Lettera dell’’Ispettore Carissimi confratelli, saluto cordialmente tutti e ringrazio di cuore ciascuno di voi per l’accoglienza che mi avete riservato nella breve visita che ho fatto in tutte le case nei mesi di settembre e ottobre. Comincio a rendermi conto che il compito di “animare e governare” è assai gravoso, ma constato nel contempo che è possibile soprattutto se penso alla disponibilità che ho riscontrato in tutti. È una bella avventura che continua anno dopo anno, quella della nostra vita salesiana. Sia pure con ruoli diversi e in contesti diversi, tutti insieme continuiamo a percorrere la stessa strada; e mi pare oltremodo importante che la percorriamo in allegria e con il massimo impegno, perché sappiamo che abbiamo dalla nostra parte un gran numero di persone riuscite, i nostri Santi. La santità fa irruzione in maniera prepotente nella nostra vita e pretende di essere accolta, coltivata, moltiplicata e condivisa. Il Papa ci dice che è la “luce che orienta i passi della storia”. La santità dunque non “affare privato”, ma “urgenza apostolica” che riguarda tutti; un dovere nei confronti della Congregazione; santità che è la “consegna” del CG 25, come ha affermato il Rettor Maggiore nel discorso di chiusura del Capitolo stesso. Tutte le indicazioni del Capitolo sono state concepite come un cammino per realizzare quello che il Papa, i vescovi e il Rettor Maggiore stesso chiedono a gran voce: la santità. “Cari salesiani, siate santi”. Mi domando se ci crediamo veramente, o se invece ci mettiamo a sorridere con falsa ironia e un pizzico di delusione mentre pensiamo tra noi: ci ho provato tante volte!!! Ma abbiamo provato veramente? E’ necessario comunque provarci ancora! La santità da utopia deve diventare profezia di futuro, di pienezza di vita in un mondo che sembra avere il fiato corto, aver perso la speranza e l’amore per la vita. Ma perché? E come è possibile realizzare questo appello nella quotidianità? Il perché è uno solo e noi lo sappiamo molto bene: perché è la risposta più adeguata all’amore gratuito di Dio che ci ha inondati di una sovrabbondanza di doni inaspettati. Il come è altrettanto chiaro: occorre prendere sul serio e vivere gli impegni della nostra consacrazione per la missione. Per realizzare la santità nella comunità dobbiamo quest’anno, e per questo ve lo propongo, essere esemplari nel vivere i voti: 1. La centralità dell’Obbedienza come fedeltà a Dio e ai sui mediatori che ci permette di agire in maniera organica e organizzata verso la stessa meta, mantenendo salda la nostra identità. 2. La Castità nel suo splendore che ha il suo riflesso nell’amore fraterno e in una vita di comunione comunitaria, diventando fermento di nuove vocazioni. 3. La concretezza della Povertà che è condivisione delle fatiche del lavoro e della fatica di vivere dei destinatari, e che diventa condivisione della missione comune. Per non disperdere le energie ed essere sempre consapevoli del cammino che stiamo facendo diventa anche indispensabile confermare un solido progetto personale di santità inserendolo e confrontandolo continuamente con il progetto comunitario, facendoci aiutare, in questo, da una guida spirituale e dal direttore. La guida materna di Maria, madre Immacolata, e il nostro padre Don Bosco ci saranno sicu- ramente vicini in questo cammino bello ed entusiasmante, oltre che possibile per tutti. Come ha fatto Maria, anche noi dobbiamo permettere al germe di santità che è in noi di crescere, venire alla luce per poterlo offrire al mondo con generosità e sollecitudine. Torino, 1 Novembre 2002 Solennità di “tutti i santi” Don Pietro Migliasso Ispettore La redazione del Notiziario augura a tutti i lettori Buon Natale e congratulazioni v v v a Luca Crivellari per la Laurea in Scienze dell’Educazione conseguita presso l’Università di Torino. al sig. Luca Bertazzi per la Laurea in Scienze dell’Educazione conseguita presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. a Mario Sebastiano Fissore per la Laurea in Lettere moderne conseguita presso l’Università di Torino IDENTIKIT del CONSIGLIO ISPETTORIALE Don Pietro Migliasso, Ispettore Don Sergio Pellini, Vicario Direttore Comunità ispettoriale Don Enzo Baccini Direttore Borgomanero Sig. Claudio Marangio Economo ispettoriale Don Silvio Carlin Direttore Châtillon Sig. Guido Bombarda Delegato regionale CNOS-FAP Don Andrea Ciapparella Direttore e parroco TO-S. Giuseppe Lavoratore Sig. Teresio Fraire Delegato CNOS-SCUOLA TO-Vald. S.D. Savio Don Stefano Martoglio Delegato Pastorale giovanile TO-Vald. S.D. Savio Don Francesco Lotto Direttore e Maestro Pinerolo Monte Oliveto Notizie dalla Casa Madre INSEDIAMENTO DEL NUOVO ISPETTORE DELLA ICP Solenne ingresso del nuovo Ispettore Don Pietro Migliasso. Alle ore 11,00 di sabato 31 agosto nella Basilica di Maria Ausiliatrice c’è stata una solenne concelebrazione. Ha presieduto il Vicario del Rettor Maggiore Don Luc Van Looy, il quale dopo aver letto il decreto di nomina firmato dal Rettor Maggiore ha tenuto l’omelia. All’interno della celebrazione è avvenuto il passaggio delle consegne dal precedente Ispettore don Luigi Testa al nuovo Ispettore don PIETRO MIGLIASSO, il quale ha proclama la professione di fede ed il giuramento di fedeltà. Nella stessa occasione è stato insediato anche il suo Vicario e direttore della comunità ispettoriale, don Sergio Pellini concelebrando, insieme a parecchi confratelli dell’Ispettoria, a don Luigi Testa, e a don Venanzio Nazer Vicario uscente. Si calcola che i concelebranti fossero circa 200, numerosi anche i confratelli coadiutori. Il pranzo - buffet è stato preparato nel salone ristorante, ma poiché si è presto riempito vari confratelli hanno dovuto recarsi nella sala adiacente del self-service. ____________________________ È di San Damiano d’Asti il nuovo Ispettore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta. DON PIETRO MIGLIASSO è nato a San Damiano (AT) il 17 maggio 1950. Salesiano dal 15 agosto 1967, è stato ordinato nella sua città natale il 1 luglio 1978. Laureato in Pedagogia all’Università di Torino, ha prestato la sua opera a Borgomanero (NO), Asti, Novara, come incaricato del Centro di Orientamento psico-pedagogico e al servizio dell’accompagnamento vocazionale, Vercelli e, dal 1997, ancora a Borgomanero. Prende la guida di un’Ispettoria numerosa ed impegnativa. La “Circoscrizione Speciale Piemonte e Valle d’Aosta” conta, infatti, circa 700 confratelli in 46 case salesiane sparse sui territori di Piemonte, Valle d’Aosta e Nigeria. All’Ispettoria, estesa sul territorio di 18 Diocesi, sono affidate 24 parrocchie di cui 10 in Diocesi di Torino. L’Ispettoria lavora anche attraverso 33 oratoricentri giovanili (17 nella Diocesi di Torino), 11 centri professionali, 14 scuole medie, 8 scuole superiori, una facoltà teologica, due comunità per minori, un’editrice (LDC), una tipografia, due opere in missione ed è soprattutto custode dei luoghi delle origini: Colle don Bosco, Chieri e Valdocco con il suo splendido Santuario di M. Ausiliatrice. Don Luigi Testa, ha salutato commosso, insieme con il precedente Vicario don Venanzio Nazer, i confratelli ed ha iniziato il suo nuovo apostolato come Direttore della Casa Salesiana del Colle Don Bosco. Don Luigi Testa, che lascia l’incarico il 31 agosto, è nato a Murazzo di Fossano (CN) il 24 maggio del 1940. Salesiano dal 16 agosto 1960, prete dal 3 aprile 1971, si è laureato in Lettere nel 1972. Ispettore dal 1981 al 1988 ed ancora dal 1993 (dopo un triennio di servizio da Ispettore a Napoli dal 1990 al 1993).Negli ultimi anni, tra le sue varie opere, ha lavorato infaticabilmente per le vocazioni, promosso l’animazione missionaria fino ad aprire una nuova presenza in Nigeria ad Ibadan (dopo Akure ed Ondo), sviluppato la Famiglia Salesiana, potenziato il mondo del lavoro attraverso i centri professionali, realizzato l’unificazione delle tre precedenti Ispettorie piemontesi (Centrale, Novarese e Subalpina) in un’unica Ispettoria (Circoscrizione Speciale Piemonte e Valle d’Aosta, intitolata a Maria Ausiliatrice) nel 1991, incrementato l’Ufficio Pastorale Giovanile dell’Ispettoria investendo su numerosi giovani confratelli preparati nel campo, creato l’AGS Associazione Giovanile Salesiana per il dialogo con il territorio, sviluppato e professionalizzato Radio Proposta di Torino e Primaradio di Asti, costruito la residenza estiva per il Santo Padre a Combes d’Introd, fatto nascere la comunità residenziale per minori “Harambée” di Casale e la struttura comunitaria a carattere educativo “Jonatan” di Torino; ha voluto la riapertura del Teatro San Giovanni Bosco (Grande Valdocco) completamente rinnovato, ristrutturato le camerette di don Bosco (meta di numerosissimi pellegrinaggi), completato il Tempio del Colle don Bosco e i Musei Missionario e della vita contadina del Colle don Bosco. A lui ancora il più sentito ringraziamento per la testimonianza di buon padre. DICIANNOVE SALESIANI IN PIÙ DALL’8 SETTEMBRE 2002 (sommati ad altri dieci che hanno professato a Genzano di Roma) Sono due i noviziati italiani per diventare salesiani: uno in Italia Settentrionale a Monte Oliveto di Pinerolo (TO) e uno a Genzano (RM): da quest’ultimo nasceranno, nella stessa data, altri 10 nuovi Salesiani. Dopo il noviziato a Monte Oliveto di Pinerolo (TO), 19 entrano in Congregazione Salesiana per dare tutta la loro vita al Signore nel servizio ai giovani. Provengono da esperienze diverse, basti pensare che non tutti sono giunti in questo noviziato dall’Italia: 4 sono Ucraini, 14 Italiani e 1 Svizzero. Gli Italiani sono originari di: Torino, Bra (CN) , Cavallermaggiore (CN), Piovà Massaia (AT) , Alessandria, Rogno (BG), Castel Goffredo (MN), Trento, Mogliano Veneto (TV), Tolmezzo (UD), Manzano (UD), Gorizia, Genova, Monte San Pietro (BO). Michele ha 19 anni, è il più giovane del gruppo e proviene da Manzano (UD). Il più “anziano” è Santino (40 anni) ottimo muratore e sub. Tre sono già laureati (2 Lettere e 1 Ingegneria) e uno è anche diplomato al Conservatorio in pianoforte. Altri tre stanno portando avanti gli studi all’Università per laurearsi in Medicina, Ingegneria, Lingue. Non mancano, tra loro,quelli che si sono dedicati professionalmente al “web designer” e all’informatica: da domenica metteranno tutto questo a servizio dell’educazione dei giovani cui sono mandati. La loro professione religiosa è inserita all’interno di una SOLENNE CONCELEBRAZIONE presieduta da DON ADRIANO BREGOLIN, responsabile per i Salesiani dell’Italia e Medio Oriente, e si tiene, appunto per le competenze del noviziato di Monte Oliveto (Pinerolo-TO), domenica 8 settembre alle ore 15,00 a Torino, nella Basilica Maria Ausiliatrice. INGRESSO DI 25 ALTRI GIOVANI A MONTE OLIVETO (PINEROLO - TORINO). L’8 settembre segna anche l’ingresso a Pinerolo (TO) di altri 25 giovani, Italiani e stranieri (rappresentanti di Austria, Croazia, Germania, Malta, Romania, Ucraina). Dopo aver fatto esperienza della vita salesiana nelle loro comunità, nel prossimo anno vaglieranno la loro vocazione per scoprire se sono davvero chiamati a servire il Signore nella vita salesiana. CONSEGNA DEL CROCIFISSO AI MISSIONARI PARTENTI Sabato 28 e domenica 29 settembre a Valdocco si celebra l’Harambée: festoso incontro di giovani attorno al Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez, il quale durante la solenne concelebrazione di domenica consegna il crocifisso a salesiani, suore e laici che sono destinati alle missioni. Tra i laici ci sono giovani impegnati che lavorano nell’animazione missionaria. Alcuni dei salesiani partenti sono ospiti a Valdocco già da giovedì 26 settembre: in tutto 12. Visitano i luoghi salesiani e si preparano per la partenza. Tutti coloro che riceveranno il crocifisso, svolgono nel pomeriggio del sabato il programma “Rivisitiamo il progetto di Don Bosco” (la Basilica, l’oratorio, i laboratori, la chiesa di S. Francesco di Sales), poi si raccolgono in gruppi per riflettere, mentre alla sera nel teatro dell’Oratorio c’è la “Festa insieme”, con danze, canti, diapositive, filmati e al termine la Buona notte di Don Adriano Bregolin, Regionale per l’Italia e il Medio Oriente. La domenica dalle ore 7,00 alle ore 8,00: adorazione silenziosa. Alle 9,00 presentazione del tema “Che cos’è l’animazione missionaria salesiana”, parlano Don Francis Alencherry, nuovo Consigliere generale per le Missioni, Antonio Raimondi, Presidente del VIS e Don Ferdinando Colombo, Animatore missionario nazionale. In questa occasione, inoltre, si radunano per uno scambio sull’esperienza estiva missionaria e per confrontarsi con i missionari partenti i volontari del VIS di tutta l’Italia. Alle 15,30 la concelebrazione presieduta dal Rettor Maggiore. Nell’omelia egli esordisce così: “Non vi nascondo la mia impressione nell’essere qui, al posto di Don Bosco, per la consegna dei crocifissi e il saluto d’addio ai Missionari...”. Ha accennato, poi, alla varietà di opere e di destinatari, cui si rivolgono i nostri missionari. Continua dicendo che: “E’ volontà di Gesù salvare le anime e portare il lieto annuncio ai poveri (cfr. discorso alla sinagoga di Cafarnao). Questa missione si estende “fino agli estremi confini della terra” (At 1,8). Per tale opera sono chiamati i laici, i consacrati, i volontari: tutti impegnati a trasmettere al mondo la cultura cristiana. “La cultura moderna assume un atteggiamento di autosufficienza e crede di poter fare senza Dio, diffondendo il concetto di liberazione umana da tutto, perfino da Dio. I Missionari invece proclamano il concetto di Dio integrato nella formazione umana. Evangelizzazione non è aggressione alle culture locali, ma è missione e inculturazione: il Vangelo deve essere impiantato nelle culture”. Alle 18,45 il Rettor Maggiore dà la Buona notte alle comunità riunite di Valdocco e presenta tra l’altro il suo recente viaggio in Polonia. Si conclude così questa giornata piena all’insegna del mandato missionario della Chiesa e della Congregazione. Foto ricordo Missionari partenti anno 2002 ESERCIZI SPIRITUALI 2002/2003 02 - 08 Febbraio 01 - 07 Giugno 15 - 21 Giugno 22 - 28 Giugno 29 Giugno - 05 Luglio 06 - 12 Luglio 13 - 19 Luglio 20 - 26 Luglio 17 - 23 Agosto 17 - 23 Agosto 17 - 23 Agosto MUZZANO MUZZANO AVIGLIANA CASELETTE MUZZANO CASELETTE MUZZANO AVIGLIANA CASELETTE COGNE MUZZANO Novizi don A. DOMÉNECH (RMG) Mons. M. GIUSTETTI Mons. A. RIBOLDI don G. MATTAI (ILT) don E. BALDINA (IVO) don G. BONGIORNI (ILE) Mons. L. PACOMIO don J. M. GARCÍA G. (UPS) don G. PICHIERRI (ILE) don G.L. PUSSINO (IRO) don P. RIPA 17 - 23 Agosto AVIGLIANA Esercizi itineranti don T. BOSCO - don G. GUZZONATO 24 - 30 Agosto 09 - 15 Novembre 16 - 22 Novembre AVIGLIANA CASELETTE AVIGLIANA don G. ROGGIA (UPS) don D. MACHETTA don G. MORGANDO RITIRI TRIMESTRALI NATALE 21 Dicembre 23 Dicembre 23 Dicembre 04 Gennaio 11 Gennaio MUZZANO AVIGLIANA CASELETTE MUZZANO CASELETTE Mons. A. CATELLA (Vicario episcopale di Biella) don E. RISATTI don M. GOBBIN Mons. A. CATELLA don R. VIRANO PASQUA 17 Aprile 18 Aprile 18 Aprile MUZZANO AVIGLIANA CASELETTE Monaco di Bose don F. BERGAMELLI NB Si pregano i confratelli di portare con sé Bibbia, Costituzioni e documenti CG25. Per i sacerdoti: camice e stola bianca. PER L’ADESIONE AI CORSI COMUNICARE LA SCELTA AL PROPRIO DIRETTORE Quota invernale 257,00 euro - estiva 236,00 euro Per gli Esercizi itineranti sarà aggiunto il costo del pulmann per gli spostamenti SETTORE FORMAZIONE CORSO per DIRETTORI Roma - Pisana 18 - 21 nov. 2002 Roma - Pisana 2 - 5 dic. 2002 PROGRAMMA Lunedì 18 novembre / 2 dicembre Ore 16,00 Accoglienza 17,00 Introduzione al corso Intervento di don DOMENECH Testimonianze sulla propria esperienza nell’esercizio dell’autorità. 19,00 Celebrazione eucaristica con Vespri Martedì 19 novembre / 3 dicembre 7,15 Concelebrazione eucaristica con lodi ed omelia. Presiede don Cereda 9,00 Intervento don Cereda. Le sfide dei Direttore dopo il CG 25: la vita, lo stile e i compiti” Breve scambio in aula con il relatore. 11,00 Dopo l’intervallo lavoro a gruppi. Valorizzazione delle esperienze. 13,00 Pranzo 15,30 Laboratori a scelta: Lectio divina; il discernimento comunitario; il progetto della comunità. 19,20 Vespri e buona notte Mercoledì 20 novembre / 4 dicembre 7,15 Concelebrazione eucaristica con lodi ed omelia. Presiede Rettor Maggiore 9,00 Intervento Rettor Maggiore. Breve scambio in aula con il relatore. 11,00 Dopo l’intervallo lavoro a gruppi. Un passo nella ricerca di soluzioni possibili: le difficoltà possono trasformarsi in opportunità? 15,30 Laboratori a scelta: Lectio divina; il discernimento comunitario; il progetto della comunità. 19,20 Vespri e buona notte. Giovedì 21 novembre / 5 dicembre 7,45 Lodi 8,45 Intervento don Bregolin. Comunità ed opera: un nuovo rapporto da trovare per far respirare lo spirito. 9,30 Lavoro a gruppi. 11,00 Un passo nella ricerca di soluzioni possibili: un confronto tra soluzioni ipotizzate. 