Lettera dell’’Ispettore
Carissimi confratelli,
saluto cordialmente tutti e ringrazio di cuore ciascuno di
voi per l’accoglienza che mi avete riservato nella breve visita che ho fatto in tutte le case nei mesi
di settembre e ottobre. Comincio a rendermi conto che il compito di “animare e governare” è assai
gravoso, ma constato nel contempo che è possibile soprattutto se penso alla disponibilità che ho
riscontrato in tutti.
È una bella avventura che continua anno dopo anno, quella della nostra vita salesiana. Sia
pure con ruoli diversi e in contesti diversi, tutti insieme continuiamo a percorrere la stessa strada;
e mi pare oltremodo importante che la percorriamo in allegria e con il massimo impegno, perché
sappiamo che abbiamo dalla nostra parte un gran numero di persone riuscite, i nostri Santi.
La santità fa irruzione in maniera prepotente nella nostra vita e pretende di essere accolta, coltivata,
moltiplicata e condivisa. Il Papa ci dice che è la “luce che orienta i passi della storia”.
La santità dunque non “affare privato”, ma “urgenza apostolica” che riguarda tutti; un dovere nei
confronti della Congregazione; santità che è la “consegna” del CG 25, come ha affermato il Rettor
Maggiore nel discorso di chiusura del Capitolo stesso. Tutte le indicazioni del Capitolo sono state
concepite come un cammino per realizzare quello che il Papa, i vescovi e il Rettor Maggiore stesso
chiedono a gran voce: la santità. “Cari salesiani, siate santi”.
Mi domando se ci crediamo veramente, o se invece ci mettiamo a sorridere con falsa ironia
e un pizzico di delusione mentre pensiamo tra noi: ci ho provato tante volte!!!
Ma abbiamo provato veramente? E’ necessario comunque provarci ancora!
La santità da utopia deve diventare profezia di futuro, di pienezza di vita in un mondo che sembra
avere il fiato corto, aver perso la speranza e l’amore per la vita.
Ma perché? E come è possibile realizzare questo appello nella quotidianità?
Il perché è uno solo e noi lo sappiamo molto bene: perché è la risposta più adeguata all’amore gratuito di Dio che ci ha inondati di una sovrabbondanza di doni inaspettati.
Il come è altrettanto chiaro: occorre prendere sul serio e vivere gli impegni della nostra consacrazione per la missione. Per realizzare la santità nella comunità dobbiamo quest’anno, e per questo ve lo
propongo, essere esemplari nel vivere i voti:
1. La centralità dell’Obbedienza come fedeltà a Dio e ai sui mediatori che ci permette di agire in
maniera organica e organizzata verso la stessa meta, mantenendo salda la nostra identità.
2. La Castità nel suo splendore che ha il suo riflesso nell’amore fraterno e in una vita di comunione comunitaria, diventando fermento di nuove vocazioni.
3. La concretezza della Povertà che è condivisione delle fatiche del lavoro e della fatica di vivere
dei destinatari, e che diventa condivisione della missione comune.
Per non disperdere le energie ed essere sempre consapevoli del cammino che stiamo facendo diventa anche indispensabile confermare un solido progetto personale di santità inserendolo
e confrontandolo continuamente con il progetto comunitario, facendoci aiutare, in questo, da una
guida spirituale e dal direttore.
La guida materna di Maria, madre Immacolata, e il nostro padre Don Bosco ci saranno sicu-
ramente vicini in questo cammino bello ed entusiasmante, oltre che possibile per tutti.
Come ha fatto Maria, anche noi dobbiamo permettere al germe di santità che è in noi di crescere,
venire alla luce per poterlo offrire al mondo con generosità e sollecitudine.
Torino, 1 Novembre 2002
Solennità di “tutti i santi”
Don Pietro
Migliasso
Ispettore
La redazione del
Notiziario
augura a tutti i lettori
Buon Natale
e
congratulazioni
v
v
v
a Luca Crivellari per la Laurea in Scienze dell’Educazione conseguita presso l’Università di Torino.
al sig. Luca Bertazzi per la Laurea in Scienze dell’Educazione conseguita presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.
a Mario Sebastiano Fissore per la Laurea in Lettere moderne conseguita presso l’Università di Torino
IDENTIKIT
del
CONSIGLIO
ISPETTORIALE
Don Pietro Migliasso, Ispettore
Don Sergio Pellini, Vicario
Direttore Comunità ispettoriale
Don Enzo Baccini
Direttore Borgomanero
Sig. Claudio Marangio
Economo ispettoriale
Don Silvio Carlin
Direttore Châtillon
Sig. Guido Bombarda
Delegato regionale CNOS-FAP
Don Andrea Ciapparella
Direttore e parroco
TO-S. Giuseppe Lavoratore
Sig. Teresio Fraire
Delegato CNOS-SCUOLA
TO-Vald. S.D. Savio
Don Stefano Martoglio
Delegato Pastorale giovanile
TO-Vald. S.D. Savio
Don Francesco Lotto
Direttore e Maestro
Pinerolo Monte Oliveto
Notizie dalla Casa Madre
INSEDIAMENTO DEL NUOVO
ISPETTORE DELLA ICP
Solenne ingresso del nuovo Ispettore Don
Pietro Migliasso. Alle ore 11,00 di sabato 31
agosto nella Basilica di Maria Ausiliatrice c’è
stata una solenne concelebrazione. Ha presieduto il Vicario del Rettor Maggiore Don Luc
Van Looy, il quale dopo aver letto il decreto di
nomina firmato dal Rettor Maggiore ha tenuto
l’omelia.
All’interno della celebrazione è avvenuto
il passaggio delle consegne dal precedente
Ispettore don Luigi Testa al nuovo Ispettore
don PIETRO MIGLIASSO, il quale ha proclama la professione di fede ed il giuramento di
fedeltà.
Nella stessa occasione è stato insediato anche il suo Vicario e direttore della comunità
ispettoriale, don Sergio Pellini concelebrando,
insieme a parecchi confratelli dell’Ispettoria,
a don Luigi Testa, e a don Venanzio Nazer
Vicario uscente.
Si calcola che i concelebranti fossero circa
200, numerosi anche i confratelli coadiutori.
Il pranzo - buffet è stato preparato nel salone
ristorante, ma poiché si è presto riempito vari
confratelli hanno dovuto recarsi nella sala
adiacente del self-service.
____________________________
È di San Damiano d’Asti il nuovo Ispettore dei
Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta.
DON PIETRO MIGLIASSO
è nato a San Damiano (AT) il 17 maggio 1950.
Salesiano dal 15 agosto 1967, è stato ordinato
nella sua città natale il 1 luglio 1978.
Laureato in Pedagogia all’Università di Torino,
ha prestato la sua opera a Borgomanero (NO),
Asti, Novara, come incaricato del Centro di
Orientamento psico-pedagogico e al servizio
dell’accompagnamento vocazionale, Vercelli
e, dal 1997, ancora a Borgomanero.
Prende la guida di un’Ispettoria numerosa
ed impegnativa. La “Circoscrizione Speciale
Piemonte e Valle d’Aosta” conta, infatti, circa
700 confratelli in 46 case salesiane sparse sui
territori di Piemonte, Valle d’Aosta e Nigeria.
All’Ispettoria, estesa sul territorio di 18
Diocesi, sono affidate 24 parrocchie di cui 10
in Diocesi di Torino.
L’Ispettoria lavora anche attraverso 33 oratoricentri giovanili (17 nella Diocesi di Torino),
11 centri professionali, 14 scuole medie, 8
scuole superiori, una facoltà teologica, due
comunità per minori, un’editrice (LDC), una
tipografia, due opere in missione ed è soprattutto custode dei luoghi delle origini: Colle don
Bosco, Chieri e Valdocco con il suo splendido
Santuario di M. Ausiliatrice.
Don Luigi Testa, ha salutato commosso, insieme con il precedente Vicario don Venanzio
Nazer, i confratelli ed ha iniziato il suo nuovo
apostolato come Direttore della Casa Salesiana
del Colle Don Bosco.
Don Luigi Testa, che lascia l’incarico il 31
agosto, è nato a Murazzo di Fossano (CN) il
24 maggio del 1940.
Salesiano dal 16 agosto 1960, prete dal 3 aprile
1971, si è laureato in Lettere nel 1972. Ispettore
dal 1981 al 1988 ed ancora dal 1993 (dopo un
triennio di servizio da Ispettore a Napoli dal
1990 al 1993).Negli ultimi anni, tra le sue varie opere, ha lavorato infaticabilmente per le
vocazioni, promosso l’animazione missionaria
fino ad aprire una nuova presenza in Nigeria
ad Ibadan (dopo Akure ed Ondo), sviluppato la
Famiglia Salesiana, potenziato il mondo del lavoro attraverso i centri professionali, realizzato l’unificazione delle tre precedenti Ispettorie
piemontesi (Centrale, Novarese e Subalpina)
in un’unica Ispettoria (Circoscrizione Speciale
Piemonte e Valle d’Aosta, intitolata a Maria
Ausiliatrice) nel 1991, incrementato l’Ufficio
Pastorale Giovanile dell’Ispettoria investendo
su numerosi giovani confratelli preparati nel
campo, creato l’AGS Associazione Giovanile
Salesiana per il dialogo con il territorio, sviluppato e professionalizzato Radio Proposta
di Torino e Primaradio di Asti, costruito la
residenza estiva per il Santo Padre a Combes
d’Introd, fatto nascere la comunità residenziale
per minori “Harambée” di Casale e la struttura
comunitaria a carattere educativo “Jonatan” di
Torino; ha voluto la riapertura del Teatro San
Giovanni Bosco (Grande Valdocco) completamente rinnovato, ristrutturato le camerette di
don Bosco (meta di numerosissimi pellegrinaggi), completato il Tempio del Colle don
Bosco e i Musei Missionario e della vita contadina del Colle don Bosco. A lui ancora il più
sentito ringraziamento per la testimonianza di
buon padre.
DICIANNOVE
SALESIANI IN PIÙ
DALL’8
SETTEMBRE
2002
(sommati ad altri dieci che hanno professato a
Genzano di Roma)
Sono due i noviziati italiani per diventare salesiani: uno in Italia Settentrionale a Monte
Oliveto di Pinerolo (TO) e uno a Genzano
(RM): da quest’ultimo nasceranno, nella stessa
data, altri 10 nuovi Salesiani.
Dopo il noviziato a Monte Oliveto di Pinerolo
(TO), 19 entrano in Congregazione Salesiana
per dare tutta la loro vita al Signore nel servizio ai giovani.
Provengono da esperienze diverse, basti pensare che non tutti sono giunti in questo noviziato dall’Italia: 4 sono Ucraini, 14 Italiani e
1 Svizzero.
Gli Italiani sono originari di:
Torino, Bra (CN) , Cavallermaggiore (CN),
Piovà Massaia (AT) , Alessandria, Rogno
(BG), Castel Goffredo (MN), Trento, Mogliano
Veneto (TV), Tolmezzo (UD), Manzano (UD),
Gorizia, Genova, Monte San Pietro (BO).
Michele ha 19 anni, è il più giovane del gruppo e proviene da Manzano (UD).
Il più “anziano” è Santino (40 anni) ottimo
muratore e sub.
Tre sono già laureati (2 Lettere e 1 Ingegneria)
e uno è anche diplomato al Conservatorio in
pianoforte. Altri tre stanno portando avanti gli
studi all’Università per laurearsi in Medicina,
Ingegneria, Lingue.
Non mancano, tra loro,quelli che si sono dedicati professionalmente al “web designer” e
all’informatica: da domenica metteranno tutto
questo a servizio dell’educazione dei giovani
cui sono mandati.
La loro professione religiosa è inserita all’interno di una SOLENNE CONCELEBRAZIONE
presieduta da DON ADRIANO BREGOLIN,
responsabile per i Salesiani dell’Italia e Medio
Oriente, e si tiene, appunto per le competenze
del noviziato di Monte Oliveto (Pinerolo-TO),
domenica 8 settembre alle ore 15,00 a Torino,
nella Basilica Maria Ausiliatrice.
INGRESSO DI 25 ALTRI GIOVANI A MONTE
OLIVETO (PINEROLO - TORINO).
L’8 settembre segna anche l’ingresso a Pinerolo
(TO) di altri 25 giovani, Italiani e stranieri
(rappresentanti di Austria, Croazia, Germania,
Malta, Romania, Ucraina).
Dopo aver fatto esperienza della vita salesiana
nelle loro comunità, nel prossimo anno vaglieranno la loro vocazione per scoprire se sono
davvero chiamati a servire il Signore nella vita
salesiana.
CONSEGNA DEL CROCIFISSO
AI MISSIONARI PARTENTI
Sabato 28 e domenica 29 settembre a Valdocco
si celebra l’Harambée: festoso incontro di giovani attorno al Rettor Maggiore, Don Pascual
Chávez, il quale durante la solenne concelebrazione di domenica consegna il crocifisso a
salesiani, suore e laici che sono destinati alle
missioni. Tra i laici ci sono giovani impegnati
che lavorano nell’animazione missionaria.
Alcuni dei salesiani partenti sono ospiti a
Valdocco già da giovedì 26 settembre: in tutto
12. Visitano i luoghi salesiani e si preparano
per la partenza.
Tutti coloro che riceveranno il crocifisso, svolgono nel pomeriggio del sabato il programma
“Rivisitiamo il progetto di Don Bosco” (la
Basilica, l’oratorio, i laboratori, la chiesa di S.
Francesco di Sales), poi si raccolgono in gruppi per riflettere, mentre alla sera nel teatro dell’Oratorio c’è la “Festa insieme”, con danze,
canti, diapositive, filmati e al termine la Buona
notte di Don Adriano Bregolin, Regionale per
l’Italia e il Medio Oriente.
La domenica dalle ore 7,00 alle ore 8,00:
adorazione silenziosa. Alle 9,00 presentazione
del tema “Che cos’è l’animazione missionaria
salesiana”, parlano Don Francis Alencherry,
nuovo Consigliere generale per le Missioni,
Antonio Raimondi, Presidente del VIS e Don
Ferdinando Colombo, Animatore missionario
nazionale.
In questa occasione, inoltre, si radunano per
uno scambio sull’esperienza estiva missionaria
e per confrontarsi con i missionari partenti i
volontari del VIS di tutta l’Italia.
Alle 15,30 la concelebrazione presieduta dal
Rettor Maggiore. Nell’omelia egli esordisce
così: “Non vi nascondo la mia impressione
nell’essere qui, al posto di Don Bosco, per la
consegna dei crocifissi e il saluto d’addio ai
Missionari...”.
Ha accennato, poi, alla varietà di opere e di
destinatari, cui si rivolgono i nostri missionari.
Continua dicendo che: “E’ volontà di Gesù salvare le anime e portare il lieto annuncio ai poveri (cfr. discorso alla sinagoga di Cafarnao).
Questa missione si estende “fino agli estremi
confini della terra” (At 1,8). Per tale opera
sono chiamati i laici, i consacrati, i volontari:
tutti impegnati a trasmettere al mondo la cultura cristiana.
“La cultura moderna assume un atteggiamento
di autosufficienza e crede di poter fare senza
Dio, diffondendo il concetto di liberazione
umana da tutto, perfino da Dio. I Missionari
invece proclamano il concetto di Dio integrato
nella formazione umana. Evangelizzazione
non è aggressione alle culture locali, ma è missione e inculturazione: il Vangelo deve essere
impiantato nelle culture”.
Alle 18,45 il Rettor Maggiore dà la Buona notte alle comunità riunite di Valdocco e presenta
tra l’altro il suo recente viaggio in Polonia. Si
conclude così questa giornata piena all’insegna
del mandato missionario della Chiesa e della
Congregazione.
Foto ricordo Missionari partenti anno 2002
ESERCIZI SPIRITUALI 2002/2003
02 - 08 Febbraio
01 - 07 Giugno
15 - 21 Giugno
22 - 28 Giugno
29 Giugno - 05 Luglio
06 - 12 Luglio
13 - 19 Luglio
20 - 26 Luglio
17 - 23 Agosto
17 - 23 Agosto
17 - 23 Agosto
MUZZANO
MUZZANO
AVIGLIANA
CASELETTE
MUZZANO
CASELETTE
MUZZANO
AVIGLIANA
CASELETTE
COGNE
MUZZANO
Novizi
don A. DOMÉNECH (RMG)
Mons. M. GIUSTETTI
Mons. A. RIBOLDI
don G. MATTAI (ILT)
don E. BALDINA (IVO)
don G. BONGIORNI (ILE)
Mons. L. PACOMIO
don J. M. GARCÍA G. (UPS)
don G. PICHIERRI (ILE)
don G.L. PUSSINO (IRO)
don P. RIPA
17 - 23 Agosto
AVIGLIANA
Esercizi itineranti
don T. BOSCO - don G. GUZZONATO
24 - 30 Agosto
09 - 15 Novembre
16 - 22 Novembre
AVIGLIANA
CASELETTE
AVIGLIANA
don G. ROGGIA (UPS)
don D. MACHETTA
don G. MORGANDO
RITIRI TRIMESTRALI
NATALE
21 Dicembre
23 Dicembre
23 Dicembre
04 Gennaio
11 Gennaio
MUZZANO
AVIGLIANA
CASELETTE
MUZZANO
CASELETTE
Mons. A. CATELLA (Vicario episcopale di Biella)
don E. RISATTI
don M. GOBBIN
Mons. A. CATELLA
don R. VIRANO
PASQUA
17 Aprile
18 Aprile
18 Aprile
MUZZANO
AVIGLIANA
CASELETTE
Monaco di Bose
don F. BERGAMELLI
NB Si pregano i confratelli di portare con sé Bibbia, Costituzioni e documenti CG25.
Per i sacerdoti: camice e stola bianca.
PER L’ADESIONE AI CORSI COMUNICARE LA SCELTA AL PROPRIO DIRETTORE
Quota invernale 257,00 euro - estiva 236,00 euro
Per gli Esercizi itineranti sarà aggiunto il costo del pulmann per gli spostamenti
SETTORE FORMAZIONE
CORSO per DIRETTORI
Roma - Pisana 18 - 21 nov. 2002
Roma - Pisana 2 - 5 dic. 2002
PROGRAMMA
Lunedì 18 novembre / 2 dicembre
Ore
16,00 Accoglienza
17,00 Introduzione al corso
Intervento di don DOMENECH
Testimonianze sulla propria esperienza
nell’esercizio dell’autorità.
19,00 Celebrazione eucaristica con
Vespri
Martedì 19 novembre / 3 dicembre
7,15 Concelebrazione eucaristica
con lodi ed omelia.
Presiede don Cereda
9,00 Intervento don Cereda.
Le sfide dei Direttore dopo il CG 25:
la vita, lo stile e i compiti”
Breve scambio in aula con il relatore.
11,00 Dopo l’intervallo lavoro a
gruppi.
Valorizzazione delle esperienze.
13,00 Pranzo
15,30 Laboratori a scelta: Lectio
divina; il discernimento comunitario;
il progetto della comunità.
19,20 Vespri e buona notte
Mercoledì 20 novembre / 4 dicembre
7,15 Concelebrazione eucaristica
con lodi ed omelia.
Presiede Rettor Maggiore
9,00 Intervento Rettor Maggiore.
Breve scambio in aula con il
relatore.
11,00 Dopo l’intervallo lavoro a
gruppi.
Un passo nella ricerca di soluzioni
possibili: le difficoltà
possono trasformarsi in opportunità?
15,30 Laboratori a scelta: Lectio
divina; il discernimento comunitario;
il progetto della comunità.
19,20 Vespri e buona notte.
Giovedì 21 novembre / 5 dicembre
7,45 Lodi
8,45 Intervento don Bregolin.
Comunità ed opera: un nuovo
rapporto da trovare per far
respirare lo spirito.
9,30 Lavoro a gruppi.
11,00 Un passo nella ricerca di
soluzioni possibili: un
confronto tra soluzioni ipotizzate.
11,15 Concelebrazione eucaristica
Presiede don Bregolin
12,30 Pranzo e partenze.
Il Consiglio Generale attende i Direttori a Roma
CISI - Settore Formazione
Corsi estivi
di formazione 2003
Professione perpetua seconda fase
(è modificata rispetto quanto scritto
nel verbale del mese di ottobre)
Formazione Permanente
24 agosto - 6 settembre Roma S. Tarcisio
28 luglio - 6 agosto - Tematica biblica luogo ancora da precisare.
