Diocesi di Treviso – Pastorale Giovanile
noi siamo il profumo
di Cristo (2Cor 2,15)
il profumo
di Cristo
penetri tutta
la nostra
persona
Itinerario spirituale
dei giovani
con il Vescovo
2007-2008
Presentazione
“Paolo esorta i cristiani ad avere lo stesso profumo
di Gesù, gradito a Dio. Questo, già lo abbiamo meditato
nello scorso incontro. Ora, però, capiamo che il profumo
di Gesù deve emanare da tutta la persona del cristiano; deve penetrare anche nel suo corpo.
Lasciamo che il profumo del vero amore di Gesù penetri in tutto noi stessi”.
È l’esortazione che il Vescovo rivolge a tutti i giovani della Diocesi, rifacendosi alle parole di san Paolo ai
cristiani di Roma (Rm 12,1-2).
È esortazione alla coerenza della vita: in tutto
(cuore, mente e corpo; affetti, istinti, energie e bisogni), il cristiano deve essere espressione della vita di
Gesù, deve emanare il suo profumo.
Coerenti alla fede con la vita. Fedeli con la vita a
Gesù, che attraverso il suo corpo trasmette tutto il suo
amore. È nella sua Pasqua che il suo corpo diventa un
sacrificio gradito a Dio, un dono profumato di vita e di
amore a Dio e agli uomini, il dono che Dio Padre accoglie con gioia ed esalta con la Risurrezione (Fil 2,9).
E questo deve essere anche il nostro culto spirituale.
L’esortazione del Vescovo diventa così la prospettiva del nostro cammino per le prossime settimane fino al terzo appuntamento. Essere missionari:
emanare, con tutta la nostra persona, il profumo di Gesù. Rimanere adoratori: lasciare che il profumo del vero
amore di Gesù penetri in tutto noi stessi.
Solo così anche la nostra vita può essere esaltata
con frutti di risurrezione, frutti di vita nuova.
Questo sussidio continua ad offrirsi come aiuto
alla preghiera di adorazione davanti all’Eucaristia, in
ascolto della Parola.
Rispetto alle precedenti edizioni, però, propone anche degli spunti di approfondimento: un sempli-
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ce tentativo per offrire, ad una riflessione di gruppo,
l’opportunità per discernere la volontà di Dio, ciò che è
buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,2).
Inoltre, il cammino fin qui percorso chiede di
non dimenticare alcuni passaggi, alcune preziose scelte che stiamo maturando insieme al Vescovo in ordine
alla vita spirituale: la Santa Messa anche in un giorno feriale; l’annuncio e l’invito da rivolgere ad un altro
giovane a partecipare agli incontri diocesani di questo
itinerario spirituale.
Ed ora, dall’ultimo incontro: il sacramento della
riconciliazione nel tempo di Avvento e della Quaresima;
la scelta di un impegno alla coerenza cristiana negli ambiti di vita.
Nei mesi di gennaio, febbraio e marzo ricordo la possibilità di darsi un tempo per vivere l’esperienza degli esercizi spirituali per giovani – proposti
dall’Azione Cattolica diocesana – come anche, nel
tempo di Quaresima, la lettura e l’ascolto settimanale
della Parola in Seminario.
Un ringraziamento particolare vorrei rivolgere a
coloro che si sono adoperati per la preparazione e lo
svolgimento degli incontri di preghiera e per i contributi a questo sussidio.
Don Edoardo Cestaro
Ufficio diocesano di pastorale giovanile
Se desideri comunicare con il Vescovo, puoi scrivere a:
[email protected]
Con la Pastorale giovanile:
[email protected]
Commissione liturgia: don Marco Di Benedetto, don Gabriele
Fregonese, MariaElena Menegazzo, Silvia Gazzola, sr. Cristina
Zaros.
Commissione sussidi: don Edy Savietto, don Francesco Filiputti,
don Matteo Volpato, don Federico Giacomini, sr. Cristina Zaros.
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Il sussidio
La preghiera di adorazione
La preghiera prolungata, silenziosa e adorante, a
Gesù eucaristia accresce in noi la comunione con Lui
e con i fratelli trasformando, giorno dopo giorno, la
nostra capacità di voler bene, di pensare e di agire, rendendo la nostra vita progressivamente simile alla Sua.
Adorare semplicemente Gesù, tenendo fisso lo
sguardo, senza “fare altro”, per stare con Lui, nutriti
dalla sua Parola e dalla sua presenza.
Il luogo e il tempo
È possibile vivere la preghiera di adorazione eucaristica partecipando ai momenti nei quali la comunità parrocchiale o religiosa dedica un tempo prolungato a questa preghiera (luoghi e tempi sono indicati al
termine del presente libretto). Oppure, semplicemente
recandosi in Chiesa, in qualsiasi altro momento della giornata, rimanendo in silenzio adorante dinanzi a
Gesù custodito nel tabernacolo.
Un brano di riferimento - Luca 19,1-10
Entrato in Gerico, Gesù attraversava la città. Ed
ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani
e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli
riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul
luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi
subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta
scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma
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Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do
la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno,
restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la
salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio
di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e
a salvare ciò che era perduto».
La suddivisione
Per vivere l’adorazione può essere utile scandire
il tempo della preghiera in quattro momenti, come
è proposto nelle tracce che troverai nelle adorazioni
settimanali e che si rifanno ai seguenti passaggi:
1. Alla Tua presenza, Signore... voglio solo dimorare
Entra nella preghiera di adorazione.
“Oggi devo fermarmi in casa tua” (Lc 19,5).
Cerca una serena comunione con Gesù che
sempre ti aspetta. Nel desiderio di Gesù di
entrare in casa di Zaccheo puoi contemplare
il dono che Gesù fa nella Sua mensa: il dono
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dell’Eucaristia. Per primo, Gesù si fa trovare.
Mettiti nell’atteggiamento interiore di Zaccheo: egli, che cercava di vedere quale fosse
Gesù, trovato da Lui, scende in fretta e lo accoglie pieno di gioia.
Scendi e accogli... lascia ogni resistenza e ogni
tuo sforzo e consegna a Gesù la tua vita.
Entra nella preghiera, nei sentimenti e negli
atteggiamenti dell’adorazione, invocando lo
Spirito Santo: Egli venga a dimorare in te e
doni l’intimità dell’incontro con Gesù.
2. Alla Tua presenza, Signore... ascolto la Tua parola
Gesù “sapeva” che lì c’era il suo appuntamento con quell’uomo appesantito dai vizi e dalla
ricchezza. Gesù coglie la ricerca di Zaccheo,
la ricerca di felicità; sa che nel suo cuore c’è
un desiderio genuino: vedere Gesù. E Gesù lo
chiama per nome.
A Zaccheo Gesù offre la sua presenza e la sua
Parola d’amore: «Anche tu sei figlio di Abramo! Sono venuto a cercare e a salvare ciò che
era perduto».
Lascia entrare con calma la Parola e le meditazioni che ti sono proposte, fiducioso che
Gesù accoglie i tuoi pensieri, i desideri e le
tue fatiche.
3. Alla Tua presenza, Signore... rimango in adorazione
Il brano del vangelo non racconta il tempo in
cui Gesù e Zaccheo sono rimasti in casa. In
silenzio, làsciati abbracciare da Gesù, lascia
che il profumo del suo amore penetri in tutta
la tua persona, nelle pieghe del cuore, in ogni
parte di te, in ogni membro del tuo corpo.
Rimani alcuni minuti in adorazione silenziosa. Lascia che la Parola di Dio risuoni e interpelli la tua vita: soffermati a respirare il profumo di vita o l’odore del peccato. Lascia al
tuo cuore, alla tua mente e al tuo corpo di
dialogare con Gesù. Offri a Lui ogni cosa. Offri i tuoi affetti, le tue energie, i tuoi bisogni.
Offri anche le persone e le situazioni che ti
stanno più a cuore.
4.Alla Tua presenza, Signore... rendo grazie
“Il profumo di Cristo trasforma, purifica e fa
rialzare Zaccheo... Zaccheo ama come Gesù e
si dona come lui”. Concludi il tempo di adorazione vissuto ringraziando Dio per i doni ricevuti e per quanto donerà di vivere ancora.
Potresti in questo momento anche rinnovare
il tuo “sì” a quell’impegno alla coerenza che
hai preso durante l’incontro diocesano del
30 novembre.
Alla fine del sussidio sono riportati alcuni testi
meditativi, per prolungare un tempo di silenzio in
chiesa o di lettura a casa.
Una proposta per i gruppi
Ogni schema di adorazione è concluso da alcuni
semplici spunti di approfondimento qualora si volesse,
in gruppo, darsi un tempo di condivisione e di ascolto
reciproco di quanto la preghiera ha suscitato personalmente.
La frequenza
In questo sussidio sono proposti degli appuntamenti che accompagneranno fino al prossimo incontro
di preghiera, che si svolgerà sabato 15 marzo 2008
nella chiesa di S. Nicolò a Treviso (ore 20:30).
Le proposte di adorazione sono suddivise nei tre
tempi liturgici: tempo di Avvento-Natale; tempo Ordinario; tempo della Quaresima.
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Tempo
di Avvento
e Natale
Il profumo
della sorpresa
“Il figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.
Pagina bellissima, quella di Gesù e
Zaccheo, come altre nel Vangelo:
in Gesù Cristo, il volto di un Dio che
viene a cercare ciò che gli appartiene e si è smarrito. Un Dio che si
incarna, è in movimento, in cammino verso l’uomo: “entrato in Gerico,
Gesù attraversava la città”.
Il profumo di Dio entra con tutto se
stesso nella storia e nell’esistenza
umana per la Salvezza tanto attesa.
Eppure, proprio nel tempo preciso di questa venuta, le reazioni dei
destinatari sono le più diverse. La
venuta di Dio, infatti, penetra, apre
e svela; scopre e smuove anche ciò
che è nascosto, chiuso e nell’oscurità: se non venisse a noi questa luce
e il profumo di Dio, non saremmo
nemmeno in grado di vedere la nostra incoerenza e di riconoscere,
anche per ciascuno di noi, il tempo
della Salvezza.
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Zaccheo è sorpreso quando il Signore lo chiama per
nome. La sorpresa è di Zaccheo mentre Gesù, come
dice il Vangelo, sapeva che “doveva” passare di lì.
(dalla meditazione del Vescovo ai giovani)
Dio viene per profumare la mia vita. Perché tante
resistenze?
Il coraggio di una “coscienza nel cuore”: solo razionalità? Solo sentimentalismi? Il coraggio di ascoltare
quanto è a immagine di Dio, nella sua volontà, ciò che a
lui è gradito e perfetto.
Nel tempo di Avvento, ritrovo gli atteggiamenti
dell’ascolto e dell’accoglienza. Mi espongo al passaggio,
alla venuta di Gesù, alla sua presenza nell’Eucaristia, alla
sua voce nella Parola.
La prima coerenza da vivere: nell’ascolto della Parola, coerenti ad ascoltare ciò che si illumina e si muove
in me chiedendo il dono di accogliere e accettare. Come
Maria, Elisabetta, Giuseppe...
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Prima settimana (periodo di Avvento-Natale)
L’annuncio
profumato di Dio
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a
riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per
me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Inondami del tuo Spirito, Signore Gesù.
Aiutami, Signore Gesù,
a diffondere il tuo amore dovunque io vada.
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Inonda la mia anima
del tuo Spirito e della tua vita.
Diventa padrone del mio cuore
in modo così completo
che tutta la mia vita
sia un’irradiazione della tua.
Fa’, o Signore, che ogni persona che avvicino
possa sentire la tua presenza dentro di me
e guardandomi, non veda me, ma veda te in me.
Resta in me, Signore,
così splenderò del tuo stesso splendore
e potrò essere luce agli altri.
(Madre Teresa di Calcutta)
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Luca 1,26-38
Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da
Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide,
chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è
con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non
temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco
concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio
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gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre
sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile?
Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo
e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo
è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è
impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la
serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E
l’angelo partì da lei.
Per interiorizzare la Parola
Il volto dell’arcangelo Gabriele, le sue parole,
il modo di stare accanto e di fronte a Maria danno a
pensare. Portano e rimandano a Colui che lo ha inviato dentro alla vita di questa giovane ragazza. Portano
a Dio, perché Gabriele è proprio questo: portatore del
profumo di Dio, portatore della sua Vita in altre vite.
Attraverso le sue parole, che non sono “sue”, ma da
lui sono consegnate, Maria viene raggiunta lì dove abita,
direttamente dalla Grazia di Dio. Gabriele le porta identità: “Maria tu sei piena della Grazia di Dio” e insieme a
questa essenziale corda della vita, le porta anche il senso e
la missione: “Sarai mamma del figlio dell’Altissimo...”.
Gabriele voce profumata di Dio assicura che in
tutto questo Maria non sarà sola, non sarà abbandonata, ma custodita e confortata dal concreto della vita:
“Maria non temere... vedi anche Elisabetta...”.
È bello pensare che tutto questo è anche per
ognuno di noi, è per te. Raggiunti dai messaggeri di
Dio, portatori della Sua parola profumata di vita, portatori di identità che ti raggiungono lì dove tu ora sei!
Cominciare l’Avvento con questa attesa, cominciare l’Attesa con questa forte consapevolezza:
Gabriele raggiunge e porta, consegna.
Gabriele è voce del profumo di Dio che raggiunge, ti raggiunge lì dove abiti con identità e com-
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pagnia... per questo “Non temere... perché hai trovato
Grazia presso Dio”, sei in mani forti che non mollano.
Buttati, credi, riacquista vigore e prepara concretamente il cuore facendo la volontà di Dio, come Maria: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me
quello che hai detto!”.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo. Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del testo biblico, o della meditazione, che
sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Io mi abbandono nelle tue mani
Signore, io mi abbandono nelle tue mani.
Plasma e modella questa argilla
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come creta nelle mani del vasaio.
Comanda, ordina: che vuoi che io faccia?
