SOCIOLOGIA DELLA TECNICA
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN S.S. COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Facoltà di Scienze Politiche
I testi che seguono corrispondono a quelli dei
lucidi proiettati a lezione, in ordine cronologico.
 In questo file sono contenute solamente le
presentazioni Powerpoint.
 Si tratta di un materiale che vi indica i puntichiave del nostro programma.

Docente: Alessandro Mongili
Dipartimento di Ricerche Economiche e Sociali
Studio n° 18, I piano
[email protected]
N° di telefono 0706753675
Orario di ricevimento: giovedì dalle 11.00 alle
13.00
Visiting: Susan Leigh Star
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11 dicembre. Aula magna della Facoltà di Scienze
Politiche
Tavola rotonda
La Tavola rotonda e il dibattito dal titolo “La Grounded theory e il dibattito metodologico nella
sociologia italiana” si propongono di creare una discussione sull'uso dellla Grounded theory e
sul passaggio metodologico che essa rappresenta negli approcci etnografici alla ricerca
sociale. Se da un lato essa presenta un livello di formalizzazione e di complessità che mette in
crisi la visione stereotipata degli approcci “qualitativi” come improvvisazione, dall'altro riporta al
centro dell'attenzione l'interesse per la teorizzazione fondata empiricamente. In entrambi i casi,
il suo sviluppo interroga la pratica sociologica prevalente in Italia, sia sul piano dell'approccio
alla ricerca empirica, in prevalenza quantitativo, che su quello della rinuncia alla teorizzazione.
L’iniziativa, coordinata da Alessandro Mongili (Università di Cagliari) vedrà la partecipazione di
Susan Leigh Star (Santa Clara University, Stati Uniti), Attila Bruni (Università di Trento), Mario
Cardano (Università di Torino), Giampietro Gobo (Università di Milano), Federico Neresini
(Università di Padova), e Massimiliano Tarozzi (Università di Trento) .
La tavola rotonda avrà inizio alle ore 16.00
Testo base

Alessandro Mongili, Tecnologia e società, Carocci, Roma 2007

questo testo si discuterà nella parte orale degli esami

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Gli studenti dovranno inoltre portare all'esame una Scheda di lettura
relativa a due testi, uno in italiano e uno in una lingua straniera
(generalmente, l'inglese).
Le Schede di lettura di alcuni testi verranno discusse a lezione in
forma di progetto, nelle ultime due settimane del corso.
La scelta dei testi avverrà di comune accordo fra il docente e gli
studenti
Testi a scelta (italiano)
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Wiebe E. Bijker, , La bicicletta e altre innovazioni,
McGraw-Hill, Milano 1998 (in particolare i saggi:
“Il re della strada”, “Il quarto regno” e “La maestà
della luce diurna”).
Bruno Latour, La scienza in azione. Introduzione
alla sociologia della scienza, Edizioni di Comunità,
Torino 1998 (in particolare i capitoli III. Le
macchine e VI. I centri di calcolo).
Testi a scelta (italiano)
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Alvise Mattozzi (a cura di), Il senso degli oggetti tecnici,
Meltemi, Roma 2006 (in particolare i saggi di M. Akrich,
“La de-scrizione degli oggetti tecnici” e “Dalla sociologia
della tecnica a una sociologia degli usi”, di Bruno Latour,
“Dove sono le masse mancanti? Sociologia di alcuni oggetti
di uso comune”, di Marianne de Laet e Annemarie Mol, “La
Zimbabwe Bushpump. Meccanica di una tecnologia fluida”,
di Steve Woolgar, “Configurare l’utente, inventare nuove
tecnologie” e di Nicolas Dodier, “L’attività tecnica”.
Alessandro Mongili, “Sentirsi negate: marginalità e genere
nell'apprendimento di applicazioni informatiche”, in C.
Casula e A. Mongili, Donne al computer. Marginalità e
integrazione nell'utilizzo delle ICT, CUEC, Cagliari 2006,
pp. 99-173.
Testi a scelta (inglese)
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W. Bijker, “American and Dutch Coastal Engineering. Differences in Risk Conception and Differences
in Technological Culture”, 2007
G. Bowker e L. Star, “Building Information Infrastructures for Social Worlds – The Role of
Classifications and Standards”, 1998
G. Bowker, “Biodiversity Datadiversity”, 2000
G. Bowker e K. Baker, “Information Ecology: Open System Environment for Data, Memories and
Knowing”, s.d.
J Cummings e S. Kiesler, “Collaborative Research Across Disciplinary and Organizational Boundaries”,
2005
P. Edwards, “Hyper Text and Hypertension: Post-Structuralist Critical Theory, Social Studies of Science
and Software”, 1996
S. Epstein, “Activism, Drug Regulation, and the Politics of Therapeutic Evaluation in the AIDS Era...”,
1997.

