Campo de’ fiori
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SOMMARIO
Editoriale:
Coriandoli e Margherite........................................3
BRACHETTI:
Che sorpresa........4
Il genio di Henry Toulouse Lautrec ................6
TRE PAPA’ ED UN BEBE’
PER ALESSIA FABIANI...7
CURRICULUM VITAE:
Francesca Tardio.................................................8
MILENA VUKOTIC NEL RITRATTO DI UNA
CAPITALE.........................................................9
Roma che se n’è andata:
Rione MOnti. Le Torri e il Mosè di Michelangelo....10
Appuntamento al teatro Bianconi di
Carbognano. MICHELE LA GINESTRA e
I FAVETE LINGUIS.........................................12
La corretta alimentazione. Un alleato per il
nostro benessere...........................................13
LETTERE D’AMORE:
Italo Calvino: un amore fiabesco....................14-15
Cine Parade:
Una volta nella vita............................................16
Presentazione calendario 2016. Concorso di
bellezza “Reginetta dei due mari”................17
LA RUBRICA DEGLI EROI:
Romeo Mezzanotte e Arcangelo Belloni...............18
FALISCI E CELTI: il passato remoto tra noi....19
Il Dott. Funicello saluta i colleghi di Civita
Castellana.......................................................20
Il Lago di Vico................................................22
A TU PER TU:
Mia figlia vuole un seno più grande..............23
Il terranova di Ettore Scola a Radio Punto
Zero................................................................24
Stanco? C’è sicuramente un motivo
nascosto!........................................................25
Ecologia e ambiente:
La Pyramid Therapy...........................................26
C’era una volta un castello............................28
Come eravamo:
Hai voglia a predicar... predicatore......................29
Parliamo di funghi:
I Pleurotus........................................................30
L’angolo del collezionista:
Gli “ex libris”......................................................31
A TAVOLA CO’ ZI’ LETIZIA:
Fettuccine cacio e pepe......................................31
Jubilate omnes gentes...................................32
In risposta all’amico Pietro Sarandrea.........32
Working in internet... It is possible!.............33
LA ZANZARA IMPERTINENTE........................33
Il Fumetto:
Devilman vs Hades............................................34
FIERA DEL FUMETTO E GAMES:
Venti anni di Tomb Raider...................................34
I tesori dell’Agro Falisco:
L’anfiteatro di Sutri............................................35
SPECIALE CARNEVALE 2016.........................37
CARNEVALE DI
CIVITA CASTELLANA 2016 ..............38-39-40-41
CARNEVALE DI RONCIGLIONE 2016 .......42-43
CARNEVALE DI NEPI 2016 ...........................44
CARNEVALE DI FABRICA DI ROMA 2016......45
CARNEVALE DI RIGNANO FLAMINIO 2016..46
CARNEVALE DI ROMA 2016 ..........................47
NEWS..............................................................48
I nostri amici..................................................50
MESSAGGI......................................................51
Agenda...........................................................52
Roma com’era................................................53
Album dei ricordi.....................54-55-56-57-58-59
Annunci gratuiti........................................60-61
Oroscopo........................................................62
Selezione offerte immobiliari...................63-64
In copertina: Francesca Moretti
Reginetta dei due mari 2015.
Abito di Gino Longo
Ph Marco Serri - Roma
SEDE OPERATIVA: PIAZZA DELLA LIBERAZIONE, 2 CIVITA CASTELLANA (VT)
TEL. 328.3513316 - [email protected]
SEDE RAPPRESENTATIVA: VIALE MAZZINI, 140 - ROMA
Campo de’ fiori
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Coriandoli e Margherite
S
ull’erba bagnata dalla pioggia, in un tappeto di coriandoli lasciati dal Carnevale, sono spuntate,
timide, le prime margherite.
Sentinelle della prossima primavera, si sono affacciate a scoprire il nuovo sole.
Sono già trascorsi quasi due mesi di questo nuovo anno e, dopo le licenze carnevalesche, sono arrivate
le Ceneri della Quaresima.
Quaranta giorni come periodo di riflessione, come cammino solitario nel deserto vuoto e silenzioso.
di Sandro Anselmi
Ritracciare traiettorie, con misurate ambizioni e dare ragioni alla nostra vita è quello che bisogna fare.
Crescere per partecipare, imparare a darsi senza nulla pretendere, confrontarsi per arricchire il proprio
spirito.
Questo m’aspetto nella primavera che verrà.
E poi, guardare alla vita con positività, nonostante tutto, e correre verso un obiettivo per afferrarlo, goderlo appieno, superarlo e subito riprendere la corsa verso il prossimo.
Questa è la vita, colma di cose belle da fare per sè stessi e per gli altri.
Pensieri, sogni, idee, progetti, aspirazioni, leggeri come coriandoli e candidi come tante piccole margherite sono il sale,
la verve, la luce ed il colore dei nostri giorni.
Campo de’ fiori
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BRACHETTI: CHE SORPRESA!
L’ultimo entusiasmante spettacolo del grande trasformista
diretto da Davide Livermore
I
ndubbiamente ogni volta che si
aspetta uno spettacolo di Arturo Brachetti si crede che si tratterà di un
evento eccezionale, data la straordinaria versatilità dell’artista, capace di
trasformarsi in pochi secondi in un caleidoscopio di personaggi in un modo che ha veramente del “magico”.
Questa volta è successo però, che, nonostante le doti innegabili dell’artista, lo spettacolo non sia riuscito a decollare
completamente lasciando lo spettatore un
po’ deluso, sebbene stregato dall’incantatore Arturo Brachetti capace di trasformarsi
nel giro di pochi secondi in un giapponese
raffinato o in un africano delle tribù.
Forse l’errore in questo caso è di essersi affidato un po’ troppo alla tecnologia e di aver
lasciato la scena troppo agli altri comprimari
non sempre alla sua altezza.
Il “pretesto” dello spettacolo è stato una
sorta di viaggio tra i suoi ricordi rappresentato da una valigia rossa che viene presa da
alcuni “lestofanti” (suoi colleghi) e che contiene brandelli delle sue memorie che ogni
tanto riemergono e che, inutilmente, Arturo
Brachetti rincorre.
Sicuramente come tanti artisti nostrani, Arturo Brachetti è conosciuto e apprezzato più
all’estero di quanto non lo sia in Italia.
Come spettatrice, avrei voluto vederlo di più
fare quello che gli è congeniale: le trasformazioni simultanee, che lo caratterizzano e
che rappresentano la forza incredibile della
sua arte e che avvengono senza che, con
tutta la buona volontà, si riesca a capire
come ciò possa succedere.
Sembra di vedere un folletto straordinario
con il segreto dell’eterna giovinezza cucito
addosso (per sua stessa ammissione, questo dipende dall’aver conservato il cervello
adolescenziale di un quattordicenne, perché
già un diciottenne sarebbe troppo “maturo”,
e quindi quella curiosità e quella freschezza
che si vedono anche nelle sue creazioni artistiche). Un’abilità decisamente affascinante dell’artista è quella del sand painting,
ossia di disegnare sulla sabbia lasciando
tracce indelebili che colpiscono lo spettatore
per la rapidità e la poeticità di queste immagini, che sono altrettante sfaccettature
della sua anima. Arturo Brachetti viene affiancato in quest’avventura da alcuni maghi.
Particolarmente bravo ho trovato Luca
Bono, una giovane rivelazione e gli stralunati artisti Luca & Tino, mentre un po’ stucchevole e ripetitivo è stato Francesco
Scimeni.
Il filo conduttore dello spettacolo è un po’
debole, ma certamente è difficile imbastire
una storia cucita addosso ad un virtuoso
del trasformismo, che non sia niente più che
un pretesto per sfoggiare quei meravigliosi
abiti o l’eleganza del suo corpo aereo o divertire con le gag; però nel complesso lo
spettacolo ha una sua rilevanza legata alla
presenza artistica di Arturo Brachetti, che comunque, da sola, vale la
serata!
Brachetti, che sorpresa!,
che è già stato portato in
scena l’anno scorso in
tutte le piazze italiane,
per tutto il mese di gennaio è stato a Roma (Auditorium
della
Conciliazione), poi a S.
Benedetto del Tronto, a
Monza ed infine a Bologna.
Un’occasione da non perdere per gli amanti del
trasformismo!
Maddalena Menza
Maddalena Menza e Arturo Brachetti dopo lo
spettacolo
Campo de’ fiori
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IL GENIO DI HENRY TOULOUSE LAUTREC
DIRETTAMENTE ALL’ARA PACIS DI ROMA
Aperta fino all’8 maggio l’imperdibile mostra dell’artista francese
D
al 4 Dicembre
2015
all’8
maggio 2016
è in corso al
Museo dell’Ara Pacis di Roma una
grande mostra su Henry
Touluse Lautrec,il pittore
di Beatrice
che dipinse la Parigi boManocchio
hémien di fine Ottocento.
L’esposizione di circa 170 opere provenienti
dal Museo di Belle Arti di Budapest, ripercorre la vita dell’artista dal 1891 al
1900,anno della sua morte.
Henry Toulouse Lautrec nacque nel 1864
da una famiglia aristocratica. Con la madre
si trasferì a Parigi dove frequentò il Lycée
Fontanes, lì conobbe Maurice Jayant, il
quale riconobbe immediatamente il genio di
Henry. Lautrec aveva conosciuto René Princeteau, un pittore sordomuto amico del
padre, specializzato nelle raffigurazioni
equestri o canine. Princeteau si preoccupò
della prima educazione artistica di Henri e
lo indirizzò nelle raffigurazioni sportive. Ma
più tardi il pittore si interessò alle classi
meno abbienti e decise di rappresentarle.
Così cominciò a frequentare l’ambiente del Moulin Rouge e gli altri
locali di MontMartre. Il suo unico
interesse era la figura. Il paesaggio, la natura morta non gli interessavano. Nei primi anni adottò
una tecnica impressionista fatta di
pennellate veloci; più tardi abbandonò il modello impressionista
per dedicarsi esclusivamente alla
rappresentazione dettagliata delle
figure. Egli fu amante di teatro e
ogni volta che sedeva tra il pubblico pensava, da ritrattista, alla
ricerca dei tratti più caratteristici
della personalità degli artisti. Il
blu, il verde, il rosa e il viola
erano i colori predominanti nella
sua tavolozza. La figura femminile
prevaleva su tutto.Alla mostra,alla
quale abbiamo partecipato,è proprio il mondo femminile quello
che risalta agli occhi. In ogni angolo ritroviamo dipinti di donne:
attrici del teatro, prostitute e signore.
Ottima l’organizzazione della mostra; entrando nel Museo la prima cosa da fare è
mettersi le cuffie e iniziare il percorso tra litografie e dipinti che ben fanno capire la
personalità del pittore. Per circa un’ora verrete catapultati in un mondo diverso, quello
delle ballerine del can can e delle artiste di
teatro, quello della vita mondana parigina
del 1800.Interessante è la sezione dedicata
alla vita delle donne delle case di appuntamento; Lautrec è riuscito a rappresentare
in modo dettagliato la quotidianità di quelle
prostitute costrette a vivere là dentro, come
se lui avesse vissuto con loro... beh erano
amici. Tra i vari quadri ricordiamo l’opera La
Toilette del 1896.
Come abbiamo potuto notare durante la
mostra, la donna maggiormente rappresentata da Henry fu Jane Avril, una tra le più
celebri ballerine del famoso Moulin Rouge.
Tra le varie opere la più celebre è “Jardin de
Paris-Jane Avril” un manifesto realizzato
nello stesso anno dell’inaugurazione del
“Jardin de Paris” che avvenne il 7 maggio
1893.Probabilmente fu la stessa Jane Avril
a richiederlo all’artista. Da quello che abbiamo potuto vedere durante l’esposizione
Henry fu anche l’autore di circa 30 manifesti
pubblicitari di locali parigini come Divan Japonaise in cui nuovamente é ritratta la ballerina Jane Avril durante un’esibizione in un
caffè concerto; era molto ricercato per la
sua tecnica e per la sua originalità e proprio
per questo fu considerato maestro di manifesti e stampe, il più famoso tra il XIX e XX
secolo. Inoltre collaborò con alcune riviste
come “La Rire”.
Proseguendo il percorso c’immergiamo nella
parte dedicata alla sua vita privata e al suo
amore per la musica. Qui si trovano copertine di spartiti musicali commissionate all’artista dal grande musicista Dèsirè Dihau.
La mostra è stata realizzata da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali - e Arthemisia Group e organizzata
con progetto Cultura. Noi siamo ben soddisfatti dell’esposizione e le auguriamo un
grande successo.
Campo de’ fiori
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TRE PAPA’ ED UN BEBE’
PER ALESSIA FABIANI
Il ritorno in teatro dell’attrice showgirl
R
itorna a teatro Alessia Fabiani
in uno spettacolo attualissimo e
divertentissimo, Tre Papà per
un Bebè, accanto a Mario
Zamma, Nicola Canonico e
Giuseppe Cantore per la regia di
Roberto D’Alessandro. Il pubblico in sala
si diverte e, nello stesso tempo, medita ai
temi della famiglia tanto cari ai nostri politici
del momento. La ricordiamo fin da bambina
nella sit-com “Orazio“ interpretare la figlia
di Simona Izzo e Maurizio Costanzo,
ma nel 1994 inizia a lavorare nel mondo
della moda e della televisione dopo aver
vinto l’edizione di “Bellissima“ di quell’anno, cosa che le permetterà l’anno dopo
di condurre l’edizione del 1995 in coppia
con Alberto Castagna.
Nel 1997 è accanto a Paolo Bonolis nel
programma “Il Gatto e la Volpe“ ma raggiunge la grande notorietà quando diventa
una delle Letterine del cast di “Pass-
aparola“ con Gerry Scotti dove rimane
fino al 2002.
L’esordio teatrale avviene nel 2003 come
protagonista accanto a Nadia Rinaldi nel
musical “Finalmente mi sposo“ diretto
da Marco Lapi.
Nel 2004 prende parte
al reality show di
Canale 5 “Uomini e
Donne“ condotto da
Maria De Filippi a cui
seguono la partecipazione a “La Sai L’ultima?
Vip“,
“Lucignolo“ ed “On
The Road“ in Spagna
con Alessia Ventura,
Mascia Ferri e Giada De
Blank. Nelllo stesso
anno (2005) affianca
Massimo De Luca in
“Pressing Champions League“
e successivamente partecipa al reality show “La Fattoria“, finché nel
2006 ritorna a parlare di calcio con la
trasmissione “Guida al Campionato“ su
Italia 1.
Nel frattempo è sempre attratta dal mondo
della monda e partecipa ad alcuni calendari
e sfilate, ma è il teatro che la attrae maggiormente e la porta ad interpretare molte
commedie tra cui “Fuori Sede“ (2012),
“La Bella e la Bestia“ (2013), “La mia
Futura Ex“ (2014), “Un coperto in più“
(2016). In questo nuovo spettacolo in scena
al Teatro degli Audaci di Roma, Alessia,
madre oggi di due splendidi gemelli Kim e
Keira, interpreta la parte di un’assistente sociale che piomba in una strana famiglia
dove tre papà molto diversi tra loro cercano
di crescere un bebè con alterne fortune.
Il messaggio universale che manda la commedia è che l’amore vince sempre ed il finale, grazie alle sapienti mosse di regia di
Roberto D’Alessandro, rende tutti felici e
contenti, interpreti e pubblico.
Sandro Alessi
Campo de’ fiori
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Curriculum vitae
FRANCESCA TARDIO
avuto ruoli drammatici, ed interpretato
anche commedie dell’assurdo.”
Ricordiamo alcune delle interpretazioni
teatrali tra cui “Sogno di una notte
di mezza estate (2012), “Le pillole
d’Ercole“ (2013), “Ciao Pesciolino“(2014) e per il piccolo schermo
“Il Segreto“ (2011, Canale5),
“Legami“ e “Cuore Ribelle“. Laureatasi in Lettere presso l’Università La
Sapienza di Roma, inizia un percorso
parallelo tra teatro e doppiaggio che,
ad oggi, è comunque la sua attività
primaria iniziata nel 2011.
Francesca ha tanti desideri nel cassetto e soprattutto quello di continuare a fare tanto teatro come adesso,
visto che reputa questo periodo molto
fortunato.
La ringraziamo per la chiacchierata e
le auguriamo di andare sempre più
avanti in quello che considera il suo
mondo.
Sandro Alessi
S
tasera siamo stati invitati al
Teatro Petrolini di Roma dall’autore e regista di “Due minuti
per provarci“, Salvatore
Scirè, fresco vincitore di uno dei
premi dell’ultima edizione di Schegge d‘
Autore ed incontriamo per la nostra
rubrica settimanale,una delle attrici protagoniste della divertentissima piecè,
Francesca Tardio.
Salutando Francesca, le chiediamo subito
da quanto è nel mondo del teatro.
“Sono più di sei anni che faccio spettacoli
teatrali e devo dire di avere interpretato
testi diretta da grandi registi ed attori tra
cui Stefano Mondini, Teo Bellia, Massimo Corvo e soprattutto Gennaro
Monti che reputo il mio grande maestro
di palcoscenico e che mi ha iniziato al
mestiere di attrice. Devo dire, però, che
questa commedia è sicuramente il primo
testo divertente che interpreto insieme alla
recente partecipazione ad Aria Condizionata, in quanto in precedenza avevo
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Campo de’ fiori
MILENA VUKOTIC
E’
NEL RITRATTO DI UNA CAPITALE
come al solito sorprendente e
bravissima, un’attrice che sa
accettare le sfide di tutti i personaggi, anche i più complessi, nell’interpretazione di
una signora raffinata e colta che incontra un
tossicodipendente trentenne (Lorenzo
Lavia), alle cinque del mattino all’Ospedale
S. Spirito, il più antico di Roma, e intreccia
con lui un vivace e disincantato dialogo che
apre uno spaccato sul mondo romano nell’incontro fra generazioni. L’Arcispedale
quando si fa l’alba è questa l’ultima fatica
teatrale della grande Milena Vukotic, una
vera e propria signora della scena che alterna, con grande disinvoltura, personaggi
teatrali e televisivi. Ha, infatti, già iniziato le
riprese della decima serie del Medico in
famiglia, dove interpreta il ruolo, ormai
storico, di nonna Enrica, entrata nel cuore
degli italiani e in particolare di me e di mia
figlia, al fianco di nonno Libero (Lino
Banfi).
Il testo teatrale interpretato dall’attrice insieme a Lorenzo Lavia, scritto da Valerio
Magrelli, è uno dei monologhi
di Ritratto di una capitale,
andato in scena al Teatro Argentina di Roma dal 22 dicembre al
3 gennaio, progetto di Antonello Calbi e Fabrizio Arcuri,
che racconta con la scrittura di
grandi penne, sei scene di una
giornata a Roma con accenti
drammatici, comici, disperati,
atti d’amore e di odio per l’immobilità di una città che, comunque, con le sue luci e le sue
ombre, non lascia mai indifferenti.
Gli altri monologhi, interpretati
da valenti attori, sono Odioroma di Mariolina Venezia
con Anna Bonaiuto e Roberto Di Francesco; Flaminia bloccata, con un gioco
di parole tra la strada e il nome di persona,
di Fausto Paravidino con Pieraldo Girotto, Lucia Mascino e Filippo Nigro.
Poi c’è Roma est che racconta dell’insofferenza verso lo straniero con un litigio tra
una donna romena e un giovane romano di
Roberto Scarpetti, con Lucia Mascino,
Fabrizio Parenti e Josafat Vagni.
Il testo di Elena Stancanelli è intitolato
Angeli cacacazzi ovvero ah, come starei bene a vive se fossi morto e s’ispira
all’incontro tra il poeta di strada Victor Cavallo e il ballerino di Saranno famosi, Leroy
Johnson malato di aids e venuto a morire
a Roma, con Sandro Lombardi e Roberto Latini.
Infine l’ultimo testo, forse il più indigesto
per gli spettatori, è l’epistola alla città
morta, scritta e interpretata da Elvira Frosini e Daniele Timpano, che immagina
due esseri, forse spettri o forse viventi,
che, sulla base della notizia della nuova ripresa dell’Italia, vogliono scuotere gli spettatori e risvegliarli, anche in modo brutale,
dalla loro indifferenza.
Molto bella la colonna sonora composta dal
gruppo dei Mokadelic, che accompagna
puntualmente questo spettacolo così sperimentale. Inoltre, in questo roteare di situazioni e immagini, un plauso particolare va
agli ideatori del set virtuale Luca Brinchi,
Roberta Zanardo/Santasangre e Daniele Spanò che sono riusciti a riprodurre
le suggestioni e le atmosfere dei muraglioni
del Tevere o l’eterna bellezza dei monumenti di Roma e le immense periferie dell’Anagnina, con lo sferragliare della
metropolitana che ne accompagna la vita
ormai multietnica, o le immense strade
consolari, o i cieli solcati da prepotenti gabbiani che ne sono diventati ormai i padroni.
