Presentazione «Signore, da dove prendi quest’acqua viva?» (Gv. 4,11) Durante la Quaresima, l’Azione Cattolica di Roma propone gli Esercizi Spirituali in città, un momento di riflessione e di preghiera nella quotidianità, per ritrovare il ritmo per vivere questo “tempo di nuovo coraggio” nella riscoperta del Signore, nell’ascolto della Sua Parola che chiama alla fede, alla vita, al rinnovamento più profondo. L’iniziativa è rivolta a tutti, giovani e adulti di Roma. Nei giorni 8, 9 e 10 marzo durante tre momenti specifici, ma inseriti nel ritmo della vita e delle attività di ogni giorno, potremo porci in ascolto del Signore, perché la Sua Parola ci fortifichi, ci illumini, ci renda umili. Il sussidio, preparato da Don Filippo Morlacchi - Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale scolastica e l’insegnamento della religione cattolica, sarà la nostra guida per la preghiera sia quelle personale al mattino e a metà giornata, sia quella comunitaria serale. Al mattino per benedire la nostra giornata, andando oltre le pigrizie, riscoprendo e trasformando in preghiera la gioia di “esserci”. A metà giornata, come cercatori di Dio, per non limitarci solo a rimurginare idee, impegni, orari, incontri, ma per entrare in dialogo con un “Tu” riconosciuto presente nella storia personale e nelle relazioni che abbiamo con gli altri. La sera, pregare insieme, come popolo di Dio, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme proprio con Don Filippo Morlacchi che rilancerà la riflessione per approfondire una dimensione di fede coraggiosa, di servizio, di missione nella nostra città. Con lo stesso spirito e aiutati da questo sussidio, l’esercizio della preghiera può essere proposto e vissuto nei gruppi parrocchiali, negli ambienti di lavoro, in famiglia per poter accogliere così anche l’invito del Santo Padre Benedetto XVI di far rinascere in noi stessi e negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di viverlo e testimoniarlo. Buona Quaresima a tutti L’Azione Cattolica di Roma 2 Introduzione generale agli esercizi spirituali RITORNARE A DIO PER DIVENTARE SE STESSI Ci introduciamo agli Esercizi spirituali con l’omelia che il Papa ha pronunciato nella sua recente visita alla certosa di Serra San Bruno, in Calabria, durante lo scorso autunno. La vita del monaco è perseverante ricerca dell’interiorità, o meglio: ricerca di Dio, l’Altissimo Iddio, o almeno delle sue tracce, in quell’abisso profondo che per ciascuno è il proprio cuore. Habitare secum, “abitare con se stessi”, era l’aspirazione di san Gregorio Magno, che prima di diventare papa era stato (e sempre rimase) un monaco, amante della “cella” monastica. Entrare in clima di esercizi spirituali significa costruire idealmente una cella monastica intorno a sé, scendere nel pozzo della propria anima e attingervi l’acqua viva, dimenticando le cose passeggere e vivendo coram Deo, alla presenza dell’Eterno. “Fugitiva relinquere et aeterna captare”: abbandonare le realtà fuggevoli e cercare di afferrare l’eterno. In questa espressione della lettera che il vostro Fondatore [San Bruno di Colonia, ca. 1030– 1101] indirizzò al Prevosto di Reims, Rodolfo, è racchiuso il nucleo della vostra spiritualità (cfr Lettera a Rodolfo, 13): il forte desiderio di entrare in unione di vita con Dio, abbandonando tutto il resto, tutto ciò che impedisce questa comunione e lasciandosi afferrare dall’immenso amore di Dio per vivere solo di questo amore. […] Ogni monastero – maschile o femminile – è un’oasi in cui, con la preghiera e la meditazione, si scava incessantemente il pozzo profondo dal quale attingere l’“acqua viva” per la nostra sete più profonda. Ma la Certosa è un’oasi speciale, dove il silenzio e la solitudine sono custoditi con particolare cura, secondo la forma di vita iniziata da san Bruno e rimasta immutata nel corso dei secoli. […] Il progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, ha reso la vita dell’uomo più confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa. Le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte. Negli ultimi decenni, poi, lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la virtualità che rischia di dominare sulla realtà. Sempre più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera. I più giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto. Si tratta di una tendenza che è sempre esistita, specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più sviluppati, ma oggi essa ha raggiunto un livello tale da far parlare di mutazione antropologica. Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine. Ho voluto accennare a questa condizione socioculturale, perché essa mette in risalto il carisma specifico della Certosa, come un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, un dono che contiene un messaggio profondo per la nostra vita e per l’umanità intera. Lo riassumerei così: ritirandosi nel silenzio e nella solitudine, l’uomo, per così dire, si “espone” al reale nella sua nudità, si espone a quell’apparente “vuoto” cui accennavo prima, per sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la dimensione sensibile. È una presenza percepibile in ogni creatura: nell’aria che respiriamo, nella luce che vediamo e che ci scalda, nell’erba, nelle pietre… Dio, Creator omnium, attraversa ogni cosa, ma è oltre, e proprio per questo è il fondamento di tutto. Il monaco, lasciando tutto, per così dire “rischia”: si espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di altro che dell’essenziale, e proprio nel vivere dell’essenziale trova anche una profonda comunione con i fratelli, con ogni uomo. Qualcuno potrebbe pensare che sia sufficiente venire qui per fare questo “salto”. Ma non è così. Questa vocazione, come ogni vocazione, trova risposta in un cammino, nella ricerca di tutta una vita. Non basta infatti ritirarsi in un luogo come questo per imparare a stare alla presenza di Dio. Come nel matrimonio non basta celebrare il Sacramento per diventare effettivamente una cosa sola, ma occorre lasciare che la grazia di Dio agisca e percorrere insieme la quotidianità della vita coniugale, così il diventare monaci richiede tempo, esercizio, pazienza, “in una perseverante vigilanza divina – come affermava san Bruno – attendendo il ritorno del Signore per aprirgli immediatamente la porta” (Lettera a Rodolfo, 4); e proprio in questo consiste la bellezza di ogni vocazione nella Chiesa: dare tempo a Dio di operare con il suo Spirito e alla propria umanità di formarsi, di crescere secondo la misura della maturità di Cristo, in quel particolare stato di vita. In Cristo c’è il tutto, la pienezza; noi abbiamo bisogno di tempo per fare nostra una delle dimensioni del suo mistero. Potremmo dire che questo è un cammino di trasformazione in cui si attua e si manifesta il mistero della risurrezione di Cristo in noi, mistero a cui ci ha richiamato questa sera la Parola di Dio nella Lettura biblica, tratta dalla Lettera ai Romani: lo Spirito Santo, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che darà la vita anche ai nostri corpi mortali (cfr Rm 8,11), è Colui che opera anche la nostra configurazione a Cristo secondo la vocazione di ciascuno, un cammino che si snoda dal fonte battesimale fino alla morte, passaggio verso la casa 3 del Padre. A volte, agli occhi del mondo, sembra impossibile rimanere per tutta la vita in un monastero, ma in realtà tutta una vita è appena sufficiente per entrare in questa unione con Dio, in quella Realtà essenziale e profonda che è Gesù Cristo. BENEDETTO XVI, Omelia dei vespri Serra san Bruno, 9 ottobre 2011). *** Un secondo testo di introduzione al tema degli Esercizi: la meravigliosa preghiera di Sant’Agostino all’inizio dei suoi Soliloqui, il dialogo interiore dell’anima alla ricerca di Dio. Sant’Agostino fu un uomo sorprendentemente moderno. Le tappe della sua vita sono scandite dalla sistematica ricerca della felicità e della verità; la sua preghiera ci aiuta a risvegliare anche in noi quello stesso ardente desiderio di “vita beata” che è al centro degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il corrente decennio. «Educare alla vita buona del Vangelo» significa, in fondo, riaccendere il desiderio della beatitudine che può compiersi solo nell’incontro con Dio. O Dio vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita; o Dio beatitudine, fondamento, principio e ordinatore della beatitudine di tutti gli esseri che sono beati; o Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli; o Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, dal quale uscire è morire, al quale avviarsi è tornare a vivere, nel quale abitare è vivere. O Dio, che nessuno perde se non è ingannato, che nessuno cerca se non è chiamato, che nessuno trova se non è purificato. O Dio, abbandonarti è andare in rovina, tendere a te è amarti, vederti è possederti. O Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità; o Dio, con la cui potenza vinciamo l’Avversario: ti scongiuro. O Dio, che ci volgi verso di te; o Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è; o Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci; o Dio, che ci induci alla verità piena; o Dio, che ci dai il pane della vita (Gv 6, 35.48), che ci asseti di quella bevanda sorbendo la quale non avremo più sete (Gv 4, 14; 6, 35). O Dio, sopra del quale non c’è nulla, fuori del quale nulla e senza del quale nulla; o Dio, sotto il quale è il tutto, nel quale il tutto, col quale il tutto; che hai fatto l’uomo a tua immagine e somiglianza (Gn 1, 26), il che può comprendere chi conosce se stesso: ascolta, ascolta, ascolta me, mio Dio, mio signore, mio re, mio padre, mio creatore, mia speranza, mia realtà, mio onore, mia casa, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita; ascolta, ascolta, ascolta me nella maniera tua, soltanto a pochi ben nota. Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere tua proprietà. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce. Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me la mia irragionevolezza affinché possa riconoscerti. Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai. Sento che devo ritornare a te; a me che busso si apra la tua porta; insegnami come si può giungere fino a te. Non ho altro che il buon volere; so soltanto che le cose caduche e passeggere si devono disprezzare, le cose immutabili ed eterne ricercare. Ciò so, o Padre, poiché questo solo ho appreso, ma ignoro da dove si deve partire per giungere a te. Tu suggeriscimelo, tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere. Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. O bontà tua ammirevole e singolare. A te io anelo e proprio a te chiedo i mezzi con cui il mio anelito sia soddisfatto. Infatti se tu abbandoni, si va in rovina; ma tu non abbandoni perché sei il sommo bene che sempre si è raggiunto se si è rettamente cercato; ed ha rettamente cercato chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente. Fa’, o Padre, che anche io ti cerchi, ma difendimi dall’errore affinché mentre io ti cerco, nessun’altra cosa mi venga incontro in vece tua. Se non desidero altra cosa che te, ti prego: fa’ che al fine ti ritrovi, o Padre. Ma se in me v’è il desiderio di qualche cosa di superfluo, purificami e rendimi degno di vederti. Per il resto affido alle tue mani, o Padre sapientissimo ed infinitamente buono, la salute di questo mio corpo fintantoché non so quale vantaggio posso avere da esso per me e per coloro che amo. Per esso ti chiederò ciò che secondo l’opportunità tu m’ispirerai. Prego soltanto l’altissima tua clemenza che tu mi volga tutto verso di te e che nulla mi ostacoli mentre tendo a te; concedimi che io, mentre ancora porto e trascino questo mio corpo, sia temperante, forte, giusto e prudente, perfetto amatore e degno di apprendere la tua sapienza e degno di abitare e abitatore del beatissimo tuo regno. Amen, amen. (S. AGOSTINO, Soliloquia, I, passim). 4 Tre giorni di grazia per cercare il volto di Dio Due anni fa le tradizionali tre giornate di esercizi spirituali per l’AC di Roma avevano invitato a meditare sulle tre virtù teologali (fede, speranza, carità); lo scorso anno, invece furono i tre consigli evangelici (castità, povertà, obbedienza) a guidare la nostra riflessione. Stavolta è la prospettiva tradizionale delle tre pratiche penitenziali quaresimali a orientare il nostro percorso, nella prospettiva ignaziana del “mettere ordine nella propria vita”. La vita umana è infatti vita di relazione, e il disordine che guasta la vita umana è il disordine delle tre relazioni fondamentali, ossia quella verso la propria persona, verso gli altri e verso Dio. Il digiuno insegna a ritrovare il giusto rapporto con se stessi, a non diventare «schiavi delle proprie voglie» (S. Benedetto, Regola I,11) e a ritrovare il gusto della libertà dalle cose materiali (cibo e non solo). L’elemosina esprime la compassione, cioè la ritrovata capacità di vedere il bisogno dell’altro riconosciuto come fratello: libero dall’egocentrismo che mi fa concentrare sul mio ombelico, posso guardare intorno a me e venire in aiuto degli altri. La preghiera, infine, non è da intendersi come “pratica di devozione”, ma come incontro di verità: solo davanti a Dio sono me stesso senza infingimenti, solo nell’atto della preghiera riconosco la mia identità profonda di figlio amato dal Padre. Solo davanti all’infinita misericordia posso essere liberamente me stesso e realizzare, nonostante la mia fragilità, la mia intima vocazione. Ecco quindi le tre tappe delle nostre tre serate: 1) digiunare dalle cose umane con cui cerchiamo (invano) di riempire il vuoto del nostro cuore, al fine di risvegliare il desiderio di Dio; 2) liberati dalla tirannia del nostro “io”, aprire gli occhi e le mani alle necessità dei fratelli, in cui si manifesta il volto di Cristo, e vivere la gioia del servizio e della condivisione; 3) vivendo nella carità, fermarci alla presenza di Dio per riscoprire chi siamo davvero, e dare così forma compiuta alla nostra esistenza (cioè vivere fino in fondo la nostra vocazione). Si noterà che, per un singolare intreccio, un più equilibrato rapporto con se stessi rende possibile una più intensa relazione con Dio (1° giorno), e simmetricamente il giusto rapporto con Dio aiuta a trovare la verità su noi stessi (3° giorno). Le tre pagine evangeliche che ci guideranno saranno rispettivamente: l’incontro di Gesù con la Samaritana (Gv 4, 5-42), la parabola del buon Samaritano (Lc 10, 25-37) e la guarigione del cieco Bartimeo (Mc 10, 46-52). In uno specchietto riassuntivo, ecco le tre serate: DIGIUNO ELEMOSINA PREGHIERA Rapporto con se stessi Rapporto con gli altri Rapporto con Dio Risvegliare il desiderio di Dio Vedere le necessità dei fratelli Essere finalmente se stessi La Samaritana (Gv 4) Il buon Samaritano (Lc 10) Il cieco Bartimeo (Mc 10) 5 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Giovedì 8 marzo RISVEGLIARE IL DESIDERIO DI DIO – Digiuno Preghiera del mattino Inno 1. Nella santa assemblea, o nel segreto dell’anima, prostriamoci e imploriamo la divina clemenza. 3. Ricorda che ci plasmasti col soffio del tuo Spirito: siam tua vigna, tuo popolo, e opera delle tue mani. 2. Dall’ira del giudizio liberaci, o Padre buono; non togliere ai tuoi figli il segno della tua gloria. 4. Perdona i nostri errori, sana le nostre ferite, guidaci con la tua grazia alla vittoria pasquale. 5. Sia lode al Padre altissimo, al Figlio e al Santo Spirito com’era nel principio, ora e nei secoli eterni. Amen. Salmo di lode (Sal 17) Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza. Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici. Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti impetuosi; già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali. Nel mio affanno invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, al suo orecchio pervenne il mio grido. La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei monti, si scossero perché egli era sdegnato. Abbassò i cieli e discese, fosca caligine sotto i suoi piedi. Il Signore tuonò dal cielo, l’Altissimo fece udire la sua voce: grandine e carboni ardenti. Scagliò saette e li disperse, fulminò con folgori e li sconfisse. Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo, per la tua minaccia, Signore, per lo spirare del tuo furore. Stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque, 6 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed eran più forti di me. Mi assalirono nel giorno di sventura, ma il Signore fu mio sostegno; mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene. Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani; perché ho custodito le vie del Signore, non ho abbandonato empiamente il mio Dio. I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, non ho respinto da me la sua legge; ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa. Il Signore mi rende secondo la mia giustizia, secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi. Con l’uomo buono tu sei buono con l’uomo integro tu sei integro, con l’uomo puro tu sei puro, con il perverso tu sei astuto. Perché tu salvi il popolo degli umili, ma abbassi gli occhi dei superbi. Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. Con te mi lancerò contro le schiere, con il mio Dio scavalcherò le mura. La via di Dio è diritta, la parola del Signore è provata al fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia. Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è rupe, se non il nostro Dio? Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino; mi ha dato agilità come di cerve, sulle alture mi ha fatto stare saldo; ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tender l’arco di bronzo. Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, la tua destra mi ha sostenuto, la tua bontà mi ha fatto crescere. Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato. Viva il Signore e benedetta la mia rupe, sia esaltato il Dio della mia salvezza. Dio, tu mi accordi la rivincita e sottometti i popoli al mio giogo, mi scampi dai nemici furenti, dei miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dall’uomo violento. 7 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli e canterò inni di gioia al tuo nome. Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre. Gloria al Padre… Vangelo del giorno (Lc 16,19-31) In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». L’uomo ricco che si dà ai banchetti non era, in fondo in fondo, del tutto cattivo o egoista: ad esempio, cerca di evitare che i cinque fratelli subiscano la sua stessa sorte. Forse, se si fosse accorto per tempo della povertà di Lazzaro, gli avrebbe anche dato qualcosa da mangiare. Ma il suo cuore era intorpidito dai suoi stessi eccessi, dai troppi beni materiali. Chi è ricco non è necessariamente cattivo, ma spesso è troppo “rallentato” dalle sue ricchezze per ascoltare la voce del povero. Una sorta di “indigestione spirituale” lo appesantisce e non gli consente di avere la lucidità per compiere il bene. Il digiuno ci aiuta a “stare leggeri”, a non soccombere a quello stordimento interiore che è inevitabile quando si hanno troppe cose e il cuore non è libero per accorgersi di chi ci sta accanto. Il digiuno aiuta a vigilare. Invocazioni Il Cristo, luce del mondo, è venuto fra noi perché non camminiamo più nelle tenebre, ma abbiamo la luce della vita. A lui si innalzi la nostra lode e la nostra preghiera: La tua parola, Signore, sia luce ai miei passi. − Signore fa’ che oggi progrediamo alla scuola della tua bontà e diveniamo tuoi imitatori, per ritrovare in te, nuovo Adamo, ciò che abbiamo perduto a causa del primo Adamo. − La tua parola illumini sempre il nostro cammino, perché viviamo nella verità e nella carità, per la perfezione del tuo corpo mistico. − Insegnaci a fare del bene a tutti nel tuo nome, perché la luce della tua Chiesa risplenda sempre più sull’umana famiglia. − Donaci la grazia della conversione, perché espiamo le offese recate alla tua bontà e sapienza, e otteniamo il bene inestimabile della tua amicizia. Padre nostro Orazione [Negli esercizi spirituali, come negli esercizi fisici, è importante non tanto la novità dei diversi esercizi, ma la pazienza di fare le dovute ripetizioni, necessarie per acquisire scioltezza e robustezza nel gesto. Sarebbe utilissimo imparare a memoria la seguente preghiera, che sarà ripetuta nella preghiera di ogni mattina, e che – una volta imparata – potrà accompagnare l’inizio di ogni attività individuale (studio, lavoro, ecc.) o comunitaria (preghiera, riunioni…)]. Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto; perché ogni nostra attività abbia sempre da Te il suo inizio e in Te il suo compimento. Per Cristo nostro Signore. 