END Milano Giornalino dell’Équipes Notre Dame - Settore di Milano Anno 17° n° 3 - Ottobre 1998 Tre anni di impegno, insieme... Ci siamo già dentro fino al collo: le nuove coppie di insieme su questi punti, non con l'intento di fare processi a collegamento da trovare (e trovate), i primi due incontri qualcuno o a qualcosa, nemmeno a noi stessi ed al nostro passato, ma con quello di costruire un dell'équipe di Settore, la sessione per i futuro migliore. responsabili a Frascati, un calendario A novembre l'équipe di Settore indi impegni che ha fatto la gioia di Francesco e Benedetta (Uahooo! Quancontrerà, con le altre EDS della Regiote domeniche in pace...). ne Nord-Est, il Card. Martini ad Alla guida gli Avesani, Eupilio, presentando la sintesi del laMa, insieme, l'inizio di un più approche fra tutti so’ i più anziani. voro fatto da tutti sui doni dello Spirito fondito cammino di spiritualità: la MesPer età non son da meno Santo: chiederemo in quell'occasione sa infrasettimanale, un maggior spazio al Cardinale di mostrarci la strada alla preghiera, il televisore che quali due liguri Galleno. sulla quale il nostro movimento si che sera resta spento... E quindi grazie Poi ci sono i Dicorato dovrà incamminare, quali siano i coma voi per questo incarico che ci farà dal pugliese bel parlato. piti specifici che saremo chiamati a crescere. Certo quel più riprodotto svolgere nella Chiesa di Milano, alle E veniamo al Settore. In questi ulticon Tiziana è lui, il Farotto. soglie del terzo millennio. mi tre anni il numero delle équipes è Da Senago quatti, quatti È uscita da poco la Lettera pastorale fortemente aumentato: Monza 3 e 4, del Card. Martini "Ritorno al padre di Aicurzio, Cormano 1, 2 e 3, Pavia 2; non son quattro, ma due Gatti. tutti". Superfluo raccomandarne la letsiamo a 19 con oltre 125 coppie, un C’è di “Zen” un vero asso tura: ma cerchiamo di riscoprire, denmezzo esercito. e si chiama Gianni Grasso. tro di noi, l'inquietudine di chi si sente Crediamo sia il momento di riflettePoi simpatici ed aperti debitore verso il Padre. Quell'inquiere bene insieme sul movimento, di son di Sesto gli Isalberti. tudine che sola può sfociare nella giopuntualizzare meglio, sempre meglio, Sarà dolce e non amaro ia piena del perdono ottenuto: riconoil perché ed il come del nostro cammisciamoci allora nel "figliuol prodigo" nare insieme, i fini che ci poniamo ed lo star con i Pignataro. e non nel fratello maggiore che non si i mezzi per raggiungerli. E il giornale tocca a te, sente in debito! E qui un consiglio, per tutti, noi due caro Biagio Savarè, Riesaminiamoci, anche come mocompresi: rileggiamo la Carta, cone non fare la manfrina vimento, alla luce di questa parabola: frontiamoci con la Carta, riprendiamo di mollarlo alla Marina. come siamo verso di noi, verso gli in mano i documenti del movimento, e altri, i credenti, i non credenti, i poveri, facciamo tutti insieme un riesame del Ed a tutti un buon consiglio gli ultimi. E reincontriamo il Padre, nostro impegno. porta il caro don Maurilio. quel padre della parabola che A questo punto, crediamo, tutti ci Noi speriam che con amore Rembrandt raffigurò con una mano di porremo le stesse domande. Arriviaquesta équipe guidi il Settore uomo ed una di donna, per significare mo preparati alle riunioni mensili, pronper il prossimo triennio che Dio ci è sì Padre ma anche Madre ti all'ascolto e disposti ad aprire il agli albori del millennio. misericordiosa. nostro cuore ai co-équipiers? LeggiaCi vedremo (con molti di voi non si mo la Lettera END od almeno il suo siamo ancora incontrati, e i vostri volti editoriale? Partecipiamo agli incontri del Settore, agli esercizi spirituali annuali, agli incontri di ci "mancano"!), ci rivedremo, ci conosceremo e ci ameremo équipes miste? Versiamo la quota annuale nello spirito del di più e meglio per conoscere ed amare di più e meglio il movimento (e nella misura suggerita della retribuzione di una nostro prossimo. Non chiudiamoci, viviamo il movimento, giornata)? Abbiamo il "senso del movimento" nel nostro arricchiamoci nello scambio fraterno! E non abbiamo paura Settore, nella nostra Regione, in Italia, nel mondo? Abbiamo di "spendere" il nostro tempo! Forse non è una merce così "capito" la sussidiarietà, che dovrebbe far sì che un Settore rara... Su questo giornalino troverete tante belle testimonianze di posto in una zona ricca come la nostra si debba far carico anche delle necessità di altri Settori situati in zone molto più coppie che sono "andate", vincendo timori e pigrizia, e che, povere? Siamo disponibili a svolgere un "servizio" nel pienamente soddisfatte delle esperienze vissute, "ritorneranno". movimento, se richiesti? Un abbraccio a tutti, lungo tre anni Ci fermiamo qui, ma con la promessa di confrontarci Paolo e Lidia Avesani Sector adventure 2 - Ottobre 1998 END milano 3°: Ricordati di santificare le feste La Lettera END n. 99 conteneva molti articoli su come viene vissuto in famiglia il “giorno di riposo del Signore”. Il 31 maggio, giorno di Pentecoste, a pochi giorni dal termine della stesura della lettera, il Papa ha pubblicato un documento, intitolato “Dies Domini”, nel quale ci invita a riflettere con lui sul senso della domenica, per sottolineare le ragioni per viverla come vero “giorno del Signore”, anche nelle nuove circostanze del nostro tempo. Pensiamo sia utile riproporre qui di seguito i punti più significativi. Perché una lettera sulla domenica? 1. L’imminenza del Giubileo ci invita ad approfondire il nostro impegno spirituale attraverso molteplici iniziative che caratterizzeranno l’anno 2000. Non dobbiamo tuttavia pensare che le celebrazioni particolari abbiano un valore più grande di quella straordinaria celebrazione eucaristica che tutte le domeniche ci fa rivivere la risurrezione di Cristo e ci rinnova per l’abbondante flusso di grazia che porta con sè. La domenica, con la sua ordinaria “solennità”, resterà a scandire il tempo del pellegrinaggio della Chiesa sulla terra. 2. Si pensa sempre più alla domenica come al “giorno del riposo” piuttosto che al “giorno del Signore”. Così come si cercano svaghi per il corpo e per la mente per riposarsi e ricaricarsi dopo la settimana lavorativa, così è necessario per il cristiano interrompere la sua attività per ritrovare pienamente sè stesso, avvertendo la sua vitale e liberante dipendenza dal Creatore. 3. “Non abbiate paura di dare il vostro tempo a Cristo! Sì, apriamo a Cristo il nostro tempo, perché egli lo possa illuminare ed indirizzare. Il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, ma piuttosto tempo guadagnato per l’umanizzazione profonda dei nostri rapporti e della nostra vita”. Cos’è la domenica? Tutta la vita dell’uomo dovrebbe essere vissuta come lode e ringraziamento nei confronti del Creatore. Ma il rapporto dell’ uomo con Dio ha bisogno anche di momenti di esplicita preghiera, in cui il rapporto si fa dialogo intenso. Il giorno del Signore è per eccellenza il giorno di questo rapporto. Proprio per questo è anche il giorno del riposo: l’interruzione del ritmo spesso opprimente delle occupazioni, esprime il riconoscimento della propria dipendenza da Dio. Tutto è di Dio! Nel momento in cui il cristiano celebra le meraviglie operate da Dio, il suo riposo assume pieno significato. Come santificare la domenica? 1. Partecipando alla celebrazione eucaristica, che è la celebrazione della viva presenza del Risorto in mezzo ai suoi. Perché tale presenza sia vissuta, non basta che i discepoli di Cristo preghino individualmente. Essi, infatti, non sono stati salvati a titolo individuale, ma come membra del corpo di Cristo, entrati a far parte del popolo di Dio. E’ importante perciò che si radunino per esprimere pienamente l’identità stessa della Chiesa, dal greco ekklesia, ossia l’assemblea convocata dal Signore risorto, il quale ha offerto la sua vita per “riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.” (Gv, 11, 52). 2. Dedicandosi alle attività di misericordia, di carità e di apostolato. Fin dai tempi degli Apostoli, infatti, la riunione domenicale era per i cristiani un momento di condivisione fraterna con i più poveri. L’Eucaristia è evento e progetto di fraternità. Dalla Messa domenicale parte un’onda di carità destinata ad espandersi in tutta la vita dei fedeli, iniziando ad animare il modo stesso di vivere il resto della domenica. Se essa è giorno di gioia, occorre che il cristiano dica con i suoi atteggiamenti concreti che non si può essere felici “da soli”. Egli si guarda intorno per individuare le persone che possono aver bisogno della sua solidarietà. Può accadere che nel suo vicinato o nel suo raggio di conoscenze vi siano ammalati, anziani, bambini, immigrati che proprio di domenica avvertono in modo ancor più cocente la loro solitudine, la loro necessità, la loro condizione di sofferenza. Certamente l’impegno per loro non può limitarsi ad una sporadica iniziativa domenicale. Ma posto un atteggiamento di impegno più globale, perché non dare al giorno del Signore un maggior tono di condivisione, attivando tutta l’inventiva di cui è capace la carità cristiana? Quali aspetti della Messa domenicale dobbiamo rivalutare? 1. Il carattere festoso. “I discepoli gioirono nel vedere il Signore” (Gv. 20, 20). E’ un invito a rivivere, in qualche modo, l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, che sentirono “ardere il cuore nel petto” mentre il Risorto si affiancava a loro lungo il cammino, spiegando le Scritture e rivelandosi allo “spezzare del pane” (Lc 24, 32-35). Questa gioia, frutto dell’azione dello Spirito Santo in noi, nasce dalla consapevolezza che il Signore non ci ha abbandonati, ma è realmente risorto e vive in mezzo a noi. Per dare alle celebrazioni eucaristiche questo carattere festoso, esse dovranno essere preparate con cura particolare: a partire dai canti ben curati, al coinvolgimento dei fedeli in quelle espressioni che la liturgia suggerisce e raccomanda. “Come ho avuto modo, in altra occasione di ricordare, tra le numerose attività che una parrocchia svolge, nessuna è tanto vitale o formativa della comunità quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucaristia”. 2. La dimensione comunitaria. Il Concilio Vaticano II ha richiamato la necessità di adoperarsi perché “il senso della comunità parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione comunitaria della Messa domenicale”. Nelle Messe domenicali della parrocchia è normale che si ritrovino i vari gruppi, movimenti, associazioni... Questo consente loro di fare esperienza di ciò che è ad essi più profondamente comune, al di là delle specifiche vie spirituali che legittimamente li caratterizzano, in obbedienza al discernimento dell’autorità ecclesiale. E’ per questo che di domenica le Messe dei piccoli gruppi non sono da incoraggiare. Ogni comunità, radunando tutti i suoi membri per la “frazione del pane”, si sperimenta quale luogo in cui il mistero della Chiesa concretamente si attua. Nella stessa celebrazione la comunità si apre alla comunione con la Chiesa universale, implorando il Padre perché si ricordi “della Chiesa diffusa su tutta la terra “ e la faccia crescere, nell’unità di tutti i fedeli con il Papa e con i Pastori delle singole Chiese, fino alla perfezione dell’amore. Biagio e Marina Savaré END milano Ottobre 1998 - 3 DA NAPOLI A CIAMPINO Vedi Napoli e poi... La prima Sessione I contributi delle coppie che hanno partecipato alle Sessioni nazionali ritorni a casa con il cuore radioso Siamo partiti insieme, noleggiando un pulmino per già condividere l'attesa, dopo aver consumato, assieme, anche il desiderio preparando enormi valige e pianificando l'avventurosa spedizione. Partiamo per Napoli: il mare, il sole, il Vesuvio ed invece... è sempre piovuto. L'austera casa di spiritualità "S. Ignazio", in cui si è svolta la sessione, domina dall'alto colle di Camaldoli il golfo, ma non per questo è stato meno arduo raggiungerla. Nonostante la fatica del viaggio i sorrisi e l'accoglienza ricevuta sono stati un gioioso annuncio del clima che avremmo vissuto. Fedeli al tema, aiutati dai relatori e dalla preghiera, abbiamo imparato a riconoscere e ad accettare i "deserti" della nostra vita di coppia, affidandoci ai Doni dello Spirito. I vari momenti delle giornate: preghiera, relazioni, riflessioni di coppia, équipes di formazione, pause, pranzi... hanno scandito le tappe del nostro cammino. Diventato questo, apparentemente, più faticoso per il prematuro ritiro dal servizio attivo dell'ascensore più importante dello stabile, che serviva tutti i piani (e specialmente i nostri VI° e VIII°). Anche questa occasione ci ha aiutato nei momenti di iperventilazione ad incontrare compagni di arrampicata ansimanti, dagli sguardi muti ma eloquenti. Questa bella avventura della sessione nazionale si è rivelata, come ci avevano raccontato consolidati équipiers, un'esperienza unica e da raccomandare; a noi in particolare ha lasciato nel cuore la scoperta di come sia possibile vivere, grazie allo Spirito Santo, nelle équipes di formazione momenti di comunione autentica. Ricevendo, in dono gratuito, pezzi di vita e di esperienza che conserviamo ancora nel cuore e che ci hanno dato una forza nuova non ancora esaurita. Vorremmo finire con un grazie a tutti e con le parole di Osea 2, 16 "Ma, ecco, io l'attirerò e la condurrò nella solitudine, ove parlerò al suo cuore". Giuliano, Marina Beatrice, Jacopo e Gabriele Tavaroli Paolo, Antonella e Tommaso Roveda Pavia 2 Crisi di identità di Alberto e Tiziana: FAR-OTTO o restare FAR-I-SEI? ... non si scorda mai Prima Sessione nazionale END, primo anno con il movimento END: quello che cercavamo per noi: tanti strumenti che ci aiutino nel nostro cammino di coppia. Ci siamo iscritti alla Sessione estiva per un’esigenza di trovare un “periodo forte”, durante il quale riflettere e lavorare insieme sul sacramento del nostro matrimonio. Le meditazioni esposte dai vari relatori sono state per noi molto profonde e centrate nelle problematiche umane e spirituali della vita di coppia. Ci sono servite per fare dei doveri di sedersi durante i quali abbiamo approfondito la nostra vita interiore e coniugale; i nostri dialoghi sono stati lunghi e liberi dalle interferenze esterne che spesso ci ostacolano nella vita quotidiana. La nostra Équipe di formazione era formata da coppie che non si conoscevano, ma nonostante questo siamo riusciti ad aprirci in un confronto sincero ed aperto (non comune nella società attuale, dove la comunicazione è spesso superficiale); abbiamo ascoltato esperienze di vita molto belle ed arricchenti, nelle quali spesso ci siamo riconosciuti. Ad ogni pasto ci siamo seduti ad un tavolo diverso, per incontrare nuove coppie, che sono state sempre aperte e disponibili alla conoscenza. Abbiamo vissuto momenti di gioia nella partecipazione al coro (chi canta prega due volte) durante le celebrazioni delle Sante Messe. Ci è piaciuta molto l’idea di fare una veglia di adorazione. Questa esperienza è stata molto bella ed arricchente per noi, ed ora l’importante è farne memoria nella vita di tutti i giorni. Volevamo concludere con una poesia che ci ha colpito molto: Il “dono di nozze” da parte di Dio (che riportiamo a pag. 23 - N.D.R.). Bruno e Mariastella Andreetto CACCIA:GROSSA... RESPONSABILITA’ IN DIOCESI Don Silvano Caccia, consigliere spirituale della Monza 1 e della Regione Nord-Est (Lombardia e Tre Venezie), è stato nominato dal Card. Martini responsabile della pastorale familiare della diocesi di Milano. Per il nostro movimento, di cui don Silvano è fervente partecipe, si tratta forse di un "segno profetico": probabilmente la scelta del Cardinale non è stata casuale. Nel fare le nostre più vive congratulazioni a don Silvano, che continua nei suoi impegni con le END, gli assicuriamo il nostro accompagnamento con la preghiera: sappiamo che per lui è "quello che conta davvero". Buon lavoro, di cuore, don Silvano. 