A L A
Amici Laici Assunzione . Italia
Duc in altum
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Anno II
N. 4 - Dicembre 2003
NEL NOTIZIARIO
Eventi
Esperienze
Comunità
Riflessioni
Letture
Spiritualità
Poesia
ALA informa
Invito ai lettori
Eventi
CONVEGNO NAZIONALE
ALA
2-4 Gennaio 2004
----------Riunione preparatoria
Pietrasanta
25-26 Ottobre 2003
In vista del prossimo Convegno
Nazionale, che si terrà a Norma (Latina) dal 2 al 4 Gennaio 2004, i rappresentanti di alcuni Gruppi di Amici
dell’Assunzione si sono riuniti presso
la Comunità della Rocca di
Pietrasanta per definire il programma
e gli argomenti da dibattere.
L’accoglienza delle suore della
Rocca è stata gioiosa e fraterna e,
dopo un simpatico momento conviviale, si sono avviati i lavori ai quali
hanno partecipato Anna e Arsenio,
Miki e Italo della Comunità della
Rocca con la Superiora Suor Patrizia,
Suor Irene della Comunità di Como,
Suor Egle e una rappresentanza delle
Sito: spazioinwind.libero.it/alai
NOTIZIARIO SEMESTRALE
Comunità di Roma (Quadraro e Viale
Romania).
Esaurita la fase delle presentazioni, in un’atmosfera cordiale ed amichevole, si è passati ad analizzare le
realtà oggettive dei nostri diversi
Gruppi.
E’ stata una piacevole sorpresa
apprendere che il Gruppo della Rocca di Pietrasanta è essenzialmente
composto da giovani, coppie e non,
che con entusiasmo hanno scelto di
voler essere testimoni del Vangelo. I
loro cammini non sono stati facili,
alcuni sono approdati alla Comunità
della Rocca dopo varie esperienze
spirituali ed è stato per loro
importantissimo sentirsi liberi
di esprimere il loro Io ed accettati nella loro totalità. Essendo giovani e frequentando
i giovani, si sentono spesso
rivolgere domande del tipo
“Perché credi in Dio?” “Ma
dove è Dio?” “Dove Lo vedi?” “Come ti parla?” e le risposte non sono sempre facili
da dare perché comportano
implicazioni personali ed esperienze non riconducibili a
regole fisse e catalogabili.
Si è parlato del questionario proposto da Olivier Le
Gendre e si è affrontato il tema dell’appartenenza.
Viene definito Laico dell’
Assunzione un Amico che si
impegna nei confronti della
Congregazione con un progetto di Spiritualità che sarà
presto definito nelle sue
componenti essenziali: preghiera, vita comunitaria con il
Gruppo e servizio ecclesiale.
Si è poi sentito il bisogno di mettere l’accento più sull’ ”essere” che
sul “fare”: occorre dimostrare la
gioia che si prova nello stare insieme,
l’amicizia e la collaborazione tra le
persone.
Occorre trovare un metodo per
rafforzare noi stessi, per affrontare
con serenità e gioia la realtà quotidiana che è fatta di piccole cose, molto spesso sgradevoli. Tale serenità e
gioia è ciò che deve trasparire dai nostri volti e dal nostro operato. E’
l’accettazione gioiosa di cui parla
Madre Maria Eugenia.
Bisogna essere consapevoli che
Dio è Padre, ci ama, ed è sempre
pronto ad elargire i suoi doni a chi a
Lui si rivolge.
Nella quotidianità si deve percepire dall’esterno la gioia che sgorga
dalle persone che amano Dio e sono
riamate da Lui, perché questo tra-
Notiziario ALA
2
sforma il loro modo di essere e di
comportarsi.
L’amore di Dio è gratuito ed immenso, ma ci lascia liberi nelle nostre
decisioni ed è sempre pronto ad accoglierci.
I temi per il Convegno Nazionale
di Norma sono stati così definiti:
1 Amare il mondo nella sua diversità
2 Amare insieme
3 Amare e lasciarsi amare dal Signore.
Il nostro lavoro si è concluso e,
sotto un cielo piovigginoso, ci lasciamo un po’ tristi perché questa esperienza, colma di valori spirituali,
è terminata, ma siamo soddisfatti per
i risultati ottenuti e per la gioia che
questo incontro ha acceso nei nostri
cuori.
Alessandra Vassallo
CONVEGNO EUROPEO
AMICI LAICI
DELL’ASSUNZIONE
Riunione preparatoria
Madrid, Giugno 2003
Il convegno europeo degli Amici
Laici dell’Assunzione, che si terrà a
Leòn, in Spagna, dal 24 al 28 Luglio
2004, è un evento di non poca rilevanza in quanto, per la prima volta dalla
loro nascita, i vari Gruppi costituitisi in
Europa avranno modo di confrontarsi e
di scambiare le loro esperienze che,
seppur diversificate in funzione delle
varie realtà, si ritrovano unite nel comune intento di una conversione interiore, che consenta un impegno cristiano per un cambiamento della società
secondo il Vangelo, come sognava
Madre Maria Eugenia.
Ovvio che, data l’importanza e la
rilevanza che tale incontro assumerà, si
sia resa necessaria la costituzione di un
Gruppo di lavoro misto, composto dalle Suore dell’Assunzione e dai laici in
rappresentanza delle varie Province
europee.
Compito del team era la scelta
delle tematiche di riflessione e discussione da porre all’attenzione dei partecipanti al Convegno, il reperimento dei
relatori, nonché la definizione degli
aspetti organizzativi e logistici.
Ed è così che il 20 giugno, unitamente a Suor Egle, quali rappresentanti della Provincia Italiana, abbiamo
spiccato il volo con destinazione Madrid.
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
Inghilterra
Consiglio Generale e
Provinciale
n. 6
n. 10
Liturgia
La preparazione delle Lodi,
dell’Eucarestia e dei Vespri è affidata
a ciascuna Provincia che dovrà preparare il materiale per il prossimo incontro del 20-21 febbraio 2004 per essere inserito nel libretto che verrà
stampato.
Tema della Provincia Italiana
Trasformare la società con il Vangelo
Sin dalla presentazione delle delegazioni in rappresentanza delle Province della Spagna (6 delegati), della
Francia (1 delegato), del Belgio e Nord
Europa (2 delegati) e dell’Inghilterra (1
delegato) ci si è resi conto che la
strutturazione dei vari Gruppi esistenti
era diversificata spaziando dalla costituzione di un Terzo Ordine (Svezia)
all’impegno di un singolo nelle Canarie
(Spagna). I lavori si sono svolti
nell’arco di 2 giorni in maniera intensa,
propositiva e collaborativi, per assicurare al meglio la rispondenza alle attese
di ordine spirituale e individuare
l’idoneo metodo di coinvolgimento,
affinché si realizzasse un proficuo
scambio interattivo del comune patrimonio di esperienze.
Si è quindi redatta la prima bozza
dei lavori impostata come di seguito:
Obiettivo
Come la spiritualità dell’ Assunzione può aiutare i laici a trasformare la
società secondo il Vangelo.
Destinatari
Coloro che sono interessati alla
spiritualità ed alla trasformazione della società secondo il Vangelo in grado
di trasmetterla agli altri.
Ripartizione presenze concordate
per Provincia
Spagna-Cile
n. 17
Francia
n. 12
Italia
n. 12
Belgio-Europa del Nord
n. 10
La prossima riunione del Gruppo di
Lavoro per la definizione puntuale di
tutti gli aspetti organizzativi, dalle modalità di trasporto a Leòn dei partecipanti, ai costi, alle animazioni da prevedere durante il Convegno, è stata fissata per il 20 e 21 febbraio 2004. Per
tale data ciascuna Provincia dovrà dare i nominativi dei partecipanti al
Convegno.