8 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Preghiera a metà giornata Preghiera iniziale Signore, fammi conoscere la bellezza della tua chiamata e il dono della tua costante presenza. Aiutami a capire il tuo disegno su di me e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità. Fammi comprendere a che punto sono nel cammino della vita cristiana: quali sono i difetti da superare e le virtù da conquistare. Mi abbandono a Te, perché tu mi aiuti sempre a fare la tua soave volontà. Te lo chiedo con cuore nuovo, grande e forte per Cristo Signore nostro. Amen. Salmo penitenziale (Sal 32 [31]) Felice l’uomo al quale Dio ha perdonato la colpa e rimesso il peccato. Felice l’uomo che il Signore non accusa di peccato e che ha il cuore libero da menzogna. Finché rimasi in silenzio, ero tormentato tutto il giorno e le mie forze si esaurivano. Giorno e notte, Signore, su di me pesava la tua mano, la mia forza s’inaridiva come sotto il sole d’estate. Allora ti ho confessato la mia colpa, non ti ho nascosto il mio peccato. Ho deciso di confessarti il mio errore e tu hai perdonato il peccato e la colpa. Perciò i tuoi fedeli ti pregano quando scoprono il proprio peccato. Potrà anche venire un diluvio, ma non riuscirà a sommergerli. Tu sei per me un rifugio; mi proteggi da ogni avversità e mi circondi con canti di salvezza. «Voglio istruirti e insegnarti la via da seguire, vegliare su di te e consigliarti. Non essere senza intelligenza non fare come il cavallo o il mulo: se non li costringi con il morso o la briglia, non si avvicinano a te». Per i malvagi, quante sofferenze! Ma il Signore circonda con la sua bontà quelli che in lui hanno fiducia. Il Signore sia la vostra gioia. Voi giusti, voi uomini onesti, rallegratevi ed esultate. Gloria al Padre… 9 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Esame di coscienza Un’antica tradizione vuole che la preghiera del mezzogiorno comprenda un breve esame di coscienza, per verificare se stiamo riuscendo a mantenere i propositi fatti al mattino. È utile che questo esame non sia “generale” (in poco tempo non si può fare una indagine approfondita di tutta la vita…) ma “particolare”: deve cioè individuare soprattutto un aspetto del comportamento da tenere sotto controllo e soffermarsi su di esso. Il vecchio detto “dìvide et ìmpera” vale anche nella vita spirituale: se cerchi di migliorare su un aspetto specifico ma concreto, il progresso sarà complessivamente più efficace (del resto, anche nella confessione è del tutto inutile promettere genericamente “sarò più buono”: è molto più proficuo formulare un singolo proposito concreto). Una volta scelto, dinanzi a Dio, il difetto che con il Suo aiuto voglio esaminare e correggere, è bene che mi ci soffermi per un tempo sufficientemente prolungato, magari alcune settimane: solo così potrò fare passi avanti apprezzabili e il risultato di conversione sarà duraturo. Orazione Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi, e donaci il coraggio di attuarli, e poiché non possiamo esistere senza di te, fa’ che viviamo secondo la tua volontà. Per Cristo nostro Signore. 10 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Preghiera serale Canto d’ingresso (invocazione allo Spirito Santo) Saluto e monizione PREGHIAMO. Volgi il tuo sguardo, Padre misericordioso, a questa tua famiglia, e fa’ che superando ogni forma di egoismo risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te. Per Cristo nostro Signore. Salmo di meditazione (Sal 41) Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? Le lacrime sono mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?». Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: attraverso la folla avanzavo tra i primi fino alla casa di Dio, in mezzo ai canti di gioia di una moltitudine in festa. Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio. Di giorno il Signore mi dona la sua grazia, di notte per lui innalzo il mio canto: la mia preghiera al Dio vivente. Dirò a Dio, mia difesa: «Perché mi hai dimenticato? Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?». Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio. Gloria al Padre… Canto al Vangelo Dal Vangelo secondo Giovanni (cap. 4) Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7 Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8 I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9 Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10 Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13 Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15 «Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16 Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17 Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18 Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19 Gli replica la 11 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21 Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26 Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28 La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30 Uscirono dalla città e andavano da lui. 31 Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32 Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33 E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37 In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» Meditazione Il pozzo del desdiderio e la fonte d’acqua viva Mentre la samaritana parla di «pozzo», Gesù parla di «fonte». Il pozzo è simbolo del “profondo”, abisso oscuro nel cui fondo però si rispecchia la luce dell’alto. La «fonte» è simbolo di una gratuità che sorprende, di uno zampillare gioioso e senza fatica. Mettere ordine nella vita grazie alla dinamica del desiderio Il desiderio… consente di attuare l’unico tipo di trasformazione che sia durevole nella vita, e cioè «cambiare nella capacità di cambiare»: ciò consente di riportare ordine nel disordine. In tal caso si opera una radicale ristrutturazione di sé, ponendo le premesse per compiere quello che S. Ignazio chiama “mettere ordine nella propria vita” (Giovanni CUCCI, La forza della debolezza, AdP, Roma 2007, p. 24). L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e, mediante questo, salvare la propria anima; e le altre cose sulla faccia della terra sono create per l’uomo, e perché lo aiutino a conseguire il fine per cui è creato. Ne segue che l’uomo tanto deve usare di esse, quanto lo aiutano per il suo fine, e tanto deve liberarsene, quanto glielo impediscono. È perciò necessario renderci liberi rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati. (S. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi spirituali n. 23) Dai piccoli desideri (o bisogni) all’infinito desiderio di Dio I nostri desideri ci possono sviare, non perché chiediamo troppo, ma perché ci accontentiamo di troppo poco, di soddisfazioni modeste… I cartelli pubblicitari che fiancheggiano le nostre strade ci invitano a lottare gli uni contro gli altri, a calpestarci a vicenda nella competizione, per soddisfare i nostri illimitati desideri; il nostro Dio offre la soddisfazione di un desiderio infinito, gratuito come un dono. Desideriamo dunque in modo più profondo (Timothy RADCLIFFE, Cantate un canto nuovo, EDB, Bologna 2001, p. 128). Distinguere i veri e i falsi desideri Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio 12 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunse: «Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20, 10-11). In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati. Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trasfigurato. Accadde perciò che poté vederlo essa sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della Verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10, 22). Cercò dunque una prima volta, ma non trovò, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l’oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri. (S. GREGORIO MAGNO, Omelie sui vangeli, 25, 1-2). Il desiderio non va confuso con il bisogno Il desiderio, a differenza del bisogno: − non è concretizzabile in un oggetto immediato − si realizza nel tempo, secondo una continuità − si indirizza verso realtà che consideriamo fondamentali − coinvolge sia gli affetti (“mi piace”) che la sfera cognitiva (mira a ciò che “vale in sé”). Il desiderio è dunque una specie di “cerniera” che unisce in sé cognizione, affetto e volontà, elementi tutti presenti nell’atto della decisione. Conoscere e concretizzare in modo adeguato il desiderio è fondamentale perché significa sapere ciò che si vuole dalla propria vita, ed essere disposti ad affrontare rischi, rinunce, a superare ostacoli per realizzarlo […]. Il desiderio, a differenza del bisogno mostra la caratteristica di trascendenza propria dell’uomo; il bisogno è infatti legato a qualcosa di immediato, puntuale, mentre il desiderio può riguardare realtà a lunga scadenza, che implicano una progettazione, sacrifici, tentativi, smarrimenti e rinunce, applicando in esso tutte le proprie facoltà e capacità […]; esso inoltre non scompare una volta esaudito, ma rimane un senso di pienezza e di soddisfazione. (G. CUCCI, La forza della debolezza, p. 31). Le cose della terra indicano l’infinito: la voce dei poeti Alles Vergängliche Ist nur ein Gleichnis; Das Unzulängliche Hier wird’s Ereignis; Das Unbeschreibliche Hier ist’s getan; Das Ewig-Weibliche Zieht uns hinan. Tutto ciò che passa è solo un’immagine. L’inafferrabile qui si fa evento. L’indefinibile qui è presente. L’eterno-femminino (l’anima) ci attira verso lassù. J. W. GOETHE, Faust (scena finale) …sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: “più in là!”. (Eugenio MONTALE, Maestrale) Qualunque cosa tu dica o faccia c’è un grido dentro: non è per questo, non è per questo! E così tutto rimanda a una segreta domanda… Nell’imminenza di Dio la vita fa man bassa sulle riserve caduche, mentre ciascuno si afferra a un suo bene che gli grida: addio! (Clemente REBORA, Sacchi a terra per gli occhi). 13 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Un guasto occulto mi minava in basso, un lutto orlava ogni mio gioire: l’infinito anelando, udivo intorno nel traffico e nel chiasso, un dire furbo: Quando c’è la salute c’è tutto; e intendevan le guance paffute, nel girotondo di questo mondo. Ribellante gridava la mia pena: ho sbagliato pianeta! Per ogni strada una fallace mèta, posticcio ogni traguardo… (Clemente REBORA, Curriculum vitae) Il desiderio della vita eterna nella voce dei mistici Vivo sin vivir en mí, y tan alta vida espero, que muero porque no muero. (S. TERESA D’AVILA) Vivo senza vivere in me, e attendo una vita così alta, che muoio perché non muoio. Canto dell’anima che si rallegra di conoscere Dio per la fede (San Giovanni della Croce) Que bien sé yo la fonte que mana y corre, aunque es de noche. Oh ben so io la fonte che sgorga e scorre, anche se è notte. Aquella eterna fonte está escondida, que bien sé yo dó tiene su manida, aunque es de noche. Quella eterna fonte sta nascosta, oh ben so io dove tien la sua dimora, anche se è notte. Su origen no lo sé, pues non le tiene, mas sé que todo origen de ella viene, aunque es de noche. Sua origine non so, ché non ne ha, ma so che ogni origine da essa viene, anche se è notte. Sé que no puede ser cosa tan bella, y que cielos y tierra beben de ella, aunque es de noche. So non può esserci cosa tanto bella, e che cielo e terra bevono di ella, anche se è notte. Bien sé que suelo en ella no se halla, y que ninguno puede vadealla, aunque es de noche. Ben so che fondo in essa non si trova, e che nessuno può guadarla, anche se è notte. Su claridad nunca es oscurecida, y sé que toda luz de ella es venida, aunque es de noche. La sua chiarezza mai è oscurata, e so che ogni luce da lei è venuta anche se è notte. Sé ser tan caudalosos sus corrientes que infiernos, cielos riegan y las gentes, aunque es de noche. So che son tanto copiose le sue correnti, che inferni, cieli irrigano e le genti anche se è notte. El corriente que nace de esta fuente bien sé que es tan capaz y omnipotente, aunque es de noche. La corrente che nasce da questa fonte so ben che è altrettanto capace e onnipotente anche se è notte. El corriente que de estas dos procede sé que ninguna de ellas le precede, aunque es de noche. La corrente che da queste due procede so che nessuna d’esse la precede anche se è notte. Aquesta eterna fonte está escondida en este vivo pan por dar nos vida, aunque es de noche. Questa eterna fonte sta nascosta in questo vivo pan per darci vita anche se è notte. Aquí se está, llamando a las criaturas, y de esta agua se hartan, aunque a oscuras porque es de noche. Qui se ne sta, chiamando le creature, e di quest’acqua si sazian, benché al buio, perché è notte. Aquesta viva fuente que deseo, en este pan de vida yo la veo, aunque es de noche. Questa viva fonte che io bramo, in questo pan di vita io la vedo anche se è notte. 