4 - Ottobre 1998 END milano "... TU RINNOVI LA NOSTRA GIOVINEZZA" (Salmo 103) Relazione di Padre Angelo Epis, nuovo consigliere spirituale di équipe Italia, alla Sessione Estiva di Ciampino PREMESSA Mi sembra opportuno richiamare il tema conduttore di questa sessione, nel suo insieme e attraverso le motivazioni che hanno delineato la scelta come sono tracciate nel depliant; per sommi capi dice così: “La fatica e le contraddizioni che ogni coppia, ma forse anche ogni persona, avverte nel cercare di realizzare nel quotidiano proprio quegli ideali in cui si crede e che fanno della proposta END un concreto cammino di vita. Questa fatica, che a volte assume anche i caratteri di una vera e propria lacerazione interiore, chiede di essere accolta, attraversata e riconciliata proprio nello Spirito... “LASCIATEVI RICONCILIARE CON DIO...”: una chiamata a cercare percorsi di riflessione che ci conducano ad una più piena e consapevole serenità del vivere quotidiano. “... OLTRE IL DESERTO...”: il deserto può essere solitudine, buio, caldo o gelo, il deserto può essere paura, affanno, disorientamento... ma il deserto può e deve essere attraversato. “ GUIDATI DALLO SPIRITO”: è allo Spirito che dobbiamo affidare il timone della nostra vita di persone e di coppia, non perché lui ci liberi da ogni responsabilità di scelta, ma perché ci permetta di comprendere con quali occhi cercare e quali strade percorrere”. Il titolo di questo intervento “Tu rinnovi la nostra giovinezza...” attinge al salmo 103 dove l’autore dopo l’invito a benedire Dio ne indica i motivi e l’ultimo di questi, rifacendosi a una convinzione orientale del tempo, indica l’agire di Dio e quindi la vita dell’uomo come la rinascita dell’aquila che giunta in tarda età mutando le penne diventa giovane. Ci troviamo qui in un tema ben sviluppato nel capitolo 3 del Vangelo di Giovanni e in altri testi dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’idea della giovinezza si estende alla vita di ogni creatura e quindi di ogni esperienza umana vissuta in Dio. La vita coniugale nel suo insieme vive l’esperienza significativa della persona che è chiamata nell’incontro con l’altro a ritrovare perenne giovinezza; essa si presenta come impegno, ma anche come dono che viene dall’alto: “Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto” (Gv 3,7). 1. NELLA NOSTRA STORIA TRA LACERAZIONI E SPERANZE L’intervento che vi propongo voleva, inizialmente, limitarsi ad una serie di considerazioni e di spunti su un cammino guidato dallo Spirito e quindi di spiritualità. Alcuni avvenimenti, la cronaca dei giornali e altro mi hanno spinto a percorrere, almeno per alcuni aspetti, la via esperienziale; il tentativo cioè di rispondere ad alcune domande laceranti che mi sono state poste in questi mesi da fatti di cronaca e nel medesimo tempo a mettere in risalto i sentieri della speranza, dello Spirito presenti nell’oggi. Come attraversare il deserto, guidati dallo Spirito, con chi oggi mi va chiedendo: “Perché mio marito è stato ucciso proprio ora?”; “Perché nei conflitti familiari si annida la violenza fino alla morte atroce?”; “Quali risposte dare a nuove immagini di “famiglia”: convivenze di fatto, separazioni... cioè al dibattito in corso nella nostra società?”. Come travasare in queste domande dolorose le tante azioni di speranza e di pace presenti nel nostro quotidiano? Insieme a queste più profonde vi sono le tante domande che nascono dal nostro vivere quotidiano: il pane quotidiano del vivere insieme tra gioie e delusioni, tra conflitti e percorsi di pace... Mi sembrano queste ed altre le domande ineludibili che interpellano il nostro essere équipiers; vivere un cammino di spiritualità e divenire testimoni del regno in mezzo all’umanità del nostro tempo. L’amore coniugale contiene, nella misura del suo accogliere Dio come ospite privilegiato, il sorprendente dono di far rivivere la giovinezza della vita. Questa giovinezza non sta in un ritornare indietro a passioni giovanili o adolescenziali, ma nella capacità rigeneratrice della vita vissuta in Dio e nel costante impegno di dare continuità e futuro al matrimonio-sacramento che unisce i coniugi. “Il matrimonio è un’esperienza di lotta spirituale a due. Permette, per esempio, di non essere soli quando sopravviene la caduta, e di essere così rialzati dall’altro. Permette anche d’imparare ad aiutare l’altro a rialzarsi. Permette di vedere l’icona di Cristo nel viso di questo prossimo più vicino che è il proprio marito o la propria moglie, e di imparare ad amarlo “come se stesso””. (Laroche M.P., Una sola carne, Paoline 1987, p.9; Il testo è particolarmente utile per degli spunti e suggerimenti inerenti la vita spirituale della coppia). Il discorso esperienziale non può certo far dimenticare le speranze e le lacerazioni che percorrono la vita di un consigliere spirituale, di un prete. Spesso esse passano dalla storia vissuta con Dio, ma anche vissuta con il popolo e concretamente con la propria END. Il discorso investe naturalmente la vita personale oltre che di coppia e di conseguenza un modo di essere e di vivere nella chiesa e nella società. L’esperienza END è in qualche modo un tracciato di speranza dentro la storia che viviamo; essa è fatta da coppie chiamate a condividere un cammino attraverso l’ascolto di Dio (preghiera) e l’ascolto reciproco (dovere di sedersi); coppie capaci di leggere la storia propria e della società (messa in comune, tema di studio) per un costante cammino di conversione: capacità di convergere verso l’edificazione del regno (compartecipazione). 2. TRA DESERTO E SPIRITO Prima di addentrarci in suggerimenti di spiritualità credo sia utile intenderci sui termini che stiamo usando in questo percorso. IL DESERTO Il deserto, al di là dell’esperienza geografica, ci richiama il luogo in cui gli Ebrei hanno vissuto per quarant’anni, prima dell’ingresso nella terra promessa e nel quale hanno imparato ad essere popolo di Dio. Pietro nella sua prima lettera, riandrà a questa fondamen- END milano Ottobre 1998 - 5 tale esperienza: “Voi che un tempo eravate non-popolo, ora, è morte, i preti e i religiosi/e ricordano che la vittoria sulla invece siete il popolo di Dio” (1Pt 2,10) e trova il compimen- morte è si impegno, ma è anche dono di Dio. to di quest’opera di Dio in Gesù, pietra angolare, che farà di Una cosa senza l’altra cade nella sterilità del deserto. questo popolo, una nuova stirpe eletta, la Chiesa (1Pt 2,9). Il deserto che tocchiamo con mano in questo nostro franD’altra parte, Giovanni Battista è “voce di uno che grida gente culturale è spesso segnato da domande errate e ovvianel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi mente risposte errate. sentieri” (Js 40,3) e orienta tutta la sua predicazione allo La desertificazione cresce a dismisura là dove noi contiscopo di condurre gli Uomini a Cristo: “Ecco l’Agnello di nuiamo a domandarci e quindi impostare matrimonio e Dio, Colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,36). ministero presbiterale sul che cosa devono fare oggi preti e Infine Gesù, prima della sua missione, sceglie il deserto e coniugi nella società e non su che cosa devono essere. vi resta quaranta giorni e quaranta notti per essere tentato dal L’andare oltre non comporta necessariamente cambiadiavolo. mento di sede, di cose da fare, ma accettazione di una storia, Il deserto, dunque, è luogo dove ci si libera del superfluo la propria e quella del proprio partner. e si va all’essenziale, luogo privilegiato per incontrare Dio. Il deserto non è soltanto un luogo di prova lontano, ma è LO SPIRITO spesso il luogo dove viviamo le nostre esperienze quotidiane: Nel deserto si innesta un secondo elemento: la presenza la solitudine, la contraddizione, l’aridità di un rapporto, la dello Spirito. mancanza di comunicazione... “La condurrò nel deserto e In realtà è Dio che rende teologico e quindi salvifico un parlerò al suo cuore” (Os 2,16): è luogo impervio e, per sua natura, la grande esperienza d’amore che arido. Padre Angelo Epis ha sostituito, con un Dio vuole fare con il suo popolo, Nella storia della salvezza, infatanno di anticipo don Gianni Colzani ma è anche la straordinaria espeti, è Dio che ha deciso per gli Ebrei come consigliere spirituale di équipe rienza che vuole fare con il Suo la via del deserto, pur essendo la Italia. È una figura straordinaria: Figlio, all’inizio della sua missiopiù lunga per raggiungere la terra bergama-sco, "monfortano", con parne: “Lo Spirito lo condusse nel promessa. ticolare devozione alla Madonna, di deserto”. Proprio nel deserto a Giovanni una spiritualità "contagiosa", da qualNel deserto vi è la tentazione, Battista apparirà lo Spirito in forche anno è "in missione", a fare il esperienza ineludibile nel cammima di colomba (Lc 3,21) che si parroco a Reggio Calabria, in un amno di fede; dove avviene l’incontro posa su Gesù e lo indica come il biente che lui definisce "un po' particotra Dio e uomo vi è chi ha interesse Figlio primogenito del Padre. lare", dove chi è testimone può avere ad inquinare questo rapporto “PreLuca, infine, nota che proprio lo "un piccolo contrattempo" (come lui ci parati alla tentazione” (Sir 2,1). Spirito conduce Gesù nel deserto ha riferito di un suo confratello cui è Gesù, uomo nuovo, non si sot(4,1) per esservi tentato. trae a questa prova, ma ci indica stata fatta saltare la macchina con una Lo Spirito e il deserto, dunque: anche la strada per superarla: rimaossia la ricchezza di Dio e la poverbomba). nere ancorati saldamente alla Patà dell’uomo, la rivelazione di Dio Lo seguiremo nella preghiera con parrola di Dio; non accontentarci di e il desiderio profondo di lui che è ticolare trepidazione! parole; non solo ascoltarci..., ma nell’uomo. ASCOLTARE. Una storia che è storia d’amore. L’ascolto della Parola lascerà la nostra vita limpida e libera e ci permette di gridare con Lui: “Lui solo adorerai”. QUI C’È LO SPIRITO La sua vittoria ci ricorda che anche noi possiamo uscire Per capire dove è evidente l’azione rinnovatrice dello vittoriosi dal deserto della prova: “Ma in tutte queste cose noi Spirito, bisogna rifarsi a un testo di Luca “Lo spirito del siamo più che vincitori, per virtù di colui che ci ha amati. Io Signore è sopra di me, mi ha consacrato con l’unzione sono infatti persuaso che nulla potrà mai separarci dal- perché io porti la buona novella ai poveri, guarisca i cuori l’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom affranti, predichi la liberazione ai prigionieri e proclami un 8,37-39). anno di grazia” (Lc 4,16-19). In qualche modo questo testo L’andare oltre il deserto non è la ricerca di un’oasi sicura, è il compimento del salmo 103 dove l’autore attraverso l’uso ma attraversare il deserto del quotidiano fatto di aridità e di di sei verbi ricorda l’agire di Dio: perdona il peccato, guarisce oasi felici per giungere come il pellegrino alla terra promessa, la malattia, salva dalla morte (lotta contro il male-negativo), alla nuova Gerusalemme: “Mentre stavano compiendosi i ti corona di grazia, ti sazia di beni (agire positivo di Dio), tu giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse (uomo) rinnovi come aquila la tua giovinezza. decisamente verso Gerusalemme...” (Lc 9,51). Lo Spirito continua, oggi, l’opera iniziata da Gesù. L’uscita dal deserto è un nuovo esodo, un esodo sul posto; Dove vediamo il Vangelo annunciato ai poveri, consolare l’esodo del passaggio dalle famiglie di origine alla nuova i cuori affranti, dove vediamo le persone chinarsi sulle nuove famiglia; dell’inserimento nella società, nel mondo del lavo- e vecchie povertà, lì è in azione lo Spirito. ro, nella chiesa... non più da soli, ma in due e poi con i figli... Nel deserto della vita lo Spirito è all’opera per tirarci fuori Vi è, naturalmente il deserto del prete che può essere fatto dalle aridità e per renderci operatori di salvezza. di isolamento, ma anche arricchito e reso fecondo da un In un immagine cara ai padri della chiesa noi possiamo dire rapporto intenso con Dio e con il suo Spirito. che lo Spirito apre le vele della Chiesa al grande soffio che la Coniugi e preti sono, nell’esperienza delle END, una spinge nel mondo. Sono le vele della speranza. ricchezza reciproca dove l’uno insegna all’altro la via della La nostra vita, un matrimonio, durano e si rinnovano se fecondità; gli sposi nel generare e nello scambio del recipro- nascono nella speranza del domani. Charles Pèguy scriveva co amore ricordano l’impegno costante contro tutto ciò che che, come i cristiani, una volta, uscendo di chiesa passavano 6 - Ottobre 1998 in mano l’acqua benedetta, così i cristiani di oggi si dovrebbero passare la divina speranza. 3. GUIDATI DALLO SPIRITO “Lo Spirito lo sospinse nel deserto dove per quaranta giorni fu tentato da Satana” Lc 4, 1ss. Nel passaggio attraverso il deserto Gesù si prepara alla missione, ma questa esperienza, come ricorda l’evangelista si protrae nella vita di Gesù: “... il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (Lc 4,13). Tutta vita di Gesù si snoda sotto l’azione dello Spirito Santo e nell’evento pasquale Gesù ci dona il suo Spirito. Diceva S. Ireneo: “Gli uomini non erano abituati a vivere con lo Spirito , che è totalmente altro, completamente fuori della nostra esperienza. Perciò era necessario che prima si abituasse a vivere con noi, come in un vaso di alabastro purissimo. Questo vaso è stata l’umanità di Gesù, totalmente piena del suo profumo. Ma al momento della morte il vaso è stato rotto. Anche fisicamente il suo petto è stato trafitto. Allora lo Spirito Santo è stato effuso sul mondo e ha inondato di profumo la sua Chiesa”. Che cosa significò per i primi cristiani “essere pieni di Spirito Santo”? Non una cosa neutra o nascosta nel profondo; sono uomini e donne trasformati... perdono la faccia. Fanno l’esperienza dell’amore di Dio: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato donato”. È l’evento bruciante che permette alla nostra vita di fare esperienza d’amore e di poterlo donare agli altri: sentirsi amati ed amare diventare persone nuove. Il rinnovare la giovinezza non è cosa astratta, ideologica, che avviene nel cervello. È un’esperienza di vita. È la forza di ogni missione nella Chiesa. UN DONO RIVERSATO IN NOI NEL BATTESIMO L’evento battesimale porta in sé tutto ciò che noi saremo nella vita; mediante l’unzione crismale ci viene consegnato il dono dello Spirito che ci abilita ad essere: - Sacerdoti: il culto mediante azioni e preghiera che esprimono una vita coerente che si fa dono a Dio. - Profeti: testimonianza con la parola e una vita coerente di lettura dei tempi e della storia per costruire il regno. - Re: essere luce e sale nella vita con uno stile di servizio. Solo nella misura in cui sapremo gustare questi doni preziosi dello Spirito, impareremo percorsi ricchi e gioiosi di vita. Non si può certo dimenticare che la vita è per la gioia. PERCORSI DI SPIRITUALITÀ NEL NOSTRO OGGI. Un primo dato da tener presente è che siamo chiamati a vivere un’esperienza di vita e di famiglia in un tempo e in un mondo diverso da quello in cui è nata la famiglia così come la chiamiamo oggi. Spendere tempo ed energie anelando al ritorno ad un mitico passato mentre il presente ci turbina intorno, immerso nei residui di razionalismo nell’ordine sociale e del dogmatismo nella Chiesa, ci trattiene soltanto, credo, dal muoverci in modi santi in un mondo postmoderno. Vi è ugualmente la tentazione di voler fuggire in avanti; a mio parere il nostro compito è vivere bene adesso, questo tempo, il nostro tempo, così che possa sorgere con fiducia e coraggio un mondo futuro. Le domande che possono nascere ci interpellano sul come; non esistono risposte, ma una certezza: questa storia e questa vita è il luogo dove abita Dio, è il luogo dove lo Spirito ci prende per mano per guidarci oltre... Un’altra certezza che accompagna la vita di coppia è che questo percorso non è fatto da soli, ma insieme al proprio END milano compagno/a. Con Dio dunque, guidati dal suo Spirito, con la persona amata che LUI mi ha posto accanto. 