Catania - anno XXIX - n. 17 - 5 maggio 2013 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” Papa Francesco sprona i cristiani ad aprirsi al dialogo 1° MAGGIO: FESTA DEI LAVORATORI PROTAGONISTI in una storia d’amore credenti, protagonisti e non spettatori. La storia d’amore ha origine da un incontro e si alimenta di dialogo, di reciproca conoscenza, di diligente ricerca e scoperta di significativi punti di convergenza nella tensione verso il bene comune che coinvolge tutti i fratelli nella comunione con il Padre. Se amare vuol dire “donare” la storia d’amore si sostanzia di dono, di servizio, di fratellanza ed è questo il messaggio di Papa Francesco che, come il Poverello d’Assisi ha ampliato la sua famiglia all’intero universo, chiamando fratello il sole, il fuoco, il vento e con l’appellativo di “sorella” la luna, l’acqua e persino la morte. La storia d’amore tende a trovare il suo naturale completamento nel diventare famiglia ed oggi che si tenta da più parti di distruggerla nella sua naturalità di relazione tra uomo e donna, non si può restare indifferenti, o considerare i fatti accaduti in (Foto Siciliani-Gennari/SIR) R accogliere un’antologia di frasi, espressioni e messaggi di Papa Francesco è un compito che ogni giorno si rende necessario, dato il fiorire di significative espressioni che a volte risuonano come nuove, originali e sono pregne di spiritualità e di innovazione. Parlando ai responsabili dello IOR il Papa ha detto “La Chiesa non è un’organizzazione. Un cristiano che si chiude in se stesso tenendo nascosto ciò che Dio gli ha donato, non è un cristiano”. E poi ha aggiunto: “Noi, donne e uomini di Chiesa puntualizza - siamo in mezzo ad una storia d’amore: ognuno di noi è un anello in questa catena d’amore. E se non capiamo questo, non capiamo nulla di cosa sia la Chiesa”. Il pensiero lo riprende nel seguito del discorso sottolineando che “si tratta di imparare con i nostri sbagli come va la storia d’amore, perché la Chiesa non cresce con i militari, ma con la forza dello Spirito Santo, perché la Chiesa non è un’organizzazione”. Quale dimensione spirituale dovrà assumere la Chiesa nella società di oggi, superando gli aspetti dell’organizzazione che sono necessari, anche se non prioritari, per far funzionare un sistema complesso che coinvolge nell’universalità dell’ecclesìa gli uomini di tutto il mondo? Alcuni anni fa si evidenziava la necessità di passare da una “scuola apparato” ad una “scuola a servizio della Comunità” e tale piano pro- grammatico è stato mutuato dallo spirito e dal linguaggio ecclesiale. Sappiamo che non sempre si riesce a dar voce a chi voce non ha, né si portano a compimento tanti bei progetti pensati come “atto d’amore” per il miglior bene degli studenti. Anche l’idea di Chiesa merita un approfondimento ed una prospettiva di orizzonte. Parlare di Chiesa come “storia d’amore” coinvolge i singoli Il Condottiero (segue a pagina 2) L’unica soluzione al malessere contemporaneo: educare alla fede a pagina 3 MUSEO: NEL SEGNO DEL SACRO a pagina 7 IL PARCO VA A SCUOLA La mancanza di autorità e di valori genera violenza pesso è davvero molto difficile riuscire a definire un fenomeno, una tendenza, un avvenimento, un fatto, qualunque cosa esso sia. In molti casi, con il passare del tempo è possibile acquisire una certa lucidità di analisi, che permette di poter delineare, se non in modo netto ed inequivocabile, almeno in modo più che sommario, cause ed effetti di quello che è stato. Forse questo è dovuto proprio al trascorrere del tempo, ad una certa distanza che si frappone tra noi e l’evento e ci fa capire. Questo avviene per la storia: per scrivere le pagine dei ‘manuali’ bisogna discernere bene cause ed effetti e ciò lo consente solo il tempo. Perché? Il concitato susseguirsi di avvenimenti ‘distrae’ l’uomo-osservatore del suo tempo da una valida analisi: l’incalzare della quotidianità, del simultaneo e del contemporaneo, non ci permette di capire. Naturalmente, tutte queste considerazioni sono valide se riflettiamo sulla nostra attuale situazione. Non si può ben capire cosa sta accadendo, proprio S perché stiamo vivendo questa società: allo stesso tempo siamo attori e spettatori, una sola identità per una duplice funzione-ruolo. Ma sicuramente possiamo ben intuire che è in atto un cambiamento: una mutazione antropologica. L’uomo contemporaneo a che cosa sta tendendo, verso cosa sta andando? E soprattutto, ed è molto importante questo aspetto, come lo sta facendo? E non si tratta in questo caso di definire, in maniera semplicistica e superficiale, se questo processo ci cambierà in meglio o in peggio (semmai queste conclusioni, in piccola misura, potranno azzardarle soltanto i posteri!): si tratta di individuare pur procedendo solo per via d’ipotesi una causa, anche perché ognuno potrebbe dare una sua lettura, dunque c’è un certo relativismo, quindi nessuna certezza assoluta. A nostro avviso si sta verificando un vero e proprio scollamento tra ciò che percepisce l’uomo- cittadino e i reali fondamenti della società. In altre parole: sta emergendo una vera e propria mancanza di figure di riferimento, provocata da una determinante mancanza di principi. Stiamo vivendo una situazione di crisi, che sta affliggendo ormai la totalità dei settori, ma è il caso di domandarsi se questa crisi ‘materiale’ non si sia Antonella Agata Di Gregorio (segue a pagina 2) a pagina 9 2 Prospettive - 5 maggio 2013 sommario al n. 17 PRIMO PIANO In Cattedrale i resti mortali di don Pino Puglisi _____3 70 anni fa bombardamenti a tappeto su Catania ____4 Indietro nel tempo intervistando Salvatore Quasimodo ___5 INFORMADIOCESI Notizie in breve________9 Dichiarazione dei redditi __9 OMNIBUS Dusmet: l’esperienza di un Vescovo amato dai catanesi ___________7 Trecastagni: la Festa dei santi patroni________8 Giselle al Teatro Massimo “Bellini” di Catania ___________11 Nelle sale ‘Kiki consegne a domicilio’ __11 Medicina, nuove regole per i test di ammissione Mobilità per iscriversi all’università ambiano le domande ai test di ammissione alle facoltà universitarie a numero chiuso. E non solo. L’ultimo colpo di mano dell’ex ministro Francesco Profumo è stato servito in extremis, senza lasciare la solita scia di polemiche tra gli studenti. In molti ricorderanno la famosa domanda sulla grattachecca romana del 2011. Questa la domanda che negli anni ha suscitato un aspro dibattito sull’utilità di alcuni quesiti per l’accesso alle professioni mediche. “Nei pressi del noto liceo Tacito di Roma si trova la grattachecca di Sora Maria, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare con quali gusti viene realizzata? Menta, limone, amarena oppure cioccolato?”. Cosi recitava testualmente la domanda. La risposta? Facilissimo: limone, perché ‘la grattachecca’ è una granita di ghiaccio. Finalmente si cambia, la formula d’accesso è stata rivista dopo anni di polemiche e delusioni degli studenti che chiedevano criteri di selezione più consoni alle prossime materie di studio. Addio quindi a domande fantasiose e talvolta grottesche. D’ora in poi le domande saranno sessanta invece di ottanta per tut(continua da pag. 1) PROTAGONISTI... 7Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. Impaginazione e grafica: Vera Cannavò Abbonamenti: ordinario Euro 40,00 ridotto (scuole, associazioni, confraternite, etc.) Euro 30,00 versamento su c/c postale n. 12442935 intestato a: ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4 95124 Catania Pubblicità: a mod. (1 colonna x 41mm). Commerciali Euro 27,11 a mod. Redazionali Euro 1,55 a mm Annunci immobiliari e R.P.Q. 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Al test di Medicina e Odontoiatria, poi, ci saranno quattordici domande di biologia, otto di chimica e otto di fisica e matematica. Per gli aspiranti veterinari, invece, ci saranno dodici domande di biologia, dodici di chimica, sei di fisica e matematica. Cambiano le regole anche per i futuri architetti, per loro dodici quiz sulla storia, dieci di dise- gno, otto di matematica e fisica, cosi come la durata del test che passerà a novanta minuti. Per quanto concerne le valutazioni ecco i punteggi: 1,5 punti per ogni risposta esatta, meno 0,4 punti per ogni risposta sbagliata, zero punti per ogni risposta non data. Sarà avvantaggiato chi si diplomerà con una votazione compresa tra l’80 e il 100 e avrà un bonus che varia dai quattro ai dieci punti. Stiamo parlando del cosiddetto ‘bonus maturità’ previsto dagli ex ministri Fioroni e Mussi nel 2007 e mai entrato in vigore. Entro il 31 maggio il ministero dovrebbe fornire le tabelle di conversione per il voto di maturità, pur tenendo conto delle differenze tra le varie scuole. Intanto gli studenti giudicano questa scelta sbagliata. “Il voto dell’esame di maturità è inattendibile e falsato da mille fattori, come si può pensare che possa incidere sull’accesso all’università?”. Chiede il portavoce nazionale Daniele Lanni. Le iscrizioni ai test (a prescindere dal voto della maturità) si potranno effettuare dal 6 maggio al 7 giugno solo sul portale www.universitaly.it visto che le date dei test, che di solito avevano inizio nei primi giorni di settembre, sono state anticipate: 23 luglio per Medicina-Odontoiatria, 24 luglio per Veterinaria, 25 luglio per Architettura. Al 4 settembre è rinviato il test per le professioni sanitarie, ma con domande che saranno predisposte poi dai singoli atenei. I risultati dei test, infine, saranno disponibili tra il 5 e il 7 agosto. Altra novità sostanziale sarà l’introduzione di una graduatoria nazionale in cui sarà eliminata qualsiasi discriminazione di punteggio in base alla classifica locale. Questo servirà a garantire a uno studente che non rientra nel numero dei posti previsto per l’ateneo in cui sostiene l’esame ma col suo punteggio rientra nel numero dei posti totali a livello nazionale - di prenotarsi per un posto in un ateneo diverso. Altro cambiamento è il calo dei posti a Medicina: 152 in meno rispetto ai 10.173 dell’anno scorso. Meno posti anche per l’ammissione ad Architettura, 8.640 in tutto, e per gli aspiranti veterinari, che dovranno spartirsi 825 posti. Aumentano leggermente, ventitré in più, invece, i posti per Odontoiatria: 954 in totale. Maxwell perdiamo l’amicizia con Lui, se gli facciamo sempre più spazio nella nostra vita. Andare contro corrente significa difendere e testimoniare il valore della famiglia nella società, ribaltando la logica del relativismo nella gerarchia dei valori e conservando essenziali gli impegni di amore e di unità. Ed ecco che la storia di amore si concretizza nel mettere Cristo al centro e considerare la Chiesa “madre e maestra” essendo la mistica sposa del Cristo. Le parole del Papa penetrano nel cuore dei fedeli che si avvicinano al Signore e condividono la storia d’a- more quale dono e servizio. Il protagonismo cristiano si traduce inoltre in una coerente testimonianza, carica di gesti e di atteggiamenti che rendono palese e manifesta la storia d’amore che va ben oltre alla formale compassione, alla semplice solidarietà, che supera la trilogia greca di eros, philìa e agape, ma valorizza tutte queste caratteristiche messe insieme e tende alla sublime imitazione del grande amore di Cristo che dona la vita per le sue pecorelle. La strada dell’amore conduce spesso al martirio e alla croce e i santi, modelli e testimoni di amore, costituiscono l’epifania di questa bella storia. Giocare la propria vita per i più alti ideali e non per le cose piccine, “sognare cose grandi e belle” monito e appello rivolto ai giovani, da Papa Francesco coinvolge tutti i cristiani in questa nuova avventura di fede in cammino sui sentieri dell’oggi. La corresponsabilità nell’educazione per il bene di tutti sollecita la costruzione di nuovi legami di “vita buona” necessari per alimentare la speranza che nessuno dovrà rubarci, come spesso accade nella quotidianità della cronaca. due carabinieri, di cui uno in prognosi riservata (nel momento in cui scriviamo la sua situazione appare grave), sono stati feriti durante il giuramento del nuovo governo, davanti Palazzo Chigi. Uomini che rischiano la loro vita ogni giorno nel mirino di una convogliata