14 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO Tornare a parlare con convinzione della vita eterna «L’aldilà è diventato uno scherzo, un’esigenza così incerta che non solo nessuno più la rispetta, ma anzi neppure più la prospetta, al punto che ci si diverte perfino al pensiero che c’era un tempo in cui questa idea trasformava l’intera esistenza» (S. KIERKEGAARD, Postilla conclusiva, in Opere, Sansoni, Firenze 1972, p. 458). Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri; dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d’eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c’è più gioia di vivere e la gioia di vivere non ha più nulla da dirmi. È troppo facile affermare: “Bisogna vivere, bisogna accontentarsi in questa vita”. E quelli che non si accontentano? (M. DE UNAMUNO, «Cartas inéditas de Miguel de Unamuno y Pedro Jiménez Ilundain», Revista de la Universidad de Buenos Aires, vol. 3, n. 9 (1949) pp. 135.150). Nel 1989 fui invitato a parlare all’incontro internazione del Rinnovamento Carismatico di Rimini. Era il momento in cui cominciavo a riflettere sul bisogno che abbiamo di riscoprire l’eternità. Fu un’esperienza indimenticabile. Il grido «eternità! eternità!» da me lanciato fu ripetuto a gran voce dai cinquantamila presenti fino ad esser udito anche all’esterno, intorno ai padiglioni della Fiera. In coro ripetemmo anche il verso del poeta: «Tutto, tranne l’eterno, al mondo è vano» [Antonio Fogazzaro, Le campane a sera]. Da quel giorno, ogni volta che mi sono trovato a dover commentare, anche in televisione, il vangelo della Samaritana non ho potuto parlare d’altro che di questo. Se mai dovessi scrivere un libro sull’argomento, saprei che titolo scegliere: “La Samaritana, ovvero della vita eterna”. […] Cari giovani, fermatevi, stendetevi anche voi, una volta, supini sul’erba e guardate con calma il cielo. Non cercate il brivido dell’infinito altrove, per esempio nella droga. È come l’acqua che la Samaritana andava ad attingere al pozzo di Sicar: non estingue la sete, solo la esaspera. Esiste un altro modo, ben diverso, per uscire dal limite e provare l’emozione genuina dell’eternità. Cercate l’infinito in alto, non in basso; sopra di voi, non sotto di voi. (Raniero CANTALAMESSA, La Samaritana, in AA.VV., Alle origini dell’occidente. Parabole e personaggi del Vangelo, Morcelliana, Brescia 2002, 86s). Preghiera silenziosa – adorazione Intercessioni Il Cristo Signore ci ha dato il comandamento nuovo di amarci gli uni gli altri come egli ci ha amato. Chiediamo la grazia di essere fedeli a questa legge fondamentale della vita cristiana: Accresci nel tuo popolo la carità, o Signore. Maestro buono, insegnaci ad amare te nei nostri fratelli, – e a far loro del bene nel tuo nome. Tu che sulla croce hai chiesto il perdono per i tuoi crocifissori, – aiutaci ad amare anche i nemici e a pregare per coloro che ci affliggono. Per il mistero del tuo corpo e del tuo sangue, accresci in noi la fortezza, la fiducia e l’amore, – rafforza i deboli, consola gli afflitti, dona la tua speranza ai morenti. Tu che hai ridato la vista al cieco nato, alla piscina di Siloe, – illumina i catecumeni con il lavacro battesimale nella parola di vita. Sazia i nostri fratelli defunti con il tuo eterno amore, – ammetti un giorno anche noi nell’assemblea gioiosa degli eletti. Padre nostro Benedizione e conclusione *** Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera [Ipsum enim desiderium tuum, oratio tua est: et si continuum desiderium, continua oratio]. Perché non invano ha detto l’Apostolo: Pregate senza interruzione (1Ts 5,17). Forse noi senza interruzione pieghiamo il ginocchio, prostriamo il corpo, o leviamo le mani, per adempiere all’ordine: Pregate senza interruzione? Se intendiamo il pregare in tal modo, credo che non lo possiamo fare senza interruzione. Ma c’è un’altra preghiera interiore che non conosce interruzione, ed è il desiderio. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato, non smetti mai di pregare. Se non vuoi interrompere la preghiera, non cessar mai di 15 Giovedì 8 marzo – Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO desiderare. Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare. […] Se sempre permane la carità, tu sempre gridi; se sempre gridi, sempre desideri; e se desideri, ti ricordi della pace. Stai bene attento con quale desiderio devi mostrarti davanti agli occhi di Dio. (S. AGOSTINO, Enarr. Psalm. XXXVII, 14). L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più grandi teologi della storia, definisce la preghiera “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”. Questa attrazione verso Dio, che Dio stesso ha posto nell’uomo, è l’anima della preghiera, che si riveste poi di tante forme e modalità secondo la storia, il tempo, il momento, la grazia e persino il peccato di ciascun orante. La storia dell’uomo ha conosciuto, in effetti, svariate forme di preghiera, perché egli ha sviluppato diverse modalità d’apertura verso l’Altro e verso l’Oltre, tanto che possiamo riconoscere la preghiera come un’esperienza presente in ogni religione e cultura. (BENEDETTO XVI, Catechesi, 11 maggio 2011). Santa Teresa di Gesù è vera maestra di vita cristiana per i fedeli di ogni tempo. Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali, santa Teresa ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione, ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio con Lui e di essere suoi amici. Questa è l’amicizia che è necessaria per noi tutti e che dobbiamo cercare, giorno per giorno, di nuovo. L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera, a questa apertura verso Dio, a questo cammino per cercare Dio, per vederlo, per trovare la sua amicizia e così la vera vita; perché realmente molti di noi dovrebbero dire: “non vivo, non vivo realmente, perché non vivo l’essenza della mia vita”. Per questo il tempo della preghiera non è tempo perso, è tempo nel quale si apre la strada della vita, si apre la strada per imparare da Dio un amore ardente a Lui, alla sua Chiesa, e una carità concreta per i nostri fratelli. (BENEDETTO XVI, Catechesi, 2 febbraio 2011) 16 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Venerdì 9 marzo OCCHI PER VEDERE IL FRATELLO – Elemosina Preghiera del mattino Inno 1. Nella santa assemblea, o nel segreto dell’anima, prostriamoci e imploriamo la divina clemenza. 3. Ricorda che ci plasmasti col soffio del tuo Spirito: siam tua vigna, tuo popolo, e opera delle tue mani. 2. Dall’ira del giudizio liberaci, o Padre buono; non togliere ai tuoi figli il segno della tua gloria. 4. Perdona i nostri errori, sana le nostre ferite, guidaci con la tua grazia alla vittoria pasquale. 5. Sia lode al Padre altissimo, al Figlio e al Santo Spirito com’era nel principio, ora e nei secoli eterni. Amen. Salmo di lode (Sal 139) Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Stupenda per me la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo. Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra e intorno a me sia la notte»; nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo 17 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio; se li conto sono più della sabbia, se li credo finiti, con te sono ancora. Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita. Vangelo del giorno (Mt 21,33-43.45) In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata la pietra d’angolo; / questo è stato fatto dal Signore / ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta. «Su, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!»: tutta la storia della salvezza – dall’omicidio di Abele da parte di Caino, al tentativo dei figli di Giacobbe di disfarsi di Giuseppe gettandolo nella cisterna, fino al crucifige evangelico – è la storia di fratelli che si illudono di poter carpire un maggior amore da parte del padre (o del Padre) eliminando il figlio (o il Figlio) prediletto. Al contrario, il Padre ama tutti i suoi figli, e senza fratelli non possiamo mai presentarci a lui. Ma il progetto del Padre si realizza andando oltre le gelosie e le colpe umane: Dio trova sempre qualcuno che voglia coltivare la sua vigna. Sta a noi accogliere come dono la sua proposta, o essere scartati per la nostra ottusità. Ecco, questa quaresima è il momento favorevole, il momento della salvezza, per chi lo sa cogliere e accogliere. Invocazioni Rendiamo grazie al Signore che, morendo in croce per noi, ci ha ridato la vita, e rivolgiamo a lui la nostra umile preghiera: Per il mistero della tua morte, donaci la vita, Signore − Maestro e Salvatore, che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede e con la tua gloriosa passione hai fatto di noi una nuova creatura, fa’ che non ricadiamo nella palude dei nostri peccati. − Insegnaci a togliere qualcosa alla nostra mensa, per soccorrere i fratelli che sono privi del necessario. − Fa’ che riceviamo dalle tue mani questo giorno per restituirlo a te ricco di opere di carità fraterna. − Piega alla tua volontà le nostre menti orgogliose e ribelli, donaci un cuore grande e generoso. 