Mese di maggio - CISI Formazione e PG
È confermato quanto stabilito nell’incontro
di settore.
Neodirettori
21 - 31 luglio alla Pisana
Preti e coadiutori del quinquennio
17 - 23 agosto - Loreto casa salesiana
Professione perpetua prima fase
31 agosto - 6 settembre - Genzano casa
salesiana (da precisare)
8 maggio al pomeriggio incontro di settore
9 maggio tutto il giorno PG e Formazione
10 maggio al mattino revisione dell’incontro.
Don Enrico Castoldi
LES COMBES 2002
L’incontro dei giovani confratelli in formazione il 29/31 luglio 2002
«Non tutti diverrete Delegati della
Comunicazione Sociale (CS), ma ci sono
in questo libretto alcune idee che potranno
essere utili anche a voi in qualsiasi campo
d’azione vi troverete».
Con queste parole don Livio
Demarie ha consegnato ai confratelli
convenuti a Les Combes d’Introd (AO)
il Manuale del Delegato di CS fresco di
stampa.
Il tradizionale incontro di fine
luglio con i giovani confratelli, impegnati
nell’animazione delle ER nei tanti oratori
della ICP, è una pausa certamente di riposo ma anche di formazione comune.
Il numero totale superava i trenta, alcuni mancavano perché attività straordinarie di
apostolato (ad esempio, accompagnare i gruppi
di giovani nei Paesi di missione) si sovrapponevano, ma è stato un piacere e una ulteriore
occasione di confronto e crescita la presenza
di confratelli provenienti da Santo Domingo,
Filippine e Slovacchia, che hanno vissuto
l’esperienza estiva nei centri del Piemonte.
La giornata centrale è stata un vero
ri-storo spirituale grazie al ritiro, dopo lo stimolo di don Venanzio a partire dal documento
“Ripartire da Cristo”, per una ricarica che
nelle mille preoccupazioni di un cortile si faceva sentire necessaria. Un grazie sincero ai generosi confratelli che sono venuti per amministrare il sacramento della Riconciliazione.
Tanti sono stati gli interventi di elevato
tenore. Giorgio Agagliati, giornalista e diacono permanente, ha commentato il Manuale
appena consegnato, facendo notare i punti
salienti e pure qualche dettaglio che la sua
esperienza gli indicava come “migliorabile”.
Da Radioproposta è venuto Fabrizio,
il giovanissimo direttore, che ha puntato l’attenzione sul bisogno di professionalità nel
settore radiofonico, anche se agli occhi degli
inesperti ciò significa stravolgere il palinsesto... “si è sempre fatto così”.
Scelte editoriali nuove affrontate con
coraggio (ed un pizzico di incomprensione)
Les Combes 30 luglio 2002
hanno permesso di riportare la radio torinese
ad essere una voce significativa nell’etere di
tutto il Piemonte.
In una situazione simile ma anche diversa si pone la vicenda di Prima Radio Asti,
presentata dal terzo esperto, Isidoro, col figlio
Marco. Si tratta di una radio di grande impatto
sul territorio astigiano, che vive dell’impe-gno
di decine di volontari, per la maggior parte giovani della fascia universitaria che si cimentano
con tutte le possibilità offerte.
Un campo d’azione salesiano perché
rende il giovane protagonista puntando su ciò
che gli piace e dando linee educative molto
chiare, ad esempio la ricerca delle “buone notizie”, l’attenzione alla realtà locale, persino la
collaborazione con la Protezione Civile.
Don Darek di Chatillon ha brevemente
introdotto alcune delle problematiche e delle
possibilità offerte dalla diffusione di Internet
nelle case nostre e in quelle dei giovani.
Bella e utile la possibilità di creare
legami profondi di comunione tra confratelli,
di sognare in grande per la ICP, di gioire per
il successo generalizzato delle ER che hanno
coinvolto migliaia di bambini e giovani per
una media di sei settimane.
Lo “spirito di Les Combes” si rinnova
di anno in anno ravvivando la fiamma dell’entusiasmo per la vocazione salesiana ricevuta.
Riccardo
SETTORE PASTORALE GIOVANILE
DON BOSCO ALL’UNIVERSITÀ
Vito, un amico che già insegna al
Politecnico, mi ha trascinato per i capelli in
c.so Francia, dove c’è l’Alenia, a fare un po’ di
pubblicità ai giovani universitari che frequentano la succursale del Politecnico di C.so Duca
degli Abruzzi: parecchie centinaia dei primi
2-3 anni di Ingegneria.
Abbiamo piazzato una bella bacheca,
trasportata da Valdocco con un pulmino, nel
cuore di uno dei due edifici dove transitano
gli studenti e con parecchio batticuore abbiamo
iniziato a proporre, presentare, chiacchierare,
scherzare con chi si fermava, incuriosito/a, di
fronte al tabellone colorato con tanti fogli inneggianti a corsi, iniziative, gruppi... Nel giro
di un paio d’ore abbiamo esaurito tutti i volantini che (con scarsa fede) avevamo portato con
noi. Son tornato alcuni giorni dopo a ritirare la
bacheca e stessa scena: tantissimi giovani che
scendevano in massa dagli autobus e arrivavano a fiumi ad ammassarsi nelle vaste aule per
le lezioni. Credevo di averne visti già tanti di
giovani in vita mia, ma quella mattina sono rimasto scioccato: non mi aspettavo di vederne
tanti così, perchè un conto è sapere che bazzicano per le varie Facoltà 70-80 mila giovani,
un conto è vederne anche solo 2000 dal vivo!
Mi sono riproposto di ripetere l’esperienza,
aiutato da altri amici, nelle altre sedi universitarie (Politecnico centrale, Palazzo Nuovo,
Economia, Giurisprudenza, Medicina...).
Perché racconto questo? Perché sono
più in gamba di te, più intelligente di altri?
Affatto! E adesso sorriderai: tornando a casa
ero proprio felice dei giovani incontrati; erano
stati loro a comunicarmi la gioia che provavo, attraverso la loro accoglienza, cordialità,
simpatia, disponibilità (una decina almeno di
quelli beccati quelle mattine sono già approdati
ad iniziative e gruppi!).
Ho pensato a don Bosco che, su suggerimento di don Cafasso, era andato a visitare le
carceri minorili di Torino e ne era uscito sconvolto, proponendosi di spendere la sua vita
perché i giovani “non avessero più a venire lì
dentro” . Se prima ero già entusiasta nel lavorare con e per i giovani Universitari, adesso
sono convinto al 100% che come Famiglia
Salesiana dobbiamo portare don Bosco nell’Università.
Metto in risalto alcuni motivi, peraltro già
noti:
Ø Questi giovani vivono una delle stagioni più
importanti della loro vita, sicuramente l’ultima
sul piano della formazione della loro personalità
Ø Circola, al di là dell’apparenza un po’ goliardica, tanta solitudine e paura per quanto
potrà riservare il futuro (lavoro, scelta di vita,
famiglia...)
Ø La Chiesa è quasi del tutto assente da questo
mondo giovanile e culturale e poi ci si lamenta
che c’è freddezza, distacco e talvolta ostilità
nei confronti di proposte cristiane!
Ø Sono giovani in gran parte disponibili, generosi e soprattutto sono di chi se li prende!
Ø La recente Riforma ha fatto esplodere le
Università (nel senso che ci vanno in massa!)
e in tante città del Piemonte sono nate Falcoltà
o sedi decentrate e in tante di queste noi SDB
siamo presenti (a Novara abbiamo 2000 studenti universitari ‘ospiti’ nella nostra casa!)
Ø Sul piano religioso una percentuale minima
ha un aggancio con parrocchie, gruppi ecclesiali, attività... o frequenta con un minimo di
regolarità
Ø Da varie parti d’Italia, soprattutto dal Sud,
arrivano a Torino dei giovani buoni e abitua-
ti ad una vita ecclesiale impegnata; poi non
trovano agganci, si lasciano prendere da tante
cose e tornano a casa senza più la fede!
Ø Ogni anno le scuole salesiane di Torino
(SDB-FMA) sfornano dalle 5° superiori oltre
250 giovani che si iscrivono al 90% all’Università, per cui presumo che a tutt’oggi vi
circolano circa 1500 exallievi/e. Una bella
sfida per le scuole di provenienza e per tutte le
realtà salesiane di Torino.
Il 30 settembre scorso nel Piccolo
Valdocco, affollato di 300 giovani, è stato presentato il “PROGETTO TARTARUGA”, una
serie di opportunità di incontro, di formazione,
di svago offerte agli universitari della Città.
C’è posto per 600 giovani, quante sono le tartarughe collezionate da me e visitabili nel mio
ufficio! Ecco un elenco sommario:
v Gruppi culturali (martedì e giovedì a
Valdocco e a Venaria)
v Corsi di psicologia a Valdocco e a san
Giovannino; da febbraio anche alla Crocetta
v Cammini di fede (Valdocco, Crocetta, san
Giovannino)
v Corale
v Incontri per fidanza...tini
v Gruppo interculturale
v Messa al san Giovannino a partire dal 10
novembre, ore 21.00
v Incontri su “Etica ed Economia” nel secondo semestre
v Sito universitario:www.unigio.org
v Giornata di studio su Etty Hillesum (data
da definire)
La novità di quest’anno è che tutti i
gruppi elencati hanno dei responsabili, che
sono i giovani stessi: hanno voluto, attraverso
questo servizio, ringraziare e restituire quanto
hanno ricevuto negli anni precedenti.
Conclusione: cosa mi sembra importante evidenziare in questo lavoro per gli
Universitari?
v Noi Salesiani dobbiamo entrare all’Università, farvi entrare il carisma di don Bosco
fatto di accoglienza, di ascolto, di aiuto in
tutto ciò che i giovani necessitano. Dobbiamo
però entrarci da adulti, cioè da persone che
hanno delle proposte di qualità da offrire che
passano attraverso a tre piani: la cultura, la formazione umana e la fede. Sono, in altre parole,
la religione, la ragione e l’amore-volezza del
Sistema Preventivo. In questi anni ho sempre
trovato grande disponibilità da parte di tutti
v Noi Salesiani dobbiamo essere Educatori
esigenti: un educatore sa ciò di cui il giovane ha bisogno per crescere e diventare uomo
adulto come “onesto cittadino e buon cristiano”. Sono convinto che i giovani in certa misura sono come li vogliamo noi. Spesso non
abbiamo noi il coraggio, la grinta, la costanza
di essere propositivi secondo una “misura alta”
di educazione.
v Vorrei ancora ricordare che don Bosco si
è circondato di giovani in gamba grazie ai
quali è riuscito ad arrivare anche a quelli che
oggi chiamiamo “difficili, emarginati...” Non
dimentichiamo che per fortuna i “normali” sono ancora la maggioranza e, senza trascurare
gli altri, non perdiamo di vista questi che, se
formati, potranno aiutarci a ricuperare i meno
fortunati.
v Sono convinto che se lavoreremo insieme
e bene in questa fascia avremo anche le vocazioni, perché è proprio l’Università l’età delle
scelte e delle decisioni di vita. Sta a noi far
lievitare la pasta, diventando per loro “sale e
luce”.
In una prossima puntata vi riferirò di
quanto si sta facendo a livello ispettoriale con
i Collegi Universitari Salesiani (CUS): c’è
tanta buona volontà e ci stiamo impegnando
in un lavoro appassionato per dare ai 300 giovani ‘ospiti’ quello che darebbe per loro don
Bosco.
Don Gianni Ghiglione
PS: chi incontrasse ragazzi/e universitari/e
interessati a fare qualcosa (partecipare a gruppi, seguire qualche corso....) me li mandi e ci
parliamo. Vi ringrazio tutti in anticipo! Resto
a vostra disposizione.
L’EDUCAZIONE:
QUESTA SCONOSCIUTA
di don P. Majnetti & don A. Martelli
Il programma educativo e pastorale si
pone come obiettivo l’educazione dell’uomo
integrale inserito in un contesto storico:
l’uomo e il cristiano, il cittadino e il credente.
Nel lavoro pastorale scegliamo la via dell’educazione della persona; nell’educazione scegliamo l’animazione.
(dal Progetto Educativo Pastorale della
Ispettoria salesiana ICP)
La nostra proposta, per quanto abbia
ancora bisogno di approfondimento e intesa
sul significato dei termini che usiamo, vorrebbe essere questa: crediamo che ogni iniziativa
di animazione debba essere impregnata
di “intenzionalità educativa”, che quindi
l’animatore autentico deve essere educatore e
l’educazione evangelizzatrice è il nostro modo
di essere Chiesa.
L’educazione, prima di essere cosa voluta è un fatto. Noi abbiamo sempre educato e
ci siamo sforzati nello scorso anno di scoprire
cosa questo voleva dire e cosa occorreva fare
in ordine al nostro essere Chiesa e essere “famiglia”. Ma l’educazione è un fatto in crisi:
tutti sanno che si deve fare, pochi sanno
cosa occorra davvero fare. Per questo facciamo oggi un passo indietro e ci chiediamo:
cos’è l’educazione, come funziona, quali rapporti ha con la fede? Perché noi, con la nostra
animazione e il nostro servizio ai più giovani,
in qualche modo, siamo già educatori. Ma lo
sappiamo?
1. DUE PREGIUDIZI DA SFATARE:
Innanzitutto cerchiamo di chiarire che
cosa noi non intendiamo per educazione
eliminando due estremi, rappresentati da due
pensatori: Rousseau e Durkheim.
a. L’educazione non è semplicemente
seguire o preservare l’autosviluppo della
persona. Purtroppo, nonostante tutto, il buon
selvaggio non esiste. L’educazione non è dunque propiziazione di facoltà naturali che, com-
piendo il proprio corso, giungono a maturità.
Educazione, anche se dal latino può essere
tradotto come semplice tirar fuori, non è semplicemente maieutica. Lo sviluppo del ragazzo
non è semplice autosviluppo definito dal suo
DNA che l’educatore deve semplicemente
chiarire al ragazzo stesso, ma senza imporgli
mete esterne alla sua personalità. In questo
senso il seme che cresce può anche essere una
metafora esagerata.
b. L’educazione non è nemmeno
l’istruzione mirante alla “buona educazione”, al bon-ton, cioè al vivere sociale. Educare
non è semplicemente socializzare; non è soltanto fornire le coordinate culturali per riuscire
a vivere tra soci (in società). In questo senso
l’educazione dovrebbe infatti a-stenersi dall’identità del singolo individuo, che è appunto
fatto personale, non sociale: “L’educazione
fornisce il tuo addestramento al convivere, ma
quello che fai a casa tua non interessa se tu lo
tieni per te”.
2. LA METAFORA MIGLIORE PER CAPIRE
L’EDUCAZIONE:
Per riuscire a spiegare l’educazione,
vogliamo scegliere un ambito ad essa contiguo. Ciò che più si avvicina all’educazione
è, a nostro parere, la generazione, l’aver figli.
L’educazione è più simile all’opera del genitore rispetto a quella dell’insegnante, del precettore o dell’educatore solitamente inteso.
La famiglia e l’analisi dei rapporti famigliari e dello sviluppo del bambino è ciò che
più ci può illuminare su cosa vuol dire e-ducare anche per noi, qualsiasi età abbiano i nostri
destinatari.
In quattro punti schematici potremmo dire:
a. Educare, nel senso che intendiamo
noi, vuol dire testimoniare nei fatti una
vita buona; la bontà della promessa che è
stata fatta al figlio facendolo venire al mondo.
Quando nasce un bambino, non importa in che
modo, non importa se voluto o no, ma per il
solo accadere di questo fatto, si dischiude al
bambino stesso una promessa: tu potrai essere
felice, tu potrai avere una vita buona. Non è
necessario che questo venga detto a parole, è
un’evidenza che il simbolo del generare porta
con sé. Educare vuol dire allora non smentire
questa evidenza, ma renderla sempre più presente e vera nella vita del fanciullo e di ognuno
di noi. Ognuno si porta dentro per tutta la
vita il desidero di una felicità che cerca di
raggiungere: l’educatore, e in primo luogo il
genitore, ha la responsabilità di testimoniare in
tutti i modi al bambino che, anche se neanche
io sono ancora perfettamente felice, la promessa che ti è stata fatta venendo al mondo non è
falsa: la felicità è possibile.
b. L’uomo è desiderante per definizione: desideriamo delle cose, ma soprattutto
desideriamo delle corrispondenze affettive, dei
gesti che ci dicano che qualcuno ci vuole bene
e che con lui la felicità è possibile. Il bambino
viene al mondo con lo stesso desiderio, ma la
pratica della vita gli può far credere che tutto
questo è stato solo un demoniaco inganno, che
la vita non vale la pena di essere vissuta, perché
mai nessuno sarà così buono con te da permetterti di essere felice. Ti daranno magari molte
cose buone, ma il loro amore no. L’educatore,
assieme e sussidiariamente al genitore, ha invece il compito di dare senso al desiderio del
bambino: qualcuno ci può esaudire.
c. La vita è possibile soltanto a patto
che sia possibile intravedere la realtà della
promessa che è bello vivere. Altrimenti la vita
perde senso e il suicidio, in qualunque modo
lo si porti avanti, diventa la sola strada possibile per riuscire a sopravvivere. Se il bambino
percepisce, ancor prima che per le parole che
gli vengono dette, per i fatti che sente, che la
madre e il padre non lo volevano, la sua vita
resterà segnata dalla consapevolezza di essere
un intruso a questo mondo.
Ma la bontà del vivere è costantemente minacciata dal fatto che la promessa deve
sempre essere ripresa e riconfermata, in un
mondo comunque segnato dalla finitudine del
peccato, in cui il desiderio sembra senza futuro e la felicità irraggiungibile per definizione.
L’educatore, sa di non aver ancora raggiunto la
felicità, sa che nessuno a questo mondo potrà
raggiungerla in pieno, ma sa che c’è un mondo,
il “mondo di lassù” in cui que-sta può essere
raggiunta e che allora la vita quaggiù è bella e
possibile.
d. Per questo educare vuol dire te-
stimoniare e attestare con la propria vita,
prima ancora che con le parole, qualcosa
che va oltre l’educatore stesso e che rende
possibile la sua stessa vita e la sua stessa
opera. L’educatore non è l’arrivato perfetto,
ma neanche il dubitante sempre inquieto. È il
pellegrino in cammino.
3. CINQUE CONSEGUENZE:
a. Non è possibile educare senza fede. La fede è un tipo di conoscenza che mette
insieme la ragione e la libertà. È quel modo di
vedere che scorge l’evidenza di quelle verità
che non solo la ragione capisce, ma la libertà
ricerca e dunque che vanno oltre la ragione
stessa. Così se occorre testimoniare la felicità,
la promessa di una vita buona, questa promessa è chiara solo per fede, così come per fede
io vedo chiaramente che qualcuno mi ama e
vuole la mia felicità.
A qualunque oggetto e persona, almeno
in partenza, sia orientata la mia fede, l’educazione senza fede non esiste. L’educatore deve
avere fede perché l’opera educativa non si
ferma né al ragazzo che abbiamo di fronte, né
all’educatore, ma va oltre ad entrambi: nessuno dei due consegue pienamente la bontà del
vivere. La fede è inoltre la attestazione che
tale bontà non è solo sperata, come fosse
qualcosa che non c’è, ma esiste veramente
e con-cretamente e per questo è disponibile
anche per noi.
Questa è la fede nella sua misura più
alta, la fede cristiana, che sa che l’unica persona che può dire di sé di essere il compimento
della speranza di un’altra persona, di essere
la promessa di felicità esaudita in persona, di
es-sere via, verità e vita piena è Cristo. Come
dunque l’educazione del bambino ha carattere
di ripresa memoriale, perché si torna sempre
alla memoria della bontà del nascere per attestargliela di nuovo dicendogli: se ti abbiamo
voluto, e l’abbiamo fatto, vedi che c’è una
grazia, un dono anche per te, così è per la fede
in Gesù: ricorda la vita di Gesù e vedrai, in
modo evidente, grazie alla fede, che la felicità
è davvero per grazia a tua disposizione.
b. La fede è però l’altro nome del
compromettersi. La fede chiede il coinvolgimento della libertà, il convertirsi, il giocarsi
la vita per cosa creduta. Soltanto così la fede
schiude l’evidenza della vita buona, altrimenti
resta un parere personale, privatistico e anche
un po’ avvilente ed insicuro. Unite questo al
fatto che l’educazione è testimonianza e avete
come risultato che al centro dell’educazione è
da rimettere l’educatore stesso. Abbiamo sempre messo al centro l’attenzione del ragazzo,
e questo va bene ed è doveroso, a patto che
questo non nasconda le nostre responsabilità.
