END Milano
Giornalino dell’Équipes Notre Dame - Settore di Milano
Anno 17° n° 3 - Ottobre 1998
Tre anni di impegno, insieme...
Ci siamo già dentro fino al collo: le nuove coppie di insieme su questi punti, non con l'intento di fare processi a
collegamento da trovare (e trovate), i primi due incontri qualcuno o a qualcosa, nemmeno a noi stessi ed al nostro
passato, ma con quello di costruire un
dell'équipe di Settore, la sessione per i
futuro migliore.
responsabili a Frascati, un calendario
A novembre l'équipe di Settore indi impegni che ha fatto la gioia di
Francesco e Benedetta (Uahooo! Quancontrerà, con le altre EDS della Regiote domeniche in pace...).
ne Nord-Est, il Card. Martini ad
Alla guida gli Avesani,
Eupilio, presentando la sintesi del laMa, insieme, l'inizio di un più approche fra tutti so’ i più anziani.
voro fatto da tutti sui doni dello Spirito
fondito cammino di spiritualità: la MesPer età non son da meno
Santo: chiederemo in quell'occasione
sa infrasettimanale, un maggior spazio
al Cardinale di mostrarci la strada
alla preghiera, il televisore che quali due liguri Galleno.
sulla quale il nostro movimento si
che sera resta spento... E quindi grazie
Poi ci sono i Dicorato
dovrà incamminare, quali siano i coma voi per questo incarico che ci farà
dal pugliese bel parlato.
piti specifici che saremo chiamati a
crescere.
Certo quel più riprodotto
svolgere nella Chiesa di Milano, alle
E veniamo al Settore. In questi ulticon Tiziana è lui, il Farotto.
soglie del terzo millennio.
mi tre anni il numero delle équipes è
Da Senago quatti, quatti
È uscita da poco la Lettera pastorale
fortemente aumentato: Monza 3 e 4,
del Card. Martini "Ritorno al padre di
Aicurzio, Cormano 1, 2 e 3, Pavia 2;
non son quattro, ma due Gatti.
tutti". Superfluo raccomandarne la letsiamo a 19 con oltre 125 coppie, un
C’è di “Zen” un vero asso
tura: ma cerchiamo di riscoprire, denmezzo esercito.
e si chiama Gianni Grasso.
tro di noi, l'inquietudine di chi si sente
Crediamo sia il momento di riflettePoi simpatici ed aperti
debitore verso il Padre. Quell'inquiere bene insieme sul movimento, di
son di Sesto gli Isalberti.
tudine che sola può sfociare nella giopuntualizzare meglio, sempre meglio,
Sarà dolce e non amaro
ia piena del perdono ottenuto: riconoil perché ed il come del nostro cammisciamoci allora nel "figliuol prodigo"
nare insieme, i fini che ci poniamo ed
lo star con i Pignataro.
e non nel fratello maggiore che non si
i mezzi per raggiungerli.
E il giornale tocca a te,
sente in debito!
E qui un consiglio, per tutti, noi due
caro Biagio Savarè,
Riesaminiamoci, anche come mocompresi: rileggiamo la Carta, cone non fare la manfrina
vimento, alla luce di questa parabola:
frontiamoci con la Carta, riprendiamo
di mollarlo alla Marina.
come siamo verso di noi, verso gli
in mano i documenti del movimento, e
altri, i credenti, i non credenti, i poveri,
facciamo tutti insieme un riesame del
Ed a tutti un buon consiglio
gli ultimi. E reincontriamo il Padre,
nostro impegno.
porta il caro don Maurilio.
quel padre della parabola che
A questo punto, crediamo, tutti ci
Noi speriam che con amore
Rembrandt raffigurò con una mano di
porremo le stesse domande. Arriviaquesta équipe guidi il Settore
uomo ed una di donna, per significare
mo preparati alle riunioni mensili, pronper il prossimo triennio
che Dio ci è sì Padre ma anche Madre
ti all'ascolto e disposti ad aprire il
agli albori del millennio.
misericordiosa.
nostro cuore ai co-équipiers? LeggiaCi vedremo (con molti di voi non si
mo la Lettera END od almeno il suo
siamo ancora incontrati, e i vostri volti
editoriale? Partecipiamo agli incontri
del Settore, agli esercizi spirituali annuali, agli incontri di ci "mancano"!), ci rivedremo, ci conosceremo e ci ameremo
équipes miste? Versiamo la quota annuale nello spirito del di più e meglio per conoscere ed amare di più e meglio il
movimento (e nella misura suggerita della retribuzione di una nostro prossimo. Non chiudiamoci, viviamo il movimento,
giornata)? Abbiamo il "senso del movimento" nel nostro arricchiamoci nello scambio fraterno! E non abbiamo paura
Settore, nella nostra Regione, in Italia, nel mondo? Abbiamo di "spendere" il nostro tempo! Forse non è una merce così
"capito" la sussidiarietà, che dovrebbe far sì che un Settore rara...
Su questo giornalino troverete tante belle testimonianze di
posto in una zona ricca come la nostra si debba far carico
anche delle necessità di altri Settori situati in zone molto più coppie che sono "andate", vincendo timori e pigrizia, e che,
povere? Siamo disponibili a svolgere un "servizio" nel pienamente soddisfatte delle esperienze vissute, "ritorneranno".
movimento, se richiesti?
Un abbraccio a tutti, lungo tre anni
Ci fermiamo qui, ma con la promessa di confrontarci
Paolo e Lidia Avesani
Sector adventure
2 - Ottobre 1998
END milano
3°: Ricordati di santificare le feste
La Lettera END n. 99 conteneva molti articoli su come
viene vissuto in famiglia il “giorno di riposo del Signore”.
Il 31 maggio, giorno di Pentecoste, a pochi giorni dal
termine della stesura della lettera, il Papa ha pubblicato un
documento, intitolato “Dies Domini”, nel quale ci invita a
riflettere con lui sul senso della domenica, per sottolineare
le ragioni per viverla come vero “giorno del Signore”,
anche nelle nuove circostanze del nostro tempo.
Pensiamo sia utile riproporre qui di seguito i punti più
significativi.
Perché una lettera sulla domenica?
1. L’imminenza del Giubileo ci invita ad approfondire
il nostro impegno spirituale attraverso molteplici iniziative che caratterizzeranno l’anno 2000. Non dobbiamo
tuttavia pensare che le celebrazioni particolari abbiano un
valore più grande di quella straordinaria celebrazione
eucaristica che tutte le domeniche ci fa rivivere la risurrezione di Cristo e ci rinnova per l’abbondante flusso di
grazia che porta con sè. La domenica, con la sua ordinaria
“solennità”, resterà a scandire il tempo del pellegrinaggio
della Chiesa sulla terra.
2. Si pensa sempre più alla domenica come al “giorno
del riposo” piuttosto che al “giorno del Signore”. Così
come si cercano svaghi per il corpo e per la mente per
riposarsi e ricaricarsi dopo la settimana lavorativa, così è
necessario per il cristiano interrompere la sua attività per
ritrovare pienamente sè stesso, avvertendo la sua vitale e
liberante dipendenza dal Creatore.
3. “Non abbiate paura di dare il vostro tempo a Cristo!
Sì, apriamo a Cristo il nostro tempo, perché egli lo possa
illuminare ed indirizzare.
Il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, ma
piuttosto tempo guadagnato per l’umanizzazione profonda dei nostri rapporti e della nostra vita”.
Cos’è la domenica?
Tutta la vita dell’uomo dovrebbe essere vissuta come
lode e ringraziamento nei confronti del Creatore. Ma il
rapporto dell’ uomo con Dio ha bisogno anche di momenti
di esplicita preghiera, in cui il rapporto si fa dialogo
intenso. Il giorno del Signore è per eccellenza il giorno di
questo rapporto. Proprio per questo è anche il giorno del
riposo: l’interruzione del ritmo spesso opprimente delle
occupazioni, esprime il riconoscimento della propria dipendenza da Dio. Tutto è di Dio!
Nel momento in cui il cristiano celebra le meraviglie
operate da Dio, il suo riposo assume pieno significato.
Come santificare la domenica?
1. Partecipando alla celebrazione eucaristica, che è la
celebrazione della viva presenza del Risorto in mezzo ai
suoi. Perché tale presenza sia vissuta, non basta che i
discepoli di Cristo preghino individualmente. Essi, infatti,
non sono stati salvati a titolo individuale, ma come membra del corpo di Cristo, entrati a far parte del popolo di
Dio. E’ importante perciò che si radunino per esprimere
pienamente l’identità stessa della Chiesa, dal greco
ekklesia, ossia l’assemblea convocata dal Signore risorto,
il quale ha offerto la sua vita per “riunire insieme i figli di
Dio che erano dispersi.” (Gv, 11, 52).
2. Dedicandosi alle attività di misericordia, di carità e
di apostolato. Fin dai tempi degli Apostoli, infatti, la
riunione domenicale era per i cristiani un momento di
condivisione fraterna con i più poveri. L’Eucaristia è
evento e progetto di fraternità. Dalla Messa domenicale
parte un’onda di carità destinata ad espandersi in tutta la
vita dei fedeli, iniziando ad animare il modo stesso di
vivere il resto della domenica. Se essa è giorno di gioia,
occorre che il cristiano dica con i suoi atteggiamenti
concreti che non si può essere felici “da soli”. Egli si
guarda intorno per individuare le persone che possono
aver bisogno della sua solidarietà. Può accadere che nel
suo vicinato o nel suo raggio di conoscenze vi siano
ammalati, anziani, bambini, immigrati che proprio di
domenica avvertono in modo ancor più cocente la loro
solitudine, la loro necessità, la loro condizione di sofferenza. Certamente l’impegno per loro non può limitarsi ad
una sporadica iniziativa domenicale. Ma posto un atteggiamento di impegno più globale, perché non dare al
giorno del Signore un maggior tono di condivisione,
attivando tutta l’inventiva di cui è capace la carità cristiana?
Quali aspetti della Messa domenicale dobbiamo rivalutare?
1. Il carattere festoso.
“I discepoli gioirono nel vedere il Signore” (Gv. 20, 20).
E’ un invito a rivivere, in qualche modo, l’esperienza dei
due discepoli di Emmaus, che sentirono “ardere il cuore
nel petto” mentre il Risorto si affiancava a loro lungo il
cammino, spiegando le Scritture e rivelandosi allo “spezzare del pane” (Lc 24, 32-35). Questa gioia, frutto dell’azione dello Spirito Santo in noi, nasce dalla consapevolezza che il Signore non ci ha abbandonati, ma è realmente
risorto e vive in mezzo a noi.
Per dare alle celebrazioni eucaristiche questo carattere
festoso, esse dovranno essere preparate con cura particolare: a partire dai canti ben curati, al coinvolgimento dei
fedeli in quelle espressioni che la liturgia suggerisce e
raccomanda. “Come ho avuto modo, in altra occasione di
ricordare, tra le numerose attività che una parrocchia
svolge, nessuna è tanto vitale o formativa della comunità
quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore
e della sua Eucaristia”.
2. La dimensione comunitaria.
Il Concilio Vaticano II ha richiamato la necessità di
adoperarsi perché “il senso della comunità parrocchiale
fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della
Messa domenicale”. Nelle Messe domenicali della parrocchia è normale che si ritrovino i vari gruppi, movimenti, associazioni... Questo consente loro di fare esperienza
di ciò che è ad essi più profondamente comune, al di là
delle specifiche vie spirituali che legittimamente li caratterizzano, in obbedienza al discernimento dell’autorità
ecclesiale. E’ per questo che di domenica le Messe dei
piccoli gruppi non sono da incoraggiare. Ogni comunità,
radunando tutti i suoi membri per la “frazione del pane”,
si sperimenta quale luogo in cui il mistero della Chiesa
concretamente si attua. Nella stessa celebrazione la comunità si apre alla comunione con la Chiesa universale,
implorando il Padre perché si ricordi “della Chiesa diffusa
su tutta la terra “ e la faccia crescere, nell’unità di tutti i
fedeli con il Papa e con i Pastori delle singole Chiese, fino
alla perfezione dell’amore.
Biagio e Marina Savaré
END milano
Ottobre 1998 - 3
DA NAPOLI A CIAMPINO
Vedi Napoli e poi... La prima Sessione
I contributi delle coppie che hanno partecipato alle Sessioni nazionali
ritorni a casa con il cuore radioso
Siamo partiti insieme, noleggiando un pulmino per già
condividere l'attesa, dopo aver consumato, assieme, anche
il desiderio preparando enormi valige e pianificando l'avventurosa spedizione.
Partiamo per Napoli: il mare, il sole, il Vesuvio ed
invece... è sempre piovuto.
L'austera casa di spiritualità "S. Ignazio", in cui si è
svolta la sessione, domina dall'alto colle di Camaldoli il
golfo, ma non per questo è stato meno arduo raggiungerla.
Nonostante la fatica del viaggio i sorrisi e l'accoglienza
ricevuta sono stati un gioioso annuncio del clima che
avremmo vissuto.
Fedeli al tema, aiutati dai relatori e dalla preghiera,
abbiamo imparato a riconoscere e ad accettare i "deserti"
della nostra vita di coppia, affidandoci ai Doni dello
Spirito.
I vari momenti delle giornate: preghiera, relazioni, riflessioni di coppia, équipes di formazione, pause, pranzi...
hanno scandito le tappe del nostro cammino. Diventato
questo, apparentemente, più faticoso per il prematuro ritiro
dal servizio attivo dell'ascensore più importante dello
stabile, che serviva tutti i piani (e specialmente i nostri VI°
e VIII°).
Anche questa occasione ci ha aiutato nei momenti di
iperventilazione ad incontrare compagni di arrampicata
ansimanti, dagli sguardi muti ma eloquenti.
Questa bella avventura della sessione nazionale si è
rivelata, come ci avevano raccontato consolidati équipiers,
un'esperienza unica e da raccomandare; a noi in particolare
ha lasciato nel cuore la scoperta di come sia possibile
vivere, grazie allo Spirito Santo, nelle équipes di formazione momenti di comunione autentica. Ricevendo, in dono
gratuito, pezzi di vita e di esperienza che conserviamo
ancora nel cuore e che ci hanno dato una forza nuova non
ancora esaurita.
Vorremmo finire con un grazie a tutti e con le parole di
Osea 2, 16
"Ma, ecco, io l'attirerò
e la condurrò nella solitudine,
ove parlerò al suo cuore".
Giuliano, Marina Beatrice, Jacopo e Gabriele Tavaroli
Paolo, Antonella e Tommaso Roveda
Pavia 2
Crisi di identità di Alberto e Tiziana:
FAR-OTTO o restare FAR-I-SEI?
... non si scorda mai
Prima Sessione nazionale END, primo anno con il
movimento END: quello che cercavamo per noi: tanti
strumenti che ci aiutino nel nostro cammino di coppia. Ci
siamo iscritti alla Sessione estiva per un’esigenza di
trovare un “periodo forte”, durante il quale riflettere e
lavorare insieme sul sacramento del nostro matrimonio.
Le meditazioni esposte dai vari relatori sono state per noi
molto profonde e centrate nelle problematiche umane e
spirituali della vita di coppia. Ci sono servite per fare dei
doveri di sedersi durante i quali abbiamo approfondito la
nostra vita interiore e coniugale; i nostri dialoghi sono stati
lunghi e liberi dalle interferenze esterne che spesso ci
ostacolano nella vita quotidiana. La nostra Équipe di
formazione era formata da coppie che non si conoscevano,
ma nonostante questo siamo riusciti ad aprirci in un
confronto sincero ed aperto (non comune nella società
attuale, dove la comunicazione è spesso superficiale);
abbiamo ascoltato esperienze di vita molto belle ed arricchenti, nelle quali spesso ci siamo riconosciuti. Ad ogni
pasto ci siamo seduti ad un tavolo diverso, per incontrare
nuove coppie, che sono state sempre aperte e disponibili
alla conoscenza. Abbiamo vissuto momenti di gioia nella
partecipazione al coro (chi canta prega due volte) durante
le celebrazioni delle Sante Messe. Ci è piaciuta molto
l’idea di fare una veglia di adorazione. Questa esperienza
è stata molto bella ed arricchente per noi, ed ora l’importante è farne memoria nella vita di tutti i giorni. Volevamo
concludere con una poesia che ci ha colpito molto: Il
“dono di nozze” da parte di Dio (che riportiamo a pag. 23
- N.D.R.).
Bruno e Mariastella Andreetto
CACCIA:GROSSA...
RESPONSABILITA’ IN DIOCESI
Don Silvano Caccia, consigliere spirituale della
Monza 1 e della Regione Nord-Est (Lombardia e
Tre Venezie), è stato nominato dal Card. Martini
responsabile della pastorale familiare della diocesi di Milano.