Innalzato, umiliato, perseguitato,
incompreso, calunniato, consolato,
addolorato, inutile, non mi resta che dire,
sull’esempio di tua madre:
“Si faccia di me secondo la tua volontà”.
Dammi l’amore per eccellenza,
l’amore della croce,
ma non delle croci eroiche
che potrebbero nutrire l’amore proprio,
ma di quelle volgari che porto con ripugnanza,
di quelle che si incontrano ogni giorno,
nella contraddizione, nel pregiudizio,
nella fragilità e nei difetti del corpo,
nelle tenebre della mente, nel silenzio del cuore.
Allora solamente tu saprai che ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.
(Robert Kennedy)
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Attendere e riconoscere da Dio la propria identità e
missione...
] Attendere e riconoscere da Dio la sicurezza, la compagnia solida rispetto alle paure che abitano...
] Riconoscere i portatori di questa Parola di identità,
missione e rassicurazione...
] Fare la volontà di Dio perché il suo profumo penetri il mio corpo...
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Seconda settimana (periodo di Avvento-Natale)
L’incontro
profumato di Dio
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Vieni Santo Spirito,
vieni dentro i nostri cuori spenti.
Vieni Santo Spirito,
vieni a convertire il nostro modo
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di agire e di pensare.
Vieni Santo Spirito,
vieni a suscitare la santità nella tua Chiesa,
dona noi tutti l’umiltà e l’unità.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Luca 1,39-45
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta
ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel
grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a
gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto
del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è
giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel
mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
Per interiorizzare la Parola
Nessuno di noi è un’isola. Sempre l’altro. È
legge antica, piantata dentro all’essere più profondo
che ci sostiene. L’incontro e gli incontri diventano
allora il riflesso di questa consapevolezza. La qualità
dell’incontro diventa il cibo e la bevanda, diventa il
profumo che sa di buono o di schifo nella vita! Maria
va a incontrare Elisabetta ed è rivelativo assorbire la
fragranza di questo incontro. Lì dove Dio abita, anche
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se non visibile, lo si percepisce e la sensazione diventa
dialogo interiore che si espande in sorpresa e gioia: “A
che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?”.
Elisabetta ascolta dentro: “Appena la voce del tuo saluto è giunto al mio orecchio, il bambino ha esultato
di gioia nel mio grembo!” e riconosce. Chi ha accolto
con fede, con fiducia, chi ama, riconosce il profumo di
Dio, la sua presenza nell’incontro con altri portatori di
quel medesimo dono che è la Grazia di Dio.
Ecco che Avvento può divenire ricerca di incontro significativo per ascoltare dentro ciò che indica
dove Dio abita. Per fare festa, esultare.
Elisabetta lo ha riconosciuto perché si è lasciata
per prima toccare e conformare, ha creduto, ha vissuto da credente.
È possibile anche per te. Vieni Signore Gesù e
rendici capaci di riconoscerti, di percepirti, di accordare in profondità la fede e la vita. Vieni, anche nascosto
nelle vicende e negli incontri che la nostra esistenza
vivrà... ti riconosceremo.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
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Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Non voglio altro che Te
Alla sera di questa vita, io comparirò
davanti a Te con le mani vuote;
poiché io non chiedo, Signore,
di tener conto delle mie opere.
Tutte le nostre giustizie
hanno delle macchie
davanti ai tuoi occhi.
Io voglio quindi rivestirmi
della tua stessa Giustizia,
e ricevere dal tuo Amore
il possesso eterno di Te.
Io non voglio altro Trono
e altra Corona che Te,
o mio Amato!
(Santa Teresa di Lisieux)
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Di che cosa profumano i tuoi “incontri”?
] Che cosa respiri nell’incontro con l’”altro”?
] Cosa attendi di respirarvi o di far respirare?
] Da cosa riconoscere la presenza del “Dio che viene”
(anche se non visibile) nell’incontro che vivi?
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Terza settimana (periodo di Avvento-Natale)
La coscienza nel cuore
è profumata di Dio
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera, nei
sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per
una esperienza viva di incontro con Gesù, per essere
in ascolto sincero della Sua voce, della mia vita...
Vieni, Spirito Creatore, arcano artefice del Regno,
con la forza dei tuoi santi doni;
guida la tua Chiesa
nel portare alle future generazioni
la luce della Parola che salva.
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Spirito di santità,
soffio divino che muove il cosmo,
vieni e rinnova il volto della terra.
Suscita nei cristiani il desiderio dell’unità piena
per essere nel mondo segno e strumento
dell’intima unione con Dio
e dell’unità di tutto il genere umano.
Spirito di comunione,
anima e sostegno della Chiesa,
fa’ che la ricchezza di carismi e ministeri
contribuisca all’unità del Corpo di Cristo;
fa che i laici,
i consacrati e i ministri ordinati,
concorrano insieme
a edificare l’unico Regno di Dio.
(Giovanni Paolo II)
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Matteo 1,18-25
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua
madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per
opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era
giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco
che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere
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con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo
chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi
peccati».
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che
era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva
ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa,
la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio,
che egli chiamò Gesù.
Per interiorizzare la Parola
Giuseppe sa di buono. Giuseppe è un giusto.
Giuseppe è un uomo saldo e solido. Giuseppe ragiona e nel suo cuore la coscienza è trasparente, è per il
bene. Nella situazione in cui si trova, arriva al massimo delle possibilità eseguibili per salvare Maria.
Giuseppe viene però raggiunto da Colui che
rende possibile ciò che è impossibile. La Parola che
gli viene consegnata, Parola forte e rivelativa, lo convince dentro, lì nel profondo della coscienza del cuore aprendogli una nuova possibilità. Donandogli una
rinnovata forza. “Destatosi dal sonno... prese con sé
la sua sposa”, facendo la volontà di quella Parola si
assume la responsabilità convinto, libero, motivato.
Fa bene guardarlo, fa bene contemplarlo, fa bene assorbirlo perché la coscienza del cuore che ci abita
ha proprio bisogno di questo. Ha bisogno di quella
Parola che Riveli e Motivi, che Spinga e Sostenga,
che Invii.
Giuseppe ci mostra come preparare la strada
all’accoglienza di tutto questo: una vita buona, giusta,
una vita che sa fermarsi per riflettere, una vita che
crede, una vita che ha nel cuore l’”altro”. Poi si parte.
Poi ci si assume la responsabilità... sorretti da Lui, non
temere!
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Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Ormai sono tuo
Tu permetterai, Signore,
che io mi rivolga a te, che io parli in tutta libertà.
Io sono un piccolo della terra,
ma incatenato a tuo amore.
Prima di conoscere te
il senso della vita mi era nascosto
e non aveva senso la mia esistenza.
Grazie alla tua misericordia
ho cominciato a vivere:
ora so senza ambiguità.
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Nella fede sono stato istruito,
immerso in essa senza scampo.
Signore, perdonami,
non posso liberarmi di te,
ma di te potrei morire.
Ti ho dato la mia fede.
Ormai sono tuo.
(Ilario di Poitiers, IV sec.)
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Giuseppe cosa ti dice?
] Giuseppe cosa va a toccare dentro alla tua coscienza nel cuore?
] Giuseppe cosa può aiutarti a chiedere, a cambiare,
a confermare?
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Quarta settimana (periodo di Avvento-Natale)
La novità
profumata di Dio
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con
Lui che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio
per un po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi
aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo
amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Vieni, Santo Spirito,
donaci di confessare
con fede ardente Gesù Cristo,
25
Signore e Redentore, morto e risorto per noi,
Colui che sempre viene.
Egli è il Vangelo della carità di Dio per l’uomo,
della comunione fraterna
e dell’amore senza confini.
Vieni Santo Spirito, rinnova la tua Chiesa
e rendila fedele testimone del Vangelo di Gesù.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Luca 2,1-20
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo
primo censimento fu fatto quando era governatore della
Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno
nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della
famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì
in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per
lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia,
perché non c’era posto per loro nell’albergo.
C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo
del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento,
ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio
una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato
nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in
26
fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con
l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava
Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a
Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore
ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio
e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva
nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che
del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria,
da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel
suo cuore.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto,
com’era stato detto loro.
Per interiorizzare la Parola
C’è un odore ammorbante che promana da chi
ha potere e forza, un odore che ti costringe, un odore
che respinge: l’odore dell’imperatore che senza conoscere decide della vita di milioni di persone: “ordinò
che si facesse il censimento di tutta la terra”.
Anche oggi, seppur attraverso “imperatori” diversi, questo odore continua la sua opera di soffocamento. È bene esserne consapevoli per riconoscerlo
e dare un nome. Eppure questo non basta a salvarsi
dal contagio, c’è bisogno di qualcos’altro, di Qualcun altro!
In quella notte il grido soffocato ha trovato una
risposta. Maria diede alla luce il Figlio di Dio. Dalla
Parola annunciata, alla presenza reale qui in mezzo
a noi. Il profumo di Dio tanto atteso per depurare
l’aria oramai irrespirabile ha preso carne in Gesù. Lo
respirano a pieni polmoni in tanti quella notte: Maria,
Giuseppe, gli angeli, i pastori... ed è profumo che risveglia canti antichi «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
27
e pace in terra agli uomini che egli ama». È profumo
di vita nuova, anzi di vita eterna. In silenzio con tanto
rispetto, ma con altrettanta gioia nel cuore, stiamogli
vicino perché tocchi anche noi, perché impregni anche le nostre anime e i nostri corpi, perché possiamo
credere che in questo atto, la nascita di Gesù da Maria, tutto è cambiato, anche la nostra vita. Da quella
grotta un profumo nuovo e carico di senso per sempre
si propagherà.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
28
Ti adoriamo, Signore
Ti adoriamo, Signore,
dal profondo del mistero nostro
e di ogni uomo,
del mistero che è
nelle profondità insondabili
di ogni uomo,
che tu solo conosci.
Signore, tu conosci
fino in fondo al cuore
chi siamo
e chi potremo essere.
Dal fondo di questo abisso
noi ci affidiamo a te,
invochiamo la tua salvezza,
ci affidiamo alla tua misericordia.
Ti preghiamo umilmente
di non abbandonarci, Signore,
ma di salvarci
come singoli e come gruppo,
come Chiesa,
come comunità, come società.
Abbi pietà di noi, Signore,
che non sappiamo vivere insieme;
mostraci di essere tu, Signore,
la forza del nostro vivere insieme.
Tu che vivi e regni col Padre,
tu che in virtù
della tua morte e risurrezione
ci doni lo Spirito
di unità e di salvezza,
tu che vivi e regni
nei secoli dei secoli.
Amen.
29
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Odore ammorbante di imperatori nelle nostre esistenze. Li ritrovi? Che nome hanno, dove abitano,
come ti “contagiano”?
] C’è qualcosa che “grida” dentro per non rimanere in
questo tanfo?
] Lì, inginocchiato insieme a Maria, Giuseppe, i pastori, gli angeli... cosa chiedi al profumo di Dio divenuto carne in Gesù? Cosa chiedi?
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Tempo
Ordinario
Il profumo
della verità
“Quando giunse sul luogo, Gesù
alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito...»”.
Gesù alzò lo sguardo! Dov’è Gesù
nei confronti dell’uomo? Dov’è Dio?
Gesù è ai piedi dell’uomo! E la memoria va all’ultima cena dove Gesù,
dando se stesso nell’Eucaristia, lava i
piedi ai suoi discepoli.
Zaccheo, scendi! Dove sei salito,
Zaccheo? Dove sei, o uomo, di nome Zaccheo?
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Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, aveva una casa
piena di statue di valore, di mobili pregiati, di tutti i
confort. Rubando legalmente aveva potuto arredarla
con tanto lusso. Ma non stava bene in quella casa,
perché in essa c’era un odore greve di solitudine e di
tristezza. Tutti stavano alla larga. Ma la casa più triste e
scomoda per Zaccheo era lui stesso. Non stava bene
con se stesso anche se poteva concedere al suo corpo tutti i piaceri che voleva; comprarsi i divertimenti e
forse anche le persone per appagare i suoi bisogni.
(dalla meditazione del Vescovo ai giovani)
Vivere da credenti l’esistenza ordinaria ricordando
l’esortazione di San Paolo ai cristiani di Roma: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente” (Rm 12,2). Nel distinguere il profumo della vita dall’odore
della morte, diamo uno sguardo al nostro concreto modo
di essere in alcuni ambiti della vita quotidiana, davanti
all’Eucaristia e nutriti dalla Parola per un guardare e pensare che abbia la forza della Verità ogni giorno.
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Prima settimana (tempo Ordinario)
La festa
“Mi regalo
un profumo nuovo”
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con
Lui che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio
per un po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi
aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo
amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera, nei
sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per
una esperienza viva di incontro con Gesù, per essere
in ascolto sincero della Sua voce, della mia vita...
Vieni, o Santo Spirito,
infiammaci col fuoco del tuo amore,
33
perché con umiltà e coraggio
sappiamo discernere il bene e il male
presenti nella società.
Fa’ che ascoltiamo le tue parole
con la docilità dei discepoli,
pronti come Maria,
madre di Gesù e madre nostra,
a farle fruttificare in una vita
di santità personale,
familiare e sociale.
Apri il nostro cuore a Cristo
che sta alla porta e bussa
e rendici dimora vivente di Dio.
(Giovanni Paolo II)
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Prima lettera di Giovanni 1-10
Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che
abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata
e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi
annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che
ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo
annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con
il Figlio suo, Gesù Cristo.
Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia
completa.
Questo è il messaggio che abbiamo udito da
34
lui e che vi annunziamo: Dio è luce, e in lui non ci sono
tenebre.
Se diciamo che abbiamo comunione con lui e
camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità.
Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella
luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di
Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo
di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità
non è in noi.
Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e
la sua parola non è in noi.
