Catania - anno XXIX - n. 17 - 5 maggio 2013 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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Papa Francesco sprona i cristiani ad aprirsi al dialogo
1° MAGGIO:
FESTA DEI
LAVORATORI
PROTAGONISTI
in una storia d’amore
credenti, protagonisti e non
spettatori.
La storia d’amore ha origine da un incontro e si alimenta di dialogo, di reciproca conoscenza, di diligente ricerca e scoperta di
significativi punti di convergenza nella tensione
verso il bene comune che
coinvolge tutti i fratelli nella comunione con il Padre.
Se amare vuol dire “donare” la storia d’amore si
sostanzia di dono, di servizio, di fratellanza ed è questo il messaggio di Papa
Francesco che, come il
Poverello d’Assisi ha
ampliato la sua famiglia
all’intero universo, chiamando fratello il sole, il
fuoco, il vento e con l’appellativo di “sorella” la
luna, l’acqua e persino la morte.
La storia d’amore tende a trovare il
suo naturale completamento nel
diventare famiglia ed oggi che si tenta da più parti di distruggerla nella
sua naturalità di relazione tra uomo e
donna, non si può restare indifferenti, o considerare i fatti accaduti in
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)
R
accogliere un’antologia di frasi,
espressioni
e
messaggi di Papa
Francesco è un compito che
ogni giorno si rende necessario, dato il fiorire di significative espressioni che a
volte risuonano come nuove, originali e sono pregne
di spiritualità e di innovazione.
Parlando ai responsabili dello IOR il Papa ha detto “La
Chiesa non è un’organizzazione. Un cristiano che si
chiude in se stesso tenendo
nascosto ciò che Dio gli ha
donato, non è un cristiano”.
E poi ha aggiunto: “Noi,
donne e uomini di Chiesa puntualizza - siamo in mezzo ad una storia d’amore:
ognuno di noi è un anello in
questa catena d’amore. E se non
capiamo questo, non capiamo nulla
di cosa sia la Chiesa”.
Il pensiero lo riprende nel seguito del
discorso sottolineando che “si tratta
di imparare con i nostri sbagli come
va la storia d’amore, perché la Chiesa non cresce con i militari, ma con
la forza dello Spirito Santo, perché
la Chiesa non è un’organizzazione”.
Quale dimensione spirituale dovrà
assumere la Chiesa nella società di
oggi, superando gli aspetti dell’organizzazione che sono necessari, anche
se non prioritari, per far funzionare
un sistema complesso che coinvolge
nell’universalità dell’ecclesìa gli
uomini di tutto il mondo?
Alcuni anni fa si evidenziava la
necessità di passare da una “scuola
apparato” ad una “scuola a servizio
della Comunità” e tale piano pro-
grammatico è stato mutuato dallo
spirito e dal linguaggio ecclesiale.
Sappiamo che non sempre si riesce a
dar voce a chi voce non ha, né si portano a compimento tanti bei progetti
pensati come “atto d’amore” per il
miglior bene degli studenti.
Anche l’idea di Chiesa merita un
approfondimento ed una prospettiva
di orizzonte. Parlare di Chiesa come
“storia d’amore” coinvolge i singoli
Il Condottiero
(segue a pagina 2)
L’unica soluzione al malessere contemporaneo: educare alla fede
a pagina 3
MUSEO:
NEL SEGNO
DEL SACRO
a pagina 7
IL PARCO
VA A SCUOLA
La mancanza di autorità e di valori genera violenza
pesso è davvero molto difficile riuscire a definire un fenomeno, una tendenza, un avvenimento, un fatto, qualunque cosa esso sia. In
molti casi, con il passare del
tempo è possibile acquisire
una certa lucidità di analisi,
che permette di poter delineare, se non in modo netto ed
inequivocabile, almeno in
modo più che sommario, cause ed effetti di quello che è stato. Forse questo è dovuto proprio al trascorrere del tempo,
ad una certa distanza che si
frappone tra noi e l’evento e ci
fa capire. Questo avviene per la storia: per scrivere
le pagine dei ‘manuali’ bisogna discernere bene
cause ed effetti e ciò lo consente solo il tempo. Perché? Il concitato susseguirsi di avvenimenti ‘distrae’ l’uomo-osservatore del suo tempo da una valida analisi: l’incalzare della quotidianità, del simultaneo e del contemporaneo, non ci permette di
capire.
Naturalmente, tutte queste considerazioni sono
valide se riflettiamo sulla nostra attuale situazione.
Non si può ben capire cosa sta accadendo, proprio
S
perché stiamo vivendo questa società: allo stesso
tempo siamo attori e spettatori, una sola identità
per una duplice funzione-ruolo.
Ma sicuramente possiamo ben
intuire che è in atto un cambiamento: una mutazione antropologica. L’uomo contemporaneo
a che cosa sta tendendo, verso
cosa sta andando? E soprattutto,
ed è molto importante
questo aspetto, come
lo sta facendo? E non
si tratta in questo caso
di definire, in maniera
semplicistica e superficiale, se questo processo ci cambierà in meglio o in peggio
(semmai queste conclusioni, in piccola
misura, potranno azzardarle soltanto i
posteri!): si tratta di individuare pur procedendo solo per via d’ipotesi una causa,
anche perché ognuno potrebbe dare una
sua lettura, dunque c’è un certo relativismo, quindi nessuna certezza assoluta.
A nostro avviso si sta verificando un vero
e proprio scollamento tra ciò che percepisce l’uomo- cittadino e i reali fondamenti
della società. In altre parole: sta emergendo una
vera e propria mancanza di figure di riferimento,
provocata da una determinante mancanza di principi. Stiamo vivendo una situazione di crisi, che sta
affliggendo ormai la totalità dei settori, ma è il caso
di domandarsi se questa crisi ‘materiale’ non si sia
Antonella Agata Di Gregorio
(segue a pagina 2)
a pagina 9
2
Prospettive - 5 maggio 2013
sommario al n. 17
PRIMO PIANO
In Cattedrale i resti mortali
di don Pino Puglisi _____3
70 anni fa bombardamenti
a tappeto su Catania ____4
Indietro nel tempo
intervistando
Salvatore Quasimodo ___5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve________9
Dichiarazione dei redditi __9
OMNIBUS
Dusmet: l’esperienza
di un Vescovo amato
dai catanesi ___________7
Trecastagni: la Festa
dei santi patroni________8
Giselle al Teatro
Massimo “Bellini”
di Catania ___________11
Nelle sale ‘Kiki
consegne a domicilio’ __11
Medicina, nuove regole per i test di ammissione
Mobilità per iscriversi all’università
ambiano le domande ai
test di ammissione alle
facoltà universitarie a numero chiuso. E non solo. L’ultimo colpo di
mano dell’ex ministro Francesco
Profumo è stato servito in extremis,
senza lasciare la solita scia di polemiche tra gli studenti. In molti ricorderanno la famosa domanda sulla
grattachecca romana del 2011. Questa la domanda che negli anni ha
suscitato un aspro dibattito sull’utilità di alcuni quesiti per l’accesso alle
professioni mediche. “Nei pressi del
noto liceo Tacito di Roma si trova la
grattachecca di Sora Maria, molto
nota tra i giovani romani. Sapresti
indicare con quali gusti viene realizzata? Menta, limone, amarena
oppure cioccolato?”. Cosi recitava
testualmente la domanda. La risposta? Facilissimo: limone, perché ‘la
grattachecca’ è una granita di ghiaccio. Finalmente si cambia, la formula d’accesso è stata rivista dopo anni
di polemiche e delusioni degli studenti che chiedevano criteri di selezione più consoni alle prossime
materie di studio. Addio quindi a
domande fantasiose e talvolta grottesche. D’ora in poi le domande saranno sessanta invece di ottanta per tut(continua da pag. 1)
PROTAGONISTI...
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di giovedì 2 maggio 2013
te le facoltà: Medicina, Odontoiatria,
Veterinaria, Architettura. Quesiti che
comprenderanno solo cinque argomenti generalisti. I quesiti di logica
saranno maggiori rispetto agli altri
argomenti, con venticinque quiz su
sessanta, ma anche le domande specifiche sulle materie d’indirizzo
avranno una loro valenza ai fini dell’ammissione. Al test di Medicina e
Odontoiatria, poi, ci saranno quattordici domande di biologia, otto di chimica e otto di fisica e matematica.
Per gli aspiranti veterinari, invece, ci
saranno dodici domande di biologia,
dodici di chimica, sei di fisica e
matematica. Cambiano le regole
anche per i futuri architetti, per loro
dodici quiz sulla storia, dieci di dise-
gno, otto di matematica e fisica, cosi
come la durata del test che passerà a
novanta minuti.
Per quanto concerne le valutazioni
ecco i punteggi: 1,5 punti per ogni
risposta esatta, meno 0,4 punti per
ogni risposta sbagliata, zero punti
per ogni risposta non data. Sarà
avvantaggiato chi si diplomerà con
una votazione compresa tra l’80 e il
100 e avrà un bonus che varia dai
quattro ai dieci punti. Stiamo parlando del cosiddetto ‘bonus maturità’
previsto dagli ex ministri Fioroni e
Mussi nel 2007 e mai entrato in
vigore. Entro il 31 maggio il ministero dovrebbe fornire le tabelle di
conversione per il voto di maturità,
pur tenendo conto delle differenze
tra le varie scuole. Intanto gli studenti giudicano questa scelta sbagliata. “Il voto dell’esame di maturità è inattendibile e falsato da mille
fattori, come si può pensare che possa incidere sull’accesso all’università?”. Chiede il portavoce nazionale
Daniele Lanni. Le iscrizioni ai test (a
prescindere dal voto della maturità)
si potranno effettuare dal 6 maggio
al 7 giugno solo sul portale
www.universitaly.it visto che le date
dei test, che di solito avevano inizio
nei primi giorni di settembre, sono
state anticipate: 23 luglio per Medicina-Odontoiatria, 24 luglio per
Veterinaria, 25 luglio per Architettura. Al 4 settembre è rinviato il test
per le professioni sanitarie, ma con
domande che saranno predisposte
poi dai singoli atenei.
I risultati dei test, infine, saranno disponibili tra il 5 e il 7 agosto. Altra
novità sostanziale sarà l’introduzione di una graduatoria nazionale in
cui sarà eliminata qualsiasi discriminazione di punteggio in base alla
classifica locale. Questo servirà a
garantire a uno studente che non
rientra nel numero dei posti previsto
per l’ateneo in cui sostiene l’esame ma col suo punteggio rientra nel
numero dei posti totali a livello
nazionale - di prenotarsi per un posto
in un ateneo diverso. Altro cambiamento è il calo dei posti a Medicina:
152 in meno rispetto ai 10.173 dell’anno scorso. Meno posti anche per
l’ammissione ad Architettura, 8.640
in tutto, e per gli aspiranti veterinari,
che dovranno spartirsi 825 posti.
Aumentano leggermente, ventitré in
più, invece, i posti per Odontoiatria:
954 in totale.
Maxwell
perdiamo l’amicizia con Lui, se gli
facciamo sempre più spazio nella
nostra vita.
Andare contro corrente significa
difendere e testimoniare il valore
della famiglia nella società, ribaltando la logica del relativismo nella
gerarchia dei valori e conservando
essenziali gli impegni di amore e di
unità.
Ed ecco che la storia di amore si
concretizza nel mettere Cristo al
centro e considerare la Chiesa
“madre e maestra” essendo la mistica sposa del Cristo.
Le parole del Papa penetrano nel
cuore dei fedeli che si avvicinano al
Signore e condividono la storia d’a-
more quale dono e servizio.
Il protagonismo cristiano si traduce
inoltre in una coerente testimonianza, carica di gesti e di atteggiamenti
che rendono palese e manifesta la
storia d’amore che va ben oltre alla
formale compassione, alla semplice
solidarietà, che supera la trilogia
greca di eros, philìa e agape, ma
valorizza tutte queste caratteristiche
messe insieme e tende alla sublime
imitazione del grande amore di Cristo che dona la vita per le sue pecorelle.
La strada dell’amore conduce spesso
al martirio e alla croce e i santi,
modelli e testimoni di amore, costituiscono l’epifania di questa bella
storia.
Giocare la propria vita per i più alti
ideali e non per le cose piccine,
“sognare cose grandi e belle” monito e appello rivolto ai giovani, da
Papa Francesco coinvolge tutti i cristiani in questa nuova avventura di
fede in cammino sui sentieri dell’oggi.
La corresponsabilità nell’educazione
per il bene di tutti sollecita la costruzione di nuovi legami di “vita buona” necessari per alimentare la speranza che nessuno dovrà rubarci,
come spesso accade nella quotidianità della cronaca.
due carabinieri, di cui uno in prognosi riservata (nel momento in cui scriviamo la sua situazione appare grave), sono stati feriti durante il giuramento del nuovo governo, davanti
Palazzo Chigi. Uomini che rischiano
la loro vita ogni giorno nel mirino di
una convogliata tensione, veri e propri bersagli, simboli di uno stato di
cui non si percepisce più l’autorità.
Malessere di cui certamente non sono
responsabili. Atti di violenza ingiustificabili, non bisogna aggiungere
altro.
Ma al puzzle bisogna ancora aggiungere un tassello, così da avere il quadro generale di questa vera e propria
escalation di violenza: la dilagante
barbarie nei confronti delle donne.