11,15 Concelebrazione eucaristica Presiede don Bregolin 12,30 Pranzo e partenze. Il Consiglio Generale attende i Direttori a Roma CISI - Settore Formazione Corsi estivi di formazione 2003 Professione perpetua seconda fase (è modificata rispetto quanto scritto nel verbale del mese di ottobre) Formazione Permanente 24 agosto - 6 settembre Roma S. Tarcisio 28 luglio - 6 agosto - Tematica biblica luogo ancora da precisare. Mese di maggio - CISI Formazione e PG È confermato quanto stabilito nell’incontro di settore. Neodirettori 21 - 31 luglio alla Pisana Preti e coadiutori del quinquennio 17 - 23 agosto - Loreto casa salesiana Professione perpetua prima fase 31 agosto - 6 settembre - Genzano casa salesiana (da precisare) 8 maggio al pomeriggio incontro di settore 9 maggio tutto il giorno PG e Formazione 10 maggio al mattino revisione dell’incontro. Don Enrico Castoldi LES COMBES 2002 L’incontro dei giovani confratelli in formazione il 29/31 luglio 2002 «Non tutti diverrete Delegati della Comunicazione Sociale (CS), ma ci sono in questo libretto alcune idee che potranno essere utili anche a voi in qualsiasi campo d’azione vi troverete». Con queste parole don Livio Demarie ha consegnato ai confratelli convenuti a Les Combes d’Introd (AO) il Manuale del Delegato di CS fresco di stampa. Il tradizionale incontro di fine luglio con i giovani confratelli, impegnati nell’animazione delle ER nei tanti oratori della ICP, è una pausa certamente di riposo ma anche di formazione comune. Il numero totale superava i trenta, alcuni mancavano perché attività straordinarie di apostolato (ad esempio, accompagnare i gruppi di giovani nei Paesi di missione) si sovrapponevano, ma è stato un piacere e una ulteriore occasione di confronto e crescita la presenza di confratelli provenienti da Santo Domingo, Filippine e Slovacchia, che hanno vissuto l’esperienza estiva nei centri del Piemonte. La giornata centrale è stata un vero ri-storo spirituale grazie al ritiro, dopo lo stimolo di don Venanzio a partire dal documento “Ripartire da Cristo”, per una ricarica che nelle mille preoccupazioni di un cortile si faceva sentire necessaria. Un grazie sincero ai generosi confratelli che sono venuti per amministrare il sacramento della Riconciliazione. Tanti sono stati gli interventi di elevato tenore. Giorgio Agagliati, giornalista e diacono permanente, ha commentato il Manuale appena consegnato, facendo notare i punti salienti e pure qualche dettaglio che la sua esperienza gli indicava come “migliorabile”. Da Radioproposta è venuto Fabrizio, il giovanissimo direttore, che ha puntato l’attenzione sul bisogno di professionalità nel settore radiofonico, anche se agli occhi degli inesperti ciò significa stravolgere il palinsesto... “si è sempre fatto così”. Scelte editoriali nuove affrontate con coraggio (ed un pizzico di incomprensione) Les Combes 30 luglio 2002 hanno permesso di riportare la radio torinese ad essere una voce significativa nell’etere di tutto il Piemonte. In una situazione simile ma anche diversa si pone la vicenda di Prima Radio Asti, presentata dal terzo esperto, Isidoro, col figlio Marco. Si tratta di una radio di grande impatto sul territorio astigiano, che vive dell’impe-gno di decine di volontari, per la maggior parte giovani della fascia universitaria che si cimentano con tutte le possibilità offerte. Un campo d’azione salesiano perché rende il giovane protagonista puntando su ciò che gli piace e dando linee educative molto chiare, ad esempio la ricerca delle “buone notizie”, l’attenzione alla realtà locale, persino la collaborazione con la Protezione Civile. Don Darek di Chatillon ha brevemente introdotto alcune delle problematiche e delle possibilità offerte dalla diffusione di Internet nelle case nostre e in quelle dei giovani. Bella e utile la possibilità di creare legami profondi di comunione tra confratelli, di sognare in grande per la ICP, di gioire per il successo generalizzato delle ER che hanno coinvolto migliaia di bambini e giovani per una media di sei settimane. Lo “spirito di Les Combes” si rinnova di anno in anno ravvivando la fiamma dell’entusiasmo per la vocazione salesiana ricevuta. Riccardo SETTORE PASTORALE GIOVANILE DON BOSCO ALL’UNIVERSITÀ Vito, un amico che già insegna al Politecnico, mi ha trascinato per i capelli in c.so Francia, dove c’è l’Alenia, a fare un po’ di pubblicità ai giovani universitari che frequentano la succursale del Politecnico di C.so Duca degli Abruzzi: parecchie centinaia dei primi 2-3 anni di Ingegneria. Abbiamo piazzato una bella bacheca, trasportata da Valdocco con un pulmino, nel cuore di uno dei due edifici dove transitano gli studenti e con parecchio batticuore abbiamo iniziato a proporre, presentare, chiacchierare, scherzare con chi si fermava, incuriosito/a, di fronte al tabellone colorato con tanti fogli inneggianti a corsi, iniziative, gruppi... Nel giro di un paio d’ore abbiamo esaurito tutti i volantini che (con scarsa fede) avevamo portato con noi. Son tornato alcuni giorni dopo a ritirare la bacheca e stessa scena: tantissimi giovani che scendevano in massa dagli autobus e arrivavano a fiumi ad ammassarsi nelle vaste aule per le lezioni. Credevo di averne visti già tanti di giovani in vita mia, ma quella mattina sono rimasto scioccato: non mi aspettavo di vederne tanti così, perchè un conto è sapere che bazzicano per le varie Facoltà 70-80 mila giovani, un conto è vederne anche solo 2000 dal vivo! Mi sono riproposto di ripetere l’esperienza, aiutato da altri amici, nelle altre sedi universitarie (Politecnico centrale, Palazzo Nuovo, Economia, Giurisprudenza, Medicina...). Perché racconto questo? Perché sono più in gamba di te, più intelligente di altri? Affatto! E adesso sorriderai: tornando a casa ero proprio felice dei giovani incontrati; erano stati loro a comunicarmi la gioia che provavo, attraverso la loro accoglienza, cordialità, simpatia, disponibilità (una decina almeno di quelli beccati quelle mattine sono già approdati ad iniziative e gruppi!). Ho pensato a don Bosco che, su suggerimento di don Cafasso, era andato a visitare le carceri minorili di Torino e ne era uscito sconvolto, proponendosi di spendere la sua vita perché i giovani “non avessero più a venire lì dentro” . Se prima ero già entusiasta nel lavorare con e per i giovani Universitari, adesso sono convinto al 100% che come Famiglia Salesiana dobbiamo portare don Bosco nell’Università. Metto in risalto alcuni motivi, peraltro già noti: Ø Questi giovani vivono una delle stagioni più importanti della loro vita, sicuramente l’ultima sul piano della formazione della loro personalità Ø Circola, al di là dell’apparenza un po’ goliardica, tanta solitudine e paura per quanto potrà riservare il futuro (lavoro, scelta di vita, famiglia...) Ø La Chiesa è quasi del tutto assente da questo mondo giovanile e culturale e poi ci si lamenta che c’è freddezza, distacco e talvolta ostilità nei confronti di proposte cristiane! Ø Sono giovani in gran parte disponibili, generosi e soprattutto sono di chi se li prende! Ø La recente Riforma ha fatto esplodere le Università (nel senso che ci vanno in massa!) e in tante città del Piemonte sono nate Falcoltà o sedi decentrate e in tante di queste noi SDB siamo presenti (a Novara abbiamo 2000 studenti universitari ‘ospiti’ nella nostra casa!) Ø Sul piano religioso una percentuale minima ha un aggancio con parrocchie, gruppi ecclesiali, attività... o frequenta con un minimo di regolarità Ø Da varie parti d’Italia, soprattutto dal Sud, arrivano a Torino dei giovani buoni e abitua- ti ad una vita ecclesiale impegnata; poi non trovano agganci, si lasciano prendere da tante cose e tornano a casa senza più la fede! Ø Ogni anno le scuole salesiane di Torino (SDB-FMA) sfornano dalle 5° superiori oltre 250 giovani che si iscrivono al 90% all’Università, per cui presumo che a tutt’oggi vi circolano circa 1500 exallievi/e. Una bella sfida per le scuole di provenienza e per tutte le realtà salesiane di Torino. Il 30 settembre scorso nel Piccolo Valdocco, affollato di 300 giovani, è stato presentato il “PROGETTO TARTARUGA”, una serie di opportunità di incontro, di formazione, di svago offerte agli universitari della Città. C’è posto per 600 giovani, quante sono le tartarughe collezionate da me e visitabili nel mio ufficio! Ecco un elenco sommario: v Gruppi culturali (martedì e giovedì a Valdocco e a Venaria) v Corsi di psicologia a Valdocco e a san Giovannino; da febbraio anche alla Crocetta v Cammini di fede (Valdocco, Crocetta, san Giovannino) v Corale v Incontri per fidanza...tini v Gruppo interculturale v Messa al san Giovannino a partire dal 10 novembre, ore 21.00 v Incontri su “Etica ed Economia” nel secondo semestre v Sito universitario:www.unigio.org v Giornata di studio su Etty Hillesum (data da definire) La novità di quest’anno è che tutti i gruppi elencati hanno dei responsabili, che sono i giovani stessi: hanno voluto, attraverso questo servizio, ringraziare e restituire quanto hanno ricevuto negli anni precedenti. Conclusione: cosa mi sembra importante evidenziare in questo lavoro per gli Universitari? v Noi Salesiani dobbiamo entrare all’Università, farvi entrare il carisma di don Bosco fatto di accoglienza, di ascolto, di aiuto in tutto ciò che i giovani necessitano. Dobbiamo però entrarci da adulti, cioè da persone che hanno delle proposte di qualità da offrire che passano attraverso a tre piani: la cultura, la formazione umana e la fede. Sono, in altre parole, la religione, la ragione e l’amore-volezza del Sistema Preventivo. In questi anni ho sempre trovato grande disponibilità da parte di tutti v Noi Salesiani dobbiamo essere Educatori esigenti: un educatore sa ciò di cui il giovane ha bisogno per crescere e diventare uomo adulto come “onesto cittadino e buon cristiano”. Sono convinto che i giovani in certa misura sono come li vogliamo noi. Spesso non abbiamo noi il coraggio, la grinta, la costanza di essere propositivi secondo una “misura alta” di educazione. v Vorrei ancora ricordare che don Bosco si è circondato di giovani in gamba grazie ai quali è riuscito ad arrivare anche a quelli che oggi chiamiamo “difficili, emarginati...” Non dimentichiamo che per fortuna i “normali” sono ancora la maggioranza e, senza trascurare gli altri, non perdiamo di vista questi che, se formati, potranno aiutarci a ricuperare i meno fortunati. v Sono convinto che se lavoreremo insieme e bene in questa fascia avremo anche le vocazioni, perché è proprio l’Università l’età delle scelte e delle decisioni di vita. Sta a noi far lievitare la pasta, diventando per loro “sale e luce”. In una prossima puntata vi riferirò di quanto si sta facendo a livello ispettoriale con i Collegi Universitari Salesiani (CUS): c’è tanta buona volontà e ci stiamo impegnando in un lavoro appassionato per dare ai 300 giovani ‘ospiti’ quello che darebbe per loro don Bosco. Don Gianni Ghiglione PS: chi incontrasse ragazzi/e universitari/e interessati a fare qualcosa (partecipare a gruppi, seguire qualche corso....) me li mandi e ci parliamo. Vi ringrazio tutti in anticipo! Resto a vostra disposizione. L’EDUCAZIONE: QUESTA SCONOSCIUTA di don P. Majnetti & don A. Martelli Il programma educativo e pastorale si pone come obiettivo l’educazione dell’uomo integrale inserito in un contesto storico: l’uomo e il cristiano, il cittadino e il credente. Nel lavoro pastorale scegliamo la via dell’educazione della persona; nell’educazione scegliamo l’animazione. (dal Progetto Educativo Pastorale della Ispettoria salesiana ICP) La nostra proposta, per quanto abbia ancora bisogno di approfondimento e intesa sul significato dei termini che usiamo, vorrebbe essere questa: crediamo che ogni iniziativa di animazione debba essere impregnata di “intenzionalità educativa”, che quindi l’animatore autentico deve essere educatore e l’educazione evangelizzatrice è il nostro modo di essere Chiesa. L’educazione, prima di essere cosa voluta è un fatto. Noi abbiamo sempre educato e ci siamo sforzati nello scorso anno di scoprire cosa questo voleva dire e cosa occorreva fare in ordine al nostro essere Chiesa e essere “famiglia”. Ma l’educazione è un fatto in crisi: tutti sanno che si deve fare, pochi sanno cosa occorra davvero fare. Per questo facciamo oggi un passo indietro e ci chiediamo: cos’è l’educazione, come funziona, quali rapporti ha con la fede? Perché noi, con la nostra animazione e il nostro servizio ai più giovani, in qualche modo, siamo già educatori. Ma lo sappiamo? 1. DUE PREGIUDIZI DA SFATARE: Innanzitutto cerchiamo di chiarire che cosa noi non intendiamo per educazione eliminando due estremi, rappresentati da due pensatori: Rousseau e Durkheim. a. L’educazione non è semplicemente seguire o preservare l’autosviluppo della persona. Purtroppo, nonostante tutto, il buon selvaggio non esiste. L’educazione non è dunque propiziazione di facoltà naturali che, com- piendo il proprio corso, giungono a maturità. Educazione, anche se dal latino può essere tradotto come semplice tirar fuori, non è semplicemente maieutica. Lo sviluppo del ragazzo non è semplice autosviluppo definito dal suo DNA che l’educatore deve semplicemente chiarire al ragazzo stesso, ma senza imporgli mete esterne alla sua personalità. In questo senso il seme che cresce può anche essere una metafora esagerata. b. L’educazione non è nemmeno l’istruzione mirante alla “buona educazione”, al bon-ton, cioè al vivere sociale. Educare non è semplicemente socializzare; non è soltanto fornire le coordinate culturali per riuscire a vivere tra soci (in società). In questo senso l’educazione dovrebbe infatti a-stenersi dall’identità del singolo individuo, che è appunto fatto personale, non sociale: “L’educazione fornisce il tuo addestramento al convivere, ma quello che fai a casa tua non interessa se tu lo tieni per te”. 2. LA METAFORA MIGLIORE PER CAPIRE L’EDUCAZIONE: Per riuscire a spiegare l’educazione, vogliamo scegliere un ambito ad essa contiguo. Ciò che più si avvicina all’educazione è, a nostro parere, la generazione, l’aver figli. L’educazione è più simile all’opera del genitore rispetto a quella dell’insegnante, del precettore o dell’educatore solitamente inteso. La famiglia e l’analisi dei rapporti famigliari e dello sviluppo del bambino è ciò che più ci può illuminare su cosa vuol dire e-ducare anche per noi, qualsiasi età abbiano i nostri destinatari. In quattro punti schematici potremmo dire: a. Educare, nel senso che intendiamo noi, vuol dire testimoniare nei fatti una vita buona; la bontà della promessa che è stata fatta al figlio facendolo venire al mondo. Quando nasce un bambino, non importa in che modo, non importa se voluto o no, ma per il solo accadere di questo fatto, si dischiude al bambino stesso una promessa: tu potrai essere felice, tu potrai avere una vita buona. Non è necessario che questo venga detto a parole, è un’evidenza che il simbolo del generare porta con sé. Educare vuol dire allora non smentire questa evidenza, ma renderla sempre più presente e vera nella vita del fanciullo e di ognuno di noi. Ognuno si porta dentro per tutta la vita il desidero di una felicità che cerca di raggiungere: l’educatore, e in primo luogo il genitore, ha la responsabilità di testimoniare in tutti i modi al bambino che, anche se neanche io sono ancora perfettamente felice, la promessa che ti è stata fatta venendo al mondo non è falsa: la felicità è possibile. b. L’uomo è desiderante per definizione: desideriamo delle cose, ma soprattutto desideriamo delle corrispondenze affettive, dei gesti che ci dicano che qualcuno ci vuole bene e che con lui la felicità è possibile. Il bambino viene al mondo con lo stesso desiderio, ma la pratica della vita gli può far credere che tutto questo è stato solo un demoniaco inganno, che la vita non vale la pena di essere vissuta, perché mai nessuno sarà così buono con te da permetterti di essere felice. Ti daranno magari molte cose buone, ma il loro amore no. L’educatore, assieme e sussidiariamente al genitore, ha invece il compito di dare senso al desiderio del bambino: qualcuno ci può esaudire. c. La vita è possibile soltanto a patto che sia possibile intravedere la realtà della promessa che è bello vivere. Altrimenti la vita perde senso e il suicidio, in qualunque modo lo si porti avanti, diventa la sola strada possibile per riuscire a sopravvivere. Se il bambino percepisce, ancor prima che per le parole che gli vengono dette, per i fatti che sente, che la madre e il padre non lo volevano, la sua vita resterà segnata dalla consapevolezza di essere un intruso a questo mondo. Ma la bontà del vivere è costantemente minacciata dal fatto che la promessa deve sempre essere ripresa e riconfermata, in un mondo comunque segnato dalla finitudine del peccato, in cui il desiderio sembra senza futuro e la felicità irraggiungibile per definizione. L’educatore, sa di non aver ancora raggiunto la felicità, sa che nessuno a questo mondo potrà raggiungerla in pieno, ma sa che c’è un mondo, il “mondo di lassù” in cui que-sta può essere raggiunta e che allora la vita quaggiù è bella e possibile. d. Per questo educare vuol dire te- stimoniare e attestare con la propria vita, prima ancora che con le parole, qualcosa che va oltre l’educatore stesso e che rende possibile la sua stessa vita e la sua stessa opera. L’educatore non è l’arrivato perfetto, ma neanche il dubitante sempre inquieto. È il pellegrino in cammino. 