Insomma un bellissimospettacolo!
Maddalena Menza
Per potervi tenere continuamente aggiornati
su tutte le numerosissime iniziative
della rivista che amate di più,
vi invitiamo a mettere il vostro "Mi piace"
sulla pagina di Campo de' fiori
Il profilo Sandro Anselmi (Campo de fiori) sta
per raggiungere la capienza massima e non
potrà più accettare richieste di amicizia.
A poco a poco inizieremo a postare tutto solo
sulla pagina della rivista!!!Invitate anche tutti i vostri amici a seguirci...
Vi aspettiamo sempre più numerosiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii...
Campo de’ fiori
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Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi
R
Il Rione Monti
Le Torri e il Mosè di Michelangelo
isulterebbe obiettivamente molto
difficile fare una
graduatoria dei
rioni di Roma per ordine
d’importanza ma, se proprio fosse necessario stilarla, Monti e Trastevere si
di Riccardo
collocherebbero,
senza
Consoli
dubbio, ai primi posti e
non solo per la loro estensione.
Nel seicento questi due rioni erano in perenne lotta fra di loro e i rispettivi capi,
erano chiamati a dirimere la questione poiché, ognuno di loro, sosteneva di essere il
vero e unico discendente della pura “razza
romana”, conseguentemente, la cosa veniva risolta coltello alla mano alla presenza
dei rispettivi padrini.
I due contendenti si davano appuntamento
all’alba, generalmente dietro una chiesa
dove, alla luce del nuovo giorno, facevano
scintillare le lame fino a quando uno dei due
soccombeva; in tal modo, il vincitore otteneva sul campo il titolo di “bullo”, degno discendente di Giulio Cesare.
Ma, il più delle volte, erano tutti i giovani
dei due rioni che scendevano in campo al
Foro romano, luogo in cui, Monticiani e Trasteverini davano vita alla storica “Sassaiola
di campo vaccino” immortalata da Giuseppe
Berneri nel suo celebre: “Meo Patacca ovvero Roma in feste ne’ i trionfi di Vienna”,
del quale ci siamo occupati in altra occasione.
Il nome di questo rione, il più esteso di
Roma, si riferisce ai tre colli che sono compresi all’interno i suoi confini: Esquilino, Viminale e una parte del Quirinale, senza
contare che, fino agli inizi del novecento,
anche il colle Celio ne faceva parte.
L’enorme patrimonio storico e artistico di cui
è ricco il rione, a ben vedere quasi una piccola città nel cuore della cinta urbana e il
particolare privilegio concesso nei secoli
passati al locale caporione, chiamato a far
parte degli amministratori cittadini, rendono
i Monticiani molto orgogliosi della propria
condizione tanto che, da sempre, sostengono di essere i
“più romani” dei
romani, basti pensare che al suo interno un tempo si
parlava addirittura
una particolare variazione del dialetto romanesco, il
così detto “monticiano”
La Colonna di
Traiano,
rico-
perta da rilievi che la percorrono a spirale, è
il reperto del rione meglio conservato; composta da diciotto enormi cilindri di marmo
bianco sovrapposti l’uno all’altro - l’altezza
complessiva della colonna misura quaranta
metri - narrano la storia delle campagne militari dell’imperatore contro i Daci.
Ma vediamo quali e quante Torri arricchiscono questo rione che ne conta il maggior
numero; oggi ne restano in piedi più di
trenta, fra cui le più famose: la Torre degli
Annibaldi, la Torre degli Arcioni, successivamente dei Capocci, la Torre dei
Cerroni, successivamente rilevata dai Graziani e la Torre dei Conti che insiste all’estremità meridionale dei Fori Imperiali.
Quest’ultima un tempo era alta più del doppio rispetto le attuali dimensioni, tanto da
essere considerata una delle meraviglie di
Roma immortalata, anche, in alcuni versi del
Petrarca. Bellissimo esempio di Torre-abitazione, fatta erigere da Innocenzo III, Lotario
dei Conti di Segni, 1198 - 1216, per la sua
famiglia, sopra la struttura di una delle quattro esedre del
Portico del Tempio della Pace, fu
successivamente
rivestita con lastre di travertino
provenienti dai
Fori,
ulteriormente asportate
per essere utilizzate per la costruzione
di
Porta Pia.
La Torre dei Conti era anche nota come
“Torre Maggiore”, infatti, i circa ventinove
metri oggi visibili, in origine superavano i
cinquanta. A ridurla allo stato attuale alcuni
terremoti, in particolare quelli del 1348 del
1630 e del 1644; alla fine del XVII secolo
sotto il pontificato di Alessandro VIII, Pietro
Vito Ottoboni, 1689 - 1691, subì un importante restauro durante il quale furono costruiti i due robusti contrafforti di rinforzo
tuttora esistenti.
In questo rione incombe la figura di Michelangelo Buonarroti, infatti, sulla parte più
alta del colle Esquilino, si trova la chiesa di
San Pietro in Vincoli, originariamente edificata nel V secolo che conserva le catene
con cui, secondo tradizione, fu tenuto legato
San Pietro durante le sue detenzioni in carcere, ma ciò che attrae maggiormente è la
tomba di Giulio II, Giuliano della Rovere,
1503 - 1513, una delle maggiori opere dello
scultore toscano, dove emerge, poderosa,
la statua del Mosè. Il papa, ancora in
vita, nei primi del cinquecento, commissionò
all’artista questo sfarzoso monumento per la
propria sepoltura,
originariamente il
pontefice avrebbe
voluto che fosse
sistemata
nella
Basilica di San Pietro in Vaticano, i
cui lavori di costruzione erano appena cominciati. Il
progetto originale
prevedeva
ben
quarantasette statue, ma mentre si
procedeva con la
sua realizzazione, il maggiore interesse del
pontefice per la Basilica e, in particolare,
per i dipinti della Cappella Sistina, lo costrinsero a modificare il progetto più volte, riducendo le molte figure pensate in un primo
momento.
Alla morte di Giulio II la tomba era ancora
incompiuta, ma la famiglia della Rovere non
intendeva impegnare altre fortune in quel
monumento, tutto portò inevitabilmente un
ulteriore rallentamento della costruzione
che fu portata a termine soltanto nel 1545,
quando gli allievi di Michelangelo riuscirono
a scolpire le statue ancora mancanti.
La definitiva collocazione della tomba del
Pontefice, con le numerose figure iniziali ridotte a sei, non avvenne nella Basilica Vaticana, bensì nella chiesa di San Pietro in
Vincoli. Una ulteriore grande primato che
possono vantare i Monticiani.
Soffermiamoci sulla figura di Mosè. Questa
statua era stata pensata dal grande Maestro
in posizione frontale, simmetrica rispetto al
monumento, secondo i canoni dell’epoca,
ma lo stesso Michelangelo la trovava troppo
convenzionale per i suoi gusti, quindi decise
di modificarne la postura in corso d’opera,
allo scopo di renderla più dinamica.
Si presentava però una difficoltà dovendo
utilizzare il blocco di marmo in parte già
scolpito, ma ciò non poteva, di certo, far desistere il Buonarroti dalla sua idea che, per
ottenere una figura differente, modificò le
dimensioni della nuova statua rendendola
leggermente più piccola rispetto il progetto
originario; la testa venne parzialmente ruotata, così l’originaria punta del naso divenne
lo zigomo della nuova e la gamba sinistra
venne piegata all’indietro per mascherarne
la minore dimensione rispetto la vecchia.
Alla fine tutto splendidamente perfetto. Non
poteva essere diversamente. Tanto perfetto
che, come narra una leggenda popolare, lo
scorbutico Michelangelo, pur compiaciuto
per il risultato finale raggiunto dalla sua immensa arte, colpì il ginocchio del Mosè con
un martello gridando: “Perché non parli?”.
Campo de’ fiori
L
a D. Time’s Dance e Fitness Accademy di Civita
Castellana ha da poco compiuto il suo primo anno
di attività e, soddisfatta per i successi collezionati,
continua ad offrire tante nuove opportunità a
quanti vogliano affacciarsi al mondo della danza e
dello sport più in generale. Visti gli ottimi risultati raggiunti
in molte delle attività proposte, infatti, la scuola ha voluto
potenziarne alcune, come, ad esempio, il corso di Pole
Dance. L’insegnante Valentina Lorenzetti ha recentemente partecipato ad un corso di formazione a Sanremo,
tenuto dall’attuale campionessa mondiale di Pole Dance,
Polina Volchek. Per quanto riguarda, invece, le discipline di
danza classica, moderna e contemporanea, considerato l’elevato numero degli iscritti, sono state introdotte
due nuove insegnanti Roberta e Maria Chiara, entrambe
di Civita Castellana, diplomatesi presso l’Accademia Nazionale di Danza, l’unico ente che abilita direttamente all’insegnamento. Da settembre 2015, inoltre, sono state
inserite tre discipline del tutto nuove: la Ginnastica Artistica, che ha raggiunto subito un totale di 30 allieve, guidate dalla maestra Lavinia, il corso di Spinning con le
insegnanti Elisabetta e Maria Letizia e quello di Interval Training con la mestra Serena.
Particolare attenzione è rivolta agli orari dei corsi, che
sono stati ampliati e concordati, al fine di poter soddisfare
tutte le esigenze dei frequentanti. La cura degli ambienti
a disposizione e delle attrezzature, sempre all’avanguardia, è un altro dei punti di forza della D. Time’s Dance
e Fitness Accademy che s’impegna ad offrire solo il meglio
per i propri iscritti.
La scuola può vantare di aver partecipato ad importanti
eventi a carattere nazionale, come la manifestazione del
Campidoglio di Roma con il gruppo di danza avanzato e
la serata evento del Piper, la storica discoteca capitolina.
Con tutti i gruppi di danza, poi, la D. Time’s è stata chiamata a partecipare al Festival Danza della ASI. Sul territorio di Civita Castellana, invece, tutte le discipline del
centro sono state invitate al mese dello sport organizzato
dal Comune, nonché agli eventi realizzati presso il “Centro
Commerciale Marcantoni”, il “Boschetto”, etc… Grande successo ha riscosso anche la festa mascherata dedicata ai
bambini l’ultimo sabato di questo Carnevale 2016, con
tanta musica e vero divertimento. E considerata la buona
riuscita avuta la scorsa estate, sempre per i più piccoli,
verrà riproposto il Campus per il periodo estivo, rivolto
ai ragazzi dai 6 ai 12 anni.
La scuola, in così poco tempo, è riuscita a portarsi ad alti
livelli, grazie, non solo alla bravura degli allievi che la
frequentano, ma soprattutto alla preparazione ed alla
professionalità degli insegnanti che vi lavorano.
Questo nuovo anno sarà senz’altro ancora ricco di tante
belle iniziative, come stage presso la scuola o partecipazioni ad eventi importanti, che porteranno alto il nome della
D.Time’s Dance e Fitness Accademy, una palestra che offre
un’ampia scelta di orario per tutte le numerose discipline,
in modo tale da poter soddisfare le diverse esigenze
di chi vuole approcciarsi al mondo dello sport e della danza.
11
12
Campo de’ fiori
Appuntamento al Teatro Bianconi di Carbognano
MICHELE LA GINESTRA e I FAVETE LINGUIS
A
Sergio Piano e Michele La Ginestra
ncora due spettacoli stupendi del
fantastico cartellone allestito dal
Direttore Artistico del Teatro
Bianconi di Carbognano, Giuseppe Magagnini.
L’attore romano Michele La Ginestra ha proposto al pubblico lo spettacolo “M’accompagno da me”. Assoluto show man del
palcoscenico ha interpretato sei diversi per-
Sergio Piano (al centro) e I Favete Linguis
sonaggi, tutti comunque legati tra loro da
un denominatore comune: la giustizia.
Un viaggio tra comicità e profonda riflessione, arricchito da una splendida colonna
sonora e da tante originali filastrocche in
rima.
“Cetra una volta”, invece, portato in scena
dalla compagnia “I Favetes Linguis”, composta da Tony Fornari, Emanuela Fresi e
Stefano Fresi, ha riproposto una carrellata
di indimenticabili successi del gruppo musicale “Quartetto Cetra”, composto da Felice
Chiusano, Giovanni Giacobetti, Lucia Mannucci e Antonio Virgilio Savona, che hanno
fatto la storia della Televisione e del Teatro
Italiano.
Di grande qualità, come ormai affermato, il
cartellone del piccolo teatro nel cuore della
Tuscia.
Sergio Piano
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Cari amici lettori,
non esitate a dire ai nostri
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Campo de’ fiori
13
LA CORRETTA ALIMENTAZIONE:
UN ALLEATO PER IL NOSTRO BENESSERE
V
Dott.ssa Ilaria Melilli
Biologo Nutrizionista
orrei iniziare questo articolo con
una frase di Ippocrate, famosissimo medico greco, che già molti
secoli fa riuscì a capire la stretta
relazione che si ha tra sana alimentazione e salute: “Fa’ che il cibo sia
la tua medicina e che la medicina sia il
tuo cibo”. Questo è assolutamente vero
perché il nostro benessere parte dalla scelta
degli alimenti da portare ogni giorno in tavola.
Lo sappiamo tutti che mangiare è uno dei
piaceri della vita, ma bisogna essere consapevoli di “mangiare bene” e ciò vuol dire seguire una dieta sana ed equilibrata. Il
termine dieta, differentemente da quanto si
pensa, non significa restrizione calorica
bensì “stile di vita”.
Sicuramente la predisposizione genetica influisce in parte sul nostro stato di salute, ma
noi abbiamo due alleati fondamentali per
star bene: la corretta alimentazione e l’atti-
vità fisica che nel complesso costituiscono
lo stile di vita attivo e salutare che tutti dovremmo seguire. Non esiste nessun alimento o pillola magica che racchiuda in se
tutto quello di cui abbiamo bisogno, per
questo è necessario avere una alimentazione varia e bilanciata che comprenda tutti
i giorni carboidrati, proteine, lipidi e fibra.
Il corretto stile alimentare permette al nostro organismo di svilupparsi, rafforzarsi ed
ottenere l’energia quotidiana che serve per
svolgere al meglio tutte le funzioni fisiologiche ad ogni età.
Questo è importantissimo per regolare il nostro “orologio ormonale” aiutandoci a mantenere un giusto peso corporeo, una buona
armonia psicologica e non da ultimo a prevenire l’insorgenza di molte patologie.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’adeguata nutrizione e la
salute due diritti fondamentali per l’uomo.
Purtroppo però sono sempre più numerosi
gli stati patologici determinati dallo stile di
vita sedentario e dall’assunzione di alimenti
qualitativamente e quantitativamente errati,
basti pensare ad obesità, sovrappeso, ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato
cardiocircolatorio, malattie metaboliche,
diabete di tipo 2 e alcune forme tumorali.
Credo sia meglio prevenire che curare!!!! Vi
domanderete quindi … cosa fare?
Prima di tutto iniziamo la giornata con una
buona colazione digeribile che fornisce
l’energia per ripartire dopo il lungo digiuno
notturno. Scegliamo alimenti genuini e magari fatti in casa, evitando prodotti da forno
confezionati e pieni di conservanti.
Non dimentichiamo gli spuntini di metà
mattina e pomeriggio che ci permettono di
placare la fame, evitando le “abbuffate” e
che aiutano il nostro corpo a regolare i livelli
di glicemia e insulinemia responsabili dell’accumulo di massa grassa e di peso.
Comprendiamo nei pasti principali una giusta quota di carboidrati, proteine, lipidi e
fibra. È fondamentale ruotare quotidianamente gli alimenti (cereali e derivati, latte e
derivati, carne, pesce, uova, legumi, frutta
e verdura) così da introdurre tutti i nutrienti
necessari al nostro organismo.
Importantissimo è il consumo quotidiano di
frutta e verdura stagionale per il contenuto
in minerali, antiossidanti e fibra, essenziali
rispettivamente per rafforzare le difese immunitarie, contrastare la produzione di radicali liberi e per ritardare l’assorbimento di
zuccheri, grassi e colesterolo.
Scegliamo come condimento l’olio extravergine di oliva sempre a crudo, moderiamo
l’utilizzo del sale e magari sostituiamolo con
erbe aromatiche che migliorano il gusto dei
nostri piatti.
Assicuriamo al nostro corpo un buon livello
di idratazione, bevendo circa 1,5 – 2 litri di
acqua al giorno (senza aspettare lo stimolo
della sete) per garantire il buon funzionamento cellulare, ma non solo … anche per
ossidare i grassi!!!!!
Vorrei sottolineare inoltre che il concetto di
dimagrimento considerato come perdita di
peso è molto riduttivo oltre che sbagliato,
infatti dimagrire vuol dire perdere massa
grassa e preservare la massa magra. Bisogna quindi conoscere al meglio la nostra
composizione corporea e per far questo il
nutrizionista ricorre ad una tecnica non invasiva chiamata bioimpedenziometria
che permette di valutare nel soggetto il livello di massa grassa, massa magra e liquidi
intra ed extracellulari. Monitorare nel tempo
questi parametri sul paziente è fondamentale per seguire correttamente l’evoluzione
del “trattamento dietetico” e migliorarne
l’efficacia.
Il compito del nutrizionista quindi è quello
di educare il paziente alla sana alimentazione, aiutandolo ad essere più consapevole
nella scelta e nella combinazione dei vari
alimenti per migliorare la sua qualità di vita.
Impariamo a dedicare del tempo a noi, per
la nostra salute, in modo da vivere meglio
e più a lungo!!!
Vi invito a seguirmi sulla mia pagina facebook “Ilaria Melilli biologo nutrizionista”
dove periodicamente tratterò diversi argomenti sull’alimentazione, dando piccoli consigli e rispondendo alle vostre curiosità.
14
Campo de’ fiori
Italo Calvino: un amore fiabesco.
L
e “Fiabe Italiane”
raccolte
dalla
tradizione popolare e trascritte
in lingua dai vari
dialetti.
Cosa può aver spinto uno
di Bruna Ferrini scrittore di successo
quale Italo Calvino,nato
a Cuba da genitori italiani nel 1923 e morto
a Siena nel 1985, alla ricerca delle “ novelline” che si andavano affermando nella tradizione popolare dell’Italia
negli ultimi
cento anni? Una scoperta: il fondo fiabistico
popolare italiano, “data la sua ricchezza e
variegatezza tra reale ed irreale”, era tale
da non invidiare le più note fiabe francesi,
germaniche, nordiche e slave. Da qui, l’urgenza di una raccolta dettagliata che tenesse conto della loro provenienza, degli
amori fatati, delle magie, delle sparizioni,
dei re e regine buone e cattive, dei topi e
draghi parlanti, anche dei lupi e delle
nonne, delle leggende religiose, storielle ed
aneddoti sparsi in mondi fantastici. Nacque
un libro di duecento fiabe e mille pagine con
l’indicazione dell’origine nel tempo e nello
spazio, con il commento di un Calvino la cui
erudizione nel merito si approfondì di favola
in favola giungendo a darci, di ciascuna,
l’appartenenza geografica di regione in regione e persino la prolificità di una popolazione più emotiva e affabulistica di un’altra.
Ne derivò anche uno studio dei dialetti, certamente non facile vista la varietà dei linguaggi in un’Italia non ancora parlante
un’unica lingua, e la provenienza delle fiabe
da mondi remoti e reclusi in usi e costumi
diversi. Ormai preda dell’emozionante scoperta, lo scrittore confessa: “La mia passione ormai inclinava a trasformarsi in
mania, per cui avrei dato tutto il mio Proust
in cambio d’una nuova variante del “Ciuchino caca-zecchini” mentre il mio occhio si
faceva d’una mostruosa acutezza nel distinguere al primo sguardo nel più ostico testo
pugliese o friulano un tipo “Prezzemolina”
da un tipo “Bellinda”. E una volta finito il
viaggio tra le fiabe,
(1956) si domanda se
riuscirà a rimettere i
piedi sulla terra, così
come noi dopo averle
lette tutte nel volume
del 1970 religiosaconservato
mente
nella Biblioteca Consorziale di Viterbo, la
quale ha anche ricordato (aprile 2015) i
trent’ anni dalla morte
dello scrittore con un
commento:
“Unico
autore del novecento
ad essere entrato tra
le letture scolastiche”.
