Bollettino delle Parrocchie dell’Alto Malcantone settembre 2014/marzo 2015 Aranno, Arosio, Breno-Fescoggia, Cademario Miglieglia, Mugena, Vezio Parroci in solidum: moderatore don Thomas Matoy, tel. 079 887 12 45; don Dieudonné Diama, tel. 076 679 65 10 - residenza Casa parrocchiale di Breno, tel. 091 600 32 62 In copertina: “Pietà” nell’Oratorio di S. Maria di Cimaronco, di proprietà del Patriziato di Arosio. Si trova appena sopra l’abitato di Gravesano, fra le prime curve, salendo, verso Arosio. L’affresco, del Quattrocento, faceva parte della cappella originale costruita accanto alla strada della Penödra (da ”pena”, considerata la fatica che incombeva su coloro che erano costretti a salire a piedi, spesso trasportando pesanti carichi). L’autore è ignoto. Foto 2013: Gian Giacomo Carbonetti 2 IL MISTERO GIOIOSO DEL NATALE Questa volta vorrei parlarvi della gioia del Natale. «Vi annunzio una grande Gioia» (Lc 2,10): così nella Notte Santa l’Angelo dà la notizia del Natale ai poveri pastori. Questa gioia, notificata dal cielo, è arrivata fino a noi. La ragione più semplice e immediatamente comprensibile della contentezza che nel Natale raggiunge ogni uomo, è che l’umanità intera, almeno confusamente, capisce di aver ricevuto un regalo. Un regalo, anche se piccolo, è il segno che qualcuno ci vuole bene; e sentirsi amati è la cosa più bella e gratificante che ci sia. Ma qui il dono è il più grande e sorprendente che si possa pensare: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). La pagina altissima del vangelo di Giovanni, oserei dire in HD e tridimensionale, ci aiuta a renderci conto dell’immensa ricchezza che abbiamo ricevuto. Quel «Figlio unigenito» – «quel Verbo che era presso Dio era Dio» ( cfr. Gv 1,1)- ci aiuta a risolvere, almeno sul piano esistenziale, i nostri problemi più difficili. Se ci chiediamo, per esempio: da che parte è venuto l’universo? Il Natale ci risponde sciogliendo l’enigma dell’origine delle cose: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui - ci è stato detto – e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste’» (Gv 1,3). «Per mezzo di lui», cioè per mezzo di quel bambino povero e indifeso che contempliamo effigiato nei nostri presepi, del quale la parola di Dio, che qui è risonata, ci ha rivelato il nascosto prestigio e la forza trascendente: «Ultimamente, ci ha parlato per mezzo di un figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1,2). Ma che cosa rappresenta il Bimbo nato a Betlemme per me, per le mie sostanziali aspirazioni di creatura smarrita, che deve affrontare l’arcano inquietante di un pellegrinaggio terreno senza certezze, verso un destino che non mi è noto? La nostra meta è quella di assimilarci al Verbo che si è fatto uomo, ed essere come lui «generati da Dio» (Gv 1,13), cioè possessori, rimanendo creature umane, della vita divina; una vita tanto superiore e preziosa da essere in grado di sottrarci alla tirannia della morte e di porci al riparo dagli insulti del male: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3, 16). «Chiunque crede in lui». La strada per realizzare in noi la realtà del Natale è quella, come si vede, di accogliere la venuta del Signore Gesù con una fede autentica e piena, una fede che trasformi la nostra mentalità irredenta e converta sostanzialmente la nostra vita: «A quanti hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome; i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 12-13). «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Abita in mezzo a noi, è ormai dei nostri, nostro famigliare e nostro compagno di viaggio: anche questo fa parte dell’intima motivazione della gioia natalizia. È il dono di poter evadere della solitudine e vincere il disagio dell’incomunicabilità. Da quando il Figlio di Dio si è fatto uomo e ha preso dimora fra noi, nessun uomo deve più sentirsi abbandonato e solo. Chi crede e accoglie il Natale nella sua piena verità, arriva alla persuasione che lo fa rinascere e gli fa dire: «C’è 3 un Dio che è come me, un Dio che sa che ci sono e non mi dimentica, un Dio che mi ha raggiunto con il suo amore, un Dio che ha assunto volto e cuore di uomo perché anch’io potessi amarlo come lui mi ama». Questa è la bellezza e l’incanto più coinvolgente della festa di Natale, cioè l’incarnazione del Figlio di Dio per amore. «Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,11): così la voce dell’Angelo ha squarciato non solo il silenzio della notte palestinese ma anche la notte oscura che incombe sull’intera vicenda umana. «Di tutto il popolo», dunque anche nostro. Rallegriamoci ed esultiamo in esso. È l’augurio che porgo a tutti ! Buon Natale ! Don Thomas Matoy «CON LA LINGUA SI UCCIDE IL FRATELLO» Da un’omelia di Papa Francesco… 4 Per costruire la pace «in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo, dobbiamo incominciare così : essere con il Signore. E dov’è il Signore non c’è l’invidia, non c’è la criminalità, non c’è l’odio, non ci sono le gelosie. C’è fratellanza. Chiediamo questo al Signore: mai uccidere il prossimo con la nostra lingua, ed essere con il Signore come tutti noi saremo in Cielo». Con queste parole papa Francesco conclude l’omelia tenuta durante una Messa mattutina in Santa Marta. Dopo la pausa estiva 2013, infatti, Bergoglio ha ripreso la tradizione inaugurata subito dopo l’elezione di celebrare l’Eucaristia alla mattina assieme a un gruppo di fedeli. Un’occasione di farsi conoscere e di far conoscere quella «teologia delle relazioni» che caratterizza le sue riflessioni. In quel giorno la liturgia proponeva, come brano evangelico, il passo di Luca in cui Gesù entra nella sinagoga di Nazareth, legge le Scritture e le commenta pubblicamente, suscitando però lo sdegno dei suoi concittadini. Questi, ha notato il Papa, ammiravano Gesù, ma da lui «volevano un miracolo, volevano lo spettacolo». Quando non ottengono questo, decidono di eliminarlo: «Ma guardate com’è cambiata la cosa - ha notato papa Francesco, secondo quanto riportato da Radio Vaticana –: cominciarono con ammirazione e finivano con un crimine : volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l’invidia, tutte queste cose… Questa non è una cosa che è successa duemila anni fa: questo succede ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità». Infatti, «quelli che in una comunità fanno chiacchiere sui fratelli, sui membri della comunità, vogliono uccidere», proprio come accadde a Nazareth. «L’apostolo Giovanni, nella prima Lettera, capitolo III, versetto 15, ci dice questo: «Quello che odia nel suo cuore suo fratello, è un omicida». Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi ha aggiunto il Papa –. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua!» In questi giorni, ha detto poi Francesco, «stiamo parlando tanto di pace» e vediamo le vittime delle armi. Eppure bisogna pensare anche alle nostre armi quotidiane, ha concluso: «La lingua, le chiacchiere, lo spettegolare». AMORE PER IL NEMICO «Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». (Mt 5, 43ss). Così Gesù ci insegna. «Amerai il tuo prossimo» è la regola che troviamo nel libro del Levitico (19, 18), dove prossimo significa parente, compatriota e amici. La seconda affermazione «e odierai il tuo nemico» non si trova letteralmente nell’Antico Testamento; ma era questa la conclusione ovvia da quello che era stato detto prima. Chiunque non appartenesse al popolo eletto non conosceva il vero Dio, era un estraneo, un «nemico», e non c’era motivo di amarlo. Questo è il significato di «odiare il tuo nemico». Ebbene, ancora una volta, Gesù rompe con la tradizione dei rabbini e va oltre. «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Questo passo di Cristo è da gigante e per i giganti. Non contento di ampliare il concetto del prossimo a ogni persona senza distinzione, equiparandolo nell’amore alla persona di Dio – e di estendere il perdono fino a settanta volte sette, cioè illimitatamente –, adesso Gesù ordina di amare anche il nemico. Incredibile! Non si può andare oltre. Gesù dichiara impraticabile e antiquata la nostra divisione usuale delle persone in amici e nemici; per chi ama, come Cristo, non ci sono che fratelli, tutti figli dello stesso Padre, Dio (Cfr.Lc 6,27ss) e (Mt 5, 45 ss). «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» ( Mt 5,48). Niente di più e niente di meno. Così riassunse Cristo la nuova giustizia del regno, cioè la santità basata sull’assoluta fedeltà a Dio. Questa affermazione è la motivazione di tutto ciò che precede e ha una base etica profondamente religiosa: l’imitazione dell’esempio di Dio, che è amore, e alla cui immagine sono fatti l’uomo e la donna. «Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti». La radicalità di questo messaggio evangelico pone seri interrogativi che preoccupano qualsiasi cristiano responsabile. Amare il nemico è un programma realizzabile o una semplice utopia per sognatori? Vista alla luce della sapienza del mondo, questa norma di Gesù può sembrare un programma per angeli o per sciocchi. E noi sappiamo di non essere nessuna delle due cose. Sta bene, pensiamo, che Cristo ci comandi di escludere ogni sentimento di odio, malevolenza, fanatismo o intolleranza, tanto a livello di individui che di gruppi razziali, linguisti, ideologici…; ma mettere in atto il disarmo unilaterale e amare il nemico! Così come suonano, le parole di Gesù stabilirebbero forse come norma di condotta un vero sentimento d’amore per il nemico? Non si può ed è difficile imporre per legge la