Voce
vallesina
della
Anno 61° - N. 36 settimanale della Diocesi di Jesi
www.vocedellavallesina.it
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
CARITAS DIOCESANA: ASCOLTO COSTANTE E NUOVA COSTRUZIONE
Diamo vita alla prossimità
In Caritas stiamo programmando un nuovo
anno di servizio, di ascolto, di formazione con
delle novità: l’equipe diocesana si arricchisce
di due nuovi volontari che si affiancheranno
al direttore e ai volontari per un servizio necessariamente più qualificato e maggiormente
rispondente alle necessità.
La Caritas è in costante e continuo ascolto
dei forti mutamenti sociali che stanno producendo situazioni difficili e problematiche:
la mancanza di lavoro, la vita familiare in crisi nei rapporti e nel poter sostenere spese per
gli affitti e le utenze, la mancanza di proposte
abitative a basso costo e questo sta portando
sempre più persone a cercare riparo in luoghi
occasionali e l’inverno è alle porte.
Caritas diocesana sta rielaborando progetti
che in primo luogo siano coordinamento con
tutte le Caritas parrocchiali e i gruppi caritativi per una lettura costante della realtà. Questo ci permetterà di predisporre progetti di
aiuto e, di sostegno e di accompagnamento
con la caratteristica che non debbano creare
dipendenza ma siano un aiuto perché la persona sappia ritrovare il suo percorso e la sua
dignità. Certamente in questo percorso è fondamentale la formazione del singolo e delle
comunità per una scelta di fede che scaturisca
nella carità e in scelte personali e comunitarie.
In questo percorso sarà importare continuare
e dare maggior forza alla collaborazione con
gli enti pubblici e le associazioni che svolgono attività caritative. Si è fatto molto in questi anni ma le continue novità ci impongono
un’azione comune che ci aiuti a valorizzare le
risorse presenti per renderle maggiormente efficaci e meno dispersive.
La Caritas crede ci siano delle priorità per
essere risposta e non cadere nella pura elemosina: progetti per dare lavoro, progetti per
assicurare una casa o un letto, una mensa con
un pensiero particolare a tanti anziani che soli
e con una piccola pensione non riescono ad
arrivare a fine mese. Certamente un’attenzione per tante famiglie che vivono situazioni di
profonda difficoltà. Caritas diocesana sta pre-
parando un corso di formazione per volontari
perché il loro servizio sia frutto di una scelta
motivata ma anche di conoscenze e dinamiche
specifiche per il servizio da svolgere.
Certamente la Caritas diocesana in questo
momento opera, grazie alla Parrocchia di S.
Giuseppe, in ambienti che ogni giorno diventano sempre più ristretti e non sempre adatti
ad accogliere con dignità gli utenti. Da anni
stiamo cercando una nuova sede e solo da
poco siamo riusciti a dare inizio ai lavori. È
inevitabile che andremo incontro a perplessità, paure, critiche ma è nostra convinzione che
tale realizzazione sia un dovere verso le voci
dei poveri e degli ultimi che chiedono non
tanto elemosina ma giustizia e dignità. Ci auguriamo che anche gli enti possano dar vita a
strutture di accoglienza.
In questo momento è doveroso un grazie ai
tanti volontari e a quanti sostengono le iniziative della Caritas diocesana.
Il direttore della Caritas diocesana
Don Nello Barboni
Domenica 26 ottobre 2014
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Benessere sociale
Venerdì 24 ottobre alle 16 presso il Teatro “Valeria Moriconi”
in P.zza Federico II, si svolgerà
il Convegno dal titolo “Sport e
benessere sociale” organizzato
dall’Associazione Oikos Onlus di
Jesi in collaborazione con il Csi
- Comitato regionale Marche - e
con il patrocinio del Comune di
Jesi. Il Convegno che ospita diversi personaggi che ruotano attorno
al mondo dello sport, dell’educazione alla persona e della prevenzione, tratterà esperienze educative e di promozione del benessere
sociale basato sulla pratica dell’attività sportiva. Tra i diversi relatori interverranno Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione
Nazionale Allenatori di Calcio;
Mauro Raffaeli, Responsabile della Commissione sport e marginalità Comitato Provinciale Csi
Roma. Al termine del Convegno,
alle 21 si svolgerà un concerto di
beneficienza a favore delle attività e dei progetti di Oikos Onlus,
con l’esibizione della nota soprano Valeria Esposito, accompagnata dalle note di Fabio Esposito al
pianoforte, Massimo Manzi alla
batteria, Ludovico Carmentati al
contrabbasso, Giacomo Uncini
alla tromba. A seguire, alle 21 il
concerto “Lirica in Jazz II”.
CONFERMA DEL BONUS DI 80 EURO, MENO TASSE PER LE INDUSTRIE, AIUTO ALLE FAMIGLIE, NIENTE CONTRIBUTI SULLE ASSUNZIONI
Il bilancio dello Stato 2015 segna una importante svolta
Gli stati membri dell’Unione Europea sono obbligati a presentare le
previsioni di bilancio (detto Legge
di Stabilità) entro la metà di ottobre. Cosa che anche l’Italia ha già
fatto. Ora attendiamo, per la fine
del mese, il parere del “governo
europeo”.
È una previsione di entrate e di spese che ha suscitato applausi e critiche, come avviene sempre. Però in
questa occasione, per la prima volta, c’è un effettivo sgravio fiscale di
ben 18 miliardi distribuiti in diverso
modo, ma soprattutto a favore delle
industrie e di quelle che assumono
dipendenti in via definitiva. Insomma: l’intendimento numero uno
della manovra è quello di dare una
spinta alla ripresa produttiva. Che
vuol dire aumento dei posti di lavoro
e del Pil (prodotto interno lordo). É
la via per spezzare la spirale negati-
va del calo della ricchezza pubblica
e della disoccupazione. Ma vediamo
qualche cifra.
Nel prossimo anno avremo 36 miliardi di entrate in più dell’anno passato e altrettante spese che andranno
distribuite per lo sgravio fiscale di
cui sopra, per la conferma del buono di 80 euro per certe categorie,
per il fondo famiglie numerose, per
favorire i detentori della partita IVA,
per la ricerca, per la scuola e per
altri settori ancora. Le entrate sono
date dalla riduzione delle spese dello stato e degli enti pubblici, da un
ulteriore recupero dell’evasione
fiscale, dal rafforzo della tassa sui
giochi d’azzardo, da un aumento fiscale sulle rendite finanziarie e, allo
scopo di far tornare i conti, da un
ulteriore debito di 11 miliardi. Viene introdotta, per alcune categorie,
la possibilità di anticipare in rate
mensili il TFR (trattamento di fine
rapporto): una novità assoluta e utile per aiutare la ripresa.
Chi ha dimostrato piena soddisfazione è stata la Confindustria perché,
tanto per fare un esempio, un’impresa che ha un giro di un milione circa,
risparmierà diecimila euro all’anno. Oltre a non pagare i contributo
per tre anni sulle nuove assunzioni
definitive. Di fronte a questi aiuti i
sindacati hanno brontolato, ma non
troppo.
Chi invece ha manifestato enorme
preoccupazione e una iniziale forte
opposizione al progetto, sono state
le Regioni che si vedono decurtate i
contributi di ben quattro miliardi (e
tre miliardi in meno anche per province e comuni). Si prevede che ci
saranno incontri tra governo e Regioni, ma la linea ferma di Renzi
e di Padoan è che potranno essere
diversamente destinati alcuni tagli
all’interno delle tante spese, specialmente per la sanità, ma il totale
delle decurtazioni deve rimanere intoccabile. E il buon senso ci fa dire
che il taglio alle Regioni è ben assestato dopo che tutti abbiamo toccato
con mano lo scempio che nel passato le stesse hanno fatto del danaro
pubblico grazie all’irresponsabile
comportamento dei gruppi consiliari,
dei singoli consiglieri e anche di alcuni presidenti. Auto blu e interessi personali ad abundantiam. E mi
pare che Renzi abbia perfettamente
ragione quando esorta a rivedere i
settori dove si spreca. Basterebbe
pensare alle monumentali sedi che
tutte le regioni si sono costruite, al
di là di ogni vera esigenza. C’è stata
una megalomania che, per esempio,
ha portato questi enti a creare uffici permanenti in tante nazioni con
spese di acquisti, di affittii e di personale del tutto sproporzionati. Per
non dire delle disparità tra regione e
regione negli acquisti sanitari. Segno
che c’è chi razzola molto male.
É vero che questa Legge di Stabilità
è al limite dei patti europei. Ma è
anche vero che qualcuno l’ha trovata
così pertinente alla situazione italiana da poter essere modello per altre
nazioni che ancora soffrono, come
noi, della crisi aperta nel 2008.
Una volta entrata in vigore secondo
il ministro Padoan, dopo un anno o
due dovremmo avere un inizio di ripresa nel settore del lavoro di circa
800mila nuovi posti. É difficile dire
se la previsione è solo ottimismo. É
certo che queste nuove radicali premesse appaiono indovinate. I frutti
non dovrebbero mancare.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2 | cultura_società
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
Anche Jesi ha partecipato alla Marcia della pace
Perugia-Assisi con due
pullman, domenica 19 ottobre. Uno organizzato
dalla Consulta della Pace e
dalla diocesi di Jesi, un altro dalla Cgil, per un totale
di circa cento partecipanti.
L’Azione Cattolica ha organizzato una mini-partecipazione autonoma con
mezzi privati.
Nella prima foto il gruppo
del primo pullman. Nella
seconda foto alcuni partecipanti davanti alla basilica
S. Francesco.
Foto Ernesto Barocci
Almeno 100mila
persone hanno
partecipato alla
Marcia per la pace
di 24 chilometri da
Perugia ad Assisi sul
tema “Cento anni
di guerre bastano”,
ricordando i cento anni
dall’inizio della Prima
Guerra Mondiale.
alle discipline della salute sottolineeranno l’ottimismo, la prosperità e la freschezza d’intelletto che si
riflettevano sulla quotidianità dei
primi anni del secolo, definiti la
belle epoque. Questo il filone che
plasmerà anche le attività laboratoriali: lingua, teatro, cinema, musica,
bridge. In programma escursioni e
uscite culturali nei luoghi evocativi
della storia del ‘900. La presidente
dell’Università Letizia Saturni ha
ringraziato gli iscritti dell’ateneo,
gli 88 docenti volontari, il nuovo
presidente dell’Unione dei Comuni
Mirco Brega e la giunta. «Un grazie
particolare – ha detto - ai membri del direttivo dell’associazione,
l’attuale e il primo che ha iniziato
l’attività nel novembre 2005 con il
presidente Folco Fioretti e l’ideatore, insieme al compianto Aldo Lorenzetti, Gabriele Giampaoletti.» Il
sindaco di Monte Roberto, nonché
assessore alla Cultura dell’Unione
dei Comuni della Media Vallesina,
ha portato il saluto dell’Istituzione
sovracomunale e augurato un anno
intenso e proficuo ai tanti iscritti
all’università. Le lezioni, già avviate
secondo un calendario mensile, si
svolgono nelle sedi di Villa Salvati
a Pianello Vallesina, del Centro comunale 6001 a Moie e nella sezione
aggregata di Cupramontana. I corsi
di italiano per stranieri si svolgeranno a Montecarotto e Angeli di
Rosora.
Tiziana Tobaldi
MOSTRA ARTISTI STRANIERI
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le e per anni presidente provinciale di Ancona.
La Fondazione dell’Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG) promuove incontri per le giovani generazioni per mantenere vivo
il ricordo del sacrificio e del contributo degli invalidi
di guerra alla configurazione dell’attuale Società civile.
Anche a Jesi sono presenti i volontari di questa fondazione che hanno promosso, lo scorso aprile, un incontro all’Istituto “P. Cuppari” dedicato alla storia locale.
È stato inaugurato domenica 12
ottobre alle 17.30, presso la Biblioteca La Fornace di Moie, il decimo
anno accademico dell’Università
degli Adulti della Media Vallesina. Ospite della cerimonia Marco
Grandi, professore emerito dell’Università di Genova, con la Lectio
Magistralis La belle epoque finisce
a Sarajevo.
Nipote di Domenico, ministro
della Guerra nel governo Salandra, originario di Corinaldo, ha
spiegato che «la storia è maestra
di vita. Le scelte che determinano
gli eventi guidano verso alcune
strade, non altre. Così è stato nel
1914, anno della scelta, per l’Italia
sull’entrata in guerra. È importante studiare, approfondire e capire
gli eventi passati: per non ripetere
gli errori di chi ci ha preceduto.»
Al centro del suo intervento il contesto storico e le cause del primo
conflitto mondiale, gli equilibri del
continente, le conseguenze politiche, economiche e sociali della
prima guerra mondiale e le «preoccupanti consonanze fra l’estate
1914 e il momento attuale, con una
sottovalutazione della gravità della
crisi e dei problemi.» Il centenario della prima guerra mondiale e
i primi cinquanta anni del ‘900, il
secolo breve, saranno il tema trasversale delle attività dell’anno accademico 2014-2015. La didattica
curriculare, letteratura, filosofia,
scienze, musica, arte, storia fino
O
N
D
L’associazione e fondazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, comitato regionale Marche e sezione di Jesi, propone il convegno regionale dedicato alla
commemorazione della prima e della seconda guerra
mondiale sabato 25 ottobre alle 9,30 presso la Sala
della Seconda Circoscrizione di Jesi in via San Francesco. La manifestazione si svolge con il patrocinio del
comune di Jesi e della diocesi di Jesi e ha il sostegno
della Geosfera Viaggi. La presidente di Jesi, Beatrice
Bartolini, invita la cittadinanza e i giovani a prendere
parte alla conferenza nel corso della quale si alterneranno testimonianze e relazioni. Si aprirà con il saluto
del vescovo Gerardo Rocconi che, riferendosi alla recente visita di papa Francesco al sacrario militare di
Redipuglia, sottolineerà l’impegno necessario per la
pace. Le relazioni saranno a cura del giornalista Riccardo Ceccarelli e del cineamatore jesino Geniale Olivieri. Parteciperanno gli studenti di due classi dell’Istituto “Galilei” di Jesi e sarà presentato il progetto
dedicato ai giovani “Pietre della Memoria”.
Le conclusioni saranno a cura del presidente regionale dell’associazione Anmig comm. Franco Ortolani.
Il commendatore Ortolani, nato nel 1921, è stato un
combattente della seconda guerra mondiale nel reggimento divisione motorizzata Trento-Bolzano. È stato
partigiano dal 24 settembre del 1943 al 13 luglio del
1944 nel gruppo Cingoli della provincia di Macerata.
Per una decina d’anni è stato anche presidente del Comitato Provinciale dell’associazione nazionale partigiani d’Italia sezione di Ancona.
Porterà il suo saluto il presidente nazionale Bernardo
Traversano, eletto a guida dell’associazione dal 2012 e
socio dal 1946. Nato nel 1926 a Rapallo, in provincia
di Genova, durante la Seconda Guerra Mondiale ha
partecipato alla Resistenza nella Divisione Garibaldina “Codurri” che operava nella VI Zona Ligure. Traversano, nell’ottobre del 1944, è stato ferito nel corso
di un conflitto a fuoco e scampò alla cattura perché
rimase sotto la neve fino a quando fu soccorso dai
compagni.
Nel corso del convegno sarà ricordato il prof. Claudio Palloni di Falconara Marittima, recentemente scomparso, membro della direzione naziona-
L’anno dell’entrata in guerra
O
M
Un convegno sulle due guerre mondiali
UNIVERSITÀ DEGLI ADULTI DELLA MEDIA VALLESINA
IL
ASSOCIAZIONE MUTILATI E INVALIDI DI GUERRA: A JESI IL 25 OTTOBRE
JESI - GALLERIA PALAZZO DEI CONVEGNI
CORSO MATTEOTTI 19
INAUGURAZIONE 1° NOVEMBRE ORE 18,30
orario 10/12-18/20
ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI
ANCONA
FINO AL 09 NOVEMBRE
MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICI ITALIANI
REGIONE MARCHE - COMUNITÀ JESI 2
lunedì chiuso
CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI JESI
regione | 3
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
scusateilbisticcio
31° STAGIONE TEATRO RAGAZZI. TREDICI SPETTACOLI DA OTTOBRE A FEBBRAIO
A teatro per crescere, imparare, sorridere
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
CURIOSITÀ INTER-LINGUISTICA
OPA: leggendo questa brevissima parola, un italiano
intende: offerta pubblica di acquisto; mentre un tedesco vi
ravviserebbe il termine diminutivo-vezzeggiativo per indicare
quello che noi chiamiamo “nonnino”.
