11 maggio 2012 • anno XII • n. 6
www.unisob.na.it/inchiostro
www.runradio.it
Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Il riscatto della generazione zero
di Rosita Rijtano (@rositarijtano)
Alessio Viscardi ha ventisette anni. In tasca un centodieci e lode
in Scienze della comunicazione. E un sogno: il giornalismo. Nel
suo dizionario Napoli è sinonimo di precarietà. Con la laurea
credeva di aver chiuso il cancello della fanciullezza ed essere entrato in un giardino pieno d’opportunità pronte per essere colte. Si sbagliava. “È stata dura avere nel cuore tanta speranza e di
fronte un deserto senza sbocchi. Per anni ho cercato un lavoro
stabile. Invece ho dovuto saltare da un impiego all’altro, cercando di evitare le truffe. Volevano farmi scrivere senza pagare”. Poi
l’idea: CittadiniGiornalisti.it, il portale d’informazione partecipativo che lancia interamente da solo. “L’ho realizzato imparando
a programmare le pagine web”, spiega. Con Arianna Ciccone e
Valigia Blu realizza il primo esperimento d’inchiesta finanziata
in crowdfunding, sfruttando i soldi raccolti attraverso la rete. Nel
2011 è tra i finalisti al premio Eretici Digitali. Ma il progetto non
decolla: “Non avevo nessuno alle spalle. Invece iniziative clone,
come Timu, sono state abbondantemente finanziate”. Oggi si
alza tutti i giorni alle sette, dorme poco, mangia quando capita.
La giornata la trascorre davanti al pc a fare ricerche. O in giro
per la città a caccia di notizie, aggiornando costantemente i suoi
spostamenti su Facebook e Twitter. Essere connessi è un must.
Sul dorso uno zaino da viaggio carico d’attrezzature e tanti cavi da
fare invidia a un elettricista. Che cosa non può mancare nella sua
borsa? Due reflex, microfoni, SD, batterie, block notes e portatile.
Per scrivere, girare e montare video on the road in tempo reale.
Senza l’aiuto di nessuno.
Alessio, occhi trasparenti e spalle larghe, è uno dei volti made in
Naples di un’età complessa. Ricca di passioni e contraddizioni.
continua a pag. 12
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pagg. 6 e 7
La scienza non perdona mai
L’esperimento dei “neutrini più veloci della luce” che
destò nel suo annuncio tanto scalpore ha fatto già la
sua seconda vittima. La prima, qualcuno lo ricorderà,
fu nel settembre scorso il dr. Zennaro, malcapitato
portavoce del ministro Gelmini, incappato in una gaffe assai enfatizzata sul tunnel attraverso il quale erano
passati i neutrini superveloci. La seconda vittima, ancor più illustre, è lo stesso prof. Ereditato coordinatore
dell’esperimento dimessosi di fronte alla constatazione
che l’annuncio del successo dell’esperimento era risultato affrettato. Colpa, a quanto pare, di uno spinotto
mal attaccato.
Così, mentre la luce continua a correre (almeno per il
momento) più veloce dei neutrini, vale la pena fare una
considerazione tutto sommato rassicurante: la ricerca
scientifica rimane un luogo in cui ogni affermazione
deve essere accuratamente valutata, ogni sia pur sfortunato errore non può essere perdonato. E inoltre: i neutrini? Una cosa impressionante! Vuoi mettere la luce!
Il fratello di Caino
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pag. 9
Già nel 2002
la disoccupazione
in Campania aveva
raggiunto quota
58,2%, più del
doppio della media
nazionale
che all’epoca
toccava il 27,1%
Nel primo trimestre
del 2012 nella
regione erano state
previste 10.810
assunzioni, pari
a circa sedici nuovi
posti di lavoro ogni
mille dipendenti
Nel mercato
lavorativo degli
under 30, i ruoli
più richiesti
sono nell’industria
metalmeccanica,
nel commercio e
nei servizi operativi
Secondo l’ultimo rapporto Istat nella provincia di Napoli i disoccupati sono centocinquantamila
Lavoro, solo uno su due ce la fa
Sei alla ricerca di un’occupazione? Metti da parte il titolo di studio
Un gruppo di giovani precari manifesta per rivendicare il proprio diritto al lavoro
di Luigi Nicolosi (@luigi_nicolosi)
In Campania oggi un giovane su due non lavora o il lavoro ha smesso perfino di cercarlo, come a dire che se
questo “non è un paese per vecchi”, parafrasando i fratelli Coen, poco ci manca. Secondo le ultime elaborazioni della Cgia di Mestre la disoccupazione giovanile in
Campania nel secondo trimestre del 2011 ha raggiunto
il 51,1%, percentuale della quale fanno parte non soltanto
i ragazzi ufficialmente disoccupati compresi nella fascia
tra i 15 e i 24 anni, ma anche quelli che un lavoro, ormai
scoraggiati dalle persistenze della crisi economica, hanno rinunciato a cercarlo. In questa classifica la Campania
spicca come la regione meno virtuosa, seguita da Basilicata, 48,3%, e Lazio, 42,5%.
Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi fa però alcune precisazioni sull’allarmismo generato dai dati
recentemente diffusi dall’Istat secondo i quali la disoccupazione giovanile nel Paese si attesta oggi al 31,9%:
“Ciò non vuol dire che in Italia 31 giovani su 100 sono
disoccupati. La base di calcolo non è rappresentata
da tutti i giovani, ma solo
da quelli disponibili a lavorare, ovvero la cosiddetta
forza lavoro”. Nel campione sarebbero quindi inclusi, ma non correttamente
evidenziati, anche i ragazzi non ancora inseriti nel
mondo del lavoro perché
impegnati negli studi, pertanto “nell’ipotesi più negativa in cui la crescita del tasso di disoccupazione giovanile dal 3° trimestre 2011 a gennaio 2012 sia determinata
esclusivamente da una crescita di disoccupati – specifica
Bortolussi – il livello di giovani senza lavoro rimarrebbe
comunque inferiore a 9 giovani su 100, precisamente
l’8,7%. I senza lavoro reali dovrebbero quindi attestarsi
attorno alle 535.000 unità”.
Al di là delle specificazioni metodologiche il quadro lavorativo in Campania presenta comunque una serie di
criticità strutturali e intergenerazionali non trascurabili.
Proprio rielaborando i dati 2011 diffusi dall’Istat, si scopre che le persone in età lavorativa, ovvero fra i 15 e i 64
anni, che un impiego hanno ormai smesso di cercarlo
sono ben 274 mila e di queste 150 mila vivono fra Napoli
e provincia: una categoria nella quale rientrano però anche studenti, inabili, casalinghe, che oggi costituiscono
un esercito che fa della Campania la regione con il più
elevato tasso di inattività, il 53,3% a fronte di una media
nazionale del 37,8%.
Un’ulteriore chiave di lettura viene fornita dal rapporto
Excelsior stilato da Unioncamere e ministero del Lavoro.
Nonostante il nuovo rallentamento del ciclo economico
e la contrazione del Pil che non accenna a placarsi, lo
studio ha previsto per il primo trimestre del 2012 6.110
assunzioni nella provincia di Napoli; il 53% di queste è
concentrato nel settore dei servizi e per il 51% delle assunzioni non stagionali viene richiesta una laurea o un
diploma. Tuttavia nel 61% dei casi le imprese richiedono
una precedente esperienza lavorativa nella professione o
almeno nello stesso settore, un requisito che di certo non
favorisce i giovani al loro primo inserimento. Fortunatamente le imprese hanno esplicitamente riservato agli
under 30 circa il 40% delle assunzioni pianificate per il
primo trimestre e i margini occupazionali destinati ai ragazzi potrebbero già nel breve termine raggiungere i due
terzi delle assunzioni totali. Le professioni verso le quali
le imprese napoletane sono più orientate ad assumere
i giovani con meno di trent’anni sono quelle gestionali collegate ai magazzini e alle spedizioni (68%), quelle
commerciali relative alla vendita (59%) e quelle operaie
nell’industria metalmeccanica ed elettronica (47%). Dal
rapporto emerge quindi un quadro a tinte fosche, nel
quale la domanda di forza
lavoro sembra non essere
del tutto asfittica ma ancora troppo distante dalle
istanze di chi dispone di
un titolo di studio da spendere sul mercato. E allora
non è forse un caso che
dei 6.110 posti di lavoro
offerti nella provincia, ben
855 siano rimasti vacanti a
causa di una non meglio specificata indisponibilità dei
candidati. In sostanza un posto su sette non è stato assegnato.
Tira le somme Vincenzo Caputo, presidente del gruppo
Giovani Imprenditori di Napoli, secondo il quale “al numero in costante crescita degli sfiduciati e dei disoccupati va sommato quello dei Neet, i giovani non impegnati
in percorsi di formazione, studio o lavoro. Il potenziale
innovativo degli under 40 non può essere sprecato in
questo modo”. Esiste un’alchimia in grado di risolvere
il problema nell’immediato? Non è chiaro. Caputo individua tuttavia la direzione da seguire: “L’apprendistato è
uno strumento valido per coniugare formazione e lavoro. Su questo tema sono da giudicare con favore anche
gli interventi portati avanti dalla Regione. Altra novità
importante è l’introduzione dei dottorati in azienda, iniziativa unica in Italia. Due i progetti in corso: Studiare
l’impresa, che vede protagonisti ragazzi delle scuole superiori, e Challenging education, in collaborazione con
l’Università Federico II. Mettiamo così in contatto giovani studenti di Organizzazione aziendale con le nostre
associate, offrendo loro la possibilità di misurarsi con
problematiche concrete”.
In Campania oggi
un giovane su due
non lavora
LAVORO
inchiostro n. VI pag 2
(foto di Nicoletta Fersini)
Steve Jobs, un precario
all’ombra del Vesuvio
Vivere di precariato nella città
che della precarietà ha fatto la
propria essenza. Antonio Menna, classe 1968, giornalista freelance cresciuto a pane e cronaca tra le colonne del Mattino
e autore di tre romanzi, sa cosa
vuol dire arrabattarsi in una
città come Napoli.
Nato a Potenza da genitori
napoletani, Antonio arriva a
Napoli a dieci anni e decide di
fermarsi, forte di una convinzione: “Dicevo in continuazioAntonio Menna
ne, ‘se ce ne andiamo tutti, qui
chi resta? Il delinquente’. Poi ho capito che ero stato solo
un indolente che aveva scelto la strada più facile. Mi spaventava l’avventura nuda fuori dalle protezioni della mia
famiglia”. Ma quando si sceglie di vivere producendo un
bene immateriale – le parole – la via è spesso in salita, la
resa dietro l’angolo: “Anche quando hai una grande passione, hai diritto allo sconforto. Ho avuto tanti momenti di
sconforto e ne ho ancora. Ma oggi, sulla distanza, riconosco di essere stato tenace. Una determinazione che corre
sottotraccia, una tenacia che conosce lo scoramento e la
ripartenza”.