È l’educatore stesso a dover avere fede,
a dover essere compromesso, a sapere che ciò
che testimonia è vero, più vero di ogni altra
cosa, più vero di un sasso, di ogni altra cosa
empirica. L’educazione non è semplicemente
tecnica, ma vita vissuta, così come il sistema
preventivo non è un metodo, ma la vita di Don
Bosco tradotta in metodologia e spiritualità. In
questo senso l’educatore non può fare a meno
di essere un consacrato.
Nei due sensi: di colui che ha ricevuto
una consacrazione da parte della Chiesa, una
vocazione ed unzione, un mandato e anche di
colui che gioca la propria libertà all’interno di
questa consacrazione, dedicandosi ad essa in
quello che fa. Come si dice al campo uno: non
si fa l’animatore, lo si è. L’educatore compie
e si compromette allora in una missione che
assume come grazia e che gli rende possibile
compiere la propria libertà e la propria fede,
perché la persona è la sua missione, non semplicemente ha una missione.
c. Se l’educatore è un santo testimoniante vuol dire che ha il dovere di trasmettere innanzitutto quello che ha ricevuto (1Cor
15,3-4: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto,
quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo
morì per i nostri peccati secondo le Scritture,
fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture”), per questo ha il dovere di
preservare ciò che non è a sua disposizione e
non è a disposizione di nessuno.
Questo vuol dire che l’educatore deve
trasmettere una legge ed un’obbedienza nella
quale la libertà trova il suo vero senso. Così
come al bambino si insegna e si obbliga a dire
per favore e grazie perché diventi uomo, così
l’educatore ha il dovere di trasmettere delle
leggi e degli obblighi con la cura che lo scopo
di questa legge non è il bene dell’educatore,
ed in primo luogo neanche il bene del ragazzo,
ma il bene della promessa che permette la vita
del ragazzo stesso, ed in questo senso anche il
suo bene. La legge permette al ragazzo di non
confondere Dio con gli idoli, di non pensare
che il suo desiderio si possa esaudire trovando
oggetti sbagliati, che esaudisce il desiderio solo l’uomo perfetto e l’amore perfetto: Cristo e
suo Padre.
d. Se educare è similitudine di generare, questo vuol dire che l’educazione deve
portare ad una nascita. Come il bambino deve
separarsi dalla madre per vivere, così l’educando dall’educatore. L’educare è generare alla
vita adulta, dove la persona non ha più bisogno che gli si attesti la promessa, ma l’ha vista
con la propria fede e la persegue a sua volta
testimoniandola ad altri.
Questo vuol dire che l’educazione deve
finire e se non finisce vuol dire che non funziona. Non nel senso che una volta adulti si debba
essere perfetti e non più perfettibili, ma che la
crescita dell’adulto è diversa, da adulto.
L’educazione non è perenne, altrimenti
creiamo eterni adolescenti che non sanno giocare la propria libertà, ma fanno finta di farlo
attraverso esperimenti sempre annullabili in
cui si sentono al sicuro sprecando la propria
vita. Per l’educatore vuol dire approfondire la
propria fecondità, cioè la capacità di generare, ma anche la propria castità, cioè la qualità
del proprio amore e della propria capacità di
do-nazione, in altre parole, la capacità di non
legare a sé i “figli”, ma lasciarli andare, perché la separazione è il fine dell’educazione.
L’educatore mammone o simbiotico non ci
interessa.
e. Per svolgere un’opera educativa di
questo genere occorre creare un costume familiare. E don Bosco lo sapeva. Educare non
è opera solitaria, ma opera di comunità,
perché opera di famiglia. Allora non basta un
buon rapporto con i ragazzi, occorre creare un
ambiente familiare. Soltanto se le nostre relazioni sono inserite in un ambiente simbolico
adatto, verranno dal ragazzo utilizzate per la
formazione della propria personalità, altrimenti restano pezzi di un puzzle di cui si è persa la
figura.
SETTORE FAMIGLIA SALESIANA
Premessa
“Per rendere
efficace e significativa la presenza della
Famiglia Salesiana in un territorio, vale la spesa affrontare la fatica di un cammino di convergenze, dichiarando la propria disponibilità ad
alcune rinunce personali o di gruppo, che non
intaccano la propria identità” (Don Antonio
Martinelli).
Ora, per giungere a questa “disponibilità” che
facilita il cammino di “convergenza” a servizio della missione, la 3ª Assemblea Generale
della Famiglia Salesiana ha rilevato, attraverso i gruppi di studio, difficoltà, indicazioni e
orientamenti, che cercheremo di evidenziare,
per aiutare ogni confratello ed ogni comunità
salesiana ad assimilarne i contenuti per operare
un rinnovamento di mentalità, in vista di una
costruzione della Famiglia Salesiana locale.
Strada da percorrere: “formarsi insieme”
per “lavorare insieme”.
I responsabili a livello ispettoriale dei
vari gruppi della Famiglia Salesiana hanno
indicato la strada:
v “Siamo portatori e annunciatori della missionarietà carismatica che ci invita a passare
dalla “mentalità dell’opera” in cui si vive, alla
“presenza” nella Chiesa e nel territorio”.
v Di qui sorge l’esigenza di un “passaggio da
una mentalità legata al passato ad una mentalità aperta” alla conoscenza reciproca, al dialogo, all’ascolto, al lavorare insieme, in rete”.
La Consulta regionale ha colto l’urgenza di questa sottolineatura fatta dai
Responsabili dei Gruppi (Ispettore, Ispettrice,
Presidenti e Coordinatori…) e ha dato alcune
indicazioni alle comunità salesiane SDB e
FMA per avviare un cammino graduale della
Famiglia Salesiana locale: è “Per formarsi
insieme e facilitare il cambio di mentalità ,
in o-gni luogo dove esiste una comunità SDB
o FMA si programmi, possibilmente all’inizio dell’anno, un ritiro a livello di Famiglia
Salesiana locale”.
Ogni Direttore o Direttrice è sollecitato ad incontrare tutti i gruppi che ruotano
intorno alla sua casa (Exallievi, Cooperatori,
VDB, ADMA, FMA, ecc.) per stabilire con
loro un giorno di ritiro per formarsi insieme e
stabilire un programma minimo di incontri e di
preghiera per creare sempre più comunione tra
i gruppi e volontà di collaborazione sul piano
della missione.
Il formarsi insieme, sottolinea la Carta
della missione, è la premessa indispensabile
per lavorare insieme.
Attuando quanto la 3ª Assemblea
Generale ha indicato e la Consulta regionale ha
evidenziato, la comunità salesiana si assume le
“particolari responsabilità” che, “per volontà
del Fondatore”, la impegnano a mantenere
“l’unità dello spirito, stimolare il dialogo e la
collaborazione fraterna per un reciproco arricchimento e una maggior fecondità apostolica”
(C, 5).
E questo perché, come dicono i nostri
Regolamenti generali, “la comunità salesiana
è nucleo animatore della Famiglia: in spirito di
servizio e rispettando l’autonomia dei gruppi,
essa offre loro l’assistenza spirituale, promuove incontri, favorisce la collaborazione e-ducativa e pastorale e coltiva il comune impegno
per le vocazioni” (R, 36).
Conclusione
Concludo con le parole del Rettor Maggiore
don Egidio Viganò, di venerata memoria:
“Questa Famiglia è andata sviluppandosi in
sintonia con il Corpo di Cristo in perenne crescita: dopo il Vaticano II essa ha ripreso una
più chiara coscienza della sua natura carismatica.
Oggi tocca a tutti i figli e le figlie, “insieme”, assicurare l’identità e la vitalità. E in
questa corresponsabilità di tutti, spetta a noi,
cari confratelli, un ruolo vocazionale e storico
di specifico servizio e di animazione con particolari responsabilità.
Dunque, se vogliamo amare veramente
don Bosco, sforziamoci di conoscere meglio la
Famiglia Salesiana e di dedicarci con generoso
sacrificio e con intelligente coraggio a promuoverne e rinvigorirne la comunione e la missione” (E. Viganò, “La Famiglia Salesiana”):
Don Piero Ponzo
Delegato regionale FS
La Famiglia Salesiana
nel Capitolo Generale 25
“Il tema di questo Capitolo si inserisce
nel cammino iniziato dai capitoli precedenti:
rendere più chiara e interpellante la forza della
comunità religiosa salesiana nell’educazione
e pastorale tra i giovani e i poveri, divenire
centro di animazione e di comunione nella
Famiglia salesiana e nel vasto Movimento che
si ispira a don Bosco, approfondendo le radici
della nostra vocazione e rinnovando il dinamismo della vita fraterna” (CG25, 6).
Parlando della Comunità salesiana afferma che
è “più convinta di avere un compito carismatico nel nucleo animatore” e in relazione alla
Famiglia Salesiana afferma: “È anche migliorata la sensibilità per la Famiglia Salesiana,
ma si avverte l’esigenza di crescere verso una
maggiore corresponsabilità per una più efficace condivisione della missione”. (CG25, 39)
Nel messaggio alla FS, il CG25 dice tra l’altro:
“Il vivere e lavorare insieme da fratelli, secondo lo stesso carisma, vuol essere il traguardo
e l’esito della vita in comunità, dove l’amore
fraterno risulti visibile e forte” (CG25, 138).
Un articolo delle
nostre Costituzioni
da riscoprire.
L’impegno degli anziani e degli
ammalati per la
Comunità fraterna.
Nell’ultimo
numero
del
“Notiziario
Ispettoriale” avevamo iniziato una riflessione
sul 1° paragrafo dell’art. 53 delle Costituzioni,
dedicando particolare attenzione alla cura e
all’affetto con cui siamo invitati a circondare i
confratelli anziani e ammalati.
Facciamo ora un passo in avanti, soffermandoci brevemente sul 2° paragrafo dell’art. 53:
“Essi, prestando il servizio di cui sono capaci
e accettando la propria condizione, sono fonte
di bene per la comunità; ne arricchiscono lo
spi-rito di famiglia e rendono più profonda la
sua unità” (C. 53).
§ Le Costituzioni mettono in risalto il significato profondo della presenza degli anziani e
degli ammalati nella comunità salesiana. Essi
non possono più avere posti di responsabilità
che un tempo occupavano, “tuttavia accettando la loro condizione”, e rimanendo liberi
da ogni amarezza, sereni, fiduciosi e aperti
alla comunità, mettono a servizio dei fratelli la
loro e-sperienza, il loro spirito di famiglia, la
testimonianza dell’abbandono in Dio.
§ La regola ci dice che gli anziani e gli ammalati non sono per la comunità un “peso”, ma
una “fonte di benedizione”. I confratelli anziani e ammalati sono fonte di benedizione per la
comunità, perché segnati in maniera speciale
della Passione del Signore e perché vivono
intimamente il mistero del dolore che redime e salva. Questa consapevolezza di essere
maggiormente configurati a Cristo crocifisso,
li rende generosi ad offrirsi per il bene della
comunità.
w Questa è la loro preghiera per l’offerta del
quotidiano:
Signore Gesù
sofferente in croce
e glorioso nella Risurrezione,
accogli il tormento della carne,
la sofferenza dello spirito,
il limite dell’attività,
come sacrificio che purifica e santifica
la mia vita e la mia comunità.
Feconda l’azione pastorale
dei miei confratelli,
perché il loro lavoro
porti le anime giovanili a Te,
Signore della vita,
e susciti in loro
desiderio di grazia e i santità,
generoso servizio ai fratelli,
Questa offerta al Signore si riversa sulla comunità in grazia che santifica le persone e feconda
il lavoro pastorale tra i giovani e la gente del
popolo.
Se la presenza dei confratelli anziani e ammalati viene colta così diventa “fonte di benedizione” per tutti.
§ L’articolo, poi, aggiunge che i confratelli
anziani e ammalati “arricchiscono lo spirito
di famiglia”: infatti il dolore non solo purifica
chi lo subisce e la comunità che lo condivide, ma ridesta nei confratelli tanta energia di
condivisione, di sopportazione, di servizio, caratteri-stiche appunto del più autentico spirito
di famiglia. Allora il testo può affermare con
sicurezza che questi confratelli “rendono più
profonda l’unità della comunità”. Accanto al
fratello che soffre la comunità si ritrova unita
nell’offrire il sacrificio redentore di Cristo.
Non dimentichiamo mai che le sofferenza cristiana è creatrice di bene: le redenzione infatti
viene dalla Croce.
§ Conclusione
Raccogliamo con gioiosa disponibilità le indicazioni delle nostre Costituzioni affinché si
realizzi veramente nelle nostre comunità quel
clima di famiglia che distingue la nostra vita
da tante altre.
La strada ce la indica San Paolo: “La carità
non abbia finzioni...Amatevi gli uni gli altri
con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi
a vicenda...Siate solidali nelle necessità, premurosi nell’ospitalità...Abbiate i medesimi
sentimenti gli uni verso gli altri” (Rom. 12,
8-10, 13, 16).
Il CG25 parlando della comunità salesiana
come “luogo privilegiato” di formazione e di
animazione mette in evidenza l’aspirazione
delle comunità salesiane oggi:
“Le comunità salesiane di oggi vogliono continuare lo spirito della comunità di don Bosco
e dei primi salesiani. Per noi la comunità è un
vero focolare dove, in clima di fraternità, ci sosteniamo gli uni gli altri nel cammino di crescita personale e vocazionale, secondo le diverse
tappe e stagioni della vita” .(CG25, 49)
Grave lutto nella Famiglia Salesiana
LA MADRE GENERALE DELLE FIGLIE
DEI SACRI CUORI DI GESÙ E DI MARIA
MUORE IN UN INCIDENTE STRADALE
Madre Rosa Inès Baldiòn diresse l’Istituto per 15 anni
UN’OFFERTA D’AMORE
“La grazia che sovrabbonda
sulla natura sta lavorando
un cuore di carne
che deve essere scolpito
totalmente per dare ragione alla nascita
di una nuova creatura
nello spirito:
l’Istituto delle Figlie
dei Sacri Cuori”.
(Madre Rosa Inès Baldiòn)
La Madre Rosa Inès Baldiòn, nacque
a Socha Boyacà (Colombia) il 2 luglio 1938
nella famiglia del signor Luigi Baldiòn e la
signora Maria Rincòn.
Madre Rosa Inès Baldiòn
Già da giovanissima manifestò il suo
desiderio di consacrarsi al Signore nella vita
religiosa, scegliendo l’Istituto delle Figlie dei
Sacri Cuori, dove fu ammessa nel gennaio del
1954, all’età di 16 anni.
Emise la sua prima professione religiosa a Mosquera il 24 gennaio del 1957.
Si specializzò in Psicologia e
Pedagogia all’Università Pedagogica Nazionale di Bogotà e quindi in Teologia Spirituale
all’Università Pontificia Salesiana di Roma.
Esercitò il suo insegnamento per 11 anni nei collegi di Madrid, Mosquera ed Ibaguè.
Nel 1968 ebbe la nomina a Vicaria
Generale dell’Istituto, incarico che svolse fino
al 1975, quando fu eletta Superiora Generale.
Diresse l’Istituto per 12 anni, incrementando l’espansione missionaria in diversi paesi
dell’America Latina e, attraversato l’oceano,
realizzò le prime fondazioni in Europa ed in
Africa.
Terminato il suo mandato di Superiora
Generale, diede grande sviluppo ed animazione alla formazione permanente dell’Istituto per
12 anni.
Curò un’attenta impostazione pedagogica nei diversi processi formativi nell’Istituto,
dando particolare importanza al dialogo personale, sostenendo e realizzando incontri fraterni
per l’approfondimento dei contenuti dottrinali
in sintonia con la crescita umana e l’esperienza
della vita consacrata.
Nell’anno 1999 fu nuovamente eletta
Superiora Generale, incarico che avrebbe dovuto svolgere fino al 2005.
Fece sue le sfide del nuovo millennio,
motivando con grande entusiasmo l’anno giubilare che doveva portare all’Istituto la beatificazione del Fondatore che percepiva vicina.
La sua incrollabile fiducia nel disegni
della Divina Provvidenza ed il suo grande
impegno per la causa dell’Istituto, le fecero
vedere coronato il suo vivo desiderio.
La beatificazione di Don Luigi Variara
il giorno 14 aprile 2002 fu realizzata dal Papa
Giovanni Paolo II.
Già dai primi passi della sua vita religiosa, la Madre Rosa Inès approfondì ed
assimilò la spiritualità del Fondatore e come
guida carismatica dell’Istituto fu protagonista
del rinnovamento postconciliare nell’Istituto;
ne sviluppò brillantemente i contenuti dottrinali, trasmettendo alle consorelle la vitalità del
carisma con una grande perspicacia di spirito e
aprì ampi orizzonti al carisma salesiano nella
Chiesa.
Si distinse per la sua dolcezza ed amabilità ed amò d’immenso amore l’Istituto per il
quale ha donato tutta la sua vita.
Pure immersa in molteplice attività e
continue preoccupazioni, visse intensamente
la sua vita di pietà, radicata nella preghiera e
nei sacramenti, manifestando un grande amore
per l’Eucarestia ed una speciale devozione a
Maria Ausiliatrice.
Aveva il dono della parola, esprimendo
con immediatezza i suoi sentimenti e la profondità della sua vita d’unione con Dio.
Lavorò instancabilmente per l’unità
dell’Istituto invitando all’esperienza fraterna
le comunità locali.
Il suo amore per i giovani e gli ammalati ha fatto di Lei una sorella sempre vicina
con sentimenti d’accoglienza, riservando a
loro sorriso, parole d’affetto e conforto.
Accolse con grande interesse ed entusiasmo la proposta del Concilio per la promozione e partecipazione dei laici nella missione
della Chiesa appoggiando, dando incremento
ed animazione al Movimento Secolare Don
Luigi Variara diffuso già in diversi paesi del
mondo.
Si interessò della pastorale vocazionale, sviluppando progetti, animando le persone
ed agevolando mezzi ed esperienze che permettessero la realizzazione vocazionale nell’Istituto e nel Movimento Secolare.
Lavorò intensamente per far fiorire
i valori che esprimono l’esperienza viva del
Carisma Salesiano Vittimale.
Visse salesianamente la gioia, la semplicità, il tratto famigliare e la confidenza nella
provvidenza, assimilando in modo ammirevole l’offerta vittimale fino alla consumazione
della sua vita in piena fedeltà nello svolgimento del suo dovere.
Proprio così accadeva ritornando, dopo
aver diretto un corso di esercizi spirituali alle
Consorelle delle opere in Venezuela.
La sua morte è avvenuta in un tragico
incidente automobilistico il 31 luglio 2002 in
Venezuela nella città di Maracay.
La sua fecondità spirituale l’ha fatta
per sempre una madre affettuosa, amabile, accogliente e dolce per ognuna delle sue figlie e
per chiunque ebbe l’opportunità di conoscerla.
Rimarrà per sempre nella mente di
ognuno il ricordo della tenerezza del suo
IV° CONGRESSO
INTERNAZIONALE
DI MARIA
AUSILIATRICE
“Cosa aspettate ad incoronarmi?”: a
dirlo fu la statuetta donata da Don Bosco con
queste parole: “Tu dovrai molto lavorare per
Maria Ausiliatrice” a Don Secondo Marchisio
che, in seguito, nel 1902 a Valdocco era il responsabile del servizio liturgico del Santuario
e pensava a qualcosa di... straordinario in occasione del Congresso mondiale salesiano nel
1903.
Le parole della statuetta, ripetute chiaramente 3 volte, lo colpirono e subito ne parlò
con Don Rua e questi con il Santo Padre Leone
XIII, che aderì immediatamente e volle che
l’incoronazione si facesse “A nome suo” il 17
maggio 1903, non aspettando i 100 anni come
è consuetudine.