Massimo Cerulli
Esperienze
IL FATTO E IL DA FARE
C’è un mondo là fuori che ha bisogno di te, ha bisogno di noi… ma “là
fuori” dove? E’ questo un invito ad uscire e scoprire che c’è un mondo al
quale puoi dare ossigeno e forza, se
lasci da parte la pretesa di fare cose
grandi per trovare la tua personale soddisfazione. Scopri come amare attraverso le piccole cose e trovi così la
strada per le cose grandi che restano da
fare.
Piccoli gesti di amore illuminano
l’anonimato del quotidiano e fanno vivere con gioia, poiché si sa di dare secondo le proprie possibilità.
La solidarietà si vive percorrendo
con costanza il nostro personale cammino là dove siamo chiamate ad operare e in questo modo si contribuisce inconsapevolmente a migliorare il contesto sociale.
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
Con questo spirito di semplicità e di
gioia gli Amici del Quadraro hanno
dato vita ad iniziative di solidarietà per
i fratelli che vivono in situazioni particolarmente difficili. Così sono nati il
“mercatino” e la “cena dell’amicizia”,
occasioni di incontro, di divertimento e
anche di fatica, in cui si esperimenta la
nostra capacità di organizzazione, di
ricerca e di fantasia. Tutto questo per il
Regno e con entusiasmo, ma la soddisfazione non manca. Infatti, grande è
stata la gioia quando abbiamo potuto
far arrivare il frutto del nostro lavoro a
chi si trovava in un momento particolare di disagio e di solitudine.
Condivido con voi l’emozione che
ho provato lo scorso anno, quando ho
consegnato il ricavato di una nostra iniziativa ad una famiglia molisana che
aveva perduto la casa e tutto quello che
conteneva, a causa del terremoto.
L’intensa commozione di chi ha ricevuto quel dono ha segnato profondamente la mia vita.
Amare è un vero “investimento”
con un tasso che non conosce inflazione, ma solo “utili” in abbondanza.
La scaletta di questo investimento?
E’ pronta:
il metodo: mettiamoci in gioco;
la tecnica: quello che abbiamo a disposizione e che si può facilmente ottenere
con le nostre forze;
la durata: il tempo richiesto;
l’attività: tiriamo fuori da noi il meglio
per piccoli atti di gentilezza e d’amore
senza nome, ma con tanto cuore per
diventare minuscoli canali che irrigano
il nostro giardino.
Michela Schiavone
I NOSTRI POVERI
Dopo aver descritto la mia esperienza nell’aiutare gli emigrati italiani
più sfortunati (Notiziario ALA n. 2),
mi è stato chiesto: “E i nostri poveri?”.
Infatti, rientrata in Italia ho voluto continuare il mio volontariato vincenziano
perché, come scrive Giovanni Paolo II:
“Tutti siamo responsabili di tutti; è Dio
che ce lo chiede ed è proprio la sua
legge, prima di quella umana, che riconosce ad ogni persona uguale dignità e
Notiziario ALA
uguali diritti e il volontariato deve
svolgere una funzione ancorata sia alla
diffusione della cultura della solidarietà, sia alla capacità di far emergere i
cittadini più sprovveduti, per aiutarli a
ricostruire i tasselli mancanti di una
vita altrimenti allo sbando”.
Ma esiste una grande differenza!
All’estero, nei Paesi del terzo mondo,
lo Stato è assente, non esiste assistenza
sociale, il volontariato è all’inizio e
non preparato, così l’aiuto viene dato sì
con tanto buon cuore, ma privo di organizzazione; il povero non sa a chi
rivolgersi, domanda con umiltà e rassegnazione. Gli Italiani costretti ad emigrare erano partiti pieni di speranza
e di voglia di fare; la maggior parte ha
trovato fortuna, ma molti hanno perso
tutto, i loro sogni si sono infranti e tuttavia non serbano rancore; è una povertà semplice e rassegnata, bisognosa anche di un semplice sorriso e dimostrano gratitudine anche solo per il tempo
passato insieme conversando nella loro
lingua d’origine. I nostri poveri spesso
provano risentimento e invidia, pretendono dalle istituzioni casa, medicine,
assegni familiari etc., ma poi si comportano disonestamente; non capiscono
che ad ogni diritto corrisponde un dovere.
Altro problema dei paesi ricchi è
quello degli anziani soli; problema che
non esiste tra gli emigrati. Gli anziani
italiani vivono più a lungo, il lavoro
della donna è una conquista ma anche
un elemento di scompenso, provoca
instabilità familiare e così i vecchi rimangono soli, carenti di quell’affetto
che si manifesta solo con la vicinanza
degli esseri amati.
In conclusione chi è più infelice e
bisognoso di aiuto? Probabilmente chi
stenta a nutrire sentimenti di amore
verso gli altri. Cerchiamo di colmare
questo vuoto col far loro comprendere
che Dio è infinito amore e infinita giustizia e, se amore e giustizia non esistono in questo mondo, esisteranno sicuramente lassù, dove tutti siamo
3
chiamati e dove le sofferenze patite saranno ripagate se accettate con fede e
amore.
Letizia Marini
Se avrai aiutato anche un solo amico,
se avrai acceso anche una sola scintilla d’amore nel mondo, allora non avrai vissuto inutilmente.
Jack London
LOURDES CROCEVIA DI
PREGHIERA PER LE
GENERAZIONI NEL
SEGNO DELLA PACE
E’ domenica mattina ed insieme a
Gianfranco ci ritroviamo a Fiumicino
ad aspettare il volo che ci porterà a
Lourdes, luogo d’incontro con le nostre
amiche suore.
E’ trascorsa la mattinata e nel tardo
pomeriggio siamo giunti alla nostra
meta. Come in un flash back, ripenso al
mio primo viaggio verso la Spagna:
avevo solo 14 anni e facemmo tappa a
Lourdes durante una tournée musicale;
l’immagine che mi porto dentro è quella di una folla composta che pregava a
cui ci unimmo, animando con il canto
la preghiera serale.
Ritorno alla realtà e dopo cena raggiungo la grotta: mi sento avvolta dal
clima di preghiera di un popolo che
avanza, in modo più o meno autosufficiente, verso l’angolo più “luminoso”
dove Maria veglia su tutti.
E’ una sensazione particolare, tanti
volti, tante lingue, tante condizioni diverse, ma una è la meta comune. La
presenza che più mi dà speranza è
quella dei giovani volontari che, con il
volto sempre illuminato dal sorriso, si
rivolgono ai propri compagni di cammino, colpiti nel fisico, ma testimoni di
una forza divina che li ha portati fin lì.
La settimana è trascorsa in modo
laborioso ed intenso e grazie alla posizione della casa delle suore, nelle brevi
pause di lavoro, ho potuto sostare in
preghiera nel boschetto che guarda la
grotta ed ho gioito di quella pace interiore che è grazia e dono di Lourdes.
Notiziario ALA
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Concludo con l’esperienza di saluto
dell’ultima sera: lungo l’immenso prato che porta alla grotta, in gruppo, o da
soli, guardando Maria si pregava ed
allora ho sentito in modo palpabile che
il titolo a Lei riservato “Regina della
pace“ in quei momenti si realizzava
donandoci la pace del cuore.
Maria Marra
EMOZIONI DI UN
VIAGGIO AD
INSTANBUL
Lo scorso agosto ho avuto modo di
ospitare due cari amici e membri dello
stesso gruppo dell’Assunzione di cui
anch’io faccio parte, Antonietta e
Giancarlo Ricci. Il loro desiderio era
quello di conoscere quanto più possibile la Grecia ma anche quello di cogliere l’opportunità, data dalla vicinanza,
di visitare Instanbul, progetto nel quale
hanno voluto coinvolgermi, dandomi
modo così di visitare una città che è
stata di fondamentale importanza nella
storia di noi greci e pertanto di vivere
alcuni momenti di grande emozione.
