Bollettino delle Parrocchie
dell’Alto Malcantone
settembre 2014/marzo 2015
Aranno, Arosio, Breno-Fescoggia, Cademario
Miglieglia, Mugena, Vezio
Parroci in solidum: moderatore don Thomas Matoy, tel. 079 887 12 45;
don Dieudonné Diama, tel. 076 679 65 10 - residenza Casa parrocchiale
di Breno, tel. 091 600 32 62
In copertina:
“Pietà” nell’Oratorio di S. Maria di Cimaronco, di proprietà del Patriziato di
Arosio.
Si trova appena sopra l’abitato di Gravesano, fra le prime curve, salendo,
verso Arosio. L’affresco, del Quattrocento, faceva parte della cappella
originale costruita accanto alla strada della Penödra (da ”pena”, considerata
la fatica che incombeva su coloro che erano costretti a salire a piedi, spesso
trasportando pesanti carichi). L’autore è ignoto.
Foto 2013: Gian Giacomo Carbonetti
2
IL MISTERO GIOIOSO DEL NATALE
Questa volta vorrei parlarvi della gioia del Natale. «Vi annunzio una grande
Gioia» (Lc 2,10): così nella Notte Santa l’Angelo dà la notizia del Natale ai
poveri pastori. Questa gioia, notificata dal cielo, è arrivata fino a noi.
La ragione più semplice e immediatamente comprensibile della contentezza che
nel Natale raggiunge ogni uomo, è che l’umanità intera, almeno confusamente,
capisce di aver ricevuto un regalo. Un regalo, anche se piccolo, è il segno che
qualcuno ci vuole bene; e sentirsi amati è la cosa più bella e gratificante che ci
sia.
Ma qui il dono è il più grande e sorprendente che si possa pensare: «Dio ha
tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16).
La pagina altissima del vangelo di Giovanni, oserei dire in HD e tridimensionale,
ci aiuta a renderci conto dell’immensa ricchezza che abbiamo ricevuto.
Quel «Figlio unigenito» – «quel Verbo che era presso Dio era Dio» ( cfr. Gv
1,1)- ci aiuta a risolvere, almeno sul piano esistenziale, i nostri problemi più
difficili. Se ci chiediamo, per esempio: da che parte è venuto l’universo? Il
Natale ci risponde sciogliendo l’enigma dell’origine delle cose: «Tutto è stato
fatto per mezzo di lui - ci è stato detto – e senza di lui niente è stato fatto di
tutto ciò che esiste’» (Gv 1,3). «Per mezzo di lui», cioè per mezzo di quel
bambino povero e indifeso che contempliamo effigiato nei nostri presepi, del
quale la parola di Dio, che qui è risonata, ci ha rivelato il nascosto prestigio e la
forza trascendente: «Ultimamente, ci ha parlato per mezzo di un figlio, che ha
costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo»
(Eb 1,2).
Ma che cosa rappresenta il Bimbo nato a Betlemme per me, per le mie
sostanziali aspirazioni di creatura smarrita, che deve affrontare l’arcano
inquietante di un pellegrinaggio terreno senza certezze, verso un destino che
non mi è noto?
La nostra meta è quella di assimilarci al Verbo che si è fatto uomo, ed essere
come lui «generati da Dio» (Gv 1,13), cioè possessori, rimanendo creature
umane, della vita divina; una vita tanto superiore e preziosa da essere in grado
di sottrarci alla tirannia della morte e di porci al riparo dagli insulti del male:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3, 16).
«Chiunque crede in lui». La strada per realizzare in noi la realtà del Natale è
quella, come si vede, di accogliere la venuta del Signore Gesù con una fede
autentica e piena, una fede che trasformi la nostra mentalità irredenta e
converta sostanzialmente la nostra vita: «A quanti hanno accolto, ha dato
potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome; i quali non
da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati
generati» (Gv 1, 12-13).
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).
Abita in mezzo a noi, è ormai dei nostri, nostro famigliare e nostro compagno di
viaggio: anche questo fa parte dell’intima motivazione della gioia natalizia. È il
dono di poter evadere della solitudine e vincere il disagio dell’incomunicabilità.
Da quando il Figlio di Dio si è fatto uomo e ha preso dimora fra noi, nessun
uomo deve più sentirsi abbandonato e solo. Chi crede e accoglie il Natale nella
sua piena verità, arriva alla persuasione che lo fa rinascere e gli fa dire: «C’è
3
un Dio che è come me, un Dio che sa che ci sono e non mi dimentica, un Dio
che mi ha raggiunto con il suo amore, un Dio che ha assunto volto e cuore di
uomo perché anch’io potessi amarlo come lui mi ama». Questa è la bellezza e
l’incanto più coinvolgente della festa di Natale, cioè l’incarnazione del Figlio di
Dio per amore.
«Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc
2,11): così la voce dell’Angelo ha squarciato non solo il silenzio della notte
palestinese ma anche la notte oscura che incombe sull’intera vicenda umana.
«Di tutto il popolo», dunque anche nostro. Rallegriamoci ed esultiamo in esso.
È l’augurio che porgo a tutti ! Buon Natale !
Don Thomas Matoy
«CON LA LINGUA SI UCCIDE IL FRATELLO»
Da un’omelia di Papa Francesco…
4
Per costruire la pace «in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo,
dobbiamo incominciare così : essere con il Signore. E dov’è il Signore non c’è
l’invidia, non c’è la criminalità, non c’è l’odio, non ci sono le gelosie. C’è
fratellanza. Chiediamo questo al Signore: mai uccidere il prossimo con la nostra
lingua, ed essere con il Signore come tutti noi saremo in Cielo».
Con queste parole papa Francesco conclude l’omelia tenuta durante una
Messa mattutina in Santa Marta. Dopo la pausa estiva 2013, infatti, Bergoglio
ha ripreso la tradizione inaugurata subito dopo l’elezione di celebrare
l’Eucaristia alla mattina assieme a un gruppo di fedeli. Un’occasione di farsi
conoscere e di far conoscere quella «teologia delle relazioni» che caratterizza
le sue riflessioni.
In quel giorno la liturgia proponeva, come brano evangelico, il passo di Luca in
cui Gesù entra nella sinagoga di Nazareth, legge le Scritture e le commenta
pubblicamente, suscitando però lo sdegno dei suoi concittadini. Questi, ha
notato il Papa, ammiravano Gesù, ma da lui «volevano un miracolo, volevano lo
spettacolo». Quando non ottengono questo, decidono di eliminarlo: «Ma
guardate com’è cambiata la cosa - ha notato papa Francesco, secondo quanto
riportato da Radio Vaticana –: cominciarono con ammirazione e finivano con un
crimine : volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l’invidia, tutte queste
cose… Questa non è una cosa che è successa duemila anni fa: questo succede
ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità». Infatti, «quelli che in una
comunità fanno chiacchiere sui fratelli, sui membri della comunità, vogliono
uccidere», proprio come accadde a Nazareth. «L’apostolo Giovanni, nella prima
Lettera, capitolo III, versetto 15, ci dice questo: «Quello che odia nel suo cuore
suo fratello, è un omicida». Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi ha aggiunto il Papa –. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra
famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il
fratello e la sorella con la lingua!»
In questi giorni, ha detto poi Francesco, «stiamo parlando tanto di pace» e
vediamo le vittime delle armi. Eppure bisogna pensare anche alle nostre armi
quotidiane, ha concluso: «La lingua, le chiacchiere, lo spettegolare».
AMORE PER IL NEMICO
«Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io
vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori».
(Mt 5, 43ss). Così Gesù ci insegna.
«Amerai il tuo prossimo» è la regola che troviamo nel libro del Levitico (19, 18), dove
prossimo significa parente, compatriota e amici. La seconda affermazione «e odierai il
tuo nemico» non si trova letteralmente nell’Antico Testamento; ma era questa la
conclusione ovvia da quello che era stato detto prima. Chiunque non appartenesse al
popolo eletto non conosceva il vero Dio, era un estraneo, un «nemico», e non c’era
motivo di amarlo. Questo è il significato di «odiare il tuo nemico».
Ebbene, ancora una volta, Gesù rompe con la tradizione dei rabbini e va oltre. «Ma
io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori».
Questo passo di Cristo è da gigante e per i giganti. Non contento di ampliare il
concetto del prossimo a ogni persona senza distinzione, equiparandolo nell’amore
alla persona di Dio – e di estendere il perdono fino a settanta volte sette, cioè
illimitatamente –, adesso Gesù ordina di amare anche il nemico. Incredibile! Non si
può andare oltre. Gesù dichiara impraticabile e antiquata la nostra divisione usuale
delle persone in amici e nemici; per chi ama, come Cristo, non ci sono che fratelli,
tutti figli dello stesso Padre, Dio (Cfr.Lc 6,27ss) e (Mt 5, 45 ss).
«Siate voi dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» ( Mt 5,48).
Niente di più e niente di meno. Così riassunse Cristo la nuova giustizia del regno,
cioè la santità basata sull’assoluta fedeltà a Dio. Questa affermazione è la
motivazione di tutto ciò che precede e ha una base etica profondamente religiosa:
l’imitazione dell’esempio di Dio, che è amore, e alla cui immagine sono fatti l’uomo
e la donna. «Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole
sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti».
La radicalità di questo messaggio evangelico pone seri interrogativi che
preoccupano qualsiasi cristiano responsabile. Amare il nemico è un programma
realizzabile o una semplice utopia per sognatori? Vista alla luce della sapienza del
mondo, questa norma di Gesù può sembrare un programma per angeli o per
sciocchi. E noi sappiamo di non essere nessuna delle due cose.
Sta bene, pensiamo, che Cristo ci comandi di escludere ogni sentimento di odio,
malevolenza, fanatismo o intolleranza, tanto a livello di individui che di gruppi razziali,
linguisti, ideologici…; ma mettere in atto il disarmo unilaterale e amare il nemico!
Così come suonano, le parole di Gesù stabilirebbero forse come norma di condotta
un vero sentimento d’amore per il nemico? Non si può ed è difficile imporre per
legge la simpatia, l’amore e l’affetto emotivo verso il nemico che ci offende. Questo
andrebbe contro la nostra psiche; sarebbe inumano. Neanche Gesù lo esige per
decreto. Sentiamo dire perfino da persone molto cristiane e di buon cuore: « Io
perdono, ma mi è impossibile dimenticare, e ancora di più impossibile amarlo ».
