11 maggio 2012 • anno XII • n. 6 www.unisob.na.it/inchiostro www.runradio.it Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli Il riscatto della generazione zero di Rosita Rijtano (@rositarijtano) Alessio Viscardi ha ventisette anni. In tasca un centodieci e lode in Scienze della comunicazione. E un sogno: il giornalismo. Nel suo dizionario Napoli è sinonimo di precarietà. Con la laurea credeva di aver chiuso il cancello della fanciullezza ed essere entrato in un giardino pieno d’opportunità pronte per essere colte. Si sbagliava. “È stata dura avere nel cuore tanta speranza e di fronte un deserto senza sbocchi. Per anni ho cercato un lavoro stabile. Invece ho dovuto saltare da un impiego all’altro, cercando di evitare le truffe. Volevano farmi scrivere senza pagare”. Poi l’idea: CittadiniGiornalisti.it, il portale d’informazione partecipativo che lancia interamente da solo. “L’ho realizzato imparando a programmare le pagine web”, spiega. Con Arianna Ciccone e Valigia Blu realizza il primo esperimento d’inchiesta finanziata in crowdfunding, sfruttando i soldi raccolti attraverso la rete. Nel 2011 è tra i finalisti al premio Eretici Digitali. Ma il progetto non decolla: “Non avevo nessuno alle spalle. Invece iniziative clone, come Timu, sono state abbondantemente finanziate”. Oggi si alza tutti i giorni alle sette, dorme poco, mangia quando capita. La giornata la trascorre davanti al pc a fare ricerche. O in giro per la città a caccia di notizie, aggiornando costantemente i suoi spostamenti su Facebook e Twitter. Essere connessi è un must. Sul dorso uno zaino da viaggio carico d’attrezzature e tanti cavi da fare invidia a un elettricista. Che cosa non può mancare nella sua borsa? Due reflex, microfoni, SD, batterie, block notes e portatile. Per scrivere, girare e montare video on the road in tempo reale. Senza l’aiuto di nessuno. Alessio, occhi trasparenti e spalle larghe, è uno dei volti made in Naples di un’età complessa. Ricca di passioni e contraddizioni. continua a pag. 12 o è la lavor pale n u i i d princ erca La ric upazione ne a c preoc to un giov pazione n c a c t o u Sol trova e u d su pag. 2 to il pun o n o s etti” erito I “bar ntro pref io nei o gg di inc azzi. Via mento g a r r e iv ti dai del d i h g luo pagg. 6 e 7 La scienza non perdona mai L’esperimento dei “neutrini più veloci della luce” che destò nel suo annuncio tanto scalpore ha fatto già la sua seconda vittima. La prima, qualcuno lo ricorderà, fu nel settembre scorso il dr. Zennaro, malcapitato portavoce del ministro Gelmini, incappato in una gaffe assai enfatizzata sul tunnel attraverso il quale erano passati i neutrini superveloci. La seconda vittima, ancor più illustre, è lo stesso prof. Ereditato coordinatore dell’esperimento dimessosi di fronte alla constatazione che l’annuncio del successo dell’esperimento era risultato affrettato. Colpa, a quanto pare, di uno spinotto mal attaccato. Così, mentre la luce continua a correre (almeno per il momento) più veloce dei neutrini, vale la pena fare una considerazione tutto sommato rassicurante: la ricerca scientifica rimane un luogo in cui ogni affermazione deve essere accuratamente valutata, ogni sia pur sfortunato errore non può essere perdonato. E inoltre: i neutrini? Una cosa impressionante! Vuoi mettere la luce! Il fratello di Caino li tra essua o s i n i itud otism Le ab one ed er i z tradi e: è boom e n al virtu ortali onli p per i pag. 9 Già nel 2002 la disoccupazione in Campania aveva raggiunto quota 58,2%, più del doppio della media nazionale che all’epoca toccava il 27,1% Nel primo trimestre del 2012 nella regione erano state previste 10.810 assunzioni, pari a circa sedici nuovi posti di lavoro ogni mille dipendenti Nel mercato lavorativo degli under 30, i ruoli più richiesti sono nell’industria metalmeccanica, nel commercio e nei servizi operativi Secondo l’ultimo rapporto Istat nella provincia di Napoli i disoccupati sono centocinquantamila Lavoro, solo uno su due ce la fa Sei alla ricerca di un’occupazione? Metti da parte il titolo di studio Un gruppo di giovani precari manifesta per rivendicare il proprio diritto al lavoro di Luigi Nicolosi (@luigi_nicolosi) In Campania oggi un giovane su due non lavora o il lavoro ha smesso perfino di cercarlo, come a dire che se questo “non è un paese per vecchi”, parafrasando i fratelli Coen, poco ci manca. Secondo le ultime elaborazioni della Cgia di Mestre la disoccupazione giovanile in Campania nel secondo trimestre del 2011 ha raggiunto il 51,1%, percentuale della quale fanno parte non soltanto i ragazzi ufficialmente disoccupati compresi nella fascia tra i 15 e i 24 anni, ma anche quelli che un lavoro, ormai scoraggiati dalle persistenze della crisi economica, hanno rinunciato a cercarlo. In questa classifica la Campania spicca come la regione meno virtuosa, seguita da Basilicata, 48,3%, e Lazio, 42,5%. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi fa però alcune precisazioni sull’allarmismo generato dai dati recentemente diffusi dall’Istat secondo i quali la disoccupazione giovanile nel Paese si attesta oggi al 31,9%: “Ciò non vuol dire che in Italia 31 giovani su 100 sono disoccupati. La base di calcolo non è rappresentata da tutti i giovani, ma solo da quelli disponibili a lavorare, ovvero la cosiddetta forza lavoro”. Nel campione sarebbero quindi inclusi, ma non correttamente evidenziati, anche i ragazzi non ancora inseriti nel mondo del lavoro perché impegnati negli studi, pertanto “nell’ipotesi più negativa in cui la crescita del tasso di disoccupazione giovanile dal 3° trimestre 2011 a gennaio 2012 sia determinata esclusivamente da una crescita di disoccupati – specifica Bortolussi – il livello di giovani senza lavoro rimarrebbe comunque inferiore a 9 giovani su 100, precisamente l’8,7%. I senza lavoro reali dovrebbero quindi attestarsi attorno alle 535.000 unità”. Al di là delle specificazioni metodologiche il quadro lavorativo in Campania presenta comunque una serie di criticità strutturali e intergenerazionali non trascurabili. Proprio rielaborando i dati 2011 diffusi dall’Istat, si scopre che le persone in età lavorativa, ovvero fra i 15 e i 64 anni, che un impiego hanno ormai smesso di cercarlo sono ben 274 mila e di queste 150 mila vivono fra Napoli e provincia: una categoria nella quale rientrano però anche studenti, inabili, casalinghe, che oggi costituiscono un esercito che fa della Campania la regione con il più elevato tasso di inattività, il 53,3% a fronte di una media nazionale del 37,8%. Un’ulteriore chiave di lettura viene fornita dal rapporto Excelsior stilato da Unioncamere e ministero del Lavoro. Nonostante il nuovo rallentamento del ciclo economico e la contrazione del Pil che non accenna a placarsi, lo studio ha previsto per il primo trimestre del 2012 6.110 assunzioni nella provincia di Napoli; il 53% di queste è concentrato nel settore dei servizi e per il 51% delle assunzioni non stagionali viene richiesta una laurea o un diploma. Tuttavia nel 61% dei casi le imprese richiedono una precedente esperienza lavorativa nella professione o almeno nello stesso settore, un requisito che di certo non favorisce i giovani al loro primo inserimento. Fortunatamente le imprese hanno esplicitamente riservato agli under 30 circa il 40% delle assunzioni pianificate per il primo trimestre e i margini occupazionali destinati ai ragazzi potrebbero già nel breve termine raggiungere i due terzi delle assunzioni totali. Le professioni verso le quali le imprese napoletane sono più orientate ad assumere i giovani con meno di trent’anni sono quelle gestionali collegate ai magazzini e alle spedizioni (68%), quelle commerciali relative alla vendita (59%) e quelle operaie nell’industria metalmeccanica ed elettronica (47%). Dal rapporto emerge quindi un quadro a tinte fosche, nel quale la domanda di forza lavoro sembra non essere del tutto asfittica ma ancora troppo distante dalle istanze di chi dispone di un titolo di studio da spendere sul mercato. E allora non è forse un caso che dei 6.110 posti di lavoro offerti nella provincia, ben 855 siano rimasti vacanti a causa di una non meglio specificata indisponibilità dei candidati. In sostanza un posto su sette non è stato assegnato. Tira le somme Vincenzo Caputo, presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Napoli, secondo il quale “al numero in costante crescita degli sfiduciati e dei disoccupati va sommato quello dei Neet, i giovani non impegnati in percorsi di formazione, studio o lavoro. Il potenziale innovativo degli under 40 non può essere sprecato in questo modo”. Esiste un’alchimia in grado di risolvere il problema nell’immediato? Non è chiaro. Caputo individua tuttavia la direzione da seguire: “L’apprendistato è uno strumento valido per coniugare formazione e lavoro. Su questo tema sono da giudicare con favore anche gli interventi portati avanti dalla Regione. Altra novità importante è l’introduzione dei dottorati in azienda, iniziativa unica in Italia. Due i progetti in corso: Studiare l’impresa, che vede protagonisti ragazzi delle scuole superiori, e Challenging education, in collaborazione con l’Università Federico II. Mettiamo così in contatto giovani studenti di Organizzazione aziendale con le nostre associate, offrendo loro la possibilità di misurarsi con problematiche concrete”. In Campania oggi un giovane su due non lavora LAVORO inchiostro n. VI pag 2 (foto di Nicoletta Fersini) Steve Jobs, un precario all’ombra del Vesuvio Vivere di precariato nella città che della precarietà ha fatto la propria essenza. Antonio Menna, classe 1968, giornalista freelance cresciuto a pane e cronaca tra le colonne del Mattino e autore di tre romanzi, sa cosa vuol dire arrabattarsi in una città come Napoli. Nato a Potenza da genitori napoletani, Antonio arriva a Napoli a dieci anni e decide di fermarsi, forte di una convinzione: “Dicevo in continuazioAntonio Menna ne, ‘se ce ne andiamo tutti, qui chi resta? Il delinquente’. Poi ho capito che ero stato solo un