3. CINQUE CONSEGUENZE: a. Non è possibile educare senza fede. La fede è un tipo di conoscenza che mette insieme la ragione e la libertà. È quel modo di vedere che scorge l’evidenza di quelle verità che non solo la ragione capisce, ma la libertà ricerca e dunque che vanno oltre la ragione stessa. Così se occorre testimoniare la felicità, la promessa di una vita buona, questa promessa è chiara solo per fede, così come per fede io vedo chiaramente che qualcuno mi ama e vuole la mia felicità. A qualunque oggetto e persona, almeno in partenza, sia orientata la mia fede, l’educazione senza fede non esiste. L’educatore deve avere fede perché l’opera educativa non si ferma né al ragazzo che abbiamo di fronte, né all’educatore, ma va oltre ad entrambi: nessuno dei due consegue pienamente la bontà del vivere. La fede è inoltre la attestazione che tale bontà non è solo sperata, come fosse qualcosa che non c’è, ma esiste veramente e con-cretamente e per questo è disponibile anche per noi. Questa è la fede nella sua misura più alta, la fede cristiana, che sa che l’unica persona che può dire di sé di essere il compimento della speranza di un’altra persona, di essere la promessa di felicità esaudita in persona, di es-sere via, verità e vita piena è Cristo. Come dunque l’educazione del bambino ha carattere di ripresa memoriale, perché si torna sempre alla memoria della bontà del nascere per attestargliela di nuovo dicendogli: se ti abbiamo voluto, e l’abbiamo fatto, vedi che c’è una grazia, un dono anche per te, così è per la fede in Gesù: ricorda la vita di Gesù e vedrai, in modo evidente, grazie alla fede, che la felicità è davvero per grazia a tua disposizione. b. La fede è però l’altro nome del compromettersi. La fede chiede il coinvolgimento della libertà, il convertirsi, il giocarsi la vita per cosa creduta. Soltanto così la fede schiude l’evidenza della vita buona, altrimenti resta un parere personale, privatistico e anche un po’ avvilente ed insicuro. Unite questo al fatto che l’educazione è testimonianza e avete come risultato che al centro dell’educazione è da rimettere l’educatore stesso. Abbiamo sempre messo al centro l’attenzione del ragazzo, e questo va bene ed è doveroso, a patto che questo non nasconda le nostre responsabilità. È l’educatore stesso a dover avere fede, a dover essere compromesso, a sapere che ciò che testimonia è vero, più vero di ogni altra cosa, più vero di un sasso, di ogni altra cosa empirica. L’educazione non è semplicemente tecnica, ma vita vissuta, così come il sistema preventivo non è un metodo, ma la vita di Don Bosco tradotta in metodologia e spiritualità. In questo senso l’educatore non può fare a meno di essere un consacrato. Nei due sensi: di colui che ha ricevuto una consacrazione da parte della Chiesa, una vocazione ed unzione, un mandato e anche di colui che gioca la propria libertà all’interno di questa consacrazione, dedicandosi ad essa in quello che fa. Come si dice al campo uno: non si fa l’animatore, lo si è. L’educatore compie e si compromette allora in una missione che assume come grazia e che gli rende possibile compiere la propria libertà e la propria fede, perché la persona è la sua missione, non semplicemente ha una missione. c. Se l’educatore è un santo testimoniante vuol dire che ha il dovere di trasmettere innanzitutto quello che ha ricevuto (1Cor 15,3-4: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture”), per questo ha il dovere di preservare ciò che non è a sua disposizione e non è a disposizione di nessuno. Questo vuol dire che l’educatore deve trasmettere una legge ed un’obbedienza nella quale la libertà trova il suo vero senso. Così come al bambino si insegna e si obbliga a dire per favore e grazie perché diventi uomo, così l’educatore ha il dovere di trasmettere delle leggi e degli obblighi con la cura che lo scopo di questa legge non è il bene dell’educatore, ed in primo luogo neanche il bene del ragazzo, ma il bene della promessa che permette la vita del ragazzo stesso, ed in questo senso anche il suo bene. La legge permette al ragazzo di non confondere Dio con gli idoli, di non pensare che il suo desiderio si possa esaudire trovando oggetti sbagliati, che esaudisce il desiderio solo l’uomo perfetto e l’amore perfetto: Cristo e suo Padre. d. Se educare è similitudine di generare, questo vuol dire che l’educazione deve portare ad una nascita. Come il bambino deve separarsi dalla madre per vivere, così l’educando dall’educatore. L’educare è generare alla vita adulta, dove la persona non ha più bisogno che gli si attesti la promessa, ma l’ha vista con la propria fede e la persegue a sua volta testimoniandola ad altri. Questo vuol dire che l’educazione deve finire e se non finisce vuol dire che non funziona. Non nel senso che una volta adulti si debba essere perfetti e non più perfettibili, ma che la crescita dell’adulto è diversa, da adulto. L’educazione non è perenne, altrimenti creiamo eterni adolescenti che non sanno giocare la propria libertà, ma fanno finta di farlo attraverso esperimenti sempre annullabili in cui si sentono al sicuro sprecando la propria vita. Per l’educatore vuol dire approfondire la propria fecondità, cioè la capacità di generare, ma anche la propria castità, cioè la qualità del proprio amore e della propria capacità di do-nazione, in altre parole, la capacità di non legare a sé i “figli”, ma lasciarli andare, perché la separazione è il fine dell’educazione. L’educatore mammone o simbiotico non ci interessa. e. Per svolgere un’opera educativa di questo genere occorre creare un costume familiare. E don Bosco lo sapeva. Educare non è opera solitaria, ma opera di comunità, perché opera di famiglia. Allora non basta un buon rapporto con i ragazzi, occorre creare un ambiente familiare. Soltanto se le nostre relazioni sono inserite in un ambiente simbolico adatto, verranno dal ragazzo utilizzate per la formazione della propria personalità, altrimenti restano pezzi di un puzzle di cui si è persa la figura. SETTORE FAMIGLIA SALESIANA Premessa “Per rendere efficace e significativa la presenza della Famiglia Salesiana in un territorio, vale la spesa affrontare la fatica di un cammino di convergenze, dichiarando la propria disponibilità ad alcune rinunce personali o di gruppo, che non intaccano la propria identità” (Don Antonio Martinelli). Ora, per giungere a questa “disponibilità” che facilita il cammino di “convergenza” a servizio della missione, la 3ª Assemblea Generale della Famiglia Salesiana ha rilevato, attraverso i gruppi di studio, difficoltà, indicazioni e orientamenti, che cercheremo di evidenziare, per aiutare ogni confratello ed ogni comunità salesiana ad assimilarne i contenuti per operare un rinnovamento di mentalità, in vista di una costruzione della Famiglia Salesiana locale. Strada da percorrere: “formarsi insieme” per “lavorare insieme”. I responsabili a livello ispettoriale dei vari gruppi della Famiglia Salesiana hanno indicato la strada: v “Siamo portatori e annunciatori della missionarietà carismatica che ci invita a passare dalla “mentalità dell’opera” in cui si vive, alla “presenza” nella Chiesa e nel territorio”. v Di qui sorge l’esigenza di un “passaggio da una mentalità legata al passato ad una mentalità aperta” alla conoscenza reciproca, al dialogo, all’ascolto, al lavorare insieme, in rete”. La Consulta regionale ha colto l’urgenza di questa sottolineatura fatta dai Responsabili dei Gruppi (Ispettore, Ispettrice, Presidenti e Coordinatori…) e ha dato alcune indicazioni alle comunità salesiane SDB e FMA per avviare un cammino graduale della Famiglia Salesiana locale: è “Per formarsi insieme e facilitare il cambio di mentalità , in o-gni luogo dove esiste una comunità SDB o FMA si programmi, possibilmente all’inizio dell’anno, un ritiro a livello di Famiglia Salesiana locale”. Ogni Direttore o Direttrice è sollecitato ad incontrare tutti i gruppi che ruotano intorno alla sua casa (Exallievi, Cooperatori, VDB, ADMA, FMA, ecc.) per stabilire con loro un giorno di ritiro per formarsi insieme e stabilire un programma minimo di incontri e di preghiera per creare sempre più comunione tra i gruppi e volontà di collaborazione sul piano della missione. Il formarsi insieme, sottolinea la Carta della missione, è la premessa indispensabile per lavorare insieme. Attuando quanto la 3ª Assemblea Generale ha indicato e la Consulta regionale ha evidenziato, la comunità salesiana si assume le “particolari responsabilità” che, “per volontà del Fondatore”, la impegnano a mantenere “l’unità dello spirito, stimolare il dialogo e la collaborazione fraterna per un reciproco arricchimento e una maggior fecondità apostolica” (C, 5). E questo perché, come dicono i nostri Regolamenti generali, “la comunità salesiana è nucleo animatore della Famiglia: in spirito di servizio e rispettando l’autonomia dei gruppi, essa offre loro l’assistenza spirituale, promuove incontri, favorisce la collaborazione e-ducativa e pastorale e coltiva il comune impegno per le vocazioni” (R, 36). Conclusione Concludo con le parole del Rettor Maggiore don Egidio Viganò, di venerata memoria: “Questa Famiglia è andata sviluppandosi in sintonia con il Corpo di Cristo in perenne crescita: dopo il Vaticano II essa ha ripreso una più chiara coscienza della sua natura carismatica. Oggi tocca a tutti i figli e le figlie, “insieme”, assicurare l’identità e la vitalità. E in questa corresponsabilità di tutti, spetta a noi, cari confratelli, un ruolo vocazionale e storico di specifico servizio e di animazione con particolari responsabilità. Dunque, se vogliamo amare veramente don Bosco, sforziamoci di conoscere meglio la Famiglia Salesiana e di dedicarci con generoso sacrificio e con intelligente coraggio a promuoverne e rinvigorirne la comunione e la missione” (E. Viganò, “La Famiglia Salesiana”): Don Piero Ponzo Delegato regionale FS La Famiglia Salesiana nel Capitolo Generale 25 “Il tema di questo Capitolo si inserisce nel cammino iniziato dai capitoli precedenti: rendere più chiara e interpellante la forza della comunità religiosa salesiana nell’educazione e pastorale tra i giovani e i poveri, divenire centro di animazione e di comunione nella Famiglia salesiana e nel vasto Movimento che si ispira a don Bosco, approfondendo le radici della nostra vocazione e rinnovando il dinamismo della vita fraterna” (CG25, 6). Parlando della Comunità salesiana afferma che è “più convinta di avere un compito carismatico nel nucleo animatore” e in relazione alla Famiglia Salesiana afferma: “È anche migliorata la sensibilità per la Famiglia Salesiana, ma si avverte l’esigenza di crescere verso una maggiore corresponsabilità per una più efficace condivisione della missione”. (CG25, 39) Nel messaggio alla FS, il CG25 dice tra l’altro: “Il vivere e lavorare insieme da fratelli, secondo lo stesso carisma, vuol essere il traguardo e l’esito della vita in comunità, dove l’amore fraterno risulti visibile e forte” (CG25, 138). Un articolo delle nostre Costituzioni da riscoprire. L’impegno degli anziani e degli ammalati per la Comunità fraterna. Nell’ultimo numero del “Notiziario Ispettoriale” avevamo iniziato una riflessione sul 1° paragrafo dell’art. 53 delle Costituzioni, dedicando particolare attenzione alla cura e all’affetto con cui siamo invitati a circondare i confratelli anziani e ammalati. Facciamo ora un passo in avanti, soffermandoci brevemente sul 2° paragrafo dell’art. 53: “Essi, prestando il servizio di cui sono capaci e accettando la propria condizione, sono fonte di bene per la comunità; ne arricchiscono lo spi-rito di famiglia e rendono più profonda la sua unità” (C. 53). § Le Costituzioni mettono in risalto il significato profondo della presenza degli anziani e degli ammalati nella comunità salesiana. Essi non possono più avere posti di responsabilità che un tempo occupavano, “tuttavia accettando la loro condizione”, e rimanendo liberi da ogni amarezza, sereni, fiduciosi e aperti alla comunità, mettono a servizio dei fratelli la loro e-sperienza, il loro spirito di famiglia, la testimonianza dell’abbandono in Dio. § La regola ci dice che gli anziani e gli ammalati non sono per la comunità un “peso”, ma una “fonte di benedizione”. I confratelli anziani e ammalati sono fonte di benedizione per la comunità, perché segnati in maniera speciale della Passione del Signore e perché vivono intimamente il mistero del dolore che redime e salva. Questa consapevolezza di essere maggiormente configurati a Cristo crocifisso, li rende generosi ad offrirsi per il bene della comunità. w Questa è la loro preghiera per l’offerta del quotidiano: Signore Gesù sofferente in croce e glorioso nella Risurrezione, accogli il tormento della carne, la sofferenza dello spirito, il limite dell’attività, come sacrificio che purifica e santifica la mia vita e la mia comunità. Feconda l’azione pastorale dei miei confratelli, perché il loro lavoro porti le anime giovanili a Te, Signore della vita, e susciti in loro desiderio di grazia e i santità, generoso servizio ai fratelli, Questa offerta al Signore si riversa sulla comunità in grazia che santifica le persone e feconda il lavoro pastorale tra i giovani e la gente del popolo. Se la presenza dei confratelli anziani e ammalati viene colta così diventa “fonte di benedizione” per tutti. § L’articolo, poi, aggiunge che i confratelli anziani e ammalati “arricchiscono lo spirito di famiglia”: infatti il dolore non solo purifica chi lo subisce e la comunità che lo condivide, ma ridesta nei confratelli tanta energia di condivisione, di sopportazione, di servizio, caratteri-stiche appunto del più autentico spirito di famiglia. Allora il testo può affermare con sicurezza che questi confratelli “rendono più profonda l’unità della comunità”. Accanto al fratello che soffre la comunità si ritrova unita nell’offrire il sacrificio redentore di Cristo. Non dimentichiamo mai che le sofferenza cristiana è creatrice di bene: le redenzione infatti viene dalla Croce. § Conclusione Raccogliamo con gioiosa disponibilità le indicazioni delle nostre Costituzioni affinché si realizzi veramente nelle nostre comunità quel clima di famiglia che distingue la nostra vita da tante altre. La strada ce la indica San Paolo: “La carità non abbia finzioni...Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda...Siate solidali nelle necessità, premurosi nell’ospitalità...Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri” (Rom. 12, 8-10, 13, 16). Il CG25 parlando della comunità salesiana come “luogo privilegiato” di formazione e di animazione mette in evidenza l’aspirazione delle comunità salesiane oggi: “Le comunità salesiane di oggi vogliono continuare lo spirito della comunità di don Bosco e dei primi salesiani. Per noi la comunità è un vero focolare dove, in clima di fraternità, ci sosteniamo gli uni gli altri nel cammino di crescita personale e vocazionale, secondo le diverse tappe e stagioni della vita” .(CG25, 49) Grave lutto nella Famiglia Salesiana LA MADRE GENERALE DELLE FIGLIE DEI SACRI CUORI DI GESÙ E DI MARIA MUORE IN UN INCIDENTE STRADALE Madre Rosa Inès Baldiòn diresse l’Istituto per 15 anni UN’OFFERTA D’AMORE “La grazia che sovrabbonda sulla natura sta lavorando un cuore di carne che deve essere scolpito totalmente per dare ragione alla nascita di una nuova creatura nello spirito: l’Istituto delle Figlie dei Sacri Cuori”. (Madre Rosa Inès Baldiòn) La Madre Rosa Inès Baldiòn, nacque a Socha Boyacà (Colombia) il 2 luglio 1938 nella famiglia del signor Luigi Baldiòn e la signora Maria Rincòn. Madre Rosa Inès Baldiòn Già da giovanissima manifestò il suo desiderio di consacrarsi al Signore nella vita religiosa, scegliendo l’Istituto delle Figlie dei Sacri Cuori, dove fu ammessa nel gennaio del 1954, all’età di 16 anni. Emise la sua prima professione religiosa a Mosquera il 24 gennaio del 1957. Si specializzò in Psicologia e Pedagogia all’Università Pedagogica Nazionale di Bogotà e quindi in Teologia Spirituale all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Esercitò il suo insegnamento per 11 anni nei collegi di Madrid, Mosquera ed Ibaguè. Nel 1968 ebbe la nomina a Vicaria Generale dell’Istituto, incarico che svolse fino al 1975, quando fu eletta Superiora Generale. Diresse l’Istituto per 12 anni, incrementando l’espansione missionaria in diversi paesi dell’America Latina e, attraversato l’oceano, realizzò le prime fondazioni in Europa ed in Africa. Terminato il suo mandato di Superiora Generale, diede grande sviluppo ed animazione alla formazione permanente dell’Istituto per 12 anni. Curò un’attenta impostazione pedagogica nei diversi processi formativi nell’Istituto, dando particolare importanza al dialogo personale, sostenendo e realizzando incontri fraterni per l’approfondimento dei contenuti dottrinali in sintonia con la crescita umana e l’esperienza della vita consacrata. Nell’anno 1999 fu nuovamente eletta Superiora Generale, incarico che avrebbe dovuto svolgere fino al 2005. Fece sue le sfide del nuovo millennio, motivando con grande entusiasmo l’anno giubilare che doveva portare all’Istituto la beatificazione del Fondatore che percepiva vicina. La sua incrollabile fiducia nel disegni della Divina Provvidenza ed il suo grande impegno per la causa dell’Istituto, le fecero vedere coronato il suo vivo desiderio. La beatificazione di Don Luigi Variara il giorno 14 aprile 2002 fu realizzata dal Papa Giovanni Paolo II. Già dai primi passi della sua vita religiosa, la Madre Rosa Inès approfondì ed assimilò la spiritualità del Fondatore e come guida carismatica dell’Istituto fu protagonista del rinnovamento postconciliare nell’Istituto; ne sviluppò brillantemente i contenuti dottrinali, trasmettendo alle consorelle la vitalità del carisma con una grande perspicacia di spirito e aprì ampi orizzonti al carisma salesiano nella Chiesa. Si distinse per la sua dolcezza ed amabilità ed amò d’immenso amore l’Istituto per il quale ha donato tutta la sua vita. Pure immersa in molteplice attività e continue preoccupazioni, visse intensamente la sua vita di pietà, radicata nella preghiera e nei sacramenti, manifestando un grande amore per l’Eucarestia ed una speciale devozione a Maria Ausiliatrice. Aveva il dono della parola, esprimendo con immediatezza i suoi sentimenti e la profondità della sua vita d’unione con Dio. Lavorò instancabilmente per l’unità dell’Istituto invitando all’esperienza fraterna le comunità locali. Il suo amore per i giovani e gli ammalati ha fatto di Lei una sorella sempre vicina con sentimenti d’accoglienza, riservando a loro sorriso, parole d’affetto e conforto. Accolse con grande interesse ed entusiasmo la proposta del Concilio per la promozione e partecipazione dei laici nella missione della Chiesa appoggiando, dando incremento ed animazione al Movimento Secolare Don Luigi Variara diffuso già in diversi paesi del mondo. Si interessò della pastorale vocazionale, sviluppando progetti, animando le persone ed agevolando mezzi ed esperienze che permettessero la realizzazione vocazionale nell’Istituto e nel Movimento Secolare. Lavorò intensamente per far fiorire i valori che esprimono l’esperienza viva del Carisma Salesiano Vittimale. Visse salesianamente la gioia, la semplicità, il tratto famigliare e la confidenza nella provvidenza, assimilando in modo ammirevole l’offerta vittimale fino alla consumazione della sua vita in piena fedeltà nello svolgimento del suo dovere. Proprio così accadeva ritornando, dopo aver diretto un corso di esercizi spirituali alle Consorelle delle opere in Venezuela. La sua morte è avvenuta in un tragico incidente automobilistico il 31 luglio 2002 in Venezuela nella città di Maracay. La sua fecondità spirituale l’ha fatta per sempre una madre affettuosa, amabile, accogliente e dolce per ognuna delle sue figlie e per chiunque ebbe l’opportunità di conoscerla. Rimarrà per sempre nella mente di ognuno il ricordo della tenerezza del suo IV° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MARIA AUSILIATRICE “Cosa aspettate ad incoronarmi?”: a dirlo fu la statuetta donata da Don Bosco con queste parole: “Tu dovrai molto lavorare per Maria Ausiliatrice” a Don Secondo Marchisio che, in seguito, nel 1902 a Valdocco era il responsabile del servizio liturgico del Santuario e pensava a qualcosa di... straordinario in occasione del Congresso mondiale salesiano nel 1903. Le parole della statuetta, ripetute chiaramente 3 volte, lo colpirono e subito ne parlò con Don Rua e questi con il Santo Padre Leone XIII, che aderì immediatamente e volle che l’incoronazione si facesse “A nome suo” il 17 maggio 1903, non aspettando i 100 anni come è consuetudine. In occasione del centenario l’ADMA, d’accordo con il Rettor Maggiore, Don Pascual Chávez e in dialogo con il suo Vicario e Responsabile per la Famiglia Salesiana, Don Luc Van Looy, indice il IV CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MARIA AUSILIATRICE da celebrarsi a Torino Valdocco dal 1 al 4 agosto 2003. L’invito è rivolto a tutti i Gruppi della Famiglia Salesiana ufficialmente riconosciuti (21) e a quelli in attesa di riconoscimento (27). È gradita la partecipazione dei devoti di Maria Ausiliatrice “non associati” e di ogni buon