Dicendo così, non stanno assecondando nei loro cuori sentimenti di odio, rancore o
aggressività, e tanto meno il piacere della vendetta. Perdonare sì; ma arrivare ad
amare effettivamente il nemico… Ci vuole stoffa di santo o tempra da eroe. E si può
imporre come norma l’eroismo? Non portiamo i termini all’estremo !
Concludendo, penso che Gesù non ci comandi quello che non possiamo fare. Lui
morì perdonando i suoi nemici, e molti altri cristiani hanno seguito i suoi passi.
Quello che Gesù ci comanda è l’amore effettivo: fare del bene al nemico, pregare
per lui, rispettarlo sempre come persona e come fratello, anche lui figlio di Dio. Così
saremo anche noi, a nostra volta, figli di Dio, che fa sorgere il suo sole sopra i
malvagi e sopra i buoni.
Don Thomas Matoy
5
LA DOMENICA DEI QUATTRO PAPI
6
Domenica 27 aprile la Chiesa celebrava la seconda domenica di Pasqua, dedicata
alla Festa della Divina Misericordia. La Pasqua è la redenzione, la liberazione dalla
schiavitù del peccato, è la misericordia di Dio verso ognuno di noi; Dio che abbassa
il suo cuore nella nostra miseria per elevarci alla dignità di figli di Dio.
Quest’anno la Chiesa universale ha avuto la grandissima gioia di vivere una giornata
molto speciale della “misericordia di Dio”. Papa Francesco ha canonizzato, cioè
elevato agli altari, due Papi che abbiamo conosciuto, che sono stati del nostro tempo.
Il primo Papa è San Giovanni XXIII, chiamato nel suo
tempo il “Papa buono”, per il suo modo semplice e
bonario di presentarsi e di parlare al cuore dei fedeli.
Era stato scelto Papa perché non riuscivano a mettersi
d’accordo tra cardinali conservatori e progressisti. Il
Cardinale Roncalli era un uomo anziano, era la scelta per
poter uscire dalla disputa tra le due correnti, ma soprattutto
doveva essere un Papa di transizione, un Papa che, senza
toccare niente, sarebbe dovuto passare inosservato nella
storia. In sé è stato un Papa di transizione, visto che il
suo pontificato è durato solo quattro anni. San Giovanni
XXIII ci ha insegnato che non è importante la quantità di
tempo, ma piuttosto l’uso che se ne fa; non è importante
fare un’opera, ma saperla iniziare. È stato il Papa che
con bontà, ma con molta fermezza, chiamava al Concilio
Vaticano II, con l’obiettivo di far entrare nuova luce nella Chiesa, per poter trovare il
modo nel quale la liturgia e i sacramenti potessero essere più vicini alle persone, che
ormai si allontanavano sempre di più dalla Chiesa. È stato il Papa del “rinnovamento”,
cioè il Papa che ci ha fatto riscoprire e ritornare alle cose essenziali.
L’altro Papa ad arrivare agli altari è stato San Giovanni Paolo II, chiamato “il grande”.
Il suo pontificato è durato 27 anni. È stato il Papa che ha sorpreso il mondo, visto
che era il primo Papa dopo 400 anni a non essere italiano. Un Papa che veniva da
dietro la cortina di ferro, che aveva fatto il suo seminario nella clandestinità. Un Papa
che, rivolgendo il primo saluto al popolo, chiese di essere corretto nella sua nuova
lingua: l’ italiano. Ma soprattutto è stato il Papa che ci ha aiutato a comprendere
il Concilio Vaticano II, che ha limitato gli eccessi e
spronato altri ad avere il coraggio di cambiare. È stato
il Papa che ha voluto camminare per il mondo, il suo
ruolo è stato fondamentale per poter abbattere quella
cortina di ferro che, tristemente, divideva il mondo;
un Papa che incoraggiava i giovani ad non aver paura
di essere di Cristo, e ci ha insegnato che, nonostante
la malattia, bisogna saper continuare, lottando fino
all’ultimo istante della nostra vita, donandosi senza
riserve, offrendo se stesso e diventando così come
Cristo crocifisso.
Gli altri due Papi sono ancora in vita e, anche se
non sappiamo se arriveranno anche loro agli altari,
possiamo affermare che sono “servi di Dio” e che ci
mostrano una grande sintonia .
Il primo è Benedetto XVI, un grandissimo Papa che,
quando apparve sul balcone subito dopo la sua elezione
come Vicario di Cristo, dichiarò di essere solo uno
strumento nella vigna del Signore. Benedetto è il Papa
dell’umiltà. Il suo pontificato è durato otto anni e si è
aperto con critiche ed anche sarcasmi… come titolava
un giornale della sua Germania: “Abbiamo un pastore
tedesco”. L’idea che si aveva di lui era quella di un uomo
rigido, duro e capace solo di dettare leggi e condanne.
Ma lui subito ha lasciato tutti stupiti con la sua prima
enciclica dedicata all’ “amore di Dio”, “Deus est caritas”.
Il Papa che doveva condannare, invece, per prima cosa
parla dell’amore di Dio per noi, per la creazione. Un
Papa che è stato capace, con coraggio, di chiedere
perdono per gli abusi e gli scandali di pedofilia, ma
soprattutto ha saputo creare una struttura nella Chiesa con norme e procedure per
combattere questo flagello, per non lasciare impunito, denunciare e scomunicare chi
fosse responsabile di una tale atrocità. E il Papa che ha iniziato la riforma della curia
romana, ma soprattutto il Papa che ha lasciato senza parole il mondo intero quando
ha annunciato le sue dimissioni come pontefice. In tutta la storia della Chiesa solo
un Papa aveva fatto una cosa simile, 500 anni prima (un po’ tanto forzato). Le sue
dimissioni per motivi di età, hanno mostrato la grande forza e umiltà di questo uomo,
che ha capito che per guidare la Chiesa c’è bisogno di molta energia, e lui, all’età
di 85 anni, non aveva più quella forza che la Chiesa aveva bisogno e, proprio per il
grande amore verso la Chiesa di Cristo, è stato pronto a compiere un passo indietro,
a uscire dalla scena pubblica per aiutare la
Chiesa mediante un servizio più consono alle sue
forze, ma più efficace e importante come quello
di governare: il servizio della “preghiera”. In un
mondo dove tutti vogliono apparire, occupare i
primi posti, avere il potere, questo Papa umile
c’insegna a saper rinunciare a tutto per amore.
E siamo così pervenuti all’ultimo Papa, un ciclone
fatto di gesti: Papa Francesco. Il Papa “venuto
dalla fine del mondo”, il primo Papa americano,
il primo Papa gesuita, il primo Papa a chiamarsi
Francesco, ma anche il primo a conquistare con
un semplice saluto, “buona sera!”, quel “buona
sera” che ha aperto il cuore di tutti. Quel Papa
che ci riporta alla semplicità del Papa buono San
Giovanni XXIII, quel Papa che ci riporta alla gioia e alla forza di San Giovanni Paolo
II, quel Papa che ci riporta all’umiltà di Papa Benedetto; ma soprattutto quel Papa
che nella sua austerità cerca di farci riscoprire l’amore di Dio, che solo mediante la
povertà di cuore si riesce ad arrivare alle cose essenziali della vita e in questo modo
si riesce ad arrivare a Dio.
Dio in questi quattro Papi mostra il suo grande amore per noi, la sua grande
misericordia! Oggi più che mai abbiamo bisogno di pastori come questi, che
manifestano parti del volto di Cristo.
Don Luciano, Ponte Tresa
7
L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE
DELLA BOLLA
“Sorella minore”
della Cappella
della BV di Caravaggio
di Aranno
(foto sotto)
Introduzione
di Giovanni Berardi
Questa storica cappella è situata ai piedi della collinetta del Parco di Oer a Breno,
sulla strada principale. In quel punto la strada fa una curva a novanta gradi; anticamente, però, la vecchia strada proveniente da Fescoggia continuava diritta verso la
parte bassa del nucleo di Breno, transitando nella cosiddetta “Piazzora”, dove c’era
uno dei negozi del paese. Il nome vero e proprio sarebbe “Cappella di S. Maria della
Bolla” e deriva dalla zona acquitrinosa che si estendeva di fronte e dietro alla cappella. Ora questa zona è edificata. Non tutti sanno che la Cappella appartiene al
Comune, il quale, attraverso un apposito legato, ne assicura la manutenzione e la
gestione. È un monumento censito dall’Inventario cantonale dei beni culturali e gode di una tutela a livello locale. Molti brenesi si ricordano ancora
che l’interno della cappella era ricoperto da svariati quadretti di ex-voto in ricordo di
grazie ricevute. La pietà popolare conferisce doti miracolose a questo edificio, in
particolare attraverso l’intercessione della Sacra Famiglia, ivi raffigurata. Probabilmente non a caso, in questo luogo trafficato d’auto e situato su una curva pericolosa, mai in passato si sono riscontrati incidenti. Questa però non è certo una ragione
per non prestare la dovuta attenzione quando si transita in automobile davanti alla
Cappella della Bolla; al contrario, bisognerebbe rallentare ancor di più, rivolgendo
un pensiero riconoscente al Signore e a chi ha costruito questo edificio di culto. La
cappella è tanto cara ai brenesi poiché da lì prendono avvio alcune cerimonie religiose, come la processione della Domenica delle Palme e i funerali. Nel periodo
natalizio, al suo interno, viene allestito un bel presepe curato da Vanna Morak di
Fescoggia. E, “dulcis in fundo”, in caso di intemperie, nel piccolo portico si può trovare un riparo attendendo l’autopostale o il pullmino dell’asilo.
8
Dante Morenzoni, già sindaco di Breno per parecchi anni, ci ha
fornito queste informazioni, naturalmente non conoscendo
(come tutti) quanto è stato recentemente scoperto nel ”Fondo
Pelli” (vedi in seguito il testo di Gian Giacomo Carbonetti)
“Il primo intervento conosciuto avvenne nel 1836 da parte di un maestro muratore,
tale Righetti Marco di Breno. Si trattava di ampliare una precedente piccola cappella che, probabilmente assieme alla cappellina che si trova a Carino e l’altra che si
vede lungo la strada che scende verso il Ponte di Vello, segnavano il percorso delle
genti di Breno verso i loro terreni posti ai Guasti di Neggio.
Ad ogni modo il Righetti ricevette istruzioni dettagliate da parte dei patrizi di Breno
circa il modo di ricostruzione che doveva seguire in dettaglio. Gli venne anche fissato un tempo per la sua realizzazione ed evidentemente anche il compenso. I lavori
vennero terminati per il mese di agosto del 1837 e fu pagato con lire 2000, versati
in 3 successive rate.