AFFINITÀ D’INTENTI
Cambio di vocale aristo-democratico
Sapete qual è la differenza tra un pallavolista e un
cabarettista?
Nessuna: sia il primo che il secondo aspira a piazzare la
“battuta vincente”.
INCONTENTABILI E NON
Che differenza c’è tra un fumatore dai gusti raffinati e un
ronzino molto frugale?
Il primo pretende esclusivamente sigari avana. Il secondo si
accontenta di un fascio d’avena.
ANAGRAMMI CAMPANILISTICI
Sapete perché i Vercellesi dovrebbero avere un quoziente
intellettuale piuttosto elevato?
Perché “chi dice Vercelli dice cervelli”.
Sapete perché i Pesaresi hanno fama di ottime forchette?
Perché “chi dice Pesaro dice sapore”.
Perché chi soffre d’insonnia dovrebbe trasferirsi a Frosinone?
Perché “chi di dice Frosinone dice sonnifero”.
NOMI DI BATTESIMO
Giovanni Fidanza, Juan de Yepes y Àlvarez, Francesco
Forgione: quali notissimi Santi – rispettivamente del XIII, del
XVI e del XX secolo – si celano dietro questi che sono i loro
rispettivi nomi e cognomi per… l’anagrafe?
SCHERZIAMOCI UN PO’ SOPRA
(perplessità di un non grecista)
Chissà se pandemonio e pandemia
hanno in comune l’etimologia…
***
Risposte al quesito precedente:
BAG sacco/borsa – to BRAG vantarsi – CRAG roccia – to DRAG
trascinare – FAG cicca – FLAG bandiera – GAG bavaglio/scherzo
– LAG ritardo/rivestimento – NAG ronzino/brontolone – RAG
straccio – to SAG incurvarsi – SLAG scorie – STAG cervo – TAG
cartellino/etichetta – to WAG agitare/agitarsi.
lacitazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Il carnefice nero esibito in Tv
L’uomo che uccide è un uomo morto; morto nell’anima,
nell’intelligenza, nella dignità. La ferocia esibita con evidente compiacimento, fiera di seminare orrore nel mondo,
si colloca al di sotto dell’umano, è radice dei crimini contro l’umanità che dovrebbero essere esecrati da tutti ed ogni
istituzione – politica, culturale e religiosa – dovrebbe prenderne la distanza in modo chiaro, pubblico e definitivo.
Card. Angelo Bagnasco, prolusione all’Assemblea C.E.I. del 22
settembre, “Avvenire”, 23 settembre 2014.
lapulce
I° e II° grado. La rassegna, che intende
affiancare le attività didattiche, cioè di
fare ‘teatro per crescere’, include anche
spettacoli in lingua inglese, nonché
progetti educativi ed iniziative simili a
quelle promosse con successo in passato. Tra queste sono il ‘Compleanno
a teatro’, con ingresso a prezzo ridotto
per gli amici del festeggiato e il ‘Teatro
delle cose’, concorso riservato alle scuole, che invita quest’anno ad inventare
un mini burattino con un materiale
minimo riciclabile: lo stecco di un gelato da passeggio. I vincitori avranno
come premio buoni sconto in Libreria
o posti riservati in teatro per tutti i
loro compagni di classe. Verranno anche effettuati sondaggi sul gradimento
degli spettacoli.
Dopo il ‘Robinson Crusoe’ con attori,
marionette e musiche originali, ecco il
massima sintesi il calendario dei prossimi spettacoli dedicati a bambini dai
tre ai cinque anni. Saranno presentati
quasi tutti di domenica, sempre alle ore
17 : ‘La bella addormentata’ (26 ottobre, Chiaravalle); ‘Zac, colpito al cuore’( Sabato I° novembre, Montecarotto);
‘Bu bu settete’ (9 novembre, Maiolati Spontini); ‘Torsolo’ (16 novembre,
Jesi); ‘Le avventure di pulcino’ (23
novembre, Monte San Vito); ‘Il tesoro
dei pirati’ (30 novembre, Chiaravalle);
‘7 in un colpo’ (11 gennaio, Falconara
Marittima); ‘Una giornata con Giulio
Coniglio’ (18 gennaio, Jesi); ‘La mucca e l’uccellino’ (25 gennaio, Maiolati
Spontini); ‘I tre porcellini. Lupus in
fabula’ (1° febbraio, Jesi); ‘Le altre storie di Cappuccetto Rosso’ (8 febbraio,
Falconara Marittima); ‘Il gatto con gli
stivali’ (22 febbraio, Chiaravalle).
A questi spettacoli sono da aggiungere
quelli riservati agli istituti comprensivi
e dedicati sia a studenti che ad insegnanti. Alcuni toccano temi educativi
importanti che potranno permettere
approfondimenti di carattere storico,
sociale, culturale, letterario. Ecco alcuni titoli: ‘Robinson Crusoe’, naturalmente, ma anche ‘Il piccolo Principe’,
‘Viaggio ad Auschwitz A/R’, ‘Faceless’,
‘Sposa Sirena’, ‘Romeo and Juliet…
maybe!’, ‘La favola di Orfeo’, ‘Don
Chisciotte’. Buon teatro a tutti.
A.F.C.
IL MUSEO DIOCESANO MILANO OSPITA UN’AFFASCINANTE MOSTRA DEL PITTORE RUSSO
“Chagall e la Bibbia” in esposizione a Milano
Dal 17 settembre al 1° febbraio 2015 il
Museo Diocesano Milano ospita Chagall e la Bibbia, un’interessante esposizione di alcune opere di Chagall, realizzate tra il 1922 e la fine degli anni
’50, e aventi come soggetti temi biblici.
Il Museo Diocesano Milano, situato
nel pieno centro del capoluogo lombardo, accoglie i visitatori in uno spazio espositivo in cui gli interessati si
muovono liberamente tra decine e decine di opere che fanno da cornice alla
mostra del pittore.
Alla fine degli anni ’20 l’editore Ambrose Vollard commissiona a Chagall
una Bibbia illustrata per la quale il pittore impiega molti anni di lavoro. La
guerra costringe l’artista a spostarsi
dalla Francia alla Spagna, ma Chagall
porta con sé le 22 gouaches pre-prepatorie, tutte esposte nelle sale di Milano.
Questi primi lavori guidano l’artista
nella realizzazione delle opere finali,
alcune terminate solo nel 1959. Il tratto distintivo di Chagall emerge in ogni
opera, ma ciò che più affascina sono le
linee morbide degli schizzi che esprimono in pieno le idee, i pensieri e le
emozioni nel momento del bozzetto;
inoltre, nonostante l’unidimensionalità, lo spettatore riesce a percepire in
pieno lo spazio in cui le figure sono
collocate. La spiritualità è presente in
ogni lavoro, e se in alcune Chagall insiste sulla perseveranza della fede come
luce per illuminare la vita dei fedeli, in
altre pone l’accento sul tema del perdono, la cui massima espressione è il
quadro ritraente la parabola evangelica
del Figliol Prodigo.
Tra le opere esposte troviamo la splendida gouache Noè libera la colomba,
realizzata nel 1931, al suo fianco l’opera finita del 1956. La possibilità di
mettere a confronto l’idea con la sostanza, ovvero il bozzetto con il lavoro
compiuto, dà allo spettatore maggiori
chiavi di lettura e comprensione; in
alcuni casi troviamo la gouache prepreparatoria, la gouache preparatoria,
l’opera e una scultura in marmo ritraente il soggetto.
La mostra, non potendo puntare su un
elevato numero di opere, in totale i lavori esposti sono sessanta, fa leva sulla
possibilità di cogliere in pieno tutti i significati dell’opera dando la possibilità
ai visitatori di camminare mano nella
mano con il pittore e osservare tutte le
fasi di realizzazione dell’opera.
Matteo Rossini
ASSISI: inaugurazione dei restauri a Chiesa Nuova San Francesco il 30 ottobre
Riconoscenza
L’altro giorno mi son trovato in terrazzo un bellissimo, inatteso dono: una piuma! Me l’hanno lasciata una coppia di tortorelle abituali frequentatrici del mio dehors. L’ho riguardata
come delicata gratitudine per le briciole che semino lì ogni
mattina. Come non incantarsi per la leggerezza, le sfumature dei grigi, l’eleganza dei sinuosi “rametti” tenuti assieme
dall’impermeabile e calda lanuggine? E poi: quando ne arriva
una, aspettati pure l’altra. Commovente fedeltà coniugale,
senza problemi di gender!
Delegazione
ASSONAUTICA
Con un nuovo spettacolo prodotto dal
Teatro Pirata, ‘Robinson Crusoe, l’avventura’, si è inaugurata il 19 ottobre
la 31° Stagione Teatro Ragazzi. La
rassegna che coinvolge i comuni di Jesi,
Chiaravalle, Falconara Marittima, Maiolati Spontini, Montecarotto, Monte
San Vito, si avvale del sostegno di queste municipalità unitamente a quello del
Ministero dei Beni e delle attività culturali e della Regione Marche, come pure
della collaborazione della Fondazione
Pergolesi Spontini, della Fondazione
Montessori di Chiaravalle, di Tram Teatro Ragazzi Marche in rete, Assitej e
Unima Marche. Sponsorizzano la Banca Popolare di Ancona e la Libreria dei
ragazzi di Jesi. La rassegna è curata da
una nuova associazione, ATGTP, che
ha riunito il Teatro Pirata di Jesi e l’Associazione Teatro Giovani di Serra San
Quirico.
Riservati a bambini e ragazzi compresi in una fascia d’età dai 3 ai 13 anni,
sono stati realizzati 13 spettacoli da
presentare nei teatri dei comuni in rete.
Previste 40 recite riservate alle scuole
dell’infanzia, primarie e secondarie di
Ritrovati gli affreschi coperti dall’intonaco
Da fine ottobre sarà possibile vedere
l’interno di Chiesa Nuova San Francesco
Converso di Assisi come originariamente
era, nel 1615. Alle 15,30 di giovedì 30 Fra
Michael Anthony Perry ministro generale dell’Ordine Frati Minori, Claudio Ricci
sindaco di Assisi e Armando Ginesi console onorario Federazione Russa in Italia
Autoscuole
CORINALDESI s.r.l.
presenteranno, all’interno della chiesa,
l’evento di portata storica. Grazie alla
munifica generosità del cittadino russo
Sergey Matvienko di San Pietroburgo, di
religione ortodossa, e alla sensibilità del
professor Ginesi sono ritornati alla luce
gli affreschi che nel 1925 erano stati coperti da uno strato di intonaco finto-oro
Point
AUTOMOBIL
CLUB d’ITALIA
e ipotizzati grazie a un libretto del 1700.
Da allora, fino a oggi, nessuno poteva immaginare ciò che è emerso dopo il lavoro
di restauro, tanto che le scoperte venute
alla luce grazie a questo intervento restaurativo costituiranno materia di studio
per iconologi, storici e studiosi del francescanesimo.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi
di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per
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4 | attualità
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
L’ATTUALE CULTURA DELL’APPARENZA E DELL’EFFIMERO
L’auspicato “ritorno” dei valori
Con la famiglia
di Remo Uncini
In preparazione all’Assemblea Sinodale dell’ottobre 2015, i
vescovi provenienti da diverse parti del mondo stanno discutendo su un tema delicato e importante caro alla Chiesa
che riguarda la famiglia con tutti i problemi vecchi e nuovi
intercorsi. Dalle notizie che provengono dai lavori consiliari si coglie la novità importante che è quella di mettersi in
ascolto non pregiudizialmente, ma entrando nel merito con
una paziente azione di riflessione. Non si vuole esaminare
una così impegnativa problematica che ha impegnato per
diversi giorni centinaia di vescovi da tutto il mondo i quali con un documento di 60 e più pagine hanno concluso la
loro assemblea affidandosi al papa Francesco che le esaminerà. Si è voluto mettere al centro la famiglia che oggi più
che mai risente del cambiamento epocale avvenuto nella
società. Ne risente a tal punto che le sue fondamenta vengono messe in crisi. Il cardinale Godfied Danneels primate del
Belgio, parlando dei lavori sinodali spiega: “Ci sono passaggi nei vari contributi emersi che davvero sono espressione di una grande misericordia per le difficoltà di tante
coppie. Non si dice in nessuna parte dei testi emersi che
il matrimonio non sia indissolubile, piuttosto si ricorda
la necessità di avere uno sguardo di amore e di bontà
per tante coppie che sono in difficoltà e nella necessità”.
Indubbiamente questa è una posizione che si confronta tra
le tante che vedono il pericolo di cedere sulle questioni di
principio. La crisi della famiglia parte da lontano e ha radici sociali e politiche. La Chiesa cerca di difenderla di fronte
al secolarismo che cambia le sue basi di convivenza. Non
si possono non riconoscere le difficoltà che vanno superate, per noi cristiani, con un atto di fede e di coraggio, non
eludendo i problemi che la famiglia deve affrontare. Bisogna
avere la carità nei confronti dei divorziati accettando la loro
sofferenza senza disconoscere il valore dell’integrità della
coppia, coinvolgendoli in un progetto di conversione per recuperare il rapporto che, per ragioni diverse, si è frantumato
e contribuire a un percorso di pace. Quale luogo migliore
per queste persone ferite se non quello di una Chiesa accogliente, che ascolta, prega e cerca, con loro, l’unità famigliare perduta? Le convivenze lasciano la coppia in una specie
di terra di nessuno, dando il senso di maggiore libertà. Non
è nient’altro che la paura di assumersi le responsabilità di
fronte all’avvenire sociale e politico sempre più incerto. La
famiglia vive nel futuro e si concretizza nel programmare la
vita scandita dalla nascita e dalla morte, dalle fasi che si percorrono insieme. Quale posto migliore delle nostre comunità per dare pace a chi in un momento di sbandamento mette
in crisi la vita propria e, spesso, quella dei figli? Accoglierli non vuol dire mettere in discussione l’unità della coppia,
perché il divorzio va contro il principio del “volersi bene”,
è contro lo stile del perdono, fondamentale per noi cristiani
che lo consideriamo mezzo d’incontro con l’altro. Il perdono
deve essere il metro di giudizio anche per coloro che scelgono
unioni diverse, persone che vanno rispettate. La Chiesa non
può accettare matrimoni tra persone dello stesso sesso o addirittura che si riconosca la loro unione come famiglia. Non
può condividere la possibilità di andare ad acquistare un figlio in un altro Paese. Questo ci separa pur accettandoli umanamente: altra questione è la parità di diritti e di doveri civili.
Lo Spirito sta soffiando nella Chiesa che vive nella diaspora. Ma la diaspora è la condizione normale del cristiano nel
mondo che in una società secolarizzata ricerca di essere momento di comunione, specialmente per i più poveri e i peccatori che solo con Gesù hanno la possibilità di salvarsi.
27 dicembre-3 gennaio:
pellegrinaggio in Terra Santa
Pellegrinaggio diocesano in Terra Santa in collaborazione con
l’Opera Romana Pellegrinaggi dal 27 dicembre al 3 gennaio. I
luoghi e le pietre sulle quali ha camminato Gesù Cristo, sono per
ogni cristiano cariche di memoria e di continuo annuncio della
Buona Novella, la Terra Santa è come il “Quinto Vangelo” che
testimonia sempre la prima venuta del nostro Signore.