Un’intuizione, quella giusta, può però segnare la svolta.
All’indomani della scomparsa del cofondatore di Apple,
Antonio pubblica sul proprio blog un post, “Se Steve Jobs
fosse nato a Napoli” e in poche ore si crea un tam tam
sismico fatto di oltre 400 mila condivisioni su Facebook
e Twitter. Antonio finisce così anche sulla seconda pagina
de Le Monde e a gennaio quel post diventa un romanzo
che scala velocemente le classifiche di vendita. Più giornalista o più scrittore? “Provo molto imbarazzo a definirmi
entrambe le cose, e molta emozione a immaginare di esserlo. La scrittura creativa è arrivata dopo e credo che oggi
mi appartenga di più. Mi accorgo però che i tre romanzi
che ho pubblicato sono tutti molto calati nella realtà, intrisi
di cronaca e con un linguaggio frenetico”.
Rimane la coraggiosa suggestione di immaginarlo, un genio dell’informatica alle prese con le propria creatività fra
i vicoli napoletani. Ma è un’ipotesi in agrodolce: “Lo Steve
Jobs napoletano farebbe bene ad andarsene, perché non si
può bruciare la propria vita in attesa di un cambiamento
che non arriva. Però attenzione a pensare che andare via
sia una prospettiva di serenità. Chi va via non per scelta
ma perché costretto dagli eventi, porta nel cuore un lutto
permanente”.
l.n.
Il laboratorio
occupato S.k.a.
è uno dei più
importanti centri
sociali del centro
storico
Hmo è la costola
partenopea di
CasaPound. La sede
si trova in via Foria
nel vecchio quartier
generale dell’Msi
Il laboratorio
culturale Zero(81) Zona di esperienze
ribelli nasce in largo
Banchi nuovi nel
gennaio 2011
La partecipazione politica dei ventenni cala del 3% rispetto al 2001. Alla Campania la maglia nera
Partiti e istituzioni arrancano
i giovani rottamatori avanzano
Parlano Cesaro e Tonelli. Sperimentazione e passione le parole d’ordine
di Clemente Lepore
I sondaggi parlano chiaro. I giovani e la politica – soprattutto
quando assume la forma partitica – sono due mondi separati. Già nel 2010 l’indagine dell’Ispo, commissionata dal
ministero della Gioventù, metteva in luce come la sfiducia nei confronti delle istituzioni raggiungesse il 58%
nelle nuove generazioni. L’Istat rileva che la partecipazione politica dei ventenni-trentenni sia calata rispetto
al 2001 di circa il 3%. La Campania è una delle regioni
dove la depoliticizzazione incide maggiormente.
Dati che vanno incrociati con quelli diffusi recentemente dalla Cgia di Mestre: la disoccupazione e l’inoccupazione giovanile toccano il 38,7% in Italia e il 51,1% in
Campania. Antipolitica e crisi economico-occupazionale
sembrano andare di pari passo. Ne è consapevole Armando Cesaro, vice coordinatore nazionale di “Giovane
Italia” e presidente dell’associazione universitaria “Studenti per le libertà”: “Bisogna creare sbocchi occupazionali e per farlo è necessario anche cambiare faccia alla
politica”.
Il figlio del Presidente della Provincia di Napoli è da anni
protagonista nella lotta al rinnovamento. Il suo proposito è cambiare le istituzioni rimanendo al loro interno,
senza cedere alle sirene del movimentismo. “Si deve attuare un cambio generazionale. Dobbiamo fare aggregazione
e proporre idee nuove – dice Cesaro –. I partiti riflettano
invece sul loro fallimento”.
I “gruppi junior” che operano in Campania sono numerosi:
quello dell’Udc, Giovane Italia, Generazione Futuro, Giovani Democratici e altri ancora. Spesso costretti a lavorare in
piccole stanze offerte dalle formazioni di riferimento. Ga-
sui figli. Difficile da credere per la generazione dei precari,
disillusi e diffidenti. Anche se le proposte provengono da
loro coetanei.
Francesco Tonelli, presidente dei Giovani Democratici campani, ci tiene a marcare la distanza rispetto al percorso
imboccato dai partiti: “La forza di un’ala giovanile è l’autonomia e la possibilità di sperimentare. Ciò che ci guida è la passione”. La convinzione di Tonelli – così come
quella di Cesaro – è evidente: l’entusiasmo è il valore
aggiunto che permette alle nuove leve di richiudere il
vaso di Pandora scoperchiato dalla politica istituzionale.
È una via riformista, lontana dall’approccio palingenetico del movimentismo.
Eppure il leader dei Giovani Democratici campani è attento alle richieste di partecipazione dal basso. “Siamo
consapevoli delle problematiche della nostra realtà e
dell’importanza del confronto con associazioni e movimenti – aggiunge Tonelli –. Allo stesso tempo occorre
che i giovani entrino nelle amministrazioni e portino le
loro istanze. Così in molti comuni napoletani ci sono
ragazzi candidati al consiglio, come Alessandra Di Meo
a Pozzuoli e Giuseppe Stasio a Torre del Greco”.
Il futuro delle ali giovanili dei partiti è nelle mani dei
Il vicecoordinatore nazionale di Giovane Italia, Armando Cesaro
ventenni d’oggi, determinati a far uscire le istituzioni
zebi, incontri, volantinaggi sono i luoghi e i modi con cui si dall’impasse in cui sono cadute. Per questo motivo Cesaro
fanno conoscere. L’obiettivo è dare un segnale ai ventenni e Tonelli puntano con forza sui loro iscritti per cambiare da
sfiduciati, rendendoli partecipi. La promessa su cui si basa il dentro la cattiva politica. Con la speranza che non siano loro,
loro impegno è ambiziosa: le colpe dei padri non ricadranno alla fine, a essere cambiati da essa.
“Generazione zero”, i movimenti alla ricerca di un’identità
Mauro Pinto è uno studente universitario. La sua esperienza politica è nata
con le rivolte della questione rifiuti e si
è consolidata con il movimento dell’Onda. È uno dei quaranta ragazzi che si
stanno impegnando da gennaio 2011
nell’autogestione del laboratorio culturale Zero(81) – Zona di esperienze ribelli, in largo Banchi nuovi. La scelta del
nome è presto spiegata: “Siamo la generazione zero. Zero prospettive, zero
diritti, zero garanzie – afferma Mauro –.
Siamo precari per le nostre condizioni
di vita. Allo stesso tempo non vogliamo
emigrare, vogliamo trasformare l’esistente a Napoli”.
Lo Zero(81) era una mensa universitaria, rimasta dismessa per sette anni prima della “riconquista”. Ora è diventato
un luogo di aggregazione politica e culturale. “Abbiamo occupato quest’edificio con un comitato di quartiere – spiega Mauro –. Gli immobili del centro
storico vanno liberati. Spesso questi
spazi, che devono andare a vantaggio di
tutti, sono chiusi o abbandonati”.
I muri sono pieni di manifesti e mura-
les. La parola d’ordine è lottare contro
un sistema che sottrae il presente e il futuro ai giovani. La sala più grande è teatro d’incontri, spettacoli, partite del Napoli. Sulla sinistra una serie di panche
delimita l’area per lo spillatore di birre
e la cucina. Un confine apparente in un
ambiente nato per la condivisione. Ogni
settimana i ragazzi fanno un’assemblea
e decidono cosa fare. Che sia la lotta per
la questione abitativa o l’organizzazione
del doposcuola.
I movimenti sono l’alternativa radicale
all’apparato dei partiti. In un periodo di
crisi della politica istituzionale diventano il canale principale di partecipazione
giovanile. Non servono tessere e non ci
sono gerarchie. È un mondo di militanti
che rifiuta il sistema e invoca cambiamenti dal basso. Se i partiti sembrano
distanti dalla nuda realtà, i movimenti
danno un’impressione di prossimità.
La presenza sul territorio è la loro testimonianza. Basta girare per Napoli per
accorgersi di quanti siano i laboratori e
i centri sociali: Zero(81), S.K.A., Banchi
Nuovi, Tnt nel centro storico; Insur-
gencia a Capodimonte; Officina 99 a
Gianturco; D.a.m.m. a Montesanto. In
prima linea quando si tratta di sollevare
un disagio sociale sempre più evidente. “Contro un sapere prodotto verticisticamente, sperimentiamo un’idea di
università diversa che interagisce con
un’area di grande complessità”, dice
con convinzione Mauro.
Hmo, costola di CasaPound, è l’avanguardia dell’ala nera del movimentismo. Con i centri sociali di sinistra
condivide l’approccio antisistemico.
Obiettivi e radici sono opposti. La sede
dell’organizzazione è a via Foria, nel
vecchio quartier generale dell’Msi. Due
piccole stanze a piano terra, tappezzate di locandine raffiguranti Mussolini e
altre icone dell’orgoglio fascista. Quando non ci sono i militanti, diventa un
circolo per anziani. Un luogo di aggregazione sui generis. Del resto la sede attuale è una soluzione di ripiego rispetto
a quella occupata per pochi mesi nel
2009 a Materdei.
Michela Florino, figlia dell’ex leader
dell’Msi Michele Florino e responsabile
regionale di Hmo, ha sposato il movimentismo di destra nel 2008, all’epoca
dell’espulsione di CasaPound da Fiamma Tricolore. Da allora ha sempre avuto
una posizione di primo piano nell’attività dell’associazione. Anche lei ribadisce la presenza di Hmo sul territorio.
I “fascisti del terzo millennio” – così si
autodefiniscono – esaltano l’identità nazionale e le radici e si pongono in rottura con le istituzioni. “I partiti sono involucri vuoti. Il futuro della politica passa
solo attraverso i movimenti. I ragazzi
che fanno politica nei partiti puntano
alla poltrona”, osserva Manuela.
La finalità di Hmo è estendersi e creare
più spazi di aggregazione. Anche per
contrastare la presenza dei centri sociali di sinistra. “Vogliamo dare ai giovani
un’alternativa politica a Napoli – afferma Manuela –. Contro chi non tollera
che CasaPound si riprenda tutto – dalla
musica all’arte fino alle iniziative sociali
–, ma con l’intenzione di proporre soluzioni costruttive”.
c.l.
POLITICA
inchiostro n. VI pag 3
Un portafoto
realizzato in fimo
che rappresenta una
fatina da regalare
a tutti coloro che
vanno in pensione.
Disponibile
in diversi colori
e forme
Con l’uscita
al cinema dei film
su Biancaneve
vanno di moda
gli oggetti dedicati
ai Sette Nani.