Ogni giorno dai notiziari e dai quotidiani apprendiamo nuovi casi di violenza, compiuti soprattutto per mano
di ex, fidanzati, compagni, mariti,
parenti. Feroci atti di autoaffermazione di un individuo su un altro, che
non trovano nessuna giustificazione.
Emma Bonino, Anna Maria Cancellieri, Nunzia De Girolamo, Maria
Chiara Carrozza, Beatrice Lorenzin,
Cécile Kyenge, Josefa Idem: questi
sono i nomi delle sette donne che fanno parte del nuovo governo e che reggeranno le sorti rispettivamente di
Esteri, Giustizia, Agricoltura, Istruzione e ricerca scientifica, Salute,
Integrazione, Pari opportunità, Sport
e politiche giovanili. A fronte della
grave situazione che sta vivendo la
nostra società, auspichiamo che queste donne contribuiscano ad innescare davvero l’inizio di un cambiamento, all’insegna delle pari opportunità
e del rispetto reciproco tra i sessi,
ponendo finalmente un freno a questa
vera e propria strage silenziosa.
Trovare una soluzione a questi problemi (se così è giusto definirli,
anche se sono fenomeni ben più complessi e non facilmente semplificabili) non è proprio facile, anzi è una
vera e propria sfida che ognuno di noi
nel suo piccolo deve raccogliere e
fare propria, apportando il proprio
contributo.
Ma un importante aiuto, il punto fermo da cui partire, ce lo hanno fornito il Santo Padre e il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione del loro incontro, lo scorso 27
aprile 2013. Il Cardinale Bagnasco
ha affermato: “A fronte di questa
situazione abbiamo condiviso la via
all’educazione alla fede per riscoprire una precisa idea di uomo e di
umanità, a partire dal ministero della
persona di Cristo”. La chiave per
ripartire è racchiusa proprio in queste parole.
C
Francia come lontani da noi.
Le conseguenze della legge francese
sulle “nozze” gay si faranno sentire
soprattutto sui piccoli, privati dalla
possibilità di avere una famiglia
composta dai due genitori, fatto che
la moderna psicologia ritiene essenziale per il loro normale sviluppo.
“Andare controcorrente “ è l’invito
che Papa Francesco ha lanciato ai
giovani cresimandi in Piazza San
Pietro, e poi ha aggiunto: “Ci vuole
il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio!
Se rimaniamo uniti a Dio come i
tralci sono uniti alla vite, se non
(continua da pag. 1)
LA MANCANZA...
trasmessa ad una parte ben più delicata, ovvero all’interiorità dell’uomo..la riposta purtroppo è si. Non
possiamo addurre in modo estremamente semplicistico come causa o
come diretta conseguenza di ciò che
sta accadendo unicamente il disagio
sociale. La mancanza di lavoro e la
totale assenza di condizioni che possano permettere una vita dignitosa
creano tensione sociale, creano disagio, ma non possono giustificare ciò
che sta dietro: la totale assenza della
percezione del ruolo delle autorità.
Non si crede più nell’autorità della
famiglia, nelle ormai cosiddette famiglie allargate non si riesce più ad
individuare un ruolo con facilità. Non
si crede più nell’autorità delle istituzioni (certo anche a causa degli esponenti politici che ricoprono tali cariche). Si riesce persino a dubitare della stessa autorità della Chiesa. Per
non parlare poi delle forze dell’ordine: uomini a servizio dello stato, della collettività, vittime innocenti che
cadono per mano di coloro che devono proteggere. Tutto questo non si
può non ricondurre alla mancanza di
una gerarchia valoriale. Gli ultimi
fatti di cronaca ce lo confermano: un
giovane carabiniere ha perso la vita
durante una rapina a Caserta; a Roma
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Ecco come mettersi in contatto con noi:
• Inviare un’email all’indirizzo
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3
Prospettive - 5 maggio 2013
1° Maggio: In occasione della Festa dei Lavoratori tutti uniti contro la disoccupazione
Il LAVORO “unge di dignità”
o scorso primo maggio,
la Festa dei Lavoratori,
in migliaia sono scesi nelle piazze
per far sentire la propria voce, a tutela di quello che è uno dei cardini
fondamentali della vita sociale e
comunitaria dell’uomo, ovvero il
lavoro. Da Atene a Parigi, da Instabul a Roma: uomini e donne uniti
insieme al di là della nazionalità,
delle differenze culturali, degli
schieramenti politici per ribellarsi ad
una società capitalista, che vede nel
lavoro soltanto un utile e bieco profitto e mette da parte la dignità del
lavoratore e le sue reali esigenze, in
troppi casi esercitando su quest’ultimo una vera e propria forma di sfruttamento o addirittura di schiavitù, in
cambio di un benché minimo salario.
In Italia, manifestazioni in moltissime piazze ed eventi musicali, che
hanno coinvolto giovanissimi e non
(il più importante sicuramente è stato il ‘concertone’ in Piazza San Gio-
L
vanni a Roma): attraverso le note ed
il ritmo dei brani musicali, anche i
giovani hanno contribuito, con la
loro presenza, a mettere al centro del
dibattito il lavoro ed il loro futuro.
Un primo maggio, giorno in cui si
festeggia San Giuseppe lavoratore,
all’insegna dell’unità per il bene della società, un certo voler fare idealmente fronte comune contro quello
che è il male maggiore, che sta
affliggendo il nostro Paese, ma non
solo (forse è meglio dire la società di
questi anni, in riferimento ad altre
situazioni analoghe non solo all’interno della Comunità Europea): la
mancanza di lavoro, quindi di conseguenza l’alto tasso di disoccupazione. Dagli esponenti delle istituzioni
politiche, dal fronte sociale e dal
Santo Padre un appello per ridare
lavoro all’Italia in tempi rapidi.
Sindacati uniti nella manifestazione
svoltasi a Perugia: dai tre segretari
un forte appello per risolvere l’emer-
genza lavoro. Susanna Camusso,
segretario generale Cgil, “senza
lavoro il Paese muore e questo Paese
non può morire”; Raffaele Bonanni,
segretario generale della Cisl, il primo maggio “è vivo e deve essere
Palermo: Estumulati e traslati in Cattedrale i resti mortali di don Pino Puglisi
L’odore della santità
na grande commozione
ha pervaso i presenti, a
vent’anni di distanza dalla morte di
padre Pino Puglisi, nel momento in
cui è stata aperta la cassa e si è constatato un corpo non corrotto dalla
morte, ma mummificato. Di fronte
agli astanti non un teschio ma un
viso dai tratti perfettamente riconoscibili e persino il colore delle mani
che sembrava quasi naturale. All’interno della cassa, i componenti del
Tribunale presieduto dallo stesso
Vescovo ausiliare e composto da don
Vincenzo Talluto, dal cancelliere
Arcivescovile mons. Giuseppe Oliveri e dai periti medici Augusto
Franco D’Ancona e Domenico Ientile hanno trovato una copia del Vangelo, gli Atti degli Apostoli, un’icona
della Madonna Odigitria e una rosa
che era stata posta da una persona
poco prima della tumulazione del
prete ucciso dalla mafia in “odium
fidei”, e sulla cui identità mons. Cut-
U
titta mantiene uno stretto riserbo.
Adesso quella rosa, due frammenti
ossei, un lembo della casula che
indossava che fu donata dallo stesso
padre Puglisi e dalla mamma a
mons. Cuttitta il giorno della sua
ordinazione, insieme a tutti gli altri
oggetti che sono stati a contatto con
il corpo sono stati conservati e considerati delle reliquie. In attesa della
collocazione definitiva, che sarà nella erigenda chiesa a Brancaccio,
dove il martire della Chiesa palermitana ha sognato fosse costruito un
complesso parrocchiale, le spoglie
mortali di padre Puglisi saranno collocate nell’altare laterale dell’Immacolata in Cattedrale, ma prima sarà
realizzato un monumento a forma di
spiga di grano a ricordare, come in
un brano amato del Vangelo tanto
caro a padre Puglisi, la sua presenza
feconda come un chicco caduto sulla
terra muore e da molto frutto. Intanto i fedeli potranno rendere omaggio
alla salma nella Cappella delle reliquie della Cattedrale, posta a destra
della navata, accanto alle urne con i
resti di altri martiri e santi. Padre
Puglisi sarà beatificato il prossimo
25 maggio nel corso di una solenne
liturgia Eucaristica che si svolgerà
allo stadio Barbera di Palermo.
Pino Grasso
Concerto di Primavera organizzato dal Rotaract di Catania presso il Museo Diocesano
In prima linea contro la poliomelite
a splendida pinacoteca
del Museo Diocesano
in Piazza Duomo ha ospitato il Concerto di Primavera promosso dal
Club Rotaract di Catania, sempre in
prima linea nelle attività benefiche,
perché scopo principale di questa
associazione di giovani è quella di
mettersi a servizio di coloro che
vivono nel bisogno.
Sotto la direzione artistica del Maestro Giovanni Cultrera di Montesano
dei brillanti giovani talenti hanno
regalato al qualificato e numeroso
pubblico due ore di bella musica.
L’orchestra composta da giovanissimi ma già celebri artisti siciliani di
L
talento, che hanno meritato premi e
riconoscimenti anche all’estero si
sono alternati nello svolgimento del
programma della serata, eseguendo
brani di Chopin, Puccini, Donizetti,
Rossini, Gounod, Kaciaturian, Prokofiev, Fortini, Corelli Schicchi e
Calì.
Al pianoforte Ruben Micieli e Nicolò Cafaro, al violino Salvatore Lorefice ed Antonio Stefano Ruffino, al
violoncello Daniele Lorefice, al clarinetto Andrea Fallico e come soprano si sono esibite le bravissime
Maria Grazia Tringale e Chiara
Notarnicola.
Il Presidente Rotaract, Avv. Fabio
Adernò, che ha condotto la serata, ha
espresso la “grande soddisfazione
per la bella serata musicale che questi giovani talenti ci hanno regalato,
provocando nel pubblico visibili
emozioni scandite da lunghi applausi.”L’aver contribuito alla campagna d’immunizzazione della poliomelite con il contributo generoso dei
presenti è stato un gesto di spiccata
solidarietà. Il ricavato della serata è
stato devoluto al Progetto Rotary
Foundation “End Polio Now” che ha
già raccolto nel mondo, grazie
all’aiuto di tutti i club Rotaract, la
bella cifra di un miliardo di dollari in
questi 25 lunghi anni d’impegno a
sostegno della campagna di immunizzazione. Il programma Polio Plus
è il più ambizioso programma di
solidarietà del Rotary ed ha anche
sollecitato l’Assemblea mondiale
della Sanità ad approvare una risoluzione per l’eradicazione della polio.
Migliaia Rotariani in tutto il mondo
hanno prestato servizio come volontari durante le giornate nazionali di
immunizzazione allo scopo di somministrare il vaccino antipolio a
milioni di bambini.
Al termine della serata ai giovani
musicisti, è stato consegnato il “Premio Euterpe”, che nel ricordo della
musa greca che ispirava i musicisti
dell’antichità, valorizza e gratifica le
giovani promesse siciliane della
musica classica.
®
vivo per il mondo del lavoro”; Luigi
Angeletti, segretario generale della
Uil, “o si risolve il problema di dare
lavoro o il Paese affonderà”.
Laura Boldrini, Presidente della
Camera, sull’emergenza nazionale
lavoro ha affermato: “Una situazione
in cui gli adulti lo perdono, i giovani
perdono la speranza di trovarlo. La
disperazione si diffonde e prende
troppe volte la forma della violenza”. Pietro Grasso, Presidente del
Senato, ha ribadito che “il Paese ne
ha bisogno e non può accettare ulteriori ritardi”.
Un messaggio di speranza e di incoraggiamento a non perdere la fiducia, soprattutto rivolto ai giovani, e
allo stesso tempo, un appello ed un
ammonimento a coloro i quali reggono le sorti del nostro Paese, è stato pronunciato dal Santo Padre, di
fronte ad una Piazza San Pietro letteralmente gremita di fedeli, durante
l’udienza generale. Parole che hanno
evidenziato in modo chiaro e diretto
quelli che sono i ‘temi’ strettamente
collegati al lavoro: l’importanza e la
funzione che riveste all’interno della
vita umana, dignità della persona ma
anche sostentamento per il nucleo
familiare; cardine che contraddistingue una società e la qualifica, in
quanto il suo compito è proprio quello di dare la possibilità ai suoi cittadini di poter accedere al mondo del
lavoro; la schiavitù lavorativa, che
affligge ancora oggi moltissime realtà e va contro quello che è uno dei
primi ‘compiti’ del lavoro, ovvero
quello di essere un servizio per l’uomo. “Il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità della persona.
Il lavoro, per usare un’immagine, ci
“unge” di dignità, ci riempie di
dignità; ci rende simili a Dio, che ha
lavorato e lavora, agisce sempre; dà
la capacità di mantenere se stessi, la
propria famiglia, di contribuire alla
crescita della propria Nazione. E qui
penso alle difficoltà che, in vari Paesi, incontra oggi il mondo del lavoro
e dell’impresa; penso a quanti, e non
solo giovani, sono disoccupati, molte volte a causa di una concezione
economicista della società, che cerca
il profitto egoista, al di fuori dei
parametri della giustizia sociale.
Desidero rivolgere a tutti l’invito alla
solidarietà, e ai Responsabili della
cosa pubblica l’incoraggiamento a
fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione”. E ai giovani:
“Non abbiate paura dell’impegno,
del sacrificio e non guardate con
paura al futuro; mantenete viva la
speranza: c’è sempre una luce all’orizzonte”.