18 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Padre nostro Orazione Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto; perché ogni nostra attività abbia sempre da Te il suo inizio e in Te il suo compimento. Per Cristo nostro Signore. Preghiera a metà giornata Preghiera iniziale Signore, fammi conoscere la bellezza della tua chiamata e il dono della tua costante presenza. Aiutami a capire il tuo disegno su di me e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità. Fammi comprendere a che punto sono nel cammino della vita cristiana: quali sono i difetti da superare e le virtù da conquistare. Mi abbandono a Te, perché tu mi aiuti sempre a fare la tua soave volontà. Te lo chiedo con cuore nuovo, grande e forte per Cristo Signore nostro. Amen. Salmo penitenziale (Sal 51) Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore; nella tua misericordia cancella il mio errore. Lavami da ogni mia colpa, purificami dal mio peccato. Sono colpevole e lo riconosco, il mio peccato è sempre davanti a me. Contro te, e te solo, ho peccato; ho agito contro la tua volontà. Quando condanni, tu sei giusto, le tue sentenze sono limpide. Fin dalla nascita sono nella colpa, peccatore mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi trovare dentro di me verità, nel profondo del cuore mi insegni la sapienza. Purificami dal peccato e sarò puro, lavami e sarò più bianco della neve. Fa’ che io ritrovi la gioia della festa, si rallegri quest’uomo che hai schiacciato. Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella ogni mia colpa. Crea in me, o Dio, un cuore puro; dammi uno spirito rinnovato e saldo. Non respingermi lontano da te, non privarmi del tuo spirito santo. Ridonami la gioia di chi è salvato, mi sostenga il tuo spirito generoso. Ai peccatori mostrerò le tue vie e i malvagi torneranno a te. 19 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Liberami dal castigo della morte, mio Dio, e canterò la tua giustizia, mio Salvatore. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca canterà la tua lode. Se ti offro un sacrificio, tu non lo gradisci; se ti presento un’offerta, tu non l’accogli. Vero sacrificio è lo spirito pentito: tu non respingi, o Dio, un cuore abbattuto e umiliato. Dona il tuo amore e il tuo aiuto a Sion, rialza le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici prescritti, le offerte interamente consumate: tori saranno immolati sul tuo altare. Gloria al Padre… Esame di coscienza Si ricordi quanto detto sull’esame di coscienza “particolare”. Orazione O Dio che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per Cristo nostro Signore. 20 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Preghiera serale Canto d’ingresso (invocazione allo Spirito Santo) Saluto e monizione PREGHIAMO. Padre santo e misericordioso, infondi la tua grazia nei nostri cuori, perché possiamo salvarci dagli sbandamenti umani e restare fedeli alla tua parola di vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Salmo di meditazione (Sal 111) Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti. Potente sulla terra sarà la sua stirpe, la discendenza dei giusti sarà benedetta. Onore e ricchezza nella sua casa, la sua giustizia rimane per sempre. Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, buono, misericordioso e giusto. Felice l’uomo pietoso che dà in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vacillerà in eterno: Il giusto sarà sempre ricordato. Non temerà annunzio di sventura, saldo è il suo cuore, confida nel Signore. Sicuro è il suo cuore, non teme, finché trionferà dei suoi nemici. Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza s’innalza nella gloria. L’empio vede e si adira, digrigna i denti e si consuma. Ma il desiderio degli empi fallisce. Gloria… Canto al Vangelo Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 13-34) 25 Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27 Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28 Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». 29 Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30 Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37 Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». 21 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Meditazione La morte del prossimo «Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale – è morto il suo genitore celeste – ma anche il senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino […]. “Ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo tuo come te stesso” è il doppio pilastro del comandamento giudeo-cristiano, come attesta sia il Levitico sia i Vangeli sinottici. Alla fine del XIX secolo, Nietzsche ha dichiarato “Dio è morto”, e nel XX secolo anche quelli che non lo amavano gli hanno dato ragione. L’inizio del XXI secolo spinge a domandarci se non sia crollato anche il secondo pilastro giudeocristiano, quello del prossimo. Tutti noi abbiamo esperienza dell’estrema indifferenza con cui guardiamo al prossimo: a pochi metri di distanza muore il nostro vicino di casa e noi nemmeno lo sappiamo, perché non ce ne interessiamo. Questo succede perché la tecnica deforma la nostra umanità. Un tempo, in uno scompartimento ferroviario si dialogava coi compagni di viaggio. Gli emigranti che salivano sul treno dalla Svizzera diretti in Puglia o in Calabria, parlavano molto, offrivano sempre da mangiare, cercavano rispettosamente di farti domandi, ti chiedevano cosa stessi leggendo. Oggi invece si viaggia in carrozze aperte, ma ognuno se ne sta per conto suo. Parla al telefonino, dimostra affetto al prossimo lontano, ma disturba il prossimo che gli sta seduto accanto». (Luigi ZOJA, La morte del prossimo Einaudi, Torino 2009, p. 13ss). I verbi della vicinanza e della compassione − lo vide − ne ebbe compassione − gli si fece vicino − gli fasciò le ferite − lo caricò sulla sua cavalcatura − lo portò in un albergo − si prese cura di lui. Le nostre ferite come spiraglio per la luce divina Ring the bells that still can ring Forget your perfect offering There is a crack in everything That’s how the light gets in. (Leonard COHEN, Anthem) Suona le campane che ancora puoi suonare, dimentica la tua offerta perfetta: in ogni cosa c’è una fessura, è così che la luce entra. «Donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli» (Preghiera eucaristica V/C) «Ubi amor, ibi oculus» (S. TOMMASO, 3 Sent., d. 35, I, 2, 1). Quest’anno desidero proporre alcuni pensieri alla luce di un breve testo biblico tratto dalla Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10,24). Il primo elemento è l’invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è katanoein,che significa osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà. Lo troviamo nel Vangelo, quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo, che pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa Provvidenza divina (cfr Lc12,24), e a «rendersi conto» della trave che c’è nel proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell’occhio del fratello (cfr Lc6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della stessa Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1), l’apostolo e sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che apre la nostra esortazione invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell’altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell’altro e a tutto il suo bene. […] Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo di Dio Paolo VI 22 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (Populorum progressio, n. 66). L’attenzione all’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è «buono e fa il bene» (Sal119,68). Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell’altro, desiderando che anch’egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. La Sacra Scrittura mette in guardia dal pericolo di avere il cuore indurito da una sorta di «anestesia spirituale» che rende ciechi alle sofferenze altrui. L’evangelista Luca riporta due parabole di Gesù in cui vengono indicati due esempi di questa situazione che può crearsi nel cuore dell’uomo. In quella del buon Samaritano, il sacerdote e il levita «passano oltre», con indifferenza, davanti all’uomo derubato e percosso dai briganti (cfrLc10,30-32), e in quella del ricco epulone, quest’uomo sazio di beni non si avvede della condizione del povero Lazzaro che muore di fame davanti alla sua porta (cfrLc16,19). In entrambi i casi abbiamo a che fare con il contrario del «prestare attenzione», del guardare con amore e compassione. Che cosa impedisce questo sguardo umano e amorevole verso il fratello? Sono spesso la ricchezza materiale e la sazietà, ma è anche l’anteporre a tutto i propri interessi e le proprie preoccupazioni. Mai dobbiamo essere incapaci di «avere misericordia» verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Invece proprio l’umiltà di cuore e l’esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all’empatia: «Il giusto riconosce il diritto dei miseri, il malvagio invece non intende ragione» (Pr 29,7). Si comprende così la beatitudine di «coloro che sono nel pianto» (Mt 5,4), cioè di quanti sono in grado di uscire da se stessi per commuoversi del dolore altrui. L’incontro con l’altro e l’aprire il cuore al suo bisogno sono occasione di salvezza e di beatitudine. Il «prestare attenzione» al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo. […] La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di «ammonire i peccatori». È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. […] Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. Persino «il giusto cade sette volte» (Pr24,16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr 1Gv1,8). È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi. (BENEDETTO XVI, Messaggio per la quaresima 2012). La nuova prospettiva possibile solo a partire dalla vita eterna Per Gesù la vita eterna è la realtà decisiva. Solo su questo sfondo egli dà la sua risposta e solo su questo sfondo la sua risposta ha il suo fondamento ultimo. Se non c’è la vita eterna, se non c’è la responsabilità di fronte al Dio vivente, allora in definitiva è indifferente come ci si comporta sulla strada che porta a Gerico. Presto tutto sarà dimenticato. Ma la responsabilità davanti a Dio non è qualcosa di estraneo al mondo; essa conduce al centro della nostra vita presente e ne determina la forma. Essa determina che cosa è giusto o falso sulla strada che porta a Gerico. Senza questa responsabilità, resta solo il problema di come mantenersi in vita il più a lungo possibile» (K. STOCK, Gesù la bontà di Dio, Edizioni AdP 1991, p. 82s). 