L’intervento successivo fu eseguito verso il 1950 dal pittore Enrico Giani che però
si preoccupò unicamente di ridipingere la volta della Cappella e ritoccare lievemente
anche le pareti. Poi nel 1987 il Comune di Breno procedette ad un restauro completo e approfondito, considerato lo stato abbastanza malandato della struttura. Fu
creata appositamente una commissione (della quale ne ero il referente) che si incaricò di reperire i fondi necessari. La ristrutturazione totale costò circa fr 90’000.denaro versato da diversi enti e cittadini.
I lavori furono eseguiti da:
•opere da capomastro: sig. Eli Gambazzi, Breno
•lavori contro l’umidità (elettrosmosi): sig. Nava - Caslano
•rifacimento del tetto in piode: sig. Manfred Kernen, Breno
•opdere da pittore/decoratore: sig. Guido Mafferetti, Fescoggia
Da allora sono stati eseguiti unicamente piccoli interventi conservativi e questo
anche perché la struttura è curata con molto impegno dalla signora Vady Corti. La
Cappella è ora di proprietà del Comune di Alto Malcantone, il quale ancora gestisce
il fondo “Pro Cappella della Bolla” (importo attuale di circa fr 11’000.-), denaro
destinato espressamente a favore di questa struttura”.
Dante Morenzoni
Relazione storico-artistica
Testo e foto di G.Giacomo Carbonetti
A prima vista le due belle cappelle (quella di Aranno e quella di Breno) sembrano
molto diverse: la prima che è stata costruita, quella di Aranno (già cappella Pelli), è
un’opera del 1745 probabilmente di un non ancora identificato architetto della
famiglia Pelli, eseguita su commissione di Don Ferrante Pelli, per ex voto. È stata
egregiamente e completamente affrescata, internamente, dal noto artista Bernardino
Mercoli di Mugena (1682 – 1746). Gli affreschi non sono mai stati modificati, ma solamente ben restaurati recentemente da Pier Luigi Alberti.
La cappella della Bolla di Breno e stata invece almeno disegnata dall’arch.
Luigi Pelli I (Aranno 1781 – 1861) nel 1837. Si può legittimamente pensare che,
vista la qualità dell’opera architettonica, ne abbia anche diretto i lavori. Ma di Luigi
Pelli parlerò alla fine di questo contributo.
In effetti la struttura fondamentale e le dimensioni delle due cappelle sono molto
simili, e ciò lo possiamo desumere anche, ma soprattutto, da un fortunato ritrovamento: nel “Fondo Pelli“ di Pura – Lugano (che ringrazio), tra le carte di Luigi Pelli I,
si trova un suo bel disegno a china recante sul retro la scritta “Studio per l’Oratorio della Beata Vergine della Bolla a Breno” (foto sotto, pag. seguente). Si trat-
9
terebbe di un avanprogetto (appunto di uno “studio”) che consiste essenzialmente
nel rilievo parziale, seppur preciso, della Cappella di Aranno.
Se la cappella di Aranno è di stile promiscuo, che va dal rinascimentale (dato il riferimento ideale, al suo interno, al noto Santuario cinquecentesco della Madonna di
Caravaggio), al barocco, per arrivare al neoclassico, la cappella di Breno invece è il
risultato della trasformazione in un bel progetto puramente neoclassico, stile molto
caro al nostro architetto. È per questo motivo che ho definito la cappella di Breno la
“sorella minore” di quella di Aranno: a quest’ultima rimanda! Ma è stata costruita
92 anni dopo con interessanti modifiche architettoniche risolutive.
Ma vediamo prima di tutto i disegni e la struttura generale:
“Studio” di Luigi Pelli sulla cappella di Aranno (facciata e pianta, 1837), in vista della costruzione
della cappella della Bolla di Breno. (particolare)
10
Rilievo attuale della pianta della stessa cappella
di Aranno. (Prof.H. Kramel)
Come si vede dal disegno di sinistra, Luigi Pelli prepara la costruzione di Breno
basandosi sulla cappella di Aranno: la pianta da lui disegnata (nel disegno di sinistra) corrisponde esattamente al rilievo attuale della stessa cappella, eseguito
recentemente in occasione del restauro (disegno di destra).
Le tre aperture del pronao (portico) della cappella della BV di Caravaggio, così
come si vede nel disegno della facciata, sono ad arco inserite perfettamente in un
rettangolo (come si tratta in realtà ad Aranno, e si può vedere nella foto sotto al
titolo). La costruzione della Cappella della Bolla di Breno presenta
invece le due aperture laterali del
pronao rettangolari, senza archi,
come nei templi classici greci.
In facciata, a differenza della
cappella di Aranno, nel disegno
l’architetto anticipa, per la cappella
di Breno, un timpano sovrastante,
e infatti la facciata reale di
quest’ultima verrà realizzata con
quattro colonne che, appunto,
sostengono l’architrave e il timpano sovrastante, con capitelli di semplice ordine
dorico (foto a sinistra). È con questa struttura della facciata e del pronao che a
Breno il nostro Architetto realizza un’opera chiaramente neoclassica, che rimanda
appunto ai templi greci.
Un’altra differenza: l’interno della cappella di Aranno presenta un’ abside rettangolare, mentre a Breno è stata realizzata un’abside semicircolare (vedi foto a sinistra del titolo) che determina la decorazione interna, come vedremo ora.
La decorazione interna:
La decorazione del pronao della cappella della Bolla è, seppur piacevole ed ariosa, piuttosto semplice, poco interessante. Più attraente è la decorazione interna, con l’abside, la cupola, le lesene, l’altare, e il dipinto murale.
Dante Morenzoni, nel suo preciso intervento, dice che verso il 1950 il pittore Enrico
Giani ne ridipinse la volta (…ma anche la semicupola?) e ritoccò lievemente anche le pareti. Non si sa
se questo intervento sia originale o abbia ripreso la
decorazione precedente. Ma soffermiamoci sulla
semicupola (foto sopra) che è decorata da uno stile
che ricorda il tardo barocco (se si trattasse della
ripresa di un intervento originario), ma anche quasi il
“neo-liberty”, se si pensa all’intervento di Enrico Giani
nel 1950. Sono rappresentati angeli “floreali” (rivolti
verso il centro e l’alto, e divisi da costoloni), che portano delle fiaccole accese (la Luce), mentre il
cartiglio centrale, tra gli angeli, reca la scritta in
rotondo “MATER DEI ET MATER NOSTRA”. Al culmine
della cupola domina un tondo azzurro con al centro
la Colomba dello Spirito Santo nella luce gialla. La
11
colomba emana raggi di Luce divina bianca. La decorazione esalta la profondità
della cupola.
Sopra le lesene laterali, tra il cornicione e la cupola, si possono notare altri due cartigli floreali che recano le scritte “AVE MARIA” (a sinistra) e “SALVE REGINA” (a destra).
Devo poi sottolineare
come la soluzione
armoniosa del rapporto architettonico pittorico tra lesene,
cornicione e semicupola, si ispiri pure all’interno della cappella di
Aranno (foto sopra a
sinistra) con la differenza che quest ’ultima,
come già detto, è stata
completamente affrescata (anche come
architettura virtuale), da
Bernardino Mercoli di
Mugena.
Sopra l’altare, al centro della parete circolare dell’abside,
campeggia il dipinto di
una dolce, seppur popolaresca, “Sacra Famiglia” ritratta mentre la Madonna allatta il
Bambino (foto a sinistra). Probabilmente si tratta di una tempera, di autore ignoto,
e non si sa se anch’essa sia stata “ritoccata” nel 1950. Pur essendo piacevole ed espressiva, è di fattura semplice e non può essere considerata propriamente un’ opera d’arte. Comunque va intesa come un’ importante icona devozionale, data la sua
posizione privilegiata. Purtroppo non sono riuscito a trovare una possibile o probabile fonte di ispirazione “d’autore”: ma la “Sacra Famiglia” e la “Madonna del Latte”
sono rappresentazioni che nella storia dell’arte sacra si incontrano infinite volte, in
tutte le epoche.
12
MA CHI ERA L’ARCHITETTO LUIGI PELLI “I”?
Di Aranno (1781-1861), appartiene all’importante “dinastia” artistica della Famiglia
Pelli. È attivo come architetto a Trieste, Milano, Mosca e a San Pietroburgo: in Russia ha lavorato con l’arch. Domenico Gilardi di Montagnola (1788-1845), che era
figlio di Giambattista (1757-1828) architet­to di Corte a Pietroburgo. Ha lasciato
innumerevoli opere di pregio.
Tornato ad Aranno, ha realizzato la prima mappa del villaggio nel 1833 (completa di
sommarione e catastrino, che ora si trova in casa comunale), forse la prima completa di un Comune ticinese. Aveva già progettato l’attuale cimitero, poi realizzato nel
1861, anno della sua morte.
Riapre la scuola di disegno che era stata fondata dal noto cugino “maggiore” Cipriano Pelli (1750 – 1822) che a sua volta ha eseguito la bella cupola illusionistica della
navata nella chiesa di Aranno. Appunto nel
1837 costruisce la Cappella della Bolla di
Breno, mentre nel 1847 porta a termine la
costruzione della prima scuola comunale di
Aranno. A Luigi Pelli riusciamo pure a dare un
volto: qui a sinistra lo vediamo in un ritratto
giovanile (pure appartenente al Fondo Pelli)
eseguito dal collega e maestro Domenico Gilardi (vedi sopra).
Di mia iniziativa l’ho chiamato Luigi Pelli I
(“primo”) per distinguerlo dai suoi due discendenti omonimi:
il figlio Luigi Pelli II (1830 -1902), pittore e
architetto, autore, tra l’altro, della tela di San
Vittore e del progetto dell’altare della Madonna
nella chiesa di Aranno,
e l’abiatico ing. Luigi Pelli III (1862 –
1941), attivo essenzialmente a Milano. Ma ad Aranno (dove soggiornava d’estate
nella casa di famiglia) è stato “consulente” del parroco di allora (di tutta la metà del
secolo scorso, Don Egidio Righetti, di Breno) per la costruzione dell’ ”Asilo Infantile”,
del quale ha probabilmente eseguito anche un semplice progetto.
Per saperne di più sul nostro architetto Luigi Pelli:
“Diario di viaggio dell’architetto Luigi Pelli di Aranno da San Pietroburgo a Lugano
nel 1829”. In “Arte e Storia”, a cura di G. MOLLISI, E.PELLI, M. MOLINARI.
Anno 12, No 60, 2014, Edizioni Ticino Management.