Per interiorizzare la Parola
Le festività natalizie stanno per concludersi,
siamo a pochi giorni dall’Epifania e quindi dalla ripresa della normale vita di tutti i giorni. Questo brano
vuole aiutarci a raccogliere i frutti di questo tempo
prezioso in cui siamo stati” raggiunti” da Gesù; magari ci siamo confessati, abbiamo pregato di più, lo abbiamo contemplato nei presepi e gustato vicino nelle
tante iniziative delle nostre parrocchie, o negli affetti
in famiglia.
E ora cosa dobbiamo fare? Forse è il caso di fissare qualche impegno.
L’incontro con Lui è stato concreto e ci ha donato festa, gioia, pace, nell’intimità con Lui. Ora, prima che tutto torni com’era, mi chiedo come far si che
l’incarnazione di Gesù per noi possa concretizzarsi
come opportunità e speranza nella ripresa della vita
ordinaria. Da episodio a quotidianità. Solo se vissuto
in questa ottica la celebrazione del Natale avrà avuto
senso. O viene con noi nella vita ordinaria, come profumo nuovo, oppure...tanto vale!
Chiediamo a Maria di donarci il suo sguardo: la
capacità cioè di cogliere le nostre necessità ordinarie e
di offrirle a Gesù.
35
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
O Dio della “buona notizia”,
aiutami a trovare nel vangelo
quel tesoro che ogni uomo cerca
e per il quale vale la pena di vendere tutto.
Manda il tuo Spirito,
perché apra la mia vita
alla speranza nata con la resurrezione di Gesù,
e animi nel mio intimo
una gioia così grande e profonda
da non potere più tenere per me stesso
questa “buona notizia”.
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Manda il tuo Spirito,
perché diventi testimone e annunciatore
della vita di Gesù e del suo amore
per tutti gli uomini.
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] “Udito... veduto... contemplato... toccato...”: quale
è stata l’esperienza di Gesù che hai fatto in queste
feste? Ti sei sentito raggiungere e provocare da quel
bambino povero, umile e bisognoso di tutto nella
mangiatoia?
] Quale può essere l’impegno concreto da prenderti
per portare i frutti del Natale (ciò che hai percepito di Gesù...) nella concreta vita quotidiana? Come
verificarlo?
37
Seconda settimana (tempo Ordinario)
Gli affetti
“Osare il profumo
dell’amore”
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Ti prego, Santo Spirito:
dona luce al mio sguardo
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perché scopra i veri desideri
che sono nel mio cuore.
Metti sulle mie labbra
le domande più vere.
Fa che io possa superare ogni timore,
e sterile rifiuto.
Ricordami sempre
che il tuo desiderio di esaudirmi
è sempre più grande del mio.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Giovanni 21,15-19
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio
bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”.
Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi
bene? ”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio
bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”.
Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni,
mi vuoi bene? ”. Pietro rimase addolorato che per la terza
volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: “Signore, tu
sai tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci
le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più
giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi;
ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti
cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli
disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.
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Per interiorizzare la Parola
“Mi ami tu?”. Prima di lasciare definitivamente i
suoi, Gesù rivolge per ben tre volte una domanda fondamentale a Pietro. Una domanda sull’amore. Come
ha fatto con Pietro, così fa anche con noi. La domanda
più importante che Gesù rivolge a ciascuno di noi è
una domanda sull’amore: sai amare?
Egli ci chiede di verificarci sul nostro modo di
vivere l’amicizia: è vera e leale, permanente, sincera,
disinteressata, oppure è a termine, funzionale, legata
ad un interesse? Ci chiede di andare in profondità per
verificarci sull’amore vero, che si fa dono per l’altro,
per tutti, dimenticandosi di sé, per dedicarci interamente, mente e cuore, senza aspettarsi un ricambio.
Di fronte a Gesù, come Pietro, non abbiamo scuse, né meriti da avanzare... egli ci chiede di fare verità,
di riconoscere dove siamo, per non essere schiacciati
dalle nostre fragilità, ma per imparare ad affidarci al suo
amore, per chiedere a Lui la misura dell’amore vero.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
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Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Ti rendiamo grazie, Signore,
perché ci hai chiamati a seguirti
tenendo fisso lo sguardo su di te.
Che cosa ancora ci manca
per essere perfetti nella sequela
e conoscere la pienezza della gioia
che tu ci vuoi donare?
Tu ci guardi con infinito amore
E altro non ci chiedi che di amare.
Amare con cuore puro,
libero, indiviso, fedele.
Tu ci chiedi di andare oltre
la misura stabilita,
decidendo ogni giorno nel cuore
il santo viaggio
che ci porta ad abbracciare
la tua croce,
la Chiesa e l’umanità intera.
Fa’ di noi dei discepoli fedeli,
ardenti di quell’autentico amore
che ci rende capaci
di dimenticare noi stessi
per testimoniare con la vita
che lasciarsi afferrare da te
è la più bella,
affascinante avventura,
l’unica veramente degna d’essere vissuta.
Amen.
(A. M. Canopi)
41
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Come viviamo le nostre amicizie? Riconosciamo, a
volte, momenti in cui siamo poco sinceri, non trasparenti? Perché?
] Siamo capaci di costanza nei rapporti, anche quando non ci gratificano, oppure lasciamo che vadano e
vengano a caso?
Se guardiamo a come viviamo i nostri affetti e la nostra sessualità o a quanto siamo attaccati alle cose
materiali o a quanta cura diamo al corpo, ci troviamo
a dover riconoscere che in questi comportamenti non è
penetrato il profumo di Cristo. Siamo ancora dominati dall’egoismo e non dall’amore del Vangelo. Come la
mela, abbiamo parti di noi belle e parti malate a causa dell’egoismo e del peccato (dalla meditazione del
Vescovo ai giovani).
] Come viviamo i nostri rapporti affettivi (tra ragazzo
e ragazza, ma anche con i genitori, fratelli, persone
care)? Quanto prevalgono l’egoismo e il peccato?
] In quali momenti sentiamo che siamo capaci di
amare fino in fondo?
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Terza settimana (tempo Ordinario)
La cittadinanza
“I care. Me ne importa,
mi sta a cuore”
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Spirito Santo, apri il mio cuore
alla Parola di Gesù.
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Tacciano tutte le voci
intorno e dentro di me:
nel silenzio Tu vieni!
Si smorzino le ansie
e le tensioni che mi agitano:
nella pace ti fai trovare!
Spoglia il mio cuore
di tutte le umane certezze,
e riempilo di Te.
Libera la mia mente
e attirala alla tua verità.
Spirito Santo, apri il mio cuore
alla parola di Gesù.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Matteo 13,31-33
Un’altra parabola espose loro: “Il regno dei cieli si
può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo
prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di
tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri
legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli
del cielo e si posano fra i suoi rami”.
Un’altra parabola disse loro: “Il regno dei cieli si
può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti”.
44
Per interiorizzare la Parola
“I Care”. È il motto intraducibile dei giovani migliori. Lo aveva scritto più di quarant’anni fa un prete,
don Lorenzo Milani, sul muro della scuola del paesino
di montagna dove era stato confinato!
Al confino! È forse questa la situazione in cui a
volte ti senti come Cristiano! In giro si parla di Chiesa
solo per gli scandali e di Cristo solo per via dei crocifissi da togliere o da lasciare! Per non parlare di certi
cristiani mimetizzati abilmente nell’omologazione generale.
Don Andrea, un prete ucciso in Turchia nel febbraio 2006, scriveva: “qui [..] siamo ancora più piccoli del più piccolo dei semi, ma l’importante è stare
dentro la terra con amore e con rispetto, sciogliendosi
e diventando un tutt’uno con essa [..] sentendo che
quella terra è stata amata, lavorata da Dio, visitata e
vangata in mille modi!” Ecco il contributo del cristiano amare la terra, le persone i luoghi!! Che bella differenza rispetto al “Me ne frego/fatti i cavoli tuoi”, il
motto così spesso proclamato nella civiltà dell’uomo
del terzo millennio.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
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preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Preghiera dell’impegno
Tu hai messo nelle nostre mani, o Signore,
la costruzione del mondo
e l’edificazione della Chiesa;
ci hai affidato l’annuncio
del tuo Vangelo di salvezza,
e ci attendi sempre nei poveri,
nei sofferenti, in tutti i fratelli.
Di fronte a noi si aprono molte strade
E ci stordiscono molte voci discordi.
Tra queste la tua chiamata
è un invito forte e dolce
che non toglie nulla alla nostra libertà:
noi volgiamo riservarci interamente la gioia
e la responsabilità della risposta.
Rendi più grande la nostra generosità
e libera la nostra libertà:
perché ognuno di noi, al suo posto,
voglia donarsi con amore fino alla fine.
(Paolo VI)
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Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Essere cittadini significa abitare.
Quali situazioni “abiti” con più fatica? Perché? Che
cosa puoi fare per amarle? Ci sono dei segni della
presenza di Gesù?
47
Quarta settimana (tempo Ordinario)
Il lavoro
“Cristiani in apnea?”
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con
Lui che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio
per un po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi
aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo
amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Vieni, Spirito Santo,
ad aprire sull’infinito
le porte del mio cuore.
48
Aprile e non permettere
che io tenti di rinchiuderle.
Aprile al mistero di Dio
e all’immensità dell’universo.
Apri la mia mente
agli stupendi orizzonti
della divina sapienza.
Apri i miei giudizi
alla luce del tuo giudizio sovrano.
Apri il mio modo di pensare
perché sia pronto
ad accogliere i molti punti di vista
diversi dai miei.
Apri tutto me stesso, affinché sia reso capace
di abbracciare tutta la realtà.
(Jean Galot, Preghiere allo Spirito Santo)
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Matteo 5,13-16
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il
sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro
serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta
una città collocata sopra un monte, né si accende una
lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché
vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro
Padre che è nei cieli”.
49
Per interiorizzare la Parola
Mai come al giorno d’oggi è troppo comodo essere cristiani solo in parrocchia, protetti e garantiti.
È il luogo in cui lavoriamo o studiamo, invece
quello in cui siamo soprattutto chiamati a scegliere
liberamente di essere testimoni. Non abbiamo scelto
le persone che lo condividono con noi e forse già facciamo fatica a viverlo con serenità e significato. Eppure è proprio e fondamentalmente qui che il Signore ci chiede di essere sale e luce. Abbiamo la nostra
vita, alimentata dalla Sua presenza, per far percepire
a chi ci è vicino che essere cristiani dà sapore, gusto,
pienezza alla vita (sale) e dà luce, cioè, direzione,
senso alla vita stessa.
Questa nostra esistenza, non altro, deve provocare, anche nel silenzio, le persone che la condividono
con noi.
L’università, l’ufficio, la fabbrica, la palestra, il
pub... non sono ambienti in cui trascorrere in apnea
il nostro essere cristiani – per gran parte della nostra
giornata e vita – ma occasioni preziose per convertirci
come cristiani motivati e per incontrare il Signore nei
volti di tante persone, nel bisogno che hanno di parole
nuove, di speranza, di opportunità, di alternative...
Solo se vedranno le nostre opere buone e la testimonianza convincente di una vita spesa con Cristo
allora si metteranno a poco a poco in discussione. E
magari poi renderanno gloria a Dio.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuona-
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te in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Signore, fammi amico
Signore, fammi amico.
Fa’ che la mia persona ispiri fiducia
a chi soffre e si lamenta,
a chi cerca luce perché lontano da te,
a chi vorrebbe ricominciare e non si sente capace.
Signore, aiutami a non passare
accanto ad alcuno
con volto chiuso e indifferente,
con il passo affrettato.
Signore, aiutami ad accorgermi
di quelli che mi stanno accanto.
Fammi vedere quelli preoccupati e disorientati,
quelli che soffrono e non mostrano,
quelli che si sentono isolati senza volerlo,
e dammi quella sensibilità
che fa incontrare i cuori.
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Signore, liberami da me stesso,
perché ti possa servire,
perché ti possa amare, perché riesca ad ascoltarti
in ogni fratello che tu mi fai incontrare.
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Quali sono le scelte e le opportunità che ti fanno
gustare oggi la tua scelta cristiana? (es. preghiera,
eucaristia, messa, ascolto della Parola, riconciliazione, servizio...).
] Quale invece il luogo, la realtà, la relazione, in cui ti
riesce difficile essere testimone, profumo di Cristo?
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Quinta settimana (tempo Ordinario)
La fragilità
“Fragile.
Maneggiare con cura”
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera, nei
sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per
una esperienza viva di incontro con Gesù, per essere
in ascolto sincero della Sua voce, della mia vita...
Vieni, Spirito creatore,
effondi nel nostro cuore la lode a Dio
e invadi gli spazi della nostra esistenza
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perché il Regno di Dio si dilati nel mondo.
Sii per noi fonte di esultanza e di gioia
donaci di essere fonte di vita e di speranza
per guarire le tristezze dei cuori
e annunciare agli uomini l’amore di Dio,
sorgente viva di felicità e di grazia.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Marco 7,32-37
E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la
lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro
e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli
orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma
più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni
di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i
sordi e fa parlare i muti!”.
Per interiorizzare la Parola
Fragilità dice vulnerabilità ma, insieme, anche
preziosità di ciò che custodisce: il dono della vita.
Fragili. Dunque uomini. Tutti i giorni facciamo
l’esperienza della nostra fragilità, dell’insicurezza, della fatica a vivere relazioni significative e durature: con
noi stessi, con gli altri, con Dio.
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Con fatica ci mettiamo veramente in ascolto e
questo condiziona la nostra capacità di comunicare, di
parlare, di essere in relazione con sincerità. Si è muti
perché sordi. E come il sordomuto nel Vangelo abbiamo bisogno di essere salvati. Altrimenti rischiamo di
subire la nostra fragilità con rassegnazione, cogliendola come un ostacolo.
Apriti! Abbiamo bisogno di abitare la fragilità
con Gesù, di condividerla e di offrirla a lui. Se non lo
facciamo ci continuerà a paralizzare facendoci vivere
relazioni effimere e di basso profilo.
Gesù ci rivolge la parola, ci tocca. Il suo contatto è concreto, verificabile e ci apre la possibilità di
comunicare in modo più autentico ed efficace.