Per il nostro movimento, di cui don Silvano è
fervente partecipe, si tratta forse di un "segno
profetico": probabilmente la scelta del Cardinale
non è stata casuale.
Nel fare le nostre più vive congratulazioni a don
Silvano, che continua nei suoi impegni con le
END, gli assicuriamo il nostro accompagnamento
con la preghiera: sappiamo che per lui è "quello
che conta davvero". Buon lavoro, di cuore, don
Silvano.
4 - Ottobre 1998
END milano
"... TU RINNOVI LA NOSTRA
GIOVINEZZA" (Salmo 103)
Relazione di Padre Angelo Epis, nuovo consigliere spirituale di équipe Italia, alla Sessione Estiva di Ciampino
PREMESSA
Mi sembra opportuno richiamare il tema conduttore di
questa sessione, nel suo insieme e attraverso le motivazioni
che hanno delineato la scelta come sono tracciate nel depliant;
per sommi capi dice così: “La fatica e le contraddizioni che
ogni coppia, ma forse anche ogni persona, avverte nel cercare
di realizzare nel quotidiano proprio quegli ideali in cui si
crede e che fanno della proposta END un concreto cammino
di vita.
Questa fatica, che a volte assume anche i caratteri di una
vera e propria lacerazione interiore, chiede di essere accolta,
attraversata e riconciliata proprio nello Spirito...
“LASCIATEVI RICONCILIARE CON DIO...”: una chiamata a cercare percorsi di riflessione che ci conducano ad una
più piena e consapevole serenità del vivere quotidiano.
“... OLTRE IL DESERTO...”: il deserto può essere solitudine, buio, caldo o gelo, il deserto può essere paura, affanno,
disorientamento... ma il deserto può e deve essere attraversato.
“ GUIDATI DALLO SPIRITO”: è allo Spirito che dobbiamo affidare il timone della nostra vita di persone e di coppia,
non perché lui ci liberi da ogni responsabilità di scelta, ma
perché ci permetta di comprendere con quali occhi cercare e
quali strade percorrere”.
Il titolo di questo intervento “Tu rinnovi la nostra giovinezza...” attinge al salmo 103 dove l’autore dopo l’invito a
benedire Dio ne indica i motivi e l’ultimo di questi, rifacendosi a una convinzione orientale del tempo, indica l’agire di
Dio e quindi la vita dell’uomo come la rinascita dell’aquila
che giunta in tarda età mutando le penne diventa giovane.
Ci troviamo qui in un tema ben sviluppato nel capitolo 3 del
Vangelo di Giovanni e in altri testi dell’Antico e del Nuovo
Testamento. L’idea della giovinezza si estende alla vita di
ogni creatura e quindi di ogni esperienza umana vissuta in
Dio. La vita coniugale nel suo insieme vive l’esperienza
significativa della persona che è chiamata nell’incontro con
l’altro a ritrovare perenne giovinezza; essa si presenta come
impegno, ma anche come dono che viene dall’alto: “Non ti
meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto” (Gv
3,7).
1. NELLA NOSTRA STORIA TRA
LACERAZIONI E SPERANZE
L’intervento che vi propongo voleva, inizialmente, limitarsi ad una serie di considerazioni e di spunti su un cammino
guidato dallo Spirito e quindi di spiritualità.
Alcuni avvenimenti, la cronaca dei giornali e altro mi
hanno spinto a percorrere, almeno per alcuni aspetti, la via
esperienziale; il tentativo cioè di rispondere ad alcune domande laceranti che mi sono state poste in questi mesi da fatti
di cronaca e nel medesimo tempo a mettere in risalto i sentieri
della speranza, dello Spirito presenti nell’oggi.
Come attraversare il deserto, guidati dallo Spirito, con chi
oggi mi va chiedendo: “Perché mio marito è stato ucciso
proprio ora?”; “Perché nei conflitti familiari si annida la
violenza fino alla morte atroce?”; “Quali risposte dare a
nuove immagini di “famiglia”: convivenze di fatto, separazioni... cioè al dibattito in corso nella nostra società?”.
Come travasare in queste domande dolorose le tante azioni
di speranza e di pace presenti nel nostro quotidiano?
Insieme a queste più profonde vi sono le tante domande che
nascono dal nostro vivere quotidiano: il pane quotidiano del
vivere insieme tra gioie e delusioni, tra conflitti e percorsi di
pace...
Mi sembrano queste ed altre le domande ineludibili che
interpellano il nostro essere équipiers; vivere un cammino di
spiritualità e divenire testimoni del regno in mezzo all’umanità del nostro tempo.
L’amore coniugale contiene, nella misura del suo accogliere Dio come ospite privilegiato, il sorprendente dono di far
rivivere la giovinezza della vita.
Questa giovinezza non sta in un ritornare indietro a passioni giovanili o adolescenziali, ma nella capacità rigeneratrice
della vita vissuta in Dio e nel costante impegno di dare
continuità e futuro al matrimonio-sacramento che unisce i
coniugi.
“Il matrimonio è un’esperienza di lotta spirituale a due.
Permette, per esempio, di non essere soli quando sopravviene
la caduta, e di essere così rialzati dall’altro. Permette anche
d’imparare ad aiutare l’altro a rialzarsi. Permette di vedere
l’icona di Cristo nel viso di questo prossimo più vicino che è
il proprio marito o la propria moglie, e di imparare ad amarlo
“come se stesso””. (Laroche M.P., Una sola carne, Paoline
1987, p.9; Il testo è particolarmente utile per degli spunti e
suggerimenti inerenti la vita spirituale della coppia).
Il discorso esperienziale non può certo far dimenticare le
speranze e le lacerazioni che percorrono la vita di un consigliere spirituale, di un prete. Spesso esse passano dalla storia
vissuta con Dio, ma anche vissuta con il popolo e concretamente con la propria END. Il discorso investe naturalmente
la vita personale oltre che di coppia e di conseguenza un
modo di essere e di vivere nella chiesa e nella società.
L’esperienza END è in qualche modo un tracciato di
speranza dentro la storia che viviamo; essa è fatta da coppie
chiamate a condividere un cammino attraverso l’ascolto di
Dio (preghiera) e l’ascolto reciproco (dovere di sedersi);
coppie capaci di leggere la storia propria e della società
(messa in comune, tema di studio) per un costante cammino
di conversione: capacità di convergere verso l’edificazione
del regno (compartecipazione).
2. TRA DESERTO E SPIRITO
Prima di addentrarci in suggerimenti di spiritualità credo
sia utile intenderci sui termini che stiamo usando in questo
percorso.
IL DESERTO
Il deserto, al di là dell’esperienza geografica, ci richiama il
luogo in cui gli Ebrei hanno vissuto per quarant’anni, prima
dell’ingresso nella terra promessa e nel quale hanno imparato
ad essere popolo di Dio.
Pietro nella sua prima lettera, riandrà a questa fondamen-
END milano
Ottobre 1998 - 5
tale esperienza: “Voi che un tempo eravate non-popolo, ora, è morte, i preti e i religiosi/e ricordano che la vittoria sulla
invece siete il popolo di Dio” (1Pt 2,10) e trova il compimen- morte è si impegno, ma è anche dono di Dio.
to di quest’opera di Dio in Gesù, pietra angolare, che farà di
Una cosa senza l’altra cade nella sterilità del deserto.
questo popolo, una nuova stirpe eletta, la Chiesa (1Pt 2,9).
Il deserto che tocchiamo con mano in questo nostro franD’altra parte, Giovanni Battista è “voce di uno che grida gente culturale è spesso segnato da domande errate e ovvianel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi mente risposte errate.
sentieri” (Js 40,3) e orienta tutta la sua predicazione allo
La desertificazione cresce a dismisura là dove noi contiscopo di condurre gli Uomini a Cristo: “Ecco l’Agnello di nuiamo a domandarci e quindi impostare matrimonio e
Dio, Colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,36).
ministero presbiterale sul che cosa devono fare oggi preti e
Infine Gesù, prima della sua missione, sceglie il deserto e coniugi nella società e non su che cosa devono essere.
vi resta quaranta giorni e quaranta notti per essere tentato dal
L’andare oltre non comporta necessariamente cambiadiavolo.
mento di sede, di cose da fare, ma accettazione di una storia,
Il deserto, dunque, è luogo dove ci si libera del superfluo la propria e quella del proprio partner.
e si va all’essenziale, luogo privilegiato per incontrare Dio.
Il deserto non è soltanto un luogo di prova lontano, ma è LO SPIRITO
spesso il luogo dove viviamo le nostre esperienze quotidiane:
Nel deserto si innesta un secondo elemento: la presenza
la solitudine, la contraddizione, l’aridità di un rapporto, la dello Spirito.
mancanza di comunicazione... “La condurrò nel deserto e
In realtà è Dio che rende teologico e quindi salvifico un
parlerò al suo cuore” (Os 2,16): è
luogo impervio e, per sua natura,
la grande esperienza d’amore che
arido.
Padre Angelo Epis ha sostituito, con un
Dio vuole fare con il suo popolo,
Nella storia della salvezza, infatanno di anticipo don Gianni Colzani
ma è anche la straordinaria espeti, è Dio che ha deciso per gli Ebrei
come consigliere spirituale di équipe
rienza che vuole fare con il Suo
la via del deserto, pur essendo la
Italia. È una figura straordinaria:
Figlio, all’inizio della sua missiopiù lunga per raggiungere la terra
bergama-sco, "monfortano", con parne: “Lo Spirito lo condusse nel
promessa.
ticolare devozione alla Madonna, di
deserto”.
Proprio nel deserto a Giovanni
una spiritualità "contagiosa", da qualNel deserto vi è la tentazione,
Battista apparirà lo Spirito in forche anno è "in missione", a fare il
esperienza ineludibile nel cammima di colomba (Lc 3,21) che si
parroco a Reggio Calabria, in un amno di fede; dove avviene l’incontro
posa su Gesù e lo indica come il
biente che lui definisce "un po' particotra Dio e uomo vi è chi ha interesse
Figlio primogenito del Padre.
lare", dove chi è testimone può avere
ad inquinare questo rapporto “PreLuca, infine, nota che proprio lo
"un piccolo contrattempo" (come lui ci
parati alla tentazione” (Sir 2,1).
Spirito conduce Gesù nel deserto
ha riferito di un suo confratello cui è
Gesù, uomo nuovo, non si sot(4,1) per esservi tentato.
trae a questa prova, ma ci indica
stata fatta saltare la macchina con una
Lo Spirito e il deserto, dunque:
anche la strada per superarla: rimaossia la ricchezza di Dio e la poverbomba).
nere ancorati saldamente alla Patà dell’uomo, la rivelazione di Dio
Lo seguiremo nella preghiera con parrola di Dio; non accontentarci di
e il desiderio profondo di lui che è
ticolare trepidazione!
parole; non solo ascoltarci..., ma
nell’uomo.
ASCOLTARE.
Una storia che è storia d’amore.
L’ascolto della Parola lascerà la nostra vita limpida e libera
e ci permette di gridare con Lui: “Lui solo adorerai”.
QUI C’È LO SPIRITO
La sua vittoria ci ricorda che anche noi possiamo uscire
Per capire dove è evidente l’azione rinnovatrice dello
vittoriosi dal deserto della prova: “Ma in tutte queste cose noi Spirito, bisogna rifarsi a un testo di Luca “Lo spirito del
siamo più che vincitori, per virtù di colui che ci ha amati. Io Signore è sopra di me, mi ha consacrato con l’unzione
sono infatti persuaso che nulla potrà mai separarci dal- perché io porti la buona novella ai poveri, guarisca i cuori
l’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom affranti, predichi la liberazione ai prigionieri e proclami un
8,37-39).
anno di grazia” (Lc 4,16-19). In qualche modo questo testo
L’andare oltre il deserto non è la ricerca di un’oasi sicura, è il compimento del salmo 103 dove l’autore attraverso l’uso
ma attraversare il deserto del quotidiano fatto di aridità e di di sei verbi ricorda l’agire di Dio: perdona il peccato, guarisce
oasi felici per giungere come il pellegrino alla terra promessa, la malattia, salva dalla morte (lotta contro il male-negativo),
alla nuova Gerusalemme: “Mentre stavano compiendosi i ti corona di grazia, ti sazia di beni (agire positivo di Dio), tu
giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse (uomo) rinnovi come aquila la tua giovinezza.
decisamente verso Gerusalemme...” (Lc 9,51).
Lo Spirito continua, oggi, l’opera iniziata da Gesù.
L’uscita dal deserto è un nuovo esodo, un esodo sul posto;
Dove vediamo il Vangelo annunciato ai poveri, consolare
l’esodo del passaggio dalle famiglie di origine alla nuova i cuori affranti, dove vediamo le persone chinarsi sulle nuove
famiglia; dell’inserimento nella società, nel mondo del lavo- e vecchie povertà, lì è in azione lo Spirito.
ro, nella chiesa... non più da soli, ma in due e poi con i figli...
Nel deserto della vita lo Spirito è all’opera per tirarci fuori
Vi è, naturalmente il deserto del prete che può essere fatto dalle aridità e per renderci operatori di salvezza.
di isolamento, ma anche arricchito e reso fecondo da un
In un immagine cara ai padri della chiesa noi possiamo dire
rapporto intenso con Dio e con il suo Spirito.
che lo Spirito apre le vele della Chiesa al grande soffio che la
Coniugi e preti sono, nell’esperienza delle END, una spinge nel mondo. Sono le vele della speranza.
ricchezza reciproca dove l’uno insegna all’altro la via della
La nostra vita, un matrimonio, durano e si rinnovano se
fecondità; gli sposi nel generare e nello scambio del recipro- nascono nella speranza del domani. Charles Pèguy scriveva
co amore ricordano l’impegno costante contro tutto ciò che che, come i cristiani, una volta, uscendo di chiesa passavano
6 - Ottobre 1998
in mano l’acqua benedetta, così i cristiani di oggi si dovrebbero passare la divina speranza.
3. GUIDATI DALLO SPIRITO
“Lo Spirito lo sospinse nel deserto dove per quaranta
giorni fu tentato da Satana” Lc 4, 1ss.
Nel passaggio attraverso il deserto Gesù si prepara alla
missione, ma questa esperienza, come ricorda l’evangelista
si protrae nella vita di Gesù: “... il diavolo si allontanò da lui
per ritornare al tempo fissato” (Lc 4,13).
Tutta vita di Gesù si snoda sotto l’azione dello Spirito
Santo e nell’evento pasquale Gesù ci dona il suo Spirito.
Diceva S. Ireneo: “Gli uomini non erano abituati a vivere
con lo Spirito , che è totalmente altro, completamente fuori
della nostra esperienza. Perciò era necessario che prima si
abituasse a vivere con noi, come in un vaso di alabastro
purissimo.
Questo vaso è stata l’umanità di Gesù, totalmente piena
del suo profumo. Ma al momento della morte il vaso è stato
rotto.
Anche fisicamente il suo petto è stato trafitto.
Allora lo Spirito Santo è stato effuso sul mondo e ha
inondato di profumo la sua Chiesa”.
Che cosa significò per i primi cristiani “essere pieni di
Spirito Santo”? Non una cosa neutra o nascosta nel profondo;
sono uomini e donne trasformati... perdono la faccia.
Fanno l’esperienza dell’amore di Dio: “l’amore di Dio è
stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci
è stato donato”.
È l’evento bruciante che permette alla nostra vita di fare
esperienza d’amore e di poterlo donare agli altri: sentirsi
amati ed amare diventare persone nuove.
Il rinnovare la giovinezza non è cosa astratta, ideologica,
che avviene nel cervello. È un’esperienza di vita.
È la forza di ogni missione nella Chiesa.
UN DONO RIVERSATO IN NOI NEL
BATTESIMO
L’evento battesimale porta in sé tutto ciò che noi saremo
nella vita; mediante l’unzione crismale ci viene consegnato il
dono dello Spirito che ci abilita ad essere:
- Sacerdoti: il culto mediante azioni e preghiera che esprimono
una vita coerente che si fa dono a Dio.
- Profeti: testimonianza con la parola e una vita coerente di
lettura dei tempi e della storia per costruire il regno.
- Re: essere luce e sale nella vita con uno stile di servizio.
Solo nella misura in cui sapremo gustare questi doni
preziosi dello Spirito, impareremo percorsi ricchi e gioiosi di
vita. Non si può certo dimenticare che la vita è per la gioia.
PERCORSI DI SPIRITUALITÀ NEL
NOSTRO OGGI.