Riferendosi al lavoro – schiavitù:
“Quante persone, in tutto il mondo,
sono vittime di questo tipo di schiavitù, in cui è la persona che serve il
lavoro, mentre deve essere il lavoro
ad offrire un servizio alle persone
perché abbiano dignità. Chiedo ai
fratelli e sorelle nella fede e a tutti gli
uomini e donne di buona volontà una
decisa scelta contro la tratta delle
persone, all’interno della quale figura il lavoro schiavo”.
Berenice
4
Prospettive - 5 maggio 2013
PRIMOPIANO
70 anni fa bombardamenti a tappeto su Catania
Sotto le macerie segni di eroicità
l 16 aprile di quel terribile anno che è stato il
1943, in piena II guerra mondiale, le
armate alleate si preparavano allo
sbarco in Europa dall’Africa del
Nord verso la Sicilia. Era il venerdì
dell’ultima settimana di quaresima,
secondo il calendario liturgico romano preconciliare venerdì della settimana di passione e, per Catania, di
terrore: 2° giorno dei bombardamenti indiscriminati diurni, a tappeto e a
grappolo, delle superfortezze volanti
americane provenienti dall’Algeria,
allo scopo di demoralizzare la popolazione civile in vista dell’invasione
del luglio successivo. Si avverava in
quella triste primavera l’inquietante
detto medievale “Quando Marcus
Pascha dabit et Joannes Coenam
dabit totus mundus conquassabit”
(quando Pasqua verrà per San Marco
e il Corpus Domini per San Giovanni tutto il mondo cadrà in rovina).
Questa pagina di storia e di sangue
innocente è stata presentata, con realismo e pathos misto a sentimenti di
pietà verso le centinaia di morti e di
feriti colpiti nel centro urbano dell’antica città greco-romana poi
popolata dai bizantini, dagli arabi e
dagli ebrei, dal giornalista ed ex
allievo oratoriano Antonino Blandini
nella chiesa S. Filippo Neri, annessa
allo storico e popolare oratorio salesiano dei Filippini di via Teatro Greco gremita di superstiti, parenti delle
numerose vittime delle micidiali,
infernali e ripetute incursioni aree
(seguite successivamente da bombardamenti navali), ed allievi d’ogni
età e di giovani delle ultime generazioni del vecchio e del nuovo istituto
S. Filippo Neri, dove vige il sistema
educativo preventivo di Don Bosco
di formare onesti cittadini e buoni
cristiani anche grazie all’affidamento ad associazioni di promozione
sociale.
Dopo l’introduzione da parte del
direttore dell’oratorio Giuseppe
Salamone, del coordinatore e collaboratore Piero Privitera e del presidente dell’Unione ex allievi Enzo
Caruso, l’oratore ha
ricostruito la tragedia
allucinante (nel giorno stesso in cui in
Svizzera il chimico
Albert Hofmann scopriva il micidiale allucinogeno LSD), che
investì due giorni prima della domenica
delle palme il più
antico istituto salesiano della città, ormai
dichiarata zona di
operazioni belliche
mentre i poteri erano
passati alle autorità
militari.
Il relatore ha ricordato l’atmosfera prebellica e dei primi anni
di guerra in cui vivevano i catanesi e, in
particolare, il mondo
della pubblica istruzione, con speciale
riferimento agli istituti scolastici salesiani.
La Casa dei Filippini,
voluta dal beato cardinale
Giuseppe
Benedetto Dusmet e
da S. Giovanni Bosco,
I
allora diretta da don Domenico
Andronico, era sede di scuole primarie, elementari e ginnasiali e di un
oratorio frequentato dai ragazzi dei
popolosi quartieri Antico Corso,
Civita, S. Cristoforo, Angeli Custodi, Fortino, Borgo-Cibali. Sono tutti
scomparsi i salesiani di quel tempo:
don Donzelli, don Trovato, don
Ravalli, don Lo Turco, don Gangemi, don Virzì, don Savasta…
Le comunità salesiane avevano iniziato a sfollare: la Casa di S. Gregorio si era trasferita a Modica per
lasciare liberi i locali del S. Francesco di Sales, occupati dai tedeschi;
quella di Barriera aveva accolto una
cinquantina di sfollati palermitani.
Scuole, negozi e uffici in città funzionavano alla meglio, ma la guerra
si sarebbe accanita in Sicilia nell’imminenza dell’invasione in un contesto di superiorità area alleata e di
insufficiente capacità di difesa delle
forze italo-tedesche, mentre l’oscuramento, il magro razionamento e il
timore di sfollamento rendevano difficile la vita.
Giovedì 15 aprile, alle 12.48 ora
legale, apparvero, a 8mila metri d’altezza, per la prima volta 10 superfortezze volanti con equipaggi di 10
avieri e bombardamenti indiscrimi-
nati di 36 bombe da mille libbre ciascuna. I giornali scrissero di “rabbia
nemica sulla città oggetto di violente
incursioni aeree del nemico con deliberato terroristico proposito di colpire i quartieri civili d’abitazione e non
gli obiettivi militari, di fiaccare il
morale delle popolazioni”. La popolazione fu esortata a sfollare senza
indugio. Era arrivato il terrore.
All’indomani delle incursioni, come
avevano avvertito i volantini piovuti
da tutto ciò che aveva ali ed eliche,
ritornarono, annunciati da 3 colpi di
cannoni al posto delle sirene distrutte, alle 13 negli antichi rioni martoriati di Monte Vergine, dei Quattro
Canti e del Duomo alla Marina, i
boeing B17, i quadrimotori USARAF Liberators Consolidated B24.
L’antiaerea italo-tedesca fu impotente alla violenza distruttiva mai sperimentata dei colossali bombardieri.
Quel giorno si contarono ben 146
morti e 291 feriti gravi, vittime dei
crolli di decine e decine di edifici
ancora abitati dalla popolazione
inerme che da quella fosca sera di
morte iniziò un biblico e disperato
sfollamento nelle campagne dei paesi etnei, in cerca di riparo.
I bombardamenti del mattino e del
tardo pomeriggio colpirono il centro
storico: crolli rovinosi a: Palazzo S.
Demetrio, Minoriti, Prefettura, vie V.
Emanuele, S. Giuliano, Teatro Greco, Seminario dei Chierici, casa del
Fercolo, Antico Corso. L’oratorio
dei Filippini fu sventrato dal lato di
ponente per lo spostamento causato
da 2 bombe cadute nel palazzo Ruggieri dal n.17 al 33 di via Crescenzio
Galàtola, vicino le chiese S. Maria
della Cava e della Rotonda. Quel
giorno i ragazzi si erano confessati
per il precetto pasquale dell’indomani, allorché dopo la messa avrebbero
assistito all’Opera dei Pupi tutta per
loro. Il muro ovest della scuola crollò sui 30 alunni della II media, curata magistralmente da don Vasco Tassinari, giovane docente romagnolo di
lettere e commediografo di valore:
morirono schiacciati e soffocati sotto le macerie 2 dodicenni, Franco
Marchese e Mario Teghini di Ottavio, e 2 tredicenni Egidio De Marco
di Edmondo e Paolo Di Bella di Salvatore. Ecco come nel 1978 don Tassinari rievocò la tragedia: l’allarme
fu dato mentre leggeva Pinocchio:
“Dico agli alunni di alzarsi in piedi,
di lasciare i banchi, di stringersi ai
muri interni. Recitiamo un’Ave
Maria in latino. È proprio alla fine di
quell’Ave che si scatena l’inferno.
Nel frastuono degli scoppi distinguo
chiaramente un fischio sibilante, che
gradualmente e paurosamente ingigantisce avvicinandosi a noi. I ragazzi sono terrorizzati.
Mi pongo in mezzo alla classe, voltato al muro esterno che è quasi tutto interrato dall’attigua strada in salita, alto oltre 5 metri, grosso più di 1,
con 2 finestrelle in cima, a livello
della strada”. “Maria auxilium” recitava con gli occhi verso il cielo. In
quel momento 4 ragazzi “per paura e
o per amore” gli si gettarono addosso. “Una vampata rossastra, accecante, un boato sordo, un impeto
irresistibile di vento mi investono
contemporaneamente, mentre io levo
le braccia contro il muro, quasi a
volerlo trattenere, per salvare i miei
allievi. Ma il muro, costruito con
blocchi di lava, nera e pesante come
il piombo, urtato da 2 bombe di mezza tonnellata, ci sbatte a terra come
fuscelli e senza pietà ci copre con 2
metri di rottami, Là sotto, dopo
pochi minuti eterni, non odo più nulla. Mi stupisce di non sentire male,
di respirare regolarmente. Non
avverto peso sopra di me: solo, mi
sento prigioniero, come chiuso in
uno stampo”.
Nell’aula soprastante, l’esplosione
uccise la maestra di II elementare
che salvò i suoi piccoli scolari sacrificando la sua giovane vita: suor Vincenzina Antoci di Mistretta, figlia di
Maria Ausiliatrice. Il Bollettino
Salesiano del 1 agosto 1946 scrisse
che la religiosa si trovava “ritta in
mezzo ai suoi piccoli alunni aggrappati alle sue vesti, come per implorarne aiuto e difesa e agli altri bambini della scuola e dell’asilo non
ancora rincasati. Lo spostamento
d’aria la sbatté violentemente contro
la parete, causandole la frattura della
base cranica. Ricevette subito l’assoluzione dal direttore, anch’egli ferito, e, trasportata al vicino ospedale
S. Marta, spirò poche ore dopo.
Parecchie volte, tra i pericoli continui dei bombardamenti, trepidando
per i suoi alunni, aveva detto che
sarebbe stata contenta di offrire
anche la propria vita per la loro incolumità. E in quella stessa incursione,
fra lo schianto fragoroso delle bombe era stata udita esclamare con
accento di preghiera: ‘Signore, prendete me; ma salvate questi bimbi e le
mie sorelle!” Per il suo generoso
sacrificio, tutti i bambini uscirono
dalla classe macchiati del suo sangue
ma illesi; come pure incolumi rimasero le altre suore, meno due, ferite
solo leggermente.
Il relatore ha ricordato anche gli adolescenti oratoriani, tra cui Sergio
Sommaruga, caduti nelle stragi quotidiane che prepararono la Pasqua
alta di quell’anno, il fatidico 25 aprile. “I piccoli andarono incontro al
Signore portando fiori e palme”
come canta la liturgia.
I presenti, profondamente
turbati e commossi nel
ricordare il martirio dei
catanesi di quella tragica
primavera di sventure e di
sciagure, a conclusione
della conferenza hanno
partecipato, alla luce di
Cristo Risorto, alla celebrazione della s. Messa
pasquale presieduta dall’ultranonagenario sacerdote salesiano don Rodolfo Di Mauro, catanese di
San Cristoforo ed ancora
operante nell’oratorio parrocchiale S. Maria della
Salette, anch’esso voluto
da S. Giovanni Bosco e
dal beato Dusmet. Tra le
targhe che ricordano l’atroce morte dei ragazzi
citiamo quella posta
all’ingresso dell’aula della II A: “Egidio De Marco, Paolino Di Bella,
Franco Marchese, Mario
Teghini vittime innocenti
della guerra – Sia auspicio
di cristiana concordia il
loro sacrificio”.
Antonino Blandini
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Prospettive - 5 maggio 2013
PRIMOPIANO
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Salvatore Quasimodo
La poesia per far rinascere l’uomo dall’odio
e gite ai santuari
mariani sono sempre le
benvenute. Oggi mi accingo a partecipare a un’escursione con la parrocchia “Beata Vergine Immacolata
ai Minoritelli” al santuario “
Madonna di Tindari”. Dovete sapere cari lettori che tutta la Sicilia ha
una devozione vivissima alla
“Mamma del Cielo” alla quale è
stato dato l’appellativo “Odigitria”
vale a dire Colei che indica il cammino e il giuramento più diffuso
nell’isola è “Bedda Matri”. Un centro con un culto mariano particolarmente vivo è Messina dove vige
una tradizione che risale ai primi
tempi del cristianesimo. Correva
l’anno 42 d.C, quando i messinesi
ricevettero una lettera dalla Madonna, come documentano le fonti storiografiche con la frase “Vos et
ipsam civitatem benedicimus”. La
stessa la possiamo leggere sul basamento di una statua dorata, quando
col traghetto passiamo lo Stretto.
Dice la leggenda che la Vergine
Santa legò la lettera con una ciocca
dei suoi capelli. In sostanza leggenda a parte, la devozione mariana è
così forte in Sicilia, tale da esprimersi anche nel nome: Letterio, che
richiama il legame alla Madonna
della Lettera.
Il viaggio in pullmann si svolge in
una serena armonia esprimendosi
in un’atmosfera di gaudiosa allegrezza. Abbiamo tutti la sensazione
che la Beata Vergine Maria stia
chiamando ciascuno di noi a questo
pellegrinaggio di amore e di intro-
L
“Il riavvicinamento
alla Sicilia
e ai suoi circoli
letterari e poi
la frequentazione
di umanisti a Firenze
e a Milano fecero
risorgere la mia
passione alla poesia.”
spezione. Salire al monte è un po’
la metafora dell’ascesi verso la perfezione in questa esistenza terrena.