tensione, veri e propri bersagli, simboli di uno stato di cui non si percepisce più l’autorità. Malessere di cui certamente non sono responsabili. Atti di violenza ingiustificabili, non bisogna aggiungere altro. Ma al puzzle bisogna ancora aggiungere un tassello, così da avere il quadro generale di questa vera e propria escalation di violenza: la dilagante barbarie nei confronti delle donne. Ogni giorno dai notiziari e dai quotidiani apprendiamo nuovi casi di violenza, compiuti soprattutto per mano di ex, fidanzati, compagni, mariti, parenti. Feroci atti di autoaffermazione di un individuo su un altro, che non trovano nessuna giustificazione. Emma Bonino, Anna Maria Cancellieri, Nunzia De Girolamo, Maria Chiara Carrozza, Beatrice Lorenzin, Cécile Kyenge, Josefa Idem: questi sono i nomi delle sette donne che fanno parte del nuovo governo e che reggeranno le sorti rispettivamente di Esteri, Giustizia, Agricoltura, Istruzione e ricerca scientifica, Salute, Integrazione, Pari opportunità, Sport e politiche giovanili. A fronte della grave situazione che sta vivendo la nostra società, auspichiamo che queste donne contribuiscano ad innescare davvero l’inizio di un cambiamento, all’insegna delle pari opportunità e del rispetto reciproco tra i sessi, ponendo finalmente un freno a questa vera e propria strage silenziosa. Trovare una soluzione a questi problemi (se così è giusto definirli, anche se sono fenomeni ben più complessi e non facilmente semplificabili) non è proprio facile, anzi è una vera e propria sfida che ognuno di noi nel suo piccolo deve raccogliere e fare propria, apportando il proprio contributo. Ma un importante aiuto, il punto fermo da cui partire, ce lo hanno fornito il Santo Padre e il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione del loro incontro, lo scorso 27 aprile 2013. Il Cardinale Bagnasco ha affermato: “A fronte di questa situazione abbiamo condiviso la via all’educazione alla fede per riscoprire una precisa idea di uomo e di umanità, a partire dal ministero della persona di Cristo”. La chiave per ripartire è racchiusa proprio in queste parole. C Francia come lontani da noi. Le conseguenze della legge francese sulle “nozze” gay si faranno sentire soprattutto sui piccoli, privati dalla possibilità di avere una famiglia composta dai due genitori, fatto che la moderna psicologia ritiene essenziale per il loro normale sviluppo. “Andare controcorrente “ è l’invito che Papa Francesco ha lanciato ai giovani cresimandi in Piazza San Pietro, e poi ha aggiunto: “Ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio! Se rimaniamo uniti a Dio come i tralci sono uniti alla vite, se non (continua da pag. 1) LA MANCANZA... trasmessa ad una parte ben più delicata, ovvero all’interiorità dell’uomo..la riposta purtroppo è si. Non possiamo addurre in modo estremamente semplicistico come causa o come diretta conseguenza di ciò che sta accadendo unicamente il disagio sociale. La mancanza di lavoro e la totale assenza di condizioni che possano permettere una vita dignitosa creano tensione sociale, creano disagio, ma non possono giustificare ciò che sta dietro: la totale assenza della percezione del ruolo delle autorità. Non si crede più nell’autorità della famiglia, nelle ormai cosiddette famiglie allargate non si riesce più ad individuare un ruolo con facilità. Non si crede più nell’autorità delle istituzioni (certo anche a causa degli esponenti politici che ricoprono tali cariche). Si riesce persino a dubitare della stessa autorità della Chiesa. Per non parlare poi delle forze dell’ordine: uomini a servizio dello stato, della collettività, vittime innocenti che cadono per mano di coloro che devono proteggere. Tutto questo non si può non ricondurre alla mancanza di una gerarchia valoriale. Gli ultimi fatti di cronaca ce lo confermano: un giovane carabiniere ha perso la vita durante una rapina a Caserta; a Roma ® Filo diretto con Ecco come mettersi in contatto con noi: • Inviare un’email all’indirizzo [email protected] • Telefonare o mandare un fax al numero 095 8992039 ® 3 Prospettive - 5 maggio 2013 1° Maggio: In occasione della Festa dei Lavoratori tutti uniti contro la disoccupazione Il LAVORO “unge di dignità” o scorso primo maggio, la Festa dei Lavoratori, in migliaia sono scesi nelle piazze per far sentire la propria voce, a tutela di quello che è uno dei cardini fondamentali della vita sociale e comunitaria dell’uomo, ovvero il lavoro. Da Atene a Parigi, da Instabul a Roma: uomini e donne uniti insieme al di là della nazionalità, delle differenze culturali, degli schieramenti politici per ribellarsi ad una società capitalista, che vede nel lavoro soltanto un utile e bieco profitto e mette da parte la dignità del lavoratore e le sue reali esigenze, in troppi casi esercitando su quest’ultimo una vera e propria forma di sfruttamento o addirittura di schiavitù, in cambio di un benché minimo salario. In Italia, manifestazioni in moltissime piazze ed eventi musicali, che hanno coinvolto giovanissimi e non (il più importante sicuramente è stato il ‘concertone’ in Piazza San Gio- L vanni a Roma): attraverso le note ed il ritmo dei brani musicali, anche i giovani hanno contribuito, con la loro presenza, a mettere al centro del dibattito il lavoro ed il loro futuro. Un primo maggio, giorno in cui si festeggia San Giuseppe lavoratore, all’insegna dell’unità per il bene della società, un certo voler fare idealmente fronte comune contro quello che è il male maggiore, che sta affliggendo il nostro Paese, ma non solo (forse è meglio dire la società di questi anni, in riferimento ad altre situazioni analoghe non solo all’interno della Comunità Europea): la mancanza di lavoro, quindi di conseguenza l’alto tasso di disoccupazione. Dagli esponenti delle istituzioni politiche, dal fronte sociale e dal Santo Padre un appello per ridare lavoro all’Italia in tempi rapidi. Sindacati uniti nella manifestazione svoltasi a Perugia: dai tre segretari un forte appello per risolvere l’emer- genza lavoro. Susanna Camusso, segretario generale Cgil, “senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire”; Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, il primo maggio “è vivo e deve essere Palermo: Estumulati e traslati in Cattedrale i resti mortali di don Pino Puglisi L’odore della santità na grande commozione ha pervaso i presenti, a vent’anni di distanza dalla morte di padre Pino Puglisi, nel momento in cui è stata aperta la cassa e si è constatato un corpo non corrotto dalla morte, ma mummificato. Di fronte agli astanti non un teschio ma un viso dai tratti perfettamente riconoscibili e persino il colore delle mani che sembrava quasi naturale. All’interno della cassa, i componenti del Tribunale presieduto dallo stesso Vescovo ausiliare e composto da don Vincenzo Talluto, dal cancelliere Arcivescovile mons. Giuseppe Oliveri e dai periti medici Augusto Franco D’Ancona e Domenico Ientile hanno trovato una copia del Vangelo, gli Atti degli Apostoli, un’icona della Madonna Odigitria e una rosa che era stata posta da una persona poco prima della tumulazione del prete ucciso dalla mafia in “odium fidei”, e sulla cui identità mons. Cut- U titta mantiene uno stretto riserbo. Adesso quella rosa, due frammenti ossei, un lembo della casula che indossava che fu donata dallo stesso padre Puglisi e dalla mamma a mons. Cuttitta il giorno della sua ordinazione, insieme a tutti gli altri oggetti che sono stati a contatto con il corpo sono stati conservati e considerati delle reliquie. In attesa della collocazione definitiva, che sarà nella erigenda chiesa a Brancaccio, dove il martire della Chiesa palermitana ha sognato fosse costruito un complesso parrocchiale, le spoglie mortali di padre Puglisi saranno collocate nell’altare laterale dell’Immacolata in Cattedrale, ma prima sarà realizzato un monumento a forma di spiga di grano a ricordare, come in un brano amato del Vangelo tanto caro a padre Puglisi, la sua presenza feconda come un chicco caduto sulla terra muore e da molto frutto. Intanto i fedeli potranno rendere omaggio alla salma nella Cappella delle reliquie della Cattedrale, posta a destra della navata, accanto alle urne con i resti di altri martiri e santi. Padre Puglisi sarà beatificato il prossimo 25 maggio nel corso di una solenne liturgia Eucaristica che si svolgerà allo stadio Barbera di Palermo. Pino Grasso Concerto di Primavera organizzato dal Rotaract di Catania presso il Museo Diocesano In prima linea contro la poliomelite a splendida pinacoteca del Museo Diocesano in Piazza Duomo ha ospitato il Concerto di Primavera promosso dal Club Rotaract di Catania, sempre in prima linea nelle attività benefiche, perché scopo principale di questa associazione di giovani è quella di mettersi a servizio di coloro che vivono nel bisogno. Sotto la direzione artistica del Maestro Giovanni Cultrera di Montesano dei brillanti giovani talenti hanno regalato al qualificato e numeroso pubblico due ore di bella musica. L’orchestra composta da giovanissimi ma già celebri artisti siciliani di L talento, che hanno meritato premi e riconoscimenti anche all’estero si sono alternati nello svolgimento del programma della serata, eseguendo brani di Chopin, Puccini, Donizetti, Rossini, Gounod, Kaciaturian, Prokofiev, Fortini, Corelli Schicchi e Calì. Al pianoforte Ruben Micieli e Nicolò Cafaro, al violino Salvatore Lorefice ed Antonio Stefano Ruffino, al violoncello Daniele Lorefice, al clarinetto Andrea Fallico e come soprano si sono esibite le bravissime Maria Grazia Tringale e Chiara Notarnicola. Il Presidente Rotaract, Avv. Fabio Adernò, che ha condotto la serata, ha espresso la “grande soddisfazione per la bella serata musicale che questi giovani talenti ci hanno regalato, provocando nel pubblico visibili emozioni scandite da lunghi applausi.”L’aver contribuito alla campagna d’immunizzazione della poliomelite con il contributo generoso dei presenti è stato un gesto di spiccata solidarietà. Il ricavato della serata è stato devoluto al Progetto Rotary Foundation “End Polio Now” che ha già raccolto nel mondo, grazie all’aiuto di tutti i club Rotaract, la bella cifra di un miliardo di dollari in questi 25 lunghi anni d’impegno a sostegno della campagna di immunizzazione. Il programma Polio Plus è il più ambizioso programma di solidarietà del Rotary ed ha anche sollecitato l’Assemblea mondiale della Sanità ad approvare una risoluzione per l’eradicazione della polio. Migliaia Rotariani in tutto il mondo hanno prestato servizio come volontari durante le giornate nazionali di immunizzazione allo scopo di somministrare il vaccino antipolio a milioni di bambini. Al termine della serata ai giovani musicisti, è stato consegnato il “Premio Euterpe”, che nel ricordo della musa greca che ispirava i musicisti dell’antichità, valorizza e gratifica le giovani promesse siciliane della musica classica. ® vivo per il mondo del lavoro”; Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, “o si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà”. Laura Boldrini, Presidente della Camera, sull’emergenza nazionale lavoro ha affermato: “Una situazione in cui gli adulti lo perdono, i giovani perdono la speranza di trovarlo. La disperazione si diffonde e prende troppe volte la forma della violenza”. Pietro Grasso, Presidente del Senato, ha ribadito che “il Paese ne ha bisogno e non può accettare ulteriori ritardi”. Un messaggio di speranza e di incoraggiamento a non perdere la fiducia, soprattutto rivolto ai giovani, e allo stesso tempo, un appello ed un ammonimento a coloro i quali reggono le sorti del nostro Paese, è stato pronunciato dal Santo Padre, di fronte ad una Piazza San Pietro letteralmente gremita di fedeli, durante l’udienza generale. Parole che hanno evidenziato in modo chiaro e diretto quelli che sono i ‘temi’ strettamente collegati al lavoro: l’importanza e la funzione che riveste all’interno della vita umana, dignità della persona ma anche sostentamento per il nucleo familiare; cardine che contraddistingue una società e la qualifica, in quanto il suo compito è proprio quello di dare la possibilità ai suoi cittadini di poter accedere al mondo del lavoro; la