DELLA
ANNO XXXIV
31 GENNAIO 2009
E 1,00
4
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
LA FORZA DELLA VITA NELLA SOFFERENZA
C
è un modo di coniugare la vita che non incroci, prima o poi, il
tempo della sofferenza? Credo proprio di
poter affermare che non esiste.
Me lo dice l’esperienza: c’è una
sorta di connaturalità tra la
vita umana e la sofferenza, il
che non esclude che si debba
fare tutto quanto è nelle possibilità della vita umana per alleviare la sofferenza. Ma se uno
mi propone prometeicamente di
abolirla del tutto, ebbene, so che
mi sta vendendo fumo.
La “Giornata per la vita” ci
invita quest’anno a riflettere su
questo connubio tra vita e sofferenza che è sempre così attuale per ciascuno di noi. Il fatto
che oggi si riponga tanta fiducia nella scienza e nella tecnica per debellare l’umana sofferenza dalla vita, è la cifra dell’approccio nuovo che la nostra
società vive a questo problema
così antico. In passato c’era più
spazio per la rassegnazione,
oggi la speranza di sconfiggere
le malattie e di alleviare le sofferenze è aumentata, anche se
lo scarto tra la non guaribilità
’
di tante patologie e il desiderio
della salute è ancora ampio.
Non tutta l’umana sofferenza è
guaribile, ma tutta è sicuramente curabile.
Ed è a questo livello che s’innesta la risposta cristiana al
dramma così quotidiano della
sofferenza. I vescovi italiani, nel
loro messaggio (vedi il testo a
pagina 3), affermano perentoriamente che «chi soffre non va
mai lasciato solo», perché, «l’amicizia, la compagnia, l’affetto
sincero e solidale possono fare
molto per rendere più sopportabile una condizione di sofferenza». Prima di affermare il
ruolo della fede in Gesù Cristo,
essi suggeriscono la via dell’amicizia. Ma non c’è affatto un
prima e un poi in questa dinamica umana: Gesù è l’unico
vero amico dell’uomo e ogni
uomo che ti si avvicina come
amico per cercare di curare la
tua sofferenza è per te Gesù.
Mi viene in mente il gran parlare che si fa del caso di Eluana
Englaro, e mi accorgo che la
scelta dell’eutanasia si affaccia
proprio quando non si vuole più
curare una sofferenza che ap-
pare tecnicamente inguaribile.
Ma è la forza della vita che deve
entrare in gioco nell’incrocio con
la sofferenza, non la pretesa
onnipotenza della scienza!
Così come penso con dispiacere alle scelte a favore dell’aborto (pensato come ignobile
strumento di pianificazione familiare e di denatalità per i più
poveri) fatte dal nuovo presidente americano Barack Obama. Poche ore prima aveva pronunciato parole di speranza e
aveva detto di non voler accettare l’onta della tortura (nel carcere di Guantanamo) per una
nazione che intende essere il
campione della libertà e della
democrazia. Perché, poi, stanziare ingenti risorse economiche
per eliminare gli innocenti?
Il messaggio dei vescovi invita a riscoprire la virtù cardinale
della fortezza. Essa presuppone
una condizione che non sappiamo più accettare: l’umana vulnerabilità. Diceva Joseph Pieper
che «esser forte significa saper
accettare una ferita». Che sia
questa la vera forza della vita,
quando incrocia la sofferenza?
don AGOSTINO CLERICI
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
GIORNATA
NAZIONALE
PER LA VITA
COMO
40 ANNI
IN FAMIGLIA...
COMO
IL “NUOVO”
PALAZZO VESCOVILE
A PAGINA 19
Lo storico sodalizio si appresta a festeggiare i quattro decenni di vita. Nacque
infatti il 29 marzo 1969 per
volontà di Piero Collina.
A PAGINA 12
BASSA
VALTELLINA
UNITI CONTRO
IL DISAGIO
Presentato il progetto che
coinvolge i comuni del
mandamento di Morbegno
per formare educatori di
ogni ambito ad affrontare
i problemi del disagio giovanile. Particolare attenzione è riservata alla prevenzione dell’abuso di sostanze.
A PAGINA 26
BENEDIZIONE
DELLE
FAMIGLIE 2009
Nel vivo dell’Anno
Paolino sarà dedicato
proprio a S. Paolo
il libretto
per la benedizione
delle famiglie 2009.
Prenotatelo
AL PIÙ PRESTO
telefonando allo
031 - 26.35.33.
(in orari d’ufficio)
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
VALENTINA OLIVI RACCONTA LA STORIA DI CHIARA
UNA TESTIMONIANZA DI VITA
N
ella riccorrenza annuale della Giornata
per la vita, ecco una
testimonianza scritta
con la forza del cuore,
che merita di essere letta e conosciuta. Si tratta quasi di un diario in cui Valentina Olivi racconta in prima persona l’esperienza
della sua terza gravidanza, dal
difficile inizio fino al momento
della nascita e della morte della
neonata, Chiara, qualche giorno
dopo il parto.
La gravidanza si presenta da
subito molto problematica, più
delle due gravidanze precedenti.
La donna deve scegliere subito se
interrompere la gravidanza o
accettare con costi alti e senza
certezze la nuova vita. Ma Valentina decide di non abortire, nonostante le venga suggerito, e si
sottopone a cure delicate e dolorose pur di salvaguardare la vita
della sua piccola.
Nel suo racconto analizza poi
le relazioni oltre che con il marito e i due figli piccoli, anche quel-
le con i medici, gli infermieri e la
burocrazia degli ospedali: perché
chi si trova a che fare con una
gestante in gravidanza problematica ha l’onere di un compito
particolare e speciale nonché
una grande responsabilità su di
lei e sul suo bambino. La realtà
della malattia e della morte della piccola Chiara viene vissuta
con sofferenza, talvolta anche
con ribellione, dall’autrice e dalla sua famiglia, ma sempre con
fede nella vita e in Dio, il quale
ha a cuore qualsiasi vita, anche
la più breve. Soprattutto nei momenti in cui certezze e speranze
le sono venute a mancare, l’autrice ha sperimentato il valore e
l’importanza della fede.
Questo libro è un contributo al
rispetto della vita umana e al diritto di nascere. Una forte testimonianza di vita: la drammaticità dell’esperienza vissuta in prima persona; la gioia di aver accolto da subito la vita e di aver
fatto il possibile per accettarla e
accompagnarla.
a cura di AGOSTINO CLERICI
STRUMENTI
Frutto del lavoro della Commissione regionale dell’Emilia-Romagna per la pastorale familiare, il sussidio propone un
itinerario di 16 incontri per i fidanzati
in preparazione al sacramento del matrimonio, percorso che, grazie alla flessibilità dello strumento, può essere agilmente ridimensionato nella periodicità
a seconda del tempo a disposizione, delle persone coinvolte e delle necessità
contingenti. Ogni incontro è caratterizzato da un momento di accoglienza, l’esposizione dei contenuti, il lavoro di gruppo e di confronto tra le
coppie, una proposta di lettura biblica,
una preghiera, la conclusione conviviale. Il taglio è esperienziale, anche
grazie al coinvolgimento di laici esperti nella preparazione del materiale
offerto. ENRICO SOLMI (a cura di),
Io accolgo te. Strumento operativo per la preparazione dei
fidanzati al matrimonio, EDB,
GUIDA - pagine 224, euro 13,00;
SUSSIDIO - pagine 64, euro 3,50.
VALENTINA OLIVI,
Un cuoricino di nome Chiara.
Una storia vera,
Paoline, pagine 136,
euro 11,00
A SANTIAGO DI COMPOSTELA
PER RITROVARE SE STESSI
GIANLUCA LOMBARDI,
Oltre Santiago.
I vestiti bruciati,
EDB, pagine 112,
euro 9,90
NOVITÀ IN LIBRERIA
Improvvisamente, a 37 anni e dopo tredici di matrimonio, una violenta
crisi coniugale fa sprofondare l’autore, Gianluca Lombardi, nel baratro della disperazione. Vuole a tutti i costi salvare il suo matrimonio,
tenere unita la sua famiglia. I margini di ricomposizione sono ormai
ridotti ed egli decide un tentativo disperato: sparire improvvisamente
per qualche tempo, nella speranza che in sua assenza la moglie si
renda conto che non vuole perderlo. Decide quindi di percorrere il
Cammino di Santiago, ottocento chilometri a piedi, da Saint Jean Pied
du Port, in Francia, a Santiago de Compostela, e poi fino a Finis
Terrae, sull’oceano, per compiere il rito del rogo dei vestiti bruciati e
del bagno purificatore.
Il libro non è una guida, anche se si ritrovano riferimenti a luoghi e
città; non è un romanzo, perché il protagonista quelle strade, quei
sentieri li ha percorsi veramente e le parole che lo compongono sono
state scritte con l’angoscia, la disperazione, la speranza, il sudore, il
sangue.
È la storia di un uomo che, quando ha capito che stava perdendo ciò
che aveva di più caro, si è messo uno zaino in spalla e ha cominciato
a camminare. Sperando nel miracolo di salvare il suo matrimonio, alla
fine ne ha ottenuto di ritrovare se stesso. E, forse, Dio.
La dimensione affettiva è uno dei temi
centrali e di primaria importanza su cui
si gioca il destino di bambini, ragazzi e
adolescenti. Il libro - primo di tre volumi
dedicati alle diverse età dei bambini e
ragazzi - nasce dal bisogno dei genitori
di “sapere come comportarsi” e di “sapere cosa dire”. Attraverso brevi capitoli,
l’autore offre una visione realistica ma
non pedante delle diverse fasi di sviluppo dell’affettività e dei suoi diversi aspetti, partendo dalle prime reazioni del neonato, dal preimprinting alle reazioni del
papà e della mamma, dal pensiero magico alla prima coscienza del proprio sviluppo, dalla “condanna” della crescita al
gusto della soddisfazione. L’autore,
psicoanalista e psicologo della fiaba, usa
spesso le metafore del mondo fiabesco per
aiutare la comprensione e donare efficacia al proprio linguaggio. MASSIMO
BETTETTINI, L’affettività dei bambini da 0 a 6 anni, San Paolo, pagine
128, euro 9,00.
Il secondo volume della trilogia affronta il
tema dell’affettività, intesa come la capacità di comunicare e ricevere amore ed è
dedicato all’educazione dell’affettività nei
ragazzi da 6 a 12 anni. La dimensione affettiva racchiude e integra corporeità e
genitalità, spiritualità ed emotività, intelligenza e comunicazione, e, di fatto, poiché rappresenta la “struttura portante”
della persona, nell’educazione affettiva si
gioca lo sviluppo e la formazione di bambini, ragazzi e adolescenti. Il testo parla
agli adulti, stando dalla parte dei bambini. MASSIMO BETTETTINI, L’affettività dei ragazzi da 6 a
12 anni, San Paolo, pagine 110, euro 9,00.
QUARTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B
Parola
FRA
noi
DT 18,15-20
SAL 94
1 COR 7,32-35
MC 1,21-28
Solo lui è capace
di operare
quello che dice
di ANGELO SCEPPACERCA
QUARTA SETTIMANA
del Salterio
IN GESÙ ABITA UN’AUTORITÀ INASPETTATA
L
a scena del Vangelo, domenica scorsa, era sulla
riva del mare; quella di
oggi è in città, il centro
di Cafarnao. Qui Gesù
inizia di sabato, il giorno principale della settimana, il giorno
della preghiera e della fede, il
suo magistero. Non è una dottrina che si presenta da subito
con i toni e i modi della rottura.
Gesù, al contrario, entra nel
luogo tradizionale dell’insegnamento: la sinagoga. Però, anche
se il contenitore è quello classico, tradizionale – la sinagoga
era il luogo dove si spiegavano
le letture nei giorni di festa – di
un qualsiasi altro Rabbi, tuttavia la novità di Gesù straripa e
“spacca gli otri”. Infatti lui stesso dirà che non si può mettere
vino nuovo in otri vecchi senza
far danni (Mc 2,22).
Rispetto all’insegnamento
degli scribi che si limitava a una
dotta serie di citazioni di autorità passate, alla ripetizione di
un messaggio legalistico e impersonale, la parola di Gesù risuona come una novità assoluta. Gesù si confronta direttamente col testo biblico appena
letto, senza nascondersi dietro
citazioni di altre autorità. Gesù
insegna con la sua autorità di
maestro: lui è il portatore dello
Spirito, il Signore della Parola.
Gesù interroga e si lascia interrogare dalla Parola di Dio, ne
mostra tutta l’attualità e la coerenza con la vita di ogni giorno
e le scelte per sempre.
Gesù insegna con un’autorità
inaspettata perché deriva da
una dignità che circonda questo
falegname di Nazareth, un’autorevolezza che non passa inosservata, che si impone da sola.
La zona d’ombra e inquietante
è data dal grido dell’indemoniato. Un giovane posseduto dal
demonio, presente nella sinagoga, mimetizzato tra la folla anonima. Quando il Santo di Dio
ridà forza e vita alla Parola del-
la Bibbia, che ritorna e riprende ad illuminare la vita degli
uomini, il nascondiglio del demonio si scopre e la sua opera
viene alla luce per essere distrutta e andare in rovina.
La confessione blasfema e bestemmiatrice dell’indemoniato:
“Io so, che tu sei il Santo di
Dio!”, mette a fuoco la realtà di
Gesù e diviene una involontaria risposta allo stupore della
folla: di fronte c’è Uno che mostra un legame inaudito e fortissimo con Dio stesso. Forse il
demonio pensava – illudendosi
– di avere potere su Gesù, perché ne conosceva il segreto della persona. Invece Gesù lo
smentisce. La sua autorità, infatti, si estende anche sugli spiriti malvagi e immondi.
Il commento della gente è
stupito, ma è anche un invito a
riflettere, a porre la domanda:
Chi è Gesù? Chi è quest’uomo
che di sabato, giorno in cui è
proibito pescare e riassettare le
reti, con la sola parola è capace
di cacciare i demoni? Quello che
colpisce non è l’esorcismo, ma il
modo dell’irresistibile intervento di Gesù, uno che mostra di
avere la stessa autorità della
Parola di Dio, lo stesso potere di
Dio. Dunque...
Sarà il resto del Vangelo di
Marco a svelare il suo insegnamento, sarà la stessa vita di
Gesù a confermare quello che
oggi, nella sinagoga di Cafarnao, già si intuisce: l’evangelo è
nella persona di Gesù; solo lui è
capace di operare quello che
dice e il risultato è già evidente:
la liberazione dal male. Se gli
indemoniati rappresentano
l’immagine tipica del potere del
male, nella loro incapacità di
stabilire rapporti autentici con
gli altri e col mondo, Gesù è il
servo che è venuto per dare la
sua vita in riscatto di tutti. E il
suo gesto d’amore vince la lotta
e rovina i demoni.
SOCIETÀ
P A G I N A
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PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
DOMENICA 1° FEBBRAIO 2009
GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA
LA FORZA DELLA
VITA NELLA
SOFFERENZA
L
a vita è fatta per la
serenità e la gioia.
Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata
dalla sofferenza. Ciò può
avvenire per tante cause.
Si può soffrire per una
malattia che colpisce il corpo o l’anima; per il distacco dalle persone che si
amano; per la difficoltà a
vivere in pace e con gioia
in relazione con gli altri e
con se stessi. La sofferenza appartiene al mistero
dell’uomo e resta in parte
imperscrutabile: solo «per
Cristo e in Cristo si illumina l’enigma del dolore e
della morte» (GS 22).
Se la sofferenza può essere alleviata, va senz’altro
alleviata. In particolare, a
chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con
umanità e sapienza tutte
le cure oggi possibili.
Qui di seguito pubblichiamo
il messaggio integrale
della Conferenza Episcopale Italiana
in occasione della XXXI Giornata
Nazionale per la Vita
so molti anziani, dei quali
i parenti più prossimi, per
motivi di lavoro e di distanza o perché non possono
assumere l’onere di un’assistenza continua, non
sono in grado di prendersi
adeguatamente cura. Accanto a loro, con competenza e dedizione, vi sono
spesso persone giunte dall’estero. In molti casi il loro
impegno è encomiabile e va
oltre il semplice dovere
professionale: a loro e a
tutti quanti si spendono in
questo servizio, vanno la
nostra stima e il nostro apprezzamento.
spondere a stati permanenti di sofferenza, reali o
asseriti, reclamando forme
più o meno esplicite di eutanasia. Vogliamo ribadire
con serenità, ma anche con
chiarezza, che si tratta di
risposte false: la vita umana è un bene inviolabile e
indisponibile, e non può
mai essere legittimato e
favorito l’abbandono delle
cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno
ragionevoli prospettive di
guarigione. La strada da
percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie – anche le più difficili – e a non abbandonare
mai la speranza.
Chi soffre, poi, non va mai
lasciato solo. L’amicizia, la
compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare
molto per rendere più sopportabile una condizione di
sofferenza. Il nostro appello si rivolge in particolare
ai parenti e agli amici dei
sofferenti, a quanti si dedicano al volontariato, a chi
in passato è stato egli stesso sofferente e sa che cosa
significhi avere accanto
qualcuno che fa compagnia, incoraggia e dà fiducia.
Talune donne, spesso provate da un’esistenza infelice, vedono in una gravidanza inattesa esiti di insopportabile sofferenza.
Quando la risposta è l’aborto, viene generata ulteriore sofferenza, che non solo
distrugge la creatura che
custodiscono in seno, ma
provoca anche in loro un
trauma, destinato a lasciare una ferita perenne. In
realtà, al dolore non si risponde con altro dolore:
anche in questo caso esistono soluzioni positive e
aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa
e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico.
La via della sofferenza si
fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è
Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi.
È un cammino impegnativo, che si fa praticabile se
è sorretto e illuminato dalla fede: ciascuno di noi,
quando è nella prova, può
dire con San Paolo «Sono
lieto nelle sofferenze che
sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei
patimenti di Cristo, manca nella mia carne» (Col
1,24).
A soffrire, oggi, sono spes-
C’è, poi, chi vorrebbe ri-
Quando il peso della vita
ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza. È la virtù di chi non si abbandona
allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria
vita un obiettivo e lo persegue con tenacia. È sorretta e consolidata da Gesù
Cristo, sofferente sulla croce, a tu per tu con il mistero del dolore e della morte.
Il suo trionfo il terzo giorno, nella risurrezione, ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave,
può prevalere sulla forza
dell’amore e della vita.
INTERVISTA A VITTORIO POSSENTI IN ITALIA È ANCORA MOLTO APERTO IL DIBATTITO SUL FINE-VITA
Riscoprire il significato della virtù della fortezza nella società di oggi
L
a virtù della fortezza è “la virtù di chi
non si abbandona allo sconforto; confida
negli amici; dà alla
propria vita un obiettivo e
lo persegue con tenacia”.
Un invito a riscoprire una
delle quattro virtù cardinali viene dai vescovi italiani, nel messaggio per la 31ª
Giornata nazionale per la
vita, che si celebra il 1° febbraio sul tema: “La forza
della vita nella sofferenza”.
Un tema approfondito in
questa intervista con Vittorio Possenti, docente di filosofia politica all’Università di Venezia.
Al centro del messaggio
c’è il rapporto tra vita e
sofferenza: come lo declina la nostra società?
«Certamente il tema del
dolore e della sofferenza
attanaglia ogni uomo e società, e di norma si cerca
di fare di tutto per metterci al riparo da ciò che morde la nostra vita: la società contemporanea non fa
eccezione. La novità è l’impatto emotivo sempre maggiore che riveste l’elemento tecnico, tecnologico,
chiamato in causa perché
possa lenire almeno la sofferenza del corpo, in parte
quella dell’anima. Oggi c’è
una richiesta crescente rivolta alla scienza e alla tecnologia, affinché facciano
tutto il possibile, e magari
anche l’impossibile, per
venire incontro alle richieste di lenire il dolore e curare la malattia. Si tratta
di una strada percorribile,
purché, però, non venga
spinta all’eccesso: da un
lato, infatti, la tecnologia
può alleviare e guarire il
dolore, dall’altro, può renderlo più pesante in alcune situazioni, qualora si
faccia un uso distorto delle tecnologie stesse. Per
questo, è importante il suggerimento del messaggio di
rivolgersi alle sorgenti spirituali dell’uomo, che possono aiutare a vivere la
sofferenza dando ad essa
un significato diverso».
I vescovi invitano a riscoprire la “virtù della
fortezza”: non è oggi
una virtù dimenticata,
sostituita dalla “rimozione” di tutto ciò che è
dolore e sofferenza?
«Senza dubbio la virtù della fortezza, come le altre
virtù cardinali, è stata un
po’ rimossa: non c’è più una
vera e propria pedagogia
finalizzata ad acquisire la
virtù della fortezza, che
consiste nel rendere la persona umana più resistente di fronte agli attacchi del
male, della sofferenza, della depressione. A mio avviso, anzi, esiste un collegamento tra l’aumento del
male oscuro della depressione - che in Occidente sta
diventando la seconda causa di malattia, dopo il cancro - come male oscuro che
attenta alla nostra vita, e
la diminuzione della presenza della virtù della fortezza. L’atto fondamentale
di questa virtù non è quello di reagire, di aggredire,
ma quello di sostenere: ri-
manere fermi durante la
sofferenza, con l’anima rivolta alle cose che contano,
cioè il bene e il vero. È in
questo senso che, a mio
avviso, va letto l’invito dei
vescovi a riprendere in
mano la virtù della fortezza, per non cedere di fronte agli assalti del male e
della malattia».
Tra le cause della sofferenza, per la Cei, figurano la malattia, il distacco dalle persone care,
ma anche la “difficoltà
a vivere in pace e con
gioia in relazione con
gli altri e con se stessi”.
È il disagio relazionale
la cifra del nostro tempo?
«Al di là della malattia fisica, altre forme di sofferenza tipicamente umane
nascono dal rapporto con
gli altri e con se stessi. Può
capitare che i più grandi
nemici di noi stessi siamo
esattamente noi stessi: a
volte è infatti molto difficile convivere con sé, se
non c’è a monte una pedagogia che aiuti gli esseri
umani ad avere il rapporto giusto ed equilibrato con
se stessi. Spesso si sorvola
su questo aspetto, e si considera elemento prioritario
il rapporto con gli altri,
come sorgente di disagio.
Anche il rapporto con se
stessi provoca invece disagio, ad esempio, se ci si trova in un contesto di relazioni poco solidali, in cui
l’individuo si trova a dover
instaurare un rapporto con
gli altri mediato solo dalla
competizione: individui
soli che competono nel
mercato...».
Nel messaggio si affronta anche la questione
dei malati terminali, e le
“false risposte” come
l’eutanasia: un tema
molto attuale nel dibattito pubblico e politico...
«Questo è un momento
molto importante, perché il
Parlamento si accinge a
valutare proprio questi
aspetti, in una legge sul
fine-vita. A mio avviso, si
tratta di un compito particolarmente delicato, che
dovrebbe contemperare attraverso disposizioni che
non dovrebbero essere molto numerose, ma scarse e
succinte - le dichiarazioni
anticipate di trattamento
che il paziente, anche su
base costituzionale, ha diritto di esprimere, e la
deontologia e la responsabilità medica, che impone
di lasciare le decisioni reali all’interno del dialogo tra
medico e paziente. Il punto centrale su cui si dovrebbe legiferare in futuro è, in
altre parole, la necessità di
trovare una strada che salvaguardi la dignità della
persona, il suo grado di libertà nel decidere di accettare o di rifiutare trattamenti particolarmente invasivi, e la responsabilità
deontologica dei medici».
a cura di
MARIA MICHELA NICOLAIS
www.agensir.it
P A G I N A
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SOCIETÀ
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
IL FUTURO
DELL’EURO
Unione europea celebra, forse con enfasi eccessiva, i dieci
anni della nascita
dell’euro e, per l’occasione, segnala una sorta di
“decalogo” dei vantaggi riconducibili alla moneta unica. In una Europa sempre in
cerca di elementi unificanti e
di simboli condivisi, che facciano presa anche sui cittadini, monete e banconote possono in effetti trasmettere
l’immagine di un progetto storico eppure attuale, di una
comunità “unità nella diversità”. Non a caso i pezzi coniati portano simboli culturali e architettonici di tutti i
paesi aderenti alla zona euro.
Nato come valuta contabile
il 1° gennaio 1999 e circolante dal 2002, l’euro presenterebbe, secondo le istituzioni
comunitarie e la Banca centrale di Francoforte, svariati “pregi”: la possibilità di offrire prezzi facilmente confrontabili e quindi maggiore
trasparenza a favore dei consumatori e delle imprese; il
controllo dell’inflazione e
dello stesso livello dei prezzi; il contenimento dei tassi
d’interesse; l’abolizione delle spese di cambio, utile per
chi viaggia oppure opera
commercialmente oltre le
frontiere; una migliore integrazione dei mercati finanziari (questione all’ordine del
giorno dopo i terremoti causati dai mutui subprime). Ma
occorre pensare anche alla
progressiva integrazione fra
le economie degli Stati che
utilizzano l’euro, per una
maggiore competitività verso l’esterno; nuovi stimoli ai
commerci; un controllo serrato sulle finanze pubbliche
(i famosi e tanto vituperati
“criteri di Maastricht”); la
presenza della valuta europea sullo scacchiere mondiale per una Ue che estende la
sua influenza.
Naturalmente non tutte le
chances offerte dall’euro
hanno progredito di pari passo e con eguale successo.
Anzi, molto resta da fare su
questa strada, così come hanno riconosciuto di recente i
vertici dell’Ue. Resta il fatto
che, a un decennio dall’introduzione della nuova moneta,
anche chi era stato a suo
tempo scettico e prevenuto
verso questa realizzazione
comunitaria, oggi mostra di
ricredersi. Succede in Europa ed è così (salvo poche eccezioni) in Italia. “L’introduzione dell’euro – spiegava nel
2002 un grande europeista
come il cancelliere tedesco
Helmut Kohl – non è solo importante per l’Ue, ma costituisce un punto di svolta nella
storia d’Europa. La moneta
unica ha reso l’integrazione
europea irreversibile”.
Attorno all’euro si concentrano però sfide contingenti. In
tempo di crisi, occorre verificare se i 16 paesi che adottano la medesima valuta sapranno concertare risposte
comuni per fronteggiare la
recessione, avendo ugualmente cura per lo stato di
salute dei loro conti pubblici. Il che equivarrebbe a un
passo ulteriore verso quella
Unione economica e monetaria (Uem) che, prevista dai
Trattati, è rimasta per lo più
sulla carta.
L
’
GIANNI BORSA
ITALIA LA SINTESI DELLA PROLUSIONE DEL CARD. BAGNASCO
Difficoltà e attese nel Paese
’
L
anno 2009, “nel 4° centenario delle prime osservazioni di Galileo
Galilei al telescopio, si
annuncia ricco di sollecitazioni sul fronte del rapporto tra la fede e la scienza”. Lo
ha detto il 26 gennaio a Roma,
aprendo i lavori del Consiglio
permanente della Cei, il cardinale presidente Angelo Bagnasco. Dopo aver ricordato il recente Sinodo dei vescovi sulla
Parola di Dio, il cardinale Bagnasco ha parlato del “rinnovato amore al Libro di Dio (che) ci
fa sentire particolarmente vicini ai fratelli ebrei nel cui seno
è nato l’antico Testamento. Purtroppo, di recente, singolari riserve sono venute da parte di
alcuni esponenti dell’assemblea
rabbinica italiana, nel quadro
di una loro non partecipazione
per quest’anno alla Giornata
«per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed
ebrei», che da qualche tempo viene proficuamente celebrata in
alcuni Paesi, compreso il nostro”.
“A proposito, poi, della recentissima revoca della scomunica alla
Fraternità di San Pio X - ha aggiunto - mentre esprimiamo il
nostro apprezzamento per l’atto
di misericordia del Santo Padre,
manifestiamo il dispiacere per le
infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro vescovi interessati circa la Shoah; dichiarazioni peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso
riprese con intento strumentale; dichiarazioni già ripudiate
dalla stessa Fraternità”.
esprimendo solidarietà in particolare per i cristiani che vivono in quella terra. Circa la crisi economica in corso, ha affermato che “è scoppiata per le
speculazioni avvenute in campo finanziario, grazie all’ingordigia di guadagni i più consistenti possibile nei tempi più
brevi”. Ha detto al riguardo che
“ora è facile che gli effetti più
dolorosi si riversino soprattutto su quella parte di popolazione che in realtà non ha mai
scialacquato, e che già prima
era in sofferenza per una cronica ristrettezza economica”.
Persecuzioni, Gaza, crisi
finanziaria. Allarme per la
sorte dei cristiani in Iraq e per
quelli della regione dell’Orissa
in India: così il card. Angelo Bagnasco proseguendo nella prolusione. Insieme a un accorato
pensiero e una preghiera per le
“due sorelle del Movimento contemplativo missionario Charles
De Foucauld, Caterina Giraudo
e Maria Teresa Olivero, rapite
il 9 novembre scorso al confine
tra Kenya e Somalia”, Bagnasco ha ricordato il volontario
italiano della Croce Rossa Eugenio Vagni, sequestrato nelle
Filippine, e il missionario Giuseppe Bertaina, ucciso due settimane fa sempre in Kenya
“dopo ben 57 anni di dedizione
all’Africa”. Ha poi dedicato un
ampio passaggio del discorso
alla crisi nella Striscia di Gaza,
Aiutare le famiglie. Sempre
riferendosi alla crisi economica,
Bagnasco ha ricordato che essa
“tocca i singoli, le famiglie, le
comunità. Quel lavoro che già
prima era precario, ora lo è di
più, e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Per aiutare le
famiglie, ha poi ricordato la necessità di adeguate politiche di
sostegno, citando tra l’altro il
“quoziente familiare” e rimarcando che “i figli non sono, non
devono essere, una penalizzazione, quasi fossero un privilegio o un lusso. Se invece, com’è
vero, sono delle risorse anche
per l’intera società, allora lo si
deve vedere”, ha concluso. Circa la scuola, in particolare quella paritaria di ispirazione cristiana, ha sottolineato che “la
Chiesa non lucra su di essa, e
per la verità ci rimette solamente; ma lo fa sempre con forte
convinzione” per finalità edu-
cative. Ha poi aggiunto che “non
la scuola libera deve elemosinare, ma la società e la politica
sono chiamate responsabilmente a corrispondere per quanto
loro possibile, e come i Paesi europei fanno da anni senza vecchi pregiudizi ideologici”.
RU486, diritti dell’embrione, fine vita. Sui temi della
bioetica, il presidente della Cei
ha fatto riferimento alla notizia che “sarebbe imminente il
via alla libera circolazione della pillola Ru486”, ricordando
che “ci sono casi documentati di
danni enormi, vitali, che l’assunzione di questa pillola ha
causato in alcune situazioni
nell’arco degli ultimi sedici
anni”. Riflettendo su una “legge sul fine vita, resasi necessaria a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza”, Bagnasco ha parlato di “enfasi
posta sull’adeguarsi al trend
altrui... quasi che l’Italia abbia
il complesso di esser in ritardo
su un’altrui discutibile modernità”. Ha quindi auspicato la
diffusione della “medicina
palliativa” e l’aumento di strutture tipo hospice “in grado di accompagnare le persone in coma
irreversibile o in stato vegetativo, sollevando da carichi ardui
le rispettive famiglie”. Ha poi
detto che “togliere l’alimentazione e l’idratazione ad una persona, per di più ammalata (famoso in Italia il caso di Eluana
Englaro, ndr), è determinarla
verso un inaccettabile epilogo
eutanasico”.
IL PRESIDENTE AMERICANO FINANZIA L’ABORTO SU SCALA MONDIALE
Obama ha mantenuto la parola!
N
essuna persona di
buon senso si era fatta illusioni sulla figura di Barak Obama.
In campagna elettorale il candidato democratico lo
aveva detto: se verrò eletto, gli
Stati Uniti torneranno a finanziare l’aborto nel mondo. E puntualmente, appena insediatosi
alla Casa Bianca, Obama ha
mantenuto la parola, e ha abrogato le disposizioni a suo tempo varate da Ronald Reagan e
da Jeorge W. Bush. Le reazioni
della Chiesa cattolica – a Roma
come negli States – sono state
immediate e severissime. Non
poteva essere diversamente.
Obama ha deciso di usare le
ingenti risorse economiche che
una nazione come la sua ha a
disposizione non già per sostenere i bisognosi, ma per eliminarli. Ha orientato la forza e la
potenza di un grande Paese non
ad allargare lo spazio al grande banchetto dell’umanità – per
citare l’immagine che fu a suo
tempo usata da Paolo VI – ma
al contrario per impedire che
altri invitati possano finalmente trovarvi un posto. L’aborto su
scala planetaria è infatti tutto
questo: l’uccisione pianificata,
organizzata e diffusa di esseri
umani indifesi e invisibili, proposta e talvolta imposta ai Paesi del terzo e del quarto mondo.
La decisione di Barak Obama
Poche ore dopo il suo
giuramento con una
cerimonia sontuosa
(e costosa!) Obama
ha deciso di usare
le ingenti risorse
economiche che una
nazione come la sua
ha a disposizione
non già per sostenere
i bisognosi,
ma per eliminarli
stride in modo clamoroso con
l’immagine che il nuovo Presidente degli Stati Uniti in questi mesi aveva costruito di sé.
L’immagine di un homo novus,
di un idealista innamorato di
grani principi, l’artefice di una
svolta nella difficile stagione
economica dell’America e del
mondo. Indubbiamente, Obama
è stato abilissimo nel proporsi
in una veste accattivante al suo
elettorato e all’opinione pubblica mondiale. Una grossa mano
gliel’hanno data i mass media
che – tanto negli Usa come in
Europa e in Italia – tifano da
sempre il partito democratico e
osteggiano il Republican Party.
La ragione di questo evidente
“tifo da stadio” è presto detta: i
democratici sono diventati ormai da alcuni decenni l’espressione della cultura “liberal” –
che possiede il controllo della
quasi totalità dei media - tutta
improntata sui diritti civili, cioè
sull’aborto libero, l’omosessualità come valore da equiparare
ai rapporti naturali, il rifiuto di
ogni valore tradizionale come
rampa di lancio verso una società più libera e umana.
Dall’altra parte, i repubblicani – messi in ginocchio da
discutibili scelte in politica
estera e dalla crisi economia
interna – sono stati travolti
dalla capacità di Obama di apparire quel nuovo “capocarovana” in grado di guidare verso
la nuova frontiera un Paese che
si sente sempre in viaggio, come
nel vecchio west.
Ma sono bastate poche ore di
potere a Obama, e subito la
maschera è caduta per lasciare
spazio a un volto inquietante:
si era travestito da uomo buono, ma era solo un abortista.
Una lezione che fa riflettere:
purtroppo certi campioni delle
democrazie liberali sono molto
abili nel nascondere il loro
aspetto terribile sotto il pelo
rassicurante di un agnello.
Mentre i tiranni e i sovrani più
spregiudicati dei secoli passati
non si preoccupavano di dissimulare e di nascondere la loro
malvagità, i nuovi Erode sentono il bisogno di apparire buoni e perfino cristiani. Barak
Obama si è fatto “incoronare”
l’altro giorno con una cerimonia
sontuosa, costata molto di più
che quella dei suoi predecesso-
ri. Una regia sapiente che serve a consolidare nel suo Paese
e nel mondo l’immagine dell’uomo sincero e onesto che, con le
sue sole forze, e nonostante il
colore della sua pelle, riesce
nella scalata al ruolo più potente del mondo.
Una strategia che potrà anche ingannare i più sprovveduti e gli ingenui. Ma che non incanta tutti coloro che sanno
guardare in faccia la realtà. E
la realtà dice che Barak Obama
ha voluto iniziare il suo mandato presidenziale firmando la
condanna a morte di un numero incalcolabile di esseri umani innocenti che saranno uccisi
con l’aborto nel mondo, finanziato dagli Stati Uniti d’America.
“We can!” è il motto che tanta
fortuna ha portato alla campagna elettorale di Obama. Ed effettivamente, il nuovo presidente avrà pieni poteri su scala planetaria Ma c’è una cosa che non
è possibile ad alcuna autorità
umana: decretare che si possa
uccidere anche un solo innocente con l’aborto.
Il tempo e la storia ci mostreranno quale futuro sarà riservato a questo Presidente, dopo che
egli ha voluto esordire nello spregio del più elementare diritto
naturale: quello alla vita dei non
nati. E non è un bel biglietto da
visita.
MARIO PALMARO
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
IL PAPA E I VESCOVI LEFEBVRIANI
Non è ancora la meta
B
enedetto XVI ha accolto la richiesta di rimuovere la scomunica ai
quattro vescovi ordinati nel 1988 da mons.
Marcel Lefebvre. Lo ha reso
noto il 24 gennaio un comunicato della sala stampa vaticana, accompagnato dal Decreto
della Congregazione per i vescovi, firmato il 21 gennaio dal cardinale prefetto Giovanni Battista Re. Mons. Bernard Fellay,
mons. Bernard Tissier de Mallerais, mons. Richard Williamson e mons. Alfonso del Gallareta: questi i quattro vescovi,
ordinati da mons. Lefebvre, cui
il Papa ha rimesso la scomunica. Una decisione, si legge nel comunicato, giunta “dopo un processo di dialogo tra la Sede apostolica e la Fraternità sacerdotale San Pio X”, fondata a Friburgo nel 1970 da mons. Lefebvre.
La lettera del 15 dicembre
2008. Benedetto XVI – viene
spiegato nel comunicato della
sala stampa della Santa Sede
– ha accolto “la richiesta formulata nuovamente” dal superiore generale della Fraternità,
mons. Fellay, “anche a nome
degli altri tre vescovi”, con la
lettera del 15 dicembre 2008.
“Siamo sempre fermamente
determinati nella volontà di rimanere cattolici – si legge nella missiva – e di mettere tutte
le nostre forze al servizio della
Chiesa di Nostro Signore Gesù
Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i
suoi insegnamenti con animo
filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue
prerogative, e per questo ci fa
tanto soffrire l’attuale situazione”. I quattro vescovi, viene
spiegato ancora nel comunicato, erano stati consacrati il 30
giugno 1988 dallo stesso mons.
Lefebvre “senza mandato pontificio” ed erano, quindi, “incorsi nella scomunica latae sententiae”, cioè automatica, dichiarata dalla Congregazione
per i vescovi il 1° luglio 1988.
Fedeltà e riconoscimento.
Benedetto XVI, informa la sala
stampa, “ha seguito fin dall’inizio questo processo”, cercando
“sempre” di “ricomporre la frattura con la Fraternità, anche
incontrando personalmente
mons. Fellay, il 29 agosto 2005”.
In quell’occasione, il Papa ha
manifestato “la volontà di procedere per gradi e in tempi ragionevoli in tale cammino”
giunto ora, “con sollecitudine
pastorale e paterna misericordia”, alla rimozione della scomunica. Il Papa, si legge nel Decreto della Congregazione per i
vescovi, è “fiducioso nell’impegno di non risparmiare alcuno
sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità
della Santa Sede le questioni
ancora aperte, così da poter
giungere presto a una piena e
soddisfacente soluzione del problema posto in origine”. Con
“questo atto”, si legge ancora
nel Decreto, “si desidera consolidare le reciproche relazioni di
fiducia e intensificare e dare
stabilità ai rapporti della
Fraternità con questa Sede
Apostolica. Questo dono di pace,
al termine delle celebrazioni
natalizie, vuol essere anche un
segno per promuovere l’unità
nella carità della Chiesa uni-
versale e arrivare a togliere lo
scandalo della divisione”. L’auspicio è che “questo passo sia
seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione
con la Chiesa di tutta la Fraternità, testimoniando così vera
fedeltà e vero riconoscimento
del Magistero e dell’autorità del
Papa con la prova dell’unità visibile”.
