Recensioni teatrali | Teatro.Persinsala.it
Fabrizio
Migliorati
giugno 23, 2014
Nella ricca ed eterogenea programmazione del Festival Les
Nuits des Fourvière di Lione non è mancata la
rappresentazione di una favola cinese in grado di trascendere
l’identificazione cronologica per mostrare le insicurezze e i
turbamenti dell’animo umano. La veuve et le lettré ha
offerto agli spettatori dell’Odéon uno spaccato del teatro liyuan.
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Assistendo alla rappresentazione de La veuve et le lettré si ha la viva
impressione che il tempo cronologico abbia subito un arresto con il fine di
creare uno spazio atemporale, dove i tempi storici non sono ben
identificabili e l’azione può rispondere solamente alla propria logica.
L’opera, che si ispira ad un antico testo di You Fengwei riletto e riscritto da
Zeng Jingping e Wang Renjie, si pone come obiettivo la riscoperta e
l’aggiornamento dell’antico teatro liyuan (letteralmente “del giardino delle
pere”, dal nome del luogo presso il quale i migliori attori di Cina erano
chiamati ad esibirsi alla presenza dell’imperatore Xuanzong). La troupe del
teatro liyuan del Quanzhou, la più importante di tutto il sud-est asiatico, ha
deliziato il pubblico in una fredda nottata lionese con questa favola che
sfugge alle nostre normali categorie teatrali.
Si tratta, in effetti, di una favola edificante, che indica la provenienza da
una delle tre principali correnti del teatro liyuan, quella dello shang lu, che
rappresenta la modalità più antica e quella che tratta di temi come la
lealtà, la giustizia, la pietas filiale. Su questo sfondo moraleggiante ed
edificante si installa la favola de La veuve et le lettré. Il consigliere
Peng, sentendosi avvicinare alla morte, è sgomento al pensiero di lasciare
sola (si legga “libera”) la sua bella e giovane moglie. Non accettando di
immaginare la moglie insieme a qualcun altro, egli decide di farla
sorvegliare, notte e giorno, dal proprio vicino Dong, un letterato
quarantenne che non ha mai dato prova di interesse verso le donne. La
sua insofferenza verso le cose mondane sembra, agli occhi del consigliere,
la migliore assicurazione per una stretta e disinteressata sorveglianza. Ma,
giunto alle soglie della morte, il consigliere, per portare a compimento il
proprio piano, necessita ancora di qualche minuto di vita supplementare
per convincere Dong. Contrattando questo tempo con due fantasmi
giocherelloni (che potremmo avvicinare a dei buffoni di corte medievali),
egli riesce nel proprio intento e può lasciarsi accompagnare nell’aldilà.
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Dong si trova quindi obbligato a spiare la bella vedova ma la propria
presenza, non sempre molto discreta, provoca l’ilarità della donna e le
ingiurie della domestica che la segue. Con il passare dei mesi, questa
vicinanza inizia a scaldare i cuori del sorvegliante e della sorvegliata e, in
una notte particolarmente poetica, nella quale la donna declama versi
della tradizione letteraria cinese, Dong decide di scavalcare il muro di
cinta che separa il giardino dal resto del mondo, fino a giungere nel
padiglione scuro dove le due anime si incontrano e si fondono. La lunga
notte accoglie i due nuovi amanti e la nascita di un nuovo amore, ma il
passaggio al giorno successivo è a dir poco traumatico. Dong, tra le varie
obbligazioni imposte, ha anche quella di fare rapporto dello stato di cose e
della castità della moglie sulla tomba del consigliere Peng. Il giorno
successivo è il giorno del rapporto e, di fronte alla condanna del
consigliere e all’ingiunzione di tagliare la testa alla donna, il timido
letterato diviene uomo innamorato capace di difendere la propria amata
da ogni tipo di affronto. Che sia terreno o proveniente dall’aldilà. Tacciato
e aggredito da una prosa elegante e da un cuore innamorato, Peng non
può che ritornare nel regno dei morti, permettendo alla nuova coppia una
nuova vita.
Una favola che risente anche di altre due correnti del teatro liyuan, quella
dello xia nan con le sue melodie e danze popolari, e quella dello xiao
liyuan, molto importante per quanto riguarda la ricchezza e la
sperimentazione musicale (molto particolare è l’utilizzo del tamburo, il cui
suono viene continuamente modificato dalla postura di un piede posato su
di esso). La veuve et le lettré è una favola capace di condensare più di
un millennio di storia del teatro cinese, utilizzando testi, brani, modalità e
sperimentazioni che mostrano un altro modo di concepire quest’arte. E
che ha lasciato a bocca aperta il numeroso pubblico giunto sulle alture di
Fourvière.
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Fabrizio
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giugno 23, 2014
foto ©Yuan Wei e Hai Qing
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Le Festival Les Nuits des Fourvière a présenté La veuve et le
lettré, un conte du théâtre liyuan capable de condenser plus de
mille ans d’histoire du théâtre chinois. Wang Renjie et Zeng Jingping
ont repris et ajourné un texte de You Fengwei, en proposant un conte
édifiant qui devient une délicate et agréable fable d’amour.
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Lo spettacolo è andato in scena:
Odéon – Parc archéologique de Fourvière
6, rue de l’antiquaille – Lione (Francia)
mercoledì 18 giugno, ore 22.00
Il Festival Les Nuits de Fourvière presenta
La veuve et le lettré
Théâtre liyuan – Cina
direzione artistica Zeng Jingping
su libretto di Wang Renjie
da un’opera di You Fengwei
con Gong Wanli, Zeng Jingping, Lin Fufu, Wu Youqing, Liao Shuyun,
Lin Xiaowei, Zheng Yasi, Guo Zhifeng
lighting designer Su Zhiqiang
regia scena Lin Zhibin
regia luci Ke Yuehai
regia suono Huang Qiming
accessori Chen Huanhuang
trucco Dong Hui
parrucchiera Chen Dehua
costumista Wu Meizhu
assistente Zhuang Jingru
interprete della troupe Joshua Stenberg
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Fabrizio
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regia generale Pierre Setbon
regia luci Eric Louchet
regia scena Sébastien Revel
con la partecipazione dei tecnici del Festival Les Nuits de Fourvière
traduzione sottotitoli Sarah Oppenheim e Pascale Wei-Guinot
regia sottotitoli Pascale Wei-Guinot
www.nuitsdefourviere.com
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La veuve et le lettré