DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
PAG. 1
REP. N. 752
OGGETTO: 60° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI MACERATA CIVITAS MARIAE.
------------------L’anno duemiladodici il giorno sedici del mese di novembre
alle ore 21:20, si è riunito nella sala
consiliare il Consiglio in seduta pubblica ordinaria, in prima convocazione.
Alla trattazione del presente punto risultano presenti ed assenti rispettivamente i seguenti Consiglieri:
Ballesi Giorgio
Bianchini Sport Massimiliano
Blanchi Stefano
Borgiani Luciano
Carbonari Claudio
Carelli Luigi
Carlini Antonio
Castiglioni Pierfrancesco
Ciarlantini Gabriella
Compagnucci Mauro
Conti Fabio Massimo
D’Alessandro Francesca
Del Gobbo Maurizio
Formentini Francesco
Garufi Guido
Gasparrini Marco
Guzzini Marco
Lattanzi Michele
Luciani Francesco
Machella Claudio
a
p
p
p
p
p
p
p
a
p
p
p
p
p
p
p
p
p
p
p
Mandrelli Bruno
Mari Romano
Menchi Marco
Menghi Anna
Meschini Giuliano
Nascimbeni Fabrizio
Netti Andrea
Orazi Ulderico
Pantana Deborah
Pistarelli Fabio
Pizzichini Massimo
Renis Romeo
Ricotta Narciso
Romoli Maurizio
Sacchi Riccardo
Salvatori Uliano
Savi Alessandro
Staffolani Daniele
Tacconi Ivano
Tartabini Pierpaolo
Risulta presente il Sindaco Carancini Romano
E’ assente il rappresentante degli immigrati Sig. Muringampurath Sabu Easie
Assume la presidenza il Dott. Romano Mari in qualità di Presidente.
Partecipa il Vice Segretario Generale Dott. Gianluca Puliti.
Il Presidente nomina i seguenti scrutatori:
Marco Menchi
Ulderico Orazi
Ivano Tacconi
a
p
p
p
p
a
a
p
p
p
p
a
p
a
p
p
p
p
p
p
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 2
OGGETTO: 60° ANNIVERSARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI MACERATA CIVITAS
MARIAE.
IL CONSIGLIO
In apertura di seduta il Presidente Mari fa alcune comunicazioni:
Ci apprestiamo a questo solenne Consiglio comunale, ci sarà un discorso d’apertura da parte mia in
qualità di Presidente del Consiglio, poi passerò la parola al Sindaco, successivamente ci sarà una
relazione della professoressa Lucia Tancredi, poi l’intervento dei gruppi consiliari, un consigliere per
ogni gruppo, 4 minuti a disposizione, poi l’intervento di sua eccellenza monsignor Vescovo, alla fine
firmeremo il registro d’onore, alla fine verrà consegnato anche ad ogni consigliere comunale e agli
Assessori una pubblicazione relativa alla porta fidei che la Fondazione Mastrocola ieri sera ci ha
anticipato sul significato delle formelle del portale della Basilica della Mater Misericordiae. Approfitto
per ringraziare il Presidente della Fondazione Don Gianluca Merlini, gli autori del libro Giacomo
Alimenti e Stefano Pasquali ed è presente in sala anche il dott. Lombi che alla fine ci consegnerà questa
pubblicazione. Porto i saluti calorosi del prof. Dante Cecchi, unico consigliere vivente di quel famoso
Consiglio del 1952 quando venne proclamata patrona della nostra città e consacrata a Maria questa città
nel Consiglio del 15 novembre del 1952. A lui va anche un fervido augurio da parte nostra e un
ringraziamento perché era molto sentita la sua partecipazione ma per motivi di salute non è venuto qui
in Consiglio comunale. Porto anche i saluti del rappresentante degli immigrati al Consiglio comunale
Muringampurath, è un indiano che è fuori e comunque ha scritto a me come Presidente formulando
fervidi auguri per questa consacrazione di questa nostra cara città di Macerata. Porto i saluti anche del
nostro Segretario generale dott. Le Donne che è impegnato questa sera a Firenze per un corso per il
quale è relatore, pertanto non può essere con noi. Iniziamo questa celebrazione.
Il Presidente Mari, prosegue con il proprio intervento:
Eccellenza, Signor Prefetto, Signor Sindaco, Signori consiglieri e Autorità presenti, questa sera ci
apprestiamo a celebrare solennemente una pagina della storia della nostra città scritta anche grazie ad
un coinvolgente e profondo sentimento popolare di devozione verso la figura di Maria, Madre di
Misericordia.
Sessanta anni fa, il 15 novembre 1952, il Consiglio comunale, facendosi interprete di tali sentimenti,
accolse infatti la proposta del Congresso mariano regionale e di un comitato cittadino deliberando di
affidare Macerata alla protezione della Madonna della Misericordia. Decise anche di apporre l’epigrafe
“civitas mariae” ai lati della sua effige ricollocata sul palazzo comunale nel 1945. La sacra immagine,
infatti, nel 1925, durante il regime fascista, era stata rimossa per far spazio al fascio littorio ed anche se
l’icona mariana originaria non fu mai più ritrovata, i maceratesi non si persero d’animo. Con una
petizione che raccolse ventimila firme affidarono al sindaco Otello Perugini una copia dell’immagine
chiedendo che fosse ripristinata nel suo antico posto.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 3
Erano gli anni tristi e difficili del dopoguerra e della ricostruzione e quella richiesta ancora una volta
dimostrava il profondo legame di affetto e dedizione che nei secoli ha contraddistinto il rapporto tra i
maceratesi e la Madonna della Misericordia.
Il 16 novembre 1952, il giorno successivo all’approvazione della delibera consiliare di proclamazione
di Macerata Città di Maria, in piazza della Libertà ebbe luogo la solenne cerimonia di consacrazione
della città alla Vergine. Fu presieduta dal vescovo monsignor Silvio Cassulo e dal sindaco Otello
Perugini e vide la partecipazione di un’enorme folla di maceratesi che con grande commozione e
devozione riempì la piazza, le vie limitrofe ed il palazzo del Municipio.
“Macerata Civitas Mariae” è quindi una realtà storica che testimonia il profondo sentimento religioso
dei maceratesi ma che si fa interprete anche della grande sensibilità civile e laica delle istituzioni.
L’assise cittadina, stando al verbale della seduta del 15 novembre 1952, si era infatti ritrovata a
discutere “animatamente” su diversi punti all’ordine del giorno. Ma la volontà consiliare si unificò
intorno alla proposta del consigliere Vitali di invertire l’ordine del giorno e di anticipare la discussione
sul “Voto di consacrazione della Città alla Madonna della Misericordia” perché l’argomento, cito
testualmente il verbale, “riassume il sentimento della popolazione e non vi sono interessi cittadini
superiori a questo”.
Subito dopo l’apertura della discussione da parte del sindaco Otello Perugini, il gruppo di minoranza
socialista, comunista e indipendenti di sinistra, espresse il proprio voto di astensione in quanto, si legge
sempre nel verbale, la proposta della Giunta “non trovava fondamento giuridico nelle attribuzioni date
al Consiglio comunale” precisando però che “tale decisione esulava da qualsiasi considerazione di
carattere religioso”.
Fu un’astensione quindi formale, e non sostanziale, che evidenziò il rispetto verso la volontà e il
fervore dimostrato dalla cittadinanza maceratese. Questo sentimento di vicinanza e condivisione con la
popolazione, fu sottolineato in questa aula in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della
Civitas Mariae, dal dottor Arnaldo Marconi, ex sindaco di Macerata e componente di quello storico
Consiglio comunale del 1952. “Fu una delibera formalmente assunta a maggioranza, ma
sostanzialmente votata all’unanimità” disse Marconi “perché l’astensione della minoranza avvenne non
per questioni di merito ma per motivi di competenza a decidere”.
Ed oggi, a distanza di sessanta anni, l’Amministrazione comunale ha voluto ancora convocare un
Consiglio comunale per celebrare solennemente questa ricorrenza, per non disperdere l’alto valore di
questo straordinario avvenimento. Lo faremo anche attraverso le parole della professoressa Lucia
Tancredi, che ringrazio per essere qui, che ci guiderà alla scoperta del significato più profondo
dell’affidamento di un popolo alla protezione della Madonna.
Macerata è una delle pochissime città al mondo ad essere dedicata a Maria e questo titolo, come
ricordò papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Macerata e la sua breve sosta in piazza della
Libertà, è un titolo impegnativo che dobbiamo ogni giorno confermare con l’ascolto, con la sensibilità
nel saper cogliere bisogni e necessità e con uno stile di vita accogliente e collaborativo. Ed è questo
che auspico per il bene e la crescita della città.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 4
A ricordo del 60° anniversario della proclamazione di Macerata Civitas Mariae si susseguono i
seguenti interventi:
Romano Carancini – Sindaco
Eccellenza Monsignor Claudio Giuliodori, Signor Prefetto, Autorità, Signor Presidente del Consiglio,
Signori Consiglieri, Signore e Signori
porgo a voi tutti il più cordiale saluto, mio personale e dell’Amministrazione comunale in occasione di
questo Consiglio comunale.
Oggi celebriamo il sessantesimo anniversario di un evento straordinario per la vita della nostra
comunità cittadina, la consacrazione di Macerata Civitas Mariae, e allo stesso tempo rinnoviamo il
clima culturale di una festa che ha profonde radici ideali: l’apertura verso gli altri, l’accoglienza della
diversità, l'ospitalità generosa, la fede nel trascendente come valore, nel rispetto delle opinioni di tutti.
Sono questi i valori che spinsero la volontà popolare il 16 novembre del 1952 alla proclamazione di
Macerata “Civitas Mariae”.
Fu un giorno, quello di 60 anni fa, in cui la città dimostrò la sua grandezza con una festa di popolo e di
fede, con la piazza della Libertà invasa dai cittadini per legare il nome di Macerata alla Madonna
della Misericordia.
In quel gesto i maceratesi diedero prova di grande fiducia nel futuro e nell'affermazione del bene, spinti
dalla volontà di uscire dalla paura e dal rancore dopo gli anni terribili della guerra per guardare con
speranza e impegno ai tempi della ricostruzione.
Quel giorno e quel gesto oggi vogliamo ricordare, per rinnovarlo ancora una volta.
La devozione mariana, assai sentita in città, ha origini molto antiche, che risalgono all'età medievale.
Un sentimento vasto e profondo che rappresenta una tensione ideale che unisce la città.
Nell’effige della Madonna della Misericordia si specchiano e si riconoscono le generazioni: anziani e
giovani fondono emozione e ragione nel segno della memoria vivificante, dell’appartenenza alla stessa
comunità, dell’identità che si fa storia nei passi quotidiani.