indolente che aveva scelto la strada più facile. Mi spaventava l’avventura nuda fuori dalle protezioni della mia famiglia”. Ma quando si sceglie di vivere producendo un bene immateriale – le parole – la via è spesso in salita, la resa dietro l’angolo: “Anche quando hai una grande passione, hai diritto allo sconforto. Ho avuto tanti momenti di sconforto e ne ho ancora. Ma oggi, sulla distanza, riconosco di essere stato tenace. Una determinazione che corre sottotraccia, una tenacia che conosce lo scoramento e la ripartenza”. Un’intuizione, quella giusta, può però segnare la svolta. All’indomani della scomparsa del cofondatore di Apple, Antonio pubblica sul proprio blog un post, “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” e in poche ore si crea un tam tam sismico fatto di oltre 400 mila condivisioni su Facebook e Twitter. Antonio finisce così anche sulla seconda pagina de Le Monde e a gennaio quel post diventa un romanzo che scala velocemente le classifiche di vendita. Più giornalista o più scrittore? “Provo molto imbarazzo a definirmi entrambe le cose, e molta emozione a immaginare di esserlo. La scrittura creativa è arrivata dopo e credo che oggi mi appartenga di più. Mi accorgo però che i tre romanzi che ho pubblicato sono tutti molto calati nella realtà, intrisi di cronaca e con un linguaggio frenetico”. Rimane la coraggiosa suggestione di immaginarlo, un genio dell’informatica alle prese con le propria creatività fra i vicoli napoletani. Ma è un’ipotesi in agrodolce: “Lo Steve Jobs napoletano farebbe bene ad andarsene, perché non si può bruciare la propria vita in attesa di un cambiamento che non arriva. Però attenzione a pensare che andare via sia una prospettiva di serenità. Chi va via non per scelta ma perché costretto dagli eventi, porta nel cuore un lutto permanente”. l.n. Il laboratorio occupato S.k.a. è uno dei più importanti centri sociali del centro storico Hmo è la costola partenopea di CasaPound. La sede si trova in via Foria nel vecchio quartier generale dell’Msi Il laboratorio culturale Zero(81) Zona di esperienze ribelli nasce in largo Banchi nuovi nel gennaio 2011 La partecipazione politica dei ventenni cala del 3% rispetto al 2001. Alla Campania la maglia nera Partiti e istituzioni arrancano i giovani rottamatori avanzano Parlano Cesaro e Tonelli. Sperimentazione e passione le parole d’ordine di Clemente Lepore I sondaggi parlano chiaro. I giovani e la politica – soprattutto quando assume la forma partitica – sono due mondi separati. Già nel 2010 l’indagine dell’Ispo, commissionata dal ministero della Gioventù, metteva in luce come la sfiducia nei confronti delle istituzioni raggiungesse il 58% nelle nuove generazioni. L’Istat rileva che la partecipazione politica dei ventenni-trentenni sia calata rispetto al 2001 di circa il 3%. La Campania è una delle regioni dove la depoliticizzazione incide maggiormente. Dati che vanno incrociati con quelli diffusi recentemente dalla Cgia di Mestre: la disoccupazione e l’inoccupazione giovanile toccano il 38,7% in Italia e il 51,1% in Campania. Antipolitica e crisi economico-occupazionale sembrano andare di pari passo. Ne è consapevole Armando Cesaro, vice coordinatore nazionale di “Giovane Italia” e presidente dell’associazione universitaria “Studenti per le libertà”: “Bisogna creare sbocchi occupazionali e per farlo è necessario anche cambiare faccia alla politica”. Il figlio del Presidente della Provincia di Napoli è da anni protagonista nella lotta al rinnovamento. Il suo proposito è cambiare le istituzioni rimanendo al loro interno, senza cedere alle sirene del movimentismo. “Si deve attuare un cambio generazionale. Dobbiamo fare aggregazione e proporre idee nuove – dice Cesaro –. I partiti riflettano invece sul loro fallimento”. I “gruppi junior” che operano in Campania sono numerosi: quello dell’Udc, Giovane Italia, Generazione Futuro, Giovani Democratici e altri ancora. Spesso costretti a lavorare in piccole stanze offerte dalle formazioni di riferimento. Ga- sui figli. Difficile da credere per la generazione dei precari, disillusi e diffidenti. Anche se le proposte provengono da loro coetanei. Francesco Tonelli, presidente dei Giovani Democratici campani, ci tiene a marcare la distanza rispetto al percorso imboccato dai partiti: “La forza di un’ala giovanile è l’autonomia e la possibilità di sperimentare. Ciò che ci guida è la passione”. La convinzione di Tonelli – così come quella di Cesaro – è evidente: l’entusiasmo è il valore aggiunto che permette alle nuove leve di richiudere il vaso di Pandora scoperchiato dalla politica istituzionale. È una via riformista, lontana dall’approccio palingenetico del movimentismo. Eppure il leader dei Giovani Democratici campani è attento alle richieste di partecipazione dal basso. “Siamo consapevoli delle problematiche della nostra realtà e dell’importanza del confronto con associazioni e movimenti – aggiunge Tonelli –. Allo stesso tempo occorre che i giovani entrino nelle amministrazioni e portino le loro istanze. Così in molti comuni napoletani ci sono ragazzi candidati al consiglio, come Alessandra Di Meo a Pozzuoli e Giuseppe Stasio a Torre del Greco”. Il futuro delle ali giovanili dei partiti è nelle mani dei Il vicecoordinatore nazionale di Giovane Italia, Armando Cesaro ventenni d’oggi, determinati a far uscire le istituzioni zebi, incontri, volantinaggi sono i luoghi e i modi con cui si dall’impasse in cui sono cadute. Per questo motivo Cesaro fanno conoscere. L’obiettivo è dare un segnale ai ventenni e Tonelli puntano con forza sui loro iscritti per cambiare da sfiduciati, rendendoli partecipi. La promessa su cui si basa il dentro la cattiva politica. Con la speranza che non siano loro, loro impegno è ambiziosa: le colpe dei padri non ricadranno alla fine, a essere cambiati da essa. “Generazione zero”, i movimenti alla ricerca di un’identità Mauro Pinto è uno studente universitario. La sua esperienza politica è nata con le rivolte della questione rifiuti e si è consolidata con il movimento dell’Onda. È uno dei quaranta ragazzi che si stanno impegnando da gennaio 2011 nell’autogestione del laboratorio culturale Zero(81) – Zona di esperienze ribelli, in largo Banchi nuovi. La scelta del nome è presto spiegata: “Siamo la generazione zero. Zero prospettive, zero diritti, zero garanzie – afferma Mauro –. Siamo precari per le nostre condizioni di vita. Allo stesso tempo non vogliamo emigrare, vogliamo trasformare l’esistente a Napoli”. Lo Zero(81) era una mensa universitaria, rimasta dismessa per sette anni prima della “riconquista”. Ora è diventato un luogo di aggregazione politica e culturale. “Abbiamo occupato quest’edificio con un comitato di quartiere – spiega Mauro –. Gli immobili del centro storico vanno liberati. Spesso questi spazi, che devono andare a vantaggio di tutti, sono chiusi o abbandonati”. I muri sono pieni di manifesti e mura- les. La parola d’ordine è lottare contro un sistema che sottrae il presente e il futuro ai giovani. La sala più grande è teatro d’incontri, spettacoli, partite del Napoli. Sulla sinistra una serie di panche delimita l’area per lo spillatore di birre e la cucina. Un confine apparente in un ambiente nato per la condivisione. Ogni settimana i ragazzi fanno un’assemblea e decidono cosa fare. Che sia la lotta per la questione abitativa o l’organizzazione del doposcuola. I movimenti sono l’alternativa radicale all’apparato dei partiti. In un periodo di crisi della politica istituzionale diventano il canale principale di partecipazione giovanile. Non servono tessere e non ci sono gerarchie. È un mondo di militanti che rifiuta il sistema e invoca cambiamenti dal basso. Se i partiti sembrano distanti dalla nuda realtà, i movimenti danno un’impressione di prossimità. La presenza sul territorio è la loro testimonianza. Basta girare per Napoli per accorgersi di quanti siano i laboratori e i centri sociali: Zero(81), S.K.A., Banchi Nuovi, Tnt nel centro storico; Insur- gencia a Capodimonte; Officina 99 a Gianturco; D.a.m.m. a Montesanto. In prima linea quando si tratta di sollevare un disagio sociale sempre più evidente. “Contro un sapere prodotto verticisticamente, sperimentiamo un’idea di università diversa che interagisce con un’area di grande complessità”, dice con convinzione Mauro. Hmo, costola di CasaPound, è l’avanguardia dell’ala nera del movimentismo. Con i centri sociali di sinistra condivide l’approccio antisistemico. Obiettivi e radici sono opposti. La sede dell’organizzazione è a via Foria, nel vecchio quartier generale dell’Msi. Due piccole stanze a piano terra, tappezzate di locandine raffiguranti Mussolini e altre icone dell’orgoglio fascista. Quando non ci sono i militanti, diventa un circolo per anziani. Un luogo di aggregazione sui generis. Del resto la sede attuale è una soluzione di ripiego rispetto a quella occupata per pochi mesi nel 2009 a Materdei. Michela Florino, figlia dell’ex leader dell’Msi Michele Florino e responsabile regionale di Hmo, ha sposato il movimentismo di destra nel 2008, all’epoca dell’espulsione di CasaPound da Fiamma Tricolore. Da allora ha sempre avuto una posizione di primo piano nell’attività dell’associazione. Anche lei ribadisce la presenza di Hmo sul territorio. I “fascisti del terzo millennio” – così si autodefiniscono – esaltano l’identità nazionale e le radici e si pongono in rottura con le istituzioni. “I partiti sono involucri vuoti. Il futuro della politica passa solo attraverso i movimenti. I ragazzi che fanno politica nei partiti puntano alla poltrona”, osserva Manuela. La finalità di Hmo è estendersi e creare più spazi di aggregazione. Anche per contrastare la presenza dei centri sociali di sinistra. “Vogliamo dare ai giovani un’alternativa politica a Napoli – afferma Manuela –. Contro chi non tollera che CasaPound si riprenda tutto – dalla musica all’arte fino alle iniziative sociali –, ma con l’intenzione di proporre soluzioni costruttive”. c.l. POLITICA inchiostro n. VI pag 3 Un portafoto realizzato in