cristiano. Un invito speciale ai giovani che amano Maria, primi tra essi gli appartenenti al Movimento Giovanile Salesiano e ai loro ani-matori. Grandi furono la gioia, la commozione e la devozione vissute dai partecipanti alle celebrazioni di 100 anni fa nel Santuario di Maria Ausiliatrice e nella visita alle “Camerette di Don Bosco” per cui Don Rua scrisse ai Salesiani di tutto il mondo: “Non dubito punto che coll’aumentarsi fra i Salesiani della devozione di Maria Ausiliatrice verrà pur crescendo la stima e l’affetto verso Don Bosco, non meno che l’impegno di conservarne lo spirito e d’imitarne le virtù...” (Don Rua, Lettere Circolari, pag. 410). Questi i frutti che auspichiamo nel celebrare i congressi di Maria Ausiliatrice: ogni Gruppo della Famiglia Salesiana cresca nella devozione a Maria Ausiliatrice e nella sua specifica identità, quale perla... del cuore di Don Bosco, apostolo di Maria Ausiliatrice “per conservare, difendere... e diffondere la fede cristiana” nel popolo e tra i giovani. A presto. A nome del Consiglio dell’ADMA Primaria in Maria Ausiliatrice e nei nostri Fondatori, aff.mi Presidente Animatore spirituale SETTORE COMUNICAZIONE SOCIALE UN PROGETTO MULTIMEDIALE PER PRESENTARE CHIERI, “LIEVITO DI SALESIANITÀ” (ANS – Chieri, 20 novembre 2002) - Fa sempre piacere ricevere complimenti e auguri, ma quando a farli è il Papa, tramite il Segretario di Stato Card. Sodano, si prova un’emozione indescrivibile. Questo è successo sabato 16 novembre ai ragazzi del CGS Vetta, associazione culturale chierese, durante la presentazione del loro progetto “Chieri e dintorni: lievito di salesianità” al Teatro dell’Istituto San Luigi di Chieri. La benedizione papale ha così contribuito a rendere memorabile il week–end in cui l’associazione ha presentato al pubblico il cortometraggio ed il libro realizzati interamente dai suoi soci. “Posso dire di non essermi mai sentito tanto orgoglioso dei miei soci” continua a ripetere Bruno Baj, presidente del Cinecircolo Giovanile Socioculturale Vetta. La soddi-sfazione viene dalla possibilità di poter esporre al pubblico il frutto di 1500 ore di lavoro volontario e gratuito dei tesserati e, in particolar modo, dei gruppi “Cinema”, “Stampa” e “Foto” che hanno lavorato intensamente per produrre rispettivamente un filmato di venticinque minuti, un libro e un inserto fotografico, presentati davanti a numerose autorità laiche e religiose, accorse al teatro San Luigi. Il gruppo “Cinema”, coordinato da Luca Umile,regista, ha tradotto in immagini la storia di un giovane ragazzo che frequenta l’oratorio e non trova affinità con i suoi compa-gni riguardo attività più impegnate e nessuna sintonia con l’attaccamento che questi hanno verso Don Bosco. Un sogno guiderà però il protagonista alla scoperta dello spirito di Giovannino Bosco. Spicca la prestazione di attori alla loro prima esperienza. Alla prima esperienza anche i cameramen del gruppo che si sono anche improvvisati scenografi, tecnici del suono, montatori. È esordiente anche il regista. Il gruppo “Stampa” ha invece prodotto un testo che contiene una sezione di supporto al cortometraggio, e una dedicata alla riscoperta dei luoghi in cui visse Don Bosco. I due gruppi sono composti da ragazzi poco più che ventenni. Il gruppo “Foto” si è occupato di cogliere la poesia dei luoghi abitati da Don Bosco attraverso una serie di fotografie utilizzate per l’inserto fotografico del libro. Con la replica della presentazione di domenica 17 si è chiusa la serie di appuntamenti proposti dall’associazione nei fine settimana. A complimentarsi è stato anche il presidente del CGS nazionale, Stefano Todini, giunto a Chieri per la presentazione di questo pro-getto realizzato con il contributo del Ministero per i beni e le Attività Culturali. Entusiasta anche Agostino Gay, sindaco di Chieri, che nel suo intervento durante la presentazione, ha sottolineato l’importanza del progetto nel veicolare una maggiore conoscenza della sua città. SETTORE CNOS-SCUOLA -INFORMAZIONI- + Manuale di qualità. Un centinaio tra salesiani, suore e laici sono impegnati a riflettere, a confrontarsi e a trascrivere la tradizione scolastica salesiana secondo le modalità della certificazione. Nelle 200 ore di lavoro si produrrà il manuale, che sarà la carta di identità della scuola salesiana in Italia. Costituirà il punto di riferimento autorevole, garanzia della nostra autonomia e della nostra peculiare offerta formativa e anche, per alcune scuole, il riferimento per la certificazione di qualità. Di avanguardia è la modalità di lavoro e le te cnologie utilizzate: forum informatico, videoconferenze, laboratori di gruppo con personal computer individuali, diagrammi di flusso per le procedure… Tutto finanziato con fondi europei. L’ICP ha 5 partecipanti delle Medie: De Gaudenzi (Agnelli), Fraire (Valdocco), Miele (S.Benigno), Pietrobon (Ivrea), Tarasco (Borgomanero); e 5 delle Superiori: Arlian (Chatillon), Pace (Valsalice), Rossi (Bra), Segafredo (Novara), Zuccarato (Agnelli). + Situazione ispettoriale. Si segue con attenzione l’andamento delle singole scuole in rapporto alla significatività dell’offerta e alla consistenza della domanda (iscrizioni). Quest’anno sono funzionanti due nuovi Licei scientifici a Lombriasco e all’Agnelli, che ha pure aperto il nuovo indirizzo di informatica nell’ITI. L’Agnelli è diventato anche scuola-polo dell’informatica assieme a due altri Istituti statali della città, ottenendo un significativo contributo per corsi di qualificazione del personale delle scuole paritarie e statali collegate. Sono aperte le iscrizioni anche alla nuova scuola media di Valsalice. Motivazioni: chiusura della vicina scuola Sacro Cuore, richiesta di varie famiglie, opportunità di offrire un’ alternativa alla scuola statale e convenienza della verticalizzazione per garantire utenza al Liceo. L’apertura è stata concordata con la vicina scuola cattolica Cadorna nell’ottica della collaborazione ecclesiale. La statistica ispettoriale segna un aumento, anche se contenuto, di iscritti sia nelle 14 scuole medie che nelle 8 scuole superiori (+47, per un totale di 3836 alunni) e in particolare nelle prime classi (+88, per un totale di 1132 alunni). Alcune scuole però sono in seria difficoltà numerica ed economica. + Riforma scolastica. Sta procedendo speditamente: approvata al Senato, presto arriverà alla Camera. Contiene aspetti significativi, tra cui il doppio canale di istruzione e di formazione dai 14 anni e il sistema di valutazione del servizio e degli standard di apprendimento. Circa la parità tutto è fermo sia a livello nazionale che regionale, nonostante l’impegno dell’Agesc. Va detto però che la Regione Piemente. sta finanziando numerosi progetti delle nostre scuole. Teresio Fraire saper fare. IL “SECONDO CANALE” UN‛ATTRATIVA PER I GIOVANI Condizione: farlo conoscere! Una delle scelte che potrebbero fare i giovani che terminano la terza media sarebbe quella di iscriversi ai corsi di qualifica, gestiti nei centri di formazione professionale salesiani. Si tratta di una proposta esplicita, basata anche sulla esperienza che si sta conducendo attualmente nella nostra Regione piemontese. L’obiettivo di una simile scelta è quello di far acquisire ai giovani competenze e professionalità nuove, spendibili sul mercato del lavoro; ma soprattutto orientarli e accompagnarli verso la scoperta delle proprie attitudini e qualità, difficile con la scuola. Seguendo questi percorsi per uno, due, tre anni, si possono veicolare le conoscenze di particolari figure professionali a cui magari non si avevano pensato prima e che potrebbero risultare vincenti per il loro futuro professionale. Si deve dire che le tipologie dei corsi frequentabili coprono un vasto ventaglio di professioni: vanno dal corso di informatica a quello di carrozziere, da quello di impiantista civile a quello di parrucchiera. Il pregio di queste attività formative è quello di essere facilmente fruibili, di aggirare le difficoltà insite nella scuola e di portare il giovane ad essere attore e artefice del proprio sapere e Con l’avvio della sperimentazione nel presente anno formativo, si è inteso avviare un disegno di largo respiro, nel quale si realizzano i seguenti criteri: dare valore culturale alla f.p., intendendola come esperienza formativa in grado di perseguire la formazione integrale della persona, la sua maturazione in una prospettiva che fa del lavoro l’asse portante della proposta educativa e formativa; svolgere nella continuità e progressività dei percorsi (un percorso triennale di qualifica, al termine del quale è possibile inserirsi nel mondo del lavoro, oppure iscriversi ad un corso di diploma professionale); gestire in maniera personalizzata, flessibile ed aperta i percorsi, dal riconoscimento dei crediti ai passaggi alla scuola. Si è detto “avvio” per intendere che otto corsi con circa 20 allievi ciascuno hanno i-niziato le attività, anche se purtroppo sono state molteplici le peripezie che ciò ha comportato: ci siamo trovati di fronte ostacoli ed opposizioni, soprattutto da parte della scuola e/o dell’associazione di scuole (ASAPI), ma anche del sindacato. Si sono tentate le trattative con l’intervento delle autorità (Direttore Regionale della FP e Direttore Regionale del MIUR), si sono inviati scritti e comunicati stampa, con la speranza di trovare un minimo di collaborazione; tutto fu travisato, combattuto, umiliato. Così il secondo canale della istruzione e formazione professionale, attende la riforma Moratti. Senza pretendere di essere esaustivi nella presentazione del modello formativo approntato ci pare che la sua ragione qualificante da sostenere risieda nella metodologia, basata su compiti reali, su didattica attiva e su apprendimento dall’esperienza. L’approccio con il giovane presenta una rilevanza orientativa, per sviluppare la consapevolezza circa le sue prerogative, il suo progetto personale nel percorso intrapreso. La centralità del giovane si viene a delineare dalla fase dell’accoglienza e di orientamento (orientamento inteso come accompagnamento lungo tutto il percorso). Si persegue stimolando ogni allievo all’espressione delle proprie potenzialità, realizzando una pedagogie del “successo” che porta al raggiungimento dell’obiettivo per il maggior numero possibile di allievi. Per garantire ciò viene messo in atto monitoraggio e valutazioni continue. L’approccio peculiare è offerto proprio dalla f.p. nel senso che il giovane viene aiutato alla realizzazione del suo progetto attraverso una identità lavorativa, sostenuta da una proposta tesa a formare il cittadino, il lavoratore, il cristiano. Si vuole evitare una prospettiva di tipo scolastico contenutistica, per ricercare induttivamente le ragioni e le motivazioni nell’operare. Si intende rifuggire anche dalla logica addestrativa, povera di contenuti, per arrivare ad una padronanza delle conoscenze e dei processi di riferimento. Crediamo di offrire un servizio ben preciso valido per le persone che si trovano in difficoltà con la scuola e che nello stesso tempo desiderano migliorare la loro maturazione. Tutto ciò richiede una solida preparazione del personale e dei formatori in particolare affinché diventino capaci e siano in grado di operare al meglio nella prospettiva indicata. Crediamo nel progetto e nella sua importanza per tanti giovani. Nello stesso tempo siamo convinti della sua influenza benefica anche su tutta l’attività consolidata della f.p. del nostro ente. Questo scritto vuole esplicitare l’invito a tutti i salesiani, exallievi, cooperatori ed amici, a sostegno di questa significativa attività nuova della f.p.; da parte nostra diviene ovvia la disponibilità alla collaborazione vicende-vole. Tutte le persone che trattano con i giovani nelle varie case salesiane del Piemonte sappiano indirizzare quei giovani che dimostrassero interesse e voglia ad intraprendere la strada della f.p., strada che può essere considerata “parallela” alla scuola, non per il metodo, ma per le finalità educative. Guido Bombarda SETTORE MISSIONI I “DISPLACEDS” DEL SUDAN Il lavoro dei salesiani a Khartoum e El-Obeid nel racconto del coadiutore salesiano Andrea Comino Torino, settembre 2002 Carissimi amici, Don Bosco raccomandava ai suoi salesiani di privilegiare i giovani poveri e abbandonati nel loro lavoro. In Sudan giovani poveri e abbandonati si traduce con il nome “displaced” che vuol dire profughi, ragazzi di strada, emarginati. I salesiani in Sudan, fedeli all’invito di Don Bosco, sin dall’inizio del loro lavoro si sono occupati dei displaceds. I displaceds in Sudan sono almeno 4 milioni, in gran parte giovani, accampati nelle periferie delle grandi città del nord non affette dalla guerra. Sono completamente abbandonati a se stessi e cercano di sopravvivere con aiuti di organizzazioni caritative e con lavori occasionali. Per questi i salesiani hanno iniziato il loro lavoro in Sudan organizzando il “Centro di Addestramento Professionale Saint Joseph” di Khartoum. Più di ottocento traines (studenti) ricevono istruzione tecnica, assistenza sanitaria, cibo e un posto di lavoro al termine dei corsi. Non si fanno distinzioni nell’accet-tazione, siano essi cristiani, musulmani o animisti. È sufficiente che abbiano bisogno di aiuto e volontà di imparare. Di questo se ne sono anche accorte le autorità islamiche di Khartoum che hanno incominciato a vedere di buon occhio la scuola Saint Joseph. Oltretutto i salesiani aiutano il governo a risolvere due grandi problemi: quello dei ra- “Don Bosco Training Centre” a El-Obeid gazzi di strada e della mancanza di mano-dopera addestrata (dato che le loro poche scuole professionali sono in sfacelo). Visti i buoni risultati della scuola Saint Joseph di Khartoum, il Vescovo Comboniano di El-Obeid, città a 700 km a sud di Khartoum, desideroso di aiutate i 250 mila profughi Nuba della sua diocesi, due anni fa invitò i salesiani a mettere su un centro simile al Saint Joseph. (C’è da notare che la popolazione Nuba è particolarmente presa di mira dall’esercito islamico, per la loro fermezza nella fede cristiana e per il loro coraggio nell’opporsi al programma di islamizzazione in atto in tutto il paese). Con l’appoggio del Vescovo e il consenso delle autorità di El-Obeid si poté avviare il nuovo “Don Bosco Training Centre”. Alcune organizzazioni non governative (ONG) europee mostrarono subito interesse all’iniziativa, anche perché questa rappresentava una delle poche opportunità permesse dal governo a favore dei rifugiati. Si pensò di creare due sezioni, una per i giovani e un’altra per le ragazze. Per le seconde le Suore Canossiane già presenti ad El-Obeid si impegnarono a sviluppare il “Bakita Womar Promotion Centre” dedicato alla schiava sudanese Bakita diventata poi suora canossiana e dischiarata santa recentemente. Per i ragazzi si pensò di avere corsi simili ai Saint Joseph di Khartoum. Addestramento in automeccanica, saldatura, falegnameria, muratura, idraulica ed elettricità. Il programma scolastico verrà svolto in due anni, più qualche mese di “stage” nelle industrie per quanto possibile. Per le ragazze si prevedono corsi di economia domestica, cucito, artigianato, dattilografia e computer. Pure un dispensario medico sarà disponibile per le famiglie circostanti. Un anno e mezzo fa si iniziarono i lavori con un impresario di Khartoum, uno dei pochi in grado di eseguire i lavori con un minimo di sicurezza. Attualmente si sono completati i laboratori di automeccanica, saldatura e idraulica. Entro l’anno si spera di avere i laboratori di falegnameria, elettricità e muratura. Si sono purte piantate più di 900 piante per rendere più gradevole l’ambiente. Nell’esecuzione dei lavori non si può dimenticare il prezioso contributo dato dai nostri istruttori e seminaristi del Saint Joseph di Khartoum. Con essi si sono costruiti più di 2000 mq di tetto con pannelli isolanti portati dall’Italia, un centinaio tra porte e finestre e gran parte degli impianti eletttrici e sanitari. Il laboratorio di elettricità a El-Obeid I ragazzini mostrano entusiasti i primi loro lavori I tutto fatto con gran spirito di sacrificio (con temperature di 40-454°C) e generosità sapendo che il Centro era destinato ai loro connazionali vittime della stessa guerra. Lo scorso giugno si sono avviati i corsi per un primo gruppo, circa 80 ragazzi Nuba. Le domande erano più di 200, ma non si poté fare di più essendo solo tre i laboratori completati. Ogni giorno un camion-bus preleva gli studenti al centro di El-Obeid dove confluiscono a piedi dai diversi campi. Per loro il training è gratis; non solo, ma si offre anche un pasto a base di sorgo, fagioli e fave, per molti di loro l’unico della giornata. A progetto compiuto speriamo di poter accettare circa 500 giovani; si potrà così venire anche a contatto con tante famiglie nei campi profughi e offrire loro assistenza materiale e Un momento importante della giornata. Per molti ragazzi è l’unico pasto della giornata. religiosa. Volendo concludere e fare una valutazione sul lavoro sin qui fatto non si può che ringraziare la Provvidenza per l’aiuto dato. Aiuto fatto tramite tante persone e organizzazioni che hanno fatto la causa dei displaced la loro causa. Tra questi gli “Amici dell’Oasi J.B.” che ci seguono passo passo nel nostro lavoro. A tutti il nostro grazie e la nostra preghiera. Andrea Comino OPERE E ATTIVITÀ DEI SALESIANI AD ESMERALDAS - ECUADOR Alla vigilia del ritorno alla mia missione, dopo la felice permanenza estiva in patria (e per ‘patria’ intendo l’Italia, il Piemonte, l’ambiente salesiano subalpino, il paese e la famiglia), il vicario ispettoriale mi invita a stendere alcune pagine sulla presenza salesiana ad Esmeraldas (Ecuador). Nei 20 anni seguiti al nostro primo arrivo, la preghiera e il sostegno di tante persone (dell’Italia e dell’Ecuador, ma anche della Germania e della Spagna) hanno permesso il radicarsi e l’estendersi del lavoro salesiano in questa provincia tropicale del nord-ovest equatoriano. Svilupperò, nella mia esposizione, tre punti: 1) i problemi dell’ambiente esmeraldegno; 2) i campi d’intervento che la situazione generale suggerisce; 3) le opere e le attività svolte dalla comunità salesiana. 