J. Fujimura, “Constructing 'Do-able' Problems in Cancer Research: Articulating Alignment”, 1987.

C. Haythornthwaite, “Learning and Knowledge Networks in Interdisciplinary Collaborations”, 2006.

S. Jasanoff, “Science and the Statistical Victim: Modernizing Knowledge in Breast Implant Litigation”,
2001.
Testi a scelta (inglese/2)

M. Jirotka et al., “Collaboration and Trust in Healthcare Innovation”, 2005

V. Lagesen, “The Strength of Numbers: Strategies to Include Women into Computer Science”, 2007.





D. MacKenzie, “Negotiating Arithmetic, Constructing Proof: The Sociology of Mathematics and
Information Technology”, 1993.
M. Mulcahy, “Designing the User/Using the Design”, 1998
U Schultze e W. Orlikowski, “A Practice Perspective on Technology-Mediated Network Relations: The
Use of Internet-Based Self-Serve Technologies”, 2004
S.L. Star e J. Griesemer, “Institutional Ecology, “Translations” and Boundary Objects: Amateurs and
Professionals in Berkeley's Museum Vertebrate Zoology, 1907-39”, 1989
S.L. Star e K. Ruhleder, “Steps Toward an Ecology of Infrastructure: Design and Eccess for Large
Information Spaces”, 1996

L. Suchman, “Organizing Alignment: A Case of Bridge-building”, 2000

S. Timmermans e M. Berg, “The Politics of Standardization”, 2003


S. Timmermans e M. Berg, “Standardization in Action: Achieving Local Universality through Medical
Protocols”, 1997
D. Vaughan, “The Rôle of the Organization in the Production of Techno-Scientific Knowledge”, 1999
4,5 CREDITI, 30 ORE DI
LEZIONE FRONTALE
TESTI COMUNI
ALESSANDRO MONGILI, Tecnologia e società, Carocci, Roma 2007


Introduzione agli studi sociali sulla tecnologia e sulla scienza
Dai concetti di trasferimento tecnologico e di resistenza a quello di
traduzione e articolazione dei dispositivi tecnici.

Il significato delle tecnologie e la sua importanza

L'assegnazione di mansioni agli umani e ai non umani

Il contesto delle traduzioni multiple

Il concetto di oggetto liminare

Centralità di classificazioni e standard: le infrastrutture
informative

Stabilità e malleabilità delle tecnologie

Quale metodologia per affrontare lo studio della tecnologia
4,5 CREDITI, 30 ORE DI
LEZIONE FRONTALE
II modulo
 Durante la seconda parte del corso ci
gioveremo della presenza come visiting
professor della prof.ssa Susan Leigh Star
(Santa Clara University)
 Questo potrà condurre a modifiche
d'orario e attività nel corso del mese di
dicembre.
 Gli studenti dovranno presentare a
lezione una scheda di lettura su un testo
concordato con il docente.
LA VALUTAZIONE
L’esame:
L'esame potrà essere sostenuto una volta che
verrà consegnata al docente la Scheda di
lettura sul testo concordato.
L'esame è orale e si compone di due parti:
1. Interrogazione sul testo comune
2. Discussione della Scheda di lettura
QUAL È IL PROBLEMA?
«Immaginate che [un] progetto si sia sviluppato in
un ambiente che muta costantemente – in cui i
bisogni, gli interessi e perfino gli stessi attori
cambino nel corso della loro esistenza.
Immaginate che non centinaia ma centinaia di
migliaia di decisioni vengano assunte. Ed
immaginate che al termine esso venga annullato
in mezzo ad un tumulto di astio» (Law e Callon
1992, 21).
La tecnologia è un fenomeno
complesso e interstiziale
Perché la sociologia non studiava la
tecnoscienza?




