periodo, si riterrà che esse non vogliono più fare
parte della Società delle Ancelle del Santissimo Sacramento. Questo è l’ordine impartito. Io glielo
trasmetto, cara sorella, e desidero che lei segua la sua vocazione senza fermarsi per motivi umani e
personali. È Dio che lei vuole; è Gesù nel santissimo Sacramento che lei serve ed intende servire.
Le creature passano, e Dio resta. La prego e la scongiuro, cara sorella, di non parlare male della
Madre di Angers e della sua comunità. Io ci vedo un grande pericolo ed un gran male. Se lo facesse
mi procurerebbe molto dispiacere.
Siccome l’Arcivescovo [Guibert] è già addolorato e l’ha anche giudicata severamente, la prego
di smetterla.
La benedico molto in nostro Signore Eymard.
62
CO 2028
PADRE AUDIBERT
(I, 306, 8)
A.R.T.
Parigi, 11 settembre 1867.
Caro padre,
il padre Carrié riparte per Angers: egli è stato saggio e prudente. Il padre Leroyer mi ha parlato
della sua pena e delle sue ansie per il debito Loriol; poniamo la nostra fiducia in Dio: abbiamo infatti la possibilità di saldarlo, soltanto non possiamo ancora ritirare i nostri depositi. Se non ha ancora
consegnata la piccola somma che le ho portato, si affretti a farlo presto, per non dover pagare gli interessi sugli interessi e anche perché il denaro è improduttivo quando è lasciato dentro un cassetto.
La casa di Angers è un onere pesante, è vero; ma come far marcia indietro? E poi tutti noi abbiamo creduto che era Dio a volerla; abbiamo fiducia e coraggio.
Addio, caro e buon padre; si parte. Suo dev.mo Eymard.
CO 2029
SUOR BENOÎTE
(I-S, 202, 8)
Parigi, 16 settembre 1867.
Carissima figlia in nostro Signore,
in questi giorni non sono disponibile, perché sto iniziando oggi il ritiro dei nostri ordinandi.
Attenda ancora un po’ prima di venire. Le scriverò non appena sarò libero, e sarà molto presto.
Grazie, suor Philomène per la lettera scritta con il suo cuore e la sua semplicità.
Tutto dimostra che la situazione è difficile, e richiede luce e forza dall’alto.
Preghi molto. La benedico, Eymard.
P.S. Se potessi venire a trovarla, la cosa la stancherebbe meno.
CO 2030
SIGNORINA DE THOMAZ DE BOSSIÈRRE
(V, 330, 1)
Parigi, 18 settembre 1867.
Signorina in Nostro Signore,
le spedisco quanto le avevo promesso. È una restituzione, e una speranza che lei pregherà per
me così come io faccio per lei. Il suo zelo e la sua dedizione alla gloria di Nostro Signore nel suo
divin Sacramento stabiliscono tra lei e noi una specie di parentela eucaristica, visto che operiamo
congiuntamente per lo stesso Maestro. Mi auguro che Nostro Signore benedica tutti i suoi desideri,
buona signorina; lei non può fare nulla di più gradito a Dio Padre che glorificare il suo divin figlio,
e farlo glorificare fino alla fine del mondo.
Noi siamo contenti di operare insieme con lei; i suoi pensieri sono i nostri. Non so che cosa Dio
vuole da noi in questo momento. Sua Eminenza [Sterckx], così prudente e devoto, ce lo dirà.
Certamente, io ci vedo molti ostacoli e difficoltà da parte della signorina de Meeûs. Ma se Dio
lo vuole, anche noi lo vogliamo con tutto il cuore, e con tutte le sue dolorose conseguenze che non
saranno più tali per noi.
Gradisca, carissima signorina in Nostro Signore, i sentimenti religiosi e affettuosi del suo umilissimo servitore Eymard, Sup.
63
CO 2031
ARCIVESCOVO DI MALINES
(I-S, 131, 5)
Parigi, 18 settembre 1867.
112 Bd Montparnasse.
Eminenza,
la richiesta delle religiose di Angers, avanzata dalla signorina Thomaz de Bossière, è rimandata
per parecchio tempo a motivo degli impegni già assunti da quelle religiose. L’ottima fondatrice,
molto contrariata da queste impreviste difficoltà e avendo già fatto adattare la casa ad uso religioso,
ci chiede se siamo disposti ad insediarvici noi nel caso che Sua Eminenza lo gradisca. Essa ci dice
che questo quartiere, vicino alla ferrovia del quartiere Leopoldo, non ha né chiesa né cappella; che
la religione vi langue; che molte persone perdono la Messa domenicale perché dovrebbero andare
troppo lontano; che essa si incaricherebbe di fare costruire una cappella sufficiente per quei quartieri, ecc.
Prima di rispondere alla proposta, la sottopongo, Eminenza, alla Sua saggezza, ben disposto ad
accettarla favorevolmente e a dedicarvici con tutte le nostre forze se essa ottenesse la Sua benedizione.
Penso che la nostra partenza dalla chiesa Salazar passerà quasi inosservata in questo quartiere
in cui il nostro ministero è così poco richiesto, dal momento che esso è ben provvisto di molti aiuti
spirituali.
Ma anche l’opera della signorina de Meeûs non ne soffrirà, perché noi non siamo di nessuna utilità personale per loro.
È vero che noi ci troviamo lì per onorare l’avvenuto miracolo, che però non verrebbe meno con
il nostro semplice allontanamento visto che quelle religiose sono state fondate per questo scopo locale, mentre noi, in quel quartiere completamente nuovo, avremmo il conforto di un’adorazione più
apostolica.
Sottopongo queste riflessioni al suo alto e santo giudizio, Eminenza. Noi saremo sempre felici
di stare là dove sua Eminenza ci benedice e ci considera come suoi figli.
Con la più filiale venerazione in nostro Signore, oso dirmi di Sua Eminenza l’umile e devoto
figlio. Eymard, Sup. Congr. S.S.S.
CO 2032
SIGNORA GOURD
(V, 70, 67)
A.R.T!
Parigi, 27 settembre 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
prego molto per la sua mamma, per lei e per la sua cara figlia. Mi rendo ben conto che lei si attiene alla legge della carità e della rinuncia e che, una volta che si è rifornita di grazia e di forza al
mattino, deve dedicarsi per il resto della giornata, lei a sua mamma, e la signorina Stéphanie alla sua
famiglia.
Si accontenti del mattino e, quando a sera le sarà possibile fare una visitina al buon Maestro per
riposarsi ai suoi piedi, lo faccia.
L’offerta di suo nipote è una via provvidenziale, e lei fa bene ad accettarla e a seguirne i consigli, che mi sembrano molto giudiziosi.
Sono d’avviso che una spartizione non sia ancora urgente.
Vada con semplicità con la sua piccola famiglia che sta ai Thorins. Dica alla signorina Stéphanie di non preoccuparsi della sorveglianza e persino della possibilità di fare meglio. Si fidi
dell’istitutrice e si accontenti di una vita ordinaria e in grande.
Se, almeno per quest’anno, lei potesse aiutare sua nipote [a pagare] la retta dei suoi ragazzi, farebbe una cosa lodevole. Cominciare dai propri cari fa parte dell’ordine previsto da Dio.
64
È molto bello che la sorella di suor Benoîte si assuma la vigilanza di quella povera Thérèse. Ne
ringrazio Dio. È un grosso impegno in meno per la responsabilità e anche per la sicurezza.
Mantenga sempre la sua anima, cara figlia, tra le mani di Dio. Affidi a Lui tutti i suoi affari e
segua la via della divina Provvidenza di ogni giorno e di ogni istante.
Lei sa quanta gioia mi procurano le sue lettere, ma mi dispiacerebbe se la affaticassero. In ottobre spero di recarmi a Marsiglia e cercherò di incontrarla. Benedico lei e anche sua figlia. Eymard,
S.
CO 2033
PADRE LEROYER
(I, 259, 48)
A.R.T.
Parigi, 2 ottobre 1867.
Carissimo padre,
grazie della lettera che mi annuncia il suo arrivo; benedico il buon Maestro perché lei ha trovato che tutto procede bene, questo è segno del buon spirito della sua comunità e di quanto Nostro Signore la protegga nonostante le sue prove.
Grazie dell’ostensorio che ci ha spedito per Saint-Maurice: esso sarà molto utile.
Non posso promettere di mandarle un prete durante l’assenza del padre O’Kelly: non ne ho, eccetto alcuni novizi.
Ed ecco cosa penso di fare: il padre O’Kelly attenda il mio arrivo a Marsiglia, probabilmente a
novembre; forse a quell’epoca lo potrò sostituire - dal momento che egli lo desidera tanto - con il
padre Augonnet, se questi farà la sua professione alla fine di ottobre. Lo compatisco per il fatto che
desideri tanto ardentemente lo spostamento, perché un giorno potrebbe rammaricarsene molto. Ad
ogni modo lo manderò a Bruxelles, dove vi sono molte persone oriunde di Angers. Il padre Champion gli vuole molto bene e voglia Dio che si trovi più contento.
Lavori sempre, caro padre, per la più grande gloria di Dio; sia come una torcia che diffonde il
fuoco eucaristico dappertutto; abbia fiducia nella sua grazia e nella sua missione: è la fede che compie le opere di Dio.
Mi raccomando molto alle sue preghiere; penso infatti di andare a fare il mio ritiro a SaintMaurice la settimana prossima: per dare agli altri bisogna essere pieni di Dio. Addio, caro padre,
tutti i padri e i fratelli la ringraziano del suo affettuoso ricordo. Aff.mo Eymard, Sup.
CO 2034
PADRE AUDIBERT
(I, 306, 9)
Parigi, 2 ottobre 1867.
Carissimo padre,
grazie delle sue due lettere; volevo rispondere subito, ma poi sono stato preso da mille cose.
Mi sarà difficile raggranellare subito la somma di 15.000 franchi dal signor Loriol; è vero che i
soldi li abbiamo dal signor Le Clère; io insisto perché me li restituisca, ma questi buoni signori si
trovano in così grandi difficoltà che per il momento non posso aver nulla, perché la libreria è senza
lavoro. Cercherò di rivolgermi altrove.
Spero proprio che ci riusciremo; lo dicevo al buon padre Champion: faremo fatica a riavere il
nostro denaro. Comunque in caso di bisogno possediamo le obbligazioni del prestito pontificio, di
cui potremo disporre.
Coraggio, caro padre, lei fa un’opera grande e bella; la lotta è stata piuttosto dura, ma il cielo è
stato dalla nostra parte.
Noi avevamo avuto retta intenzione, eravamo stati forzati dalle circostanze e non potevamo fare diversamente. Metta fretta al signor Dussuchet, affinché alzi le mura il più possibile prima della
stagione fredda. Le sarò molto grato se mi dispenserà dal venire a benedire la prima pietra; sono
65
talmente raffreddato da un po’ di tempo che ho paura di viaggiare; e poi vorrei fare un buon ritiro a
Saint-Maurice: è da tanto tempo che non mi sono potuto raccogliere e ne provo un gran bisogno,
perché mi sento come una terra riarsa.
Non sò se suor Benoîte andrà ad Angers; io la esorto con tutte le mie forze, anzi glielo comando, ma essa in questo momento sta male e si trova dalla signorina Thomas; povera suora, eppure
starebbe tanto bene a Angers! È una situazione spiacevole e una gran tentazione, ma non posso più
nulla su di essa. Credo che suor Philomène, libera dai voti, non vuole tornare ad Angers; deve arrivare domani a Parigi, ora si trova a Nemours per i suoi affari.
Mi creda, caro padre, tutto e sempre suo aff.mo in Nostro Signore, Eymard, S.S.S.
CO 2035
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 287, 4)
Parigi, 2 ottobre 1867.
Cara sorella in nostro Signore,
lei può fare la comunione, lei può conservare o farsi sciogliere dai voti di povertà, e di obbedienza dal primo vicario generale che incontra. D’altronde essi sono soltanto temporanei, e stanno
per finire presto.
La sua lettera mi comunica la sua decisione definitiva. E va bene. Meglio la pace che la guerra.
Se però decidesse di restare ad Angers come quelle di Nemours, darebbe un seguito alla sua vocazione adoratrice: le creature passano, ma l’opera resta; ecco quello che vado ripetendo a suor Philomène.
Riassumendo: non intendo fare una fondazione. La incoraggio a tornare ad Angers se si sente
soddisfatta dell’adorazione e della vita di morte.
Vi si troverà meglio che nel mondo. Ma se non ne ha il coraggio, è meglio farla finita. Tuttavia
non riesco ad esprimerle la pena che provo nel vedere che lei, così devota al santissimo Sacramento,
se ne vada. Suor Philomène non vuole rientrare. Penso che suor Benoîte, malgrado quanto le ho detto di più forte, non sa decidersi. Essa è qui da qualche giorno.
La benedico, cara figlia, e prego molto per lei in questo momento importante, affinché resti totalmente nella santa volontà di Dio. Eymard.
CO 2036
MARGUERITE GUILLOT
(II, 381, 372)
Parigi, 4 ottobre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
l’affare di Bruxelles è chiuso: la fondazione progettata non può aver luogo. La fondatrice ritira
la sua promessa perché le signore dell’Adorazione, nostre vicine, hanno fatto forti reclami e ci hanno messi nella necessità di rifiutare ogni concorso.
Non posso ottenere nulla da suor Benoîte. Sono ricorso a tutto: ragione, pietà, voti, gli stessi
comandamenti, tutto inutile. Ho avuto due lunghi colloqui con essa, ma senza successo. Penso che
oggi sta male proprio per questo.
Suor Philomène è assente per i suoi affari, torna domani; ma credo che sia decisa a non rientrare; me l’ha detto formalmente.
Ahimè! speravo ancora, e oggi non spero più nulla. Ne sono accasciato. Che cosa diventerà
suor Benoîte? Mi ha detto che potrebbe andare dalle Riparatrici come pensionata! ma con quali risorse? – Nulla la ferma.
Le invierò dunque la sua roba da Nemours, dopo che esse avranno preso ciò che loro appartiene. Penso di mandargliela per ferrovia.
Ho cominciato oggi la novena della sua sorella Jenny. Mi dispiace che lei mi abbia mandato
troppo come onorario. Destinerò il sovrappiù alle spese di Nemours.
66
Non dimentichi la signorina Sterlingue alla fine del mese, perché le farebbe un processo. Sappia che anch’io devo rimborsare alla signorina Sterlingue 25.000 franchi e inoltre i 7.400 di spese
per l’atto del notaio di Nemours.
Desidero, se il signor Chanuet spedisce quello che dice essere la volontà di sua madre, prendere
da lì i 7.400 franchi che un amico ha prestato per saldare quel debito.
Mi creda, in nostro Signore, cara figlia, suo tutto devoto, Eymard
CO 2037
ANTONIA BOST
(IV, 193, 24)
Parigi, 5 ottobre 1867.
Prego e pregherò molto secondo le sue intenzioni che sono anche le mie.
Le assicuro che la porto ogni giorno all’altare. Mi è tanto vicina e tanto cara in nostro Signore!
