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sommario
Introduzione
Tra il dire e il fare....................................................................................................................... pag. 3
Vitamina C - introduzioni .................................................................................................... pag. 6
Colonna sonora ...................................................................................................................... pag. 8
Le pastiglie
Corpo ..................................................................................................................................... pag. 11
Cuore ...................................................................................................................................... pag. 35
Calore ..................................................................................................................................... pag. 55
Colori...................................................................................................................................... pag. 79
Appendici
Dio ci ha fatto bene! ...................................................................................................... pag. 106
Gesù: io e Te oggi sempre insieme! .......................................................................... pag. 111
Tracce di vita .................................................................................................................... pag. 114
Canti per la preghiera .................................................................................................. pag. 120
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tra il DIRE e il FARE
alcune indicazioni su come utilizzare questo librotto
LIBROTTO : COS’E’?
Domanda legittima ma che non avrà risposta immediata, anzi forse non avrà proprio risposta, perchè
anche per noi che il librotto l’abbiamo pensato, è difficile definire ciò che è...
Più opportuno e magari anche più interessante, cercare di capire e di scoprire ciò che può essere...
A seconda delle esigenze, può essere molte cose: lo spunto per una riflessione, un compagno di giochi, l’incontro con un po’ di sè, un’occasione di buonumore, una provocazione alla preghiera... e chi più
ne vuole più ne metta!
Vogliamo possa esprimere anche nello sberleffo di un nome, qualche spregiudicata intuizione. Non è
un “libretto”, cioè qualcosa a cui dare poca importanza o dignità, ma nemmeno vuole avere l’ufficialità
di un “libro” o di un manuale.
Ci piace pensare che chiunque lo voglia sfogliare, possa trovarlo accessibile, alla sua portata e che vi
possa scoprire, magari inattesa, qualche leggiadra benevolenza, qualche fertile dubbio, qualche giocosa verità da intuire.
“LIBROTTO” allora, perchè questa parola ci fa immaginare un volto pacioso e bonario al quale accostarsi senza paura: non giudicherà nessuno se pensa diversamente, anzi vorrebbe che ogni differente
pensiero fosse ricchezza per un comune pensare... (ci si aggroviglia pensando...proviamo ad amare?!?).
DENTRO CHE C’E’?
Ora però non facciamoci pensierosi e cominciamo a scrutarlo per vedere cosa c’è dentro! Quando
partorimmo l’idea di questo strumento per l’animazione e la riflessione durante i campi di condivisione
e non solo, l’immagine che meglio rappresentava l’intuizione del librotto, trovammo fosse, e troviamo
ancora che sia, quella della “scatola dei giochi”...
Un allegro e capace contenitore da cui attingere ciò che serve, scomponendo e ricomponendo secondo il bisogno; una collezione di materiali vari da utilizzare secondo la sensibilità, le capacità, ma
soprattutto la “spiritualità” degli animatori che l’avranno fra le mani. Intendiamoci, dicendo “spiritualità”
vogliamo riferirci a quella comune vita interiore, a quel semplice legame di libertà che è offerto ad
ognuno, e che ci nutre e ci unisce tutti al Senso della vita... Noi crediamo che questo Senso abbia il nome
e il volto di Gesù Cristo, Signore di ogni vita, ma insieme crediamo che anche chi ancora non lo riconosce
abbia in se il desiderio di coltivare il Bello, il Giusto, L’Infinito, l’Amore che da linfa ad ogni cosa. Nessuno
può quindi ritenersi inadeguato ad essere animatore: l’animazione, non è altro che l’anima in azione, è
l’azione di un’anima che non vuole tenersi per sè. Dentro il librotto allora potremo incontrare spunti,
confronti e provocazioni per questo lavoro interiore.
3
E QUEST’ANNO?
Quest’anno il LIBROTTO sarà una cura! Una cura per il cuore, per la mente e per lo spirito! Una cura
di Vitamina C per mantenersi giovani ed effervescenti che ci aiuterà a prenderci cura del nostro corpo
per scoprire che l’Amore con la “A” maiuscola è possibile e che il nostro corpo, la sessualità e l’affettività
sono lo strumento prezioso che Dio ci ha donato per vivere a pieno le relazioni umane, sia d’amicizia
che d’amore.
La nostra cura a base di vitamina C prevede la somministrazione di (almeno) 4 pastiglie effervescenti
fondamentali:
C
ORPO. La prima pastiglia avrà benefici immediati sul nostro corpo, ci aiuterà a scoprire che
Dio ci ama come siamo e non gli interessa quanto siamo alti o bassi, o il nostro indice di massa
muscolare, non gli interessa sapere i voti che abbiamo a scuola o quanti ragazzi “ci vengono
dietro”… lui è sempre il primo della fila! E’ il primo a volerci un bene dell’anima e a credere che,
proprio io, sono superbello e speciale per lui, d’altronde mi ha fatto a Sua immagine e somiglianza mica per niente.
CUORE. La seconda pastiglia avrà effetto immediato sul cuore, lo renderà aperto e ben disposto all’incontro con l’altro. Ci aiuterà ad amplificare una voce che parla in fondo al nostro cuore,
con tono pacato e sottile, e impareremo a fidarci di questa voce che non dice da dove viene né
dove va e che nei momenti di gioia esulta e fa festa con noi, come nei momenti bui ci consola e ci
coccola. E’ la voce dello spirito, impareremo insieme ad ascoltarla e a fidarci di lei.
C
ALORE. Questa pastiglia cura la tiepidezza! Quante persone incontriamo ogni giorno a scuola, al lavoro, sul pianerottolo di casa, alla fermata dell’autobus, ormai ci riconosciamo anche (tipo
“quello carino che c’è sempre sul treno” ...e chissà chi sono io per lui, aiutoooo!) eppure restiamo
al nostro posto, tiepidino e sicuro. Questa pastiglia allarga il cuore e questo scatena un calore
improvviso e incontenibile che ci impedisce di star fermi a guardare e basta, ci rende irrequieti
e desiderosi di nuovi legami, nuove relazioni, ci spinge all’incontro con altre mani e altri cuori, ci
costringe a uscire dal nostro piccolo mondo, perché non ci basta più.
C
OLORI. L’ultima pastiglia è la più “potente” di tutta la cura, è la più effervescente e la più dolce,
ma anche la più dirompente e la più fragile. È quella che ci fa scoprire che il nostro cuore può riconoscersi in un altro cuore. È quella che aiuta a il nostro corpo quando scattano reazioni chimiche
pazzesche, esplosioni di colori e sentimenti che ci lasciano a volte frastornati ed euforici.
È l’ultimo passo della nostra cura, scoprire che è possibile che incontrando qualcuno la voce
in fondo al nostro cuore sussurri “per sempre” e che questo ci porti a stravolgere la nostra vita, a
desiderare di costruire una nuova famiglia e generare una nuova vita.
Ancorati alla Parola, tra una boccataDiossigeno e di mARIA pura, sempre incoraggiati e spronati da
don Oreste ad “andare Oltre” e con tanti testimoni che ci raccontano come al Vitamina C gli ha cambiato
(in meglio!) la vita.
...EstaAteGiovane
far sì che questo campo e questa estate siano indimenticabile!
4
Ciao! io sono la “Vitamina C junior”.
Sono adatto per i giovanissimi, in ogni tappa mi troverai al
fianco dei testi scelti appositamente per bambini e preadolescenti. Buona cura!
5
Cari giovani, Dio ci ha creato bene, con un cuore, un’anima, uno spirito, una psiche e una corporeità
fatta di affetti, sentimenti ed emozioni. Dio ci vuole bene in tutta questa dimensione globale. Anche
nella Genesi quando Dio crea l’uomo e la donna si commuove ed esclama: «Guarda che roba che ho
fatto!» «E vide che era cosa molto buona». Tutta la creazione, gli alberi, i mari e monti sono cosa buona,
ma quando crea l’uomo e la donna dice che sono cosa molto buona. Il Signore si è autoapplaudito!
Nel Cantico dei cantici è raccontato l’amore umano. Leggetelo questo libro stupendo! Molti Padri della
Chiesa ne hanno dato un’interpretazione spirituale che è anche vera – di questi due che si rincorrono,
che si piacciono, si cercano, come sei bello, come sei bella, i tuoi seni, le tue gambe... è immagine di
Cristo e della chiesa ma anche immagine vera del volersi bene tra uomo e donna. Penso che dobbiamo
recuperare la bellezza di questo amore! Cosa ci dice la chiesa su questa bellezza dell’amore tra uomo e
donna? Credo che la Chiesa debba dare voce agli sposi che diventano educatori, insegnanti, maestri nel
raccontare la bellezza dell’incontro tra uomo e donna. «Lascerete vostro padre e vostra madre e diventerete un’unica carne». Va benissimo che siano i sacerdoti a parlare del matrimonio, ma devono essere
anche gli sposi a raccontarlo.
La famiglia è la protagonista del raccontare il disegno di Dio sull’umanità. Le coppie di sposi non ci
parlano della sessualità intesa come un tenere un freno a mano, ma una sessualità che è per la nostra
felicità e va vissuta nel disegno di Dio. Il giorno di San Valentino ho scritto: «Per i fidanzati innamorati o
per gli innamorati fidanzati, buon San Valentino! Trasgredite! Vivete la castità per la vostra felicità e per il
bene dei vostri figli». La castità è intesa come un allenamento. Perché se tu vivi l’unione sessuale prima
del matrimonio, quel dono anticipato non ti fa più sviluppare tutta la dimensione della profondità del
cuore dell’altro e ti toglie ogni sorpresa e stupore della bellezza dell’altro. Non ti sei fermato un po’ prima. Queste cose si scoprono prima di tutto stando in ginocchio! L’amore umano, la bellezza dell’essere
famiglia, l’imparare a donarsi tutta la vita si scopre stando in ginocchio, si scopre meditando la parola di
Dio, si scopre approfondendo i documenti della Chiesa.
Cari giovani vi propongo di trasgredire con la castità e, quando formerete la vostra famiglia per sempre, di essere aperti alla vita e di fare molti figli. Dai, ci state? Allora trasgredite!
Giovanni Ramonda
Responsabile generale dell’associazione “Comunità
Papa Giovanni XXIII”
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Rendete eterni gli istanti della sua presenza. Non vi preoccupate di nient’altro. Stare con lui è più importante di ogni altra cosa! E se tu mi dici che non senti niente di tutto questo, io ti rispondo che non è
vero che non lo senti. Sono io che non so farti percepire la realtà che sta nelle parole del Salmo: «Signore
tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo». In questa sua presenza, non
ce la farete più a fare i peccati, quelli voluti, intenzionali, perché avviene come un assorbimento e un
incanto in Dio. Riservatevi spazi nelle vostre giornate, quando sentite la nostalgia di una interiorità più
profonda.
Voi, mariti, sappiate che le vostre mogli hanno bisogno che fissiate la presenza del Signore, così come
voi avete bisogno di sentire la presenza di Dio in loro. È un istante ma loro lo intuiscono e vi domandano:
«Chi ti è apparso?». Voi allora potete rispondere: «Mi è apparso il Signore». Vedrete, cambiano parecchie
cose! Non è che tu il Signore l’abbia visto con gli occhi. È il Signore che ti si rivela. Poi ritorna nel quotidiano della vita, non aver paura! Le vostre mogli hanno bisogno di sentire la presenza di Dio in voi,
E voi, fidanzati, raccontatevi il mistero di Dio che si fa presente in voi. Non preoccupatevi degli altri
problemi, state tranquilli. In fondo il bisogno vero che provano due fidanzati è quello di compenetrarsi
l’uno nell’altra, ma se questo avviene nel Signore, avviene anche tra di loro. Tutto il resto diventa armonia, diventano angeli del Signore su questa terra che camminano alla sua presenza. «Don Oreste, sei
proprio in un altro mondo! — mi direte — Non vedi che hanno tutte le ali bruciate, questi angeli, come
li chiami tu?». Non è vero! È una contemplazione più profonda quella che io faccio, che va oltre a quello
che appare.
C’è un modo di rapportarsi tra ragazzo e ragazza che rientra in una pienezza di incanto nell’incontro
con Dio. Ve lo dico perché io l’ho visto. Pensate solo al corpo, alla sessualità: è una cosa stupenda, Dio ha
fatto bene tutte le cose. L’uomo e la donna all’inizio erano nudi, uno di fronte all’altra ma non avevano
vergogna. Il loro cuore era pieno di ben altre cose che santificavano e purificavano tutto. Il tuo fidanzato,
la tua fidanzata ha bisogno di vedere sul tuo volto il riflesso di Dio. Tu stai alla presenza del Signore, sarà
lui ad immergerti nel suo mistero.
Fissate i momenti in cui Dio vi si rivela, in cui voi lo intuite, lo sentite, lo amate di più oppure quando
avvertite la presenza del suo mistero. I vostri figli non sapranno mai di quegli istanti ma respireranno
nel vostro volto che c’è una presenza misteriosa e diversa. È solo questo che loro cercano. Questo è il
desiderio di Dio dentro di noi. Ne possiamo essere certi e ripetere anche noi le parole dei Salmi 60 e 61.
«Per me sei diventato un rifugio.
Vorrei abitare nella tua tenda per sempre,
vorrei rifugiarmi all’ ombra delle tue ali».
«Solo in Dio riposa l’anima mia,
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: mai potrò vacillare».
7
colonna sonora
SONG
KAMtestoBA
e musica di Matteo Santini
intro: DO FA SOL (x4)
DO
FA
SOL
We all are very close
DO
I’m walking down the street
FA
SOL
and I see a man who cries
DO
he tells me than he has no job
FA
SOL
and then his family is so far away
LA
SOL RE MI
We are joined by body and soul
LA
SOL RE MI
We are joined by body and soul
LA
SOL RE MI
We are part with our Lord
LA
SOL RE MI
We are a big family
FA
Kamba song!
Come on and dance until the night is gone!
DO
I give ear to him and I cry
FA
SOL
It’s difficult to understand
DO
FA
SOL
but here you are, standing one on one
musical bridge: DO FA SOL (x4)
DO
FA
SOL
I care about you just because we are
DO
FA SOL
we’re under the same sky
DO
FA
SOL
so take my hand come on and sing aloud
DO
FA SOL
la la la la la la
I’m running down the road
and I see a little child
lying down on a corner with a gun
he’s fighting and he’s not just having fun
DO
FA
SOL
Rit. Stand up for your love - for your love
DO
FA
SOL
Rise up for my love – pamoja
DO
FA
SOL
My love is your love - upendo wa Mungu
I care about you just because we are
we’re son of the same God
so take my hand come on and sing aloud
la la la la la la
I give ear to him and I cry
It’s difficult to understand
but here you are, standing one on one
Rit. Stand up for freedom - your freedom
Come up my freedom - pamoja
My freedom is yours - Uhuru kwa wote
We all are connected
We are tied body and soul
We are a big family
Rise your hands and let’s rejoyce
8
Let’s God loves you as you are
Kamba song!
Come on and dance until the night is gone!
musical bridge: DO FA SOL (x4)
I’m walking near the edge
and I see a woman crying out
slave is forced to hustle her body
in silence she has no company
I give ear to her and I cry
It’s difficult to understand
but here you are, standing one on one
I care about you just because we’re
loved by the same Jesus
He forgives us come on and sing aloud
la la la la la
percussion bridge
Stand up for your joy - for your joy
Hold on for my joy - together
My joy is your joy - furaha kwa wote
Share is the secret - to be happy
Visita
www.cicciocciccio.com
per la traduzione del testo
di Kamba Song!
Stand up for your love - for my love
Stand up for freedom - for freedom
Stand up for your joy - for my joy
Stand up for Jesus - He loves me
Stand up for Jesus - He loves us
Stand up for Jesus - Kamba song
Stand up for freedom - for freedom
Stand up for Jesus - He loves us
Stand up!
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10
...andate
oltre!
provocazioni di
La bellezza del corpo che va custodito, curato, amato, rispettato.
conserva tutte le cose nella
loro bellezza
Tutte le creature sono amate
da Dio. Tutte! Proprio così! Tutte le creature sono amate da Dio. Quando uno
, è un segno che si accetta l’amore di Dio. Conservare le cose nella loro bellezza e nello stupore
che suscitano in noi. Conservare le cose nella loro bellezza è un segno che si è capito l’amore di Dio. Infatti,
si vede come l’umanità tende ad autodistruggersi, non c’è più niente. L’uomo, in realtà, violenta tutte le
cose quando le distoglie dal loro fine; quando l’uomo si dimentica che sono dono di Dio se ne appropria.
Diventa padrone, la fa da padrone. Comanda lui. Si dimentica che le cose sono di Dio e sono tutte finalizzate
all’amore che è la grande regola per poter leggere il significato di tutte le cose, anzi, per poter capire Dio.
, la persona intera di per sé è
Non si può capire Dio fuori dall’amore. Non ci vuole molto! Il nostro
, quindi è santo e da qui viene il rispetto enorme per la persona nella sua totalità e per il suo
corpo. La Chiesa, quando celebra il funerale, prima di dare l’ultimo saluto profuma d’incenso il corpo di
colui che è morto. Perché lo profuma d’incenso? Per la santità. Capite? E’ gradito a Dio. E’ stato tempio dello
Spirito Santo ed è destinato alla resurrezione. Così pure noi siamo tempio di Dio, siamo in Cristo, siamo Sue
membra, siamo uniti a Lui. Tutto quello che è in noi è santo e quindi tutto è reso gradito a Dio.
Il senso del
scaturisce in un onore, cioè tu
onori il tuo corpo come il Corpo di Cristo. La cura del proprio corpo non è più una vanità, ma è senso di
gratitudine a Dio, che non diventa quindi civetteria, per attirare l’altro a sé stessi, non accorgendosi che mettendo il corpo in certe evidenze la persona viene attirata a quel pezzo di corpo ma non è che venga attirata
alla totalità della persona, e quindi è infelice, poveretta! Di qui allora guardate quanta infelicità c’è su questa
terra! La persona che prende il proprio corpo, la propria persona come dono di Dio e la sente unita a quella
di Cristo, ha cura del suo corpo come ha cura del Corpo di Cristo. Cioè non è esagerato dire che abbiamo
cura del nostro corpo come abbiamo cura del Corpo di Cristo che è nel tabernacolo, come abbiamo cura del
Corpo Mistico di Cristo che si rende presente nei poveri, nei nostri poveri, nei nostri fratelli. La cura quindi
dei poveri è cura del Corpo di Cristo, ma
. Anzi! se curi il corpo dei tuoi fratelli, curi anche il tuo corpo. Se curi
veramente il tuo corpo, curi anche quello dei tuoi fratelli. Pensate che bello in fondo. E’ grande! E’ gioioso e
libera! C’è una bellezza che viene dal diavolo, che tende soltanto ad affossare l’uomo, ma c’è una bellezza
Ma non siate neannella donna che è vicina a Dio: è quella bellezza lì che dovete curare!
che civettuoli perché in un caso e nell’altro non avete rispetto del tempio di Dio. Quando avete rispetto del
tempio dello Spirito Santo che è la vostra persona e quindi anche il vostro corpo, è evidente che lo curate
nelle persone, che eleva a Dio e non affossa nella senper rispetto a Dio. Allora ingenerate una
sualità.
deve avvenire che voi
. No, non è quello! Dura ben poco quel legame lì! E’ infelice! Quello invece che
del vostro
che si
vodovete pensare è di far incontrare ogni persona con la
stro
, che si trasforma nella cura del vostro corpo e che crea fraternità. Tu hai capito che se metti la tua
bellezza per richiamare gli uomini nei vestiti che hai o nelle scarpe che hai sei ben infelice!
corpo
gradita a Dio
Rispetto del nostro corpo.
cosa
rispetto del nostro corpo
come curi il corpo dei tuoi fratelli
non c’e’ differenza in fondo tra come curi il tuo corpo e
Non siate sciatti!
Non
attraverso il vostro corpo
corpo
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tensione
pensiate di poter attirare a voi delle persone per farvi amare
bellezza
spirito
riflette sul
int erv ist e e rac con ti di chi
ha sce
Ri be ll ar si con la vita:lto di
pen san do, oss erv and o e age
ndo
in mod o NUO VO!
IO
!
O
S
I
C
E
D
HO
Io il mio corpo lo detestavo. Perché mai qualcuno avrebbe dovuto amarmi? Non lo meritavo. Così,
pur di sentirmi amata, sono scesa a compromessi: svalutare il mio corpo, che faceva schifo e non
meritava amore, in cambio di attenzioni.
Quanti modi avevo studiato per usare il mio corpo a tale scopo: i capelli, i vestiti, l’estrema magrezza, i piercing, gli atteggiamenti, la frivolezza, la ricerca di sofferenza. Il Signore lo avevo già allontanato da un pezzo, non potevo farmi troppe domande. Le domande facevano male, ed il bisogno
di affetto e di sentirmi considerata era troppo grande. Ricordo benissimo di essermi costruita un
mondo parallelo, mi sentivo come dentro ad una bolla, dalla quale osservare il mio corpo. Intanto
però il corpo sanguinava, ed io non riuscivo più a non sentirlo. Il mio corpo urlava rispetto, coccole,
amore, sempre più forte.
Ricordo il momento in cui dopo tanti anni un “piccolo”, Giusy, mi ha abbracciata ...mamma mia! Mi
ha abbracciata senza volere nulla in cambio. Che scoperta! Che calore! Che libertà! Tutto in quell’abbraccio disinteressato. Ho sentito forte che lì, in quel momento, il Signore mi stava parlando, mi stava
amando, così com’ero, né più ne meno. Quanti abbracci liberi e puliti sono seguiti a quell’abbraccio!
Era possibile davvero!
Che stupefacente scoperta il sentirmi completa, mente, corpo, cuore, spirito. Che libertà il potermi
amare ed il lasciarmi amare dagli altri in tutti i miei pregi e in tutti i miei difetti.
Vivere appieno nel mio corpo oggi significa riconoscerne la fragilità ed il mistero, scoprirne la bellezza, giorno dopo giorno, una bellezza che non dipende dall’ esteriorità, ma dall’ anima, dalla vicinanza a Lui. Significa accettare la mia femminilità, le mie pulsioni, le mie emozioni. Quanto mi aiuta
mio marito Matteo in questo! Significa viverlo come strumento che ha generato la vita dei bimbi, e
ringraziare per la sacralità della maternità. Amarlo significa ascoltarlo nei suoi bisogni e curarlo nelle
sue ferite, si perchè alcune sono ancora lì e ci vorrà ancora del tempo perché guariscano del tutto e
smettano di fare male, è un cammino.
Il mio corpo è tempio dello Spirito Santo, perché il Signore vive in me.
Sara
Ciao,
sono Luca Pieri e sono un vecchio spastico di 58 anni, ho studiato per buona parte della vita e il
fatto di vivere sempre su 4 ruote ha condizionato in modo determinante la mia esistenza. Da giovane
non era scontato l’inserimento nella scuola normale e ho vissuto questo passaggio come momento
fondamentale per la mia vita. Grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII è iniziata la mia ricerca d’identità: ho rivalutato il dono della fede, trasmessomi dalla mia famiglia, ho scoperto gradualmente e
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faticosamente gli aspetti propulsivi, ho scoperto il valore delle persone a prescindere dal loro stato,il
superamento del rapporto assistito/assistente e la volontà di questa associazione di impegnarsi nel
sociale per rimuovere le cause che producono disagio.
Quella che chiede tuttora la comunità è una scelta di vita,una proposta basata sulla condivisione diretta della quotidianità, in cui diventa centrale la relazione umana che nasce tra le persone.
Nel 1978 ho deciso, quindi, di iscrivermi all’università e sono riuscito a continuare nello studio, impegnandomi per superare i critici esami. Ho deciso di continuare a impegnarmi e mi sono gettato
anima e corpo nell’ambito dell’associazionismo per disabili, assumendo anche incarichi di responsabilità come quello di consigliere A.I.A.S. Nazionale.
Il tempo dei cambiamenti e di scelte fondamentali mi aveva portato a scegliere di andar via da
casa e di vivere in una casa famiglia, dove oltre il nucleo di una famiglia reale (mamma, papà e figli)
ci sono altre persone che ci vivono e diventano parte della famiglia stessa. La nascita di questa esperienza all’interno dell’associazione mi aveva convinto ed ero ormai già pronto. Nel 1987 ho fatto il
grande salto: mi sono sposato con Carla. Durante il fidanzamento è stata dura vincere le resistenze
familiari ma per fortuna Don Oreste (fondatore della comunità) è sempre stato favorevole e si è
dimostrato un valido appoggio nella mia opera di affermazione. Per quasi 5 lunghi anni di fidanzamento Carla per i miei è stata la mia “autista” ma prima o poi avrei dovuto “svelare” ai miei la mia
nuova situazione sentimentale. Una sera, tra miliardi di distonie e la voce bloccata completamente
dalle contrazioni, riuscii a stento a emettere delle parole e a dirglielo. Non ricordo bene come è finito
quel fatidico incontro però da quel momento, mio padre faticosamente cominciò ad adattarsi alla
nuova situazione. Ci fu il rifiuto totale dei miei genitori verso la mia nuova esperienza sentimentale
sfociata nel matrimonio.
Nel tempo ho scoperto che insieme all’anima si può soddisfare il corpo e all’improvviso, dopo aver
atteso a lungo e penato un po’, ecco la mia erede, la mia piccola Bianca che adesso è ormai maggiorenne.
Solo dopo la nascita di Bianca le cose hanno iniziato a cambiare. Il matrimonio ha capovolto anche
il mio rapporto con l’accoglienza, da bisognoso di casa sono diventato opportunità per chi cercava
un tetto e ho aperto la mia casa a persone in difficoltà, anche provenienti da paesi diversi, persone
che rimanevano per un breve periodo o che continuano tuttora a vivere con noi.
Il mondo, prima forse non me ne accorgevo, è pieno di giovani vite bisognose e la comunità ha
pensato di rispondere a questa richiesta cercando di dare un rifugio a queste giovani vite. E’ nato
il progetto di AFFIDAMENTO FAMILIARE, che comporta la disponibilità ad accogliere nella propria
famiglia bambini che ne sono privi o che sono in difficoltà. Il bello della condivisione lo si è visto
proprio a casa mia quando io e Carla abbiamo dato disponibilità per accogliere una bambina down
appena nata. E’ stata un’esperienza esaltante perché Francesca stando in casa nostra è migliorata un
casino; l’affidamento della piccola si è concluso in modo favoloso poichè la bimba ha trovato una
famiglia che l’ha presa con se dandogli tutto l’amore e l’affetto di cui ha bisogno. E’ stato alquanto
faticoso scoprire e accettare che Carla e io fossimo, e siamo, capaci di stare vicini anche fisicamente,
vincendo paure, riserve mentali, diffidenze legate alle nostre diversità e fondamentali differenze di
genere: abbracciare un corpo rigido e selvaggiamente scatenato come il mio non è sicuramente
un’esperienza banale ma l’aspettarsi reciprocamente ciascuno con i propri tempi e modi ha fatto si
che si creasse un progetto comune nel Signore. Per questo ringrazio Don Oreste che ha accompagnato me e Carla dandoci fiducia fin dalle prime prove di “volo”.
Luca
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Dalla lettera ai Romani (Rm 8,14 -17)
Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete
ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi
per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo
figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
dal Salmo 8
O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
Dal Vangelo secondo Luca (18,35 - 43)
Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. Sentendo passare
la gente, domandò che cosa accadesse. Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». Allora incominciò
a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo sgridavano,
perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora
si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: «Che vuoi che io faccia
15
per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua
fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla
vista di ciò, diede lode a Dio.
dalla
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PAROLA a
Gesù passa nella nostra vita. Gesù passa continuamente! Forse è più vero che ci sono momenti in
cui ce ne accorgiamo. C’è un tempo in cui la vita ci mette un po’ in ginocchio e allora vediamo da una
prospettiva diversa. E vediamo quello che non abbiamo mai visto prima. Gesù, uno di noi, vicino a
noi. La domanda che Egli esprime al giovane è anche per noi: “Che vuoi che io faccia per te?”. Questo
interrogativo ci pone di fronte alla domanda più profonda: a cosa do importanza? Cosa conta davvero per me?
È il timore degli uomini che mi determina e mi chiede di mettermi continuamente la maschera per
essere accettato, stimato, voluto? La risposta di Gesù rivela come uscire da questa prigione, che ci fa
svendere continuamente il nostro essere più vero, la nostra libertà. “La tua fede ti ha salvato” significa
che siamo invitati a coltivare il timore di Dio per sfuggire il timore degli uomini. Il timore di Dio è
darsi un riferimento nuovo, che mi faccia sentire amato sempre, accolto sempre, voluto da sempre e
con una strada sempre aperta davanti a me! Il timore di Dio ci libera dalla dittatura dell’apparire, che
ci inchioda e ci mortifica, per farci approdare nel mare della libertà dove noi per primi ci meraviglieremo di quello che possiamo diventare! È bello scoprirsi belli!
Dialoghi in semplicita’
Figlia: “Mamma, perché davanti a un bell’orizzonte mi commuovo, quando sento di guerre e violenze provo dolore, e quando ascolto la musica mi sembra di volare?”
Mamma: “Perché siamo fatti anche di sentimenti, di emozioni, di vibrazioni. È la parte più bella di
noi, è il Mistero che nessuno conosce fino in fondo. È sempre una novità!”
Figlia: “Ma mamma, se è la parte più bella di noi, perché tutti tendiamo a nasconderla?”
Mamma: “Perché abbiamo paura di perderla. Non abbiamo ancora capito che più la doniamo e
più cresce”.
Figlia: “Ma a chi si dona mamma?”
Mamma: “A tutti coloro che ne hanno bisogno”
16
... per non farsi
PrEGaRe
Si, io sono una stupenda opera, Signore. Tu mi hai fatto come un prodigio. Mi guardo con i tuoi
occhi e mi “vedo” quel meraviglioso prodigio che tu hai progettato e creato.
Se tu, Signore, mi guardi con amore e i tuoi occhi, posandosi su di me, sorridono, come posso io
non amarmi? Se tu mi stimi infinitamente, come posso io non avere una profonda stima di me stesso? Lo so, io sono fragile, come quei fiori di campo talmente leggeri, quasi impalpabili, che il più lieve
soffio può fare dissolvere nell’aria, ma, nella mia debolezza, nella mia fragilità, io mi sento forte, mi
sento “ricco” dentro, perché tu, Dio, amandomi, mi stimi infinitamente, nonostante i miei limiti, i miei
errori, i miei fallimenti. Chi ama, infatti, non può non stimare la persona amata, perchè non si ferma
ai suoi difetti, alle sue debolezze, ai suoi errori, ma va sempre “oltre”, riuscendo, con gli occhi dell’amore, a vedere in essa delle realtà da stimare che gli altri non riescono nemmeno lontanamente a
immaginare possano esistere in quella persona.
Ecco, Signore, tu mi “vedi” sempre come il prodigio che hai pensato e realizzato; è il tuo amore
che mi rende, ai tuoi occhi, prezioso e degno di stima. Per questo, qualunque cosa io sia, qualunque
cosa io faccia, tu continui a guardarmi con occhi pieni d’amore e in ogni istante mi ripeti: “Figlio mio,
ricorda, e siine certo, che tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo. Sempre!”
(Maria rita Campobello)
Signore vuoi le mie mani
per passare questa giornata
aiutandoi poveri e i malati che ne hanno bisogno?
Signore, oggi ti do le mie mani.
Signore vuoi i miei piedi
per passare questa giornata
visitando coloro che hanno bisogno di un amico?
Signore, oggi ti do i miei piedi.
Signore vuoi la mia voce
per passare questa giornata
parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore?
Signore, oggi ti do la mia voce.
Signore vuoi il mio cuore
per passare questa giornata
amando ogni uomo solo perché è uomo?
Signore, oggi ti do il mio cuore.
(Madre Teresa di Calcutta)
Non è cris
insuperbire e tiano
co
di più di quel nsiderarsi
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Ma non è cris che siamo.
ti
considerarsi m ano neanche
eno
che siamo e te di quello
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disparte intim ersi in
iditi come
un ladro colto
un debitore ch in fallo o
e non ha da
rendere.
(don Lorenzo
Milani)
17
Signore, nel realizzare il tuo disegno eterno, mi hai
chiamato all’esistenza in quel contesto di dati che
sono la mia storia. Perché così e non in un altro modo?
Ti sei forse sbagliato? No.
Tu non mi hai creato per sbaglio, né per distrazione, né per contrattempo. Al momento giusto, all’ora
tua, secondo il tuo disegno e la tua volontà, secondo
la tua scelta tu mi hai formato. Sono fatto bene per
essere santo. Se dicessi di no mi parrebbe di mancarti
di riguardo, di dire che neppure a te riescono le cose
come le vuoi, che anche a te capitano gli infortuni.
Signore, sono fatto bene per te. Alle volte, perdonami se te lo dico, mi trovo fatto un po’ meno bene per me. Ma confesso - sia pure a fatica - che è più
importante essere fatto bene per te che per me. I miei limiti non devono essere motivo di cruccio per
la mia superbia né motivo di malumore quando gli altri li vedono. Signore ti benedico e ti ringrazio
che mi hai fatto come mi hai fatto. Gli altri possono dire quello che vogliono. Io ho solo da dirti grazie.
Ho solo da benedirti, ho solo da sentire una riconoscenza eterna perché mi hai fatto come mi hai
fatto. E quando gli altri trovano che sono uno sgorbio, più che una cosa buona, io, Signore, credo a
te. Alle volte mi prende la voglia di vedere come te la caverai con questa povera creatura che sono
io. E penso che la vita eterna sarà beata anche per questo: perché là capirò quello che adesso non
capisco e mi spiegherò quello che adesso è un mistero.
(Anastasio Alberto Ballestrero)
O Dio, tu ci hai creati con un corpo,
con i piedi per venire incontro a te,
con la testa per pensare,
con il cuore per imparare ad amare.
O Dio, tu ci hai dato le mani per stringere altre mani,
e non per serrarle in pugni violenti.
Mani aperte come un’offerta
come una preghiera di domanda e di grazie.
Mani che benedicono, mani che accolgono,
mani che ricevono il pane di vita.
O Gesù, con le tue mani,
hai innalzato il povero e l’escluso, non hai gettato la pietra ma condiviso il pane,
hai portato la croce.
O Gesù, con le tue mani,
hai fatto passare Tommaso dal dubbio alla fede.
Le mani del Risorto ci invitano a sperare
a prenderci per mano, a non far cadere le braccia
davanti alla morte e all’isolamento.
O Dio, insegnaci a condividere di più, perché
le nostre mani sono il prolungamento del cuore
e diventano le tue mani,
quelle che danno vita.
(Jeanluc De Francois)
18
Degnati di concedermi,
Padre buono e santo,
un’intelligenza che ti comprenda,
un sentimento che ti senta,
un animo che ti gusti,
una diligenza che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
uno spirito che ti conosca,
un cuore che ti ami,
un pensiero che sia rivolto a te,
un’azione che ti dia gloria,
un udito che ti ascolti,
degli occhi che ti guardino,
una lingua che ti confessi,
una parola che ti piaccia,
una pazienza che ti segua,
una perseveranza che ti aspetti,
una fine perfetta,
e la tua santa presenza,
la risurrezione,
la ricompensa e la vita eterna.
(San Benedetto)
Tenerezza e libertà: questo si incontra
quando si sperimenta il tuo amore, Dio dell’universo.
Tenerezza e instancabile determinazione:
questo porta con sé il tuo perdono.
E io, Padre – Dio, tentenno e combatto,
impedendo, spesso, al tuo amore di raggiungermi.
Nel peccato, ho sentito le tue braccia risollevarmi,
nel dubbio, ho sentito la tua voce farsi luce,
nell’errore, ho sentito la tua mano accompagnarmi
e nella gioia, ho visto i tuoi occhi sorridere.
Quanto è umano, nella sua fisicità, il tuo amore
e quanto è divino, nella sua instancabile fedeltà.
Eppure spesso non lo sento e mi accontento.
Prendo a schiaffi la vita perché vorrei di più,
ma poi la tua tenerezza mi spaventa e mi allontana:
perché gratuita, perché totale, perché per sempre.
Convincimi, Padre, in nome dell’amore,
abbraccia la mia paura, accarezza le mie ferite
e insegnami a fidarmi del tuo amore.
(Suor Mariangela Tassielli)
No, non è vero che la diversità viene accettata spontaneamente. Ci sono momenti in cui essa mette
a dura prova i nostri nervi, ci sono frangenti in cui vorremmo annullarla, come d’incanto, per trovare
tutti d’accordo con noi, con gli stessi gusti e gli stessi desideri.
Tu ci hai fatti diversi: lo vogliamo o no, questa è la realtà.
Una realtà scomoda, per chi ama troppo l’ordine, e la compattezza.
Una realtà colma di ricchezza, per chi sa apprezzare le risorse in qualunque persona.
Una realtà imbarazzante per chi la avverte come un attentato alle sue opinioni, alla sua personalità.
Una realtà benefica, per chi ama la propria e l’altrui libertà.
Grazie, Signore, per tutte le differenze di pelle, di cultura, di tradizioni.
Grazie per averci salvati dall’omologazione e dall’appiattimento, dalla clonazione e dalla massificazione.
Grazie per tutti quelli che ci obbligano a prendere atto del loro pensiero, del loro temperamento,
delle loro abitudini così diversi dai nostri.
19
Perché trasformi ogni ferita in apertura, dono, cammino, fiducia.
Vieni Spirito santo, vita di Dio che ci raggiungi e ci spalanchi orizzonti di pienezza.
Vieni, tu che generi in noi la Parola e ci rendi nuovi.
Vieni, tu che fai del silenzio lo spazio infinito dell’Immenso.
Vieni Spirito santo, amore di Dio, che ci tocchi in profondità e guarisci ogni ferita.
Vieni, tu che generi in noi l’inappagabile desiderio di Dio.
Vieni, tu che fai del buio, della notte, della morte
lo spazio in cui, più intensa, può risplendere la luce.
Vieni Spirito santo, dito creatore di Dio
che raccogli ogni brandello di vita e ne fai un capolavoro.
Vieni, tu che generi in noi la nuova identità di figli di Dio, amati.
Vieni, tu che fai di ogni povertà, limite e miseria
lo spazio dell’incontro, del perdono, della fiducia confermata,
tra Dio e ogni uomo. Amen.
(Suor Mariangela Tassielli)
Si, io sono una stupenda opera, Signore. Tu mi hai fatto come un prodigio. Mi guardo con i tuoi
occhi e mi “vedo” quel meraviglioso prodigio che tu hai progettato e creato.
Se tu, Signore, mi guardi con amore e i tuoi occhi, posandosi su di me, sorridono, come posso io
non amarmi? Se tu mi stimi infinitamente, come posso io non avere una profonda stima di me stesso? Lo so, io sono fragile, come quei fiori di campo talmente leggeri, quasi impalpabili, che il più lieve
soffio può fare dissolvere nell’aria, ma, nella mia debolezza, nella mia fragilità, io mi sento forte, mi
sento “ricco” dentro, perché tu, Dio, amandomi, mi stimi infinitamente, nonostante i miei limiti, i miei
errori, i miei fallimenti. Chi ama, infatti, non può non stimare la persona amata, perchè non si ferma
ai suoi difetti, alle sue debolezze, ai suoi errori, ma va sempre “oltre”, riuscendo, con gli occhi dell’amore, a vedere in essa delle realtà da stimare che gli altri non riescono nemmeno lontanamente a
immaginare possano esistere in quella persona.
Ecco, Signore, tu mi “vedi” sempre come il prodigio che hai pensato e realizzato; è il tuo amore
che mi rende, ai tuoi occhi, prezioso e degno di stima. Per questo, qualunque cosa io sia, qualunque
cosa io faccia, tu continui a guardarmi con occhi pieni d’amore e in ogni istante mi ripeti: “Figlio mio,
ricorda, e siine certo, che tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo. Sempre!”.
(Maria Rita Campobello)
Se voglio imparare a cucire vado da un sarto.
Se voglio imparare a fare il pane vado da un panettiere.
Se voglio imparare qualsiasi cosa,
mi cerco un maestro all’altezza delle mie aspirazioni.
Perché se voglio imparare a vivere felice non so dove andare?
Bussiamo alla porta del nostro Dio!
La troveremo sempre aperta e Lui, per farci fare un corso accelerato,
ci manderà alla scuola di Maria.
(Suore Carmelitane)
20
“Il vento soffia dove vuole, e ne odi il suono,
ma non sai da dove viene né dove va.
Così è chiunque è nato dallo spirito”
(Gv. 3,8)
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M
come
riflessioni di Carlo Maria Martini
Maria tu sai che non possiamo parlare di te che sei troppo grande! Ti chiediamo di parlare tu stessa
a noi, di parlare al nostro cuore con quel linguaggio interiore che anche noi siamo capaci di percepire
quando tu ci parli.
Brani di riferimento: (Lc 1, 26-35) e (Gv 2, 1-5).
a) L’Annunciazione:
al momento divino.