Una volta aggregati ad un gruppo
organizzato di turisti e dopo un’ora di
volo il nostro primo incontro in suolo
turco è stato con la nostra guida, una
simpaticissima ragazza turca il cui greco tra le altre cose era di livello molto
alto. Il tragitto verso il nostro albergo
situato in piazza Taksim, al centro della città, ci ha riservato la prima grande
sorpresa. Instanbul si è presentata a noi
per quello che è, una città immensa,
popolatissima, caotica, ma ricca di bellezza e di un fascino particolare.
Guardandomi intorno mi sono ritrovata a tornare col pensiero all’inizio
della storia di questa città, costruita
dall’imperatore Costantino sulle rive
del Bosforo per sancire l’impossibilità
di conquista da parte di qualsiasi nemico e, in silenzio, ho porto il mio saluto
alla magnifica Costantinopoli, la regina
di tutte le città, distesa su due continenti, accarezzata a nord dal Mar Nero e a
sud dal Mar di Marmara, che sembra
combattano tra di loro per conquistarsi
le sue grazie, proprio come per molti
secoli oriente e occidente si sono battuti per la sua conquista.
Siamo a Santa Sofia, meta che rappresenta per ogni greco-ortodosso ciò
che San Pietro è per i cattolici. Un sentimento di amarezza mi coglie nel vedere questo tempio a cui tutti noi da
secoli siamo legati, circondato dai minareti delle moschee vicine. Ma lei è lì,
immobile nella sua grandezza e maestosità da secoli, a far sentire l’uomo
una formica e pur tuttavia la formica
diventa un gigante quando accolta
all’interno del tempio. Si resta impressionati nell’osservare la grandezza della sua cupola che sembra essere lì non
solo per proteggerci ma anche per aprirsi e farci volare in alto. Non posso
non riflettere sullo spirito degli uomini
che hanno dedicato la propria vita ad
edificare monumenti di tale splendore,
in omaggio alla saggezza di Dio.
Di fronte a Santa Sofia la Grande
Moschea, un altrettanto magnifico
tempio eretto dai mussulmani per contrastare la semplicità della basilica costantiniana. Poco distante il Topkapi,
monumento simbolo della città e
dell’opulenza dei sultani. E ancora, il
Dolmabahcé, palazzo più moderno rispetto al Topkapi, di stile rinascimentale costruito sulla riva del Bosforo.
La nostra visita alla città ci porta alla scoperta di ciò che resta dell’impero
romano: l’ippodromo, l’acquedotto o
cisterna-basilica, un capolavoro di architettura risalente al VI sec. d.C., con
le sue cupole in mattoni sorrette da co-
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
lonne con capitelli in stile corinziobizantino. Abbiamo anche occasione di
fare conoscenza con la cucina locale,
un po’ “pesante” a dire il vero, e molto
ricca di spezie. Il ponte sospeso sul
Bosforo, poi, ci fa da guida verso la
parte orientale della città, non meno
affascinante e ricca di bellezza rispetto
a quella occidentale. Tornati su
quest’ultima, approfittiamo per visitare
alcune chiese greco-ortodosse, ma anche per fare shopping ed immergerci
nel traffico della città. Quello che sorprende è la grande quantità di giovani
che affollano le strade. Ultima tappa
della nostra visita ad Instanbul è un altro posto caratteristico, il Gran Bazar,
un mercato molto vasto dove è possibile acquistare ogni genere di merce.
La nostra breve vacanza in Turchia
volge al termine, ma prima di metterci
sulla strada del ritorno non possiamo
non visitare anche le
Isole dei Principi, e
allora, prima con il
solito pulmino attraversiamo il Corno
d’Oro sul ponte di
Marmara e poi, con
un battello, raggiungiamo questo arcipelago poco distante
dalla costa, composto
di quattro isole abitate
e cinque deserte, tutte
molto frequentate sia
dalla popolazione locale sia da un grande
numero di turisti stranieri. L’isola a mio
avviso più bella è
quella di Heybeli
(l’isola del rame), per
la lussureggiante vegetazione e per il
monastero della Santa Trinità, attualmente adibito a scuola di teologia.
Ormai non ci resta che riprendere la
via del rientro. Certamente io e i miei
amici abbiamo vissuto questi giorni in
maniera diversa con sensazioni diverse,
ma siamo tutti d’accordo nel dire che si
è trattato di un’esperienza bellissima.
Vula Kotsira
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
Comunità
VACANZA RITIRO
A PONTE DI LEGNO
Siamo Ennio e Maria Concetta,
sposati da 30 anni e abbiamo 2 figlie
anch’esse sposate e mamme. Lo
scorso agosto abbiamo partecipato
alla vacanza ritiro organizzata dagli
“Amici dell’Assunzione” a Ponte di
Legno e desideriamo raccontare come l’abbiamo vissuta e quello che
abbiamo sperimentato durante quella
settimana in montagna.
Entrambi avevamo veramente bisogno di un po’ di riposo e di un
cambiamento temporaneo di ambiente; erano, infatti, cinque anni che
non ci prendevamo una vacanza, essendo sempre molto impegnati in
parrocchia (Ennio è un
diacono permanente),
ma soprattutto avevamo bisogno di ritrovare
la pace dentro di noi e
avere risposte da parte
di Dio.
Alla fine dello
scorso anno siamo stati
costretti a lasciare la
parrocchia dove svolgevamo il servizio da
cinque anni a causa di
alcuni malintesi che si
erano creati. Dopo un colloquio con
il Vescovo siamo stati mandati a prestare servizio in un’altra parrocchia,
ma ciò che era accaduto ci provocava
un dolore veramente forte anche perché non potevamo partecipare nemmeno alla S.Messa nella nostra ex
parrocchia per non causare altri problemi.
Lasciamo immaginare come era il
nostro stato d’animo quando siamo
partiti per Ponte di Legno. Cercavamo delle risposte ma avevamo anche
bisogno di poter perdonare quelli che
ci avevano fatto del male.
La maggior parte della nostra comunità parrocchiale ci difendeva ed
Notiziario ALA
era rimasta ferita e sgomenta a causa
di quegli avvenimenti.
Chi è stato a Ponte di Legno sa
quanto sia bello e tranquillo questo
paesino e a coloro che non vi sono
mai stati consigliamo di andarci perché ne vale veramente la pena.
Anche l’Istituto delle Suore che ci
ha ospitato si trova in un punto bellissimo e la mattina, appena svegli,
già potevamo godere della magnifica
vista delle montagne che ci circondavano.
Del gruppo conoscevamo pochissime persone ma abbiamo fraternizzato subito con tutti, grazie ai giochi
di squadra e ai preziosi momenti di
spiritualità tenuti da padre Giuliano e
dalle Suore dell’Assunzione.
Siamo rimasti subito presi dal
modo di condurre gli incontri,
dall’Eucaristia celebrata insieme tutti
i giorni e dalla condivisione suscitata
dall’ascolto della Parola di Dio e poi
5
sata che sentivamo non ci faceva più
così male.
Insieme abbiamo deciso di spedire una cartolina al nostro parroco inviandogli un fraterno abbraccio e
sentivamo che la gioia e la pace presenti nei nostri cuori dovevamo condividerla anche con lui.
Questo piccolo gesto ha trovato
risposta e ci ha fatti riconciliare ed
oggi siamo di nuovo nella nostra parrocchia e abbiamo ricominciato a
servire il Signore e la comunità con
più amore e dedizione di prima.
Grazie di cuore a padre Giuliano,
la nostra “segnaletica”, a suor Egle,
suor Francesca e suor Aloisia e a tutti
i fratelli e sorelle Amici dell’ Assunzione per la meravigliosa esperienza
vissuta insieme e per i frutti che essa
ha portato nella nostra vita e porterà
sicuramente ancora.