simpatia, l’amore e l’affetto emotivo verso il nemico che ci offende. Questo andrebbe contro la nostra psiche; sarebbe inumano. Neanche Gesù lo esige per decreto. Sentiamo dire perfino da persone molto cristiane e di buon cuore: « Io perdono, ma mi è impossibile dimenticare, e ancora di più impossibile amarlo ». Dicendo così, non stanno assecondando nei loro cuori sentimenti di odio, rancore o aggressività, e tanto meno il piacere della vendetta. Perdonare sì; ma arrivare ad amare effettivamente il nemico… Ci vuole stoffa di santo o tempra da eroe. E si può imporre come norma l’eroismo? Non portiamo i termini all’estremo ! Concludendo, penso che Gesù non ci comandi quello che non possiamo fare. Lui morì perdonando i suoi nemici, e molti altri cristiani hanno seguito i suoi passi. Quello che Gesù ci comanda è l’amore effettivo: fare del bene al nemico, pregare per lui, rispettarlo sempre come persona e come fratello, anche lui figlio di Dio. Così saremo anche noi, a nostra volta, figli di Dio, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni. Don Thomas Matoy 5 LA DOMENICA DEI QUATTRO PAPI 6 Domenica 27 aprile la Chiesa celebrava la seconda domenica di Pasqua, dedicata alla Festa della Divina Misericordia. La Pasqua è la redenzione, la liberazione dalla schiavitù del peccato, è la misericordia di Dio verso ognuno di noi; Dio che abbassa il suo cuore nella nostra miseria per elevarci alla dignità di figli di Dio. Quest’anno la Chiesa universale ha avuto la grandissima gioia di vivere una giornata molto speciale della “misericordia di Dio”. Papa Francesco ha canonizzato, cioè elevato agli altari, due Papi che abbiamo conosciuto, che sono stati del nostro tempo. Il primo Papa è San Giovanni XXIII, chiamato nel suo tempo il “Papa buono”, per il suo modo semplice e bonario di presentarsi e di parlare al cuore dei fedeli. Era stato scelto Papa perché non riuscivano a mettersi d’accordo tra cardinali conservatori e progressisti. Il Cardinale Roncalli era un uomo anziano, era la scelta per poter uscire dalla disputa tra le due correnti, ma soprattutto doveva essere un Papa di transizione, un Papa che, senza toccare niente, sarebbe dovuto passare inosservato nella storia. In sé è stato un Papa di transizione, visto che il suo pontificato è durato solo quattro anni. San Giovanni XXIII ci ha insegnato che non è importante la quantità di tempo, ma piuttosto l’uso che se ne fa; non è importante fare un’opera, ma saperla iniziare. È stato il Papa che con bontà, ma con molta fermezza, chiamava al Concilio Vaticano II, con l’obiettivo di far entrare nuova luce nella Chiesa, per poter trovare il modo nel quale la liturgia e i sacramenti potessero essere più vicini alle persone, che ormai si allontanavano sempre di più dalla Chiesa. È stato il Papa del “rinnovamento”, cioè il Papa che ci ha fatto riscoprire e ritornare alle cose essenziali. L’altro Papa ad arrivare agli altari è stato San Giovanni Paolo II, chiamato “il grande”. Il suo pontificato è durato 27 anni. È stato il Papa che ha sorpreso il mondo, visto che era il primo Papa dopo 400 anni a non essere italiano. Un Papa che veniva da dietro la cortina di ferro, che aveva fatto il suo seminario nella clandestinità. Un Papa che, rivolgendo il primo saluto al popolo, chiese di essere corretto nella sua nuova lingua: l’ italiano. Ma soprattutto è stato il Papa che ci ha aiutato a comprendere il Concilio Vaticano II, che ha limitato gli eccessi e spronato altri ad avere il coraggio di cambiare. È stato il Papa che ha voluto camminare per il mondo, il suo ruolo è stato fondamentale per poter abbattere quella cortina di ferro che, tristemente, divideva il mondo; un Papa che incoraggiava i giovani ad non aver paura di essere di Cristo, e ci ha insegnato che, nonostante la malattia, bisogna saper continuare, lottando fino all’ultimo istante della nostra vita, donandosi senza riserve, offrendo se stesso e diventando così come Cristo crocifisso. Gli altri due Papi sono ancora in vita e, anche se non sappiamo se arriveranno anche loro agli altari, possiamo affermare che sono “servi di Dio” e che ci mostrano una grande sintonia . Il primo è Benedetto XVI, un grandissimo Papa che, quando apparve sul balcone subito dopo la sua elezione come Vicario di Cristo, dichiarò di essere solo uno strumento nella vigna del Signore. Benedetto è il Papa dell’umiltà. Il suo pontificato è durato otto anni e si è aperto con critiche ed anche sarcasmi… come titolava un giornale della sua Germania: “Abbiamo un pastore tedesco”. L’idea che si aveva di lui era quella di un uomo rigido, duro e capace solo di dettare leggi e condanne. Ma lui subito ha lasciato tutti stupiti con la sua prima enciclica dedicata all’ “amore di Dio”, “Deus est caritas”. Il Papa che doveva condannare, invece, per prima cosa parla dell’amore di Dio per noi, per la creazione. Un Papa che è stato capace, con coraggio, di chiedere perdono per gli abusi e gli scandali di pedofilia, ma soprattutto ha saputo creare una struttura nella Chiesa con norme e procedure per combattere questo flagello, per non lasciare impunito, denunciare e scomunicare chi fosse responsabile di una tale atrocità. E il Papa che ha iniziato la riforma della curia romana, ma soprattutto il Papa che ha lasciato senza parole il mondo intero quando ha annunciato le sue dimissioni come pontefice. In tutta la storia della Chiesa solo un Papa aveva fatto una cosa simile, 500 anni prima (un po’ tanto forzato). Le sue dimissioni per motivi di età, hanno mostrato la grande forza e umiltà di questo uomo, che ha capito che per guidare la Chiesa c’è bisogno di molta energia, e lui, all’età di 85 anni, non aveva più quella forza che la Chiesa aveva bisogno e, proprio per il grande amore verso la Chiesa di Cristo, è stato pronto a compiere un passo indietro, a uscire dalla scena pubblica per aiutare la Chiesa mediante un servizio più consono alle sue forze, ma più efficace e importante come quello di governare: il servizio della “preghiera”. In un mondo dove tutti vogliono apparire, occupare i primi posti, avere il potere, questo Papa umile c’insegna a saper rinunciare a tutto per amore. E siamo così pervenuti all’ultimo Papa, un ciclone fatto di gesti: Papa Francesco. Il Papa “venuto dalla fine del mondo”, il primo Papa americano, il primo Papa gesuita, il primo Papa a chiamarsi Francesco, ma anche il primo a conquistare con un semplice saluto, “buona sera!”, quel “buona sera” che ha aperto il cuore di tutti. Quel Papa che ci riporta alla semplicità del Papa buono San Giovanni XXIII, quel Papa che ci riporta alla gioia e alla forza di San Giovanni Paolo II, quel Papa che ci riporta all’umiltà di Papa Benedetto; ma soprattutto quel Papa che nella sua austerità cerca di farci riscoprire l’amore di Dio, che solo mediante la povertà di cuore si riesce ad arrivare alle cose essenziali della vita e in questo modo si riesce ad arrivare a Dio. Dio in questi quattro Papi mostra il suo grande amore per noi, la sua grande misericordia! Oggi più che mai abbiamo bisogno di pastori come questi, che manifestano parti del volto di Cristo. Don Luciano, Ponte Tresa 7 L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE DELLA BOLLA “Sorella minore” della Cappella della BV di Caravaggio di Aranno (foto sotto) Introduzione di Giovanni Berardi Questa storica cappella è situata ai piedi della collinetta del Parco di Oer a Breno, sulla strada principale. In quel punto la strada fa una curva a novanta gradi; anticamente, però, la vecchia strada proveniente da Fescoggia continuava diritta verso la parte bassa del nucleo di Breno, transitando nella cosiddetta “Piazzora”, dove c’era uno dei negozi del paese. Il nome vero e proprio sarebbe “Cappella di S. Maria della Bolla” e deriva dalla zona acquitrinosa che si estendeva di fronte e dietro alla cappella. Ora questa zona è edificata. Non tutti sanno che la Cappella appartiene al Comune, il quale, attraverso un apposito legato, ne assicura la manutenzione e la gestione. È un monumento censito dall’Inventario cantonale dei beni culturali e gode di una tutela a livello locale. Molti brenesi si ricordano ancora che l’interno della cappella era ricoperto da svariati quadretti di ex-voto in ricordo di grazie ricevute. La pietà popolare conferisce doti miracolose a questo edificio, in particolare attraverso l’intercessione della Sacra Famiglia, ivi raffigurata. Probabilmente non a caso, in questo luogo trafficato d’auto e situato su una curva pericolosa, mai in passato si sono riscontrati incidenti. Questa però non è certo una ragione per non prestare la dovuta attenzione quando si transita in automobile davanti alla Cappella della Bolla; al contrario, bisognerebbe rallentare ancor di più, rivolgendo un pensiero riconoscente al Signore e a chi ha costruito questo edificio di culto. La cappella è tanto cara ai brenesi poiché da lì prendono avvio alcune cerimonie religiose, come la processione della Domenica delle Palme e i funerali. Nel periodo natalizio, al suo interno, viene allestito un bel presepe curato da Vanna Morak di Fescoggia. E, “dulcis in fundo”, in caso di intemperie, nel piccolo portico si può trovare un riparo attendendo l’autopostale o il pullmino dell’asilo. 