4. ANDARE OLTRE Abbiamo in mano senza dubbio gli strumenti indispensabili per la traversata del deserto; sembrano pochi, ma il deserto ci riporta all’essenziale. Tentare di dare tracce può diventare un invasione di campo, tenterò di portare a riscoprire quegli strumenti leggeri e preziosi che già sono in noi. - mantenere viva la voce di Dio: ASCOLTA: Parola e preghiera (vivere il metodo END); - riscoprire un Dio che chiama: matrimonio sacramento; la scoperta del rischiare per Dio, vivere la fedeltà di Dio; - un invito all’amore riscoprendone tutte le sue potenzialità. “Il primo consiglio da dare a una coppia è di pregare assieme nella coscienza del carisma dell’unità, proprio del sacramento del matrimonio. Quest’atto di fede è essenziale. La Chiesa ortodossa raccomanda l’unità dell’anima e del corpo, e non del corpo soltanto. L’unità dell’anima e del corpo si coltiva tramite la preghiera” (Laroche, op.c. p. 10); - lasciatevi riconciliare: riscoprire il perdono reciproco e il perdono di Dio; - ricordarsi che il vivere insieme non è un oasi raggiunta, ma andare oltre in due, accogliendo l’altro pronti a “spendere di più” (parabola del samaritano). - riscoprire la direzione spirituale come guida nel combattimento in due, mai come alibi per le proprie fughe (compito del consigliere spirituale). - il dono dei figli compagni di viaggio. CONCLUSIONI Per giungere a delle conclusioni mi rifaccio a un testo di Santa Teresa di Gesù Bambino: “Mi caddero sotto gli occhi i capp. XII e XIII della prima epistola ai Corinti... e questa frase mi dette sollievo: “Cercate con ardore i doni più perfetti; ma vi mostrerò una via ancor più eccellente” (1Cor 12,31). E l’Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l’amore... che la Carità è la via eccellente, che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato riposo!... Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno dei membri descritti da S. Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti. La carità mi offrì la chiave della mia vocazione. Compresi che se la Chiesa aveva un corpo composto di varie membra, non le mancava l’organo più necessario, il più nobile di tutti: compresi che la Chiesa aveva un cuore, e che questo cuore era infiammato d’amore. Compresi che l’amore soltanto fa agire le membra della Chiesa, che se l’Amore venisse ad estinguersi, gli Apostoli non annunzierebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue... Compresi che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola: che l’Amore è eterno!... Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, ho esclamato: O Gesù, Amor mio, finalmente ho trovato la mia vocazione: la mia vocazione è l’Amore!...” (Storia di un’anima, Ancora, Milano 1958, pp. 238-239). Amare oggi ed esperienza END: riscoprire la ricchezza dell’itinerario proposto come strada per mettere ali di aquila. Uno dei segreti dell’esperienza END: Maria, la coronata di grazia; dove lo Spirito vede Maria immediatamente vi vola per saziarci di beni e dell’unico bene necessario: Gesù (Montfort). Ottobre 1998 - 7 END milano SESSIONE REGIONALE PER COPPIE ANZIANE BOSE 12 - 14 giugno 1998 Chi è già da un certo tempo nel movimento delle Bose, luogo impregnato di silenzio e di preghiera, e che Equipes Notre Dame, almeno una volta ha sentito parlare crea il contorno ideale per mantenere le riflessioni, persodi “équipes anziane”, di “coppie anziane”. Sono le proble- nali e comunitarie, orientate ai valori essenziali cristiani. matiche che si presentano quando certe équipes sono Anche il tempo, dopo le pioggie fino all’ultimo, ci aveva ormai attive da diversi anni, e sopratutto quando gli regalato dei cieli splendidi. équipiers raggiungono la cosidetta “terza età”. Con l’età L’incontro con un monaco, all’inizio della sessione, ci matura le coppie devono affrontare situazioni di tipo ha permesso di conoscere lo spirito che anima la comunità, nuovo: arriva il pensionamento, modificando tutto il ritmo e che sta alla base dei ritmi che regolano le ore e i momenti di vita, i figli diventano adulti ed escono di casa lasciando delle giornate nel monastero. La partecipazione ai moun vuoto, diventano più probabili malattie limitanti con menti liturgici è stata particolarmente arricchente, così effetti anche sulla famiglia, il problema di assistenza per come sono stati interessanti gli scambi con i monaci nei genitori, o parenti, anziani può diventare importante, la momenti dei pasti in comune. solitudine quando uno dei coniugi viene a mancare, ecc. Siamo tornati dalla Sessione convinti di aver vissuto Problemi di vario tipo, che possono incidere anche pro- un’esperienza positiva. E con un arricchimento derivante fondamente sulla vita e sulla spiritualità delle coppie, e dai contenuti delle relazioni, dagli scambi avuti con gli anche sulla vita delle équialtri équipiers, dalle riflespes. sioni favorite dai tempi deI responsabili della nostra dicati al silenzio e al dovere Regione Nord-Est, in uniodi sedersi. ne con Equipe Italia, hanno Da una parte abbiamo avuSi accusa volentieri la Chiesa di riservare gli proposto una interessante to l’opportunità di approonori liturgici alle vergini, ai martiri, ai vescovi ed opportunità per affrontare fondire il significato di “vecai religiosi. Gli sposi troverebbero grazia ai suoi queste problematiche, con chiaia”, di riflettere sulla occhi solo a condizione di aver ottenuto, in una l’organizzazione di una condizione di anziano, sulla vedovanza precoce, una certa riabilitazione. “Sessione Regionale per situazione dell’anziano nelCondanna le famiglie, se non alla mediocrità, coppie anziane”, che si è tela società di oggi, e nella almeno ad un tiepido fervore, indegno degli onori nuta dal 12 al 14 giugno Chiesa. La “consapevolezdegli altari. 1998, presso il monastero di za”, come ha sottolineatro La maggior parte dei libri di spiritualità esalano Bose. Enzo Bianchi, è necessaria, un profumo monacale, sarebbero fuori posto al In quanto coppie anziane, e importante. Dall’altra, ci capezzale del letto nuziale. sia di età che di matrimonio siamo resi conto dell’imporPer dirla con le parole di Lacordaire, messe in e di équipe, abbiamo subito tanza di riflettere, e rivedecercato di approfittare di risalto da Pio IX°, il matrimonio sarebbe "la re, gli impegni dell’équipe questa occasione proposta trappola" in cui incespica fatalmente ogni sogno che con l’età possono dare dal Movimento. qualche problema, sia per di perfezione. La Sessione è stato il priuna possibile limitazione fiDa una "ricerca" di Carla Beghi mo esperimento di questo sica che per routine, o stantipo fatto in Italia, e può essere utile portarlo a conoscenza chezza. E’ importante approfondire le motivazioni e gli di tutti gli équipiers. obiettivi di ogni singolo impegno, risalendo ai princìpi Le coppie presenti erano 23, più 2 vedove: 10 dal settore della Carta, e a quello che è stato all’origine della nostra di Varese, 4 dal settore Veneto-Friuli-V.Giulia, 3 di Busto adesione, della nostra risposta a una chiamata. Arsizio, 3 di Brescia, 2 di Bergamo, 2 della Brianza, 1 di Inoltre ci è stato molto utile lo scambio avuto con la Milano (i sottoscritti). Inoltre era presente la coppia “messa in comune”, nelle équipes di formazione, tra regionale. coppie che vivono le stesse problematiche, e che cercano Il programma era centrato su tre momenti: di aiutarsi. Come viene vissuta in coppia questa situazione - l’invecchiamento prospettato da uno psicologo, il di anziani, anche negli aspetti pratici della vita quotidiana, professor Fulvio Scaparro, noto psicoterapeuta, e autore come può essere utilizzato il tempo, quali impegni per gli di volumi sulle problematiche degli anziani; altri, ecc. Da notare la partecipazione di alcune coppie non - le riflessioni dal punto di vista cristiano, da parte del ancora in pensione, ma ormai vicine, e presenti in quanto priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, riflessioni desiderose di prepararsi alla nuova situazione, e di apsvolte in due approfondite relazioni; prendere dall’esperienza di altri équipiers. - la testimonianza di una coppia anziana sulla vita in In conclusione, e in accordo con il parere di tutte le équipe e sul significato degli impegni, e del movimento, coppie partecipanti, possiamo dire che il tentativo di una per coniugi in età matura; testimonianza fatta da noi, in sessione per coppie anziane è ben riuscito. Siamo tornati quanto coppia più anziana. con un buon ricordo, e con molti spunti utili; tutto è stato Tra l’una e l’altra relazione, secondo lo stile END, positivo, unica nota di rammarico il fatto di non vedere scambio di idee in équipe di formazione, come sempre altre coppie del nostro settore di Milano. occasione di utili messe in comune. Giorgio e Carla Beghi Il tutto inserito in quel luogo di vita monastica che è Milano 10 Come eravamo... 8 - Ottobre 1998 END milano Il ritiro spirituale di Settore a Somasca Acqua "viva" e... a catinelle! La prima volta, con coraggio... Per la prima volta il 12 e 13 settembre scorsi abbiamo partecipato agli esercizi spirituali di coppia, organizzati dai settore di Milano. Lo avevamo deciso prima delle vacanze perché desideravamo farne esperienza, anche se ci spaventava un po’ “il silenzio” che era programmato. Le nostre vacanze, “finalmente finite”, erano state momento di crisi psicologica e spirituale per entrambi a causa di problemi avuti nella famiglia di origine in relazione all’assistenza continua di cui i genitori di Dina, anziani e malati, sono bisognosi. Gli esercizi spirituali erano diventati per noi momento agognato di distensione, di riflessione, di ricarica spirituale, di scuola di perdono e di amore. Con questi sentimenti abbiamo affrontato il viaggio e siamo arrivati a Somasca di Vercurago, trovandovi l’acqua che ci ha inzuppati all’arrivo e “l’Acqua viva” di cui avevamo desiderio e bisogno per riprendere a vivere e a crescere nell’Amore di Dio e degli uomini. Abbiamo trovato quello che speravamo di trovare. Il programma “La riscoperta del progetto di Dio sul nostro Amore alla luce dello Spirito Santo” é stato trattato da Padre Giuseppe Oltolina in modo chiarissimo e coinvolgente. La riflessione personale e di coppia é stata guidata molto bene dalle domande che ci sono state fornite. Abbiamo riflettuto sull’aiuto che lo spirito Santo dà alla coppia con i suoi doni come non avevamo mai fatto. Abbiamo vissuto intensamente tutti i momenti: la preghiera, l’ascolto della Parola, le meditazioni e le riflessioni su di esse. Siamo stati colpiti dal modo in cui Padre Giuseppe ha spiegato la “castità” dell’amore di Dio per gli uomini, dell’amore coniugale e sessuale e dell’amore per gli altri, che é rispetto e accettazione dell’altro in tutta la sua interezza. L’altra cosa che ci ha colpiti é stato sentir parlare di “liturgia” della coppia e della famiglia. Liturgia che comprende tutti quei gesti e quelle attenzioni che vivificano l’amore, la gioia e il piacere di vivere insieme. Siamo tornati a casa con la sensazione di aver fatto un passo avanti nei miglioramento del nostro rapporto con Dio, con il partner, con la famiglia e con il nostro prossimo e con la consapevolezza di potere, dovere e volere fare sempre di più. E’ stato veramente il modo migliore per iniziare un nuovo anno nella nostra équipe ed il nuovo servizio nel Movimento come coppia di collegamento. Ricordiamo a tutti gli Équipiers che eil Dina nostro giorMichele Dicorato nalino nasce da contributi spontanei, che gli 2articoli Pavia vengono impaginati in modo artigianale e che l’ordine in cui essi compaiono è solo casuale. Ricordiamo invece che solo gli articoli firmati “Equipe di Settore” esprimono la posizione del Settore: tutti gli altri sono proposte che possono essere oggetto di riflessione e confronto, nel rispetto di un fraterno pluralismo. Per noi come coppia è stata la prima esperienza. Proprio per questo motivo abbiamo un tantino faticato nel decidere dì andarci, nel decidere di impegnarci due giorni in un ritiro. (Chissà perché sembrava che ci fossero sempre degli impegni più importanti a cui era impossibile mancare). Per fortuna, nostra s’intende, questa volta abbiamo scelto di partecipare ed è stato molto positivo, il vivere fuori dall'ambiente quotidiano e dalla solita routine ci ha permesso di apprezzare e valorizzare più del solito tutti i momenti passati a Somasca, siano stati questi di preghiera, di confronto, di silenzio. Piacevolissimo è stato ascoltare il relatore Padre Oltolina che ci ha fatto riscoprire la gioia dell’essere coppia e ci ha portato a riflettere su come dobbiamo costantemente e quotidianamente chiedere aiuto allo Spirito Santo attraverso i suoi doni. Rodolfo e Paola Gatti Senago 1 Un Collegiale*... di Spirito Pioveva a dirotto quando siamo arrivati a Somasca sabato mattina, 12 settembre. Eravamo un po’ in ritardo e così’, dopo aver parcheggiarlo, ci siamo incamminati con passo sostenuto verso l’ingresso del Centro di Spiritualità dove Biagio e Alberto ci hanno accolto calorosamente. Il tempo di posare la borsa nell’atrio e via, in chiesa. E' stato bello questo tuffo nella preghiera dopo una settimana in città, difficile e piena di problemi. Con il libretto giallo tra le mani (un grazie di cuore a Tiziana ed Alberto per questo strumento prezioso!) abbiamo intonato un canto e poi, le preghiere. Pregare Dio, dapprima in modo un po’ passivo, seguendo i cori, poi in modo via via più consapevole é stato forse il dono più grande di questo nostro primo ritiro. Quelle parole hanno creato un’eco che risuona ancora a distanza di settimane, rimbalzando nei momenti più inaspettati della giornata con versi cari e consolatori. Ed è stato sabato sera, durante la veglia, che abbiamo sperimentato quel “vuoto” di cui si era parlato più di una volta durante la compartecipazione in équipe, quel “vuoto” in cui tutti i pensieri e le emozioni sono sospese, lo spazio in cui Dio ci parla. Tanti altri momenti hanno reso i due giorni di ritiro veramente speciali: il silenzio, o meglio, “il parlarsi con gli occhi”, durante i pasti; la riconciliazione; l’impronta di gioia data da Padre Giuseppe, l’intensità degli spunti offerti dalle meditazioni: la coppia che si ama è immagine di Dio. La creazione della donna è il compimento del progetto di Dio. La misura dell’amore è la castità... Dio ricorda solo le cose buone perché ricordare è far rivivere... Il dono di Dio è il donatore stesso, cioè lo Spirito... Lo Spirito attiva un dinamismo che ci spinge a donarci... Una vita vale solo quando è donata... Lo Spirito Santo è godimento del dono... Dio è padre e madre... Arrivati al Continua a pagina seguente Ottobre 1998 - 9 END milano Conosciamoci meglio L'équipe di Settore Date le numerose "new entry" nel settore due parole per presentarci. L'équipe di Settore, che troverete