Brontolo
si trasforma
in un ciondolo
Avete voglia
di gelato? Con
il fimo si può
gustare anche
una coppa alla
stracciatella. Tutti
i lavori sono
realizzati a mano da
Mary In Fimolandia
Vestire i panni del proprio supereroe è la tendenza dei ragazzi che hanno concorso al Comicon
Fuga dalla realtà: ecco i Cosplay
Parla Gabriella Orefice: “Se non lo vivi non puoi sapere di cosa si tratta”
di Chiara Di Tommaso
Da piccoli sognano di diventare come i loro idoli dei cartoni
animati. Calciatori professionisti, come l’attaccante Holly e
il portiere Benji, oppure giocatrici di pallavolo come Mila.
Senza trascurare l’idea di vivere una storia d’amore come
quella tra Sailor Moon e Milord. Dopo i compiti, aspettano
con ansia il pomeriggio per guardare i loro cartoni preferiti
alla televisione. Un appuntamento imperdibile perché unico. Internet e lo streaming sono ancora lontani.
Così è cresciuta la nostra generazione, ragazzi e ragazze tra
i 20 e i 30 anni che guardano al futuro ma rimangono ancorati al passato. Moderni Peter Pan alla ricerca di un lavoro
che non c’è.
Oggi li ritrovi sul web. Esprimono le loro idee in 140 battute
di un tweet, esplicano i propri stati d’animo su facebook,
chattano per ore, si sfidano in giochi on-line e si organizzano per le uscite. Usano il cellulare come un puro contenitore
di applicazioni limitando la sua funzione base, quella di comunicare a distanza.
Alcuni giovani sono rimasti affascinati nel corso degli anni
dal mondo dei manga. Leggono e collezionano fumetti.
Scrivono fanfiction, opere create dai fan partendo dalla storia originale, sul modello dei racconti di Sherlock Holmes.
Ogni anno li ritrovi al Comicon, il Salone Internazionale del
fumetto di Napoli, giunto alla XIV edizione. Sono vestiti in
modo strano, hanno parrucche e lenti a contatto colorate.
Portano con sé oggetti ingombranti e pesanti, ma non sentono la fatica. Sembrano posseduti da un’anima che non è la
loro. Si definiscono cosplay, una tendenza partita dal Giappone negli anni ’90 ma il cui nome deriva dalla contrazione
delle parole inglesi ‘costume’ e ‘play’. Il termine indica tutte
le persone che interpretano e indossano i vestiti dei personaggi dei manga o degli anime. Il trend si sta diffondendo
tra i più giovani e trova riscontro nel numero crescente di
partecipanti alla gara dedicata ai cosplay. Tra i giurati del
concorso di quest’anno, che si è tenuto alla Mostra d’Oltremare durante il Comicon, c’è Gabriella Orefice, 27enne napoletana vincitrice di numerosi premi come miglior costume, miglior interpretazione e miglior gruppo. Il suo nome
d’arte è Mogu Cosplay. La pagina facebook a lei dedicata conta più di 5 mila fan. Con Gabriella cerchiamo di capire cosa
spinge sempre più persone a vestirsi come i beniamini dei
cartoni animati. “Ho iniziato la mia avventura di cosplayer
durante il Comicon del 2006 interpretando il Moguri (una
razza di animaletti presenti nella saga di videogiochi di Final
Fantasy). Da lì mi si è aperto un mondo. Ho conosciuto tantissime persone con cui condivido questa passione. Internet
ci serve per rimanere in contatto e darci appuntamento per
le diverse fiere del fumetto sparse per tutta Italia”. Luoghi di
ritrovo reali in un mondo ormai virtuale. La scelta del personaggio da interpretare è complessa e richiede una attenta riflessione. “I personaggi vengono sempre scelti per due
caratteristiche, il costume e il carattere. Si può scegliere un
personaggio che rispecchi la propria personalità o sceglierne
qualcuno opposto solo per il divertimento di essere per un
giorno diversi”. Un po’ come a Carnevale dove tutto veniva
sovvertito e ci si lasciava trasportare dai piaceri e dalla voglia
di scherzare. Ma qui vengono spesi soldi e tempo. “Metto da
parte tutto quello che posso per comprare stoffe migliori e
materiali più innovativi. Mi dà soddisfazioni creare da sola,
cucendo, i miei abiti. E’ un piacevole passatempo”. Perfetta
sintesi della frase di John Lennon: il tempo che ti piace perdere non è sprecato. Gabriella è laureata in architettura e sta
per specializzarsi in arredamento. Il suo è un passatempo da
associare allo studio. “In passato ho visitato il Giappone grazie a un concorso su un forum creato dall’associazione culturale Ochacaffè. Sono stata ospite di una famiglia di Kyoto
ma una volta arrivata lì la mia attenzione si è rivolta alla città,
alle persone e alla loro cultura. A febbraio sono stata alla
convention per cosplay TnT in Messico, mentre a luglio sarò
a Parigi come team rappresentante l’Italia durante l’european cosplay gathering del Japan Expo. Speriamo di portare a
casa un premio…”. Un importante riconoscimento per lei e
per tutti i cosplay spesso visti con diffidenza dagli altri. “Ci
sono persone che non capiscono il mondo dei cosplay e pensano sia una perdita di tempo. Chi lo considera un lavoro,
ma le uscite superano le entrate, e chi pensa che siamo tutti
dei sociopatici. Ma se non lo vivi non puoi realmente sapere
di cosa si tratta”.
Gabriella Orefice si traveste da Dragon Mist e da altri personaggi di videogiochi e fumetti
Cresce il numero di siti dedicati a questo materiale, protagonista con tavoli e stand in tutte le fiere
Arrotondare la paghetta si può: la moda degli oggetti in fimo
Torte colorate che sostituiscono le bomboniere, gioielli dalle forme più disparate, cerchietti, spille e portachiavi. Sono solo alcuni degli oggetti che erano presenti negli stand e nei tavoli del Comicon. Caratteristica
comune è il materiale con cui sono fatti: il fimo. Una
tendenza sempre più diffusa tra i giovani napoletani
che arrotondano la paghetta lavorando questa pasta
sintetica termo indurente facilmente modellabile. Basta un po’ di fantasia e un normale forno (la cottura
è a 110 gradi) per ottenere oggetti originali e unici.
Orecchini a forma di pan di stelle o di barretta kinder,
ciondoli con il gelato di MacDonald’s e persino presepi. Girando su youtube spiccano i diversi video-tutorial
TENDENZE
inchiostro n. VI pag 4
che insegnano come lavorare il fimo. Il più ricercato è
quello che spiega come creare una torta, con circa 112
mila visualizzazioni.
Non esiste solo questo materiale. Sono in commercio,
a prezzi più bassi, pannetti di cernit, sculpey e prosculpt. Per un panetto di 56g di fimo il costo medio
è di 2 euro e 20 centesimi, ma su alcuni siti internet
come Alchemian e Fimosoft si trovano anche a 1 euro
e 70. Il costo delle creazioni invece si aggira intorno ai
15 euro. Un affare per chi li crea.
Lo sa bene Maria Teresa Liccardo, 25enne di Calvizzano, che sta per specializzarsi in comunicazione
pubblica e d’impresa. Realizza oggetti che promuove
attraverso la sua pagina facebook ‘Mary in fimolandia’.
“Ho iniziato per caso, una mia amica di Firenze mi
ha parlato di questo materiale ed è nata la curiosità di
provare”. E’ un’attività che l’ha resa famosa all’università ma che non le ha permesso di avere uno stand al
Comicon. “I prezzi d’affitto sono troppo alti e partecipano solo i leader di mercato. Sarebbe un buco nell’acqua”. C’è anche chi crea oggetti in maniera superficiale. “Spesso mi capita di vedere creazioni davvero poco
precise a prezzi molto alti”. Convenienti si, ma per chi
li realizza.
c.d.t.
Ogni anno il cinema
Academy Astra
di via Mezzocannone
propone un ciclo
di documentari,
alle cui proiezioni
sono spesso presenti
gli autori. Il prezzo?
Solo due euro
Nelle aule di
Palazzo Corigliano,
nel centro storico
di Napoli, i ragazzi
dell’Orientale
organizzano da
anni un cineforum
autogestito con
ingresso gratuito
In piazzetta Nilo
l’associazione
culturale Hde ospita
eventi di ogni tipo,
dai corsi di scrittura
creativa alle
proiezioni, fino
ai dibattiti su temi
di attualità
I ventenni preferiscono i megastore come Fnac e la Feltrinelli ai musei e ai luoghi di dibattito
Ai giovani piace la cultura
se parla la loro “lingua”
L’arte si veste di modernità per coinvolgere la generazione di Internet
di Dario Marchetti (@dario_marchetti)
“No, il dibattito no!” Così, nel 1976 un personaggio del film
“Io sono un autarchico” di Nanni Moretti fuggiva impaurito
da uno scantinato buio dove si era appena svolto uno spettacolo teatrale. Da quel momento la frase è entrata nell’immaginario collettivo, simboleggiando il rifiuto del confronto
e della partecipazione attiva da parte del pubblico.
Nel 2012, a quasi quarant’anni di distanza, le cose non sono
poi così diverse. I giovani di oggi vedono i luoghi di cultura
come qualcosa che appartiene al passato, estraneo alla propria generazione. Preferiscono frequentare i megastore dove
accanto alla letteratura si possono trovare musica, tecnologia
e fumetti. Secondo Chiara Pavolini, responsabile eventi de La
Feltrinelli di Napoli, le nuove generazioni “mostrano interesse per gli showcase di musica leggera, gli incontri sul fumetto
e sul cinema. Alla presentazione dell’ultimo libro di Baricco
– spiega - erano in fila oltre duecento persone, di cui la maggior parte aveva tra i venti e i trent’anni”. Fatta eccezione per i
cinema e i cineforum, che unendo cultura e spettacolo riescono a mantenere ancora una certa attrattiva, gli altri luoghi di
confronto e dibattito, come ad esempio l’Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici, vengono regolarmente disertati. Ma se la
cultura piange, l’arte non ride.
Nonostante i tesori della città, i giovani napoletani sembrano
aver perso di vista l’arte, fino a farla quasi scomparire dalle loro priorità. Agli occhi di chi vive in un mondo sempre
più veloce, interconnesso e multimediale, i musei appaiono
come luoghi noiosi, incapaci di generare curiosità e nuovi stimoli. Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale, quello
di San Martino: basta fare un giro in questi musei per rendersi conto che la maggior parte dei visitatori ha dai quarant’anni
in su.
La rottura tra giovani e arte è dunque da considerarsi insanabile? Non proprio.