Per informazioni: don Giovanni Rossi tel.0731 58636 cell. 333
5717211 – [email protected]
di Riccardo Ceccarelli
L’epoca della comunicazione veloce e sintetica, l’epoca dei twitter e dei
whatsApp, può indurre inavvertitamente all’effimero, più ancora induce
alla cultura del dinamismo, dell’apparenza e dell’immagine disancorata
da contenuti radicati nella vita e nella
coscienza. Il mezzo è diventato il contenuto. E la spasmodica attesa e rincorsa per l’acquisto dell’ultimo prodotto
tecnologico manifesta una frenesia inconcepibile, se non nell’ottica di vedersi realizzati solo nel suo possesso quasi
ad identificarsi in esso. Difficile, quasi
impossibile andare controcorrente. Si
debbono tenere presenti queste modalità espressive per tentare di recuperare
e suggerire attraverso di esse pensieri e
valori altrimenti comunicabili con fatica. Da più parti si dice che sta emergendo la necessità di valori forti, specialmente da parte dei giovani. Gran
parte di essi però, e non solo giovani,
rimane abbacinata dai risultati momentanei, da quello che si può provare
“ora e adesso”, dall’avere tutto e subito.
È quell’atmosfera di nichilismo diffuso
che accomuna un po’ tutti che si esprime nel vivere alla giornata senza alcun
orizzonte, senza una mèta, senza un
perché e ovviamente senza alcuna risposta al perché. «Nella società liquida
il nichilismo, scrive il filosofo Vittorio
Possenti – è ovunque: non è più l’ospite inquietante e inatteso che bussa alla
porta, ma una presenza costante a cui
ci adeguiamo abbastanza agevolmente.
[…] Il nichilismo, portatore dell’assun- cui si sente la fame da parte dei giovani.
to che l’esistenza è priva di senso, si è A dirlo, tra gli altri, sono due coniugi
diffuso a ogni livello: morale, politico, Imelda e Gianfelice Demarie di Toriantropologico» (“Avvenire”, 13 luglio no, responsabili nazionali di “Incontro
2014, p. 22). Altri, giovani e non solo, Matrimoniale” (IM), espressione italiacome si diceva, “hanno fame di valori na di Worldwide Marriage Encounter
forti”, segno forse che lo stesso nichili- (WWME), nato nel 1952 in Spagna
smo, a dire dello stesso Possenti, sia in con l’obiettivo di migliorare la relazione
ritirata. «Il nichilismo ha da tempo ridi- sponsale e oggi diffuso in tanti paesi del
mensionato l’esplicito intento di edifica- mondo. Essi sono impegnati nell’ascolto
re “l’oltreuomo”, affidandosi alla tecnica delle famiglie in difficoltà e nell’accompiù che alla volontà. Negli orizzonti del pagnare i giovani verso la formazione
presente […] si incontra l’individuo ca- di una famiglia. «I giovani riconoscono
suale delle nostre società, che non cer- – dicono – che la fedeltà, la stabilità, la
ca più una salvezza finale: anzi spesso responsabilità sono principi che fanno
il desiderio di salvezza si è mutato in bene alla coppia. Ma dobbiamo impararichiesta di salute e benessere. Il nichi- re a spiegarlo in modo efficace» (“Avvelismo ha già da tempo dato tutto quello nire”, 12 ottobre, p. 6). I valori forti arriche poteva esprimere a livello teoreti- vano a destinazione non predicati solo
co, politico, giuridico. […] La novità è o appiccicati come un francobollo, ma
che, nonostante la diffusa presenza del fatti comprendere e condivisi come fonnichilismo, esso non appare più come damento, senso e perché dell’esistenza
un tempo gravido di promesse. È facile e delle sue espressioni quali la vita, la
osservare che il pensiero debole, nono- famiglia, l’amore, la sofferenza e la stesstante la sua capillare diffusione soste- sa morte. Dentro il “cuore” dell’uomo
nuta 25 o 30 anni fa e l’aria che se ne imbottito e sopraffatto dal “nulla” delle
respira ancora, non possiede più oggi la mille cose che ha fatto e che fa, in un
forza baldanzosa di allora, e possibilità angolo remoto non tarda, prima o poi
che sembravano definitivamente chiuse o più o meno indistinta, a farsi sentire
iniziano a farsi avanti». Dice Possenti: la domanda di senso. È forse un twit«Lentamente riprende quota il discorso ter come si dice oggi, un cinguettio, un
ontologico con la sua capacità di andare messaggio, da non respingere anzi da
al cuore dell’essere e della vita. Si sa che accogliere e iniziare un colloquio per
tra nichilismo e metafisica esiste una la ricostituzione del «cuore dell’essere e
profonda inimicizia: quando uno pro- della vita». Un ascolto anticonformista
spera l’altra declina e viceversa». Non che non si sbraca di fronte al pensiero
facciamoci intimorire dal termine “on- dominante: l’ultima spiaggia per rendetologico” o “metafisica”; in parole pove- re vera la grandezza dell’uomo, la nostra
re potremo dire “valori forti”. Quelli di grandezza che è poi la nostra verità.
terrelementari
Falso autunno
di Silvano Sbarbati
• Le temperature, il sole che scalda e costringe a indossare abbigliamenti estivi mentre gli alberi a foglia caduca perdono le foglie e la sera viene presto: l’autunno quest’anno parla una lingua
diversa e fa sì che tutti ne siano coinvolti, anche non volendo. Si
suda “a sproposito” come dice un mio vecchio amico di scuola, e
soprattutto le giornate sono scandite dentro un clima meteorologico a cui non siamo abituati da tempo. Nessuno può rimediare,
certo, ma tutti sono costretti a farci i conti, ribadendo come in
fondo in fondo, qualche cosa di “naturale” ci costringe a fare i
conti con qualche cosa che non è determinato dallo spread, il
jobs, la crisi, il tfr, l’articolo 18, i panettoni, le piste ciclabili.
Dobbiamo occuparcene da soli, ognuno a casa propria, cercando
un abbigliamento idoneo e soprattutto un atteggiamento idoneo
verso questo qualche cosa di “naturale” che è tanto “naturale” da giungere inaspettato. Vuoi vedere che la natura …non ci
aspetta?
• Due dei miei implacabili lettori mi avvicinano con decisione per
invitarmi a prendere atto del momento difficile che sta vivendo
la Caritas. La Caritas, dico io, l’organizzazione che si occupa di
aiutare chi davvero stenta a gestire la giornata, anche a pranzo?
La Caritas, riaffermano loro, che trova contrasti contro la scelta
di investire per migliorare i propri servizi, costruendo una propria struttura in una zona della città. Dove, chiedo ancora? Nei
quartieri alti, mi informano loro. Non può essere, insisto, proprio
nella zona dove più esistono le possibilità di aiutare chi davvero stenta a gestire la giornata, anche a pranzo? Non può essere,
sarà un equivoco. E la discussione procede accalorando le menti
e le anime, fino a che l’ora di pranzo ci costringe a sciogliere la
riunione. Noi che a pranzo andiamo ciascuno a casa nostra…
• All’ora di pranzo, con le finestre aperte per il caldo, ripenso a
quanto successo in mattinata e mi viene un aggettivo per questo
autunno: falso…
notizie_brevi
COLLI ESINI FRASASSI SCOMMETTE SUL TURISMO
Il 20 ottobre a Fabriano si sono svolti i workshop commerciali in cui oltre cento realtà del territorio (strutture ricettive
ma anche associazioni, imprese turistiche e culturali, aziende agricole) hanno avuto l’opportunità di proporsi ai 56 buyer
presenti: 42 italiani e 14 esteri (tour operator provenienti da
Gran Bretagna, Germania, Austria, Polonia, Romania e Ungheria) per la Borsa del Turismo Rurale e Scolastico
jesi_vallesina | 5
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
GRAZIE A CHI HA SOSTENUTO IL PROGETTO PER I BAMBINI
MORRO D’ALBA:allestimento di Rocchetti e Damiani
È capitato a tutti
di rimanere incantati di fronte a
un’orchestra che
accorda gli strumenti… le luci
del teatro si abbassano e voilà…
la magia sta per
iniziare… Ecco il primo suono… percepiamo ogni
minima vibrazione… lo accogliamo, lo trasformiamo, chiudiamo gli occhi e respiriamo…
La musica è per tutti, piccoli e grandi, belli e brutti!
La musica è capace di far emergere qualcosa al nostro interno, di trasformarci, di liberare stati emotivi, di aprire il cuore.
… a un certo punto siamo certi di essere lì con loro…
a stento tratteniamo la mano che vuol imitare
quella del direttore… alle volte poi ecco il “tocco
del tacco” della scarpa aggiungersi agli strumenti
dell’orchestra… siamo qualcos’altro…
La musica è vita… ogni giorno prendo atto di questo potere trasformativo della musica lavorando
come musico terapeuta con bambini diversamente
abili e con i bambini ricoverati all’interno del reparto di onco-ematologia pediatrica presso l’ospedale “G. Salesi” di Ancona.
“ … con Luca possiamo suonare, cantare, ascoltare
la musica, stare in silenzio, parlare…”; “sempre più
spesso dimentico di essere malato…”
Paesaggi dal timbro colorato nella
loro molteplicità quotidiana hanno
incantato sia i piccoli che gli adolescenti, come gli adulti di famiglie
italiane o straniere, sia già ambientate come quelle del Bangladesh o
di passaggio provenienti dal Nord
offerto vari stand culinari alternati
ai mercatini artigianali, quest’ultimi
esposti in maniera circolare attorno
le mura del castello, o nell’auditorium
di Santa Teleucania. Spesso nelle tappe pomeridiane riservate agli assaggi
tipici o nelle soste in paese, di tarda
Europa. L’esposizione fotografica è
stata allestita da Luigi Damiani ed
Elisabetta Rocchetti nella chiesa di
Santa Annunziata di Morro d’Alba,
in occasione della festa della Lacrima
e Tartufo che si è protratta dal 17 al
19 ottobre. L’organizzazione locale ha
mattinata domenicale, le persone
erano invitate a scendere nei sotterranei dell’antica chiesa di Santa Annunziata incuriosite dai colori e dalle
luci create dai gruppi di immagini e
dalla conformazione degli spazi.
Incontri alla mostra
“… perché la musica, è vita!!!”
La musicoterapia rende più accessibile l’acquisizione di competenze sul piano sensoriale, espressivo,
comunicativo, cognitivo al fine di una maggiore integrazione.
Con la musicoterapia viene raccolto il grido d’aiuto,
lo stato di sofferenza del paziente per trasformarlo
in qualcos’altro. Questo cambiamento avviene soprattutto attraverso questa competenza musicale
di base che noi tutti abbiamo fin da bambini nel saper manipolare con estrema naturalezza e spontaneità gli elementi del suono e della musica.
Qualche mese fa vi ho chiesto un aiuto per poter
acquistare degli strumenti musicali molto costosi particolarmente idonei per lo svolgimento delle
sedute di musicoterapia. Nel mese di settembre finalmente sono riuscito ad averli. Ringrazio in particolar modo mia madre Elena Mancinelli che dedicato al progetto i proventi del suo libro “Storie”,
zia Gabriella e tutti voi che avete accolto questa
mia preghiera.
Luca Mancini
Elisabetta Rocchetti
CUPRAMONTANA E LUIGI BARTOLINI, UN’OFFICINA CREATIVA PER IERI E OGGI
TEATRO PERGOLESI: POLEMICHE IN CORSO
mali inerenti alla comune quotiDopo gli appuntamenti della
sagra dell’Uva, a Cupramontadiana esistenza”.
Continuando a cercare segni lana proseguono gli eventi con la
mostra “I Musei, Officine Cresciati dal personaggio troviamo
oltre 70 libri pubblicati con le
ative” che si è inaugurata domemaggiori case editrici italiane,
nica 12 ottobre presso il Museo
tra le quali Arnoldo MondadoInternazionale dell’Etichetta del
Vino e che sarà visitabile fino a
ri editore e Longanesi, solo per
lunedì 10 novembre ogni sacitarne alcune. Poeta, narratore,
saggista, polemista vivace, con
bato e domenica dalle 15.30 alle
una produzione di importanza
18.30. Le creazioni dei giovani
pari a quella artistica. E come
artisti di questa seconda tappa
un faro spicca un titolo nella sua
del progetto ci forniscono l’ocbibliografia: il romanzo Ladri
casione per fare un salto alla
di biciclette, uscito dalla sua
scoperta di un tesoro “nascosto”
penna e pubblicato nel 1946 per
tra le mura della città di Cupral’editore romano Polin. Proprio
montana: il poliedrico artista del
Novecento Luigi Bartolini, che qui è nato nel 1892, e quel romanzo, tradotto in ben 20 lingue, dal quale
la sua collezione di incisioni raccolte presso la Pinaco- Cesare Zavattini trasse spunto per la sceneggiatura
teca a lui dedicata. Di solito sulla scia del detto “l’erba dell’omonimo film con Vittorio De Sica, un classico
del vicino è sempre più verde” siamo portati a pensare del cinema che è ritenuto uno dei massimi capolavori
che i grandi della storia e dell’arte italiana, siano sem- del neorealismo cinematografico italiano.
pre nati o vissuti in grandi città o lontano dalla nostra Una tale ricchezza fa di Cupramontana un’officina
piccola regione. Eppure alla lettera B, voce “Bartolini, creativa di ieri, risvegliata dalle capacità artistiche dai
Luigi” dell’Enciclopedia Treccani una scheda scien- sette giovani marchigiani che oggi hanno deciso di
tifica fissa in maniera definita tra i maggiori incisori reinterpretare la collezione di Bartolini alla luce del
linguaggio contemporaneo.
italiani del Novecento il nostro conterraneo cuprense.
Si perché Bartolini è posto al pari del bolognese
Giorgio Morandi e del pisano Giuseppe Viviani “I musei, officine creative” è un progetto dell’Assonell’arte calcografica. Percorrendo le trame della sua ciazione “Sistema Museale della Provincia di Ancovita, scopriamo che proprio con Morandi ottenne il na”, con il partenariato di: Comune di Cupramontana,
massimo premio alla mostra di incisione a Firenze nel Comune di Falconara Marittima, Comune di Osimo,
1932, primo di una lunga serie di riconoscimenti. Fu Associazione MusicAncona, Scuola Internazionale di
presente a tutte le più importanti manifestazioni ar- Comics di Jesi, ARTES Società Cooperativa, Camera
tistiche del suo tempo; partecipò, su invito, sia come Work.
incisore sia come pittore a quasi tutte le edizioni della Il progetto si avvale del cofinanziamento della RegioBiennale di Venezia dal 1928 al 1962.
ne Marche – Assessorato alle Politiche Giovanili e AsLe sue incisioni dal segno schietto, immediato e puro sessorato alla Cultura, e della Presidenza del Consiglio
fermano e approfondiscono visioni ispirate dalla terra dei Ministri, Dipartimento della Gioventù e del Servie dalla campagna marchigiana che abbraccia Cupra- zio Civile Nazionale.
montana, sottolineano l’amore per gli animali, si fanno
specchio di una vita istintiva. Come Bartolini stesso www.imuseiofficinecreative.it
amava definire, le sue acqueforti rappresentano “un Info: www.musan.it, Numero Verde 800.439392
viatico con cui riesco a sopportare, schivare, superare i Ingresso mostra: Intero 2 euro, Ridotto 1.50 euro
Il vespaio suscitato dal ‘Don
Giovanni’ con cui si è inaugurata quest’anno la Stagione Lirica
lascia perplessi. Non poche proteste si sono sollevate da diversi
fronti. La minaccia più spesso
ascoltata sul versante del pubblico è l’intenzione di non rinnovare l’abbonamento alla prossima
Stagione Lirica e di non offrire
più in futuro un volontario sostegno economico alla Fondazione. Calma. Proviamo a ragionare sui fatti cercando di capire
soprattutto a chi giova o gioverà
un simile subbuglio.
Per la verità in passato c’erano
state avvisaglie a proposito di
qualche regia alquanto ‘stravagante’. Certe intemperanze, certe trasgressioni non erano state
molto volentieri accolte da chi
è dell’avviso che in uno spettacolo lirico ci debba essere coerenza tra forma e contenuto;
che pure un’opera non vada né
strapazzata né strumentalizzata
se non altro per rispetto di chi
l’ha prodotta e non può difenderla perché defunto da parecchi lustri. Non si è tenuto conto
di simili sensati giudizi; anzi, si è
rincarata la dose. E di pari passo, ovviamente, è cresciuta la disapprovazione fino ad arrivare a
quanto è di recente accaduto.
