DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 PAG. 1 REP. N. 752 OGGETTO: 60° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI MACERATA CIVITAS MARIAE. ------------------L’anno duemiladodici il giorno sedici del mese di novembre alle ore 21:20, si è riunito nella sala consiliare il Consiglio in seduta pubblica ordinaria, in prima convocazione. Alla trattazione del presente punto risultano presenti ed assenti rispettivamente i seguenti Consiglieri: Ballesi Giorgio Bianchini Sport Massimiliano Blanchi Stefano Borgiani Luciano Carbonari Claudio Carelli Luigi Carlini Antonio Castiglioni Pierfrancesco Ciarlantini Gabriella Compagnucci Mauro Conti Fabio Massimo D’Alessandro Francesca Del Gobbo Maurizio Formentini Francesco Garufi Guido Gasparrini Marco Guzzini Marco Lattanzi Michele Luciani Francesco Machella Claudio a p p p p p p p a p p p p p p p p p p p Mandrelli Bruno Mari Romano Menchi Marco Menghi Anna Meschini Giuliano Nascimbeni Fabrizio Netti Andrea Orazi Ulderico Pantana Deborah Pistarelli Fabio Pizzichini Massimo Renis Romeo Ricotta Narciso Romoli Maurizio Sacchi Riccardo Salvatori Uliano Savi Alessandro Staffolani Daniele Tacconi Ivano Tartabini Pierpaolo Risulta presente il Sindaco Carancini Romano E’ assente il rappresentante degli immigrati Sig. Muringampurath Sabu Easie Assume la presidenza il Dott. Romano Mari in qualità di Presidente. Partecipa il Vice Segretario Generale Dott. Gianluca Puliti. Il Presidente nomina i seguenti scrutatori: Marco Menchi Ulderico Orazi Ivano Tacconi a p p p p a a p p p p a p a p p p p p p DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 2 OGGETTO: 60° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI MACERATA CIVITAS MARIAE. IL CONSIGLIO In apertura di seduta il Presidente Mari fa alcune comunicazioni: Ci apprestiamo a questo solenne Consiglio comunale, ci sarà un discorso d’apertura da parte mia in qualità di Presidente del Consiglio, poi passerò la parola al Sindaco, successivamente ci sarà una relazione della professoressa Lucia Tancredi, poi l’intervento dei gruppi consiliari, un consigliere per ogni gruppo, 4 minuti a disposizione, poi l’intervento di sua eccellenza monsignor Vescovo, alla fine firmeremo il registro d’onore, alla fine verrà consegnato anche ad ogni consigliere comunale e agli Assessori una pubblicazione relativa alla porta fidei che la Fondazione Mastrocola ieri sera ci ha anticipato sul significato delle formelle del portale della Basilica della Mater Misericordiae. Approfitto per ringraziare il Presidente della Fondazione Don Gianluca Merlini, gli autori del libro Giacomo Alimenti e Stefano Pasquali ed è presente in sala anche il dott. Lombi che alla fine ci consegnerà questa pubblicazione. Porto i saluti calorosi del prof. Dante Cecchi, unico consigliere vivente di quel famoso Consiglio del 1952 quando venne proclamata patrona della nostra città e consacrata a Maria questa città nel Consiglio del 15 novembre del 1952. A lui va anche un fervido augurio da parte nostra e un ringraziamento perché era molto sentita la sua partecipazione ma per motivi di salute non è venuto qui in Consiglio comunale. Porto anche i saluti del rappresentante degli immigrati al Consiglio comunale Muringampurath, è un indiano che è fuori e comunque ha scritto a me come Presidente formulando fervidi auguri per questa consacrazione di questa nostra cara città di Macerata. Porto i saluti anche del nostro Segretario generale dott. Le Donne che è impegnato questa sera a Firenze per un corso per il quale è relatore, pertanto non può essere con noi. Iniziamo questa celebrazione. Il Presidente Mari, prosegue con il proprio intervento: Eccellenza, Signor Prefetto, Signor Sindaco, Signori consiglieri e Autorità presenti, questa sera ci apprestiamo a celebrare solennemente una pagina della storia della nostra città scritta anche grazie ad un coinvolgente e profondo sentimento popolare di devozione verso la figura di Maria, Madre di Misericordia. Sessanta anni fa, il 15 novembre 1952, il Consiglio comunale, facendosi interprete di tali sentimenti, accolse infatti la proposta del Congresso mariano regionale e di un comitato cittadino deliberando di affidare Macerata alla protezione della Madonna della Misericordia. Decise anche di apporre l’epigrafe “civitas mariae” ai lati della sua effige ricollocata sul palazzo comunale nel 1945. La sacra immagine, infatti, nel 1925, durante il regime fascista, era stata rimossa per far spazio al fascio littorio ed anche se l’icona mariana originaria non fu mai più ritrovata, i maceratesi non si persero d’animo. Con una petizione che raccolse ventimila firme affidarono al sindaco Otello Perugini una copia dell’immagine chiedendo che fosse ripristinata nel suo antico posto. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 3 Erano gli anni tristi e difficili del dopoguerra e della ricostruzione e quella richiesta ancora una volta dimostrava il profondo legame di affetto e dedizione che nei secoli ha contraddistinto il rapporto tra i maceratesi e la Madonna della Misericordia. Il 16 novembre 1952, il giorno successivo all’approvazione della delibera consiliare di proclamazione di Macerata Città di Maria, in piazza della Libertà ebbe luogo la solenne cerimonia di consacrazione della città alla Vergine. Fu presieduta dal vescovo monsignor Silvio Cassulo e dal sindaco Otello Perugini e vide la partecipazione di un’enorme folla di maceratesi che con grande commozione e devozione riempì la piazza, le vie limitrofe ed il palazzo del Municipio. “Macerata Civitas Mariae” è quindi una realtà storica che testimonia il profondo sentimento religioso dei maceratesi ma che si fa interprete anche della grande sensibilità civile e laica delle istituzioni. L’assise cittadina, stando al verbale della seduta del 15 novembre 1952, si era infatti ritrovata a discutere “animatamente” su diversi punti all’ordine del giorno. Ma la volontà consiliare si unificò intorno alla proposta del consigliere Vitali di invertire l’ordine del giorno e di anticipare la discussione sul “Voto di consacrazione della Città alla Madonna della Misericordia” perché l’argomento, cito testualmente il verbale, “riassume il sentimento della popolazione e non vi sono interessi cittadini superiori a questo”. Subito dopo l’apertura della discussione da parte del sindaco Otello Perugini, il gruppo di minoranza socialista, comunista e indipendenti di sinistra, espresse il proprio voto di astensione in quanto, si legge sempre nel verbale, la proposta della Giunta “non trovava fondamento giuridico nelle attribuzioni date al Consiglio comunale” precisando però che “tale decisione esulava da qualsiasi considerazione di carattere religioso”. Fu un’astensione quindi formale, e non sostanziale, che evidenziò il rispetto verso la volontà e il fervore dimostrato dalla cittadinanza maceratese. Questo sentimento di vicinanza e condivisione con la popolazione, fu sottolineato in questa aula in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della Civitas Mariae, dal dottor Arnaldo Marconi, ex sindaco di Macerata e componente di quello storico Consiglio comunale del 1952. “Fu una delibera formalmente assunta a maggioranza, ma sostanzialmente votata all’unanimità” disse Marconi “perché l’astensione della minoranza avvenne non per questioni di merito ma per motivi di competenza a decidere”. Ed oggi, a distanza di sessanta anni, l’Amministrazione comunale ha voluto ancora convocare un Consiglio comunale per celebrare solennemente questa ricorrenza, per non disperdere l’alto valore di questo straordinario avvenimento. Lo faremo anche attraverso le parole della professoressa Lucia Tancredi, che ringrazio per essere qui, che ci guiderà alla scoperta del significato più profondo dell’affidamento di un popolo alla protezione della Madonna. Macerata è una delle pochissime città al mondo ad essere dedicata a Maria e questo titolo, come ricordò papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Macerata e la sua breve sosta in piazza della Libertà, è un titolo impegnativo che dobbiamo ogni giorno confermare con l’ascolto, con la sensibilità nel saper cogliere bisogni e necessità e con uno stile di vita accogliente e collaborativo. Ed è questo che auspico per il bene e la crescita della città. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 4 A ricordo del 60° anniversario della proclamazione di Macerata Civitas Mariae si susseguono i seguenti interventi: Romano Carancini – Sindaco Eccellenza Monsignor Claudio Giuliodori, Signor Prefetto, Autorità, Signor Presidente del Consiglio, Signori Consiglieri, Signore e Signori porgo a voi tutti il più cordiale saluto, mio personale e dell’Amministrazione comunale in occasione di questo Consiglio comunale. Oggi celebriamo il sessantesimo anniversario di un evento straordinario per la vita della nostra comunità cittadina, la consacrazione di Macerata Civitas Mariae, e allo stesso tempo rinnoviamo il clima culturale di una festa che ha profonde radici ideali: l’apertura verso gli altri, l’accoglienza della diversità, l'ospitalità generosa, la fede nel trascendente come valore, nel rispetto delle opinioni di tutti. Sono questi i valori che spinsero la volontà popolare il 16 novembre del 1952 alla proclamazione di Macerata “Civitas Mariae”. Fu un giorno, quello di 60 anni fa, in cui la città dimostrò la sua grandezza con una festa di popolo e di fede, con la piazza della Libertà invasa dai cittadini per legare il nome di Macerata alla Madonna della Misericordia. In quel gesto i maceratesi diedero prova di grande fiducia nel futuro e nell'affermazione del bene, spinti dalla volontà di uscire dalla paura e dal rancore dopo gli anni terribili della guerra per guardare con speranza e impegno ai tempi della ricostruzione. Quel giorno e quel gesto oggi vogliamo ricordare, per rinnovarlo ancora una volta. La devozione mariana, assai sentita in città, ha origini molto antiche, che risalgono all'età medievale. Un sentimento vasto e profondo che rappresenta una tensione ideale che unisce la città. Nell’effige della Madonna della Misericordia si specchiano e si riconoscono le generazioni: anziani e giovani fondono emozione e ragione nel segno della memoria vivificante, dell’appartenenza alla stessa comunità, dell’identità che si fa storia nei passi quotidiani. L’immagine e i significati che porta in sé, e che oggi ricordiamo, si trasformano in valori universali capaci di unire i tempi, le epoche e chi le ha vissute. Valori che oggi più che mai, nell’incertezza della nostra epoca, sono il fondamento su cui costruire le coscienze rinnovate e la società solida, in grado di poter affrontare le sfide che l’attualità impone. L'urgenza di rinnovamento oggi è minacciata dalla paura della diversità, dalla violenza anche dei linguaggi, dai comportamenti contraddittori e sleali, gravi minacce sulla strada del vivere civile. Pericoli reali, presenti, come furono la peste nel Medioevo e le macerie della seconda Guerra mondiale. Anche oggi rischiamo di soccombere sotto la drammaticità di una crisi economica, sociale e culturale, una crisi che ci spaventa perché mette in discussione i diritti e il benessere che abbiamo ereditato dalle precedenti generazioni. Ma come allora anche oggi dobbiamo avere il coraggio di reagire con un forte anelito di speranza e di fiducia verso il futuro. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 5 La Civitas Mariae è per noi tutti un richiamo a uno spirito civile che sappia guardare con fiducia alla costruzione di un futuro più etico e responsabile. E' un richiamo forte prima di tutto alla classe politica, alle istituzioni, pubbliche e religiose, alla classe dirigente di questa nostra città perché sappiamo tutti operare con responsabilità per il bene della res publica dentro un alto orizzonte ideale a cui la Civitas Mariae tende. A noi spetta la capacità di raccogliere l'invito a lavorare con umiltà, sacrificio, impegno responsabile e onesto, capacità di dialogo e spirito costruttivo perché Macerata non smetta di crescere come città solidale, accogliente, aperta, colta, generosa. Le manifestazioni che realizziamo oggi in collaborazione con la Diocesi sono un richiamo a rafforzare l'etica del bene su cui solo si fonda la crescita di una città che coltiva la cultura dell’apertura, dell’accoglienza, del dialogo, della solidarietà e il senso del continuo cammino verso un rinnovamento della vita civile. Abbiamo grandi maestri a cui ispirarci: il nostro Patrono, San Giuliano Ospitaliere, generoso nell'accoglienza, e Padre Matteo Ricci, che nella cultura e nel dialogo ha indicato le coordinate per far crescere l'incontro delle civiltà. Sono questi i modelli significativi per tutti e soprattutto per le nuove generazioni, la linfa vitale della Macerata del futuro che insieme vogliamo costruire. La Civitas Mariae è dunque tutto questo: sotto lo sguardo affettuoso e benevolo che da secoli veglia e ispira le azioni alte e meritevoli della nostra città, ricordiamo un evento che va oltre le divisioni di qualsiasi genere. Al contrario, ha in sé quella forza unificante di cui abbiamo bisogno e che ci spinge ogni giorno a vivere, esaltandoli, i grandi valori ideali. E a quei maceratesi che furono artefici di un’iniziativa tanto grande e importante da riviverla ancora oggi con emozione e convinzione, a 60 anni da quel giorno, vada il mio ringraziamento e quello di tutta la città. Da loro ereditiamo lo spirito di generoso impegno e la fiducia nel bene che solo possono muoverci verso il bene della città. Mi piace concludere con le parole di speranza che un altro maestro tanto amato da Macerata, il Cardinale Ersilio Tonini, rivolse ai maceratesi nel discorso che fece in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria nel 2004: “A Macerata ho trovato quell’humanitas che è la speranza del futuro, un futuro di grandi trasformazioni, stiamo vivendo un momento storico sensazionale che ci deve far capire che l’umanità deve essere posta al centro dell’universo e debba essere il fine dell’universo stesso. La salvezza passa attraverso un cambiamento delle coscienze in tal senso, a cui ognuno di noi deve contribuire” e nel registro onore scrisse: “Con intensa, affettuosissima riconoscenza e con gli auguri più fervidi perché Macerata sia consapevole dei tesori ricevuti dalle generazioni passate, in particolare dell’humanitas che sarà il germe del futuro”. Grazie. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 6 Il Presidente Mari cede la parola alla Professoressa Lucia Tancredi la quale effettua il proprio intervento con l’ausilio di videoproiezione: Lucia Tancredi – Professoressa L’atto di fondazione di una città da sempre è il gesto maschile per eccellenza, perché quando si fonda una città si distingue lo spazio della natura, così imprevedibile e fatto di casualità, da quello che invece è un cosmo ordinato dalle leggi e da una logica distribuzione degli spazi. Rigide prescrizioni in una città devono distribuire quello che è lo spazio per la preghiera, lo spazio per il commercio, lo spazio per le leggi, lo spazio pubblico e lo spazio privati, ma da sempre anticamente la polis, la città, ha un cuore ed un nucleo che è tutto al femminile. Il cuore della città in genere è il luogo più arroccato, è il luogo più alto, è il luogo più intimo, più segreto, è una sorta di dentro che da sempre è dedicato proprio alla Dea Vergine. La verginità della Dea anticamente è il dentro puro della città, è il “dentro” incontaminato, dove non deve mai giungere la storia, anche con i suoi orrori. È uno spazio intatto eppure è uno spazio anche vulnerabile che l’uomo deve custodire e deve proteggere. I Greci davano a questo “dentro” tutto femminile della città il nome di Partenos, non a caso noi conosciamo il Partenone che era il cuore della città di Atene, dove si diceva c’era la mirabile statua di Fidia dall’incarnato di avorio, dall’abito che pesava più di 1.000 libbre e che era così alto che arrivava fino al soffitto del Tempio. Ma la statua della Dea Vergine che era posta nel cuore, nel centro della città, molto spesso poteva essere una statua anche molto semplice, quella che si chiamava Palladio; era una statua che poteva essere di legno, oppure fatta di strane pietre e aeroliti che giungevano dal cielo. L’indovino Calcante aveva predetto ad Agamennone che la città di Troia, le cui mura possenti erano opera di Dei, di Nettuno e di Poseidone, sarebbe caduta solamente quando sarebbe stato preso il Palladio conservato nel cuore della città. È molto importante, vale a dire che il fato di Troia si poteva compiere non per le gesta di eroi, di uomini, ma solamente quando veniva violato il cuore intatto e puro della città. Non a caso Ulisse agisce d’astuzia, travestito da mendicante di notte insieme a Diomede entra, viola il cuore della città e prende il Palladio con mani insanguinate. La città cade, ma il ritorno degli eroi a casa sarà un ritorno senza gloria, sarà un ritorno senza gioia. Anche per questo Dante punisce Ulisse e Diomede nel 26° Canto dell’Inferno, in cui dice che li punisce proprio per il sacrilegio del Palladio. C’è una leggenda tra l’altro che dice che il Palladio rubato non fu quello reale, perché in realtà Enea riuscì a portare la vera statua in un’altra mitica città e a preservare il cuore di quella città, il Palladio veniva conservato nel tempio della Dea Vesta. Una grande filosofa del 900, Maria Zambrano, dice…(interruzione)…il centro per gli antichi fu sempre, come diceva Aristotele, il motore immobile, appunto un motore immobile, qualcosa di chiuso, qualcosa che non poteva mai essere penetrato. Dice la filosofa Maria Zambrano che un centro femminile, un cuore di una città dedicato ad una Dea Vergine è un centro vuoto, a immagine di quell’organo carnale come il cuore che possiede cavità ed aperture, dove la vita può essere accolta e DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 7 può circolare con respiro. Macerata è nata in un lontano Medioevo, direbbe Nino Ricci, quasi a dispetto dei suoi vicini, stretta fra l’Arcivescovato di Fermo, il Ducato di Camerino e il Ducato di Osimo. I maceratesi presero a poco a poco uno squadro di terra esercitando quelle virtù che sono tipiche dei maceratesi, la prudenza politica, la pazienza nella mediazione, un’arguzia un po’ furbesca, e la piazza dove noi siamo adesso nel 1138 aveva il compito di unire il Podium Santi Iuliani, che era il potere spirituale, con il castrum che apparteneva al Ducato di Camerino. Questo palazzo quindi costituiva in un certo senso l’Acropoli, il centro femminile della città, e non a caso era proprio in questo centro che sorgeva una immagine di Madonna già nel Medioevo, una Madonna dove al sorgere del sole si recitavano in suo onore le laudi. Lo sappiamo perché c’è un documento del 1383 nel quale una tale Francesca, moglie di Domenico Di Giovanni lasciava un lascito testamentario con delle candele che dovevano essere accese proprio quando (…) quindi questo era un posto dove ogni mattina si recitavano queste laudi. Nella Pinacoteca comunale si conserva ancora questa pietra molto particolare dove ci sono questi bussolotti, erano dei clipei dove chi non sapeva leggere si faceva compitare quelle che erano le lodi a Maria che dovevano essere lette. La piazza allora non era come adesso, vale a dire che in Centro c’era tutta una minutaglia medievale di stradine, di case, addirittura c’erano pure due Chiese, la Chiesa di S. Antonio e la Chiesa di S. Pietro, le laudi che venivano recitate ogni mattina erano laudi molto accolte, in un certo senso molto più intime. Quando nel 1513 il Cardinale Sigismundo Gonzaga fa rifare la facciata del palazzo viene rifatta anche una Madonna; l’artista è di Matelica, Lorenzo De Carlis detto il Giuda, e questa Madonna viene allocata in una loggia che ancora si vede nella trascrizione di quello che era l’antico palazzo comunale, vale a dire ora la Prefettura. Giunsero poi i Cardinali legati che fecero traslocare il Palazzo comunale e la Madonna qui di fronte, e la Madonna dove recitare le laudi divenne la Madonna di quello straordinario congegno dell’orologio che venne posto proprio nel 1569, una meraviglia del tempo, un orologio come quello a Venezia, dove sulla ronda del tempo allo scoccare delle ore uscivano fuori i Re Magi e la Madonna con il bambino. Intanto la piazza viene aperta, come la vediamo ora, vanno di moda le piazze d’aria con questi scorci a mo’ di teatro, prospettici, ed è un Cardinale tra l’altro fiorentino il quale chiede ad un artista fiorentino, Andrea Boscoli, di poter avere una Madonna da mettere nel nuovo Palazzo comunale che