In occasione del centenario l’ADMA, d’accordo con il Rettor Maggiore, Don
Pascual Chávez e in dialogo con il suo Vicario
e Responsabile per la Famiglia Salesiana, Don
Luc Van Looy, indice il
IV CONGRESSO INTERNAZIONALE
DI MARIA AUSILIATRICE
da celebrarsi a Torino Valdocco dal 1 al 4 agosto 2003.
L’invito è rivolto a tutti i Gruppi della
Famiglia Salesiana ufficialmente riconosciuti (21) e a quelli in attesa di riconoscimento
(27).
È gradita la partecipazione dei devoti
di Maria Ausiliatrice “non associati” e di ogni
buon cristiano.
Un invito speciale ai giovani che
amano Maria, primi tra essi gli appartenenti
al Movimento Giovanile Salesiano e ai loro
ani-matori.
Grandi furono la gioia, la commozione
e la devozione vissute dai partecipanti alle celebrazioni di 100 anni fa nel Santuario di Maria
Ausiliatrice e nella visita alle “Camerette
di Don Bosco” per cui Don Rua scrisse ai
Salesiani di tutto il mondo: “Non dubito punto
che coll’aumentarsi fra i Salesiani della devozione di Maria Ausiliatrice verrà pur crescendo la stima e l’affetto verso Don Bosco, non
meno che l’impegno di conservarne lo spirito
e d’imitarne le virtù...” (Don Rua, Lettere
Circolari, pag. 410).
Questi i frutti che auspichiamo nel celebrare i congressi di Maria Ausiliatrice: ogni
Gruppo della Famiglia Salesiana cresca nella
devozione a Maria Ausiliatrice e nella sua specifica identità, quale perla... del cuore di Don
Bosco, apostolo di Maria Ausiliatrice “per
conservare, difendere... e diffondere la fede
cristiana” nel popolo e tra i giovani.
A presto.
A nome del Consiglio dell’ADMA Primaria
in Maria Ausiliatrice e nei nostri Fondatori,
aff.mi
Presidente
Animatore spirituale
SETTORE COMUNICAZIONE SOCIALE
UN PROGETTO
MULTIMEDIALE
PER PRESENTARE CHIERI,
“LIEVITO DI SALESIANITÀ”
(ANS – Chieri, 20 novembre 2002)
- Fa sempre piacere ricevere complimenti e
auguri, ma quando a farli è il Papa, tramite
il Segretario di Stato Card. Sodano, si prova
un’emozione indescrivibile. Questo è successo
sabato 16 novembre ai ragazzi del CGS Vetta,
associazione culturale chierese, durante la presentazione del loro progetto “Chieri e dintorni:
lievito di salesianità” al Teatro dell’Istituto San
Luigi di Chieri. La benedizione papale ha così
contribuito a rendere memorabile il week–end
in cui l’associazione ha presentato al pubblico
il cortometraggio ed il libro realizzati interamente dai suoi soci.
“Posso dire di non essermi mai sentito tanto orgoglioso dei miei soci” continua a
ripetere Bruno Baj, presidente del Cinecircolo
Giovanile Socioculturale Vetta. La soddi-sfazione viene dalla possibilità di poter esporre al
pubblico il frutto di 1500 ore di lavoro volontario e gratuito dei tesserati e, in particolar modo,
dei gruppi “Cinema”, “Stampa” e “Foto” che
hanno lavorato intensamente per produrre rispettivamente un filmato di venticinque minuti, un libro e un inserto fotografico, presentati
davanti a numerose autorità laiche e religiose,
accorse al teatro San Luigi.
Il gruppo “Cinema”, coordinato da
Luca Umile,regista, ha tradotto in immagini
la storia di un giovane ragazzo che frequenta l’oratorio e non trova affinità con i suoi
compa-gni riguardo attività più impegnate e
nessuna sintonia con l’attaccamento che questi hanno verso Don Bosco. Un sogno guiderà
però il protagonista alla scoperta dello spirito
di Giovannino Bosco. Spicca la prestazione di
attori alla loro prima esperienza. Alla prima esperienza anche i cameramen del gruppo che
si sono anche improvvisati scenografi, tecnici
del suono, montatori. È esordiente anche il regista.
Il gruppo “Stampa” ha invece prodotto
un testo che contiene una sezione di supporto
al cortometraggio, e una dedicata alla riscoperta dei luoghi in cui visse Don Bosco. I due
gruppi sono composti da ragazzi poco più che
ventenni. Il gruppo “Foto” si è occupato di cogliere la poesia dei luoghi abitati da Don Bosco
attraverso una serie di fotografie utilizzate per
l’inserto fotografico del libro.
Con la replica della presentazione di domenica 17 si è chiusa la serie di appuntamenti
proposti dall’associazione nei fine settimana.
A complimentarsi è stato anche il presidente
del CGS nazionale, Stefano Todini, giunto a
Chieri per la presentazione di questo pro-getto
realizzato con il contributo del Ministero per
i beni e le Attività Culturali. Entusiasta anche
Agostino Gay, sindaco di Chieri, che nel suo
intervento durante la presentazione, ha sottolineato l’importanza del progetto nel veicolare
una maggiore conoscenza della sua città.
SETTORE
CNOS-SCUOLA
-INFORMAZIONI-
+ Manuale di qualità.
Un centinaio tra salesiani, suore e laici sono
impegnati a riflettere, a confrontarsi e a trascrivere la tradizione scolastica salesiana secondo
le modalità della certificazione. Nelle 200 ore
di lavoro si produrrà il manuale, che sarà la
carta di identità della scuola salesiana in Italia.
Costituirà il punto di riferimento autorevole,
garanzia della nostra autonomia e della nostra
peculiare offerta formativa e anche, per alcune
scuole, il riferimento per la certificazione di
qualità.
Di avanguardia è la modalità di lavoro e le te
cnologie utilizzate: forum informatico, videoconferenze, laboratori di gruppo con personal
computer individuali, diagrammi di flusso per
le procedure… Tutto finanziato con fondi europei.
L’ICP ha 5 partecipanti delle Medie: De
Gaudenzi (Agnelli), Fraire (Valdocco), Miele
(S.Benigno), Pietrobon (Ivrea), Tarasco
(Borgomanero); e 5 delle Superiori: Arlian
(Chatillon), Pace (Valsalice), Rossi (Bra),
Segafredo (Novara), Zuccarato (Agnelli).
+ Situazione ispettoriale.
Si segue con attenzione l’andamento delle
singole scuole in rapporto alla significatività
dell’offerta e alla consistenza della domanda
(iscrizioni). Quest’anno sono funzionanti due
nuovi Licei scientifici a Lombriasco e all’Agnelli, che ha pure aperto il nuovo indirizzo
di informatica nell’ITI. L’Agnelli è diventato
anche scuola-polo dell’informatica assieme a
due altri Istituti statali della città, ottenendo
un significativo contributo per corsi di qualificazione del personale delle scuole paritarie e
statali collegate.
Sono aperte le iscrizioni anche alla nuova
scuola media di Valsalice. Motivazioni: chiusura della vicina scuola Sacro Cuore, richiesta
di varie famiglie, opportunità di offrire un’
alternativa alla scuola statale e convenienza
della verticalizzazione per garantire utenza al
Liceo. L’apertura è stata concordata con la vicina scuola cattolica Cadorna nell’ottica della
collaborazione ecclesiale.
La statistica ispettoriale segna un aumento, anche se contenuto, di iscritti sia nelle 14 scuole
medie che nelle 8 scuole superiori (+47, per
un totale di 3836 alunni) e in particolare nelle
prime classi (+88, per un totale di 1132 alunni). Alcune scuole però sono in seria difficoltà
numerica ed economica.
+ Riforma scolastica.
Sta procedendo speditamente: approvata al
Senato, presto arriverà alla Camera. Contiene
aspetti significativi, tra cui il doppio canale di
istruzione e di formazione dai 14 anni e il
sistema di valutazione del servizio e degli standard di apprendimento.
Circa la parità tutto è fermo sia a livello nazionale che regionale, nonostante l’impegno
dell’Agesc. Va detto però che la Regione
Piemente. sta finanziando numerosi progetti
delle nostre scuole.
Teresio Fraire
saper fare.
IL “SECONDO CANALE”
UN‛ATTRATIVA
PER I GIOVANI
Condizione: farlo conoscere!
Una delle scelte che potrebbero fare i
giovani che terminano la terza media sarebbe
quella di iscriversi ai corsi di qualifica, gestiti
nei centri di formazione professionale salesiani.
Si tratta di una proposta esplicita, basata anche sulla esperienza che si sta conducendo
attualmente nella nostra Regione piemontese.
L’obiettivo di una simile scelta
è quello di far acquisire ai giovani competenze
e professionalità nuove, spendibili sul mercato
del lavoro; ma soprattutto orientarli e accompagnarli verso la scoperta delle proprie attitudini e qualità, difficile con la scuola.
Seguendo questi percorsi per uno, due,
tre anni, si possono veicolare le conoscenze di
particolari figure professionali a cui magari
non si avevano pensato prima e che potrebbero
risultare vincenti per il loro futuro professionale.
Si deve dire che le tipologie dei corsi
frequentabili coprono un vasto ventaglio di
professioni: vanno dal corso di informatica a
quello di carrozziere, da quello di impiantista
civile a quello di parrucchiera.
Il pregio di queste attività formative è quello
di essere facilmente fruibili, di aggirare le difficoltà insite nella scuola e di portare il giovane
ad essere attore e artefice del proprio sapere e
Con l’avvio della sperimentazione nel
presente anno formativo, si è inteso avviare un
disegno di largo respiro, nel quale si realizzano i seguenti criteri: dare valore culturale alla
f.p., intendendola come esperienza formativa
in grado di perseguire la formazione integrale
della persona, la sua maturazione in una prospettiva che fa del lavoro l’asse portante della
proposta educativa e formativa; svolgere nella
continuità e progressività dei percorsi (un percorso triennale di qualifica, al termine del quale è possibile inserirsi nel mondo del lavoro,
oppure iscriversi ad un corso di diploma professionale); gestire in maniera personalizzata,
flessibile ed aperta i percorsi, dal riconoscimento dei crediti ai passaggi alla scuola.
Si è detto “avvio” per intendere che
otto corsi con circa 20 allievi ciascuno hanno
i-niziato le attività, anche se purtroppo sono
state molteplici le peripezie che ciò ha comportato: ci siamo trovati di fronte ostacoli ed
opposizioni, soprattutto da parte della scuola
e/o dell’associazione di scuole (ASAPI), ma
anche del sindacato.
Si sono tentate le trattative con l’intervento delle autorità (Direttore Regionale della
FP e Direttore Regionale del MIUR), si sono
inviati scritti e comunicati stampa, con la speranza di trovare un minimo di collaborazione;
tutto fu travisato, combattuto, umiliato. Così il
secondo canale della istruzione e formazione
professionale, attende la riforma Moratti.
Senza pretendere di essere esaustivi
nella presentazione del modello formativo approntato ci pare che la sua ragione qualificante
da sostenere risieda nella metodologia, basata
su compiti reali, su didattica attiva e su apprendimento dall’esperienza.
L’approccio con il giovane presenta una rilevanza orientativa, per sviluppare la consapevolezza circa le sue prerogative, il suo progetto
personale nel percorso intrapreso. La centralità
del giovane si viene a delineare dalla fase dell’accoglienza e di orientamento (orientamento
inteso come accompagnamento lungo tutto il
percorso).
Si persegue stimolando ogni allievo all’espressione delle proprie potenzialità, realizzando una pedagogie del “successo” che porta
al raggiungimento dell’obiettivo per il maggior
numero possibile di allievi.
Per garantire ciò viene messo in atto monitoraggio e valutazioni continue.
L’approccio peculiare è offerto proprio
dalla f.p. nel senso che il giovane viene aiutato
alla realizzazione del suo progetto attraverso
una identità lavorativa, sostenuta da una proposta tesa a formare il cittadino, il lavoratore,
il cristiano.
Si vuole evitare una prospettiva di tipo
scolastico contenutistica, per ricercare induttivamente le ragioni e le motivazioni nell’operare. Si intende rifuggire anche dalla logica
addestrativa, povera di contenuti, per arrivare
ad una padronanza delle conoscenze e dei
processi di riferimento. Crediamo di offrire un
servizio ben preciso valido per le persone che
si trovano in difficoltà con la scuola e che nello stesso tempo desiderano migliorare la loro
maturazione.
Tutto ciò richiede una solida preparazione del personale e dei formatori in particolare affinché diventino capaci e siano in grado
di operare al meglio nella prospettiva indicata.
Crediamo nel progetto e nella sua importanza per tanti giovani. Nello stesso tempo
siamo convinti della sua influenza benefica
anche su tutta l’attività consolidata della f.p.
del nostro ente.
Questo scritto vuole esplicitare l’invito
a tutti i salesiani, exallievi, cooperatori ed amici, a sostegno di questa significativa attività
nuova della f.p.; da parte nostra diviene ovvia
la disponibilità alla collaborazione vicende-vole.
Tutte le persone che trattano con i giovani nelle varie case salesiane del Piemonte
sappiano indirizzare quei giovani che dimostrassero interesse e voglia ad intraprendere la
strada della f.p., strada che può essere considerata “parallela” alla scuola, non per il metodo,
ma per le finalità educative.
Guido Bombarda
SETTORE MISSIONI
I “DISPLACEDS” DEL SUDAN
Il lavoro dei salesiani a Khartoum e El-Obeid
nel racconto del coadiutore salesiano Andrea Comino
Torino, settembre 2002
Carissimi amici,
Don Bosco raccomandava ai suoi salesiani di privilegiare i giovani poveri e abbandonati nel loro lavoro.
In Sudan giovani poveri e abbandonati
si traduce con il nome “displaced” che vuol
dire profughi, ragazzi di strada, emarginati.
I salesiani in Sudan, fedeli all’invito di
Don Bosco, sin dall’inizio del loro lavoro si
sono occupati dei displaceds.
I displaceds in Sudan sono almeno 4
milioni, in gran parte giovani, accampati nelle
periferie delle grandi città del nord non affette
dalla guerra.
Sono completamente abbandonati a se
stessi e cercano di sopravvivere con aiuti di
organizzazioni caritative e con lavori occasionali.
Per questi i salesiani hanno iniziato il
loro lavoro in Sudan organizzando il “Centro
di Addestramento Professionale Saint
Joseph” di Khartoum.
Più di ottocento traines (studenti) ricevono istruzione tecnica, assistenza sanitaria,
cibo e un posto di lavoro al termine dei corsi.
Non si fanno distinzioni nell’accet-tazione, siano essi cristiani, musulmani o animisti. È sufficiente che abbiano bisogno di aiuto
e volontà di imparare.
Di questo se ne sono anche accorte le
autorità islamiche di Khartoum che hanno incominciato a vedere di buon occhio la scuola
Saint Joseph.
Oltretutto i salesiani aiutano il governo
a risolvere due grandi problemi: quello dei ra-
“Don Bosco Training Centre” a El-Obeid
gazzi di strada e della mancanza di mano-dopera addestrata (dato che le loro poche scuole
professionali sono in sfacelo).
Visti i buoni risultati della scuola Saint
Joseph di Khartoum, il Vescovo Comboniano
di El-Obeid, città a 700 km a sud di Khartoum,
desideroso di aiutate i 250 mila profughi Nuba
della sua diocesi, due anni fa invitò i salesiani
a mettere su un centro simile al Saint Joseph.
(C’è da notare che la popolazione Nuba
è particolarmente presa di mira dall’esercito
islamico, per la loro fermezza nella fede cristiana e per il loro coraggio nell’opporsi al
programma di islamizzazione in atto in tutto il
paese).
Con l’appoggio del Vescovo e il consenso delle autorità di El-Obeid si poté avviare
il nuovo “Don Bosco Training Centre”.
Alcune organizzazioni non governative
(ONG) europee mostrarono subito interesse all’iniziativa, anche perché questa rappresentava
una delle poche opportunità permesse dal governo a favore dei rifugiati.
Si pensò di creare due sezioni, una per
i giovani e un’altra per le ragazze.
Per le seconde le Suore Canossiane già
presenti ad El-Obeid si impegnarono a sviluppare il “Bakita Womar Promotion Centre”
dedicato alla schiava sudanese Bakita diventata poi suora canossiana e dischiarata santa
recentemente.
Per i ragazzi si pensò di avere corsi
simili ai Saint Joseph di Khartoum. Addestramento in automeccanica, saldatura, falegnameria, muratura, idraulica ed elettricità.
Il programma scolastico verrà svolto
in due anni, più qualche mese di “stage” nelle
industrie per quanto possibile.
Per le ragazze si prevedono corsi di
economia domestica, cucito, artigianato, dattilografia e computer.
Pure un dispensario medico sarà disponibile per le famiglie circostanti.
Un anno e mezzo fa si iniziarono i lavori con un impresario di Khartoum, uno dei
pochi in grado di eseguire i lavori con un minimo di sicurezza.
Attualmente si sono completati i laboratori di automeccanica, saldatura e idraulica.
Entro l’anno si spera di avere i laboratori di falegnameria, elettricità e muratura.
Si sono purte piantate più di 900 piante
per rendere più gradevole l’ambiente.
Nell’esecuzione dei lavori non si può
dimenticare il prezioso contributo dato dai nostri istruttori e seminaristi del Saint Joseph di
Khartoum.
Con essi si sono costruiti più di 2000
mq di tetto con pannelli isolanti portati dall’Italia, un centinaio tra porte e finestre e gran
parte degli impianti eletttrici e sanitari.
Il laboratorio di elettricità a El-Obeid
I ragazzini mostrano entusiasti i primi loro lavori
I tutto fatto con gran spirito di sacrificio (con temperature di 40-454°C) e generosità
sapendo che il Centro era destinato ai loro connazionali vittime della stessa guerra.
Lo scorso giugno si sono avviati i corsi
per un primo gruppo, circa 80 ragazzi Nuba.
Le domande erano più di 200, ma non
si poté fare di più essendo solo tre i laboratori
completati.
Ogni giorno un camion-bus preleva gli
studenti al centro di El-Obeid dove confluiscono a piedi dai diversi campi.
Per loro il training è gratis; non solo,
ma si offre anche un pasto a base di sorgo,
fagioli e fave, per molti di loro l’unico della
giornata.
A progetto compiuto speriamo di poter
accettare circa 500 giovani; si potrà così venire
anche a contatto con tante famiglie nei campi
profughi e offrire loro assistenza materiale e
Un momento importante della giornata.
Per molti ragazzi è l’unico pasto della giornata.
religiosa.
Volendo concludere e fare una valutazione sul lavoro sin qui fatto non si può che
ringraziare la Provvidenza per l’aiuto dato.
Aiuto fatto tramite tante persone e
organizzazioni che hanno fatto la causa dei displaced la loro causa.
Tra questi gli “Amici dell’Oasi J.B.”
che ci seguono passo passo nel nostro lavoro.
A tutti il nostro grazie e la nostra preghiera.
Andrea Comino
OPERE E ATTIVITÀ DEI SALESIANI
AD ESMERALDAS - ECUADOR
Alla vigilia del ritorno alla mia missione, dopo la felice permanenza estiva in patria (e
per ‘patria’ intendo l’Italia, il Piemonte, l’ambiente salesiano subalpino, il paese e la famiglia),
il vicario ispettoriale mi invita a stendere alcune pagine sulla presenza salesiana ad Esmeraldas
(Ecuador).
Nei 20 anni seguiti al nostro primo arrivo, la preghiera e il sostegno di tante persone
(dell’Italia e dell’Ecuador, ma anche della Germania e della Spagna) hanno permesso il radicarsi e l’estendersi del lavoro salesiano in questa provincia tropicale del nord-ovest equatoriano.
Svilupperò, nella mia esposizione, tre punti:
1) i problemi dell’ambiente esmeraldegno;
2) i campi d’intervento che la situazione generale suggerisce;
3) le opere e le attività svolte dalla comunità salesiana.
1.