1. Problemi generali che oggi devono affrontare insieme la Chiesa e la Società Civile Alcuni sono comuni a tutta l’America Latina, altri propri dell’Ecuador, altri ancora specifici di Esmeraldas: tutti tra loro connessi e interdipendenti. v Fallimento bancario. Gran parte delle banche dell’Ecuador sono crollate (per corruzione, errata politica finanziaria ed incompetenza), facendo perdere denaro a ricchi e poveri, obbligando molte piccole imprese a chiudere, lasciando senza lavoro tanta gente. v Disoccupazione e sottoccupazione. Male cronico di Esmeraldas, ma oggi accentuato in forma allarmante. Molti padri di famiglia dei quartieri periferici escono il mattino di casa a cercare che qualcuno dia loro un lavoro almeno durante qualche ora per poter così portare alla famiglia il cibo dell’unico pasto giornaliero. v Povertà e miseria. Frutto soprattutto dell’alta inflazione (che ha spinto il governo ad eli-minare la moneta nazionale, il sucre, per adottare il dollaro americano, con un improvviso e verticale aumento dei prezzi), della mancanza di lavoro, dei fenomeni naturali ne-gativi Don Piero Moschetto a Esmeraldas (inondazioni, eruzioni vulcaniche, terremoti), della corruzione imperante e delle malattie. È un problema poter mangiare, vestirsi, avere un alloggio, curare i malanni. Ognuno di questi aspetti è certamente tragico ed esige una soluzione urgente. Già non è possibile comprare carne o pesce. Molti bambini vestono di stracci, con camicie e pantaloni sdruciti. Gran parte della gente della zona suburbana e delle campagne vive in capanne di canna, spesso col pavimento di terra o su palafitte, a volte in una promiscuità indescrivibile. v Emigrazione. La mancanza di lavoro e la povertà obbligano la gente ad emigrare, soprattutto negli Stati Uniti, in Spagna ed in Italia: uomini, e specialmente donne, moltissime già con figli piccoli e adolescenti (che lasciano alla responsabilità di nonni, zii, familiari vari e conoscenti, con effetti gravi sullo sviluppo psicologico e affettivo dei ragazzi/e). È un feno-meno oggi inarrestabile, che può sembrare talvolta una vera ‘febbre dell’oro’ ma che, nella maggior parte dei casi, è in realtà una ‘lotta per la sopravvivenza’. v Deficienza nell’Educazione. Quantitativa, e soprattutto qualitativa, che spesso dà titoli di studio illusori, senza che ci sia un’adeguata formazione culturale e tecnica. Nelle zone rurali la situazione è grave e, nonostante gli sforzi, non accenna a migliorare: molte scuole sono chiuse, e quelle aperte funzionano scarsamente. Migliaia di ragazzi delle campagne sono i più poveri tra i poveri, perché privi di educazione. v Distruzione della Natura. La maggior parte della selva pluviale, straordinaria per biodiversità (una pubblicazione della FAO rivela che il bosco della provincia di Esmeraldas, appartenente al sistema biologico del Chocò, contiene almeno 600 specie diverse di legname pregiato), è preda d’una distruzione rapace con effetti disastrosi per il clima e gli abitanti. Le mangrovie (‘manglares’), che costituiscono un ambiente biologico ricchissimo (molluschi, granchi, gamberi, pesci), fonte di vita per gli abitanti dei villaggi costieri, sono stati quasi del tutto eliminate per far posto a piscine destinate all’allevamento dei ‘camarones’ (gamberetti), sfruttate da ricchi possidenti che hanno i mezzi per prepararle e mantenerle, col benestare delle autorità. La contaminazione del petrolio completa i danni: ad Esmeraldas giunge l’oleodotto dall’Oriente amazzonico, e c’è pure una raffineria, che elimina i rifiuti nell’aria e nelle acque senza che ci sia modo di difendersi. v Malattie. Dovute al clima o alla mancanza d’igiene. In questo ambiente tropicale, le malattie, soprattutto le parassitarie, le respiratorie, le intestinali, sono dominanti e devastatrici: l’anemia, la denutrizione, la malaria, il dengue, il tifo e il paratifo, la tubercolosi, la leihsmaniasi, periodicamente anche casi di co-lera, fanno vittime continue. Secondo gli La nuova Chiesa dedicata a Don Bosco a Esmeraldas ultimi dati, tra i 55.000 bambini di Esmeraldas infe-riori ai 6 anni d’età, 19.000 sono affetti da una denutrizione totale, 23.000 da denutrizione cronica. La tubercolosi raggiunge una percentuale che è la più alta dell’Ecuador. Reni, fegato, cuore, ovari, colonna vertebrale tormentano un numero inimmaginabile di persone; e per le strade si vede spesso gente (molti giovani) affetta da malattie mentali (una volta li si chiamava ‘pazzi’ o ‘folli’). Come curare le malattie in istituzioni pubbliche? Dove ricoverare un tubercolotico in stadio avanzato? Come farsi operare al fegato, ai reni, al cuore, agli ovari, ecc., se le stesse strutture pubbliche chiedono migliaia di dollari? Per poter pagare una trasfusione di sangue, si dovrebbe lavorare un mese. E poi ci sono i fattori antigienici: appena il 22% delle abitazioni della provincia è dotata di acqua che proviene dalla rete pubblica (che non è necessariamente potabile, ma solo ‘intubata’, trattata col cloro non sempre in modo efficace); anche le fognature ed i servizi igienici nelle zone suburbane marginali (includendo la ‘valle di San Rafael’, dove abbiamo la nostra residenza) e rurali sono scarsi o del tutto inesistenti. I centri pubblici di salute sono mediocri, a volte inefficienti (molte analisi non sono affidabili per l’inadeguatezza degli strumenti utilizzati e dei reattivi già scaduti, o per la non sufficiente preparazione del personale paramedico), e non danno le medicine ai pazienti (per cui, chi è ricoverato nell’ospedale, se non può comprarsele perché troppo costose, non è curato e deve ritornarsene a casa, anche se in con- dizioni gravissime). E infine l’ultima beffa: la denutrizione e la debolezza organica rendono lo studio dei bambini davvero poco redditizio. v Famiglie instabili. Essendo prevalenti le unioni libere, la separazione e l’abbandono da parte del convivente (spesso per il ‘machismo’, la violenza e le umiliazioni che patisce la donna, e per l’infedeltà non solo maschile ma, ad Esmeraldas, anche femminile) sono all’ordine del giorno. I figli crescono con la madrastra o il padrastro e non poche volte patiscono abusi sessuali. La pastorale familiare è certamente uno degli impegni prioritari della Chiesa. v Delinquenza, violenza e bande giovanili. Realtà dovute all’esempio degli adulti e alle deficienze nel campo dell’occupazione, dell’educazione, della famiglia. I giovani, soprattutto se poveri, senza lavoro o appartenenti a famiglie sfasciate, sono in continuo rischio di cadere nella rete antisociale (la polizia ha schedato 40 bande giovanili nella sola città, ognuna formata da 30-50 membri d’ambo i sessi). Gli assalti a mano armata, diurni e notturni, per le strade, nelle case, nei pullman cittadini o di lungo percorso, sono quotidiani. Ogni giorno c’è qualche assassinio. v Alcoolismo, droga e narcotraffico. Trovano il loro habitat ideale in questo ambiente di miseria umana (materiale, morale e culturale), e allo stesso tempo, ne sono anche causa diretta o indiretta. La vicina Colombia favorisce non solo il contrabbando generico fiorente, ma il facile commercio della droga, con sistemi mafiosi, sempre violenti e crudeli. v Guerriglia colombiana. Sostenuta dai narcotrafficanti, sta generando l’entrata dalla Colombia di molti profughi, e l’infiltrazione degli stessi guerriglieri nella provincia, soprattutto nella zona nord di San Lorenzo. v Corruzione. Universale: dei giudici (che esigono tangenti per assolvere gli innocenti, e mandano liberi i trafficanti di droga colti in flagrante), delle autorità (che, mentre offrono lo spettacolo desolante della mediocrità, utilizza- Il Centro Giovanile a Esmeraldas no per il proprio tornaconto parte delle somme stanziate dal governo per opere sociali, e, manipolando la gente col denaro e l’inganno, sono sempre rielette rimanendo in sella per anni: il sistema del ‘cacichismo’ non è ancora morto), della polizia, della burocrazia, dei professori (che per promuovere chiedono sfacciatamente compensi in denaro o prestazioni sessuali). Se ne parla, se ne hanno indizi, talvolta anche prove, ma tutto continua come prima. Anche perché, chi dovrebbe intervenire, ha la coda di paglia (‘medice, cura teipsum’). v Separazione tra fede e vita. È certo il problema pastorale più importante che la Chiesa deve affrontare: la gente è fondamentalmente religiosa, di una religiosità naturale e spontanea, un po’ superstiziosa, che si nutre di atti esteriori spesso indipendenti dagli atti liturgici comunitari; ‘Diosito’ (perché Dio è ‘Diosito’, buono, che ti soccorre ma non t’impegna) lo si prega, gli si accendono candele; le pareti della casa sono piene di immagini e quadri sacri; una benedizione del ‘Padrecito’ (anche il sacerdote è chiamato col diminutivo, indipendentemente dalla sua prestanza fisica!) è considerata sempre un atto efficace e ... portafortuna; ma poi la vita è un’altra cosa. I vizi del bere, della droga e dei giochi d’azzardo sono i passatempi di fine settimana. I ragazzi possono ricevere il catechismo, frequentare la scuola cattolica, ma poi l’influsso dei familiari e della società annulla spesso gran parte dell’insegnamento ricevuto. 2. Campi d’intervento che la situazione suggerisce alla Chiesa e alla comunità salesiana v Educativo. Soprattutto nelle zone rurali la necessità è urgente. Al sud della provincia c’è la possibilità di cambiare le cose, sviluppando un ‘piano pilota’ di miglioramento scolastico nelle scuole dei villaggi da parte dell’Istituto Pedagogico Don Bosco, che sta creando molte aspettative nelle popolazioni locali, nella Chiesa e nelle stesse autorità civili. È il soccorso da dare ai più poveri tra i poveri. Ci siamo convinti che aprire e far funzionare una scuola seria è forse più importante che aprire un consultorio o un ospedale. Ha ragione Don Milani: ‘La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde’ e ‘La povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo: si misura sul grado di cultura e sulla funzione sociale’. Il cosiddetto ‘sottosviluppo’ ha qui la sua causa principale e, forse, trova qui la sua soluzione. La scuola è la promozione umana più efficace in un settore dove la presenza dello Stato è ancora fortemente deficitaria, specialmente dal punto di vista qualitativo. v Sanitario. La Chiesa di Esmeraldas ha crea-to consultori, centri di analisi, farmacie popolari, attività di medicina preventiva, ed anche tre piccoli ospedali. L’impegno è grande, anche se ancora insufficiente. v Pastorale. La scarsità del clero è un problema cronico e non permette la cura pastorale dappertutto. L’invasione di evangelici (quasi tutti ‘fondamentalisti’, di origine statunitense) e di ‘sètte’ (specialmente Testimoni di Gehova e Mormoni) è massiccia, aggressiva, efficiente. v Sociale. Con la scuola e la salute, ci sono molti altri campi in cui la Chiesa è impegnata: i giovani in continua situazione di rischio, le donne madri senza lavoro e bisognose di ‘superarsi’, i bambini abbandonati e privi di genitori, gli anziani senza pensione e soli. E infine, non ultima tra le opere sociali, c’è l’impegno della Chiesa nella difesa dei boschi e dei ‘manglares’, che costituiscono l’ambiente di vita e di sostentamento di molta gente, soprattutto di negri e indigeni. Don Moschetto con un gruppo di catechisti/e 3. Opere e attività dei salesiani ad Esmeraldas Il rapido sguardo che abbiamo dato all’ambiente esmeraldegno ci ha portati a dedicarci ai campi più congeniali alla nostra vocazione. Presento quello che stiamo facendo ed anche (scritto in corsivo) i progetti che stiamo per iniziare o che sono in fase di programmazione. è Centro città (1) Istituto Pedagogico (IPED) ‘Don Bosco’ È una scuola superiore, dopo la maturità, che prepara durante tre anni i maestri per tutta la provincia (23.300 Kmq) soprattutto per le scuole rurali. Opera fondamentale e di grande influsso, non solo sociale, ma anche culturale. Fondata dai padri comboniani, è stata accettata dal Rettor Maggiore Don Egidio Viganò nel 1982. Con quest’opera abbiamo iniziato l’anno seguente la nostra presenza ad Esmeraldas. Funziona dalle 7 del mattino alle 13. Attualmente conta 200 alunni. (2) Scuola Elementare di Sperimentazione Pedagogica ‘Don Bosco’ Annessa all’IPED ‘Don Bosco’ è a servizio degli alunni maestri che imparano a poco a poco, attraverso l’osservazione prima e la sperimentazione poi, a diventare educatori, formatori e docenti. Funziona dalle 7 del mattino alle 12,30. Gli alunni sono circa 500. (3) Scuola Elementare ‘Sacro Cuore’ Affidata ai salesiani circa dieci anni fa dal vescovo di Esmeraldas, funziona nel pome- riggio (dalle 13 alle 18,30) negli stessi ambienti della scuola ‘Don Bosco’. Serve pure come scuola di sperimentazione della Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador, che ha una sede ad Esmeraldas (PUCESE). Anch’essa raggiunge attualmente 500 alunni. (4) Scuola Media ‘Domenico Savio’ Iniziata quattro anni fa, funziona nel pomeriggio (dalle 13 alle 19) negli stessi ambienti dell’IPED ‘Don Bosco’. Attualmente ha 300 alunni (5) Oratorio e Centro Giovanile ‘Don Bosco’ Iniziati ambedue pochi mesi dopo il nostro arrivo ad Esmeraldas, in un vecchio capannone offertoci dal vescovo. Funziona il sabato e la domenica, nel capannone riadattato e negli ambienti e cortili della scuola ‘Don Bosco’. Attività: catechismo (esteso pure ad un quartiere collinare il sabato mattino), sport e giochi popolari, teatro, musica e canto; e per i giovani: attività formative (catechesi, riunioni e convivenze), culturali (musica strumentale e corale, marimba e folklore esmeraldegno negro), sociali (aiuto ad anziani poveri e soli, artigianato in ceramica e lavorazione del cocco e della tagua, pittura e ‘manualidades’ varie). Si cura in modo speciale la prepa-razione dei catechisti, con riunioni settimanali, ritiri spirituali mensili e seminari annuali. (6) Chiesa Pubblica ‘Don Bosco’ La iniziale cappella, diventata troppo piccola, è stata sostituita da una bella chiesa, costruita con l’aiuto dei Rettor Maggiore Don Giovanni Vecchi, la istituzione cattolica tedesca ‘Adveniat’ e tanti amici italiani. È il centro della devozione a Don Bosco e del culto religioso per tutte le opere che abbiamo nella zona e per la gente del quartiere. Fu consacrata solennemente dal vescovo di Esmeraldas nel maggio dell’anno 2000. (7) Opera dei ‘Ragazzi della Strada’ Per i ragazzi e giovani dei quartieri periferici che sorgono lungo il fiume Esmeraldas, zone di alto rischio sociale (alcoolismo, droga, delinquenza, prostituzione). Don Moschetto e i licenziati di una classe Si visitano le famiglie dei ragazzi, si collocano i giovani presso artigiani, li si invoglia a studiare, li si accoglie nel doposcuola; e si è aperto per loro pure un centro di ‘computazione’ (per far crescere nei ragazzi/e l’autostima). Formazione e periodicamente ritiri anche per i genitori. (8) Scuola Secondaria (dopo la Scuola Media) Speriamo di poter iniziare nella primavera del 2003 questa scuola superiore (corrispondente all’istituto o liceo in Italia), con un programma sperimentale (che già è stato approvato dal Ministero dell’Educazione), con l’intenzione di dare una base culturale migliore agli allievi che poi hanno intenzione di seguire gli studi come maestri e professori (sia nell’IPED sia nell’Università). Si conclude con il ‘Bachillerato’, che corrisponde alla nostra Maturità. Funzionerà negli ambienti dell’IPED, dalle 7 del mattino alle 13 (sperando di avere aule sufficienti). (9) ‘Guarderìa’ per i figli delle alunne madri dell’IPED Quest’anno abbiamo 61 alunne che, per quanto giovani (tra i 18 ed i 24 anni), sono già madri (nubili o abbandonate o conviventi; due solo sposate religiosamente), che spesso debbono lasciare gli studi per seguire i loro bambini. Si tratta di aprire una specie di ‘giardino-nido’, che funzioni durante le ore di scuola. Speriamo di poterlo iniziare entro l’anno 2002. è Zona suburbana di ‘San Rafael’ (10) Unità Educativa ‘Maria Ausiliatrice’ Comprende 10 anni di ‘Educazione Basica’ (dalla scuola materna alla terza media). È una scuola popolare per i ragazzi di questa zona suburbana (a circa dieci km dal centro cittadino), dove i salesiani hanno la loro residenza dal 1992. La scuola ha creato pure alcune aule ‘decentrate’ nel ‘barrios’ che sono sorti quasi tutti in forma disordinata, frutto di invasioni di terre e di episodi di violenza. Mancano ancora i servizi essenziali come le fognature e, in molti casi, anche l’acqua potabile e la luce. La scuola, in continua crescita, attualmente è frequentata da 700 alunni. (11) Istituto Tecnico ‘San Rafael’ Iniziato nel 1999, è al suo quarto anno di vita. Comprende tre anni di studio e di pratica dopo la scuola media: possiede laboratori di meccanica, falegnameria, sartoria, artigianato della ceramica, e prossimamente, a Dio piacendo, anche quello di elettricità e di elettronica. Desta molta aspettativa tra la gente e le autorità. Attualmente ha 300 alunni. (12) Parrocchia ‘Maria Ausiliatrice’ Costituisce il cuore della nostra presenza in questa vasta zona che sta crescendo numericamente (ogni anno si hanno nuovi inse-diamenti ‘selvaggi’) e di cui si ha la cura pa-storale. Sono decine di quartieri che sono oggi tra gli ambienti più pericolosi della città. La chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice è il primo edificio che abbiamo costruito a ‘San Rafael’, ed è un centro non solo pastorale, ma anche sociale e ricreativo. Sono pure nati nei ‘barrios’ dei piccoli oratori per il catechismo, i giochi e le varie iniziative sociali. È parrocchia dal 1992. (13) Formazione e apprendistato per le donne madri Attività iniziata nell’anno 2000 per le donne madri di ‘San Rafael’, per aiutarle a crescere umanamente e, allo stesso tempo, perché possano imparare qualche attività rimune-rativa. Si lavora durante sei-otto mesi, con gruppi di 50 persone (due gruppi contemporaneamente). La formazione consiste in ‘lezioni’ teoriche e pratiche (‘talleres’) su ‘relazioni umane’, Donne Madri di San Rafael ‘autostima’, ‘valori’, ‘parità di genere’. L’apprendistato è vario: utilizzazione della soia, confezione di borse, borsette e scarpe con fibre vegetali proprie della zona tropicale, orto familiare, allevamento del pollame, sartoria, panetteria e pasticceria, lavorazione artigianale della noce da cocco. (14) ‘Apoyo Escolar’ Corrisponde pressappoco al ‘Doposcuola’. Funziona nel pomeriggio per i bambini delle Scuole statali del suburbio, che non possono essere aiutati dai loro genitori perché analfabeti o fuori casa per tutto il giorno. Oscillano tra i 250 e 300. (15) Formazione e Apprendistato per giovani a rischio Se riusciamo a trovare l’aiuto necessario, speriamo di poter iniziare verso la fine del 2002. È un progetto di ampio respiro e certamente urgente per la gioventù tra i 16 ed i 24 anni, in