Ennio e Maria Concetta Salzillo
UNA SETTIMANA
DA DIO
comunicata tra noi. Tutti hanno partecipato e messo in comune le loro
sofferenze, le loro gioie e ciò che la
Parola del Signore suscitava nei cuori.
Siamo rimasti anche colpiti dalla
familiarità e dall’umiltà di padre Giuliano e delle Suore dell’Assunzione
che con tanta semplicità hanno condiviso le loro esperienze con noi.
Partecipando a quegli incontri abbiamo sentito nel cuore che Gesù ci
stava avvicinando di più a Lui perché
ci voleva guarire e proprio durante
l’Adorazione Eucaristica siamo riusciti a perdonare e a ringraziare il Signore per l’esperienza dolorosa pas-
Le vacanze, così definite, sono un
periodo di tempo in cui ci si riposa dai
ritmi frenetici delle città e dal lavoro.
Purtroppo le vacanze, ormai, non
sono più così. Ad esempio, per molti
sembra che siano diventate obblighi
morali, dovere che si cerca di assolvere
nel modo più strano possibile.
Così milioni e milioni di persone
cercano le “vacanze perfette”, ma alla
fine si ritrovano in borghi alpini o
spiagge affollatissime che tutto possono trasmettere salvo il meritato riposo.
Altri cercano le vacanze “meraviglia”, ma finiscono in un’isola esotica
accanto al vicino di casa.
Le vacanze sono, anche, o almeno
dovrebbero essere, un periodo in cui si
ricerca se stessi, un’occasione per imparare ad ascoltare di più, a risvegliare
la fantasia che ormai sembra mancare;
ma non solo, la vacanza può essere un
periodo fatto di divertimento e di riposo, di risate, ma anche di silenzi, di dibattiti, di chiacchierate e di raccoglimento spirituale.
Notiziario ALA
6
Per mia fortuna tutti questi momenti li ho potuti assaporare durante la
“vacanza spirituale” a Ponte di Legno.
Devo ammettere che solo al pensiero di questa esperienza, mi intimorivo e
immaginavo che sarebbe stata una settimana noiosissima.
Non è stato così!
E’ stata una settimana incantevole
che ha arricchito me e fortunatamente
anche i miei genitori, soprattutto mio
padre che era, come me, diffidente.
E’ stato un periodo senza tristezza,
anzi basato sul divertimento, sulla preghiera, ma soprattutto sulla libertà.
Ognuno di noi era felice perché si
sentiva libero; non era per forza legato
al gruppo, poteva fare le proprie scelte
con assoluta tranquillità, senza essere
giudicato.
Inoltre, era possibile riscoprire i
rapporti umani che attualmente si stanno perdendo; ad esempio si è riscoperto che il colloquio cordiale è più importante della varietà o della stravaganza del cibo o della rapidità con cui
si cerca di risolvere il problema pasto.
Un altro fattore di questo spazio di
tempo che mi ha molto colpito è come
le Suore si siano unite a noi laici e
hanno fatto del loro meglio per divertirsi e farci divertire.
Una vacanza, però, prima o poi, ha
un termine.
Io ed il gruppo degli Amici
dell’Assunzione dovevamo quindi
prendere la via del ritorno.
Io ero stupito di me stesso. Invece
di essere triste per il rientro nel ritmo
frenetico della città e per dover lasciare
un così bell’ambiente, ero contento
perché mi ero arricchito di valori emotivi che non si possono comparare con
nessuna “vacanza sogno”.
Sembrava incredibile... grazie ad
una settimana di vera vacanza ero maturato e avevo capito il vero significato
della parola vacanza.
Infine, grazie a questo periodo ho
capito che è possibile usare le proprie
vacanze per accrescere il desiderio di
libertà, riscoprire l’autenticità dei rapporti umani e il vero significato del
“riposo”.
Emanuele Leoni
Amico giovanissimo dell’Assunzione
COME DIO VUOLE
Ho sentito la necessità di scrivere queste poche righe per ricordare
Suor Luisa, che ad Agosto ci ha
lasciati.
La prima volta che ci siamo incontrati a viale Romania, quando
accompagnavo i miei figli a scuola,
sono rimasto colpito da questa piccola suora dalla carnagione bianchissima e dal sorriso accompagnato da uno sguardo leggermente
severo. Calzava polacchetti tipo
Clark e si aggirava premurosa tra i
ragazzi,
spronandoli ad entrare in classe.
Ho provato
subito simpatia,
mi
sono presentato e si
è stabilito presto tra noi un rapporto di amicizia. Da allora, ogni volta
che la incontravo, mi fermavo pochi minuti a parlarle; le chiedevo
come stava e lei, alzando leggermente le mani, mi rispondeva:
“Come Dio vuole” e così sempre,
anche in questi ultimi anni, quando
la grave malattia che la stava consumando le procurava molte sofferenze.
In quei momenti avrei voluto evitare di rivolgerle quella domanda, ma sentivo la necessità di avere
la sua risposta, che mi giungeva
come una benedizione. Spero che
me la mandi ancora e che mi aiuti
a viverla, perché credo nella presenza misteriosa dei cari che ci
hanno preceduti sull’altra riva.
“Nessuno, infatti, muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta”.
Ciao, Suor Luisa, ti ricorderò
sempre.
Gianni Bicchi
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
L’ASSUNZIONE
ARRIVA IN ITALIA
A ROMA
L’8 Novembre 1888 due Suore, inviate da Madre Maria Eugenia, giungono a Roma da Parigi per preparare la
fondazione di una casa dell’ Assunzione. Le prime pagine degli “Annali” ci
descrivono l’entusiasmo, l’amore per la
Chiesa e la fatica che hanno accompagnato i primi passi della nuova fondazione.
“8 Novembre 1888 – Roma!
Questo nome risveglia in fondo al cuore l’amore per la Chiesa, la dedizione
al suo Capo, lo spirito cristiano nelle
sue più intime fibre. Roma è la roccia
posta da Cristo, difesa, cementata col
sangue dei martiri, testimone del loro
eroismo. E’ l’arca che contiene i preziosi resti dei fondatori della Chiesa,
tanti corpi di santi! Roma è l’Alma
Mater e la sorgente da cui la vita cattolica si espande nel mondo. Queste
ragioni e molte altre spiegano perché
le Congregazioni Religiose hanno fatto
a gara e considerano un onore e una
grazia essere rappresentate a Roma.
La nostra Assunzione, così “cordialmente” legata alla Chiesa e al
Sommo Pontefice, aspettava per porre
la sua tenda in questo campo eletto,
soltanto il segno della volontà di Dio e
la voce dell’Autorità. Ha creduto trovare l’uno e l’altra nel desiderio manifestato dal Cardinale Vicario alla nostra Madre Generale - quando venne a
Roma, nella scorsa primavera, per
l’approvazione definitiva delle Costituzioni – di veder fiorire nella Città Eterna una casa della nostra Congregazione”.
Le difficoltà non si fanno attendere.
Le Suore non riescono a trovare un alloggio e dovranno trascorrere i primi
giorni al Palazzo di Spagna, ospiti
dell’Ambasciatore presso la Santa Sede, zio di una delle Suore. In due mesi
dovranno cambiare residenza tre volte.
Ecco il loro racconto:
“1 Dicembre – La famiglia
dell’Ambasciatore parte per la Spagna: dobbiamo lasciare quel tetto ospitale dove siamo state accolte con
grande
simpatia
ed
affetto.
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
L’appartamento che abbiamo prenotato a Palazzo Bruschi, in Piazza della
Pilotta, sarà pronto soltanto il 20 Dicembre; abbiamo quindi preso in affitto per tre settimane, una stanza dalle
Suore Inglesi in Via S. Sebastianello; è
povera quanto si possa desiderare e il
cambiamento con l’Ambasciata di
Spagna è sensibile, ma l’ambiente è
più somigliante al Convento e ne siamo
contente”.