Cosa fa Maria? Ascolta, si scuote, interroga, si domanda. E’ un atteggiamento dialogico, semplice,
istintivo e insieme delicato, attento, perfettamente proporzionato alla situazione che pure è nuova,
imprevista e inedita. Se noi ci fossimo trovati al suo posto, probabilmente saremmo passati dalla
paura alla rigidità, alla pretesa di prove: saremmo stati presi o dal timore o da un’esultaza eccessiva
che cu avrebbe farri smarrire.
b) Le nozze di Cana:
al momento umano.
Cosa fa Maria? Partecipa alla festa e quindi serve, aiuta, mangia, beve, conversa ma insieme osserva, con qualche distacco, le cose e ne coglie il senso globale. Il suo distacco attendo e discreto le
permette di vedere ciò che nessuno di fatto vede e cioè che il vino è terminato. Maria è attenta al
momento umano dell’esistenza, è attenta alle situazioni, alle persone, alle cose.
attenzione
attenzione
momento di riflessione
Possiamo ora fare un
sull’atteggiamento che ho chiamato dell’attenzione e che è il modo di essere di Maria. Attenzione è un atteggiamento vigilante dell’io sugli altri, è
una trasparenza di sguardo, una prontezza a notare segni di sofferenza intorno a sé, a donarsi.
Disattenzione, invece, è la mancanza di vigilanza, è l’essere rattrappiti, chiusi in se stessi; disattenzione è parlare con un malato raccontandogli le nostre cose, senza accorgersi che sta sudando,
che ha bisogno di un bicchier d’acqua. Disattenzione è uscire con un’osservazione pungente, non
pensando che qualcuno intorno a noi ne sarà ferito; disattenzione è non accorgersi di ciò che capita
agli altri.
Attenzione è un trasalire tiepido del cuore ogni volta che vengono violati la delicatezza, il rispetto,
il riguardo dovuto alle persone. Attenzione è per esempio – quando si è in auto o in moto – fermarsi
prima delle strisce mentre un pedone deve attraversare e non volteggiargli attorno quasi fosse un
birillo.
Attenzione è evitare di fumare quando ciò da fastidio agli altri. È saper prendere la giusta distanza
da sé e dagli eventi per capire ciò che obbiettivamente avviene. Attenzione è dunque, amore vero,
delicato, disinteressato, preveniente.
21
responsabilizzarci
Dobbiamo
sulla contemplazione fatta.
a) che cosa si oppone in me all’attenzione esercitata da Maria? Qualche risposta può essere facile. Si
oppone ogni forma di avidità e di ingordigia del corpo e dello spirito: del corpo la golosità; dei sensi
la sensualità; del cuore tutti i desideri aspri, le afflizioni, le amarezze, le ruggini. Quando veniamo
bloccati da golosità, ambizione, sensualità, amarezza, ruggine, antipatie, forme di rifiuto latente o
palese delle persone, atteggiamento di dipendenza o di schiavitù rispetto a situazioni o cose, la nostra vita non si svolge più normalmente, perché è estremamente faticoso vivere con questi blocchi
al fondo della coscienza.
O Gesù, donami di capire come il mio corpo e il mio cuore sono pieni di tensioni sbagliate che
bloccano l’attenzione e mi impediscono di vivere davvero!
b) che cosa favorisce in me l’atteggiamento di Maria, questo stato di grazia della vita, che è stato
psichico-spirituale, di presenza vera alla realtà, di non alienazione da sé ma di prestazione pronta,
delicata e umile?
Non dobbiamo aver timore di menzionare cose semplici atte a favorire in noi l’attenzione, che
comporta distensione, distacco, prontezza, agilità di spirito, libertà interiore, capacità di entusiasmarsi per ogni cosa bella, capacità di maturare il giudizio nella calma, assenza di precipitosità. Cerchiamo ampiamente nella nostra esperienza ciò che favorisce questo atteggiamento di fondo, che
è alla radice di ogni riconciliazione e di ogni pace. Io ricorderei, ad esempio, la musica oppure il
silenzio, il canto, la solitudine, il rosario, la compagnia di alcune persone che danno respiro al cuore,
la contemplazione evangelica.
Ognuno troverà certamente, nella sua esperienza, l’aiuto per entrare in questo dtato di grazia
dell’esistenza, nel quale possiamo compiere cose splendide.
c) a chi voglio fare attenzione nei prossimi giorni? Sono tante le disattenzioni che feriscono e rovinano le amicizie più belle, che creano incomprensioni nelle famiglie, tra fidanzati e tra sposi! Questi
gesti di attenzione invece riconciliano e riparano, intessono rapporti di pace!
Donaci Signore di contemplare il mistero dell’attenzione di Maria!
Donaci di essere segno per gli altri e fa’ che ciascuno di noi ti chieda
persona questa sera, io per primo, di tutte le mancanze di attenzione con
cui abbiamo forse ferito e distolto altri da una più profonda ricerca di te.
22
unaboccataDIOssigeno
Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il suolo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.
(Ernest Hemingway)
Se
la nostra annimza corpo
e il nostro ama sarebbe muta
ore in
E senza cor
po, nessuno gpabbia.
otrebbe
conoscere l’a
m
o
r
e
d
e
ll
’a
né il suo cant
ro,
o di Tenerelt
z
z
a.
(Michel Quois
t)
È vero che in noi convivono sentimenti assai contraddittori e che siamo combattuti tra il desiderio
di bellezza e il rigetto del nostro corpo, rigetto che talvolta arriva fino all’odio. Incontro spesso delle
donne che hanno tutto per essere belle e che sembrano fare di tutto per imbruttirsi. Il disinteresse
o la trascuratezza con cui trattiamo il nostro corpo dimostra che non ci amiamo, che non attribuiamo alcun valore a noi stessi, mentre il Signore ci dice: «Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché
sei degno di stima e io ti amo» (Is 43, 4). «Eredi» di Adamo ed Eva, ci chiediamo: come possiamo
essere preziosi agli occhi di Dio? Di fronte alla disperazione che è l’unica soluzione umana a questo
dramma, Dio rivela il suo amore per l’uomo peccatore. Ha deciso di amarlo a tutti i costi. Ha scelto
in anticipo di pagare il prezzo del suo ritorno verso di lui. Mostrare, rivelare che il Padre ci ama, por-
23
Molti di noi cercano se stessi qui,
alla luce. Non troverete quello
che cercate. Dovete mettervi
carponi dentro, dove qualche
volta c’è un buio spaventoso, e
scoprire cose meravigliose
su voi stessi.
(Leo Buscaglia)
Una volta un dromedario,
incontrando un cammello,
gli disse: - Ti compiango,
carissimo fratello;
saresti un dromedario
magnifico anche tu
se solo non avessi quella brutta gobba in più.
Il cammello gli rispose:
- Mi hai rubato la parola.
È una sfortuna per te
avere una gobba sola.
Ti manca poco ad essere
un cammello perfetto:
con te la natura
ha sbagliato per difetto.
tando lui stesso le nostre sofferenze e i nostri
peccati, è il motivo della venuta di Gesù tra noi.
Quindi, colui che trascura se stesso offende il
suo Creatore. Dobbiamo avere bontà, tenerezza per il corpo che Dio ci ha dato. Guardiamolo
con gli occhi stessi di Dio, con lo sguardo del Padre, perché il corpo è il luogo dell’incarnazione
dell’amore, il luogo ove riceviamo amore e diamo amore. Perciò ha un valore così grande e un
giorno risusciterà per entrare nella gloria divina.
(Jo Croissant)
La bizzarra querela
durò tutto una mattina.
In un canto ad ascoltare
stava un vecchio beduino
e tra sé, intanto, pensava:
“Poveretti tutti e due,
ognun trova belle
soltanto le gobbe sue.
Così spesso ragiona
al mondo tanta gente
che trova sbagliato
ciò che è solo differente!”
(Gianni Rodari)
Per tanto tempo mi sono chiesta perché il Buon Dio aveva delle
preferenze, perché non tutte le anime ricevono un livello uguale
di favori, e mi meravigliavo che avesse prodigato favori straordinari ai Santi che lo avevano offeso, come San Paolo, Sant’Agostino e che Egli costringeva, per dire così, ad accogliere i suoi favori;
oppure leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore ha voluto
accarezzare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di innalzarsi fino a lui,
e prevenendo le loro anime con tali favori che esse non hanno
mai potuto offuscare lo splendore immacolato della loro veste di
Battesimo, mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio,
morivano in così grande numero prima di aver persino sentito il
nome di Dio... Gesù si è degnato di farmi Lui da istruttore, su questo mistero. Mi ha messo davanti agli occhi il libro della natura e
io ho capito che tutti i fiori che Egli ha creato sono belli, che lo
splendore della rosa e il candore del Giglio non tolgono il profumo della viola o la semplicità incantevole della margherita... Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere rose la natura perderebbe
il suo abito di primavera, i campi non sarebbero più brillanti di fiorellini.
(Santa Teresa di Lisieux)
24
Ciao don Tonino, perché bisogna pregare
con le mani giunte? Francesco
Francesco, prima di tutto togliamo di mezzo
quel verbo: «Bisogna». È brutto. Fa pensare a un
obbligo, a qualcosa di imposto. Le cose belle nascono dal cuore, da decisioni libere e consapevoli. Per decidere così è necessario capire. Allora
cerchiamo di capire. Se uno ti si mette davanti
con le mani dietro la schiena, o dentro le tasche,
tu non sai che intenzioni ha. Potrebbe avere un
bastone o una pistola. Se invece uno ti viene incontro con le mani giunte, tu sai che è disarmato.
Ecco, nella preghiera le mani giunte esprimono
questo sentimento: «Signore, io mi metto davanti a te disarmato, senza alcuna difesa, perché mi
fido di te e sono pronto ad accoglierti senza paura». Il gesto delle mani giunte è consigliato nei
momenti di preghiera particolarmente intensi,
quando il Signore ci chiede di accogliere la sua
presenza o un suo dono, come durante la Messa
nel momento della consacrazione o della comunione. Il significato delle mani giunte diventa più
forte quando ci si mette in ginocchio. Infatti, chi
fa così, dimezzando la sua statura, esprime la volontà di riconoscersi piccolo, e quindi di non voler combattere e lottare. Lo sai, nel pugilato chi si
mette in ginocchio dichiara di arrendersi e l’altro
non può picchiarlo più. Nella preghiera, mettersi
in ginocchio significa: «Signore, io sono piccolo.
Tu sei grande e puoi aiutarmi». Un altro gesto
molto bello e significativo nel pregare è alzare le
mani verso l’alto, o nel gesto del: «Mani in alto!»
(quante volte l’hai visto fare nei film?) oppure in
quello del bambino che vuole farsi prendere in
braccio (quante volte l’hai fatto quando eri piccolino?). In ambedue i casi si riconosce la grandezza del Signore, dichiarando di essere pronti
a compiere ciò che lui ci chiede (come nella preghiera del Padre Nostro) oppure di aver bisogno
della sua forza e del suo calore. Le mani ci danno un grosso aiuto nel pregare anche quando le
mettiamo rivolte verso l’alto come quelle del povero che chiede l’elemosina. In questo caso, esse
ci ricordano che abbiamo un urgente bisogno
dell’aiuto del Signore. Francesco, è bene e bello pregare con le mani giunte e con altri atteggiamenti del corpo, perché, pregando con tutto
ciò che siamo, corpo e spirito, corriamo meno il
rischio di non pensare a quello che stiamo dicendo o facendo. Prova! Prima prega stravaccato
sulla sedia, poi con le mani atteggiate nel gesto
che esprime meglio i tuoi sentimenti di quel momento. Hai provato? Adesso dimmi che non hai
capito la differenza. (don Tonino Bello)
Abbiamo bisogno di essere guardati per sentire che
la nostra vita ha un senso, che esistiamo per qualcuno.
Abbiamo bisogno che qualcuno riconosca che siamo
unici. A volte, ricorriamo ad ogni sorte di artifici pur di
ottenere tale riconoscimento, per diventare il migliore
(o il peggiore) almeno in qualche campo: il più bello, la
più bella, il più intelligente, il più forte, il più creativo, il
più originale... Il fatto è che non conosciamo ancora veramente il nostro Padre del cielo e ciò che siamo ai suoi
occhi. Dio è un artista. Crea solamente opere uniche.
Non siamo opere fatte in serie. Proprio per la nostra
unicità, ciascuno di noi può essere per Dio “bello”, “il più
amato”. Quindi entrare in questa relazione unica con il
nostro Dio. Ma le esperienze negative del “non amore”
sono profondamente iscritte nel corpo, lasciando un
turbamento che non sempre riusciamo a identificare.
(Jo Croissant)
Alcuni di noi sono com
e in iostro,
altri come la cartch
a.
E se non fosse
per il nero di quelli,
qualcuno tra noi sare
bbe
e se non fosse muto;
per il bianco di questi
,
qualcuno tra noi sare
Se ci fossero due uo bbe cieco.
mini uguali,
il mondo
non sarebbe grande
abbastanza
da contenerli.
(Kahlil Gibran)
25
Madre Teresa di Calcutta
Giovanni Paolo Il, avuta la notizia della morte di Madre
Teresa di Calcutta, ha detto: «Percorrendo infaticabile
le strade del mondo intero, ella ha segnato la storia del
nostro secolo; ha difeso con coraggio la vita; ha servito
ogni essere umano promuovendone sempre la dignità e
il rispetto; ha fatto sentire agli “sconfitti della vita” la tenerezza di Dio, padre amorevole di ogni creatura; ha testimoniato il vangelo della carità che si nutre del dono di
sé fino alla morte». Nel 1946 Madre Teresa era direttrice
della St. Mary’s High School di Calcutta. Aveva 36 anni. Le sembrò, come lei stessa disse, di sentire
le voci dei morenti sulla strada che la chiamavano perché andasse e stesse loro vicino consolandoli
mentre morivano. Il suo segreto interiore lo rivela lei stessa: «lo seguo Cristo: Gesù è il mio Dio, il mio
sposo, la mia vita, il mio unico amore, è ogni cosa, per me è tutto. Per questo non ho paura. Faccio il
mio lavoro con Gesù, lo faccio per Gesù, lo faccio a Gesù e dunque i frutti sono suoi, non miei. Se hai
bisogno di una guida, basta che tu guardi a Gesù. Devi affidarti a Lui completamente. Quando lo fai,
ogni dubbio viene dissolto e raggiungi una piena convinzione. Gesù ha detto: Se non diventerete
come bambini non potrete venire a me». Lei ha seguito la via che il Signore le ha indicato e garantita
da Papa Pio XII. Il Papa ha confermato quanto le suore missionarie della Carità si propongono: «La
nostra specifica missione è di lavorare per la salvezza e la santità dei più poveri fra i poveri». Una presenza d’amore attraverso il servizio. Darsi nel dare, in una comunione d’amore. Lo Spirito Santo spira
dove vuole e come vuole. Il mondo si era sempre commosso davanti a Madre Teresa; la sua scelta di
stare vicino ai più poveri tra i poveri, in particolare gli intoccabili, era così sconvolgente in India. Lei,
albanese, ebbe la cittadinanza indiana nel 1949! ll mondo si commosse e si inchinò di fronte a lei,
definita “la madre dei poveri”. Lei aveva avuto questa missione: attirare a Gesù tutti, amando Lui che
ha voluto confondersi con gli ultimi. Ma il mondo non ha recepito la lezione di Madre Teresa.
(Editoriale di don Oreste Benzi - tratto da Sempre, settembre 1997)
Tieni sempre presente...
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
26
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei vivo, sentiti vivo.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite... insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece di compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non fermarti mai.
(Madre Teresa di Calcutta)
Io sono la vite, voi i tralci. Commento a Gv 15, 1-11
Il capitolo 15 di Giovanni ci avvicinerà al Cristo. Il Padre, essendo il vignaiolo, deve potare il tralcio
perché dia più frutto, e il frutto che dobbiamo produrre nel mondo è bellissimo: l’amore del Padre e
la gioia. Ognuno di noi è un tralcio.
Quando andai l’ultima volta a Roma, volevo dare qualche piccolo insegnamento alle mie novizie e
pensai che questo capitolo fosse il più bel modo di capire che cosa siamo noi per Gesù e che cosa è
Gesù per noi. Ma non mi ero resa conto di ciò di cui invece si resero conto quelle giovani suore quando considerarono quanto è robusto il punto di innesto dei tralci nella vite: come se la vite temesse
che qualcosa o qualcuno le strappi il tralcio.
Un’altra cosa su cui quelle sorelle richiamarono la mia attenzione fu che, se si guarda la vite, non
si vedono i frutti.
Tutti i frutti sono sui tralci. Allora esse mi dissero che l’umiltà di Gesù è così grande che egli ha
bisogno dei tralci per produrre frutti. Questo è il motivo per cui ha fatto tanta attenzione al punto di
innesto: per poter produrre quei frutti egli ha fatto l’attacco in modo tale che si debba usare la forza
per romperlo. Il Padre, il vignaiolo, pota i tralci per produrre più frutto e il tralcio silenzioso, pieno d’amore, incondizionatamente si lascia potare. Noi sappiamo che cos’è la potatura, poiché nella nostra
vita ci deve essere la croce e quanto siamo più vicini a lui e tanto più la croce ci tocca e la potatura è
intima e delicata.
Ognuno di noi è un collaboratore di Cristo, il tralcio di quella vite; e che cosa significa per voi e per
me essere collaboratori di Cristo?
Significa dimorare nel suo amore, avere la sua gioia, diffondere la sua compassione, testimoniare
la sua presenza nel mondo.
(Madre Teresa di Calcutta)
27
U
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K C
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M AN GI AR Ee pofepcrm
or n
tu tt a la
vi ta !!!
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carezze di cuore
Le “
” appartengono al linguaggio dell’amore. Appartengono perciò a tutti coloro
che vogliono far parlare il proprio cuore: vecchi e giovani, genitori e figli, fratelli e sorelle, innamorati
e no...
Le carezze di cui parlo esprimono il bene, la tenerezza, la dolcezza. Sappiamo inoltre che sono sempre gratuite. Senza calcoli. Senza condizioni. E non sono accessori che possono anche non essere
presenti.
.
Non avete mai pensato che non riusciamo a vedere noi stessi? Quando ci guardiamo allo specchio
noi, in realtà, non ci vediamo. Possiamo confrontare l’immagine riflessa di noi con il volto, il corpo
delle persone che abbiamo incontrato, che conosciamo. Ci costruiamo così un’idea di come probabilmente siamo visti dagli altri. La nostra esperienza visiva diretta è influenzata da quella che di noi
hanno gli altri. In questo senso, dipendiamo dagli altri.
Da come ci guardano. Se ci accolgono o ci rifiutano. Se ci guardano con amore, stupore, gratitudine,
felicità, piacere, o con freddezza, con disprezzo, con noncuranza, con indifferenza.
Dunque,
, si guarda l’altro in modo contemplante, caldo, affettuoso, gioioso.
Non lo si riduce a oggetto, a mera fisicità. Non lo
si scinde, non lo si seziona, non lo si divide dalla sua anima. Lo si vede in modo pieno, totale. Come
persona.
(Vittorio Albisetti, Voglia di coccole)
Costituiscono l’essenza dell’amore
quando si accarezza di cuore con lo sguardo
Lo si fa sentire importante, unico. Bello.
Un’esperienza da vivere
Ogni ragazzo sarà invitato a sostare per un minuto o due davanti ad uno specchio grande
abbastanza per avere una visione complessiva del proprio corpo… atteggiandosi come gli pare
(facendo smorfie, restando naturale, danzando, saltando...) per osservare i propri movimenti sovrapposti ad una musica sparata ad alto volume dall’animatore. Lo scopo è quello di invitare i ragazzi ad
osservarsi in modo sdrammatizzante, ed a ripetere senza paura un gesto che nella quotidianità
ripetono spesso con maggior civetteria o insofferenza (“ma guarda come sono grassa… ma guarda
che brufolo… ma guarda che capelli…). Intanto gli altri ragazzi osservano…
Successivamente, si invitano i ragazzi ad un momento di lavoro personale; ciascuno riceverà un
foglio di carta formato A3 sul quale sarà invitato a disegnare il proprio corpo evidenziando i punti di
forza ed i punti di debolezza, le parti che conosce meglio e/o le parti che non apprezza, quelle che lo
sguardo degli altri si crede abbia giudicato in modo negativo.
L’animatore chiede ai ragazzi come si sono sentiti nell’essere guardati mentre ci si muoveva da-
28
vanti allo specchio. Sottolinea come lo sguardo verso l’altro possa essere di tipo molto diverso: di
derisione, apprezzamento, bramosia, violenza, gioia, amicizia ecc.
Quali sguardi popolano la giornata?
Quali sguardi degli altri fanno stare bene… ma soprattutto perché?
Chi sa guardarci in profondità, nella complessa bellezza della nostra persona? E chi no?
E Dio stesso come ci guarda?
gesti per la preghiera
Scoprire di essere un miracolo
Leggi e rifletti
-Tu credi ai miracoli?
-Sì.
-Sì? Ma ne hai mai visto uno?
-Un miracolo? Sì.
-Quale?
-Tu.
-lo? Un miracolo?
-Certo.
- Come?
-Tu respiri. Hai una pelle morbida e calda. Il tuo cuore pulsa. Puoi vedere. Puoi udire. Corri. Mangi.
Salti. Canti. Pensi. Ridi. Ami. Piangi.
-Ah...Tutto qui?
Siamo quelli che dicono davanti ad uno specchio: beh, tutto qui? Scoprire di essere un miracolo.
Prova a guardarti allo specchio e compila un foglio con una cosa che ti piace e una che non ti piace di te.
Confrontati
• ma allora noi siamo un miracolo?
• Dio ci ama anche con i nostri difetti
• Dio ci chiama alla perfezione nell’Amore
• Accettarci? Chiediamo aiuto! abbiamo mai ringraziato per come siamo?
Offri il tuo foglio
Chiediamo aiuto a Dio nel nostro cammino. Offriamo a Lui l’aspetto positivo, per ringraziarlo del
Dono che ci ha dato, e l’aspetto negativo perché possa aiutarci a superarlo accettandoci e migliorandoci.
29
Sound
Try
(Colbie Caillat)
Put your make-up on
Get your nails done
Curl your hair
Run the extra mile
Keep it slim so they like you, do they like you?
Get your sexy on
Don’t be shy, girl
Take it off
This is what you want,
to belong, so they like you
Do you like you?
You don’t have to try so hard
You don’t have to, give it all away
You just have to get up, get up, get up, get up
You don’t have to change a single thing
Rit. You don’t have to try, try, try, try (3v.)
You don’t have to try (2.)
Get your shopping on, at the mall,
max your credit cards
You don’t have to choose, buy it all,
so they like you
Do they like you?
Wait a second,
Why, should you care, what they think of you
When you’re all alone, by yourself,
do you like you?
Do you like you?
You don’t have to try so hard
You don’t have to, give it all away
You just have to get up, get up, get up, get up
You don’t have to change a single thing
You don’t have to try so hard
You don’t have to bend until you break
You just have to get up, get up, get up, get up
You don’t have to change a single thing
30
TRACK
Rit. You don’t have to try...
You don’t have to try so hard
You don’t have to, give it all away
You just have to get up, get up, get up, get up
You don’t have to change a single thing
Rit. You don’t have to try...
Take your make-up off
Let your hair down
Take a breath
Look into the mirror, at yourself
Don’t you like you?
Cause I like you
TRADUZIONE:
Metti il trucco, fatti le unghie, arriccica i capelli, corri
un un kilometro in più, mantieniti snella così piacerai
agli altri.
Accendi la tua sensualità. Non essere timida, ragazza. Fermati. Questo è ciò che vuoi, appartenere, così
piacerai a tutti. Tu ti piaci?
Non sforzarti così tanto, non devi, lascia tutto. Devi
solo svegliarti, non devi cambiare nemmeno una singola cosa. Non devi provarci.
Vai con lo shopping al centro commerciale, metti
tutto sulla carta di credito. Non serve scegliere, compra tutto, così piacerai. Tu ti piaci?
Aspetta un secondo, perchè dovrebbe interessarti
cosa pensano di te? Quando sei da sola con te stessa,
ti piaci? Ti piaci?
Non sforzarti così tanto, non devi piegarti fino a
spezzarti. Devi solo svegliarti, non devi cambiare
nemmeno una singola cosa. Non devi provarci.
Togli il trucco, sciogli i capelli, respira, guardati allo
specchio ...non ti piaci? Perchè a me piaci.
Heart to heart
(James Blunt)
There are times when I don’t know where I stand
You make me feel like I’m a boy and not a man
There are time when you don’t give me a smile
I lie awake at night and worry for a while
Rit . It’s OK ’cause I know
You shine even on a rainy day
And I can find your halo
Guides me to wherever you fall
If you need a hand to hold
I’ll come running
Because You and I
[Walk hard?] ’til we die
You should know
We see eye to eye
Heart to heart
There are time when I cry ’cause you shed no tears
Your mind’s so far away but your body is like here
There are times when I just walked at your door
And thought I’d never get to see you anymore
Rit . It’s OK ’cause I know ...
... Wherever you fall
If you need a hand to hold
I’ll come running
Because You and I
Walk hard ’til we die
You should know
We see eye to eye
Heart to heart
TRADUZIONE:
Ci sono momenti in cui io non so dove sono. Tu mi
fai sentire come se fossi un ragazzo e non un uomo.
Ci sono volte in cui non mi fai sorridere. Di notte sto
sdraiato sveglio e mi preoccupo per un po’.
E’ ok perché io so, che tu splendi anche in un giorno di pioggia posso trovare la tua scia mi guida verso
ovunque tu sia caduta.
Se hai bisogno di una mano da stringere, correrò da
te perché tu ed io cammineremo fianco a fianco fino
alla morte. Dovrsti saperlo. Ci guardiamo occhi negli
occhi, cuore nel cuore.
Ci sono volte in cui piango perché tu non hai lacrime. La tua mente è così lontana ma è come se il tuo
corpo fosse qui. Ci sono volte in cui ho solo camminato alla tua porta ed ho pensato che non sarei mai più
riuscito a vederti.
31
La mano
La mia mano ha cinque dita
e racconta la sua vita.
Dice il pollice,
dito ciccione:
«lo sono il padrone.
Senza di me
non infila l’ago
nemmeno il re.
E dai piccini sono succhiato
come un gelato».
Subito l’indice si alza e dice:
«Io insegno la strada
al turista e al ciclista
e suono il campanello
alla porta del bidello,
alla casa del dottore,
al portone del castello.
Suono suono il campanello».
Il medio allora dice:
«Io tengo il ditale alla sartina
che fa la vestina
ticchete ticchete ta,
ago che viene
ago che va,
ticchete ticchete ta».
Zitti, l’anulare
sta per parlare:
«Io ho poca voglia di lavorare
ma sono il più bello
perché ho l’anello.
Così ornato
sono da tutti
molto ammirato».
Alla fine
parla il più piccino
che si chiama mignolino:
«Nessuno
è più piccolo di me.
Quando suono il violino
scivolo sulla corda
come un ballerino.
Però...
voglio dire la verità:
la sinfonia
da solo
suonare non potrei
senza i fratelli miei».
(Mario Lodi)
32
appunti per non sCORDArti che ...
per una serata film ...
- Il diavolo veste Prada, 2006.
CARTOON - Khumba di Anthony Silverston, 2013.
FILM
appunti per non sCORDArti che ...
...andate
oltre!
provocazioni di
La sacralità del corpo, il corpo come tempio dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo prega nel
dei fedeli
. È lo Spirito che dona la vera
libertà ai credenti, che è la libertà dal peccato e dalla morte. Lo Spirito viene dato nel Battesimo e chi
lo riceve diventa membra di un unico Corpo, quello di Gesù che è la Chiesa. Lo Spirito garantisce la
crescita nella vita in Cristo. Il cuore è l’abitazione particolare dello Spirito Santo. È
che
perché ha la capacità di cogliere l’armonia di tutta la realtà.
Oggi attraversiamo un periodo in cui il crollo delle norme che tutelano i valori stupendi e santi che
Dio ha immesso nella creazione e nell’umanità, è molto accentuato. La famiglia monogamica, i
come
tra marito
e moglie, lo spirito umano come spazio della contemplazione e della gioia pura e piena, l’umanità
come una sola grande famiglia, in cui ognuno viene riconosciuto come parola “irripetibile” di Dio con
una missione da compiere su questa terra, missione di sviluppo, di crescita, per manifestare le opere
grandiose che egli ha compiuto, tutti questi valori vengono oscurati dalla istintività umana. Quando
io vado sulla strada per invitare le donne a uscire dalla schiavitù e dallo sfruttamento del sesso, dico
loro: “Tu sei tempio dello Spirito Santo; ribellati a coloro che fanno a pezzi la tua dignità”.
Voglio raccontarvi un fatto. C’era una piccola famigliola composta da tre persone: mamma, papà e
un bimbo che si chiamava Origene. Il papà si chiamava Leopida e voleva molto bene a Gesù: era cristiano. La mamma invece era pagana, cioè non conosceva ancora Gesù, anzi Lo conosceva un po’ ma
non si voleva convertire. Il papà aveva ricevuto il Battesimo, era quindi figlio di Dio, ed aveva ricevuto
dalla moglie il permesso di poter battezzare anche Origene, il bambino. La sera, quando il piccolo
dormiva, il suo papà piano piano entrava nella sua stanzetta, si avvicinava al letto, gli scopriva il petto
e lo baciava. Una sera la mamma seguì il babbo, curiosa di capire cosa facesse, e quando vide quel
gesto gridò: “Ma cosa fai?”. Il marito le rispose: “Bacio il Tempio di Dio”. Cosa voleva dire? Il tempio dello Spirito Santo. Il Tempio è il luogo dove sta il Signore. Perché il bimbo era il tempio di Dio? Perché è
santo.
vuol dire
. Il bambino
era libero dal peccato originale e dava la possibilità al Signore di stare del tutto del tutto dentro di
lui, quindi com’era Santo Dio era santo lui. Il babbo baciava il bimbo e il suo cuore perché era santo.
Chi ci rivela la persona di Gesù è proprio lo Spirito Santo che dimora in noi. Dimora in noi: cioè abita
in noi come in un tempio, dirà San Paolo. Per questo San Paolo dice di r
materiale, fisico, perché è tempio dello Spirito Santo (cfr. 1Cor 6,19). Siamo santi e anche il nostro
corpo partecipa di questa santità perché appartiene a Cristo Signore. Noi che abbiamo trovato la sapienza di Dio nel suo Figlio unigenito incarnato, comprendiamo la
cuore
gustare tutta la realta’
porti sessuali
Santo
come in un tempio
il cuore
espressione ultima dell’unita’ spirituale e sentimentale
ti fa
rap-
separato dal male ed immerso completamente nel bene
ispettare il nostro corpo
e di tutte le sue componenti.
36
profonda sacralita’ del corpo
int erv ist e e rac con ti di chi
ha sce
Ri be ll ar si con la vita:lto di
pen san do, oss erv and o e age
ndo
in mod o NUO VO!
IO
!
O
S
I
C
E
D
HO
Per prima cosa ringrazio Dio per il mio corpo di donna e lo ringrazio anche per questo mio corpo
vecchio, che ogni mattina è meno pronto ad alzarsi, che ha occhi annebbiati, orecchie un po’ sorde,
una testa che dimentica regolarmente il cellulare!
Tuttavia devo riconoscere che il mio corpo mi ha sempre seguito con gioia nelle diverse tappe
della mia vita ed è stato sempre pronto a dare i suoi segnali quando pretendevo troppo da lui, ma
anche quando lui voleva comandare.
Il fatto è che il corpo è solo una bella macchina, la quale diventa splendida quando trova il suo
equilibrio con la mente e con l’anima, cioè con il Soffio di Dio che è in me.
Questo equilibrio tra corpo mente e spirito non mi è sempre facile e neppure automatico. A volte
mi domanda una fatica, una lotta, una perseveranza nelle scelte e un ritornare alle motivazioni iniziali, alla presenza del Soffio di Dio .
Si tratta di un vero e proprio “lavoro interiore”. La fedeltà alla mia consacrazione richiede un autentico coinvolgimento del mio corpo, il quale ha bisogno del mio cuore, della mia intelligenza, dello
Spirito e della mia fede per realizzare l’armonia e la sacralità della mia vita.
«Solo l’amore può trasformare l’argilla in un’opera d’arte». È una frase che ho trovato tanti anni fa
a Cuba gironzolando tra le “ botteghe “ di artisti innamorati e festosi. Mi è ritornata ora alla mente
pensando ai versetti della Genesi, quando Dio ha plasmato il nostro corpo. Solo l’amore... Il nostro
corpo è un’opera d’arte speciale che contiene il Soffio di Dio. Il nostro corpo è sacro. Solo l’amore...
Nella Gerusalemme celeste, dove arriveremo tutti, «non ci sarà più il tempo né il sole né la luna...» ma
ci saranno i nostri corpi trasfigurati assieme ai corpi di Gesù e di Maria che già sono là ad aspettarci.
Il mio corpo è dono del Padre, è una produzione sacra di cui non sono l’artefice e la proprietaria
così come non sono la proprietaria del corpo altrui. Nella mia gioventù si diceva: «L’utero è mio e ne
faccio quello che voglio». Ora si prende in affitto un utero. Per noi che viviamo nel XXI secolo, che
abbiamo raggiunto capacità tecniche altissime, che possiamo “comprare” tutto, anche il corpo di un
altro, per noi è difficile entrare nel mistero della sacralità del corpo. Eppure la nostra fede, che è la
più corporale delle religioni, potrebbe aiutarci. Dio si è fatto corpo, “nato da donna”, e ci ha lasciato
il sacramento del suo corpo. «Dio stesso si è incarnato in Gesù Cristo, ma forse noi stiamo ancora
imparando a incarnarci nei nostri corpi» scrive il teologo domenicano Timothy Radcliffe. È talmente
sacro il nostro corpo che, anche se il corpo è malato oppure invecchiato, non perde la sua sacralità
anzi: diventa ancora più trasparente e luminosa.
Marisa
37
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PAROLA
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Dalla lettera ai Romani (Rm 8,22 - 27)
Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;
essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente
aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati
salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo
stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che
cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti
inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per
i credenti secondo i disegni di Dio.
Salmo 36
Nel cuore dell’empio parla il peccato,
davanti ai suoi occhi non c’è timor di Dio.
Poiché egli si illude con se stesso
nel ricercare la sua colpa e detestarla.
Inique e fallaci sono le sue parole,
rifiuta di capire, di compiere il bene.
Iniquità trama sul suo giaciglio,
si ostina su vie non buone,
via da sé non respinge il male.
Signore, la tua grazia è nel cielo,
la tua fedeltà fino alle nubi;
la tua giustizia è come i monti più alti,
il tuo giudizio come il grande abisso:
uomini e bestie tu salvi, Signore.
Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,
si saziano dell’abbondanza della tua casa
e li disseti al torrente delle tue delizie.
È in te la sorgente della vita,
alla tua luce vediamo la luce.
Concedi la tua grazia a chi ti conosce,
la tua giustizia ai retti di cuore.
Non mi raggiunga il piede dei superbi,
non mi disperda la mano degli empi.
Ecco, sono caduti i malfattori,
abbattuti, non possono rialzarsi.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,38 - 41)
Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande
febbre e lo pregarono per lei. Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi
all’istante, la donna cominciò a servirli. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da
mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti
uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare,
perché sapevano che era il Cristo.
38
dalla
PAROLA
In questo incontro tra Gesù e la suocera di Pietro,
al
Gesù la libera dal virus che, alterandole la temperatura,
la rendeva fiacca, stanca e curva su di sé. Dopo l’incontro con Gesù, ella comincia a servire cioè ad amare, ad
esprimere tutta una bellezza e un’armonia che la febbre le aveva rubato. La donna recupera così la
semplicità del rapporto con sé stessa, con gli altri, con Gesù, tanto da mettersi al loro servizio, nella
libertà di esprimere sé stessa. Ma cosa è successo, che cosa ha permesso alla donna di librarsi in volo?
Questa guarigione accade perché la donna lascia che Gesù si avvicini. Non lo teme, non ha paura di
essere giudicata, rifiutata. Si lascia avvicinare dal Signore, si lascia toccare senza nessuna idea di Lui,
perché sa che qualunque cosa possa pensare Egli è Altro! Questo è il virus che scorre nelle nostre
vene e non ci permette di essere semplici e puri. Quante volte teniamo il Signore lontano, non ci
lasciamo amare e questo perché alziamo gli argini dei nostri pensieri, delle nostre supposizioni. Se lo
lasciamo avvicinare, Egli ci sorprenderà! Togliamoci l’idea di un Dio giudice, Egli vuole per noi la vera
guarigione. Egli si avvicina sempre, e soprattutto quando gli altri ci rifiutano, perché lì trova ancora
più spazio. Questa, come tutte le guarigioni, ci annuncia la vittoria dell’Amore sul rifiuto, della vita
sulla morte. Il Signore è sempre Amore in atto, qui e ora!
Dialoghi in semplicita’ ... tra un medico e la sua paziente
Medico: «Signora. Mi dispiace ma il bambino che porta in grembo ha dei problemi. Posso dare
suggerimenti?»
Paziente: «Professore, chi non ha problemi?»
Medico: «Ma come signora, le sto dicendo…»
Paziente: «Scusi dottore se la interrompo, non crede che la vita è sempre un dono? La bellezza di
una persona non è nel non avere limiti. Sarebbe un mondo virtuale. Questa è la falsa bellezza! La vera
bellezza invece, sta nel lasciarsi amare proprio in quei limiti, come fossero anfore capaci di contenere
l’amore e qui, caro professore, imparare a versare amore sulla vita degli altri!».
39
... per non farsi
PrEGaRe
Il cuore di ognuno di noi è come una casa. E allora io faccio la guardia al mio cuore?
Occorre infatti custodire questo tesoro dove abita lo Spirito Santo, perché non entrino gli altri spiriti.
E bisogna farlo come si custodisce una casa, a chiave. Del resto, nelle nostre case utilizziamo tanti
mezzi di sicurezza per difenderci dai ladri. Facciamo lo stesso con il nostro cuore? Oppure lasciamo
la porta aperta? Bisogna vigilare, perché il demonio, anche se è stato cacciato via col battesimo, va,
cerca altri sette peggiori di lui, e torna.
Ecco allora la necessità di un’attenzione continua. Occorre sempre chiedersi: cosa succede lì dentro
di noi?. Io sono la sentinella del mio cuore?.
Come fare quindi per evitare che questo accada? «Chi non raccoglie con me, disperde». Bisogna avere un cuore raccolto, un cuore nel quale riusciamo a essere consapevoli di cosa succede. Raccomandabile in questo senso può essere la pratica, tanto antica ma buona, dell’esame di coscienza. Chi di
noi la sera, prima di finire la giornata, rimane da solo e nel silenzio si fa la domanda: cosa è accaduto
oggi nel mio cuore? Cosa è successo? Che cose sono passate attraverso il mio cuore?
È un esercizio importante, una vera e propria «grazia» che può aiutarci a essere dei buoni custodi.
Perché i diavoli tornano, sempre. Anche alla fine della vita. E per vigilare che i demoni non entrino
nel nostro cuore bisogna saper stare in silenzio davanti a se stessi e davanti a Dio, per verificare se
nella nostra casa è entrato qualcuno che non conosciamo e se la chiave è a posto. Questo ci aiuterà
a difenderci da tante cattiverie, anche da quelle che noi possiamo fare.
(Tratto dall’Omelia di Papa Francesco del 10 ottobre 2014 a Santa Marta)
Per avere belle labbra, pronuncia parole di tenerezza
per avere occhi preziosi, cerca quello che c’è di buono nella gente
per avere un corpo snello condividi il tuo cibo con chi soffre la fame
per avere bei capelli, lascia che un bambino passi le sue dita tra di essi
per avere una buona posa cammina sapendo che non cammini mai solo,
la gente, molto più che le cose, deve essere restaurata, rivissuta, reclamata e redenta;
non rifiutare mai nessuno,
ricorda sempre che una mano che ti aiuta la trovi all’estremo del tuo braccio
man mano che cresci scoprirai di avere due mano, una per aiutare te stesso e l’altra per aiutare gli altri,
la bellezza di una persona non sta nei vestiti cheporta, la figura che ha o come si pettina,
la bellezza di una persona deve essere cercata neisuoi occhi
che sono la porta di accesso al suo cuore, posto dove risiede l’amore.
Signore, ci hai dato questo corpo per lodarti e amare i nostri fratelli.
Fa’ che possiamo essere sempre il tempio santo della tua dimora.
Tu ci hai fatti come un prodigio.
Amen.
(tratto da una formazione curata dalla Federazione Oratori Cremonesi)
40
Il giusto
Aiutami ad essere così!
Sai che cosa ti chiede il Signore?
Di essere sincero e
di non dire bugie.