Per saperne di più sulla cappella della BV di Caravaggio di Aranno:
CARBONETTI G.: “Aranno, Parrocchia di San Vittore Mauro”, ed. Parrocchia di Aranno, 2005, pag. 87 – 95.
Per concludere: questo studio e questo scritto per me hanno rappresentato una sorpresa importante e molto piacevole. Forse pochi si rendono conto delle bellezze storiche, artistiche e architettoniche, anche modeste, presenti sul nostro piccolo territorio alto – medio - malcantonese. Sono opere dei nostri artisti, architetti, artigiani
che si sono formati con la faticosa emigrazione lasciando ovunque tracce del loro
lavoro, e che hanno saputo “portarsi a casa” il frutto di ciò che hanno appreso. Si
sono poi aggiunti l’impegno, le fatiche e la devozione dei nostri antenati.
Il mio contributo vuole quindi essere un caldo invito ad aprire gli occhi, la mente e il
cuore durante le innumerevoli escursioni che si possono effettuare nella nostra
incantevole regione.
Nota di redazione: si ringraziano vivamente Giovanni Berardi, Dante Morenzoni e
Gian Giacomo Carbonetti per questo interessante e utile inserto. Il tutto si inserisce
egregiamente nella linea tracciata dai nostri bollettini parrocchiali, sensibili a saperne sempre di più circa i nostri monumenti storico-artistici regionali.
13
Parrocchie dell’Alto Malcantone
Feste e celebrazioni parrocchiali
2014/2015
Calendario liturgico di Natale 2014
Mercoledì
24 dicembre
Vigilia
Giovedì 25 dicembre
Natale
Venerdì 26 dicembre
Santo Stefano
Aranno21.30
-------
-------
Arosio17.30
09.30
-------
Breno21.00
09.15
-------
Cademario17.30
10.30
-------
Miglieglia22.45
-------
10.30
Mugena22.30
-------
-------
Vezio24.00
-------
-------
Calendario liturgico di Pasqua 2015
Giovedì
Venerdì
Sabato Santo Pasqua Lunedì
Santo
Santo
4 aprile
5 aprile dell’Angelo
2 aprile
3 aprile
Veglia pasquale
6 aprile
Passione Via Crucis
Aranno ------- ------------
21.00
------ ------
Arosio
------ 15.00------
21.00
------ 10.00
Breno
------ ------17.00
------
09.30 ------
------
10.30
Miglieglia------- ------ 20.00
------
09.00 ------
Mugena
20.00
------
17.30
Vezio
------ ------18.00
------
10.45 ------
Cademario17.30
14
15.00 ------
------
------
-----------
Calendario liturgico
Parrocchia di Aranno
Festa di Tutti i Santi
Sabato 1. novembre 2014
Ore 09.15 S. Messa
Commemorazione dei Defunti
Domenica 2 novembre 2014 Ore 09.00 S. Messa e visita al Cimitero
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 09.15 S. Messa
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre Ore 21.30 S. Messa di Natale
Domenica 25 gennaio 2015 Festa della Madonna della Cintura
Ore 10.00 S. Messa solenne
Processione e Benedizione Eucaristica
Seguirà l’aperitivo per tutti i presenti
Pasqua 2015
Sabato Santo, 4 aprile Ore 21.00 Veglia pasquale
Domenica 10 maggio 2015
Festa patronale di San Vittore
Ore 10.00 S. Messa solenne
Ore 11.00 Concerto della Filarmonica Alto Malcantone
sul sagrato della chiesa
Parrocchia di Arosio
Festa di Tutti i Santi
Sabato 1. novembre 2014 Ore 09.30 S. Messa
Ore 14.30 Vespri, Processione al Cimitero
e Benedizione Eucaristica
Commemorazione dei Defunti
Domenica 2 novembre 2014 Ore 09.30 S. Messa
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 09.30 S. Messa
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre Ore 17.30 S. Messa di Natale
Giovedì 25 dicembre ore 09.30 S. Messa
Festa della Madonna del Rosario, del Priore e della Confraternita
Priore: Andrea Marveggio
Priora: Amelia Cremona
Sabato 17 gennaio 2015
Ore 20.00 Intronizzazione del Simulacro della B.V.
del Rosario e Benedizione Eucaristica
15
Domenica 18 gennaio 2015 Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri, processione, Benedizione Eucaristica
Lunedì 19 gennaio 2015
Ore 20.00 S. Messa per i Confratelli defunti e
riposizione del Simulacro della Madonna
Domenica 1. febbraio 2015 Festa di Sant’Antonio Abate
Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica
Santuario di Cimaronco: Festa dell’Annunciazione del Signore
Mercoledì 25 marzo 2015
Ore 10.00 S. Messa
Sabato 11 aprile 2015
Ore 20.00 S. Messa prefestiva
Domenica 12 aprile 2015
Ore 08.00 S. Messa
Ore 10.00 S. Messa solenne
Ore 14.30 S. Rosario e Benedizione Eucaristica
Pasqua 2015
Venerdì Santo, 3 aprile Ore 15.00 Passione del Signore
Sabato Santo, 4 aprile Giovedì 4 giugno 2015
Ore 21.00 S. Messa di Pasqua
Corpus Domini
Ore 09.30 S. Messa e processione
Santuario di Cimaronco
Festa dell’Assunzione della Beata Vergine
Venerdì 14 agosto 2015
Ore 20.00 S. Messa prefestiva
Sabato 15 agosto 2015
Ore 08.00 S. Messa
Ore 10.00 S. Messa solenne
Ore 14.30 S. Rosario e Benedizione Eucaristica
Chiesa parrocchiale
Martedì 29 settembre 2015 Ore 10.00 San Michele – S. Messa
Domenica 4 ottobre 2015
Festa patronale di San Michele Arcangelo
Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica
Parrocchia di Breno-Fescoggia
Festa di Tutti i Santi
Sabato 1. novembre 2014
16
Ore 10.45 S. Messa – Visita al cimitero
Commemorazione dei Defunti
Domenica 2 novembre 2014 Ore 16.15 S. Rosario
Ore 16.45 S. Messa
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 17.00 S. Messa
Mercoledì 31 dicembre 2014 Festa patronale di S. Silvestro a Fescoggia
Ore 10.00 S. Messa solenne e bacio della Reliquia
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre Ore 21.00 S. Messa di Natale
Giovedì 25 dicembre Ore 09.15 S. Messa
Giovedì 1. gennaio 2015
Festa della Madonna del Rosario, del Priore
e della Confraternita
Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri solenni, processione
e Benedizione Eucaristica
Venerdì 2 gennaio 2015
Ore 17.00 S. Messa per i Confratelli defunti
Mercoledì 11 febbraio 2015 S. Messa solenne nell’Oratorio di Fescoggia in ono
re della Madonna di Lourdes - Bacio della Reliquia
Ore 09.30 S. Rosario
Ore 10.30 S. Messa
Pasqua 2015
Venerdì Santo, 3 aprile Ore 17.00 Via Crucis
Domenica di Pasqua, 5 aprileOre 09.30 S. Messa
Domenica 9 agosto 2015
Festa patronale di San Lorenzo
Ore 10.30 S. Messa solenne e bacio della Reliquia
Domenica 16 agosto 2015
Festa di S. Rocco,
patrono dell’omonimo Oratorio di Breno
Ore 18.00 S. Messa nell’Oratorio e Unzione dei malati
Giovedì 31 dicembre 2015
Festa patronale di S. Silvestro a Fescoggia
Ore 10.00 S. Messa solenne e bacio della Reliquia
Parrocchia di Cademario
Sabato 1. novembre 2014 Festa di Tutti i Santi
Ore 10.30 S. Messa solenne (chiesa parrocchiale)
Ore 14.30 Canto dei Vespri e
Benedizione delle tombe a S. Ambrogio
Domenica 2 novembre 2014 Commemorazione dei Defunti
Ore 10.30 S. Messa a S. Ambrogio
Lunedì 3 novembre 2014
Ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti
e Santa Messa cantata
Anime dimenticate e anime purganti
(Confraternita)
17
Martedì 4 novembre 2014
San Carlo Borromeo – Patrono della Diocesi
Ore 17.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia
A partire da mercoledì 5 novembre fino giovedì 13 novembre 2014
Ottavario in suffragio dei defunti: alle ore 17.15 recita dell’Ufficio dei
defunti e S. Messa cantata
Venerdì 14 novembre 2014 Ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti e
Santa Messa cantata Anime dimenticate
e anime purganti (Confraternita)
Sabato 15 novembre 2014 Ore 17.15 recita dell’Ufficio dei defunti e Santa
Messa cantata – Anime dimenticate e
anime purganti (Confraternita)
Domenica 16 novembre 2014 Ore 10.30 S. Messa per le anime dimenticate
Legato campane di S. Ambrogio
e Confraternita
Domenica 7 dicembre 2014 S. Ambrogio, Vescovo e patrono
Ore 10.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 10.30 S. Messa
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre
Ore 17.30 S. Messa
Giovedì 25 dicembre
Ore 10.30 S. Messa
Sabato 17 gennaio 2015
S. Antonio Abate
Ore 17.30 S. Messa - Benedizione del sale (la
domenica successiva) e bacio della Reliquia
Mercoledì 21 gennaio 2015 S. Agnese
Ore 17.30 S. Messa, Benedizione con la Reliquia
Sabato 31 gennaio 2015
Ore 17.30 Inizio Novena in preparazione alla Festa
della Madonna S. Rosario
e Benedizione Eucaristica
Domenica 1 febbario 2015
Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica
Lunedì 2 febbraio 2015
Presentazione di Nostro Signore al Tempio
Ore 17.30 S. Rosario, Benedizione delle candele
e S. Messa
18
Martedì 3 febbraio 2015
S. Biagio
Ore 17.30 S. Messa e Benedizione della gola
Mercoledi 4 febbraio 2015
Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica
Giovedì 5 febbraio 2015
Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica
Venerdi 6 febbraio 2015
Ore 17.15 Santo Rosario
e Santa Messa Confratelli viventi
Sabato 7 febbraio 2015
Ore 17.30 Novena S. Rosario e Benedizione Eucaristica
Domenica 8 febbraio 2015 Festa della Madonna del Rosario, del Priore
e della Confraternita
Novena di preparazione, recita del S. Rosario e
Benedizione con il SS. Sacramento
Ore 10.00 S. Messa solenne, processione e bacio
della Reliquia
Lunedì 9 febbraio 2015
Ore 17.30 Ufficiatura per i Confratelli defunti
Ore 17.15 Recita dell’Ufficio dei defunti
e canto della Messa dei defunti
Mercoledì 11 febbraio 2015 Apparizione della B. V. di Lourdes
Ore 16.30 tempo permettendo: recita del S. Rosario
alla Cappella della Madonna di Lourdes,
processione e S. Messa in chiesa
Giovedì 19 marzo 2015
S. Giuseppe
Ore 10.30 S. Messa
Domenica 29 marzo 2015
Domenica delle Palme
Ore 10.15 S. Messa alla Cappella della Cetta,
Benedizione degli ulivi
e processione verso la chiesa parrocchiale
Pasqua 2015
Giovedì Santo, 2 aprile
Ore 17.30 S. Messa
Venerdì Santo, 3 aprile
Ore 15.00 Passione di Nostro Signore
Domenica di Pasqua, 5 aprile
Ore 10.30
S. Messa
Sabato 25 aprile 2015
S. Marco Evangelista
Ore 17.30 Ufficio e S. Messa
Giovedì 14 maggio 2015 Ascensione di Nostro Signore
Ore 10.30 S. Messa a S. Bernardo
(tempo permettendo)
Sabato 13 giugno 2015
S. Antonio di Padova
Ore 17.30 S. Messa in onore di S. Antonio,
Benedizione e bacio della Reliquia
Giovedì 4 giugno 2015
Corpus Domini
Ore 10.00 S. Messa e processione
Giovedì 16 luglio 2015
B. V. del Carmine
Ore 17.30 S. Messa
Legato campane di S. Ambrogio in onore
della B. V. in suffragio delle anime purganti
Sabato 15 agosto 2015
Assunzione della B.V. Maria
Ore 10.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia
19
Domenica 16 agosto 2015
Festa di S. Rocco
Ore 10.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia
Giovedì 20 agosto 2015
S. Bernardo di Chiaravalle, compatrono
Ore 17.30 S. Messa, Benedizione e bacio della Reliquia
La domenica successiva 24 agosto 2015, tempo
permettendo, S. Messa nella chiesina sul colle
di S. Bernardo di Cademario
Nel corso del mese di maggio e del mese di ottobre si prevedranno alcune
celebrazioni alla Cappella della Cetta i cui orari verranno stabiliti e
comunicati nel corso dell’anno.
