DELLA ANNO XXXIV 31 GENNAIO 2009 E 1,00 4 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO LA FORZA DELLA VITA NELLA SOFFERENZA C è un modo di coniugare la vita che non incroci, prima o poi, il tempo della sofferenza? Credo proprio di poter affermare che non esiste. Me lo dice l’esperienza: c’è una sorta di connaturalità tra la vita umana e la sofferenza, il che non esclude che si debba fare tutto quanto è nelle possibilità della vita umana per alleviare la sofferenza. Ma se uno mi propone prometeicamente di abolirla del tutto, ebbene, so che mi sta vendendo fumo. La “Giornata per la vita” ci invita quest’anno a riflettere su questo connubio tra vita e sofferenza che è sempre così attuale per ciascuno di noi. Il fatto che oggi si riponga tanta fiducia nella scienza e nella tecnica per debellare l’umana sofferenza dalla vita, è la cifra dell’approccio nuovo che la nostra società vive a questo problema così antico. In passato c’era più spazio per la rassegnazione, oggi la speranza di sconfiggere le malattie e di alleviare le sofferenze è aumentata, anche se lo scarto tra la non guaribilità ’ di tante patologie e il desiderio della salute è ancora ampio. Non tutta l’umana sofferenza è guaribile, ma tutta è sicuramente curabile. Ed è a questo livello che s’innesta la risposta cristiana al dramma così quotidiano della sofferenza. I vescovi italiani, nel loro messaggio (vedi il testo a pagina 3), affermano perentoriamente che «chi soffre non va mai lasciato solo», perché, «l’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza». Prima di affermare il ruolo della fede in Gesù Cristo, essi suggeriscono la via dell’amicizia. Ma non c’è affatto un prima e un poi in questa dinamica umana: Gesù è l’unico vero amico dell’uomo e ogni uomo che ti si avvicina come amico per cercare di curare la tua sofferenza è per te Gesù. Mi viene in mente il gran parlare che si fa del caso di Eluana Englaro, e mi accorgo che la scelta dell’eutanasia si affaccia proprio quando non si vuole più curare una sofferenza che ap- pare tecnicamente inguaribile. Ma è la forza della vita che deve entrare in gioco nell’incrocio con la sofferenza, non la pretesa onnipotenza della scienza! Così come penso con dispiacere alle scelte a favore dell’aborto (pensato come ignobile strumento di pianificazione familiare e di denatalità per i più poveri) fatte dal nuovo presidente americano Barack Obama. Poche ore prima aveva pronunciato parole di speranza e aveva detto di non voler accettare l’onta della tortura (nel carcere di Guantanamo) per una nazione che intende essere il campione della libertà e della democrazia. Perché, poi, stanziare ingenti risorse economiche per eliminare gli innocenti? Il messaggio dei vescovi invita a riscoprire la virtù cardinale della fortezza. Essa presuppone una condizione che non sappiamo più accettare: l’umana vulnerabilità. Diceva Joseph Pieper che «esser forte significa saper accettare una ferita». Che sia questa la vera forza della vita, quando incrocia la sofferenza? don AGOSTINO CLERICI ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA COMO 40 ANNI IN FAMIGLIA... COMO IL “NUOVO” PALAZZO VESCOVILE A PAGINA 19 Lo storico sodalizio si appresta a festeggiare i quattro decenni di vita. Nacque infatti il 29 marzo 1969 per volontà di Piero Collina. A PAGINA 12 BASSA VALTELLINA UNITI CONTRO IL DISAGIO Presentato il progetto che coinvolge i comuni del mandamento di Morbegno per formare educatori di ogni ambito ad affrontare i problemi del disagio giovanile. Particolare attenzione è riservata alla prevenzione dell’abuso di sostanze. A PAGINA 26 BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE 2009 Nel vivo dell’Anno Paolino sarà dedicato proprio a S. Paolo il libretto per la benedizione delle famiglie 2009. Prenotatelo AL PIÙ PRESTO telefonando allo 031 - 26.35.33. (in orari d’ufficio) P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 VALENTINA OLIVI RACCONTA LA STORIA DI CHIARA UNA TESTIMONIANZA DI VITA N ella riccorrenza annuale della Giornata per la vita, ecco una testimonianza scritta con la forza del cuore, che merita di essere letta e conosciuta. Si tratta quasi di un diario in cui Valentina Olivi racconta in prima persona l’esperienza della sua terza gravidanza, dal difficile inizio fino al momento della nascita e della morte della neonata, Chiara, qualche giorno dopo il parto. La gravidanza si presenta da subito molto problematica, più delle due gravidanze precedenti. La donna deve scegliere subito se interrompere la gravidanza o accettare con costi alti e senza certezze la nuova vita. Ma Valentina decide di non abortire, nonostante le venga suggerito, e si sottopone a cure delicate e dolorose pur di salvaguardare la vita della sua piccola. Nel suo racconto analizza poi le relazioni oltre che con il marito e i due figli piccoli, anche quel- le con i medici, gli infermieri e la burocrazia degli ospedali: perché chi si trova a che fare con una gestante in gravidanza problematica ha l’onere di un compito particolare e speciale nonché una grande responsabilità su di lei e sul suo bambino. La realtà della malattia e della morte della piccola Chiara viene vissuta con sofferenza, talvolta anche con ribellione, dall’autrice e dalla sua famiglia, ma sempre con fede nella vita e in Dio, il quale ha a cuore qualsiasi vita, anche la più breve. Soprattutto nei momenti in cui certezze e speranze le sono venute a mancare, l’autrice ha sperimentato il valore e l’importanza della fede. Questo libro è un contributo al rispetto della vita umana e al diritto di nascere. Una forte testimonianza di vita: la drammaticità dell’esperienza vissuta in prima persona; la gioia di aver accolto da subito la vita e di aver fatto il possibile per accettarla e accompagnarla. a cura di AGOSTINO CLERICI STRUMENTI Frutto del lavoro della Commissione regionale dell’Emilia-Romagna per la pastorale familiare, il sussidio propone un itinerario di 16 incontri per i fidanzati in preparazione al sacramento del matrimonio, percorso che, grazie alla flessibilità dello strumento, può essere agilmente ridimensionato nella periodicità a seconda del tempo a disposizione, delle persone coinvolte e delle necessità contingenti. Ogni incontro è caratterizzato da un momento di accoglienza, l’esposizione dei contenuti, il lavoro di gruppo e di confronto tra le coppie, una proposta di lettura biblica, una preghiera, la conclusione conviviale. Il taglio è esperienziale, anche grazie al coinvolgimento di laici esperti nella preparazione del materiale offerto. ENRICO SOLMI (a cura di), Io accolgo te. Strumento operativo per la preparazione dei fidanzati al matrimonio, EDB, GUIDA - pagine 224, euro 13,00; SUSSIDIO - pagine 64, euro 3,50. VALENTINA OLIVI, Un cuoricino di nome Chiara. Una storia vera, Paoline, pagine 136, euro 11,00 A SANTIAGO DI COMPOSTELA PER RITROVARE SE STESSI GIANLUCA LOMBARDI, Oltre Santiago. I vestiti bruciati, EDB, pagine 112, euro 9,90 NOVITÀ IN LIBRERIA Improvvisamente, a 37 anni e dopo tredici di matrimonio, una violenta crisi coniugale fa sprofondare l’autore, Gianluca Lombardi, nel baratro della disperazione. Vuole a tutti i costi salvare il suo matrimonio, tenere unita la sua famiglia. I margini di ricomposizione sono ormai ridotti ed egli decide un tentativo disperato: sparire improvvisamente per qualche tempo, nella speranza che in sua assenza la moglie si renda conto che non vuole perderlo. Decide quindi di percorrere il Cammino di Santiago, ottocento chilometri a piedi, da Saint Jean Pied du Port, in Francia, a Santiago de Compostela, e poi fino a Finis Terrae, sull’oceano, per compiere il rito del rogo dei vestiti bruciati e del bagno purificatore. Il libro non è una guida, anche se si ritrovano riferimenti a luoghi e città; non è un romanzo, perché il protagonista quelle strade, quei sentieri li ha percorsi veramente e le parole che lo compongono sono state scritte con l’angoscia, la disperazione, la speranza, il sudore, il sangue. È la storia di un uomo che, quando ha capito che stava perdendo ciò che aveva di più caro, si è messo uno zaino in spalla e ha cominciato a camminare. Sperando nel miracolo di salvare il suo matrimonio, alla fine ne ha ottenuto di ritrovare se stesso. E, forse, Dio. La dimensione affettiva è uno dei temi centrali e di primaria importanza su cui si gioca il destino di bambini, ragazzi e adolescenti. Il libro - primo di tre volumi dedicati alle diverse età dei bambini e ragazzi - nasce dal bisogno dei genitori di “sapere come comportarsi” e di “sapere cosa dire”. Attraverso brevi capitoli, l’autore offre una visione realistica ma non pedante delle diverse fasi di sviluppo dell’affettività e dei suoi diversi aspetti, partendo dalle prime reazioni del neonato, dal preimprinting alle reazioni del papà e della mamma, dal pensiero magico alla prima coscienza del proprio sviluppo, dalla “condanna” della crescita al gusto della soddisfazione. L’autore, psicoanalista e psicologo della fiaba, usa spesso le metafore del mondo fiabesco per aiutare la comprensione e donare efficacia al proprio linguaggio. MASSIMO BETTETTINI, L’affettività dei bambini da 0 a 6 anni, San Paolo, pagine 128, euro 9,00. Il secondo volume della trilogia affronta il tema dell’affettività, intesa come la capacità di comunicare e ricevere amore ed è dedicato all’educazione dell’affettività nei ragazzi da 6 a 12 anni. La dimensione affettiva racchiude e integra corporeità e genitalità, spiritualità ed emotività, intelligenza e comunicazione, e, di fatto, poiché rappresenta la “struttura portante” della persona, nell’educazione affettiva si gioca lo sviluppo e la formazione di bambini, ragazzi e adolescenti. Il testo parla agli adulti, stando dalla parte dei bambini. MASSIMO BETTETTINI, L’affettività dei ragazzi da 6 a 12 anni, San Paolo, pagine 110, euro 9,00. QUARTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B Parola FRA noi DT 18,15-20 SAL 94 1 COR 7,32-35 MC 1,21-28 Solo lui è capace di operare quello che dice di ANGELO SCEPPACERCA QUARTA SETTIMANA del Salterio IN GESÙ ABITA UN’AUTORITÀ INASPETTATA L a scena del Vangelo, domenica scorsa, era sulla riva del mare; quella di oggi è in città, il centro di Cafarnao. Qui Gesù inizia di sabato, il giorno principale della settimana, il giorno della preghiera e della fede, il suo magistero. Non è una dottrina che si presenta da subito con i toni e i modi della rottura. Gesù, al contrario, entra nel luogo tradizionale dell’insegnamento: la sinagoga. Però, anche se il contenitore è quello classico, tradizionale – la sinagoga era il luogo dove si spiegavano le letture nei giorni di festa – di un qualsiasi altro Rabbi, tuttavia la novità di Gesù straripa e “spacca gli otri”. Infatti lui stesso dirà che non si può mettere vino nuovo in otri vecchi senza far danni (Mc 2,22). Rispetto all’insegnamento degli scribi che si limitava a una dotta serie di citazioni di autorità passate, alla ripetizione di un messaggio legalistico e impersonale, la parola di Gesù risuona come una novità assoluta. Gesù si confronta direttamente col testo biblico appena letto, senza nascondersi dietro citazioni di altre autorità. Gesù insegna con la sua autorità di maestro: lui è il portatore dello Spirito, il Signore della Parola. Gesù interroga e si lascia interrogare dalla Parola di Dio, ne mostra tutta l’attualità e la coerenza con la vita di ogni giorno e le scelte per sempre. Gesù insegna con un’autorità inaspettata perché deriva da una dignità che circonda questo falegname di Nazareth, un’autorevolezza che non passa inosservata, che si impone da sola. La zona d’ombra e inquietante è data dal grido dell’indemoniato. Un giovane posseduto dal demonio, presente nella sinagoga, mimetizzato tra la folla anonima. Quando il Santo di Dio ridà forza e vita alla Parola del- la Bibbia, che ritorna e riprende ad illuminare la vita degli uomini, il nascondiglio del demonio si scopre e la sua opera viene alla luce per essere distrutta e andare in rovina. La confessione blasfema e bestemmiatrice dell’indemoniato: “Io so, che tu sei il Santo di Dio!”, mette a fuoco la realtà di Gesù e diviene una involontaria risposta allo stupore della folla: di fronte c’è Uno che mostra un legame inaudito e fortissimo con Dio stesso. Forse il demonio pensava – illudendosi – di avere potere su Gesù, perché ne conosceva il segreto della persona. Invece Gesù lo smentisce. La sua autorità, infatti, si estende anche sugli spiriti malvagi e immondi. Il commento della gente è stupito, ma è anche un invito a riflettere, a porre la domanda: Chi è Gesù? Chi è quest’uomo che di sabato, giorno in cui è proibito pescare e riassettare le reti, con la sola parola è capace di cacciare i demoni? Quello che colpisce non è l’esorcismo, ma il modo dell’irresistibile intervento di Gesù, uno che mostra di avere la stessa autorità della Parola di Dio, lo stesso potere di Dio. Dunque... Sarà il resto del Vangelo di Marco a svelare il suo insegnamento, sarà la stessa vita di Gesù a confermare quello che oggi, nella sinagoga di Cafarnao, già si intuisce: l’evangelo è nella persona di Gesù; solo lui è capace di operare quello che dice e il risultato è già evidente: la liberazione dal male. Se gli indemoniati rappresentano l’immagine tipica del potere del male, nella loro incapacità di stabilire rapporti autentici con gli altri e col mondo, Gesù è il servo che è venuto per dare la sua vita in riscatto di tutti. E il suo gesto d’amore vince la lotta e rovina i demoni. SOCIETÀ P A G I N A 3 PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 DOMENICA 1° FEBBRAIO 2009 GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA LA FORZA DELLA VITA NELLA SOFFERENZA L a vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi. La sofferenza appartiene al mistero dell’uomo e resta in parte imperscrutabile: solo «per Cristo e in Cristo si illumina l’enigma del dolore e della morte» (GS 22). Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili. Qui di seguito pubblichiamo il messaggio integrale della Conferenza Episcopale Italiana in occasione della XXXI Giornata Nazionale per la Vita so molti anziani, dei quali i parenti più prossimi, per motivi di lavoro e di distanza o perché non possono assumere l’onere di un’assistenza continua, non sono in grado di prendersi adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro impegno è encomiabile e va oltre il semplice dovere professionale: a loro e a tutti quanti si spendono in questo servizio, vanno la nostra stima e il nostro apprezzamento. spondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire con serenità, ma anche con chiarezza, che si tratta di risposte false: la vita umana è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione. La strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie – anche le più difficili – e a non abbandonare mai la speranza. Chi soffre, poi, non va mai lasciato solo. L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare ai parenti e agli amici dei sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa significhi avere accanto qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia. Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza. Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo distrugge la creatura che custodiscono in seno, ma provoca anche in loro un trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In realtà, al dolore non si risponde con altro dolore: anche in questo caso esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico. La via della sofferenza si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi. È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi, quando è nella prova, può dire con San Paolo «Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne» (Col 1,24). A soffrire, oggi, sono spes- C’è, poi, chi vorrebbe ri- Quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù Cristo, sofferente sulla croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte. Il suo trionfo il terzo giorno, nella risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita. INTERVISTA A VITTORIO POSSENTI IN ITALIA È ANCORA MOLTO APERTO IL DIBATTITO SUL FINE-VITA Riscoprire il significato della virtù della fortezza nella società di oggi L a virtù della fortezza è “la virtù di chi non si abbandona allo sconforto; confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia”. Un invito a riscoprire una delle quattro virtù cardinali viene dai vescovi italiani, nel messaggio per la 31ª Giornata nazionale per la vita, che si celebra il 1° febbraio sul tema: “La forza della vita nella sofferenza”. Un tema approfondito in questa intervista con Vittorio Possenti, docente di filosofia politica all’Università di Venezia. Al centro del messaggio c’è il rapporto tra vita e sofferenza: come lo declina la nostra società? «Certamente il tema del dolore e della sofferenza attanaglia ogni uomo e società, e di norma si cerca di fare di tutto per metterci al riparo da ciò che morde la nostra vita: la società contemporanea non fa eccezione. La novità è l’impatto emotivo sempre maggiore che riveste l’elemento tecnico, tecnologico, chiamato in causa perché possa lenire almeno la sofferenza del corpo, in parte quella dell’anima. Oggi c’è una richiesta crescente rivolta alla scienza e alla tecnologia, affinché facciano tutto il possibile, e magari anche l’impossibile, per venire incontro alle richieste di lenire il dolore e curare la malattia. Si tratta di una strada percorribile, purché, però, non venga spinta all’eccesso: da un lato, infatti, la tecnologia può alleviare e guarire il dolore, dall’altro, può renderlo più pesante in alcune situazioni, qualora si faccia un uso distorto delle tecnologie stesse. Per questo, è importante il suggerimento del messaggio di rivolgersi alle sorgenti spirituali dell’uomo, che possono aiutare a vivere la sofferenza dando ad essa un significato diverso». I vescovi invitano a riscoprire la “virtù della fortezza”: non è oggi una virtù dimenticata, sostituita dalla “rimozione” di tutto ciò che è dolore e sofferenza? «Senza dubbio la virtù della fortezza, come le altre virtù cardinali, è stata un po’ rimossa: non c’è più una vera e propria pedagogia finalizzata ad acquisire la virtù della fortezza, che consiste nel rendere la persona umana più resistente di fronte agli attacchi del male, della sofferenza, della depressione. A mio avviso, anzi, esiste un collegamento tra l’aumento del male oscuro della depressione - che in Occidente sta diventando la seconda causa di malattia, dopo il cancro - come male oscuro che attenta alla nostra vita, e la diminuzione della presenza della virtù della fortezza. L’atto fondamentale di questa virtù non è quello di reagire, di aggredire, ma quello di sostenere: ri- manere fermi durante la sofferenza, con l’anima rivolta alle cose che contano, cioè il bene e il vero. È in questo senso che, a mio avviso, va letto l’invito dei vescovi a riprendere in mano la virtù della fortezza, per non cedere di fronte agli assalti del male e della malattia». Tra le cause della sofferenza, per la Cei, figurano la malattia, il distacco dalle persone care, ma anche la “difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi”. È il disagio relazionale la cifra del nostro tempo? «Al di là della malattia fisica, altre forme di sofferenza tipicamente umane nascono dal rapporto con gli altri e con se stessi. Può capitare che i più grandi nemici di noi stessi siamo esattamente noi stessi: a volte è infatti molto difficile convivere con sé, se non c’è a monte una pedagogia che aiuti gli esseri umani ad avere il rapporto giusto ed equilibrato con se stessi. Spesso si sorvola su questo aspetto, e si considera elemento prioritario il rapporto con gli altri, come sorgente di disagio. Anche il rapporto con se stessi provoca invece disagio, ad esempio, se ci si trova in un contesto di relazioni poco solidali, in cui l’individuo si trova a dover instaurare un rapporto con gli altri mediato solo dalla competizione: individui soli che competono nel mercato...». Nel messaggio si affronta anche la questione dei malati terminali, e le “false risposte” come l’eutanasia: un tema molto attuale nel dibattito pubblico e politico... «Questo è un momento molto importante, perché il Parlamento si accinge a valutare proprio questi aspetti, in una legge sul fine-vita. A mio avviso, si tratta di un compito particolarmente delicato, che dovrebbe contemperare attraverso disposizioni che non dovrebbero essere molto numerose, ma scarse e succinte - le dichiarazioni anticipate di trattamento che il paziente, anche su base costituzionale, ha diritto di esprimere, e la deontologia e la responsabilità medica, che impone di lasciare le decisioni reali all’interno del dialogo tra medico e paziente. Il punto centrale su cui si dovrebbe legiferare in futuro è, in altre parole, la necessità di trovare una strada che salvaguardi la dignità della persona, il suo grado di libertà nel decidere di accettare o di rifiutare trattamenti particolarmente invasivi, e la responsabilità deontologica dei medici». a cura di MARIA MICHELA NICOLAIS www.agensir.it P A G I N A 4 SOCIETÀ INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 IL FUTURO DELL’EURO Unione europea celebra, forse con enfasi eccessiva, i dieci anni della nascita dell’euro e, per l’occasione, segnala una sorta di “decalogo” dei vantaggi riconducibili alla moneta unica. In una Europa sempre in cerca di elementi unificanti e di simboli condivisi, che facciano presa anche sui cittadini, monete e banconote possono in effetti trasmettere l’immagine di un progetto storico eppure attuale, di una comunità “unità nella diversità”. Non a caso i pezzi coniati portano simboli culturali e architettonici di tutti i paesi aderenti alla zona euro. Nato come valuta contabile il 1° gennaio 1999 e circolante dal 2002, l’euro presenterebbe, secondo le istituzioni comunitarie e la Banca centrale di Francoforte, svariati “pregi”: la possibilità di offrire prezzi facilmente confrontabili e quindi maggiore trasparenza a favore dei consumatori e delle imprese; il controllo dell’inflazione e dello stesso livello dei prezzi; il contenimento dei tassi d’interesse; l’abolizione delle spese di cambio, utile per chi viaggia oppure opera commercialmente oltre le frontiere; una migliore integrazione dei mercati finanziari (questione all’ordine del giorno dopo i terremoti causati dai mutui subprime). Ma occorre pensare anche alla progressiva integrazione fra le economie degli Stati che utilizzano l’euro, per una maggiore competitività verso l’esterno; nuovi stimoli ai commerci; un controllo serrato sulle finanze pubbliche (i famosi e tanto vituperati “criteri di Maastricht”); la presenza della valuta europea sullo scacchiere mondiale per una Ue che estende la sua influenza. Naturalmente non tutte le chances offerte dall’euro hanno progredito di pari passo e con eguale successo. Anzi, molto resta da fare su questa strada, così come hanno riconosciuto di recente i vertici dell’Ue. Resta il fatto che, a un decennio dall’introduzione della nuova moneta, anche chi era stato a suo tempo scettico e prevenuto verso questa realizzazione comunitaria, oggi mostra di ricredersi. Succede in Europa ed è così (salvo poche eccezioni) in Italia. “L’introduzione dell’euro – spiegava nel 2002 un grande europeista come il cancelliere tedesco Helmut Kohl – non è solo importante per l’Ue, ma costituisce un punto di svolta nella storia d’Europa. La moneta unica ha reso l’integrazione europea irreversibile”. Attorno all’euro si concentrano però sfide contingenti. In tempo di crisi, occorre verificare se i 16 paesi che adottano la medesima valuta sapranno concertare risposte comuni per fronteggiare la recessione, avendo ugualmente cura per lo stato di salute dei loro conti pubblici. Il che equivarrebbe a un passo ulteriore verso quella Unione economica e monetaria (Uem) che, prevista dai Trattati, è rimasta per lo più sulla carta. L ’ GIANNI BORSA ITALIA LA SINTESI DELLA PROLUSIONE DEL CARD. BAGNASCO Difficoltà e attese nel Paese ’ L anno 2009, “nel 4° centenario delle prime osservazioni di Galileo Galilei al telescopio, si annuncia ricco di sollecitazioni sul fronte del rapporto tra la fede e la scienza”. Lo ha detto il 26 gennaio a Roma, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei, il cardinale presidente Angelo Bagnasco. Dopo aver ricordato il recente Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio, il cardinale Bagnasco ha parlato del “rinnovato amore al Libro di Dio (che) ci fa sentire particolarmente vicini ai fratelli ebrei nel cui seno è nato l’antico Testamento. Purtroppo, di recente, singolari riserve sono venute da parte di alcuni esponenti dell’assemblea rabbinica italiana, nel quadro di una loro non partecipazione per quest’anno alla Giornata «per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei», che da qualche tempo viene proficuamente celebrata in alcuni Paesi, compreso il nostro”. “A proposito, poi, della recentissima revoca della scomunica alla Fraternità di San Pio X - ha aggiunto - mentre esprimiamo il nostro apprezzamento per l’atto di misericordia del Santo Padre, manifestiamo il dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro vescovi interessati circa la Shoah; dichiarazioni peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso riprese con intento strumentale; dichiarazioni già ripudiate dalla stessa Fraternità”. esprimendo solidarietà in particolare per i cristiani che vivono in quella terra. Circa la crisi economica in corso, ha affermato che “è scoppiata per le speculazioni avvenute in campo finanziario, grazie all’ingordigia di guadagni i più consistenti possibile nei tempi più brevi”. Ha detto al riguardo che “ora è facile che gli effetti più dolorosi si riversino soprattutto su quella parte di popolazione che in realtà non ha mai scialacquato, e che già prima era in sofferenza per una cronica ristrettezza economica”. Persecuzioni, Gaza, crisi finanziaria. Allarme per la sorte dei cristiani in Iraq e per quelli della regione dell’Orissa in India: così il card. Angelo Bagnasco proseguendo nella prolusione. Insieme a un accorato pensiero e una preghiera per le “due sorelle del Movimento contemplativo missionario Charles De Foucauld, Caterina Giraudo e Maria Teresa Olivero, rapite il 9 novembre scorso al confine tra Kenya e Somalia”, Bagnasco ha ricordato il volontario italiano della Croce Rossa Eugenio Vagni, sequestrato nelle Filippine, e il missionario Giuseppe Bertaina, ucciso due settimane fa sempre in Kenya “dopo ben 57 anni di dedizione all’Africa”. Ha poi dedicato un ampio passaggio del discorso alla crisi nella Striscia di Gaza, Aiutare le famiglie. Sempre riferendosi alla crisi economica, Bagnasco ha ricordato che essa “tocca i singoli, le famiglie, le comunità. Quel lavoro che già prima era precario, ora lo è di più, e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Per aiutare le famiglie, ha poi ricordato la necessità di adeguate politiche di sostegno, citando tra l’altro il “quoziente familiare” e rimarcando che “i figli non sono, non devono essere, una penalizzazione, quasi fossero un privilegio o un lusso. Se invece, com’è vero, sono delle risorse anche per l’intera società, allora lo si deve vedere”, ha concluso. Circa la scuola, in particolare quella paritaria di ispirazione cristiana, ha sottolineato che “la Chiesa non lucra su di essa, e per la verità ci rimette solamente; ma lo fa sempre con forte convinzione” per finalità edu- cative. Ha poi aggiunto che “non la scuola libera deve elemosinare, ma la società e la politica sono chiamate responsabilmente a corrispondere per quanto loro possibile, e come i Paesi europei fanno da anni senza vecchi pregiudizi ideologici”. RU486, diritti dell’embrione, fine vita. Sui temi della bioetica, il presidente della Cei ha fatto riferimento alla notizia che “sarebbe imminente il via alla libera circolazione della pillola Ru486”, ricordando che “ci sono casi documentati di danni enormi, vitali, che l’assunzione di questa pillola ha causato in alcune situazioni nell’arco degli ultimi sedici anni”. Riflettendo su una “legge sul fine vita, resasi necessaria a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza”, Bagnasco ha parlato di “enfasi posta sull’adeguarsi al trend altrui... quasi che l’Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un’altrui discutibile modernità”. Ha quindi auspicato la diffusione della “medicina palliativa” e l’aumento di strutture tipo hospice “in grado di accompagnare le persone in coma irreversibile o in stato vegetativo, sollevando da carichi ardui le rispettive famiglie”. Ha poi detto che “togliere l’alimentazione e l’idratazione ad una persona, per di più ammalata (famoso in Italia il caso di Eluana Englaro, ndr), è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico”. IL PRESIDENTE AMERICANO FINANZIA L’ABORTO SU SCALA MONDIALE Obama ha mantenuto la parola! N essuna persona di buon senso si era fatta illusioni sulla figura di Barak Obama. In campagna elettorale il candidato democratico lo aveva detto: se verrò eletto, gli Stati Uniti torneranno a finanziare l’aborto nel mondo. E puntualmente, appena insediatosi alla Casa Bianca, Obama ha mantenuto la parola, e ha abrogato le disposizioni a suo tempo varate da Ronald Reagan e da Jeorge W. Bush. Le reazioni della Chiesa cattolica – a Roma come negli States – sono state immediate e severissime. Non poteva essere diversamente. Obama ha deciso di usare le ingenti risorse economiche che una nazione come la sua ha a disposizione non già per sostenere i bisognosi, ma per eliminarli. Ha orientato la forza e la potenza di un grande Paese non ad allargare lo spazio al grande banchetto dell’umanità – per citare l’immagine che fu a suo tempo usata da Paolo VI – ma al contrario per impedire che altri invitati possano finalmente trovarvi un posto. L’aborto su scala planetaria è infatti tutto questo: l’uccisione pianificata, organizzata e diffusa di esseri umani indifesi e invisibili, proposta e talvolta imposta ai Paesi del terzo e del quarto mondo. La decisione di Barak Obama Poche ore dopo il suo giuramento con una cerimonia sontuosa (e costosa!) Obama ha deciso di usare le ingenti risorse economiche che una nazione come la sua ha a disposizione non già per sostenere i bisognosi, ma per eliminarli stride in modo clamoroso con l’immagine che il nuovo Presidente degli Stati Uniti in questi mesi aveva costruito di sé. L’immagine di un homo novus, di un idealista innamorato di grani principi, l’artefice di una svolta nella difficile stagione economica dell’America e del mondo. Indubbiamente, Obama è stato abilissimo nel proporsi in una veste accattivante al suo elettorato e all’opinione pubblica mondiale. Una grossa mano gliel’hanno data i mass media che – tanto negli Usa come in Europa e in Italia – tifano da sempre il partito democratico e osteggiano il Republican Party. La ragione di questo evidente “tifo da stadio” è presto detta: i democratici sono diventati ormai da alcuni decenni l’espressione della cultura “liberal” – che possiede il controllo della quasi totalità dei media - tutta improntata sui diritti civili, cioè sull’aborto libero, l’omosessualità come valore da equiparare ai rapporti naturali, il rifiuto di ogni valore tradizionale come rampa di lancio verso una società più libera e umana. Dall’altra parte, i repubblicani – messi in ginocchio da discutibili scelte in politica estera e dalla crisi economia interna – sono stati travolti dalla capacità di Obama di apparire quel nuovo “capocarovana” in grado di guidare verso la nuova frontiera un Paese che si sente sempre in viaggio, come nel vecchio west. Ma sono bastate poche ore di potere a Obama, e subito la maschera è caduta per lasciare spazio a un volto inquietante: si era travestito da uomo buono, ma era solo un abortista. Una lezione che fa riflettere: purtroppo certi campioni delle democrazie liberali sono molto abili nel nascondere il loro aspetto terribile sotto il pelo rassicurante di un agnello. Mentre i tiranni e i sovrani più spregiudicati dei secoli passati non si preoccupavano di dissimulare e di nascondere la loro malvagità, i nuovi Erode sentono il bisogno di apparire buoni e perfino cristiani. Barak Obama si è fatto “incoronare” l’altro giorno con una cerimonia sontuosa, costata molto di più che quella dei suoi predecesso- ri. Una regia sapiente che serve a consolidare nel suo Paese e nel mondo l’immagine dell’uomo sincero e onesto che, con le sue sole forze, e nonostante il colore della sua pelle, riesce nella scalata al ruolo più potente del mondo. Una strategia che potrà anche ingannare i più sprovveduti e gli ingenui. Ma che non incanta tutti coloro che sanno guardare in faccia la realtà. E la realtà dice che Barak Obama ha voluto iniziare il suo mandato presidenziale firmando la condanna a morte di un numero incalcolabile di esseri umani innocenti che saranno uccisi con l’aborto nel mondo, finanziato dagli Stati Uniti d’America. “We can!” è il motto che tanta fortuna ha portato alla campagna elettorale di Obama. Ed effettivamente, il nuovo presidente avrà pieni poteri su scala planetaria Ma c’è una cosa che non è possibile ad alcuna autorità umana: decretare che si possa uccidere anche un solo innocente con l’aborto. Il tempo e la storia ci mostreranno quale futuro sarà riservato a questo Presidente, dopo che egli ha voluto esordire nello spregio del più elementare diritto naturale: quello alla vita dei non nati. E non è un bel biglietto da visita. MARIO PALMARO SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 IL PAPA E I VESCOVI LEFEBVRIANI Non è ancora la meta B enedetto XVI ha accolto la richiesta di rimuovere la scomunica ai quattro vescovi ordinati nel 1988 da mons. Marcel Lefebvre. Lo ha reso noto il 24 gennaio un comunicato della sala stampa vaticana, accompagnato dal Decreto della Congregazione per i vescovi, firmato il 21 gennaio dal cardinale prefetto Giovanni Battista Re. Mons. Bernard Fellay, mons. Bernard Tissier de Mallerais, mons. Richard Williamson e mons. Alfonso del Gallareta: questi i quattro vescovi, ordinati da mons. Lefebvre, cui il Papa ha rimesso la scomunica. Una decisione, si legge nel comunicato, giunta “dopo un processo di dialogo tra la Sede apostolica e la Fraternità sacerdotale San Pio X”, fondata a Friburgo nel 1970 da mons. Lefebvre. La lettera del 15 dicembre 2008. Benedetto XVI – viene spiegato nel comunicato della sala stampa della Santa Sede – ha accolto “la richiesta formulata nuovamente” dal superiore generale della Fraternità, mons. Fellay, “anche a nome degli altri tre vescovi”, con la lettera del 15 dicembre 2008. “Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici – si legge nella missiva – e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione”. I quattro vescovi, viene spiegato ancora nel comunicato, erano stati consacrati il 30 giugno 1988 dallo stesso mons. Lefebvre “senza mandato pontificio” ed erano, quindi, “incorsi nella scomunica latae sententiae”, cioè automatica, dichiarata dalla Congregazione per i vescovi il 1° luglio 1988. Fedeltà e riconoscimento. Benedetto XVI, informa la sala stampa, “ha seguito fin dall’inizio questo processo”, cercando “sempre” di “ricomporre la frattura con la Fraternità, anche incontrando personalmente mons. Fellay, il 29 agosto 2005”. In quell’occasione, il Papa ha manifestato “la volontà di procedere per gradi e in tempi ragionevoli in tale cammino” giunto ora, “con sollecitudine pastorale e paterna misericordia”, alla rimozione della scomunica. Il Papa, si legge nel Decreto della Congregazione per i vescovi, è “fiducioso nell’impegno di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, così da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine”. Con “questo atto”, si legge ancora nel Decreto, “si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l’unità nella carità della Chiesa uni- versale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione”. L’auspicio è che “questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell’autorità del Papa con la prova dell’unità visibile”. Il cammino di riavvicinamento. La revoca della scomunica, come si evince dal Decreto, non significa la soluzione dello scisma lefebvriano ma rappresenta un passo importante. Un passo maturato negli anni. Già nel 1988, l’allora cardinale Ratzinger cercò di fare il possibile per evitare lo scisma. Nel maggio di quell’anno – quindi, prima di procedere con l’ordinazione episcopale – Lefebvre rifiutò in extremis un protocollo d’intesa già siglato con il card. Ratzinger. L’accordo prevedeva, tra l’altro, diverse dichiarazioni dottrinali: la Fraternità non ha mai accettato la riforma liturgica post conciliare né alcuni decreti del Vaticano II. Subito dopo l’ordinazione episcopale, il 2 luglio 1988, Giovanni Paolo II, con il Motu Proprio “Ecclesia Dei”, dichiarò la propria “afflizione” per l’infelice conclusione della questione e istituì una Commissione (denominata, appunto, “Ecclesia Dei”) “con il compito di collaborare con i vescovi, con i dicasteri della Curia romana e con gli ambienti interessati, allo scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale” degli appartenenti alla Fraternità. Nel corso degli anni, diverse comunità in vario modo collegate al movimento lefebvriano sono rientrate in piena comunione con la Chiesa cattolica. Come, ad esempio, nel 2001, il gruppo brasiliano vicino alla Fraternità, facente capo a mons. Fernando Arêas Rifan, nominato nel 2002 dal Papa vescovo coadiutore con diritto di successione dell’amministrazione apostolica “San Giovanni Maria Vianney” in Campos (Brasile). Il cammino di riavvicinamento aveva già vissuto nel 2000 un momento significativo: i lefebvriani guidarono un pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo. Con l’elezione di Benedetto XVI il dialogo con la Fraternità ha avuto nuovi “input”. Il 29 agosto 2005, dopo pochi mesi dalla sua elezione, il Papa ha ricevuto, infatti, in udienza mons. Fellay. Ultimo passo in ordine di tempo, prima della revoca della scomunica, il Motu Proprio “Summorum Pontificum” (7 luglio 2007) con cui è stato riconosciuto il Messale del 1962 come “espressione straordinaria” dell’”unico rito romano”. SERVIZIO INFORMAZIONE RELIGIOSA Per non dimenticare F ra tante vergogne che hanno caratterizzato la nostra storia recente: dalla promulgazione delle leggi razziali nel 1938 ai fatti di sangue del dopo 25 aprile 1945, se c’è qualche capitolo di questa storia del quale come italiani, e come uomini, si può andare orgogliosi, ebbene, uno di questi è il capitolo scritto da Giorgio Perlasca. Così afferma Giovanni Lugaresi nella introduzione a L’IMPOST ORE , il libro-diario di Perlasca. Nella Budapest del 1944 occupata dai tedeschi un commerciante italiano, fingendosi addetto all’ambasciata spagnola, pone sotto la sua protezione e salva dalla deportazione e dalla morte cinquemila ebrei: è Giorgio Perlasca. La sua vicenda drammatica, avventurosa e per certi versi paradossale è tutta raccontata in queste pagine, rimaste inedite per decenni e venute in luce dopo la sua morte. Le doti diplomatiche, la passione civile, ma anche e soprattutto una grande spregiudicatezza e caparbietà permettono a Perlasca di tenere al riparo dalla ferocia dei fascisti ungheresi e dei nazisti intere famiglie ebree: lo troviamo intento a produrre documenti falsi, a trovare cibo, a organizzare e difendere “case rifugio” per strappare con l’inganno, infine, migliaia di vite ai treni della morte di Adolf Eichmann. Negli ultimi anni della sua vita Perlasca è stato fatto se- gno di onori sia in Israele sia in Ungheria, dove vivissimo ne è il ricordo: un “eroe per caso” il cui nome è scritto a Gerusalemme fra i Giusti delle Nazioni. Nel diario, Perlasca ricorda anche un incontro molto sgradevole a Budapest con un connazionale, “un certo B.”, che gli dà del traditore perché ha cambiato nazionalità per salvare gli ebrei. Il brano viene riportato dal figlio nella sua testimonianza per distinguere l’“impostura” di suo padre da quella di chi nell’Italia del dopoguerra vendette la propria storia per ottenere qualcosa in cambio. Perlasca, invece, agì spinto da un impulso morale che gli ha fatto più volte dire: “Lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?”