A L A Amici Laici Assunzione . Italia Duc in altum Email: [email protected] Anno II N. 4 - Dicembre 2003 NEL NOTIZIARIO Eventi Esperienze Comunità Riflessioni Letture Spiritualità Poesia ALA informa Invito ai lettori Eventi CONVEGNO NAZIONALE ALA 2-4 Gennaio 2004 ----------Riunione preparatoria Pietrasanta 25-26 Ottobre 2003 In vista del prossimo Convegno Nazionale, che si terrà a Norma (Latina) dal 2 al 4 Gennaio 2004, i rappresentanti di alcuni Gruppi di Amici dell’Assunzione si sono riuniti presso la Comunità della Rocca di Pietrasanta per definire il programma e gli argomenti da dibattere. L’accoglienza delle suore della Rocca è stata gioiosa e fraterna e, dopo un simpatico momento conviviale, si sono avviati i lavori ai quali hanno partecipato Anna e Arsenio, Miki e Italo della Comunità della Rocca con la Superiora Suor Patrizia, Suor Irene della Comunità di Como, Suor Egle e una rappresentanza delle Sito: spazioinwind.libero.it/alai NOTIZIARIO SEMESTRALE Comunità di Roma (Quadraro e Viale Romania). Esaurita la fase delle presentazioni, in un’atmosfera cordiale ed amichevole, si è passati ad analizzare le realtà oggettive dei nostri diversi Gruppi. E’ stata una piacevole sorpresa apprendere che il Gruppo della Rocca di Pietrasanta è essenzialmente composto da giovani, coppie e non, che con entusiasmo hanno scelto di voler essere testimoni del Vangelo. I loro cammini non sono stati facili, alcuni sono approdati alla Comunità della Rocca dopo varie esperienze spirituali ed è stato per loro importantissimo sentirsi liberi di esprimere il loro Io ed accettati nella loro totalità. Essendo giovani e frequentando i giovani, si sentono spesso rivolgere domande del tipo “Perché credi in Dio?” “Ma dove è Dio?” “Dove Lo vedi?” “Come ti parla?” e le risposte non sono sempre facili da dare perché comportano implicazioni personali ed esperienze non riconducibili a regole fisse e catalogabili. Si è parlato del questionario proposto da Olivier Le Gendre e si è affrontato il tema dell’appartenenza. Viene definito Laico dell’ Assunzione un Amico che si impegna nei confronti della Congregazione con un progetto di Spiritualità che sarà presto definito nelle sue componenti essenziali: preghiera, vita comunitaria con il Gruppo e servizio ecclesiale. Si è poi sentito il bisogno di mettere l’accento più sull’ ”essere” che sul “fare”: occorre dimostrare la gioia che si prova nello stare insieme, l’amicizia e la collaborazione tra le persone. Occorre trovare un metodo per rafforzare noi stessi, per affrontare con serenità e gioia la realtà quotidiana che è fatta di piccole cose, molto spesso sgradevoli. Tale serenità e gioia è ciò che deve trasparire dai nostri volti e dal nostro operato. E’ l’accettazione gioiosa di cui parla Madre Maria Eugenia. Bisogna essere consapevoli che Dio è Padre, ci ama, ed è sempre pronto ad elargire i suoi doni a chi a Lui si rivolge. Nella quotidianità si deve percepire dall’esterno la gioia che sgorga dalle persone che amano Dio e sono riamate da Lui, perché questo tra- Notiziario ALA 2 sforma il loro modo di essere e di comportarsi. L’amore di Dio è gratuito ed immenso, ma ci lascia liberi nelle nostre decisioni ed è sempre pronto ad accoglierci. I temi per il Convegno Nazionale di Norma sono stati così definiti: 1 Amare il mondo nella sua diversità 2 Amare insieme 3 Amare e lasciarsi amare dal Signore. Il nostro lavoro si è concluso e, sotto un cielo piovigginoso, ci lasciamo un po’ tristi perché questa esperienza, colma di valori spirituali, è terminata, ma siamo soddisfatti per i risultati ottenuti e per la gioia che questo incontro ha acceso nei nostri cuori. Alessandra Vassallo CONVEGNO EUROPEO AMICI LAICI DELL’ASSUNZIONE Riunione preparatoria Madrid, Giugno 2003 Il convegno europeo degli Amici Laici dell’Assunzione, che si terrà a Leòn, in Spagna, dal 24 al 28 Luglio 2004, è un evento di non poca rilevanza in quanto, per la prima volta dalla loro nascita, i vari Gruppi costituitisi in Europa avranno modo di confrontarsi e di scambiare le loro esperienze che, seppur diversificate in funzione delle varie realtà, si ritrovano unite nel comune intento di una conversione interiore, che consenta un impegno cristiano per un cambiamento della società secondo il Vangelo, come sognava Madre Maria Eugenia. Ovvio che, data l’importanza e la rilevanza che tale incontro assumerà, si sia resa necessaria la costituzione di un Gruppo di lavoro misto, composto dalle Suore dell’Assunzione e dai laici in rappresentanza delle varie Province europee. Compito del team era la scelta delle tematiche di riflessione e discussione da porre all’attenzione dei partecipanti al Convegno, il reperimento dei relatori, nonché la definizione degli aspetti organizzativi e logistici. Ed è così che il 20 giugno, unitamente a Suor Egle, quali rappresentanti della Provincia Italiana, abbiamo spiccato il volo con destinazione Madrid. Anno II N. 4 - Dicembre 2003 Inghilterra Consiglio Generale e Provinciale n. 6 n. 10 Liturgia La preparazione delle Lodi, dell’Eucarestia e dei Vespri è affidata a ciascuna Provincia che dovrà preparare il materiale per il prossimo incontro del 20-21 febbraio 2004 per essere inserito nel libretto che verrà stampato. Tema della Provincia Italiana Trasformare la società con il Vangelo Sin dalla presentazione delle delegazioni in rappresentanza delle Province della Spagna (6 delegati), della Francia (1 delegato), del Belgio e Nord Europa (2 delegati) e dell’Inghilterra (1 delegato) ci si è resi conto che la strutturazione dei vari Gruppi esistenti era diversificata spaziando dalla costituzione di un Terzo Ordine (Svezia) all’impegno di un singolo nelle Canarie (Spagna). I lavori si sono svolti nell’arco di 2 giorni in maniera intensa, propositiva e collaborativi, per assicurare al meglio la rispondenza alle attese di ordine spirituale e individuare l’idoneo metodo di coinvolgimento, affinché si realizzasse un proficuo scambio interattivo del comune patrimonio di esperienze. Si è quindi redatta la prima bozza dei lavori impostata come di seguito: Obiettivo Come la spiritualità dell’ Assunzione può aiutare i laici a trasformare la società secondo il Vangelo. Destinatari Coloro che sono interessati alla spiritualità ed alla trasformazione della società secondo il Vangelo in grado di trasmetterla agli altri. Ripartizione presenze concordate per Provincia Spagna-Cile n. 17 Francia n. 12 Italia n. 12 Belgio-Europa del Nord n. 10 La prossima riunione del Gruppo di Lavoro per la definizione puntuale di tutti gli aspetti organizzativi, dalle modalità di trasporto a Leòn dei partecipanti, ai costi, alle animazioni da prevedere durante il Convegno, è stata fissata per il 20 e 21 febbraio 2004. Per tale data ciascuna Provincia dovrà dare i nominativi dei partecipanti al Convegno. Massimo Cerulli Esperienze IL FATTO E IL DA FARE C’è un mondo là fuori che ha bisogno di te, ha bisogno di noi… ma “là fuori” dove? E’ questo un invito ad uscire e scoprire che c’è un mondo al quale puoi dare ossigeno