Benemeriti della Cultura e dell’Arte
L'ORO E LA SETA.
I più bei costumi del Teatro Regio tra i preziosi arredi del Museo Accorsi - Ometto
Museo di Arti Decorative Accorsi - Ometto, Torino
dal 16 settembre 2010 al 26 giugno 2011
PERCORSO ESPOSITIVO
GLI SPAZI
L’OPERA
GALLERIA
THAÏS di Jules Massenet (1842-1912).
Il Museo Accorsi - Ometto è stato
allestito in quella che era la
galleria
dell’antiquario
Pietro
Accorsi, ricreando le stanze della
casa di Accorsi, Villa Paola.
L’elegante galleria d’ingresso è
realizzata secondo gli stilemi delle
gallerie degli specchi francesi;
ospita due rare statue in peltro
raffiguranti
Arlecchino
e
Arlecchina e sul fondo una
fontana francese da interno, in
terracotta.
ANTICUCINA E CAMERA DA
LETTO DI ACCORSI
L’anticucina
accoglie
prevalentemente dipinti e mobili
del ‘600, tra cui due preziosi e rari
ritratti di coniugi olandesi eseguiti
da WIBRAEND DE GHEST detto
“l’Aquila di Frisia”, un importante
tondo di Ollivero, maestro delle
bambocciate piemontesi e due
sedie della collezione dei principi
Trivulzio di Belgioioso.
Nella camera da letto di Accorsi
si trovano gli oggetti più cari
Libretto di Louis Gallet, dall’omonimo romanzo di Anatole
France.
Prima rappresentazione assoluta: Parigi, Théâtre National de
l’Opéra, 16 marzo 1894.
Costumi di Stefano Poda autore anche di regia, scene, luci e
coreografia.
Teatro Regio, Stagione 2008/09. Allestimento Teatro Regio.
Realizzazione: Sartoria Tirelli di Roma.
La storia. La vicenda, che si staglia sullo sfondo di una
Alessandria d’Egitto opulenta e raffinata, colta e indolente, ci
presenta i ‘destini incrociati’ di Athanaël, un monaco cenobita il
cui ardore missionario sconfina nel fanatismo, e di Thaïs, una
famosissima cortigiana che, preoccupata per la caducità della
propria bellezza, si lascia convincere a cercare l’immortalità
nell’amore di Dio. Dopo essersi ritirata in eremitaggio Thaïs
morirà per gli stenti e le penitenze proprio quando il monaco,
avendo compreso che non era stato il suo spirito evangelico a
spingerlo verso di lei, la raggiunge per dichiararle la propria
passione, rinnegando infine la propria fede.
ARMIDA di Franz Joseph Haydn (1732-1809).
Libretto di Jacopo Durandi da un episodio della Gerusalemme
liberata di Torquato Tasso.
Prima rappresentazione assoluta: Castello di Esterházy, 26
febbraio 1784.
Costumi. Figurini di Giacomo Pregliasco ispirati a disegni di
Leonardo Marini del 1770 (gli originali si trovano alla Biblioteca
Reale di Torino) che si rifanno ai fantasiosi modelli seicenteschi
del balletto di corte sabaudo. Ricostruiti da Laura Viglione e
realizzati dalla Sartoria Brancato di Milano in occasione della
mostra L’arcano incanto per il 250° anniversario del Teatro
Regio, 1740-1990.
La storia. L’ambiente è quello della prima Crociata in Terra
Santa per la riconquista del Santo Sepolcro. Armida di
Damasco, con la complicità di Zelmira, figlia del Sultano
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all’antiquario:
oltre
ad
un
importante letto lucchese, sono
esposti la sua chaise longue, la
scrivania ligure con le foto di
famiglia e uno splendido dipinto
del pittore di corte di Luigi XV,
François Boucher, affiancato da
due preziosi stipi di Piffetti di
recente donazione.