L’immagine e i significati che porta in sé, e che oggi ricordiamo, si trasformano in valori universali
capaci di unire i tempi, le epoche e chi le ha vissute.
Valori che oggi più che mai, nell’incertezza della nostra epoca, sono il fondamento su cui costruire le
coscienze rinnovate e la società solida, in grado di poter affrontare le sfide che l’attualità impone.
L'urgenza di rinnovamento oggi è minacciata dalla paura della diversità, dalla violenza anche dei
linguaggi, dai comportamenti contraddittori e sleali, gravi minacce sulla strada del vivere civile.
Pericoli reali, presenti, come furono la peste nel Medioevo e le macerie della seconda Guerra mondiale.
Anche oggi rischiamo di soccombere sotto la drammaticità di una crisi economica, sociale e culturale,
una crisi che ci spaventa perché mette in discussione i diritti e il benessere che abbiamo ereditato dalle
precedenti generazioni. Ma come allora anche oggi dobbiamo avere il coraggio di reagire con un forte
anelito di speranza e di fiducia verso il futuro.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 5
La Civitas Mariae è per noi tutti un richiamo a uno spirito civile che sappia guardare con fiducia alla
costruzione di un futuro più etico e responsabile.
E' un richiamo forte prima di tutto alla classe politica, alle istituzioni, pubbliche e religiose, alla classe
dirigente di questa nostra città perché sappiamo tutti operare con responsabilità per il bene della res
publica dentro un alto orizzonte ideale a cui la Civitas Mariae tende.
A noi spetta la capacità di raccogliere l'invito a lavorare con umiltà, sacrificio, impegno responsabile e
onesto, capacità di dialogo e spirito costruttivo perché Macerata non smetta di crescere come città
solidale, accogliente, aperta, colta, generosa.
Le manifestazioni che realizziamo oggi in collaborazione con la Diocesi sono un richiamo a rafforzare
l'etica del bene su cui solo si fonda la crescita di una città che coltiva la cultura dell’apertura,
dell’accoglienza, del dialogo, della solidarietà e il senso del continuo cammino verso un
rinnovamento della vita civile.
Abbiamo grandi maestri a cui ispirarci: il nostro Patrono, San Giuliano Ospitaliere, generoso
nell'accoglienza, e Padre Matteo Ricci, che nella cultura e nel dialogo ha indicato le coordinate per far
crescere l'incontro delle civiltà.
Sono questi i modelli significativi per tutti e soprattutto per le nuove generazioni, la linfa vitale della
Macerata del futuro che insieme vogliamo costruire.
La Civitas Mariae è dunque tutto questo: sotto lo sguardo affettuoso e benevolo che da secoli veglia e
ispira le azioni alte e meritevoli della nostra città, ricordiamo un evento che va oltre le divisioni di
qualsiasi genere.
Al contrario, ha in sé quella forza unificante di cui abbiamo bisogno e che ci spinge ogni giorno a
vivere, esaltandoli, i grandi valori ideali.
E a quei maceratesi che furono artefici di un’iniziativa tanto grande e importante da riviverla ancora
oggi con emozione e convinzione, a 60 anni da quel giorno, vada il mio ringraziamento e quello di
tutta la città.
Da loro ereditiamo lo spirito di generoso impegno e la fiducia nel bene che solo possono muoverci
verso il bene della città.
Mi piace concludere con le parole di speranza che un altro maestro tanto amato da Macerata, il
Cardinale Ersilio Tonini, rivolse ai maceratesi nel discorso che fece in occasione del conferimento
della cittadinanza onoraria nel 2004: “A Macerata ho trovato quell’humanitas che è la speranza del
futuro, un futuro di grandi trasformazioni, stiamo vivendo un momento storico sensazionale che ci
deve far capire che l’umanità deve essere posta al centro dell’universo e debba essere il fine
dell’universo stesso. La salvezza passa attraverso un cambiamento delle coscienze in tal senso, a cui
ognuno di noi deve contribuire” e nel registro onore scrisse: “Con intensa, affettuosissima
riconoscenza e con gli auguri più fervidi perché Macerata sia consapevole dei tesori ricevuti dalle
generazioni passate, in particolare dell’humanitas che sarà il germe del futuro”.
Grazie.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 6
Il Presidente Mari cede la parola alla Professoressa Lucia Tancredi la quale effettua il proprio
intervento con l’ausilio di videoproiezione:
Lucia Tancredi – Professoressa
L’atto di fondazione di una città da sempre è il gesto maschile per eccellenza, perché quando si fonda
una città si distingue lo spazio della natura, così imprevedibile e fatto di casualità, da quello che invece
è un cosmo ordinato dalle leggi e da una logica distribuzione degli spazi. Rigide prescrizioni in una
città devono distribuire quello che è lo spazio per la preghiera, lo spazio per il commercio, lo spazio per
le leggi, lo spazio pubblico e lo spazio privati, ma da sempre anticamente la polis, la città, ha un cuore
ed un nucleo che è tutto al femminile. Il cuore della città in genere è il luogo più arroccato, è il luogo
più alto, è il luogo più intimo, più segreto, è una sorta di dentro che da sempre è dedicato proprio alla
Dea Vergine.
La verginità della Dea anticamente è il dentro puro della città, è il “dentro” incontaminato, dove non
deve mai giungere la storia, anche con i suoi orrori. È uno spazio intatto eppure è uno spazio anche
vulnerabile che l’uomo deve custodire e deve proteggere. I Greci davano a questo “dentro” tutto
femminile della città il nome di Partenos, non a caso noi conosciamo il Partenone che era il cuore della
città di Atene, dove si diceva c’era la mirabile statua di Fidia dall’incarnato di avorio, dall’abito che
pesava più di 1.000 libbre e che era così alto che arrivava fino al soffitto del Tempio. Ma la statua della
Dea Vergine che era posta nel cuore, nel centro della città, molto spesso poteva essere una statua anche
molto semplice, quella che si chiamava Palladio; era una statua che poteva essere di legno, oppure fatta
di strane pietre e aeroliti che giungevano dal cielo.
L’indovino Calcante aveva predetto ad Agamennone che la città di Troia, le cui mura possenti erano
opera di Dei, di Nettuno e di Poseidone, sarebbe caduta solamente quando sarebbe stato preso il
Palladio conservato nel cuore della città. È molto importante, vale a dire che il fato di Troia si poteva
compiere non per le gesta di eroi, di uomini, ma solamente quando veniva violato il cuore intatto e puro
della città. Non a caso Ulisse agisce d’astuzia, travestito da mendicante di notte insieme a Diomede
entra, viola il cuore della città e prende il Palladio con mani insanguinate. La città cade, ma il ritorno
degli eroi a casa sarà un ritorno senza gloria, sarà un ritorno senza gioia. Anche per questo Dante
punisce Ulisse e Diomede nel 26° Canto dell’Inferno, in cui dice che li punisce proprio per il sacrilegio
del Palladio. C’è una leggenda tra l’altro che dice che il Palladio rubato non fu quello reale, perché in
realtà Enea riuscì a portare la vera statua in un’altra mitica città e a preservare il cuore di quella città, il
Palladio veniva conservato nel tempio della Dea Vesta.
Una grande filosofa del 900, Maria Zambrano, dice…(interruzione)…il centro per gli antichi fu
sempre, come diceva Aristotele, il motore immobile, appunto un motore immobile, qualcosa di chiuso,
qualcosa che non poteva mai essere penetrato. Dice la filosofa Maria Zambrano che un centro
femminile, un cuore di una città dedicato ad una Dea Vergine è un centro vuoto, a immagine di
quell’organo carnale come il cuore che possiede cavità ed aperture, dove la vita può essere accolta e
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 7
può circolare con respiro.
Macerata è nata in un lontano Medioevo, direbbe Nino Ricci, quasi a dispetto dei suoi vicini, stretta fra
l’Arcivescovato di Fermo, il Ducato di Camerino e il Ducato di Osimo. I maceratesi presero a poco a
poco uno squadro di terra esercitando quelle virtù che sono tipiche dei maceratesi, la prudenza politica,
la pazienza nella mediazione, un’arguzia un po’ furbesca, e la piazza dove noi siamo adesso nel 1138
aveva il compito di unire il Podium Santi Iuliani, che era il potere spirituale, con il castrum che
apparteneva al Ducato di Camerino. Questo palazzo quindi costituiva in un certo senso l’Acropoli, il
centro femminile della città, e non a caso era proprio in questo centro che sorgeva una immagine di
Madonna già nel Medioevo, una Madonna dove al sorgere del sole si recitavano in suo onore le laudi.
Lo sappiamo perché c’è un documento del 1383 nel quale una tale Francesca, moglie di Domenico Di
Giovanni lasciava un lascito testamentario con delle candele che dovevano essere accese proprio
quando (…) quindi questo era un posto dove ogni mattina si recitavano queste laudi.
Nella Pinacoteca comunale si conserva ancora questa pietra molto particolare dove ci sono questi
bussolotti, erano dei clipei dove chi non sapeva leggere si faceva compitare quelle che erano le lodi a
Maria che dovevano essere lette. La piazza allora non era come adesso, vale a dire che in Centro c’era
tutta una minutaglia medievale di stradine, di case, addirittura c’erano pure due Chiese, la Chiesa di S.
Antonio e la Chiesa di S. Pietro, le laudi che venivano recitate ogni mattina erano laudi molto accolte,
in un certo senso molto più intime. Quando nel 1513 il Cardinale Sigismundo Gonzaga fa rifare la
facciata del palazzo viene rifatta anche una Madonna; l’artista è di Matelica, Lorenzo De Carlis detto il
Giuda, e questa Madonna viene allocata in una loggia che ancora si vede nella trascrizione di quello
che era l’antico palazzo comunale, vale a dire ora la Prefettura.
Giunsero poi i Cardinali legati che fecero traslocare il Palazzo comunale e la Madonna qui di fronte, e
la Madonna dove recitare le laudi divenne la Madonna di quello straordinario congegno dell’orologio
che venne posto proprio nel 1569, una meraviglia del tempo, un orologio come quello a Venezia, dove
sulla ronda del tempo allo scoccare delle ore uscivano fuori i Re Magi e la Madonna con il bambino.
Intanto la piazza viene aperta, come la vediamo ora, vanno di moda le piazze d’aria con questi scorci a
mo’ di teatro, prospettici, ed è un Cardinale tra l’altro fiorentino il quale chiede ad un artista fiorentino,
Andrea Boscoli, di poter avere una Madonna da mettere nel nuovo Palazzo comunale che è a capo della
piazza. Questa Madonna è un’annunciazione che rimane fino al 1808, quando i francesi la rimuovono;
il destino delle Madonne di Macerata è questo, che seguono fedelmente la storia della città.