e forza, se lasci da parte la pretesa di fare cose grandi per trovare la tua personale soddisfazione. Scopri come amare attraverso le piccole cose e trovi così la strada per le cose grandi che restano da fare. Piccoli gesti di amore illuminano l’anonimato del quotidiano e fanno vivere con gioia, poiché si sa di dare secondo le proprie possibilità. La solidarietà si vive percorrendo con costanza il nostro personale cammino là dove siamo chiamate ad operare e in questo modo si contribuisce inconsapevolmente a migliorare il contesto sociale. Anno II N. 4 - Dicembre 2003 Con questo spirito di semplicità e di gioia gli Amici del Quadraro hanno dato vita ad iniziative di solidarietà per i fratelli che vivono in situazioni particolarmente difficili. Così sono nati il “mercatino” e la “cena dell’amicizia”, occasioni di incontro, di divertimento e anche di fatica, in cui si esperimenta la nostra capacità di organizzazione, di ricerca e di fantasia. Tutto questo per il Regno e con entusiasmo, ma la soddisfazione non manca. Infatti, grande è stata la gioia quando abbiamo potuto far arrivare il frutto del nostro lavoro a chi si trovava in un momento particolare di disagio e di solitudine. Condivido con voi l’emozione che ho provato lo scorso anno, quando ho consegnato il ricavato di una nostra iniziativa ad una famiglia molisana che aveva perduto la casa e tutto quello che conteneva, a causa del terremoto. L’intensa commozione di chi ha ricevuto quel dono ha segnato profondamente la mia vita. Amare è un vero “investimento” con un tasso che non conosce inflazione, ma solo “utili” in abbondanza. La scaletta di questo investimento? E’ pronta: il metodo: mettiamoci in gioco; la tecnica: quello che abbiamo a disposizione e che si può facilmente ottenere con le nostre forze; la durata: il tempo richiesto; l’attività: tiriamo fuori da noi il meglio per piccoli atti di gentilezza e d’amore senza nome, ma con tanto cuore per diventare minuscoli canali che irrigano il nostro giardino. Michela Schiavone I NOSTRI POVERI Dopo aver descritto la mia esperienza nell’aiutare gli emigrati italiani più sfortunati (Notiziario ALA n. 2), mi è stato chiesto: “E i nostri poveri?”. Infatti, rientrata in Italia ho voluto continuare il mio volontariato vincenziano perché, come scrive Giovanni Paolo II: “Tutti siamo responsabili di tutti; è Dio che ce lo chiede ed è proprio la sua legge, prima di quella umana, che riconosce ad ogni persona uguale dignità e Notiziario ALA uguali diritti e il volontariato deve svolgere una funzione ancorata sia alla diffusione della cultura della solidarietà, sia alla capacità di far emergere i cittadini più sprovveduti, per aiutarli a ricostruire i tasselli mancanti di una vita altrimenti allo sbando”. Ma esiste una grande differenza! All’estero, nei Paesi del terzo mondo, lo Stato è assente, non esiste assistenza sociale, il volontariato è all’inizio e non preparato, così l’aiuto viene dato sì con tanto buon cuore, ma privo di organizzazione; il povero non sa a chi rivolgersi, domanda con umiltà e rassegnazione. Gli Italiani costretti ad emigrare erano partiti pieni di speranza e di voglia di fare; la maggior parte ha trovato fortuna, ma molti hanno perso tutto, i loro sogni si sono infranti e tuttavia non serbano rancore; è una povertà semplice e rassegnata, bisognosa anche di un semplice sorriso e dimostrano gratitudine anche solo per il tempo passato insieme conversando nella loro lingua d’origine. I nostri poveri spesso provano risentimento e invidia, pretendono dalle istituzioni casa, medicine, assegni familiari etc., ma poi si comportano disonestamente; non capiscono che ad ogni diritto corrisponde un dovere. Altro problema dei paesi ricchi è quello degli anziani soli; problema che non esiste tra gli emigrati. Gli anziani italiani vivono più a lungo, il lavoro della donna è una conquista ma anche un elemento di scompenso, provoca instabilità familiare e così i vecchi rimangono soli, carenti di quell’affetto che si manifesta solo con la vicinanza degli esseri amati. In conclusione chi è più infelice e bisognoso di aiuto? Probabilmente chi stenta a nutrire sentimenti di amore verso gli altri. Cerchiamo di colmare questo vuoto col far loro comprendere che Dio è infinito amore e infinita giustizia e, se amore e giustizia non esistono in questo mondo, esisteranno sicuramente lassù, dove tutti siamo 3 chiamati e dove le sofferenze patite saranno ripagate se accettate con fede e amore. Letizia Marini Se avrai aiutato anche un solo amico, se avrai acceso anche una sola scintilla d’amore nel mondo, allora non avrai vissuto inutilmente. Jack London LOURDES CROCEVIA DI PREGHIERA PER LE GENERAZIONI NEL SEGNO DELLA PACE E’ domenica mattina ed insieme a Gianfranco ci ritroviamo a Fiumicino ad aspettare il volo che ci porterà a Lourdes, luogo d’incontro con le nostre amiche suore. E’ trascorsa la mattinata e nel tardo pomeriggio siamo giunti alla nostra meta. Come in un flash back, ripenso al mio primo viaggio verso la Spagna: avevo solo 14 anni e facemmo tappa a Lourdes durante una tournée musicale; l’immagine che mi porto dentro è quella di una folla composta che pregava a cui ci unimmo, animando con il canto la preghiera serale. Ritorno alla realtà e dopo cena raggiungo la grotta: mi sento avvolta dal clima di preghiera di un popolo che avanza, in modo più o meno autosufficiente, verso l’angolo più “luminoso” dove Maria veglia su tutti. E’ una sensazione particolare, tanti volti, tante lingue, tante condizioni diverse, ma una è la meta comune. La presenza che più mi dà speranza è quella dei giovani volontari che, con il volto sempre illuminato dal sorriso, si rivolgono ai propri compagni di cammino, colpiti nel fisico, ma testimoni di una forza divina che li ha portati fin lì. La settimana è trascorsa in modo laborioso ed intenso e grazie alla posizione della casa delle suore, nelle brevi pause di lavoro, ho potuto sostare in preghiera nel boschetto che guarda la grotta ed ho gioito di quella pace interiore che è grazia e dono di Lourdes. Notiziario ALA 4 Concludo con l’esperienza di saluto dell’ultima sera: lungo l’immenso prato che porta alla grotta, in gruppo, o da soli, guardando Maria si pregava ed allora ho sentito in modo palpabile che il titolo a Lei riservato “Regina della pace“ in quei momenti si realizzava donandoci la pace del cuore. Maria Marra EMOZIONI DI UN VIAGGIO AD INSTANBUL Lo scorso agosto ho avuto modo di ospitare due cari amici e membri dello stesso gruppo dell’Assunzione di cui anch’io faccio parte, Antonietta e Giancarlo Ricci. Il loro desiderio era quello di conoscere quanto più possibile la Grecia ma anche quello di cogliere l’opportunità, data dalla vicinanza, di visitare Instanbul, progetto nel quale hanno voluto coinvolgermi, dandomi modo così di visitare una città che è stata di fondamentale importanza nella storia di noi greci e pertanto di vivere alcuni momenti di grande emozione. Una volta aggregati ad un gruppo organizzato di turisti e dopo un’ora di volo il