citata con l'acrostico EDS, è costituita dalla coppia responsabile di Settore (CRS), dalla coppia referente della cultura (CRC) e dalle coppie di collegamento (CCo); completa l'organico un consigliere spirituale. I compiti dell'EDS sono organizzativi, certo, ma anche e soprattutto di promozione spirituale. Lo scopo delle END non è certo quello di fare belle riunioni, crescere di numero, "contare" nella pastorale delle chiese locali, ma quello di aiutare le coppie di sposi, e di riflesso le famiglie, a percorrere la strada della santità, che è la strada indicata da Gesù nel Vangelo. Quindi la "responsabilità" del movimento si intende come "servizio", di attenzione, di aiuto con la preghiera, di correzione fraterna, di incoraggiamento e, quando necessario, anche di organizzazione di eventi e di preparazione di sussidi. Le CCo funzionano quindi da "cerniera" fra l'EDS e le équipes di base, garantendo lo scambio continuo sia in senso "verticale", sia in senso "orizzontale", evitando il rischio che qualche équipe si isoli dal resto del movimento, impoverendo così le coppie partecipanti. L'EDS per il 1998-99 è così formata: Paolo e Lidia Avesani - Monza 1 - CRS Biagio e Marina Savarè - Milano 10 - CRC Michele e Dina Dicorato - Pavia 2 - CCo per Pavia 1 e Pavia 3 Alberto e Tiziana Farotto - Milano 9 - CCo per Monza 2, Monza 3 e Senago 1 Tullio e Maria Luce Galleno - Monza 2 - CCo per Milano 1, Milano 10 e Monza 4 Rodolfo e Paola Gatti - Senago 1 - CCo per Cormano 1, Cormano 2 e Cormano 3 Giovanni ed Antonella Grasso - Milano 9 - CCo per Milano 2, Milano 8 e Monza 1 Giuseppe e Marina Isalberti - Monza 2 - CCo per Aicurzio 1, Carugate 1 e Carugate 2 Francesco ed Alessandra Pignataro - Milano 10 - CCo per Milano 9 e Pavia 2 Don Maurilio Frigerio - Consigliere Spirituale Un Collegiale* L'ÉQUIPE CORMANO UNO Siamo arrivati alle END su consiglio del nostro parroco, don Lino, che già conosceva per diretta esperienza questa realtà ecclesiale e vedeva in essa uno strumento utile per approfondire il senso del matrimonio cristiano. E così siamo partiti in diciotto coppie, suddivise in tre gruppi (équipes) e noi apparteniamo ad uno di questi, CORMANO 1. La nostra équipe è formata da coppie di diversa età ed esperienza. I più vecchi fra di noi hanno alle spalle trentun anni di matrimonio, i più giovani solo tre; alcuni di noi hanno figli già sposati, altri hanno figli giovani o in tenera età, altri non ne hanno affatto. Trascorsa la pausa estiva, ci siamo ritrovati per un primo incontro dopo un pilotaggio durato quindici mesi ed abbiamo scelto i temi che approfondiremo nei prossimi incontri: il dono della pietà, del consiglio e del Timor di Dio nella vita matrimoniale e, infine, l’esortazione apostolica “Familiaris Consortio” che conosciamo in modo frammentario, ma che nessuno di noi ha mai letto integralmente. Non è senza timore che ci accingiamo ad intraprendere questo cammino di coppia, tuttavia abbiamo la certezza che scopriremo ed approfondiremo quanto è preziosa la Grazia che ci viene donata attraverso il Sacramento del matrimonio dallo Spirito Santo. Già in questi quindici mesi di pilotaggio, condividendo gioie e dolori, fatiche e speranze, abbiamo capito che dobbiamo camminare in coppia verso la santità a cui ogni figlio di Dio deve tendere e che, come il Padre ci ama con i nostri limiti, povertà e paure, allo stesso modo ognuno di noi deve amare il proprio coniuge. Solo in questo modo è possibile vivere già qui sulla terra quella felicità che ci sarà donata pienamente un giorno. Enrico e Anna Alberti Continua da pagina precedente ritiro un po’ stanchi e sfiduciati, ne siamo usciti nuovi e più forti, sicuramente felici. Abbiamo guidato in silenzio verso casa, salutando con un pensiero l’incantevole paesaggio del lago di Lecco, e quando ci siamo trovati incolonnati nell’inevitabile traffico causato dal Gran Premio di Monza ci siamo guardati e, scoppiando a ridere, abbiamo intonato “Laudato sii Signore mio” con il ricordo ancora vivo delle voci di Marina, Uccia, Dolores, Laura e degli amici che avevano cantato con noi. Beppe e Marina Isalberti Monza 2 N.B.: *Dicesi ’collegiale’ un ritiro per prepararsi ad affrontare una dura stagione agonistica. L'équipe Cormano 1 è composta da: - Francesco ed Elisa Bettoni, 26 anni di matrimonio, 3 figlie - Ernesto e Mariangela Capellini, 31 anni di matrimonio, 3 figli - Carlo e Daniela Nava, 27 anni di matrimonio, 2 figli - Emilio e Giovanna Parma, 27 anni di matrimonio, 3 figli - Angelo ed Anna Pennacchio, 3 anni di matrimonio - Enrico ed Anna Alberti, 18 anni di matrimonio, 3 figlie 10 - Ottobre 1998 Vita di Settore Dai salmi al salmì Sabato 10 ottobre, a Monza, si è svolto l'annuale incontro dell'équipe di Settore con le coppie responsabili di équipe. Eravamo in tantissimi (42 persone), solo un'équipe non era rappresentata. Don Maurilio, assente giustificato per un inderogabile impegno a Bologna (qualcuno ha malignato a consolare Prodi...), ci ha inviato un saluto. A far corona una dozzina abbondante di bimbi under 10, tenuti a fatica da Roberta e Benedetta, le due baby-sitters: segno che il movimento END fa breccia nei giovani sposi. Suspence, all'inizio, per il ritardo di Paola Gatti con i fogli delle preghiere (ma anche con i piatti e le posate per la cena...), dispersa per Monza con Isabella Criconia nel traffico del sabato (per la serie: "noi donne siamo indipendenti..."). Qualcuno aveva anche collegato Gatti col menù (vedi titolo) ed ipotizzato un'assenza diplomatica... Abbiamo cantato e poi recitato il salmo 126, "Se il Signore non costruisce la casa...", ed ascoltato il brano di Luca (22, 24-30) su grandezza e servizio, "Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? [...] Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve". Un bell'insegnamento per noi "capi"! Giuseppe e Maria Dolores Parolini ci hanno poi fatto un "ripasso generale" sugli scopi del nostro movimento e su tutti i mezzi che lo stesso ci mette a disposizione. Nessuno è obbligato, ma il cammino, perché sia più facile e fruttuoso, va fatto insieme, scambiando esperienze, sensazioni, gioie, amarezze, timori, aiutando i più affaticati, stimolando i più pigri, moderando i più audaci: con spirito da vera squadra, da vera équipe, appunto. I punti, per titoli, sono stati: - Scopi delle END - Mistica e metodo delle équipes - Il servizio della coppia responsabile di équipe: animare, collegare, operare, conoscere e farsi conoscere, aiutare l'équipe a prendere consapevolezza delle proprie dinamiche, aiutare a comprendere in modo creativo i valori del metodo END, stimolare la consapevolezza di sé e la progettualità dell'équipe, offrire alle équipes le esperienze maturate nel movimento. La relazione, con il supporto di alcuni testi offerti per un ripensamento, è stata consegnata ad ogni coppia presente per essere messa a disposizione di tutti: in caso di problemi di duplicazione potete rivolgervi a noi. È seguita una partecipata discussione. Arturo e Claudia Gandino ci hanno comunicato che la loro équipe, la "mitica" Milano 1, la prima del nostro Settore, ha deciso di sciogliersi: l'avanzare degli anni, con figli dispersi per l'Italia, aveva creato grossi problemi per le riunioni mensili. E lavorare in équipe, quando ci si trova in due o tre coppie (o meno se manca qualche coniuge), diventa impossibile. Arturo e Claudia ci hanno testimoniato il grosso beneficio alla loro esperienza coniugale venuto dal movimento. Non escludono di potersi "riaccasare". Pure Mons. Renzo Cavallini, importatore a Milano del metodo END, è disposto a continuare in un'altra équipe, se ci sarà necessità. È seguita la testimonianza di alcuni "nuovi" équipiers (Cormano e Pavia) su come il nostro movimento non sia certamente l'unico a formulare proposte ed itinerari di approfondimento del cristianesimo, ma sia invece l'unico ad avere una proposta specifica per gli sposi cristiani, un cammino di "santità in coppia". END milano A richiesta di alcuni équipiers presenti a Monza Lepre in salmì Dosi per sei persone (se non c'è Eufrasio): lepre disossata (si trova al supermercato surgelata già pronta) kg 1, una grossa cipolla, due carote, due gambe di sedano, bacche di ginepro, due spicchi d'aglio, sale, aceto cc. 200, vino cc. 300, sale, rosmarino tritato, alloro, salvia, farina, olio d'oliva. Alcuni pallini del 3 se volete raccontare di averla cacciata voi (ingrediente raccomandato dall'associazione italiana dentisti). Salate la lepre e mettetela a macerare nel vino e nell'aceto per 24 ore al fresco, tenedola pressata in modo che resti ben immersa. Tritate le verdure e rosolatele con un po' d'olio in una casseruola, indi rosolate la lepre dopo averla scolata, asciugata ed infarinata. Aggiungete la concia e gli aromi e cuocete a fuoco lento, col coperchio, per tre-quattro ore, mescolando di tanto in tanto per non far attaccare il fondo. A cottura finita (la lepre deve diventare una purée indistinta) aggiungete un po' di farina per far rapprendere il sugo, se necessario. Servite con polenta e vino rosso generoso. Polpettone speziato Dosi per 6-8 persone: macinato di manzo kg 1, salsiccia fresca (che spellerete) kg. 0,5, 2 uova intere, ricotta 250 gr, rosmarino, erba cipollina, 2 spicchi d'aglio, 10 chiodi di garofano, 1-2 bastoncini di cannella, lardo, pane grattugiato, sale (poco). Impastate la carne con le uova e la ricotta, inglobando gli aromi tritati finemente. Disponete in una pirofila, pressando. Cospargente la superficie di pane grattugiato e lardellatela . Cuocete in forno a 180°C per 1 ora e mezzo circa. Servite con piselli al tegame. Altri hanno sottolineato come il cammino END sia una conquista graduale, ma anche come ogni piccolo progresso si rifletta in un miglioramento della vita a due. Anche il servizio aiuta: gli impegni presi, soprattutto quello della preghiera per gli équipiers "serviti", sono passi di "santità" da cui non si regredisce quando il servizio (altra grande "unicità" delle END) finisce e viene passato ad altri. La serata si è conclusa in festa con una cena a base di lepre in salmì con la polenta e polpettone speziato, annaffiati di abbondante Merlot Veronese. Alla fine gran cocktail di torte preparate da più mani. Eufrasio Villa, a dispetto del nome (in greco "colui che parla bene"), ha parlato poco, per impossibilità di doppio uso delle mascelle: andrebbe ribattezzato Eufaghio (sempre dal greco "colui che mangia bene", ed anche mica poco...). Si è però così dimostrato uomo di grandi virtù teologali: Fede (che il cibo fosse buono), Speranza (che fosse pure abbondante, avendo saltato il pranzo in previsione...), Carità (per dare, almeno lui, un po' di soddisfazione al cuoco). Una bella serata di preghiera, lavoro ed amicizia! C'è stato chi ha detto di essere contrario alla rotazione per tornare l'anno venturo e chi ha invece sostenuto che la curiosità per questo incontro (e l'acquolina...) possa incoraggiare altri ad accettare i servizi senza cercare scuse. P.L.A. Ottobre 1998 - 11 END milano 25 Ottobre 1998 Giornata di Settore: LA SPIRITUALITA' DI COPPIA NELLE E.N.D.: UN CAMMINO SEMPRE RINNOVATO Relatori: Emilio ed Alberta Perusi Programma 8,45 9,15 9,30 10,15 10,30 11,15 12,30 14,30 15,15 16,30 Accoglienza Preghiera Relazione di Emilio ed Alberta Perusi "Coffee break" Riflessione in coppia Équipes miste Pranzo al sacco Incontro con i relatori Santa Messa (don Maurilio Frigerio) Magnificat e saluti SUORE MISERICORDINE - MONZA Via Messa, 36 Tel. 039-2022031 Confermare la partecipazione entro il 18 ottobre 1998 a Walter e Gisella Mazzucco - Tel. 039-382277 specificando il numero di adulti e di bambini (organizzazione delle Baby-sitters) SERVIZI Accoglienza: Monza 2 - Liturgia: Milano 1 12 - Ottobre 1998 END milano Caresto: un'isola per non isolarsi 1. Luogo per la spiritualità matrimoniale Il nostro eremo non è un luogo di vacanza dove le famiglie possono andare per ristorarsi fisicamente. Questo è certamente una lodevole cosa, ma noi non siamo ‘attrezzati’ a questo servizio. Il luogo non ha attrazioni e svaghi che solitamente piacciono a chi è in vacanza. È povero ed essenziale, anche se non manca di tutto il necessario. Non ha televisione; non ha sale da gioco; non ha ‘distrazioni’ turistiche. Ma.. in Italia questi luoghi sono certamente tanti e non c’è bisogno che noi ne offriamo uno in più. Non è nemmeno un generico luogo per ritiri spirituali, dove cioè tutti possono andare, e quindi anche le famiglie. Luoghi di questo genere ci sono in tutte le regioni, spesso sono presso centri di spiritualità e monasteri. Talvolta però le famiglie lamentano la poca attenzione alla realtà familiare oppure hanno l’impressione che la presenza dei bimbi sia ritenuta ingombrante o negativa. Caresto è un luogo per le famiglie, che ha qualcosa di ‘specifico’ da offrire a coppie di sposi, anche con bambini, e fidanzati. Specifico perché prevalentemente sono presenti sposi e fidanzati: preti, religiosi e giovani non sono esclusi, ma invitati a far proprie certe attenzioni alle dinamiche tipiche del matrimonio. Specifico perché il luogo, tutto il tempo, il programma, lo stile è fatto per mettere le famiglie a loro agio e in continuo stimolo a realizzare la loro vocazione (’famiglia diventa quello che sei’). Quando facciamo i nostri ritiri abbiamo perciò alcune particolari attenzioni. Offriamo per il lavoro spirituale alcuni temi specifici della coppia: prevalentemente sono quelli relativi alla spiritualità, verso la quale ci sentiamo più ‘attrezzati’. D’altra pane siamo coscienti che da una buona coppia viene una buona famiglia. Interpelliamo sempre la coppia e non soltanto il singolo: se parliamo al singolo (marito o moglie) è per convincerlo che la soluzione non può essere fuori della coppia: in essa quindi deve lavorare. Crediamo che la soluzione non venga prima di tutto da persone esterne alla coppia (prete - psicologo - guida consulente...) ma dal lavoro che i due possono fare per diventare coppia. Ovviamente non ci tiriamo indietro per dialogare con i singoli: molte volte questo è utile e necessario soprattutto come invito a dialogare poi con ambedue insieme. Per quanto è possibile favoriamo e suggeriamo che questo ‘dialogo’ continui con una ‘coppia amica’: coppia con coppia è molto meglio; questo prelude tra l’altro alla nascita di piccoli gruppi familiari, molto utili per sostenersi, uscire dall’isolamento e intimismo, sperimentare un primo gradino di ‘chiesa’. Il lavoro che diamo da fare nei ritiri non è solo ascolto di prediche o discorsi di vario genere, ma ‘esercizio’, esercitazione perché i due crescano in unità tra di loro, uniti in Dio, uniti verso la vita. Questo avviene perché invitiamo i due sposi a dedicare varie ore al giorno alla crescita della loro coppia, con stimoli ed esercitazioni pratiche: le schede sono per loro un lavoro a cui dedicano le ore del mattino e pomeriggio; la preghiera in chiesa fatta a turno ogni singola coppia; l’invito a che i due siano quanto più possibile sempre vicini. anche a pranzo, anche nel tempo libero, anche in chiesa, anche nel dialogo in gruppo... nel tempo dell’omelia della messa talvolta c’è la possibilità di fare un breve lavoro in coppia per indurre i due a scoprire quale messaggio Dio ha rivolto a loro due, proprio a loro due; è esercizio attivo della coppia quando invitiamo un genitore a guidare la preghiera della mensa; a dare la benedizione dei propri figli prima della ‘buona notte’; (e così essi fanno ‘pratica’ attraverso i piccoli sussidi che diamo loro, di quello che poi possono continuare a fare a casa). Questa modalità di fare ritiri o esercizi spirituali non è nostra invenzione. Ci è stato detto che l’inventore degli Esercizi Spirituali, S. Ignazio di Loyola, li chiamasse così perché non dovevano diventare solo ascolto di predicazione, silenzio e preghiera, ma esercizio attivo, allenamento. La riscoperta del ruolo attivo e non soltanto passivo di chi partecipa ci è stata offerta anche da una bella esperienza di spiritualità coniugale a cura di Incontro Matrimoniale. Le coppie dicono che è Caresto che fa bene al loro amore e alla loro serenità. Noi pensiamo piuttosto che qui finalmente hanno cominciato a lavorare sul loro amore (cosa che a casa spesso trascurano per mille e mille motivi!) e hanno fatto dei passi e preso qualche piccola decisione insieme. È l’amore che fa loro il miracolo. E il loro amore che li rende meno tesi e più pacificati. A casa possono, devono continuare (questo sussidio diventa un nuovo strumento) e ... il miracolo spesso continua. 