Calvino rimise ben
bene i piedi sulla terra
rifacendosi ad un proverbio toscano forse
non molto noto ai lettori di oggi. “La novella
non è bella, se sopra non si rappella” ovvero raccontando, raccontando, “la novella
vale per quel che su di essa tesse e ritesse
ogni volta chi la racconta, per quel tanto di
nuovo che ci si aggiunge passando di bocca
in bocca”.
La raccolta si apre con ”Giovannin senza
paura” la fiaba scelta dall’autore perché è
una delle più semplici e più belle. Eccone un
breve riassunto: “C’era una volta un ragazzetto che girava per il mondo e capitò in
una locanda a chiedere alloggio: il padrone
disse che posto non c’era ma poteva andare
in un palazzo lontano ma soltanto se non
avesse avuto paura. Lo avverte: nel palazzo “ci si sente” e “si esce altro che
morto”. Giovannin andò con un lume, una
bottiglia e una salsiccia. Nel palazzo c’era
un camino e dalla cappa uscirono due braccia, poi due gambe, poi un corpo, poi una
testa che si riappiccicò su tutto: venne fuori
un gigante che disse a Giovannin: “Vieni
con me”. Viaggiando, mangiando e bevendo,il gigante fece trovare tre marmitte
d’oro al ragazzo che tornò nel palazzo mentre lui spariva di nuovo dalla cappa, prima
con due braccia, poi
due gambe e poi la
testa e poi via del tutto.
Arrivò in visita la Compagnia della Buona
Morte la quale, credendo
Giovannin
morto, voleva portarselo via ma lo trovò
beatamente a fumare
la pipa alla finestra.
Giovannin con quelle
monete “fu ricco e
abitò per sempre nel
palazzo divenuto suo”.
Un commento dell’autore: “Dimostra verso il
sovrannaturale
una
tranquilla fermezza che
dà tutto per possibile,
senza sottostare alla soggezione dell’ignoto”.
In tutte le fiabe, il finale è di una logica che
sembra ben studiata: tutto deve finire in
modo ragionevole e in armonia con il bene
ed il male. A proposito della morte, un’altra fiaba con il finale entro le regole: alla
morte non si sfugge. “Il paese dove non
si muore mai” raccontata a voce in quel
di Verona. ll protagonista vuole andare a
cercare il paese dell’immortalità ma non lo
trova.. Cammina, cammina e poi cavalca,
cavalca su cavallo bianco dal quale non
deve scendere mai finchè giunge presso un
carrettiere caduto a terra che gli chiede
aiuto ma che lo abbranca quando ha ancora
un piede nella staffa: “Ah, finalmente ti ho
preso, sai chi sono? La Morte”. In una fiaba
piemontese, aggiunge Calvino, il protagonista non scende da cavallo e ritorna all’ Isola
della Felicità dov’ è ancora oggi”. Una variante che fa sognare e che si trova ancora
in Abruzzo e in Corsica, avverte l’autore.
E sempre a proposito dei grandi motivi medievali quali La Morte, L’Aldilà, Il Tempo,
ecco un’altra leggenda proveniente da Cor-
Campo de’ fiori
mons, Udine. “Una notte in Paradiso”.
C’erano una volta due grandi amici che dal
bene che si volevano avevano fatto un giuramento. “ Chi si sposa per primo dovrà fare
da compare d’anello all’ altro”. Ma uno
muore e l’altro va a trovarlo nel sepolcro: “
La tomba s’aperse e il vivo seguì il morto”.
Si trovarono in Paradiso e, dopo averlo ammirato a lungo, il vivo torna sulla terra e non
trova più la sposa che nel frattempo è
morta. La cerca ovunque, va dal Vescovo il
quale mostra tutta la curiosità del caso:
“Sei stato all’altro mondo? Raccontami, raccontami qualcosa”. Ma il giovane diventò
giallo come la morte e cadde in terra morto
per dolore . “Così morì , senza poter raccontare nulla di quello che aveva visto”.
E sempre per lasciare la Morte al centro
della Vita, eccola nel fiasco con la novella:
“La Morte nel fiasco”. C’era un locandiere
ricco e generoso che mise fuori un’ insegna:
“ Chi va alla mia locanda mangia gratis”… Si
trovò a passare il Maestro con gli apostoli e
S. Tommaso disse : “ Finchè non vedo, non
ci credo”. Mangiarono gratis ma il locandiere
chiese una grazia: “ Maestro , ho un fico e
via via che i fichi maturano i ragazzi se li
mangiano”… Chiese ed ottenne che i ragazzi, colpevoli, non potessero più scendere
dall’albero. Passarono gli anni, il locandiere
prima di morire fece abbattere l’albero ma
da un ramo ottenne un fiasco, dentro al
fiasco finì una mosca, chiese alla Morte di
entrare per salvare la mosca e quando fu
dentro tappò il fiasco! Con la Morte tappata nel fiasco nessuno più moriva finchè il
Maestro disse al locandiere : “Ti pare una
bella cosa tenere la Morte nel fiasco? Nessuno più muore”. Allora il locandiere chiese
che, in cambio della Morte uscita dal fiasco,
lui voleva andare in Paradiso. “ Allora il fiasco fu sturato e la Morte fu liberata”. Il locandiere fu lasciato in vita qualche anno per
guadagnarsi il Paradiso e poi la Morte tornò
a prenderselo.
La voce dell’amore non è di certo bandita
dalle novelline italiane e Calvino la esalta
raccontando: “La sorella del Conte”.
“Si conta e si racconta che c’era una volta
un Conte ricco quanto il mare e questo
aveva una sorella bella quanto il sole e la
luna e che aveva diciott’anni”. Nessuno
l’aveva conosciuta perché il fratello la teneva rinchiusa ed allora lei fece un buco nel
muro sotto un quadro e vide dall’altra parte
un palazzo dove un Reuzzo era illuminato
da un lampadario.
“Lampada d’oro, lampada d’argento , che fa
il tuo Reuzzo, dorme o veglia”?
E il lampadario rispose: “ Entrate, signora,
entrate sicura. Il Reuzzo dorme, non abbiate paura”.
Ella entrò, si coricò accanto al Reuzzo il
quale l’abbracciò, la baciò e le disse:
“Signora donde siete, donde state? Di quale
stato siete?
E lei, facendo ridere la sua boccuccia d’oro
rispondeva: “Reuzzo che chiedete, che
guardate, tacetevi ed amate”. E poi scomparve. Disperato chiamò Consiglio per saper
cosa fare per ritrovarla. Prima gli disse di
legare i capelli a un braccio e lui lo fece ma
lei poi se li tagliò, poi un’altra volta si pose
la collanina di lei intorno al braccio che lei
tagliò; poi mise un bacile d’acqua sotto il
letto e dentro sciolse lo zafferano. Consiglio
spiegò: “Appena si leva la
camicia, gettatela dentro.
Quando lei se la rimetterà
per andare via, lascerà
l’orma”. Ma lei lava la camicia e scappa di nuovo finchè
un giorno il Reuzzo, invece
della Signora si trovò accanto nel letto un “ bambino bello come un angelo”.
Il Reuzzo ha capito tutto e
si domanda con ansia “
Come farò a riconoscere
sua madre”? Consiglio accorre e gli offre un ultimo
consiglio: “ Sacra Corona.
Fate finta che sia morto,
mettetelo in mezzo alla
chiesa e date ordine che
tutte le donne vengano a piangerlo. Chi lo
piangerà più di tutte sarà sua madre”.
Venne alla fine la Contessina: “O figlio figlio!
Che per avere troppe bellezze mi son tagliata le mie brune trecce, Che per essere
troppo bella mi son tagliata la mia catenella,
che per essere troppo vana ho la camicia di
zafferano”.
Il Reuzzo e il Consiglio si misero a gridare:
“ Questa è la madre!”.
Mai il finale fu più fiabesco: si sposarono e
vissero felici e contenti.
Sembra di vedere lo scrittore mentre commenta “ La più bella fiaba d’amore italiana
.. d’un dettato così struggente che piacerebbe riportare tutto in dialetto: “ Riuzzo
che diciti , che spiiti….”
Da Borgetto - Palermo raccontata da Francesca Leto.
Ancora “Il Bambino che diede da mangiare al Crocifisso”.
Un contadino timorato di Dio trovò nel suo
15
campo un bambinello. Lo prese e lo allevò,
un giorno lo portò con lui a Catania e lo lasciò nella cattedrale mentre lui andava per
commissioni. Durante una funzione religiosa, vide per la prima volta un Crocifisso
e domandò: “Cumpareddu perché v’hanno
inchiodato a questo crocifisso? Avete fatto
qualcosa di male ? Non lo dovete fare mai
più”. Fatta sera, si fece chiudere in chiesa
perché “ Quel poveretto rimane solo. Non è
vero, cumpareddu vi fa piacere che io resti
qui con voi”? Ma il suo parlare mise paura
al sagrestano mentre il curato, pensando
che il bambino avesse fame, gli fece portare
i maccheroni. E lui: “ Cumpareddu, avrete
fame , chissà da quanto tempo non mangiate. Prendete un po’ di maccheroni”, disse
al crocifisso. E così parlando s’arrampicò
sull’altare spingendo forchettate di maccheroni nella
bocca del Signore. Poi:
“Cumpareddu, non avete
sete? Bevete un po’ del mio
vino”.. Il Signore allungò le
labbra e bevve il vino. Infine, “Il bambino cadde
morto e volò in cielo e lodò
Dio”. La notizia si sparse per
tutta la città e quando tornò,
il contadino ringraziò il Signore per avergli dato un figlio santo. Per tutta la vita
fece la carità ai poveri e si
meritò il Paradiso. “Così
possa succedere a tutti voi”.
E, per finire, eccone una
dalla capitale: la notissima “Nerone e
Berta” delle nostre nonne e dalle infinite
varianti.
“Questa Berta era una povera donna che
non faceva altro che filare , perché era una
brava filatrice”. Un giorno incontrò l’imperatore Nerone molto noto e gli augurò di campare mille anni. Questi le chiese il perché e
lei rispose: “Perché dopo uno cattivo ne
viene sempre uno peggiore”. E Nerone di rimando le chiese di portare al palazzo tutto
il filo filato in un giorno e poi lo fece misurare dal suo maestro di casa dicendo: “ Per
quanto è lungo il filo, la campagna di qua e
di là della strada è tutta di questa donna”.
Berta non ebbe più bisogno di filare perché
era divenuta “una signora” ma tutte le
donne che non “avevano da mettere insieme il pranzo con la cena” si presentarono a Nerone per chiedere lo stesso
trattamento. Ma Nerone rispondeva: “Non
è più il tempo che Berta filava”.
Campo de’ fiori
16
UNA VOLTA NELLA VITA
L
iceo Léon Blum di Créteil,
una piccola città nella
banlieue sud-est di Parigi: la scuola è un crogiolo di etnie, confessioni
religiose e conflitti sociali. La professoressa Anne Gueguen, con il
di Catello
parere contrario del preside, e
Masullo
contro ogni probabilità di successo, propone alla sua classe,
una delle più turbolente, di partecipare a un concorso nazionale di storia dedicato alla deportazione
nazista...
Questo film, basato su una storia vera, è un film
bellissimo. Si pensa sempre che sull’olocausto sia
stato oramai detto tutto. E che ogni riproposizione
del tema possa risultare come una noiosa ed inutile
rimasticatura. Non passa anno che non ci si debba
ricredere. Ancora una volta un film alto, denso. Che
ti lascia senza fiato. Pur rifuggendo da ogni retorica.
Un film asciutto, netto, che va dritto all’obiettivo. E
che racconta come ragazzi sfiduciati, sbandati, rancorosi, ideologicamente prevenuti, quando sono
aiutati con approccio empatico ad approfondire una
delle più grandi tragedie della storia della umanità,
possano cambiare radicalmente la propria vita. Riscoprendo dentro sé stessi i tratti di umanità che
dentro di noi albergano dalla nascita. Di qualsiasi
etnia o religione si sia. Come scrisse Albert Einstein
sul modulo dettagliatissimo (e anche piuttosto discutibile, dovessi dire) dell’ufficio immigrazione degli
Stati Uniti, la prima volta che vi recò, alla voce che
chiedeva “razza di appartenenza”, specificò semplicemente e magnificamente solo : “umana”!.
Da non perdere.
TITOLO :UNA VOLTA NELLA VITA (LES HERITIERS)
REGIA : Marie-Castille Mention-Schaar
SCENEGGIATURA: : Ahmed Dramé, Marie-Castille Mention-Schaar
INTERPRETI PRINCIPALI:
INTERPRETI
DOPPIATORI
PERSONAGGI
ANNE GUEGUEN
Ariane Ascaride
ROBERTA GREGANTI
MALIK
Ahmed Dramé
MANUEL MELI
MELANIE
Noémie Merlant
VERONICA PUCCIO
YVETTE THOMAS
Geneviève Mnich
BARBARA CASTRACANE
MAX
Stéphane Bak
ALESSIO PUCCIO
RUDY
Amine Lansari
DAVIDE PERINO
JAMILA
Wendy Nieto
GAIA BOLOGNESI
SAID
Aïmen Derriachi
OLIVIER / BRAHIM
Mohamed Seddiki
DANIELE RAFFAELI
JULIE
Naomi Amarger
CAMILLA MURRI
CAMELIA
Alicai Dadoun
LUCREZIA MARRICCHI
THEO
Adrien Hurdubae
NICCOLO’ GUIDI
KOUDJIJI
Raky Sall
LEA
Koro Dramé
LEON ZYGUEL
Léon Zyguel
MANLIO DE ANGELIS
IL PRESIDE
Xavier Maly
OLIVIERO DINELLI
WILLIAM
GABRIELE PATRIARCA
SIG.RA LEVY
LORENZA BIELLA
INSEGNANTI
TIZIANA AVARISTA
ROBERTO GAMMINO
GIO’-GIO’ RAPATTONI
SUPPLENTE
ELEONORA DE ANGELIS
PORTAVOCE MINISTERO
ANGELO NICOTRA
VOCE DOCUMENTARIO
JOY SALTARELLI
PRODUZIONE: MARIE CASTILLE MENTION SCHAAR, PIERRE KUBEL PER
LOMA NASHA FILMS, VENDREDI FILM, TF1 DROITS AUDIOVISUELS, UGC IMAGES, FRANCE 2 CINÉMA, ORANGE STUDIO
ORIGINE: FRANCIA - 2014
DISTRIBUZIONE: LUCKY RED/PARTHÉNOS (2016)
DURATA: 105’
SOGGETTO: COMMEDIA - DRAMMATICO
FRASI DAL CINEMA : “Questa è una immagine di propaganda. Non esistono immagini innocenti!”. (Ariane Ascaride alla classe, a proposito della immagine proiettata
di un timpano di una chiesa italiana, dove Maometto viene raffigurato all’inferno).
“è il concorso nazionale della resistenza e della deportazione... vi scrivo il titolo alla
lavagna : “I bambini e gli adolescenti nel sistema concentrazionario nazista”. (Ariane
Ascaride alla classe).
“la seconda guerra mondiale ha fatto 60 milioni di morti, gran parte civili. 6 milioni
sono morti solo perché ebrei, 300.000 solo perché zingari!”. (Ariane Ascaride alla
classe).
“Chi si elimina per primi se si vuole cancellare una specie? Le donne ed i bambini,
perché sono quelli in grado di riprodurre la specie!”. (Geneviève Mnich alla classe).
“Shoah in ebraico significa annientamento!”. (Geneviève Mnich alla classe).
“che cos’è questa frase?
L’ho letta in un libro : “Un bambino ad Auschwitz”, di Maurice Kling!”. (Ariane Ascaride e Adrien Hurdubae, a proposito della frase : “Je suis un exeption”. ).
VALUTAZIONE SINTETICA (in decimi):
Leggenda:
CAPOLAVORO: 10
DA NON PERDERE: 8
DISCRETO: 6
DA EVITARE: meno di 6
8
“Con 225 kg di mais ci fai un pieno ad un’auto, oppure ci nutri un messicano per un
anno.
Professoressa, come si fa se il messicano c’ha la macchina?”. (Ariane Ascaride ed
alunno).
“Ho spesso considerato che la moralità consista nel coraggio di fare una scelta”
(scritta nel cortile della scuola)
Campo de’ fiori
17
Presentazione Calendario 2016
Concorso di Bellezza “Reginetta Dei Due Mari”
L’
Associazione Sviluppo e Territorio, per Reginette Dei Due Mari,
si prefigge di conservare e tramandare le tradizioni delle Arti e
Dei Mestieri. Interessanti iniziative mirate soprattutto all’inserimento e alla
formazione per i giovani.
Il 30 gennaio con il patrocinio del Comune
di Melpignano alla presenza del Sindaco
Ivan Stoneo nella suggestiva location dell’ex
convento degli Agostiniani si è svolto un
emozionante e interessante evento, unico
per la partecipazione delle Poste Italiane.
Unico perché per la prima volta, per un
Concorso di Bellezza viene fatto un Annullo
speciale per le cartoline, con le foto delle
nostre Reginette Dei Due Mari. Questo timbro, Annullo speciale temporaneo sarà depositato al Museo delle Poste Italiane di
Roma.
Altro momento emozionante per le Reginette Dei Due Mari, oltre le cartoline, è
stato scoprire le immagini che compongono
il calendario 2016. Altrettanto protagonisti i
nostri bravi stilisti Salentini, che hanno fatto
la storia della Sartoria italiana: Gino Longo
con la sua collezione estrosa ed elegante,
Sposanova di Luigina Epifani con le sue nuvole, romantici abiti da sposa ed infine Salvatore Solombrino che rappresenta il Made
in Italy con orgoglio e pregio in Giappone.
Tutto questo affascinante percorso è iniziato
nel dicembre 2015 con la proclamazione
della bella leccese Francesca Moretti e tutte
le bellezze che vi hanno partecipato. È stata
presentata, inoltre, la 1° edizione dell’Oscar
della Moda Pugliese ed è stato consegnato
questo riconoscimento a Gino Longo, Luigina Epifani, ed a Salvatore Solombrino.
Tutto questo è merito della grande persona
di spessore e cultura, Mino Cartelli, e della
solare e intelligente Luna Fiore, seguito da
Le finaliste e la vincitrice del concorso di bellezza “Reginetta dei due Mari” (al centro), che
hanno realizzato il calendario, insieme a Luna Fiore, Mino Cartelli, patron della manifestazione e
Giovanna Lauretta.
uno staff di professionisti dove ognuno
svolge il proprio ruolo con classe e professionalità, dell’agente del Lazio e Sicilia la
manager Giovanna Lauretta, dell’agente
della Calabria Gino Caruso, della Puglia Alex
Tundo, dell’inimitabile Maestra Ida Decenvirale al settore canto, del regista coreografo Matteo Giua, dell fotografo ufficiale
Marco Serri e del responsabile riprese video
Antonio Chiaratti.
Hanno allietato la serata con professionalità
vari artisti e tanti ospiti: il vocal coach e
cantante Ettore Romano, da Io canto,
Chiara Corallo, Luigi Marra ed i Ta Zamatari,
Due rappresentati del Gruppo Poste Italiane S.p.a. con Francesca Moretti, vincitrice del
concorso “Reginetta dei due Mari 2015” e Mino Cartelli, patron dell’evento (al centro).
Sammy (showgirl), Gabriele Polimeno (attore), Matteo Perrone (attore), i Maestri Oliver De Salvo e Sabrina Greco di Onda
Caribe, ed infine il piccolo Denis Damelio.
Spettacolare la torta finale personalizzata
con le immagini di tutte le Reginette, realizzata dalle brave Teresa e Silvana.
La serata con stile e professionalità è stata
condotta magistralmente dal simpatico Ivan
Bonetti e con la complicità della splendida
Luna Fiore.
Giovanna Lauretta
Foto di Marco Serri
Mino Cartelli e Luna Fiore
Campo de’ fiori
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LA RUBRICA DEGLI EROI
Dedicata ai combattenti della Grande Guerra di Civita Castellana
Romeo Mezzanotte e Arcangelo Belloni
I
n questa parte tratterò la storia di altri
due valorosi civitonici che hanno meritato la medaglia
d’Argento al Valor Militare:
il Capitano Romeo Mezzadi Arnaldo Ricci notte ed il Caporale [email protected] gelo Belloni, ambedue
sopravvissuti
all’azione
eroica (descritta nella motivazione della medaglia) nonché alla guerra.
Il Franci li descrive nelle pagine 22 e 23 del
suo libretto che io riporto integralmente di
seguito:
Il Capitano Romeo Mezzanotte di Civita Castellana, guadagnò la sua medaglia d’Argento al valor Militare durante la famosa 11°
battaglia dell’Isonzo (come la catalogano gli
storici).