8 Dante Morenzoni, già sindaco di Breno per parecchi anni, ci ha fornito queste informazioni, naturalmente non conoscendo (come tutti) quanto è stato recentemente scoperto nel ”Fondo Pelli” (vedi in seguito il testo di Gian Giacomo Carbonetti) “Il primo intervento conosciuto avvenne nel 1836 da parte di un maestro muratore, tale Righetti Marco di Breno. Si trattava di ampliare una precedente piccola cappella che, probabilmente assieme alla cappellina che si trova a Carino e l’altra che si vede lungo la strada che scende verso il Ponte di Vello, segnavano il percorso delle genti di Breno verso i loro terreni posti ai Guasti di Neggio. Ad ogni modo il Righetti ricevette istruzioni dettagliate da parte dei patrizi di Breno circa il modo di ricostruzione che doveva seguire in dettaglio. Gli venne anche fissato un tempo per la sua realizzazione ed evidentemente anche il compenso. I lavori vennero terminati per il mese di agosto del 1837 e fu pagato con lire 2000, versati in 3 successive rate. L’intervento successivo fu eseguito verso il 1950 dal pittore Enrico Giani che però si preoccupò unicamente di ridipingere la volta della Cappella e ritoccare lievemente anche le pareti. Poi nel 1987 il Comune di Breno procedette ad un restauro completo e approfondito, considerato lo stato abbastanza malandato della struttura. Fu creata appositamente una commissione (della quale ne ero il referente) che si incaricò di reperire i fondi necessari. La ristrutturazione totale costò circa fr 90’000.denaro versato da diversi enti e cittadini. I lavori furono eseguiti da: •opere da capomastro: sig. Eli Gambazzi, Breno •lavori contro l’umidità (elettrosmosi): sig. Nava - Caslano •rifacimento del tetto in piode: sig. Manfred Kernen, Breno •opdere da pittore/decoratore: sig. Guido Mafferetti, Fescoggia Da allora sono stati eseguiti unicamente piccoli interventi conservativi e questo anche perché la struttura è curata con molto impegno dalla signora Vady Corti. La Cappella è ora di proprietà del Comune di Alto Malcantone, il quale ancora gestisce il fondo “Pro Cappella della Bolla” (importo attuale di circa fr 11’000.-), denaro destinato espressamente a favore di questa struttura”. Dante Morenzoni Relazione storico-artistica Testo e foto di G.Giacomo Carbonetti A prima vista le due belle cappelle (quella di Aranno e quella di Breno) sembrano molto diverse: la prima che è stata costruita, quella di Aranno (già cappella Pelli), è un’opera del 1745 probabilmente di un non ancora identificato architetto della famiglia Pelli, eseguita su commissione di Don Ferrante Pelli, per ex voto. È stata egregiamente e completamente affrescata, internamente, dal noto artista Bernardino Mercoli di Mugena (1682 – 1746). Gli affreschi non sono mai stati modificati, ma solamente ben restaurati recentemente da Pier Luigi Alberti. La cappella della Bolla di Breno e stata invece almeno disegnata dall’arch. Luigi Pelli I (Aranno 1781 – 1861) nel 1837. Si può legittimamente pensare che, vista la qualità dell’opera architettonica, ne abbia anche diretto i lavori. Ma di Luigi Pelli parlerò alla fine di questo contributo. In effetti la struttura fondamentale e le dimensioni delle due cappelle sono molto simili, e ciò lo possiamo desumere anche, ma soprattutto, da un fortunato ritrovamento: nel “Fondo Pelli“ di Pura – Lugano (che ringrazio), tra le carte di Luigi Pelli I, si trova un suo bel disegno a china recante sul retro la scritta “Studio per l’Oratorio della Beata Vergine della Bolla a Breno” (foto sotto, pag. seguente). Si trat- 9 terebbe di un avanprogetto (appunto di uno “studio”) che consiste essenzialmente nel rilievo parziale, seppur preciso, della Cappella di Aranno. Se la cappella di Aranno è di stile promiscuo, che va dal rinascimentale (dato il riferimento ideale, al suo interno, al noto Santuario cinquecentesco della Madonna di Caravaggio), al barocco, per arrivare al neoclassico, la cappella di Breno invece è il risultato della trasformazione in un bel progetto puramente neoclassico, stile molto caro al nostro architetto. È per questo motivo che ho definito la cappella di Breno la “sorella minore” di quella di Aranno: a quest’ultima rimanda! Ma è stata costruita 92 anni dopo con interessanti modifiche architettoniche risolutive. Ma vediamo prima di tutto i disegni e la struttura generale: “Studio” di Luigi Pelli sulla cappella di Aranno (facciata e pianta, 1837), in vista della costruzione della cappella della Bolla di Breno. (particolare) 10 Rilievo attuale della pianta della stessa cappella di Aranno. (Prof.H. Kramel) Come si vede dal disegno di sinistra, Luigi Pelli prepara la costruzione di Breno basandosi sulla cappella di Aranno: la pianta da lui disegnata (nel disegno di sinistra) corrisponde esattamente al rilievo attuale della stessa cappella, eseguito recentemente in occasione del restauro (disegno di destra). Le tre aperture del pronao (portico) della cappella della BV di Caravaggio, così come si vede nel disegno della facciata, sono ad arco inserite perfettamente in un rettangolo (come si tratta in realtà ad Aranno, e si può vedere nella foto sotto al titolo). La costruzione della Cappella della Bolla di Breno presenta invece le due aperture laterali del pronao rettangolari, senza archi, come nei templi classici greci. In facciata, a differenza della cappella di Aranno, nel disegno l’architetto anticipa, per la cappella di Breno, un timpano sovrastante, e infatti la facciata reale di quest’ultima verrà realizzata con quattro colonne che, appunto, sostengono l’architrave e il timpano sovrastante, con capitelli di semplice ordine dorico (foto a sinistra). È con questa struttura della facciata e del pronao che a Breno il nostro Architetto realizza un’opera chiaramente neoclassica, che rimanda appunto ai templi greci. Un’altra differenza: l’interno della cappella di Aranno presenta un’ abside rettangolare, mentre a Breno è stata realizzata un’abside semicircolare (vedi foto a sinistra del titolo) che determina la decorazione interna, come vedremo ora. La decorazione interna: La decorazione del pronao della cappella della Bolla è, seppur piacevole ed ariosa, piuttosto semplice, poco interessante. Più attraente è la decorazione interna, con l’abside, la cupola, le lesene, l’altare, e il dipinto murale. Dante Morenzoni, nel suo preciso intervento, dice che verso il 1950 il pittore Enrico Giani ne ridipinse la volta (…ma anche la semicupola?) e ritoccò lievemente anche le pareti. Non si sa se questo intervento sia originale o abbia ripreso la decorazione precedente. Ma soffermiamoci sulla semicupola (foto sopra) che è decorata da uno stile che ricorda il tardo barocco (se si trattasse della ripresa di un intervento originario), ma anche quasi il “neo-liberty”, se si pensa all’intervento di Enrico Giani nel 1950. Sono rappresentati angeli “floreali” (rivolti verso il centro e l’alto, e divisi da costoloni), che portano delle fiaccole accese (la Luce), mentre il cartiglio centrale, tra gli angeli, reca la scritta in rotondo “MATER DEI ET MATER NOSTRA”. Al culmine della cupola domina un tondo azzurro con al centro la Colomba dello Spirito Santo nella luce gialla. La 11 colomba emana raggi di Luce divina bianca. La decorazione esalta la profondità della cupola. Sopra le lesene laterali, tra il cornicione e la cupola, si possono notare altri due cartigli floreali che recano le scritte “AVE MARIA” (a sinistra) e “SALVE REGINA” (a destra). Devo poi sottolineare come la soluzione armoniosa del rapporto architettonico pittorico tra lesene, cornicione e semicupola, si ispiri pure all’interno della cappella di Aranno (foto sopra a sinistra) con la differenza che quest ’ultima, come già detto, è stata completamente affrescata (anche come architettura virtuale), da Bernardino Mercoli di Mugena. Sopra l’altare, al centro della parete circolare dell’abside, campeggia il dipinto di una dolce, seppur popolaresca, “Sacra Famiglia” ritratta mentre la Madonna allatta il Bambino (foto a sinistra). Probabilmente si tratta di una tempera, di autore ignoto, e non si sa se anch’essa sia stata “ritoccata” nel 1950. Pur essendo piacevole ed espressiva, è di fattura semplice e non può essere considerata propriamente un’ opera d’arte. Comunque va intesa come un’ importante icona devozionale, data la sua posizione privilegiata. Purtroppo non sono riuscito a trovare una possibile o probabile fonte di ispirazione “d’autore”: ma la “Sacra Famiglia” e la “Madonna del Latte” sono rappresentazioni che nella storia dell’arte sacra si incontrano infinite volte, in tutte le epoche. 