Domani scriverò subito alla signorina Nelly e alla sua cara amica appena riceverò la sua lettera.
La benedico volentieri in nostro Signore, Eymard, S.
CO 2038
MARGUERITE GUILLOT
(II, 382, 373)
Adveniat Regnum tuum
Parigi, 7 ottobre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
ho ricevuto le sue due lettere. Prego il buon Maestro di guarirla, perché c’è troppo da lavorare!
Oh! come lo prego perché le emozioni e le pene non l’abbattano così! Ha bisogno di forza, e soprattutto che Dio prevenga questi contraccolpi; è arrivare troppo tardi a colpo ricevuto.
Non ho consegnato la sua lettera e i 100 franchi che contiene a suor Benoîte: aspetto…
Non ho ceduto nulla fino ad ora. Urgo il ritorno ad Angers, ma non ottengo nulla, o ben poco; è
vero che si è affaticati. Ancora ieri, le ho detto formalmente di venire ad Angers; sono deciso a stare
zitto. Perciò io penso che non si deve contare né su suor Benoîte, né su suor Philomène. Ho detto
tutto, riproposto tutto: adesso sta a loro.
La questione di Bruxelles è chiusa; quelle religiose hanno messo avanti un Prelato romano
[Monsignore Chaillot] per il quale noi abbiamo molta riconoscenza. Avrebbe fatto fare opposizione
a Malines presso sua Eminenza [Sterckx]; la Superiora generale [Anna de Meeûs] è venuta qui a
dirmi che se andiamo a Bruxelles, la loro Congregazione è persa. Davanti a questo, ho detto: no;
che non si voleva la guerra, ma la carità.
Così il bene è sempre, come all’inizio, attaccato, crocifisso. Vedremo in seguito.
La benedico molto in nostro Signore, Eymard
CO 2039
SIGNORA DE GRANVILLE
(IV, 75, 98)
Parigi, 7 ottobre 1867.
Carissima signora in Nostro Signore,
non si dispiaccia troppo di non avermi visto a Nantes; il buon Dio non lo ha voluto, eppoi cercherò di rimediare in occasione di un altro viaggio. La legge del dovere ha la precedenza sul conforto del consiglio.
Quanto mi dice della sua cara sorella, della sua debolezza crescente, della paura di perderla, di
vedere questo bel fiore raccolto dal cielo, tutto ciò mi affliggerebbe per lei, se non nutrissi la speranza che Dio ce la lascerà ancora. Essa non ci perderà nulla restando ancora un po’ con noi; perciò
67
preghi e io pregherò insieme con lei perché Dio ritardi la sua chiamata. Riconosco che sarebbe la
disgrazia più grande per lei, perché sua sorella è tanto buona , e perché lei trae sicuramente profitto
dal viverle accanto.
Lei si trascina, mi dice, nel servizio di Dio; ma è meglio trascinarsi che accasciarsi al suolo. Si
accosti sempre alla santa comunione: essa è la vita e la sua unica virtù; dico unica, perché è Gesù
che va formandosi dentro di lei. Consideri la santa comunione come un puro dono della bontà misericordiosa di Dio, un invito alla sua mensa di grazia, perché lei è povera, debole e sofferente; ci andrà allora con un sentimento di gioia.
Non parli di responsabilità con Nostro Signore, ma di azione di grazie; è meglio. Parta dunque
da questo principio: più sono povera e più ho bisogno di Dio.
Quanta gioia mi darebbe se facesse quello che le sto consigliando! “La vedo scoraggiata, triste,
un po’ impaziente contro tutto; lei và al dovere per il dovere, allo stato di grazia per coscienza. Oh,
come vorrei che tutte queste nebbie si allontanassero da lei! che tutti questi rimorsi cessassero! che
tutta questa stanchezza venisse rinvigorita! Ma come arrivarci? Gesù è buono, dolce, amorevole, egli mi ama, mi vuole per sé, ma attraverso la confidenza e la santa povertà dell’amore”.
Non ho che il tempo di dirmi suo dev.mo in Nostro Signore Eymard.
CO 2040
SIGNORA GIRAUD-JORDAN
(IV, 310, 15)
Parigi, Santo Rosario, 1867.
Carissima signora in Nostro Signore,
vi ho seguito tutti nel vostro devoto pellegrinaggio e ho aggiunto le mie preghiere e i miei desideri ai vostri. Lei deve essere stata molto felice insieme a tutta la sua famiglia.
Lei ha dunque svezzato il suo bambino. Ha fatto bene, perché così crescerà più robusto.
Mi complimento con lei che se ne sta con la sua mamma, e che è la figlia unica di una mamma
tanto saggia e devota. Continui ad amarla come quando aveva 15 anni.
Vengo a lei.
Che Dio conservi e trasformi questo benessere in fervore e in raccoglimento, che sono i due
grandi doni dell’amore divino. Il primo ci fa ben servire Dio, e consiste nell’attività dell’amore. Il
secondo ci riempie della forza necessaria per il lavoro: è il pane di vita e di intelligenza. Il secondo
porta sempre al primo, ma il primo non porta al secondo. Ma siccome lei non può fare del raccoglimento il suo stato abituale, perché deve badare agli altri più che a se stessa, occorre che consideri la
sua meditazione come la pratica principale del suo raccoglimento, in cui acquistare le forze e fare la
provvista spirituale per la giornata. Sono contento di constatare che è stata fedele: la meditazione sia
l’ultimo esercizio che lei tralascia!
È evidente che non rientra nelle sue possibilità darsi un orario di levata che le consenta sempre
di rispettarlo in ogni caso. Di regola però, quando il suo stato di libertà glielo consente, è doveroso
per lei essere virtuosa. Tenga presente che l’alzarsi è un sacrificio sempre nuovo, al quale non ci si
abitua mai. Dio permette che sia così.
Alle 10 di sera, qualora non avesse ancora compiute le sue pratiche ordinarie di pietà, le ometta. Salvi la preghiera della sera e un breve esame di coscienza.
Quanto le desidero quella energia del bene, quella serenità (lei lo è), forte come la sua mamma,
saggia come la prudente virtù! Essa verrà e viene ogni giorno. L’Imitazione ha detto che bisogna lavorare per diventare ogni giorno più forti contro se stessi [Im 1,3:47]. Ecco il vero segno del progresso…
La buona sant’Anna! La ami molto: essa è la mamma di tutte le mamme. Tutto riesce e giova a
coloro che amano Dio [cf. Rm 8,28].
Quello che desidero per lei è che gusti la bontà e la bellezza di Dio nell’orazione. Non saprei
farle un augurio più bello. Nel mondo, in generale, non si ama Dio che per la gioia di servirlo. In realtà, il buon Dio ci attira a sé con la bontà, ci lega a sé con i doni così soavi del suo amore. Il cuore
vive di confronti, e si dona al più grande bene che ha conosciuto e gustato.
68
Si sarà accorta, cara figlia, che sono prolisso come lei. È per ricompensarla di esserlo stata un
po’anche lei .
Vi benedico in nostro Signore, lei, la sua cara mamma, il suo bambino, suo marito e tutti i suoi
cari. Eymard
P.S. Spero di recarmi a Marsiglia verso la fine del mese. Se, passando, riuscirò a salutarvi tutti, sarà per me una grande gioia.
CO 2041
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 288, 5)
Parigi, 7 ottobre 1867.
Cara sorella in nostro Signore,
non posso dirle di più circa la decisione da prendere. Siccome però mi accorgo che il suo cuore
soffre troppo nei confronti della Superiora, e che lei non la stima, e che c’è il lei anche una tentazione di pena, questo basterebbe per dirle: o passa sopra a tutto questo o non ci torni.
Io soffro molto nel saperla fuori e lontana da una vocazione di per sé così santa. Io consiglio alle sue suore che stanno qui di mettere da parte ogni risentimento personale e di guardare solo
all’Ostia adorabile. Ma, fatto questo, non posso violentare la coscienza di nessuno.
So che queste suore [Benoîte e Philomène] non entreranno ancora. Ma non deve restare anche
lei nell’incertezza. Si stabilisca a Tours o altrove, ma decida la questione: ce l’ha ancora contro la
Madre Guillot? Valuti se ha il coraggio di mettere tutto sotto i piedi e di andare a riprendere il suo
posto. In caso contrario, ebbene! dica di no. Lei non è vincolata da voti perpetui.
La lascio e la benedico sempre qualunque stato scelga, e sono e sarò in nostro Signore tutto suo
Eymard.
CO 2042
PADRE AUDIBERT
(I, 307, 10)
Parigi, 9 ottobre 1867.
Carissimo padre,
non l’ho ancora ringraziata dell’invio delle candele: esse ardono perfettamente, il signor Dagnaire ha proprio trovato il segreto. Affido a fra Frédéric il sigillo che avevo dato al padre Chanuet:
lo troverà fra quello che egli le deve spedire.
Sto dandomi da fare attivamente per il denaro; capisco bene che bisogna versare al più presto
questo acconto, e sarebbe già stato fatto se il signor Le Clère fosse stato in grado di restituirci il nostro denaro.
Voglio scrivere al vescovo [Angebault]: sino ad oggi avevo sperato di convincere le due suore
[Benoîte e Philomène] ma mi avvedo che è inutile; il desiderio della vita religiosa e dell’esposizione
sarà più forte di me, almeno lo spero.
Spedirò a giorni alla madre Priora di Vannes lo stampo per le ostie: scriverò alla cara Madre
Raphaël appena sarà stato spedito.
Io credo che quella povera figlia di Lione avrà difficoltà ad adattarsi alla vita di comunità; è
una buona persona, ma ha bisogno di dimenticare se stessa.
Le devo esprimere i cordiali complimenti da parte del signore e della signora Lieutaud di Tolone, Rue Bourbon; son venuti ieri a trovarmi e mi hanno domandato con vivo interesse sue notizie. I
Dalaca hanno sempre delle difficoltà di convivenza.
Verso la fine del mese sarò costretto a recarmi a Marsiglia per l’affare della Compassion e
Guérin, ed anche per far visita alla casa. Le sarò più preciso, caro padre, quando ne sarà stata fissata
la data. Suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S.
69
CO 2043
ANTONIA BOST
(IV, 194, 25)
Parigi, 10 ottobre 1867.
Signorina carissima in nostro Signore,
ho risposto. Desidero che la mia risposta soddisfi i suoi voti e i miei. Bisogna aggiungervi la
preghiera che innaffia l’albero e lo fa fiorire. Prego molto per questa intenzione.
Credo che il suo caro fratello [Claudius] sarebbe felice e diverrebbe anche migliore… Questa
unione, venendo dal cielo, non può che aprire il suo cuore verso Dio e risvegliare i suoi iniziali sentimenti religiosi.
Ma sia saggia, mia buona figliola, non deve farne una malattia. Speriamo in Dio e nelle preghiere dei suoi buoni genitori dal cielo.
Saluti, cara e buona figlia. Lei sa quanto le sono affezionato in nostro Signore, Eymard.
CO 2044
SIGNORA LEPAGE
(IV, 211, 20)
A.R.T.
Parigi, 10 ottobre 1867.
Signora carissima in nostro Signore,
ho scritto con lo stesso corriere alla signorina Martin. Io prego molto per quel matrimonio; sono sicuro che il signor Claudius lo onorerà perché ha un buon cuore e un fondo religioso; d’altronde
di questo aspetto mi interesso personalmente. Se mi sarà possibile, andrò volentieri a celebrare quel
matrimonio.
Ho saputo dal signor Garnier che il suo processo non era ancora vinto; spero che lo sarà ben
presto.
Ma certo, cara figlia, lei possiede la parte migliore e deve custodirla con cura; si tratta della regalità dell’amore di Gesù Cristo, questa regalità di virtù che lei deve abbellire ogni giorno con la
sua fedeltà e, soprattutto, con la gioia di servire Dio.
Combatta la tristezza che io chiamo organica e quella della tentazione che ostacola la fiducia e
il santo abbandono.
Le garantisco che Dio le vuole molto bene, e che anche lei lo ama; è certo che lei non vuole che
Lui.
Mediti pure la passione di nostro Signore Gesù Cristo, non però come modello di espiazione e
di penitenza, ma piuttosto come prova dell’amore che egli porta a lei e a tutti noi. L’amore di Gesù
ha ornato la sua croce con i fiori del Paradiso per togliere alla croce, che sempre accompagna la vita, le sue asprezze e i suoi spaventi.
La benedico, cara figlia. Sarò più contento di lei se potrò rivedere la cara casa di Toulouse.
Aff.mo in nostro Signore Eymard.
CO 2045
MONSIGNOR ANGEBAULT
(V, 327, 13)
Parigi, 10 ottobre 1867.
Eccellenza,
Vengo a renderle conto dei passi che dovevo fare a Bruxelles in merito alla fondazione progettata e di quelli che ho fatto con le suore che non sono rientrate nella Casa-Madre di Angers.
La fondazione delle suore a Bruxelles è stata forzatamente aggiornata per sopravvenute difficoltà da parte di una comunità di suore adoratrici di Bruxelles, il che ha costretto la fondatrice a ritardare il suo devoto progetto.
70
Le suore non rientrate, pur non rifiutandosi formalmente di tornare in comunità, hanno detto di
non poterlo fare adesso: suor Benoîte a motivo della sua malattia, e suor Philomène per problemi di
spartizione dell’eredità con le sue sorelle. Entrambe si trovano attualmente presso la loro sorella
sposata a Lantignié (Lione). Il tutto equivale a un abbandono. A dir la verità, suor Philomène era
senza voti. Resta suor Émilienne a Tours (rue Sainte-Marthe 16). A lei ho chiesto una risposta formale e, come alle altre due, ho notificato la decisione del consiglio. Se essa non ha risposto alla
Madre Superiora, il suo silenzio lascia supporre un rifiuto. Le scriverò tuttavia una ultima volta con
lo stesso corriere. Quelle signore non potranno per lo meno lamentarsi di non essere state avvisate e
invitate. Io le compiango in tutta sincerità, poiché sono buone ed hanno ottime qualità.
Lasci, Eccellenza, che ringrazi il suo cuore così paterno verso di noi e verso quelle buone figlie
che la sua carità ha accettato di adottare. È un debito che manterremo fino all’ultimo respiro, poiché
è dolce e degno di onore.
Voglia gradire gli ossequi pieni d’una ben profonda venerazione e di un affetto tutto filiale, con
i quali mi è caro dirmi di Sua Eccellenza l’umilissimo e ubbidientissimo servitore e figlio in Gesù
Cristo Eymard, Sup. Cong. S.S.S.
CO 2046
MARGUERITE GUILLOT
(II, 383, 374)
Parigi, 10 ottobre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
le suore Benoîte e Philomène sono partite questa mattina per Lantignié (via Beaujeu, Rhône).
Suor Benoîte ha bisogno di purgarsi e la sorella Philomène è sofferente.
Mi dispiace che non abbiano preso il cammino di Angers; salvo che costringerle come bambini,
io non ho tralasciato nulla; rimpiango la conclusione della missione di cui mi ero preso l’incarico al
posto di Monsignore [Angebault] e del Consiglio della casa.