Di essere buono con tutti,
simpatici e antipatici.
Di essere generoso e non egoista.
Di giocare
con chi è solo.
Dal Salmo 14
O Gesù, tu hai fatto proprio così!
Aiutami a crescere
con un cuore
sincero,
buono
e generoso.
Anche se non apro bocca, posso parlarvi con gli occhi
per una mezz’ora buona. Guardandovi negli occhi posso
dire se nel vostro cuore c’è pace oppure no. Ci sono persone che irradiano gioia e nei loro occhi si vede la purezza. E
vogliamo la calma della mente, osserviamo il silenzio degli
occhi. Usate i vostri occhi per pregare meglio.
(Madre Teresa di Calcutta)
La vera preghiera non è nella voc
e, ma nel
cuore. Non sono le nostre paro
le,
ma
i nostri
desideri a dar forza alle nostre
su
invochiamo con la bocca la vita et ppliche. Se
desiderarla dal profondo del cuorerna, senza
grido è un silenzio. Se senza pa e, il nostro
desideriamo dal profondo del cuorrlare, noi la
e, il nostro
silenzio è un grido.
(Sant’Agostino)
Lo Spirito Santo ci insegna a guardare con gli occhi di Cristo, a vivere la vita come l’ha vissuta Cristo, a comprendere la vita come l’ha compresa Cristo. Ecco perché l’acqua viva che è lo Spirito Santo
disseta la nostra vita, perché ci dice che siamo amati da Dio come figli, che possiamo amare Dio
come suoi figli e che con la sua grazia possiamo vivere da figli di Dio, come Gesù. E noi, ascoltiamo
lo Spirito Santo? Cosa ci dice lo Spirito Santo? Dice: Dio ti ama. Ci dice questo. Dio ti ama, Dio ti vuole
bene. Noi amiamo veramente Dio e gli altri, come Gesù? Lasciamoci guidare dallo Spirito Santo,
lasciamo che Lui ci parli al cuore e ci dica questo: che Dio è amore, che Dio ci aspetta, che Dio è il
Padre, ci ama come vero Papà, ci ama veramente e questo lo dice soltanto lo Spirito Santo al cuore.
(Papa Francesco)
Signore,
ti ringrazio,
perché adesso sento dentro di me
che tu ci sei
e che è bello stare con te.
Fa’ che non ti lasci mai.
Fa’ che mi ricordi di questo momento bello
anche quando sarò immerso
nelle cose brutte di tutti i giorni.
Tu, Signore, sei l’immenso che mi abita
la luce che mi illumina,
la bellezza che mi rasserena.
Resta con me,
resta con noi, Signore!
Resta con la tua bellezza
e rendimi capace
di lasciare nella mia vita
impronte di bontà e di armonia,
di dono e di sorriso.
Rendimi capace di scoprire la bellezza
che si svela nel saper perdonare
chi mi ha fatto soffrire.
A te, Signore,
che sei lo splendido,
il bellissimo in assoluto
chiedo solo che tu mi costringa alla bellezza,
che tu mi costringa a tirare fuori
tutto il bello e lo splendido che c’è in me.
Io ti lascerò fare, Signore.
E ti riscoprirò vivo.
E ti ritroverò risorto.
Amen.
(don A. Saporiti)
41
Vita della mia vita,
sempre cercherò di conservare
puro il mio corpo,
sapendo che la tua carezza vivente
mi sfiora tutte le membra.
Sempre cercherò di allontanare
ogni falsità dai miei pensieri,
sapendo che tu sei la verità
che nella mente
mi ha accesa la luce della ragione.
Sempre cercherò di scacciare
ogni malvagità dal mio cuore,
e di farvi fiorire l’amore,
sapendo che ha la tua dimora
nel più profondo del cuore.
E sempre cercherò nelle mie azioni
di rivelare te,
sapendo che è il tuo potere
che mi dà la forza di agire.
(Tagore)
Signore Gesù, io credo che mi sei vicino;
sei nel mio cuore e non mi abbandoni mai.
In questo momento ti chiedo il dono del tuo Spirito
perché mi liberi la mente e il cuore da ogni pensiero negativo,
Da ogni desi­derio non gradito a te, dalle paure e dalle preoccupazioni.
Signore, tu sai che nella mia mente ci sono tanti pensieri e sensi di colpa;
mi vengono in mente le mie mancanze, le paure vissute e subito perdo la pace.
Spirito Santo, mio Signore, libe­rami completamente,
perché io possa essere sempre sereno, forte e in pace con me stesso e con gli altri.
Fa’, o Signore, che io non ceda mai allo scoraggiamento.
Amen.
(Preghiera della Gioventù francescana)
Concedimi di vivere sempre nella tua presenza di Amore.
Aiutami a studiare alla tua presenza, a giocare alla tua presenza, a rallegrarmi nella tua presenza, a
riposarmi nella tua presenza, poiché se pensassi che tu sei lì, Signore, se mi aprissi al tuo Amore che
si offre, mai più sarei solo, mai più sarei debole.
Non potrei più, davanti a te, fare il male che mi capita di fare, perché sarei, non come il bambino che
ha paura che la mamma lo veda e teme di essere punito, ma come il ragazzo che, scoperto l’immenso
amore di sua madre, con la sua vita non desidera che una cosa sola: renderle grazie.
(Michel Quoist)
42
“Il vento soffia dove vuole, e ne odi il suono,
ma non sai da dove viene né dove va.
Così è chiunque è nato dallo spirito”
(Gv. 3,8)
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a
M
come
riflessioni di Carlo Maria Martini
Brani di riferimento: (Lc 10, 38-42) e (Lc 2, 18-19.51-52).
L’ospitalità di Maria di Betania e l’ascolto della Parola di Maria di Nazareth.
Mentre Gesù è in viaggio verso la città santa avviene l’episodio dell’ospitalità di Maria di Betania, in
cui viene sottolineata la centralità dell’ascolto della Parola. L’evento centrale a cui tende l’episodio di
Maria di Betania è la parola di Gesù: “Maria di è scelta la parte migliore”. C’è però una premessa che fa
da sfondo al racconto: “Maria...sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.”
Donaci, Signore, di sederci anche noi ai tuoi piedi per capire la ricchezza e l’intensità di questo
gesto.
L’espressione è tecnica ed indica l’essere discepoli di qualcuno, scegliere qualcuno per maestro.
Maria dunque si fa discepola di Gesù, si mette pubblicamente alla sua scuola, con i Dodici discepoli. È facile allora comprendere lo scandalo, la carica esplosiva di questo gesto. Maria, una donna, osa
mettersi insieme con i discepoli più intimi del Signore, per essere anche lei discepola. Proviamo ad
immginare il mormorio della gente che c’è intorno: “ come, questa donna, invece di stare in cucina,
va a scuola di teologia? Ma che cosa pretende? Che cosa crede di essere, che cosa vuole diventare,
quali sono le sue ambizioni?” possiamo quindi cogliere il nervosismo dell’ambiente, che poi sbocca
nelle parole di Marta.
Le parole di Gesu’.
Nessuno fino ad ora aveva parlato a Maria della bellezza della sua vita, della fortuna della sua condizione. Ascoltando le parole di Gesù si sente privilegiata, sentiva che erano importanti per lei, non
soltanto in se stesse, e guardandosi dentro, pensava: “queste parole dicono cose veramente grandi
per me, cose a cui non avevo mai pensato, e mi fanno capire qualcosa di me stessa che è magnifico,
splendido, semplice”.
La ricchezza, il valore nutritivo dell’ascolto di Gesù che Maria di Betania sta vivendo, è un ascolto
che fa fremere, che coinvolge perché mi riguarda, mi spiega. Non è un ascolto passivo, una registrazione annoiata di una elione. Maria di Betania sta realizzando in questo momento la definizione
dell’umano. Che cos’è infatti, essere uomini e donne? È scoprire il mistero di noi stessi nell’ascolto
della Parola di uno, più grande di noi, che avendo fatto il nostro cuore ce ne rivela i segreti.
Così Maria di Betania diventa Maria di Nazareth, che ascoltando l’angelo Gabriele capisce chi è Dio
e capisce chi è lei stessa; diventa come i pastori che, ascoltando i messaggeri celesti, comprendono
che Dio è grande in cielo ma che c’è anche pace sulla terra e che questa pace è per noi.
Ecco il mistero di ogni uomo e donna che si mettono ad ascoltare seriamente la Parola: “capisco Te,
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o mio Dio, e capisco me. Tu ti riveli a me e riveli me a me stesso”.
Ascolto e memoria
L’ascolto tuttavia non si esaurisce nell’atto stesso in cui sto ascoltando la proclamazione, ad esempio del Vangelo; esso si prolunga nella memoria che richiama, rumina, coordina, intuisce, comprende, fino a scoprire il significato del discorso divino rivolto a me e alla mia storia. E’ questa la caratteristica di Maria di Nazareth: “Maria serbava...le parole, meditandole nel suo cuore”.
Quali parole? Forse quelle dette dai pastori quando vanno a trovare Gesù o quelle dette da Gesù
nel tempio? Penso che la traduzione italiana che fa leggere cose sia ragionevole perché il testo originale intende per parole sia le cose dette sia quelle avvenute con il loro senso,cioè tutti gli eventi con
il loro messaggio. Maria viveva dunque la memoria degli eventi e del loro senso, esprimeva la capacità
di interpretare, attraverso la ripetuta memoria delle parole e degli eventi, il filo della sua vita, ascoltandolo come un discorso di Dio a lei e su di lei.
Qui dobbiamo dire con franchezza che per l’uomo non c’è altra via per sfuggire alla frustrazione, alla casualità, per sfuggire alla sensazione di essere un numero, di valere poco o niente, di non
conoscere neanche la propria identità, se non l’ascolto perseverante, prolungato della memoria, che dà
senso agli eventi della nostra vita come parte di un discorso di Dio, in cui noi ritroviamo, come Maria
di Betania, la nostra importanza, la nostra fortuna, la grandezza di essere più grandi di quei profeti
e di quei re che hanno desiderato vedere e non hanno visto, hanno desiderato toccare e non hanno
toccato. Queste cose sono date a noi nella nostra vocazione battesimale e nella nostra personale
vocazione cristiana.
Domande per noi.
a) quali sono i momenti di ascolto serio della Parola, nella mia giornata?
b) Nel nostro gruppo ci ascoltiamo, facciamo attenzione agli uni agli altri? E chi fa l’esperienza a
due nel fidanzamento: ci ascoltiamo o facciamo finta di ascoltarci per dire noi stessi?
c) Esercito la memoria dell’ascolto così necessaria per capire il senso di un insieme di eventi? La so
applicare agli eventi della mia vita?
Signore, abbiamo bisogno di essere come tu ci vuoi.
Donaci, per intercessione di Maria tua Madre, di seguire questo cammino.
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unaboccataDIOssigeno
Vorrei aiutarvi a scegliere per la vita... sempre. E scegliere per la vita significa amare la bellezza. Perché questo mondo che sta diventando così turpe, così osceno, sarà la bellezza a salvarlo.
Non saranno le armi, non sarà la nostra saggezza, non sarà la nostra forza. La bellezza, sì. Amate la bellezza! Coltivate la vostra bellezza! Curate la vostra persona. Curate la
dolcezza del vostro sguardo e perfino la stretta di mano abbia uno spessore di tenerezza.
È la bellezza che salverà il mondo. Scegliete per la vita! Amate le cose pulite, belle: la poesia, il sogno,
la fantasia. Benedite il Signore che vi dà questa possibilità di viaggiare senza biglietto, gratuitamente, lungo i meridiani e i paralleli non soltanto del globo ma dell’esistenza.
(don Tonino Bello)
Voi valete quanto vale il vostro cuore. Tutta la storia dell’umanità è la storia del bisogno
di amare e di essere amati... Far posto al cuore
nella costruzione armoniosa della vostra personalità non ha niente a che vedere con la sensibilità morbosa né con il sentimentalismo. Il
cuore è l’apertura di tutto l’essere all’esistenza
degli altri, la capacità di intuirli, di comprenderli.
Una tale sensibilità vera e profonda rende vulnerabili. Per questo taluni sono tentati di disfarsene e di chiudersi in se stessi. Amare dunque è essenzialmente donarsi agli altri. L’uomo
è un essere corporale. Questa affermazione
semplicissima è gravida di conseguenze. Per
quanto materiale sia, il corpo non è un oggetto tra gli oggetti. Anzitutto esso è qualcuno,
nel senso che è manifestazione della persona,
mezzo di presenza agli altri, di comunicazione. Il corpo è una parola, una lingua. Quale
meraviglia e quale rischio nello stesso tempo!
Giovani e ragazze, abbiate un grandissimo rispetto del vostro corpo e di quello altrui! Che il
vostro corpo sia al servizio del vostro io profondo! Che i vostri gesti e i vostri sguardi siano sempre il riflesso della vostra anima.
(Giovanni Paolo II)
Il miglior modo di assaporare quest’avventura meravigliosa chiamata “esistenza” è quello
di essere onesti su di un punto: chi siamo veramente.
Il segreto è rimanere noi stessi, credere nelle nostre convinzioni, entrare in sintonia con gli
altri e sforzarci di vivere la vita che abbiamo sempre sognato. Liberi dalle catene che ci siamo
creati unicamente nella nostra mente e nel nostro cuore.
Come il raggio del faro, che attraversa il muro di cristallo con la sua luce intensa, ci guida sulle rotte
della nostra vita, nella verità di noi stessi.
(Sergio Bambarèn)
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Il risveglio
Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Prima di allora, una lunga e fredda
notte potrà passare. Anche dai sogni
della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò, sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati, senza paragonarti
o voler essere un altro fiore,
Poiché non esiste fiore migliore
di quello che s’apre alla pienezza
di ciò che è. E quando ti avverrà,
potrai scoprire che andavi sognando
di essere un fiore che aveva da fiorire.
(Walter Gioia)
L’anno scorso la chiesa della Madonna dei Martiri di Molfetta, un Santuario molto celebre, amato soprattutto dagli emigrati che stanno in tante parti del mondo, è stata elevata alla dignità di Basilica Minore. È arrivato per quell’occasione un cardinale, una persona dolcissima. Noi abbiamo organizzato un’assemblea coi giovani all’interno del Santuario: un “botta e risposta”. I ragazzi hanno posto delle domande
al cardinale e poi a me. Uno di loro mi ha chiesto: «Vescovo, che significa Basilica Minore?» Non sapevo
rispondere, dal momento che non sono molto esperto di basiliche. Perciò ho detto: «Basilica significa
Casa del Re; questa si chiama Basilica Minore perché è di pietra. Tu, invece, sei Basilica Maggiore. Ogni
uomo è Basilica Maggiore! Ogni uomo è Casa del Re: non spelonca di ladri, non bicocca da trivio, ma Casa
del Re!». Non so se al cardinale la risposta è piaciuta, però ho visto che sorrideva. Quando è terminato il
dibattito, mi sono avviato a piedi verso l’episcopio. Pioveva. Mi è passata alle spalle un’auto piena dì giovani. Ha frenato e i giovani mi hanno chiesto se volessi salire. Ho accettato il passaggio e ci siamo mossi
verso l’episcopio. Era quasi mezzanotte. Quando siamo arrivati nei pressi della mia residenza, mi sono accorto che, appoggiato al portone d’ingresso, c’era un uomo. Si chiamava Giuseppe, un avanzo di galera,
un pover’uomo che ormai si era dato all’alcool e al vizio. Adesso è morto, ma veniva sempre in episcopio,
sul far della sera. Quella volta aveva tardato. Stava riverso, lì davanti, con la bottiglia dell’ubriachezza, con
la barba ispida... Quei due fari, poi, che gli erano stati puntati sui volto, rendevano la visione spettrale! I
ragazzi hanno fermato la macchina. Quello che guidava mi ha detto: «Vescovo, Basilica Maggiore o Basilica Minore?». Ho risposto: «Basilica Maggiore, Basilica Maggiore!». E l’abbiamo portato su a dormire...
(don Tonino Bello)
Siete templi dei Dio vivo, figli della
luce, creature che hanno un valore
infinito, riscattate da sangue di Dio!
Abbiate piena, dunque, questa dolce
consapevolezza della vostra dignità
sacra: così vi vuole Dio, così vi vuole la
Patria nostra: luminosi nell’intelletto,
luminosi nel cuore, luminosi nel corpo:
solo così voi sarete la giovinezza
promessa.”
(Giorgio La Pira, agli studenti dell’università
di Firenze, 2 febbraio 1934)
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«Noi siamo il profumo di Cristo». Sì, esattamente, una vita che profumi di Vangelo perché
lo vive, perché ce l’ha dentro, perché se ne appassiona, perché ogni volta da questo Vangelo
riparte. E così si diventa senza ostentazione alcuna e senza pretendere elogi e riconoscimenti,
si diventa profumo di Cristo e questo è un dono
di incomparabile bellezza.
(don Franco Brovelli)
Se pensi al tuo corpo come ad un oggetto che
ti appartiene, come la cosa più importante che
possiedi insieme ad altre cose, allora gli atti sessuali non sono particolarmente significativi. Posso
fare quel che mi pare con le mie cose se non faccio
male a nessuno. Posso usare la mia lavatrice per
mescolare pitture o impastare. È mia. E dunque,
perché non posso fare quello che voglio con il mio
corpo? È un modo naturale di pensare perché, a
partire dal XVIII secolo, abbiamo assolutizzato
quanto basta i diritti di proprietà. Essere umani è
possedere.
Ma l’Ultima Cena guarda ad una tradizione più
antica e più saggia. Il corpo non è solo una cosa
che possiedo, sono io, è il mio essere come dono
ricevuto dai miei genitori e dai loro prima di loro e,
in ultima istanza, da Dio. Per questo quando Gesù
dice «Questo è il mio corpo, offerto per voi» non
sta disponendo di qualcosa che gli appartiene, sta
passando agli altri il dono che lui è. Il suo essere è
un dono del Padre che Egli sta trasmettendo. (Padre Timothy Radcliffe)
Scoprire che siamo tempio dello Spirito Santo! Scoprire che questo Spirito ci è stato donato da Dio ed
è Tesoro prezioso dentro ciascuno di noi, apre orizzonti di dignità mai pensati. Libero è colui che non ha
lacci che lo trattengono. La più grande libertà è quella di colui che ha spezzato i lacci anche del proprio
possedersi. Non apparteniamo a noi stessi. Che lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o meno. Per
quanto sforzo faremo nessuno potrà aggiungere una sola ora alla sua vita. Non apparteniamo a noi stessi
perché siamo stati comprati a caro prezzo da Colui che si è giocato la vita per noi.
Il Padre ha mandato il Suo Figlio Gesù perché tutti noi potessimo avere la Sua vita in abbondanza. E questa Vita palpita in noi, questa Vita zampilla in noi, questa Vita abita in noi!
Glorifichiamo dunque Dio nel nostro corpo! Cioè col nostro stesso corpo abbiamo la possibilità di manifestare il Suo amore per noi e così dargli gloria.
Mettiamo quindi il nostro corpo a servizio del bene, rivestiamoci dei sentimenti che animarono il cuore
di Gesù. Lasciamo che in questa settimana emerga la nostra parte migliore, non vergognandoci di fare il
bene, di sentirci e di mostrarci nella nostra sacralità di tempio dello Spirito Santo.
(Suore Carmelitane)
I saggi ebrei hanno interpretato il versetto: «Fammi un santuario
affinché io possa dimorare in mezzo a loro». (cf Dt 12,5 - 11) nel
seguente modo: «Risiederò in mezzo a loro, in ciascuno di loro».
Perciò, il santuario esteriore esiste solamente nella prospettiva
dell’edificazione del santuario interiore. La presenza divina può
risiedere nel santuario e rimanervi solamente se la verità abita nel
nostro cuore e viene applicata nella nostra vita. Ciascuno può in
questo modo attirare la rivelazione della presenza di Dio in lui.
Perciò Dio disse a Salomone, mentre stava costruendo il tempio:
«Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo
i miei decreti, se eseguirai le mie disposizioni e osserverai tutti i
miei comandi, uniformando ad essi la tua condotta… Io abiterò
in mezzo agli Israeliti. Non abbandonerò il mio popolo Israele» (1
Re 6,12 - 13).
(Jo Croissant)
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Santa Josefina Bakhita
“Non è bello quello che pare più bello, ma quello che vuole il Signore” (Bakhita)
Vita
Nasce nel 1869. Vive a Olgossa, in Sudan, con i genitori.
Viene rapita all’età di sette anni per essere venduta come schiava.
Trasferita a Khartoum, viene arabizzata e gli è imposto il nome di
Bakhita (fortunata).
La giovane schiava cambia padrone 5 volte tra il 1877 e il 1833.
Conosce indicibili sofferenze fisiche e morali: frustrate, ferite
aperte su cui viene strofinato il sale, maltrattamenti e angherie.
Viene riscattata dal console italiano a Khartum, Callisto Legnani
che la offre all’amico veneziano Augusto Michieli.
Questi la lascia libera e nel 1890 Bakhita riceve il battesimo e la
cresima.
Il 7 dicembre entra come novizia tra le figlie di S. Maddalena di
Canossa e nel 1896 fa la sua professione religiosa.
Nel 1902 entra in convento a Schio dove presta servizio prima come cuoca, poi in sacrestia e quindi
come portinaia. Muore a Schio nel 1947.
Elevata agli onori degli altari il 1 ottobre 2000 da Giovanni Paolo II, la si festeggia il giorno della sua
nascita al cielo: 8 febbraio.
Un giovane chiese a Bakhita: «Cosa farebbe se incontrasse i suoi rapitori?». Senza un attimo di
esitazione rispose: «Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno
torturata, m’inginocchierei a baciare loro le mani perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora
cristiana e religiosa». Giuseppina viveva alla lettera quanto scritto da san Paolo: «Tutto concorre al
bene di coloro che amano Dio» (Rm 828); guardava e vedeva le misteriose vie della Provvidenza di
Dio e in tutto lodava la Sua misericordia. Con la sua testimonianza di fede semplice e coerente fu
vera evangelizzatrice. Con la sua umiltà, il suo costante sorriso, e la preghiera intensa per quanti
aveva lasciato in Africa e per quanti incontrava nel suo cammino, specialmente i piccoli, i poveri, i
sofferenti, dimostrava il suo profondo desiderio di far conoscere a tutti il Signore. Avrebbe voluto
tornare in Africa per realizzare meglio questo suo desiderio ma è la sua vita santa a renderla ancora
oggi stimolo di conversione per la sua gente. Bakhita infatti è la prima santa del Sudan e la prima
donna africana a salire sugli altari senza essere martire. Da schiava aveva conosciuto innumerevoli
ed inimmaginabili sofferenze, ma la libertà che Giuseppina cercava e viveva era quella dello Spirito,
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che le faceva ripetere in continuazione: «Come vòl el Paron», cioè «Come desidera il Signore». Un
sacerdote per metterla alla prova un giorno le chiese: «Se nostro Signore non la volesse in paradiso,
che cosa farebbe?». E lei tranquillamente: «Mi metta dove vuole. Quando sono con Lui e dove vuole
Lui, io sto bene dappertutto. Lui è il padrone, io sono la sua povera creatura». Di fronte al mondo di
oggi che proclama la libertà di far quel che si vuole ma che non è mai soddisfatto ed è sempre alla
ricerca del potere, del possesso, dei piaceri, Bakhita, l’ex schiava, fa comprendere che chi si allontana
da Dio si rende schiavo del proprio io e delle proprie passioni, mentre nell’obbedienza a Dio tutta la
vita diventa un canto d’amore, di libertà, di gioia.
Ecco cosa scrive di lei Benedetto XVI nell’enciclica “Spe salvi facti sumus”.
Giungere a conoscere Dio – il vero Dio, questo significa ricevere speranza. Per noi che viviamo
da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza,
che proviene dall’incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile. L’esempio di una santa
del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima
volta e realmente questo Dio. Penso all’africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da Papa Giovanni
Paolo II. Era nata nel 1869 circa – lei stessa non sapeva la data precisa – nel Darfur, in Sudan. All’età
di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati
del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e
lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144
cicatrici. Infine, nel 1882 fu comprata da un mercante italiano per il console italiano Callisto Legnani
che, di fronte all’avanzata dei mahdisti, tornò in Italia. Qui, dopo « padroni » così terribili di cui fino
a quel momento era stata proprietà, Bakhita venne a conoscere un « padrone » totalmente diverso
– nel dialetto veneziano, che ora aveva imparato, chiamava « paron » il Dio vivente, il Dio di Gesù
Cristo. Fino ad allora aveva conosciuto solo padroni che la disprezzavano e la maltrattavano o, nel
caso migliore, la consideravano una schiava utile. Ora, però, sentiva dire che esiste un « paron » al di
sopra di tutti i padroni, il Signore di tutti i signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona.
Veniva a sapere che questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la
amava. Anche lei era amata, e proprio dal « Paron » supremo, davanti al quale tutti gli altri padroni
sono essi stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata ed era attesa. Anzi, questo Padrone
aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e ora la aspettava « alla destra di Dio
Padre ». Ora lei aveva « speranza » – non più solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli,
ma la grande speranza: io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa
da questo Amore. E così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era «
redenta », non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che Paolo intendeva quando
ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza e senza Dio nel mondo – senza speranza perché senza Dio. Così, quando si volle riportarla nel Sudan, Bakhita si rifiutò; non era disposta a farsi
di nuovo separare dal suo « Paron ». Il 9 gennaio 1890, fu battezzata e cresimata e ricevette la prima
santa Comunione dalle mani del Patriarca di Venezia. L’8 dicembre 1896, a Verona, pronunciò i voti
nella Congregazione delle suore Canossiane e da allora – accanto ai suoi lavori nella sagrestia e nella
portineria del chiostro – cercò in vari viaggi in Italia soprattutto di sollecitare alla missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante l’incontro con il Dio di Gesù Cristo, sentiva di doverla estendere,
doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza, che era
nata per lei e l’aveva « redenta », non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere
molti, raggiungere tutti.
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Stringere, prendere una mano di cuore trasmette all’altro fiducia, protezione, lealtà, forza, calore.
Prendere di cuore una persona per mano, o accarezzarla, impone l’uscita dalla propria individualità.
Apre. Qualifica. Dà nome.
La carezza di cuore con la mano dà coraggio, concilia, unisce, condivide, rassicura, consacra. Se la
carezza parla di cuore attraverso la stretta di mano, non è mai sfuggente o rapida. Ha un suo tempo. Il
tempo di far sentire all’altro il tuo cuore. Quando, invece, si accarezza la guancia, il volto o altre parti
del corpo dell’altro, allora si è già in un dialogo, dove le distanze si sono ridotte al minimo.
Accarezzare di cuore l’altro lo fa sentire desiderato, valorizzato, amato, contemplato. Riporta alle
carezze materne. Per questo non necessariamente queste carezze devono avere un fine sessuale.
Certamente pone le due persone l’una di fronte all’altra, senza alcun fingimento, scoperte, non più
estranee. Queste carezze fatte con il cuore seguono un andamento armonico, dolce, tenero. Non
sono mai brusche, rapide, nervose o troppo lunghe, noiose, irritanti. Seguono una musica. Quella,
appunto, del cuore.
Abbracciarsi di cuore significa rimanere stretti l’uno contro l’altro a lungo, dolcemente. C’è un
contatto diretto dei due corpi. È un reciproco affidarsi, proteggersi, lasciarsi andare.
L’abbraccio di cuore ti fa sentire di essere tornato «a casa». Di trovarti in un luogo ideale, rassicurante,
caldo, accogliente. Riporta all’abbraccio materno. Incondizionato. Sempre accogliente. Per questo
spesso, quando si è abbracciati, si tengono gli occhi chiusi. Ci si sente al sicuro. L’abbraccio esprime
la volontà di prendersi cura l’uno dell’altro.
Rinnova la fiducia, l’unione, la condivisione, l’alleanza.
(Vittorio Albisetti, Voglia di coccole)
Svolgimento
Dopo aver bendato una parte dei ragazzi è chiesto a tutti (bendati e non bendati) di camminare
liberamente per la stanza (è bene sia molto ampia), accompagnati da una musica di sottofondo. Ad
un cenno del conduttore del gioco chi non è bendato abbraccia chi è bendato. Si indichi solo l’inizio
dell’abbraccio, lasciando libero ognuno di scegliere la modalità e la durata. In questa maniera qualcuno riceverà abbracci frettolosi, altri invece abbracci stretti, forti o calorosi.
Alla fine dell’attività ci si prende presi qualche minuto per una breve condivisione, raccontando
sensazioni, difficoltà, blocchi, emozioni.
Qualche nota per la riflessione
La comunicazione interpersonale non si limita alle semplici parole ma va oltre coinvolgendo la nostra gestualità, l’espressività del nostro viso, i nostri atteggiamenti, etc. Non possiamo vivere accanto
agli altri senza lasciarci coinvolgere dai loro corpi. Il corpo è un dono e un modo di essere in contatto
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con gli altri.
La verità dei gesti dipende dalla verità della relazione!
Ecco una traccia che puo’ aiutare l’educatore a condurre l’attivita’.
Ora si spengono le voci, in questa attività dovete pensare a voi stessi. Rilassatevi, non pensate più
al mondo, a ciò che vi sta intorno, alle persone, ma solo a voi stessi. [pausa]
Cominciate a camminare lentamente lungo la stanza, sempre in silenzio e cercando di isolarvi nel
vostro io. State camminando per conto vostro, con il vostro modo di essere, il vostro modo di pensare. Ognuno di voi si muova nel modo in cui si sente più a suo agio. [pausa]
Il modo di camminare e di muoversi rispecchia molto la nostra personalità, lasciamo che esca ciò
siamo: c’è chi si muove in fretta, chi invece è lento e riflessivo, chi è coordinato nei movimenti e chi
si muove a zig zag. [pausa]
Non serve che andiamo tutti nella stessa direzione, in cerchio lungo le pareti; state camminando
per conto vostro, non state seguendo qualcuno, ognuno ha la propria strada che è diversa da tutti
gli altri.
Ora quando batterò le mani vi fermerete. Coloro che sono senza benda si guarderanno attorno e
si avvicineranno alla prima persona con la benda che vedranno e la abbracceranno. Quando volete,
lascerete la persona, e ricomincerete il vostro cammino.
gesti per la preghiera
Scendere fino al cuore
Per prima cosa mi esercito nella discesa al cuore, tramite l’immaginazione. Immagino una scala che
poggia con la sommità alla testa e, con la base, al cuore. Mi vedo scendere lentamente gradino per
gradino, mentre conto mentalmente da 10 a 0. Poi sosto alle radici del mio essere, in quel tempio
abitato dallo Spirito che sono io nel mio cuore profondo.
Consegno quello che in esso si agita al Signore e prego: «Spirito Santo, anima dell’anima mia, svelami tutta la verità del Dio Amore nella mia vita. Sposo del mio esistere nel tempo e nell’eternità, fa’
che ti accolga nella quotidianità dei miei giorni. Che io ti accolga in un movimento semplice e il più
possibile frequente di ritorno alle radici di me, al mio cuore profondo; e accetti anche la verità di me
stesso. Che io mi converta credendo fermamente che Dio è più grande di questo mio cuore (cfr. 1Gv
3,20) e continua ad amarmi per primo (cfr. Gv 4,19).
La lista del “grazie”
I nostri doni sono come doni ricevuti da Dio, gratuitamente e senza merito. Ogni dono è sorgente di
relazione e fonte zampillante di vita. Vivere è realmente possibile solo se si diventa capaci di riconoscere
ogni singolo dono che Qualcuno, da sempre, ci ha fatto. Dio ha messo in noi doni preziosi e lo ha fatto
gratis! Riconoscerli e metterli in atto è l’unica cosa che ci viene richiesta in cambio.
Costruiamo “la lista dei grazie”. Come? Ascoltando e ascoltandoti. Ascoltando i tuoi desideri, le
tue energie, ciò che ti fa battere il cuore e muovere il sangue nelle vene. Ciò che vorresti imparare
o con cui ti vorresti misurare. Poi prova ad ascoltare chi ti sta attorno. Spesso è difficile trovare chi
riconosca i doni altrui ma tu prova ad ascoltare quelle conferme spesso silenziose e involontarie che
ci circondano. A volte ci vengono dai più lontani. A volte sono “cose riuscite bene”, spesso sono piccoli e veloci complimenti... Altre volte percepiamo una strana pace nel nostro cuore. Occorre allora
scrivere e compilare la lista dei doni riconosciuti e, accanto, quella dei grazie per chi ce li ha dati e per
chi ci ha aiutato a farli crescere.
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Sound
Esseri umani
Oggi la gente ti giudica,
per quale immagine hai.
Vede soltanto le maschere,
non sa nemmeno chi sei.
Devi mostrarti invincibile,
collezionare trofei.
Ma quando piangi in silenzio,
scopri davvero chi sei.
Rit. Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani
che hanno coraggio,
coraggio di essere umani
(2v.)
Prendi la mano e rialzati,
tu puoi fidarti di me.
Io sono uno qualunque,
uno dei tanti, uguale a te.
Ma che splendore che sei,
nella tua fragilità.
E ti ricordo che non siamo soli
a combattere questa realtà.
Rit. Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani
che hanno coraggio,
coraggio di essere umani
(2v.)
Essere umani.
52
TRACK
(Marco Mengoni)
:(:
you decide
L’amore, amore, amore
ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore
ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore
ha vinto, vince, vincerà.
L’amore, amore, amore,
ha vinto, vince, vincerà.
Rit. Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani.
Credo negli esseri umani
che hanno coraggio,
coraggio di essere umani
(2v.)
Essere umani.
Essere umani.
A volte basta un raggio di sole
C’erano una volta due blocchi di ghiaccio. Si erano formati durante il lungo
inverno, all’interno di una grotta di tronchi, rocce e sterpaglie in mezzo ad un
bosco sulle pendici di un monte. Si fronteggiavano con ostentata reciproca indifferenza. I loro rapporti erano di una certa freddezza. Qualche “buongiorno”,
qualche “buonasera”. Niente di più. Non riuscivano cioè a “rompere il ghiaccio”.
Ognuno pensava dell’altro: «Potrebbe anche venirmi incontro». Ma i blocchi di ghiaccio, da soli, non possono né andare né venire. Ma non succedeva
niente e ogni blocco di ghiaccio si chiudeva ancora di più in se stesso. Nella
grotta viveva un tasso. Un giorno sbottò: «Peccato che ve ne dobbiate stare
qui. E’ una magnifica giornata di sole!». I due blocchi di ghiaccio scricchiolarono penosamente. Fin da piccoli avevano appreso che il sole era il grande
pericolo. Sorprendentemente quella volta, uno dei due blocchi di ghiaccio
chiese: «Com’è il sole?». «E’ meraviglioso, è la vita!» rispose il tasso. «Puoi
aprirci un buco nel tetto della tana... Vorrei vedere il sole!» disse l’altro. Il
tasso non se lo fece ripetere. Aprì uno squarcio nell’intrico delle radici e la
luce calda e dolce del sole entrò come un fiotto dorato. Dopo qualche mese,
un mezzodì, mentre il sole intiepidiva l’aria, uno dei blocchi si accorse che
poteva fondere un po’ e liquefarsi diventando un limpido rivolo d’acqua.
Si sentiva diverso, non era più lo stesso blocco di ghiaccio di prima. Anche
l’altro fece la stessa meravigliosa scoperta. Giorno dopo giorno, dai blocchi
di ghiaccio sgorgavano due ruscelli d’acqua che scorrevano all’imboccatura della grotta e, dopo poco, si fondevano insieme formando un laghetto
cristallino, che rifletteva il colore del cielo. I due blocchi di ghiaccio sentivano ancora la loro freddezza, ma anche la loro fragilità e la loro solitudine, la
preoccupazione e l’insicurezza comuni. Scoprirono di essere fatti allo stesso
modo e di aver bisogno in realtà l’uno dell’altro. Arrivarono due cardellini e
un’allodola e si dissetarono. Gli insetti vennero a ronzare intorno al laghetto,
uno scoiattolo dalla lunga coda morbida ci fece il bagno. E in tutta questa felicità si rispecchiavano i due blocchi di ghiaccio che ora avevano trovato un cuore.
A volte basta solo un raggio di sole. Una parola gentile. Un saluto. Una carezza.
Un sorriso. Ci vuole così poco a fare felici quelli che ci stanno accanto. Allora, perché
non lo facciamo?
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appunti per non sCORDArti che ...
per una serata film ...
- Sognando Beckham, 2002.
CARTOON - Rango, 2011.
FILM
...andate
oltre!
provocazioni di
Ma cosa c’e’ nel cuore umano, dentro di noi? Vorrei che per un momento chiudessimo
gli occhi in meditazione e ci chiedessimo: Chi sono io? Se vai in profondità dentro di te ti
accorgi che c’è qualcosa che non riesci a definire, come non si definisce il mistero, ma c’è.
Tu senti in profondità che il tuo io è tutto proiettato fuori di te. Ma verso cosa? Alla tua
età senti che non è più verso qualcosa la risposta alla tua vita, ma verso qualcuno. Ti potrai
sollazzare, divertire, vestire come vuoi, ma ti viene la nausea. In fondo senti che non è lì il
mistero della tua vita, ma è oltre. La voglia di cercare, di vedere, di incontrare, sentire. Qual
è la parola che vi fa capire che la vostra vita finalmente ha senso, che avete trovato il tutto,
che avete la gioia di vivere? Quanto tempo hai perduto pensando di essere brutta! Quanto
tempo hai perduto pensando di essere grassa! Voglia Dio che pronunciamo: io sono amore!
Ogni volta che tu ti accosti ad una persona senti dentro di te che aspetti qualcosa,
senti il desiderio che l’altro ti riconosca che ci sei, che lui voglia che tu viva. Tu senti
il bisogno di essere amato. Cosa vuol dire essere amato? Significa essere riconosciuti
portatori di un bene, di esistere, di avere un posto nella storia. Quanto l’ho capito con i nostri fratelli handicappati psichici! Vogliono vivere, vogliono vivere! Vogliono essere amati,
ma non di un amore “sbaciucchione”. Piuttosto di un amore che afferma che loro hanno il
diritto di esistere. Andate e gridate a tutti: io ho scoperto che sono amore! Non giudicatevi
dall’aspetto esteriore e con i parametri del mondo. Quando vi guardate allo specchio e non vi
piacete, vorrei esserci anch’io per gridarvi: sei bellissima, sei bellissimo! Non è il vostro volto
che mi affascina, ma perché ci siete! Che pace entra dentro. Invece quando non vi sentite
amati non avete voglia di studiare e mascherate tutto dietro un trucco, dietro un sorriso di
circostanza. Ma ti vien voglia di spaccare tutto. Dite di sì all’Amore perché altrimenti voi dite
di no a voi stessi. Riconoscete che avete qualcosa di bello in voi e negli altri. Amare è fare in
modo che l’altro ti ami. Fare in modo che l’altro si senta importante, che è un dono. Ma non
c’è nessun dono se non c’è chi accoglie quel dono. Non amare te nell’altro perché rimani
sempre con te stesso.
Ricordate che l’amore si riconosce dai fatti concreti. Il corpo serve per manifestare l’amore che hai per l’altro e il legame che hai con l’altro, ed è una spinta alla spiritualità profonda. Il pudore è una cosa santa che il Signore ha messo nel cuore umano per sviluppare
molto la bellezza delle cose umane in tutta la sua pienezza. Quando una persona ti dà la
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mano capisci cosa ti vuol dire dandoti la mano, è un linguaggio non verbale. Il linguaggio
non verbale occupa il 93% della comunicazione umana, mentre quello verbale occupa il 7%.
Allora tutto il tuo essere si dà alla comunicazione santa di Dio. L’affetto tu lo hai nella
misura in cui lo doni. Non aspettare che l’altro ti ami, ma ama sempre per primo e se tu
ami è impossibile che anche dal nemico tu non abbia una risposta d’amore. Io credo che
pochissimi vivano l’affettività e moltissimi ne siano privi. Sapete perché? Perché normalmente capita questo atteggiamento, cioè che uno non vuole l’affetto degli altri, non lo
vuole! Perché è ancora molto infantile. Ma la persona va verso l’altro per prendere quella
fetta che c’è nell’altro che piace a lui! Ecco perché seleziona! Sto con te perché sei bella, dice
lui! Ma tu allora non stai con lei ma è che la sua bellezza ti commuove, ti prende e tu resti
con te stesso! Ecco perché moltissimi non hanno mai sperimentato l’affettività! Pochi sono
educati all’affettività, molti sono degli immaturi! Da qui viene e nasce anche la gestualità.