Immagine classica della scienza: “portavoce”
neutrale della Natura.
Neutrale perché la sua costruzione avviene
indipendentemente da ogni soggettività situata
La “tecnica” è pura applicazione della
conoscenza oggettiva al mondo materiale.
Si tratta di uno degli elementi costitutivi delle
immagini dicotomiche modernità/tradizione:
conoscenza mitica, simbolica, situata.
Perché la sociologia studia la
tecnoscienza?




Crisi dell'immagine di una separazione netta fra
Natura e Cultura.
Anche nelle società moderne stabilire fatti scientifici o
creare artefatti corrisponde a processi in cui
interagiscono attori diversi
È difficile distinguere chi è dentro o fuori dal processo
di costruzione della tecnoscienza
Sin dall'inizio la tecnoscienza è un ibrido (esperimento
– fatto scientifico – prova – colleghi in Boyle: Shapin e
Scheffer).
Le reti socio-tecniche



Tecnologia come intersezione in mondi sociali diversi,
ma anche in laboratori, imprese, organizzazioni,
mondo naturale.
Tecnologia come fenomeno ubiquo e aterritoriale
Tecnologia come fenomeno che si espande da un
progetto a un insieme d'attori eterogenei tenuti
insieme da un artefatto e dalla sua manipolazione, la
rete socio-tecnica o dispositivo tecnico.
Diffusione o “traduzione”



Per estendersi, la tecnologia richiede una modifica
continua dei legami fra la sua parte materiale, gli
umani che la manipolano, e altri artefatti con cui
converge.
Durante questo processo, la tecnologia originaria
cambia anch'essa e spesso risulta stravolta.
Chiamiamo traduzione questo processo, diverso dalla
diffusione, in cui si dà per scontato che la tecnologia
non muti e che il problema sia la “resistenza”.
Che cosa si traduce?




Per arruolare nuovi attori in un dispositivo tecnico,
occorre interessarli (tradurre anche i loro interessi, che
non sono dati una volta per tutte)
Gli interessi sono espliciti o impliciti, ma devono
essere interpretati e tradotti nel dispositivo.
Si deve agire anche sulla parte non umana del
dispositivo, traducendo anch'essa
Se queste traduzioni non avvengono, il dispositivo non
si realizza: è una chimera
Tenere assieme le entità eterogenee


È difficile tenere insieme elementi così eterogenei
come lo spin di un elettrone, l'abitudine ad usare una
tastiera, l'aritmetica della virgola mobile, Bill Gates, le
signore anziane (nel caso dell'informatica) e le
relazioni eterogenee fra di loro.
Per questo, in ogni progetto esiste un centro di calcolo
per interfacciare le entità e le modifiche, allineandole
in un unico processo. Esso è composto da indici
standardizzati.
La traduzione è un'esperienza ibrida
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
Ogni elemento, trasposto in contesti diversi,
subisce modifiche.
Questo è possibile perché, all'origine, ogni
artefatto è composito e dunque scomponibile in
parti, che corrispondono non solo alle parti
meccaniche, ma anche ai tipi di usi che se ne
possono fare.
La traduzione realizza l'ibrido e estremizza il
carattere composito degli artefatti.
Ibridi in mondi sociali diversi
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
Ogni dispositivo abita mondi sociali diversi o comunità
di pratica (definite da un'attività comune) e li collega
fra di loro.
È un fenomeno interstiziale, che assume significati
locali diversi, ma che deve mantenere, in quanto
dispositivo tecnico, una certa coerenza generale in
tutti i set in cui esiste.
È sottoposto a due tensioni contrapposte: coordinare i
set e ibridarsi; essere interpretato come un fenomeno
solo-tecnico, e purificarsi.
Intersezione e convergenza
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Nessun mondo sociale determina interamente l'agire
individuale: ogni attore è composito.
La manipolazione di una nuova tecnologia è liminare
rispetto al fascio di mansioni e attività degli attori.
Rispetto ad altre entità che operano anche in altri
mondi, chi è incluso nel dispositivo sviluppa attività
cooperative e converge verso di esso.
È possibile perché esiste un sistema di informazioni
che viene condiviso.
Intersezione, appartenenza e
marginalità
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La liminarità, la marginalità/intersezione delle entità è
norma nei dispositivi tecnici.
Fra persone e cose come entità membri del dispositivi
esistono differenze di traiettoria.
L'appartenenza via la socializzazione e l'appartenenza
periferica legittima iniziale per le persone porta a far
parte del dispositivo.
La naturalizzazione delle cose le conduce a diventare
artefatti dati per scontati in mondi diversi e in modi
differenziati.
Convergenza e creazione di
concatenazioni “stabili”

La socializzazione (per gli umani) e la costruzione (per
i non umani) creano un campo di convergenza e di
attività cooperativa, cioè un dispositivo tecnico.