Ci avviciniamo a destinazione e
pare che la luce sia più chiara e cristallina e il paesaggio sia vestito di
aria di sole e di preghiera. Ho l’anima piena di canti e mi pare che il
cielo, il mare e tutta la natura sorrida di una rinata giovinezza, quella
dello spirito che mi pervade di una
dolcezza infinita. Saliti al monte
dove sta seduto il Santuario che col
suo gesto benedicente pare si rivolga a tutta quanta l’umanità operosa
e a quegli ondeggianti declivi,
coperti di ulivo sotto il grande
occhio del sole, guardo il paesaggio
sottostante dove dal mare dalle sfumature smerlade e turchine affiorano come per incanto lembi di sabbia a ricordare il miracolo del mare
asciutto, opera della Beata Vergine
Maria che salvò un bimbo caduto in
acqua.
Certo che se Dante avesse conosciuto questi luoghi, sicuramente
avrebbe ambientato qui il Paradiso
Terrestre. Dopo la funzione liturgica una visita la concedo anche alle
antiche vestigia romane di questa
cittadina fiorente e operosa che
Cicerone chiamò “Civitas Nobilissima”. Mi aggiro tra colonne, archi
e costruzioni di pietra che resistono
imperiture all’azione caduca del
tempo, quasi una sfida dell’eternità,
quando una voce accompagnata
dalla delicata brezza marina così si
esprime: “Tindari, mite ti so fra larghi colli pensili sull’acque dell’isole dolci del Dio”.
È un canto che come una carezzevole preghiera mi giunge nel’animo, quando mi accorgo che vien
verso di me un uomo di mezza età,
dallo sguardo profondo e dal mesto
sorriso.
Mi invita a sedermi su uno dei vetusti gradoni di latina pietra e così mi
parla: <<Modica mi diede i natali il
20 agosto del 1901. Mio padre era
capostazione delle Ferrovie e io
così trascorsi la mia infanzia in vari
paesi della Sicilia orientale per
seguire le trasferte della mia famiglia. Il mio nome è Salvatore Quasimodo>>.
famiglia come per tante
persone del luogo sono
stati i vagoni dei treni.
Nella città dello Stretto
compii gli studi tecnici
e in quel periodo da studente, iniziai a esprimere il mio carisma poetico, pubblicando i miei
versi su riviste locali,
incoraggiato anche dall’amicizia con umanisti
siciliani e con Giorgio
La Pira.
Subito dopo il diploma,
mi trasferii a Roma, ma
mantenni sempre un
affetto profondo con la
mia terra, la Sicilia. In
Vaticano conobbi Monsignor Rampolla del
Tindaro che mi diede
lezioni di latino e greco,
lingue che non avevo
studiato a scuola per la
formazione tecnica delIo rimasi di pietra. Quei luoghi dal
mistico e magnetico paesaggio avevano richiamato alla memoria, questo poeta siciliano, Premio Nobel
per la letteratura. Ripresami dallo
stupore, ed emozionata per l’insolito incontro prego il mio illustre
interlocutore di raccontarmi di sé.
Osservando la marina, vibrante di
aria e di luce, questo mi rivela:
<<Subito dopo il terremoto del
1908, andai a vivere a Messina,
dove mio padre era stato chiamato
per riorganizzare i trasporti ferroviari. Prima dimora per la mia
Campolo si recò a Roma per ottenere
dal papa il possesso della grande e
ricca diocesi catanese. Ma il pontefice non accordò la richiesta e Campolo non poté più ritornare a Catania
anche perché morì nella città eterna
nel marzo del 1475. Nella cronotassi
dei vescovi di Catania riportati nell’annuario dell’anno 2000, è precisato che Campolo, come il suo predecessore Giuliano della Rovere e per
la stessa ragione, non poté prendere
possesso della diocesi. Ma gli annosi
contrasti tra il papa e il re intorno alla
nomina del capo della diocesi catanese continuarono incredibilmente
ancora per altri anni, costringendo i
vescovi di nomina pontificia a rinunciare alla cattedra di S. Berillo.
Giuliano della Rovere era nato ad
Albisola Superiore, Savona, nel
1443. Educato dai francescani era
stato elevato alla porpora, giovanissimo, dallo zio Sisto IV ed aveva già
messo in mostra la sua abilità militare nonché la sua natura irruenta e
dominatrice. Assieme all’arcivescovato di Avignone avrebbe avuto non
meno di altri 8 vescovati, tra cui
quello di Catania, nella qualità di
amministratore apostolico. Quando
fu eletto papa, padre di 3 figlie, nel
1503, nonostante i suoi sessant’anni,
era ancora un temperamento molto
forte tale da meritare il soprannome
di “Terribile” e la fama di munifico
protettore dei più grandi artisti del
Rinascimento.
l’Istituto.
Trovai impiego presso il Ministero
dei Lavori pubblici a Reggio Calabria come geometra, e in questo
periodo vidi naufragare il mio
sogno di poeta.
Fortunatamente il riavvicinamento
alla Sicilia e ai suoi circoli letterari
e poi la frequentazione di umanisti
a Firenze e a Milano fecero risorgere la mia passione per la poesia.
Lasciai così il lavoro al Genio Civile ed entrai nella redazione del settimanale “Il Tempo”. Pubblicai in
quegli anni la prima raccolta antologica “Poesie” (1938), “Ed è subito sera” (1942) e la traduzione dei
Lirici greci.
Nel 1941 per chiara fama, mi venne
assegnata la cattedra di Letteratura
Italiana al Conservatorio “Verdi” di
Milano.
Gli orrori della guerra non frenarono il mio istinto poetico e la mia
attività di traduttore di poeti dell’antichità latini e greci. Sentii forte la necessità che la poesia avesse
l’alto compito di far rinascere l’uomo dalle brutture del conflitto bellico, così le mie opere nel loro nuovo linguaggio ermetico paiono soffuse di una mesta pietà>>. Lo
ascoltavo e la sua voce vibrava di
una tenerezza infinita, la sua persona era dolcemente accarezzata dai
raggi del sole ed emanava bagliori
di inconfondibile dolcezza. Lo pregai di darmi un messaggio e questi
sfiorandomi la spalla con la sua
diafana mano mi sussurrò: «In ogni
circostanza dai sempre il meglio di
te stessa. Intelligenza e grazia sono
doni di Dio e a tal d’uopo sappi
adoperarli con saggio intendimento. Non chiedere o pretendere nulla
e tutto ti sarà dato in abbondanza».
Detto questo lentamente svanì.
Quel paesaggio quel pomeriggio
era vestito di una insolita radiante
bellezza, davanti l’aspetto augusto
della Regina del Cielo che esprime
il suo amabile saluto e milioni di
uomini che mi lasciò come il Goffredo del Tasso “d’occhi abbagliata
e attonita di core”
Ave, o Maria!
Blanc
Stefania Bonifacio
Giulio II: V centenario di Papa Della Rovere che fu Vescovo di Catania
Il Papa guerriero
n vescovo della Catania
dell’ultimo terzo del
XV secolo, l’età dell’Umanesimo in
pieno Rinascimento, divenne Papa
con il nome di Giulio II, in onore di
Giulio Cesare e quest’anno ricorre il
V centenario della morte di questo
notissimo romano pontefice, passato
alla storia soprattutto come un grande papa colto, guerriero e mecenate.
Cinque secoli orsono, infatti, nella
notte tra il 20 e il 21 febbraio 1513,
moriva all’età di 70 anni nel palazzo
apostolico vaticano Giuliano Roberto
della Rovere, Giulio II, che il 18 gennaio 1473, già cardinale del titolo
presbiterale di S. Pietro in Vinculis,
era stato nominato vescovo di Catania da papa Sisto IV, Francesco della
Rovere, fratello di suo padre.
Dopo la morte, nel 1471, del vescovo
di Catania, il siracusano Guglielmo
Bellomo, il priore e i monaci benedettini del capitolo della cattedrale
etnea avevano eletto vescovo frate
Jaimo de Paternò (Giacomo Paternò), abate di San Filippo d’Agira.
Costoro, insieme al civico senato,
supplicarono il pontefice Francesco
della Rovere, zio del cardinale Giuliano, di confermare il prelato catanese da loro scelto, ma Sisto IV decise di nominare il nipote Giuliano.
Paternò, invece, fu dallo stesso pontefice nominato vicario generale della diocesi per conto del cardinale del-
U
la Rovere. con l’esercizio della giurisdizione e le facoltà delle quali potevano godere di fatto e di diritto gli
altri vicari ecclesiastici nominati dal-
la Sede Apostolica e praticamente
avrebbe avuto la carica di vicario
apostolico.
Giuliano della Rovere, però, non fu
gradito al re Giovanni di Navarra, già
duca di Pegnafiel, che nel regno di
Sicilia era successo nel 1458 al fratello, re Alfonso il Magnanimo. Al
cardinal nepote, respinto per motivi
politici, fu impedito di prendere possesso della diocesi di Catania e sembra che non sia mai venuto nel capoluogo etneo. Nel
volume “Santi ed
eroi di carità in
Catania” di Giuseppe Consoli e
Gaetano Amadio
(anno santo 1950)
si ricava, però, che
nell’archivio capitolare si trova un
documento (Liber
Prioratus, pergamena n. 63) con cui
Giuliano, pretecardinale, conferisce il priorato nel
1473 a fra’ Giovanni Piscato.
Tale paradossale
situazione, a Catania, ebbe curiosamente un seguito
nel 1474 allorché il
re designò vescovo
di Catania il siracusano Francesco de
Campalo. Nell’ottobre di quell’anno
il sovrano ordinò al vicario generale
Giacomo Paternò di consegnare al
nuovo presule i proventi che amministrava. Nominato vescovo dal re,
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Prospettive - 5 maggio 2013
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Prospettive - 5 maggio 2013
Mostra delle opere del pittore russo Oleg Supereco al museo diocesano di Catania
Nel segno del sacro
ella splendida cornice
del museo diocesano di
Catania, nei locali del seminario
accanto alla Cattedrale in Piazza
Duomo, dal 25 aprile al 25 maggio
sono esposte alcune delle opere più
indicative del pittore russo Oleg
Supereco, il quale ha riportato l’arte
cristiana in Sicilia, recuperando la
tecnica dell’affresco non più in uso
dal XVIII secolo.
Oleg Supereco, artista moscovita dal
1999 in Italia, è stato il pittore incaricato di affrescare i pennacchi e
l’affresco della Pentecoste nella
cupola della Cattedrale di Noto, ricostruita dopo il tragico crollo del 13
marzo 1996 e riconsegnata alla Città
e al mondo nel 2007.
Le sue opere s’ispirano ad un realismo classico e simbolico, dove affiora un’evidente ieraticità che fa pensare ad una sintesi della tradizione
orientale con quella occidentale.
Ha realizzato opere grandiose ed
anche i particolari dei bozzetti e del-
N
Foto dell’Ufficio Stampa
le foto documentarie che corredano
la mostra lo raffigurano come il
grande Michelangelo o Raffaello sui
ponteggi delle volte delle grandi cattedrali.
La rappresentazione anatomica dei
corpi, i particolati dei volti, degli
occhi, delle labbra, rendono evidenti
la sua specifica tecnica e nelle tele si
evidenziano i colpi di pennello e la
forza pittorica.
I soggetti preferiti sono le scene d’ispirazione sacra, i ritratti e i paesaggi della Russia e dell’Italia, in parti-
colare di Venezia e poi i volti e i
drammi quali il bacio e la disperazione di Giuda, dove la forza del
colore rende visibile il dramma dello
spirito.
Ha al suo attivo numerose mostre
personali e collettive in Italia e in
Russia ed è presente su cataloghi e
riviste d’arte contemporanea. La prima esposizione personale in Italia è
del 2000. Con il maestro Prof. Maurizio Martelli ha realizzato un affresco in una cappella a Bolgheri e due
pale d’altare per la Chiesa di Sant’Elena a Zerman (TV).
La sua opera “Trittico dell’Uomo
Perfetto” è stata presentata a Roma
al Museo Canonica e appaiono originali, tra le opere esposte nella mostra
al museo diocesano di Catania: la
rappresentazione della Pietà con
l’incrocio dei volti del Cristo morto e
della Madre addolorata e l’autoritratto che pone l’artista accanto a San
Sebastiano.
Il segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della
Chiesa e membro della Pontificia
Commissione di Archeologia Sacra
Mons. Carlo Chenis che lo ha incari-
Dusmet: l’esperienza di un Vescovo amato dai catanesi
L’angelo della carità evangelica
a vita, la vocazione e la
missione pastorale del
beato Giuseppe Benedetto Dusmet
(1818-1894), ultimo abate dell’abbazia cassinese San Nicola la Rena
dal 1858, Arcivescovo di Catania
dal 1867 alla morte, cardinale dal
1889, con un’ampia sintesi senza
trascurare tanti aneddoti e particolari poco conosciuti assieme ad un
vivace affresco storico di Catania
nella seconda metà dell’Ottocento,
sono stati al centro di un incontro
culturale promosso, presso la sala
“Museion” dell’Ente Regionale per
il Diritto allo Studio Universitario di
via Verona, dall’Association Européenne des Enseignants del gruppo
di Catania della sezione italiana, e
curato dall’arch. Salvatore Di Mauro, apprezzato autore de “I chiostri e
le strade di Dusmet” (Libreria Editrice Vaticana) che ha tenuto una
conferenza sull’<esperienza di un
vescovo amato dai catanesi> alla
luce degli studi di storia patria
ecclesiale di cui è appassionato e
competente studioso.
Introdotto dalla presidente prof.