A riconferma della proverbiale tenacia napoletana, alcuni
Grande successo
per gli esperimenti
di Madre e Pan
musei di arte contemporanea hanno saputo reinventarsi trasformandosi in un luogo nuovo, inedito, dove le atmosfere
della discoteca e del lounge bar incontrano quelle della galleria d’arte e della libreria. Basta guardare all’esperimento del
Madre, che fino a poco tempo fa organizzava con successo
serate aperitivo dove alle performance dei dj seguivano le proiezioni di cortometraggi e lungometraggi. Oppure al Pan, un
museo che con esposizioni tematiche molto vicine ai gusti
delle nuove generazioni ha riscosso un buon successo: dalla
mostra-evento sul rock’n’roll fino a quelle dedicate a Tex o
Diabolik, ma non solo. Insomma, se i musei di Napoli parlano il linguaggio della modernità, l’attenzione dei giovani
si riaccende istantaneamente. Come è successo per “Urto!”,
un collettivo indipendente di artisti, critici e operatori culturali che dal 7 marzo 2011 si è insediato nei locali del PAN: la
loro mostra “Oltre la paralisi” è stata visitata da più di 1500
persone in tre settimane, per la maggior parte tra i venti e i
trent’anni. “Sono rimasto stupito dalla partecipazione dei ragazzi – spiega Lorenzo Mantile, curatore della mostra -. L’arte
contemporanea richiede una solida base culturale e a causa di
ciò viene spesso considerata elitaria. Invece tra i nostri visitatori c’erano ragazzi di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali:
erano attirati dai linguaggi artistici vicini alla loro quotidianità, come quello della videoarte”. In uno scenario di crisi generale, dove i fondi per la cultura vengono tagliati ogni anno
di più, gli ostacoli sono tanti anche per chi l’arte la mette in
mostra. Come Enrico Tomaselli, anche lui parte del collettivo
“Urto!” e art director del video festival Magmart. “Il successo
di ‘Oltre la paralisi’ è stato un evento raro nel panorama partenopeo. A Napoli non si è mai realizzato un sistema capace
di coinvolgere attivamente la città ed il territorio - spiega Tomaselli -. Il fatto che oggi la questione culturale sia interesse
esclusivo degli addetti ai lavori è una delle conseguenze di
questo modello. Da questa crisi può e deve avviarsi un processo di rinascita”. Altrimenti, come a Casoria, l’arte rischia
di finire in cenere.
Da oltre dieci anni il primo multisala del Sud Italia offre sconti e iniziative per gli studenti
Modernissimo, il cinema di quartiere che diventa luogo d’incontro
“Lo zoccolo duro della nostra
clientela sono i giovani”.
Gerardo de Vivo, direttore
del cinema Modernissimo,
non ha dubbi. Da quando nel
2006 è arrivato alla guida del
multisala situato nel cuore
del centro storico, de Vivo ha
dato molta importanza alla
comunicazione con le nuove
generazioni.
“Siamo stati i primi, dieci
Gerardo De Vivo
anni fa, ad avviare la campagna promozionale per i giovani studenti: il mercoledì
e il giovedì basta presentare il libretto universitario per
vedere un film al modico prezzo di 4 euro. Ma non si
tratta solo dello sconto, perché quei giorni diventano una
occasione di incontro e di scambio, un modo per vedersi.
I ragazzi, qualsiasi sia il loro ambiente sociale, sanno che
al Modernissimo possono trovare un film di loro gradimento, dato che cerchiamo di fare una programmazione
più varia possibile, che vada dal film d’autore al blockbuster americano”.
Ci sono altri cinema, spesso moderni multiplex, che offrono questo tipo di sconti. Come fate a mantenere alta
l’attenzione dei giovani e convincerli a scegliervi rispetto dati, in un momento di crisi economica nera noi stiamo
resistendo, anche grazie alla fedeltà dei nostri clienti. Il
alla concorrenza?
“Dietro la riduzione del biglietto non c’è solo il discorso Modernissimo non è solo un luogo di intrattenimento,
di mercato, ma anche di fidelizzazione del cliente. Ab- ma anche di incontro culturale e sociale: un cinema che
biamo tante iniziative per comunicare coi nostri clienti, ascolta. Ogni giorno ci rapportiamo e ci confrontiamo
coninchiostro
la complessità
Napoli. Qui passano sia i giovani
dalla mod-card alla newsletter. Dialoghiamo moltissimo
CULTURA
n. VIdipag
anche e soprattutto su Facebook, dove abbiamo due pa- universitari che i ragazzi5 delle zone più degradate; credo
gine per un totale di ottomila contatti. La risposta dei sia importante che queste realtà si confrontino, vengano
ragazzi in questo senso è formidabile: a volte abbiamo annunciato un evento il giorno
prima, e la partecipazione è
scattata in massa. Quando le
iniziative sono ben organizzate, basta utilizzare i canali
di comunicazione moderni
per ricevere un riscontro immediato.”
Queste iniziative vi hanno ripagato? Cosa vi rende diversi
dal resto dei cinema?
“Nel primo trimestre del 2012
abbiamo registrato un buon andamento: certo, il cinema a contatto. Siamo un cinema “di quartiere”, fortemente
è un mercato fluttuante, perché dipende sempre dai film legato al territorio. Senza Napoli non esisterebbe alcun
d.m.
che arrivano in programmazione. Ma volendo stare ai Modernissimo”.
CULTURA
inchiostro n. VI pag 5
Il cocktail preferito
da Hemingway è di
origine cubana. Il
mojito nasce molti
anni fa dall’idea
del barman Attilio
De La Fuente di
L’Avana. E’ tra i più
richiesti dai giovani
Il Negroni fu ideato
dall’omonimo conte
che, stanco del
solito aperitivo,
sostituì il seltz con
del Gin, in onore
dei suoi ultimi
viaggi londinesi
Il Cuba Libre nasce
per festeggiare
l’indipendenza
di Cuba dalla
Spagna, ottenuta
con l’aiuto degli
Usa. Coca-cola e
rum mescolati per
unire i due Paesi
Dalle discoteche alle cornetterie: viaggio alla scoperta dei luoghi “cool”
Generazione baretti, il
I gusti, le preferenze e i locali
dei ventenni napoletani
di Barbara Fiorillo (@BarbaraFiorillo)
Provate a chiedere a qualche ragazzo dove va di sera per
divertirsi. La risposta sarà una sola: ai baretti. E’ questo il
leitmotiv della generazione dei giovani napoletani tra i 20
e i 30 anni. Le serate del venerdì, sabato e domenica, le trascorrono passando da un bar all’altro, seguendo una sorta di
itinerario prestabilito. La movida napoletana è nella zona di
San Pasquale a Chiaia, per i vicoletti in cui sorgono piccoli e
accoglienti locali. Il cicchetto è il leader indiscusso delle serate notturne dei giovani: un bicchierino di liquore o di qualsiasi altro alcolico da mandare giù tutto d’un fiato insieme
agli amici. Dal più richiesto “Rum e Pera” al “Cervelletto”
(Granatina, Cointreau, Bayles), passando per “Tequila, sale
e limone”: il “chupito” più folkloristico tra quelli proposti
dai barman.
La vita nella zona dei baretti inizia con l’aperitivo delle 18.00
per prolungarsi fino a notte fonda. Tra una sigaretta, una
risata e un sorso di cocktail i ragazzi di Napoli programmano la serata. Chi non ha mai fatto tappa allo “Smove” per
“l’aperitivo cool”? Il locale è considerato il meeting point per
eccellenza. E’ un disco bar a 3 piani dove si può sorseggiare
drink in compagnia e ascoltare musica dal vivo.
Se il venerdì e la domenica sono soprattutto i giovani tra i
25 e 30 anni a bazzicare per i vicoletti della riviera di Chiaia,
il sabato sera la zona dei baretti diviene la patria dei giovanissimi.
Stradine strette e caratteristiche, lampioncini che illuminano i vicoli con luci soffuse, localini ultra chic e superaffollati
di giovani che, tra una chiacchiera e l’altra, trascorrono le serate ascoltando musica e bevendo qualcosa insieme. Questa
è la fotografia del quartiere Chiaia quando parte la movida
notturna. “Andare ai baretti” vuol dire sostanzialmente sfilare su e giù perdendosi in questi vicoletti, così angusti ma
così ambiti dalla Napoli bene. E’ lo struscio di ragazzi ben
vestiti e ordinati del tutto opposti rispetto a quelli del centro
storico. Sono tanti i baretti che si affacciano sulle zone di via
Chiaia, via San Pasquale e vico Belledonne. C’è il “Kiki Bar”,
un locale ultra chic, che con le ultime hit da discoteca e i
drink di tendenza proposti, rispecchia perfettamente i suoi
frequentatori: ragazzi tra i 20 e i 25 anni. Di fronte troviamo
“Nais”, un locale piccolo, originale e sempre pieno, in cui
si mescola divertimento e cultura, dove si possono leggere
libri ma anche bere e ascoltare musica in compagnia. Se
ci spostiamo di poche decine di metri, in vico Belledonne,
troviamo il rinnovato “Chandelier” che offre aperitivi gustosi e particolari. Pasta, insalate, crostini, rustici, verdure,
stuzzichini e drink di ogni
genere accompagnati da
musica chillout come sottofondo. E’ questo quello
che offre il locale già a partire dalle 6 del pomeriggio.
Poco più avanti c’è il “66
Fusion Bar”, un discobar
su due livelli, forse il più
gettonato dai giovanissimi.
Proseguendo arriviamo al
“Seventy chill out & lunge
bar”, locale sempre ben
frequentato anche nei primi giorni della settimana
con un target over 40. Per
chi invece volesse qualcosa
di più movimentato c’è il
disco club “Occhi Occhi
Oh”. Un locale posto su
due livelli con un’area dedicata alla degustazione di
vini, rum e spritz, ma anche una pista da ballo dove
Una serata all’Arenile Reload. I giovani si scatenato sulla pista da ballo di uno dei locali più famosi e frequ
potersi scatenare: è un vero
e proprio ritrovo “fashion”.
tre ad offrire caffè, drink e piatti tipici, è sede di frequenti
E’ il locale rivelazione di quest’anno soprattutto per i giovani incontri letterari, mostre di arti visive, concerti e letture di
tra i 25 e 30 anni che il venerdì sera affollano la sala da ballo. poesie.