Stando così le cose non è fuori
luogo azzardare qualche previsione. Se nell’immediato futuro verranno a mancare, come
minacciato, sia il pubblico che
i sostegni economici dei privati, anche le risorse dall’alto
troveranno giustificazione per
Il poliedrico artista del Novecento Attenti al trabocchetto
non essere più erogate. Una simile anemia indebolirà allora
il Pergolesi a tal punto che, in
ristrettezze, sarà costretto a
chiudere i battenti: con buona
pace di tutti coloro, e sono tanti, che nel teatro e per il teatro
lavorano. Qualcuno comunque
si stropiccerà le mani; chi, cioè,
pensa solo a racimolare risorse
economiche per sanare danni,
debiti e incompetenza altrui o
vorrebbe che il teatro fosse adibito ad altri usi magari del tutto
estranei alla musica. Non è allora fuori luogo sospettare che
il recente, irriverentissimo ‘Don
Giovanni’ sia stato un trabocchetto in cui molti sono caduti
o rischiano di cadere: non solo
spettatori, ma anche maestranze e operatoti a tutti i livelli.
Saremmo contenti di questo?
Probabilmente no, sia perché la
lirica produce un indotto che
giova parecchio al territorio, sia
perché il teatro jesino ha sempre fatto onore non solo alla città, alla provincia, alla regione,
ma all’arte musicale nel mondo.
Se ci si rende conto allora della possibile esistenza di subdole
speculazioni tendenti a danneggiare o ridurre la sua attività è
necessario correre si ripari; non,
però levando inefficaci proteste
e voltando con indignazione le
spalle al teatro, ma avanzando
palesemente ed energicamente la
richiesta di bandire dal Pergolesi ‘scoop’ simili a quelli che hanno fatto scricchiolare quest’anno
le tavole del nostro palcoscenico.
Augusta Franco Cardinali
6 | psicologia_società
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
CHIARAVALLE:la missione di “Contempl-attivi”
Spiritualità come Dio
La mente e l’anima
Malala, la speranza
Interessante e particolare la presentazione del diario di
Etty Hillesum a cura di Alessandra Marcuccini, insegnante di religione presso il Liceo classico di Jesi, ospitata dalla parrocchia di Chiaravalle lo scorso venerdì
17.
La relatrice ha dipinto la protagonista a partire da
spezzoni del suo diario e ha voluto in particolare evidenziarne la componente umana: il rischio nel leggere
le testimonianze di tutti i grandi protagonisti della storia è quello di renderli evanescenti e di disincarnarli
idealizzandoli in una perfezione irraggiungibile. Ester
Hillesum è una donna come tante, con le sue contraddizioni e le sue paure, la sua spiritualità e le sue relazioni. Nasce nel 1914 in Olanda da una famiglia agiata,
in un clima culturale stimolante che la porta al conse-
Silvia Marcucci
di Federico Cardinali
In questi ultimi giorni hanno occupato
le cronache alcuni ragazzi. Lontani nella
geografia del pianeta, ma vicini per età.
Malala Yousafzai 17 anni, pakistana;
Vincenzo 14 anni, e un altro Vincenzo che
di anni ne ha 24, italiani. Malala riceve il
Nobel per la pace per la sua lotta in favore del diritto delle bambine e ragazze
all’istruzione. Vincenzo, di 14 anni, viene
violentato e ridotto in fin di vita dal ventiquattrenne Vincenzo, con la complicità,
più o meno diretta di altri suoi coetanei.
È difficile non cadere in luoghi comuni
e non fare del moralismo spicciolo e fin
troppo facile. Ma credo che fermarci un
momento a riflettere su questi fatti non
possa che aiutarci a guardare quali sono i
valori che sottostanno a episodi di questo
genere, senza cadere nel solito lamento
sul male dei nostri tempi.
Malala, una ragazzina pakistana, a quattordici anni viene aggredita da un gruppo
di talebani che le sparano alla testa. Ora
sono passati due anni da quel giorno. E
lei sta bene. La sua colpa: andare a scuola
e lottare perché tutte le bambine possano
andarci e ricevere l’istruzione cui ogni essere umano ha diritto. Ma secondo i talebani la sua è una lotta contro la legge del
Corano, e “chi lotta contro la sharia deve
essere punito con la stessa sharia”. Dei
talebani abbiamo sentito parlare spesso
in questi ultimi anni. Sono gli studenti
delle scuole coraniche (talib = studente).
Musulmani fondamentalisti, cioè fanatici,
che operano in Iran, Afghanistan e Pakistan, e che intendono imporre ovunque
la sharia, la cosiddetta legge coranica che,
secondo loro, sarebbe fondata sugli insegnamenti del Profeta.
Approfitto, di fronte a questa continua
confusione, per invitare i musulmani
veri a far sentire di più la loro voce. Per
dirci che, come si dissociano dai fanatici
del cosiddetto Stato Islamico (ISIS), così
essi rifiutano di riconoscersi in Boko haram o nei talebani. Abbiamo bisogno di
sentirci dire che l’islam non è violenza
verso gli infedeli (= i non musulmani)
né sopraffazione verso le donne. Che
il Creatore, che essi chiamano Allah, è
il Padre dei suoi figli e delle sue figlie.
E che tutti e tutte hanno la medesima
dignità. Fratelli musulmani, aiutateci:
di fronte a tanta violenza perpetrata in
nome del Corano, abbiamo bisogno di
sentire la vostra voce. Di veri credenti.
Ma torniamo a Malala. Perché lei ci
porta la voce della speranza.
Nella tradizione cristiana, la speranza è
considerata una forza (= virtù) che viene da Dio. Insieme alla fiducia (= fede)
e all’amore. Virtù teologali le diciamo.
Energia buona, cioè, che ci accompagna
nell’incontro con il Creatore. La speranza che ci porta Malala è la speranza
in un mondo migliore. In un mondo in
cui uomini e donne possano vivere insieme nel rispetto reciproco e nella condivisione di valori che parlano di Vita.
Vedere una ragazzina che a quattordici
anni sa lottare per difendere il diritto
all’istruzione e all’uguaglianza di genere, porta una grande luce in un tempo
in cui rischiamo di perderci nella confusione dei valori e nella superficialità
di un quotidiano, colorato certe volte di
vuoto.
Perché è a questo vuoto che, invece, rischia di portarci l’altro episodio suc-
cesso, negli stessi giorni, qui in Italia.
Alcuni ragazzi, tra cui un giovane ventiquattrenne, marito e padre di un bambino di due anni, per uno stupido gioco
hanno rischiato di ammazzare Vincenzo, un ragazzino di quattordici anni. La
sua colpa? Avere qualche chilo di troppo, quindi meritevole, non solo di essere preso in giro, ma di venire ‘gonfiato
ben bene’. Così si sono giustificati, con
tutta la loro stupidità, i suoi aggressori.
Stupidità aggravata dalle urla dei familiari di uno di loro che si sono precipitati a chiamare gioco un fatto di quel
genere. Come se fosse accettabile che
a ventiquattr’anni, per giocare, si possa
aggredire un ragazzino fino a ridurlo in
fin di vita. Ma tant’è, i genitori-educatori certe volte sembrano una categoria in
estinzione. Se pensiamo a quante volte
sentiamo di insegnanti aggrediti (a parole e non solo) da un padre o da una
madre quando il figlio riceve un votaccio o un richiamo disciplinare.
Ciò che è ancora più triste è che questa
brutta storia non è avvenuta in una nazione del terzo o quarto mondo. No. È
qui a casa nostra, in un paese che diciamo civile, che siamo capaci di esprimere tanta superficialità e di tanto vuoto.
Si dice che ci sono due modi di stare al
mondo: per costruire o per distruggere.
Non so cosa ne pensiate voi: a me non
piace ragionare in termini così assolutistici. Ma dentro simili fatti mi è difficile
trovare energia che costruisce.
Malala ci parla di speranza. Mi piace
pensare che il mondo sia pieno di giovani come Malala. Gli angeli del fango che
questi giorni hanno invaso Genova mi
confermano in questo pensiero.
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
Si ringrazia pensieriecolori.it onlus
guimento di due lauree, la prima in Giurisprudenza la
seconda in Lingue e Letterature Slave ad Amsterdam.
All’inizio della Guerra fa’ la conoscenza del chiropratico Julius Spier che diventa presto una delle persone
più significative della sua vita nonché suo amante. Sarà
proprio Julius a spingerla a scrivere un diario, stimolando un forte interesse per lo spirito in lei che era
agnostica; diario che lei stessa si preoccuperà di far
sopravvivere consegnandolo a un suo amico scrittore
per mano di un’amica. Muore nel 1943 deportata nel
campo di concentramento di Auschwitz.
Il Diario copre circa un anno e mezzo della sua vita dal
9 marzo 1941 al 7 settembre 1942. Il rapporto uomoDio viene sovvertito: è all’uomo che spetta di aiutare
Dio, e non il contrario, perché Dio non può sopravvivere se non nell’interiorità dell’uomo e non ha il potere di cambiare il corso della storia. È preservando lo
spazio di libertà che salviamo Dio e noi stessi. Anche
l’incontro con il prossimo viene profondamente rivalutato per diventare incontro di due possibilità divine.
Quando si ascolta l’interiorità dell’altro si instaura una
relazione “Dio a Dio”.
“La vita è profondamente buona nella sua inesplicabile profondità” così Etty in una delle sue pagine. Come
può un’ebrea che vive gli orrori della Shoah fare un’affermazione che sembra quasi ipocrita e ingenua? Qui
un’altra sfaccettatura della sua visione spirituale. L’uomo di fronte all’inarrestabilità della sofferenza deve
scegliere di trasformare il proprio essere in casa accogliente per Dio e per il prossimo perché il potere più
grande del male è quello di contaminare tutto ciò che
tocca.
E ancora “ Voglio essere un’unica, grande preghiera”:
la protagonista non può fare altro che soffrire, perché
se Dio non salva, almeno soffre negli uomini, insieme
a loro, in quell’interiorità di fronte alla quale non si
può che “togliersi i sandali”, detto con le parole di Papa
Francesco. Compito dell’uomo è l’espressione di “quel
pezzetto di eternità che ci portiamo dentro”, l’uso consapevole e attento della propria autonomia e soprattutto l’attribuire senso attraverso una costante analisi
di lettura del presente.
Etty Hillesum consegna un cammino spirituale e una
meta verso cui tendere senza lasciare che la violenza
distragga l’uomo dall’imitazione dell’amore incondizionato di Dio. Per dirlo con le sue parole “Una pace
futura potrà essere tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso- se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo(…), se avrà superato
quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso,
forse alla lunga in amore (…)”.
colloqui con lo psicologo
Anche le parole possono uccidere.
No alla discriminazione. L’altro è come me.
#migliorisipuò
Con il patrocinio di
In collaborazione con
vita_ecclesiale | 7
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
La chiesa locale
Il diario
del vescovo
Gerardo
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
La parola della domenica
Giovedì 23 ottobre
Ore 10: Incontro con CSI e Oratori
Ore 21: Mazzangrugno, Incontro di preghiera per la
missione giovani
Sabato 25 ottobre
Ore 10.30: Jesi, Convegno invalidi e mutilati di guerra
Ore 18.30: San Giuseppe, Ammissione fra i Candidati al
Ministro ordinato di C.A.
Domenica 26 ottobre
Ore 9.30: Parrocchia S. Francesco di Paola, Inizio Visita
Pastorale e S. Messa e Cresima
Ore 11.15: San Sebastiano, S. Messa e Cresima
Ore 19: Seminario, S. Messa con i Missionari della
Missione Giovani
Ore 21.30: Seminario, Incontro con i Missionari della
Missione Giovani
Lunedì 27 ottobre
Ore 21: Missione Giovani, Liturgia penitenziale
Martedì 28 ottobre
Ore 10-12: Visita past. a S. Francesco di Paola, Visita ai
malati in casa
Ore 15-19: Il vescovo riceve in Duomo per Confessioni o
colloqui
Ore 21.00: Missione Giovani, incontro di preghiera
Mercoledì 29 ottobre
Ore 9.30: Ancona, Assemblea dei Vescovi Marchigiani
Ore 16: Istituto Teologico Marchigiano, inaugurazione
anno accademico
Ore 19: Duomo, Missione Giovani, S. Messa e Mandato ai
missionari
Ore 21.30: Missione Giovani, Adorazione Eucaristica
Venerdì 31 ottobre
Ore 17: Parrocchia San Francesco, incontro con i Bambini
per la Festa dei Santi
Ore 18: Visita past. a S. Francesco di Paola, S. Messa
Ore 21: Parrocchia San Giuseppe, Incontro con i Fidanzati
Sabato 1° novembre
Visita Pastorale a San Francesco di Paola
Ore 9.30: S. Messa
Ore 11.30: S. Messa
Dal Vangelo
secondo Matteo (22,34-40)
Uno+uno=uno
Leggendo i vangeli, si scopre che Gesù
Maestro ha messo a punto un metodo un po’ strano per fare le operazioni
matematiche. Ad esempio, nel racconto
della “moltiplicazione del pane” afferma
di fatto che per moltiplicare bisogna dividere il pane (condividere). In altri testi
dice spesso a chi lo vuole seguire che,
per ottenere un risultato grande nella
vita, bisogna sottrarre. Basta ricordare
gli imperativi di Gesù: “lascia”, “taglia”,
“perdi”, “rinuncia”…). Ma anche con le
addizioni, Gesù non ci va liscio: risultano sorprendenti. Vediamo il vangelo di
oggi.
Al tempo di Gesù, nella religione ebraica si contavano ben 613 regole, precetti
(365 cominciavano col “no”, e 248 con
un “devi”). Poi c’erano centinaia di prescrizioni, pedanti fino all’esasperazione,
che riguardavano il “riposo del sabato” (corrispondente al nostro “precetto”
della domenica).
Gesù non si lascia imprigionare dentro
quella fratta di regole morali, liturgiche
e dottrinali.
Interrogato da un esperto delle legge
sacra, Gesù addiziona i comandamenti
insegnati in quel tempo. E sommando
il tutto - i 365 “no” con i 248 “devi”- ottiene 2 come risultato. La somma è
proprio due: amore di Dio e amore del
prossimo. Poi procede oltre, mettendo
insieme quei due comandamenti. E il
risultato finale è UNO. Quindi 1 + 1 =
1. Amore di Dio e amore del prossimo
sono la stessa cosa: formano un unico
blocco.
Noi ci troviamo in difficoltà con questa
matematica di Gesù. Noi riusciamo meglio con i numeri alti. Preferiamo una
serie di precetti vari, specifici, mescolati
insieme senza una priorità di valore.
Così alcuni precetti secondari diventano importanti e viceversa.; non riusciamo più a scorgere l’essenziale. Così
discutiamo di questi accanitamente,
mettiamo in croce chi non li osserva. Ci
incartiamo dentro queste regole, perché
ci danno sicurezza. Vogliamo sapere
tutto sul lecito e sul proibito in quella
sola materia, per certuni essenziale (per
esempio: il sesso). Invece l’essenziale ce
lo perdiamo. Gesù, con la sua stupefacente matematica, non ci consegna due
numeri, ma due volti. Anzi uno solo che
si riflette in milioni di facce: Una sola
presenza assente che ci fa rendere attenti a infinite altre presenze.
Ma - si obietta – non c’è niente di nuovo. Già nell’Antico Testamento esisteva
La splendida figura del santo di Pietrelcina
Domenica 2 novembre
Ore 11.30: Duomo, Missione Giovani, S. Messa di
ringraziamento
Ore 21: Episcopio, Lectio Divina
28 ottobre: Parrocchia San Francesco d’Assisi
Da alcuni anni la comunità parrocchiale si riunisce in chiesa
una volta al mese, alle 21, per un’Ora di preghiera e di adorazione, in cui l’ascolto della Parola, i canti, le invocazioni si
alternano a pause di silenzio per consentire l’offerta di sé e l’adorazione personale nell’intima comunione con Dio. Nel corso
del nuovo Anno Pastorale (2014-2015) l’incontro di preghiera e
di adorazione comunitaria si svolgerà insieme al Gruppo parrocchiale “Giovani famiglie”, la sera del quarto (4°) martedì di
ogni mese, a partire da martedì 28 ottobre (ore 21). (m.c.)