La nostra fragilità è quindi il luogo privilegiato
per lasciarci raggiungere da Lui; non dobbiamo negarla o vergognarcene: ci attende proprio li. Vuole aprire
il nostro cuore alla Sua parola, vuole illuminare il nostro sguardo perché sappia scorgere la Sua presenza
attorno a noi.
Forse, trovare il coraggio di affidare i nostri cocci
a qualcuno illuminato dall’amore di Dio... Quelle persone che conducono il sordomuto a Gesù rappresentano la comunità parrocchiale che sa prendersi cura, da
missionaria, dei suoi membri.
“Io sono misero e povero: il Signore ha cura di
me” (dal Salmo 39).
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
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] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Tu sei
Tu solo sei santo,
Signore Dio, che compi meraviglie.
Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei altissimo.
Tu sei Onnipotente, o Padre Santo,
re del cielo e della terra.
Tu sei il bene, tutto il bene, il bene sovrano,
il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei carità, amore. Tu sei sapienza.
Tu sei umiltà. Tu sei pazienza.
Tu sei sicurezza. Tu sei quiete.
Tu sei gioia e letizia.
Tu sei giustizia e temperanza.
Tu sei ogni nostra ricchezza.
Tu sei bellezza. Tu sei calma.
Tu sei protettore.
Tu sei guardiano e difensore.
Tu sei la nostra speranza.
Tu sei la nostra fede.
Tu sei la nostra grande dolcezza.
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile,
Signore, Dio Onnipotente,
misericordioso salvatore.
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Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Quale aspetto della tua vita sperimenti particolarmente fragile e incoerente? Perché?
] Prova a presentarlo a Gesù, col desiderio di essere
illuminato e sostenuto; chiedigli ciò di cui senti di
aver bisogno.
] Come trovare sostegno per questo nella tua comunità parrocchiale?
] In quale ambito potresti dare il tuo contributo di
“cura della fragilità”?
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Sesta settimana (tempo Ordinario)
La tradizione
“Fedeli a
una radice viva”
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera, nei
sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per
una esperienza viva di incontro con Gesù, per essere
in ascolto sincero della Sua voce, della mia vita...
Mandaci Signore il tuo Spirito
a consacrarci nella verità
come tuoi veri discepoli,
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a liberarci dalla tristezza,
dalla vanità, dall’orgoglio e dall’egoismo,
dalla ricerca della felicità a basso prezzo,
affinché invasi dalla tua beatitudine,
possiamo gioire in te
e trovare la forza di essere servi con Te.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Esodo 12,25-28
Quando poi sarete entrati nel paese che il Signore
vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito (la
Pasqua in Egitto). Allora i vostri figli vi chiederanno: Che
significa questo atto di culto? Voi direte loro: È il sacrificio della pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le
case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò
le nostre case».
Il popolo si inginocchiò e si prostrò.
Poi gli Israeliti se ne andarono ed eseguirono ciò
che il Signore aveva ordinato a Mosè e ad Aronne; in tal
modo essi fecero.
Per interiorizzare la Parola
Da dove vieni? Quali sono le tue radici?
Sai, sono sempre più diffusi i cosiddetti “orfani
di fede”, quelli ai quali fa lo stesso essere cristiani o
non esserlo, che si nutrono dei polpettoni ideologici
che sentono a scuola o che si vergognano della loro
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appartenenza parrocchiale. Da dove vieni? Certo dalla tua famiglia, da una vita non sempre esaltante, da
successi, da sconfitte...
Ma non dimenticare che tu vieni da una storia
di salvezza. Tu vieni da un amore immenso che non
ha esitato a morire in croce per te! Ti ricordi nella
messa quando si dice “Fate questo in memoria di me”?
Non si tratta di ricordare qualcosa di passato, ma di
vivere oggi quella salvezza che Gesù ha compiuto per
ciascuno di noi. Ti ricordi di quell’amico, di quell’animatore o di quel prete, persone normali ma che ti
hanno donato qualcosa di più del minimo sindacale
per il quale la maggioranza della gente vive? Che cosa
ti hanno trasmesso? Quello che loro avevano di più
caro: l’amore che hanno ricevuto da Gesù, che solo
donando si moltiplica!
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
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Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Senza lo Spirito
Senza lo Spirito, Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
l’evangelo è lettera morta,
la chiesa una semplice organizzazione
l’autorità dominio, la missione propaganda,
il culto un’evocazione
e l’agire cristiano una morale da schiavi.
Ma in lui il cosmo si solleva
e geme delle doglie del regno,
Cristo risorto è presente,
l’evangelo è potenza di vita,
la chiesa significa comunione trinitaria,
l’autorità è servizio liberante,
la missione è Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione,
l’agire umano è deificato.
(Ignazio IV Hazim)
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la volontà
di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,2).
] Siamo annunciatori di cosa: di pratiche? Di “un più
o meno” su Gesù? Lo abbiamo incontrato o lo conosciamo solo per sentito dire?
] Fai memoria di un incontro, ricerca le tue radici....
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Tempo
di Quaresima
Il profumo
della Salvezza
“Il figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.
Gesù viene a salvare ciò che “era”
perduto. Egli sembra dire: “con me
Dio ha ritrovato l’uomo; l’uomo è già
stato ritrovato, salvato e io lo cerco
per portargli questa salvezza”.
Se partiamo da questo volto di Dio,
che ritroviamo anche nella vicenda
di Zaccheo, l’uomo non deve far
altro che lasciarsi incontrare, abbracciare, ritrovare, salvare. Infatti,
non è tanto quello che fa Zaccheo,
ma è quello che fa Gesù per salvare
Zaccheo.
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Il Signore non solo chiama per nome Zaccheo, ma anche si invita a casa sua. Tutti mormorano per questa
scelta di Gesù perché nessuno aveva voglia di entrare
in quella casa che aveva l’odore brutto delle cose rubate per egoismo, dello spreco per i propri vizi e della
tristezza. Neppure Zaccheo aveva tanta voglia di stare
in casa sua perché ci stava male.
Gesù entra nell’abitazione fisica e, contemporaneamente, nel cuore di Zaccheo; quel cuore che cercava
felicità nel possedere, nell’appagare ogni bisogno, nel
concedersi quello che voleva. Cercava felicità e si condannava ad una solitudine e ad una insoddisfazione
senza fine. Entra e ama Zaccheo con tutte le brutture
e miserie che ha intorno. Il cuore freddo e rassegnato
di Zaccheo si riscalda di vita, di un nuovo amore.
(dalla meditazione del Vescovo ai giovani)
Gesù, come dice il Vangelo, sapeva che “doveva”
passare di lì.
È l’appuntamento della Croce e del Sepolcro. È
l’appuntamento della Pasqua di Gesù.
Il tempo della Quaresima è tempo di grazia, favorevole alla conversione. Zaccheo, tutto risanato da Gesù,
ritrova la libertà.
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Prima settimana (tempo di Quaresima)
Il profumo
dell’occasione
o della tentazione?
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera, nei
sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per
una esperienza viva di incontro con Gesù, per essere
in ascolto sincero della Sua voce, della mia vita...
O Cristo, mandaci il tuo Spirito
perché ci purifichi
e ci apra alla tua gioia;
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liberaci dai nostri desideri disordinati,
che ci fanno cercare la gioia dove non si trova,
e dalle apparenze che ci ingannano.
Aiutaci ad avere sempre la vera gioia,
ad essere sereni in volto
perché il nostro cuore è pieno di Te,
che sei la vera gioia.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Matteo 4,1-11
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto
per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora
gli si accostò e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, dì che questi
sassi diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di
solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio”.
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei
Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli
darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le
loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo
piede”. Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non tentare il
Signore Dio tuo”.
Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un
monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con
la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se,
prostrandoti, mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: “Vattene,
satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo
rendi culto”.
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Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
Per interiorizzare la Parola
Tante volte confondiamo la tentazione con il
peccato. Guardando a come Gesù ha vissuto le tentazioni, possiamo cogliere come esse diventino occasione nella quale, se mi fermo e mi lascio illuminare dalla
Parola di Dio, ho la possibilità di capire e scegliere
la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e
perfetto, scelte giuste che diffondono il profumo della
vita di Gesù. La tentazione, però, mi offre in modo
affascinante e convincente la sua scelta e la sua strada, via al male (compromesso, tiepidezza, egoismo) e
di sperimentare quindi il peccato con il suo odore di
morte. In questo tempo di Quaresima appena iniziato
colgo l’occasione di fermarmi, di chiamare per nome i
pensieri, le suggestioni che nascono in me, li confronto con la Parola di Dio per capire da chi vengono e
dove mi portano: a diffondere il profumo di Cristo o
l’odore di morte del peccato?
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
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preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Signore, il rumore in cui viviamo
non sempre ci permette di ascoltarci
e ascoltarti.
Sembriamo tutti tanti sordi
Che vanno per la propria strada,
così aumenta anche l’individualismo,
l’egoismo, la solitudine.
Ti preghiamo insegnaci l’ascolto.
L’ascolto della nostra coscienza,
che nel silenzio
ci indica la via da seguire;
l’ascolto della Parola
che ci richiede concentrazione,
attenzione e tempo
per essere veramente interiorizzata;
l’ascolto delle persone
che vivono accanto a noi,
perché sono voci
che assumi tu per parlarci;
l’ascolto della vita che parla nei fatti.
Insegnaci l’ascolto
che è sentire e comportarsi
come richiede la tua Parola
per vincere le tentazioni.
Insegnaci l’ascolto
che renderà la nostra vita
più bella e ricca.
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Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Proviamo a riflettere su alcune schiavitù e tentazioni che vediamo nel mondo, nel nostro paese o quartiere, nelle nostre famiglie. Come si possono sconfiggere? Come il confronto con la Parola di Dio può
aiutarci in questo?
69
Seconda settimana (tempo di Quaresima)
Il profumo
che rinfranca il cammino
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con
Lui che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio
per un po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi
aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo
amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Ti prego, Spirito Santo,
che parli a me nel silenzio.
Ti prego, luce dei cuori,
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dolce ristoro,
vieni ad abitare dentro me.
Ti prego, forza del mondo,
vita dal Padre,
tu sei la guida ai miei passi;
tu sei la promessa di Cristo Signore,
forza d’amore,
vieni ad abitare dentro me.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Matteo 17,1-9
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte,
su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo
volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola
e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se
vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una
per Elia”. Egli stava ancora parlando quando una nuvola
luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce
che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale
mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da
grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse:
“Alzatevi e non temete”. Sollevando gli occhi non videro
più nessuno, se non Gesù solo.
E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò
loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il
Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.
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Per interiorizzare la Parola
Nel cammino ci sono momenti dove ci fermiamo perché si fa più faticoso: la caduta, il fallimento,
la solitudine... allora si fa strada nel cuore la delusione, la confusione, lo scoraggiamento, il compromesso.
Smarriamo i riferimenti, i lineamenti del nostro volto
e del volto di Dio.
Il brano della trasfigurazione è una “sosta” per i
discepoli, per noi, per traguardare la meta: l’incontro
finale con Dio, con il suo volto, il suo sguardo d’amore
che Gesù illumina, annuncia e testimonia. Un volto
che getta luce sulla nostra realtà.
Contemplare questo volto, attraverso la preghiera – “Questi è il Figlio mio prediletto. Ascoltatelo” – dà un sapore nuovo alla nostra vita, ci dà la forza, il sostegno per affrontare le fatiche della coerenza
cristiana.
Capiterà che chi è vicino a noi ci vedrà “trasfigurati” nuovi: è la novità della vita in Gesù.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
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Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Sono un uomo inquieto
Mi hai chiamato, Dio dei miei padri,
ad uscire dalla palude del peccato
Perché volevi che io provassi
la gioia luminosa di una prateria,
ove è possibile giacere,
saltare, correre e cantare.
Mi hai strappato dalla schiavitù antica
per farmi vivere nella libertà.
Ed io, o Signore, sono un uomo inquieto
Perché la libertà è una gioia,
ma anche un tormento.
Ad ogni passo sono costretto
a scegliere fra il bene e il male,
fra il peccato e la grazia,
fra la tua parola e quella del maligno,
fra la polvere delle stelle e il fango della terra.
Quanta fatica, o Signore,
hai messo nelle mie mani con la libertà!
Tu intanto stai in silenzio
a guardare la mia libertà.
Stai a guardare le scelte
che compio e i passi che faccio.
Se cado, per una scelta sbagliata,
con dolcezza mi rialzi
e continui a guardarmi.
Se resto in piedi per una scelta giusta,
sorridi e continui a guardarmi.
Sei un Dio fuori di ogni immaginazione!
Vuoi che cammini da me,
perché non sei un dittatore o un plagiatore
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e nemmeno un carceriere
che impedisce ogni mio passo,
ma un Dio che ama solo e sempre
chi è un uomo libero
e si fa perciò responsabile di sé e degli altri.
In paradiso ci arriverò perché voglio
e perché faccio quello che è necessario,
e non perché ci sono costretto da te.
La mia libertà di scelta
è anche la grazia più bella che mi hai offerto
perché mi fa uguale a te,
Dio, appassionato amante della libertà.
Amen.
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Proviamo a riflettere sulle nostre esperienze di carità, di amore verso il prossimo: che cosa hanno cambiato nella nostra vita? Conosciamo persone che si
sono “trasfigurate” per la loro capacità di mettere in
pratica il vangelo?
] Pietro, Giacomo e Giovanni, hanno “visto” e saranno in grado di confermare e rassicurare gli altri
discepoli: quanto ritieni necessario il sostegno e il
consiglio di qualcuno nel tuo cammino di fede? A
chi confideresti, in tutto, la tua vita?
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Terza settimana (tempo di Quaresima)
Il profumo
della sorgente
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera, nei
sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per
una esperienza viva di incontro con Gesù, per essere
in ascolto sincero della Sua voce, della mia vita...
Spirito Santo,
Spirito del Dio vivente,
tu soffi su ciò che in noi è povero e fragile.