Lina Calì, l’oratore ha ricostruito
l’esemplare vicenda umana e religiosa del pastore benedettino
Dusmet, sulle tracce della sua presenza nel capoluogo etneo flagellato
dal colera, da gravi problemi economici e da calamità naturali, illu-
L
strando l’origine dei monumenti e
delle opere di assistenza, visibili e
attivi ancor oggi, dell’indimenticato
angelo della carità evangelica dispensata a piene
mani all’amato popolo
della sua diocesi.
Dall’esauriente indagine
architettonica sono state
così svelate le numerose e
proficue attività benefiche
del coraggioso pastore
(basti
pensare
alla
rischiosa ospitalità, nella
sua abbazia, dei garibaldini con in testa il mitico
generale, braccato dall’esercito regolare nell’agosto 1862) instancabile nel
prodigarsi per alleviare la
povertà dei tanti catanesi bisognosi,
con numerose opere di accoglienza
e di assistenza, nei quartieri popolari della città.
L’oratore ha preso spunto da quanto
scritto da Papa Francesco nell’incontro del 2007 sulla pastorale urbana della V conferenza dell’episcopato latino-americano dei Caraibi ad
Aparecida, in Brasile: “La fede ci
insegna che Dio vive nella città in
mezzo alle sue gioie, ai suoi desideri e alla sue speranze, come anche
nei suoi dolori e nelle sue sofferenze…Come Zaccheo, la buona notizia che il Signore è entrato nella cit-
tà ci dà slancio e ci spinge ad uscire
per le strade”.
Dusmet, ha affermato Di Mauro, ha
concepito la città e la diocesi come
un grande chiostro intessuto dai percorsi delle strade degli uomini.
L’eroico pastore volse lo sguardo
alle strade di Catania, vide la povertà e si fece prossimo ad ogni uomo:
si accostò agli analfabeti con il catechismo in siciliano, ai poveri infermi a domicilio, agli anziani, ai giovani privi di formazione e alle famiglie bisognose.
Il santo cardinale è uscito dalla
Chiesa-Tempio per costruire la
Chiesa-Comunione entro le tragedie
della povertà del sec. XIX, mentre
fioriva il Verismo di Verga, il grande
scrittore vissuto negli stessi luoghi
percorsi dal cardinale nel quotidiano
pellegrinaggio urbano di amore e di
misericordia verso i cittadini più
bisognosi di S. Cristoforo, della
Salette, degli Angeli Custodi, dell’Antico Corso, chiamando a Catania, impoverita dalla funesta applicazione delle leggi eversive anticlericali piemontesi, le congregazioni
delle Figlie di S. Anna, della Carità,
di Maria Ausiliatrice e dei Salesiani
di S. Giovanni Bosco.
Il relatore, tra l’altro, si è soffermato sui luoghi sacri dove il pio cardinale andava quotidianamente a pregare per i
bisogni dei concittadini:
la storica cappella mariano-agatina della Madre
della Divina Grazia in via
S. Maria delle Grazie, la
chiesa-sentinella della città della Madonna della
Salette, affiancata all’oratorio salesiano e al circolo
operaio voluti da lui stesso e da Don Bosco come
emanazione di quello di
San Filippo Neri in via
Teatro Greco. Con l’attività caritativa delle suore
vincenziane il Dusmet ha aperto un
dormitorio pubblico per gli indigenti. La pastorale caritativa del beato,
di cui il popolo fedele attende la
canonizzazione, è stata una risposta
di carità vera a beneficio dei quartieri poveri della città.
Memorex
cato di eseguire con la tecnica dell’affresco le decorazioni della ricostruita cupola della cattedrale di
Noto, lo presenta nel suo itinerario
espressivo come: “disattento alle
stagioni dell’arte contemporanea”,
ma molto “attento all’attuale fluire
di correnti in cui balugina la riconversione alla forma e alla tradizione”.
Le sue opere rievocano e propongono con un pizzico di modernità i
grandi e gloriosi affreschi della storia dell’arte rinascimentale. “La pittura è la mia preghiera, afferma
Supereco, comunico con il Signore e
Lui con me; quello che faccio non lo
faccio, Fa sempre Lui attraverso di
me. Io sono uno strumento”.
Questa bella lezione di arte viene
riproposta all’attenzione dei giovani
nella ricerca del vero e del bello, che
non coincide con il kitsch, spesso
espressione del cattivo gusto. All’estetica del brutto che avanza, il pittore moscovita, carico e forte della tradizione rinascimentale, risponde con
la raffigurazione del bello che si alimenta di spiritualità e di forte umanità.
“Con pulizia e misura e un impeccabile mestiere” come afferma Vittorio
Sgarbi, il pittore russo nell’impegnativo affresco della cupola di Noto, ha
dato dimostrazione della sua eccezionale arte pittorica e le sue elaborazioni figurative ispirate ad un realismo classico, si presentano quasi
come sintesi e reinterpretazione e
non semplice imitazione dei modelli
pittorici di Michelangelo, Tintoretto
e Caravaggio, dai quali il pittore russo sembra quasi carpire le tecniche
del disegno, del colore, e della torsione dei corpi.
Giuseppe Adernò
Avviso ai lettori
Archivio Prospettive
È possibile consultare l’archivio
completo dei numeri precedenti di
Prospettive inerenti all’intero anno
2012 e parte del 2013 direttamente
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8
Prospettive - 5 maggio 2013
DIOCESI
CITTÀ DI TRECASTAGNI, NELL’ANNO DELLA FEDE - Festa in onore dei Santi Fratelli Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino
Tenere fisso lo sguardo su Gesù
MAGGIO 2013
Carissimi Fedeli
Nell’Anno della Fede siamo sollecitati a riscoprire la
bellezza della vita cristiana “tenendo fisso lo sguardo
su Gesù Cristo”,e, contemplando il suo volto, trovare
aiuto in Lui per compiere nella speranza il difficile
cammino della vita terrena, perché diventi un “santo
viaggio”. Nella “grazia” di quest’anno speciale, nel
quale abbiamo avuto anche il dono del nuovo Santo
Padre, e dopo avere gustato la gioia della Pasqua di
Risurrezione, celebriamo la Festa in onore dei Santi
Fratelli Martiri Alfio Filadelfo e Cirino animati da
nuovo fervore, tenendo in grande considerazione
l’invito del Papa Francesco che chiede a noi cristiani
di oggi di “camminare nella luce” per “edificare la
Chiesa e confessare Gesù Cristo Crocifisso”,per dare vera testimonianza di fede al mondo.
Presteremo anche particolare attenzione alle indicazioni pastorali del nostro Arcivescovo
per dare un volto nuovo alle nostre feste religiose, con una rinnovata pietà e devozione
popolare, che ci porti a una vera conversione. Ci aiuti in questo arduo impegno di rinnovamento l’esempio di Alfio Filadelfo e Cirino, i quali, seguendo la fede dei genitori, scelsero come modello di vita Gesù Cristo, Dio fatto uomo per la nostra salvezza, e seguendo il
suo insegnamento donarono tutto in sacrificio, anche la vita, nei tormenti. “Per fede, dunque, i martiri donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori. Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia.”(Porta Fidei)
PROGRAMMA
1 - 9 Maggio
Novenario di Preghiera e di Ascolto della
Parola di Dio.
Tutta la comunità ecclesiale di Trecastagni e
la grande famiglia dei fedeli e devoti, accorre in questi giorni al Santuario per l’ascolto
della Parola di Dio e per mettersi in preghiera con i Santi Fratelli Martiri per dire
al Signore: “Donaci o Dio un cuore nuovo”,e, contemplando il volto di Cristo, trovare aiuto in Lui per compiere nella speranza
il difficile cammino di ogni giorno, e arrivare alla “Porta della Fede” -che ci introduce
alla vita di comunione con Dio-.
Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 19,45: Celebrazione
di Sante Messe.
Ore 19,00: Recita del S. Rosario.
Ore 19,30: Coroncina di Lode ai Santi Martiri.
Ore 19,45: Messa con Predica celebrata da
Padre Luciano Marini O.F.M. Conv. da
Padova. Seguirà una breve Adorazione e la
Benedizione Eucaristica.
5 Maggio – Domenica VI di Pasqua
Giornata degli Amici del Santuario e dei
Giovani
“In Cammino con i Santi Martiri per edificare
la Chiesa e confessare Cristo Crocifisso”
Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 10,00 - 12,00 – 18,30
- 19,45 - Celebrazione di Sante Messe.
Ore 10,00:Celebrazione Eucaristica presieduta
dal Rev. Sac. Alfio Torrisi, Rettore-Parroco
del Santuario, con benedizione degli “abiti
votivi” dei nuovi membri del Gruppo Fedeli
Custodi e Tiratori del Fercolo e rinnovo della
“promessa” di tutti i membri dell’Associazione
“Amici del Santuario”.
Ore 19,45:Santa Messa celebrata dal Predicatore del Novenario, con la partecipazione del
Gruppo del Santuario: “Giovani in cammino
con i Santi”, che animerà la Liturgia. All’offertorio, i giovani porteranno all’altare la Croce dell’Anno della Fede che precederà il
Fercolo dei Santi Martiri nella processione
per le vie del paese il 10 Maggio.
8 Maggio – Mercoledì
Giornata delle Reliquie
Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 19,30 - Celebrazione
di Sante Messe.
Ore 11,30: Rosario e Supplica alla Madonna
di Pompei
Ore 17,45: Partenza dell’Associazione Amici
del Santuario, della Confraternita S.Alfio, dei
Ministranti, del GruppoScouts “Trecastagni
1”, dell’Azione Cattolica e degli altri Gruppi
della Parrocchia, per la ChiesaMadre.
Ore 18,00: La Comunità Parrocchiale di
Gaglianesi, in processione di preghiera, porta
il Reliquiario dei Santi Martiri che ha avuto in
custodia, alla Chiesa Madre.
Ore 18,30: In Chiesa Madre: Santa Messa celebrata dal Rev. Arciprete Mons. Rosario Currò.
Ore 19,30: Solenne Processione delle Reliquie dei Santi Martiri, con la partecipazione
del Clero, delle Autorità Civili, regionali, provinciali e locali, delle Autorità Militari, delle
Confraternite e di tutte le Associazioni, Gruppi
e Movimenti Ecclesiali delle Comunità Parrocchiali, e delle Candelore che apriranno la Processione.
Al passaggio della Processione da Piazza dei
Bianchi: Momento di Preghiera e di Benedizione con la tradizionale CANTATA in onore
dei Santi Martiri eseguita dalla Schola Cantorum “Don Salvatore Romeo”, diretta dal M°
Sebastiano Russo, accompagnata della Banda
Musicale “Città di Trecastagni”, diretta dal
M° Alberto Fichera.
La Processione si concluderà nel Piazzale antistante il Santuario con una breve Liturgia di
ringraziamento e Benedizione con le Sante
Reliquie.
Ore 21,00: In Piazza Aldo Moro, andrà in scena la Sacra Rappresentazione:
“Nell’Anno della Fede… STORIA DI
ALFIO FILADELFO CIRINO”, realizzata
dal “Laboratorio Artistico-Teatrale Giovanile” del Santuario.
9 Maggio – Giovedì
Vigilia di Festa
Ore 4,00: Al Piano Sciarelle inizia la tradizionale “Fiera”.
Ore 5,30 – 6,30 – 8,00 – 10,00 – 18,30 – 24,00:
Celebrazione di Sante Messe.
Ore 8,00: S. Messa celebrata da P. Luciano
Marini O.F.M. Conv.
Ore 10,00: S. Messa celebrata da P. Carmelo
Cavallaro, Rettore Chiesa S. Antonio di Padova.
Ore 18,30: Al Santuario: S. Messa di conclusione del Novenario, con Coroncina, Adorazione Eucaristica e Benedizione.
Ore 21,00: Entrata dei “Cantanti” tra il suono
delle musiche, le sezioni cittadine “S. Alfio”,
“Tondo”, ”Collegiata”offriranno a tutti, in
Piazza Marconi, un suggestivo spettacolo pirotecnico.
Ore 24,00: Santa Messa e veglia di preghiera per
i fedeli che arrivano a tutte le ore della notte.
Dalle ore 24,00 alle ore 13,30 del 10 Maggio,
sul sito www.santuariotrecastagni.it sarà
possibile seguire la festa in diretta (curata da
Lorenzo Romeo).
10 Maggio – Venerdì
Festività Liturgica dei Santi Fratelli Martiri
Alfio Filadelfo e Cirino vissero in piena
comunione e realizzarono insieme la vera
fraternità, giacchè: “la medesima fede e lo
stesso martirio li fece essere veramente fratelli”. Per questo facciamo festa e rendiamo
grazie a Dio che è “Grande nei suoi Santi”.
Ore 5,15 – 6,00 – 7,00 – 8,00 – 9,15 - 10,30 –
18,30 – 19,30 : Sante Messe.
Ore 9,00: SVELATA DEI SIMULACRI DEI
SANTI.
Ore 9,15: Celebrazione Eucaristica, presieduta
da Sua Ecc. Mons. Alfio Rapisarda, Nunzio
Apostolico.
Ore 10,30: Santa Messa celebrata dal Rev.mo
Predicatore del Novenario.
Ore 11,00: Arrivo dei Carretti Siciliani in Piazza S. Alfio.
Ore 12,30: Sul sagrato del Santuario: Liturgia
di lode e benedizione dei fedeli e dei bambini
con le Reliquie dei Santi Martiri.