schiavitù lavorativa, che affligge ancora oggi moltissime realtà e va contro quello che è uno dei primi ‘compiti’ del lavoro, ovvero quello di essere un servizio per l’uomo. “Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità della persona. Il lavoro, per usare un’immagine, ci “unge” di dignità, ci riempie di dignità; ci rende simili a Dio, che ha lavorato e lavora, agisce sempre; dà la capacità di mantenere se stessi, la propria famiglia, di contribuire alla crescita della propria Nazione. E qui penso alle difficoltà che, in vari Paesi, incontra oggi il mondo del lavoro e dell’impresa; penso a quanti, e non solo giovani, sono disoccupati, molte volte a causa di una concezione economicista della società, che cerca il profitto egoista, al di fuori dei parametri della giustizia sociale. Desidero rivolgere a tutti l’invito alla solidarietà, e ai Responsabili della cosa pubblica l’incoraggiamento a fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione”. E ai giovani: “Non abbiate paura dell’impegno, del sacrificio e non guardate con paura al futuro; mantenete viva la speranza: c’è sempre una luce all’orizzonte”. Riferendosi al lavoro – schiavitù: “Quante persone, in tutto il mondo, sono vittime di questo tipo di schiavitù, in cui è la persona che serve il lavoro, mentre deve essere il lavoro ad offrire un servizio alle persone perché abbiano dignità. Chiedo ai fratelli e sorelle nella fede e a tutti gli uomini e donne di buona volontà una decisa scelta contro la tratta delle persone, all’interno della quale figura il lavoro schiavo”. Berenice 4 Prospettive - 5 maggio 2013 PRIMOPIANO 70 anni fa bombardamenti a tappeto su Catania Sotto le macerie segni di eroicità l 16 aprile di quel terribile anno che è stato il 1943, in piena II guerra mondiale, le armate alleate si preparavano allo sbarco in Europa dall’Africa del Nord verso la Sicilia. Era il venerdì dell’ultima settimana di quaresima, secondo il calendario liturgico romano preconciliare venerdì della settimana di passione e, per Catania, di terrore: 2° giorno dei bombardamenti indiscriminati diurni, a tappeto e a grappolo, delle superfortezze volanti americane provenienti dall’Algeria, allo scopo di demoralizzare la popolazione civile in vista dell’invasione del luglio successivo. Si avverava in quella triste primavera l’inquietante detto medievale “Quando Marcus Pascha dabit et Joannes Coenam dabit totus mundus conquassabit” (quando Pasqua verrà per San Marco e il Corpus Domini per San Giovanni tutto il mondo cadrà in rovina). Questa pagina di storia e di sangue innocente è stata presentata, con realismo e pathos misto a sentimenti di pietà verso le centinaia di morti e di feriti colpiti nel centro urbano dell’antica città greco-romana poi popolata dai bizantini, dagli arabi e dagli ebrei, dal giornalista ed ex allievo oratoriano Antonino Blandini nella chiesa S. Filippo Neri, annessa allo storico e popolare oratorio salesiano dei Filippini di via Teatro Greco gremita di superstiti, parenti delle numerose vittime delle micidiali, infernali e ripetute incursioni aree (seguite successivamente da bombardamenti navali), ed allievi d’ogni età e di giovani delle ultime generazioni del vecchio e del nuovo istituto S. Filippo Neri, dove vige il sistema educativo preventivo di Don Bosco di formare onesti cittadini e buoni cristiani anche grazie all’affidamento ad associazioni di promozione sociale. Dopo l’introduzione da parte del direttore dell’oratorio Giuseppe Salamone, del coordinatore e collaboratore Piero Privitera e del presidente dell’Unione ex allievi Enzo Caruso, l’oratore ha ricostruito la tragedia allucinante (nel giorno stesso in cui in Svizzera il chimico Albert Hofmann scopriva il micidiale allucinogeno LSD), che investì due giorni prima della domenica delle palme il più antico istituto salesiano della città, ormai dichiarata zona di operazioni belliche mentre i poteri erano passati alle autorità militari. Il relatore ha ricordato l’atmosfera prebellica e dei primi anni di guerra in cui vivevano i catanesi e, in particolare, il mondo della pubblica istruzione, con speciale riferimento agli istituti scolastici salesiani. La Casa dei Filippini, voluta dal beato cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet e da S. Giovanni Bosco, I allora diretta da don Domenico Andronico, era sede di scuole primarie, elementari e ginnasiali e di un oratorio frequentato dai ragazzi dei popolosi quartieri Antico Corso, Civita, S. Cristoforo, Angeli Custodi, Fortino, Borgo-Cibali. Sono tutti scomparsi i salesiani di quel tempo: don Donzelli, don Trovato, don Ravalli, don Lo Turco, don Gangemi, don Virzì, don Savasta… Le comunità salesiane avevano iniziato a sfollare: la Casa di S. Gregorio si era trasferita a Modica per lasciare liberi i locali del S. Francesco di Sales, occupati dai tedeschi; quella di Barriera aveva accolto una cinquantina di sfollati palermitani. Scuole, negozi e uffici in città funzionavano alla meglio, ma la guerra si sarebbe accanita in Sicilia nell’imminenza dell’invasione in un contesto di superiorità area alleata e di insufficiente capacità di difesa delle forze italo-tedesche, mentre l’oscuramento, il magro razionamento e il timore di sfollamento rendevano difficile la vita. Giovedì 15 aprile, alle 12.48 ora legale, apparvero, a 8mila metri d’altezza, per la prima volta 10 superfortezze volanti con equipaggi di 10 avieri e bombardamenti indiscrimi- nati di 36 bombe da mille libbre ciascuna. I giornali scrissero di “rabbia nemica sulla città oggetto di violente incursioni aeree del nemico con deliberato terroristico proposito di colpire i quartieri civili d’abitazione e non gli obiettivi militari, di fiaccare il morale delle popolazioni”. La popolazione fu esortata a sfollare senza indugio. Era arrivato il terrore. All’indomani delle incursioni, come avevano avvertito i volantini piovuti da tutto ciò che aveva ali ed eliche, ritornarono, annunciati da 3 colpi di cannoni al posto delle sirene distrutte, alle 13 negli antichi rioni martoriati di Monte Vergine, dei Quattro Canti e del Duomo alla Marina, i boeing B17, i quadrimotori USARAF Liberators Consolidated B24. L’antiaerea italo-tedesca fu impotente alla violenza distruttiva mai sperimentata dei colossali bombardieri. Quel giorno si contarono ben 146 morti e 291 feriti gravi, vittime dei crolli di decine e decine di edifici ancora abitati dalla popolazione inerme che da quella fosca sera di morte iniziò un biblico e disperato sfollamento nelle campagne dei paesi etnei, in cerca di riparo. I bombardamenti del mattino e del tardo pomeriggio colpirono il centro storico: crolli rovinosi a: Palazzo S. Demetrio, Minoriti, Prefettura, vie V. Emanuele, S. Giuliano, Teatro Greco, Seminario dei Chierici, casa del Fercolo, Antico Corso. L’oratorio dei Filippini fu sventrato dal lato di ponente per lo spostamento causato da 2 bombe cadute nel palazzo Ruggieri dal n.17 al 33 di via Crescenzio Galàtola, vicino le chiese S. Maria della Cava e della Rotonda. Quel giorno i ragazzi si erano confessati per il precetto pasquale dell’indomani, allorché dopo la messa avrebbero assistito all’Opera dei Pupi tutta per loro. Il muro ovest della scuola crollò sui 30 alunni della II media, curata magistralmente da don Vasco Tassinari, giovane docente romagnolo di lettere e commediografo di valore: morirono schiacciati e soffocati sotto le macerie 2 dodicenni, Franco Marchese e Mario Teghini di Ottavio, e 2 tredicenni Egidio De Marco di Edmondo e Paolo Di Bella di Salvatore. Ecco come nel 1978 don Tassinari rievocò la tragedia: l’allarme fu dato mentre leggeva Pinocchio: “Dico agli alunni di alzarsi in piedi, di lasciare i banchi, di stringersi ai muri interni. Recitiamo un’Ave Maria in latino. È proprio alla fine di quell’Ave che si scatena l’inferno. Nel frastuono degli scoppi distinguo chiaramente un fischio sibilante, che gradualmente e paurosamente ingigantisce avvicinandosi a noi. I ragazzi sono terrorizzati. Mi pongo in mezzo alla classe, voltato al muro esterno che è quasi tutto interrato dall’attigua strada in salita, alto oltre 5 metri, grosso più di 1, con 2 finestrelle in cima, a livello della strada”. “Maria auxilium” recitava con gli occhi verso il cielo. In quel momento 4 ragazzi “per paura e o per amore” gli si gettarono addosso. “Una vampata rossastra, accecante, un boato sordo, un impeto irresistibile di vento mi investono contemporaneamente, mentre io levo le braccia contro il muro, quasi a volerlo trattenere, per salvare i miei allievi. Ma il muro, costruito con blocchi di lava, nera e pesante come il piombo, urtato da 2 bombe di mezza tonnellata, ci sbatte a terra come fuscelli e senza pietà ci copre con 2 metri di rottami, Là sotto, dopo pochi minuti eterni, non odo più nulla. Mi stupisce di non sentire male, di respirare regolarmente. Non avverto peso sopra di me: solo, mi sento prigioniero, come chiuso in uno stampo”. Nell’aula soprastante, l’esplosione uccise la maestra di II elementare che salvò i suoi piccoli scolari sacrificando la sua giovane vita: suor Vincenzina Antoci di Mistretta, figlia di Maria Ausiliatrice. Il Bollettino Salesiano del 1 agosto 1946 scrisse che la religiosa si trovava “ritta in mezzo ai suoi piccoli alunni aggrappati alle sue vesti, come per implorarne aiuto e difesa e agli altri bambini della scuola e dell’asilo non ancora rincasati. Lo spostamento d’aria la sbatté violentemente contro la parete, causandole la frattura della base cranica. Ricevette subito l’assoluzione dal direttore, anch’egli ferito, e, trasportata al vicino ospedale S. Marta, spirò poche ore dopo. Parecchie volte, tra i pericoli continui dei bombardamenti, trepidando per i suoi alunni, aveva detto che sarebbe stata contenta di offrire anche la propria vita per la loro incolumità. E in quella stessa incursione, fra lo schianto fragoroso delle bombe era stata udita esclamare con accento di preghiera: ‘Signore, prendete me; ma salvate questi bimbi e le mie sorelle!” Per il suo generoso sacrificio, tutti i bambini uscirono dalla classe macchiati del suo sangue ma illesi; come pure incolumi rimasero le altre suore, meno due, ferite solo leggermente. Il relatore ha ricordato anche gli adolescenti oratoriani, tra cui Sergio Sommaruga, caduti nelle stragi quotidiane che prepararono la Pasqua alta di quell’anno, il fatidico 25 aprile. “I piccoli andarono incontro al Signore portando fiori e palme” come canta la liturgia. I presenti, profondamente turbati e commossi nel ricordare il martirio dei catanesi di quella tragica primavera di sventure e di sciagure, a conclusione della conferenza hanno partecipato, alla luce di Cristo Risorto, alla celebrazione della s. Messa pasquale presieduta dall’ultranonagenario sacerdote salesiano don Rodolfo Di Mauro, catanese di San Cristoforo ed ancora operante nell’oratorio parrocchiale S. Maria della Salette, anch’esso voluto da S. Giovanni Bosco e dal beato Dusmet. Tra le targhe che ricordano l’atroce morte dei ragazzi citiamo quella posta all’ingresso dell’aula della II A: “Egidio De Marco, Paolino Di Bella, Franco Marchese, Mario Teghini vittime innocenti della guerra – Sia auspicio di cristiana concordia il loro sacrificio”. Antonino Blandini 5 Prospettive - 5 maggio 2013 PRIMOPIANO l’intervista Indietro nel tempo intervistando Salvatore Quasimodo La poesia per far rinascere l’uomo dall’odio e gite ai santuari mariani sono sempre le benvenute. Oggi mi accingo a partecipare a un’escursione con la parrocchia “Beata Vergine Immacolata ai Minoritelli” al santuario “ Madonna di Tindari”. Dovete sapere cari lettori che tutta la Sicilia ha una devozione vivissima alla “Mamma del Cielo” alla quale è stato dato l’appellativo “Odigitria” vale a dire Colei che indica il cammino e il giuramento più diffuso nell’isola è “Bedda Matri”. Un centro con un culto mariano particolarmente vivo è Messina dove vige una tradizione che risale ai primi tempi del cristianesimo. Correva l’anno 42 d.C, quando i messinesi ricevettero una lettera dalla Madonna, come documentano le fonti storiografiche con la frase “Vos et ipsam civitatem benedicimus”. La stessa la possiamo leggere sul basamento di una statua