Il cammino di riavvicinamento. La revoca della scomunica, come si evince dal Decreto, non significa la soluzione dello scisma lefebvriano ma
rappresenta un passo importante. Un passo maturato negli anni. Già nel 1988, l’allora
cardinale Ratzinger cercò di
fare il possibile per evitare lo
scisma. Nel maggio di quell’anno – quindi, prima di procedere
con l’ordinazione episcopale –
Lefebvre rifiutò in extremis un
protocollo d’intesa già siglato
con il card. Ratzinger. L’accordo prevedeva, tra l’altro, diverse dichiarazioni dottrinali: la
Fraternità non ha mai accettato la riforma liturgica post conciliare né alcuni decreti del Vaticano II. Subito dopo l’ordinazione episcopale, il 2 luglio
1988, Giovanni Paolo II, con il
Motu Proprio “Ecclesia Dei”, dichiarò la propria “afflizione” per
l’infelice conclusione della questione e istituì una Commissione (denominata, appunto,
“Ecclesia Dei”) “con il compito di
collaborare con i vescovi, con i
dicasteri della Curia romana e
con gli ambienti interessati, allo
scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale” degli appartenenti alla Fraternità. Nel corso
degli anni, diverse comunità in
vario modo collegate al movimento lefebvriano sono rientrate in piena comunione con la
Chiesa cattolica. Come, ad esempio, nel 2001, il gruppo brasiliano vicino alla Fraternità, facente capo a mons. Fernando Arêas
Rifan, nominato nel 2002 dal
Papa vescovo coadiutore con diritto di successione dell’amministrazione apostolica “San Giovanni Maria Vianney” in Campos (Brasile). Il cammino di
riavvicinamento aveva già vissuto nel 2000 un momento significativo: i lefebvriani guidarono un pellegrinaggio a Roma
in occasione del Giubileo. Con
l’elezione di Benedetto XVI il
dialogo con la Fraternità ha
avuto nuovi “input”. Il 29 agosto 2005, dopo pochi mesi dalla
sua elezione, il Papa ha ricevuto, infatti, in udienza mons.
Fellay. Ultimo passo in ordine
di tempo, prima della revoca
della scomunica, il Motu Proprio “Summorum Pontificum”
(7 luglio 2007) con cui è stato
riconosciuto il Messale del 1962
come “espressione straordinaria” dell’”unico rito romano”.
SERVIZIO INFORMAZIONE
RELIGIOSA
Per non
dimenticare
F
ra tante vergogne che
hanno caratterizzato la
nostra storia recente:
dalla promulgazione
delle leggi razziali nel
1938 ai fatti di sangue del
dopo 25 aprile 1945, se c’è
qualche capitolo di questa
storia del quale come italiani, e come uomini, si può andare orgogliosi, ebbene, uno
di questi è il capitolo scritto
da Giorgio Perlasca. Così afferma Giovanni Lugaresi
nella introduzione a L’IMPOST ORE , il libro-diario di
Perlasca. Nella Budapest del
1944 occupata dai tedeschi
un commerciante italiano,
fingendosi addetto all’ambasciata spagnola, pone sotto la
sua protezione e salva dalla
deportazione e dalla morte
cinquemila ebrei: è Giorgio
Perlasca. La sua vicenda
drammatica, avventurosa e
per certi versi paradossale è
tutta raccontata in queste
pagine, rimaste inedite per
decenni e venute in luce dopo
la sua morte. Le doti diplomatiche, la passione civile, ma
anche e soprattutto una grande spregiudicatezza e caparbietà permettono a Perlasca di
tenere al riparo dalla ferocia
dei fascisti ungheresi e dei
nazisti intere famiglie ebree:
lo troviamo intento a produrre documenti falsi, a trovare
cibo, a organizzare e difendere “case rifugio” per strappare con l’inganno, infine, migliaia di vite ai treni della
morte di Adolf Eichmann.
Negli ultimi anni della sua
vita Perlasca è stato fatto se-
gno di onori sia in
Israele sia
in Ungheria, dove
vivissimo
ne è il ricordo: un “eroe
per caso” il
cui nome è
scritto a
Gerusalemme fra i
Giusti delle
Nazioni.
Nel diario,
Perlasca ricorda anche un incontro molto sgradevole a Budapest con un
connazionale, “un certo B.”,
che gli dà del traditore perché ha cambiato nazionalità
per salvare gli ebrei. Il brano viene riportato dal figlio
nella sua testimonianza per
distinguere l’“impostura” di
suo padre da quella di chi
nell’Italia del dopoguerra
vendette la propria storia per
ottenere qualcosa in cambio.
Perlasca, invece, agì spinto
da un impulso morale che gli
ha fatto più volte dire: “Lei,
che cosa avrebbe fatto al mio
posto?”. Due volumi raccontano la storia di questo “Giusto”. Il primo è L’IMPOSTORE (il
diario di Perlasca edito postumo da Il Mulino, Bologna,
1997, 20072) e LA BANALITÀ DEL
BENE (nel quale Enrico Deaglio intervista Perlasca, edito
da Feltrinelli, Milano 1991).
Per non dimenticare.
QUALE
?
scuola
ARCANGELO BAGNI
SUGGERIMENTI PER REAGIRE SPERIMENTANDO NUOVI STILI DI VITA
Crisi: ecco sei buoni passi...
L
a prolungata fase di crisi finanziaria che stiamo vivendo può aiutarci a cambiare stili di
vita. Indichiamo di seguito alcuni esempi tratti dall’esperienza quotidiana e dalle
diverse culture che vivono in
Italia. Abbiamo suddiviso gli argomenti in 6 punti: il risparmio
nei consumi, la riconversione
dei consumi, l’acquisizione di
nuove professionalità, lo scambio di prodotti e servizi, la
valorizzazione del patrimonio
personale, il volontariato e l’attenzione verso gli altri. Di seguito ai diversi punti sono stati forniti alcuni esempi che
ognuno può ampliare in base
alle proprie esperienze.
1. Si può risparmiare: non
fumando più tabacco e altre sostanze, evitando di giocare d’azzardo a partire dai giochi autorizzati dallo Stato, razionalizzando l’uso degli alimenti
(evitando di gettare un terzo
degli acquisti nella spazzatura),
dei servizi (acqua, energia elettrica, riscaldamento), diminuendo le ore in cui si parla al
cellulare.
2. E’ importante riconvertire i consumi. Nei trasporti:
da un uso personale dell’autovettura a un uso con più passeggeri e dove è possibile sottoscrivere l’abbonamento annuo
che è fiscalmente deducibile.
Nell’abitazione investire in tutto ciò che migliora il rendimento energetico (pannelli solari,
impermeabilizzazione).
3. Acquisizione di nuove
professionalità: da cuoco, da
agricoltore (orto e piccoli terreni), falegname, elettricista, sarto, fornaio, pittore, assistente
agli anziani e ai malati. Tutte
competenze che possono tornare utili anche nel lavoro. Ognuno naturalmente svilupperà
quelle in cui è più portato e poi
potrà scambiarle vedi punto
successivo
4. Scambio di prodotti e
servizi. Si vanno sempre più
affermando le banche del tempo dove ci si scambiano ore di
lavoro. Lo stesso può succedere
per chi ha sviluppato professionalità particolari.
5. Valorizzazione del patrimonio personale. Per chi ha
un abitazione scambiarla con
altre abitazioni per vivere vacanze a basso costo, oppure iniziare un attività di bed and
breakfast (ospitalità e prima
colazione), per chi ha del terreno coltivarlo da solo o insieme
ad amici. Inoltre ci sono molti
terreni incolti in Italia dove si
possono mettere a coltura piccoli appezzamenti.
6. Volontariato e attenzione verso gli altri. L’impegno
sociale verso il prossimo è utile
anche per il volontario. L’esem-
pio più semplice è quello del donatore di sangue che viene sottoposto a tutte le analisi necessarie affinché rimanga in buona salute. Chi aiuta gli altri in
un associazione ha modo di conoscere gli altri volontari da cui
ricevere stimoli positivi e acquisire utili “conoscenze”, sviluppando capacità personali che
non sempre nel lavoro è facile o
opportuno coltivare.
Tutti queste idee non sono
appannaggio esclusivo degli
adulti, ma con i dovuti modi e
nel rispetto delle leggi possono
essere vissuti pure dai figli.
Anche i minorenni in base alle
capacità e all’età possono contribuire nelle “faccende domestiche” (i genitori saranno ringraziati dai futuri generi e nuore), curando l’orto, e lavorando
in piccole attività saltuarie
(quando non ci sono le lezioni
scolastiche) dove si confrontano da pari con adulti che non
sono né genitori, né professori,
né allenatori.
Il punto 1 per essere applicato non necessita di interloquire
con altri soggetti se non con se
stessi e occorre agire in profondità per modificare stili di vita.
Negli altri punti invece, diventa determinante il rapporto con
gli altri, una dimensione questa, che ci costringe a modificare i nostri atteggiamenti perché
ci confrontiamo con gli altri. Un
incontro che ci fa uscire dalla
tranquillità, che a volte ci sembra prigione del nostro “io”.
Applicando tutti i punti esposti il Pil in Italia scenderà sicuramente di più del 2-2,5%
stimato dai diversi centri di ricerca ma sarà più facile che si
realizzi quanto scritto da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus (punto 36 lettera d):
“E’ necessario, perciò, adoperarsi per costruire stili di vita nei
quali la ricerca del vero, del
bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una
crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi ed
egli investimenti”.
SERGIO PIERANTONI
P A G I N A
6
SOCIETÀ
ECONOMIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
RIFLESSIONI SULL’ATTUALE CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA
MA È PROPRIO VERO CHE
«PICCOLO
È BELLO»?
N
el messaggio, che Benedetto XVI ha trasmesso in occasione
della XLII Giornata
Mondiale della Pace,
si legge:“La storia dello sviluppo economico del ventesimo secolo insegna che buone politiche di sviluppo sono affidate
alla responsabilità degli uomini e alla creazione di positive
sinergie tra mercati, società civile e Stati”. Parole chiare che,
declinate nell’attuale momento
di crisi, indicano che l’uscita
dalla stessa è resa possibile
dall’opera responsabile dei cittadini e di tutte le componenti
della società. Sono parole di
speranza, dicono che la storia
non è giunta al capolinea e che
un domani migliore è possibile.
Un capitolo di storia italiana spiacevole, brutto ed opprimente - si sta concludendo. Le sue
ultime pagine registreranno: licenziamenti, chiusura di fabbriche, di attività artigianali e
commerciali, cassa integrazione, aumento del deficit e del
debito pubblico. Al presente,
nessuna cultura, nessuna ideologia, propone un modello economico alternativo e tanto
meno una nuova architettura di
Stato e di società civile. È quindi ragionevole pensare che vi
Il nanismo imprenditoriale non produce e non
produrrà capacità concorrenziale per i nostri
prodotti, non favorirà la ricerca, l’innovazione
e il rinnovo della classe imprenditoriale, pur
restando un aspetto importante e insostituibile
della nostra economia
pagina a cura di GIANNI MUNARINI
sarà continuità nei modelli economici e politici, ovvero il cammino del capitalismo e delle attività di mercato, anche se con
regole nuove, riprenderà vigore e si velocizzerà. Lo farà tra
contraddizioni e inevitabili
squilibri, quindi non è sufficiente operare a favore della ripresa rapida, si dovrà operare innanzitutto a favore del radicamento dell’etica, nei modelli
comportamentali e nella cultura. Si dovrà, nel contempo, operare l’adeguamento delle norme
giuridiche che regoleranno l’attività economica e finanziaria.
Urge inoltre affermare, nell’attività imprenditoriale, il principio di libertà, legalità, solidarietà e responsabilità personale,
nonché la separazione netta fra
l’operare del mondo politico e
quello imprenditoriale. In poche
parole bisogna prendere coscienza della necessità di affrontare i
temi della crisi e della ripresa,
con puntualità ed energia e che
è necessario troncare con le molteplici forme di italica indolenza. Il rinvio è una regola che la
classe dirigente applica con frequenza, nella speranza che tutto si risolva grazie ad interventi
esterni, alla fortuna, o per incanto.
Questo giudizio caustico, se
fosse vero, spiegherebbe le ragioni per le quali il governo si è
sinora limitato a fronteggiare la
crisi economica con un leggiadro
ottimismo e con interventi più
che modesti. Il decreto anti-crisi
ne è prova inconfutabile. Il sindacato si limitata a riaffermare
diritti che, in assenza di una robusta ripresa e dell’esistenza di
ricchezza reale, ovvero spendibile, resteranno mera demagogia e sogni infantili. Gli imprenditori si limitano, tramite i vertici di Confindustria e Confcommercio, a lanciare appelli allarmati, a proporre sempre nuove
forme di collaborazione e soprattutto a sfruttare lo sfruttabile,
senza accettare rischi e fare sacrifici. Ho inteso dire che la classe dirigente naviga sotto costa,
fa ammuina, non affronta con
scelte energiche e coraggiose i
nodi della crisi, si limita all’attesa e a non porre a rischio i propri capitali, le proprie rendite da
privilegio, o posizioni di casta.
Attende pigramente che la ripresa dell’economia mondiale traini la ripresa del nostro Paese.
Per chiarire, esprimo alcuni
giudizi, mirati, fra l’altro, a sottolineare come l’insipienza, le
non scelte, l’acquiescenza alla
realtà, produrranno danni notevoli, che ricadranno, soprattutto, sulle nuove generazioni
chiamate a vivere il futuro. La
classe imprenditoriale, come la
classe politica di governo e di
opposizione, ad esempio, per
pigrizia mentale, esalta la piccola impresa. La dipinge come
modello capace di sostenere e
rilanciare il sistema economico
italiano sui mercati mondiali.
Affermano, inoltre, che sarà
proprio questa fetta di Sistema/
Paese che ci porterà fuori dalla
crisi. È falso: “il nanismo imprenditoriale” non produce e
non produrrà capacità concorrenziale per i nostri prodotti,
non favorirà la ricerca, l’innovazione e il rinnovo della clas-
se imprenditoriale, pur restando un aspetto importante e
insostituibile della nostra economia.
Ho inteso dire che è urgente
intraprendere percorsi di rinnovamento economico/produttivo
e di un rilancio del start-up. Il
termine start-up è usato principalmente con riferimento a
imprese sostenute finanziariamente da Venture-capital.
Ossia da un tipo di finanziamento che si rivolge ad aziende
di nuova costituzione, che presentano elevate prospettive di
reddito, ma rischi molto alti.
Dette aziende operano prevalentemente nel settore hi-tech,
ossia nel settore dell’industria
manifatturiera che comprende
prodotti farmaceutici, macchine per ufficio, strumenti di precisione, materiale per telecomunicazioni, apparecchi elettronici, aerei, elicotteri, strumenti
ottici. In poche parole auspico
che il motore progettato per
l’uscita dalla crisi, non sia a
basso regime di giri, perché se
così fosse ci troveremmo in salvo per traino, pertanto resteremmo deboli, ossia con infrastrutture inadeguate, ricerca
insufficiente, sistema/produttivo debole, sistema fiscale soffocante e università di serie B.
SPESE INSENSATE E SPESE INUTILI SI AGGIUNGONO A PROMESSE NON MANTENUTE
ABBIAMO IL RECORD MONDIALE DI CHIACCHIERE
P
er entrare a testa alta
nel nuovo ciclo economico e nella rivoluzione industriale post-crisi, il governo dovrà impegnare robusti finanziamenti
a favore del potenziamento della ricerca e dell’innovazione.
Dovrà modernizzare il Paese
con un robusto piano di grandi
opere pubbliche, privilegianti lo
sviluppo delle energie rinnovabili. La crisi che schiaccia l’Italia non è attribuibile solo alla
congiuntura internazionale, in
buona parte è attribuibile alla
classe dirigente italiana. Temo
che l’ostentato ottimismo di uomini di governo e i dissennati
sproloqui dell’opposizione, se
non modificati, faranno deragliare l’Italia dai binari che conducono all’uscita dalla crisi.
Per capirci, quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ricorda che “l’Unione
Europea ha apprezzato quello
che abbiamo fatto sia per il rigore e la prudenza, sia per il
sostegno che abbiamo dato all’economia e alle famiglie bisognose”, riporta alla memoria dei
disincantati euforie di mussoliniana memoria, fatte di milioni di baionette da contrapporre
a potenti carri armati… Il Ministro Tremonti non è da meno:
assicura che la situazione italiana è migliore di quella dei
partner europei. Invece, il Pil
quest’anno avrà un calo del 2%,
le tasse aumenteranno grazie
al fiscal drag, gli investimenti
crollano, il deficit salirà nel
2009 al 3,8%, la produzione industriale ha registrato nel novembre 2008 un calo, su base
annua, del 12,3%, il debito pubblico nel 2008 è salito al 105,7%
del Pil e nel corrente anno sfiorerà quota 109,3%, l’export in
novembre ha registrato un 12,3%, rispetto allo stesso mese
dello scorso anno. L’inflazione
2008 è stata pari al 3,3%, ma
stando alle previsioni di Bankitalia nel 2009 il tasso scenderà
al 1,1%: fantapolitica.
La crisi va oltre i dati che ho
dianzi elencato. Sono infatti inceppate quasi tutte le strutture e le istituzioni. Gli sprechi e
i ritardi, nell’attuazione di progetti di modernizzazione, sono
talmente tanti da divenire inelencabili a causa del loro numero. A documentare il record
mondiale di chiacchiere, di promesse e di spese insensate sostenute dal nostro Paese a
favore di opere inutili farò alcuni richiami. Il primo, il leggendario ponte sullo Stretto di
Messina, la cui storia è inizia-
ta 40 anni fa, è costato 160 milioni di euro, così dicono i bilanci redatti nel periodo 1985/2007
dalla società Stretto di Messina. A questa cifra si debbono
sommare i costi sostenuti fra
il 1969 e il 1985, la cui entità
temo entrerà nel libro dei “misteri d’Italia”. In detto libro entreranno anche i costi sostenuti per altre opere inutili o incompiute, quali ad esempio lo
smaltimento dei rifiuti campani
e il salvataggio Alitalia. Quest’ultimo è già costato oltre 4
miliardi di euro, ossia una somma pari al valore del Decreto
anticrisi, appena approvato.
Il secondo richiamo è al carcere costruito a Gela, che dovrebbe assicurate all’Amministrazione penitenziaria, cento
nuovi posti detentivi. Il lettore
stenterà a crederlo, ma la costruzione di detta casa circondariale, i cui lavori edificatori
pare siano stati terminati, è
durata oltre 50 anni. Il progetto data 1959, i lavori ebbero
inizio solo nel 1982 e la chiusura del cantiere porta la data del
2007. Nel novembre di detto
anno, l’amministrazione comunale consegnò le chiavi del nuovo Istituto, al Ministro della
giustizia. Nel 2008 il Guardasigilli Alfano comunicò alla Ca-
mera, che “entro la fine del corrente anno il nuovo carcere sarebbe entrato in funzione”. La
promessa non è stata mantenuta. Ad oggi il costo complessivo
è stato di oltre 6 milioni e mezzo di euro. Per rendere l’idea
dell’ampiezza del richiamato
problema, rammento che nel
2007 ben 193 infrastrutture
sono state oggetto di contestazione dura. Il fatto ha provocato l’arresto di molte costruzione di grandi opere pubbliche:
autostrade, inceneritori, discariche, rigassificatori, termovalorizzatori, corridoi ferroviari,
impianti eolici. Per questi ultimi è bene sapere che in Italia
solo il 20% degli impianti eolici
progettati, riesce a vedere la
propria realizzazione. Il perché
di detta falcidia è presto detto:
l’80% dei progetti cade sotto la
mannaia delle verifiche e delle
approvazioni di legge. Oggi come oggi, per ogni impianto bisogna ottenere permessi e nulla osta, da 25 a 40 enti diversi.
A rendere ancora più difficili
le cose interviene, a volte, la
contestazione dei “No a tutto”,
sempre e comunque. Non bisogna dimenticare che il fermo
delle opere comporta spese. I
costi “del non fare”, fra il 2005
e il 2007, sono ammontati a 14
miliardi di euro: non sono bruscolini. Ma a non far partire le
opere pubbliche, o a ritardarne
il completamento, non si pongono solo le contestazioni e la
burocrazia, ma pare anche il
malvezzo e la scarsa serietà di
parlamentari e di membri del
governo. Infatti, molte opere
pubbliche vengono approvate
senza copertura finanziaria e
ciò le condanna al fallimento.
Il quadro tracciato pone in evidenza le debolezze del nostro Sistema/Paese. La crescita economica italiana si era fermata anni
prima della crisi finanziaria partita dagli Usa. Da circa un decennio il tasso di sviluppo del
Belpaese, è meno elevato di quello medio europeo, quindi l’Italia
è entrata in crisi prima della
grande crisi mondiale. Sia chiaro, non è mia intenzione gettare
la croce sulle spalle di politici,
sindacalisti, economisti ed imprenditori. È però vero che nella
loro maggioranza, non sono stati in grado di prevedere l’attuale crisi e non hanno dimostrato
la capacità di prevederne gli effetti nel breve e nel medio/lungo
periodo. La crisi è grave ma le
potenzialità necessarie per superarla sono presenti, in larga misura, nel nostro Paese, quindi
ognuno faccia la sua parte.
CHIESA
P A G I N A
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CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
AGENDA
del
VESCOVO
GIOVEDÌ 29
A Roma, Commissione
Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Scuola e
l’Università.
VENERDÌ 30
A Como, colloqui e udienze personali; a Como, alle
ore 18.00, visita e S. Messa
alle suore Orsoline di viale
Varese.
SABATO 31
A Santa Caterina Valfurva, nel pomeriggio, incontro con gli ospiti e il personale della RSA, al termine, celebrazione della S.
Messa.
DOMENICA
1 FEBBRAIO
A Valdidentro, convegno
diocesano dell’Azione cattolica ragazzi.
LUNEDÌ 2
A Sondrio, alle ore 10.00,
in Collegiata, S. Messa nella Giornata della Vita Consacrata.
MARTEDÌ 3
A Tresivio, aggiornamento del clero della provincia
di Sondrio; a Bormio, alle
ore 20.45, presso la Sala
parrocchiale, incontro su
“Schiavi del tempo e/o liberi dal tempo”.
MERCOLEDÌ 4
A Como, alle ore 12.00, S.
Messa con la Guardia di Finanza; a Como, alle ore
15.30, incontro con i canonici della Cattedrale; a
Maccio, dalle ore 17.00, incontro con i giovani della
Propedeutica, al termine,
celebrazione della S. Messa e benedizione del portale della chiesa parrocchiale.
GIOVEDÌ 5
A Como, al mattino, in Curia, Consiglio Episcopale.
VENERDÌ 6
A Como, colloqui e udienze personali.
SABATO 7
A Borgonuovo di Piuro,
alle ore 17.00, S. Messa e
conferimento del sacramento della Confermazione.
DOMENICA 8
A Como alle ore 10.00,
presso la basilica del SS.
Crocifisso, S. Messa e
conferimento del sacramento della Confermazione.
LUNEDÌ 9
E MARTEDÌ 10
A Rho, Conferenza Episcopale Lombarda.
IL VESCOVO HA INCONTRATO I GIORNALISTI
Verso la visita pastorale
«
N
ell’elenco dei doveri del Vescovo risulta ai primissimi posti». Ha
esordito così monsignor Diego Coletti, lo scorso 24 gennaio, incontrando i
giornalisti in occasione della
festa del patrono san Francesco
di Sales, a proposito della Visita Pastorale. «Il Vescovo deve
conoscere la diocesi e deve farsi conoscere – ha aggiunto – non
deve essere un sedentario ma
impegnarsi, seriamente, per
incrementare la fede e migliorare la “qualità della vita cristiana” della Chiesa a lui affidata». A due anni dal suo ingresso in diocesi, dunque,
monsignor Coletti annuncia
l’avvio della Visita Pastorale,
«anche se dal giorno del suo
arrivo – ha puntualizzato il
convisitatore di recentissima
nomina, don Flavio Feroldi –
il Vescovo ha già avuto modo di
“girare” in lungo e in largo la
nostra diocesi, cominciando a
comprenderne storia, caratteristiche, potenzialità». «La finalità della Visita pastorale – continua monsignor Coletti – è aiutare le comunità a riprendere,
a rinvigorire con slancio e passione il cammino pastorale. La
fede ha bisogno di testimonianze e di confronto». Considerata
l’ampiezza della diocesi e il numero delle parrocchie, 338, saranno necessari tre anni e mezzo per completare la Visita.
«Sulle 52 settimane – prosegue
il Vescovo –, tolti gli impegni
per attività estive e “feste comandate”, saranno una trentina quelle a disposizione nel corso dell’anno». Per favorire i
momenti di incontro la Visita,
in linea di massima, si articolerà dal giovedì alla domenica.
«Calendario, modalità e finalità – continua don Flavio – sono
stati messi a punto e saranno
ancora ulteriormente definiti
nel confronto fra Consiglio
Episcopale, Consiglio Presbiterale e Consiglio Pastorale.
L’indizione ufficiale sarà il
prossimo Giovedì Santo, 9
aprile e si aprirà con la visita
del Vescovo ad alcuni “luoghisimbolo” per la diocesi: la Cattedrale, il Seminario, la Curia,
gli ospedali di Como e di
Sondrio, l’incontro con realtà
associative come l’Azione cattolica e con alcune forme istituzionali. La Visita vera e propria alle comunità potrà
avviarsi con l’autunno. La
Visita Pastorale, è bene ricordarlo, è un evento di grazia,
perché è il Vescovo che passa fra
la gente».
Altro aspetto illustrato dal
Vescovo è stato l’avvio del secondo biennio sull’educazione. Il primo anno è stato
dedicato alla rinnovata attenzione per il Consiglio Pastorale
parrocchiale, per l’iniziazione
cristiana dei fanciulli (in cui
sempre più devono sentirsi responsabili le famiglie e l’intera
comunità adulta) e per il cammino di preparazione al matrimonio (anche in questo caso con
il coinvolgimento delle comunità in cui i giovani sono già inseriti o si inseriranno). Il cammino, ora, prosegue con «tre so-
Foto William
gni», questa la definizione di
monsignor Coletti: «innanzitutto è necessario ridare slancio alla formazione teologica dei laici, i quali devono saper argomentare la propria
fede: la fede va anche pensata,
fatta crescere, motivata. Il secondo punto riguarda l’offerta
di percorsi di formazione
sui temi dell’affettività e
della sessualità. Questioni
che riguardano tutti, dai giovani agli adulti. Dopo aver vissuto, nel passato, un clima oggettivamente “repressivo”, oggi c’è
il deserto, su un tema, al contrario, che è fondamentale per
l’uomo. È quindi necessario recuperare la “cura” dell’affettività, la bellezza della
sessualità, con adeguata preparazione culturale e serenità.
Infine vi è la volontà di avviare itinerari di formazione
cristiana su socialità, politica, amministrazione».
Ultimo punto: la pastorale
integrata. «È ormai da considerarsi archiviato – ha esordito
il vicario episcopale monsignor Angelo Riva – il tempo
in cui era possibile avere un
parroco per ogni campanile.
Oggi lo scenario è diverso. Vi è
una diminuzione numerica del
clero e una “globalizzazione”
anche in questo ambito, per cui,
molto spesso, anche i confini
parrocchiali risultano parecchio
rimescolati. Cosa fare? I laici
sono chiamati a una nuova
corresponsabilità, in un’ottica di collaborazione sempre più
stretta fra parrocchie e comunità. Già adesso molte attività
vengono fatte a livello interparrocchiale, zonale, o interzonale… E in futuro potrebbero nascere anche le unità pastorali – come già accade in
altre diocesi – dove un gruppo
di sacerdoti sarà responsabile
di più parrocchie. Le scelte –
conclude don Angelo – saranno
operate con coraggio ma anche
con prudenza e cautela. L’intenzione è quella di avviare una
“mappatura” del territorio
e dei bisogni per rendere le
decisioni più efficienti ed
efficaci».
Al termine dell’incontro
monsignor Coletti ha confermato che la prossima settimana,
in Cattedrale, prenderanno
avvio i lavori per la tumulazione di monsignor Alessandro Maggiolini. Come da
sua richiesta, avverrà presso
l’altare della Virgo Potens, noto
anche come altare dell’Assunta. Come materiale sarà utilizzato marmo in armonia con il
contesto. Il pavimento sarà ripristinato così come è ora con il
posizionamento di una piccola
lapide; un’altra lapide sarà posta nella nicchia alla destra
dell’altare – così da essere sempre visibile, anche senza l’accesso diretto all’altare – e riporterà lo stemma episcopale di
monsignor Maggiolini e la dicitura indicata nel testamento
spirituale: la data e la frase “Ne
mors dissociet, quos sociavit
amor”. Durante i lavori è probabile che le S. Messe feriali
saranno celebrate in san Giacomo o presso l’altare del Crocifisso. Gli spostamenti saranno adeguatamente segnalati ai
fedeli.
ENRICA LATTANZI
DALLA
Curia
PROVVISTA
DI PARROCCHIE
• Morcelli don Ezio:
parroco di Vertemate Minoprio;
• Fossati don Antonio:
parroco di Maslianico;
• Biotto don Bruno:
parroco di Cernobbio;
• Borroni don Emanuele: parroco di Azzio - Orino - Comacchio.
VARIE
Caelli mons. Andrea:
delega per sante Cresime
in diocesi.
FESTA DI
SAN GIOVANNI
BOSCO
La Comunità Salesiana di Tavernola, nella ricorrenza annuale di
S. Giovanni Bosco, invita sacerdoti e consacrati a ringraziare il
signore per aver donato don Bosco alla Chiesa. Ci si troverà
martedì 3 febbraio alle ore
10.15 al Salesianum, seguirà una
preghiera e la riflessione su “Don
Bosco e i diritti umani”, con discussione aperta. Si concluderà
con la gioia di trovarsi a tavola
in fraternità.
Per informazioni e adesioni: tel.
031-572355.
SALESIANI
COOPERATORI
L’Associazione Salesiani Cooperatori invita tutti a partecipare
domenica 1 febbraio alla festa
di san Giovanni Bosco, che si terrà presso il Salesianum di Tavernola, via Conciliazione 98,
Como. Programma: ore 9.00, accoglienza; preghiera comunitaria; riflessione sul tema “Don
Bosco e i diritti umani”; intervallo con possibilità di confessione;
ore 11.30, S. Messa; ore 12.30,
pranzo. Nel pomeriggio ci sarà un
intrattenimento musicale con la
partecipazione del fisarmonicista
Nespoli e del Coro “La Nigritella”
di Monte Olimpino. Per tutta la
giornata funzionerà la “Pesca di
beneficienza” per le opere dell’Associazione.
UFFICIO PER LA LITURGIA
Nuovi ministri della Comunione
In risposta alle richieste avanzate da parroci e superiori di Case Religiose (quasi esclusivamente di zone del Comasco) si comunica che per la preparazione di nuovi ministri straordinari della
Comunione viene convocata una prima riunione che si terra sabato 21 febbraio a Como,
presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.30 alle ore 17.30. Si tratteranno i seguenti temi: Il Signore Gesù, “Servo” del Padre e degli uomini. Il ministro straordinario della
Comunione nella Chiesa “comunità di servizio”
In questa occasione - considerate le esigenze dei partecipanti - si concorderanno le modalità per
proseguire il cammino formativo obbligatorio per accedere al ministero.
Per problemi organizzativi, parroci e superiori religiosi sono pregati di comunicare o confermare quanto prima all’Ufficio per la liturgia le adesioni (tel. 031-3312216 – 031-3312252).
Ministri della Comunione in Quaresima
La riunione generale di Quaresima dedicata a tutti i ministri straordinari della Comunione
eucaristica operanti in diocesi avrà luogo:
- domenica 8 marzo a Sondrio, presso l’oratorio Sacro Cuore, dalle ore 9.30 alle ore 12.30.
(Non è prevista la partecipazione insieme alla S. Messa)
- domenica 29 marzo a Como, presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle
ore 17.00.
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CHIESA
AZIONECA
TTOLICA
AZIONECATTOLICA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
DOMENICA 1 FEBBRAIO
CONVEGNO DIOCESANO
DELL’AZIONE CATTOLICA RAGAZZI
«DESIDERI IN... PISTA»
IN VALDIDENTRO
Q
uest’anno la novità per il convegno diocesano ACR sarà la
neve! Sì, perché
quest’anno gli acierrini si
ritroveranno già domenica
prossima, primo febbraio,
in Valdidentro. Il titolo del
convegno è “Desideri… in
pista”, sempre per non perdere il contatto con la neve!
Il ritrovo sarà alla tensostruttura di Isolaccia, con
il benvenuto da parte del
gruppo “scioc”, e da qui si
raggiungerà la chiesa del
paese, dopo un percorso ricco di divertimento. Qui si
celebrerà la Santa Messa
con il nostro Vescovo Diego, sempre graditissimo
ospite e “animatore” dei
nostri convegni.
Dopo un veloce pranzo al
sacco, via a giocare sulla
neve, ragazzi, genitori e
educatori, tutti insieme!
Giochi preparati dagli
educatori di quasi tutti i
gruppi della diocesi, che
hanno sicuramente dato
del loro meglio, proprio per
far sì che sia una giornata
passata all’insegna dello
stare bene insieme, diver-
tendosi… Ma non è finita
qui perché sulla scia dell’iniziativa annuale, che
guarda ai desideri dei ragazzi, si sono pensate altre
iniziative per coinvolgere
acierrini e educatori:
innanzitutto la “slitta dei
desideri”, preparata da
ogni zona da esporre e guidare. A questa si aggiungono la “mostra dei desideri”,
con l’esposizione di quan-
to fatto finora nei singoli
gruppi, e la “bacheca del
nostro più grande desiderio”, con le lettere dei ragazzi. Al convegno sarà
legata anche un’iniziativa di solidarietà a favore dei progetti della
“Fondazione per la vita
Claudia Morcelli”.
Non ci resta quindi che
sperare in una bella giornata di sole…
RICORDANDO CLAUDIA MORCELLI
Tre gli obiettivi della fondazione “Claudia Morcelli”:
• acquisto della casa di Asso che sarà destinata
alla comunità terapeutica di Renate a sostegno di
ragazze in difficoltà con o senza figli;
• realizzazione della biblioteca dell’Università
sudanese che sarà inaugurata entro aprile e diventerà da subito funzionante nella formazione di personale socio - sanitario che opererà nel territorio
del sud Sudan;
• acquisto di un pulmino 9 posti destinato al
trasporto dei malati oncologici, e degli eventuali accompagnatori, dall’Alta Valle all’ospedale di
Sondrio per le radioterapie necessarie. Questo è un
progetto nato a metà novembre in collaborazione con
“Cancro Primo Aiuto” che, da anni, è presente con
iniziative concrete sul territorio valtellinese.
Per sostenere i progetti saranno in vendita alcuni
gadget: il ricavato sarà devoluto alla fondazione.
CHIESA
CHIESALOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
QUARESIMA MISSIONARIA 2009
Per informazioni
o prenotazioni
rivolgersi al
Centro/Ufficio
Missionario
Diocesano:
Ecco i sussidi disponibili
Per chi
S u ssid i
disponibili
Sintesi delle tematiche
“Come Paolo,
in missione”,
sussidio
composto da:
• un calendario
di solidarietà
Per i bambini e giornaliero con
i ragazzi con le salvadanaio
• un cartellone
loro famiglie
dei viaggi di S.
Paolo
Schede
settimanali con
riflessioni,
impegni,
preghiera
Libretto edito
dalla EMI:
Per gli adulti
Tempo di
riconciliazione
Proposta di
Per
l’animazione in animazione con
giochi e
oratorio
scenette
DVD con
Per i gruppi di interviste e
catechismo, le riflessioni sulla
vita missionaria
famiglie, i
ai tempi di
gruppi
Paolo e ai
missionari
nostri giorni
Depliant
Per tutti
In comunione con la Chiesa che celebra
l’anno paolino, siamo invitati a ripercorrere
le tappe della vita di S. Paolo, grande
missionario.
Ciascuna settimana è caratterizzata da
una dimensione presente nella vita
dell’apostolo: la conversione, la sua
appartenenza alla chiesa, i viaggi
missionari, la persecuzione a causa della
fede, la scrittura delle lettere, il centro
della sua vita e della sua missione: Gesù
morto e risorto. Caratteristiche che sono
proprie di ogni cristiano e di ogni
missionario.
Il calendario di solidarietà propone ogni
giorno un brano della Parola di Dio tratto
dagli Atti degli apostoli o dalle lettere di S.
Paolo. Una piccola parte è da ritagliare e
da incollare sul cartellone, che alla fine
della quaresima darà il quadro completo
dei viaggi missionari di S. Paolo
Le schede settimanali offrono spunti di
riflessioni e di impegno in relazione al
tema della settimana
Al Centro
Missionario
Diocesano:
E’ una proposta di riflessione, di impegno
e preghiera per ogni giorno di quaresima
Da prenotare
presso il Centro
Missionario
Costo Euro: 1,50
Scaricabile dal sito
del Centro
Missionario
Diocesano
Da prenotare
presso il Centro
Missionario.
Gioco a stand su S. Paolo per un
pomeriggio di animazione in oratorio
Riflessioni proposte dai missionari sulle
tematiche delle settimane di quaresima in
relazione alla vita di S. Paolo:
· La conversione
· L’appartenenza alla Chiesa
· I viaggi missionari
· La persecuzione
· Le lettere
· Gesù Cristo morto e risorto
Vi si trova il messaggio del Vescovo per la
Quaresima, la lettera dei missionari del
Cameroun, una breve presentazione di
alcuni progetti missionari sostenuti dalla
Diocesi
telefono
031/242193
Dove prenotarli e
acquistarli
email: cmdcomo
@centromissionario
como.it
sito: www.centro
missionariocomo.it
Costo Euro: 1,50
Verrà inviata una
copia campione a
tutte le parrocchie
INCONTRI PER I PRETI DELLA DIOCESI
SULLA MISSIONE AD GENTES
Scaricabili dal sito
del Centro
Missionario
Diocesano
Costo euro: 5,00
Da prenotare
presso il Centro
Missionario.
Gratuito
Il secondo appuntamento sulla missione “ad gentes” dell’anno pastorale 08-09 con tutti i preti della Diocesi, si terrà, per esigenze
di calendario, in due luoghi e momenti diversi:
Per i preti delle provincie di Como e Varese, martedì 3 febbraio, dalle ore 10, presso la parrocchia di San Rocco in Como;
per i preti della provincia di Sondrio, martedì 17 febbraio, dalle
ore 10, presso la parrocchia di Berbenno.
Sarà l’occasione per un aggiornamento e un confronto sulle prospettive missionarie della nostra Diocesi, sia riguardo alla missione in Cameroun e alla nuova missione in America Latina, sia riguardo alla animazione missionaria nelle parrocchie e nelle zone.
CONSULTA DIOCESANA
DI PASTORALE MISSIONARIA
“ANDAVANO DI LUOGO IN LUOGO
E DIFFONDEVANO LA PAROLA DI DIO”
Come previsto, si terrà domenica 8 febbraio, presso la parrocchia
di Colico Laghetto, la Consulta Diocesana di Pastorale Missionaria. Si tratta di un importante appuntamento per i rappresentanti
dei Gruppi, della Commissioni e delle Associazioni missionarie, oltre
che per tutti coloro che sono interessati alle tematiche legate alla
missione “ad gentes”.