genere senza lavoro e in continua tentazione di assumere comportamenti antisociali. Contiamo di poter lavorare almeno durante tre anni con 400-500 giovani, per gruppi, con lo stesso metodo utilizzato nella formazione delle donne madri (metodo che si è rivelato utile e che sta dando risultati sostanzialmente positivi). Un signore di Quito, exallievo salesiano, ci ha offerto alcuni ettari di terreno non lontano da ‘San Rafael’ per poter impiantare una ‘cascina’. (16) ‘Guarderìa’ per le donne della Formazione Affinché le donne madri che vengono alla Formazione con i loro figli piccoli possano seguire, è necessario aprire anche qui un modesto ‘asilo nido’ per i bambini durante alcune ore del pomeriggio. è Provincia di Esmeraldas (17) Centro Educativo Matrice (CEM) di Chamanga: miglioramento educativo Chamanga è un centro di circa 5 mila abitanti che si trova all’estremo sud della provincia di Esmeraldas, fino a due anni fa solo raggiungibile per mare e barca. È stata costruita da poco una strada che attraversa la zona e che mette in comunicazione capanne e villaggi finora isolati. Invece di un viaggio di-sagiato e sempre incerto di un giorno intero, è ora possibile giungervi in poche ore di macchina. A Chamanga, la Chiesa ha un Centro Educativo (10 anni di educazione basica) Matrice (significa che dal ‘Centro’ ‘emanano’ e dipendono anche le scuole statali dei vari villaggi attorno). Dall’anno scorso il vescovo ha affidato all’Istituto Pedagogico la responsabili-tà del CEM di Chamanga e quindi anche delle scuole dei villaggi: è un lavoro non facile e ci impegna seriamente sia per migliorare l’attività didattica, molto povera e in certi casi inconcludente, sia per preparare meglio i maestri e professori, con seminari mensili e, durante le vacanze scolastiche, con corsi che, frequentati durante tre anni, daranno ai docenti (in gran parte senza titoli validi per l’insegnamento e con scarse conoscenze basilari), il diploma di ‘professore di educazione primaria’. Il CEM ha attualmente 250 alunni. (18) Villaggi della zona di Chamanga v Miglioramento educativo: le scuole nei villaggi della zona (una ventina oggi in funzionamento, altre chiuse) hanno maestri non preparati e che spesso non si presentano per le lezioni. Da quest’anno abbiamo iniziato ad attendere a sei scuole (numero che dovrebbe crescere annualmente) con la ‘pratica docente’ dei nostri alunni maestri dell’IPED (durante sette mesi, da luglio a gennaio). Spesso ai villaggi si arriva con difficoltà, perché non ci sono ancora strade di raccordo, e sono accessibili solo per sentieri. È questo certo un gran lavoro sociale (anche costoso, dal momento che gli alunni maestri debbono mantenersi). Con qualche borsa di studio possiamo aiutare i più bisognosi, che purtroppo sono molti. Il totale degli alunni di queste scuole raggiunge le ottocento unità. v Cura pastorale: In tutta questa zona da anni non c’è sacerdote. Dobbiamo pure preoccuparci dell’assistenza religiosa, con i nostri alunni maestri e alcuni professori dell’IPED più impegnati, e andando ogni tanto a celebrare messe e sacramenti. Le sette e gli evangelici sono presenti ed efficienti, e molti cattolici stanno abbandonando la Chiesa cattolica. Abbiamo iniziato questo lavoro, per invito del vescovo, nella speranza di trovare qualche sa-cerdote (in Italia o in Spagna) che possa farsi carico di questa vasta parrocchia. (19) Creazione e costruzione di 5 scuole complete nella zona di Chamanga Si tratta di eliminare, dove è possibile, le scuole unidocenti (con un solo maestro) o incomplete (due o al massimo tre maestri) e creare cinque scuole complete (con tutti i sei anni delle elementari e con almeno sei maestri) a cui portare gli alunni dei villaggi più accessibili. È un progetto che speriamo poter realizzare nel giro di due-tre anni, se riusciamo a trovare chi sovvenzioni le costruzioni (e sarebbero necessari pure alcuni pulmini). L’esperienza ci dice che è più importante aprire una scuola elementare che una scuola superiore, perché, e lo tocchiamo con mano ogni giorno, senza ‘basi’, qualsiasi educazione secondaria ed universitaria è un’illusione (quanta gente con ‘titoli accademici’, però inutili!). (20) Zona di Malimpia È un’ampia zona nella via verso le Ande. Molti villaggi non hanno scuole, ed un sacerdote italiano parroco aiuta i genitori (tutti contadini) ad aprire e sostenere queste scuole. Noi inviamo i maestri recentemente diplomati e li seguiamo nel loro lavoro ‘in loco’. (21) Ragazzi della Strada nella zona di San Lorenzo San Lorenzo è un grosso centro (circa 10 mila abitanti) al Nord, al confine con la Colombia: zona di conflitto e pericolosa per la guerriglia e il narcotraffico. Si rende necessaria un’attività tipo ‘ragazzi della strada’ per poter aiutare la gioventù, che si trova nel rischio continuo di prendere strade sbagliate. Si spera di poter iniziare al più presto. Il vescovo ha offerto una vecchia casa (da risistemare) tanto per cominciare. è Attività varie (22) ‘Colonias Vacacionales’ (= Estate Ragazzi) Durante le vacanze scolastiche (mesi di febbraio e marzo) nell’oratorio si aprono attività ricreative, educative e formative (in genere i ragazzi non vanno in vacanza fuori città): durano un mese. Organizziamo nell’Oratorio, insieme ad alcune parrocchie, la preparazione di queste ‘colonie’. (23) ‘Corsi di Scienze Religiose’ I salesiani hanno iniziato e diretto fino ad alcuni anni fa questi corsi nell’Università Cattolica: attualmente continuano a collaborare con le lezioni. Si lavora per la preparazione dei catechisti, degli agenti di pastorale e dei professori di religione a livello di tutto il Vicariato Apostolico (sono quattro ore di scuola ogni sera, dal lunedì al venerdì). Noi seguiamo anche direttamente qualche professore che frequenta ‘a distanza’ i corsi di licenza in Teologia Pastorale presso l’Università Politecnica Salesiana di Quito. (24) Museo didattico di Scienze Naturali Abbiamo in questi anni raccolto un discreto materiale scientifico (in gran parte già classificato) ed etnografico. L’idea è di aprire un museo didattico non solo per l’Istituto Pedagogico, ma per tutte le scuole della città e della provincia. Abbiamo bisogno di ambienti e di attrezzature. (25) Studio scientifico e Difesa dell’Ambiente nella Riserva Ecologica ‘Mache Chindul’ È un progetto ambizioso, elaborato Ragazzi di strada di San Rafael con l’appoggio di alcune istituzioni civili di Esmeraldas. La Chiesa è impegnata in prima persona per salvare quel che resta delle foreste e dei ‘manglares’, di cui la provincia era ricca (una delle ‘biodiversità’ più alte del mondo). Si tratta di studiare l’ambiente biologico (sto interessando alcune università e istituzioni internazionali) e poi di preservarlo, con varie attività di sostegno, anche di tipo turistico. La ‘Riserva’ (della zona sud della provincia) è di 110.000 ettari, e si potrebbe lavorare con le aree che appartengono ad Atacames (4.000 ettari) e a Muisne-Chamanga (45.000 ettari). Il bosco pluviale è in parte ancora intatto, ma in continuo pericolo di essere sfruttato e distrutto. Mi sono dilungato forse un po’... Se qualcuno vuole darci una mano, con un sostegno anche modesto, sia benedetto (le opere e attività che hanno maggior bisogno sono quelle numerate 1, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 21, 22, 24, 25). E che Don Bosco ci aiuti tutti, nel Vecchio e nel Nuovo Mondo, a lavorare per il regno di Dio, per i giovani e per i poveri. Ogni bene. Perosa Argentina, 18 agosto 2002. Don Piero Moschetto DAR ES SALAAM PORTO DELLA PACE È passato a Valdocco durante l’estate il coadiutore Alfonso Morcelli, missionario in Tanzania, che dal 1995 si trova a Dar Es Salaam DON BOSCO V.T.C. Vocational Training Centre Dar Es Salaam Nel gennaio del 1992 il Cardinal Rugambwa (Cardinale dell’Arcidiocesi di Sar Es Salaam) chiamò i salesiani, già presenti in Dar Es Salaam con un Centro Giovanile e sede della Procura per tutta la Tanzania, a prendersi cura di una piccola scuola professionale nella zona di Oyster Bay. Allora c’era solo una piccola falegnameria con 30 ragazzi, senza macchine utensili e tutto era fatto a mano. Nel 1995, con l’aiuto della Misereor tedesca si iniziò lo sviluppo della falegnameria con la costruzione di un laboratorio di 50 x 12 metri e l’acquisto di “macchinari”. Nel 1998 la falegnameria era in pieno sviluppo, con tante richieste di lavoro e con questi lavori si riusciva ad affrontare le necessità della scuola. Nello stesso anno venivano aperti 2 nuovi settori: elettricisti impiantisti e saldocarpentieri con un complessivo di 108 ragazzi con corsi biennali. Vecchi e nuovi laboratori a Dar Es Salaam La comunità salesiana era formata da 3 confratelli: il direttore americano, l’economo italiano e il tirocinante keniota. Tre continenti diversi con il cuore di Don Bosco! Nel giugno 2000 con l’aiuto della Comide (organizzazione belga) si iniziò la costruzione della nuova ala elettrotecnica (piano terra), computer, aule e uffici (primo piano). Oggi la costruzione è finita e stiamo preparando per la spedizione del macchinari e attrezzature. Con il 2003 si inizieranno altri due nuovi settori: operatori di macchine utensili e segretari/e per aziende, hotel, turismo... A tutt’oggi il personale è ancora di 3 confratelli, con la differenza che il direttore è indiano e il tirocinante ugandese. Gli insegnanti sono tutti locali e l’80% Don Bosco VTC: il nuovo padiglione per i laboratori di elettrotecnica e aule scolastiche sono exallievi. La maggioranza degli allievi è cristiana, ma abbiamo anche il 20% di musulmani ed un altro 20% tra anglicani, protestanti o denominazioni affini. Le Autorità locali stimano molto la scuola Don Bosco e si aspettano tanto da questa scuola. La visita, per la chiusura dell’anno scolastico, del Cardinal Pengo, di Ambasciatori, Responsabili nel settore della Formazion professionale e di simpatizzanti di Don Bosco, dimostra l’apprezzamento per il lavoro fatto per questi ragazzi/e dai 16 ai 22 anni. In Dar Es Salaam, come in altre parti della Tanzania, non è facile trovare lavoro, soprattutto per i giovani. Abbiamo iniziato il movimento degli exallievi, aiutandoli a mettersi in proprio. Si uniscono in gruppi di 4/5 e diamo loro un container, aiutandoli anche per l’allacciamento della corrente elettrica. Il container serve come un primo magazzino provvisorio, come deposito delle macchine man mano che riusciranno ad acquistarle, come piccolo laboratorio in attesa di tempi migliori, come ufficio comune.... Con uno sforzo non indifferente è stato preparato anche il EPP (Educative Pastoral Plan) per coinvolgere insegnanti, ragazzi, genitori, parroci... L’oratorio è un’altra realtà che Un simpatico punto di incontro Laboratorio di falegnameria Alcuni tavoli in costruzione sta dando i suoi frutti. Per ora è spazio prevalentemente per il gioco, ma anche luogo dove musulmani, protestanti, cattolici si rispettano e si accettano come sono. L’Africa sta affondando lentamente, ma non fa testo. L’educazione, la scuola, il lavoro con la gioventù è l’unico salvagente per questo continente sempre più dimenticato. Un Don Bosco “africano” forse potrebbe capire e fare molto di più. Sogni per il futuro? Nonostante le difficoltà continuiamo ad aver fiducia nella Provvidenza che non ci ha mai abbandonato e siamo sicuri che la buona semente che stiamo seminando con la scuola, con l’oratorio, con l’aiuto a chi ne ha bisogno, ma anche con la presentazione della persona del Signore Gesù porterà frutti abbondanti a beneficio di molti. Alfonso Morcelli SETTORE ECONOMIA Unione dei Superiori Generali (U. S. G.) Economia e missione nella Vita Consacrata oggi Questo è stato il tema scelto dall’Assemblea della USG per il mese di maggio 2002. Prima di entrare nel contenuto di questo documento conviene segnalare alcune grandi preoccupazioni che erano presenti nei Superiore Generali in merito alla gestione e all’uso dei propri beni. 1. Per cominciare è opportuno affermare che non si può intraprendere un processo di rivitalizzazione di un Istituto religioso senza prestare una particolare attenzione all’uso evangelico dei beni. Anche rispetto ad essi, infatti, bisogna parlare con fedeltà creativa. Senza dubbio i nostri progetti di rifondazione rimarranno mere chimere se non si rifletteranno sul nostro modo di acquistare i beni, sull’aspetto della gestione finanziaria, sulla quantità di beni che accumuliamo, sull’uso che facciamo del nostro patrimonio e del nostro denaro e sul modo in cui condividiamo ciò che possediamo. Riuscire ad utilizzare le nostre risorse economiche a vantaggio della missione e nel rispetto dei valori evangelici è una preoccupazione importante che riguarda la nostra identità religiosa oggi e la credibilità della te-stimonianza che diamo. 2. I destinatari di questa riflessione sono i Superiori generali, le Curie generali, gli economi generali e, in un certo senso, gli Istituti religiosi nel loro insieme. Costoro sono i più interessati a questa riflessione e sono anche coloro che più ne hanno bisogno poiché a loro tocca stabilire una politica amministrativa ed economica che si presenti come una alternativa alle proposte del neoliberismo e una buona risposta ai bisogni degli Istituti religiosi, al servizio dei poveri. 3. All’addentrarci nel tema di questa Assemblea ci siamo resi conto che è abbastanza nuovo e senza dubbio complesso, importante e stimolante per l’ insieme dei religiosi. All’inizio di questo III Millennio non si può certo restare indifferenti dinanzi al problema della povertà che dilaga e diventa miseria, fame, mancanza di risorse per curare tante malattie, per difendersi dal freddo e facilmente sfocia in violenze e guerre. La realtà della globalizzazione rende particolarmente urgente questo tema. Sappiamo che il nostro contributo non può bastare per risolvere tutti i problemi che nascono dalla povertà, ma non abbiamo certo per questo il diritto di smettere di fare quel che possiamo per ridurla. A questo ci invita il Papa all’inizio del XXI secolo: “ ... E’ forse giunto il momento di una nuova e profonda riflessione sul senso dell’economia e dei suoi fini. In tal senso risulta urgente riconsiderare la concezione stessa di benessere perché non sia dominata da una gretta prospettiva utilitaristica che lascia uno spazio marginale e secondario a valori quali la solidarietà o l’altruismo” (Giovanni Paolo, Messaggio del 1 gennaio 2001, n 15). 4. Non possiamo dimenticare che le Congregazioni religiose, in quanto istituzioni, possiedono vari tipi di risorse: risorse spirituali, umane, pastorali ed economiche. La nostra attenzione in questo caso si è centrata su queste ultime. Se è vero che esse non sono sempre quelle che più scarseggiano, è pur vero che bisogna riconoscere che senza di esse è diffi- cile portare a termine buona parte delle nostre attività di religiosi poiché ogni attività ha una sua dimensione economica. 5. All’inizio della nostra riflessione desideriamo ricordare che l’economia è una dimensione essenziale della vita; così lo riconosce lo stesso Gesù come possiamo vederlo nel Vangelo e particolarmente nel Vangelo di San Matteo, antico collettore di imposte. Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo e a una parla di grande valore (Mt 13, 44-46); per costruire è necessario sedersi e fare bene i calcoli e preventivare i costi (Lc 14,18); Gesù non risparmia elogi per il buon amministratore (Mt 24,45). San Paolo, a sua volta pone in tela di giudizio coloro che aspirano a diventare vescovi e “non sanno amministrare la loro casa” (I Tim 3,5). Il Vangelo ci orienta ci orienta sempre e anche quando cerchiamo criteri per mettere a profitto i nostri talenti in banca affinché producano il dovuto interesse (Mt 25,14-30).. Motivi per i quali la USG ha scelto di trattare questo tema Molteplici sono stati i motivi che ci hanno portato a ritenere che questo tema fosse il più opportuno e necessario per il momento presente della vita religiosa. 6. Fino ad ora non era stato mai trattato dalla USG. Nella storia della USG non si è mai affrontato, prima di adesso, questo importante aspetto della società e della stessa VC. In un paio di Assemblee si è studiato il tema della povertà. Ma questa volta l’approccio è molto diverso. Non si vuole trascurare la povertà personale, ma l’attenzione viene posta, soprattutto, sulla dimensione istituzionale e collettiva dei nostri beni e sul modo di acquistarli, gestirli, condividerli e sulla politica economica generale da seguire. E’ indubbio che a volte si può vivere e lavorare senza grandi mezzi ma in ogni momento ci si deve preoccupare di portare avanti una sana amministrazione dei beni. 7. Si constatano problemi o comportamenti poco opportuni in diversi luoghi e in alcune congregazioni religiose a motivo di errori nel gestire ed investire il denaro. Alcuni di questi hanno avuto ripercussioni pubbliche e, senza volerlo, danneggiano l’immagine delle Congregazioni più coinvolte e della Vita Consacrata nel suo insieme. Certamente la gestione dei beni di un Istituto religioso richiede cautela, precisione, onestà e professionalità. In essa si deve evitare ad ogni costo la speculazione. 8. Nel nuovo contesto dell’economia mondiale e dell’amministrazione gestita sempre più te-cnologicamente, c’è bisogno di maggiore informazione e di una migliore formazione di tutti i religiosi e in particolar modo di coloro che devono decidere e portare avanti l’amministrazione e la gestione dei beni dei religiosi. Nella buona tradizione della vita religiosa varie congregazioni religiose sono state pioniere nella buona amministrazione dei beni e nel sapere evitare i rischi che può portare con sé l’usura o l’accumulazione indiscriminata. Questa buona tradizione deve essere mantenuta e arricchita con l’esperienza e le nuove conoscenze della scienza economica. 9. In passato c’è stato un eccessivo mistero attorno all’amministrazione dei beni e ciò ha dato vita ad un atteggiamento irrealistico nei confronti del denaro e del suo uso da parte dei religiosi. Adesso è necessario dare maggiore spazio e priorità alla professionalità, alla chiarezza ed alla trasparenza: aspetti che stanno diventando sempre più indispensabili in questo campo con tutti gli importanti cambiamenti che ne conseguono. 