Ore 13,00: USCITA DEI SIMULACRI DEI
SANTI.
I Simulacri dei Santi Martiri saranno accolti
nel piazzale antistante il Santuario dai fedeli
che li accompagneranno in processione per le
vie cittadine.
Ore 15,00: Arrivo del Fercolo in Chiesa Madre.
Durante la permanenza nel monumentale e
artistico Tempio, le Reliquie verranno esposte
alla venerazione dei fedeli.
Ore 18,00:In Chiesa Madre: Santa Messa celebrata dal Rev.mo Predicatore del Novenario.
Subito dopo, il Fercolo con i Simulacri dei
Santi riprenderà la processione.
Ore 20,30 – 24,00 - Sul Palco in Piazza dei
Bianchi: Gran Concerto Sinfonico dell’ Associazione Musicale “G. Pacini” di S. Maria di
Licodia, diretta dal M° Alfio Zito.
11 Maggio – Sabato
Giornata della Devozione cittadina
“Possa questo Anno della Fede rendere sempre più saldo il rapporto con Cristo Signore,
poiché solo in Lui vi è la certezza per guardare al futuro e la garanzia di un amore autentico e duraturo”.(Porta F.)Seguendo l’esempio dei Santi Fratelli Martiri e con la loro
intercessione andiamo incontro al Signore
per gustare la sua misericordia e il suo perdono. Il nostro “cammino” verso il Santuario per partecipare alla Mensa Eucaristica,
sia un cammino penitenziale, un cammino
di lode e di ringraziamento, per ritrovare la
speranza e la certezza dell’amore di Dio.
Ore 8,00 – 9,00 – 10,00 – 11,00 – 12,00 –
19,00: Sante Messe.
Ore 19.00: Solenne Pontificale presieduto da
Sua Ecc. Rev.ma Mons. Salvatore Gristina,
Arcivescovo di Catania, con la partecipazione
dei Sacerdoti del Vicariato “Etna” e delle Autorità Civili e Militari.
La Schola Cantorum del Santuario “Don Salvatore Romeo”, diretta dal M° Sebastiano Russo, eseguirà la “Missa in honorem SanctaeCaeciliae” del M° Giuseppe Mignemi.
Ore 20,30 – 24,00 - Sul Palco in Piazza dei
Bianchi: Gran Concerto Sinfonico della Banda
Musicale “Città di Trecastagni”, diretta dal M°
Alberto Fichera.
12 Maggio – Domenica VII di Pasqua Ascensione del Signore
Ore 7,00 - 8,00 – 9,00 – 10,00 – 11,00 – 12,00
– 17,30 – 19,30: Sante Messe.
Ore 7,00: Arrivo del Pellegrinaggio della
Comunità di Tremestieri Etneo.
Ore 8,00: Arrivo del pellegrinaggio dei fedeli
della Comunità di Viagrande.
Ore 18,30: Sfilata dei Carretti Siciliani in Piazza S. Alfio.
Ore 19,30: S. Messa di ringraziamento dei
Fedeli Torcianti: Parteciperanno tutti i devoti
che durante la Festa sono accorsi al Santuario
portando i “segni” della loro devozione.
13 Maggio – Lunedì
Giornata degli Ammalati e degli Anziani
Ore 19,00: Raduno
degli ammalati e
degli anziani in
Santuario accompagnati dal personaleUNITALSI Sottosezione di Trecastagni, e recita del S.
Rosario meditato.
Ore 19,30: S. Messa
Solenne celebrata
dal Rev.mo Arciprete Mons. Rosario Currò e Processione
Eucaristica con Benedizione degli ammalati.
La celebrazione sarà animata dai “PueriCantores del Santuario” diretti dal M° Cinzia Bella.
17 Maggio – Venerdì
Ottava della festa
Ore 7,00 – 8,00 – 9,00 – 10,00 - 11,00 – 12,00
– 17,30 – 18,30 – 19,30: Sante Messe.
Ore 10,00: Celebrazione Eucaristica presieduta da P. Antonino Sapuppo, Parroco della Parrocchia S. Caterina V.M..
Ore 19,30: Celebrazione Eucaristica presieduta da Don Benedetto Chianetta, Abate Ordinario Emerito di Cava dei Tirreni.
Ore 20,30: A conclusione della Messa, con il
Gruppo “Giovani in cammino con i Santi”
rivivremo alcunimomenti della vita dei Fratelli Martiri Alfio Filadelfo e Cirino. Partendo dal Santuario, percorrendo Corso Sicilia, ci
recheremo in corteo, con gli attori, in Piazza
dei Bianchi, dove, sul Palco, si concluderà la
sacra rappresentazione.
19 Maggio – Domenica Pentecoste
Ore 7,00 – 8,00 – 9,00 –10,00 – 11,00 - 12,00
– 18,30 – 19,30: Sante Messe.
Ore 10,00: Santa Messa con la partecipazione
delle famiglie e presentazione e Benedizione
deibambini, celebrata da P. Pio Memoria
O.F.M. e animata dai “PueriCantores”.
Ore 19,30: Celebrazione Eucaristica, animata
dalla Cappella Musicale “ Mater Puritatis” di
Giarre diretta dal M° Giuseppe Ricca.
Ore 20,30: In Santuario:-1° Rassegna corale “
In gloria Marthyrum”
30 Maggio – Giovedì
Ore 16,00: Partecipazione al Pellegrinaggio
Diocesano al Santuario della Madonna di
Mompileri.
31 Maggio – Venerdì
Ore 5,00: Pellegrinaggio della Comunità di
Trecastagni al Santuario dell’Addolorata di
Mascalucia.
Ore 19,00: Santa Messa e conclusione del
“Mese di Maggio”.
1 Giugno – Sabato
Giornata del Ringraziamento
Ore 8,30 – 19,30: Sante Messe.
Ore 19.30: Messa Solenne di Ringraziamento.
9 Giugno – Domenica X Tempo Ordinario
Ore 8.00 – 10.00 – 18.30 – 19,30: Celebrazione di Sante Messe.
Ore 22.15: Momento di preghiera e CHIUSURA della Cappella dei Simulacri dei Santi
Martiri.
Trecastagni, 11 Aprile 2013.
IL PARROCO
Sac. Alfio Torrisi
IL SINDACO
Dott. Giuseppe Messina
IL VICE PARROCO
Sac. Luigi Settembre
La Commissione Amministrativa del Santuario
Visto si approva: Mons. Mauro Licciardello
9
Prospettive - 5 maggio 2013
DIOCESI
Iniziativa dell’Ipssar di Catania “K. Wojtyla” per ragazzi promotori dei beni culturali della Città
iornata di arricchimento artistico e culturale,
presso l’aula magna dell’Istituto
alberghiero di Catania, sede via Lizio
Bruno, dove si è svolta l’inaugurazione della mostra documentaria itinerante sul parco archeologico Greco
Romano “Il parco va a scuola”, realizzata su 14 pannelli. Gli orari di
apertura sono: da lunedì a venerdì
esclusi i giorni festivi, dalle 10,00
alle 14,00 e resterà aperta fino al 4
maggio 2013. Un percorso di avviamento al lavoro in collaborazione
con gli Enti Locali, referente dell’Istituto per i beni culturali prof.
Daniela Midolo, con la richiesta di
accesso area basilica bizantina di
Monte Po. Ha arricchito la giornata
la conferenza, che si è aperta con i
saluti del dirigente scolastico Giovanni Previtera “ognuno è portatore
della propria storia, per me quindi
ospitare questa mostra fotografica
significa lanciare un chiaro segnale
in difesa della nostra appartenenza a
questo territorio, appartenenza che è
fatta non solo di tanti Dna ma anche
e soprattutto di cultura ed arte. La
riforma invece, ha pensato bene di
eliminare dai nostri piani orari discipline fondamentali per la scuola
alberghiera (storia dell’arte, geografia), sia nel campo della ristorazione
che soprattutto importanti nei servizi
Notizie in breve dal 6 al 12 maggio
G
Il parco va a scuola
turistici, che devono tenere conto della sinergia tra cliente, ospite e ospitante. I ragazzi non sono preparati ad
un’accoglienza, che consideri una
conoscenza di base, e noi dobbiamo
integrare i nostri curricula con corsi
Pon e progetti”. Maria Grazia
Branciforti, dirigente del parco
archeologico, ha illustrato la posizione di questo segmento storico architettonico: riferito alle antichità greco
romane; la città in età normanna sveva e nel Cinquecento fu cinta da
mura in zona Castello Ursino, e i
monumenti antichi si concentrano in
quello spazio che va dalla collina
Montevergine salita Sangiuliano,
sino al porto. Spiega “Il titolo ‘Il parco va a scuola’ serve a indicare che il
nostro istituto (il parco archeologico)
non si limita ad accogliere le scuole,
come avviene un po’ dappertutto per
consuetudine, ma stiamo avviando
un percorso di contatto, offrendo tutte le informazioni utili per le conoscenze delle antichità di Catania,
andando noi presso le scuole ogni
anno, con un progetto itinerante da
spendere nel campo del lavoro”.
Sono intervenuti Giovanna Buda,
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 6
• Ore 10.00 Viagrande, Residenza SS. Salvatore:
incontra i Sacerdoti del XIII Vicariato
• Ore 20.30 Catania, Chiesa della Badia di S. Agata:
assiste ad un Concerto musicale.
Martedì 7
• Ore 9.00 Arcivescovado: udienze.
Mercoledì 8
• Ore 9.30 Catania, Seminario: prende parte all’incontro di Formazione Permanente del Clero tenuto
da S.E.R. Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo
di Catanzaro-Squillace.
• Ore 18.00 Catania, Basilica Cattedrale: celebra la
S. Messa con la partecipazione dell’ACIES.
Giovedì 9
• Ore 18.00 Catania, Chiesa della Badia di S.
Agata: prende parte ad un Conferenza organizzata dall’Accademia Gioenia sul tema “Etica
nella Scienza”.
Foto Orazio Motta
responsabile promozione culturale
“interfaccio con le scuole per far
conoscere i beni culturali archeologici di Catania, per stimolare approfondimenti e realtà culturale in sinergia
col progetto Il parco va a scuola”;
Chiavetta Fernando, dirigente del
servizio parco archeologico, nonché
presidente del consiglio in questo
Istituto, “attrarre i turisti, significa
per noi offerta turistica di qualità che
va dagli alloggi alla ristorazione. I
nostri sforzi non sono solo la cono-
Venerdì 10
• Ore 10.00 Curia, Salone dell’Economato: presiede
la riunione dei Vicari Foranei.
• Ore 16.30 Arcivescovado: presiede l’incontro con
le segreterie CIS, CISM, USMI.
• Ore 18.30 Catania, Chiesa S. Chiara: celebra la S.
Messa per la Comunità di S. Egidio.
Sabato 11
• Ore 10.00 Catania, Seminario: consegna gli attestati agli allievi della Scuola di formazione sociopolitica.
• Ore 12.00 Belpasso, Santuario Madonna della
Roccia: celebra la S. Messa.
• Ore 19.00 Trecastagni, Santuario SS. Alfio Filadelfo, Cirino: celebra la S. Messa.
Domenica 12
• Ore 11.00 Misterbianco, Parrocchia S. Carlo Borromeo: celebra la S. Messa ed amministra il sacramento della Confermazione.
• Ore 18.30 Catania, parrocchia S. Stefano: celebra
la S. Messa ed amministra il sacramento della
Confermazione.
scenza, ma aprire le strade agli operatori per offrire un futuro ai giovani
in termini occupazionali, anche da
chi esce da questa scuola acquisendo
le varie qualifiche professionali. Nel
2012 c’è stato un aumento dei visitatori non catanesi, che sono stati oltre
144mila, per il teatro greco romano
60mila presenze circa, che confrontate con il 2010 si è avuto un incremento del 1000%, cioè dieci volte
tanto”. Fabrizio Nicoletti, archeologo URP, “i visitatori catanesi al parco
costituiscono una percentuale inferiore al 2%, e non sanno che Catania
dopo Roma, è la città vivente che
conserva più testimonianze di epoca
romana”. Si sviluppa tra città moderna con sviluppo urbanistico nell’area
degli Horti, di pertinenza conventuale e la città antica, area delle necropoli di nord-ovest all’esterno dell’abitato romano, così chi entrava ed
usciva attraversava i cimiteri. Sottolinea la Branciforti “Il Contesto
moderno va dalla ricostruzione tardo
barocca dopo il terremoto 1693, con
poche introduzioni di edifici di epoca
recente che non hanno modificato
molto la città storica, e la città antica
che sopravvive al di sotto di quella
moderna, in alcune parti riemerge ed
è ben visibile, soprattutto in alcuni
settori del centro storico le strade
coincidono con le arterie antiche del
periodo greco romano; mentre il con-
testo antico, registra le pesanti alterazioni operate nel periodo immediatamente successivo all’unità d’Italia,
esempio la ferrovia prima con un
solo binario e poi dopo la guerra i
binari vengono raddoppiati. Adesso
in seguito ai lavori dell’alta velocità
poiché secondo la normativa europea
vi saranno barriere alte 4 metri e
coperte di sopra con un tunnel di 5
metri, sopra gli archi della marina,
non vedremo più niente e ogni 4
minuti avremo i treni sulla testa. Una
ferita dell’Ottocento e adesso un’altra in nome della modernità”. Uno
scellerato progetto che sconvolge la
piazza dell’ostello della gioventù,
alle Terme dell’Indirizzo, e poi piazza Federico di Svevia per arrivare in
galleria con una corsa che demolirà
palazzi del Settecento e dell’Ottocento. Vivace il dialogo tra i due dirigenti e gli alunni che hanno partecipato
con interesse, Branciforti continua
soffermandosi a parlare della chiesa
Santa Maria ad Martyres con struttura circolare alle spalle del teatro greco, trasformata in chiesa con il titolo
“il Pantheon di Roma”, mentre nella
piazza San Francesco di Assisi si è
trovata una fossa votiva, o stipe, dove
si buttavano le statue quando il santuario di Demetra era troppo pieno,
ne sono state ritrovate circa 10mila
che la raffiguravano; continua la dirigente “la città non ha un accoglimento turistico, si auspica una collaborazione con l’Alberghiero per valorizzare la preparazione degli allievi in
una sinergia e operatività nel mondo
del lavoro”. A chiusura il Dirigente
scolastico si è rivolto agli allievi “Le
cose che avete ascoltato vanno meditate, bisogna non solo guardare, ma
che impariate a “vedere”, solo così
riconosciamo le nostre radici, anche
le pietre sono la nostra storia, occorre avere radicamento sul territorio
accendere la curiosità, chiedere per
trasmettere il sapere, che è come
l’acqua: non ha barriere ma invade
tutto”. Il servizio di hosting è stato
curato, dagli alunni delle sezioni
TST (tecniche servizi turistici), al
fine di partecipare attivamente e sperimentare nella pratica il loro futuro
lavoro di operatori del turismo, per
l’accoglienza, informazione e guida
ai visitatori.