CUCINA
VENEZIANA
E
d’Egitto, cerca di irretire i Cristiani e ostacolare la conquista di
Gerusalemme.
Armida, maga bellissima, con il suo fascino e i suoi incantesimi
seduce tutti i mortali. Solo il paladino Rinaldo, forte della fede e
dei suoi ideali, tenta di resisterle, fino a quando Armida riesce a
rapirlo e condurlo in un’isola incantata. Armida, innamorata di
Rinaldo, vorrebbe essere riamata, ma né lusinghe, né
incantesimi fanno crollare Rinaldo, nel frattempo liberato dai
compagni. Armida si dispera, delusa come donna e sconfitta
come maga dal virtuoso cavaliere cristiano.
È interessante ricordare che nella Gerusalemme liberata
Torquato Tasso, per descrivere i favolosi giardini dell’isola
incantata di Armida, si è ispirato ai favolosi giardini della Podora,
luogo di delizie del Regio Parco della Corte Sabauda,
localizzata alla confluenza del Po con la Dora e distrutta dai
Francesi nell’assedio del 1706.
CAMERA MANON LESCAUT di Giacomo Puccini (1858-1924).
La cucina, arredata come le
tipiche
cucine
delle
ville
piemontesi di campagna del
‘700, raccoglie circa 380 oggetti
in rame delle più svariate forme e
dagli usi ormai inconsueti. Nella
nicchia ricavata nella stanza si
può
anche
ammirare
un
pregevole
arazzo
Aubusson
settecentesco, che fa da sfondo
ad
un
carro
da
parata
piemontese secentesco, utilizzato
per le feste dell’uva.
La camera Veneziana era la
stanza da letto della sorella di
Accorsi e raccoglie una delle più
importanti collezioni italiane di
mobili veneziani. La camera
ricrea il tipico ambiente lagunare
in stile rococò, che si distingue
per i colori pastello e le forme
ridondanti e morbide dei mobili.
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica e altri, dal romanzo di
Antoine-François Prévost.
Prima rappresentazione assoluta: Torino, Teatro Regio, 1°
febbraio 1893.
Costumi di Christian Gasc, scene di Thierry Flamand, regia di
Jean Reno.
Teatro Regio, Stagione 2005/06. Allestimento Teatro Regio.
Realizzazione: Annamode Roma e Fashion Home di Roma.
La storia. Manon è accompagnata dal fratello per essere
destinata contro la sua volontà al convento. Giunti sulla piazza
di Amiens alloggiano alla locanda e qui viene scorta dal
giovane e brillante cavaliere Des Grieux e tra i due è colpo di
fulmine e amore a prima vista. Alla locanda alloggia anche il
tesoriere Geronte de Ravoir che, forse già in combutta con il
fratello di Manon, trama per rapire la giovane e portarla a
Parigi. Des Grieux sventa il rapimento e convince Manon a
fuggire con lui. Sempre tramando con il vecchio Geronte,
Lescaut convince la sorella a lasciare il giovane Des Grieux e a
unirsi con il vecchio e ricco spasimante.
Geronte sorprende in casa sua Manon riallacciatasi con Des
Grieux e la fa arrestare per furto e prostituzione. Manon è
condannata alla deportazione a New Orleans, ma Des Grieux
riesce a imbarcarsi con lei. All’arrivo in America i due riescono a
fuggire ma si disperdono nel deserto e, vagando disperati, si
abbandonano abbracciati. Manon muore di stenti e Des Grieux
crolla sul corpo dell’amata.
SALA DA PRANZO, SECONDA FEDORA di Umberto Giordano (1867-1948).
Libretto di Arturo Colautti, dall’omonimo dramma di Victorien
SALA CIGNAROLI
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La Sala da pranzo è un luminoso
ambiente con pareti in papier –
peint
raffiguranti
cineserie,
realizzate alla maniera di Christian
Weerlin. Oltre al tavolo (di
invenzione moderna)
la sala
accoglie
anche
otto
pregevolissime
sedie
settecentesche milanesi e un
meraviglioso lampadario.