SETTIMANALE DI ISPIRAZIONE
CATTOLICA DELLA DIOCESI DI JESI
FONDATO NEL 1953
il comandamento primario dell’amore
di Dio. Già nell’Antico Testamento la
volontà di Dio si manifestava nell’amore al prossimo (vedi prima lettura
della Messa). La novità sta nel fatto
che Gesù somma insieme due precetti tutt’altro che nuovi: Dt. 6,4-8
e Lv. 19,18. Gesù salda, unisce i due
comandamenti (amare Dio e amare il prossimo) così strettamente da
renderli inseparabili. Per cui l’amore
(senza A maiuscolo) è la misura della fede. “CHI DICE DI AMARE DIO
CHE NON VEDE, E NON AMA IL
FRATELLO CHE VEDE E’ UN BUGIARDO” ( 1Gv 4,20). Allora esprimiamo il nostro amore a Dio non solo
quando preghiamo, o frequentiamo
i sacramenti, ma soprattutto quando
lottiamo per una società più giusta,
facciamo pulizia dentro e fuori di noi;
mostriamo rispetto e accoglienza verso chi è disprezzato, scartato; varchiamo la soglia delle solitudini; ci facciamo carico delle difficoltà del vicino di
casa….
Allora, cos’è più importante, cos’è l’essenziale? AMARE . Il “primo” atto di
fede in Dio è l’amore all’uomo. L’essenziale per la vita non è aderire a una
dottrina. L’essenziale ha sempre una
faccia ben visibile da amare.
JESI: IL GRUPPO SAN PIO NELLA PARROCCHIA DI SAN PIETRO MARTIRE
Ore 15: S. Messa al Cimitero
Voce
dellaVallesina
tutto il cuore, con tutta la tua anima
e con tutta la tua mente”. Questo è
il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo:
“Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i Profeti».
I farisei, udito che Gesù aveva chiuso
la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della
legge, lo interrogò per metterlo alla
prova: «Maestro, qual è il più grande
comandamento della legge?». Gli rispose: «“Amerai il Signore Dio tuo con
26 ottobre 2014
30A Domenica
del tempo ordinario
Ci sono testimoni così luminosi del Vangelo, che ricordarne
il nome è così semplice e familiare, che basta un pensiero,
una preghiera, un ricordo per far tornare alla mente la. loro
vita e la loro storia. Così è per la splendida figura del Santo
di Pietrelcina: Padre Pio. Il testimone fedele di Cristo che si
è santificato, santificato tanti suoi figli spirituali, seguendo
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Vittorio Massaccesi, Giuseppe
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Associato alla FISC
(Federazione Italiana Settimanali
Cattolici)
le orme del poverello d’Assisi. Ha profuso nel suo tempo il
buon profumo della Misericordia e dell’amore di Cristo. E se
anche oggi, ci raggiunge questo profumo, è grazie alla sua
corsa spirituale che non è stata vana. Un altro miracolo del
Santo è stato quello di far nascere nel mondo tanti gruppi di
preghiera intitolati al suo nome. Anche a Jesi il gruppo San
Pio da Pietrelcina ha commemorato la nascita al cielo del
Santo il 23 settembre scorso. Nella chiesa dei Cappuccini di
San Pietro Martire ci sono momenti importanti: l’Adorazione, la Santa Messa presieduta da padre Luigi Coppari dirigente dei Frati Minori nel Benin, e una suggestiva fiaccolata
davanti alla statua di Padre Pio. Si ricorda a tutti gli aderenti al gruppo e a chiunque voglia partecipare che gli incontri
saranno due: il primo sabato del mese l’ora di spiritualità alle
16,30; il terzo sabato l’adorazione Eucaristica e la S. Messa
alle 17,30.
Che il Santo continui ad accompagnare il nostro cammino
fino alle porte del Paradiso dove lui, come promesso, ci attende.
Questo numero è stato chiuso in
redazione martedì 21 ottobre alle 17
e stampato alle 18 del 21 ottobre.
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26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
“APOSTOLATO DELLA PREGHIERA” E MEMORIA DI SANTA MARGHERITA MARIA
Sorgente inesauribile d’amore
rivelato in Gesù, ma si rivela anche,
“Perché il Signore conceda pace alle
nel silenzio, a ogni persona che sia
regioni del mondo martoriate daldocile, umile e attenta; si rivela in
la guerra e dalla violenza”. “ Perché
modo che noi lo comprendiamo
la Giornata Missionaria Mondiale
con il cuore. Infatti sant’Agostino
risvegli in ogni fedele la passione di
dice che Gesù ci attira con il suo
portare a tuto il mondo il Vangelo”.
linguaggio d’amore». Ricordando
“ Perché i cattolici italiani diano il
Santa Margherita don Gerardo
loro contributo alla crescita della
fa notare la sua semplicità e chiacoerenza morale nella vita pubblica e privata”. Sono queste le
rezza nell’esprimere ciò che vede e
intenzioni di preghiera per il mese di Gesù e la Festa del Sacro Cuo- che sente: «In una lettera dice che
di ottobre, affidate dal Papa e dai re che si celebra il primo vener- il Cuore di Gesù è una sorgente
Vescovi all’associazione “Apostola- dì dopo il “Corpus Domini”. Alla inesauribile da cui scendono ininto della Preghiera”, presente e ope- preghiera e al pensiero spirituale terrottamente tre canali: miserirante in tutto il mondo allo scopo di don Vittorio è seguita la presen- cordia, carità, luce. E ci fa capire
di far conoscere, amare e imitare tazione, da parte di Lucina Longhi, che il Cuore di Gesù è un abisso
Gesù Cristo. Una spiritualità ca- del programma del nuovo Anno di bene, di gioia, d’amore, in cui
ratterizzata dalla devozione al Sa- sociale che si concluderà il 12 giu- possiamo riversare tutte le nostre
cro Cuore di Gesù che si esprime gno, con la Festa del Sacro Cuore. miserie e che ci permette di essere
nella preghiera quotidiana di “Of- Una novità accolta con gioia: Mar- testimoni del Signore».
ferta della giornata” (secondo le ta Mennini, a nome del Gruppo Un’eredità spirituale molto ricca
intenzioni del Papa e dei Vescovi) missionario, ha concordato con la ci viene da Santa Margherita da
e con la testimonianza della vita.
presidente AdP, per il 3 dicembre, accogliere lodando e ringrazianI soci e gli amici dell’Apostolato un incontro di preparazione al Na- do il Signore per le meraviglie che
della Preghiera della Diocesi di tale dei due Gruppi ecclesiali.
compie sempre. Con la sua vita la
Jesi, con l’assistente spirituale don
Santa esorta i fedeli, in particolaVittorio Magnanelli e la presidente “Ti benedico, o Padre...”
re i soci dell’AdP, a riconoscere il
Lucina Longhi, insieme ad alcuni Con il canto “Ti esalto Dio, mio primato della preghiera che deve
soci dell’Opera della Regalità, si Re....” è iniziata la Santa Messa, ce- orientare l’azione. Gesù ha detto:
sono incontrati nella sala-riunioni lebrata dal Vescovo Gerardo con “Senza di me non potete fare niente”
della parrocchia “San Francesco don Vittorio Magnanelli. Il Vesco- (Gv15,5).
di Paola”, nel pomeriggio del 16 vo, illustrando nell’omelia il signiMaria Crisafulli
ottobre, giorno in cui la Chiesa fa ficato di alcune parole-chiave di un
memoria di una grande mistica celebre brano del Vangelo di Mat- Il gruppo dell’Apostolato della Prefrancese, Santa Margherita Maria teo (Mt 11,25-30), ha detto: «“Ti ghiera si riunisce l’ultimo giovedì
Alacoque (1647-1690), Patrona benedico, o Padre”, “ti sei rivelato di ogni mese, nella chiesa di San
dell’AdP. Dalle rivelazioni avute ai piccoli...”: Gesù loda il Padre; di Francesco di Paola, con il seguente
dalla Santa a Paray-le -Monial, eb- Dio si può dire solo bene perché programma: ore17-18 Adorazione
bero origine la devozione al Cuore egli ama le sue creature. Dio si è eucaristica; ore 18 Santa Messa.
notizie_brevi
24 ottobre: incontro dei direttori
dei settimanali diocesani
L’incontro regionale Fisc (Federazione Italiana
Settimanali cattolici) si svolgerà a Macerata
venerdì 24 ottobre con ritrovo alle 10 presso
la Domus S. Giuliano. I lavori inizieranno alle
10.30 con il saluto di mons. Nazzareno Marconi,
neo Vescovo. All’ordine del giorno il resoconto
del consiglio nazionale Fisc a Roma (Contributi
all’editoria, prossimi appuntamenti Fisc, campagna
istituzionale “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”);
progetto sito web Cei-Fisc-Unitelm; progetto App
(versione digitale del giornale) e secondo meeting
giornali online di S. Benedetto del Tronto.
25 ottobre: incontro a Osimo
Sabato 25 ottobre alle 16.30 presso l’Aula Magna
di Palazzo Campana di Osimo prende il via il ciclo
di incontri “Viaggio nel Medioevo”, organizzati
dall’Istituto Campana per l’Istruzione Permanente
in collaborazione con l’Unitre-Osimo, con la
conferenza “C’era una volta il Medioevo”, tenuta
dal prof. Francesco Pirani dell’Università di
Macerata. Seguirà buffet con ricette medievali.
26 ottobre: convegno
Divina Misericordia
Domenica 26 ottobre al Palarossini di Ancona si
svolgerà il terzo congresso regionale dei “Discepoli
Divina Misericordia”. È una iniziativa dell’Agenzia
Shalom Viaggi con il nulla osta dell’Arcivescovo di
Ancona-Osimo. L’avvenimento che avrà inizio alle
8 e si concluderà con l’esposizione del Santissimo
Sacramento dalle 20 alle 21, sarà in diretta
streaming su www.guardacon.me Moderatore
della giornata sarà padre Gianfranco Priori,
rettore del santuario della Madonna dell’Ambro.
7 novembre: concerto nell’Ottavario
“Meditazioni sui Novissimi e sui Benefici di Dio” in
programma nella parrocchia San Francesco d’Assisi
a Jesi, venerdì 7 novembre alle 21 in occasione
dell’Ottavario dei Defunti. Un’interessante
occasione per vivere in spiritualità l’Ottavario
dei Defunti è quella curata dal dott. Donato Mori
- Storico dell’Arte Studioso d’Iconografia, e dal
maestro Marco Ferretti - Flautista Compositore.
La proposta mira a riscoprire la spiritualità
francescana vissuta e predicata da San Pietro
d’Alcántara dei Minori Osservanti Scalzi di Spagna
(1499-1562), attraverso l’ascolto delle Meditazioni
sui Novissimi e sui Benefici di Dio, rispolverate
dal Trattato dell’Oratione e Meditatione, composto
dal Santo d’Alcántara. La voce di Donato
Mori e la musica e il flauto di Marco Ferretti
accompagneranno i fedeli in un percorso tra “esame
di coscienza, precarietà della vita, morte, giudizio,
pene dell’inferno, fino alla beatitudine del Paradiso
e alla considerazione dei benefici che otteniamo da
Dio quotidianamente”.
7 novembre: ricordi del Novecento
Venerdì 7 novembre alle 21 presso la biblioteca
La Fornace di Moie l’ing. Giancarlo Carbini e
il prof. Cesare Bellini presenteranno il libro
di Franco Cascia: “Figure del ‘900 di Maiolati e
dintorni”. Ritratti di Alberto Borioni, Raffaele
Molinelli, Giuseppe Gaetti, Oscar Serfilippi,
Danilo Delpriori, Alfio Borgiani, Guerrino Cucchi,
un Cavaliere di Vittorio Veneto medaglia d’argento
della Grande Guerra e altri personaggi. Saranno
esposte opere pittoriche di Adelio Novelli autore,
tra l’altro della riproduzione del quadro “Natività
di Maria” di cui si parla nel libro. Il libro è
reperibile presso la Libreria Cattolica di Jesi.
Ricordo
5° Anniversario
Haylina Dydyk
Libero Stronati
Nata a Kalne-Kozova (UKR) il 27 dicembre 1981 e deceduta a Jesi il 2
ottobre 2014. Giovane mamma di
una ragazza di 15 anni, arrivata in
Italia tre anni orsono, ha svolto l’attività di badante, accudendo per ultimo un anziano signore gravemente
ammalato ultra novantenne, con dedizione e spirito di grande umanità.
Purtroppo la cara Halyna il mattino
del 2 ottobre, colta da un malore
nella casa dove prestava assistenza,
è stata soccorsa, ma appena giunta all’ospedale, ha cessato di vivere. Grandissimo è stato lo sconcerto
della famiglia sia per l’improvviso
evento che per la giovane età della
signora. Grande disagio anche per la
provenienza di Halyna: straniera e
lontanissima dalla sua terra ucraina.
Immediato e generoso è stato l’intervento dei familiari dell’anziano che
hanno manifestato un grande cuore
sia sotto il profilo umano che materiale. La solidarietà è tempestivamente emersa anche dalle connazionali che svolgono a Jesi e nei dintorni
l’attività di badante, per assicurare
un degno svolgimento del funerale
e per costituire una disponibilità finanziaria importante da destinare
alla famiglia di Halyna. Da questo
giornale, raccolta l’insistenza delle
connazionali ucraine qui residenti,
si vuole dietro forte e commossa richiesta della famiglia della carissima
Halyna, costituita dalla giovanissima
figlia, dalla mamma inferma e da
due fratelli, esprimere un profondo
e sentito ringraziamento per quanto
il datore di lavoro presso il quale la
cara estinta lavorava, ha fatto sostenendo tutte le spese del funerale
incluso l’onere per il trasferimento
della salma in Ucraina.
Ci manchi tanto, Libero, ma il tuo
ricordo ci dà la forza per affrontare
la vita come hai fatto tu. Ti vogliamo bene e ti sentiamo sempre accanto a noi.
Una santa Messa in memoria di Libero sarà celebrata il 26 ottobre
alle 18,30 nella chiesa di San Giuseppe a Jesi.
Anniversario
Franco Contadini
Caro Franco, è passato un altro anno
dalla tua scomparsa e continuiamo
a sentirti sempre vicino. Nella preghiera troviamo conforto nel pensare che sei vicino a tuo fratello Stefano e che insieme siete circondati
dall’Amore di Dio Padre misericordioso.
I genitori
Una Santa Messa in suo ricordo sarà
celebrata sabato 8 novembre alle 18
nella chiesa parrocchiale di San Benedetto a Pianello Vallesina.
Dal comune di Jesi
“Ho ricevuto l’istanza di alcuni
avvocati sulla nuova sede della
Caritas di viale Papa Giovanni XXIII” conferma il sindaco
Massimo Bacci che aggiunge:
“Ho già chiesto all’Area Servizi Tecnici di avere una informativa completa sull’intera
pratica amministrativa che è
stata adottata ed approvata
dal Consiglio comunale nel
2011 e dunque nel corso della
precedente legislatura. Ho per
altro avuto modo già di incontrare il Vescovo evidenziando il disagio
espresso da taluni su questa realizzazione. Il Vescovo - continua il
sindaco - ha accettato la mia richiesta di un incontro con i firmatari
dell’istanza. Di questa disponibilità lo ringrazio ed ho pertanto dato
disposizione che l’incontro sia presto convocato in Comune”.
pastorale | 9
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
LORETO: A UN ANNO DAL CONVEGNO ECCLESIALE REGIONALE
Il pericolo della cartastraccia
Mi fece una certa impressione, la
battuta di un prete (peraltro di
buona pasta, intendiamoci) riguardo al libro (ora introvabile)
degli Atti del 1° Convegno ecclesiale marchigiano del 1993: “Tutta
cartastraccia!”. Per dire che - pur
preparato con grande impegno e
coinvolgimento di teste d’uovo di
clero e laicato cattolico regionale
(partecipò alla fase preparatoria
anche il filosofo-teologo urbinate
don Italo Mancini) – di quell’evento rimasero in realtà solo poche
tracce. Personalmente ho sentito
un vescovo di primo livello esprimersi così: “Ci è servito se non altro a conoscerci e collaborare un
po’ di più fra noi (vescovi)!”. A dire
il vero, però, sarebbe un po’ pochino, la classica montagna che partorisce il topolino. Anche perché
i vescovi son soggetti anche loro
all’alternanza. Né ci si può consolare con la pur positiva, generale
ammissione che “è stata una bella
esperienza il solo ritrovarsi come
chiesa regionale”.