23 Venerdì 9 marzo – Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA Gesù, il buon samaritano che paga di persona e consegna il sofferente alla cura della Chiesa La Chiesa, casa che accoglie tutti (pan-dochèion) La prospettiva dell’amore Tra i commenti “brevi” alla parabola del buon samaritano mi ha sempre colpito quello di M. L. KING, riassumibile così: la differenza tra i primi due e il samaritano è molto semplice. Il sacerdote e il levita hanno pensato: «cosa mi succederà se mi fermo?»; il samaritano, al contrario, si è chiesto: «cosa gli succederà se non mi fermo?». È la prospettiva dell’amore che cambia il comportamento. Preghiera silenziosa – adorazione Intercessioni Il Cristo Signore ci ha dato il comandamento nuovo di amarci gli uni gli altri come egli ci ha amato. Chiediamo la grazia di essere fedeli a questa legge fondamentale della vita cristiana: Accresci nel tuo popolo la carità, o Signore. Maestro buono, insegnaci ad amare te nei nostri fratelli, – e a far loro del bene nel tuo nome. Tu che sulla croce hai chiesto il perdono per i tuoi crocifissori, – aiutaci ad amare anche i nemici e a pregare per coloro che ci affliggono. Per il mistero del tuo corpo e del tuo sangue, accresci in noi la fortezza, la fiducia e l’amore, – rafforza i deboli, consola gli afflitti, dona la tua speranza ai morenti. Tu che hai ridato la vista al cieco nato, alla piscina di Siloe, – illumina i catecumeni con il lavacro battesimale nella parola di vita. Sazia i nostri fratelli defunti con il tuo eterno amore, – ammetti un giorno anche noi nell’assemblea gioiosa degli eletti. Padre nostro Benedizione e conclusione 24 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA Sabato 10 marzo ESSERE FINALMENTE SE STESSI - Preghiera Preghiera del mattino Inno 1. Nella santa assemblea, o nel segreto dell’anima, prostriamoci e imploriamo la divina clemenza. 3. Ricorda che ci plasmasti col soffio del tuo Spirito: siam tua vigna, tuo popolo, e opera delle tue mani. 2. Dall’ira del giudizio liberaci, o Padre buono; non togliere ai tuoi figli il segno della tua gloria. 4. Perdona i nostri errori, sana le nostre ferite, guidaci con la tua grazia alla vittoria pasquale. 5. Sia lode al Padre altissimo, al Figlio e al Santo Spirito com’era nel principio, ora e nei secoli eterni. Amen. Salmo (Sal 23) Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia. Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni. Gloria al Padre… Vangelo del giorno (Lc 15,1-3.11-32) In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti 25 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Il desiderio maggiore del Padre è l’amore tra fratelli. Per il Padre è ovvio che anche il figlio più peccatore debba essere accolto. Egli prova la stessa compassione del buon samaritano – una commozione viscerale – e corre incontro al figlio minore che torna alla sua casa. Ma con la stessa passione esce a supplicare il figlio maggiore di non escludersi dalla festa, perché una festa in cui anche uno solo dei figli manchi all’appello, è una festa mancata. «Questo tuo figlio…», dice con rabbia il maggiore; «questo tuo fratello», risponde con dolcezza il padre. «Padre nostro… perdona i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo…», ci ha insegnato a pregare Gesù, il «primogenito di molti fratelli» (Rm 8,29). Davanti allo sguardo del Padre, l’odio tra fratelli è chiamato a spegnersi. Ma non sapremo mai se il fratello maggiore sia entrato in casa o no: ogni giorno, del resto, la scena si ripete… Invocazioni Proclamiamo gioiosamente la nostra fede in Cristo, che con il lavacro della rigenerazione e con la mensa della sua parola e del suo corpo ci fa nascere creature nuove e ci ringiovanisce continuamente. Con questa fede preghiamo: Rinnovaci sempre, Signore, con la forza del tuo Spirito. − Gesù, mite ed umile di cuore, rivestici dei tuoi sentimenti di umiltà e di misericordia, perché ci perdoniamo sempre gli uni gli altri come tu hai perdonato a noi. − Insegnaci ad avvicinare i poveri e i sofferenti che troviamo sulla nostra strada per imitare te, buon Samaritano. − La beata Vergine, tua Madre, interceda per le vergini a te consacrate, perché vivano con gioia la loro donazione a te nella santa Chiesa. − Donaci un segno della tua misericordia, rimetti a noi i nostri debiti e allontana i castighi che meritiamo. Padre nostro Orazione Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto; perché ogni nostra attività abbia sempre da Te il suo inizio e in Te il suo compimento. Per Cristo nostro Signore. Preghiera a metà giornata Preghiera iniziale Signore, fammi conoscere la bellezza della tua chiamata e il dono della tua costante presenza. Aiutami a capire il tuo disegno su di me e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità. Fammi comprendere a che punto sono nel cammino della vita cristiana: 26 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA quali sono i difetti da superare e le virtù da conquistare. Mi abbandono a Te, perché tu mi aiuti sempre a fare la tua soave volontà. Te lo chiedo con cuore nuovo, grande e forte per Cristo Signore nostro. Amen. Salmo penitenziale (Sal 129) Dal profondo dell’angoscia grido a te, Signore; Signore, ascolta il mio pianto! Le tue orecchie siano attente alla voce della mia preghiera. Se tieni conto delle colpe, Signore, Signore, chi potrà vivere ancora? Ma tu sei colui che perdona e noi potremo servirti. Con tutta l’anima spero nel Signore e conto sulla sua parola: Spero nel Signore e l’attendo più che una sentinella l’aurora. Tutto Israele speri nel Signore: egli è buono e può liberarci. Il Signore libera il suo popolo da tutti i suoi peccati. Gloria al Padre… Esame di coscienza Si ricordi quanto detto sull’esame di coscienza “particolare”. Orazione O Dio che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per Cristo nostro Signore. 27 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA Preghiera serale Canto d’ingresso (invocazione allo Spirito Santo) Saluto e monizione PREGHIAMO. O Dio, che per mezzo dei sacramenti ci rendi partecipi del tuo mistero di gloria, guidaci attraverso le esperienze della vita, perché possiamo giungere alla splendida luce in cui è la tua dimora. Per Cristo nostro Signore. Salmo di meditazione (Sal 119, 105-112) Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia. Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola. Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi. La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge. Gli empi mi hanno teso i loro lacci, ma non ho deviato dai tuoi precetti. Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore. Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia ricompensa per sempre. Gloria al Padre… Canto al Vangelo Vangelo (Mc 10, 46-52) 46 E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48 Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49 Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50 Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. Meditazione Trovare la propria strada La via “larga” è quella che tutti percorrono. Ma tu devi trovare il tuo personale cammino. Qui non basta più andare dietro agli altri. Devi ascoltare con cura dentro di te qual è il tuo cammino. E a quel punto devi decidere con coraggio di percorrere quel cammino, anche quando ti senti molto solo. Solo il tuo personalissimo cammino potrà farti crescere e condurti alla vera vita. (Anselm GRÜN, Vergiss das beste nicht [Non dimenticare il meglio], Herder 2000, p. 11. Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: «Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno o l’altro ci avrai azzeccato di sicuro». Mi fece una grande impressione, e da quel momento, per i successivi trentatré anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: «Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?». E ogni volta che la risposta era “no” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa. […] Ricordarvi che un giorno morirete è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate 28 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore. […] Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altri zittisca la vostra voce interiore. E, ancor più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Il tutto il resto è secondario. […] Stay hungy. Stay foolish. Siate affamati. Siate folli. (Steve JOBS, Discorso di Stanford, 12 giugno 2005). Definire la propria vita è raggiungere la verità di se stessi Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico. «Ciascuno in Israele ha l’obbligo di riconoscere e considerare che lui è unico al mondo nel suo genere, e che al mondo non è mai esistito nessun uomo identico a lui: se infatti fosse già esistito al mondo un uomo identico a lui, egli non avrebbe motivo di essere al mondo. Ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo. Perché, in verità, che questo non accada è ciò che ritarda la venuta del Messia». Ciascuno è tenuto a sviluppare e dar corpo proprio a questa unicità e irripetibilità, non invece a rifare ancora una volta ciò che un altro – fosse pure la persona più grande – ha già realizzato. […] Rabbi Sussja, in punto di morte, esclamò: «Nel mondo futuro non mi si chiederà: “Perché non sei stato Mosè?”; mi si chiederà invece: “Perché non sei stato Sussja?”». Tutti gli uomini hanno accesso a Dio, ma ciascuno ha un accesso diverso. L’universalità di Dio consiste nella molteplicità infinita dei cammini che conducono a lui, ciascuno dei quali è riservato a un uomo. […] Dio non dice: «Questo cammino conduce fino a me, mentre quell’altro no»; dice invece: «Tutto quello che fai può essere un cammino verso di me, a condizione che tu lo faccia in modo tale che ti conduca fino a me». Ma in che cosa consista ciò che può e deve fare quell’uomo preciso e nessun altro, può rivelarsi all’uomo solo a partire da se stesso. In questo campo, il fatto di guardare quanto un altro ha fatto e di sforzarsi di imitarlo può solo indurre in errore; comportandosi così, infatti, uno perde di vista ciò a cui lui, e lui solo, è chiamato… Il cammino attraverso il quale un uomo avrà accesso a Dio gli può essere indicato unicamente dalla conoscenza del proprio essere, la conoscenza della propria qualità e della propria tendenza essenziale. “In ognuno c’è qualcosa di prezioso che non c’è in nessun altro”. Ma ciò che è prezioso dentro di sé, l’uomo può scoprirlo solo se coglie veramente il proprio sentimento più profondo, il proprio desiderio fondamentale, ciò che muove l’aspetto più intimo del proprio essere. È indubbio che l’uomo conosca spesso il proprio sentimento più profondo solo nella forma della passione particolare, nella forma della "cattiva inclinazione" che vuole sviarlo. Conformemente alla sua natura, il desiderio più ardente di un essere umano, tra le diverse cose che incontra, si focalizza innanzitutto su quelle che promettono di colmarlo. L’essenziale è che l’uomo diriga la forza di quello stesso sentimento, di quello stesso impulso, dall’occasionale al necessario, dal relativo all’assoluto: cosi troverà il proprio cammino. (M. BUBER, Il cammino dell’uomo, Qiqajon, Magnano 2000, cap. II: Il cammino particolare). La dialettica tra i desideri e i limiti − Il desiderio apre ed espande la vita verso il futuro − Il limite chiude e definisce la vita nel presente Crescere significa