Problemi generali che oggi devono affrontare insieme la Chiesa e la
Società Civile
Alcuni sono comuni a tutta l’America
Latina, altri propri dell’Ecuador, altri ancora
specifici di Esmeraldas: tutti tra loro connessi
e interdipendenti.
v Fallimento bancario. Gran parte delle banche dell’Ecuador sono crollate (per corruzione,
errata politica finanziaria ed incompetenza),
facendo perdere denaro a ricchi e poveri, obbligando molte piccole imprese a chiudere,
lasciando senza lavoro tanta gente.
v Disoccupazione e sottoccupazione. Male
cronico di Esmeraldas, ma oggi accentuato in
forma allarmante. Molti padri di famiglia dei
quartieri periferici escono il mattino di casa a
cercare che qualcuno dia loro un lavoro almeno
durante qualche ora per poter così portare alla
famiglia il cibo dell’unico pasto giornaliero.
v Povertà e miseria. Frutto soprattutto dell’alta inflazione (che ha spinto il governo ad
eli-minare la moneta nazionale, il sucre, per
adottare il dollaro americano, con un improvviso e verticale aumento dei prezzi), della mancanza di lavoro, dei fenomeni naturali ne-gativi
Don Piero Moschetto a Esmeraldas
(inondazioni, eruzioni vulcaniche, terremoti),
della corruzione imperante e delle malattie. È
un problema poter mangiare, vestirsi, avere un
alloggio, curare i malanni.
Ognuno di questi aspetti è certamente
tragico ed esige una soluzione urgente. Già non
è possibile comprare carne o pesce. Molti bambini vestono di stracci, con camicie e pantaloni
sdruciti. Gran parte della gente della zona suburbana e delle campagne vive in capanne di
canna, spesso col pavimento di terra o su palafitte, a volte in una promiscuità indescrivibile.
v Emigrazione. La mancanza di lavoro e la
povertà obbligano la gente ad emigrare, soprattutto negli Stati Uniti, in Spagna ed in Italia:
uomini, e specialmente donne, moltissime già
con figli piccoli e adolescenti (che lasciano
alla responsabilità di nonni, zii, familiari vari
e conoscenti, con effetti gravi sullo sviluppo
psicologico e affettivo dei ragazzi/e). È un feno-meno oggi inarrestabile, che può sembrare
talvolta una vera ‘febbre dell’oro’ ma che, nella maggior parte dei casi, è in realtà una ‘lotta
per la sopravvivenza’.
v Deficienza nell’Educazione. Quantitativa,
e soprattutto qualitativa, che spesso dà titoli
di studio illusori, senza che ci sia un’adeguata formazione culturale e tecnica. Nelle zone
rurali la situazione è grave e, nonostante gli
sforzi, non accenna a migliorare: molte scuole
sono chiuse, e quelle aperte funzionano scarsamente. Migliaia di ragazzi delle campagne
sono i più poveri tra i poveri, perché privi di
educazione.
v Distruzione della Natura. La maggior parte
della selva pluviale, straordinaria per biodiversità (una pubblicazione della FAO rivela che il
bosco della provincia di Esmeraldas, appartenente al sistema biologico del Chocò, contiene
almeno 600 specie diverse di legname pregiato), è preda d’una distruzione rapace con effetti
disastrosi per il clima e gli abitanti.
Le mangrovie (‘manglares’), che costituiscono un ambiente biologico ricchissimo
(molluschi, granchi, gamberi, pesci), fonte di
vita per gli abitanti dei villaggi costieri, sono
stati quasi del tutto eliminate per far posto a
piscine destinate all’allevamento dei ‘camarones’ (gamberetti), sfruttate da ricchi possidenti
che hanno i mezzi per prepararle e mantenerle,
col benestare delle autorità.
La contaminazione del petrolio completa i danni: ad Esmeraldas giunge l’oleodotto dall’Oriente amazzonico, e c’è pure una
raffineria, che elimina i rifiuti nell’aria e nelle
acque senza che ci sia modo di difendersi.
v Malattie. Dovute al clima o alla mancanza d’igiene. In questo ambiente tropicale, le
malattie, soprattutto le parassitarie, le respiratorie, le intestinali, sono dominanti e devastatrici: l’anemia, la denutrizione, la malaria,
il dengue, il tifo e il paratifo, la tubercolosi,
la leihsmaniasi, periodicamente anche casi di
co-lera, fanno vittime continue. Secondo gli
La nuova Chiesa dedicata a Don Bosco a Esmeraldas
ultimi dati, tra i 55.000 bambini di Esmeraldas
infe-riori ai 6 anni d’età, 19.000 sono affetti da
una denutrizione totale, 23.000 da denutrizione
cronica.
La tubercolosi raggiunge una percentuale che è la più alta dell’Ecuador. Reni, fegato, cuore, ovari, colonna vertebrale tormentano
un numero inimmaginabile di persone; e per
le strade si vede spesso gente (molti giovani)
affetta da malattie mentali (una volta li si chiamava ‘pazzi’ o ‘folli’).
Come curare le malattie in istituzioni
pubbliche? Dove ricoverare un tubercolotico in
stadio avanzato? Come farsi operare al fegato,
ai reni, al cuore, agli ovari, ecc., se le stesse
strutture pubbliche chiedono migliaia di dollari? Per poter pagare una trasfusione di sangue,
si dovrebbe lavorare un mese.
E poi ci sono i fattori antigienici: appena il 22% delle abitazioni della provincia è
dotata di acqua che proviene dalla rete pubblica (che non è necessariamente potabile, ma
solo ‘intubata’, trattata col cloro non sempre in
modo efficace); anche le fognature ed i servizi
igienici nelle zone suburbane marginali (includendo la ‘valle di San Rafael’, dove abbiamo la
nostra residenza) e rurali sono scarsi o del tutto
inesistenti.
I centri pubblici di salute sono mediocri, a volte inefficienti (molte analisi non sono
affidabili per l’inadeguatezza degli strumenti
utilizzati e dei reattivi già scaduti, o per la non
sufficiente preparazione del personale paramedico), e non danno le medicine ai pazienti (per
cui, chi è ricoverato nell’ospedale, se non può
comprarsele perché troppo costose, non è curato e deve ritornarsene a casa, anche se in con-
dizioni gravissime). E infine l’ultima beffa: la
denutrizione e la debolezza organica rendono
lo studio dei bambini davvero poco redditizio.
v Famiglie instabili. Essendo prevalenti le
unioni libere, la separazione e l’abbandono da
parte del convivente (spesso per il ‘machismo’,
la violenza e le umiliazioni che patisce la donna, e per l’infedeltà non solo maschile ma, ad
Esmeraldas, anche femminile) sono all’ordine
del giorno.
I figli crescono con la madrastra o il
padrastro e non poche volte patiscono abusi
sessuali. La pastorale familiare è certamente
uno degli impegni prioritari della Chiesa.
v Delinquenza, violenza e bande giovanili.
Realtà dovute all’esempio degli adulti e alle
deficienze nel campo dell’occupazione, dell’educazione, della famiglia. I giovani, soprattutto se poveri, senza lavoro o appartenenti a
famiglie sfasciate, sono in continuo rischio di
cadere nella rete antisociale (la polizia ha schedato 40 bande giovanili nella sola città, ognuna
formata da 30-50 membri d’ambo i sessi).
Gli assalti a mano armata, diurni e
notturni, per le strade, nelle case, nei pullman
cittadini o di lungo percorso, sono quotidiani.
Ogni giorno c’è qualche assassinio.
v Alcoolismo, droga e narcotraffico. Trovano
il loro habitat ideale in questo ambiente di miseria umana (materiale, morale e culturale), e
allo stesso tempo, ne sono anche causa diretta
o indiretta. La vicina Colombia favorisce non
solo il contrabbando generico fiorente, ma il
facile commercio della droga, con sistemi mafiosi, sempre violenti e crudeli.
v Guerriglia colombiana. Sostenuta dai
narcotrafficanti, sta generando l’entrata dalla
Colombia di molti profughi, e l’infiltrazione
degli stessi guerriglieri nella provincia, soprattutto nella zona nord di San Lorenzo.
v Corruzione. Universale: dei giudici (che
esigono tangenti per assolvere gli innocenti, e
mandano liberi i trafficanti di droga colti in flagrante), delle autorità (che, mentre offrono lo
spettacolo desolante della mediocrità, utilizza-
Il Centro Giovanile a Esmeraldas
no per il proprio tornaconto parte delle somme
stanziate dal governo per opere sociali, e, manipolando la gente col denaro e l’inganno, sono
sempre rielette rimanendo in sella per anni: il
sistema del ‘cacichismo’ non è ancora morto),
della polizia, della burocrazia, dei professori
(che per promuovere chiedono sfacciatamente
compensi in denaro o prestazioni sessuali). Se
ne parla, se ne hanno indizi, talvolta anche
prove, ma tutto continua come prima. Anche
perché, chi dovrebbe intervenire, ha la coda di
paglia (‘medice, cura teipsum’).
v Separazione tra fede e vita. È certo il problema pastorale più importante che la Chiesa
deve affrontare: la gente è fondamentalmente
religiosa, di una religiosità naturale e spontanea, un po’ superstiziosa, che si nutre di atti
esteriori spesso indipendenti dagli atti liturgici
comunitari; ‘Diosito’ (perché Dio è ‘Diosito’,
buono, che ti soccorre ma non t’impegna) lo si
prega, gli si accendono candele; le pareti della
casa sono piene di immagini e quadri sacri; una
benedizione del ‘Padrecito’ (anche il sacerdote
è chiamato col diminutivo, indipendentemente
dalla sua prestanza fisica!) è considerata sempre un atto efficace e ... portafortuna; ma poi la
vita è un’altra cosa.
I vizi del bere, della droga e dei giochi
d’azzardo sono i passatempi di fine settimana.
I ragazzi possono ricevere il catechismo, frequentare la scuola cattolica, ma poi l’influsso
dei familiari e della società annulla spesso gran
parte dell’insegnamento ricevuto.
2.
Campi d’intervento che la situazione suggerisce alla Chiesa e alla
comunità salesiana
v Educativo. Soprattutto nelle zone rurali la
necessità è urgente. Al sud della provincia c’è
la possibilità di cambiare le cose, sviluppando
un ‘piano pilota’ di miglioramento scolastico
nelle scuole dei villaggi da parte dell’Istituto
Pedagogico Don Bosco, che sta creando molte aspettative nelle popolazioni locali, nella
Chiesa e nelle stesse autorità civili. È il soccorso da dare ai più poveri tra i poveri.
Ci siamo convinti che aprire e far funzionare una scuola seria è forse più importante
che aprire un consultorio o un ospedale. Ha
ragione Don Milani: ‘La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde’ e ‘La povertà dei
poveri non si misura a pane, a casa, a caldo:
si misura sul grado di cultura e sulla funzione
sociale’.
Il cosiddetto ‘sottosviluppo’ ha qui la
sua causa principale e, forse, trova qui la sua
soluzione. La scuola è la promozione umana
più efficace in un settore dove la presenza
dello Stato è ancora fortemente deficitaria,
specialmente dal punto di vista qualitativo.
v Sanitario. La Chiesa di Esmeraldas ha
crea-to consultori, centri di analisi, farmacie
popolari, attività di medicina preventiva, ed
anche tre piccoli ospedali. L’impegno è grande, anche se ancora insufficiente.
v Pastorale. La scarsità del clero è un problema cronico e non permette la cura pastorale
dappertutto. L’invasione di evangelici (quasi
tutti ‘fondamentalisti’, di origine statunitense)
e di ‘sètte’ (specialmente Testimoni di Gehova
e Mormoni) è massiccia, aggressiva, efficiente.
v Sociale. Con la scuola e la salute, ci sono
molti altri campi in cui la Chiesa è impegnata:
i giovani in continua situazione di rischio, le
donne madri senza lavoro e bisognose di ‘superarsi’, i bambini abbandonati e privi di genitori, gli anziani senza pensione e soli. E infine,
non ultima tra le opere sociali, c’è l’impegno
della Chiesa nella difesa dei boschi e dei ‘manglares’, che costituiscono l’ambiente di vita e
di sostentamento di molta gente, soprattutto di
negri e indigeni.
Don Moschetto con un gruppo di catechisti/e
3.
Opere e attività dei salesiani ad
Esmeraldas
Il rapido sguardo che abbiamo dato
all’ambiente esmeraldegno ci ha portati a dedicarci ai campi più congeniali alla nostra vocazione. Presento quello che stiamo facendo ed
anche (scritto in corsivo) i progetti che stiamo
per iniziare o che sono in fase di programmazione.
è Centro città
(1) Istituto Pedagogico (IPED) ‘Don Bosco’
È una scuola superiore, dopo la maturità, che prepara durante tre anni i maestri per
tutta la provincia (23.300 Kmq) soprattutto
per le scuole rurali. Opera fondamentale e di
grande influsso, non solo sociale, ma anche
culturale. Fondata dai padri comboniani, è stata accettata dal Rettor Maggiore Don Egidio
Viganò nel 1982. Con quest’opera abbiamo
iniziato l’anno seguente la nostra presenza ad
Esmeraldas. Funziona dalle 7 del mattino alle
13. Attualmente conta 200 alunni.
(2) Scuola Elementare di Sperimentazione
Pedagogica ‘Don Bosco’
Annessa all’IPED ‘Don Bosco’ è a
servizio degli alunni maestri che imparano a
poco a poco, attraverso l’osservazione prima e
la sperimentazione poi, a diventare educatori,
formatori e docenti. Funziona dalle 7 del mattino alle 12,30. Gli alunni sono circa 500.
(3) Scuola Elementare ‘Sacro Cuore’
Affidata ai salesiani circa dieci anni fa
dal vescovo di Esmeraldas, funziona nel pome-
riggio (dalle 13 alle 18,30) negli stessi ambienti della scuola ‘Don Bosco’. Serve pure come
scuola di sperimentazione della Pontificia
Università Cattolica dell’Ecuador, che ha una
sede ad Esmeraldas (PUCESE). Anch’essa
raggiunge attualmente 500 alunni.
(4) Scuola Media ‘Domenico Savio’
Iniziata quattro anni fa, funziona nel
pomeriggio (dalle 13 alle 19) negli stessi ambienti dell’IPED ‘Don Bosco’. Attualmente ha
300 alunni
(5) Oratorio e Centro Giovanile ‘Don
Bosco’
Iniziati ambedue pochi mesi dopo il nostro arrivo ad Esmeraldas, in un vecchio capannone offertoci dal vescovo. Funziona il sabato
e la domenica, nel capannone riadattato e negli
ambienti e cortili della scuola ‘Don Bosco’.
Attività: catechismo (esteso pure ad un
quartiere collinare il sabato mattino), sport e
giochi popolari, teatro, musica e canto; e per i
giovani: attività formative (catechesi, riunioni
e convivenze), culturali (musica strumentale
e corale, marimba e folklore esmeraldegno
negro), sociali (aiuto ad anziani poveri e soli,
artigianato in ceramica e lavorazione del cocco
e della tagua, pittura e ‘manualidades’ varie).
Si cura in modo speciale la prepa-razione dei catechisti, con riunioni settimanali, ritiri
spirituali mensili e seminari annuali.
(6) Chiesa Pubblica ‘Don Bosco’
La iniziale cappella, diventata troppo
piccola, è stata sostituita da una bella chiesa, costruita con l’aiuto dei Rettor Maggiore
Don Giovanni Vecchi, la istituzione cattolica
tedesca ‘Adveniat’ e tanti amici italiani. È il
centro della devozione a Don Bosco e del culto
religioso per tutte le opere che abbiamo nella
zona e per la gente del quartiere. Fu consacrata
solennemente dal vescovo di Esmeraldas nel
maggio dell’anno 2000.
(7) Opera dei ‘Ragazzi della Strada’
Per i ragazzi e giovani dei quartieri periferici che sorgono lungo il fiume Esmeraldas,
zone di alto rischio sociale (alcoolismo, droga,
delinquenza, prostituzione).
Don Moschetto e i licenziati di una classe
Si visitano le famiglie dei ragazzi, si
collocano i giovani presso artigiani, li si invoglia a studiare, li si accoglie nel doposcuola; e
si è aperto per loro pure un centro di ‘computazione’ (per far crescere nei ragazzi/e l’autostima). Formazione e periodicamente ritiri anche
per i genitori.
(8) Scuola Secondaria (dopo la Scuola
Media)
Speriamo di poter iniziare nella primavera del 2003 questa scuola superiore (corrispondente all’istituto o liceo in Italia), con
un programma sperimentale (che già è stato
approvato dal Ministero dell’Educazione),
con l’intenzione di dare una base culturale
migliore agli allievi che poi hanno intenzione
di seguire gli studi come maestri e professori
(sia nell’IPED sia nell’Università).
Si conclude con il ‘Bachillerato’, che
corrisponde alla nostra Maturità.
Funzionerà negli ambienti dell’IPED,
dalle 7 del mattino alle 13 (sperando di avere
aule sufficienti).
(9) ‘Guarderìa’ per i figli delle alunne madri
dell’IPED
Quest’anno abbiamo 61 alunne che,
per quanto giovani (tra i 18 ed i 24 anni), sono
già madri (nubili o abbandonate o conviventi;
due solo sposate religiosamente), che spesso
debbono lasciare gli studi per seguire i loro
bambini.
Si tratta di aprire una specie di ‘giardino-nido’, che funzioni durante le ore di scuola. Speriamo di poterlo iniziare entro l’anno
2002.
è Zona suburbana di ‘San Rafael’
(10) Unità Educativa ‘Maria Ausiliatrice’
Comprende 10 anni di ‘Educazione
Basica’ (dalla scuola materna alla terza media).
È una scuola popolare per i ragazzi di questa
zona suburbana (a circa dieci km dal centro
cittadino), dove i salesiani hanno la loro residenza dal 1992. La scuola ha creato pure alcune aule ‘decentrate’ nel ‘barrios’ che sono sorti
quasi tutti in forma disordinata, frutto di invasioni di terre e di episodi di violenza. Mancano
ancora i servizi essenziali come le fognature e,
in molti casi, anche l’acqua potabile e la luce.
La scuola, in continua crescita, attualmente è
frequentata da 700 alunni.
(11) Istituto Tecnico ‘San Rafael’
Iniziato nel 1999, è al suo quarto anno
di vita. Comprende tre anni di studio e di pratica dopo la scuola media: possiede laboratori
di meccanica, falegnameria, sartoria, artigianato della ceramica, e prossimamente, a Dio
piacendo, anche quello di elettricità e di elettronica. Desta molta aspettativa tra la gente e
le autorità. Attualmente ha 300 alunni.
(12) Parrocchia ‘Maria Ausiliatrice’
Costituisce il cuore della nostra presenza in questa vasta zona che sta crescendo
numericamente (ogni anno si hanno nuovi
inse-diamenti ‘selvaggi’) e di cui si ha la cura
pa-storale. Sono decine di quartieri che sono
oggi tra gli ambienti più pericolosi della città.
La chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice
è il primo edificio che abbiamo costruito a ‘San
Rafael’, ed è un centro non solo pastorale, ma
anche sociale e ricreativo. Sono pure nati nei
‘barrios’ dei piccoli oratori per il catechismo, i
giochi e le varie iniziative sociali. È parrocchia
dal 1992.
(13) Formazione e apprendistato per le
donne madri
Attività iniziata nell’anno 2000 per le
donne madri di ‘San Rafael’, per aiutarle a crescere umanamente e, allo stesso tempo, perché
possano imparare qualche attività rimune-rativa. Si lavora durante sei-otto mesi, con gruppi
di 50 persone (due gruppi contemporaneamente). La formazione consiste in ‘lezioni’ teoriche e pratiche (‘talleres’) su ‘relazioni umane’,
Donne Madri di San Rafael
‘autostima’, ‘valori’, ‘parità di genere’.
L’apprendistato è vario: utilizzazione
della soia, confezione di borse, borsette e scarpe con fibre vegetali proprie della zona tropicale, orto familiare, allevamento del pollame,
sartoria, panetteria e pasticceria, lavorazione
artigianale della noce da cocco.
(14) ‘Apoyo Escolar’
Corrisponde pressappoco al ‘Doposcuola’. Funziona nel pomeriggio per i bambini delle Scuole statali del suburbio, che non
possono essere aiutati dai loro genitori perché
analfabeti o fuori casa per tutto il giorno.
Oscillano tra i 250 e 300.