Ebbene, nella Pasqua di quest’anno no andava considerato come quasi
è stato diffuso un volume-mattone nato-morto, come già superato.
di ben 750 pagine con gli Atti del II Con tutti questi timori e perplesconvegno regionale (22-24 novem- sità insomma sabato 18 ottobre
bre 2013). Vi sono riportare non sono stati convocati a Montorso
solo le relazioni fondamentali, ma di Loreto 200 dei 700 partecipanti
anche tutti i saluti delle autorità, al Convegno del 2013. Gran prola cronaca delle giornate, gli inter- tettore è stato il santo del giorno,
venti, i grafici delle presenze, ecc: s. Luca, redattore di un vangelo
non manca niente. O meglio, man- che si prolunga in quegli Atti degli
ca il più: cioè le conclusioni ope- apostoli percorsi dal dinamismo di
rative per la pastorale nella nostra una chiesa tutta missionaria. Inregione. Come volume per l’archi- tanto si è messa una “pezza” allo
vio è ottimo, un po’ meno utile per slogan originale aggiungendo ad
quando ci chiediamo: ma ora cosa “Alzati a va’” un bergogliano “Una
dobbiamo fare in concreto? Anche Chiesa in uscita”. E i lavori sono
perché questo convegno manco stati scanditi come segue. All’inia farlo apposta è terminato nel zio quattro relatori hanno esposto
giorno stesso (24 novembre!) in i risultati delle sintesi dei quattro
cui papa Francesco firmava la sua “ambiti”: 1. chiesa in ascolto 2. chieormai citatissima esortazione pa- sa madre 3. chiesa famiglia 4. chiesa
storale Evangelii gaudium con cui missionaria. Su di essi avevano laimprimeva una poderosa spinta al vorato le 24 commissioni durante
rinnovamento della chiesa tutta. il Convegno 2013. Poi un esperto
Proprio lo slogan-programma di (don Paolo Asolan) ha offerto con
Ancona-Loreto “Alzati e va’!”. Per due sostanziose relazioni alcune
cui c’è stato qualcuno che ha te- chiavi di lettura mirate a collegare
muto che il convegno marchigia- “Loreto” con l’Evangelii gaudium.
CURSILLOS DI CRISTIANITÀ: CHIUSURA DEL 26° CORSO - DONNE
“Non dare tregua al Signore”
Ore 21 del 12 ottobre 2014. Nel Centro
Pastorale di via Lotto un folto gruppo di
Corsisti, insieme al Vescovo Gerardo, sta
aspettando il ritorno delle “nuove” sorelle,
Silvia, Lucia, Roberta e Paola, che hanno
vissuto l’esperienza del 26° Corso, a Maiolati, nella Casa Paolo VI. L’attesa è piena
di preghiera e di canti gioiosi. Eccole, arrivano finalmente cantando “De colores”
e l’assemblea le accoglie con uno scroscio
di applausi. Sono accompagnate dalla rettrice Elena Torelli con la sua èquipe e da
quattro sacerdoti: don Marco Cecconi (padre spirituale), don Giovanni Ferracci, don
Aldo Anderlucci, don Mario Massaccio. I
loro volti appaiono un po’ stanchi ma pieni di gioia perché stare tre giorni con Cristo ti rinnova la vita. A festeggiarli sono
venuti Corsisti da ogni parte della Diocesi,
ma anche da Camerino, Fabriano, Macerata, Senigallia, tutti ansiosi di ascoltare le
loro testimonianze e di prendere parte alla
loro gioia. Don Marco ha dato inizio all’incontro con la preghiera allo Spirito Santo
e con la lettura meditata dell’Inno alla carità di San Paolo.
Le testimonianze più toccanti, comuni un
po’ a tutti, sono state: la visita al Tabernacolo, esperienza unica in cui - nel colloquio a tu per tu con il Signore - l’anima si
spalanca facendo emergere le sue profondità più intime; il senso forte dell’amicizia
e la scoperta della comunione fraterna. Il
Vescovo, pur apprezzando le varie testimonianze, ha estrapolato le più significative
invitando i presenti a riflettere su tre punti: 1) Il senso di appartenenza alla Chiesa,
come comunità, come famiglia. Gesù è voluto passare per la Chiesa, attraverso noi.
Essenziale è non perdere mai il senso della comunità. 2) Il richiamo all’Eucaristia,
all’esperienza forte davanti al Tabernacolo, da cui ognuno ha ricevuto gioia, forza
e consolazione. Adorare Gesù seguendo
l’esortazione del profeta Isaia: “Non dare
tregua al Signore”. 3) Sentire la chiamata,
consapevoli che prima della nostra scelta,
c’è stata la chiamata del Signore. L’amico
che ti invita al Corso è soltanto un mezzo,
il Signore ci chiama per offrirci un dono e
i doni di Dio sono irrevocabili: non ce li toglie mai. San Paolo esorta così il discepolo
Timoteo:“ Se c’è stanchezza, ravviva il dono
di Dio che è in te”. Solo dall’incontro forte
con Gesù nasce il desiderio di comunicare
agli altri la nostra esperienza. Essere capaci di annunciare Gesù, a partire dalla famiglia. Evangelizzare è la grande sfida di
oggi. Gesù infatti ci ha detto: “Voi siete il
sale della terra e la luce del mondo”.
Infine il Vescovo ha benedetto e consegnato i crocifissi. La festa si è conclusa con la
Benedizione finale e il canto “Vittoria”: “...
Vittoria...,vittoria e gloria a Te, o Cristo
amico e Re!....” .
Raffaela Domenichetti
Foto Stefano Fantini
Sono poi seguite le discussioni per chigiane con lo scopo di vigilare
gruppi di diocesi (noi eravamo con sull’attuazione del convegno nelle
la vicina Senigallia) per favorire diocesi, sollecitandone la messa in
eventuali collaborazioni. Alla fine opera e tenendone desta la memodell’intensa giornata il nostro ve- ria. E se – ha concluso don Gerardo
scovo Gerardo, incaricato dall’epi- – realisticamente si deve riconoscescopato regionale a seguire l’attua- re che il Convegno non ha avuto
zione del Convegno, ha concluso i una grande risonanza a livello di
lavori con una breve ma sostanzio- base nella fase preparatoria, ora
sa sintesi. Intanto ha comunicato invece deve averne nell’impegno atche è stato istituito il SeRAC (sigla tuativo. Non si tratta di supina esepoco eufonica ma efficace che sta cuzione di norme giuridiche, bensì
per “servizio regionale attuazione di docilità a quello Spirito che parla
convegno”). Insomma una sorta di alla chiesa e la spinge sempre verso
organismo-sentinella composto da i nuovi orizzonti della missione del
23 rappresentanti (a livello di vicari vangelo.
generali e simili) delle diocesi [email protected]
10 | in_diocesi
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
INTERVISTA CON DON ASOLAN, INVITATO A LORETO SABATO 18 OTTOBRE PER IL CONVEGNO ALZATI E VA’
Avviare occasioni e cammini di conoscenza
Don Paolo Asolan è stato chiamato dalla Conferenza Episcopale Marchigiana a offrire il suo
contributo all’incontro del 18
ottobre a Loreto. Don Asolan ha
un’ampia e significativa esperienza maturata negli studi, nell’attività presbiteriale, nell’insegnamento e in luoghi di lavoro dove
ha sperimentato attività di pastorale sociale. Nato il 22 luglio
1967 a Cittadella (Padova) è stato
ordinato sacerdote il 15 maggio
del 1993; incardinato nella diocesi di Treviso ha svolto svariati
mandati di ministero, in particolare di responsabilità vicariale per
la pastorale sociale e del lavoro
(1993-1999). Attualmente, tra altri importanti incarichi, è consultore del Pontificio Consiglio Cor
Unum (2010) e Cappellano nell’azienda comunale ACEA di Roma
(2013). Gli abbiamo rivolto alcune domande per focalizzare alcune questioni che l’Evangelii Gaudium pone in rilievo per avviare
una nuova pastorale missionaria
nella Chiesa universale.
Il linguaggio di papa Francesco,
così peculiare e riconoscibile,
è considerato in grado di raggiungere più facilmente l’interiorità delle persone. Antonio
Spadaro, direttore di “Civiltà
Cattolica” lo chiama linguaggio
della prossimità e il vescovo di
Albano mons. Marcello Semeraro, nell’introduzione all’edizione dell’EG della San Paolo,
lo ritiene addirittura un modello da utilizzare nella nuova
evangelizzazione.
Concorda
con questi giudizi?
Diffido sempre delle semplificazioni: dovendo studiare ciò che
il Papa dice – non solo a Santa
Marta – ci si accorge in realtà di
più registri, naturalmente adeguati di volta in volta ai diversi
interlocutori. Ciò che colpisce
e va nella direzione che lei dice
sono le omelie e più in generale
i discorsi rivolti al popolo, dove
spiccano i tratti dell’immediatezza, dell’immediata comprensibilità (anche immaginativa), della
comprensione della vita concreta
e di ciò che la rende bisognosa
di essere compresa e vissuta alla
luce di Gesù. Molti hanno l’impressione, ascoltandolo, che il
Papa li conosca personalmente
e stia parlando proprio di loro.
Perciò mi commuove a volte riconoscere nelle sue parole e nel suo
stile attenzioni ed esperienze sottostanti che hanno a che fare con
vissuti dolorosi, difficili o tentati
dal ripiegamento su di sé. In questo senso è uno stile di linguaggio
proprio di chi ama la vita delle
persone cui parla, e questo è l’inizio di ogni processo di evangelizzazione. Nuova o vecchia che sia.
L’Esortazione apostolica giudica l’attività missionaria della
Chiesa la massima sfida e indica come esempio da imitare
l’esperienza
latinoamericana
per passare da una pastorale di
semplice conservazione a una
pastorale decisamente missionaria. Ne sarà capace la Chiesa
italiana?
Non sono un oracolo e come tutti
vedo elementi che farebbero rispondere di sì e altri che invece
potrebbero scoraggiare una prospettiva del genere. Il Concilio
stesso insegna che la chiesa è “per
sua natura missionaria”: una vita
che non circola, muore. La vita di
Cristo in noi ci è stata donata per
dare vita ad altri; questa è la radice della missione, tolta la quale
c’è morte, noia, e un’evidente incapacità di comprendere la necessità stessa della fede. Di fatto,
ancora vent’anni fa, a Palermo, il
Convegno nazionale si espresse
risolutamente per una pastorale
missionaria, affermando: “il nostro non è il tempo della semplice
conservazione dell’esistente, ma
della missione”. Dunque la riflessione è avviata da tempo in tutta
la Chiesa e nella Chiesa italiana
in particolare. Chi opera nel vivo
delle comunità cristiane lo sa,
come sa anche che se la diagnosi
è chiara e condivisa, non così la
terapia o il progetto circa il futuro – quest’ultimo da elaborare
nella piena e assoluta fiducia che
(come disse Giovanni Paolo II a
Palermo, in occasione dello stesso convegno) “a Cristo appartiene
il futuro non meno del passato”.
L’esortazione rappresenta un passaggio ulteriore, offre delle chiavi
per l’azione e soprattutto uno stile sul quale sarebbe importante
convergere. Certo, si tratta di una
conversione, e tutte le conversioni richiedono tempo, umiltà,
capacità di riconoscere i propri
peccati, esperienza della Grazia e
della redenzione del Signore. Sia
in quanto singoli, sia in quanto
comunità.
Il rinnovamento della Chiesa
emerge come un’altra esigenza insopprimibile, essenziale
per una coerente pastorale in
conversione. L’EG
richiama
l’appello al rinnovamento di
Paolo VI alla Chiesa intera, per
approfondire la coscienza di
se stessa. Il Concilio Vaticano
II ha presentato la conversione ecclesiale come l’apertura a
una permanente riforma di sé
per fedeltà a Gesù Cristo. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, qualsiasi nuova
struttura si corrompe. E’ la via
per una pastorale credibile?
A patto che non si riduca a uno
slogan retorico. La conversione non è un obiettivo esterno,
estrinseco, da raggiungere facendo cose. È un modo di essere
che consiste nel lasciarsi dare la
forma di Cristo, avendo del suo
mistero un’intelligenza sempre
maggiore, incarnandolo sempre
più nella vita quotidiana, così
come essa si presenta e ci è data.
In questo mondo e con queste
sfide, che sono la strada buona
sulla quale siamo stati posti a
camminare. In questo senso, abbiamo certamente bisogno della
Tradizione (non tutto il passato è improponibile o da buttare:
anche lì lo Spirito di Cristo ha
agito e ha dato forma alla vita
dei cristiani) non meno che del
futuro e della novità (lo Spirito,
scrive Paolo VI in Octogesima
Adveniens 37, “scompiglia senza
posa gli orizzonti dove la sua intelligenza ama trovare le proprie
sicurezze e sposta i limiti dove
vorrebbe chiudere volentieri la
sua azione”). Dovremmo sbilanciarci verso questa novità: questa,
in sintesi, potrebbe essere il senso
della “nuova” evangelizzazione.
L’aggettivo non è ornamentale.
Tuttavia con la cura che ci viene
dalla consapevolezza che nessun
corpo cresce per strappi, ma per
sviluppo interno. Questo lavoro
lo fa lo Spirito, noi lo possiamo/
dobbiamo assecondare con molto amore e molta fiducia. Egli sa
dove ci sta portando.
Come è possibile comunicare efficacemente alle persone
il cuore del messaggio di Gesù
Cristo? Papa Francesco mette
in guardia dai rischi che derivano, oggi, dalla velocità della
comunicazione e dalla selezione interessata dei contenuti che
estrapolano aspetti secondari
senza chiarire e spiegare il contesto. Tutto va sempre collegato
al nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza e attrattiva. Quali consigli offrire nel rapporto con gli
strumenti della comunicazione
anche nella scelta dei messaggi?
In realtà sono curioso di sentire
come il convegno risponderà a
questa domanda. Ne sono io stesso molto interessato. Ci sarebbero infinite risposte possibili a una
domanda del genere, e più in generale al posto che occupano oggi
per noi gli strumenti della comunicazione, i quali hanno prodotto
e vanno producendo una vera e
propria mutazione antropologica, cioè un diverso rapporto
dell’essere umano con se stesso, i
suoi simili e il mondo in generale. Dobbiamo cioè chiederci non
solo come noi possiamo usare
questi strumenti, ma anche - in
un certo senso - come essi usano
noi, come ci stanno manipolando
e come essi stessi siano soggetti a
un cammino di conversione. Resto del parere, tuttavia, che nelle
cose della fede nessuno strumento tecnico, nessuna comunità virtuale, possa sostituire la relazione
da persona a persona. La sola che
consente una circolazione di vita
e non solo di informazioni. Gesù
Cristo è un avvenimento che accade, ricordò molto bene papa
Benedetto all’inizio della sua prima enciclica: il che significa che
non è un’informazione che si trasmette con qualche bit.
Parrocchia, istituzioni ecclesiali, movimenti e associazioni,
quale cammino intraprendere
per aiutare un nuovo “fervore
evangelizzatore”?
Anche questa è una domanda alla
quale ogni diocesi immagino dovrà rispondere. Se posso suggerire una priorità, una “cosa” da attivare per prima rispetto ad altre, è
quella di avviare occasioni e cammini di effettiva conoscenza e fraternità tra cristiani, dove si riesca
a mettere in moto uno stile di riconciliazione e di effettiva amicizia. Questo sarebbe già un grande
risultato, un vero dono dello Spirito Santo. Il fervore, o meglio la
gioia dell’evangelizzazione, la capacità di vedere e amare il prossimo, hanno a che fare con esperienze concrete e non saltuarie di
condivisione, di passione per la
vita degli altri sentita (e non solo
intellettualmente saputa) come
propria, come parte della propria.