A me viene spontaneo sempre se uno mi dà la mano gliela prendo con tutte e due. E’
affettività! A me viene da salutare tutti. Se uno non mi saluta io lo saluto con tutte due le
mani e quello si muove un pochettino. Hai visto che glielo fatta?! L’affettivita’ si accompagna sempre con la gratuita’, per cui l’affettività è estesa quanto l’infinito. Non è selezionatrice! Appena voi sentite che una persona è uguale verso tutti e non seleziona, voi state
meglio, ma meglio fisicamente, respirate di più. Ogni volta che vedi invece la selezione, la
discriminazione tu ti senti come oppresso perché tu ti senti escluso. E’ terribile l’esperienza
dell’escluso. Faccio un esempio. Una ragazza racconta: “Quando vado in discoteca spero di
incontrare un ragazzo che mi riempia il cuore, che mi tolga dalla solitudine, che mi faccia
respirare le vette. Mi sembra di aver incontrato il tipo giusto, mi apparto con lui e invece di
offrirmi il cuore mi chiede altro. Mi sveglio, mi ha fregato, mi ha sfruttato”. Invece il Signore
non ti delude perché non ti illude. La caratteristica dell’amore di Cristo è che ama a priori, prescindendo dall’esperienza.
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Certe cose non si possono neanche spiegare. Capitano e basta. Le probabilità di trovare il proprio
migliore amico o la propria migliore amica a 279 km di distanza sono piuttosto basse. Eppure noi
ci siamo riusciti. È che a volte succedono degli incontri particolari, casuali..e uno quando meno se
lo aspetta si trova davanti la persona che meno si aspetterebbe di conoscere. Siamo un po’ come
la luna e il sole noi due..quando uno sorge, l’altro va a dormire. Lei è estroversa e impulsiva, lui più
riservato e riflessivo. Ma su una cosa alla fine si incontrano: hanno una sensibiltà che copre 279 km.
Certe relazioni non capitano, si scelgono. Alcuni si chiedono come si possa decidere di complicarsi
la vita, di creare distanze o mancanze inutili. Ma noi, la nostra lontananaza temporanea, la riempiamo di abbracci tutte le volte che ci vediamo. Quegli abbracci caldi e avvolgenti che scaldano il cuore,
che riempono tutti gli spazi..anche quelli più profondi e più nascosti. Perché non si può pensare di
condividere così tanto e rimanere freddi. Le nostri mani, i nostri occhi, la nostra voce, i nostri sorrisi..
tutto parla e trasmette. E per esperienza, più è spontaneo il gesto e più è bello.
Io sono una ragazza complessa(ta) con una marea di paranoie sul fisico e sulle circonferenze. Ecco,
la tipica teen nel fiore dei suoi anni che non guarda le vetrine..ma le proprie gambe riflesse in quegli
specchi infami. Eppure, con lui, non riesco a sostenere nessuna buona motivazione per cui dovrei
cambiare me stessa. Ha un modo di guardarmi negli occhi, con la sua espressione divertita e contrariata al tempo stesso, che alla fine mi fa sentire quasi bella e speciale. Lo sento incredibilmente
vicino, come se emanasse calore e dolcezza da tutti i pori. Spesso gli prendo le mani nella speranza
di trasmettergli i miei pensieri, ma credo che capisca di più guardandomi gesticolare che ascoltando
semplicemente la mia voce. Le sue mani producono suoni..lui non è l’uomo dalle mille parole. Lui è
l’uomo dai mille suoni e dalle mille espressioni. Quando lo devo cercare, è una caccia al suo sguardo..
nulla di lui mi infonde più sicurezza dei suoi occhi. La sua presenza si sente, è avvolgente. Ormai è
una parte di me.
Io invece sono il ragazzo degli occhi. Un ragazzo che ha sempre fatto fatica a conformarsi ai canoni
di bellezza di oggi: sono un po’ pigro e mi piace mangiare, ma per fortuna questa cosa non mi pesa
più di tanto. Descrivere l’importanza che ha il corpo nella nostra relazione è difficile, perché è difficile
descrivere cose che senti... ma ci proverò! :)
Io sento di usare molto il mio corpo: principalmente per far sentire la mia presenza, il fatto che io
ci sono e ci sarò, qualunque cosa accada; ma anche per consolare, confortare, e farmi confortare. Ci
sono momenti in cui ho bisogno del contatto, perché anche se non ci vediamo per mesi mi basta
uno dei suoi abbracci per sistemare tutto, e questo credo che abbia un alone quasi magico.
Ultimamente ho sentito una suora parlare di questo tema, sopratutto dell’importanza del corpo
nella scelta del partner. Sosteneva che le donne che affermano : “mi deve amare per quello che sono
dentro, non per il mio corpo” dicono una grandissima stronzata (parole testuali!), perché è la prima
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cosa che salta all’occhio! Uno non ti può amare se non ti curi, perché se non ti ami, come farà questo
malcapitato ad amare te ?
Ho citato questa suora perché penso che l’amico agisca in maniera opposta. Nell’amicizia non è
importante trovare la ragazza più bella del mondo, ma quella persona che ti sappia capire, ascoltare
e criticare (sai, quelle critiche dette solo per il tuo bene!). Il corpo viene dopo, nel momento in cui vuoi
far percepire all’altro il bene che gli vuoi, perché sai che le parole non bastano più.
Alla fine è bello capire che davvero non si è mai lontani abbastanza per trovarsi. Mai lontani abbastanza per costruire qualcosa insieme e volersi bene.Ci sono persone che abbracciano così forte
che sembra quasi che vogliano romperti. E invece ti aggiustano..Spesso ci siamo aggiustati, perché
quando ci ritroviamo abbiamo tutti i nostri spigoli, le nostre debolezze. E stare insieme, ci aiuta a crescere e a migliorare. Abbiamo due cuori che battono e due corpi che respirano..e in questo mondo
di persone tristi, cerchiamo solo di trasmettere la bellezza del nostro legame.
Due amici per caso
:)
Le mani. Sono queste che segnano il contatto con i nostri amici detenuti quando ci scambiamo la
pace durante le S. Messe che animiamo al carcere minorile. Le loro mani, più di mille insignificanti
parole, ci “raccontano” di loro e delle loro tensioni. Sono le mani a esprimere il reato commesso, il
fare.
L’ incontro con le “manette” segna la fine della loro libertà e l’ingresso nei percorsi della giustizia.
Sono ancora le mani, e non il volto, ad essere inquadrate da una telecamera o una macchina fotografica nel raccontare il loro vissuto di detenzione. Le mani segnano le loro relazioni prima e dopo il
reato e le firmano. È attraverso le mani che si mettono alla prova per conoscersi, e scoprirsi, creatori
e produttori di qualcosa di nuovo e di unico nelle attività di reinserimento sociale. Scoprono così il
loro poter essere attraverso un fare che vede protagoniste le loro mani che divengono Strumento di
cambiamento del mondo. Le mani veicolo di esperienze e di vissuti che risiedono nel profondo e che
a volte permettono alla persona di fare il salto e scommettersi.
Abbiamo chiesto a 3 nostri amici di aiutarci e di raccontarsi liberamente a partire dalla domanda:
“Ti sei mai soffermato a guardare le tue mani?”
T: È’ tutto diverso, ho fatto un cambiamento. Tutto un’altra persona, prima litigavo e andavo dietro
a chi mi chiedeva di seguirlo.
N: “Avevo visto tante volte le mie mani, ma non le avevo mai guardate. Mi sentivo forte (più di quanto
fossi realmente, lo ammetto). Con le mie mani ho picchiato, ho rubato e ho spacciato. Sono nato in
un quartiere nel quale già da piccoli si impara ad essere adulti. Sbagliavo senza rendermene conto,
perché cercavo solo di imitare le persone accanto a me. L’unico momento in cui ho realizzato quanto
la mia vita non fosse come la desideravo, è stato quando mi hanno messo le manette: quella volta
ho davvero guardato le mie mani. Ho pensato a cosa erano state in grado di fare e ho capito il modo
sbagliato di cui ne avevo fatto uso. Lo capì solo quando persi la mia libertà. Pensai a mia madre e al
fatto che non trovavo via d’uscita. In cella mi sentivo solo e non mi restava che riflettere. Sei mesi e
mezzo dopo conobbi la comunità. Sono stato fortunato. Ho incontrato persone capaci di amarmi per
quello che sono e a cui non importava da dove venissi o cosa avessi fatto. Ho iniziato un nuovo cam-
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mino e sono rinato. Mi sono impegnato, ho lavorato come apicultore per qualche mese ed è stato
incredibile per me vedere come quelle mani che mi sembravano capaci di fate solo male, potessero
creare qualcosa di così grande, dandomi molte soddisfazioni. Ma la cosa che mi ha salvato in modo
particolare, è stata la possibilità di andare in barca a vela. Mi ha salvato perché adesso so cosa vuol
dire rispettare gli altri e i loro spazi. Ho imparato ad avere pazienza. Avere tra le mani il timone mi dava
sicurezza e i pensieri andavano via, restavano a terra, mentre le mie mani, attente, aspettavano istruzioni. Salivo in barca felice e, come si dice qui, salivo “cui manu, cu l’occhi e cu ‘cori”. Lì non parlavo io.
Lo decideva il vento”.
G. Prima di entrare in comunità non avevo “i caddi” (calli alle mani), e dopo iniziando a lavorare ho
scoperto cosa voleva dire veramente guadagnarsi le cose.
Gli amici della Sicilia
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Dalla Lettera ai Romani (8, 9-11)
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio
abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro
corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di
colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita
anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché
se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere
del corpo, vivrete.
dal Salmo 2 (2-14)
Signore, il re gioisce della tua potenza,
quanto esulta per la tua salvezza!
Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,
non hai respinto il voto delle sue labbra.
Gli vieni incontro con larghe benedizioni;
gli poni sul capo una corona di oro fino.
Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, senza fine.
Grande è la sua gloria per la tua salvezza,
lo avvolgi di maestà e di onore;
lo fai oggetto di benedizione per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.
Perché il re confida nel Signore:
per la fedeltà dell’Altissimo
non sarà mai scosso.
La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico,
la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.
Il Signore li consumerà nella sua ira,
li divorerà il fuoco.
Sterminerai dalla terra la loro prole,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.
Perché hanno ordito contro di te il male,
hanno tramato insidie, non avranno successo.
Hai fatto loro voltare le spalle,
contro di essi punterai il tuo arco.
Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.
Dal Vangelo di Luca (Lc. 6,6-11)
Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. Ora c’era là un uomo, che aveva la
mano destra inaridita. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva di sabato, allo scopo
di trovare un capo di accusa contro di lui. Ma Gesù era a conoscenza dei loro pensieri e disse all’uomo
che aveva la mano inaridita: «Alzati e mettiti nel mezzo!». L’uomo, alzatosi, si mise nel punto indicato.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare
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una vita o perderla?». E volgendo tutt’intorno lo sguardo su di loro, disse all’uomo: «Stendi la mano!».
Egli lo fece e la mano guarì. Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che
avrebbero potuto fare a Gesù.
dalla
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PAROLA a
L’uomo in questione ha una mano inaridita, cioè paralizzata. Il nostro corpo è ponte che comunica, e lo fa molto più delle parole. Anzi, mentre le parole possono mentire, il corpo è rivelatore. Può
comunicare rifiuto, intolleranza, indifferenza, noia, agitazione, oppure passione, interesse, vitalità,
responsabilità, tenerezza, cura. Comunque è certo che comunica e si comunica a noi! Il Signore ci
invita a metterci nel mezzo, a smascherare la parte paralizzata di noi, a non temere di scoprire anche
qualcosa che non ci piace. Ci invita ad ascoltarci, per capire qual è la reazione del nostro corpo davanti alla vita in tutte le sue forme, cercando di capire il perché. Questo togliere il velo che ci nasconde, è possibile solo stando alla presenza del Signore con questo atteggiamento, dove ci sentiamo
invitati ad essere autentici fino in fondo! Mettere quello che siamo nel fuoco del Suo Amore, per
essere purificati dagli spiriti impuri che come dice Gesù escono sempre dal cuore dell’uomo. Non
importa ciò che senti, ma come lo vivi, cioè cosa scegli di essere, diceva il don! In un mondo che ha
tanto inflazionato la parola amore, ma sempre meno né capisce, dobbiamo chiedere aiuto al di fuori
di noi, per impararne il valore. Per questo ogni giorno Dio ci rivolge parole d’Amore, e la Sua croce
ne è la piena Rivelazione.
Dialoghi in semplicita’ ...tra un gondoliere e una coppia di fidanzati
Gondoliere: Desiderate una meta precisa? Avete qualche richiesta?
Lei: Non saprei. Cosa possiamo vedere d’interessante?
Lui: È possibile gustare il paesaggio migliore che c’è? Vorrei rendere felice la mia ragazza!
Lei: Grazie amore.
Gondoliere: Vi dico un segreto. Dopo tanti anni di questo lavoro e tante coppie incontrate, tutto
diventa bello se lo si guarda assieme. Tenetevi per mano, e ogni tanto guardatevi negli occhi, … alla
fine mi darete ragione!
62
... per non farsi
PrEGaRe
Il mio corpo
Padre, Sono davanti a te con tutto me stesso:
il mio corpo, la mia mente, i miei sentimenti.
Con il corpo che tu hai creato
pensando a quello progettato per il tuo figlio Gesù.
Il mio corpo che ammiro, che amo, che curo,
che mi permette di vedere, toccare, sentire, parlare,
camminare, correre, sorridere, piangere...
che mi permette di vivere.
Padre, sono davanti a te con la mia mente
che mi permette di capire quanto è prezioso il mio corpo
e di servirmene per tutto ciò che rende bella la vita:
i sorrisi, le carezze, gli sguardi, gli abbracci.
Padre, sono davanti a te con i miei sentimenti:
la voglia di libertà, la capacità di voler bene,
di avere compassione di ammirare la bellezza.
I desideri di lealtà, di pace, di giustizia.
Padre, sono davanti a te con tutto me stesso
e penso all’immensità del mondo che tu hai creato:
alle stelle, ai pianeti, agli oceani, ai monti,
ai deserti, ai fiumi, ai vulcani, alle foreste,
agli animali della terra, dei mari e del cielo...
Padre, davanti all’immensità del tuo mondo
mi sento così piccolo da scomparire.
Eppure niente è più grande di me
perché tu mi hai creato a tua immagine:
intelligente, libero, capace di amare.
I monti, gli oceani, le stelle, gli animali, le piante
senza di me non conoscono la loro grandezza
e non sono capaci di dirti un piccolo grazie.
Padre, sono davanti a te con tutto me stesso:
il mio corpo, la mia mente, i miei sentimenti.
Ti ringrazio per avermi fatto così come sono.
Aiutami a vivere e testimoniare con tutto me stesso
il riflesso della tua grandezza e della tua bellezza.
(Tonino Lasconi)
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Signore Gesù, ieri, pecore e denari dentro al tempio, oggi, leggi ingiuste logiche di mercato nella
vita. Rovescia il nostro tavolo, spalanca gli orizzonti della nostra fede, e insegnaci a smettere di vivere
da cambiavalute dove preghiera, offerta, messa, sono un dovere, in cambio di un favore divino. Hai
reso il nostro corpo la casa di Dio, convincici a non trasformarlo in un mercato in cui tutto è offerto
al migliore acquirente. Tieni fuori dalla nostra vita le logiche del più forte, le leggi del branco, il dare
per ricevere sempre qualcosa. Vorremmo poter camminare dentro al mondo, come dentro a un immenso santuario, e camminare verso le persone guardandole come tempio: così ogni passo sarà un
passo verso Dio, un passo dentro Dio.
(Libero adattamento di una meditazione di Ermes Ronchi)
Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza
di affrontare il quotidiano. Preserviamo dal
timore di poter perdere qualcosa della vita.
Non darmi ciò che desidero, ma ciò di cui ho
bisogno. Insegnami l’arte dei piccoli passi.
(Anonimo)
La sete di Gesù è una sete d’amore per le persone prese così come sono, con le loro povertà e
le loro ferite, con le loro maschere e i loro meccanismi di difesa e anche con tutta la loro bellezza.
La sua sete è che ognuno di noi - “grande” o “piccolo” non importa - possa vivere pienamente
ed essere ricolmo di gioia.
La sua sete è rompere le catene che ci chiudono
nella colpevolezza e nell’egoismo, impedendoci
di avanzare e di crescere nella libertà interiore.
La sua sete è liberare e energie più profonde nascoste in noi perché possiamo diventare uomini
e donne di compassione, artigiani di pacecome
lui, senza fuggire la sofferenza e i conflitti del nostro mondo spezzato, ma prendendovi il nostro
posto e creando comunità e luoghi d’amore, così
da portare una speranza a questa terra.
(Jean Vanier)
Non c’è una scuola
per diventare pazienti,
c’è solo un gesto,
che è il gesto umile
di imparare dalla vita, di aspettare,
di accettare di non capire.
(Antonietta Potente)
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Imparare ad amare è un compito difficile. Non
sappiamo dove ci porterà. La nostra vita ne sarà
stravolta. Capiterà che ci faremo male. Sarebbe
più facile avere cuori di pietra che cuori di carne,
però allora saremmo morti! Se siamo morti non
possiamo parlare del Dio della vita. Però come
trovare il coraggio di vivere passando per questa morte e resurrezione? In ogni eucarestia ricordiamo che Gesù ha sparso il suo sangue per
il perdono dei peccati. Questo non significa che
doveva placare un Dio furioso. Né significa solamente che se sbagliamo possiamo andare a
confessare i nostri peccati ed essere perdonati.
Significa molto di più. Significa che, in ogni nostra battaglia per essere persone che amano e
sono vive, Dio è con noi. La grazia di Dio è con
noi nei momenti di caduta e di confusione, per
metterci di nuovo in piedi. Nello stesso modo in
cui con la domenica di Pasqua Dio ha convertito il venerdì santo in un giorno di benedizione,
possiamo stare sicuri che tutti i nostri tentativi
di amare daranno frutto. E perciò non abbiamo
nulla da temere! Possiamo addentrarci in questa
avventura, con fiducia e coraggio.
(Timothy Radcliffe, teologo domenicano)
Signore, provoca anche noi!
Passa in mezzo a noi, dovunque siamo,
sia che ci troviamo tra la folla,
sia che ci troviamo nel luogo della preghiera,
sia che ci troviamo nelle realtà della vita quotidiana!
Fa’ che non ci sia differenza tra l’una e l’altra,
che non abbiamo a rinnegare nella vita quotidiana
colui che sul monte vogliamo conoscere.
Fa’ che ci sia unità tra i diversi momenti della nostra esistenza!
Signore, attraverso la contemplazione di te
che risvegliandoti dal sonno e risorto dalla morte mi dai fiducia,
sciogli, ti prego, i miei timori, le mie paure, le mie indecisioni,
i miei blocchi nelle scelte importanti, nelle amicizie, nel perdono, nei rapporti con gli altri,
negli atti di coraggio per manifestare la mia fede.
Sciogli i miei blocchi, Signore!
(Carlo Maria Martini)
A te, Signore, amante della vita, Amico dell’uomo, innalzo la mia preghiera per l’amico che mi hai
fatto incontrare sul cammino del mondo. Uno come me, ma non uguale a me.
Fa che la nostra sia l’amicizia di due esseri che si completano con i tuoi doni, che si scambiano le tue
ricchezze, che si parlano con il linguaggio che tu hai posto nel cuore.
Aiutaci a guardare con quello sguardo, che comprende senza che l’altro chieda.
Aiutaci ad avere un cuore grande, che sa partire prima che l’altro esprima.
Aiuta la nostra amicizia affinché non divenga chiusura; dalle il respiro della vera libertà, la forza di
resistere nelle difficolà, il coraggio di andare oltre il desiderio dell’egoismo.
La volontà di cedere per amore, di amare anche oltre l’errore, di giungere al sommo dell’amore: perdonare. Perché soltanto quando si sa perdonare, si può credere all’amore.
Fa che le nostre mani Siano protese in un gesto di pace. Fa che le nostre parole siano dolci ma anche
forti. Fa che il nostro sorriso, come le nostre lacrime, non siano una maschera, ma esprimano la profondità e la verità dei sentimenti più sinceri e autentici.
(tratta da Qumran.it)
Cerchiamo di essere molto sinceri
nei rapporti con gli altri, e di avere il
coraggio di accettarci come siamo. Non
sorprendetevi o non preoccupatevi dei
fallimenti degli altri, piuttosto Guardate
e trovate il bene in ciascuno, perché
ciascuno di noi è creato,
a immagine di Dio.
(Madre Teresa di Calcutta)
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“Il vento soffia dove vuole, e ne odi il suono,
ma non sai da dove viene né dove va.
Così è chiunque è nato dallo spirito”
(Gv. 3,8)
a
i
r
a
M
come
riflessioni di Carlo Maria Martini
Brani di riferimento: (Lc 1, 36-45) e (Lc 2, 6-7).
a) la visita di Maria a Elisabetta. Concretezza: Maria ascolta, decide, agisce.
Che cosa scolta Maria? Un fatto: “Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio
e questo è il sesto mese...”. Non ascolta però soltanto un fatto, ma anche il suo significato: “Nulla è impossibile a Dio”. Maria percepisce con l’orecchio una realtà e il suo senso profondo: questo è l’ascolto.
In secondo luogo Maria decide. Dopo aver approfondito la riflessione e l’ascolto decide. “Eccomi
avvenga di me quello che hai detto”. Questo momento della decisione del cuore è la radice della
concretezza, il suo punto nodale. La concretezza dunque non è un qualunque fare: piuttosto è obbedienza alla verità, risposta a una chiamata, è l’esprimere quotidianamente quello che si è capito.
In terzo luogo Maria agisce: “si mise in viaggio...” Maria ha così chiaro nel cuore ciò che vuole fare, la
sua concretezza non si ferma davanti a nessuno. È come se ci fosse detto che una cosa, decisa dentro
il cuore con profondità, va fatta, perché in caso contrario marcisce dentro. Questo vale per le piccole
cose: una lettera che dobbiamo scrivere, una visita che ci costa, un’iniziativa che ci pesa, un lavoro
che abbiamo deciso di fare ma che però continuiamo a rimandare. I rimandi, i ritardi ci logorano, ci
marciscono dentro.
b) La nascita di Gesù: concretezza dei gesti
Maria fece concretamente tutto il possibile che si poteva fare in quella situazione. Senza dissertare
veramente su ciò che avrebbe potuto essere, compie quelle cose vere, giuste, urgenti che esprimono
il meglio della sua azione vissuta. “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”. L’insistenza sulle
fasce e sulla mangiatoia significa probabilmente proprio questo: da una parte la mangiatoia indica
un bambino abbandonato, uno di cui nessuno di cura, un trovatello; dall’altra parte le fasce che lo
avvolgono indicano che invece è curato con attenzione, è oggetto di amore, indicano massima cura
possibile nella massima privazione.
L’opposto della concretezza è indulgere ai sogni di bene. È giusto e bello sognare, ma non indulgere ai sogni di bene senza che ne segua un’azione. Mancanza di concretezza è illuderci.
Mancanza di concretezza è il distacco tra parola e azione, tra ascoltare e fare, tra promettere e mantenere. È un distacco che rode, come un cancro, un po’ tutta la nostra vita. Biblicamente potremmo
chiamarlo: “distacco tra l’occhio, l’orecchio, il cuore e la mano”: l’occhio è l’attenzione, l’orecchio è
l’ascolto, il cuore la decisione, la mano è la concretezza, l’azione. Se occhio, orecchio, cuore e mano
vanno ciascuno per proprio conto, la nostra vita diventa incoerente, frustrata, inconcludente. Va naturalmente detto subito che concretezza non equivale semplicemente a darsi da fare, a muoversi,
a riempire vuoti e lo spazio di parole, perché in questo caso si tratterebbe di nevrosi, di agitazione.
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La concretezza è, invece, il giusto rapporto tra ascolto, decisione e azione, è l’equilibrio tra orecchio
e occhio, cuore e mani.
Domande per noi.
a) che cosa non c’è in me in fatto di concretezza? Dove emerge principalmente la frattura tra occhio, orecchio, cuore e mano, la frattura tra promessa e adempimento, tra reale e ideale, tra fede
e vita? Più specificatamente: quali sono i punti di incoerenza che più mi rimprovero o che mi rimproverano gli altri? Quale è il punto debole della mia concretezza? Forse gli occhi, perché sogno
vanamente e mi lascio trascinare senza mai giungere a conclusione? Oppure è nel cuore, perché
decido fiaccamente e non arrivo mai a precisare ciò che voglio? O nelle mani, perché sono pigro, e
pur avendo deciso, non comincio a fare?
b) quali sono i punti, o il punto di forza della mia concretezza che devo approfondire? Forse negli
occhi o nella mente, se sono di temperamento contemplativo: e allora devo chiedermi come prolungare la mia contrmplazione verso la decisione e l’azione. Forse la mia forza sta nel cuore, se sono di
temperamento emotivo: e allora devo chiedermi come approfondire la mia emotività perché diventi
prassi. Oppure la mia forza sta nelle mani perché sono un attivo: allora mi devo chiedere come posso
radicare le mani nel cuore e nella mente, in modo che ciò che faccio non sia frutto di nevrosi, agitazione, bensì una scelta meditata e concreta.
O Maria, tu conosci la nostra debolezza e dai che, pur dicendole, noi
facciamo fatica a tradurle nel concreto queste cose! Donaci il senso
dell’immediatezza, il senso della presenza del bene e fa’ che, attraverso
questa attenzione al concreto, possiamo trovare tra noi il tuo Figlio Gesù.
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unaboccataDIOssigeno
Non posso star bene con la gente a meno che non sia capace di starci bene solo alcune volte. Se la
solitudine mi fa paura, allora accoglierò altra gente non perché mi diletti in essa ma come soluzione
al mio problema. Vedrò la gente semplicemente come un modo per riempire il mio vuoto, la mia
spaventosa solitudine. Pertanto non sarò capace di rallegrarmi con loro per il loro stesso bene. Perciò
è quando uno sta con un’altra persona, che è veramente presente, e quando sta solo che s’impara
ad amare la solitudine. Se non è così, quando uno sta con un’altra persona, si attaccherà a lei e la
soffocherà!
(Timothy Radcliffe, teologo domenicano)
Vogliamo vivere con degli amici. E sapete
cosa è un amico? L’amico è colui che
mi accoglie così come sono e non mi
giudica e non mi condanna quando
vede i miei limiti, la mia vulnerabilità , la
mia fragilità , il mio handicap. È molto
semplice l’amicizia: amare l’altro così com’è’ , con
tutto ciò che è brutto e che è bello in lui. Amicizia
è anche vedere il potenziale dell’altro. È vedere i
suoi doni, le sue capacità di crescita, aiutare l’altro
a sbocciare. L’amico è colui che è felice di vivere col
suo amico. (Jean Vanier)
e non
Gli uomini si amano come sonoSe le
come dovrebbero essere. ttato
pe
nostre mamme avessero asfossimo
i
no
a volerci bene quando
ero morte
diventati buoni, forse sarebb .
senza volerci bene
(Primo Mazzolari)
La persona che ama deve pertanto allentare questo cerchio che la manteneva all’interno dei propri
limiti. Per questo si dice dell’amore che scioglie il cuore: ciò che è sciolto non è contenuto nei propri
limiti, al contrario di quello che succede nello stato che corrisponde alla ‘durezza di cuore’.
(San Tommaso Moro)
Non potete dare agli altri più amore di quello che siete in grado di dare a voi stessi. Concedetevi
la stessa comprensione che prestate agli altri. Approfondite la capacità di riconoscere le fatiche
della vostra stessa vita con gentilezza e saggezza.
Ogni aspetto che respingete di voi stessi, lo respingete negli altri.
Ogni volta che non capirete voi stessi, resterete ignoranti riguardo agli altri.
Ogni volta che vi giudicherete con severità, sarete critici nei confronti degli altri.
Ogni volta che proverete vergogna, incolperete gli altri.
Ogni volta che non vi perdonerete, non perdonerete gli altri.
Ogni volta che perderete fiducia in voi stessi, non vi fiderete degli altri.
La vostra abilità nel dare agli altri riflette la vostra abilità nel dare a voi stessi.
(Kathleen Keating)
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«Voi valete tanto quanto vale il vostro cuore. Tutta la storia dell’umanità è la storia del bisogno di amare
e di essere amati. Questo fine secolo – soprattutto nelle regioni di evoluzione sociale accelerata – rende
più difficile lo sboccio di una sana affettività. Far posto al cuore nella costruzione armoniosa della vostra
personalità non ha niente a che vedere con la sensibilità morbosa né con il sentimentalismo. Il cuore è
l’apertura di tutto l’essere all’esistenza degli altri, la capacità di intuirli, di comprenderli. Una tale sensibilità vera e profonda rende vulnerabili. Per questo taluni sono tentati di disfarsene e di chiudersi in se
stessi. Amare è dunque essenzialmente donarsi agli altri. Lungi dall’essere una inclinazione istintiva, l’amore è una decisione cosciente della volontà di andare verso gli altri. Per poter amare in verità, bisogna
staccarsi da molte cose e soprattutto da sé, dare gratuitamente, amare fino alla fine. L’essere umano è un
essere corporale. Questa affermazione semplicissima è gravida di conseguenze. Per quanto materiale
sia, il corpo non è un oggetto tra gli oggetti. Anzitutto esso è qualcuno, nel senso che è manifestazione
della persona, un mezzo di presenza agli altri, di comunicazione, d’espressione estremamente variate. Il
corpo è una parola, una lingua. Quale meraviglia e quale rischio nello stesso tempo! Giovani e ragazze,
abbiate un grandissimo rispetto del vostro corpo e di quello altrui! Che il vostro corpo sia al servizio del
vostro io profondo! Che i vostri gesti, i vostri sguardi siano sempre il riflesso della vostra anima. Vi
auguro veramente di accogliere la sfida di questo tempo e di essere tutti e tutte campioni della padronanza cristiana del corpo. Questa padronanza è determinante per l’integrazione della sessualità nell’epoca attuale segnata dalla disinibizione, che non è senza spiegazione, ma che è purtroppo favorita da
un vero sfruttamento dell’istinto sessuale. L’unione dei corpi è sempre stata il linguaggio più forte che
due esseri possono dirsi l’un l’altro. Per questo un tale linguaggio, che tocca il mistero sacro dell’uomo e
della donna, esige che non si compiano mai i gesti dell’amore senza che siano assicurate le condizioni di una
presa a carico totale e definitiva dell’altro e che l’impegno in questo senso venga preso pubblicamente
nel matrimonio».
(Giovanni Paolo II, Messaggio ai giovani di Francia - Parigi, 1.6.1980)
Partire è anzitutto uscire da sé. Rompere quella
crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel
nostro “io”. Partire è smetterla di girare in tondo attorno a noi, come se fossimo al centro del
mondo e della vita. Partire non è lasciarci chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo
cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza
di questo nostro mondo, l’umanità è più grande
ed è essa che dobbiamo servire. Partire non è
divorare chilometri, attraversare i mari e volare a
velocità supersoniche. Partire è anzitutto aprirci
agli altri, scoprirli, farci loro incontro.
Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle
nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore. Felice chi comprende e vive questo pensiero: “se non sei d’accordo con me, tu mi fai più
ricco”.
Avere vicino a sé uno che sa dire soltanto “amen”,
che è sempre d’accordo, già prima che glielo
chieda e incondizionatamente, non è avere un
compagno, ma un’ombra. Se il disaccordo non è
sistematico e tendenzioso, ma proviene da una
visione diversa, allora può soltanto arricchire.
È possibile viaggiare soli. Ma il buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed
esso esige dei compagni.
Compagno: etimologicamente significa chi
mangia lo stesso pane.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in
ogni prossimo vede un compagno desiderato…
Il buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati, stanchi… Intuisce il momento
in cui cominciano a disperare. Li prende dove li
trova. Li ascolta. Con intelligenza e delicatezza,
soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per
il cammino.
Andare avanti solo per andare avanti non è un
vero camminare. Camminare è andare verso
qualcosa; è prevedere un arrivo, uno sbarco.
Ma c’è cammino e cammino.
Per noi discendenti di Abramo, partire è mettersi in marcia e aiutare anche altri a cominciare la
stessa marcia per costruire un mondo più giusto
e più umano.
(Helder Camara)
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Forse Dio vuole che incontriamo un po’
di gente sbagliata prima di incontrare
quella giusta, così quando finalmente
la incontreremo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un’altra
si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo
quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. La miglior specie di amico è
quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico
e camminarci insieme, senza dire una parola, e
quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo
prima di perderlo, ma è anche vero che non
sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un’assicurazione che sarai amato a tua volta!
Non ti aspettare amore indietro, aspetta solo
che cresca nei loro cuori, ma se non succede accontentati che cresca nel tuo. Ci vuole un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e
un giorno per amarlo,
ma ci vuole una vita per dimenticarlo. Non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci
vuole solo un sorriso per far sembrare brillante
una giornataccia. Trova quello che fa sorridere il
tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti
manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuo-
ri dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi
essere,
perché hai solo una vita e una possibilità di far le
cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce,
difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore
abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. Mettiti sempre nei panni
degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone non necessariamente
hanno il meglio di ogni cosa, soltanto traggono
il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l’importanza
delle persone che hanno toccato le loro vite.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di
lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi
dolori.
Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che
quando morirai tu sorrida.
Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma i silenzi dei nostri amici.
(Martin Luther King Jr.)
Essere toccati è uno degli accadimenti più emozionanti e importanti della vita:
colui che ti ha toccato nell’intimo, anche una sola volta, resterà tra i tuoi profeti.
Chi ti tocca è entrato in te, ormai lo ospiti in casa, traccia solchi, lavora il
tuo terreno, estirpa radici, porta semi, sollecita e risveglia le sorgenti della
vita. Soltanto quelli che ti toccano sono in grado di cambiarti la vita. L’amico è
amico perché ti tocca, disarmato e disarmante. Là dove puoi lasciarti toccare
dall’altro e toccarlo, lì puoi dire di essere te stesso,
avendo lasciato cadere ogni maschera
Questo è il miracolo da implorare sempre: qualcuno che sappia toccare il cuore.
(Ermes Ronchi)
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Padre Pino Puglisi
Rideva, don Pino Puglisi, se lo chiamavano prete antimafia. Il parroco
di Brancaccio, una delle borgatedi Palermo a più alta densità mafiosa,
non amava i proclami, si sforzava semplicemente di essere un sacerdote coerente con il Vangelo. Quella coerenza che non cede di fronte
ai compromessisu cui spesso si basa la potenza prevaricatricedegli
“uomini d’onore”.
«Quel prete rompeva le scatole», dirà di lui uno dei componenti del
commando di fuoco che lo uccise come un agnello, una sera di settembre, la sera del suo compleanno, di fronte alla porta di casa, mentre dalle finestre aperte entrava l’aria avvolgente dello scirocco.
La sua pastorale dentro la borgata, come ha scritto don Luigi Ciotti
nella prefazione della biografia di Mario Lancisi del sacerdote che viene proclamato beato, era considerata “un’interferenza”.
Per svolgere appieno la sua missione laChiesa spesso “interferisce”, si frappone tra vittime e carnefici,
si inserisce nei disegni dei mafiosi, nei soprusi della politica complice, getta luce nei verminai nascosti nelle zone d’ombra. Don Puglisi, martire in odium fidei, è stato la dimostrazione vivente di quanta
paura a Cosa nostra possa fare un’azione sacerdotale svolta fino in fondo: l’educazione, la catechesi
dei ragazzi, l’apostolato in parrocchia, l’esempio e il richiamo all’autenticità dei valori del Vangelo.
Il parroco di Brancaccio,costretto a celebrare Messa in un garage perché la chiesa di San Gaetano era
rimasta danneggiata dal terremoto, strappava centinaia di bambini alla strada, tradizionale vivaio
mafioso.
Promuoveva comitati civici per rendere più vivibile una borgata che non aveva nemmeno un albero
e una scuola media. Ricordava ai politici locali il senso autentico del loro mandato. Smontava e irrideva la cultura dell’indifferenza e dell’omertà (con Agostina Ajello aveva creato un “Padre nostro dei
mafiosi” pertenere lontano bambini e ragazzi dallamentalità criminale).
Portava a fare volontariato in un quartiere periferico iragazzi della buona borghesia del liceo classico
Vittorio Emanuele che, come avviene spesso nelle metropoli del Sud, in certe zone non ci avevano
mai messo piede. Aveva fondato un centro, intitolato alla preghiera che tanto amava, per fare ripetizione ai bambini poveri, destinati a un futuro di disagio o di asservimentoalla potenza dei boss.
Non a caso il suo assassino, che era della sua stessa borgata, aveva la quintaelementare. E quando gli
arrivavano minacce, intimidazioni, avvertimenti, invitava i mafiosi dal pulpito a redimersi.
Non è possibile comprendere fino infondo la sua santità se non si comprende il suo modello autentico di sacerdozio. La sua luce di santità ora splende su una città difficile come Palermo, e ci ricorda che anche nei momenti più cupi,come è stata l’epoca delle stragi, cui il martirio di Puglisi
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appartiene storicamente,la luce del Vangelo e l’esempio di un modo di vivere autentico non ci abbandonano mai.
Alcune riflessioni di Padre Pino Puglisi
“Se vogliamo essere testimoni di Gesù, dobbiamo diventare testimoni della risurrezione.Certo, la
testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, diventa martirio; e infatti testimonianza in greco si
dice martyrion. Dalla testimonianza al martirio il passo è breve, anzi e proprio questo che da valore
alla testimonianza. San Matteo ci riferisce le parole dell’inizio del Discorso della montagna, le Beatitudini, che si concludono cosi: Sarete felici quando vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni
sorta di male di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande e la vostra ricompensa nei
cieli (Mt 5,11). Per il discepolo testimone e proprio quello il segno più vero che la sua testimonianza
e una testimonianza valida”.
“Il testimone è testimone di una presenza del Cristo presente dentro, anzi dovrebbe diventare trasparenza di questa presenza. E testimonia la presenza di Cristo attraverso la sua vita, vissuta proprio
con questo desiderio costante di vivere in una comunione di lui. Ricordate San Paolo: Desidero ardentemente persino morire per essere con Cristo. Ecco, questo e un desiderio che diventa desiderio
di comunione che trascende persino la vita, che va al di là della vita stessa. Anzi quasi può sembrare
una porta chiusa da aprire per potere aprirsi a questo splendore di comunione con lui”.
“A chi e disorientato il testimone della speranza indica non cos’è la speranza, ma chi è la speranza.
La speranza è Cristo e il testimone lo indica logicamente attraverso una propria vita orientata verso
Cristo. Molti giovani purtroppo continuano a non avere senso della propria vita perché non hanno
trovato in noi questo orientamento preciso, chiaro nei confronti e verso di Cristo Testimone della
speranza è colui che, attraverso la propria vita, cerca di lasciar trasparire la presenza di colui che è
la sua speranza, la speranza – in assoluto – in un amore che cerca l’unione definitiva con l’amato. E
intanto il testimone gli manifesta questo amore nel servizio a lui, visto presente nella Parola e nel
Sacramento, nella comunità e in ogni singolo uomo, specialmente nel più povero, finchè si compia
per tutti il suo Regno e lui sia tutto in tutti. Il testimone manifesta, insomma, quel desiderio ardente
di un amore che ha fame della presenza del Signore”.
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Le carte dell’amicizia
Materiale occorrente
Le “carte dell’amicizia” (http://www.ausl.bologna.it/pro/spazio-giovani/le-carte-dellamicizia), su
cui sono riportate diverse frasi riguardanti episodi di vita tra pari, comportamenti e vissuti nel gruppo.
Svolgimento
Si chiede ai ragazzi di formare un cerchio, al centro del quale viene riposto il mazzo delle carte. Ciascuno, a turno, è invitato a pescare una carta e a commentarne il contenuto a partire da un proprio
vissuto, ricordo, opinione.. Se il contenuto della carta è troppo imbarazzante o non stimola alcuna
riflessione, è possibile una seconda scelta. Una volta che il possessore della carta ha finito di parlare,
gli altri possono integrare portando il proprio punto di vista, senza valutare o giudicare quanto detto
dal compagno.
Vedo o Osservo?
Materiale occorrente
Un foglietto e una penna per ogni ragazzo.
Svolgimento
I ragazzi si dispongono a coppie, in piedi uno di fronte all’altro. Al via hanno un minuto di tempo
per osservare in silenzio il compagno. Quindi si girano di spalle e il conduttore comincia a fare domande: (ogni ragazzo annota le risposte su un foglietto) chiedendo un particolare del compagno/
avversario di coppia: di che colore ha l’orologio? Come sono le cuciture dei jeans? Cosa c’è scritto
sulla tasca dei pantaloni?...). Vince la coppia che indovina più particolari.
Riflettere poi sull’importanza di guardare l’altro con attenzione,non essere superficiali e non dare
per scontato di conoscere, nemmeno il corpo dell’altro, a maggior ragione la persona dell’altro.
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gesti per la preghiera
Aver cura
Materiale occorrente:
Canzone “La Cura” di Battiato da ascoltare, foglietti post-it, matite.