2. Stile dei nostri incontri Siamo contenti di usare il termine oggi meno consueto di ‘esercizi spirituali’, anche se richiamano l’idea di lunghe prediche e lunghe preghiere che in effetti non facciamo. Noi non proponiamo di ascoltare prediche, ma ‘costruire’ meglio la relazione nel matrimonio, mediante opportuni impegni concreti: in tal senso queste ore diventano veri spirituali ‘esercizi’, esercitazioni, allenamento, come accennato già precedentemente. Si prevede un coinvolgimento degli sposi partecipanti anche nella cucina, nel pasto e dopo: in stile di famiglia. Chi viene per la prima volta non si aspetta di trovare uno stile casalingo e familiare: noi invece ci teniamo a far trovare le persone in un clima che può assomigliare a una visita tra parenti. Anche le case che offriamo non hanno lo stile da albergo (corridoi con camere) ma assomigliano a case normali; non c’è personale di servizio; molto va fatto insieme appunto come tra parenti; si mangia insieme ai END milano membri della comunità (e così anche il pasto diventa un momento facilmente ricco di domande, curiosità, scambio di impressioni e riflessioni). Questo stile da molti è gradito perché gli ospiti non sono troppo ‘ospiti passivi’. Anche per i soldi. Quasi tutti chiedono qual è il costo giornaliero per persona. Noi non abbiamo una tariffa obbligatoria, proprio perché crediamo che ogni persona e famiglia abbia ‘diritto’ a godere di un servizio religioso e umano anche se non può permettersi spese da albergo. Diamo una busta bianca dentro la quale possono mettere il contributo che ritengono giusto, senza indicazioni ed obblighi. Notiamo che le famiglie sono responsabili; sanno qual è il costo della vita e sanno regolarsi con coerenza. In questo grazie al Signore non è mai mancata la generosità; e non pochi oltre allo stretto dono relativo alla permanenza di quei giorni, lasciano anche un aiuto perché siano fatti dei lavori in certe parti dell’eremo da ricostruire o da migliorare. Per i bimbi: si prevede un programma integrato con i genitori e con momenti a parte, quando occorre guidati da una persona chiamata appositamente. In questi giorni si fa anche l’esercizio pratico di come i genitori cristiani possono fare “La preghiera della mensa”, “La benedizione serale dei figli”, la preghiera in giornata con i figli. Il mattino i bimbi hanno un ampio programma a parte (3 ore): in luogo a parte per lasciare la zona chiesa e prato nel silenzio; e così pure dalle ore 15,30 alle 17,30. I pasti sono insieme a tutti: un genitore recita la preghiera della mensa. Nel relax pomeridiano: ognuno con i propri genitori. È prevista la preghiera serale insieme con i figli in chiesa alle ore 19. A notte poi i genitori danno la benedizione ai loro figli secondo un cartoncino che viene sempre distribuito e che porteranno a casa. Nella mattinata dopo colazione fino all’ora di pranzo manteniamo un clima di silenzio dappertutto. Quando abbiamo bisogno di dirci qualcosa, ce lo diciamo sottovoce... anche ai bambini. In modo particolare c’è silenzio dentro e attorno alla chiesa e nel prato. Raccomandiamo di ‘allenarsi’ a vivere in buona relazione: innanzitutto col proprio coniuge (lavorare insieme, cogliere le occasioni per stare, passeggiare, parlare, pregare in coppia), ma poi con tutti i partecipanti, superando gli inevitabili inconvenienti che il luogo può provocare e certi problemi dovuti alla ‘convivenza’: attenzione allo sbattere delle porte, il silenzio-rispetto vicino alle camere altrui, la pazienza nell’uso dei bagni. È anche questo esercizio di pace, cercando positivamente le soluzioni. In apposita mensola ci sono i nostri libri: sono nati dagli incontri con le famiglie: anzi sono scritti insieme agli sposi che ci sono più vicini. Per questo trattano cose utili per le famiglie e siamo lieti che abbiano incontrato un discreto gradimento nel pubblico e tutti siano stati ristampati. Anche ora ne stiamo preparando altri: sul “Cantico dei Cantici”, su “Le famiglie della Bibbia”, su “Caresto”, il Vangelo meditato dagli sposi... Un buon libro è un aiuto, anche per casa.. Chi è interessato all’acquisto trova una apposita scatoletta per mettere i soldi. Cartoline o depliants vari sono liberamente disponibili. Don Piero Pasquini, Daniela, Ornella Eremo di Caresto 61048 - S. Angelo in Vado (Ps) Tel. e fax 0722. 8497 Ottobre 1998 - 13 I sapori di Caresto Rispondendo ad un “poco” insistito invito dell’amico Biagio Savarè, eccoci a svelare la ricetta segreta che siamo riusciti a scoprire durante la settimana di vacanze trascorsa a Caresto. RISOTTO DI FAMIGLIE N.B. Gli ingredienti ed i composti sono le parti sottolineate della ricetta. Prendete 10 famiglie con un totale di 27 figli, mettetele in una casa sufficientemente capiente a Sant’Angelo in Vado (località Palazzi) e cominciate a mescolare lentamente. Aggiungete a questi ingredienti di base due momenti di preghiera collocati al mattino prima della colazione e alla sera prima di cena e che siano organizzati a turno dalla diverse famiglie. Ingredienti utili per dare sapore sono dei pizzichi di gite, giochi, danze e canti, che vanno aggiunti con moderazione e che possono servire a facilitare l’amalgamarsi degli ingredienti di base. In un primo tempo, nei primi due giorni circa, si noterà la formazione di imbarazzo sulla superficie. Non c’è da preoccuparsi perché è assolutamente normale. Continuate a mescolare con delicatezza, senza fretta, perché una eccessiva forzatura potrebbe impedire un impasto corretto. Ricordatevi di immettere spesso, per tutto il tempo richiesto dalla preparazione, delle abbondanti spruzzate di impegno: vi accorgerete che qua e là affiora un po' di fatica, ma non dovete dimenticare che questi due elementi sono indispensabili per qualsiasi ricetta ad alto livello. Noterete allora che l’imbarazzo sarà sostituito gradatamente dalla cordialità, che farà emergere la gioia e l’allegria. A questo punto si verificherà un fatto importante: le 10 famiglie immesse inizialmente cominceranno a mostrare qualche apertura. E’ evidente a tutti gli esperti di cucina che una preparazione di una sola settimana difficilmente può produrre delle grandi aperture, ma la presenza di questo fenomeno ci indicherà che la ricetta è ben avviata. Con il trascorrere del tempo vedrete che gli ingredienti di base, chiaramente diversi tra di loro, lasciano intravedere in trasparenza delle componenti comuni, che divengono sempre più chiare: sono i valori cristiani che fanno diventare ricchezza la diversità e generano unità. Rimane ora l’ultimo elemento, da aggiungere negli ultimi due giorni. Si tratta del ritiro per coppie, che cresce in abbondanza all’eremo di Caresto e che è quindi sul posto, pronto per essere utilizzato. P.S. Siccome gli ingredienti di base della ricetta sono sempre diversi, per poterne gustare i molteplici sapori consigliamo a tutti coloro che si sono incuriositi di provare personalmente! Carlo e Vittoria Piccolo Albese 2 - Settore Brianza 14 - Ottobre 1998 END milano Un impegno più difficile, ma sempre esaltante ed urgente Il Papa agli operatori della famiglia e della scuola in occasione della recente visita a Brescia 1. [...] Il nuovo Beato, Giuseppe Tovini, ci parla della promozione della famiglia con l’esempio stesso della sua vita. Egli fu infatti sposo esemplare, padre di ben dieci figli, e seppe fare della sua famiglia una vera “chiesa domestica “ ricca di preghiera e di comunione. Quanto all’educazionedei giovani, poi, nel suo impegno civile egli si distinse come animatore instancabile di iniziative a favore di una scuola animata dalla verità cristiana. 2. Con altro ruolo, fu benemerito di queste due nobili cause Paolo VI. Specialmente alla famiglia egli dedicò uno spazio privilegiato nel suo magistero, sia come Arcivescovo di Milano che come Pastore della Chiesa universale. La sua attenzione a questo tema affondava le radici nell’esperienza di una famiglia caratterizzata da grande finezza di rapporti ed intensa spiritualità. [...] E come non sottolineare, iniziando dalla famiglia che siamo di fronte a un tema di importanza fondamentale e decisiva? È una consapevolezza che ci riempie di responsabilità, specie se si considera che oggi proprio la famiglia, nel quadro di un rapido cambiamento del costume e di un diffuso relativismo etico, è fatta oggetto di spinte eversive che ne minano i fondamenti stessi. In questa situazione, la Chiesa sente il dovere di richiamare i capisaldi dell’etica matrimoniale e familiare, e lo fa non con la pretesa di imporre una “sua” disciplina, quanto con la convinzione di riproporre alle coscienze una verità che tutti possono cogliere nell’intimo di se stessi. Questa verità, che il beato Tovini ha esemplarmente vissuto e il Servo di Dio Paolo VI autorevolmente illustrato, la vogliamo brevemente rimeditare, per testimoniarla con sempre maggior fervore di parole e di opere. 3. È oggi più che mai necessario recuperare il senso del matrimonio come patto di amore, con cui un uomo e una donna si legano pubblicamente e per sempre, in ordine al loro reciproco completamento e ad un responsabile servizio alla vita. Come tale, esso é inscritto fin dalle origini nel disegno di Dio. Proprio a questo suo carattere originario fa appello Gesù reagendo al permissivismo che si era affermato nella stessa legge mosaica. Interrogato infatti sulla liceità del divorzio, egli dà questa solenne risposta: “All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 6-8). Questa parola del Signore è certo molto esigente. Ma come negare che essa sia quella che meglio esprime il senso profondo dell’autentico amore coniugale? In quanto autentico tale amore non può ridursi ad una scelta “a tempo”, lasciata in balìa delle circostanze o peggio ancora, degli umori. In quanto coniugale, poi, esso investe l’intera esistenza degli sposi, rispettandone ed integrandone la specifica mascolinità e femminilità. Esigente, ma vera, la parola di Gesù si rivela, inoltre, se ci si pone dal punto di vista dei figli i cui diritti essa solo è in grado di tutelare pienamente, favorendone la maturazione psicofisica in un clima armonico e sereno. È perciò importante educare le giovani generazioni a vivere l’amore in modo autenticamente umano. Anche nella sua dimensione sessuale, esso diventa allora per i credenti un elemento di quel “culto spirituale” (Rm 12, 1) a cui ci richiamava S. Paolo nel brano appena proclamato. Dobbiamo far riscoprire, carissimi Fratelli e Sorelle, la bellezza del matrimonio vissuto secondo il disegno di Dio e dobbiamo operare perché il valore di questo istituto, che è fondamentale e irrinunciabile per l’umana convivenza, si riaffermi nelle coscienze, nella cultura, nella stessa legislazione. 4. Altrettanto urgente è aiutare i coniugi a cogliere il nesso che intercorre tra il reciproco donarsi e il servizio alla vita: nesso che appartiene alla logica profonda dell’amore, nella sua duplice dimensione unitiva e feconda, inscritto nella sua stessa struttura biologica e psicologica dell’uomo e della donna. Rievocando oggi Paolo VI, come non ricordare, su questo tema così delicato e controverso, l’insegnamento luminoso che egli diede trent’anni fa nell’Enciclica Humanae Vitae? In essa egli mirava in prima istanza non a “proibire” qualcosa, ma ad esaltare la missione sublime che fa degli sposi i collaboratori di Dio nel dono dell’esistenza a nuove creature. Quello di dare la vita è un compito altissimo, da esercitare con generosità ed insieme, come sottolinea l’Enciclica. 5. Questo insegnamento attende validi araldi che ne sappiano proporre tutta la ricchezza antropologica agli uomini ed alle donne di oggi. I Pastori non temano di scegliere l’esempio fulgido di Paolo VI, imitando il suo coraggio nell’andare contro corrente. I laici poi guardino a tanti modelli di santità a cui possono ispirarsi. L’odierna beatificazione di Giuseppe Tovini costituisce, uno stimolo a un impegno ancor più grande, e del resto in linea con tutta la vostra tradizione. Voi infatti avete ben compreso che il progetto di Dio sul matrimonio non può essere solo proclamato, ma deve essere meditato in un concreto progetto educativo per i giovani, i fidanzati, gli stessi sposi e le famiglie. [...] 6. [...]Manca il tempo per aprire qui un discorso specifico sul ruolo della scuola. Lasciandolo alla vostra sensibilità, già attenta e operosa su questo terreno, mi limito a ricordare l’importanza della collaborazione scuola-famiglia, in un momento storico in cui la frammentazione della cultura e la varietà dei messaggi veicolati dai “mass media” rendono la famiglia sempre più sola ed impari rispetto al suo compito educativo. È un discorso, questo, che chiama in causa ogni tipo di scuola, a partire da quella statale, nella misura in cui essa resta ben ancorata ai valori morali inscritti nel cuore di ogni uomo e in gran parte richiamati dalla Carta costituzionale che regge la vita del popolo italiano. Al tempo stesso, proprio l’urgenza della collaborazione scuola-famiglia suppone che alle famiglie venga riconosciuta concretamente, anche con opportuni sostegni, la possibilità di scegliere l’indirizzo educativo e il tipo di scuola che meglio aiutino la crescita dei propri figli. [...] 7. Coraggio, dunque cari operatori della famiglia e della scuola! Il vostro impegno è diventato più difficile, ma rimane esaltante ed urgente. Voi siete chiamati a dare un contributo alla costruzione di personalità sane, motivate, ricche di interiorità e capaci di comunione. Nel vostro intervento hanno diritto di confidare le famiglie in difficoltà sulle quali deve andare l’interessamento affettuoso e operoso dell’intera comunità ecclesiale. Con il vostro aiuto, tanti uomini e donne, tanti giovani, tante famiglie, potranno ritrovare il dono della fede, e con esso la gioia della vita. [...] Con affetto tutti vi benedico Papa Giovanni Paolo II END milano Ottobre 1998 - 15 Il Vangelo in ottonari: per i più, e per i meno, piccini IL CENTURIONE A Cafarnao nell’entrare Gesù ebbe ad incontrare un romano centurione che gli fece ‘sta orazione: “Il mio servo prediletto giace infermo nel suo letto e il dolore è così forte ch’egli è ormai vicino a morte”. Gesù disse: “Io verrò e il tuo servo guarirò”. Fe’ il soldato con ritegno: “O Signor non sono degno, che tu venga sotto al tetto dove il servo giace a letto: basterà la tua parola da distante, ed una sola, e il mio servo dolorante guarirà proprio all’istante. Io, che pur son sottoposto, a un soldato dico: tosto, devi andare tu di là. E ubbidiente lui lo fa. E se un altro fo’ venire, pure lui vedo ubbidire”. Come lui ebbe ascoltato fu Gesù molto ammirato: “Io nemmeno in Israele trovai uom così fedele: dall’Oriente e da Occidente voi vedrete molta gente, ne vedrete certo un sacco, con Abramo e con Isacco, con Giacobbe accomodata alla mensa preparata dal Signore, su nei cieli, per color che son fedeli. E gli eredi del suo regno finiran con sommo sdegno nelle tenebre gettati per i loro gran peccati: saran pianto e gran lamenti, sarà gran stridor di denti”. Poi, rivolto al centurione, Gesù, mosso a compassione, disse: “Va, perché hai creduto, come vuoi venga compiuto”. E il suo servo preferito in quell’ora fu guarito. Noi diciam d’esser vicini e preghiamo in chiesa chini, ma al momento della prova dubitiam che Dio si muova, lo vogliam sentire stretto, lo vogliamo sotto al tetto: se Lui prove non ci da pur la fede se ne va... Ma chi pur fosse lontano, se al buon Dio si mette in mano, con ‘na fe’ vera e sincera, otterrà ciò che lui spera. 