Convergenza vs interoperabilità fra sistemi

Convergenza vs stabilizzazione

Convergenza vs consenso interpretativo

Il grado di stabilità delle convergenza non impedisce
loro di esistere.
Persone e cose
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
Tutte le entità incluse in un dispositivo mostrano di
avere essenza variabile: gli attori umani, gli artefatti, le
norme, le istituzioni, gli interessi, ecc
È impossibile trovare ruoli e identità stabili.
Lo scambio di mansioni all'interno del dispositivo
rende possibile le concatenazioni.
Per le persone, è possibile poiché le nostre identità
sono costitutivamente multiple.
Le cose mutano, ma non hanno identità.
L'“impatto delle tecnologie”:
un falso problema?
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
Se, nel corso delle traduzioni, le tecnologie mutano di
composizione, è possibile parlare di impatto?
Nelle organizzazioni, le tecnologie diventano artefatti
organizzativi: “elementi attivi d'organizzazione delle
relazioni sociali”.
Esse obbligano a certi comportamenti, escludono
gruppi, esercitano controllo.
La “riserva di morale” dei dispositivi e il loro carattere
perfomativo e prescrittivo.
Il significato delle tecnologie:
un problema centrale

Interpretare gli artefatti per inserirli in sistemi culturali,
assegnare loro qualità (successo, efficacia, ecc.).

Attribuirne l'“invenzione” a qualcuno.