Il 20 Dicembre arrivano cinque
Suore; gioia grande nel vederle, ma
come sempre succede in questa vita,
non poteva mancare una prova:
“Dopo aver salutato le Suore di S.
Sebastianello, ci rechiamo a Palazzo
Bruschi,
convinte
di
trovare
l’appartamento pronto, secondo i patti
stabiliti con il proprietario. Ahimé! Il
più gran disordine regna ovunque: parecchie stanze sono ancora occupate
dagli operai e quelle a noi assegnate
sono talmente umide da non poterci
abitare. Impossibile rimanere lì; ma
dove andare? Se il Signore non viene
in nostro aiuto, davvero non sappiamo
cosa fare. Se siamo a Roma, è perché
Lui l’ha voluto; vuole solo provare la
nostra costanza. E’ sempre duro fondare sulla roccia, ma poi la casa
com’è sicura! Sarà così per la nostra
cara fondazione romana”.
Le Suore non si spaventano per
una simile povertà e tanto disordine,
perché i cuori delle fondatrici sono
forti. Con coraggio si mettono al lavoro
per riordinare due stanze che serviran-
Notiziario ALA
no da dormitorio e da sala di comunità.
Ma le loro premure sono orientate alla
preparazione di una piccola Cappella
che il 24 Dicembre sarà pronta per accogliere il Signore. Un sacerdote andrà
a benedirla e vi celebrerà la Messa di
mezzanotte, durante la quale le Suore
rinnoveranno i Voti.
Dopo affannose ricerche, le Suore
trovano un appartamento al primo piano del Palazzo Galitzin in Via della
Scrofa 117. L’ambiente è più vasto, più
luminoso e asciutto; le Suore vi si trasferiscono il 31 Dicembre. Il mobilio è
ridotto all’osso: un armadio, qualche
tavolino, delle sedie. Ogni suora dovrà
trasportare la sua da una stanza all’altra
quando si sposta. Naturalmente al primo posto c’è l’impegno per allestire
una piccola Cappella e, finalmente, il 3
Gennaio, con la prima Messa, le Suore
avranno la gioia di avere in casa la presenza eucaristica del Signore.
“3 Gennaio 1889 - Prima Messa
che sarà seguita, speriamo, da tante
altre. Il Sacerdote ci lascia le Sacre
Specie, che tanto abbiamo desiderato e
atteso. Si stabiliscono nella casa i luoghi di clausura e il silenzio richiesto
dalla Regola. Eccoci davvero in Convento. Dio sia lodato!”
Intanto la comunità si arricchisce di altre due Suore raggiungendo
il numero di nove. Il 1° di Marzo giunge la prima alunna, Elena, che sarà presto seguita da altre. La casa non è più
adatta alle nuove esigenze; Palazzo Galitzin verrà abbandonato e la Comunità
si trasferirà, il 23 Gennaio 1889, a Villa Spithoever.
Sr. Paola Teresa
(Dagli “Annali” della Comunità di Roma)
Ritiro degli Amici
di viale Romania
a Casamari
La conclusione di un anno
d’incontri deve essere un’occasione di
sintesi e di riflessione sul lavoro svolto
e costituire un momento forte per chi,
come noi, sta percorrendo un cammino
di crescita spirituale.
E’ con questo intento che abbiamo
ritenuto opportuno trascorrere una
7
giornata di Ritiro Spirituale presso
l’Abbazia di Casamari.
Scelta quest’ultima non casuale, ma
suggerita dalla considerazione che
l’atmosfera di silenzio e di raccoglimento, nonché il carattere di forza e di
semplicità dell’architettura goticocistercense dell’Abbazia, potessero
contribuire a rafforzarci nella nostra
vita spirituale, con l’aiuto dello stesso
Abate, che ci avrebbe proposto i temi
di meditazione da approfondire nella
riflessione personale.
Ed è così che il 18 Ottobre ci siamo
dati appuntamento a Viale Romania
per recarci all’Abbazia di Casamari per
il nostro Ritiro.
La recita delle Lodi ha aperto la nostra giornata di preghiera. Ha fatto seguito la prima meditazione, incentrata
sulla “ Conoscenza di sé”: non ci si
deve accontentare di quello che si è,
ma ci si deve sentire inquieti, insoddisfatti di se stessi, specialmente nel
campo spirituale. Il timore di Dio, secondo San Bernardo, è sapienza, mentre l’ignoranza di se stessi, che
comporta l’erroneo convincimento di
essere migliori di quello che realmente
si è, determina l’insorgere della superbia.Dio nella Sua grande bontà ci cerca
e noi dobbiamo andargli incontro, perché allontanarsi da Lui è la più grande
disgrazia. Dobbiamo essere consapevoli che Dio è con noi ed in noi e pertanto
non abbiamo motivo di temere nulla.
Una pausa di silenzio, per riflettere
sul messaggio racchiuso nelle parole
dell’Abate e interiorizzarlo con la preghiera personale, ci ha introdotto alla
Celebrazione Eucaristica, che ha concluso la prima parte del Ritiro.
Il pranzo conviviale, consumato
nella Sala del Trono, messa a nostra
disposizione dall’Abate che, unitosi a
noi, ci ha benevolmente incoraggiato a
perseverare nel nostro cammino, ci ha
fornito l’occasione di offrire a Suor
Augusta, in procinto di lasciare il nostro gruppo, una Icona (dipinta da Cristina Busiri Vici) a testimonianza della
nostra affettuosa riconoscenza .
La successiva visita al complesso
abbaziale, sotto la guida di un Padre
cistercense, ci ha permesso di ammirare le bellezze architettoniche dell’ edificio, nell’armonia delle sue linee, nella
disposizione costante degli ambienti,
funzionali alle esigenze della spiritualità monastica e ci ha consentito di co-
Notiziario ALA
8
gliere meglio il senso della semplicità e
dell’austerità che caratterizza la “gravitas” cistercense .
Nella seconda
meditazione,
l’Abate ci ha proposto il tema
dell’
”Abbandono in Dio”, affermando il
concetto che la vita dei cristiani è caratterizzata dalla Croce del Cristo. Le
gioie, le speranze, le sofferenze vissute
dagli Apostoli non devono essere considerate come a loro peculiari, in quanto discepoli diretti del Cristo, ma sono
anche le nostre
in quanto vi è un
legame di continuità e di unione
trans-temporale.
Ed è in funzione
di ciò che il cristiano non può
sentirsi mai solo.
Forti di tale
consapevolezza
dobbiamo avere
la serena semplicità del fanciullo
che si abbandona fiducioso nelle braccia del
Padre.
Meditando
sulle tematiche proposteci dall’Abate,
siamo risaliti in pullman e, a coronamento della nostra giornata di Ritiro,
rispondendo all’invito del Papa
nell’anno del Rosario, abbiamo recitato i cinque misteri della luce, che ci
hanno illuminato la strada del ritorno.
Massimo Cerulli
Riflessioni
Anno del Rosario
Con la visita al Santuario Mariano
di Pompei il Santo Padre ha chiuso
l’anno del Rosario, che lui stesso aveva
proclamato nell’ottobre 2002 in occasione del suo 24° anno di pontificato.
Il Santo Padre aveva chiesto un anno di Rosario a tutta la Chiesa, in particolare alle parrocchie, alle comunità
religiose, alle famiglie e ai singoli cristiani.
Il nostro parroco Don Italo Colombini ha subito raccolto l’invito e alle
ore 21 di ogni giorno, con il freddo
dell’inverno o con il caldo torrido
dell’estate, il Rosario non si è mai interrotto, grazie anche ai seminaristi e
sacerdoti che durante il periodo estivo
hanno assicurato la continuità della
preghiera.
A conclusione dell’anno abbiamo
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
I misteri del Rosario mi sono apparsi come icone vive, che però non
oso commentare.