16 - Ottobre 1998 END milano A PASSO D’UOMO INSIEME AL PADRE Relazione all’incontro dei Responsabili di Settore - Frascati, settembre 1998 Preparare una riflessione personale e di coppia da offrire poi come contributo ad una riflessione più ampia e comunitaria, è una esperienza molto bella (al di là dei risultati di contenuto) e particolare perché si fa esperienza di qualcosa che nasce piano piano, di un’idea che all’inizio magari è solo un tema di fondo, un argomento da affrontare, un titolo da sviluppare e poi diventa giorno dopo giorno un pensiero che si fa strada, una parola letta da qualche pane e che ti accompagna nello svolgersi degli impegni quotidiani, e scava dentro il tuo cuore e si impasta col tuo vissuto e assume un volto e un significato diverso da quello originario. E alla fine ci si trova tra le mani una serie di pagine scritte che se all’inizio dovevano dire qualcosa agli altri sono in realtà diventate storia del proprio cammino, percorso delle proprie riflessioni, onda dei propri pensieri, parole, immagini, emozioni, non più da dire ma da condividere semplicemente perché da ciò che viene offerto come punto di una riflessione altri possano riprendere il via verso nuovi spazi di pensiero. I pensieri e le riflessioni di G. Ravasi, di P. Ricca, di L. Boff, di P. Talec e di padre Manzoni, ci hanno aiutato in questo procedere e a loro va il nostro grazie per essere stati silenziosi ma significativi compagni di viaggio. Tutto questo per raccontarvi ciò che noi viviamo ogni volta che siamo chiamati a parlare, a dire, a proporre... non un punto d’arrivo ma al contrario un punto di partenza per ognuno di voi che in particolare siete chiamati come Responsabili di Settore a progettare il vostro servizio in uno spirito di unità ma anche in un clima di fantasia e di creatività per dare risposte sempre nuove ed adeguate alle molteplici esigenze di tutti quegli équipiers al cui servizio vi siete posti. E’ dall’anno scorso in particolare che abbiamo voluto dare risalto ed evidenza alla necessità di vivere il servizio come un progetto da ideare, elaborare, realizzare, verificare e a cui dare vita costantemente. Progettare nel suo significato etimologico di pro-iectare, gettare in avanti, guardare oltre come dicevamo lo scorso anno, con la Bibbia e il giornale in mano, con la mente e il cuore alla Parola di Dio e alla storia degli uomini. Ed in questa prospettiva accogliere anche quanto vi offriamo oggi, il nostro percorso, il nostro cammino compiuto “a passo d’uomo” perché la ricerca della Verità, la ricerca del significato profondo della Vita è qualcosa di così grande e infinito che solo piccoli passi ci consentono di procedere senza sentirsi impauriti o disorientati. Anche di fronte al Padre nostro, oggetto del nostro riflettere, abbiamo dovuto pian piano ridimensionare il nostro passo, rallentare il nostro cammino mano mano che cercavamo di penetrare nel profondo di questa preghiera. Eravamo partiti spediti e baldanzosi, è una preghiera che recitiamo ogni giorno, la conosciamo bene, si tratta solo di dare ordine a qualche riflessione... Ed invece ci siamo presto resi conto di trovarci di fronte quella che è stata definita da Tertulliano (160/225) la “sintesi di tutto il Vangelo”. Da che parte cominciare, come fare a dire qualcosa, come pensare di affrontare in una relazione la sintesi di tutto il Vangelo? Le nostre riflessioni così umane non possono presumere di spiegare pienamente il Padre nostro, possiamo solo balbettare qualche sensazione, qualche intuizione e insieme pregare Dio perché accompagni questo nostro sforzo. A passo d’uomo, alla misura del nostro passo, nella consapevolezza che Gesù stesso, autore di questa preghiera, si è posto al nostro passo dando prima di tutto al Padre nostro il carattere della semplicità. “Certo Signore Gesù, tu conoscevi ogni parola di teologia per poterti rivolgere al Dio onnipotente, creatore dell’uomo, certo nel Tempio avrai correttamente utilizzato le parole, il termine più giusto per discutere delle cose del cielo, eppure quando hai voluto insegnare agli uomini come apprendere il linguaggio di Dio, hai scelto la parola più semplice, la parola che ci viene più facilmente alle labbra, la parola che ci fa sentire bambini e che fa vivere le emozioni di una fiduciosa confidenza ogni volta che la ripetiamo: Abbà, Papà... un Dio che contiene l’infinito, un Dio che è l’infinito e l’onnipotente è per noi semplicemente l’abbà, il papà: il mistero di Dio portato alla nostra dimensione di uomini attraverso la semplicità più totale e assoluta... chi avrebbe mai osato dire “papà” a Dio, il cui nome non doveva neanche essere pronunciato?” Ma la semplicità non si accompagna alla banalità, “chiedete le cose grandi e Dio vi darà quelle piccole” (Clemente Alessandrino 140/211), e così mentre cerchiamo la parola per avvicinarci al mistero di Dio, siamo invitati a parlare ad un padre, trattando con lui delle cose di Dio. Il Padre nostro infatti si apre con lo sguardo orientato al cielo e alla prospettiva di Dio: - Padre che sei nei cieli - sia santificato il tuo nome - venga il tuo regno - sia fatta la tua volontà Padre nostro che sei nei cieli Un padre è colui che ho accanto, che mi sostiene, che mi Ottobre 1998 - 17 END milano fa crescere, che mi é vicino, ma questo Dio Padre è anche lontano, è nei cieli: vicino e lontano, in me e fuori di me, nel presente della storia e al di là di ogni tempo, il contingente e l’Eterno, l’Abbà e l’Assoluto, il Dio che mi è accanto e l’inafferrabile, l’inconoscibile. Padre: colui al quale posso rivolgermi con la certezza della sua attenzione e del suo amore per me; “che sei nei cieli”: per ricordarmi che non appartiene solo a me, alla mia realtà, alla mia razza, alla mia cultura, alla mia storia, per ricordarmi che non si esaurisce nella mia relazione di figlio e di creatura, per ricordarmi che conserva la sua divinità così totalmente altra dalla mia umanità, per ricordarmi che Lui trascende ogni dimensione terrena e limitata, che è in Cielo e non sulla terra. Sia santificato il Tuo nome Una contraddizione apparente: prima di tutto ricordiamo che il Nome è la realtà stessa di ciò che esprime; quando Adamo dava il nome alle cose e agli animali li riconosceva nella loro identità ed affermava il suo potere di loro. Il nome di Dio è Dio stesso, per questo durante la storia di Israele Dio non viene mai nominato se non con dei sinonimi (Adonai, Sabàoth...). Ed ora invece siamo noi uomini a dover santificare il nome di Dio? Sembra quasi che Dio non sia sufficiente a se stesso per essere il Santo! E c’è un’altra contraddizione: apparente la parola Santo se da un parte, nel linguaggio biblico, ha il significato di perfetto, benedetto, giusto, nel linguaggio ebraico ha il significato etimologico di “separato” ed anche in latino il verbo “sancire” (da cui viene sanctus) significa “tagliare fuori”, “allontanare”... Che può significare tutto ciò? Ancora una volta nel momento stesso in cui siamo chiamati a pronunciare il nome di Dio , e a santificare questo nome cioè a lodarlo e a benedirlo, Dio ci ricorda che Lui è lontano, è separato da noi, è l’Altro sempre cercato e mai afferrato pienamente. Dio che nel suo Essere è il Santo da intendersi come il lontano, il diviso, il distante, è lo stesso Dio che si fa vicino perché ci è accanto, è il Santo da intendersi come il pienamente giusto e il pienamente buono. Questa parola Santo allora separa e unisce: pone Dio nei cieli, lontano dall’uomo e lo coinvolge con la storia e la vita dell’uomo perché Egli è colui che è misericordioso, che è padre per l’uomo. Venga il Tuo Regno Qual è il Regno di cui parla Gesù, per cui prega Gesù? E’ un regno vicino ma che deve sempre farsi presente, è un regno conosciuto da sempre e da sempre nascosto e cercato, è un regno di tutti ma che si manifesta nella piccola vita di ogni singolo, è un regno che libera da ogni schiavitù e ci fa essere figli senza essere più schiavi, è un regno che sovverte ogni regola: ci vuole ricchi nella povertà, beati nell’umiltà, grandi nella piccolezza... E’ un regno che viene solo quando l’uomo libera se stesso da ogni catena umana e rende liberi gli altri uomini promuovendo dignità, cultura, giustizia e soprattutto amando. E’ il Regno di Dio ma è consegnato in mano agli uomini! Sia fatta la Tua volontà Al di là di tutte le piccole accettazioni dei nostri sacrifici e delle nostre rinunce, c’è una volontà di Dio che è universale, abbraccia tutta l’umanità e nello stesso tempo appartiene ad ogni uomo: questa volontà è semplicemente che l’uomo realizzi la vita nella pienezza e questo significa anche realizzare il regno di Dio. Ogni volta infatti che l’uomo si impegna per la giustizia e per la pace, manifesta solidarietà e fraternità, lotta per la libertà da ogni condizionamento culturale, economico, sociale e religioso, non fa altro che permettere alla Vita di esprimersi nella sua pienezza secondo quella che è la volontà di Dio. Non si tratta quindi di una rassegnata accettazione di ciò che ci accade, ma al contrario di una forte presa di posizione a favore della vita; non ci è richiesto un passivo e rassegnato attendere ma un attivo e creativo agire! “Signore Gesù ci inviti a guardare al cielo, in alto, a distogliere i nostri occhi da ciò che ci ingabbia e ci appesantisce per riuscire a guardare nella stessa prospettiva di Dio. A volte però mentre diciamo che sei nei cieli, ti poniamo lontano e intanto continuiamo a non comprendere che il cielo non è un luogo ma tutto ciò che appartiene all’oltre, al non-ancora, al divenire già presente; non comprendiamo che il cielo è tutto ciò che rappresenta l’altro da noi, l’altro come diverso, come sconosciuto, come incompreso. Diciamo sia santificato il tuo nome e nel tuo nome alziamo barriere, facciamo crociate, mettiamo paletti, creiamo separazioni, differenze e distinzioni tra gli uomini e tra le chiese; nel tuo nome giudichiamo i buoni e i cattivi, i fedeli e gli infedeli, i regolari e gli irregolari, i normali e i diversi, i giusti e gli iniqui... Nel Tuo nome ma secondo la nostra logica e i nostri criteri! Diciamo venga il tuo regno e sempre più ci affanniamo a rendere stabile il nostro regno, il nostro piccolo o grande potere, a rafforzare il nostro prestigio, ad occupare tutto lo spazio nel lavoro per arrivare più in alto possibile, in famiglia per dimostrare chi conta di più, nel rapporto di coppia per prevalere sull’altro, nel servizio infine quando lo si vive come occasione di autorità e non di condivisione. Diciamo sia fatta la tua volontà pronti invece a chiederti ciò di cui ci sembra aver bisogno, a non avere fiducia che Tu sei veramente Padre per noi, a pensare che il massimo sforzo che ci viene richiesto è accettare le piccole croci del quotidiano mentre la Tua volontà è che ogni uomo conosca la gioia della Tua resurrezione!” La preghiera ora si volge verso la realtà degli uomini, lo sguardo di Gesù va verso la terra, si posa sugli uomini e la prospettiva di Dio si fa la nostra prospettiva: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”. 18 - Ottobre 1998 Dacci oggi il nostro pane quotidiano Il pane, altra parola semplice e chiara che ci riconduce al fondamento della vita: senza pane non si vive, un pezzo di pane insieme ad un bicchiere d’acqua accomuna poveri e ricchi perché rende possibile il vivere. Il pane parola semplice e chiara che costituisce un archetipo dell’umanità, una chiave che ci apre al senso profondo della vita; nel pane è presente il lavoro degli uomini, l’evoluzione della storia, il cammino dell’umanità. Il pane è il risultato, il frutto degli elementi più semplici, acqua e grano, ma perché questi divengano pane bisogna impastare, mischiare, amalgamare: il pane è segno di questa umanità che ogni giorno per secoli e per millenni si mescola, si mischia, cammina nel mondo e diventa essa stessa pane, alimento della vita. Ma quanto amaro può essere il pane per chi lo chiede lasciando la propria terra, per chi lo chiede per i propri figli privi del necessario per vivere, per chi lo chiede umiliandosi. E quanto duro può essere il pane per chi è costretto a mangiarlo con ingiustizia e sfruttamento in tante parti del mondo... è pane amaro e duro anche per chi apparentemente ne ha in abbondanza, lo accumula nei granai..., l’ansia di avere soldi abbastanza per..., l’ansia per avere la casa e poi la seconda casa e poi la casa per i figli, l’ansia di lavorare di più, sempre di più per mantenere un certo tenore di vita, per rispondere alla logica dell’avere per consumare.. E’ un pane nero questo agli occhi di Dio, perché non è un caso che in questa preghiera alla parola pane si accompagnino due aggettivi “nostro e quotidiano” Torna “nostro”, come è nostro il Padre dei cieli, il Dio della vita: non mi è concesso di chiedere il “mio” pane, un pane solo per me, devo chiederlo per tutti e se lo chiedo per tutti non mi è poi concesso di vivere giorno per giorno pensando solo a me. Ecco perché il pane nostro diventa un altro impegno a vivere la fraternità ma in concreto non a parole, a vivere la condivisione ma nella realtà non nella teoria, a vivere la collaborazione ma per davvero non per finta.... E poi “quotidiano”, un pane per oggi, ciò che mi serve al mio vivere del giorno “non prendete nulla per il viaggio”... E’ ancora l’invito a lasciare ogni preoccupazione indebita, a saper valutare e distinguere ciò che davvero ci è necessario per vivere da ciò che abbiamo fatto diventare necessario, a credere davvero che Dio è Padre per noi. Quotidiano: il pane dell’oggi o anche il pane del giorno per giorno. Ricordarsi che tanti programmi a lungo termine non hanno spazio, che tanti grandi obiettivi spesso si infrangono con la realtà, che tante sicurezze cadono e si frantumano contro mille piccoli eventi. Il pane inteso anche come pane dello Spirito, il pane dell’Eucarestia: non ci allontana questo pane dalle nostre riflessioni perché non possiamo chiedere e tanto meno nutrirci del pane dello Spirito se non abbiamo conseguito la consapevolezza della necessità fondamentale di un impegno per un pane di diritto di ogni uomo “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”... “non avete solo pregato guardando alla mia povertà e ascoltando il mio grido di richiesta, non avete solo pregato alzando lo sguardo al cielo ma vi siete chinati su di me e mi avete sfamato..” END milano Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori Sarebbe troppo riduttivo dare un’interpretazione letteraria a questa frase anche se pensare al debito in senso economico ci tranquillizzerebbe non poco, in fondo da sempre gli uomini hanno cercato di onorare i propri debiti, senza bisogno di essere troppo sollecitati, se non altro per una questione di prestigio