Quando si verificò l’azione bellica che gli fece
guadagnare la medaglia suddetta, egli
aveva ancora il grado di Tenente, promosso
poi Capitano subito dopo. Il Tenente Mezzanotte era inquadrato nell’89° reggimento
fanteria mitraglieri, facente parte della Bri-
gata Salerno con sede a Genova in tempo di
pace. Il suo reggimento fu lanciato all’attacco delle poderose fortificazioni nemiche il
giorno 15 agosto 1917; al termine di questa
battaglia, il reggimento lasciò sul campo ben
9 ufficiali e 305 soldati di truppa. Fu proprio
in quella occasione che il nostro tenente civitonico si distinse eroicamente e guadagnò
la Medaglia d’Argento al valor Militare con la
motivazione che segue:
“... Ten. Dell’89° Rgt fanteria – già distintosi
per coraggio e valore, azionando personalmente una mitragliatrice in posizione facilmente individuabile, con la quale riusciva a
neutralizzare l’azione delle mitragliatrici nemiche, muoveva arditamente all’assalto,
spingendosi tra i primi, tanto avanti, da rimanere per qualche tempo isolato, tra le due
linee avversarie. In un successivo assalto con
la compagnia mitragliatrici, di cui aveva il comando, dopo aver tentato coraggiosamente
di impedire l’aggiramento nemico ed avere
fatta tutta la possibile difesa, sopraffatto dal
numero e leggermente ferito, veniva catturato. Hermada 19-21 agosto 1917...”
Il Monte Hermada fa parte della catena del
Carso ed è ubicato vicino Trieste; veniva
chiamato monte, ma in realtà è una collina
alta 323 metri.
Secondo le mie ricerche questo valoroso
ebbe la fortuna di ritornare a casa a Civita
alla fine della guerra, con il grado di Capitano; non saprei dire con esattezza l’anno
della sua scomparsa.
Sempre nel libretto del Franci, a pagina 23,
viene descritta poi l’azione eroica del caporale civitonico Arcangelo Belloni.
Innanzitutto ringrazio i signori Arcangelo e
Mauro Belloni, rispettivamente nipote e pronipote del caporale Arcangelo, oggetto della
ricostruzione storica che segue, per avermi
fornito alcune informazioni nonché le foto relative.
Il Caporale Arcangelo Belloni, nacque a Civita Castellana nell’anno 1893 e morì sempre
a Civita nel 1945.
La battaglia dove il Belloni guadagnò la medaglia d’argento al valor Militare, viene definita dal D’Annunzio “ la battaglia del solstizio
“; essa si svolse sul fiume Piave dal 15 al
22 giugno 1918 con la nostra vittoria finale.
Questa volta, furono gli austriaci che andarono all’attacco, impiegando ben 60 divisioni.
Alla fine delle azioni belliche, si contarono
90.000 perdite fra noi italiani e 150.000 fra
gli austro-ungarici…….anche qui le perdite
maggiori si verificarono nella parte degli attaccanti.
Il Caporale Arcangelo Belloni era inquadrato
nelle truppe d’assalto degli arditi; al termine
della battaglia gli fu concessa la medaglia
d’Argento al valor Militare con la motivazione
seguente:
“Belloni Arcangelo nato a Civita Castellana
nel 1893, Caporale del II reparto d’assalto,
matricola 28853 – Tiratore di un’arma, non
esitava a porsi allo scoperto per sostenere
ingenti masse avversarie sul fianco, falciandole con micidiali raffiche e permettendo così
la rioccupazione della linea. Circondato da
forze nemiche soverchianti, distrutta l’arma,
sfuggiva all’accerchiamento per guidare all’attacco la truppa rimasta priva di ufficiali –
Argine Regio (Piave) 15-21 giugno 1918.
Quando compì l’azione aveva 25 anni di età!
Il caporale Arcangelo Belloni nel 1918
Anche Arcangelo ebbe la fortuna di ritornare
a casa alla fine della guerra; partì di nuovo
per partecipare come volontario franchista
alla guerra civile spagnola che si svolse dal
1936 al 1939. Come ci dice la storia, in quella
guerra si trovarono di fronte volontari italiani
che erano dalla parte delle truppe franchiste, contro quelli (sempre italiani) che facevano parte delle truppe internazionali
repubblicane.
Madrid 1939 - Arcangelo Belloni (primo a dx)
ricoverato in un ospedale militare franchista
Morì poi nel 1945 a Civita Castellana di malattia, molto probabilmente di diabete.
continua nel prossimo numero….
Campo de’ fiori
19
FALISCI e CELTI: IL PASSATO REMOTO TRA NOI
Apparentemente lontani centinaia di chilometri,
in realtà calpestarono le stesse terre
Pubblichiamo con piacere l’articolo inviatoci dalla nostra amica,
nonchè assidua lettrice di Campo
de’ fiori, la scrittrice Margherita
Barsimi, residente a Pont Saint
Martin (AO), la quale ha casualmente scoperto un antichissimo
legame tra la Valle D’Aosta e i nostri antenati Falisci.
I
l percorso espositivo della
mostra “Alt(r)i popoliFalisci/Celti” si sviluppa
nel sottosuolo degli scavi
del Museo Archeologico
Regionale di Aosta. La scelta di
confrontare due diversi popoli e
due civiltà distanti ma appartenenti ad un’analoga fase storica, quella dell’età del Ferro, è stata dettata dalla
considerazione che i rispettivi territori, collocati lungo importanti vie di comunicazione, hanno visto sorgere insediamenti su
alture facilmente difendibili. Inoltre, tutte e
due le etnie, i Falisci della Tuscia e i Celti
della Valle della Dora Baltea, si svilupparono
in un periodo di grandi cambiamenti, segnati dall’evolversi della metallurgia, di
scontri ma anche da ricchi scambi commerciali e culturali. La mostra è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra il Polo
Museale Regionale e la Soprintendenza Archeologica della Toscana e ha avuto l’innesco dalla coincidenza rappresentata dalla
scoperta, ad Aosta, durante gli scavi per la
costruzione del nuovo ospedale, della
“tomba del guerriero”, mentre a Firenze era
in via di allestimento la Mostra “I Falisci, popolo delle colline”. “Il Guerriero” di Aosta e
il suo corredo funerario risalgono allo stesso
periodo a cui appartengono i reperti del Mibact della Mostra di Firenze. La scoperta del
tumulo di Aosta, l’allestimento della Mostra
al MAR e il relativo catalogo si devono alla
ditta Akhet (Claudia De Davide e David
Wicks e ai loro collaboratori). “ALT (R) I POPOLI” sarà visitabile al MAR di Aosta dal 19
dicembre 2015 al 31 marzo 2016, tutti i
giorni, lunedì escluso, dalle 10 alle 13, dalle
14 alle 18.
Più che comprensibile lo sconcerto evidente
tra i valdostani che, leggendo le locandine
della nuova mostra, inaugurata venerdì 18
dicembre 2015al Museo Archeologico Regionale, cercavano conforto tra amici e colleghi… “I Celti, va da sé, tutti più o meno,
sanno dove e quando collocarli, ma i Falisci,
vien da chiedersi come don Abbondio, chi
sono costoro?”. Nemmeno i testi di Storia
antica tradizionali sono attenti alle vicende
di questo popolo del Lazio settentrionale,
sostanzialmente corrispondente all’attuale
provincia di Viterbo, stretti nella morsa tra i
più numerosi e potenti Etruschi, a nord, e
quelli, che poi assumeranno il nome generico di “Romani”, a sud. Le guide turistiche
parlano spesso della Tuscia viterbese, in relazione soprattutto agli itinerari paesaggistici e della Via Amerina e delle forre del
fiume Treja, il territorio delimitato a nord dal
Tevere, a ovest dalle propaggini dei monti
Cimini e a sud dal sistema collinare dei Sabatini. Altro itinerario di una certa risonanza
è quello legato alle Ville storiche e ai relativi
giardini che rispondono al nome del Castello
Ruspoli di Vignanello, del Palazzo Farnese
di Caprarola, di Villa Lante di Bagnaia e del
Santo Bosco di Bomarzo. Nel primo caso,
l’attrattiva principale è la morfologia del territorio, tra dolci colline ammantate di coltivazioni intensive di noccioli e profonde
spaccature che danno origine alle cascate
del Treja; nel secondo caso, quello delle
grandi Ville, retaggio d’insediamenti di potenti famiglie romane, che nel XVI secolo,
scelsero queste contrade per creare, proprio
nella sontuosità delle ville e dei giardini in
cui sorgevano, il segno indiscutibile della
loro potenza.
Proprio come ad Aosta, anche nella Tuscia,
nella stratigrafia degli insediamenti, soltanto
in tempi relativamente recenti, gli studi e le
ricerche archeologiche hanno avuto modo
di scoprire le testimonianze, sepolte sotto
secoli di “altra” storia, degli antichi abitatori.
Nel percorso dell’esposizione allestita nel
sotterraneo del MAR, s’incontrano nomi di
località della Tuscia che, sconosciuti ai più,
portano a scoprire le radici della civiltà romana, frutto di un sincretismo in cui confluirono le eccellenze etrusche e falische
originarie, nel momento in cui i bellicosi e
determinati romani imposero la loro forza
preponderante.
Molti dei reperti esposti, provengono da Civita Castellana, da Falerii e Narce. L’attuale
Civita Castellana, sorta sulle rovine della falisca Falerii, distrutta dai Romani nel 241
a.C. è oggi il centro più importante della
provincia, dopo il capoluogo Viterbo. Narce,
forse anticamente chiamata Tevnalthia, sorge nel Parco del
Treja, a pochi chilometri da Calcata, il cui abitato è sorto su una
roccia di tufo, le cui case-grotte,
lasciate dagli abitanti negli anni
‘50 e ’60, sono divenute ora un
centro turistico alla moda, abitato da artisti e artigiani “fuori
dagli schemi”… Tra il secolo VIII
e il VII avanti Cristo, Narce fu un
centro di primaria importanza
economica sulla via del sale; il
fatto è dimostrato dalla ricchezza
dei corredi funerari, soprattutto
per quanto riguarda le sepolture
femminili, che testimoniano
come nella società falisca fosse
importante il ruolo della mater familias.
Nella sepoltura di Pizzo Piede, tutto lascia
pensare che la defunta fosse una sorta di
principessa, sepolta in una fossa di grandi
dimensioni, su un telo intessuto di placche
di bronzo e ambra, accompagnata dal carro
di parata.
I reperti esposti ad Aosta, provenienti dal
Museo Archeologico di Firenze, rappresentano in modo eloquente il grado di civiltà
raggiunto dai Falisci di Narce, prima della
romanizzazione, che nel suo caso non fu
violenta e improvvisa, ma corrispose a un
processo lungo e graduale, com’è dimostrato dalla tabella in bronzo, dedicata a Minerva e risalente al II sec. a.C., in cui la
lingua usata è ancora quella falisca. “Alt(r)i
popoli”, è intitolata la mostra di Aosta, dove
la doppia possibile lettura (altri e alti) è la
sintesi perfetta del significato della mostra
stessa. “Altri” popoli, prima di quello romano, hanno abitato e arricchito l’Agro falisco come la Valle d’Aosta; “alti”, perché sia
i Celti che i Falisci preferivano vivere sulle
alture, che possono essere intese in senso
fisico, ovviamente, ma anche in senso figurato… Popoli di culture raffinate, la cui vita
prendeva senso dal concetto ben presente
della morte, alla quale dedicavano tanta
cura, da valicare i millenni per parlare ad
epigoni, spesso indifferenti e privi di spiritualità… La recente e casuale scoperta, avvenuta durante gli scavi per il nuovo
ospedale, della “tomba del guerriero” ha
messo gli archeologi e gli storici nella condizione di rivedere la storia pre-romana in
Valle d’Aosta, come gli scavi condotti in anni
recenti al santuario di Monte Li Santi
(quando i toponimi sono parlanti!), hanno
portato alla luce i resti di un articolato complesso di altari ed edifici sacri che dal V
giunge fino alla fine del II sec. a.C. Luoghi
lontani, si dirà, ma uniti da un legame
ideale e spirituale che annulla qualsiasi distanza fisica e temporale.
Margherita Barsimi
20
Campo de’ fiori
Il Dott. Funicello saluta i colleghi di Civita Castellana
Il Presidente della Commissione Invalidi ha raggiunto il traguardo della pensione
“I
l regalo più bello che ho ricevuto per questo mio traguardo raggiunto è un video
postato sul mio profilo facebook da una persona che neanche conosco”. Queste sono le prime
parole del Dott. Funicello quando ci incontriamo appena iniziata questa sua nuova
fase della sua vita in pensione.
Si tratta, infatti, di un video realizzato con il
testo di uno dei suoi articoli pubblicati sulla
nostra rivista, una sorta di coming out nel
quale lui stesso confessa le difficoltà spesso
incontrate nel suo lavoro, in particolar modo
nei panni di presidente della commissione
invalidi civili della ASL VT5.
Originario di Napoli, studia e si specializza
in medicina legale presso l’Università La sapienza di Roma e muove i suoi primi passi
negli ospedali romani, fino ad arrivare nel
viterbese in qualità di medico del pronto
soccorso di Vetralla. Approda poi a Civita
Castellana, dove si guadagna la carica di
Presidente della Commissione Invalidi Civili,
che ricoprirà fino ai primi giorni di Febbraio
2016.
Qual è uno dei ricordi più belli di questa sua lunga carriera di medico?
“Ce ne sono davvero molti. Forse uno dei
primi interventi che mi sono trovato a fare.
Ero da poco arrivato al pronto soccorso di
Vetralla quando si presentò un uomo che
aveva subito un trauma ad una spalla.
Aveva il braccio quasi praticamente staccato
ed io riuscii a riattaccarlo alla spalla. Fu una
vera soddisfazione per me”.
Come è stata invece la sua lunga esperienza in qualità di Presidente della
commissione invalidi?
“E’ stata piuttosto impegnativa. È un ruolo
non proprio facile, spesso oserei dire anche
scomodo. Sono stato amato ed odiato, ma
ho sempre cercato di fare la scelta giusta,
senza condizionamenti e soprattutto deontologicamente corretta. Mi sono trovato a
volte in situazioni difficili ma mi sono sforzato di seguire ciò che ritenevo professionalmente più regolare”.
Dopo tanti anni di lavoro svolto qui
presso la ASL VT5 di Civita Castellana,
è stato circondato da tanti colleghi e
collaboratori. C’è qualcuno in particolare al quale si sente di voler dire grazie?
“Non voglio assolutamente fare nomi e cognomi per correttezza nei confronti di tutti.
Posso dire di essermi comunque trovato
bene, anche se, certo, i confronti sono stati
spesso inevitabili. Non si possono vedere
sempre le cose allo stesso modo. Senz’altro
posso dire che c’è stata una persona al mio
fianco per tanto tempo con la quale mi sono
trovato molto bene ed ho avuto il piacere di
collaborare. Ritengo che sia professionalmente molto valida e le auguro il meglio”.
Quali sono i progetti per questa nuova
fase della sua vita?
“Sicuramente continuerò a frequentare
molto Civita Castellana, sempre per questioni di lavoro. Sarò reperibile, infatti,
presso gli ambulatori privati che si trovano
all’interno della Cittadella della Salute e poi
farò ambulatorio anche in altri paesi”.
Ma se non sbaglio lei sta lavorando
anche ad un nuovo libro?
“Sì, esatto. Si tratta di un libro sulla storia
delle medicina legale. Un lavoro piuttosto
notevole che spero di ultimare a breve,
anche se dovrò recuperare il file da una persona di fiducia alla quale avevo dato la
bozza da visionare, poiché la mia copia l’ho
perduta insieme alla chiavetta USB (sorride
un po’ amareggiato!)”.
Una piccola festicciola con tutti i suoi colleghi di Civita Castellana ha chiuso in bellezza
la carriera del Dott. Sergio Funicello che
continuerà però a svolgere il suo lavoro privatamente.
Collaboratore della rivista ormai da qualche
anno, proseguirà a scrivere per tutti voi affezionatissimi lettori di Campo de’ fiori.
Ermelinda Benedetti
Campo de’ fiori
22
IL LAGO DI VICO
Una storia avvolta nel mistero, tra mito e leggenda
Q
uando il vulcano Cimino
era ancora in
attività, creando intorno
la catena dei
monti che prendono da
di Roberto
esso il nome, il magma premendo verso l’uscita proRagone
vocò una frattura del suolo
non ancora consolidato, dando origine ad
una ‘valle di lacerazione’ della lunghezza di
alcuni chilometri in direzione Sud, in fondo
alla quale scorre il Rio Vicano. Questo è così
chiamato dalle acque del lago che venne formandosi nel cratere del vulcano quando esso
si spense. La concavità che si era formata intorno al cratere spento, non potendo contenere tutte le acque che vi convogliavano le
piogge del bacino imbrifero (Km. 42), prese
a scaricarle nella valle di lacerazione nel
punto in cui l’orlo della cintura di essa era
più basso e dietro il quale inizia la valle
stessa. Il nome di Vico sembra derivare al
lago da un Vicus Elbii, o villaggio di pescatori formatosi intorno ad esso.
Secondo la favola riferita da Marco Servio
Onorato, il lago di Vico dovrebbe la sua
origine ad Ercole, che piantò la sua clava
nella conca dell’ex vulcano e quando la ritrasse zampillò una gran polla d’acqua che
formò il lago Cimino. Annibal Caro, il poeta
di corte del cardinal Alessandro Farnese
Juniore, suggerì ai fratelli Zuccari di riprodurre nella sala dei fatti di Ercole del Palazzo di Caprarola la favola riferita da
Marco Servio Onorato. Questa era conosciuta
sul luogo; anzi alcuni ritengono che l’antro
esistente alle pendici meridionali di Monte
Venere non fosse che uno speleo consacrato
ad Ercole dagli aborigeni che credevano di
avere beneficiato del dono del semidio. Il
suggerimento di Annibal Caro diede lo
spunto agli Zuccari per un capolavoro di pittura e prospettiva.
Giulio Balducci pensa che Annibal Caro, col
suggerimento dato agli Zuccari, volle intenzionalmente ricordare una impresa idraulica
dei Farnese, cioè la costruzione dell’emissario che conduce le acque del lago nel vicino
vallone, fatta eseguire da Ranuccio Primo, o
il cunicolo lungo dodici miglia fatto scavare
dal cardinal Alessandro per portare l’acqua
dal monte di Soriano a Caprarola. Quanto al
cunicolo del Cardinal Alessandro, nulla può
eccepirsi; però quanto all’emissario di Ranuccio si hanno forti ragioni di dubitarne. La tradizione che l’attuale emissario convogliante
le acque eccedenti del lago di Vico nel rio
omonimo si debba a Ranuccio o a suo padre,
e ciò ad impedire che le acque invadessero i
campi vicini con danno dei coltivatori, è
molto radicata. Tuttavia basta esaminare le
quote dell’orlo basso della cintura e del Vicuus Elbii o villaggio dei pescatori attestato
in autori antichi e per cui passava la via Ci-
mina, della quale rimangono tracce oltre le
rovine del villaggio abbandonato circa due
secoli fa, per comprendere che dovette trattarsi di uno spurgo, o di un ampliamento del
vecchio emissario scavato dagli Etruschi o al
tempo dei Romani, e non di un emissario
prima inesistente. Diversamente non vi sarebbe stato posto nè per il Vicus Elbii, nè per
la via Cimina, che seguiva un tracciato verso
il cosiddetto Monte Venere, ritenuto, sia per
la sua non eccessiva altezza, sia per la sua
forma , come il cono di eruzione del vulcano.
Evidentemente le acque del bacino imbrifero,
per quanto non molto vasto, avrebbero allagato tutta la conca in cui si trova il lago di
Vico per gettarsi nel vallone di lacerazione,
impedendo sia la formazione del Vicus Elbii,
sia la stesura della via Cimina, che si trova a
quota più bassa di quella della cintura di scarico naturale.
Se l’emissario attribuito a Ranuccio Primo venisse chiuso e le acque non potessero più
defluire per via sotterranea nel Rio Vicano,
in breve tempo la conca si riempirebbe e le
acque riprenderebbero a scaricarsi dall’orlo
basso della cintura. Nel poemetto latino di
Papirio Serangeli intitolato ‘Poligraphia Ronciglionensium’ edito a Ronciglione nel 1609,
non si parla affatto dell’emissario che Ranuccio o suo padre avrebbero fatto scavare. Il
Serangeli mostra tanto entusiasmo nell’esaltare il Farnese che non si può pensare ad
una omissione involontaria in un particolare
così importante come quello del Rio Vicano,
che sarebbe stato creato dai Farnese dando
vita ai tanti opifici che vi vennero impiantati.