Svolgimento
Ci prendiamo del tempo per “avere cura dell’altro” pregando per lui. pensiamo ad una persona
che ci ha chiesto di pregare o per cui vogliamo pregare in quanto è “un essere speciale”. scriviamo
sul post-it la preghiera di affidamento o di ringraziamento e portiamola all’altare trovando un posto
dove attaccarla. la nostra preghiera personale diventa la preghiera di tutto il gruppo.
Girotondo
Materiale occorrente: un girotondo di maschi femmine realizzato con carta di giornale o carta da
pacco. Carta da regalo o riviste. Colla. Forbici.
Svolgimento
stendere al centro del gruppo il girotondo. ogni ragazzo personalizza il proprio “omino” aggiungendo un cappellino, un fiocchetto, un cuoricino, una collana....a conclusione si recita insieme il Padre Nostro tenedosi per mano.
In un momento successivo della giornata o del campo si recupera il girotondo e ogni ragazzo
prende il proprio personaggio staccandolo dal girotondo. Scrive sul retro un messaggio, un abbraccio del cuore per la persona a cui dava la mano destra nel girotondo. Consegniamo il dono al fratello/
sorella abbracciandolo o stringendogli la mano.
74
Sound
Un bene dell’ anima
Che cos’è un amico
nessuno lo sa dire
centomila libri
non lo sanno spiegare
nonostante ogni giorno
esca fuori uno
con una teoria
con qualche bella idea
la filosofia non me l’ha ancora detto
come mai un casino
sembra un posto perfetto
come mai un difetto
rende bello un viso
come niente più del caos
può essere preciso
Quanto abbiamo riso
e quanto rideremo
come in quella foto
che ho la faccia da scemo
quante notti svegli
a raccontarci storie
a cantare canzoni
cambiando parole.
Forse è tutto qui, che cosa vuoi che dica,
forse è proprio questo, il bello della vita,
poter dire un giorno: è stata una fatica ma,
ma ti voglio un bene dell’anima
io ti voglio un bene dell’anima (3v.)
TRACK
(Jovanotti)
Rimanerci male per una stronzata
essere gelosi di una fidanzata
fare finta di niente
ma sentire nel petto
che qualcosa manca
ancora di non detto
essere d’accordo
che non si è d’accordo
segnati sta cosa
prima che mi scordo
ridi perché a me il tramonto mi commuove
dopo che un tramonto mi portò via il sole
e vai dal dottore anche se non hai niente
io ho una soluzione per il medio oriente
io trasformo in mito
anche una gomma bucata
tu daresti un occhio
per una battuta
forse è tutto qui
che cosa vuoi che dica
forse è proprio questo
il bello della vita
poter dire un giorno
è stato una fatica ma,
ma ti voglio un bene dell’anima ohh ohh
io ti voglio un bene dell’anima (3v.)
Forse è tutto qui, che cosa vuoi che dica,
forse è proprio questo, il bello della vita,
poter dire un giorno: è stata una fatica ma,
ma ti voglio un bene dell’anima
io ti voglio un bene dell’anima (3v.)
75
L’inizio del mondo
(N.Agliardi, F. Facchinetti, S. Patrizi, Greta, Ermal Meta, Edwyn Roberts & M. Velluti)
Ci sono sguardi a cui ci credo ancora
e, per fortuna, questa volta è colpa tua
ci sono pezzi di una storia vera
che ti racconto e tu non farmi andare via (Watanka)
di solitudini in miniatura
che te le sogni fino a non poterne più
e poi di abbracci senza misura
di quel ragazzo che ora
stai abbracciando tu
E in questi anni, che sono pochi
però ci bastano a ricordare
che a quasi tutto c’è una via d’uscita
ma per uscire bisogna entrare
Prenditi cura del mio segreto
e chiedimi se sono felice
tieniti pronto all’inizio del mondo
stanotte rispondo di “sì”
tieniti pronto, è stupendo
e rispondo di “sì”
Così impariamo a lasciare andare
a non temere l’amore purché ci sia
e scommettiamo, se c’è più vita
in un miracolo o dentro a una corsia
e a ridere di un destino
che si cambia come si cambia idea
76
salvati da un soprannome
da chi l’ha scelto con ironia
Prenditi cura del mio segreto
e chiedimi se sono felice
tieniti pronto all’inizio del mondo
stanotte rispondo di “sì”
prenditi cura del nostro passato
e chiedimi se siamo felici
ti aspetto all’inizio del mondo
e rispondo di “sì”
Tieniti pronto all’inizio del mondo
stanotte rispondo di sì
Prenditi cura del mio segreto
e chiedimi se sono felice
tieniti pronto all’inizio del mondo
stanotte rispondo di “sì”
tieniti pronto, è stupendo
e rispondo di “sì”
LA FORESTA DI ABETI
Una pigna gonfia e matura si staccò da un ramo di abete e rotolò giù per il costone
della montagna, rimbalzò su una roccia sporgente e finì con un tonfo in un avvallamento umido e ben esposto. Una manciata di semi venne sbalzata fuori dal suo
comodo alloggio e si sparse sul terreno.
“Urrà!” gridarono i semi all’unisono. “Il momento è venuto!”
Cominciarono con entusiasmo ad annidarsi nel terreno, ma scoprirono ben
presto che l’essere in tanti provocava qualche difficoltà.
“Fatti un po’ più in là, per favore!”.
“Attento! Mi hai messo il germoglio in un occhio!”.
E così via. Comunque, urtandosi e sgomitando, tutti i semi si trovarono un posticino per germogliare. Tutti meno uno.
Un seme bello e robusto dichiarò chiaramente le sue intenzioni: “Mi sembrate
un branco di inetti! Pigiati come siete, vi rubate il terreno l’un con l’altro e crescerete rachitici e stentati. Non voglio avere niente a che fare con voi. Da solo
potrò diventare un albero grande, nobile e imponente. Da solo!”.
Con l’aiuto della pioggia e del vento, il seme riuscì ad allontanarsi dai suoi fratelli e piantò le radici, solitario, sul crinale della montagna.
Dopo qualche stagione, grazie alla neve, alla pioggia e al sole divenne un magnifico giovane abete che dominava la valletta in cui i suoi fratelli erano invece
diventati un bel bosco che offriva ombra e fresco riposo ai viandanti e agli animali della montagna. Anche se i problemi non mancavano.
“Stai fermo con quei rami! Mi fai cadere gli aghi”. “Mi rubi il sole! Fatti più in là...”.
“La smetti di scompigliarmi la chioma?”.
L’abete solitario li guardava ironico e superbo. Lui aveva tutto il sole e lo spazio
che desiderava.
Ma una notte di fine agosto, le stelle e la luna sparirono sotto una cavalcata di
nuvoloni minacciosi. Sibillando e turbinando il vento scaricò una serie di raffiche sempre più violente, finché devastante sulla montagna si abbattè la bufera.
Gli abeti nel bosco si strinsero l’un l’altro, tremando, ma proteggendosi e sostenendosi a vicenda. Quando la tempesta si placò, gli abeti erano estenuati per la
lunga lotta, ma erano salvi.
Del superbo abete solitario non restava che un mozzicone scheggiato e
malinconico sul crinale della montagna.
Dio non ha creato “io”. Ha creato “noi”.
77
appunti per non sCORDArti che ...
per una serata film ...
- Colpa delle Stelle, 2014.
CARTOON - Ernest e Celestine, 2012.
FILM
...andate
oltre!
provocazioni di
capaci di stupore
Lo sposo e la sposa del Cantico dei Cantici sono
. Lei vedendo lui esclama e
si esprime con lo stupore che viene fuori nel contemplare una bellezza piena che è nell’altro, e così
pure lui stupisce in lei quando vede in lei i segni di una bellezza meravigliosa. Ebbene, la capacità di
stupirsi nel marito e nella moglie, proviene dal fatto che il marito o la moglie trova sempre qualcosa
di nuovo e di grande dentro di lei o dentro di lui. Il tuo matrimonio non diventa un luogo aspirato
per soddisfare te stesso e trovare la tua sistemazione! Infelice colui che si sposa perché ha trovato la
sua sistemazione, perché facilmente trova la sua bara! Se non c’è il tu, non ci può essere neanche
l’io e solo se c’è un tu vicendevole, c’è un noi.
, scandiscono la vita familiare: quando uno non ha più nulla da rivelare all’altro, la noia e la sterilità della mente e del cuore
occupa i due che cessano di essere miracolo e sorgente di meraviglia. Il marito scopre l’armonia del
corpo della donna, la sua bellezza che trascende le parti fisiche che lo compongono, armonia che lo
invitano a contemplarlo, non per fremere di passione ma per abbandonarsi ad un’unione nei corpi
che trascende i corpi che sono il simbolo e il mezzo di partecipazione.
Rivelazione e originalita’
La moglie, scopre la bellezza forte e vigorosa del corpo del marito, ne contempla il vigore, gioisce
della sicurezza e serenità che deriva dal suo esserle vicino. La genitalità è parte integrante della
sessualità, ridurre però la sessualità alla genitalità distaccata dalla sessualità piena perché
l’uomo è sessuato in tutti i suoi atti, è profanazione ed è causa del fallimento del matrimonio.
Il momento di abbandono dell’uno nell’altro, è contemplazione e partecipazione di un mistero più
vasto, che li trascende (non per nulla in latino l’atto coniugale è = conoscere). Quell’atto per cui è sublime. La gioia che ne deriva, è conferma che tutto è andato bene. Tu sei fatto per amare castamente,
per essere casto nell’amore, cioè non per servirti del tuo prossimo, ma sei fatto per servire, cioè non
per ridurre a uno strumento il tuo prossimo, oppure a un mezzo, ad un’occasione di cui approfittare
oppure ad un ingombro da far fuori. Tu sei fatto per rispettare anche la più piccola di tutte le creature. L’uomo è positività. In tutto il suo essere grida per raggiungere il massimo della positività. Il
bisogno dell’uomo è di trasfondere nell’altro la positività che ha raggiunto. (...)
Io sono convinto che i cristiani talora credono così poco al Paradiso, perché se ci credessero davvero lo porterebbero su questa terra, come ogni cosa bella. Ma
e siamo già noi il Paradiso. Certo però che, finché siamo su questa terra, questo amore è crocifisso.
Non per nulla Gesù ha voluto rimanere con noi crocifisso, nel sacramento dell’Eucaristia, nella consacrazione si ripresenta Lui, nel suo amore sacrificato. Uniti a Lui: Lui ci genera. Dire di amare un altro e
dire di non accettare la croce che l’altro comporta, è una barzelletta. La croce ci sarà sempre, però è
quella croce che dà la vita. Altre volte vi ho detto che noi
il Paradiso e’ gia’ dentro di noi
facciamo troppa esperienza umana e
80
poca esperienza di Dio, è per questo che la nostra esperienza umana tante volte è disuma-
na, cioè impotente, incapace di risalire, di risorgere, di camminare, proprio così! Chi invece fa
esperienza di Dio, necessariamente fa esperienza umana, cioè si incontra con l’uomo per quello che
è, come lo vede Dio. Che meraviglia! Gesù dice: “ero nudo e mi avete vestito”; non mi avete dato un
container di pantaloni, ma “…mi avete vestito. Avevo sete e mi avete dato da bere…”, non mi avete
tirato l’acqua, “…avevo fame e mi avete dato da mangiare…”, mi avete imboccato. La redenzione
dov’è? E’ in quell’amore che hai mentre dai da bere, non è l’acqua che dai! Per questo è sempre
importante l’attenzione alla persona. Voi vedete il bambino che mentre prende il latte gioca con i
capelli della mamma e se la mamma è distratta e non si relaziona con lui, lui le dà un morso al capezzolo, perché non avverte l’amore. Noi non possiamo mai essere degli impiegati della carità, ma degli
innamorati del nostro cammino.
Tutto quello che noi facciamo entra nel dialogo vitale tra me e l’altro. La relazione
profonda guarisce la persona. Questa è la maternità e la paternità. La famiglia che è contemplativa
del volere di Dio, continuamente, come Maria, dice: “Sia fatto secondo la Tua Parola”. E immediatamente “il Verbo si è fatto carne”. Perché tutte le volte che noi diciamo: “Sia fatta la Tua volontà”,
immediatamente avviene l’incarnazione e la fecondità. La fecondità avviene in un Sì continuo a Dio.
81
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“È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”....”
“Certo”...”Se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me
unico al mondo e io sarò per te unica al mondo”.
Ci piace l’idea di iniziare con queste poche righe tratte dal Piccolo Principe, perché è per noi un
aiuto. Questo pezzo ci fa capire come per poter arrivare a parlare di affettività e di sessualità bisogna
partire da qualcosa di molto profondo: creare un legame vero con l’altra persona. Riteniamo importante instaurare una relazione profonda, non basata semplicemente sull’attrazione fisica o sulle
emozioni. Per questo bisogna conoscersi, piano piano, consapevoli dell’importanza e della necessità
di rispettare i giusti tempi. Per arrivare a sentirsi speciali l’uno per l’altro. E combattendo la moda del
“tutto e subito”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”
Quando ci siamo sentiti addomesticati l’un l’altro? Quando abbiamo avuto la fiducia di aprire il
nostro cuore all’altro e abbiamo assegnato a lui un posto nel nostro, posto unico e privilegiato. La
conoscenza profonda è una conoscenza che parte dal cuore e a questo sempre fa ritorno, con lui si
confronta e ci si scontra. Non ci sarebbe stato possibile vivere quotidianamente questo sentimento
se non ci fossimo richiamati continuamente alla preghiera e, soprattutto, al pregare insieme. Pregare
insieme implica l’ascolto che porta alla conoscenza profonda dell’altro. Ma.. questo basta? Da soli ci
si basta? Non è possibile fare tutto ciò da soli, dunque la nostra scelta è stata quella di farci accompagnare nel cammino spirituale di coppia da un sacerdote (e non solo): richiamandoci costantemente
alla presenza del Signore tra noi abbiamo colto l’importanza di creare un progetto di vita comune
costituito da basi solide e vere.
“Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti” rispose la volpe.
“In principio ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda
dell’occhio e tu non dirai nulla.
Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino...”
È tutto un cammino insieme, alla scoperta giorno dopo giorno dell’altro, senza avere fretta. Anche
la bellezza della scoperta del contatto fisico deve essere un momento semplice quanto speciale. Per
noi è stato proprio così, un inizio lento, dando tempo al tempo, senza perderci nessun passaggio. Abbiamo dato valore al semplice tenersi per mano (gesto quasi scontato al giorno d’oggi, ma passaggio
secondo noi da non sottovalutare), sottolineato il profumo di un abbraccio, assaporato la meraviglia
e lo stupore di un bacio atteso e sperato. Tutti questi momenti purtroppo vengono spesso vissuti
82
oggi in un solo attimo, al primo incontro: così facendo ognuno di loro perde l’importanza che ha. La
pazienza ci ha portato a costruire mattoncino per mattoncino. Con questo lento processo si arriva a
scoprire quanto è bello stare uno accanto all’altro; e quando la relazione è cresciuta talmente tanto
che ormai si è diventati un noi (senza però dimenticare le singole individualità), si sente ancora di più
il desiderio dell’altro e di donargli tutto se stesso/a per poter creare quell’intima unione che dà gioia
e vita. C’è anche però la consapevolezza che quel passaggio arriverà, che non bisogna avere fretta,
perché il dono pieno di sè sarà ancora più vero dopo quel sì definitivo, dopo la scelta di condividere
la propria vita con la persona che il Signore ci mette accanto, che sceglieremo per la vita e che ci
impegneremo ad amare per sempre.
Due fidanzati
Ore 6.30: è la sveglia che suona ormai da 4 anni! Non salta neanche la domenica! Antony sa che
dovrà correre in bagno ed evitare il solito lago nel letto... Molto spesso è troppo tardi e così la doccia
scandisce questo inizio di mattina! Poi c’è Stefano invece già pronto e scattante con l’ansia di far tardi
e perdere il pulmino! Via 7.30 I due ragazzotti partono verso la scuola media.
Tocca a Manu e Tommy che si rannicchiano sotto le coperte scandendo il loro “Non voglio andare
a scuola”. Anche la scuola materna aimè ha le sue complicanze...
E Greta? Si l’ultima arrivata dorme. Dopo una notte di “baldoria” decide di addormentarsi nel primo
mattino. Basta guardare il viso di Nicoletta per capire il gusto di una dormita interrotta diverse volte,
con il torcicollo perenne per essersi addormentata allattando... Così alle 9.00 del mattino siamo già
sfiniti e pronti per un nuovo giorno!
Questo è solo l’inizio: vi lasciamo immaginare il resto! Eppure è così, questa è la vita che abbiamo
sempre Sognato, Ricercato,Sperato... ma che davvero non avremmo mai immaginato!
Da quando ci siamo incontrati non abbiamo mai smesso di sognare la nostra felicità e capire il
senso della vita e del nostro stare insieme! Poco a poco abbiamo capito che il Signore ci chiamava ad
una cosa semplice: ad essere famiglia, ad essere sposi..ci ha chiamato a vivere insieme! Da quando
abbiamo detto quel Si’ sull’altare tutto è cambiato è nato qualcosa di nuovo! ”Le cose belle prima si
fanno e poi si pensano”!!! Noi abbiamo fatto così perché nelle cose belle il Signore ci è sempre stato
vicino, lo sperimentiamo tutti i giorni anche nelle tribolazioni che non mancano mai!
Abbiamo capito col tempo e con la vita che cosa vuol dire fino in fondo essere marito, essere moglie, essere padre, essere madre... perchè non lo capisci davvero fino a quando non lo vivi in prima
persona. Prima fidanzati innamorati, poi sposini liberi e spensierati, poi i figli naturali e affidati, ognuno ci ha costretto a riprogrammarci, a metterci da parte, ma ognuno ha un senso profondo nella
nostra vita, e ognuno di loro è per noi una “perla preziosa”.
I nostri tre figli Emanuele, Tommaso, Greta 5 anni, 3 anni, 4 mesi tanta gioia e purezza. Poi Antony
12 anni con un grave ritardo mentale, non parla, oppositivo, iperattivo. E’ solo Antony, non ha più
nessuno. Così Stefano 14 anni una situazione difficile alle spalle, tanta sofferenza e voglia di vivere
e ricominciare. Poi i giovani che bussano alla nostra porta e vogliono restare semplicemente con
noi, in questa baraonda che spesso fa girare la testa, ma che da sapore vero alle nostre giornate. C’è
qualcuno poi che è entrato nella nostra famiglia per brevi periodi e se n’è andato..ma è bello vedere
come anche se per poco tempo sono entrati nel cuore dei nostri figli e come si ricordano di loro nelle
preghiere.
Noi, Francesco e Nicoletta 34 e 33 anni lottiamo tutti i giorni perché questa vita custodisca anche
83
noi insieme ai nostri figli nella serenità e nella gioia di cui tutti hanno bisogno.
Abbiamo capito che non siamo noi quelli bravi ma che siamo degli strumenti attraverso i quali il
Signore opera! Ogni giorno proviamo a non fermarci al limite, a chiederci scusa, a perdonare l’altro
anche se non se lo merita, a volere bene anche nel limite, ad accettarci per come siamo... ma ogni
giorno nonostante i buoni propositi è una lotta contro la nostra umanità e il nostro io che è sempre
forte! In questa vita ci scopriamo poveri, bisognosi, carenti e vogliosi di affetto! Abbiamo bisogno
anche noi come coppia di trovare dei momenti per noi, di fermarci e riscoprirci innamorati e felici.
Non vogliamo come diceva Don Oreste correre il rischio di essere dei facchini: musicoterapia, calcio, psicologo, ippoterapia, amici, la casa, perennemente in macchina... ogni giorno il tempo è scandito dalle esigenze dei nostri figli ed è facile perdere la pazienza, sentirsi vuoti e stanchi!
La cosa più bella che abbiamo capito è che davvero se stiamo bene noi due stanno bene tutti, e se
ci vogliamo bene noi, babbo e mamma riusciamo ad avere più attenzione verso i nostri figli.
Oggi dopo 7 anni di matrimonio possiamo dire che siamo più innamorati di prima e che ne vale la
pena, perché siamo Felici! In questo donarci totalmente siamo testimoni che il Signore opera meraviglie nonostante noi! Il Signore ci ha fatto un grande dono chiamandoci a questa vita di famiglia e
di condivisione, una vita che a pensarla sembra assurda ma a viverla... è una figata!!!!!!!!
Francesco e Nicoletta
p.s. Non vi nascondiamo lo stupore e l’incredulità di fronte alla vita che nasce e cresce dentro la
mamma, e nasce semplicemente perché ti vuoi bene e ami la vita... senti che il cuore si dilata e i figli
che il Signore ti manda sono con te perché il tuo amore li cresca e li custodisca!
84
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Dalla lettera ai Romani (Rm. 8,31-39)
Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è
risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?
Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio
come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da
macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono
infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze,
né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù,
nostro Signore.
dal Salmo 136
Lodate il Signore perché è buono:
perché eterna è la sua misericordia.
Lodate il Dio degli dei:
perché eterna è la sua misericordia.
Lodate il Signore dei signori:
perché eterna è la sua misericordia.
Egli solo ha compiuto meraviglie:
perché eterna è la sua misericordia.
Ha creato i cieli con sapienza:
perché eterna è la sua misericordia.
Ha stabilito la terra sulle acque:
perché eterna è la sua misericordia.
Ha fatto i grandi luminari:
perché eterna è la sua misericordia.
Il sole per regolare il giorno:
perché eterna è la sua misericordia;
la luna e le stelle per regolare la notte:
perché eterna è la sua misericordia.
Percosse l’Egitto nei suoi primogeniti:
perché eterna è la sua misericordia.
Da loro liberò Israele:
perché eterna è la sua misericordia;
con mano potente e braccio teso:
perché eterna è la sua misericordia.
Divise il mar Rosso in due parti:
perché eterna è la sua misericordia.
In mezzo fece passare Israele:
perché eterna è la sua misericordia.
Travolse il faraone e il suo esercito nel mar Rosso:
perché eterna è la sua misericordia.
Guidò il suo popolo nel deserto:
perché eterna è la sua misericordia.
Percosse grandi sovrani
perché eterna è la sua misericordia;
uccise re potenti:
perché eterna è la sua misericordia.
Seon, re degli Amorrei:
perché eterna è la sua misericordia.
Og, re di Basan:
perché eterna è la sua misericordia.
Diede in eredità il loro paese;
perché eterna è la sua misericordia;
in eredità a Israele suo servo:
85
perché eterna è la sua misericordia.
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:
perché eterna è la sua misericordia;
ci ha liberati dai nostri nemici:
perché eterna è la sua misericordia.
Egli dà il cibo ad ogni vivente:
perché eterna è la sua misericordia.
Lodate il Dio del cielo:
perché eterna è la sua misericordia.
Dal Vangelo di Luca (Lc 22, 14-22)
Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente
di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più,
finché essa non si compia nel regno di Dio». E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non
venga il regno di Dio». Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è
il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato,
prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per
voi». «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo
quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi
a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.
dalla
l
PAROLA a
Gesù nell’ultima cena, ci rivela come dobbiamo vivere le nostre relazioni d’amore, e prima di tutto quelle che viviamo nella nostra Nazareth. Ci indica una
strada, possibile a ciascuno. “Ecco il mio corpo, ecco il
mio sangue”. Ecco la mia vita, fatta di gesti concreti, non solo buoni pensieri o grandi
parole, ma nei fatti! L’amore o si esprime nei gesti di accoglienza, di vicinanza, di sostegno, di sacrificio, oppure non è! Questa è una grande Rivelazione! Se le relazioni si vivono nell’amore sono capaci
di generare vita nell’altro, e anche in chi ama, altrimenti sono niente! Queste ultime, possono essere
relazioni ambigue, che illudono e deludono continuamente, fino a far dubitare che l’Amore quello
vero in realtà non esiste! Ciò che genera vita non sono le tante cose regalate, le facili promesse, le
grandi lusinghe. Ciò che suscita vita nell’altro, è che l’altro si senta esistere dentro di te, che ti senta
veramente vicino e sincero. L’Eucaristia ci introduce in una logica di fedeltà, che nel pane e nel vino,
prima di essere provocazione, sono offerta, sempre e prima di ogni nostra risposta! Ogni Eucaristia
porta in sé il Mistero della vita di Gesù che è anche Mistero della nostra vita: Il chicco di grano caduto
in terra solo se muore porta frutto!
Dialoghi in semplicita’ ... tra un uomo e la sua compagna.
Lui: “Sai, credo che il nostro amore potrebbe avere più slancio. Non ci staremo abituando vero?”
Lei: “Anch’io sento che manca qualcosa; manca un po’ di sapore”.
Lui: “Eppure ci siamo sempre divertiti, abbiamo viaggiato, abbiamo visitato posti stupendi, non ci
siamo fatti mancare niente. Perché allora?”
Lei: “Forse non è il modo giusto di costruire? Forse abbiamo pensato a tutto tranne che a dirci un
si sempre! Forse ci manca un figlio!”
Lui: “Ma un figlio significa fare delle rinunce”.
Lei: “Amare significa sempre fare delle rinunce, ma tutto si fa se c’è un progetto comune. Ecco, ho
trovato cosa ci manca … un progetto comune!”
86
... per non farsi
PrEGaRe
Preghiera a Maria che scioglie i nodi
Santa Maria,
piena della Presenza di Dio,
durante i giorni della tua vita
accettasti i con tutta umiltà la volontà del Padre,
e il Maligno mai fu capace di imbrogliarti
con le sue confusioni.
Già insieme a tuo Figlio intercedesti
per le nostre difficoltà
e con tutta semplicità e pazienza
ci desti un esempio di come dipanare
la matassa delle nostre vite.
E rimanendo per sempre come Madre Nostra
poni in ordine e fai più chiari
i legami che ci uniscono al Signore.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra,
tu che con cuore materno sciogli i nodi
che stringono la nostra vita,
ti chiediamo di ricevere nelle tue mani ...
(facciamo un attimo di silenzio e pensiamo a cosa
vogliamo “sgrovigliare”)
e che ci liberi dai legacci e dalle confusioni
con cui ci tormenta colui che è nostro nemico.
Per tua grazia, per tua intercessione,
con il tuo esempio liberaci da ogni male,
Signora nostra, e sciogli i nodi
che impediscono di unirci a Dio
affinché, liberi da ogni confusone ed errore,
possiamo incontrarlo in tutte le cose,
possiamo tenere riposti in lui i nostri cuori
e possiamo servirlo sempre nei nostri fratelli.
Amen.
(Jorge Mario Bergoglio)
L’AMICO PERFETTO
Grande Iddio, quanto mi sei simpatico!
Grazie è una parola semplice da dire,
eppure siamo bravissimi a dimenticarla!
Quante ingratitudini!
Siamo circondati, in ogni istante, da infinit gesti di bontà e di generosità: è solo che non ce
ne accorgiamo.
Dio non ci fa mancare mai nulla, sa capire
le nostre debolezze ed è stupendamente
amabile quando sceglie come agire nei nostri
riguardi.
In lui tutto è perfetto, perciò dobbiamo
obbedire ad ogni sua parola.
il suo amore va al di là di ogni nostra attesa,
perfino delle nostre manchevolezze.
E tu, piccolo, ci pensi mai?
Grande Iddio, quanto sei simpatico!
Grande Iddio, quanto sei prezioso!
Grande Iddio, quanto sei buono!
Rendimi ricco di te,
desideroso di ogni tuo dono.
Ecco già vedo
un giorno migliore.
(Anonimo)
87
Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita.
Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo.
Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo.
Ama la tua donna senza chiedere altro all’infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i
vecchi cuori.
Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire. Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino
con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro
domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure.
Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi.
Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.
Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio.
Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani
ti potrà essere di rifugio.
E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere.
Amala come il sole che invochi al mattino. Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore.
Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso
la grazia più luminosa della vita!
(Sant’Agostino)
Non temete
Non temete di scoprirvi.
Non temete di amare.
Non temete di condividere.
Non temete di dare.
Non temete di esprimere le vostre emozioni.
Non temete di soffrire.
La vita vale la pena di essere vissuta comunque.
Temere l’amore significa temere la vita.
Certo, entrare in contatto profondo con l’altro crea
spesso sofferenza, fa emergere le nostre parti più
deboli, fa spendere molta energia, vi fa uscire allo
scoperto, vi fa correre rischi...ma, se volete partecipare attivamente alla vita, se volete conoscere voi
stessi, il vero scopo dell’essere venuti su questa terra, se volete crescere, dovete imparare ad amare!
A fare coccole.
Carezze di cuore.
A comunicare profondamente con l’altro.
(Valerio Albisetti)
88
Mio Dio, prendimi per mano,
ti seguirò,
non farò troppa resistenza.
Non mi sottrarrò a nessuna delle cose
che mi verranno addosso in questa vita,
cercherò di accettare tutto
e nel modo migliore.
Ma concedimi di tanto in tanto
un breve momento di pace.
Non penserò più nella mia ingenuità,
che un simile momento
debba durare in eterno,
saprò anche accettare
l’irrequietezza e la lotta.
Il calore e la sicurezza mi piacciono,
ma non mi ribellerò se mi toccherà
stare al freddo purchè
tu mi tenga per mano.
Andrò dappertutto allora
e cercherò di non aver paura.
E dovunque mi troverò,
io cercherò
d’irraggiare un pò di quell’amore,
di quel vero amore per gli uomini
che mi porto dentro.
(Hetty Hillesum)
Mi chiedi: perché pregare?
Ti rispondo: per vivere.
Sì: per vivere veramente, bisogna pregare.
Perché? Perché vivere è amare: una vita senza
amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione
e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama
solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato
dall’amore. Come la pianta che non fa sbocciare
il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole,
così il cuore umano non si schiude alla vita vera
e piena se non è toccato dall’amore. Ora, l’amore
nasce dall’incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori
possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità. Pregando, ci
si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive, nel tempo e
per l’eternità. E chi non prega? Chi non prega è
a rischio di morire dentro, perché gli mancherà
prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere
e la gioia per dare un senso alla vita.
Mi dici: ma io non so pregare! Mi chiedi: come
pregare? Ti rispondo: comincia a dare un po’ del
tuo tempo a Dio. All’inizio, l’importante non sarà
che questo tempo sia tanto, ma che Tu glielo dia
fedelmente. Fissa tu stesso un tempo da dare
ogni giorno al Signore, e daglielo fedelmente,
ogni giorno, quando senti di farlo e quando non
lo senti. Cerca un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza
di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia, il Tabernacolo con la Presenza eucaristica…). Raccogliti in
silenzio: invoca lo Spirito Santo, perché sia Lui a
gridare in te “Abbà, Padre!”. Porta a Dio il tuo cuore, anche se è in tumulto: non aver paura di dirGli
tutto, non solo le tue difficoltà e il tuo dolore, il
tuo peccato e la tua incredulità, ma anche la tua
ribellione e la tua protesta, se le senti dentro.
Pregando, s’impara a pregare, e si gustano i
frutti dello Spirito che fanno vera e bella la vita:
“amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).
Pregando, si diventa amore, e la vita acquista
il senso e la bellezza per cui è stata voluta da
Dio. Pregando, si avverte sempre più l’urgenza
di portare il Vangelo a tutti, fino agli estremi confini della terra. Pregando, si scoprono gli infiniti
doni dell’Amato e si impara sempre di più a rendere grazie a Lui in ogni cosa. Pregando, si vive.
Pregando, si ama. Pregando, si loda. E la lode è
la gioia e la pace più grande del nostro cuore
inquieto, nel tempo e per l’eternità.
(Bruno Forte)
L’amore è un tesoro prezioso,
è il dono che Dio fa agli spiriti sensibili e grandi.
Getteremo via questo tesoro e
lasceremo che i porci
lo sparpaglino e lo calpestino?
(Kahlil Gibran)
Per le nostre famiglie
Padre dei Cieli, ci hai dato un modello di vita nella Sacra Famiglia di Nazareth.
Aiutaci, Padre d’amore, a fare della nostra famiglia un’altra Nazareth
dove regnano l’amore, la pace e la gioia.
Che possa essere profondamente contemplativa, intensamente eucaristica e vibrante di gioia.
Aiutaci a stare insieme nella gioia e nel dolore, grazie alla preghiera in famiglia.
Insegnaci a vedere Gesù nei membri della nostra famiglia, soprattutto se vestito di sofferenza.
Che il cuore eucaristico di Gesù renda i nostri cuori mansueti e umili come il Suo.
E aiutaci a svolgere con amore i nostri doveri familiari.
Che possiamo amarci come Dio ama ciascuno di noi, sempre più ogni giorno, e perdonarci i
nostri difetti come Tu perdoni i nostri peccati.
Aiutaci, Padre d’amore, a prendere ogni cosa Tu dia
e a dare quello che tu prendi con un grande sorriso.
Cuore immacolato di Maria, causa della nostra gioia, prega per noi.
San Giuseppe, prega per noi.
Santi Angeli Custodi, state sempre con noi, guidateci e proteggeteci. Amen.
(Madre Teresa di Calcutta)
89
Amore e matrimonio
Il matrimonio è più del vostro amore reciproco.
Ha maggiore dignità e maggiore potere.
Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo
si limita nel riquadro isolato della vostra coppia.
Entrando nel matrimonio, siete invece un anello
della catena di generazioni che Dio fa andare e
venire e chiama al suo regno.
Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità. Nel matrimonio, invece,
venite collocati attivamente nel mondo e ne diventate responsabili.
Il sentimento del vostro amore appartiene a voi
soli. Il matrimonio, invece, è un’investitura, un
mandato. Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l’incarico
di regnare.
Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce
come strumento della vita. È il matrimonio che
ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d’ora in
poi, porta sulle spalle il vostro amore.
Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è Dio
che lo fa. Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che lo minaccia
dall’interno e dall’esterno.
Dio è il garante dell’indissolubilità. È una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena,
nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.
(Dietrich Bonhoeffer)
Noi crediamo Gesù, che tu, uomo e Dio, sei il Cristo risorto e rimani con noi per sempre, nel segno
del pane e del vino. Noi crediamo, che ti sei offerto volontariamente alla morte per dare all’uomo la
vita nuova redenta e santificata. Il gesto della vigilia della tua passione continua ogni giorno, nell’Eucaristia. Noi crediamo nella tua presenza viva, nel tuo sacrificio che si ripete nella messa.
Noi sappiamo che lì è la sorgente della redenzione per noi e per noi tutti. Noi crediamo che ripetere il tuo gesto, di dare il corpo e il sangue, di offrire se stessi per il prossimo, non è solo dovere di
cristiani ma l’unico modo di convivenza umana.
Noi crediamo che la risposta più vera alle nostre attese spesso drammatiche, la sorgente di pace,
di giustizia e di amore che con fatica, cerchiamo tra gli uomini, la capacità di cambiare e fondare
una nuova umanità, si trova soltanto in te, Gesù, nel tuo dono totale e definitivo, che è l’Eucaristia
presente nella Chiesa.
Noi siamo certi che tutto il dolore, ingiusto e crudele, il sangue fraterno che imbeve la terra, si immerge nel tuo sangue, o Cristo, e diventa salvezza e redenzione per tutti.
Noi siamo certi, o Signore crocifisso, che il sacrificio nascosto nel cuore di uomini onesti,
il dono coraggioso di chi lotta per amore, la dolorosa fatica quotidiana, sono momenti preziosi e
fecondi, offerti con la tua morte rinnovata nell’Eucaristia.
Nell’Eucaristia sei cibo e forza che sostiene la nostra debolezza.
Ci chiami e raduni tutti insieme nella celebrazione domenicale, per fare di noi gli strumenti del tuo
Regno. E di qui nasce l’amore, il dono quotidiano di noi stessi, la forza per fare della nostra vita un
servizio, nell’onestà, verità e giustizia, nel rispetto di tutti, nell’aiuto a chi ha più bisogno, nello sforzo
di rendere tutti fratelli.
Signore, non torno indietro: tutto ciò che ho, te lo dono da questo momento.
Chiedimi qualunque cosa, non voglio negarti niente!
(Carlo Maria Martini)
90
“Il vento soffia dove vuole, e ne odi il suono,
ma non sai da dove viene né dove va.
Così è chiunque è nato dallo spirito”
(Gv. 3,8)
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riflessioni di Carlo Maria Martini
Brani di riferimento: (Lc 7, 36-50) e (Gv 19, 25-27).
Il dono
a) Gesù e la peccatrice.
Gesù è colto in un atteggiamento di vita immediato, non durante un insegnamento. Sorpreso da
un certo evento, reagisce, potremmo dire, quasi istintivamente, dicendo ciò che ha dentro. Uno dei
valori di questo brano è proprio quello di farci conoscere ciò che è più immediatamente presente
nel modo agire di Gesù.
b) Maria presso la croce.
Il brano è il momento penultimo della rivelazione di Gesù. L’evangelista ha descritto la corcefissione e la spartizione delle vesti fatta dai soldati, ha riportato la profezia del Salmo: “si sono divise tra
loro le mie vesti e sula mia tunica han gettato la sorte”, e conclude: “e i soldati fecero proprio così (Gv
19, 23-24), volendo mettere in evidenza la crudeltà, il cinismo, l’avidità di quegli uomini. Poi presenta
un atteggiamento opposto: “d’altra parte, invece, stavano presso la croce di Gesù sua madre con la
sorella, Maria di Cleofa, Maria di Magdala e Giovanni”. Le parole che Gesù pronuncia sono quindi dette in una situazione di assoluta verità, in quella situazione di agonia in cui un uomo esprime soltanto
ciò che ha dentro e che deve dire ad ogni costo.
Chi ama da cio’ che ha
la donna che va in casa di Simone ha l’unguento, ha il suo olio profumato, ha la sua capacità di
attenzione. Con molta semplicità da ciò che ha, senza pensarci troppo. Gesù, da parte sua, dà la sua
stima, la sua attenzione, il suo giudizio favorevole, la sua accettazione in un momento particolarmente difficile. C’è uno scambio di doni: ciascuno dà spontaneamente quello che ha a disposizione.
Il dono è qualcosa di attivo, qualcosa che si mette in essere. Sulla croce Gesù non ha più niente da
dare e tuttavia vede il discepolo a cui vuole bene e che è ancora troppo giovane per andare avanti
da solo. Giovanni ha bisogno di essere seguito, aiutato, e Gesù gli dà Maria, sua madre. E alla madre
che rimane sola dà il discepolo. Così Gesù esprime il dono nel momento culminante della sua vita.
Donare significa comunicare ciò che veramente possediamo, poco o molto che sia, senza domandarci se è poco o molto.
Chi ama considera l’altro piu’ importante di se’
Il dono è una dichiarazione di importanza. Nel brano di Luca e in quello di Giovanni possiamo leggere che dietro al dono e come parte del dono stesso c’è il fatto che l’altro viene, in qualche modo,
considerato più importante di sé. La donna che va in casa di Simone, infatti, considera Gesù più
91
importante della sua reputazione, di tutte le convenienze, esce da un calcolo personale ed esprime
il suo amore con un gesto che desta stupore. Gesù considera la donna e la sua dignità, la sua verità,
più importanti di coloro che si aspettavano di essere da lui gratificati e che lo avrebbero criticato, e
si espone, senza preoccuparsi degli altri.
Il dono implica uno sbilanciamento, un rischio. Esso coinvolge anche in un giudizio di valore che
ha qualcosa di imprevedibile perché va al di là del calcolo egoistico, delle convenienze, dei diritti. Il
dono entra e scava nel mistero della persona, e può non essere capito con i parametri ordinari perché talora di esprime in gesti che sembrano strani, quasi folli.
Il perdono
C’è poi un momento in cui il dono raggiunge la sua espressione perfetta. Il dono è allora qualcosa
di assolutamente gratuito e immeritato, è un tale sbilanciamento della persona verso l’altra da essere impensabile o inimmaginabile. La parola che meglio esprime questo dono assoluto è il perdono.
Perdono è capacità di dono talmente gratuito che è al di là di ciò che uno può ricevere o che l’altro
può meritare. È il dono che Gesù fa alla donna: “ ti sono perdonati i tuoi peccati”. Perdono è il dono
che Gesù dalla croce, nel momento dell’offerta suprema di sé, fa all’umanità: un’umanità peccatrice
che viene addirittura accolta in figliolanza. Per questo la croce è il segno inequivocabile dell’amore
totalmente gratuito, la rappresentazione inesauribile e insuperabile del perdono. Il sapersi molto
perdonati genera una capacità di dono.
Domande per noi
a) esiste il dono? Il dono gratuito, il disinteresse? Esiste nel nostro mondo il dono?
Se noi stessi rimaniamo delusi allorchè un nostro dono non viene capito, non è ricevuto, ciò significa che, in fondo anche noi cerchiamo il tornaconto. Il gratuito perfetto è raro però le azioni
determinate dalla gratuità ci sono e vanno riconosciute. Esistono azioni in cui è tutto gratuità pura?