affrontare il passaggio dalla potenzialità infinita dell’infanzia, aumentato dalla dimensione fantastica del desiderio, al ridimensionamento che progressivamente restringe il campo delle possibilità residue. Diventare adulti significa darsi una forma tra le tante potenzialmente possibili, sotto la guida del desiderio più nobile e riconoscendo onestamente i limiti imposti dalla scelta stessa. Quando non si accetta questa dialettica, l’equilibrio umano si spezza. E allora o si elimina il desiderio, per non vederlo deluso (e la vita si spegne in un cinismo pessimista), o si pretende di cancellare il limite (ma la fuga nella fantasia – doppiamente insidiosa nel tempo del virtuale – fa poi pagare un conto molto salato). L’equilibrio tra desiderio infinito e limiti concreti è lo spazio della mia libertà, in cui rispondo alla vocazione e sono finalmente libero di essere me stesso. Se il desiderio è lo sbocciare della vita che si mantiene fresca e in fiore, il limite introduce la nozione della morte nei progetti e realizzazioni possibili, ricorda il definitivo, nel senso di non ritorno, di chiusura delle possibilità. Può essere questo un discorso triste, che uccide la speranza, perché sembra riconoscere che alla fine l’unica cosa certa della vita e la morte e che dunque ogni desiderio è alla fine velleità, 29 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA “illusione” nel senso freudiano. E invece desiderio e limite costituiscono i due aspetti inscindibili della medesima componente […]. Quando il desiderio è unito al limite, porta ad una esperienza reale, perché il limite, esattamente come il desiderio, permette di vivere: pensiamo ad es. ai limiti precisi che consentono la comparsa della vita in un ambiente, basterebbe spostare anche solo di qualche grado l’inclinazione dell’asse terrestre (o la distanza dal sole) per rendere invivibile la terra. […] Riconoscere il limite non significa dunque penalizzare il desiderio, ma anzi costituisce l’unica maniera possibile di concretizzarlo. La realizzazione del desiderio, e quindi una vita realizzata, si compie mediante l’incontro delle due opposte direttrici, dei desideri e dei limiti. (G. CUCCI, La forza della debolezza, p. 36-37) È scegliendo che capiamo chi siamo, se siamo persone con il cuore piccolo come una lenticchia e le mani chiuse come i neonati, o credenti dalle mani aperte e cuore trafitto, come Gesù sulla croce. Certamente questa educazione della volontà all’esercizio dello scegliere è oggi particolarmente difficile specie per i giovani che hanno uno scarso senso del tempo e della storia personale, e per i quali tutto è infinitamente possibile. Ma se tutto è possibile, allora l’identità rimante larvale, come una cellula staminale e, dunque, plenipotenziaria: si può essere chiunque, ma si rimane dei “nessuno” indaffarati a far nulla, anche dopo i trent’anni. Convertire la mente alla realtà comporta la responsabilità di “annunciare” che la vita terrena non è quella eterna e che in questa esistenza che mi è regalata io sono chiamato a realizzare un progetto, una vocazione inscritta nel mio DNA interiore. Per perseguire ciò bisogna farsi carico con responsabilità di se stessi, rinunciando a pensare che la vita mi presenterà tutto su un piatto d’argento. Ci vuole coraggio. E il coraggio lo tira fuori solo colui che va incontro a una fine, come Gesù nel Getsemani, davanti al traditore e ai soldati del tempio, si fa avanti, esclamando «Quello che cercate sono io» (cfr Gv 18,4). Il Signore è andato incontro agli eventi con coraggio, non si è nascosto dalla vita, perché anche nella morte desiderava raggiungere il suo unico obiettivo: fare la volontà del Padre. (G. FORLAI, Certissima luce. Il cristiano e la vita eterna, San Paolo, Cinisello Balsamo 2012, p. 65s). Vivere nel presente, obbedire alla realtà, attendere l’eternità Quanta profonda sapienza cristiana nell’Ave Maria! […] Recriminare sul passato, evadere dal presente, preoccuparsi del futuro, ecco l’arma con cui il demonio fa maggiormente scempio di un’anima. Il nunc dell’Ave Maria distrugge tutta la baracca del diavolo… Nel nunc si risolve tutta la nostra vita religiosa; se fossimo perfetti nel nunc avremmo risolto tutti i nostri problemi. Solo il nunc è in mano nostra, e quindi anche l’hora mortis, che diventerà così il nostro ultimo nunc (Clemente REBORA, in Curriculum vitae, Intelinea edizioni, Novara 2001, p. 111). Preghiera silenziosa – adorazione Intercessioni Glorifichiamo la Provvidenza di Dio Padre, che ha cura di tutte le sue creature, e diciamo con umiltà e fiducia: Salva, Signore, tutti i tuoi figli. Datore di ogni bene e fonte di verità, riempi del tuo Spirito il nostro Papa Benedetto e il collegio dei vescovi, – custodisci nella vera fede il popolo affidato al loro servizio pastorale. Unisci nella carità coloro che mangiano lo stesso pane della vita, – perché la Chiesa, tuo mistico corpo, si edifichi nell’unità e nella pace. Aiutaci con la tua grazia a spogliarci dell’uomo vecchio corrotto dalle passioni ingannatrici, – rivestici dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella vera giustizia e santità. Fa’ che i peccatori tornino alla tua casa, per i meriti del Cristo salvatore, – e partecipino ai benefici della sua redenzione. Fa’ che i nostri fratelli defunti ti lodino senza fine nella gloria del paradiso, – dove anche noi un giorno speriamo di cantare le tue misericordie. 30 Sabato 10 marzo – Diventare finalmente se stessi: PREGHIERA Padre nostro Benedizione e conclusione *** A mo’ di conclusione aperta… Nella conversazione sui giovani e Gesù è risuonata una domanda: questa grande presenza di Gesù ha il futuro assicurato, qui in Italia e in Occidente, o invece i giovani, pur amandolo e ammirandolo per tanti aspetti, stanno perdendo la fede in lui, in concreto stanno abituandosi a vivere a prescindere dal Gesù vivo e reale, sostituendolo magari con un Gesù immaginario, fabbricato da una cattiva letteratura o costruito sulla misura dei nostri gusti? A questa domanda non c’è una risposta prestabilita, una risposta, cioè, in grado di prevedere il futuro della fede in Italia e in Occidente. In realtà questo futuro è aperto, aperto alla nostra libertà e prima ancora alla libertà e alla misericordia di Dio. Esiste però una risposta precisa e vincolante per ogni credente, che non prevede gli esiti ma indica il nostro compito. Questa risposta si riassume in una parola, che è tra le più antiche e originarie del cristianesimo: la parola missione, come ciascuno di voi ha già compreso. Gesù stesso, con la forza dello Spirito Santo, è colui che è mandato dal Padre, colui che si identifica con la missione che il Padre gli ha affidato. E missionari, mandati da Cristo con il dono dello Spirito, sono gli Apostoli, missionaria era tutta la comunità cristiana delle origini. In ogni epoca la Chiesa ha generato grandi missionari. Oggi probabilmente non basta più che alcuni membri della Chiesa vivano la loro fede come missione, in paesi lontani o qui da noi. Gesù rimarrà sempre nostro contemporaneo, perché vive con noi e per noi nell’eterno presente di Dio. Affinché però anche noi viviamo da suoi contemporanei, con lui e per lui, mi sembra necessario che oggi la missione ritorni ad essere quello che è stata all’inizio: una scelta di vita che coinvolge l’intera comunità cristiana e ciascuno dei suoi membri, ciascuno naturalmente secondo le condizioni concrete della sua esistenza. Card. Camillo RUINI, Conclusioni del convegno «Gesù nostro contemporaneo» – Roma, 11 febbraio 2012). 31 Canti Vieni, vieni Spirito d’amore Rit. Vieni, vieni, Spirito d'Amore ad insegnar le cose di Dio. Vieni, vieni, Spirito di pace, a suggerir le cose che Lui ha detto a noi. 1. Noi Ti invochiamo, Spirito di Cristo, vieni Tu dentro di noi, cambia i nostri occhi, fa' che noi vediamo la bontà di Dio per noi. Rit. 2. Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare, insegnaci a lodare Iddio. Insegnaci ad amare, insegnaci la Vita, insegnaci tu l'unità. Rit. Tu sei bellezza, Tu sei la pace, la sicurezza, il gaudio, la letizia. Tu sei speranza, Tu sei giustizia, Tu temperanza ed ogni ricchezza. Tu sei il Custode, Tu sei mitezza, Tu sei rifugio, Tu sei fortezza. Tu carità, fede e speranza, Tu sei tutta la nostra dolcezza. Tu sei la Vita, eterno gaudio, Signore grande, Dio ammirabile. Onnipotente, o Creatore, o Salvatore di misericordia. Ogni mia parola 3. Vieni, o Spirito, dai quattro venti e soffia su chi non ha vita. Vieni, o Spirito, e soffia su di noi perché anche noi riviviamo. Rit. *Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza irrigare e far germogliare la terra, Dall’aurora al tramonto *Così ogni mia parola non ritornerà a me senza operare quanto desidero, senza aver compiuto ciò per cui l’avevo mandata, ogni mia parola, ogni mia parola. Dall’aurora io cerco te fino al tramonto ti chiamo ha sete solo di te l’anima mia come terra deserta. Non mi fermerò un solo istante, sempre canterò la tua lode perché sei il mio Dio il mio riparo mi proteggerai all’ombra delle tue ali. Non mi fermerò un solo istante, io racconterò le tue opere perché sei il mio Dio, unico bene, nulla mai potrà la notte contro di me. Dall’aurora io cerco te fino al tramonto ti chiamo ha sete solo di te l’anima mia come terra deserta. ha sete solo di te l’anima mia come terra deserta. Lodi all’Altissimo Tu Tu Tu Tu Tu Tu sei Santo, Signore Dio, sei forte, Tu sei grande. sei l’Altissimo, l’Onnipotente. Padre Santo, Re del cielo. sei Trino, Uno Signore, sei il bene, tutto il bene. Tu sei l’Amore, Tu sei il vero, Tu sei umiltà, Tu sei sapienza. Vivere la vita Vivere la vita con le gioie e coi dolori di ogni giorno, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e inabissarsi nell'amore è il tuo destino, è quello che Dio vuole da te. Fare insieme agli altri la tua strada verso Lui, correre con i fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai. Vivere la vita è l'avventura più stupenda dell'amore, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e generare ogni momento il Paradiso è quello che Dio vuole da te. Vivere perché ritorni al mondo l'unità, perché Dio sta nei fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai. Vivere perché ritorni al mondo l'unità, perché Dio sta nei fratelli tuoi... Scoprirai allora il cielo dentro di te, una scia di luce lascerai, una scia di luce lascerai. CATECHESI DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE DEL 22 FEBBRAIO 2012 MERCELEDÌ DELLE CENERI Cari fratelli e sorelle, in questa Catechesi vorrei soffermarmi brevemente sul tempo della Quaresima, che inizia oggi con la Liturgia del Mercoledì delle Ceneri. Si tratta di un itinerario di quaranta giorni che ci condurrà al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, il