. Due volumi raccontano la storia di questo “Giusto”. Il primo è L’IMPOSTORE (il diario di Perlasca edito postumo da Il Mulino, Bologna, 1997, 20072) e LA BANALITÀ DEL BENE (nel quale Enrico Deaglio intervista Perlasca, edito da Feltrinelli, Milano 1991). Per non dimenticare. QUALE ? scuola ARCANGELO BAGNI SUGGERIMENTI PER REAGIRE SPERIMENTANDO NUOVI STILI DI VITA Crisi: ecco sei buoni passi... L a prolungata fase di crisi finanziaria che stiamo vivendo può aiutarci a cambiare stili di vita. Indichiamo di seguito alcuni esempi tratti dall’esperienza quotidiana e dalle diverse culture che vivono in Italia. Abbiamo suddiviso gli argomenti in 6 punti: il risparmio nei consumi, la riconversione dei consumi, l’acquisizione di nuove professionalità, lo scambio di prodotti e servizi, la valorizzazione del patrimonio personale, il volontariato e l’attenzione verso gli altri. Di seguito ai diversi punti sono stati forniti alcuni esempi che ognuno può ampliare in base alle proprie esperienze. 1. Si può risparmiare: non fumando più tabacco e altre sostanze, evitando di giocare d’azzardo a partire dai giochi autorizzati dallo Stato, razionalizzando l’uso degli alimenti (evitando di gettare un terzo degli acquisti nella spazzatura), dei servizi (acqua, energia elettrica, riscaldamento), diminuendo le ore in cui si parla al cellulare. 2. E’ importante riconvertire i consumi. Nei trasporti: da un uso personale dell’autovettura a un uso con più passeggeri e dove è possibile sottoscrivere l’abbonamento annuo che è fiscalmente deducibile. Nell’abitazione investire in tutto ciò che migliora il rendimento energetico (pannelli solari, impermeabilizzazione). 3. Acquisizione di nuove professionalità: da cuoco, da agricoltore (orto e piccoli terreni), falegname, elettricista, sarto, fornaio, pittore, assistente agli anziani e ai malati. Tutte competenze che possono tornare utili anche nel lavoro. Ognuno naturalmente svilupperà quelle in cui è più portato e poi potrà scambiarle vedi punto successivo 4. Scambio di prodotti e servizi. Si vanno sempre più affermando le banche del tempo dove ci si scambiano ore di lavoro. Lo stesso può succedere per chi ha sviluppato professionalità particolari. 5. Valorizzazione del patrimonio personale. Per chi ha un abitazione scambiarla con altre abitazioni per vivere vacanze a basso costo, oppure iniziare un attività di bed and breakfast (ospitalità e prima colazione), per chi ha del terreno coltivarlo da solo o insieme ad amici. Inoltre ci sono molti terreni incolti in Italia dove si possono mettere a coltura piccoli appezzamenti. 6. Volontariato e attenzione verso gli altri. L’impegno sociale verso il prossimo è utile anche per il volontario. L’esem- pio più semplice è quello del donatore di sangue che viene sottoposto a tutte le analisi necessarie affinché rimanga in buona salute. Chi aiuta gli altri in un associazione ha modo di conoscere gli altri volontari da cui ricevere stimoli positivi e acquisire utili “conoscenze”, sviluppando capacità personali che non sempre nel lavoro è facile o opportuno coltivare. Tutti queste idee non sono appannaggio esclusivo degli adulti, ma con i dovuti modi e nel rispetto delle leggi possono essere vissuti pure dai figli. Anche i minorenni in base alle capacità e all’età possono contribuire nelle “faccende domestiche” (i genitori saranno ringraziati dai futuri generi e nuore), curando l’orto, e lavorando in piccole attività saltuarie (quando non ci sono le lezioni scolastiche) dove si confrontano da pari con adulti che non sono né genitori, né professori, né allenatori. Il punto 1 per essere applicato non necessita di interloquire con altri soggetti se non con se stessi e occorre agire in profondità per modificare stili di vita. Negli altri punti invece, diventa determinante il rapporto con gli altri, una dimensione questa, che ci costringe a modificare i nostri atteggiamenti perché ci confrontiamo con gli altri. Un incontro che ci fa uscire dalla tranquillità, che a volte ci sembra prigione del nostro “io”. Applicando tutti i punti esposti il Pil in Italia scenderà sicuramente di più del 2-2,5% stimato dai diversi centri di ricerca ma sarà più facile che si realizzi quanto scritto da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus (punto 36 lettera d): “E’ necessario, perciò, adoperarsi per costruire stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi ed egli investimenti”. SERGIO PIERANTONI P A G I N A 6 SOCIETÀ ECONOMIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 RIFLESSIONI SULL’ATTUALE CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA MA È PROPRIO VERO CHE «PICCOLO È BELLO»? N el messaggio, che Benedetto XVI ha trasmesso in occasione della XLII Giornata Mondiale della Pace, si legge:“La storia dello sviluppo economico del ventesimo secolo insegna che buone politiche di sviluppo sono affidate alla responsabilità degli uomini e alla creazione di positive sinergie tra mercati, società civile e Stati”. Parole chiare che, declinate nell’attuale momento di crisi, indicano che l’uscita dalla stessa è resa possibile dall’opera responsabile dei cittadini e di tutte le componenti della società. Sono parole di speranza, dicono che la storia non è giunta al capolinea e che un domani migliore è possibile. Un capitolo di storia italiana spiacevole, brutto ed opprimente - si sta concludendo. Le sue ultime pagine registreranno: licenziamenti, chiusura di fabbriche, di attività artigianali e commerciali, cassa integrazione, aumento del deficit e del debito pubblico. Al presente, nessuna cultura, nessuna ideologia, propone un modello economico alternativo e tanto meno una nuova architettura di Stato e di società civile. È quindi ragionevole pensare che vi Il nanismo imprenditoriale non produce e non produrrà capacità concorrenziale per i nostri prodotti, non favorirà la ricerca, l’innovazione e il rinnovo della classe imprenditoriale, pur restando un aspetto importante e insostituibile della nostra economia pagina a cura di GIANNI MUNARINI sarà continuità nei modelli economici e politici, ovvero il cammino del capitalismo e delle attività di mercato, anche se con regole nuove, riprenderà vigore e si velocizzerà. Lo farà tra contraddizioni e inevitabili squilibri, quindi non è sufficiente operare a favore della ripresa rapida, si dovrà operare innanzitutto a favore del radicamento dell’etica, nei modelli comportamentali e nella cultura. Si dovrà, nel contempo, operare l’adeguamento delle norme giuridiche che regoleranno l’attività economica e finanziaria. Urge inoltre affermare, nell’attività imprenditoriale, il principio di libertà, legalità, solidarietà e responsabilità personale, nonché la separazione netta fra l’operare del mondo politico e quello imprenditoriale. In poche parole bisogna prendere coscienza della necessità di affrontare i temi della crisi e della ripresa, con puntualità ed energia e che è necessario troncare con le molteplici forme di italica indolenza. Il rinvio è una regola che la classe dirigente applica con frequenza, nella speranza che tutto si risolva grazie ad interventi esterni, alla fortuna, o per incanto. Questo giudizio caustico, se fosse vero, spiegherebbe le ragioni per le quali il governo si è sinora limitato a fronteggiare la crisi economica con un leggiadro ottimismo e con interventi più che modesti. Il decreto anti-crisi ne è prova inconfutabile. Il sindacato si limitata a riaffermare diritti che, in assenza di una robusta ripresa e dell’esistenza di ricchezza reale, ovvero spendibile, resteranno mera demagogia e sogni infantili. Gli imprenditori si limitano, tramite i vertici di Confindustria e Confcommercio, a lanciare appelli allarmati, a proporre sempre nuove forme di collaborazione e soprattutto a sfruttare lo sfruttabile, senza accettare rischi e fare sacrifici. Ho inteso dire che la classe dirigente naviga sotto costa, fa ammuina, non affronta con scelte energiche e coraggiose i nodi della crisi, si limita all’attesa e a non porre a rischio i propri capitali, le proprie rendite da privilegio, o posizioni di casta. Attende pigramente che la ripresa dell’economia mondiale traini la ripresa del nostro Paese. Per chiarire, esprimo alcuni giudizi, mirati, fra l’altro, a sottolineare come l’insipienza, le non scelte, l’acquiescenza alla realtà, produrranno danni notevoli, che ricadranno, soprattutto, sulle nuove generazioni chiamate a vivere il futuro. La classe imprenditoriale, come la classe politica di governo e di opposizione, ad esempio, per pigrizia mentale, esalta la piccola impresa. La dipinge come modello capace di sostenere e rilanciare il sistema economico italiano sui mercati mondiali. Affermano, inoltre, che sarà proprio questa fetta di Sistema/ Paese che ci porterà fuori dalla crisi. È falso: “il nanismo imprenditoriale” non produce e non produrrà capacità concorrenziale per i nostri prodotti, non favorirà la ricerca, l’innovazione e il rinnovo della clas- se imprenditoriale, pur restando un aspetto importante e insostituibile della nostra economia. Ho inteso dire che è urgente intraprendere percorsi di rinnovamento economico/produttivo e di un rilancio del start-up. Il termine start-up è usato principalmente con riferimento a imprese sostenute finanziariamente da Venture-capital. Ossia da un tipo di finanziamento che si rivolge ad aziende di nuova costituzione, che presentano elevate prospettive di reddito, ma rischi molto alti. Dette aziende operano prevalentemente nel settore hi-tech, ossia nel settore dell’industria manifatturiera che comprende prodotti farmaceutici, macchine per ufficio, strumenti di precisione, materiale per telecomunicazioni, apparecchi elettronici, aerei, elicotteri, strumenti ottici. In poche parole auspico che il motore progettato per l’uscita dalla crisi, non sia a basso regime di giri, perché se così fosse ci troveremmo in salvo per traino, pertanto resteremmo deboli, ossia con infrastrutture inadeguate, ricerca insufficiente, sistema/produttivo debole, sistema fiscale soffocante e università di serie B. SPESE INSENSATE E SPESE INUTILI SI AGGIUNGONO A PROMESSE NON MANTENUTE ABBIAMO IL RECORD MONDIALE DI CHIACCHIERE P er entrare a testa alta nel nuovo ciclo economico e nella rivoluzione industriale post-crisi, il governo dovrà impegnare robusti finanziamenti a favore del potenziamento della ricerca e dell’innovazione. Dovrà modernizzare il Paese con un robusto piano di grandi opere pubbliche, privilegianti lo sviluppo delle energie rinnovabili. La crisi che schiaccia l’Italia non è attribuibile solo alla congiuntura internazionale, in buona parte è attribuibile alla classe dirigente italiana. Temo che l’ostentato ottimismo di uomini di governo e i dissennati sproloqui dell’opposizione, se non modificati, faranno deragliare l’Italia dai binari che conducono all’uscita dalla crisi. Per capirci, quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ricorda che “l’Unione Europea ha apprezzato quello che abbiamo fatto sia per il rigore e la prudenza, sia per il sostegno che abbiamo dato all’economia e alle famiglie bisognose”, riporta alla memoria dei disincantati euforie di mussoliniana memoria, fatte di milioni di baionette da contrapporre a potenti carri armati… Il Ministro Tremonti non è da meno: assicura che la situazione italiana è migliore di quella dei partner europei. Invece, il Pil quest’anno avrà un calo del 2%, le tasse aumenteranno grazie al fiscal drag, gli investimenti crollano, il deficit salirà nel 2009 al 3,8%, la produzione industriale ha registrato nel novembre 2008 un calo, su base annua, del 12,3%, il debito pubblico nel 2008 è salito al 105,7% del Pil e nel corrente anno sfiorerà quota 109,3%, l’export in novembre ha registrato un 12,3%, rispetto allo stesso mese dello scorso anno. L’inflazione 2008 è stata pari al 3,3%, ma stando alle previsioni di Bankitalia nel 2009 il tasso scenderà al 1,1%: fantapolitica. La crisi va oltre i dati che ho dianzi elencato. Sono infatti inceppate quasi tutte le strutture e le istituzioni. Gli sprechi e i ritardi, nell’attuazione di progetti di modernizzazione, sono talmente tanti da divenire inelencabili a causa del loro numero. A documentare il record mondiale di chiacchiere, di promesse e di spese insensate sostenute dal nostro Paese a favore di opere inutili farò alcuni richiami. Il primo, il leggendario ponte sullo Stretto di Messina, la cui storia è inizia- ta 40 anni fa, è costato 160 milioni di euro, così dicono i bilanci redatti nel periodo 1985/2007 dalla società Stretto di Messina. A questa cifra si debbono sommare i costi sostenuti fra il 1969 e il 1985, la cui entità temo entrerà nel libro dei “misteri d’Italia”. In detto libro entreranno anche i costi sostenuti per altre opere inutili o incompiute, quali ad esempio lo smaltimento dei rifiuti campani e il salvataggio Alitalia. Quest’ultimo è già costato oltre 4 miliardi di euro, ossia una somma pari al valore del Decreto anticrisi, appena approvato. Il secondo richiamo è al carcere costruito a Gela, che dovrebbe assicurate all’Amministrazione penitenziaria, cento nuovi posti detentivi. Il lettore stenterà a crederlo, ma la costruzione di detta casa circondariale, i cui lavori edificatori pare siano stati terminati, è durata oltre 50 anni. Il progetto data 1959, i lavori ebbero inizio solo nel 1982 e la chiusura del cantiere porta la data del 2007. Nel novembre di detto anno, l’amministrazione comunale consegnò le chiavi del nuovo Istituto, al Ministro della giustizia. Nel 2008 il Guardasigilli Alfano comunicò alla Ca- mera, che “entro la fine del corrente anno il nuovo carcere sarebbe entrato in funzione”. La promessa non è stata mantenuta. Ad oggi il costo complessivo è stato di oltre 6 milioni e mezzo di euro. Per rendere l’idea dell’ampiezza del richiamato problema, rammento che nel 2007 ben 193 infrastrutture sono state oggetto di contestazione dura. Il fatto ha provocato l’arresto di molte costruzione di grandi opere pubbliche: autostrade, inceneritori, discariche, rigassificatori, termovalorizzatori, corridoi ferroviari, impianti eolici. Per questi ultimi è bene sapere che in Italia solo il 20% degli impianti eolici progettati, riesce a vedere la propria realizzazione. Il perché di detta falcidia è presto detto: l’80% dei progetti cade sotto la mannaia delle verifiche e delle approvazioni di legge. Oggi come oggi, per ogni impianto bisogna ottenere permessi e nulla osta, da 25 a 40 enti diversi. A rendere ancora più difficili le cose interviene, a volte, la contestazione dei “No a tutto”, sempre e comunque. Non bisogna dimenticare che il fermo delle opere comporta spese. I costi “del non fare”, fra il 2005 e il 2007, sono ammontati a 14 miliardi di euro: non sono bruscolini. Ma a non far partire le opere pubbliche, o a ritardarne il completamento, non si pongono solo le contestazioni e la burocrazia, ma pare anche il malvezzo e la scarsa serietà di parlamentari e di membri del governo. Infatti, molte opere pubbliche vengono approvate senza copertura finanziaria e ciò le condanna al fallimento. Il quadro tracciato pone in evidenza le debolezze del nostro Sistema/Paese. La crescita economica italiana si era fermata anni prima della crisi finanziaria partita dagli Usa. Da circa un decennio il tasso di sviluppo del Belpaese, è meno elevato di quello medio europeo, quindi l’Italia è entrata in crisi prima della grande crisi mondiale. Sia chiaro, non è mia intenzione gettare la croce sulle spalle di politici, sindacalisti, economisti ed imprenditori. È però vero che nella loro maggioranza, non sono stati in grado di prevedere l’attuale crisi e non hanno dimostrato la capacità di prevederne gli effetti nel breve e nel medio/lungo periodo. La crisi è grave ma le potenzialità necessarie per superarla sono presenti, in larga misura, nel nostro Paese, quindi ognuno faccia la sua parte. CHIESA P A G I N A 7 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 AGENDA del VESCOVO GIOVEDÌ 29 A Roma, Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Scuola e l’Università. VENERDÌ 30 A Como, colloqui e udienze personali; a Como, alle ore 18.00, visita e S. Messa alle suore Orsoline di viale Varese. SABATO 31 A Santa Caterina Valfurva, nel pomeriggio, incontro con gli ospiti e il personale della RSA, al termine, celebrazione della S. Messa. DOMENICA 1 FEBBRAIO A Valdidentro, convegno diocesano dell’Azione cattolica ragazzi. LUNEDÌ 2 A Sondrio, alle ore 10.00, in Collegiata, S. Messa nella Giornata della Vita Consacrata. MARTEDÌ 3 A Tresivio, aggiornamento del clero della provincia di Sondrio; a Bormio, alle ore 20.45, presso la Sala parrocchiale, incontro su “Schiavi del tempo e/o liberi dal tempo”. MERCOLEDÌ 4 A Como, alle ore 12.00, S. Messa con la Guardia di Finanza; a Como, alle ore 15.30, incontro con i canonici della Cattedrale; a Maccio, dalle ore 17.00, incontro con i giovani della Propedeutica, al termine, celebrazione della S. Messa e benedizione del portale della chiesa parrocchiale. GIOVEDÌ 5 A Como, al mattino, in Curia, Consiglio Episcopale. VENERDÌ 6 A Como, colloqui e udienze personali. SABATO 7 A Borgonuovo di Piuro, alle ore 17.00, S. Messa e conferimento del sacramento della Confermazione. DOMENICA 8 A Como alle ore 10.00, presso la basilica del SS. Crocifisso, S. Messa e conferimento del sacramento della Confermazione. LUNEDÌ 9 E MARTEDÌ 10 A Rho, Conferenza Episcopale Lombarda. IL VESCOVO HA INCONTRATO I GIORNALISTI Verso la visita pastorale « N ell’elenco dei doveri del Vescovo risulta ai primissimi posti». Ha esordito così monsignor Diego Coletti, lo scorso 24 gennaio, incontrando i giornalisti in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales, a proposito della Visita Pastorale. «Il Vescovo deve conoscere la diocesi e deve farsi conoscere – ha aggiunto – non deve essere un sedentario ma impegnarsi, seriamente, per incrementare la fede e migliorare la “qualità della vita cristiana” della Chiesa a lui affidata». A due anni dal suo ingresso in diocesi, dunque, monsignor Coletti annuncia l’avvio della Visita Pastorale, «anche se dal giorno del suo arrivo – ha puntualizzato il convisitatore di recentissima nomina, don Flavio Feroldi – il Vescovo ha già avuto modo di “girare” in lungo e in largo la nostra diocesi, cominciando a comprenderne storia, caratteristiche, potenzialità». «La finalità della Visita pastorale – continua monsignor Coletti – è aiutare le comunità a riprendere, a rinvigorire con slancio e passione il cammino pastorale. La fede ha bisogno di testimonianze e di confronto». Considerata l’ampiezza della diocesi e il numero delle parrocchie, 338, saranno necessari tre anni e mezzo per completare la Visita. «Sulle 52 settimane – prosegue il Vescovo –, tolti gli impegni per attività estive e “feste comandate”, saranno una trentina quelle a disposizione nel corso dell’anno». Per favorire i momenti di incontro la Visita, in linea di massima, si articolerà dal giovedì alla domenica. «Calendario, modalità e finalità – continua don Flavio – sono stati messi a punto e saranno ancora ulteriormente definiti nel confronto fra Consiglio Episcopale, Consiglio Presbiterale e Consiglio Pastorale. L’indizione ufficiale sarà il prossimo Giovedì Santo, 9 aprile e si aprirà con la visita del Vescovo ad alcuni “luoghisimbolo” per la diocesi: la Cattedrale, il Seminario, la Curia, gli ospedali di Como e di Sondrio, l’incontro con realtà associative come l’Azione cattolica e con alcune forme istituzionali. La Visita vera e propria alle comunità potrà avviarsi con l’autunno. La Visita Pastorale, è bene ricordarlo, è un evento di grazia, perché è il Vescovo che passa fra la gente». Altro aspetto illustrato dal Vescovo è stato l’avvio del secondo biennio sull’educazione. Il primo anno è stato dedicato alla rinnovata attenzione per il Consiglio Pastorale parrocchiale, per l’iniziazione cristiana dei fanciulli (in cui sempre più devono sentirsi responsabili le famiglie e l’intera comunità adulta) e per il cammino di preparazione al matrimonio (anche in questo caso con il coinvolgimento delle comunità in cui i giovani sono già inseriti o si inseriranno). Il cammino, ora, prosegue con «tre so- Foto William gni», questa la definizione di monsignor Coletti: «innanzitutto è necessario ridare slancio alla formazione teologica dei laici, i quali devono saper argomentare la propria fede: la fede va anche pensata, fatta crescere, motivata. Il secondo punto riguarda l’offerta di percorsi di formazione sui temi dell’affettività e della sessualità. Questioni che riguardano tutti, dai giovani agli adulti. Dopo aver vissuto, nel passato, un clima oggettivamente “repressivo”, oggi c’è il deserto, su un tema, al contrario, che è fondamentale per l’uomo. È quindi necessario recuperare la “cura” dell’affettività, la bellezza della sessualità, con adeguata preparazione culturale e serenità. Infine vi è la volontà di avviare itinerari di formazione cristiana su socialità, politica, amministrazione». Ultimo punto: la pastorale integrata. «È ormai da considerarsi archiviato – ha esordito il vicario episcopale monsignor Angelo Riva – il tempo in cui era possibile avere un parroco per ogni campanile. Oggi lo scenario è diverso. Vi è una diminuzione numerica del clero e una “globalizzazione” anche in questo ambito, per cui, molto spesso, anche i confini parrocchiali risultano parecchio rimescolati. Cosa fare? I laici sono chiamati a una nuova corresponsabilità, in un’ottica di collaborazione sempre più stretta fra parrocchie e comunità. Già adesso molte attività vengono fatte a livello interparrocchiale, zonale, o interzonale… E in futuro potrebbero nascere anche le unità pastorali – come già accade in altre diocesi – dove un gruppo di sacerdoti sarà responsabile di più parrocchie. Le scelte – conclude don Angelo – saranno operate con coraggio ma anche con prudenza e cautela. L’intenzione è quella di avviare una “mappatura” del territorio e dei bisogni per rendere le decisioni più efficienti ed efficaci». Al termine dell’incontro monsignor Coletti ha confermato che la prossima settimana, in Cattedrale, prenderanno avvio i lavori per la tumulazione di monsignor Alessandro Maggiolini. Come da sua richiesta, avverrà presso l’altare della Virgo Potens, noto anche come altare dell’Assunta. Come materiale sarà utilizzato marmo in armonia con il contesto. Il pavimento sarà ripristinato così come è ora con il posizionamento di una piccola lapide; un’altra lapide sarà posta nella nicchia alla destra dell’altare – così da essere sempre visibile, anche senza l’accesso diretto all’altare – e riporterà lo stemma episcopale di monsignor Maggiolini e la dicitura indicata nel testamento spirituale: la data e la frase “Ne mors dissociet, quos sociavit amor”. Durante i lavori è probabile che le S. Messe feriali saranno celebrate in san Giacomo o presso l’altare del Crocifisso. Gli spostamenti saranno adeguatamente segnalati ai fedeli. ENRICA LATTANZI DALLA Curia PROVVISTA DI PARROCCHIE • Morcelli don Ezio: parroco di Vertemate Minoprio; • Fossati don Antonio: parroco di Maslianico; • Biotto don Bruno: parroco di Cernobbio; • Borroni don Emanuele: parroco di Azzio - Orino - Comacchio. VARIE Caelli mons. Andrea: delega per sante Cresime in diocesi. FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO La Comunità Salesiana di Tavernola, nella ricorrenza annuale di S. Giovanni Bosco, invita sacerdoti e consacrati a ringraziare il signore per aver donato don Bosco alla Chiesa. Ci si troverà martedì 3 febbraio alle ore 10.15 al Salesianum, seguirà una preghiera e la riflessione su “Don Bosco e i diritti umani”, con discussione aperta. Si concluderà con la gioia di trovarsi a tavola in fraternità. Per informazioni e adesioni: tel. 031-572355. SALESIANI COOPERATORI L’Associazione Salesiani Cooperatori invita tutti a partecipare domenica 1 febbraio alla festa di san Giovanni Bosco, che si terrà presso il Salesianum di Tavernola, via Conciliazione 98, Como. Programma: ore 9.00, accoglienza; preghiera comunitaria; riflessione sul tema “Don Bosco e i diritti umani”; intervallo con possibilità di confessione; ore 11.30, S. Messa; ore 12.30, pranzo. Nel pomeriggio ci sarà un intrattenimento musicale con la partecipazione del fisarmonicista Nespoli e del Coro “La Nigritella” di Monte Olimpino. Per tutta la giornata funzionerà la “Pesca di beneficienza” per le opere dell’Associazione. UFFICIO PER LA LITURGIA Nuovi ministri della Comunione In risposta alle richieste avanzate da parroci e superiori di Case Religiose (quasi esclusivamente di zone del Comasco) si comunica che per la preparazione di nuovi ministri straordinari della Comunione viene convocata una prima riunione che si terra sabato 21 febbraio a Como, presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.30 alle ore 17.30. Si tratteranno i seguenti temi: Il Signore Gesù, “Servo” del Padre e degli uomini. Il ministro straordinario della Comunione nella Chiesa “comunità di servizio” In questa occasione - considerate le esigenze dei partecipanti - si concorderanno le modalità per proseguire il cammino formativo obbligatorio per accedere al ministero. Per problemi organizzativi, parroci e superiori religiosi sono pregati di comunicare o confermare quanto prima all’Ufficio per la liturgia le adesioni (tel. 031-3312216 – 031-3312252). Ministri della Comunione in Quaresima La riunione generale di Quaresima dedicata a tutti i ministri straordinari della Comunione eucaristica operanti in diocesi avrà luogo: - domenica 8 marzo a Sondrio, presso l’oratorio Sacro Cuore, dalle ore 9.30 alle ore 12.30. (Non è prevista la partecipazione insieme alla S. Messa) - domenica 29 marzo a Como, presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.00. P A G I N A 8 CHIESA AZIONECA TTOLICA AZIONECATTOLICA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 DOMENICA 1 FEBBRAIO CONVEGNO DIOCESANO DELL’AZIONE CATTOLICA RAGAZZI «DESIDERI IN... PISTA» IN VALDIDENTRO Q uest’anno la novità per il convegno diocesano ACR sarà la neve! Sì, perché quest’anno gli acierrini si ritroveranno già domenica prossima, primo febbraio, in Valdidentro. Il titolo del convegno è “Desideri… in pista”, sempre per non perdere il contatto con la neve! Il ritrovo sarà alla tensostruttura di Isolaccia, con il benvenuto da parte del gruppo “scioc”, e da qui si raggiungerà la chiesa del paese, dopo un percorso ricco di divertimento. Qui si celebrerà la Santa Messa con il nostro Vescovo Diego, sempre graditissimo ospite e “animatore” dei nostri convegni. Dopo un veloce pranzo al sacco, via a giocare sulla neve, ragazzi, genitori e educatori, tutti insieme! Giochi preparati dagli educatori di quasi tutti i gruppi della diocesi, che hanno sicuramente dato del loro meglio, proprio per far sì che sia una giornata passata all’insegna dello stare bene insieme, diver- tendosi… Ma non è finita qui perché sulla scia dell’iniziativa annuale, che guarda ai desideri dei ragazzi, si sono pensate altre iniziative per coinvolgere acierrini e educatori: innanzitutto la “slitta dei desideri”, preparata da ogni zona da esporre e guidare. A questa si aggiungono la “mostra dei desideri”, con l’esposizione di quan- to fatto finora nei singoli gruppi, e la “bacheca del nostro più grande desiderio”, con le lettere dei ragazzi. Al convegno sarà legata anche un’iniziativa di solidarietà a favore dei progetti della “Fondazione per la vita Claudia Morcelli”. Non ci resta quindi che sperare in una bella giornata di sole… RICORDANDO CLAUDIA MORCELLI Tre gli obiettivi della fondazione “Claudia Morcelli”: • acquisto della casa di Asso che sarà destinata alla comunità terapeutica di Renate a sostegno di ragazze in difficoltà con o senza figli; • realizzazione della biblioteca dell’Università sudanese che sarà inaugurata entro aprile e diventerà da subito funzionante nella formazione di personale socio - sanitario che opererà nel territorio del sud Sudan; • acquisto di un pulmino 9 posti destinato al trasporto dei malati oncologici, e degli eventuali accompagnatori, dall’Alta Valle all’ospedale di Sondrio per le radioterapie necessarie. Questo è un progetto nato a metà novembre in collaborazione con “Cancro Primo Aiuto” che, da anni, è presente con iniziative concrete sul territorio valtellinese. Per sostenere i progetti saranno in vendita alcuni gadget: il ricavato sarà devoluto alla fondazione. CHIESA CHIESALOCALE P A G I N A 9 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 QUARESIMA MISSIONARIA 2009 Per informazioni o prenotazioni rivolgersi al Centro/Ufficio Missionario Diocesano: Ecco i sussidi disponibili Per chi S u ssid i disponibili Sintesi delle tematiche “Come Paolo, in missione”, sussidio composto da: • un calendario di solidarietà Per i bambini e giornaliero con i ragazzi con le salvadanaio • un cartellone loro famiglie dei viaggi di S. Paolo Schede settimanali con riflessioni, impegni, preghiera Libretto edito dalla EMI: Per gli adulti Tempo di riconciliazione Proposta di Per l’animazione in animazione con giochi e oratorio scenette DVD con Per i gruppi di interviste e catechismo, le riflessioni sulla vita missionaria famiglie, i ai tempi di gruppi Paolo e ai missionari nostri giorni Depliant Per tutti In comunione con la Chiesa che celebra l’anno paolino, siamo invitati a ripercorrere le tappe della vita di S. Paolo, grande missionario. Ciascuna settimana è caratterizzata da una dimensione presente nella vita dell’apostolo: la conversione, la sua appartenenza alla chiesa, i viaggi missionari, la persecuzione a causa della fede, la scrittura delle lettere, il centro della sua vita e della sua missione: Gesù morto e risorto. Caratteristiche che sono proprie di ogni cristiano e di ogni missionario. Il calendario di solidarietà propone ogni giorno un brano della Parola di Dio tratto dagli Atti degli apostoli o dalle lettere di S. Paolo. Una piccola parte è da ritagliare e da incollare sul cartellone, che alla fine della quaresima darà il quadro completo dei viaggi missionari di S. Paolo Le schede settimanali offrono spunti di riflessioni e di impegno in relazione al tema della settimana Al Centro Missionario Diocesano: E’ una proposta di riflessione, di impegno e preghiera per ogni giorno di quaresima Da prenotare presso il Centro Missionario Costo Euro: 1,50 Scaricabile dal sito del Centro Missionario Diocesano Da prenotare presso il Centro Missionario. Gioco a stand su S. Paolo per un pomeriggio di animazione in oratorio Riflessioni proposte dai missionari sulle tematiche delle settimane di quaresima in relazione alla vita di S. Paolo: · La conversione · L’appartenenza alla Chiesa · I viaggi missionari · La persecuzione · Le lettere · Gesù Cristo morto e risorto Vi si trova il messaggio del Vescovo per la Quaresima, la lettera dei missionari del Cameroun, una breve presentazione di alcuni progetti missionari sostenuti dalla Diocesi telefono 031/242193 Dove prenotarli e acquistarli email: cmdcomo @centromissionario como.it sito: www.centro missionariocomo.it Costo Euro: 1,50 Verrà inviata una copia campione a tutte le parrocchie INCONTRI PER I PRETI DELLA DIOCESI SULLA MISSIONE AD GENTES Scaricabili dal sito del Centro Missionario Diocesano Costo euro: 5,00 Da prenotare presso il Centro Missionario. Gratuito Il secondo appuntamento sulla missione “ad gentes” dell’anno pastorale 08-09 con tutti i preti della Diocesi, si terrà, per esigenze di calendario, in due luoghi e momenti diversi: Per i preti delle provincie di Como e Varese, martedì 3 febbraio, dalle ore 10, presso la parrocchia di San Rocco in Como; per i preti della provincia di Sondrio, martedì 17 febbraio, dalle ore 10, presso la parrocchia di Berbenno. Sarà l’occasione per un aggiornamento e un confronto sulle prospettive missionarie della nostra Diocesi, sia riguardo alla missione in Cameroun e alla nuova missione in America Latina, sia riguardo alla animazione missionaria nelle parrocchie e nelle zone. CONSULTA DIOCESANA DI PASTORALE MISSIONARIA “ANDAVANO DI LUOGO IN LUOGO E DIFFONDEVANO LA PAROLA DI DIO” Come previsto, si terrà domenica 8 febbraio, presso la parrocchia di Colico Laghetto, la Consulta Diocesana di Pastorale Missionaria. Si tratta di un importante appuntamento per i rappresentanti dei Gruppi, della Commissioni e delle Associazioni missionarie, oltre che per tutti coloro che sono interessati alle tematiche legate alla missione “ad gentes”. Nella giornata verranno riprese le tante riflessioni emerse dal Convegno Missionario dello scorso novembre, dal titolo “Andavano di luogo in luogo e diffondevano la Parola di Dio”, con l’intento di giungere a delle proposte operative per le parrocchie e la Diocesi intera. In particolare ci si interrogherà sul come mettere al centro della nostra pastorale la Parola di Dio. L’inizio è previsto alle 8.30 con la S. Messa. Seguirà una breve introduzione, i lavori di gruppo, il pranzo, la ripresa in assemblea e la preghiera conclusiva alle 16. GIORNATA DIOCESANA “RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO” A PORTICHETTO RIGENERATI DALLA MISERICORDIA DI DIO... I l Rinnovamento nello Spirito Santo (R.n.S.) da più di 30 anni è presente anche nella nostra diocesi, e come