nostro primo incontro in suolo turco è stato con la nostra guida, una simpaticissima ragazza turca il cui greco tra le altre cose era di livello molto alto. Il tragitto verso il nostro albergo situato in piazza Taksim, al centro della città, ci ha riservato la prima grande sorpresa. Instanbul si è presentata a noi per quello che è, una città immensa, popolatissima, caotica, ma ricca di bellezza e di un fascino particolare. Guardandomi intorno mi sono ritrovata a tornare col pensiero all’inizio della storia di questa città, costruita dall’imperatore Costantino sulle rive del Bosforo per sancire l’impossibilità di conquista da parte di qualsiasi nemico e, in silenzio, ho porto il mio saluto alla magnifica Costantinopoli, la regina di tutte le città, distesa su due continenti, accarezzata a nord dal Mar Nero e a sud dal Mar di Marmara, che sembra combattano tra di loro per conquistarsi le sue grazie, proprio come per molti secoli oriente e occidente si sono battuti per la sua conquista. Siamo a Santa Sofia, meta che rappresenta per ogni greco-ortodosso ciò che San Pietro è per i cattolici. Un sentimento di amarezza mi coglie nel vedere questo tempio a cui tutti noi da secoli siamo legati, circondato dai minareti delle moschee vicine. Ma lei è lì, immobile nella sua grandezza e maestosità da secoli, a far sentire l’uomo una formica e pur tuttavia la formica diventa un gigante quando accolta all’interno del tempio. Si resta impressionati nell’osservare la grandezza della sua cupola che sembra essere lì non solo per proteggerci ma anche per aprirsi e farci volare in alto. Non posso non riflettere sullo spirito degli uomini che hanno dedicato la propria vita ad edificare monumenti di tale splendore, in omaggio alla saggezza di Dio. Di fronte a Santa Sofia la Grande Moschea, un altrettanto magnifico tempio eretto dai mussulmani per contrastare la semplicità della basilica costantiniana. Poco distante il Topkapi, monumento simbolo della città e dell’opulenza dei sultani. E ancora, il Dolmabahcé, palazzo più moderno rispetto al Topkapi, di stile rinascimentale costruito sulla riva del Bosforo. La nostra visita alla città ci porta alla scoperta di ciò che resta dell’impero romano: l’ippodromo, l’acquedotto o cisterna-basilica, un capolavoro di architettura risalente al VI sec. d.C., con le sue cupole in mattoni sorrette da co- Anno II N. 4 - Dicembre 2003 lonne con capitelli in stile corinziobizantino. Abbiamo anche occasione di fare conoscenza con la cucina locale, un po’ “pesante” a dire il vero, e molto ricca di spezie. Il ponte sospeso sul Bosforo, poi, ci fa da guida verso la parte orientale della città, non meno affascinante e ricca di bellezza rispetto a quella occidentale. Tornati su quest’ultima, approfittiamo per visitare alcune chiese greco-ortodosse, ma anche per fare shopping ed immergerci nel traffico della città. Quello che sorprende è la grande quantità di giovani che affollano le strade. Ultima tappa della nostra visita ad Instanbul è un altro posto caratteristico, il Gran Bazar, un mercato molto vasto dove è possibile acquistare ogni genere di merce. La nostra breve vacanza in Turchia volge al termine, ma prima di metterci sulla strada del ritorno non possiamo non visitare anche le Isole dei Principi, e allora, prima con il solito pulmino attraversiamo il Corno d’Oro sul ponte di Marmara e poi, con un battello, raggiungiamo questo arcipelago poco distante dalla costa, composto di quattro isole abitate e cinque deserte, tutte molto frequentate sia dalla popolazione locale sia da un grande numero di turisti stranieri. L’isola a mio avviso più bella è quella di Heybeli (l’isola del rame), per la lussureggiante vegetazione e per il monastero della Santa Trinità, attualmente adibito a scuola di teologia. Ormai non ci resta che riprendere la via del rientro. Certamente io e i miei amici abbiamo vissuto questi giorni in maniera diversa con sensazioni diverse, ma siamo tutti d’accordo nel dire che si è trattato di un’esperienza bellissima. Vula Kotsira Anno II N. 4 - Dicembre 2003 Comunità VACANZA RITIRO A PONTE DI LEGNO Siamo Ennio e Maria Concetta, sposati da 30 anni e abbiamo 2 figlie anch’esse sposate e mamme. Lo scorso agosto abbiamo partecipato alla vacanza ritiro organizzata dagli “Amici dell’Assunzione” a Ponte di Legno e desideriamo raccontare come l’abbiamo vissuta e quello che abbiamo sperimentato durante quella settimana in montagna. Entrambi avevamo veramente bisogno di un po’ di riposo e di un cambiamento temporaneo di ambiente; erano, infatti, cinque anni che non ci prendevamo una vacanza, essendo sempre molto impegnati in parrocchia (Ennio è un diacono permanente), ma soprattutto avevamo bisogno di ritrovare la pace dentro di noi e avere risposte da parte di Dio. Alla fine dello scorso anno siamo stati costretti a lasciare la parrocchia dove svolgevamo il servizio da cinque anni a causa di alcuni malintesi che si erano creati. Dopo un colloquio con il Vescovo siamo stati mandati a prestare servizio in un’altra parrocchia, ma ciò che era accaduto ci provocava un dolore veramente forte anche perché non potevamo partecipare nemmeno alla S.Messa nella nostra ex parrocchia per non causare altri problemi. Lasciamo immaginare come era il nostro stato d’animo quando siamo partiti per Ponte di Legno. Cercavamo delle risposte ma avevamo anche bisogno di poter perdonare quelli che ci avevano fatto del male. La maggior parte della nostra comunità parrocchiale ci difendeva ed Notiziario ALA era rimasta ferita e sgomenta a causa di quegli avvenimenti. Chi è stato a Ponte di Legno sa quanto sia bello e tranquillo questo paesino e a coloro che non vi sono mai stati consigliamo di andarci perché ne vale veramente la pena. Anche l’Istituto delle Suore che ci ha ospitato si trova in un punto bellissimo e la mattina, appena svegli, già potevamo godere della magnifica vista delle montagne che ci circondavano. Del gruppo conoscevamo pochissime persone ma abbiamo fraternizzato subito con tutti, grazie ai giochi di squadra e ai preziosi momenti di spiritualità tenuti da padre Giuliano e dalle Suore dell’Assunzione. Siamo rimasti subito presi dal modo di condurre gli incontri, dall’Eucaristia celebrata insieme tutti i giorni e dalla condivisione suscitata dall’ascolto della Parola di Dio e poi 5 sata che sentivamo non ci faceva più così male. Insieme abbiamo deciso di spedire una cartolina al nostro parroco inviandogli un fraterno abbraccio e sentivamo che la gioia e la pace presenti nei nostri cuori dovevamo condividerla anche con lui. Questo piccolo gesto ha trovato risposta e ci ha fatti riconciliare ed oggi siamo di nuovo nella nostra parrocchia e abbiamo ricominciato a servire il Signore e la comunità con più amore e dedizione di prima. Grazie di cuore a padre Giuliano, la nostra “segnaletica”, a suor Egle, suor Francesca e suor Aloisia e a tutti i fratelli e sorelle Amici dell’ Assunzione per la meravigliosa esperienza vissuta insieme e per i frutti che essa ha portato nella nostra vita