12 MA CHI ERA L’ARCHITETTO LUIGI PELLI “I”? Di Aranno (1781-1861), appartiene all’importante “dinastia” artistica della Famiglia Pelli. È attivo come architetto a Trieste, Milano, Mosca e a San Pietroburgo: in Russia ha lavorato con l’arch. Domenico Gilardi di Montagnola (1788-1845), che era figlio di Giambattista (1757-1828) architetto di Corte a Pietroburgo. Ha lasciato innumerevoli opere di pregio. Tornato ad Aranno, ha realizzato la prima mappa del villaggio nel 1833 (completa di sommarione e catastrino, che ora si trova in casa comunale), forse la prima completa di un Comune ticinese. Aveva già progettato l’attuale cimitero, poi realizzato nel 1861, anno della sua morte. Riapre la scuola di disegno che era stata fondata dal noto cugino “maggiore” Cipriano Pelli (1750 – 1822) che a sua volta ha eseguito la bella cupola illusionistica della navata nella chiesa di Aranno. Appunto nel 1837 costruisce la Cappella della Bolla di Breno, mentre nel 1847 porta a termine la costruzione della prima scuola comunale di Aranno. A Luigi Pelli riusciamo pure a dare un volto: qui a sinistra lo vediamo in un ritratto giovanile (pure appartenente al Fondo Pelli) eseguito dal collega e maestro Domenico Gilardi (vedi sopra). Di mia iniziativa l’ho chiamato Luigi Pelli I (“primo”) per distinguerlo dai suoi due discendenti omonimi: il figlio Luigi Pelli II (1830 -1902), pittore e architetto, autore, tra l’altro, della tela di San Vittore e del progetto dell’altare della Madonna nella chiesa di Aranno, e l’abiatico ing. Luigi Pelli III (1862 – 1941), attivo essenzialmente a Milano. Ma ad Aranno (dove soggiornava d’estate nella casa di famiglia) è stato “consulente” del parroco di allora (di tutta la metà del secolo scorso, Don Egidio Righetti, di Breno) per la costruzione dell’ ”Asilo Infantile”, del quale ha probabilmente eseguito anche un semplice progetto. Per saperne di più sul nostro architetto Luigi Pelli: “Diario di viaggio dell’architetto Luigi Pelli di Aranno da San Pietroburgo a Lugano nel 1829”. In “Arte e Storia”, a cura di G. MOLLISI, E.PELLI, M. MOLINARI. Anno 12, No 60, 2014, Edizioni Ticino Management. Per saperne di più sulla cappella della BV di Caravaggio di Aranno: CARBONETTI G.: “Aranno, Parrocchia di San Vittore Mauro”, ed. Parrocchia di Aranno, 2005, pag. 87 – 95. Per concludere: questo studio e questo scritto per me hanno rappresentato una sorpresa importante e molto piacevole. Forse pochi si rendono conto delle bellezze storiche, artistiche e architettoniche, anche modeste, presenti sul nostro piccolo territorio alto – medio - malcantonese. Sono opere dei nostri artisti, architetti, artigiani che si sono formati con la faticosa emigrazione lasciando ovunque tracce del loro lavoro, e che hanno saputo “portarsi a casa” il frutto di ciò che hanno appreso. Si sono poi aggiunti l’impegno, le fatiche e la devozione dei nostri antenati. Il mio contributo vuole quindi essere un caldo invito ad aprire gli occhi, la mente e il cuore durante le innumerevoli escursioni che si possono effettuare nella nostra incantevole regione. Nota di redazione: si ringraziano vivamente Giovanni Berardi, Dante Morenzoni e Gian Giacomo Carbonetti per questo interessante e utile inserto. Il tutto si inserisce egregiamente nella linea tracciata dai nostri bollettini parrocchiali, sensibili a saperne sempre di più circa i nostri monumenti storico-artistici regionali. 13 Parrocchie dell’Alto Malcantone Feste e celebrazioni parrocchiali 2014/2015 Calendario liturgico di Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Vigilia Giovedì 25 dicembre Natale Venerdì 26 dicembre Santo Stefano Aranno21.30 ------- ------- Arosio17.30 09.30 ------- Breno21.00 09.15 ------- Cademario17.30 10.30 ------- Miglieglia22.45 ------- 10.30 Mugena22.30 ------- ------- Vezio24.00 ------- ------- Calendario liturgico di Pasqua 2015 Giovedì Venerdì Sabato Santo Pasqua Lunedì Santo Santo 4 aprile 5 aprile dell’Angelo 2 aprile 3 aprile Veglia pasquale 6 aprile Passione Via Crucis Aranno ------- ------------ 21.00 ------ ------ Arosio ------ 15.00------ 21.00 ------ 10.00 Breno ------ ------17.00 ------ 09.30 ------ ------ 10.30 Miglieglia------- ------ 20.00 ------ 09.00 ------ Mugena 20.00 ------ 17.30 Vezio ------ ------18.00 ------ 10.45 ------ Cademario17.30 14 15.00 ------ ------ ------ ----------- Calendario liturgico Parrocchia di Aranno Festa di Tutti i Santi Sabato 1. novembre 2014 Ore 09.15 S. Messa Commemorazione dei Defunti Domenica 2 novembre 2014 Ore 09.00 S. Messa e visita al Cimitero Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 09.15 S. Messa Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Ore 21.30 S. Messa di Natale Domenica 25 gennaio 2015 Festa della Madonna della Cintura Ore 10.00 S. Messa solenne Processione e Benedizione Eucaristica Seguirà l’aperitivo per tutti i presenti Pasqua 2015 Sabato Santo, 4 aprile Ore 21.00 Veglia pasquale Domenica 10 maggio 2015 Festa patronale di San Vittore Ore 10.00 S. Messa solenne Ore 11.00 Concerto della Filarmonica Alto Malcantone sul sagrato della chiesa Parrocchia di Arosio Festa di Tutti i Santi Sabato 1. novembre 2014 Ore 09.30 S. Messa Ore 14.30 Vespri, Processione al Cimitero e Benedizione Eucaristica Commemorazione dei Defunti Domenica 2 novembre 2014 Ore 09.30 S. Messa Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 09.30 S. Messa Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Ore 17.30 S. Messa di Natale Giovedì 25 dicembre ore 09.30 S. Messa Festa della Madonna del Rosario, del Priore e della Confraternita Priore: Andrea Marveggio Priora: Amelia Cremona Sabato 17 gennaio 2015 Ore 20.00 Intronizzazione del Simulacro della B.V. del Rosario e Benedizione Eucaristica 15 Domenica 18 gennaio 2015 Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri, processione, Benedizione Eucaristica Lunedì 19 gennaio 2015 Ore 20.00 S. Messa per i Confratelli defunti e riposizione del Simulacro della Madonna Domenica 1. febbraio 2015 Festa di Sant’Antonio Abate Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica Santuario di Cimaronco: Festa dell’Annunciazione del Signore Mercoledì 25 marzo 2015 Ore 10.00 S. Messa Sabato 11 aprile 2015 Ore 20.00 S. Messa prefestiva Domenica 12 aprile 2015 Ore 08.00 S. Messa Ore 10.00 S. Messa solenne Ore 14.30 S. Rosario e Benedizione Eucaristica Pasqua 2015 Venerdì Santo, 3 aprile Ore 15.00 Passione del Signore Sabato Santo, 4 aprile Giovedì 4 giugno 2015 Ore 21.00 S. Messa di Pasqua Corpus Domini Ore 09.30 S. Messa e processione Santuario di Cimaronco Festa dell’Assunzione della Beata Vergine Venerdì 14 agosto 2015 Ore 20.00 S. Messa prefestiva Sabato 15 agosto 2015 Ore 08.00 S. Messa Ore 10.00 S. Messa solenne Ore 14.30 S. Rosario e Benedizione Eucaristica Chiesa parrocchiale Martedì 29 settembre 2015 Ore 10.00 San Michele – S. Messa Domenica 4 ottobre 2015 Festa patronale di San Michele Arcangelo Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica Parrocchia di Breno-Fescoggia Festa di Tutti i Santi Sabato 1. novembre 2014 16 Ore 10.45 S. Messa – Visita al cimitero Commemorazione dei Defunti Domenica 2 novembre 2014 Ore 16.15 S. Rosario Ore 16.45 S. Messa Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 17.00 S. Messa Mercoledì 31 dicembre 2014 Festa patronale di S. Silvestro a Fescoggia Ore 10.00 S. Messa solenne e bacio della Reliquia Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Ore 21.00 S. Messa di Natale Giovedì 25 dicembre Ore 09.15 S. Messa Giovedì 1. gennaio 2015 Festa della Madonna del Rosario, del Priore e della Confraternita Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri solenni, processione e Benedizione Eucaristica Venerdì 2 gennaio 2015 Ore 17.00 S. Messa per i Confratelli defunti Mercoledì 11 febbraio 2015 S. Messa solenne nell’Oratorio di Fescoggia in ono re della Madonna di Lourdes - Bacio della Reliquia Ore 09.30 S. Rosario Ore 10.30 S. Messa Pasqua 2015 Venerdì Santo, 3 aprile Ore 17.00 Via Crucis Domenica di Pasqua, 5 aprileOre 09.30 S. Messa Domenica 9 agosto 2015 Festa patronale di San Lorenzo Ore 10.30 S. Messa solenne e bacio della Reliquia Domenica 16 agosto 2015 Festa di S. Rocco, patrono dell’omonimo Oratorio di Breno Ore 18.00 S. Messa nell’Oratorio e Unzione dei malati Giovedì 31 dicembre 2015 Festa patronale di S. Silvestro a Fescoggia Ore 10.00 S. Messa solenne e bacio della Reliquia Parrocchia di Cademario Sabato 1. novembre 2014 Festa di Tutti i Santi Ore 10.30 S. Messa solenne (chiesa parrocchiale) Ore 14.30 Canto dei Vespri e Benedizione delle tombe a S. Ambrogio Domenica 2 novembre 2014 Commemorazione dei Defunti Ore 10.30 S. Messa a S. Ambrogio Lunedì 3 novembre 2014 Ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti e Santa Messa cantata Anime dimenticate e anime purganti (Confraternita) 17 Martedì 4 novembre 2014 San Carlo Borromeo – Patrono della Diocesi Ore 17.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia A partire da mercoledì 5 novembre fino giovedì 13 novembre 2014 Ottavario in suffragio dei defunti: alle ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti e S. Messa cantata Venerdì 14 novembre 2014 Ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti e Santa Messa cantata Anime dimenticate e anime purganti (Confraternita) Sabato 15 novembre 2014 Ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti e Santa Messa cantata – Anime dimenticate e anime purganti (Confraternita) Domenica 16 novembre 2014 Ore 10.30 S. Messa per le anime dimenticate Legato campane di S. Ambrogio e Confraternita Domenica 7 dicembre 2014 S. Ambrogio, Vescovo e patrono Ore 10.