è a capo della piazza. Questa Madonna è un’annunciazione che rimane fino al 1808, quando i francesi la rimuovono; il destino delle Madonne di Macerata è questo, che seguono fedelmente la storia della città. La Madonna del Boscoli viene rimossa, con la restaurazione viene di nuovo rimessa, ma non è più la Madonna del Boscoli, perché forse rovinata, non riusciamo a capire quale tipo di Madonna; d’altronde Piero Pagnanelli, un analista che ci dà informazioni precise, non ci dice se questa nuova Madonna era forse quella antica del Giuda, sta di fatto che la Madonna rimane fino a quando sotto il fascismo questo simbolo femminile viene sostituito…(interruzione)…molto maschile che è il fascio, ed è qui che comincia la nostra storia, vale a dire che caduto il fascismo, scalpellati ovunque i segni del precedente regime, lo scudo di pietra con la corona sul Palazzo comunale rimane senza un’effigie, ed è in questo momento che una petizione popolare, dicono le cronache di 17.000 firme, Libero Paci a suo modo puntuale invece parla di 21.000 firme, fanno una richiesta ben precisa usando queste parole: “La richiesta di porre l’immagine della Vergine per porre nuovamente sul prospetto del Civico Palazzo una santa immagine della Madonna, dopo che mani poco riverenti e traviate menti di miseri spiriti si DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 8 illusero bene sostituire con effimero emblema di illusorio potere”. Ma questa petizione richiedeva molto di più, richiedeva che la Madonna da mettere non fosse una Madonna qualsiasi, come era stato una Madonna con il bambino o una Madonna annunciata, richiedeva che la Madonna in questione fosse proprio la Madonna di Macerata, la Madonna della Misericordia. Cito le parole: “Quella stessa Madonna che nel 1939, quando dense nubi di imminente catastrofica rovina si delineavano sull’orizzonte dell’Italia nostra, teneva lontana il pericolo, quella Madonna che nel settembre del 1943, quando dopo un attimo di giubilo più grande si abbatteva la sciagura e tutto sembrava perduto, aveva accolto tutti sotto il suo manto”. Una cosa è certa di Macerata, è tipico di una effusività , caratteristica soprattutto delle Regioni del sud così spagnoleggianti, questa esigenza di avere reliquie, di toccare immagini, di affezionarsi ai Santi come spole miracolose tra cielo e terra. La religiosità dei maceratesi è stata sempre piuttosto sobria e sempre molto univoca, vale a dire si è rivolta quasi esclusivamente alla Madonna. Le Chiese dedicate alla Madonna a Macerata e nell’immediato circondario storicamente sono più di 25. La più antica, quella datata al IX secolo S. Maria della Porta dove c’era una Madonna assunta, ora c’è un quadro seicentesco che la ricorda, la Madonna più antica che in questo momento è a Macerata, la più bella, la più straordinaria, la più preziosa, quella che dietro cita Carolus Crivelius Venetus, il quale la dipinse nel 1470. L’artista Crivelli venuto da Venezia, in un’epoca in cui il Mare Adriatico si chiamava ancora Golfo di Venezia, ed allocatosi tra l’altro ad Ascoli, veniva a Macerata per dipingere uno straordinario polittico bruciato dai francesi nel 1799. Di questo polittico c’è una Pietà che in questo momento è nel museo di Cambridge nel Massachusetts, e questa Madonna che la Madonna più antica; bellissima Madonna, come tutte le opere di Crivelli, tracciata quasi con un filo d’aria, con questa dolcezza di oriente e con questi occhi che sono tipici di chi ha avuto un passato marino, è indubbio. Poi ci sono le Madonne miracolose di Macerata, che hanno avuto tutte il privilegio di essere incoronate, non era da poco. Madonne molto spesso popolari, erano delle pitturette poste nei crocicchi delle vie, poste fuori dalle mura. Il 18 ottobre del 1469 a una tale Lucia Albanese appare Maria in una pitturetta, intorno a questa pitturetta poi nasce il Convento dei Domenicani, che poi fu demaniato diventando sicuramente quello che fu uno dei Cimiteri più antichi d’Italia. Un’altra Madonna, una pitturetta miracolosa attorno alla quale con una grazia tutta cappuccina venne costruita quella Chiesa dei Cappuccini, che poi quella mattonata serviva per fare la passeggiata ai maceratesi nel maggio per i misteri di Maria. Un’altra pitturetta miracolosa è quella a S. Maria delle Vergini nel 1548, la Madonna appare ad una fanciulla, Bernardina di Mariotto, e poi sopra questa Chiesa nasce la bellissima Chiesa di Galassio di Carpi su disegno di Bramante, che allora era a Loreto. La Madonna della salute, un’altra delle Madonne miracolose di Macerata, l’Arciprete di S. Giorgio, Ludovico Ferraioli, andava a pregare alla Madonna della salute di Venezia il 1666 e il Pievano decise di regalare questa Madonna…(interruzione). L’ultima, l’elegantissima Immacolata, posta in quello che allora il corso di Porton Pio dove sfilavano le carrozze dei Signori, carri allegorici. Papa Pio IX nel 1854 aveva proclamato il dogma dell’Immacolata, ma il culto dell’Immacolata viene predicato in tutta Europa da un maceratese, Monsignor Don Vincenzo Maria Iacoboni, che allora era missionario apostolico a Parigi. È proprio per DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 9 sua volontà testamentaria che il fratello Monsignor Giuseppe erige questo Tempio nel 1893, che viene portato a termine poi nel 1905, dove non c’è nessuna tessera della parete muraria all’interno che non sia piena di mosaici, di marmi e di terra cotte policrome. L’Immacolata di Macerata tuttavia ha un’iconografia un po’ diversa, non ha le mani rivolte verso l’alto, non ha lo sguardo estatico, ma ha questo viso rivolto verso il basso, questi capelli spettinati che le danno un’impressione così umana, ma soprattutto ha le mani rivolte verso il basso nell’atteggiamento di quella che è la vera, unica immagine della Madonna dei maceratesi, vale a dire quella Madonna che la lettera del 1945 chiedeva proprio al Sindaco, che venne decretata con questa disposizione comunale, la n. 260, venne decretato che appunto nell’effigie del Palazzo comunale ci fosse la Madonna della Misericordia, un’opera di Nicola Angelelli che ora è stata messa nella Madonna della Misericordia, perché questa che potete vedere è una copia mosaico che è stata messa poi nel 1960. L’appello a Maria di Misericordia è sicuramente la preghiera più antica di tutta la cristianità, appare in un papiro egiziano del III sec., dove c’è proprio questo “Sotto la Tua Misericordia”, ma è nel passaggio dall’Impero Bizantino all’Impero Occidentale, l’Impero bizantino è Cristocentrico, invece è proprio in Occidente che la Madonna della Misericordia assume questa caratteristica, è una Madonna domina, Signora, ed è una Virgo Potens. Non a caso la Madonna ha questo mantello che è il pallium, nella giurisdizione romana il pallium copriva e dava una sorta di adozione quasi giuridica a tutti quelli che si ponevano sotto il suo manto. Porsi sotto il manto della Madonna significava essere protetti da tutte quelle che erano le calamità, soprattutto la peste, che con tragica ciclicità avvenivano nel Medio Evo. La peste di Boccaccio, quella che trasforma gli uomini in porci e i porci in uomini, fa morire più della metà degli abitanti di Macerata. La peste poi la troviamo nel 1348, nel 1374, nel 1391, nel 1440, ma sicuramente la peste che incrudelisce in maniera più feroce è quella del 1446/1147. La peste è una questione non solo religiosa, ma anche politica, non a caso quelli che sono i governanti di Macerata, dopo aver preso delle serie prescrizioni di tipi igienico sanitario, vale a dire due medici e l’ospedale che viene eretto, il 3 agosto del 1447 con un’adunanza politica del Consiglio di Credenza costituito dai Priori, i 25 membri e il Gonfaloniere, dichiara per voto di costruire in onore della Madonna della Misericordia in un solo giorno una Chiesa. La ratifica è quella del 13 agosto e il Consultorio e Marco di Bartolomeo offre 4.000 mattoni. La sera del 15 agosto si mette mano alla Chiesa che viene terminata al tramonto del giorno dopo, viene istituita anche una Confraternita di cui fanno parte gli Schiavoni, che erano gli emigranti del tempo. Gli Schiavoni erano gli extracomunitari del tempo ai quali erano riservati quelli che erano i lavori più infamanti, vale a dire fare da boia, da monatti, oppure da necrofori. Questa compagnia degli Schiavoni della Misericordia era per loro una forma quasi di riabilitazione sociale. Questa Chiesetta traslocò, nel senso che qualche anno dopo la troviamo di fronte, la troviamo smontata…(interruzione)…fino a quando sono due donne, Mariotta e Giuliana, che fanno questa richiesta al Comune, che la Chiesa, la Cicarella non venga spostata e resti sempre nel luogo che era stato decretato fin dall’inizio. La Chiesa rimane questa fino a quando il Conte Guarniero Marefoschi nel 1774 chiama il più insigne Architetto del tempo, Valadier, che viene a Macerata e trova la Chiesa aperta con la pioggia che cade dal tetto. Valadier trasforma questa Chiesetta aperta con il tetto sfondato in quel bellissimo oratorio che qui riusciamo a vedere ancora nella sua grazia concentrica, una piccola reggia, tra l’altro dirà Vanvitelli che poi diverrà l’Architetto della Reggia di Caserta, ottimamente affrescata all’interno da Francesco Mancini e Sebastiano Conca, che lui si era portato da Napoli. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 10 Questa Chiesetta subisce tutti i guasti della storia di Macerata, non da ultimo nel 1799 i francesi giungono a Macerata e cannoneggiando già fino a S. Croce entrano attraverso i cancelli e si abbandonano agli stupri e al saccheggio, addirittura pongono un cannone a mitraglia proprio davanti alla porta della Madonna della Misericordia. Muoiono 163 maceratesi, 9 maceratesi vengono uccisi il 5 luglio proprio dentro la Chiesa della Misericordia. Dentro la Chiesa della Misericordia si ricorda lo scempio che venne fatto dai francesi, vale a dire gli armadi scassinati, le reliquie calpestate, frantumati i marmi, trivellati i quadri, strappata la corona con i gioielli alla Madonna, staccate le lastre di piombo dal tetto. Gli ultimi aggiustamenti sono quelli del 1922/1924, quando nel Tempio ci furono gli ultimi affreschi del pittore Biagio Biagetti, direttore delle Gallerie Vaticane, che lo affrescò con questo stile simbolista molto leggiadro. Ed ecco l’immagine della Madonna della Misericordia, non sappiamo chi fu l’autore e non sappiamo tra l’altro neanche l’epoca, e questo autorizza l’idea un po’ fiabesca e un po’ leggendaria che questo sia uno dei tanti macherotipi. Macherotipi sono le immagini di Madonna così belle e così misteriose che si pensa non siano stati compiuti da mano umana, ma da mano divina, tutta la critica italiana ha cercato di dare un’attribuzione. Per molto tempo si pensava che la Madonna fosse di Perugino, questa dolcezza di viso, questa bocca piccola, questo sguardo morbido, questa sensualità così popolare. Molti invece pensarono a Crivelli, ma la linea di Crivelli è troppo nervosa, i colori sono troppo smaltati, Berenson il grande critico che venne a Macerata disse che questo era solamente un sogno. Insomma tutta la critica italiana ha sguinzagliato le varie piste, la pista locale, la pista forestiera, la pista veneta, la pista umbra, l’attribuzione adesso più accreditata è quella di Giovanni Di Petro, lo dice Libero Paci quindi pensiamo che può essere vera. La Madonna da una parte ha S. Giuliano il protettore di Macerata, S. Andrea che è il protettore della Confraternita degli Schiavoni, e poi i due Santi taumaturghi che appunto difendono contro la peste, S. Rocco e S. Sebastino. La cosa notevole è la parte inferiore, vale a dire quelli che sono i maceratesi divisi i maschi da una parte e le donne dall’altra, ma tutti rifiniti, uno per uno, con i loro vestiti, con i veli prudenti, con le loro cuffie. Una Madonna che ha ancora un tratto medievale, una Madonna che è potente ma al tempo stesso umile, una Madonna che esercita la sua potenza per discrezione, è un esercizio del potere tutto femminile, vale a dire che la Madonna esercita il potere facendo un vuoto, che è il vuoto di accoglienza sotto il suo manto, un vuoto che consente questa libera circolazione del respiro, come suggeriscono le belle arcate di ottimo quattrocento dove si intravede il cielo, dove si intravede tra l’altro anche l’aria. Questa Madonna ha seguito da sempre le vicende della storia dei maceratesi, e come fanno le donne è entrata tutta intera nella storia anche attraverso i suoi guasti. A questa Madonna sono stati appesi gancetti, ganci, perché nel…(interruzione)…a questa Madonna fu messa la corona, diademi di stelle, i gioielli, le Nobildonne portavano vezzi di perle, le popolane portavano i loro coralli, questa Madonna fu lavata con tutti i più improbabili solventi, addirittura lavata con il vino, una Madonna che si ricoprì di muffa, che venne spogliata e derubata, che venne ridipinta nel cielo della parte superiore e della parte inferiore. Una Madonna non su tavola ma su tela, proprio perché la caratteristica di questa Madonna era di essere peregrina, vale a dire di essere spostata, di essere portata in giro. Uno dei pellegrinaggi più celebri è quello del 1946, la Madonna viene portata in giro per tutte le DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 11 Parrocchie di Macerata, ovunque è preceduta da archi di luminaria, da feste, accompagnata dalla banda, dai ciclisti, dai bambini vestiti da angeli che spargono petali di fiori, dalle figlie di Maria. Leggendo tra l’altro le cronache di questo pellegrinaggio c’è tutta un’immagine di Macerata che è uscita dalla storia ma conserva tutte le sue ferite con speranza di cambiamento. Sono molto commoventi i passaggi, la Madonna visita l’ospedale psichiatrico, sui viali bellamente addobbati riceve l’omaggio di anime angosciate immerse nella luce crepuscolare della mente. La Madonna a Villa Lauri va a visitare i fisici, quando Villa Lauri è ancora un sanatorio, e la Madonna attraversa in questo caso il dolore di tante fiorenti giovinezze minate dal male crudele. Non mancano i miracoli, Maria Tartuferi, una parrocchiana di S. Croce riesce a guarire improvvisamente dal morbo di (…) e leva il busto di ferro che la costringeva a non camminare. La Madonna viene portata su un furgoncino, uno dei miracoli è che l’autista si trova a fare la discesa di Villa Potenza, la macchina si sfrena ma nonostante tutto la Madonna rimane salda. La sera del 23 settembre la Madonna arriva a Sforzacosta, dicono le cronache: i fratelli Carassai e la Signora Armandina vogliono fare il presidio ma il Parroco dice che basta un giro di chiave. Nella notte fra il 1 e 2 ottobre la Madonna viene spogliata di tutti i suoi averi, il diadema di 12 stelle, tutti i gioielli e quella corona, che tra l’altro era stata trafugata dai francesi, ammaccata e calpestata, il Parroco l’aveva riscattata dal soldato sacrilego, era stata ricesellata dal Piani, in realtà la corona che era stata rubata era una copia in ottone dorato perché era stata tenuta in saldo, ma i giornalisti al tempo dicevano che il bottino ingente era di 28 milioni, una somma tra l’altro altissima. Vengono incaricati i Carabinieri, il Maresciallo Alberto Ciasulli deve condurre le indagini. Vengono passati al setaccio tutti i pregiudicati del maceratese, l’attenzione si appunta su Pietro Brachetta, un treiese, il quale si aggirava intorno alla Madonna vestito da soldato. Viene arrestato e confessa che parte del bottino l’ha nascosta in una fossa vicino al ponte di Catignà, mentre l’altra parte del bottino l’ha data a tale Salvatore di Catania. Nel giro di 3 mesi i Carabinieri di Macerata in una specie di giallo rocambolesco riescono ad andare a Catania, passano al vaglio tutti i Salvatori di Catania pregiudicati, vengono arrestati tutti i ricettatori e viene ricostruito in pieno il tesoro della Madonna. Il processo viene fatto a Macerata ed ha un’affluenza di popolo enorme; vengono dati 12 anni al ladro che aveva agito da solo e 7 anni a tutti gli altri, l’osservatore piceno si complimenta con l’Avvocato Ballesi che ha saputo rendersi interprete dei sentimenti…(interruzione)…un brillante avvenire a questo Avvocato per aver cominciato la sua carriera come Avvocato della Madonna. È il 145 settembre 1947, in occasione del quinto centenario dell’erezione della Chiesa della Madonna della Misericordia viene indetto a Macerata il Congresso regionale Mariano e inaugura i lavori il Cardinale maceratese Cento. I giornalisti dicono che accorrono 70.000 persone per questo convegno, ma la nota che vorrei farvi notare è come si apre il convegno, gli atti del convegno dicono questo: “Adagiata sull’ampia collina che si eleva tra il fiume Potenza e il fiume Chienti, Macerata si mostra città splendente fatta per essere vista, guardata, ammirata.” Era tutto il contrario di quello che dicevano gli statuti del Medio Evo che dicevano che i maceratesi non dovevano farsi vedere e dovevano assolutamente rimanere sotto tono. La corona della Madonna, dopo essere stata violata viene benedetta dal Papa Pio III, vengono messe alla Chiesa della Madonna della Misericordia le porte di bronzo di Cantalamessa, ma soprattutto si fa questa richiesta, che Macerata venga dichiarata Civitas Mariae. La cosa avviene 5 anni dopo, è il 1952, DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 12 è la mattina del 15 novembre, c’è una nota dell’Assessore Pietro Delle Fave che ci racconta quello che era il clima del tempo. Da una parte c’è il Sindaco, il ragionier Otello Perugini, noto commerciante ma apprezzato letterato, c’è il Segretario presente alla seduta, il Dott. Diomede Simonetti profondo conoscitore del diritto, a cui va il merito di aver tutelato e salvato tutto il patrimonio mobile e storico degli uffici comunali, degli archivi e delle biblioteche. Soprattutto dice che ci sono una serie di Assessori e consiglieri noti per i loro continui dibattiti, c’è l’Ing. Arrà di Sarnano, noto progettista di strade di collegamento con la montagna, sempre in combutta con l’Avv. Mazziniano Cesare Ciotti, c’è l’altrettanto celebre Avvocato Oscar Olivelli, detto Ninì, sempre in combutta con l’Avv. Virginio Borioni, bonario rappresentante dell’opposizione, Sesto Moretti celebre per le sue battute sempre all’indirizzo di Guglielmo Razzi. Nonostante tutto questo e nonostante il fatto che l’opposizione comunista, socialista e degli indipendenti di sinistra dica che Macerata Civitas Mariae esula da quella che è la politica di una Giunta, con 29 voti favorevoli e 8 astenuti si fa voto che la città venga consacrata alla Madonna della Misericordia e si delibera che ai lati dell’effigie posta fuori ci sia l’epigrafe di Civitas Mariae. Il giorno della cerimonia della consacrazione in una piazza gremita di gente il Sindaco pronuncia questo discorso, un discorso molto commosso che non ha niente della prosa di ufficio, dice: “E’ arrivato il gran giorno, il giorno tanto atteso e desiato, quando la Vergine Santa rimase in città sola a difendere le case, il patrimonio delle Chiese disertate, delle scuole chiuse, degli uffici spogliati dei carteggi, mentre la vita degli uomini era sfollata nei casolari, quando anche le campane vennero rubate in una notte senza luna e calate di soppiatto dalla torre civica, ma che dopo la guerra furono rifuse con l’immagine del Cristo e della Madonna della Misericordia e la scritta: La furia della guerra mi distrusse per renderermi strumento di morte, l’ansia della pace mi rifuse per osannare la vita, cantando la libertà, benedicendo il lavoro e lodando Iddio” ed il Sindaco al tempo in ginocchio diceva queste cose: “E’ una grande ventura la mia, e mi sento impari il compito e vorrei parole alate di poeta”. Corre l’anno 2011, è chiamata dall’Università di Macerata a tenere un ciclo di lezioni e di conferenze la grande filosofia (…) la portatrice del pensiero femminista…(interruzione)…che nel 1974 aveva colpito e scandalizzato con il suo libro chiamato Speculum, nel quale aveva indirizzato la coscienza e il pensiero delle donne verso un esame lucido e irriverente, quasi quanto quello di uno speculum. Colpiva proprio che nel 2011 mentre lei era a Macerata (…) pubblicava un libretto, tra l’altro assolutamente rispetto ai suoi precedenti assolutamente laici, intitolato Il mistero di Maria. In questo libretto piccolissimo, quasi un libro di devozione, lei sosteneva che la conoscenza del Divino porta ad un risveglio del respiro e di questo Maria è una figura. Diceva che se nel racconto della Genesi la donna doveva andare in cerca dello sposo, come nel Cantico dei Cantici, si augurava che le donne sapessero