(15) Formazione e Apprendistato per giovani a rischio
Se riusciamo a trovare l’aiuto necessario, speriamo di poter iniziare verso la fine del
2002. È un progetto di ampio respiro e certamente urgente per la gioventù tra i 16 ed i 24
anni, in genere senza lavoro e in continua tentazione di assumere comportamenti antisociali. Contiamo di poter lavorare almeno durante
tre anni con 400-500 giovani, per gruppi, con
lo stesso metodo utilizzato nella formazione
delle donne madri (metodo che si è rivelato
utile e che sta dando risultati sostanzialmente
positivi).
Un signore di Quito, exallievo salesiano, ci ha offerto alcuni ettari di terreno non
lontano da ‘San Rafael’ per poter impiantare
una ‘cascina’.
(16)
‘Guarderìa’ per le donne della
Formazione
Affinché le donne madri che vengono
alla Formazione con i loro figli piccoli possano seguire, è necessario aprire anche qui
un modesto ‘asilo nido’ per i bambini durante
alcune ore del pomeriggio.
è Provincia di Esmeraldas
(17) Centro Educativo Matrice (CEM) di
Chamanga: miglioramento educativo
Chamanga è un centro di circa 5 mila
abitanti che si trova all’estremo sud della provincia di Esmeraldas, fino a due anni fa solo
raggiungibile per mare e barca. È stata costruita da poco una strada che attraversa la zona e
che mette in comunicazione capanne e villaggi
finora isolati. Invece di un viaggio di-sagiato e
sempre incerto di un giorno intero, è ora possibile giungervi in poche ore di macchina. A
Chamanga, la Chiesa ha un Centro Educativo
(10 anni di educazione basica) Matrice (significa che dal ‘Centro’ ‘emanano’ e dipendono
anche le scuole statali dei vari villaggi attorno). Dall’anno scorso il vescovo ha affidato
all’Istituto Pedagogico la responsabili-tà del
CEM di Chamanga e quindi anche delle scuole
dei villaggi: è un lavoro non facile e ci impegna seriamente sia per migliorare l’attività
didattica, molto povera e in certi casi inconcludente, sia per preparare meglio i maestri e
professori, con seminari mensili e, durante le
vacanze scolastiche, con corsi che, frequentati
durante tre anni, daranno ai docenti (in gran
parte senza titoli validi per l’insegnamento e
con scarse conoscenze basilari), il diploma di
‘professore di educazione primaria’. Il CEM
ha attualmente 250 alunni.
(18) Villaggi della zona di Chamanga
v Miglioramento educativo: le scuole nei
villaggi della zona (una ventina oggi in funzionamento, altre chiuse) hanno maestri non
preparati e che spesso non si presentano per
le lezioni. Da quest’anno abbiamo iniziato ad
attendere a sei scuole (numero che dovrebbe
crescere annualmente) con la ‘pratica docente’
dei nostri alunni maestri dell’IPED (durante
sette mesi, da luglio a gennaio). Spesso ai
villaggi si arriva con difficoltà, perché non ci
sono ancora strade di raccordo, e sono accessibili solo per sentieri. È questo certo un gran
lavoro sociale (anche costoso, dal momento
che gli alunni maestri debbono mantenersi).
Con qualche borsa di studio possiamo aiutare
i più bisognosi, che purtroppo sono molti. Il
totale degli alunni di queste scuole raggiunge
le ottocento unità.
v Cura pastorale: In tutta questa zona da anni
non c’è sacerdote. Dobbiamo pure preoccuparci dell’assistenza religiosa, con i nostri alunni
maestri e alcuni professori dell’IPED più impegnati, e andando ogni tanto a celebrare messe e sacramenti. Le sette e gli evangelici sono
presenti ed efficienti, e molti cattolici stanno
abbandonando la Chiesa cattolica. Abbiamo
iniziato questo lavoro, per invito del vescovo,
nella speranza di trovare qualche sa-cerdote
(in Italia o in Spagna) che possa farsi carico di
questa vasta parrocchia.
(19) Creazione e costruzione di 5 scuole
complete nella zona di Chamanga
Si tratta di eliminare, dove è possibile,
le scuole unidocenti (con un solo maestro) o
incomplete (due o al massimo tre maestri) e
creare cinque scuole complete (con tutti i sei
anni delle elementari e con almeno sei maestri) a cui portare gli alunni dei villaggi più
accessibili. È un progetto che speriamo poter
realizzare nel giro di due-tre anni, se riusciamo a trovare chi sovvenzioni le costruzioni
(e sarebbero necessari pure alcuni pulmini).
L’esperienza ci dice che è più importante
aprire una scuola elementare che una scuola
superiore, perché, e lo tocchiamo con mano
ogni giorno, senza ‘basi’, qualsiasi educazione secondaria ed universitaria è un’illusione
(quanta gente con ‘titoli accademici’, però
inutili!).
(20) Zona di Malimpia
È un’ampia zona nella via verso le
Ande. Molti villaggi non hanno scuole, ed un
sacerdote italiano parroco aiuta i genitori (tutti
contadini) ad aprire e sostenere queste scuole.
Noi inviamo i maestri recentemente diplomati
e li seguiamo nel loro lavoro ‘in loco’.
(21) Ragazzi della Strada nella zona di San
Lorenzo
San Lorenzo è un grosso centro (circa
10 mila abitanti) al Nord, al confine con la
Colombia: zona di conflitto e pericolosa per la
guerriglia e il narcotraffico.
Si rende necessaria un’attività tipo ‘ragazzi della strada’ per poter aiutare la gioventù, che si trova nel rischio continuo di prendere
strade sbagliate.
Si spera di poter iniziare al più presto.
Il vescovo ha offerto una vecchia casa (da risistemare) tanto per cominciare.
è Attività varie
(22) ‘Colonias Vacacionales’ (= Estate
Ragazzi)
Durante le vacanze scolastiche (mesi di
febbraio e marzo) nell’oratorio si aprono attività ricreative, educative e formative (in genere i ragazzi non vanno in vacanza fuori città):
durano un mese. Organizziamo nell’Oratorio,
insieme ad alcune parrocchie, la preparazione
di queste ‘colonie’.
(23) ‘Corsi di Scienze Religiose’
I salesiani hanno iniziato e diretto fino
ad alcuni anni fa questi corsi nell’Università
Cattolica: attualmente continuano a collaborare con le lezioni.
Si lavora per la preparazione dei catechisti, degli agenti di pastorale e dei professori di religione a livello di tutto il Vicariato
Apostolico (sono quattro ore di scuola ogni
sera, dal lunedì al venerdì).
Noi seguiamo anche direttamente
qualche professore che frequenta ‘a distanza’
i corsi di licenza in Teologia Pastorale presso
l’Università Politecnica Salesiana di Quito.
(24) Museo didattico di Scienze Naturali
Abbiamo in questi anni raccolto un discreto materiale scientifico (in gran parte già
classificato) ed etnografico.
L’idea è di aprire un museo didattico
non solo per l’Istituto Pedagogico, ma per tutte
le scuole della città e della provincia. Abbiamo
bisogno di ambienti e di attrezzature.
(25) Studio scientifico e Difesa dell’Ambiente nella Riserva Ecologica ‘Mache Chindul’
È un progetto ambizioso, elaborato
Ragazzi di strada di San Rafael
con l’appoggio di alcune istituzioni civili di
Esmeraldas.
La Chiesa è impegnata in prima persona per salvare quel che resta delle foreste e dei
‘manglares’, di cui la provincia era ricca (una
delle ‘biodiversità’ più alte del mondo).
Si tratta di studiare l’ambiente biologico (sto interessando alcune università e
istituzioni internazionali) e poi di preservarlo,
con varie attività di sostegno, anche di tipo
turistico.
La ‘Riserva’ (della zona sud della
provincia) è di 110.000 ettari, e si potrebbe
lavorare con le aree che appartengono ad
Atacames (4.000 ettari) e a Muisne-Chamanga
(45.000 ettari). Il bosco pluviale è in parte ancora intatto, ma in continuo pericolo di essere
sfruttato e distrutto.
Mi sono dilungato forse un po’... Se
qualcuno vuole darci una mano, con un sostegno anche modesto, sia benedetto (le opere e
attività che hanno maggior bisogno sono quelle
numerate 1, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, 16,
17, 18, 19, 21, 22, 24, 25).
E che Don Bosco ci aiuti tutti, nel
Vecchio e nel Nuovo Mondo, a lavorare per il
regno di Dio, per i giovani e per i poveri. Ogni
bene.
Perosa Argentina, 18 agosto 2002.
Don Piero Moschetto
DAR ES SALAAM
PORTO DELLA PACE
È passato a Valdocco durante l’estate il coadiutore Alfonso Morcelli,
missionario in Tanzania, che dal 1995 si trova a Dar Es Salaam
DON BOSCO V.T.C.
Vocational Training Centre
Dar Es Salaam
Nel gennaio del 1992 il Cardinal
Rugambwa (Cardinale dell’Arcidiocesi di Sar
Es Salaam) chiamò i salesiani, già presenti in
Dar Es Salaam con un Centro Giovanile e sede
della Procura per tutta la Tanzania, a prendersi
cura di una piccola scuola professionale nella
zona di Oyster Bay.
Allora c’era solo una piccola falegnameria con 30 ragazzi, senza macchine utensili
e tutto era fatto a mano.
Nel 1995, con l’aiuto della Misereor
tedesca si iniziò lo sviluppo della falegnameria
con la costruzione di un laboratorio di 50 x 12
metri e l’acquisto di “macchinari”.
Nel 1998 la falegnameria era in pieno
sviluppo, con tante richieste di lavoro e con
questi lavori si riusciva ad affrontare le necessità della scuola.
Nello stesso anno venivano aperti 2
nuovi settori: elettricisti impiantisti e saldocarpentieri con un complessivo di 108 ragazzi con
corsi biennali.
Vecchi e nuovi laboratori a Dar Es Salaam
La comunità salesiana era formata da
3 confratelli: il direttore americano, l’economo
italiano e il tirocinante keniota. Tre continenti
diversi con il cuore di Don Bosco!
Nel giugno 2000 con l’aiuto della
Comide (organizzazione belga) si iniziò la costruzione della nuova ala elettrotecnica (piano
terra), computer, aule e uffici (primo piano).
Oggi la costruzione è finita e stiamo
preparando per la spedizione del macchinari e
attrezzature.
Con il 2003 si inizieranno altri due
nuovi settori: operatori di macchine utensili e
segretari/e per aziende, hotel, turismo...
A tutt’oggi il personale è ancora di 3
confratelli, con la differenza che il direttore è
indiano e il tirocinante ugandese.
Gli insegnanti sono tutti locali e l’80%
Don Bosco VTC:
il nuovo padiglione
per i laboratori
di elettrotecnica
e aule scolastiche
sono exallievi.
La maggioranza degli allievi è
cristiana, ma abbiamo anche il 20% di
musulmani ed un altro 20% tra anglicani, protestanti o denominazioni affini.
Le Autorità locali stimano molto la scuola Don Bosco e si aspettano
tanto da questa scuola.
La visita, per la chiusura dell’anno scolastico, del Cardinal Pengo,
di Ambasciatori, Responsabili nel settore della Formazion professionale e di
simpatizzanti di Don Bosco, dimostra
l’apprezzamento per il lavoro fatto per
questi ragazzi/e dai 16 ai 22 anni.
In Dar Es Salaam, come in altre
parti della Tanzania, non è facile trovare lavoro, soprattutto per i giovani.
Abbiamo iniziato il movimento
degli exallievi, aiutandoli a mettersi in
proprio. Si uniscono in gruppi di 4/5 e
diamo loro un container, aiutandoli anche per l’allacciamento della corrente
elettrica.
Il container serve come un
primo magazzino provvisorio, come
deposito delle macchine man mano
che riusciranno ad acquistarle, come
piccolo laboratorio in attesa di tempi
migliori, come ufficio comune....
Con uno sforzo non indifferente è stato preparato anche il EPP
(Educative Pastoral Plan) per coinvolgere insegnanti, ragazzi, genitori, parroci...
L’oratorio è un’altra realtà che
Un simpatico punto di incontro
Laboratorio di falegnameria
Alcuni tavoli in costruzione
sta dando i suoi frutti. Per ora è spazio prevalentemente per il gioco, ma anche luogo dove
musulmani, protestanti, cattolici si rispettano e
si accettano come sono.
L’Africa sta affondando lentamente, ma
non fa testo. L’educazione, la scuola, il lavoro
con la gioventù è l’unico salvagente per questo
continente sempre più dimenticato.
Un Don Bosco “africano” forse potrebbe capire e fare molto di più.
Sogni per il futuro? Nonostante le
difficoltà continuiamo ad aver fiducia nella
Provvidenza che non ci ha mai abbandonato e
siamo sicuri che la buona semente che stiamo
seminando con la scuola, con l’oratorio, con
l’aiuto a chi ne ha bisogno, ma anche con la
presentazione della persona del Signore Gesù
porterà frutti abbondanti a beneficio di molti.
Alfonso Morcelli
SETTORE ECONOMIA
Unione dei
Superiori
Generali
(U. S. G.)
Economia e missione nella Vita Consacrata oggi
Questo è stato il tema scelto dall’Assemblea della USG per il mese di maggio
2002. Prima di entrare nel contenuto di questo documento conviene segnalare alcune
grandi preoccupazioni che erano presenti nei
Superiore Generali in merito alla gestione e
all’uso dei propri beni.
1. Per cominciare è opportuno affermare che
non si può intraprendere un processo di rivitalizzazione di un Istituto religioso senza prestare una particolare attenzione all’uso evangelico
dei beni. Anche rispetto ad essi, infatti, bisogna
parlare con fedeltà creativa. Senza dubbio i nostri progetti di rifondazione rimarranno mere
chimere se non si rifletteranno sul nostro modo
di acquistare i beni, sull’aspetto della gestione
finanziaria, sulla quantità di beni che accumuliamo, sull’uso che facciamo del nostro patrimonio e del nostro denaro e sul modo in cui
condividiamo ciò che possediamo. Riuscire ad
utilizzare le nostre risorse economiche a vantaggio della missione e nel rispetto dei valori
evangelici è una preoccupazione importante
che riguarda la nostra identità religiosa oggi e
la credibilità della te-stimonianza che diamo.
2. I destinatari di questa riflessione sono i
Superiori generali, le Curie generali, gli economi generali e, in un certo senso, gli Istituti
religiosi nel loro insieme. Costoro sono i più
interessati a questa riflessione e sono anche coloro che più ne hanno bisogno poiché a loro
tocca stabilire una politica amministrativa ed
economica che si presenti come una alternativa alle proposte del neoliberismo e una buona
risposta ai bisogni degli Istituti religiosi, al
servizio dei poveri.
3. All’addentrarci nel tema di questa Assemblea
ci siamo resi conto che è abbastanza nuovo e
senza dubbio complesso, importante e stimolante per l’ insieme dei religiosi. All’inizio di
questo III Millennio non si può certo restare
indifferenti dinanzi al problema della povertà
che dilaga e diventa miseria, fame, mancanza
di risorse per curare tante malattie, per difendersi dal freddo e facilmente sfocia in violenze
e guerre.
La realtà della globalizzazione rende
particolarmente urgente questo tema. Sappiamo
che il nostro contributo non può bastare per
risolvere tutti i problemi che nascono dalla
povertà, ma non abbiamo certo per questo il
diritto di smettere di fare quel che possiamo
per ridurla. A questo ci invita il Papa all’inizio
del XXI secolo: “ ... E’ forse giunto il momento
di una nuova e profonda riflessione sul senso
dell’economia e dei suoi fini. In tal senso risulta urgente riconsiderare la concezione stessa
di benessere perché non sia dominata da una
gretta prospettiva utilitaristica che lascia uno
spazio marginale e secondario a valori quali
la solidarietà o l’altruismo” (Giovanni Paolo,
Messaggio del 1 gennaio 2001, n 15).
4. Non possiamo dimenticare che le
Congregazioni religiose, in quanto istituzioni,
possiedono vari tipi di risorse: risorse spirituali, umane, pastorali ed economiche. La nostra
attenzione in questo caso si è centrata su queste
ultime. Se è vero che esse non sono sempre
quelle che più scarseggiano, è pur vero che
bisogna riconoscere che senza di esse è diffi-
cile portare a termine buona parte delle nostre
attività di religiosi poiché ogni attività ha una
sua dimensione economica.
5. All’inizio della nostra riflessione desideriamo ricordare che l’economia è una dimensione
essenziale della vita; così lo riconosce lo stesso Gesù come possiamo vederlo nel Vangelo
e particolarmente nel Vangelo di San Matteo,
antico collettore di imposte. Il regno dei cieli
è simile a un tesoro nascosto in un campo e a
una parla di grande valore (Mt 13, 44-46); per
costruire è necessario sedersi e fare bene i calcoli e preventivare i costi (Lc 14,18); Gesù non
risparmia elogi per il buon amministratore (Mt
24,45). San Paolo, a sua volta pone in tela di
giudizio coloro che aspirano a diventare vescovi e “non sanno amministrare la loro casa” (I
Tim 3,5). Il Vangelo ci orienta ci orienta sempre e anche quando cerchiamo criteri per mettere a profitto i nostri talenti in banca affinché
producano il dovuto interesse (Mt 25,14-30)..
Motivi per i quali la USG ha scelto di trattare questo tema
Molteplici sono stati i motivi che ci
hanno portato a ritenere che questo tema fosse
il più opportuno e necessario per il momento
presente della vita religiosa.
6. Fino ad ora non era stato mai trattato dalla USG. Nella storia della USG non si è mai
affrontato, prima di adesso, questo importante
aspetto della società e della stessa VC. In un
paio di Assemblee si è studiato il tema della
povertà. Ma questa volta l’approccio è molto
diverso. Non si vuole trascurare la povertà
personale, ma l’attenzione viene posta, soprattutto, sulla dimensione istituzionale e collettiva
dei nostri beni e sul modo di acquistarli, gestirli, condividerli e sulla politica economica
generale da seguire. E’ indubbio che a volte si
può vivere e lavorare senza grandi mezzi ma in
ogni momento ci si deve preoccupare di portare avanti una sana amministrazione dei beni.
7. Si constatano problemi o comportamenti poco opportuni in diversi luoghi e in alcune congregazioni religiose a motivo di errori nel gestire ed investire il denaro. Alcuni di questi hanno
avuto ripercussioni pubbliche e, senza volerlo,
danneggiano l’immagine delle Congregazioni
più coinvolte e della Vita Consacrata nel suo
insieme. Certamente la gestione dei beni di un
Istituto religioso richiede cautela, precisione,
onestà e professionalità. In essa si deve evitare
ad ogni costo la speculazione.
8. Nel nuovo contesto dell’economia mondiale e dell’amministrazione gestita sempre più
te-cnologicamente, c’è bisogno di maggiore
informazione e di una migliore formazione di
tutti i religiosi e in particolar modo di coloro
che devono decidere e portare avanti l’amministrazione e la gestione dei beni dei religiosi.
Nella buona tradizione della vita religiosa varie
congregazioni religiose sono state pioniere nella buona amministrazione dei beni e nel sapere
evitare i rischi che può portare con sé l’usura o
l’accumulazione indiscriminata. Questa buona
tradizione deve essere mantenuta e arricchita
con l’esperienza e le nuove conoscenze della
scienza economica.
9. In passato c’è stato un eccessivo mistero
attorno all’amministrazione dei beni e ciò ha
dato vita ad un atteggiamento irrealistico nei
confronti del denaro e del suo uso da parte dei
religiosi. Adesso è necessario dare maggiore
spazio e priorità alla professionalità, alla chiarezza ed alla trasparenza: aspetti che stanno
diventando sempre più indispensabili in questo campo con tutti gli importanti cambiamenti
che ne conseguono.
10. Il tema economico è stato poco popolare
tra i religiosi e, tuttavia, non può essere estraneo alla VC; esso vi deve occupare il giusto
posto. Sono molte le ripercussioni che esso
ha nella missione delle congregazioni; la missione non può prescindere dall’economia. La
questione economica ha grandi conseguenze
poiché riguarda un’importante dimensione
della nostra vita. Inoltre, è strettamente legata
all’azione politica della società e spesso queste
due dimensioni sono interconnesse. Il regnante
capitalismo neoliberista rende tale tema quanto
mai impellente.
Obiettivi di questa riflessione
Le necessità sopra ricordate hanno
richiesto che di fronte alla situazione attuale
dobbiamo darci i seguenti obiettivi:
11. Avere una più chiara consapevolezza ed
una più precisa visione della nuova situazione
in cui ci troviamo in merito ai beni. Valutare
tale situazione.