Chiarire le responsabilità negli incidenti


Indessicalità: i significati non sono insiti negli oggetti,
né nelle psicologie, ma costruiti nell'uso.
Il successo non spiega le qualità di un artefatto, ma la
sua storia ne spiega il successo.
La flessibilità interpretativa
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
Pluralità di significati, di discorsi e di narrative legati ai
dispositivi tecnici (eteroglossia), necessità di “linguaggi
unitari” nella legittimazione (chiusura in Wiebe Bijker).
Ogni gruppo sociale rilevante connesso all'evoluzione
di un artefatto sviluppa una propria interpretazione,
che coesiste con quella di altri gruppi rilevanti:
progettisti, tipi di utilizzatori, ecc.
In ogni ordine sociale, ogni interpretazione è
negoziata. Alcune, talvolta, si impongono.
Centralità degli utilizzatori
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
I tecnologi sono in genere maschi, bianchi, ricchi,
anglo: gli utilizzatori sono tutti gli altri
Se i tecnologi riconoscono genialità in una tecnologia
che non ha successo, la colpa è imputata ad
un'utenza arretrata.
Nel progetto è compreso un programma d'azione che
assegna un ruolo agli utilizzatori, che vengono previsti
dai progettisti.
L'utente previsto è molto spesso diverso dall'utente
reale.
Antiprogramma e copione tecnico
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Per Bruno Latour e Madeleine Akrich, gli utenti e
spesso gli stessi oggetti non rispondono alle
precrizioni contenute nel programma d'azione (si
“ribellano”).
La loro indocilità e ostinazione genera un
“antiprogramma”, che può portare il progetto alla
mancata “realizzazione” (insuccesso).
La bascule fra programma e antiprogramma può
riportare l'artefatto alla fase progettuale e
all'integrazione dell'antiprogramma: questa
negoziazione produce il copione tecnico.
Consenso e devianza
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Non è detto che un dispositivo tecnico funzioni
grazie al consenso di tutte le entità coinvolte
relativo ad ognuno dei suoi aspetti.
Si tratta, anzi, di un evento rarissimo.
Ogni tentativo di stabilire una convenzione
genera, comunque, la classificazione dei
comportamenti diversi come devianze.
Non si possono privilegiare a priori i ruoli di
progettisti e utilizzatori.
Contesti
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
Il contesto dello sviluppo tecnologico è un
termine ambiguo
Fenomeno interstiziale, la tecnologia vive in
contesti strutturali (fattori/condizioni) molto
diversi.
Innovandosi, essa muta spesso anche i contesti
(primato dei processi), oltre che se stessa.
Gli stessi tecnocrati sono persi nella
complessità dei fenomeni socio-tecnici
Culture tecniche o quadri tecnologici
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Wiebe Bijker ha indicato nei QT dominanti fattori di
stabilità, cornici interpretative e lessici condivisi: una
sorta di paradigma degli ingegneri
Caratteri QT: obiettivi finali condivisi; set di
problemi/soluzioni paradigmatiche; impianto teorico
comune; procedure di verifica; criteri di progettazione;
usi adeguati; funzione di sostituzione percepita
(rispetto ad artefatti precedenti); artefatti esemplari e
giudizi sulle qualità di successo; saperi taciti.
Ma i QT come agiscono?
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Per tutti i saperi specialistici, Everett Hughes ha
messo in evidenza come l'esclusività di
accesso sia molto più importante della
coerenza interna.
La dimensione organizzativa mette intorno a un
progetto subculture ingegneristiche diverse con
QT differenziati, usati per porzioni.
In sintesi, i QT non agiscono ma vengono usati
e segmentati nei contesti delle pratiche.
Più che QT occorre considerare questi saperi
come repertori culturali a disposizione.
Contesto e mise-en-contexte
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Senza l'associazione di elementi estranei al
mondo della progettazione anche il progetto
tecnicamente migliore non si realizza.
Ogni associazione genera esiti diversificati e
crea un contesto nuovo, la cui natura è più
problematica dei contesti d'origine.
Tale contesto prodotto talvolta deve essere
modificato se si vuole che l'innovazione si
realizzi (mise-en-contexte).
Tecnologie come “oggetti liminari”
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Tecnologie come oggetti che circolano in mondi
sociali o comunità di pratica diverse, creando
fra di loro un legame e fungendo da confine.
Infatti essi sono malleabili negli usi locali, ma
coerenti rispetto a un nucleo robusto che non
cambia mai: polisemici negli usi, ma univoci
nelle classificazioni e negli standard che
contengono (Star e Griesemer, 1989).
Flessibilità e raccordo.
Caratteri degli oggetti liminari
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Polisemicità: naturalizzati diversamente nei vari
mondi sociali, negli usi hanno stabilità multipla
ma incoerente (diversa nei luoghi diversi).
Nei mondi sociali diversi gli oggetti sono
marginali, e hanno identità di confine.
La molteplicità connaturata agli oggetti ci indica
il mutamento tecnologico come una
conseguenza dell'attività collettiva e come un
processo difficilmente ingegnerizzabile.
Gestire la molteplicità degli usi
mantenendo identico l'oggetto
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Non gli usi (che possono essere vagamente
indicati in generale), ma la standardizzazione
delle informazioni contenute rende resistente
l'oggetto alla torsione degli usi diversificati.
Le informazioni standardizzate sono invisibili e
date per scontate. Esse presentano in forme
semplificate gli elementi tecnici.
Costituiscono la base convenzionale su cui gli
attori sviluppano il lavoro collettivo.
Informazioni standardizzate
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Le informazioni che formano il nucleo informativo si
presentano come dati.
I dati, a loro volta, si presentano organizzati e regolati
in base a princìpi e formati soggiacenti.
Produrre dati = produrre classi di dati = produrre
standard di dati (metadata).
Contengono/proiettano conoscenza tassonomica e
discreta, cioè scindono eventi processuali in elementi
isolati (diskretizacija in Ju. Lotman)
Tecnoignoranza e perdita di
informazione

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I dati, rappresentando in forma discreta solo alcuni
punti di un processo, producono l'oblio di tantissimi
altri punti (Geof Bowker).
Essi producono rappresentazioni coerenti. Tale
coerenza è però illusoria in quanto esclude molti
elementi nel momento stesso in cui traduce altri
elementi in una visione apparentemente coerente del
processo (metamorfosi del proprio nell'altrui in Ju.
Lotman).
La tecnoignoranza (L. Gallino) comincia subito.
Effetti: metamorfosi dell'esterno nel
riconoscibile