Penso che suor Émilienne resterà a Tours. Eppure, dalla sua ultima lettera, mi pareva che essa
ci tenesse alla sua vocazione; è stata senza dubbio influenzata dall’esempio.
La ringrazio della sua proposta di prendere ciò che potrebbe esserci utile. Preferisco inviarle
tutto, eccetto le bilance acquistate, e che non sono state pagate da Nemours, e una cassetta di marmellate, che si è rotta in ferrovia.
Trattengo l’esposizione che avevo donato. È parzialmente rotta, e finirà per rompersi del tutto.
Le conserverò un inginocchiatoio come modello, perché sono fatti bene. Invierò dunque le vostre sedie, gli inginocchiatoi, le casse di vasellame, e ciò che resta alla Comunità.
Scriverò alla signora Aubry per avere la scatola dei vasi sacri che le farò avere per via più sicura come pure l’ornamento; quelle signore lo volevano, ma io ho detto loro di no, e che lo avrei restituito alla casa-madre.
Ho dimenticato i registri e le fatture: alla prima occasione li richiederò a suor Philomène. Forse
stanno insieme ai vasi sacri.
Affitterò un vagone della ferrovia: costerà di meno.
Chieda lei stessa a quelle signore il loro abito. Io non ho il coraggio di farlo.
Povere figlie! Eccole fuori, mentre le loro sorelle, e lei, siete dentro, al riparo dal mondo, dalla
miseria e dalla mendicità spirituale. Le compiango molto sinceramente e le trovo molto sfortunate;
questa mattina, mi hanno trafitto il cuore, perché partendo esse singhiozzavano.
Non posso fare altro che pregare per loro. Torneranno a Parigi, pensionate alla Riparazione, o
affittuarie di qualche angolo vicino a noi? Lo ignoro. Ahimè! bisognava essere testimoni di una simile fine! Che Dio sia glorificato di tutto!
Sono in nostro Signore, cara figlia, suo rispettoso e devoto servitore, Eymard
P.S. Ho scritto a Monsignore [Angebault].
71
CO 2047
MARGUERITE GUILLOT
(II, 384, 375)
Parigi, 11 ottobre 1867.
Cara figlia,
mi sembra che avevamo ben messo in ordine i suoi conti. Monsignore [Angebault] ama i dettagli; gli mostri il suo diario e i bilanci di ogni mese. [mezza riga resa illeggibile]. Sua Eccellenza è
abile nei conti. Gli lasci fare le sue osservazioni e le metta in pratica, ecco tutto.
Bisogna proprio rassegnarsi ad accettare un Superiore scelto da lui, poiché egli ci tiene. D’altra
parte, secondo ciò che è stato stabilito dal Consiglio, un Superiore non può cambiare nulla né aggiungere qualcosa di importante.
I conti di Nemours sono saldati. La casa di Angers non ha che il debito Sterlingue. Quello del
contratto sarà estinto con il dono di suor Camille [una riga resa illeggibile].
Credo che suor Benoîte le chiederà tutti i vestiti che ha portato: bisogna tenerli pronti.
Faccia bene le sue adorazioni e nostro Signore le sarà favorevole [due righe e mezzo rese illeggibili] perché se Gesù è servito bene, egli la servirà allo stesso modo.
Vi benedico tutte in nostro Signore, cara figlia, Eymard, S.
CO 2048
SUOR PHILOMÈNE
[Nemours]
(I-S, 211, 7)
Sabato [12 ottobre 1867].
Cara figlia in nostro Signore,
la signora Aubry è venuta a trovarmi. Occorrerà scriverle che, delle casse che ha in deposito,
deve spedire ad Angers quelle che appartengono alle suore, come pure quella che contiene i conti
della casa, perché il Vescovo [Angebault] vuole vederli.
La cassa dei vasi sacri la signora Aubry la spedirà qui a me, ed io recupererò la sua pisside.
Lo faccia al più presto, perché la signora Aubry sarà a Nemours lunedì sera.
Ho appena ricevuto una lettera del Vescovo di Angers che considera lei, suor Benoîte e suor
Émilienne come dimissionarie, perché, dal momento che non avete risposto nel tempo prestabilito,
si ritiene che abbiate rinunciato e che vi siate ritirate.
Prego per voi, care figlie, perché è tutto quello che ora posso fare.
Di questo sia ringraziato Dio, ma io ho bisogno di chiudere gli occhi e di lasciarmi guidare come un vecchio cieco.
Benedico lei e suor Benoîte.
Avete certo molto bisogno di riposo, di calma e di preghiera.
Vostro in nostro Signore Eymard.
CO 2049
SIGNORA JORDAN
(IV, 286, 73)
Venga il tuo Regno
Parigi, 14 ottobre 1867.
Signora e cara figlia in nostro Signore,
sì, ho ricevuto la sua lettera di 8 pagine e mi dicevo: si è convertita, sa parlare un po’ e descrivere i fatti e i sentimenti interiori. Se anche la sua ultima lettera fosse stata sorella della precedente,
sarei giunto alla conclusione che le radici stanno diventando più forti. Ma la ringrazio lo stesso, perché c’è quanto basta.
72
Mi consenta, non si lodi con sua figlia, ma le riferisca quello che dico. Non è senza ragione, lo
so bene, che si è santi soltanto in Cielo. Lei si sforza di diventarlo; l’albero fiorisce sotto il bello e
caldo sole di Gesù Cristo.
Grazie per le notizie che mi interessano. Pregherò per la signorina Agarithe [Monavon] che
stimo molto, e che è tanto buona e così rispettabile. Vorrei che si desse di più alla vita intima in nostro Signore.
Certo, benedico quel caro ragazzo del 16 e tutta la sua famiglia.
Ah! quanto mi rattrista il constatare che i principi cristiani incrociano le braccia e se ne stanno a
guardare Garibaldi e Pio IX. Devo fare appello a tutta la carità cristiana per non scoppiare in un timore dello stesso tipo contro di loro; come se un figlio non dovesse attendersi la pena del taglione!
Dio si sveglia lentamente dal sonno nella barca sballottata e stracolma d’acqua, egli lascia che i
nemici avanzino; permetterà che entrino nella Città santa? lascerà profanare il suo tempio, cacciare
il suo Vicario, e uccidere i suoi ministri? È possibile, quasi probabile e, secondo taluni, è certo: questa commedia è causata da personaggi che si prendono gioco degli spettatori e di quanti vi sono
coinvolti. Che Dio mandi un Giuda Maccabeo!
Lei sa che in Europa ci sono 6.000.000 di affiliati alla massoneria, che in Francia ce ne sono
1.600.000, e che, in Italia, tutto ciò che è contro il Papa è carbonaro. Sono le schiere armate di pugnale, e fino alla morte! Ma dove stiamo andando? Verso la società dell’Anticristo. Le sue armate
sono in preparazione.
Qualche riga per lei.
Lei mi procura la più grande gioia quando mi dice: con la grazia di Dio resterò fedele. – Certo,
deve restare fedele, perché troppe sono le defezioni. È il momento di stringersi attorno a Gesù, il
nostro Maestro. Si sforzi, cara figlia, di accostarsi maggiormente a Lui, e di mantenersi al suo servizio.
La forza è la virtù del soldato, l’amore quella del bambino, la pura dedizione quella
dell’apostolo e del religioso. Si procuri queste tre virtù, che siano la sua Trinità di vita. La forza deriva dall’amore, e quindi ami molto. L’amore esce dal focolare dell’orazione: sia anzitutto una figlia
di orazione, ma di una orazione sua, affettuosa, raccolta, che favorisce il raccoglimento, che gusta
Dio, si nutre di Dio, desidera continuamente di conoscere quanto ancora ignora della verità, della
bontà, dell’amore di Dio. Infatti, la fiamma che si arresta, diminuisce o perde la sua luce, si avvia
alla fine, si spegne o fa fumo. Una cosa sola vorrei vedere in lei: il desiderio, la fame, la gioia
dell’orazione in nostro Signore! Ci vedrei un bel focolare. Ora, finché lo stomaco non si abitua agli
alimenti, non digerisce, non sente fame, è malato. Lei mi parlerà dunque della sua orazione, di questa grazia che educa l’anima mediante la grazia, mediante Dio stesso. Sarà il maggiore piacere che
potrà darmi.
Verso la fine del mese andrò a Marsiglia. Lei sarà ancora a Calet? Potrebbe anche slittare ai
primi di novembre; ma se devo vederla bisogna che lo faccia all’andata, perché al ritorno ho sempre
troppa fretta.
Mi chiedono, di passaggio, un ritiro di sette giorni agli adoratori di Tarare, e vorrei trovare il
tempo e la forza di predicarlo perché lì ci sono delle anime belle. Quando ne predicherò uno a Lione, dove il Santissimo Sacramento potrebbe ottenere qualcosa di più nelle anime devote?
La lascio o, piuttosto, sono in nostro Signore sempre suo aff.mo Eymard, S.
CO 2050
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 289, 6)
Parigi, 14 ottobre 1867.
Cara figlia,
due giorni fa ho ricevuto una lettera del Vescovo di Angers [Angebault], una lettera con la quale la ritiene dimissionaria dalla Casa, non avendo lei risposto entro i termini fissati. Stessa risposta
per le sue due povere consorelle, ma c’era da aspettarselo. Non resta quindi che attendere un tempo
più propizio o un’altra grazia.
73
La prego di non fare nessun passo presso il Vescovo di Angers. Sarebbe accolta male, perché
egli è molto addolorato per il silenzio che lei ha mantenuto.
Le nostre due suore sono a Lantignié verso Beaujeu (Rhône), e la sua lettera è stata loro trasmessa. Sono profondamente addolorato per tutto ciò. Tuttavia meglio vale la pace fuori che la
guerra dentro.
Le resta solo da chiedere i suoi effetti personali ad Angers. A meno che, superando tutto, voglia
andarci e viverci a costo di tutti i sacrifici.
È certo che se lei bussasse alla porta, nonostante che il Vescovo abbia scritto che la ritiene dimissionaria, il Santo Sacramento le aprirà il suo santuario.
La benedico, cara figlia, e prego molto per lei. Eymard.
CO 2051
MONSIGNOR ANGEBAULT
(V, 328, 14)
Parigi, 15 ottobre 1867.
Eccellenza,
Vengo a darle le informazioni che desidera circa il personale e i beni di Nemours.
1° Quanto al personale:
L’ultima mia lettera, che si è incrociata con quella che ho ricevuto da parte Sua, annunciava
che suor Benoîte e suor Philomène avevano deciso di non rientrare a Angers; il silenzio di quella di
Tours indicava la stessa risposta.
2° Quanto ai beni:
La casa di Nemours, ceduta dalla signorina Sterlingue a 4 nostre suore di Angers con un atto di
vendita tra soci , le è stata riconsegnata con atto di vendita puro e semplice per evitare che essa intenti un processo. Essa aveva infatti avuto la cattiveria di affermare che la sua casa era stata acquistata con raggiro, e voleva innescare uno scandalo. Eppure essa non aveva ceduto gratuitamente il
suo immobile, dal momento che vi aveva il suo appartamento ed una rendita di 5.000 franchi. Ma
questo, secondo lei, rappresentava la sua retta perché desiderava fare parte della comunità.
La casa di Angers ha saldato le spese del primo atto e cioè 7.300 franchi. [La famiglia Chanuet
ha pagato i 7.400 franchi del secondo]. La casa di Angers non ha dato del mobilio a Nemours; il tutto fu acquistato sul posto. Il padre Chanuet, tenendo conto della vocazione religiosa di sua madre,
suor Camille, aveva anticipato una somma abbastanza consistente, pari a 24.000 franchi, per pagare
le riparazioni e il mobilio di Nemours. Questo bravo Padre ha scritto alla Madre Superiora di Angers che vi rinunciava a favore della Società delle Ancelle del SS. Sacramento.
È a Nemours che sono stati ordinati i letti, il mobilio di ogni cella, e che è stato acquistato tutto
il vasellame, e quelle signore hanno portato da Angers solo i loro effetti personali, la biancheria della comunità, alcuni materassi e coperte, i paramenti per il culto. Ora, tutto questo è stato loro rispedito.
Restano qui alcune sedie, degli inginocchiatoi, il vasellame, e alcune casse di poco conto. Disposizione è stata data perché tutto venga rispedito a Angers (anche se noi potremmo avanzare
qualche diritto, avendoli pagati noi). Per evitare grosse spese avevo suggerito di vendere a Parigi
questi oggetti ingombranti poco utili alla casa di Angers. D’altra parte, vendendoli così, probabilmente ci si rimetterebbe.
In breve, la casa d’Angers non deve più nulla per la fondazione di Nemours, salvo qualche centinaio di franchi per il trasloco e per le piccole riparazioni dell’immobile che è stato ceduto. Non ho
ancora l’importo esatto, ma so che al massimo si tratterà di 400 o 500 franchi. Attendo il conto, e lo
pagherò.
Questa è, Eccellenza, la situazione circa il problema delle finanze e del personale di Nemours.
Abbiamo preferito fare un sacrificio piuttosto che fare nascere uno scandalo su questa questione.
Tutti conoscono la signorina Sterlingue; il notaio mi ha detto che essa era capace di tutto.
74
La scelta del reverendo Grolleau, fatta dal suo cuore tanto paterno, non può che essere ottima,
Eccellenza. Ma a farmi più piacere è il fatto che egli resti presso di Lei. Non mi resta che ringraziarla e pregarla di nominarlo al più presto.
È con la più viva venerazione che sono di Sua Eccellenza l’umilissimo servitore e il devotissimo figlio in Nostro Signore. Eymard, Sup.
CO 2052
MARGUERITE GUILLOT
(II, 378, 367)
Parigi, 15 [ottobre?] 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
1) Ho scritto a Monsignore che lei non deve più nulla per Nemours, eccetto qualche centinaio
di franchi, per spese di trasloco e di riparazioni, che non superano i quattrocento o cinquecento
franchi.
2) Che abbiamo rimandato ad Angers ciò che Angers aveva inviato a Nemours, eccetto le sedie,
l’inginocchiatoio, e alcune casse che stanno qui e che io spedirò.
3) Che il padre Chanuet, tenuto conto che sua madre era religiosa, ha rinunciato ai 24.000 franchi che ha dati per le riparazioni e per i mobili; i 7.400 franchi, per le spese del secondo atto di retrocessione, sono dati dai figli di suor Camille.
Ho concluso dicendo che la casa di Angers non ha debiti per la fondazione di Nemours. Non ho
parlato dei 20.000 franchi della signorina Sterlingue: questi non riguardano Nemours … [due righe
e mezzo rese illeggibili].
Ho fatto osservare a Monsignore che avevo proposto di vendere i grossi oggetti che restano per
evitare 150 o 200 franchi di trasporto, ma che poi, nel timore di perderci troppo, li spedirò ad Angers.
Non potrò farlo che fra tre o quattro giorni, perché in questo momento è difficile procurarsi dei
mezzi per il trasloco. Finalmente tutto questo sta per concludersi.