10. Il tema economico è stato poco popolare tra i religiosi e, tuttavia, non può essere estraneo alla VC; esso vi deve occupare il giusto posto. Sono molte le ripercussioni che esso ha nella missione delle congregazioni; la missione non può prescindere dall’economia. La questione economica ha grandi conseguenze poiché riguarda un’importante dimensione della nostra vita. Inoltre, è strettamente legata all’azione politica della società e spesso queste due dimensioni sono interconnesse. Il regnante capitalismo neoliberista rende tale tema quanto mai impellente. Obiettivi di questa riflessione Le necessità sopra ricordate hanno richiesto che di fronte alla situazione attuale dobbiamo darci i seguenti obiettivi: 11. Avere una più chiara consapevolezza ed una più precisa visione della nuova situazione in cui ci troviamo in merito ai beni. Valutare tale situazione. 12. Proporre una riflessione su questo tema e su determinati suoi aspetti. Senza dubbio vi sono aspetti da chiarire riguardo all’economia in generale e all’economia degli Istituti religiosi e ciò dovrà esser fatto, evidentemente, da persone esperte in questo campo. 13. Presentare alcuni criteri sani ed evangelici per discernere cosa si deve fare al momento di acquistare, gestire, usare, condividere i beni. 14. Indicare degli orientamenti per far sì che la gestione economica sia legata alla missione i-stituzionale di un Istituto. 15. Proporre e incoraggiare determinate realizzazioni riguardanti i nostri beni per cui è ne-cessario conoscere esperienze e condividere orientamenti chiari per poter procedere nel giusto modo sia a livello provinciale che ge-nerale negli Istituti religiosi. Questi sono i motivi che stimolano lo studio e orientano la riflessione dei religiosi su questo tema. Presa di coscienza delle nuove realtà economiche interne agli Istituti religiosi e del contesto economico in cui ci troviamo. Senza dubbio vi sono elementi nuovi nella gestione economica delle Congregazioni e nel contesto economico della società nella quale siamo immersi. Ne presentiamo alcuni: 16. Sono molte le situazioni nuove in merito all’acquisto, all’amministrazione e alla destinazione dei beni: la tendenza e la necessità della capitalizzazione, la separazione dei beni tra le comunità religiose e le opere, i cambiamenti nelle strutture amministrative, il ricorso a fondi pubblici (BOT, CCT), l’attenzione ai fondi pensione e le assicurazioni sulla salute, la riflessione sullo spazio che diamo alla Provvidenza, il nuovo rapporto tra economia e povertà, la trasparenza della gestione economica delle comunità religiose, delle opere, delle Province e degli Istituti, la diversificazione delle fonti delle nostre risorse, la creazione di fondi destinati agli aiuti, la ge-stione di portafogli, le nuove norme del diritto canonico (1983) relative all’amministrazione dei beni, la decentralizzazione dei processi decisionali che fa sì che in alcuni Istituti le decisioni sull’economia si prendano soprattutto a livello provinciale e l’ingerenza delle Ammini-stra- zioni generali sia molto limitata... Lo stesso fenomeno dell’inculturazione ha fatto sì che la realtà economica dei religiosi presenti grandi differenze da un posto all’altro; le culture influiscono sul modo di rapportarsi con il denaro e concretamente sul modo di gestirlo. 17. Va sottolineato in modo particolare il bisogno avvertito ultimamente di condividere maggiormente l’informazione sui beni e i beni stessi all’interno di ogni Istituto e con i diversi membri della società, soprattutto con i poveri e in alcune culture con la famiglia del religioso. A questa necessità si sta rispondendo nei modi più diversi. 18. È apparso sempre più necessario prestare maggiore attenzione ai responsabili o persone che si occupano della cura dei beni: gli economi religiosi. E’ necessario descrivere meglio il loro profilo, la missione dell’economo generale o provinciale e la nuova funzione che essi svolgono nell’insieme del cammino di un Istituto religioso oggi: tali figure devono possedere una formazione in economia, in giustizia sociale e preoccuparsi di rispondere alle esigenze della povertà religiosa. L’attenzione deve andare anche alle equipe di consulenti nella gestione delle nostre finanze e ai consigli provinciali o generali che hanno il compito di stabilire la politica economica degli Istituti religiosi. Come essere preparati per poter prendere le decisioni che si devono prendere in questo campo? Qual è la responsabilità degli economi nelle equipe di governo? Come possono risvegliare il giusto interesse per il tema della economia nei religiosi della Congregazione o della Provincia? Se da una parte coloro che stabiliscono le politiche economiche e coloro che decidono in materia necessitano una formazione o per lo meno un’informazione sistematica e più precisa, dall’altra sarà utile per tutti i religiosi po-ter disporre di una regolare informazione ge-nerale che aiuti ad avere la giusta sensibilità verso la situazione economica del gruppo di appartenenza. In un buon numero di Istituti religiosi gli economi, soprattutto generali e provinciali, stanno avendo maggior importanza; non solo eseguono ciò che altri decidono ma sono pure implicati nelle decisioni che vengono prese nei consigli. 19. Vi sono province o Congregazioni religiose che già poggiano più sugli utili e sugli interessi dei loro investimenti che sulle entrate o su-gli stipendi che ricevono i religiosi per il loro lavoro. Si tratta di un nuovo modo di produrre denaro e risorse che può avere importanti conseguenze e certamente fa riflettere sul modo in cui si producono i nostri beni. E’ evidente che con il passare dei secoli si siano prodotti importanti cambiamenti in questo campo. In ge-nerale possiamo dire che i nostri beni oggi provengono in parte da donazioni, in parte dal nostro lavoro, dalle entrate legate alle opere e, in parte, dagli interessi che matura il capitale. Quale dovrebbe essere la politica da seguire? Non c’è dubbio che relativamente alle entrate degli istituti religiosi si sono prodotti grandi cambi negli ultimi anni. 20. Le nuove fondazioni, in generale quelle nei Paesi in via di sviluppo o in zone periferiche dell’emisfero Nord, non sono così autosufficienti da portare avanti le opere e rispondere agli ordinari bisogni dei religiosi o dei gruppi e non si vede come possano riuscirvi nel breve termine. Indubbiamente i nuovi fronti missionari stanno influendo sull’economia degli Istituti religiosi. Che fare di fronte a tale situazione? Ridurre le spese di queste fondazioni? Continuare ad aiutarle gratuitamente? Portare avanti solamente ciò che può essere sostenuto economicamente? D’altra parte, nel primo mondo aumenta l’età media e diminuisce il numero dei religiosi, motivo per cui diminuiscono anche le risorse economiche e questo fa che si può apportare meno per la comunione dei beni. Non c’è dubbio che è una realtà concreta che dove c’è lavoro remunerato ci sono pochi religiosi che lo possono realizzare e dove ci sono molti religiosi è scarso il lavoro remunerato e di fatto appena si ricevono entrate per i lavori che si portano a termine. 21. Il lavoro dei religiosi viene legalmente valutato e contabilizzato dal momento che essi hanno iniziato a guadagnare uno stipendio, ad avere una pensione e una copertura sanitaria; la condizione lavorativa dei religiosi è ormai equiparata a quella dei laici. Ciò rappresenta una novità ed influisce significativamente sulla economia degli Istituti religiosi. 22. Nella gestione economica degli Istituti religiosi, il criterio e le ragioni della giustizia stan- no avendo importanti ripercussioni sulla nostra economia e sulle persone più direttamente responsabili della stessa. È quasi superfluo dire che ad un economo religioso viene chiesta una grande sensibilità sociale per poter bene amministrare i beni religiosi e lo stesso vale per un Consiglio generale o provinciale. 23. Il fenomeno della capitalizzazione è una nuova realtà nella vita religiosa. A tale riguardo la diversità di criteri è grande e a volte non manca una certa confusione. Come orientarsi di fronte a questo fatto? Illustrazione e chiarificazione di alcuni aspetti legati all’economia e da questa con la missione della VC Sono vari i temi riguardanti l’economia e la missione che richiedono qualche chiarimento. In questa sede ci limitiamo ad enumerarli: - Economia oggi 24. Questo tema va studiato con particolare attenzione a motivo della sua importanza e delle numerose ripercussioni che esso ha sull’insieme della vita religiosa. Appare opportuno presentare una visione nuova dell’economia che abbia al centro il servizio del bene comune e sia, nella pratica, molto solidale; si tratterebbe di una visione dell’economia alternativa rispetto a quella più diffusa ai nostri giorni. Ciò può aiutare ad agire sagacemente in questo campo per il bene del Regno. - Vita religiosa 25. La vita religiosa ha vissuto significativi cambiamenti nella spiritualità, nello stile comunitario e soprattutto nella missione. Essa si sta sempre più inculturando e si sta anche globalizzando. Tutti questi cambiamenti riguardano la teologia e la pastorale della stessa vita consacrata, il suo stile di vita e il suo modo di rapportarsi con le risorse umane e materiali. - Economia e vita religiosa 26. E’ importante riuscire a mettere bene in relazione queste due realtà nel rispetto dell’identità delle stesse. La vita religiosa non può svolgere bene la sua missione se non dispone delle necessarie risorse economiche; le risorse economiche di una congregazione non saranno ben orientate se non saranno al servizio della missione. Al tempo stesso è opportuno ricor- dare che la gestione economica non riguarda solo la povertà, ma ha a che vedere anche con l’obbedienza, dal momento che vi sono leggi della Chiesa, del proprio Istituto e dei Governi che vanno seguite, e riguarda anche la castità, dal momento che la libertà del cuore è imprescindibile perché i beni siano messi al servizio della persona umana. - Acquisto dei beni 27. In merito a questo tema si dovrà riflettere sui cambiamenti che stanno avvenendo e sui mezzi che si stanno usando. Nota (La seconda parte dell’intervento sarà pubblicata nel prossimo numero). NOTIZIE DALLE CASE IL PELLEGRINAGGIO AI LUOGHI SALESIANI DEL CONSIGLIO GENERALE Torino, luglio 2002 Gradita sorpresa del Rettor Maggiore e del suo Consiglio il 12 luglio scorso è stata la presenza di tutti i Superiori Generali che hanno voluto, all’inizio del loro mandato, fare un pellegrinaggio ai Luoghi Salesiani Il punto di partenza è stato evidentemente la Chiesa di San Francesco d’Assisi, ove Don Bosco celebrò la sua Prima Messa, ove ebbe inizio la missione salesiana con l’incontro di Bartolomeo Garelli... Poi le diverse tappe dell’Oratorio di Don Bosco fino a giungere a Valdocco. La mattinata del 13 luglio è stata per la visita alle Camerette di Don Bosco rinnovate, molto apprezzate e ammirate per i contenuti salesiani che propongono a tutti i visitatori e la Concelebrazione in Basilica di Maria Ausiliatrice per chiedere la protezione della Madonna sul sessennio appena iniziato. Al termine della S. Messa la preghiera Consegna degli omaggi al Rettor Maggiore e al suo Consiglio durante il pranzo a Valdocco Il Consiglio Generale all’altare di Don Bosco dopo la Concelebrazione in Basilica davanti all’urna di Don Bosco e la relativa fotografia. L’incontro con tutte le Comunità di Valdocco avvenne durante il pranzo comune segnato da tanta cordialità e fraternità. Alcuni piccoli ricordi del Piemonte e Valle d’Aosta sono stati omaggiati al Rettor Maggiore e al suo Consiglio. La visita a Casa Beltrami e Valsalice occupò il pomeriggio: l’incontro con i salesiani ammalati fu molto apprezzato e fu letto come un bel gesto di solidarietà del Rettor Maggiore per i singoli confratelli. La visita alla casa di Valsalice, da dove partirono schiere di salesiani per le missioni, fece conoscere a tutti la storia dell’Istituto Valsalice e a quelli che l’avevano mai vista la Tomba di Don Bosco e il bellissimo Museo di Scienze Naturali. Sembrava di sentire ancora la presenza di Don Beltrami, Don Variara, Don Cimatti... e di rivivere i primi tempi della Congregazione accanto alla Tomba di Don Bosco. Il Sindaco di Castelnuovo Don Bosco conferisce al Rettor Maggiore la “Cittadinanza Onoraria” Il “nuovo” cittadino di Castelnuovo, Don Chávez, in mezzo alle Autorità civili presenti Il Rettor Maggiore e il Consiglio davanti alla Tomba di Don Bosco La domenica 14 luglio fu tutta per il Colle. Al mattino c’è stata la simpatica manifestazione di stima per i salesiani con il conferimento da parte del Sindaco e della Giunta Comunale di Castelnuovo Don Bosco della “Cittadinanza Onoraria” al nuovo Rettor Maggiore Don Pascual Chávez Villanueva. Erano presenti alla cerimonia il Prefetto di Asti e tutti i Sindaci della zona con molti simpatiz- zanti dell’opera salesiana. Al pomeriggio il Rettor Maggiore e il Consiglio visitarono con molto interesse il Museo Missionario rinnovato, ammirarono il Tempio Superiore di Don Bosco e sostarono a lungo alla Casetta in raccolta meditazione. Seguì la benedizione e l’inaugurazione della Cappella del Rosario rinnovata. Presente un folto gruppo di salesiani e pellegrini che ricordavano il famoso incontro di Don Bosco con Domenico Savio. Viarigi: il Rettor Maggiore con il Consiglio e il Sindaco davanti al monumento di Don Variara (foto Ubertone) Il Rettor Maggiore benedice la Cappella del Rosario rinnovata Dopo il Colle ci fu la visita a Chieri ove Giovanni Bosco visse gli anni della sua formazione scolastica e sacerdotale. “Dieci anni che valgono una vita” è il titolo del film della giovinezza di Don Bosco che racconta quel periodo. Lunedì 15 luglio: ancora due tappe prima di procedere verso Roma. Viarigi: terra natale del Beato Luigi Variara. Era la prima volta che un Rettor Maggiore con il Consiglio arrivava in quel paese così benemerito. Il ricevimento in Comune da parte del Sindaco e delle Autorità locali volle essere il ringraziamento per la nuova presenza delle Figlie dei Sacri Cuori a Viarigi e segno di simpatia verso l’opera salesiana. Mornese: è stata la conclusione logica del pellegrinaggio. Le umili origini di Madre Mazzarello hanno messo in risalto maggiormente la grandezza della Santa che ha incarnato nella sua persona i grandi valori umani della sua gente e li ha uniti profondamente a quelli evangelici della vocazione religiosa. Le FMA presenti gustarono la gioia salesiana di avere tra di loro, anche solo per poco, il nono Successore di Don Bosco. Il ricevimento del Rettor Maggiore e del Consiglio nel Comune di Viarigi Mornese: il Rettor Maggiore e il Consiglio davanti al santuario di Madre Mazzarello, assieme alle FMA, al parroco e al cappellano Un cordiale ringraziamento al Rettor Maggiore 16 Agosto 2002 al Castore (4226 m) Nel 1952, all’elezione del nuovo Rettor Maggiore, Don Renato Ziggiotti, parve bene a Don Cignatta ed ai suoi giovani che fosse occasione adatta per portare un busto di Don Bosco sulla vetta che più domina la valle di Ayas e Gressoney. Molti salesiani ricordano il valore educativo che veniva dato “all’andare in montagna”, al contatto vivo con la natura alpina, al camminare, all’ascendere, al pregare ed al celebrare sulla montagna. Abbiamo scelto per celebrare il 50° anniversario il 16 agosto, giorno natalizio di Don Bosco, in cui 50 anni fa facevano la professione religiosa i salesiani. Siamo giunti in vetta verso le ore 9, abbiamo trovato il piccolo busto di Don Bosco rifugiato sotto un tettuccio di roccia, completamente distaccato e in pericolo di cadere e scomparire nell’abisso Sud della montagna su cui è collocato. Ci ha invasi un senso di tenerezza e commozione nel trovarlo lì e sentire la storia dei 20 giovani lavoratori che con il loro prete di campeggio lo portarono su, quasi ad invitarlo a benedire dall’alto tutti i campeggi e tutti i giovani che conoscevano il suo nome. Fulgido Tabone, l’artista del Rocciamelone, ha accettato di mettere in sicurezza il Don Bosco del Castore, è entrato subito in azione col trapano a batteria, ha fissato la “targa”, ha scalpellinato la roccia perché potesse accogliere bene il busto bronzeo allineato sopra la targa. La targa era stata benedetta a Valdocco dall’Ispettore Don Luigi Testa. Abbiamo celebrato la S. Messa al rifugio Quintino Sella (3587 mt.), dove ci siamo raccolti in preghiera, eravamo una cinquantina circa, abbiamo cantato “Don Bosco ritorna”. Vogliamo che questo piccolo monumento a Don Bosco sia anche un riconoscimento a tutti quei salesiani che fecero della “montagna” ambiente e palestra di educazione e crescita spirituale, morale e civile. Don Giuseppe Capra Il busto di Don Bosco sul Castore dal 1952 La Targa posta sotto il busto di Don Bosco La vetta del Castore con Don Bosco e la targa NORD CHIAMA SUD... SUD CHIAMA NORD PEDALARE INSIEME PER COSTRUIRE INSIEME Nord chiama Sud... Sud chiama Nord: è stato lo slogan dell’edizione 2002 di Pedalare insieme attraverso la Puglia, la Basilicata e la Calabria dal 27 luglio al 13 agosto... e veramente non poteva essere più indovinato, come leggerete più avanti! Tra i partecipanti molti giovani: allievi, exallievi ed altri della zona. La parte turistica parla da sola... dalla Puglia: Calstel del Monte, Grotte di Castellana, Alberobello, e tutte le sue coste da Otranto, a santa Maria di Leuca, Gallipoli, Nardò... La Basilicata è stata poco percorsa. In Calabria siamo passati a Corigliano e Soverato con l’attraversamento dell’Appennino fino a Vibo Valentia, Bova Marina e per finire a Locri. Finire il giro a Locri aveva uno scopo ben preciso: l’incontro con una persona speciale e cioè Mons. Giancarlo Bregantini, e con diversi gruppi giovanili o realtà locali. È un Vescovo speciale che combatte i pregiudizi che hanno segregato la Calabria da sempre a una regione depressa e dimenticata, nota solo per uccisioni e rapimenti o altre cose del genere... Mons. Giancarlo è un vescovo trentino che da 10 anni lavora nella Locride, in pieno Aspromonte... posto molto difficile per le realtà di povertà e di mafia che tutti ben conoscono. Come dice un ragazzo nel diario che ha fatto durante le pause della pedalata: È un po’ Marta e un po’ Maria, le due sorelle del Vangelo... Maria tutta intenta ad ascoltare Gesù, l’altra molto indaffarata a preparare un buon pranzo per tutti gli ospiti. Mons. Bregantini ha chiamato tecnici del Nord, soprattutto trentini, che insegnano a lavorare ai giovani calabresi. Ha messo in atto numerose piccole cooperative, creando numerosi posti di lavoro. Invia diversi giovani a studiare al Nord o all’estero con l’impegno poi di tornare sul posto per lo sviluppo di questa terra che è in uno stato di marginalità rispetto alle altre regioni... Nello