dorata, quando col traghetto passiamo lo Stretto. Dice la leggenda che la Vergine Santa legò la lettera con una ciocca dei suoi capelli. In sostanza leggenda a parte, la devozione mariana è così forte in Sicilia, tale da esprimersi anche nel nome: Letterio, che richiama il legame alla Madonna della Lettera. Il viaggio in pullmann si svolge in una serena armonia esprimendosi in un’atmosfera di gaudiosa allegrezza. Abbiamo tutti la sensazione che la Beata Vergine Maria stia chiamando ciascuno di noi a questo pellegrinaggio di amore e di intro- L “Il riavvicinamento alla Sicilia e ai suoi circoli letterari e poi la frequentazione di umanisti a Firenze e a Milano fecero risorgere la mia passione alla poesia.” spezione. Salire al monte è un po’ la metafora dell’ascesi verso la perfezione in questa esistenza terrena. Ci avviciniamo a destinazione e pare che la luce sia più chiara e cristallina e il paesaggio sia vestito di aria di sole e di preghiera. Ho l’anima piena di canti e mi pare che il cielo, il mare e tutta la natura sorrida di una rinata giovinezza, quella dello spirito che mi pervade di una dolcezza infinita. Saliti al monte dove sta seduto il Santuario che col suo gesto benedicente pare si rivolga a tutta quanta l’umanità operosa e a quegli ondeggianti declivi, coperti di ulivo sotto il grande occhio del sole, guardo il paesaggio sottostante dove dal mare dalle sfumature smerlade e turchine affiorano come per incanto lembi di sabbia a ricordare il miracolo del mare asciutto, opera della Beata Vergine Maria che salvò un bimbo caduto in acqua. Certo che se Dante avesse conosciuto questi luoghi, sicuramente avrebbe ambientato qui il Paradiso Terrestre. Dopo la funzione liturgica una visita la concedo anche alle antiche vestigia romane di questa cittadina fiorente e operosa che Cicerone chiamò “Civitas Nobilissima”. Mi aggiro tra colonne, archi e costruzioni di pietra che resistono imperiture all’azione caduca del tempo, quasi una sfida dell’eternità, quando una voce accompagnata dalla delicata brezza marina così si esprime: “Tindari, mite ti so fra larghi colli pensili sull’acque dell’isole dolci del Dio”. È un canto che come una carezzevole preghiera mi giunge nel’animo, quando mi accorgo che vien verso di me un uomo di mezza età, dallo sguardo profondo e dal mesto sorriso. Mi invita a sedermi su uno dei vetusti gradoni di latina pietra e così mi parla: <<Modica mi diede i natali il 20 agosto del 1901. Mio padre era capostazione delle Ferrovie e io così trascorsi la mia infanzia in vari paesi della Sicilia orientale per seguire le trasferte della mia famiglia. Il mio nome è Salvatore Quasimodo>>. famiglia come per tante persone del luogo sono stati i vagoni dei treni. Nella città dello Stretto compii gli studi tecnici e in quel periodo da studente, iniziai a esprimere il mio carisma poetico, pubblicando i miei versi su riviste locali, incoraggiato anche dall’amicizia con umanisti siciliani e con Giorgio La Pira. Subito dopo il diploma, mi trasferii a Roma, ma mantenni sempre un affetto profondo con la mia terra, la Sicilia. In Vaticano conobbi Monsignor Rampolla del Tindaro che mi diede lezioni di latino e greco, lingue che non avevo studiato a scuola per la formazione tecnica delIo rimasi di pietra. Quei luoghi dal mistico e magnetico paesaggio avevano richiamato alla memoria, questo poeta siciliano, Premio Nobel per la letteratura. Ripresami dallo stupore, ed emozionata per l’insolito incontro prego il mio illustre interlocutore di raccontarmi di sé. Osservando la marina, vibrante di aria e di luce, questo mi rivela: <<Subito dopo il terremoto del 1908, andai a vivere a Messina, dove mio padre era stato chiamato per riorganizzare i trasporti ferroviari. Prima dimora per la mia Campolo si recò a Roma per ottenere dal papa il possesso della grande e ricca diocesi catanese. Ma il pontefice non accordò la richiesta e Campolo non poté più ritornare a Catania anche perché morì nella città eterna nel marzo del 1475. Nella cronotassi dei vescovi di Catania riportati nell’annuario dell’anno 2000, è precisato che Campolo, come il suo predecessore Giuliano della Rovere e per la stessa ragione, non poté prendere possesso della diocesi. Ma gli annosi contrasti tra il papa e il re intorno alla nomina del capo della diocesi catanese continuarono incredibilmente ancora per altri anni, costringendo i vescovi di nomina pontificia a rinunciare alla cattedra di S. Berillo. Giuliano della Rovere era nato ad Albisola Superiore, Savona, nel 1443. Educato dai francescani era stato elevato alla porpora, giovanissimo, dallo zio Sisto IV ed aveva già messo in mostra la sua abilità militare nonché la sua natura irruenta e dominatrice. Assieme all’arcivescovato di Avignone avrebbe avuto non meno di altri 8 vescovati, tra cui quello di Catania, nella qualità di amministratore apostolico. Quando fu eletto papa, padre di 3 figlie, nel 1503, nonostante i suoi sessant’anni, era ancora un temperamento molto forte tale da meritare il soprannome di “Terribile” e la fama di munifico protettore dei più grandi artisti del Rinascimento. l’Istituto. Trovai impiego presso il Ministero dei Lavori pubblici a Reggio Calabria come geometra, e in questo periodo vidi naufragare il mio sogno di poeta. Fortunatamente il riavvicinamento alla Sicilia e ai suoi circoli letterari e poi la frequentazione di umanisti a Firenze e a Milano fecero risorgere la mia passione per la poesia. Lasciai così il lavoro al Genio Civile ed entrai nella redazione del settimanale “Il Tempo”. Pubblicai in quegli anni la prima raccolta antologica “Poesie” (1938), “Ed è subito sera” (1942) e la traduzione dei Lirici greci. Nel 1941 per chiara fama, mi venne assegnata la cattedra di Letteratura Italiana al Conservatorio “Verdi” di Milano. Gli orrori della guerra non frenarono il mio istinto poetico e la mia attività di traduttore di poeti dell’antichità latini e greci. Sentii forte la necessità che la poesia avesse l’alto compito di far rinascere l’uomo dalle brutture del conflitto bellico, così le mie opere nel loro nuovo linguaggio ermetico paiono soffuse di una mesta pietà>>. Lo ascoltavo e la sua voce vibrava di una tenerezza infinita, la sua persona era dolcemente accarezzata dai raggi del sole ed emanava bagliori di inconfondibile dolcezza. Lo pregai di darmi un messaggio e questi sfiorandomi la spalla con la sua diafana mano mi sussurrò: «In ogni circostanza dai sempre il meglio di te stessa. Intelligenza e grazia sono doni di Dio e a tal d’uopo sappi adoperarli con saggio intendimento. Non chiedere o pretendere nulla e tutto ti sarà dato in abbondanza». Detto questo lentamente svanì. Quel paesaggio quel pomeriggio era vestito di una insolita radiante bellezza, davanti l’aspetto augusto della Regina del Cielo che esprime il suo amabile saluto e milioni di uomini che mi lasciò come il Goffredo del Tasso “d’occhi abbagliata e attonita di core” Ave, o Maria! Blanc Stefania Bonifacio Giulio II: V centenario di Papa Della Rovere che fu Vescovo di Catania Il Papa guerriero n vescovo della Catania dell’ultimo terzo del XV secolo, l’età dell’Umanesimo in pieno Rinascimento, divenne Papa con il nome di Giulio II, in onore di Giulio Cesare e quest’anno ricorre il V centenario della morte di questo notissimo romano pontefice, passato alla storia soprattutto come un grande papa colto, guerriero e mecenate. Cinque secoli orsono, infatti, nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 1513, moriva all’età di 70 anni nel palazzo apostolico vaticano Giuliano Roberto della Rovere, Giulio II, che il 18 gennaio 1473, già cardinale del titolo presbiterale di S. Pietro in Vinculis, era stato nominato vescovo di Catania da papa Sisto IV, Francesco della Rovere, fratello di suo padre. Dopo la morte, nel 1471, del vescovo di Catania, il siracusano Guglielmo Bellomo, il priore e i monaci benedettini del capitolo della cattedrale etnea avevano eletto vescovo frate Jaimo de Paternò (Giacomo Paternò), abate di San Filippo d’Agira. Costoro, insieme al civico senato, supplicarono il pontefice Francesco della Rovere, zio del cardinale Giuliano, di confermare il prelato catanese da loro scelto, ma Sisto IV decise di nominare il nipote Giuliano. Paternò, invece, fu dallo stesso pontefice nominato vicario generale della diocesi per conto del cardinale del- U la Rovere. con l’esercizio della giurisdizione e le facoltà delle quali potevano godere di fatto e di diritto gli altri vicari ecclesiastici nominati dal- la Sede Apostolica e praticamente avrebbe avuto la carica di vicario apostolico. Giuliano della Rovere, però, non fu gradito al re Giovanni di Navarra, già duca di Pegnafiel, che nel regno di Sicilia era successo nel 1458 al fratello, re Alfonso il Magnanimo. Al cardinal nepote, respinto per motivi politici, fu impedito di prendere possesso della diocesi di Catania e sembra che non sia mai venuto nel capoluogo etneo. Nel volume “Santi ed eroi di carità in Catania” di Giuseppe Consoli e Gaetano Amadio (anno santo 1950) si ricava, però, che nell’archivio capitolare si trova un documento (Liber Prioratus, pergamena n. 63) con cui Giuliano, pretecardinale, conferisce il priorato nel 1473 a fra’ Giovanni Piscato. Tale paradossale situazione, a Catania, ebbe curiosamente un seguito nel 1474 allorché il re designò vescovo di Catania il siracusano Francesco de Campalo. Nell’ottobre di quell’anno il sovrano ordinò al vicario generale Giacomo Paternò di consegnare al nuovo presule i proventi che amministrava. Nominato vescovo dal re, 6 Prospettive - 5 maggio 2013 7 Prospettive - 5 maggio 2013 Mostra delle opere del pittore russo Oleg Supereco al museo diocesano di Catania Nel segno del sacro ella splendida cornice del museo diocesano di Catania, nei locali del seminario accanto alla Cattedrale in Piazza Duomo, dal 25 aprile al 25 maggio sono esposte alcune delle opere più indicative del pittore russo Oleg Supereco, il quale ha riportato l’arte cristiana in Sicilia, recuperando la tecnica dell’affresco non più in uso dal XVIII secolo. Oleg Supereco, artista moscovita dal 1999 in Italia, è stato il pittore incaricato di affrescare i pennacchi e l’affresco della Pentecoste nella cupola della Cattedrale di Noto, ricostruita dopo il tragico crollo del 13 marzo 1996 e riconsegnata alla Città e al mondo nel 2007. Le sue opere s’ispirano ad un realismo classico e simbolico, dove affiora un’evidente ieraticità che fa pensare ad una sintesi della tradizione orientale con quella occidentale. Ha realizzato opere grandiose ed anche i particolari dei bozzetti e del- N Foto dell’Ufficio Stampa le foto documentarie che corredano la mostra lo raffigurano come il grande Michelangelo o Raffaello sui ponteggi delle volte delle grandi cattedrali. La rappresentazione anatomica dei corpi, i particolati dei volti, degli occhi, delle labbra, rendono evidenti la sua specifica tecnica e nelle tele si evidenziano i colpi di pennello e la forza pittorica. I soggetti preferiti sono le scene d’ispirazione sacra, i ritratti e i paesaggi della Russia e dell’Italia, in parti- colare di Venezia e poi i volti e i drammi quali il bacio e la disperazione di Giuda, dove la forza del colore rende visibile il dramma dello spirito. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Italia e in Russia ed è presente su cataloghi e riviste d’arte contemporanea. La prima esposizione personale in Italia è del 2000. Con il maestro Prof. Maurizio Martelli ha realizzato un affresco in una cappella a Bolgheri e due pale d’altare per la Chiesa di Sant’Elena a Zerman (TV). La sua opera “Trittico dell’Uomo Perfetto” è stata presentata a Roma al Museo Canonica e appaiono originali, tra le opere esposte nella mostra al museo diocesano di Catania: la rappresentazione della Pietà con l’incrocio dei volti del Cristo morto e della Madre addolorata e l’autoritratto che pone l’artista accanto a San Sebastiano. Il segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra Mons. Carlo Chenis che lo ha incari- Dusmet: l’esperienza di un Vescovo amato dai catanesi L’angelo della carità evangelica a vita, la vocazione e la missione pastorale del beato Giuseppe Benedetto Dusmet (1818-1894), ultimo abate dell’abbazia cassinese San Nicola la Rena dal 1858, Arcivescovo di Catania dal 1867 alla morte, cardinale dal 1889, con un’ampia sintesi senza trascurare tanti aneddoti e particolari poco conosciuti assieme ad un vivace affresco storico di Catania nella seconda metà dell’Ottocento, sono stati al centro di un incontro culturale promosso, presso la sala “Museion” dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di via Verona, dall’Association Européenne des Enseignants del gruppo di Catania della sezione italiana, e curato dall’arch. Salvatore Di Mauro, apprezzato autore de “I chiostri e le strade di Dusmet” (Libreria Editrice Vaticana) che ha tenuto una conferenza sull’<esperienza di un vescovo amato dai catanesi> alla luce degli studi di storia patria ecclesiale di cui è appassionato e competente studioso. Introdotto dalla presidente prof. Lina Calì, l’oratore ha ricostruito l’esemplare vicenda umana e religiosa del pastore benedettino Dusmet, sulle tracce della sua presenza nel capoluogo etneo flagellato dal colera, da gravi problemi economici e da calamità naturali, illu- L strando l’origine dei monumenti e delle opere di assistenza, visibili e attivi ancor oggi, dell’indimenticato angelo della carità evangelica dispensata a piene mani all’amato popolo della sua diocesi. Dall’esauriente indagine architettonica sono state così svelate le numerose e proficue attività benefiche del coraggioso pastore (basti pensare alla rischiosa ospitalità, nella sua abbazia, dei garibaldini con in testa il mitico generale, braccato dall’esercito regolare nell’agosto 1862) instancabile nel prodigarsi per alleviare la povertà dei tanti catanesi bisognosi, con numerose opere di accoglienza e di assistenza, nei quartieri popolari della città. L’oratore ha preso spunto da quanto scritto da Papa Francesco nell’incontro del 2007 sulla pastorale urbana della V conferenza dell’episcopato latino-americano dei Caraibi ad Aparecida, in Brasile: “La fede ci insegna che Dio vive nella città in mezzo alle sue gioie, ai suoi desideri e alla sue speranze, come anche nei suoi dolori e nelle sue sofferenze…Come Zaccheo, la buona notizia che il Signore è entrato nella cit- tà ci dà slancio e ci spinge ad uscire per le strade”. Dusmet, ha affermato Di Mauro, ha concepito la città e la diocesi come un grande chiostro intessuto dai percorsi delle strade degli uomini. L’eroico pastore volse lo sguardo alle strade di Catania, vide la povertà e si fece prossimo ad ogni uomo: si accostò agli analfabeti con il catechismo in siciliano, ai poveri infermi a domicilio, agli anziani, ai giovani privi di formazione e alle famiglie bisognose. Il santo cardinale è uscito dalla Chiesa-Tempio per costruire la Chiesa-Comunione entro le tragedie della povertà del sec. XIX, mentre fioriva il Verismo di Verga, il grande scrittore vissuto negli stessi luoghi percorsi dal cardinale nel quotidiano pellegrinaggio urbano di amore e di misericordia verso i cittadini più bisognosi di S. Cristoforo, della Salette, degli Angeli Custodi, dell’Antico Corso, chiamando a Catania, impoverita dalla funesta applicazione delle leggi eversive anticlericali piemontesi, le congregazioni delle Figlie di S. Anna, della Carità, di Maria Ausiliatrice e dei Salesiani di S. Giovanni Bosco. Il relatore, tra l’altro, si è soffermato sui luoghi sacri dove il pio cardinale andava quotidianamente a pregare per i bisogni dei concittadini: la storica cappella mariano-agatina della Madre della Divina Grazia in via S. Maria delle Grazie, la chiesa-sentinella della città della Madonna della Salette, affiancata all’oratorio salesiano e al circolo operaio voluti da lui stesso e da Don Bosco come emanazione di quello di San Filippo Neri in via Teatro Greco. Con l’attività caritativa delle suore vincenziane il Dusmet ha aperto un dormitorio pubblico per gli indigenti. La pastorale caritativa del beato, di cui il popolo fedele attende la canonizzazione, è stata una risposta di carità vera a beneficio dei quartieri poveri della città. Memorex cato di eseguire con la tecnica dell’affresco le decorazioni della ricostruita cupola della cattedrale di Noto, lo presenta nel suo itinerario espressivo come: “disattento alle stagioni dell’arte contemporanea”, ma molto “attento all’attuale fluire di correnti in cui balugina la riconversione alla forma e alla tradizione”. Le sue opere rievocano e propongono con un pizzico di modernità i grandi e gloriosi affreschi della storia dell’arte rinascimentale. “La pittura è la mia preghiera, afferma Supereco, comunico con il Signore e Lui con me; quello che faccio non lo faccio, Fa sempre Lui attraverso di me. Io sono uno strumento”. Questa bella lezione di arte viene riproposta all’attenzione dei giovani nella ricerca del vero e del bello, che non coincide con il kitsch, spesso espressione del cattivo gusto. All’estetica del brutto che avanza, il pittore moscovita, carico e forte della tradizione rinascimentale, risponde con la raffigurazione del bello che si alimenta di spiritualità e di forte umanità. “Con pulizia e misura e un impeccabile mestiere” come afferma Vittorio Sgarbi, il pittore russo nell’impegnativo affresco della cupola di Noto, ha dato dimostrazione della sua eccezionale arte pittorica e le sue elaborazioni figurative ispirate ad un realismo classico, si presentano quasi come sintesi e reinterpretazione e non semplice imitazione dei modelli pittorici di Michelangelo, Tintoretto e Caravaggio, dai quali il pittore russo sembra quasi carpire le tecniche del disegno, del colore, e della torsione dei corpi. Giuseppe Adernò Avviso ai lettori Archivio Prospettive È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di Prospettive inerenti all’intero anno 2012 e parte del 2013 direttamente sul sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it. Mentre l’acquisto di copie in archivio avviene solo nella sede del periodico. Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online. ® 8 Prospettive - 5 maggio 2013 DIOCESI CITTÀ DI TRECASTAGNI, NELL’ANNO DELLA FEDE - Festa in onore dei Santi Fratelli Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino Tenere fisso lo sguardo su Gesù MAGGIO 2013 Carissimi Fedeli Nell’Anno della Fede siamo sollecitati a riscoprire la bellezza della vita cristiana “tenendo fisso lo sguardo su Gesù Cristo”,e, contemplando il suo volto, trovare aiuto in Lui per compiere nella speranza il difficile cammino della vita terrena, perché diventi un “santo viaggio”. Nella “grazia” di quest’anno speciale, nel quale abbiamo avuto anche il dono del nuovo Santo Padre, e dopo avere gustato la gioia della Pasqua di Risurrezione, celebriamo la Festa in onore dei Santi Fratelli Martiri Alfio Filadelfo e Cirino animati da nuovo fervore, tenendo in grande considerazione l’invito del Papa Francesco che chiede a noi cristiani di oggi di “camminare nella luce” per “edificare la Chiesa e confessare Gesù Cristo Crocifisso”,per dare vera testimonianza di fede al mondo. Presteremo anche particolare attenzione alle indicazioni pastorali del nostro Arcivescovo per dare un volto nuovo alle nostre feste religiose, con una rinnovata pietà e devozione popolare, che ci porti a una vera conversione. Ci aiuti in questo arduo impegno di rinnovamento l’esempio di Alfio Filadelfo e Cirino, i quali, seguendo la fede dei genitori, scelsero come modello di vita Gesù Cristo, Dio fatto uomo per la nostra salvezza, e seguendo il suo insegnamento donarono tutto in sacrificio, anche la vita, nei tormenti. “Per fede, dunque, i martiri donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori. Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia.”(Porta Fidei) PROGRAMMA 1 - 9 Maggio Novenario di Preghiera e di Ascolto della Parola di Dio. Tutta la comunità ecclesiale di Trecastagni e la grande famiglia dei fedeli e devoti, accorre in questi giorni al Santuario per l’ascolto della Parola di Dio e per mettersi in preghiera con i Santi Fratelli Martiri per dire al Signore: “Donaci o Dio un cuore nuovo”,e, contemplando il volto di Cristo, trovare aiuto in Lui per compiere nella speranza il difficile cammino di ogni giorno, e arrivare alla “Porta della Fede” -che ci introduce alla vita di comunione con Dio-. Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 19,45: Celebrazione di Sante Messe. Ore 19,00: Recita del S. Rosario. Ore 19,30: Coroncina di Lode ai Santi Martiri. Ore 19,45: Messa con Predica celebrata da Padre Luciano Marini O.F.M. Conv. da Padova. Seguirà una breve Adorazione e la Benedizione Eucaristica. 5 Maggio – Domenica VI di Pasqua Giornata degli Amici del Santuario e dei Giovani “In Cammino con i Santi Martiri per edificare la Chiesa e confessare Cristo Crocifisso” Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 10,00 - 12,00 – 18,30 - 19,45 - Celebrazione di Sante Messe. Ore 10,00:Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rev. Sac. Alfio Torrisi, Rettore-Parroco del Santuario, con benedizione degli “abiti votivi” dei nuovi membri del Gruppo Fedeli Custodi e Tiratori del Fercolo e rinnovo della “promessa” di tutti i membri dell’Associazione “Amici del Santuario”. Ore 19,45:Santa Messa celebrata dal Predicatore del Novenario, con la partecipazione del Gruppo del Santuario: “Giovani in cammino con i Santi”, che animerà la Liturgia. All’offertorio, i giovani porteranno all’altare la Croce dell’Anno della Fede che precederà il Fercolo dei Santi Martiri nella processione per le vie del paese il 10 Maggio. 8 Maggio – Mercoledì Giornata delle Reliquie Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 19,30 - Celebrazione di Sante Messe. Ore 11,30: Rosario e Supplica alla Madonna di Pompei Ore 17,45: Partenza dell’Associazione Amici del Santuario, della Confraternita S.Alfio, dei Ministranti, del GruppoScouts “Trecastagni 1”, dell’Azione Cattolica e degli altri Gruppi della Parrocchia, per la ChiesaMadre. Ore 18,00: La Comunità Parrocchiale di Gaglianesi, in processione di preghiera, porta il Reliquiario dei Santi Martiri che ha avuto in custodia, alla Chiesa Madre. Ore 18,30: In Chiesa Madre: Santa Messa celebrata dal Rev. Arciprete Mons. Rosario Currò. Ore 19,30: Solenne Processione delle Reliquie dei Santi Martiri, con la partecipazione del Clero, delle Autorità Civili, regionali, provinciali e locali, delle Autorità Militari, delle Confraternite e di tutte le Associazioni, Gruppi e Movimenti Ecclesiali delle Comunità Parrocchiali, e delle Candelore che apriranno la Processione. Al passaggio della Processione da Piazza dei Bianchi: Momento di Preghiera e di Benedizione con la tradizionale CANTATA in onore dei Santi Martiri eseguita dalla Schola Cantorum “Don Salvatore Romeo”, diretta dal M° Sebastiano Russo, accompagnata della Banda Musicale “Città di Trecastagni”, diretta dal M° Alberto Fichera. La Processione si concluderà nel Piazzale antistante il Santuario con una breve Liturgia di ringraziamento e Benedizione con le Sante Reliquie. Ore 21,00: In Piazza Aldo Moro, andrà in scena la Sacra Rappresentazione: “Nell’Anno della Fede… STORIA DI ALFIO FILADELFO CIRINO”, realizzata dal “Laboratorio Artistico-Teatrale Giovanile” del Santuario. 9 Maggio – Giovedì Vigilia di Festa Ore 4,00: Al Piano Sciarelle inizia la tradizionale “Fiera”. Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 10,00 – 18,30 – 24,00: Celebrazione di Sante Messe. Ore 8,00: S. Messa celebrata da P. Luciano Marini O.F.M. Conv. Ore 10,00: S. Messa celebrata da P. Carmelo Cavallaro, Rettore Chiesa S. Antonio di Padova. Ore 18,30: Al Santuario: S. Messa di conclusione del Novenario, con Coroncina, Adorazione Eucaristica e Benedizione. Ore 21,00: Entrata dei “Cantanti” tra il suono delle musiche, le sezioni cittadine “S. Alfio”, “Tondo”, ”Collegiata”offriranno a tutti, in Piazza Marconi, un suggestivo spettacolo pirotecnico. Ore 24,00: Santa Messa e veglia di preghiera per i fedeli che arrivano a tutte le ore della notte. Dalle ore 24,00 alle ore 13,30 del 10 Maggio, sul sito www.santuariotrecastagni.it sarà possibile seguire la festa in diretta (curata da Lorenzo Romeo). 