Vorrei proprio trovare qualcosa per aiutarvi a saldare quella sfortunata Sterlingue.
La lascio, perché suona l’Ufficio.
La benedico e prego nostro Signore di darle aiuto e conforto. Eymard
CO 2053
MARIANNE EYMARD
(III, 144, 140)
Parigi, Boulevard Montparnasse 112, 15 ottobre 1867.
Carissime sorelle,
mi aspettate ogni sera, ma non mi vedete arrivare; ho tante occupazioni in questo momento che
mi è impossibile assentarmi. Penso comunque di recarmi a Marsiglia verso la festa di Tutti i santi e
mi prenderò un giorno o due per venirvi a salutare di passaggio, non potrò infatti fermarmi molto
perché ho diversi ritiri da predicare.
State tranquille sul vostro presunto debito con Angers; esso è ampiamente pagato e mi si deve
molto di più. Dovete essere molto in angustia, povere sorelle, perché quel viaggio deve avervi messo alle strette.
Accludo alla mia lettera un biglietto di 100 franchi per aiutarvi a fare le piccole provviste per
l’inverno.
Io sto bene; il buon Dio è molto benevolo, perché con tutto quello che ho da fare posso ancora
senza fatica fare la mia adorazione di notte.
Il buon Maestro ci benedice sempre più di quanto meritiamo. Non conto i piccoli sassi sul
cammino, né le piccole croci del tragitto; tutto questo è niente, è anzi necessario, perché dimenticheremmo il cielo se non avessimo qualche prova sulla terra.
75
Vi benedico, care sorelle, e vi offro tutti i giorni al buon Maestro perché vi custodisca e vi faccia sante e felici. Vostro fratello Eymard, Sup.
CO 2054
ARCIVESCOVO DI MALINES
(I-S, 132, 6)
Parigi, 15 ottobre 1867.
112 bd. Montparnasse
Eminenza,
la signorina Thomaz mi scrive questa mattina di aver avuto la gioia di sottoporle l’idea di fare
della casa, che essa destinava alle Adoratrici di Angers, una seconda residenza per i religiosi della
nostra Congregazione in modo che, continuando quel tanto di bene che facciamo nella chiesa Salazar, potremmo dedicarci ad un bene maggiore nel quartiere isolato che ci viene proposto. Se esso
otterrà il suo consenso, Eminenza, noi favoriremo volentieri questo progetto. Vi collocheremo lo
scolasticato che alimenterebbe la casa principale di Salazar con buoni soggetti belgi, se Dio ce ne
manderà. Espatriare costa sempre…
Bacio con venerazione la sua Porpora romana e sono felice di continuare a dirmi di sua Eminenza umilissimo e devotissimo servitore e figlio in Gesù Cristo. Eymard, Sup. Congr. S.S.S.
CO 2055
SIGNORA VAN HINSBERG
(II-S, 283, 1)
Parigi, 15 ottobre 1867.
Buona signora van Hinsberg,
volevo scriverle tramite suo marito, ma non ne ho avuto il tempo. Lo faccio oggi.
Ci ha fatto piacere avere con noi il signor van Hinsberg. Con lui mi sembrava di avere tutta la
sua famiglia che amo e stimo molto e per la quale prego come per la mia. E voi siete la mia famiglia, poiché siete tutti degli aggregati.
La ringrazio molto, buona signora, per avermi comunicato la riuscita del suo caro Ernest, e per
avermi espresso i suoi pensieri così devoti ed affettuosi. Ne sono stato molto contento ed avrei voluto risponderle subito, ma poi me ne è mancato il tempo.
Spero che il caro Ernest si applichi al lavoro, perché perdere una lezione può spesso compromettere tutto. So che le sue figlie sono studiose e giudiziose, e ne benedico Dio.
Mi conservi, buona signora, le sue preghiere ed il suo ricordo davanti a Dio, perché ci tengo
molto, e mi creda sempre in nostro Signore tutto suo Eymard, Sup.
CO 2056
SIGNORA MARÉCHAL
(II-S, 275, 15)
Parigi, 17 ottobre 1867.
Signora in nostro Signore,
l’ho attesa tutto il giorno. Mi è sembrato di vederla uscire durante la funzione; l’ho subito seguita, ma non l’ho più rivista. Non sapevo che era lì la sera. Ne sono molto dispiaciuto perché anche
io avevo molte cose da dirle! Devo concludere che il buon Dio ha voluto questo sacrificio che è costato a me quanto a lei.
Se riuscissi ad essere a Parigi per la festa di Tutti i santi verrò volentieri a Richebourg, come lei
desidera. Lo saprò più tardi, poiché sono atteso in più posti.
Verrò in ogni caso a vederla e, se non sarà in quel periodo, sarà in un altro. La sua anima mi è
più cara di ogni altra. Prego per lei, per la sua buona mamma e per il caro Paul.
Mi creda in nostro Signore tutto suo Eymard.
76
CO 2057
ANONIMO
[su Anatole Jérôme]
(I-S, 192, 1)
Parigi, 19 ottobre 1867.
Signore e caro confratello,
sono molto contento che il signor Anatole Jérôme, chierico con Ordini minori, si dedichi cuore
ed anima alla sua bella opera della prima Comunione. Penso che lei sarà soddisfatto della scelta che
ha fatto; in lui troverà uno spirito semplice e docile, buon cuore, dedizione e pietà. Gli faccia completare gli studi teologici, perché ha frequentato solo un anno di teologia.
A lui costa lasciarci, noi lo amavamo molto, ma ciascuno ha il suo posto nella Chiesa e al signor Anatole occorre una vita attiva, egli ha bisogno di prodigarsi.
Gradisca, signor e caro confratello, i sentimenti religiosi e devoti del suo umile servitore Eymard, Sup.
CO 2058
MARGUERITE GUILLOT
(II, 385, 376)
112, Boulevard Montparnasse, Parigi, 21 ottobre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
oggi portiamo in ferrovia quello che resta del mobilio di Nemours. Abbiamo affittato un vagone, affinché tutto fosse in condizioni migliori. Spero che riceverà tutto a buon fine.
Il padre Baudin mi scrive che la grande tavola del guardaroba è rimasta a Nemours: era troppo
ingombrante e pesante.
Sono contento che Monsignore [Angebault] sia rimasto soddisfatto della mia risposta; essa era
chiara.
La questione dell’atto di suor Benoîte sulla casa, è una cosa che non deve preoccuparla, gli eredi non hanno nulla da pretendere, poiché essa spetta all’ultima sopravvissuta.
Vedrò che cosa mi scriverà Monsignore. Il suo pensiero manifesta un sentimento di interesse e
di affetto per la sua casa.
Ho ricevuto e tengo da parte ciò che lei mi ha inviato, perché ho richiesto a Nemours tutti i piccoli conti restanti.
Prego il buon Maestro di guarirla e di sostenerla nel suo servizio. Lei ha troppa paura degli
uomini: se Dio è per voi, chi sarà contro di voi? [cf. Rm 8,31]
Le invio la cassetta dell’acqua della Salette che mia sorella mi ha inviato, ne ho presa un po’.
Mia sorella mi dice che le mancano sei lenzuola. Si sarebbero perse per strada? Provi a cercarle.
Scrivo a suor Émilienne di chiedere i suoi effetti personali. Il suo indirizzo è: 14, quai SaintSymphorien, a Tours. Forse sarebbe più semplice inviarglieli, perché la sua esitazione a rientrare mi
fa capire che essa pensa o teme di non farcela a restare.
La benedico in nostro Signore, cara figlia, Eymard
CO 2059
SIGNORINA TAMISIER
(II-S, 289, 7)
Parigi, 22 ottobre 1867.
112 Bd. Montparnasse
Cara sorella in nostro Signore,
ho ricevuto la sua ultima lettera. Chieda i suoi effetti personali ad Angers, dove oggi ho spedito
il resto del mobilio di Nemours. Ecco una casa sepolta e finita! Che tristezza di fronte a questo ri77
sultato! Dio sia benedetto! Resta il fatto che lei ci ha trascorso giorni belli e felici! Ed essi conteranno davanti a Dio!
A Tours cerchi di organizzarsi e riprenda, della sua vita religiosa, quello che la situazione le
consentirà. Faccia tutti i giorni la sua ora di adorazione, reciti il santo Ufficio, dimentichi, per amore di Dio, tutte le creature che l’hanno fatta soffrire. Lei appartiene a Dio e resta adoratrice del santissimo Sacramento fino alla morte. Con questo tesoro si è ricchi.
La benedico come mia figlia in Gesù nel santissimo Sacramento, Eymard.
P.S. Le spediremo per ferrovia quello che abbiamo qui. Per farlo aspetto solo che mi mandino ciò
che lei può ancora avere a Nemours. Ne scrivo a suor Philomène.
CO 2060
PADRE BOONE, SJ
(III-S, 106, 2)
Parigi, 24 ottobre 1867.
Molto venerato e caro Padre,
vengo a darle personalmente la notizia di una piccola fondazione che stiamo per realizzare a
Bruxelles, non contro ma piuttosto a vantaggio di quella già realizzata in rue Salazar.
La signorina che intendeva realizzare la fondazione di un convento di religiose claustrali ed adoratrici, resasi conto che la cosa era difficile, ha offerto a noi la sua proprietà a condizione che
fondassimo una casa di adorazione in quel quartiere sprovvisto di cappella. Dopo aver esaminato il
progetto, ne abbiamo riferito a sua Eminenza [Sterckx] con l’intenzione di realizzarvi lo scolasticato
e di promuovere così le vocazioni religiose adoratrici del Belgio, perché ci rendiamo ben conto che
i belgi non gradiscono uscire dal loro paese. Facilitandoli in questo modo, forse potranno più agevolmente venire a provare questa bella e santa vocazione.
Sua Eminenza ha approvato con piacere il nostro progetto e noi lo attueremo al più presto. Il
padre Champion, attualmente qui a Parigi, ha ricevuto l’ordine di preparare l’occorrente.
Noi non ci aspettavamo certo questa nuova casa, ma, siccome la signorina de Meeûs e monsignor Chaillot ci avevano fatto sapere di non gradire che le religiose di Angers si stabilissero a Bruxelles e siccome noi avevamo preso in seria considerazione il loro desiderio, è accaduto che la divina Provvidenza, senza che minimamente ce lo aspettassimo, ci ha fatto prendere il loro posto mettendoci in grado di fare un po’ di bene in quel quartiere tagliato fuori da ogni assistenza particolare.
Raccomando alle sue preghiere, caro padre Boone, questa piccola fondazione. Essa è la figlia
della madre che lei con tanta insistenza chiese per la gloria di Dio.
Mi creda in nostro Signore, caro e venerato Padre, suo rispettoso e devoto servitore, Eymard.
CO 2061
PADRE AUDIBERT
(I, 308, 11)
Parigi, 25 ottobre 1867.
Caro padre,
mi sto occupando del denaro; contavo sui signori Le Clère, ma, benché siano gente per bene,
non è possibile far affidamento su di loro almeno per il momento, perché quest’anno i loro affari
sono andati molto male. Voglio tentare di farmi rimborsare alcune delle nostre obbligazioni del prestito pontificio.
Certamente, come lei e forse più di tutti, ho sofferto per la decisione delle suore di non ritornare
a Angers. Ho fatto tutto quello che ho potuto, promesse, minacce, ecc., ma niente le ha potuto convincere.
Comprendo in parte i loro timori; esse erano a conoscenza delle lettere scritte dal vescovo [Angebault] contro il loro rientro e dei sentimenti manifestati a più riprese da Sua Eccellenza; non hanno avuto il coraggio di superare questo timore e questa pena.
78
Penso di recarmi a Marsiglia verso la metà di novembre e a Bruxelles verso l’8 per la questione
del contratto con la fondatrice della piccola casa da aprire. Pensiamo di avviarvi un piccolo scolasticato e promuovere le vocazioni belghe, se ce ne sono.
Dio benedica sempre le sue fatiche, caro padre: costruire una chiesa equivale ad assicurarsi un
posto in cielo, tanto più una chiesa per l’esposizione; e sarà un bel trono. Mi creda sempre suo
dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S.
P.S. Ha fatto bene a consegnare al signor Dussuchet quella piccola somma; gli stia alle costole per
quanto riguarda i lavori.
CO 2062
MARGUERITE GUILLOT
(II, 386, 377)
Parigi, 25 ottobre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
lei deve avere ricevuto il resto del mobilio di Nemours. Qui tutto è stato ben imballato; spero
che tutto sia arrivato a buon fine.
Farò portare, alla prima occasione sicura, il calice e la pisside, e anche i registri; li ho qui.
Fra Frédéric [Stafford] non ha messo l’ornamento, nel timore di esporlo. Bisogna far venire da
Nemours il paliotto dell’altare ricamato dalle suore: farò mettere tutto insieme.
Se preferisce far pagare la signorina Sterlingue dal nostro procuratore legale, signor Choveau,
84 rue de Rivoli, nel caso che essa facesse qualche difficoltà, egli ne avrebbe facilmente ragione.
Dovrebbe inviarmi tutte le sue ricevute della signorina Sterlingue, per vedere se c’è il modo di ridurre i 20.000 franchi. Sottopongo questo al suo giudizio.
Il padre Champion ieri era qui, ora è ripartito; chiede la pietra consacrata di marmo bianco.
Proverò a far riparare la piccola esposizione di Nemours. Vorrei donargliela per la sua nuova
casa, ma lei dovrebbe avere la sua piccola corona in legno.
Voglia mandarmi tutto questo per treno a grande velocità, ma soltanto verso i primi giorni di
novembre, dal 2 al 5.
Monsignore [Angebault] mi scrive il riassunto dei vostri conti: residuo attivo 1.646 franchi. Sua
Eccellenza pare soddisfatta e le porta molto interesse. Mi scrive queste parole:
“C’è una difficoltà che la prego di rimuovere. Suor Benoîte è una delle quattro sulle quali riposa l’acquisto della casa di Angers, fatto sotto forma di tontina. La suora ha prestato solamente il suo
nome e non ci ha messo del denaro. Essa ha troppa delicatezza per conservare dei diritti che non
può esercitare, dal momento che non fa più parte della Congregazione. La prego dunque di chiederle un atto di rinuncia in buona forma [due righe rese illeggibili]
Annuncio la nomina del signor Grolleau come Superiore”.
A seguito di ciò che mi ha scritto Monsignore, ho scritto a suor Benoîte ed ho copiato le parole
di sua Eccellenza [due righe rese illeggibili].
Dio tragga gloria da tutto, e noi, il nostro profitto.
Sono nel nostro buon Maestro, cara figliola, Eymard
CO 2063
ANTONIA BOST
(IV, 194, 26)
Parigi, 25 ottobre 1867.
Cara figlia,
non mi ringrazi così tanto, non lo merito. Lei ha sempre un gran cuore!
Capisco la sua gioia: la condivido e la benedico. È il buon Dio che ha fatto tutto. Manca il
grande atto. Scrivo oggi al suo caro fratello [Claudius].