Ad un chilometro e mezzo circa dall’inizio del
vallone di lacerazione, questo venne ad incontrarsi con una piccola valle di erosione, e
nel punto d’incontro sulla parete destra della
lacerazione si verificò il distacco di un massiccio roccioso che rimase isolato come uno
sperone, e sul quale, nell’età del ferro, si stabilirono contadini della pianura tra il Cimino
e il Soratte, o profughi di paesi devastati dai
barbari discesi in Italia; essi costituirono il
nucleo di abitazioni che andò lentamente
evolvendosi, dando così origine alla attuale
Ronciglione. Che il massiccio roccioso rimanesse isolato è indubitabile, perchè alla sua
sinistra, guardando verso sud-est, sprofonda
nel Rio Vicano, e alla sua destra si erge sulla
valle di erosione. Questa, che inizia dalle alture che cingono il lago di Vico ed è costeggiata dalla vecchia strada abbandonata che
da Ronciglione menava a Vetralla, segue una
linea diagonale che, passando per Piazza
della Nave e per la via del Lavatoio, va a gettarsi nel vallone di lacerazione, lambendo il
fianco destro del massiccio. Quando Ronciglione, per l’erezione del Ducato di Castro,
s’ingrandì in seguito all’afflusso di artigiani
chiamati dal Farnese, bisognò riempire la
valle in quel punto in cui sorse Piazza della
Nave. Occorse anche sollevare il piano della
strada del Forno della Nave per far posto alla
fognatura, così la valle di erosione non è più
tanto visibile, ma è ancora presente nella
parte terminale che sprofonda dietro la fila
delle case di via Roma e del Borgo di Sotto.
All’inizio di questo Borgo, nonostante le
costruzioni avvenute nei secoli addietro, è
rilevabile l’anfratto prodottosi nel distacco
del massiccio dalla roccia: anfratto che
dalla piazzetta della Fontana delle Tre
Cannelle sale sotto l’arco di S. Vincenzo
fino a raggiungere il limite sud-orientale
della Piazza del Duomo, per girare bruscamente ad oriente e andarsi a perdere o
terminare nel vallone di lacerazione. Siccome questo era il punto più facilmente
valicabile, occorreva, per la difesa, munirlo
con un forte; e infatti qui sorsero i Torrioni.
Quando i Torrioni siano stati costruiti, nessuno lo sa. Furono i prefetti di Vico, come
alcuni erroneamente ritengono? Furono gli
Anguillara? Erano già stati eretti quando gli
Anguillara presero a spadroneggiare su Ronciglione? Sono interrogativi senza risposta.
Gli stemmi marmorei che campeggiano sui
fianchi del quadrato indicano che uno dei
papi Della Rovere li restaurò. Nel poemetto
latino del Serangeli è detto, in base a certe
deduzioni del giurista Ponziano Muti, che nel
1200 signoreggiavano in Ronciglione i Prefetti di Vico. Il poeta Filagro Cinico, in una
nota al sonetto sopra accennato, assicura
che furono gli stessi Prefetti ad erigere Ronciglione sulle rovine di Rosciolano. Perciò i
Torrioni si dovrebbero ai Prefetti di Vico. Ma
nella nota terza al sonetto il poeta scrive che
dopo quattro secoli di signoria dei Prefetti su
Ronciglione, dopo che essi s’erano ribellati
alla corte di Roma e dopo che era stato debellato dai Vitelleschi l’ultimo dei Prefetti,
Giacomo - decapitato nel 1435 a Vetralla papa Eugenio VI investì della signoria di
Ronciglione il conte Everso di Anguillara. Ma
dalla storia risulta che la signoria degli Anguillara su Ronciglione è anteriore alla morte
di Giacomo, e che Ronciglione non doveva
far parte del feudo dei Prefetti. La vicinanza
di Ronciglione con Viterbo non è ragione sufficiente per ritenere che i Prefetti signoreggiarono in Ronciglione. Perciò la questione
dell’origine dei Torrioni è insoluta.
Campo de’ fiori
A TU PER TU
23
Rubrica di Psicologia e Psicoterapia
Mia figlia vuole un seno più grande
“Gentile Dottoressa,
le scrivo perchè mia figlia
a febbraio compirà 18
anni ed ha chiesto a me ed
a suo padre un regalo
piuttosto particolare che
ci ha lasciato molto sordella Dott.ssa
presi:
vorrebbe aumentare
Alessia Pagani
il
suo
seno di due taglie
Psicoterapeuta
perchè la sua seconda naturale le sembra troppo piccola. Inizialmente pensavamo stesse scherzando, poi la
sua richiesta è divenuta sempre più insistente. Qualche volta in tv avevo sentito
parlare di qualcosa di simile, ma mai avrei
creduto succedesse a me.
Come possiamo farle cambiare idea?
Ci dia un consiglio per favore.”
C
ari genitori, accolgo a pieno la vostra
preoccupazione, poiché, anche se
negli ultimi anni la mastoplastica additiva viene presentata come un intervento
routinario semplice e veloce, in realtà è una
vera e propria operazione. Inoltre qualsiasi
trasformazione dell’aspetto fisico ha conseguenze psicologiche sulla persona che la subisce e la non totale consapevolezza di sé
stessi e del proprio corpo, dovuta alla giovane età, potrebbe portare a decisioni affrettate e poco ponderate.
Ciò che spinge sempre più adolescenti a richiedere interventi chirurgici è la convinzione che l’adeguarsi agli stereotipi di
bellezza proposti dai mass-media, possa garantire maggiore successo e accettazione
sociale: finisce così che si ripongono nel bisturi aspettative eccessive, che se disattese,
rendono la situazione ancora più frustrante.
Per questo, è fondamentale indagare i reali
motivi che sottendono la richiesta e la motivazione all’intervento, avvalendosi, se necessario, anche di un consulto psicologico.
Ovviamente ci sono anche casi in cui la mastoplastica additiva è necessaria e consigliata.
Ritengo sia opportuno mettere a conoscenza vostra figlia della serietà della richiesta fatta e di tutti gli annessi pre e
post-operatori ai quali dovra’ sottoporsi,
considerando che è comunque necessario
ascoltare la sentenza di un chirurgo plastico
in merito alla reale fattibilità dell’intervento.
In ogni caso, mantenere l’autorità genitoriale, che non si spegne con la diciottesima
candelina, è, a volte, il migliore mezzo per
procrastinare situazioni simili e attendere
tempi più maturi: l’obiettivo non è “farle
cambiare idea”, ma rinviare in attesa di una
completa maturazione fisica e psichica.
Inviate i vostri quesiti a cui risponderà
la nostra esperta. Gli indirizzi ai quali
scrivere sono i segueti:
[email protected] o
[email protected]
CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE
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Campo de’ fiori
24
Il terranova di Ettore Scola a Radio Punto Zero
SANSONE E ROSA IN: NON “C’ERAVAMO TANTO AMATI”
C
he punto d’incontro ci può
essere tra la
morte
del
grande regista
italiano Ettore Scola e la
chiusura dell’emittente
locale R. P. O.? La stravadi Secondiano
ganza del quesito merita
Zeroli
una doverosa premessa.
Il 31 dicembre si spegne la radio che fu
anche televisione di Civita Castellana ed il
direttore di questo giornale mi invita a scriverne il “commiato”. Io accetto ma contemporaneamente leggo sui giornali che è
morto Ettore Scola.
Allora la mia mente fruga nel passato e che
cosa trova? Trova una connessione tra il celebre regista e l’emittente civitonica. E la
connessione trova le sue fattezze in un
cane, un esemplare di terranova dal nome
mitologico di Sansone. Ma andiamo con ordine. Radio Punto Zero nell’anno di grazia
1978 è in piena espansione, la sua sede è a
Soriano nel Cimino( solo nel 1980 si trasferirà a Civita) in uno splendido casale attorniato da querce secolari.
Maurizio Tocchi, ex attore, che ne è il poliedrico fondatore e direttore è anche geloso
proprietario d’una terranova dolcissima che
si chiama Rosa. Maurizio conosce da lungo
tempo il noto regista cha ha appunto un
mastodontico cane maschio della stessa
La sede iniziale di Radio Punto Zero fondata
da Maurizio Tocchi a Soriano Nel Cimino.
Successivamente la radio fu acquistata da
Stefano Principalli e trasferita
a Civita Castellana
razza. Per la prosecuzione della specie Maurizio e Omero costruiscono un piccolo recinto adibito per l’amplesso.
Da Roma arriva finalmente Sansone accompagnato dalla moglie del regista. Unica raccomandazione: Sansone per poter dormire
ha bisogno di venir carezzato sopra la testa.
Maurizio me ne dà incarico e così io dormo
alcune notti con accanto al mio letto il presunto stallone che vuole tante coccole
prima di addormentarsi. Ma le mie attenzioni a poco serviranno perché il timidissimo
Sansone non riuscirà a compiere il proprio
dovere. E così la moglie del celebre regista
di “ C’eravamo tanto amati”, se lo riporterà
nella capitale mentre Rosa continuerà a vivere felice, sdegnosa di ogni altrui virilità e
fieramente illibata.
Per il “commiato” ci sarà spazio nei prossimi
numeri, ma vorrei soltanto aggiungere cha
la notizia della chiusura di R. P. O. mi ha
procurato un sincero dolore.
Sui numeri 51, 52, 53, 54 e 55 del 2008 di Campo de fiori potete rileggere la vera storia
integrale dellemittente Radio Punto Zero, curata nei minimi dettagli dal giornalista
Secondiano Zeroli, fin dallinizio, e per tanti anni, al servizio della storica Teleradio Punto
Zero. Le rivista sono consultabili on line sul nostro sito www.campodefiori.biz.
ESCLUSIVO
Campo de’ fiori
25
STANCO?
C’È SICURAMENTE UN MOTIVO....NASCOSTO!
L
a fatica cronica
riesce a rovinarci
la vita quotidiana.
Per venirne fuori,
occorre capire il
perché. Ma esistono centinaia di cause della fatica.
Tra cui, alcune “silenziose”
di Josiane
di cui non immaginate neMarchand
anche l’esistenza.
Naturopata
La fatica infatti può essere
il sintomo di molte malattie. Nella maggior
parte dei casi, una origine precisa non può essere identificata e la fatica rimane inspiegabile.
Fortunatamente nell’80% dei casi sparisce
spontaneamente in alcune settimane, ma se
dovesse prolungarsi aldilà dei 3 mesi, il pronostico è meno favorevole. La Sindrome della
Fatica Cronica è caratterizzata da una fatica
severa che dura da almeno 6 mesi con presenti almeno 4 degli 8 sintomi qui elencati:
- dolori muscolari
- dolori articolari
- mal di gola
- ghiandole dolorose
- turbe della concentrazione e della memoria
- mal di testa
- malessere dopo uno sforzo
- turbe del sonno.
Le cause sono ancora sconosciute, ma si potrebbe sospettare che la malattia potrebbe essere scatenata da un’infezione virale o
batterica quando il sistema immunitario è debole così come in caso di stress cronico.
Vi sono almeno 8 cause di fatica che non si
possono ignorare...
GLI EFFETTI COLATERALI
DEI FARMACI
In caso di fatica cronica o persistente bisogna
cominciare a valutare accuratamente i farmaci
che state assumendo. Alcuni tipi di farmaci infatti possono provocare un tipo di fatica costante se presi per più mesi come i sonniferi e
i sedativi, ansiolitici della famiglia delle benzodiazepine e degli antidepressivi. E’ il caso
anche degli antistaminici (anti-allergici) , soprattutto quelli di prima generazione, dei neuroleptici (antipsicotici) , degli antiepilettici,
degli anti-aritmici e di certi ipotensori: i betabloccanti o i diuretici, antalgici, e miorilassanti.
L’APNEA DEL SONNO
Questa malattia si manifesta con pause involontarie del respiro durante il sonno, alcune
decine di secondi, molte volte in un’ora. Le
notti sono così interrotte da micro-risvegli
quando si ritrova in modo brusco il respiro ed
è così impossibile entrare in una fase di sonno
profondo, quello veramente riparatore. Il risultato è che si è sempre tanto stanco al risveglio.
UNA CARENZA DI VITAMINA D
La vitamina D è essenziale per il buon funzionamento del cervello. La velocità con la quale
i neurotrasmettitori -le molecole che veicolano
i messaggi delle nostre emozioni- vengono
fabbricati, dipende da un enzima che utilizza
la vitamina D. In caso di carenza, la fatica, o
anche una depressione, può sopraggiungere.
Di solito, questa stanchezza è accompagnata
da debolezze muscolari, sempre per via di carenza di vitamina D. Questa Vitamina si crea
nella pelle grazie all’azione dei raggi UVB del
sole, ma visto che non lavorate in esterno una
grande parte dell’anno è bene prendere in
considerazione una complementazione di vitamina D.
UNA DISFUNZIONE DELLA TIROIDE
Dopo i 50 anni fino a 20% degli adulti presenterebbero una disfunzione della ghiandola tiroide, spesso senza saperlo. Quando la tiroide
non produce abbastanza ormoni, il metabolismo viene rallentato avendo come conseguenza una tendenza a ingrassare, una
sensibilità particolare al freddo e una voglia
costante di dormire. La diagnosi è spesso
lunga da esprimere e tutto questo può essere
interpretato come sintomo di depressione.
Basta controllare il tasso di TSH, l’ormone prodotto dal cervello e che controlla il buon andamento della ghiandola tiroidea, per calibrare
eventualmente una cura.
In quel caso il trattamento è farmacologico
con l’utilizzo di ormoni bio-identici. La stanchezza sparisce in poche settimane.
UNO SQUILIBRIO
DEL TASSO DI ZUCCHERO
Se vivete passaggi a vuoto a fine mattinata,
forse siete vittime di ipoglicemia reazionale:
succede se vengono consumati alimenti il cui
zucchero passa troppo velocemente nel sangue. Questi alimenti vengono chiamati “ a indice glicemico elevato”. E quando il tasso di
zucchero nel sangue aumenta velocemente
viene stimolata pesantemente la produzione
di insulina, ormone che serve a regolare lo
zucchero. Reagendo all’insulina, lo zucchero
cala...ma troppo velocemente e il corpo si ritrova nuovamente in carenza di zucchero con
subitanea perdita di energia. Questo feno-
meno paradossale viene chiamato “ipoglicemia reazionale”.
UNA CARENZA ….O UN ECCESSO DI FERRO:
Occorre in questo caso, quando vi è questo
dubbio, effettuare un esame del sangue della
ferritina. Se c’è carenza si risente già la stanchezza o la depressione. In meno di 3 settimane con i consigli del proprio terapeuta, il
problema viene risolto.
Attenzione all’abuso di tè: blocca l’assorbimento di ferro a livello dell’intestino!
UNA INTOLLERANZA ALIMENTARE?
Molti soffrono di intolleranza alimentare senza
saperlo. Può apparire in modo spontaneo e
provocare una reazione infiammatoria subdola
creata dal sistema immunitario negli intestini.
Col tempo, l’infiammazione diventa cronica. I
problemi si manifestano in modo variegato ma
la stanchezza cronica fa spesso parte delle
turbe visto che le infiammazioni consumano
molte energie. Quindi controllate le vostre intolleranze. Esistono oggi molti esami super attendibili.
E INFINE, IL CATTIVO STRESS
Fatica e stress vanno spesso di pari passo:
ritmo di vita intenso, tensioni ripetute, lavoro
pesante...La fatica, manifestazione di stress
cronico, è spesso accompagnata da irritabilità,
concentrazione difficile, demotivazione e preoccupazioni mentali.
Lo stress è un meccanismo fisiologico che permette di gestire le risorse dell’organismo ogni
volta che viene sollecitato e deve adattarsi.
Quando il semplice sonno non basta più, occorre prendere provvedimenti: sport a intensità moderata, un multivitaminico, metodi
efficaci di rilassamento, oppure una pianta
adattogena di cui vi ho già parlato la Rhodiola.
IL MIGLIOR FARMACO
CONTRO LA STANCHEZZA
Esiste un farmaco molto efficace contro la fatica, senza alcun effetto secondario, e per il
quale non serve la ricetta.
Questo farmaco che pochi prescrivono si
chiama SPORT!
Modalità d’uso in caso di fatica cronica:
Cominciate con attività semplici come il giardinaggio o la marcia, poi orientatevi verso attività più intense, ma senza mettervi in
difficoltà: bicicletta, corsa, nuoto e così via.
L’efficacia del trattamento risiede nella regolarità e non vi è alcun bisogno di essere un
campione!
Abbiate così sempre cura di voi!
26
Campo de’ fiori
Ecologia e Ambiente
La Pyramid Theerapy
V
seconda parte
isto l’interesse
che ha suscitato tra i lettori l’articolo
pubblicato
sull’ultimo numero della
rivista (n. 131 Gennaio
di Giovanni
2016), desidero riprenFrancola
dere l’argomento [email protected] rotto nel mio precedente
articolo, per dare una
più completa informazione sulla Pyramid
Therapy.
Come ho già detto questo tipo di terapie in
Italia non sono usuali forse anche per una
scarsa ricerca o interesse, o per un informazione spesso inesistente.
La piramidoterapia prevede l’impiego di
strumenti specifici idonei che si possono
elencare in: Struttura piramidale “consigliabile materiali di maggior conducibilità magnetica” come ad esempio il rame o
l’ottone, piramide di dimensioni adeguate ai corpi in trattamento, vale a
dire per una persona sarebbe ottimale
una piramide di lato non inferiore ai 2
metri, poi prevede un “cappello”
anch’esso di rame sovrapposto alla
struttura piramidale. Il cappello ha la
funzione di captare maggiori radiazione cosmiche incrementando la potenza all’interno del cavo piramidale.
La cuspide piramidale in sostanza è l’antenna che capta ed irradia l’energia all’interno della piramide e quindi al corpo
sottoposto a terapia. Poi si ha il “reattore o
accumulatore”; è semplicemente un corpo
metallico di forma discoide ricavato con alcuni minerali come argento, piombo ecc,
che ha la funzione di attirare verso se stesso
le onde magnetiche. Nella piramidologia il
reattore viene posto al di sotto della parte
che si intende curare, in questo modo si fa
si che le radiazioni provenienti dal vertice dirette verso il reattore, attraversino direttamente il corpo e colpiscano la parte del
corpo sottoposta al trattamento.
Infine occorre una “bussola”, la bussola non
serve per la piramidoterapia vera e propria,
ma è indispensabile per l’orientamento della
piramide prima di ogni trattamento. Occorre
poi munirsi di un piano di legno di dimensioni idonee per adagiarci sotto la forma piramidale, tale piano non deve avere come
supporto nessun tipo di metallo come chiodi
o altro tipo di ancoraggio, e deve essere isolato dal terreno per mezzo di un sostegno di
legno.
Il comportamento da tenere durante la terapia è di importanza fondamentale, vale a
dire occorre rilassarsi, avviare una respirazione lenta e profonda, occorre astenersi dal
fumare, bere, mangiare, ascoltare musica,
non avere nessun tipo di metalli nel vestiario come bottoni metallici, cerniere o altri
oggetti metallici e soprattutto assicurarsi
che la piramide venga costruita distante almeno 2 metri da masse ferrose o
campi elettromagnetici presenti spesso
nelle nostre abitazioni. Per questo motivo è consigliabile costruire la piramide
in luogo aperto dove non ci siano questi elementi di disturbo o interferenze
che andrebbero ad annullare quasi del
tutto i benefici terapeutici. Le sedute
vanno dai 30 ai 40 minuti a giorni alterni, nell’arco di due o tre mesi, subordinato al tipo di trattamento che si
intende eseguire; sedute da effettuare sempre alla luce del sole e mai al buio.
Può sembrare superfluo, ma una volta iniziato tali terapie sarebbe opportuno fare un
vero e proprio diario, dove annotare tutte le
sedute e le relative riflessioni, sensazioni e
benefici riscontrati o altre considerazioni,
utili sicuramente per avere un quadro completo di tutto il periodo della terapia.
Spero di aver dato un maggior chiarimento
su questa materia, augurandomi che chiunque voglia avvicinarsi a questo tipo di terapie, possa farlo con un approccio tanto
meno positivo e non privo di un pizzico di
curiosità, necessario a volte per mettersi in
gioco o confrontarsi con qualcosa di nuovo
e sconosciuto.
28
C ’era una volta un castello:
Campo de’ fiori
Castel d’Ischia, punto di snodo nella viabilità antica
I
l percorso che arriva
da
Castel
Sant’Elia a Castel
d’Ischia e che attraversa la valle Suppentonia è sicuramente
molto suggestivo e ricco di
testimonianze legate al
di Fabiana
passato di ogni epoca.