12. Proporre una riflessione su questo tema e
su determinati suoi aspetti. Senza dubbio vi sono aspetti da chiarire riguardo all’economia in
generale e all’economia degli Istituti religiosi e
ciò dovrà esser fatto, evidentemente, da persone esperte in questo campo.
13. Presentare alcuni criteri sani ed evangelici
per discernere cosa si deve fare al momento di
acquistare, gestire, usare, condividere i beni.
14. Indicare degli orientamenti per far sì che
la gestione economica sia legata alla missione
i-stituzionale di un Istituto.
15. Proporre e incoraggiare determinate realizzazioni riguardanti i nostri beni per cui è
ne-cessario conoscere esperienze e condividere orientamenti chiari per poter procedere
nel giusto modo sia a livello provinciale che
ge-nerale negli Istituti religiosi.
Questi sono i motivi che stimolano lo studio e
orientano la riflessione dei religiosi su questo
tema.
Presa di coscienza delle nuove realtà economiche interne agli Istituti religiosi e del contesto
economico in cui ci troviamo.
Senza dubbio vi sono elementi nuovi
nella gestione economica delle Congregazioni
e nel contesto economico della società nella
quale siamo immersi. Ne presentiamo alcuni:
16. Sono molte le situazioni nuove in merito
all’acquisto, all’amministrazione e alla destinazione dei beni: la tendenza e la necessità
della capitalizzazione, la separazione dei beni
tra le comunità religiose e le opere, i cambiamenti nelle strutture amministrative, il ricorso
a fondi pubblici (BOT, CCT), l’attenzione ai
fondi pensione e le assicurazioni sulla salute, la riflessione sullo spazio che diamo alla
Provvidenza, il nuovo rapporto tra economia
e povertà, la trasparenza della gestione economica delle comunità religiose, delle opere, delle Province e degli Istituti, la diversificazione
delle fonti delle nostre risorse, la creazione di
fondi destinati agli aiuti, la ge-stione di portafogli, le nuove norme del diritto canonico
(1983) relative all’amministrazione dei beni,
la decentralizzazione dei processi decisionali che fa sì che in alcuni Istituti le decisioni
sull’economia si prendano soprattutto a livello
provinciale e l’ingerenza delle Ammini-stra-
zioni generali sia molto limitata... Lo stesso
fenomeno dell’inculturazione ha fatto sì che la
realtà economica dei religiosi presenti grandi
differenze da un posto all’altro; le culture influiscono sul modo di rapportarsi con il denaro
e concretamente sul modo di gestirlo.
17. Va sottolineato in modo particolare il bisogno avvertito ultimamente di condividere
maggiormente l’informazione sui beni e i beni
stessi all’interno di ogni Istituto e con i diversi
membri della società, soprattutto con i poveri e
in alcune culture con la famiglia del religioso.
A questa necessità si sta rispondendo nei modi
più diversi.
18. È apparso sempre più necessario prestare
maggiore attenzione ai responsabili o persone
che si occupano della cura dei beni: gli economi religiosi. E’ necessario descrivere meglio il
loro profilo, la missione dell’economo generale
o provinciale e la nuova funzione che essi svolgono nell’insieme del cammino di un Istituto
religioso oggi: tali figure devono possedere una
formazione in economia, in giustizia sociale e
preoccuparsi di rispondere alle esigenze della
povertà religiosa. L’attenzione deve andare
anche alle equipe di consulenti nella gestione
delle nostre finanze e ai consigli provinciali o
generali che hanno il compito di stabilire la politica economica degli Istituti religiosi. Come
essere preparati per poter prendere le decisioni
che si devono prendere in questo campo? Qual
è la responsabilità degli economi nelle equipe
di governo? Come possono risvegliare il giusto
interesse per il tema della economia nei religiosi della Congregazione o della Provincia?
Se da una parte coloro che stabiliscono
le politiche economiche e coloro che decidono
in materia necessitano una formazione o per lo
meno un’informazione sistematica e più precisa, dall’altra sarà utile per tutti i religiosi po-ter
disporre di una regolare informazione ge-nerale che aiuti ad avere la giusta sensibilità verso
la situazione economica del gruppo di appartenenza. In un buon numero di Istituti religiosi
gli economi, soprattutto generali e provinciali,
stanno avendo maggior importanza; non solo
eseguono ciò che altri decidono ma sono pure
implicati nelle decisioni che vengono prese nei
consigli.
19. Vi sono province o Congregazioni religiose
che già poggiano più sugli utili e sugli interessi
dei loro investimenti che sulle entrate o su-gli
stipendi che ricevono i religiosi per il loro lavoro. Si tratta di un nuovo modo di produrre
denaro e risorse che può avere importanti conseguenze e certamente fa riflettere sul modo
in cui si producono i nostri beni. E’ evidente
che con il passare dei secoli si siano prodotti
importanti cambiamenti in questo campo. In
ge-nerale possiamo dire che i nostri beni oggi
provengono in parte da donazioni, in parte dal
nostro lavoro, dalle entrate legate alle opere e,
in parte, dagli interessi che matura il capitale.
Quale dovrebbe essere la politica da seguire?
Non c’è dubbio che relativamente alle entrate
degli istituti religiosi si sono prodotti grandi
cambi negli ultimi anni.
20. Le nuove fondazioni, in generale quelle nei
Paesi in via di sviluppo o in zone periferiche
dell’emisfero Nord, non sono così autosufficienti da portare avanti le opere e rispondere
agli ordinari bisogni dei religiosi o dei gruppi
e non si vede come possano riuscirvi nel breve
termine. Indubbiamente i nuovi fronti missionari stanno influendo sull’economia degli
Istituti religiosi. Che fare di fronte a tale situazione? Ridurre le spese di queste fondazioni?
Continuare ad aiutarle gratuitamente? Portare
avanti solamente ciò che può essere sostenuto economicamente? D’altra parte, nel primo
mondo aumenta l’età media e diminuisce il
numero dei religiosi, motivo per cui diminuiscono anche le risorse economiche e questo fa
che si può apportare meno per la comunione
dei beni. Non c’è dubbio che è una realtà concreta che dove c’è lavoro remunerato ci sono
pochi religiosi che lo possono realizzare e dove
ci sono molti religiosi è scarso il lavoro remunerato e di fatto appena si ricevono entrate per
i lavori che si portano a termine.
21. Il lavoro dei religiosi viene legalmente
valutato e contabilizzato dal momento che essi
hanno iniziato a guadagnare uno stipendio, ad
avere una pensione e una copertura sanitaria;
la condizione lavorativa dei religiosi è ormai
equiparata a quella dei laici. Ciò rappresenta
una novità ed influisce significativamente sulla
economia degli Istituti religiosi.
22. Nella gestione economica degli Istituti religiosi, il criterio e le ragioni della giustizia stan-
no avendo importanti ripercussioni sulla nostra
economia e sulle persone più direttamente responsabili della stessa. È quasi superfluo dire
che ad un economo religioso viene chiesta una
grande sensibilità sociale per poter bene amministrare i beni religiosi e lo stesso vale per un
Consiglio generale o provinciale.
23. Il fenomeno della capitalizzazione è una
nuova realtà nella vita religiosa. A tale riguardo la diversità di criteri è grande e a volte non
manca una certa confusione. Come orientarsi
di fronte a questo fatto?
Illustrazione e chiarificazione
di alcuni aspetti legati all’economia e da
questa con la missione della VC
Sono vari i temi riguardanti l’economia e la
missione che richiedono qualche chiarimento.
In questa sede ci limitiamo ad enumerarli:
- Economia oggi
24. Questo tema va studiato con particolare attenzione a motivo della sua importanza e delle
numerose ripercussioni che esso ha sull’insieme della vita religiosa. Appare opportuno presentare una visione nuova dell’economia che
abbia al centro il servizio del bene comune e
sia, nella pratica, molto solidale; si tratterebbe
di una visione dell’economia alternativa rispetto a quella più diffusa ai nostri giorni. Ciò può
aiutare ad agire sagacemente in questo campo
per il bene del Regno.
- Vita religiosa
25. La vita religiosa ha vissuto significativi
cambiamenti nella spiritualità, nello stile comunitario e soprattutto nella missione. Essa si
sta sempre più inculturando e si sta anche globalizzando. Tutti questi cambiamenti riguardano la teologia e la pastorale della stessa vita
consacrata, il suo stile di vita e il suo modo di
rapportarsi con le risorse umane e materiali.
- Economia e vita religiosa
26. E’ importante riuscire a mettere bene in
relazione queste due realtà nel rispetto dell’identità delle stesse. La vita religiosa non può
svolgere bene la sua missione se non dispone
delle necessarie risorse economiche; le risorse
economiche di una congregazione non saranno
ben orientate se non saranno al servizio della
missione. Al tempo stesso è opportuno ricor-
dare che la gestione economica non riguarda
solo la povertà, ma ha a che vedere anche con
l’obbedienza, dal momento che vi sono leggi
della Chiesa, del proprio Istituto e dei Governi
che vanno seguite, e riguarda anche la castità,
dal momento che la libertà del cuore è imprescindibile perché i beni siano messi al servizio
della persona umana.
- Acquisto dei beni
27. In merito a questo tema si dovrà riflettere
sui cambiamenti che stanno avvenendo e sui
mezzi che si stanno usando.
Nota
(La seconda parte dell’intervento sarà pubblicata nel prossimo numero).
NOTIZIE DALLE CASE
IL PELLEGRINAGGIO AI LUOGHI SALESIANI
DEL CONSIGLIO GENERALE
Torino, luglio 2002
Gradita sorpresa del Rettor Maggiore e
del suo Consiglio il 12 luglio scorso è stata la
presenza di tutti i Superiori Generali che hanno voluto, all’inizio del loro mandato, fare un
pellegrinaggio ai Luoghi Salesiani
Il punto di partenza è stato evidentemente la Chiesa di San Francesco d’Assisi, ove
Don Bosco celebrò la sua Prima Messa, ove
ebbe inizio la missione salesiana con l’incontro
di Bartolomeo Garelli...
Poi le diverse tappe dell’Oratorio di
Don Bosco fino a giungere a Valdocco.
La mattinata del 13 luglio è stata per la
visita alle Camerette di Don Bosco rinnovate,
molto apprezzate e ammirate per i contenuti
salesiani che propongono a tutti i visitatori
e la Concelebrazione in Basilica di Maria
Ausiliatrice per chiedere la protezione della
Madonna sul sessennio appena iniziato.
Al termine della S. Messa la preghiera
Consegna degli omaggi al Rettor Maggiore e al suo
Consiglio durante il pranzo a Valdocco
Il Consiglio Generale all’altare di Don Bosco
dopo la Concelebrazione in Basilica
davanti all’urna di Don Bosco e la relativa fotografia.
L’incontro con tutte le Comunità di
Valdocco avvenne durante il pranzo comune
segnato da tanta cordialità e fraternità. Alcuni
piccoli ricordi del Piemonte e Valle d’Aosta
sono stati omaggiati al Rettor Maggiore e al
suo Consiglio.
La visita a Casa Beltrami e Valsalice
occupò il pomeriggio: l’incontro con i salesiani
ammalati fu molto apprezzato e fu letto come
un bel gesto di solidarietà del Rettor Maggiore
per i singoli confratelli.
La visita alla casa di Valsalice, da dove
partirono schiere di salesiani per le missioni,
fece conoscere a tutti la storia dell’Istituto
Valsalice e a quelli che l’avevano mai vista la
Tomba di Don Bosco e il bellissimo Museo di
Scienze Naturali.
Sembrava di sentire ancora la presenza
di Don Beltrami, Don Variara, Don Cimatti... e
di rivivere i primi tempi della Congregazione
accanto alla Tomba di Don Bosco.
Il Sindaco di Castelnuovo Don Bosco conferisce
al Rettor Maggiore la “Cittadinanza Onoraria”
Il “nuovo” cittadino di Castelnuovo, Don Chávez,
in mezzo alle Autorità civili presenti
Il Rettor Maggiore e il Consiglio davanti alla Tomba
di Don Bosco
La domenica 14 luglio fu tutta per
il Colle. Al mattino c’è stata la simpatica
manifestazione di stima per i salesiani con
il conferimento da parte del Sindaco e della
Giunta Comunale di Castelnuovo Don Bosco
della “Cittadinanza Onoraria” al nuovo Rettor
Maggiore Don Pascual Chávez Villanueva.
Erano presenti alla cerimonia il Prefetto di Asti
e tutti i Sindaci della zona con molti simpatiz-
zanti dell’opera salesiana.
Al pomeriggio il Rettor Maggiore e
il Consiglio visitarono con molto interesse il
Museo Missionario rinnovato, ammirarono il
Tempio Superiore di Don Bosco e sostarono a
lungo alla Casetta in raccolta meditazione.
Seguì la benedizione e l’inaugurazione
della Cappella del Rosario rinnovata. Presente
un folto gruppo di salesiani e pellegrini che
ricordavano il famoso incontro di Don Bosco
con Domenico Savio.
Viarigi: il Rettor Maggiore con il Consiglio e il
Sindaco davanti al monumento di Don Variara
(foto Ubertone)
Il Rettor Maggiore benedice
la Cappella del Rosario rinnovata
Dopo il Colle ci fu la visita a Chieri
ove Giovanni Bosco visse gli anni della sua
formazione scolastica e sacerdotale.
“Dieci anni che valgono una vita” è il
titolo del film della giovinezza di Don Bosco
che racconta quel periodo.
Lunedì 15 luglio: ancora due tappe prima di procedere verso Roma.
Viarigi: terra natale del Beato Luigi
Variara. Era la prima volta che un Rettor
Maggiore con il Consiglio arrivava in quel
paese così benemerito.
Il ricevimento in Comune da parte del
Sindaco e delle Autorità locali volle essere il
ringraziamento per la nuova presenza delle
Figlie dei Sacri Cuori a Viarigi e segno di simpatia verso l’opera salesiana.
Mornese: è stata la conclusione logica
del pellegrinaggio. Le umili origini di Madre
Mazzarello hanno messo in risalto maggiormente la grandezza della Santa che ha incarnato nella sua persona i grandi valori umani della
sua gente e li ha uniti profondamente a quelli
evangelici della vocazione religiosa.
Le FMA presenti gustarono la gioia
salesiana di avere tra di loro, anche solo per
poco, il nono Successore di Don Bosco.
Il ricevimento del Rettor Maggiore e del Consiglio
nel Comune di Viarigi
Mornese: il Rettor Maggiore e il Consiglio davanti
al santuario di Madre Mazzarello, assieme
alle FMA, al parroco e al cappellano
Un cordiale ringraziamento
al Rettor Maggiore
16 Agosto 2002
al Castore (4226 m)
Nel 1952, all’elezione del nuovo Rettor
Maggiore, Don Renato Ziggiotti, parve bene a
Don Cignatta ed ai suoi giovani che fosse
occasione adatta per portare un busto di Don
Bosco sulla vetta che più domina la valle di
Ayas e Gressoney.
Molti salesiani ricordano il valore educativo che veniva dato “all’andare in montagna”, al contatto vivo con la natura alpina, al
camminare, all’ascendere, al pregare ed al celebrare sulla montagna.
Abbiamo scelto per celebrare il 50° anniversario il 16 agosto, giorno natalizio di Don
Bosco, in cui 50 anni fa facevano la professione religiosa i salesiani.
Siamo giunti in vetta verso le ore 9,
abbiamo trovato il piccolo busto di Don Bosco
rifugiato sotto un tettuccio di roccia, completamente distaccato e in pericolo di cadere e
scomparire nell’abisso Sud della montagna su
cui è collocato.
Ci ha invasi un senso di tenerezza e
commozione nel trovarlo lì e sentire la storia
dei 20 giovani lavoratori che con il loro prete
di campeggio lo portarono su, quasi ad invitarlo a benedire dall’alto tutti i campeggi e tutti i
giovani che conoscevano il suo nome.
Fulgido Tabone, l’artista del Rocciamelone, ha accettato di mettere in sicurezza
il Don Bosco del Castore, è entrato subito in
azione col trapano a batteria, ha fissato la “targa”, ha scalpellinato la roccia perché potesse
accogliere bene il busto bronzeo allineato sopra la targa.
La targa era stata benedetta a Valdocco
dall’Ispettore Don Luigi Testa.
Abbiamo celebrato la S. Messa al rifugio Quintino Sella (3587 mt.), dove ci siamo
raccolti in preghiera, eravamo una cinquantina
circa, abbiamo cantato “Don Bosco ritorna”.
Vogliamo che questo piccolo monumento a Don Bosco sia anche un riconoscimento a tutti quei salesiani che fecero della
“montagna” ambiente e palestra di educazione
e crescita spirituale, morale e civile.
Don Giuseppe Capra
Il busto di Don Bosco sul Castore dal 1952
La Targa posta sotto il busto di Don Bosco
La vetta del Castore con Don Bosco e la targa
NORD CHIAMA SUD...
SUD CHIAMA NORD
PEDALARE INSIEME
PER COSTRUIRE INSIEME
Nord chiama Sud... Sud chiama Nord: è stato lo
slogan dell’edizione 2002 di Pedalare insieme
attraverso la Puglia, la Basilicata e la Calabria
dal 27 luglio al 13 agosto... e veramente non
poteva essere più indovinato, come leggerete
più avanti!
Tra i partecipanti molti giovani: allievi, exallievi ed altri della zona. La parte turistica parla da
sola... dalla Puglia: Calstel del Monte, Grotte
di Castellana, Alberobello, e tutte le sue coste
da Otranto, a santa Maria di Leuca, Gallipoli,
Nardò... La Basilicata è stata poco percorsa. In
Calabria siamo passati a Corigliano e Soverato
con l’attraversamento dell’Appennino fino
a Vibo Valentia, Bova Marina e per finire a
Locri.
Finire il giro a Locri aveva uno scopo ben
preciso: l’incontro con una persona speciale e
cioè Mons. Giancarlo Bregantini, e con diversi
gruppi giovanili o realtà locali.
È un Vescovo speciale che combatte i pregiudizi che hanno segregato la Calabria da
sempre a una regione depressa e dimenticata,
nota solo per uccisioni e rapimenti o altre cose
del genere... Mons. Giancarlo è un vescovo
trentino che da 10 anni lavora nella Locride,
in pieno Aspromonte... posto molto difficile
per le realtà di povertà e di mafia che tutti ben
conoscono. Come dice un ragazzo nel diario
che ha fatto durante le pause della pedalata:
È un po’ Marta e un po’ Maria, le due sorelle
del Vangelo... Maria tutta intenta ad ascoltare
Gesù, l’altra molto indaffarata a preparare un
buon pranzo per tutti gli ospiti.
Mons. Bregantini ha chiamato tecnici del Nord,
soprattutto trentini, che insegnano a lavorare ai
giovani calabresi. Ha messo in atto numerose
piccole cooperative, creando numerosi posti
di lavoro. Invia diversi giovani a studiare al
Nord o all’estero con l’impegno poi di tornare
sul posto per lo sviluppo di questa terra che
è in uno stato di marginalità rispetto alle altre
regioni...
Nello stesso tempo si preoccupa della formazione cristiana e spirituale della sua gente:
ha dato inizio a gruppi giovanili di preghiera, di canto, di catechesi, che aiutano nelle
parrocchie... fondato conventi o eremi dove
consacrati/e pregano, formato piccole comunità familiari che vivono il Vangelo come i primi
cristiani. Tutte queste realtà le chiama i suoi
“parafulmini”.
I giovani ciclisti hanno fatto delle forti esperienze non solo derivanti dal pedalare insieme,
il che crea affiatamento e comunione, ma an-
che dagli incontri che hanno avuto nelle varie
località in cui si sono fermati: a Nardò e Natile,
a Gioiosa Jonica e Gerace, ma soprattutto l’incontro e il tempo passato con Mons. Giancarlo
Bregantini e i vari gruppi giovanili della diocesi di Locri.
Ecco il giro in cifre... i dati elaborati dall’Epson Computer di Marco Giurato:
Partecipanti 26; età media ciclisti 32; età media
totale 34! Km totali 1261,4; velocità media finale 21,95; tempo totale impiegato 53 h e
23 m!