La Madonna del Boscoli viene rimossa, con la restaurazione viene di nuovo rimessa, ma non è più la
Madonna del Boscoli, perché forse rovinata, non riusciamo a capire quale tipo di Madonna; d’altronde
Piero Pagnanelli, un analista che ci dà informazioni precise, non ci dice se questa nuova Madonna era
forse quella antica del Giuda, sta di fatto che la Madonna rimane fino a quando sotto il fascismo questo
simbolo femminile viene sostituito…(interruzione)…molto maschile che è il fascio, ed è qui che
comincia la nostra storia, vale a dire che caduto il fascismo, scalpellati ovunque i segni del precedente
regime, lo scudo di pietra con la corona sul Palazzo comunale rimane senza un’effigie, ed è in questo
momento che una petizione popolare, dicono le cronache di 17.000 firme, Libero Paci a suo modo
puntuale invece parla di 21.000 firme, fanno una richiesta ben precisa usando queste parole: “La
richiesta di porre l’immagine della Vergine per porre nuovamente sul prospetto del Civico Palazzo una
santa immagine della Madonna, dopo che mani poco riverenti e traviate menti di miseri spiriti si
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 8
illusero bene sostituire con effimero emblema di illusorio potere”.
Ma questa petizione richiedeva molto di più, richiedeva che la Madonna da mettere non fosse una
Madonna qualsiasi, come era stato una Madonna con il bambino o una Madonna annunciata, richiedeva
che la Madonna in questione fosse proprio la Madonna di Macerata, la Madonna della Misericordia.
Cito le parole: “Quella stessa Madonna che nel 1939, quando dense nubi di imminente catastrofica
rovina si delineavano sull’orizzonte dell’Italia nostra, teneva lontana il pericolo, quella Madonna che
nel settembre del 1943, quando dopo un attimo di giubilo più grande si abbatteva la sciagura e tutto
sembrava perduto, aveva accolto tutti sotto il suo manto”.
Una cosa è certa di Macerata, è tipico di una effusività , caratteristica soprattutto delle Regioni del sud
così spagnoleggianti, questa esigenza di avere reliquie, di toccare immagini, di affezionarsi ai Santi
come spole miracolose tra cielo e terra. La religiosità dei maceratesi è stata sempre piuttosto sobria e
sempre molto univoca, vale a dire si è rivolta quasi esclusivamente alla Madonna. Le Chiese dedicate
alla Madonna a Macerata e nell’immediato circondario storicamente sono più di 25.
La più antica, quella datata al IX secolo S. Maria della Porta dove c’era una Madonna assunta, ora c’è
un quadro seicentesco che la ricorda, la Madonna più antica che in questo momento è a Macerata, la
più bella, la più straordinaria, la più preziosa, quella che dietro cita Carolus Crivelius Venetus, il quale
la dipinse nel 1470. L’artista Crivelli venuto da Venezia, in un’epoca in cui il Mare Adriatico si
chiamava ancora Golfo di Venezia, ed allocatosi tra l’altro ad Ascoli, veniva a Macerata per dipingere
uno straordinario polittico bruciato dai francesi nel 1799. Di questo polittico c’è una Pietà che in questo
momento è nel museo di Cambridge nel Massachusetts, e questa Madonna che la Madonna più antica;
bellissima Madonna, come tutte le opere di Crivelli, tracciata quasi con un filo d’aria, con questa
dolcezza di oriente e con questi occhi che sono tipici di chi ha avuto un passato marino, è indubbio.
Poi ci sono le Madonne miracolose di Macerata, che hanno avuto tutte il privilegio di essere
incoronate, non era da poco. Madonne molto spesso popolari, erano delle pitturette poste nei crocicchi
delle vie, poste fuori dalle mura. Il 18 ottobre del 1469 a una tale Lucia Albanese appare Maria in una
pitturetta, intorno a questa pitturetta poi nasce il Convento dei Domenicani, che poi fu demaniato
diventando sicuramente quello che fu uno dei Cimiteri più antichi d’Italia. Un’altra Madonna, una
pitturetta miracolosa attorno alla quale con una grazia tutta cappuccina venne costruita quella Chiesa
dei Cappuccini, che poi quella mattonata serviva per fare la passeggiata ai maceratesi nel maggio per i
misteri di Maria.
Un’altra pitturetta miracolosa è quella a S. Maria delle Vergini nel 1548, la Madonna appare ad una
fanciulla, Bernardina di Mariotto, e poi sopra questa Chiesa nasce la bellissima Chiesa di Galassio di
Carpi su disegno di Bramante, che allora era a Loreto. La Madonna della salute, un’altra delle Madonne
miracolose di Macerata, l’Arciprete di S. Giorgio, Ludovico Ferraioli, andava a pregare alla Madonna
della salute di Venezia il 1666 e il Pievano decise di regalare questa Madonna…(interruzione).
L’ultima, l’elegantissima Immacolata, posta in quello che allora il corso di Porton Pio dove sfilavano le
carrozze dei Signori, carri allegorici. Papa Pio IX nel 1854 aveva proclamato il dogma
dell’Immacolata, ma il culto dell’Immacolata viene predicato in tutta Europa da un maceratese,
Monsignor Don Vincenzo Maria Iacoboni, che allora era missionario apostolico a Parigi. È proprio per
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 9
sua volontà testamentaria che il fratello Monsignor Giuseppe erige questo Tempio nel 1893, che viene
portato a termine poi nel 1905, dove non c’è nessuna tessera della parete muraria all’interno che non sia
piena di mosaici, di marmi e di terra cotte policrome. L’Immacolata di Macerata tuttavia ha
un’iconografia un po’ diversa, non ha le mani rivolte verso l’alto, non ha lo sguardo estatico, ma ha
questo viso rivolto verso il basso, questi capelli spettinati che le danno un’impressione così umana, ma
soprattutto ha le mani rivolte verso il basso nell’atteggiamento di quella che è la vera, unica immagine
della Madonna dei maceratesi, vale a dire quella Madonna che la lettera del 1945 chiedeva proprio al
Sindaco, che venne decretata con questa disposizione comunale, la n. 260, venne decretato che appunto
nell’effigie del Palazzo comunale ci fosse la Madonna della Misericordia, un’opera di Nicola Angelelli
che ora è stata messa nella Madonna della Misericordia, perché questa che potete vedere è una copia
mosaico che è stata messa poi nel 1960.
L’appello a Maria di Misericordia è sicuramente la preghiera più antica di tutta la cristianità, appare in
un papiro egiziano del III sec., dove c’è proprio questo “Sotto la Tua Misericordia”, ma è nel passaggio
dall’Impero Bizantino all’Impero Occidentale, l’Impero bizantino è Cristocentrico, invece è proprio in
Occidente che la Madonna della Misericordia assume questa caratteristica, è una Madonna domina,
Signora, ed è una Virgo Potens. Non a caso la Madonna ha questo mantello che è il pallium, nella
giurisdizione romana il pallium copriva e dava una sorta di adozione quasi giuridica a tutti quelli che si
ponevano sotto il suo manto. Porsi sotto il manto della Madonna significava essere protetti da tutte
quelle che erano le calamità, soprattutto la peste, che con tragica ciclicità avvenivano nel Medio Evo.
La peste di Boccaccio, quella che trasforma gli uomini in porci e i porci in uomini, fa morire più della
metà degli abitanti di Macerata.
La peste poi la troviamo nel 1348, nel 1374, nel 1391, nel 1440, ma sicuramente la peste che
incrudelisce in maniera più feroce è quella del 1446/1147. La peste è una questione non solo religiosa,
ma anche politica, non a caso quelli che sono i governanti di Macerata, dopo aver preso delle serie
prescrizioni di tipi igienico sanitario, vale a dire due medici e l’ospedale che viene eretto, il 3 agosto
del 1447 con un’adunanza politica del Consiglio di Credenza costituito dai Priori, i 25 membri e il
Gonfaloniere, dichiara per voto di costruire in onore della Madonna della Misericordia in un solo
giorno una Chiesa. La ratifica è quella del 13 agosto e il Consultorio e Marco di Bartolomeo offre
4.000 mattoni. La sera del 15 agosto si mette mano alla Chiesa che viene terminata al tramonto del
giorno dopo, viene istituita anche una Confraternita di cui fanno parte gli Schiavoni, che erano gli
emigranti del tempo. Gli Schiavoni erano gli extracomunitari del tempo ai quali erano riservati quelli
che erano i lavori più infamanti, vale a dire fare da boia, da monatti, oppure da necrofori. Questa
compagnia degli Schiavoni della Misericordia era per loro una forma quasi di riabilitazione sociale.
Questa Chiesetta traslocò, nel senso che qualche anno dopo la troviamo di fronte, la troviamo
smontata…(interruzione)…fino a quando sono due donne, Mariotta e Giuliana, che fanno questa
richiesta al Comune, che la Chiesa, la Cicarella non venga spostata e resti sempre nel luogo che era
stato decretato fin dall’inizio. La Chiesa rimane questa fino a quando il Conte Guarniero Marefoschi
nel 1774 chiama il più insigne Architetto del tempo, Valadier, che viene a Macerata e trova la Chiesa
aperta con la pioggia che cade dal tetto. Valadier trasforma questa Chiesetta aperta con il tetto sfondato
in quel bellissimo oratorio che qui riusciamo a vedere ancora nella sua grazia concentrica, una piccola
reggia, tra l’altro dirà Vanvitelli che poi diverrà l’Architetto della Reggia di Caserta, ottimamente
affrescata all’interno da Francesco Mancini e Sebastiano Conca, che lui si era portato da Napoli.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 10
Questa Chiesetta subisce tutti i guasti della storia di Macerata, non da ultimo nel 1799 i francesi
giungono a Macerata e cannoneggiando già fino a S. Croce entrano attraverso i cancelli e si
abbandonano agli stupri e al saccheggio, addirittura pongono un cannone a mitraglia proprio davanti
alla porta della Madonna della Misericordia. Muoiono 163 maceratesi, 9 maceratesi vengono uccisi il 5
luglio proprio dentro la Chiesa della Misericordia. Dentro la Chiesa della Misericordia si ricorda lo
scempio che venne fatto dai francesi, vale a dire gli armadi scassinati, le reliquie calpestate, frantumati
i marmi, trivellati i quadri, strappata la corona con i gioielli alla Madonna, staccate le lastre di piombo
dal tetto.