ritornare in sé, nel proprio respiro. Diceva questo: “La verginità di Maria è la capacità di preservare ancora oggi un soffio di anima, la capacità di creare un luogo capace di accogliere e condividere con l’altro, rispettandolo nella sua differenza”. Si augurava che Maria diventasse un modello non solo per gli uomini, non solo per le donne. Lucy presentava questo libretto per Macerata ai suoi studenti aggirandosi per la piazza, entrando nei negozi e nelle librerie, dicendo quello che non era molto diverso da quello Macerata diceva quasi 60 anni fa, quello che diceva Macerata però alla sua maniera, un poco cerimoniosa, un poco immemore, tanto poco raccontata, grazie. Mi premuro di dirvi una cosa, io non ho detto nulla di nuovo, quello che ho detto è quello che i maceratesi hanno già scritto, e qui devo ringraziare innanzitutto Giuseppe Riccardo Festa che mi ha DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 13 coadiuvato in tutto questo, vi chiedo solo qualche minuto, Nino Ricci, di cui vedremo una piccola testimonianza per la Madonna della Misericordia c’è un bellissimo libro con i contributi di Pietrella, di Stefano D’Amico, di Silvia Blasio, di Gabriele Barucca, di Laura Mocchegiani, di Giovanni Cingolani. Devo ringraziare la mia collega Cristina De Santis che da storica ha raccolto tutte le vicende del ritrovamento dei gioielli della Madonna perché il Maresciallo era suo nonno, vi ringrazio. Viene a questo punto proiettata l’intervista a Nino Ricci. Romano Mari – Presidente Consiglio Grazie, nel frattempo che ci ricomponiamo accendiamo le luci e vi avviso che in sala Giunta, oltre alla pubblicazione (…) avremo un piccolo omaggio da parte dell’Amministrazione con l’estratto del verbale della seduta consiliare del 15 novembre 1952. Adesso iniziamo il dibattito e do la parola ai Gruppi consiliari, 4 minuti per ogni Gruppo, apro da questo momento le prenotazioni. Ha facoltà di intervenire il consigliere Ricotta, capogruppo del PD, prego consigliere. Il Presidente Mari cede quindi la parola ai capigruppo consiliari: Narciso Ricotta – PD Grazie Signor Presidente, buonasera a tutti, Signor Sindaco, colleghi consiglieri, Autorità e cittadini presenti. La nostra relatrice, la Professoressa Tancredi, ci ha fatto una raffinata ricostruzione del culto mariano della storia, della devozione alla Madonna nella nostra città, richiamando fin da una delibera ancora precedente a quella che oggi celebriamo, quella del 1497 del Consiglio di clemenza per poi parlarci del Congresso mariano e della petizione popolare. Mi piace ricordare un altro episodio che ci veniva ricordato nel 40° delle celebrazioni da una splendida figura del nostro Clero maceratese, Don Mario Rosati, il quale ci ricordava che a suo avviso questa idea che poi ha portato alla delibera consiliare nasceva in una celebrazione di un pontificale del 12 settembre del 1943, quando l’allora Vescovo Domenico Arniani affidava alla protezione della Madonna tutti i cittadini maceratesi sparsi sui vari fronti di guerra; questo ad ulteriore conferma di quanto la città si fosse sempre affidata a questa protezione mariana. Questa è la storia ed è il ricordo e la memoria che dobbiamo conservare, ma oggi potremmo limitarci a questo? Io penso che forse dovremmo insieme fare uno sforzo in più, una valutazione in più, cioè rinnovare questo affidamento della città al mantello protettore della Madonna della Misericordia. Allora 60 anni fa si vivevano momenti difficili, con la necessità a seguito della guerra di una DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 14 ricostruzione morale e materiale di questa città. Oggi si vivono situazioni sicuramente diverse, ma le inquietudini della nostra società moderna, la crisi economica, ci fanno vivere, ancorché diversi, comunque momenti altrettanto difficili. È quindi quanto mai necessario ancora oggi affidarsi a questa protezione mariana, ciò a conferma anche della conservazione di un culto così radicato, un esempio per tutti è il Pellegrinaggio Macerata – Loreto che è uno dei tanti esempi di come questo culto sia ancora così fortemente radicato. E allora oggi come a quei tempi è necessaria tanta di quella misericordia che la nostra Protettrice dispensa, è necessaria la misericordia dell’accoglienza verso i migranti, è necessaria la misericordia della difesa dei più deboli, degli anziani, dei bambini e dei malati, è necessaria la misericordia della solidarietà verso chi vive questi momenti di perdita del posto di lavoro, di crisi economica e di gravi situazioni di difficoltà. Questa è la linea guida per noi che sediamo su questi banchi che deve indirizzare il nostro impegno civile che dobbiamo svolgere, io direi, affidandoci tutti insieme all’abbraccio materno della Madonna della Misericordia, grazie. Uliano Salvatori – Gruppo Misto Grazie Presidente, Signor Sindaco, colleghi consiglieri, Eccellenza Monsignor Vescovo, Autorità e cittadini maceratesi. Io ritengo che questa sia un’occasione in cui ci dobbiamo aiutare per fare memoria della dedicazione di questa città a Maria Madre di Cristo e Madre della Chiesa, Maria Mater Misericordiae, di che cosa possa significa per noi amministratori di questa città impegnati in questo momento difficile e particolare a guidare questa città, a fare le scelte necessarie in questo momento così difficile, perché il rischio è che facciamo un’operazione un po’ clericale in cui tutti ci diciamo, e lo siamo per fortuna, legati alla figura della Madonna, alla nostra mamma che dal cielo ci guida e ci segue, ma questa memoria che facciamo non ci determina in nessun modo nel metodo con cui siamo presenti all’interno di questo Consiglio, nel metodo con cui ci rapportiamo tra noi e con i cittadini maceratesi. Il fatto che l’effigie della Madonna nei secoli sia rimasta salda, sia stata restituita alla città per volontà popolare ci deve far pensare che noi siamo qui per rappresentare il popolo che è sovrano, a noi deve stare a cuore il bene di questa città e dei suoi cittadini, dobbiamo sempre imparare sempre ogni giorno, aiutarci reciprocamente ad evitare che i nostri personalismi, i nostri punti di vista prevalgano sul bene comune, sul bene di questa città. Questa non è una commemorazione, è la memoria della presenza salvatrice di Maria Madre della Misericordia, madre di questa città, madre di ognuno di noi, madre di Cristo presente qui ed ora in mezzo a noi, questo è un fatto. Questo ci può cambiare o non cambiare la vita, certamente per quanto mi riguarda, ma io invito tutti a riflettere su questa serata, che dal prossimo Consiglio comunale, dalla prossima occasione in cui ognuno di noi con impegno e passione porta avanti la sua capacità politica di affronto e tentativo continuo di soluzione dei problemi ci ricordiamo, facciamo memoria, lo facciamo diventare metodo e contenuto dell’azione politica. Questo è l’augurio che io faccio a me e a tutti noi, ringraziamo la Madonna che ci aiuta e ci sostiene dal cielo. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 15 Anna Menghi – Comitato Anna Menghi Carissime, carissimi, Vorrei esprimere la mia gratitudine alla città di Macerata, ai maceratesi che raccolsero 20 mila firme e agli amministratori che, sessanta anni fa, decisero di fare una cosa non consueta: proclamare Macerata “Civitas Mariae” con un provvedimento amministrativo. Il fatto che proprio l’amministrazione ha adottato un atto che probabilmente non ha eguali in Italia, rende ancora più sentito il mio ringraziamento e la mia riconoscenza perché ho incontrato la fede proprio durante la mia esperienza politica. Oggi da persona che cerca di mettere in pratica l’insegnamento di Gesù Cristo sento particolarmente la responsabilità che deriva dal dichiararsi cattolici convinti e in questo cerco l'aiuto di Maria. Non a caso forse mi sono ritrovata, tempo fa, il discorso che un Santo, come Giovanni Paolo II, fece nel 1993 a Macerata parlando proprio della Consacrazione della città alla Madre di Dio. Ci ha ricordato che “Civitas Mariae” è un titolo impegnativo , che una comunità civile deve meritarsi adottando uno stile che rifletta quello di Maria. E quindi ha usato tre parole per descriverlo: servizio, accoglienza e sobrietà. Un vero e proprio testamento spirituale per tutti noi, sia come cittadini, che come persone a vario titolo impegnate nella gestione della cosa pubblica o nel mondo associativo così fervente nella nostra città. Credo che possano essere tre parole condivise da tutti, anche da non cattolici, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. E allora per dare un senso oggi, dopo 60 anni, a questa Consacrazione dobbiamo interrogarci ognuno per il ruolo che ha, e noi qui stasera soprattutto come amministratori, se riusciamo a mettere in pratica questo stile, e cioè ad essere sobri nel senso di rinunciare agli sprechi, ad essere accoglienti e quindi aperti e responsabili e, infine, amare il prossimo come se stessi. Tutto questo sempre nella verità. Proprio per celebrare questa ricorrenza, dal 1 al 4 novembre, un piccolo gruppo di maceratesi, guidato da Mons. Pio Pesaresi, di cui 3 consiglieri comunali, è stato a Medjugorje, un viaggio che ha impegnato ognuno di noi in un pellegrinaggio sentito e in una riflessione importante, legata alla figura della Madonna e dove anche là abbiamo ritrovato, nel messaggio del 2 novembre, la parola responsabilità. Come ha detto Giovanni Paolo II, se abbiamo fatto, in qualche senso, di Maria, la nostra concittadina per sempre, dobbiamo cercare di essere buoni concittadini di colei che è l’unica concittadina per tutto il mondo. Quello che mi sento di augurare a tutti voi, a tutta la città, e che spero anche per me stessa, è di cercare di essere all’altezza di tutto questo. Che il Signore ci aiuti! Ivano Tacconi – UdC Signor Presidente del Consiglio,Signor Sindaco, colleghi consiglieri, Autorità, Cittadini. Per tutti noi questo è un grande giorno, ringrazio il collega di Partito l'Udc Massimo Pizzichini che qualche settimana fa mi propose di presentare un Ordine del Giorno poi approvato da questo DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 16 consiglio per celebrare il 60° anniversario della proclamazione di Macerata a "Civitas Marie". 