Seconda Sala Cignaroli: la sala
presenta le pareti rivestite da una
boiserie in legno intagliato,
dipinto e dorato, proveniente
dalle collezioni Agnelli, in cui sono
inseriti tre grandi dipinti su tela
con scene di caccia di Vittorio
Amedeo Cignaroli.
Al suo interno troviamo arredi
lignei databili tra l’inizio e l’ultimo
quarto del Settecento, di ambito
torinese e francese, tra cui spicca
un tavolino rivestito in bosso e bois
de violet e ornato con preziosi
intarsi
in
avorio
attribuito
all’ebanista regio Pietro Piffetti.
SALA DELLA MUSICA
La Sala della musica è un piccolo
salotto francese al cui centro
troneggia il fortepiano datato
1818 e firmato Sébastien e
Christian
Erard.
Sul
camino
poggiano
cristalli
Baccarat
ottocenteschi e dall’altro lato un
sécretaire in lacca gialla e pitture
con paesaggi a “chinoiserie”. Alle
pareti importanti dipinti francesi e
italiani.
Sardou.
Prima rappresentazione assoluta: Milano, Teatro Lirico, 17
novembre 1898.
Costumi e scene di Luisa Spinatelli, regia di Lamberto Puggelli.
Teatro Regio, Stagione 1999/00. Allestimento Teatro Regio,
produzione originale del Teatro alla Scala di Milano.
La storia. L’infelice vicenda della principessa Fedora Romazov,
tratta dall’omonimo dramma che Sardou scrisse per Sarah
Bernhardt, contiene tutte le caratteristiche del grande mélo:
storie d’amore impossibili, tradimenti, omicidi, carceri, veleni tra
San Pietroburgo, Parigi e la Svizzera. Una storia che si ambienta
in un palazzo russo, nel salone delle feste di Fedora a Parigi e
nella villa sul lago di Thun, dove la principessa si avvelena
distrutta dal rimorso e muore nelle braccia dell’amato conte
Ipanov, da lei stessa ingiustamente accusato dell’omicidio
dell’uomo che tanti anni prima avrebbe dovuto sposare.
LA CLEMENZA DI TITO di Wolfgang Amadeus Mozart (17561791).
Libretto di Caterino Mazzolà, dal dramma omonimo di Pietro
Metastasio.
Prima rappresentazione assoluta: Praga, Teatro Nazionale, 6
settembre 1791.
Costumi di Jon Morrell, regia di Graham Vick.
Teatro Regio, Stagione 2007/08. Allestimento Teatro Regio.
Realizzazione: Sartoria Teatrale G.P. 11 di Roma.
La storia. Al centro delle vicende dell’opera mozartiana,
originariamente ambientate nella Roma del 79 d.c., vi è l’amore
declinato in tutte le sue diverse sfumature. In un intrigante gioco
di coppie, di amori e tradimenti, l’imperatore Tito rinuncia ai suoi
desideri per la felicità altrui e la gloria di Roma. In questa
edizione dell’opera, seconda la visione di Graham Vick,
l’ambientazione non è più nella Roma del primo secolo, ma nel
ventennio fascista; la Roma imperiale è quella piacentiniana, gli
arredi sono alla Gio Ponti, i costumi e l’atmosfera sono quelli dei
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notabili di regime alla Galeazzo Ciano, con la sofisticata
eleganza degli anni ’20 del Novecento.
SALOTTO LUIGI XVI; CAMERA CAPRICCIO di Richard Strauss (1864-1949).
Libretto di Clemens Krauss e Richard Strauss.