Poleggi
Scendendo alla splendida
Basilica romanica di Sant’Elia ricca di mosaici e pitture, che merita sicuramente una
visita, si prende il sentiero che continua la
discesa fino a valle, fino cioè a raggiungere
il Fosso del ponte, nome non casuale dato
che proprio qui attraversiamo il fiume sul
ponte a schiena d’asino, ponte di origine
etrusca rimaneggiato sia in epoca romana
che medievale e che faceva parte dell’antica
viabilità locale, consentendo di collegare gli altopiani
superando le alte
forre che contornano le zone abitate. Il percorso
continua in salita,
con ripidi tornanti,
dove si incontrano
chiesine rupestri,
luoghi di culto dove
il viandante in partenza si raccomandava al cielo perchè il viaggio che stava per
affrontare non presentasse pericoli o incidenti, e quello in arrivo si fermava a ringraziare perchè tutto era andato per il meglio.
Si continua a salire fino a che la luce del
sole diretta ci annuncia che la salita è finita
e che si è giunti sul pianoro.
Ora il percorso è facile, tra
lecci e roverelle, peri selvatici
e corbezzoli, la passeggiata è
gradevole ed il panorama
mozzafiato.
Finalmente lo avvistiamo, Castel d’Ischia, la posizione è decisamente strategica, su uno
sperone tufaceo a controllo
della grande valle del Fosso
del Cerreto e della valle del
Treja. Il castello spicca ancora
a guardia della zona, con
un’alta torre quadrangolare
d’avvistamento senza aperture
che serviva inoltre da collegamento visivo
con gli altri incastellamenti che sorgono nei
pianori limitrofi.
Avvicinandoci notiamo il grande
muro con le finestre alto tre piani,
con l’ampia entrata ad arco, preceduto da un vallo
difensivo scavato
proprio davanti
all’entrata. Superata la porta d’ingresso,
posta
nell’alto muro ancora rimasto in
piedi, ci si trova tra un’insieme di ruderi e
numerose cavità artificiali sotterranee di un
precedente insediamento falisco, dove si
possono ancora vedere grotte scavate nel
tufo con pilastri scolpiti e decorati, tutto intorno al pianoro occupato dal castello le al-
tissime forre a difesa naturale del sito.
Il castello era comunque già in rovina nella
metà del XVI°sec., mentre nel 1348, viene
indicato nell’elenco degli abitanti soggetti
alla tassa del sale e focatico. La tasse sul
sale proveniente dalle saline di Ostia era un
diritto che il papato aveva ereditato dall’Impero romano e consisteva nell’obbligo dell’acquisto di una determinata quantità di
sale dalla Camera Capitolina, era associata
alla tassa del focatico, o fuocatico, cioè su
ogni focolare, una tassa su ogni abitazione
di un gruppo familiare, in poche parole i secoli passano ma le tasse restano, chissà se
sono state proprio le tasse a ridurre questo
castello ad un rudere... Comunque sia la visuale da Castel d’Ischia è veramente suggestiva e la visita a questo sito fa tornare
indietro nei secoli, alle corti medievali, alle
ronde di guardia sulle mura, ai viandanti
che chiedevano riparo per la notte, un viaggio nel tempo in una fantastica visuale a
360° sul territorio.
Campo de’ fiori
29
Come eravamo
Hai voglia a predicar… predicatore
M
ai proverbio,
ora che anch’io
vado in là con
gli anni, risulta
valido e maestro di vita,
in questa società odierna
che il progresso ha profondamente cambiato. Sidi Alessandro
curamente in meglio, per
Soli
i più, in peggio per chi
come il sottoscritto, non si arrende al cambiamento epocale che ha azzerato sentimenti e valori, capisaldi di intere
generazioni. L’educazione innanzitutto, in
ogni sua sfaccettatura : sia essa famigliare,
scolastica, sociale, istituzionale e chi più ne
ha, più ne metta. E tu chi sei ? Direte voi,
tu che predichi bene e razzoli male ! Non
voglio cambiare il mondo, perché non ci
riuscirei mai, ma lasciatemi almeno analizzare e comparare il tutto con l’esperienza
di vita che i miei “quasi settanta anni”, mi
autorizzano a fare. Sono anni che mi
“batto” per conservare le tradizioni popolari, per non far scivolare nell’oblio il dialetto, espressione nobile della lingua
parlata, così diversa dalla “lingua computerizzata”, perfetta nell’ortografia e nella
sintassi, ma così fredda e incolore. E i valori umani ? Quelli dove li mettiamo ?
L’amicizia, l’amore in ogni sua forma, che
da sempre, dico da sempre, hanno contraddistinto l’uomo come essere pensante
(ma anche gli animali…pensano, e provocatoriamente aggiungo… a volte più di
Tratta da “Sessantenni e più” - Facebook
qualche nostro simile). Non voglio fare né
il filosofo, né lo psicologo, né tanto meno
il moralista, voglio solo lanciare, cari amici,
un piccolo sasso in questo stagno che si
presenta fermo e maleodorante davanti
alle nuove generazioni. Sono le nuove generazioni che in virtù dei mezzi che il progresso ha messo a loro disposizione,
vengono chiamate a “bonificare” e perché
no, a movimentare e rendere “limpide”, le
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di Civita Castellana e vinci un abbonamento
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Il primo che indovinerà chiamando il numero
328.3513316 sarà il vincitore!
acque melmose in cui naviga la nostra società. Mi sono lasciato prendere la mano,
scusatemi per questo articolo che esce un
po’ dagli schemi abituali che tratto normalmente, ma ho sentito il bisogno, guardando ciò che accade ogni giorno, di dire
la… mia! A tal proposito, mi permetto di
evidenziare, come se fossero norme di vita
le parole sopra riportate.
30
Campo de’ fiori
Parliamo di Funghi
con Giampietro CACCHIOLI, micologo
I PLEUROTUS
I
gli Orecchioni detti anche geloni, cardarelli, cardoncelli, orecchiette, recchie.
l Genere Pleurotus prende nome dal
greco pleuron, di fianco e otos, orecchio; quindi con il cappello di fianco
a forma di orecchio.
Funghi di taglia medio-grande voluminosi e
carnosi, con cappello spesso semicircolare di colore bianco, grigio, bruno, azzurro
- bluastro o giallo oro; con gambo laterale
oppure eccentrico; lamelle decorrenti
per un lungo tratto sul gambo. Gambo
di colore bianco o con sfumature gialle o
giallo-ocracee. Carne bianca. Spore
bianche. Sono saprofiti che crescono su
tronchi vivi o marcescenti (Pioppi, gelsi,
salici, sambuchi, querce, aghifoglie), ma
anche su radici di Ombrellifere (Eryngium, Laserpitium latifolium, Heracleum,
Ferula, Hopopanax). In natura ne possiamo
trovare una decina di specie molto
conosciute per le buone proprietà
organolettiche; inoltre sono le specie
fungine più coltivate e conosciute nel
mondo. Vediamo, di seguito, quelle più rappresentative che possiamo rinvenire nel
nostro territorio.
Pleurotus ostreatus, dal latino ostreatus (con il cappello
a
forma
di
conchiglia di ostrica), come un
ammasso di ostriche, per come si
dispone “ a cascata” sui tronchi
su cui cresce.
Il cappello, a forma di ventaglio,
conchiglia, spesso supera i 15 cm di diametro; da giovane è convesso col margine
involuto; nell'adulto si distende come il
ripiano di una mensola. Le lamelle sono
molto decorrenti, bianche o biancastre, spaziate e con
molte biforcazioni.
Cresce con esemplari isolati o più frequentemente
in
gruppi cespitosi con
la tipica disposizione
a cascata. Il gambo è tipicamente laterale, come il manico di un ventaglio,
corto, a volte è quasi assente, asciutto,
sodo, fibroso, tenace, specialmente verso
la base. La carne è bianca, tenace, elastica,
abbondante nell'inserzione del gambo; leggero odore di muffa, sapore dolce. Allo
stato spontaneo è fungo tipicamente invernale e cresce su tronchi vivi o morti di
latifoglie. Per le caratteristiche morfologiche, per l'habitat e il periodo di crescita
è improbabile confonderlo con specie velenose. E' un ottimo commestibile ma la
cottura va prolungata per ammorbidire
la struttura soda e tenace della carne. E tra
le specie più coltivate per cui lo si può
trovare in ogni punto vendita di frutta e ver-
dura ma, a mio parere, il suo sapore non
regge il confronto con quello raccolto in
natura.
Pleurotus cornucopiae (dal latino cornucopia) poiché
la sua forma ricorda il corno
dell’abbondanza.
Simile all’ostreatus
ma non molto comune. Il suo cappello non supera i 12 cm prima depresso,
infine imbutiforme, molto chiaro con tonalità biancastre, crema o nocciola; a volte grigio – giallastro fino a nettamente giallo. (1)
Le lamelle sono molto decorrenti sul
gambo dove disegnano delle nervature
spesso unite da setti trasversali (anastomosi), che gli danno un aspetto “canalicolato” su tutta la
lunghezza. Forma
cespi di numerosi
individui
i
cui
gambi si riuniscono
in
un
gambo unico.
Si sviluppa unicamente su latifoglie vive o
marcescenti; le modalità e il suo periodo di
crescita, fine estate - autunno, lo distinguono nettamente dall’ostreatus.
Pleurotus eringii var. eryngii (detto Cardoncello, Cardarella)
dal
Erynlatino
gium, un’ombrellifera, simile
al cardo, detta
spaccalocchi,
calcatreppola,
cardone. Fungo di consistenza carnosa con
cappello convesso, di colore grigiobrunastro fino a bruno scuro, inizialmente uniforme, poi con l'età e per
l’influenza degli agenti atmosferici si decolora a macchie più chiare. Il cappello con la
crescita tende a distendersi e a divenire
spianato; altre volte lo troviamo con centro
depresso fino ad imbutiforme. Il margine rimane leggermente involuto - lobato anche
a maturità. La cuticola è liscia, leggermente tomentosa (vellutata), con sottili
squamette, asciutta, percorsa da fibrille
radiali nerastre. Le lamelle bianco grigiastre, poi crema-gialline, con riflessi carnicini, sono decorrenti sul gambo intervallate da lamellule di varie dimensioni. Il
gambo è cilindrico, sodo, coriaceo, centrale,
eccentrico o laterale; anche curvo, liscio,
fibrilloso, leggermente attenuato alla base,
sub-radicante, di colore biancastro; in vecchiaia appaiono tonalità ocra. Alla base
del gambo presenta resti bambagiosi
biancastri di micelio (la pianta fungo).
Carne soda, elastica, bianca, di buona consistenza. Odore fungino o vagamente fari-
naceo, sapore dolce e gradevole. Cresce in
primavera e in autunno, nei campi incolti, nei pascoli; dal punto di vista ecologico si comporta, molto probabilmente,
come fungo saprofita-parassita in associazione e spesso con crescita sulle
radici di Eryngium
campestre L.
Molto diffuso nelle
regioni del CentroSud Italia dove è apprezzato e ricercato
per la qualità delle
sue carni, raramente
viene attaccato da
larve.
Pleurotus eringii var. ferulae (perché
cresce in associazione con Ferula
communis).
Si differenzia da
Pleurotus eryngii var. eringi
per l’habitat di
crescita, nei campi incolti, in prossimità di piante di Ferula communis, per le
dimensioni maggiori, per il colore
del cappello grigio-bruno scuro,
ma, col secco,
tendente
al
b i a n c o - g r i g i o,
bianco-nocciola, per le squame del cappello più marcate negli esemplari
adulti e per il bordo del cappello
scanalato. Cresce in autunno e in primavera. Ottimo commestibile molto ricercato
nella Maremma Viterbese, dove viene denominato “ferlengo”.
Avrete sicuramente notato il
Pleurotus
citrinopileatus, che,
per la tipica colorazione giallo citrina, rappresenta una attrattiva cromatica
accattivante nelle confezioni di funghi misti,
soprattutto nei supermercati, ma è presente
in Italia solo perché coltivato artificialmente trattandosi di specie asiatica.
(1)
Campo de’ fiori
31
Langolo del Collezionista
P
Gli “ex libris”
rima dell’avvento
del libro stampato, erano i codici “scritti a
mano” ed in realtà in mano a pochissimi,
ad essere usati come fonti
di
del sapere, ed è proprio
Letizia Chilelli per questa ragione che era
necessario indicarne il
possessore; questa pratica fu molto in voga
nel periodo in cui si sviluppò l’arte incisoria,
grazie alla quale, poterono essere “stampate” le etichette che vennero apposte nel
frontespizio del libro o nei suoi risguardi.
Era la fine del XV secolo e nascevano così
gli ex libris.
Questa locuzione deriva dal latino “Dai libri
di”, ed indicava appunto che il libro che si
aveva in mano apparteneva ad una collezione; queste prime “etichette” contenevano, infatti, lo stemma familiare più il
nome del proprietario preceduto, appunto,
dalla formula “ex libris”.
Nel Rinascimento furono molte le biblioteche che segnalavano il possesso dei loro
libri grazie a questa formula (spesso mettevano il loro motto in latino); i più famosi ex
libris del periodo furono quelli di Dürer.
Con la decadenza dell’aristocrazia gli
stemmi vennero aboliti, il “riconoscimento”
era dato da qualcosa che rappresentasse il
possessore e spesso erano i passatempi o i
cercati alzando il valore
dell’ “etichetta”.
Come conservare questa collezione?
Con molta pazienza le
“etichette” vanno imbustate nelle apposite bustine di cellophane
(vendute spesso per le
collezioni dei fumetti).
La disposizione può
partire dal semplice ordine alfabetico, ma
nulla toglie di catalogare gli “ex libris”, soprattutto se se ne
posseggono di antichi,
Due esempi di “ex libris” Dürer
anche per titolo delle
opere, simboli araldici o
libri da lui amati.
stemma delle famiglie.
I più collezionati sono quelli dell’800 ed è
proprio da questo periodo che partono
(Bibliografia: Professione Donna Fratelli Fabbri
tante collezioni ed esposizioni.
Editori, Milano,1975; Enciclopedia Universale
Ma come iniziare una collezione di ex libris?
Fabbri Editori, Milano).
Le strade da intraprendere sono due: le librerie antiquarie o la stampa dei propri “ex
libris”. Questa seconda strada è spesso la
Come sempre, prima di salutarci, vi rinnovo
più percorribile grazie ormai all’avvento
l’invito
nel salottino del mio blog:
della rete dove è possibile trovare tanti
http://bonbontonmania.blogspot.it/ con
amanti di queste collezioni; la cosa che si
tante idee, consigli e ricette per essere semrichiede è che spesso le incisioni siano fatte
pre al passo con i tempi, perché ricordiamo
a mano dal proprietario, vanno benissimo
che l’educazione, il buon gusto e la buona
anche i disegni, anche se le incisioni e le licucina, non passano mai di moda!!!
tografie assicurano risultati migliori, più ri-
Fettuccine cacio e pepe
Questo mese vi proponiamo un primo piatto gusto e sfizioso ma soprattutto semplicissimo da
preparare e per il quuale occorrono davvero pochi ingredienti per realizzarlo.
Se poi conoscete una variante di questo primo piatto vi inviatiamo ad inviarci la vostra
ricetta al nostro indirizzo di posta elettronica [email protected] o tramite la nostra
pagina Facebook Campo de’ fiori rivista. Saremo ben lieti di proporla a tutti i nostri lettori!
Ingredienti:
* Fettuccine;
* Pecorino grattugiato fresco;
* sale e pepe;
* acqua di cottura della pasta
Procedimento:
Mettete sul fuoco l’acqua già salata dove “butterete” la pasta. In una padella mettete abbondante pecorino grattugiato con una bella spolverata di pepe, possibilmente macinato al momento. Quando l’acqua bolle, “buttate giù” le fettuccine, mescolatele un po’ e lasciatele cuocere;
prelevate un po’ di acqua di cottura e versatela nella padella dove avete precedentemente preparato il
pecorino con il pepe, non accendete il fuoco, ma sciogliete il formaggio mescolando con un cucchiaio di
legno finché non si sarà formata una cremina (regolatevi ad occhio con l’acqua da versare). Quando le fettuccine avranno raggiunto la cottura
scolatele e versatele nella padella con la cremina di formaggio, accendete il fuoco e mantecate tutto dolcemente, servite caldissime
Consiglio Pratico
Non sprechiamo l’acqua! Laviamo sempre le verdure, soprattutto quelle che necessitano di tanti risciacqui, in una bacinella ed adoperiamo
questa acqua per innaffiare le nostre piante.
32
J
Campo de’ fiori
ubilate, omnes gentes
Una riflessione sul Giubileo di Papa Francesco
Per questo mese di febbraio voglio proporvi l’articolo Jubilate, omnes
gentes che è possibile trovare nel mio blog (9 dic.
2015).
non è il Vaticano il centro
della cristianità. Il fulcro
della cristianità è ogni
luogo ove sia necessario
chiamare Cristo per imitare Cristo. E l’apertura di
tante altre porte sante
nticamente il
che seguirà mi fa pensare
del Prof.
Giubileo avveche se ne vuole aprire
Massimo
niva ogni cento
una per ogni vizio e per
Marsicola
anni, poi si
ogni peccato da converpassò a cintire in virtù. Tanti sono i
quanta, infine a venticinque. Ogni venticinvizi, altrettante le porte
que anni mi è sembrato ragionevole e
sante da aprire e le loro
congruo per dare a tutte le persone, nelsoglie da varcare. Il mesPapa Francesco mentre apre la Porta Santa
l’arco della loro vita, la possibilità di redisaggio è… andare oltre.
mersi, di convertirsi, di veder perdonati i
Conquistare i tratti salienti di una umalezza circa la realtà che ci circonda e la vepropri peccati e di cambiare vita. E
nità che ci è venuta a mancare.
rità che ci riguarda. Il lettore può trovare
non può non venire in mente
Reimpostare e reindirizzare la
buone riflessioni sulle ragioni della convera coloro che cercano di cogliere
propria esistenza non nel
sione su tutti i miei libri, anche se qui mi api segni de tempi, che stiamo
segno dell’egoismo ma
pare appropriato richiamarne uno in
vivendo davvero tempi diffidell’altruismo, consideparticolare, La porta del futuro, che ho pubcili se nell’arco di cinrando che l’altro è un
blicato nel 2013, senza sapere che il papa
quant’anni viviamo il
altro me, e che l’intera
avrebbe indetto, dopo due anni, un giubiquarto evento giubilare.
umanità è paragonaleo. Si può trovare su http://www.amazon.it
Mi viene da pensare che
bile ad una grande fao richiedere in cartaceo a A.I.D.I. Editore,
questo sarà, per molti
miglia della quale
P.zza della liberazione 2, Civita Castellana,
aspetti, anche quello
ciascuno di noi fa
VT (Italy).
decisivo. Mi viene da
parte. Che il pianeta
pensare che è necessanel quale viviamo è
rio che non cada nel
paragonabile ad una
La copertina
nulla l’ennesimo riastronave che ci fa
chiamo alla conversione.
viaggiare nel tempo
del libro
Conversione,
cambia(più che nello spazio).
“La porta del
mento. Occorre cambiare
La svolta che si vuole
futuro”
modo di pensare e di viimprimere con il Giubileo
di Massimo
vere. Ed è necessario dare
della Misericordia alla vita
Marsicola,
un indirizzo e un contenuto a
di ciascuno è per aiutare
A.I.D.I.
questo cambiamento, al di là
ognuno ad approdare ad una
EDITORE,
della buona volontà di ciascuno.
vita migliore, più piena, più
Il logo ufficiale
2013.
Altra novità eclatante è stata l’apersanta, più degna, più responsadel Giubileo
 10,00
tura della porta santa in Africa prima
bile. E per far questo occorre
ancora che in Vaticano. Come a dire: della Misericordia avere una nuova consapevo-
A
“In risposta all’amico Pietro Sarandrea...”
Insieme al mio articolo vorrei pubblicare queste poche righe in risposta all’amico Pietro Sarandrea, con il quale si è aperto, su queste pagine, un interessante dibattito.