Dal CORRIERE di Chieri e Dintorni
- 13 settembre 2002 - Sara Tosco
Secondo una consuetudine talmente radicata
da assumere ormai i connotati della tradizione
eccoci, al ritorno dalle vacanze, a raccontare
le nuove “epiche” imprese di Ottavio Forzatti,
deus ex machina dei ciclopellegrinaggi estivi
sotto il vessillo di Don Bosco, nonché dei suoi
impareggiabili seguaci armati di manubrio e
sellino.
Quello di quest’anno, partito alla fine di luglio
dal Colle, aveva come sempre uno slogan a dir
poco impegnativo: “Nord chiama Sud, Sud
chiama Nord”. Per l’impavido organizzatore
di un “ciclo” ideato e concretizzato, anno dopo anno, con una buona dose di coraggio, il
motto si è rivelato, anche stavolta, più che mai
azzeccato.
Quelle pensate da Forzatti sono sicuramente
vacanze alternative: non le si frequenta, pedalando e pedalando, per espiare una condanna,
bensì per una scelta ben chiara. Come loro
principio di base c’è infatti l’attività educativa
salesiana, la quale, nel 2002, ha mirato nientemeno che “al superamento dei pregiudizi verso
la gente del Sud”.
Non potevano tuttavia mancare altri ingredienti basilari della pedagogia di Don Bosco,
più che mai valida anche agli albori del Terzo
Millennio: una buona dose di sano sport, tanta
allegria, gioia dell’essere gruppo e via dicendo.
Anche l’aspetto turistico non è stato al solito
secondario: da Alberobello a Gallipoli, dalla
Basilicata a Vibo Valentia, il giro del tacco,
Bova Marina.
I ciclopedalatori erano costituiti da un bel
gruppo di giovani e non giovani del Chierese
e del Milanese, che in due settimane hanno
macinato 1.238 km per raggiungere, a Locri il
vescovo monsignor Giancarlo Bregantini.
Questo incontro ha rappresentato il culmine
delle realizzazioni di quel che il ciclopellegrinaggio si prefiggeva. Infatti mons. Bregantini,
grazie a tecnici che fa arrivare dalla sua terra
natia, il Trentino, ha creato numerose cooperative per creare nuovi posti di lavoro e dà così
la concreta possibilità a molti giovani di costruirsi un futuro senza dover andare a cercare
SALESIANI DEFUNTI
DON LUIGI CRESPI
15 / 05 / 1928 - 11 / 07 / 2002
Era nato a Voghera (PV), entrato ad Avigliana vi
frequentò il ginnasio e nella stessa casa trascorse l’anno di
noviziato 1944/45 che concluse con la professione religiosa
il 16 agosto del ‘45. Compì gli studi filosofici a Valsalice e a
Foglizzo, il tirocinio a Bene Vagienna, la teologia a TorinoCrocetta e fu ordinato sacerdote nella Basilica di Maria
Ausiliatrice il 1° luglio 1955.
Conseguì il Diploma per l’insegnamento dell’Educazione Fisica, la Licenza in Teologia e l’Equipollenza in
Lettere. Fu assistente ed insegnante a Valdocco nella sezione
studenti (55/56), consigliere ed insegnante a Cuorgnè (56/86)
e a San Benigno (86/91). Tornato a Cuorgnè vi rimase come
preside, catechista e insegnante fino a che non fu colpito da
una seria malattia.
Ha vissuto con impegno la sua vita religiosa, ha lavorato con passione e gusto fra i giovani nel campo educativo
scolastico.
Nel ministero sacerdotale ha seminato, con vero zelo
apostolico, perdono, speranza e gioia. Ha accettato, con il suo
sì sentito, la debolezza, la sofferenza e il dolore che il Signore
gli ha chiesto nel periodo terminale della vita. Tanti lo ringraziano del bene a loro donato e lo ricordano con affetto e
riconoscenza.
DON EGIDIO BONGIOANNI
04 / 05 / 1917 - 11 / 07 / 2002
Nato a Neive (CN), aveva frequentato il ginnasio a
Valdocco; passò al noviziato di Pinerolo Monte Oliveto (1932/
33) ed emise la prima professione religiosa il 17 settembre
del ‘33. Frequentò gli studi filosofici a Foglizzo e a Valsalice;
fu in tirocinio a Bene Vagienna e compì gli studi teologici a
Chieri e a Bagnolo Piemonte, dove fu ordinato sa-cerdote il 29
giugno 1943.
Laureato in Lettere a Torino nel 1947, conseguì l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole superiori e medie. È
stato catechista e insegnante a Cumiana e Ivrea (43/44), a
Valdocco sezione studenti (44/46), a Cuorgnè (46/53). Passa
poi a Foglizzo per un anno come insegnante e per sei anni
anche catechista (53/60); poi a Cuorgnè per un anno Direttore
(60/61); torna a Foglizzo come Direttore (61/68). A Valdocco
è ancora Direttore della Casa madre (68/71), viene poi eletto
Vicario dell’Ispettore (71/73). Per un anno deve sostituire il
Direttore di Chieri, Don Ferrero Giuseppe, defunto improvvi-
samente (73/74). Lo troviamo in seguito Direttore a Lombriasco
(74/78), Direttore, a Frascati Villa Sora, della Comunità dei
chierici studenti presso l’UPS (78/80) e sempre con i chierici a
Roma San Tarcisio (80/81). Infine è stato insegnante a Torino
- Agnelli fino a che le forze glielo permisero.
Religioso esemplare, fu salesiano educatore e insegnante con
passione e zelo. Era devoto della Madonna, amante dell’Eucarestia, apostolo fino al midollo, dotato di buon senso ed equilibrio, sapeva anche sdrammatizzare le situazioni difficili con la
sua arguzia e bonarietà. Visse profondamente la sua fede, esercitando il ministero sacerdotale specialmente nel sacramento
della Riconciliazione, dove era molto richiesto.
Fu amato, benvoluto e stimato dai confratelli in particolare dai
giovani salesiani, con i quali aveva trascorso vari anni della
sua vita.
DON AMBROGIO GAREGNANI
16 / 12 / 1924 - 12 / 07 / 2002
Nato a Somma Lombardo (VA), era entrato nel 1935
a Valdocco per frequentare il ginnasio, poi passò al noviziato di Pinerolo Monte Oliveto ed emise la prima professione
il 18/12/1940. Frequentò la filosofia a Foglizzo (40/42), al
Rebaudengo (42/43) e a Montalenghe (43/44). Per il tirocinio
pratico fu a Valdocco (44/47) e a Lombriasco (47/48). Studiò
teologia a Bollengo (48/52), dove fu ordinato sacerdote il 1°
luglio 1952. Si laureò in Lettere a Torino nel 1957.
Lavorò in varie case salesiane, tra studenti e artigiani, come
insegnante e assistente, catechista e consigliere: S. Mauro
Torinese (52/53), Valsalice (53/56), Lanzo (56/57), Valdocco
(57/63), Richelmy (63/66), S. Paolo (66/72), Valdocco (72/
80), Lombriasco (80/82), Richelmy (82/90), Valdocco (90/91),
Bra (91/93), Valdocco (93/2002) poi gli ultimi giorni a casa
Andrea Beltrami.
Ha donato con amore e generosità la sua vita salesiana sul
versante scolastico, per formare con la sua presenza educativa
e l’insegnamento “onesti cittadini e buoni cristiani”.
Salesiano buono, convinto ed osservante; sacerdote zelante
e disponibile al ministero pastorale e ad altri incarichi nella
Conferenza Regionale dei Religiosi.
Era amante della montagna, che per lui significava salita alla
santità e cammino verso il cielo. Tanti giovani hanno beneficiato delle sue capacità umane e spirituali e ora lo ricordano
con affetto e riconoscenza.
DON MICHELE MARCHISIO
27 / 07 / 1913 - 27 / 07 / 2002
Era nato a Montà d’Alba (CN). Entrato a Ivrea vi frequentò il ginnasio (28/32), poi passò al noviziato di Chieri
- Villa Moglia (32/33) che concluse con la professione religiosa il 14/9/1933. Studiò la filosofia a Foglizzo (33/35), fece
il tirocinio a Castelnuovo D. Bosco, a Chieri - Villa Moglia
e a Penango (35/38). Frequentò la teologia a Chieri (38/42)
e fu ordinato sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice il
5/7/1942. Conseguita la Laurea in Diritto Canonico a Torino
- Crocetta (47), fu insegnante di Diritto e per qualche anno
anche Economo in vari studentati teologici: Bagnolo (47/50),
Bollengo (50/62), Monteortone 62/69), Verona - Saval (69/72).
Direttore a Monteortone (72/78), Roma - S. Callisto (78/80) e
Roma - Vaticano (80/82). Venne a Caselette come confessore
ed economo (82/84), poi a Pinerolo M.O. (84/88) in qualità di
confessore ed insegnante, e dopo un periodo di attività pastorali a Torino - Monterosa (88/92), tornò a Pinerolo fino a che
venne trasferito a casa Andrea Beltrami.
Dotato di doni di natura e di grazia, si è reso disponibile con generosità a quanto l’obbedienza gli ha richiesto nella
vita salesiana: nell’insegnamento di materie teologiche giuridiche a generazioni di studenti salesiani; con responsabilità
economiche; quale membro - giudice del tribunale ecclesiastico in alcune diocesi; nell’animazione di comunità religiose
con rapporti internazionali a Roma.
Questi impegni furono sempre accompagnati da un
esemplare ed attivo ministero pastorale sacerdotale nella predicazione, nella direzione spirituale e nel sacramento della riconciliazione.
DON GIUSEPPE BROCARDO
16 / 05 / 1916 - 08 / 08 / 2002
Era nato a Murazzano (CN), frequentò il ginnasio
a Bene Vagienna, poi passò al noviziato di Pinerolo Monte
Oliveto che concluse con la professione religiosa il 17 settembre 1933. Studiò filosofia a Foglizzo (33/35), fu in tirocinio
a Torino - S. Giovanni, Pinerolo e Valsalice (35/41) mentre
frequentava l’università a Torino, dove si laureò in Scienze
naturali nel 1942, conseguì a Roma nel 1943 l’Abilitazione in
Scienze per le scuole medie e superiori. Frequentò la teologia
a Roma e a Torino (42/45) e divenne sacerdote nella Basilica
di Maria Ausiliatrice il 1° luglio 1945.
Rimase sempre nella casa di Valsalice ricoprendo vari
incarichi: insegnante, catechista, consigliere dal 1945 al 2002,
fino a che colpito da malattia venne ricoverato nella casa
Andrea Beltrami.
Egli trascorse la vita nell’ampliare sempre più il
Museo, che Don Bosco iniziò a Valsalice, e ad aiutare generazioni di giovani a scoprire e a meditare che quanto il Signore
ha fatto, nel campo delle scienze naturali, è davvero molto
bello e porta a Dio.
Ha donato la sua fervida vita al bene dei giovani e a
quanti lo avvicinarono nel suo impegno di insegnante e nel
ministero sacerdotale. Vengono ricordati di lui: la serietà dell’impegno didattico-formativo nel campo scientifico e l’ansia
religiosa che lo spinsero ad inserire negli insegnamenti della
cattedra le valenze profonde dello Spirito, che ha fatto conoscere, contemplare e amare.
DON ANGELO MUNARI
20 / 09 / 1916 - 18 / 08 / 2002
Nato a Mason Vicentino, aveva frequentato il ginnasio
ad Avigliana e a Chieri, passando poi per il noviziato a Pinerolo
Monte Oliveto (46/47) che concluse con la professione religiosa il 16 agosto 1947. Fu nello studentato filosofico di Foglizzo
(47/49), poi in tirocinio per due anni a Bene Vagienna e per
uno a Lombriasco. Frequentò la teologia a Bollengo (52/56),
dove fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1956. Nel 1952 conseguì a Pinerolo il diploma di Maestro elementare.
Lavorò alla Casa Madre (52/58) come assistente dei
Famigli, poi fu insegnante a Cuorgnè (58/59), come insegnante e anche catechista o consigliere al Richelmy (59/66), passò
ad insegnare ad Avigliana (66/67), nuovamente a Cuorgnè
(67/68) e infine a Torino - S. Giovanni Evangelista (68/2002).
Morì in un incidente stradale in Torino con Don Maffeo
Magnani.
L’impegno salesiano di Don Munari furono l’amore e
l’attenzione di Don Bosco verso i piccoli e i giovani, che aiutò
nella loro prima formazione elementare alla vita, nel ministero pastorale e nel sacramento della Riconciliazione. Si dedicò
pure ai bisognosi di qualsiasi etnia, che trovarono in lui accoglienza, dialogo, amore e aiuto.
Così lo ricordano quanti lo avvicinarono: “sull’esempio di Don Bosco la sua vita è stata un inno di amore a Dio
con una fede genuina, a Maria Ausiliatrice con una devozione
soda, ai giovani con amore sincero, ai poveri con un sostegno
fattivo e agli ammalati con una attenzione partecipata. Così
lui pregava: “Se è giunta l’ora di raggiungerti, o Signore, fa’
che mi lasci afferrare da Te”. Dio lo afferrò per il Cielo mentre
stava salendo a Cogne per gli Esercizi spirituali.
DON MAFFEO MAGNANI
28 / 02 / 1929 - 18 / 08 / 2002
Nacque a Gesso (PS), frequentò media e ginnasio a
Bagnolo Piemonte. Entrò nel noviziato di Villa Moglia nel
‘45 ed emise la professione religiosa il 9/10/1946. Passò allo
studentato filosofico di Foglizzo (46/49) e compì il tirocinio a Ulzio (49/50) e a Mirabello (50/52). Studiò teologia a
Bollengo (52/56) e fu ordinato sacerdote il 1° luglio 1956.
Conseguì la Licenza in Teologia a Torino (64) e
l’Abilitazione in Lettere per le scuole medie (75). Dal ‘56 al
‘59 fu a Roma - S. Tarcisio come insegnante e poi incaricato
dell’oratorio; in Piemonte: fu incaricato dell’oratorio prima
alla Crocetta (59/60), in seguito al Rebaudengo (60/63). Ebbe
l’incarico di Vice parroco, insegnante e animatore degli Scouts
all’Agnelli (63/74), fu vice parroco e insegnante a S. Paolo
(74/81), insegnante a Cuorgnè (81/83), ancora insegnante e
animatore di gruppi di handicappati a S. Giovanni, dove fu
in seguito incaricato dell’oratorio e consigliere della scuola
media (83/93). Passò poi a Torino S. Paolo (93/2002) come
parroco e per alcuni anni anche Direttore.
La sua vita salesiana fu l’impegno di evangelizzatore
come Don Bosco verso i giovani poveri e in ambienti popolari:
in oratori urbani periferici e spesso in situazione di frontiera,
nell’insegnamento delle verità cristiane in scuole pubbliche,
nell’opera socio-caritativa tra anziani e ammalati, nel vario
ministero pastorale parrocchiale in zone popolari.
Il suo desiderio da preghiera divenne realtà: “Ah, fossero in tanti quelli che, raggiunti dalla Sua Parola, attraverso
le mie povere labbra, in coro gridassero: Benedite il Signore!”.
Un incidente stradale con Don Angelo Munari lo portò dalla
terra al Cielo.
DON CESARE ALLOCCO
27 / 06 / 1911 - 23 / 10 / 2002
Nacque a Torino, venne a Valdocco nel 1921/22 per
il ginnasio, poi continuò gli studi al seminario di Alba e dai
Fratelli delle Scuole cristiane. Lo troviamo a Ivrea nel 1926
nuovamente per il ginnasio. Passato al noviziato di Villa
Moglia emise la professione religiosa il 14 settembre 1930.
Seguì gli studi di filosofia a Foglizzo (30 e 34/35), fece il
tirocinio a Villa Moglia e al Rebaudengo (31/34). Frequentò
la teologia a Chieri (35/39) e fu ordinato sacerdote a Maria
Ausiliatrice il 2 luglio 1939.
Cominciò la sua attività a Bagnolo come insegnante
(39/40), fu economo a Ivrea (40/41), insegnante a Roma - S.
Callisto (41/43) e al Colle Don Bosco (43/46). Passato a Torino
alla Casa capitolare (46/54) fu addetto all’ufficio stampa. Dal
‘54 al ‘57lo troviamo nuovamente al Colle come confessore ed
insegnante. Inizia quindi l’apostolato di cappellano delle suore
FMA: Pessione (57/63 e 65/70), Arignano (63/65). Dal ‘70 al
‘71 è a Caselette addetto agli Esercizi spirituali, poi a Cumiana
come confessore (71/74), infine approda al Colle Don Bosco
esercitando il ministero della Riconciliazione e per vari anni
dirige il Bollettino del Tempio di Don Bosco. Nel 2002 era
stato trasferito per motivi di salute a casa Andrea Beltrami.
Proveniva da una famiglia ricca di fede e di pietà, cercò la sua strada nella vita secondo il disegno di Dio. Si affidò
al Signore nella Congregazione salesiana, donando tutto se
stesso come religioso ricco di pietà, di spirito salesiano, di
preghiera, premuroso con la sua presenza educativa tra i giovani degli ambienti scolastici e nella disponibilità ai vari incarichi che la Provvidenza gli affidò: nell’animazione spirituale
presso le Figlie di Maria Ausiliatrice, nell’impegno editoriale
come direttore del Bollettino del Colle Don Bosco.
Sacerdote zelante nell’annuncio del Vangelo, nel sacramento della Riconciliazione, nella devozione a Maria e a S.
Giuseppe, nella disponibilità all’accoglienza. La Madonna che
egli amò e fece amare, lo accolse nella casa del Padre durante
il mese del Rosario.
SIG. GOTTARDO DORIZZI
28 / 02 / 1917 - 18 / 11 / 2002
Nato a Poschiavo (Cantone dei Grigioni - Svizzera),
entrò nella casa salesiana di Maroggia, da dove passò al noviziato di Borgomanero che concluse con la professione religiosa l’8 settembre 1935.
Compì il tirocinio pratico ad Intra (35/36) e continuò il
suo lavoro salesiano come assistente e insegnante a Maroggia
(36/48), Casale (48/49), Canelli (49/50). Lavora in seguito ora
come addetto all’oratorio, ora come assistente e insegnante a
Trino (50/55), Maroggia (55/56), Casale (56/58), nuovamente
a Maroggia (58/61), poi Alessandria (61/63), Casale (63/70),
Maroggia (70/74). Passa poi a Zurigo come aiutante nella missione italiana (74/77), ad Asti addetto all’oratorio (77/90) e infine a Casale (90/2002) come aiutante nell’oratorio e incaricato degli exallievi. Viene poi trasferito a casa Andrea Beltrami
dove trascorrerà tra l’affetto dei suoi confratelli e le amorevoli
cure delle Foglie dei Sacri Cuori, i suoi ultimi giorni.
Un vero salesiano secondo il cuore di don Bosco: innamorato
dell’oratorio e specialmente del teatro, generoso, fedele e sempre disponibile. Schivo di troppe parole, pratico e concreto. Il
beato Artemide Zatti lo presenti al Signore perchè gli ottenga
gioia e pace eterna.
PARENTI DEFUNTI DEI SALESIANI
Mamma di
Sorella FMA di
Mamma di
Fratello di
Sorella di
Cognata di
Mamma di
Don Carlo Maria Zanotti (Comunità di To - S. D. Savio)
Don De Martini Albino (Comunità di Lombriasco)
Don Barbero Franco (Comunità di Casale)
Don Landoni Luigi (Comunità di Asti)
Don Capra Giuseppe (Comunità di To - M. Ausiliatrice)
Don Ponzo (Comunità dell’Ispettorato)
Don Ottaviano Piero (Comunità di To - S. Paolo)
“L’ETERNO RIPOSO DONA LORO, O SIGNORE,
E SPLENDA AD ESSI LA LUCE PERPETUA;
RIPOSINO IN PACE.”
Carmelina, mamma di Don Barbero
Vania, mamma di Don Zanotti
Luigia, mamma di Don Ottaviano
La nuova Redazione ringrazia vivamente Don Venanzio
Nazer, che per nove anni ha redatto questo Notiziario, e
au-spica di proseguire nel lavoro da lui intrapreso con altrettanto impegno e con soddisfazione piena dei lettori.
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Lettera dell``Ispettore