79
Farò tutto quello che mi sarà possibile per il 6; ma a quella data sono conteso da Bruxelles e da
Marsiglia. Due giorni in più o in meno. Occorre fare qualche sacrificio per l’amicizia. La benedico
in nostro Signore, Eymard.
CO 2064
FRATEL MARIE RATONS
(I-S, 29, 7)
Parigi, 25 ottobre 1867.
Caro fratello,
ho letto con molto interesse la sua lettera e soprattutto i buoni sentimenti che mi esprime sulla
sua vocazione, ma anche sui rischi che possono scuotere quelle più solide e più sante.
Ha ragione, caro fratello. Occorre diffidare di se stessi, temere le proprie idee, soprattutto quelle troppo personali. Un religioso è un soldato sotto le armi e vincolato alla volontà di Dio mediante
la santa obbedienza.
Dio le ha fatto superare quella pericolosa tentazione che ha assalito e sopraffatto il suo povero
fratello. Voleva qualcosa d’altro che il santissimo Sacramento? Ahimè! Quale illusione!
Lei ha il santissimo Sacramento. Si è legato al suo servizio con perpetue catene d’amore; gli resti sempre fedele.
Riguardo a suor Benoîte le dico soltanto che la sua malattia può avere molto influenzato la sua
decisione e che, io lo spero, un giorno, a Dio piacendo, tornerà.
Suvvia, caro fra Marie, non si inquieti per gli altri. Sia come gli angeli del cielo, che si dedicano solo a Dio e al suo buon servizio. Sia contento.
La benedico nel nostro buon Maestro, e lo prego di legarla a sé. Suo Eymard.
CO 2065
ANONIMO
[3 frammenti]
(I-S, 33, -)
25 ottobre 1867.
1° frammento
L’amore è la vita, fa la vita. Ami Dio come il fuoco che cerca sempre nuovo alimento, come il
bimbo che vive nella madre e non in se stesso.
L’amore ha legami con tutte le virtù e non si lega a nessuna, con tutti i sacrifici e li chiama amore, con tutte le creature come il sole e resta puro e sempre fecondo in Dio solo.
Ecco i miei auguri e la mia ultima benedizione. Eymard.
2° frammento
Che Dio la conservi in questo sentimento.
3° frammento
Si comunichi come il bimbo, brami Gesù come il cervo del deserto.
NOTA: Queste righe sembrano scritte su una lettera indirizzata all’Eymard e da questi rispedita all’autore
così postillata. Il frammento grande sarebbe scritto sulla parte della lettera restata in bianco, mentre i
frammenti piccoli sarebbero stati scritti tra le righe della lettera stessa. Ciò è visibile nelle tracce di diversa grafia che contornano i frammenti piccoli e che precedono il frammento grande. Sembra che la copia del Rodriguez sia prima appartenuta all’Eymard e poi venuta in possesso dell’autore della lettera.
80
CO 2066
SIGNORA MARÉCHAL
(II-S, 276, 16)
Parigi, 25 ottobre 1867.
Buona signora,
ho intenzione di venire a trovarla domenica prossima per ricompensarla della sua visita andata
a vuoto. Penso di partire domani sera, alle 4,35 e di arrivare da lei verso le 6,20. Se non arrivo domani, partirò domenica mattina alle 6,55. Ma occorre dire: a Dio piacendo [Gc 4,15].
Rispettosi saluti alla sua signora mamma. Eymard.
CO 2067
MARGUERITE GUILLOT
(II, 387, 378)
Parigi, 29 ottobre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
ho ricevuto la sua lettera assicurata; utilizzerò questi 500 franchi come interessi, e se possiamo
far abbassare il resto del tempo di scadenza, lo faremo volentieri.
Cercherò di ritirare le lettere, ma non ne abbiamo il diritto; esse sono depositate presso il notaio
e lasciate alla sua discrezione. Egli ha promesso di custodirle. Ho già scritto alla signorina Sterlingue per chiederle di consegnarle, ma non ho ricevuto risposta. Ci proverò con il nostro procuratore
legale, forse egli ci riuscirà meglio. Se sarà necessario minacceremo, ma abbiamo a che fare con
una testa a nessun’altra simile e capace di tutto.
Ricevo una lettera di suor Benoîte che è sempre a Lantignié e si dice molto infelice. Vuole venire ad Angers, senza dubbio per farle tutti i suoi rimproveri, tutte le sue minacce. Me ne ha chiesto
il permesso. Le ho risposto che non avevo indicazioni da darle, che non ne vedevo l’utilità. Verrà a
vederla? È certamente possibile. In quel caso lei agisca come Dio le ispirerà. Ahimè! se nostro Signore la tenesse ai suoi piedi ad Angers! Se le dicesse una parola per avere ragione di quella resistenza, di quell’accecamento!
Non rieco a consolarmi vedendola così lontana dalla sua grazia e dal suo centro. Non capisco
più nulla. Taccio, perché non riesco a vedere bene il suo stato interiore, né la volontà di Dio su di
lei. Ci sono cose che mi superano, che non posso conciliare, spiegare, che mi sembrano al di sopra
delle forze naturali. Taccio ed attendo.
Il padre Champion ha richiesto il suo messale.
Tenterò di far riparare l’esposizione che avevo donato a Nemours, è rotta in cinque o sei pezzi,
e gliela donerò con un tappeto che avevo pure donato.
La ringrazio, cara figlia, delle sue offerte. A Bruxelles ce la caveremo bene: è una casa molto
piccola.
Aspetti ad inviarmi il suo denaro e le sue ricevute. Devo prima vedere il nostro procuratore legale, e le scriverò che cosa si deve fare per suor Benoîte e per il suo atto di Angers: non c’è da preoccuparsi a motivo della firma.
Sono più che sorpreso da quella precauzione di denaro fatta da suor Benoîte. Essa prevedeva
forse quello che è successo? [due righe rese illeggibili] Lei non deve scrivere nulla a suor Benoîte.
Bisogna aspettare e pregare molto per lei.
Devo andare a Bruxelles il 9, e verso il 20 a Marsiglia.
Prego molto per voi tutte, e vi benedico molto in nostro Signore, Eymard
P.S. Bisognerà finirla con quella povera figlia di Lione, se non è più sicura. Ahimè! com’è difficile
rinunciare a se stessi ad età avanzata, o dopo una vita indipendente!
81
CO 2068
SIGNORA GOURD
(V, 71, 68)
Parigi, boulevard Montparnasse 112, 29 ottobre 1867.
Cara figlia in Nostro Signore,
ho ricevuto la sua lettera e la ringrazio, perché da molto tempo non avevo più ricevuto nulla da
lei.
Ringrazio la divina Provvidenza che le ha dato la possibilità di andare in soccorso di Angers. È
un’autentica carità, perché quella casa si trovava in difficoltà.
Ringrazio ancora di più il buon Maestro per la guarigione della sua buona e cara mamma perché, a motivo della sua età avanzata, nutrivo molti timori. Ora sta bene, grazie al santissimo Sacramento.
Non vado ancora a Marsiglia, perché il 9 novembre devo essere a Bruxelles dove il 10 apriremo
una nostra piccola casa d’adorazione.
Ci resterò qualche giorno e poi, verso il 16-18, passerò da Lione. Ne scriverò qualche giorno
prima ai Thorins, poiché lei è la mia Betania e non posso lasciarla.
Io non condanno suor Benoîte, perché essa è una eccezione, una personalità talmente al di fuori
di ogni esperienza e di ogni regola, che non oso più giudicarla con severità. Essa è anche infelice.
Ma quella povera figlia ha talmente per legge ciò che vede o ha visto o spera di vedere, da non sapere e da non riuscire ad obbedire ad altro. Impossibile tentare di persuaderla: roba da non capirci
niente. Ma, insieme a ciò, esistono cose così strane e straordinarie, così al di fuori o al di sopra della
mente umana, da restarne impressionati! Oh, cara figlia, quanto vale di più l’obbedienza cieca,
semplice e di fede! Meglio vale la strada battuta, la via comune. So bene che è Dio che dà le sue
grazie e che assegna a ciascuno il posto nel suo servizio, ma so anche quanto sia pericoloso vivere
da soli e orientarsi in mezzo agli oceani dei pensieri diversi e personali.
Sia sempre piccola, semplice, obbediente, fiduciosa, e totalmente dedita alla santa grazia della
sua vocazione.
Pensando che la vedrò per qualche ora, pregusto una festa di famiglia.
Nella grazia e nella gloria di Nostro Signore, benedico entrambe molto paternamente in Nostro
Signore. Eymard, Sup.
CO 2069
SIGNORINA DE MEEÛS
(III-S, 107, 5)
Parigi, 29 ottobre 1867.
Reverendissima Madre,
desideravo scriverle tramite il padre Champion, ma ho avuto solo il tempo di scrivere al reverendo Boone che abbiamo accettato per noi la fondazione offerta a quelle signore di Angers. Prima
di accettarla, abbiamo sottoposto quell’offerta a sua Eminenza [Sterckx], cui abbiamo anche detto
che desideravamo collocarvi lo scolasticato allo scopo di promuovere le vocazioni del Belgio. Sua
Eminenza ha accolto con piacere la proposta che ha come scopo, almeno lo spero, di far sbocciare
qualche vocazione in questo paese così cattolico e così sterile per noi, e di aumentare le nostre forze.
Proprio per questo, dovrò presto venire a Bruxelles ed allora avrò l’onore di parlarne più a lungo con lei. È con religioso rispetto, reverendissima Madre, che sono in nostro Signore il suo ossequiente e devoto servitore, Eymard, Sup. Congr. S.S.S.
82
CO 2070
MARGUERITE GUILLOT
(II, 389, 379)
Parigi, 3 novembre 1867.
Cara figlia in nostro Signore, mi invii:
1° tutte le sue ricevute Sterlingue;
2° i suoi 20.000 franchi. Può prendere un assegno dalla banca di Angers per quella di Parigi;
3° una lettera al signor Choveau, procuratore legale a Parigi, di questo tenore:
“Signore,
ho l’onore di inviarle la mia procura per curare i miei interessi con la signorina Sterlingue, di
Nemours, pregandola di fare tutto ciò che potrà, anche per via giudiziaria, se necessario, per riavere
le mie lettere depositate presso il signor Saunier, notaio a Nemours, e consegnare alla signorina
Sterlingue le sue.
Credo di avere il diritto di reclamarle, perché, contrariamente ai patti stipulati, essa ne ha conservata una copia mediante il suo uomo d’affari, il signor Spinay, e io ho delle prove che il signor
Spinay le ha mostrate e ha voluto mostrarle a diverse persone dalle quali ho avuto la conferma personale.
Ho l’onore di essere…
Aspetto la sua lettera per trattare tutto questo prima del 7.
Che Dio ci faccia uscire da questa brutta situazione! La benedico.
Tutto suo, Eymard
CO 2071
MARGUERITE GUILLOT
(II, 389, 380)
112, Boulevard Montparnasse, Parigi, 4 novembre 1867.
Cara figlia,
se suor Benoîte viene ad Angers, la riceva all’interno; penso che la vista del santissimo Sacramento la spaventerebbe; ma le ho detto che se veniva per disputare con lei, essa doveva restare
dov’è.
Essa ha delle lettere [quattro righe rese illeggibili]. Se mai osasse servirsene, sarei pronto a rispondere. Oh! quante sciocchezze, quante imprudenze, quante illusioni! Bisogna avere meritato di
passare di là!
Infine, lo ritengo con certezza, io spero che sarà una buona lezione, e suor Benoîte, come le altre, mi sarà servita a uscire da quella semplicità infantile e dalla fiducia priva di dubbi.
Le ho inviato un telegramma perché mi invii la lettera con la quale io le chiedevo di anticipare
6.000 franchi alla signorina Sterlingue. Vorrei accertare se è possibile recuperare qualche cosa.
Ho visto il procuratore legale, farà tutto ciò che potrà per avere le lettere. Preghi molto per questo, perché bisognerebbe riaverle.
La benedico, Eymard
[quattro righe rese illeggibili]
CO 2072
MARGUERITE GUILLOT
(II, 390, 381)
Parigi, 6 novembre 1867.
Cara figlia,
ho ricevuto tutto, ci si occupa dell’affare, ma cosa otterremo? Non grandi cose; ma almeno avremo fatto tutto quello che è possibile. Vado per tre giorni a Rennes.
Tutto suo, Eymard
Al mio ritorno scriverò al signor Grolleau.
83
CO 2073
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 76, 99)
Parigi, 10 novembre 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
finalmente ho ricevuto sue notizie; la ringrazio, perché cominciavo ad essere preoccupato. C’è
mancato poco, sabato, che le facessi una sorpresa; venerdì infatti mi trovavo a Rennes e avevo deciso di passare da Redon e di venire a pernottare a Nantes, quando mi sono sentito affaticato a causa
dell’influenza, e subito mi sono messo in vettura per Parigi. Ora sto meglio; al mio arrivo ho trovato
la sua lettera.
Lei si accusa con durezza di essere negligente e pigra: è possibile; di non essere abbastanza generosa in quello che Dio le richiede: è probabile, lei la dà addirittura per certa; e questo benedetto
reverendo Rich [Richard] non la stimola abbastanza; insomma, sembra che non sia affatto contenta
di se stessa, e che il buon Dio non lo sia a sua volta di lei: è possibile. Che fare allora?
Faccia, a partire da oggi fino a Natale, il sacrificio delle cose non necessarie per l’uso personale
o per la convenienza sociale; e allora farà la pace con se stessa.
È da così lungo tempo che il buon Maestro glielo richiede, che lei lo farà per Natale in cambio
delle sue strenne divine. E il giorno del ritiro mensile farà di più: esamini le cose personali superflue, me ne scriva, e insieme vedremo ciò che ci sarà da fare di bene o di meglio. Soprattutto, cara
figlia, deve uscire da questo stato di continui rimorsi di coscienza; è possibile che in questo agisca
molto la tentazione; ebbene! bisognerà vederlo con obbiettività.
Arrivi alla pace, poi alla devozione dell’orazione e infine all’unione con Nostro Signore, ma ad
una unione di vita e di sentimenti.
Sono ben contento delle notizie un po’ rassicuranti sulla sua cara sorella; la sua lettera mi aveva
spaventato prospettandomi la sua dipartita verso la patria celeste.
Certo, continuerò a pregare Nostro Signore perché gliela lasci ancora, ma lei sia molto fedele
alle sue orazioni, al santo raccoglimento e alla presenza di Dio. Alla fine della settimana devo andare a Bruxelles per quattro o cinque giorni, e poi, verso il 25, dovrò recarmi a Marsiglia per una
quindicina di giorni. Non so quando andrò ad Angers, forse prima di quando io pensi. Mi reco a
Bruxelles per innalzare un altro piccolo trono a Nostro Signore.
La benedico, cara figlia, e sono, nella divina carità di Nostro Signore, sempre suo dev.mo Eymard, Sup.
CO 2074
PAUL-MARIE MARÉCHAL
(I-S, 24, 1)
Parigi, 10 novembre 1867.