Io credo che ce ne siano pochissime. Gesù in croce, l’eucarestia, il martirio sono il modello cui dobbiamo ispirarci affinché, pur nella nostra debolezza, possiamo compiere azioni in cui il gratuito sia,
per grazia di Dio, decisivo.
b) che cosa ricevo in dono? È infatti dallo stupore del dono che io ricevo che nascono tanti atteggiamenti di verità; ed è dalla mancanza di questo stupore che nasce tanta banalità nella vita.
Maria, tu che sei la donna della riconciliazione,
guidaci per le strade della verità, rendici capaci di donare ciò che
gratuitamente abbiamo ricevuto, aiutaci a contemplare il cammino
che lo Spirito del tuo figlio Gesù fa compiere alla nostra Chiesa,
metti nel nostro cuore e sulle nostre labbra
l’inno di riconoscenza e di lode al Padre
dai cui tutto discende e a cui tutto ritorna.
92
unaboccataDIOssigeno
Tutte le lettere dell’alfabeto
hanno un suono vivace e lieto
tranne l’Acca che, come si sa,
un suono proprio non ce l’ha.
Ci sono lettere importanti:
l’A che a tutte sta davanti,
del suo primato è molto orgogliosa
e porta sempre la Maglia rosa;
la Zeta, con cui si scrive «zero»,
è più temuta dell’Uomo Nero.
Ci sono lettere buone e care
come la G del verbo giocare.
Certe lettere vanno in coppia,
e la T spesso si raddoppia...
Ma la coppia più speciale,
famosa su scala internazionale,
è quella che vedete qui:
una B. con una P.
B.P... Che vuol dire? Pensateci un po’:
forse Buon Pranzo... forse Buon Pro...
Oppure... Buona Passeggiata?
Trovate da soli la ... Bella Pensata.
(Gianni Rodari)
Saper leggere il libro del mondo
scrittura
con parole cangianti e nessuna
lmo di mano
nei sentieri costretti in un paura
segreti che fanno pa
si riconosce
finchè un uomo ti incontra e non
nde la pace.
e ogni terra si accende e si arre
)
(Khorakhanè, Fabrizio De Andrè
Amare è in ogni caso essere vulnerabili. Ama qualcosa e il tuo cuore certamente sarà diviso e rotto.
Se vuoi essere sicuro di mantenerlo intatto, non darlo a nessuno, neppure ad un animale. Avvolgilo attentamente in hobbies e piccoli lussi; evita ogni coinvolgimento amoroso; chiudilo al sicuro
nell’urna o nella bara del tuo egoismo. Ma nell’urna - sicura, oscura, immobile, senza aria - cambierà.
Non si romperà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irrimediabile.
L’alternativa alla tragedia, o almeno al rischio della tragedia, è la condanna. L’unico luogo, a parte
il cielo, dove può essere perfettamente salvo da tutti i pericoli e perturbazioni dell’amore è l’inferno.
(C. S. Lewis)
93
La relazione sessuale è chiamata ad essere una
forma di vivere questo dono di se stessi. Sono
qui e mi dono a te, con tutto quello che sono,
ora e sempre. Allora l’eucarestia ci aiuta a capire
cosa significa per noi essere individui dotati di
sessualità, e la nostra sessualità ci aiuta a capire
l’eucarestia. Generalmente si vede l’etica sessuale cristiana come, restrittiva rispetto ai costumi
contemporanei. La Chiesa ti dice esattamente
quello che non è permesso fare! In realtà, alla
base dell’etica sessuale cristiana c’è l’apprendimento di come vivere relazioni di donazione
mutua.
L’Ultima Cena è stato un momento di crisi inevitabile nell’amore di Gesù per i suoi discepoli. È
stato il momento per il quale è dovuto passare
nel suo cammino dalla nascita alla resurrezione,
il momento in cui tutto è esploso. È stato venduto da uno dei suoi amici; la rocca, Pietro, era
sul punto di rinnegarlo e la maggioranza dei suoi
discepoli sarebbero scappati correndo. Come
sempre, furono le donne a mantenersi tranquille
e a rimanere fino alla fine! Gesù, all’Ultima Cena,
non è andato via fuggendo dalla crisi, ma ha preso il toro per le corna. Ha preso il tradimento, il
fallimento dell’amore, e l’ha trasformato in un
momento di donazione: «Mi consegno a voi. Voi
mi avete consegnato ai romani perché mi uccidano. Mi consegnerete alla morte, ma io faccio
di questo momento un momento di dono, ora
e sempre».
Arrivare ad essere persone mature che amano significa che ci imbatteremo in queste crisi
inevitabili, nelle quali il mondo sembra andare
in pezzi. Questo succede in modo drammatico
quando si è adolescenti, e può succedere in tutta
la nostra vita, tanto se ci sposiamo quanto se ci
facciamo religiosi o sacerdoti.
(Timothy Radcliffe)
La vita è fatta per esplodere, per andare più lontano, per farsi dono
Quando la si conserva per sé, la si soffoca.
Una vita che si dà, perché il mondo non sia come prima, fa miracoli.
(Madeleine Delbrêl)
Non sopporto l’amore che si gonfia di orgoglio o si consuma in una generosità invadente. L’amore
vero è discreto e delicato, rispettoso delle ferite e delle emozioni di ogni uomo. Mi piace chi ama una
persona senza chiedersi da dove viene e verso dove va, sentendo che solo con spirito puro e libero
può camminare con lui. L’amore non lega, ma libera. L’altro non è la tua metà, né complementare a
te, è un’identità che si realizza solo nel rispetto della diversità, nel permettere all’altro di restare di
carne, vivo e senza trasformarlo in quel che tu vorresti. La gelosia, l’ansia e l’intransigenza che nascono nell’amore sono figlie di una paura che non sa vedere l’altro nella sua essenzialità e verità, nella
sua luce ed ombra. Nascono dal non sapere scrutare i segreti del cuore, da un amore che non ha la
forza di aiutarci a vivere, a morire, e soprattutto a rinascere di nuovo.
Quando si è innamorati, tutto di noi, mente, corpo e anima è unito verso l’oggetto del nostro
amore. Per questo quando Gesù diceva: “Amate Dio con tutta la mente, con tutto il corpo e con tutta
l’anima”, chiedeva di tornare ad amare Dio non da sottomessi o da schiavi, ma da innamorati.
(Luigi Verdi)
94
Amare di cuore vuol dire non manipolare.
Amare di cuore vuol dire non approfittare.
Amare di cuore vuol dire non infastidire.
Amare di cuore vuol dire non strumentalizzare.
Non si può amare un conoscente.
L’amore si muove al livello profondo della personalità.
Viene dal cuore.
L’amore di cuore vuole responsabilità.
L’amore di cuore vuole sincerità assoluta.
L’amore di cuore vuole autenticità.
L’amore di cuore vuole il bene dell’altro.
L’amore di cuore vuole i fatti, non le parole.
L’amore di cuore vuole fedeltà assoluta.
L’amore di cuore vuole coerenza e integrità.
( da “Liberi di amare” , Valerio Albisetti)
sia
Dio disse: Non è bene che l’uoemogli sia
solo, gli voglio fare un aiuto ch
etta
simile. Ma la traduzione più corr
zza
lve
sarebbe: gli voglio dare una sato è la
che gli cammini a fianco. Ques
sua
donna per l’uomo e l’uomo per la
mmina a
donna: salvezza. E se chi ti ca
ora è Dio
fianco è anche innamorato, all
che ti cammina a fianco.
(Ermes Ronchi)
Innamorarsi di Gesù Cristo, come fa’ chi ama perdutamente una persona e imposta tutto il suo
impegno umano e professionale su di lei, attorno a lei raccorda le scelte della sua vita, rettifica
i progetti, coltiva gli interessi, adatta i gusti, corregge i difetti, modifica il suo carattere, sempre
in funzione della sintonia con lei. Cosa non fa ad
esempio un uomo per la sua donna, perché ha
impostato la sua vita su di lei?
Osservando la vita di tanti nostri amici, dei nostri
compagni di studi, ci accorgiamo come l’amore
totalizzante investe non soltanto l’aspetto della
loro affettività, ma trascina nel suo vortice i giorni, le notti, il riposo, il lavoro, la gioia, il dolore, le
delusioni, le speranze. È un investimento totale.
Quando parlo di innamoramento di Gesù Cristo
voglio dire questo: un investimento totale della
Le cose belle richiedono te
mpo.
Il tempo è un lusso che no
n tutt
possono permettere. i si
Tu puoi aspettare?
(Robert Baden-Powell)
nostra vita. Per noi il Signore non è una fascia,
una frangia, un merletto, sia pure notevole, che
si aggiunge al panneggio della nostra esistenza.
L’amore per Cristo, se non ha il marchio della
totalità, è ambiguo. Il Part-time, il servizio a ore,
magari col compenso maggiorato per lo straordinario, con Cristo non è ammissibile; un servizio
a ore saprebbe di mercificazione...
Innamorarsi di Gesù Cristo vuol dire: conoscenza
profonda di lui, dimestichezza con lui, frequenza diuturna nella sua casa, assimilazione del
suo pensiero, accoglimento senza sconti delle
esigenze più radicali del Vangelo. Vuol dire ricentrare davvero la vita intorno al Signore Gesù,
perché la nostra esistenza, come diceva Dietrich
Bonhoeffer, diventi “una esistenza teologica”.
(don Tonino Bello)
95
Non c’è nulla di più arduo che amarsi. E un lavoro, un lavoro a giornata e i giovani non sono
assolutamente preparati a questa difficoltà
dell’amore; di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un
rapporto facile e leggero, le hanno conferito
l’apparenza di essere alla portata di tutti. Non è
così. L’amore è una cosa difficile, più difficile di
altre: negli altri conflitti, infatti, la natura stessa
incita l’essere a raccogliersi, a concentrarsi con
tutte le proprie forze, mentre l’esaltazione dell’amore incita ad abbandonarsi completamente.
Le relazioni umane, elemento essenziale della
vita, sono, fra tutte, la realtà più mutevole, la più
fluttuante; e gli amanti sono proprio quegli esseri le cui relazioni non conoscono due istanti
identici. Relazioni simili possono instaurarsi solo
tra esseri estremamente ricchi, già ordinati, concentrati: possono unire solo due mondi singolari
e nel contempo vasti e profondi. Persone giovani non possono assicurarsi rapporti di tal genere;
ma se comprendono bene la propria vita, possono innalzarsi lentamente verso quella felicità, e
prepararvisi. Non devono dimenticare, se amano, che sono degli esordienti, degli apprendisti
in amore; devono imparare l’amore e - come per
ogni studio - ci vuole calma, pazienza e concentrazione. Chi ama deve cercare di comportarsi
come se fosse di fronte a un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare;
deve diventare qualcosa.
(Rainer Maria Rilke)
Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso.
(Erri De Luca)
96
Così la castità è vivere nel mondo reale, guardando all’altro come lui, o lei, e a me come io sono.
Non siamo né esseri divini né semplici pezzi di carne. Entrambi siamo figli di Dio. Abbiamo la nostra
storia. Abbiamo fatto voti e promesse. L’altro è impegnato in una coppia o con un coniuge. Noi come
sacerdoti o religiosi siamo consegnati ai nostri ordini o diocesi. È così come ci troviamo, impegnati e
legati ad ,altri impegni, che possiamo imparare ad amare con il cuore e gli occhi aperti.
Questo è duro perché viviamo nel mondo di internet della World Wide Web. È il mondo della realtà
virtuale, dove possiamo vivere in mondi di fantasia come se fossero reali. Viviamo in una cultura
in cui risulta difficile distinguere tra fantasia e realtà. Tutto è possibile nel mondo cibernetico. Per
questo la castità è difficile. È il dolore di scoprire la realtà. Come possiamo rimettere i piedi per terra?
Così il primo passo della castità è scendere dalle nuvole. Il secondo passo, in breve, è aprirci all’amore, perché non restino piccoli mondi su cui ripiegarsi. L’amore di Gesù si mostra a noi quando
prende il pane e lo spezza perché possa essere condiviso. Quando scopriamo l’amore non dobbiamo
conservarlo in un piccolo armadio privato per il nostro diletto personale, come una segreta bottiglia
di whisky, salvaguardata dagli sconosciuti per nostro uso esclusivo. Dobbiamo condividere i nostri
amori con i nostri amici e con coloro che amiamo. In questo modo l’amore particolare si espande e
va incontro all’universalità.
Soprattutto è possibile allargare lo spazio perché Dio abiti in ogni amore. In ogni storia d’amore
concreta può vivere il mistero totale dell’amore, che è Dio. Quando amiamo profondamente qualcuno, Dio sta già li. Più che vedere i nostri amori in competizione con Dio, questi ci offrono luoghi in
cui possiamo montare la sua tenda.
(Timothy Radcliffe)
“Un buon matrimonio è quello in cui ognuno dei due nomina l’altro guardiano della
propria solitudine, e gli mostra fiducia, la più grande possibile... Una volta che
si accetta che anche fra gli esseri umani più vicini continua ad esistere una
distanza infinita, può crescere una forma meravigliosa di vivere uno a fianco
all’altro se si riesce ad amare quella distanza che permette ad ognuno di
vedere nella totalità il profilo dell’altro stagliato contro un ampio cielo.”
(Rainer Maria Rilke)
Non è fuori posto individuare proprio nella
famiglia la scintilla indispensabile per far funzionare la fucina della pace. La famiglia è il primo
laboratorio in cui si educa al rispetto della diversità,e, quindi, alla lettura delle diversità non
come innaturali, diaboliche, disturbanti, controproducenti, mostruose, da eliminare. E’ ovvio
che dal rispetto deve derivare l’accoglienza. La
famiglia proprio perché agenzia di comunione, deve riscoprirsi come spazio sperimentale
dell’esercizio critico nei confronti di ciò che nel
mondo, in termini planetari, minaccia la pace. La
corsa alle armi e il loro commercio clandestino,
la militarizzazione del territorio, le folli spese per
l’apparato bellico, la distribuzione iniqua delle ricchezze della terra, i problemi della fame e
della miseria, il debito estero dei Paesi del terzo
mondo, i rapporti Nord-Sud... sono i capitoli su
cui confrontarsi quotidianamente e per i quali la
revisione critica dei propri comportamenti deve
scatenare la ricerca diuturna di nuovi modelli
di vita. La famiglia deve riscoprirsi, infine, come
palestra per la pratica della nonviolenza attiva,
uscendo dalla falsa alternativa posta tra violenza e debolezza. A questo punto, il discorso sulle
armi-giocattolo, su certi schemi pubblicitari che
esaltano la forza fisica e gli istinti aggressivi, su
certi modelli letterari che alimentano l’idea del
nemico, sui programmi televisivi con le loro proposte di violenza che sconvolgono spesso l’immaginario non solo dei bambini ma anche degli
adulti... diventa perfino drammatico.
(don Tonino Bello)
97
Giovanna Beretta Molla
“Il segreto della felicità è vivere momento per momento
e ringraziare il Signore di tutto.”
La vita è un dono
Nacque a Magenta (MI), il 4 ottobre 1922. Si laureò in medicina e chirurgia nel 1949 per poi specializzarsi in pediatria nel 1952. Coltivava da tempo l’ideale missionario, poi
le fu chiaro che Dio la chiamava allo stato matrimoniale. Tra
i suoi pazienti molte mamme, bambini, anziani e poveri, ai
quali prestava gratuitamente le sue visite oltre a dare loro
medicine e soldi.
Nel settembre del 1955 sposò Pietro Molla e nel giro di
pochi anni divenne mamma di Pierluigi, Mariolina e Laura, armonizzando con semplicità ed equilibrio i doveri di madre, moglie e medico.
Nel settembre del 1961 si fece asportare un fibroma che cresceva vicino all’utero, ma lei era al
secondo mese di gravidanza. A quei tempi era prevedibile che il parto, dopo l’intervento subito da
Gianna, sarebbe stato molto pericoloso per la madre.
Il sabato santo del 1962 diede alla luce Gianna Emanuela, ma iniziò per Gianna una settimana di
terribili sofferenze.
Mori il 28 aprile ripetendo «Gesù ti amo. Gesù ti amo».
Beatificata da Giovanni Paolo II il 24 aprile 1994 nell’Anno Internazionale della Famiglia, santa il 16
maggio 2004.
La sua memoria liturgica si celebra il 28 aprile.
Offrire la propria vita perché un’altra possa nascere e vivere o invece sentirsi padroni della propria
vita da decidere di sopprimere chi la ostacola? Su questo punto Gianna Beretta Molla non ebbe dubbi. Quando verso il termine del secondo mese di gravidanza del suo quarto figlio, Gianna scoprì un
fibroma che cresceva vicino all’utero e che minacciava di conseguenza la sua salute e la vita stessa
del bambino, si offrì generosamente perché la sua creatura continuasse a vivere. Il medico al quale si
rivolse le fece un discorso chiaro: «Per salvarla dobbiamo interrompere la gravidanza». Rispose prontamente: «Questo non lo permetterò mai! È peccato uccidere nel seno». Gianna, in ogni situazione,
sapeva riconoscere la tenera presenza di Dio e si rendeva disponibile a comprendere la sua volontà.
98
Per lei l’affrontare la realtà circostante insieme al Signore era la semplice conseguenza del vivere la
preghiera come adorazione e come ringraziamento: «Sono un nulla, ma sono un dono di Dio». Aveva
imparato a contemplare la fonte della vita: quel Dio Uno e Trino in cui l’amore è eterno scambio di
vita feconda tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Avvinta e stupita da questo mistero, Gianna non
poteva far altro che donare la vita, consapevole che gratuitamente l’aveva ricevuta e quindi gratuitamente e per amore doveva donarla. In una società dove sempre più facilmente ci si sente padroni
della vita e si decide di toglierla e manipolarla come si vuole, dove molti si fanno paladini della libertà dell’uomo, di decidere ciò che è bene e ciò che è male (il famoso peccato originale di Adamo ed
Eva), impariamo da Gianna Beretta Molla a fermarci davanti al mistero della vita con l’atteggiamento
di coloro che sanno di aver tutto ricevuto e non possono che tutto donare.
Le lettere di Gianna a suo marito
“Le lettere che Gianna mi ha scritto durante il periodo del nostro fidanzamento”, ricorda Pietro
Molla, “esprimono tutto l’entusiasmo, i progetti e le attese di una fidanzata ricolma di gioia. Sono
ventate bellissime, di un amore straripante d’affettuosità e di tenerezza, sono un invito a godere il
dono della vita e le meraviglie del creato, a vivere la fede con gioia e con fiducia nella Provvidenza.
Sono lettere limpidissime, di progettazione dell’avvenire sugli orizzonti di quell’amore che non sente Dio come un intruso, ma lo desidera presente. Per Gianna, la fede non diminuisce e non fa ombra
all’espansività e alla spontaneità dell’amore, anzi lo eleva, lo rende più intenso e attraente. Gianna
era certa che l’amore, ogni forma d’amore, proviene da Dio, è partecipazione all’amore di Dio, è dono
di Dio. Il suo continuo richiamarsi a Dio, anche nelle lettere che mi scrisse dopo il nostro matrimonio
e la nascita dei nostri figli, al Suo aiuto e alla Sua benedizione, alla fiducia in Lui, al nostro dovere di
esserGli riconoscente, mi hanno confermato quanto radicata fosse in Lei la fede e quanto profondo
fosse il suo spirito di preghiera.”
Il 21 febbraio 1955 Gianna scrive a Pietro:
“…Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri: buona, comprensiva e pronta ai sacrifici che la vita ci chiederà.”… “Ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una
famiglia veramente cristiana.”
Il 9 aprile, Gianna scrive:
“… Pietro carissimo, tu sai che è mio desiderio vederti e saperti felice; dimmi come dovrei essere
e ciò che dovrei fare per renderti tale. Ho tanta fiducia nel Signore e son certa che mi aiuterà ad essere la tua degna sposa. Mi piace spesso meditare il brano dell’Epistola della Messa di S. Anna - “La
donna forte chi la troverà?…… Il cuore di suo marito può confidare in lei… non gli farà che bene,
né mai gli recherà danno, per tutto il tempo della vita” .... Pietro, potessi essere per te la donna forte
del Vangelo! Invece mi pare e mi sento debole. Vuol dire che mi appoggerò al tuo braccio forte. Mi
sento così sicura vicino a te!”
“In realtà”, ricorda Pietro, “è stata, da subito, una donna forte. L’ho chiamata ad abitare nella villetta
entro il recinto degli stabilimenti di cui ero direttore e il suo sì è stato pronto. E quando, nel triennio
1956-1957-1958, scioperi prolungati e molto pesanti le hanno fatto condividere in diretta preoccupazioni e amarezze, non mi ha mai chiesto di cambiare casa; sapeva che questa residenza facilitava
l’adempimento dei miei compiti e delle mie responsabilità.”
99
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L’innamoramento
Obiettivo
L’innamoramento è un momento magico che appare unico e irripetibile, caratterizzato dalla spontaneità e intensità dei sentimenti, nel quale si perde la padronanza di sé e si riduce la capacità critica
e valutativa. Infatti il partner viene idealizzato e considerato il migliore. Pare che il nostro lui o lei
abbia caratteristiche incredibili, proprio quelle che abbiamo sempre sognato, rincorso, immaginato.
Durante la preadolescenza e l’adolescenza molti ragazzi si innamorano per la prima volta e per questo devono confrontarsi con l’attrazione e il desiderio, con il timore di essere respinti, con la meraviglia della scoperta. L’attività affronta questo argomento per favorire il confronto sui modi di pensare
e di vivere quest’esperienza.
Presentazione e svolgimento
Il conduttore mostra un cartellone con le frasi di seguito riportate. Dopo averle lette, invita i partecipanti a commentarle. Il suo compito sarà quello di stimolare gli interventi da parte di tutti e di
evidenziare e riassumere gli elementi più significativi che di volta in volta emergeranno dal dibattito.
- Quando si è innamorati spesso si perde il sonno, l’appetito, non si ha più voglia di studiare.
- L’innamoramento è spesso un’esperienza intensa, ma breve.
- Della persona di cui si è innamorati si vedono solo í pregi.
- Può capitare di innamorarsi di una persona irraggiungibile, che non ci guarderà mai.
- Quando la persona di cui si è innamorati non ci ricambia o ci lascia, si soffre moltissimo.
- A volte succede, dopo una prima fase di innamoramento, di non provare improvvisamente
più interesse per quella persona.
- La gelosia diventa morbosa quando si teme di perdere la persona amata e si diffida di tutto
ciò che attiri la sua attenzione.
- C’è chi si innamora continuamente di persone sbagliate, senza capire il perché.
- Dall’innamoramento può nascere il vero amore.
- Quando si è innamorati tutto diventa secondario e si pensa solo a lui/lei.
Domande per la riflessione
Cosa caratterizza la fase dell’innamoramento?
Ti è mai capito dí soffrire per amore?
Se sì, cosa è successo?
Cosa ti attira di più di una persona?
Cosa distingue l’innamoramento dall’amore?
100
Sound
Paura d’amare
TRACK
(Eugenio Finardi)
Abbiamo tutti paura di dare
L’Amore non regge la verità
Nell’era della comunicazione
Vestiamo parole di mediocrità
Abbiamo vissuto stagioni di sogni
Tra ideali di gruppo e d’imbrogli
Come una bomba che brucia e non scoppia
O siamo massa o una crisi di coppia
Abbiamo tutti paura di amare
Abbiamo tutti paura di lasciarci andare
Di farci vedere per quel che siamo
Con le nostre fragilità
Abbiamo tutti paura di dare
Abbiamo tutti paura di poter soffrire
Di farci toccare in fondo al cuore
E di dover seguire la Verità
Abbiamo tutti paura di amare
Abbiamo tutti paura di lasciarci andare
Di farci vedere per quel che siamo
Con le nostre fragilità
Abbiamo tutti paura di amare
Abbiamo tutti paura di lasciarci andare
Di far vedere quello che siamo
Con i sogni che nascondiamo nell’anima
E ci vestiamo di macchine grandi
Ha tutti i comfort l’infelicità
Abbiamo un metro e la televisione
Ma dimmi la guardi o ci sei stato già
Spendiamo soldi in maghi ed in streghe
Per sapere quello che sarà
Facciamo di tutto per placare l’ansia
E nascondiamo quel che è stato già
Abbiamo tutti paura di amare
Abbiamo tutti paura di lasciarci andare
Di farci vedere per quel che siamo
Con le nostre fragilità
Abbiamo tutti paura di amare
Abbiamo tutti paura di lasciarci andare
Di far vedere quello che siamo
E i sogni che nascondiamo nell’anima
101
Magnifico
(Fedez feat. Francesca Michielin)
E gli anni passano e non ci cambiano
Davvero trovi che sia diverso?
Guardami in faccia i miei occhi parlano
E tu dovresti ascoltarli un po’ più spesso
Sorridi quando piove
Sei triste quando c’è il sole
Devi smetterla di piangere fuori stagione
Dai proviamo e poi vediamo che succede
Per ogni mia parte che ti vuole
C’è un’altra che retrocede
Sapessi quante ne ho viste di scalatrici sociali
Regalano due di picche
Aspettando il Re di denari
Quante volte ad un “Ti amo”
Hai risposto “No, non posso”
Hai provato dei sentimenti
E non ti stanno bene addosso
Parliamo allo stesso modo
Ma con diversi argomenti
Siamo nello stesso hotel
Ma con due viste differenti.
L’amore è un punto di arrivo, una conquista
Ma non esiste prospettiva
Senza due punti di vista
Anche se fuori tutto è magnifico
Non lo prenderò come un rimprovero
È possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
Fuori è magnifico fuori tutto è magnifico
Si ma tu un po’ di più
Sei la bellezza a due passi
A portata di manicure
Ma so che quando troveranno il centro dell’universo
Rimarrai delusa a scoprire che non sei tu
Ognuno coi suoi pensieri e i suoi segreti
Lo so siamo divisi dalla spazio senza essere pianeti
L’amore rende ciechi devo dirtelo
E io devo smettere di cercare le scarpe nel frigorifero
Ma tu non guardi me continui a guardare fuori
Ti ho dato i giorni migliori dei miei anni peggiori
Contraddizioni e vizi, a ognuno il suo
Ma questa notte dormo sul mio fianco preferito, il tuo
Anche se fuori tutto è magnifico
non lo prenderò come un rimprovero
È possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
Anche se fuori tutto è realistico,
Non lo prenderò come un rammarico
È possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
Fuori è magnifico, fuori tutto è magnifico
(Fuori è magnifico, si ma tu sei di più)
Fuori è magnifico, fuori tutto è magnifico
(Fuori è magnifico, si ma tu sei di più)
E’ possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
Anche se fuori tutto è magnifico
Non lo prenderò come un rimprovero
È possibile abbia sogni sbagliati
Un po’ illusi al momento
Mi appartengono
102
La zia Ada
La vecchia zia Ada, quando fu molto vecchia, andò ad abitare al ricovero
dei vecchi, in una stanzina con tre letti, dove già stavano due vecchine, vecchie
quanto lei. La vecchia zia Ada si scelse subito una poltroncina accanto alla finestra
e sbriciolò un biscotto secco sul davanzale.
- Brava, così verranno le formiche, - dissero le altre due vecchine, stizzite.
Invece dal giardino del ricovero venne un uccellino, beccò di gusto il biscotto
e volò via.
- Ecco, - borbottarono le vecchine, - che cosa ci avete guadagnato? Ha beccato ed è volato via. Proprio come i nostri figli che se ne sono andati per il mondo,
chissà dove, e di noi che li abbiamo allevati non si ricordano più.
La vecchia zia Ada non disse nulla, ma tutte le mattine sbriciolava un biscotto sul davanzale e l’uccellino veniva a beccarlo, sempre alla stessa ora.
Dopo qualche tempo l’uccellino portò anche i suoi piccoli, perché aveva fatto il nido e gliene erano nati quattro, e venivano tutte le mattine, e se non lo
trovavano facevano un gran chiasso.
- Ci sono i vostri uccellini, - dicevano allora le vecchine alla vecchia zia Ada,
con un po’ d’invidia. E lei correva, a passettini passettini, fino al suo cassettone,
scovava un biscotto secco.
- Eh, - mormoravano le altre vecchine, - se bastasse mettere un biscotto sul
davanzale per far tornare i nostri figli. E i vostri, zia Ada, dove sono i vostri?
La vecchia zia Ada non lo sapeva più: forse in Austria, forse in Australia; ma non
si lasciava confondere, spezzava il biscotto agli uccellini e diceva loro: - Mangiate, su, mangiate, altrimenti non avrete abbastanza forza per volare.
E quando avevano finito di beccare il biscotto:
- Su, andate, andate. Cosa aspettate ancora? Le ali sono fatte per volare.
Le vecchine crollavano il capo e pensavano che la vecchia zia Ada fosse un po’
matta, perché vecchia e povera com’era aveva ancora qualcosa da regalare e non
pretendeva nemmeno che le dicessero grazie.
Poi la vecchia zia Ada morì, e i suoi figli lo seppero solo dopo un bel po’ di tempo, e non valeva piú la pena di mettersi in viaggio per il funerale. Ma gli uccellini
tornarono per tutto l’inverno sul davanzale della finestra e protestavano perché
la vecchia zia Ada non aveva preparato il biscotto.
E noi? curiamo qualcuno con puntualità e attenzione?
(Gianni Rodari)
103
appunti per non sCORDArti che ...
per una serata film ...
- La famiglia Berlier, 2014.
CARTOON - I croods, 2013.
FILM
APPENDICI
Dio ci ha creato bene
introduzione integrale di Giovanni Ramonda
Spunti sul
"Cantico dei Cantici"
Con tutto il CUORE,
con tutta la MENTE
e con tutte le tue FORZE.
dal tramonto all’alba con Gesù eucarestia
Riflessioni proposte dai responsabili
della Comunità Papa Giovanni XXIII
Dio ci ha creato bene
introduzione integrale di Giovanni Ramonda
Cari giovani, sapete che Dio ci ha creato bene?
Ci ha creato belli!
Ero ad un incontro in una parrocchia a Pesaro
e mi hanno fatto una domanda: che cosa hai
da dire ai fidanzati? perché la gente non si
sposa più in chiesa? Alla domanda ho risposto
che è importante puntare sulla positività della
dimensione affettiva e sessuale. Questo è un
compito molto bello che hanno i genitori, che
hanno gli educatori nella chiesa e nel mondo
ecclesiale, che hanno i docenti: accompagnare
il bambino, il preadolescente e l’adolescente
, nella scoperta della bellezza della propria
identità sessuale, nell’esser maschio e nell’essere
femmina, cioè il dono della nostra identità che si
esprime nella crescita, nello sviluppo evolutivo
e nella relazione con l’altro sesso. Questa
identità cresce e si sviluppa se c’è una buona
identificazione della figura paterna e materna,
che già quando ci sono in modo stabile, il figlio
ha una crescita psico-affettiva non facile, a
maggior ragione quando la base sicura che
sono i genitori viene a sfaldarsi e non c’è più
riferimento. Gli insegnanti lo dicono che si vede
subito se un bambino ha una sicurezza di fondo
perché c’è una vita famigliare armonica, rispetto
ad altri che manifestano sofferenze.
Cari giovani, Dio ci ha creato bene, con un cuore,
un’anima, uno spirito, una psiche e una corporeità
106
fatta di affetti, sentimenti ed emozioni. Dio ci
vuole bene in tutta questa dimensione globale.
Anche nella Genesi quando Dio crea l’uomo e
la donna si commuove ed esclama: «Guarda
che roba che ho fatto!» «E vide che era cosa
molto buona». Tutta la creazione, gli alberi, i
mari e monti sono cosa buona, ma quando crea
l’uomo e la donna dice che sono cosa molto
buona. Il Signore si è auto-applaudito! Nel
Cantico dei cantici è raccontato l’amore umano.
Leggetelo questo libro stupendo! Molti Padri
della Chiesa ne hanno dato un’interpretazione
spirituale - che è anche vera – di questi due
che si rincorrono, che si piacciono, si cercano,
come sei bello, come sei bella, i tuoi seni, le tue
gambe... è immagine di Cristo e della chiesa
ma anche immagine vera del volersi bene tra
uomo e donna. Penso che dobbiamo recuperare
la bellezza di questo amore! Cosa ci dice la
chiesa su questa bellezza dell’amore tra uomo
e donna? Credo che la Chiesa debba dare voce
agli sposi che diventano educatori, insegnanti,
maestri nel raccontare la bellezza dell’incontro
tra uomo e donna. «Lascerete vostro padre e
vostra madre e diventerete un’unica carne».
Va benissimo che siano i sacerdoti a parlare del
matrimonio, ma devono essere anche gli sposi
a raccontarlo. La famiglia è la protagonista del
raccontare il disegno di Dio sull’umanità. Le
coppie di sposi non ci parlano della sessualità
intesa come un tenere un freno a mano, ma
una sessualità che è per la nostra felicità e va
vissuta nel disegno di Dio. Il fidanzamento è il
tempo della preparazione, della prova, come
il deserto, in cui i due da amici iniziano un
cammino di scelta reciproca in cui non sei più
solo insieme agli altri. I due arrivano a un punto
interiore in cui si sente che il tu dell’altro attira
e viceversa e non se ne può fare a meno. Però
va messo alla prova questo cammino. E nella
prova il fatto che la dimensione dell’affettività,
della corporeità e della sessualità non si esprima
durante il fidanzamento con l’atto coniugale
o nella donazione attraverso il linguaggio del
corpo, come è nei coniugi, è fondamentale
perché il progetto di Dio su due che si vogliono
bene è che sia per sempre. L’amore è per
sempre per cui tu avrai tutta la vita per vivere,
per migliorare questa alleanza stupenda, questo
donarsi e ascoltarsi, attraverso il linguaggio del
corpo e la terapia delle coccole. Nel tempo del
fidanzamento è fondamentale che tu non usi
quel linguaggio che è meraviglioso ma sviluppi
molto il linguaggio del dialogo, dell’ascolto, del
confronto sul progetto di vita, perché poi la vita
insieme sarà impegnativa e devi aver sviscerato
la profondità del cuore dell’altro, dell’altra. Poi
se riconoscerete che siete fatti l’uno per l’altro
e vi scegliete, allora vi darete nella pienezza
del dono attraverso il sacramento, e nella piena
comunione della corporeità dell’atto coniugale.
A maggior ragione due educatori che vivono
questa esperienza del fidanzamento devono
vivere quello che ho detto all’ennesima potenza
perché i fidanzati non si sono scelti ancora
definitivamente. Diceva Don Oreste che sarebbe
come prendersi un acconto, un anticipo. Ma
siamo onesti! Il giorno di San Valentino ho scritto:
«Per i fidanzati innamorati o per gli innamorati
fidanzati, buon San Valentino! Trasgredite!
Vivete la castità per la vostra felicità e per il
bene dei vostri figli». La castità è intesa come un
allenamento. Perché se tu vivi l’unione sessuale
prima del matrimonio, quel dono anticipato
non ti fa più sviluppare tutta la dimensione
della profondità del cuore dell’altro e ti toglie
ogni sorpresa e stupore della bellezza dell’altro.
Non ti sei fermato un po’ prima. Queste cose
si scoprono prima di tutto stando in ginocchio!
L’amore umano, la bellezza dell’essere famiglia,
l’imparare a donarsi tutta la vita si scopre stando
in ginocchio, si scopre meditando la parola di
Dio, si scopre approfondendo i documenti della
Chiesa. Le prime catechesi quando è diventato
Papa San Giovanni Paolo II erano tutte sul
matrimonio.
Una psicoterapeuta diceva che nella pratica
i giovani acquisiscono esperienza sessuale
attraverso l’autoerotismo, poi nella fase
adolescenziale c’è una fase di ambivalenza che
non vuol dire che si tradurrà in comportamenti
futuri omosessuali e poi nello sviluppo maturo
si arriva all’esperienza eterosessuale. Questa è
la fotografia della percezione di quelli che oggi
sono i giovani. Vi ritrovate? Come vivete il dono
degli occhi, della bocca, delle gambe, degli
organi genitali? Come vivete il dono del vostro
corpo? E’ tempio di Dio o del consumismo? La
chiesa ci custodisce e splende sempre come la
luce sul monte, su questa società che si affoga,
necrofila, amante della morte, splende come
una proposta saporita, salata, dico sempre
“Gesù non ci ha detto siate la marmellata della
terra, ma siate il sale della terra”. E quindi su
questo aspetto della sessualità e affettività
veramente noi che seguiamo Cristo possiamo
avere una parola di trasgressione, siamo noi i
veri trasgressivi!
Pensiamo ai nostri piccoli! Pensiamo ai nostri
amici disabili! Sicuramente i nostri figli disabili
(diverso tra bambino psichiatrico e adulto
psichiatrico) hanno bisogno di relazione e affetto
come tutti, hanno bisogno di un linguaggio che
si senta e si percepisca... Come? Attraverso il
linguaggio del corpo, il linguaggio simbolico,
del sentirsi partecipi, soddisfatti, gratificati...
107
Il bisogno del sentirsi voluti bene è nel nostro
dna! Siamo in un campo in cui la percezione
cognitiva può essere diversa. Ma siamo tutti in
cammino, in ricerca: tutti desideriamo sentirci
voluti bene! Quindi a questi nostri amici noi
dobbiamo assicurare degli spazi in cui si sentono
voluti bene, dobbiamo trovare un linguaggio
adatto ad ognuno, alla sua storia, alle sue ferite,
ai suoi doni. Non dobbiamo essere superficiali
e dobbiamo porci il problema. Ognuno può
esprimere, anche se ha dei limiti, le relazioni
attraverso la vita sociale, il gruppo, la vita
lavorativa, sportiva, musicale, artistica. Io credo
che i nostri fratellini più piccoli ci chiedano di
essere molto seri col dono che ci è stato dato
nel vivere la nostra affettività e sessualità.
Secondo me sanno percepire molto bene se
Paolo Ramonda che è sposato con Tiziana ha
un rapporto che si esprime in questa esclusività
che è un dono. Ci richiamano a vivere sempre
più in pienezza il dono ricevuto e in quel dono
esprimere la capacità di relazionarsi attraverso
l’affettività e la corporeità.
Pensate anche alla ricchezza che ci viene da
altre culture. In Sri Lanka, quando abbiamo
fatto una riflessione sui talenti, siamo arrivati
al talento della sobrietà ed eravamo a tavola.
Ho chiesto di dire qualcosa e un fratello di quel
paese mi ha colpito molto perché ha detto: «Io
quest’anno mi impegno nella sobrietà degli
sguardi». Cioè, io posso guardare una persona
in un modo e posso guardarla in un altro, posso
utilizzare la terapia della coccole in un modo o
in un altro: è importante utilizzare quel dono
della corporeità secondo il momento che sto
vivendo e la mia età, non da adulto. Pensate che
delicatezza! Viviamo in un mondo del piacere
virtuale, dell’immagine. Il problema è ritornare
ad una vita reale. E questa crisi non è poi così
maledetta secondo me: oggi non è più possibile
che appena una cosa la penso mi deve essere
concessa. Per invertire la tendenza, bisogna che
chi si sposa faccia molti figli - non guardatemi
108
male! Dobbiamo ritornare ad una vita reale
in cui le nostre case e le nostre famiglie siano
abitate dai bambini, quattro, cinque sarebbe
favoloso! Non scherzo! Facciamo incontrare i
poveri alla gente, facciamo questo regalo! Oggi
ho incontrato una mamma che ha avuto una
bimba attraverso l’adozione dell’embrione. La
gravidanza stava andando male, rischiava non
ci fosse più il battito, e lei ha preso il ricordino
di don Oreste, se l’è passato sulla pancia e il
mattino dopo all’ecografia il cuore del feto
aveva ripreso a battere. Cari giovani vi propongo
di trasgredire con la castità e, quando formerete
la vostra famiglia per sempre, di essere aperti
alla vita e di fare molti figli. Dai, ci state? Allora
trasgredite!
Spunti e appunti sul
"Cantico dei Cantici"
Riflessioni proposte dai responsabili di zona della Comunità Papa Giovanni XXIII
Per tutto il libro del Cantico risuonano più volte le grida di gioia e di stupore dello sposo e della
sposa, che rimangono affascinati, quasi rapiti, dalla bellezza dell’amato: «Come sei bella, amica mia,
come sei bella! I tuoi occhi sono colombe. Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!» (Ct 1,1516). L’amore riempie di stupore il nostro cuore e ci fa vedere la bellezza dell’altro. Non solo: quando
il nostro cuore trabocca d’amore, riusciamo a cogliere la bellezza e l’armonia del creato. Infatti il
Cantico trabocca di magnifiche descrizioni della natura: per descrivere la bellezza dello sposo o
della sposa si usano metafore che prendono spunto dai fiori, dai frutti, dagli animali, dal paesaggio.
La bellezza è sempre presente nel mondo, nel creato, in tutte le persone… bisogna però avere uno
sguardo d’amore, di stupore, per cogliere tutto ciò. La sfida del cammino di coppia è di mantenere il
proprio cuore puro, aperto allo stupore, per poter continuare a vedere la bellezza dell’amato, senza
“abituarsi” mai, senza dar niente per scontato, camminando sempre verso l’altro, anzi saltando:
«Una voce! Il mio diletto! Eccolo viene saltando per i monti, balzando per le colline» (Ct 2,8).