ogni movimento è impegnato nella costruzione del Regno di Dio attraverso un cammino comunitario e personale. Dopo l’approvazione dello statuto in forma definitiva da parte della C.E.I. il 14 marzo 2002 si configura oggi come movimento ecclesiale a tutti gli effetti. Il Rinnovamento è caratterizzato dal costituirsi di gruppi cristiani che pregano insieme e chiedono nella preghiera, per ognuno dei propri membri, una nuova “effusione dello Spinto Santo”, in virtù della quale si aggiunga alla grazia della iniziazione cristiana, una nuova presa di coscienza della Signoria di Gesù Cristo, una nuova esperienza dei doni e dei carismi dello Spirito e una nuova disponibilità a usare, a servizio dei fratelli e della Chiesa, tutti i talenti e i carismi dei quali Dio ha stabilito di dotarli. Il Rinnovamento - a partire dall’espe- rienza della preghiera comunitaria carismatica - ripropone ai cristiani una nuova apertura all’irruzione dello presenza di Dio, un ritorno al Cenacolo come “roveto ardente”, come luogo in cui Dio si manifesta, parla, converte e da cui ci invia nel mondo. Questo nuovo dinamismo spirituale ha il suo cuo- re nell’esperienza della preghiera per una nuova effusione dello Spirito Santo. Nel 1980 in occasione della prima udienza concessa dal servo di Dio Giovanni Paolo II ai gruppi e alle comunità italiane del R.n.S., il Papa ebbe a dire: “A questa effusione dello Spirito Santo noi sappiamo di essere debitori di una esperienza sempre più profonda della presenza di Cristo”. L’effusione dello Spirito è, pertanto, un richiamo alla conversione, al rinnovamento interiore, una risposta di Dio all’apatia spirituale in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana. Proprio per rinnovarsi continuamente a un nuovo slancio di vita in Cristo nella potenza dello Spirito i gruppi presenti in diocesi vivono ogni anno la Giornata comunitaria diocesana. Quest’anno l’incontro sarà domenica 1° febbraio, ospiti della parrocchia di Portichetto. Il tema della giornata sarà: “Rigenerati dalla misericordia di Dio, proclamiamo al mondo le meraviglie che Egli ha compiuto!” PROGRAMMA: ore 9.00, accoglienza presso il salone dell’oratorio ore 9.30, preghiera comunitaria carismatica ore 10.15, insegnamento tenuto dal diacono Marcel Mattana ore 11.00, pausa ore 11.30, condivisione nella fede ore 12.30, pranzo al sacco ore 14.00, canti di lode in chiesa ore 14.30, adorazione eucaristica con preghiera di intercessione ore 16.00, S. Messa ore 17.00, saluti e conclusione Tutti possono partecipare anche solo per conoscere la realtà del Movimento. Quest’anno, eccezionalmente, avremo una seconda giornata diocesana il 28 marzo sempre a Portichetto in occasione della quale il nostro vescovo Diego incontrerà per la prima volta la realtà del R.n.S. presente in diocesi. In preparazione alla Giornata diocesana, sabato 31 gennaio alle ore 20.45, a Portichetto ci sarà l’adorazione eucaristica “Roveto ardente”, modulo, lode e giubilo. L’assistente diocesano, don ENRICO BROGGINI CHIESA P A G I N A 10 COMUNICAZIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 A NUOVA OLONIO L’INCONTRO DELL’UFFICIO DIOCESANO COMUNICAZIONI SOCIALI COMUNICARE IN INTERNET: UNA GRANDE RISORSA PER LA DIOCESI Da sempre la Chiesa mostra sensibilità sul tema; confrontarsi con internet è necessario ed è un tema ripreso anche dal Santo Padre a cura dell’UFFICIO DIOCESANO COMUNICAZIONI SOCIALI S i è tenuto domenica 18 gennaio scorso il primo incontro dell’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali con i referenti zonali che stanno seguendo l’inserimento dei dati nel sito internet diocesano. Una intensa giornata all’insegna della conoscenza reciproca, del dialogo, della propositività che ha permesso di gettare le basi per una nuova fase di questo importante progetto. La Chiesa “crede” molto nelle grandi possibilità di internet, e lo ha affermato in parecchie occasioni. Dal Decreto conciliare “Inter mirifica” (1963), in cui invita a servirsi dei nuovi strumenti di comunicazione per predicare la Buona Novella, al documento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali “Etica in internet” (2002), dove si parla del “dovere” dei credenti di confrontarsi con questo nuovo mezzo di comunicazione e comprenderlo. Documento fondamentale è anche il Direttorio sulle comunicazioni sociali “Comunicazione e Missione” (2004), in cui interi capitoli sono dedicati ad internet, ma si ricordano anche i vari messaggi di Giovanni Paolo II, in particolare la Lettera Apostolica “Il rapido sviluppo” per i responsabili delle Comunicazioni Sociali (2005), che parla di una “sfida seria”. Ultimo in ordine di tempo è l’esordio del nuovo canale vaticano su YouTube, annunciato in concomitanza con la pubblicazione del testo del Messaggio di Benedetto XVI per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia” (gennaio 2009), in cui il Papa afferma che le nuove tecnologie possono essere un «vero dono per l’umanità». IL LAVORO SVOLTO All’incontro di Nuova Olonio erano presenti diverse zone pastorali (dalle Valli Varesine alla Valtellina Superiore). La mattinata, cominciata con la S. Messa insieme agli ospiti della Casa di riposo guanelliana, è proseguita con la presentazione del lavoro già svolto. Elena Solinas ha inquadrato il sito della Diocesi di Como all’interno della situazione dei siti diocesani lombardi, come è emerso dal recente Convegno regionale svoltosi a Caravaggio: l’ultimo “nato” è anche uno dei più originali per quanto riguarda il sistema di gestione, bidirezionale. L’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali dal 2007 cura infatti la gestione del sito e la formazione degli operatori, ma l’aggiornamento delle varie sezioni è demandato ai vari organismi ed Enti presenti in Diocesi (Uffici Diocesani, Parrocchie, Associazioni, Movimenti, Ordini e Congregazioni religiose) che operano direttamente in autonomia sulle pagine di loro competenza. Il vantaggio di un simile sistema di gestione è sicuramente l’autonomia e la rapidità di aggiornamento, senza passare dall’Ufficio centrale, oltre alla possibilità di valorizzare al meglio tutte le singole esperienze locali; allo stesso tempo si sono tuttavia evidenziate l’importanza della corresponsabilità e la necessità di avere una collaborazione attiva di tutti, in primo luogo dei parroci, con le inevitabili difficoltà che questo comporta, anche in termini di possibilità di accesso ad internet. Gli Uffici diocesani e molte parrocchie hanno aderito al progetto e stanno caricando dati, ma è necessario al più presto coprire un numero il più vasto possibile di realtà. Sono in programma pertanto interventi di presentazione all’interno degli incontri zonali del clero, oltre ad una propaganda più capillare verso le Associazioni, i Gruppi e i Movimenti e, in un secondo momento, verso gli Ordini e le Congregazioni religiose. Tra breve sarà addirittura possibile personalizzare una propria Home Page dedicata, sempre però con una stessa impostazione grafica. La parte dedicata alle Parrocchie del sito potrà anche essere strumento fondamentale di comunicazione in occasione della prossima visita pastorale del Vescovo. I CONTENUTI Al sito diocesano, ha spiegato quindi don Aurelio Pagani, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, è stato richiesto di animare le comunicazioni e i contenuti in Diocesi. Quindi non solo notizie istituzionali, non solo vetrina di eventi, ma anche proposte di riflessione culturale e spirituale. Laura Legnani ha presentato i contenuti “extra” che danno maggiore valore al sito: accanto alle pagine, corredate da immagini, con la storia e l’arte del Duomo, dei Santuari e delle Chiese sparse nella Diocesi, c’è ora la possibilità di scaricare i testi delle omelie del Vescovo, i suoi interventi sul tema dell’educazione pubblicati lo scorso maggio su YouTube, le sue riflessioni nell’ambito della Lectio continua sulle lettere di S. Paolo, e, tra poco, brevi video con speciali approfondimenti sui contenuti del nuovo Piano Pa- storale (già raccolti in un DVD distribuito ai parroci della Diocesi) e le lezioni dell’aggiornamento della Scuola di Teologia su S. Paolo. Sono presenti anche indicazioni sul Santo e sulle letture del giorno, e, in preparazione, proposte di preghiera, di “Itinerari dello Spirito”, oltre a riflessioni sulle grandi tappe della vita cristiana scandite dai diversi sacramenti. Un confronto sulle esperienze dei partecipanti, che hanno fotografato “lo stato di fatto” attuale in rapporto alla copertura delle informazioni nelle varie zone, con i punti di forza e le criticità, ha concluso i lavori della mattinata. LE PROSPETTIVE PER IL FUTURO Dopo il pranzo l’incontro è ripreso con l’esame delle prospettive future. Mauro Bartesaghi ha presentato il “Progetto Reti”, un’interessante iniziativa riguardante tutta la Diocesi. Tutti i sacerdoti operanti in Diocesi sono stati forniti di una propria casella di posta elettronica sul server diocesano. Il prossimo passo è quello di offrire la possibilità dello scambio di informazioni comuni tra sacerdoti: il calendario diocesano/zonale inseribile nella propria agenda personale, oltre alla possibilità di scambiarsi l’aggiornamento delle rubriche (telefoni, indirizzi, ecc.) utilizzando Outlook 2007 e il server di posta Exchange. Nel mese di marzo partiranno anche una serie di corsi a proposito. Si appronterà pure un servizio di sms per raggiungere anche chi non usa la posta elettronica. In parallelo si completerà il trasferimento delle informazioni dell’Annuario Diocesano sul sito, in modo da poter conservare anche tutto l’archivio storico delle posizioni sacerdotali. Verrà sviluppata quindi una doppia interfaccia: quella pubblica, visibile a tutti con alcuni dati di base e quella “privata”, accessibile solo alla Can- celleria della Curia e ai Vicari episcopali per la gestione dei dati e delle informazioni personali relative ai singoli sacerdoti, in vista della realizzazione di una vera e propria “rete interna” (intranet). L’anagrafica interna privata sarà così sempre aggiornata e immediatamente utilizzata dagli Uffici diocesani e dal Consiglio episcopale, mentre gli utenti esterni potranno continuare a trovare nel sito informazioni generali di riferimento. I diversi referenti diocesani hanno quindi espresso le loro idee, proposte, richieste e suggerimenti. È emersa la necessità di sensibilizzare sempre un maggior numero di persone, magari coinvolgendo le commissioni giovanili delle diverse zone e proponendo ai giovani, attirati dal mondo di internet, una collaborazione in questo senso, sempre sotto la supervisione dei parroci. A tale proposito, anche Benedetto XVI, nel suo recente Messaggio per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del prossimo 24 maggio, ha lanciato un appello ai giovani, cui spetta «in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”». Sarebbe auspicabile anche la creazione di un forum di discussione per tutti coloro che si sono assunti l’impegno di collaborare all’inserimento dei dati nel sito, oltre ad incontri periodici di confronto e discussione. Importante è anche la divulgazione di esperienze già realizzate, con momenti di presentazione pubblica delle pagine locali nelle diverse parrocchie, nell’ottica di coinvolgere la popolazione nell’uso del sito e di invogliare le realtà vicine a fare altrettanto. Il prossimo incontro è stato fissato per domenica 7 giugno dalle ore 9.30 alle ore 16.00, sempre a Nuova Olonio. Intanto il lavoro continua, con rinnovato impegno ed entusiasmo… Per contatti: [email protected] [email protected] BENEDETTO XVI E E LE COMUNICAZIONI SOCIALI: PROMUOVERE UNA CULTURA DI RISPETTO, DIALOGO E AMICIZIA Delle parole che Benedetto XVI pone nel titolo del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”, quella che riceve maggior attenzione è l’ultima: amicizia. “Il concetto di amicizia scrive il Papa - ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia”. Ci vuole uno sguardo di grande fiducia nell’uomo per richiamare l’essenzialità di un’esperienza umana che a volte sembra soccombere sotto i colpi di relazioni fondate sul calcolo, sull’apparenza e non più sulla gratuità. È anche significativo che un uomo formatosi soprattutto sui libri e negli incontri personali richiami il tema dell’amicizia non in contrasto con le novità tecnologiche ma cercando e proponendo con esse un’intesa. Una grande stima nei mezzi di comunicazione, la stessa che dal Decreto conciliare “Inter mirifica” ha attraversato e attraversa ancor oggi la Chiesa, ma anche una grande saggezza nel portare all’essenziale una riflessione che potrebbe rimanere impigliata nella rete di illusioni, di solitudini e di egoismi virtuali. “Sarebbe triste - aggiunge il Papa - se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno”. Comunicazione tra volti e comunicazione tra video: due percorsi che, soprattutto per “la generazione digitale”, hanno come meta la ricerca di qualcuno che ascolti, di qualcuno che dica parole di autentica speranza. Qualcuno, aggiunge il Papa, che dica, con la propria, che “la vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del bene e del bello”. Esaurire quest’esperienza solo nel “continente digitale” non è comunque possibile perché “il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri. Di fronte a questa umanità ritrovata o da ritrovare emergono una preoccupazione e un monito: “Non lasciarsi ingannare da quanti cercano semplicemente dei consumatori”. Il Papa propone una strada di consapevolezza e di responsabilità e si rivela attento lettore dei segni dei tempi nell’indicarla soprattutto ai giovani. Guardandoli alle prese con computer e cellulari li vede costruttori di un mondo “dove la libertà trovi il proprio significato nella verità”. P A G I N A 12 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 UN FELICE COMPLEANNO PER IL SODALIZIO Quarant’anni in Famiglia... Comasca C ustodire, difendere, ravvivare e tramandare i valori testimoniati dalla gente comasca nel linguaggio, nei costumi, nella storia civile e religiosa, nella letteratura, nell’arte, nelle scienze e nelle attività economiche, sono gli scopi principali della “Famiglia Comasca”, che si appresta a festeggiare i quarant’anni di vita. L’associazione nacque, infatti, il 29 marzo 1969 per volontà di Piero Collina, poeta dialettale e autore della versione in vernacolo comasco dei “Promessi Sposi”, che trascinò in quest’avventura Giordano e Gisella Azzi, Venosto Lucati, Piercesare Bordoli, Gianni De Simoni, Libero Locatelli, Gian Giuseppe Brenna, Gianni Levoni, Giuseppe Tocchetti, Mario Minella e Bernardo Malacrida. In quarant’anni di vita la Famiglia Comasca ha accumulato un suo patrimonio di storia che s’intreccia in modo indissolubile con quella della vita cittadina, e questo patrimonio è rappresentato dagli oltre 50 libri pubblicati (il primo è stato “Fatti e persone dell’Ottocento comasco”, l’ultimo “Lavandaie e lavatoi in Como”) che rivelano uno spaccato di vita della Como che fu, ma anche dalle innumerevoli iniziative e manifestazioni che vedono coinvolti oltre un migliaio di soci. “Le nostre pubblicazioni - precisa Piercesare Bordoli, da 23 anni presidente della Famiglia Comasca - hanno rappresentato la storia minore della città in quanto trattano di personaggi che, pur non essendo a livello di Volta e Manzoni, hanno avuto un peso nella nostra storia culturale, religiosa e imprenditoriale. Questi libri vengono donati ogni anno ai nostri soci unitamente a “Vita dell’associazione”, che comprende l’elenco dettagliato di tutte le attività svolte durante l’anno e al “Tacuìn di cumasch”, realizzato dalla nostra sezione dialettale. Proprio il dialetto è l’elemento catalizzatore della nostra associazione, fin dalla nascita. Un’attività molto intensa che nel corso degli anni ha visto alternarsi tanti volontari. Dal primo “gruppo” che sotto la guida e la spinta di Piero Collina ha studiato anche la L’associazione nacque ufficialmente il 29 marzo 1969 per volontà di Piero Collina, poeta dialettale e autore della versione in vernacolo comasco dei “Promessi Sposi”, che trascinò in quest’avventura altri amanti della storia e della cultura comasca di PAOLO BORGHI Un incontro conviviale nel 1970. Tra i partecipanti si riconoscono alcuni fondatori della Famiglia Comasca, Piercesare Bordoli, Libero Locatelli, Giordano Azzi Il presidente Bordoli durante un incontro con la delegazione di Tokamachi la città giapponese gemellata con Como Gli attuali componenti del gruppo dialettale redazione di una grafia che ha reso più facile la lettura dei testi in dialetto, alle lezioni tenute nelle scuole elementari, alle conferenze tenute in biblioteche, case di riposo, associazioni culturali, non solo in provincia ma anche nel Canton Ticino, al “gruppo” attuale che con capacità e buona volontà cerca di seguirne l’esempio. La nostra “Sezione Dialettale” sta curando (e l’opera è già a buon punto) la stesura di un dizionario comasco che speriamo possa servire alle future generazioni per ricordare com’era la città e per non lasciar morire una parlata che ci ha preceduto per molti anni e che è l’espressione più genuina delle nostre genti che con il dialetto, magari con una sola parola, esprimevano molti concetti senza dover ricorrere a perifrasi”. Da 21 anni ogni nuovo anno inizia con il “Concerto di Capodanno” della Famiglia Comasca, una manifestazione nata quasi per scommessa e diventata ormai una tradizione. Nella splendida cornice del Teatro Sociale di Como la Banda Baradello, diretta all’inizio da Ermanno Corti e poi da Ettore Anzani, è da sempre al fianco dell’associazione interpretando magistralmente i brani in cartellone ed avvalendosi d’artisti d’ottimo livello. L’attore Diego Gaffuri ha sempre presentato il concerto inserendo la lettura di poesie dialettali particolarmente apprezzate. Ma da sempre la Famiglia Comasca si occupa anche dei problemi del territorio dando vita ad iniziative che rimangono nel tempo, come la realizzazione del monumento a perenne ricordo dell’unico Papa comasco, Innocenzo XI, in via Odescalchi, opera dello scultore Eli Riva, il restauro, eseguito dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como dei 365 exvoto del “Corridoio dei Miracoli” nella Basilica del S.S. Crocifisso, e il restauro delle 238 opere della “Quadreria dell’Ospedale Sant’Anna” di Como, che permetterà a tutti di conoscere un patrimonio d’arte sconosciuto ai più. “Da 19 anni - aggiunge il presidente Bordoli - siamo impegnati nel salvataggio del “Patria”, il piroscafo a vapore che la Navigazione del Lago di Como voleva dismettere. La storia della nostra lotta è lunghissima e probabilmente vi sarà raccontata con la pubblicazione di un libro che conterrà amarezze, gioie e meschinità di personaggi più o meno noti, ma anche il sostegno e il calore da parte di tantissime persone (sono state raccolte oltre 20.000 firme). Ora lo storico piroscafo è passato in proprietà all’Amministrazione provinciale e presto inizieranno i lavori del primo lotto finalizzati alla sua salvaguardia definitiva, con la sostituzione delle caldaie, la rimessa in esercizio delle pale, lo smontaggio del motore per verificarne efficienza e ricuperabilità, e con la realizzazione di una struttura di protezione in attesa dell’avvio dei lavo- ri del secondo lotto che entro 3-4 anni dovrebbero consentirgli di poter tornare a navigare. Da quasi vent’anni ci stiamo occupando, inoltre, del gemellaggio con Tokamachi (Giappone) che c’è stato affidato dal Comune di Como. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, le manifestazioni sono numerose e i motivi d’incontro frequenti. Sono nate amicizie che hanno portato a scambi culturali tra studenti e a scambi commerciali con alcuni nostri imprenditori. Da due anni, la città gemella partecipa, dietro nostro invito, al Concorso Fotografico del Foto Cine Club Cernobbio che ci vede associati ormai da diversi anni. Tra le attività culturali ci piace ricordare le mostre organizzate nella nostra sede in via Bonanomi ed in altre strutture, dove abbiamo presentato artisti importanti ed altri meno conosciuti. Presso la nostra sede vogliamo segnalare la mostra “Kimono” con gli amici di Tokamachi che in quell’occasione hanno donato alla città il “Monumento alla Fratellanza” che si trova in piazza Somaini, nei pressi dell’hangar, e che poggia su un basamento in granito, dono della nostra associazione. Un’altra mostra importante da noi realizzata nell’ex chiesa di San Francesco per conto del Comune di Como è stata “Hiroshima e Nagasachi: mai più”. La Famiglia Comasca è inoltre intervenuta con decisione per ottenere per il nostro Ospedale Sant’Anna i reparti di Neurochirurgia e Cardiochirurgia. La prima è stata ot- tenuta, la seconda, per cui ha raccolto oltre 10.00 firme, gli è stata negata e non c’è da illudersi per il futuro in quanto si afferma che ne esistono già a sufficienza in Lombardia. Si è battuta anche per mantenere l’ospedale in città, nella sede attuale oppure al San Martino, con l’obiettivo di stimolare gli enti preposti a adottare soluzioni gradite ai comaschi, ma quando ha compreso l’inutilità dei propri interventi si è fatta da parte. Tra le innumerevoli attività che hanno caratterizzato l’associazione vanno ricordate anche l’iniziativa “Siamo tutti comaschi”, che ha creato un rapporto d’amicizia tra quanti vivono ed amano la città pur non essendoci nati, “Comaschi nel mondo”, rivolta a chi, pur mantenendo la cittadinanza comasca oggi risiede ed opera al di fuori dei confini nazionali, “Comaschi a tavola”per la riscoperta delle tradizioni della cucina lariana, “I mercoledì del film archeologico”, organizzati in collaborazione con il Museo “P. Giovio”, e la presentazione, presso la Biblioteca Comunale di tesi di laurea che riguardano la storia comasca. “Parlare della vita della Famiglia Comasca conclude Piercesare Bordoli - non avrebbe però senso se non si ricordasse Piero Collina e il suo impegno profuso nell’attività editoriale fin dalla nascita dell’associazione. Lui è stato un gran poeta oltre che pittore ed esperto enogastronomo, ma il suo capolavoro è rappresentato dalla versione in vernacolo comasco de “I Promessi Sposi”, e ho provato una gran gioia quando alla presentazione dell’ultima edizione il prof. Stella dell’Università di Pavia ha affermato che con quest’opera Piero Collina entra di diritto nella storia della letteratura italiana. Per tutti noi è stato un fratello maggiore e ha lasciato una grande eredità: la Famiglia Comasca. Noi celebriamo il compleanno in ottima salute, l’unico rammarico è che la gran parte dei soci ha ormai raggiunto una certa età e questo non è simpatico perché significa che i giovani non affluiscono all’associazione, mentre invece sarebbero molto utili perché contribuirebbero ad alimentare la linfa vitale con proposte proiettate verso il futuro. Ci auguriamo che ciò avvenga nei prossimi quarant’anni!” Per festeggiare l’anniversario nel migliore dei modi la Famiglia Comasca sta preparando alcuni eventi di particolare rilievo come quelle per ricordare il suo fondatore Piero Collina e il restauro delle pitture murali collocate nell’arco trionfale e nella crociera absidale della Basilica di Sant’Abbondio, ma l’obiettivo maggiore è quello di rivalutare le tradizioni, la cultura e il patrimonio storico locale, continuando a valorizzare il mondo in cui tutti si riconoscono, il mondo vicino a ciascuno di noi, fatto delle piccole storie che interessano molto di più di quelle grandi. Perché le grandi storie le raccontano tutti e scivolano via, mentre quelle piccole sono la fibra della vita. CRONACA P A G I N A Como 13 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 ARCA DI COMO E ASL Un “Porto Franco” contro la cocaina U n “Porto Franco” a Como per la cura della dipendenza da cocaina. Il nuovo Centro, che sarà gestito dall’Arca di Como, d’intesa con l’Asl, si prefigge di offrire un luogo di ascolto, consulenza e terapia per problemi da uso di cocaina e sostanze psicostimolanti. È questa una delle ultime risposte che pubblico e privato sociale hanno deciso di mettere in campo per far fronte ad una piaga emergente sul territorio comasco. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio Dipendenze dell’Asl della Provincia di Como. «I soggetti in carico presso i Sert - spiega la dott.ssa Raffaella Olandese, direttore del Dipartimento Dipendenze Asl della provincia di Como - per uso primario di coca, dal 2004 al 2007, sono passati dal 9,9% al 16,9%. Alla fine del 2007 i soggetti in cura per l’uso primario di questa sostanza rappresentavano il 17,6% dell’utenza in carico. In crescita anche gli utenti ‘poliabuso’, che prediligono abbinare alla coca anche il consumo di alcol, per potenziare gli effetti di entrambe. Dati più recenti riguardanti il 3° trimestre 2008 riportano che i soggetti cocainomani avuti in carico presso i Sert dell’Asl di Como sono stati 264, di cui 76 di nuovo ingresso (il 28,8%). Nel 18,2% dei casi vi era associato un abuso L’Azione Cattolica tutta è vicina a Roberto Bianchi in questo momento di dolore per la morte della mamma Isolina e prega perché il Padre misericordioso l’accolga nella gioia della sua casa. I dipendenti della Seteria Bianchi di Capiago Intimiano partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa dell’ing. Ettore Bianchi Capiago Intimiano, martedì 27 gennaio 2009 Il nuovo servizio, di consulenza e terapia, sarà attivato in via Tommaso Grossi 4. Sarà garantito l’anonimato di alcol e nel 45,1% di altre sostanze». Ma chi è il consumatore di coca? «Un primo dato da registrare - continua la dott. ssa Olandese - riguarda la sua preoccupante diffusione tra il mondo giovanile. Nella popolazione tra i 15 e i 19 anni, oggetto di una indagine effettuata nelle scuole tra il 2005 e il 2006 dal Dipartimento delle Dipendenze dell’Asl, risultava che il 40% aveva fatto uso di sostanze psicoattive almeno una volta e che, accanto ad altre sostanze, nel 9% dei casi si trattava di cocaina. A destare preoccupazione sono anche ricerche effettuate a livello nazionale (dati Ispad 2007-2008) in base ai quali risulta che il 6,9% degli italiani ha fatto uso di cocaina almeno una volta nella vita, il 2,2% una o più volte negli ultimi 12 mesi, lo 0,8% negli ultimi 30 giorni, mentre il consumo frequente si riferisce allo 0,1% della popolazione. Da registrare che il 25% dei consumatori ha fatto uso la prima volta a 18 anni o meno. Il quadro che si delinea fotografa una situazione complessa, caratterizzata da un numero non elevato di consumatori abituali che arrivano ad interfacciarsi con i servizi di assistenza. Persone che consumano, magari occasionalmente, di nascosto, pur mantenendo una vita sociale all’apparenza “normale”. Ebbene, “Porto Franco” punta ad intercettare anche questa categoria di soggetti, proponendosi come approdo sicuro e anonimo a chi desideri liberarsi da questo gravoso fardello. «In Italia - spiega don Aldo Fortunato, responsabile della Comunità Arca - da anni l’intervento sulle dipendenze ha un approccio in prevalenza farmacologico, tralasciando l’aspetto più sociale. Eppure lo scopo della terapia deve essere anche quello di andare a colmare i vuoti che il soggetto ha cercato di riempire con delle sostanze. Da qui la necessità di un approccio globale alla persona, che ne favorisca un inserimento sociale duraturo. La presa in carico della persona non si deve, dunque, limitare alla sua dipendenza, ma alla complessità dei suoi bisogni. Una risposta globale su cui si sono spese e si stanno spendendo le cominità terapeutiche. Un percorso di terapia in una comunità richiede, però, una tempistica che varia dai 12 ai 36 mesi. Un impegno non sempre alla portata di tutti. Il cocainomane è spesso una perso- INCONTRO SU PAOLO VI Paolo VI è una di quelle persone che hanno lasciato un segno nella storia della Chiesa e della società italiana. Ne ha parlato in modo sobrio, ma convinto, Alberto Monticone, venerdì 23 gennaio scorso, nell’Auditorium della Casa Don Guanella, alla presenza di numerose persone, in un convegno organizzato dall’Associazione “La tua città” con la collaborazione dell’Azione Cattolica e della Caritas diocesana e dell’Associazione De Gasperi. Di Paolo VI, Monticone ha messo in luce il cammino di frontiera e la modernità in ogni situazione che gli si è presentata, sia durante la sua permanenza a Milano come arcivescovo, in un momento storico difficile per i problemi economici della ricostruzione e l’immigrazione dal sud, sia come pontefice dal 1963 al 1978, in anni molto critici per l’Italia e per il mondo. Successe a Giovanni XXIII quando il Concilio Vaticano II era alle prime battute: lo portò a termine e affrontò poi le fatiche dell’applicazione delle novità in una Chiesa non ancora pronta, forse, per comprendere fino in fondo le trasformazioni della società in atto. Il suo pontificato fu segnato anche dalle tragiche vicende del terrorismo degli anni 70. Rimane un fatto molto significativo la lettera che scrisse agli “uomini delle Brigate Rosse”, perché restituissero “alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile, l’onorevole Aldo Moro”. Dopo pochi mesi moriva in Castelgandolfo. Fu il primo papa a viaggiare in aereo per raggiungere terre lontane: Terra Santa, India, Stati Uniti, Fatima, Turchia, Estremo Oriente.... Fu il prima papa a parlare all’ONU, per condannare, tra l’altro, il ricorso alla guerra, proprio quando in Vietnam si svolgevano violenti combattimenti: “non gli uni contro gli altri, non più, non mai!” Aveva un carattere molto riservato, riflessivo, pacato, molto diverso dal suo predecessore, ma bisogna riconoscere che “ha saputo destreggiarsi con grande sapienza”, “non ha avuto mai il timore di esporsi o di essere criticato, e si è sempre preoccupato affinché la Chiesa partecipasse nel suo insieme ai drammi della società, all’annuncio di una verità contro le ideologie”. E.C. na che ha una famiglia, dei figli, ha un lavoro, o frequenta la scuola. Impossibile sarebbe chiedergli di slegarsi dal contesto in cui è inserito. Ebbene: qui si inserisce “Porto Franco”. La nostra sfida vuole essere quella di far emergere il sommerso, offrire un supporto, con la totale garanzia dell’anonimato, a consumatori occasionali, a consumatori continuativi, a cocaina-dipendenti già in trattamento che desiderano integrare il loro percorso, a familiari o insegnanti che hanno un rapporto significativo con chi fa uso di questa sostanza». Ma che cosa offre “Porto Franco”? «Un ambiente accogliente e non giudicante - spiega il dr. Valter Mascetti, psicologoposicoterapeuta della Cooperativa Sociale Arca di Como -, dotato di uno staff di professionisti e competenti che lavorano in team. Lo scopo che ci prefiggiamo è di favorire l’accesso ad un servizio di aiuto e consulenza, e non solo di cura, a persone che sono direttamente coinvolte nell’uso della cocaina. Si vuole rispondere ad un’esigenza espressa da persone che hanno fame di conoscenza. Un ulteriore obiettivo vuole essere quello di attivare un sistema di intervento di carattere psicologico, psicoeducativo e psicoterapeutico a supporto del servizio reso dai servizi pubblici». È la logica della rete, che ritorna. Lavorare insieme per intercettare un fenomeno ed arginarlo. “Porto Franco” sarà situato a Como presso la sede dell’Arca di Como, in via Tommaso Grossi, 4. L’accesso sarà gratuito, su invito del Sert, dell’Asl o direttamente su appuntamento tramite prenotazione telefonica, al numero 031-296479 dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 14.30 alle ore 18. È possibile inoltre inviare una mail all’indirizzo info@ar cadicomo.org. Il servizio è gratuito e sarà attivo entro una settimana. Da parte degli operatori è assicurata la massima discrezione e disponibilità a fissare i colloqui in orari adatti alle necessità dell’utenza. «Si tratta di una risposta necessaria ad un fenomeno in preoccupante ascesa - spiega Roberto Antinozzi, direttore generale dell’Asl di Como -, che andrà ad integrarsi con i servizi già esistenti, allo scopo di offrire all’utenza una possibilità in più di uscire dal tunnel in cui si è infilata, o anche solo di maturare la consapevolezza di esserci davvero entrata in questo tunnel…». M. Ga. CRONACA P A G I N A Como 14 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 OLTRE 37MILA NEL 2008 Musei Civici: visitatori in crescita 3 7.074. Complessivamente ha raggiunto tale cifra il numero di visitatori dei Musei Civici di Como nel corso del 2008. Il 19,62% in più rispetto al 2007. Una dimostrazione di vivacità da parte delle strutture comasche (Museo Storico/archeologico, Pinacoteca e Tempio Voltiano) che non è esclusivamente frutto delle proposte di scuola-museo visto che, sottratti gli alunni, i visitatori sono stati 28.625 e pur sempre un incremento del 10,56% di utenti. Per discutere di questi risultati, e per tracciare qualche scenario futuro in proposito, abbiamo avuto modo di incontrare Lanfredo Castelletti, ancora per circa un anno Direttore dei Musei Civici, visto che col 2009 lascerà l’attività professionale. «I Musei Civici hanno fatto riscontrare un deciso aumento nel numero di visitatori in generale e straordinario se consideriamo le scuole. Si tratta di risultati ottenuti grazie ad ampi sforzi comuni che hanno permesso di dar vita, ad esempio, a nuovi percorsi “Scuolamuseo”. Risultati incoraggianti ha ottenuto, inoltre, la distribuzione del volumetto dedicato all’attività didattica al Museo. Uno strumento consegnato non solo agli insegnanti ma anche ai genitori che così possono farsi promotori nell’organizzazione di visite didattiche perché non è detto che la meta classica di una classe, ad esempio, debba sempre ed esclusivamente es- Si tratta del 19,62% in più rispetto al 2007. Una dimostrazione di vivacità da parte delle strutture comasche (Museo Storico/ archeologico, Pinacoteca e Tempio Voltiano) di LUIGI CLERICI sere il Museo Naturalistico di Milano. Soprattutto con l’anno scorso possiamo affermare che l’offerta culturale di Como sia diventata molto creativa grazie anche ad iniziative particolari, e di successo, come “Una notte al museo”. Occasioni che, ovviamente, hanno destato un maggiore interesse». 