Gli ultimi aggiustamenti sono quelli del 1922/1924, quando nel Tempio ci furono gli ultimi affreschi
del pittore Biagio Biagetti, direttore delle Gallerie Vaticane, che lo affrescò con questo stile simbolista
molto leggiadro. Ed ecco l’immagine della Madonna della Misericordia, non sappiamo chi fu l’autore e
non sappiamo tra l’altro neanche l’epoca, e questo autorizza l’idea un po’ fiabesca e un po’ leggendaria
che questo sia uno dei tanti macherotipi. Macherotipi sono le immagini di Madonna così belle e così
misteriose che si pensa non siano stati compiuti da mano umana, ma da mano divina, tutta la critica
italiana ha cercato di dare un’attribuzione. Per molto tempo si pensava che la Madonna fosse di
Perugino, questa dolcezza di viso, questa bocca piccola, questo sguardo morbido, questa sensualità così
popolare. Molti invece pensarono a Crivelli, ma la linea di Crivelli è troppo nervosa, i colori sono
troppo smaltati, Berenson il grande critico che venne a Macerata disse che questo era solamente un
sogno. Insomma tutta la critica italiana ha sguinzagliato le varie piste, la pista locale, la pista forestiera,
la pista veneta, la pista umbra, l’attribuzione adesso più accreditata è quella di Giovanni Di Petro, lo
dice Libero Paci quindi pensiamo che può essere vera.
La Madonna da una parte ha S. Giuliano il protettore di Macerata, S. Andrea che è il protettore della
Confraternita degli Schiavoni, e poi i due Santi taumaturghi che appunto difendono contro la peste, S.
Rocco e S. Sebastino. La cosa notevole è la parte inferiore, vale a dire quelli che sono i maceratesi
divisi i maschi da una parte e le donne dall’altra, ma tutti rifiniti, uno per uno, con i loro vestiti, con i
veli prudenti, con le loro cuffie. Una Madonna che ha ancora un tratto medievale, una Madonna che è
potente ma al tempo stesso umile, una Madonna che esercita la sua potenza per discrezione, è un
esercizio del potere tutto femminile, vale a dire che la Madonna esercita il potere facendo un vuoto, che
è il vuoto di accoglienza sotto il suo manto, un vuoto che consente questa libera circolazione del
respiro, come suggeriscono le belle arcate di ottimo quattrocento dove si intravede il cielo, dove si
intravede tra l’altro anche l’aria.
Questa Madonna ha seguito da sempre le vicende della storia dei maceratesi, e come fanno le donne è
entrata tutta intera nella storia anche attraverso i suoi guasti. A questa Madonna sono stati appesi
gancetti, ganci, perché nel…(interruzione)…a questa Madonna fu messa la corona, diademi di stelle, i
gioielli, le Nobildonne portavano vezzi di perle, le popolane portavano i loro coralli, questa Madonna
fu lavata con tutti i più improbabili solventi, addirittura lavata con il vino, una Madonna che si ricoprì
di muffa, che venne spogliata e derubata, che venne ridipinta nel cielo della parte superiore e della parte
inferiore. Una Madonna non su tavola ma su tela, proprio perché la caratteristica di questa Madonna era
di essere peregrina, vale a dire di essere spostata, di essere portata in giro.
Uno dei pellegrinaggi più celebri è quello del 1946, la Madonna viene portata in giro per tutte le
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 11
Parrocchie di Macerata, ovunque è preceduta da archi di luminaria, da feste, accompagnata dalla banda,
dai ciclisti, dai bambini vestiti da angeli che spargono petali di fiori, dalle figlie di Maria. Leggendo tra
l’altro le cronache di questo pellegrinaggio c’è tutta un’immagine di Macerata che è uscita dalla storia
ma conserva tutte le sue ferite con speranza di cambiamento. Sono molto commoventi i passaggi, la
Madonna visita l’ospedale psichiatrico, sui viali bellamente addobbati riceve l’omaggio di anime
angosciate immerse nella luce crepuscolare della mente. La Madonna a Villa Lauri va a visitare i fisici,
quando Villa Lauri è ancora un sanatorio, e la Madonna attraversa in questo caso il dolore di tante
fiorenti giovinezze minate dal male crudele.
Non mancano i miracoli, Maria Tartuferi, una parrocchiana di S. Croce riesce a guarire
improvvisamente dal morbo di (…) e leva il busto di ferro che la costringeva a non camminare. La
Madonna viene portata su un furgoncino, uno dei miracoli è che l’autista si trova a fare la discesa di
Villa Potenza, la macchina si sfrena ma nonostante tutto la Madonna rimane salda. La sera del 23
settembre la Madonna arriva a Sforzacosta, dicono le cronache: i fratelli Carassai e la Signora
Armandina vogliono fare il presidio ma il Parroco dice che basta un giro di chiave. Nella notte fra il 1 e
2 ottobre la Madonna viene spogliata di tutti i suoi averi, il diadema di 12 stelle, tutti i gioielli e quella
corona, che tra l’altro era stata trafugata dai francesi, ammaccata e calpestata, il Parroco l’aveva
riscattata dal soldato sacrilego, era stata ricesellata dal Piani, in realtà la corona che era stata rubata era
una copia in ottone dorato perché era stata tenuta in saldo, ma i giornalisti al tempo dicevano che il
bottino ingente era di 28 milioni, una somma tra l’altro altissima.
Vengono incaricati i Carabinieri, il Maresciallo Alberto Ciasulli deve condurre le indagini. Vengono
passati al setaccio tutti i pregiudicati del maceratese, l’attenzione si appunta su Pietro Brachetta, un
treiese, il quale si aggirava intorno alla Madonna vestito da soldato. Viene arrestato e confessa che
parte del bottino l’ha nascosta in una fossa vicino al ponte di Catignà, mentre l’altra parte del bottino
l’ha data a tale Salvatore di Catania. Nel giro di 3 mesi i Carabinieri di Macerata in una specie di giallo
rocambolesco riescono ad andare a Catania, passano al vaglio tutti i Salvatori di Catania pregiudicati,
vengono arrestati tutti i ricettatori e viene ricostruito in pieno il tesoro della Madonna. Il processo viene
fatto a Macerata ed ha un’affluenza di popolo enorme; vengono dati 12 anni al ladro che aveva agito da
solo e 7 anni a tutti gli altri, l’osservatore piceno si complimenta con l’Avvocato Ballesi che ha saputo
rendersi interprete dei sentimenti…(interruzione)…un brillante avvenire a questo Avvocato per aver
cominciato la sua carriera come Avvocato della Madonna.
È il 145 settembre 1947, in occasione del quinto centenario dell’erezione della Chiesa della Madonna
della Misericordia viene indetto a Macerata il Congresso regionale Mariano e inaugura i lavori il
Cardinale maceratese Cento. I giornalisti dicono che accorrono 70.000 persone per questo convegno,
ma la nota che vorrei farvi notare è come si apre il convegno, gli atti del convegno dicono questo:
“Adagiata sull’ampia collina che si eleva tra il fiume Potenza e il fiume Chienti, Macerata si mostra
città splendente fatta per essere vista, guardata, ammirata.” Era tutto il contrario di quello che dicevano
gli statuti del Medio Evo che dicevano che i maceratesi non dovevano farsi vedere e dovevano
assolutamente rimanere sotto tono.
La corona della Madonna, dopo essere stata violata viene benedetta dal Papa Pio III, vengono messe
alla Chiesa della Madonna della Misericordia le porte di bronzo di Cantalamessa, ma soprattutto si fa
questa richiesta, che Macerata venga dichiarata Civitas Mariae. La cosa avviene 5 anni dopo, è il 1952,
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 12
è la mattina del 15 novembre, c’è una nota dell’Assessore Pietro Delle Fave che ci racconta quello che
era il clima del tempo. Da una parte c’è il Sindaco, il ragionier Otello Perugini, noto commerciante ma
apprezzato letterato, c’è il Segretario presente alla seduta, il Dott. Diomede Simonetti profondo
conoscitore del diritto, a cui va il merito di aver tutelato e salvato tutto il patrimonio mobile e storico
degli uffici comunali, degli archivi e delle biblioteche. Soprattutto dice che ci sono una serie di
Assessori e consiglieri noti per i loro continui dibattiti, c’è l’Ing. Arrà di Sarnano, noto progettista di
strade di collegamento con la montagna, sempre in combutta con l’Avv. Mazziniano Cesare Ciotti, c’è
l’altrettanto celebre Avvocato Oscar Olivelli, detto Ninì, sempre in combutta con l’Avv. Virginio
Borioni, bonario rappresentante dell’opposizione, Sesto Moretti celebre per le sue battute sempre
all’indirizzo di Guglielmo Razzi.
Nonostante tutto questo e nonostante il fatto che l’opposizione comunista, socialista e degli
indipendenti di sinistra dica che Macerata Civitas Mariae esula da quella che è la politica di una
Giunta, con 29 voti favorevoli e 8 astenuti si fa voto che la città venga consacrata alla Madonna della
Misericordia e si delibera che ai lati dell’effigie posta fuori ci sia l’epigrafe di Civitas Mariae. Il giorno
della cerimonia della consacrazione in una piazza gremita di gente il Sindaco pronuncia questo
discorso, un discorso molto commosso che non ha niente della prosa di ufficio, dice: “E’ arrivato il
gran giorno, il giorno tanto atteso e desiato, quando la Vergine Santa rimase in città sola a difendere le
case, il patrimonio delle Chiese disertate, delle scuole chiuse, degli uffici spogliati dei carteggi, mentre
la vita degli uomini era sfollata nei casolari, quando anche le campane vennero rubate in una notte
senza luna e calate di soppiatto dalla torre civica, ma che dopo la guerra furono rifuse con l’immagine
del Cristo e della Madonna della Misericordia e la scritta: La furia della guerra mi distrusse per
renderermi strumento di morte, l’ansia della pace mi rifuse per osannare la vita, cantando la libertà,
benedicendo il lavoro e lodando Iddio” ed il Sindaco al tempo in ginocchio diceva queste cose: “E’ una
grande ventura la mia, e mi sento impari il compito e vorrei parole alate di poeta”.