fimo che rappresenta una fatina da regalare a tutti coloro che vanno in pensione. Disponibile in diversi colori e forme Con l’uscita al cinema dei film su Biancaneve vanno di moda gli oggetti dedicati ai Sette Nani. Brontolo si trasforma in un ciondolo Avete voglia di gelato? Con il fimo si può gustare anche una coppa alla stracciatella. Tutti i lavori sono realizzati a mano da Mary In Fimolandia Vestire i panni del proprio supereroe è la tendenza dei ragazzi che hanno concorso al Comicon Fuga dalla realtà: ecco i Cosplay Parla Gabriella Orefice: “Se non lo vivi non puoi sapere di cosa si tratta” di Chiara Di Tommaso Da piccoli sognano di diventare come i loro idoli dei cartoni animati. Calciatori professionisti, come l’attaccante Holly e il portiere Benji, oppure giocatrici di pallavolo come Mila. Senza trascurare l’idea di vivere una storia d’amore come quella tra Sailor Moon e Milord. Dopo i compiti, aspettano con ansia il pomeriggio per guardare i loro cartoni preferiti alla televisione. Un appuntamento imperdibile perché unico. Internet e lo streaming sono ancora lontani. Così è cresciuta la nostra generazione, ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni che guardano al futuro ma rimangono ancorati al passato. Moderni Peter Pan alla ricerca di un lavoro che non c’è. Oggi li ritrovi sul web. Esprimono le loro idee in 140 battute di un tweet, esplicano i propri stati d’animo su facebook, chattano per ore, si sfidano in giochi on-line e si organizzano per le uscite. Usano il cellulare come un puro contenitore di applicazioni limitando la sua funzione base, quella di comunicare a distanza. Alcuni giovani sono rimasti affascinati nel corso degli anni dal mondo dei manga. Leggono e collezionano fumetti. Scrivono fanfiction, opere create dai fan partendo dalla storia originale, sul modello dei racconti di Sherlock Holmes. Ogni anno li ritrovi al Comicon, il Salone Internazionale del fumetto di Napoli, giunto alla XIV edizione. Sono vestiti in modo strano, hanno parrucche e lenti a contatto colorate. Portano con sé oggetti ingombranti e pesanti, ma non sentono la fatica. Sembrano posseduti da un’anima che non è la loro. Si definiscono cosplay, una tendenza partita dal Giappone negli anni ’90 ma il cui nome deriva dalla contrazione delle parole inglesi ‘costume’ e ‘play’. Il termine indica tutte le persone che interpretano e indossano i vestiti dei personaggi dei manga o degli anime. Il trend si sta diffondendo tra i più giovani e trova riscontro nel numero crescente di partecipanti alla gara dedicata ai cosplay. Tra i giurati del concorso di quest’anno, che si è tenuto alla Mostra d’Oltremare durante il Comicon, c’è Gabriella Orefice, 27enne napoletana vincitrice di numerosi premi come miglior costume, miglior interpretazione e miglior gruppo. Il suo nome d’arte è Mogu Cosplay. La pagina facebook a lei dedicata conta più di 5 mila fan. Con Gabriella cerchiamo di capire cosa spinge sempre più persone a vestirsi come i beniamini dei cartoni animati. “Ho iniziato la mia avventura di cosplayer durante il Comicon del 2006 interpretando il Moguri (una razza di animaletti presenti nella saga di videogiochi di Final Fantasy). Da lì mi si è aperto un mondo. Ho conosciuto tantissime persone con cui condivido questa passione. Internet ci serve per rimanere in contatto e darci appuntamento per le diverse fiere del fumetto sparse per tutta Italia”. Luoghi di ritrovo reali in un mondo ormai virtuale. La scelta del personaggio da interpretare è complessa e richiede una attenta riflessione. “I personaggi vengono sempre scelti per due caratteristiche, il costume e il carattere. Si può scegliere un personaggio che rispecchi la propria personalità o sceglierne qualcuno opposto solo per il divertimento di essere per un giorno diversi”. Un po’ come a Carnevale dove tutto veniva sovvertito e ci si lasciava trasportare dai piaceri e dalla voglia di scherzare. Ma qui vengono spesi soldi e tempo. “Metto da parte tutto quello che posso per comprare stoffe migliori e materiali più innovativi. Mi dà soddisfazioni creare da sola, cucendo, i miei abiti. E’ un piacevole passatempo”. Perfetta sintesi della frase di John Lennon: il tempo che ti piace perdere non è sprecato. Gabriella è laureata in architettura e sta per specializzarsi in arredamento. Il suo è un passatempo da associare allo studio. “In passato ho visitato il Giappone grazie a un concorso su un forum creato dall’associazione culturale Ochacaffè. Sono stata ospite di una famiglia di Kyoto ma una volta arrivata lì la mia attenzione si è rivolta alla città, alle persone e alla loro cultura. A febbraio sono stata alla convention per cosplay TnT in Messico, mentre a luglio sarò a Parigi come team rappresentante l’Italia durante l’european cosplay gathering del Japan Expo. Speriamo di portare a casa un premio…”. Un importante riconoscimento per lei e per tutti i cosplay spesso visti con diffidenza dagli altri. “Ci sono persone che non capiscono il mondo dei cosplay e pensano sia una perdita di tempo. Chi lo considera un lavoro, ma le uscite superano le entrate, e chi pensa che siamo tutti dei sociopatici. Ma se non lo vivi non puoi realmente sapere di cosa si tratta”. Gabriella Orefice si traveste da Dragon Mist e da altri personaggi di videogiochi e fumetti Cresce il numero di siti dedicati a questo materiale, protagonista con tavoli e stand in tutte le fiere Arrotondare la paghetta si può: la moda degli oggetti in fimo Torte colorate che sostituiscono le bomboniere, gioielli dalle forme più disparate, cerchietti, spille e portachiavi. Sono solo alcuni degli oggetti che erano presenti negli stand e nei tavoli del Comicon. Caratteristica comune è il materiale con cui sono fatti: il fimo. Una tendenza sempre più diffusa tra i giovani napoletani che arrotondano la paghetta lavorando questa pasta sintetica termo indurente facilmente modellabile. Basta un po’ di fantasia e un normale forno (la cottura è a 110 gradi) per ottenere oggetti originali e unici. Orecchini a forma di pan di stelle o di barretta kinder, ciondoli con il gelato di MacDonald’s e persino presepi. Girando su youtube spiccano i diversi video-tutorial TENDENZE inchiostro n. VI pag 4 che insegnano come lavorare il fimo. Il più ricercato è quello che spiega come creare una torta, con circa 112 mila visualizzazioni. Non esiste solo questo materiale. Sono in commercio, a prezzi più bassi, pannetti di cernit, sculpey e prosculpt. Per un panetto di 56g di fimo il costo medio è di 2 euro e 20 centesimi, ma su alcuni siti internet come Alchemian e Fimosoft si trovano anche a 1 euro e 70. Il costo delle creazioni invece si aggira intorno ai 15 euro. Un affare per chi li crea. Lo sa bene Maria Teresa Liccardo, 25enne di Calvizzano, che sta per specializzarsi in comunicazione pubblica e d’impresa. Realizza oggetti che promuove attraverso la sua pagina facebook ‘Mary in fimolandia’. “Ho iniziato per caso, una mia amica di Firenze mi ha parlato di questo materiale ed è nata la curiosità di provare”. E’ un’attività che l’ha resa famosa all’università ma che non le ha permesso di avere uno stand al Comicon. “I prezzi d’affitto sono troppo alti e partecipano solo i leader di mercato. Sarebbe un buco nell’acqua”. C’è anche chi crea oggetti in maniera superficiale. “Spesso mi capita di vedere creazioni davvero poco precise a prezzi molto alti”. Convenienti si, ma per chi li realizza. c.d.t. Ogni anno il cinema Academy Astra di via Mezzocannone propone un ciclo di documentari, alle cui proiezioni sono spesso presenti gli autori. Il prezzo? Solo due euro Nelle aule di Palazzo Corigliano, nel centro storico di Napoli, i ragazzi dell’Orientale organizzano da anni un cineforum autogestito con ingresso gratuito In piazzetta Nilo l’associazione culturale Hde ospita eventi di ogni tipo, dai corsi di scrittura creativa alle proiezioni, fino ai dibattiti su temi di attualità I ventenni preferiscono i megastore come Fnac e la Feltrinelli ai musei e ai luoghi di dibattito Ai giovani piace la cultura se parla la loro “lingua” L’arte si veste di modernità per coinvolgere la generazione di Internet di Dario Marchetti (@dario_marchetti) “No, il dibattito no!” Così, nel 1976 un personaggio del film “Io sono un autarchico” di Nanni Moretti fuggiva impaurito da uno scantinato buio dove si era appena svolto uno spettacolo teatrale. Da quel momento la frase è entrata nell’immaginario collettivo, simboleggiando il rifiuto del confronto e della partecipazione attiva da parte del pubblico. Nel 2012, a quasi quarant’anni di distanza, le cose non sono poi così diverse. I giovani di oggi vedono i luoghi di cultura come qualcosa che appartiene al passato, estraneo alla propria generazione. Preferiscono frequentare i megastore dove accanto alla letteratura si possono trovare musica, tecnologia e fumetti. Secondo Chiara Pavolini, responsabile eventi de La Feltrinelli di Napoli, le nuove generazioni “mostrano interesse per gli showcase di musica leggera, gli incontri sul fumetto e sul cinema. Alla presentazione dell’ultimo libro di Baricco – spiega - erano in fila oltre duecento persone, di cui la maggior parte aveva tra i venti e i trent’anni”. Fatta eccezione per i cinema e i cineforum, che unendo cultura e spettacolo riescono a mantenere ancora una certa attrattiva, gli altri luoghi di confronto e dibattito, come ad esempio l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, vengono regolarmente disertati. Ma se la cultura piange, l’arte non ride. Nonostante i tesori della città, i giovani napoletani sembrano aver perso di vista l’arte, fino a farla quasi scomparire dalle loro priorità. Agli occhi di chi vive in un mondo sempre più veloce, interconnesso e multimediale, i musei appaiono come luoghi noiosi, incapaci di generare curiosità e nuovi stimoli. Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale, quello di San Martino: basta fare un giro in questi musei per rendersi conto che la maggior parte dei visitatori ha dai quarant’anni in su. La rottura tra giovani e arte è dunque da considerarsi insanabile? Non proprio. A riconferma della proverbiale tenacia napoletana, alcuni Grande successo per gli esperimenti di Madre e Pan musei di arte contemporanea hanno saputo reinventarsi trasformandosi in un luogo nuovo, inedito, dove le atmosfere della discoteca e del lounge bar incontrano quelle della galleria d’arte e della libreria. Basta guardare all’esperimento del Madre, che fino a poco tempo fa organizzava con successo serate aperitivo dove alle performance dei dj seguivano le proiezioni di cortometraggi e lungometraggi. Oppure al Pan, un museo che con esposizioni tematiche molto vicine ai gusti delle nuove generazioni ha riscosso un buon successo: dalla mostra-evento sul rock’n’roll fino a quelle dedicate a Tex o Diabolik, ma non solo. Insomma, se i musei di Napoli parlano il linguaggio della modernità, l’attenzione dei giovani si riaccende istantaneamente. Come è successo per “Urto!”, un collettivo indipendente di artisti, critici e operatori culturali che dal 7 marzo 2011 si è insediato nei locali del PAN: la loro mostra “Oltre la paralisi” è stata visitata da più di 1500 persone in tre settimane, per la maggior parte tra i venti e i trent’anni. “Sono rimasto stupito dalla partecipazione dei ragazzi – spiega Lorenzo Mantile, curatore della mostra -. L’arte contemporanea richiede una solida base culturale e a causa di ciò viene spesso considerata elitaria. Invece tra i nostri visitatori c’erano ragazzi di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali: erano attirati dai linguaggi artistici vicini alla loro quotidianità, come quello della videoarte”. In uno scenario di crisi generale, dove i fondi per la cultura vengono tagliati ogni anno di più, gli ostacoli sono tanti anche per chi l’arte la mette in mostra. Come Enrico Tomaselli, anche lui parte del collettivo “Urto!” e art director del video festival Magmart. “Il successo di ‘Oltre la paralisi’ è stato un evento raro nel panorama partenopeo. A Napoli non si è mai realizzato un sistema capace di coinvolgere attivamente la città ed il territorio - spiega Tomaselli -. Il fatto che oggi la questione culturale sia interesse esclusivo degli addetti ai lavori è una delle conseguenze di questo modello. Da questa crisi può e deve avviarsi un processo di rinascita”. Altrimenti, come a Casoria, l’arte rischia di finire in cenere. Da oltre dieci anni il primo multisala del Sud Italia offre sconti e iniziative per gli studenti Modernissimo, il cinema di quartiere che diventa luogo d’incontro “Lo zoccolo duro della nostra clientela sono i giovani”. Gerardo de Vivo, direttore del cinema Modernissimo, non ha dubbi. Da quando nel 2006 è arrivato alla guida del multisala situato nel cuore del centro storico, de Vivo ha dato molta importanza alla comunicazione con le nuove generazioni. “Siamo stati i primi, dieci Gerardo De Vivo anni fa, ad avviare la campagna promozionale per i giovani studenti: il mercoledì e il giovedì basta presentare il libretto universitario per vedere un film al modico prezzo di 4 euro. Ma non si tratta solo dello sconto, perché quei giorni diventano una occasione di incontro e di scambio, un modo per vedersi. I ragazzi, qualsiasi sia il loro ambiente sociale, sanno che al Modernissimo possono trovare un film di loro gradimento, dato che cerchiamo di fare una programmazione più varia possibile, che vada dal film d’autore al blockbuster americano”. Ci sono altri cinema, spesso moderni multiplex, che offrono questo tipo di sconti. Come fate a mantenere alta l’attenzione dei giovani e convincerli a scegliervi rispetto dati, in un momento di crisi economica nera noi stiamo resistendo, anche grazie alla fedeltà dei nostri clienti. Il alla concorrenza? “Dietro la riduzione del biglietto non c’è solo il discorso Modernissimo non è solo un luogo di intrattenimento, di mercato, ma anche di fidelizzazione del cliente. Ab- ma anche di incontro culturale e sociale: un cinema che biamo tante iniziative per comunicare coi nostri clienti, ascolta. Ogni giorno ci rapportiamo e ci confrontiamo coninchiostro la complessità Napoli. Qui passano sia i giovani dalla mod-card alla newsletter. Dialoghiamo moltissimo CULTURA n. VIdipag anche e soprattutto su Facebook, dove abbiamo due pa- universitari che i ragazzi5 delle zone più degradate; credo gine per un totale di ottomila contatti. La risposta dei sia importante che queste realtà si confrontino, vengano ragazzi in questo senso è formidabile: a volte abbiamo annunciato un evento il giorno prima, e la partecipazione è scattata in massa. Quando le iniziative sono ben organizzate, basta utilizzare i canali di comunicazione moderni per ricevere un riscontro immediato.” Queste iniziative vi hanno ripagato? Cosa vi rende diversi dal resto dei cinema? “Nel primo trimestre del 2012 abbiamo registrato un buon andamento: certo, il cinema a contatto. Siamo un cinema “di quartiere”, fortemente è un mercato fluttuante, perché dipende sempre dai film legato al territorio. Senza Napoli non esisterebbe alcun d.m. che arrivano in programmazione. Ma volendo stare ai Modernissimo”. CULTURA inchiostro n. VI pag 5 Il cocktail preferito da Hemingway è di origine cubana. Il mojito nasce molti anni fa dall’idea del barman Attilio De La Fuente di L’Avana. E’ tra i più richiesti dai giovani Il Negroni fu ideato dall’omonimo conte che, stanco del solito aperitivo, sostituì il seltz con del Gin, in onore dei suoi ultimi viaggi londinesi Il Cuba Libre nasce per festeggiare l’indipendenza di Cuba dalla Spagna, ottenuta con l’aiuto degli Usa. Coca-cola e rum mescolati per unire i due Paesi Dalle discoteche alle cornetterie: viaggio alla scoperta dei luoghi “cool” Generazione baretti, il I gusti, le preferenze e i locali dei ventenni napoletani di Barbara Fiorillo (@BarbaraFiorillo) Provate a chiedere a qualche ragazzo dove va di sera per divertirsi. La risposta sarà una sola: ai baretti. E’ questo il leitmotiv della generazione dei giovani napoletani tra i 20 e i 30 anni. Le serate del venerdì, sabato e domenica, le trascorrono passando da un bar all’altro, seguendo una sorta di itinerario prestabilito. La movida napoletana è nella zona di San Pasquale a Chiaia, per i vicoletti in cui sorgono piccoli e accoglienti locali. Il cicchetto è il leader indiscusso delle serate notturne dei giovani: un bicchierino di liquore o di qualsiasi altro alcolico da mandare giù tutto d’un fiato insieme agli amici. Dal più richiesto “Rum e Pera” al “Cervelletto” (Granatina, Cointreau, Bayles), passando per “Tequila, sale e limone”: il “chupito” più folkloristico tra quelli proposti dai barman. La vita nella zona dei baretti inizia con l’aperitivo delle 18.00 per prolungarsi fino a notte fonda. Tra una sigaretta, una risata e un sorso di cocktail i ragazzi di Napoli programmano la serata. Chi non ha mai fatto tappa allo “Smove” per “l’aperitivo cool”? Il locale è considerato il meeting point per eccellenza. E’ un disco bar a 3 piani dove si può sorseggiare drink in compagnia e ascoltare musica dal vivo. Se il venerdì e la domenica sono soprattutto i giovani tra i 25 e 30 anni a bazzicare per i vicoletti della riviera di Chiaia, il sabato sera la zona dei baretti diviene la patria dei giovanissimi. Stradine strette e caratteristiche, lampioncini che illuminano i vicoli con luci soffuse, localini ultra chic e superaffollati di giovani che, tra una chiacchiera e l’altra, trascorrono le serate ascoltando musica e bevendo qualcosa insieme. Questa è la fotografia del quartiere Chiaia quando parte la movida notturna. “Andare ai baretti” vuol dire sostanzialmente sfilare su e giù perdendosi in questi vicoletti, così angusti ma così ambiti dalla Napoli bene. E’ lo struscio di ragazzi ben vestiti e ordinati del tutto opposti rispetto a quelli del centro storico. Sono tanti i baretti che si affacciano sulle zone di via Chiaia, via San Pasquale e vico Belledonne. C’è il “Kiki Bar”, un locale ultra chic, che con le ultime hit da discoteca e i drink di tendenza proposti, rispecchia perfettamente i suoi frequentatori: ragazzi tra i 20 e i 25 anni. Di fronte troviamo “Nais”, un locale piccolo, originale e sempre pieno, in cui si mescola divertimento e cultura, dove si possono leggere libri ma anche bere e ascoltare musica in compagnia. Se ci spostiamo di poche decine di metri, in vico Belledonne, troviamo il rinnovato “Chandelier” che offre aperitivi gustosi e particolari. Pasta, insalate, crostini, rustici, verdure, stuzzichini e drink di ogni genere accompagnati da musica chillout come sottofondo. E’ questo quello che offre il locale già a partire dalle 6 del pomeriggio. Poco più avanti c’è il “66 Fusion Bar”, un discobar su due livelli, forse il più gettonato dai giovanissimi. Proseguendo arriviamo al “Seventy chill out & lunge bar”, locale sempre ben frequentato anche nei primi giorni della settimana con un target over 40. Per chi invece volesse qualcosa di più movimentato c’è il disco club “Occhi Occhi Oh”. Un locale posto su due livelli con un’area dedicata alla degustazione di vini, rum e spritz, ma anche una pista da ballo dove Una serata all’Arenile Reload. I giovani si scatenato sulla pista da ballo di uno dei locali più famosi e frequ potersi scatenare: è un vero e proprio ritrovo “fashion”. tre ad offrire caffè, drink e piatti tipici, è sede di frequenti E’ il locale rivelazione di quest’anno soprattutto per i giovani incontri letterari, mostre di arti visive, concerti e letture di tra i 25 e 30 anni che il venerdì sera affollano la sala da ballo. poesie. Continuando il nostro tour per i locali della movida napole- Lo “Swig” di Piazza Amedeo con i suoi cicchetti ad 1 euro, e tana arriviamo al centro storico, l’altro luogo di ritrovo dei il “Bar Di Lauro” su via Coroglio, con la sua varietà di drink giovani. E’ questa la patria degli anticonformisti e studenti a 2,50 euro, sono, invece, i principali luoghi di incontro dei che si radunano per bere una birra, fumare e parlare dell’ul- giovani prima di