BANDERA
Nel Salotto Luigi XVI sono
conservati arredi lignei di ambito
piemontese e francese, di squisito
gusto neoclassico e impero. Uno
dei più importanti mobili della
collezione è il doppio corpo
rivestito in maioliche di Pesaro,
unico al mondo. Di gusto impero
la serie di sei sedie con zampe
leonine eseguite a Lucca nel
primo quarto XIX secolo: la
tradizione vuole che l’antiquario
le avesse acquistate da Umberto
II e che provenissero da Villa Ada,
a Roma.
La camera Bandera prende il
nome dal ricamo, tipicamente
piemontese,
dell’alcova
a
baldacchino con scenette di
gusto orientale. Di notevole
fattura
sono
il
cassettone
veneziano usato come porta
parrucche,
decorato
con
paesaggi arcadici e la coppia di
angoliere, con sportelli dipinti dal
paesaggista di corte, Vittorio
Amedeo Cignaroli.
SALONE PIFFETTI
Il Salone Piffetti ricostruisce fedelmente lo studio di Accorsi e
raccoglie pregiati mobili e dipinti
provenienti da casa Savoia: la
grande tela raffigurante Carlo
Emanuele III con sullo sfondo la
battaglia di Guastalla, eseguito
dalla Clementina, il monumentale
doppio corpo, capolavoro di
Pietro
Piffetti,
datato
1738
Prima rappresentazione assoluta: Monaco di Baviera, Teatro
Nazionale dell’Opera, 28 ottobre 1942.
Costumi di Sue Willmington, scene di Peter Davison, regia di
Jonathan Miller.
Teatro Regio, Stagione 2002/03. Allestimento Teatro Regio.
Realizzazione: Sartoria Teatrale Devalle di Torino.
La storia. Ambientata in un castello di Parigi dall’atmosfera
vagamente arcadica, propone una “capricciosa” discussione
sui problemi del teatro: la contessa Madeleine, padrona di
casa, gli artisti Flamand e Olivier, il direttore del teatro, l’attrice
Clairon discettano amabilmente con la finalità di affermare
quale arte, tra musica e poesia, sia superiore, argomento
questo da sempre motivo di riflessione e polemica tra
compositori e librettisti.
Prima la musica o prima la parola? Sofisticata e intrigante
conversazione musicale di un tema che è sempre stato molto
importante per Richard Strauss. Un divertente gioco teatrale
condotto con eleganza e ben realizzato nei costumi di Sue
Willmington.
FRANCESCA DA RIMINI di Riccardo Zandonai (1883-1944).
Libretto di Gabriele D’Annunzio, dalla sua tragedia omonima.
Prima rappresentazione assoluta: Torino, Teatro Regio, 19
febbraio 1914.
Costumi e scene di Pasquale Grossi, regia di Alberto Fassini.
Teatro Regio, Stagione 1990/91. Allestimento Teatro Regio e
Teatro Comunale di Bologna. Realizzazione: Sartoria Teatrale
G.P. 11 di Roma.
La storia. La tragica vicenda amorosa di Paolo e Francesca è
stata rievocata molte volte oltre al celebre quinto canto della
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Benemeriti della Cultura e dell’Arte
(interamente
lastronato
in
palissandro e bosso con una
ricchissima
decorazione
ad
intarsio in avorio e tartaruga) e un
rarissimo arazzo della manifattura
di Bruxelles, ispirato alle storie di
Don Chisciotte.
Divina Commedia, non soltanto in letteratura, ma anche in
prosa e nell’opera lirica. Il testo di Gabriele D’Annunzio fu
presentato proprio al Teatro Regio nel gennaio 1902 in una
straordinaria interpretazione di Eleonora Duse. La riduzione a
libretto per la lirica fu curata dallo stesso D’Annunzio per il
Maestro Riccardo Zandonai, e la tragica lettura del “libro
galeotto” tra Paolo e Francesca anche in musica continua a
ottenere vivo successo dal debutto torinese a tutt’oggi.