16 Novembre 1952 - 16 Novembre 2012. Lo straordinario coinvolgimento popolare di all'ora oggi può farci riflettere quanto desidero aveva i maceratesi di rivolgersi alla Madonna dopo i tristi eventi della guerra e le sofferenze ventennali di una assurda dittatura. Dopo l'auspicata libertà il primo pensiero fu rivolto verso l'Alto tanto da immortalarlo sulla facciata del Palazzo Municipale con l'immagine della Madre di Dio. Un pensiero va anche a quei consiglieri comunali autori di quella delibera altri tempi dove il rispetto nelle istituzioni era molto forte, tutte le categorie erano rappresentate in modo particolare si prestava attenzione al rappresentante dei lavoratori della campagna. Anche con un Assessorato all'Annona. Che possiamo trarre oggi a queste loro decisioni e soprattutto a quel modo di fare politica? Cosa è cambiato? Dove possiamo riproporre il meglio del servizio per la nostra comunità? Certo non solo noi consiglieri dobbiamo riflettere, ma tutta la comunità cittadina credo che debba rivolgere un pensiero a come è mutata la nostra città. Dove sono finiti i tanti Asili Nido, scuole materne gestite dalle Suore di Vicolo Tornabuoni, Martiri della Libertà, Via dell'Erta 5, Via Convitto, quelle dei Salesiani dove centinaia di bambini di tutte le categorie ricevevano un'educazione che li accompagnava per tutta la vita. Il riferimento nel centro storico alle Monachette e le preghiere dei tanti studenti universitari nella loro splendida Chiesa prima degli esami, oggi purtroppo chiusa al culto. Le Omelie domenicali di Don Enea nella Chiesa di San Giovanni gremita di fedeli, Le benedizioni nella Chiesa di San Giorgio alla Madonna della Salute dove attraverso la salita della mattonava arrivava fedeli dalle campagne maceratesi, gli Oratori affollati dalle generazioni posizionatesi poi nelle varie organizzazioni politiche hanno saputo ricostruire l'Italia, oggi rimpiangono quel passato auspicandolo per i loro nipoti. La devozione a quell'Immagine sacra a fatto si che in questa città si lottò per la vita andando contro tendenza facendo vincere il Si contro la legge sull' aborto. La Macerata di Ieri non c'è più, la dove c'èra il bigliardino, il ping pong e il campetto si vede troppo vuoto, molto - troppo si è trasferito in Piazza Annessione tra bottiglie di birra vuote e minorenni appoggiati ai muri fino a tarda notte. Forse grazie a quella storia, Macerata esprime ancora oggi tante cose belle l'Oratorio Salesiano pur nelle sue difficoltà educa giovani di tutte le tendenze che insieme alle Parrocchie dei Cappuccini la Pace e Santa Croce educano i giovani ad una vita migliore. Il compianto Vescovo Carboni ha dato alla Città un Seminario Internazionale che è l'orgoglio per le vocazioni sacerdotali in Italia e nel Mondo. La Città detta della cultura, resiste ancora nella sua qualificazione universitaria che insieme ai suoi qualificati istituti scolastici, fa si che studiare e essere laureati o diplomati a Macerata è ancora un prestigio. Giovanni Paolo II in occasione della Sua visita a Macerata vedendo l'Immagine della Madonna sulla facciata del Comune pronunciò le parole,"Civitas Marie" è, dunque un titolo impegnativo, un titolo che una Comunità civile deve, in un certo senso "meritarsi". Qui c'è la politica, l'Amministrazione riportiamo un po’ di ordine e soprattutto un po’ di serenità. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 17 Guido Garufi – IdV E’ opportuno e forte “segnale” questa celebrazione, questa memoria-ricordo, questa ricorrenza. Non tanto o solo perché, ovviamente, ricorre per la nostra Città questa data, ma per il “simbolo” mariano che la data include. Il nostro non è un ragionamento o una riflessione di cattolici, poiché il livello istituzionale è laico, ma è una riflessione storica che esula dal nostro credo, dalla nostra fede. Siamo consapevoli che nella età della “frammentazione”, nell’epoca dell’ansia ( Eliot), si assiste ad una sorta di “esilio” del “sentimento”. L’unico “sentimento” che appare devastante e nelle sue forme più perverse di Dominio è l’Economia. Una sorta di nuova Metafisica, totalizzante, assorbente. Così totalizzante che in questo ultimo scorcio di anni persino i Partiti ( di ogni ordine e geografia) sono stati “devitalizzati”. Ad essi è stata tolta la “pulsione ideale” o quel minimo di “orientamento” che un tempo riuscivano, con tutti i limiti, a dare. Se si parla di secolarizzazione in ambito religioso, così, in ambito politico si può parlare di “omogeneizzazione”. Si assiste ad una Controriforma o Rivoluzione subdola simile al Medioevo laddove la Teologia era scienza suprema e la Filosofia secondaria, “ancilla” o serva. Ristabilito il giusto equilibrio e il campo di azione autonoma e differente, il Logos economico di oggi è diventato, però, devastante e infiltrante, direi di più: l’Economia è diventata il Pensiero, anzi il Pensiero Unico. Tutto il resto sembra alieno o secondario. La celebrazione di questa data, dunque, assume una valenza “simbolica” fondamentale e fondante. Essa si attesta come “frontiera” rispetto ad una nuova “democratica barbarie”, dove senso, sentimento, fede, amore, pietà, carità, sono banditi o “esiliati” in un “freezer” linguistico che “sostituirà” quelle parole profonde ( e umane e carnali) con sinonimi anemici e destituiti di senso: servizi sociali, non abbiente, ipovedente, affinché la lacerazione e il dolore appaiano “annebbiati”. Il culto mariano “recupera” attraverso il sentimento quella antica stagione della origine, della origine di tutti, della nostra infanzia, ci restituisce il candore e la stupefazione e persino l’innocenza. Questo “ritorno” ( che è un po’ simile alla dinamica della poesia) è fruttuoso, è fertile. E’ necessario coltivarlo, cercare, come sosteneva Ungaretti il “paese innocente” ( Non solo gli spread e i loro ermeneuti) Francesca D’Alessandro – Macerata è nel Cuore Con grande gioia e commozione partecipiamo alla commemorazione della dedicazione della nostra amatissima città alla Vergine Maria. Una dedicazione densa di significati, quei significati che ci trasmettono oggi forza e speranza, in un momento in cui la società, la politica, la storia sembrano franare sotto la marea insidiosa e rovinosa del relativismo, dell’incertezza, della paura di un futuro oscuro e minaccioso. La fede che ispirò i cittadini di Macerata che vollero affidare la città a Maria, giunge fino a noi, in quest’aula, in quest’edificio, sede delle istituzioni cittadine, per risvegliare le nostre coscienze, il nostro intimo sentire. L’assemblea politica si apre oggi al confronto con una Donna, che non parla solo ai cristiani presenti in aula, ma anche ai laici, che non si impone come modello, ma ci invita, questo sì, a guardare in alto. In un momento storico che ci costringe spesso, troppo spesso, a guardare al nostro ombelico, ad essere ripiegati su noi stessi, schiacciati da un sistema politico, valoriale, relazionale, che sembra aver perso di vista l’Uomo, la Vergine Maria ci DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 18 invita, tutti, credenti e non, a guardare in alto. La Vergine si affaccia umile e maestosa da questo palazzo. Oggi la sua immagine parla con forza a noi politici; a noi che ci occupiamo della cosa pubblica, a noi che abbiamo la responsabilità di gestire e governare secondo principi ispirati al bene comune, alla giustizia, all’equità, al servizio. Parole che stridono, oggi in modo particolare, con una politica che non sta dando, per usare un eufemismo, il meglio di sé. Questa sera però siamo tutti chiamati a guardare a questa umile Donna che domina la piazza maceratese evocando i principi profondi, universali e sempre nuovi del Cristianesimo, a voler dire che c’è una speranza, un’ancora di salvezza, anche in mezzo alla crisi, al disagio, alle preoccupazioni, alle difficoltà quotidiane. La politica si confronta oggi con la Madre del Vivente, con colei che ha incarnato l’accoglienza e che ci dà il faro cui ispirarci per costruire una società migliore. La politica deve ripensare se stessa e può farlo solo se ricomincia da una cultura rivolta verso la vita, verso la centralità della persona umana, verso i più deboli. Ma la Vergine Maria parla con ancora più forza a noi politici cattolici e ci interroga profondamente sulla nostra responsabilità, sulla nostra identità, sul tipo di società che vogliamo, su quale antropologia perseguiamo. Per noi cattolici, la via è chiara, la verità è stata proclamata, la vita sappiamo dove trovarla e per chi spenderla. Cristo è il nostro faro e in suo nome, vanno fatte scelte che non devono conoscere il compromesso o la mediazione. Oggi ad una crisi economica devastante si accompagna una crisi valoriale, che fa smarrire il senso profondo dell’essere persona. A tutto questo non ci si può sottrarre, ma come cristiani, è necessario cogliere la sfida, vincendo una timidezza che a volte sembra intorpidire gli animi, difendendo e promuovendo quei principi non negoziabili che devono necessariamente e coerentemente vederci in prima linea. La difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale, la promozione della famiglia come cellula primaria di una società sana, sono i valori portanti di una politica rivolta alla difesa dei diritti dei più deboli e di una società più giusta. La Vergine Maria ci accompagni in questo momento di difficoltà a ritrovare il senso più autentico e vero dell’esistenza umana, aiutando la nostra città, chi la rappresenta e i suoi abitanti a ben operare e vivere guardando l’altro con quell’amore e quella tenerezza che ci trasmette con la sua materna presenza. Giorgio Ballesi – Lista Ballesi Grazie Presidente, saluto il Sindaco, Sua Eccellenza Monsignor Vescovo, Sua Eccellenza il Prefetto, le Autorità intervenute, i consiglieri e il pubblico. A me pare che innanzitutto si possa iniziare con una constatazione che non è di poco conto, cioè probabilmente qui il miracolo è avvenuto perché siamo tutti buoni e soprattutto stiamo andando tutti d’accordo, quindi è veramente un miracolo come 60 anni fa, il miracolo si è ripetuto e questo è positivo. Al di la delle battute, a me pare che il significato debba essere colto in questo, noi stiamo vivendo uno dei momenti nei quali si è sicuramente tutti alla ricerca di qualcuno che possa fungere da punto di riferimento certo e che, ancor prima di questo, possa DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 