10 Maggio – Venerdì Festività Liturgica dei Santi Fratelli Martiri Alfio Filadelfo e Cirino vissero in piena comunione e realizzarono insieme la vera fraternità, giacchè: “la medesima fede e lo stesso martirio li fece essere veramente fratelli”. Per questo facciamo festa e rendiamo grazie a Dio che è “Grande nei suoi Santi”. Ore 5,15 – 6,00 – 7,00 – 8,00 – 9,15 - 10,30 – 18,30 – 19,30 : Sante Messe. Ore 9,00: SVELATA DEI SIMULACRI DEI SANTI. Ore 9,15: Celebrazione Eucaristica, presieduta da Sua Ecc. Mons. Alfio Rapisarda, Nunzio Apostolico. Ore 10,30: Santa Messa celebrata dal Rev.mo Predicatore del Novenario. Ore 11,00: Arrivo dei Carretti Siciliani in Piazza S. Alfio. Ore 12,30: Sul sagrato del Santuario: Liturgia di lode e benedizione dei fedeli e dei bambini con le Reliquie dei Santi Martiri. Ore 13,00: USCITA DEI SIMULACRI DEI SANTI. I Simulacri dei Santi Martiri saranno accolti nel piazzale antistante il Santuario dai fedeli che li accompagneranno in processione per le vie cittadine. Ore 15,00: Arrivo del Fercolo in Chiesa Madre. Durante la permanenza nel monumentale e artistico Tempio, le Reliquie verranno esposte alla venerazione dei fedeli. Ore 18,00:In Chiesa Madre: Santa Messa celebrata dal Rev.mo Predicatore del Novenario. Subito dopo, il Fercolo con i Simulacri dei Santi riprenderà la processione. Ore 20,30 – 24,00 - Sul Palco in Piazza dei Bianchi: Gran Concerto Sinfonico dell’ Associazione Musicale “G. Pacini” di S. Maria di Licodia, diretta dal M° Alfio Zito. 11 Maggio – Sabato Giornata della Devozione cittadina “Possa questo Anno della Fede rendere sempre più saldo il rapporto con Cristo Signore, poiché solo in Lui vi è la certezza per guardare al futuro e la garanzia di un amore autentico e duraturo”.(Porta F.)Seguendo l’esempio dei Santi Fratelli Martiri e con la loro intercessione andiamo incontro al Signore per gustare la sua misericordia e il suo perdono. Il nostro “cammino” verso il Santuario per partecipare alla Mensa Eucaristica, sia un cammino penitenziale, un cammino di lode e di ringraziamento, per ritrovare la speranza e la certezza dell’amore di Dio. Ore 8,00 – 9,00 – 10,00 – 11,00 – 12,00 – 19,00: Sante Messe. Ore 19.00: Solenne Pontificale presieduto da Sua Ecc. Rev.ma Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania, con la partecipazione dei Sacerdoti del Vicariato “Etna” e delle Autorità Civili e Militari. La Schola Cantorum del Santuario “Don Salvatore Romeo”, diretta dal M° Sebastiano Russo, eseguirà la “Missa in honorem SanctaeCaeciliae” del M° Giuseppe Mignemi. Ore 20,30 – 24,00 - Sul Palco in Piazza dei Bianchi: Gran Concerto Sinfonico della Banda Musicale “Città di Trecastagni”, diretta dal M° Alberto Fichera. 12 Maggio – Domenica VII di Pasqua Ascensione del Signore Ore 7,00 - 8,00 – 9,00 – 10,00 – 11,00 – 12,00 – 17,30 – 19,30: Sante Messe. Ore 7,00: Arrivo del Pellegrinaggio della Comunità di Tremestieri Etneo. Ore 8,00: Arrivo del pellegrinaggio dei fedeli della Comunità di Viagrande. Ore 18,30: Sfilata dei Carretti Siciliani in Piazza S. Alfio. Ore 19,30: S. Messa di ringraziamento dei Fedeli Torcianti: Parteciperanno tutti i devoti che durante la Festa sono accorsi al Santuario portando i “segni” della loro devozione. 13 Maggio – Lunedì Giornata degli Ammalati e degli Anziani Ore 19,00: Raduno degli ammalati e degli anziani in Santuario accompagnati dal personaleUNITALSI Sottosezione di Trecastagni, e recita del S. Rosario meditato. Ore 19,30: S. Messa Solenne celebrata dal Rev.mo Arciprete Mons. Rosario Currò e Processione Eucaristica con Benedizione degli ammalati. La celebrazione sarà animata dai “PueriCantores del Santuario” diretti dal M° Cinzia Bella. 17 Maggio – Venerdì Ottava della festa Ore 7,00 – 8,00 – 9,00 – 10,00 - 11,00 – 12,00 – 17,30 – 18,30 – 19,30: Sante Messe. Ore 10,00: Celebrazione Eucaristica presieduta da P. Antonino Sapuppo, Parroco della Parrocchia S. Caterina V.M.. Ore 19,30: Celebrazione Eucaristica presieduta da Don Benedetto Chianetta, Abate Ordinario Emerito di Cava dei Tirreni. Ore 20,30: A conclusione della Messa, con il Gruppo “Giovani in cammino con i Santi” rivivremo alcunimomenti della vita dei Fratelli Martiri Alfio Filadelfo e Cirino. Partendo dal Santuario, percorrendo Corso Sicilia, ci recheremo in corteo, con gli attori, in Piazza dei Bianchi, dove, sul Palco, si concluderà la sacra rappresentazione. 19 Maggio – Domenica Pentecoste Ore 7,00 – 8,00 – 9,00 –10,00 – 11,00 - 12,00 – 18,30 – 19,30: Sante Messe. Ore 10,00: Santa Messa con la partecipazione delle famiglie e presentazione e Benedizione deibambini, celebrata da P. Pio Memoria O.F.M. e animata dai “PueriCantores”. Ore 19,30: Celebrazione Eucaristica, animata dalla Cappella Musicale “ Mater Puritatis” di Giarre diretta dal M° Giuseppe Ricca. Ore 20,30: In Santuario:-1° Rassegna corale “ In gloria Marthyrum” 30 Maggio – Giovedì Ore 16,00: Partecipazione al Pellegrinaggio Diocesano al Santuario della Madonna di Mompileri. 31 Maggio – Venerdì Ore 5,00: Pellegrinaggio della Comunità di Trecastagni al Santuario dell’Addolorata di Mascalucia. Ore 19,00: Santa Messa e conclusione del “Mese di Maggio”. 1 Giugno – Sabato Giornata del Ringraziamento Ore 8,30 – 19,30: Sante Messe. Ore 19.30: Messa Solenne di Ringraziamento. 9 Giugno – Domenica X Tempo Ordinario Ore 8.00 – 10.00 – 18.30 – 19,30: Celebrazione di Sante Messe. Ore 22.15: Momento di preghiera e CHIUSURA della Cappella dei Simulacri dei Santi Martiri. Trecastagni, 11 Aprile 2013. IL PARROCO Sac. Alfio Torrisi IL SINDACO Dott. Giuseppe Messina IL VICE PARROCO Sac. Luigi Settembre La Commissione Amministrativa del Santuario Visto si approva: Mons. Mauro Licciardello 9 Prospettive - 5 maggio 2013 DIOCESI Iniziativa dell’Ipssar di Catania “K. Wojtyla” per ragazzi promotori dei beni culturali della Città iornata di arricchimento artistico e culturale, presso l’aula magna dell’Istituto alberghiero di Catania, sede via Lizio Bruno, dove si è svolta l’inaugurazione della mostra documentaria itinerante sul parco archeologico Greco Romano “Il parco va a scuola”, realizzata su 14 pannelli. Gli orari di apertura sono: da lunedì a venerdì esclusi i giorni festivi, dalle 10,00 alle 14,00 e resterà aperta fino al 4 maggio 2013. Un percorso di avviamento al lavoro in collaborazione con gli Enti Locali, referente dell’Istituto per i beni culturali prof. Daniela Midolo, con la richiesta di accesso area basilica bizantina di Monte Po. Ha arricchito la giornata la conferenza, che si è aperta con i saluti del dirigente scolastico Giovanni Previtera “ognuno è portatore della propria storia, per me quindi ospitare questa mostra fotografica significa lanciare un chiaro segnale in difesa della nostra appartenenza a questo territorio, appartenenza che è fatta non solo di tanti Dna ma anche e soprattutto di cultura ed arte. La riforma invece, ha pensato bene di eliminare dai nostri piani orari discipline fondamentali per la scuola alberghiera (storia dell’arte, geografia), sia nel campo della ristorazione che soprattutto importanti nei servizi Notizie in breve dal 6 al 12 maggio G Il parco va a scuola turistici, che devono tenere conto della sinergia tra cliente, ospite e ospitante. I ragazzi non sono preparati ad un’accoglienza, che consideri una conoscenza di base, e noi dobbiamo integrare i nostri curricula con corsi Pon e progetti”. Maria Grazia Branciforti, dirigente del parco archeologico, ha illustrato la posizione di questo segmento storico architettonico: riferito alle antichità greco romane; la città in età normanna sveva e nel Cinquecento fu cinta da mura in zona Castello Ursino, e i monumenti antichi si concentrano in quello spazio che va dalla collina Montevergine salita Sangiuliano, sino al porto. Spiega “Il titolo ‘Il parco va a scuola’ serve a indicare che il nostro istituto (il parco archeologico) non si limita ad accogliere le scuole, come avviene un po’ dappertutto per consuetudine, ma stiamo avviando un percorso di contatto, offrendo tutte le informazioni utili per le conoscenze delle antichità di Catania, andando noi presso le scuole ogni anno, con un progetto itinerante da spendere nel campo del lavoro”. Sono intervenuti Giovanna Buda, Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 6 • Ore 10.00 Viagrande, Residenza SS. Salvatore: incontra i Sacerdoti del XIII Vicariato • Ore 20.30 Catania, Chiesa della Badia di S. Agata: assiste ad un Concerto musicale. Martedì 7 • Ore 9.00 Arcivescovado: udienze. Mercoledì 8 • Ore 9.30 Catania, Seminario: prende parte all’incontro di Formazione Permanente del Clero tenuto da S.E.R. Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace. • Ore 18.00 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la S. Messa con la partecipazione dell’ACIES. Giovedì 9 • Ore 18.00 Catania, Chiesa della Badia di S. Agata: prende parte ad un Conferenza organizzata dall’Accademia Gioenia sul tema “Etica nella Scienza”. Foto Orazio Motta responsabile promozione culturale “interfaccio con le scuole per far conoscere i beni culturali archeologici di Catania, per stimolare approfondimenti e realtà culturale in sinergia col progetto Il parco va a scuola”; Chiavetta Fernando, dirigente del servizio parco archeologico, nonché presidente del consiglio in questo Istituto, “attrarre i turisti, significa per noi offerta turistica di qualità che va dagli alloggi alla ristorazione. I nostri sforzi non sono solo la cono- Venerdì 10 • Ore 10.00 Curia, Salone dell’Economato: presiede la riunione dei Vicari Foranei. • Ore 16.30 Arcivescovado: presiede l’incontro con le segreterie CIS, CISM, USMI. • Ore 18.30 Catania, Chiesa S. Chiara: celebra la S. Messa per la Comunità di S. Egidio. Sabato 11 • Ore 10.00 Catania, Seminario: consegna gli attestati agli allievi della Scuola di formazione sociopolitica. • Ore 12.00 Belpasso, Santuario Madonna della Roccia: celebra la S. Messa. • Ore 19.00 Trecastagni, Santuario SS. Alfio Filadelfo, Cirino: celebra la S. Messa. Domenica 12 • Ore 11.00 Misterbianco, Parrocchia S. Carlo Borromeo: celebra la S. Messa ed amministra il sacramento della Confermazione. • Ore 18.30 Catania, parrocchia S. Stefano: celebra la S. Messa ed amministra il sacramento della Confermazione. scenza, ma aprire le strade agli operatori per offrire un futuro ai giovani in termini occupazionali, anche da chi esce da questa scuola acquisendo le varie qualifiche professionali. Nel 2012 c’è stato un aumento dei visitatori non catanesi, che sono stati oltre 144mila, per il teatro greco romano 60mila presenze circa, che confrontate con il 2010 si è avuto un incremento del 1000%, cioè dieci volte tanto”. Fabrizio Nicoletti, archeologo URP, “i visitatori catanesi al parco costituiscono una percentuale inferiore al 2%, e non sanno che Catania dopo Roma, è la città vivente che conserva più testimonianze di epoca romana”. Si sviluppa tra città moderna con sviluppo urbanistico nell’area degli Horti, di pertinenza conventuale e la città antica, area delle necropoli di nord-ovest all’esterno dell’abitato romano, così chi entrava ed usciva attraversava i cimiteri. Sottolinea la Branciforti “Il Contesto moderno va dalla ricostruzione tardo barocca dopo il terremoto 1693, con poche introduzioni di edifici di epoca recente che non hanno modificato molto la città storica, e la città antica che sopravvive al di sotto di quella moderna, in alcune parti riemerge ed è ben visibile, soprattutto in alcuni settori del centro storico le strade coincidono con le arterie antiche del periodo greco romano; mentre il con- testo antico, registra le pesanti alterazioni operate nel periodo immediatamente successivo all’unità d’Italia, esempio la ferrovia prima con un solo binario e poi dopo la guerra i binari vengono raddoppiati. Adesso in seguito ai lavori dell’alta velocità poiché secondo la normativa europea vi saranno barriere alte 4 metri e coperte di sopra con un tunnel di 5 metri, sopra gli archi della marina, non vedremo più niente e ogni 4 minuti avremo i treni sulla testa. Una ferita dell’Ottocento e adesso un’altra in nome della modernità”. Uno scellerato progetto che sconvolge la piazza dell’ostello della gioventù, alle Terme dell’Indirizzo, e poi piazza Federico di Svevia per arrivare in galleria con una corsa che demolirà palazzi del Settecento e