cuore del mistero della nostra salvezza. Nei primi secoli di vita della Chiesa questo era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede e di conversione per giungere a ricevere il sacramento del Battesimo. Si trattava di un avvicinamento al Dio vivo e di una iniziazione alla fede da compiersi gradualmente, mediante un cambiamento interiore da parte dei catecumeni, cioè di quanti desideravano diventare cristiani ed essere incorporati a Cristo e alla Chiesa. Successivamente, anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a quella di Cristo. La partecipazione dell’intera comunità ai diversi passaggi del percorso quaresimale sottolinea una dimensione importante della spiritualità cristiana: è la redenzione non di alcuni, ma di tutti, ad essere disponibile grazie alla morte e risurrezione di Cristo. Pertanto, sia coloro che percorrevano un cammino di fede come catecumeni per ricevere il Battesimo, sia coloro che si erano allontanati da Dio e dalla comunità della fede e cercavano la riconciliazione, sia coloro che vivevano la fede in piena comunione con la Chiesa, tutti insieme sapevano che il tempo che precede la Pasqua è un tempo di metanoia, cioè del cambiamento interiore, del pentimento; il tempo che identifica la nostra vita umana e tutta la nostra storia come un processo di conversione che si mette in movimento ora per incontrare il Signore alla fine dei tempi. Con una espressione diventata tipica nella Liturgia, la Chiesa denomina il periodo nel quale siamo entrati oggi «Quadragesima», cioè tempo di quaranta giorni e, con un chiaro riferimento alla Sacra Scrittura ci introduce così in un preciso contesto spirituale. Quaranta è infatti il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del Popolo di Dio. E’ una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Questo numero non rappresenta un tempo cronologico esatto, scandito dalla somma dei giorni. Indica piuttosto una paziente perseveranza, una lunga prova, un periodo sufficiente per vedere le opere di Dio, un tempo entro cui occorre decidersi ad assumere le proprie responsabilità senza ulteriori rimandi. E’ il tempo delle decisioni mature. Il numero quaranta appare anzitutto nella storia di Noè. Quest’uomo giusto, a causa del diluvio trascorre quaranta giorni e quaranta notti nell’arca, insieme alla sua famiglia e agli animali che Dio gli aveva detto di portare con sé. E attende altri quaranta giorni, dopo il diluvio, prima di toccare la terraferma, salvata dalla distruzione (cfr Gen 7,4.12; 8,6). Poi, la prossima tappa: Mosè rimane sul monte Sinai, alla presenza del Signore, quaranta giorni e quaranta notti, per accogliere la Legge. In tutto questo tempo digiuna (cfr Es 24,18). Quaranta sono gli anni di viaggio del popolo ebraico dall’Egitto alla Terra promessa, tempo adatto per sperimentare la fedeltà di Dio. «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni… Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni», dice Mosè nel Deuteronomio alla fine di questi quarant'anni di migrazione (Dt 8,2.4). Gli anni di pace di cui gode Israele sotto i Giudici sono quaranta (cfr Gdc 3,11.30), ma, trascorso questo tempo, inizia la dimenticanza dei doni di Dio e il ritorno al peccato. Il profeta Elia impiega quaranta giorni per raggiungere l’Oreb, il monte dove incontra Dio (cfr 1 Re 19,8). Quaranta sono i giorni durante i quali i cittadini di Ninive fanno penitenza per ottenere il perdono di Dio (cfr Gn 3,4). Quaranta sono anche gli anni dei regni di Saul (cfr At 13,21), di Davide (cfr 2 Sam 5,4-5) e di Salomone (cfr 1 Re 11,41), i tre primi re d’Israele. Anche i Salmi riflettono sul significato biblico dei quaranta anni, come ad esempio il Salmo 95, del quale abbiamo sentito un brano: «Se ascoltaste oggi la sua voce! “Non indurite il cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere. Per quarant'anni mi disgustò quella generazione e dissi: sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie”» (vv. 7c-10). Nel Nuovo Testamento Gesù, prima di iniziare la vita pubblica, si ritira nel deserto per quaranta giorni, senza mangiare né bere (cfr Mt 4,2): si nutre della Parola di Dio, che usa come arma per vincere il diavolo. Le tentazioni di Gesù richiamano quelle che il popolo ebraico affrontò nel deserto, ma che non seppe vincere. Quaranta sono i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al Cielo e inviare lo Spirito Santo (cfr At 1,3). Con questo ricorrente numero di quaranta è descritto un contesto spirituale che resta attuale e valido, e la Chiesa, proprio mediante i giorni del periodo quaresimale, intende mantenerne il perdurante valore e renderne a noi presente l’efficacia. La liturgia cristiana della Quaresima ha lo scopo di favorire un cammino di rinnovamento spirituale, alla luce di questa lunga esperienza biblica e soprattutto per imparare ad imitare Gesù, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la Parola di Dio. I quarant’anni della peregrinazione di Israele nel deserto presentano atteggiamenti e situazioni ambivalenti. Da una parte essi sono la stagione del primo amore con Dio e tra Dio e il suo popolo, quando Egli parlava al suo cuore, indicandogli continuamente la strada da percorrere. Dio aveva preso, per così dire, dimora in mezzo a Israele, lo precedeva dentro una nube o una colonna di fuoco, provvedeva ogni giorno al suo nutrimento facendo scendere la manna e facendo sgorgare l’acqua dalla roccia. Pertanto, gli anni trascorsi da Israele nel deserto si possono vedere come il tempo della 33 speciale elezione di Dio e della adesione a Lui da parte del popolo: tempo del primo amore. D’altro canto, la Bibbia mostra anche un’altra immagine della peregrinazione di Israele nel deserto: è anche il tempo delle tentazioni e dei pericoli più grandi, quando Israele mormora contro il suo Dio e vorrebbe tornare al paganesimo e si costruisce i propri idoli, poiché avverte l’esigenza di venerare un Dio più vicino e tangibile. E' anche il tempo della ribellione contro il Dio grande e invisibile. Questa ambivalenza, tempo della speciale vicinanza di Dio - tempo del primo amore -, e tempo della tentazione – tentazione del ritorno al paganesimo -, la ritroviamo in modo sorprendente nel cammino terreno di Gesù, naturalmente senza alcun compromesso col peccato. Dopo il battesimo di penitenza al Giordano, nel quale assume su di sé il destino del Servo di Dio che rinuncia a se stesso e vive per gli altri e si pone tra i peccatori per prendere su di sé il peccato del mondo, Gesù si reca nel deserto per stare quaranta giorni in profonda unione con il Padre, ripetendo così la storia di Israele, tutti quei ritmi di quaranta giorni o anni a cui ho accennato. Questa dinamica è una costante nella vita terrena di Gesù, che ricerca sempre momenti di solitudine per pregare il Padre suo e rimanere in intima comunione, in intima solitudine con Lui, in esclusiva comunione con Lui, e poi ritornare in mezzo alla gente. Ma in questo tempo di “deserto” e di incontro speciale col Padre, Gesù si trova esposto al pericolo ed è assalito dalla tentazione e dalla seduzione del Maligno, il quale gli propone una via messianica altra, lontana dal progetto di Dio, perché passa attraverso il potere, il successo, il dominio e non attraverso il dono totale sulla Croce. Questa è l'alternativa: un messianesimo di potere, di successo, o un messianesimo di amore, di dono di sé. Questa situazione di ambivalenza descrive anche la condizione della Chiesa in cammino nel “deserto” del mondo e della storia. In questo “deserto” noi credenti abbiamo certamente l’opportunità di fare una profonda esperienza di Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la carità; un’esperienza che ci fa partecipi della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte mediante il Sacrificio d’amore sulla Croce. Ma il “deserto” è anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda: l’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento alla trascendenza. E’ questo anche l’ambiente in cui il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno. Nonostante questo, anche per la Chiesa di oggi il tempo del deserto può trasformarsi in tempo di grazia, poiché abbiamo la certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva che disseta e ristora. Cari fratelli e sorelle, in questi quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua di Risurrezione possiamo ritrovare nuovo coraggio per accettare con pazienza e con fede ogni situazione di difficoltà, di afflizione e di prova, nella consapevolezza che dalle tenebre il Signore farà sorgere il giorno nuovo. E se saremo stati fedeli a Gesù seguendolo sulla via della Croce, il chiaro mondo di Dio, il mondo della luce, della verità e della gioia ci sarà come ridonato: sarà l’alba nuova creata da Dio stesso. Buon cammino di Quaresima a voi tutti! 34 Indice Presentazione................................................................................1 Introduzione generale agli esercizi spirituali ............................3 RITORNARE A DIO PER DIVENTARE SE STESSI.............3 Tre giorni di grazia per cercare il volto di Dio ..........................5 Giovedì 8 marzo Risvegliare il desiderio di Dio: DIGIUNO.....................................6 Preghiera del mattino.................................................................6 Preghiera a metà giornata ..........................................................9 Preghiera serale........................................................................11 Meditazione .............................................................................12 Venerdì 9 marzo Occhi per vedere il fratello: ELEMOSINA ..................................17 Preghiera del mattino...............................................................17 Preghiera a metà giornata ........................................................19 Preghiera serale........................................................................21 Meditazione .............................................................................22 Sabato 10 marzo Essere finalmente se stessi: PREGHIERA ...................................25 Preghiera del mattino...............................................................25 Preghiera a metà giornata ........................................................26 Preghiera serale........................................................................28 Meditazione .............................................................................28 Canti............................................................................................32 Udienza del Santo Padreil nel mercoledì delle ceneri.............33 Indice.........................................................................................355 35