19 indicare la speranza di un cammino. È un momento nel quale, se da un lato le scienze naturali registrano grandissimi progressi, dall’altro i valori che si ispirano alla cultura umanistica in generale stanno segnando il passo, nel senso che si sta assistendo ad un indebolimento progressivo, da un lato della capacità raziocinante spesso, e dall’altro di una sincera e profonda capacità di critica. La nostra è una sapienza molto spesso non elaborata, cioè per assurdo un mondo che ci offre la possibilità di un sapere sempre più vasto non aiuta la conoscenza delle cose perché si tratta troppo spesso di una sapienza non sufficientemente elaborata, ma ricevuta e acquisita senza sufficiente meditazione e rielaborazione. Questo porta alle premesse di una, e la stiamo vivendo purtroppo, crisi della civiltà. Allora in un momento come questo, particolarmente importante, occorre trovare un punto di riferimento importante che indichi il cammino. Riprendendo un attimo le parole dell’amico Garufi, se noi pensiamo che Maria come figlia del suo figlio è quella che ha serbato nel proprio cuore l’insegnamento del figlio, nel quale spesso noi in questo atteggiamento di protezione ci ritroviamo, ebbene ritengo che quell’insegnamento che Maria ha serbato nel proprio cuore possa davvero oggi costituire per tutti, al di la di qualunque distinzione, non solo di carattere politico ma soprattutto di carattere religioso, il punto di riferimento fondamentale di un cammino che sia certo, ancor prima dell’indicazione della speranza della quale c’è grande bisogno oggi di un cammino che può condurre, e qui scendo all’interno di questa aula, anche ad illuminare la politica dell’Amministrazione della res publica. Grazie. Fabio Pistarelli – PdL Grazie Presidente, saluto le Autorità, Sua Eccellenza il Prefetto, Sua Eccellenza Monsignore il Vescovo, i Sindaci che si sono succeduti in questi ultimi anni, tutte le Autorità intervenute, i colleghi di Consiglio comunale e i cittadini. Macerata città di Maria, è una solenne dedica, un gesto impegnativo compiuto inusualmente dal potere civile con un formale atto nel 1952, su spinta popolare fortissima, suggellato da un grande gesto simbolico che precedette e seguì quel Consiglio comunale, la ricollocazione dell’effigie della Madonna della Misericordia nella facciata dello stesso palazzo comunale, sede di potere civile. A 60 anni da quell’evento ricordiamo il fatto storico, o vogliamo meglio rinnovare quell’atto di devozione e di profonda fede che fu compiuto in quella solenne occasione? O vogliamo meglio rinnovare quell’affidarci alla Madonna nel nostro profondo, nella nostra vita, a tutto tondo, comprendendo anche la vita pubblica e il suo più alto servizio che è quello del governo della città, come fu quel gesto del 1952. Hanno colpito tutti le immagini che abbiamo visto della moltitudine di popolo che partecipò a quell’evento in quei giorni, segno di una organicità di visione, spirituale e materiale assieme, di una profonda convergenza tra la sfera pubblica e il più profondo sentire religioso. Ecco, la cerimonia di oggi, che oggi ha chiamato a riunirsi l’intero Consiglio comunale in forma solenne assieme alle Autorità tutte aperto alla città, credo ci debba fare interrogare su questo rinnovando, certo con un gesto molto più piccolo e modesto quello di oggi, ciò che avvenne 60 anni fa, quell’atto di fede, e non solo amministrativo. L’atto amministrativo è consegnato alla storia, quell’atto di fede supera la storia ed è DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 20 rivolto alle nostre coscienze, è su questo che dobbiamo sfruttare l’occasione di oggi per coglierne e forse rilanciarne quel significato rivolto alle coscienze di tutti noi, grazie. Sport Bianchini – Pensare Macerata Il 15 novembre 1952 il Consiglio Comunale deliberò la proclamazione di Macerata “città di Maria” di cui abbiamo il tangibile segno nel mosaico con l’epigrafe “Civitas Mariae” posto sulla facciata del Comune. Questa proclamazione venne proposta realmente dai cittadini maceratesi che in oltre 20.000 firmarono affinché la nostra città fosse così indissolubilmente legata a Maria S.S. Madre della Misericordia. Il forte sentimento di devozione ed attaccamento dei maceratesi che in moto spontaneo vollero con questo gesto affidare Macerata alla protezione della Madre Celeste ravvivino in noi il senso di comunità, ancor più importante in questi tempi estremamente complessi perché attraversati da forti difficoltà economiche e sociali. Questa nostra celebrazione oggi in Consiglio Comunale non va però letta come esclusione dei cittadini di diverso orientamento spirituale e religioso presenti a Macerata, bensì come un ponte di inclusione di altre esperienze religiose e non. Infine va ricordato l’importante apporto della Diocesi di Macerata che ha lavorato tenacemente per questa celebrazione e che si appresta a inaugurare la rinnovata chiesa di S. Filippo in tutto il suo splendore. Pierpaolo Tartabini – La Sinistra per Macerata Grazie Presidente, mi aggiungo ai saluti fatti da chi mi ha preceduto, tutte le Autorità civili e religiose presenti qui. Io voglio collegarmi e provare ad aggiungere telegraficamente una considerazione che mi sta molto a cuore nelle parole che sono state dette, che nasce prevalentemente dal tentare di comprendere, forse con una declinazione più laica, il motivo per cui tante persone a quel tempo, e possiamo dire altrettante oggi, si muovono a identificare questa figura di Maria come centrale della propria vita. In quel tempo il contesto storico, come ci è stato detto prima, era pieno di dolore e forse vedevano, come si può vedere oggi con un’assonanza, il dolore di aver perso qualcuno, di non capire come rinascere in un dopo guerra e vedevano in Maria forse una figura che reinterpretava, come lo fa oggi, il dolore, il dolore di una Madre. Ma c’era anche qualcos’altro, c’era la speranza, la voglia di speranza, la voglia di vedere una solidarietà diffusa attorno ad ognuno di quelle persone che hanno firmato quella petizione. Io credo che uno dei maggiori passaggi, migliori, o quelli che io reputo tali, che possono testimoniare il perché le persone vedono questa figura, possa essere determinato da un canto, dal canto che Maria fa nella visita a Elisabetta. Qualcuno per prenderne anche insegnamento come politici lo accosta ad essere anche il migliore del programma politico, qualcun altro lo identifica come la Magna Carta della dottrina sociale DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 21 cristiana, del laico cristiano, ma anche del laico di altre convinzioni anche non religiose, ovviamente sto parlando del Magnificat, accomunati tutti nell’impegno e nella lotta, ma una lotta non contro, una lotta per, per la soluzione dei problemi sociali, per l’attuazione del bene comune e per un nuovo modello di sviluppo che superi l’apartheid dei poveri fino alla realizzazione di un mondo nuovo. Maria, per così dire una devota, con il Magnificat annuncia una legge nuova, Ella esulta perché Dio ha disperso i superbi nei pensieri dei loro cuori, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha saziato gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Si tratta di un capovolgimento sociale e politico che Maria contempla e lancia nel Suo messaggio, in questa esaltazione è riflessa la coscienza di una scelta di vita, una scelta dove tutti i valori si trasformano, il Magnificat spinge ognuno di noi, sia credenti che non credenti, ad attuare il rovesciamento delle situazioni ingiuste e a realizzare una rivoluzione sociale mediante l’opzione preferenziale dei poveri. Da qui nasce la tradizione civile mariana che questa sera abbiamo ascoltato, che ci hanno tramandato i nostri progenitori e che dovremmo mantenere attuandola nel contesto sociale e storico di oggi, oltre l’aspetto solamente devozionale per assumere Maria come modello anche da parte di chi è impegnato nella politica, nella cosa pubblica, come ci è stato richiamato prima, nel mondo dell’economia, del lavoro, nella cultura e nell’arte, poiché Maria produce una nuova Civitas. Ella è l’icona più perfetta della libertà e della liberazione dell’umanità. Concludo con tre piccole cose, un ringraziamento a un caro amico che mi ha aiutato in questa cosa, Franco Biancofiore, in una richiesta, un invito proprio per cercare di raccogliere in maniera tangibile questa sera questa vicinanza ai poveri, cioè quello di rinunciare a quel piccolo compenso che abbiamo questa sera per devolverlo verso le persone che magari hanno più difficoltà, che oggi sono sempre maggiori. Chiudo con un augurio a tutti i presenti impegnati in prima persona in politica, o indirettamente come semplici elettori: il politico non si lascia soffocare dalle piccole beghe, dai piccoli mali che non mancano mai, ma vive all’altezza del bene comune che gli è affidato e sa riconoscerlo sempre, distinguendolo dalla confusione, dalla foschia che spesso si creano nell’attività quotidiana. Il politico deve arrivare ad essere grande quanto l’ideale che ha abbracciato. Maria che è una di noi rappresenta la certezza che ciò è possibile. Terminati gli interventi dei capigruppo il Presidente Mari cede la parola al Vescovo della Diocesi di Macerata –Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia : Mons. Claudio Giuliodori – Vescovo Esprimo una certa commozione perché è davvero insolita e particolare per me questa serata, credo che sia un giorno di grazia davvero per tutti. Esprimo viva gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto dal Sindaco di Macerata l’Avvocato Romano Carancini, e dal Presidente del Consiglio comunale Dottor Romano Mari, ad essere presente in occasione di questa solenne seduta del Consiglio comunale convocata per celebrare il 60° Anniversario della proclamazione di Macerata Civitas Mariae. Porgo DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 22 pertanto al Sindaco e al Presidente del Consiglio il più cordiale saluto e nel contempo saluto tutti i Signor consiglieri, Sua Eccellenza il Prefetto di Macerata, il Signor Questore, le Autorità civili e militari, ringrazio la Professoressa Lucia Tancredi per l’interessante e sapiente relazione e tutta la cittadinanza qui convenuta e comunque rappresentata. Quella che stiamo solennemente celebrando è una ricorrenza