e porterà sicuramente ancora. Ennio e Maria Concetta Salzillo UNA SETTIMANA DA DIO comunicata tra noi. Tutti hanno partecipato e messo in comune le loro sofferenze, le loro gioie e ciò che la Parola del Signore suscitava nei cuori. Siamo rimasti anche colpiti dalla familiarità e dall’umiltà di padre Giuliano e delle Suore dell’Assunzione che con tanta semplicità hanno condiviso le loro esperienze con noi. Partecipando a quegli incontri abbiamo sentito nel cuore che Gesù ci stava avvicinando di più a Lui perché ci voleva guarire e proprio durante l’Adorazione Eucaristica siamo riusciti a perdonare e a ringraziare il Signore per l’esperienza dolorosa pas- Le vacanze, così definite, sono un periodo di tempo in cui ci si riposa dai ritmi frenetici delle città e dal lavoro. Purtroppo le vacanze, ormai, non sono più così. Ad esempio, per molti sembra che siano diventate obblighi morali, dovere che si cerca di assolvere nel modo più strano possibile. Così milioni e milioni di persone cercano le “vacanze perfette”, ma alla fine si ritrovano in borghi alpini o spiagge affollatissime che tutto possono trasmettere salvo il meritato riposo. Altri cercano le vacanze “meraviglia”, ma finiscono in un’isola esotica accanto al vicino di casa. Le vacanze sono, anche, o almeno dovrebbero essere, un periodo in cui si ricerca se stessi, un’occasione per imparare ad ascoltare di più, a risvegliare la fantasia che ormai sembra mancare; ma non solo, la vacanza può essere un periodo fatto di divertimento e di riposo, di risate, ma anche di silenzi, di dibattiti, di chiacchierate e di raccoglimento spirituale. Notiziario ALA 6 Per mia fortuna tutti questi momenti li ho potuti assaporare durante la “vacanza spirituale” a Ponte di Legno. Devo ammettere che solo al pensiero di questa esperienza, mi intimorivo e immaginavo che sarebbe stata una settimana noiosissima. Non è stato così! E’ stata una settimana incantevole che ha arricchito me e fortunatamente anche i miei genitori, soprattutto mio padre che era, come me, diffidente. E’ stato un periodo senza tristezza, anzi basato sul divertimento, sulla preghiera, ma soprattutto sulla libertà. Ognuno di noi era felice perché si sentiva libero; non era per forza legato al gruppo, poteva fare le proprie scelte con assoluta tranquillità, senza essere giudicato. Inoltre, era possibile riscoprire i rapporti umani che attualmente si stanno perdendo; ad esempio si è riscoperto che il colloquio cordiale è più importante della varietà o della stravaganza del cibo o della rapidità con cui si cerca di risolvere il problema pasto. Un altro fattore di questo spazio di tempo che mi ha molto colpito è come le Suore si siano unite a noi laici e hanno fatto del loro meglio per divertirsi e farci divertire. Una vacanza, però, prima o poi, ha un termine. Io ed il gruppo degli Amici dell’Assunzione dovevamo quindi prendere la via del ritorno. Io ero stupito di me stesso. Invece di essere triste per il rientro nel ritmo frenetico della città e per dover lasciare un così bell’ambiente, ero contento perché mi ero arricchito di valori emotivi che non si possono comparare con nessuna “vacanza sogno”. Sembrava incredibile... grazie ad una settimana di vera vacanza ero maturato e avevo capito il vero significato della parola vacanza. Infine, grazie a questo periodo ho capito che è possibile usare le proprie vacanze per accrescere il desiderio di libertà, riscoprire l’autenticità dei rapporti umani e il vero significato del “riposo”. Emanuele Leoni Amico giovanissimo dell’Assunzione COME DIO VUOLE Ho sentito la necessità di scrivere queste poche righe per ricordare Suor Luisa, che ad Agosto ci ha lasciati. La prima volta che ci siamo incontrati a viale Romania, quando accompagnavo i miei figli a scuola, sono rimasto colpito da questa piccola suora dalla carnagione bianchissima e dal sorriso accompagnato da uno sguardo leggermente severo. Calzava polacchetti tipo Clark e si aggirava premurosa tra i ragazzi, spronandoli ad entrare in classe. Ho provato subito simpatia, mi sono presentato e si è stabilito presto tra noi un rapporto di amicizia. Da allora, ogni volta che la incontravo, mi fermavo pochi minuti a parlarle; le chiedevo come stava e lei, alzando leggermente le mani, mi rispondeva: “Come Dio vuole” e così sempre, anche in questi ultimi anni, quando la grave malattia che la stava consumando le procurava molte sofferenze. In quei momenti avrei voluto evitare di rivolgerle quella domanda, ma sentivo la necessità di avere la sua risposta, che mi giungeva come una benedizione. Spero che me la mandi ancora e che mi aiuti a viverla, perché credo nella presenza misteriosa dei cari che ci hanno preceduti sull’altra riva. “Nessuno, infatti, muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta”. Ciao, Suor Luisa, ti ricorderò sempre. Gianni Bicchi Anno II N. 4 - Dicembre 2003 L’ASSUNZIONE ARRIVA IN ITALIA A ROMA L’8 Novembre 1888 due Suore, inviate da Madre Maria Eugenia, giungono a Roma da Parigi per preparare la fondazione di una casa dell’ Assunzione. Le prime pagine degli “Annali” ci descrivono l’entusiasmo, l’amore per la Chiesa e la fatica che hanno accompagnato i primi passi della nuova fondazione. “8 Novembre 1888 – Roma! Questo nome risveglia in fondo al cuore l’amore per la Chiesa, la dedizione al suo Capo, lo spirito cristiano nelle sue più intime fibre. Roma è la roccia posta da Cristo, difesa, cementata col sangue dei martiri, testimone del loro eroismo. E’ l’arca che contiene i preziosi resti dei fondatori della Chiesa, tanti corpi di santi! Roma è l’Alma Mater e la sorgente da cui la vita cattolica si espande nel mondo. Queste ragioni e molte altre spiegano perché le Congregazioni Religiose hanno fatto a gara e considerano un onore e una grazia essere rappresentate a Roma. La nostra Assunzione, così “cordialmente” legata alla Chiesa e al Sommo Pontefice, aspettava per porre la sua tenda in questo campo eletto, soltanto il segno della volontà di Dio e la voce dell’Autorità. Ha creduto trovare l’uno e l’altra nel desiderio manifestato dal Cardinale Vicario alla nostra Madre Generale - quando venne a Roma, nella scorsa primavera, per l’approvazione definitiva delle Costituzioni – di veder fiorire nella Città Eterna una casa della nostra Congregazione”. Le difficoltà non si fanno attendere. Le Suore non riescono a trovare un alloggio e dovranno trascorrere i primi giorni al Palazzo di Spagna, ospiti dell’Ambasciatore presso la Santa Sede, zio di una delle Suore. In due mesi dovranno cambiare residenza tre volte. Ecco il loro racconto: “1 Dicembre – La famiglia dell’Ambasciatore parte per la Spagna: dobbiamo lasciare quel tetto ospitale dove siamo state accolte con grande simpatia ed affetto. Anno II N. 4 - Dicembre 2003 L’appartamento che abbiamo prenotato a Palazzo Bruschi, in Piazza della Pilotta, sarà pronto soltanto il 20 Dicembre; abbiamo quindi preso in affitto per tre settimane, una stanza dalle Suore Inglesi in Via S. Sebastianello; è povera quanto si possa desiderare e