Un primo dato da tener presente è che siamo chiamati a
vivere un’esperienza di vita e di famiglia in un tempo e in un
mondo diverso da quello in cui è nata la famiglia così come
la chiamiamo oggi. Spendere tempo ed energie anelando al
ritorno ad un mitico passato mentre il presente ci turbina
intorno, immerso nei residui di razionalismo nell’ordine
sociale e del dogmatismo nella Chiesa, ci trattiene soltanto,
credo, dal muoverci in modi santi in un mondo postmoderno.
Vi è ugualmente la tentazione di voler fuggire in avanti; a
mio parere il nostro compito è vivere bene adesso, questo
tempo, il nostro tempo, così che possa sorgere con fiducia e
coraggio un mondo futuro.
Le domande che possono nascere ci interpellano sul come;
non esistono risposte, ma una certezza: questa storia e questa
vita è il luogo dove abita Dio, è il luogo dove lo Spirito ci
prende per mano per guidarci oltre...
Un’altra certezza che accompagna la vita di coppia è che
questo percorso non è fatto da soli, ma insieme al proprio
END milano
compagno/a.
Con Dio dunque, guidati dal suo Spirito, con la persona
amata che LUI mi ha posto accanto.
4. ANDARE OLTRE
Abbiamo in mano senza dubbio gli strumenti indispensabili per la traversata del deserto; sembrano pochi, ma il
deserto ci riporta all’essenziale. Tentare di dare tracce può
diventare un invasione di campo, tenterò di portare a riscoprire
quegli strumenti leggeri e preziosi che già sono in noi.
- mantenere viva la voce di Dio: ASCOLTA: Parola e
preghiera
(vivere il metodo END);
- riscoprire un Dio che chiama: matrimonio sacramento; la
scoperta del rischiare per Dio, vivere la fedeltà di Dio;
- un invito all’amore riscoprendone tutte le sue potenzialità.
“Il primo consiglio da dare a una coppia è di pregare
assieme nella coscienza del carisma dell’unità, proprio del
sacramento del matrimonio. Quest’atto di fede è essenziale.
La Chiesa ortodossa raccomanda l’unità dell’anima e del
corpo, e non del corpo soltanto.
L’unità dell’anima e del corpo si coltiva tramite la preghiera” (Laroche, op.c. p. 10);
- lasciatevi riconciliare: riscoprire il perdono reciproco e il
perdono di Dio;
- ricordarsi che il vivere insieme non è un oasi raggiunta, ma
andare oltre in due, accogliendo l’altro pronti a “spendere
di
più” (parabola del samaritano).
- riscoprire la direzione spirituale come guida nel
combattimento in due, mai come alibi per le proprie fughe
(compito del consigliere spirituale).
- il dono dei figli compagni di viaggio.
CONCLUSIONI
Per giungere a delle conclusioni mi rifaccio a un testo di
Santa Teresa di Gesù Bambino: “Mi caddero sotto gli occhi
i capp. XII e XIII della prima epistola ai Corinti... e questa
frase mi dette sollievo: “Cercate con ardore i doni più
perfetti; ma vi mostrerò una via ancor più eccellente” (1Cor
12,31). E l’Apostolo spiega come i doni più perfetti sono
nulla senza l’amore... che la Carità è la via eccellente, che
conduce sicuramente a Dio.
Finalmente avevo trovato riposo!... Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno
dei membri descritti da S. Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La carità mi offrì la chiave della mia vocazione.
Compresi che se la Chiesa aveva un corpo composto di
varie membra, non le mancava l’organo più necessario, il
più nobile di tutti: compresi che la Chiesa aveva un cuore, e
che questo cuore era infiammato d’amore.
Compresi che l’amore soltanto fa agire le membra della
Chiesa, che se l’Amore venisse ad estinguersi, gli Apostoli
non annunzierebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero
di versare il loro sangue...
Compresi che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che
l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i
luoghi, in una parola: che l’Amore è eterno!...
Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, ho esclamato: O Gesù, Amor mio, finalmente ho trovato la mia vocazione: la mia vocazione è l’Amore!...” (Storia di un’anima,
Ancora, Milano 1958, pp. 238-239).
Amare oggi ed esperienza END: riscoprire la ricchezza
dell’itinerario proposto come strada per mettere ali di aquila.
Uno dei segreti dell’esperienza END: Maria, la coronata di
grazia; dove lo Spirito vede Maria immediatamente vi vola
per saziarci di beni e dell’unico bene necessario: Gesù
(Montfort).
Ottobre 1998 - 7
END milano
SESSIONE REGIONALE PER COPPIE ANZIANE
BOSE 12 - 14 giugno 1998
Chi è già da un certo tempo nel movimento delle Bose, luogo impregnato di silenzio e di preghiera, e che
Equipes Notre Dame, almeno una volta ha sentito parlare crea il contorno ideale per mantenere le riflessioni, persodi “équipes anziane”, di “coppie anziane”. Sono le proble- nali e comunitarie, orientate ai valori essenziali cristiani.
matiche che si presentano quando certe équipes sono Anche il tempo, dopo le pioggie fino all’ultimo, ci aveva
ormai attive da diversi anni, e sopratutto quando gli regalato dei cieli splendidi.
équipiers raggiungono la cosidetta “terza età”. Con l’età
L’incontro con un monaco, all’inizio della sessione, ci
matura le coppie devono affrontare situazioni di tipo ha permesso di conoscere lo spirito che anima la comunità,
nuovo: arriva il pensionamento, modificando tutto il ritmo e che sta alla base dei ritmi che regolano le ore e i momenti
di vita, i figli diventano adulti ed escono di casa lasciando delle giornate nel monastero. La partecipazione ai moun vuoto, diventano più probabili malattie limitanti con menti liturgici è stata particolarmente arricchente, così
effetti anche sulla famiglia, il problema di assistenza per come sono stati interessanti gli scambi con i monaci nei
genitori, o parenti, anziani può diventare importante, la momenti dei pasti in comune.
solitudine quando uno dei coniugi viene a mancare, ecc.
Siamo tornati dalla Sessione convinti di aver vissuto
Problemi di vario tipo, che possono incidere anche pro- un’esperienza positiva. E con un arricchimento derivante
fondamente sulla vita e sulla spiritualità delle coppie, e dai contenuti delle relazioni, dagli scambi avuti con gli
anche sulla vita delle équialtri équipiers, dalle riflespes.
sioni favorite dai tempi deI responsabili della nostra
dicati al silenzio e al dovere
Regione Nord-Est, in uniodi sedersi.
ne con Equipe Italia, hanno
Da una parte abbiamo avuSi accusa volentieri la Chiesa di riservare gli
proposto una interessante
to
l’opportunità di approonori liturgici alle vergini, ai martiri, ai vescovi ed
opportunità per affrontare
fondire il significato di “vecai religiosi. Gli sposi troverebbero grazia ai suoi
queste problematiche, con
chiaia”, di riflettere sulla
occhi solo a condizione di aver ottenuto, in una
l’organizzazione di una
condizione di anziano, sulla
vedovanza precoce, una certa riabilitazione.
“Sessione Regionale per
situazione dell’anziano nelCondanna le famiglie, se non alla mediocrità,
coppie anziane”, che si è tela società di oggi, e nella
almeno ad un tiepido fervore, indegno degli onori
nuta dal 12 al 14 giugno
Chiesa. La “consapevolezdegli altari.
1998, presso il monastero di
za”, come ha sottolineatro
La maggior parte dei libri di spiritualità esalano
Bose.
Enzo Bianchi, è necessaria,
un profumo monacale, sarebbero fuori posto al
In quanto coppie anziane,
e importante. Dall’altra, ci
capezzale del letto nuziale.
sia di età che di matrimonio
siamo resi conto dell’imporPer dirla con le parole di Lacordaire, messe in
e di équipe, abbiamo subito
tanza di riflettere, e rivedecercato di approfittare di
risalto da Pio IX°, il matrimonio sarebbe "la
re, gli impegni dell’équipe
questa occasione proposta
trappola" in cui incespica fatalmente ogni sogno
che con l’età possono dare
dal Movimento.
qualche problema, sia per
di perfezione.
La Sessione è stato il priuna possibile limitazione fiDa una "ricerca" di Carla Beghi
mo esperimento di questo
sica che per routine, o stantipo fatto in Italia, e può essere utile portarlo a conoscenza chezza. E’ importante approfondire le motivazioni e gli
di tutti gli équipiers.
obiettivi di ogni singolo impegno, risalendo ai princìpi
Le coppie presenti erano 23, più 2 vedove: 10 dal settore della Carta, e a quello che è stato all’origine della nostra
di Varese, 4 dal settore Veneto-Friuli-V.Giulia, 3 di Busto adesione, della nostra risposta a una chiamata.
Arsizio, 3 di Brescia, 2 di Bergamo, 2 della Brianza, 1 di
Inoltre ci è stato molto utile lo scambio avuto con la
Milano (i sottoscritti). Inoltre era presente la coppia “messa in comune”, nelle équipes di formazione, tra
regionale.
coppie che vivono le stesse problematiche, e che cercano
Il programma era centrato su tre momenti:
di aiutarsi. Come viene vissuta in coppia questa situazione
- l’invecchiamento prospettato da uno psicologo, il di anziani, anche negli aspetti pratici della vita quotidiana,
professor Fulvio Scaparro, noto psicoterapeuta, e autore come può essere utilizzato il tempo, quali impegni per gli
di volumi sulle problematiche degli anziani;
altri, ecc. Da notare la partecipazione di alcune coppie non
- le riflessioni dal punto di vista cristiano, da parte del ancora in pensione, ma ormai vicine, e presenti in quanto
priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, riflessioni desiderose di prepararsi alla nuova situazione, e di apsvolte in due approfondite relazioni;
prendere dall’esperienza di altri équipiers.
- la testimonianza di una coppia anziana sulla vita in
In conclusione, e in accordo con il parere di tutte le
équipe e sul significato degli impegni, e del movimento, coppie partecipanti, possiamo dire che il tentativo di una
per coniugi in età matura; testimonianza fatta da noi, in sessione per coppie anziane è ben riuscito. Siamo tornati
quanto coppia più anziana.
con un buon ricordo, e con molti spunti utili; tutto è stato
Tra l’una e l’altra relazione, secondo lo stile END, positivo, unica nota di rammarico il fatto di non vedere
scambio di idee in équipe di formazione, come sempre altre coppie del nostro settore di Milano.
occasione di utili messe in comune.
Giorgio e Carla Beghi
Il tutto inserito in quel luogo di vita monastica che è
Milano 10
Come eravamo...
8 - Ottobre 1998
END milano
Il ritiro spirituale di Settore a Somasca
Acqua "viva" e... a catinelle! La prima volta, con coraggio...
Per la prima volta il 12 e 13 settembre scorsi abbiamo
partecipato agli esercizi spirituali di coppia, organizzati
dai settore di Milano. Lo avevamo deciso prima delle
vacanze perché desideravamo farne esperienza, anche se
ci spaventava un po’ “il silenzio” che era programmato.
Le nostre vacanze, “finalmente finite”, erano state momento di crisi psicologica e spirituale per entrambi a causa
di problemi avuti nella famiglia di origine in relazione
all’assistenza continua di cui i genitori di Dina, anziani e
malati, sono bisognosi.
Gli esercizi spirituali erano diventati per noi momento
agognato di distensione, di riflessione, di ricarica spirituale, di scuola di perdono e di amore.
Con questi sentimenti abbiamo affrontato il viaggio e
siamo arrivati a Somasca di Vercurago, trovandovi l’acqua che ci ha inzuppati all’arrivo e “l’Acqua viva” di cui
avevamo desiderio e bisogno per riprendere a vivere e a
crescere nell’Amore di Dio e degli uomini.
Abbiamo trovato quello che speravamo di trovare. Il
programma “La riscoperta del progetto di Dio sul nostro
Amore alla luce dello Spirito Santo” é stato trattato da
Padre Giuseppe Oltolina in modo chiarissimo e coinvolgente.
La riflessione personale e di coppia é stata guidata
molto bene dalle domande che ci sono state fornite.
Abbiamo riflettuto sull’aiuto che lo spirito Santo dà alla
coppia con i suoi doni come non avevamo mai fatto.
Abbiamo vissuto intensamente tutti i momenti: la preghiera, l’ascolto della Parola, le meditazioni e le riflessioni su
di esse.
Siamo stati colpiti dal modo in cui Padre Giuseppe ha
spiegato la “castità” dell’amore di Dio per gli uomini,
dell’amore coniugale e sessuale e dell’amore per gli altri,
che é rispetto e accettazione dell’altro in tutta la sua
interezza.
L’altra cosa che ci ha colpiti é stato sentir parlare di
“liturgia” della coppia e della famiglia. Liturgia che comprende tutti quei gesti e quelle attenzioni che vivificano
l’amore, la gioia e il piacere di vivere insieme.
Siamo tornati a casa con la sensazione di aver fatto un
passo avanti nei miglioramento del nostro rapporto con
Dio, con il partner, con la famiglia e con il nostro prossimo
e con la consapevolezza di potere, dovere e volere fare
sempre di più. E’ stato veramente il modo migliore per
iniziare un nuovo anno nella nostra équipe ed il nuovo
servizio nel Movimento come coppia di collegamento.
Ricordiamo a tutti gli Équipiers
che eil Dina
nostro
giorMichele
Dicorato
nalino nasce da contributi spontanei, che
gli 2articoli
Pavia
vengono impaginati in modo artigianale e che l’ordine in cui essi compaiono è solo casuale.
Ricordiamo invece che solo gli articoli firmati
“Equipe di Settore” esprimono la posizione del
Settore: tutti gli altri sono proposte che possono
essere oggetto di riflessione e confronto, nel rispetto
di un fraterno pluralismo.
Per noi come coppia è stata la prima esperienza.
Proprio per questo motivo abbiamo un tantino faticato
nel decidere dì andarci, nel decidere di impegnarci due
giorni in un ritiro. (Chissà perché sembrava che ci fossero
sempre degli impegni più importanti a cui era impossibile
mancare).
Per fortuna, nostra s’intende, questa volta abbiamo
scelto di partecipare ed è stato molto positivo, il vivere
fuori dall'ambiente quotidiano e dalla solita routine ci ha
permesso di apprezzare e valorizzare più del solito tutti i
momenti passati a Somasca, siano stati questi di preghiera,
di confronto, di silenzio.
Piacevolissimo è stato ascoltare il relatore Padre Oltolina
che ci ha fatto riscoprire la gioia dell’essere coppia e ci ha
portato a riflettere su come dobbiamo costantemente e
quotidianamente chiedere aiuto allo Spirito Santo attraverso i suoi doni.
Rodolfo e Paola Gatti
Senago 1
Un Collegiale*... di Spirito
Pioveva a dirotto quando siamo arrivati a Somasca
sabato mattina, 12 settembre. Eravamo un po’ in ritardo e
così’, dopo aver parcheggiarlo, ci siamo incamminati con
passo sostenuto verso l’ingresso del Centro di Spiritualità
dove Biagio e Alberto ci hanno accolto calorosamente. Il
tempo di posare la borsa nell’atrio e via, in chiesa. E' stato
bello questo tuffo nella preghiera dopo una settimana in
città, difficile e piena di problemi.
Con il libretto giallo tra le mani (un grazie di cuore a
Tiziana ed Alberto per questo strumento prezioso!) abbiamo intonato un canto e poi, le preghiere. Pregare Dio,
dapprima in modo un po’ passivo, seguendo i cori, poi in
modo via via più consapevole é stato forse il dono più
grande di questo nostro primo ritiro. Quelle parole hanno
creato un’eco che risuona ancora a distanza di settimane,
rimbalzando nei momenti più inaspettati della giornata
con versi cari e consolatori. Ed è stato sabato sera, durante
la veglia, che abbiamo sperimentato quel “vuoto” di cui si
era parlato più di una volta durante la compartecipazione
in équipe, quel “vuoto” in cui tutti i pensieri e le emozioni
sono sospese, lo spazio in cui Dio ci parla.
Tanti altri momenti hanno reso i due giorni di ritiro
veramente speciali: il silenzio, o meglio, “il parlarsi con
gli occhi”, durante i pasti; la riconciliazione; l’impronta di
gioia data da Padre Giuseppe, l’intensità degli spunti
offerti dalle meditazioni: la coppia che si ama è immagine
di Dio. La creazione della donna è il compimento del
progetto di Dio. La misura dell’amore è la castità... Dio
ricorda solo le cose buone perché ricordare è far rivivere...