entrare in qualche discoteca e scatenarsi timo esame fatto. Via dei Carrozzieri, tra piazza del Gesù e in pista. E’ l’Arenile reload di Bagnoli ad essere la “regina” via Monteoliveto, è la strada in cui si trovano, uno dietro l’al- indiscussa del sabato sera. Il locale, circondato dagli ex statro, numerosi baretti, pizzetterie e kebabbari che offrono a bilimenti dell’Italsider da una parte e dal mare dall’altra, è la soli 2 euro cicchetti e cocktail di vario genere. Da “Mamamu meta più ambita dai giovani napoletani amanti della musica Bar” con pochi euro, musica live e un’ampia scelta di drink, commerciale e del revival ‘70/’80. La mattina, nel periodo puoi trascorrere una piacevole serata con amici. Mentre per estivo, funziona da stabilimento balneare, la sera si trasforgli amanti del reggae il locale più adatto è il “Kinki Bar”, un ma in un locale polifunzionale con due grossi bar e due piste angolo di Jamaica nel cuore di Napoli. Da qui la strada per da ballo. Se il venerdì è dedicato alle serate a tema (reggae, raggiungere gli altri locali è breve. hip hop e musica elettronica) e il sabato alla musica comUn punto di ritrovo per coloro che vogliono coniugare cul- merciale, la domenica, durante la stagione estiva, diventa il tura e divertimento è il “Kestè” nei pressi di piazza San Gio- ritrovo degli amanti dell’ “aperitivo”. Centinaia di giovani, vanni Maggiore: un locale che unisce arte, musica e impe- a partire dalle 19.00, si incontrano all’Arenile per bere un gno nel sociale. Anche il “Caffé Letterario Intra Moenia” di drink in compagnia e godersi lo spettacolo del tramonto Piazza Bellini, rinomato centro di divulgazione culturale, è seduti di fronte al mare. Con l’arrivo dell’estate riaprono i un richiamo per artisti e giovani appassionati di arte. Ol- locali sul litorale partenopeo, mentre quelli invernali vanno TOP FIVE PAROLE TOP FIVE LUOGHI 1- Facebook 2- Ti aggiungo 3- Università 4- Caffè 5- Lavoro 1- Lo Smove 2- Lo Chandelier 3- Il Kesté 4- L’Arenile 5- Il Ciottolo DIVERTIMENTO inchiostro n. XI pag 6 Quattro luoghi simbolo della movida napoletana. Da sinistra verso destra il disco club “Occhi occhi oh”, l’ingresso del “66 Fusion Bar”, il “Nabilah” durante un pool party e infine l’aperitivo allo “Chandelier” Il B-52 è composto da liquore al caffè, Bayles e Brandy. La sua particolarità sta nella diversa densità degli ingredienti, che rimangono separati tra di loro “Cena con delitto”: un mix di spettacolo, gioco di ruolo e cucina. Le squadre si sfidano per trovare il colpevole del delitto inscenato Cenare all’insegna del divertimento, tra uno sfottò e una risata. Alla “a’ Parolaccia” i camerieri a ogni piatto servito si prendono gioco degli ospiti della gioventù partenopea, tra alcol a basso costo e tanta musica cuore della notte è qui Nasce a Napoli la “mo’vida differente” uentati della città. in letargo. Il primo finesettimana di maggio è quello più atteso dell’anno. Finalmente si inaugura la stagione estiva. La temperatura sale, il tempo migliora e le giornate si allungano. Si passa dal chiuso all’aperto, dall’inverno all’estate. I locali sono pronti a ripartire con un programma ricco di eventi. La maggior parte di queste strutture si affacciano sulla costa. E’ quella di Bagnoli a fare da padrona su tutte le altre. Ospita le discoteche più frequentate dalla movida napoletana. Il “Voga”, il “Riva” e il “Tonga” sono lidi molto grandi che il sabato sera diventano il ritrovo di tantissimi giovani che vogliono ballare, gustare cocktail all’aperto e perché no, fare una passeggiata in riva al mare. Se ci spostiamo verso la zona del Fusaro troviamo il “Sohal Beach”, famoso per i suoi “happening” della domenica, e il “Nabilah”, il must del venerdì sera. Una tappa quasi obbligata della vita notturna napoletana è il momento del cornetto all’uscita dai locali. Chi non si è mai fermato da “il Ciottolo” al Vomero o dal “Bar Tico” a Fuorigrotta per gustare con gli amici un cornetto caldo o una pizzetta prima di ritornare a casa alle prime ore del mattino? Sono tanti i giovani che, dopo aver trascorso la serata insieme, affollano i bar e le cornetterie notturne di Napoli. Dopo il successo delle serate-evento del 20 e del 27 aprile al “lounge bar Flame” in via Aniello Falcone, continua la campagna “Mo’vida differente”. Si tratta di un’iniziativa frutto della collaborazione tra Comune di Napoli e Asia per promuovere un divertimento intelligente ed ecosostenibile nei locali napoletani. Sensibilizzare i giovani sui temi della raccolta differenziata e dell’uso consapevole dell’alcol è lo slogan del progetto rivolto a tutti i gestori dei locali della movida partenopea. L’amministrazione comunale invita i gestori dei locali pubblici ad aderire all’iniziativa e a organizzare serate dedicate non solo all’educazione del bere responsabile ma anche al rispetto dell’ambiente e alla raccolta differenziata. Per l’occasione verrà anche predisposto un servizio extra di raccolta dei rifiuti. I locali potranno proporre le loro iniziative che verranno vagliate dal Comune di Napoli. Nel caso del “Flame”, ad esempio, il proprietario del locale ha offerto una bibita in omaggio a chiunque abbia portato sei bottiglie già pressate e pronte per essere riciclate. Il locale è stato, infatti, fornito di due contenitori della capacità di 360 litri per la raccolta di bottiglie di plastica. Questo progetto integra due diverse campagne di sensibilizzazione: quella promossa dal Comune di Napoli, “Drink no Drunk”, che ha l’obiettivo di combattere l’abuso di alcol, e quella dell’Asia “-rifiuti+adesioni” che si propone di ridurre i rifiuti presenti nelle strade di Napoli. b.f Dal centro alla periferia: la musica live emigra Nel 1978, dalla Gran Bretagna i Rainbow urlavano “lunga vita al rock’n’roll!”. Nel 2012, a Napoli, la musica dal vivo attraversa una fase difficile, sia per chi suona che per chi ascolta. Negli ultimi anni i palchi della città si sono ridotti sempre più, fino a ridursi ai pochi locali validi ancora oggi attivi, come il Mamamù, in via Sedile di porto, o la Galleria19 di via San Sebastiano, dove per assistere a un concerto bastano tra i 7 e i 15 euro, a seconda dell’artista in locandina. Al Perditempo di Piazza Dante, un incrocio tra un locale, una libreria e un negozio di dischi, le esibizioni dal vivo di gruppi emergenti o di progetti di musica sperimentale sono quasi sempre a ingresso libero: consigliabile, ma non obbligatorio, accompagnarle con un drink. Resiste ancora il Rock Cafè in zona Chiaia, un piccolo e storico locale che da più di dieci anni permette a chiunque, anche ai più giovani e inesperti, di provare il brivido del palco; l’unico neo è che spesso per assistere al live bisogna consumare qualcosa. Molto frequentati anche il Doria83 e il Cellar Theory al Vomero, capaci di offrire artisti dal vivo di livello nazionale per pochi euro. Ultima, ma non per importanza, la Casa della Musica a Fuorigrotta: dai Verdena al Teatro degli Orrori, da Caparezza a Marracash, la struttura ospita artisti di tutti i generi a prezzi competitivi. Ma se le occasioni per gli ascoltatori non mancano, le cose vanno decisamente peggio per chi vuole portare in giro la propria musica: per riuscire a ottenere una sola data in questi locali bisogna prima di tutto suonare generi ben determinati ma anche avere le giuste conoscenze. In caso contrario c’è poco da fare. A Napoli sembra mancare una cultura della musica dal vivo, almeno per quanto riguarda gli artisti giovani ed emergenti della scena underground. L’attenzione dei gestori di locali e dei promoter si focalizza su pochissimi generi musicali facilmente “vendibili”, trascurando completamente i musicisti alternativi, lontani dalle mode del momento. In un panorama asfittico non manca fortunatamente qualche boccata d’ossigeno. Così va interpretata la rassegna musicale organizzata dall’associazione Campania Collective all’interno del Centro Commerciale Campania. Qui per la prima volta è stato organizzato un ciclo di quattordici concerti completamente gratuiti – sono infatti gli stessi negozi a versare una retta per coprire il cachet degli artisti – che hanno permesso di trasformare quello che tradizionalmente viene considerato un non luogo in un punto di incontro e, soprattutto, di ascolto. In occasione delle esibizioni di Dente e Brunori Sas, cantautori solitamente considerati distanti dai grandi numeri del mainstream, è stato possibile vedere nel centro commerciale di Marcianise migliaia di spettatori di ogni età, dal ragazzino scapestrato al quarantenne cultore della musica di nicchia. d.m. & l.n. MUSICA inchiostro n. XI pag 7 Le principali organizzazioni Lgbt campane sono in disaccordo per il prossimo gay pride. Salerno può soffiare l’evento a Napoli A Napoli il convegno “Sessualità e diritti Lgbt”. L’evento è stato organizzato dal dipartimento di Sociologia della Federico II L’Accademia è una delle principali discoteche partenopee che organizzano serate dedicate agli incontri per i giovani omosessuali Tra violenze e pregiudizi i ragazzi lottano per affermare l’identità sessuale in una realtà ostile I gay di Napoli alla ricerca della libertà Le storie di chi vive ogni giorno l’omofobia di Francesco Di Somma Informazione pubblicitaria Hanno una vita comune a quella degli altri coetanei ma la loro sfera privata è spesso tenuta riservata. Sono i ragazzi omosessuali di Napoli che vivono portando una maschera. Sono in pochi a vivere liberamente la propria identità sessuale, una scelta che a volte ha un prezzo alto. Lo testimoniano i continui episodi di violenza e discriminazione. Piazza Bellini ore 22:00. Molti giovani popolano la zona, tipico ritrovo di ragazzi non eterosessuali. Alcuni scambiano qualche effusione in libertà, lontano da sguardi indiscreti di persone che ne risulterebbero infastidite. Luca appare molto timido ma ha voglia di raccontare la sua esperienza. Si dice sofferente per le prese in giro dei compagni di classe. Ha 17 anni e racconta che alcuni compagni di scuola gli hanno