il cambiamento con l’Ambasciata di Spagna è sensibile, ma l’ambiente è più somigliante al Convento e ne siamo contente”. Il 20 Dicembre arrivano cinque Suore; gioia grande nel vederle, ma come sempre succede in questa vita, non poteva mancare una prova: “Dopo aver salutato le Suore di S. Sebastianello, ci rechiamo a Palazzo Bruschi, convinte di trovare l’appartamento pronto, secondo i patti stabiliti con il proprietario. Ahimé! Il più gran disordine regna ovunque: parecchie stanze sono ancora occupate dagli operai e quelle a noi assegnate sono talmente umide da non poterci abitare. Impossibile rimanere lì; ma dove andare? Se il Signore non viene in nostro aiuto, davvero non sappiamo cosa fare. Se siamo a Roma, è perché Lui l’ha voluto; vuole solo provare la nostra costanza. E’ sempre duro fondare sulla roccia, ma poi la casa com’è sicura! Sarà così per la nostra cara fondazione romana”. Le Suore non si spaventano per una simile povertà e tanto disordine, perché i cuori delle fondatrici sono forti. Con coraggio si mettono al lavoro per riordinare due stanze che serviran- Notiziario ALA no da dormitorio e da sala di comunità. Ma le loro premure sono orientate alla preparazione di una piccola Cappella che il 24 Dicembre sarà pronta per accogliere il Signore. Un sacerdote andrà a benedirla e vi celebrerà la Messa di mezzanotte, durante la quale le Suore rinnoveranno i Voti. Dopo affannose ricerche, le Suore trovano un appartamento al primo piano del Palazzo Galitzin in Via della Scrofa 117. L’ambiente è più vasto, più luminoso e asciutto; le Suore vi si trasferiscono il 31 Dicembre. Il mobilio è ridotto all’osso: un armadio, qualche tavolino, delle sedie. Ogni suora dovrà trasportare la sua da una stanza all’altra quando si sposta. Naturalmente al primo posto c’è l’impegno per allestire una piccola Cappella e, finalmente, il 3 Gennaio, con la prima Messa, le Suore avranno la gioia di avere in casa la presenza eucaristica del Signore. “3 Gennaio 1889 - Prima Messa che sarà seguita, speriamo, da tante altre. Il Sacerdote ci lascia le Sacre Specie, che tanto abbiamo desiderato e atteso. Si stabiliscono nella casa i luoghi di clausura e il silenzio richiesto dalla Regola. Eccoci davvero in Convento. Dio sia lodato!” Intanto la comunità si arricchisce di altre due Suore raggiungendo il numero di nove. Il 1° di Marzo giunge la prima alunna, Elena, che sarà presto seguita da altre. La casa non è più adatta alle nuove esigenze; Palazzo Galitzin verrà abbandonato e la Comunità si trasferirà, il 23 Gennaio 1889, a Villa Spithoever. Sr. Paola Teresa (Dagli “Annali” della Comunità di Roma) Ritiro degli Amici di viale Romania a Casamari La conclusione di un anno d’incontri deve essere un’occasione di sintesi e di riflessione sul lavoro svolto e costituire un momento forte per chi, come noi, sta percorrendo un cammino di crescita spirituale. E’ con questo intento che abbiamo ritenuto opportuno trascorrere una 7 giornata di Ritiro Spirituale presso l’Abbazia di Casamari. Scelta quest’ultima non casuale, ma suggerita dalla considerazione che l’atmosfera di silenzio e di raccoglimento, nonché il carattere di forza e di semplicità dell’architettura goticocistercense dell’Abbazia, potessero contribuire a rafforzarci nella nostra vita spirituale, con l’aiuto dello stesso Abate, che ci avrebbe proposto i temi di meditazione da approfondire nella riflessione personale. Ed è così che il 18 Ottobre ci siamo dati appuntamento a Viale Romania per recarci all’Abbazia di Casamari per il nostro Ritiro. La recita delle Lodi ha aperto la nostra giornata di preghiera. Ha fatto seguito la prima meditazione, incentrata sulla “ Conoscenza di sé”: non ci si deve accontentare di quello che si è, ma ci si deve sentire inquieti, insoddisfatti di se stessi, specialmente nel campo spirituale. Il timore di Dio, secondo San Bernardo, è sapienza, mentre l’ignoranza di se stessi, che comporta l’erroneo convincimento di essere migliori di quello che realmente si è, determina l’insorgere della superbia.Dio nella Sua grande bontà ci cerca e noi dobbiamo andargli incontro, perché allontanarsi da Lui è la più grande disgrazia. Dobbiamo essere consapevoli che Dio è con noi ed in noi e pertanto non abbiamo motivo di temere nulla. Una pausa di silenzio, per riflettere sul messaggio racchiuso nelle parole dell’Abate e interiorizzarlo con la preghiera personale, ci ha introdotto alla Celebrazione Eucaristica, che ha concluso la prima parte del Ritiro. Il pranzo conviviale, consumato nella Sala del Trono, messa a nostra disposizione dall’Abate che, unitosi a noi, ci ha benevolmente incoraggiato a perseverare nel nostro cammino, ci ha fornito l’occasione di offrire a Suor Augusta, in procinto di lasciare il nostro gruppo, una Icona (dipinta da Cristina Busiri Vici) a testimonianza della nostra affettuosa riconoscenza . La successiva visita al complesso abbaziale, sotto la guida di un Padre cistercense, ci ha permesso di ammirare le bellezze architettoniche dell’ edificio, nell’armonia delle sue linee, nella disposizione costante degli ambienti, funzionali alle esigenze della spiritualità monastica e ci ha consentito di co- Notiziario ALA 8 gliere meglio il senso della semplicità e dell’austerità che caratterizza la “gravitas” cistercense . Nella seconda meditazione, l’Abate ci ha proposto il tema dell’ ”Abbandono in Dio”, affermando il concetto che la vita dei cristiani è caratterizzata dalla Croce del Cristo. Le gioie, le speranze, le sofferenze vissute dagli Apostoli non devono essere considerate come a loro peculiari, in quanto discepoli diretti del Cristo, ma sono anche le nostre in quanto vi è un legame di continuità e di unione trans-temporale. Ed è in funzione di ciò che il cristiano non può sentirsi mai solo. Forti di tale consapevolezza dobbiamo avere la serena semplicità del fanciullo che si abbandona fiducioso nelle braccia del Padre. Meditando sulle tematiche proposteci dall’Abate, siamo risaliti in pullman e, a coronamento della nostra giornata di Ritiro, rispondendo all’invito del Papa nell’anno del Rosario, abbiamo recitato i cinque misteri della luce, che ci hanno illuminato la strada del ritorno. Massimo Cerulli Riflessioni Anno del Rosario Con la visita al Santuario Mariano di Pompei il Santo Padre ha chiuso l’anno del Rosario, che lui stesso aveva proclamato nell’ottobre 2002 in occasione del suo 24° anno di pontificato. Il Santo Padre aveva chiesto un anno di Rosario a tutta la Chiesa, in particolare alle parrocchie, alle comunità religiose, alle famiglie e ai singoli cristiani. Il nostro parroco Don Italo Colombini ha subito raccolto l’invito e alle ore 21 di ogni giorno, con il freddo dell’inverno o con il caldo torrido dell’estate, il Rosario non si è mai interrotto, grazie anche ai seminaristi e sacerdoti che durante il periodo estivo hanno assicurato la continuità della preghiera. A conclusione dell’anno abbiamo Anno II N. 4 - Dicembre 2003 I misteri del Rosario mi sono apparsi come icone vive, che però non oso commentare. Ho