Caro amico,
dovevo partire ieri per Bruxelles, ma degli affari urgenti mi hanno trattenuto e mi obbligano a
restare qui fino a venerdì prossimo. Sono dunque a sua completa disposizione per accompagnarla a
Saint-Maurice quando verrà.
Poco dopo la sua partenza, farò visita alla sua buona mamma per consolarla.
Compia bene questo supremo sacrificio di Abramo [cf. Gn 12,1], caro amico, perché lo si fa
una sola volta nella vita. È l’atto sovrano dell’amore di Dio e vale un battesimo e la vittoria del martire. D’altronde, Dio ricambia con il centuplo ciò che si lascia per lui.
Mi creda, caro amico, tutto suo in nostro Signore, Eymard, Sup. Congr. S.S.S.
84
CO 2075
CONTESSA D’ANDIGNÉ
(V, 174, 44)
Parigi, 11 novembre 1867.
Signora in Nostro Signore,
vengo a ringraziarla per la lettera che aspettavo. Benedico Dio perché lei possiede il Tabernacolo. Lei è la più fortunata tra i laici cattolici, lei ha quanto di celeste e di divino si può avere in
questo mondo e quanto occorre per rallegrarsene: la pace della campagna, l’isolamento dal mondo,
la libertà in casa, la possibilità di recarsi, quando vuole e per quanto lo vuole, a far visita a Nostro
Signore in persona. E in più, ha la messa quotidiana, ha la pietà d’amore e Gesù come suo centro
eucaristico, sua grazia, suo conforto, come suo mondo nel mondo. Cosa potrebbe avere e desiderare
ancora di meglio!? Ami dunque molto la sua casa dell’Isle, questa Betania di Nostro Signore, questo Cenacolo permanente della vita eucaristica!
Io la considero molto fortunata: se non altro, nessuno la disturba quando se ne sta ai piedi di
Gesù! Oh, vi stia proprio come egli la vuole, come ce la mette, come la fa. Lo stato dell’anima ne è
il pensiero, la preghiera l’amore spontaneo; davanti a Dio bisogna essere se stessa. Dio cambia il
tempo per far variare i lavori, i prodotti della terra; ora, la nostra anima è la terra della grazia.
Tenga sempre presente lo spirito dell’amore divino, e la diversità dei suoi doveri, delle sue attività e dei suoi stati interiori.
Il sole non muta natura per il fatto che le nuvole lo velano quando passano.
La prego di non far caso alle nuvole nere. Queste nubi nere non possono che farle del male; essendo nere sono cattive e vengono dal demonio. Lei si comporta proprio come la sensitiva [in botanica: mimosa pudica]! quanto poco ci vuole per provocare la febbre nella sua anima!
So bene che non si può sempre essere nella gioia del cielo, ma lei può sempre restare
nell’obbedienza di Nostro Signore e nell’attesa del ritorno del sole che non si fa attendere.
Sabato parto per Bruxelles (rue des Douze-Apôtres, 2 bis). Domenica, alle 8 del mattino, innalzeremo un secondo trono a Nostro Signore. Si unisca a noi: io la metterò ai suoi piedi come adoratrice.
Penso di tornare a Parigi per giovedì 21 e, la settimana seguente, di andare per 15 giorni a Marsiglia (rue Nau 7).
La benedico in Nostro Signore. Eymard.
CO 2076
PADRE LEROYER
(I, 260, 49)
Parigi, 12 novembre 1867.
Carissimo padre,
domenica prossima apriremo a Bruxelles una seconda casa di adorazione, che sarà l’inizio di
uno scolasticato.
L’ottima signorina fondatrice mette a nostra disposizione una bellissima casa e un magnifico
giardino nel nuovo quartiere, detto Leopoldo, dove non ci sono né conventi né chiese.
Il cardinale [Sterckx] ha gradito questa piccola fondazione, che diventerà forse la principale,
perché è meglio stare sul proprio, e se le signore dell’Adorazione di Rue des Sols ci volessero altrove, noi non ci troveremo sulla strada.
Questo affare è proprio provvidenziale; ci andiamo noi perché non ci possono andare le suore
di Angers.
Non sono ancora in grado, caro padre, di precisare la data della mia venuta a Marsiglia, ma sarà
dopo il mio ritorno da Bruxelles.
Preghi molto per noi; cercherò di mandarle qualcuno, ma cerchi un prete per la messa di domenica prossima.
Suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S. Congr. S.S.S.
85
CO 2077
ARCIVESCOVO DI MALINES
(I-S, 133, 7)
Parigi, 12 novembre 1867.
Eminenza,
non so come ringraziare Dio e sua Eminenza per la nuova casa di adorazione che stiamo per aprire a Bruxelles. Spero che essa porti frutti di salvezza in questi nuovi quartieri. Mi scrivono che il
signor parroco della parrocchia ne è felice e che la gente di questi quartieri vede con gioia l’apertura
della cappella.
Noi desideriamo, Eminenza, benedire la casa ed iniziare l’adorazione nella nuova cappella domenica prossima. Ci andrò personalmente.
Nel sottoporre alla sua approvazione questa piccola fondazione, noi abbiamo fatto affidamento
sugli stessi favori accordatici per la prima: la facoltà di esporre il santissimo Sacramento e la benedizione quotidiana.
Siamo contenti di essere dei suoi, Eminenza. Desideriamo soltanto renderci utili e testimoniare
così la nostra grande riconoscenza per la sua bontà verso di noi.
Con la più profonda venerazione e gratitudine, oso dirmi di sua Eminenza suo umilissimo servitore Eymard, Sup. Congr. S.S.S.
CO 2078
SIGNORA GIRAUD-JORDAN
(IV, 311, 16)
Parigi, 14 novembre 1867.
Signora e carissima figlia in Nostro Signore,
verrò a Lione fra una dozzina di giorni e, sia che mi fermi all’andata o al mio ritorno dal Sud, e
cioè fra 3 settimane, le assicuro che sarà la prima cui farò visita.
Ho letto attentamente la sua breve lettera. Lei sta prendendo la qualità o il difetto della sua ottima mamma, e cioè di dire tanto con poche parole.
1° Non si turbi nel sentirsi dissipata nello spirito e nella vita al suo ritorno da Calet. Non è una
cosa strana. A Saint-Romans stava in una serra calda, mentre ora è esposta a tutti i venti. Tuttavia
dovrà adeguarsi alla nuova e abituale situazione. Bisogna trovare Dio nelle varie attività della sua
vita. Come riuscirci? Con giaculatorie frequenti e con l’offerta spesso rinnovata delle sue intenzioni
nel corso dell’attività. Ma quello che è essenziale, e che niente può sostituire, consiste nel fare
provvista di forza e di raccoglimento per la giornata, durante l’orazione del mattino. Questa è la
prima e assoluta condizione della sua vita spirituale e anche naturale, perché Dio ha voluto che, in
lei, la vita spirituale fosse il complemento e il risultato della sua vita esteriore e dei suoi doveri di
padrona di casa.
In questo non è da compiangere, visto che, per essere buona, lei si trova nella necessità di vivere più abbondantemente di Dio: felice necessità!
Quanto alle sue orazioni, offra per quanto è possibile le primizie delle facoltà, poiché quando
esse si svegliano è come se uscissero dalla loro ricreazione alla grazia.
Sarebbe opportuno variare i temi dell’orazione, per evitare il disgusto che ingenera
un’alimentazione sempre uguale.
Propongo di variarli secondo i tempi liturgici.
In Avvento, mediti sulla preparazione alla festa di Natale e, dopo il Natale, mediti sulle feste
successive. In Quaresima, sulla Passione. Per farlo si serva: dell’Horloge de la Passion di
sant’Alfonso de Liguori, delle stupende Méditations sur la Passion del Padre Alleaume, gesuita, dei
Pensées et affections sur la Passion, in tre volumi, editi da Vve Rusand, rue Cassette.
Ed ecco un altro progetto.
La domenica, mediti sul Paradiso: ai capitoli 47, 48, 49 dell’Imitazione.
86
Il lunedì, sulla legge dell’amore di Dio: Amerai il Signore Dio suo, con tutta la tua anima e con
tutto il tuo cuore [Mt 22,37], con i suoi sensi e con tutte le sue azioni. Sulla legge, consideri le grazie d’amore che si ricevono, le prove dell’amore di Dio per noi, le nostre promesse d’amore; e poi
le nostre infedeltà e negligenze. Sarà come un punto di partenza per la settimana.
Il martedì, sulla vita interiore, che consiste:
1° nell’assecondare le indicazioni e i movimenti della grazia;
2° nell’adorare nostro Signore con tutte le facoltà;
3° nel lodare, amare e accogliere ciò che Dio vuole per lei al presente e nel futuro.
Il mercoledì, la vita esteriore prendendo a modello la Santa Famiglia di Nazaret in ordine ai
doveri, ai rapporti esteriori e allo zelo.
Il giovedì, sull’Eucaristia.
Il venerdì, sulla Passione.
Il sabato, sulla Santissima Vergine.
Cerchi di collegare questi temi con la comunione che seguirà e che deve essere il centro,
l’ispirazione e il fine di tutta la vita spirituale.
Sia sempre gentile e amabile in casa, santa e dignitosa, fuori, virtuosa con sé e dolce e affettuosa con Dio: ecco le sue quattro virtù cardinali.
La lascio, e vado a celebrare. Benedico, padre e madre, e il piccolo Gérard. Suo aff.mo in nostro Signore, Eymard
CO 2079
SIGNORA GOURD
(V, 72, 69)
Parigi, 14 novembre 1867.
Care figlie in Nostro Signore,
non sono andato in Belgio. Ci andrò sabato, e ci resterò all’incirca 8 giorni. Ci vado per innalzare un nuovo trono al nostro buon Maestro. Pregate perché sia solido e fruttuoso.
Di conseguenza non potrò recarmi a Marsiglia che tra una dozzina di giorni. Ma ve lo scriverò,
perché voi siete la mia vera famiglia eucaristica, e io vi sono legato prima che a tutti gli altri, felice
quando riesco a fare un po’ di bene alle vostre care anime.
Adesso che dovete pensare a tutto, occorre che teniate conto del tempo, affinché Dio abbia
sempre il suo e gli altri obblighi esterni il loro, nel rispetto del loro ordine e della loro importanza.
Tenete da conto anche la salute, perché agli impegni bisogna darsi senza affaticarsi, soprattutto
quando sono così numerosi.
Vi affido, care figlie, al nostro buono e comune Maestro, nel quale sono felice di essere tutto
vostro Eymard, S.S.
P.S. Ricevo la vostra lettera e riapro la mia per dirvi di non cambiare nulla nel vostro modo di pregare in particolare e con delle intenzioni speciali. Normalmente, pregate ed agite interiormente
come se non aveste distrazioni o divagazioni mentali, anche quando avete l’impressione di alimentarle o di farle sorgere, perché è la cosa migliore. Non contrastate direttamente le distrazioni, persino durante i momenti importanti della Messa. Cercate di riconcentrarvi. Tutt’al più potreste umiliarvene un istante.
CO 2080
SIGNORINA DE MEEÛS
(III-S, 107, 6)
Parigi, 21 novembre 1867.
Stimatissima Madre,
speravo d’incontrarla, ma non mi è stato possibile. Sarei stato ben contento di incontrare il padre Boone e di confermargli che questa nuova fondazione torna piuttosto a vantaggio che a discapi87
to della prima. Il silenzio, seguito alla lettera con cui gliela annunciavo, mi avrebbe addolorato se
non avessi saputo quanto sono molteplici le sue occupazioni. Avrei anche desiderato una parola
dell’amore che lei porta alla nostra piccola Società, ma Dio ha voluto da me questo sacrificio.
Ciononostante non riesco a nasconderle la gioia che ho provato quando ho saputo che lei, reverendissima Madre, aveva soppresso la questua e il noleggio delle sedie.
Quanto all’opera di sua zia, noi ci limitiamo a benedirla senza assumerne la responsabilità. Se
tuttavia occorresse sostituire qualcuno, saremo sempre disponibili.
Può certo far celebrare la santa Messa al reverendo padre Laurent, ma non gliela prometta
all’altare dell’esposizione, sia perché lei conosce la norma e sia perché io non sono incline a favorire una devozione che si scosterebbe da una disposizione canonica. Quanto alle fondazioni e alle
messe, ho dato disposizioni perché si faccia quanto si sarebbe dovuto fare.
Parto domani mattina. Gradisca, reverendissima Madre, i sentimenti ben ossequienti in nostro
Signore del suo umilissimo Eymard, sup. Congr. S.S.S.
CO 2081
PADRE LEROYER
(I, 260, 50)
A.R.T.
Parigi, 28 novembre 1867.
Carissimo padre,
mi è impossibile venire in questo momento a Marsiglia, benché lo desideri tanto: fra 16 giorni
avremo una numerosa prima Comunione e forse il 21 un’ordinazione, ma ciò che mi trattiene maggiormente è la proposta dell’ acquisto di una casa per noi; questa casa deve essere venduta entro
l’11 dicembre. Se ci sarà possibile acquistarla, sarebbe molto adatta perché si trova in Rue Grenelle,
di fronte al buon La Fontaine; e dispone di 1.750 metri di terreno. Qui siamo sistemati male e non
potremo mai far qualcosa di serio, perché la cappella è troppo piccola e non possiamo ampliarla.
Ecco, caro padre, i tre grandi motivi che mi trattengono dal viaggio: sono troppo importanti perché
mi possa assentare; ma appena arriverà febbraio ci verrò con piacere.
Vi sò sovraccarichi, anche se in cinque si riesce a farcela, perciò cercherò di portarle qualcuno;
ma bisogna pregare il buon Maestro che voglia scegliersi qualche adoratore sul posto: questa Provenza è proprio scarsa di vocazioni!
Sono stato molto edificato e confortato a Bruxelles: il 17 novembre abbiamo posto Nostro Signore sul nuovo piccolo trono, circondati da un’assemblea numerosa, devota e sensibile; il quartiere
d’Ixelles è molto pio e ci ha accolti con entusiasmo.
Il 21 abbiamo avuto la professione dei padri Cardot e Crépon e dei fratelli François [Brébion] e
Vincent [Bougaerts]. Il parroco della parrocchia vi ha assistito e poi ha pranzato con noi: è un santo
prete.
Sono cinque i religiosi, compreso il padre Champion, che formano la nuova comunità, e cioè: il
padre O’Kelly e i fratelli François [Brébion], Théodore [Boschmann] e Vincent [Bourgaerts]; nella
casa dei Dodici Apostoli, ci sono: il padre Crépon, superiore, il padre Cardot, e tre nuovi fratelli del
paese.
Il padre Augonnet ci ha lasciati durante la mia assenza; era lui che volevo mandare a Marsiglia
al posto del padre O’Kelly, ma egli ha ritenuto che la sua salute non fosse abbastanza solida e si è
ritirato.
Cominciano a venire alcune vocazioni che stanno in prova.
A presto, caro padre, perché desidero vivamente di vedere lei e tutta la sua famiglia. Suo
dev.mo in Nostro Signore, Eymard, S.
88
CO 2082
SIGNORA MARÉCHAL
(II-S, 276, 17)
Parigi, 28 novembre 1867.