Ringrazio l’amico e l’artista Pietro Sarandrea per l’articolo che mi ha voluto dedicare. Mostra grande sensibilità - cosa che del resto attiene
all’artista - nel richiamare i differenti argomenti di cui mi sono occupato su Campo de’ fiori e la volontà di esprimere un proprio parere a
fronte di “cotanta maestria nel parlare” che mi contraddistinguerebbe. Dirò subito che “il non pensare” volto a favorire “il meditare” o
“la contemplazione” non mi convincono. Anche perché sono categorie che non appartengono ai filosofi che, come è noto, sono chiamati
anche “pensatori”. Quasi si vorrebbe dire che lo scorrere di immagini nella nostra mente possa avvenire senza che esse siano accompagnate dal pensiero e, dunque, dalla parola. Lo so, da sempre in oriente si è privilegiato il meditare passivo, il disimpegno, l’indirizzo disincantato su ogni incanto, mentre da noi, in Occidente, si è privilegiato il pensiero, legato, per altro, all’idea di progresso dinamico, che
alcuni sogliono riferire all’intero essere (Energheia dinamis). Io mi sento di appartenere all’occidente. E ritengo che il pensiero serva a
penetrare i misteri di cui siamo parte e a rivelarli per poter vivere in maniera più armonica con tutto ciò che ci circonda. Se possiedo
una barca a remi e non uso i remi, finirò sicuramente trascinato dalla corrente nelle rapide. Se invece uso i remi conduco la mia barca
(che potrà ugualmente finire nelle rapide), ma con la consapevolezza di aver fatto quanto era nelle mie possibilità. Ricordo Shopenhauer
che parlava di nolontà, ma io non sono soltanto un bravo maestro nell’ars oratoria, ho la certezza di utilizzare la parola di cui dispongo
per aprire nuovi orizzonti di senso. Sono un apripista con il compito di condurre chi avrà la bontà e la costanza di seguirmi su nuovi territori. Sono uno che produce un pensiero suo proprio e una visione nuova delle cose. Oserei dire “rivoluzionaria”. Proprio perché vorrei
che tutti oltrepassassero il limite del vano parlare, per dire solo cose edificanti.
Massimo Marsicola
33
Campo de’ fiori
Working in Internet ... It is possible!
Il web marketing un nuovo modo di fare pubblicità
C
ari lettori con
questo articolo vorrei iniziare di nuovo
a
scrivere
sulle varie opportunità
lavorative che la Rete
di Patrizia
può mettere a disposiCaprioli
zione non solo dei giovani nativi digitali, ma
[email protected] anche di chi vorrebbe
yahoo.it
provare a guadagnare
qualcosa sfruttando questo ormai potentissimo mezzo di comunicazione.
Innanzitutto mettiamo subito in chiaro un
aspetto fondamentale: se iniziate da autodidatta e se vi dovete trovare una cerchia
di clienti, i veri guadagni li avrete solo con
più commissioni e
con la velocità di
sbrigare il singolo
lavoro. Non immaginate di diventare
il nuovo Steve
Jobs (l’inventore
della casa Apple!),
anche se non si
può mai sapere.
Inizierei col proporvi un lavoro
che potrebbe essere da subito facile imparare e portare
avanti nel tempo: il web marketing.
Per web marketing si intende il fare pubblicità ad un’attività commerciale, un prodotto
o servizio attraverso l’invio di email, l’uso
dei social network, l’ottimizzazione nei motori di ricerca della visibilità del cliente.
Vi segnalo un paio di corsi in Rete che
hanno contenuti per il 50% gratuiti e da cui
potete imparare i primi passi per muovervi
nel mondo del Web Marketing:
My
Social
Web
(http://www.mysocialweb.it/) e Supersummit http://it.supersummit.co/).
Sul canale You Tube basta digitare la parola
web marketing ed i risultati sono tantissimi,
seguite il canale di Marco Montemagno, un
vero e proprio guru del settore! Un suo
video lo trovate a questo indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=WMhq
tf_zmNo
Per fare web
marketing tramite l’invio di
email, di sicuro
vi servirà un
software ad hoc,
non è che potete
inviare centinaia
di email col vostro
indirizzo
web! Vi occorre
uno strumento
che vi aiuti nell’invio massiccio e sicuro delle vostre email.
Ho provato personalmente Send Blaster
ZZZZ
ZZZZZZ
.
ZZZZZZ...
LA
ZANZARA
TE
N
E
N
I
T
R
E
IMP
(http://www.sendblaster.it/) e per i costi
che propone va benissimo, è una spesa che
farete una sola volta e potete sfruttarlo al
massimo con tutti i vostri diversi clienti.
Il sito ufficiale da cui scaricare il programma
poi vi da alcuni suggerimenti sia su come
va utilizzato il software e sia su come inviare
email e iniziare a fare un buon web marketing che dia risultati soddisfacenti. Anche
perché il fine ultimo è quello di veicolare
nuovi clienti sul sito del nostro Cliente principale.
Vi lascio con questi primi e rudimentali suggerimenti e vi do appuntamento al prossimo
numero.
Buon marketing a tutti!
34
Campo de’ fiori
“Il Fumetto”
LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA
DEVILMAN VS HADES
di Go Nagai e Team Moon
edito da Starcomics 3 volumi, conclusa
D
di
Daniele Vessella
eciso a riprendere l’anima dell’amata Miki, Devilman si
reca nel regno degli Inferi per incontrare l’Imperatore
delle Tenebre, che ha il potere di riportare in vita i morti.
Tuttavia, il potente sovrano si trova in un altro luogo a
combattere contro un nemico altrettanto temibile. In
questa situazione, al giovane demone non resta che mettere in atto
un “sacrilego” piano per riuscire a portare in salvo la sua dolce
metà... (Trama tratta dal sito dell’editore).
Emozionante e coinvolgente. In quest’opera fanno da perno due elementi su cui ruota tutto l’impianto narrativo: l’amore e la tenacia di cui sono intrisi i
personaggi che lottano, combattono anche andando oltre i propri limiti pur di raggiungere gli obiettivi prefissati. Vanno avanti, sempre e comunque, e chi ne intralcia
il cammino viene ucciso. Ma è una spietatezza dettata dall’amore… amore che nutre
il team de il Grande Mazinga verso la Terra che vuole proteggere. Eh sì, entra in scena
anche il mitico robot che ha accompagnato la nostra infanzia. Ma viene messo sul
palcoscenico in modo naturale, senza intaccare i meccanismi dell’orologio narrativo.
Insomma, per chi volesse fare un salto nel passato insieme a Devilman e Mazinga
moderni, questo manga fa per voi!
Lascio l’indirizzo del mio blog: http://danielevessella.blogspot.com/
Fiera del Fumetto e Games
20 anni di Tomb Raider
M
olto c’è da raccontare di questi 20 anni, ma in sintesi,
nell’Anno 1996, una giovane e
avvenente ragazza, orfana, la
quale, potendosi permettere
di vivere di rendita grazie al patrimonio del
padre defunto, dal quale ha ereditato anche
un certo spirito per l’avventura, si diletta a
cimentarsi in imprese di stampo archeologico. Lara viene assunta da Jacqueline Natla
attraverso la mediazione di Larson, un ar-
cheologo amico della ragazza. E così nacque il mito di Lara Croft, ovvero il videogioco Tomb Raider che fu uno dei primi titoli
che rese ancora più famosa la console PlayStation. Ma girava anche su Sega Saturn e
MS-DOS. Il giocatore guida i movimenti di
Lara all’interno di un vasto mondo tridimensionale diviso in più livelli, in cui viene attaccata da numerosi animali feroci e in
seguito da esseri mitologici e creature fantastiche. Per proseguire è richiesto di risolvere alcuni enigmi e trovare chiavi, o
abbassare leve nascoste per aprire porte o
vie fondamentali per
terminare il gioco. La
struttura del gioco fu
basata direttamente
dai classici precedenti al 32 bit, i così
detti “giochi a piattaforma”
combinato
con l’azione frenetica
degli sparatutto. Le
modelle testimonial
di Lara Croft: Nathalie Cook nel 1996.
Nel 1997 Vanessa
Demouy e Rhona
Mitra. Nell McAndrew
nel 1998. Lara Weller nel 1999. Lucy Clarkson nel 2000. Ellen Rocche nel 2001. Jill
de Jong nel 2002. Karima Adebibe 20062007 e infine Alison Carroll nel 2008. Queste sono modelle che furono scelte dalla
Eidos come testimonial per ogni uscita del
nuovo gioco, sfruttando così anche la logica
“Cosplay” suoi suoi fans. Mentre per il cinema fu scelta Angelina Jolie nei film: Tomb
Raider del 2001 e Tomb Raider La culla
della vita del 2003.
Emilio Matteucci
[email protected]
Campo de’ fiori
35
L’ A N F I TEATRO D I S U TRI
L’
origine di Sutri
risale all’antica
età del bronzo
ove un primitivo insediamento,
probabilmente
frutto dell’unione di piccoli villaggi, si sviluppò sul
della Dott.ssa
colle più facilmente difenChiara
dibile.
Castriota
La sua posizione strateScanderbeg
gica, tra il territorio etrusco ad ovest e l’agro falisco ad est, favorì
un intenso scambio culturale sia con la popolazione falisca sia successivamente con
quella etrusca.
Dopo la conquista romana di Veio nel 396
a.C. Sutri divenne il successivo bersaglio di
Roma; l’intento era quello di creare uno
sbarramento tra falisci ed etruschi, impedendo possibili alleanze
che avrebbero rappresentato un
pericolo per l’espansionismo romano.
Alla conquista romana consegue
una fase di disboscamenti e bonifiche con l’aumento dei terreni destinati alla coltivazione, favorendo
verso la fine del II secolo a.C. un
incremento della popolazione. La
posizione della città inoltre garantiva una maggiore possibilità di
commercio e quindi, di conseguenza, un accrescimento della
produzione di manufatti. E’ in
questo periodo di sviluppo che si
colloca la costruzione dell’anfiteatro, il monumento più significativo
della città. Per anni è stato al centro di un
dibattito tra gli studiosi, alcuni dei quali attribuivano la sua edificazione all’età romana, altri lo consideravano una
costruzione antecedente. Oggi si tende a
collocare il monumento al I secolo a.C. Probabilmente veniva utilizzato per la rappresentazione di spettacoli quali le venationes
cioè scontri tra animali feroci.
Scavato nel tufo fuori dalla cinta muraria,
esso presenta una pianta ellittica ed è diviso
in tre ordini di gradinate che in passato accoglievano ben oltre i 5000 spettatori. Tale
capienza fa ipotizzare che la struttura non
ospitasse solo i cittadini di Sutri ma anche
coloro che provenivano da zone circostanti.
Due ingressi voltati, di cui ne resta solo uno,
venivano utilizzati dagli spettatori per accedere all’interno dell’anfiteatro. La loro posizione sulle gradinate era determinata dal
loro ceto sociale e dalle loro cariche politiche o religiose. I più ricchi accedevano se-
paratamente dagli altri mediante
un deambulacro anulare e sedevano nell’ ima cavea, la zona più
vicina all’arena, separata dalle
altre da una balaustra.
Lungo il podio che delimita
l’arena si aprono dieci porte sormontate da architravi in pietra
con iscrizioni, comparabili al modello della porta etrusca a “T”.
Nella gradinata mediana sono
stati scavati otto sedili semicircolari. Non sappiamo a chi potessero
essere
destinati,
probabilmente ad autorità politiche o religiose anche se le personalità più importanti sedevano
a ridosso dell’arena. Questa particolarità non è stata riscontrata in altri anfiteatri romani.
A causa del suo aspetto di collina tufacea
l’anfiteatro non era visibile dall’esterno, ragion per cui una serie di statue e colonne
furono poste alle sommità delle gradinate.
La struttura rimase interrata per secoli, probabilmente cadde in disuso dopo la caduta
dell’impero romano. Fu riscoperto grazie
alla famiglia Savorelli, proprietaria del colle
e definitivamente portato alla luce nel 1936.
I
Mamma Civita ed il suo Carnevale
l Carnevale è una festa antichissima
che con il passare dei secoli ha assunto sembianze e sfumature diverse, adeguandosi al cambiamento
dei tempi e dei gusti della società.
Nella Tuscia i Carnevali più importanti sono
senz’altro due: quello Civitonico e quello
storico di Ronciglione. Molti altri paesi
hanno pian piano cercato di creare un proprio carnevale con maschere e carri allegorici, seppur di piccole dimensioni e
qualitativamente modesti, utili per lo più a
trasportare tutto l’apparecchiatura necessaria a diffondere la musica sulla quale
danzare.
Il Carnevale di Ronciglione giunto alla sua
318° edizione, predilige senza dubbio la
bellezza dei costumi, curati nei minimi dettagli. Gruppi compatti, eleganti, colorati, si
muovono in sincronia sulle note degli ultimi
successi della disco music, per essere am-
mirati in tutta la loro bellezza. E poi ci sono
i tantissimi Nasi rossi, la maschera tipica
ronciglionese, semplice ma inconfondibile,
quella dietro la quale si rifugiano tutti coloro che anche all’ultimo momento non vogliono assolutamente rinunciare ad un bel
ballo in piazza.
Il Carnevale di Civita Castellana, invece, si
impegna a costruire grandi pupazzi di carta
pesta a seconda del tema scelto, originali
e, spesso, in grado di compiere movimenti,
dove le maschere sì, sono importanti ma
non determinanti. Mamma Civita, parafrasando il titolo del noto film di Pasolini
“Mamma Roma”, accoglie tutti! Non solo i
civitonici doc, ma anche i civitonici acquisiti
che ne sono stati, quasi inevitabilmente,
contagiati, e gli abitanti dei paesi limitrofi,
nei quali non si festeggia il Carnevale o che
preferiscono comunque quello unico e stravagante di Civita Castellana. Anche qui c’è
chi ama sfoggiare bellissimi abiti ideati e
cuciti per l’occasione, tanto da averne collezionati un’infinità, accuratamente riposti
in soffitta e da rispolverare, di tanto in
tanto magari per prestarli a qualche amica
o amico che all’ultimo momento decide di
scendere in pista o meglio in strada. La parola d’ordine infatti è solo una: divertirsi,
divertirsi, divertirsi, anche se purtroppo,
spesso, questo divertimento smette di essere sano e diventa contaminato, distorto.
Tra le prerogative del Carnevale civitonico,
la passione degli uomini a travestirsi da
donna. Un must che li accompagna da generazioni. Iniziano già da ragazzi per riproporsi puntualmente ogni anno con un
nuovo look da sfoggiare sui tacchi. Questo
è il carnevale aperto a tutti ed in cui tutto
è possibile.
Ermelinda Benedetti
Carnevale Civitonico: migliaia di presenze e partecipanti
per una festa straordinaria
Si è chiuso con il rogo del Puccio, la festa in piazza Matteotti e la proclamazione dei vincitori il fantastico Carnevale Civitonico 2016. Circa
3.000 le maschere stimate e moltissimi gli spettatori che sia nelle due domeniche che il martedì grasso si sono assiepati lungo tutto il
percorso da piazza della Liberazione fino a piazza Matteotti, per assistere alla sfilata che ha visto la partecipazione di 26 carri, gruppi e
maschere. A vincere sono stati il carro dei Forchettoni, “I forchettoni d’India”; il gruppo le Cocorite con “Sfila la notizia”;
le maschere Le Mongolfiere.
1
2
3
Questo è l’ordine dei vincitori. Per la categoria Carri primi sono arrivati i Forchettoni con “Forchettoni d’ India”, secondi
Il rogo del “Puccio” in Piazza
Matteotti, martedì Grasso 9
Febbraio, ha concluso il
Carnevale Civitonico 2016.
Il “Puccio” era stato dedicato, quest’anno, a Gasperone, famoso brigante
detenuto nel Forte Sangallo.
a pari merito Jamaicano e Charlie con “La mitologia a Civita arriverà...la Fenice dalla sue ceneri rinascerà”
e “Con le giostre e i giocattoli il gruppo Charlie fà divertire grandi e piccini”, quarti il gruppo Frappa con “In
Messico è sacra e assai gioiosa ma sta festa è m’po’ curiosa…Sona Canta Balla e Stappa co a Santa Muerte
de o Gruppo Frappa!!!”.
Per la categoria gruppi questo è l’ordine di arrivo: 1. Cocorite con “Sfila la notizia”, 2.Scroccafusi con
“Semo partiti dalla Sicilia ma dove mai si andrà, ‘o Scroccafuso ‘rriva a civita e gran festa si farà.”, 3.Catarì
con “Catarì Vedova Troppo Allegra”; 4. Zibaldone con “Cor gruppo Zibaldone, partenno da Sassacci, arriva
a Civita, la gegina dei ghiacci.”, 5. O Zucchero Filato con “Acqua posa, vento posa…’rrivino svolazzanno e
fenicottere rosa”, 6. a pari merito Biffe con “Parodia balletti danza Classica Les ètoiles de Civita.” , Gazibo
con “Dall‘ Irlanda semo partiti e giù in piazza ce semo fermati” e Patatrac con “Contro a crisi che non va
più via, Spagnole, Toreri e Tauromachia”, 7.E spose de Civita con “E ZORRE cò ZORRO Bernardo e sergente
Garçia…edè tutta N’ ALLEGRIAAA…”, 8. Biacio “In America semo stati e lo zio Sem c’e semo portati: Biacio
we Want You”; 9. a pari merito Bacco con “Incantatori 2016” e Gardens con “Sto saloon è solo donne,
Whisky e azzardo… se te va viè a da no sguardo!!”, 10. O Saracino con “Stì Egiziani dal deserto so arrivati
e in piazza se so fermati”, 11.Bailando con “Il sole dei Caraibi”, 12 Planet Fantasy con “Planet Fantassy fa
l’occhiolino ai gufetti a Magò e a Merlino”, 13. le Belve con “Dopo tutti st’anni che c’avemo provato Super
Mario in Piazza v’ avemo portato”.
Per la categoria Maschere l’ordine è il seguente: 1. Le Mongolfiere, 2. Vintage con “Le Vintage in tour a
Venezia siamo andate e a piazza siam tornate!!!” , 3. I Marzianetto’s con“Non si scherza non è un gioco
sta arrivando mangiafuoco” , 4. E Riciclone con “Gomitolone Gomitolone …se volete un bel maglione te lo
fanno …”E Reciclone”, 5. I più belli de Civita con “Campionesse del mondo de o giro di culi mosci”.
Per la prima volta il voto è stato aperto a tutti i cittadini anche da smartphone e tablet con l’applicazione
InComune.
Foto di Studio fotografico Biagiola Giorgio
Foto di Studio fotografico Biagiola Giorgio
Foto di S.I. di Stefania Ioncoli
Foto di E.B.
Foto di Demostene Farlanga
Foto di Ottica Sersali
Foto di Paola Lustrissimi
Campo de’ fiori
48
NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS
UNA NUOVA AMBULANZA PER BAGNOREGIO
GRAZIE AL PRESEPE DELLA SUA CIVITA
Può mangiare in allegria il Presidente della C.R.I. di Bagnoregio e Lubriano, Stefano Bizzarri. Il Presepe
vivente di Civita di Bagnoregio, visitato da poco meno di 20.000 persone, ha permesso all’Ente che presiede, di acquistare una nuova ambulanza del valore di 60.000 euro.
Un moderno regalo dei re Magi, che la popolazione dei due centri della Teverina hanno accolto con grande
calore e sentita riconoscenza.
Secondiano Zeroli
CORSO DI POTATURA DEGLI ULIVI A FABRICA DI ROMA E CORCHIANO
Si sono svolti a Fabrica di Roma e a Corchiano, con il patrocinio del comune di Fabrica di Roma - assessorato all’Agricoltura,
della sezione Coldiretti di Corchiano e del
Frantoio “Vecchia macina” di Corchiano, organizzati dal Consorzio Angela Pedica di Fabrica di Roma, i primi due corsi di
”Olivicoltura e potatura degli ulivi”.
Il 29 e 30 Gennaio quaranta agricoltori di Fabrica di Roma e dintorni, hanno ricevuto dalle
mani dell’Assessore all’agricoltura Sigismondo Sciarrini e della titolare del Consorzio
Chiara Todini, l’ambito attestato dopo due giorni intensi di teoria e pratica intervallati da
un delizioso pranzo servito presso l’Agriturismo fabrichese “Mariposa” di Claudio Colavalle
che, oltretutto, ha messo gentilmente a disposizione dei corsisti il proprio oliveto per effettuare sul campo la prova pratica. La settimana successiva è toccato a quaranta agricoltori
di Corchiano prendere parte al corso organizzato presso lo splendido Agriturismo corchianese “La Cantina”. Il Venerdi lezione teorica e il giorno successivo quella pratica presso
l’oliveto gentilmente messo a disposizione dai fratelli Roberto e Gianni Nardi che hanno
ospitato a pranzo anche i corsisti. Massiccia la presenze ai corsi di molti giovani e di tantissimi agricoltori provenienti dai paesi limitrofi.