potuto anche riflettere molto sulle prime parole dell’Ave Maria che noi ripetiamo proprio come l’Angelo le ha rivolte a Maria: “Ti saluto o piena di grazia il Signore è con te” (Lc 1,28). In quel momento il Divino e l’umano si incontrarono e come dice la Sacra Scrittura il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Quel saluto come un eco risuona di bocca in bocca e ritorna al cuore di Dio che lo aveva inviato, avvolgendo tutti in quel mistero insondabile che è la Santissima Trinità. E’ stato per me molto bello quest’anno e voglio concludere col dire al Santo Padre - grazie pastore buono che curi il tuo gregge - e grazie anche a don Italo, nostro parroco che ha raccolto l’invito. A voi Amici dell’Assunzione un caldo caldo abbraccio. Maria Berardini cercato di fare una piccola verifica per capire se questa esperienza aveva portato dei frutti e tutti abbiamo convenuto che si era consolidata la nostra amicizia, non solo tra gli Amici dell’Assunzione ma anche con gli altri partecipanti parrocchiani. Inoltre è cresciuto in noi il desiderio di continuare, almeno una volta la settimana, questa esperienza di preghiera. Cosi insieme al parroco abbiamo stabilito di incontrarci tutti i mercoledì sempre alle ore 21 per un Rosario meditato, che quest’anno dedicheremo alla famiglia. Credo di interpretare i sentimenti di tutti, se dico che abbiamo il cuore pieno di gratitudine per il Santo Padre che ci ha fatto sperimentare un anno nel segno della contemplazione di Cristo e alla scuola di Maria come possiamo leggere nell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia” (n.7). Troppo spesso la preghiera del Rosario viene recitata con superficialità facendole perdere così l’efficacia del nutrimento spirituale che in essa è racchiuso. I MISTERI DELLA LUCE A chiusura dell’Anno del Rosario, ottobre 2002 - ottobre 2003, abbiamo fatto esperienza, il giovedì, dei Misteri della Luce, introdotti da “Papa coraggio” con la Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Marie”. Anche se tutti i Misteri del Rosario ci aiutano ad aprirci alla luce del Verbo incarnato, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso il Cuore di Maria, ciò è vero in modo speciale per i Misteri della Luce che, con riferimento a “Cristo luce del mondo” (Gv 8,12), riguardano: 1. il battesimo al Giordano, 2. l’auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. l’annuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione, 4. la Trasfigurazione sul monte, 5. L’istituzione dell’Eucaristia. 1. GESÙ VIENE BATTEZZATO DA GIOVANNI AL GIORDANO Come fratello in mezzo ai fratelli Gesù scende nell’acqua del fiume per farsi battezzare da Giovanni. Colui che darà all’uomo la coscienza dell’infinito si presenta come uno tra i tanti per assumere su di sé il peccato dell’umanità; Notiziario ALA Anno II N. 4 - Dicembre 2003 ed è proprio questa carità, dell’ innocente che si fa peccato, che attira la compiacenza del Padre Celeste. Appena ricevuto da Giovanni il battesimo simbolico, Gesù esce dall’acqua, ed ecco che il Cielo si apre: la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (Mt 3,17) mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. Da quel momento, “dall’acqua e dallo Spirito”, l’uomo riceverà una nuova vita per entrare nel Regno di Dio. 2. GESÙ SI RIVELA ALLE NOZZE DI CANA Le parole di Maria a Gesù: “Non hanno più vino” e quelle ai servi: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,3-5) ci mostrano tutta l’efficacia dell’ intercessione di Maria, che si fa portavoce presso Gesù delle necessità umane e ci guida con sicurezza verso il suo Cuore. Gesù non può resistere all’audace fiducia della Madre; aveva obiettato: “Non è ancora giunta la mia ora” ma, dopo aver fatto riempire d’acqua le giare, aveva concluso: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola” (Gv 2,8). Gli sposi non sanno del dono ricevuto: sembra lo stile di Dio; quanta sensibilità per l’amore umano di una giovane coppia, quanta attenzione per una famiglia appena costituita. 3. ricordia Divina: la guarigione del corpo come segno della guarigione dell’anima. Nel “discorso della montagna” proclama beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e gli assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, i pacifici, i perseguitati a causa della giustizia (Mt 5,3-10). Queste “otto beatitudini” descrivono un unico uomo nuovo che tutti siamo chiamati a diventare. Il Vangelo è un messaggio che ci GESÙ ANNUNCIA IL REGNO DI DIO E INVITA ALLA CONVERSIONE Annunciato da Giovanni come un tempo nuovo di liberazione e di grazia, il Regno di Dio appare nella presenza e nell’opera di Gesù: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo (Mc 1,15). Non una sola spada viene sguainata, non una stella cade dal cielo; la prima cosa inattesa della predicazione di Gesù è che nulla di tutto ciò è accaduto. Gesù parla con similitudini e parabole: il Regno dei Cieli è simile ad un granello di senape, che infine diventa un albero accogliente; è simile al lievito, che infine fermenta le tre misure di farina; è simile ad una perla preziosa, che vale la vendita di tutti gli averi per comprarla. Gesù respinge la spettacolarità che abbaglia gli uomini senza nutrirli: i suoi miracoli sono sempre segni visibili di una realtà invisibile di mise- obbliga a pensare continuamente in modo diverso, ci rende nuovi. Questo si chiama “conversione”. Gesù, da parte sua, continuerà ad esercitare il ministero di misericordia, fino alla fine del mondo. 4. GESÙ IN PREGHIERA È TRASFIGURATO SUL MONTE Sul Monte Tabor , secondo la tradizione, Gesù si trasfigura, anticipando la sua Pasqua; la gloria della Divinità sfolgora sul volto di Gesù, mentre Dio Padre lo accredita agli Apostoli: “Questo è il mio Figlio diletto, ascoltatelo!” (Lc 9,35). Costituito il gruppo apostolico, Gesù lo separa dalle folle, per un ammaestramento riservato; lavora sulla coscienza dei suoi discepoli perché non abbiano paura del significato umanodivino della Missione. Ciò che egli propone agli Apostoli è la grandezza infinita della coscienza umana in Dio, l’infinita libertà dell’amore (di sé, dell’umanità, dell’universo) in Dio. L’urto di questa suprema rivelazione, delle ineludibili esigenze della coscienza, è stato troppo forte. Occorre una nuova selezione: tre Apostoli su dodici sono i prescelti per questa ulteriore conferma. Mosè ed Elia che apparvero insieme a Gesù nella trasfigurazione rappresentano la Legge e i Profeti, di cui Cristo è il compimento. Dio Padre stesso 9 accredita Gesù agli Apostoli. Nelle coscienze dei tre fermenterà il gran segreto e diverranno, poi, le “tre colonne”: la saldezza della loro coscienza sorreggerà la Chiesa. 5. GESÙ ISTITUISCE L’EUCARISTIA “Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: - Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me -. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: - Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi -” (Lc 22,19-20). Conclusa la cena rituale ebraica Gesù “volta pagina”: Sotto i segni del pane e del vino Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo ed il suo Sangue, testimoniando “sino alla fine” il suo amore per l’umanità. Da allora, la Chiesa vive dell’Eucaristia e l’ Eucaristia edifica la Chiesa. Per mezzo di questo sacrificio, l’amicizia tra il Padre e noi è stata definitivamente stabilita. Ma come i tralci vivono della linfa della vite, così noi possiamo sostenere e sviluppare questa amicizia solo se restiamo uniti a Cristo attraverso la Chiesa. Partecipare alla Santa Messa in comunione con il Popolo di Dio, o sostare in preghiera davanti al Tabernacolo, sono azioni di grazia che ci fortificano, ciascuno secondo la particolare missione affidataci dallo Spirito di Dio. Giancarlo Ricci Letture GIANFRANCO RAVASI Commento al Cantico dei Cantici di Franca Solarino “Quando Adamo peccò, Dio salì al primo cielo allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoc salì al terzo, con quella del diluvio al quarto, con la generazione di Babele al quinto, con la schiavitù d’Egitto salì al sesto cielo e al settimo 10 cielo, l’ultimo e il più lontano dalla terra (Genesi Rabbà 19,13).” “Dio però ritornò sulla terra il giorno in cui fu donato il Cantico dei cantici ad Israele” (Zohar Terumà 143-144a). In ebraico il poemetto è chiamato “Sir hassirim”, cantico dei cantici, un modo semitico per esprimere il superlativo, il cantico per eccellenza. Karl Barth, massimo teologo protestante del nostro secolo, l’ha definito la Magna Charta dell’umanità. Eppure questa Charta non è mai stata letta in modo uniforme; a volte è stato definito inno all’amore umano, a volte celebrazione dell’amore nuziale tra Dio e Israele, a volte considerato canto dell’eros e dell’innamoramento, a volte sciarada allegorica densa di crittogrammi mistici da decifrare o spartito per un rituale liturgico. Sembra aver ragione un antico commentatore rabbinico, Saadia Ben Joseph, il quale comparava il Cantico ad una serratura di cui si è persa la chiave. Gianfranco Ravasi nel suo commento al Cantico ripropone tutte le chiavi usate nella storia per tentare di accedere ai segreti che il poema sembra nascondere, passando attraverso la poesia orientale, la metrica ebraica, le interpretazioni dei Padri della Chiesa, per arrivare, basandosi su di una nuova versione del testo biblico, ad affrontare l’esegesi dei 12 quadri in cui egli stesso ha suddiviso il poema. Il senso diretto del Cantico dei cantici è ovviamente quello amoroso; l’opera è il gioioso dialogo di due innamorati, ma l’amore è visto in una dimensione più misteriosa e più teologica, perché l’amore, per sua natura, tende all’infinito, è segno del sacro, è aperto a Dio. L’amore umano, infatti, è simbolo della conoscenza di Dio. Se esiste l‘amore esiste Dio. Come leggiamo nella Sacra Scrittura: chi ama conosce Dio e lo irradia attraverso il suo amore rivelandolo all’umanità (1Gv 4,8.16). Dunque al centro c’è l’amore di due giovani che esprimono con naturalezza, Notiziario ALA semplicità, purezza e calore la loro passione e la loro intimità: “grida di gioia e voce di allegria, voce dello sposo e della sposa”. Tutta la natura è invitata ad essere partecipe di questa gioia: l’atmosfera è primaverile, entusiastica e felice; gli animali gioiscono con l’uomo come in un “paradiso” terrestre (4,13), le essenze aromatiche invadono l’aria e la profumano di sensualità, la stessa corporeità umana è presente con tutta la sua forza, il suo splendore, i suoi segreti. Il lettore incontra subito un vocabolario di parole “estetiche” ed “estati- che”, afferma Ravasi, ripetute decine di volte come un rosario che l’innamorato non si stanca di ripetere: Tu sei affascinante (na’wah) sei incantevole (jafah), mia amata (‘ahabah), mia sorella (‘ahoti), mia sposa (allah), mio tesoro (ra’jati), amore dell’anima mia (‘ahabah nafsi), mia unica (6,9). E per la donna lo sposo è sempre “dodi”, amato mio. All’interno del poemetto 31 volte risuona la parola “dodi”, un vezzeggiativo, forse di origine assira, che sta per “amato mio”, “piccolino mio”, simile a quei nomignoli affettuosi che gli innamorati coniano e si scambiano segretamente. Il vocabolo contiene, però, anche le radicali dwd del nome Davide e perciò implicitamente diventa anche il canto delle speranze messianiche. “Dodi li wa’ ani lo”: un sospiro d’amore che ha in sé anche una sottile ma grandiosa carica allusiva. Nel linguaggio dell’Antico Testamento, infatti, è la formula usata per indicare la re- Anno II N. 4 - Dicembre 2003 lazione di alleanza che intercede tra Dio ed il suo popolo: “Il Signore sarà il tuo Dio e tu sarai un popolo tutto suo” (Dt 26,17-18). Da questa professione di reciproco possesso e di perfetta comunione tra i due sposi si è sviluppata l’interpretazione mistica del Cantico dei cantici come canto di nozze tra Dio e il suo popolo. Il lettore è, perciò, chiamato a scoprire, mediante il suo pellegrinaggio attraverso i versi del poema, questa relazione intima e personale che si manifesta nell’uso dei tanti pronomi possessivi e personali e che si esprime in maniera tenerissima nell’espressione “Il mio amato è mio e io sono sua” (2,16). Questa perfetta intimità passa attraverso tre gradi; la sessualità, creata da Dio e adatta all’uomo, ma che da sola è fisica, cieca, animale; l’eros cioè il fascino della bellezza, l’estetica del corpo, l’armonia della creatura; ma anche con l’eros i due esseri rimangono “oggetto”, esterni l’uno all’altro. E’ solo con la terza tappa dell’amore che scatta la comunione piena che trasfigura ed illumina sia la sessualità sia l’eros. Solo l’uomo può percorrere queste tappe e giungere alla perfezione dell’intimità amorosa e del dialogo amoroso. Dio in questo amore si insedia, afferma Ravasi, e questo amore totale umano diventa il simbolo reale, anche se a volte appannato, dell’amore totale ed infinito di Dio. Giovanni Paolo II nella sua catechesi sul Cantico (23 maggio 1984) ricorda che “tanto il punto di partenza quanto il punto di arrivo del fascino – reciproco stupore e ammirazione – sono la femminilità della sposa e la mascolinità dello sposo nell’esperienza diretta della loro visibilità”. Riprendendo questo concetto Ravasi vede il Cantico dei cantici come un invito ai credenti ad avere un rapporto più disteso con la propria dimensione sensuale ed erotica della vita nella convinzione che, anche il principio del piacere, è dono di Dio creatore. Il Cantico aiuta così a pensare e a vivere la sensualità senza angoscia, senza falsi pudori o silenzi, senza mortificazioni e mistificazioni, senza favoleggiamenti spiritualistici e irreali. Anno II N. 4 - Dicembre 2003 Insegna, insomma, a distinguere la purezza dell’amore dalla dissolutezza della sottomissione, della violenza della brutalità, proponendo l’utopia di un’umanità liberata verso cui tendere come uomini credenti. Al termine del viaggio attraverso il testo, Ravasi descrive le impronte che questo Cantico ha lasciato nella letteratura, nella pittura, nella musica e nell’arte di tutti i tempi. Ad un certo punto