Parrocchia di Miglieglia
Festa di Tutti i Santi
Sabato 1. novembre 2014
Ore 15.30 S. Messa e commemorazione dei defunti
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 17.00 S. Messa
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre
Venerdì 26 dicembre 2015 Ore 22.45 Santa Messa
Festa patronale di S. Stefano
Ore 10.30 S. Messa solenne
Domenica 8 febbraio 2015 Festa della Madonna del Rosario, del Priore
e della Confraternita
Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri e processione, Benedizione
con il SS. Sacramento e bacio della Reliquia
Pasqua 2015
Venerdì Santo, 3 aprile
Ore 20.00 Via Crucis
Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore 09.00 S. Messa
Lunedì 29 giugno 2015
Santi Pietro e Paolo - Festa degli Apostoli
Ore 10.30 S. Messa solenne
Parrocchia di Mugena
20
Festa di Tutti i Santi
Venerdì 31 ottobre 2014
Sabato 1. novembre 2014 Ore 18.15 S. Messa prefestiva
Ore 15.30 Vespri e visita al Cimitero
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 17.30 S. Messa
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre
Ore 22.30 S. Messa di Natale
Mercoledì 31 dicembre 2014 Ore 18.15 S. Messa prefestiva
Festa della Madonna della Cintura e della Confraternita
Sabato 24 gennaio 2015
Ore 20.00 Vespri e intronizzazione della statua
della B.V. della Cintura, Benedizione
Eucaristica
Priore: Luciana Insermini
Domenica 25 gennaio 2015 Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica
Lunedì 26 gennaio 2015
Ore 20.00 S. Messa per i Confratelli defunti e
riposizione del Simulacro della Madonna
della Cintura
Festa patronale di S. Agata
Giovedì 5 febbraio 2015
Ore
Domenica 8 febbraio 2015 Ore
Pasqua 2015
Giovedì Santo, 2 aprile
Ore
Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore
10.00 S. Messa con Benedizione dei panini
10.30 S. Messa con Benedizione dei panini
e bacio della Reliquia
20.00 S. Messa con lavanda dei piedi
17.30 S. Messa
Parrocchia di Vezio
Sabato 4 ottobre 2014
Ordinazione sacerdotale di don Fabio Minini
Lugano
Domenica 5 ottobre 2014 Ore 10.30 Prima S. Messa di don Fabio Minini a Vezio
Processione al Santuario di Sassello, Vespri solenni,
canto del Te Deum e Benedizione Eucaristica
Festa di Tutti i Santi
Sabato 1. novembre 2014
Ore 17.30 S. Rosario
Ore 18.00 S. Messa e processione al cimitero
Lunedì 8 dicembre 2014
Festa della B. V. Immacolata
Ore 10.45 S. Messa a Sassello
Natale 2014
Mercoledì 24 dicembre
Ore 24.00 S. Messa
Sabato 3 gennaio 2015
Inizio del Triduo per la Festa della Madonna,
del Priore e della Confraternita: una sera la
S. Messa, un’altra sera la recita del S. Rosario,
il giorno seguente la Benedizione Eucaristica
Lunedì 5 gennaio 2015
Ore 20.00 Intronizzazione del Simulacro della
B. Vergine, S. Rosario e Benedizione
Eucaristica
21
Martedì 6 gennaio 2015
Festa della Madonna del Rosario,
del Priore e della Confraternita
Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 14.30 Vespri, processione e Benedizione Eucaristica
Priore: Andrea Notari
Priora: Gianna Notari
Mercoledì 7 gennaio 2015
Ore 20.00 S. Messa per i Confratelli defunti.
Riposizione del Simulacro della Madonna
Domenica 11 gennaio 2015 Battesimo del Signore
Ore 10.45 S. Messa nel Santuario di Sassello
Pasqua 2015
Venerdì Santo, 3 aprile
Ore 18.00 Via Crucis
Domenica di Pasqua, 5 aprile Ore 10.45 S. Messa
Mese di maggio 2015
Durante tutto il mese di maggio le S. Messe verranno celebrate
nel Santuario di Sassello
Sabato 15 agosto 2015
Festa dell’Assunzione
Ore 11.00 S. Messa nel Santuario di Sassello
Domenica 23 agosto 2015 Festa patronale di S. Bartolomeo
Ore 10.30 S. Messa solenne
Ore 15.00 Vespri solenni, Benedizione dei bambini e
bacio della Reliquia
Il camposanto dei nostri villaggi
22
La costruzione dei cimiteri (una volta lo chiamavano or camp sant) venne imposta
con la legge cantonale, approvata dal Gran Consiglio il 15 giugno 1833, che aboliva
le sepolture all’interno delle chiese e nei sagrati e imponeva ai Comuni di erigere un
nuovo camposanto a cielo aperto, sotto pena di fr 300.
Fino ad allora nella chiesa venivano seppelliti i sacerdoti, i bambini e qualche
persona importante. Agli altri defunti veniva data sepoltura nel sagrato, terra
benedetta e serena; luogo dove la comunità si radunava per svolgere riti della sua
vita religiosa, ma anche di quella civile. Nelle vicinanze c’era “l’ossario”, il posto
dove si raccoglievano le ossa dei defunti tolte dalla terra, e “le polveri” dei
sepolcreti.
In alcuni villaggi la decisione di dover costruire il camposanto fece sentire i suoi
effetti soltanto qualche anno dopo. Infatti le cose non andarono poi tanto
speditamente, sia per le difficoltà finanziarie, sia per le beghe all’interno dei
Comuni: che furono parecchie. Nei Comuni più poveri, per poter risparmiare, tutti
gli uomini e in parte anche le donne, su ordine della Municipalità, dovettero
partecipare di persona ai lavori di costruzione del cimitero. A Breno il camposanto
venne costruito nel 1854, a Vezio nel 1858, ad Aranno nel 1860.
Di fronte all’entrata del camposanto, addossata al muro di cinta, fu eretta una
cappella, il cui affresco, in genere, fu opera di un pittore del luogo.
L’improvvisa forte mortalità dovuta alle epidemie di colera del 1855-1867 e alla
“spagnola” del 1918-1919, riempì purtroppo in poco tempo i nostri cimiteri.
Sulle lapidi di un tempo e sulle pietre sepolcrali, le epigrafi o iscrizioni richiamavano
con maggior memoria, rispetto ad oggi, anche se con una certa forzata eloquenza,
momenti della vita della persona defunta. Ad esempio, l’importante capitolo
dell’emigrazione: “…per lungo tempo vissuto a Trieste mostrò la forza del suo
ingegno in opere edilizie pubbliche e private”… oppure le doti artistiche del defunto:
“coltivò per diletto l’arte ornamentale. Di lui il coro di questo tempio…” o ancora la
dolorosa mortalità infantile: “…da crudel morbo rapito in ancora giovine età…” o
l’uso di qualche superlativo: ”…affettuosissima consorte e madre tenerissima…”.
Il mese di novembre è tradizionalmente dedicato alla solennità di tutti i Santi, quindi
anche al ricordo di tutti i nostri cari defunti. Mi vengono in mente le funzioni
dell’ottavario dei morti che avevano luogo il mattino presto. La chiesa era semibuia,
fredda, le donne vi entravano vestite di nero, con il velo in testa, la corona del
rosario fra le mani e il libretto delle preghiere. Le donne e qualche uomo
rispondevano sommessamente al latino del celebrante, biascicando qualche parola
storpiata. Poi, ancora, un canto che a noi marmocchi pareva decisamente lugubre:
“Dies irae, Dies illa…”.
Il cimitero è e rimane uno dei luoghi più importanti di un villaggio e della sua storia.
Tuttavia il luogo vero dove i nostri morti continuano ad essere presenti è dentro di
noi. È importante portare sempre con noi il loro ricordo, poiché, in ogni caso, ci
aiutano a vivere.
Marco Boschetti
23
Ordinazione sacerdotale di don Fabio Minini
Avrà luogo sabato 4 ottobre, alle ore 09.30, presso la Basilica del Sacro
Cuore di Lugano,
La Prima S. Messa verrà celebrata a Vezio, domenica 5 ottobre, alle ore
10.30, nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo.
Nel pomeriggio, alle 15.30, Vespri solenni con la processione fino al Santuario di
Sassello, con canto del Te Deum e Benedizione Eucaristica.
Seguirà un rinfresco nel parco adiacente.
Al caro Fabio i più vivi auguri per un proficuo e sereno cammino nella sua missione.