28.625 sono stati i visitatori complessivi dei musei civici, dodicimila dei quali relativi al “Giovio”, ovvero al Museo Storico ed Archeologico… «Secondo me i Musei di una città come Como, quindi strutture di media grandezza, devono avere una “mission educativa” che si esplica in due funzioni principali: la raccolta del patrimonio locale ed il suo utilizzo appunto per educare, informare così che il museo diventi uno strumento di conoscenza abitudinario per i cittadini. Andare al museo non deve essere l’occasione ma un’opportunità da sfruttare periodicamente. Si tratta di promuovere una nuova cul- tura. Ecco perché abbiamo avviato percorsi già a partire dalla scuola dell’infanzia». Tallone d’Achille è invece la Pinacoteca… «Lo è meno di quello che sembra. Innanzitutto l’obiettivo del prossimo futuro è quello di effettuare un vero e proprio restyling dei quadri al fine di dare maggiore visibilità al patrimonio conservato. E’ interesse di tutta l’amministrazione, infatti, da- re un forte impulso alla Pinacoteca che ha molte potenzialità ma non può essere circoscritta alla sola arte contemporanea. Le nostre collezioni, infatti, contengono cose eccelse ma purtroppo non hanno la “firma”. Abbiamo anche ben 186 disegni di Antonio Sant’Elia. Ma anche in questo caso non si possono mostrare al pubblico per ragioni di conservazione». Sempre più visitato dai LE CELEBRAZIONI Il 5 febbraio S. Agata in festa I l 5 febbraio è la festa di S. Agata, o meglio, di S. Agata vergine e martire. Una festa non può non avere un messaggio forte. Agata, nel pagano III secolo, ha scelto la fedeltà al Signore rispetto all’amore umano di un potente, che le avrebbe assicurato protezione, piacere e successo, ma non era la vocazione a cui si sentiva chiamata. Convinta che la verginità era un modo più alto di vivere la sessualità, fu pronta ad accettare il martirio, che la privò dei segni fisici della femminilità. Agata è diventata una patrona privilegiata delle donne, ed il suo esempio è un richiamo che dovrebbe scuotere il nostro mondo, frastornato dal mito del godere e dalla ricerca di successi facili. Il 5 febbraio, dunque, la festa, a Como, è a S. Agata, dove accorrono molti fedeli, donne soprattutto, anche di altre parrocchie, alla S. Messa delle ore 8.30 e delle ore 17.30, e a quella straordinaria dell’orario festivo delle ore 10.00. Per tutta la giornata, poi, la cappellina, con la grande tela di S. Agata ben in vista, vede rinnovarsi la devozione tradizionale, in cui alle preghiere si accompagna l’accensione dei lumini. Nei giorni seguenti, oltre a momenti di meditazione ed alle confessioni, va segnalata la solenne celebrazione eucaristica di domenica 8 febbraio alle ore 10.00, presieduta da don Guido Calvi nel 25° di ordinazione sacerdotale e già giovane vicario di S. Agata. La festa di S. Agata è prevalentemente religiosa, anche se il quartiere di San Martino, fino a non molti anni fa, godeva pure di una simpatica coreografia profana, fatta di bancarelle, di “pampare”, di dolciumi, di “filoni” di castagne… Ora è rimasta l’immancabile cena per la “festa delle donne”, la se- ra del 5 febbraio, presso l’oratorio, ma il 2009 ci riserva una felice novità musicale. Alle ore 21.00 di sabato 7 febbraio, infatti, nella chiesa di S. Agata, in sintonia con la struttura armonica del sacro edificio, risuoneranno, in una atmosfera di preghiera e ascolto, le note del Sontuoso Ensemble in concerto. Viole, violini e violoncelli, magistralmente suonati da giovani musicisti, anche di S. Agata, ci faranno gustare un canone, due sonate, una sinfonia ed un concerto grosso di diversi autori, del calibro di Pachelbel e Marini, di Mozart, Dittersdorf e Corelli. turisti è invece il Tempio Voltiano… «Stiamo ultimando i lavori di conservazione». Tra poco lascerà il suo incarico di direttore dei Musei cittadini. Cosa le piacerebbe che venisse realizzato dal suo successore? «Innanzitutto che si prosegua nel cammino di valorizzazione del patrimonio cittadino. Inoltre che vengano creati degli spazi espositivi misti, ovvero utilizzati dai Musei ma anche dalle mostre temporanee, perché le nostre strutture hanno bisogno di tali elementi dei quali, purtroppo, i nostri palazzi non sono dotati. E pensare che un tempo il cortile della Pinacoteca era chiuso dalla pregevole copertura in ghisa di stile liberty…In ogni caso l’importante è che si capisca che i Musei sono strutture destinate ad evolversi nel tempo e quale sia il loro ruolo nel panorama turistico, con la consapevolezza che i loro visitatori sono utenti del prodotto “turismo” ma che i musei stessi non sono prodotti del turismo. E poi Como ha grandi potenzialità di crescita e di evoluzione. Si pensi al recupero del Castel Baradello ed alla possibilità di dar vita, nella torre, ad un percorso storico oppure alla valorizzazione di Porta Pretoria e del percorso sotto la città alla scoperta delle mura romane». CRONACA P A G I N A Como 15 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 RECIPROCO SCAMBIO DI ACCUSE TRA CGIL E CISL Trasporto pubblico accordo e scontro tra i sindacati T Alto il livello della tensione dopo la forma dell’accordo con ASF Autolinee tuale. Punti rispetto ai quali si era invece chiamata fuori la Cgil, che, fortemente contraria all’intesa, reputandola non nell’interesse di tutti i lavoratori, aveva preferito non firmare. Fino a qui lo stato dei fatti. Quella che poteva apparire una semplice divergenza sindacale ha visto, però, nelle ore seguite all’accordo lievitare i toni dello scontro. Prima le dichiarazioni, rilasciate ad un quotidiano locale, del rappresentante Rsu-Cgil Patrizio Chiappa: “Abbiamo la sensazione che le trattative si siano svolte al di là degli incontri ufficiali a cui abbiamo partecipato tutti. Del resto l’accordo sottoscritto l’altro ieri sembra fatto apposta per favorire una parte piuttosto che un’altra”. Quindi la rispo- Foto archivio Marcello Baldrati sta della Cisl di Como che manifestava l’intenzione di dare mandato al proprio ufficio legale per verificare gli eventuali presupposti per una denuncia, ricordando, tra l’altro: “…Rispetto all’accusa che il premio favorisca alcuni depositi rispetto ad altri, in relazione all’appartenenza sindacale, si osserva che la falsità di tale affermazione trova puntuale smentita dalla tabella allegata all’accordo e dalla quale si evince che il deposito che in assoluto beneficia del premio più elevato è quello di Merate-Bergamo-Lurago presso il quale la Cisl non annovera aderenti. La Cisl di Como, infine, ricorda ai colleghi della Cgil, impegnati nelle trattative Asf, Luraghi e Scarpino, che tutti gli incontri con i responsabili di Asf sono avvenuti sempre alla presenza di dirigenti sindacali Cisl e Cgil”. Nei giorni successivi alle dichiarazioni di Chiappa facevano eco quelle del segretario della Filt Cgil Guido Scarpino che ribadivano, nella sostanza, le accuse alla Cisl. Immediata, anche in questo caso, la risposta della Cisl, ferma nel rivendicare la bontà dell’intesa con Asf sottoscritta con Uil: “In merito ai contenuti dell’accordo - la nota della segretaria Cisl - intervenuto con Asf, la firma di Cisl e Uil garantisce, per l’anno 2009, un aumento salariale medio di circa 3 mila euro annui per ogni autista (1700 euro medi di premio produttività, 1200 euro di ticket e almeno altri potenziali 100 euro di premi da definire). A questi incrementi si aggiungono 600 euro di acconto per il premio 2008 che verrà erogato a tutti gli autisti con la retribuzione di gennaio, mentre nel mese di febbraio sarà erogato il saldo 2008 per chi ne avrà diritto. L’importo complessivo 2008/2009 ammonta ad oltre 2 milioni di euro che andranno nelle tasche dei lavoratori al quale vanno aggiunti gli oneri contributivi a carico di Asf. Come è agevole rilevare, si tratta di importi significativi soprattutto in questa fase di grave crisi economica. Questi sono i fatti con i quali la Cisl risponde alle offese. Non intendendo proseguire su questo piano, la Cisl conferma la volontà di esercitare al meglio la tutela dei lavoratori dando agli stessi risposte concrete sul piano FINESTRA SUL CAMPIONATO Il Como torna a vincere al Sinigaglia F inalmente, dopo due mesi e mezzo di attesa, ecco una nuova sospirata Vittoria del Como tra le mura amiche. Raccogliendo gli auspici dei loro sostenitori, i lariani sono riusciti, anche più nettamente di quanto non dica il punteggio finale, a battere l’Itala San Marco di Gradisca d’Isonzo, squadra che, almeno per ora, naviga in una tranquilla posizione di centroclassifica. Se però il risultato appare tutto sommato sincero, almeno “inconsueto” è stato l’andamento della partita. Già dopo poco più di un minuto di gioco, Facchetti, liberato da un errore della difesa, si è lanciato verso la porta avversaria ed il difensore ospite Visintin lo ha steso al limite dell’area di rigore. Fallo da ultimo uomo con conseguente cartellino rosso, espulsione e Itala in dieci. Dopo l’infruttuoso calcio di punizione, e durante la partita ve ne saranno diversi altri, nessuno calciato il modo decente, il Como insiste caparbiamente all’attacco e già al 5° minuto, un bel passaggio di Bretti trova Sehic al centro dell’area avversaria, abile controllo di palla e tiro che si infila nell’angolo basso alla sinistra del portiere Marcon. Si continua così, con un susseguirsi di azioni lariane che seminano il panico nella difesa avversaria fino al 20°, quando un cross di Bretti trova Facchetti al centro dell’area, che con un bel colpo di testa insacca ancora, ma il gol viene annullato per un fuorigioco che ben pochi hanno visto. Alla mezz’ora ci pensa però Balleri a riequilibrare le forze in campo con un gesto irrispettoso nei confronti del gruppetto di tifoso ospiti che lo stava apostrofando, gesto grave per un giocatore della sua esperienza. Sembra superfluo raccontare gli altri settanta minuti di gioco, che proseguono con la stessa musica. Il Como a macinare gioco e attacchi, ai quali manca però il colpo finale, in particolare col mobile Facchetti, e Itala in difesa che ben raramente riesce a costruire qualcosa di pericoloso, tranne due azioni nell’ultimo quarto d’ora di partita che permettono al portiere Malatesta, altrimenti inoperoso, di fare la sua bella figura. Il Como sale così a trentacinque punti in classifica, ad un punto dal Rodengo Saiano e a due dal Varese, con i tifosi già in agitazione per lo scontro diretto del 15 febbraio. Una annotazione negativa per l’andamento disciplinare: domenica prossima, oltre a Balleri, dovrebbero essere indisponibili per mister Cotta, Brevi e Salvi, sanzionati col cartellino giallo. Sul fronte degli acquisti, dopo la restituzione di Fofana al Brescia è atteso l’arrivo di un attaccante, a tutt’oggi il favorito sembra essere Lantieri dal Legnano. L. Cl. CANOTTIERI LARIO: TITOLO EUROPEO A SABRINA NOSEDA La stella della Canottieri Lario G. Sinigaglia, Sabrina Noseda si è confermata tra le atlete emergenti più forti del mondo. Sabato 24 gennaio Sabrina ha vinto infatti il titolo europeo di Indoor Rowing nella categorial Under 23 (leggeri) con il tempo sui 2.000 metri di 7’37” netti sbaragliando la concorrenza. Il successo ottenuto da Sabrina al Palalottomatica, dopo i recenti buoni risultati nella gran fondo di Pisa sono una grande scarica di adrenalina per tutta la squadra agonistica della società ultracentenaria del Lago di Como, che anche nel prossimo quadriennio olimpico verrà presieduta da Enzo Molteni. Per la Noseda, atleta azzurra già protagonista dei Campionati del Mondo Junior a Pechino nel 2007 (quinta nel 4- quattro senza) e di quelli Under 23 2008 (decima nel 2x doppio) la conferma che gli sforzi fatti negli allenamenti stanno dando i loro frutti. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ rasporto pubblico locale: sono giorni di alta tensione quelli che stanno accompagnando il mondo delle relazioni sindacali comasche in questo periodo. Al centro dello scontro la firma dell’intesa, avventa lo scorso giovedì 22 gennaio, tra Cisl e Uil e Asf Autolinee, in merito al premio di efficienza guida per tutto il personale viaggiante. “Accordo molto positivo - era stato il commento a caldo di Fausto Tagliabue, segretario generale della Cisl di Como - perché dopo un anno di trattative finalmente i lavoratori percepiscono i risultati del loro impegno”. La sottoscrizione del documento aveva fatto seguito ai segnali di avvicinamento manifestatisi già lo scorso dicembre tra la direzione aziendale e Cisl e Uil con la convergenza su alcuni punti chiave della trattativa e la sottoscrizione di una prima ipotesi di accordo che ha fatto da preludio all’at- economico anziché, come fa Scarpino prodursi in sterili polemiche”. E lo scontro continua. Noi intanto diamo, brevemente, uno sguardo alla sostanza dell’accordo stesso. “Un’intesa che è stata molto positiva - il commento di Fausto Tagliabue, segretario generale della Cisl di Como -, che è arrivata a risolvere una vertenza molto lunga e faticosa, che ha registrato momenti di forte tensione e azioni unilaterali da parte dell’azienda. Da parte nostra proseguiremo l’azione unitaria nei confronti di Comune e Provincia per chiedere maggiore attenzione ai temi del trasporto pubblico locale. Ribadiamo inoltre la necessità di sfoltire il numero di aziende attive sul territorio che si occupano di mobilità, molte delle quali sono degli inutili contenitori vuoti. Recuperando, in questo modo, risorse che potrebbero essere reinvestite per elevare la qualità del trasporto pubblico locale”. Saranno i prossimi giorni a dirci qualcosa sulle possibilità di riavvicinamento tra le principali sigle sindacali comasche. Intanto ecco i contenuti dell’intesa. Premio di risultato efficienza guida - Con la busta paga di febbraio 2009 verrà corrisposto a tutti gli operatori di esercizio il premio relativo all’anno 2008 (periodo 1° agosto - 31 dicembre). - Con la retribuzione di gennaio 2009 tutti gli operatori di esercizio percepiranno un acconto di 600 euro netti, relativo sempre al premio 2008. - Per l’anno 2009 il premio sarà calcolato su base annua (1° gennaio - 31 dicembre) e pagato con la retribuzione del mese di gennaio 2010. Nel mese di luglio 2009 verrà erogata una anticipazione sulla base dei risultati del primo semestre per un importo pari al 40% del premio. Ticket restaurant - A tutto il personale Asf (movimento - officine - uffici) a far data dal 1° gennaio 2009 verrà riconosciuto un ticket restaurant per ogni giorno di effettiva presenza del valore di 5,00 euro. - Con la paga di febbraio 2009 verranno erogati gli arretrati corrispondenti ai ticket restaurant relativi al periodo che va dal 21 ottobre al 30 novembre 2008. Inoltre nei prossimi mesi sono previsti incontri per discutere gli altri punti dell’intesa e per definire il premio del personale delle officine ed impiegatizio. CRONACA P A G I N A Como 16 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 PREMIATI 56 COMASCHI DEPORTATI E Como rivive la sua guerra ono 57 i deportati residenti in provincia di Como per lavori coatti in Germania durante la II Guerra mondiale cui è stata attribuita dal Prefetto di Como, Sante Frantellizzi, la medaglia d’onore nel corso di una toccante cerimonia che si è svolta martedì scorso alla sala consigliare di Palazzo Cernezzi. Questa cerimonia ha rappresentato il momento dal più alto valore simbolico della “Giornata della Memoria” 2009, la ricorrenza istituita con Legge dello Stato nel 2000 in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Quest’anno la “Giornata della Memoria”, promossa dall’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Como e dall’Assessorato all’Istruzione della Provincia di Como, insieme ad altri partner (tra questi l’Istituto di Storia contemporanea “P.A. Perretta”, la Prefettura, l’Ufficio Scolastico Provinciale, l’Associazione Jubilantes ed il circolo Xanadù) è stata caratterizzata da un programma molto intenso che si concluderà il prossimo 5 febbraio con una giornata di riflessione e approfondimento per le scuole della provincia intitolata: “La Memoria e noi. I Giusti, universalità dell’esperienza e della responsabilità”. «La medaglia d’onore concessa a queste persone è un riconoscimento che giunge tardi dai quei tragici avvenimenti - ha ricordato Valter Merazzi, direttore dell’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato S Furono costretti al lavoro coatto in Germania nel corso dell’ultimo conflitto mondiale. È stata consegnata loro una medaglia d’oro, in Municipio, lo scorso 27 gennaio, Giorno della Memoria di LUIGI CLERICI Perretta” di Como -. Sono stati oltre 800.000 gli italiani “rastrellati” nelle zone di occupazione tedesche e della Repubblica Sociale Italiana e finiti in Germania per sostenere l’economia tedesca, in quanto tutti gli uomini abili venivano arruolati. In seguito alla forte richiesta delle associazioni ebraiche e dei reduci, nel 2000, lo stato tedesco decise di procedere ad un risarcimento ma vennero presi in considerazione solo coloro che provenivano dall’est Europa. I cittadini italiani che furono catturati e detenuti dai tedeschi dopo l’8 settembre ‘43, internati nei campi di concentramento e sottoposti a lavoro coatto, in quanto prigionieri di guerra, inizialmente furono quindi considerati indennizzabili. Successivamente il Kuratorium della Fondazione “Memoria, responsabilità, futuro” ha deciso di escludere gli internati militari italiani e i lavoratori civili occidentali dall’indennizzo voluto dalla legge tedesca dell’agosto 2000. Furono 130.000 le domande di italiani che vennero dunque escluse da qualsiasi risarcimento». A fine 2007 il Parlamento Italiano, approvando la legge finanziaria, ha definito che lo Stato Italiano autorizza la concessione di una meda- glia d’onore, a titolo di risarcimento soprattutto morale ai cittadini deportati e internati nei lager nazisti. E’ un’amara riflessione quella che attraversa l’animo degli italiani che hanno visto nel 1943 l’accanimento nazista tedesco che ha tentato di annientare fisicamente e nella dignità decine di migliaia di cittadini militari e civili, e che dopo più di cinquantanni vedono prima un segnale di riconoscimento e indennizzo, ed una successiva esclusione degli italiani dal riconoscimento di vittime. «La decisione di questi mesi cerca di riparare purtroppo un grande dolore con la concessione di una medaglia d’onore, che, seppur tardivamente, dà un riconoscimento solo simbolico perché non accompagnato dall’indennizzo promesso dalla Germania e poi non mantenuto - ha sottolineato Merazzi -. Gli interessati, poi, devono far domanda e la loro posizione viene sottoposta all’analisi di una commissione». Dunque, martedì in 57 hanno ricevuto tale riconoscimento in Municipio, mentre un altro comasco è stato insignito della medaglia direttamente dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della “Giornata della Memoria” tenutasi direttamente al Quirina- le. Quest’anno l’accento della Giornata della Memoria a Como è stato proprio posto sul fenomeno dei lavoratori coatti, i cosiddetti “Schiavi di Hitler”, come suggerisce il titolo della mostra che sarà ospitata fino al 7 febbraio nei locali della Biblioteca comunale di piazzetta Venosto Lucati. La mostra “Schiavi di Hitler. L’altra Resistenza. Racconti, disegni, documenti dei deportati italiani 1943-1945” ripropone, attraverso le parole dei protagonisti, una delle pagine più amare della seconda guerra mondiale, che vide quasi un milione di italiani, militari e civili, deportati per essere sfruttati come lavoratori coatti nella Germania nazista. Un’esposizione che vuole offrire strumenti di comprensione e approfondimento su uno degli episodi meno conosciuti della nostra storia. Sempre martedì scorso, ma al mattino, l’ex cinema Gloria ha ospitato la rappresentazione dello spettacolo “La Farfala sucullo” dei Sulutumana, vincitore del 1° premio di drammaturgia “Teatro e Shoà”del Centro Romano di Studi sull’ebraismo dell’Università di Roma “Tor Verga- ELENCO DEI PREMIATI CON LA MEDAGLIA D’ONORE Locatelli Giuseppe, Galbiati Giorgio, Rimoldi Celeste Paolo, Rivolta Martino, Salvino Zennaro, Polinelli Delfino, Molteni Silvio, Maspes Ettore, Borsani Serafino, Piazza Domenico, Bonconsiglio Roberto, Bordessa Giovanni, Poncia Nicolino, Pozzi Pasquale, Corti Tarcisio, Zicchetti Angelo, Bianchi Giocondo, Brusa Renato, Maggi Graziano, Giudici Mario, Tettamanti Francesco, Mancini Costante Ettore, Corti Giovanni Pietro, Poletti Mario, Marelli Claudio, Frigerio Emilio, Marelli Rodolfo, Zerboni Luciano, Perazzoli Enzo, Pagani Giacomo, Del Pra Luigi, Colzani Luciano, Algarotti Aldo, Manerchia Nicolò, Soldano Andrea, Arrighi Innocente, Fendoni Andrea, Molteni Ettore, Arnaboldi Sigifrido, Bizzozero Marco, Buetto Ignazio, Lietti Mario, Anzani Luigi, Arnaboldi Angelo, Cantinazzi Osvaldo, Gatti Giuseppe, Anzani Aldo, Testoni Felice, Vicini Giuseppe, Scerbo Ugo, Gaffuri Silvio, Fontana Cesare, Frigerio Paolo, Gallo Alfeo, Mastroianni Egidio, Rega Achille, Mazza Angelo Augusto Renzo, Salerno Antonio, Mulinello Vladimiro. ta”. Ultimo appuntamento sarà, come accennato, giovedì 5 febbraio, “La Memoria e noi. I Giusti, universalità dell’esperienza e della responsabilità”, una mattinata di riflessione ed approfondimento ospitata, come tradizione, dall’Auditorium della sede del Politecnico di Como. Nel corso dell’incontro interverranno Piero Kuciukian - storico, giornalista, console on. della Repubblica di Arme- nia, Ambrogino d’Oro del Comune di Milano per il suo lavoro per il Comitato della Foresta dei Giusti, e Valter Merazzi su “I Giusti e il ruolo salvifico del Comasco 1943-1945”. Seguirà l’esposizione dei contributi proposti dalle scuole: brevi ipertesti, letture di testimonianze, interventi di carattere artistico/espressivo, risultato dell’azione di ricerca e di riflessione effettuata in classe. UN PROTOCOLLO D’INTESA Expo 2015: Campione firma con Milano U na valorizzazione delle testimonianze storiche e artistiche campionesi, la promozione di iniziative congiunte e l’inserimento dei principali eventi culturali, artistici e scientifici inseriti nel programma di Expo 2015. Sono questi i punti principali del protocollo di intesa siglato la scorsa settimana, presso il Palazzo Comunale di Campione d’Italia, tra Marita Piccaluga, sindaco dell’enclave, e Letizia Moratti, sindaco di Milano, città dove avrà sede la prossima Esposizione Universale. Un pro- tocollo che, storicamente, si pone in un “continuum” temporale nelle vicende tra Campione e Milano. Infatti lo scudiscio da una parte ed il pastorale di Sant’Ambrogio dall’altra, entrambi simboli racchiusi nello stemma comunale, recuperano in pieno la loro valenza storica, memoria dello stretto legame esistente appunto tra l’enclave e Milano. Il sindaco di Campione, Marita Piccaluga, lo ha ricordato rivolgendosi alla sua collega Letizia Moratti: «Campione ha sempre avuto uno stretto legame con Milano, ed in particolare con la basilica di S. Ambrogio di cui l’enclave fu per secoli feudo. E poi le testimonianze d’arte dei Maestri campionesi: prove artistiche di grande valore lasciate a Milano proprio mentre la città diveniva punto di riferimento per la conquista della libertà comunale». Un tavolo di coordinamento specifico tra Expo Milano 2015 e il Comune di Campione d’Italia consentirà, dunque, la progettazione congiunta di iniziative che Milano e l’enclave si impegnano a realizzare “nell’ottica di una valorizzazione reciproca delle eccellenze locali”. Con la firma di que- sto protocollo l’Amministrazione ha infatti la consapevolezza di rappresentare quello che viene formulato come “un polo strategico alla buona riuscita dell’evento” in ragione dei “suoi innumerevoli tesori storici e ambientali, i prestigiosi eventi culturali che è in grado di ospitare, le sue capacità di attrarre flussi turistici significativi”. «Non ho mai pensato che l’Expo dovesse essere un evento circoscritto alla sola Milano - ha affermato il sindaco meneghino, Letizia Moratti -, ma di tutta Italia, di tutte le sue città. Con questo Protocollo in- tendiamo valorizzare ciò che il Comune di Campione riterrà utile, importante e significativo per la sua comunità permettendo a tutti di arricchirsi reciprocamente». In pratica Campione d’Italia verrà coinvolta nella preparazione dell’Expo ferma restando l’intenzione di segnare, come ha dichiarato Marita Piccaluga, questa presenza “con la partecipazione ad un qualificato progetto legato sul tema dell’Expo”. In particolare obiettivo sarà quello di dar vita ad iniziative di solidarietà internazionale nell’ambito di un impegno preciso preso da Milano nel presentare la sua candidatura ovvero costruire un centro per lo sviluppo sostenibile che permetta alle nazioni in difficoltà di trovare occasioni di sviluppo. Da segnalare che Campione, con la firma di questo protocollo, si è andata ad affiancare a ben altri centri italiani che hanno compiuto lo stesso passo come Firenze, Pavia, Torino, Verona, Mantova e Trieste. E Como dov’è? Beh, questa è una domanda che in tanti incominciano a porsi alle nostre latitudini. L.CL. CRONACA P A G I N A 18 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 SABATO 24 GENNAIO SI È SVOLTO IL CONVEGNO “LA CARITÀ NON AVRÀ MAI FINE” Don Beretta, prima e oltre... on è facile racchiudere la vita e le scelte di una sacerdote come don Renzo Beretta tra le poltrone di un convegno, tra le immagini di una mostra fotografica o tra le pagine di un libro. Perché la sua è una storia, o meglio una vita, fatta di quotidianità, della semplicità dei piccoli gesti, spesso nascosti, di una voglia di seguire Cristo nel silenzio del servizio. Per questo, ricordandolo a dieci anni dalla sua morte, si corre il rischio di fermarsi a quel 20 gennaio 1999, alle 16.30 di quel pomeriggio, quando don Renzo trovava la morte per mano di uno dei tanti uomini che aveva cercato di aiutare, insieme ai suoi collaboratori, nella parrocchia di Ponte Chiasso. “Dobbiamo sforzarci di andare prima e oltre quel 20 gennaio”, ha spiegato don Agostino Clerici aprendo il convegno “La carità non avrà mai fine”, tenutosi sabato 24 gennaio nella sala bianca del Casino Sociale a Como. Un appuntamento che chiude le manifestazioni organizzate in occasione del decimo anniversario della morte di don Renzo Beretta. “Dobbiamo andare prima - ha continuato il direttore de “Il Settimanale” - dando spazio alla Parola, fino a comprendere le ragioni di una scelta a cui rimanere fedeli fino al martirio, e oltre, per scoprire la qualità perenne della carità”. Andare prima, dunque, aiutati dalle pagine di un libro fortemente voluto dai suoi parrocchiani, loro, che più di tutti, hanno conosciuto la fedeltà nelle piccole cose, di un testimone del Vangelo. E’ nato così “Cara la mia gente”, un volume presentato in occasione del convegno: omelie, biglietti di auguri, lettere, raccolte dalla redazione de “Il Puntesel”, il bollettino parrocchiale di Ponte Chiasso. “Un modo per far parlare lui, don Renzo”, ha commentato don Carlo Puricelli, attuale parroco del quartiere di confine. Durante il convegno Marco Guggiari, vice direttore del Corriere di Como, ha ripercorso le tappe principali della vita e dell’apostolato del sacerdote nato nel 1922 a Como, nel quartiere di Camerlata. “Attraverso le sue esperienze pastorali a Livigno, Mandello, in cattedrale a Como e a Solzago - racconta Guggiari - ha maturato quelle qualità che hanno sempre con- N Il ricordo della figura di don Renzo, nel decimo anniversario della sua morte, ha offerto l’occasione per riflettere sull’importanza della carità e del servizio, anche nell’educazione. pagina a cura di MICHELE LUPPI traddistinto il suo servizio: affidabilità, spiritualità, accoglienza e coerenza”. Il racconto della vita di don Renzo scivola veloce attraverso i decenni fino al suo arrivo a Ponte Chiasso nel 1984. Qui, il sacerdote, si trovò ad affrontare le difficoltà e le sfide di una parrocchia di confine dove, alla fine degli anni ottanta, iniziaro- no ad arrivare i primi profughi. Per aiutarli, don Renzo diede vita ad un primo piccolo centro di accoglienza che crebbe negli anni novanta, di pari passo con l’emergenza, grazie all’impegno del sacerdote e dei suoi collaboratori. Fino a quel tragico pomeriggio di gennaio. “In quei giorni - ricorda Guggiari - alcuni parroc- Foto William chiani chiesero a don Renzo perché li aiutasse. La risposta fu semplice quanto disarmante: perché siamo cristiani”. La morte di don Renzo, ma soprattutto la sua vita, il suo esempio, diventano così un modo per riscoprire la bellezza e l’urgenza dalla carità e del servizio. “Quale sarebbe lo stile della carità di don Renzo oggi?”, si è chiesto don Puricelli all’inizio del convegno. “Certamente oggi risponderebbe: l’educazione”. Una tematica cara alla nostra diocesi che ha dedicato all’educare il piano pastorale di questo triennio. Per parlare di carità e servizio nella società di oggi erano presenti al convegno anche alcuni rappresentanti di “Nuovi Orizzonti”, associazione attiva in tutta Italia nell’accoglienza di persone in difficoltà. Nuovi Orizzonti è presente da alcuni anni anche a Como dove è impegnata nell’evangelizzazione di strada. Mirco e Alessandra Buldrini della comunità Nuovi Orizzonti di Trento e responsabili per il nord Italia, hanno portato la loro esperienza. Un racconto toccante di rinascita dalla droga e dal vuoto “che nasce dall’assenza di Dio, dal non sentirsi amato dal Padre”. “In comunità - ha raccontato Alessandra - accogliamo molti di questi giovani in difficoltà, persone che hanno perso Dio e con lui la voglia di vivere”. “La carità - hanno concluso - non avrà mai fine, fino a quando ci saranno cristiani disposti a dare la vita ogni giorno, morendo a se stessi, per servire il prossimo”. La mattinata si è conclusa con l’intervento del vescovo Coletti che è ritornato sul tema dell’educare ricordando come “in fondo al servizio stia gioia, il fondo della gioia è l’amore, il fondo dell’amore è Gesù”. “Se il processo di educazione non è giocato dentro questa prospettiva ha continuato il vescovo finiremo con l’avere una semplice trasmissione di notizie perché ridurre l’educazione all’indottrinamento e all’addestramento è la fine dell’educazione. Se realmente vogliamo delle comunità cristiane abbiamo bisogno di testimoni. Abbiamo bisogno di santi”. Testimoni, a volte scomodi, che sappiano provocare e far riflettere, proprio come don Renzo. “Un libro per far sentire ancora la sua voce” “Molto è stato scritto su don Beretta. L’archivio parrocchiale raccoglie 17 faldoni di articoli pubblicati in quei mesi di dieci anni fa (…). Sono passati 10 anni appunto. La parrocchia e la gente del quartiere ha vissuto con (in)sofferenza il veder “tirare per la giacchetta” il proprio parroco che per 15 anni aveva sentito predicare, aveva visto mangiare, giocare, andare in montagna, arrabbiarsi e gioire. Era triste vederlo imprevisto ed improbabile testimonial della linea politica, sociale, ecclesiale del banditore di turno. Ma era impossibile contrastare la forza e la propaganda di quelle voci. Si poteva fare soltanto una cosa: custodire con cura e devozione la sua memoria e i suoi scritti, magari rubati all’ultimo momento o scovati per caso in un cassetto. Per chi ha redatto il testo e “credeva” di conoscere don Renzo Beretta, è stata una sorpresa e una scoperta. Questa rimane “l’unica” ragione che ci ha convinto valesse la pena osare una pubblicazione”. Sono queste alcune delle parole con cui i redattori del bollettino parrocchiale di Ponte Chiasso, “il Puntesel”, aprono “Cara la mia gente”, la pubblicazione realizzata per il decimo anniversario della morte di don Beretta. Un’opera, realizzata con il patrocinio del comune di Como, che ripercorre con testi e fotografie il ministero di don Renzo. “Un libro - ha spiegato la giornalista Laura d’Incalci, presentando il volume - nato non per raccontare chi era don Renzo ma per farlo parlare, per far risuonare la sua voce e la sua testimonianza. Un memoria custodita con cura da parte dei suoi parrocchiani”. “Un patrimonio non solo della Chiesa, ma di tutta la città di Como”, ha ricordato il sindaco di Como, Stefano Bruni, intervenendo al convegno. Il libro contiene, in appendice, una serie di testi autografi tra cui il testamento spirituale di don Beretta, perché il sacerdote era solito scrivere su “fogli di quaderno, d’agenda o persino sul retro di carte che gli capitavano in mano”. “Non ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente don Renzo Beretta - ha scritto il vescovo nella prefazione - ma leggendo le sue parole mi sembra di poter ricavare l’immagine di un uomo che sapeva farsi voler bene. Una persona felice. C’è una frase che mi ha colpito. Don Renzo racconta il giorno della sua ordinazione sacerdotale. Diventa prete e dice di “scoppiare di gioia”, una gioia che non vuole tenere per se ma vuole “comunicarla” agli altri. Senza avere la pretesa di offrire chissà quali interpretazioni penso di poter individuare in tale atteggiamento la chiave di lettura di tutta la vita di don Renzo: se provi la gioia dell’incontro con il Signore non puoi tenerla per te, ma la devi condividere con il tuo prossimo. A questa condivisione siamo tutti chiamati, e, ancora di più è chiamato a farlo un prete nei confronti di una comunità parrocchiale affidata alla sua guida o verso il povero che staziona sull’uscio della chiesa”. Il libro è disponibile presso la parrocchia di Ponte Chiasso (031-540557) e la segreteria de “Il Settimanale” (031-263533). Fino alla metà di febbraio rimarrà allestita nella chiesa di Ponte Chiasso la mostra “Tutto è grazia” dedicata al sacerdote. Successivamente parrocchie e associazioni potranno richiedere i pannelli della mostra per proprie esposizioni contattando la parrocchia di Ponte Chiasso o la Caritas diocesana. CRONACA P A G I N A Como 19 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 VISITA AL CANTIERE Lavori in curia: finiti in un paio di mesi A prile. Potrebbe coincidere con l’arrivo dei primi tepori primaverili l’ingresso di mons. Diego Coletti, vescovo di Como, nel suo appartamento, all’interno del Palazzo Vescovile di Como. Dopo due anni da pendolare (attualmente la sua abitazione è dislocata all’interno del Seminario di Albate) il presule potrà così posizionarsi in pianta stabile all’interno del suo “quartier generale”. È un restyling di tutto rispetto quello che ha caratterizzato il Palazzo Vescovile in questi due anni. I lavori hanno riguardato un’ampia porzione della struttura provata dal degrado del tempo. Eretto in epoche differenti (la costruzione iniziò nel 1163) il Palazzo ha subito nei secoli svariati interventi di ampliamento e restauro. L’ultimo, tra i più significativi, all’inizio degli anni Trenta. Le sue più recenti condizioni rendevano, però, ormai improcrastinabile l’avvio di una nuova fase di lavori, che assicurasse stabilità alla struttura e maggiore vivibilità al suo interno. Due milioni e mezzo di euro. Questo l’investimento previsto per le opere, iniziate due anni fa. Somma coperta, oltre che dalle casse di Curia, anche da un significativo contributo della Fondazione Cariplo e da altri sponsor minori. «Due anni fa - spiega l’arch. Stefano Seneca, curatore dei lavori - venni contattato per la sistemazione dell’appartamento del vescovo. Ad un primo sopralluogo dello stabile mi accorsi, però, che il Palazzo necessitava di un intervento più radicale, pena la sua conservazione nel tempo. Notammo subito la significativa oscillazione dei solai ed evidenti segni di umidità dei plafoni. Una visita nei sottotetti ci rivelò anche la presenza di copiose infiltrazioni, oltre che una diffusa copertura d’amianto in tutte e cinque le ali dell’edificio che sarebbe stato necessario rimuovere». Misurata la febbre e constatata la malattia del paziente, da subito è scattato il piano d’azione per provvedere alla sua guarigione. Piano effettuato ovviamente, visto il pregio della struttura, d’intesa con la Soprintendenza. «Siamo partiti - prosegue l’architetto Seneca - effettuando un primo rilievo sulla copertura, per pro- Un investimento di circa due milioni e mezzo di euro per restituire stabilità all’antica struttura che, in alcuni punti, presentava condizioni di grave degrado Nel servizio William alcune immagini del cantiere in corso presso il Palazzo Vescovile di MARCO GATTI grammare, adeguatamente, tempistica e modalità d’intervento. Le opere sono quindi state suddivise in lotti. Il primo lotto, ormai in fase di ultimazione, ha riguardato la ristrutturazione della copertura, con il posizionamento di nuove strutture lignee e il restauro di quelle recuperabili, la totale bonifica dall’amianto, e un adeguato isolamento del sottotetto al fine di ridurre la dispersione termica e assicurare maggiore risparmio energetico». Le opere hanno interessato anche l’ala all’interno del cortile, le strutture verticali del palazzo (con la ricostruzione delle murature), il rifacimento dell’impianto di riscaldamento con il posizionamento di pannelli a pavimento. Un ulteriore lotto ha riguardato la facciata, con lavori di consolidamento e restauro. «Nel 1931 - ha continuato l’architetto Seneca - il Vescovado fu oggetto di un intervento, seguito dall’architetto Frigerio, che ne aumentò la falda di copertura. All’epoca l’arch. Frigerio scelse, per la colorazione della facciata che guarda su piazza Grimoldi, una colorazione oro. All’inizio degli anni Ottanta si decise di uniformare l’intero edificio a questa colorazione. Al suo interno la struttura presentava, invece un intonaco color grigio. Per la colorazione definitiva del Palazzo, d’intesa con la Soprintendenza si è deciso di utilizzare un intonaco a base di calce che resterà color oro sulla facciata che guarda a piazza Grimoldi, mentre manterrà un grigio tortora per il resto dell’edificio. La posa dell’intonaco sarà effettuata in condizioni meteo idonee a garantirne la tenuta. In ogni caso l’opera dovrebbe essere ultimata nel giro di un paio di mesi. Presto si provvederà, inoltre, anche alla sistemazione della copertura di una falda di tetto che si affaccia sulla via Bianchi Gio- vini». Pressoché ultimato è anche l’appartamento del vescovo, per il quale si sta provvedendo al montaggio degli arredi. Sarà do- tato, oltre che di una cucina e di una camera da letto, anche di un’ampia biblioteca (quasi tremila volumi) e di spazi di studio e lavoro. «Abbiamo lavorato il più possibile in modo organico - ha concluso l’arch. Seneca -. I lavori sono stati completati per quanto riguarda la copertura, ma per il resto hanno interessato soltanto un’ala del Palazzo. Quanto prima si provvederà ad effettuare un’ulteriore perizia per monitorare danni e crepe presenti anche nella rimanente porzione, così da valutare l’eventuale necessità di ulteriori interventi. In ogni caso le opere in cor- so dovrebbero essere ultimate attorno al mese di aprile, così da consentire al vescovo di varcare la porta della sua casa a ponteggi smontati e a cantiere concluso». Viva soddisfazione anche da parte di mons. Coletti sull’andamento del cantiere. «Si è trattato di un restauro economicamente impegnativo, ma necessario, viste le condizioni dell’edificio - ha dichiarato, tra l’altro, il presule -. Grazie a questi lavori credo che, per quanto riguarda l’appartamento del vescovo, non vi sarà necessità di apportare ulteriori interventi almeno per altri sei miei successori! » CRONACA P A G I N A 20 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 DOMENICA 1° FEBBRAIO Scuola dell’infanzia I l Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca ha emanato, la scorsa settimana, l’informativa relativa alle iscrizioni dei bambini alla scuola dell’infanzia statale e paritaria per l’anno scolastico 2009-10. Ne sono ovviamente interessati anche tutti i bimbi delle province di Como e di Sondrio. “Possono essere iscritti alla scuola dell’infanzia recita il documento - le bambine e i bambini che abbiano compiuto o compiono, entro il 31 dicembre 2009 il terzo anno di età. Possono, altresì, chiedere l’iscrizione alla scuola dell’infanzia le famiglie le cui bambine e i cui bambini compiono tre anni di età dopo il 31 dicembre 2009 e, comunque, entro il 30 aprile 2010”. Per questi ultimi, l’ammissione alla frequenza è possibile solo a talune condizioni: disponibilità di posti, esaurimento precedenti liste d’attesa, disponibilità locali adatti. Nel caso il numero delle domande di iscrizione risultasse superiore al numero dei posti complessivamente disponibili saranno accolte prioritariamente le domande riguardanti coloro che compiono tre anni di età entro il 31 dicembre 2009. “Nelle scuole dell’infanzia dei territori montani prosegue la nota - … e dei piccoli Comuni privi di servizi educativi per la primissima infanzia e con sezioni aventi un numero di iscritti inferiore a quello massimo previsto, è consentita, in via straordinaria, l’iscrizione di piccoli gruppi di bambini - di norma non più di tre - di età compresa tra i due e i tre anni.