Dalle nostre stesse ferite
fai zampillare un’acqua viva
75
e con te la valle di lacrime
diventa luogo di sorgente.
Così, in una vita interiore senza inizio né fine,
il miracolo della tua continua presenza
fa nascere una freschezza nuova.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Giovanni 4,5-42
Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il
pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi
da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far
provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu,
che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone
relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da
bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe
dato acqua viva”. Gli disse la donna: “Signore, tu non hai
un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove
hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del
nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne
bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”. Rispose Gesù:
“Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma
chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete,
anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di
acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore, gli disse
la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più
sete e non continui a venire qui ad attingere acqua...”.
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Per interiorizzare la Parola
È curioso. La settimana scorsa meditavamo sulla
nostra fatica nel cammino. Qui è Gesù che è “stanco
del viaggio”: ha sete. Che cosa disseta la sua sete?
Al pozzo, luogo della quotidianità, una donna
presa dai suoi pensieri, forse dalle sue preoccupazioni, forse nauseata dal percorrere le vie della sua vita
di donna che si doveva vendere al piacere dell’uomo,
incontra il Messia. Incontra colui che si fa mano tesa
del Padre, che non guarda in faccia le nostre malvagità, ma vuole liberarci da esse. È facile immaginare come lo sguardo di Gesù entri profondamente in quello
della donna, come un fascio di luce, quella vera, che
si fa strada fra le pieghe malate dell’anima e porta verità... e vita! La samaritana ha soddisfatto la sua sete
di amore, di senso con acqua illusoria, acqua che non
ha gusto, non ha sapore. Nella relazione con Gesù, la
samaritana si lascia come processare da un cuore che
non ha astio, ne voglia di condanne, ma solo il desiderio di salvare.
Sulla croce ci sarà quel grido che sgorga da Gesù: «Ho sete!».
La Quaresima che viviamo è proprio l’occasione di questo incontro con Gesù. Egli si fa trovare se
lo vogliamo; basta uscire “dalle nostre abitudini”, dal
“non ho tempo e devo fare tante cose” che rinchiude.
Sederci vicino al pozzo della sua parola e della preghiera di adorazione... forse presto anche a quello della Riconciliazione.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuona-
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te in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Tra le sabbie del mio deserto,
sotto il sole infuocato del mio tempo,
cerco un pozzo che abbia acqua pulita,
capace di togliere la sete di infinito
che c’è dentro di me.
So che esiste da qualche parte
perché sono inquietato dal mistero
E devo trovarlo prima che scenda la notte.
Attingo acqua al pozzo del denaro
ed ho sempre più sete;
al pozzo del piacere e sento prosciugarmi la gola.
Attingo acqua al pozzo del successo
e mi sento annebbiare la vista,
al pozzo della pubblicità
e mi ritrovo come uno schiavo.
Sono forse condannato a morire di sete,
inappagato cercatore di certezze assolute?
Ma se scavo dentro di me,
sotto la sabbia alta del mio peccato;
se scavo nei segni del tempo,
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sotto la sabbia ammucchiata
dal vento arruffato del quotidiano,
trovo la sorgente di un’acqua viva e pura,
che disseta in eterno,
tanto che chi ne beve non ha più sete
perché è generata e filtrata dal tuo amore,
o Signore, generoso e gratuito,
era già promessa dai tempi antichi
ed ora è sgorgata in abbondanza
nel segno della tua Parola.
Mi disseto a questa sorgente,
custodita dalla mia Chiesa,
che per questo si fa ogni giorno
fontana del villaggio
per salvare tutti gli assetati del mondo.
Amen.
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Proviamo a riflettere: di che cosa abbiamo veramente sete? Quali sono i nostri sogni più grandi,
i desideri più veri, i bisogni più profondi? Come ci
dissetiamo? Qual è secondo me la vera sete? Quale
sembra essere l’acqua che veramente disseta? Quale quella che non disseta?
] Dove e quando ci accorgiamo di saper dare l’acqua
che disseta?
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Quarta settimana (tempo di Quaresima)
Il profumo
della vita che nasce
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con Lui
che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio per un
po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Vieni, o Spirito, illumina
con la tua luce il nostro cammino.
Donaci di confessare
con fede ardente Gesù Cristo,
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Signore e Redentore,
morto e risorto per noi.
Infiammaci con il fuoco del tuo amore,
perché ascoltiamo le tue parole
con la docilità dei discepoli,
pronti come Maria, la Madre dell’ascolto,
a metterle in pratica in una vita di santità.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Giovanni 9,1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì,
chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse
cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere
di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha
mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la
luce del mondo”. Detto questo sputò per terra, fece del
fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa
Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. (...)
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come
avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo”.
Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri dicevano: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?”.
E c’era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al
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cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto
gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”. (...) Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”.
E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”.
Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”.
Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è
proprio lui”. Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si
prostrò innanzi.
Per interiorizzare la Parola
L’esperienza del cieco è quella del buio, della
morte perché è come non essere ancora nati; della
rassegnazione perché “è così dalla nascita” e non può
cambiare. Quel cieco non ha ancora potuto gustare la
bellezza delle cose e delle persone che lo circondano.
Questa esperienza può essere anche la nostra di
fronte a molti fatti che ci accadono e di cui non vediamo il senso, la soluzione, la verità.
Attorno al cieco, che ora vede, ci sono farisei
che, pur guardando, non riescono ancora a vedere.
Guardano secondo certe logiche e schemi, del “conosco, vedo e so”, ragionamenti e giudizi umani e anche
“religiosi”. Confusi e smarriti perché ancora ripiegati
su se stessi a causa del peccato.
Da una parte si resta incapaci di vedere l’amore
di Dio per noi, illusi e sedotti dal male; dall’altra, di
riconoscere e dare un nome al nostro peccato.
L’incontro umile con Gesù mi offre la possibilità di cominciare a vedere e a guarire le mie cecità; mi
dona la luce della fede: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”... “Tu l’hai visto”... “Io credo Signore”. Trovare e
avere in noi questa luce significa poi guardare alla vita
con altri occhi che non si perdono.
Come il cieco guarito, ci prostriamo nella preghiera di adorazione: la luce di Cristo entri e illumini il
nostro sguardo, i nostri volti. “Guardate a Lui e sarete
raggianti, non saranno confusi i vostri volti” (Sal 33).
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Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Ho voglia di luce.
Sono stanchi i miei occhi di vedere
ciò che non possiede il riflesso della luce.
Mi sono abituato all’ombra.
Non riesco più a scorgere
negli occhi di chi ho di fronte
lo sguardo del Creatore.
È proprio vero
che divento ciò che guardo!
E ultimamente i miei occhi
mettono dentro l’opacità dell’ombra.
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Avverto la tua presenza davanti a me, o Signore.
Ti sento discutere con i tuoi discepoli.
Mi fa star bene quello che stai insegnando a loro:
tutti mi hanno sempre trattato come un peccatore,
tu, semplicemente come uno che non ci vede.
Solo queste parole
sono già guarigione per i miei occhi!
Che fai mio Signore?
Ti sento muovere del fango...
come Dio che, lavorando il fango
e riempiendolo del suo alito vitale,
ha creato noi poveri uomini...
Mi stai creando gli occhi...
Mi stai facendo passare dall’ombra di sempre
al miracolo di poter vedere
la tua presenza...
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] “Riflettere”... pensare illuminati da una luce! Che
cosa ci impedisce di essere come vorremo? Quali
sono gli ostacoli più grandi alla nostra libertà e volontà?
] Conosciamo persone veramente libere? Qual è il
loro segreto?
] Arrivare a dire: “Io credo, Signore!” e prostraci per
adorarlo anche nel volto del fratello: com’è il mio
sguardo sul mondo, sugli altri? Quali cure e accorgimenti per uno sguardo sincero e reale, “a fuoco” e
non “sfuocato”?
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Quinta settimana (tempo di Quaresima)
C’è un profumo
nel sepolcro?
Alla tua presenza, Signore...
voglio solo dimorare
] Di fronte a Gesù cerco una serena comunione con
Lui che sempre mi aspetta. Mi metto in ginocchio
per un po’ di tempo: è un gesto di umiltà che mi
aiuta a riconoscere la grandezza di Dio e del suo
amore per me.
] Racconto a Gesù la mia vita, ripercorrendo i fatti,
gli incontri, i sentimenti vissuti nella giornata e nella
settimana.
] Prego lo Spirito Santo per entrare nella preghiera,
nei sentimenti e negli atteggiamenti dell’adorazione, per una esperienza viva di incontro con Gesù,
per essere in ascolto sincero della Sua voce, della
mia vita...
Spirito divino,
infondici il dinamismo dei primi cristiani,
il fervore dei tuoi santi,
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l’ardore dei tuoi apostoli;
dacci la sete della santità,
la volontà della perfezione,
l’entusiasmo per il regno di Dio,
la gioia di lavorare per il suo avvento.
Spirito Santo, da’ ai tuoi fedeli
la passione dell’unità,
la fermezza nelle persecuzioni,
l’umiltà e la fierezza della fede.
In ogni circostanza sii nostro appoggio.
Concedici incessantemente
la gioia della tua presenza.
Alla tua presenza, Signore...
ascolto la tua Parola
] Leggo più volte e lentamente la Parola di Dio; aiutato dalla meditazione del vescovo mi metto in ascolto di ciò che il Signore vuole dirmi con la sua Parola.
Mi soffermo su una frase o su una parola che sento
significative per me in questo momento.
Giovanni 11,1-45
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore,
ecco, il tuo amico è malato”.
Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a
Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si
trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse
ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. (...) Marta
dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù:
“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe
morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a
Dio, egli te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo
giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita;
chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e
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crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. Gli
rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio
di Dio che deve venire nel mondo”.
Gesù si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a
vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei:
“Vedi come lo amava!”. Ma alcuni di loro dissero: “Costui
che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì
che questi non morisse?”.
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si
recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una
pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta,
la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore,
poiché è di quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto
che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la
pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio
che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché
credano che tu mi hai mandato”. E, detto questo, gridò a
gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi
e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario.
Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Per interiorizzare la Parola
La morte di Lazzaro, un amico di Gesù, può
richiamare una nostra esperienza tragica e dolorosa.
La morte ci blocca, sembra sia l’ultima parola sulla
vita. “Chi crede in me anche se muore vivrà”. La fede
in Gesù che è la risurrezione e la vita, passa attraverso
una relazione di amicizia con Lui. La fiducia di Marta
e di Maria si è nutrita dell’amicizia con Gesù.
Solo accompagnati da questa fiducia è possibile
accostare e guardare i nostri sepolcri. Sono le pieghe
del cuore, gli angoli della nostra casa, del nostro animo
e della nostra coscienza. Sono quelle parti di noi che
non vogliamo vedere perché ci fanno soffrire, ma che ci
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condizionano. Sono esperienze di fallimento, di morte,
di compromesso col male, di chiusura che mandano
cattivi odori: “Signore, già manda cattivo odore”...
Accompagnati da Gesù a ritrovare nelle tenebre
la vita che vi abita, la ricerca sincera e i desideri più veri di essere uomini e figli, il volto di Cristo che è sceso
per me negli inferi della morte... “Non ti ho detto che,
se credi, vedrai la gloria di Dio?”.
“Togliete la pietra!”. “Vieni fuori!”. Esci allo scoperto per vivere da figlio della luce, per essere sale
della terra e luce del mondo. Fare questo da soli ci fa
paura, ma con Lui tutto è possibile.
Alla tua presenza, Signore...
rimango in adorazione
] Con semplicità e gratuità dedico alcuni minuti di
adorazione a Gesù eucaristia, rivolgendo a Lui il
mio sguardo.
Posso ripetere, più volte, quella parola, o frase, del
testo biblico, o della meditazione, che sono risuonate in me in modo significativo a trasformare il mio
cuore, i miei pensieri e le mie azioni.
] La presenza di Gesù e l’incontro con Lui diventano
invito ad aprirci agli altri, per condividere con i fratelli le necessità, le sofferenze, le gioie, i desideri, le
preoccupazioni, gli interrogativi che dimorano nel
loro cuore. Affido al Signore Gesù queste persone e
le situazioni particolari che ho a cuore.
Alla tua presenza, Signore...
rendo grazie
] Concludo la preghiera di adorazione con il mio grazie al Signore per il tempo vissuto e i doni ricevuti:
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per la Sua presenza, per ciò che mi ha fatto intuire,
per la sua Parola di salvezza e di speranza.
Quante volte, Signore,
ci siamo sentiti abbandonati!
Quante volte abbiamo creduto di essere soli,
impotenti di fronte alla morte!
Quante volte, dopo avere sbagliato,
non siamo riusciti a trovare pace!
Ora sappiamo chi sei, Signore.
Tu sei Colui che accompagna,
Tu sei Colui che accoglie,
Tu sei Colui che piange per un amico,
Tu sei Colui che perdona.
Rendici consapevoli, Signore,
di questo immenso dono che ci fai
per poter ritrovare in te l’umiltà
per poter riscoprire in te la pace
per poter valorizzare in te la luce
che anche noi possiamo portare al mondo.
Spunti di approfondimento
In una riflessione di gruppo, per discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto
(Rm 12,2).
] Siamo disposti ad entrare con Lui nei nostri sepolcri
per farci risuscitare? Quali opportunità e modalità
riconosco possibili?
] Quale luce intravedo oltre la morte?
] “Offrite i vostri corpi come sacrificio” (Rm 12,1): dove trova valore e motivo il sacrificio della mia vita?
] Forse ci sono luoghi che frequento e dai quali dovrei uscire per risorgere...
] Forse ci sono luoghi che frequento e che attendono
la coerenza della mia vita...
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Testi
per la
meditazione
personale
Meditazioni del Vescovo
“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio,
ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma
trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter
discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui
gradito e perfetto” (Rm 12,1-2).
Meditiamo, come lo scorso incontro, alcune righe di una lettera di San Paolo; lettera inviata, questa
volta, non ai cristiani di Corinto, ma a quelli di Roma.