Sia ad intra che ad extra della
Chiesa. Ho l’impressione che nelle vostre diocesi si facciano molte
attività, ma che non sempre generino comunione, entusiasmo
o quel camminare insieme che
aiuta a portare lievemente i gioghi della vita e/o del ministero
pastorale.
Tra gli altri temi e questioni
per orientare una nuova tappa
evangelizzatrice, Papa Francesco indica l’omelia e la sua preparazione. Quale salto di qualità dovrebbe compiere tutta la
Chiesa per riportare l’immensa
potenzialità della Parola di Dio
al centro della sua azione?
Non mi stancherei di chiarire
che Parola di Dio è Gesù Cristo,
il Verbo fatto carne. Non si tratta
di mettere al centro un libro, ma
di eseguire quella sinfonia della
Parola di cui parla l’esortazione
Verbum Domini di papa Benedetto. Proprio in quel documento si
chiede di “animare biblicamente
la pastorale”: il che non significa
semplicemente attivare corsi biblici o portare il vangelo casa per
casa, o sostituire la Lectio divina
alle devozioni tradizionale. Anche questo! Ma questi casomai
sono strumenti grazie ai quali i
grandi paradigmi della storia della salvezza vengono conosciuti
e reinterpretati da noi, dalle nostre vite personali e comunitarie.
Sono vie per le quali il pensiero,
lo sguardo e il cuore del Signore
entrano e agiscono in noi. Perciò
l’omelia rimane fondamentale per
capire in che senso le Scritture
proclamate non solo parlino a noi
ma parlino di noi.
Colpisce il forte richiamo sulle modalità da seguire nella
pastorale missionaria, la quale
esige di abbandonare il comodo criterio del “si è fatto sempre così.” Occorrerebbero forti
ripensamenti e nuove scelte
creative. Quali suggerimenti potrebbero essere forniti su
questo aspetto essenziale per
una maggiore efficacia dell’azione della Chiesa?
Ne suggerisco due. Il primo è
smettere sempre più di ripetere
quello che si è sempre fatto; e non
per passare ad altro o a tutt’altro,
ma per discernere che cosa adesso generi l’incontro tra noi e il Signore, noi e i nostri fratelli. Che
cosa effettivamente ci fa crescere
nella carità verso Dio e verso il
prossimo. Credo che in tempi di
crisi il potere vada diffuso e non
concentrato, e che dunque sia necessario provare e verificare con
saggezza nuove esperienze. Non
solo provare: provare e verificare. Con quella saggezza che è figlia della carità. Il secondo è una
maggior apertura sui temi sociali,
sull’assunzione di quei problemi
che – non affrontati – impediscono, rallentano o rendono incredibile il cammino della fede. Tali
problemi noi li condividiamo con
tutta la gente alla quale siamo
mandati in missione, e non sono
mai solo risolvibili con soluzioni tecniche, perché di mezzo c’è
sempre l’uomo e il suo rapporto
con la società, con il lavoro, con
il denaro, con la cultura. Se non
ci misuriamo con questa vita
concreta, la fede resta sempre a
latere. Dobbiamo assumerne i
ritmi, le modalità, “avviare processi” come dice EG, e capire
che modelli di vita quotidiana il
vangelo è capace di esprimere in
queste nostre condizioni. Su questi ambiti siamo obiettivamente
latitanti, pur con generose eccezioni. Penso al lavoro delle vostre
Caritas.
Nell’incontro di sabato 18 ottobre lei avrà il ruolo significativo di “facilitatore”, di aiutare
le Chiese locali delle Marche a
concludere un itinerario snodatosi in due anni pastorali
per disegnare l’azione futura
dell’attività missionaria di una
Chiesa in uscita, pienamente aderente alle sollecitazioni
dell’Evangelii Gaudium. Come
affronterà tale compito e quali
indicazioni suggerirà ai Vescovi
e ai 628 delegati invitati al convegno?
Sono naturalmente sorpreso da
tanta fiducia. Ho letto molto del
lavoro che avete fatto al Convegno ecclesiale. Penso di poter
dare un piccolo contributo, e cercherò di individuare quello che di
essenziale e di comune si può ricavare da tanto lavoro e da tanto
confronto. Ci sto lavorando, confido nella vostra benevolenza.
a cura di Sauro Brandoni
pastorale | 11
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
TORNANO IN DIOCESI DON PAOLO RAVASI E PADRE GIOVANNI MARIA PER COLLABORARE A S. MARIA NUOVA, A PANTIERE E AL DIVINO AMORE
L’uomo dell’incontro che scende a valle, in periferia
Due nuovi sacerdoti sono arrivati in
diocesi accolti dal vescovo Gerardo
in un momento di estrema necessità di operai nella Vigna del Signore.
Dopo un periodo di discernimento
don Paolo Ravasi ordinato sacerdote
da padre Oscar Serfilippi il 6.12.1997
e padre Giovanni Maria Fregonese ordinato nella diocesi di Benevento il 29
settembre 1994, hanno deciso di dedicarsi alla Pastorale nella Diocesi di
Jesi. Entrambi hanno scelto di venire
a Jesi per i legami che avevano con
il territorio: padre Giovanni Maria è
stato nella Comunità Oasi della Pace
presente nell’ex convento dei Passionisti a Montelatiere (1994-1997) e don
Paolo Ravasi era nella Congregazione
dei Fratelli di Nostra Signora della
Misericordia che a Jesi gestisce il Collegio Pergolesi (prima per gli studenti delle medie e del liceo, oggi casa
per anziani). La loro scelta è derivata
dall’esigenza di essere sacerdoti in
mezzo alla gente: la loro formazione
specifica li ha portati a interessarsi
dei giovani o vivere in una comunità
monacale con una formazione di cui
ribadiscono comunque la validità. Seguito il cammino suggerito dal Vescovo Gerardo nel discernimento della
loro vita hanno scelto come servire
meglio la Chiesa, mettendosi a disposizione come Pastori che vogliono
incontrare il loro gregge. Padre Gio-
vanni Maria andrà nella Parrocchia di
Santa Maria Nuova; don Paolo Ravasi
nella parrocchia del Divino Amore e a
Pantiere.
Il messaggio di Papa Francesco di andare nelle periferie del mondo, di
interessarsi sempre più dell’uomo
condividendone le gioie, le sofferenze, impone ai sacerdoti di confondersi con il popolo di Dio. Ciò vuol dire
portare il messaggio evangelico nella
secolarità del mondo, vivere da vicino la quotidianità nella fatica della
condivisione, annullando la distanza
che alle volte è percepita tra la vita
reale e principi evangelici. Il sacerdote è l’uomo di Dio, l’incarnazione del
Mistero che lui rappresenta. È l’uomo
dell’incontro, della preghiera, dell’ascolto che non sta in cima al monte,
ma scende a valle, dove la fatica
del vivere riguarda anche lui perché
evangelizza nella condivisione con il
popolo, nell’essere vicino alla gente
si avvicina a Gesù che ebbe compassione di chi era venuto ad ascoltarlo.
Ricorda di quando i discepoli, arrivata l’ora del pranzo, presentando le
poche cose che avevano da dare per
sfamare un popolo in attesa, Gesù benedisse quei pani e quei pesci e diede
ordine di distribuirli. Il sacerdote è
l’uomo che continuamente distribuisce il pane di vita, per sfamare lo
Spirito che è sentito come esigenza
per chi ricerca, per chi sente che la
morsa della morte ha una sua salvezza nel credere al Salvatore. La Parrocchia è il luogo dell’incontro, della
comunità e dello Spirito che prega,
dove tutte le miserie umane hanno
una speranza, dove il sacerdote deve
cercare di comunicare il Mistero.
Auguriamo a don Paolo e padre Giovanni Maria di essere il seme che
muore ma che porta frutto, come
dice papa Francesco, di stare nella
periferia del mondo, e ogni giorno
innalzare canti di lode nel percorso
della pastorale diocesana. Siano sensibili e sappiano essere, per il popolo
loro affidato, padre, fratello, amico
di tutti, perché rappresentano lo Spirito di Gesù che anche quando era in
croce di fronte al richiamo sofferto di
chi stava morendo vicino a Lui, ebbe
compassione, dicendogli che oggi
stesso sarebbe andato in Paradiso.
Remo Uncini
Don Paolo Ravasi è nato a Vimercate (MB) il 26 luglio del 1965. Studi
e insegnamento nella scuola primaria e secondaria di secondo grado a Busnago (MI) e per quasi un
ventennio a Roma presso la Scuola
Pontificia PIO IX. Lettorato e Accolitato ricevuti a Jesi, è stato ordinato diacono (19. 4.1997) e sacerdote
(6.12.1997) a Jesi in Duomo dal
FESTA DELLA COMUNITÀ DI SANTA MARIA DEL PIANO
Don Paolo Ravasi
Vescovo P. Oscar Serfilippi al quale
da sempre è stato molto legato per
amicizia e cammino spirituale e che
lo ha coinvolto nella parrocchia di
Castelbellino Stazione.
A Roma ha avuto modo di lavorare
in parrocchia a Santa Maria delle Grazie alle Fornaci (vicino a San
Pietro in Vaticano) soprattutto per le
Confessioni e come presbitero di una
comunità neocatecumenale per circa 10 anni. Per don Paolo, tutto questo tempo, ricco di esperienze e di
doni di Dio, è un “tempo benedetto”.
P. Giovanni Maria ha frequentato
il biennio filosofico e il primo anno
di teologia nell’Università Pontificia
Salesiana a Roma; ha concluso gli
studi nell’Istituto teologico Madon-
Padre Giovanni Maria Fregonese
na delle Grazie a Benevento dove è
stato ordinato sacerdote il 29 ottobre ‘94 nel santuario di S. Lucia a
Sassinoro, nella Diocesi di Benevento. Vicario parrocchiale a Toffia, nella Diocesi di Sabina Poggio Mirteto
(Ri); parroco e responsabile del Santuario di S. Lucia a Sassinoro, nella
Diocesi di Benevento. Più volte in
missione in Brasile nella regione della Paraiba, nella diocesi di Quixadà.
Da vent’anni si dedica alla pastorale
famigliare nei luoghi dove risiede la
sua comunità religiosa. Il Vescovo di
Jesi lo ha nominato Vicario Parrocchiale di Sant’ Antonio di Padova a
Santa Maria Nuova e gli ha chiesto
di collaborare con il parroco a Collina e Mazzangrugno e nell’Unità
Pastorale.
RASSEGNA DI MUSICA PRÆCENTIO A SAN GIOVANNI BATTISTA
Una grande festa per Maria!!
Il patrimonio della tradizione musicale
Iniziata venerdì 10 ottobre,
la festa della parrocchia
di S. Maria del Piano, per
celebrare il mese dedicato
alla Madonna, ha visto numerose iniziative nell’arco
di due settimane circa. Ha
dato inizio il concerto d’organo di Nicola Procaccini
per la xx rassegna organistica “Suoni del passato”
dell’Associazione Organistica Vallesina di Staffolo. Il giovane musicista ha
eseguito brani di vari autori
con sobrietà, freschezza e
scioltezza, trasmettendo
forti emozioni agli spettatori. Nella stessa settimana
ci sono state le confessioni
dei parrocchiani e ha avuto inizio il catechismo con
i bambini che hanno poi
animato la S. Messa del
sabato sera, seguita da una
processione molto partecipata per le vie
del quartiere, la quale è terminata davanti
la chiesa e si è conclusa con la benedizione
dei bambini e dei ragazzi. In seguito si sono
ritrovati tutti nel teatrino parrocchiale per
condividere una cena in allegria e armonia.
La domenica seguente un pullman pieno di
parrocchiani è partito dalla chiesa di Santa Maria del Piano per Loreto. Durante il
viaggio i pellegrini si sono rivolti a Maria
con la preghiera dell’affidamento, per poi
recitare i vespri nella cappella del Salterio e
terminare con la S. Messa concelebrata da
don Luca e don Saverio.
Da questa settimana sono ripresi, sempre a
Termina l’Anno liturgico in corso (Ciclo A)
e inizia la fase “invernale”, legata all’Avvento (Ciclo B), della musica colta di Musica
Præcentio, curata e organizzata dal Direttore
artistico M° Mariella Martelli presso la chiesa jesina di San Giovanni Battista. Una realtà
culturale ecclesiale che vanta una tradizione
consolidata nella Diocesi, nata dalla collaborazione tra la Biblioteca Diocesana Petrucciana, la parrocchia retta da Mons. Attilio
Pastori, il Laboratorio Marchigiano di Musica
Contemporanea e il Coro “Cardinal Petrucci”
diretto dal M° Martelli.
Al pari di tanti altri carismi, Musica Præcentio
è da intendersi “un servizio al bene comune”,
come rilevava Papa Francesco in occasione
delle celebrazioni RAI (Sala Nervi, 18 gennaio
2014). Giunta alla XXII edizione, essa è stata
costantemente al servizio della Liturgia, secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II:
“La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che
eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente perché il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrante della liturgia solenne. Perciò la musica sacra sarà tanto
più santa quanto più strettamente sarà unita
all’azione liturgica, sia dando alla preghiera
un’espressione più soave e favorendo l’unanimità sia arricchendo di maggior solennità i
riti sacri” (SC 112).
Dopo il successo conseguito col concerto per
organo solista, tenuto il 4 ottobre scorso presso la Chiesa di San Bartolomeo in Brugherio
(MI), che apriva la Rassegna internazionale
ImagoMagi, il M° Martelli ha realizzato un
programma musicale ricco di novità e di alto
livello esegetico.
Nella solennità di Tutti i Santi (sabato 1° novembre, ore 11) sarà ospite il duo dei liutisti
Santa Maria del Piano, gl’incontri sulla Parola, tenuti ogni martedì dalla guida di don
Corrado Magnani.
La festa si concluderà con la celebrazione
Eucaristica per anziani e malati e con la
somministrazione del Sacramento dell’Unzione degli infermi, per chi lo desideri, poiché quella degli anniversari di matrimonio
è stata rinviata al 7 dicembre, vista la Santa Cresima che si terrà domenica 26 a San
Sebastiano. Una festa lunga e coinvolgente,
dunque, la quale ha permesso alla comunità di ritrovarsi per pregare e accrescere insieme la proprio fede.
Federico Maria Balestra
Francesco Schiro e Giuliano Lucini (Conservatorio di Pavia), che proporrà un repertorio
di brani inglesi e italiani della seconda metà
del Cinquecento. Il Coro “Cardinal Petrucci”
interpreterà brani coevi a quelli eseguiti dai
liutisti e altri di Canto gregoriano proprio del
giorno liturgico.
Un programma raffinato, questo in particolare, che dà ragione all’affermazione del musicista tedesco Paul Hindemith (1895-1963) secondo il quale «La musica, sotto qualsivoglia
suono o struttura si presenti, non è altro che
rumore senza significato finché non raggiunge una mente capace a riceverla».
Lunedì 8 dicembre, alle ore 11, solennità
dell’Immacolata, l’organo solista del M° Martelli darà spazio alle partiture di compositori
del Cinque-Seicento inglese, cui seguirà l’animazione liturgica del Coro tra cui spicca il
Pater Noster nel modo gregoriano.
Il Natale (giovedì 25 dicembre, ore 11) offre
una vetrina di autori italiani (XVI-XVIII sec.)
eseguiti dal violino di Francesca Landi, accompagnato dal basso continuo, alternato da
alcuni brani all’organo solista del M° Martelli. La parte affidata al Coro “Cardinal Petrucci” prevede anche alcuni testi del presbitero
spagnolo Francisco Soto de Langa (1608), uno
dei compositori più importanti coevi di San
Filippo Neri.
Unico appuntamento del 2015 è la solennità
dell’Epifania (martedì 6 gennaio, ore 11), utile per riscoprire tesori musicali appartenenti
a Scuole nazionali di tutta Europa, dal XII al
XVIII sec.: un repertorio eseguito raramente,
proprio del Tempo di Natale che finisce con
questa solennità e che per Musica Præcentio
rappresenta il termine dell’impegno musicale
avventizio e natalizio del Ciclo B.