Continuando il nostro tour per i locali della movida napole- Lo “Swig” di Piazza Amedeo con i suoi cicchetti ad 1 euro, e
tana arriviamo al centro storico, l’altro luogo di ritrovo dei il “Bar Di Lauro” su via Coroglio, con la sua varietà di drink
giovani. E’ questa la patria degli anticonformisti e studenti a 2,50 euro, sono, invece, i principali luoghi di incontro dei
che si radunano per bere una birra, fumare e parlare dell’ul- giovani prima di entrare in qualche discoteca e scatenarsi
timo esame fatto. Via dei Carrozzieri, tra piazza del Gesù e in pista. E’ l’Arenile reload di Bagnoli ad essere la “regina”
via Monteoliveto, è la strada in cui si trovano, uno dietro l’al- indiscussa del sabato sera. Il locale, circondato dagli ex statro, numerosi baretti, pizzetterie e kebabbari che offrono a bilimenti dell’Italsider da una parte e dal mare dall’altra, è la
soli 2 euro cicchetti e cocktail di vario genere. Da “Mamamu meta più ambita dai giovani napoletani amanti della musica
Bar” con pochi euro, musica live e un’ampia scelta di drink, commerciale e del revival ‘70/’80. La mattina, nel periodo
puoi trascorrere una piacevole serata con amici. Mentre per estivo, funziona da stabilimento balneare, la sera si trasforgli amanti del reggae il locale più adatto è il “Kinki Bar”, un ma in un locale polifunzionale con due grossi bar e due piste
angolo di Jamaica nel cuore di Napoli. Da qui la strada per da ballo. Se il venerdì è dedicato alle serate a tema (reggae,
raggiungere gli altri locali è breve.
hip hop e musica elettronica) e il sabato alla musica comUn punto di ritrovo per coloro che vogliono coniugare cul- merciale, la domenica, durante la stagione estiva, diventa il
tura e divertimento è il “Kestè” nei pressi di piazza San Gio- ritrovo degli amanti dell’ “aperitivo”. Centinaia di giovani,
vanni Maggiore: un locale che unisce arte, musica e impe- a partire dalle 19.00, si incontrano all’Arenile per bere un
gno nel sociale. Anche il “Caffé Letterario Intra Moenia” di drink in compagnia e godersi lo spettacolo del tramonto
Piazza Bellini, rinomato centro di divulgazione culturale, è seduti di fronte al mare. Con l’arrivo dell’estate riaprono i
un richiamo per artisti e giovani appassionati di arte. Ol- locali sul litorale partenopeo, mentre quelli invernali vanno
TOP FIVE PAROLE
TOP FIVE LUOGHI
1- Facebook
2- Ti aggiungo
3- Università
4- Caffè
5- Lavoro
1- Lo Smove
2- Lo Chandelier
3- Il Kesté
4- L’Arenile
5- Il Ciottolo
DIVERTIMENTO
inchiostro n. XI pag 6
Quattro luoghi simbolo della movida napoletana. Da sinistra verso destra
il disco club “Occhi occhi oh”, l’ingresso del “66 Fusion Bar”, il “Nabilah”
durante un pool party e infine l’aperitivo allo “Chandelier”
Il B-52 è composto
da liquore al caffè,
Bayles e Brandy. La
sua particolarità sta
nella diversa densità
degli ingredienti,
che rimangono
separati tra di loro
“Cena con delitto”:
un mix di
spettacolo, gioco di
ruolo e cucina. Le
squadre si
sfidano per
trovare il colpevole
del delitto inscenato
Cenare all’insegna
del divertimento,
tra uno sfottò
e una risata. Alla “a’
Parolaccia” i
camerieri a ogni
piatto servito si
prendono gioco
degli ospiti
della gioventù partenopea, tra alcol a basso costo e tanta musica
cuore della notte è qui
Nasce a Napoli la “mo’vida differente”
uentati della città.
in letargo. Il primo finesettimana di maggio è quello più atteso
dell’anno. Finalmente si inaugura la stagione estiva. La temperatura sale, il tempo migliora e le giornate si allungano. Si passa
dal chiuso all’aperto, dall’inverno all’estate. I locali sono pronti a
ripartire con un programma ricco di eventi.
La maggior parte di queste strutture si affacciano sulla costa.
E’ quella di Bagnoli a fare da padrona su tutte le altre. Ospita le
discoteche più frequentate dalla movida napoletana. Il “Voga”,
il “Riva” e il “Tonga” sono lidi molto grandi che il sabato sera
diventano il ritrovo di tantissimi giovani che vogliono ballare,
gustare cocktail all’aperto e perché no, fare una passeggiata in
riva al mare. Se ci spostiamo verso la zona del Fusaro troviamo
il “Sohal Beach”, famoso per i suoi “happening” della domenica,
e il “Nabilah”, il must del venerdì sera.
Una tappa quasi obbligata della vita notturna napoletana è il momento del cornetto all’uscita dai locali. Chi non si è mai fermato
da “il Ciottolo” al Vomero o dal “Bar Tico” a Fuorigrotta per
gustare con gli amici un cornetto caldo o una pizzetta prima di
ritornare a casa alle prime ore del mattino? Sono tanti i giovani
che, dopo aver trascorso la serata insieme, affollano i bar e le
cornetterie notturne di Napoli.
Dopo il successo delle serate-evento del 20 e del 27 aprile
al “lounge bar Flame” in via Aniello Falcone, continua la
campagna “Mo’vida differente”. Si tratta di un’iniziativa
frutto della collaborazione tra Comune di Napoli e
Asia per promuovere un divertimento intelligente ed
ecosostenibile nei locali napoletani. Sensibilizzare i
giovani sui temi della raccolta differenziata e dell’uso
consapevole dell’alcol è lo slogan del progetto rivolto
a tutti i gestori dei locali della movida partenopea.
L’amministrazione comunale invita i gestori dei locali
pubblici ad aderire all’iniziativa e a organizzare serate
dedicate non solo all’educazione del bere responsabile
ma anche al rispetto dell’ambiente e alla raccolta differenziata. Per l’occasione verrà
anche predisposto un servizio extra di raccolta dei rifiuti. I locali potranno proporre le
loro iniziative che verranno vagliate dal Comune di Napoli. Nel caso del “Flame”, ad
esempio, il proprietario del locale ha offerto una bibita in omaggio a chiunque abbia
portato sei bottiglie già pressate e pronte per essere riciclate. Il locale è stato, infatti,
fornito di due contenitori della capacità di 360 litri per la raccolta di bottiglie di plastica.
Questo progetto integra due diverse campagne di sensibilizzazione: quella promossa dal
Comune di Napoli, “Drink no Drunk”, che ha l’obiettivo di combattere l’abuso di alcol, e
quella dell’Asia “-rifiuti+adesioni” che si propone di ridurre i rifiuti presenti nelle strade di
Napoli.
b.f
Dal centro alla periferia: la musica live emigra
Nel 1978, dalla Gran Bretagna i Rainbow urlavano “lunga vita al rock’n’roll!”. Nel 2012, a Napoli, la musica dal
vivo attraversa una fase difficile, sia per chi suona che per chi ascolta.
Negli ultimi anni i palchi della città si sono ridotti sempre più, fino a ridursi ai pochi locali validi ancora oggi attivi, come il Mamamù, in via Sedile di porto, o la Galleria19 di via San Sebastiano, dove per assistere a un concerto
bastano tra i 7 e i 15 euro, a seconda dell’artista in locandina.
Al Perditempo di Piazza Dante, un incrocio tra un locale, una libreria e un negozio di dischi, le esibizioni dal vivo
di gruppi emergenti o di progetti di musica sperimentale sono quasi sempre a ingresso libero: consigliabile, ma
non obbligatorio, accompagnarle con un drink.
Resiste ancora il Rock Cafè in zona Chiaia, un piccolo e storico locale che da più di dieci anni permette a chiunque, anche ai più giovani e inesperti, di provare il brivido del palco; l’unico neo è che spesso per assistere al live
bisogna consumare qualcosa.
Molto frequentati anche il Doria83 e il Cellar Theory al Vomero, capaci di offrire artisti dal vivo di livello nazionale per pochi euro. Ultima, ma non per importanza, la Casa della Musica a Fuorigrotta: dai Verdena al Teatro
degli Orrori, da Caparezza a Marracash, la struttura ospita artisti di tutti i generi a prezzi competitivi. Ma se le
occasioni per gli ascoltatori non mancano, le cose vanno decisamente peggio per chi vuole portare in giro la
propria musica: per riuscire a ottenere una sola data in questi locali bisogna prima di tutto suonare generi ben
determinati ma anche avere le giuste conoscenze.
In caso contrario c’è poco da fare. A Napoli sembra mancare una cultura della musica dal
vivo, almeno per quanto riguarda gli artisti giovani ed emergenti della scena underground.
L’attenzione dei gestori di locali e dei promoter si focalizza su pochissimi generi musicali facilmente “vendibili”, trascurando completamente i musicisti alternativi, lontani dalle
mode del momento.
In un panorama asfittico non manca fortunatamente qualche boccata d’ossigeno. Così va
interpretata la rassegna musicale organizzata dall’associazione Campania Collective all’interno del Centro Commerciale Campania. Qui per la prima volta è stato organizzato un
ciclo di quattordici concerti completamente gratuiti – sono infatti gli stessi negozi a versare
una retta per coprire il cachet degli artisti – che hanno permesso di trasformare quello che
tradizionalmente viene considerato un non luogo in un punto di incontro e, soprattutto,
di ascolto. In occasione delle esibizioni di Dente e Brunori Sas, cantautori solitamente
considerati distanti dai grandi numeri del mainstream, è stato possibile vedere nel centro
commerciale di Marcianise migliaia di spettatori di ogni età, dal ragazzino scapestrato al
quarantenne cultore della musica di nicchia.
d.m. & l.n.
MUSICA
inchiostro n. XI pag 7
Le principali
organizzazioni Lgbt
campane sono
in disaccordo per
il prossimo gay
pride. Salerno può
soffiare l’evento
a Napoli
A Napoli il
convegno
“Sessualità e diritti
Lgbt”. L’evento
è stato organizzato
dal dipartimento di
Sociologia
della Federico II
L’Accademia è una
delle principali
discoteche
partenopee
che organizzano
serate dedicate
agli incontri per i
giovani omosessuali
Tra violenze e pregiudizi i ragazzi lottano per affermare l’identità sessuale in una realtà ostile
I gay di Napoli
alla ricerca
della libertà
Le storie di chi vive ogni giorno l’omofobia
di Francesco Di Somma
Informazione pubblicitaria
Hanno una vita comune a quella degli altri coetanei ma
la loro sfera privata è spesso tenuta riservata. Sono i ragazzi omosessuali di Napoli che vivono portando una
maschera. Sono in pochi a vivere liberamente la propria
identità sessuale, una scelta che a volte ha un prezzo alto.
Lo testimoniano i continui episodi di violenza e discriminazione.
Piazza Bellini ore 22:00. Molti giovani popolano la zona,
tipico ritrovo di ragazzi non eterosessuali. Alcuni scambiano qualche effusione in libertà, lontano da sguardi indiscreti di persone che ne risulterebbero infastidite.
Luca appare molto timido ma ha voglia di raccontare la
sua esperienza. Si dice sofferente per le prese in giro dei
compagni di classe. Ha 17 anni e racconta che alcuni
compagni di scuola gli hanno bucato le ruote del motorino. Aveva da poco fatto outing con i suoi migliori amici.