IL GIOVANE FABRICHESE DANIELE ZALLOCCO UNA PROMESSA DEL JUDO
E’ ancora giovane ma già è già un campioncino, è un vincitore nato ma è umile e non si da arie, ha
vinto tante gare da diplomarsi primo assoluto nel Gran Premio Giovani di Judo. Si parla di Daniele
Zallocco una promessa del judo regionale, e perchè no, se continua così, anche nazionale, della disciplina del Judo. Nato e cresciuto nel vivaio di cinture nere della palestra Yama Bushi di Fabrica di
Roma diretta dal Maestro cintura b/r VI dan Domenico Petti, delegato provinciale del settore judo
della FIJLKAM. Daniele si è fatto notare in diverse occasioni, sempre a podio, sempre primo nelle
gare del GPG del circuito laziale, una manifestazione diretta dall’impeccabile Maestro Gennaro Maccaro, motore inesauribile del settore regionale del Judo. Ma le speranze su Daniele si concretizzano
vedendolo lavorare ed allenarsi, una preparazione dura e costante che ha dato i frutti sperati e che
si manifesta ad ogni gara. D’altro canto non poteva essere diversamente, proviene da una famiglia
dove tutti i componenti del nucleo familiare, madre, fratello, padre (cintura nera) e lui, sono dediti
a questo sport serio e formativo. Come un giusto accento va posto su tutti gli altri ragazzi della palestra che da pochi ani fino alla età adolescenziale ed adulta, si impegnano strenuamente e portano
a casa periodicamente risultati di rilievo, che sono uno dei componenti della attività del judo, sport
nel quale non si trascura mai anche la formazione dei giovani atleti.
Da sx: il M° Domenico Petti, il
M° benemerito Gennaro Maccaro
e il giovane Daniele Zallocco.
1° Campagna di scavo Necropoli Falisca a Fabrica di Roma
Nell’ambito del progetto “Fontana Antica” per il recupero e valorizzazione del patrimonio
archeologico, dal mese di Novembre 2015 è in corso a Fabrica di Roma – provincia di Viterbo, la prima campagna di scavo presso la Necropoli falisca in Località Vallecchia. L’iniziativa, fortemente voluta e patrocinata dal Sindaco Mario Scarnati e prontamente
accolta e sostenuta dalla Soprintendente, dott.ssa Alfonsina Russo, è stata sancita
da un protocollo d’intesa e collaborazione quinquennale fra il Comune di Fabrica di Roma,
la Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale e l’Università degli Studi
della Tuscia. L’indagine scientifica, condotta dalla prof. Marina Micozzi, docente di
Etruscologia presso l’Università degli Studi della Tuscia, e coordinata dalla
dott.ssa Rossella Zaccagnini della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale, interessa lo studio e il recupero di un particolare monumento rupestre sito in un’area ricca di testimonianze archeologiche, individuata nel 2012 dalla dott.ssa Beatrice Fochetti, direttrice del cantiere
archeologico e ideatrice del più vasto programma di tutela e valorizzazione dell’area, “Fontana Antica”. Il recupero del monumento, condotto con l’ausilio di un gruppo di studenti del corso triennale in Scienze dei Beni culturali e di quello magistrale in Archeologia (Antonella
De Maria, Alessandra De Nardo, Giada Pedica e Daniele Valentini), in questa prima fase, in cui si segnale la spontanea disponibilità e collaborazione del proprietario del fondo agricolo, il sig. Attilio Proietti, ha svelato un’imponete camera funebre sotterranea sormontata
da un monumentale portico: una sepoltura probabilmente già violata in passato. I risultati della prima campagna di scavo verranno presentati nella prossima primavera, in concomitanza con l’inaugurazione dell’Info - Point comunale.
Campo de’ fiori
50
Giovane , piccolo, bello,
intelligente, ubbidiente,
già castrato, con microchip, vaccino,antivermi,
antipulci ... Non manca
nulla !!!Solo una richiesta per lui ... La più bella!
Il piccolo 4 zampe vive in
pensione aspettando
la libertà!!!
Civita Castellana
338.7357799
Mi chiamo BLACK e
vi assicuro che sono
buonissimo. Ho circa 2
anni e sono di taglia
medio/piccola.
Perchè non mi date una
casetta come tanti miei
fratelli a 4 zampe?
TEL. 338.7357799
ALF, simil corso, salvato da morte certa,
oggi cerca una casa. 4 anni ad aprile,45kg
PALLINO:
circa,d’accordo con cani e gatti perché ci
Su questa pagina
vive ora, è ancora un cucciolone,gioca
sono il più anziano
corre come un pazzo,non è castrato.
di tutti e anch’io
Certo che non è per tutti, ha bisogno di
sogno una casa.
spazio .... Guardate che tenero. Facciamo
presto! A MARZO SI APRIRANNO I CAN- Sono docile, buono,
CELLI DEL CANILE! NOOOOOOOOOO
di taglia piccola e
Salviamolo una seconda volta
nonostante la mia
ma definitiva....327.6645195
taglia il canile mi
E io sono PERLA,
taglia piccola, un
anno circa...
Anch’io mi trovo in
canile ma non ci
vorrei stare troppo
a lungo! C’è posto
per me a casa tua?
Sono buonissima...
338.7357799
sta stretto.
Mi prendi con te???
Tel. 338.7357799
Urgente stallo casalingo anche a pagamento! Lucky ha 14 anni incrocio pastore
husky...Per maggiori info 338.7357799
Sono Oliver...
seguite il mio
sguardo
implorante!
Un anno e 1/2
circa.
Sono di taglia
piccola e sono
in canile....
Tel. 338.7357799
PRISCILLA
taglia piccola
giovane (meno
di 1 anno e mezzo),
buona come il pane,
delicata e
tenera....
CERCA CASA!
338.7357799
Se un vostro beniamino
vi ha lasciato per correre
sul Ponte dell’Arcobaleno,
venite in canile
a salvare una bella anima....
Per info: 338. 7357799
Campo de’ fiori
51
LA REDAZIONE DI CAMPO DE FIORI SI ASSOCIA A TUTTI GLI AUGURI!!!
Tanti
tanti auguri al
piccolo
Gabriele
Ceccarelli
che il 23
febbraio
compie 9
Auguri al Bersagliere Irmo Soli di
Tantissimi auguri a
anni da
Civita Castellana, papà del nostro
Walter Santinelli, il cognato più parte dei nonni Marinella
collaboratore Alessandro, che il 23
simpatico del mondo e presente
Sandro Roberto ElisaGennaio ha compiuto 93 anni!!!
per tutti. Auguri per i tuoi 84
betta, gli zii, papà e
Nella foto insieme ai suoi figli
anni che sai nascondere bene
mamma.
Ivana e Alessandro.
soprattutto quando balli!!! Pino,
Infiniti auguri da tutta la redazione
Luisa e le tue tre nipoti. Bacioni
di Campo de’ fiori
Tantissimi
Tantissimi
auguri a
auguri a
Gianfranco
Lidio
Bartoloni che il
e Lucina
1 Marzo compie
che
50 anni!!!
compiono
Sei un papà ed
gli anni
Tantissimi auguri a
un marito sperispettivaCecilia Anselmi
ciale… buon compleanno da tua
mente il 12 e 24 Febbraio, da tutta
che l’11 Febbraio
moglie Daniele, i tuoi figli Sala famiglia.
ha compiuto gli anni,
manta e Pierpaolo, Federico e
dalla mamma, il papà, il
Tantissimi
tutto il resto della famiglia.
fratello Federico, gli zii,
auguri a
tutti i parenti, gli amici Fabrizio Nelli che
P.S.: auguri anche da parte dei
e la redazione di
tuoi numerosi amici e tutti coil 13 Febbraio
Campo de’ fiori!!!
loro che ti vogliono bene.
festeggia il suo
43esimo
compleanno.
Un grandissimo in bocca al lupo alla squadra
femminile di Volley ASD SPEED 18 Scuola San
Francesco di Roma, allenata dal Prof. Paolo
Tozzi. Coraggio ragazze siete bravissime, non
mollate!!!
In piedi da sx :Arianna, Maria Vittoria, Alessia,
Federica, Anna, Daniela, Emma, Giorgia, Lucrezia. In basso da sx: Chiara, Valentina, Camilla,
Martina, Sara, Penelope, Bianca.
INVIATE I VOSTRI MESSAGGI DAUGURI SPECIALI
AL NOSTRO INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA
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Campo de’ fiori
AGENDA
Tutti gli appuntamenti più importanti
Si apre, domenica 21 Febbraio, la seconda parte della rassegna
nazionale di teatro amatariale di Fabrica di Roma. Sette nuovi appuntamenti che accompagneranno gli amanti del teatro fino a primavera inoltrata. La comicità si alternerà a drammi di spessore
che porteranno il pubblico ad una sana riflessione. Autori moderni
e contemporanei, italiani e stranieri, accuratamente selezionati per
offrire all’affezionato pubblico del teatro Palarte di Fabrica di Roma
un cartellone di tutto riguardo. A curare personalmente la scelta
dei titoli, il direttore artistico del teatro, Carlo Ciaffardini, affiancato dall’assessore alla cultura Giorgio Cimarra, da Doriano Pedica
e Livia Agnelli dell’Ufficio Cultura e da Marco Fischione, Presidente
della Pro Loco. Presentatore ufficiale della rassegna Pierluigi Paesani. Gli spettacoli avranno inizio alle ore 17.30 ed il costo del biglietto d’ingresso è di soli 5 . Un’occasione da non perdere,
possibile grazie all’interessamento del Sindaco Mario Scarnati e di
tutta l’amministrazione locale.
In occasione del 40° anno della sua acomparsa
la biblioteca Consorziaòe di Viterbo ha voluto
dedicare allo scrittore Pier Paolo Pasolini una
splendida mostra delle sue opere. Attraverso
questa iniziativa vuole continuare a testa alta a
svolgere un servizio di “Biblioteca sociale” nei
confronti del territorio viterbese e dell’intera
cittadinanza. Pasolini ebbe un forte legame
con la terra della Tuscia, tanto è che visse per
un breve periodo a Chia, frazione di Soriano
nel Cimino. La mostra è aperta a tutti fino a
fine Febbraio.
Campo de’ fiori
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Roma com’era
Campo de’ fiori
Roma.
Anno 1931.
Uno scorcio di una delle
più belle e conosciute
piazze della Capitale:
Piazza del Popolo.
Al centro
l’Obelisco Flaminio,
alto 24 metri,
costruito ai tempi
dei faraoni Ramesse II
e Merenptah
(1232-1220 a.C.),
portato a Roma
sotto Augusto e
precedentemente
collocato al
Circo Massimo.
Esso fu spostato in
Piazza del Popolo
nel 1589 per volere di
Papa Sisto V
(Peretti).
Foto archivio
Ercole Ottaviani.
Campo de’ fiori
Civita Castellana. Carnevale anni ‘70. Carro della Ceramica Kerasan.
Foto del Sig. Giuseppe Fantini (terzo da dx).
Terzo da sx: ... Caracuta. In primo piano sulla dx: Fausto Nardi.
Campo de’ fiori
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Album de
Campo de’ fiori
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dei ricordi
Civita Castellana.
Carnevale 1971.
...,
Lino De Florio,
Rino De Florio,
....
Foto del Sig.
Giovanni De Florio.
Campo de’ fiori
Campo de’ fiori
Campo de’ fiori
Civita Castellana. Anni ‘80. Stum Truffen.
Da sx: Roberto Martani e Leonardo Basili.
Civita Castellana. Anni ‘80. Da sx: Ottavio Macino e
Vito Ciavarella. In secondo piano Roberto Ercolini.
Campo de’ fiori
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Album dei ri
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma. Anno 1969. In piedi da sx: Silvano Cencelli, Piergiuseppe Baroncini, Roberto Mariani, Maurizio Fabris,
Nazzareno Solvi, Augusto Fochetti. In basso da sx: Renzo Testa, Angelo Pelliccioni, Mario Alessi, Gianni Ippoliti, Enzo Cilli.
Foto del Sig. Sandro Ceccarelli.
Gli atleti possono ritirare le foto gratuitamente presso la tabaccheria centrale in Piazza Duomo - Fabrica di Roma.
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma. Anno 1965. Classe 1° elementare. Fila in alto 3° da sx: Marco Valeri.
Chi si riconosce? Inviate i nomi a [email protected], saranno pubblicati sui prossimi numeri.
Campo de’ fiori
ricordi
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma. Anni ‘60. Foto di Giuseppe Tirittera.
Chi si riconosce? Inviateci i nomi a [email protected], saranno pubblicati sui prossimi numeri.
Campo de’ fiori
Campo de’ fiori
Civita Castellana. Metà anni ‘70. Giuseppe Fantini.
Vignanello, 1948. Licinio Valeri premia la Miss al Cinema Comunale.
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Campo de’ fiori
Album de
Campo de’ fiori
Ronciglione. Anni ‘80. Carnevale.
Campo de’ fiori
Monterosi 1960. Da sx: Ercoli Armanda, Blasi Enzo, Alesse Rosetta, Liberati Armanda, Ercoli Crescentino, Francocci Angela.
Campo de’ fiori
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dei ricordi
Campo de’ fiori
Castel Sant’Elia. Anni ‘50. Scalinata dell’asilo. Fila centrale, da dx: Vanda..., Luigina..., Vincenza Parmeggiani, ...,
Maria Francesca.... Prima fila da sx: Rosina..., ultima: Marisa.... Chi altri si riconosce? Foto della Sig.ra Vincenza Parmeggiani
Campo de’ fiori
Corchiano. Anno 1947. Lavori per la realizzazione dell’acquedotto del paese. Settimo da sx: Antonio Marconi.
Foto della Sig.ra Milena Marconi.
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giorno, baby-sitter, pulizie, ristoranti, case di
cura. Tel. 327.5925225
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notte o ad ore. Zona Nepi, Viterbo e Roma. Tel.
327.1583063
- CERCO LAVORO come badante giorno e
notte o ad ore. Zona Civita Castellana, Nepi,
Roma e zone limitrofe. Tel. 389.4808344
- CERCO LAVORO come giardiniere, muratore.
Munito di patente B. Tel. 388.8035216
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casa ed uffici. Tel. 389.4913587
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cellulari, muratore. Tel. 393.4496196.
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orario pomeridiano, badante per il weekend. Autominita. Zona Civita Catellana2139608.
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anche per la notte. Zona Civita Castellana, Fabrica di Roma, Gallese e dintorni. Tel.
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390.4449919
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notte. Tel. 388.6542895.
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commesso, cameriere o altri lavori anche estero,
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Campo de’ fiori
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disponibilità di orario. Automunita. Tel.
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disponibilità di orario. Tel. 388.6998219.
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lungo orario come badante, baby sitter, pulizie
casa e ristoranti. Zona Civita Castellana. Tel.
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in ragioneria che cerca lavoro. Residente a Fabrica di Roma in possesso della patente B. Tel.
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imbianchino, piccole manutenzioni. Tel.
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badante, aiuto cuoca, aiuto pasticcera, cuoca in
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lavori di manutenzione. Tel. 328.3538581
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Oroscopo di Febbraio
Campo de’ fiori
by Cosmo
Ariete A Febbraio potete
aspettarvi una vita sentimentale molto positiva,
che favorirà i chiarimenti e
le riappacificazioni. I benefici di Venere porteranno sollievo nel settore del lavoro e delle finanze. Cercate di
apprezzare maggiormente il lavoro di squadra, ed anche la vostra posizione ne trarrà
beneficio. In previsione del futuro cercate
di rafforzare eventuali collaborazioni e partnership, perché la vostra carriera dipenderà anche da queste.
Toro Non sono previste
novità in campo sentimentale in questo mese di febbraio;
potrebbe
però
esserci qualche miglioramento Siate comprensivi e
pazienti perché quello che si prospetta non
è un periodo esattamente facile. Per
quanto riguarda il lavoro, in questo mese
ci sarà un aumento di efficienza e le cose
inizieranno a migliorare. Avrete nuove opportunità di successo e raggiungerete risultati soddisfacenti.
Gemelli La vita di coppia
si preannuncia generalmente stabile. Voi ed il vostro partner riuscirete a
superare insieme le difficoltà aiutandovi a vicenda.
La situazione professionale sarà molto più
complicata; vi sarà chiesto di investire per
il futuro, e per costruire la vostra carriera
dovrete obbedire ad alcune norme. Dovrete
fare uno sforzo, che varrà sicuramente la
pena fare, anche se non vedrete i risultati
nell’immediato.
Cancro Sarà un mese davvero
importante
per
quanto riguarda l’amore.
La vostra vita di coppia acquisterà un aspetto diverso, avvicinandosi al
vostro ideale. La situazione lavorativa richiederà invece dei cambiamenti e nuovi
sviluppi; avrete la possibilità di trovare
nuove collaborazioni e stipulare dei nuovi
contratti. Potete contare sulla vostra creatività ed ispirazione per allargare i vostri
orizzonti.
relazioni
Le
Leone
d’amore non saranno facili
da gestire questo mese; la
vostra attenzione sarà riposta nella vita sentimenla
se
anche
tale,
sensazione generale sarà quella di incomprensione e difficoltà. I problemi maggiori
saranno dovuti ad una scarsa comunicazione, ma anche a disattenzione ed errori
di valutazione. Troverete un certo sollievo
un campo professionale, grazie a Venere,
che vi aiuterà a raggiungere i vostri obiettivi.
Vergine Le cose dal
punto di vista sentimentale continueranno ad andare bene anche questo
mese; se siete single
avrete modo di trovare un
partner, mentre se siete in coppia avrete
modo di migliorare la vostra relazione o addirittura trovare un nuovo amore. Questo
potrebbe essere un mese molto impegnativo sul lato del lavoro; avrete bisogno di
tanta pazienza perché potrebbero insorgere dei problemi. Qualcosa non andrà
bene al primo tentativo; non rinunciate!
Bilancia Probabilmente
questo sarà il mese più
favorevole nella prima
parte del 2016. Per tutti
voi ci saranno buone opportunità di incontrare
nuovi amori o riprendere una vecchia relazione. Il ruolo fondamentale nel vostro rapporto sarà dato dalla comunicazione.
Avrete tantissimo lavoro da svolgere questo
mese, e la vostra energia vi supporterà.
Scorpione Si preannuncia per voi un buon pesentimentale,
riodo
avrete modo di chiarire le
incomprensioni ed intraprendere nuove relazioni
d’amore. Arriverete ad
importanti conclusioni che vi aiuteranno a
raggiungere la felicità futura. Per quanto
concerne il lavoro in questo periodo sarete
molto attivi ma allo stesso tempo tesi, assorbirete probabilmente tutto lo stress professionale.
Sagittario Questo mese si
preannuncia alquanto instabile sotto il profilo dell’amore. Alcune situazioni
passate verranno riportate
alla luce e dovranno per
forza essere chiarite. Nella seconda metà
del mese ci sarà l’opportunità di incontrare
una persona che non vedete da tempo;
non è esclusa la possibilità di intraprendere
una storia d’amore. Dovete fissarvi degli
obiettivi e decidere le vostre priorità.
Capricorno Questo mese
sarà molto favorevole per la
coppia. Venere, il pianeta
dell’amore tornerà nel vostro segno all’inizio del mese
ponendo fine ad una fase di
complicazioni e blocchi. E’ ora di trarre delle
conclusioni, fare chiarezza e prendere
nuove strade. Sul piano del lavoro dovete
prefissarvi degli obiettivi ed avere ben
chiare delle strategie. Cercate di lavorare
con molta attenzione ed in modo organizzato per evitare di cadere in possibili errori.
Acquario Il vostro fascino e
magnetismo renderà difficile
a chiunque starvi lontano;
dovrete quindi aspettarvi
una vita sentimentale molto
attiva e ricca di momenti felici. Dal punto di vista del lavoro si prospetta un mese ricco di successi; avrete
modo di mettervi in evidenza e verranno
alla luce le vostre qualità di leader e le vostre competenze professionali. Ci saranno
delle nuove opportunità che vi aiuteranno
ad ottenere posizioni di prestigio.
Pesci Si prospetta per voi
un periodo difficile per
quanto riguarda i rapporti
d’amore. Probabilmente la
vostra relazione verrà
messa a dura prova; il vostro partner potrebbe allontanarsi o avere dei problemi.
Nonostante questo avrete comunque modo
di divertirvi e svagarvi. Sotto il profilo del
lavoro questo sarà un mese di stabilità, all’insegna della solita routine. Nell’ultima
parte di Febbraio avrete modo di mettervi
in luce ed ottenere successo.
Campo de’ fiori
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Arte, Cultura,
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Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese, Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto, Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara,
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nei teatri, nei migliori alberghi e locali, sui taxi e in tutte le stazioni MET.RO. Spedito a
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