Anche nella capitale dell’impero romano era nata una
piccola comunità cristiana che Paolo sperava di andar
a visitare e intanto scrive loro una importante esortazione per aiutarli a capire in che cosa si doveva vedere
la differenza tra il cristiano e il pagano.
La differenza nel modo diverso con cui cristiani
e pagani vivono e usano il proprio corpo.
A Roma, chi poteva, cercava di far star bene in
tutti i modi il proprio corpo con le terme, i massaggi,
le palestre, la medicina. Cercava tutti i piaceri che il
corpo poteva dare con cibi raffinati, spettacoli e divertimenti, piaceri sessuali senza regole. Si pensava di
trovare così la felicità. Ma era una felicità che durava
sempre poco per cui si era costretti a cercar nuovi piaceri, come degli affamati che si saziano per un momento e poi hanno ancora fame. Le persone diventavano, così, schiave del proprio corpo; preoccupate di
tenerlo sempre sano, giovane e bello e di accontentarlo
in ogni suo bisogno. Ma alla fine quel corpo sarebbe
stato corroso dalla morte.
I cristiani, dopo aver incontrato Gesù, non vivevano più così. Vivevano anche il loro corpo come lo aveva
vissuto Gesù. Attraverso il suo corpo, Gesù aveva trasmesso tutto il suo amore. Ci ha amati donandoci la sua
Carne e il suo Sangue sulla croce e nell’Eucaristia. Come
dice San Paolo, ha fatto del suo corpo un sacrificio, cioè
un dono di amore a Dio e a noi uomini. È diventato un
sacrificio “gradito a Dio”, come un dono profumato di
vita e di amore che il Padre ha accolto con gioia.
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Paolo esorta i cristiani ad avere lo stesso profumo di Gesù, gradito a Dio. Questo già lo abbiamo meditato nello scorso incontro. Ora, però, capiamo che
questo profumo deve emanare da tutta la persona del
cristiano; deve penetrare anche nel suo corpo.
L’amore di Gesù aveva conquistato il cuore di p.
Massimilano Kolbe e, come profumo, è entrato anche
nel suo corpo. Egli ha impregnato dell’amore anche
il suo corpo donandolo al posto del povero padre di
famiglia, come Gesù lo ha donato sulla croce.
L’amore di Gesù, come profumo di vita, è penetrato negli affetti di Madre Teresa e nei suoi occhi
e nelle sue mani. Ha consumato il suo corpo per i poveri della terra sacrificando i suoi bisogni egoistici. E’
diventata un “sacrificio vivente, gradito a Dio”. Ha diffuso il profumo del Vangelo con tutta se stessa, anche
con il suo corpo.
E noi come siamo? Quanto il profumo di Cristo
è penetrato in tutte le parti della nostra persona?
A volte – ci sarà capitato – ci viene voglia di
mangiare una mela perché la vediamo bella e sana e la
prendiamo. Poi la giriamo tra le mani e ci accorgiamo
che dietro è marcia. Anche noi possiamo avere una
parte di noi bella e parti che sono malate. Possiamo
venire a questi incontri con gioia e sentirci riempiti
di profonde intuizioni e sentimenti vivi che vengono
dalla parola di Gesù e dall’incontro con Lui. Magari ci
dedichiamo anche a qualche servizio per gli altri. Fin
qui è entrato in noi il profumo di Cristo.
Se guardiamo, invece, a come viviamo i nostri
affetti e la nostra sessualità o a quanto siamo attaccati
alle cose materiali o a quanta cura diamo al corpo, ci
troviamo a dover riconoscere che in questi comportamenti non è penetrato il profumo di Cristo. Siamo
ancora dominati dall’egoismo e non dall’amore del
Vangelo. Come la mela, abbiamo parti di noi belle e
parti malate a causa dell’egoismo e del peccato.
Come i romani, San Paolo esorta anche noi: lasciate che il profumo del vero amore di Gesù penetri
in tutto noi stessi. Vivete il vostro corpo - con i suoi affetti, istinti, energie, bisogni – come lo ha vissuto Gesù.
Allora da voi si diffonderà il profumo di Cristo.
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“Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù” (Lc 19,1).
Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, aveva una
casa piena di statue di valore, di mobili pregiati, di tutti i confort. Rubando legalmente aveva potuto arredarla con tanto lusso. Ma non stava bene in quella casa
perché in essa c’era un odore greve di solitudine e di
tristezza. Tutti stavano alla larga. Ma la casa più triste
e scomoda per Zaccheo era lui stesso. Non stava bene
con se stesso anche se poteva concedere al suo corpo
tutti i piaceri che voleva; comprarsi i divertimenti e
forse anche le persone per appagare i suoi bisogni.
Con questa sua tristezza di uomo schiavo del
peccato, Zaccheo sale su un albero per vedere Gesù.
Ed è sorpreso quando il Signore, giunto sotto, alza lo
sguardo e lo chiama per nome. La sorpresa è di Zaccheo mentre Gesù, come dice il Vangelo, sapeva che
“doveva” passare di lì. Sapeva che lì c’era il suo appuntamento con quell’uomo che, pur appesantito dai vizi
e dalla ricchezza, aveva nel cuore un desiderio genuino: vedere Gesù.
Il Signore non solo chiama per nome Zaccheo,
ma anche si invita a casa sua. Tutti mormorano per
questa scelta di Gesù perché nessuno aveva voglia di
entrare in quella casa che aveva l’odore brutto delle
cose rubate per egoismo, dello spreco per i propri vizi
e della tristezza. Neppure Zaccheo aveva tanta voglia
di stare in casa sua perché ci stava male.
Gesù entra nell’abitazione fisica e, contemporaneamente, nel cuore di Zaccheo; quel cuore che cercava felicità nel possedere, nell’appagare ogni bisogno,
nel concedersi quello che voleva. Cercava felicità e si
condannava ad una solitudine e ad una insoddisfazione senza fine.
Entra e ama Zaccheo con tutte le brutture e miserie che ha intorno. Il cuore freddo e rassegnato di
Zaccheo si riscalda di vita, di un nuovo amore.
Nella sua casa sparisce l’odore di tristezza e di
morte e circola un profumo nuovo e fresco, il profumo
del Vangelo.
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Questo profumo penetra in ogni angolo della
casa; penetra in ogni piega del cuore, in ogni parte della persona, in ogni membro del corpo di Zaccheo.
È tutto risanato da Gesù e profuma di Vangelo.
E tutti se ne accorgono subito. Lui che aveva impiegato una vita a riempirsi la casa e il corpo di ogni piacere
ora li svuota totalmente. Distribuisce – o meglio “restituisce” – tutti i beni ai poveri e priva il suo corpo di
quei piaceri che comprava a caro prezzo e di cui non
sapeva fare a meno.
Zaccheo è finalmente un uomo libero come Gesù che è ora sempre con lui. Ama come lui e si dona
come lui. Circola in tutta la sua casa e in tutta la sua
persona il profumo del Vangelo.
Proviamo a metterci al posto di Zaccheo davanti
a Gesù. Gesù chiama anche noi per nome e vuole essere nostro ospite per risanare con il suo amore tutta la
nostra persona: la mente, il cuore e il corpo.
Tempo di Avvento
Dall’omelia di Benedetto XVI ai giovani, Piana di
Montorso, 2 settembre 2007
Questo è davvero un giorno di grazia! Le Letture che poco fa abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere quale meravigliosa opera abbia compiuto il
Signore facendoci incontrare, qui a Loreto, così numerosi e in un clima gioioso di preghiera e di festa. Nel
nostro ritrovarci presso il Santuario della Vergine si
avverano, in un certo senso, le parole della Lettera agli
Ebrei: “Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente”. Celebrando l’Eucaristia all’ombra
della Santa Casa, anche noi ci avviciniamo “all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei
cieli”. Possiamo così sperimentare la gioia di trovarci
di fronte “al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione”. Con Maria, Madre del Redentore e Madre nostra, andiamo soprattutto incontro
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“al Mediatore della Nuova Alleanza”, il Signore nostro
Gesù Cristo (cfr Eb 12,22-24). Il Padre celeste, che
molte volte e in molti modi ha parlato agli uomini (cfr
Eb 1,1) offrendo la sua Alleanza e incontrando spesso
resistenze e rifiuti, nella pienezza dei tempi ha voluto
stringere con gli uomini un patto nuovo, definitivo e
irrevocabile, sigillandolo con il sangue del suo Figlio
Unigenito, morto e risorto per la salvezza dell’intera
umanità. Gesù Cristo, Dio fatto uomo, in Maria ha assunto la nostra stessa carne, ha preso parte alla nostra
vita e ha voluto condividere la nostra storia. Per realizzare la sua Alleanza, Dio ha cercato un cuore giovane
e lo ha trovato in Maria, “giovane donna”.
Dall’omelia di Benedetto XVI ai giovani, Piana di
Montorso, 2 settembre 2007
Ma che cosa rende davvero “giovani” in senso evangelico? Questo nostro incontro, che si svolge
all’ombra di un Santuario mariano, ci invita a guardare
alla Madonna. Ci chiediamo dunque: Come ha vissuto
Maria la sua giovinezza? Perché in lei è diventato possibile l’impossibile? Ce lo svela lei stessa nel cantico
del Magnificat: Dio “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48a). L’umiltà di Maria è ciò che Dio apprezza più di ogni altra cosa in lei. E proprio dell’umiltà ci
parlano le altre due Letture della liturgia odierna. Non
è forse una felice coincidenza che questo messaggio ci
venga rivolto proprio qui a Loreto? Qui, il nostro pensiero va naturalmente alla Santa Casa di Nazaret che
è il santuario dell’umiltà: l’umiltà di Dio che si è fatto
carne, si è fatto piccolo, e l’umiltà di Maria che l’ha
accolto nel suo grembo; l’umiltà del Creatore e l’umiltà della creatura. Da questo incontro di umiltà è nato
Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. “Quanto più sei
grande, tanto più umìliati, così troverai grazia davanti
al Signore; perché dagli umili egli è glorificato”, ci dice
il brano del Siracide (3,18); e Gesù nel Vangelo, dopo
la parabola degli invitati a nozze, conclude: “Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”
(Lc 14,11). Questa prospettiva indicata dalle Scritture
97
appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e
la sensibilità dell’uomo contemporaneo. L’umile è percepito come un rinunciatario, uno sconfitto, uno che
non ha nulla da dire al mondo. Invece questa è la via
maestra, e non solo perché l’umiltà è una grande virtù
umana, ma perché, in primo luogo, rappresenta il modo di agire di Dio stesso.
È la via scelta da Cristo, il Mediatore della Nuova Alleanza, il quale, “apparso in forma umana, umiliò
se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla
morte di croce” (Fil 2,8).
Tempo Ordinario
Dall’omelia di Benedetto XVI ai giovani, Piana di
Montorso, 2 settembre 2007
Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa
parola di Dio sull’umiltà un messaggio importante e
quanto mai attuale per voi, che volete seguire Cristo e
far parte della sua Chiesa. Il messaggio è questo: non
seguite la via dell’orgoglio, bensì quella dell’umiltà.
Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano
modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza,
alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire
e all’avere, a scapito dell’essere. Di quanti messaggi,
che vi giungono soprattutto attraverso i mass media,
voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non
andate dietro all’onda prodotta da questa potente
azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici,
di preferire le vie “alternative” indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive
sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel
lavoro; l’interesse profondo per il bene comune. Non
abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda:
i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente
coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai
valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di ve-
98
dere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di
umanità manifestata da Gesù Cristo.
Quella dell’umiltà, cari amici, non è dunque la
via della rinuncia, ma del coraggio. Non è l’esito di
una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e della grazia sul peccato. Seguendo
Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio
dell’umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore
perché solo così potremo diventare strumenti docili
nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose. Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e
nei Santi! Penso ad esempio a Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, Patroni d’Italia. Penso anche a giovani
splendidi come santa Gemma Galgani, san Gabriele
dell’Addolorata, san Luigi Gonzaga, san Domenico
Savio, santa Maria Goretti, nata non lontano da qui,
i beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli. E penso ancora ai molti ragazzi e ragazze che appartengono
alla schiera dei santi “anonimi”, ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è unica, con
il suo nome e il suo volto. Tutti, e voi lo sapete, siamo
chiamati ad essere santi!
Dalla lettera pastorale del nostro Vescovo, n. 13
Ogni cristiano resta sempre un fragile vaso di
creta, senza alcun valore e consistenza in sé. Svolge bene il suo compito quando lascia trasparire, attraverso
magari le sue crepe, la potenza straordinaria che viene
da Dio e che agisce nei cuori con la forza dello Spirito
Santo. Egli è un testimone fedele quando, attraverso la
sua povera persona, diffonde il profumo di Cristo che
attira sorelle e fratelli, perché nelle loro coscienze è già
all’opera lo Spirito Santo.
Dall’enciclica “Novo millennio ineunte” di Giovanni
Paolo II, n. 54
Un nuovo secolo, un nuovo millennio si aprono alla luce di Cristo. Non tutti, però, vedono questa
99
luce. Noi abbiamo il compito stupendo ed esigente di
esserne il “riflesso”. È il mysterium lunæ così caro alla
contemplazione dei Padri, i quali indicavano con tale
immagine la dipendenza della Chiesa da Cristo, Sole
di cui essa riflette la luce. Era un modo per esprimere
quanto Cristo stesso dice, presentandosi come “luce
del mondo”(Mt 5,14).
È un compito, questo, che ci fa trepidare, se
guardiamo alla debolezza che ci rende tanto spesso
opachi e pieni di ombre. Ma è compito possibile, se
esponendoci alla luce di Cristo, sappiamo aprirci alla
grazia che ci rende uomini nuovi.
Ci impegniamo noi, non gli altri (don Primo Mazzolari)
Ci impegniamo noi non gli altri, unicamente noi
e non gli altri, né chi crede, né chi non crede. Ci impegniamo, senza pretendere che altri si impegnino con
noi e per suo conto, come noi o in altro modo.