SALOTTINO LUIGI XV
MADAMA BUTTERFLY di Giacomo Puccini (1858 – 1924)
Il salottino ripropone l’atmosfera,
elegante ed esclusiva, che
caratterizzò a cavallo della metà
del Settecento il periodo che in
Francia vide regnare l’omonimo
sovrano. A quell’irrepetibile
momento storico risale in
particolare la straordinaria e
rarissima commode di grandi
dimensioni, decorata in lacca
Coromandel, con bronzi cesellati
e dorati a doppio
inquadramento, firmata Dubois.
PRIMA SALA CIGNAROLI
Prima
Sala
Cignaroli:
altro
importante salotto con arredi
lignei databili tra l’inizio e l’ultimo
quarto del Settecento, di ambito
torinese, veneziano e francese,
presenta il medesimo rivestimento
delle pareti in legno intagliato,
dipinto e dorato della seconda
sala
Cignaroli
e
altri
tre
capolavori raffiguranti scene di
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma
Madama Butterfly di David Belasco.
Prima rappresentazione assoluta: Milano, Teatro alla Scala, 17
febbraio 1904.
Costumi di Jacques Reynaud, regia di Franco Ripa di Meana
Teatro Regio, Stagione 1995/96. Allestimento Teatro Regio
Realizzazione: Sartoria Devalle di Torino.
La storia
Giacomo Puccini, che con l’aiuto dell’astuto Giulio Ricordi
cercava ispirazione anche nella letteratura e nelle novità
internazionali, è attratto da questo drammaturgo americano,
David Belasco, dal quale trarrà Madama Butterfly e più tardi La
fanciulla del West. L’inizio del Novecento è una molla per il
mondo occidentale, tutto proiettato verso nuove conquiste di
mercati e di esperienze, sia verso l’Est Europeo che verso
l’Oriente Asiatico.
Il dramma di Cio-Cio-San, sedotta e abbandonata dal giovane
americano, è un po’ il riflesso della mentalità occidentale
dell’epoca, razzista e coloniale. Pinkerton usa la ragazza come
un gioco e un passatempo, mettendola contro la sua famiglia e
le sue antiche tradizioni, per poi abbandonarla a sposare una
connazionale. Quando Madama Butterfly scopre la verità e
teme anche di perdere il figlio avuto da Pinkerton, riafferma le
sue tradizioni e si suicida con l’antico rituale d’onore.
LA TRAVIATA di Giuseppe Verdi (1813-1901).
Libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma La Dame aux
camélias di Alexandre Dumas figlio.
Prima rappresentazione assoluta: Venezia, Teatro La Fenice, 6
marzo 1853.
Costume originale di Mercedes Capsir nell’interpretazione di
Violetta al Teatro Regio nell’anno 1931 (donativo eredi Capsir
all’Archivio Storico del Teatro Regio).
La storia. Nella prima metà dell’Ottocento, in una Parigi brillante
e festaiola, la famosa mondana Violetta Valéry conosce il
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caccia di
Cignaroli.
Vittorio
Amedeo
giovane Alfredo Germont. I due giovani si innamorano e vanno
a vivere in una villa in campagna.
Il padre di Alfredo deve difendere l’ipocrita perbenismo
borghese e convince segretamente Violetta a lasciare Alfredo
per evitare scandali sul buon nome della famiglia. Violetta, già
minata dalla tisi, pur amando Alfredo lo lascia e ritorna alla sua
vita precedente. Alfredo, accecato dalla gelosia, la insulta
pubblicamente e questa offesa, aggiunta al suo sacrificio
sconosciuto e all’aggravarsi del male, stronca Violetta. Lo stesso
Germont ora riconosce la grandezza d’animo della giovane e
con il figlio giungono al capezzale di Violetta mentre spira.
Storicamente La traviata arriva al Teatro Regio solamente nel
1878, ben venticinque anni dopo il debutto veneziano, ma al
Regio era già apparsa in via non ufficiale per un evento
eccezionale.