cita le parole di Chagall: “La Bibbia è come una risonanza della natura e questo segreto ho cercato di trasmetterlo... Ma la Bibbia io non l’ho letta, l’ho sognata…” Da questo sogno del pittore Ravasi afferma che sono nati i bellissimi e significativi cinque oli su tela paragonabili a “sguardi d’amore rivolti al Cantico dei cantici”. Per la musica l’autore ricorda come questo poema sia l’ispiratore di grandissime opere rimaste nella storia e ne cita le più importanti. Lo stesso canto sinagogale all’apertura del sabato, Lecha dodi, “Vieni mio amato” si ispira al Cantico. Anche recentemente, questo poema è stato motivo di ispirazione per una cantautrice israeliana, Magdalith, che ha pubblicato un disco (SM 45-23) dedicato appunto al Ct. Nell’ultima parte del testo viene affrontato il segreto religioso di questo poemetto e la sua teologia originale e giovane, espressione dell’amore matrimoniale del credente, ma anche compendio di ogni amore mistico, puro e totale. E mi sembra logico concludere queste brevi riflessioni con le stesse parole del maestro cristiano di Alessandria d’Egitto Origene che interpretava il cantico come un dramma nuziale allegorico: “Beato colui che penetra nel Santo ma ben più beato chi penetra nel Santo dei santi. Beato chi comprende e canta i cantici delle S. Scritture – nessuno infatti canta se non è in festa – ma ben più beato chi canta e comprende il Cantico dei cantici!” (Omelia su Ct 1,1; Patrologia Graeca 13,37). Notiziario ALA Spiritualità Rubrica TESTI SULLA SPIRITUALITA’ DI MADRE MARIA EUGENIA a cura di Sr Egle Alcuni lettori hanno espresso il desiderio di trovare nelle pagine di A.L.A., ad ogni numero, qualche testo di Maria Eugenia sulla sua “spiritualità”. Volentieri diamo inizio, in questa 4a edizione del nostro foglio, alla nuova RUBRICA: “TESTI SULLA SPIRITUALITA’ DI MADRE MARIA EUGENIA.” Ma, anzitutto, che cosa si intende, in questo caso, per “spiritualità”? Si intende un modo di vivere il Vangelo, una strada per giungere alla Meta. Una “spiritualità” è quella scelta unificante che il discepolo fa nell’ accogliere il messaggio di Gesù, è quell’ atteggiamento fondamentale con cui la persona si pone di fronte al reale e alla storia, è quella parola riassuntiva capace di dare senso e colore ad una esistenza. Ogni “spiritualità” mette l’accento su l’uno o l’altro aspetto di Cristo. Così, ad esempio, per i Francescani è la povertà, per i Benedettini la pace, per i Gesuiti la gloria di Dio. E per Madre Maria Eugenia? Ascoltiamola: Mentre cercavo quale fosse la prima caratteristica del nostro spirito, mi sono soffermata su questo pensiero, cioè che in tutto e in ogni modo noi dobbiamo essere adoratrici… Vi è qualcosa di molto grande e solenne in questa affermazione; perciò, per non soggiacere all’impressione di una realtà che schiaccia, voglio ricordarvi subito che l’adorazione e l’amore sono la medesima cosa. 11 L’adorazione è l’amore grande e ardente quanto è possibile al cuore dell’uomo, unito ad un profondo e grandissimo rispetto. Nel linguaggio umano, quando si dice:” Ti adoro” è lo stesso che dire: “Ti amo al di sopra di tutte le cose”. E’ un’idolatria osare dirlo a una creatura; tuttavia non è meno vero che l’amore è il principio di ogni adorazione. Quando si ama Dio sopra tutte le cose e in tutte le cose, quando si ama la Chiesa, gli altri, si riconoscono veramente i diritti di Dio, di cui dobbiamo essere - mi sembra - adoratrici e apostole. Il Signore diceva alla Samaritana: “E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità, perché il Padre cerca tali adoratori” ( Gv.4,23). Ebbene, il nostro amore deve spingersi fino all’adorazione, cosicché tutte le opere, le azioni, interiori ed esteriori della nostra vita, si elevino verso Dio con un sentimento di adorazione, di rispetto dei diritti di Dio. Dimenticheremo così noi stessi per adorare, per amare, per dare a Dio lo spazio che gli spetta, mentre si ridurrà sempre più il nostro. Maria Eugenia 24 febbraio 1878 Poesia Speranza In un mondo parallelo c’è Qualcuno che ammira i nostri cuori, simili ad uno spettro fluttuante. Noi, come la luna, galleggiamo nel cielo nero e ci inoltriamo verso un immenso universo con la speranza di raggiungere un orizzonte infinito. Sara Solarino Giovane amica dell’Assunzione Notiziario ALA 12 ALA informa Concerto a Viale Romania LA GROTTA DI BETLEMME Maria, ti vedo là nella grotta, umile, piccola, ignara, limpida, pura, sorpresa! Non osi quasi credere, ma sorridi e ci mostri Gesù. La grotta è stretta e buia, vedo Giuseppe in ombra, accanto a te, in silenzio; sei luce, Maria con Gesù. Resto a guardare attonita, non entro nella grotta, perché è cosa ”solenne” entrare e nell’attesa, rifletto. Poi sento un invito forte: “Devi levarti i sandali; solo così entrerai”. Questo è un Santuario grande, questo è l’immenso Tempio: nessun Santuario al mondo è come questo e nessun Tempio è grande come la Grotta, perché Gesù è il vero Tempio, perché Maria è il Suo santuario. Gioietta Gurgo Nella Chiesa dell'Assunzione di Viale Romania domenica 16 novembre si è tenuto il terzo concerto della serie "Festa per il pianoforte restaurato" curata, sia nell'organizzazione che nella direzione artistica, da Giancarlo Tammaro, del gruppo Amici dell'Assunzione di Viale Romania. La manifestazione, intesa a valorizzare le possibilità sonore e timbriche del piano Erard dell'800 ivi conservato e di cui è da poco terminato il recupero, era articolata in due parti. La prima, "Ravel sul pianoforte di Ravel" (perché Ravel possedeva un Erard simile a questo tuttora visibile nella sua casa-museo), ha presentato un inedito 4 mani, su questo strumento antico, a cura del duo Cristina e Luca Palmas, con una deliziosa e coinvolgente esecuzione di Ma mère l'Oye di Ravel e Petite suite di Debussy. La seconda parte "Omaggio a Prokofiev a 50 anni dalla scomparsa" è stata una vera arditezza culturale, che proponeva l'intera Suite da Romeo e Giulietta: una composizione del 1937 trascritta dall'autore stesso per un pianoforte ben più moderno. Grazie anche alla bella e convincente interpretazione della pianista Gloria Reimer, Il risultato è stato estremamente interessante, con la diseguaglianza timbrica lungo la tastiera, caratteristica del piano antico, che ha esaltato la polifonia dei brani e rievocato ancora più suggestivamente l'originale per orchestra. Calorosissimi applausi del folto pubblico e una targa ricordo per gli artisti. Donatella Moraggi Anno II N. 4 - Dicembre 2003 IN VITO AI LETTORI Affinché il Notiziario ALA sia sempre più “voce degli Amici”, invitiamo i lettori a partecipare alla sua crescita, con articoli e comunicazioni di interesse generale, ed anche con idee per un miglioramento continuo dell’ iniziativa. I contributi possono essere inviati via e-mail all’indirizzo [email protected]; o, in alternativa indicando “ALA” - ai Telefax: 06.7690.6046 o 06.8535.4307. Le comunità prive di posta elettronica possono, volendo, segnalarci l’indirizzo elettronico di un laico disponibile a fare da tramite.