Ci impegniamo, senza giudicare chi non si impegna, senza accusare chi no si impegna, senza condannare chi non si impegna, senza disimpegnarci, perché
altri non si impegnano.
Ci impegniamo, perché non potremmo non impegnarci. C’è qualcuno o qualche cosa in noi, un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia più forte di
noi stessi.
Ci impegniamo, per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia
una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non
ci prendono il cuore.
Si vive una sola volta, e non vogliamo essere
“giocati” in nome di un piccolo interesse. Non ci interessa la carriera, non ci interessa il denaro, non ci
interessa la donna o l’uomo se presentati come sesso
soltanto, non ci interessa il successo né di noi, né delle
nostre idee, non ci interessa passare alla storia.
Ci impegniamo, a portare un destino eterno nel
tempo, a sentirci responsabili di tutto e di tutti, ad avviarci, se pure attraverso un lungo errare, verso l’amore.
100
Ci impegniamo, non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura, ma per amarlo.
Ci impegniamo, perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti, la sola che
basta per impegnarci perpetuamente.
Prossimità senza attenuanti (card. Carlo Maria Martini)
[...] Voglio tracciarti alcuni passi di un cammino
che potresti compiere per una dedizione ai fratelli che
sia assoluta e incondizionata.
Il primo passo è quello di cominciare a guardare tutte le persone che incontri con un occhio nuovo,
non pensando soltanto a qualche bisogno che hanno, a
qualche aspetto simpatico o antipatico. Troppo spesso
noi abbiamo già etichettato la persona che vediamo
ogni giorno: capita a tutti, anche a me. Siamo pigri e ci
attestiamo sulla sponda del primo giudizio, aspettando solo di confermarlo, non di cambiarlo. Peggio ancora, incontrando qualcuno pensiamo subito a qualcosa
che tu puoi strappare a loro, secondo quei movimenti
spesso inconsapevoli di sfruttamento egoistico degli
altri che si scatenano nel cuore. Ecco perché l’occhio
nuovo ci fa guardare non con superficialità, con cupidigia, ma con l’attenzione alle domande nascoste in
colei o colui che incontriamo.
Il secondo passo è quello di far fruttificare più
ampiamente le risorse della tua fede. Sai che il Dio di
Gesù ci ha parlato in Gesù e che questa parola vivente viene custodita nella comunità cristiana. Prova
a confrontarti più spesso con questa parola, prova ogni
giorno un passo della Parola di Dio e ad immergerla in
un qualche tuo comportamento quotidiano; ti accorgerai
di quante scosse, di quanti rivolgimenti, di quante crisi
sarà fonte l’operazione che io ora ti ho suggerito.
Il terzo passo è di acquisire con umiltà, con forte
malleabilità ed insieme con molta responsabilità creativa alcune grandi abitudini all’accoglienza degli altri,
al saluto, all’attenzione anche ai più piccoli bisogni, al
perdono reciproco che, pur insieme con tanti difetti,
101
vedrai spesso praticate nella tua famiglia e nella tua
comunità cristiana.
Un quarto passo è quello di accogliere come grande segno dello Spirito Santo per i giovani del nostro tempo quelle iniziative di vario genere che complessivamente
passano sotto il nome di volontariato. Non posso spiegarti gli aspetti giuridici ed il funzionamento concreto
di queste iniziative. Tu senz’altro ne hai sentito parlare. Forse già qualcosa hai fatto in questo senso. Vedo
in tutto ciò una reale scuola verso un modo nuovo di
affrontare, anche a livello internazionale, i problemi
dei rapporti tra le persone.
C’è infine l’ultimo passo, quello che da suggello e
conferisce autenticità a tutto il resto del cammino ed
è quello di capire qual è quella maniera relativamente
stabile, completa, concreta con cui tu puoi vivere e
giocare tutta la tua vita proprio come un dono totale
di te agli altri. Questo fenomeno così importante viene chiamato con una parola che purtroppo è diventata
ambigua. Si tratta di “vocazione” che qualcuno considera
un lusso per qualche categoria di cristiani.
Non posso parlarti a lungo di questo argomento. Non posso dirti gli strumenti con i quali scoprire
e coltivare la propria vocazione, ti dico soltanto che
ogni battezzato è chiamato da Dio a vivere non più
per se stesso ma per gli altri sull’esempio di Gesù e
con la forza dello Spirito Santo attraverso una forma
concreta di vita che è uguale per tutti per pienezza di
fede e per eroismo della carità, ma che poi diventa per
ciascuno diversa per compiti e funzioni da svolgere
nella comunità cristiana per attuare la missione della
Chiesa nel mondo. Importante è che ciascuno possa
dire che la strada scelta è per lui il modo più sincero ,
più pregato, più sofferto e più fruttuoso di non appartenere più a se stesso, ma di appartenere agli altri.
Per te che vivi la stagione giovanile, farsi prossimo vuoi dire tutto questo. Ti prego di non spaventarti, ma di entusiasmarti della prossimità a cui sei
chiamata/o.
102
Per Dio niente è troppo poco (Madre Teresa)
All’inizio credevo di dover convertire. Poi ho
imparato che il mio compito è amare. E l’amore converte quando vuole.
Non cerchiamo imprese straordinarie: l’importante è che doniamo noi stessi; conta solo l’amore con
cui facciamo quel che facciamo. Le nostre sorelle fanno piccole cose: aiutano i bambini, visitano chi è solo,
chi è malato, chi è in stato di necessità. Quando mi si
dice che le nostre sorelle fanno solo i lavori ordinari,
rispondo che avrebbero già fatto abbastanza se avessero aiutato anche una sola persona. Gesù sarebbe morto anche per un solo uomo.
Siamo fedeli nelle piccole cose: questa è la nostra forza. Per Dio niente è troppo poco.
Tempo di Quaresima
Dall’omelia di Benedetto XVI ai giovani, Piana di
Montorso, 2 settembre 2007
Come vedete, cari giovani, l’umiltà che il Signore ci ha insegnato e che i santi hanno testimoniato,
ciascuno secondo l’originalità della propria vocazione,
è tutt’altro che un modo di vivere rinunciatario. Guardiamo soprattutto a Maria: alla sua scuola, anche noi
come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio
all’umanità da cui scaturiscono tutti i sì della nostra
vita. È vero, tante e grandi sono le sfide che dovete
affrontare. La prima però rimane sempre quella di seguire Cristo fino in fondo, senza riserve e compromessi. E seguire Cristo significa sentirsi parte viva del suo
corpo, che è la Chiesa. Non ci si può dire discepoli di
Gesù se non si ama e non si segue la sua Chiesa. La
Chiesa è la nostra famiglia, nella quale l’amore verso
il Signore e verso i fratelli, soprattutto nella partecipazione all’Eucaristia, ci fa sperimentare la gioia di poter
pregustare già ora la vita futura che sarà totalmente
illuminata dall’Amore. Il nostro quotidiano impegno
103
sia di vivere quaggiù come se fossimo già lassù. Sentirsi Chiesa è pertanto una vocazione alla santità per
tutti; è impegno quotidiano a costruire la comunione
e l’unità vincendo ogni resistenza e superando ogni incomprensione. Nella Chiesa impariamo ad amare educandoci all’accoglienza gratuita del prossimo, all’attenzione premurosa verso chi è in difficoltà, i poveri
e gli ultimi. La motivazione fondamentale che unisce
i credenti in Cristo, non è il successo ma il bene, un
bene che è tanto più autentico quanto più è condiviso, e che non consiste prima di tutto nell’avere o nel
potere ma nell’essere. Così si edifica la città di Dio
con gli uomini, una città che contemporaneamente
cresce dalla terra e scende dal Cielo, perché si sviluppa
nell’incontro e nella collaborazione tra gli uomini e
Dio (cfr Ap 21,2-3).
Non disperare! (Silvano dell’Athos, Ed. Qiqajon, Comunità di Bose, 1994)
Vuoi custodire la pace nel cuore? Vigila sul tuo
spirito: custodisci i pensieri graditi a Dio e allontana
quelli malvagi. Presta attenzione a quanto avviene nel
tuo cuore. Chiediti sempre se il tuo cuore è in pace.
Se non lo è, chiediti cosa hai fatto di male. Sii sobrio
perché il tuo cuore dimori in pace: infatti la pace si
perde anche per colpa del corpo.
Il Signore sa che se non amiamo i nostri nemici non avremo mai la pace del cuore. Per questo ci
ha lasciato il comandamento di amare i nemici (cf.
Mt 5,44). Se non amiamo i nemici, avremo magari dei momenti di calma, ma non potrà durare. Se
invece li amiamo, la pace resterà nel nostro cuore.
Quando lo Spirito ti concede la pace, guarda di non
perderla occupandoti di cose senza importanza. Se
dai la pace al fratello, il Signore te ne darà ancora di
più. Ma se fai soffrire tuo fratello, la tristezza si impadronirà anche di te.
Su questa terra siamo tutti inquieti e cerchiamo di essere liberi. Ma che cos’è la libertà? E come
poter diventare liberi? Pochi lo sanno. Anch’io anelo
104
alla libertà e la cerco giorno e notte. Io so che è presso
Dio. Dio fa dono della libertà a chi ha il cuore umile
e piange i propri peccati. Costui non desidera più fare
ciò che gli piace, ma ciò che piace a Dio. Quando uno
piange i propri peccati, il Signore gli concede la sua
pace e lo rende libero di amare. Non c’è nulla di meglio al mondo che amare Dio e gli altri.
Il Signore non vuole la morte del peccatore (cf.
Ez 33,11). Quando questi piange le proprie colpe, il
Signore gli dà la forza dello Spirito santo.
Questa forza produce la pace e l’uomo è libero
di essere in Dio con lo spirito e con il cuore. Quando
lo Spirito santo perdona i nostri peccati, ci dà libertà
di pregare Dio con uno spirito puro. Allora contempliamo Dio liberamente e in lui troviamo la pace e
la gioia. Questo significa essere veramente liberi. Ma
senza Dio non si può essere liberi.
Quando si profila un addio (testamento spirituale di
frère Christian)
Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo, che sembra voler
coinvolgere, ora, tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia
famiglia, si ricordassero che la mia vita era donata a
dio e a questo paese.
Che essi accettassero, che l’unico padrone di
ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere degno di una tale offerta? Che sapessero associare
questa morte alle tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza e nell’anonimato.
La mia vita non ha più valore di un’altra. Non
ne ha anche meno.
In ogni caso non ha l’innocenza dell’infanzia.
Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male
che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di
quello che potrebbe colpirmi alla cieca.
Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di
lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di
105
Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo
stesso, di perdonare di tutto cuore chi mi avesse colpito.
Non potrei auspicare una tale morte, mi sembra
importante dichiararlo. Non vedo , infatti, come potrei
rallegrarmi del fatto che questo popolo che amo sia
indistintamente accusato del mio assassinio.
Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che,
forse, chiameremo la “grazia del martirio”, il doverla
ad un algerino, chiunque egli sia, soprattutto se dice di
agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam.
So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell’Islam che un certo islamismo incoraggia.
È troppo facile mettersi a posto la coscienza
identificando questa via religiosa con gli integralismi
dei suoi estremisti.
L’Algeria e l’Islam, per me sono un’altra cosa:
sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del
Vangelo imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia
primissima chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel
rispetto dei credenti musulmani.
Evidentemente la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno trattato rapidamente da
ingenuo o idealista: “Dica adesso quel che pensa!” Ma
costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la
mia più lancinante curiosità.
Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio
sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i
figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati
dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti
del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre
lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza,
giocando con le differenze.
In questo grazie in cui tutto è detto, ormai, della
mia vita, includo anche voi, amici di ieri e di oggi, e
voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre
alle mie sorelle e ai miei fratelli, e ai loro, centuplo
accordato come promesso!
E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non
avrai saputo quel che facevi, sì, anche per te voglio
106
questo grazie, questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci
sia dato di ritrovarci ladroni beati, in paradiso, se piace
a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!
Insc’Allah
Dall’omelia di Benedetto XVI al congresso ecclesiale
di Verona, 19 ottobre 2006
La risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto
nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e
non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece
la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche
noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo: per questo la risurrezione di Cristo è il centro della
predicazione e della testimonianza cristiana, dall’inizio
e fino alla fine dei tempi. Si tratta di un grande mistero,
certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova
nella risurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra
speranza. Ma la cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato
e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai
morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima
unione con Dio, che è l’amore davvero più forte della
morte. Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile
e pertanto poteva donare la propria vita lasciandosi
uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente
alla morte: in concreto nell’Ultima Cena egli ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce,
trasformandola così nel dono di sé, quel dono che ci
dà la vita, ci libera e ci salva. La sua risurrezione è stata dunque come un’esplosione di luce, un’esplosione
dell’amore che scioglie le catene del peccato e della
morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della
vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo
trasforma e lo attira a sé.
107
[…] La croce ci fa giustamente paura, come
ha provocato paura e angoscia in Gesù Cristo (cfr
Mc 14,33-36): essa però non è negazione della vita,
da cui per essere felici occorra sbarazzarsi. È invece
il “sì” estremo di Dio all’uomo, l’espressione suprema
del suo amore e la scaturigine della vita piena e perfetta: contiene dunque l’invito più convincente a seguire
Cristo sulla via del dono di sé.
108
Adorazione
eucaristica
nelle chiese
della diocesi
Vicariato di Asolo
Asolo
1º lunedì del mese, 20.00
Ca’ Rainati
In avvento e quaresima: domenica
dalle 10.00 alla Messa vespertina.