Chiara Bonetto
“L’amato mio è per me un sacchetto di mirra,
passa la notte tra i miei seni.
L’amato mio è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!”
(Ct 1, 12-15)
Sentite che cosa stupenda! Si parla di due
giovani che fanno l’amore, si accarezzano,
si baciano, si desiderano con passione, si
contemplano, si cercano e si appartengono.
La cosa meravigliosa è che questo canto è
contenuto nella Bibbia, il libro sacro, Parola di
Dio. Sembra certo che gli Ebrei l’abbiano usato
anche in occasioni profane, non religiose, poi,
dopo tante discussioni è entrato nella Bibbia.
Molti non erano d’accordo, si scandalizzavano
sia per il contenuto che per il linguaggio, ma
adesso è Parola Ispirata, cioè quello che Dio
vuole dire a tutti noi, alle donne e agli uomini
di tutte le generazioni. Lo Spirito Santo a volte
sa essere veramente strano. La cosa ancora più
strana è che non si trova mai la parola Dio (gli
Ebrei non usavano questa parola, ma usavano
dei sinonimi; qui non ci sono neppure questi).
C’è solo un accenno, quando verso la fine si
dice che le vampe dell’amore sono vampe di
fuoco, “una fiamma divina”(Ct 8,6). Perché allora
questo canto, che è così bello, ma che sembra
anche così poco religioso si trova nella Bibbia ed
anche con un titolo così importante – Cantico
dei Cantici – cioè il canto più bello? Noi non
siamo degli studiosi, come diceva Don Oreste
siamo “povera gente”, ma questa parola è anche
per noi e quindi cerchiamo di capire.
109
Per quello che ho capito io ci sono due motivi. Il
primo è che il Signore ci vuole dire che l’amore
tra un uomo ed una donna è una cosa stupenda,
una cosa bellissima che sta tra le esperienze
umane più alte. Guardate che non si parla
di amore spirituale, ma di unione di corpi, di
carezze, di baci. Questo canto parla di passione,
di erotismo, di sensualità. I due protagonisti, i
due giovani amanti, contemplano ogni parte
del loro corpo e si perdono l’una nell’altro.
Come ci insegnano quelli che studiano, è la
continuazione di quello che ci dice la Genesi. Se
andate al capitolo 2 della Genesi trovate come
Dio, dopo aver creato l’uomo e aver detto “è
cosa molto buona”(Gn 1,31), si accorse che le
cose non andavano ancora bene, aveva fatto
le cose a metà: allora creò la donna. L’uomo a
questa iniziativa di Dio rispose con entusiasmo,
anche se era ancora un po’ rozzo, non delicato
e romantico come il giovane del Cantico dei
Cantici: “è osso delle mie ossa, carne della mia
carne” (Gn 2.23). Era proprio soddisfatto! Però
la donna non dice niente. È per questo che
nel Cantico parlano tutti e due, ma la donna
di più. Qui, con un linguaggio arricchito dalla
componente femminile, si dice quanto sia
bello che l’uomo e la donna si uniscano e siano
“un’unica carne”(Gn 2,24).
Il Cantico dei Cantici si ferma qui, non parla né
di matrimonio, né di rapporti prematrimoniali:
dice solo che l’amore è bello. Quello che il
Cantico non dice, ma c’è il resto della Bibbia e
l’insegnamento della Chiesa, è che questa cosa
così stupenda va custodita, curata.
Una perla preziosa va trattata non come un
sasso qualsiasi, ma con delicatezza: è solo con
questo atteggiamento di continuo stupore e di
rispetto che quella pietra si mantiene in tutta la
sua splendida trasparenza. Non credete a quelli
che vi dicono che l’amore è solo una vampata
che poi pian piano si spegne. No, custoditelo
sempre e rimarrà “una fiamma divina”, come
dice il Cantico, che si alimenta ogni giorno di più.
Ringrazio il Signore per il dono dei 29 anni
110
passati con Loredana, 1 di fidanzamento e 28 di
matrimonio.
Poi il Cantico ci dice anche un’altra cosa,
altrettanto importante. Qui però ci vuole l’aiuto
del resto della Bibbia e di quelli che studiano.
Come fa Dio a farci capire tutto il bene che ci
vuole? Come fa a ad aiutarci a comprendere
quell’amore infinito che prova per noi? Come si
fa a capire una cosa che è infinita? È per amore
che ci ha creati, non l’ha costretto nessuno.
Ha deciso, liberamente, di creare qualcuno a
cui potesse partecipare la sua divinità. Poteva
rimanere fermo nella sua infinita bellezza, invece
si è messo in movimento: ha creato l’uomo a sua
immagine e somiglianza perché potesse godere
della sua stessa vita. Poi l’uomo si è ribellato,
ha fatto di testa sua, ha alzato la cresta perché
pensava di poter bastare a sé stesso: “Non ho
bisogno di Dio”. Dio però non lo ha lasciato solo,
ha iniziato ad accompagnarlo pian piano. La
Bibbia ci parla di questo cammino di Dio con
l’uomo. Leggete la Bibbia! Dopo un lunghissimo
cammino, quando è arrivato il momento giusto,
Dio si è fatto uomo. Gesù era un uomo come
noi, ma contemporaneamente era anche Dio.
Gesù ci ha amato tanto che è arrivato a dare
la sua vita per noi. Come si fa a dire che si ama
qualcuno con tutto sé stesso? “Sono disposto a
dare la mia vita per te”. Gesù ci ha dato la sua
vita accettando di morire in croce. Però non si è
fermato lì in quel supremo atto di amore che è la
croce. È risorto e ci ha detto che se vogliamo, se
seguiamo i suoi insegnamenti, possiamo stare
con Lui, possiamo anche noi partecipare della
sua vita divina. Come si fa ad avvicinarsi a capire
una cosa così grande? Ecco l’altro significato del
Cantico dei Cantici! L’esperienza umana che più
si avvicina a questo infinito amore è l’amore tra
un uomo ed una donna. Pensate, Dio ci dice che
l’esperienza umana che più si avvicina, quella
che ci aiuta a capire l’amore che Lui ha per noi
è l’amore che unisce una donna ad un uomo.
L’amore di cui ci hanno parlato i due giovani
del Cantico dei Cantici, quello fatto di baci, di
carezze è ciò che tra le cose di questa terra, tra
le cose umane, più si avvicina all’amore di Dio.
È una “liturgia dei corpi” come l’ha definita San
Giovanni Paolo II, una celebrazione di questo
amore. Pensate che cosa grande è, quanto
dobbiamo essere grati e custodirla!
Buon cammino e buon Amore a tutti.
Andrea Montuschi
L’amore che tu Signore ci doni e che riusciamo a donare alla persona che ci hai donato o ci donerai
al nostro fianco, è come se lo donassimo a noi stessi. Come il boomerang, quando lo lanci ritorna a
te; così è l’amore donato, se lo doni ritorna sicuramente a te.
Donaci Signore di saper contemplare il volto dell’amato dopo aver sperimentato in profondità
l’amore vero che può farci riconoscere che “il Diletto è per me e io per lui”.
Stefano Paoloni
Vieni dal Libano, o sposa,
vieni dal Libano, vieni!
Scendi dalla vetta dell’Amana,
dalla cima del Senir e dell’Ermon,
dalle spelonche dei leoni,
dai monti dei leopardi.
(Ct. 4,8)
Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, mia sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi d’amore.
(Ct. 5,1)
DESIDERIO INTRAPPOLATO
Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal
Libano, vieni! Via dalle tane dei leoni, dai monti
dei leopardi!
Il leone é simbolo di ostentazione del potere;
la pantera simbolizza l’orgoglio e la prepotenza.
Sono entrambi simboli del giardino di re
Salomone, famoso per il suo harem con migliaia
di donne. Il potere regale si misurava in passato
con il numero di donne presenti nell’harem.
La ragazza del Cantico é prigioniera in quanto
destinata all’harem del re. Il suo amato la invita
a fuggire dalle mura fortificate per andare sui
monti. Anche se sa che é impossibile farlo.
L’innamorato si avvicina alle mura, cerca di
sentirne il profumo, prova ad intravederne tra
le fessure la bellezza. Ne canta lo splendore.
Ma a distanza. Il suo giardino ricco di balsami
profumati é sotto, irraggiungibile.
Svegliati vento del nord, vieni vento del sud,
dice lei, soffia sul mio capo. Vieni amato nel mio
giardino, mangiane i frutti deliziosi.
L’amato risponde: sono qui, nel mio giardino,
sorella mia sposa e ne raccolgo i frutti.
Com’é grande in entrambi il desiderio di fare di
due giardini uno solo. Che il suo giardino sia il
mio, ed il mio il suo.
Chi assiste alla scena li invita: mangiate, bevete e
diventate ubriachi d’amore.
Ma il muro spesso dell’harem divide i due giardini.
Il desiderio dell’unitá rimane e nutre i cuori di
entrambi, anche se non viene soddisfatto.
UBRIACHI D’AMORE
Avete letto bene? Bevete e diventate ubriachi
d’amore? Suona un po’ strano, sicuramente non
salutare. Difficile poi immaginare che gli ubriachi
siano anche capaci di amare.
Eppure, udite udite, ne parla la Bibbia di questo,
mica me lo sono inventato io! Oggi ne leggiamo
in particolare in due brani: nel Cantico dei cantici
e negli Atti degli apostoli.
Il contenuto del Cantico é molto discusso. A
volte é... imbarazzante!
111
Se preso letteralmente é molto audace, ci sono
un sacco di doppi sensi. C’é chi dice che non é
da interpretare, é semplicemente la storia di due
innamorati “focosi”. Molto “fisico” quindi.
Altri preferiscono leggerlo in modo allegorico,
cercando di dare un’interpretazione spirituale al
contenuto.
E noi? Come lo leggiamo? Puó darci una mano
nelle nostre vite?
Parlavo prima degli ubriachi. Se ci pensate,
anche l’essere ubriachi riguarda la sfera
corporale e quella spirituale. L’alcol modifica
il comportamento: si fa fatica a camminare,
ma anche ad essere “connessi”. La veritá viene
dai bambini e dagli ubriachi, si dice. Si perde
il controllo, ció che provi a fare non ti riesce.
Lo sappiamo, l’alcol crea dipendenza, se ne
desidera sempre di piú. É una fuga, é una presa
in giro: sembra una liberazione, invece ci si
allontana dalla realtá. E da se stessi, dai propri
cari e da Dio.
Direi che non é questo che intende la Bibbia
quando parla di essere ubriachi d’amore!
L’amore é pieno di significato, supera le paure,
é piú forte della prigionia, della guerra, della
tirannia, direbbe il Cantico. L’amore é piú forte
della separazione, l’amore é fedele.
Sapete perché? Perché l’amore viene da Dio,
non é un’invenzione degli uomini!
Dio ha creato il mondo (e quindi noi) attraverso
l’amore, ne ha cosí tanto che non puó
contenerlo e vuole condividerlo con noi. Se gli
uomini maltrattano, ostacolano, calpestano e
banalizzano l’amore, non vuol dire che esso non
esista o che non ci sia donato per renderci felici.
Anche se non posso vedere o stare con il mio
amato, dice la ragazza del Cantico, io e lui siamo
legati, siamo inseparabili. Per sempre. Sia il mio
amore per te come un balsamo per l’anima e
accompagni tutta la tua vita.
Fuggi come una gazzella mio amato, salta come
un giovane cervo sulle montagne profumate
(Cantico 8,14). Cosí termina il Cantico. Ricevi
l’amore con il quale Dio fa felice il mondo, perché
l’amore rimane nonostante tutto. Portalo a chi
incontri, cosí che il mondo sia un po’ piú bello.
LA GRANDEZZA DELL’AMORE
Essere ubriachi d’amore ha quindi un doppio
significato. Nel libro del Cantico possiamo vederlo
come un donarsi a qualcuno in una situazione
che apparentemente non ha speranza. Si viene
aspirati in un vortice di desideri, di pensieri e
sentimenti che ti sovrastano, provi una realtá
cosí grande che ti riempie il cuore, sembra che
non sia possibile contenerla.
É quella sensazione di essere pronti a far tutto,
di avere una comprensione nuova della realtá.
Ecco, questo é essere ubriachi d’amore.
C’é quindi una differenza cruciale con
l’ubriacatura da alcol.
Essere ubriachi d’amore non ti porta
all’isolamento sociale e spirituale; non ti lascia
cadere in un pozzo di insignificanza, in preda ai
dubbi; non ti allontana da Dio.
L’amore invece rimane splendente sino alla fine.
Anche l’amore tra un uomo ed una donna é cosí.
UBRIACHI DI SPIRITO SANTO!
L’avreste mai detto che nella Bibbia ci sono tutti
questi ubriaconi?
Leggiamo insieme Atti 2, 1-13, la Pentecoste.
“Gli apostoli cominciarono a parlare in
altre lingue... Tutti erano stupiti e perplessi ,
chiedendosi l’un l’altro: “Che significa questo?”.
Altri invece li deridevano e dicevano: “Si sono
ubriacati di mosto”.
Saranno sicuramente ubriachi, ironizza chi sente
i discepoli di Gesú parlare delle grandi opere di
Dio in lingue sconosciute durante la mattina di
Pasqua.
Ubriachi lo erano sicuramente, ma non di vino,
anche loro erano ubriachi d’amore! Dell’amore di
Dio, che continua nonostante la dura realtá nella
quale si trovavano.
L’amore é piú forte della morte, piú forte degli
ideali spezzati, piú forte della paura delle
persecuzioni. L’amore fa cadere i muri che
112
separano, rompe le barriere linguistiche, dá
nuova speranza per un futuro migliore.
Non vuol dire che tutti i problemi del mondo
spariscano, che le guerre ed il terrorismo siano
solo piú cose del passato, che la condivisione
prenda improvvisamente il posto dell’egoismo.
No, la realtá esterna rimane la stessa, ma quello
che cambia é il cuore di chi segue Gesú.
Gli apostoli scoprono e noi stessi scopriamo
il progetto di Dio, molto piú bello di quanto
potessimo immaginare.
Se lasciamo che la forza dello Spirito Santo
scenda in noi nella vita di tutti i giorni e gli
lasciamo lo spazio di agire, possiamo vedere noi
stessi e gli altri con gli occhi con i quali vede Dio
ed amare con il suo stesso amore.
É un progetto grande, una nuova prospettiva che
dá speranza per una vita piú bella. É il compito
dato agli apostoli durante la Pentecoste e a tutti
noi.
Sappiamo che funziona! Vedete quante persone
ascoltano il messaggio del buon Dio che vuole il
meglio per le sue creature.
L’amore di Dio é contagioso ed é un’esperienza
bellissima da vivere!
Padre buono,
Grazie perché rimani fedele ai tuoi progetti e
perché chiami continuamente i tuoi figli con
parole di amore, fede e speranza.
Aiuta Signore anche noi a rimanere fedeli al tuo
progetto verso di noi, cosí che niente ci spaventi
e possiamo costruire con Te un mondo piú
giusto: nelle nostre vite, nelle nostre famiglie ma
anche fuori di noi.
Manda il tuo Spirito Signore sulla Terra, che tu
ami cosí tanto. Dacci la forza di sentirci uniti
agli altri, soprattutto a chi soffre. Riempici di
speranza per un futuro migliore e donaci tanta
pace.
Amen.
Pierpaolo Flesia
L’ACQUA NATURALE DIVENTA VINO
SPUMEGGIANTE
L’amore ci chiama a fare una scelta: vivere in
maniera triste la realtá e lasciarci galleggiare o
vivere secondo lo Spirito di Dio grazie al quale
trasformare la realtá in bellezza, in splendore.
Questo cambia l’acqua naturale del quotidiano,
del trascinarsi con pesantezza, in un vino fresco
e spumeggiante. Il grigio di ogni giorno viene
travolto dall’amore.
Tutto diventa meno rigido, caldo, umano.
Addirittura possiamo cambiare anche noi stessi!
Saltiamo in questa avventura, rovesciamo
le vecchie abitudini, viviamo come Dio ci ha
pensato! Alla salute!
PREGHIAMO INSIEME
113
Con tutto il CUORE,
con tutta la MENTE
e con tutte le tue FORZE.
dal tramonto all’alba con Gesù eucarestia
- preghiera della sera
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore,
con tutta la tua mente
e con tutte le tue forze”
- adorazione notturna personale
“Se starete in ginocchio insieme,
vi scoprirete sempre più belli “
(Don Oreste)
(Mc 12,30)
Canto ed esposizione del Santissimo
Leggiamo insieme:
Signore Gesù,
noi ti ringraziamo perché la Parola del tuo Amore
si è fatta corpo donato sulla Croce,
ed è viva per noi nel sacramento della Santa Eucaristia. Fa’ che l’incontro con Te
Nel Mistero silenzioso della Tua presenza,
entri nella profondità dei nostri cuori
e brilli nei nostri occhi
perché siano trasparenza della Tua carità.
Fa’, o Signore, che la forza dell’Eucaristia
continui ad ardere nella nostra vita
e diventi per noi santità, onestà, generosità,
attenzione premurosa ai più deboli.
Rendici amabili con tutti,
capaci di amicizia vera e sincera
perché molti siano attratti a camminare verso di Te.
Venga il Tuo regno,
e il mondo si trasformi in una Eucaristia vivente.
Amen.
114
->Con tutto il CUORE
Dal libro della Genesi (Gn 2,18-25)
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli
sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti
gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in
qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva
essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli
del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse
simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò;
gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con
la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo
disse:«Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà
donna perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e
sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano
nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.
Commento di don Oreste:
“Erano un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32). Cosa vuol dire questo? Che essi non si sentivano
estranei l’uno all’altro, non c’era l’indifferenza. Essi riconoscevano l’altro come se stessi, quindi non
c’era più l’autodistruzione che avviene anche nel fisico quando una cellula non riconosce l’altra come
appartenente a se stessa e quel corpo si distrugge in sé. “Non è bene che l’uomo sia solo”. Attenti,
perché si pensa che all’uomo basti una donna così non è più solo; non è vero un bel niente! Il cuore di
un uomo non può essere saziato dai cuore di una donna. L’uomo è un “essere per”. Praticamente tu
diventi uomo quando non sei più il centro di te stesso, e tu diventi donna quando non sei più il centro
di te stessa. Quando infatti non siamo sicuri che l’altro ci voglia bene del tutto, incondizionatamente,
in maniera assoluta e totale, in quella misura ci difendiamo dall’altro, abbiamo paura dell’altro, e
nella misura che l’altro vede che abbiamo paura, anche lui entra nella paura e si arma. Questo circolo
viene rotto soltanto quando ci sono persone che sono decise ad amare senza condizioni e a dare
la prova totale dell’amore, che è la morte. Allora l’uomo arriva a capire che l’altro lo amava davvero.
In forza della mia incompletezza io divento complementare a te e poi faccio la scoperta grande
che Dio mi dà: io sono uomo nella misura che rimango con te perché Dio ha creato l’uomo a sua
immagine e somiglianza, Lui è uno in tre, noi uno in 5 miliardi. L’uomo ha un bisogno prepotente di
essere amato e di amare!
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115
->Con tutta la MENTE
Canto
Dal Cantico dei Cantici (Ct 5,9-16)
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, o tu, la più bella fra le donne? Che ha il tuo
diletto di diverso da un altro, perché così ci scongiuri? Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille. Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo. I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua; i suoi denti bagnati
nel latte, posti in un castone. Le sue guance, come aiuole di balsamo, aiuole di
erbe profumate; le sue labbra sono gigli, che stillano fluida mirra. Le sue mani sono
anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis. Il suo petto è tutto d’avorio, tempestato di
zaffiri. Le sue gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro. Il suo aspetto è
quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.
Commento di don Oreste:
La mente è il potere conoscitivo dell’uomo, è il capire il perché di tutte le cose e la gioia è conseguente
perché la conoscenza ti unisce all’altro. Amare Dio con tutta la mente è dargli la possibilità di
esprimere tutta la sua gioia nei nostri confronti. Quando due si conoscono, più si conoscono e più
gioiscono. Dio è conoscenza infinita e gioia senza limite e allora quando tu ami con tutta la mente
ti compenetra e vieni inoltrato in quella gioia che Lui ti dona. Tutte le volte che guardandovi vi
disprezzate o non vi guardate affatto perché non ce la fate a sostenere quella vista, dite: “Tu stai
disprezzando Dio, una creatura più bella di te non c’è”. Lasciatevelo dire dal buon Dio! Nella misura
che tutti i giorni starete in ginocchio insieme, vi scoprirete sempre più belli, leggerete l’uno negli
occhi dell’altra la vostra bellezza e importanza. Ricordo di una ragazzina che mi ha detto: “Appena lui
(il ragazzo che le piaceva) mi ha guardato, don, sono rimasta incantata”. Che espressione bellissima,
incantata vuol dire conquistata, presa, non c’è nulla che mi può dividere dall’altro, è l’unità più
profonda, è la contemplazione. Questo è solo un paragone umano, che dura pochi giorni, ma che
può farci intuire cos’è la contemplazione, questo sguardo di Dio rivolto verso di me ed io che rivolgo
il mio a Lui: «Guardate a Lui e sarete raggianti» (Sal 34,6). Chi guarda verso di Lui risplenderà. Anche
l’aspetto esteriore della persona si trasforma: il vostro volto diventa raggiante. Ecco come l’umano
viene trasformato dal divino. Che unità bella noi siamo con Dio!
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116
->Con tutte le FORZE
Canto
Dal Libro di Tobia (Tb 8,4-9)
Gli altri erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e
disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia
e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la
salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le
generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu
hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno.
Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo
resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia
parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei
e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi
dormirono per tutta la notte.
Commento di don Oreste:
“Amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze”. Questa è la destinazione
data all’uomo e alla donna quindi l’uomo e la donna in sé hanno sempre nostalgia dell’infinito. A
volte la prova che è così è che la donna sogna un altro uomo, sogna alcuni aspetti che il suo uomo
non ha, può arrivare a pensare che un altro li possa avere. In realtà si cerca sempre un qualcosa di
spirituale, di profondo, di infinito e si cerca del tutto. L’amore umano è bello, ma fragile. Dio che
ha creato l’uomo facendolo maschio e femmina vuole che coloro che si uniscono in matrimonio
si amino per sempre. Ma come superare la fragilità? Nell’uomo e nella donna uniti in Cristo c’è
l’identico amore che unisce Cristo alla Chiesa. L’uomo con la sua specifica virilità, la donna con la sua
specifica femminilità s’incontrano. E quest’incontro di due originalità inconfondibili si trasforma in
Sacramento, cioè in realtà Sacra, come Sacro è Dio. È quest’incontro che si trasforma in realtà santa,
come Santo è Dio. Sappiate che dalla mattina alla sera non avete altro da fare che un unico lavoro,
quello di lasciarvi penetrare dall’amore di Dio, riversandolo continuamente sul prossimo. Cosa vuol
dire “Con tutte le forze”? Biblicamente, la forza è di Dio. Dio è l’Onnipotente. Perché è Onnipotente?
Perché è amore. Gesù, infatti, dice: “Nulla è impossibile a Dio”. L’amore non si ferma, è impossibile
che si possa fermare. L’amore è liberazione totale, anche della tua psiche, anche del tuo stare bene.
L’amore è il top. È l’amore che ti salverà nella malattia, nel dolore, nella morte, perché non solo non
cesseremo d’amare, ma in quel momento, uniti a Cristo, il nostro amore raggiungerà il top della
redenzione e della salvezza. “Con tutte le tue forze” riassume con tutto il cuore, con tutta l’anima,
con tutta la mente, è la totalità del tuo essere che è proiettata verso l’amore senza fine. “Degnati di
aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”.
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Gesto
Si preparano tre cartelloni: uno rappresenta il cuore, uno le forze, e uno la mente. Si dispongono
sotto l’altare. Si prepara una cesta con dei foglietti colorati. In ogni foglietto ci sarà scritta una
caratteristica del cuore, della mente e delle forze. Ad ognuno verranno dati tre foglietti bianchi.
Dopo aver ascoltato la Parola e aver meditato nel silenzio le meditazioni di don Oreste, ognuno
scriverà nei tre foglietti. Nel primo una caratteristica del proprio cuore, nel secondo una caratteristica
della propria mente e nel terzo una caratteristica delle proprie forze. Durante un canto si andranno
a riporre i tre foglietti bianchi nel cartellone corrispondente e si prenderà dalla cesta un foglietto
colorato. Ci sarà un momento di silenzio per riflettere sulle tre caratteristiche scritte nel foglietto.
Potrebbero essere delle mie qualità? O le desidero in chi ho vicino? Oppure sono caratteristiche che
vorrei non avere?
Preghiere spontanee
Ringraziamo il Signore per tutti i suoi doni che sono in noi, nel nostro cuore, nella nostra mente e
nelle nostre forze, e in chi abbiamo vicino. Chiediamogli di crescere nell’amore dove pensiamo di
poter crescere con il suo aiuto.
Concludiamo prendendoci per mano e recitando il Padre Nostro.
Canto
ADORAZIONE NOTTURNA PERSONALE
Prendi del tempo SOLO per te:
rinuncia a un po’ del tuo sonno per far riposare l’anima di fronte a Gesù Eucarestia.
Se vuoi puoi farti accompagnare nel tuo silenzio dalle riflessioni sul Cantico dei Cantici
che trovi a pag. 109.
118
GESU’:
IO e TE OGGI
SEMPRE INSIEME!
LA PREGHIERA: una scelta quotidiana
di don Oreste Benzi
Quando si capisce che pregare è indispensabile per la salute della nostra anima, è il momento di
passare dalle parole ai fatti.
Alcuni suggerimenti pratici per iniziare, a piccoli passi, il cammino verso Dio.
Nella comunità attualmente c’è un diffuso desiderio di pregare.
In tutte le zone si vorrebbe che ci fossero case della preghiera. Queste case ci sono state richieste
direttamente anche da vescovi, per es. il Vescovo Robert di Iringa. Anzi egli ci ha detto che le
persecuzioni oggi sono dovute al fatto che “non preghiamo più”.
Sia in Italia che nelle altre nazioni in cui siamo, ovunque, c’è lo stesso impulso a stare con il Signore.
Mentre cresce questo bisogno aumentano le aperture di nuove realtà della Comunità. In questi
ultimi tempi altre sei case famiglie si sono aperte.
Molti però assieme al desiderio vivo della preghiera sentono anche grandi difficoltà a pregare.
Ognuno esamini se stesso. Io propongo alcuni passi da compiere. Ognuno, se vuole, scelga
liberamente ciò che intravede utile per sé.
1. Segnarsi con il segno della croce appena ci Signore vuole attraverso la sua parola, che cosa
si sveglia, immergendosi per un minuto nel cambia allora durante quella giornata e poi ci si
significato (= vita trinitaria, salvezza attraverso il
sacrificio di Gesù) e poi dire con cuore: “Gesù, io
e te oggi sempre insieme!”.
abbandona alla preghiera del cuore.
3. Compieta: fratelli assieme o i singoli si raccolgono
e si chiedono che cosa è cambiato nella giornata.
2. Meditare la parola di Dio. Marito e moglie Io consiglio anche di dirsi l’un l’altro in che cosa
assieme. Fratelli e sorelle nelle case famiglie
assieme. Membri della comunità nelle case
della preghiera, nelle case di fraternità, nelle
cooperative e in ogni ambito di vita. Tutti,
scegliendo ognuno il momento più adatto. Se
mi si consente un consiglio: prima di colazione.
Dove ci sono i bimbi: prima che si sveglino. Certo
bisogna andare a dormire prestino, perché il
sonno è come il mangiare che deve essere sano
e nutriente. La meditazione è molto efficace
se ci si chiede dopo avere capito che cosa il
si è stati aiutati dai fratelli. L’esame di coscienza
purtroppo si fa solo ricercando il male compiuto
durante il giorno. Io ritengo che sia molto utile,
almeno ogni tanto, ricercare anche tutto il bene
che si è compiuto e dirselo l’un l’altro, e così il
bene che si è ricevuto.
4. Adorazione. Sono certo che ognuno di noi può
trovare il tempo per stare un po’ davanti a Gesù.
Io vi suggerisco un piccolo mezzo che facilita.
Abituatevi a raccontare al Signore “tutto ciò che
119
avete detto in Suo nome”. Vi verrà spontaneo
recarvi davanti a Lui.
5. Partecipazione alla Messa del Pane della vita
(= S. Messa). E’ la partecipazione a Gesù che
rinnova il suo sacrificio d’amore e si comunica a
noi. Abbiamo degli esempi negli amici di Gesù:
S. Francesco, S. Caterina, Padre Pio. Gesù ci
assimila a sé. La prossima volta vi parlerò di ciò
che succede alla Mensa (= Messa) del Signore.
Garantitevi l’un l’altro la possibilità di esercitare il
vostro sacerdozio comune nella S. Messa.
6. Unione con Dio. Lo schema di vita dice che i
membri della Comunità fanno dell’unione con
Dio un modo di essere. Come quando tu devi
decidere qualcosa pensi alla tua moglie, al tuo
marito, al tuo fratello, alla tua sorella, per quasi
sentire il loro parere, così tu passi parola con il
Signore Gesù quando devi decidere.
Così pure, come dicevo sopra, riferisci a Lui tutto,
e tante volte sei alla Sua presenza, come non sai
neppure tu.
Benedite il Signore sempre!
(testo tratto da Sempre - n. 8 settembre 1994)
LA PREGHIERA CONTINUA
di don Oreste Benzi
“Il tuo desiderio è la preghiera: se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua preghiera.
Ogni mio desiderio sta davanti al Signore”
II Pellegrino Russo è rimasto folgorato dalle parole di Paolo: “Pregate incessantemente, senza mai
smettere”. Quel mai l’ha colpito profondamente.
La preghiera è presenza di Dio all’uomo e dell’uomo a Dio. Dunque, pensa il pellegrino russo, deve
essere possibile stare immersi in Dio, sempre, continuativamente. Egli allora inizia la sua ricerca
pellegrinando nella speranza di trovare chi gli indichi la via per essere sempre in preghiera.
Lo Schema di vita, nel capitolo dedicato alla preghiera e contemplazione, dice che “i membri
della Comunità (Papa Giovanni XXIII) fanno dell’unione con Dio una dimensione di vita”. Che cosa
significa? Dimensione di vita è un modo di essere.
L’anima umana è una dimensione di vita; non si addormenta mai, opera sempre, incessantemente,
anche quando dormiamo. Il nostro carattere è una dimensione di vita; ci accompagna sempre, ed è
in ogni espressione della nostra vita. Anche il dormire, il respirare, il parlare, il sognare, il gesticolare,
è “caratterizzato” dal nostro “carattere”.
L’unione con Dio è una compresenza di noi a Dio e di Dio a noi. L’unione con Dio si esprime con
la preghiera; anzi è compenetrata da un dialogo vivo, non sempre espresso con parole e gesti, ma
sempre sentito nell’intimo del cuore.
Mi si consenta un esempio. L’innamorato, dal momento che rimane “folgorato” dalla persona che
lo fa innamorare, entra in una nuova condizione, in un nuovo modo di essere. Entra nella gioia di
essere nell’altro e che l’altra entra nella sua vita come nuova componente vitale.
Quando lavora l’altro è vicino, quando si addormenta l’altro è presente, quando parla con altri, il
suo parlare viene caratterizzato dall’amore in cui è immerso. L’innamorato è dunque in una nuova
dimensione di vita. Come il consacrato che è in una dolce e serena presenza di Gesù che l’ha
“catturato”.
L’unione con Dio è l’effetto di una presenza sempre desiderata e finalmente trovata che si manifesta
in un dialogo vitale essenziale esistenziale permanente.
120
“Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare” (Sal 15 [16]).
“Come la cerva assetata cerca un corso d’acqua, così l’anima mia assetata di Te, ti cerca o mio Dio.
(Sal 41 [42]).
“Tu sei il mio Dio, e io ti cerco; sono assetato di te, ti desidero con tutto me stesso” (Sal 62 [63]).
“Soltanto in Dio trovo riposo” (Sal 61 [62]).
«“Mi faceva urlare il gemito del mio cuore” (Sal 37 [38],9) ma se il tormento di un desiderio afferra
il cuore in modo che la sofferenza intima venga espressa e udita allora ci si domanda quale ne sia
la causa.
“Ogni mio desiderio sta davanti a Te” (Sal 37 [38],10) non davanti agli uomini che non possono
percepire il cuore, ma davanti a Te sta ogni mio desiderio.
Se il tuo desiderio è davanti a Lui, il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà.
Il tuo desiderio è la tua preghiera: se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua preghiera.
Paolo dice: “Pregate incessantemente” (1Ts 4,17); c’è una preghiera, quella interiore, che è senza
interruzione ed è il desiderio.
Qualunque cosa tu faccia, se tu desideri il riposo di Dio, non smetti di pregare. Se non vuoi
interrompere di pregare, non cessare di desiderare. Il tuo desiderio è continuo, continua è la tua
voce. Tacerai se smetterai di amare.
La freddezza dell’amore è il silenzio del cuore, l’ardore dell’amore è il grido del cuore, l’ardore
dell’amore è il grido del cuore.
Se resta sempre vivo l’amore, tu gridi sempre; se gridi sempre, desideri sempre; se desideri sempre
hai il pensiero rivolto a Lui, rivolto alla “Pace”. “E davanti a te sta ogni mio desiderio”.
Se sta davanti a Lui il desiderio, come può non essere davanti a Lui anche il gemito che è la voce del
desiderio?
Perciò egli continua. “E il mio gemito a Te non è nascosto” (Sal 37 [38],10).
Se c’è il desiderio, c’è pure il gemito; questo non sempre arriva alle orecchie degli uomini, ma non
cessa di giungere alle orecchie di Dio» (dal Commento sui salmi di sant`Agostino, vescovo).
(testo tratto da Sempre - n. 2 febbraio 1995)
121
TRACCE
di VITA
La comunità Papa Giovanni XXIII nei gruppi giovani
I giovani della Comunità perseguono nella gioia, la conformità a Cristo povero, servo e sofferente
Un mio amico mi ha raccontato: “Maria, 10 anni, due in istituto, un affidamento preadottivo fallito e
infine l’affidamento familiare alla mia casa famiglia, stava piangendo. “che cosa ti è successo, perché
piangi?” La bimba in lacrime ha risposto: “Non so. Sento che mi manca qualcosa, ma no so che cosa.
Ho un vuoto dentro di me”. Che cosa mancava alla piccola Maria?
Ho chiesto a degli adulti se anche loro si erano trovati in simili “stati d’animo”. Mi hanno risposto che
non solo si erano trovati da adolescenti ma che talora si trovavano ancora in tali stati d’animo. Se noi
guardiamo in noi stessi, sentiamo il bisogno di amare non una volta, due volte, ma di amare sempre,
di essere amore. Non solo sentiamo bisogno di essere amati non una volta o due ma di essere amati
sempre. Siamo creati a immagine di Dio che è amore infinito. Il bisogno di amare come ama Lui è
insopprimibile in noi. Quando due si amano, sono l’uno nell’altro, in un accordo totale. Dio è Uno
in tre originalità che si amano all’infinito. Essendo a sua immagine, abbiamo bisogno di vivere a
sua somiglianza. Il Figlio e il Padre nello Spirito Santo, vivono in un accordo perfetto e sono in una
felicità infinita così anche noi nella misura che siamo in accordo perfetto tra di noi, stiamo in una
felicità senza fine. Pieni di questa felicità per questo amore senza limite, non abbiamo buchi vuoti,
dentro da colmare con le cose.
Gesù si è fatto povero “Pur essendo di natura divina non considerò tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione
di servo (cfr. Is.52,13;53,12) e divenendo simile agli uomini, apparso in forma
umana umiliò se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte di
croce. (Fil.2,6-11), vivendo in una carne simile a quella del peccato (Rom.8,3)
tanto da rendersi in tutto simile ai fratelli (Ebrei 2,17). Egli dunque che era ricco,
si è fatto povero per farci diventare ricchi con la sua povertà (2 Cor.8,9). Gesù
volle confondersi con gli ultimi fino a diventare maledetto per noi, morendo
fuori dalle porte della città. (Galati 3,13; Ebrei 12,2; Isaia 50,5; Is. 53,1-12; Lc.
9,22; Rom. 8,3; Ebrei 13,11-13 ).Gesù ha scelto liberamente ciò che noi eravamo
costretti a portare per condizione (1 Pt.2,24; 2 Cor. 5,21; Is. 53,4 ; Mt. 8,17; Rom.
4,25).Gesù ha accolto ogni povero che andava a lui ( Mt. 8,16-17; Mc. 1,32-34;
Mt. 11,4-5) Gesù si è identificato con i fratelli che sono nel bisogno fisico (Mt.
25,35-36).
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Come Gesù giovani della Comunità vivono il proprio Carisma cercando in tutta
la propria vita di compiere la volontà di Dio, non facendo nulla da se stessi,
ma cercando ciò che a lui è gradito, non mettendo nulla di proprio al posto
della volontà di Dio. I giovani della Comunità vedono in Maria, che ha voluto
essere la Serva del Signore, scegliendo che si facesse di Lei secondo la parola
dell’Angelo, la madre, e cercano di sviluppare con Lei un rapporto di fiducia e
di amore.
Nutrono viva fiducia nella Madre dei poveri, Maria Santissima, certi che la loro
speranza di essere totalmente conformi a Gesù non verrà delusa.
Condividiamo la vita degli ultimi
Noi c’impegnano a condividere direttamente la vita degli ultimi; individuiamo il modo in cui legarsi
direttamente ai poveri che il Signore fa a noi incontrare e ce lo comunichiamo Scegliamo liberamente
ciò che gli ultimi sono costretti a vivere per forza. Ci impegniamo a fare scelte che tengono conto
del povero che incontriamo.
Condivisione diretta
Una ragazza che lavorava come assistente in un istituto, mi ha detto: “Io, don
vado spesso in crisi. I miei bambini quando termino il mio turno di servizio e li
saluto, mi chiedono: “Perché non mi porti a casa tua?”.
Lei li amava ed essi si sentivano amati e non capivano perché lei li lasciasse lì e
se ne andasse.
Un altro esempio: bussa qualcuno alla porta; è un barbone che ti chiede un
pezzo di pane. Tu hai due modi per rispondere: il primo è dargli una fetta di
pane, il secondo è dirgli: “vieni a mangiare insieme questo pezzo di pane, siediti
alla stessa tavola”.
Quale è il modo migliore? Quale differenza c’è tra l’andare a trovare un bimbo
in istituto e il dirgli “vieni a vivere nella mia famiglia?”. Quale differenza c’è tra
l’andare a trovare un vecchio nel ricovero e il dirgli: “vieni a vivere in famiglia con
me?”. Ci sono uomini che restano in prigione. Cosa si dovrebbe fare? Andare a
dire: “Buona notte” ai barboni sulla strada e poi lasciarli lì, basta? Ci sono poveri
che vengono a cercarci, ma altri non vengono a cercarci. Che cosa fare per
questi?
La differenza tra servizio e condivisione.
Il servizio è un atto grande e stupendo, ma richiede la prestazione. La
condivisione richiede l’appartenenza, la condivisione contiene in se la giustizia.
Un giorno ho chiesto a un amico: “Prendi uno nella tua famiglia”. Egli mi chiese
quanti anni aveva. Io gli rispondo che i doni di Dio si prendono a scatola chiusa.
Egli riunì la famiglia, mogli e 5 figli. La più piccola costrinse a tutti a prendere in
famiglia quello che gli avevo proposto. Aveva 17 anni. Qualche tempo dopo gli
domandai come andavano le cose. Egli mi rispose: “E’ cambiato tutto, io e mia
moglie ora ci parliamo. Quest’anno per Natale non mi ha chiesto la pelliccia”.
Cambiano d’importanza le cose.
Nella condivisione diretta con gli ultimi, cioè mettendo la propria vita con la
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loro vita facendosi carico della loro situazione, mettendo la propria spalla sotto
la loro croce, accettando di farsi liberare dal Signore attraverso loro.
Gli ultimi modificano il modo di gestire le amicizie, il lavoro o lo studio, la
verginità, il celibato; l’uso del denaro, il tempo libero. Ogni giovane che ha
scelto questa via di santificazione, precisa a se stesso nello stato o nell’ambito
di vita proprio, quali sono gli ultimi che il Signore gli fa incontrare, e il modo con
cui si lega direttamente ad essi, e ne rende conto al gruppo o direttamente al
responsabile del gruppo, che ha il servizio di conferma, al fine di vivere realmente
e serenamente la propria chiamata. Scoprono ogni giorno che attraverso la
condivisione diretta con gli ultimi, ciò che essi chiedono è di mettere la nostra
vita con la loro senza riserve, lasciandoci trasformare e modificare per riuscire
ad accogliere e ad amare la loro persona spesso ferita e disperata.