Dalle suore del Convento di Cademario…
24
C’è una domanda - a volte esplicita, espressa con le parole, a volte
silenziosa, scritta negli sguardi o nella perplessità dei volti - che ci
sentiamo rivolgere spesso, soprattutto da chi viene per la prima volta qui,
al monastero; ed è proprio la domanda sul rapporto tra questa forma di
vita che viviamo, la consacrazione religiosa in clausura, e quella
dimensione così significativa dell’esistenza che è la vita famigliare.
Questa domanda si articola di volta in volta in modi diversi, ma spesso ci
accorgiamo che non è facile comprendere come la realtà, la concretezza della vita
della famiglia – che sia la nostra famiglia, che di fatto lasciamo per entrare in
monastero, o in generale la dimensione famigliare, da cui la vita del monastero
appare molto distante - possa aver a che fare con la vita quotidiana di una monaca
di clausura; sembrano due mondi molto lontani tra loro, come se, inspiegabilmente,
a qualcuno fosse chiesto di rinunciare a ciò che invece sembra uno degli aspetti più
“naturali” dell’esistenza.
Di fatto la nostra vocazione, come ogni vocazione, coincide con la vita e dunque
nasce e cresce sempre dentro una storia famigliare, con le sue luci e le sue ombre;
è con questo bagaglio che ciascuna di noi varca la soglia del monastero e, passo
dopo passo, verifica se questa è la strada che il Signore sta tracciando per la sua
vita. Ed è con questo bagaglio che si arriva a donare la vita al Signore per sempre,
con la Professione solenne dei voti: lì davanti a quell’altare c’è tutta la persona, con
tutti coloro che l’hanno generata e accompagnata fin lì. Certo, all’inizio il distacco si
avverte proprio: si lascia la casa, si lasciano i propri cari, la quotidianità e
l’immediatezza dei rapporti … e occorre avere la pazienza di imparare un modo
nuovo di vivere tutto, anche i legami con loro. Ma, a ben pensarci, di fatto è così in
ogni scelta di vita, anche nel matrimonio: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e
si unirà a sua moglie …”, ci insegna la Scrittura e questo lasciare sembra davvero
la condizione per un reale cammino verso la vita adulta; è vero però che non è mai
scontato scegliere di credere alla possibilità (e addirittura alla realtà!) di una
comunione che accetta di misurarsi anche con il distacco, per affermare delle radici
che vanno più nel profondo, fino a toccare quella dimensione così poco abituale nel
nostro pensare comune che è la vita eterna. La cosa bella comunque è che di
solito ci accade di scoprire, nel tempo, un legame ancora più profondo
con i nostri genitori, fratelli, sorelle, e di sperimentare nelle visite, nella
corrispondenza, nelle telefonate che riceviamo da loro, di poter realmente
ricevere di nuovo – centuplicato – quanto in fondo non ci è mai dovuto,
ma sempre donato.
Riguardo invece al contatto con la dimensione della vita delle famiglie, è davvero
una grazia grande la comunione di amicizia che esiste tra tante famiglie e la nostra
comunità: attraverso incontri personali o con gruppi - di sposi o di fidanzati - , ci si
confronta e ci si sostiene nelle vicissitudini della vita e si fa l’esperienza viva del
fatto che veramente nella Chiesa ogni vocazione è data per l’edificazione del corpo
intero e tra le due forme di vita, il matrimonio e la consacrazione religiosa, può
esistere per grazia di Dio un dono reciproco e arricchente di testimonianza, di
preghiera, di condivisione e anche di correzione fraterna. Quanto riceviamo noi
sorelle dalla testimonianza di famiglie che attraversano il dolore della
perdita di un figlio o portano con fede la croce della malattia! È un
richiamo potente alla concretezza dell’amore, a imparare a dire sì con
dedizione sempre rinnovata, senza condizioni, affidandosi, nell’esperienza
continua e drammatica della propria impotenza, all’abbraccio del Signore.
Una delle scoperte più belle è quella di potersi realmente sostenere e aiutare, e
sorprendersi ad esclamare: “Ma allora è vero anche per voi, allora accade anche a
voi!” e accorgersi che le sfide sono poi sempre le stesse, perché sono le sfide del
Vangelo e toccano da vicino il vivere insieme, il rispondere insieme alla vocazione
che ci è donata: è comune la necessità – come sta continuando a ricordarci con
affetto paterno il nostro Papa - di perdonare e di chiedere perdono, così come il
desiderare sempre il bene e la crescita dell’altro, il portare le fatiche e i pesi gli uni
degli altri. Da parte nostra tutto questo alimenta e sostiene l’offerta
quotidiana del sacrificio di lode al Signore, ed è un dono grande poter
portare nella preghiera la storia di tanti fratelli e sorelle e custodire con
affetto nel cuore i volti e le “avventure” di così tanti bambini!
25
26
Un ultimo aspetto su cui siamo provocate spesso è quello della rinuncia ad avere
una famiglia nostra, un marito, dei figli; spesso soprattutto i più giovani, che
arrivano qui al monastero con la scuola o nelle ore del catechismo, ci pongono
questa domanda e non é facile spiegare che … hanno ragione! E cioè che rinunciare
a formare una famiglia propria (perché la rinuncia c’è davvero!) non può essere
certamente per noi rinunciare ad essere figlie, sorelle, spose e madri, questo il
Signore non lo chiede a nessuno, tanto che nel Vangelo arriva a dire: “Chiunque
avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi
per il mio nome, riceverà cento volte tanto …” E San Francesco lo aveva
capito bene, quando affida a Chiara e alle sue sorelle questa nostra forma di vita:
“Poiché per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell’altissimo
sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo
scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo…” (Regola di
S. Chiara, cap.VI). È la promessa di una fecondità, certo misteriosa, fatta più di
invisibile che di visibile, ma non per questo meno reale.
Se unica è la vocazione, quella all’amore, allora vivere significa non dire più “io”
senza dire “noi”, un “noi” che Dio ha definito per ciascuno, secondo la sua vocazione
e la sua storia. Ed è bello poterlo imparare gli uni dagli altri, famiglie e consacrati,
laici e sacerdoti, fratelli e sorelle, in quel cammino di crescita e di aiuto vicendevole
che è la vita della Chiesa.
Sr. Maria Elisabetta
Ricordo di don Luigi Nizzola
a 25 anni dalla sua scomparsa
La foto, scattata da Felix Mafferetti, di Arosio, risale al 1976. Don Luigi sta somministrando il
battesimo alla bambina Tatiana Soldati, figlia di Fiorentino e Anita Soldati-Neff, nel Santuario
di Cimaronco. I chierichetti sono Nicola e Natalie Mafferetti.
Sono già passati 25 anni dalla scomparsa di don Luigi. Di lui abbiamo già scritto sui
bollettini parrocchiali in occasione dei 15 e 20 anni dal suo decesso, a testimonianza
di un passato sempre presente.
Era la sera del giorno 8 aprile 1989, quando il parroco delle Comunità di Arosio,
Mugena e Vezio, all’età di 74 anni non ancora compiuti, si spegneva nel silenzio e
nella semplicità della sua canonica. Don Luigi aveva trascorso le ultime settimane
presso la clinica di Moncucco, a Lugano. Per il fine settimana aveva deciso di
tornare nella sua casa parrocchiale di Arosio, per respirare un po’ di aria buona, per
essere nella sua terra dell’Alto Malcantone, che era diventata per lui non solo il
luogo dove svolgere il proprio ministero, ma «la sua casa». Don Luigi era originario
della Valle Onsernone, nato ad Auressio il 6 agosto 1915, era patrizio di Loco. Aveva
frequentato le scuole primarie a Locarno e, in seguito, potè realizzare i suoi studi di
filosofia prima in Germania e poi nella Svizzera tedesca. La sua prima aspirazione
era quella di realizzare la sua vocazione missionaria: per questo si era preparato,
studiando presso i Padri Missionari di Betlemme. Desiderava recarsi in Africa, nei
territori della ex Rhodesia: ma la difficile situazione politica non gliel’aveva
consentito. Nel 1944 entrò nel seminario San Carlo di Lugano e il 13 agosto di
quello stesso anno ricevette l’Ordinazione presbiterale per mano del vescovo mons.
Angelo Jelmini. La sua prima esperienza pastorale si svolse a Scudellate, in Valle di
Muggio e successivamente si impegnò anche presso la comunità italiana di Erbonne,
piccola località confinante.
27
Nel 1949 venne nominato parroco di Arosio e dal 1956 svolse il suo
ministero anche a Mugena e a Vezio.
La sua porta era sempre aperta a tutti e d’estate, all’arrivo dei turisti in visita alle
nostre chiese, si prestava nel dispensare le sue conoscenze, anche grazie alle sue
conoscenze linguistiche. Insegnò la lingua tedesca presso il Seminario di Lugano.
La sua attività era resa feconda dalla sua squisita sensibilità e attenzione verso le
persone : conosceva personalmente tutta la « sua gente » e anche i bambini
avevano intuito la sua bontà d’animo e l’avevano in grande simpatia. Aveva le
tasche sempre piene di caramelle, per tutti.
Una sua preoccupazione costante era quella di impegnarsi a tenere unite le tre
Parrocchie e l’unità dei fedeli, a superare i contrasti e a vivere e testimoniare il
Vangelo.
Don Nizzola, a riprova della sua umiltà vissuta volle che, a presiedere il commiato
dai suoi quarant’anni di servizio, fosse chiamato un semplice frate cappuccino. Il
vescovo di Lugano, mons. Eugenio Corecco, volle essere presente a testimoniare la
vicinanza della diocesi.
A 25 anni dalla sua scomparsa, la figura di don Luigi emerge nella sua grandezza e
indimenticabile generosità d’animo.
Nella massima semplicità, le sue ceneri riposano in un loculo del cimitero di Arosio.
L’indifferenza che uccide
PERSECUZIONE CRISTIANI
In data 28 luglio 2014, abbiamo letto, su un prestigioso foglio italiano, questo mirabile
articolo che ci propone una profonda analisi, preoccupante, dei motivi che sono alla
base della progressiva indifferenza di molte persone verso il Cristianesimo, ma anche
delle terribili persecuzioni alle quali, molti cristiani, sono quotidianamente sottoposti.