Il dono di Dio è il donatore stesso, cioè lo Spirito... Lo
Spirito attiva un dinamismo che ci spinge a donarci... Una
vita vale solo quando è donata... Lo Spirito Santo è
godimento del dono... Dio è padre e madre... Arrivati al
Continua a pagina seguente
Ottobre 1998 - 9
END milano
Conosciamoci meglio
L'équipe di Settore
Date le numerose "new entry" nel settore due parole per
presentarci. L'équipe di Settore, che troverete citata con
l'acrostico EDS, è costituita dalla coppia responsabile di
Settore (CRS), dalla coppia referente della cultura (CRC)
e dalle coppie di collegamento (CCo); completa l'organico un consigliere spirituale.
I compiti dell'EDS sono organizzativi, certo, ma anche
e soprattutto di promozione spirituale.
Lo scopo delle END non è certo quello di fare belle
riunioni, crescere di numero, "contare" nella pastorale
delle chiese locali, ma quello di aiutare le coppie di sposi,
e di riflesso le famiglie, a percorrere la strada della santità,
che è la strada indicata da Gesù nel Vangelo. Quindi la
"responsabilità" del movimento si intende come "servizio", di attenzione, di aiuto con la preghiera, di correzione
fraterna, di incoraggiamento e, quando necessario, anche
di organizzazione di eventi e di preparazione di sussidi.
Le CCo funzionano quindi da "cerniera" fra l'EDS e le
équipes di base, garantendo lo scambio continuo sia in
senso "verticale", sia in senso "orizzontale", evitando il
rischio che qualche équipe si isoli dal resto del movimento, impoverendo così le coppie partecipanti.
L'EDS per il 1998-99 è così formata:
Paolo e Lidia Avesani - Monza 1 - CRS
Biagio e Marina Savarè - Milano 10 - CRC
Michele e Dina Dicorato - Pavia 2 - CCo per Pavia 1 e Pavia 3
Alberto e Tiziana Farotto - Milano 9 - CCo per Monza
2, Monza 3 e Senago 1
Tullio e Maria Luce Galleno - Monza 2 - CCo per Milano
1, Milano 10 e Monza 4
Rodolfo e Paola Gatti - Senago 1 - CCo per Cormano 1,
Cormano 2 e Cormano 3
Giovanni ed Antonella Grasso - Milano 9 - CCo per
Milano 2, Milano 8 e Monza 1
Giuseppe e Marina Isalberti - Monza 2 - CCo per
Aicurzio 1, Carugate 1 e Carugate 2
Francesco ed Alessandra Pignataro - Milano 10 - CCo
per Milano 9 e Pavia 2
Don Maurilio Frigerio - Consigliere Spirituale
Un Collegiale*
L'ÉQUIPE CORMANO UNO
Siamo arrivati alle END su consiglio del nostro
parroco, don Lino, che già conosceva per diretta
esperienza questa realtà ecclesiale e vedeva in
essa uno strumento utile per approfondire il senso del matrimonio cristiano.
E così siamo partiti in diciotto coppie, suddivise
in tre gruppi (équipes) e noi apparteniamo ad uno
di questi, CORMANO 1.
La nostra équipe è formata da coppie di diversa
età ed esperienza. I più vecchi fra di noi hanno alle
spalle trentun anni di matrimonio, i più giovani
solo tre; alcuni di noi hanno figli già sposati, altri
hanno figli giovani o in tenera età, altri non ne
hanno affatto.
Trascorsa la pausa estiva, ci siamo ritrovati per
un primo incontro dopo un pilotaggio durato
quindici mesi ed abbiamo scelto i temi che approfondiremo nei prossimi incontri: il dono della
pietà, del consiglio e del Timor di Dio nella vita
matrimoniale e, infine, l’esortazione apostolica
“Familiaris Consortio” che conosciamo in modo
frammentario, ma che nessuno di noi ha mai letto
integralmente.
Non è senza timore che ci accingiamo ad intraprendere questo cammino di coppia, tuttavia abbiamo la certezza che scopriremo ed approfondiremo quanto è preziosa la Grazia che ci viene
donata attraverso il Sacramento del matrimonio
dallo Spirito Santo.
Già in questi quindici mesi di pilotaggio, condividendo gioie e dolori, fatiche e speranze, abbiamo capito che dobbiamo camminare in coppia
verso la santità a cui ogni figlio di Dio deve
tendere e che, come il Padre ci ama con i nostri
limiti, povertà e paure, allo stesso modo ognuno
di noi deve amare il proprio coniuge. Solo in
questo modo è possibile vivere già qui sulla terra
quella felicità che ci sarà donata pienamente un
giorno.
Enrico e Anna Alberti
Continua da pagina precedente
ritiro un po’ stanchi e sfiduciati, ne siamo usciti nuovi e più
forti, sicuramente felici.
Abbiamo guidato in silenzio verso casa, salutando con
un pensiero l’incantevole paesaggio del lago di Lecco, e
quando ci siamo trovati incolonnati nell’inevitabile traffico causato dal Gran Premio di Monza ci siamo guardati e,
scoppiando a ridere, abbiamo intonato “Laudato sii Signore mio” con il ricordo ancora vivo delle voci di
Marina, Uccia, Dolores, Laura e degli amici che avevano
cantato con noi.
Beppe e Marina
Isalberti
Monza 2
N.B.: *Dicesi ’collegiale’ un ritiro per prepararsi ad
affrontare una dura stagione agonistica.
L'équipe Cormano 1 è composta da:
- Francesco ed Elisa Bettoni, 26 anni di matrimonio, 3 figlie
- Ernesto e Mariangela Capellini, 31 anni di
matrimonio, 3 figli
- Carlo e Daniela Nava, 27 anni di matrimonio, 2
figli
- Emilio e Giovanna Parma, 27 anni di matrimonio, 3 figli
- Angelo ed Anna Pennacchio, 3 anni di matrimonio
- Enrico ed Anna Alberti, 18 anni di matrimonio,
3 figlie
10 - Ottobre 1998
Vita di Settore
Dai salmi al salmì
Sabato 10 ottobre, a Monza, si è svolto l'annuale incontro dell'équipe di Settore con le coppie responsabili di
équipe. Eravamo in tantissimi (42 persone), solo un'équipe non era rappresentata. Don Maurilio, assente giustificato per un inderogabile impegno a Bologna (qualcuno ha
malignato a consolare Prodi...), ci ha inviato un saluto.
A far corona una dozzina abbondante di bimbi under 10,
tenuti a fatica da Roberta e Benedetta, le due baby-sitters:
segno che il movimento END fa breccia nei giovani sposi.
Suspence, all'inizio, per il ritardo di Paola Gatti con i
fogli delle preghiere (ma anche con i piatti e le posate per
la cena...), dispersa per Monza con Isabella Criconia nel
traffico del sabato (per la serie: "noi donne siamo indipendenti..."). Qualcuno aveva anche collegato Gatti col menù
(vedi titolo) ed ipotizzato un'assenza diplomatica...
Abbiamo cantato e poi recitato il salmo 126, "Se il
Signore non costruisce la casa...", ed ascoltato il brano di
Luca (22, 24-30) su grandezza e servizio, "Chi è più
grande, chi sta a tavola o chi serve? [...] Eppure io sto in
mezzo a voi come colui che serve". Un bell'insegnamento
per noi "capi"!
Giuseppe e Maria Dolores Parolini ci hanno poi fatto un
"ripasso generale" sugli scopi del nostro movimento e su
tutti i mezzi che lo stesso ci mette a disposizione. Nessuno
è obbligato, ma il cammino, perché sia più facile e fruttuoso,
va fatto insieme, scambiando esperienze, sensazioni, gioie, amarezze, timori, aiutando i più affaticati, stimolando
i più pigri, moderando i più audaci: con spirito da vera
squadra, da vera équipe, appunto.
I punti, per titoli, sono stati:
- Scopi delle END
- Mistica e metodo delle équipes
- Il servizio della coppia responsabile di équipe:
animare, collegare, operare, conoscere e farsi conoscere,
aiutare l'équipe a prendere consapevolezza delle proprie
dinamiche, aiutare a comprendere in modo creativo i
valori del metodo END, stimolare la consapevolezza di sé
e la progettualità dell'équipe, offrire alle équipes le esperienze maturate nel movimento. La relazione, con il supporto di alcuni testi offerti per un ripensamento, è stata
consegnata ad ogni coppia presente per essere messa a
disposizione di tutti: in caso di problemi di duplicazione
potete rivolgervi a noi.
È seguita una partecipata discussione.
Arturo e Claudia Gandino ci hanno comunicato che la
loro équipe, la "mitica" Milano 1, la prima del nostro
Settore, ha deciso di sciogliersi: l'avanzare degli anni, con
figli dispersi per l'Italia, aveva creato grossi problemi per
le riunioni mensili. E lavorare in équipe, quando ci si trova
in due o tre coppie (o meno se manca qualche coniuge),
diventa impossibile. Arturo e Claudia ci hanno testimoniato il grosso beneficio alla loro esperienza coniugale
venuto dal movimento. Non escludono di potersi
"riaccasare". Pure Mons. Renzo Cavallini, importatore a
Milano del metodo END, è disposto a continuare in
un'altra équipe, se ci sarà necessità.
È seguita la testimonianza di alcuni "nuovi" équipiers
(Cormano e Pavia) su come il nostro movimento non sia
certamente l'unico a formulare proposte ed itinerari di
approfondimento del cristianesimo, ma sia invece l'unico
ad avere una proposta specifica per gli sposi cristiani, un
cammino di "santità in coppia".
END milano
A richiesta di alcuni équipiers presenti a Monza
Lepre in salmì
Dosi per sei persone (se non c'è Eufrasio): lepre
disossata (si trova al supermercato surgelata già
pronta) kg 1, una grossa cipolla, due carote, due
gambe di sedano, bacche di ginepro, due spicchi
d'aglio, sale, aceto cc. 200, vino cc. 300, sale, rosmarino tritato, alloro, salvia, farina, olio d'oliva. Alcuni pallini del 3 se volete raccontare di averla cacciata voi (ingrediente raccomandato dall'associazione
italiana dentisti).
Salate la lepre e mettetela a macerare nel vino e
nell'aceto per 24 ore al fresco, tenedola pressata in
modo che resti ben immersa.
Tritate le verdure e rosolatele con un po' d'olio in
una casseruola, indi rosolate la lepre dopo averla
scolata, asciugata ed infarinata. Aggiungete la concia e gli aromi e cuocete a fuoco lento, col coperchio,
per tre-quattro ore, mescolando di tanto in tanto per
non far attaccare il fondo. A cottura finita (la lepre
deve diventare una purée indistinta) aggiungete un
po' di farina per far rapprendere il sugo, se necessario. Servite con polenta e vino rosso generoso.
Polpettone speziato
Dosi per 6-8 persone: macinato di manzo kg 1,
salsiccia fresca (che spellerete) kg. 0,5, 2 uova
intere, ricotta 250 gr, rosmarino, erba cipollina, 2
spicchi d'aglio, 10 chiodi di garofano, 1-2 bastoncini di cannella, lardo, pane grattugiato, sale (poco).
Impastate la carne con le uova e la ricotta, inglobando gli aromi tritati finemente. Disponete in una
pirofila, pressando. Cospargente la superficie di
pane grattugiato e lardellatela . Cuocete in forno a
180°C per 1 ora e mezzo circa. Servite con piselli al
tegame.
Altri hanno sottolineato come il cammino END sia una
conquista graduale, ma anche come ogni piccolo progresso si rifletta in un miglioramento della vita a due.
Anche il servizio aiuta: gli impegni presi, soprattutto
quello della preghiera per gli équipiers "serviti", sono
passi di "santità" da cui non si regredisce quando il
servizio (altra grande "unicità" delle END) finisce e viene
passato ad altri.
La serata si è conclusa in festa con una cena a base di
lepre in salmì con la polenta e polpettone speziato, annaffiati di abbondante Merlot Veronese. Alla fine gran cocktail di torte preparate da più mani.
Eufrasio Villa, a dispetto del nome (in greco "colui che
parla bene"), ha parlato poco, per impossibilità di doppio
uso delle mascelle: andrebbe ribattezzato Eufaghio (sempre dal greco "colui che mangia bene", ed anche mica
poco...). Si è però così dimostrato uomo di grandi virtù
teologali: Fede (che il cibo fosse buono), Speranza (che
fosse pure abbondante, avendo saltato il pranzo in previsione...), Carità (per dare, almeno lui, un po' di soddisfazione al cuoco).
Una bella serata di preghiera, lavoro ed amicizia!
C'è stato chi ha detto di essere contrario alla rotazione
per tornare l'anno venturo e chi ha invece sostenuto che la
curiosità per questo incontro (e l'acquolina...) possa incoraggiare altri ad accettare i servizi senza cercare scuse.
P.L.A.
Ottobre 1998 - 11
END milano
25 Ottobre 1998
Giornata di Settore:
LA SPIRITUALITA' DI
COPPIA NELLE E.N.D.:
UN CAMMINO
SEMPRE RINNOVATO
Relatori: Emilio ed Alberta Perusi
Programma
8,45
9,15
9,30
10,15
10,30
11,15
12,30
14,30
15,15
16,30
Accoglienza
Preghiera
Relazione di Emilio ed Alberta Perusi
"Coffee break"
Riflessione in coppia
Équipes miste
Pranzo al sacco
Incontro con i relatori
Santa Messa (don Maurilio Frigerio)
Magnificat e saluti
SUORE MISERICORDINE - MONZA
Via Messa, 36 Tel. 039-2022031
Confermare la partecipazione entro il 18 ottobre 1998 a Walter e Gisella Mazzucco - Tel. 039-382277
specificando il numero di adulti e di bambini (organizzazione delle Baby-sitters)
SERVIZI Accoglienza: Monza 2 - Liturgia: Milano 1
12 - Ottobre 1998
END milano
Caresto: un'isola per non isolarsi
1. Luogo per la spiritualità matrimoniale
Il nostro eremo non è un luogo di vacanza dove le
famiglie possono andare per ristorarsi fisicamente. Questo
è certamente una lodevole cosa, ma noi non siamo ‘attrezzati’ a questo servizio. Il luogo non ha attrazioni e svaghi
che solitamente piacciono a chi è in vacanza. È povero ed
essenziale, anche se non manca di tutto il necessario. Non
ha televisione; non ha sale da gioco; non ha ‘distrazioni’
turistiche. Ma.. in Italia questi luoghi sono certamente tanti
e non c’è bisogno che noi ne offriamo uno in più.
Non è nemmeno un generico luogo per ritiri spirituali,
dove cioè tutti possono andare, e quindi anche le famiglie.
Luoghi di questo genere ci sono in tutte le regioni, spesso
sono presso centri di spiritualità e monasteri. Talvolta però
le famiglie lamentano la poca attenzione alla realtà familiare oppure hanno l’impressione che la presenza dei bimbi
sia ritenuta ingombrante o negativa.
Caresto è un luogo per le famiglie, che ha qualcosa di
‘specifico’ da offrire a coppie di sposi, anche con bambini,
e fidanzati. Specifico perché prevalentemente sono presenti sposi e fidanzati: preti, religiosi e giovani non sono
esclusi, ma invitati a far proprie certe attenzioni alle
dinamiche tipiche del matrimonio. Specifico perché il
luogo, tutto il tempo, il programma, lo stile è fatto per
mettere le famiglie a loro agio e in continuo stimolo a
realizzare la loro vocazione (’famiglia diventa quello che
sei’).
Quando facciamo i nostri ritiri abbiamo perciò alcune
particolari attenzioni. Offriamo per il lavoro spirituale
alcuni temi specifici della coppia: prevalentemente sono
quelli relativi alla spiritualità, verso la quale ci sentiamo
più ‘attrezzati’.
D’altra pane siamo coscienti che da una buona coppia
viene una buona famiglia. Interpelliamo sempre la coppia
e non soltanto il singolo: se parliamo al singolo (marito o
moglie) è per convincerlo che la soluzione non può essere
fuori della coppia: in essa quindi deve lavorare.
Crediamo che la soluzione non venga prima di tutto da
persone esterne alla coppia (prete - psicologo - guida consulente...) ma dal lavoro che i due possono fare per
diventare coppia.
Ovviamente non ci tiriamo indietro per dialogare con i
singoli: molte volte questo è utile e necessario soprattutto
come invito a dialogare poi con ambedue insieme. Per
quanto è possibile favoriamo e suggeriamo che questo
‘dialogo’ continui con una ‘coppia amica’: coppia con
coppia è molto meglio; questo prelude tra l’altro alla
nascita di piccoli gruppi familiari, molto utili per sostenersi, uscire dall’isolamento e intimismo, sperimentare un
primo gradino di ‘chiesa’.