Lella Battiato
Avviso ai Sacerdoti
DICHIARAZIONE DEI REDDITI 730 /2013
Anche quest’anno il patronato 50&Piu’ENASCO svolge il servizio di assistenza e consulenza per la compilazione dei modelli 730/13.
I sacerdoti e quanti altri intendono avvalersi di
tale servizio dovranno rivolgersi o contattare il
Sig. Ciraldo Steve, (ex dipendente del patronato
FACI )
presso la sede del patronato
50&Piu’Enasco , via Dottor Consoli 76 , tel.
095/315424 fax 095/2500684 nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdi dalle ore 9,00 alle ore
12,30 e nei giorni di lunedì, mercoledì e giovedi dalle ore 15,30 alle ore 17,00, oppure recarsi
in Curia, nella giornata di MARTEDI , dalle ore 10,00 alle ore 12,00 a partire dal giorno
09 aprile fino al 31 maggio.
Tale servizio sara’ comprensivo di calcolo e
compilazione del modello f24 della nuova IMU
sugli immobili , ( ex ICI ) per quanti lo richiedano .
Sempre a richiesta, congiuntamente al mod.
730, sara’ rilasciata l’attestazione ISEE .
IMPORTANTE NOVITÀ
Da quest’anno l’INPS, per se’ e per la gestione
EX INPDAP , non mandera’ piu’ ai cittadini il
CUD relativo alla propria pensione, i quali
dovranno scaricarlo dal sito dell’INPS , se
provvisti di PIN, oppure richiederlo direttamente al Centro di Assistenza Fiscale ,tramite il supporto dell’IDSC, che provvedera’ a rilasciarlo
immediatamente.
Per tale richiesta dovra’ essere sempre presentata la fotocopia della carta d’identita’ e del codice fiscale o tessera sanitaria.
DOCUMENTAZIONE DA PRODURRE
- COPIA MODELLO 730/12.
- MODELLO/I CUD 2013.
- VISURE CATASTALI (PER TERRENI E
FABBRICATI).
- SCONTRINI CONTENENTI IL NOME DEL
FARMACO E CODICE FISCALE DI CHI LO
HA ACQUISTATO E DOCUMENTI COMPROVANTI ALTRE SPESE MEDICHE.
- DOCUMENTAZIONE INERENTE ASSICURAZIONE SULLA VITA ED AUTO (PER LA
SOLA QUOTA S.S.N.).
- DOCUMENTAZIONE INERENTE INTERESSI PASSIVI PER MUTUI RELATIVO
ALL’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA.
- FOTOCOPIA CONTRATTO DI MUTUO ED
ATTO DI ACQUISTO DELLA PRIMA CASA
- DOCUMENTAZIONE RELATIVA AD ONERI E SPESE EFFETTUATE NEL 2012 RELATIVE ALL’ISTRUZIONE ETC..
- FOTOCOPIA DELLA PROPRIA CARTA D’IDENTITÀ O QUALSIASI ALTRO ANALOGO
DOCUMENTO DI RICONOSCIMENTO IN
CORSO DI VALIDITÀ.
FOTOCOPIA DELLA TESSERA SANITARIA.
È importante comunicare qualsiasi variazione
intervenuta nell’anno 2012, dal cambio di indirizzo , al luogo di residenza, dall’acquisto alla
vendita di immobili, alla sostituzione e modifica
del proprio codice fiscale , al fine di evitare in
futuro spiacevoli inconvenienti derivanti dall’accertamento da parte dell’Agenzia delle
Entrate .
Si ricorda altresì, che il sig. Ciraldo, per mezzo
del patronato 50&Piu’Enasco, continua l’opera,
iniziata tanti anni fa col patronato Faci , di aiuto
nei confronti di tutti i cittadini , lavoratori e non,
i quali gli si rivolgono per l’espletamento di pratiche, che spesso per la lungaggine della burocrazia o per la complessita’ della normativa,
pone in difficolta’.
Inoltre il patronato 50&Piu’Enasco, assiste gratuitamente i sacerdoti, pensionati , lavoratori ,
invalidi, nelle pratiche relative alla pensione ed
assicura la corretta informazione su tutta la
materia previdenziale e sanitaria.
Tra i tanti servizi del patronato, ricordiamo:
- PENSIONI DI VECCHIAIA ED INVALIDITÀ DEL FONDO CLERO.
- PENSIONI DI VECCHIAIA ED ANZIANITÀ.
- PENSIONI D’INVALIDITÀ ED INABILITÀ.
- PENSIONI DI REVERSIBILITÀ.
- ASSEGNI SOCIALI.
- RICOSTITUZIONI PENSIONI CONTRIBUTIVE E REDDITUALI.
- RICHIESTA, VERIFICA E RETTIFICA
DELLE POSIZIONI ASSICURATIVE.
- COMPILAZIONE MODELLI RED - INPS.
- COMPILAZIONE E RILASCIO MODELLO ISEE.
- PRESTAZIONI AI MINORATI CIVILI,CIECHI E SORDOMUTI, QUALI PENSIONI,
IND. DI ACCOMPAGNAMENTO ETC..
- CONTENZIOSO AMMINISTRATIVO E
LEGALE.
Sig. Ciraldo Steve
Patronato 50&piu’Enasco
10
Prospettive - 5 maggio 2013
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
RISPETTO E AMORE:
LE CONDIZIONI PER CONVIVERE
VI DOM DI PASQUA / C - At 15,1-2.22-29; Sal 66/672-3.5.6-8; Ap 21,10-14.22-23; Gv14,23-29
Le questioni all’interno della chiesa
nascente, che ancora non si distingue nettamente da quella dei Giudei, sono inevitabili. Le insofferenze dei due gruppi emergono e sono evidenti. La salvezza dove sta?
Questa è una delle questioni che emerge:
la circoncisione è da farsi o no? Alcuni
infatti dicono: “Se non vi fate circoncidere
secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati”. La questione è di tale importanza da investire quelli di Gerusalemme.
Quelli di Gerusalemme scrivono che è par-
so bene a loro e allo Spirito Santo di non
imporre loro altro peso al di fuori di alcune cose necessarie: astenersi dalle carni
offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali
soffocati e dalle unioni illegittime. Si tratta
di delicatezza reciproca tra i due gruppi.
Per una migliore convivenza è bene “stare
lontani da queste cose”. L’occasione per
superare la questione è suggerita da Gv
nell’Apocalisse, quando descrive i basamenti su cui poggiano la mura della città
di Gerusalemme: dodici basamenti sui
quali vi sono scritti i nomi dei dodici apostoli. “In essa non vide alcun tempio: Il
Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio. È importante perché
tutta la teologia del tempio viene trasferita
a Dio personalmente, che regna sul popolo.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna: la gloria di Dio la
illumina e la sua lampada è l’Agnello. È la
nuova realtà che nasce dalla risurrezione
del Signore. Si passa da una teologia delle
cose ad una teologia delle persone. Nel colloquio con la Samaritana Gesù l’aveva
preannunciato: “ Credimi, donna, viene
l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate
ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò
che conosciamo, perché la salvezza viene
dai Giudei. Ma viene l’ora - ed è questa in cui i veri adoratori adoreranno il Padre
in spirito e verità, così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano”. È come
se dicesse che Dio direttamente scende a
livello degli uomini e tratta con loro. La
dinamica mette in funzione con l’osservanza della sua parola che non è la sua, ma
del Padre: è una dinamica poggiata tutta
sull’amore, cioè sui rapporti reciproci che
devono essere fatti di amore e non di riti e
di sacrifici. Il vero sacrificio è l’amarsi
reciprocamente che comporta tante rinunce e tante sacrifici. L’amarsi è la condizione perché il Padre e il Figlio vengano in
ciascuno di noi per prendere dimora. Queste parole suonano come un testamento,
una consegna finale per vivere la vita divina: senza sacrifici e senza riti.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Le due alleanze Gal 4, 21- 31
Abramo ha avuto due figli: uno dalla schiava e uno dalla libera. Quello della schiava è
sotto la carne, quello della libera è figlio
della promessa.
Questa è una allegoria. Le due donne rappresentano le due alleanze. Una, quella del
monte Sinai, monte dall’Arabia, genera la
schiavitù ed è rappresentata da Agar, essa
corrisponde alla Gerusalemme attuale che
di fatto è schiava insieme ai suoi figli. L’altra è Gerusalemme di lassù, che è libera ed
è la madre di tutti noi.
Paolo cita Is 54,1 lodando la donna sterile
perché non partorisce ed evita di accrescere
i figli della schiavitù, infatti sono molti i
figli dell’abbandonata, più di quelli della
donna che ha marito. Rivolgendosi al presente afferma: “siete i figli della promessa
alla maniera di Isacco”. Come allora c’era
chi secondo la carne perseguitava i figli
della libera, anche oggi accade allo stesso
modo: per questo la Scrittura dice di andare
via la schiava col figlio per non avere eredità. Noi non siamo figli della schiava, ma
della libera.
L.C.
Il Sacerdote è consapevole che lo spirito di preghiera si scopre soprattutto nel mistero eucaristico
È amando che si scopre la Parola
Amare
Se uno mi ama…
Gesù rivendica per sé il sentimento
più importate dell’uomo, che è
appunto l’amore.
Si può cogliere questo aspetto alla
luce dell’Eucarestia.
La forza interiore della celebrazione
consiste nel fatto che essa ci mette
alla presenza del mistero di Dio.
Il Signore, proprio perché non è un
elemento accanto ad altri, ma è l’orizzonte unitario di ogni realtà, illumina tutti gli aspetti della vita. Scioglie le resistenze, infonde, in ogni
evento umano, il fremito della libertà e la gioia della speranza.
Per farci entrare così nel mistero, la
celebrazione richiede del tempo. Il
tempo esteriore perché possano essere posti, secondo un ritmo organico,
i gesti, che danno figura e direzione
ai pensieri, ai desideri e agli affetti.
E soprattutto il tempo interiore, perché possa avvenire, in una successione di gesti, il duplice itinerario, che
va dalle regioni della dissipazione
degli interessi disordinati e molteplici, delle divagazioni, delle dispersive
relazioni con gli uomini e le cose,
verso il centro misterioso della vita.
E dal mistero riparte per dare senso e
vigore a tutti gli aspetti dell’esistenza.
Cammino
Per il cristiano tutte queste realtà si
illuminano con la certezza, che il
mistero di Dio non rimane in un’ombra indistinta, verso cui si dirige il
cammino incerto dell’uomo. Ma Dio
stesso ha fatto e fa un cammino
incontro all’uomo. Si è rivelato, ha
parlato, si è dato un volto e un cuore
in Gesù e nella comunità di coloro
che hanno ricevuto lo Spirito di
Gesù. Per il cristiano l’incontro con
il mistero avviene alla presenza del
Signore, con la guida dello Spirito,
nella luce della Parola, dentro l’assemblea dei fratelli.
La celebrazione cristiana del mistero
definisce i riti della religiosità umana
nei gesti compiuti e istituiti da Gesù,
secondo quell’itinerario celebrativo,
che viene fissato dalla comunità cristiana. Si svolge all’insegna della
Parola annunciata e assimilata.
Lascia spazi di silenzio interiore perché possa essere continuamente rinnovata la docilità allo Spirito. Prevede che, sia il cammino che va verso il
mistero, sia il cammino che dal
mistero ritorna alla vita quotidiana,
vengano compiuti insieme con i fratelli, attraverso parole, canti, gesti
comunitari, che favoriscano il raccoglimento della vita nel mistero e l’irraggiamento del mistero nella vita.
Queste riflessioni illustrano l’interna
coerenza del cammino, che ci condurrà alla riscoperta della centralità
dell’Eucaristia. Esse tendono a farci
riscoprire la dimensione contemplativa della vita, l’apertura dell’uomo
al mistero di Dio e l’importanza della Parola, cioè l’evento della piena
comunicazione del mistero di Dio
nell’uomo. Le acquisizioni teoriche
e le iniziative pratiche, che maturano
nella nostra vita pastorale, non vanno
lasciate cadere per passare al “nuovo
argomento” dell’Eucaristia. Proprio
questo “nuovo argomento” ci chiede
di conservare, consolidare, vivacizzare le intuizioni delle tappe precedenti.