sociale. Probabilmente è stata usata questa parola da Gesù per far meglio comprendere a chi lo ascoltava quanto fosse importante ricreare una situazione di armonia laddove questa si fosse spezzata. Avere un debito con qualcuno significa sicuramente non essere pienamente liberi, significa non essere in armonia, significa non avere una relazione positiva con qualcuno. La questione però, come si è detto, non è da intendersi in senso economico, la questione riguarda la nostra, la mia relazione con il prossimo e allora non si tratta solo di un gesto, di un’azione specifica da correggere, da rimettere in ordine, si tratta di una situazione di armonia da ricomporre e questo implica molto, molto di più del semplice restituire o ripagare un debito. Se al posto della parola debito mettiamo la parola peccato, come fa del resto l’evangelista Luca, ci riesce meglio capire quanto stiamo dicendo perché il peccato non è solo la singola mancanza ma soprattutto la frattura che si è compiuta tra gli uomini e tra l’uomo e Dio. Questa rottura di una positiva relazione esige una ricomposizione ma per ricreare armonia non è sufficiente compiere un gesto meccanico, esprimere una parola formale. La serenità ha bisogno di un guardarsi negli occhi molto libero ma perché questo sia non basta una parola o un singolo gesto, può essere l’inizio certo, la ripresa di un dialogo, ma è tutta una situazione che va costruita positivamente, altrimenti rimane solo un atto formale. Nella nostra esperienza coniugale conosciamo bene il valore di un insieme di gesti e di parole che costruiscono la trama dell’amore, anche nel silenzio, e l’inutilità di parole o gesti compiuti perché il dovere, o la voglia di una quiete apparente, ci chiamano a compierli o a dirli. Tutti noi sappiamo come il perdono dato e ricevuto, la riconciliazione veramente vissuta è costituita da un insieme di atti, di parole, di gesti, di sguardi, il perdono dato e ricevuto ci coinvolge come persone e mette in atto una situazione dinamica nuova che crea nuove realtà positive. Il perdono dato e ricevuto non è un punto di arrivo, è una realtà di partenza perché rigenera vita e apre a nuove sconosciute possibilità. Inoltre se la richiesta di rimettere a noi i nostri debiti ci pone immediatamente in relazione ad altri uomini, non si può tacere della reciprocità contenuta in questo versetto: noi siamo in rapporto con Dio nella misura in cui siamo in rapporto con gli uomini. Il “come” non si riferisce soltanto alla misura, alla quantità del perdono ma impegna la “modalità”: come noi siamo capaci di creare relazioni armoniche con le persone che entrano nella nostra vita, così potremo sperimentare la serenità di una positiva relazione con Dio, perché Dio giunge a noi attraverso Cristo, giunge a noi attraverso l’uomo e la donna che ci viene incontro ogni giorno. I Cieli e le terre nuove avranno spazio solo attraverso END milano questa costante riconciliazione e una rinnovata ripresa del dialogo tra coppie, tra genitori e figli, tra mistici ed attivi, tra credenti e non credenti, tra diversi di ogni specie. Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male E’ comprensibile che nel nostro chiedere a Dio di non indurci in tentazione, noi desideriamo semplicemente essere tenuti lontani da tutte quelle situazioni concrete, affettive, sociali, religiose, che ci porterebbero distanti da Lui, che potrebbero rendere più faticoso la nostra ricerca di Lui, che potrebbero rendere più confuso e disorientato il cammino. Seppure dobbiamo affrontare un viaggio lungo e pesante, che almeno abbiamo chiare le indicazioni, le strade, gli strumenti di orientamento, che almeno sia efficiente il nostro equipaggiamento... Non ci indurre in tentazione uguale a evitaci ogni prova. E così dicendo non ci rendiamo conto che chiediamo a Dio di sminuire il nostro valore di uomini, di limitare la nostra libertà, di non innalzarci sopra tutte le creature dell’universo. E’ infatti del nostro essere uomini la realtà della tentazione, e non solo perché siamo chiamati alla scelta tra il bene e il male, ma perché la tentazione ha la sua fonte nella contraddizione tra lo sperimentare la nostra realtà di creature, di esseri finiti e la nostra ansia di raggiungere Dio, di conoscerlo, di vivere in Lui. Solo l’uomo, tra tutte le creature dell’universo ha la possibilità di entrare in dialogo con Dio, perché solo l’uomo possiede lo spirito che lo tende verso Dio, uno spirito però limitato e definito in un corpo che gli impedisce di liberarsi pienamente. L’uomo legato alla terra dagli istinti della carne è lo stesso uomo che “abita le stelle del cielo”, l’uomo che risponde agli impulsi dell’istinto animale è lo stesso uomo che si innalza fino alle stelle e al cielo. La tentazione è una situazione che accompagna costantemente la nostra vita a meno che vogliamo negarci nella nostra realtà di uomo per sentirci o animali o angeli. Che significa allora pregare Il Padre di non indurci in tentazione? Forse significa non farci dimenticare la nostra, la mia realtà di uomo, di donna, sempre impegnati a rispondere alle esigenze del nostro corpo e al desiderio della nostra anima, sempre chiamati a guardare alla terra senza dimenticare il cielo e a guardare al cielo senza distogliere i nostri occhi dalla terra... Forse significa non dimenticare che dobbiamo condividere le storie di vita dei nostri fratelli e impegnarci per la loro vita ma non dimenticare che tutto può essere realizzato se solo affidiamo a Lui, a Dio, il nostro operare: le mani nelle mani di altri uomini e lo spirito nelle mani di Dio. Ottobre 1998 - 19 Forse “non ci indurre in tentazione” significa non cadere nel peccato di dimenticare la nostra finitezza di creature e la nostra ansia di infinito, il nostro desiderio di Dio. Forse significa che il progetto della nostra salvezza sarà compiuto solo se riusciremo a dare vita al nostro corpo, alle nostre sensazioni, alle nostre emozioni, alle nostre azioni, animandole con la vita dello Spirito e a far vivere lo spirito di Dio attraverso i nostri gesti, le nostre parole, i nostri atti umani. Allora le tentazioni intese come prove più o meno difficili da vivere sono il cammino che dobbiamo sperimentare, il percorso che dobbiamo verificare, la strada che dobbiamo vivere e non possiamo chiedere di evitarle perché non possiamo voler rimanere fermi, per raggiungere Dio dobbiamo essere in cammino e solo l’esodo continuo ci permetterà di raggiungere la terra promessa. Possiamo solo chiedere di non rimanere imbrigliati nelle tentazioni e di non morire nella tentazione più grande di non vivere con pienezza la nostra umanità. E la supplica finale del Padre nostro, il nostro grido che si leva verso il cielo: “liberaci dal male” sancisce la nostra fiducia nel Dio che non ci lascerà soli, nel Dio che ha sperimentato nella sua umanità le nostre stesse angosce e che le ha vinte nella resurrezione, nel Dio che ha già vinto la Morte. Liberaci dal male, liberaci dal rimanere intrappolati nella nostra finitezza di uomini che ci fa vedere solo nell’ottica di un egoismo personale, liberaci dal male del nostro tempo un male che ha il volto della povertà contro quello della ricchezza, che ha il volto dell’ingiustizia contro quello del diritto, che ha il volto della menzogna contro quello della verità, che ha il volto dello sfruttamento contro quello della solidarietà, che ha il volto del perbenismo contro quello della limpidezza, che ha il volto del potere contro quello del servizio, che ha il volto della morte contro quello della vita. Ma questo è il nostro tempo, la nostra situazione storica nella quale siamo chiamati a vivere a scegliere in continuazione perché in continuazione, anche attraverso il nostro vivere, si faccia strada la Vita, si faccia spazio a Dio. “Signore, Ti chiediamo, intorno alle nostre tavole che non mancano di nulla, di continuare a provvedere per noi, di pensare al nostro pane senza capire che lo stesso chiedertelo implica il rinnovo di una promessa a vivere in comunità con l’umanità intera, implica il rinnovo del nostro impegno a non scegliere la strada dell’egoismo, dell’individualismo per intraprendere invece quella certamente meno facile della condivisione concreta del pane 20 - Ottobre 1998 per tutti. Chiediamo il pane quotidiano e riempiamo le nostre giornate di lavori che spesso servono solo a guadagnare di più o a sentirci indispensabili o insostituibili; chiediamo il pane quotidiano e accumuliamo nei nostri granai riserve di pane per i giorni che verranno, per noi, per i nostri figli, per la nostra famiglia.... solo per noi; chiediamo il pane quotidiano e ci riempiamo di superfluo, anzi con capacità sopraffina riusciamo a far diventare necessario il superfluo chiudendo gli occhi e chiudendo le orecchie alle richieste del necessario, del vero necessario per intere popolazioni... il pane, l’acqua potabile, le strade, le case che non siano di paglia e di argilla come le favelas, la cultura che non sia solo il saper scrivere il proprio nome... E poi, con la stessa umiltà, o con la stessa assenza di consapevolezza, veniamo a chiederti di essere misericordioso con noi come noi lo siamo con i fratelli, veniamo a chiederti di rimettere i nostri debiti, di perdonarci, di vivere un’alleanza d’amore con noi, come noi siamo capaci di tessere una trama d’amore con gli altri, un tessuto di relazioni con gli altri, come noi siamo capaci di perdonare. Ti chiediamo di non indurci in tentazione, di liberarci dal male e non sappiamo fuggire la tentazione di vivere isolati dal mondo, nel nostro piccolo mondo, nella prospettiva dei nostri bisogni, nell’ansia delle nostre esigenze, di vivere in funzione del nostro piccolo io che al massimo si allarga ad un noi coniugale o familiare ma che esclude ogni altro che è fuori, ogni diverso, ogni irregolare, ogni deviante, ogni uomo che ci appare “altro”. Oggi forse abbiamo capito qualcosa in più, abbiamo, fatto un piccolo passo, un passo alla nostra misura di uomo e possiamo pregarti di darci il pane solo se ci siamo impegnati perché tutti ne abbiano, di perdonarci e di rimettere i nostri debiti solo se abbiamo lavorato per un mondo riconciliato, se abbiamo aperte strade per cieli e terre nuove, di farci vivere nella tentazione se questo significa la coscienza continua della mia piccolezza e della mia grandezza di uomo diviso tra il richiamo facile della terra e il desiderio infinito di Te, di liberarci dal male solo se non ci siamo messi in cammino alla ricerca della verità e abbiamo cercato i sentieri più nascosti che portano a Te, con timore forse ma anche con la fiducia che in quel sentiero e in quella strada Tu ci attendi”. E’ il mistero dell’Incarnazione che si fa manifesto attraverso la preghiera stessa di Gesù: non abbiamo ascolto di fronte a Dio se non sappiamo scorgerlo tra la vita e la storia dell’uomo; non possiamo rimanere nei cieli, dobbiamo scendere sulla terra; non ci è dato di rimanere con le mani giunte e gli occhi al cielo, dobbiamo invece usare le mani, “sporcarci” le mani, condividere le sofferenze, lavorare per il bene, consegnare il nostro spirito nelle mani del Padre e le nostre mani nelle mani degli uomini... L’incarnazione che ha reso Dio un uomo nel Cristo, che ha reso la Parola di Dio vita vissuta, “il Verbo si fece carne”, che ha reso l’atto di fede un atto di impegno reale, arriva a noi anche attraverso la preghiera del Padre nostro, una preghiera che recitiamo forse tutti i giorni per ricordarci ogni volta che la nostra fede o si fa carne, si fa gesto, si fa azione o non è la fede cristiana. E in questa prospettiva anche la specificità del servizio END milano a cui siamo chiamati acquista la dimensione diversa di un atto di fede incarnata. Essere al servizio, fare servizio significa posare il nostro sguardo sugli uomini, guardare ai problemi e alle esigenze delle équipes e degli équipiers, ascoltare e condividere e progettare risposte per loro. Quando siamo chiamati ad un servizio in genere tutti ci chiediamo se saremo capaci di svolgerlo, se siamo “degni” di ricoprire alcune responsabilità, ma forse dovremmo chiederci molto più semplicemente se saremo capaci di tanta umiltà da non credere che le nostre idee siano le migliori, le nostre decisioni le più equilibrate, le nostre scelte le più giuste, e chiederci ancora se saremo capaci di tanta semplicità nel fare, nel chiedere e nell’offrire condivisione, nel proporre le nostre idee pronti ad accogliere altre idee se risultano migliori e prima ancora di fare, ascoltare, incontrare, cercare di capire, riflettere: pronti sempre a ricominciare da capo. L’impegno del servizio è sicuramente un modo di manifestare il nostro impegno di fede: crediamo in Dio quindi crediamo negli uomini, speriamo in Dio quindi speriamo negli uomini, amiamo Dio quindi amiamo gli uomini: dove altro potremmo incontrare il nostro Dio? Un Dio che costantemente si mostra a noi nel suo amore e nella sua misericordia presente e vicino per poi tornare a nascondersi ai nostri occhi, inafferrabile e inconoscibile, nei cieli, nel cielo che è Altro... La nostra è una fede rivelata, noi crediamo nella rivelazione di Dio, ma forse non abbiamo riflettuto abbastanza che il verbo “rivelare” ha una duplice valenza: da una parte è certamente il mostrare, l’apparire, il chiarire, il dare manifestazione, il rivelare appunto ma dall’altra è anche il coprire, il nascondere, l’oscurare, il confondere, il “re-velare”. E certamente questo è l’impegno della nostra fede: credere e continuare a cercare i mille modi in cui possiamo esprimere, testimoniare questa nostra fede, credere con certezza e vivere il dubbio che ci stimola a cercare sempre, ad andare sempre più in profondità... il dubbio e la fede, il silenzio e la Parola... Avere passione per la Verità, non stancarci mai di cercare la verità: ecco perché parlare di progetto culturale, elaborare un progetto culturale non deve spaventarci ma semplicemente renderci consapevoli che stiamo realizzando la ricerca della verità, stiamo cercando Dio che è la Verità e possiamo farlo solo cercando tra gli uomini, tra le storie di vita, nella condivisione della realtà. E per fare questo dobbiamo conoscere, incontrare, parlare, ascoltare, intuire, studiare, prestare attenzione, uscire da noi stessi: questo è un progetto culturale che vuole coniugarsi con la ricerca di fede. Ecco perché a volte parlare di cultura rapportandola alla fede ci fa paura, è un atto impegnativo che coinvolge il nostro vivere quotidiano, la nostra impostazione mentale. Molto più semplice pensare a qualcuno che si occupi di cultura al posto nostro, molto più semplice pensare al referente culturale come a chi raccoglie articoli, tiene i rapporti con la parrocchia o con la diocesi, sollecita articoli per la lettera, come un’ottima segreteria... Molto più impegnativo ma anche più coinvolgente pensare ad ognuno di noi come soggetto di cultura o pensare al referente culturale come a chi è in continua attenzione della vita che si svolge, delle cose che accadono, delle idee nuove che si fanno strada e allora certo legge, tiene i contatti, sollecita riflessioni ma con la finalità di aprire la strada al regno di Dio nella storia di oggi, di rendere la nostra fede manifesta attraverso parole di oggi e gesti di END milano oggi. Ed è per questo che il referente culturale non può essere qualcuno che non lavori in piena sintonia con voi Responsabili di Settore: è infatti il Settore, l’équipe di Settore il primo luogo di cultura, il luogo di incontro tra teologia e cultura, tra ricerca di Dio e vissuto quotidiano, il Settore vissuto come luogo dove