bucato le ruote del motorino. Aveva da poco fatto outing con i suoi migliori amici. Proprio alcuni di loro lo hanno tradito, deluso e osteggiato. “I ragazzi gay di Napoli - dice Luca- hanno molte difficoltà a vivere liberamente la loro identità sessuale a causa di una cultura popolare radicata nel nostro Paese che vede con fastidio e ostilità l’omosessualità”. Si ritrovano perciò in luoghi specifici dove possono avere comportamenti più naturali senza incorrere in pericoli o in fastidi. Le zone della città più frequentate sono le strade del centro storico, in particolare, piazza Bellini, via Monteoliveto e strade limitrofe. Per un divertimento specifico prediligono serate in discoteca appositamente riservate a loro nelle quali guardare un ragazzo dello stesso sesso non rappresenta uno scandalo. Serate gay sono diffuse sul territorio. A Napoli l’Accademia e l’Arenile ospitano spesso tali eventi. Ai ragazzi però non servono solo luoghi di divertimento dove essere tranquilli, avrebbero bisogno di vivere la loro identità sessuale anche alla luce del sole. I gay non sono solo coloro che fanno parate e partecipano ai pride, sono anche individui che vivono la realtà quotidiana della città. Sono poche le persone che accettano serenamente questa situazione. Luisa, una ragazza di 18 anni eterosessuale, racconta di avere un caro amico che le ha confessato di essere interessato ai ragazzi: ”L’ho accompagnato a ballare in discoteca alla serata gay. Mi sono sentita a mio agio in un contesto dove non avvertivo diversità. Ho visto ragazzi simpatici con voglia di divertirsi e stare insieme. E’ stato divertente condividere questa esperienza”. La città offre anche luoghi dove si ritrovano persone che cercano esclusivamente il mero rapporto sessuale. Ad Agnano la zona antistante l’ippodromo è frequenta- www.runradio.it SOCIALE inchiostro n. XI pag 8 ta da giovani che si prostituiscono o si concedono con faciltà. A Napoli un punto di riferimento per i ragazzi non eterosessuali è il gruppo dei “FreeLovers” che organizza e promuove eventi e serate il cui scopo è creare luoghi di aggregazione dove chiunque possa sentirsi libero. Al giovedì l’appuntamento coi “FreeLovers” è in birreria. La serata è organizzata presso l’Antica Birreria nei pressi dell’Edenlandia. Non c’è, dunque, solo la serata in discoteca. Napoli offre spazio anche alla riflessione attenta sulla tematica omosessuale. Il 19 e 20 aprile si è tenuto il convegno “Sessualità e diritti Lgbt” presso la Brau, la Biblioteca di Ricerca di Area Umanistica, che ha sede in piazza Bellini. Il dibattito ha avuto una certa rilevanza suscitando anche l’interesse del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha inviato un messaggio alla segreteria del convegno sottolineando il proprio apprezzamento per l’iniziativa. Sempre più giovani coppie utilizzano oggetti stimolanti per rendere più eccitanti i loro rapporti. Un kit durex si può trovare online anche a 40 euro Con la crisi i napoletani hanno abbandonato i motel preferendo fare sesso in auto. E’ quanto emerge da una ricerca del quotidiano inglese “The Independent” Youporn, uno dei più popolari siti di video porno caricati dagli utenti, genera gran parte del traffico dati di internet. Ogni giorno più di 100 milioni di visite Boom per i portali online di incontri: solo a Napoli gli iscritti sono più di centomila Sesso a prova di Cam(asutra) Da Badoo a Chatroulette, tra i giovani domina l’erotismo virtuale I siti che stanno rivoluzionando l’approccio sessuale tra i ventenni suali. Il suo successo in Italia è stato favorito da un servizio de “Le Iene”, programma satirico sui canali Mediaset, che ha dimostrato Ha i capelli lisci. Lunghi fino alla cintola. come in videochat si incontrano più persone Questa 30enne napoletana sembra una radedite all’autoerotismo che nuovi amici. gazza normale a giudicare dalla foto che A Napoli il format ha avuto successo. Diappare sul suo profilo. Non c’è traccia del gitando “chatroulette Napoli” su Google suo nome, ma su Badoo, popolare social otteniamo ben 280.000 risultati. Sono per network creato per fare nuove conoscenze, lo più cloni del portale americano: non ne si fa chiamare “spleen”. Sfogliando le altre riprendono solo le finalità, ma anche l’interfoto, sembra molto disinibita: primi piani faccia grafica. con vestiti scollati che la coprono a stento. Ma come avvengono gli incontri sul portale? Che cosa cerca su Badoo? La risposta si legProviamo ad entrarci quando l’oroge chiaramente nell’apposito spalogio segna la mezzanotte. Apriazio “cosa cerco”: “L’aspetto fisico mo incuriositi uno dei primi link: conta dieci per me; se siete cessi appare una pagina graficamente e/o sfigati evitate di contattarmi. molto semplice, sfondo bianco Risparmiate il vostro tempo!”- precon innesti azzurri e scarni sugcisa spleen. Qui Baudelaire non gerimenti. Premendo il pulsante c’entra molto e gli incontri hanno “start” nella parte superiore la mefinalità precise. taforica roulette inizia a girare, seLa dinamica è semplice: scorri i lezionando il primo incontro e via profili, selezioni la ragazza che più via che si rifiuta la conversazione, ti può piacere e mostri il tuo apgli altri. Tentando la sorte, ci si prezzamento attraverso il pulsante inoltra in un viaggio di perversio“like”. Poi come su altri social netni e richieste. Primo incontro: un work più famosi, facebook e twituomo pelato, sulla trentina, nudo ter, l’interazione sarà totale. che si sta masturbando, chiede E’ la generazione degli incontri “sei, carino, cosa vuoi che faccia 2.0, per cui il romanticismo e le Una ragazza fa nuove conoscenze sessuali su Chatroulette per te?”. Per capire se questo atlunghe passeggiate sul lungomare tempi di approccio. Capostipite dei siti per teggiamento è una costante non rimane che sembrano un ricordo lontano. Sempre più ragazzi si affidano a internet il cyber-sex è stato Chatroulette. Il portale premere il pulsante skip e ritentare la sorte. per trovare l’amore, anche se qualcuno va in americano nasce con lo stesso intento di Ba- Situazione molto simile, poi vede che non cerca solo di un’avventura, spesso sessuale. doo, ma nella rete, in cui tutto si trasforma ha davanti una donna, e si disconnette. TutQui entrano in gioco siti come Badoo, che attraverso i gusti degli utenti, Chatroulette to è già pronto, le persone sono già nude. a Napoli può contare su una community di attraverso il tam-tam dei forum è diventato Non si incontrano solo uomini, ma anche oltre 130.000 iscritti, tra uomini, donne e luogo d’appuntamento per esibizionisti ses- donne, con la webcam puntata sui propri gedi Natale Cassano (@cassanonat) trans. Online crolla ogni barriera e inibizione, mentre rimaniamo nascosti dietro la maschera del nickname. Anche se continuiamo a metterci la faccia: le nostre immagini. Con la funzione foto private, lo scambio di foto è più controllato: l’utente chiede l’autorizzazione per vedere l’album, così il proprietario può scegliere a chi mostrare qualche scatto più piccante. Non è un caso isolato, la rete pullula di esempi del genere. Videochat e webcam hanno eliminato le distanze e dimezzato i nitali. Chiedono che cosa vorremmo vedere. Qui il sesso si consuma velocemente. Pochi minuti e tutto si compie. Domina l’autoerotismo a distanza, non ci si tocca, non si parla. Si scrive, si guarda, si immagina. E quando tutto è finito si preme ancora una volta skip, per cercare un altro momento di eccitazione. Dopo un po’ di tentativi appare anche una coppia: nella descrizione si legge “offriamo spettacolo”. Conclusi i saluti di rito anche loro ripetono la domanda: cosa vorresti vedere? Hanno 27 anni lui e 25 lei. Poi solo silenzio. Non vogliono parlare e iniziano a fare sesso davanti alla webcam. Ansimano e nessuno scrive, basta l’emozione di mostrare a tutti la propria sfera sessuale privata. Il sesso online si “gioca” così, come una roulette. I tabù sono solo ricordi, mentre cerchiamo nuovi limiti da superare. Non importa chi o cosa vi sia oltre lo schermo, basta sfidare se stessi. “Io ho finito”, dice una ragazza bionda sulla ventina. “Ora ti lascio, cerco qualcun altro con cui divertirmi”. Preme skip e dà di nuovo il via a questa infinita roulette della sessualità estrema. Siamo di fronte a un trend senza fine? E’ irreversibile il degrado di questi portali, nati come luoghi di incontro virtuale? Forse no. Francesca, che in rete si fa chiamare “nuvola”, stanca di richieste di sesso in chat, specifica le proprie intenzioni: “Voglio solo fare nuove amicizie, niente malati di sesso”- riporta nell’apposito campo di ricerca. Come lei centinaia di altri utenti lanciano un grido disperato. I luoghi dei giovani. Come è cambiato il rapporto con i genitori “Stasera dormiamo a casa dei miei” “E convincere i tuoi ad andare in vacanza, spedirli un giorno al mare e farlo in ogni stanza”. Così cantano nel 1997 i Negrita in “sex”. A distanza di 15 anni che cosa è cambiato? Fare sesso a casa rimane una priorità, oltre che una comodità, per i ragazzi. E se il luogo rimane lo stesso, cambiano invece gli atteggiamenti. Se prima i ragazzi avevano paura di varcare la soglia di casa della fidanzata per paura di incontrare il padre, oggi sempre più spesso i genitori permettono anche di dormire a casa . Con le dovute eccezioni: rari sono i casi in cui i genitori permettono di violare la camera della figlia mentre i padri con figli maschi sono più accondiscendenti. Cambiano i ruoli nell’epoca in cui la sessualità attraverso internet è sempre più sdoganata e cadono le barriere genitore/figlio. Tanto che qualche familiare compra i preservativi ai figli pur di evitare gravidanze indesiderate: qualche anno fa era un tabù. Coloro che invece, anche in tempo di crisi e Imu, possiedono una seconda casa, magari fuori città, la trasformano nel loro talamo d’amore, lontano dall’occhio indiscreto di madri e padri. In grandi città come Napoli, però, anche l’auto rimane uno dei mezzi più utilizzati per dare sfogo ai bisogni sessuali. Come sempre si