Nella giornata verranno riprese le tante riflessioni emerse dal Convegno Missionario dello scorso novembre, dal titolo “Andavano di
luogo in luogo e diffondevano la Parola di Dio”, con l’intento di giungere a delle proposte operative per le parrocchie e la Diocesi intera.
In particolare ci si interrogherà sul come mettere al centro della nostra pastorale la Parola di Dio.
L’inizio è previsto alle 8.30 con la S. Messa. Seguirà una breve introduzione, i lavori di gruppo, il pranzo, la ripresa in assemblea e la
preghiera conclusiva alle 16.
GIORNATA DIOCESANA “RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO” A PORTICHETTO
RIGENERATI DALLA MISERICORDIA DI DIO...
I
l Rinnovamento nello Spirito Santo (R.n.S.) da più di
30 anni è presente anche
nella nostra diocesi, e come
ogni movimento è impegnato nella costruzione del Regno
di Dio attraverso un cammino
comunitario e personale. Dopo
l’approvazione dello statuto in
forma definitiva da parte della
C.E.I. il 14 marzo 2002 si configura oggi come movimento ecclesiale a tutti gli effetti. Il Rinnovamento è caratterizzato dal
costituirsi di gruppi cristiani
che pregano insieme e chiedono nella preghiera, per ognuno
dei propri membri, una nuova
“effusione dello Spinto Santo”,
in virtù della quale si aggiunga alla grazia della iniziazione
cristiana, una nuova presa di
coscienza della Signoria di
Gesù Cristo, una nuova esperienza dei doni e dei carismi
dello Spirito e una nuova disponibilità a usare, a servizio dei
fratelli e della Chiesa, tutti i
talenti e i carismi dei quali Dio
ha stabilito di dotarli. Il Rinnovamento - a partire dall’espe-
rienza della preghiera comunitaria carismatica - ripropone ai
cristiani una nuova apertura
all’irruzione dello presenza di
Dio, un ritorno al Cenacolo
come “roveto ardente”, come
luogo in cui Dio si manifesta,
parla, converte e da cui ci invia
nel mondo. Questo nuovo dinamismo spirituale ha il suo cuo-
re nell’esperienza della preghiera per una nuova effusione dello Spirito Santo. Nel 1980 in
occasione della prima udienza
concessa dal servo di Dio Giovanni Paolo II ai gruppi e alle
comunità italiane del R.n.S., il
Papa ebbe a dire: “A questa effusione dello Spirito Santo noi
sappiamo di essere debitori di
una esperienza sempre più profonda della presenza di Cristo”.
L’effusione dello Spirito è, pertanto, un richiamo alla conversione, al rinnovamento interiore, una risposta di Dio all’apatia spirituale in cui è venuta a
trovarsi la vita cristiana. Proprio per rinnovarsi continuamente a un nuovo slancio di
vita in Cristo nella potenza dello Spirito i gruppi presenti in
diocesi vivono ogni anno la
Giornata comunitaria diocesana. Quest’anno l’incontro
sarà domenica 1° febbraio,
ospiti della parrocchia di Portichetto. Il tema della giornata sarà: “Rigenerati dalla misericordia di Dio, proclamiamo al
mondo le meraviglie che Egli ha
compiuto!”
PROGRAMMA:
ore 9.00, accoglienza presso il
salone dell’oratorio
ore 9.30, preghiera comunitaria
carismatica
ore 10.15, insegnamento tenuto dal diacono Marcel Mattana
ore 11.00, pausa
ore 11.30, condivisione nella
fede
ore 12.30, pranzo al sacco
ore 14.00, canti di lode in chiesa
ore 14.30, adorazione eucaristica con preghiera di intercessione
ore 16.00, S. Messa
ore 17.00, saluti e conclusione
Tutti possono partecipare
anche solo per conoscere la realtà del Movimento.
Quest’anno, eccezionalmente,
avremo una seconda giornata
diocesana il 28 marzo sempre
a Portichetto in occasione della
quale il nostro vescovo Diego
incontrerà per la prima volta la
realtà del R.n.S. presente in diocesi.
In preparazione alla Giornata diocesana, sabato 31 gennaio alle ore 20.45, a Portichetto
ci sarà l’adorazione eucaristica
“Roveto ardente”, modulo, lode
e giubilo.
L’assistente diocesano,
don ENRICO BROGGINI
CHIESA
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COMUNICAZIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
A NUOVA OLONIO L’INCONTRO DELL’UFFICIO DIOCESANO COMUNICAZIONI SOCIALI
COMUNICARE IN INTERNET:
UNA GRANDE RISORSA PER LA DIOCESI
Da sempre la Chiesa
mostra sensibilità
sul tema; confrontarsi
con internet
è necessario ed è un
tema ripreso anche
dal Santo Padre
a cura dell’UFFICIO DIOCESANO
COMUNICAZIONI SOCIALI
S
i è tenuto domenica 18
gennaio scorso il primo
incontro dell’Ufficio
Diocesano Comunicazioni Sociali con i referenti zonali che stanno seguendo l’inserimento dei dati nel sito
internet diocesano. Una intensa
giornata all’insegna della conoscenza reciproca, del dialogo, della propositività che ha permesso
di gettare le basi per una nuova
fase di questo importante progetto. La Chiesa “crede” molto nelle
grandi possibilità di internet, e
lo ha affermato in parecchie occasioni. Dal Decreto conciliare
“Inter mirifica” (1963), in cui invita a servirsi dei nuovi strumenti di comunicazione per predicare la Buona Novella, al documento del Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali “Etica in
internet” (2002), dove si parla del
“dovere” dei credenti di confrontarsi con questo nuovo mezzo di
comunicazione e comprenderlo.
Documento fondamentale è anche il Direttorio sulle comunicazioni sociali “Comunicazione e
Missione” (2004), in cui interi capitoli sono dedicati ad internet,
ma si ricordano anche i vari messaggi di Giovanni Paolo II, in
particolare la Lettera Apostolica
“Il rapido sviluppo” per i responsabili delle Comunicazioni Sociali (2005), che parla di una “sfida
seria”. Ultimo in ordine di tempo
è l’esordio del nuovo canale
vaticano su YouTube, annunciato in concomitanza con la pubblicazione del testo del Messaggio
di Benedetto XVI per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di
dialogo, di amicizia” (gennaio
2009), in cui il Papa afferma che
le nuove tecnologie possono essere un «vero dono per l’umanità».
IL LAVORO SVOLTO
All’incontro di Nuova Olonio erano presenti diverse zone pastorali (dalle Valli Varesine alla
Valtellina Superiore). La mattinata, cominciata con la S. Messa
insieme agli ospiti della Casa di
riposo guanelliana, è proseguita
con la presentazione del lavoro
già svolto. Elena Solinas ha inquadrato il sito della Diocesi di
Como all’interno della situazione dei siti diocesani lombardi,
come è emerso dal recente Convegno regionale svoltosi a
Caravaggio: l’ultimo “nato” è anche uno dei più originali per
quanto riguarda il sistema di
gestione, bidirezionale. L’Ufficio
Diocesano Comunicazioni Sociali dal 2007 cura infatti la gestione del sito e la formazione degli
operatori, ma l’aggiornamento
delle varie sezioni è demandato
ai vari organismi ed Enti presenti in Diocesi (Uffici Diocesani,
Parrocchie, Associazioni, Movimenti, Ordini e Congregazioni
religiose) che operano direttamente in autonomia sulle pagine di loro competenza. Il vantaggio di un simile sistema di gestione è sicuramente l’autonomia e
la rapidità di aggiornamento,
senza passare dall’Ufficio centrale, oltre alla possibilità di valorizzare al meglio tutte le singole
esperienze locali; allo stesso tempo si sono tuttavia evidenziate
l’importanza della corresponsabilità e la necessità di avere una collaborazione attiva
di tutti, in primo luogo dei
parroci, con le inevitabili difficoltà che questo comporta, anche
in termini di possibilità di accesso ad internet.
Gli Uffici diocesani e molte parrocchie hanno aderito al progetto e stanno caricando dati, ma è
necessario al più presto coprire
un numero il più vasto possibile
di realtà. Sono in programma
pertanto interventi di presentazione all’interno degli incontri zonali del clero, oltre ad
una propaganda più capillare
verso le Associazioni, i Gruppi e
i Movimenti e, in un secondo momento, verso gli Ordini e le Congregazioni religiose.
Tra breve sarà addirittura possibile personalizzare una propria Home Page dedicata, sempre però con una stessa impostazione grafica. La parte dedicata
alle Parrocchie del sito potrà anche essere strumento fondamentale di comunicazione in occasione della prossima visita pastorale del Vescovo.
I CONTENUTI
Al sito diocesano, ha spiegato
quindi don Aurelio Pagani, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, è stato richiesto
di animare le comunicazioni
e i contenuti in Diocesi. Quindi non solo notizie istituzionali,
non solo vetrina di eventi, ma
anche proposte di riflessione culturale e spirituale. Laura Legnani ha presentato i contenuti “extra” che danno maggiore valore
al sito: accanto alle pagine, corredate da immagini, con la storia e l’arte del Duomo, dei Santuari e delle Chiese sparse nella
Diocesi, c’è ora la possibilità di
scaricare i testi delle omelie del
Vescovo, i suoi interventi sul
tema dell’educazione pubblicati
lo scorso maggio su YouTube, le
sue riflessioni nell’ambito della
Lectio continua sulle lettere di
S. Paolo, e, tra poco, brevi video
con speciali approfondimenti sui
contenuti del nuovo Piano Pa-
storale (già raccolti in un DVD
distribuito ai parroci della Diocesi) e le lezioni dell’aggiornamento della Scuola di Teologia
su S. Paolo. Sono presenti anche indicazioni sul Santo e sulle
letture del giorno, e, in preparazione, proposte di preghiera, di
“Itinerari dello Spirito”, oltre a
riflessioni sulle grandi tappe della vita cristiana scandite dai diversi sacramenti. Un confronto
sulle esperienze dei partecipanti, che hanno fotografato “lo stato di fatto” attuale in rapporto
alla copertura delle informazioni nelle varie zone, con i punti di
forza e le criticità, ha concluso i
lavori della mattinata.
LE PROSPETTIVE
PER IL FUTURO
Dopo il pranzo l’incontro è ripreso con l’esame delle prospettive
future. Mauro Bartesaghi ha presentato il “Progetto Reti”, un’interessante iniziativa riguardante tutta la Diocesi. Tutti i sacerdoti operanti in Diocesi sono stati
forniti di una propria casella di
posta elettronica sul server diocesano. Il prossimo passo è quello
di offrire la possibilità dello
scambio di informazioni comuni
tra sacerdoti: il calendario diocesano/zonale inseribile nella
propria agenda personale, oltre
alla possibilità di scambiarsi l’aggiornamento delle rubriche (telefoni, indirizzi, ecc.) utilizzando
Outlook 2007 e il server di posta
Exchange.
Nel mese di marzo partiranno
anche una serie di corsi a proposito. Si appronterà pure un servizio di sms per raggiungere anche chi non usa la posta elettronica. In parallelo si completerà
il trasferimento delle informazioni dell’Annuario Diocesano sul sito, in modo da poter conservare anche tutto l’archivio storico delle posizioni sacerdotali.
Verrà sviluppata quindi una
doppia interfaccia: quella
pubblica, visibile a tutti con alcuni dati di base e quella “privata”, accessibile solo alla Can-
celleria della Curia e ai Vicari
episcopali per la gestione dei dati
e delle informazioni personali
relative ai singoli sacerdoti, in
vista della realizzazione di una
vera e propria “rete interna”
(intranet). L’anagrafica interna
privata sarà così sempre aggiornata e immediatamente utilizzata dagli Uffici diocesani e dal
Consiglio episcopale, mentre gli
utenti esterni potranno continuare a trovare nel sito informazioni generali di riferimento. I diversi referenti diocesani hanno
quindi espresso le loro idee, proposte, richieste e suggerimenti. È emersa la necessità di sensibilizzare sempre un maggior
numero di persone, magari coinvolgendo le commissioni giovanili delle diverse zone e proponendo ai giovani, attirati
dal mondo di internet, una
collaborazione in questo senso, sempre sotto la supervisione
dei parroci. A tale proposito, anche Benedetto XVI, nel suo recente Messaggio per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del prossimo 24
maggio, ha lanciato un appello ai
giovani, cui spetta «in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”». Sarebbe auspicabile anche
la creazione di un forum di discussione per tutti coloro che si
sono assunti l’impegno di collaborare all’inserimento dei dati
nel sito, oltre ad incontri periodici di confronto e discussione. Importante è anche la divulgazione di esperienze già realizzate, con momenti di presentazione pubblica delle pagine locali nelle diverse parrocchie, nell’ottica di coinvolgere la popolazione nell’uso del sito e di invogliare le realtà vicine a fare altrettanto.
Il prossimo incontro è stato fissato per domenica 7 giugno
dalle ore 9.30 alle ore 16.00,
sempre a Nuova Olonio. Intanto
il lavoro continua, con rinnovato
impegno ed entusiasmo…
Per contatti:
[email protected]
[email protected]
BENEDETTO XVI E E LE COMUNICAZIONI SOCIALI:
PROMUOVERE UNA CULTURA DI RISPETTO, DIALOGO E AMICIZIA
Delle parole che Benedetto XVI pone nel titolo del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo,
di amicizia”, quella che riceve maggior attenzione è l’ultima: amicizia. “Il concetto di amicizia scrive il Papa - ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse
negli ultimi anni. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre
amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la
vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa
disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia”. Ci vuole uno sguardo di grande fiducia nell’uomo per richiamare l’essenzialità
di un’esperienza umana che a volte sembra soccombere sotto i colpi di relazioni fondate
sul calcolo, sull’apparenza e non più sulla gratuità. È anche significativo che un uomo formatosi soprattutto sui libri e negli incontri personali richiami il tema dell’amicizia non in contrasto con
le novità tecnologiche ma cercando e proponendo con esse un’intesa. Una grande stima nei mezzi di
comunicazione, la stessa che dal Decreto conciliare “Inter mirifica” ha attraversato e attraversa
ancor oggi la Chiesa, ma anche una grande saggezza nel portare all’essenziale una riflessione che
potrebbe rimanere impigliata nella rete di illusioni, di solitudini e di egoismi virtuali. “Sarebbe
triste - aggiunge il Papa - se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà
di ogni giorno”. Comunicazione tra volti e comunicazione tra video: due percorsi che, soprattutto per “la generazione digitale”, hanno come meta la ricerca di qualcuno che ascolti, di qualcuno
che dica parole di autentica speranza. Qualcuno, aggiunge il Papa, che dica, con la propria, che “la
vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del bene e
del bello”. Esaurire quest’esperienza solo nel “continente digitale” non è comunque possibile perché
“il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri. Di fronte a questa umanità ritrovata o da ritrovare emergono una preoccupazione e un monito: “Non lasciarsi ingannare da quanti cercano semplicemente dei consumatori”.
Il Papa propone una strada di consapevolezza e di responsabilità e si rivela attento lettore dei segni
dei tempi nell’indicarla soprattutto ai giovani. Guardandoli alle prese con computer e cellulari li
vede costruttori di un mondo “dove la libertà trovi il proprio significato nella verità”.
P A G I N A
12
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
UN FELICE COMPLEANNO PER IL SODALIZIO
Quarant’anni
in Famiglia...
Comasca
C
ustodire, difendere, ravvivare e
tramandare i valori testimoniati
dalla gente comasca nel linguaggio, nei costumi, nella storia civile
e religiosa, nella letteratura, nell’arte, nelle scienze e nelle attività economiche, sono gli scopi principali della “Famiglia
Comasca”, che si appresta
a festeggiare i quarant’anni di vita. L’associazione nacque, infatti, il 29
marzo 1969 per volontà di
Piero Collina, poeta dialettale e autore della versione in vernacolo comasco dei “Promessi Sposi”, che trascinò in quest’avventura Giordano e
Gisella Azzi, Venosto Lucati, Piercesare Bordoli,
Gianni De Simoni, Libero Locatelli, Gian Giuseppe Brenna, Gianni Levoni, Giuseppe Tocchetti,
Mario Minella e Bernardo
Malacrida. In quarant’anni di vita la Famiglia
Comasca ha accumulato
un suo patrimonio di storia che s’intreccia in modo
indissolubile con quella
della vita cittadina, e questo patrimonio è rappresentato dagli oltre 50 libri pubblicati (il primo è
stato “Fatti e persone dell’Ottocento comasco”, l’ultimo “Lavandaie e lavatoi
in Como”) che rivelano
uno spaccato di vita della
Como che fu, ma anche
dalle innumerevoli iniziative e manifestazioni che
vedono coinvolti oltre un
migliaio di soci.
“Le nostre pubblicazioni - precisa Piercesare
Bordoli, da 23 anni presidente della Famiglia Comasca - hanno rappresentato la storia minore della città in quanto trattano di personaggi che, pur
non essendo a livello di
Volta e Manzoni, hanno
avuto un peso nella nostra storia culturale, religiosa e imprenditoriale.
Questi libri vengono donati ogni anno ai nostri
soci unitamente a “Vita
dell’associazione”, che
comprende l’elenco dettagliato di tutte le attività
svolte durante l’anno e al
“Tacuìn di cumasch”, realizzato dalla nostra sezione dialettale. Proprio il
dialetto è l’elemento catalizzatore della nostra associazione, fin dalla nascita. Un’attività molto intensa che nel corso degli
anni ha visto alternarsi
tanti volontari. Dal primo
“gruppo” che sotto la guida e la spinta di Piero Collina ha studiato anche la
L’associazione nacque ufficialmente
il 29 marzo 1969 per volontà
di Piero Collina, poeta dialettale
e autore della versione in vernacolo
comasco dei “Promessi Sposi”,
che trascinò in quest’avventura
altri amanti della storia
e della cultura comasca
di PAOLO BORGHI
Un incontro conviviale
nel 1970. Tra i
partecipanti si
riconoscono alcuni
fondatori della Famiglia
Comasca, Piercesare
Bordoli, Libero Locatelli,
Giordano Azzi
Il presidente Bordoli
durante un incontro
con la delegazione
di Tokamachi
la città giapponese
gemellata con Como
Gli attuali
componenti
del gruppo
dialettale
redazione di una grafia
che ha reso più facile la
lettura dei testi in dialetto, alle lezioni tenute nelle scuole elementari, alle
conferenze tenute in biblioteche, case di riposo,
associazioni culturali,
non solo in provincia ma
anche nel Canton Ticino,
al “gruppo” attuale che
con capacità e buona volontà cerca di seguirne
l’esempio. La nostra “Sezione Dialettale” sta curando (e l’opera è già a
buon punto) la stesura di
un dizionario comasco che
speriamo possa servire
alle future generazioni
per ricordare com’era la
città e per non lasciar morire una parlata che ci ha
preceduto per molti anni
e che è l’espressione più
genuina delle nostre genti che con il dialetto, magari con una sola parola,
esprimevano molti concetti senza dover ricorrere a perifrasi”.
Da 21 anni ogni nuovo
anno inizia con il “Concerto di Capodanno” della
Famiglia Comasca, una
manifestazione nata quasi per scommessa e diventata ormai una tradizione. Nella splendida cornice del Teatro Sociale di
Como la Banda Baradello, diretta all’inizio da
Ermanno Corti e poi da
Ettore Anzani, è da sempre al fianco dell’associazione interpretando magistralmente i brani in
cartellone ed avvalendosi
d’artisti d’ottimo livello.
L’attore Diego Gaffuri ha
sempre presentato il concerto inserendo la lettura
di poesie dialettali particolarmente apprezzate.
Ma da sempre la Famiglia Comasca si occupa
anche dei problemi del
territorio dando vita ad
iniziative che rimangono
nel tempo, come la realizzazione del monumento a
perenne ricordo dell’unico Papa comasco, Innocenzo XI, in via Odescalchi, opera dello scultore
Eli Riva, il restauro, eseguito dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti Aldo
Galli di Como dei 365 exvoto del “Corridoio dei Miracoli” nella Basilica del
S.S. Crocifisso, e il restauro delle 238 opere della
“Quadreria dell’Ospedale
Sant’Anna” di Como, che
permetterà a tutti di conoscere un patrimonio
d’arte sconosciuto ai più.
“Da 19 anni - aggiunge
il presidente Bordoli - siamo impegnati nel salvataggio del “Patria”, il piroscafo a vapore che la
Navigazione del Lago di
Como voleva dismettere.
La storia della nostra lotta è lunghissima e probabilmente vi sarà raccontata con la pubblicazione
di un libro che conterrà amarezze, gioie e meschinità di personaggi più o
meno noti, ma anche il sostegno e il calore da parte di tantissime persone
(sono state raccolte oltre
20.000 firme). Ora lo storico piroscafo è passato in
proprietà all’Amministrazione provinciale e presto
inizieranno i lavori del
primo lotto finalizzati alla sua salvaguardia definitiva, con la sostituzione
delle caldaie, la rimessa
in esercizio delle pale, lo
smontaggio del motore
per verificarne efficienza
e ricuperabilità, e con la
realizzazione di una
struttura di protezione in
attesa dell’avvio dei lavo-
ri del secondo lotto che
entro 3-4 anni dovrebbero consentirgli di poter
tornare a navigare. Da
quasi vent’anni ci stiamo
occupando, inoltre, del gemellaggio con Tokamachi
(Giappone) che c’è stato
affidato dal Comune di
Como. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, le manifestazioni sono numerose e i motivi d’incontro
frequenti. Sono nate amicizie che hanno portato a
scambi culturali tra studenti e a scambi commerciali con alcuni nostri imprenditori. Da due anni,
la città gemella partecipa,
dietro nostro invito, al
Concorso Fotografico del
Foto Cine Club Cernobbio
che ci vede associati ormai da diversi anni. Tra
le attività culturali ci piace ricordare le mostre organizzate nella nostra
sede in via Bonanomi ed
in altre strutture, dove
abbiamo presentato artisti importanti ed altri
meno conosciuti. Presso
la nostra sede vogliamo
segnalare la mostra “Kimono” con gli amici di Tokamachi che in quell’occasione hanno donato alla
città il “Monumento alla
Fratellanza” che si trova
in piazza Somaini, nei
pressi dell’hangar, e che
poggia su un basamento
in granito, dono della nostra associazione. Un’altra mostra importante da
noi realizzata nell’ex chiesa di San Francesco per
conto del Comune di Como è stata “Hiroshima e
Nagasachi: mai più”.
La Famiglia Comasca è
inoltre intervenuta con
decisione per ottenere per
il nostro Ospedale Sant’Anna i reparti di Neurochirurgia e Cardiochirurgia. La prima è stata ot-
tenuta, la seconda, per cui
ha raccolto oltre 10.00 firme, gli è stata negata e
non c’è da illudersi per il
futuro in quanto si afferma che ne esistono già a
sufficienza in Lombardia.
Si è battuta anche per
mantenere l’ospedale in
città, nella sede attuale
oppure al San Martino,
con l’obiettivo di stimolare gli enti preposti a adottare soluzioni gradite ai
comaschi, ma quando ha
compreso l’inutilità dei
propri interventi si è fatta da parte. Tra le innumerevoli attività che hanno caratterizzato l’associazione vanno ricordate
anche l’iniziativa “Siamo
tutti comaschi”, che ha
creato un rapporto d’amicizia tra quanti vivono ed
amano la città pur non essendoci nati, “Comaschi
nel mondo”, rivolta a chi,
pur mantenendo la cittadinanza comasca oggi risiede ed opera al di fuori
dei confini nazionali,
“Comaschi a tavola”per la
riscoperta delle tradizioni della cucina lariana, “I
mercoledì del film archeologico”, organizzati in collaborazione con il Museo
“P. Giovio”, e la presentazione, presso la Biblioteca Comunale di tesi di laurea che riguardano la
storia comasca.
“Parlare della vita della Famiglia Comasca conclude Piercesare Bordoli - non avrebbe però
senso se non si ricordasse Piero Collina e il suo
impegno profuso nell’attività editoriale fin dalla
nascita dell’associazione.
Lui è stato un gran poeta
oltre che pittore ed esperto enogastronomo, ma il
suo capolavoro è rappresentato dalla versione in
vernacolo comasco de “I
Promessi Sposi”, e ho provato una gran gioia quando alla presentazione dell’ultima edizione il prof.
Stella dell’Università di
Pavia ha affermato che
con quest’opera Piero Collina entra di diritto nella
storia della letteratura
italiana. Per tutti noi è
stato un fratello maggiore e ha lasciato una grande eredità: la Famiglia
Comasca. Noi celebriamo
il compleanno in ottima
salute, l’unico rammarico
è che la gran parte dei soci ha ormai raggiunto una
certa età e questo non è
simpatico perché significa che i giovani non affluiscono all’associazione,
mentre invece sarebbero
molto utili perché contribuirebbero ad alimentare
la linfa vitale con proposte proiettate verso il futuro. Ci auguriamo che
ciò avvenga nei prossimi
quarant’anni!”
Per festeggiare l’anniversario nel migliore dei
modi la Famiglia Comasca sta preparando alcuni eventi di particolare
rilievo come quelle per ricordare il suo fondatore
Piero Collina e il restauro delle pitture murali
collocate nell’arco trionfale e nella crociera absidale della Basilica di Sant’Abbondio, ma l’obiettivo
maggiore è quello di rivalutare le tradizioni, la cultura e il patrimonio storico locale, continuando a
valorizzare il mondo in
cui tutti si riconoscono, il
mondo vicino a ciascuno
di noi, fatto delle piccole
storie che interessano
molto di più di quelle
grandi. Perché le grandi
storie le raccontano tutti
e scivolano via, mentre
quelle piccole sono la fibra della vita.
CRONACA
P A G I N A
Como
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
ARCA DI COMO E ASL
Un “Porto Franco”
contro la cocaina
U
n “Porto Franco”
a Como per la
cura della dipendenza da cocaina. Il nuovo
Centro, che sarà gestito
dall’Arca di Como, d’intesa con l’Asl, si prefigge di
offrire un luogo di ascolto, consulenza e terapia
per problemi da uso di cocaina e sostanze psicostimolanti.
È questa una delle ultime risposte che pubblico e privato sociale hanno deciso di mettere in
campo per far fronte ad
una piaga emergente sul
territorio comasco. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio Dipendenze dell’Asl della Provincia
di Como. «I soggetti in carico presso i Sert - spiega
la dott.ssa Raffaella Olandese, direttore del Dipartimento Dipendenze
Asl della provincia di
Como - per uso primario
di coca, dal 2004 al 2007,
sono passati dal 9,9% al
16,9%. Alla fine del 2007
i soggetti in cura per l’uso
primario di questa sostanza rappresentavano
il 17,6% dell’utenza in carico. In crescita anche gli
utenti ‘poliabuso’, che prediligono abbinare alla coca anche il consumo di alcol, per potenziare gli effetti di entrambe. Dati
più recenti riguardanti il
3° trimestre 2008 riportano che i soggetti cocainomani avuti in carico presso i Sert dell’Asl di Como
sono stati 264, di cui 76
di nuovo ingresso (il
28,8%). Nel 18,2% dei casi
vi era associato un abuso
L’Azione Cattolica tutta è vicina
a Roberto Bianchi in questo momento di dolore
per la morte della mamma
Isolina
e prega perché il
Padre misericordioso l’accolga
nella gioia della
sua casa.
I dipendenti
della Seteria Bianchi di Capiago
Intimiano partecipano al dolore
della famiglia per
la scomparsa dell’ing.
Ettore
Bianchi
Capiago Intimiano, martedì
27 gennaio 2009
Il nuovo servizio,
di consulenza
e terapia, sarà
attivato in via
Tommaso Grossi
4. Sarà garantito
l’anonimato
di alcol e nel 45,1% di altre sostanze».
Ma chi è il consumatore di coca? «Un primo dato da registrare - continua
la dott. ssa Olandese - riguarda la sua preoccupante diffusione tra il
mondo giovanile. Nella
popolazione tra i 15 e i 19
anni, oggetto di una indagine effettuata nelle scuole tra il 2005 e il 2006 dal
Dipartimento delle Dipendenze dell’Asl, risultava che il 40% aveva fatto
uso di sostanze psicoattive almeno una volta e che,
accanto ad altre sostanze,
nel 9% dei casi si trattava di cocaina.
A destare preoccupazione sono anche ricerche effettuate a livello nazionale (dati Ispad 2007-2008)
in base ai quali risulta
che il 6,9% degli italiani
ha fatto uso di cocaina almeno una volta nella vita,
il 2,2% una o più volte negli ultimi 12 mesi, lo 0,8%
negli ultimi 30 giorni,
mentre il consumo frequente si riferisce allo
0,1% della popolazione.
Da registrare che il 25%
dei consumatori ha fatto
uso la prima volta a 18
anni o meno.
Il quadro che si delinea
fotografa una situazione
complessa, caratterizzata
da un numero non elevato di consumatori abituali che arrivano ad interfacciarsi con i servizi di
assistenza. Persone che
consumano, magari occasionalmente, di nascosto,
pur mantenendo una vita
sociale all’apparenza
“normale”.
Ebbene, “Porto Franco”
punta ad intercettare anche questa categoria di
soggetti, proponendosi
come approdo sicuro e anonimo a chi desideri liberarsi da questo gravoso fardello. «In Italia - spiega don Aldo Fortunato,
responsabile della Comunità Arca - da anni l’intervento sulle dipendenze ha
un approccio in prevalenza farmacologico, tralasciando l’aspetto più sociale. Eppure lo scopo della terapia deve essere anche quello di andare a colmare i vuoti che il soggetto ha cercato di riempire
con delle sostanze. Da qui
la necessità di un approccio globale alla persona,
che ne favorisca un inserimento sociale duraturo.
La presa in carico della
persona non si deve, dunque, limitare alla sua dipendenza, ma alla complessità dei suoi bisogni.
Una risposta globale su
cui si sono spese e si stanno spendendo le cominità
terapeutiche. Un percorso di terapia in una comunità richiede, però, una
tempistica che varia dai
12 ai 36 mesi. Un impegno non sempre alla portata di tutti. Il cocainomane è spesso una perso-
INCONTRO SU PAOLO VI
Paolo VI è una di quelle persone che hanno lasciato un segno
nella storia della Chiesa e della società italiana. Ne ha parlato in modo sobrio, ma convinto, Alberto Monticone, venerdì
23 gennaio scorso, nell’Auditorium della Casa Don Guanella,
alla presenza di numerose persone, in un convegno organizzato dall’Associazione “La tua città” con la collaborazione dell’Azione Cattolica e della Caritas diocesana e dell’Associazione De Gasperi. Di Paolo VI, Monticone ha messo in luce il
cammino di frontiera e la modernità in ogni situazione che
gli si è presentata, sia durante la sua permanenza a Milano
come arcivescovo, in un momento storico difficile per i problemi economici della ricostruzione e l’immigrazione dal sud,
sia come pontefice dal 1963 al 1978, in anni molto critici per
l’Italia e per il mondo. Successe a Giovanni XXIII quando il
Concilio Vaticano II era alle prime battute: lo portò a termine e affrontò poi le fatiche dell’applicazione delle novità in
una Chiesa non ancora pronta, forse, per comprendere fino
in fondo le trasformazioni della società in atto.
Il suo pontificato fu segnato anche dalle tragiche vicende del
terrorismo degli anni 70. Rimane un fatto molto significativo la lettera che scrisse agli “uomini delle Brigate Rosse”,
perché restituissero “alla libertà, alla sua famiglia, alla vita
civile, l’onorevole Aldo Moro”. Dopo pochi mesi moriva in Castelgandolfo. Fu il primo papa a viaggiare in aereo per raggiungere terre lontane: Terra Santa, India, Stati Uniti, Fatima, Turchia, Estremo Oriente.... Fu il prima papa a parlare
all’ONU, per condannare, tra l’altro, il ricorso alla guerra,
proprio quando in Vietnam si svolgevano violenti combattimenti: “non gli uni contro gli altri, non più, non mai!”
Aveva un carattere molto riservato, riflessivo, pacato, molto
diverso dal suo predecessore, ma bisogna riconoscere che “ha
saputo destreggiarsi con grande sapienza”, “non ha avuto mai
il timore di esporsi o di essere criticato, e si è sempre preoccupato affinché la Chiesa partecipasse nel suo insieme ai
drammi della società, all’annuncio di una verità contro le ideologie”.
E.C.
na che ha una famiglia,
dei figli, ha un lavoro, o
frequenta la scuola. Impossibile sarebbe chiedergli di slegarsi dal contesto in cui è inserito. Ebbene: qui si inserisce “Porto Franco”. La nostra sfida vuole essere quella di
far emergere il sommerso, offrire un supporto,
con la totale garanzia
dell’anonimato, a consumatori occasionali, a consumatori continuativi, a
cocaina-dipendenti già in
trattamento che desiderano integrare il loro percorso, a familiari o insegnanti che hanno un rapporto significativo con chi
fa uso di questa sostanza».
Ma che cosa offre “Porto Franco”? «Un ambiente accogliente e non giudicante - spiega il dr. Valter Mascetti, psicologoposicoterapeuta della Cooperativa Sociale Arca di
Como -, dotato di uno staff
di professionisti e competenti che lavorano in team. Lo scopo che ci prefiggiamo è di favorire l’accesso ad un servizio di aiuto e consulenza, e non
solo di cura, a persone che
sono direttamente coinvolte nell’uso della cocaina. Si vuole rispondere ad
un’esigenza espressa da
persone che hanno fame
di conoscenza. Un ulteriore obiettivo vuole essere
quello di attivare un sistema di intervento di
carattere psicologico,
psicoeducativo e psicoterapeutico a supporto del
servizio reso dai servizi
pubblici».
È la logica della rete,
che ritorna. Lavorare insieme per intercettare un
fenomeno ed arginarlo.
“Porto Franco” sarà situato a Como presso la
sede dell’Arca di Como, in
via Tommaso Grossi, 4.
L’accesso sarà gratuito, su
invito del Sert, dell’Asl o
direttamente su appuntamento tramite prenotazione telefonica, al numero 031-296479 dalle ore 9
alle ore 12 e dalle ore
14.30 alle ore 18. È possibile inoltre inviare una
mail all’indirizzo info@ar
cadicomo.org. Il servizio è
gratuito e sarà attivo entro una settimana. Da
parte degli operatori è
assicurata la massima discrezione e disponibilità a
fissare i colloqui in orari
adatti alle necessità dell’utenza.
«Si tratta di una risposta necessaria ad un fenomeno in preoccupante ascesa - spiega Roberto Antinozzi, direttore generale dell’Asl di Como -, che
andrà ad integrarsi con i
servizi già esistenti, allo
scopo di offrire all’utenza
una possibilità in più di
uscire dal tunnel in cui si
è infilata, o anche solo di
maturare la consapevolezza di esserci davvero
entrata in questo tunnel…».
M. Ga.
CRONACA
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Como
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
OLTRE 37MILA NEL 2008
Musei Civici:
visitatori
in crescita
3
7.074. Complessivamente ha
raggiunto tale
cifra il numero
di visitatori dei
Musei Civici di Como nel
corso del 2008. Il 19,62%
in più rispetto al 2007.
Una dimostrazione di vivacità da parte delle
strutture comasche (Museo Storico/archeologico,
Pinacoteca e Tempio Voltiano) che non è esclusivamente frutto delle proposte di scuola-museo visto che, sottratti gli alunni, i visitatori sono stati
28.625 e pur sempre un
incremento del 10,56% di
utenti. Per discutere di
questi risultati, e per
tracciare qualche scenario futuro in proposito, abbiamo avuto modo di incontrare Lanfredo Castelletti, ancora per circa un
anno Direttore dei Musei
Civici, visto che col 2009
lascerà l’attività professionale. «I Musei Civici
hanno fatto riscontrare
un deciso aumento nel
numero di visitatori in generale e straordinario se
consideriamo le scuole. Si
tratta di risultati ottenuti grazie ad ampi sforzi comuni che hanno permesso di dar vita, ad esempio,
a nuovi percorsi “Scuolamuseo”. Risultati incoraggianti ha ottenuto, inoltre, la distribuzione del
volumetto dedicato all’attività didattica al Museo.
Uno strumento consegnato non solo agli insegnanti ma anche ai genitori
che così possono farsi promotori nell’organizzazione di visite didattiche perché non è detto che la meta classica di una classe,
ad esempio, debba sempre ed esclusivamente es-
Si tratta
del 19,62%
in più rispetto
al 2007.
Una dimostrazione
di vivacità
da parte delle
strutture comasche
(Museo Storico/
archeologico,
Pinacoteca e
Tempio Voltiano)
di LUIGI CLERICI
sere il Museo Naturalistico di Milano. Soprattutto
con l’anno scorso possiamo affermare che l’offerta culturale di Como sia
diventata molto creativa
grazie anche ad iniziative particolari, e di successo, come “Una notte al
museo”. Occasioni che, ovviamente, hanno destato
un maggiore interesse».
28.625 sono stati i visitatori complessivi dei
musei civici, dodicimila
dei quali relativi al “Giovio”, ovvero al Museo Storico ed Archeologico…
«Secondo me i Musei di
una città come Como,
quindi strutture di media
grandezza, devono avere
una “mission educativa”
che si esplica in due funzioni principali: la raccolta del patrimonio locale
ed il suo utilizzo appunto
per educare, informare
così che il museo diventi
uno strumento di conoscenza abitudinario per i
cittadini. Andare al museo non deve essere l’occasione ma un’opportunità da sfruttare periodicamente. Si tratta di promuovere una nuova cul-
tura. Ecco perché abbiamo avviato percorsi già a
partire dalla scuola dell’infanzia».
Tallone d’Achille è invece la Pinacoteca…
«Lo è meno di quello che
sembra. Innanzitutto l’obiettivo del prossimo futuro è quello di effettuare un vero e proprio restyling dei quadri al fine di
dare maggiore visibilità
al patrimonio conservato.
E’ interesse di tutta l’amministrazione, infatti, da-
re un forte impulso alla
Pinacoteca che ha molte
potenzialità ma non può
essere circoscritta alla sola arte contemporanea.
Le nostre collezioni, infatti, contengono cose eccelse ma purtroppo non hanno la “firma”. Abbiamo
anche ben 186 disegni di
Antonio Sant’Elia. Ma anche in questo caso non si
possono mostrare al pubblico per ragioni di conservazione».
Sempre più visitato dai
LE CELEBRAZIONI
Il 5 febbraio S. Agata in festa
I
l 5 febbraio è la festa
di S. Agata, o meglio,
di S. Agata vergine e
martire.
Una festa non può
non avere un messaggio
forte. Agata, nel pagano
III secolo, ha scelto la fedeltà al Signore rispetto
all’amore umano di un potente, che le avrebbe assicurato protezione, piacere e successo, ma non
era la vocazione a cui si
sentiva chiamata. Convinta che la verginità era
un modo più alto di vivere la sessualità, fu pronta ad accettare il martirio, che la privò dei segni
fisici della femminilità.
Agata è diventata una patrona privilegiata delle
donne, ed il suo esempio
è un richiamo che dovrebbe scuotere il nostro mondo, frastornato dal mito
del godere e dalla ricerca
di successi facili.