Proprio alcuni di loro lo hanno tradito, deluso e osteggiato.
“I ragazzi gay di Napoli - dice Luca- hanno molte difficoltà a vivere liberamente la loro identità sessuale a causa di
una cultura popolare radicata nel nostro Paese che vede
con fastidio e ostilità l’omosessualità”. Si ritrovano perciò
in luoghi specifici dove possono avere comportamenti
più naturali senza incorrere in pericoli o in fastidi.
Le zone della città più frequentate sono le strade del centro storico, in particolare, piazza Bellini, via Monteoliveto
e strade limitrofe. Per un divertimento specifico prediligono serate in discoteca appositamente riservate a loro
nelle quali guardare un ragazzo dello stesso sesso non
rappresenta uno scandalo.
Serate gay sono diffuse sul territorio. A Napoli l’Accademia e l’Arenile ospitano spesso tali eventi. Ai ragazzi
però non servono solo luoghi di divertimento dove essere tranquilli, avrebbero bisogno di vivere la loro identità
sessuale anche alla luce del sole. I gay non sono solo
coloro che fanno parate e partecipano ai pride, sono anche individui che vivono la realtà quotidiana della città.
Sono poche le persone che accettano serenamente questa
situazione. Luisa, una ragazza di 18 anni eterosessuale,
racconta di avere un caro amico che le ha confessato di
essere interessato ai ragazzi: ”L’ho accompagnato a ballare in discoteca alla serata gay. Mi sono sentita a mio
agio in un contesto dove non avvertivo diversità. Ho visto
ragazzi simpatici con voglia di divertirsi e stare insieme.
E’ stato divertente condividere questa esperienza”.
La città offre anche luoghi dove si ritrovano persone che
cercano esclusivamente il mero rapporto sessuale.
Ad Agnano la zona antistante l’ippodromo è frequenta-
www.runradio.it
SOCIALE
inchiostro n. XI pag 8
ta da giovani che si prostituiscono o si concedono con
faciltà.
A Napoli un punto di riferimento per i ragazzi non eterosessuali è il gruppo dei “FreeLovers” che organizza e
promuove eventi e serate il cui scopo è creare luoghi di
aggregazione dove chiunque possa sentirsi libero.
Al giovedì l’appuntamento coi “FreeLovers” è in birreria.
La serata è organizzata presso l’Antica Birreria nei pressi
dell’Edenlandia.
Non c’è, dunque, solo la serata in discoteca. Napoli offre
spazio anche alla riflessione attenta sulla tematica omosessuale.
Il 19 e 20 aprile si è tenuto il convegno “Sessualità e diritti Lgbt” presso la Brau, la Biblioteca di Ricerca di Area
Umanistica, che ha sede in piazza Bellini.
Il dibattito ha avuto una certa rilevanza suscitando anche l’interesse del presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, che ha inviato un messaggio alla segreteria
del convegno sottolineando il proprio apprezzamento per
l’iniziativa.
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Sempre più giovani
coppie utilizzano
oggetti stimolanti
per rendere
più eccitanti i loro
rapporti. Un kit
durex si può trovare
online anche a 40
euro
Con la crisi
i napoletani
hanno abbandonato
i motel preferendo
fare sesso in auto.
E’ quanto emerge
da una ricerca
del quotidiano
inglese
“The Independent”
Youporn, uno dei
più popolari siti di
video porno caricati
dagli utenti, genera
gran parte
del traffico dati
di internet. Ogni
giorno più di 100
milioni di visite
Boom per i portali online di incontri: solo a Napoli gli iscritti sono più di centomila
Sesso a prova di Cam(asutra)
Da Badoo a Chatroulette, tra i giovani domina l’erotismo virtuale
I siti che stanno rivoluzionando l’approccio sessuale tra i ventenni
suali. Il suo successo in Italia è stato favorito
da un servizio de “Le Iene”, programma satirico sui canali Mediaset, che ha dimostrato
Ha i capelli lisci. Lunghi fino alla cintola.
come in videochat si incontrano più persone
Questa 30enne napoletana sembra una radedite all’autoerotismo che nuovi amici.
gazza normale a giudicare dalla foto che
A Napoli il format ha avuto successo. Diappare sul suo profilo. Non c’è traccia del
gitando “chatroulette Napoli” su Google
suo nome, ma su Badoo, popolare social
otteniamo ben 280.000 risultati. Sono per
network creato per fare nuove conoscenze,
lo più cloni del portale americano: non ne
si fa chiamare “spleen”. Sfogliando le altre
riprendono solo le finalità, ma anche l’interfoto, sembra molto disinibita: primi piani
faccia grafica.
con vestiti scollati che la coprono a stento.
Ma come avvengono gli incontri sul portale?
Che cosa cerca su Badoo? La risposta si legProviamo ad entrarci quando l’oroge chiaramente nell’apposito spalogio segna la mezzanotte. Apriazio “cosa cerco”: “L’aspetto fisico
mo incuriositi uno dei primi link:
conta dieci per me; se siete cessi
appare una pagina graficamente
e/o sfigati evitate di contattarmi.
molto semplice, sfondo bianco
Risparmiate il vostro tempo!”- precon innesti azzurri e scarni sugcisa spleen. Qui Baudelaire non
gerimenti. Premendo il pulsante
c’entra molto e gli incontri hanno
“start” nella parte superiore la mefinalità precise.
taforica roulette inizia a girare, seLa dinamica è semplice: scorri i
lezionando il primo incontro e via
profili, selezioni la ragazza che più
via che si rifiuta la conversazione,
ti può piacere e mostri il tuo apgli altri. Tentando la sorte, ci si
prezzamento attraverso il pulsante
inoltra in un viaggio di perversio“like”. Poi come su altri social netni e richieste. Primo incontro: un
work più famosi, facebook e twituomo pelato, sulla trentina, nudo
ter, l’interazione sarà totale.
che si sta masturbando, chiede
E’ la generazione degli incontri
“sei, carino, cosa vuoi che faccia
2.0, per cui il romanticismo e le
Una ragazza fa nuove conoscenze sessuali su Chatroulette
per te?”. Per capire se questo atlunghe passeggiate sul lungomare
tempi di approccio. Capostipite dei siti per teggiamento è una costante non rimane che
sembrano un ricordo lontano.
Sempre più ragazzi si affidano a internet il cyber-sex è stato Chatroulette. Il portale premere il pulsante skip e ritentare la sorte.
per trovare l’amore, anche se qualcuno va in americano nasce con lo stesso intento di Ba- Situazione molto simile, poi vede che non
cerca solo di un’avventura, spesso sessuale. doo, ma nella rete, in cui tutto si trasforma ha davanti una donna, e si disconnette. TutQui entrano in gioco siti come Badoo, che attraverso i gusti degli utenti, Chatroulette to è già pronto, le persone sono già nude.
a Napoli può contare su una community di attraverso il tam-tam dei forum è diventato Non si incontrano solo uomini, ma anche
oltre 130.000 iscritti, tra uomini, donne e luogo d’appuntamento per esibizionisti ses- donne, con la webcam puntata sui propri gedi Natale Cassano (@cassanonat)
trans. Online crolla ogni barriera e inibizione, mentre rimaniamo nascosti dietro la maschera del nickname. Anche se continuiamo
a metterci la faccia: le nostre immagini. Con
la funzione foto private, lo scambio di foto
è più controllato: l’utente chiede l’autorizzazione per vedere l’album, così il proprietario
può scegliere a chi mostrare qualche scatto
più piccante.
Non è un caso isolato, la rete pullula di
esempi del genere. Videochat e webcam
hanno eliminato le distanze e dimezzato i
nitali. Chiedono che cosa vorremmo vedere.
Qui il sesso si consuma velocemente. Pochi
minuti e tutto si compie. Domina l’autoerotismo a distanza, non ci si tocca, non si
parla. Si scrive, si guarda, si immagina. E
quando tutto è finito si preme ancora una
volta skip, per cercare un altro momento di
eccitazione.
Dopo un po’ di tentativi appare anche una
coppia: nella descrizione si legge “offriamo
spettacolo”. Conclusi i saluti di rito anche
loro ripetono la domanda: cosa vorresti vedere? Hanno 27 anni lui e 25 lei. Poi solo
silenzio. Non vogliono parlare e iniziano a
fare sesso davanti alla webcam. Ansimano
e nessuno scrive, basta l’emozione di mostrare a tutti la propria sfera sessuale privata. Il sesso online si “gioca” così, come una
roulette. I tabù sono solo ricordi, mentre
cerchiamo nuovi limiti da superare. Non
importa chi o cosa vi sia oltre lo schermo,
basta sfidare se stessi.
“Io ho finito”, dice una ragazza bionda sulla ventina. “Ora ti lascio, cerco qualcun altro con cui divertirmi”. Preme skip e dà di
nuovo il via a questa infinita roulette della
sessualità estrema.
Siamo di fronte a un trend senza fine? E’ irreversibile il degrado di questi portali, nati
come luoghi di incontro virtuale? Forse no.
Francesca, che in rete si fa chiamare “nuvola”, stanca di richieste di sesso in chat, specifica le proprie intenzioni: “Voglio solo fare
nuove amicizie, niente malati di sesso”- riporta nell’apposito campo di ricerca. Come
lei centinaia di altri utenti lanciano un grido
disperato.
I luoghi dei giovani. Come è cambiato il rapporto con i genitori
“Stasera dormiamo a casa dei miei”
“E convincere i tuoi ad andare in vacanza, spedirli un
giorno al mare e farlo in ogni stanza”. Così cantano
nel 1997 i Negrita in “sex”. A distanza di 15 anni che
cosa è cambiato? Fare sesso a casa rimane una priorità, oltre che una comodità, per i ragazzi. E se il luogo
rimane lo stesso, cambiano invece gli atteggiamenti.
Se prima i ragazzi avevano paura di varcare la soglia
di casa della fidanzata per paura di incontrare il padre,
oggi sempre più spesso i genitori permettono anche
di dormire a casa . Con le dovute eccezioni: rari sono
i casi in cui i genitori permettono di violare la camera
della figlia mentre i padri con figli maschi sono più
accondiscendenti.
Cambiano i ruoli nell’epoca in cui la sessualità attraverso internet è sempre più sdoganata e cadono le
barriere genitore/figlio. Tanto che qualche familiare
compra i preservativi ai figli pur di evitare gravidanze
indesiderate: qualche anno fa era un tabù. Coloro che
invece, anche in tempo di crisi e Imu, possiedono una
seconda casa, magari fuori città, la trasformano nel
loro talamo d’amore, lontano dall’occhio indiscreto di
madri e padri.