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
La ripulitura: clearance (cancellazione distruttiva ex
ante di elementi considerati non autentici) ed erasure
(filtraggio degli oggetti già classificati da elementi
“spuri”).
Ricostruzione di una memoria contenuta nel cerchio
interno dei dati. Produzione di dimenticanza, ma
anche di esclusione e sofferenza.
Es.: corpo medicalizzato, spazio della malattia,
amputazione della biografia, cambi identitari.
Che cos'è un'infrastruttura
informativa?
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

Ogni artefatto tecnico contiene dati che sono
organizzati in forma di standard, classificazioni, sia
astratti che concreti (forme specifiche). Dalle
informazioni standardizzate ai database.
Essi sono gli stessi per gli oggetti circolanti in mondi
sociali anche opposti, e facilitano la cooperazione fra
attori diversi.
Caratteri delle classificazioni: princìpio univoco di
classificazione (particolarità/implosione), categorie
esclusive, completezza.
I metadata

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La gestione dei dati produce metadata, cioè dati di
dati: classi che interpretino in modo univoco e
automatizzato l'“essenza” dei dati e ne favoriscano
l'integrazione.
Classi di dati nell'informatica: si riferiscono ai singoli
documenti (formato, data di creazione, titolo, ecc.), ma
anche ai requirement software e hardware e ad altri
dati detti “estrinsechi”.
I metadata permettono ai motori di ricerca di esistere
ed ai database di comunicare
Dalle classificazioni agli standard

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Gli standard rappresentazioni la dimensione operativa
delle classificazioni. Distinzione
standard/classificazione solo analitica.
Insieme di regole condivise per la produzione di
qualche bene o servizio: rendono utilizzabile una
classificazione trasformandola in routine.
Gli standard tecnici rendono possibile l'interoperatività
fra oggetti tecnici diversi.
Sono spesso rafforzati da norme legali che li
riconoscono e li rendono obbligatori.
Caratteri delle infrastrutture
informative
I. Storicità: modularità e ereditarietà di forza e limiti dei
sistemi su cui si innesta.
II. Routines: contengono routine precedenti alla loro
nascita e impongono le loro quando sono incorporate
in altri sistemi (es.: QWERTY).
III. Istituzionalizzazione: sono naturalizzate in modo
diverso nei vari mondi sociali in cui esistono; conditio
sine qua non dell'appartenenza alle comunità di
pratica; divengono visibili in caso di guasto o rottura.
Ciò che non viene tradotto: i saperi
taciti
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


Oscurati dalle memorie ricostruite, i saperi taciti
e le abilità non standardizzate sono essenziali
per la realizzazione di qualsiasi tecnologia (cfr.
Gustave Flaubert, Bouvard et Pécuchet, 1881)
Giudizi collettivi, estetici, realtà non verbalizzate
Rendono più complessi le socializzazioni alle
comunità di pratica in cui l'appartenenza sia
connessa ad usi tecnici: trasmissione osmotica.
Se persi, si può tentare solo di “ricrearli”.
Quando la tecnologia è stabile
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
Raramente in toto, più spesso in sue porzioni limitate,
la tecnologia non è più oggetto di negoziazioni.
Cambia di stato, si è realizzata.
Per Bijker: chiusura discorsiva, cioè consenso su una
sola interpetazione della tecnologia, cui corrisponde
un'intera stabilizzazione del legame fra l'artefatto e la
rete socio-tecnica di elementi eterogenei che ne ha
caratterizzato l'evoluzione.
Fra stabilizzazione e blackboxing
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

Nella stabilizzazione, prevale una modalità di
rispondere ai problemi, e prevale il gruppo sociale
rilevante che ha imposto la chiusura.
I processi assumono solidità e coerenza.
Per Latour: creazione di una scatola nera produce
legittimazione a posteriori di nessi di causalità,
necessità e delimitazione del processo.
Disciplinamento della concatenazione umana-non
umana: naturalizzazione dispositivo intero
Fra finalismo e ambiguità
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

La stabilizzazione e il blackboxing sono rari.
Il consenso generalizzato su un intero
dispositivo si esprime in termini vaghi
(contrariamente alle infrastrutture informative).
È impossibile naturalizzare allo stesso modo in
mondi sociali diversi (naturalizzazione multipla
e a livelli di scala diversi).
Ogni concatenazione è malleabile in qualche
sua parte (ordini locali di insiemi di dati).
Dispositivo tecnico come una
istituzione sociale