Il lavoro che diamo da fare nei ritiri non è solo ascolto di
prediche o discorsi di vario genere, ma ‘esercizio’, esercitazione perché i due crescano in unità tra di loro, uniti in
Dio, uniti verso la vita. Questo avviene perché invitiamo i
due sposi a dedicare varie ore al giorno alla crescita della
loro coppia, con stimoli ed esercitazioni pratiche:
le schede sono per loro un lavoro a cui dedicano
le ore del mattino e pomeriggio;
la preghiera in chiesa fatta a turno ogni singola
coppia;
l’invito a che i due siano quanto più possibile
sempre vicini.
anche a pranzo, anche nel tempo libero, anche in
chiesa, anche nel dialogo in gruppo...
nel tempo dell’omelia della messa talvolta c’è la
possibilità di fare un breve lavoro in coppia per
indurre i due a scoprire quale messaggio Dio ha
rivolto a loro due, proprio a loro due;
è esercizio attivo della coppia quando invitiamo
un genitore a guidare la preghiera della mensa; a
dare la benedizione dei propri figli prima della
‘buona notte’; (e così essi fanno ‘pratica’
attraverso i piccoli sussidi che diamo loro, di
quello che poi possono continuare a fare a casa).
Questa modalità di fare ritiri o esercizi spirituali non è
nostra invenzione. Ci è stato detto che l’inventore degli
Esercizi Spirituali, S. Ignazio di Loyola, li chiamasse così
perché non dovevano diventare solo ascolto di predicazione, silenzio e preghiera, ma esercizio attivo, allenamento.
La riscoperta del ruolo attivo e non soltanto passivo di
chi partecipa ci è stata offerta anche da una bella esperienza
di spiritualità coniugale a cura di Incontro Matrimoniale.
Le coppie dicono che è Caresto che fa bene al loro amore
e alla loro serenità. Noi pensiamo piuttosto che qui finalmente hanno cominciato a lavorare sul loro amore (cosa
che a casa spesso trascurano per mille e mille motivi!) e
hanno fatto dei passi e preso qualche piccola decisione
insieme. È l’amore che fa loro il miracolo. E il loro amore
che li rende meno tesi e più pacificati. A casa possono,
devono continuare (questo sussidio diventa un nuovo
strumento) e ... il miracolo spesso continua.
2. Stile dei nostri incontri
Siamo contenti di usare il termine oggi meno consueto di
‘esercizi spirituali’, anche se richiamano l’idea di lunghe
prediche e lunghe preghiere che in effetti non facciamo.
Noi non proponiamo di ascoltare prediche, ma ‘costruire’ meglio la relazione nel matrimonio, mediante opportuni
impegni concreti: in tal senso queste ore diventano veri
spirituali ‘esercizi’, esercitazioni, allenamento, come accennato già precedentemente.
Si prevede un coinvolgimento degli sposi partecipanti
anche nella cucina, nel pasto e dopo: in stile di famiglia.
Chi viene per la prima volta non si aspetta di trovare uno
stile casalingo e familiare: noi invece ci teniamo a far
trovare le persone in un clima che può assomigliare a una
visita tra parenti. Anche le case che offriamo non hanno lo
stile da albergo (corridoi con camere) ma assomigliano a
case normali; non c’è personale di servizio; molto va fatto
insieme appunto come tra parenti; si mangia insieme ai
END milano
membri della comunità (e così anche il pasto diventa un
momento facilmente ricco di domande, curiosità, scambio
di impressioni e riflessioni).
Questo stile da molti è gradito perché gli ospiti non sono
troppo ‘ospiti passivi’. Anche per i soldi. Quasi tutti
chiedono qual è il costo giornaliero per persona.
Noi non abbiamo una tariffa obbligatoria, proprio perché crediamo che ogni persona e famiglia abbia ‘diritto’ a
godere di un servizio religioso e umano anche se non può
permettersi spese da albergo. Diamo una busta bianca
dentro la quale possono mettere il contributo che ritengono
giusto, senza indicazioni ed obblighi.
Notiamo che le famiglie sono responsabili; sanno qual è
il costo della vita e sanno regolarsi con coerenza. In questo
grazie al Signore non è mai mancata la generosità; e non
pochi oltre allo stretto dono relativo alla permanenza di
quei giorni, lasciano anche un aiuto perché siano fatti dei
lavori in certe parti dell’eremo da ricostruire o da migliorare.
Per i bimbi: si prevede un programma integrato con i
genitori e con momenti a parte, quando occorre guidati da
una persona chiamata appositamente.
In questi giorni si fa anche l’esercizio pratico di come i
genitori cristiani possono fare “La preghiera della mensa”,
“La benedizione serale dei figli”, la preghiera in giornata
con i figli.
Il mattino i bimbi hanno un ampio programma a parte (3
ore): in luogo a parte per lasciare la zona chiesa e prato nel
silenzio; e così pure dalle ore 15,30 alle 17,30.
I pasti sono insieme a tutti: un genitore recita la preghiera
della mensa.
Nel relax pomeridiano: ognuno con i propri genitori.
È prevista la preghiera serale insieme con i figli in chiesa
alle ore 19. A notte poi i genitori danno la benedizione ai
loro figli secondo un cartoncino che viene sempre distribuito e che porteranno a casa.
Nella mattinata dopo colazione fino all’ora di pranzo
manteniamo un clima di silenzio dappertutto. Quando
abbiamo bisogno di dirci qualcosa, ce lo diciamo sottovoce... anche ai bambini. In modo particolare c’è silenzio
dentro e attorno alla chiesa e nel prato.
Raccomandiamo di ‘allenarsi’ a vivere in buona relazione: innanzitutto col proprio coniuge (lavorare insieme,
cogliere le occasioni per stare, passeggiare, parlare, pregare in coppia), ma poi con tutti i partecipanti, superando gli
inevitabili inconvenienti che il luogo può provocare e certi
problemi dovuti alla ‘convivenza’: attenzione allo sbattere
delle porte, il silenzio-rispetto vicino alle camere altrui, la
pazienza nell’uso dei bagni.
È anche questo esercizio di pace, cercando positivamente le soluzioni. In apposita mensola ci sono i nostri libri:
sono nati dagli incontri con le famiglie: anzi sono scritti
insieme agli sposi che ci sono più vicini. Per questo trattano
cose utili per le famiglie e siamo lieti che abbiano incontrato un discreto gradimento nel pubblico e tutti siano stati
ristampati.
Anche ora ne stiamo preparando altri: sul “Cantico dei
Cantici”, su “Le famiglie della Bibbia”, su “Caresto”, il
Vangelo meditato dagli sposi... Un buon libro è un aiuto,
anche per casa.. Chi è interessato all’acquisto trova una
apposita scatoletta per mettere i soldi. Cartoline o depliants
vari sono liberamente disponibili.
Don Piero Pasquini, Daniela, Ornella
Eremo di Caresto 61048 - S. Angelo in Vado (Ps)
Tel. e fax 0722. 8497
Ottobre 1998 - 13
I sapori di Caresto
Rispondendo ad un “poco” insistito invito dell’amico Biagio Savarè, eccoci a svelare la ricetta segreta che
siamo riusciti a scoprire durante la settimana di vacanze trascorsa a Caresto.
RISOTTO DI FAMIGLIE
N.B. Gli ingredienti ed i composti sono le parti sottolineate della ricetta.
Prendete 10 famiglie con un totale di 27 figli, mettetele in una casa sufficientemente capiente a Sant’Angelo in Vado (località Palazzi) e cominciate a mescolare
lentamente.
Aggiungete a questi ingredienti di base due momenti
di preghiera collocati al mattino prima della colazione
e alla sera prima di cena e che siano organizzati a turno
dalla diverse famiglie.
Ingredienti utili per dare sapore sono dei pizzichi di
gite, giochi, danze e canti, che vanno aggiunti con
moderazione e che possono servire a facilitare l’amalgamarsi degli ingredienti di base.
In un primo tempo, nei primi due giorni circa, si noterà
la formazione di imbarazzo sulla superficie. Non c’è da
preoccuparsi perché è assolutamente normale. Continuate a mescolare con delicatezza, senza fretta, perché
una eccessiva forzatura potrebbe impedire un impasto
corretto.
Ricordatevi di immettere spesso, per tutto il tempo
richiesto dalla preparazione, delle abbondanti spruzzate
di impegno: vi accorgerete che qua e là affiora un po' di
fatica, ma non dovete dimenticare che questi due elementi sono indispensabili per qualsiasi ricetta ad alto
livello.
Noterete allora che l’imbarazzo sarà sostituito gradatamente dalla cordialità, che farà emergere la gioia e
l’allegria.
A questo punto si verificherà un fatto importante: le 10
famiglie immesse inizialmente cominceranno a mostrare qualche apertura. E’ evidente a tutti gli esperti di
cucina che una preparazione di una sola settimana difficilmente può produrre delle grandi aperture, ma la
presenza di questo fenomeno ci indicherà che la ricetta
è ben avviata.
Con il trascorrere del tempo vedrete che gli ingredienti
di base, chiaramente diversi tra di loro, lasciano intravedere in trasparenza delle componenti comuni, che divengono sempre più chiare: sono i valori cristiani che
fanno diventare ricchezza la diversità e generano unità.
Rimane ora l’ultimo elemento, da aggiungere negli
ultimi due giorni. Si tratta del ritiro per coppie, che
cresce in abbondanza all’eremo di Caresto e che è quindi
sul posto, pronto per essere utilizzato.
P.S. Siccome gli ingredienti di base della ricetta sono
sempre diversi, per poterne gustare i molteplici sapori
consigliamo a tutti coloro che si sono incuriositi di
provare personalmente!
Carlo e Vittoria Piccolo
Albese 2 - Settore Brianza
14 - Ottobre 1998
END milano
Un impegno più difficile, ma sempre esaltante ed urgente
Il Papa agli operatori della famiglia e della scuola in occasione della recente visita a Brescia
1. [...] Il nuovo Beato, Giuseppe Tovini, ci parla della
promozione della famiglia con l’esempio stesso della sua
vita. Egli fu infatti sposo esemplare, padre di ben dieci
figli, e seppe fare della sua famiglia una vera “chiesa
domestica “ ricca di preghiera e di comunione. Quanto
all’educazionedei giovani, poi, nel suo impegno civile
egli si distinse come animatore instancabile di iniziative a
favore di una scuola animata dalla verità cristiana.
2. Con altro ruolo, fu benemerito di queste due nobili
cause Paolo VI. Specialmente alla famiglia egli dedicò
uno spazio privilegiato nel suo magistero, sia come Arcivescovo di Milano che come Pastore della Chiesa universale. La sua attenzione a questo tema affondava le radici
nell’esperienza di una famiglia caratterizzata da grande
finezza di rapporti ed intensa spiritualità. [...]
E come non sottolineare, iniziando dalla famiglia che
siamo di fronte a un tema di importanza fondamentale e
decisiva? È una consapevolezza che ci riempie di responsabilità, specie se si considera che oggi proprio la famiglia, nel quadro di un rapido cambiamento del costume e
di un diffuso relativismo etico, è fatta oggetto di spinte
eversive che ne minano i fondamenti stessi.
In questa situazione, la Chiesa sente il dovere di richiamare i capisaldi dell’etica matrimoniale e familiare, e lo fa
non con la pretesa di imporre una “sua” disciplina, quanto
con la convinzione di riproporre alle coscienze una verità
che tutti possono cogliere nell’intimo di se stessi. Questa
verità, che il beato Tovini ha esemplarmente vissuto e il
Servo di Dio Paolo VI autorevolmente illustrato, la vogliamo brevemente rimeditare, per testimoniarla con sempre maggior fervore di parole e di opere.
3. È oggi più che mai necessario recuperare il senso del
matrimonio come patto di amore, con cui un uomo e una
donna si legano pubblicamente e per sempre, in ordine al
loro reciproco completamento e ad un responsabile servizio alla vita. Come tale, esso é inscritto fin dalle origini
nel disegno di Dio. Proprio a questo suo carattere originario fa appello Gesù reagendo al permissivismo che si era
affermato nella stessa legge mosaica. Interrogato infatti
sulla liceità del divorzio, egli dà questa solenne risposta:
“All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due
saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una
sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha
congiunto” (Mc 10, 6-8).
Questa parola del Signore è certo molto esigente. Ma
come negare che essa sia quella che meglio esprime il
senso profondo dell’autentico amore coniugale? In quanto autentico tale amore non può ridursi ad una scelta “a
tempo”, lasciata in balìa delle circostanze o peggio ancora, degli umori. In quanto coniugale, poi, esso investe
l’intera esistenza degli sposi, rispettandone ed integrandone la specifica mascolinità e femminilità.
Esigente, ma vera, la parola di Gesù si rivela, inoltre, se
ci si pone dal punto di vista dei figli i cui diritti essa solo
è in grado di tutelare pienamente, favorendone la maturazione psicofisica in un clima armonico e sereno. È perciò
importante educare le giovani generazioni a vivere l’amore in modo autenticamente umano. Anche nella sua dimensione sessuale, esso diventa allora per i credenti un elemento di quel “culto spirituale” (Rm 12, 1) a cui ci
richiamava S. Paolo nel brano appena proclamato. Dobbiamo far riscoprire, carissimi Fratelli e Sorelle, la bellezza del matrimonio vissuto secondo il disegno di Dio e
dobbiamo operare perché il valore di questo istituto, che
è fondamentale e irrinunciabile per l’umana convivenza,
si riaffermi nelle coscienze, nella cultura, nella stessa
legislazione.
4. Altrettanto urgente è aiutare i coniugi a cogliere il
nesso che intercorre tra il reciproco donarsi e il servizio
alla vita: nesso che appartiene alla logica profonda dell’amore, nella sua duplice dimensione unitiva e feconda,
inscritto nella sua stessa struttura biologica e psicologica
dell’uomo e della donna.
Rievocando oggi Paolo VI, come non ricordare, su
questo tema così delicato e controverso, l’insegnamento
luminoso che egli diede trent’anni fa nell’Enciclica
Humanae Vitae? In essa egli mirava in prima istanza non
a “proibire” qualcosa, ma ad esaltare la missione sublime
che fa degli sposi i collaboratori di Dio nel dono dell’esistenza a nuove creature. Quello di dare la vita è un compito
altissimo, da esercitare con generosità ed insieme, come
sottolinea l’Enciclica.
5. Questo insegnamento attende validi araldi che ne
sappiano proporre tutta la ricchezza antropologica agli
uomini ed alle donne di oggi. I Pastori non temano di
scegliere l’esempio fulgido di Paolo VI, imitando il suo
coraggio nell’andare contro corrente. I laici poi guardino
a tanti modelli di santità a cui possono ispirarsi.
L’odierna beatificazione di Giuseppe Tovini costituisce, uno stimolo a un impegno ancor più grande, e del
resto in linea con tutta la vostra tradizione. Voi infatti
avete ben compreso che il progetto di Dio sul matrimonio
non può essere solo proclamato, ma deve essere meditato
in un concreto progetto educativo per i giovani, i fidanzati, gli stessi sposi e le famiglie. [...]
6. [...]Manca il tempo per aprire qui un discorso
specifico sul ruolo della scuola. Lasciandolo alla vostra
sensibilità, già attenta e operosa su questo terreno, mi
limito a ricordare l’importanza della collaborazione scuola-famiglia, in un momento storico in cui la frammentazione della cultura e la varietà dei messaggi veicolati dai
“mass media” rendono la famiglia sempre più sola ed
impari rispetto al suo compito educativo. È un discorso,
questo, che chiama in causa ogni tipo di scuola, a partire
da quella statale, nella misura in cui essa resta ben ancorata ai valori morali inscritti nel cuore di ogni uomo e in
gran parte richiamati dalla Carta costituzionale che regge
la vita del popolo italiano.
Al tempo stesso, proprio l’urgenza della collaborazione
scuola-famiglia suppone che alle famiglie venga riconosciuta concretamente, anche con opportuni sostegni, la
possibilità di scegliere l’indirizzo educativo e il tipo di
scuola che meglio aiutino la crescita dei propri figli. [...]
7. Coraggio, dunque cari operatori della famiglia e della
scuola! Il vostro impegno è diventato più difficile, ma
rimane esaltante ed urgente. Voi siete chiamati a dare un
contributo alla costruzione di personalità sane, motivate,
ricche di interiorità e capaci di comunione.
Nel vostro intervento hanno diritto di confidare le
famiglie in difficoltà sulle quali deve andare l’interessamento affettuoso e operoso dell’intera comunità ecclesiale.
Con il vostro aiuto, tanti uomini e donne, tanti giovani,
tante famiglie, potranno ritrovare il dono della fede, e con
esso la gioia della vita. [...]