In grandi città come Napoli, però, anche l’auto rimane
uno dei mezzi più utilizzati per dare sfogo ai bisogni sessuali. Come sempre si prediligono spazi aperti
e solitari, per unire privacy e atmosfera giusta. Esempio lampante è viale Raffaello: pochi lampioni e molti
alberi che creano l’atmosfera giusta a pochi passi dal
centro del Vomero. Anche lo stadio San Paolo di sera
è frequentato, ma stavolta non per seguire una partita
di pallone. Ci sono due sole aree di sosta all’interno
del tunnel che percorre lo stadio, ma non mancano comunque macchine che nelle ore notturne li occupano.
Chi si spinge fuoricittà, va a Bagnoli, principalmente a via Coroglio. E la presenza della discoteca Voga
nelle vicinanze non sembra intimorire i ragazzi che
vi si appartano. Se poi una strada non è abbastanza
spaziosa, c’è chi sceglie il vialone del parco Virgilia-
no a Posillipo. In città sono in pochi a non conoscerlo. Anche il comune di Napoli ha cercato di dare una
mano ai cosidetti “carlovers”, spesso vittime di rapine
notturne facilitate dalla tarda ora e dalla solitudine dei
posti. Tanto che si era progettato di adibire il parco
dei Quartieri Spagnoli a “parco dell’amore”: un luogo
sorvegliato dove i giovani potessero appartarsi liberamente. Evitando tante vittime come quella di Carlo
Cannacciavuolo, studente 27enne di Castellamare di
Stabia, freddato a settembre dello scorso anno nella
sua auto da due rapinatori che volevano derubare lui e
la sua fidanzata.
n.c.
SESSO
inchiostro n. XI pag 9
Il “Trx suspension
training” consente
di allenarsi
sfruttando il proprio
peso corporeo e la
forza di gravità, che
aiuta così a
sviluppare
equilibrio e forza
La kick boxe o kick
boxing è uno sport
da combattimento
che combina le
tecniche tipiche
delle arti marziali
orientali con i colpi
del pugilato
Lo spinning nasce
come preparazione
in luoghi chiusi
per il ciclismo su
strada. In seguito si
evolve diventando
un’attività aerobica
anaerobica per tutti
Grazie alle quote di iscrizione alla portata di tutti, il Cus e lo stadio Collana sono i più frequentati
Lo sport costa, correre è gratis
I luoghi, i prezzi e le opportunità per gli appassionati di attività fisica
di Walter Di Fiore (@wdifiore)
Giocare una partita di calcetto o di pallavolo, correre e
allenarsi quotidianamente: i giovani danno molta importanza allo sport nonostante siano distratti da conversazioni virtuali rese possibili dallo sviluppo di social network
come Facebook e Twitter e dal frequente utilizzo di telefoni cellulari.
Non sono pochi coloro che, per via della crisi, preferiscono una corsa sul pontile di Bagnoli vicino al mare oppure
lungo i viali della Villa Floridiana e del parco Virgiliano,
anziché fare del moto all’interno di strutture al chiuso e
a pagamento.
Praticare sport oggi costa molto.
Le cifre parlano chiaro: i giovani spendono tra i 400/500
euro annuali, a seconda della disciplina, per svolgere attività sportive.
Allo stesso tempo molti, tra i 20 e i 30 anni, frequentano
circoli privati, palestre e centri sportivi, dedicando parte
della giornata alla cura del corpo e all’attività fisica.
Quali e quante sono le strutture sportive nella nostra città
che danno possibilità di praticare sport?
Le più gettonate sono lo Stadio Collana e il Centro Universitario Sportivo (Cus). Il primo, nel centro del quartiere Vomero, nonostante offra all’interno della propria
struttura corsi di taekwondo, aikido, basket, scherma,
pallavolo, nuoto e corsi di danza, è soprattutto un luogo di ritrovo per i giovani che praticano l’atletica. Ogni
giorno la struttura accoglie centinaia di ragazzi che, tra
le 15 e le 21, svolgono allenamenti di atletica sia a livello
amatoriale che professionale.
Il fattore economico spinge i giovani atleti ad allenarsi in
questa struttura piuttosto che in altre.
La quota mensile è di 35 euro più il costo della quota associativa annua di 60 euro da versare all’Associazione
polisportiva dilettantistica Amatori atletica Napoli, che
gestisce il servizio. Spostandoci verso la zona periferica dalla città, tra Bagnoli e Fuorigrotta, l’altro punto di
ritrovo della Napoli sportiva è il Centro Universitario
Sportivo che promuove e sviluppa la pratica di tutti i
giovani, in particolare degli universitari.
Ragazzi tra i 20 e i 25 anni affollano durante la settimana i vari impianti della struttura.
Simile a un villaggio dello sport ospita al suo interno
due piscine, coperta e scoperta, una palestra polifunzionale, campi da tennis, di calcio a 5, una sala di scher- In alto le strutture del Cus, in basso la pista di atletica del Collana
ma, una sala pilates e una sala per le arti marziali.
Grazie al suo modesto tariffario, il Cus è un punto di
forza non solo per gli studenti napoletani ma anche per
i fuori sede ed Erasmus che non possono permettersi
cifre alte.
Il nolo di un campo di tennis per 50 minuti costa appena 10 euro, a differenza di altri centri sportivi come
il Rama Club, situato a Fuorigrotta, in cui per lo stesso
tempo di gioco la cifra si aggira intorno ai 15 euro.
Stesso discorso vale per il fitto di un campo di calcetto
dove il costo è di 60 euro, una cifra più bassa di altre
strutture.
Continuando la panoramica delle strutture in cui lo
anche salotti per incontri culturali, manifestazioni sciensport è di casa, impossibile non citare i circoli e i club
privati. Alcuni dei più importanti sono il Circolo Canot- tifiche, serate mondane, conferenze, corsi di ballo, di retieri Napoli, il Circolo Posillipo, il Virgilio sporting club citazione e di teatro.
e il Green Park tennis. Questi sono frequentati, per la L’attività sportiva non si conclude in queste strutture:
ogni settimana, migliaia di ragazzi si registrano e si iscrimaggior parte, da giovani professionisti.
L’iscrizione è più elevata rispetto ad altri centri d’aggre- vono in decine di palestre e centri sportivi di calcio, calgazione. Luoghi come il Posillipo o il Virgilio diventano cetto e tennis.
Come divertirsi e migliorare la forma fisica con movimenti di aerobica e danze afro-caraibiche
Dalla Colombia all’Italia, le ragazze scelgono lo Zumba Fitness
Palestra Pianeta Benessere. Ore 19.30. E’ ora dello “Zumba”. Non è una parolaccia ma una nuova
tipologia di fitness che attira centinaia di giovani,
soprattutto le ragazze, in molte palestre della città.
Una lezione di Zumba è caratterizzata dai ritmi e
movimenti della danza afro-caraibica, mixata con i
movimenti tradizionali dell’aerobica.
Il fenomeno della danza Colombiana è in continua
evoluzione, dai suoi umili inizi che risalgono al
2001 con Alberto Perez, ideatore della danza Zumba, fino a diventare un movimento mondiale, uno
stile di vita, grazie a una struttura d’allenamento
fisico accessibile, animato dalla pura gioia di una
festa. A oggi questa tipologia di fitness è diffusa in
36 paesi al mondo.
Un sistema innovativo per allenare tutto il corpo in
maniera semplice e divertente.
Il programma di allenamento si compone di diversi
momenti: si alternano sessioni a ritmi lenti con sessioni a ritmi veloci combinate insieme con esercizi
di resistenza, ottimi per tonificare e rinforzare tutta
SPORT
inchiostro n. XI pag 10
la muscolatura del corpo.
Il dispendio calorico provocato dallo Zumba è assicurato come pure i benefici sull’apparato cardiovascolare, grazie soprattutto all’alternanza dei ritmi
legata ai cambiamenti musicali. Allenarsi ad un
ritmo costante, tra il 65 ed il 75% della frequenza
cardiaca massima, facilita quindi l’effetto brucia
grassi.
All’interno di una sessione di Zumba Fitness, insieme alle parti dedicate ai passi di ballo latino americano, ve se ne trovano altre di tonificazione eseguite
sia a corpo libero sia con l’ausilio di piccoli manubri
chiamati “Zumba Toning Sticks”.
Gli esercizi eseguiti coinvolgono la zona addominale oltre che naturalmente i principali gruppi muscolari del corpo. Si eseguono alzate per le spalle, curl
per le braccia, flessioni sulle braccia per il busto e il
tutto sempre in maniera coordinata e mai scomposta, assecondando la base musicale.
w.d.f.
Una scena del film
“Tanti auguri”
di Al Sorrentino
girato nel 1979, ma
uscito quattro anni
più tardi, che vede
protagonisti Sal
Da Vinci insieme al
padre Mario
Il podio della
59esimo Festival di
Sanremo. Sal Da
Vinci e Povia
festeggiano la
vittoria di Marco
Carta. Terzo posto
per il cantante partenopeo
“Fin dove c’è vita”,
il primo singolo del
nuovo album di Sal
Da Vinci. Il videoclip della canzone,
già in rotazione
nelle radio, è stato
girato tra Napoli e
Rio De Janeiro
I vent’anni di Sal Da Vinci
“Io ero già padre di due figli”
Generazioni a confronto, il cantante partenopeo e i giovani d’oggi
di Luca Maddalena (@LucaMaddalena)
E’ un Sal Da Vinci raggiante quello che ha presentato
alla Feltrinelli di piazza Garibaldi il suo ultimo album
“E’ così che gira il mondo”, disponibile su itunes dal
24 aprile scorso. Per una volta Salvatore sveste i panni
dell’artista per raccontarci, tra un flash e un autografo,
la sua vita tra i 20 e i 30 anni nella città partenopea.
Che giovane era Sal Da Vinci tra i 20 e i 30 anni?
“Nella vita mi sono sempre circondato delle cose semplici e di valori: la famiglia, gli amici su tutto. Quell’età
è l’inizio di un cammino fatto di responsabilità. Si inizia a crescere e ad affrontare le cose in modo diverso,
anche a partire dalla maggiore età. A 29 anni avevo
già due figli, quindi le responsabilità sono aumentate,
in senso positivo. Come tutti, ho alternato momenti
no a periodi migliori. Qualche sogno si è realizzato,
qualcun’altro no, ma cerco di non smettere di alimentarli. Ho sempre pensato che la caparbietà nella
vita aiuti a realizzare, prima o poi, quello che
desideri. Nonostante le avversità, non bisogna mai smettere di crederci. Oggi ho 43
anni e ho potuto assaporare molte cose
importanti: tutte esperienze che poi mi
hanno portato a scrivere questo album.”
Quali personaggi ha incontrato in quegli anni che hanno
segnato la sua carriera?