La sera del 2 aprile 1860, dopo l’insediamento del primo
Parlamento italiano in Palazzo Madama, al Teatro Regio gran
serata di gala con l’unica eccezionale rappresentazione
dell’ultima opera del Maestro Giuseppe Verdi, La traviata, alla
presenza della corte e del corpo diplomatico. Tra il pubblico il
compositore stesso come autore dell’opera e deputato al
Parlamento italiano.
SALA DEI SETTE SACRAMENTI
La sala dei sette sacramenti: la
sala ospita la serie dei Sette
Sacramenti dipinti da PierreCharles
Trémolières,
per
il
Cardinale Albani a Roma. Tra due
pendant con cascate di fiori e
frutta
realizzati
da
Michele
Antonio Rapous - pittore di corte
dei Savoia - si trova un doppio
corpo piemontese decorato in
lacca povera.
TOSCA di Giacomo Puccini (1858-1924).
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma La Tosca
di Victorien Sardou.
Prima rappresentazione assoluta: Roma, Teatro Costanzi, 14
gennaio 1900.
Costumi e scene di Luigi Perego, regia di Daniele Abbado.
Teatro Regio, Stagione 1994/95. Allestimento Teatro Regio.
Realizzazione: Sartoria Teatrale di Roberto Devalle, Torino.
La storia. Nei chiaroscuri del barocco romano del primo
Ottocento, al sorgere dell’apoteosi napoleonica di Marengo, la
tragica storia d’amore di una bella cantante, Floria Tosca, con
un giovane pittore, Mario Cavaradossi, implicato nelle trame
cospirative e libertarie della fallita Repubblica romana nella
città del Papa-Re.
Un capo della polizia, il Barone Scarpia, bigotto e sadico,
perseguita il pittore ricattando sessualmente la bella Tosca.
Mario è arrestato e torturato e Scarpia tenta il baratto
promettendo a Tosca la liberazione in cambio dei suoi favori.
Tosca, accecata dall’odio uccide Scarpia e con il fasullo
lasciapassare corre a Castel Sant’Angelo per liberare il suo
Mario, che però verrà fucilato per il precedente ordine di
Scarpia. Tosca, circondata dai soldati, si butta dal torrione del
Castello.
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SALOTTINO CHRISTIAN DIOR
Il Salotto Christian Dior prende il
nome dai pannelli a specchio
dorato e maculato, applicati alle
pareti, che ornavano in origine il
“budoir” dello stilista francese.
Notevoli, la coppia di angoliere
intagliate e dipinte, opera dello
scultore regio Francesco Bolgiè e
uno straordinario cassettone di
Pietro Piffetti, con trompe l’oeil sul
piano superiore.
WERTHER di Jules Massenet (1842-1912).
Libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann dal
romanzo Die Leiden des jungen Werther di J.W. Goethe.
Prima rappresentazione assoluta: Vienna, Teatro dell’Opera, 16
febbraio 1892.
Costumi di Louis Désiré, regia e scene di David e Frédérico
Alagna.
Teatro Regio, Stagione 2004/05. Allestimento Teatro Regio.
Realizzazione: Casa d’Arte Brancato di Milano.
La storia. Il giovane Werther è, per antonomasia, il manifesto del
Romanticismo tedesco di fine Ottocento. Amori impossibili e
inconsolabili, sofferente lealtà nell’amicizia, malattie del corpo e
dell’anima; l’amore del nostro eroe è tra la bella Charlotte, già
fidanzata e sposata, e la morte ricercata e agognata.
Massenet, che compose l’opera per rispondere anche a una
propria esigenza interiore, ha scritto una musica molto vicina
alle minuziose inflessioni vocali, enfatizzando i momenti di
sconforto e quelli di esaltazione che rendono tanto affascinante
(e ardua) la parte del giovane sognatore Werther. Gli eleganti
costumi di questa edizione dell’opera sono fedeli alla moda fin
de siècle.
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