Corre l’anno 2011, è chiamata dall’Università di Macerata a tenere un ciclo di lezioni e di conferenze la
grande filosofia (…) la portatrice del pensiero femminista…(interruzione)…che nel 1974 aveva colpito
e scandalizzato con il suo libro chiamato Speculum, nel quale aveva indirizzato la coscienza e il
pensiero delle donne verso un esame lucido e irriverente, quasi quanto quello di uno speculum. Colpiva
proprio che nel 2011 mentre lei era a Macerata (…) pubblicava un libretto, tra l’altro assolutamente
rispetto ai suoi precedenti assolutamente laici, intitolato Il mistero di Maria. In questo libretto
piccolissimo, quasi un libro di devozione, lei sosteneva che la conoscenza del Divino porta ad un
risveglio del respiro e di questo Maria è una figura. Diceva che se nel racconto della Genesi la donna
doveva andare in cerca dello sposo, come nel Cantico dei Cantici, si augurava che le donne sapessero
ritornare in sé, nel proprio respiro. Diceva questo: “La verginità di Maria è la capacità di preservare
ancora oggi un soffio di anima, la capacità di creare un luogo capace di accogliere e condividere con
l’altro, rispettandolo nella sua differenza”. Si augurava che Maria diventasse un modello non solo per
gli uomini, non solo per le donne. Lucy presentava questo libretto per Macerata ai suoi studenti
aggirandosi per la piazza, entrando nei negozi e nelle librerie, dicendo quello che non era molto diverso
da quello Macerata diceva quasi 60 anni fa, quello che diceva Macerata però alla sua maniera, un poco
cerimoniosa, un poco immemore, tanto poco raccontata, grazie.
Mi premuro di dirvi una cosa, io non ho detto nulla di nuovo, quello che ho detto è quello che i
maceratesi hanno già scritto, e qui devo ringraziare innanzitutto Giuseppe Riccardo Festa che mi ha
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 13
coadiuvato in tutto questo, vi chiedo solo qualche minuto, Nino Ricci, di cui vedremo una piccola
testimonianza per la Madonna della Misericordia c’è un bellissimo libro con i contributi di Pietrella, di
Stefano D’Amico, di Silvia Blasio, di Gabriele Barucca, di Laura Mocchegiani, di Giovanni Cingolani.
Devo ringraziare la mia collega Cristina De Santis che da storica ha raccolto tutte le vicende del
ritrovamento dei gioielli della Madonna perché il Maresciallo era suo nonno, vi ringrazio.
Viene a questo punto proiettata l’intervista a Nino Ricci.
Romano Mari – Presidente Consiglio
Grazie, nel frattempo che ci ricomponiamo accendiamo le luci e vi avviso che in sala Giunta, oltre alla
pubblicazione (…) avremo un piccolo omaggio da parte dell’Amministrazione con l’estratto del
verbale della seduta consiliare del 15 novembre 1952. Adesso iniziamo il dibattito e do la parola ai
Gruppi consiliari, 4 minuti per ogni Gruppo, apro da questo momento le prenotazioni. Ha facoltà di
intervenire il consigliere Ricotta, capogruppo del PD, prego consigliere.
Il Presidente Mari cede quindi la parola ai capigruppo consiliari:
Narciso Ricotta – PD
Grazie Signor Presidente, buonasera a tutti, Signor Sindaco, colleghi consiglieri, Autorità e cittadini
presenti. La nostra relatrice, la Professoressa Tancredi, ci ha fatto una raffinata ricostruzione del culto
mariano della storia, della devozione alla Madonna nella nostra città, richiamando fin da una delibera
ancora precedente a quella che oggi celebriamo, quella del 1497 del Consiglio di clemenza per poi
parlarci del Congresso mariano e della petizione popolare.
Mi piace ricordare un altro episodio che ci veniva ricordato nel 40° delle celebrazioni da una splendida
figura del nostro Clero maceratese, Don Mario Rosati, il quale ci ricordava che a suo avviso questa idea
che poi ha portato alla delibera consiliare nasceva in una celebrazione di un pontificale del 12
settembre del 1943, quando l’allora Vescovo Domenico Arniani affidava alla protezione della
Madonna tutti i cittadini maceratesi sparsi sui vari fronti di guerra; questo ad ulteriore conferma di
quanto la città si fosse sempre affidata a questa protezione mariana.
Questa è la storia ed è il ricordo e la memoria che dobbiamo conservare, ma oggi potremmo limitarci a
questo? Io penso che forse dovremmo insieme fare uno sforzo in più, una valutazione in più, cioè
rinnovare questo affidamento della città al mantello protettore della Madonna della Misericordia.
Allora 60 anni fa si vivevano momenti difficili, con la necessità a seguito della guerra di una
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 14
ricostruzione morale e materiale di questa città. Oggi si vivono situazioni sicuramente diverse, ma le
inquietudini della nostra società moderna, la crisi economica, ci fanno vivere, ancorché diversi,
comunque momenti altrettanto difficili. È quindi quanto mai necessario ancora oggi affidarsi a questa
protezione mariana, ciò a conferma anche della conservazione di un culto così radicato, un esempio per
tutti è il Pellegrinaggio Macerata – Loreto che è uno dei tanti esempi di come questo culto sia ancora
così fortemente radicato.
E allora oggi come a quei tempi è necessaria tanta di quella misericordia che la nostra Protettrice
dispensa, è necessaria la misericordia dell’accoglienza verso i migranti, è necessaria la misericordia
della difesa dei più deboli, degli anziani, dei bambini e dei malati, è necessaria la misericordia della
solidarietà verso chi vive questi momenti di perdita del posto di lavoro, di crisi economica e di gravi
situazioni di difficoltà. Questa è la linea guida per noi che sediamo su questi banchi che deve
indirizzare il nostro impegno civile che dobbiamo svolgere, io direi, affidandoci tutti insieme
all’abbraccio materno della Madonna della Misericordia, grazie.
Uliano Salvatori – Gruppo Misto
Grazie Presidente, Signor Sindaco, colleghi consiglieri, Eccellenza Monsignor Vescovo, Autorità e
cittadini maceratesi. Io ritengo che questa sia un’occasione in cui ci dobbiamo aiutare per fare memoria
della dedicazione di questa città a Maria Madre di Cristo e Madre della Chiesa, Maria Mater
Misericordiae, di che cosa possa significa per noi amministratori di questa città impegnati in questo
momento difficile e particolare a guidare questa città, a fare le scelte necessarie in questo momento così
difficile, perché il rischio è che facciamo un’operazione un po’ clericale in cui tutti ci diciamo, e lo
siamo per fortuna, legati alla figura della Madonna, alla nostra mamma che dal cielo ci guida e ci
segue, ma questa memoria che facciamo non ci determina in nessun modo nel metodo con cui siamo
presenti all’interno di questo Consiglio, nel metodo con cui ci rapportiamo tra noi e con i cittadini
maceratesi.
Il fatto che l’effigie della Madonna nei secoli sia rimasta salda, sia stata restituita alla città per volontà
popolare ci deve far pensare che noi siamo qui per rappresentare il popolo che è sovrano, a noi deve
stare a cuore il bene di questa città e dei suoi cittadini, dobbiamo sempre imparare sempre ogni giorno,
aiutarci reciprocamente ad evitare che i nostri personalismi, i nostri punti di vista prevalgano sul bene
comune, sul bene di questa città. Questa non è una commemorazione, è la memoria della presenza
salvatrice di Maria Madre della Misericordia, madre di questa città, madre di ognuno di noi, madre di
Cristo presente qui ed ora in mezzo a noi, questo è un fatto.
Questo ci può cambiare o non cambiare la vita, certamente per quanto mi riguarda, ma io invito tutti a
riflettere su questa serata, che dal prossimo Consiglio comunale, dalla prossima occasione in cui
ognuno di noi con impegno e passione porta avanti la sua capacità politica di affronto e tentativo
continuo di soluzione dei problemi ci ricordiamo, facciamo memoria, lo facciamo diventare metodo e
contenuto dell’azione politica. Questo è l’augurio che io faccio a me e a tutti noi, ringraziamo la
Madonna che ci aiuta e ci sostiene dal cielo.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 15
Anna Menghi – Comitato Anna Menghi
Carissime, carissimi,
Vorrei esprimere la mia gratitudine alla città di Macerata, ai maceratesi che raccolsero 20 mila firme e
agli amministratori che, sessanta anni fa, decisero di fare una cosa non consueta: proclamare Macerata
“Civitas Mariae” con un provvedimento amministrativo. Il fatto che proprio l’amministrazione ha
adottato un atto che probabilmente non ha eguali in Italia, rende ancora più sentito il mio
ringraziamento e la mia riconoscenza perché ho incontrato la fede proprio durante la mia esperienza
politica.
Oggi da persona che cerca di mettere in pratica l’insegnamento di Gesù Cristo sento particolarmente la
responsabilità che deriva dal dichiararsi cattolici convinti e in questo cerco l'aiuto di Maria.
Non a caso forse mi sono ritrovata, tempo fa, il discorso che un Santo, come Giovanni Paolo II, fece
nel 1993 a Macerata parlando proprio della Consacrazione della città alla Madre di Dio. Ci ha ricordato
che “Civitas Mariae” è un titolo impegnativo , che una comunità civile deve meritarsi adottando uno
stile che rifletta quello di Maria. E quindi ha usato tre parole per descriverlo: servizio, accoglienza e
sobrietà. Un vero e proprio testamento spirituale per tutti noi, sia come cittadini, che come persone a
vario titolo impegnate nella gestione della cosa pubblica o nel mondo associativo così fervente nella
nostra città. Credo che possano essere tre parole condivise da tutti, anche da non cattolici, soprattutto
in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo.
E allora per dare un senso oggi, dopo 60 anni, a questa Consacrazione dobbiamo interrogarci ognuno
per il ruolo che ha, e noi qui stasera soprattutto come amministratori, se riusciamo a mettere in pratica
questo stile, e cioè ad essere sobri nel senso di rinunciare agli sprechi, ad essere accoglienti e quindi
aperti e responsabili e, infine, amare il prossimo come se stessi. Tutto questo sempre nella verità.
Proprio per celebrare questa ricorrenza, dal 1 al 4 novembre, un piccolo gruppo di maceratesi, guidato
da Mons. Pio Pesaresi, di cui 3 consiglieri comunali, è stato a Medjugorje, un viaggio che ha
impegnato ognuno di noi in un pellegrinaggio sentito e in una riflessione importante, legata alla figura
della Madonna e dove anche là abbiamo ritrovato, nel messaggio del 2 novembre, la parola
responsabilità.
Come ha detto Giovanni Paolo II, se abbiamo fatto, in qualche senso, di Maria, la nostra concittadina
per sempre, dobbiamo cercare di essere buoni concittadini di colei che è l’unica concittadina per tutto il
mondo. Quello che mi sento di augurare a tutti voi, a tutta la città, e che spero anche per me stessa, è di
cercare di essere all’altezza di tutto questo. Che il Signore ci aiuti!
Ivano Tacconi – UdC
Signor Presidente del Consiglio,Signor Sindaco, colleghi consiglieri, Autorità, Cittadini.
Per tutti noi questo è un grande giorno, ringrazio il collega di Partito l'Udc Massimo Pizzichini che
qualche settimana fa mi propose di presentare un Ordine del Giorno poi approvato da questo
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 16
consiglio per celebrare il 60° anniversario della proclamazione di Macerata a "Civitas Marie". 16
Novembre 1952 - 16 Novembre 2012.