28
Diciamo la verità: a quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero
qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in
Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è
importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare
Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam? A nessuno. Così
come nessuno ha mai alzato un dito per tutti i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in
tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo. Quante risoluzioni i Paesi
occidentali hanno presentato all’Onu riguardanti la loro sorte? Quanti milioni di dollari
hanno chiesto alle agenzie delle Nazioni Unite di stanziare a loro favore? Sono ormai
anni che la strage continua, quasi quotidiana: a decine e decine i cristiani vengono
bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E
sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali: che cosa, ad esempio, si è fatto
realmente di concreto per le 276 ragazze cristiane rapite qualche settimana fa, sempre
in Nigeria, dalla banda jihadista di Boko Haram perché colpevoli - niente di meno! - di
voler andare a scuola, e quindi avviate a un destino che è facile immaginare?
I due principali motivi di questa vasta indifferenza sono ovvi. Il primo è che sempre di
più stentiamo a sentirci, e ancor di più a dirci, cristiani. Non si tratta solo della semplice
perdita della fede, che pure naturalmente conta. È questione di quanto ci sta dietro. Un
paio di secoli di pensiero critico laico, soprattutto la sua gigantesca volgarizzazione/
banalizzazione resa possibile dallo sviluppo dei mass media, hanno sottratto al
Cristianesimo, agli occhi dei più, la dignità socio-culturale di una volta. Da tempo essere e
dirsi cristiani non solo non è più intellettualmente apprezzato, ma in molti ambienti è
quasi giudicato non più accettabile. Il Cristianesimo non è per nulla «elegante», e
spesso comporta a danno di chi lo pratica una sorta di tacita ma sostanziale
messa al bando. L’atmosfera culturale dominante nelle società occidentali
giudica come qualcosa di primitivo, al massimo un «placebo» per spiriti
deboli, come qualcosa intimamente predisposto all’intolleranza e alla violenza,
la religione in genere. In special modo le religioni monoteistiche. In teoria tutte,
ma poi, in pratica, nel discorso pubblico diffuso, quasi soltanto il Cristianesimo e
massimamente il Cattolicesimo, ad esclusione cioè del Giudaismo e dell’Islam: il primo
per ovvie ragioni storico-morali legate (ma ancora per quanto tempo?) alla Shoah, il
secondo semplicemente per paura. Sì, bisogna dirlo: per paura.
L’Europa ha paura, ed è questo il secondo motivo dell’indifferenza di cui dicevo
prima. Ha paura dell’Islam arabo, del suo potere di ricatto economico non più legato
soltanto al petrolio ma ormai anche ad una straordinaria liquidità finanziaria. Al tempo
stesso, e soprattutto, ha paura del terrorismo spietato, delle tante guerriglie che
all’Islam dicono di ispirarsi, della loro feroce barbarie, così come dei movimenti di rivolta
che periodicamente agitano nel profondo le masse di quel mondo, sempre pervase di
una suscettibilità facilissima ad accendersi e a trascendere in un’accanita xenofobia. Ma
non solo. L’Islam ci fa paura anche perché la sua sola presenza - come del resto quella
di altre grandi entità non benevole che popolano oggi il pianeta, come la Cina indirettamente ci obbliga a fare i conti con una grande mutazione in corso nella nostra
cultura e dunque nella nostra civiltà: l’impossibilità psicologica di avere un «nemico», di
sostenere una situazione di conflittualità non componibile. Un’impossibilità che unita al
rifiuto/rimozione della morte - morte che il tramonto della religione rende ormai
impossibile accettare e dunque in qualche modo esorcizzare - sta a sua volta
producendo in Occidente una gigantesca svolta storica: la virtuale impossibilità per noi
di pensare e di fare la guerra. Almeno quella guerra non combattuta da macchine
impersonali e sofisticate, ma la guerra vera, quella in cui si muore.
Ma che ne sanno di tutto questo i cristiani delle antichissime comunità di Mosul o di
Aleppo, tutti gli altri sparsi dall’Africa all’India? Che cosa possono saperne? A questo
punto, immagino, essi hanno solo capito la verità che per loro conta: e cioè di avere
ben poche speranze se sperano in un aiuto che venga da qui. Dei cristiani e della loro
religione all’Europa attuale importa sempre di meno. Si può essere certi che ogni
intervento a loro favore sarebbe subito giudicato inammissibile, indebitamente
discriminatorio, colpevolmente lesivo di qualche diritto all’eguaglianza di tutti rispetto a
tutto. E sia. Ma Dio non voglia che questo non sia che un inizio: l’inizio di
qualcosa di cui proprio in questi giorni non mancano i segni premonitori. In
un’Europa pervasa dalla secolarizzazione, in un’Europa le cui fonti spirituali
si vanno rapidamente inaridendo per il disprezzo dovunque decretato a ogni
umanesimo, non può che stabilirsi un rapporto fatalmente necessario, infatti,
tra l’indifferenza verso il Cristianesimo e l’antisemitismo. È la medesima
indifferenza per ciò che non può essere espresso dai numeri, per ciò che
viene dalla profondità dei tempi e dei cuori e che si agita nel buio delle
anime: osando guardare in alto, più in alto di dove arriva lo sguardo umano. di Ernesto Galli della Loggia
29
VITA DELLE COMUNITÀ PARROCCHIALI
BATTESIMI
“Il Battesimo è una grazia che purifica dal peccato e ci apre a un nuovo avvenire. È
un lavacro che lava e rigenera. È una unzione che ci con- forma a Cristo: Sacerdote,
Re e Profeta. È una illuminazione che
rischiara il nostro cammino e gli dona senso pieno. È una veste di forza e perfezione.
Il Battesimo è il segno che Dio ci ha raggiunti sulla via, che ha reso bella la nostra esistenza e che trasforma la nostra storia in una storia santa”
Papa Giovanni Paolo II
ARANNO
Nicole Meier, di Stefano e Barbara, battezzata il 17 maggio.
Amministrante: don Dieudonné Diama
MUGENA
Alicia Luisa Del Maschio, di Mauro e Olga
Amministrante: don Thomas Matoy
Chiara Sperandio, di Davide e Anna
Amministrante: don Italo Molinaro
Olivia Barchi, di Valerio e Bernadette
Amministrante: don Mattia Scascighini
VEZIO
Battesimo di Yari Franc Louis Limonta-Beltrami, figlio di Michele Beltrami e di
Prisca Limonta, 4 aprile 2014.
Oratorio di Santa Maria delle Grazie, Sassello.
Amministrante: Padre Claudio Bertacchi.
30
PRIMA COMUNIONE
Domenica 4 maggio 2014, ore 10.30, nella chiesa parrocchiale di San
Lorenzo a Breno, hanno ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucaristia i
seguenti bambini:
Martina Agustoni, Cademario
Giona Berardi, Breno
Viola Berardi, Breno
Giada Bombardieri, Miglieglia
Nami Bozzini, Breno
Nathan Dellea, Arosio
Diego De Angelis, Iseo
Dylan Fiocchetti, Cademario
Giada Giannoni, Arosio
Tancredi Lo Vullo, Cademario
Laura Malinconico, Aranno
Maxime Poulin, Cademario
Samuele Sasselli, Arosio
Walter Nikolai Zoppi, Cademario
Catechisti:
Don Thomas Matoy, Breno
Don Dieudonné Diama, Breno
Alessia Caimi, Arosio
CI HANNO LASCIATO PER IL REGNO DI DIO
AROSIO
Pietro Barchi, 1952
BRENO
Mito Righetti, 1929
Cademario
Primo Vendramini, 1921
Verena Epper, 1951
Alberto Gatti, 1940
31
CRESIMA
Domenica 18 maggio 2014, nella chiesa parrocchiale San Michele di
Arosio, ore 10.30, hanno ricevuto il S. Sacramento della Cresima:
Giulia Benz, Arosio
Matteo Brazzola, Breno
Darine D’Adam, Aranno
Giorgia Ferrario, Fescoggia
Giada Fiocchetti, Cademario
Giulia Di Pierri, Breno
Alessia Giannoni, Arosio
Lidia Gatti, Vezio
Andrea Involti, Arosio
Sara Kollhopp, Arosio
Anna Manzoni, Arosio
Michel Poulin, Cademario
Antonio Zecchin, Arosio
Catechisti:
Don Thomas Matoy, Breno
Don Dieudonné Diama, Breno
Manuela Leoni, Cademario
Da due anni….
32
Mi trovo in mezzo a voi da due anni ed abbiamo fatto insieme un cammino di fede verso
Dio. Avete imparato a conoscermi e sapete che mi trovo a mio agio in mezzo alla gente.
Sono stato accolto bene in tutte le parrocchie e mi sembra che i miei messaggi e le mie
riflessioni cristiane abbiano trovato terreno fertile.
Dato che sono uno strumento di Dio, la mia missione è quella di far comprendere
l’importanza di credere in Dio e di convertirsi ogni giorno; personalmente mi impegno in
questo e credo negli insegnamenti del Vangelo che trasmetto a voi, ma desidero anche
essere testimone della fede in Dio nella quotidianità.
Anch’io ho avuto la possibilità di imparare da voi la comunione fraterna ed ho apprezzato
in particolar modo le feste della Madonna nelle nostre parrocchie; soprattutto in queste
occasioni ho sentito viva la vostra fede e mi auguro che queste riccorrenze vi aiutino a
ravvivarla ogni domenica, giorno del Signore, e a trasmetterla ai vostri figli.
Il cammino non è concluso: continuiamo a costruire insieme una comunità viva nella
fede in Dio, con la protezione della Madonna.
Pace e bene a voi tutti
Il vostro fratello Don Dieudonné Diama
Pellegrinaggio interparrocchiale malcantonese
al Santuario di Oropa (Biella)
Lunedi di Pentecoste, 9 giugno 2014
È risaputo che il nord Italia e le Terre svizzere di lingua italiana sono disseminate di
Sacri Monti, sorti a partire dal QuattroCinquecento con l’intento di mettere a
disposizione dei luoghi dove la gente
potesse recarsi a pregare e meditare,
senza doversi forzatamente mettere in
cammino per Roma o addirittura per Gerusalemme, mète proverbiali dell’intera Cristianità.
Il più famoso per noi ticinesi è indubbiam e n t e q u e l l o d e l Santuario della
Madonna del Sasso (Locarno-Orselina),
recentemente restaurato.
Questi luoghi sacri sono stati scelti per la
loro posizione privilegiata ma anche per il
silenzio che proviene dall’immersione nella
natura, ciò che permette un’intima riflessione sui tanti perché della nostra vita.
Con una giornata splendida, un viaggio
tranquillo e un pranzo abbondante, genuino e gustoso degno di nota, possiamo ritenerci pienamente soddisfatti dei momenti
di raccoglimento, di preghiera e di devozione dedicati alla Madonna. Il clima che si è
instaurato fra i 95 partecipanti sembrava proprio intrecciato e predisposto dalla
Madonna stessa.