[...]. Orari di funzionamento: Normalmente la scuole dell’infanzia funziona per 40 ore settimanali (mediamente 8 (otto) ore giornaliere) …”. Le domande di iscrizione dovranno essere presentate entro il 28 febbraio 2009. Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla lettura della C.M. n.4, - prot. 381 (R.U.U. del 15-012009 reperibile su www. pubblica.istruzione.it. FISM CORSO DI IDONEITÀ PER L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA Nei giorni 28 marzo, 4 aprile, 9 e 16 maggio avrà luogo il 4° corso seminariale (a numero chiuso), valido per completare la formazione ai fini dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica. Il corso verterà sulle riflessioni metodologico-didattiche per l’ insegnamento della religione cattolica e le nuove “indicazioni nazionali”. Sede del corso sarà il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” - viale Cesare Battisti, 8 - Como. Il contributo alla partecipazione è di 65 euro a persona a parziale rimborso delle spese. Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 28 febbraio 2009. Per informazioni: Fism Como, tel. 031-300.057. SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI INCONTRO CON IL PASTORE VALDESE DI COMO, ANDREAS KOHN, LO SCORSO 22 GENNAIO AL CENTRO PASTORALE “CARDINAL FERRARI” La sera del 22 gennaio erano presenti circa 50 persone per l’incontro con il pastore valdese Andreas, fra le quali un piccolo drappello di fedeli di quella Chiesa. Il numero abbastanza esiguo di presenze è forse una prova dello scarso interesse che a tutt’oggi il tema dell’ecumenismo suscita non solo fra i cattolici, ma, come ha osservato lo stesso pastore, anche in qualche frangia dei valdesi comaschi? Nelle parole del pastore vibrava l’amarezza per le difficoltà nel compiere passi anche modesti sulla via del dialogo e di una conoscenza più approfondita, tanto che, con oratoria efficace, ha definito quest’epoca “inverno dell’ecumenismo”. La qualificata presenza di alcuni sacerdoti cattolici (don Italo Mazzoni, don Battista Rinaldi, don Maurizio Mosconi, don Carlo Calori) è stata importante per stemperare i toni accesi - che peraltro non chiudono alla speranza - soprattutto nel richiamo al primo passo, che tutte le Chiese devono compiere davanti alla complessità e alla importanza di tale tema, cioè quello della conversione del cuore. Infatti la Parola di Dio ci richiama continuamente all’unità, con le più belle immagini che la letteratura antica ci offra: “Io sono la vite e voi siete i tralci”; “Molti sono i carismi, molti i ministeri ma uno solo è lo Spirito” e altre espressioni dense di suggestione, tanto che anche noi laici abbiamo ripensato alla verità delle affermazioni del Concilio Vaticano II, che definiscono uno “scandalo”le divisioni fra i cristiani . Quella sera, soprattutto fra i laici, si è affacciata la consapevolezza che il ricomporre le fratture passa attraverso la conoscenza e la frequentazione, quella che permette di liberarsi da pregiudizi, anche inconsci, per far emergere non ciò che ci separa, ma ciò che ci unisce. Ma in primo luogo la riconciliazione passa attraverso la preghiera umile dei figli di Dio, che a Lui soltanto riconducono la capacità di offrire la pace vera e la verità; e sanno anche che la verità non è patrimonio di un gruppo ma deve sempre essere invocata dalla infinita ricchezza di Dio e che essa assume volti diversi nelle diverse circostanze storiche. Durante gli interventi, abbastanza numerosi, è emersa la necessità di un’informazione e formazione più capillare sulle questioni che finora sono state, giustamente, riservate ai competenti, ai vertici, ai responsabili delle varie Chiese, poiché solo attraverso questo coinvolgimento popolare la Chiesa può crescere e adeguare ai tempi la sua testimonianza di fede. Inoltre la verità non può essere disgiunta dalla carità e da quella povertà di spirito di cui ci parla lo straordinario “discorso della montagna”. Ci siamo congedati dal pastore Andreas con questa certezza: che prima di tutto il comune riferimento è il Vangelo, mai abbastanza amato, mai abbastanza approfondito, che edifica l’uomo nuovo sopra l’uomo vecchio, che ci parla attraverso la storia quotidiana. Auguriamo dunque alle due Chiese di Como, quella valdese e quella cattolica, un anno ricco di grazie spirituali. GIULIA GALFETTI SECONDO INCONTRO MARTEDÌ 3 FEBBRAIO “Educare: decisione per l’esistenza” M artedì 3 febbraio alle ore 21 presso l’ Auditorium del Collegio Gallio si svolgerà il secondo incontro del ciclo Educare: decisione per l’esistenza, promosso da Centro Culturale Paolo VI, Medicina e Persona, Associazione Agesc e Assessorato alla Famiglia e alle Politiche Educative del Comune di Como. In un ciclo di incontri dedicato all’educazione non si può tralasciare la questione di educare anche a saper affrontare la sofferenza e il dolore. Diceva infatti Benedetto XVI nella Lettera sul compito urgente dell’educazione: «Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, nonostante le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco generose». Nello stesso tempo, episodi di cronaca oggi più che mai sotto gli occhi di tutti rendono di grande attualità le domande sulla “qualità della vita”, sull’autodeterminazione dell’uomo, sull’eutanasia e sul testamento biologico. Domande - spesso oggetto di dibattiti televisi Appuntamento presso l’Auditorium del Collegio Gallio di ELENA GENTILI e di dialogo quotidiano che i due relatori, vista anche la loro specifica attività in settori che quotidianamente affrontano tali problematiche, non mancheranno di affrontare. Saranno presenti infatti Sylvie Menard, fino all’aprile scorso direttore del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e tutt’ora consulente, e Giovanni Battista Guizzetti, responsabile del Reparto Stato Vegetativo del Centro Don Orione di Bergamo. La dott.sa Menard, parigina formatasi alla Sorbona, venne in Italia nel ‘69 con il matrimonio e per lunghi anni ha lavorato col prof. Veronesi, condividendone le posizioni circa l’eutanasia, finché nel 2005 scoprì di essere lei stessa malata di un cancro inguaribile al midollo: «Io, sono nata di nuovo» afferma tranquillamente. Anche se il “parto” non è stato indolore: “come andare a sbattere contro un muro mentre stai andando a 120 al- l’ora”. Eppure tutto questo dolore ha acquisito un senso e un valore, portando la scienziata a capire che prioritario è il “prendersi cura” del malato, accompagnarlo nel difficile cammino della malattia, anche quando essa non sia guaribile, perché essa è pur sempre “curabile”. «Quando si è sani si parla di vita e di morte come valori filosofici, senza calarsi nella realtà. - ha detto in una recente intervista -. Ma quando ti trovi in prima persona nella condizione del malato, le prospettive cambiano, co- sì come le priorità. Io stessa partivo lancia in resta a favore dell’eutanasia, mi pareva un diritto di ‘libertà’, senza approfondire... Essendo francese, poi, per me la libertà è particolarmente importante. Il fatto è che tutti combattiamo per l’eutanasia, ma come diritto del vicino: quando ho dovuto ragionare della morte vera, la mia, la vita ha preso valore, tutta, fino all’ultimo istante. […] Perché piuttosto che batterci per una “degna morte” non ci si batte per una “vita degna”, affinché o- gni cittadino abbia diritto alla terapia del dolore, a un accompagnamento totale, fisico e psicologico? Una volta accettata la propria morte capisci che è un fatto naturale, a condizione che sia serena e senza sofferenza, e oggi si può». Anche l’esperienza del dott. Guizzetti non è meno intensa e significativa, sviluppandosi giorno dopo giorno accanto a pazienti che non si muovono, non parlano, non sembrano percepire il mondo esterno, eppure respirano, alternano ritmi di sonno-veglia, hanno soltanto bisogno di essere accuditi e alimentati col sondino, perché non riescono a deglutire. Proprio perché così distante dalla nostra comune condizione di sani, la realtà dello stato vegetativo ci inquieta e ci spaventa; ecco allora istintivo il tentativo di difenderci, accampando discorsi circa la “qualità della vita” di tali persone. A metterci in guardia contro tali domande e rovelli interiori è il dott. Guizzetti: «Siamo solitamente abituati a giudicare la vita in termini utilitaristici: in base alle nostre capacità di produzione, di spesa e alla fine di godimento. Dimenticando completamente altre dimensioni che costituisco- no la vita umana che sono la dimensione relazione, la dimensione spirituale e, perché no, la dimensione religiosa. Anche queste sono caratteristiche dell’umano. Bisogna far molta attenzione a sdoganare il concetto di “qualità della vita” perché poi potranno farne le spese i malati di Alhzeimer, i ritardati mentali, i disabili». Certamente stare accanto a tali persone è tutt’altro che facile e costa molte fatiche, tuttavia può sempre aprire lo spiraglio di una maturazione umana, come sempre avviene quando la sofferenza è accolta e affrontata per cercarne frutti insospettati. Testimonia infatti Guizzetti: «Noi non ci rendiamo conto del significato dei gesti più semplici che compiamo durante la giornata: alzarci da una sedia o bere un bicchiere d’acqua. Per noi sono ormai automatici. Ma stando con queste persone uno capisce che anche mandar giù un bicchiere d’acqua o mangiare un cucchiaino di gelato, hanno un valore relazionale e esistenziale formidabile. Vedere una persona in questa condizione, che deglutisce o sorride mentre succhia un pezzo d’arancio, se permette, costituisce per me una grande soddisfazione». CRONACA P A G I N A 21 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 LA PRESENTAZIONE DELL’ANNUARIO E DEI PROGETTI PER L’ANNO IN CORSO Iubilantes guarda al 2009 S abato 31 gennaio alle ore 15.30, presso l’Auditorium “Don Guanella” a Como, in via T. Grossi 18 (ampio parcheggio interno) l’associazione culturale comasca Iubilantes presenterà il nuovo Annuario e i programmi del 2009. La manifestazione, accompagnata dal coro “Voci del Lario” diretto dal m° Nicola Franchi e presentato da Vito Trombetta, si aprirà con la toccante testimonianza di padre Witold Szulcynski, direttore della Caritas Georgia. La Caritas Georgia, che Iubilantes sostiene da anni anche con interventi di adozioni a distanza, è la destinataria della grande raccolta di aiuti umanitari, intitolata “Emergenza Georgia”, attivata durante tutto il mese di gennaio in città e in altri quattro punti di raccolta sul territorio, con la collaborazione generosa di tantissimi, ditte private, enti pubblici e privati, parrocchie, gruppi spontanei di lavoro. La raccolta è stata occasione anche per la creazione di una preziosa sinergia con la Caritas Diocesana di Como, di Cabiate e Decanale di Cantù per aiutare la Caritas del tormentato Paese caucasico. La manifestazione accompagnata dal coro “Voci del Lario” diretto dal maestro Nicola Franchi e presentato da Vito Trombetta, si aprirà con la toccante testimonianza di padre Witold Szulcynski,, direttore della Caritas Georgia Verso il Monte Ararat, Turchia di SILVIA FASANA Nel corso del pomeriggio verrà illustrata una sintesi delle più importanti iniziative dell’anno appena trascorso: tra queste, ricordiamo il “Viaggio di Pasqua”, nella provincia sarda dell’Ogliastra, alla scoperta dei luoghi dedicati alla memoria e alle leggende di San Giorgio di Suelli; il pellegrinaggio da Montecassino a Roma, lungo la “Via dell’Angelo”, conclusosi nella capitale con una festa in Campidoglio e con l’udienza papale e infine il “Viaggio del cuore” in Turchia, tra cristianesimo perduto e memorie bibliche, oltre al proseguimen- to dell’impegno per la valorizzazione del Parco dell’ex S. Martino ed il recupero ciclopedonale della vecchia ferrovia Grandate-Malnate. Ma, soprattutto, sarà dedicato spazio alla presentazione dei progetti dell’associazione per il 2009, tra cultura e solidarietà, caratterizzati dalla continuità dei progetti già avviati e dalla fedeltà al tradizionale impegno del- l’associazione per la cultura del pellegrinaggio e, per estensione, per la mobilità lenta e sostenibile. A questo proposito si possono anticipare: la prossima inaugurazione di un secondo breve tratto ciclopedonale dell’ex ferrovia Grandate-Malnate; l’imminente pellegrinaggio a piedi in Terrasanta sull’Israel National Trail, importante percorso escursionistico di grande DOMENICA 1° FEBBRAIO PROGRAMMA VISITA PADRE WITOLD A COMO E PROVINCIA: 30 GENNAIO-2 FEBBRAIO 2009 La Caritas diocesana conclude il mese della pace omenica 1° febbraio la Caritas Diocesana di Como ha organizzato, a conclusione del mese della pace, due iniziative di testimonianza e sensibilizzazione rivolte a tutta la cittadinanza. Durante la mattinata, alle ore 10.30, padre Witold Szulczynski, direttore di Caritas Georgia, concelebrerà la S. Messa nella chiesa di San Bartolomeo a Como. In serata, alle ore 21.00, presso l’Auditorium dell’Opera Don Guanella (via T. Grossi, Como), lo stesso padre Witold sarà il protagonista di una serata di riflessione e condivisione sul tema della pace. Il rapporto tra la Caritas di Como e Caritas Georgia, nato alcuni anni fa, ha permesso di instaura- D 30 gennaio, venerdì · Arrivo a Cantù a cura di Caritas Cantù. · Partecipazione a Marcia della Pace a Cantù dalle 20.30 alle 23.00 circa · Pernottamento da don Giuseppe a Cantù. 31 gennaio, sabato · Trasferimento da Cantù a Como a cura di Caritas Cantù/Iubilantes. · Ore 15.30 partecipazione a assemblea annuale di Iubilantes presso Opera Don Guanella a Como. · A seguire partecipazione alla cena sociale di Iubilantes. · Pernottamento presso Opera Don Guanella a Como. Due le iniziative promosse di testimonianza e sensibilizzazione rivolte a tutta la cittadinanza re proficue relazioni di scambio e collaborazione tra la realtà lariana e quella caucasica. Per due anni consecutivi la Georgia è stata tra i destinata-ri dei fondi raccolti durante l’Avvento di fraternità e la scorsa estate cinque giovani della diocesi di Como hanno vissuto una importante esperienza di volontariato e di condivisione operando per circa due settimane a Tbi- interesse ambientale; la nuova iniziativa della Giornata Nazionale dei Cammini Francigeni, proposta per il prossimo 3 maggio in tutta Italia, isole comprese, da Iubilantes e dalla Rete dei Cammini, coordinamento nazionale delle associazioni che tutelano e promuovono il pellegrinaggio a piedi; infine, un inedito “Viaggio del cuore” in Francia, sulle tracce dei Catari e della cultura occitanica. Alla presentazione, aperta a tutti, seguiranno l’assemblea riservata ai soci, con il rinnovo delle cariche sociali e la tradizionale cena sociale (prenotazione obbligatoria) presso il salone “Don Guanella”, durante la quale sarà proiettato il video del “Viaggio del cuore 2008” a cura di Guido Marazzi. Il giorno seguente, domenica 1° febbraio, alle ore 16.00 presso la basilica di Galliano a Cantù, mons. Fernandez Lago, canonico della cattedrale di Santiago de Compostela, celebrerà la S. Messa annuale per il sodalizio comasco. La celebrazione sarà preceduta da un breve saluto di padre Witold, in partenza per altri impegni organizzati dalla rete delle Caritas locali. Al termine della liturgia, accompagnata dal Coro Polifonico “Pieve d’Isola” diretto dal m° Guido Bernasconi, mons. Lago impartirà la solenne benedizione del pellegrino a tutti gli aspiranti pellegrini presenti. Per informazioni e contatti, la sede di Iubilantes è in via Vittorio Emanuele 45 a Como; tel. 031279684; fax 031-265545; e-mail: iubilantes@iubila ntes.it; sito web: www.iubi lantes.eu. lisi, all’interno delle realtà gestite dalla Caritas georgiana. È stato grazie a questa esperienza che il rapporto si è fatto più intenso e diretto, facendo sì che padre Witold venisse invitato a portare personalmente la propria testimonianza anche nella nostra diocesi. Durante i giorni di ve- nerdì 30 e sabato 31 gennaio e nel pomeriggio di domenica 1° febbraio padre Witold sarà anche coinvolto in iniziative di altre realtà del nostro territorio (Caritas Decanale di Cantù, parrocchia di Cabiate e associazione Iubilantes) che da tempo sostengono i progetti di Caritas Georgia. 1 febbraio, domenica · In mattinata, alle ore 10.00 S. Messa in S. Bartolomeo a Como organizzata da Caritas Como. · Ore 12.30 circa pranzo presso Associazione Eskenosen a Como con Area Internazionale Caritas Como e giovani che hanno partecipato alle esperienze estive Caritas. · Alle ore 15.15 circa trasferimento a Cantù a cura di Iubilantes per intervento introduttivo a S. Messa Iubilantes ore 16.00 a Galliano. · Trasferimento da Galliano a Cabiate a cura di parrocchia di Cabiate e alle ore 18.00 celebrazione S. Messa a Cabiate. · Cena a Cabiate e rientro a Como per le ore 21.00 a cura della parrocchia di Cabiate. · Ore 21.00 presso Opera Don Guanella a Como incontro pubblico di padre Witold organizzato da Caritas Como con accompagnamento musicale a cura di Iubilantes. · Pernottamento presso Opera Don Guanella a Como. 2 febbraio, lunedì · Trasferimento di padre Witold alla Stazione Centrale di Milano a cura di Caritas Como. CRONACA P A G I N A 22 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 SGUARDO DENTRO LE MURA DI CASA Conflitti in famiglia, come gestirli? Si può imparare da un litigio? Come si gestiscono in modo costruttivo i conflitti in famiglia? A queste domande ha cercato di dare risposta la psicopedagogista Valerie Moretti durante il secondo incontro del corso per genitori, promosso dal Comune di Como, che si è tenuto lo scorso dicembre a Como presso l’Aula Magna del Polo Regionale del Politecnico di Milano di MANUELA GIANI S i può imparare da un litigio? Come si gestiscono in modo costruttivo i conflitti in fami- glia? A queste domande ha risposto la psicopedagogista Valerie Moretti durante il secondo incontro del corso per genitori che si è tenuto lo scorso dicembre a Como presso l’Aula Magna del Polo Regionale del Politecnico di Milano, nell’ambito della quinta edizione del “Progetto Aurora” promossa dall’Assessorato Famiglia e Politiche Educative del Comune di Como. IL CONFLITTO FA PARTE DELLA VITA Il conflitto è un’esperienza comune e frequente nella vita. Non solo tra persone e gruppi che entrano in contrasto perché hanno necessità e obiettivi differenti, ma anche dentro di noi. In questo tipo di conflitto, detto “intrapersonale”, le forze contrastanti si attivano quando dobbiamo fare delle scelte tra bisogni, desideri e obiettivi. Di qualsiasi tipo sia, il conflitto va innanzi tutto riconosciuto. “Quando viene represso senza essere risolto - ha detto Valerie Moretti -, ci sono molte probabilità che riemerga, con gli stessi connotati e lo stesso bagaglio emozionale rimasto inespresso”. Ma come vengono affrontati i conflitti? Spesso con la discussione, senza risolvere la questione, o in modo distruttivo con rabbia, grida, violenza verbale e, a volte, fisica. Questa modalità, diffusa in famiglia, causa sofferenza e prevaricazione, rancore e divisione. Risultato? Si sta peggio di prima. Spesso il conflitto è una vera e propria escalation: da un disaccordo banale che porta ognuno a irrigidirsi sulle proprie ragioni, si arriva a criticare l’altro non per ciò che fa o pensa, ma per ciò che è, fino a smettere di ascoltarsi e a provare sfiducia reciproca. E’ così che si entra nella fase di massima distruttività per cui il motivo iniziale del litigio è ormai dimenticato e l’importanza è combattere contro l’altro. “Occorre ricominciare a parlarsi in modo non accusatorio - ha spiegato Valerie Moretti -, aprirsi con sincerità e ascoltare l’altro, riconoscendo che anche lui, come noi, ha delle ragioni e delle necessità. E’ necessario superare il desiderio di imporsi e ricercare la cooperazione”. I CONFLITTI NELLA ADOLESCENZA Impulsività e aggressività, incapacità di gestire emozioni e stress sono caratteristiche critiche di questa età, soprattutto nei maschi. Più che per maleducazione e mancanza di rispetto nei confronti degli adulti, gli adolescenti sono impulsivi e conflittuali per cause fisiologiche legate all’immaturità della corteccia frontale e allo sviluppo ormonale. “Il testosterone - ha spiegato la psicopedagogista - stimola l’amigdala, centro cerebrale delle emozioni, causa della maggiore aggressività e irritabilità nei maschi. Al contrario gli estrogeni stimolano la crescita dell’ippocampo, l’area cerebrale associata al controllo delle emozioni”. Motivo, questo, che se da un lato rende le ragazze più abili nel ragionamento e capaci di comprendere la complessità delle relazioni sociali, dall’altro le espone a forme di conflitto interiore caratterizzate da vittimismo e fisime mentali. COME GESTIRLI CON STRATEGIE EFFICACI? Gli adolescenti vanno aiutati dagli adulti a tro- vare le parole per definire le loro emozioni e sensazioni, cosa provano e come stanno. “Spesso non lo sanno fare - ha spiegato Valerie Moretti-. Proprio oggi, lavorando con un gruppo di studenti di terza media, ho avuto l’ennesima conferma di questa loro difficoltà. Alla mia richiesta di esplicitare le emozioni collegate all’amore, hanno risposto tutti gioia e felicità. Nessuno è stato in grado di dire tristezza, frustrazione, rabbia”. Ma come si può aiutare i figli a dare un nome ai propri vissuti emotivi e affettivi? “E’ molto importante ha risposto Valerie Moretti - che in famiglia ci siano persone disponibili ad ascoltarli attivamente, dall’inizio alla fine, senza interromperli. Se ci vogliono raccontare una loro esperienza dalla “a” alla “z”, lasciamoglielo fare. Tra le cose che ci vogliono dire, c’è sicuramente qualcosa di importante”. E quando non vogliono le nostre parole? “Non bisogna aver paura dei silenzi. Qualsiasi educatore deve essere a suo agio nel silenzio. Questo, in campo educativo, non è tempo perso, ma rigenerante. Se ben gestito, vale mille conversazioni di un’ora. Facciamo in modo che possano godere del suono del silenzio; insegniamo loro che è una bella esperienza”. LA FAMIGLIA, “PALESTRA” DI COMUNICAZIONE La famiglia è il primo luogo in cui si impara a comunicare e a gestire i conflitti in modo costruttivo o distruttivo. I bambini e i ragazzi che urlano, lo hanno imparato in famiglia. Se sono abituati a urlare in casa, utilizzeranno anche fuori questa modalità comunicativa. Dai genitori i figli imparano non solo le parole, ma anche i modelli di comunicazione, paraverbali (il volume e l’espressività della voce, la velocità con cui parliamo, le pause, i sospiri …) e non verbali (espressio- ni del volto, gestualità, posture, movimenti del corpo). Tutti elementi importanti che entrano in gioco nella conversazione in modo rilevante (il 38% della comunicazione è paraverbale; il 55% non verbale; solo il 7% è verbale). QUANDO L’ADOLESCENTE DIVENTA VIOLENTO “Piuttosto che punire ha suggerito Valerie Moretti - , è meglio rimandare la conversazione a un momento più propizio, comprendere cosa c’è alla base del comportamento e quali bisogni non sono stati soddisfatti. Nella maggior parte dei casi è l’approccio vincente. Spesso il comportamento violento maschera sentimenti ed emozioni che gli adolescenti non hanno ancora il vocabolario giusto per esprimere. Se la situazione è ingestibile, occorre chiedere aiuto a un esperto, allo psicologo scolastico o al consultorio. Il figlio non è un problema, ma ha un problema che va risolto”. ALCUNI SUGGERIMENTI PER I GENITORI “Oltre a evitare le litanie del povero martire (“Se tu alla mia età …”, “Se io avessi avuto quello che hai tu”), inutili e fastidiose per i ragazzi - ha sottolineato la psicopedagogista -, è bene che gli adulti chiedano scusa se perdono il controllo e sono in torto. E’ un buon esempio di umiltà. E’ inoltre importante non denigrare in alcun modo i propri figli. Presi dal litigio si potrebbero dire cose che si rimpiangono. Ciò non significa che i genitori debbano sopportare tutto, ma devono focalizzarsi sul comportamento piuttosto che sulla persona. Come a dire: ti voglio bene, ma non riesco proprio a sopportare il tuo comportamento”. Se ben gestito, in modo non distruttivo, il conflitto può essere un’occasione costruttiva di scambio e crescita reciproca. CRONACA P A G I N A Como 23 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/196 È già tempo di bilanci per l’innovativo progetto, promosso dalla Cooperativa Sociale Biosfera e sostenuto dalla Fondazione Cariplo, conclusosi lo scorso dicembre Catena Ecosolidale la rete comasca della sostenibilità La realtà di Biosfera Biosfera Società Cooperativa Sociale nasce nel giugno 2000 con l’intento di sviluppare gli ideali della sostenibilità ambientale. Tra i collaboratori interni ed esterni di Biosfera figurano operatori e consulenti con profili professionali diversificati, specializzati nel campo delle scienze biologiche e naturali, delle discipline giuridiche ed economiche, della pedagogia e della comunicazione ambientale e generale. La mission della cooperativa è fare di ogni persona un cittadino della Terra, che nelle proprie scelte quotidiane sia attore responsabile e consapevole nei confronti del pianeta, nei rapporti umani con l’intento di preservare il capitale naturale ed umano e consegnarlo in tutta la sua integrità alle future generazioni nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Per questo Biosfera ispira la sua azione culturale e formativa alla Carta della Terra. Biosfera condivide i valori di fondo del mondo della cooperazione. E’ associata a Confcooperative Como e al Consorzio Eureka - Servizi alla Cooperazione e al Terzo Settore di Como. Opera in convenzione con il WWF onlus Italia, con il Parco regionale Spina Verde e con il Crea della Provincia di Como. Promuove e realizza campagne di informazione e di comunicazione legate ai temi dello sviluppo sostenibile, interventi e progetti di educazione ambientale rivolti alle scuole di ogni ordine e grado e incontri informativi, formativi e culturali su molteplici temi ambientali - in particolare sui temi del consumo sostenibile, dell’uso responsabile delle risorse, del riciclo e della raccolta differenziata - in collaborazione con enti pubblici territoriali. pagina a cura del Consorzio Eureka Ser vizi alla Cooperazione e al Terzo Settore www.eurekacomo.it T empo di bilanci per il Progetto “La Catena Ecosolidale” promosso dalla Cooperativa Sociale Biosfera e sostenuto dalla Fondazione Cariplo. Con il convegno dello scorso dicembre si è concluso un innovativo progetto di educazione ambientale, avviato nel novembe del 2007, che ha visto il coinvolgimento di varie realtà del mondo scolastico, cooperativo ed associativo in una logica di “rete”: oltre alla cooperativa Biosfera, capofila del progetto, sono stati coinvolti l’Istituto Professionale “G. Pessina” di Como e di Appiano Gentile, l’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” di Como-Prestino e di S. Fermo della Battaglia, l’Istituto Professionale Paritario a indirizzo agro-ambientale di Albese con Cassano, lo Sportello Scuola&Volontariato, la Cooperativa Sociale Il Mosaico, l’Associazione Famiglie in cammino, l’Uciim provinciale di Como, l’Associazione Biosphere di Torino, l’Ufficio Scolastico provinciale, il Parco regionale Pineta Appiano Gentile e Tradate. “Questa pluralità di esperienze dei soggetti della rete - dice Flavio Pavoni, presidente di Biosfera, da anni impegnato nel mondo scolastico e specializzatosi in “Progettazione educativa sostenibile e pedagogia dell’ambiente” presso l’Università Cattolica di Brescia - spiega il titolo del Progetto “La Catena Ecosolidale”, che vuole richiamare il concetto della catena ecologica integrato con il valore della solidarietà tra persone, in modo da sottolineare e richiamare la duplice connotazione formativa dell’ispirazione di fondo: ecologico-ambientale ed umana-sociale”. “Il progetto si è sviluppato attraverso momenti di formazione dei docenti, riunioni di progettazione, attività di laboratorio, stage residenziali, scambi tra classi e realizzazione di eventi sul territorio. Sono state coinvolte 35 classi, 10 delle scuole primarie, 14 della secondaria di primo grado e 11 degli istituti superiori, per un totale 600 alunni”. COOPERATIVE LEARNING “ Uno dei punti di forza del progetto - prosegue Pavoni - è stato il cooperative learning ovvero il coinvolgimento attivo degli alunni attraverso il loro diretto protagonismo nelle attività di ricerca e di conoscenza del territorio. Una classe dell’indirizzo turistico ha realizzato un “hotel ecologico” virtuale con tanto di ecolabel, il marchio di qualità ecologica, e di regole per la gestione sostenibile dell’albergo; un’altra ha simulato un’agenzia turistica ed ha realizzato itinerari turistici sul territorio, corredati da opuscoli; alcune alunne hanno fatto da “guide turistiche” per i loro coetanei della rete. Le classi dell’Istituto agro-ambientale hanno realizzato un’ampia ricerca sull’agricoltura raccolta in un volume e in un dvd. Gli alunni delle scuole di Prestino e di S. Fermo hanno realizzato un calendario sul Parco re- gionale della Spina Verde e vari materiali didattici. Molto significativi ed arricchenti sono stati gli “scambi” tra le classi della rete”. Tutta la sequenza delle attività realizzate è disponibile sul sito appositamente dedicato al progetto www.lacatenaecoso lidale.org. IL CONVEGNO FINALE La valenza pedagogica ed educativa del progetto è testimoniata anche dal livello del convegno finale, svoltosi lo scorso 13 dicembre presso l’aula magna dell’Istituto Professionale “Gaetano Pessina” di Como. Nonostante la copiosa nevicata, che ha determinato qualche ritardo nell’avvio dei lavori, il convegno ha fatto registrare un’ampia e qualificata presenza di partecipanti, con circa sessanta adulti tra docenti ed educatori e un centinaio di alunni delle scuole della rete. Di notevole spessore le relazioni deli esperti intervenuti: la dott.ssa Donatella Diacci dell’Ufficio autonomia dell’Ufficio Scoloastico Provinciale di Como ha inquadrato il tema dell’educazione alla sostenibilità nel quadro delle competenze europee “di cittadinanza”; la dott.ssa Loredana Mercadante, formatrice, ha sviluppato il tema del rapporto tra educazione sostenibile e competenza nell’ambito dei curricola didattici; il dott. Walter Bianco dell’Associazione Biosphere di Torino ha affrontato le problematiche cruciali della sostenibilità in agricoltura. Il dott. Flavio Pavoni, coordinatore scientifico del progetto, ha introdutto la parte dedicata ai materiali prodotti nell’ambito del progetto, pubblicati su www.lacate naecosolidale.org, il sito web integralmente dedicato al progetto. Ben tre sessioni del convegno, protrattosi anche nel po- meriggio, hanno visto come protagonisti gli alunni: dopo un’introduzione delle docenti Frigerio e Pellegrini, le alunne di due classi quinte dell’indirizzo turistico hanno presentato i lavori realizzati nell’ambito del filone “Turismo ecocompatibile”; i docenti Verga e Cantaluppi dell’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” Como Rebbio S.Fermo, con i rispettivi alunni delle classi seconde e terze, hanno presentato i lavori realizzati nell’ambito del tema “Aree protette”; un gruppo di alunni dell’Istituto Professionale agroambientale di Albese con Cassano, coordinati dalla dott.ssa Silvia Fasana e dai docenti Pozzoli e Rovagnati hanno proposto sintesi delle loro ampie ricerche sull’agricoltura comasca, seguite dalla proiezione di un dvd con le interviste a due nonni sul tema della civiltà contadina. A conclusione della giornata, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli alunni coinvolti nel progetto. Nel corso della giornata, varie classi hanno potuto partecipare ai laboratori interattivi curati dall’Associazione Biosphere di Torino. CRONACA P A G I N A 24 Como&Territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 CHIUDE IL 1° FEBBRAIO LA MOSTRA A CARIMATE Eli Riva, l’opera grafica S i chiude domenica 1° febbraio la mostra dedicata all’opera grafica dell’artista comasco Eli Riva, scomparso nel febbraio 2007. Una scelta di ottanta disegni che sono stati esposti nel “Salone Civico del Torchio” a Carimate. Scultore per vocazione, Eli Riva, nato a Rovenna di Cernobbio (Como) nel 1921, ha operato con un’arte matura già a partire dal 1950 e fino ai primi anni del nuovo secolo, portando la scultura da un’impostazione “di massa” degna del migliore Novecento storico ad un’arte spaziale ed aerea; e dal “figurativo” all’ “astratto”. Presso il “Salone Civico del Torchio” sono esposti un’ottantina di disegni dell’artista Dotato di una eccezionale manualità, Riva si sentiva erede dei “Maestri Comacini” poiché eseguiva le sue opere “a taglio diretto” nel marmo. Di formazione artigianale, si espresse dapprima con notevoli opere nello sbalzo e cesello, portando tale tecnica anche a grandi dimensioni, come nella realizzazione di portali di chiese a Diano Marina (Imperia) - la parrocchiale e il santuario di Nostra Signora della Rovere (1956) - e nella “Via Crucis” di Madrona (Como) del 1953. Passato alla scultura vera e propria, e culturalmente informato, fu sensibile a tutte le istanze dell’arte contemporanea della seconda metà del secolo scorso, talvolta anticipandole, come ad esempio nelle “Piastre” del 1956. Molta e intimamente vissuta con spirito profondamente religioso la sua produzione nell’arte sacra, con opere di ispirazione personale, con opere di committenza (fra le piú significative il portale in bronzo della parrocchiale di Chiasso - Svizzera - del 1967, il monumento a Papa Innocen-zo XI sulla via O-descalchi in Como del 1994, alcune “Vie Crucis” e numerose cappelle ci-miteriali), ma soprattutto è interessante e specifico il suo intervento nelle soluzioni presbiteriali nelle nuove chiese post-conciliari: S. Agata (Como) e chiesa di Lipomo (Como). Tutta la sua ricerca estetica si rispecchia nell’opera grafica, dalla “fi- gurazione” all’“astrazione”. Il disegno ha infatti accompagnato tutto il suo lavoro, come ricerca di nuove forme plastiche, come indagine spaziale, ma anche come ricerca del “segno”: un segno particolare, a punta di pennino ed inchiostro, non a tratteggio incrociato, ma sottile, ravvicinato, a creare plasticamente “chiari” e “scuri”, forma e volume. La mostra è visitabile da lunedì a sabato dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 19.00, e la domenica dalle ore 9.00 alle 19.00. SCHERZI DI PAESE Val d’Intelvi e le burle che anticipavano il Carnevale ennaio è proprio il mese più noioso. Passate le feste, riposti i palloncini colorati, le luci, i nastri d’argento, le statuine del presepe, la casa sembra più triste, più squallida. Per quelle persone poi che come me non possono avventurarsi sulle strade innevate e ghiacciate, sembra che il giorno sia lungo il doppio. Penso a quello che doveva succedere ai nostri nonni in questo periodo dell’anno: poca luce, poco riscaldamento, ma erano ricompensati da tanta cordialità perché in questo periodo più cupo dell’inverno c’era una strana G tradizione: al generonn. Il 31 gennaio bisognava stare ben attenti ad affacciarsi alle porte e finestre perché era il giorno in cui tutti gli scherzi valevano, sia diretti a giovani che agli anziani. Era, in sostanza, l’inizio del carnevale e, anche se mancava molto tempo, ne anticipava quell’allegria tipica condita di gioia e chiacchiere che ci si scambiava vicino al camino. Forse è proprio per questo che molti racconti dei generonn sono arrivati fino a noi. Di solito era una sola persona che suggeriva l’idea dello scherzo, ma il tutto era il frutto di un lavoro di gruppo. ORTOFLORICOLA COMENSE: RIPRENDONO GLI INCONTRI La Società Ortofloricola Comense ricorda che lunedì 2 febbraio, riprendono i tradizionali incontri di aggiornamento mensile in via Ferabosco, a Sagnino (Co) sul verde; ogni primo lunedì del mese, aperti a soci e simpatizzanti. Tema della serata “Le orchidee spontanee” a cura del dott. Pietro Testori. ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al numero verde 800-087897 Un giorno venne coinvolto, e questo è solo uno di quelli che hanno fatto “storia”, un gruppo di contadine che avevano l’abitudine di accendere ceri alla Madonna di una piccola edicola che si trovava su una carrareccia che attraversava i prati sul lato occidentale del paese. Lo spunto che diede l’idea del generonn di quell’anno venne quando un gruppo di giovani, che non potevano andare al lavoro, decise di restaurare la cappellina e, mentre stavano lavorando, alcune contadine che passavano da quelle parti chiesero cosa stessero facendo a quel loro angolo di devozione. Forse lo chiesero in malo modo, al punto tale che i ragazzi ci rimasero male e decisero, così, di vendicarsi. Sparsero quindi la voce che il sindaco aveva deciso di togliere la cappellina dal suo posto e portarla sulla piazza principale del paese con tanto di fontana zampillante davanti. Apriti cielo! Le donne chiesero parere a tutti, ma indignate dovettero costatare che nessuno era dalla loro parte. Solo i ragazzi consigliarono che l’unica cosa era quella di recarsi dal sindaco a fare un forte e deciso reclamo. Abilmente raggirate, le donne accettarono e, naturalmente, fu scelto l’ul- VISITA AL BORGO MEDIOEVALE DI CANTÙ CON MONDO TURISTICO L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 8 febbraio una visita guidata a Cantù “Canturium - Il borgo Medioevale”. Centro economico della Brianza Comasca, Cantù conserva un patrimonio di rara bellezza e fascino che è possibile scoprire percorrendo in pochi passi le antiche vie del centro. L’appuntamento è fissato per le ore 14.00 con la giuda in piazza Garibaldi (la grande piazza centrale) presso l’edicola. Si procederà quindi alla visita al centro storico di Cantù a partire dalla Porta Ferraria, unica rimasta delle antiche mura di cinta del borgo medievale, passando dalla cappella della Madonnina (affreschi datati 1514), e dalla “via delle torri” fino al monastero cluniacense di Santa Maria con la bellissima chiesa seicentesca di Gerolamo Quadrio, architetto della fabbrica del Duomo di Milano. Questa visita, della durata di 2 ore circa, è organizzata in occasione della festa di Santa Apollonia (9 febbraio), patrona della città. La quota di partecipazione è di 5 euro. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; email: [email protected]; Marco Ballabio, tel. 338.7875090; e-mail: marcobal [email protected]. timo giorno di gennaio. Possiamo solo immaginare la sorpresa del sindaco, quando, di prima mattina, si vide invadere l’ufficio da molte donne arrabbiate che parlavano tutte assieme, tanto che lui non riusciva a capire cosa volessero. Quando ottenne un po’ di silenzio, quale non fu la sua sorpresa quando capì che le donne reclamavano per una ragione del tutto inesistente; ma il calendario che era sulla scrivania del sindaco gli diede la giusta spiegazione: quello era un generonn bello e buono. Come fece il povero sindaco a non strozzarsi dal ridere e rientrare a fatica nella sua veste di funzio- nario per spiegare alle contadine che erano state vittime di uno scherzo, non sappiamo proprio immaginarlo. Le donne se ne andarono più arrabbiate che mai, ma il racconto fece il giro di tutte le case. Morale: i ragazzi, autori del fatto, girarono per settimane a una distanza di sicurezza dalle “vittime”, ma ormai era arrivata la primavera e le contadine avevano già dimenticato o almeno accettato lo stato di cose. Comunque la cappellina della Madonna sta ancora al suo posto a ricevere i ceri e le preghiere dai contadini, in barba all’antico generonn. RINA CARMINATI FRANCHI PORLEZZA NEL SUO DIALETTO VENERDÌ 30 GENNAIO La conservazione della memoria storica delle genti è e dei luoghi è spesso legata ad una tradizione orale che col passare del tempo si disperde sempre più con il rischio di scomparire per sempre. Allo scopo di interrompere questo lento, ma inesorabile processo di oblio, l’amministrazione comunale di Porlezza ha ritenuto importante far stampare il libro Porlezza nel suo dialetto. L’autore, Mario Maggi, ex dipendente comunale, ha messo a disposizione la propria opera gratuitamente una raccolta meticolosa costituita da 160 pagine con duemila vocaboli, 210 proverbi, 42 filastrocche e modi di dire a rischio di estinzione. Venerdì 30 gennaio alle ore 21.00 il volume Porlezza nel suo dialetto verrà presentato nell’aula magna delle scuole medie in via Osteno. Farà da splendida cornice alla serata l’esecuzione di brani musicali a cura della “Accademia Musicale 5 Valli”. Il programma prevede musiche di Fryderyk Chopin, Notturno in Si bemolle minore, al pianoforte la maestra Katiuscia Cambria; Anonimo, Giochi proibiti, alla chitarra l’allievo Marco Capizzi; Fryderyk Chopin, Preludio op. 28 n. 15 “La goccia d’acqua”, al pianoforte l’allieva Valentina La Monica; Franz Liszt, Richard Wagner, Isoldes Liebestod, al pianoforte il maestro Massimo De Maria. Seguirà un rinfresco. CRONACA P A G I N A 25 ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 CITTIGLIO POSSIBILITÀ DI VISITA AGLI SCAVI ARCHEOLOGICI In festa per san Biagio L a sera di martedì 3 febbraio si celebrerà a Cittiglio la festa di S. Biagio, il santo protettore della gola a cui è dedicata, nel pese valcuviano, un’antica chiesetta. La festa sarà “replicata”, come consuetudine, anche la mattina della domenica successiva. Il programma prevede: • martedì 3 febbraio, ore 20.30: S. Messa con benedizione della gola; al termine, incanto dei canestri, falò, panettone e vin brulè; • domenica 8 febbraio, ore 10.00: S. Messa con benedizione della gola; al termine, distribuzione del pane benedetto e incanto dei canestri. La festa si svolgerà con qualunque condizione di tempo ed il ricavato sarà destinato alla prosecuzione del restauro di quest’antica chiesetta romanica. L’appuntamento rinnova un’antichissima tradizione popolare che, di anno in anno, si è tramandata sino a noi, riuscendo, però, a mantenere e conservare la sua originale impronta di momento di fede, vissuto in maniera comunitaria. In aggiunta a questi appuntamenti è previsto per le ore 21.00 di sabato 7 febbraio nel salone dell’oratorio un concerto del gruppo “Il Vecchio Camino” che proporrà “I canti dell’osteria”. Alle ore 15.00 di domenica 8 febbraio, invece, è programmata una visita guidata agli scavi archeologici in corso nella chiesa di San Biagio (vedi foto qui sopra). Questa opportunità permetterà ai visitatori di prendere visione delle ultime ed interessanti scoperte fatte con gli interventi portati a termine nella scorsa estate. Da segnalare che nello scorso mese di ottobre la Soprintendenza ai beni monumentali e paesaggistici della Lombardia ha approvato il progetto predi- sposto dalla parrocchia di Cittiglio per la sistemazione del pavimento interno della chiesa di San Biagio; tale progetto verrà realizzato in parte con materiali tradizionali ed in parte con superfici vetrate che lasceranno in vista le testimonianze archeologiche rinvenute in questi ultimi anni. Prima, però, della posa del pavimento andranno consolidate tutte le strutture murarie rinvenute all’interno della chiesa, nonché dell’area ove è stata scoperta una importante ed interessantissi- ma sequenza di tombe medioevali. Questi ultimi lavori beneficeranno di un cofinanziamento da parte della Regione Lombardia che, in novembre, ha stanziato 12.200 euro alla parrocchia di Cittiglio proprio per il progetto di “Realizzazione di strutture di consolidamento, realizzazione di supporti informativi e attività di documentazione e ricerca per la chiesa di San Biagio”. Il finanziamento ricevuto oltre agli interventi strutturali coprirà anche la spesa per la prossima pubblicazio- AFRICALENDARIO/12 CRISI ALIMENT ARE, ALIMENTARE, CIOÈ LA GENTE NON HA PIÙ DA MANGIARE... In queste settimane, caratterizzate da euforia generale per l’insediamento di Obama (che ha provocato un’ulteriore esplosione di adesivi, magliette, canzoni, negozi e perfino un modello di pila a lui dedicata) i giornali kenyani hanno iniziato a denunciare il rischio di un’enorme crisi alimentare. Stime paurose danno una persona su tre a rischio denutrizione e prevedono un esaurimento delle scorte di mais a partire da maggio fino al prossimo raccolto, in luglio. Tutto ha avuto origine con il sommarsi delle violenze post-elettorali dello scorso anno ad un’anomala carenza di precipitazioni. I disordini hanno provocato 300.000 sfollati, in gran parte contadini che hanno abbandonato il lavoro nei campi per mettersi in salvo in altre zone del paese e regioni che esportavano cereali si trovano ora ad aver bisogno di aiuti alimentari internazionali. A rendere la situazione ancora più insostenibile ci hanno pensato il mese scorso alcuni funzionari del ministero che, si sospetta in accordo con alcuni parlamentari, hanno rivenuto gran parte di questi in Sud Sudan, dove il prezzo del mais è quattro volte più alto! Fortunatamente è scoppiato uno scandalo (i media kenyani sono abbastanza indipendenti) e sono in corso indagini per stabilire la responsabilità dell’enorme truffa. Ma chi riuscirà a fermare la disperazione di chi è senza cibo? Chi spiegherà a una madre non in grado di procurare un pasto al giorno per i propri figli che “le indagini sono in corso”? Per seguire Martino e dialogare con lui: http:// martinkenya.splinder.com. MARTINO GHIELMI ne di un libro sulla chiesa di San Biagio e la predisposizione di pannelli illustrativi sui ritrova- menti che facciano da supporto ed aiuto ai visitatori della chiesa. A.C. CUVIO A SOSTEGNO DEL SERVIZIO ANTINCENDIO AGENDA ZONALE CITTIGLIO Il nuovo eliporto è reltà Celebrazione per san Giulio prete: l’appuntamento sarà questa sera, sabato 31 gennaio (Ricorrenza liturgica di San Giulio) con la fiaccolata alle ore 20.00 in partenza dall’arco di San Giulio, nel rione omonimo, sino alla chiesa parrocchiale ove alle 20.30 verrà celebrata la S. Messa. Al termine festa in oratorio con il falò e l’incanto dei canestri. La mattina successiva, 1° febbraio celebrazione solenne della S. Messa alle ore 11.00 e nel pomeriggio alle ore 14.30, processione per le vie del paese. Poi tombolata e, alla sera cena a base di trippa. CUGLIATE Anche questa comunità è affidata alla protezione di S. Giulio prete. Dopo le iniziative che già hanno animato la settimana, i prossimi appuntamenti saranno: • venerdì 30 gennaio: ore 9.30 S. Messa e adorazione eucaristica libera sino alle 15.00, poi adorazione guidata per i ragazzi delle medie e alle 15.30 Benedizione. Ore 20.15 Preghiera per la Pace con camminata a partire dalla località Taverna sino alla chiesa parrocchiale e conclusione con il Gran Falò in oratorio. • sabato 31 gennaio: ore 10.30 Adorazione eucaristica guidata per i bambini delle elementari sino alle 11.00, poi adorazione libera sino alle ore 16.30 quando ci sarà la benedizione eucaristica conclusiva cui seguirà alle 17.00 la S. Messa. Alle ore 20.45 in oratorio la commedia comica in tre atti di Georges Feydeau “La palla al piede” presentata dalla Filodrammatica Cugliatese. • domenica 1° febbraio: ore 10.30 S. Messa solenne accompagnata dalla Corale San Giulio; alle 14.30 solenne processione per le vie di Cugliate con la statua del santo e la partecipazione del locale corpo musicale; alle 15.30 incanto dei canestri sul sagrato della chiesa e alla sera, sempre alle ore 20.45 replica della commedia “La palla al piede”. FABIASCO Festa patronale della Madonna della Candelora: • lunedì 2 febbraio: ore 20.30 S. Messa con benedizione delle candele. • mercoledì 4 e giovedì 5 febbraio: ore 17.00 S. Messa. • venerdì 6 febbraio: ore 17.00 S. Messa – ore 21.00 Lode alla Madonna. Canti, immagini e preghiere a Maria, rivedendo le immagini del pellegrinaggio a Lourdes. Canta la Corale di Cugliate. • sabato 7 febbraio: ore 19.00 Cena in compagnia. • domenica 8 febbraio: ore 10.30 S. Messa solenne; ore 14.30 Processione con la statua della Madonna per le vie del paese, al termine, ore 15.30 circa, incanto dei canestri sul sagrato della parrocchiale. INCONTRI GIOVANI La Commissione Giovanile zonale ha programmato per il prossimo mese di febbraio due incontri zonali: • mercoledì 4, ore 20.45: si riunisce a Canonica la Commissione Giovanile; • sabato 7, ore 20.30: Incontro zonale per adolescenti. S abato 24 gennaio è stata inaugurata presso la ditta Mascioni di Cuvio la nuova base elicotteristica di supporto al servizio Antincendio Boschivo (AIB) e Protezione Civile della Regione Lombardia. Tanti i volontari della protezione civile presenti alla cerimonia che è stata aperta dai saluti della ditta Mascioni che ha messo a disposizione per questo servizio il proprio hangar, ormai inutilizzato da anni. Altri interventi sono stati quelli del sindaco Maggi di Cuvio, dell’as- sessore provinciale Campiotti, del Vice Comandante Vicario del Corpo Forestale dello Stato della Lombardia, dr. Andrea Fiorini e dei presidenti delle comunità montane della Valcuvia, Marco Magrini e Valli del Luinese, Ido Locatelli. La regione era rappresentata dal Direttore Generale alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale, ing. Marco Cesca. Tutti gli intervenuti hanno ringraziato la ditta Mascioni per la disponibilità e sottolineato l’importanza operativa di questa base elicotteristi- ca nella lotta agli incendi boschivi. Di particolare interesse gli interventi di Cinzio Merzagora (Regione Lombardia) e di Dario Bevilacqua (COAV Valcuvia) che hanno rimarcato l’importanza dei volontari nella lotta al fuoco e sottolineato la necessità di continua preparazione degli stessi affinché siano sempre più in grado di operare con competenza e sicurezza nelle emergenze. L’inizio ufficiale del servizio presso la nuova base elicotteristica di Cuvio è previsto per domani, domenica, 1° febbraio 2009. P A G I N A 26 Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 BASSA VALTELLINA UN PROGETTO DI PREVENZIONE PER I GIOVANI RIVOLTO ALLA FORMAZIONE DEGLI EDUCATORI Uniti contro l’abuso di sostanze « A r.Va.Bu.Fo.”, ovvero Ardenno, Valmasino, Buglio in Monte e Forcola: quattro comunità in rete per unire gli sforzi a favore dell’educazione delle nuove generazioni. Questo è emerso dalla presentazione dei progetti socio-educativi che i quattro comuni della bassa Valtellina hanno messo in cantiere con la collaborazione della cooperativa sociale Insieme. Gli assessori ai servizi sociali Alberto Dazziani (Forcola), Piero Feruda (Buglio in Monte), Carlo Songini (Valmasino), Agostino Speziale (Ardenno), assieme al presidente di Insieme Massimo Bevilacqua, hanno illustrato il programma dei pomeriggi di animazione dedicati ai giovani cittadini dei loro comuni e di “S.O.S.tanza in testa”, ciclo di serate formative rivolte agli educatori. Iniziative che rientrano nel più ampio programma del progetto “R-accordi” che, con il coordinamento sempre della cooperativa Insieme, è attivo in 21 comuni del mandamento di Morbegno. Gli assessori hanno spiegato che dalla metà di gennaio sino alla fine di maggio è stata attivata la proposta di un pomeriggio settimanale di animazione per i ragazzi delle scuole medie dei quattro paesi. «Vista la positiva esperienza già proposta lo scorso anno – ha dichia- rato l’assessore Speziale – e che aveva visto la partecipazione di 43 ragazzi, abbiamo voluto rinnovare la proposta anche per questo anno, raccogliendo 23 iscrizioni. Un calo di presenze forse dovuto ad un intasamento di proposte che giungono da più parti. È tuttavia importante fornire ai ragazzi che aderiscono alla proposta un’occasione per stare assieme, coinvolgendoli in attività ricreative e formative che siano vicine ai loro modi e linguaggi. In questo – ha proseguito Speziale – vengono forniti ai giovani stimoli nuovi per uscire dagli steccati dei propri confini comunali, promuovendo una cultura dell’incontro. Siamo infatti certi che il ricordo delle esperienze positive di gruppo vissute in età giovanile rimanga per tutta la vita». Una sfida coraggiosa quella lanciata dalle amministrazioni comunali per spronare i giovani ad uscire dal proprio guscio e vincere le diffidenze con cui, ancora nel 2009, guardano i coetanei dei paesi vicini. Così due educatori professionali della cooperativa Insieme animano il mercoledì pomeriggio dei 23 giovani che hanno raccolto l’invito di “Ar.Va.Bu.Fo”. Alle famiglie viene richiesto un contributo di 15 euro, necessari a pagare le spese dei pullman per le uscite sul territorio, mentre normalmente l’animazione avviene presso la pale- stra, l’oratorio e il campo sportivo di Ardenno, centro attorno cui gravitano i ragazzi dei quattro comuni poiché vi ha sede la scuola media. E sempre ad Ardenno sono in programma gli incontro formativi rivolti a genitori, insegnati, educatori e a quanti abbiano a cuore la crescita dei giovani. Tre serate, a partire da giovedì 29 gennaio, per affrontare – ha spiegato il presidente della cooperativa Insieme – «il problema dell’uso e abuso di sostanze psicoattive. L’esigenza di trattare questo tema è emersa dall’esito degli incontri proposti lo scorso anno, dove quello relativo al consumo di sostanze era stato il più frequentato. Da allora – ha proseguito Bevilacqua – abbiamo avviato una collaborazione col dipartimento dipendenze dell’Asl provinciale e in particolare col dottor Massimo Tarantola che ci ha fornito gli stimoli per realizzare una nuova serie di incontri quest’anno». Nella serata di giovedì è stato proprio il dottor Tarantola ad intervenire per introdurre i problemi derivanti dalle dipendenze da sostanze psicoattive. Il secondo incontro poi, in programma per giovedì 12 febbraio, verrà condotto dalla d.ssa Chiavina, sempre dell’Asl di Sondrio, che fungerà da mediatrice in una tavola rotonda per discutere il fenomeno delle dipendenze dal punto di vista di amministratori locali, parrocchie, scuole, polizia municipale, commercianti e associazioni sportive. «L’idea di avere diversi rappresentanti delle comunità – ha spiegato l’assessore Speziale – serve ad evitare di vedere i problemi a comparti stagni». Nell’ultimo incontro verrà invece presentata una ricerca, condotta attraverso delle interviste a famiglie dei quattro comuni, dalla psicologa Bruna Dighera. Il calendario delle serate è stato concordato coi diversi enti presenti sul territorio perché venga pubblicizzato tra genitori ed educatori e non incontri sovrapposizioni di altre iniziative. Questo perché – ha rilevato Speziale – «i problemi che devono affrontare genitori, insegnanti e catechisti sono pressoché gli stessi in tutti i quattro comuni coinvolti e l’incontro con le comunità è il modo migliore per poterne discutere». «I genitori spesso – ha aggiunto Bevilacqua – vivono un esagerato allarmismo riguardo il problema delle dipendenze e diventano eccessivamente invasivi nei confronti dei figli. Gli incontri proposti intendono favorire un atteggiamento equilibrato ed aiutare i genitori moderni che si trovano in difficoltà perché la società attuale è completamente diversa da quella in cui sono cresciuti. Da quando erano loro ad essere figli – ha spiegato il presidente di Insieme – sono avvenuti forti cambiamenti e ora si trovano a non avere modelli educativi, dal momento che quello dei loro genitori risulta troppo di- stante dal momento attuale». Concludendo la presentazione dell’iniziativa, hanno voluto esprimere la propria soddisfazione anche gli assessori Feruda e Dazziani. «È un segnale positivo – ha affermato il primo – vedere quattro comuni che lavorano assieme, senza divisioni politiche. L’esperienza formativa che andiamo a proporre risulta forse più arricchente per noi amministratori, piuttosto che per chi vi partecipa». «Siamo felici e orgogliosi – gli ha fatto eco il collega di Forcola – delle iniziative messe in atto. L’augurio è che qualsiasi amministratore ci succederà, dopo le prossime elezioni, sappia andare avanti con lo spirito di collaborazione che abbiamo avuto noi». ALBERTO GIANOLI SONDRIO CONFINDUSTRIA E LE BANCHE IN PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI La settimana di preghiera per l’unità dei cristiana è stata vissuta con intensità dalle comunità parrocchiali della città di Sondrio che, utilizzando il sussidio intitolato “Essere riuniti nella tua mano”, hanno approfondito il tema dell’ecumenismo. In particolare, nella serata di lunedì 19 presso la chiesa del Sacro Cuore, si è svolto un momento di preghiera alla presenza di cattolici e riformati evangelici. La celebrazione è stata presieduta unitamente da don Battista Rinaldi, delegato diocesano per l’ecumenismo, e dalla signora Katharina Kindler, pastora della comunità evangelica riformata di Brusio e del centro evangelico di cultura cittadino. Alla preghiera, curata da don Ferruccio Citterio e dall’Azione cattolica cittadina, erano presenti diversi fedeli provenienti dalle parrocchie della zona oltre ad alcuni membri della comunità evangelica. «Non è però importante il numero dei partecipanti – ha spiegato don Ferruccio – quanto il significato della serata». Nell’intera diocesi la preghiera di lunedì è infatti l’unica proposta, all’interno della settimana a favore dell’ecumenismo, che abbia coinvolto e riunito cristiani di confessioni differenti. «Certamente – continua don Ferruccio – riproporremo l’iniziativa il prossimo anno dandole un maggior risalto, perché anche altre persone possano vivere il profondo clima di partecipazione e comunione nella preghiera che si è potuto avvertire lunedì». Commentando i brani della Parola di Dio proposti nella serata di preghiera, la pastora Katharina ha evidenziato come le diverse confessioni cristiane si affianchino proprio ai testi sacri. «In ambito cattolico – ha spiegato la pastora – è il magistero che aiuta nell’interpretazione della Bibbia, mentre per gli ortodossi la comprensione della Parola è favorita dalla celebrazione della divina liturgia. Nel mondo riformato – ha proseguito la pastora – ci sono due diversi orientamenti: alcuni credono che Parola di Dio sia scritta da Dio stesso, mentre altri credono che sia stata scritta da più mani sotto l’influsso dello Spirito Santo». Differenze che possono apparire divisioni, ma – ha concluso Katharina Kindler – «dobbiamo avere fiducia nell’unità e la fiducia è solo in Dio». Sempre nel corso della settimana per l’unità dei cristiani, nelle chiese delle parrocchie Collegiata e Beata Vergine del Rosario, è stata poi posta una particolare attenzione al tema dell’ecumenismo durante l’omelia e la preghiera dei fedeli delle messe. Sabato sera infine la parrocchia santi Gervasio e Protasio, in collaborazione con Comunione e Liberazione, ha proposto un’elevazione spirituale in Collegiata alle ore 20.45. Il Coro di Russia Cristiana, diretto dal maestro Achille Baldi, si è esibito nella presentazione di canti, inni e preghiere tratti dalla liturgia bizantina, accompagnati dall’esposizione di alcune tra le più belle icone della tradizione russa. Sul prossimo un’ampia descrizione dei contenuti della serata. A.G. Fondi alle imprese locali C onfindustria Sondrio inaugura un 2009, che in molti pronosticano irto di ostacoli per l’economia, all’insegna della fiducia e dell’ottimismo, lanciando un’operazione mai realizzata prima in provincia di Sondrio da un’associazione di categoria: l’utilizzo delle proprie risorse per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese associate e sostenere i loro investimenti produttivi. Con 100mila euro a disposizione per ridurre il costo del denaro, l’appoggio dei due istituti di credito locali e le garanzie di Confidi Lombardia si svilupperanno investimenti per almeno tre milioni di euro. Confindustria Sondrio si pone come ideatore, finanziatore e capofila di un’operazione finalizzata allo sviluppo produttivo e all’innovazione aziendale in un momento particolarmente difficile per l’economia. “È un messaggio positivo che rivolgiamo in primis alle piccole e medie imprese associate, ma anche all’intera provincia – spiega il presidente Corrado Fabi –, il modo che abbiamo scelto per contrastare la crisi. Lavorare, investire e rinnovarsi per accelerare la ripresa e uscire da una fase critica più forti di prima. In 63 anni i soci hanno dato molto all’Associazione ed è venuto il momento di ricambiare la fiducia e il sostegno che abbiamo ricevuto mettendo a loro disposizione una parte del nostro patrimonio. Crediamo molto in questa operazione che rappresenta una novità assoluta per il sistema associativo della provincia di Sondrio, ma la riteniamo doverosa e utile, soprattutto sulla scorta di altre iniziative analoghe, finanziate dal settore pubblico, che hanno riscosso un ampio successo”. I 100mila euro di Confindustria serviranno ad abbattere di un punto percentuale il tasso di interesse, a sua volta molto vantaggioso, praticato da Banca Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese. “I nostri istituti di credito si sono dimostrati ancora una volta disponibili e sensibili nei confronti dell’imprenditoria locale e la trattativa che abbiamo avvia- to ha prodotto un risultato importante consentendo di abbassare il costo del denaro a livelli insperati sino a pochi mesi orsono, anche per la garanzia del 50% sui finanziamenti che verrà assicurata da Confidi Lombardia, la cooperativa fidi di cui facciamo parte insieme alle Associazioni di altre sette province lombarde” – spiega Pierangelo Mazza, membro di giunta di Confindustria Sondrio e amministratore di Confidi Lombardia –. Le richieste di finanziamento delle PMI dovranno riguardare esclusivamente interventi di ampliamento, ristrutturazione o innovazione, dovranno cioè essere esplicitamente orientate alla produzione. Una scelta precisa di Confindustria Sondrio che ha escluso a priori altri investimenti puntando sull’obiettivo dello sviluppo aziendale. I fondi dell’associazione serviranno a rafforzare il tessuto imprenditoriale: nuove opportunità. “Metteremo in moto almeno tre milioni di euro”, conclude Paolo Mainetti, vice presidente di Confindustria Sondrio. CRONACA Valchiavenna VARCEIA LA SCORSA SETTIMANA L’INGRESSO DEL NUOVO PARROCO Accolto don Gianni! abato 17 gennaio la comunità di Verceia ha accolto con gioia il suo nuovo parroco don Gianni Dolci. Una cerimonia partecipata e sentita, allietata dalla presenza di tanti bambini che con festoni e canti hanno salutato don Gianni e alla quale hanno preso parte anche molti suoi ex parrocchiani. Il rito di ingresso del nuovo parroco è stato preceduto dai discorsi di benvenuto del sindaco e di un rappresentante del Consiglio Pastorale. Numerosi anche i sacerdoti presenti a concelebrare l’Eucarestia, parroci della Zona Valchiavenna ed anche amici di don Gianni. Le presentazioni sono toc- S cate al vicario foraneo don Casimiro Digoncelli: don Gianni giunge dalla parrocchia di Mossini in Sondrio dove è stato parroco per otto anni, viene a svolgere il suo ministero in Valchiavenna dove egli è nato. La comunità di Verceia invece è stata guidata negli ultimi 21 anni da don Rocco Acquistapace che dal mese di novembre è diventato parroco di Gera Lario. Per entrambi quindi un cambiamento, un nuovo cammino di fede e di comunione che sarà la continuazione dei passi precedentemente fatti ma che, come ogni cambiamento, richiede fatica nell’adeguarsi a nuovi stili di pastorale e procura sofferenza, in particolare per il distacco dagli amici. È emerso tutto questo nella celebrazione di sabato e si è rivelato nella com- mozione evidente di don Gianni, dei parrocchiani di Mossini e di quelli di Verceia. Accanto a ciò è apparsa però anche la gratitudine a Dio perché è la Sua provvidenza, come ha sottolineato il nuovo pastore nell’omelia, che ha permesso questo nuovo e positivo incontro. Il Consiglio Pastorale ha voluto esprimere al suo nuovo parroco, dopo avergli sinteticamente presentato la realtà della parrocchia, la disponibilità a collaborare e un duplice augurio: che lo Spirito Santo aiuti tutti a spendersi per mettersi al servizio di Dio e dei fratelli, dando la forza di aprirsi al bisogno dei vicini e dei lontani e che qui don Gianni possa sentirsi a casa, in una grande famiglia che vive l’unità. VILLA DI CHIAVENNA IMPORTANTE ANNIVERSARIO Centoventi candeline per la Banda entoventi anni di attività, il benvenuto al nuovo maestro Michele Luzzi e un grande grazie a Egisto Gini, direttore della banda per più di mezzo secolo. Il polifunzionale Tavernella ha ospitato il “Concerto d’inverno” del Complesso bandistico di Villa di Chiavenna. I primi a salire sul palco, però, non sono stati i musicisti della Val Bregaglia. La formazione guidata dal presidente Emiliano Ghiggi, infatti, ha ospitato il “Corpo musicale di Piantedo”. C La banda valtellinese diretta dal maestro Marco Cornag-gia ha eseguito sei pezzi apprezzati da un pubblico particolarmente numeroso. Il Complesso di Villa nella sua esibizione non ha dimenticato “Villa di Chia-venna”, la marcia caratteristica composta dal maestro Gini. Come annunciato, infatti, il concerto di sabato ha rappresentato l’esordio casalingo per il maestro Michele Luzzi che, recentemente, ha preso il posto di Egisto Gini. Appassionato e valido conoscitore della musica, il maestro uscente ha diretto il complesso bandistico della Val Bregaglia per ben 53 anni e ha composto anche la marcia per banda “Don Primo” e il valzer “Le onde del Mera”, oltre a occuparsi di vari arrangiamenti. Nell’intervallo c’è stato spazio per le note degli allievi della banda. Il corso per i giovani musicisti si tiene una volta alla settimana con il maestro Marco Ronconi. Per la banda il 2009 è caratterizzato dalla ricorrenza del centoventesimo anniversario della fondazione. Il primo documento scritto che attesta l’organizzazione di un corpo bandistico a Villa è lo statuto della “Banda cattolica di san Sebastiano”, un manoscritto del febbraio del 1903. È chiara, quindi, la matrice religiosa del gruppo. La formazione di questo primo corpo musicale, piccolo ma completo degli strumenti essenziali, si può fare risalire con certezza all’anno 1889. Nel 1909 si costituisce una piccola fanfara impegnata soprattutto nell’animazione di balli e feste. Era chiamata la “musica profana” in contrapposizione alla “cattolica”. La svolta risale al 1914 con l’entrata ufficiale del nuovo parroco, don Remo Mazzoletti. I due gruppi celebrano insieme l’evento e si uniscono definitivamente. La banda continua per tutto il periodo fascista ad animare le commemorazioni e le feste di paese. Per la festa del Primo maggio del 1945 un gruppo di villesi con in testa la banda si reca in dogana per esprimere il proprio giubilo per la fine della guerra, cantando e suonando nella piazza ancora delimitata dal filo spinato che chiudeva il valico. Nel 1952 si fa strada Egisto Gini, un nuovo allievo che nel giro di poco tempo diventa il nuovo maestro del complesso. Sotto la sua di- rezione la banda espande i propri confini. Nel 1989 si supera l’importante traguardo del primo centenario di attività. Nel 2005 si presenta, per la prima volta nella storia, all’adunata nazionale delle penne nere a Parma come rappresentante provinciale. Anche quest’anno si seguiranno gli Alpini: l’appuntamento è fissato per il 10 maggio a Latina. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 P A G I N A 27 LIBRI PER SCOPRIRE LE TRADIZIONI Giochi antichi... ella sede del Muvis di Campodolcino, tra le molteplici iniziative del museo, è stato presentato il libro “Giochi della tradizione in Val S. Giacomo” di cui il Muvis stesso è editore. Si tratta di cento pagine di lettura curiosa e gustosa che a pieno titolo arricchiscono il patrimonio della cultura valligiana rivolta alla conoscenza degli usi delle nostre genti del passato. In un’attitudine quasi rubata al tempo di totale dedizione al lavoro e alla fatica, rivive da protagonista il gioco dell’infanzia e della fanciullezza, in contesto alpestre, tra i richiami delle stagioni e delle esigenze agricole che sono i cardini del succedersi delle giornate. Fa particolarmente piacere che a disgelare tutto ciò sia un’autrice di Valenza Po, chiamata per amore a vivere in questa provincia, dove negli anni ha formato famiglia, insegnato, e messo a buon segno la sua curiosità di intellettuale e ricercatrice. Maura Cavallero ha parlato del suo libro affiancata dal dr. Raineri, fondatore del Muvis, e dalla dr. Enrica Guanella, conservatrice del Museo. Il libro, per vari versi rappresenta continuità con la precedente fatica editoriale “Bambole della tradizione popolare in Valtellina e Valchiavenna”, libro che ha trovato nello stesso museo di Campodolcino uno spazio dedicato alla materiale ricostruzione ed esposizione di antiche bambole e giocattoli. La continuità è contestualizzata dal fatto che giochi e giocattoli derivano tutti da un’uniforme provenienza di gente povera di mezzi materiali, che socializzava intorno a qualche straccio e a qualche pezzo di legno, arricchendolo con la fantasia. Così è per la fantasiosità delle filastrocche e poesie che accompagnavano i giochi. Molto importante nella creazione di questo libro è il contributo di Rosaria Pezzini, responsabile di un originalissimo progetto grafico che rende il volume consultabile come un vero e proprio manuale, ricco di bibliografia e di elenchi di nomi di gente intervistata, che ha contribuito con tradizione orale alla completezza dell’opera. Un libro da leggere, da comprare e da regalare per chi abbia qualche curiosità e il desiderio di far rivivere le migliori memorie del nostro passato. N DONATORI DI SANGUE SEMPRE PIÙ GENEROSI Crescono di numero gli avisini della Valchiavenna. Si è svolta lo scorso venerdì nella sala del Credito Valtellinese, la consueta assemblea annuale dell’associazione. Alla seduta - oltre ai dirigenti della sezione - ha preso parte anche Claudio Velati, direttore del reparto di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Sondrio, e Maurizio De Pedrini - responsabile del laboratorio Analisi di Chiavenna e direttore sanitario del Servizio Avis locale -, alla sua prima apparizione pubblica dopo il grave incidente stradale che lo ha coinvolto all’inizio di dicembre. I numeri prodotti durante la serata sono incoraggianti. I soci Avis iscritti alla sezione Pietro Mosca nel 2008 sono 1.056, contro i 1.038 dello scorso anno. La platea di associati rappresenta tutti i 13 comuni della vallata, annoverando anche tra le proprie fila alcuni residenti nei centri dell’Alto Lario e della Bassa Valtellina. L’età media dei donatori si mantiene sugli ottimi livelli degli scorsi anni, merito del 10,5% degli iscritti che rientra nella parentesi compresa tra i 18 e i 25 anni. La predominanza degli avisini del Mera continua a essere maschile, con il 60% di uomini e il 40% di donne. Nel corso degli ultimi dodici mesi sono stati visitati 86 nuovi aspiranti donatori, mentre sono usciti dagli elenchi 62 persone, estromesse per ragioni sanitarie. Sul fronte dell’attività, la sezione ha registrato quest’anno 953 donazioni di sangue e 371 plasmaferesi, queste ultime effettuate dagli associati valchiavennaschi all’ospedale di Sondrio, per un totale di 1.324 unità, contro le 1.283 effettuate nel 2007 e le 1.341 del 2006. Il dato, è stato spiegato, mette in evidenza come il solo appuntamento settimanale previsto a Chiavenna per la donazione, non permetta di sfruttare appieno le potenzialità espresse da un numero di associati in costante aumento, i quali in media vengono sottoposti a salasso 1,25 volte all’anno. Per utilizzare meglio questa risorsa bisognerebbe investire in un maggior numero di sedute, ma le disponibilità dell’azienda non sono orientate in questa direzione. Claudio Velati però, ha sottolineato che a Sondrio sono iniziati i lavori per raddoppiare i punti di prelievo, destinati a passare da 6 a 12. Nel corso della serata, sono stati eletti i nuovi componenti del consiglio, che ha segnato l’uscita di scena di Gianfranco Cerfoglia e Mario Gelmini, sostituiti da Miranda Martinoli e Lucia Panacchia. P A G I N A 28 CRONACA BassaValtellina IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 TALAMONA FOLTA LA PARTECIPAZIONE ALLA LECTIO SULLA LETTERA AI CORINZI SPIEGATA DA MONSIGNOR COLETTI Il Vescovo, san Paolo, i giovani... « N on siamo qui per compiere una buona azione o per noi stessi, ma per poi andare ad occuparci della Valtellina e del mondo intero» ha spiegato il vescovo ai numerosi giovani arrivati all’oratorio di Talamona dalle zone pastorali della provincia di Sondrio e da quelle del Mandellasco e dell’Alto Lago per una Lectio Divina su un brano della prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi. L’incontro, promosso dall’Ufficio Pastorale dei Giovani, rientra nelle iniziative del cammino ordinario dell’Agorà dei giovani per l’anno paolino. Nella stessa sera di venerdì, guidato da vicari del vescovo, si è svolto anche a Fino Mornasco per il comasco e a Cittiglio per le Valli Varesine. Nel brano di Paolo (1Cor 9,16-23), l’apostolo delle genti comunica alla comunità di Corinto la necessità dell’annuncio che avverte. «Chi ha scritto questo testo - ha esordito il vescovo - è una persona che ha fatto esperienza di una buona notizia che gli ha cambiato la vita. E non dobbiamo illuderci che questo cambiamento sia accaduto solamente sulla via di Damasco, poiché incontrare la buona notizia non è una cosa che accade in mezza giornata o non succederà più». Di fronte all’esempio di san Paolo, il vescovo ha domandato ai giovani quale significato attribuissero al termine parole del vescovo hanno poi assunto un tono più confidenziale e diretto a ciascuno dei presenti. «Se fai l’ipotesi - ha proseguito - che la piena manifestazione di Dio è la vera interpretazione di un cadavere appeso ad una forca e se rimani in questa fede per una vita intera, allora la tua esistenza ne esce trasformata. Vivendo in questo modo Paolo ha trovato la felicità che tutti cercando nell’accumulo dell’interesse personale dove però non c’è una gioia vera». «Voi siete qui uno sparuto gruppetto - ha concluso monsignor Coletti - rispetto ai giovani di questa valle, ma sono convinto che siate sufficienti per cambiare il mondo e non solo la Valtellina. A Gesù ne sono bastate dodici di per- “Vangelo”. «L’apostolo Paolo - ha proseguito il vescovo - afferma che l’annuncio non è un vanto ma un dovere. Noi possiamo passare tutta la vita a cercare di vantarci, progettando e costruendo motivi di vanto, ma questo ci gonfia inutilmente come rospi. È un’altra l’esperienza dell’uomo che lo edifica. Lo scopo della vita è avere cose importanti da fare o da vivere sulle quali poi dovremo rispondere. Allo stesso modo - ha aggiunto monsignor Coletti - si può passare tutta la vita alla ricerca di ricompense, ma noi cristiani ci dobbiamo sentire incaricati di una gratuità, di un’impresa entusiasmante che ci condu- ce a liberarci di noi stessi e delle nostre ricompense». Quando i cristiani giungono a questo scelta, allora entra in gioco la libertà personale di ciascuno. Il vescovo ha quindi domandato ai giovani quale debba essere l’utilizzo della libertà. «La libertà - ha spiegato - ci è stata data perché liberamente possiamo metterci a servizio gratuito gli uni degli altri così come Paolo che, pur essendo libero da tutti, si è fatto servo di tutti. Ogni altra forma di libertà è una trappola. La ricerca della propria ricompensa e del proprio interesse porta alla disperazione, poiché se un servizio non è scelto liberamente diventa schiavi- sone per farlo, voi siete ben di più. Il canto che ci è stato proposto all’inizio diceva: “e via da qui ognuno sarà il testimone della carità, il testimone di me verità”. È l’invito che Gesù ci rivolge per quando usciremo da questo oratorio». Alle parole del vescovo è seguito un ampio momento di confronto e discussione a gruppi in cui i giovani hanno preparato delle piccole intenzioni di preghiera proposte all’assemblea prima della benedizione conclusiva. I giovani hanno poi vissuto un piccolo momento di rinfresco preparato, come tutta la serata, con la collaborazione delle Commissioni Giovanili Zonali della Bassa e della Media Valtellina. ALBERTO GIANOLI tù». L’apostolo Paolo, che si mette a servizio degli altri vive la sua scelta e tutta la sua vita per il Vangelo. «Se penso all’immagine di un Dio che deve decidere se mandarmi all’inferno o in paradiso - ha affermato il vescovo - posso trovarmi d’accordo con l’Unione Atei ed Agnostici Razionalisti che in questi giorni fa notizia per le pubblicità comparse sugli autobus di Genova. La buona notizia di Gesù Cristo è altra cosa: il comandamento nuovo dell’amore non abolisce la legge, ma le dà nuovo compimento fornendoci una nuova immagine di Dio che non è quella di un giudice che deve decidere se salvarmi o condannarmi». Le ARDENNO L’INCONTRO IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA PACE PROMOSSA DALL’AZIONE CATTOLICA «Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi» « C iascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi”. La frase di papa Leone XIII è stato l’esortazione conclusiva nell’incontro zonale, organizzato dall’Azione cattolica per il mese della pace, svoltosi ad Ardenno sabato 17 gennaio. Un’occasione, tra l’altro, anche per rilanciare l’associazione in bassa Valtellina: erano presenti infatti associati giunti da Ardenno, Sirta, Talamona, Morbegno, Regoledo, Cosio e Traona; oltre ad alcune amiche giunte dalla Valchiavenna. Filo conduttore della giornata il messaggio del papa per la giornata mondiale della pace “Combattere la povertà, costruire la pace” che è stato declinato ed ha dato il via alle riflessione per i ragazzi dell’Acr, per i Giovanissimi e per i Giovani insieme agli Adulti. I bambini dell’Acr delle elementari si sono concentrati sulla difficoltà nel costruire la pace: se si vuole fare qualcosa insieme agli altri è necessario ascoltarsi, dare qualcosa di sé, collaborare e fare spazio al parere altrui. Coloratissimi disegni hanno sintetizzato la capacità di cooperare dei più piccoli che sono stati educati a partire da cose semplici per arrivare a situazioni più complesse. Per i ragazzi delle medie, invece, grazie alla collaborazione con l’Agenzia per la Pace, è stata fatta una riflessione sul consumo critico, osservando il percorso di una banana della Costarica dalla pianta fino a noi, non tralasciando ma, anzi, soffer- mandosi sul lavoro svolto dai contadini. Tutti gli altri, un centinaio di persone, si sono fermate nel teatro di Ardenno ad ascoltare la presentazione del messaggio di Benedetto XVI da parte di don Francesco Quadrio, assistente zonale di AC, che si è soffermato sulle diverse povertà presentate dal papa; sull’importanza della formazione e della fraternità; sulla solidarietà necessaria per rendere la globalizzazione più umana; sulla scelta preferenziale dei poveri operata dalla Chiesa. I Giovanissimi, quindi, si sono interrogati sulle situazioni attuali in cui è necessario combattere la povertà. Partendo dai quotidiani sono state individuate le situazioni di povertà legate ai bambini; quelle di povertà morale e spirituale presente nel nostro mondo; la povertà di integrazione, ossia l’incapacità di accogliere chi è diverso da noi ed infine la povertà di comunicazione e di relazione che si vive al giorno d’oggi. I Giovani e gli Adulti hanno invece ascoltato le interessanti testimonianze di Pina Rabbiosi, missionaria laica impegnata da anni in Brasile e cofondatrice della Casa do Sol - esperienza di formazione e aggregazione a Salvador de Bahia. Proprio dalla grande città brasiliana proviene Bira, l’esuberante giovane che ha coinvolto Giovani e Adulti con una riflessione - aiutati dal proprio corpo - sulla povertà ed i poveri. Pina, partendo dalla lettura del brano degli Atti degli apostoli in cui Pietro guarisce lo storpio (At 3,1-10), ha evidenziato che il primo atteggiamento di fronte alla povertà è di cambiare il proprio stile. Pietro, per prima cosa, “fissò lo sguardo su di lui” e, dopo avergli parlato “lo prese per la mano destra e lo sollevò”. Prima di tutto, allora, non si tratta di dare qualcosa - quella è semplice elemosina - si tratta di guardare e aspettare, si tratta di riconoscere nell’altro la dignità di figlio di Dio. Bira ha presentato la sua situazione personale e quella di molti poveri che, come lui, avrebbero voluto fare tante cose ma non hanno potuto; di coloro a cui spesso la scelta è tra fare soldi facili con lo spaccio di droga o rimanere nella povertà. La Casa do Sol è riuscita ad aiutarlo a scoprire se stesso e, di conseguenza, a donarsi agli altri attraverso la passione per il teatro. Infine, Elena Paltrinieri, socia di AC, è riuscita a ben concretizzare queste riflessioni per chi non abita in Brasile, o in Africa - meta di alcuni suoi viaggi - ma in Italia e che vuole, che crede di dover combattere la povertà per costruire la pace. Aiutata dalle parole di numerosi testimoni, Elena ha iniziato con una provocazione: “Ci sentiamo feriti dalle situazioni di povertà nel mondo?” Se la risposta è negativa, vuol dire che il nostro essere cristiani si sta intiepidendo. Ha poi proseguito ricordando che la povertà è la mancanza di rispetto della dignità della persona e che, forse, non conosciamo così bene il mondo dei poveri. Dopo la messa e la cena, tutti i presenti si sono ritrovati per un momento di condivisione, in cui ognuno ha messo in comune le riflessioni fatte nella giornata. A fine giornata è stata data a tutti i partecipanti una immagine ricordo, è un disegno fatto da una donna brasiliana per far capire che cos’è per lei la Casa do Sol, quello che dovrebbe essere l’impegno dei cristiani: una persona, con i piedi per terra, che si china per ascoltare l’esigenza di chi è povero, che lo accoglie e si accosta a lui; come diceva Pina è qualcuno che ascolta, abbassandosi, condividendo, rimanendo a fianco degli altri in modo tale che si alzino in piedi. DAVIDE DEL NERO CRONACA P A G I N A 29 Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 IN CALENDARIO DON MARCO CREMONESI IL 29 GENNAIO IN CITTÀ; AL VIA IL NUOVO SITO Salesiani di Sondrio in festa I n occasione dei 150 anni della fondazione della famiglia Salesiana, anche a Sondrio, dove la Congregazione voluta da san Giovanni Bosco è presente dal 1898, vengono proposte alcune importanti iniziative. Innanzitutto il cosiddetto “Santuario spirituale”. Tutti, ex-allievi, amici di don Bosco, ex-allieve, simpatizzanti dell’opera salesiana, sono invitati a porre, la sera del 31 gennaio, un lumino acceso sul davanzale di casa e recita- re un’Ave Maria all’Ausiliatrice. È stato inoltre attivato www.sanroccoso.al tervista.org. È il nuovo sito che presenta sussidi di formazione, elaborati da don Franco Rustighini, rettore della chiesa di san Rocco e delegato provinciale degli ex-allievi. Le “voci” che si possono aprire sono per ora otto: catechesi, spiritualità, lettura spirituale della Bibbia, pedagogia familiare, adolescenza, giovani, universitari, ex-allievi. Questa diffusione è resa possibile, grazie al prezioso aiuto dell’esperto informatico prof. Ivano Moschetti, cooperatore. Infine giovedì 29 genna- io, alle ore 21.00, presso la struttura sondriese di san Rocco, don Marco Cremonesi, direttore dell’Opera, terrà una conferenza sull’importante anniversario e sulla figura di don Bosco. La festa del santo educatore è anche l’occasione per ricordare il “Giornalino di don Bosco”, curato dagli ex-allievi, e l’accensione della lampada-ricordo all’altare di don Bosco. San Giovanni Bosco fu un educatore eccezionale. La sua acuta intelligenza, il suo senso comune e la sua profonda spiritualità lo guidarono a creare un sistema di educazione che sviluppa tutta la persona. Esso favorisce la crescita e la libertà, mentre mette il ragazzo proprio al centro di tutta l’opera educativa. Egli chiamò il proprio metodo sistema preventivo, perché esso cerca il modo di prevenire la necessità della punizione, collocando il ragazzo in un ambiente in cui egli è incoraggiato a dare il meglio di sé. Questo è un approccio congeniale, amichevole, integrale all’educazione. I Salesiani di don Bosco nel mondo intero sono 16.234. Sono presenti nei cinque continenti del globo, in 129 nazioni. Le loro opere si raggruppano per Regioni, Ispettorie e Presenze Locali. Esistono 8 Regioni, con 92 Ispettorie che, insieme, comprendono un totale di 7.610 opere (formazione, oratori-centri giovanili, scuole, convitti, orientazione vocazionale, parocchie, promozione sociale, comunicazione sociale, servizi ispettoriali). La Famiglia Salesiana conta circa 402.500 membri. Consiste in 23 organizzazioni differenti. Le prime tre, create già ai tempi di don Bosco, sono Le Figlie di Maria Ausiliatrice (14.880 aderenti), i Cooperatori Salesiani (circa 26.615) e gli Ex-Allievi di Don Bosco (circa 97.357). SONDRIO CON IL PATROCINIO DI COMUNE, PREFETTURA E REALTÀ LOCALI SI PRESENTA LA ONLUS ALÌ2000 Fotografie e concerto di Ludovico Einaudi per il Mali associazione Alì2000-Onlus (www.ali2000.it) si presenta a Sondrio, con il patrocinio della Prefettura e del Comune, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui suoi progetti di miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del Mali, nonché per offrire l’occasione di conoscere un Paese ed una popolazione che hanno bisogno di grande aiuto ma hanno anche molto da offrire. Due gli appuntamenti in calendario a Sondrio, entrambi venerdì 30 gennaio: alle ore 18.00 l’inaugurazione di una mostra fotografica presso Palazzo Martinengo, e, alle ore 21.00, un concerto straordinario del pianista Ludovico Einaudi presso il Grand Hotel della Posta. L ’ La mostra fotografica “Azalai lungo la Via del sale” ed il libro-catalogo, nascono dal felice incontro tra il fotografo e viaggiatore Stefano Pensotti, l’antropologo Marco Aime e l’associazione Alì2000 Onlus che realizza pozzi d’acqua in Mali. Le fotografie di Stefano Pensotti, sono tutte scattate in Mali e colgono l’essenza di un commercio antichissimo e tuttora vitale: quello della carovana del sale (azalai) che da oltre cinque secoli si svolge partendo dalla mitica Timbuctù per caricare le lastre estratte dalle miniere di Taoudenni e riportarle fino alle rive del Niger. Le fotografie in bianco e nero raccontano l’ambiente umano e geografico che le carovane attraversano: persone, comunità, culture, ambiente. Le fotografie sono accompagnate da un testo di Marco Aime, che unisce alla cultura dell’antropologo una particolare passione per il Mali. Gli autori delle foto e dei testi hanno contribuito alla mostra ed al libro a titolo gratuito per sostenere l’associazione. La mostra fotografica itinerante “Azalai lungo la via del sale” è stata allestita a Milano e (Libreria Rizzoli in Galleria Vitt. Emanuele II) ed a Piacenza (Galleria Ricci Oddi con il patrocinio del Comune). Dopo Sondrio l’iniziativa proseguirà in altre città italiane tra cui Aosta, Firenze, Perugia, Cremona e Roma, secondo un calendario attualmente in corso di definizione. L’accesso alla mostra è libero: l’esposizione resterà aperta tutti i giorni fino al 4 febbraio dalle ore 15.30 alle ore 19.00. Il concerto di Ludovico Einaudi è un’iniziativa speciale programmata esclusivamente a Sondrio, dove il musicista e compositore suonerà al pianoforte accompagnato dal musicista Ballakè Sissoko virtuoso della kora e massimo esponenter della musica maliana. I due musicisti creano un dialogo libero, improvvisano, si scambiano mondi diversi: le corde del piano e della kora intrecciano suoni fuori dal tempo in cui sulla fondo dell’antica tradizione maliana risuonano echi di blues, armonie rinascimentali e musiche caraibiche. Ludovico Einaudi dal 2007 sostiene i progetti di Alì2000 e si esibisce gratuitamente. Il concerto avrà luogo il 30 gennaio al Grand Hotel della Posta con inizio alle ore 21.00. L’ingresso al concerto (preceduto da un buffet) è su prenotazione. Rivolgersi via email all’indirizzo in [email protected]. L’intero ricavato del progetto sarà destinato alla costruzione di tre pozzi-cisterna nei villaggi del Plateau e della falesia Dogon. Gli eventi di Sondrio sono stati resi possibili oltre che dalla partecipazione gratuita degli autori e dei musicisti, dal patrocinio della Prefettura e del Comune, dalla sponsorizzazione di note imprese locali e di un istituto di credito della provincia di Sondrio. L’associazione porta il nome di Alì, un bambino di etnia Dogon morto nel 2000 per la mancanza di una flebo, nasce dall’esperienza di un gruppo di amici accomunati dall’amore per l’Africa e dalla volontà di contribuire a migliorarne le condizioni e le opportunità di vita. Alì2000 che opera per sviluppare l’accesso all’acqua nei villaggi dell’Africa occidentale. È un’associazione indipendente, che si basa su rapporti diretti e personali con i sostenitori e finanziatori qui in Italia e le comunità rurali beneficiarie dei progetti realizzati e che si prefigge obiettivi di piccole dimensioni, ma con forte impatto locale. La realizzazione di un pozzo, infatti, oltre a rispondere al bisogno primario di acqua per il consumo umano, l’uso agricolo e l’allevamento, ha delle ricadute molto significative sulle condizioni di vita della LA SETTIMANA DI UNITRE A SONDRIO E A TIRANO Questi gli incontri di Unitre di Sondrio nella prima settimana di febbraio: lunedì 2, Aldo Faggi e Sergio Schena, rispettivamente presidente a amministratore delegato della Società di Sviluppo, illustreranno Ruolo e attività della Società di Sviluppo: quali prospettive per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro?; martedì 3, presso il cinema Excelsior si potrà assistere, a prezzo ridotto, alla proiezione del film in programma la domenica precedente; mercoledì 4, per avventure di viaggio Gianpietro Scherini, avvalendosi anche di proiezioni in power-point, presenterà El camino de Santiago de Compostela: un cammino dentro noi stessi; venerdì 6, Gabriella Rovagnati, docente di letteratura tedesca all’Università degli Studi di Milano, parlerà di Thomas Mann: La montagna incantata; domenica 8, quanti si saranno prenotati per tempo potranno partecipare all’uscita a Milano per assistere presso il teatro Strehler allo spettacolo Moby Dick di Melville con Giorgio Albertazzi e partecipare alla visita guidata dalla professoressa Berlanda alle opere rinascimentali presso la Pinacoteca di Brera; lunedì 9, Chiara Sciolis Garbellini terrà una lezione di filosofia sul tema La relazione tra ideale e reale nel pensiero di John Dewey. Tutti gli incontri, salvo diversa indicazione, avranno inizio alle 15.30 presso la sala del Cinema Excelsior. Proseguono anche le lezioni del XV anno accademico dell’Unitre di Tirano, che ha per tema generale Le nostre radici e... il mondo. Nella prima settimana di febbraio l’appuntamento è martedì 3 alle ore 15.00 presso la sala del Credito Valtellinese in p.zza Marinoni: l’apicoltore Marco Moretti presenterà Il mondo delle api. IN VALMALENCO, A MARZO, LE FINALI DI TUTTE LE SPECIALITÀ DELLO SNOWBOARD A inizio settimana, a Milano, da parte dell’associazione internazionale “Fis Snowboard World Cup Finals”, sono state presentare le finali di Coppa del mondo di tutte le specialità dello Snowboard (Parallelo, Half Pipe, Snowboard Cross e Big Hair). Saranno un evento di portata mondiale e si svolgeranno in Valmalenco dal 19 al 22 marzo prossimi. comunità ed in particolare sulla qualità della vita delle donne che, in Mali come nella maggior parte dei Paesi africani, sono i soggetti maggiormente coinvolti nella fatica dell’approvvigionamento i- drico che non di rado comporta marce quotidiane chilometriche. Ad oggi, Alì2000-Onlus ha realizzato una quarantina di pozzi a grande diametro ed alcune piccole scuole comunitarie. ZONA PASTORALE MEDIA VALTELLINA RITIRO DI QUARESIMA domenica 22 febbraio 2009 a Poschiavo con mons. Andrea Caelli, rettore del seminario di Como La giornata prevede un primo incontro alle ore 9.00, l’Eucaristia alle ore 11.30, la ripresa con il secondo incontro alle ore 15.00, seguito dal Vespro. Partenza col pullman da piazzale Bertacchi (davanti alla stazione ferroviaria di Sondrio) alle ore 8.00. Il rientro è previsto per le ore 18.30. Portare carta d’identità valida per l’espatrio. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo). Iscrizioni fino ad esaurimento posti, telefonando a don Ferruccio (0342-514716, oppure 333-4211260). Il ritiro è aperto anche ai catechisti di altre zone pastorali. ZONA PASTORALE MEDIA VALTELLINA GIOVEDÌ 29 GENNAIO 2009 alle ore 20.45, a Sondrio (oratorio “Sacro Cuore”), Riunione dei catechisti della Zona per preparare il “Molo 14”. SABATO 31 GENNAIO 2009 alle ore 20.45, a Ponte in Valtellina, chiesa di San Maurizio, Veglia per la Vita. LUNEDÌ 2 FEBBRAIO 2009 alle ore 10.00, a Sondrio, in Collegiata, Santa Messa presieduta dal vescovo Diego in occasione della XIII Giornata Mondiale della Vita consacrata. I religiosi, le religiose e le vergini consacrate della provincia di Sondrio sono invitati a partecipare. I preti che desiderano concelebrare portino camice e stola bianca. MARTEDÌ 3 FEBBRAIO 2009 alle ore 9.30, a Tresivio, aggiornamento del clero di Sondrio. Rispetto al calendario c’è stato un cambiamento. Interverrà monsignor Andrea Caelli sul tema Per una coversione missionaria e comunionale della spiritualità presbiterale. Monsignor Antonio Lanfranchi interverrà il 31 marzo. P A G I N A 30 CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 SONDRIO L’APPUNTAMENTO DELLE MINI-CONFERENZE DELL’HOTEL VITTORIA CON GIAN MARIA BORDONI Bilancio sulla Legge Valtellina Appalti e lavori non sono ancora del tutto conclusi: la ricostruzione sarà davvero completa fra 2011 e 2012 di ALBERTO GIANOLI S i è svolta nel tardo pomeriggio di giovedì 22 la seconda miniconferenza organizzata dalla Gazzetta di Sondrio e dal Comitato Cittadini Consumatori Valtellina di Sondrio presso l’Hotel Vittoria. Dopo il dirigente scolastico provinciale Montrone, ad intervenire è stato l’ingegnere sondriese Gian Maria Bordoni, consigliere regionale nelle liste di Forza Italia, per affrontare il tema: “Il punto sulla Legge Valtellina verso la conclusione. Panoramica sulla situazione vista da un osservatorio privilegiato”. Bordoni ha avviato la sua analisi con una sintesi dei tragici eventi dei mesi di luglio e agosto del 1987. «Frane e smottamenti ovunque - ha ricordato il consigliere - unite alle piene dei fiumi portarono ad avere la valle sottacqua. La fragilità dovuta alla vecchiaia del nostro territorio, assieme all’incuria, più che agli interventi dell’uomo, causarono lo smottamento dei terreni che, essendo naturalmente soggetti alla legge di gravità, tendono a scivolare verso in basso». Gli avvenimenti del 1987 mossero la reazione del Paese che propose diversi provvedimenti legislativi a favore della Valtellina. Nonostante la presenza a Roma di sei parlamentari provenienti dalla provincia di Sondrio, la cosiddetta “Legge Valtellina” venne però approvata solamente nel maggio 1990. «Il tempo che era intercorso tra quel periodo e i mesi dell’alluvione - ha spiegato Bordoni - fu impiegato per valutare le necessità». Il Decreto Legislativo n. 102/ 1990 riguardante «le disposizioni per la ricostruzione e la rinascita della Valtellina e delle adiacenti zone delle province di Bergamo, Brescia e Como, nonché della provincia di Novara, colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche dei mesi di luglio e agosto 1987», prevedeva lo stanziamento di 2400 miliardi di lire, di cui poi 1800 ven- nero attribuiti alla Valtellina assieme ad altri 600 miliardi di fondi ANAS destinati alla sistemazione delle strade. «Per l’attuazione della legge - ha dichiarato Bordoni - lo Stato fece una scelta coraggiosa. Per la prima volta infatti, dovendo intervenire per riparare ad una calamità naturale, lo Stato affidò il compito ad una regione che poi applicò a sua volta il principio di sussidiarietà, delegando l’attuazione della legge agli enti locali». Nel 1995, dopo essere stato eletto presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni delegò Bordoni alla Presidenza del Comitato Istituzionale per la Legge Valtellina. Assumendo tale incarico, l’ingegnere sondriese constatò che, a nove anni dalla calamità, risultavano impegnati solamente 170 miliardi e 100 erano stati spesi. «Alla fine del 1999, allo scadere del mio primo mandato - ha spiegato Bordoni -, la spesa realizzata e quella vincolata superava già i 1100 miliardi. Facendo allora un bilancio rilevavo delle luci e delle ombre. Un aspetto positivo fu certamente la mutazione delle capacità oltre che una responsabilizzazione degli enti locali che si erano trovati a gestire partite importanti per il territorio e ad affrontare procedure complicate. Di contro - ha proseguito il consigliere - riscontravo tempi lunghissimi degli apparati statali che impiegavano fino a due anni per approvare progetti già approntati». Nel 2000, riconfermato Formigoni in regione, Bordoni ricevette nuovamente la delega che aveva avuto nel mandato precedente e fu impegnato sino al 2005 nella normalizzazione della legge. «Le competenze - ha spiegato Bordoni - vennero smembrate e assegnate alla gestione ordinaria di ciascun assessorato della regione. Iniziava una nuova sfida, ovvero il far comprendere a dodici assessori e ai relativi dirigenti di settore la logica dell’inserimento di un intervento straordinario come la Legge Valtellina nell’amministrazione ordinaria. In quel periodo si trovavano a lavorare attorno ad un tavolo fino a 40 persone». Giungendo poi agli ultimi tempi il consigliere Bordoni ha tracciato un bilancio dell’attuazione della legge in tre fasi. Dal punto di vista amministrativo - ha affermato Bordoni - «bisogna rilevare che i finanziamenti statali sono stati distribuiti dallo Stato con quote periodiche tra il 1992 e il 2007. I fondi sono stati quindi erogati cinque anni dopo la calamità e il ’92 è da considerarsi l’anno zero della legge. L’approvazione delle spese è avvenuto in 12 anni e quindi con appalti, avviamento e chiusura dei lavori, gli interventi, secondo una stima personale, potevano concludersi nel 2005. Un prezzo alto da pagare è invece che si concluderanno tra il 2011 e il 2012 a causa delle difficoltà degli enti locali che si sono trovati a gestire appalti miliardari». Per quanto riguarda gli aspetti gestionali - ha proseguito Bordoni - «c’è stata un’eccessiva burocratizzazione di una legge già nata con una buona dose di contenuti ambientalistici. Dal 1992, anno di tangentopoli, si aggiungevano periodicamente nuove leggi per gli appalti che costringevano a modificare di frequente i progetti. Potevamo forse evitare qualche ritardo, ma possiamo considerare la prova di sussidiarietà e federalismo ante litteram superata. Bravi sono stati gli enti locali che hanno superato le enormi difficoltà gestionali, gli impiegati, i privati e le ditte che sono state coinvolte nei lavori». Positivo anche il bilancio politico. «Destra, centro e sinistra - ha dichiarato Bordoni -, chiamate a misurarsi su ciò che è vero ed importante per il bene dei cittadini, hanno saputo mettere da parte divisioni e partitismi, facendo prevalere l’interesse generale». Infine il consigliere ha rivolto un pensiero al proprio operato, affermando che «mai c’è stato un sospetto sulla regione, su di me e su quelli che hanno lavorato con me. Così doveva essere e così, con l’aiuto di Dio, è stato». Il prossimo appuntamento con le miniconferenze presso l’Hotel Vittoria è per giovedì 5 febbraio con l’intervento di Emanuele Bertolini, presidente della Camera di Commercio di Sondrio, che offrirà una panoramica della situazione economica della provincia. Mentre martedì 10 febbraio ci sarà lo storico Bruno Ciapponi Landi che parlerà della Valtellina e della sua cultura. SONDRIO IL 30 GENNAIO INCONTRO CON GUZZETTI IN PRIMAVERA TORNA A SONDRIO LO SPORTELLO MOBILE DISABILI DELLA REGIONE LOMBARDIA Riprende il cammino dello Sportello Disabili Mobile della Regione Lombardia: anche nel 2009 il Camper attrezzato ad uso ufficio e accessibile alle persone con disabilità tornerà a percorrere il territorio regionale per incontrare i cittadini con disabilità e le loro associazioni. Il camper farà tappa a Sondrio il 5 e 6 maggio. Il capoluogo valtellinese ospiterà un momento di incontro con le associazioni e gli enti del territorio. Il cammino itinerante del camper è iniziato proprio a Sondrio nel lontano 2004. Lo Sportello Disabili Mobile è una iniziativa della DG Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia realizzata da Aias Milano, Ledha e Anmic nell’ambito del più ampio progetto Sportello Disabili che offre una serie di servizi informativi ai cittadini con disabilità, ai loro familiari, organizzazioni e servizi. L’iniziativa infatti si prefigge di offrire ai cittadini con disabilità e alle loro famiglie informazioni e notizie utili per migliorare la qualità della vita, rafforzare i legami con la rete di associazioni, servizi e iniziative locali e diffondere notizie su tematiche legate al mondo della disabilità. MEDAGLIE D’ONORE NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA In occasione della Giornata della Memoria, la Prefettura di Sondrio ha consegnato il 27 gennaio le medaglie d’onore ai cittadini italiani residenti in provincia, deportati e internati nei lagher nazisti e destinati al lavoro forzato. Gli insigniti sono: • Riccardo Domenico Viaggi, classe 1923 di Teglio; • Giuseppe Berbenni, classe 1924 di Bormio; • Severino Gianatti, classe 1922 di Ponte in Valtellina; • Vittorino Spini, classe 1924 di Morbegno. RINNOVATA LA CONVENZIONE PER LE VISITE AI MALATI DI PARKINSON In riferimento alle notizie circolate nei giorni scorsi circa la possibile chiusura dell’ambulatorio per le visite ai malati del morbo di Parkinson la Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna precisa che già in data 30 dicembre 2008 era stato chiesto alla “Fondazione Istituto Neurologico Mondino” di Pavia il rinnovo della convenzione per l’assistenza ai malati affetti da morbo di Parkinson. Il documento è firmato dal Direttore Generale Marco Votta ed è pertanto un atto ufficiale. Nessun pericolo di sospensione, dunque, per le visite destinati ai parkinsoniani. A CHIESA VALMALENCO IL TROFEO SPORTIVO E UN CONVEGNO DEDICATO A DIALIZZATI E TRAPIANTATI È in pieno svolgimento a Chiesa Valmalenco, fino a domenica 1 febbraio, l’XI Trofeo internazionale ed il 2° trofeo ‘Franca Pellini’ di sci per dializzati e trapiantati. L’idea che lo sport potesse essere un potente mezzo di riscatto dalla malattia e di testimonianza attiva della voglia di vita e salute di dializzati e trapiantati, fu concretizzata 20 anni fa dall’allora presidente Aned, Franca Pellini, ed oggi il Comitato Aned Sport è una sezione molto attiva della associazione, che organizza un’ampia rappresentanza, circa trecento, di dializzati e trapiantati di rene, fegato, cuore, midollo, cornee. La tutela dei pazienti e dei loro bisogni di cura e di assistenza, la promozione del trapianto rimangono scopi fondamentali dell’Aned, ma la tensione dei malati per conquistare una normalità di vita, malgrado la malattia, ha impegnato la associazione verso orizzonti più ampi. Oggi in Italia vi sono 44.000 emodializzati, 16.000 trapiantati, circa 9000 in attesa di trapianto, di cui quasi 7000 per il rene. In questa edizione si aggiungono due significativi nuovi eventi: un Convegno scientifico su dialisi e trapianto; l’esecuzione di test sui trapiantati durante la attività sportiva, grazie alla presenza di ricercatori impegnati in un progetto nazionale “Trapianto e Sport”. Filantropia e sussidiarietà ei anni esatti dopo l’intervento alla presentazione ufficiale della Pro Valtellina, il 30 gennaio prossimo il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti torna a Sondrio, nella stessa Sala Consiliare del Palazzo della Provincia, per un incontro pubblico sui temi della filantropia, della sussidiarietà e dello sviluppo locale analizzati nell’ottica delle fondazioni e delle istituzioni. Sarà il presidente Fiorello Provera ad aprire i lavori, soffermandosi sul “patto per il territorio” idealmente sottoscritto tra Provincia e Fondazione Cariplo. Dall’organismo filantropico lombardo soltanto nel 2008 sono arrivati oltre tre milioni di euro, erano stati poco meno di due l’anno precedente a finanziare una ventina di interventi in campo sociale, culturale e ambientale. La collaborazione tra i due enti si sviluppa in particolar modo nella definizione degli ‘interventi emblematici’, progetti particolarmente significativi che si pongono l’obiettivo di produrre effetti benefici sulla qualità della vita e sulla promozione dello sviluppo culturale, economico e sociale del territorio. Nel 2005 era toccato a nove interventi per oltre 7,7 milioni di euro e nel 2011 la Fondazione Cariplo replicherà. Il nuovo presidente della Pro Valtellina Marco Dell’Acqua, eletto S nel novembre scorso da un consiglio di amministrazione rinnovato per dieci quindicesimi, parlerà della filantropia quale motore di sviluppo esemplificando l’attività svolta dalla fondazione di comunità locale dal 2002, anno di inizio del nuovo corso battezzato da Fondazione Cariplo, ad oggi. E in particolare della sfida di raggiungere i 5 milioni di euro di raccolta in 10 anni, entro il 2012, per riceverne il doppio dall’organismo filantropico lombardo e avere così a disposizione un cospicuo patrimonio che consentirà alla Pro Valtellina di intervenire ancora più efficacemente sul territorio. Seguirà l’atteso intervento del presidente Guzzetti che illustrerà il ruolo di Fondazione Cariplo tra sviluppo locale e sussidiarietà, l’erogazione di contributi attraverso bandi sempre più disegnati sulle necessità della società e la progettualità diretta che ha dato vita a iniziative di grande rilevanza nei settori dell’housing sociale, della ricerca, dell’ambiente e dell’educazione. Guzzetti, 74 anni, originario di Turate, in provincia di Como, è diventato presidente di Fondazione Cariplo nel 1997, riconfermato nel 2000 e nel 2006. Con il suo patrimonio di circa 6,5 miliardi di euro, è la prima fondazione italiana e nella top ten mondiale, opera in Lombardia e nelle province piemontesi di Novara e Verbania, distribuendo ogni anno circa 180 milioni di euro in erogazioni. Da otto anni Guzzetti presiede anche l’Acri, l’associazione che riunisce le fondazioni di origine bancaria. Prima era stato presidente della Regione Lombardia dal 1979 al 1987 e senatore per i successivi sette anni. L’incontro del 30 gennaio, aperto al pubblico, avrà inizio alle ore 16.00. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 P A G I N A 31 SONDRIO RISONANZE DALL’INCONTRO PROMOSSO A SONDRIO DALL’ASSOCIAZIONE “SIRO MAURO” Pensieri sul testamento biologico Il confronto fra un medico, un giurista e un teologo ha permesso di riflettere su un tema tanto delicato, e tanto confuso, al centro del dibattito sociopolitico proprio in questi giorni; una l’osservazione generale: la vita è un bene indisponibile... fermate e ritrattabili in ogni momento. QUALCHE CONSIDERAZIONE FINALE di PIERANGELO MELGARA L a scorsa settimana a Sondrio presso la sala conferenze dell’Unione Artigiani provinciale l’associazione provinciale Siro Mauro per le cure palliative col patrocinio della Provincia, del Comune e della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, dell’Azienda ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna (Aovv) e dell’Azienda sanitaria locale (Asl) della provincia di Sondrio, ha promosso un incontro pubblico sul tema Testamento biologico: pro e contro, di cui moderatore è stato Donato Valenti, responsabile dell’Unità di Cure Palliative dell’Aovv e vice presidente dell’associazione Siro Mauro. Il primo intervento è stato quello di Carlo Alberto Defanti, primario neurologo emerito dell’ospedale Niguarda di Milano (che da anni segue Eluana Englaro) e membro della Consulta di Bioetica di Milano. Egli ha iniziato sottolineando che, diversamente da un tempo, oggi, tranne nei casi di morte improvvisa (incidente, crisi cardiocircolatoria, ecc.) una malattia porta alla morte dopo essere stata diagnosticata molto tempo prima. Infatti, nonostante gli straordinari progressi della medicina, la maggior parte delle malattie croniche rimane inguaribile. Si riesce magari rallentarne il decorso, a migliorare la vita del paziente, ma non a far guarire, cioè si può prolungare la vita - fatto sconosciuto nel passato anche quando la sua qualità continua a scemare. Anche in seguito a tali nuovi contesti, si è gradualmente fatto strada il principio del consenso informato, con cui medico e paziente decidono insieme il corso della cura. Naturalmente, ciò è possibile finché il malato è capace di decidere, ma quando malattie degenerative del cervello, l’uso di farmaci sedativi, o altro ottundono la coscienza, si affaccia l’esigenza del testamento biologico (t. b.), dove la persona esprime le disposizioni con cui desidera essere accompagnata alla fine della vita. Non tutto, però, è semplice come potrebbe sembrare: anzitutto, non si possono obbligare le persone a farlo; in secondo luogo, un t. b. esteso quando si è in piena salute, contiene indicazioni del tutto generiche, valide solo in casi di improvvisa, imprevedibile gravità, mentre può essere molto importante, se fatto insieme al medico all’inizio di malattie che rischiano di portare o porteranno a morte certa. In alternativa si può nominare una persona di fiducia che diventi l’interlocutore del medico, quando non si è più in grado di intendere e volere. Ecco alcune obiezioni possibili al t. b.: “E se cambiassi idea?”, basterebbe cambiare anche il t. b.; “Potrei desiderare di mutare le indicazioni proprio quando non sono più capace di decidere”, ma per Defanti la risposta va ricercata nelle volontà espresse quando ancora si era lucidi. Nel caso particolare della nutrizione artificiale con sondino nel naso, o direttamente nello stomaco (“peg”, gastrostomia endoscopica percutanea), a suo giudizio tale intervento salvavita può essere rifiutato, perché è una terapia (altri medici la intendono come sostegno vitale, ndr.) e, in determinate condizioni, la persona ha diritto di rifiutare qualsiasi trattamento. Da ultimo, Defanti ha escluso che il t. b. possa divenire il “cavallo di Troia” per introdurre l’eutanasia in Italia, in quanto con esso la persona richiede soltanto di essere lasciata morire, quando la situazione sarà di un certo tipo. L’ASPETTO GIURIDICO DEL PROBLEMA Ha preso poi la parola Amedeo Santosuosso, consigliere della Corte d’Appello di Milano e presidente del Centro interdipartimentale di ricerca Ecls presso l’Università degli Studi di Pavia, il quale ha offerto una rapida carrellata dal punto di vista giuridico sull’evoluzione del diritto di autodeterminazione del proprio corpo negli ultimi 20-30anni, mostrando come si è gradualmente imposto nella giurisprudenza italiana anche in situazioni critiche. Un salto ulteriore si è fatto coi casi Welby ed Englaro. Il primo è importante perché «Piergiorgio Welby era perfettamente cosciente e lucido, anche se impossibilitato a fare qualsiasi cosa dal punto di vista fisico: poiché si deve sempre rispettare la volontà attuale e piena di un paziente in quelle condizioni, ha ottenuto la sospensione dei trattamenti. Per Eluana Englaro, invece, siamo nella situazione della proiezione della volontà in un momento in cui non siamo più capaci di intendere e di volere. Proprio a questo si è riferita la Corte di Cassazione, stabilendo che ha diritto a vedere interrotte l’idratazione e la nutrizione, poiché aveva espresso tali orientamenti e volontà. Il fatto che la persona abbia perso capacità e coscienza non autorizza i medici a decidere per lei. Da qui la figura del tutore - nel caso specifico il padre - che attua le volontà e gli orientamenti espressi in precedenza dalla persona sulla fine della propria vita». A proposito della legge sul t. b., ha sostenuto che il Parlamento, dovendo tener conto del quadro normativo costituzionale, non potrà impedire che il paziente esprima la propria volontà anche sull’idratazione e la nutrizione artificiale, atti medici a tutti gli effetti. Infine, secondo Santosuosso, la decisione della Corte Europea di dichiarare lecita l’interruzione dell’idratazione e della nutrizione nel caso Englaro, tutelerbbe il diritto di tutti perché rispettosa delle volontà espresse. «È la conferma che nelle questioni controverse di questo tipo il legislatore deve tenere conto che nessuno può imporre niente a nessuno, anche con le migliori intenzioni: la cosa più nobile è rispettare le inclinazioni di ciascuno sul proprio fine vita». LA VITA È UN BENE INDISPONIBILE Infine monsignor Angelo Riva, docente di teologia morale presso il seminario diocesano di Como, ha esordito dicendo di ritenere che una legge sul t. b., o dichiarazioni anticipate di trattamento, è «utile per affrontare le situazioni terapeutiche in cui il paziente non è più capace di esprimere il proprio consenso. Anzi, può essere necessaria per colmare una situazione di deregolamentazione nelle scelte di fine vita, in cui rischia di insediarsi il fai da te della libertà individuale, o una giurisprudenza suppletiva del vuoto normativo». Prima, però, ha voluto chiarire i concetti di proporzionalità e libertà di cura. «Quest’ultimo trova espressione nell’art. 32 comma 2 della Costituzione e nei protocolli di consenso informato, in base ai quali non si deve fare nulla sul piano clinico senza l’assenso del paziente, né è possibile coercirne la volontà, salvo nei casi di trattamento sanitario obbligatorio previsti dalla legge. Alla libertà di cura, però, occorre fissare dei limiti per evitare il rischio di una deriva». Anzitutto, si deve porre un limite antropologico perché il bene della vita è indisponibile, da cui il dovere di curarsi e di curare. Sarebbe ingiusto invece far coincidere il bene della vita con le sue qualità, quasi fosse una patente a punti che, una volta persi, viene ritirata: la vita resta un bene anche quando è gravemente disabile, perché se non altro può essere amata e sa ancora suscitare un circuito di accoglienza e di premura. Un secondo limite è giuridico: il dovere di omettere i trattamenti terapeutici esplicitamente rifiutati non è un presunto di- ritto di morire, del tutto estraneo alla cultura etica e giuridica costituzionale. Ancor meno si può dedurre un dovere di cooperare alla morte mediante azioni omicide, o desistenza da trattamenti terapeutici in corso e proporzionati - non a caso il codice penale prevede il reato di omicidio del consenziente -, mentre si può parlare di diritto a morire con dignità, senza accanimento terapeutico e con la palliazione del dolore. Un terzo limite giuridico stabilisce per sentenza della suprema Corte di Cassazione che il rifiuto della cura da parte del paziente deve essere espresso, inequivoco, attuale e informato». Quindi, don Riva ha parlato della proporzionalità della cura che consente di distinguere l’accanimento dall’abbandono terapeutico, pur con ampio margine di soggettività e libertà nel paziente oncologico, o con malattie cronico-degenerative, o negli stadi di terminalità. Tuttavia, dal punto di vista etico, le terapie indiscutibilmente proporzionate - scoagulanti, antibiotici, interventi salvavita e mezzi di sostegno vitale - devono essere sempre date e accettate. «Fornire liquidi e nutrienti a chi è ancora vivo non è mai sproporzionato, ma è la normale cura da assicurare per senso di umanità e professionalità medica e per non cadere nell’eutanasia omissiva per abbandono terapeutico». Venendo, infine, al tema del testamento biologico, don Riva ha sostenuto che può avere senso, ma non deve contenere dispositivi di azioni, omissioni, o desistenze eutanasiache. Nelle dichiarazioni anticipate possono rientrare le terapie rianimative, la tracheotomia in caso di Sla o di altra patologia degenerativa, la richiesta di morire con dignità con l’esclusione di ogni forma di accanimento terapeutico e con la palliazione del dolore. Infine, le dichiarazioni non devono vincolare il medico, qualora si presentino nuovi scenari terapeutici. Inoltre, è importante che le dichiarazioni siano in forma scritta, periodicamente ricon- A questo punto mi sia consentito dire anche la mia. Sulla scorta dei due primi interventi e del successivo dibattito che ha coinvolto anche il pubblico, mi è parso evidente che perfino nella nostra piccola provincia non è più patrimonio condiviso da laici atei e laici cattolici (di fatto, o di nome?) che la vita sia un bene indisponibile. Paradossalmente questa convinzione è rimasta radicata fino a quando la medicina ancora non aveva compiuto quei progressi che oggi sono realtà, ma anche fino a quando certa propaganda pseudolaica, o meglio laicista, non aveva ancora bombardato le coscienze fino a “liberarle” dal discernimento tra ciò che è bene e ciò che è male, inducendole a credere che l’io è giudice, unico e insindacabile, sulla vita individuale nel segno della privacy. Del resto, oggi la società - che stento a definire tale, in quanto costituita da individui e non da persone: la persona è rapporto, l’individuo è solitudine -, fatica a comprendere il significato di bene comune. Oggi, ha valore solo l’hic et nunc, il qui e ora, per cui la vita è un bene, fino a quando io individuo in qualche modo ne posso godere, in caso contrario pretendo il diritto di andarmene, senza che nessuno abbia a interferire nella mia libera, solipsistica, insindacabile decisione. Ma scegliere la morte è davvero la scelta più ragionevole, più giusta e più umana? Scrive Marco Maltoni nella nota di commento al Documento sulle Direttive anticipate, esteso dalla Società italiana di Cure palliative, che il difetto di fondo di queste sta “nella introduzione e legittimazione di una mentalità che vede ogni malato e ogni uomo monadi isolate dal resto dei rapporti socio-assistenziali e familiari-amicali, di cui invece la vita umana è caratteristicamente costituita. Da qui la possibile disvalorizzazione di tutti gli interventi, spontanei e organizzati, di assistenza a pazienti sofferenti e la possibile valenza diseducativa rispetto a una concezione solidaristica della vita, della medicina e della società”. In questa direzione si muove anche il consiglio permanente della Cei che, con un ragionamento pienamente laico, lo scorso ottobre ha ricordato che “Chi soffre non va mai lasciato solo. L’amicizia, la compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza...”. In qualsiasi situazione - aggiungo io anche nella più disperata, ma questo lo può capire solo chi ha saputo cercare e dare un senso alla propria vita, che altrimenti resta un trascinarsi giorno dopo giorno, senza sapere chi siamo, cosa vogliamo e dove andiamo. P A G I N A 32 CRONACA MediaAltaValle IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 TIRANO AL VIA IN QUESTI GIORNI SI PROTRARRANNO ALMENO FINO AL PROSSIMO MESE DI DICEMBRE 2009 Lavori per l’organo in santuario C ome molti si saranno accorti, la basilica della Madonna di Tirano, è interessata da importanti lavori di restauro che hanno già reso inaccessibile la parte della cantoria con la sottostante porta di destra e del presbiterio. Un avvio difficile, giunto dopo molte attese e rinvii necessari perché fossero prese tutte le precauzioni. E così, da un gioiello del barocco valtellinese, con le impalcature, i teloni e l’illuminazione provvisoria al di sopra dell’altar maggiore, più che in un luogo di culto cinquecentesco a qualcuno potrà sembrare di essere in un improvvisato cantiere, una reinterpretazione in chiave postmoderna delle antiche catacombe dei primi tempi di vita del cristianesimo. Di restauro conservativo si era iniziato a parlare nel 2004 in occasione della ricorrenza del quinto centenario dell’apparizione mariana. L’allora onorevole valtellinese Gian Pietro Scherini aveva ottenuto un contributo ministeriale di 340mila euro che però rimasero inaccessibili a causa di intoppi burocratici e organizzativi. Nel frattempo però per quanto concerne la progettazione, il progetto di intervento aveva già ottenuto l’approvazione dalla So- LA STORIA E LE CARATTERISTICHE DEL SANTUARIO IN UN DVD La storia e le caratteristiche del Santuario di Tirano sono finalmente disponibili in un filmato su Dvd. «È il frutto di un desiderio profondamente sentito e più volte espresso da fedeli e turisti - spiegano i sacerdoti del santuario -. Dopo un tempo di doverosa preparazione il sussidio multimediale farà rivivere, nella visione delle opere d’arte del santuario che già lo testimoniano quotidianamente, l’evento dell’apparizione. Indiscutibilmente un ottimo strumento al passo coi tempi che “permetterà di rivivere anche a casa la visita già fatta in basilica». Alla presentazione, avvenuta nei giorni scorsi presso la sala Mario Omodei, erano presenti anche il sindaco Pietro Del Simone, lo storico Gianluigi Garbellini che hanno accolto positivamente il lavoro realizzato dalla Avrec di Ardenno. Per informazioni riguardo al reperimento del Dvd in santuario si potranno avere tutte le informazioni necessarie. R.W.N. printendenza per i Beni architettonici per il paesaggio di Milano. Da allora ad oggi ci vollero gli interventi dell’Amministrazione provinciale di Sondrio, che ha l’incarico di gestire i fondi e dirigere i lavori e del Comune di Tirano che, con sollecitazioni e incontri a Roma, hanno sbloccato la procedura, là dove si era arenata. In gennaio 2008, questo interesse portò alla promessa dell’arrivo del contributo ministeriale promesso. È su questa garanzia quindi che i lavori sono stati organiz- zati ripartendoli in varie fasi ciascuna della quali interessanti uno specifico intervento. Ristrutturazione e consolidamento statico della cantoria; recupero conservativo del presbiterio e dell’abside; posa in opera di reti antintrusione volatili sul campanile; manutenzione struttura interna – apparato meccanico – del prestigiosissimo organo del secolo XVII. Per quanto riguarda la parte esterna della struttura invece, all’attenzione dei restauratori sarà affidata la statua del san Michele che domina la cupola. «Ad oggi - spiega don Aldo Passerini, rettore del santuario -, salvo imprevisti si prevede che il termine dei lavori avverrà nel prossimo dicembre 2009. Ciò significa che avremo ancora per molto tempo disagi e disturbi, sia per chi opera e sia per chi prega. Anche pellegrini e turisti dovranno armarsi di santa pazienza». L’obiettivo: un santuario ritrovato nel suo originario splendore può valere la sopportazione di alcuni disagi. UNA SKIEDA A IMPATTO ZERO La XV edizione della Skieda di Livigno, in programma dal 28 marzo al 5 aprile 2009, ha ottenuto la certificazione a Impatto Zero, un’iniziativa grazie alla quale verranno rimboscati ben 24.703 mq di terra nella foresta amazzonica della Costa Rica che andranno a compensare le emissioni di CO2 prodotte dall’organizzazione dell’evento. Al tempo stesso si cercherà di risparmiare le risorse non rinnovabili contenendo al massimo l’utilizzo degli impianti di risalita, dei generatori a gasolio o benzina per luci o impianti audio, delle motoslitte, dei gatti delle neve e così via. Altro progetto è “Minimum Impact”. Ogni telermarker parteciperà all’iniziativa “Pianta veramente una pianta”: iscrivendosi all’evento, infatti, si acquisterà una pianta che verrà poi piantata dai bambini di Livigno durante la tradizionale Festa degli Alberi in primavera. Verrà così creato a Livigno il “Bosco Magico della Skieda”. R.W.N CHIURO PRESENTATO PRESSO LA SEDE DI IREALP UN INTERESSANTE PROGETTO DI TUTELA Sinergia fra Province per sostenere i prodotti tipici el centro storico di Chiuro c’era un complesso abitativo di buon valore architettonico, ma ormai fatiscente, che IREALP (Istituto di Ricerca per l’Ecologia e l’Economia Applicate alle Aree Alpine) negli ultimi anni ha completamente recuperato per farne la propria sede in provincia di Sondrio. L’edificio, inoltre, grazie alle strutture di cui è stato dotato, ora può diventare un centro per incontri, convegni, corsi di formazione professionale, mensa scolastica ed un vero e proprio laboratorio per la conoscenza e la valorizzazione dei prodotti del territorio montano. La prima, importante iniziativa presa da Irealp è stata quella di convocare nella sede, mercoledì 21 gennaio, i presidenti delle Province di Bergamo e Sondrio, accompagnati da un grande numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale, oltre naturalmente alla stampa e alla tv, per presentare due prodotti tipici delle nostre valli: il violino di capra della Valchiavenna, che tutti già conosciamo e il prosciutto crudo «il Botto» di Ardesia, in Val Seriana, N che invece probabilmente da noi è meno conosciuto. Se anche Il Settimanale si occupa di questa iniziativa, non è certo per fare una pubblicità gratuita o perché siamo stati indotti dalla splendida e molto ben preparata degustazione che è seguita all’incontro. Prevedeva infatti un piatto di saporito prosciutto bergamasco, accompagnato da uno sformato di verdure; il violi- no di capra, tagliato come prescrive la tradizione, veniva invece servito su piatti in cui era deposta in bell’ordine una piccola manciata di fieno. Avete letto bene: è stato usato del comune fieno, naturalmente al solo scopo decorativo; per concludere castagne con la panna e coppetta; il tutto accompagnato da ottimi vini, sempre di produzione locale. Promuovere un pro- dotto tipico, come ha affermato bene il Presidente di Irealp Fabrizio Ferrari, non costituisce sono un’operazione economica, ma significa riscoprire un territorio, valorizzarlo, conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future con le sue tradizioni e la sua cultura. Siccome poi l’istituto IREALP opera anche sul piano internazionale (ha una sede a Bruxelles), può far conoscere i nostri prodotti all’estero e può persino influire sulle regole che vengono scritte in sede europea e che spesso creano problemi alle nostre produzioni tipiche. Un altro (lodevole) scopo dell’istituto è quello di portare un po’ di tipicità nelle nostre mense scolastiche, dove spesso (per economia) vengono forniti scadenti prodotti stranieri, come ha dimostrato bene il recente caso di una scuola materna morbegnese. Teresa Tognetti ha illustrato brevemente la storia e le caratteristiche del violino di capra della Valchiavenna, un prodotto che è sempre esistito presso gli allevatori e che ora è stato rivalutato ed è diventato «Presidio Slow Food». Il violino deve il nome alla forma, ma anche al tipico modo di affettarlo. Il suo rilancio ora sta dando buoni risultati, perché offre buone possibilità di lavoro, anche ai giovani, permettendo di valorizzare tutta la mezza costa delle montagne, soggetta all’abbandono e contribuisce molto a far conoscere il territorio. Il caso del prosciutto crudo di Ardesio, in provincia di Bergamo, illustrato da Luca Chiesa, ha invece seguito un cammino opposto per arrivare allo stesso fine. Lì si è partiti da una struttura industriale già perfettamente attrezzata per la confezione dei prosciutti e si è voluto ritornare il più possibile a quella che era la produzione tradizionale praticata nelle famiglie della zona, fin da tempi molto remoti. La tipicità del prodotto viene ottenuta partendo dagli animali, che vengono allevati come un tempo allo stato semi brado, cioè lasciandoli pascolare liberamente nei prati e nei boschi. Il tipo di alimentazione influisce naturalmente sulla qualità della materia prima, la carne. I prosciutti, poi, vengono tenuti in apposite strutture, con le benefiche correnti d’aria della valle, ma soprattutto vengono fatti stagionare secondo un antico metodo, cioè ponendoli su un letto di fieno, dal quale ricavano particolari sapori. «Ogni volta che portiamo i nostri prodotti tipici alle manifestazioni - ha affermato il Presidente della Provincia di Bergamo Valerio Bettoni - otteniamo sempre giudizi molto positivi. Ciò significa che oggi le persone ricercano la qualità. Il compito delle istituzioni è quello di aiutare le persone che vivono in montagna a produrre, ma soprattutto a vendere i frutti del loro lavoro. Noi salviamo la montagna se la mettiamo nelle condizioni di vivere con le sue forze». Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del Presidente della Provincia di Sondrio Fiorello Provera, il quale ha affermato che, oggi, chi produce qualità risente meno della crisi in atto. Finalmente anche nel nostro territorio si sta creando una «cultura della qualità», che sta dando buoni risultati, perché i prodotti tipici non entrano in concorrenza fra loro, ma si arricchiscono a vicenda e contribuiscono molto alla salvaguardia del nostro territorio. CIRILLO RUFFONI P A G I N A 34 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 PRESENTATI I DATI L’ANNO DEL... DOPPIO SORPASSO L IL DIGITALE TERRESTRE SUPERA IL SATELLITE o hanno chiamato l’anno del doppio sorpasso. E quello che è appena cominciato è l’anno della tv del futuro che si è fatta presente. Sono stati molti gli slogan utilizzati ieri per l’apertura della due giorni della Quarta conferenza nazionale sul digitale terrestre, che si è tenuta a Roma nella sala grande del nuovo Auditorium, col titolo anch’esso enfatico di “Niente è come prima”, seppure qualche neo sia emerso qua e là. Doppio sorpasso perché nel 2008 per la prima volta le abitazioni dotate di apparecchi per la ricezione della tv digitale terrestre (Dtt) hanno superato il numero di quelle col ricevitore per la tv satellitare: più o meno 7,6 milioni contro 6,6. Sempre nel 2008, la tv digitale in tutte le sue forme (53%) ha superato quella analogica, retrocessa al 47%. Dati evidenziati dal Terzo rapporto sulla tv digitale terrestre in Europa, illustrato da Alberto Si- gismondi di Dgtvi, l’associazione che riunisce quasi tutte le tv interessate al digitale terrestre in Italia. Rapporto dal quale emerge una sorta di evoluzione simultanea in Europa verso il Dtt, considerando che il doppio sorpasso è avvenuto nel 2008 anche in Gran Bretagna, Francia e Spagna. Ciò che differenzia l’offerta digitale italiana da quella dei tre Paesi europei è la fonte dei ricavi delle emittenti. Da noi la pay tv raccoglie 400 milioni di euro, cioè l’80% in più di quanto accade in Francia e ben quattro volte di più del Regno Unito, dove risultano ben più forti i ricavi pubblicitari, che in Italia sono solo il 6% delle risorse del settore. Anche gli ascolti sono in crescita e nel mese scorso si calcola che la Dtt abbia ottenuto in Italia uno share prossimo all’8%. Il discorso sul futuro che è diventato presente si riferisce al 2009. Dopo la Sardegna, infatti, Mendelssohn Concerto n. 1, in sol minore, op. 25, per pianoforte e orchestra P arlando di Felix Mendelssohn (1809-1847) un critico lo definì “un genio borghese”, vale a dire un ideale esponente della buona società. Felix, figlio di una ricca famiglia di banchieri amburghesi trasferitisi a Berlino, fu un uomo colto e raffinato. Non fu unicamente un musicista, ma un umanista nel senso più ampio del termine. Lettore molto precoce dei classici, interessato alla poesia e alla filosofia, percepì il peso delle tradizioni culturali. Questo fatto lo portò, come compositore, a essere dubbioso fra innovazione e conservazione. “Se Schubert è il più classico fra i romantici – come ebbe a dire il musicologo Alfred Einstein – Mendelssohn è un classicista romantico”. Giudizio che si adatta magnificamente ai due Concerti per pianoforte e orchestra. Il Concerto n. 1 in sol minore, op. 25 per pianoforte e orchestra vide la luce quando Mendelssohn cominciava a prendere le distanze dalle sue composizioni giovanili. Il musicista ne parlava, nel 1831, come di “una cosa buttata sulla carta in fretta”; in realtà i primi schizzi del Concerto risalgono al mese di novembre del 1830 quando Felix, ventunenne, era di passaggio a Roma. Sembra che l’ispirazione gli sia venuta in seguito a un flirt con la pianista Delphine von Schauroth, alla quale la composizione è dedicata. L’origine amorosa dà un significato all’aspetto intimistico e nel contempo animato del Concerto: elementi che, unitamente allo straordinario equilibrio formale, hanno contribuito a rendere celebre a quei tempi questa musica. Sotto l’influenza del Konzertstück di Carl Maria von Weber, opera che influenzò intere generazioni di compositori, Mendelssohn pervenne con questo primo Concerto all’attuazione di un brano da concerto libero dalla ALL'ASCOLTO tradizionale successione di movimenti; diede così vita al tipo GRAMMA di concerto composto senza soluzioni di continuità, ossia senza interruzione fra un movimento e l’altro. Il primo movimento – Molto allegro con fuoco – presenta due innovazioni formali. La prima consiste nel fatto che la tradizionale esposizione vede partecipare, nello stesso tempo, il solista e l’orchestra anziché dare luogo alla classica successione orchestra-solista. La seconda riguarda proprio l’assenza di un prologo orchestrale. Il primo movimento è sostanzialmente concepito secondo la “FormaSonata” e affida allo strumento solista una verve drammatica e virtuosistica. L’Andante è una Romanza (una “Romanza senza parole” tipicamente mendelssohniana, verrebbe da dire) suddivisa in tre parti. Il solista mette in evidenza la sua capacità di cantare in legato. Limitata è la presenza dei fiati mentre predominano gli archi. L’aspetto contemplativo dell’autore conferiscono a tutta la pagina un clima di terso lirismo. Un tono drammatico riappare all’inizio del terzo movimento (Presto – Molto allegro e vivace) in sol maggiore. Il solista mette in mostra la sua bravura tecnica e virtuosistica in una successione brillante di note, non priva comunque di emozioni. GUIDA PEN TA a cura di ALBERTO CIMA questo dovrebbe essere l’anno del completo passaggio al digitale terrestre per altre cinque aree: Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Lazio (esclusa la provincia di Viterbo), Campania e Piemonte occidentale, cioè le province di Torino e Cuneo. Tabella che se dovesse venire rispettata consentirebbe di avere a fine anno la totale copertura digitale e la fine della tv analogica per il 30% delle famiglie italiane. Si calcola che a fine 2010, nei quattro Paesi interessati, il 54% delle famiglie saranno passate al Dtt. Il condizionale lo si deve alle difficoltà pratiche che l’operazione tecnica di trasformazione degli impianti televisivi analogici in digitali sta comportando. Da domani a Roma, presso l’Autorità delle comunicazioni, inizia il tavolo tecnico per pianificare la digitalizzazione del Piemonte occidentale. La settimana prossima partirà il tavolo per il Trentino Alto Adige. In entrambi i casi il passaggio completo al digitale è ormai slittato di qualche mese e invece che in primavera si avrà a inizio autunno. Con la stessa logica si terranno i tavoli per Lazio e Campania, con un probabile slittamento da fine anno ai primi mesi del 2010. Per quel che riguarda gli utenti, la Rai col vicedirettore generale Giancarlo Leone ha annunciato l’attivazione di due nuovi canali gratuiti sul digitale terrestre: “Rai storia” a febbraio e “Rai5” in autunno. Presto due nuovi canali free e due a pagamento anche per Mediaset. A giugno sarà invece operativa, come ha annunciato il presidente Luca Balestrieri, la nuova piattaforma gratuita ‘Tivù’, che porterà l’offerta del digitale terrestre sul satellite e che vede schierati insieme Rai, Mediaset e Telecom Italia Media, in un’operazione che in prospettiva vuole diventare l’alternativa a Sky. E le tv locali? Per loro ha parlato ieri, fra gli altri, il presidente di Aeranti-Corallo Marco Rossignoli, sottolineando il grande sforzo economico (e la conseguente necessità di agevolazioni) che rappresenta per il settore il passaggio al digitale, calcolato fra i 500 e i 600 milioni di qui al 2012, pari al fatturato di un anno dell’intera emittenza locale. Tele IL comando DOMENICA 1 MERCOLEDÌ 4 Le frontiere dello Spirito, C5,8,50. San Paolo, Prima ai Corinti e Sinodo dei vescovi. A sua immagine, Rai1, 10,30. La freccia nera , It1, 14,00. Sceneggiato tv con R. Scamarcio, 1° p. Addio alle armi, R4, 16,00 Film sulla 1° guerra mondiale da un romanzo di Hemingwai. Barbie e la magia di Pegaso, It1, 16,00. Film d’animazione I 4 cavalieri dell’Apocalisse, La7, 17 05. Drammatico con Glenn Ford. Storie, Tsi, 21,00. Il mio nome significa dono di Dio, e In silenzio. Doc. Tutti pazzi per amore, Rai1, 21,30. Fiction che racconta l’amore in tutti i suoi aspetti. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. Era mio padre, Iris, 21,00. Film drammatico per adulti con T. Hanks. Presa diretta, Rai3, 21,30. Migranti, le difficoltà che i lavoratori stranieri devono affrontare per avere riconosciuti i loro diritti. Dr. House, C5, 21,30. Telefilm ospedalieri avvincenti e per adulti. Speciale Tg1, Rai1, 23,40. Salvo d’Acquisto, R4, 15,55. Film con Massimo Ranieri. Un caso per due, Rai3, 21,10. Poliziesco tedesco. Voyager, Rai2, 21,05 Doc. scientifici. Baby boom, La 7, 21,10. Commedia con D. Keaton Gli spietati, R4, 23,35. Western epico con Clint Eastwood. LUNEDÌ 2 Il Bene e il male, Rai1, 21,10. Fiction poliziesca. X Factor, Rai2, 21,05. Selezione dei candidati. Il postino, Iris, 21,00. Film con M. Troisi. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con G. Lerner. Il comandante Florent, R4, 21,10. Poliziesco Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Attualità. Veronica Guerin, R4, 23,20. Ottimo film su una giornalista irlandese uccisa nel 1996 dai mercanti di droga. MARTEDÌ 3 Ballarò, Rai3, 21.10. Attualità. Dr. House, Tsi, 21,00. Una delle serie più gettonate. L’ispettore Coliandro, Rai2, 21,05. Poliziesco. RIS 5, C5, 21,10. Telefilm polizieschi Destini incrociati, R4, 21,10. Film drammatico con H. Ford. 2 single a nozze, It1, 21,10. Commedia americana. I diari della motocicletta, Rai4,21,00. Bel film sul giovane Guevara. GIOVEDÌ 5 Il commissario Manara, Rai1,21,10, Poliziesco. Me dium, Rai3, 21,10. Telefilm polizieschi e paranormali. Melanina e varechina, Rai2, 23,45. Prosa con G. Covatta. Il cuore degli uomini, Iris, 21,00. Buon film francese. Melinda e Melinda, Tsi, 23,45. Commedia di W. Allen. VENERDÌ 6 Ciak si canta, Rai1, 21,10. Spettacolo. E.R. medici in prima linea, Rai2, 21,05. 14° Stagione. I Cesaroni, C5, 21,10. Fiction. Niente di personale, La7, 21,10. Ritorna il talk di A. Piroso, intelligente e istruttivo. Il piacere dell’onestà, Iris, 21,00. Teatro Star Treck, Rai4, 21,00. Film di fantascienza Matrix, C5, 23,30. Attualità con Mentana. SABATO 7 Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Poirot e la salma, R4, 15,00. Sempre avvincenti le avventure di Poirot interpretate da David Suchet. A sua immagine, Rai, 17,10. Babe, maialino coraggioso, It1, 19,25. Film divertente per ragazzi. Segue alle 21,10 La gang del bosco, buon film d’animazione. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. Sempre interessante il talk di F. Fazio. Superquark, Rai3, 21,30. Madam Pompadour. Ballando con le stelle, Rai1, 21,30. Spettacolo. L’ispettore Barnaby, La7, 21,30. Poliziesco inglese stile Agata Christie. TIZIANO RAFFAINI AMARCORD EMOZIONI DA UN FILM ORGOGLIO E PREGIUDIZIO Tra gli appuntamenti letterari di rilievo per capire che rivoluzione fu il romanzo nell’ ‘800 e perché esso continui a parlare anche per questo tempo, c’è quello con Jane Austen, la “sorella minore di Shakespeare”, come la definì G. H. Lewes. Si dice che non scrivesse nella quiete di uno studio, ma in un soggiorno pieno di rumori, immersa e tuttavia non persa nella vita quotidiana dei suoi molti fratelli e dei suoi moltissimi nipoti. Vitale e rumoroso è anche il soggiorno dei Bennet, quale appare nel film che ha lo stesso titolo del romanzo, realizzato dal regista Joe Wright, nel 2005. Fra attacchi di nervi e trappole matrimoniali si dipana la storia. I nostri eroi sono giovani, belli, alla ricerca della felicità. Ma, come sempre, ci sono gli ostacoli. Che all’inizio dell’‘800, epoca in cui è ambientato Orgoglio e pregiudizio, si chiamano soprattutto convenzioni sociali. Le leggi dell’epoca impedivano alle ragazze di ereditare i beni di famiglia, casa compresa, alla morte del padre. Quando in una vicina, sontuosa dimora, arriva finalmente un ricco scapolo, anzi due, si può immaginare l’agitazione di mamma Bennet. Sappiamo già come andrà a finire (Orgoglio e pregiudizio fa da prototipo a tutti i film dove lui e lei si insolentiscono per un paio d’ore, prima di capire che sono fatti l’uno per l’altra). La storia è immortale, e fa un gran piacere rivederla in questa nuova, elegante, appassionata versione cinematografica, realizzata da un regista di soli trent’anni. Orgoglio e pregiudizio venerdì 30 gennaio; ore 15.55; Rete 4 DANIELA GIUNCO P A G I N A 35 LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009 INFORMATIVA PER GLI ABBONATI PAROLE, PAROLE, PAROLE (31) Comunione Dal latino communio – communionis, parola composta da cum (con, insieme a) e munus-muneris, che ha un doppio significato: dono (come in munificenza), oppure: compito, impegno personale (come in patrimonio, compito del padre, e in matrimonio, compito della madre). Il padre ha il compito di procurare i mezzi necessari alla sussistenza della famiglia, mentre la madre ha il compito di generare e allevare i figli. Insieme fanno communio, consortium omnis vitae, cioè congiungono i compiti per tutta la vita. Questa è, secondo la migliore cultura degli antichi latini, il senso del matrimonio o comunità famigliare. Oggi è molto più sfumata la divisione dei compiti e si tende alla uguaglianza tra i coniugi. Tuttavia l’art. 29 della Costituzione, mentre stabilisce la “uguaglianza morale e giuridica” dei coniugi, ricalca sostanzialmente il concetto antico latino della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, dove “società” è sinonimo di “communio”, compito congiunto di un uomo ed una donna, per sé stessi ed i figli. Con un salto vertiginoso nella spiritualità cristiana, viene in mente la “ comunione dei santi “, che è un articolo del “credo” recitato in ogni Messa. Tutti coloro, vivi e defunti, che sono in Grazia di Dio, comunicano tra di loro e con le tre Persone dell’Unico Dio, in un modo arcano ma effettivo, reale, come è reale la presenza di Gesù nella eucaristia. Una pallida immagine può essere (mi si perdoni l’ardire) la comunicazione in internet, di cui parla Benedetto XVI nella giornata delle comunicazioni sociali. Strumento di cui si deve essere grati a Dio ed alla intelligenza dell’uomo, potente ed efficace mezzo con cui innumerevoli persone possono “comunicare” rapidamente, sia pure con attenzione a non farne un uso perverso. Da qualche anno ne faccio uso quotidiano, rinnovando la meraviglia come di un bambino. Ma ancor più mi consola di poter comunicare istantaneamente con tutti i “santi”, cominciando dai cari defunti, che mi diventano sempre più numerosi… e senza pagare un canone ad un provider... ATTILIO SANGIANI INTERNET: MICROSOFT NEI GUAI M icrosoft è tornata nel mirino della Commissione europea: dopo una tormentata vicenda giudiziaria che si è conclusa solo nel marzo del 2008 con una maxi-multa ai danni del colosso di Redmond, il lungo scontro tra la Commissione europea e Microsoft sembra destinato a riaprirsi. Due settimane fa, la Commissione europea ha inviato una lettera nella quale accusa la società di Bill Gates di aver violato l’articolo 82 del Trattato Ue: abuso della posizione dominante. Le indagini erano partite agli inizi di gennaio 2008, quando avevano preso le mosse due nuovi procedimenti antitrust a carico di Microsoft a seguito delle denunce e segnalazioni di un’associazione (l’Ecis, European Committee for interoperable systems) che raggruppa varie aziende del comparto high tech – come Sun Microsystem, Ibm, Nokia, Oracle e RealNetworks – e di Opera, un concorrente norvegese produttore di browser. La prima indagine aveva, appunto, il compito di scoprire se Microsoft ha accorpato in modo illegale Internet Explorer al proprio sistema operativo Windows, riducendo così le possibilità di compatibilità con altri browser concorrenti; mentre la seconda doveva investigare sul mancato rilascio di informazioni necessarie a garantire l’interoperabilità del pacchetto Office con quelli della concorrenza. Per ora l’avviso dell’esecutivo dell’Unione europea è solo preliminare, la “dichiarazione di obiezioni” consegnata a Microsoft giunge all’esito di un anno d’indagini che hanno portato la Commissione a ritenere che l’integrazione di Internet Explorer con i sistemi operativi della famiglia Windows “impedisce l’innovazione dei prodotti e in definitiva riduce la scelta per i consumatori”. Il pericolo per la “software house” è serio, anche se siamo solo alle prime scaramucce: se il giudizio preliminare dell’Europa fosse confermato, Microsoft non solo si troverebbe a dover pagare una nuova maxi-multa, ma a dover modificare completamente i propri sistemi operativi. Internet Explorer, infatti, è un tutt’uno con l’interfaccia grafica di Windows e BigM potrebbe rischiare di dovervi metter mano per salvaguardare una reale concorrenza nel campo dei browser di rete. La nuova accusa della Commissione arriva in un momento di mercato nel quale il browser di Bill Gates ha il suo minimo storico di quote di mercato (59,5%, La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. 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Gli 899 milioni di euro comminati a Microsoft dalla Commissione per non aver rispettato gli impegni chiesti dall’antitrust europeo nel marzo del 2004 probabilmente sono un ricordo ancora vivo nei dirigenti di Redmond, per ora da oltre oceano non arrivano risposta ufficiali ma la nuova tenzone è ormai iniziata. ANTONIO RITA