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 10.30 S. Messa Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Ore 17.30 S. Messa Giovedì 25 dicembre Ore 10.30 S. Messa Sabato 17 gennaio 2015 S. Antonio Abate Ore 17.30 S. Messa - Benedizione del sale (la domenica successiva) e bacio della Reliquia Mercoledì 21 gennaio 2015 S. Agnese Ore 17.30 S. Messa, Benedizione con la Reliquia Sabato 31 gennaio 2015 Ore 17.30 Inizio Novena in preparazione alla Festa della Madonna S. Rosario e Benedizione Eucaristica Domenica 1 febbario 2015 Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica Lunedì 2 febbraio 2015 Presentazione di Nostro Signore al Tempio Ore 17.30 S. Rosario, Benedizione delle candele e S. Messa 18 Martedì 3 febbraio 2015 S. Biagio Ore 17.30 S. Messa e Benedizione della gola Mercoledi 4 febbraio 2015 Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica Giovedì 5 febbraio 2015 Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica Venerdi 6 febbraio 2015 Ore 17.15 Santo Rosario e Santa Messa Confratelli viventi Sabato 7 febbraio 2015 Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica Domenica 8 febbraio 2015 Festa della Madonna del Rosario, del Priore e della Confraternita Novena di preparazione, recita del S. Rosario e Benedizione con il SS. Sacramento Ore 10.00 S. Messa solenne, processione e bacio della Reliquia Lunedì 9 febbraio 2015 Ore 17.30 Ufficiatura per i Confratelli defunti Ore 17.15 Recita dell’Ufficio dei defunti e canto della Messa dei defunti Mercoledì 11 febbraio 2015 Apparizione della B. V. di Lourdes Ore 16.30 tempo permettendo: recita del S. Rosario alla Cappella della Madonna di Lourdes, processione e S. Messa in chiesa Giovedì 19 marzo 2015 S. Giuseppe Ore 10.30 S. Messa Domenica 29 marzo 2015 Domenica delle Palme Ore 10.15 S. Messa alla Cappella della Cetta, Benedizione degli ulivi e processione verso la chiesa parrocchiale Pasqua 2015 Giovedì Santo, 2 aprile Ore 17.30 S. Messa Venerdì Santo, 3 aprile Ore 15.00 Passione di Nostro Signore Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore 10.30 S. Messa Sabato 25 aprile 2015 S. Marco Evangelista Ore 17.30 Ufficio e S. Messa Giovedì 14 maggio 2015 Ascensione di Nostro Signore Ore 10.30 S. Messa a S. Bernardo (tempo permettendo) Sabato 13 giugno 2015 S. Antonio di Padova Ore 17.30 S. Messa in onore di S. Antonio, Benedizione e bacio della Reliquia Giovedì 4 giugno 2015 Corpus Domini Ore 10.00 S. Messa e processione Giovedì 16 luglio 2015 B. V. del Carmine Ore 17.30 S. Messa Legato campane di S. Ambrogio in onore della B. V. in suffragio delle anime purganti Sabato 15 agosto 2015 Assunzione della B.V. Maria Ore 10.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia 19 Domenica 16 agosto 2015 Festa di S. Rocco Ore 10.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia Giovedì 20 agosto 2015 S. Bernardo di Chiaravalle, compatrono Ore 17.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia La domenica successiva 24 agosto 2015, tempo permettendo, S. Messa nella chiesina sul colle di S. Bernardo di Cademario Nel corso del mese di maggio e del mese di ottobre si prevedranno alcune celebrazioni alla Cappella della Cetta i cui orari verranno stabiliti e comunicati nel corso dell’anno. Parrocchia di Miglieglia Festa di Tutti i Santi Sabato 1. novembre 2014 Ore 15.30 S. Messa e commemorazione dei defunti Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 17.00 S. Messa Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Venerdì 26 dicembre 2015 Ore 22.45 Santa Messa Festa patronale di S. Stefano Ore 10.30 S. Messa solenne Domenica 8 febbraio 2015 Festa della Madonna del Rosario, del Priore e della Confraternita Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri e processione, Benedizione con il SS. Sacramento e bacio della Reliquia Pasqua 2015 Venerdì Santo, 3 aprile Ore 20.00 Via Crucis Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore 09.00 S. Messa Lunedì 29 giugno 2015 Santi Pietro e Paolo - Festa degli Apostoli Ore 10.30 S. Messa solenne Parrocchia di Mugena 20 Festa di Tutti i Santi Venerdì 31 ottobre 2014 Sabato 1. novembre 2014 Ore 18.15 S. Messa prefestiva Ore 15.30 Vespri e visita al Cimitero Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 17.30 S. Messa Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Ore 22.30 S. Messa di Natale Mercoledì 31 dicembre 2014 Ore 18.15 S. Messa prefestiva Festa della Madonna della Cintura e della Confraternita Sabato 24 gennaio 2015 Ore 20.00 Vespri e intronizzazione della statua della B.V. della Cintura, Benedizione Eucaristica Priore: Luciana Insermini Domenica 25 gennaio 2015 Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica Lunedì 26 gennaio 2015 Ore 20.00 S. Messa per i Confratelli defunti e riposizione del Simulacro della Madonna della Cintura Festa patronale di S. Agata Giovedì 5 febbraio 2015 Ore Domenica 8 febbraio 2015 Ore Pasqua 2015 Giovedì Santo, 2 aprile Ore Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore 10.00 S. Messa con Benedizione dei panini 10.30 S. Messa con Benedizione dei panini e bacio della Reliquia 20.00 S. Messa con lavanda dei piedi 17.30 S. Messa Parrocchia di Vezio Sabato 4 ottobre 2014 Ordinazione sacerdotale di don Fabio Minini Lugano Domenica 5 ottobre 2014 Ore 10.30 Prima S. Messa di don Fabio Minini a Vezio Processione al Santuario di Sassello, Vespri solenni, canto del Te Deum e Benedizione Eucaristica Festa di Tutti i Santi Sabato 1. novembre 2014 Ore 17.30 S. Rosario Ore 18.00 S. Messa e processione al cimitero Lunedì 8 dicembre 2014 Festa della B. V. Immacolata Ore 10.45 S. Messa a Sassello Natale 2014 Mercoledì 24 dicembre Ore 24.00 S. Messa Sabato 3 gennaio 2015 Inizio del Triduo per la Festa della Madonna, del Priore e della Confraternita: una sera la S. Messa, un’altra sera la recita del S. Rosario, il giorno seguente la Benedizione Eucaristica Lunedì 5 gennaio 2015 Ore 20.00 Intronizzazione del Simulacro della B. Vergine, S. Rosario e Benedizione Eucaristica 21 Martedì 6 gennaio 2015 Festa della Madonna del Rosario, del Priore e della Confraternita Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica Priore: Andrea Notari Priora: Gianna Notari Mercoledì 7 gennaio 2015 Ore 20.00 S. Messa per i Confratelli defunti. Riposizione del Simulacro della Madonna Domenica 11 gennaio 2015 Battesimo del Signore Ore 10.45 S. Messa nel Santuario di Sassello Pasqua 2015 Venerdì Santo, 3 aprile Ore 18.00 Via Crucis Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore 10.45 S. Messa Mese di maggio 2015 Durante tutto il mese di maggio le S. Messe verranno celebrate nel Santuario di Sassello Sabato 15 agosto 2015 Festa dell’Assunzione Ore 11.00 S. Messa nel Santuario di Sassello Domenica 23 agosto 2015 Festa patronale di S. Bartolomeo Ore 10.30 S. Messa solenne Ore 15.00 Vespri solenni, Benedizione dei bambini e bacio della Reliquia Il camposanto dei nostri villaggi 22 La costruzione dei cimiteri (una volta lo chiamavano or camp sant) venne imposta con la legge cantonale, approvata dal Gran Consiglio il 15 giugno 1833, che aboliva le sepolture all’interno delle chiese e nei sagrati e imponeva ai Comuni di erigere un nuovo camposanto a cielo aperto, sotto pena di fr 300. Fino ad allora nella chiesa venivano seppelliti i sacerdoti, i bambini e qualche persona importante. Agli altri defunti veniva data sepoltura nel sagrato, terra benedetta e serena; luogo dove la comunità si radunava per svolgere riti della sua vita religiosa, ma anche di quella civile. Nelle vicinanze c’era “l’ossario”, il posto dove si raccoglievano le ossa dei defunti tolte dalla terra, e “le polveri” dei sepolcreti. In alcuni villaggi la decisione di dover costruire il camposanto fece sentire i suoi effetti soltanto qualche anno dopo. Infatti le cose non andarono poi tanto speditamente, sia per le difficoltà finanziarie, sia per le beghe all’interno dei Comuni: che furono parecchie. Nei Comuni più poveri, per poter risparmiare, tutti gli uomini e in parte anche le donne, su ordine della Municipalità, dovettero partecipare di persona ai lavori di costruzione del cimitero. A Breno il camposanto venne costruito nel 1854, a Vezio nel 1858, ad Aranno nel 1860. Di fronte all’entrata del camposanto, addossata al muro di cinta, fu eretta una cappella, il cui affresco, in genere, fu opera di un pittore del luogo. L’improvvisa forte mortalità dovuta alle epidemie di colera del 1855-1867 e alla “spagnola” del 1918-1919, riempì purtroppo in poco tempo i nostri cimiteri. Sulle lapidi di un tempo e sulle pietre sepolcrali, le epigrafi o iscrizioni richiamavano con maggior memoria, rispetto ad oggi, anche se con una certa forzata eloquenza, momenti della vita della persona defunta. Ad esempio, l’importante capitolo dell’emigrazione: “…per lungo tempo vissuto a Trieste mostrò la forza del suo ingegno in opere edilizie pubbliche e private”… oppure le doti artistiche del defunto: “coltivò per diletto l’arte ornamentale. Di lui il coro di questo tempio…” o ancora la dolorosa mortalità infantile: “…da crudel morbo rapito in ancora giovine età…” o l’uso di qualche superlativo: ”…affettuosissima consorte e madre tenerissima…”. Il mese di novembre è tradizionalmente dedicato alla solennità di tutti i Santi, quindi anche al ricordo di tutti i nostri cari defunti. Mi vengono in mente le funzioni dell’ottavario dei morti che avevano luogo il mattino presto. La chiesa era semibuia, fredda, le donne vi entravano vestite di nero, con il velo in testa, la corona del rosario fra le mani e il libretto delle preghiere. Le donne e qualche uomo rispondevano sommessamente al latino del celebrante, biascicando qualche parola storpiata. Poi, ancora, un canto che a noi marmocchi pareva decisamente lugubre: “Dies irae, Dies illa…”. Il cimitero è e rimane uno dei luoghi più importanti di un villaggio e della sua storia. Tuttavia il luogo vero dove i nostri morti continuano ad essere presenti è dentro di noi. È importante portare sempre con noi il loro ricordo, poiché, in ogni caso, ci aiutano a vivere. Marco Boschetti 23 Ordinazione sacerdotale di don Fabio Minini Avrà luogo sabato 4 ottobre, alle ore 09.30, presso la Basilica del Sacro Cuore di Lugano, La Prima S. Messa verrà celebrata a Vezio, domenica 5 ottobre, alle ore 10.30, nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo. Nel pomeriggio, alle 15.30, Vespri solenni con la processione fino al Santuario di Sassello, con canto del Te Deum e Benedizione Eucaristica. Seguirà un rinfresco nel parco adiacente. Al caro Fabio i più vivi auguri per un proficuo e sereno cammino nella sua missione. Dalle suore del Convento di Cademario… 24 C’è una domanda - a volte esplicita, espressa con le parole, a