Il 5 febbraio, dunque, la
festa, a Como, è a S. Agata, dove accorrono molti
fedeli, donne soprattutto,
anche di altre parrocchie,
alla S. Messa delle ore
8.30 e delle ore 17.30, e a
quella straordinaria dell’orario festivo delle ore
10.00. Per tutta la giornata, poi, la cappellina, con
la grande tela di S. Agata
ben in vista, vede rinnovarsi la devozione tradizionale, in cui alle preghiere si accompagna l’accensione dei lumini. Nei
giorni seguenti, oltre a
momenti di meditazione
ed alle confessioni, va segnalata la solenne celebrazione eucaristica di
domenica 8 febbraio alle
ore 10.00, presieduta da
don Guido Calvi nel 25°
di ordinazione sacerdotale e già giovane vicario di
S. Agata.
La festa di S. Agata è
prevalentemente religiosa, anche se il quartiere
di San Martino, fino a non
molti anni fa, godeva pure
di una simpatica coreografia profana, fatta di
bancarelle, di “pampare”,
di dolciumi, di “filoni” di
castagne… Ora è rimasta
l’immancabile cena per la
“festa delle donne”, la se-
ra del 5 febbraio, presso
l’oratorio, ma il 2009 ci
riserva una felice novità
musicale. Alle ore 21.00
di sabato 7 febbraio, infatti, nella chiesa di S. Agata, in sintonia con la
struttura armonica del
sacro edificio, risuoneranno, in una atmosfera di
preghiera e ascolto, le note del Sontuoso Ensemble
in concerto. Viole, violini
e violoncelli, magistralmente suonati da giovani
musicisti, anche di S. Agata, ci faranno gustare
un canone, due sonate,
una sinfonia ed un concerto grosso di diversi autori, del calibro di Pachelbel
e Marini, di Mozart, Dittersdorf e Corelli.
turisti è invece il Tempio
Voltiano…
«Stiamo ultimando i lavori di conservazione».
Tra poco lascerà il suo
incarico di direttore dei
Musei cittadini. Cosa le
piacerebbe che venisse realizzato dal suo successore?
«Innanzitutto che si
prosegua nel cammino di
valorizzazione del patrimonio cittadino. Inoltre
che vengano creati degli
spazi espositivi misti, ovvero utilizzati dai Musei
ma anche dalle mostre
temporanee, perché le nostre strutture hanno bisogno di tali elementi dei
quali, purtroppo, i nostri
palazzi non sono dotati. E
pensare che un tempo il
cortile della Pinacoteca
era chiuso dalla pregevole copertura in ghisa di
stile liberty…In ogni caso
l’importante è che si capisca che i Musei sono
strutture destinate ad
evolversi nel tempo e quale sia il loro ruolo nel panorama turistico, con
la consapevolezza che i loro visitatori sono utenti
del prodotto “turismo” ma
che i musei stessi non
sono prodotti del turismo.
E poi Como ha grandi potenzialità di crescita e di
evoluzione. Si pensi al
recupero del Castel Baradello ed alla possibilità di
dar vita, nella torre, ad un
percorso storico oppure
alla valorizzazione di Porta Pretoria e del percorso
sotto la città alla scoperta delle mura romane».
CRONACA
P A G I N A
Como
15
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
RECIPROCO SCAMBIO DI ACCUSE TRA CGIL E CISL
Trasporto
pubblico
accordo
e scontro
tra i sindacati
T
Alto il livello
della tensione
dopo la forma
dell’accordo
con ASF Autolinee
tuale. Punti rispetto ai
quali si era invece chiamata fuori la Cgil, che,
fortemente contraria all’intesa, reputandola non
nell’interesse di tutti i lavoratori, aveva preferito
non firmare.
Fino a qui lo stato dei
fatti. Quella che poteva
apparire una semplice divergenza sindacale ha visto, però, nelle ore seguite all’accordo lievitare i
toni dello scontro. Prima
le dichiarazioni, rilasciate ad un quotidiano locale, del rappresentante
Rsu-Cgil Patrizio Chiappa: “Abbiamo la sensazione che le trattative si siano svolte al di là degli incontri ufficiali a cui abbiamo partecipato tutti.
Del resto l’accordo sottoscritto l’altro ieri sembra
fatto apposta per favorire una parte piuttosto che
un’altra”. Quindi la rispo-
Foto archivio Marcello Baldrati
sta della Cisl di Como che
manifestava l’intenzione
di dare mandato al proprio ufficio legale per verificare gli eventuali presupposti per una denuncia, ricordando, tra l’altro:
“…Rispetto all’accusa che
il premio favorisca alcuni
depositi rispetto ad altri,
in relazione all’appartenenza sindacale, si osserva che la falsità di tale affermazione trova puntuale smentita dalla tabella
allegata all’accordo e dalla quale si evince che il
deposito che in assoluto
beneficia del premio più
elevato è quello di Merate-Bergamo-Lurago presso il quale la Cisl non annovera aderenti. La
Cisl di Como, infine, ricorda ai colleghi della Cgil,
impegnati nelle trattative Asf, Luraghi e Scarpino, che tutti gli incontri
con i responsabili di Asf
sono avvenuti sempre alla presenza di dirigenti
sindacali Cisl e Cgil”.
Nei giorni successivi
alle dichiarazioni di Chiappa facevano eco quelle
del segretario della Filt
Cgil Guido Scarpino che
ribadivano, nella sostanza, le accuse alla Cisl. Immediata, anche in questo
caso, la risposta della
Cisl, ferma nel rivendicare la bontà dell’intesa con
Asf sottoscritta con Uil:
“In merito ai contenuti
dell’accordo - la nota della segretaria Cisl - intervenuto con Asf, la firma di
Cisl e Uil garantisce, per
l’anno 2009, un aumento
salariale medio di circa 3
mila euro annui per ogni
autista (1700 euro medi
di premio produttività,
1200 euro di ticket e almeno altri potenziali 100
euro di premi da definire).
A questi incrementi si
aggiungono 600 euro di
acconto per il premio
2008 che verrà erogato a
tutti gli autisti con la retribuzione di gennaio,
mentre nel mese di febbraio sarà erogato il saldo 2008 per chi ne avrà
diritto. L’importo complessivo 2008/2009 ammonta ad oltre 2 milioni
di euro che andranno nelle tasche dei lavoratori al
quale vanno aggiunti gli
oneri contributivi a carico di Asf. Come è agevole
rilevare, si tratta di importi significativi soprattutto in questa fase di
grave crisi economica.
Questi sono i fatti con i
quali la Cisl risponde alle
offese. Non intendendo
proseguire su questo piano, la Cisl conferma la volontà di esercitare al meglio la tutela dei lavoratori dando agli stessi risposte concrete sul piano
FINESTRA SUL CAMPIONATO
Il Como torna a vincere al Sinigaglia
F
inalmente, dopo
due mesi e mezzo
di attesa, ecco una
nuova sospirata
Vittoria del Como
tra le mura amiche. Raccogliendo gli auspici dei
loro sostenitori, i lariani
sono riusciti, anche più
nettamente di quanto non
dica il punteggio finale, a
battere l’Itala San Marco
di Gradisca d’Isonzo,
squadra che, almeno per
ora, naviga in una tranquilla posizione di centroclassifica.
Se però il risultato appare tutto sommato sincero, almeno “inconsueto”
è stato l’andamento della
partita. Già dopo poco più
di un minuto di gioco,
Facchetti, liberato da un
errore della difesa, si è
lanciato verso la porta
avversaria ed il difensore
ospite Visintin lo ha steso al limite dell’area di
rigore. Fallo da ultimo uomo con conseguente cartellino rosso, espulsione e
Itala in dieci.
Dopo l’infruttuoso calcio di punizione, e durante la partita ve ne saranno diversi altri, nessuno
calciato il modo decente,
il Como insiste caparbiamente all’attacco e già al
5° minuto, un bel passaggio di Bretti trova Sehic
al centro dell’area avversaria, abile controllo di
palla e tiro che si infila
nell’angolo basso alla sinistra del portiere Marcon. Si continua così, con
un susseguirsi di azioni
lariane che seminano il
panico nella difesa avversaria fino al 20°, quando
un cross di Bretti trova
Facchetti al centro dell’area, che con un bel colpo
di testa insacca ancora,
ma il gol viene annullato
per un fuorigioco che ben
pochi hanno visto. Alla
mezz’ora ci pensa però
Balleri a riequilibrare le
forze in campo con un gesto irrispettoso nei confronti del gruppetto di tifoso ospiti che lo stava
apostrofando, gesto grave
per un giocatore della sua
esperienza.
Sembra superfluo raccontare gli altri settanta
minuti di gioco, che proseguono con la stessa musica. Il Como a macinare
gioco e attacchi, ai quali
manca però il colpo finale, in particolare col mobile Facchetti, e Itala in
difesa che ben raramente
riesce a costruire qualcosa di pericoloso, tranne
due azioni nell’ultimo
quarto d’ora di partita che
permettono al portiere
Malatesta, altrimenti inoperoso, di fare la sua bella figura.
Il Como sale così a
trentacinque punti in
classifica, ad un punto dal
Rodengo Saiano e a due
dal Varese, con i tifosi già
in agitazione per lo scontro diretto del 15 febbraio.
Una annotazione negativa per l’andamento disciplinare: domenica
prossima, oltre a Balleri,
dovrebbero essere indisponibili per mister Cotta, Brevi e Salvi, sanzionati col cartellino giallo.
Sul fronte degli acquisti,
dopo la restituzione di Fofana al Brescia è atteso
l’arrivo di un attaccante,
a tutt’oggi il favorito sembra essere Lantieri dal
Legnano.
L. Cl.
CANOTTIERI LARIO: TITOLO EUROPEO A SABRINA NOSEDA
La stella della Canottieri Lario G. Sinigaglia, Sabrina Noseda si è confermata tra le atlete emergenti più forti del mondo. Sabato 24
gennaio Sabrina ha vinto infatti il titolo europeo di Indoor Rowing nella categorial Under 23 (leggeri) con il tempo sui 2.000 metri di 7’37”
netti sbaragliando la concorrenza. Il successo ottenuto da Sabrina al Palalottomatica, dopo i recenti buoni risultati nella gran fondo di
Pisa sono una grande scarica di adrenalina per tutta la squadra agonistica della società ultracentenaria del Lago di Como, che anche nel
prossimo quadriennio olimpico verrà presieduta da Enzo Molteni. Per la Noseda, atleta azzurra già protagonista dei Campionati del
Mondo Junior a Pechino nel 2007 (quinta nel 4- quattro senza) e di quelli Under 23 2008 (decima nel 2x doppio) la conferma che gli sforzi
fatti negli allenamenti stanno dando i loro frutti.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
rasporto pubblico
locale: sono giorni
di alta tensione
quelli che stanno
accompagnando
il mondo delle relazioni
sindacali comasche in
questo periodo. Al centro
dello scontro la firma dell’intesa, avventa lo scorso giovedì 22 gennaio, tra
Cisl e Uil e Asf Autolinee,
in merito al premio di efficienza guida per tutto il
personale viaggiante.
“Accordo molto positivo
- era stato il commento a
caldo di Fausto Tagliabue,
segretario generale della
Cisl di Como - perché dopo un anno di trattative
finalmente i lavoratori
percepiscono i risultati
del loro impegno”.
La sottoscrizione del
documento aveva fatto seguito ai segnali di avvicinamento manifestatisi
già lo scorso dicembre tra
la direzione aziendale e
Cisl e Uil con la convergenza su alcuni punti chiave della trattativa e la
sottoscrizione di una prima ipotesi di accordo che
ha fatto da preludio all’at-
economico anziché,
come fa Scarpino
prodursi in sterili
polemiche”.
E lo scontro continua.
Noi intanto diamo, brevemente, uno sguardo alla sostanza dell’accordo
stesso. “Un’intesa
che è stata molto
positiva - il commento di Fausto
Tagliabue, segretario generale della
Cisl di Como -, che
è arrivata a risolvere una vertenza
molto lunga e faticosa, che ha registrato momenti di
forte tensione e azioni unilaterali da
parte dell’azienda.
Da parte nostra
proseguiremo l’azione unitaria nei
confronti di Comune e Provincia per
chiedere maggiore
attenzione ai temi
del trasporto pubblico locale. Ribadiamo
inoltre la necessità di
sfoltire il numero di
aziende attive sul territorio che si occupano di
mobilità, molte delle quali sono degli inutili contenitori vuoti. Recuperando,
in questo modo, risorse
che potrebbero essere
reinvestite per elevare la
qualità del trasporto pubblico locale”.
Saranno i prossimi giorni a dirci qualcosa sulle
possibilità di riavvicinamento tra le principali sigle sindacali comasche.
Intanto ecco i contenuti dell’intesa.
Premio di risultato
efficienza guida
- Con la busta paga di
febbraio 2009 verrà corrisposto a tutti gli operatori di esercizio il premio
relativo all’anno 2008 (periodo 1° agosto - 31 dicembre).
- Con la retribuzione di
gennaio 2009 tutti gli operatori di esercizio percepiranno un acconto di 600
euro netti, relativo sempre al premio 2008.
- Per l’anno 2009 il premio sarà calcolato su base
annua (1° gennaio - 31 dicembre) e pagato con la
retribuzione del mese di
gennaio 2010. Nel mese di
luglio 2009 verrà erogata
una anticipazione sulla
base dei risultati del primo semestre per un importo pari al 40% del premio.
Ticket restaurant
- A tutto il personale Asf
(movimento - officine - uffici) a far data dal 1° gennaio 2009 verrà riconosciuto un ticket restaurant per ogni giorno di effettiva presenza del valore di 5,00 euro.
- Con la paga di febbraio 2009 verranno erogati
gli arretrati corrispondenti ai ticket restaurant
relativi al periodo che va
dal 21 ottobre al 30 novembre 2008.
Inoltre nei prossimi mesi sono previsti incontri
per discutere gli altri
punti dell’intesa e per definire il premio del personale delle officine ed
impiegatizio.
CRONACA
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Como
16
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
PREMIATI 56 COMASCHI DEPORTATI
E Como rivive
la sua guerra
ono 57 i deportati residenti in
provincia di Como per lavori coatti in Germania
durante la II Guerra
mondiale cui è stata attribuita dal Prefetto di Como, Sante Frantellizzi, la
medaglia d’onore nel corso di una toccante cerimonia che si è svolta martedì scorso alla sala consigliare di Palazzo Cernezzi. Questa cerimonia ha
rappresentato il momento dal più alto valore simbolico della “Giornata della Memoria” 2009, la ricorrenza istituita con
Legge dello Stato nel
2000 in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei
deportati militari e politici italiani nei campi
nazisti. Quest’anno la
“Giornata della Memoria”, promossa dall’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Como e dall’Assessorato all’Istruzione della Provincia di Como, insieme ad
altri partner (tra questi
l’Istituto di Storia contemporanea “P.A. Perretta”, la Prefettura, l’Ufficio
Scolastico Provinciale,
l’Associazione Jubilantes
ed il circolo Xanadù) è
stata caratterizzata da
un programma molto intenso che si concluderà il
prossimo 5 febbraio con
una giornata di riflessione e approfondimento per
le scuole della provincia
intitolata: “La Memoria e
noi. I Giusti, universalità
dell’esperienza e della responsabilità”. «La medaglia d’onore concessa a
queste persone è un riconoscimento che giunge
tardi dai quei tragici avvenimenti - ha ricordato
Valter Merazzi, direttore
dell’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato
S
Furono costretti al lavoro coatto
in Germania nel corso dell’ultimo
conflitto mondiale. È stata consegnata
loro una medaglia d’oro, in Municipio,
lo scorso 27 gennaio, Giorno
della Memoria
di LUIGI CLERICI
Perretta” di Como -. Sono
stati oltre 800.000 gli italiani “rastrellati” nelle zone di occupazione tedesche e della Repubblica
Sociale Italiana e finiti in
Germania per sostenere
l’economia tedesca, in
quanto tutti gli uomini
abili venivano arruolati.
In seguito alla forte richiesta delle associazioni
ebraiche e dei reduci, nel
2000, lo stato tedesco decise di procedere ad un risarcimento ma vennero
presi in considerazione
solo coloro che provenivano dall’est Europa. I cittadini italiani che furono
catturati e detenuti dai
tedeschi dopo l’8 settembre ‘43, internati nei campi di concentramento e
sottoposti a lavoro coatto,
in quanto prigionieri di
guerra, inizialmente furono quindi considerati indennizzabili. Successivamente il Kuratorium della Fondazione “Memoria,
responsabilità, futuro” ha
deciso di escludere gli internati militari italiani e
i lavoratori civili occidentali dall’indennizzo voluto dalla legge tedesca dell’agosto 2000. Furono
130.000 le domande di italiani che vennero dunque escluse da qualsiasi
risarcimento».
A fine 2007 il Parlamento Italiano, approvando la legge finanziaria, ha definito che lo Stato Italiano autorizza la
concessione di una meda-
glia d’onore, a titolo di risarcimento soprattutto
morale ai cittadini deportati e internati nei lager
nazisti. E’ un’amara riflessione quella che attraversa l’animo degli italiani che hanno visto nel
1943 l’accanimento nazista tedesco che ha tentato di annientare fisicamente e nella dignità decine di migliaia di cittadini militari e civili, e che
dopo più di cinquantanni
vedono prima un segnale
di riconoscimento e indennizzo, ed una successiva esclusione degli italiani dal riconoscimento
di vittime. «La decisione
di questi mesi cerca di riparare purtroppo un
grande dolore con la concessione di una medaglia
d’onore, che, seppur tardivamente, dà un riconoscimento solo simbolico perché non accompagnato
dall’indennizzo promesso
dalla Germania e poi non
mantenuto - ha sottolineato Merazzi -. Gli interessati, poi, devono far domanda e la loro posizione
viene sottoposta all’analisi di una commissione».
Dunque, martedì in 57
hanno ricevuto tale riconoscimento in Municipio,
mentre un altro comasco
è stato insignito della medaglia direttamente dal
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
nel corso della “Giornata
della Memoria” tenutasi
direttamente al Quirina-
le.
Quest’anno l’accento
della Giornata della Memoria a Como è stato proprio posto sul fenomeno
dei lavoratori coatti, i cosiddetti “Schiavi di Hitler”, come suggerisce il
titolo della mostra che sarà ospitata fino al 7 febbraio nei locali della Biblioteca comunale di piazzetta Venosto Lucati. La
mostra “Schiavi di Hitler.
L’altra Resistenza. Racconti, disegni, documenti
dei deportati italiani
1943-1945” ripropone, attraverso le parole dei protagonisti, una delle pagine più amare della seconda guerra mondiale, che
vide quasi un milione di
italiani, militari e civili,
deportati per essere sfruttati come lavoratori coatti nella Germania nazista. Un’esposizione che
vuole offrire strumenti di
comprensione e approfondimento su uno degli episodi meno conosciuti della nostra storia. Sempre
martedì scorso, ma al
mattino, l’ex cinema Gloria ha ospitato la rappresentazione dello spettacolo “La Farfala sucullo” dei
Sulutumana, vincitore
del 1° premio di drammaturgia “Teatro e Shoà”del
Centro Romano di Studi
sull’ebraismo dell’Università di Roma “Tor Verga-
ELENCO DEI PREMIATI
CON LA MEDAGLIA D’ONORE
Locatelli Giuseppe, Galbiati Giorgio, Rimoldi Celeste Paolo, Rivolta Martino, Salvino Zennaro,
Polinelli Delfino, Molteni Silvio, Maspes Ettore,
Borsani Serafino, Piazza Domenico, Bonconsiglio
Roberto, Bordessa Giovanni, Poncia Nicolino, Pozzi
Pasquale, Corti Tarcisio, Zicchetti Angelo, Bianchi
Giocondo, Brusa Renato, Maggi Graziano, Giudici
Mario, Tettamanti Francesco, Mancini Costante
Ettore, Corti Giovanni Pietro, Poletti Mario, Marelli
Claudio, Frigerio Emilio, Marelli Rodolfo, Zerboni
Luciano, Perazzoli Enzo, Pagani Giacomo, Del Pra
Luigi, Colzani Luciano, Algarotti Aldo, Manerchia
Nicolò, Soldano Andrea, Arrighi Innocente, Fendoni
Andrea, Molteni Ettore, Arnaboldi Sigifrido,
Bizzozero Marco, Buetto Ignazio, Lietti Mario,
Anzani Luigi, Arnaboldi Angelo, Cantinazzi
Osvaldo, Gatti Giuseppe, Anzani Aldo, Testoni Felice, Vicini Giuseppe, Scerbo Ugo, Gaffuri Silvio, Fontana Cesare, Frigerio Paolo, Gallo Alfeo,
Mastroianni Egidio, Rega Achille, Mazza Angelo
Augusto Renzo, Salerno Antonio, Mulinello
Vladimiro.
ta”. Ultimo appuntamento sarà, come accennato,
giovedì 5 febbraio, “La
Memoria e noi. I Giusti,
universalità dell’esperienza e della responsabilità”, una mattinata di riflessione ed approfondimento ospitata, come tradizione, dall’Auditorium
della sede del Politecnico
di Como. Nel corso dell’incontro interverranno Piero Kuciukian - storico,
giornalista, console on.
della Repubblica di Arme-
nia, Ambrogino d’Oro del
Comune di Milano per il
suo lavoro per il Comitato della Foresta dei Giusti, e Valter Merazzi su “I
Giusti e il ruolo salvifico
del Comasco 1943-1945”.
Seguirà l’esposizione dei
contributi proposti dalle
scuole: brevi ipertesti, letture di testimonianze, interventi di carattere artistico/espressivo, risultato
dell’azione di ricerca e di
riflessione effettuata in
classe.
UN PROTOCOLLO D’INTESA
Expo 2015: Campione firma con Milano
U
na valorizzazione delle testimonianze storiche e artistiche
campionesi, la
promozione di iniziative
congiunte e l’inserimento
dei principali eventi culturali, artistici e scientifici inseriti nel programma di Expo 2015. Sono
questi i punti principali
del protocollo di intesa siglato la scorsa settimana,
presso il Palazzo Comunale di Campione d’Italia,
tra Marita Piccaluga, sindaco dell’enclave, e Letizia Moratti, sindaco di
Milano, città dove avrà
sede la prossima Esposizione Universale. Un pro-
tocollo che, storicamente,
si pone in un “continuum”
temporale nelle vicende
tra Campione e Milano.
Infatti lo scudiscio da una
parte ed il pastorale di
Sant’Ambrogio dall’altra,
entrambi simboli racchiusi nello stemma comunale, recuperano in pieno la
loro valenza storica, memoria dello stretto legame esistente appunto tra
l’enclave e Milano. Il sindaco di Campione, Marita Piccaluga, lo ha ricordato rivolgendosi alla sua
collega Letizia Moratti:
«Campione ha sempre avuto uno stretto legame
con Milano, ed in particolare con la basilica di S.
Ambrogio di cui l’enclave
fu per secoli feudo. E poi
le testimonianze d’arte
dei Maestri campionesi:
prove artistiche di grande valore lasciate a Milano proprio mentre la città diveniva punto di riferimento per la conquista
della libertà comunale».
Un tavolo di coordinamento specifico tra Expo
Milano 2015 e il Comune
di Campione d’Italia consentirà, dunque, la progettazione congiunta di
iniziative che Milano e
l’enclave si impegnano a
realizzare “nell’ottica di
una valorizzazione reciproca delle eccellenze locali”. Con la firma di que-
sto protocollo l’Amministrazione ha infatti la
consapevolezza di rappresentare quello che viene
formulato come “un polo
strategico alla buona riuscita dell’evento” in ragione dei “suoi innumerevoli tesori storici e ambientali, i prestigiosi eventi
culturali che è in grado di
ospitare, le sue capacità
di attrarre flussi turistici
significativi”. «Non ho
mai pensato che l’Expo
dovesse essere un evento
circoscritto alla sola Milano - ha affermato il sindaco meneghino, Letizia
Moratti -, ma di tutta Italia, di tutte le sue città.
Con questo Protocollo in-
tendiamo valorizzare ciò
che il Comune di Campione riterrà utile, importante e significativo per la
sua comunità permettendo a tutti di arricchirsi reciprocamente». In pratica
Campione d’Italia verrà
coinvolta nella preparazione dell’Expo ferma restando l’intenzione di segnare, come ha dichiarato Marita Piccaluga, questa presenza “con la partecipazione ad un qualificato progetto legato sul
tema dell’Expo”. In particolare obiettivo sarà quello di dar vita ad iniziative di solidarietà internazionale nell’ambito di un
impegno preciso preso da
Milano nel presentare la
sua candidatura ovvero
costruire un centro per lo
sviluppo sostenibile che
permetta alle nazioni in
difficoltà di trovare occasioni di sviluppo.
Da segnalare che Campione, con la firma di questo protocollo, si è andata
ad affiancare a ben altri
centri italiani che hanno
compiuto lo stesso passo
come Firenze, Pavia, Torino, Verona, Mantova e
Trieste.
E Como dov’è? Beh, questa è una domanda che in
tanti incominciano a porsi alle nostre latitudini.
L.CL.
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
SABATO 24 GENNAIO SI È SVOLTO IL CONVEGNO “LA CARITÀ NON AVRÀ MAI FINE”
Don Beretta,
prima e oltre...
on è facile racchiudere la vita
e le scelte di
una sacerdote
come don Renzo Beretta tra le poltrone
di un convegno, tra le immagini di una mostra fotografica o tra le pagine
di un libro.
Perché la sua è una storia, o meglio una vita, fatta di quotidianità, della
semplicità dei piccoli gesti, spesso nascosti, di
una voglia di seguire Cristo nel silenzio del servizio.
Per questo, ricordandolo a dieci anni dalla sua
morte, si corre il rischio di
fermarsi a quel 20 gennaio 1999, alle 16.30 di quel
pomeriggio, quando don
Renzo trovava la morte
per mano di uno dei tanti
uomini che aveva cercato
di aiutare, insieme ai suoi
collaboratori, nella parrocchia di Ponte Chiasso.
“Dobbiamo sforzarci di
andare prima e oltre quel
20 gennaio”, ha spiegato
don Agostino Clerici aprendo il convegno “La
carità non avrà mai fine”,
tenutosi sabato 24 gennaio nella sala bianca del
Casino Sociale a Como.
Un appuntamento che
chiude le manifestazioni
organizzate in occasione
del decimo anniversario
della morte di don Renzo
Beretta.
“Dobbiamo andare prima - ha continuato il direttore de “Il Settimanale” - dando spazio alla Parola, fino a comprendere
le ragioni di una scelta a
cui rimanere fedeli fino al
martirio, e oltre, per scoprire la qualità perenne
della carità”.
Andare prima, dunque,
aiutati dalle pagine di un
libro fortemente voluto
dai suoi parrocchiani,
loro, che più di tutti, hanno conosciuto la fedeltà
nelle piccole cose, di un
testimone del Vangelo.
E’ nato così “Cara la
mia gente”, un volume
presentato in occasione
del convegno: omelie, biglietti di auguri, lettere,
raccolte dalla redazione
de “Il Puntesel”, il bollettino parrocchiale di Ponte Chiasso.
“Un modo per far parlare lui, don Renzo”, ha
commentato don Carlo
Puricelli, attuale parroco
del quartiere di confine.
Durante il convegno
Marco Guggiari, vice direttore del Corriere di Como, ha ripercorso le tappe principali della vita e
dell’apostolato del sacerdote nato nel 1922 a Como, nel quartiere di Camerlata.
“Attraverso le sue esperienze pastorali a Livigno, Mandello, in cattedrale a Como e a Solzago
- racconta Guggiari - ha
maturato quelle qualità
che hanno sempre con-
N
Il ricordo della figura di don Renzo, nel
decimo anniversario della sua morte,
ha offerto l’occasione per riflettere
sull’importanza della carità e del
servizio, anche nell’educazione.
pagina a cura di MICHELE LUPPI
traddistinto il suo servizio: affidabilità, spiritualità, accoglienza e coerenza”.
Il racconto della vita di
don Renzo scivola veloce
attraverso i decenni fino
al suo arrivo a Ponte Chiasso nel 1984. Qui, il sacerdote, si trovò ad affrontare le difficoltà e le
sfide di una parrocchia di
confine dove, alla fine degli anni ottanta, iniziaro-
no ad arrivare i primi profughi. Per aiutarli, don
Renzo diede vita ad un
primo piccolo centro di accoglienza che crebbe negli anni novanta, di pari
passo con l’emergenza,
grazie all’impegno del sacerdote e dei suoi collaboratori. Fino a quel tragico pomeriggio di gennaio.
“In quei giorni - ricorda
Guggiari - alcuni parroc-
Foto William
chiani chiesero a don Renzo perché li aiutasse. La
risposta fu semplice
quanto disarmante: perché siamo cristiani”.
La morte di don Renzo,
ma soprattutto la sua vita, il suo esempio, diventano così un modo per riscoprire la bellezza e l’urgenza dalla carità e del
servizio.
“Quale sarebbe lo stile
della carità di don Renzo
oggi?”, si è chiesto don
Puricelli all’inizio del convegno. “Certamente oggi
risponderebbe: l’educazione”.
Una tematica cara alla
nostra diocesi che ha dedicato all’educare il piano
pastorale di questo triennio.
Per parlare di carità e
servizio nella società di
oggi erano presenti al
convegno anche alcuni
rappresentanti di “Nuovi
Orizzonti”, associazione
attiva in tutta Italia nell’accoglienza di persone in
difficoltà. Nuovi Orizzonti è presente da alcuni anni anche a Como dove è
impegnata nell’evangelizzazione di strada.
Mirco e Alessandra
Buldrini della comunità
Nuovi Orizzonti di Trento
e responsabili per il nord
Italia, hanno portato la
loro esperienza. Un racconto toccante di rinascita dalla droga e dal vuoto
“che nasce dall’assenza di
Dio, dal non sentirsi amato dal Padre”.
“In comunità - ha raccontato Alessandra - accogliamo molti di questi giovani in difficoltà, persone
che hanno perso Dio e con
lui la voglia di vivere”.
“La carità - hanno concluso - non avrà mai fine,
fino a quando ci saranno
cristiani disposti a dare la
vita ogni giorno, morendo
a se stessi, per servire il
prossimo”.
La mattinata si è conclusa con l’intervento del
vescovo Coletti che è ritornato sul tema dell’educare ricordando come “in
fondo al servizio stia gioia, il fondo della gioia è
l’amore, il fondo dell’amore è Gesù”.
“Se il processo di educazione non è giocato dentro questa prospettiva ha continuato il vescovo finiremo con l’avere una
semplice trasmissione di
notizie perché ridurre l’educazione all’indottrinamento e all’addestramento è la fine dell’educazione.
Se realmente vogliamo
delle comunità cristiane
abbiamo bisogno di testimoni. Abbiamo bisogno di
santi”.
Testimoni, a volte scomodi, che sappiano provocare e far riflettere, proprio come don Renzo.
“Un libro per far sentire ancora la sua voce”
“Molto è stato scritto su don Beretta. L’archivio parrocchiale raccoglie 17 faldoni di articoli pubblicati in
quei mesi di dieci anni fa (…). Sono passati 10 anni appunto. La parrocchia e la gente del quartiere ha vissuto
con (in)sofferenza il veder “tirare per la giacchetta” il proprio parroco che per 15 anni aveva sentito predicare,
aveva visto mangiare, giocare, andare in montagna, arrabbiarsi e gioire. Era triste vederlo imprevisto ed
improbabile testimonial della linea politica, sociale, ecclesiale del banditore di turno. Ma era impossibile
contrastare la forza e la propaganda di quelle voci. Si poteva fare soltanto una cosa: custodire con cura e
devozione la sua memoria e i suoi scritti, magari rubati all’ultimo momento o scovati per caso in un cassetto.
Per chi ha redatto il testo e “credeva” di conoscere don Renzo Beretta, è stata una sorpresa e una scoperta.
Questa rimane “l’unica” ragione che ci ha convinto valesse la pena osare una pubblicazione”.
Sono queste alcune delle parole con cui i redattori del bollettino parrocchiale di Ponte Chiasso, “il Puntesel”,
aprono “Cara la mia gente”, la pubblicazione realizzata per il decimo anniversario della morte di don Beretta.
Un’opera, realizzata con il patrocinio del comune di Como, che ripercorre con testi e fotografie il ministero di
don Renzo.
“Un libro - ha spiegato la giornalista Laura d’Incalci, presentando il volume - nato non per raccontare chi
era don Renzo ma per farlo parlare, per far risuonare la sua voce e la sua testimonianza. Un memoria custodita con cura da parte dei suoi parrocchiani”.
“Un patrimonio non solo della Chiesa, ma di tutta la città di Como”, ha ricordato il sindaco di Como, Stefano
Bruni, intervenendo al convegno.
Il libro contiene, in appendice, una serie di testi autografi tra cui il testamento spirituale di don Beretta, perché il sacerdote era solito
scrivere su “fogli di quaderno, d’agenda o persino sul retro di carte che gli capitavano in mano”.
“Non ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente don Renzo Beretta - ha scritto il vescovo nella prefazione - ma leggendo le sue
parole mi sembra di poter ricavare l’immagine di un uomo che sapeva farsi voler bene. Una persona felice. C’è una frase che mi ha colpito.
Don Renzo racconta il giorno della sua ordinazione sacerdotale. Diventa prete e dice di “scoppiare di gioia”, una gioia che non vuole tenere
per se ma vuole “comunicarla” agli altri.
Senza avere la pretesa di offrire chissà quali interpretazioni penso di poter individuare in tale atteggiamento la chiave di lettura di
tutta la vita di don Renzo: se provi la gioia dell’incontro con il Signore non puoi tenerla per te, ma la devi condividere con il tuo prossimo.
A questa condivisione siamo tutti chiamati, e, ancora di più è chiamato a farlo un prete nei confronti di una comunità parrocchiale
affidata alla sua guida o verso il povero che staziona sull’uscio della chiesa”.
Il libro è disponibile presso la parrocchia di Ponte Chiasso (031-540557) e la segreteria de “Il Settimanale” (031-263533).
Fino alla metà di febbraio rimarrà allestita nella chiesa di Ponte Chiasso la mostra “Tutto è grazia” dedicata al sacerdote. Successivamente parrocchie e associazioni potranno richiedere i pannelli della mostra per proprie esposizioni contattando la parrocchia di Ponte
Chiasso o la Caritas diocesana.
CRONACA
P A G I N A
Como
19
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
VISITA AL CANTIERE
Lavori in curia:
finiti in un paio
di mesi
A
prile. Potrebbe
coincidere con
l’arrivo dei primi tepori primaverili l’ingresso di mons. Diego
Coletti, vescovo di Como,
nel suo appartamento, all’interno del Palazzo Vescovile di Como. Dopo due
anni da pendolare (attualmente la sua abitazione è dislocata all’interno del Seminario di Albate) il presule potrà così
posizionarsi in pianta stabile all’interno del suo
“quartier generale”.
È un restyling di tutto
rispetto quello che ha caratterizzato il Palazzo Vescovile in questi due anni.
I lavori hanno riguardato un’ampia porzione della struttura provata dal
degrado del tempo. Eretto in epoche differenti (la
costruzione iniziò nel
1163) il Palazzo ha subito nei secoli svariati interventi di ampliamento e
restauro. L’ultimo, tra i
più significativi, all’inizio
degli anni Trenta. Le sue
più recenti condizioni
rendevano, però, ormai
improcrastinabile l’avvio
di una nuova fase di lavori, che assicurasse stabilità alla struttura e
maggiore vivibilità al suo
interno.
Due milioni e mezzo di
euro. Questo l’investimento previsto per le opere, iniziate due anni fa.
Somma coperta, oltre che
dalle casse di Curia, anche da un significativo
contributo della Fondazione Cariplo e da altri
sponsor minori.
«Due anni fa - spiega
l’arch. Stefano Seneca,
curatore dei lavori - venni contattato per la sistemazione dell’appartamento del vescovo. Ad un
primo sopralluogo dello
stabile mi accorsi, però,
che il Palazzo necessitava di un intervento più
radicale, pena la sua conservazione nel tempo.
Notammo subito la significativa oscillazione dei
solai ed evidenti segni di
umidità dei plafoni. Una
visita nei sottotetti ci rivelò anche la presenza di
copiose infiltrazioni, oltre
che una diffusa copertura d’amianto in tutte e
cinque le ali dell’edificio
che sarebbe stato necessario rimuovere».
Misurata la febbre e
constatata la malattia del
paziente, da subito è scattato il piano d’azione per
provvedere alla sua guarigione. Piano effettuato
ovviamente, visto il pregio della struttura, d’intesa con la Soprintendenza.
«Siamo partiti - prosegue
l’architetto Seneca - effettuando un primo rilievo
sulla copertura, per pro-
Un investimento
di circa due
milioni e mezzo
di euro per
restituire stabilità
all’antica
struttura che,
in alcuni punti,
presentava
condizioni
di grave degrado
Nel servizio William
alcune immagini
del cantiere in corso
presso
il Palazzo Vescovile
di MARCO GATTI
grammare, adeguatamente, tempistica e modalità d’intervento. Le
opere sono quindi state
suddivise in lotti. Il primo lotto, ormai in fase di
ultimazione, ha riguardato la ristrutturazione della copertura, con il posizionamento di nuove
strutture lignee e il restauro di quelle recuperabili, la totale bonifica
dall’amianto, e un adeguato isolamento del
sottotetto al fine di ridurre la dispersione termica
e assicurare maggiore risparmio energetico».
Le opere hanno interessato anche l’ala all’interno del cortile, le strutture verticali del palazzo
(con la ricostruzione delle murature), il rifacimento dell’impianto di riscaldamento con il posizionamento di pannelli a pavimento.
Un ulteriore lotto ha riguardato la facciata, con
lavori di consolidamento
e restauro. «Nel 1931 - ha
continuato l’architetto
Seneca - il Vescovado fu
oggetto di un intervento,
seguito dall’architetto
Frigerio, che ne aumentò
la falda di copertura. All’epoca l’arch. Frigerio
scelse, per la colorazione
della facciata che guarda
su piazza Grimoldi, una
colorazione oro. All’inizio
degli anni Ottanta si decise di uniformare l’intero edificio a questa colorazione. Al suo interno la
struttura presentava, invece un intonaco color grigio. Per la colorazione definitiva del Palazzo, d’intesa con la Soprintendenza si è deciso di utilizzare
un intonaco a base di calce che resterà color oro
sulla facciata che guarda
a piazza Grimoldi, mentre manterrà un grigio
tortora per il resto dell’edificio. La posa dell’intonaco sarà effettuata in
condizioni meteo idonee a
garantirne la tenuta. In
ogni caso l’opera dovrebbe essere ultimata nel
giro di un paio di mesi.
Presto si provvederà, inoltre, anche alla sistemazione della copertura di una
falda di tetto che si affaccia sulla via Bianchi Gio-
vini».
Pressoché ultimato è
anche l’appartamento del
vescovo, per il quale si sta
provvedendo al montaggio degli arredi. Sarà do-
tato, oltre che di una cucina e di una camera da letto, anche di un’ampia biblioteca (quasi tremila
volumi) e di spazi di studio e lavoro.
«Abbiamo lavorato il
più possibile in modo organico - ha concluso
l’arch. Seneca -. I lavori
sono stati completati per
quanto riguarda la copertura, ma per il resto hanno interessato soltanto
un’ala del Palazzo. Quanto prima si provvederà ad
effettuare un’ulteriore
perizia per monitorare
danni e crepe presenti anche nella rimanente porzione, così da valutare
l’eventuale necessità di
ulteriori interventi. In
ogni caso le opere in cor-
so dovrebbero essere ultimate attorno al mese di
aprile, così da consentire
al vescovo di varcare la
porta della sua casa a
ponteggi smontati e a
cantiere concluso».