Adorazione
L’adorazione e il silenzio contemplativo non sono accessori della celebrazione eucaristica, ma ne alimentano ed esprimono l’anima profonda.
L’adorazione del mistero di Dio in
“Spirito e Verità” tende ad assumere
la forma della celebrazione eucaristica. E la celebrazione, se vuole essere
veramente l’attrazione di tutta la
vita, in forza di Gesù e dello Spirito,
nel mistero del Padre, tende a configurarsi come adorazione.
I Sacerdoti e i fedeli sono chiamati a
sapere unire adorazione e celebrazione. Quelli che sono portati a sottolineare le forme spontanee e individualistiche della preghiera vengono
aiutati a comprendere che un autentico spirito di preghiera cerca espressione e alimento nella celebrazione
eucaristica. Quelli che vivono, in
modo esteriore e formalistico, la
celebrazione, sono sollecitati a trasformarla in sincera adorazione, che
si prolunga nella meditazione silenziosa. Si chiede un particolare aiuto
in questo senso alle persone, che
hanno scelto la vita di speciale consacrazione. Esse hanno fatto la loro
consacrazione proprio durante la
celebrazione eucaristica e con la loro
vita di contemplazione e di carità,
possono offrire a tutto il popolo cristiano un esempio profetico di come
l’Eucaristia sa trasformare la vita in
un perenne rendimento di grazie.
La celebrazione stessa, nel ritmo
concreto dei riti in cui si articola,
descrive una suggestiva strada verso
l’adorazione. Ma perché venga capita e accolta questa ricchezza, occorre
rispettare e vivere intensamente i
momenti di pausa, di silenzio, di
adorazione personale e di contemplazione comunitaria, che sono previsti dallo stesso rituale della celebrazione. Lo spirito di adorazione,
che nasce nella celebrazione, tende a
espandersi in altri spazi anche al di
fuori della celebrazione. Già la litur-
gia prevede questa
espansione, mentre la
tradizione spirituale
cristiana lungo i secoli, ha suscitato varie
forme espressive della adorazione propriamente eucaristica. Tra
la forma annuale delle Giornate Eucaristiche o Quarantore e la
forma quotidiana di
preghiera silenziosa
davanti al tabernacolo
o visita al SS. Sacramento, si stende una
varietà notevole di
altre,forme, come l’adorazione perpetua in
alcune chiese, le ore
di adorazione a scadenze regolari per
gruppi o singole persone, le processioni o
altre manifestazioni
celebrative dell’Eucaristia. Pensiamo
poi anche alle espressioni non direttamente eucaristiche, come la “lectio
divina” o la meditazione quotidiana,
che è bello fare, quando è possibile,
davanti al tabernacolo.
L’ adorazione eucaristica esprime un
apporto più diretto dei vari momenti
della vita con il sacrificio pasquale
ed eucaristico di Gesù. Inoltre mette
in evidenza l’aspetto per cui l’Eucaristia è presenza reale permanente e
perenne dimora di Gesù tra noi.
Stando all’esperienza di molti maestri spirituali, ha una particolare incidenza formativa straordinaria nella
vita delle persone.
Padre Angelico Savarino
11
Prospettive - 5 maggio 2013
spettacoli
Una romantica Giselle al Teatro Massimo “Bellini”di Catania
imbolo del balletto
classico e romantico,
Giselle nacque dall’idea di Théophile Gautier, l’autore del Capitan Fracassa, e venne poi musicato, non
appena il libretto fu finito, da Adolphe-Charles Adam, uno tra i più
celebri compositori di musiche per
balletto e andò in scena per la prima
volta nel 1841 all’Opéra National de
Paris. La coreografia fu affidata a
Jean Coralli, anche se i passi dei primi ballerini erano stati curati da
Jules Perrot. È la quinta volta che
Giselle va in scena al “Bellini”, l’ultima dieci anni fa; questa edizione
proposta a Catania dal Teatro dell’Opera di Minsk (Bielorussia) propone una classica e suggestiva scenografia, firmata da Vyacheslav
Okunev autore anche dei bei costumi. L’autore del libretto, alla lettura
del “De l’Allemagne” di Heinrich
Heine rimase impressionato dalla
Saga delle Villi, nella mitologia dei
popoli slavi che significa fata; spiriti
di giovani fanciulle morte infelici
perché tradite o abbandonate prima
del matrimonio, vendicative e spettrali, incapaci di trovare riposo eterno nella morte, che ogni notte tra il
crepuscolo e l’alba cercano i traditori d’amore che costringono a ballare
convulsamente fino a provocarne la
morte per sfinimento o indeboliti
vengono gettati in un lago. Alla morte del traditore le Villi si dileguano e
con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla morta
per amore. Nel libro di Heine, inoltre, le Villi provano un irrefrenabile
S
Mai domo l’amore tradito
desiderio e un amore incredibile per
la danza: questa passione sarà poi
fonte di ispirazione per la prima bozza del libretto. Per Gautier la prima
fonte di ispirazione di Giselle era
stata la poesia di Victor Hugo Fantômes, dove una fanciulla spagnola
danza fino allo sfinimento e alla
morte. Ma Heine ha tutti gli ingredienti: il medioevo tedesco, un primo atto solare in un giorno di fine
estate ai tempi della vendemmia, un
secondo atto lunare e lugubre nel
bosco popolato di Villi. Un’anima
buona circondata da anime vendicatrici, delicate e assetate di morte. Vi
è una perfetta sintesi di tutti gli elementi che formano l’illusione
romantica ed un’espressione artistica
che faceva evadere la fanciulla dalla
quotidianità attraverso il canto, la
danza, la musica della ghironda.
Giselle è figlia della rivoluzione, che
raccoglie la disuguaglianza sociale,
l’appartenenza a ceti inavvicinabili,
e l’impossibilità di coronare il sogno
d’amore.
TRAMA Nel primo atto, il giovane
conte Albrecht è innamorato di
Giselle, si traveste da contadino e lei
lo crede un giovane di un villaggio
vicino. Il guardacaccia Hans, innamorato anche lui di Giselle, cerca di
convincerla che il suo amato non è il
tipo di persona che dice di essere, ma
lei non vuole ascoltarlo. Trova nel
cottage la spada del conte si odono
dei corni in lontananza che annunciano l’avvicinarsi dei cacciatori, tra
essi ci sono Bathilde, la sposa del
conte, e suo padre. Arriva il guardacaccia e accusa il conte di essere un
menzognero e mostra la spada.
Giselle addolorata dall’inganno perde il contatto con la realtà e la follia
la porterà alla morte. Ma sicuramen-
te la parte più lirica, romantica e
seducente del balletto è il secondo
atto, ambientato nel cimitero di campagna in cui si trova la tomba di
Giselle. Ed è con trasporto non
comune e qualità tecnica che Irina
Eromkina interpreta la Giselle innamorata e ingenua, che corre e balla
con l’amato Albrecht (Oleg Eromkin) e gioca a sfogliare le margherite. Ma ecco che nel momento di più
attraverso la caratterizzazione dei
personaggi (Kiki, il suo gattino, il
suo spasimante Tombo, la pittrice
Ursula) e l’uso di particolari disegni
che divengono allegoria di un mondo
moderno. In questo mondo sospeso
giocano un ruolo fondamentale i
colori e i dettagli che sono curati nei
minimi dettagli per esaltare l’immagine allegorica della giovane strega
che diventa adulta. Del resto, a differenza di quanto succede con i film
d’animazione della Walt Disney, le
vicende di Miyazaki si alternano tra
realtà e metafore, visto che i suoi
protagonisti sembrano essere usciti
da un sogno ad occhi aperti che si
alimenta grazie ad una sorprendente
fantasia.
Tra le varie opere del regista giapponese, questa può essere considerata
come la più realistica, dove la protagonista non è un personaggio fantastico ma una semplice ragazzina che
da sola affronta le prove della vita, le
piccole delusioni del vivere quotidiano, la fine dei sentimenti e il cambiamento dell’età che influenza lo spirito e modella il carattere. Il film finisce con un finale a sorpresa, motivo
per il quale bisogna restare seduti
fino ai titoli di coda. Qui lo spettatore ritroverà il senso del film quale
naturale epilogo della storia narrata.
colma letizia precipita nell’abisso
della follia e la ballerina sfodera tutto il suo talento interpretativo nell’approfondire e colorare la tragedia:
particolarmente intense le scene in
cui ricorda i passi a due con Albrecht
e mima i movimenti unendoli a corse forsennate fino a cadere a terra
esanime. Questa ballerina, infatti, è
stata capace di incentrare il balletto,
grazie alle sue doti, non più sulla
fine del secondo atto, durante l’atmosfera magica delle villi danzanti,
ma alla morte di Giselle, alla fine del
primo atto. Il balletto sottolinea
intensità, mimica e capacità drammatiche nel primo atto; tecnicismo e
leggerezza nel secondo. Le musiche
sono tessute invece su misura, rispettando l’intenzione e l’originalità del
coreografo e dell’autore e mostrano
ben poche somiglianze dirette con la
musica del tempo. La coreografia
curata da Aleksandra Tikhomirova
sottolinea l’arabesque come simbolo
immateriale, con i grand jété di
Giselle, le cabrioles di Albrecht e le
Villi che attraversano il palcoscenico
a piccoli salti La scena mette in atto
due aspetti di questo coté russo: la
storia d’amore contrastato tra la
povera Giselle e l’aristocratico
Albrecht, che nel tempo conquistò i
critici democratici e le forze innovative della società russa che in quei
tempi si svegliavano sotto la cappa
del regime zarista. La danza era di
“sinistra” ai tempi del romanticismo,
mentre col passare del tempo sarebbe diventata un’arte amata dall’alta
aristocrazia. Lirico canto di una donna addolorata, con una poetica tristezza che trasforma la scena della
follia in un timido lamento, le sue
punte non sembrano essere state
molto forti, ma i suoi leggeri rélévé
in punta e i ballonné sono eseguiti
senza sforzo, mentre le sue morbide
braccia sembrano fiori spezzati e i
suoi occhi esprimono la storia segreta, e il balletto si trasforma come una
sorta di teatro drammatico.
Filippo Cannizzo
Artemisia
Nelle sale ‘Kiki consegne a domicilio’ del maestro giapponese Miyazaki
Passaggio dall’adolescenza all’età adulta
venticinque anni di
distanza torna nelle
sale italiane un vecchio capolavoro
del cinema d’animazione diretto dal
grande maestro giapponese Hayao
Miyazaki. L’acclamato regista nipponico, premio Oscar nel
2003 con “La città incantata” e Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 2005 è
autore di un film che
rischiava di finire nel limbo
di quel cinema destinato a
cultori del genere d’animazione e ai cinefili della prima ora. Cosi torna al cinema “Kiki consegne a domicilio”, storia surreale per
bambini ma che parla a tutti attraverso il consueto linguaggio del regista orientale. La storia è quella di Kiki
una strega dolcissima che a
tredici anni compiuti, decide di lasciare casa e gli
affetti più cari. Del resto le
streghe fanno cosi non prima di una cerimonia d’addio con i rispettivi genitori.
E a cavallo della sua scopa
in compagnia del suo gatto
parlante Jiji parte verso il cielo in
direzione del mare. Tratto da un racconto del 1988 di Eiko Kadono, è il
quinto film di animazione di H.
Miyazaki - produttore e sceneggiato-
A
re - ambientato, con disegni accuratamente fatti a mano, in una Svezia
degli anni 50 rimodellata come se la
Seconda guerra mondiale non fosse
mai avvenuta; sull’esempio della città di Stoccolma e Visby con l’ag-
giunta di un mare che somiglia al
Mediterraneo. Sembrerebbe una storia banale riservata a bambini e adolescenti, eppure il film ha il merito di
condurre lo spettatore all’interno di
quel mondo che si nasconde nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Sempre difficile lasciare ciò cui si
è legati anche per una strega che si
ritrova in una grande metropoli colma di gente, traffico e automobili.
Qui trova lavoro in una panetteria,
dove farà le consegne a domicilio.
Ma spesso la vita d’improvviso può
cambiare: cosi un giorno Kiki perde
la capacità di volare, come se quel
dono tanto amato e apprezzato fosse
svanito nel nulla. Grazie all’aiuto di
Ursula, un’amica pittrice, riconosce
che la perdita delle proprie certezze
può accadere nel momento in cui si
smette di credere in se stessi. Ma
questi momenti, capirà, alla fine la
giovane protagonista, serviranno per
crescere e maturare. E quando Kiki
non riesce più a capire neanche il suo
gatto Jiji avverte che qualcosa in lei
è cambiato per sempre. Dietro la
semplicità narrativa della sceneggiatura, il regista mostra con molta
accuratezza non soltanto le vicende
interiori della giovane protagonista,
ma anche quello che succede intono
a lei. Due mondi opposti, uno frenetico, quello della città, della vita
moderna e caotica delle nostre
metropoli, l’altro lento e compassato
tipico di un mondo adolescenziale
che fatica a trovare la sua strada. In
mezzo a questo guado Miyazki cerca
di realizzare un ponte tra due realtà
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Prospettive - 5 maggio 2013
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N° 17 Domenica 5