volte silenziosa, scritta negli sguardi o nella perplessità dei volti - che ci sentiamo rivolgere spesso, soprattutto da chi viene per la prima volta qui, al monastero; ed è proprio la domanda sul rapporto tra questa forma di vita che viviamo, la consacrazione religiosa in clausura, e quella dimensione così significativa dell’esistenza che è la vita famigliare. Questa domanda si articola di volta in volta in modi diversi, ma spesso ci accorgiamo che non è facile comprendere come la realtà, la concretezza della vita della famiglia – che sia la nostra famiglia, che di fatto lasciamo per entrare in monastero, o in generale la dimensione famigliare, da cui la vita del monastero appare molto distante - possa aver a che fare con la vita quotidiana di una monaca di clausura; sembrano due mondi molto lontani tra loro, come se, inspiegabilmente, a qualcuno fosse chiesto di rinunciare a ciò che invece sembra uno degli aspetti più “naturali” dell’esistenza. Di fatto la nostra vocazione, come ogni vocazione, coincide con la vita e dunque nasce e cresce sempre dentro una storia famigliare, con le sue luci e le sue ombre; è con questo bagaglio che ciascuna di noi varca la soglia del monastero e, passo dopo passo, verifica se questa è la strada che il Signore sta tracciando per la sua vita. Ed è con questo bagaglio che si arriva a donare la vita al Signore per sempre, con la Professione solenne dei voti: lì davanti a quell’altare c’è tutta la persona, con tutti coloro che l’hanno generata e accompagnata fin lì. Certo, all’inizio il distacco si avverte proprio: si lascia la casa, si lasciano i propri cari, la quotidianità e l’immediatezza dei rapporti … e occorre avere la pazienza di imparare un modo nuovo di vivere tutto, anche i legami con loro. Ma, a ben pensarci, di fatto è così in ogni scelta di vita, anche nel matrimonio: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie …”, ci insegna la Scrittura e questo lasciare sembra davvero la condizione per un reale cammino verso la vita adulta; è vero però che non è mai scontato scegliere di credere alla possibilità (e addirittura alla realtà!) di una comunione che accetta di misurarsi anche con il distacco, per affermare delle radici che vanno più nel profondo, fino a toccare quella dimensione così poco abituale nel nostro pensare comune che è la vita eterna. La cosa bella comunque è che di solito ci accade di scoprire, nel tempo, un legame ancora più profondo con i nostri genitori, fratelli, sorelle, e di sperimentare nelle visite, nella corrispondenza, nelle telefonate che riceviamo da loro, di poter realmente ricevere di nuovo – centuplicato – quanto in fondo non ci è mai dovuto, ma sempre donato. Riguardo invece al contatto con la dimensione della vita delle famiglie, è davvero una grazia grande la comunione di amicizia che esiste tra tante famiglie e la nostra comunità: attraverso incontri personali o con gruppi - di sposi o di fidanzati - , ci si confronta e ci si sostiene nelle vicissitudini della vita e si fa l’esperienza viva del fatto che veramente nella Chiesa ogni vocazione è data per l’edificazione del corpo intero e tra le due forme di vita, il matrimonio e la consacrazione religiosa, può esistere per grazia di Dio un dono reciproco e arricchente di testimonianza, di preghiera, di condivisione e anche di correzione fraterna. Quanto riceviamo noi sorelle dalla testimonianza di famiglie che attraversano il dolore della perdita di un figlio o portano con fede la croce della malattia! È un richiamo potente alla concretezza dell’amore, a imparare a dire sì con dedizione sempre rinnovata, senza condizioni, affidandosi, nell’esperienza continua e drammatica della propria impotenza, all’abbraccio del Signore. Una delle scoperte più belle è quella di potersi realmente sostenere e aiutare, e sorprendersi ad esclamare: “Ma allora è vero anche per voi, allora accade anche a voi!” e accorgersi che le sfide sono poi sempre le stesse, perché sono le sfide del Vangelo e toccano da vicino il vivere insieme, il rispondere insieme alla vocazione che ci è donata: è comune la necessità – come sta continuando a ricordarci con affetto paterno il nostro Papa - di perdonare e di chiedere perdono, così come il desiderare sempre il bene e la crescita dell’altro, il portare le fatiche e i pesi gli uni degli altri. Da parte nostra tutto questo alimenta e sostiene l’offerta quotidiana del sacrificio di lode al Signore, ed è un dono grande poter portare nella preghiera la storia di tanti fratelli e sorelle e custodire con affetto nel cuore i volti e le “avventure” di così tanti bambini! 25 26 Un ultimo aspetto su cui siamo provocate spesso è quello della rinuncia ad avere una famiglia nostra, un marito, dei figli; spesso soprattutto i più giovani, che arrivano qui al monastero con la scuola o nelle ore del catechismo, ci pongono questa domanda e non é facile spiegare che … hanno ragione! E cioè che rinunciare a formare una famiglia propria (perché la rinuncia c’è davvero!) non può essere certamente per noi rinunciare ad essere figlie, sorelle, spose e madri, questo il Signore non lo chiede a nessuno, tanto che nel Vangelo arriva a dire: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto …” E San Francesco lo aveva capito bene, quando affida a Chiara e alle sue sorelle questa nostra forma di vita: “Poiché per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo…” (Regola di S. Chiara, cap.VI). È la promessa di una fecondità, certo misteriosa, fatta più di invisibile che di visibile, ma non per questo meno reale. Se unica è la vocazione, quella all’amore, allora vivere significa non dire più “io” senza dire “noi”, un “noi” che Dio ha definito per ciascuno, secondo la sua vocazione e la sua storia. Ed è bello poterlo imparare gli uni dagli altri, famiglie e consacrati, laici e sacerdoti, fratelli e sorelle, in quel cammino di crescita e di aiuto vicendevole che è la vita della Chiesa. Sr. Maria Elisabetta Ricordo di don Luigi Nizzola a 25 anni dalla sua scomparsa La foto, scattata da Felix Mafferetti, di Arosio, risale al 1976. Don Luigi sta somministrando il battesimo alla bambina Tatiana Soldati, figlia di Fiorentino e Anita Soldati-Neff, nel Santuario di Cimaronco. I chierichetti sono Nicola e Natalie Mafferetti. Sono già passati 25 anni dalla scomparsa di don Luigi. Di lui abbiamo già scritto sui bollettini parrocchiali in occasione dei 15 e 20 anni dal suo decesso, a testimonianza di un passato sempre presente. Era la sera del giorno 8 aprile 1989, quando il parroco delle Comunità di Arosio, Mugena e Vezio, all’età di 74 anni non ancora compiuti, si spegneva nel silenzio e nella semplicità della sua canonica. Don Luigi aveva trascorso le ultime settimane presso la clinica di Moncucco, a Lugano. Per il fine settimana aveva deciso di tornare nella sua casa parrocchiale di Arosio, per respirare un po’ di aria buona, per essere nella sua terra dell’Alto Malcantone, che era diventata per lui non solo il luogo dove svolgere il proprio ministero, ma «la sua casa». Don Luigi era originario della Valle Onsernone, nato ad Auressio il 6 agosto 1915, era patrizio di Loco. Aveva frequentato le scuole primarie a Locarno e, in seguito, potè realizzare i suoi studi di filosofia prima in Germania e poi nella Svizzera tedesca. La sua prima aspirazione era quella di realizzare la sua vocazione missionaria: per questo si era preparato, studiando presso i Padri Missionari di Betlemme. Desiderava recarsi in Africa, nei territori della ex Rhodesia: ma la difficile situazione politica non gliel’aveva consentito. Nel 1944 entrò nel seminario San Carlo di Lugano e il 13 agosto di quello stesso anno ricevette l’Ordinazione presbiterale per mano del vescovo mons. Angelo Jelmini. La sua prima esperienza pastorale si svolse a Scudellate, in Valle di Muggio e successivamente si impegnò anche presso la comunità italiana di Erbonne, piccola località confinante. 27 Nel 1949 venne nominato parroco di Arosio e dal 1956 svolse il suo ministero anche a Mugena e a Vezio. La sua porta era sempre aperta a tutti e d’estate, all’arrivo dei turisti in visita alle nostre chiese, si prestava nel dispensare le sue conoscenze, anche grazie alle sue conoscenze linguistiche. Insegnò la lingua tedesca presso il Seminario di Lugano. La sua attività era resa feconda dalla sua squisita sensibilità e attenzione verso le persone : conosceva personalmente tutta la « sua gente » e anche i bambini avevano intuito la sua bontà d’animo e l’avevano in grande simpatia. Aveva le tasche sempre piene di caramelle, per tutti. Una sua preoccupazione costante era quella di impegnarsi a tenere unite le tre Parrocchie e l’unità dei fedeli, a superare i contrasti e a vivere e testimoniare il Vangelo. Don Nizzola, a riprova della sua umiltà vissuta volle che, a presiedere il commiato dai suoi quarant’anni di servizio, fosse chiamato un semplice frate cappuccino. Il vescovo di Lugano, mons. Eugenio Corecco, volle essere presente a testimoniare la vicinanza della diocesi. A 25 anni dalla sua scomparsa, la figura di don Luigi emerge nella sua grandezza e indimenticabile generosità d’animo. Nella massima semplicità, le sue ceneri riposano in un loculo del cimitero di Arosio. L’indifferenza che uccide PERSECUZIONE CRISTIANI In data 28 luglio 2014, abbiamo letto, su un prestigioso foglio italiano, questo mirabile articolo che ci propone una profonda analisi, preoccupante, dei motivi che sono alla base della progressiva indifferenza di molte persone verso il Cristianesimo, ma anche delle terribili persecuzioni alle quali, molti cristiani, sono quotidianamente sottoposti. 