Viva soddisfazione anche da parte di mons.
Coletti sull’andamento
del cantiere. «Si è trattato di un restauro economicamente impegnativo, ma
necessario, viste le condizioni dell’edificio - ha dichiarato, tra l’altro, il
presule -. Grazie a questi
lavori credo che, per
quanto riguarda l’appartamento del vescovo, non
vi sarà necessità di apportare ulteriori interventi
almeno per altri sei miei
successori! »
CRONACA
P A G I N A
20
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
DOMENICA 1° FEBBRAIO
Scuola
dell’infanzia
I
l Ministro dell’Istruzione, Università e
Ricerca ha emanato,
la scorsa settimana,
l’informativa relativa
alle iscrizioni dei bambini alla scuola dell’infanzia statale e paritaria per
l’anno scolastico 2009-10.
Ne sono ovviamente interessati anche tutti i bimbi delle province di Como
e di Sondrio.
“Possono essere iscritti
alla scuola dell’infanzia recita il documento - le
bambine e i bambini che
abbiano compiuto o compiono, entro il 31 dicembre 2009 il terzo anno di
età. Possono, altresì, chiedere l’iscrizione alla scuola dell’infanzia le famiglie
le cui bambine e i cui
bambini compiono tre anni di età dopo il 31 dicembre 2009 e, comunque, entro il 30 aprile 2010”. Per
questi ultimi, l’ammissione alla frequenza è possibile solo a talune condizioni: disponibilità di posti,
esaurimento precedenti
liste d’attesa, disponibilità locali adatti.
Nel caso il numero delle domande di iscrizione
risultasse superiore al
numero dei posti complessivamente disponibili saranno accolte prioritariamente le domande riguardanti coloro che compiono tre anni di età entro il
31 dicembre 2009.
“Nelle scuole dell’infanzia dei territori montani prosegue la nota - … e dei
piccoli Comuni privi di
servizi educativi per la
primissima infanzia e con
sezioni aventi un numero
di iscritti inferiore a quello massimo previsto, è consentita, in via straordinaria, l’iscrizione di piccoli
gruppi di bambini - di
norma non più di tre - di
età compresa tra i due e i
tre anni.[...].
Orari di funzionamento: Normalmente la scuole dell’infanzia funziona
per 40 ore settimanali
(mediamente 8 (otto) ore
giornaliere) …”.
Le domande di iscrizione dovranno essere presentate entro il 28 febbraio 2009.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla lettura della C.M. n.4, - prot.
381 (R.U.U. del 15-012009 reperibile su www.
pubblica.istruzione.it.
FISM CORSO
DI IDONEITÀ PER
L’INSEGNAMENTO
DELLA RELIGIONE
CATTOLICA
Nei giorni 28 marzo,
4 aprile, 9 e 16 maggio
avrà luogo il 4° corso seminariale (a numero
chiuso), valido per completare la formazione ai
fini dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica. Il corso
verterà sulle riflessioni
metodologico-didattiche
per l’ insegnamento della religione cattolica e le
nuove “indicazioni nazionali”.
Sede del corso sarà il
Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” - viale Cesare Battisti, 8 - Como.
Il contributo alla partecipazione è di 65 euro a
persona a parziale rimborso delle spese. Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 28 febbraio 2009. Per informazioni: Fism Como,
tel. 031-300.057.
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
INCONTRO CON IL PASTORE VALDESE DI COMO,
ANDREAS KOHN, LO SCORSO 22 GENNAIO AL CENTRO
PASTORALE “CARDINAL FERRARI”
La sera del 22 gennaio erano presenti circa 50 persone per l’incontro con
il pastore valdese Andreas, fra le quali un piccolo drappello di fedeli di
quella Chiesa. Il numero abbastanza esiguo di presenze è forse una prova
dello scarso interesse che a tutt’oggi il tema dell’ecumenismo suscita non
solo fra i cattolici, ma, come ha osservato lo stesso pastore, anche in qualche frangia dei valdesi comaschi? Nelle parole del pastore vibrava l’amarezza per le difficoltà nel compiere passi anche modesti sulla via del dialogo e di una conoscenza più approfondita, tanto che, con oratoria efficace, ha
definito quest’epoca “inverno dell’ecumenismo”. La qualificata presenza di
alcuni sacerdoti cattolici (don Italo Mazzoni, don Battista Rinaldi, don Maurizio Mosconi, don Carlo Calori) è stata importante per stemperare i toni
accesi - che peraltro non chiudono alla speranza - soprattutto nel richiamo
al primo passo, che tutte le Chiese devono compiere davanti alla complessità e alla importanza di tale tema, cioè quello della conversione del cuore.
Infatti la Parola di Dio ci richiama continuamente all’unità, con le più belle
immagini che la letteratura antica ci offra: “Io sono la vite e voi siete i
tralci”; “Molti sono i carismi, molti i ministeri ma uno solo è lo Spirito” e
altre espressioni dense di suggestione, tanto che anche noi laici abbiamo
ripensato alla verità delle affermazioni del Concilio Vaticano II, che definiscono uno “scandalo”le divisioni fra i cristiani . Quella sera, soprattutto fra
i laici, si è affacciata la consapevolezza che il ricomporre le fratture passa
attraverso la conoscenza e la frequentazione, quella che permette di liberarsi da pregiudizi, anche inconsci, per far emergere non ciò che ci separa,
ma ciò che ci unisce. Ma in primo luogo la riconciliazione passa attraverso
la preghiera umile dei figli di Dio, che a Lui soltanto riconducono la capacità di offrire la pace vera e la verità; e sanno anche che la verità non è patrimonio di un gruppo ma deve sempre essere invocata dalla infinita ricchezza di Dio e che essa assume volti diversi nelle diverse circostanze storiche.
Durante gli interventi, abbastanza numerosi, è emersa la necessità di un’informazione e formazione più capillare sulle questioni che finora sono state,
giustamente, riservate ai competenti, ai vertici, ai responsabili delle varie
Chiese, poiché solo attraverso questo coinvolgimento popolare la Chiesa
può crescere e adeguare ai tempi la sua testimonianza di fede. Inoltre la verità non può essere disgiunta dalla carità e da quella povertà di spirito di
cui ci parla lo straordinario “discorso della montagna”. Ci siamo congedati
dal pastore Andreas con questa certezza: che prima di tutto il comune riferimento è il Vangelo, mai abbastanza amato, mai abbastanza approfondito,
che edifica l’uomo nuovo sopra l’uomo vecchio, che ci parla attraverso la
storia quotidiana. Auguriamo dunque alle due Chiese di Como, quella valdese e quella cattolica, un anno ricco di grazie spirituali.
GIULIA GALFETTI
SECONDO INCONTRO MARTEDÌ 3 FEBBRAIO
“Educare: decisione per l’esistenza”
M
artedì 3
febbraio
alle ore 21
presso l’ Auditorium
del Collegio Gallio si
svolgerà il secondo incontro del ciclo Educare:
decisione per l’esistenza, promosso da Centro
Culturale Paolo VI, Medicina e Persona, Associazione Agesc e Assessorato alla Famiglia e alle Politiche Educative del Comune di Como. In un ciclo di incontri dedicato all’educazione non si può
tralasciare la questione di
educare anche a saper affrontare la sofferenza e il
dolore. Diceva infatti Benedetto XVI nella Lettera
sul compito urgente dell’educazione: «Anche la sofferenza fa parte della verità della nostra vita. Perciò, cercando di tenere al
riparo i più giovani da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di
far crescere, nonostante
le nostre buone intenzioni, persone fragili e poco
generose».
Nello stesso tempo, episodi di cronaca oggi più
che mai sotto gli occhi di
tutti rendono di grande
attualità le domande sulla “qualità della vita”,
sull’autodeterminazione
dell’uomo, sull’eutanasia
e sul testamento biologico. Domande - spesso oggetto di dibattiti televisi
Appuntamento
presso
l’Auditorium
del Collegio Gallio
di ELENA GENTILI
e di dialogo quotidiano che i due relatori, vista
anche la loro specifica attività in settori che quotidianamente affrontano
tali problematiche, non
mancheranno di affrontare. Saranno presenti infatti Sylvie Menard, fino
all’aprile scorso direttore
del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto Nazionale dei
Tumori di Milano e tutt’ora consulente, e Giovanni Battista Guizzetti, responsabile del
Reparto Stato Vegetativo
del Centro Don Orione di
Bergamo.
La dott.sa Menard, parigina formatasi alla Sorbona, venne in Italia nel
‘69 con il matrimonio e
per lunghi anni ha lavorato col prof. Veronesi,
condividendone le posizioni circa l’eutanasia, finché nel 2005 scoprì di essere lei stessa malata di
un cancro inguaribile al
midollo: «Io, sono nata di
nuovo» afferma tranquillamente. Anche se il “parto” non è stato indolore:
“come andare a sbattere
contro un muro mentre
stai andando a 120 al-
l’ora”. Eppure tutto questo dolore ha acquisito un
senso e un valore, portando la scienziata a capire
che prioritario è il “prendersi cura” del malato, accompagnarlo nel difficile
cammino della malattia,
anche quando essa non
sia guaribile, perché essa
è pur sempre “curabile”.
«Quando si è sani si parla di vita e di morte come
valori filosofici, senza calarsi nella realtà. - ha detto in una recente intervista -. Ma quando ti trovi
in prima persona nella
condizione del malato, le
prospettive cambiano, co-
sì come le priorità. Io stessa partivo lancia in resta
a favore dell’eutanasia,
mi pareva un diritto di ‘libertà’, senza approfondire... Essendo francese,
poi, per me la libertà è
particolarmente importante. Il fatto è che tutti
combattiamo per l’eutanasia, ma come diritto del
vicino: quando ho dovuto
ragionare della morte
vera, la mia, la vita ha
preso valore, tutta, fino
all’ultimo istante. […]
Perché piuttosto che batterci per una “degna morte” non ci si batte per una
“vita degna”, affinché o-
gni cittadino abbia diritto alla terapia del dolore,
a un accompagnamento
totale, fisico e psicologico?
Una volta accettata la
propria morte capisci che
è un fatto naturale, a condizione che sia serena e
senza sofferenza, e oggi si
può».
Anche l’esperienza del
dott. Guizzetti non è meno intensa e significativa,
sviluppandosi giorno dopo giorno accanto a pazienti che non si muovono,
non parlano, non sembrano percepire il mondo
esterno, eppure respirano, alternano ritmi di sonno-veglia, hanno soltanto
bisogno di essere accuditi e alimentati col sondino, perché non riescono a
deglutire. Proprio perché
così distante dalla nostra
comune condizione di sani, la realtà dello stato vegetativo ci inquieta e ci
spaventa; ecco allora istintivo il tentativo di difenderci, accampando discorsi circa la “qualità
della vita” di tali persone.
A metterci in guardia contro tali domande e rovelli
interiori è il dott. Guizzetti: «Siamo solitamente
abituati a giudicare la
vita in termini utilitaristici: in base alle nostre
capacità di produzione, di
spesa e alla fine di godimento. Dimenticando
completamente altre dimensioni che costituisco-
no la vita umana che sono
la dimensione relazione,
la dimensione spirituale
e, perché no, la dimensione religiosa. Anche queste
sono caratteristiche dell’umano. Bisogna far molta attenzione a sdoganare
il concetto di “qualità della vita” perché poi potranno farne le spese i malati
di Alhzeimer, i ritardati
mentali, i disabili». Certamente stare accanto a tali
persone è tutt’altro che facile e costa molte fatiche,
tuttavia può sempre aprire lo spiraglio di una maturazione umana, come
sempre avviene quando la
sofferenza è accolta e affrontata per cercarne
frutti insospettati. Testimonia infatti Guizzetti:
«Noi non ci rendiamo conto del significato dei gesti più semplici che compiamo durante la giornata: alzarci da una sedia o
bere un bicchiere d’acqua.
Per noi sono ormai automatici. Ma stando con
queste persone uno capisce che anche mandar giù
un bicchiere d’acqua o
mangiare un cucchiaino
di gelato, hanno un valore relazionale e esistenziale formidabile. Vedere
una persona in questa
condizione, che deglutisce
o sorride mentre succhia
un pezzo d’arancio, se permette, costituisce per me
una grande soddisfazione».
CRONACA
P A G I N A
21
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
LA PRESENTAZIONE DELL’ANNUARIO E DEI PROGETTI PER L’ANNO IN CORSO
Iubilantes guarda al 2009
S
abato 31 gennaio alle ore 15.30,
presso l’Auditorium “Don Guanella” a Como, in
via T. Grossi 18 (ampio
parcheggio interno) l’associazione culturale comasca Iubilantes presenterà il nuovo Annuario e i
programmi del 2009. La
manifestazione, accompagnata dal coro “Voci del
Lario” diretto dal m° Nicola Franchi e presentato da Vito Trombetta, si
aprirà con la toccante testimonianza di padre Witold Szulcynski, direttore
della Caritas Georgia. La
Caritas Georgia, che Iubilantes sostiene da anni
anche con interventi di adozioni a distanza, è la destinataria della grande
raccolta di aiuti umanitari, intitolata “Emergenza
Georgia”, attivata durante tutto il mese di gennaio in città e in altri quattro punti di raccolta sul
territorio, con la collaborazione generosa di tantissimi, ditte private, enti
pubblici e privati, parrocchie, gruppi spontanei di
lavoro. La raccolta è stata occasione anche per la
creazione di una preziosa
sinergia con la Caritas
Diocesana di Como, di Cabiate e Decanale di Cantù
per aiutare la Caritas del
tormentato Paese caucasico.
La manifestazione
accompagnata
dal coro
“Voci del Lario”
diretto
dal maestro
Nicola Franchi
e presentato
da Vito
Trombetta,
si aprirà con
la toccante
testimonianza
di padre Witold
Szulcynski,,
direttore della
Caritas Georgia
Verso il Monte Ararat, Turchia
di SILVIA FASANA
Nel corso del pomeriggio verrà illustrata una
sintesi delle più importanti iniziative dell’anno
appena trascorso: tra queste, ricordiamo il “Viaggio
di Pasqua”, nella provincia sarda dell’Ogliastra,
alla scoperta dei luoghi
dedicati alla memoria e
alle leggende di San Giorgio di Suelli; il pellegrinaggio da Montecassino a
Roma, lungo la “Via dell’Angelo”, conclusosi nella capitale con una festa
in Campidoglio e con l’udienza papale e infine il
“Viaggio del cuore” in Turchia, tra cristianesimo
perduto e memorie bibliche, oltre al proseguimen-
to dell’impegno per la valorizzazione del Parco dell’ex S. Martino ed il recupero ciclopedonale della
vecchia ferrovia Grandate-Malnate.
Ma, soprattutto, sarà
dedicato spazio alla presentazione dei progetti
dell’associazione per il
2009, tra cultura e solidarietà, caratterizzati dalla
continuità dei progetti già
avviati e dalla fedeltà al
tradizionale impegno del-
l’associazione per la cultura del pellegrinaggio e,
per estensione, per la mobilità lenta e sostenibile.
A questo proposito si possono anticipare: la prossima inaugurazione di un
secondo breve tratto ciclopedonale dell’ex ferrovia
Grandate-Malnate; l’imminente pellegrinaggio a
piedi in Terrasanta sull’Israel National Trail,
importante percorso escursionistico di grande
DOMENICA 1° FEBBRAIO
PROGRAMMA VISITA PADRE WITOLD
A COMO E PROVINCIA:
30 GENNAIO-2 FEBBRAIO 2009
La Caritas
diocesana
conclude
il mese
della pace
omenica 1° febbraio la Caritas
Diocesana di
Como ha organizzato, a conclusione del mese della
pace, due iniziative di testimonianza e sensibilizzazione rivolte a tutta la
cittadinanza.
Durante la mattinata,
alle ore 10.30, padre
Witold Szulczynski, direttore di Caritas Georgia,
concelebrerà la S. Messa
nella chiesa di San Bartolomeo a Como. In serata, alle ore 21.00, presso
l’Auditorium dell’Opera
Don Guanella (via T.
Grossi, Como), lo stesso
padre Witold sarà il protagonista di una serata di
riflessione e condivisione
sul tema della pace.
Il rapporto tra la Caritas di Como e Caritas Georgia, nato alcuni anni fa,
ha permesso di instaura-
D
30 gennaio, venerdì
· Arrivo a Cantù a cura di Caritas Cantù.
· Partecipazione a Marcia della Pace a Cantù dalle 20.30 alle 23.00 circa
· Pernottamento da don Giuseppe a Cantù.
31 gennaio, sabato
· Trasferimento da Cantù a Como a cura di Caritas
Cantù/Iubilantes.
· Ore 15.30 partecipazione a assemblea annuale
di Iubilantes presso Opera Don Guanella a Como.
· A seguire partecipazione alla cena sociale di Iubilantes.
· Pernottamento presso Opera Don Guanella a
Como.
Due le iniziative
promosse
di testimonianza e
sensibilizzazione
rivolte a tutta
la cittadinanza
re proficue relazioni di
scambio e collaborazione
tra la realtà lariana e
quella caucasica. Per due
anni consecutivi la Georgia è stata tra i destinata-ri dei fondi raccolti durante l’Avvento di fraternità e la scorsa estate cinque giovani della diocesi
di Como hanno vissuto
una importante esperienza di volontariato e di condivisione operando per
circa due settimane a Tbi-
interesse ambientale; la
nuova iniziativa della
Giornata Nazionale dei
Cammini Francigeni, proposta per il prossimo 3
maggio in tutta Italia, isole comprese, da Iubilantes
e dalla Rete dei Cammini, coordinamento nazionale delle associazioni
che tutelano e promuovono il pellegrinaggio a piedi; infine, un inedito “Viaggio del cuore” in Francia, sulle tracce dei Catari
e della cultura occitanica.
Alla presentazione, aperta a tutti, seguiranno
l’assemblea riservata ai
soci, con il rinnovo delle
cariche sociali e la tradizionale cena sociale (prenotazione obbligatoria)
presso il salone “Don Guanella”, durante la quale
sarà proiettato il video del
“Viaggio del cuore 2008”
a cura di Guido Marazzi.
Il giorno seguente, domenica 1° febbraio, alle
ore 16.00 presso la basilica di Galliano a Cantù,
mons. Fernandez Lago,
canonico della cattedrale
di Santiago de Compostela, celebrerà la S. Messa
annuale per il sodalizio
comasco. La celebrazione
sarà preceduta da un breve saluto di padre Witold,
in partenza per altri impegni organizzati dalla
rete delle Caritas locali.
Al termine della liturgia,
accompagnata dal Coro
Polifonico “Pieve d’Isola”
diretto dal m° Guido
Bernasconi, mons. Lago
impartirà la solenne benedizione del pellegrino a
tutti gli aspiranti pellegrini presenti.
Per informazioni e contatti, la sede di Iubilantes
è in via Vittorio Emanuele 45 a Como; tel. 031279684; fax 031-265545;
e-mail: iubilantes@iubila
ntes.it; sito web: www.iubi
lantes.eu.
lisi, all’interno delle realtà gestite dalla Caritas
georgiana. È stato grazie
a questa esperienza che il
rapporto si è fatto più intenso e diretto, facendo sì
che padre Witold venisse
invitato a portare personalmente la propria testimonianza anche nella nostra diocesi.
Durante i giorni di ve-
nerdì 30 e sabato 31 gennaio e nel pomeriggio di
domenica 1° febbraio padre Witold sarà anche coinvolto in iniziative di altre realtà del nostro territorio (Caritas Decanale
di Cantù, parrocchia di
Cabiate e associazione
Iubilantes) che da tempo
sostengono i progetti di
Caritas Georgia.
1 febbraio, domenica
· In mattinata, alle ore 10.00 S. Messa in S. Bartolomeo a Como organizzata da Caritas Como.
· Ore 12.30 circa pranzo presso Associazione
Eskenosen a Como con Area Internazionale Caritas Como e giovani che hanno partecipato alle esperienze estive Caritas.
· Alle ore 15.15 circa trasferimento a Cantù a cura
di Iubilantes per intervento introduttivo a S. Messa Iubilantes ore 16.00 a Galliano.
· Trasferimento da Galliano a Cabiate a cura di
parrocchia di Cabiate e alle ore 18.00 celebrazione S. Messa a Cabiate.
· Cena a Cabiate e rientro a Como per le ore 21.00
a cura della parrocchia di Cabiate.
· Ore 21.00 presso Opera Don Guanella a Como
incontro pubblico di padre Witold organizzato da
Caritas Como con accompagnamento musicale a
cura di Iubilantes.
· Pernottamento presso Opera Don Guanella a Como.
2 febbraio, lunedì
· Trasferimento di padre Witold alla Stazione Centrale di Milano a cura di Caritas Como.
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22
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
SGUARDO DENTRO LE MURA DI CASA
Conflitti
in famiglia,
come
gestirli?
Si può imparare da un litigio?
Come si gestiscono in modo costruttivo
i conflitti in famiglia?
A queste domande ha cercato di dare
risposta la psicopedagogista Valerie
Moretti durante il secondo incontro
del corso per genitori, promosso
dal Comune di Como, che si è tenuto
lo scorso dicembre a Como presso
l’Aula Magna del Polo Regionale
del Politecnico di Milano
di MANUELA GIANI
S
i può imparare da
un litigio? Come
si gestiscono in
modo costruttivo
i conflitti in fami-
glia?
A queste domande ha
risposto la psicopedagogista Valerie Moretti durante il secondo incontro
del corso per genitori che
si è tenuto lo scorso dicembre a Como presso
l’Aula Magna del Polo Regionale del Politecnico di
Milano, nell’ambito della
quinta edizione del “Progetto Aurora” promossa
dall’Assessorato Famiglia
e Politiche Educative del
Comune di Como.
IL CONFLITTO FA
PARTE DELLA VITA
Il conflitto è un’esperienza comune e frequente nella vita. Non solo tra
persone e gruppi che entrano in contrasto perché
hanno necessità e obiettivi differenti, ma anche
dentro di noi. In questo tipo di conflitto, detto “intrapersonale”, le forze
contrastanti si attivano
quando dobbiamo fare
delle scelte tra bisogni,
desideri e obiettivi.
Di qualsiasi tipo sia, il
conflitto va innanzi tutto
riconosciuto. “Quando viene represso senza essere risolto - ha detto Valerie Moretti -, ci sono molte probabilità che riemerga, con gli stessi connotati e lo stesso bagaglio emozionale rimasto inespresso”.
Ma come vengono affrontati i conflitti?
Spesso con la discussione, senza risolvere la questione, o in modo distruttivo con rabbia, grida, violenza verbale e, a volte, fisica. Questa modalità, diffusa in famiglia, causa
sofferenza e prevaricazione, rancore e divisione.
Risultato? Si sta peggio di
prima.
Spesso il conflitto è una
vera e propria escalation:
da un disaccordo banale
che porta ognuno a irrigidirsi sulle proprie ragioni, si arriva a criticare
l’altro non per ciò che fa o
pensa, ma per ciò che è,
fino a smettere di ascoltarsi e a provare sfiducia
reciproca. E’ così che si
entra nella fase di massima distruttività per cui il
motivo iniziale del litigio
è ormai dimenticato e
l’importanza è combattere contro l’altro.
“Occorre ricominciare a
parlarsi in modo non accusatorio - ha spiegato
Valerie Moretti -, aprirsi
con sincerità e ascoltare
l’altro, riconoscendo che
anche lui, come noi, ha
delle ragioni e delle necessità. E’ necessario superare il desiderio di imporsi
e ricercare la cooperazione”.
I CONFLITTI NELLA
ADOLESCENZA
Impulsività e aggressività, incapacità di gestire emozioni e stress sono
caratteristiche critiche di
questa età, soprattutto
nei maschi.
Più che per maleducazione e mancanza di rispetto nei confronti degli
adulti, gli adolescenti sono impulsivi e conflittuali per cause fisiologiche legate all’immaturità della
corteccia frontale e allo
sviluppo ormonale. “Il testosterone - ha spiegato la
psicopedagogista - stimola l’amigdala, centro cerebrale delle emozioni, causa della maggiore aggressività e irritabilità nei
maschi. Al contrario gli estrogeni stimolano la crescita dell’ippocampo, l’area cerebrale associata al
controllo delle emozioni”.
Motivo, questo, che se da
un lato rende le ragazze
più abili nel ragionamento e capaci di comprendere la complessità delle
relazioni sociali, dall’altro
le espone a forme di conflitto interiore caratterizzate da vittimismo e fisime mentali.
COME GESTIRLI
CON STRATEGIE
EFFICACI?
Gli adolescenti vanno
aiutati dagli adulti a tro-
vare le parole per definire le loro emozioni e sensazioni, cosa provano e
come stanno. “Spesso non
lo sanno fare - ha spiegato Valerie Moretti-. Proprio oggi, lavorando con
un gruppo di studenti di
terza media, ho avuto
l’ennesima conferma di
questa loro difficoltà. Alla
mia richiesta di esplicitare le emozioni collegate
all’amore, hanno risposto
tutti gioia e felicità. Nessuno è stato in grado di
dire tristezza, frustrazione, rabbia”.
Ma come si può aiutare
i figli a dare un nome ai
propri vissuti emotivi e
affettivi?
“E’ molto importante ha risposto Valerie Moretti - che in famiglia ci siano persone disponibili ad
ascoltarli attivamente,
dall’inizio alla fine, senza
interromperli. Se ci vogliono raccontare una loro
esperienza dalla “a” alla
“z”, lasciamoglielo fare.
Tra le cose che ci vogliono dire, c’è sicuramente
qualcosa di importante”.
E quando non vogliono le
nostre parole?
“Non bisogna aver paura dei silenzi. Qualsiasi
educatore deve essere a
suo agio nel silenzio. Questo, in campo educativo,
non è tempo perso, ma
rigenerante. Se ben gestito, vale mille conversazioni di un’ora. Facciamo in
modo che possano godere
del suono del silenzio; insegniamo loro che è una
bella esperienza”.
LA FAMIGLIA,
“PALESTRA” DI
COMUNICAZIONE
La famiglia è il primo
luogo in cui si impara a
comunicare e a gestire i
conflitti in modo costruttivo o distruttivo.
I bambini e i ragazzi
che urlano, lo hanno imparato in famiglia. Se sono abituati a urlare in casa, utilizzeranno anche
fuori questa modalità comunicativa. Dai genitori
i figli imparano non solo
le parole, ma anche i modelli di comunicazione,
paraverbali (il volume e
l’espressività della voce,
la velocità con cui parliamo, le pause, i sospiri …)
e non verbali (espressio-
ni del volto, gestualità,
posture, movimenti del
corpo). Tutti elementi importanti che entrano in
gioco nella conversazione
in modo rilevante (il 38%
della comunicazione è
paraverbale; il 55% non
verbale; solo il 7% è verbale).
QUANDO
L’ADOLESCENTE
DIVENTA
VIOLENTO
“Piuttosto che punire ha suggerito Valerie Moretti - , è meglio rimandare la conversazione a un
momento più propizio,
comprendere cosa c’è alla
base del comportamento
e quali bisogni non sono
stati soddisfatti. Nella
maggior parte dei casi è
l’approccio vincente.
Spesso il comportamento
violento maschera sentimenti ed emozioni che gli
adolescenti non hanno
ancora il vocabolario giusto per esprimere.
Se la situazione è ingestibile, occorre chiedere
aiuto a un esperto, allo
psicologo scolastico o al
consultorio. Il figlio non è
un problema, ma ha un
problema che va risolto”.
ALCUNI
SUGGERIMENTI
PER I GENITORI
“Oltre a evitare le litanie del povero martire
(“Se tu alla mia età …”,
“Se io avessi avuto quello
che hai tu”), inutili e fastidiose per i ragazzi - ha
sottolineato la psicopedagogista -, è bene che gli
adulti chiedano scusa se
perdono il controllo e sono
in torto. E’ un buon esempio di umiltà. E’ inoltre
importante non denigrare in alcun modo i propri
figli. Presi dal litigio si potrebbero dire cose che si
rimpiangono. Ciò non significa che i genitori debbano sopportare tutto, ma
devono focalizzarsi sul
comportamento piuttosto
che sulla persona. Come
a dire: ti voglio bene, ma
non riesco proprio a sopportare il tuo comportamento”.
Se ben gestito, in modo
non distruttivo, il conflitto può essere un’occasione costruttiva di scambio
e crescita reciproca.
CRONACA
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Como
23
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
ALLA SCOPERTA DELLA COOPERAZIONE/196
È già tempo
di bilanci per
l’innovativo
progetto,
promosso dalla
Cooperativa
Sociale Biosfera
e sostenuto
dalla
Fondazione
Cariplo,
conclusosi lo
scorso dicembre
Catena Ecosolidale
la rete comasca
della sostenibilità
La realtà di Biosfera
Biosfera Società Cooperativa Sociale nasce nel
giugno 2000 con l’intento di sviluppare gli ideali
della sostenibilità ambientale. Tra i collaboratori interni ed esterni di Biosfera figurano operatori e consulenti con profili professionali diversificati, specializzati nel campo delle scienze biologiche e naturali, delle discipline giuridiche ed
economiche, della pedagogia e della comunicazione ambientale e generale.
La mission della cooperativa è fare di ogni persona un cittadino della Terra, che nelle proprie
scelte quotidiane sia attore responsabile e consapevole nei confronti del pianeta, nei rapporti
umani con l’intento di preservare il capitale naturale ed umano e consegnarlo in tutta la sua integrità alle future generazioni nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Per questo Biosfera ispira la
sua azione culturale e formativa alla Carta della
Terra.
Biosfera condivide i valori di fondo del mondo
della cooperazione. E’ associata a Confcooperative
Como e al Consorzio Eureka - Servizi alla Cooperazione e al Terzo Settore di Como. Opera in convenzione con il WWF onlus Italia, con il Parco regionale Spina Verde e con il Crea della Provincia
di Como.
Promuove e realizza campagne di informazione e di comunicazione legate ai temi dello sviluppo sostenibile, interventi e progetti di educazione ambientale rivolti alle scuole di ogni ordine e
grado e incontri informativi, formativi e culturali su molteplici temi ambientali - in particolare
sui temi del consumo sostenibile, dell’uso responsabile delle risorse, del riciclo e della raccolta differenziata - in collaborazione con enti pubblici
territoriali.
pagina a cura
del Consorzio Eureka
Ser vizi alla Cooperazione
e al Terzo Settore
www.eurekacomo.it
T
empo di bilanci
per il Progetto
“La Catena Ecosolidale” promosso dalla Cooperativa Sociale Biosfera e sostenuto dalla Fondazione
Cariplo.
Con il convegno dello
scorso dicembre si è concluso un innovativo progetto di educazione ambientale, avviato nel novembe del 2007, che ha visto il coinvolgimento di
varie realtà del mondo
scolastico, cooperativo ed
associativo in una logica
di “rete”: oltre alla cooperativa Biosfera, capofila
del progetto, sono stati coinvolti l’Istituto Professionale “G. Pessina” di Como e di Appiano Gentile,
l’Istituto Comprensivo
“Aldo Moro” di Como-Prestino e di S. Fermo della
Battaglia, l’Istituto Professionale Paritario a
indirizzo agro-ambientale di Albese con Cassano,
lo Sportello Scuola&Volontariato, la Cooperativa
Sociale Il Mosaico, l’Associazione Famiglie in cammino, l’Uciim provinciale
di Como, l’Associazione
Biosphere di Torino, l’Ufficio Scolastico provinciale, il Parco regionale Pineta Appiano Gentile e Tradate.
“Questa pluralità di esperienze dei soggetti della rete - dice Flavio Pavoni, presidente di Biosfera,
da anni impegnato nel
mondo scolastico e specializzatosi in “Progettazione educativa sostenibile e
pedagogia dell’ambiente”
presso l’Università Cattolica di Brescia - spiega il
titolo del Progetto “La
Catena Ecosolidale”, che
vuole richiamare il concetto della catena ecologica integrato con il valore
della solidarietà tra persone, in modo da sottolineare e richiamare la duplice connotazione formativa dell’ispirazione di
fondo: ecologico-ambientale ed umana-sociale”.
“Il progetto si è sviluppato attraverso momenti
di formazione dei docenti, riunioni di progettazione, attività di laboratorio,
stage residenziali, scambi tra classi e realizzazione di eventi sul territorio.
Sono state coinvolte 35
classi, 10 delle scuole primarie, 14 della secondaria di primo grado e 11 degli istituti superiori, per
un totale 600 alunni”.
COOPERATIVE
LEARNING
“ Uno dei punti di forza del progetto - prosegue
Pavoni - è stato il cooperative learning ovvero il
coinvolgimento attivo degli alunni attraverso il
loro diretto protagonismo
nelle attività di ricerca e
di conoscenza del territorio. Una classe dell’indirizzo turistico ha realizzato un “hotel ecologico”
virtuale con tanto di ecolabel, il marchio di qualità ecologica, e di regole
per la gestione sostenibile dell’albergo; un’altra ha
simulato un’agenzia turistica ed ha realizzato itinerari turistici sul territorio, corredati da opuscoli; alcune alunne hanno
fatto da “guide turistiche”
per i loro coetanei della
rete. Le classi dell’Istituto agro-ambientale hanno
realizzato un’ampia ricerca sull’agricoltura raccolta in un volume e in un
dvd. Gli alunni delle scuole di Prestino e di S. Fermo hanno realizzato un
calendario sul Parco re-
gionale della Spina Verde
e vari materiali didattici.
Molto significativi ed arricchenti sono stati gli
“scambi” tra le classi della rete”.
Tutta la sequenza delle attività realizzate è disponibile sul sito appositamente dedicato al progetto www.lacatenaecoso
lidale.org.
IL CONVEGNO
FINALE
La valenza pedagogica
ed educativa del progetto
è testimoniata anche dal
livello del convegno finale, svoltosi lo scorso 13 dicembre presso l’aula magna dell’Istituto Professionale “Gaetano Pessina” di Como.
Nonostante la copiosa
nevicata, che ha determinato qualche ritardo nell’avvio dei lavori, il convegno ha fatto registrare
un’ampia e qualificata
presenza di partecipanti,
con circa sessanta adulti
tra docenti ed educatori e
un centinaio di alunni
delle scuole della rete.
Di notevole spessore le
relazioni deli esperti intervenuti: la dott.ssa Donatella Diacci dell’Ufficio
autonomia dell’Ufficio
Scoloastico Provinciale di
Como ha inquadrato il tema dell’educazione alla
sostenibilità nel quadro
delle competenze europee
“di cittadinanza”; la
dott.ssa Loredana Mercadante, formatrice, ha
sviluppato il tema del
rapporto tra educazione
sostenibile e competenza
nell’ambito dei curricola
didattici; il dott. Walter
Bianco dell’Associazione
Biosphere di Torino ha affrontato le problematiche
cruciali della sostenibilità
in agricoltura. Il dott. Flavio Pavoni, coordinatore
scientifico del progetto, ha
introdutto la parte dedicata ai materiali prodotti
nell’ambito del progetto,
pubblicati su www.lacate
naecosolidale.org, il sito
web integralmente dedicato al progetto. Ben tre
sessioni del convegno,
protrattosi anche nel po-
meriggio, hanno visto come protagonisti gli alunni: dopo un’introduzione
delle docenti Frigerio e
Pellegrini, le alunne di
due classi quinte dell’indirizzo turistico hanno
presentato i lavori realizzati nell’ambito del filone
“Turismo ecocompatibile”; i docenti Verga e Cantaluppi dell’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” Como Rebbio S.Fermo, con i
rispettivi alunni delle
classi seconde e terze,
hanno presentato i lavori
realizzati nell’ambito del
tema “Aree protette”; un
gruppo di alunni dell’Istituto Professionale agroambientale di Albese con
Cassano, coordinati dalla
dott.ssa Silvia Fasana e
dai docenti Pozzoli e Rovagnati hanno proposto
sintesi delle loro ampie
ricerche sull’agricoltura
comasca, seguite dalla
proiezione di un dvd con
le interviste a due nonni
sul tema della civiltà contadina.
A conclusione della
giornata, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli alunni coinvolti nel progetto.
Nel corso della giornata, varie classi hanno potuto partecipare ai laboratori interattivi curati
dall’Associazione Biosphere di Torino.
CRONACA
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24
Como&Territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
CHIUDE IL 1° FEBBRAIO LA MOSTRA A CARIMATE
Eli Riva, l’opera grafica
S
i chiude domenica 1° febbraio la
mostra dedicata
all’opera grafica
dell’artista comasco Eli Riva, scomparso nel febbraio 2007. Una
scelta di ottanta disegni
che sono stati esposti nel
“Salone Civico del Torchio” a Carimate. Scultore per vocazione, Eli Riva,
nato a Rovenna di Cernobbio (Como) nel 1921,
ha operato con un’arte
matura già a partire dal
1950 e fino ai primi anni
del nuovo secolo, portando la scultura da un’impostazione “di massa” degna del migliore Novecento storico ad un’arte spaziale ed aerea; e dal “figurativo” all’ “astratto”.
Presso il “Salone
Civico del Torchio”
sono esposti
un’ottantina
di disegni
dell’artista
Dotato di una eccezionale manualità, Riva si
sentiva erede dei “Maestri Comacini” poiché eseguiva le sue opere “a taglio diretto” nel marmo.
Di formazione artigianale, si espresse dapprima con notevoli opere nello sbalzo e cesello, portando tale tecnica anche a
grandi dimensioni, come
nella realizzazione di portali di chiese a Diano Marina (Imperia) - la parrocchiale e il santuario di
Nostra Signora della Rovere (1956) - e nella “Via
Crucis” di Madrona (Como) del 1953.
Passato alla scultura
vera e propria, e culturalmente informato, fu sensibile a tutte le istanze
dell’arte contemporanea
della seconda metà del secolo scorso, talvolta anticipandole, come ad esempio nelle “Piastre” del
1956.
Molta e intimamente
vissuta con spirito profondamente religioso la sua
produzione nell’arte sacra, con opere di ispirazione personale, con opere di
committenza (fra le
piú significative il
portale in bronzo
della parrocchiale
di Chiasso - Svizzera - del 1967, il monumento a Papa
Innocen-zo XI sulla via O-descalchi
in Como del 1994,
alcune “Vie Crucis”
e numerose cappelle ci-miteriali),
ma soprattutto è
interessante e specifico il suo intervento
nelle soluzioni presbiteriali nelle nuove chiese
post-conciliari: S. Agata
(Como) e chiesa di Lipomo
(Como).
Tutta la sua ricerca estetica si rispecchia nell’opera grafica, dalla “fi-
gurazione” all’“astrazione”.
Il disegno ha infatti accompagnato tutto il suo
lavoro, come ricerca di
nuove forme plastiche,
come indagine spaziale,
ma anche come ricerca
del “segno”: un segno particolare, a punta di pennino ed inchiostro, non a
tratteggio incrociato, ma
sottile, ravvicinato, a creare plasticamente “chiari”
e “scuri”, forma e volume.
La mostra è visitabile
da lunedì a sabato dalle
ore 10.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle 19.00, e
la domenica dalle ore 9.00
alle 19.00.
SCHERZI DI PAESE
Val d’Intelvi e le burle che anticipavano il Carnevale
ennaio è proprio il mese
più noioso.
Passate le feste, riposti i
palloncini colorati, le luci,
i nastri d’argento, le
statuine del presepe, la
casa sembra più triste,
più squallida. Per quelle
persone poi che come me
non possono avventurarsi sulle strade innevate e
ghiacciate, sembra che il
giorno sia lungo il doppio.