Lo straordinario coinvolgimento popolare di all'ora oggi può farci riflettere quanto desidero aveva i
maceratesi di rivolgersi alla Madonna dopo i tristi eventi della guerra e le sofferenze ventennali di
una assurda dittatura.
Dopo l'auspicata libertà il primo pensiero fu rivolto verso l'Alto tanto da immortalarlo sulla facciata
del Palazzo Municipale con l'immagine della Madre di Dio. Un pensiero va anche a quei consiglieri
comunali autori di quella delibera altri tempi dove il rispetto nelle istituzioni era molto forte, tutte le
categorie erano rappresentate in modo particolare si prestava attenzione al rappresentante dei
lavoratori della campagna. Anche con un Assessorato all'Annona.
Che possiamo trarre oggi a queste loro decisioni e soprattutto a quel modo di fare politica? Cosa è
cambiato? Dove possiamo riproporre il meglio del servizio per la nostra comunità? Certo non solo
noi consiglieri dobbiamo riflettere, ma tutta la comunità cittadina credo che debba rivolgere un
pensiero a come è mutata la nostra città.
Dove sono finiti i tanti Asili Nido, scuole materne gestite dalle Suore di Vicolo Tornabuoni, Martiri
della Libertà, Via dell'Erta 5, Via Convitto, quelle dei Salesiani dove centinaia di bambini di tutte le
categorie ricevevano un'educazione che li accompagnava per tutta la vita. Il riferimento nel centro
storico alle Monachette e le preghiere dei tanti studenti universitari nella loro splendida Chiesa
prima degli esami, oggi purtroppo chiusa al culto.
Le Omelie domenicali di Don Enea nella Chiesa di San Giovanni gremita di fedeli, Le benedizioni
nella Chiesa di San Giorgio alla Madonna della Salute dove attraverso la salita della mattonava
arrivava fedeli dalle campagne maceratesi, gli Oratori affollati dalle generazioni posizionatesi poi
nelle varie organizzazioni politiche hanno saputo ricostruire l'Italia, oggi rimpiangono quel
passato auspicandolo per i loro nipoti. La devozione a quell'Immagine sacra a fatto si che in questa
città si lottò per la vita andando contro tendenza facendo vincere il Si contro la legge sull' aborto.
La Macerata di Ieri non c'è più, la dove c'èra il bigliardino, il ping pong e il campetto si vede
troppo vuoto, molto - troppo si è trasferito in Piazza Annessione tra bottiglie di birra vuote e
minorenni appoggiati ai muri fino a tarda notte. Forse grazie a quella storia, Macerata esprime
ancora oggi tante cose belle l'Oratorio Salesiano pur nelle sue difficoltà educa giovani di tutte le
tendenze che insieme alle Parrocchie dei Cappuccini la Pace e Santa Croce educano i giovani ad
una vita migliore. Il compianto Vescovo Carboni ha dato alla Città un Seminario Internazionale che
è l'orgoglio per le vocazioni sacerdotali in Italia e nel Mondo.
La Città detta della cultura, resiste ancora nella sua qualificazione universitaria che insieme ai suoi
qualificati istituti scolastici, fa si che studiare e essere laureati o diplomati a Macerata è ancora un
prestigio. Giovanni Paolo II in occasione della Sua visita a Macerata vedendo l'Immagine della
Madonna sulla facciata del Comune pronunciò le parole,"Civitas Marie" è, dunque un titolo
impegnativo, un titolo che una Comunità civile deve, in un certo senso "meritarsi". Qui c'è la
politica, l'Amministrazione riportiamo un po’ di ordine e soprattutto un po’ di serenità.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 17
Guido Garufi – IdV
E’ opportuno e forte “segnale” questa celebrazione, questa memoria-ricordo, questa ricorrenza. Non
tanto o solo perché, ovviamente, ricorre per la nostra Città questa data, ma per il “simbolo” mariano
che la data include. Il nostro non è un ragionamento o una riflessione di cattolici, poiché il livello
istituzionale è laico, ma è una riflessione storica che esula dal nostro credo, dalla nostra fede. Siamo
consapevoli che nella età della “frammentazione”, nell’epoca dell’ansia ( Eliot), si assiste ad una sorta
di “esilio” del “sentimento”. L’unico “sentimento” che appare devastante e nelle sue forme più
perverse di Dominio è l’Economia. Una sorta di nuova Metafisica, totalizzante, assorbente. Così
totalizzante che in questo ultimo scorcio di anni persino i Partiti ( di ogni ordine e geografia) sono stati
“devitalizzati”. Ad essi è stata tolta la “pulsione ideale” o quel minimo di “orientamento” che un
tempo riuscivano, con tutti i limiti, a dare. Se si parla di secolarizzazione in ambito religioso, così, in
ambito politico si può parlare di “omogeneizzazione”. Si assiste ad una Controriforma o Rivoluzione
subdola simile al Medioevo laddove la Teologia era scienza suprema e la Filosofia secondaria,
“ancilla” o serva.
Ristabilito il giusto equilibrio e il campo di azione autonoma e differente, il Logos economico di oggi è
diventato, però, devastante e infiltrante, direi di più: l’Economia è diventata il Pensiero, anzi il
Pensiero Unico. Tutto il resto sembra alieno o secondario. La celebrazione di questa data, dunque,
assume una valenza “simbolica” fondamentale e fondante. Essa si attesta come “frontiera” rispetto ad
una nuova “democratica barbarie”, dove senso, sentimento, fede, amore, pietà, carità, sono banditi o
“esiliati” in un “freezer” linguistico che “sostituirà” quelle parole profonde ( e umane e carnali) con
sinonimi anemici e destituiti di senso: servizi sociali, non abbiente, ipovedente, affinché la lacerazione
e il dolore appaiano “annebbiati”. Il culto mariano “recupera” attraverso il sentimento quella antica
stagione della origine, della origine di tutti, della nostra infanzia, ci restituisce il candore e la
stupefazione e persino l’innocenza. Questo “ritorno” ( che è un po’ simile alla dinamica della poesia) è
fruttuoso, è fertile. E’ necessario coltivarlo, cercare, come sosteneva Ungaretti il “paese innocente” (
Non solo gli spread e i loro ermeneuti)
Francesca D’Alessandro – Macerata è nel Cuore
Con grande gioia e commozione partecipiamo alla commemorazione della dedicazione della
nostra amatissima città alla Vergine Maria. Una dedicazione densa di significati, quei significati che
ci trasmettono oggi forza e speranza, in un momento in cui la società, la politica, la storia sembrano
franare sotto la marea insidiosa e rovinosa del relativismo, dell’incertezza, della paura di un futuro
oscuro e minaccioso. La fede che ispirò i cittadini di Macerata che vollero affidare la città a Maria,
giunge fino a noi, in quest’aula, in quest’edificio, sede delle istituzioni cittadine, per risvegliare le
nostre coscienze, il nostro intimo sentire. L’assemblea politica si apre oggi al confronto con una
Donna, che non parla solo ai cristiani presenti in aula, ma anche ai laici, che non si impone come
modello, ma ci invita, questo sì, a guardare in alto. In un momento storico che ci costringe spesso,
troppo spesso, a guardare al nostro ombelico, ad essere ripiegati su noi stessi, schiacciati da un
sistema politico, valoriale, relazionale, che sembra aver perso di vista l’Uomo, la Vergine Maria ci
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 18
invita, tutti, credenti e non, a guardare in alto. La Vergine si affaccia umile e maestosa da questo
palazzo.
Oggi la sua immagine parla con forza a noi politici; a noi che ci occupiamo della cosa pubblica, a
noi che abbiamo la responsabilità di gestire e governare secondo principi ispirati al bene comune,
alla giustizia, all’equità, al servizio. Parole che stridono, oggi in modo particolare, con una politica
che non sta dando, per usare un eufemismo, il meglio di sé. Questa sera però siamo tutti chiamati a
guardare a questa umile Donna che domina la piazza maceratese evocando i principi profondi,
universali e sempre nuovi del Cristianesimo, a voler dire che c’è una speranza, un’ancora di
salvezza, anche in mezzo alla crisi, al disagio, alle preoccupazioni, alle difficoltà quotidiane. La
politica si confronta oggi con la Madre del Vivente, con colei che ha incarnato l’accoglienza e che ci
dà il faro cui ispirarci per costruire una società migliore.
La politica deve ripensare se stessa e può farlo solo se ricomincia da una cultura rivolta verso la
vita, verso la centralità della persona umana, verso i più deboli. Ma la Vergine Maria parla con
ancora più forza a noi politici cattolici e ci interroga profondamente sulla nostra responsabilità, sulla
nostra identità, sul tipo di società che vogliamo, su quale antropologia perseguiamo. Per noi
cattolici, la via è chiara, la verità è stata proclamata, la vita sappiamo dove trovarla e per chi
spenderla. Cristo è il nostro faro e in suo nome, vanno fatte scelte che non devono conoscere il
compromesso o la mediazione. Oggi ad una crisi economica devastante si accompagna una crisi
valoriale, che fa smarrire il senso profondo dell’essere persona.
A tutto questo non ci si può sottrarre, ma come cristiani, è necessario cogliere la sfida, vincendo una
timidezza che a volte sembra intorpidire gli animi, difendendo e promuovendo quei principi non
negoziabili che devono necessariamente e coerentemente vederci in prima linea. La difesa della vita
dal concepimento al suo termine naturale, la promozione della famiglia come cellula primaria di una
società sana, sono i valori portanti di una politica rivolta alla difesa dei diritti dei più deboli e di una
società più giusta.
La Vergine Maria ci accompagni in questo momento di difficoltà a ritrovare il senso più autentico e
vero dell’esistenza umana, aiutando la nostra città, chi la rappresenta e i suoi abitanti a ben operare
e vivere guardando l’altro con quell’amore e quella tenerezza che ci trasmette con la sua materna
presenza.
Giorgio Ballesi – Lista Ballesi
Grazie Presidente, saluto il Sindaco, Sua Eccellenza Monsignor Vescovo, Sua Eccellenza il Prefetto, le
Autorità intervenute, i consiglieri e il pubblico. A me pare che innanzitutto si possa iniziare con una
constatazione che non è di poco conto, cioè probabilmente qui il miracolo è avvenuto perché siamo
tutti buoni e soprattutto stiamo andando tutti d’accordo, quindi è veramente un miracolo come 60 anni
fa, il miracolo si è ripetuto e questo è positivo. Al di la delle battute, a me pare che il significato debba
essere colto in questo, noi stiamo vivendo uno dei momenti nei quali si è sicuramente tutti alla ricerca
di qualcuno che possa fungere da punto di riferimento certo e che, ancor prima di questo, possa
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 19
indicare la speranza di un cammino.