Ho potuto anche riflettere molto
sulle prime parole dell’Ave Maria che
noi ripetiamo proprio come l’Angelo
le ha rivolte a Maria: “Ti saluto o piena
di grazia il Signore è con te” (Lc
1,28). In quel momento il Divino e
l’umano si incontrarono e come dice la
Sacra Scrittura il Verbo si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi.
Quel saluto come un eco risuona di
bocca in bocca e ritorna al cuore di Dio
che lo aveva inviato, avvolgendo tutti
in quel mistero insondabile che è la
Santissima Trinità.
E’ stato per me molto bello
quest’anno e voglio concludere col dire
al Santo Padre - grazie pastore buono
che curi il tuo gregge - e grazie anche a
don Italo, nostro parroco che ha raccolto l’invito.
A voi Amici dell’Assunzione un
caldo caldo abbraccio.
Maria Berardini
cercato di fare una piccola verifica per
capire se questa esperienza aveva portato dei frutti e tutti abbiamo convenuto che si era consolidata la nostra amicizia, non solo tra gli Amici
dell’Assunzione ma anche con gli altri
partecipanti parrocchiani.
Inoltre è cresciuto in noi il desiderio di continuare, almeno una volta la
settimana, questa esperienza di preghiera. Cosi insieme al parroco abbiamo stabilito di incontrarci tutti i mercoledì sempre alle ore 21 per un Rosario
meditato, che quest’anno dedicheremo
alla famiglia.
Credo di interpretare i sentimenti di
tutti, se dico che abbiamo il cuore pieno di gratitudine per il Santo Padre che
ci ha fatto sperimentare un anno nel
segno della contemplazione di Cristo e
alla scuola di Maria come possiamo
leggere nell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia” (n.7).
Troppo spesso la preghiera del Rosario viene recitata con superficialità
facendole perdere così l’efficacia del
nutrimento spirituale che in essa è racchiuso.
I MISTERI DELLA LUCE
A chiusura dell’Anno del Rosario,
ottobre 2002 - ottobre 2003, abbiamo
fatto esperienza, il giovedì, dei Misteri
della Luce, introdotti da “Papa coraggio” con la Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Marie”.
Anche se tutti i Misteri del Rosario
ci aiutano ad aprirci alla luce del Verbo
incarnato, e ci mettono in comunione
viva con Gesù attraverso il Cuore di
Maria, ciò è vero in modo speciale per
i Misteri della Luce che, con riferimento a “Cristo luce del mondo” (Gv 8,12),
riguardano: 1. il battesimo al Giordano,
2. l’auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. l’annuncio del Regno di Dio con
l’invito alla conversione, 4. la Trasfigurazione sul monte, 5. L’istituzione
dell’Eucaristia.
1.
GESÙ VIENE BATTEZZATO DA
GIOVANNI AL GIORDANO
Come fratello in mezzo ai fratelli
Gesù scende nell’acqua del fiume per
farsi battezzare da Giovanni. Colui che
darà all’uomo la coscienza dell’infinito
si presenta come uno tra i tanti per assumere su di sé il peccato dell’umanità;
Notiziario ALA
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
ed è proprio questa carità, dell’ innocente che si fa peccato, che attira la
compiacenza del Padre Celeste. Appena ricevuto da Giovanni il battesimo
simbolico, Gesù esce dall’acqua, ed
ecco che il Cielo si apre: la voce del
Padre lo proclama Figlio diletto (Mt
3,17) mentre lo Spirito scende su di
Lui per investirlo della missione che lo
attende. Da quel momento, “dall’acqua
e dallo Spirito”, l’uomo riceverà una
nuova vita per entrare nel Regno di
Dio.
2.
GESÙ SI RIVELA
ALLE NOZZE DI CANA
Le parole di Maria a Gesù: “Non
hanno più vino” e quelle ai servi: “Fate
quello che vi dirà” (Gv 2,3-5) ci mostrano tutta l’efficacia dell’ intercessione di Maria, che si fa portavoce
presso Gesù delle necessità umane e ci
guida con sicurezza verso il suo Cuore.
Gesù non può resistere all’audace fiducia della Madre; aveva obiettato: “Non
è ancora giunta la mia ora” ma, dopo
aver fatto riempire d’acqua le giare,
aveva concluso: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola” (Gv 2,8). Gli
sposi non sanno del dono ricevuto:
sembra lo stile di Dio; quanta sensibilità per l’amore umano di una giovane
coppia, quanta attenzione per una famiglia appena costituita.
3.
ricordia Divina: la guarigione del corpo
come
segno
della
guarigione
dell’anima.
Nel “discorso della montagna” proclama beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e gli assetati di
giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, i pacifici, i perseguitati a causa della
giustizia (Mt 5,3-10). Queste “otto beatitudini” descrivono un unico uomo
nuovo che tutti siamo chiamati a diventare. Il Vangelo è un messaggio che ci
GESÙ ANNUNCIA IL REGNO DI
DIO E INVITA ALLA
CONVERSIONE
Annunciato da Giovanni come un
tempo nuovo di liberazione e di grazia,
il Regno di Dio appare nella presenza e
nell’opera di Gesù: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo (Mc
1,15). Non una sola spada viene sguainata, non una stella cade dal cielo; la
prima cosa inattesa della predicazione
di Gesù è che nulla di tutto ciò è accaduto.
Gesù parla con similitudini e parabole: il Regno dei Cieli è simile ad un
granello di senape, che infine diventa
un albero accogliente; è simile al lievito, che infine fermenta le tre misure di
farina; è simile ad una perla preziosa,
che vale la vendita di tutti gli averi per
comprarla. Gesù respinge la spettacolarità che abbaglia gli uomini senza nutrirli: i suoi miracoli sono sempre segni
visibili di una realtà invisibile di mise-
obbliga a pensare continuamente in
modo diverso, ci rende nuovi. Questo
si chiama “conversione”. Gesù, da parte sua, continuerà ad esercitare il ministero di misericordia, fino alla fine del
mondo.
4.
GESÙ IN PREGHIERA È TRASFIGURATO SUL MONTE
Sul Monte Tabor , secondo la tradizione, Gesù si trasfigura, anticipando la
sua Pasqua; la gloria della Divinità
sfolgora sul volto di Gesù, mentre Dio
Padre lo accredita agli Apostoli: “Questo è il mio Figlio diletto, ascoltatelo!”
(Lc 9,35).
Costituito il gruppo apostolico, Gesù lo separa dalle folle, per un ammaestramento riservato; lavora sulla coscienza dei suoi discepoli perché non
abbiano paura del significato umanodivino della Missione. Ciò che egli
propone agli Apostoli è la grandezza
infinita della coscienza umana in Dio,
l’infinita libertà dell’amore (di sé,
dell’umanità, dell’universo) in Dio.
L’urto di questa suprema rivelazione,
delle ineludibili esigenze della coscienza, è stato troppo forte. Occorre
una nuova selezione: tre Apostoli su
dodici sono i prescelti per questa ulteriore conferma.
Mosè ed Elia che apparvero insieme a Gesù nella trasfigurazione rappresentano la Legge e i Profeti, di cui Cristo è il compimento. Dio Padre stesso
9
accredita Gesù agli Apostoli. Nelle coscienze dei tre fermenterà il gran segreto e diverranno, poi, le “tre colonne”:
la saldezza della loro coscienza
sorreggerà la Chiesa.
5.
GESÙ ISTITUISCE
L’EUCARISTIA
“Poi, preso un pane, rese grazie, lo
spezzò e lo diede loro dicendo: - Questo è il mio corpo che è dato per voi;
fate questo in memoria di me -. Allo
stesso modo dopo aver cenato, prese il
calice dicendo: - Questo calice è la
nuova alleanza nel mio sangue, che
viene versato per voi -” (Lc 22,19-20).