Penso a quello che doveva succedere ai nostri
nonni in questo periodo
dell’anno: poca luce, poco
riscaldamento, ma erano
ricompensati da tanta
cordialità perché in questo periodo più cupo dell’inverno c’era una strana
G
tradizione: al generonn.
Il 31 gennaio bisognava stare ben attenti ad affacciarsi alle porte e finestre perché era il giorno
in cui tutti gli scherzi valevano, sia diretti a giovani che agli anziani. Era,
in sostanza, l’inizio del
carnevale e, anche se
mancava molto tempo, ne
anticipava quell’allegria
tipica condita di gioia e
chiacchiere che ci si scambiava vicino al camino.
Forse è proprio per questo che molti racconti dei
generonn sono arrivati fino a noi.
Di solito era una sola
persona che suggeriva
l’idea dello scherzo, ma il
tutto era il frutto di un
lavoro di gruppo.
ORTOFLORICOLA COMENSE:
RIPRENDONO GLI INCONTRI
La Società Ortofloricola Comense ricorda
che lunedì 2 febbraio, riprendono i tradizionali incontri di aggiornamento mensile in via
Ferabosco, a Sagnino (Co) sul verde; ogni primo lunedì del mese, aperti a soci e simpatizzanti. Tema della serata “Le orchidee spontanee” a cura del dott. Pietro Testori.
...hai l'ALCOLISMO
in casa?
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...hai bisogno di AIUTO?
I GRUPPI FAMILIARI
AL-ANON
condividono le loro
esperienze
in modo anonimo e gratuito
e possono offrirti
le informazioni che cerchi.
telefona al numero verde
800-087897
Un giorno venne coinvolto, e questo è solo uno
di quelli che hanno fatto
“storia”, un gruppo di contadine che avevano l’abitudine di accendere ceri
alla Madonna di una piccola edicola che si trovava su una carrareccia che
attraversava i prati sul
lato occidentale del paese. Lo spunto che diede l’idea del generonn di quell’anno venne quando un
gruppo di giovani, che non
potevano andare al lavoro, decise di restaurare la
cappellina e, mentre stavano lavorando, alcune
contadine che passavano
da quelle parti chiesero
cosa stessero facendo a
quel loro angolo di devozione.
Forse lo chiesero in malo modo, al punto tale che
i ragazzi ci rimasero male
e decisero, così, di vendicarsi. Sparsero quindi la
voce che il sindaco aveva
deciso di togliere la cappellina dal suo posto e
portarla sulla piazza
principale del paese con
tanto di fontana zampillante davanti.
Apriti cielo! Le donne
chiesero parere a tutti,
ma indignate dovettero
costatare che nessuno era
dalla loro parte. Solo i ragazzi consigliarono che
l’unica cosa era quella di
recarsi dal sindaco a fare
un forte e deciso reclamo.
Abilmente raggirate, le
donne accettarono e, naturalmente, fu scelto l’ul-
VISITA AL BORGO MEDIOEVALE
DI CANTÙ CON MONDO TURISTICO
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 8 febbraio una
visita guidata a Cantù “Canturium - Il borgo Medioevale”. Centro economico della Brianza Comasca, Cantù conserva un patrimonio di rara bellezza e fascino che è possibile
scoprire percorrendo in pochi passi le antiche vie del centro.
L’appuntamento è fissato per le ore 14.00
con la giuda in piazza Garibaldi (la grande
piazza centrale) presso l’edicola. Si procederà quindi alla visita al centro storico di
Cantù a partire dalla Porta Ferraria, unica
rimasta delle antiche mura di cinta del borgo medievale, passando dalla cappella della
Madonnina (affreschi datati 1514), e dalla
“via delle torri” fino al monastero cluniacense di Santa Maria con la bellissima chiesa
seicentesca di Gerolamo Quadrio, architetto della fabbrica del Duomo di Milano.
Questa visita, della durata di 2 ore circa,
è organizzata in occasione della festa di Santa Apollonia (9 febbraio), patrona della città. La quota di partecipazione è di 5 euro.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; email: [email protected]; Marco
Ballabio, tel. 338.7875090; e-mail: marcobal
[email protected].
timo giorno di gennaio.
Possiamo solo immaginare la sorpresa del sindaco, quando, di prima
mattina, si vide invadere
l’ufficio da molte donne
arrabbiate che parlavano
tutte assieme, tanto che
lui non riusciva a capire
cosa volessero. Quando
ottenne un po’ di silenzio,
quale non fu la sua sorpresa quando capì che le
donne reclamavano per
una ragione del tutto inesistente; ma il calendario
che era sulla scrivania del
sindaco gli diede la giusta
spiegazione: quello era un
generonn bello e buono.
Come fece il povero sindaco a non strozzarsi dal
ridere e rientrare a fatica
nella sua veste di funzio-
nario per spiegare alle
contadine che erano state vittime di uno scherzo,
non sappiamo proprio immaginarlo.
Le donne se ne andarono più arrabbiate che
mai, ma il racconto fece il
giro di tutte le case. Morale: i ragazzi, autori del fatto, girarono per settimane a una distanza di sicurezza dalle “vittime”,
ma ormai era arrivata la
primavera e le contadine
avevano già dimenticato
o almeno accettato lo stato di cose. Comunque la
cappellina della Madonna
sta ancora al suo posto a
ricevere i ceri e le preghiere dai contadini, in barba
all’antico generonn.
RINA CARMINATI FRANCHI
PORLEZZA NEL SUO DIALETTO
VENERDÌ 30 GENNAIO
La conservazione della memoria storica delle genti è e
dei luoghi è spesso legata ad una tradizione orale che
col passare del tempo si disperde sempre più con il rischio di scomparire per sempre.
Allo scopo di interrompere questo lento, ma inesorabile processo di oblio, l’amministrazione comunale di
Porlezza ha ritenuto importante far stampare il libro
Porlezza nel suo dialetto.
L’autore, Mario Maggi, ex dipendente comunale, ha
messo a disposizione la propria opera gratuitamente
una raccolta meticolosa costituita da 160 pagine con
duemila vocaboli, 210 proverbi, 42 filastrocche e modi
di dire a rischio di estinzione.
Venerdì 30 gennaio alle ore 21.00 il volume Porlezza
nel suo dialetto verrà presentato nell’aula magna delle
scuole medie in via Osteno.
Farà da splendida cornice alla serata l’esecuzione di
brani musicali a cura della “Accademia Musicale 5 Valli”.
Il programma prevede musiche di Fryderyk Chopin,
Notturno in Si bemolle minore, al pianoforte la maestra Katiuscia Cambria; Anonimo, Giochi proibiti, alla
chitarra l’allievo Marco Capizzi; Fryderyk Chopin, Preludio op. 28 n. 15 “La goccia d’acqua”, al pianoforte l’allieva Valentina La Monica; Franz Liszt, Richard
Wagner, Isoldes Liebestod, al pianoforte il maestro Massimo De Maria. Seguirà un rinfresco.
CRONACA
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ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
CITTIGLIO POSSIBILITÀ DI VISITA AGLI SCAVI ARCHEOLOGICI
In festa per san Biagio
L
a sera di martedì
3 febbraio si celebrerà a Cittiglio la
festa di S. Biagio, il
santo protettore
della gola a cui è dedicata, nel pese valcuviano,
un’antica chiesetta. La
festa sarà “replicata”,
come consuetudine, anche
la mattina della domenica successiva. Il programma prevede:
• martedì 3 febbraio,
ore 20.30: S. Messa con
benedizione della gola; al
termine, incanto dei canestri, falò, panettone e vin
brulè;
• domenica 8 febbraio, ore 10.00: S. Messa
con benedizione della
gola; al termine, distribuzione del pane benedetto
e incanto dei canestri.
La festa si svolgerà con
qualunque condizione di
tempo ed il ricavato sarà
destinato alla prosecuzione del restauro di quest’antica chiesetta romanica. L’appuntamento rinnova un’antichissima tradizione popolare che, di
anno in anno, si è tramandata sino a noi, riuscendo, però, a mantenere e
conservare la sua originale impronta di momento
di fede, vissuto in maniera comunitaria.
In aggiunta a questi
appuntamenti è previsto
per le ore 21.00 di sabato 7 febbraio nel salone
dell’oratorio un concerto
del gruppo “Il Vecchio Camino” che proporrà “I canti dell’osteria”.
Alle ore 15.00 di domenica 8 febbraio, invece, è programmata una
visita guidata agli scavi archeologici in corso nella chiesa di San
Biagio (vedi foto qui sopra). Questa opportunità
permetterà ai visitatori di
prendere visione delle ultime ed interessanti scoperte fatte con gli interventi portati a termine
nella scorsa estate. Da
segnalare che nello scorso mese di ottobre la Soprintendenza ai beni monumentali e paesaggistici
della Lombardia ha approvato il progetto predi-
sposto dalla parrocchia di
Cittiglio per la sistemazione del pavimento interno della chiesa di San
Biagio; tale progetto verrà realizzato in parte con
materiali tradizionali ed
in parte con superfici vetrate che lasceranno in
vista le testimonianze
archeologiche rinvenute
in questi ultimi anni. Prima, però, della posa del
pavimento andranno consolidate tutte le strutture murarie rinvenute all’interno della chiesa,
nonché dell’area ove è stata scoperta una importante ed interessantissi-
ma sequenza di tombe
medioevali. Questi ultimi
lavori beneficeranno di
un cofinanziamento da
parte della Regione Lombardia che, in novembre,
ha stanziato 12.200 euro
alla parrocchia di Cittiglio proprio per il progetto di “Realizzazione di
strutture di consolidamento, realizzazione di
supporti informativi e attività di documentazione
e ricerca per la chiesa di
San Biagio”. Il finanziamento ricevuto oltre agli
interventi strutturali coprirà anche la spesa per
la prossima pubblicazio-
AFRICALENDARIO/12
CRISI
ALIMENT
ARE,
ALIMENTARE,
CIOÈ LA GENTE
NON HA PIÙ DA
MANGIARE...
In queste settimane,
caratterizzate da euforia generale per l’insediamento di Obama
(che ha provocato un’ulteriore esplosione di adesivi, magliette, canzoni, negozi e perfino un
modello di pila a lui dedicata) i giornali kenyani
hanno iniziato a denunciare il rischio di un’enorme crisi alimentare. Stime paurose danno una
persona su tre a rischio denutrizione e prevedono un esaurimento delle scorte di mais a partire da maggio fino al prossimo raccolto, in luglio. Tutto ha avuto origine con il sommarsi delle
violenze post-elettorali dello scorso anno ad
un’anomala carenza di precipitazioni. I disordini hanno provocato 300.000 sfollati, in gran
parte contadini che hanno abbandonato il lavoro nei campi per mettersi in salvo in altre zone
del paese e regioni che esportavano cereali si
trovano ora ad aver bisogno di aiuti alimentari
internazionali. A rendere la situazione ancora
più insostenibile ci hanno pensato il mese scorso alcuni funzionari del ministero che, si sospetta in accordo con alcuni parlamentari, hanno
rivenuto gran parte di questi in Sud Sudan, dove
il prezzo del mais è quattro volte più alto! Fortunatamente è scoppiato uno scandalo (i media
kenyani sono abbastanza indipendenti) e sono
in corso indagini per stabilire la responsabilità
dell’enorme truffa. Ma chi riuscirà a fermare la
disperazione di chi è senza cibo? Chi spiegherà
a una madre non in grado di procurare un pasto al giorno per i propri figli che “le indagini
sono in corso”?
Per seguire Martino e dialogare con lui: http://
martinkenya.splinder.com.
MARTINO GHIELMI
ne di un libro sulla chiesa di San Biagio e la predisposizione di pannelli
illustrativi sui ritrova-
menti che facciano da
supporto ed aiuto ai visitatori della chiesa.
A.C.
CUVIO A SOSTEGNO DEL SERVIZIO ANTINCENDIO
AGENDA ZONALE
CITTIGLIO
Il nuovo eliporto è reltà
Celebrazione per san Giulio prete: l’appuntamento sarà questa sera, sabato 31
gennaio (Ricorrenza liturgica di San Giulio) con la fiaccolata alle ore 20.00 in partenza dall’arco di San Giulio, nel rione omonimo, sino alla chiesa parrocchiale ove
alle 20.30 verrà celebrata la S. Messa. Al termine festa in oratorio con il falò e
l’incanto dei canestri. La mattina successiva, 1° febbraio celebrazione solenne della S. Messa alle ore 11.00 e nel pomeriggio alle ore 14.30, processione per le vie del
paese. Poi tombolata e, alla sera cena a base di trippa.
CUGLIATE
Anche questa comunità è affidata alla protezione di S. Giulio prete. Dopo le iniziative che già hanno animato la settimana, i prossimi appuntamenti saranno:
• venerdì 30 gennaio: ore 9.30 S. Messa e adorazione eucaristica libera sino alle
15.00, poi adorazione guidata per i ragazzi delle medie e alle 15.30 Benedizione.
Ore 20.15 Preghiera per la Pace con camminata a partire dalla località Taverna
sino alla chiesa parrocchiale e conclusione con il Gran Falò in oratorio.
• sabato 31 gennaio: ore 10.30 Adorazione eucaristica guidata per i bambini
delle elementari sino alle 11.00, poi adorazione libera sino alle ore 16.30 quando ci
sarà la benedizione eucaristica conclusiva cui seguirà alle 17.00 la S. Messa. Alle
ore 20.45 in oratorio la commedia comica in tre atti di Georges Feydeau “La palla
al piede” presentata dalla Filodrammatica Cugliatese.
• domenica 1° febbraio: ore 10.30 S. Messa solenne accompagnata dalla Corale
San Giulio; alle 14.30 solenne processione per le vie di Cugliate con la statua del
santo e la partecipazione del locale corpo musicale; alle 15.30 incanto dei canestri
sul sagrato della chiesa e alla sera, sempre alle ore 20.45 replica della commedia
“La palla al piede”.
FABIASCO
Festa patronale della Madonna della Candelora:
• lunedì 2 febbraio: ore 20.30 S. Messa con benedizione delle candele.
• mercoledì 4 e giovedì 5 febbraio: ore 17.00 S. Messa.
• venerdì 6 febbraio: ore 17.00 S. Messa – ore 21.00 Lode alla Madonna. Canti,
immagini e preghiere a Maria, rivedendo le immagini del pellegrinaggio a Lourdes.
Canta la Corale di Cugliate.
• sabato 7 febbraio: ore 19.00 Cena in compagnia.
• domenica 8 febbraio: ore 10.30 S. Messa solenne; ore 14.30 Processione con la
statua della Madonna per le vie del paese, al termine, ore 15.30 circa, incanto dei
canestri sul sagrato della parrocchiale.
INCONTRI GIOVANI
La Commissione Giovanile zonale ha programmato per il prossimo mese di febbraio due incontri zonali:
• mercoledì 4, ore 20.45: si riunisce a Canonica la Commissione Giovanile;
• sabato 7, ore 20.30: Incontro zonale per adolescenti.
S
abato 24 gennaio
è stata inaugurata presso la ditta
Mascioni di Cuvio la nuova base elicotteristica di supporto al servizio Antincendio Boschivo (AIB) e
Protezione Civile della
Regione Lombardia. Tanti i volontari della protezione civile presenti alla
cerimonia che è stata
aperta dai saluti della ditta Mascioni che ha messo a disposizione per questo servizio il proprio hangar, ormai inutilizzato da
anni. Altri interventi sono
stati quelli del sindaco
Maggi di Cuvio, dell’as-
sessore provinciale Campiotti, del Vice Comandante Vicario del Corpo
Forestale dello Stato della Lombardia, dr. Andrea
Fiorini e dei presidenti
delle comunità montane
della Valcuvia, Marco
Magrini e Valli del Luinese, Ido Locatelli. La regione era rappresentata
dal Direttore Generale
alla Protezione Civile,
Prevenzione e Polizia Locale, ing. Marco Cesca.
Tutti gli intervenuti hanno ringraziato la ditta
Mascioni per la disponibilità e sottolineato l’importanza operativa di
questa base elicotteristi-
ca nella lotta agli incendi
boschivi. Di particolare
interesse gli interventi di
Cinzio Merzagora (Regione Lombardia) e di Dario
Bevilacqua (COAV Valcuvia) che hanno rimarcato
l’importanza dei volontari nella lotta al fuoco e
sottolineato la necessità
di continua preparazione
degli stessi affinché siano
sempre più in grado di operare con competenza e
sicurezza nelle emergenze. L’inizio ufficiale del
servizio presso la nuova
base elicotteristica di
Cuvio è previsto per domani, domenica, 1° febbraio 2009.
P A G I N A
26
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
BASSA VALTELLINA UN PROGETTO DI PREVENZIONE PER I GIOVANI RIVOLTO ALLA FORMAZIONE DEGLI EDUCATORI
Uniti contro l’abuso di sostanze
«
A
r.Va.Bu.Fo.”,
ovvero Ardenno, Valmasino, Buglio in
Monte e Forcola: quattro comunità in
rete per unire gli sforzi a
favore dell’educazione
delle nuove generazioni.
Questo è emerso dalla
presentazione dei progetti socio-educativi che i
quattro comuni della bassa Valtellina hanno messo in cantiere con la collaborazione della cooperativa sociale Insieme. Gli
assessori ai servizi sociali Alberto Dazziani (Forcola), Piero Feruda
(Buglio in Monte), Carlo
Songini (Valmasino), Agostino Speziale (Ardenno), assieme al presidente di Insieme Massimo
Bevilacqua, hanno illustrato il programma dei
pomeriggi di animazione dedicati ai giovani cittadini dei loro comuni e di “S.O.S.tanza
in testa”, ciclo di serate
formative rivolte agli educatori. Iniziative che
rientrano nel più ampio
programma del progetto
“R-accordi” che, con il coordinamento sempre della cooperativa Insieme, è
attivo in 21 comuni del
mandamento di Morbegno. Gli assessori hanno
spiegato che dalla metà di
gennaio sino alla fine di
maggio è stata attivata la
proposta di un pomeriggio settimanale di animazione per i ragazzi delle
scuole medie dei quattro
paesi. «Vista la positiva
esperienza già proposta lo
scorso anno – ha dichia-
rato l’assessore Speziale
– e che aveva visto la partecipazione di 43 ragazzi,
abbiamo voluto rinnovare la proposta anche per
questo anno, raccogliendo
23 iscrizioni. Un calo di
presenze forse dovuto ad
un intasamento di proposte che giungono da più
parti. È tuttavia importante fornire ai ragazzi
che aderiscono alla proposta un’occasione per stare assieme, coinvolgendoli in attività ricreative e
formative che siano vicine ai loro modi e linguaggi. In questo – ha proseguito Speziale – vengono
forniti ai giovani stimoli
nuovi per uscire dagli
steccati dei propri confini comunali, promuovendo una cultura dell’incontro. Siamo infatti certi che
il ricordo delle esperienze positive di gruppo vissute in età giovanile rimanga per tutta la vita».
Una sfida coraggiosa
quella lanciata dalle amministrazioni comunali
per spronare i giovani ad
uscire dal proprio guscio
e vincere le diffidenze con
cui, ancora nel 2009,
guardano i coetanei dei
paesi vicini. Così due educatori professionali della
cooperativa Insieme animano il mercoledì pomeriggio dei 23 giovani che
hanno raccolto l’invito di
“Ar.Va.Bu.Fo”. Alle famiglie viene richiesto un
contributo di 15 euro, necessari a pagare le spese
dei pullman per le uscite
sul territorio, mentre normalmente l’animazione
avviene presso la pale-
stra, l’oratorio e il campo
sportivo di Ardenno, centro attorno cui gravitano
i ragazzi dei quattro comuni poiché vi ha sede la
scuola media. E sempre
ad Ardenno sono in programma gli incontro formativi rivolti a genitori,
insegnati, educatori e a
quanti abbiano a cuore la
crescita dei giovani. Tre
serate, a partire da giovedì 29 gennaio, per affrontare – ha spiegato il presidente della cooperativa
Insieme – «il problema
dell’uso e abuso di sostanze psicoattive. L’esigenza
di trattare questo tema è
emersa dall’esito degli
incontri proposti lo scorso anno, dove quello relativo al consumo di sostanze era stato il più frequentato. Da allora – ha proseguito Bevilacqua – abbiamo avviato una collaborazione col dipartimento dipendenze dell’Asl
provinciale e in particolare col dottor Massimo Tarantola che ci ha fornito
gli stimoli per realizzare
una nuova serie di incontri quest’anno». Nella serata di giovedì è stato proprio il dottor Tarantola ad
intervenire per introdurre i problemi derivanti
dalle dipendenze da sostanze psicoattive. Il secondo incontro poi, in programma per giovedì 12
febbraio, verrà condotto
dalla d.ssa Chiavina,
sempre dell’Asl di Sondrio, che fungerà da mediatrice in una tavola rotonda per discutere il fenomeno delle dipendenze dal punto di vista di
amministratori locali,
parrocchie, scuole, polizia
municipale, commercianti e associazioni sportive.
«L’idea di avere diversi
rappresentanti delle comunità – ha spiegato l’assessore Speziale – serve
ad evitare di vedere i problemi a comparti stagni».
Nell’ultimo incontro verrà invece presentata una
ricerca, condotta attraverso delle interviste a
famiglie dei quattro comuni, dalla psicologa Bruna Dighera. Il calendario
delle serate è stato concordato coi diversi enti
presenti sul territorio perché venga pubblicizzato
tra genitori ed educatori
e non incontri sovrapposizioni di altre iniziative.
Questo perché – ha rilevato Speziale – «i problemi che devono affrontare
genitori, insegnanti e catechisti sono pressoché gli
stessi in tutti i quattro
comuni coinvolti e l’incontro con le comunità è il
modo migliore per poterne discutere». «I genitori
spesso – ha aggiunto Bevilacqua – vivono un esagerato allarmismo riguardo il problema delle dipendenze e diventano eccessivamente invasivi nei
confronti dei figli. Gli incontri proposti intendono
favorire un atteggiamento equilibrato ed aiutare
i genitori moderni che si
trovano in difficoltà perché la società attuale è
completamente diversa
da quella in cui sono cresciuti. Da quando erano
loro ad essere figli – ha
spiegato il presidente di
Insieme – sono avvenuti
forti cambiamenti e ora si
trovano a non avere modelli educativi, dal momento che quello dei loro
genitori risulta troppo di-
stante dal momento attuale». Concludendo la
presentazione dell’iniziativa, hanno voluto esprimere la propria soddisfazione anche gli assessori
Feruda e Dazziani. «È un
segnale positivo – ha affermato il primo – vedere
quattro comuni che lavorano assieme, senza divisioni politiche. L’esperienza formativa che andiamo
a proporre risulta forse
più arricchente per noi
amministratori, piuttosto
che per chi vi partecipa».
«Siamo felici e orgogliosi
– gli ha fatto eco il collega di Forcola – delle iniziative messe in atto. L’augurio è che qualsiasi amministratore ci succederà,
dopo le prossime elezioni,
sappia andare avanti con
lo spirito di collaborazione che abbiamo avuto
noi».
ALBERTO GIANOLI
SONDRIO CONFINDUSTRIA E LE BANCHE
IN PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
La settimana di preghiera per l’unità dei cristiana è stata vissuta con intensità
dalle comunità parrocchiali della città di Sondrio che, utilizzando il sussidio intitolato “Essere riuniti nella tua mano”, hanno approfondito il tema dell’ecumenismo. In particolare, nella serata di lunedì 19 presso la chiesa del Sacro Cuore, si è svolto un momento di preghiera alla presenza di cattolici e riformati evangelici. La celebrazione è stata presieduta unitamente da don Battista Rinaldi,
delegato diocesano per l’ecumenismo, e dalla signora Katharina Kindler, pastora
della comunità evangelica riformata di Brusio e del centro evangelico di cultura
cittadino. Alla preghiera, curata da don Ferruccio Citterio e dall’Azione cattolica cittadina, erano presenti diversi fedeli provenienti dalle parrocchie della
zona oltre ad alcuni membri della comunità evangelica. «Non è però importante
il numero dei partecipanti – ha spiegato don Ferruccio – quanto il significato
della serata». Nell’intera diocesi la preghiera di lunedì è infatti l’unica proposta,
all’interno della settimana a favore dell’ecumenismo, che abbia coinvolto e riunito cristiani di confessioni differenti. «Certamente – continua don Ferruccio –
riproporremo l’iniziativa il prossimo anno dandole un maggior risalto, perché
anche altre persone possano vivere il profondo clima di partecipazione e comunione nella preghiera che si è potuto avvertire lunedì». Commentando i brani
della Parola di Dio proposti nella serata di preghiera, la pastora Katharina ha
evidenziato come le diverse confessioni cristiane si affianchino proprio ai testi
sacri. «In ambito cattolico – ha spiegato la pastora – è il magistero che aiuta
nell’interpretazione della Bibbia, mentre per gli ortodossi la comprensione della
Parola è favorita dalla celebrazione della divina liturgia. Nel mondo riformato –
ha proseguito la pastora – ci sono due diversi orientamenti: alcuni credono che
Parola di Dio sia scritta da Dio stesso, mentre altri credono che sia stata scritta
da più mani sotto l’influsso dello Spirito Santo». Differenze che possono apparire
divisioni, ma – ha concluso Katharina Kindler – «dobbiamo avere fiducia nell’unità e la fiducia è solo in Dio». Sempre nel corso della settimana per l’unità
dei cristiani, nelle chiese delle parrocchie Collegiata e Beata Vergine del Rosario,
è stata poi posta una particolare attenzione al tema dell’ecumenismo durante l’omelia e la preghiera dei fedeli delle messe. Sabato sera infine la parrocchia santi Gervasio e Protasio, in collaborazione con Comunione e Liberazione, ha proposto un’elevazione spirituale in Collegiata alle ore 20.45. Il Coro di
Russia Cristiana, diretto dal maestro Achille Baldi, si è esibito nella presentazione di canti, inni e preghiere tratti dalla liturgia bizantina, accompagnati
dall’esposizione di alcune tra le più belle icone della tradizione russa. Sul prossimo un’ampia descrizione dei contenuti della serata.
A.G.
Fondi alle imprese locali
C
onfindustria Sondrio inaugura un
2009, che in molti
pronosticano irto
di ostacoli per l’economia, all’insegna della fiducia e dell’ottimismo, lanciando un’operazione mai
realizzata prima in provincia di Sondrio da un’associazione di categoria: l’utilizzo delle proprie risorse
per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese associate e sostenere i
loro investimenti produttivi. Con 100mila euro a disposizione per ridurre il
costo del denaro, l’appoggio
dei due istituti di credito
locali e le garanzie di Confidi Lombardia si svilupperanno investimenti per almeno tre milioni di euro.
Confindustria Sondrio si
pone come ideatore, finanziatore e capofila di un’operazione finalizzata allo sviluppo produttivo e all’innovazione aziendale in un
momento particolarmente
difficile per l’economia. “È
un messaggio positivo che
rivolgiamo in primis alle
piccole e medie imprese associate, ma anche all’intera provincia – spiega il presidente Corrado Fabi –, il
modo che abbiamo scelto
per contrastare la crisi. Lavorare, investire e rinnovarsi per accelerare la ripresa e uscire da una fase
critica più forti di prima. In
63 anni i soci hanno dato
molto all’Associazione ed è
venuto il momento di ricambiare la fiducia e il sostegno che abbiamo ricevuto mettendo a loro disposizione una parte del nostro
patrimonio. Crediamo molto in questa operazione che
rappresenta una novità assoluta per il sistema associativo della provincia di
Sondrio, ma la riteniamo
doverosa e utile, soprattutto sulla scorta di altre iniziative analoghe, finanziate dal settore pubblico, che
hanno riscosso un ampio
successo”. I 100mila euro
di Confindustria serviranno ad abbattere di un punto percentuale il tasso di
interesse, a sua volta molto vantaggioso, praticato
da Banca Popolare di Sondrio e Credito Valtellinese.
“I nostri istituti di credito
si sono dimostrati ancora
una volta disponibili e sensibili nei confronti dell’imprenditoria locale e la trattativa che abbiamo avvia-
to ha prodotto un risultato
importante consentendo di
abbassare il costo del denaro a livelli insperati sino
a pochi mesi orsono, anche
per la garanzia del 50% sui
finanziamenti che verrà
assicurata da Confidi Lombardia, la cooperativa fidi
di cui facciamo parte insieme alle Associazioni di altre sette province lombarde” – spiega Pierangelo
Mazza, membro di giunta
di Confindustria Sondrio e
amministratore di Confidi
Lombardia –. Le richieste
di finanziamento delle
PMI dovranno riguardare
esclusivamente interventi
di ampliamento, ristrutturazione o innovazione, dovranno cioè essere esplicitamente orientate alla produzione. Una scelta precisa di Confindustria Sondrio che ha escluso a priori
altri investimenti puntando sull’obiettivo dello sviluppo aziendale. I fondi
dell’associazione serviranno a rafforzare il tessuto
imprenditoriale: nuove opportunità. “Metteremo in
moto almeno tre milioni di
euro”, conclude Paolo Mainetti, vice presidente di
Confindustria Sondrio.
CRONACA
Valchiavenna
VARCEIA LA SCORSA SETTIMANA L’INGRESSO DEL NUOVO PARROCO
Accolto don Gianni!
abato 17 gennaio
la comunità di
Verceia ha accolto con gioia il suo
nuovo parroco
don Gianni Dolci. Una
cerimonia partecipata e
sentita, allietata dalla
presenza di tanti bambini che con festoni e canti
hanno salutato don
Gianni e alla quale hanno preso parte anche molti suoi ex parrocchiani.
Il rito di ingresso del
nuovo parroco è stato preceduto dai discorsi di benvenuto del sindaco e di un
rappresentante del Consiglio Pastorale. Numerosi anche i sacerdoti presenti a concelebrare l’Eucarestia, parroci della
Zona Valchiavenna ed anche amici di don Gianni.
Le presentazioni sono toc-
S
cate al vicario foraneo don
Casimiro Digoncelli: don
Gianni giunge dalla parrocchia di Mossini in
Sondrio dove è stato parroco per otto anni, viene
a svolgere il suo ministero in Valchiavenna dove
egli è nato. La comunità
di Verceia invece è stata
guidata negli ultimi 21
anni da don Rocco Acquistapace che dal mese di
novembre è diventato
parroco di Gera Lario. Per
entrambi quindi un cambiamento, un nuovo cammino di fede e di comunione che sarà la continuazione dei passi precedentemente fatti ma che,
come ogni cambiamento,
richiede fatica nell’adeguarsi a nuovi stili di pastorale e procura sofferenza, in particolare per
il distacco dagli amici. È
emerso tutto questo nella celebrazione di sabato
e si è rivelato nella com-
mozione evidente di don
Gianni, dei parrocchiani
di Mossini e di quelli di
Verceia. Accanto a ciò è
apparsa però anche la
gratitudine a Dio perché
è la Sua provvidenza,
come ha sottolineato il
nuovo pastore nell’omelia, che ha permesso questo nuovo e positivo incontro. Il Consiglio Pastorale ha voluto esprimere al
suo nuovo parroco, dopo
avergli sinteticamente
presentato la realtà della
parrocchia, la disponibilità a collaborare e un duplice augurio: che lo Spirito Santo aiuti tutti a
spendersi per mettersi al
servizio di Dio e dei fratelli, dando la forza di
aprirsi al bisogno dei vicini e dei lontani e che qui
don Gianni possa sentirsi a casa, in una grande
famiglia che vive l’unità.
VILLA DI CHIAVENNA IMPORTANTE ANNIVERSARIO
Centoventi candeline per la Banda
entoventi anni di
attività, il benvenuto al nuovo maestro Michele Luzzi e un grande grazie a Egisto Gini, direttore
della banda per più di mezzo secolo. Il polifunzionale
Tavernella ha ospitato il
“Concerto d’inverno” del
Complesso bandistico di
Villa di Chiavenna. I primi a salire sul palco, però,
non sono stati i musicisti
della Val Bregaglia. La formazione guidata dal presidente Emiliano Ghiggi, infatti, ha ospitato il “Corpo
musicale di Piantedo”.
C
La banda valtellinese diretta dal maestro Marco
Cornag-gia ha eseguito sei
pezzi apprezzati da un
pubblico particolarmente
numeroso. Il Complesso di
Villa nella sua esibizione
non ha dimenticato “Villa
di Chia-venna”, la marcia
caratteristica composta dal
maestro Gini. Come annunciato, infatti, il concerto di sabato ha rappresentato l’esordio casalingo per
il maestro Michele Luzzi
che, recentemente, ha preso il posto di Egisto Gini.
Appassionato e valido conoscitore della musica, il
maestro uscente ha diretto il complesso bandistico
della Val Bregaglia per ben
53 anni e ha composto anche la marcia per banda
“Don Primo” e il valzer “Le
onde del Mera”, oltre a occuparsi di vari arrangiamenti. Nell’intervallo c’è
stato spazio per le note degli allievi della banda. Il
corso per i giovani musicisti si tiene una volta alla
settimana con il maestro
Marco Ronconi.
Per la banda il 2009 è caratterizzato dalla ricorrenza del centoventesimo anniversario della fondazione. Il primo documento
scritto che attesta l’organizzazione di un corpo
bandistico a Villa è lo statuto della “Banda cattolica
di san Sebastiano”, un manoscritto del febbraio del
1903. È chiara, quindi, la
matrice religiosa del gruppo. La formazione di questo primo corpo musicale,
piccolo ma completo degli
strumenti essenziali, si
può fare risalire con certezza all’anno 1889. Nel 1909
si costituisce una piccola
fanfara impegnata soprattutto nell’animazione di
balli e feste. Era chiamata
la “musica profana” in
contrapposizione alla “cattolica”. La svolta risale al
1914 con l’entrata ufficiale del nuovo parroco, don
Remo Mazzoletti. I due
gruppi celebrano insieme
l’evento e si uniscono
definitivamente. La banda
continua per tutto il periodo fascista ad animare le
commemorazioni e le feste
di paese. Per la festa del
Primo maggio del 1945 un
gruppo di villesi con in testa la banda si reca in dogana per esprimere il proprio giubilo per la fine della guerra, cantando e suonando nella piazza ancora
delimitata dal filo spinato
che chiudeva il valico. Nel
1952 si fa strada Egisto
Gini, un nuovo allievo che
nel giro di poco tempo diventa il nuovo maestro del
complesso. Sotto la sua di-
rezione la banda espande i
propri confini. Nel 1989 si
supera l’importante traguardo del primo centenario di attività. Nel 2005 si
presenta, per la prima volta nella storia, all’adunata nazionale delle penne
nere a Parma come rappresentante provinciale.
Anche quest’anno si seguiranno gli Alpini: l’appuntamento è fissato per il
10 maggio a Latina.
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
P A G I N A
27
LIBRI PER SCOPRIRE LE TRADIZIONI
Giochi antichi...
ella sede del Muvis di Campodolcino, tra le molteplici iniziative del museo, è stato presentato
il libro “Giochi della tradizione in Val S. Giacomo” di cui il Muvis stesso è editore. Si tratta di
cento pagine di lettura curiosa e gustosa che a
pieno titolo arricchiscono il patrimonio della cultura
valligiana rivolta alla conoscenza degli usi delle nostre
genti del passato. In un’attitudine quasi rubata al tempo
di totale dedizione al lavoro e alla fatica, rivive da protagonista il gioco dell’infanzia e della fanciullezza, in contesto alpestre, tra i richiami delle stagioni e delle esigenze agricole che sono i cardini del succedersi delle giornate. Fa particolarmente piacere che a disgelare tutto ciò
sia un’autrice di Valenza Po, chiamata per amore a vivere in questa provincia, dove negli anni ha formato famiglia, insegnato, e messo a buon segno la sua curiosità di
intellettuale e ricercatrice. Maura Cavallero ha parlato
del suo libro affiancata dal dr. Raineri, fondatore del
Muvis, e dalla dr. Enrica Guanella, conservatrice del
Museo. Il libro, per vari versi rappresenta continuità con
la precedente fatica editoriale “Bambole della tradizione
popolare in Valtellina e Valchiavenna”, libro che ha trovato nello stesso museo di Campodolcino uno spazio dedicato alla materiale ricostruzione ed esposizione di antiche bambole e giocattoli. La continuità è
contestualizzata dal fatto che giochi e giocattoli derivano tutti da un’uniforme provenienza di gente povera di
mezzi materiali, che socializzava intorno a qualche straccio e a qualche pezzo di legno, arricchendolo con la fantasia. Così è per la fantasiosità delle filastrocche e poesie
che accompagnavano i giochi. Molto importante nella creazione di questo libro è il contributo di Rosaria Pezzini,
responsabile di un originalissimo progetto grafico che
rende il volume consultabile come un vero e proprio manuale, ricco di bibliografia e di elenchi di nomi di gente
intervistata, che ha contribuito con tradizione orale alla
completezza dell’opera. Un libro da leggere, da comprare
e da regalare per chi abbia qualche curiosità e il desiderio di far rivivere le migliori memorie del nostro passato.
N
DONATORI DI SANGUE SEMPRE PIÙ GENEROSI
Crescono di numero gli avisini della Valchiavenna. Si è svolta lo scorso venerdì nella sala del Credito
Valtellinese, la consueta assemblea annuale dell’associazione. Alla seduta - oltre ai dirigenti della sezione
- ha preso parte anche Claudio Velati, direttore del reparto di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale
di Sondrio, e Maurizio De Pedrini - responsabile del laboratorio Analisi di Chiavenna e direttore sanitario
del Servizio Avis locale -, alla sua prima apparizione pubblica dopo il grave incidente stradale che lo ha
coinvolto all’inizio di dicembre. I numeri prodotti durante la serata sono incoraggianti. I soci Avis iscritti
alla sezione Pietro Mosca nel 2008 sono 1.056, contro i 1.038 dello scorso anno. La platea di associati
rappresenta tutti i 13 comuni della vallata, annoverando anche tra le proprie fila alcuni residenti nei
centri dell’Alto Lario e della Bassa Valtellina. L’età media dei donatori si mantiene sugli ottimi livelli degli
scorsi anni, merito del 10,5% degli iscritti che rientra nella parentesi compresa tra i 18 e i 25 anni. La
predominanza degli avisini del Mera continua a essere maschile, con il 60% di uomini e il 40% di donne.
Nel corso degli ultimi dodici mesi sono stati visitati 86 nuovi aspiranti donatori, mentre sono usciti dagli
elenchi 62 persone, estromesse per ragioni sanitarie. Sul fronte dell’attività, la sezione ha registrato quest’anno 953 donazioni di sangue e 371 plasmaferesi, queste ultime effettuate dagli associati valchiavennaschi
all’ospedale di Sondrio, per un totale di 1.324 unità, contro le 1.283 effettuate nel 2007 e le 1.341 del 2006.
Il dato, è stato spiegato, mette in evidenza come il solo appuntamento settimanale previsto a Chiavenna
per la donazione, non permetta di sfruttare appieno le potenzialità espresse da un numero di associati in
costante aumento, i quali in media vengono sottoposti a salasso 1,25 volte all’anno. Per utilizzare meglio
questa risorsa bisognerebbe investire in un maggior numero di sedute, ma le disponibilità dell’azienda non
sono orientate in questa direzione. Claudio Velati però, ha sottolineato che a Sondrio sono iniziati i lavori
per raddoppiare i punti di prelievo, destinati a passare da 6 a 12. Nel corso della serata, sono stati eletti i
nuovi componenti del consiglio, che ha segnato l’uscita di scena di Gianfranco Cerfoglia e Mario Gelmini,
sostituiti da Miranda Martinoli e Lucia Panacchia.