È un momento nel quale, se da un lato le scienze naturali registrano grandissimi progressi, dall’altro i
valori che si ispirano alla cultura umanistica in generale stanno segnando il passo, nel senso che si sta
assistendo ad un indebolimento progressivo, da un lato della capacità raziocinante spesso, e dall’altro
di una sincera e profonda capacità di critica. La nostra è una sapienza molto spesso non elaborata, cioè
per assurdo un mondo che ci offre la possibilità di un sapere sempre più vasto non aiuta la conoscenza
delle cose perché si tratta troppo spesso di una sapienza non sufficientemente elaborata, ma ricevuta e
acquisita senza sufficiente meditazione e rielaborazione.
Questo porta alle premesse di una, e la stiamo vivendo purtroppo, crisi della civiltà. Allora in un
momento come questo, particolarmente importante, occorre trovare un punto di riferimento importante
che indichi il cammino. Riprendendo un attimo le parole dell’amico Garufi, se noi pensiamo che Maria
come figlia del suo figlio è quella che ha serbato nel proprio cuore l’insegnamento del figlio, nel quale
spesso noi in questo atteggiamento di protezione ci ritroviamo, ebbene ritengo che quell’insegnamento
che Maria ha serbato nel proprio cuore possa davvero oggi costituire per tutti, al di la di qualunque
distinzione, non solo di carattere politico ma soprattutto di carattere religioso, il punto di riferimento
fondamentale di un cammino che sia certo, ancor prima dell’indicazione della speranza della quale c’è
grande bisogno oggi di un cammino che può condurre, e qui scendo all’interno di questa aula, anche ad
illuminare la politica dell’Amministrazione della res publica. Grazie.
Fabio Pistarelli – PdL
Grazie Presidente, saluto le Autorità, Sua Eccellenza il Prefetto, Sua Eccellenza Monsignore il
Vescovo, i Sindaci che si sono succeduti in questi ultimi anni, tutte le Autorità intervenute, i colleghi di
Consiglio comunale e i cittadini. Macerata città di Maria, è una solenne dedica, un gesto impegnativo
compiuto inusualmente dal potere civile con un formale atto nel 1952, su spinta popolare fortissima,
suggellato da un grande gesto simbolico che precedette e seguì quel Consiglio comunale, la
ricollocazione dell’effigie della Madonna della Misericordia nella facciata dello stesso palazzo
comunale, sede di potere civile. A 60 anni da quell’evento ricordiamo il fatto storico, o vogliamo
meglio rinnovare quell’atto di devozione e di profonda fede che fu compiuto in quella solenne
occasione? O vogliamo meglio rinnovare quell’affidarci alla Madonna nel nostro profondo, nella nostra
vita, a tutto tondo, comprendendo anche la vita pubblica e il suo più alto servizio che è quello del
governo della città, come fu quel gesto del 1952.
Hanno colpito tutti le immagini che abbiamo visto della moltitudine di popolo che partecipò a
quell’evento in quei giorni, segno di una organicità di visione, spirituale e materiale assieme, di una
profonda convergenza tra la sfera pubblica e il più profondo sentire religioso. Ecco, la cerimonia di
oggi, che oggi ha chiamato a riunirsi l’intero Consiglio comunale in forma solenne assieme alle
Autorità tutte aperto alla città, credo ci debba fare interrogare su questo rinnovando, certo con un gesto
molto più piccolo e modesto quello di oggi, ciò che avvenne 60 anni fa, quell’atto di fede, e non solo
amministrativo. L’atto amministrativo è consegnato alla storia, quell’atto di fede supera la storia ed è
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 20
rivolto alle nostre coscienze, è su questo che dobbiamo sfruttare l’occasione di oggi per coglierne e
forse rilanciarne quel significato rivolto alle coscienze di tutti noi, grazie.
Sport Bianchini – Pensare Macerata
Il 15 novembre 1952 il Consiglio Comunale deliberò la proclamazione di Macerata “città di Maria”
di cui abbiamo il tangibile segno nel mosaico con l’epigrafe “Civitas Mariae” posto sulla facciata del
Comune.
Questa proclamazione venne proposta realmente dai cittadini maceratesi che in oltre 20.000 firmarono
affinché la nostra città fosse così indissolubilmente legata a Maria S.S. Madre della Misericordia.
Il forte sentimento di devozione ed attaccamento dei maceratesi che in moto spontaneo vollero con
questo gesto affidare Macerata alla protezione della Madre Celeste ravvivino in noi il senso di
comunità, ancor più importante in questi tempi estremamente complessi perché attraversati da forti
difficoltà economiche e sociali.
Questa nostra celebrazione oggi in Consiglio Comunale non va però letta come esclusione dei
cittadini di diverso orientamento spirituale e religioso presenti a Macerata, bensì come un ponte di
inclusione di altre esperienze religiose e non.
Infine va ricordato l’importante apporto della Diocesi di Macerata che ha lavorato tenacemente per
questa celebrazione e che si appresta a inaugurare la rinnovata chiesa di S. Filippo in tutto il suo
splendore.
Pierpaolo Tartabini – La Sinistra per Macerata
Grazie Presidente, mi aggiungo ai saluti fatti da chi mi ha preceduto, tutte le Autorità civili e religiose
presenti qui. Io voglio collegarmi e provare ad aggiungere telegraficamente una considerazione che mi
sta molto a cuore nelle parole che sono state dette, che nasce prevalentemente dal tentare di
comprendere, forse con una declinazione più laica, il motivo per cui tante persone a quel tempo, e
possiamo dire altrettante oggi, si muovono a identificare questa figura di Maria come centrale della
propria vita. In quel tempo il contesto storico, come ci è stato detto prima, era pieno di dolore e forse
vedevano, come si può vedere oggi con un’assonanza, il dolore di aver perso qualcuno, di non capire
come rinascere in un dopo guerra e vedevano in Maria forse una figura che reinterpretava, come lo fa
oggi, il dolore, il dolore di una Madre.
Ma c’era anche qualcos’altro, c’era la speranza, la voglia di speranza, la voglia di vedere una
solidarietà diffusa attorno ad ognuno di quelle persone che hanno firmato quella petizione. Io credo che
uno dei maggiori passaggi, migliori, o quelli che io reputo tali, che possono testimoniare il perché le
persone vedono questa figura, possa essere determinato da un canto, dal canto che Maria fa nella visita
a Elisabetta. Qualcuno per prenderne anche insegnamento come politici lo accosta ad essere anche il
migliore del programma politico, qualcun altro lo identifica come la Magna Carta della dottrina sociale
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 21
cristiana, del laico cristiano, ma anche del laico di altre convinzioni anche non religiose, ovviamente
sto parlando del Magnificat, accomunati tutti nell’impegno e nella lotta, ma una lotta non contro, una
lotta per, per la soluzione dei problemi sociali, per l’attuazione del bene comune e per un nuovo
modello di sviluppo che superi l’apartheid dei poveri fino alla realizzazione di un mondo nuovo.
Maria, per così dire una devota, con il Magnificat annuncia una legge nuova, Ella esulta perché Dio ha
disperso i superbi nei pensieri dei loro cuori, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha saziato
gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Si tratta di un capovolgimento sociale e politico che
Maria contempla e lancia nel Suo messaggio, in questa esaltazione è riflessa la coscienza di una scelta
di vita, una scelta dove tutti i valori si trasformano, il Magnificat spinge ognuno di noi, sia credenti che
non credenti, ad attuare il rovesciamento delle situazioni ingiuste e a realizzare una rivoluzione sociale
mediante l’opzione preferenziale dei poveri.
Da qui nasce la tradizione civile mariana che questa sera abbiamo ascoltato, che ci hanno tramandato i
nostri progenitori e che dovremmo mantenere attuandola nel contesto sociale e storico di oggi, oltre
l’aspetto solamente devozionale per assumere Maria come modello anche da parte di chi è impegnato
nella politica, nella cosa pubblica, come ci è stato richiamato prima, nel mondo dell’economia, del
lavoro, nella cultura e nell’arte, poiché Maria produce una nuova Civitas. Ella è l’icona più perfetta
della libertà e della liberazione dell’umanità.
Concludo con tre piccole cose, un ringraziamento a un caro amico che mi ha aiutato in questa cosa,
Franco Biancofiore, in una richiesta, un invito proprio per cercare di raccogliere in maniera tangibile
questa sera questa vicinanza ai poveri, cioè quello di rinunciare a quel piccolo compenso che abbiamo
questa sera per devolverlo verso le persone che magari hanno più difficoltà, che oggi sono sempre
maggiori. Chiudo con un augurio a tutti i presenti impegnati in prima persona in politica, o
indirettamente come semplici elettori: il politico non si lascia soffocare dalle piccole beghe, dai piccoli
mali che non mancano mai, ma vive all’altezza del bene comune che gli è affidato e sa riconoscerlo
sempre, distinguendolo dalla confusione, dalla foschia che spesso si creano nell’attività quotidiana. Il
politico deve arrivare ad essere grande quanto l’ideale che ha abbracciato. Maria che è una di noi
rappresenta la certezza che ciò è possibile.
Terminati gli interventi dei capigruppo il Presidente Mari cede la parola al Vescovo della Diocesi di
Macerata –Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia :
Mons. Claudio Giuliodori – Vescovo
Esprimo una certa commozione perché è davvero insolita e particolare per me questa serata, credo che
sia un giorno di grazia davvero per tutti. Esprimo viva gratitudine per l’invito che mi è stato rivolto dal
Sindaco di Macerata l’Avvocato Romano Carancini, e dal Presidente del Consiglio comunale Dottor
Romano Mari, ad essere presente in occasione di questa solenne seduta del Consiglio comunale
convocata per celebrare il 60° Anniversario della proclamazione di Macerata Civitas Mariae. Porgo
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 22
pertanto al Sindaco e al Presidente del Consiglio il più cordiale saluto e nel contempo saluto tutti i
Signor consiglieri, Sua Eccellenza il Prefetto di Macerata, il Signor Questore, le Autorità civili e
militari, ringrazio la Professoressa Lucia Tancredi per l’interessante e sapiente relazione e tutta la
cittadinanza qui convenuta e comunque rappresentata.