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Se un dispositivo tecnico è quell'insieme di
persone, cose, fatti scientifici e usi, il suo
assetto è insieme frutto di naturalizzazioni e di
negoziazioni costanti, come un'istituzione
sociale.
Nel suo sviluppo ha importanza il ruolo della
previsione, dell'immaginario e della profezia.
Le aspettative di successo alimentano il
successo non meno delle qualità intrinseche.
Qualità tecniche, legittimazione e
confini della solo-tecnica
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

Nelle pratiche la tecnologia appare un processo
ibrido di costruzione negoziata e plurima, con
esiti diversi.
Nei discorsi socialmente legittimati essa deve
apparire pura, solo-tecnica, per essenza e
natura distinta dalla finanza, dalla società,
dall'economia e dalle psicologie.
Costruzione di confini con discorsi ambigui e
contraddittori che agiscono però come fatti.
Come studiare la tecnologia?
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

Se le tecnologie esistono solo come concatenazioni e
intersezioni, sono importanti i set locali in cui esistono,
in cui si articolano.
Negli studi quantitativi, si tende a confermare il
modello lineare di tecnologia, che è una forma di
legittimazione.
Modello lineare un'idea geniale si manifesta in un
processo per stadi (R&S, prototipi, impianto-pilota,
produzione, svilupppo dei prodotti e diffusione). Nelle
buone idee c'è già il successo
Studiare le controversie esplicite


La finalità di un processo non è autoevidente.
Risalire a convenzioni, finalità reali, routine
prevalenti attraverso le controversie esplicite.

Il loro campo è principalmente il test, la prova.

Prova vs dimostrazione

Tutte le controversie si appuntano sulle
correttezze dei test e sulla competenza di chi le
compie, più che sugli esiti dei test
Regresso dello sperimentatore




Circolo vizioso: il risultato corretto è raggiunto se le
prove sono corrette, che si può evincere dalla
competenza dello sperimentatore.
Non basta un buon esito, ci vuole anche una buona
prova: chi decide di questo è oggetto di furiose dispute
e negoziazioni (Collins&Pinch)
Neanche i brevetti chiudono le controversie: essi
stessi sono al centro di dispute terribili
Non è detto che il ruolo delle controversie sia più
importante delle naturalizzazioni plurime
I princìpi metodologici di base:
agnosticismo e simmetria


Agnosticismo. Il sociologo non deve decidere se un
progetto è giusto o sbagliato, se è vero o falso:
avalutatività, non preordinare caratteri.
Simmetria generalizzata. Se un progetto ha successo
o fallisce, è ugualmente un fenomeno degno di essere
studiato con gli stessi metodi. Non vi sono entità
coinvolte corrette (solo-tecniche) e non corrette
(“altre”). Se ci sono, si studiano indipendemente da
valutazioni preesistenti.
I princìpi metodologici di base:
libera associazione



Si seguono gli attori nei processi tecnologici in tutte le
loro associazioni e in qualunque direzione.
Se il processo include fatti e attori attribuiti
tradizionalmente alla natura, alla scienza e alla
tecnologia lo si rappresenta adeguatamente.
Le convergenze e le vaste concatenazioni spurie
producono una sociologia di nuovo tipo, che pone il
problema della centralità del non umano per le
relazioni sociali.
Particolarità metodologiche dello
studio delle infrastrutture informative




Come studiare ciò che è invisibile (il nucleo
robusto degli oggetti liminari)?
Si punta sulla associazione naturalizzata fra
dati, sistema/oggetto informativo e gli usi palesi
Se le infrastrutture sono invisibili, non altrettanto
lo è il loro ruolo naturalizzato di cornice
dell'azione sociale.
Occorre superare la cecità degli attori rispetto a
ciò che danno per scontato, non seguirla.
L'inversione infrastrutturale
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Le II come costrizioni sull'agire (classificazioni,
standard, linguaggi, ruoli imposti, esclusioni).
Caratteri: Tipo di denominazione degli oggetti
(inclusi/esclusi); Descrizione del contesto di
formazione della raccolta dei dati; L'utenza
programmata (integrazione informativa).
I contesti in cui si possono studiare: la Costruzione e
l'Articolazione del dispositivo che contiene l'II: quando
si guastano, provocano la rabbia degli esclusi, devono
essere sorvegliate oppure espanse in nuovi mondi
sociali.
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LUCIDI_TECNICA_0708