importante e significativa sotto diversi aspetti, come evidenziato da molti interventi che si sono qui ascoltati. La scelta fatta 60 anni fa dalla popolazione e dagli amministratori di Macerata ha una grande rilevanza perché manifesta l’anima più profonda della città, rivela la sua identità e indica il suo ideale. L’affidamento a Maria, venerata da secoli a Macerata con il titolo di Madre della Misericordia, nasce certamente dalla ricerca di una protezione e di un sostegno in frangenti difficili della sua storia, ma nello stesso tempo esprime il desiderio di profonda solidarietà con la Madre di Dio che è invocata e accolta come dolce e premurosa compagna di viaggio. Con quell’atto compiuto 60 anni fa non si è inteso dare la cittadinanza onoraria a Maria, quanto piuttosto onorare la città e tutti i suoi abitanti di averla come gloriosa concittadina. Macerata non solo è affidata a Maria, ma è da Lei abitata, custodita e sostenuta. Per questo, e non solo per la scritta posta sulla facciata del Palazzo comunale, possiamo parlare del volto mariano di Macerata e del suo inscindibile legame con l’umile ancella del Signore. Recenti pubblicazioni, da quelle più artistiche e documentate a quelle più divulgative, testimoniano come la città sia costellata di effigi e figurette che attestano la devozione, ma oserei dire l’intima familiarità della popolazione maceratese con Maria. Ma quali sono i lineamenti di questo volto, in che senso Maria è anima, identità e ideale di Macerata? Sarebbero molte le cose da dire, e molte ne sono state dette io ringrazio per tutti i contributi importanti che spero siano raccolti e pubblicati perché è una memoria importante per la nostra città, in questa circostanza mi soffermo brevemente su tre aspetti. Maria è la donna forte e umile, che non ha timore di dire il suo sì a Dio per collaborare al suo disegno di amore per l’umanità, accoglie e dona al mondo intero il Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Salvatore. Come Lei e con Lei Macerata vuole essere un grembo accogliente, lo è con le sue terre e i suoi fiumi, con le sue famiglie e le sue Istituzioni, con le Parrocchie e le scuole, con le attività culturali e i tesori d’arte, con i giovani che frequentano l’Università e con gli immigrati che bussano alle nostre porte, con le strutture sanitarie e assistenziali. Questo spirito di accoglienza, rafforzato dalla scelta di assumere come Patrono San Giuliano Ospitaliere è nel DNA della città, e non è difficile accorgersi che questo le conferisce un fascino speciale in cui certamente si riflette il volto accogliente della Vergine Madre. Maria, ed è il secondo aspetto, è la donna che ha seguito il Figlio Gesù Cristo meditando le Sue parole e i Suoi gesti, fino a stare lacerata nel suo cuore di Madre sotto la croce. Era testimone dell’amore sconvolgente di Dio che passa attraverso l’offerta di sé il dono della vita, la solidarietà estrema e totale. A ben vedere anche nei tratti della società maceratese non è difficile scorgere il volto di gente capace di spendersi e di sacrificarsi ogni giorno per gli altri, in famiglia e nella società, spesso nel più totale nascondimento. Certo non siamo ingenui, ci sono tanti egoismi e chiusure, arroganti prevaricazioni, ingiustizie e disuguaglianze inquietanti, ma quanta gente ogni giorno si sacrifica per gli altri e in compagnia di Maria percorre le vie della nostra città, abita i deserti dell’anima, porta sollievo a chi è ferito negli affetti, a chi affronta le prove della malattia e della perdita delle persone care, si prende cura dei più giovani e degli anziani, degli emarginati e dei bisognosi, delle tante e devastanti solitudini. DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 23 Maria non ci allontana da quella croce che neppure Lei ha potuto sfuggire, ma ci insegna a portarla vicino al Figlio con dignità e a darle il suo vero significato. Un terzo aspetto, Maria Assunta e Gloriosa Regina del Cielo ci aiuta a guardare con fiducia e speranza al nostro cammino, senza perdere di vista la meta, la gioia eterna, la pienezza dell’amore. Dalla Piazza della Libertà ogni volta che alziamo lo sguardo a quella Casa comune che è il Municipio, prima del Sindaco e di tutti gli Amministratori ci accoglie lo sguardo materno di Maria, e ci avvolge teneramente con il suo mantello, ci invita a guardare con gli occhi sempre nuovi anche alle vicende terrene, alle preoccupazioni e agli affanni che anche in questo tempo purtroppo non sono pochi e affliggono molti, cittadini, imprese, famiglie, Istituzioni. Il volto luminoso di Maria riflesso della Gloria celeste è il più forte incoraggiamento ad affrontare il futuro, è la migliore garanzia per misurarci con le prove del presente, è la grande riserva di speranza che può sostenerci anche nei passaggi più ardui e difficili. Tutto questo, come espresso nei documenti relativi alla scelta maturata nel 1952, di cui abbiamo ascoltato ampia rievocazione, e ancor più evidenziato nelle parole di Giovanni Paolo II pronunciate nel 1993 davanti all’Effigie e alla relativa scritta, rappresentano per tutti quanti noi e per la città un dono e un compito, quella di Maria è una compagnia che dobbiamo saper coltivare, e per certi versi come ha detto il Papa meritare, e non si tratta di una responsabilità a cui sono chiamati solo i credenti, è un compito affidato a tutti e che ha bisogno della collaborazione di tutti, credenti e non, ciascuno per la sua parte. Lo sguardo dolcissimo di Maria non può offendere né disturbare nessuno. Desidero infine ringraziare tutti coloro che in questi giorni si sono spesi con grande generosità e intelligenza per rendere evidente il significato di questa ricorrenza e per rinnovare lo spirito di adesione popolare al legame della città con Maria. Penso alla bellissima mostra delle Icone realizzata nei locali dell’ex Upim, penso alla suggestiva conferenza di Padre Perrella di lunedì scorso e alla bellissima iniziativa di ieri sera nell’Auditorium San Paolo che ha visto 7 Cori cittadini dare vita ad una manifestazione di grande pregio culturale ed intensa spiritualità incentrata sulle formelle del Portale della Basilica della Madonna della Misericordia realizzato in concomitanza con la proclamazione di Macerata Civitas Mariae. Dopo l’importante e solenne atto di questa sera ci ritroveremo domenica alle 16.00 per ripetere il gesto di 60 anni fa con la preghiera di affidamento a Maria nel contesto di una solenne celebrazione eucaristica. Vorrei concludere con alcune parole pronunciate da Benedetto XVI nell’Angelus del 22 agosto 2010 che ci aiutano a capire il legame tra l’affidamento a Maria e l’impegno per la pace. Dice il Papa: “Nella storia delle città e dei popoli evangelizzati dal messaggio cristiano sono innumerevoli le testimonianze di venerazione pubblica, in certi casi addirittura (forse parlava di Macerata) istituzionale, dedicazioni alla regalità della Vergine Maria. Ma oggi vogliamo soprattutto rinnovare la nostra devozione a Colei che Gesù ci ha lasciato quale Madre e Regina, affidiamo alla sua intercessione la quotidiana preghiera per la pace, specialmente laddove più infierisce l’assurda logica della violenza, affinché tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni e gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell’amore”. Auguro alla nostra città, alle donne e agli uomini maceratesi, di essere sempre uniti sotto lo sguardo amorevole di Maria per costruire insieme la civiltà dell’amore nella certezza che quanto più Macerata saprà onorare il suo titolo di Civitas Mariae, tanto più sarà una vera città della pace. Grazie a tutti per DELIBERAZIONE N. 150 del 16 NOVEMBRE 2012 REP. N. 752 PAG. 24 l’attenzione. Romano Carancini – Sindaco Prima di chiudere volevo a nome dell’Amministrazione ringraziare in particolar modo Lucia Tancredi, che davvero ci ha fatto con grande generosità il dono di riempire di contenuti, oltre alle nostre parole e alle nostre espressioni, un po’ di storia, e di questo veramente la ringraziamo. Un ultimo ringraziamento, con tutta la passione, sono certo di rappresentare tutti i consiglieri, lo voglio fare a tutti i nostri dipendenti che hanno lavorato davvero incessantemente dal primo all’ultimo nella preparazione di questo avvenimento e che ho visto lo hanno fatto con la vera passione, ovviamente in nome del pensiero della Madonna della Misericordia. Grazie a tutti voi. La seduta viene chiusa dal Presidente Mari: Romano Mari – Presidente Grazie Sindaco, penso che questa seduta del Consiglio comunale rimarrà indelebile nei nostri ricordi. Adesso andremo nell’ufficio di rappresentanza del Sindaco per firmare i registri d’onore, mentre invece si può passare in sala Giunta per prendere la pubblicazione, l’estratto del verbale del Consiglio comunale del 1952 e la statuetta di Medjugorje riportata dal Pellegrinaggio. Grazie a tutti, la seduta è tolta. Durante la discussione entrano in aula i consiglieri Ballesi e Renis. Alle ore 23:33 termina la seduta del Consiglio ****************** La Meridiana Coop. Sociale arl. – Macerata s:\_segreteriaconsiglio\segrcons\anno2012\dconsiglio\ds120150.rtf Letto, approvato e sottoscritto. Il Presidente del Consiglio Comunale F.to Dott. Romano Mari Il Vice Segretario Generale F.to Dott. Gianluca Puliti CERTIFICATO DI PUBBLICAZIONE Si certifica che il presente atto è affisso all’Albo Pretorio di questo Comune in data odierna per quindici giorni consecutivi. Macerata, 21/02/2014 Il Segretario Generale F.to Dott. Giovanni Montaccini CERTIFICATO DI ESECUTIVITA’ Il presente atto è esecutivo: [X] Dopo il decimo giorno dalla data di pubblicazione sopra indicata. [] Lo stesso giorno in cui l’atto è adottato. Macerata, 21/02/2014 Il Segretario Generale F.to Dott. Giovanni Montaccini La presente copia, in carta libera per uso amministrativo e d’ufficio è conforme all’originale. Macerata, 21/02/2014 Il Segretario Generale Dott. Giovanni Montaccini INVIO ATTI Servizio del Segretario Generale Servizio Servizi al cittadino e all’impresa Servizio Servizi Finanziari e del Personale Servizio Servizi Tecnici Servizio Cultura e rapporti con Istituzione Macerata Cultura Biblioteca e Musei Servizio Servizi alla Persona Servizio Polizia Municipale Istituzione Macerata Cultura Biblioteca e Musei Ambito Territoriale Sociale n. 15