Ogni venerdì, 20.30
Casella
1º venerdì del mese, 20.00
Casoni
1º venerdì del mese, 8.30-9.30 e
19.30-21.00
Castelcucco
1° sabato del mese, 15.00-18.00
Castelli
3° giovedì del mese, 20.30
Cavaso
giovedì a metà del mese, 8.00-18.00
(in cappellina Suore Dorotee)
Monfumo
2° sabato del mese, 15.00-18.00
Mussolente
3º giovedì del mese, 20.30
Onè di Fonte
1º venerdì del mese, 20.30
Pagnano
1º sabato del mese, 17.00
San Zenone
giovedì, 20.00 (Santuario del Monte); dopo il 2 novembre fino a Pasqua, 20.00 (in chiesa)
Villa
2° venerdì del mese, 20.30
Vicariato di Camposampiero
Camposampiero giovedì, 15.00-20.00, chieset­ta di
S. Chiara (accanto alla canonica)
Fossalta
giovedì, 18.00-22.00
Rustega
giovedì, 18.00-22.00 (cappellina
della canonica)
Massanzago
1º venerdì del mese, 8.30 e 20.30
Trebaseleghe
ultimo venerdì del mese, 20.4522.30; ogni mercoledì mattina
9.00-10.00.
110
Torreselle
un’ora il sabato pomeriggio, guidata
Levada
un’ora il sabato pomeriggio, guidata
Vicariato di Castelfranco
Castelfranco Duomo: da lunedì a venerdì, 9.00-11.00
e 16.00-18.00
Castelfranco – Chiesa S. Giacomo: giovedì, 21.0022.00
Castelfranco – Chiesa del Cristo (Figlie della Chiesa):
da lunedì a venerdì, 9.00-11.00 e
16.00-18.00; nei venerdì di avvento e quaresima, 20.30-22.00
Comunità Discepole del Vangelo
Via Brenta, 12: lunedì-venerdì,
11.30-12.30 e 17.45-18.45; venerdì
d’avvento e quaresima, 22.00-6.00
Centro parrocchiale Don Ernesto
Bordignon, Via Bassano 16: dal lunedì al venerdì, 17.45-18.45; adorazione notturna nei venerdì di avvento e quaresima
Treville
1º venerdì del mese, 15.30-18.00
Resana
giovedì, 9.00-11.00; 1º lunedì del
mese, 20.30-22.00
San Marco
1º venerdì del mese, 8.00-9.00
Castelminio
1º venerdì del mese, 20.00-21.00
Campigo
giovedì, 17.00 (est.), 18-00 (inv.);
1º giovedì del mese, 17.00-23.00
Albaredo
3º giovedì del mese, 21.00-22.00
Casacorba
1º venerdì del mese, 17.30-18.00,
20.00-21.00
Salvatronda
giovedì, 17.00-18.00
Salvarosa
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
111
Vedelago
1º venerdì del mese, 20.30-21.30
Cavasagra
1º venerdì del mese, 7.30-8.00,
18.00-18.30
San Floriano
3º giovedì del mese, 20.30-21.30
Barcon
giovedì, 20.30-21.15
Vicariato di Castello di Godego
Castello di Godego
giovedì, 18.00-19.00
S. Martino di L.
1º giovedì del mese, 15.00 (cripta)
Galliera Veneta
domenica, 15.00-16.00
Riese Pio X
1º giovedì del mese, 15.30-18.30
Vallà di Riese
2º giovedì del mese, 21.00-22.00
S. Vito di Altivole 1º venerdì del mese, 15.30-18.30
Vicariato di Cornuda
Cornuda Rocca
giovedi, 15.30-16.30
Cornuda Suore
lunedì, 20.30-21.30 Cappellina
Coste
venerdì, 15.30-16.30
Crespignaga
da ottobre a maggio la domenica,
15.00-16.00
Crocetta
sabato, 17.00-18.30
Maser
i primi venerdì del mese, 19.3021.00; i sabati di Avvento e Quaresima, 18.00-18.30
Pederobba
venerdì, 18.30-19.00; i primi giovedì del mese, 15.30-16.30
S. Mama (Ciano) domenica, est. 18.00-19.00, inv.
17.30-18.30
112
Vicariato di Mirano
Mirano
1º giovedì del mese, 17.30-18.30
Spinea S. Bertilla giovedì, 17.30-18.30
Spinea S. Vito
ultimo venerdì del mese; lunedì
(ogni 15 gg.), 20.30-21.30
Martellago
sabato, 17.30-18.30
Olmo
sabato, 17.30-18.30
Maerne
giovedì, 17.30-18.30; 1º lunedì del
mese, 20.30-22.30
Vicariato di Mogliano Veneto
Gaggio
1º giovedì del mese, 20.30
Casale
giovedì, 19.00-22.30
Marcon
venerdì 17.30-18.30; 2° giovedì
del mese 20.30 (guidata; segue la
Santa Messa)
Mogliano – S. Marco: sabato, 8.30-9.30
Vicariato di Monastier
Roncade
venerdì, 8.30-9.00; 1º sabato del
mese notturna, 19.00-7.00;
Biancade
1° venerdì del mese, 8.00-8.30
S. Cipriano
1° giovedì del mese,16.00-22.30
Vallio
1° venerdì del mese, 15.30-17.00
S. Biagio
1° venerdì del mese, 8.30-9.30
Fagarè e S. Andrea sabato, 17.00-18.00
Silea
1° venerdì del mese, 15.00-18.30
Cendon
da lunedì a venerdì (escluso il mercoledì), 18.00-19.00; 1° venerdì
del mese, 20.30-22.00
113
Zenson
sabati di avvento, 17.00-18.00;
Natale e tempo succ.: 1º venerdì
del mese, 20.00-21.00
Monastier
domenica, dalle 14.30
Monastier – Casa di cura: venerdì, 8.30-9.30
Musestre
venerdì ogni 15 giorni, 20.3021.00
Rovarè
tutte le sere da lunedì a venerdì,
18.00-18.30
Vicariato di Montebelluna
Montebelluna Duomo: mercoledì, 19.00-20.00; sabato, 15.30-18.30
Busta-contea
1º venerdi del mese, 20.30-21.30
S. Gaetano
giovedì, 19.00-19.30
Biadene
ultimo venerdì del mese, 17.30-18.30
Caonada
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
Trevignano e Falzè (dalle 20.30 alle 21.30)
13 dicembre a Signoressa; 17 gennaio a Trevignano; 21 febbraio a Falzè;
17 aprile a Signoressa; 22 maggio a
Trevignano; 19 giugno a Falzè
Guarda
1º sabato del mese, 14.30-18.00; in
avvento il sabato, 14.30-18.00
Caerano
venerdì, 20.30- 21.30
Vicariato di Nervesa
Selva del Mont.
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
(inv.) – 18.00-19.00 (est.)
Ss. Angeli
1º lunedì del mese, 20.00-21.00
Bavaria
sabato, 17.30-18.30
114
Cusignana
1º venerdì del mese, 8.30-9.30;
2° lunedì del mese 19.00-20.00
Povegliano
venerdì, 19.00-20.00
Giavera
2° giovedì del mese, 20.00-21.30
Vicariato di Noale
Briana
giovedì, 16.30
Gardigiano
sabato, 17.30-18.30; 1º venerdì del
mese, 17.30-18.30
Moniego
1º venerdì del mese, 8.00-19.00;
giovedì 20.30-21.30
Noale
martedì, 9.00 (chiesa dell’asilo San
Giuseppe); mercoledì, 20.30 (chiesa dell’Assunta); giovedì, 15.00
(chiesa dell’Assunta)
Peseggia 1° venerdì del mese 20.30-21.30
(Chiesetta dell’Asilo)
Rio San Martino venerdì, 15.00-16.00
Robegano
1º venerdì del mese, 20.30-22.00
Salzano
giovedì, 17.00-18.00
S. Maria di Sala
2º martedì del mese, 19.00-19.30
Scorzè
1º venerdì del mese, 19.00-23.00
Veternigo
venerdì di avvento e quaresima,
19.00
Vicariato di Paese
Paese
21 ottobre, 18 novembre e tutte
le domeniche di avvento (16.0018.00)
Postioma
una sera al mese (chiedere in parrocchia)
115
Padernello
domenica, 15.00-15.30; mercoledì,
15.00-16.00; 1º giovedì del mese,
16.30-21.00
Porcellengo
martedì 17.30-18.00; una sera al
mese (informazioni in parrocchia)
Quinto
1º giovedì del mese, 20.45-21.45
Santa Cristina
1º venerdì del mese, 20.30-21.30
Badoere
mercoledì, 19.30-22.00 (cappellina dell’asilo)
Scandolara
domenica pomeriggio (a partire
dal­l’avvento)
Zero Branco
giovedì, 20.30-22.00 (in Avvento
e Quaresima con Lectio divina);
ogni giovedì, 15.00-18.00 (cappellina delle suore Carmelitane)
Vicariato di Ponte di Piave
Levada
mercoledì, 20.30-21.30
Ormelle
giovedì, 21.00-22.00
Negrisia
domenica, 15.16.00
Ponte di Piave
giovedì, 8.30-18.30
Vicariato di Spresiano
Carbonera
1º venerdì del mese, 20.30
Lancenigo
giovedì, 20.30
Maserada
venerdì, 17.00-18.00
Lovadina
1º giovedì del mese, 20.30-21.30
Villorba
1º venerdì del mese, 18.00-18.30
Fontane
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
Catena
1º sabato del mese, 17.30-18.30
116
Spresiano
notturna, una volta al mese
Visnadello 1º venerdì del mese, 17.00-18.00
Candelù 1º venerdì del mese, 17.30-18.30
Mignagola
un mercoledì al mese, 20.30
Vascon
1° venerdì del mese, 17.30-18.30
Vicariato di S. Maria del Rovere
Immacolata
1º giovedì del mese, 16.00-18.00
Monigo
1º venerdì del mese, 20.45-21.45
Fiera
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
Fiera - Cappella S. Luca - Villaggio Gescal: domenica,
17.00-18.00
San Bartolomeo
1º venerdì del mese, 17.30; avvento
e quaresima, giovedì 20.30-21.30
Santa Bona
1º giovedì del mese, 17.30-18.30
San Liberale
1º giovedì del mese, 17.30-18.00
S. M. del Rovere domenica, 17.30-18.30; 1º e 3º venerdì, 17.30-18.30
Monastero della Visitazione: 1º venerdì del mese,
dopo la Messa delle 20.30, fino alle
21.45
San Paolo
1º giovedì del mese, 18.00
San Pelajo
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
Sacro Cuore
1º venerdì del mese, 17.30-18.30
Selvana
lunedì, 17.30
Paderno
1º venerdì e 1º sabato del mese,
20.00
Merlengo
2º venerdì del mese, 20.30 (chiesetta della scuola materna)
117
Vicariato di S. Donà di Piave
Duomo
1º venerdì del mese, 19.00-20.00
Piccolo Rifugio
tutti i giorni, 15.00-18.00; lunedì, 20.30-24.00; ultimo lunedì del
mese, 20.30-8.00
Oratorio Don Bosco: 1º venerdì del mese, 20.4521.15
Suore della Riparazione: giovedì, 17.00-18.00; ogni
domenica, 17.00-18.00; 1º venerdì
del mese, 17.00-18.00
Casa Saretta
domenica, 18.15-19.15
San Giuseppe Lav.1º venerdì del mese, 16.00-18.00;
Discepole del Vangelotutti i giorni dal lunedì al venerdì, 17,30-18,30 presso la cappellina della chiesa di San Giuseppe Lavoratore
San Pio X
giovedì, 17.00-18.00
Mussetta
giovedì, 17.30-18.30
Musile
ogni martedì, 16.00-20.00
Chiesanuova
1º venerdì del mese, 18.30-19.00
Fossalta
giovedì, 17.00-18.00
Noventa
martedì, 17.00-18.30
Marteggia
3° mercoledì del mese, 21.0022.00
Losson
1ª domenica del mese, 15.30-16.30
Caposile
giovedì, 16.00-17.00
Croce di Piave
ogni 13 del mese, 20.30-21.30
Millepertiche
domenica, 15.00-16.00
Passarella
1º giovedì del mese, 18.30-19.30
Fiorentina
1° giovedì del mese, 17.30-18.00
Calvecchia
1° venerdì del mese, 17.30-18.00
118
Vicariato di Treviso
Parrocchie della città: col Vescovo 2° mercoledì del mese,
chiesa di S. Francesco, 21.00-22.00
Cattedrale
da lunedì a venerdì, 17.00-18.00
Comunità Discepole del Vangelo: adorazione notturna
nei venerdì di avvento e quaresima
Casier
1º mercoledì del mese, 21.0022.00
Dosson
giovedì, 17.30-18.30
Frescada
1º venerdì del mese, 18.00-18.30
S. Giuseppe
giovedì, 19.00-19.30; 1° lunedì del
mese, 19.30-20.30
S. Lazzaro
tutti i giovedì, 7.30-8.30; 1° venerdì del mese, 19.00-20.00
S. Agnese
1° giovedì del mese, 17.00-18.00
S. Andrea in Riva venerdì, 17.30-18.30
S. Antonino
1º giovedì del mese, 15.30-16.30
S. M. Ausiliatrice 1º venerdì del mese, 15.00-19.00
S. M. Maddalena 1º venerdì del mese, 18.00-19.00
S. Zeno
1º venerdì del mese, 19.00 (est.) e
18.30 (inv.)
S. Maria sul Sile 1° venerdì del mese, 17.30-18.30
S. Francesco
2° mercoledì del mese, 21.0022.00
Carmelitani
lunedì, 18.30-19.30
S. Stefano – Figlie della Chiesa: tutti i giorni, 17.0018.00
Istituto Zanotti
giorni feriali, 7.30-18.00; giovedì,
20.30-22.30; 1° sabato del mese
notturna, 21.00-7.00
Cappella Universitaria S. Bertilla (P.zza Università, 2 Tv): ogni mercoledì 15.00- 16.00
119
Indice
Presentazione............................................................2
Il sussidio..................................................................4
Tempo di Avvento e Natale......................................9
Tempo Ordinario....................................................31
Tempo di Quaresima..............................................63
Testi per la meditazione personale..........................91
Adorazione eucaristica
nelle chiese della diocesi.......................................109
Finito di stampare nel mese di novembre 2007
da Grafiche Dipro - Roncade Tv
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