“L’incontro con Papa
Wojtila del 1995 è
forse quello più intenso e commovente. Ha segnato
il mio percorso
umano e artistico. Ho cantato
per lui in un
incontro
organizzato con
i
giovani
nella
splendida cornice della conca di Loreto. E’
stato un “grido di speranza al di là
dell’Adriatico” dove c’era una guerra in corso. Fortunatamente pochi
giorni dopo quell’incontro, c’è stato
un cessate il fuoco imposto dalle
Nazioni Unite. Un momento importante che ha inciso tantissimo
sulla mia crescita spirituale. Anche dal punto di vista della carriera, quell’incontro ha segnato
un punto di svolta positivo per la
mia crescita artistica. Mi ha dato
la possibilità di esibirmi davanti a
450.000 giovani e in onda su Rai Uno
in eurovisione.”
Che rapporto ha avuto Sal Da Vinci con
l’alcol a quell’età?
“Io non bevo. Sono astemio da sempre.
E’ una cosa che proprio non mi piace.
Sono cresciuto in una famiglia dove
l’alcol è stato sempre tabù, quindi ho
continuato a seguire l’esempio dei miei genitori. Ma
una cosa è certa: esagerare con l’alcol, così come con il
fumo, fa male alla salute. L’alcol porta alla dipendenza,
facendoti piombare in un tunnel dal quale è difficile
venirne fuori. E’ terribile sentire alla tv tante notizie
di incidenti stradali, tanti ragazzi che purtroppo, dopo
folli notti in discoteca in balia dell’alcol, vanno fuori
di sè. Quindi, se bevete, andate in autobus e non mettetevi mai alla guida. La vita è un dono prezioso e va
difesa.”
Qual è il messaggio che Sal Da Vinci lancia ai giovani
lettori di Inchiostro?
“Continuate nel vostro viaggio. Non mollate. Alimentate giorno dopo giorno il vostro sogno e quando meno
ve lo aspettate raggiungerete i traguardi che meritate
e che avete inseguito da sempre. Se ci si impegna con
serietà e con costanza, nella vita prima o poi, i risultati
arriveranno. Non bisogna mai smettere di sperare. In
tempi come quelli che stiamo vivendo, guai a non avere speranza. Significherebbe darsi per sconfitti in partenza. Se ce l’ho fatta io, possiamo farcela tutti.”
Quali sono i temi che tocca il suo album?
“Il nuovo disco racconta tutti i possibili viaggi dell’amore. Dalla scoperta all’abbandono,
dall’emozione dell’incontro alla nostalgia
del ricordo. Si parte dall’amore di coppia per
elevarsi poi fino all’amore universale, abbracciando quello per la vita, per la nostra essenza
e le nostre radici, per le differenze, e
per gli ultimi.”
Quali sono i suoi progetti futuri?
“Sicuramente la promozione del disco nelle
radio e il tour, curato
interamente dal regista Jimmy Pallas, che
partirà dal Sistina di
Roma. Sono molto
contento di questo
nuovo album che
segna il mio ritorno sulle scene musicali a due anni
esatti di distanza
dall’ultimo
lavoro, “Il mercante di
stelle”. Sono molto
orgoglioso di aver
collaborato con artisti
del calibro di Ornella
Vanoni, Vincenzo Incenzo, il paroliere Pasquale Panella, Federico Salvatore e la cantante
brasiliana Ana Carolina. E’
stato emozionante.”
IL PERSONAGGIO
Sono
trascorsi
tre anni da quando Sal Da Vinci,
all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino, si è esibito
con “Non riesco a
farti innamorare”
sul palco dell’Ariston di Sanremo.
Terzo posto, lungo
applauso della platea e grande successo in tutt’Italia.
Figlio d’arte (anche il padre Mario è un cantante), nasce a New York nel 1969 ed è con lui che debutta nel
mondo della musica nel 1974. Definito dalla stampa
“bambino prodigio”, Sal ha solo sette anni quando calca per la prima volta il palcoscenico.
Dopo essersi messo in luce con diversi film, nel 1987
Sal Da Vinci è tra i protagonisti di “Troppo forte” con
Carlo Verdone e Alberto Sordi.
Ma l’amore per la musica ha il sopravvento all’inizio
degli anni Novanta, in cui ottiene un contratto discografico dalla Dischi Ricordi per incidere l’omonimo
“Sal Da Vinci” (1994) e “Un pò di noi” (1996). Il brano “Vera” gli permette di vincere il Festival Italiano
di Canale 5 e di spopolare in Sud America con oltre 4
milioni di copie vendute.
Nel 1995 l’incontro con Papa Giovanni Paolo II: Sal
Da Vinci si esibisce in Eurovisione su Rai Uno interpretando il “Salve Regina” in latino, nella splendida
cornice della conca di Loreto.
Nonostante i successi discografici, resta grande, però,
la sua passione per il teatro. Roberto De Simone lo
scrittura per ”Opera buffa del Giovedì Santo” nel
1999. Il successo è grande tant’è che lo spettacolo rimarrà in programmazione per oltre due anni nei principali teatri italiani.
Nel 2000 Sal ritorna sul piccolo schermo partecipando al programma televisivo “Viva Napoli” condotto da
Mike Bongiorno e viene insignito del Premio Internazionale Videoitalia come migliore interprete e artista
più votato all’estero. Per quattro stagioni teatrali, marzo 2002 - febbraio 2007, è protagonista di “C’era una
volta Scugnizzi”, di Claudio Mattone e Enrico Vaime,
per la regia di Gino Landi, vincitore del premio ETI
come miglior musical per l’anno 2003.
Poi il 2009, l’anno della consacrazione. Sal conquista
il terzo posto alla 59esima edizione di Sanremo.
Ad un anno di distanza pubblica l’album “Il Mercante
di Stelle” ed è nei teatri con “IO+VOI=NOI”, lo spettacolo tratto dal disco, che tocca le maggiori città italiane.
l.m.
SPETTACOLO inchiostro n. XI pag 11
Si svogerà l’11
maggio a Portici
il Social Startup
weekend, per creare
una rete globale
di dirigenti e
imprenditori con idee
innovative.
Agoravox è un portale
di citizen journalism.
Nato a Parigi nel 2005
da un’idea di Carlo
Revelli, l’edizione
francese conta oggi
un milione e mezzo
di lettori e 40.000
reporter
Il riscatto della generazione zero
Sogni e disincanti. Se n’era accorto già Paul Nizan, quando in
Aden Arabia esordiva fiducioso con
“Avevo vent’anni”, per poi proseguire
aspramente: “Non permetterò a nessuno di dire che questa
è la più bella età della vita. È dura imparare la propria parte
nel mondo”. Soprattutto se a mancare sono gli spazi. E per
realizzarsi è necessario partire dal via. È la generazione zero.
Zero prospettive. Zero diritti. Zero garanzie. Lasciata in mutande dai genitori, che l’hanno poi liquidata frettolosamente
con l’appellativo di “bamboccioni”, è cresciuta ai margini
del sistema imprenditoriale e politico. Sviluppando una
crescente sfiducia nelle istituzioni e in se stessa. L’esercito
degli scoraggiati, così lo definiscono le statistiche che nel
territorio Campano dipingono uno scenario drammatico:
UCA-105x204 1
Pillole: “Il rap non
deve dimenticare
che è anche
intrattenimento.
La conoscenza, la
consapevolezza e la
responsabilità devono
camminare insieme.”
Speaker Cenzou
continua da pag. 1
51,1 % è la cifra di giovani inoccupati tratteggiata dal Cgia
di Mestre. Da qui la fuga nel mondo virtuale e dell’alcol o
all’estero. Sono 719.580 le utenze Facebook in Campania,
10.056 il numero degli studenti universitari che beve, 1.909
gli espatri. Sembrerebbe tutto perduto, se non fosse per lo
scatto d’orgoglio finale: “Faccio da me”, o almeno ci provo.
“Avere vent’anni a Napoli significa saper creare ciò che si
vuole con le proprie mani”. Alessandro Arena, in arte Lele
Blade, lo sa bene. È un ventitreenne dall’aria vissuta e sbarazzina, che dopo un diploma all’istituto alberghiero e un
anno trascorso a cucinare nei ristoranti spagnoli, è tornato
a Casoria. Nel cuore il rap e gli amici di sempre. “Volevamo suonare ma trovare un manager è impossibile. Abbiamo imparato a fare da soli”. Cazoria Movment, avanguardia
culturale che riunisce fotografi, grafici e artisti locali, è nata
prima. Poi è stato il momento
del duo rap, Kimicon Twinz,
con ‘Ogemell’ Domenico D’Anna. Nel corso di un intero anno
e mezzo Alessandro, finito il lavoro di volantinaggio, ha guidato
per un’ora. Destinazione: Avellino, dove un amico aveva messo
a disposizione uno studio di registrazione. Si provava dalle otto
di sera alle quattro del mattino.
Niente distrazioni né lussi. Fino
al disco ‘Hood love’, amore per il
quartiere, che sarà presentato al
Delirious, nel cuore del centro storico partenopeo, il 5 maggio. È così che la generazione zero si organizza: connettendosi, creando sinergie, cercando altri sentieri. Quelli meno
battuti, suggeriti da Robert Frost.
Al secondo piano dell’ex piazza telematica, a Scampia, è già
tutto pronto. Ci sono le sedie, le scrivanie, e persino una
macchinetta del caffè. Si attende solo la connessione alla
rete per far partire la sede italiana di Agoravox, sito di giornalismo partecipativo, trasferitosi da Parigi. Ma non ci sarà
un poster della Torre Eiffel attaccato alle pareti, commenta
scherzoso il caporedattore Francesco Raiola, originario di
Torre del Greco. Era un giorno di primavera del 2008: lui
e il direttore Francesco Piccinini, napoletano doc, si sono
guardati negli occhi e han detto: è assurdo continuare a rimanere qui, torniamo in Italia. “Volevamo tornare a casa e
renderci utili. L’obiettivo è creare una rete sia virtuale che
con scuole e associazioni, per dare il nostro piccolo contributo”. Il futuro? È nelle mani di ognuno di noi e cinguetta
su Twitter. Passa parola.
Kimicon Twinz, foto di Gaetano Massa
Inchiostro
Anno XII numero 6
11 maggio 2012
www.unisob.na.it/inchiostro
Questo giornale è il risultato
di un laboratorio realizzato
in collaborazione
con Giustino Fabrizio, redattore
capo di Repubblica Napoli
Periodico a cura della Scuola
di giornalismo
diretta da Paolo Mieli
nell’Università degli Studi
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Direttore editoriale
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Direttore responsabile
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Il nuovo sorprendente
romanzo di Erri De Luca.
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03/04/12 16.49
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inchiostro n. XI pag 12
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