si cerca di diventare consapevoli del proprio vissuto e si cerca di aiutare gli altri a diventarlo, il Settore vissuto in uno spirito di vero servizio alla storia degli uomini che cercano Dio. E’ vero molti di voi domandano: ma in pratica cosa dobbiamo fare? Noi non possiamo darvi risposte precise perché non è un ricettario la cultura, come non lo è la fede. Potreste definire il “come “ della fede? Pregare, leggere la Parola, riflettere sulla Parola, fare scelte nell’ottica di Dio: è tutto questo ma non solo questo, è ciò che ognuno di noi può diventare cercando le strade che conducono al Padre, è il diventare consapevoli di ciò che giorno dopo giorno ci accade e che ci avvicina sempre più a Dio, è il nostro convenirci quotidiano. E allo stesso modo possiamo definire il “come” della cultura? E’ ciò che possiamo diventare avvicinandoci sempre più agli uomini, vivendo con sempre maggiore consapevolezza la nostra storia e il nostro tempo. Certo ci sono delle linee di fondo da tenere presenti per fare cultura ma sono più dei riferimenti che delle indicazioni: comprendere, confrontare ed elaborare, questo è il percorso della cultura. Comprendere vuol dire avere sete di conoscenza per non rimanere chiusi nei limiti del nostro sapere, anche nell’ambito della fede ma non solo; confrontare vuol dire avere sete di incontri, incontri di idee, di pensieri, di storie, di vita perché la nostra mente ma soprattutto il nostro cuore si espanda e si dilati; elaborare vuol dire avere sete di approfondimenti personali e comunitari, avere sete di progetti da ideare e poi verificare, avere sete di un impegno della mente che non sia per dovere, per ruolo, per servizio burocratico, ma per amore di se stessi, degli uomini, della storia, della vita. Fede e cultura non sono in antitesi, anzi oggi sembra che i nostri tempi chiedano proprio una lettura sapienziale della vicenda umana per far scaturire la manifestazione della fede: ci è richiesto di promuovere una cultura dell’economia come cultura dell’uguaglianza, di annullamento di ogni barriera tra ricchi e poveri perché il pane è un diritto di tutti, ci è chiesto di promuovere una cultura della giustizia fondata sul diritto di ogni uomo di vedere realizzati i bisogni fondamentali del vivere, ci è chiesto di promuovere una cultura della libertà laddove la libertà è dimenticata, annullata, negata, e ci è chiesto di promuovere anche una cultura dell’obbedienza non alla legge ma alla vita, non al Sabato ma all’uomo, non ai principi ma a Cristo. Fede e cultura non sono in antitesi, nascono da un’unica passione: conoscere Dio, cercando tra gli uomini, conoscere l’uomo per cercare il frammento del volto d Dio. Allora il Padre Nostro diventa insegnamento di fede e di vita, non possiamo guardare in alto senza tornare con lo sguardo verso la terra e viceversa non possiamo restare tra gli uomini senza guardare quotidianamente alla bontà armonica di un Dio Padre che è nei cieli: è un movimento di sguardi continuo e interdipendente, è come dicevamo all’inizio la preghiera dell’incarnazione e non a caso è Cristo, il Dio fatto uomo, che ci insegna a pregare così. Ottobre 1998 - 21 Abbiamo analizzato, come abbiamo potuto e saputo fare, questa preghiera ma alla fine dobbiamo individuare tre punti fermi che siano un po’ la sintesi, noi l’abbiamo individuati in queste tre parole: Padre, Regno, prossimo. Padre: significa che siamo figli, tutti figli, e fratelli, tutti fratelli. E dobbiamo imparare a restare figli senza diventare nè servi, nè altri padri perché il Padre è solo Lui, a restare creature anche da vecchi perché la vita ci è continuamente donata da Lui, a restare fratelli, a sentirci fratelli tutti perché diciamo “nostro”, Padre nostro, non mio o solo di alcuni o di tanti che la pensano come me, che amo e che mi amano. Padre nostro: lo diciamo ogni giorno e lo rinneghiamo innumerevoli volte. Regno: il Regno non verrà, non sarà, non si realizzerà, il regno è, il regno sta avvenendo, il regno è la realtà nella quale mi muovo oggi ed in questa concretezza storica sono chiamato a vivere secondo la mia scelta di fede. Prossimo: non c’è specificamente questa parola ma Cristo ci parla del pane, del debito, del perdono e della libertà e dove se non avendo un prossimo ed essendo noi stessi prossimo possiamo condividere il pane, sperimentare il perdono offerto e ricevuto, gustare il sapore della libertà che ci viene dall’essere tutti figli di Dio? Ma se alla fine abbiamo compreso quanto profondo e impegnativo e coinvolgente è questa preghiera, allora: “Non diciamo Padre, se ogni giorno non ci comportiamo da figli. Non diciamo nostro, se viviamo isolati nel nostro egoismo. Non diciamo che sei nei cieli, se pensiamo solo alle cose della terra. Non diciamo sia santificato il tuo nome, se non lo onoriamo. Non diciamo venga il tuo regno, se lo confondiamo con il successo materiale. Non diciamo sia fatta la tua volontà, se non l’accettiamo quando é dolorosa. Non diciamo donaci oggi il nostro pane, se non ci occupiamo di chi ha fame, di chi è senza cultura, di chi è senza mezzi per vivere. Non diciamo perdona il nostro debito, se conserviamo rancore verso i fratelli. Non diciamo non lasciarci cadere in tentazione, se abbiamo intenzione di continuare a peccare. Non diciamo liberaci dal male, se non prendiamo posizione contro il male. Non diciamo Amen se non prendiamo sul serio le parole del Padre Nostro”. E solo in questa consapevolezza diciamo il nostro AMEN che significa “così sia”, “così avvenga”, che significa il nostro “sì” a questo impegno di conversione di vita, che significa il nostro “sì” rinnovato ad un servizio, quello che stiamo svolgendo, non vissuto per se stessi ma per gli altri, non vissuto da soli ma insieme agli altri, non vissuto guardando solo al cielo o solo alla terra, non quindi solo nella teoria sia pure mistica e nemmeno solo nella pratica fatta di efficientismo, ma spostando continuamente il nostro sguardo dal cielo alla terra e dalla terra al cielo per portare il volto di Dio tra gli uomini e la vita degli uomini al cospetto del volto di Dio. Amen e così sia per tutti noi. Carlo e Maria Carla Volpini Coppia responsabile Équipe Italia 22 - Ottobre 1998 END milano Spulciando la Lettera END... E’ capitato qualche volta che una persona dell’équipe ci segnalasse un particolare articolo della Lettera e che noi ci sentissimo così spronati a riprendere in mano quel numero della rivista che, pur giacendo a lungo sul comodino, non era mai stato letto completamente. Nella Carta ci viene chiesto, tra gli impegni di ogni coppia che entra a far parte delle END, quello di leggere l’editoriale della Lettera delle équipes. E spesso, almeno noi, finiamo per accontentarci di queste prime pagine e rischiamo di lasciarci sfuggire altri contributi altrettanto interessanti. Abbiamo pensato allora di inserire nel giornalino una rubrica “di servizio”, nella quale potremmo segnalarci quegli articoli che secondo noi si distinguono perché affrontano un tema particolarmente sentito, o perché aprono un dibattito importante o perché danno una notizia interessante. In questo modo potrebbe risultare più stimolante la lettura della rivista che è così di aiuto per conoscere e capire il nostro Movimento, che non è formato solo dalle équipe che conosciamo e frequentiamo, ma comprende ormai coppie di tutto il mondo, inserite nelle realtà più diverse. Ringraziamo Andrea e Giovannella Luquer che ci hanno segnalato un articolo sull’ultimo numero della Lettera END, “A 50 anni dalla Carta, quali prospettive per le END del futuro?”. Adria e Piero Gallo (Roma 7) si chiedono: “Le END rispondono ancora alle esigenze del laicato alle soglie del terzo millennio? Sono in grado di offrire una risposta soddisfacente ad una realtà diversificata come il villaggio globale in cui viviamo?”, e ancora oltre: “Cristo ci ha rivelato il volto di Dio-Amore, ma cosa vuol dire amare per noi, qui ed ora? Qual’è il nostro prossimo oggi, nel mondo in cui viviamo?”. Come risposta concreta a questi interrogativi, i Luquer propongono un articolo pubblicato sulla Lettera END n. 95. Ci pare siano davvero delle bellissime testimonianze di come l’intuizione di Padre Caffarel risponda ancora oggi, anzi soprattutto oggi, alle esigenze delle coppie cristiane e non solo in Francia o in Europa, ma anche in contesti culturali e sociali molto diversi dal nostro mondo occidentale. E’ davvero interessante leggere che a Singapore, come nelle Isole Antille francesi o nelle isole di Guadalupa o nella Martinica, o nella foresta amazzonica, ci sono coppie che come noi hanno sentito il desiderio di fare équipe per aiutarsi a vicenda a ricercare la santità nel matrimonio. Sempre nello stesso articolo si parla poi anche di un’équipe di sordomuti in Brasile: “è un esempio edificante perché le persone handicappate, almeno in Brasile, sono per lo più escluse dalla società. E’ una testimonianza di vera fraternità”. Pensiamo solo a quanta determinazione deve esserci in queste coppie, per affrontare delle difficoltà così grandi per vivere l’esperienza in équipe, e nel consigliere spirituale che per poterle aiutare meglio sta imparando il linguaggio gestuale. Per quanto riguarda la domanda su cosa significa per noi oggi amare e chi è il nostro prossimo, Giovannella e Andrea ci suggeriscono di andare a rileggere le testimonianze delle équipes ruandesi, che sono veramente illuminanti a questo riguardo. Di fronte a prove difficilissime nelle quali la loro vita è stata messa seriamente a repentaglio, queste coppie hanno saputo ritrovare la via della riconciliazione e dell’unità in un contesto in cui tutto sembrava spingere alla divisione e all’odio (Lettera 84). Dopo la guerra si sono ritrovate a fare équipe coppie di etnie diverse e molte di loro avevano deciso di adottare chi 4, chi 5, chi addirittura 9 bambini rimasti orfani (Lettera 92). Biagio e Marina Savarè Coppia referente cultura P.S. E se per Natale... Siamo in grado di far pervenire a destino le offerte che venissero destinate all'aiuto di queste coppie del nostro movimento così generose: potrebbe essere un "bell'incoraggiamento" a proseguire il cammino insieme. END milano Ottobre 1998 - 23 UNA PREGHIERA INSIEME Pubblichiamo su ogni numero del giornalino una preghiera che riteniamo significativa: riportata da un giornale o recitata in comunità o durante una veglia o ad un ritiro ci può aver fatto pensare e meditare e quindi vogliamo proporla a tutti. Per questo vi invitiamo a farci pervenire quelle preghiere che volete condividere con gli altri, saranno sicuramente pubblicate. IL “DONO DI NOZZE” DA PARTE DI DIO “La creatura che hai al fianco è mia. Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre, prima di te e più di te. Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido. La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile. Quando l’hai incontrata l’hai trovata amabile e bella. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza e amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei. Ma non puoi limitarti a godere del suo fascino. Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri. Ha bisogno di serenità, di gioia, di affetto e di tenerezza, di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo, di rapporti umani, di soddisfazione nel lavoro, e di tante altre cose. Ma ricorda che ha soprattutto bisogno di Me. Sono Io, e non tu, il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita. Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola, nel perdono, nella speranza. Abbi fiducia in me. La ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno, da quando siete innamorati. Sono io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei. Era il modo più bello per dirti: “Ecco, te la affido. Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità”. Con le parole “Prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita” è come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei. Da quel momento siamo in due ad amarla. Anzi, io ti rendo capace di amarla “da Dio”, regalandoti un supplemento di amore che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende simile al mio. E’ il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio. Io sarò sempre con voi e farò di voi gli strumenti del mio amore e della mia tenerezza: continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti di amore”. 24 - Ottobre 1998 END milano PROGRAMMA ANNO 1998/99 Incontro dell'équipe di Settore con le coppie responsabili di équipe 10 ottobre 1998 Istituto Buon Pastore - Monza Giornata di Settore 25 ottobre 1998 Suore Misericordine - Monza Tema: La spiritualità di coppia nelle END: un cammino sempre rinnovato. Relatori: Emilio ed Alberta Perusi. Incontro col Card. Martini 14 novembre 1998 Eupilio (CO) Riservato all'équipe di Settore. Veglia di fine anno 31 dicembre 1998 Padri Barnabiti (Carrobbiolo) - Monza Giornata di Settore 21 marzo 1999 Suore Misericordine - Monza Tema: "Mi alzerò e andrò da mio padre" Predicatore: don Maurilio Frigerio. Équipes miste 17 aprile 1999 Sessione nazionale primaverile 29 aprile-2 maggio 1999 Giornata di Settore 16 maggio 1999 Istituto Dosso Verde - Pavia Tema e relatori da definire. Incontro CRS con i consiglieri spirituali 21 giugno 1999 Casa Avesani - Monza Sessione nazionale estiva 25-29 agosto 1999 Ritiro Spirituale 11-12 settembre '99 Dateci una mano Ringraziamo tutti coloro che ci hanno inviato i loro contributi, sempre preziosi. Per i lavori scritti e stampati col computer, oltre al fax, che ci permette di conoscere in anticipo contenuti e dimensione, ci è molto utile ricevere i testi su supporto magnetico o anche solo per posta (per poterli ‘scannerare’). Le pagine spedite per fax, soprattutto se in caratteri di corpo piccolo, non vengono lette dagli scanner, obbligando alla ribattitura del testo. Grazie in anticipo per la collaborazione. Redazione: Biagio e Marina Savarè Équipe Milano 10 Via Ippolito Nievo 28/1 - 20145 MILANO Tel. 02-48007432 Fax. 02-43980432 Nuovi arrivi! Cecilia Mapelli, nata il 13 maggio '98, figlia di Luigi e Rosy, dell'équipe Monza 2. Viene a far compagnia ad Anita di 8 anni, Pietro di 7 e Giovanni di 4. Alessandra Caloni, nata il 26 luglio '98, figlia di Etttore e Loredana, dell'équipe Monza 1. Viene a far compagnia a Claudio di 13 anni, Stefano di 11, Andrea di 4 e Daniela di 3. Michela Tiziani, nata il 21 agosto '98, figlia di Alberto ed Anna dell'équipe Monza 4. Viene a far compagnia a Francesco di 5 anni e Marta di 2. Michele Rusconi, battezzato il 20 settembre '98, figlio di Giovanni ed Elena dell'équipe Milano 10. Sommario Argomento Pag. Tre anni di impegno, insieme - Paolo e Lidia Avesani 1 3°: Ricordati di santificare le feste - B. e M. Savarè 2 Vedi Napoli e poi... - G. e M. Tavaroli, P. e A. Roveda 3 La prima sessione... - Bruno e Mariastella Andreetto 3 Tu rinnovi la nostra giovinezza - P. Angelo Epis 4-6 Sessione per coppie anziane - G. e C. Beghi 7 Acqua "viva" e a catinelle - Michele e Dina Dicorato 8 La prima volta - Rodolfo e Paola Gatti 8 Un Collegiale... di Spirito - Beppe e Marina Isalberti 8-9 Conosciamoci meglio: L'équipe di Settore 9 Conosciamoci meglio: L'équipe Cormano 1 9 Vita di Settore: Dai salmi al salmì - P. e L. Avesani 10 La giornata di Settore del 25 ottobre 1998 11 Caresto: un'isola per non isolarsi 12 Risotto di famiglie - Carlo e Vittoria Piccolo 13 Un impegno difficile... - Discorso del Papa 14 Il centurione 15 A passo d'uomo, insieme... - C. e M.C. Volpini 16-21 Spulciando la Lettera END - B. e M. Savarè 22 Una preghiera insieme 23 Il programma di Settore 1998-99 24 Nuovi arrivi 24