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28
CRONACA
BassaValtellina
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
TALAMONA FOLTA LA PARTECIPAZIONE ALLA LECTIO SULLA LETTERA AI CORINZI SPIEGATA DA MONSIGNOR COLETTI
Il Vescovo, san Paolo, i giovani...
«
N
on siamo qui
per compiere
una buona azione o per
noi stessi,
ma per poi andare ad occuparci della Valtellina e
del mondo intero» ha spiegato il vescovo ai numerosi giovani arrivati all’oratorio di Talamona dalle
zone pastorali della provincia di Sondrio e da quelle del Mandellasco e dell’Alto Lago per una Lectio
Divina su un brano della
prima lettera dell’apostolo
Paolo ai Corinzi. L’incontro,
promosso dall’Ufficio Pastorale dei Giovani, rientra
nelle iniziative del cammino ordinario dell’Agorà dei
giovani per l’anno paolino.
Nella stessa sera di venerdì, guidato da vicari del
vescovo, si è svolto anche a
Fino Mornasco per il comasco e a Cittiglio per le
Valli Varesine. Nel brano di
Paolo (1Cor 9,16-23), l’apostolo delle genti comunica
alla comunità di Corinto la
necessità dell’annuncio che
avverte. «Chi ha scritto
questo testo - ha esordito
il vescovo - è una persona
che ha fatto esperienza di
una buona notizia che gli
ha cambiato la vita. E non
dobbiamo illuderci che
questo cambiamento sia
accaduto solamente sulla
via di Damasco, poiché incontrare la buona notizia
non è una cosa che accade
in mezza giornata o non
succederà più». Di fronte
all’esempio di san Paolo, il
vescovo ha domandato ai
giovani quale significato
attribuissero al termine
parole del vescovo hanno
poi assunto un tono più
confidenziale e diretto a
ciascuno dei presenti. «Se
fai l’ipotesi - ha proseguito
- che la piena manifestazione di Dio è la vera interpretazione di un cadavere
appeso ad una forca e se
rimani in questa fede per
una vita intera, allora la
tua esistenza ne esce trasformata. Vivendo in questo modo Paolo ha trovato
la felicità che tutti cercando nell’accumulo dell’interesse personale dove però
non c’è una gioia vera».
«Voi siete qui uno sparuto
gruppetto - ha concluso
monsignor Coletti - rispetto ai giovani di questa valle, ma sono convinto che
siate sufficienti per cambiare il mondo e non solo
la Valtellina. A Gesù ne
sono bastate dodici di per-
“Vangelo”. «L’apostolo Paolo - ha proseguito il vescovo - afferma che l’annuncio non è un vanto ma un
dovere. Noi possiamo passare tutta la vita a cercare
di vantarci, progettando e
costruendo motivi di vanto, ma questo ci gonfia inutilmente come rospi. È
un’altra l’esperienza dell’uomo che lo edifica. Lo
scopo della vita è avere
cose importanti da fare o
da vivere sulle quali poi dovremo rispondere. Allo
stesso modo - ha aggiunto
monsignor Coletti - si può
passare tutta la vita alla ricerca di ricompense, ma
noi cristiani ci dobbiamo
sentire incaricati di una
gratuità, di un’impresa entusiasmante che ci condu-
ce a liberarci di noi stessi
e delle nostre ricompense».
Quando i cristiani giungono a questo scelta, allora
entra in gioco la libertà
personale di ciascuno. Il
vescovo ha quindi domandato ai giovani quale debba essere l’utilizzo della libertà. «La libertà - ha spiegato - ci è stata data perché liberamente possiamo
metterci a servizio gratuito gli uni degli altri così
come Paolo che, pur essendo libero da tutti, si è fatto
servo di tutti. Ogni altra
forma di libertà è una trappola. La ricerca della propria ricompensa e del proprio interesse porta alla disperazione, poiché se un
servizio non è scelto liberamente diventa schiavi-
sone per farlo, voi siete ben
di più. Il canto che ci è stato proposto all’inizio diceva: “e via da qui ognuno
sarà il testimone della carità, il testimone di me verità”. È l’invito che Gesù ci
rivolge per quando usciremo da questo oratorio».
Alle parole del vescovo è
seguito un ampio momento di confronto e discussione a gruppi in cui i giovani
hanno preparato delle piccole intenzioni di preghiera proposte all’assemblea
prima della benedizione
conclusiva. I giovani hanno poi vissuto un piccolo
momento di rinfresco preparato, come tutta la serata, con la collaborazione
delle Commissioni Giovanili Zonali della Bassa e
della Media Valtellina.
ALBERTO GIANOLI
tù». L’apostolo Paolo, che si
mette a servizio degli altri
vive la sua scelta e tutta la
sua vita per il Vangelo. «Se
penso all’immagine di un
Dio che deve decidere se
mandarmi all’inferno o in
paradiso - ha affermato il
vescovo - posso trovarmi
d’accordo con l’Unione Atei
ed Agnostici Razionalisti
che in questi giorni fa notizia per le pubblicità comparse sugli autobus di Genova. La buona notizia di
Gesù Cristo è altra cosa: il
comandamento nuovo dell’amore non abolisce la legge, ma le dà nuovo compimento fornendoci una nuova immagine di Dio che
non è quella di un giudice
che deve decidere se salvarmi o condannarmi». Le
ARDENNO L’INCONTRO IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA PACE PROMOSSA DALL’AZIONE CATTOLICA
«Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi»
«
C
iascuno faccia
la parte che
gli spetta e
non indugi”.
La frase di papa Leone XIII è stato l’esortazione conclusiva nell’incontro zonale, organizzato dall’Azione cattolica
per il mese della pace,
svoltosi ad Ardenno sabato 17 gennaio. Un’occasione, tra l’altro, anche per
rilanciare l’associazione
in bassa Valtellina: erano
presenti infatti associati
giunti da Ardenno, Sirta,
Talamona, Morbegno, Regoledo, Cosio e Traona;
oltre ad alcune amiche
giunte dalla Valchiavenna. Filo conduttore della
giornata il messaggio del
papa per la giornata mondiale della pace “Combattere la povertà, costruire
la pace” che è stato declinato ed ha dato il via alle
riflessione per i ragazzi
dell’Acr, per i Giovanissimi e per i Giovani insieme agli Adulti.
I bambini dell’Acr delle
elementari si sono concentrati sulla difficoltà
nel costruire la pace: se si
vuole fare qualcosa insieme agli altri è necessario
ascoltarsi, dare qualcosa
di sé, collaborare e fare
spazio al parere altrui.
Coloratissimi disegni
hanno sintetizzato la capacità di cooperare dei
più piccoli che sono stati
educati a partire da cose
semplici per arrivare a
situazioni più complesse.
Per i ragazzi delle medie, invece, grazie alla collaborazione con l’Agenzia
per la Pace, è stata fatta
una riflessione sul consumo critico, osservando il
percorso di una banana
della Costarica dalla
pianta fino a noi, non tralasciando ma, anzi, soffer-
mandosi sul lavoro svolto
dai contadini.
Tutti gli altri, un centinaio di persone, si sono
fermate nel teatro di Ardenno ad ascoltare la presentazione del messaggio di Benedetto XVI
da parte di don Francesco Quadrio, assistente
zonale di AC, che si è soffermato sulle diverse povertà presentate dal papa; sull’importanza della
formazione e della fraternità; sulla solidarietà necessaria per rendere la
globalizzazione più umana; sulla scelta preferenziale dei poveri operata
dalla Chiesa.
I Giovanissimi, quindi,
si sono interrogati sulle
situazioni attuali in cui è
necessario combattere la
povertà. Partendo dai
quotidiani sono state individuate le situazioni di
povertà legate ai bambini; quelle di povertà morale e spirituale presente
nel nostro mondo; la povertà di integrazione, ossia l’incapacità di accogliere chi è diverso da noi
ed infine la povertà di comunicazione e di relazione che si vive al giorno
d’oggi.
I Giovani e gli Adulti
hanno invece ascoltato le
interessanti testimonianze di Pina Rabbiosi, missionaria laica impegnata
da anni in Brasile e cofondatrice della Casa do
Sol - esperienza di formazione e aggregazione a
Salvador de Bahia. Proprio dalla grande città
brasiliana proviene Bira,
l’esuberante giovane che
ha coinvolto Giovani e
Adulti con una riflessione - aiutati dal proprio
corpo - sulla povertà ed i
poveri. Pina, partendo
dalla lettura del brano
degli Atti degli apostoli in
cui Pietro guarisce lo storpio (At 3,1-10), ha evidenziato che il primo atteggiamento di fronte alla
povertà è di cambiare il
proprio stile. Pietro, per
prima cosa, “fissò lo
sguardo su di lui” e, dopo
avergli parlato “lo prese
per la mano destra e lo
sollevò”. Prima di tutto,
allora, non si tratta di
dare qualcosa - quella è
semplice elemosina - si
tratta di guardare e aspettare, si tratta di riconoscere nell’altro la dignità
di figlio di Dio. Bira ha
presentato la sua situazione personale e quella
di molti poveri che, come
lui, avrebbero voluto fare
tante cose ma non hanno
potuto; di coloro a cui
spesso la scelta è tra fare
soldi facili con lo spaccio
di droga o rimanere nella
povertà. La Casa do Sol è
riuscita ad aiutarlo a scoprire se stesso e, di conseguenza, a donarsi agli
altri attraverso la passione per il teatro.
Infine, Elena Paltrinieri, socia di AC, è riuscita
a ben concretizzare queste riflessioni per chi non
abita in Brasile, o in Africa - meta di alcuni suoi
viaggi - ma in Italia e che
vuole, che crede di dover
combattere la povertà per
costruire la pace. Aiutata
dalle parole di numerosi
testimoni, Elena ha iniziato con una provocazione: “Ci sentiamo feriti
dalle situazioni di povertà nel mondo?” Se la risposta è negativa, vuol
dire che il nostro essere
cristiani si sta intiepidendo. Ha poi proseguito
ricordando che la povertà
è la mancanza di rispetto
della dignità della persona e che, forse, non conosciamo così bene il mondo dei poveri.
Dopo la messa e la cena,
tutti i presenti si sono ritrovati per un momento
di condivisione, in cui
ognuno ha messo in comune le riflessioni fatte
nella giornata. A fine giornata è stata data a tutti i
partecipanti una immagine ricordo, è un disegno
fatto da una donna brasiliana per far capire che
cos’è per lei la Casa do
Sol, quello che dovrebbe
essere l’impegno dei cristiani: una persona, con i
piedi per terra, che si china per ascoltare l’esigenza di chi è povero, che lo
accoglie e si accosta a lui;
come diceva Pina è qualcuno che ascolta, abbassandosi, condividendo, rimanendo a fianco degli
altri in modo tale che si
alzino in piedi.
DAVIDE DEL NERO
CRONACA
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Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
IN CALENDARIO DON MARCO CREMONESI IL 29 GENNAIO IN CITTÀ; AL VIA IL NUOVO SITO
Salesiani di Sondrio in festa
I
n occasione dei 150
anni della fondazione
della famiglia Salesiana, anche a Sondrio,
dove la Congregazione
voluta da san Giovanni
Bosco è presente dal 1898,
vengono proposte alcune
importanti iniziative.
Innanzitutto il cosiddetto
“Santuario spirituale”.
Tutti, ex-allievi, amici di
don Bosco, ex-allieve, simpatizzanti dell’opera salesiana, sono invitati a porre, la sera del 31 gennaio, un lumino acceso sul
davanzale di casa e recita-
re un’Ave Maria all’Ausiliatrice. È stato inoltre attivato www.sanroccoso.al
tervista.org. È il nuovo
sito che presenta sussidi di
formazione, elaborati da
don Franco Rustighini, rettore della chiesa di san
Rocco e delegato provinciale degli ex-allievi. Le “voci”
che si possono aprire sono
per ora otto: catechesi, spiritualità, lettura spirituale della Bibbia, pedagogia
familiare, adolescenza, giovani, universitari, ex-allievi. Questa diffusione è resa
possibile, grazie al prezioso aiuto dell’esperto informatico prof. Ivano Moschetti, cooperatore.
Infine giovedì 29 genna-
io, alle ore 21.00, presso
la struttura sondriese
di san Rocco, don Marco Cremonesi, direttore
dell’Opera, terrà una conferenza sull’importante
anniversario e sulla figura
di don Bosco. La festa del
santo educatore è anche
l’occasione per ricordare il
“Giornalino di don Bosco”,
curato dagli ex-allievi, e
l’accensione della lampada-ricordo all’altare di don
Bosco.
San Giovanni Bosco fu un
educatore eccezionale. La
sua acuta intelligenza, il
suo senso comune e la sua
profonda spiritualità lo
guidarono a creare un sistema di educazione che
sviluppa tutta la persona. Esso favorisce la crescita e la libertà, mentre mette il ragazzo proprio al
centro di tutta l’opera
educativa. Egli chiamò il
proprio metodo sistema
preventivo, perché esso
cerca il modo di prevenire
la necessità della punizione, collocando il ragazzo in
un ambiente in cui egli è
incoraggiato a dare il meglio di sé. Questo è un approccio congeniale, amichevole, integrale all’educazione. I Salesiani di don Bosco nel mondo intero sono
16.234. Sono presenti nei
cinque continenti del globo, in 129 nazioni. Le loro
opere si raggruppano per
Regioni, Ispettorie e Presenze Locali. Esistono 8
Regioni, con 92 Ispettorie
che, insieme, comprendono
un totale di 7.610 opere
(formazione, oratori-centri
giovanili, scuole, convitti,
orientazione vocazionale,
parocchie, promozione sociale, comunicazione sociale, servizi ispettoriali). La
Famiglia Salesiana conta circa 402.500 membri.
Consiste in 23 organizzazioni differenti. Le prime
tre, create già ai tempi di
don Bosco, sono Le Figlie
di Maria Ausiliatrice
(14.880 aderenti), i Cooperatori Salesiani (circa
26.615) e gli Ex-Allievi di
Don Bosco (circa 97.357).
SONDRIO CON IL PATROCINIO DI COMUNE, PREFETTURA E REALTÀ LOCALI SI PRESENTA LA ONLUS ALÌ2000
Fotografie e concerto di Ludovico Einaudi per il Mali
associazione Alì2000-Onlus
(www.ali2000.it)
si presenta a Sondrio, con il patrocinio della Prefettura e
del Comune, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui suoi progetti di miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del Mali, nonché per offrire l’occasione di conoscere un Paese ed una popolazione che hanno bisogno di grande aiuto ma
hanno anche molto da offrire. Due gli appuntamenti in calendario a
Sondrio, entrambi venerdì 30 gennaio: alle
ore 18.00 l’inaugurazione di una mostra
fotografica presso Palazzo Martinengo, e,
alle ore 21.00, un concerto straordinario del
pianista Ludovico Einaudi presso il Grand
Hotel della Posta.
L
’
La mostra fotografica “Azalai lungo la Via
del sale” ed il libro-catalogo, nascono dal felice incontro tra il fotografo e viaggiatore Stefano
Pensotti, l’antropologo
Marco Aime e l’associazione Alì2000 Onlus che
realizza pozzi d’acqua in
Mali. Le fotografie di Stefano Pensotti, sono tutte
scattate in Mali e colgono l’essenza di un commercio antichissimo e tuttora vitale: quello della
carovana del sale (azalai)
che da oltre cinque secoli
si svolge partendo dalla
mitica Timbuctù per caricare le lastre estratte dalle miniere di Taoudenni e
riportarle fino alle rive
del Niger. Le fotografie in
bianco e nero raccontano
l’ambiente umano e geografico che le carovane
attraversano: persone,
comunità, culture, ambiente. Le fotografie sono
accompagnate da un testo
di Marco Aime, che unisce alla cultura dell’antropologo una particolare
passione per il Mali. Gli
autori delle foto e dei testi hanno contribuito alla
mostra ed al libro a titolo
gratuito per sostenere
l’associazione. La mostra
fotografica itinerante
“Azalai lungo la via del
sale” è stata allestita a
Milano e (Libreria Rizzoli
in Galleria Vitt. Emanuele II) ed a Piacenza (Galleria Ricci Oddi con il patrocinio del Comune).
Dopo Sondrio l’iniziativa
proseguirà in altre città
italiane tra cui Aosta, Firenze, Perugia, Cremona
e Roma, secondo un calendario attualmente in corso di definizione. L’accesso alla mostra è libero:
l’esposizione resterà
aperta tutti i giorni
fino al 4 febbraio dalle
ore 15.30 alle ore 19.00.
Il concerto di Ludovico Einaudi è un’iniziativa speciale programmata esclusivamente a Sondrio, dove
il musicista e compositore suonerà al pianoforte
accompagnato dal musicista Ballakè Sissoko virtuoso della kora e massimo esponenter della musica maliana. I due musicisti creano un dialogo libero, improvvisano, si
scambiano mondi diversi:
le corde del piano e della
kora intrecciano suoni
fuori dal tempo in cui sulla fondo dell’antica tradizione maliana risuonano
echi di blues, armonie
rinascimentali e musiche
caraibiche. Ludovico
Einaudi dal 2007 sostiene i progetti di Alì2000 e
si esibisce gratuitamente.
Il concerto avrà luogo il 30 gennaio al
Grand Hotel della Posta con inizio alle ore
21.00. L’ingresso al concerto (preceduto da un
buffet) è su prenotazione. Rivolgersi via email all’indirizzo in
[email protected].
L’intero ricavato del
progetto sarà destinato
alla costruzione di tre
pozzi-cisterna nei villaggi del Plateau e della falesia Dogon. Gli eventi di
Sondrio sono stati resi
possibili oltre che dalla
partecipazione gratuita
degli autori e dei musicisti, dal patrocinio della
Prefettura e del Comune,
dalla sponsorizzazione di
note imprese locali e di un
istituto di credito della
provincia di Sondrio.
L’associazione porta il
nome di Alì, un bambino
di etnia Dogon morto nel
2000 per la mancanza di
una flebo, nasce dall’esperienza di un gruppo di amici accomunati dall’amore per l’Africa e dalla
volontà di contribuire a
migliorarne le condizioni
e le opportunità di vita.
Alì2000 che opera per sviluppare l’accesso all’acqua nei villaggi dell’Africa occidentale. È un’associazione indipendente,
che si basa su rapporti
diretti e personali con i
sostenitori e finanziatori
qui in Italia e le comunità rurali beneficiarie dei
progetti realizzati e che si
prefigge obiettivi di piccole dimensioni, ma con forte impatto locale. La realizzazione di un pozzo, infatti, oltre a rispondere al
bisogno primario di acqua
per il consumo umano,
l’uso agricolo e l’allevamento, ha delle ricadute
molto significative sulle
condizioni di vita della
LA SETTIMANA DI UNITRE A SONDRIO E A TIRANO
Questi gli incontri di Unitre di Sondrio nella prima settimana di febbraio:
lunedì 2, Aldo Faggi e Sergio Schena, rispettivamente presidente a amministratore delegato della Società di Sviluppo, illustreranno Ruolo e attività
della Società di Sviluppo: quali prospettive per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro?; martedì 3, presso il cinema Excelsior si potrà
assistere, a prezzo ridotto, alla proiezione del film in programma la domenica
precedente; mercoledì 4, per avventure di viaggio Gianpietro Scherini,
avvalendosi anche di proiezioni in power-point, presenterà El camino de
Santiago de Compostela: un cammino dentro noi stessi; venerdì 6, Gabriella
Rovagnati, docente di letteratura tedesca all’Università degli Studi di Milano, parlerà di Thomas Mann: La montagna incantata; domenica 8, quanti si
saranno prenotati per tempo potranno partecipare all’uscita a Milano per assistere presso il teatro Strehler allo spettacolo Moby Dick di Melville con Giorgio Albertazzi e partecipare alla visita guidata dalla professoressa Berlanda
alle opere rinascimentali presso la Pinacoteca di Brera; lunedì 9, Chiara
Sciolis Garbellini terrà una lezione di filosofia sul tema La relazione tra
ideale e reale nel pensiero di John Dewey. Tutti gli incontri, salvo diversa indicazione, avranno inizio alle 15.30 presso la sala del Cinema Excelsior. Proseguono anche le lezioni del XV anno accademico dell’Unitre di Tirano, che ha
per tema generale Le nostre radici e... il mondo. Nella prima settimana di
febbraio l’appuntamento è martedì 3 alle ore 15.00 presso la sala del Credito Valtellinese in p.zza Marinoni: l’apicoltore Marco Moretti presenterà Il
mondo delle api.
IN VALMALENCO, A MARZO, LE FINALI
DI TUTTE LE SPECIALITÀ DELLO SNOWBOARD
A inizio settimana, a Milano, da parte dell’associazione internazionale “Fis
Snowboard World Cup Finals”, sono state presentare le finali di Coppa del
mondo di tutte le specialità dello Snowboard (Parallelo, Half Pipe,
Snowboard Cross e Big Hair). Saranno un evento di portata mondiale e si
svolgeranno in Valmalenco dal 19 al 22 marzo prossimi.
comunità ed in particolare sulla qualità della vita
delle donne che, in Mali
come nella maggior parte dei Paesi africani, sono
i soggetti maggiormente
coinvolti nella fatica dell’approvvigionamento i-
drico che non di rado comporta marce quotidiane
chilometriche. Ad oggi,
Alì2000-Onlus ha realizzato una quarantina di
pozzi a grande diametro
ed alcune piccole scuole
comunitarie.
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA
RITIRO DI QUARESIMA
domenica 22 febbraio 2009 a Poschiavo
con mons. Andrea Caelli,
rettore del seminario di Como
La giornata prevede un primo incontro alle ore
9.00, l’Eucaristia alle ore 11.30, la ripresa con il
secondo incontro alle ore 15.00, seguito dal Vespro. Partenza col pullman da piazzale
Bertacchi (davanti alla stazione ferroviaria
di Sondrio) alle ore 8.00. Il rientro è previsto
per le ore 18.30. Portare carta d’identità valida
per l’espatrio. Quota: 15 euro (viaggio e pranzo).
Iscrizioni fino ad esaurimento posti, telefonando a don Ferruccio (0342-514716, oppure 333-4211260).
Il ritiro è aperto anche ai catechisti di altre
zone pastorali.
ZONA PASTORALE
MEDIA VALTELLINA
GIOVEDÌ 29 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Sondrio (oratorio “Sacro Cuore”), Riunione dei catechisti della Zona per preparare il “Molo 14”.
SABATO 31 GENNAIO 2009
alle ore 20.45, a Ponte in Valtellina, chiesa di
San Maurizio, Veglia per la Vita.
LUNEDÌ 2 FEBBRAIO 2009
alle ore 10.00, a Sondrio, in Collegiata, Santa
Messa presieduta dal vescovo Diego in occasione della XIII Giornata Mondiale della Vita
consacrata. I religiosi, le religiose e le vergini
consacrate della provincia di Sondrio sono invitati a partecipare. I preti che desiderano concelebrare portino camice e stola bianca.
MARTEDÌ 3 FEBBRAIO 2009
alle ore 9.30, a Tresivio, aggiornamento del clero di Sondrio. Rispetto al calendario c’è stato
un cambiamento. Interverrà monsignor Andrea Caelli sul tema Per una coversione missionaria e comunionale della spiritualità
presbiterale. Monsignor Antonio Lanfranchi interverrà il 31 marzo.
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CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
SONDRIO L’APPUNTAMENTO DELLE MINI-CONFERENZE DELL’HOTEL VITTORIA CON GIAN MARIA BORDONI
Bilancio sulla Legge Valtellina
Appalti e lavori non sono ancora del
tutto conclusi: la ricostruzione sarà
davvero completa fra 2011 e 2012
di ALBERTO GIANOLI
S
i è svolta nel tardo pomeriggio di
giovedì 22 la seconda miniconferenza organizzata
dalla Gazzetta di Sondrio
e dal Comitato Cittadini
Consumatori Valtellina di
Sondrio presso l’Hotel Vittoria. Dopo il dirigente scolastico provinciale Montrone, ad intervenire è stato
l’ingegnere sondriese Gian
Maria Bordoni, consigliere regionale nelle liste di
Forza Italia, per affrontare il tema: “Il punto sulla
Legge Valtellina verso la
conclusione. Panoramica
sulla situazione vista da
un osservatorio privilegiato”. Bordoni ha avviato la
sua analisi con una sintesi
dei tragici eventi dei mesi
di luglio e agosto del 1987.
«Frane e smottamenti ovunque - ha ricordato il
consigliere - unite alle piene dei fiumi portarono ad
avere la valle sottacqua. La
fragilità dovuta alla vecchiaia del nostro territorio,
assieme all’incuria, più che
agli interventi dell’uomo,
causarono lo smottamento
dei terreni che, essendo
naturalmente soggetti alla
legge di gravità, tendono a
scivolare verso in basso».
Gli avvenimenti del 1987
mossero la reazione del
Paese che propose diversi
provvedimenti legislativi a
favore della Valtellina. Nonostante la presenza a
Roma di sei parlamentari
provenienti dalla provincia
di Sondrio, la cosiddetta
“Legge Valtellina” venne
però approvata solamente
nel maggio 1990. «Il tempo che era intercorso tra
quel periodo e i mesi dell’alluvione - ha spiegato
Bordoni - fu impiegato per
valutare le necessità». Il
Decreto Legislativo n. 102/
1990 riguardante «le disposizioni per la ricostruzione
e la rinascita della Valtellina e delle adiacenti zone
delle province di Bergamo,
Brescia e Como, nonché
della provincia di Novara,
colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche dei
mesi di luglio e agosto
1987», prevedeva lo stanziamento di 2400 miliardi
di lire, di cui poi 1800 ven-
nero attribuiti alla Valtellina assieme ad altri 600
miliardi di fondi ANAS destinati alla sistemazione
delle strade. «Per l’attuazione della legge - ha dichiarato Bordoni - lo Stato
fece una scelta coraggiosa.
Per la prima volta infatti,
dovendo intervenire per riparare ad una calamità
naturale, lo Stato affidò il
compito ad una regione che
poi applicò a sua volta il
principio di sussidiarietà,
delegando l’attuazione della legge agli enti locali».
Nel 1995, dopo essere stato eletto presidente della
regione Lombardia, Roberto Formigoni delegò Bordoni alla Presidenza del
Comitato Istituzionale per
la Legge Valtellina. Assumendo tale incarico, l’ingegnere sondriese constatò
che, a nove anni dalla calamità, risultavano impegnati solamente 170 miliardi e 100 erano stati spesi. «Alla fine del 1999, allo
scadere del mio primo
mandato - ha spiegato Bordoni -, la spesa realizzata
e quella vincolata superava già i 1100 miliardi. Facendo allora un bilancio
rilevavo delle luci e delle
ombre. Un aspetto positivo fu certamente la mutazione delle capacità oltre
che una responsabilizzazione degli enti locali che
si erano trovati a gestire
partite importanti per il
territorio e ad affrontare
procedure complicate. Di
contro - ha proseguito il
consigliere - riscontravo
tempi lunghissimi degli
apparati statali che impiegavano fino a due anni per
approvare progetti già approntati». Nel 2000, riconfermato Formigoni in regione, Bordoni ricevette
nuovamente la delega che
aveva avuto nel mandato
precedente e fu impegnato
sino al 2005 nella normalizzazione della legge. «Le
competenze - ha spiegato
Bordoni - vennero smembrate e assegnate alla gestione ordinaria di ciascun
assessorato della regione.
Iniziava una nuova sfida,
ovvero il far comprendere
a dodici assessori e ai relativi dirigenti di settore la
logica dell’inserimento di
un intervento straordinario come la Legge Valtellina nell’amministrazione
ordinaria. In quel periodo
si trovavano a lavorare attorno ad un tavolo fino a 40
persone». Giungendo poi
agli ultimi tempi il consigliere Bordoni ha tracciato un bilancio dell’attuazione della legge in tre fasi.
Dal punto di vista amministrativo - ha affermato
Bordoni - «bisogna rilevare che i finanziamenti statali sono stati distribuiti
dallo Stato con quote periodiche tra il 1992 e il 2007.
I fondi sono stati quindi
erogati cinque anni dopo la
calamità e il ’92 è da considerarsi l’anno zero della
legge. L’approvazione delle spese è avvenuto in 12
anni e quindi con appalti,
avviamento e chiusura dei
lavori, gli interventi, secondo una stima personale,
potevano concludersi nel
2005. Un prezzo alto da
pagare è invece che si concluderanno tra il 2011 e il
2012 a causa delle difficoltà degli enti locali che si
sono trovati a gestire appalti miliardari». Per quanto riguarda gli aspetti gestionali - ha proseguito
Bordoni - «c’è stata un’eccessiva burocratizzazione
di una legge già nata con
una buona dose di contenuti ambientalistici. Dal
1992, anno di tangentopoli,
si aggiungevano periodicamente nuove leggi per gli
appalti che costringevano
a modificare di frequente i
progetti. Potevamo forse
evitare qualche ritardo, ma
possiamo considerare la
prova di sussidiarietà e
federalismo ante litteram
superata. Bravi sono stati
gli enti locali che hanno superato le enormi difficoltà
gestionali, gli impiegati, i
privati e le ditte che sono
state coinvolte nei lavori».
Positivo anche il bilancio
politico. «Destra, centro e
sinistra - ha dichiarato
Bordoni -, chiamate a misurarsi su ciò che è vero ed
importante per il bene dei
cittadini, hanno saputo
mettere da parte divisioni
e partitismi, facendo prevalere l’interesse generale». Infine il consigliere ha
rivolto un pensiero al proprio operato, affermando
che «mai c’è stato un sospetto sulla regione, su di
me e su quelli che hanno
lavorato con me. Così doveva essere e così, con l’aiuto di Dio, è stato». Il prossimo appuntamento con le
miniconferenze presso
l’Hotel Vittoria è per giovedì 5 febbraio con l’intervento di Emanuele
Bertolini, presidente della Camera di Commercio di
Sondrio, che offrirà una panoramica della situazione
economica della provincia.
Mentre martedì 10 febbraio ci sarà lo storico Bruno Ciapponi Landi che
parlerà della Valtellina e
della sua cultura.
SONDRIO IL 30 GENNAIO INCONTRO CON GUZZETTI
IN PRIMAVERA TORNA A SONDRIO LO SPORTELLO
MOBILE DISABILI DELLA REGIONE LOMBARDIA
Riprende il cammino dello Sportello Disabili Mobile della Regione Lombardia: anche nel 2009 il Camper attrezzato ad uso ufficio e accessibile alle
persone con disabilità tornerà a percorrere il territorio regionale per incontrare
i cittadini con disabilità e le loro associazioni. Il camper farà tappa a Sondrio il
5 e 6 maggio. Il capoluogo valtellinese ospiterà un momento di incontro con le
associazioni e gli enti del territorio. Il cammino itinerante del camper è iniziato
proprio a Sondrio nel lontano 2004. Lo Sportello Disabili Mobile è una iniziativa
della DG Famiglia e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia realizzata da Aias
Milano, Ledha e Anmic nell’ambito del più ampio progetto Sportello Disabili che
offre una serie di servizi informativi ai cittadini con disabilità, ai loro familiari,
organizzazioni e servizi. L’iniziativa infatti si prefigge di offrire ai cittadini con
disabilità e alle loro famiglie informazioni e notizie utili per migliorare la qualità della vita, rafforzare i legami con la rete di associazioni, servizi e iniziative
locali e diffondere notizie su tematiche legate al mondo della disabilità.
MEDAGLIE D’ONORE NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA
In occasione della Giornata della Memoria, la Prefettura di Sondrio ha consegnato il 27 gennaio le medaglie d’onore ai cittadini italiani residenti in provincia, deportati e internati nei lagher nazisti e destinati al lavoro forzato. Gli insigniti sono:
• Riccardo Domenico Viaggi, classe 1923 di Teglio;
• Giuseppe Berbenni, classe 1924 di Bormio;
• Severino Gianatti, classe 1922 di Ponte in Valtellina;
• Vittorino Spini, classe 1924 di Morbegno.
RINNOVATA LA CONVENZIONE
PER LE VISITE AI MALATI DI PARKINSON
In riferimento alle notizie circolate nei giorni scorsi circa la possibile chiusura
dell’ambulatorio per le visite ai malati del morbo di Parkinson la Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna precisa
che già in data 30 dicembre 2008 era stato chiesto alla “Fondazione Istituto Neurologico Mondino” di Pavia il rinnovo della convenzione per l’assistenza ai malati affetti da morbo di Parkinson. Il documento è firmato dal Direttore Generale
Marco Votta ed è pertanto un atto ufficiale. Nessun pericolo di sospensione, dunque, per le visite destinati ai parkinsoniani.
A CHIESA VALMALENCO IL TROFEO SPORTIVO E UN
CONVEGNO DEDICATO A DIALIZZATI E TRAPIANTATI
È in pieno svolgimento a Chiesa Valmalenco, fino a domenica 1 febbraio, l’XI Trofeo internazionale ed il 2° trofeo ‘Franca Pellini’ di sci per
dializzati e trapiantati. L’idea che lo sport potesse essere un potente mezzo di
riscatto dalla malattia e di testimonianza attiva della voglia di vita e salute di
dializzati e trapiantati, fu concretizzata 20 anni fa dall’allora presidente Aned,
Franca Pellini, ed oggi il Comitato Aned Sport è una sezione molto attiva della
associazione, che organizza un’ampia rappresentanza, circa trecento, di dializzati
e trapiantati di rene, fegato, cuore, midollo, cornee. La tutela dei pazienti e dei
loro bisogni di cura e di assistenza, la promozione del trapianto rimangono scopi
fondamentali dell’Aned, ma la tensione dei malati per conquistare una normalità di vita, malgrado la malattia, ha impegnato la associazione verso orizzonti più
ampi. Oggi in Italia vi sono 44.000 emodializzati, 16.000 trapiantati, circa 9000
in attesa di trapianto, di cui quasi 7000 per il rene. In questa edizione si aggiungono due significativi nuovi eventi: un Convegno scientifico su dialisi e trapianto; l’esecuzione di test sui trapiantati durante la attività sportiva, grazie alla
presenza di ricercatori impegnati in un progetto nazionale “Trapianto e Sport”.
Filantropia e sussidiarietà
ei anni esatti dopo l’intervento alla presentazione
ufficiale della Pro
Valtellina, il 30
gennaio prossimo il
presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti torna a
Sondrio, nella stessa
Sala Consiliare del Palazzo della Provincia,
per un incontro pubblico
sui temi della filantropia,
della sussidiarietà e dello sviluppo locale analizzati nell’ottica delle fondazioni e delle istituzioni.
Sarà il presidente Fiorello
Provera ad aprire i lavori, soffermandosi sul “patto per il territorio” idealmente sottoscritto tra
Provincia e Fondazione
Cariplo. Dall’organismo
filantropico lombardo soltanto nel 2008 sono arrivati oltre tre milioni di
euro, erano stati poco
meno di due l’anno precedente a finanziare una
ventina di interventi in
campo sociale, culturale e
ambientale. La collaborazione tra i due enti si sviluppa in particolar modo
nella definizione degli ‘interventi emblematici’,
progetti particolarmente
significativi che si pongono l’obiettivo di produrre
effetti benefici sulla qualità della vita e sulla promozione dello sviluppo
culturale, economico e sociale del territorio. Nel
2005 era toccato a nove
interventi per oltre 7,7
milioni di euro e nel 2011
la Fondazione Cariplo replicherà. Il nuovo presidente della Pro Valtellina
Marco Dell’Acqua, eletto
S
nel novembre scorso da
un consiglio di amministrazione rinnovato per
dieci quindicesimi, parlerà della filantropia quale
motore di sviluppo esemplificando l’attività svolta dalla fondazione di comunità locale dal 2002,
anno di inizio del nuovo
corso battezzato da Fondazione Cariplo, ad oggi.
E in particolare della sfida di raggiungere i 5 milioni di euro di raccolta in
10 anni, entro il 2012, per
riceverne il doppio dall’organismo filantropico lombardo e avere così a disposizione un cospicuo patrimonio che consentirà alla
Pro Valtellina di intervenire ancora più efficacemente sul territorio. Seguirà l’atteso intervento
del presidente Guzzetti
che illustrerà il ruolo di
Fondazione Cariplo tra
sviluppo locale e sussidiarietà, l’erogazione di contributi attraverso bandi
sempre più disegnati sulle necessità della società
e la progettualità diretta
che ha dato vita a iniziative di grande rilevanza
nei settori dell’housing
sociale, della ricerca, dell’ambiente e dell’educazione. Guzzetti, 74 anni,
originario di Turate, in
provincia di Como, è diventato presidente di
Fondazione Cariplo nel
1997, riconfermato nel
2000 e nel 2006. Con il
suo patrimonio di circa
6,5 miliardi di euro, è la
prima fondazione italiana
e nella top ten mondiale,
opera in Lombardia e nelle province piemontesi di
Novara e Verbania, distribuendo ogni anno circa
180 milioni di euro in
erogazioni. Da otto anni
Guzzetti presiede anche
l’Acri, l’associazione che
riunisce le fondazioni di
origine bancaria. Prima
era stato presidente della Regione Lombardia dal
1979 al 1987 e senatore
per i successivi sette anni.
L’incontro del 30 gennaio, aperto al pubblico, avrà inizio alle ore
16.00.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
P A G I N A
31
SONDRIO RISONANZE DALL’INCONTRO PROMOSSO A SONDRIO DALL’ASSOCIAZIONE “SIRO MAURO”
Pensieri sul testamento biologico
Il confronto fra un medico, un giurista
e un teologo ha permesso di riflettere
su un tema tanto delicato, e tanto
confuso, al centro del dibattito sociopolitico proprio in questi giorni; una
l’osservazione generale:
la vita è un bene indisponibile...
fermate e ritrattabili in ogni momento.
QUALCHE
CONSIDERAZIONE
FINALE
di PIERANGELO MELGARA
L
a scorsa settimana
a Sondrio presso la
sala conferenze dell’Unione Artigiani
provinciale l’associazione provinciale Siro
Mauro per le cure palliative col patrocinio della
Provincia, del Comune e
della Comunità Montana
Valtellina di Sondrio, dell’Azienda ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna (Aovv) e dell’Azienda sanitaria locale (Asl)
della provincia di Sondrio,
ha promosso un incontro
pubblico sul tema Testamento biologico: pro e
contro, di cui moderatore
è stato Donato Valenti,
responsabile dell’Unità di
Cure Palliative dell’Aovv e
vice presidente dell’associazione Siro Mauro.
Il primo intervento è stato
quello di Carlo Alberto
Defanti, primario neurologo emerito dell’ospedale
Niguarda di Milano (che da
anni segue Eluana Englaro) e membro della
Consulta di Bioetica di
Milano. Egli ha iniziato
sottolineando che, diversamente da un tempo, oggi,
tranne nei casi di morte
improvvisa (incidente, crisi cardiocircolatoria, ecc.)
una malattia porta alla
morte dopo essere stata
diagnosticata molto tempo
prima. Infatti, nonostante
gli straordinari progressi
della medicina, la maggior
parte delle malattie croniche rimane inguaribile. Si
riesce magari rallentarne
il decorso, a migliorare la
vita del paziente, ma non
a far guarire, cioè si può
prolungare la vita - fatto
sconosciuto nel passato anche quando la sua qualità continua a scemare.