Conclusa la cena rituale ebraica
Gesù “volta pagina”: Sotto i segni del
pane e del vino Cristo si fa nutrimento
con il suo Corpo ed il suo Sangue, testimoniando “sino alla fine” il suo amore per l’umanità. Da allora, la Chiesa vive dell’Eucaristia e l’ Eucaristia
edifica la Chiesa. Per mezzo di questo
sacrificio, l’amicizia tra il Padre e noi è
stata definitivamente stabilita. Ma come i tralci vivono della linfa della vite,
così noi possiamo sostenere e sviluppare questa amicizia solo se restiamo uniti a Cristo attraverso la Chiesa. Partecipare alla Santa Messa in comunione
con il Popolo di Dio, o sostare in preghiera davanti al Tabernacolo, sono
azioni di grazia che ci fortificano, ciascuno secondo la particolare missione
affidataci dallo Spirito di Dio.
Giancarlo Ricci
Letture
GIANFRANCO RAVASI
Commento al
Cantico dei Cantici
di Franca Solarino
“Quando Adamo peccò, Dio salì al
primo cielo allontanandosi dalla terra
e dagli uomini. Quando peccò Caino,
salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoc salì al terzo, con quella
del diluvio al quarto, con la generazione di Babele al quinto, con la schiavitù
d’Egitto salì al sesto cielo e al settimo
10
cielo, l’ultimo e il più lontano dalla
terra (Genesi Rabbà 19,13).”
“Dio però ritornò sulla terra il
giorno in cui fu donato il Cantico dei
cantici ad Israele” (Zohar Terumà
143-144a).
In ebraico il poemetto è chiamato
“Sir hassirim”, cantico dei cantici, un
modo semitico per esprimere il
superlativo, il cantico per eccellenza.
Karl Barth, massimo teologo protestante del nostro secolo, l’ha definito
la Magna Charta dell’umanità. Eppure
questa Charta non è mai stata letta in
modo uniforme; a volte è stato definito
inno all’amore umano, a
volte
celebrazione
dell’amore nuziale tra Dio
e Israele, a volte considerato canto dell’eros e
dell’innamoramento,
a
volte sciarada allegorica
densa di crittogrammi mistici da decifrare o spartito
per un rituale liturgico.
Sembra aver ragione
un antico commentatore
rabbinico, Saadia Ben Joseph, il quale comparava
il Cantico ad una serratura di cui si è persa la chiave.
Gianfranco Ravasi nel
suo commento al Cantico ripropone
tutte le chiavi usate nella storia per tentare di accedere ai segreti che il poema
sembra nascondere, passando attraverso la poesia orientale, la metrica ebraica, le interpretazioni dei Padri della
Chiesa, per arrivare, basandosi su di
una nuova versione del testo biblico, ad
affrontare l’esegesi dei 12 quadri in cui
egli stesso ha suddiviso il poema.
Il senso diretto del Cantico dei cantici è ovviamente quello amoroso;
l’opera è il gioioso dialogo di due innamorati, ma l’amore è visto in una
dimensione più misteriosa e più teologica, perché l’amore, per sua natura,
tende all’infinito, è segno del sacro, è
aperto a Dio. L’amore umano, infatti, è
simbolo della conoscenza di Dio. Se
esiste l‘amore esiste Dio. Come leggiamo nella Sacra Scrittura: chi ama
conosce Dio e lo irradia attraverso il
suo amore rivelandolo all’umanità
(1Gv 4,8.16).
Dunque al centro c’è l’amore di due
giovani che esprimono con naturalezza,
Notiziario ALA
semplicità, purezza e calore la loro
passione e la loro intimità: “grida di
gioia e voce di allegria, voce dello sposo e della sposa”. Tutta la natura è invitata ad essere partecipe di questa gioia:
l’atmosfera è primaverile, entusiastica
e felice; gli animali gioiscono con
l’uomo come in un “paradiso” terrestre
(4,13), le essenze aromatiche invadono
l’aria e la profumano di sensualità, la
stessa corporeità umana è presente con
tutta la sua forza, il suo splendore, i
suoi segreti.
Il lettore incontra subito un vocabolario di parole “estetiche” ed “estati-
che”, afferma Ravasi, ripetute decine
di volte come un rosario che
l’innamorato non si stanca di ripetere:
Tu sei affascinante (na’wah) sei incantevole (jafah), mia amata (‘ahabah),
mia sorella (‘ahoti), mia sposa (allah),
mio tesoro (ra’jati), amore dell’anima
mia (‘ahabah nafsi), mia unica (6,9). E
per la donna lo sposo è sempre “dodi”, amato mio.
All’interno del poemetto 31 volte risuona la parola “dodi”, un vezzeggiativo, forse di origine assira, che sta per
“amato mio”, “piccolino mio”, simile a
quei nomignoli affettuosi che gli innamorati coniano e si scambiano segretamente.
Il vocabolo contiene, però, anche le
radicali dwd del nome Davide e perciò
implicitamente diventa anche il canto
delle speranze messianiche.
“Dodi li wa’ ani lo”: un sospiro
d’amore che ha in sé anche una sottile
ma grandiosa carica allusiva. Nel linguaggio dell’Antico Testamento, infatti, è la formula usata per indicare la re-
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
lazione di alleanza che intercede tra
Dio ed il suo popolo: “Il Signore sarà
il tuo Dio e tu sarai un popolo tutto
suo” (Dt 26,17-18).
Da questa professione di reciproco
possesso e di perfetta comunione tra i
due
sposi
si
è
sviluppata
l’interpretazione mistica del Cantico
dei cantici come canto di nozze tra Dio
e il suo popolo.
Il lettore è, perciò, chiamato a scoprire, mediante il suo pellegrinaggio
attraverso i versi del poema, questa
relazione intima e personale che si manifesta nell’uso dei tanti pronomi possessivi e personali e che si esprime in
maniera tenerissima nell’espressione
“Il mio amato è mio e io sono sua”
(2,16).
Questa perfetta intimità passa attraverso tre gradi; la sessualità, creata da
Dio e adatta all’uomo, ma che da sola è
fisica, cieca, animale; l’eros cioè il fascino della bellezza, l’estetica del corpo, l’armonia della creatura; ma anche
con l’eros i due esseri rimangono “oggetto”, esterni l’uno all’altro. E’ solo
con la terza tappa dell’amore che scatta la comunione piena che trasfigura ed
illumina sia la sessualità sia l’eros.
Solo l’uomo può percorrere queste
tappe e giungere alla perfezione
dell’intimità amorosa e del dialogo
amoroso. Dio in questo amore si insedia, afferma Ravasi, e questo amore
totale umano diventa il simbolo reale,
anche se a volte appannato, dell’amore
totale ed infinito di Dio.
Giovanni Paolo II nella sua catechesi
sul Cantico (23 maggio 1984) ricorda
che “tanto il punto di partenza quanto il
punto di arrivo del fascino – reciproco
stupore e ammirazione – sono la femminilità della sposa e la mascolinità
dello sposo nell’esperienza diretta della
loro visibilità”.
Riprendendo questo concetto Ravasi vede il Cantico dei cantici come
un invito ai credenti ad avere un rapporto più disteso con la propria dimensione sensuale ed erotica della vita nella convinzione che, anche il principio
del piacere, è dono di Dio creatore. Il
Cantico aiuta così a pensare e a vivere
la sensualità senza angoscia, senza falsi
pudori o silenzi, senza mortificazioni e
mistificazioni, senza favoleggiamenti
spiritualistici e irreali.
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
Insegna, insomma, a distinguere la
purezza dell’amore dalla dissolutezza
della sottomissione, della violenza della brutalità, proponendo l’utopia di
un’umanità liberata verso cui tendere
come uomini credenti.