dell’Ottocento. Vivace il dialogo tra i due dirigenti e gli alunni che hanno partecipato con interesse, Branciforti continua soffermandosi a parlare della chiesa Santa Maria ad Martyres con struttura circolare alle spalle del teatro greco, trasformata in chiesa con il titolo “il Pantheon di Roma”, mentre nella piazza San Francesco di Assisi si è trovata una fossa votiva, o stipe, dove si buttavano le statue quando il santuario di Demetra era troppo pieno, ne sono state ritrovate circa 10mila che la raffiguravano; continua la dirigente “la città non ha un accoglimento turistico, si auspica una collaborazione con l’Alberghiero per valorizzare la preparazione degli allievi in una sinergia e operatività nel mondo del lavoro”. A chiusura il Dirigente scolastico si è rivolto agli allievi “Le cose che avete ascoltato vanno meditate, bisogna non solo guardare, ma che impariate a “vedere”, solo così riconosciamo le nostre radici, anche le pietre sono la nostra storia, occorre avere radicamento sul territorio accendere la curiosità, chiedere per trasmettere il sapere, che è come l’acqua: non ha barriere ma invade tutto”. Il servizio di hosting è stato curato, dagli alunni delle sezioni TST (tecniche servizi turistici), al fine di partecipare attivamente e sperimentare nella pratica il loro futuro lavoro di operatori del turismo, per l’accoglienza, informazione e guida ai visitatori. Lella Battiato Avviso ai Sacerdoti DICHIARAZIONE DEI REDDITI 730 /2013 Anche quest’anno il patronato 50&Piu’ENASCO svolge il servizio di assistenza e consulenza per la compilazione dei modelli 730/13. I sacerdoti e quanti altri intendono avvalersi di tale servizio dovranno rivolgersi o contattare il Sig. Ciraldo Steve, (ex dipendente del patronato FACI ) presso la sede del patronato 50&Piu’Enasco , via Dottor Consoli 76 , tel. 095/315424 fax 095/2500684 nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdi dalle ore 9,00 alle ore 12,30 e nei giorni di lunedì, mercoledì e giovedi dalle ore 15,30 alle ore 17,00, oppure recarsi in Curia, nella giornata di MARTEDI , dalle ore 10,00 alle ore 12,00 a partire dal giorno 09 aprile fino al 31 maggio. Tale servizio sara’ comprensivo di calcolo e compilazione del modello f24 della nuova IMU sugli immobili , ( ex ICI ) per quanti lo richiedano . Sempre a richiesta, congiuntamente al mod. 730, sara’ rilasciata l’attestazione ISEE . IMPORTANTE NOVITÀ Da quest’anno l’INPS, per se’ e per la gestione EX INPDAP , non mandera’ piu’ ai cittadini il CUD relativo alla propria pensione, i quali dovranno scaricarlo dal sito dell’INPS , se provvisti di PIN, oppure richiederlo direttamente al Centro di Assistenza Fiscale ,tramite il supporto dell’IDSC, che provvedera’ a rilasciarlo immediatamente. Per tale richiesta dovra’ essere sempre presentata la fotocopia della carta d’identita’ e del codice fiscale o tessera sanitaria. DOCUMENTAZIONE DA PRODURRE - COPIA MODELLO 730/12. - MODELLO/I CUD 2013. - VISURE CATASTALI (PER TERRENI E FABBRICATI). - SCONTRINI CONTENENTI IL NOME DEL FARMACO E CODICE FISCALE DI CHI LO HA ACQUISTATO E DOCUMENTI COMPROVANTI ALTRE SPESE MEDICHE. - DOCUMENTAZIONE INERENTE ASSICURAZIONE SULLA VITA ED AUTO (PER LA SOLA QUOTA S.S.N.). - DOCUMENTAZIONE INERENTE INTERESSI PASSIVI PER MUTUI RELATIVO ALL’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA. - FOTOCOPIA CONTRATTO DI MUTUO ED ATTO DI ACQUISTO DELLA PRIMA CASA - DOCUMENTAZIONE RELATIVA AD ONERI E SPESE EFFETTUATE NEL 2012 RELATIVE ALL’ISTRUZIONE ETC.. - FOTOCOPIA DELLA PROPRIA CARTA D’IDENTITÀ O QUALSIASI ALTRO ANALOGO DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO IN CORSO DI VALIDITÀ. FOTOCOPIA DELLA TESSERA SANITARIA. È importante comunicare qualsiasi variazione intervenuta nell’anno 2012, dal cambio di indirizzo , al luogo di residenza, dall’acquisto alla vendita di immobili, alla sostituzione e modifica del proprio codice fiscale , al fine di evitare in futuro spiacevoli inconvenienti derivanti dall’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate . Si ricorda altresì, che il sig. Ciraldo, per mezzo del patronato 50&Piu’Enasco, continua l’opera, iniziata tanti anni fa col patronato Faci , di aiuto nei confronti di tutti i cittadini , lavoratori e non, i quali gli si rivolgono per l’espletamento di pratiche, che spesso per la lungaggine della burocrazia o per la complessita’ della normativa, pone in difficolta’. Inoltre il patronato 50&Piu’Enasco, assiste gratuitamente i sacerdoti, pensionati , lavoratori , invalidi, nelle pratiche relative alla pensione ed assicura la corretta informazione su tutta la materia previdenziale e sanitaria. Tra i tanti servizi del patronato, ricordiamo: - PENSIONI DI VECCHIAIA ED INVALIDITÀ DEL FONDO CLERO. - PENSIONI DI VECCHIAIA ED ANZIANITÀ. - PENSIONI D’INVALIDITÀ ED INABILITÀ. - PENSIONI DI REVERSIBILITÀ. - ASSEGNI SOCIALI. - RICOSTITUZIONI PENSIONI CONTRIBUTIVE E REDDITUALI. - RICHIESTA, VERIFICA E RETTIFICA DELLE POSIZIONI ASSICURATIVE. - COMPILAZIONE MODELLI RED - INPS. - COMPILAZIONE E RILASCIO MODELLO ISEE. - PRESTAZIONI AI MINORATI CIVILI,CIECHI E SORDOMUTI, QUALI PENSIONI, IND. DI ACCOMPAGNAMENTO ETC.. - CONTENZIOSO AMMINISTRATIVO E LEGALE. Sig. Ciraldo Steve Patronato 50&piu’Enasco 10 Prospettive - 5 maggio 2013 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo RISPETTO E AMORE: LE CONDIZIONI PER CONVIVERE VI DOM DI PASQUA / C - At 15,1-2.22-29; Sal 66/672-3.5.6-8; Ap 21,10-14.22-23; Gv14,23-29 Le questioni all’interno della chiesa nascente, che ancora non si distingue nettamente da quella dei Giudei, sono inevitabili. Le insofferenze dei due gruppi emergono e sono evidenti. La salvezza dove sta? Questa è una delle questioni che emerge: la circoncisione è da farsi o no? Alcuni infatti dicono: “Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati”. La questione è di tale importanza da investire quelli di Gerusalemme. Quelli di Gerusalemme scrivono che è par- so bene a loro e allo Spirito Santo di non imporre loro altro peso al di fuori di alcune cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Si tratta di delicatezza reciproca tra i due gruppi. Per una migliore convivenza è bene “stare lontani da queste cose”. L’occasione per superare la questione è suggerita da Gv nell’Apocalisse, quando descrive i basamenti su cui poggiano la mura della città di Gerusalemme: dodici basamenti sui quali vi sono scritti i nomi dei dodici apostoli. “In essa non vide alcun tempio: Il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. È importante perché tutta la teologia del tempio viene trasferita a Dio personalmente, che regna sul popolo. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. È la nuova realtà che nasce dalla risurrezione del Signore. Si passa da una teologia delle cose ad una teologia delle persone. Nel colloquio con la Samaritana Gesù l’aveva preannunciato: “ Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora - ed è questa in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano”. È come se dicesse che Dio direttamente scende a livello degli uomini e tratta con loro. La dinamica mette in funzione con l’osservanza della sua parola che non è la sua, ma del Padre: è una dinamica poggiata tutta sull’amore, cioè sui rapporti reciproci che devono essere fatti di amore e non di riti e di sacrifici. Il vero sacrificio è l’amarsi reciprocamente che comporta tante rinunce e tante sacrifici. L’amarsi è la condizione perché il Padre e il Figlio vengano in ciascuno di noi per prendere dimora. Queste parole suonano come un testamento, una consegna finale per vivere la vita divina: senza sacrifici e senza riti. Leone Calambrogio San Paolo in briciole Le due alleanze Gal 4, 21- 31 Abramo ha avuto due figli: uno dalla schiava e uno dalla libera. Quello della schiava è sotto la carne, quello della libera è figlio della promessa. Questa è una allegoria. Le due donne rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, monte dall’Arabia, genera la schiavitù ed è rappresentata da Agar, essa corrisponde alla Gerusalemme attuale che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. L’altra è Gerusalemme di lassù, che è libera ed è la madre di tutti noi. Paolo cita Is 54,1 lodando la donna sterile perché non partorisce ed evita di accrescere i figli della schiavitù, infatti sono molti i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito. Rivolgendosi al presente afferma: “siete i figli della promessa alla maniera di Isacco”. Come allora c’era chi secondo la carne perseguitava i figli della libera, anche oggi accade allo stesso modo: per questo la Scrittura dice di andare via la schiava col figlio per non avere eredità. Noi non siamo figli della schiava, ma della libera. L.C. Il Sacerdote è consapevole che lo spirito di preghiera si scopre soprattutto nel mistero eucaristico È amando che si scopre la Parola Amare Se uno mi ama… Gesù rivendica per sé il sentimento più importate dell’uomo, che è appunto l’amore. Si può cogliere questo aspetto alla luce dell’Eucarestia. La forza interiore della celebrazione consiste nel fatto che essa ci mette alla presenza del mistero di Dio. Il Signore, proprio perché non è un elemento accanto ad altri, ma è l’orizzonte unitario di ogni realtà, illumina tutti gli aspetti della vita. Scioglie le resistenze, infonde, in ogni evento umano, il fremito della libertà e la gioia della speranza. Per farci entrare così nel mistero, la celebrazione richiede del tempo. Il tempo esteriore perché possano essere posti, secondo un ritmo organico, i gesti, che danno figura e direzione ai pensieri, ai desideri e agli affetti. E soprattutto il tempo interiore, perché possa avvenire, in una successione di gesti, il duplice itinerario, che va dalle regioni della dissipazione degli interessi disordinati e molteplici, delle divagazioni, delle dispersive relazioni con gli uomini e le cose, verso il centro misterioso della vita. E dal mistero riparte per dare senso e vigore a tutti gli aspetti dell’esistenza. Cammino Per il cristiano tutte queste realtà si illuminano con la certezza, che il mistero di Dio non rimane in un’ombra indistinta, verso cui si dirige il cammino incerto dell’uomo. Ma Dio stesso ha fatto e fa un cammino incontro all’uomo. Si è rivelato, ha parlato, si è dato un volto e un cuore in Gesù e nella comunità di coloro che hanno ricevuto lo Spirito di Gesù. Per il cristiano l’incontro con il mistero avviene alla presenza del Signore, con la guida dello Spirito, nella luce della Parola, dentro l’assemblea dei fratelli. La celebrazione cristiana del mistero definisce i riti della religiosità umana nei gesti compiuti e istituiti da Gesù, secondo quell’itinerario celebrativo, che viene fissato dalla comunità cristiana. Si svolge all’insegna della Parola annunciata e assimilata. Lascia spazi di silenzio interiore perché possa essere continuamente rinnovata la docilità allo Spirito. Prevede che, sia il cammino che va verso il mistero, sia il cammino che dal mistero ritorna alla vita quotidiana, vengano compiuti insieme con i fratelli, attraverso parole, canti, gesti comunitari, che favoriscano il raccoglimento della vita nel mistero e l’irraggiamento del mistero nella vita. Queste riflessioni illustrano l’interna coerenza del cammino, che ci condurrà alla riscoperta della centralità dell’Eucaristia. Esse tendono a farci riscoprire la dimensione contemplativa della vita, l’apertura dell’uomo al mistero di Dio e l’importanza della Parola, cioè l’evento della piena comunicazione del mistero di Dio nell’uomo. Le acquisizioni teoriche e le iniziative pratiche, che maturano nella nostra vita pastorale, non vanno lasciate cadere per passare al “nuovo argomento” dell’Eucaristia. Proprio questo “nuovo argomento” ci chiede di conservare, consolidare, vivacizzare le intuizioni delle tappe precedenti. Adorazione L’adorazione e il silenzio contemplativo non sono accessori della celebrazione eucaristica, ma ne alimentano ed esprimono l’anima profonda. L’adorazione del mistero di Dio in “Spirito e Verità” tende ad assumere la forma della celebrazione eucaristica. E la celebrazione, se vuole essere veramente l’attrazione di tutta la vita, in forza di Gesù e dello Spirito, nel mistero