Anche in seguito a tali nuovi contesti, si è gradualmente fatto strada il principio del consenso informato, con cui medico e paziente decidono insieme il
corso della cura. Naturalmente, ciò è possibile finché il malato è capace di
decidere, ma quando malattie degenerative del cervello, l’uso di farmaci sedativi, o altro ottundono la coscienza, si affaccia l’esigenza del testamento biologico (t. b.), dove la persona esprime le disposizioni
con cui desidera essere accompagnata alla fine della
vita. Non tutto, però, è semplice come potrebbe sembrare: anzitutto, non si possono obbligare le persone
a farlo; in secondo luogo, un
t. b. esteso quando si è in
piena salute, contiene indicazioni del tutto generiche,
valide solo in casi di improvvisa, imprevedibile
gravità, mentre può essere molto importante, se fatto insieme al medico all’inizio di malattie che rischiano di portare o porteranno
a morte certa. In alternativa si può nominare una
persona di fiducia che diventi l’interlocutore del
medico, quando non si è più
in grado di intendere e volere. Ecco alcune obiezioni
possibili al t. b.: “E se cambiassi idea?”, basterebbe
cambiare anche il t. b.; “Potrei desiderare di mutare
le indicazioni proprio
quando non sono più capace di decidere”, ma per
Defanti la risposta va ricercata nelle volontà espresse quando ancora si era
lucidi. Nel caso particolare della nutrizione artificiale con sondino nel naso,
o direttamente nello stomaco (“peg”, gastrostomia
endoscopica percutanea), a
suo giudizio tale intervento salvavita può essere rifiutato, perché è una terapia (altri medici la intendono come sostegno vitale,
ndr.) e, in determinate condizioni, la persona ha diritto di rifiutare qualsiasi
trattamento. Da ultimo,
Defanti ha escluso che il t.
b. possa divenire il “cavallo di Troia” per introdurre
l’eutanasia in Italia, in
quanto con esso la persona richiede soltanto di essere lasciata morire, quando la situazione sarà di un
certo tipo.
L’ASPETTO
GIURIDICO
DEL PROBLEMA
Ha preso poi la parola Amedeo Santosuosso, consigliere della Corte d’Appello di Milano e presidente del Centro interdipartimentale di ricerca Ecls
presso l’Università degli
Studi di Pavia, il quale ha
offerto una rapida carrellata dal punto di vista giuridico sull’evoluzione del
diritto di autodeterminazione del proprio corpo negli ultimi 20-30anni, mostrando come si è gradualmente imposto nella giurisprudenza italiana anche
in situazioni critiche. Un
salto ulteriore si è fatto coi
casi Welby ed Englaro. Il
primo è importante perché
«Piergiorgio Welby era perfettamente cosciente e lucido, anche se impossibilitato a fare qualsiasi cosa
dal punto di vista fisico:
poiché si deve sempre rispettare la volontà attuale e piena di un paziente in
quelle condizioni, ha ottenuto la sospensione dei
trattamenti. Per Eluana
Englaro, invece, siamo nella situazione della proiezione della volontà in un
momento in cui non siamo
più capaci di intendere e di
volere. Proprio a questo si
è riferita la Corte di Cassazione, stabilendo che ha
diritto a vedere interrotte
l’idratazione e la nutrizione, poiché aveva espresso
tali orientamenti e volontà. Il fatto che la persona
abbia perso capacità e coscienza non autorizza i
medici a decidere per lei.
Da qui la figura del tutore
- nel caso specifico il padre
- che attua le volontà e gli
orientamenti espressi in
precedenza dalla persona
sulla fine della propria
vita». A proposito della legge sul t. b., ha sostenuto
che il Parlamento, dovendo tener conto del quadro
normativo costituzionale,
non potrà impedire che il
paziente esprima la propria volontà anche sull’idratazione e la nutrizione
artificiale, atti medici a
tutti gli effetti. Infine, secondo Santosuosso, la decisione della Corte Europea di dichiarare lecita l’interruzione dell’idratazione
e della nutrizione nel caso
Englaro, tutelerbbe il diritto di tutti perché rispettosa delle volontà espresse.
«È la conferma che nelle
questioni controverse di
questo tipo il legislatore
deve tenere conto che nessuno può imporre niente a
nessuno, anche con le migliori intenzioni: la cosa
più nobile è rispettare le
inclinazioni di ciascuno sul
proprio fine vita».
LA VITA
È UN BENE
INDISPONIBILE
Infine monsignor Angelo
Riva, docente di teologia
morale presso il seminario
diocesano di Como, ha esordito dicendo di ritenere
che una legge sul t. b., o dichiarazioni anticipate di
trattamento, è «utile per
affrontare le situazioni
terapeutiche in cui il paziente non è più capace di
esprimere il proprio consenso. Anzi, può essere necessaria per colmare una
situazione di deregolamentazione nelle scelte di fine
vita, in cui rischia di insediarsi il fai da te della libertà individuale, o una
giurisprudenza suppletiva
del vuoto normativo». Prima, però, ha voluto chiarire i concetti di proporzionalità e libertà di cura.
«Quest’ultimo trova espressione nell’art. 32
comma 2 della Costituzione e nei protocolli di consenso informato, in base ai
quali non si deve fare nulla sul piano clinico senza
l’assenso del paziente, né è
possibile coercirne la volontà, salvo nei casi di trattamento sanitario obbligatorio previsti dalla legge.
Alla libertà di cura, però,
occorre fissare dei limiti
per evitare il rischio di una
deriva». Anzitutto, si deve
porre un limite antropologico perché il bene della
vita è indisponibile, da
cui il dovere di curarsi e di
curare. Sarebbe ingiusto
invece far coincidere il
bene della vita con le sue
qualità, quasi fosse una
patente a punti che, una
volta persi, viene ritirata:
la vita resta un bene anche
quando è gravemente disabile, perché se non altro
può essere amata e sa ancora suscitare un circuito
di accoglienza e di premura. Un secondo limite è giuridico: il dovere di omettere i trattamenti terapeutici esplicitamente rifiutati non è un presunto di-
ritto di morire, del tutto
estraneo alla cultura etica
e giuridica costituzionale.
Ancor meno si può dedurre un dovere di cooperare
alla morte mediante azioni omicide, o desistenza da
trattamenti terapeutici in
corso e proporzionati - non
a caso il codice penale prevede il reato di omicidio del
consenziente -, mentre si
può parlare di diritto a
morire con dignità, senza
accanimento terapeutico e
con la palliazione del dolore. Un terzo limite giuridico stabilisce per sentenza
della suprema Corte di
Cassazione che il rifiuto
della cura da parte del
paziente deve essere espresso, inequivoco, attuale e informato». Quindi, don Riva ha parlato della proporzionalità della
cura che consente di distinguere l’accanimento
dall’abbandono terapeutico, pur con ampio margine di soggettività e libertà
nel paziente oncologico, o
con malattie cronico-degenerative, o negli stadi di
terminalità. Tuttavia, dal
punto di vista etico, le terapie indiscutibilmente
proporzionate - scoagulanti, antibiotici, interventi
salvavita e mezzi di sostegno vitale - devono essere
sempre date e accettate.
«Fornire liquidi e nutrienti a chi è ancora vivo non è
mai sproporzionato, ma è
la normale cura da assicurare per senso di umanità
e professionalità medica e
per non cadere nell’eutanasia omissiva per abbandono terapeutico». Venendo,
infine, al tema del testamento biologico, don
Riva ha sostenuto che può
avere senso, ma non deve
contenere dispositivi di
azioni, omissioni, o desistenze eutanasiache. Nelle dichiarazioni anticipate
possono rientrare le terapie rianimative, la tracheotomia in caso di Sla o di altra patologia degenerativa,
la richiesta di morire con
dignità con l’esclusione di
ogni forma di accanimento
terapeutico e con la palliazione del dolore. Infine, le
dichiarazioni non devono
vincolare il medico, qualora si presentino nuovi scenari terapeutici. Inoltre, è
importante che le dichiarazioni siano in forma scritta, periodicamente ricon-
A questo punto mi sia consentito dire anche la mia.
Sulla scorta dei due primi
interventi e del successivo
dibattito che ha coinvolto
anche il pubblico, mi è parso evidente che perfino nella nostra piccola provincia
non è più patrimonio condiviso da laici atei e laici
cattolici (di fatto, o di nome?) che la vita sia un bene
indisponibile. Paradossalmente questa convinzione
è rimasta radicata fino a
quando la medicina ancora non aveva compiuto
quei progressi che oggi
sono realtà, ma anche fino
a quando certa propaganda pseudolaica, o meglio
laicista, non aveva ancora
bombardato le coscienze
fino a “liberarle” dal discernimento tra ciò che è bene
e ciò che è male, inducendole a credere che l’io è giudice, unico e insindacabile,
sulla vita individuale nel
segno della privacy. Del resto, oggi la società - che
stento a definire tale, in
quanto costituita da individui e non da persone: la
persona è rapporto, l’individuo è solitudine -, fatica
a comprendere il significato di bene comune. Oggi, ha
valore solo l’hic et nunc, il
qui e ora, per cui la vita è
un bene, fino a quando io
individuo in qualche modo
ne posso godere, in caso
contrario pretendo il diritto di andarmene, senza che
nessuno abbia a interferire nella mia libera, solipsistica, insindacabile decisione. Ma scegliere la morte è
davvero la scelta più ragionevole, più giusta e più umana? Scrive Marco Maltoni nella nota di commento al Documento sulle Direttive anticipate, esteso
dalla Società italiana di
Cure palliative, che il difetto di fondo di queste sta
“nella introduzione e legittimazione di una mentalità che vede ogni malato
e ogni uomo monadi isolate dal resto dei rapporti
socio-assistenziali e familiari-amicali, di cui invece
la vita umana è caratteristicamente costituita. Da
qui la possibile disvalorizzazione di tutti gli interventi, spontanei e organizzati, di assistenza a pazienti sofferenti e la possibile
valenza diseducativa rispetto a una concezione
solidaristica della vita, della medicina e della società”. In questa direzione si
muove anche il consiglio
permanente della Cei che,
con un ragionamento pienamente laico, lo scorso
ottobre ha ricordato che
“Chi soffre non va mai lasciato solo. L’amicizia, la
compagnia, l’affetto sincero e solidale possono fare
molto per rendere più sopportabile una condizione di
sofferenza...”. In qualsiasi
situazione - aggiungo io anche nella più disperata,
ma questo lo può capire
solo chi ha saputo cercare
e dare un senso alla propria vita, che altrimenti
resta un trascinarsi giorno
dopo giorno, senza sapere
chi siamo, cosa vogliamo e
dove andiamo.
P A G I N A
32
CRONACA
MediaAltaValle
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
TIRANO AL VIA IN QUESTI GIORNI SI PROTRARRANNO ALMENO FINO AL PROSSIMO MESE DI DICEMBRE 2009
Lavori per l’organo in santuario
C
ome molti si saranno accorti, la
basilica della Madonna di Tirano,
è interessata da
importanti lavori di restauro che hanno già reso
inaccessibile la parte della cantoria con la sottostante porta di destra e
del presbiterio. Un avvio
difficile, giunto dopo molte attese e rinvii necessari perché fossero prese
tutte le precauzioni. E
così, da un gioiello del
barocco valtellinese, con
le impalcature, i teloni e
l’illuminazione provvisoria al di sopra dell’altar
maggiore, più che in un
luogo di culto cinquecentesco a qualcuno potrà
sembrare di essere in un
improvvisato cantiere,
una reinterpretazione in
chiave postmoderna delle antiche catacombe dei
primi tempi di vita del cristianesimo. Di restauro
conservativo si era iniziato a parlare nel 2004 in
occasione della ricorrenza
del quinto centenario dell’apparizione mariana.
L’allora onorevole valtellinese Gian Pietro Scherini
aveva ottenuto un contributo ministeriale di
340mila euro che però rimasero inaccessibili a
causa di intoppi burocratici e organizzativi. Nel
frattempo però per quanto concerne la progettazione, il progetto di intervento aveva già ottenuto
l’approvazione dalla So-
LA STORIA E LE CARATTERISTICHE
DEL SANTUARIO IN UN DVD
La storia e le caratteristiche del Santuario di Tirano sono finalmente disponibili in un filmato su Dvd.
«È il frutto di un desiderio profondamente sentito e
più volte espresso da fedeli e turisti - spiegano i
sacerdoti del santuario -. Dopo un tempo di doverosa preparazione il sussidio multimediale farà rivivere, nella visione delle opere d’arte del santuario
che già lo testimoniano quotidianamente, l’evento
dell’apparizione. Indiscutibilmente un ottimo strumento al passo coi tempi che “permetterà di rivivere anche a casa la visita già fatta in basilica». Alla
presentazione, avvenuta nei giorni scorsi presso la
sala Mario Omodei, erano presenti anche il sindaco Pietro Del Simone, lo storico Gianluigi Garbellini
che hanno accolto positivamente il lavoro realizzato dalla Avrec di Ardenno. Per informazioni riguardo al reperimento del Dvd in santuario si potranno
avere tutte le informazioni necessarie.
R.W.N.
printendenza per i Beni
architettonici per il paesaggio di Milano. Da allora ad oggi ci vollero gli
interventi dell’Amministrazione provinciale di
Sondrio, che ha l’incarico
di gestire i fondi e dirigere i lavori e del Comune
di Tirano che, con sollecitazioni e incontri a Roma,
hanno sbloccato la procedura, là dove si era arenata. In gennaio 2008,
questo interesse portò
alla promessa dell’arrivo
del contributo ministeriale promesso. È su questa garanzia quindi che i
lavori sono stati organiz-
zati ripartendoli in varie
fasi ciascuna della quali
interessanti uno specifico
intervento. Ristrutturazione e consolidamento
statico della cantoria;
recupero conservativo del
presbiterio e dell’abside;
posa in opera di reti antintrusione volatili sul
campanile; manutenzione
struttura interna – apparato meccanico – del prestigiosissimo organo del
secolo XVII. Per quanto
riguarda la parte esterna
della struttura invece, all’attenzione dei restauratori sarà affidata la statua del san Michele che
domina la cupola. «Ad
oggi - spiega don Aldo
Passerini, rettore del
santuario -, salvo imprevisti si prevede che il termine dei lavori avverrà
nel prossimo dicembre
2009. Ciò significa che
avremo ancora per molto
tempo disagi e disturbi,
sia per chi opera e sia per
chi prega. Anche pellegrini e turisti dovranno armarsi di santa pazienza».
L’obiettivo: un santuario
ritrovato nel suo originario splendore può valere
la sopportazione di alcuni disagi.
UNA SKIEDA A IMPATTO ZERO
La XV edizione della Skieda di Livigno, in programma dal 28 marzo al 5 aprile 2009, ha ottenuto la
certificazione a Impatto Zero, un’iniziativa grazie
alla quale verranno rimboscati ben 24.703 mq di
terra nella foresta amazzonica della Costa Rica che
andranno a compensare le emissioni di CO2 prodotte dall’organizzazione dell’evento. Al tempo stesso
si cercherà di risparmiare le risorse non rinnovabili
contenendo al massimo l’utilizzo degli impianti di
risalita, dei generatori a gasolio o benzina per luci o
impianti audio, delle motoslitte, dei gatti delle neve
e così via. Altro progetto è “Minimum Impact”. Ogni
telermarker parteciperà all’iniziativa “Pianta veramente una pianta”: iscrivendosi all’evento, infatti,
si acquisterà una pianta che verrà poi piantata dai
bambini di Livigno durante la tradizionale Festa
degli Alberi in primavera. Verrà così creato a Livigno
il “Bosco Magico della Skieda”.
R.W.N
CHIURO PRESENTATO PRESSO LA SEDE DI IREALP UN INTERESSANTE PROGETTO DI TUTELA
Sinergia fra Province per sostenere i prodotti tipici
el centro storico
di Chiuro c’era
un complesso
abitativo di
buon valore
architettonico, ma ormai
fatiscente, che IREALP
(Istituto di Ricerca per
l’Ecologia e l’Economia
Applicate alle Aree Alpine) negli ultimi anni ha
completamente recuperato per farne la propria
sede in provincia di Sondrio. L’edificio, inoltre,
grazie alle strutture di cui
è stato dotato, ora può diventare un centro per incontri, convegni, corsi di
formazione professionale,
mensa scolastica ed un
vero e proprio laboratorio
per la conoscenza e la
valorizzazione dei prodotti del territorio montano.
La prima, importante iniziativa presa da Irealp è
stata quella di convocare
nella sede, mercoledì 21
gennaio, i presidenti delle Province di Bergamo e
Sondrio, accompagnati da
un grande numero di rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale, oltre naturalmente alla stampa e alla
tv, per presentare due
prodotti tipici delle nostre
valli: il violino di capra
della Valchiavenna, che
tutti già conosciamo e il
prosciutto crudo «il Botto»
di Ardesia, in Val Seriana,
N
che invece probabilmente
da noi è meno conosciuto.
Se anche Il Settimanale si
occupa di questa iniziativa, non è certo per fare
una pubblicità gratuita o
perché siamo stati indotti dalla splendida e molto
ben preparata degustazione che è seguita all’incontro. Prevedeva infatti
un piatto di saporito prosciutto bergamasco, accompagnato da uno sformato di verdure; il violi-
no di capra, tagliato come
prescrive la tradizione,
veniva invece servito su
piatti in cui era deposta
in bell’ordine una piccola
manciata di fieno. Avete
letto bene: è stato usato
del comune fieno, naturalmente al solo scopo decorativo; per concludere castagne con la panna e
coppetta; il tutto accompagnato da ottimi vini,
sempre di produzione locale. Promuovere un pro-
dotto tipico, come ha affermato bene il Presidente di Irealp Fabrizio Ferrari, non costituisce sono
un’operazione economica,
ma significa riscoprire un
territorio, valorizzarlo,
conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future
con le sue tradizioni e la
sua cultura. Siccome poi
l’istituto IREALP opera
anche sul piano internazionale (ha una sede a
Bruxelles), può far conoscere i nostri prodotti all’estero e può persino influire sulle regole che vengono scritte in sede europea e che spesso creano
problemi alle nostre produzioni tipiche. Un altro
(lodevole) scopo dell’istituto è quello di portare un
po’ di tipicità nelle nostre
mense scolastiche, dove
spesso (per economia)
vengono forniti scadenti
prodotti stranieri, come
ha dimostrato bene il recente caso di una scuola
materna morbegnese. Teresa Tognetti ha illustrato brevemente la storia e le caratteristiche del
violino di capra della
Valchiavenna, un prodotto che è sempre esistito
presso gli allevatori e che
ora è stato rivalutato ed
è diventato «Presidio
Slow Food». Il violino deve
il nome alla forma, ma
anche al tipico modo di
affettarlo. Il suo rilancio
ora sta dando buoni risultati, perché offre buone
possibilità di lavoro, anche ai giovani, permettendo di valorizzare tutta la
mezza costa delle montagne, soggetta all’abbandono e contribuisce molto a
far conoscere il territorio.
Il caso del prosciutto crudo di Ardesio, in provincia di Bergamo, illustrato da Luca Chiesa, ha
invece seguito un cammino opposto per arrivare
allo stesso fine. Lì si è
partiti da una struttura
industriale già perfettamente attrezzata per la
confezione dei prosciutti e
si è voluto ritornare il più
possibile a quella che era
la produzione tradizionale praticata nelle famiglie
della zona, fin da tempi
molto remoti. La tipicità
del prodotto viene ottenuta partendo dagli animali, che vengono allevati
come un tempo allo stato
semi brado, cioè lasciandoli pascolare liberamente nei prati e nei boschi.
Il tipo di alimentazione
influisce naturalmente
sulla qualità della materia prima, la carne. I prosciutti, poi, vengono tenuti in apposite strutture,
con le benefiche correnti
d’aria della valle, ma soprattutto vengono fatti
stagionare secondo un
antico metodo, cioè ponendoli su un letto di fieno, dal quale ricavano
particolari sapori. «Ogni
volta che portiamo i nostri prodotti tipici alle
manifestazioni - ha affermato il Presidente della
Provincia di Bergamo
Valerio Bettoni - otteniamo sempre giudizi
molto positivi. Ciò significa che oggi le persone
ricercano la qualità. Il
compito delle istituzioni è
quello di aiutare le persone che vivono in montagna a produrre, ma soprattutto a vendere i frutti del loro lavoro. Noi salviamo la montagna se la
mettiamo nelle condizioni di vivere con le sue forze». Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del
Presidente della Provincia di Sondrio Fiorello
Provera, il quale ha affermato che, oggi, chi produce qualità risente meno
della crisi in atto. Finalmente anche nel nostro
territorio si sta creando
una «cultura della qualità», che sta dando buoni
risultati, perché i prodotti tipici non entrano in
concorrenza fra loro, ma
si arricchiscono a vicenda
e contribuiscono molto
alla salvaguardia del nostro territorio.
CIRILLO RUFFONI
P A G I N A
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MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
PRESENTATI I DATI L’ANNO DEL... DOPPIO SORPASSO
L
IL DIGITALE TERRESTRE
SUPERA IL SATELLITE
o hanno chiamato l’anno
del doppio sorpasso. E
quello che è appena cominciato è l’anno della tv
del futuro che si è fatta
presente. Sono stati molti gli slogan utilizzati ieri per l’apertura
della due giorni della Quarta conferenza nazionale sul digitale terrestre, che si è tenuta a Roma nella sala grande del nuovo Auditorium, col titolo anch’esso enfatico
di “Niente è come prima”, seppure
qualche neo sia emerso qua e là.
Doppio sorpasso perché nel 2008
per la prima volta le abitazioni
dotate di apparecchi per la ricezione della tv digitale terrestre
(Dtt) hanno superato il numero di
quelle col ricevitore per la tv satellitare: più o meno 7,6 milioni
contro 6,6. Sempre nel 2008, la tv
digitale in tutte le sue forme
(53%) ha superato quella analogica, retrocessa al 47%.
Dati evidenziati dal Terzo rapporto sulla tv digitale terrestre in
Europa, illustrato da Alberto Si-
gismondi di Dgtvi, l’associazione
che riunisce quasi tutte le tv interessate al digitale terrestre in Italia. Rapporto dal quale emerge
una sorta di evoluzione simultanea in Europa verso il Dtt, considerando che il doppio sorpasso è
avvenuto nel 2008 anche in Gran
Bretagna, Francia e Spagna. Ciò
che differenzia l’offerta digitale
italiana da quella dei tre Paesi
europei è la fonte dei ricavi delle
emittenti. Da noi la pay tv raccoglie 400 milioni di euro, cioè l’80%
in più di quanto accade in Francia
e ben quattro volte di più del Regno Unito, dove risultano ben più
forti i ricavi pubblicitari, che in
Italia sono solo il 6% delle risorse
del settore. Anche gli ascolti sono
in crescita e nel mese scorso si
calcola che la Dtt abbia ottenuto
in Italia uno share prossimo
all’8%.
Il discorso sul futuro che è diventato presente si riferisce al
2009. Dopo la Sardegna, infatti,
Mendelssohn
Concerto n. 1, in sol minore,
op. 25, per pianoforte
e orchestra
P
arlando di Felix Mendelssohn (1809-1847)
un critico lo definì “un
genio borghese”, vale a
dire un ideale esponente della buona società. Felix, figlio di una ricca famiglia di
banchieri amburghesi trasferitisi a Berlino, fu un uomo colto
e raffinato. Non fu unicamente
un musicista, ma un umanista
nel senso più ampio del termine. Lettore molto precoce dei
classici, interessato alla poesia
e alla filosofia, percepì il peso
delle tradizioni culturali. Questo fatto lo portò, come compositore, a essere dubbioso fra innovazione e conservazione. “Se
Schubert è il più classico fra i
romantici – come ebbe a dire il
musicologo Alfred Einstein –
Mendelssohn è un classicista
romantico”. Giudizio che si
adatta magnificamente ai due
Concerti per pianoforte e orchestra.
Il Concerto n. 1 in sol minore, op.
25 per pianoforte e orchestra
vide la luce quando Mendelssohn cominciava a prendere le
distanze dalle sue composizioni giovanili. Il musicista ne parlava, nel 1831, come di “una
cosa buttata sulla carta in fretta”; in realtà i primi schizzi del
Concerto risalgono al mese di
novembre del 1830 quando
Felix, ventunenne, era di passaggio a Roma. Sembra che
l’ispirazione gli sia venuta in
seguito a un flirt con la pianista
Delphine von Schauroth, alla
quale la composizione è dedicata. L’origine amorosa dà un significato all’aspetto intimistico
e nel contempo animato del
Concerto: elementi che, unitamente allo straordinario equilibrio formale, hanno contribuito a rendere celebre a quei
tempi questa musica.
Sotto l’influenza del Konzertstück di Carl Maria von Weber,
opera che influenzò intere generazioni di compositori, Mendelssohn pervenne con questo
primo Concerto all’attuazione di
un brano da
concerto libero dalla ALL'ASCOLTO
tradizionale successione di movimenti;
diede così
vita al tipo GRAMMA
di concerto
composto
senza soluzioni di continuità,
ossia senza interruzione fra un
movimento e l’altro.
Il primo movimento – Molto allegro con fuoco – presenta due
innovazioni formali. La prima
consiste nel fatto che la tradizionale esposizione vede partecipare, nello stesso tempo, il solista e l’orchestra anziché dare
luogo alla classica successione
orchestra-solista. La seconda
riguarda proprio l’assenza di un
prologo orchestrale. Il primo
movimento è sostanzialmente
concepito secondo la “FormaSonata” e affida allo strumento
solista una verve drammatica e
virtuosistica.
L’Andante è una Romanza (una
“Romanza senza parole” tipicamente mendelssohniana, verrebbe da dire) suddivisa in tre
parti. Il solista mette in evidenza la sua capacità di cantare in
legato. Limitata è la presenza
dei fiati mentre predominano
gli archi. L’aspetto contemplativo dell’autore conferiscono a
tutta la pagina un clima di terso lirismo.
Un tono drammatico riappare
all’inizio del terzo movimento
(Presto – Molto allegro e vivace)
in sol maggiore. Il solista mette in mostra la sua bravura tecnica e virtuosistica in una successione brillante di note, non
priva comunque di emozioni.
GUIDA
PEN
TA
a cura di
ALBERTO CIMA
questo dovrebbe essere l’anno del
completo passaggio al digitale
terrestre per altre cinque aree:
Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Lazio (esclusa la provincia di
Viterbo), Campania e Piemonte
occidentale, cioè le province di
Torino e Cuneo. Tabella che se
dovesse venire rispettata consentirebbe di avere a fine anno la totale copertura digitale e la fine
della tv analogica per il 30% delle famiglie italiane. Si calcola che
a fine 2010, nei quattro Paesi interessati, il 54% delle famiglie
saranno passate al Dtt.
Il condizionale lo si deve alle
difficoltà pratiche che l’operazione tecnica di trasformazione degli
impianti televisivi analogici in
digitali sta comportando. Da domani a Roma, presso l’Autorità
delle comunicazioni, inizia il tavolo tecnico per pianificare la digitalizzazione del Piemonte occidentale. La settimana prossima partirà il tavolo per il Trentino Alto
Adige. In entrambi i casi il passaggio completo al digitale è ormai slittato di qualche mese e invece che in primavera si avrà a
inizio autunno. Con la stessa logica si terranno i tavoli per Lazio e
Campania, con un probabile slittamento da fine anno ai primi
mesi del 2010.
Per quel che riguarda gli utenti, la Rai col vicedirettore generale Giancarlo Leone ha annunciato l’attivazione di due nuovi canali gratuiti sul digitale terrestre:
“Rai storia” a febbraio e “Rai5” in
autunno. Presto due nuovi canali free e due a pagamento anche
per Mediaset. A giugno sarà invece operativa, come ha annunciato il presidente Luca Balestrieri,
la nuova piattaforma gratuita
‘Tivù’, che porterà l’offerta del digitale terrestre sul satellite e che
vede schierati insieme Rai, Mediaset e Telecom Italia Media, in
un’operazione che in prospettiva
vuole diventare l’alternativa a
Sky.
E le tv locali? Per loro ha parlato ieri, fra gli altri, il presidente di
Aeranti-Corallo Marco Rossignoli, sottolineando il grande sforzo
economico (e la conseguente necessità di agevolazioni) che rappresenta per il settore il passaggio al digitale, calcolato fra i 500
e i 600 milioni di qui al 2012, pari
al fatturato di un anno dell’intera emittenza locale.
Tele
IL
comando
DOMENICA 1
MERCOLEDÌ 4
Le frontiere dello Spirito,
C5,8,50. San Paolo, Prima ai
Corinti e Sinodo dei vescovi.
A sua immagine, Rai1,
10,30. La freccia nera , It1,
14,00. Sceneggiato tv con R.
Scamarcio, 1° p. Addio alle
armi, R4, 16,00 Film sulla 1°
guerra mondiale da un romanzo di Hemingwai. Barbie e la magia di Pegaso,
It1, 16,00. Film d’animazione
I 4 cavalieri dell’Apocalisse, La7, 17 05. Drammatico
con Glenn Ford. Storie, Tsi,
21,00. Il mio nome significa
dono di Dio, e In silenzio. Doc.
Tutti pazzi per amore,
Rai1, 21,30. Fiction che racconta l’amore in tutti i suoi
aspetti. Che tempo che fa,
Rai3, 20,10. Era mio padre,
Iris, 21,00. Film drammatico
per adulti con T. Hanks. Presa diretta, Rai3, 21,30. Migranti, le difficoltà che i lavoratori stranieri devono affrontare per avere riconosciuti i loro diritti. Dr. House,
C5, 21,30. Telefilm ospedalieri avvincenti e per adulti.
Speciale Tg1, Rai1, 23,40.
Salvo d’Acquisto, R4,
15,55. Film con Massimo Ranieri. Un caso per due,
Rai3, 21,10. Poliziesco tedesco. Voyager, Rai2, 21,05
Doc. scientifici. Baby boom,
La 7, 21,10. Commedia con D.
Keaton Gli spietati, R4,
23,35. Western epico con
Clint Eastwood.
LUNEDÌ 2
Il Bene e il male, Rai1,
21,10. Fiction poliziesca. X
Factor, Rai2, 21,05. Selezione dei candidati. Il postino,
Iris, 21,00. Film con M. Troisi.
L’infedele, La7, 21,10. Attualità con G. Lerner. Il comandante Florent, R4,
21,10. Poliziesco Chi l’ha visto?, Rai3, 21,05. Attualità.
Veronica Guerin, R4, 23,20.
Ottimo film su una giornalista irlandese uccisa nel 1996
dai mercanti di droga.
MARTEDÌ 3
Ballarò, Rai3, 21.10. Attualità. Dr. House, Tsi, 21,00.
Una delle serie più gettonate.
L’ispettore
Coliandro,
Rai2, 21,05. Poliziesco. RIS
5, C5, 21,10. Telefilm polizieschi Destini incrociati, R4,
21,10. Film drammatico con
H. Ford. 2 single a nozze,
It1, 21,10. Commedia americana. I diari della motocicletta, Rai4,21,00. Bel film
sul giovane Guevara.
GIOVEDÌ 5
Il commissario Manara,
Rai1,21,10, Poliziesco. Me
dium, Rai3, 21,10. Telefilm
polizieschi e paranormali.
Melanina e varechina,
Rai2, 23,45. Prosa con G. Covatta. Il cuore degli uomini, Iris, 21,00. Buon film francese. Melinda e Melinda,
Tsi, 23,45. Commedia di W.
Allen.
VENERDÌ 6
Ciak si canta, Rai1, 21,10.
Spettacolo. E.R. medici in
prima linea, Rai2, 21,05.
14° Stagione. I Cesaroni,
C5, 21,10. Fiction. Niente di
personale, La7, 21,10. Ritorna il talk di A. Piroso, intelligente e istruttivo. Il piacere
dell’onestà, Iris, 21,00. Teatro Star Treck, Rai4, 21,00.
Film di fantascienza Matrix, C5, 23,30. Attualità con
Mentana.
SABATO 7
Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Poirot e la salma, R4,
15,00. Sempre avvincenti le
avventure di Poirot interpretate da David Suchet. A sua
immagine, Rai, 17,10. Babe, maialino coraggioso,
It1, 19,25. Film divertente
per ragazzi. Segue alle 21,10
La gang del bosco, buon
film d’animazione. Che tempo che fa, Rai3, 20,10. Sempre interessante il talk di F.
Fazio. Superquark, Rai3,
21,30. Madam Pompadour.
Ballando con le stelle,
Rai1, 21,30. Spettacolo. L’ispettore Barnaby, La7,
21,30. Poliziesco inglese stile
Agata Christie.
TIZIANO RAFFAINI
AMARCORD
EMOZIONI DA UN FILM
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
Tra gli appuntamenti letterari di rilievo per capire che rivoluzione fu il romanzo nell’ ‘800 e perché
esso continui a parlare anche per questo tempo, c’è quello con Jane Austen, la “sorella minore di
Shakespeare”, come la definì G. H. Lewes. Si dice che non scrivesse nella quiete di uno studio, ma
in un soggiorno pieno di rumori, immersa e tuttavia non persa nella vita quotidiana dei suoi molti
fratelli e dei suoi moltissimi nipoti. Vitale e rumoroso è anche il soggiorno dei Bennet, quale appare nel film che ha lo stesso titolo del romanzo, realizzato dal regista Joe Wright, nel 2005.
Fra attacchi di nervi e trappole matrimoniali si dipana la storia. I nostri eroi sono giovani, belli, alla
ricerca della felicità. Ma, come sempre, ci sono gli ostacoli. Che all’inizio dell’‘800, epoca in cui è
ambientato Orgoglio e pregiudizio, si chiamano soprattutto convenzioni sociali. Le leggi dell’epoca
impedivano alle ragazze di ereditare i beni di famiglia, casa compresa, alla morte del padre. Quando in una vicina, sontuosa dimora, arriva finalmente un ricco scapolo, anzi due, si può immaginare
l’agitazione di mamma Bennet. Sappiamo già come andrà a finire (Orgoglio e pregiudizio fa da prototipo a tutti i film dove lui e lei si insolentiscono per un paio d’ore, prima di capire che sono fatti
l’uno per l’altra). La storia è immortale, e fa un gran piacere rivederla in questa nuova, elegante,
appassionata versione cinematografica, realizzata da un regista di soli trent’anni.
Orgoglio e pregiudizio
venerdì 30 gennaio; ore 15.55; Rete 4
DANIELA GIUNCO
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LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 31 GENNAIO 2009
INFORMATIVA PER GLI ABBONATI
PAROLE, PAROLE, PAROLE (31)
Comunione
Dal latino communio – communionis, parola composta da cum (con, insieme a) e munus-muneris,
che ha un doppio significato: dono (come in munificenza), oppure: compito, impegno personale
(come in patrimonio, compito del padre, e in matrimonio, compito della madre). Il padre ha il
compito di procurare i mezzi necessari alla sussistenza della famiglia, mentre la madre ha il
compito di generare e allevare i figli. Insieme fanno communio, consortium omnis vitae, cioè congiungono i compiti per tutta la vita. Questa è, secondo la migliore cultura degli antichi latini, il
senso del matrimonio o comunità famigliare. Oggi è molto più sfumata la divisione dei compiti e si
tende alla uguaglianza tra i coniugi. Tuttavia l’art. 29 della Costituzione, mentre stabilisce la
“uguaglianza morale e giuridica” dei coniugi, ricalca sostanzialmente il concetto antico latino della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, dove “società” è sinonimo di “communio”,
compito congiunto di un uomo ed una donna, per sé stessi ed i figli.
Con un salto vertiginoso nella spiritualità cristiana, viene in mente la “ comunione dei santi “, che
è un articolo del “credo” recitato in ogni Messa. Tutti coloro, vivi e defunti, che sono in Grazia di
Dio, comunicano tra di loro e con le tre Persone dell’Unico Dio, in un modo arcano ma effettivo,
reale, come è reale la presenza di Gesù nella eucaristia. Una pallida immagine può essere (mi si
perdoni l’ardire) la comunicazione in internet, di cui parla Benedetto XVI nella giornata delle
comunicazioni sociali. Strumento di cui si deve essere grati a Dio ed alla intelligenza dell’uomo,
potente ed efficace mezzo con cui innumerevoli persone possono “comunicare” rapidamente, sia
pure con attenzione a non farne un uso perverso.
Da qualche anno ne faccio uso quotidiano, rinnovando la meraviglia come di un bambino. Ma
ancor più mi consola di poter comunicare istantaneamente con tutti i “santi”, cominciando dai cari
defunti, che mi diventano sempre più numerosi… e senza pagare un canone ad un provider...
ATTILIO SANGIANI
INTERNET: MICROSOFT NEI GUAI
M
icrosoft è tornata
nel mirino della
Commissione europea: dopo una
tormentata vicenda giudiziaria che si è conclusa
solo nel marzo del 2008 con una
maxi-multa ai danni del colosso
di Redmond, il lungo scontro tra
la Commissione europea e
Microsoft sembra destinato a riaprirsi. Due settimane fa, la Commissione europea ha inviato una
lettera nella quale accusa la società di Bill Gates di aver violato
l’articolo 82 del Trattato Ue: abuso della posizione dominante.
Le indagini erano partite agli inizi di gennaio 2008, quando avevano preso le mosse due nuovi
procedimenti antitrust a carico di
Microsoft a seguito delle denunce e segnalazioni di un’associazione
(l’Ecis,
European
Committee for interoperable
systems) che raggruppa varie
aziende del comparto high tech –
come Sun Microsystem, Ibm,
Nokia, Oracle e RealNetworks – e
di Opera, un concorrente norvegese produttore di browser. La prima indagine aveva, appunto, il
compito di scoprire se Microsoft ha
accorpato in modo illegale Internet
Explorer al proprio sistema operativo Windows, riducendo così le
possibilità di compatibilità con altri browser concorrenti; mentre la
seconda doveva investigare sul
mancato rilascio di informazioni
necessarie a garantire l’interoperabilità del pacchetto Office con
quelli della concorrenza.
Per ora l’avviso dell’esecutivo dell’Unione europea è solo preliminare, la “dichiarazione di obiezioni”
consegnata a Microsoft giunge all’esito di un anno d’indagini che
hanno portato la Commissione a
ritenere che l’integrazione di
Internet Explorer con i sistemi
operativi della famiglia Windows
“impedisce l’innovazione dei prodotti e in definitiva riduce la scelta per i consumatori”.
Il pericolo per la “software house”
è serio, anche se siamo solo alle
prime scaramucce: se il giudizio
preliminare dell’Europa fosse confermato, Microsoft non solo si troverebbe a dover pagare una nuova maxi-multa, ma a dover modificare completamente i propri sistemi operativi. Internet Explorer,
infatti, è un tutt’uno con
l’interfaccia grafica di Windows e
BigM potrebbe rischiare di dovervi metter mano per salvaguardare una reale concorrenza nel campo dei browser di rete.
La nuova accusa della Commissione arriva in un momento di
mercato nel quale il browser di
Bill Gates ha il suo minimo storico di quote di mercato (59,5%,
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Ue ha già dimostrato di non essere tenero con la multinazionale statunitense ed ha dalla sua
parte un contenzioso già vinto.
Gli 899 milioni di euro comminati a Microsoft dalla Commissione per non aver rispettato gli
impegni chiesti dall’antitrust
europeo nel marzo del 2004 probabilmente sono un ricordo ancora vivo nei dirigenti di
Redmond, per ora da oltre oceano non arrivano risposta ufficiali ma la nuova tenzone è ormai
iniziata.
ANTONIO RITA
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