Con affetto tutti vi benedico
Papa Giovanni Paolo
II
END milano
Ottobre 1998 - 15
Il Vangelo in ottonari: per i più, e per i meno, piccini
IL CENTURIONE
A Cafarnao nell’entrare
Gesù ebbe ad incontrare
un romano centurione
che gli fece ‘sta orazione:
“Il mio servo prediletto
giace infermo nel suo letto
e il dolore è così forte
ch’egli è ormai vicino a morte”.
Gesù disse: “Io verrò
e il tuo servo guarirò”.
Fe’ il soldato con ritegno:
“O Signor non sono degno,
che tu venga sotto al tetto
dove il servo giace a letto:
basterà la tua parola
da distante, ed una sola,
e il mio servo dolorante
guarirà proprio all’istante.
Io, che pur son sottoposto,
a un soldato dico: tosto,
devi andare tu di là.
E ubbidiente lui lo fa.
E se un altro fo’ venire,
pure lui vedo ubbidire”.
Come lui ebbe ascoltato
fu Gesù molto ammirato:
“Io nemmeno in Israele
trovai uom così fedele:
dall’Oriente e da Occidente
voi vedrete molta gente,
ne vedrete certo un sacco,
con Abramo e con Isacco,
con Giacobbe accomodata
alla mensa preparata
dal Signore, su nei cieli,
per color che son fedeli.
E gli eredi del suo regno
finiran con sommo sdegno
nelle tenebre gettati
per i loro gran peccati:
saran pianto e gran lamenti,
sarà gran stridor di denti”.
Poi, rivolto al centurione,
Gesù, mosso a compassione,
disse: “Va, perché hai creduto,
come vuoi venga compiuto”.
E il suo servo preferito
in quell’ora fu guarito.
Noi diciam d’esser vicini
e preghiamo in chiesa chini,
ma al momento della prova
dubitiam che Dio si muova,
lo vogliam sentire stretto,
lo vogliamo sotto al tetto:
se Lui prove non ci da
pur la fede se ne va...
Ma chi pur fosse lontano,
se al buon Dio si mette in mano,
con ‘na fe’ vera e sincera,
otterrà ciò che lui spera.
16 - Ottobre 1998
END milano
A PASSO D’UOMO
INSIEME AL PADRE
Relazione all’incontro dei Responsabili di Settore - Frascati, settembre 1998
Preparare una riflessione personale e di coppia da
offrire poi come contributo ad una riflessione più ampia e
comunitaria, è una esperienza molto bella (al di là dei
risultati di contenuto) e particolare perché si fa esperienza
di qualcosa che nasce piano piano, di un’idea che all’inizio magari è solo un tema di fondo, un argomento da
affrontare, un titolo da sviluppare e poi diventa giorno
dopo giorno un pensiero che si fa strada, una parola letta
da qualche pane e che ti accompagna nello svolgersi degli
impegni quotidiani, e scava dentro il tuo cuore e si impasta
col tuo vissuto e assume un volto e un significato diverso
da quello originario.
E alla fine ci si trova tra le mani una serie di pagine
scritte che se all’inizio dovevano dire qualcosa agli altri
sono in realtà diventate storia del proprio cammino, percorso delle proprie riflessioni, onda dei propri pensieri,
parole, immagini, emozioni, non più da dire ma da condividere semplicemente perché da ciò che viene offerto
come punto di una riflessione altri possano riprendere il
via verso nuovi spazi di pensiero.
I pensieri e le riflessioni di G. Ravasi, di P. Ricca, di L.
Boff, di P. Talec e di padre Manzoni, ci hanno aiutato in
questo procedere e a loro va il nostro grazie per essere stati
silenziosi ma significativi compagni di viaggio.
Tutto questo per raccontarvi ciò che noi viviamo ogni
volta che siamo chiamati a parlare, a dire, a proporre... non
un punto d’arrivo ma al contrario un punto di partenza per
ognuno di voi che in particolare siete chiamati come
Responsabili di Settore a progettare il vostro servizio in
uno spirito di unità ma anche in un clima di fantasia e di
creatività per dare risposte sempre nuove ed adeguate alle
molteplici esigenze di tutti quegli équipiers al cui servizio
vi siete posti.
E’ dall’anno scorso in particolare che abbiamo voluto
dare risalto ed evidenza alla necessità di vivere il servizio
come un progetto da ideare, elaborare, realizzare, verificare e a cui dare vita costantemente.
Progettare nel suo significato etimologico di pro-iectare,
gettare in avanti, guardare oltre come dicevamo lo scorso
anno, con la Bibbia e il giornale in mano, con la mente e
il cuore alla Parola di Dio e alla storia degli uomini. Ed in
questa prospettiva accogliere anche quanto vi offriamo
oggi, il nostro percorso, il nostro cammino compiuto “a
passo d’uomo” perché la ricerca della Verità, la ricerca del
significato profondo della Vita è qualcosa di così grande
e infinito che solo piccoli passi ci consentono di procedere
senza sentirsi impauriti o disorientati.
Anche di fronte al Padre nostro, oggetto del nostro
riflettere, abbiamo dovuto pian piano ridimensionare il
nostro passo, rallentare il nostro cammino mano mano che
cercavamo di penetrare nel profondo di questa preghiera.
Eravamo partiti spediti e baldanzosi, è una preghiera che
recitiamo ogni giorno, la conosciamo bene, si tratta solo di
dare ordine a qualche riflessione... Ed invece ci siamo
presto resi conto di trovarci di fronte quella che è stata
definita da Tertulliano (160/225) la “sintesi di tutto il
Vangelo”.
Da che parte cominciare, come fare a dire qualcosa,
come pensare di affrontare in una relazione la sintesi di
tutto il Vangelo? Le nostre riflessioni così umane non
possono presumere di spiegare pienamente il Padre nostro, possiamo solo balbettare qualche sensazione, qualche intuizione e insieme pregare Dio perché accompagni
questo nostro sforzo.
A passo d’uomo, alla misura del nostro passo, nella
consapevolezza che Gesù stesso, autore di questa preghiera, si è posto al nostro passo dando prima di tutto al Padre
nostro il carattere della semplicità.
“Certo Signore Gesù, tu conoscevi ogni parola di
teologia per poterti rivolgere al Dio onnipotente, creatore dell’uomo, certo nel Tempio avrai correttamente utilizzato le parole, il termine più giusto per discutere delle
cose del cielo, eppure quando hai voluto insegnare agli
uomini come apprendere il linguaggio di Dio, hai scelto
la parola più semplice, la parola che ci viene più facilmente alle labbra, la parola che ci fa sentire bambini e
che fa vivere le emozioni di una fiduciosa confidenza ogni
volta che la ripetiamo: Abbà, Papà... un Dio che contiene
l’infinito, un Dio che è l’infinito e l’onnipotente è per noi
semplicemente l’abbà, il papà: il mistero di Dio portato
alla nostra dimensione di uomini attraverso la semplicità
più totale e assoluta... chi avrebbe mai osato dire “papà”
a Dio, il cui nome non doveva neanche essere pronunciato?”
Ma la semplicità non si accompagna alla banalità,
“chiedete le cose grandi e Dio vi darà quelle piccole”
(Clemente Alessandrino 140/211), e così mentre cerchiamo la parola per avvicinarci al mistero di Dio, siamo
invitati a parlare ad un padre, trattando con lui delle cose
di Dio. Il Padre nostro infatti si apre con lo sguardo
orientato al cielo e alla prospettiva di Dio:
- Padre che sei nei cieli
- sia santificato il tuo nome
- venga il tuo regno
- sia fatta la tua volontà
Padre nostro che sei nei cieli
Un padre è colui che ho accanto, che mi sostiene, che mi
Ottobre 1998 - 17
END milano
fa crescere, che mi é vicino, ma questo Dio Padre è anche
lontano, è nei cieli: vicino e lontano, in me e fuori di me,
nel presente della storia e al di là di ogni tempo, il
contingente e l’Eterno, l’Abbà e l’Assoluto, il Dio che mi
è accanto e l’inafferrabile, l’inconoscibile.
Padre: colui al quale posso rivolgermi con la certezza
della sua attenzione e del suo amore per me; “che sei nei
cieli”: per ricordarmi che non appartiene solo a me, alla
mia realtà, alla mia razza, alla mia cultura, alla mia storia,
per ricordarmi che non si esaurisce nella mia relazione di
figlio e di creatura, per ricordarmi che conserva la sua
divinità così totalmente altra dalla mia umanità, per ricordarmi che Lui trascende ogni dimensione terrena e limitata, che è in Cielo e non sulla terra.
Sia santificato il Tuo nome
Una contraddizione apparente: prima di tutto ricordiamo che il Nome è la realtà stessa di ciò che esprime;
quando Adamo dava il nome alle cose e agli animali li
riconosceva nella loro identità ed affermava il suo potere
di loro.
Il nome di Dio è Dio stesso, per questo durante la storia
di Israele Dio non viene mai nominato se non con dei
sinonimi (Adonai, Sabàoth...). Ed ora invece siamo noi
uomini a dover santificare il nome di Dio? Sembra quasi
che Dio non sia sufficiente a se stesso per essere il Santo!
E c’è un’altra contraddizione: apparente la parola Santo
se da un parte, nel linguaggio biblico, ha il significato di
perfetto, benedetto, giusto, nel linguaggio ebraico ha il
significato etimologico di “separato” ed anche in latino il
verbo “sancire” (da cui viene sanctus) significa “tagliare
fuori”, “allontanare”...
Che può significare tutto ciò? Ancora una volta nel
momento stesso in cui siamo chiamati a pronunciare il
nome di Dio , e a santificare questo nome cioè a lodarlo e
a benedirlo, Dio ci ricorda che Lui è lontano, è separato da
noi, è l’Altro sempre cercato e mai afferrato pienamente.
Dio che nel suo Essere è il Santo da intendersi come il
lontano, il diviso, il distante, è lo stesso Dio che si fa vicino
perché ci è accanto, è il Santo da intendersi come il
pienamente giusto e il pienamente buono.
Questa parola Santo allora separa e unisce: pone Dio nei
cieli, lontano dall’uomo e lo coinvolge con la storia e la
vita dell’uomo perché Egli è colui che è misericordioso,
che è padre per l’uomo.
Venga il Tuo Regno
Qual è il Regno di cui parla Gesù, per cui prega Gesù?
E’ un regno vicino ma che deve sempre farsi presente, è un
regno conosciuto da sempre e da sempre nascosto e
cercato, è un regno di tutti ma che si manifesta nella
piccola vita di ogni singolo, è un regno che libera da ogni
schiavitù e ci fa essere figli senza essere più schiavi, è un
regno che sovverte ogni regola: ci vuole ricchi nella
povertà, beati nell’umiltà, grandi nella piccolezza... E’ un
regno che viene solo quando l’uomo libera se stesso da
ogni catena umana e rende liberi gli altri uomini promuovendo dignità, cultura, giustizia e soprattutto amando. E’
il Regno di Dio ma è consegnato in mano agli uomini!
Sia fatta la Tua volontà
Al di là di tutte le piccole accettazioni dei nostri sacrifici
e delle nostre rinunce, c’è una volontà di Dio che è
universale, abbraccia tutta l’umanità e nello stesso tempo
appartiene ad ogni uomo: questa volontà è semplicemente
che l’uomo realizzi la vita nella pienezza e questo significa anche realizzare il regno di Dio.
Ogni volta infatti che l’uomo si impegna per la giustizia
e per la pace, manifesta solidarietà e fraternità, lotta per la
libertà da ogni condizionamento culturale, economico,
sociale e religioso, non fa altro che permettere alla Vita di
esprimersi nella sua pienezza secondo quella che è la
volontà di Dio. Non si tratta quindi di una rassegnata
accettazione di ciò che ci accade, ma al contrario di una
forte presa di posizione a favore della vita; non ci è
richiesto un passivo e rassegnato attendere ma un attivo e
creativo agire!
“Signore Gesù ci inviti a guardare al cielo, in alto, a
distogliere i nostri occhi da ciò che ci ingabbia e ci
appesantisce per riuscire a guardare nella stessa prospettiva di Dio.
A volte però mentre diciamo che sei nei cieli, ti poniamo
lontano e intanto continuiamo a non comprendere che il
cielo non è un luogo ma tutto ciò che appartiene all’oltre,
al non-ancora, al divenire già presente; non comprendiamo che il cielo è tutto ciò che rappresenta l’altro da noi,
l’altro come diverso, come sconosciuto, come incompreso.
Diciamo sia santificato il tuo nome e nel tuo nome
alziamo barriere, facciamo crociate, mettiamo paletti,
creiamo separazioni, differenze e distinzioni tra gli uomini e tra le chiese; nel tuo nome giudichiamo i buoni e i
cattivi, i fedeli e gli infedeli, i regolari e gli irregolari, i
normali e i diversi, i giusti e gli iniqui...
Nel Tuo nome ma secondo la nostra logica e i nostri
criteri!
Diciamo venga il tuo regno e sempre più ci affanniamo
a rendere stabile il nostro regno, il nostro piccolo o
grande potere, a rafforzare il nostro prestigio, ad occupare tutto lo spazio nel lavoro per arrivare più in alto
possibile, in famiglia per dimostrare chi conta di più, nel
rapporto di coppia per prevalere sull’altro, nel servizio
infine quando lo si vive come occasione di autorità e non
di condivisione.
Diciamo sia fatta la tua volontà pronti invece a chiederti ciò di cui ci sembra aver bisogno, a non avere fiducia
che Tu sei veramente Padre per noi, a pensare che il
massimo sforzo che ci viene richiesto è accettare le
piccole croci del quotidiano mentre la Tua volontà è che
ogni uomo conosca la gioia della Tua resurrezione!”
La preghiera ora si volge verso la realtà degli uomini, lo
sguardo di Gesù va verso la terra, si posa sugli uomini e la
prospettiva di Dio si fa la nostra prospettiva:
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male”.
18 - Ottobre 1998
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Il pane, altra parola semplice e chiara che ci riconduce
al fondamento della vita: senza pane non si vive, un pezzo
di pane insieme ad un bicchiere d’acqua accomuna poveri
e ricchi perché rende possibile il vivere.
Il pane parola semplice e chiara che costituisce un
archetipo dell’umanità, una chiave che ci apre al senso
profondo della vita; nel pane è presente il lavoro degli
uomini, l’evoluzione della storia, il cammino dell’umanità.
Il pane è il risultato, il frutto degli elementi più semplici,
acqua e grano, ma perché questi divengano pane bisogna
impastare, mischiare, amalgamare: il pane è segno di
questa umanità che ogni giorno per secoli e per millenni si
mescola, si mischia, cammina nel mondo e diventa essa
stessa pane, alimento della vita.
Ma quanto amaro può essere il pane per chi lo chiede
lasciando la propria terra, per chi lo chiede per i propri
figli privi del necessario per vivere, per chi lo chiede
umiliandosi. E quanto duro può essere il pane per chi è
costretto a mangiarlo con ingiustizia e sfruttamento in
tante parti del mondo... è pane amaro e duro anche per chi
apparentemente ne ha in abbondanza, lo accumula nei
granai..., l’ansia di avere soldi abbastanza per..., l’ansia
per avere la casa e poi la seconda casa e poi la casa per i
figli, l’ansia di lavorare di più, sempre di più per mantenere un certo tenore di vita, per rispondere alla logica
dell’avere per consumare..
E’ un pane nero questo agli occhi di Dio, perché non è
un caso che in questa preghiera alla parola pane si accompagnino due aggettivi “nostro e quotidiano”
Torna “nostro”, come è nostro il Padre dei cieli, il Dio
della vita: non mi è concesso di chiedere il “mio” pane, un
pane solo per me, devo chiederlo per tutti e se lo chiedo per
tutti non mi è poi concesso di vivere giorno per giorno
pensando solo a me. Ecco perché il pane nostro diventa un
altro impegno a vivere la fraternità ma in concreto non a
parole, a vivere la condivisione ma nella realtà non nella
teoria, a vivere la collaborazione ma per davvero non per
finta.... E poi “quotidiano”, un pane per oggi, ciò che mi
serve al mio vivere del giorno “non prendete nulla per il
viaggio”... E’ ancora l’invito a lasciare ogni preoccupazione indebita, a saper valutare e distinguere ciò che
davvero ci è necessario per vivere da ciò che abbiamo fatto
diventare necessario, a credere davvero che Dio è Padre
per noi.
Quotidiano: il pane dell’oggi o anche il pane del giorno
per giorno. Ricordarsi che tanti programmi a lungo termine non hanno spazio, che tanti grandi obiettivi spesso si
infrangono con la realtà, che tante sicurezze cadono e si
frantumano contro mille piccoli eventi.