del Padre, tende a configurarsi come adorazione. I Sacerdoti e i fedeli sono chiamati a sapere unire adorazione e celebrazione. Quelli che sono portati a sottolineare le forme spontanee e individualistiche della preghiera vengono aiutati a comprendere che un autentico spirito di preghiera cerca espressione e alimento nella celebrazione eucaristica. Quelli che vivono, in modo esteriore e formalistico, la celebrazione, sono sollecitati a trasformarla in sincera adorazione, che si prolunga nella meditazione silenziosa. Si chiede un particolare aiuto in questo senso alle persone, che hanno scelto la vita di speciale consacrazione. Esse hanno fatto la loro consacrazione proprio durante la celebrazione eucaristica e con la loro vita di contemplazione e di carità, possono offrire a tutto il popolo cristiano un esempio profetico di come l’Eucaristia sa trasformare la vita in un perenne rendimento di grazie. La celebrazione stessa, nel ritmo concreto dei riti in cui si articola, descrive una suggestiva strada verso l’adorazione. Ma perché venga capita e accolta questa ricchezza, occorre rispettare e vivere intensamente i momenti di pausa, di silenzio, di adorazione personale e di contemplazione comunitaria, che sono previsti dallo stesso rituale della celebrazione. Lo spirito di adorazione, che nasce nella celebrazione, tende a espandersi in altri spazi anche al di fuori della celebrazione. Già la litur- gia prevede questa espansione, mentre la tradizione spirituale cristiana lungo i secoli, ha suscitato varie forme espressive della adorazione propriamente eucaristica. Tra la forma annuale delle Giornate Eucaristiche o Quarantore e la forma quotidiana di preghiera silenziosa davanti al tabernacolo o visita al SS. Sacramento, si stende una varietà notevole di altre,forme, come l’adorazione perpetua in alcune chiese, le ore di adorazione a scadenze regolari per gruppi o singole persone, le processioni o altre manifestazioni celebrative dell’Eucaristia. Pensiamo poi anche alle espressioni non direttamente eucaristiche, come la “lectio divina” o la meditazione quotidiana, che è bello fare, quando è possibile, davanti al tabernacolo. L’ adorazione eucaristica esprime un apporto più diretto dei vari momenti della vita con il sacrificio pasquale ed eucaristico di Gesù. Inoltre mette in evidenza l’aspetto per cui l’Eucaristia è presenza reale permanente e perenne dimora di Gesù tra noi. Stando all’esperienza di molti maestri spirituali, ha una particolare incidenza formativa straordinaria nella vita delle persone. Padre Angelico Savarino 11 Prospettive - 5 maggio 2013 spettacoli Una romantica Giselle al Teatro Massimo “Bellini”di Catania imbolo del balletto classico e romantico, Giselle nacque dall’idea di Théophile Gautier, l’autore del Capitan Fracassa, e venne poi musicato, non appena il libretto fu finito, da Adolphe-Charles Adam, uno tra i più celebri compositori di musiche per balletto e andò in scena per la prima volta nel 1841 all’Opéra National de Paris. La coreografia fu affidata a Jean Coralli, anche se i passi dei primi ballerini erano stati curati da Jules Perrot. È la quinta volta che Giselle va in scena al “Bellini”, l’ultima dieci anni fa; questa edizione proposta a Catania dal Teatro dell’Opera di Minsk (Bielorussia) propone una classica e suggestiva scenografia, firmata da Vyacheslav Okunev autore anche dei bei costumi. L’autore del libretto, alla lettura del “De l’Allemagne” di Heinrich Heine rimase impressionato dalla Saga delle Villi, nella mitologia dei popoli slavi che significa fata; spiriti di giovani fanciulle morte infelici perché tradite o abbandonate prima del matrimonio, vendicative e spettrali, incapaci di trovare riposo eterno nella morte, che ogni notte tra il crepuscolo e l’alba cercano i traditori d’amore che costringono a ballare convulsamente fino a provocarne la morte per sfinimento o indeboliti vengono gettati in un lago. Alla morte del traditore le Villi si dileguano e con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla morta per amore. Nel libro di Heine, inoltre, le Villi provano un irrefrenabile S Mai domo l’amore tradito desiderio e un amore incredibile per la danza: questa passione sarà poi fonte di ispirazione per la prima bozza del libretto. Per Gautier la prima fonte di ispirazione di Giselle era stata la poesia di Victor Hugo Fantômes, dove una fanciulla spagnola danza fino allo sfinimento e alla morte. Ma Heine ha tutti gli ingredienti: il medioevo tedesco, un primo atto solare in un giorno di fine estate ai tempi della vendemmia, un secondo atto lunare e lugubre nel bosco popolato di Villi. Un’anima buona circondata da anime vendicatrici, delicate e assetate di morte. Vi è una perfetta sintesi di tutti gli elementi che formano l’illusione romantica ed un’espressione artistica che faceva evadere la fanciulla dalla quotidianità attraverso il canto, la danza, la musica della ghironda. Giselle è figlia della rivoluzione, che raccoglie la disuguaglianza sociale, l’appartenenza a ceti inavvicinabili, e l’impossibilità di coronare il sogno d’amore. TRAMA Nel primo atto, il giovane conte Albrecht è innamorato di Giselle, si traveste da contadino e lei lo crede un giovane di un villaggio vicino. Il guardacaccia Hans, innamorato anche lui di Giselle, cerca di convincerla che il suo amato non è il tipo di persona che dice di essere, ma lei non vuole ascoltarlo. Trova nel cottage la spada del conte si odono dei corni in lontananza che annunciano l’avvicinarsi dei cacciatori, tra essi ci sono Bathilde, la sposa del conte, e suo padre. Arriva il guardacaccia e accusa il conte di essere un menzognero e mostra la spada. Giselle addolorata dall’inganno perde il contatto con la realtà e la follia la porterà alla morte. Ma sicuramen- te la parte più lirica, romantica e seducente del balletto è il secondo atto, ambientato nel cimitero di campagna in cui si trova la tomba di Giselle. Ed è con trasporto non comune e qualità tecnica che Irina Eromkina interpreta la Giselle innamorata e ingenua, che corre e balla con l’amato Albrecht (Oleg Eromkin) e gioca a sfogliare le margherite. Ma ecco che nel momento di più attraverso la caratterizzazione dei personaggi (Kiki, il suo gattino, il suo spasimante Tombo, la pittrice Ursula) e l’uso di particolari disegni che divengono allegoria di un mondo moderno. In questo mondo sospeso giocano un ruolo fondamentale i colori e i dettagli che sono curati nei minimi dettagli per esaltare l’immagine allegorica della giovane strega che diventa adulta. Del resto, a differenza di quanto succede con i film d’animazione della Walt Disney, le vicende di Miyazaki si alternano tra realtà e metafore, visto che i suoi protagonisti sembrano essere usciti da un sogno ad occhi aperti che si alimenta grazie ad una sorprendente fantasia. Tra le varie opere del regista giapponese, questa può essere considerata come la più realistica, dove la protagonista non è un personaggio fantastico ma una semplice ragazzina che da sola affronta le prove della vita, le piccole delusioni del vivere quotidiano, la fine dei sentimenti e il cambiamento dell’età che influenza lo spirito e modella il carattere. Il film finisce con un finale a sorpresa, motivo per il quale bisogna restare seduti fino ai titoli di coda. Qui lo spettatore ritroverà il senso del film quale naturale epilogo della storia narrata. colma letizia precipita nell’abisso della follia e la ballerina sfodera tutto il suo talento interpretativo nell’approfondire e colorare la tragedia: particolarmente intense le scene in cui ricorda i passi a due con Albrecht e mima i movimenti unendoli a corse forsennate fino a cadere a terra esanime. Questa ballerina, infatti, è stata capace di incentrare il balletto, grazie alle sue doti, non più sulla fine del secondo atto, durante l’atmosfera magica delle villi danzanti, ma alla morte di Giselle, alla fine del primo atto. Il balletto sottolinea intensità, mimica e capacità drammatiche nel primo atto; tecnicismo e leggerezza nel secondo. Le musiche sono tessute invece su misura, rispettando l’intenzione e l’originalità del coreografo e dell’autore e mostrano ben poche somiglianze dirette con la musica del tempo. La coreografia curata da Aleksandra Tikhomirova sottolinea l’arabesque come simbolo immateriale, con i grand jété di Giselle, le cabrioles di Albrecht e le Villi che attraversano il palcoscenico a piccoli salti La scena mette in atto due aspetti di questo coté russo: la storia d’amore contrastato tra la povera Giselle e l’aristocratico Albrecht, che nel tempo conquistò i critici democratici e le forze innovative della società russa che in quei tempi si svegliavano sotto la cappa del regime zarista. La danza era di “sinistra” ai tempi del romanticismo, mentre col passare del tempo sarebbe diventata un’arte amata dall’alta aristocrazia. Lirico canto di una donna addolorata, con una poetica tristezza che trasforma la scena della follia in un timido lamento, le sue punte non sembrano essere state molto forti, ma i suoi leggeri rélévé in punta e i ballonné sono eseguiti senza sforzo, mentre le sue morbide braccia sembrano fiori spezzati e i suoi occhi esprimono la storia segreta, e il balletto si trasforma come una sorta di teatro drammatico. Filippo Cannizzo Artemisia Nelle sale ‘Kiki consegne a domicilio’ del maestro giapponese Miyazaki Passaggio dall’adolescenza all’età adulta venticinque anni di distanza torna nelle sale italiane un vecchio capolavoro del cinema d’animazione diretto dal grande maestro giapponese Hayao Miyazaki. L’acclamato regista nipponico, premio Oscar nel 2003 con “La città incantata” e Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 2005 è autore di un film che rischiava di finire nel limbo di quel cinema destinato a cultori del genere d’animazione e ai cinefili della prima ora. Cosi torna al cinema “Kiki consegne a domicilio”, storia surreale per bambini ma che parla a tutti attraverso il consueto linguaggio del regista orientale. La storia è quella di Kiki una strega dolcissima che a tredici anni compiuti, decide di lasciare casa e gli affetti più cari. Del resto le streghe fanno cosi non prima di una cerimonia d’addio con i rispettivi genitori. E a cavallo della sua scopa in compagnia del suo gatto parlante Jiji parte verso il cielo in direzione del mare. Tratto da un racconto del 1988 di Eiko Kadono, è il quinto film di animazione di H. Miyazaki - produttore e sceneggiato- A re - ambientato, con disegni accuratamente fatti a mano, in una Svezia degli anni 50 rimodellata come se la Seconda guerra mondiale non fosse mai avvenuta; sull’esempio della città di Stoccolma e Visby con l’ag- giunta di un mare che somiglia al Mediterraneo. Sembrerebbe una storia banale riservata a bambini e adolescenti, eppure il film ha il merito di condurre lo spettatore all’interno di quel mondo che si nasconde nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Sempre difficile lasciare ciò cui si è legati anche per una strega che si ritrova in una grande metropoli colma di gente, traffico e automobili. Qui trova lavoro in una panetteria, dove farà le consegne a domicilio. Ma spesso la vita d’improvviso può cambiare: cosi un giorno Kiki perde la capacità di volare, come se quel dono tanto amato e apprezzato fosse svanito nel nulla. Grazie all’aiuto di Ursula, un’amica pittrice, riconosce che la perdita delle proprie certezze può accadere nel momento in cui si smette di credere in se stessi. Ma questi momenti, capirà, alla fine la giovane protagonista, serviranno per crescere e maturare. E quando Kiki non riesce più a capire neanche il suo gatto Jiji avverte che qualcosa in lei è cambiato per sempre. Dietro la semplicità narrativa della sceneggiatura, il regista mostra con molta accuratezza non soltanto le vicende interiori della giovane protagonista, ma anche quello che succede intono a lei. Due mondi opposti, uno frenetico, quello della città, della vita moderna e caotica delle nostre metropoli, l’altro lento e compassato tipico di un mondo adolescenziale che fatica a trovare la sua strada. In mezzo a questo guado Miyazki cerca di realizzare un ponte tra due realtà 12 Prospettive - 5 maggio 2013