28 Diciamo la verità: a quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam? A nessuno. Così come nessuno ha mai alzato un dito per tutti i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo. Quante risoluzioni i Paesi occidentali hanno presentato all’Onu riguardanti la loro sorte? Quanti milioni di dollari hanno chiesto alle agenzie delle Nazioni Unite di stanziare a loro favore? Sono ormai anni che la strage continua, quasi quotidiana: a decine e decine i cristiani vengono bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali: che cosa, ad esempio, si è fatto realmente di concreto per le 276 ragazze cristiane rapite qualche settimana fa, sempre in Nigeria, dalla banda jihadista di Boko Haram perché colpevoli - niente di meno! - di voler andare a scuola, e quindi avviate a un destino che è facile immaginare? I due principali motivi di questa vasta indifferenza sono ovvi. Il primo è che sempre di più stentiamo a sentirci, e ancor di più a dirci, cristiani. Non si tratta solo della semplice perdita della fede, che pure naturalmente conta. È questione di quanto ci sta dietro. Un paio di secoli di pensiero critico laico, soprattutto la sua gigantesca volgarizzazione/ banalizzazione resa possibile dallo sviluppo dei mass media, hanno sottratto al Cristianesimo, agli occhi dei più, la dignità socio-culturale di una volta. Da tempo essere e dirsi cristiani non solo non è più intellettualmente apprezzato, ma in molti ambienti è quasi giudicato non più accettabile. Il Cristianesimo non è per nulla «elegante», e spesso comporta a danno di chi lo pratica una sorta di tacita ma sostanziale messa al bando. L’atmosfera culturale dominante nelle società occidentali giudica come qualcosa di primitivo, al massimo un «placebo» per spiriti deboli, come qualcosa intimamente predisposto all’intolleranza e alla violenza, la religione in genere. In special modo le religioni monoteistiche. In teoria tutte, ma poi, in pratica, nel discorso pubblico diffuso, quasi soltanto il Cristianesimo e massimamente il Cattolicesimo, ad esclusione cioè del Giudaismo e dell’Islam: il primo per ovvie ragioni storico-morali legate (ma ancora per quanto tempo?) alla Shoah, il secondo semplicemente per paura. Sì, bisogna dirlo: per paura. L’Europa ha paura, ed è questo il secondo motivo dell’indifferenza di cui dicevo prima. Ha paura dell’Islam arabo, del suo potere di ricatto economico non più legato soltanto al petrolio ma ormai anche ad una straordinaria liquidità finanziaria. Al tempo stesso, e soprattutto, ha paura del terrorismo spietato, delle tante guerriglie che all’Islam dicono di ispirarsi, della loro feroce barbarie, così come dei movimenti di rivolta che periodicamente agitano nel profondo le masse di quel mondo, sempre pervase di una suscettibilità facilissima ad accendersi e a trascendere in un’accanita xenofobia. Ma non solo. L’Islam ci fa paura anche perché la sua sola presenza - come del resto quella di altre grandi entità non benevole che popolano oggi il pianeta, come la Cina indirettamente ci obbliga a fare i conti con una grande mutazione in corso nella nostra cultura e dunque nella nostra civiltà: l’impossibilità psicologica di avere un «nemico», di sostenere una situazione di conflittualità non componibile. Un’impossibilità che unita al rifiuto/rimozione della morte - morte che il tramonto della religione rende ormai impossibile accettare e dunque in qualche modo esorcizzare - sta a sua volta producendo in Occidente una gigantesca svolta storica: la virtuale impossibilità per noi di pensare e di fare la guerra. Almeno quella guerra non combattuta da macchine impersonali e sofisticate, ma la guerra vera, quella in cui si muore. Ma che ne sanno di tutto questo i cristiani delle antichissime comunità di Mosul o di Aleppo, tutti gli altri sparsi dall’Africa all’India? Che cosa possono saperne? A questo punto, immagino, essi hanno solo capito la verità che per loro conta: e cioè di avere ben poche speranze se sperano in un aiuto che venga da qui. Dei cristiani e della loro religione all’Europa attuale importa sempre di meno. Si può essere certi che ogni intervento a loro favore sarebbe subito giudicato inammissibile, indebitamente discriminatorio, colpevolmente lesivo di qualche diritto all’eguaglianza di tutti rispetto a tutto. E sia. Ma Dio non voglia che questo non sia che un inizio: l’inizio di qualcosa di cui proprio in questi giorni non mancano i segni premonitori. In un’Europa pervasa dalla secolarizzazione, in un’Europa le cui fonti spirituali si vanno rapidamente inaridendo per il disprezzo dovunque decretato a ogni umanesimo, non può che stabilirsi un rapporto fatalmente necessario, infatti, tra l’indifferenza verso il Cristianesimo e l’antisemitismo. È la medesima indifferenza per ciò che non può essere espresso dai numeri, per ciò che viene dalla profondità dei tempi e dei cuori e che si agita nel buio delle anime: osando guardare in alto, più in alto di dove arriva lo sguardo umano. di Ernesto Galli della Loggia 29 VITA DELLE COMUNITÀ PARROCCHIALI BATTESIMI “Il Battesimo è una grazia che purifica dal peccato e ci apre a un nuovo avvenire. È un lavacro che lava e rigenera. È una unzione che ci con- forma a Cristo: Sacerdote, Re e Profeta. È una illuminazione che rischiara il nostro cammino e gli dona senso pieno. È una veste di forza e perfezione. Il Battesimo è il segno che Dio ci ha raggiunti sulla via, che ha reso bella la nostra esistenza e che trasforma la nostra storia in una storia santa” Papa Giovanni Paolo II ARANNO Nicole Meier, di Stefano e Barbara, battezzata il 17 maggio. Amministrante: don Dieudonné Diama MUGENA Alicia Luisa Del Maschio, di Mauro e Olga Amministrante: don Thomas Matoy Chiara Sperandio, di Davide e Anna Amministrante: don Italo Molinaro Olivia Barchi, di Valerio e Bernadette Amministrante: don Mattia Scascighini VEZIO Battesimo di Yari Franc Louis Limonta-Beltrami, figlio di Michele Beltrami e di Prisca Limonta, 4 aprile 2014. Oratorio di Santa Maria delle Grazie, Sassello. Amministrante: Padre Claudio Bertacchi. 30 PRIMA COMUNIONE Domenica 4 maggio 2014, ore 10.30, nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Breno, hanno ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucaristia i seguenti bambini: Martina Agustoni, Cademario Giona Berardi, Breno Viola Berardi, Breno Giada Bombardieri, Miglieglia Nami Bozzini, Breno Nathan Dellea, Arosio Diego De Angelis, Iseo Dylan Fiocchetti, Cademario Giada Giannoni, Arosio Tancredi Lo Vullo, Cademario Laura Malinconico, Aranno Maxime Poulin, Cademario Samuele Sasselli, Arosio Walter Nikolai Zoppi, Cademario Catechisti: Don Thomas Matoy, Breno Don Dieudonné Diama, Breno Alessia Caimi, Arosio CI HANNO LASCIATO PER IL REGNO DI DIO AROSIO Pietro Barchi, 1952 BRENO Mito Righetti, 1929 Cademario Primo Vendramini, 1921 Verena Epper, 1951 Alberto Gatti, 1940 31 CRESIMA Domenica 18 maggio 2014, nella chiesa parrocchiale San Michele di Arosio, ore 10.30, hanno ricevuto il S. Sacramento della Cresima: Giulia Benz, Arosio Matteo Brazzola, Breno Darine D’Adam, Aranno Giorgia Ferrario, Fescoggia Giada Fiocchetti, Cademario Giulia Di Pierri, Breno Alessia Giannoni, Arosio Lidia Gatti, Vezio Andrea Involti, Arosio Sara Kollhopp, Arosio Anna Manzoni, Arosio Michel Poulin, Cademario Antonio Zecchin, Arosio Catechisti: Don Thomas Matoy, Breno Don Dieudonné Diama, Breno Manuela Leoni, Cademario Da due anni…. 32 Mi trovo in mezzo a voi da due anni ed abbiamo fatto insieme un cammino di fede verso Dio. Avete imparato a conoscermi e sapete che mi trovo a mio agio in mezzo alla gente. Sono stato accolto bene in tutte le parrocchie e mi sembra che i miei messaggi e le mie riflessioni cristiane abbiano trovato terreno fertile. Dato che sono uno strumento di Dio, la mia missione è quella di far comprendere l’importanza di credere in Dio e di convertirsi ogni giorno; personalmente mi impegno in questo e credo negli insegnamenti del Vangelo che trasmetto a voi, ma desidero anche essere testimone della fede in Dio nella quotidianità. Anch’io ho avuto la possibilità di imparare da voi la comunione fraterna ed ho apprezzato in particolar modo le feste della Madonna nelle nostre parrocchie; soprattutto in queste occasioni ho sentito viva la vostra fede e mi auguro che queste riccorrenze vi aiutino a ravvivarla ogni domenica, giorno del Signore, e a trasmetterla ai vostri figli. Il cammino non è concluso: continuiamo a costruire insieme una comunità viva nella fede in Dio, con la protezione della Madonna. Pace e bene a voi tutti Il vostro fratello Don Dieudonné Diama Pellegrinaggio interparrocchiale malcantonese al Santuario di Oropa (Biella) Lunedi di Pentecoste, 9 giugno 2014 È risaputo che il nord Italia e le Terre svizzere di lingua italiana sono disseminate di Sacri Monti, sorti a partire dal QuattroCinquecento con l’intento di mettere a disposizione dei luoghi dove la gente potesse recarsi a pregare e meditare, senza doversi forzatamente mettere in cammino per Roma o addirittura per Gerusalemme, mète proverbiali dell’intera Cristianità. Il più famoso per noi ticinesi è indubbiam e n t e q u e l l o d e l Santuario della Madonna del Sasso (Locarno-Orselina), recentemente restaurato. Questi luoghi sacri sono stati scelti per la loro posizione privilegiata ma anche per il silenzio che proviene dall’immersione nella natura, ciò che permette un’intima riflessione sui tanti perché della nostra