Ci hanno accompagnato i nostri parroci:
•don Ernesto Ratti
•don Alessandro De Parri
•don Thomas Mathoy
•don Dieudonné Diama
mentre per motivi di salute, non ha potuto essere della comitiva don Carlo Tenti,
parroco di Castelrotto (al quale inviamo il nostro messaggio di preghiera e di solidarietà).
Il Santuario di Oropa è dedicato alla Madonna Nera, a quasi 1200 metri di
altitudine. Da Biella si sale per una dozzina di km e si raggiunge il Sacro Monte,
incuneato fra le Prealpi, in un tripudio di alberi e scroscianti torrenti. Fra parentesi:
nel mese di maggio questo luogo è stato scelto per un finale di tappa del Giro d’Italia. Spesso la neve la fa da padrona per parecchi mesi all’anno, per cui, appena
sopra il Santuario, si stacca una cabinovia per gli amanti dello sci e dell’escursionismo: veramente un bell’ambiente, da cartolina.
Il complesso, come si può notare dalle foto, è vasto. Dal XIV al XVII secolo e oltre, venne arricchito da nuove costruzioni, anche grazie al prestigioso appoggio di Casa Savoia e al richiamo di grandi architetti, uno su
33
tutti: Filippo Juvarra. Comprende l’antica chiesa, dove trova posto la
Madonna Nera, poi alcuni chiostri di rara bellezza architettonica, con portici e colonne, e quindi, alla sommità, la chiesa nuova, ampia e splendida,
adornata da una cupola che sembra chiamare i fedeli a raccolta. Dal 2003
il complesso fa parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. È tutto dire!
Secondo la tradizione, il Santuario fu fondato da Sant’Eusebio, vescovo di Vercelli,
nel IV secolo, proprio nel momento in cui la tradizione mariana si stava diffondendo
con il Cristianesimo in Europa, prendendo il posto dei culti celtici pagani.
La magnifica statua della Madonna Nera risale all’inizio del XII secolo: e
sembra appena scolpita, tanto è bella e perfettamente conservata.
Si possono solo immaginare le migliaia di “GR” (Grazia ricevuta) appese all’interno
dell’enorme ospizio per i pellegrini (che contiene ben 800 camere): questo la dice
lunga sul succedersi di eventi miracolosi che si sono avverati lungo i secoli.
Nella nostra giornata segnaliamo la competente presentazione del complesso da
parte di don Ernesto, la Santa Messa con don Alessandro celebrante principale,
anche e soprattutto per il fatto che, nel corso dell’estate, lascerà le sue comunità di
Sessa e Monteggio per continuare la sua missione a Sonvico e Villa Luganese,
lasciando comunque un vuoto nei suoi parrocchiani. A lui il nostro grazie e gli
auguri di rito. Alle 17.00, sempre nel Santuario, si sono tenuti i Vespri, con viva partecipazione da parte dei fedeli.
Per concludere, non possiamo che ringraziare di cuore i parroci: per l’organizzazione
perfetta della giornata e per il loro grande e coinvolgente entusiasmo, la loro simpatia, la cordialità, alternando –durante il viaggio- sia la preghiera che il canto di noti
motivi che solitamente vengono interpretati dai “cori alpini”.
Chissà quale mèta ci attende nel 2015?
Un partecipante
34
L’angolo del buon umore
San Giovanni Bosco, il santo simpatico
Familiarmente conosciuto come don Bosco, San
Giovanni Bosco è uno dei santi più simpatici.
Già da ragazzo, fondò fra i coetanei la “società
dell’allegria”, come stile gioioso di vita cristiana.
Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e
guida, mirando a un’educazione integrale.
Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori
salesiani e, assieme a santa Maria Mazzarella,
le Figlie di Maria Ausiliatrice. Proclamato
santo da Pio XI il giorno di Pasqua del 1934,
da Giovanni Paolo II nel 1988 fu dichiarato
Padre e Maestro della gioventù. Tra i più bei
frutti della sua pedagogia, S. Domenico Savio,
quindicenne, che diceva ai suoi compagni: “Noi
facciamo consistere la santità nello stare molto
allegri”.
Alcuni aneddoti
Un tale andò a confessarsi da Don Bosco e gli disse: “Padre, sono ormai dieci anni
che non mi confesso”.
“Dunque dovete pagare 200 lire”.
“Ma ho sempre sentito che la confessione è gratuita!”
“Appunto! Se è gratuita, come mai ne fate uso soltanto ogni dieci anni?”
Un giorno, in casa di signori, fu portata a don Bosco una tazza di caffè. Per svista,
vi avevano messo del sale al posto dello zucchero. Egli lo bevve a poco a poco,
centellinandolo, con apparente buon gusto. In risposta all’ingenua meraviglia degli
ospiti, indugiando sugli ultimi sorsi, egli esclamò: “Cerco il ‘dulcis in fundo’, ma non lo
trovo!” (Solo allora i signori si accorsero della propria svista).
Don Bosco, il santo dell’allegria, diceva ai suoi amici: “Se vuoi vincere al Lotto, non
dei numeri, ma della vita, scrivi sulla schedina queste tre lettere, in ordine A + B - C
= sii Allegro, più Buono, meno Cattivo”.
Giovanni Berardi
E ora, per concludere, qualche bella barzelletta.
Tempo di vacanze. Un prete è chiamato a sostituire il parroco per la messa di
domenica in un paesino di montagna. All’inizio della S.Messa si trova con un solo
fedele in chiesa. Dopo la lettura del Vangelo pensa in cuor suo: “Per uno solo, non
mi pare opportuno fare la predica”, e non la fa. Alla fine della S.Messa, questo
fedele gli si avvicina e gli dice garbatamente:
35
“Grazie, reverendo, per il suo servizio. Senta però: io sono un pastore e, se ho
cento pecore e vedo che anche una sola ha fame, le do da mangiare”. Il prete
capisce la lezione.
La domenica seguente si trova egualmente con un solo fedele, ancora lo stesso.
Stavolta fa un’omelia da par suo, dotta e prolungata. Alla fine della celebrazione
l’unico fedele presente gli si avvicina e gli dice: “Si ricorda, padre, che le ho detto
che sono un pastore.
Se io ho cento pecore e una di esse ha fame, le do volentieri da mangiare, ma non
certo il quantitativo per cento pecore”.
Non raramente i nomi scelti per i propri figli o figlie alla nascita si rivelano, nel
seguito della vita e della storia personale di ogni uomo o donna, un ossimoro (figura
retorica che consiste nel riunire in modo paradossale due termini contrastanti o
contraddittori in una stessa espressione). Gli esempi che seguono mostrano
chiaramente il concetto.
- Che tristezza! Mio figlio Angelo è un demonio scatenato!
- Hai sentito di Onesto, nostro amico? Ne parlano tutti i giornali di oggi, dicendo
che avrebbe perpetrato una truffa.
- Mi dispiace per Liberio: la sentenza definitiva del tribunale l’ha condannato senza
la condizionale.
- Non l’avrei mai pensato! Mio marito Fedele stamattina è fuggito di casa, lasciandoci
interamente nei debiti.
- Mia zia Bambina ha già superato la novantina.
- Papa Leone XIII era mite come un agnello.
- Primo, a dispetto del suo bel nome, è l’ultimo della classe.
- Non capisco perché zio Pacifico sia sempre arrabbiato con noi.
- Va-lentino Rossi, campione di motociclismo, vola come un’aquila reale.
- Che poca inventiva! I genitori l’hanno chiamato Massimo. Ma non hanno pensato
che è il minore di sei fratelli?
Dopo aver consumato una lauta cena a base di lardo e pancetta, polenta “cunscia” e
per dessert tiramisù e zabaione, e averla annaffiata abbondantemente con un buon
Merlot, un tale, lasciando il grotto, cade rovinosamente a terra come tramortito.
Accorrono gli avventori del grotto, fra cui anche la perpetua del parroco del paese,
la quale, vistolo malridotto, chiede:
“Vuole forse che le facciamo portare l’olio degli infermi?”
A stento si riesce a sentire la voce dello sfortunato caduto, che dice: “No, per
carità, basta ‘roba vuncia’.”
36
Un marito si confida con un amico:
“Mia moglie impara a suonare il pianoforte, mio figlio il violino e mia figlia la
chitarra”.
“Complimenti! E tu non impari niente?”
“Come no? Imparo a sopportare!”
Parrocchie
dell’Alto Malcantone
Parroci in solidum: don Thomas Matoy e don Dieudonné Diama
residenza Casa Parrocchiale di Breno - Tel. 091 600 32 62
Orario delle Sante Messe
ARANNO
S. Vittore
Domenica e festive
ore 09.15
AROSIO
San Michele
Domenica e festive
Feriale: martedì ore 09.30
ore 17.00
BRENO-FESCOGGIA
San Lorenzo
Domenica e festive
Feriale: venerdì
ore 17.00
ore 09.30
CADEMARIO
Sant’Ambrogio
Domenica e festive
Feriale: venerdì
ore 10.30
ore 17.30
MIGLIEGLIA
Santo Stefano
Sabato e prefestive
ore 17.00
MUGENA
Sant’Agata
Sabato e prefestive
Feriale: giovedì
ore 18.15
ore 17.30
VEZIO
San Bartolomeo
Domenica e festive
Feriale: mercoledì
ore 10.45
ore 17.00
37
Simulacro
settecentesco della
Madonna della Cintura
di Aranno.
Ignoto lo scultore,
ma si suppone che
abbia origine da un
disegno del celebre
artista ticinese
Giuseppe Antonio
Petrini
(Carona, 1677-1759).
Foto 2005:
Gian Giacomo Carbonetti
AUGURI
per un Santo Natale a tutti gli abitanti
delle parrocchie di
Aranno, Arosio, Breno, Fescoggia, Cademario,
Miglieglia, Mugena e Vezio
Invito ai nostri lettori
Collaborate al Bollettino parrocchiale inviando scritti,
documenti, fotografie al seguente indirizzo e-mail:
[email protected]
Parrocchie dell’Alto Malcantone
Aranno - Arosio - Breno-Fescoggia - Cademario
Migliaglia - Mugena - Vezio
Parroci in solidum
Don Thomas Matoy, Casa Parrocchiale, 6937 Breno
tel. 091 600 32 62 - cell: 079 887 12 45
Don Dieudonné Diama, Casa Parrocchiale, 6937 Breno
tel. 091 600 32 62 - cell: 076 679 65 10
Parroco Moderatore: Don Thomas Matoy
Scarica

Bollettino delle Parrocchie dell`Alto Malcantone settembre 2014