prediligono spazi aperti e solitari, per unire privacy e atmosfera giusta. Esempio lampante è viale Raffaello: pochi lampioni e molti alberi che creano l’atmosfera giusta a pochi passi dal centro del Vomero. Anche lo stadio San Paolo di sera è frequentato, ma stavolta non per seguire una partita di pallone. Ci sono due sole aree di sosta all’interno del tunnel che percorre lo stadio, ma non mancano comunque macchine che nelle ore notturne li occupano. Chi si spinge fuoricittà, va a Bagnoli, principalmente a via Coroglio. E la presenza della discoteca Voga nelle vicinanze non sembra intimorire i ragazzi che vi si appartano. Se poi una strada non è abbastanza spaziosa, c’è chi sceglie il vialone del parco Virgilia- no a Posillipo. In città sono in pochi a non conoscerlo. Anche il comune di Napoli ha cercato di dare una mano ai cosidetti “carlovers”, spesso vittime di rapine notturne facilitate dalla tarda ora e dalla solitudine dei posti. Tanto che si era progettato di adibire il parco dei Quartieri Spagnoli a “parco dell’amore”: un luogo sorvegliato dove i giovani potessero appartarsi liberamente. Evitando tante vittime come quella di Carlo Cannacciavuolo, studente 27enne di Castellamare di Stabia, freddato a settembre dello scorso anno nella sua auto da due rapinatori che volevano derubare lui e la sua fidanzata. n.c. SESSO inchiostro n. XI pag 9 Il “Trx suspension training” consente di allenarsi sfruttando il proprio peso corporeo e la forza di gravità, che aiuta così a sviluppare equilibrio e forza La kick boxe o kick boxing è uno sport da combattimento che combina le tecniche tipiche delle arti marziali orientali con i colpi del pugilato Lo spinning nasce come preparazione in luoghi chiusi per il ciclismo su strada. In seguito si evolve diventando un’attività aerobica anaerobica per tutti Grazie alle quote di iscrizione alla portata di tutti, il Cus e lo stadio Collana sono i più frequentati Lo sport costa, correre è gratis I luoghi, i prezzi e le opportunità per gli appassionati di attività fisica di Walter Di Fiore (@wdifiore) Giocare una partita di calcetto o di pallavolo, correre e allenarsi quotidianamente: i giovani danno molta importanza allo sport nonostante siano distratti da conversazioni virtuali rese possibili dallo sviluppo di social network come Facebook e Twitter e dal frequente utilizzo di telefoni cellulari. Non sono pochi coloro che, per via della crisi, preferiscono una corsa sul pontile di Bagnoli vicino al mare oppure lungo i viali della Villa Floridiana e del parco Virgiliano, anziché fare del moto all’interno di strutture al chiuso e a pagamento. Praticare sport oggi costa molto. Le cifre parlano chiaro: i giovani spendono tra i 400/500 euro annuali, a seconda della disciplina, per svolgere attività sportive. Allo stesso tempo molti, tra i 20 e i 30 anni, frequentano circoli privati, palestre e centri sportivi, dedicando parte della giornata alla cura del corpo e all’attività fisica. Quali e quante sono le strutture sportive nella nostra città che danno possibilità di praticare sport? Le più gettonate sono lo Stadio Collana e il Centro Universitario Sportivo (Cus). Il primo, nel centro del quartiere Vomero, nonostante offra all’interno della propria struttura corsi di taekwondo, aikido, basket, scherma, pallavolo, nuoto e corsi di danza, è soprattutto un luogo di ritrovo per i giovani che praticano l’atletica. Ogni giorno la struttura accoglie centinaia di ragazzi che, tra le 15 e le 21, svolgono allenamenti di atletica sia a livello amatoriale che professionale. Il fattore economico spinge i giovani atleti ad allenarsi in questa struttura piuttosto che in altre. La quota mensile è di 35 euro più il costo della quota associativa annua di 60 euro da versare all’Associazione polisportiva dilettantistica Amatori atletica Napoli, che gestisce il servizio. Spostandoci verso la zona periferica dalla città, tra Bagnoli e Fuorigrotta, l’altro punto di ritrovo della Napoli sportiva è il Centro Universitario Sportivo che promuove e sviluppa la pratica di tutti i giovani, in particolare degli universitari. Ragazzi tra i 20 e i 25 anni affollano durante la settimana i vari impianti della struttura. Simile a un villaggio dello sport ospita al suo interno due piscine, coperta e scoperta, una palestra polifunzionale, campi da tennis, di calcio a 5, una sala di scher- In alto le strutture del Cus, in basso la pista di atletica del Collana ma, una sala pilates e una sala per le arti marziali. Grazie al suo modesto tariffario, il Cus è un punto di forza non solo per gli studenti napoletani ma anche per i fuori sede ed Erasmus che non possono permettersi cifre alte. Il nolo di un campo di tennis per 50 minuti costa appena 10 euro, a differenza di altri centri sportivi come il Rama Club, situato a Fuorigrotta, in cui per lo stesso tempo di gioco la cifra si aggira intorno ai 15 euro. Stesso discorso vale per il fitto di un campo di calcetto dove il costo è di 60 euro, una cifra più bassa di altre strutture. Continuando la panoramica delle strutture in cui lo anche salotti per incontri culturali, manifestazioni sciensport è di casa, impossibile non citare i circoli e i club privati. Alcuni dei più importanti sono il Circolo Canot- tifiche, serate mondane, conferenze, corsi di ballo, di retieri Napoli, il Circolo Posillipo, il Virgilio sporting club citazione e di teatro. e il Green Park tennis. Questi sono frequentati, per la L’attività sportiva non si conclude in queste strutture: ogni settimana, migliaia di ragazzi si registrano e si iscrimaggior parte, da giovani professionisti. L’iscrizione è più elevata rispetto ad altri centri d’aggre- vono in decine di palestre e centri sportivi di calcio, calgazione. Luoghi come il Posillipo o il Virgilio diventano cetto e tennis. Come divertirsi e migliorare la forma fisica con movimenti di aerobica e danze afro-caraibiche Dalla Colombia all’Italia, le ragazze scelgono lo Zumba Fitness Palestra Pianeta Benessere. Ore 19.30. E’ ora dello “Zumba”. Non è una parolaccia ma una nuova tipologia di fitness che attira centinaia di giovani, soprattutto le ragazze, in molte palestre della città. Una lezione di Zumba è caratterizzata dai ritmi e movimenti della danza afro-caraibica, mixata con i movimenti tradizionali dell’aerobica. Il fenomeno della danza Colombiana è in continua evoluzione, dai suoi umili inizi che risalgono al 2001 con Alberto Perez, ideatore della danza Zumba, fino a diventare un movimento mondiale, uno stile di vita, grazie a una struttura d’allenamento fisico accessibile, animato dalla pura gioia di una festa. A oggi questa tipologia di fitness è diffusa in 36 paesi al mondo. Un sistema innovativo per allenare tutto il corpo in maniera semplice e divertente. Il programma di allenamento si compone di diversi momenti: si alternano sessioni a ritmi lenti con sessioni a ritmi veloci combinate insieme con esercizi di resistenza, ottimi per tonificare e rinforzare tutta SPORT inchiostro n. XI pag 10 la muscolatura del corpo. Il dispendio calorico provocato dallo Zumba è assicurato come pure i benefici sull’apparato cardiovascolare, grazie soprattutto all’alternanza dei ritmi legata ai cambiamenti musicali. Allenarsi ad un ritmo costante, tra il 65 ed il 75% della frequenza cardiaca massima, facilita quindi l’effetto brucia grassi. All’interno di una sessione di Zumba Fitness, insieme alle parti dedicate ai passi di ballo latino americano, ve se ne trovano altre di tonificazione eseguite sia a corpo libero sia con l’ausilio di piccoli manubri chiamati “Zumba Toning Sticks”. Gli esercizi eseguiti coinvolgono la zona addominale oltre che naturalmente i principali gruppi muscolari del corpo. Si eseguono alzate per le spalle, curl per le braccia, flessioni sulle braccia per il busto e il tutto sempre in maniera coordinata e mai scomposta, assecondando la base musicale. w.d.f. Una scena del film “Tanti auguri” di Al Sorrentino girato nel 1979, ma uscito quattro anni più tardi, che vede protagonisti Sal Da Vinci insieme al padre Mario Il podio della 59esimo Festival di Sanremo. Sal Da Vinci e Povia festeggiano la vittoria di Marco Carta. Terzo posto per il cantante partenopeo “Fin dove c’è vita”, il primo singolo del nuovo album di Sal Da Vinci. Il videoclip della canzone, già in rotazione nelle radio, è stato girato tra Napoli e Rio De Janeiro I vent’anni di Sal Da Vinci “Io ero già padre di due figli” Generazioni a confronto, il cantante partenopeo e i giovani d’oggi di Luca Maddalena (@LucaMaddalena) E’ un Sal Da Vinci raggiante quello che ha presentato alla Feltrinelli di piazza Garibaldi il suo ultimo album “E’ così che gira il mondo”, disponibile su itunes dal 24 aprile scorso. Per una volta Salvatore sveste i panni dell’artista per raccontarci, tra un flash e un autografo, la sua vita tra i 20 e i 30 anni nella città partenopea. Che giovane era Sal Da Vinci tra i 20 e i 30 anni? “Nella vita mi sono sempre circondato delle cose semplici e di valori: la famiglia, gli amici su tutto. Quell’età è l’inizio di un cammino fatto di responsabilità. Si inizia a crescere e ad affrontare le cose in modo diverso, anche a partire dalla maggiore età. A 29 anni avevo già due figli, quindi le responsabilità sono aumentate, in senso positivo. Come tutti, ho alternato momenti no a periodi migliori. Qualche sogno si è realizzato, qualcun’altro no, ma cerco di non smettere di alimentarli. Ho sempre pensato che la caparbietà nella vita aiuti a realizzare, prima o poi, quello che desideri. Nonostante le avversità, non bisogna mai smettere di crederci. Oggi ho 43 anni e ho potuto assaporare molte cose importanti: tutte esperienze che poi mi hanno portato a scrivere questo album.” Quali personaggi ha incontrato in quegli anni che hanno segnato la sua carriera? “L’incontro con Papa Wojtila del 1995 è forse quello più intenso e commovente. Ha segnato il mio percorso umano e artistico. Ho cantato per lui in un incontro organizzato con i giovani nella splendida cornice della conca di