Il pane inteso anche come pane dello Spirito, il pane
dell’Eucarestia: non ci allontana questo pane dalle nostre
riflessioni perché non possiamo chiedere e tanto meno
nutrirci del pane dello Spirito se non abbiamo conseguito
la consapevolezza della necessità fondamentale di un
impegno per un pane di diritto di ogni uomo “Avevo fame
e mi avete dato da mangiare”... “non avete solo pregato
guardando alla mia povertà e ascoltando il mio grido di
richiesta, non avete solo pregato alzando lo sguardo al
cielo ma vi siete chinati su di me e mi avete sfamato..”
END milano
Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li
rimettiamo ai nostri debitori
Sarebbe troppo riduttivo dare un’interpretazione letteraria a questa frase anche se pensare al debito in senso
economico ci tranquillizzerebbe non poco, in fondo da
sempre gli uomini hanno cercato di onorare i propri debiti,
senza bisogno di essere troppo sollecitati, se non altro per
una questione di prestigio sociale.
Probabilmente è stata usata questa parola da Gesù per
far meglio comprendere a chi lo ascoltava quanto fosse
importante ricreare una situazione di armonia laddove
questa si fosse spezzata. Avere un debito con qualcuno
significa sicuramente non essere pienamente liberi, significa non essere in armonia, significa non avere una relazione positiva con qualcuno.
La questione però, come si è detto, non è da intendersi
in senso economico, la questione riguarda la nostra, la mia
relazione con il prossimo e allora non si tratta solo di un
gesto, di un’azione specifica da correggere, da rimettere in
ordine, si tratta di una situazione di armonia da ricomporre
e questo implica molto, molto di più del semplice restituire
o ripagare un debito.
Se al posto della parola debito mettiamo la parola
peccato, come fa del resto l’evangelista Luca, ci riesce
meglio capire quanto stiamo dicendo perché il peccato
non è solo la singola mancanza ma soprattutto la frattura
che si è compiuta tra gli uomini e tra l’uomo e Dio. Questa
rottura di una positiva relazione esige una ricomposizione
ma per ricreare armonia non è sufficiente compiere un
gesto meccanico, esprimere una parola formale.
La serenità ha bisogno di un guardarsi negli occhi molto
libero ma perché questo sia non basta una parola o un
singolo gesto, può essere l’inizio certo, la ripresa di un
dialogo, ma è tutta una situazione che va costruita positivamente, altrimenti rimane solo un atto formale.
Nella nostra esperienza coniugale conosciamo bene il
valore di un insieme di gesti e di parole che costruiscono
la trama dell’amore, anche nel silenzio, e l’inutilità di
parole o gesti compiuti perché il dovere, o la voglia di una
quiete apparente, ci chiamano a compierli o a dirli. Tutti
noi sappiamo come il perdono dato e ricevuto, la riconciliazione veramente vissuta è costituita da un insieme di
atti, di parole, di gesti, di sguardi, il perdono dato e
ricevuto ci coinvolge come persone e mette in atto una
situazione dinamica nuova che crea nuove realtà positive.
Il perdono dato e ricevuto non è un punto di arrivo, è una
realtà di partenza perché rigenera vita e apre a nuove
sconosciute possibilità.
Inoltre se la richiesta di rimettere a noi i nostri debiti ci
pone immediatamente in relazione ad altri uomini, non si
può tacere della reciprocità contenuta in questo versetto:
noi siamo in rapporto con Dio nella misura in cui siamo in
rapporto con gli uomini. Il “come” non si riferisce soltanto
alla misura, alla quantità del perdono ma impegna la
“modalità”: come noi siamo capaci di creare relazioni
armoniche con le persone che entrano nella nostra vita,
così potremo sperimentare la serenità di una positiva
relazione con Dio, perché Dio giunge a noi attraverso
Cristo, giunge a noi attraverso l’uomo e la donna che ci
viene incontro ogni giorno.
I Cieli e le terre nuove avranno spazio solo attraverso
END milano
questa costante riconciliazione e una rinnovata ripresa del
dialogo tra coppie, tra genitori e figli, tra mistici ed attivi,
tra credenti e non credenti, tra diversi di ogni specie.
Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal
male
E’ comprensibile che nel nostro chiedere a Dio di non
indurci in tentazione, noi desideriamo semplicemente
essere tenuti lontani da tutte quelle situazioni concrete,
affettive, sociali, religiose, che ci porterebbero distanti da
Lui, che potrebbero rendere più faticoso la nostra ricerca di Lui, che
potrebbero rendere più
confuso e disorientato
il cammino. Seppure
dobbiamo affrontare un
viaggio lungo e pesante, che almeno abbiamo
chiare le indicazioni, le
strade, gli strumenti di
orientamento, che almeno sia efficiente il nostro equipaggiamento...
Non ci indurre in tentazione uguale a evitaci
ogni prova. E così dicendo non ci rendiamo
conto che chiediamo a
Dio di sminuire il nostro valore di uomini, di limitare la nostra libertà, di non
innalzarci sopra tutte le creature dell’universo. E’ infatti
del nostro essere uomini la realtà della tentazione, e non
solo perché siamo chiamati alla scelta tra il bene e il male,
ma perché la tentazione ha la sua fonte nella contraddizione tra lo sperimentare la nostra realtà di creature, di esseri
finiti e la nostra ansia di raggiungere Dio, di conoscerlo,
di vivere in Lui.
Solo l’uomo, tra tutte le creature dell’universo ha la
possibilità di entrare in dialogo con Dio, perché solo
l’uomo possiede lo spirito che lo tende verso Dio, uno
spirito però limitato e definito in un corpo che gli impedisce di liberarsi pienamente.
L’uomo legato alla terra dagli istinti della carne è lo
stesso uomo che “abita le stelle del cielo”, l’uomo che
risponde agli impulsi dell’istinto animale è lo stesso uomo
che si innalza fino alle stelle e al cielo. La tentazione è una
situazione che accompagna costantemente la nostra vita a
meno che vogliamo negarci nella nostra realtà di uomo per
sentirci o animali o angeli.
Che significa allora pregare Il Padre di non indurci in
tentazione? Forse significa non farci dimenticare la nostra, la mia realtà di uomo, di donna, sempre impegnati a
rispondere alle esigenze del nostro corpo e al desiderio
della nostra anima, sempre chiamati a guardare alla terra
senza dimenticare il cielo e a guardare al cielo senza
distogliere i nostri occhi dalla terra... Forse significa non
dimenticare che dobbiamo condividere le storie di vita dei
nostri fratelli e impegnarci per la loro vita ma non dimenticare che tutto può essere realizzato se solo affidiamo a
Lui, a Dio, il nostro operare: le mani nelle mani di altri
uomini e lo spirito nelle mani di Dio.
Ottobre 1998 - 19
Forse “non ci indurre in tentazione” significa non cadere nel peccato di dimenticare la nostra finitezza di creature
e la nostra ansia di infinito, il nostro desiderio di Dio.
Forse significa che il progetto della nostra salvezza sarà
compiuto solo se riusciremo a dare vita al nostro corpo,
alle nostre sensazioni, alle nostre emozioni, alle nostre
azioni, animandole con la vita dello Spirito e a far vivere
lo spirito di Dio attraverso i nostri gesti, le nostre parole,
i nostri atti umani.
Allora le tentazioni intese come prove più o meno
difficili da vivere sono
il cammino che dobbiamo sperimentare, il percorso che dobbiamo verificare, la strada che
dobbiamo vivere e non
possiamo chiedere di
evitarle perché non possiamo voler rimanere
fermi, per raggiungere
Dio dobbiamo essere in
cammino e solo l’esodo continuo ci permetterà di raggiungere la
terra promessa. Possiamo solo chiedere di non
rimanere imbrigliati
nelle tentazioni e di non
morire nella tentazione
più grande di non vivere con pienezza la nostra umanità.
E la supplica finale del Padre nostro, il nostro grido che
si leva verso il cielo: “liberaci dal male” sancisce la nostra
fiducia nel Dio che non ci lascerà soli, nel Dio che ha
sperimentato nella sua umanità le nostre stesse angosce e
che le ha vinte nella resurrezione, nel Dio che ha già vinto
la Morte.
Liberaci dal male, liberaci dal rimanere intrappolati
nella nostra finitezza di uomini che ci fa vedere solo
nell’ottica di un egoismo personale, liberaci dal male del
nostro tempo un male che ha il volto della povertà contro
quello della ricchezza, che ha il volto dell’ingiustizia
contro quello del diritto, che ha il volto della menzogna
contro quello della verità, che ha il volto dello sfruttamento contro quello della solidarietà, che ha il volto del
perbenismo contro quello della limpidezza, che ha il volto
del potere contro quello del servizio, che ha il volto della
morte contro quello della vita.
Ma questo è il nostro tempo, la nostra situazione storica
nella quale siamo chiamati a vivere a scegliere in continuazione perché in continuazione, anche attraverso il
nostro vivere, si faccia strada la Vita, si faccia spazio a
Dio.
“Signore, Ti chiediamo, intorno alle nostre tavole che
non mancano di nulla, di continuare a provvedere per
noi, di pensare al nostro pane senza capire che lo stesso
chiedertelo implica il rinnovo di una promessa a vivere in
comunità con l’umanità intera, implica il rinnovo del
nostro impegno a non scegliere la strada dell’egoismo,
dell’individualismo per intraprendere invece quella certamente meno facile della condivisione concreta del pane
20 - Ottobre 1998
per tutti.
Chiediamo il pane quotidiano e riempiamo le nostre
giornate di lavori che spesso servono solo a guadagnare
di più o a sentirci indispensabili o insostituibili; chiediamo il pane quotidiano e accumuliamo nei nostri granai
riserve di pane per i giorni che verranno, per noi, per i
nostri figli, per la nostra famiglia.... solo per noi; chiediamo il pane quotidiano e ci riempiamo di superfluo, anzi
con capacità sopraffina riusciamo a far diventare necessario il superfluo chiudendo gli occhi e chiudendo le
orecchie alle richieste del necessario, del vero necessario
per intere popolazioni... il pane, l’acqua potabile, le
strade, le case che non siano di paglia e di argilla come
le favelas, la cultura che non sia solo il saper scrivere il
proprio nome...
E poi, con la stessa umiltà, o con la stessa assenza di
consapevolezza, veniamo a chiederti di essere misericordioso con noi come noi lo siamo con i fratelli, veniamo a
chiederti di rimettere i nostri debiti, di perdonarci, di
vivere un’alleanza d’amore con noi, come noi siamo
capaci di tessere una trama d’amore con gli altri, un
tessuto di relazioni con gli altri, come noi siamo capaci di
perdonare.
Ti chiediamo di non indurci in tentazione, di liberarci
dal male e non sappiamo fuggire la tentazione di vivere
isolati dal mondo, nel nostro piccolo mondo, nella prospettiva dei nostri bisogni, nell’ansia delle nostre esigenze, di vivere in funzione del nostro piccolo io che al
massimo si allarga ad un noi coniugale o familiare ma
che esclude ogni altro che è fuori, ogni diverso, ogni
irregolare, ogni deviante, ogni uomo che ci appare “altro”.
Oggi forse abbiamo capito qualcosa in più, abbiamo,
fatto un piccolo passo, un passo alla nostra misura di
uomo e possiamo pregarti di darci il pane solo se ci siamo
impegnati perché tutti ne abbiano, di perdonarci e di
rimettere i nostri debiti solo se abbiamo lavorato per un
mondo riconciliato, se abbiamo aperte strade per cieli e
terre nuove, di farci vivere nella tentazione se questo
significa la coscienza continua della mia piccolezza e
della mia grandezza di uomo diviso tra il richiamo facile
della terra e il desiderio infinito di Te, di liberarci dal
male solo se non ci siamo messi in cammino alla ricerca
della verità e abbiamo cercato i sentieri più nascosti che
portano a Te, con timore forse ma anche con la fiducia
che in quel sentiero e in quella strada Tu ci attendi”.
E’ il mistero dell’Incarnazione che si fa manifesto
attraverso la preghiera stessa di Gesù: non abbiamo ascolto di fronte a Dio se non sappiamo scorgerlo tra la vita e
la storia dell’uomo; non possiamo rimanere nei cieli,
dobbiamo scendere sulla terra; non ci è dato di rimanere
con le mani giunte e gli occhi al cielo, dobbiamo invece
usare le mani, “sporcarci” le mani, condividere le sofferenze, lavorare per il bene, consegnare il nostro spirito
nelle mani del Padre e le nostre mani nelle mani degli
uomini...
L’incarnazione che ha reso Dio un uomo nel Cristo, che
ha reso la Parola di Dio vita vissuta, “il Verbo si fece
carne”, che ha reso l’atto di fede un atto di impegno reale,
arriva a noi anche attraverso la preghiera del Padre nostro,
una preghiera che recitiamo forse tutti i giorni per ricordarci ogni volta che la nostra fede o si fa carne, si fa gesto,
si fa azione o non è la fede cristiana.
E in questa prospettiva anche la specificità del servizio
END milano
a cui siamo chiamati acquista la dimensione diversa di un
atto di fede incarnata. Essere al servizio, fare servizio
significa posare il nostro sguardo sugli uomini, guardare
ai problemi e alle esigenze delle équipes e degli équipiers,
ascoltare e condividere e progettare risposte per loro.
Quando siamo chiamati ad un servizio in genere tutti ci
chiediamo se saremo capaci di svolgerlo, se siamo “degni” di ricoprire alcune responsabilità, ma forse dovremmo chiederci molto più semplicemente se saremo capaci
di tanta umiltà da non credere che le nostre idee siano le
migliori, le nostre decisioni le più equilibrate, le nostre
scelte le più giuste, e chiederci ancora se saremo capaci di
tanta semplicità nel fare, nel chiedere e nell’offrire condivisione, nel proporre le nostre idee pronti ad accogliere
altre idee se risultano migliori e prima ancora di fare,
ascoltare, incontrare, cercare di capire, riflettere: pronti
sempre a ricominciare da capo.
L’impegno del servizio è sicuramente un modo di manifestare il nostro impegno di fede: crediamo in Dio quindi
crediamo negli uomini, speriamo in Dio quindi speriamo
negli uomini, amiamo Dio quindi amiamo gli uomini:
dove altro potremmo incontrare il nostro Dio?
Un Dio che costantemente si mostra a noi nel suo amore
e nella sua misericordia presente e vicino per poi tornare
a nascondersi ai nostri occhi, inafferrabile e inconoscibile,
nei cieli, nel cielo che è Altro...
La nostra è una fede rivelata, noi crediamo nella rivelazione di Dio, ma forse non abbiamo riflettuto abbastanza
che il verbo “rivelare” ha una duplice valenza: da una
parte è certamente il mostrare, l’apparire, il chiarire, il
dare manifestazione, il rivelare appunto ma dall’altra è
anche il coprire, il nascondere, l’oscurare, il confondere,
il “re-velare”.
E certamente questo è l’impegno della nostra fede:
credere e continuare a cercare i mille modi in cui possiamo
esprimere, testimoniare questa nostra fede, credere con
certezza e vivere il dubbio che ci stimola a cercare sempre,
ad andare sempre più in profondità... il dubbio e la fede,
il silenzio e la Parola... Avere passione per la Verità, non
stancarci mai di cercare la verità: ecco perché parlare di
progetto culturale, elaborare un progetto culturale non
deve spaventarci ma semplicemente renderci consapevoli
che stiamo realizzando la ricerca della verità, stiamo
cercando Dio che è la Verità e possiamo farlo solo cercando tra gli uomini, tra le storie di vita, nella condivisione
della realtà. E per fare questo dobbiamo conoscere, incontrare, parlare, ascoltare, intuire, studiare, prestare attenzione, uscire da noi stessi: questo è un progetto culturale
che vuole coniugarsi con la ricerca di fede.
Ecco perché a volte parlare di cultura rapportandola alla
fede ci fa paura, è un atto impegnativo che coinvolge il
nostro vivere quotidiano, la nostra impostazione mentale.
Molto più semplice pensare a qualcuno che si occupi di
cultura al posto nostro, molto più semplice pensare al
referente culturale come a chi raccoglie articoli, tiene i
rapporti con la parrocchia o con la diocesi, sollecita
articoli per la lettera, come un’ottima segreteria... Molto
più impegnativo ma anche più coinvolgente pensare ad
ognuno di noi come soggetto di cultura o pensare al
referente culturale come a chi è in continua attenzione
della vita che si svolge, delle cose che accadono, delle idee
nuove che si fanno strada e allora certo legge, tiene i
contatti, sollecita riflessioni ma con la finalità di aprire la
strada al regno di Dio nella storia di oggi, di rendere la
nostra fede manifesta attraverso parole di oggi e gesti di
END milano
oggi.