Signora in nostro Signore,
lunedì ho accompagnato fra Marie-Paul a Saint-Maurice; gli ho assegnato la sua camera e l’ho
lasciato contento e pieno di generosità. Partendo gli ho promesso di condurvi anche lei un giorno,
per farle vedere questo luogo delizioso. Suo figlio è stato molto generoso. C’è, in quella volontà,
quanto basta per farne un gran santo. In lui ho apprezzato l’amore al dovere, alla vita secondo la
legge, proprio come negli altri. Con quei principi si và lontano e si vola alto. Lei non avrà perso il
suo caro Paul, buona Signora, perché io glielo custodisco insieme al buon Dio ed egli le sarà ancora
di più figlio e di maggiore utilità.
Desidererei molto venire domenica a trovare lei e la sua ottima mamma.
Come in passato arriverò sabato, verso sera. Se non le scriverò nulla in contrario, partirò sabato
sera.
Desidererei vederla prima di andare a Marsiglia. Dovevo partire domani, ma devo rinviare a
più tardi perché ho molti impegni.
I tre grossi impegni che mi trattengono sono questi: l’acquisto di una casa l’undici dicembre, la
Prima Comunione dei nostri operai il giorno 15 e poi l’ordinazione del 21. Le chiedo di pregare per
tutto questo.
Mi ricordi alla buona sua mamma e ai suoi figli che, a quanto mi risulta, in questo momento si
trovano da lei. Mi creda in nostro Signore, buona signora, tutto suo Eymard, S. g. [Superiore generale]
CO 2083
MARÈCHAL (PAUL-MARIE)
(I-S, 24, 2)
Parigi, 29 novembre 1867.
Carissimo fratello ed amico,
le rispedisco il libro di Piny affinché possa copiarlo. Scrivendo, corregga ciò che sa di stile desueto. È impossibile trovarlo in commercio, e se lo si trova costa dai 15 ai 20 franchi, tanto è raro.
Non si affatichi troppo. Vi dedichi solo il tempo libero, perché io non andrò a Marsiglia che
verso Natale.
Ieri sera ho scritto alla sua buona mamma che sabato sera andrò a trovarla. E domenica, andrò a
portarle le sue buone notizie.
Trovi Dio, caro amico, nella calma e nella pace della solitudine. Così è più facile trovarcelo.
Apprezzi la bontà di Dio per lei, e segua i sentieri della divina provvidenza che l’ha condotta, così
soavemente e con forza, dove lei attualmente si trova.
Studi bene nostro Signore nel suo divin Sacramento, e lei sarà felice tanto quanto è possibile
esserlo in questa via del cielo.
Mi creda sempre in nostro Signore, caro fratello ed amico, suo Eymard.
CO 2084
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 77, 100)
Parigi, Immacolata Concezione 1867.
Signora e cara figlia in Nostro Signore,
ho letto attentamente la sua lettera sul ritiro e le rispondo come al solito con tutta semplicità.
1. Dio la ama di un amore privilegiato e assolutamente misericordioso, le concede molte grazie
e la vuole interamente sua; ma il suo amore è contrastato dalla sua miseria troppo scrutata, troppo
approfondita e sempre troppo presente; ciò inaridisce il suo cuore e lo agita, e non può che essere
89
altrimenti. Poiché la sua povera anima è quasi continuamente sommersa dai rimorsi e dalle colpe,
bisogna cambiare strada; quella da lei seguita è troppo piena di spine e non la fa affatto progredire.
Son d’accordo su ciò che dice, che cioè sta retrocedendo; ma non è un modo efficace quello di arrestarsi lungo la discesa, di desolarsi, di lasciarsi scivolare.
Mi creda: si metta più da parte con Dio, consideri un po’ di più in dettaglio la sua bontà e la sua
divina provvidenza in azione. Parta dunque dal suo amore, che è tanto più grande quanto più noi ne
siamo indegni. Dio, amandoci pur essendo poveri e infedeli, merita ancor di più la nostra gratitudine; questo è il mezzo per rincuorarsi e riprendere animo. Ed è ciò che lei dovrà fare immediatamente, e dimenticarsi; vedrà le sue mancanze molto meglio nella misericordia di Dio che in se stessa.
Non si raccolga in se stessa né nelle sue azioni, ma in questa divina bontà; avrà almeno un cielo
più puro e un sole più vivificante. Lei non gusta abbastanza Dio in se stesso.
2. Conservi le sue cento paia di lenzuola e l’altro mobilio e gli oggetti personali. Soprattutto
non sia trasandata nel vestire; bisogna tendere verso il più piuttosto che verso il meno, perché alla
sua età si è piuttosto negligenti e trascurati. Non si liberi, la prego, di quanto possiede e ne curi la
manutenzione; mi pare comunque che ha biancheria sufficiente e che bisogna fermarsi lì. Quanto ai
libri, soprattutto quelli antichi ma anche i nuovi, le consiglio di procurarsene invece di privarsene;
saranno sempre un bel “mobile” per lei e per gli altri.
Non sono ancora andato a Marsiglia, ma penso di andarci dopo le feste di Natale. Vorrei recarmi ad Angers e a Nantes, ma il vento del cielo non spira ancora in quella direzione. La benedico
in Nostro Signore, nel quale sono suo dev.mo Eymard, S.
CO 2085
SIGNORA E SIGNORINA GOURD
(V, 73, 70)
Parigi, Immacolata Concezione 1867 [8 dicembre]
Care figlie in Nostro Signore,
sto ancora a Parigi, alle prese con mille cose. Penso che andrò a Marsiglia verso i primi di gennaio. Vi avvertirò per tempo.
Prego molto per voi e desidererei molto vedervi. Tra poco il Maestro mi darà questa soddisfazione.
Nel frattempo vi incontro in Nostro Signore, nel quale mi siete tutte e due sempre presenti.
Voi gli appartenete, così come egli vi appartiene. Fate quello che egli dice e che gli piace. Lasciatevi guidare dalla sua soave e santa volontà; considerate le esigenze del vostro stato e della vita
come l’espressione attuale della sua divina volontà, e le esigenze dei doveri e le convenienze della
vostra situazione come dei segni della sua santa volontà.
Tutta la vita di un’anima di Dio sta in queste due norme: Dio lo vuole, o Dio non lo vuole. La
perfezione dell’amore consiste nel fare ogni cosa come Dio la vuole e nello spirito di Dio.
La grazia migliore è quella del nostro stato interiore, che diventa allora la nostra forma o la nostra legge d’azione. Consultatela sempre perbene.
Vi affido, care figlie, a Nostro Signore che sto per consacrare ed offrire al Padre celeste. Ne avrete una buona porzione. Vi benedico in Nostro Signore. Eymard, S.
CO 2086
SIGNORA GOURD
(I-S, 217, 1 - frammenti)
Lettera non datata, posta qui per affinità di contenuto con la precedente.
Si comunichi, preghi, agisca come la povera di Dio, e Dio, nella sua misericordia supplirà quello che manca. Dio la benedica e la conduca per mano!
Cerchi di distinguere con cura ciò che viene da Dio, dalla ragione, dall’immaginazione, da un
residuo di scrupolo o dal demonio. E tutto giudichi rifacendosi alla causa e al suo principio.
90
Vada a Dio attraverso tutto ciò che le si presenta. Non si attacchi a nulla ma solo alla sua santa
Volontà e al suo beneplacito. Se si presenta l’occasione di praticare una virtù, ne approfitti per fare
piacere a Dio, ma non se ne faccia un obbligo poiché si tratta solo della visita di una messaggera celeste.
Concentri la vita spirituale nel cuore, nel desiderio di appartenere interamente a Dio e per Dio.
Lasci alla porta del santuario dell’amore divino, la mente, l’intelligenza, la memoria e la stessa riflessione. Non combatta direttamente le distrazioni e le divagazioni dell’immaginazione. Consideri
tutto estraneo al suo desiderio di amare e di servire Dio, e così, non lasciandosi turbare e preoccupare, il suo cuore riuscirà ad attirare dolcemente quelle facoltà verso Dio.
CO 2087
CONTESSA D’ANDIGNÉ
(V, 175, 45)
Parigi, Immacolata Concezione 1867 [8 dicembre]
Signora in Nostro Signore,
le scrivo alcune righe in questo bel giorno. Ho letto attentamente l’ultima sua lettera, e noto che
la sua anima è un po’ triste e, a volte, sterile davanti a Nostro Signore. Questa è la condizione di
questa povera vita di esilio e di miserie. Bisogna aspettarselo. Il sole del Paradiso non vi brilla in
continuazione, ma c’è sempre luce sufficiente per vedere e seguire il sentiero che è stretto ma va incessantemente allargandosi per l’anima fedele.
C’è di più, lei cammina in compagnia di Nostro Signore, lei resta con lui, sia contenta! Con lei
c’è Gesù Salvatore che opera la sua salvezza; lo stesso Gesù, il Giudice futuro che lei teme tanto,
che le fa paura e che, ciononostante, lavora con lei, si associa alla sua vita e alle sue azioni. Giudicando lei giudicherà dunque se stesso, e perciò sarà buono e sempre buono. Non lo ritenga dunque
duro, severo, cosa che non oserebbe fare con un cuore amico e fedele.
Sarei contento se si servisse delle spine e dei momenti brutti del percorso per meglio trovare
Nostro Signore. Il fuoco si apprezza quando si torna da un luogo freddo; e il buon Maestro viene
apprezzato molto di più quando si è fatta l’esperienza di un altro meno buono.
Noi abbiamo bisogno che il cammino della terra promessa non sia troppo bello e amabile, perché ci affezioneremmo al deserto e al percorso. Nostro Signore le vuole troppo bene per permetterle
di essere felice senza di lui e fuori di lui. La sua sarebbe una vita troppo naturale se lei avesse la
simpatia della vita. Lasci fare a Nostro Signore e lo segua con amore, ringraziandolo di tutto.
Domenica prossima, alla Messa delle ore 8, 38 giovani operai faranno la loro prima comunione.
Peccato che lei non sia presente. Poveri ragazzi! poveri di tutto e in tutto, tranne che della bontà di
Dio. I loro abiti sono pronti, e Dio li pagherà visto che noi non abbiamo più nulla.
È la domenica di Settuagesima [9 febbraio] che si terrà la predica a Sainte-Clotilde? Io non potrò contare su alcune delle nostre questuanti; pensi lei alle sue.
La lascio per andare a cantare la santa Messa, e pregherò per lei, per suo marito e per la piccola
Charlotte. Spero che essa non dimentichi la stola del suo paramento che mi procura sempre gioia
perché viene da essa.
La benedico in Nostro Signore, Eymard.
CO 2088
CARDINAL BARNABÒ
(I-S, 115, 4)
Parigi, 22 dicembre 1867.
112 Boulevard Montparnasse
Eminenza,
ho l’onore di spedirLe, in conformità all’ordine che Ella mi ha dato con lettera del 14 corrente
mese, i due Rescritti emanati dalla Sacra Congregazione di Propaganda. Il primo fu richiesto per me
da un Nunzio di sua Santità perché gli avevo reso, nel 1848, alcuni servizi a vantaggio della sua dif91
ficile missione. Questo Rescritto concerne i malati e gli infermi. La loro difficoltà a recitare i 20 Pater, Ave, Gloria Patri previsti dalle condizioni ordinarie, veniva alleggerita con una preghiera più
corta che io stesso fissavo tenendo conto della situazione. D’altronde non ho fatto che adeguarmi a
quanto stabilito da monsignor Douarre, Vicario apostolico della Nuova Caledonia, che aveva un
Rescritto simile.
Ho spesso disapprovato taluni foglietti falsi che riportano condizioni errate e che le correggono
secondo le circostanze.
So che questo favore della Santa Sede ha suscitato qualche suscettibilità. Sua Eminenza ne è il
giudice. Nella Sua saggezza, potrà trattenere o rispedirmi i due Rescritti. Dio mi guardi dal voler fare un bene che non sarebbe conforme allo spirito e alla pietà del dono concessomi da sua Santità
dietro il Suo interessamento, Eminenza!
Bacio con il più profondo rispetto la sacra Porpora ed oso dirmi in nostro Signore Gesù Cristo,
l’umilissimo ed ubbidientissimo Pietro Eymard, Sup. Congr. S.S.S.
CO 2089
PADRE LEROYER
(I, 261, 51)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Carissimo padre,
ho sempre atteso, per risponderle, di poterle precisare la data della mia venuta a Marsiglia, ma
sono stato tanto assorbito dalle questioni del momento - casa, ordinazione, prima Comunione, noviziato - che non ho potuto ancora fissare una data; spero comunque di essere a Marsiglia il santo
giorno dell’Epifania; questo almeno è il mio desiderio.
Non posso dirle nulla di positivo riguardo a questo terreno, ma sono piuttosto incline al negativo, visto che il fallimento Le Clère ci mette in una situazione difficile, che Angers ci verrà a costare
molto e che Parigi non ha nulla, perché abbiamo perso l’occasione di acquistare la casa di cui le
parlavo, in Rue Grenelle Saint-Germain; ed è stato un bene, perché di fronte a questa perdita ci saremmo trovati in grandi difficoltà. Dio fa tutto per il meglio; se questi signori vogliono attendere il
mio arrivo, potremo ripensarci, altrimenti bisogna rassegnarsi.
Potrà rimandare fra François [Loupart] quando vedrà il suo sostituto capace e stabile ma, siccome mancano solo pochi giorni, è meglio aspettarmi.
Mi è venuta un’idea, che le voglio manifestare: è di mandarle, almeno per un po’ di tempo, il
padre [Henri] Billon, affinché trovandosi sul posto possa sistemare le sue cose e mettere in vendita
la sua casa; noi, certo, lo rimpiangeremo qui, perché fa tanto bene ed è un eccellente religioso, ma è
anche un suo figlio: mi dica cosa ne pensa.
Fra Jules [Gayraud] è troppo giovane per questa avventura, e poi egli deve applicarsi ancora un
po’ allo studio.
Gradisca, carissimo padre, gli auguri tutti eucaristici che formulo per lei, tanto affezionato e zelante per la nostra santa vocazione, e per i suoi cari fratelli.
“Che venga il tuo regno eucaristico!”, è la nostra sola aspirazione; il cielo ci accordi di vederlo
più grande nella società.
Le resto, carissimo padre, molto unito in Nostro Signore. Dev.mo Eymard.
CO 2090
MARGUERITE GUILLOT
(II, 390, 382)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
la ringrazio delle sue strenne spirituali e dei suoi auguri così buoni verso di me. Glieli ricambio
con tutto il cuore e chiedo a nostro Signore che la consoli di tante pene, la sollevi da tante sofferenze e le dia la gioia e la felicità del suo santo servizio.
92
Lei ha molto sofferto quest’anno, povera figlia! Ce ne era da morire, se la grazia del buon Dio
non fosse stata più grande della croce!