vita. Con una giornata splendida, un viaggio tranquillo e un pranzo abbondante, genuino e gustoso degno di nota, possiamo ritenerci pienamente soddisfatti dei momenti di raccoglimento, di preghiera e di devozione dedicati alla Madonna. Il clima che si è instaurato fra i 95 partecipanti sembrava proprio intrecciato e predisposto dalla Madonna stessa. Ci hanno accompagnato i nostri parroci: •don Ernesto Ratti •don Alessandro De Parri •don Thomas Mathoy •don Dieudonné Diama mentre per motivi di salute, non ha potuto essere della comitiva don Carlo Tenti, parroco di Castelrotto (al quale inviamo il nostro messaggio di preghiera e di solidarietà). Il Santuario di Oropa è dedicato alla Madonna Nera, a quasi 1200 metri di altitudine. Da Biella si sale per una dozzina di km e si raggiunge il Sacro Monte, incuneato fra le Prealpi, in un tripudio di alberi e scroscianti torrenti. Fra parentesi: nel mese di maggio questo luogo è stato scelto per un finale di tappa del Giro d’Italia. Spesso la neve la fa da padrona per parecchi mesi all’anno, per cui, appena sopra il Santuario, si stacca una cabinovia per gli amanti dello sci e dell’escursionismo: veramente un bell’ambiente, da cartolina. Il complesso, come si può notare dalle foto, è vasto. Dal XIV al XVII secolo e oltre, venne arricchito da nuove costruzioni, anche grazie al prestigioso appoggio di Casa Savoia e al richiamo di grandi architetti, uno su 33 tutti: Filippo Juvarra. Comprende l’antica chiesa, dove trova posto la Madonna Nera, poi alcuni chiostri di rara bellezza architettonica, con portici e colonne, e quindi, alla sommità, la chiesa nuova, ampia e splendida, adornata da una cupola che sembra chiamare i fedeli a raccolta. Dal 2003 il complesso fa parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. È tutto dire! Secondo la tradizione, il Santuario fu fondato da Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, nel IV secolo, proprio nel momento in cui la tradizione mariana si stava diffondendo con il Cristianesimo in Europa, prendendo il posto dei culti celtici pagani. La magnifica statua della Madonna Nera risale all’inizio del XII secolo: e sembra appena scolpita, tanto è bella e perfettamente conservata. Si possono solo immaginare le migliaia di “GR” (Grazia ricevuta) appese all’interno dell’enorme ospizio per i pellegrini (che contiene ben 800 camere): questo la dice lunga sul succedersi di eventi miracolosi che si sono avverati lungo i secoli. Nella nostra giornata segnaliamo la competente presentazione del complesso da parte di don Ernesto, la Santa Messa con don Alessandro celebrante principale, anche e soprattutto per il fatto che, nel corso dell’estate, lascerà le sue comunità di Sessa e Monteggio per continuare la sua missione a Sonvico e Villa Luganese, lasciando comunque un vuoto nei suoi parrocchiani. A lui il nostro grazie e gli auguri di rito. Alle 17.00, sempre nel Santuario, si sono tenuti i Vespri, con viva partecipazione da parte dei fedeli. Per concludere, non possiamo che ringraziare di cuore i parroci: per l’organizzazione perfetta della giornata e per il loro grande e coinvolgente entusiasmo, la loro simpatia, la cordialità, alternando –durante il viaggio- sia la preghiera che il canto di noti motivi che solitamente vengono interpretati dai “cori alpini”. Chissà quale mèta ci attende nel 2015? Un partecipante 34 L’angolo del buon umore San Giovanni Bosco, il santo simpatico Familiarmente conosciuto come don Bosco, San Giovanni Bosco è uno dei santi più simpatici. Già da ragazzo, fondò fra i coetanei la “società dell’allegria”, come stile gioioso di vita cristiana. Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida, mirando a un’educazione integrale. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, assieme a santa Maria Mazzarella, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Proclamato santo da Pio XI il giorno di Pasqua del 1934, da Giovanni Paolo II nel 1988 fu dichiarato Padre e Maestro della gioventù. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, S. Domenico Savio, quindicenne, che diceva ai suoi compagni: “Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”. Alcuni aneddoti Un tale andò a confessarsi da Don Bosco e gli disse: “Padre, sono ormai dieci anni che non mi confesso”. “Dunque dovete pagare 200 lire”. “Ma ho sempre sentito che la confessione è gratuita!” “Appunto! Se è gratuita, come mai ne fate uso soltanto ogni dieci anni?” Un giorno, in casa di signori, fu portata a don Bosco una tazza di caffè. Per svista, vi avevano messo del sale al posto dello zucchero. Egli lo bevve a poco a poco, centellinandolo, con apparente buon gusto. In risposta all’ingenua meraviglia degli ospiti, indugiando sugli ultimi sorsi, egli esclamò: “Cerco il ‘dulcis in fundo’, ma non lo trovo!” (Solo allora i signori si accorsero della propria svista). Don Bosco, il santo dell’allegria, diceva ai suoi amici: “Se vuoi vincere al Lotto, non dei numeri, ma della vita, scrivi sulla schedina queste tre lettere, in ordine A + B - C = sii Allegro, più Buono, meno Cattivo”. Giovanni Berardi E ora, per concludere, qualche bella barzelletta. Tempo di vacanze. Un prete è chiamato a sostituire il parroco per la messa di domenica in un paesino di montagna. All’inizio della S.Messa si trova con un solo fedele in chiesa. Dopo la lettura del Vangelo pensa in cuor suo: “Per uno solo, non mi pare opportuno fare la predica”, e non la fa. Alla fine della S.Messa, questo fedele gli si avvicina e gli dice garbatamente: 35 “Grazie, reverendo, per il suo servizio. Senta però: io sono un pastore e, se ho cento pecore e vedo che anche una sola ha fame, le do da mangiare”. Il prete capisce la lezione. La domenica seguente si trova egualmente con un solo fedele, ancora lo stesso. Stavolta fa un’omelia da par suo, dotta e prolungata. Alla fine della celebrazione l’unico fedele presente gli si avvicina e gli dice: “Si ricorda, padre, che le ho detto che sono un pastore. Se io ho cento pecore e una di esse ha fame, le do volentieri da mangiare, ma non certo il quantitativo per cento pecore”. Non raramente i nomi scelti per i propri figli o figlie alla nascita si rivelano, nel seguito della vita e della storia personale di ogni uomo o donna, un ossimoro (figura retorica che consiste nel riunire in modo paradossale due termini contrastanti o contraddittori in una stessa espressione). Gli esempi che seguono mostrano chiaramente il concetto. - Che tristezza! Mio figlio Angelo è un demonio scatenato! - Hai sentito di Onesto, nostro amico? Ne parlano tutti i giornali di oggi, dicendo che avrebbe perpetrato una truffa. - Mi dispiace per Liberio: la sentenza definitiva del tribunale l’ha condannato senza la condizionale. - Non l’avrei mai pensato! Mio marito Fedele stamattina è fuggito di casa, lasciandoci interamente nei debiti. - Mia zia Bambina ha già superato la novantina. - Papa Leone XIII era mite come un agnello. - Primo, a dispetto del suo bel nome, è l’ultimo della classe. - Non capisco perché zio Pacifico sia sempre arrabbiato con noi. - Va-lentino Rossi, campione di motociclismo, vola come un’aquila reale. - Che poca inventiva! I genitori l’hanno chiamato Massimo. Ma non hanno pensato che è il minore di sei fratelli? Dopo aver consumato una lauta cena a base di lardo e pancetta, polenta “cunscia” e per dessert tiramisù e zabaione, e averla annaffiata abbondantemente con un buon Merlot, un tale, lasciando il grotto, cade rovinosamente a terra come tramortito. Accorrono gli avventori del grotto, fra cui anche la perpetua del parroco del paese, la quale, vistolo malridotto, chiede: “Vuole forse che le facciamo portare l’olio degli infermi?” A stento si riesce a sentire la voce dello sfortunato caduto, che dice: “No, per carità, basta ‘roba vuncia’.” 36 Un marito si confida con un amico: “Mia moglie impara a suonare il pianoforte, mio figlio il violino e mia figlia la chitarra”. “Complimenti! E tu non impari niente?” “Come no? Imparo a sopportare!” Parrocchie dell’Alto Malcantone Parroci in solidum: don Thomas Matoy e don Dieudonné Diama residenza Casa Parrocchiale di Breno - Tel. 091 600 32 62 Orario delle Sante Messe ARANNO S. Vittore Domenica e festive ore 09.15 AROSIO San Michele Domenica e festive Feriale: martedì ore 09.30 ore 17.00 BRENO-FESCOGGIA San Lorenzo Domenica e festive Feriale: venerdì ore 17.00 ore 09.30 CADEMARIO Sant’Ambrogio Domenica e festive Feriale: venerdì ore 10.30 ore 17.30 MIGLIEGLIA Santo Stefano Sabato e prefestive ore 17.00 MUGENA Sant’Agata Sabato e prefestive Feriale: giovedì ore 18.15 ore 17.30 VEZIO San Bartolomeo Domenica e festive Feriale: mercoledì ore 10.45 ore 17.00 37 Simulacro settecentesco della Madonna della Cintura di Aranno. Ignoto lo scultore, ma si suppone che abbia origine da un disegno del celebre artista ticinese Giuseppe Antonio Petrini (Carona, 1677-1759). Foto 2005: Gian Giacomo Carbonetti AUGURI per un Santo Natale a tutti gli abitanti delle parrocchie di Aranno, Arosio, Breno, Fescoggia, Cademario, Miglieglia, Mugena e Vezio Invito ai nostri lettori Collaborate al Bollettino parrocchiale inviando scritti, documenti, fotografie al seguente indirizzo e-mail: [email protected] Parrocchie dell’Alto Malcantone Aranno - Arosio - Breno-Fescoggia - Cademario Migliaglia - Mugena - Vezio Parroci in solidum Don Thomas Matoy, Casa Parrocchiale, 6937 Breno tel. 091 600 32 62 - cell: 079 887 12 45 Don Dieudonné Diama, Casa Parrocchiale, 6937 Breno tel. 091 600 32 62 - cell: 076 679 65 10 Parroco Moderatore: Don Thomas Matoy