Ed è per questo che il referente culturale non può essere
qualcuno che non lavori in piena sintonia con voi Responsabili di Settore: è infatti il Settore, l’équipe di Settore il
primo luogo di cultura, il luogo di incontro tra teologia e
cultura, tra ricerca di Dio e vissuto quotidiano, il Settore
vissuto come luogo dove si cerca di diventare consapevoli
del proprio vissuto e si cerca di aiutare gli altri a diventarlo, il Settore vissuto in uno spirito di vero servizio alla
storia degli uomini che cercano Dio.
E’ vero molti di voi domandano: ma in pratica cosa
dobbiamo fare?
Noi non possiamo darvi risposte precise perché non è un
ricettario la cultura, come non lo è la fede.
Potreste definire il “come “ della fede? Pregare, leggere
la Parola, riflettere sulla Parola, fare scelte nell’ottica di
Dio: è tutto questo ma non solo questo, è ciò che ognuno
di noi può diventare cercando le strade che conducono al
Padre, è il diventare consapevoli di ciò che giorno dopo
giorno ci accade e che ci avvicina sempre più a Dio, è il
nostro convenirci quotidiano.
E allo stesso modo possiamo definire il “come” della
cultura? E’ ciò che possiamo diventare avvicinandoci
sempre più agli uomini, vivendo con sempre maggiore
consapevolezza la nostra storia e il nostro tempo.
Certo ci sono delle linee di fondo da tenere presenti per
fare cultura ma sono più dei riferimenti che delle indicazioni: comprendere, confrontare ed elaborare, questo
è il percorso della cultura.
Comprendere vuol dire avere sete di conoscenza per
non rimanere chiusi nei limiti del nostro sapere, anche
nell’ambito della fede ma non solo; confrontare vuol dire
avere sete di incontri, incontri di idee, di pensieri, di storie,
di vita perché la nostra mente ma soprattutto il nostro
cuore si espanda e si dilati; elaborare vuol dire avere sete
di approfondimenti personali e comunitari, avere sete di
progetti da ideare e poi verificare, avere sete di un impegno della mente che non sia per dovere, per ruolo, per
servizio burocratico, ma per amore di se stessi, degli
uomini, della storia, della vita.
Fede e cultura non sono in antitesi, anzi oggi sembra
che i nostri tempi chiedano proprio una lettura sapienziale
della vicenda umana per far scaturire la manifestazione
della fede: ci è richiesto di promuovere una cultura dell’economia come cultura dell’uguaglianza, di annullamento di ogni barriera tra ricchi e poveri perché il pane è
un diritto di tutti, ci è chiesto di promuovere una cultura
della giustizia fondata sul diritto di ogni uomo di vedere
realizzati i bisogni fondamentali del vivere, ci è chiesto di
promuovere una cultura della libertà laddove la libertà è
dimenticata, annullata, negata, e ci è chiesto di promuovere anche una cultura dell’obbedienza non alla legge ma
alla vita, non al Sabato ma all’uomo, non ai principi ma a
Cristo.
Fede e cultura non sono in antitesi, nascono da un’unica
passione: conoscere Dio, cercando tra gli uomini, conoscere l’uomo per cercare il frammento del volto d Dio.
Allora il Padre Nostro diventa insegnamento di fede e di
vita, non possiamo guardare in alto senza tornare con lo
sguardo verso la terra e viceversa non possiamo restare tra
gli uomini senza guardare quotidianamente alla bontà
armonica di un Dio Padre che è nei cieli: è un movimento
di sguardi continuo e interdipendente, è come dicevamo
all’inizio la preghiera dell’incarnazione e non a caso è
Cristo, il Dio fatto uomo, che ci insegna a pregare così.
Ottobre 1998 - 21
Abbiamo analizzato, come abbiamo potuto e saputo
fare, questa preghiera ma alla fine dobbiamo individuare
tre punti fermi che siano un po’ la sintesi, noi l’abbiamo
individuati in queste tre parole: Padre, Regno, prossimo.
Padre: significa che siamo figli, tutti figli, e fratelli, tutti
fratelli. E dobbiamo imparare a restare figli senza diventare nè servi, nè altri padri perché il Padre è solo Lui, a
restare creature anche da vecchi perché la vita ci è continuamente donata da Lui, a restare fratelli, a sentirci fratelli
tutti perché diciamo “nostro”, Padre nostro, non mio o
solo di alcuni o di tanti che la pensano come me, che amo
e che mi amano. Padre nostro: lo diciamo ogni giorno e lo
rinneghiamo innumerevoli volte.
Regno: il Regno non verrà, non sarà, non si realizzerà,
il regno è, il regno sta avvenendo, il regno è la realtà nella
quale mi muovo oggi ed in questa concretezza storica sono
chiamato a vivere secondo la mia scelta di fede.
Prossimo: non c’è specificamente questa parola ma
Cristo ci parla del pane, del debito, del perdono e della
libertà e dove se non avendo un prossimo ed essendo noi
stessi prossimo possiamo condividere il pane, sperimentare il perdono offerto e ricevuto, gustare il sapore della
libertà che ci viene dall’essere tutti figli di Dio?
Ma se alla fine abbiamo compreso quanto profondo e
impegnativo e coinvolgente è questa preghiera, allora:
“Non diciamo Padre, se ogni giorno non ci
comportiamo da figli.
Non diciamo nostro, se viviamo isolati nel nostro
egoismo.
Non diciamo che sei nei cieli, se pensiamo solo alle
cose della terra.
Non diciamo sia santificato il tuo nome, se non lo
onoriamo.
Non diciamo venga il tuo regno, se lo confondiamo
con il successo materiale.
Non diciamo sia fatta la tua volontà, se non
l’accettiamo quando é dolorosa.
Non diciamo donaci oggi il nostro pane, se non ci
occupiamo di chi ha fame, di chi è senza cultura,
di chi è senza mezzi per vivere.
Non diciamo perdona il nostro debito, se
conserviamo rancore verso i fratelli.
Non diciamo non lasciarci cadere in tentazione,
se abbiamo intenzione di continuare a peccare.
Non diciamo liberaci dal male, se non prendiamo
posizione contro il male.
Non diciamo Amen se non prendiamo sul serio le
parole del Padre Nostro”.
E solo in questa consapevolezza diciamo il nostro
AMEN che significa “così sia”, “così avvenga”, che
significa il nostro “sì” a questo impegno di conversione di
vita, che significa il nostro “sì” rinnovato ad un servizio,
quello che stiamo svolgendo, non vissuto per se stessi ma
per gli altri, non vissuto da soli ma insieme agli altri, non
vissuto guardando solo al cielo o solo alla terra, non quindi
solo nella teoria sia pure mistica e nemmeno solo nella
pratica fatta di efficientismo, ma spostando continuamente il nostro sguardo dal cielo alla terra e dalla terra al cielo
per portare il volto di Dio tra gli uomini e la vita degli
uomini al cospetto del volto di Dio.
Amen e così sia per tutti noi.
Carlo e Maria Carla Volpini
Coppia responsabile Équipe Italia
22 - Ottobre 1998
END milano
Spulciando la Lettera END...
E’ capitato qualche volta che una persona dell’équipe ci segnalasse un particolare articolo della Lettera
e che noi ci sentissimo così spronati a riprendere in mano quel numero della rivista che, pur giacendo a lungo
sul comodino, non era mai stato letto completamente. Nella Carta ci viene chiesto, tra gli impegni di ogni
coppia che entra a far parte delle END, quello di leggere l’editoriale della Lettera delle équipes. E spesso,
almeno noi, finiamo per accontentarci di queste prime pagine e rischiamo di lasciarci sfuggire altri contributi
altrettanto interessanti. Abbiamo pensato allora di inserire nel giornalino una rubrica “di servizio”, nella
quale potremmo segnalarci quegli articoli che secondo noi si distinguono perché affrontano un tema
particolarmente sentito, o perché aprono un dibattito importante o perché danno una notizia interessante.
In questo modo potrebbe risultare più stimolante la lettura della rivista che è così di aiuto per conoscere e
capire il nostro Movimento, che non è formato solo dalle équipe che conosciamo e frequentiamo, ma
comprende ormai coppie di tutto il mondo, inserite nelle realtà più diverse.
Ringraziamo Andrea e Giovannella Luquer
che ci hanno segnalato un articolo sull’ultimo
numero della Lettera END, “A 50 anni dalla
Carta, quali prospettive per le END del futuro?”. Adria e Piero Gallo (Roma 7) si chiedono:
“Le END rispondono ancora alle esigenze del
laicato alle soglie del terzo millennio? Sono in
grado di offrire una risposta soddisfacente ad
una realtà diversificata come il villaggio globale in cui viviamo?”, e ancora oltre: “Cristo ci ha
rivelato il volto di Dio-Amore, ma cosa vuol
dire amare per noi, qui ed ora? Qual’è il nostro
prossimo oggi, nel mondo in cui viviamo?”.
Come risposta concreta a questi interrogativi,
i Luquer propongono un articolo pubblicato
sulla Lettera END n. 95. Ci pare siano davvero
delle bellissime testimonianze di come l’intuizione di Padre Caffarel risponda ancora oggi,
anzi soprattutto oggi, alle esigenze delle coppie
cristiane e non solo in Francia o in Europa, ma
anche in contesti culturali e sociali molto diversi
dal nostro mondo occidentale. E’ davvero interessante leggere che a Singapore, come nelle
Isole Antille francesi o nelle isole di Guadalupa
o nella Martinica, o nella foresta amazzonica, ci
sono coppie che come noi hanno sentito il desiderio di fare équipe per aiutarsi a vicenda a
ricercare la santità nel matrimonio.
Sempre nello stesso articolo si parla poi anche
di un’équipe di sordomuti in Brasile: “è un
esempio edificante perché le persone handicappate, almeno in Brasile, sono per lo più escluse
dalla società. E’ una testimonianza di vera fraternità”. Pensiamo solo a quanta determinazione deve esserci in queste coppie, per affrontare delle
difficoltà così grandi per vivere l’esperienza in équipe, e
nel consigliere spirituale che per poterle aiutare meglio sta
imparando il linguaggio gestuale.
Per quanto riguarda la domanda su cosa significa per noi
oggi amare e chi è il nostro prossimo, Giovannella e
Andrea ci suggeriscono di andare a rileggere le testimonianze delle équipes ruandesi, che sono veramente illuminanti a questo riguardo. Di fronte a prove difficilissime
nelle quali la loro vita è stata messa seriamente a repentaglio, queste coppie hanno saputo ritrovare la via della
riconciliazione e dell’unità in un contesto in cui tutto
sembrava spingere alla divisione e all’odio (Lettera 84).
Dopo la guerra si sono ritrovate a fare équipe coppie di
etnie diverse e molte di loro avevano deciso di adottare chi
4, chi 5, chi addirittura 9 bambini rimasti orfani (Lettera
92).
Biagio e Marina Savarè
Coppia referente cultura
P.S. E se per Natale...
Siamo in grado di far pervenire a destino le offerte che
venissero destinate all'aiuto di queste coppie del nostro
movimento così generose: potrebbe essere un "bell'incoraggiamento" a proseguire il cammino insieme.
END milano
Ottobre 1998 - 23
UNA PREGHIERA INSIEME
Pubblichiamo su ogni numero del giornalino una preghiera che riteniamo significativa: riportata da un giornale o recitata in comunità o durante una veglia o ad un ritiro
ci può aver fatto pensare e meditare e quindi vogliamo proporla a tutti.
Per questo vi invitiamo a farci pervenire quelle preghiere che volete condividere con
gli altri, saranno sicuramente pubblicate.
IL “DONO DI NOZZE” DA PARTE DI DIO
“La creatura che hai al fianco è mia. Io l’ho creata.
Io le ho voluto bene da sempre, prima di te e più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l’hai incontrata l’hai trovata amabile e bella.
Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza,
è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza e amore,
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza
e tutte le qualità che hai trovato in lei.
Ma non puoi limitarti a godere del suo fascino.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
Ha bisogno di serenità, di gioia, di affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro, e di tante altre cose.
Ma ricorda che ha soprattutto bisogno di Me.
Sono Io, e non tu, il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita.
Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola, nel perdono, nella speranza.
Abbi fiducia in me. La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno, da quando siete innamorati.
Sono io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.
Era il modo più bello per dirti: “Ecco, te la affido.
Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità”.
Con le parole “Prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita”
è come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla nella tua vita
e di prenderti cura di lei. Da quel momento siamo in due ad amarla.
Anzi, io ti rendo capace di amarla “da Dio”,
regalandoti un supplemento di amore
che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende simile al mio.
E’ il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio.
Io sarò sempre con voi e farò di voi gli strumenti del mio amore e della mia
tenerezza:
continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti di amore”.
24 - Ottobre 1998
END milano
PROGRAMMA
ANNO 1998/99
Incontro dell'équipe di Settore con le coppie responsabili di équipe 10 ottobre 1998
Istituto Buon Pastore - Monza
Giornata di Settore 25 ottobre 1998
Suore Misericordine - Monza
Tema: La spiritualità di coppia nelle END: un cammino
sempre rinnovato.
Relatori: Emilio ed Alberta Perusi.
Incontro col Card. Martini 14 novembre 1998
Eupilio (CO) Riservato all'équipe di Settore.
Veglia di fine anno 31 dicembre 1998
Padri Barnabiti (Carrobbiolo) - Monza
Giornata di Settore 21 marzo 1999
Suore Misericordine - Monza
Tema: "Mi alzerò e andrò da mio padre"
Predicatore: don Maurilio Frigerio.
Équipes miste 17 aprile 1999
Sessione nazionale primaverile 29 aprile-2 maggio
1999
Giornata di Settore 16 maggio 1999
Istituto Dosso Verde - Pavia
Tema e relatori da definire.
Incontro CRS con i consiglieri spirituali 21 giugno
1999
Casa Avesani - Monza
Sessione nazionale estiva 25-29 agosto 1999
Ritiro Spirituale 11-12 settembre '99
Dateci una mano
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno inviato i
loro contributi, sempre preziosi.
Per i lavori scritti e stampati col computer, oltre
al fax, che ci permette di conoscere in anticipo
contenuti e dimensione, ci è molto utile ricevere i
testi su supporto magnetico o anche solo per posta
(per poterli ‘scannerare’).
Le pagine spedite per fax, soprattutto se in caratteri di corpo piccolo, non vengono lette dagli
scanner, obbligando alla ribattitura del testo.
Grazie in anticipo per la collaborazione.
Redazione: Biagio e Marina Savarè
Équipe Milano 10
Via Ippolito Nievo 28/1 - 20145 MILANO
Tel. 02-48007432
Fax. 02-43980432
Nuovi arrivi!
Cecilia Mapelli, nata il 13 maggio '98, figlia di
Luigi e Rosy, dell'équipe Monza 2. Viene a far
compagnia ad Anita di 8 anni, Pietro di 7 e
Giovanni di 4.
Alessandra Caloni, nata il 26 luglio '98, figlia
di Etttore e Loredana, dell'équipe Monza 1.
Viene a far compagnia a Claudio di 13 anni,
Stefano di 11, Andrea di 4 e Daniela di 3.
Michela Tiziani, nata il 21 agosto '98, figlia di
Alberto ed Anna dell'équipe Monza 4. Viene a
far compagnia a Francesco di 5 anni e Marta
di 2.
Michele Rusconi, battezzato il 20 settembre
'98, figlio di Giovanni ed Elena dell'équipe
Milano 10.
Sommario
Argomento
Pag.
Tre anni di impegno, insieme - Paolo e Lidia Avesani
1
3°: Ricordati di santificare le feste - B. e M. Savarè
2
Vedi Napoli e poi... - G. e M. Tavaroli, P. e A. Roveda
3
La prima sessione... - Bruno e Mariastella Andreetto
3
Tu rinnovi la nostra giovinezza - P. Angelo Epis
4-6
Sessione per coppie anziane - G. e C. Beghi
7
Acqua "viva" e a catinelle - Michele e Dina Dicorato
8
La prima volta - Rodolfo e Paola Gatti
8
Un Collegiale... di Spirito - Beppe e Marina Isalberti
8-9
Conosciamoci meglio: L'équipe di Settore
9
Conosciamoci meglio: L'équipe Cormano 1
9
Vita di Settore: Dai salmi al salmì - P. e L. Avesani
10
La giornata di Settore del 25 ottobre 1998
11
Caresto: un'isola per non isolarsi
12
Risotto di famiglie - Carlo e Vittoria Piccolo
13
Un impegno difficile... - Discorso del Papa
14
Il centurione
15
A passo d'uomo, insieme... - C. e M.C. Volpini
16-21
Spulciando la Lettera END - B. e M. Savarè
22
Una preghiera insieme
23
Il programma di Settore 1998-99
24
Nuovi arrivi
24
Scarica

Anno 1998 n° 3 - endmilanob.it