Loreto. E’ stato un “grido di speranza al di là dell’Adriatico” dove c’era una guerra in corso. Fortunatamente pochi giorni dopo quell’incontro, c’è stato un cessate il fuoco imposto dalle Nazioni Unite. Un momento importante che ha inciso tantissimo sulla mia crescita spirituale. Anche dal punto di vista della carriera, quell’incontro ha segnato un punto di svolta positivo per la mia crescita artistica. Mi ha dato la possibilità di esibirmi davanti a 450.000 giovani e in onda su Rai Uno in eurovisione.” Che rapporto ha avuto Sal Da Vinci con l’alcol a quell’età? “Io non bevo. Sono astemio da sempre. E’ una cosa che proprio non mi piace. Sono cresciuto in una famiglia dove l’alcol è stato sempre tabù, quindi ho continuato a seguire l’esempio dei miei genitori. Ma una cosa è certa: esagerare con l’alcol, così come con il fumo, fa male alla salute. L’alcol porta alla dipendenza, facendoti piombare in un tunnel dal quale è difficile venirne fuori. E’ terribile sentire alla tv tante notizie di incidenti stradali, tanti ragazzi che purtroppo, dopo folli notti in discoteca in balia dell’alcol, vanno fuori di sè. Quindi, se bevete, andate in autobus e non mettetevi mai alla guida. La vita è un dono prezioso e va difesa.” Qual è il messaggio che Sal Da Vinci lancia ai giovani lettori di Inchiostro? “Continuate nel vostro viaggio. Non mollate. Alimentate giorno dopo giorno il vostro sogno e quando meno ve lo aspettate raggiungerete i traguardi che meritate e che avete inseguito da sempre. Se ci si impegna con serietà e con costanza, nella vita prima o poi, i risultati arriveranno. Non bisogna mai smettere di sperare. In tempi come quelli che stiamo vivendo, guai a non avere speranza. Significherebbe darsi per sconfitti in partenza. Se ce l’ho fatta io, possiamo farcela tutti.” Quali sono i temi che tocca il suo album? “Il nuovo disco racconta tutti i possibili viaggi dell’amore. Dalla scoperta all’abbandono, dall’emozione dell’incontro alla nostalgia del ricordo. Si parte dall’amore di coppia per elevarsi poi fino all’amore universale, abbracciando quello per la vita, per la nostra essenza e le nostre radici, per le differenze, e per gli ultimi.” Quali sono i suoi progetti futuri? “Sicuramente la promozione del disco nelle radio e il tour, curato interamente dal regista Jimmy Pallas, che partirà dal Sistina di Roma. Sono molto contento di questo nuovo album che segna il mio ritorno sulle scene musicali a due anni esatti di distanza dall’ultimo lavoro, “Il mercante di stelle”. Sono molto orgoglioso di aver collaborato con artisti del calibro di Ornella Vanoni, Vincenzo Incenzo, il paroliere Pasquale Panella, Federico Salvatore e la cantante brasiliana Ana Carolina. E’ stato emozionante.” IL PERSONAGGIO Sono trascorsi tre anni da quando Sal Da Vinci, all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, si è esibito con “Non riesco a farti innamorare” sul palco dell’Ariston di Sanremo. Terzo posto, lungo applauso della platea e grande successo in tutt’Italia. Figlio d’arte (anche il padre Mario è un cantante), nasce a New York nel 1969 ed è con lui che debutta nel mondo della musica nel 1974. Definito dalla stampa “bambino prodigio”, Sal ha solo sette anni quando calca per la prima volta il palcoscenico. Dopo essersi messo in luce con diversi film, nel 1987 Sal Da Vinci è tra i protagonisti di “Troppo forte” con Carlo Verdone e Alberto Sordi. Ma l’amore per la musica ha il sopravvento all’inizio degli anni Novanta, in cui ottiene un contratto discografico dalla Dischi Ricordi per incidere l’omonimo “Sal Da Vinci” (1994) e “Un pò di noi” (1996). Il brano “Vera” gli permette di vincere il Festival Italiano di Canale 5 e di spopolare in Sud America con oltre 4 milioni di copie vendute. Nel 1995 l’incontro con Papa Giovanni Paolo II: Sal Da Vinci si esibisce in Eurovisione su Rai Uno interpretando il “Salve Regina” in latino, nella splendida cornice della conca di Loreto. Nonostante i successi discografici, resta grande, però, la sua passione per il teatro. Roberto De Simone lo scrittura per ”Opera buffa del Giovedì Santo” nel 1999. Il successo è grande tant’è che lo spettacolo rimarrà in programmazione per oltre due anni nei principali teatri italiani. Nel 2000 Sal ritorna sul piccolo schermo partecipando al programma televisivo “Viva Napoli” condotto da Mike Bongiorno e viene insignito del Premio Internazionale Videoitalia come migliore interprete e artista più votato all’estero. Per quattro stagioni teatrali, marzo 2002 - febbraio 2007, è protagonista di “C’era una volta Scugnizzi”, di Claudio Mattone e Enrico Vaime, per la regia di Gino Landi, vincitore del premio ETI come miglior musical per l’anno 2003. Poi il 2009, l’anno della consacrazione. Sal conquista il terzo posto alla 59esima edizione di Sanremo. Ad un anno di distanza pubblica l’album “Il Mercante di Stelle” ed è nei teatri con “IO+VOI=NOI”, lo spettacolo tratto dal disco, che tocca le maggiori città italiane. l.m. SPETTACOLO inchiostro n. XI pag 11 Si svogerà l’11 maggio a Portici il Social Startup weekend, per creare una rete globale di dirigenti e imprenditori con idee innovative. Agoravox è un portale di citizen journalism. Nato a Parigi nel 2005 da un’idea di Carlo Revelli, l’edizione francese conta oggi un milione e mezzo di lettori e 40.000 reporter Il riscatto della generazione zero Sogni e disincanti. Se n’era accorto già Paul Nizan, quando in Aden Arabia esordiva fiducioso con “Avevo vent’anni”, per poi proseguire aspramente: “Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita. È dura imparare la propria parte nel mondo”. Soprattutto se a mancare sono gli spazi. E per realizzarsi è necessario partire dal via. È la generazione zero. Zero prospettive. Zero diritti. Zero garanzie. Lasciata in mutande dai genitori, che l’hanno poi liquidata frettolosamente con l’appellativo di “bamboccioni”, è cresciuta ai margini del sistema imprenditoriale e politico. Sviluppando una crescente sfiducia nelle istituzioni e in se stessa. L’esercito degli scoraggiati, così lo definiscono le statistiche che nel territorio Campano dipingono uno scenario drammatico: UCA-105x204 1 Pillole: “Il rap non deve dimenticare che è anche intrattenimento. La conoscenza, la consapevolezza e la responsabilità devono camminare insieme.” Speaker Cenzou continua da pag. 1 51,1 % è la cifra di giovani inoccupati tratteggiata dal Cgia di Mestre. Da qui la fuga nel mondo virtuale e dell’alcol o all’estero. Sono 719.580 le utenze Facebook in Campania, 10.056 il numero degli studenti universitari che beve, 1.909 gli espatri. Sembrerebbe tutto perduto, se non fosse per lo scatto d’orgoglio finale: “Faccio da me”, o almeno ci provo. “Avere vent’anni a Napoli significa saper creare ciò che si vuole con le proprie mani”. Alessandro Arena, in arte Lele Blade, lo sa bene. È un ventitreenne dall’aria vissuta e sbarazzina, che dopo un diploma all’istituto alberghiero e un anno trascorso a cucinare nei ristoranti spagnoli, è tornato a Casoria. Nel cuore il rap e gli amici di sempre. “Volevamo suonare ma trovare un manager è impossibile. Abbiamo imparato a fare da soli”. Cazoria Movment, avanguardia culturale che riunisce fotografi, grafici e artisti locali, è nata prima. Poi è stato il momento del duo rap, Kimicon Twinz, con ‘Ogemell’ Domenico D’Anna. Nel corso di un intero anno e mezzo Alessandro, finito il lavoro di volantinaggio, ha guidato per un’ora. Destinazione: Avellino, dove un amico aveva messo a disposizione uno studio di registrazione. Si provava dalle otto di sera alle quattro del mattino. Niente distrazioni né lussi. Fino al disco ‘Hood love’, amore per il quartiere, che sarà presentato al Delirious, nel cuore del centro storico partenopeo, il 5 maggio. È così che la generazione zero si organizza: connettendosi, creando sinergie, cercando altri sentieri. Quelli meno battuti, suggeriti da Robert Frost. Al secondo piano dell’ex piazza telematica, a Scampia, è già tutto pronto. Ci sono le sedie, le scrivanie, e persino una macchinetta del caffè. Si attende solo la connessione alla rete per far partire la sede italiana di Agoravox, sito di giornalismo partecipativo, trasferitosi da Parigi. Ma non ci sarà un poster della Torre Eiffel attaccato alle pareti, commenta scherzoso il caporedattore Francesco Raiola, originario di Torre del Greco. Era un giorno di primavera del 2008: lui e il direttore Francesco Piccinini, napoletano doc, si sono guardati negli occhi e han detto: è assurdo continuare a rimanere qui, torniamo in Italia. “Volevamo tornare a casa e renderci utili. L’obiettivo è creare una rete sia virtuale che con scuole e associazioni, per dare il nostro piccolo contributo”. Il futuro? È nelle mani di ognuno di noi e cinguetta su Twitter. Passa parola. Kimicon Twinz, foto di Gaetano Massa Inchiostro Anno XII numero 6 11 maggio 2012 www.unisob.na.it/inchiostro Questo giornale è il risultato di un laboratorio realizzato in collaborazione con Giustino Fabrizio, redattore capo di Repubblica Napoli Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Direttore editoriale Lucio d’Alessandro Direttore responsabile Pierluigi Camilli Coordinamento scientifico Arturo Lando Il nuovo sorprendente romanzo di Erri De Luca. Coordinamento redazionale Alfredo d’Agnese, Carla Mannelli Alessandra Origo, Guido Pocobelli Ragosta Feltrinelli.it Caporedattore Luca Maddalena 03/04/12 16.49 Capi servizio Natale Cassano, Walter Di Fiore In redazione Francesco Di Somma, Chiara Di Tommaso, Barbara Fiorillo, Clemente Lepore, Dario Marchetti, Luigi Nicolosi, Rosita Rijtano Spedizioni Vincenzo Crispino, tel. 081.2522278 Editore Università degli Studi Suor Orsola Benincasa 80135 Napoli via Suor Orsola 10 Partita Iva 03375800632 Redazione 80135 Napoli via Suor Orsola 10 tel. 081.2522212/226/234 fax 081.2522212 Registrazione Tribunale di Napoli n. 5210 del 2/5/2001 Stampa Imago sas di Elisabetta Prozzillo Napoli 80123 via del Marzano 6 Partita Iva 05499970639 Impaginazione Biagio Di Stefano inchiostro n. XI pag 12