Conduciamo una vita da poveri
Noi cerchiamo di vivere con l’essenziale cercando di riconoscere i beni come dono di Dio da
amministrare per il bene di tutti. Pertanto noi che percorriamo questa via di santificazione cerchiamo
le virtù connesse alla vita da poveri: la frugalità, la semplicità, il coraggio della verità, l’essenzialità,
l’umiltà, il sacrificio accompagnato in maniera particolare dalla scomodità.
Ci serviamo delle cose essenziali. La nostra povertà è la conseguenza di una pienezza e di libertà
infinita da noi stessi. Piano, piano non esiste più l’io e il tu ma “il noi”, il mio e il tuo diventa “il nostro”.
Tutte le qualità che abbiamo non sono per noi ma sono doni per esprimere l’amore. Niente privilegi.
Le nostre capacità non un titolo di merito ma di servizio. Gesù è il “SI?” al Padre. E anche Maria è la
creatura del “SI”. La nostra vita diventa un “SI” di gioia a Dio.
Facciamo spazio alla preghiera e alla contemplazione
Noi cerchiamo di fare dell’unione con Dio una dimensione di vita, e diamo spazio alla preghiera e
alla contemplazione. Siamo convinti che si sa stare del tutto con i poveri se si sa stare del tutto con
il Signore.
La preghiera spazio privilegiato dell’esperienza di Dio
La persona che crede in Dio di fronte alla preghiera può trovarsi in due
atteggiamenti. Primo: “Prego perché devo pregare?” Secondo: “Perché ci sei o
Signore io vengo a pregare”.
Nel primo caso si dà importanza al dovere da compiere. Nel secondo è la
relazione che attira a pregare. Nel primo modo di pregare è facile trovare
“motivi” per non pregare, nel secondo modo è facile superare tutte le difficoltà
che ostacolano la preghiera. Nel primo atteggiamento è facile regredire
nei comportamenti maggiormente a livello istituzionale. Nel secondo
atteggiamento la persona progredisce nell’equilibrio, nella spiritualizzazione di
tutti i comportamenti della persona. Tutti e due gli atteggiamenti sono validi. Il
secondo t’inoltra velocemente nell’esperienza di Dio.
Lasciarsi guidare nell’obbedienza
Lasciarsi guidare nel’obbedienza, cioè entrare nella creatività e nella libertà da se stessi.
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Tu sai che cos’è la grande Chiesa S. Pietro a Roma. Sai chi ha progettato e costruito la cupola? E’ stato
il grande Michelangelo. Egli diceva: “l’estetica è statica”. Cioè se una cosa è bella sta anche in piedi.
Tutti, dagli operai ai capi reparto erano attenti al progetto del grande architetto. Ognuno impiegava
la sua intelligenza nell’eseguire il progetto di quel grande artista. Per loro obbedirgli era raggiungere il
massimo della propria originalità. La parola obbedire viene dal latino: “audire” che significa ascoltare
chi ti inoltra nel nuovo”. Obbedire a Dio significa: “inoltrarsi nel progetto infinito di novità di Dio”.
Uscire da se stessi ed entrare nel nuovo, vuol dire uscire dalla propria gabbia, dal proprio
incapsulamento, vuol dire uscire dalla solitudine, perché si entra “nell’essere creativo”, nella novità
infinita. I responsabili ti garantiscono quell’infinito di vita. Obbedire a Dio è aprirsi a quel bene totale
che viene da Dio e che i poveri, gli ultimi, gli oppressi, aspettano. In chi “obbedire” gli emarginati
incontrano il volto di Dio sulle strada del mondo. Finalmente non sono più nella mani di chi la fa da
padrone ma nelle mani del Dio liberatore che è Gesù.
Coloro che intendono percorrere questa vita di santificazione entrano a fare parte del gruppo
giovani della Comunità nel momento in cui scelgono di farsi garantire il cammino. La disponibilità
all’obbedienza, dunque, è il criterio oggettivo per essere ammessi nel gruppo giovani della Comunità
Papa Giovanni XXIII.
I responsabili dei gruppi giovani fanno riferimento ai responsabili di zona della Comunità Papa
Giovanni XXIII, pertanto la comunione fra i giovani con i rispettivi responsabili dei gruppi giovani, e
i responsabili di zona, garantiscono il cammino di obbedienza creativo all’interno della Comunità;
dunque i giovani della Comunità riconoscono il servizio di conferma e di guida esercitato dai
Responsabili del gruppo giovani uniti a loro come dono presente nella chiesa per vivere con un cuor
solo e un’anima sola, per non correre invano.
Obbedienza è creatività, disobbedienza è morte
L’obbedienza immette in ambiti e spazi di vita in cui il soggetto non entrerebbe
mai. Chi obbedisce muovendosi negli ambiti indicati viene provocato a fare
venire fuori da se stesso potenzialità che sarebbero rimaste inattive, sepolte.
L’attuazione delle potenzialità rinnova la persona perché emergono capacità,
rapporti, incontri nuovi. Il soggetto si rinnova. Chi invece disobbedisce, rimane
chiuso in se stesso, rimane nel suo particolare, “clona” se stesso, non si rinnova.
Obbedire nella modalità del servo di Dio, apre a un’infinità di possibilità.
Nell’obbedienza, la persona si apre alla contemplazione e all’esperienza di Dio
nell’aspetto della sua creatività.
La calamita
I grandi mistici sono come la calamita; attirano a sé tutti, perché comunicano
la loro esperienza di Dio invisibile.
Viveva ad Ars in Francia Giovanni Maria Vianney. Voleva diventare sacerdote.
Era una vocazione adulta. Gli studi in seminario non erano per lui. Non
riuscivaa capire la teologia. In lui entrava solo Gesù. Si arrivò all’esame decisivo
per l’ammissione al sacerdozio. I suoi professori, lo interrogano. Risposte
insufficienti. Non può diventare sacerdote. Era presente il vicario della diocesi.
Egli domandò ai professori e al rettore del seminario: “Sa dire il rosario?” “Oh!
Per questo è veramente bravo”. Risposero. Giovanni Maria diventò prete. Lo
inviarono parroco in una parrocchietta di campagna molto piccola. Giovanni
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si mostrò subito per quello che era: un uomo di Dio. Egli “vedeva” il Signore
quando celebrava la S. Messa. Pregava spaventosamente. Per confessarsi da
lui si faceva la fila anche per otto giorni e oltre. Era un uomo in Dio. Satana lo
tormentava prendendo forma di animali, urlando minacce. C’era un ateo. Andò
da Giovanni Maria Vianney. Fu sconvolto. Deridendolo gli amici gli chiesero:
“Che cosa hai visto ad Ars?” “Ho visto Dio in un uomo” rispose! E’ ciò che tutti
gli uomini vogliono.
Vivendo la fraternita’
I giovani della comunità vivono la fraternità L’amore a Dio diretto ai fratelli è la fraternità.
La prova che si ama Dio è l’amore ai fratelli. Il segno che si amano gli ultimi è dato dall’amore esistente
fra i giovani della Comunità.
La fraternità, è un movimento dell’animo che scaturisce dall’amore di Dio diffuso nei nostri cuori
(Rom. 5,5) e l’amore di Dio che ama per primo (1 Gv. 4,19).
La fraternità si realizza con la preghiera gli uni per gli altri, con l’aiuto scambievole, con la correzione
fraterna che si attua comunicando al fratello ciò che si ha sul suo conto.
La fraternità si realizza anche con lo stare insieme, non perché si è buoni, ma perché il Signore nel
Suo disegno d’amore ha chiamato a percorrere lo stesso cammino di santificazione.
Altro è vedere, altro è conoscere. Per vedere è sufficiente avere la vista buona, per conoscere è
necessario il cuore: noi conosciamo solo quelli che amiamo. Altro è sentire, altro è ascoltare: per
sentire basta l’udito, per ascoltare bisogna amare, noi ascoltiamo solo quelli che amiamo. Altro è
percorre la stessa strada, altro è camminare insieme.
C’è un’intelligenza d’amore, certe cose si capiscono solo se si ama. I poveri sono angeli mandati da
Dio per misurare il nostro amore. I poveri fanno scoppiare tutte le nostre contraddizioni: diciamo di
essere fratelli e ci arrabbiamo se qualcuno ci chiede qualcosa. Tutte le volte che ci difendiamo dai
poveri, eliminandoli, ci si disumanizziamo. Là dove siamo noi, lì anche loro. Chi sono gli emarginati?
Quelli che noi lasciamo ai margini. Chi sono gli oppressi? Coloro che noi opprimiamo. Chi sono
i crocifissi? Coloro che noi crocifiggiamo. Chi sono gli affamati? Coloro che noi affamiamo! Chi
sono le vittime? Quelli che noi colpiamo! Che cos’è la guerra? Mamma e Franco di 7 anni in treno
passano a fianco di un ponte diroccato e Franco: “Mamma perché?” E’ la guerra. “Mamma, che cos’è
la guerra?”. “Questa mattina, la tua sorellina ti ha chiesto una fetta di pane con il burro. Tu ne avevi
due e lei nessuna. Tu non gliel’hai data. Franco questa è la guerra”.
Chi sono i poveri? Coloro che noi impoveriamo. Chi sono gli schiavi? Quelli che noi rendiamo schiavi!
Chi sono i vigliacchi? Noi, tutte le volte che tacciamo! Chi tace sull’ingiustizia si senta complice. Dice
Martin Luther King: “Io non temo la cattiveria dei malvagi, io ho paura del silenzio degli onesti”.
Ebbene il segno che l’amore che abbiamo verso i poveri è vero e che è quello di Gesù, è dato
dall’amore che c’è tra coloro che stanno con i poveri. Altrimenti sono tutte bugie.
Rimozione delle cause
Noi ci proponiamo, oltre alla condivisione diretta, anche di rimuovere le cause che creano
l’emarginazione, impegnandoci, in una azione non violenta per un mondo più giusto per essere voce
di chi non ha voce. Tante volte siamo “voce che grida nel deserto”. Nel deserto c’è il silenzio. Siamo
voce che spezza il silenzio su tutte le ingiustizie umane. Noi ci limitiamo a soccorrere le vittime. Ma
lottiamo contro chi fa le vittime. Stiamo con i crocifissi, ma diciamo basta a chi fabbrica le croci.
126
Cosa facciamo
I modi attraverso cui stare insieme sono vari e variano da luogo a luogo ed anche dalle diverse
sensibilità:
- gruppi giovani: amici che fanno ciò che comunque farebbero insieme ad altri amici che altrimenti,
da soli, queste cose non riuscirebbero a fare.
- gruppi fuori le mura: va e vivi là dove i poveri sono calpestati. Come Gesù che è vissuto fuori le mura
ed è morto maledetto con i maledetti.
Gli appartenenti ai vari gruppi, con modalità diverse stanno insieme, sognando e costruendo un
mondo diverso in cui il povero, l’ultimo ritrova la sua dignità di persona.
Dunque necessariamente la loro vita sarà insieme con portatori di handicap, carcerati, ragazze exprostitute, nomadi, anziani soli, tossicodipendenti, malati psichici o fisici, senza fissa dimora ecc… in
Italia e per chi vuole anche nei 19 paesi esteri in cui siamo presenti.
Momenti privilegiati sono:
- campi di condivisione :vivere le proprie vacanze con varie forme di emarginazione e condividere
con essi.
- campi fuori le mura: condividere con il mondo degli emarginati la dove sono, sulla strada, in carcere,
nei campi nomadi, nelle stazioni ecc.
- campi di lavoro e condivisione: esperienze di lavoro condiviso con persone “diversamente abili” per
scoprire diversi modi di vivere il lavoro.
- momenti insieme: feste, incontri settimanali, due giorni giovani, serate insieme, carnevale, ultimo
dell’anno ecc. ma anche ritiri spirituali, 3 giorni di deserto, partecipazione a momenti formativi,
eucaristia, week-end fuori le mura, esperienze nelle varie realtà di condivisione presenti sul territorio
e/o in terra di missione.
127
CANTI
canta
camme ina
:-)
PER LA
PREGHIERA
ACLARO’
do
fa
sol
Mira como aclara en la cordillera!
como florece el resplandor del sol!
como la fria manana se entibia!
como dios nos da un dia mas de amor!
re sol
la
Y su luz recorre campos y florestas
abarcando hasta en el ultimo rincon,
penetrando por tinieblas, dando vida,
la7
y jamas detiene su calor.
re
sisol
(Fa)
la
rit:Y aclaro’, en el ultimo rincon de mi pieza,
aclaro’, en el ultimo rincon de mi corazon,
aclaro’, la eterna oscuridad del camino,
aclaro’, un dia mas de vida nos ofrece dios!
do
fa
sol (fa)
Y de nuevo despertamos a la vida
a entregarnos por entero a la labor
si pudiera detener esta rutina
y dar gracias porque existo hoy.
re sol
la
(sol)
cambiaria, como todo, cambiaria
por completo nuestra posicion
de egoismo y de falsas aparriencias,
cambiaria nuestro falso amor.
rit: Y aclaro’....
(2v.)
oh oh oh en el ultimo rincon de mi pieza,
oh oh oh en el ultimo rincon de mi corazon,
aclaro’, la eterna oscuridad del camino,
aclaro’, un dia mas de vida nos ofrece dios
128
CONFIDA NEL SIGNORE
re
re/do# sol/si la4 la
Confida nel Signore e fa il bene.
Abita la terra e vivi con fede.
fa# sila7/4 re
Cerca la gioia nel Signore,
fa# si- mi
la7/4 La7
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Manifesta al Signore la tua via.
Confida in lui: compirà l’opera sua;
farà brillare la giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
sol
fa#
simi
RIT: Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo
mi-
la
fa#
e segue con amore il suo cammino.
Sol fa#
si-
mi
Se cade, a terra non rimane,
mi-
la
fa#-
perché il Signore lo tiene per mano,
sol
la
re
perché il Signore lo tiene per mano.
La salvezza dei giusti viene dal Signore,
nel tempo dell’angoscia è loro difesa;
il Signore viene in loro aiuto,
è la salvezza di chi si rifugia in Lui.
DIO FRA NOI
Si- Fa#- Sol
La
Re La
Si- Fa#Se volete conoscere Dio, lo sentirete camminare
Sol
La
Re
La Si- Fa#nelle nuvole e tendere le braccia nel bagliore
Sol
La
Re La Si- Fa#del lampo e scender nella pioggia lo vedrete
Sol
La
Fa#- Sol
sorridere nei fiori ed elevarsi
MiLa
Fa#- Sol
ed agitare le sue mani
MiLa
Re La Si- La
nelle chiome degli alberi e non dimenticate che…
SiSol La
RIT: La terra ama sentire i vostri piedi nudi
Si-
Sol
La
e che nel vento si diffonde la vita,
Si-
Sol
La
poiché il soffio della vita è nella luce del sole
Sol-
e la sua mano non lascerà… (2 volte)
Se volete conoscere Dio lo sentirete consolare,
colui che vive ogni istante nel dolore,
nelle lacrime calde di chi vuole sperare,
nei consigli preziosi di chi ti vuole bene
e nei silenzi più profondi
di chi deve tacere non dimenticate che…
RIT: La terra ama sentire… (2 volte)
Se volete conoscere Dio lo sentirete respirare,
nel silenzio pensate e non fuggite dal dolore,
nelle notti più quiete lo sentite mormorare,
fra i rami frondosi restate ad ascoltare,
senza parlare e la Sua voce
si farà più forte e non dimenticate che…
RIT: La terra ama sentire… (2 volte)
sol-
re
non lascerà mai…la tua!
MI ALMA CANTA
la-
do
Mi alma canta
fa
do
canta la grandeza del Senor
la-
sol
la-
sol
la- mi
se estremece de gozo en Dios,
la-
mi salvador. (2 volte)
do
sol
laPorque mirò con bondad
do
sol
lala pequenez de su servidora (2v)
do
sol
laen adelante todas la gentes
do
sol lame llamaràn feliz,
do
sol
me llamaràn feliz,
mi
lame llamaran feliz!
Mi alma canta ...
fa
do
Derribò del trono a los poderosos,
fa
do
y elevò a los humildes,
fa
do
colmò de bienes a los hambrientos
fa
y despidiò a los ricos
do
con las manos vacias.
fa
Mi alma canta
do
la grandeza del Senor
fa
y mi espiritu
do
sol
la- mi
se estremece de gozo en Dios,
lami salvador.
Mi alma canta ...
…mi Salvador,
mi
la-
mi Salvador !
y mi espiritu
129
MAGNIFICAT DI RANCIDELLO
Sol
re
mido
L’anima mia magnifica il Signore
re
sol re7 sol
e il mio spirito esulta in Te mio Dio
re
mi-
do
Tu che hai guardato l’umiltà della Tua serva
resol
e tutti chiameranno me beata.
si7miGrandi cose ha fatto in me
dosol la- re
e santo santo é il Tuo nome
si7 mila Tua misericordia scenderà
dosol la- re
su ogni uomo che Ti temerà.
La potenza del Tuo braccio hai spiegato
e i pensieri dei superbi hai cancellato
Hai rovesciato i potenti dai troni
e gli umili da terra hai rialzato.
Hai saziato gli affamati
e i ricchi a mani vuote
Hai soccorso Israele
Come avevi promesso.
Gloria al Padre e al Figlio Tuo
e allo Spirito Santo
Come era nel principio ora e sempre
nei secoli dei secoli sarà.
INNO ALL’ONNIPOTENTE
mila
do#
“Gloria” canta al Signore Gerusalemme,
fa#si
do#
loda Sion il tuo Dio
lasi
mi
loda Sion il tuo Dio
do# si
la mi
loda Sion il tuo Dio.
relami
Ha radunato i dispersi d’Israele,
130
relami
ha risanato i loro cuori affranti.
fa# do#re la
Grande è il Signore Onnipotente,
si- fa#do si
la sua sapienza confini non ha.
“Gloria” canta al Signore Gerusalemme,
Oggi ha coperto i cieli con le nubi,
l’erba sui monti ha fatto germogliare.
Al cibo provvede per ogni creatura
e dona la grazia a chiunque lo teme.
“Gloria” canta al Signore Gerusalemme,
Forza ha messo nelle sbarre delle tue porte,
pace ha messo nelle tue alte mura,
il frumento più buono per la tua fame,
la sua parola corre veloce.
“Gloria” canta al Signore Gerusalemme,
Come briciole la grandine ha gettato,
al suo gelo nessuno ha resistito,
ma una sua parola ecco lo ha sciolto.
Solo a te Israele si è manifestato.
SALMO 124
intro: mi- do9 la-7 re
do9
sol re miBenedetto sia Dio che non ci ha lasciati
do9
in preda ai loro denti,
re
mi-
do9
sol re mie ci ha liberati come un uccello dal laccio del cacciatore
do9sol mi- re
il laccio si è spezzato e noi siamo scampati.
sol
re
miIl nostro aiuto è nel nome del Signore
do9 mi-
do9 sol
re
che ha fatto cielo e terra, che ha fatto cielo e terra.
mi-do9
Se il Signore non fosse con noi,
la-7
si-7
Se il Signore non fosse con noi.(2 volte)
CANTICO DI SIMEONE (Davide)
soldosol
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
dosol
do
vada in pace secondo la tua parola
domiperchè i miei occhi hanno visto
re mi-do
la Tua salvezza preparata da Te
re
davanti a tutti i popoli.
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
Tu che sei la luce
per tutte le genti e la gloria
del popolo Tuo Israele
Ora lascia, o Signore...
sol do
sol
Gloria al Padre, al Figlio e al Santo Spirito
dosol
ora e sempre nei secoli. Amen.
ALLELUIA MALGASCIO
mi do#- la
mi
Alleluia, alleluia, alleluia oh!
do#- la
si
Alleluia, alleluia, alleluia oh!
mi
do#- la
mi
Alleluia, alleluia, alleluia oh!
la si7 mi
Alle lu ia!
CANONI DI TAIZÈ
re
sol la
re
1. Magnificat, magnificat,
fa#
mi-
la
re
magnificat anima mea Dominum
re solla re
Magnificat, magnificat,
fa#
mi-
la re
magnificat anima mea.
re
la
si-
mi-
a
2. Oh, oh, oh, adoramus Te Domine.
la- re-
sol
do7+
4.Niente ti turbi, niente ti spaventi:
fa
re-6
mi4 mi lachi ha Dio niente gli manca.
la-
re-
sol
do7+
Niente ti turbi, niente ti spaventi:
fa re-6 mi lasolo Dio basta.
re
re
si- re
si3. Jubilate Deo omnis terra.
re sol re mi- re la re la
Servite Domino in letizia.
re sol re si- re la re la
Alleluia, alleluia, in laetizia.
re sol re si- re la re la
Alleluia, alleluia, in laetizia.
si-
mi-
4. Gloria, gloria in excelsis Deo.
Gloria, gloria, alleluia!
Et in terra pax hominibus
bonae voluntatis.
fa#
si-
mi- fa# si- mi- fa#
5. Vieni Spirito creatore, vieni, vieni,
si-
mi- fa# si- mi- fa#
vieni, Spirito creatore, vieni, vieni!
l a-
(fa) mi lafa mi
6. Dona la pace Signore a chi confida in Te.
la-
fa mi la- re- mi laDona,dona la pace Signore, dona la pace.
rela- re- do fa do
re- la re7. Misericordias Domini in aeternum cantabo.
do
(fa) do
fa sol
8. Il Signor è la mia forza ed io spero in lui.
La- sol
do
Il Signor è il Salvator.
131
Do
fa sol
In lui confido, non ho timor,
lasol
do
In lui confido, non ho timor.
CANTA E CAMMINA
mire
misiCanta e cammina nella libertà
sol
re
mi- si- mila voce del vento ti guiderà
mire
misisenti il Signor, cammina accanto a te
sol
re
mi- si- mivivi cantando la felicità.
Canta nel buio della notte
la luce spunterà
una speranza che rinasce
Gesù cammina con te
Canta e cammina…
Canta e cammina…
Canta e cammina…
Canta la gioia della strada
il cielo si aprirà
nuovi orizzonti, nuova vita
Gesù cammina con te.
Canta le lacrime del mondo
qualcuno ascolterà
è la sua pace che discende
Gesù cammina con te.
NEL TUO SILENZIO
Re
Sol/Si La/Do# Re
Nel tuo silenzio accolgo il mistero
Sim7 Mim7 La7
Re/Fa#
venuto a vivere dentro di me.
Sol/Si La/Do# Re
Sei tu che vieni, o forse è più vero
Sim7
Mim7 Sol/La Re
che tu mi accogli in te, Gesù.
Sorgente viva che nasce nel cuore
è questo dono che abita in me.
La tua presenza è un Fuoco d’amore
che avvolge l’anima mia, Gesù.
132
Fa
Sib7+/Re Lam7/Do Sib7+
Ora il tuo Spirito in me dice: “Padre”,
Fa/La Sib7+ Do7
Dom7
non sono io a parlare, sei tu.
Fa7 Sib/Re Do7/Mi Fa
Nell’infinito oceano di pace
Sib7+/Do Sibm/Do Fa
tu vivi in me, io in te, Gesù.
TU MI HAI FATTO SENZA FINE
do7+ re
Come tuo fragile vaso
do7+ re
tu mi vuoti continuamente
do7+ re
ed ancora poi mi riempi
mi7
di una vita sempre nuova.
Questo piccolo flauto di canna
hai portato per valli e colline
e attraverso di esso hai soffiato
ineffabili armonie.
Tu mi hai fatto senza fine
ed è questa la mia libertà. (2 volte)
Se mi sfiorano le tue mani immortali
e su queste piccole mani
il mio piccolo cuore si perde
ora scendono doni infiniti
innalzando melodie
passan gli anni e continui a versare
in una gioia senza confini;
e c¹è spazio ancor da riempire.
COME TU MI VUOI
Sol la-7
Eccomi Signor, vengo a te mio re,
mi- sol re
che si compia in me la tua volontà.
Sol la-7
Eccomi Signor, vengo a te mio Dio,
mi- siplasma il cuore mio e di te vivrò.
sol do re mi-
Se tu lo vuoi, Signore manda me
la-
si- sol re4
e il tuo nome annuncerò.
sol re
Come tu mi vuoi io sarò,
mi- sidove Tu mi vuoi io andrò.
do si- miQuesta vita io voglio donarla a Te
fa re4
per dar gloria al Tuo nome mio re.
re
do7+ re
Come tu mi vuoi io sarò,
si7 misidove Tu mi vuoi io andrò.
do7+ lasi7
miSe mi guida il tuo amore paura non ho,
la- si- do do#- re4 sol
per sempre io sarò come Tu mi vuoi.
Eccomi Signor, vengo a Te mio Re,
che si compia in me la tua volontà.
Eccomi Signor, vengo a te mio Dio,
plasma il cuore mio e di te vivrò
Tra le tue mani mai più vacillerò
e strumento tuo sarò.
Come tu mi vuoi, io sarò...
.
sol do re
sol do re
come tu mi vuoi,
come tu mi vuoi...
MENTRE TU PASSI
La Mi
Dio del fuoco, del vento e del tuono
Fa#- Mi La Mi
Dio misteriosa presenza che Ti nascondi
Fa#-
Mi
nella roccia, nel cavo di un albero
Re Fa#Mi
Re7+ Si7
o nell’occhio di una colomba.
Mi Re Fa#- Mi
Dio che l’universo
La Mi
La Mi
non riesce a contenere
La
Re
Fa#Mi
Dio del fuoco, del vento e del tuono
La
Mi
La Mi
Dio presenza misteriosa
Si-7
Do#donaci il Tuo santo timore
Si-7
Do#-7
donaci un cuore attento
Fa#a tutti i tuoi passaggi
Mi
sulle vie dell’uomo
Re
Mi
a tutti i tuoi passaggi.
Sia che Tu irrompa come un uragano
sia che Tu spiri leggero come un alito
sopra le messi all’alba
purchè Ti riveli Signore.
Dio che l’universo...
strumentale: La Mi Fa#- Mi
Re
Fa#Fa
La
E noi ci inginocchiamo mentre Tu passi.
TU SEI RE
Re
La
SiTu sei Re, tu sei Re,
Sol
sei re Gesù.
Re
La
SiTu sei Re, tu sei Re,
Sol
sei Re Gesù.
Re
Noi eleviamo i nostri cuori,
La
noi eleviam le nostre mani,
Sirivolti verso il tuo trono
Sol
lodando Te. (tutta due volte + rit.)
Tu sei Re, tu sei Re,
sei re Gesù.
133
Tu sei Re, tu sei Re,
sei Re Gesù.
ALLA TUA PRESENZA
Do
La-7
Alla tua presenza portaci Signore,
Re-7
Sol4/Sol
nei tuoi atri noi vogliamo dimorar.
Do
La-7
Nel tuo tempio intoneremo inni a te,
Re-7
Sol4/Sol
canti di lode alla tua ma - e - sta.
Fa
Sol
Mi-7
La-7
II tuo Santo Spirito ci guidi là do - ve sei tu,
Re-7
Sol
Do Sib/Do
alla tua presenza Signore Gesù.
Fa
Sol
Mi-7
La-7
In eterno canteremo gloria a tè, Si - gnor.
Re-7
Sol
Alla tua presenza,
Re-7
Sol
alla tua presenza,
Re-7
Sol Fa- Do Re-7/Sol
per sempre insieme a tè
Gesù.
Con gioia veniamo a te
intro: Re Fa#- Sol La7
Sol7+
Re
Tu ci raduni da ogni parte del mondo
MiSiLa
noi siamo tuoi figli, tuo popolo santo.
Sol7+
La
Si
Lodiamo in coro con le schiere celesti
Do
La7
insieme cantiamo, gioiosi acclamiamo.
Re
Fa#- Sol7+ La7
O Signore, veniamo a te
Re
Fa#Sol Fa#
con i cuori ricolmi di gioia.
Sol7+
Re
MiSi
Ti ringraziamo per i doni che dai
134
Sol7+
Re
MiLa7
e per l’amore che riversi in noi
Re
Fa#- Sol7+ La7
O Signore, veniamo a te
Re
Fa#Sol Fa#
con i cuori ricolmi di gioia.
si-7
FaMiSi-7 la
Le nostre mani innalziamo al cielo,
Sol
Sol La Re
a Te con gioia veniam.
strum: Re Fa#- Sol La7
La Parola che ci doni, signore,
illumina i cuori, ci mostra la via.
Dove andremo se non resti con noi?
Tu solo sei vita, tu sei verità.
O Signore, veniamo a te
La grazia immensa che ci doni, Signore,
purifica i cuori, consola i tuoi figli.
Nel tuo nome noi speriamo Signore,
salvezza del mondo, eterno splendore.
Sotto la tua protezione
sol9
Sotto la tua protezione
do mi-7 la-7
cerchiamo rifugio,
sol9
santa Madre di Dio.
non disprezzare le suppliche
do mi-7 la-7
di noi che siamo
sol
nella prova,
re
do
la-7
mie liberaci
da ogni pericolo,
re
do
la-7
mio Vergine gloriosa
e benedetta
re
do
la-7
mie liberaci
da ogni pericolo,
re
do
la-7
sol add9
o Vergine gloriosa
e benedetta.
Rallegratevi nel signore
Mi
Rallegratevi nel Signore sempre, rallegratevi
La
Si
Non angustiatevi per nulla.
Mi
Rallegratevi nel Signore sempre, rallegratevi
La
Si
Il Signore è vicino.
La
Si
Sol#-7
E la pace di Dio sarà con voi
La
Si
Non angustiatevi per nulla
La
Si
Sol#-7
E la pace di Dio sarà con voi
La Si Mi Do7
Alleluia.
Rit. Fa Sib
Do
Do#-
Do#-
Fa Sib Do Fa Sol-
Sib
Do
La-7
ReE la luce di Dio risplenda in voi
Sib
Do
Non angustiatevi per nulla
Sib Do
La-7
ReE la luce di Dio risplenda in voi
Sib Do Fa Do#
Alleluia.
Fa SolIl Signore è la gioia
Alleluia
Il Signore è la speranza alleluia
Il Signore è libertà
alleluia
SolMib7 Re4
Il Signore è verità
allelu u uia.
Rit. Sol
Do Re
Sol Do Re Sol
Do
Re
SiE la grazia di Dio dimori in voi
Do
Re
Non angustiatevi per nulla.
Do
Re
SiE la grazia di Dio dimori in voi
Do Re Sol
Alleluia.
Sol
Mi-
Mi-
Rallegratevi nel Signore sempre
RE7
Rallegratevi nel Signore sempre
Sol
Rallegratevi nel Signo – ore
Re7
Rallegratevi nel Signore sempre
Sol
Rallegratevi nel Signore sempre
Re7
Rallegratevi nel Signo – ore
Sol
Rallegratevi nel Signore sempre
Do re7
Perché il Signore è vicino.
E la pace di Dio sarà con voi,
non angustiatevi per nulla.
E la pace di Dio sarà con voi,
Alleluia.
MANI
Do
fa
sol
do
Vorrei che le parole mutassero in preghiera
Fa
do
fa
sol
E rivederti o padre che dipingevi il cielo
Do
fa
sol
do
Sapessi quante volte guardando questo mondo
Fa
do
re- sol7
do
Vorrei che tu tornassi a ritoccarne il cuore
Lasol
fa
do
Vorrei che le mie mani avessero la forza
Fa
re
sol
Per sostenere chi non può camminare
Lasol
fa
do
Vorrei che questo cuore che esplode in sentimento
Refa
sol
Diventasse culla per chi non ha più madre
Do
sol
Mani prendi queste mie mani
Fa
Fanne vita fanne amore
Lasol
Braccia aperte per ricevere chi è solo
Do
sol
Cuore perndi questo mio cuore
135
Fa
Fa che si spalanchi al mondo
LaGermogliando per quegli occhi
Sol
fa
Che non sanno piangere più
Sei tu lo spazio immenso che desidero da sempre
So che mi stringerai e mi terrai la mano
Fa che le mie strade si perdano nel buio
Ed io cammini dove cammineresti tu
Tu soffio della vita prendi la mia giovinezza
Con le contraddizioni e le falsità
Strumento fa che sia per annunziare il regno
A chi per queste vie tu chiami beati
Rit. Mani…
Noi giovani di un mondo che cancella i sentimenti
E inscatola le forze nell’asfalto di città
Siamo stanchi di guardare siamo stanchi di gridare
Fa
do
fa
sol
Ci chiami siamo tuoi cammineremo insieme
Rit. Mani…
Do
sol
...Mani prendi queste nostre mani
Fa
Fanne vita fanne amore
Lasol
Braccia aperte per ricevere chi è solo
Do
sol
Cuori prendi questi nostri cuori
Fa
Fa che siano testimoni
LaChe tu chiami ogni uomo
Sol
fa
do
A far festa con te
…mani!
TE AL CENTRO DEL MIO CUORE
Mi- Do Re Sol MiMiSol
Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore
SiDo7+
di trovare Te, di stare insieme a Te:
136
LaMiunico riferimento del mio andare,
Do
Re SiMiunica ragione Tu, unico sostegno Tu.
Do
Re
Sol
Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.
Anche il cielo gira intorno e non ha pace,
ma c’è un punto fermo è quella stella là.
La stella polare è fissa ed è la sola,
la stella polare Tu, la stella sicura Tu
Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.
Sol
SiDo
Si- MiTutto ruota intorno a Te, in funzione di Te,
SiDo
Re4 Re
e poi non importa il come, il dove e il se.
Che Tu splenda sempre al centro del mio cuore,
il significato allora sarai Tu,
quello che farò sarà soltanto amore.
Unico sostegno Tu, la stella polare Tu
Al centro del mio cuore ci sei solo Tu.
GLORIA DAL BASSO DELLA TERRA
intro: SOL RE7 SOL RE7 MI- RE DO RE (2 volte)
SOL
RE7 SOL
Gloria dal basso della terra,
RE7
MIRE DO RE
gloria dal più infame degli stermi - ni.
SOL
RE7 SOL
Gloria nella carestia,
RE7 MIRE DO RE
gloria nella guerra più atro - ce.
SOL
RE7
Gloria, gloria, gloria,
SOL
RE7 MIRE
DO RE
solo tu hai la forza con la tu - a glo - ri - a
SOL
RE7 SOL
di asciugare le la – cri - me,
RE7 MIRE DO RE
di portare nella tua glo – ri - a
MIRE DO
RE
MI- RE
nell’alto dei cie - li i vinti della ter - ra,
DO
RE MII vinti della ter - ra,
DO
RE SOL RE7
i vinti della ter – ra
RE DI GLORIA
SoI
Re
Ho incontrato Te Gesù e ogni cosa in me è cambiata
LaLa-7
Re La-7 Re
tufta la mia vita ora ti appar - tie - ne
SoI
Do Si7 Mi- Mi-7
tufto il mio passato io lo affi - do a Te
La-
Do7+ Re4 Re7
Gesù Re di gloria mio Signor.
Tutto in Te riposa, la mia mente il mio cuore
trovo pace in Te Signor;
Tu mi dai la gioia voglio stare insieme a Te,
non lasciarti mai Gesù Re di gloria mio Signor.
Re7
SoI Do7+ Re4 Re
Dal tuo amore chi mi separera
La-7
Do7+ Re4 Re
Sulla croce hai dato la vita per me
Re7
SoI
Do7+
Re4 Re
Una corona di gloria mi darai
La-7
Do7+
Re
Sol
Quando un giorno ti vedro.
Tutto in Te riposa, la mia mente il mio cuore
trovo pace in Te Signor;
Tu mi dai la gioia vera voglio stare insieme a Te,
non lasciarti mai Gesù Re di gloria mio Signor.
Dal tuo amore chi mi separera... (strum.)
La-7 Do7+ Re
MiIo ti aspet - to mio signor
La-7 Sol
Si MiIo ti aspet - to mio signor
La-7 Sol Re7 Sol
Io ti aspetto mio re!
SU ALI D’AQUILA
RE7+
LA7+
Tu che abiti al riparo del Signore
RE7+
LA7+
e che dimori alia Sua ombra
D07+
PA7+
di al Signore: “Mio rifugio,
REMI4 MI7
mia roccia in cui confido”.
LA
LA7+
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà
SI- MI
MI7
Su ali d’aquila ti reggerà
MI-7
LA7
RE
Sulla brezza dell’alba ti farà brillar
FA#- D0#Come il sole,
SI-7
MI4-7 LA
Cosi nelle sue ma--ni vivrai.
SI-
Dal laccio del cacciatore ti liberera
e dalla carestia che distrugge.
Poi ti coprira con le sue ali
e rifugio troverai.
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà...
Non devi temere i terrori della notte
ne freccia che vola di giorno
mille cadranno al tuo fianco
ma nulla ti colpira.
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà...
Perche ai suoi angeli ha dato un comando
di preservarti in tutte le tue vie
ti porteranno sulla loro mani
contro ia pietra non inciamperai.
Rit. E ti rialzerà, ti solleverà...
E ti rialzero, ti sollevero
Su ali d’aquila ti reggero
Sulla brezza dell’alba ti faro brillar
Come il sole,
Cosi melle mie mani vivrai.
137
POPOLI TUTTI
Int : La Mi La Mi
La
Mi
Fa#- Mi Re
Mio Dio, Signore, nulla è pari a Te.
La
Re
La
Ora e per sempre, voglio lodare
Fa#-7
Sol Re Mi4 Mi
il Tuo grande amor per me.
La
Mi
Fa#Mi
Re
Mia roccia Tu sei, pace e conforto mi dai.
La Re
La
Con tutto il cuore e le mie forze,
Fa#Sol Re Mi4 Mi
sempre io Ti ado-re - rò.
La
Fa#Re
Re/mi Mi
Popoli tutti acclamate al Signo - re,
La
Fa#Re
Mi4 Mi
gloria e potenza cantiamo al Re,
Fa#Re
mari e monti si prostrino a te,
Mi Fa#- Mi 7
al tuo nome, o Signore.
La
Fa#Re
Re/mi Mi
Canto di gioia per quello che fai,
La
Fa#Re
Mi4 Mi
per sempre Signore con te resterò,
Fa#Re
Re/mi Mi La
non c’è promessa, non c’e fedeltà che in te.
(Tutto due volte)
(per finire ultima riga 3 volte)
CANTO DI NOZZE
FA#Tu che inventi per ognuno di noi
LA
MI
un cammino che porta verso te.
SIRE
Tu che chiami ognuno per il suo nome, Tu,
MI
FA#oggi ci chiami insieme.
138
Tu che hai in mente per ognuno di noi
una strada bellissima con te,
Tu stavolta parli di un’avventura che,
che si percorre insieme.
LA MI
Rendi agile il vascello dell’amore nostro
SI- FA#al soffio del tuo spirito.
LA MI SIE per gli immaginabili mari conducilo,
RE
quelli che tu sai.
Rendi agile il vascello dell’amore nostro
che tocchi lidi che tu solo sai
e la scia della rotta disegni un’onda:
quella che tu vuoi.
Dacci forza perché ognuno di noi
con la vita dispieghi la tua idea.
Dacci forza per svelare il pensiero tuo
su questa vita insieme.
LA MI
Rendi agile il vascello dell’amore nostro
SI- FA#al soffio del tuo spirito.
LA MI SIE per gli immaginabili mari conducilo,
RE
quelli che tu sai.
Rendi agile il vascello dell’amore nostro
che tocchi lidi che tu solo sai
e la scia della rotta disegni un’onda:
SIRE
quella che tu, quella che…
SIRE
quella che tu, quella che…
SIFA#
quella che tu vuoi
SANTO GIOVANI
Re
Sol Re
Santo santo santo è il Signore
La
Re
Sol Re
La
Re
Il Signore Dio dell’universo
Re
Sol Re
La
Pieni sono i cieli e la terra
Re
Sol Re
La
Re
Della tua gloria o Signore
Re
Sol
Osanna (uomini) osanna (donna) (x2)
Re
Sol Re
La
Osanna osanna osanna
Re
Sol Re
La
Re
Osanna osanna osanna
Benedetto sia colui che viene
Che viene nel nome del Signore (x2)
Alleluia Buttazzo
Intro: Mi Si Do#- La Mi Do#- Si
Mi Si Do#- La Mi Do#- Fa # Si
Alleluia alleluia alleluia alleluia
Mi Si Do#- La Mi Fa # Si Mi
Alleluia alleluia alleluia alleluia (x2)
Osanna (uomini) osanna (donna) (x2)
Osanna osanna osanna
Osanna osanna osanna
CANTICO DI SIMEONe
int. re sol (x 2)
re sol
re
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
sol
re sol
vada in pace secondo la tua parola
siPerchè i miei occhi hanno visto
la
sisol
la Tua salvezza preparata da Te
la
davanti a tutti i popoli.
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
Tu che sei la luce
per tutte le genti e la gloria del popolo Tuo Israele
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
Gloria al Padre, al Figlio e al Santo Spirito
ora e sempre nei secoli. Amen.
139
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