stesso tempo si preoccupa della formazione cristiana e spirituale della sua gente: ha dato inizio a gruppi giovanili di preghiera, di canto, di catechesi, che aiutano nelle parrocchie... fondato conventi o eremi dove consacrati/e pregano, formato piccole comunità familiari che vivono il Vangelo come i primi cristiani. Tutte queste realtà le chiama i suoi “parafulmini”. I giovani ciclisti hanno fatto delle forti esperienze non solo derivanti dal pedalare insieme, il che crea affiatamento e comunione, ma an- che dagli incontri che hanno avuto nelle varie località in cui si sono fermati: a Nardò e Natile, a Gioiosa Jonica e Gerace, ma soprattutto l’incontro e il tempo passato con Mons. Giancarlo Bregantini e i vari gruppi giovanili della diocesi di Locri. Ecco il giro in cifre... i dati elaborati dall’Epson Computer di Marco Giurato: Partecipanti 26; età media ciclisti 32; età media totale 34! Km totali 1261,4; velocità media finale 21,95; tempo totale impiegato 53 h e 23 m! Dal CORRIERE di Chieri e Dintorni - 13 settembre 2002 - Sara Tosco Secondo una consuetudine talmente radicata da assumere ormai i connotati della tradizione eccoci, al ritorno dalle vacanze, a raccontare le nuove “epiche” imprese di Ottavio Forzatti, deus ex machina dei ciclopellegrinaggi estivi sotto il vessillo di Don Bosco, nonché dei suoi impareggiabili seguaci armati di manubrio e sellino. Quello di quest’anno, partito alla fine di luglio dal Colle, aveva come sempre uno slogan a dir poco impegnativo: “Nord chiama Sud, Sud chiama Nord”. Per l’impavido organizzatore di un “ciclo” ideato e concretizzato, anno dopo anno, con una buona dose di coraggio, il motto si è rivelato, anche stavolta, più che mai azzeccato. Quelle pensate da Forzatti sono sicuramente vacanze alternative: non le si frequenta, pedalando e pedalando, per espiare una condanna, bensì per una scelta ben chiara. Come loro principio di base c’è infatti l’attività educativa salesiana, la quale, nel 2002, ha mirato nientemeno che “al superamento dei pregiudizi verso la gente del Sud”. Non potevano tuttavia mancare altri ingredienti basilari della pedagogia di Don Bosco, più che mai valida anche agli albori del Terzo Millennio: una buona dose di sano sport, tanta allegria, gioia dell’essere gruppo e via dicendo. Anche l’aspetto turistico non è stato al solito secondario: da Alberobello a Gallipoli, dalla Basilicata a Vibo Valentia, il giro del tacco, Bova Marina. I ciclopedalatori erano costituiti da un bel gruppo di giovani e non giovani del Chierese e del Milanese, che in due settimane hanno macinato 1.238 km per raggiungere, a Locri il vescovo monsignor Giancarlo Bregantini. Questo incontro ha rappresentato il culmine delle realizzazioni di quel che il ciclopellegrinaggio si prefiggeva. Infatti mons. Bregantini, grazie a tecnici che fa arrivare dalla sua terra natia, il Trentino, ha creato numerose cooperative per creare nuovi posti di lavoro e dà così la concreta possibilità a molti giovani di costruirsi un futuro senza dover andare a cercare SALESIANI DEFUNTI DON LUIGI CRESPI 15 / 05 / 1928 - 11 / 07 / 2002 Era nato a Voghera (PV), entrato ad Avigliana vi frequentò il ginnasio e nella stessa casa trascorse l’anno di noviziato 1944/45 che concluse con la professione religiosa il 16 agosto del ‘45. Compì gli studi filosofici a Valsalice e a Foglizzo, il tirocinio a Bene Vagienna, la teologia a TorinoCrocetta e fu ordinato sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice il 1° luglio 1955. Conseguì il Diploma per l’insegnamento dell’Educazione Fisica, la Licenza in Teologia e l’Equipollenza in Lettere. Fu assistente ed insegnante a Valdocco nella sezione studenti (55/56), consigliere ed insegnante a Cuorgnè (56/86) e a San Benigno (86/91). Tornato a Cuorgnè vi rimase come preside, catechista e insegnante fino a che non fu colpito da una seria malattia. Ha vissuto con impegno la sua vita religiosa, ha lavorato con passione e gusto fra i giovani nel campo educativo scolastico. Nel ministero sacerdotale ha seminato, con vero zelo apostolico, perdono, speranza e gioia. Ha accettato, con il suo sì sentito, la debolezza, la sofferenza e il dolore che il Signore gli ha chiesto nel periodo terminale della vita. Tanti lo ringraziano del bene a loro donato e lo ricordano con affetto e riconoscenza. DON EGIDIO BONGIOANNI 04 / 05 / 1917 - 11 / 07 / 2002 Nato a Neive (CN), aveva frequentato il ginnasio a Valdocco; passò al noviziato di Pinerolo Monte Oliveto (1932/ 33) ed emise la prima professione religiosa il 17 settembre del ‘33. Frequentò gli studi filosofici a Foglizzo e a Valsalice; fu in tirocinio a Bene Vagienna e compì gli studi teologici a Chieri e a Bagnolo Piemonte, dove fu ordinato sa-cerdote il 29 giugno 1943. Laureato in Lettere a Torino nel 1947, conseguì l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole superiori e medie. È stato catechista e insegnante a Cumiana e Ivrea (43/44), a Valdocco sezione studenti (44/46), a Cuorgnè (46/53). Passa poi a Foglizzo per un anno come insegnante e per sei anni anche catechista (53/60); poi a Cuorgnè per un anno Direttore (60/61); torna a Foglizzo come Direttore (61/68). A Valdocco è ancora Direttore della Casa madre (68/71), viene poi eletto Vicario dell’Ispettore (71/73). Per un anno deve sostituire il Direttore di Chieri, Don Ferrero Giuseppe, defunto improvvi- samente (73/74). Lo troviamo in seguito Direttore a Lombriasco (74/78), Direttore, a Frascati Villa Sora, della Comunità dei chierici studenti presso l’UPS (78/80) e sempre con i chierici a Roma San Tarcisio (80/81). Infine è stato insegnante a Torino - Agnelli fino a che le forze glielo permisero. Religioso esemplare, fu salesiano educatore e insegnante con passione e zelo. Era devoto della Madonna, amante dell’Eucarestia, apostolo fino al midollo, dotato di buon senso ed equilibrio, sapeva anche sdrammatizzare le situazioni difficili con la sua arguzia e bonarietà. Visse profondamente la sua fede, esercitando il ministero sacerdotale specialmente nel sacramento della Riconciliazione, dove era molto richiesto. Fu amato, benvoluto e stimato dai confratelli in particolare dai giovani salesiani, con i quali aveva trascorso vari anni della sua vita. DON AMBROGIO GAREGNANI 16 / 12 / 1924 - 12 / 07 / 2002 Nato a Somma Lombardo (VA), era entrato nel 1935 a Valdocco per frequentare il ginnasio, poi passò al noviziato di Pinerolo Monte Oliveto ed emise la prima professione il 18/12/1940. Frequentò la filosofia a Foglizzo (40/42), al Rebaudengo (42/43) e a Montalenghe (43/44). Per il tirocinio pratico fu a Valdocco (44/47) e a Lombriasco (47/48). Studiò teologia a Bollengo (48/52), dove fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1952. Si laureò in Lettere a Torino nel 1957. Lavorò in varie case salesiane, tra studenti e artigiani, come insegnante e assistente, catechista e consigliere: S. Mauro Torinese (52/53), Valsalice (53/56), Lanzo (56/57), Valdocco (57/63), Richelmy (63/66), S. Paolo (66/72), Valdocco (72/ 80), Lombriasco (80/82), Richelmy (82/90), Valdocco (90/91), Bra (91/93), Valdocco (93/2002) poi gli ultimi giorni a casa Andrea Beltrami. Ha donato con amore e generosità la sua vita salesiana sul versante scolastico, per formare con la sua presenza educativa e l’insegnamento “onesti cittadini e buoni cristiani”. Salesiano buono, convinto ed osservante; sacerdote zelante e disponibile al ministero pastorale e ad altri incarichi nella Conferenza Regionale dei Religiosi. Era amante della montagna, che per lui significava salita alla santità e cammino verso il cielo. Tanti giovani hanno beneficiato delle sue capacità umane e spirituali e ora lo ricordano con affetto e riconoscenza. DON MICHELE MARCHISIO 27 / 07 / 1913 - 27 / 07 / 2002 Era nato a Montà d’Alba (CN). Entrato a Ivrea vi frequentò il ginnasio (28/32), poi passò al noviziato di Chieri - Villa Moglia (32/33) che concluse con la professione religiosa il 14/9/1933. Studiò la filosofia a Foglizzo (33/35), fece il tirocinio a Castelnuovo D. Bosco, a Chieri - Villa Moglia e a Penango (35/38). Frequentò la teologia a Chieri (38/42) e fu ordinato sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice il 5/7/1942. Conseguita la Laurea in Diritto Canonico a Torino - Crocetta (47), fu insegnante di Diritto e per qualche anno anche Economo in vari studentati teologici: Bagnolo (47/50), Bollengo (50/62), Monteortone 62/69), Verona - Saval (69/72). Direttore a Monteortone (72/78), Roma - S. Callisto (78/80) e Roma - Vaticano (80/82). Venne a Caselette come confessore ed economo (82/84), poi a Pinerolo M.O. (84/88) in qualità di confessore ed insegnante, e dopo un periodo di attività pastorali a Torino - Monterosa (88/92), tornò a Pinerolo fino a che venne trasferito a casa Andrea Beltrami. Dotato di doni di natura e di grazia, si è reso disponibile con generosità a quanto l’obbedienza gli ha richiesto nella vita salesiana: nell’insegnamento di materie teologiche giuridiche a generazioni di studenti salesiani; con responsabilità economiche; quale membro - giudice del tribunale ecclesiastico in alcune diocesi; nell’animazione di comunità religiose con rapporti internazionali a Roma. Questi impegni furono sempre accompagnati da un esemplare ed attivo ministero pastorale sacerdotale nella predicazione, nella direzione spirituale e nel sacramento della riconciliazione. DON GIUSEPPE BROCARDO 16 / 05 / 1916 - 08 / 08 / 2002 Era nato a Murazzano (CN), frequentò il ginnasio a Bene Vagienna, poi passò al noviziato di Pinerolo Monte Oliveto che concluse con la professione religiosa il 17 settembre 1933. Studiò filosofia a Foglizzo (33/35), fu in tirocinio a Torino - S. Giovanni, Pinerolo e Valsalice (35/41) mentre frequentava l’università a Torino, dove si laureò in Scienze naturali nel 1942, conseguì a Roma nel 1943 l’Abilitazione in Scienze per le scuole medie e superiori. Frequentò la teologia a Roma e a Torino (42/45) e divenne sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice il 1° luglio 1945. Rimase sempre nella casa di Valsalice ricoprendo vari incarichi: insegnante, catechista, consigliere dal 1945 al 2002, fino a che colpito da malattia venne ricoverato nella casa Andrea Beltrami. Egli trascorse la vita nell’ampliare sempre più il Museo, che Don Bosco iniziò a Valsalice, e ad aiutare generazioni di giovani a scoprire e a meditare che quanto il Signore ha fatto, nel campo delle scienze naturali, è davvero molto bello e porta a Dio. Ha donato la sua fervida vita al bene dei giovani e a quanti lo avvicinarono nel suo impegno di insegnante e nel ministero sacerdotale. Vengono ricordati di lui: la serietà dell’impegno didattico-formativo nel campo scientifico e l’ansia religiosa che lo spinsero ad inserire negli insegnamenti della cattedra le valenze profonde dello Spirito, che ha fatto conoscere, contemplare e amare. DON ANGELO MUNARI 20 / 09 / 1916 - 18 / 08 / 2002 Nato a Mason Vicentino, aveva frequentato il ginnasio ad Avigliana e a Chieri, passando poi per il noviziato a Pinerolo Monte Oliveto (46/47) che concluse con la professione religiosa il 16 agosto 1947. Fu nello studentato filosofico di Foglizzo (47/49), poi in tirocinio per due anni a Bene Vagienna e per uno a Lombriasco. Frequentò la teologia a Bollengo (52/56), dove fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1956. Nel 1952 conseguì a Pinerolo il diploma di Maestro elementare. Lavorò alla Casa Madre (52/58) come assistente dei Famigli, poi fu insegnante a Cuorgnè (58/59), come insegnante e anche catechista o consigliere al Richelmy (59/66), passò ad insegnare ad Avigliana (66/67), nuovamente a Cuorgnè (67/68) e infine a Torino - S. Giovanni Evangelista (68/2002). Morì in un incidente stradale in Torino con Don Maffeo Magnani. L’impegno salesiano di Don Munari furono l’amore e l’attenzione di Don Bosco verso i piccoli e i giovani, che aiutò nella loro prima formazione elementare alla vita, nel ministero pastorale e nel sacramento della Riconciliazione. Si dedicò pure ai bisognosi di qualsiasi etnia, che trovarono in lui accoglienza, dialogo, amore e aiuto. Così lo ricordano quanti lo avvicinarono: “sull’esempio di Don Bosco la sua vita è stata un inno di amore a Dio con una fede genuina, a Maria Ausiliatrice con una devozione soda, ai giovani con amore sincero, ai poveri con un sostegno fattivo e agli ammalati con una attenzione partecipata. Così lui pregava: “Se è giunta l’ora di raggiungerti, o Signore, fa’ che mi lasci afferrare da Te”. Dio lo afferrò per il Cielo mentre stava salendo a Cogne per gli Esercizi spirituali. DON MAFFEO MAGNANI 28 / 02 / 1929 - 18 / 08 / 2002 Nacque a Gesso (PS), frequentò media e ginnasio a Bagnolo Piemonte. Entrò nel noviziato di Villa Moglia nel ‘45 ed emise la professione religiosa il 9/10/1946. Passò allo studentato filosofico di Foglizzo (46/49) e compì il tirocinio a Ulzio (49/50) e a Mirabello (50/52). Studiò teologia a Bollengo (52/56) e fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1956. Conseguì la Licenza in Teologia a Torino (64) e l’Abilitazione in Lettere per le scuole medie (75). Dal ‘56 al ‘59 fu a Roma - S. Tarcisio come insegnante e poi incaricato dell’oratorio; in Piemonte: fu incaricato dell’oratorio prima alla Crocetta (59/60), in seguito al Rebaudengo (60/63). Ebbe l’incarico di Vice parroco, insegnante e animatore degli Scouts all’Agnelli (63/74), fu vice parroco e insegnante a S. Paolo (74/81), insegnante a Cuorgnè (81/83), ancora insegnante e animatore di gruppi di handicappati a S. Giovanni, dove fu in seguito incaricato dell’oratorio e consigliere della scuola media (83/93). Passò poi a Torino S. Paolo (93/2002) come parroco e per alcuni anni anche Direttore. La sua vita salesiana fu l’impegno di evangelizzatore come Don Bosco verso i giovani poveri e in ambienti popolari: in oratori urbani periferici e spesso in situazione di frontiera, nell’insegnamento delle verità cristiane in scuole pubbliche, nell’opera socio-caritativa tra anziani e ammalati, nel vario ministero pastorale parrocchiale in zone popolari. Il suo desiderio da preghiera divenne realtà: “Ah, fossero in tanti quelli che, raggiunti dalla Sua Parola, attraverso le mie povere labbra, in coro gridassero: Benedite il Signore!”. Un incidente stradale con Don Angelo Munari lo portò dalla terra al Cielo. DON CESARE ALLOCCO 27 / 06 / 1911 - 23 / 10 / 2002 Nacque a Torino, venne a Valdocco nel 1921/22 per il ginnasio, poi continuò gli studi al seminario di Alba e dai Fratelli delle Scuole cristiane. Lo troviamo a Ivrea nel 1926 nuovamente per il ginnasio. Passato al noviziato di Villa Moglia emise la professione religiosa il 14 settembre 1930. Seguì gli studi di filosofia a Foglizzo (30 e 34/35), fece il tirocinio a Villa Moglia e al Rebaudengo (31/34). Frequentò la teologia a Chieri (35/39) e fu ordinato sacerdote a Maria Ausiliatrice il 2 luglio 1939. Cominciò la sua attività a Bagnolo come insegnante (39/40), fu economo a Ivrea (40/41), insegnante a Roma - S. Callisto (41/43) e al Colle Don Bosco (43/46). Passato a Torino alla Casa capitolare (46/54) fu addetto all’ufficio stampa. Dal ‘54 al ‘57lo troviamo nuovamente al Colle come confessore ed insegnante. Inizia quindi l’apostolato di cappellano delle suore FMA: Pessione (57/63 e 65/70), Arignano (63/65). Dal ‘70 al ‘71 è a Caselette addetto agli Esercizi spirituali, poi a Cumiana come confessore (71/74), infine approda al Colle Don Bosco esercitando il ministero della Riconciliazione e per vari anni dirige il Bollettino del Tempio di Don Bosco. Nel 2002 era stato trasferito per motivi di salute a casa Andrea Beltrami. Proveniva da una famiglia ricca di fede e di pietà, cercò la sua strada nella vita secondo il disegno di Dio. Si affidò al Signore nella Congregazione salesiana, donando tutto se stesso come religioso ricco di pietà, di spirito salesiano, di preghiera, premuroso con la sua presenza educativa tra i giovani degli ambienti scolastici e nella disponibilità ai vari incarichi che la Provvidenza gli affidò: nell’animazione spirituale presso le Figlie di Maria Ausiliatrice, nell’impegno editoriale come direttore del Bollettino del Colle Don Bosco. Sacerdote zelante nell’annuncio del Vangelo, nel sacramento della Riconciliazione, nella devozione a Maria e a S. Giuseppe, nella disponibilità all’accoglienza. La Madonna che egli amò e fece amare, lo accolse nella casa del Padre durante il mese del Rosario. SIG. GOTTARDO DORIZZI 28 / 02 / 1917 - 18 / 11 / 2002 Nato a Poschiavo (Cantone dei Grigioni - Svizzera), entrò nella casa salesiana di Maroggia, da dove passò al noviziato di Borgomanero che concluse con la professione religiosa l’8 settembre 1935. Compì il tirocinio pratico ad Intra (35/36) e continuò il suo lavoro salesiano come assistente e insegnante a Maroggia (36/48), Casale (48/49), Canelli (49/50). Lavora in seguito ora come addetto all’oratorio, ora come assistente e insegnante a Trino (50/55), Maroggia (55/56), Casale (56/58), nuovamente a Maroggia (58/61), poi Alessandria (61/63), Casale (63/70), Maroggia (70/74). Passa poi a Zurigo come aiutante nella missione italiana (74/77), ad Asti addetto all’oratorio (77/90) e infine a Casale (90/2002) come aiutante nell’oratorio e incaricato degli exallievi. Viene poi trasferito a casa Andrea Beltrami dove trascorrerà tra l’affetto dei suoi confratelli e le amorevoli cure delle Foglie dei Sacri Cuori, i suoi ultimi giorni. Un vero salesiano secondo il cuore di don Bosco: innamorato dell’oratorio e specialmente del teatro, generoso, fedele e sempre disponibile. Schivo di troppe parole, pratico e concreto. Il beato Artemide Zatti lo presenti al Signore perchè gli ottenga gioia e pace eterna. PARENTI DEFUNTI DEI SALESIANI Mamma di Sorella FMA di Mamma di Fratello di Sorella di Cognata di Mamma di Don Carlo Maria Zanotti (Comunità di To - S. D. Savio) Don De Martini Albino (Comunità di Lombriasco) Don Barbero Franco (Comunità di Casale) Don Landoni Luigi (Comunità di Asti) Don Capra Giuseppe (Comunità di To - M. Ausiliatrice) Don Ponzo (Comunità dell’Ispettorato) Don Ottaviano Piero (Comunità di To - S. Paolo) “L’ETERNO RIPOSO DONA LORO, O SIGNORE, E SPLENDA AD ESSI LA LUCE PERPETUA; RIPOSINO IN PACE.” Carmelina, mamma di Don Barbero Vania, mamma di Don Zanotti Luigia, mamma di Don Ottaviano La nuova Redazione ringrazia vivamente Don Venanzio Nazer, che per nove anni ha redatto questo Notiziario, e au-spica di proseguire nel lavoro da lui intrapreso con altrettanto impegno e con soddisfazione piena dei lettori.