Al termine del viaggio attraverso il
testo, Ravasi descrive le impronte che
questo Cantico ha lasciato nella letteratura, nella pittura, nella musica e
nell’arte di tutti i tempi.
Ad un certo punto cita le parole di
Chagall: “La Bibbia è come una risonanza della natura e questo segreto ho
cercato di trasmetterlo... Ma la Bibbia
io non l’ho letta, l’ho sognata…” Da
questo sogno del pittore Ravasi afferma che sono nati i bellissimi e significativi cinque oli su tela paragonabili a
“sguardi d’amore rivolti al Cantico dei
cantici”.
Per la musica l’autore ricorda come questo poema sia l’ispiratore di
grandissime opere rimaste nella storia e
ne cita le più importanti.
Lo
stesso
canto
sinagogale
all’apertura del sabato, Lecha dodi,
“Vieni mio amato” si ispira al Cantico.
Anche recentemente, questo poema
è stato motivo di ispirazione per una
cantautrice israeliana, Magdalith, che
ha pubblicato un disco (SM 45-23) dedicato appunto al Ct.
Nell’ultima parte del testo viene
affrontato il segreto religioso di questo
poemetto e la sua teologia originale e
giovane, espressione dell’amore matrimoniale del credente, ma anche
compendio di ogni amore mistico, puro
e totale.
E mi sembra logico concludere
queste brevi riflessioni con le stesse
parole del maestro cristiano di Alessandria d’Egitto Origene che interpretava il cantico come un dramma nuziale allegorico:
“Beato colui che penetra nel Santo
ma ben più beato chi penetra nel Santo
dei santi. Beato chi comprende e canta
i cantici delle S. Scritture – nessuno
infatti canta se non è in festa – ma ben
più beato chi canta e comprende il
Cantico dei cantici!” (Omelia su Ct
1,1; Patrologia Graeca 13,37).
Notiziario ALA
Spiritualità
Rubrica
TESTI SULLA SPIRITUALITA’
DI MADRE MARIA EUGENIA
a cura di Sr Egle
Alcuni lettori hanno espresso il desiderio di trovare nelle pagine di
A.L.A., ad ogni numero, qualche testo
di Maria Eugenia sulla sua “spiritualità”. Volentieri diamo inizio, in questa
4a edizione del nostro foglio, alla nuova RUBRICA:
“TESTI SULLA SPIRITUALITA’
DI MADRE MARIA EUGENIA.”
Ma, anzitutto, che cosa si intende, in
questo caso, per “spiritualità”?
Si intende un modo di vivere il
Vangelo, una strada per giungere alla
Meta.
Una “spiritualità” è quella scelta
unificante che il discepolo fa nell’ accogliere il messaggio di Gesù, è quell’
atteggiamento fondamentale con cui la
persona si pone di fronte al reale e alla
storia, è quella parola riassuntiva capace di dare senso e colore ad una esistenza.
Ogni “spiritualità” mette l’accento
su l’uno o l’altro aspetto di Cristo. Così, ad esempio, per i Francescani è la
povertà, per i Benedettini la pace, per i
Gesuiti la gloria di Dio.
E per Madre Maria Eugenia? Ascoltiamola:
Mentre cercavo quale fosse la prima caratteristica del nostro spirito, mi
sono soffermata su questo pensiero,
cioè che in tutto e in ogni modo noi
dobbiamo essere adoratrici…
Vi è qualcosa di molto grande e solenne in questa affermazione; perciò,
per non soggiacere all’impressione di
una realtà che schiaccia, voglio ricordarvi subito che l’adorazione e
l’amore sono la medesima cosa.
11
L’adorazione è l’amore grande e
ardente quanto è possibile al cuore
dell’uomo, unito ad un profondo e
grandissimo rispetto. Nel linguaggio
umano, quando si dice:” Ti adoro” è
lo stesso che dire: “Ti amo al di sopra
di tutte le cose”.
E’ un’idolatria osare dirlo a una
creatura; tuttavia non è meno vero che
l’amore è il principio di ogni adorazione.
Quando si ama Dio sopra tutte le
cose e in tutte le cose, quando si ama
la Chiesa, gli altri, si riconoscono veramente i diritti di Dio, di cui dobbiamo essere - mi sembra - adoratrici e
apostole.
Il Signore diceva alla Samaritana:
“E’ giunto il momento, ed è questo, in
cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità, perché il Padre
cerca tali adoratori” ( Gv.4,23).
Ebbene, il nostro amore deve spingersi fino all’adorazione, cosicché tutte le opere, le azioni, interiori ed esteriori della nostra vita, si elevino verso
Dio con un sentimento di adorazione,
di rispetto dei diritti di Dio. Dimenticheremo così noi stessi per adorare,
per amare, per dare a Dio lo spazio
che gli spetta, mentre si ridurrà sempre
più il nostro.
Maria Eugenia
24 febbraio 1878
Poesia
Speranza
In un mondo parallelo
c’è Qualcuno
che ammira i nostri cuori,
simili ad uno spettro fluttuante.
Noi, come la luna,
galleggiamo nel cielo nero
e ci inoltriamo
verso un immenso universo
con la speranza di raggiungere
un orizzonte infinito.
Sara Solarino
Giovane amica dell’Assunzione
Notiziario ALA
12
ALA informa
Concerto
a Viale Romania
LA GROTTA DI BETLEMME
Maria,
ti vedo là nella grotta,
umile, piccola, ignara,
limpida, pura, sorpresa!
Non osi quasi credere,
ma sorridi e ci mostri Gesù.
La grotta è stretta e buia,
vedo Giuseppe in ombra,
accanto a te, in silenzio;
sei luce, Maria con Gesù.
Resto a guardare attonita,
non entro nella grotta,
perché è cosa ”solenne” entrare
e nell’attesa, rifletto.
Poi sento un invito forte:
“Devi levarti i sandali;
solo così entrerai”.
Questo è un Santuario grande,
questo è l’immenso Tempio:
nessun Santuario al mondo è
come questo
e nessun Tempio è grande come
la Grotta,
perché Gesù è il vero Tempio,
perché Maria è il Suo santuario.
Gioietta Gurgo
Nella Chiesa dell'Assunzione di
Viale Romania domenica 16 novembre si è tenuto il terzo concerto della
serie "Festa per il pianoforte restaurato" curata, sia nell'organizzazione che
nella direzione artistica, da Giancarlo
Tammaro, del gruppo Amici dell'Assunzione di Viale Romania.
La manifestazione, intesa a valorizzare le possibilità sonore e timbriche del piano Erard dell'800 ivi conservato e di cui è da poco terminato il
recupero, era articolata in due parti.
La prima, "Ravel sul pianoforte di
Ravel" (perché Ravel possedeva un
Erard simile a questo tuttora visibile
nella sua casa-museo), ha presentato
un inedito 4 mani, su questo strumento antico, a cura del duo Cristina e
Luca Palmas, con una deliziosa e
coinvolgente esecuzione di Ma mère
l'Oye di Ravel e Petite suite di
Debussy.
La seconda parte "Omaggio a
Prokofiev a 50 anni dalla scomparsa"
è stata una vera arditezza culturale,
che proponeva l'intera Suite da Romeo e Giulietta: una composizione
del 1937 trascritta dall'autore stesso
per un pianoforte ben più moderno.
Grazie anche alla bella e convincente
interpretazione della pianista Gloria
Reimer,
Il risultato è stato estremamente
interessante, con la diseguaglianza
timbrica lungo la tastiera, caratteristica del piano antico, che ha esaltato
la polifonia dei brani e rievocato ancora più suggestivamente l'originale
per orchestra. Calorosissimi applausi
del folto pubblico e una targa ricordo
per gli artisti.
Donatella Moraggi
Anno II N. 4 - Dicembre 2003
IN
VITO
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di interesse generale, ed anche con idee per un miglioramento continuo
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