Dio ne ha tratto la sua gloria, e lei se ne sarà fatta un buon merito per il Cielo. Ma non bisogna
lasciare che la croce la rovesci a terra, bisogna essere più forti di essa, e soprattutto portarla come
un seme della gloria di Dio. Perciò si rialzi, riprenda coraggio e forza: io lo chiedo a nostro Signore
per lei e per le sue figlie.
Non le ho scritto perché non avevo proprio il coraggio, perché temevo le conseguenze di uno
sforzo che avevo fatto, e perché non potevo troppo scrivere. Oggi sto meglio; ho temuto un’ernia, il
medico mi ha rassicurato.
Non ho dato i 600 franchi al signor False, è tutto quello che ricordo. Bisognerà dunque finirla
con lui; le rinvio la sua lettera. Non c’è nulla da obiettare; lui potrebbe darle delle noie, soprattutto
reclamandolo categoricamente.
Cos’ho fatto di quella somma? Non ne sò nulla: in quel tempo di Nemours, tutto veniva assorbito.
Questo affare non è ancora finito, non può immaginare quanto mi preoccupa.
Ho inviato a Nemours il nostro procuratore legale per regolare tutto con il notaio e quella sventurata signorina. Malgrado che essa ne sia stata avvisata dal notaio, non ha voluto andare a ritirare il
suo denaro; ma ora noi dobbiamo stare tranquilli: i conti sono regolati con il suo notaio.
Siamo stati obbligati a rimborsare alla signorina Sterlingue i 25.000 franchi depositati per le
sue messe presso Le Clère. Siamo stati obbligati a chiedere un prestito per questo; impossibile ritirarsi, perché senza quello lei non voleva firmare l’atto.
Ahimè! povera creatura, essa ci ha ben presi in giro e tolto quello che non le apparteneva. Che
Dio la perdoni, come io la perdono e chiedo a Dio la sua salvezza!
Ho visto il signor Le Clère. Siccome il suo mutuo stà sulla società in accomandita della liturgia,
lei non è in fallimento come noi. Noi vi abbiamo 67.000 franchi sui quali contavamo. Che Dio ne
sia benedetto! Non c’è nulla da fare al momento, la terrò al corrente.
Devo sempre andare a Marsiglia; penso di farlo verso l’inizio di gennaio.
Invii tutto ciò che può di quanto richiede suor Philomène. Capisco la richiesta dei suoi gioielli,
ma il resto veramente non vale la pena.
Ho tenuto il silenzio con tutti. So che suor Benoîte non sta molto bene, ma lei sà quale è il suo
stato.
Forse le compiango molto di più di quanto esse ne soffrono.
La benedico, cara figlia, la prego di pregare per me, ne ho bisogno, Eymard Sup.
CO 2091
PADRE AUDIBERT
(I, 309, 12)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Carissimo padre,
le sono molto riconoscente per le sue buone lettere, che mi fanno sempre tanto bene al cuore,
perché a scriverle è un cuore amico e un amico di antica data ed è un grande amore per la società
che le ispira ma, più di tutto, l’amore del nostro buon Maestro.
Grazie, caro padre, per i suoi auguri: so quanto sono sinceri e devoti. Dio la ricompensi con il
centuplo e lo farà, perché bisogna pur che egli paghi i miei debiti sempre ingenti.
Lei ha per primo nella società la missione di costruire la chiesa modello; ha dovuto affrontare
per questo dure ed estenuanti lotte, ma le rimane la vittoria, e ne sarà lodato sino alla fine, fino a
quando ne resterà in piedi una pietra. I nostri ordinandi mi hanno tenuto occupato, è vero, e poi una
numerosa prima Comunione, ma soprattutto le trattative per l’acquisto di una casa, Rue Grenelle,
Saint-Germain 11 e 13, un edificio già sede degli uffici del giornale Le Monde. L’abbiamo persa
all’asta per la differenza di 50 franchi, ma oggi non ne sono molto scontento, perché costava cara e
noi ci saremmo trovati in grandi difficoltà.
93
Forse ha già saputo del disastro che ci coinvolge tanto profondamente, il fallimento Le Clère.
Dicono che si deve essere contenti se si potrà recuperare il 60% delle somme investite, e noi abbiamo lì ben 67.000 franchi; contavo su di essi per una somma che avevo destinata a lei. Da molto
tempo facevo loro premura. Quale prova! essa ha paralizzato la mia penna come la mia gioia, perché lei, caro padre, ne porta le conseguenze.
Manderò a Marsiglia il padre [Henri] Billon per sostituire il padre O’Kelly, e anche perché possa vendere sul posto la casa che vi possiede. Avrei volentieri venduto per un ricavo soddisfacente
qualche obbligazione pontificia, ma esse sono tanto basse che ci perderemmo troppo; e poi esse non
sono ancora quotate in borsa.
Come vede, caro padre, le preoccupazioni non mancano; ma il buon Maestro è là e ci sostiene e
ci conforta con il buono spirito e il fervore di tutti i membri della società. Il noviziato comincia ad
essere un po’ più numeroso; sono 17 in tutto. Vi sono entrati tre parigini di buona famiglia; questo
aiuterà gli altri.
Potrò recarmi a Marsiglia all’inizio di gennaio: essi mi reclamano da molto tempo. Ho scritto
alla povera Madre Marguerite e scriverò per il Capodanno al vescovo di Angers [Angebault]. Se avrò un giorno libero, verrò volentieri a far visita alla sua cara famiglia.
Mi creda, carissimo padre, sempre suo dev.mo in Nostro Signore, Eymard, Sup.
CO 2092
SIGNORA DE GRANDVILLE
(IV, 78, 101)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Carissima signora in Nostro Signore,
vengo a ricambiarle gli auguri di buon anno. Stavo per scriverle quando stamattina mi è giunta
la sua lettera; probabilmente il primo dell’anno e nei giorni successivi sarò in cammini verso Marsiglia, dove penso di fermarmi per una decina di giorni (Rue Nau 7). Che Gesù divenga il suo centro
divino, eccole in una parola i miei auguri, ma un centro assoluto e universale, vale a dire l’ispiratore
dei pensieri e dei desideri, il motivo delle azioni, la legge dell’amore, il criterio dei sacrifici.
Desidero tanto vederla vivere di Dio.
Mio Dio, cara figlia, quanto noi viviamo di noi stessi, da soli, e per noi stessi; ma è una vita
molto negativa, perché siamo preoccupati quasi soltanto dei nostri peccati e delle nostre mancanze,
delle nostre imperfezioni da sanare e da deplorare! Proprio questo mi crocifigge tanto per quanto mi
riguarda.
Quando dunque ci decideremo ad amare Dio per se stesso? quando le sue perfezioni divine diverranno la dolce occupazione delle nostre orazioni, la sua divina e infinita bontà il sentimento abituale del nostro cuore, l’amore che ci ha manifestato nella sua vita e nei suoi misteri l’occupazione
abituale della nostra pietà? Ahimè, noi siamo sempre occupati di noi stessi e di questo povero mondo; il fuoco celeste arde a malapena. Ah, è proprio venuto il tempo di vivere di Gesù per non glorificare che lui. In occasione del ritiro mensile cerchi di meditare su questi pensieri.
Molto paternamente la benedico in Nostro Signore, nel quale sono suo dev.mo Eymard, Sup.
CO 2093
ANTONIA BOST
(IV, 194, 27)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Cara figlia in nostro Signore,
era mia intenzione fare una visita ai nostri novelli sposi prima di risponderle. Non ci sono ancora riuscito.
Sono stato tanto contento per la loro visita; si vede quanto suo fratello [Claudius] è delicato e
quanto la giovane sposa [la signorina Martin] è felice. Non ho visto delle nubi.
Li vedrò più personalmente e la informerò sulle mie impressioni.
94
Ma si rassereni e si rallegri. Lei ha fatto una grande cosa facendoli sposare. Grande grazia di
salvezza! Ne sono ancora contentissimo, perché voglio bene a questo bravo Claudius. Non credevo
che avesse tante qualità!
E lei, buona e anziana figlia, lei è l’incudine della croce; questo è bene, perché l’incudine ne
diventa migliore. Il grano ben vagliato è completamente puro e la fiamma più attiva è la più pura.
Bisogna pure che ognuno dei suoi congiunti le costi qualche colpo di martello.
Resti sempre nel bene della situazione e soprattutto nel bene di Dio e del prossimo. È questo il
gran segreto della vita spirituale e della felicità di questo mondo, lei lo sa bene, perché mi accorgo
che i suoi pensieri sono ben maturati sotto il sole della prova.
Ami sempre molto nostro Signore poiché il suo cuore si è offerto a lui e ne ha bisogno. Suo devotissimo in Gesù Cristo, Eymard.
CO 2094
SIGNORA LEPAGE
(IV, 212, 21)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Buona signora Lepage e cara figlia in nostro Signore,
siccome da oggi sto un po’fermo, vengo a lei che mi ha scritto.
Sono stato in Belgio, ecc. Volevo incontrare i due novelli sposi. Io li ho visti; mi è parso che
tutto andava bene ed essi si dicevano felici. Avrei voluto incontrarmi con la giovane moglie e darle
qualche consiglio. Essa è contenta e me lo ha detto, ma il signor Claudius lo è altrettanto? Credo di
sì. Andrò a trovarli il primo giorno libero per ricambiare la loro visita. È una opera buona quella che
abbiamo fatto tutti, non se lo rimproveri. Tutto procede bene e così continuerà. È a Bruxelles che ho
letto la sua lettera e, se fossi stato più vicino, sarei venuto subito a dirle: non se ne faccia una pena,
non ce n’è motivo, essa è la tentazione del bene.
Mi consenta di augurarle buon anno. Ma certo, un anno buono, santo e gioioso al servizio del
buon Dio.
Stia in pace! Dio la ama come la sua figlia prediletta.
Abbia fiducia! Dio non le ha mai rifiutato nulla, e non le rifiuterà niente.
Sia paziente con se stessa. La sua prova passerà; essa è la conferma della delicatezza e anche
della croce. Si ponga nella santa obbedienza pratica e faccia tutto come se non avesse nessun cruccio.
Mi assumo la responsabilità di dirle che lei è gradita a Dio. Lo ami, questo buon Maestro, ed
egli la nasconderà sotto il suo mantello nei giorni della tempesta. Lì non c’è nulla da temere, si
dorme in pace.
La benedico, cara figlia, e lei mi dia sue notizie. Dopo capodanno mi recherò a Marsiglia per
una quindicina di giorni. Lei invece, che progetti ha?
Aff.mo in nostro Signore, Eymard.
CO 2095
CONTESSA D’ANDIGNÉ
(V, 176, 46)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Signora in Nostro Signore,
la ringrazio anzitutto per l’invio dei suoi 200 franchi. È pur sempre lei che li ha chiesti e, di
conseguenza, lei ha gran parte nel dono e nella carità.
La nostra Prima Comunione è stata molto edificante. Non avevo mai visto dei ragazzi così esemplari e così raccolti. Il buon Maestro deve essere stato soddisfatto di quelle piccole anime ben
preparate. Nel pomeriggio monsignor Amanthon è venuto a cresimarli, ed era commosso.
Ecco la nostra piccola opera in comune. Essa non fa notizia a Parigi: saremmo ben felici se ne
facesse davanti a Dio. Ho ricevuto la stola della signorina Charlotte. Di questo la ringrazio, ed an95
che del suo bigliettino. Il suo paramento fa figura nelle nostre seconde feste, e sabato 21 è stato utilizzato per l’ordinazione di fra Jules.
Desidero vivamente di vederla giungere presto a Parigi. Non faccia niente contro, operi piuttosto a favore, per la maggior gloria di Dio.
Se la sua anima mi fosse cara da un punto di vista umano, chiederei a Dio con tutte le forze di
liberarla dalle croci, dalle tristezze e da se stessa, ma non posso prendermela contro il vento favorevole che gonfia la vela dirigendola verso il felice porto di Dio. Il vascello avanza più in fretta anche
se più agitato.
I peccati più brutti e maggiormente puniti sono quelli del piacere. Per i peccati d’affetto si soffre molto in Purgatorio. Ma lei non ne ha, perché Dio le ha fatto la grande grazia di mettere il suo
cuore e la sua vita in mezzo alle spine del deserto. È questa la sua più grande grazia di salvezza. Dio
sa che lei non vorrebbe nulla della felicità naturale. Lei ha però ancora una grande tentazione, quella
della pace e della gioia spirituale nel servizio di Dio. Lei è troppo sensibile, sotto questo punto di
vista. Ami e serva Dio per se stesso, amando la sua volontà su di lei, in qualunque stato la metta, e
otterrà una pace al di sopra delle vicissitudini umane e persino di quelle devote.
Permetta che auguri a lei, per prima, un buono, un santo, un eucaristico anno per l’amore e la
maggior gloria di Nostro Signore, e che il Cuore di lui trovi soddisfazione nel suo cuore. La benedico in questo buon Maestro. Eymard, S.
CO 2096
PADRE COLIN
(I-S, 43, 5)
Sul finire del 1867, il padre Colin, che stava dando gli ultimi ritocchi alle sue Costituzioni, chiese al padre Eymard di pregare a questo scopo. Il Padre gli rispose il 26 dicembre 1867.
Parigi, 26 dicembre 1867.
Le metto a disposizione tutto il cumulo di grazie e di meriti per la finalità che mi segnala, e lo
faccio con gioia perché io provengo da questa bella e cara società di Maria. Vi appartengo e vi apparterrò di cuore fino alla morte. Ardo dal desiderio di rivedere il Padre fondatore. Eymard.
CO 2097
SIGNOR CHANUET
(II-S, 23, 13)
Parigi, 26 dicembre 1867.
Caro signor Amédée,
non so se potrò venire a Lantignié. Preso dal lavoro e alla vigilia del capodanno, bisogna che
mi rassegni a restare ancora a Parigi. Le assicuro che mi costa molto dover rinunciare, in questo
momento, al suo cortese invito.
Il padre Chanuet mi ha detto, con discrezione, una parola sui suoi progetti di Bauzon. Non mi
riconosco più una grazia particolare per questo ramo di adoratori, anche se ad esso vanno le mie
simpatie eucaristiche. Per suor Benoîte e suor Philomène ho una paternità di predilezione. Sarei
troppo contento di saperle felici nella grazia eucaristica, ma le cose sono cambiate per me. Il parere
di Roma è che io non debba più avere un ruolo attivo, e perciò non mi resta che pregare e tacere.
Gradisca e faccia presenti alla signora Bianca i miei auguri di buono, santo e felice anno. Benedico lei e tutta la sua famiglia, che amo come la mia. Tutto suo in nostro Signore Eymard, Sup.
96
CO 2098
PADRE BILLON
(I-S, 18, 1)
Parigi, 30 dicembre 1867.
Lettera d’obbedienza
Io, sottoscritto, Superiore dei Preti del SS. Sacramento, 112 Boulevard Montparnasse, autorizzo
il padre Billon, direttore dell’Opera della Prima Comunione degli operai adulti, a ritirare le somme
che l’Ufficio di Beneficenza metterà a disposizione a tal fine per i ragazzi bisognosi.
Eymard, Sup.
97
Scarica

5 Lettere 1867 - eymard.curiasss.net