Quella che stiamo solennemente celebrando è una ricorrenza importante e significativa sotto diversi
aspetti, come evidenziato da molti interventi che si sono qui ascoltati. La scelta fatta 60 anni fa dalla
popolazione e dagli amministratori di Macerata ha una grande rilevanza perché manifesta l’anima più
profonda della città, rivela la sua identità e indica il suo ideale. L’affidamento a Maria, venerata da
secoli a Macerata con il titolo di Madre della Misericordia, nasce certamente dalla ricerca di una
protezione e di un sostegno in frangenti difficili della sua storia, ma nello stesso tempo esprime il
desiderio di profonda solidarietà con la Madre di Dio che è invocata e accolta come dolce e premurosa
compagna di viaggio.
Con quell’atto compiuto 60 anni fa non si è inteso dare la cittadinanza onoraria a Maria, quanto
piuttosto onorare la città e tutti i suoi abitanti di averla come gloriosa concittadina. Macerata non solo è
affidata a Maria, ma è da Lei abitata, custodita e sostenuta. Per questo, e non solo per la scritta posta
sulla facciata del Palazzo comunale, possiamo parlare del volto mariano di Macerata e del suo
inscindibile legame con l’umile ancella del Signore. Recenti pubblicazioni, da quelle più artistiche e
documentate a quelle più divulgative, testimoniano come la città sia costellata di effigi e figurette che
attestano la devozione, ma oserei dire l’intima familiarità della popolazione maceratese con Maria.
Ma quali sono i lineamenti di questo volto, in che senso Maria è anima, identità e ideale di Macerata?
Sarebbero molte le cose da dire, e molte ne sono state dette io ringrazio per tutti i contributi importanti
che spero siano raccolti e pubblicati perché è una memoria importante per la nostra città, in questa
circostanza mi soffermo brevemente su tre aspetti. Maria è la donna forte e umile, che non ha timore di
dire il suo sì a Dio per collaborare al suo disegno di amore per l’umanità, accoglie e dona al mondo
intero il Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Salvatore. Come Lei e con Lei Macerata vuole essere un
grembo accogliente, lo è con le sue terre e i suoi fiumi, con le sue famiglie e le sue Istituzioni, con le
Parrocchie e le scuole, con le attività culturali e i tesori d’arte, con i giovani che frequentano
l’Università e con gli immigrati che bussano alle nostre porte, con le strutture sanitarie e assistenziali.
Questo spirito di accoglienza, rafforzato dalla scelta di assumere come Patrono San Giuliano
Ospitaliere è nel DNA della città, e non è difficile accorgersi che questo le conferisce un fascino
speciale in cui certamente si riflette il volto accogliente della Vergine Madre.
Maria, ed è il secondo aspetto, è la donna che ha seguito il Figlio Gesù Cristo meditando le Sue parole
e i Suoi gesti, fino a stare lacerata nel suo cuore di Madre sotto la croce. Era testimone dell’amore
sconvolgente di Dio che passa attraverso l’offerta di sé il dono della vita, la solidarietà estrema e totale.
A ben vedere anche nei tratti della società maceratese non è difficile scorgere il volto di gente capace di
spendersi e di sacrificarsi ogni giorno per gli altri, in famiglia e nella società, spesso nel più totale
nascondimento. Certo non siamo ingenui, ci sono tanti egoismi e chiusure, arroganti prevaricazioni,
ingiustizie e disuguaglianze inquietanti, ma quanta gente ogni giorno si sacrifica per gli altri e in
compagnia di Maria percorre le vie della nostra città, abita i deserti dell’anima, porta sollievo a chi è
ferito negli affetti, a chi affronta le prove della malattia e della perdita delle persone care, si prende cura
dei più giovani e degli anziani, degli emarginati e dei bisognosi, delle tante e devastanti solitudini.
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 23
Maria non ci allontana da quella croce che neppure Lei ha potuto sfuggire, ma ci insegna a portarla
vicino al Figlio con dignità e a darle il suo vero significato.
Un terzo aspetto, Maria Assunta e Gloriosa Regina del Cielo ci aiuta a guardare con fiducia e speranza
al nostro cammino, senza perdere di vista la meta, la gioia eterna, la pienezza dell’amore. Dalla Piazza
della Libertà ogni volta che alziamo lo sguardo a quella Casa comune che è il Municipio, prima del
Sindaco e di tutti gli Amministratori ci accoglie lo sguardo materno di Maria, e ci avvolge teneramente
con il suo mantello, ci invita a guardare con gli occhi sempre nuovi anche alle vicende terrene, alle
preoccupazioni e agli affanni che anche in questo tempo purtroppo non sono pochi e affliggono molti,
cittadini, imprese, famiglie, Istituzioni. Il volto luminoso di Maria riflesso della Gloria celeste è il più
forte incoraggiamento ad affrontare il futuro, è la migliore garanzia per misurarci con le prove del
presente, è la grande riserva di speranza che può sostenerci anche nei passaggi più ardui e difficili.
Tutto questo, come espresso nei documenti relativi alla scelta maturata nel 1952, di cui abbiamo
ascoltato ampia rievocazione, e ancor più evidenziato nelle parole di Giovanni Paolo II pronunciate nel
1993 davanti all’Effigie e alla relativa scritta, rappresentano per tutti quanti noi e per la città un dono e
un compito, quella di Maria è una compagnia che dobbiamo saper coltivare, e per certi versi come ha
detto il Papa meritare, e non si tratta di una responsabilità a cui sono chiamati solo i credenti, è un
compito affidato a tutti e che ha bisogno della collaborazione di tutti, credenti e non, ciascuno per la
sua parte. Lo sguardo dolcissimo di Maria non può offendere né disturbare nessuno.
Desidero infine ringraziare tutti coloro che in questi giorni si sono spesi con grande generosità e
intelligenza per rendere evidente il significato di questa ricorrenza e per rinnovare lo spirito di adesione
popolare al legame della città con Maria. Penso alla bellissima mostra delle Icone realizzata nei locali
dell’ex Upim, penso alla suggestiva conferenza di Padre Perrella di lunedì scorso e alla bellissima
iniziativa di ieri sera nell’Auditorium San Paolo che ha visto 7 Cori cittadini dare vita ad una
manifestazione di grande pregio culturale ed intensa spiritualità incentrata sulle formelle del Portale
della Basilica della Madonna della Misericordia realizzato in concomitanza con la proclamazione di
Macerata Civitas Mariae. Dopo l’importante e solenne atto di questa sera ci ritroveremo domenica alle
16.00 per ripetere il gesto di 60 anni fa con la preghiera di affidamento a Maria nel contesto di una
solenne celebrazione eucaristica.
Vorrei concludere con alcune parole pronunciate da Benedetto XVI nell’Angelus del 22 agosto 2010
che ci aiutano a capire il legame tra l’affidamento a Maria e l’impegno per la pace. Dice il Papa: “Nella
storia delle città e dei popoli evangelizzati dal messaggio cristiano sono innumerevoli le testimonianze
di venerazione pubblica, in certi casi addirittura (forse parlava di Macerata) istituzionale, dedicazioni
alla regalità della Vergine Maria. Ma oggi vogliamo soprattutto rinnovare la nostra devozione a Colei
che Gesù ci ha lasciato quale Madre e Regina, affidiamo alla sua intercessione la quotidiana
preghiera per la pace, specialmente laddove più infierisce l’assurda logica della violenza, affinché
tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni e gli altri come fratelli
per costruire la civiltà dell’amore”.
Auguro alla nostra città, alle donne e agli uomini maceratesi, di essere sempre uniti sotto lo sguardo
amorevole di Maria per costruire insieme la civiltà dell’amore nella certezza che quanto più Macerata
saprà onorare il suo titolo di Civitas Mariae, tanto più sarà una vera città della pace. Grazie a tutti per
DELIBERAZIONE N.
150 del 16 NOVEMBRE 2012
REP. N. 752
PAG. 24
l’attenzione.
Romano Carancini – Sindaco
Prima di chiudere volevo a nome dell’Amministrazione ringraziare in particolar modo Lucia Tancredi,
che davvero ci ha fatto con grande generosità il dono di riempire di contenuti, oltre alle nostre parole e
alle nostre espressioni, un po’ di storia, e di questo veramente la ringraziamo. Un ultimo
ringraziamento, con tutta la passione, sono certo di rappresentare tutti i consiglieri, lo voglio fare a tutti
i nostri dipendenti che hanno lavorato davvero incessantemente dal primo all’ultimo nella preparazione
di questo avvenimento e che ho visto lo hanno fatto con la vera passione, ovviamente in nome del
pensiero della Madonna della Misericordia. Grazie a tutti voi.
La seduta viene chiusa dal Presidente Mari:
Romano Mari – Presidente
Grazie Sindaco, penso che questa seduta del Consiglio comunale rimarrà indelebile nei nostri ricordi.
Adesso andremo nell’ufficio di rappresentanza del Sindaco per firmare i registri d’onore, mentre invece
si può passare in sala Giunta per prendere la pubblicazione, l’estratto del verbale del Consiglio
comunale del 1952 e la statuetta di Medjugorje riportata dal Pellegrinaggio. Grazie a tutti, la seduta è
tolta.
Durante la discussione entrano in aula i consiglieri Ballesi e Renis.
Alle ore 23:33 termina la seduta del Consiglio
******************
La Meridiana Coop. Sociale arl. – Macerata
s:\_segreteriaconsiglio\segrcons\anno2012\dconsiglio\ds120150.rtf
Letto, approvato e sottoscritto.
Il Presidente del Consiglio Comunale
F.to Dott. Romano Mari
Il Vice Segretario Generale
F.to Dott. Gianluca Puliti
CERTIFICATO DI PUBBLICAZIONE
Si certifica che il presente atto è affisso all’Albo Pretorio di questo Comune in data odierna per
quindici giorni consecutivi.
Macerata, 21/02/2014
Il Segretario Generale
F.to Dott. Giovanni Montaccini
CERTIFICATO DI ESECUTIVITA’
Il presente atto è esecutivo:
[X] Dopo il decimo giorno dalla data di pubblicazione sopra indicata.
[] Lo stesso giorno in cui l’atto è adottato.
Macerata, 21/02/2014
Il Segretario Generale
F.to Dott. Giovanni Montaccini
La presente copia, in carta libera per uso amministrativo e d’ufficio è conforme
all’originale.
Macerata, 21/02/2014
Il Segretario Generale
Dott. Giovanni Montaccini
INVIO ATTI
Servizio del Segretario Generale
Servizio Servizi al cittadino e all’impresa
Servizio Servizi Finanziari e del Personale
Servizio Servizi Tecnici
Servizio Cultura e rapporti con Istituzione Macerata Cultura Biblioteca e Musei
Servizio Servizi alla Persona
Servizio Polizia Municipale
Istituzione Macerata Cultura Biblioteca e Musei
Ambito Territoriale Sociale n. 15
Scarica

Testo atto - Comune di Macerata