Oreste Mendolìa Gallino
12 | arte_spettacolo
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
‘SOCIAL OPERA’: IN SCENA AL PERGOLESI I SAGGI DI FINE CORSO DI DUE LABORATORI TEATRALI
Incontro con Mozart: le magie del flauto magico
Domenica 12 ottobre sono stati
presentati al Pergolesi i saggi conclusivi di due laboratori teatrali,
‘Opera H’ e ‘La lirica non mente’.
Fanno parte del progetto Social
Opera 2013/2014 a cui ha aderito un gran numero di operatori
e collaboratori. Speriamo di non
dimenticarne nessuno: il Comune
di Jesi e quello di Maiolati Spontini; ASP (Azienda Pubblica Servizi
alla Persona); Asur, UMEA, Dipartimento di Salute mentale e Coos
Marche: tutti, naturalmente, sotto
l’egida della Fondazione Pergolesi
Spontini. A loro si sono aggiunti
il Liceo artistico ‘E. Mannucci’ di
Jesi che, nell’ambito del progetto
‘Banco di scena’, nuovo corso di
formazione in scenografia teatrale
e scenotecnica ideato da Massimo
Ippoliti e Paolo F. Appignanesi, ha realizzato le scene dei due
saggi ideati da Silvano Sbarbati
e messi a punto dal Teatro Pirata.
‘Il palcoscenico per star bene con
gli altri e comunicare’ è stato l’impegnativo progetto educativo che
ha coinvolto il mondo della scuola, della disabilità e del disagio
sociale. Sono stati necessari mesi
e mesi di addestramento per riuscire ad aprire il cuore e la mente
di quanti hanno voluto provare
l’avventura del palcoscenico. L’impresa, quest’anno, era particolarmente avvincente perché ad essere
elaborato è stato un capolavoro
di Mozart: ‘Il flauto magico’, una
fiaba musicale che, racchiudendo
significati simbolici profondi, può
essere diversamente comprensi-
bile da bambini e da filosofi. Del Disney. Diversamente dal film e
melodramma, il cui titolo è stato dalla fiaba però non è stata la scartrasformato ne ‘Il flauto magico… petta di cristallo a decidere la scela modo nostro’, il primo dei due ta di un principe goffo e tontolone.
brevi saggi ha sintetizzato gli epi- Tutto si è concluso comunque in
sodi del primo atto, commentati allegria nella cornice scenografica
dalla musica di Mozart e raccon- di un giardino immaginario in stile
tati da un attore che, fuori campo, naïf. A Mozart si è pensato di più
ha impersonato lo stesso compo- durante l’intervallo dei due saggi,
sitore. Gli interpreti si sono mossi quando due flautisti della Bansul palcoscenico con sicurezza e da Città di Jesi, Lucia Santinelli
affiatamento. Suggestiva la scena e Federico Spagnoletti, hanno
realizzata dagli allievi del Liceo eseguito alcuni frammenti dell’oArtistico ‘E. Mannucci’: un mostro pera. Bene: la musica è di per sé
terrificante con grandi ali da pipi- una molto efficace medicina dello
strello spiegate intorno al palco- spirito.
Al termine applausi a profusioscenico.
Nel secondo saggio l’opera mo- ne dal pubblico al palcoscenico e
zartiana è apparsa poco più di un viceversa. Che cosa è piaciuto di
pretesto. La ricerca da parte di più? L’esultanza degli interpreti,
Tamino della principessa Pamina felici di aver lavorato serenamente
era intrecciata con la fiaba di Ce- insieme nell’incontro con una munerentola, la musica di Mozart con sica meravigliosa.
quella dell’omonimo film di Walt
Augusta Franco Cardinali
PROMOSSA DALL’ASSOCIAZIONE DEI MUSEI D’ARTE CONTEMPORANEA ITALIANI FINO AL 2 NOVEMBRE
I giorni e le opere della Giornata del Contemporaneo
Dobbiamo essere nuovamente grati agli organizzatori delle mostre
disseminate nel centro storico, in
particolare all’operato intelligente
di Simona Cardinale. Il problema è
capire come poter passare dall’attimo in cui la città si ferma per interrogarsi sulla propria identità e memoria, a una promozione artistica
diffusa e meno ‘liquida’. Il problema
è come poter essere rigorosi in questo campo, visto il ruolo che l’arte
contemporanea può giocare nel
delicato passaggio a un modello di
società non più centrato sul manifatturiero.
Se l’arte è mimesi, Aristotele ricorda pure che la rappresentazione è
sempre figlia della conoscenza e
del piacere di conoscere. Per questo,
in una società come la nostra, definita da alcuni come società della
conoscenza, l’arte è conoscenza sui
generis intorno agli interrogativi
profondi di una collettività. Il dialogo tra l’artista e la comunità serve a
dare un’anima a un presente che rischia di alimentarsi solo di se stesso. L’ermeneutica pare la filosofia
migliore per tenere insieme rigore
della res politica e libertà creativa.
C’è da chiedersi se non sia questa
tensione alta, tutt’altro che liquida,
a dare un senso, o meglio un legame, alle tante cose che abbiamo
visto, disseminate tra la Pinacoteca,
il Palazzo dei convegni, il Palazzo
della Signoria e Palazzo Santoni,
compreso quel “Deposito in Gioco”
del Museo diocesano: un gioco per
famiglie per rendere il museo meno
museo. Interessante mi pare anche
quel legame affettivo che si sta instaurando soprattutto fra i tanti
giovani e gli artisti locali, alcuni
giovani emergenti, altri di consolidata fama. L’arte diventa così di
dominio pubblico, rompe il cerchio
di addetti a lavori, curatori, critici
militanti, esce da criptiche e concettuali gallerie, invade gli spazi
pubblici, si ritaglia uno spazio
di curiosa attenzione. L’estetica
diventa bene comune, per quanto la scuola l’abbia relegata fra le
pieghe dei programmi ministeriali -come puoi insegnare Storia,
Italiano, Religione cattolica una
pertinente educazione intorno al
bello, come possiamo pretendere
una vita con rigore se i nostri giovani sanno solo un po’ d’Inglese e
un po’ d’Informatica?
L’arte, non ultimo, rompe l’isola-
mento, lo spirito di campanile, allarga la visuale ad altre umanità.
Bene, dunque, aver persino spaziato con l’antropologa Yohanka Alfonso sulla componente rituale nella cultura cubana e direi caraibica
in generale (il 10 ottobre a palazzo
dei Convegni).
Fatta questa premessa, personalmente mi ha colpito favorevolmente la presenza di Andrea (the la materia diventa un Morpho LeSpider) Paleri a Palazzo Santoni. pidottero o la fotosintesi nel moAvevamo già avuto modo di atten- mento in cui la scatola s’illumina
zionare l’artista quest’estate alla davanti allo spettatore. Da qui il
Mole Vanvitelliana con i suoi dise- pertinente titolo dell’esposizione
gni e soprattutto i video d’incon- “Check your (f)light seat”.
tenibile, reiterata, allucinante e al Elegante e raffinata la proposta di
tempo stesso controllata espressivi- Elena Giustozzi (nella foto), ancora
tà. I suoi Lightbox sono scatole che sotto forma di lightbox. I suoi lavosi accendono illuminando sottili ri, come scrive Simona Cardinali,
pellicole ingiallite. I disegni richia- avviano “una profonda riflessione
mano i segni dell’arte arcaica incisa artistica sul processo di estinzione
nella roccia –come i misteriosi pe- dell’anima a partire da ritratti di fatroglifi di Sego Canyon nell’Utah. Il miglia fotografici trovati nella Fotosegno secco, incisivo, sicuro come teca digitalizzata della Biblioteca Coun mantra, ricorda anche la gra- munale Mozzi Borgetti di Macerata”.
fica di autori tedeschi come Hans Meno convincente Affondo la granBellmer (del resto il giovane artista de scultura di Massimo Ippoliti,
anconetano ha studiato pure alla posta nel cortile del Palazzo delStadeschule di Francoforte). Qui a la Signoria, omaggio non proprio
Jesi prevale però la cifra di un’arte riuscito, nella sua prevedibilità e
biomorfica ed entomologica, dove incertezza formale, al mondo della
scherma. Spostandoci al Palazzo
dei Convegni, in realtà sempre più
degradato contenitore per mostre
di difficile leggibilità e razionalità,
mi preme segnalare, oltre i maestri Dondero e Cemak, ancora una
volta gli intelligenti lavori di Guglielmo Girolimini, così affascinato
dall’estetica del frammento, della
tessera che rifrange la realtà, sebbene spesso campeggi una sfera
solare, quasi a garantire una trascendente unità. Che dire poi della
potente visionarietà di Gino Sampaolesi? Qui mi ha particolarmente
colpito il suo forte Argo a Largo, dipinto a grandi pennellate su un separé. Un’opera davvero interessante,
tenendo conto che, come affermava E. Delacroix, solo i veri maestri
sanno interessare.
Gabriele Bevilacqua
vallesina | 13
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
SAN PAOLO DI JESI: le giornate della “Festa del vi’ de Visciola”
ACLI A LORETO: c reare prossimità, fare cultura
I bambini stipulano il “Patto di adozione” LEFermare
il declino del Paese
Un modo per avvicinare i giovani alle tradizioni e all’agricoltura.
È stata anche questa la valenza
del progetto “Adotta un visciolo” portato avanti dal Comune
e dalla Pro loco di San Paolo
di Jesi, in collaborazione con
l’Istituto comprensivo “Beniamino Gigli”, nell’ambito dell’ultima edizione della “Festa del vi’
de Visciola” in programma nel
weekend a San Paolo di Jesi.
Una manifestazione, quella che
ha portato nel piccolo centro
collinare migliaia di persone, da
tutta la regione, che si carica
di tante valenze e guarda ad un
preciso obiettivo: partire dalla promozione e valo- loco e piantumate in spazi pubblici, parchi e terreni
rizzazione di un prodotto di eccellenza del territorio, comunali. L’iniziativa “Adotta un visciolo” è stata idecome il vino di visciola, per farne un veicolo di rilan- ata dall’agronomo ed ex assessore comunale all’Agricio e di sviluppo dell’economia. Un modo, insomma, coltura e alle Attività produttive Angelo Zannotti, che
per guardare al futuro con uno slancio positivo. Ecco è entrato nelle classi, nelle scorse settimane, proprio
allora l’idea di collegare la manifestazione ad un pro- per spiegare ai bambini il significato e l’importanza
del progetto.
getto che coinvolgesse le nuove generazioni.
La presentazione c’è stata sabato 18 ottobre, nella Sala “È stato davvero bello – ha raccontato Zannotti – veconsiliare del Comune, durante il convegno dal titolo dere l’entusiasmo e l’interesse dei ragazzini. Hanno
“Adottare una visciola per far crescere un’educazione”. capito il valore delle tradizioni, cos’è la genuinità dei
L’incontro è stato aperto dai saluti del sindaco Sandro cibi e il rispetto per la natura. E visto il riscontro, c’è
Barcaglioni, del vicesindaco Massimiliano Cesaroni e da essere davvero soddisfatti”. Accompagnati dalle indell’assessore comunale Stefania Gasparini. In un’aula segnanti, da Zannotti e dal vicesindaco Massimiliano
consiliare gremita di bambini della scuola primaria, il Cesaroni gli alunni hanno piantumato e posto delle
primo cittadino si è rivolto a loro invitandoli a riflette- targhette con i propri nomi nelle piante di visciolo.
re sul fatto che “una pianta è come un’opera pubblica E sabato, al termine del convegno, c’è stato l’atto finale,
con la consegna ai bambini, da parte del sindaco, del
che va seguita e coltivata”.
Ad introdurre il tema e moderare l’incontro è sta- Patto di adozione del visciolo, che recita: “Mi impegno
to Angelo Zannotti. Molto interessanti gli interventi ad accudire la pianta di visciolo contrassegnata con
dell’enologo Dino Porfiri sul processo “Dal frutto al il mio nome. Sarà mio dovere farla crescere vigorosa e
vino di visciole” e di Maria Luisa Cascetti, dirigente non fargli mancare acqua e concime, e toglierò le erbe
scolastico dell’Istituto comprensivo “Beniamino Gigli”, infestanti attorno a lei. In compenso delle mie cure poche ha sottolineato come “seguire la pianta adottata trò raccogliere tutte le visciole che la pianta produrrà”.
servirà a prendersi cura della propria terra. Ciò ha Firmato: sindaco Barcaglioni e il nome di ogni bamuna valenza educativa considerevole, ben compresa e bino.
sostenuta dai genitori”. La Festa della visciola ha coin- Intanto la Festa della visciola si chiude con un bilancio
volto, quindi, in un modo del tutto speciale, una cin- molto positivo in termini di presenze e di gradimenquantina di bambini del paese. Hanno lavorato insie- to del pubblico, che ha partecipato ai concerti e alle
me con le insegnanti al progetto per diventare custodi tante iniziative, ma anche affollato le locande, ricavate
e tutori delle piante di visciola acquistate dalla Pro nel cuore del centro storico addobbato a tema.
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Cattolica di Milano, e da Benedetta
Polini, dell’Università Politecnica di
Ancona, che stanno curando per le
Acli delle Marche una ricerca
sulle relazioni familiari. I risultati dei due laboratori sono
stati poi discussi con Giovanni
Santarelli, dirigente della Programmazione sociale della Regione Marche.
La ricerca delle Acli marchigiane su Giovani, lavoro e famiglia proseguirà nei prossimi
mesi tramite un questionario
elaborato da Colombi e Polini,
ma intanto dal lavoro svolto a
Loreto sono già emerse alcune indicazioni importanti per
le Acli e per tutto il mondo
dell’associazionismo: occorre
una assunzione di responsabilità che coinvolga tutti i luoghi
(i duecento Circoli nel caso
delle Acli marchigiane) e gli
strumenti che le associazioni
hanno a disposizione; bisogna
tornare a produrre pensiero e
a fare cultura per contrastare la
cultura individualista e consumista oggi dominante; è necessario, infine, ricucire relazioni,
sostenere esperienze di prossimità, produrre nuove sintesi e
in questo modo costruire insieme il futuro, dando speranza a
un Paese che ha imboccato la
strada del declino non solo a
livello economico, ma anche a
livello culturale e sociale.
I
PER
Si è tenuto a Loreto nei giorni
11 e 12 ottobre il
tradizionale
corso di formazione
delle Acli marchigiane,
incentrato quest’anno sul tema “Responsabili insieme”. Il corso
si è aperto con una relazione
di Emiliano Manfredonia, responsabile nazionale dello
Sviluppo associativo, dedicata al tema “Costruire insieme
il futuro”. Aprirsi al cambiamento, ascoltare i bisogni del
territorio, acquisire capacità
di progettare, fare rete e dare
speranza: queste alcune delle
indicazioni contenute nella relazione di Manfredonia.
Nella seconda sessione, dopo
una relazione sui Settanta anni
dell’Associazione tenuta da
Marco Moroni, coordinatore
del Centro Studi Acli Marche,
i partecipanti al corso hanno
affrontato in tre laboratori il
tema di una migliore integrazione di sistema: anche nelle
Marche le Acli sono una galassia di associazioni e di servizi
che devono integrarsi meglio
per riuscire a rispondere in
modo più efficace ai bisogni
del territorio regionale.
Il 12 ottobre la terza sessione
è stata dedicata al tema “Famiglia, giovani e lavoro”. Introdotta da Fabio Corradini,
responsabile dell’Ufficio Welfare e politiche sociali delle Acli
regionali, la sessione si è aperta
con due laboratori guidati da
Massimiliano Colombi, socio-
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14 | attualità
JESI
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
IL PALAZZO E DINTORNI
ASSEMBLEA AL CENTRO CULTURALE ISLAMICO AL-HUDA
Convivenza e integrazione
Non disturbare i quartieri alti
Un mio familiare mi riferisce che nel quartiere attorno al Centro Pastorale (seminario di via L. Lotto) qualcuno sta raccogliendo firme di protesta a proposito
della costruzione del nuovo edificio per la
Caritas di Jesi lungo il viale papa Giovanni
XXIII, sul terreno di proprietà della diocesi. La stampa di oggi conferma detta voce.
A questo punto devo dedurre che la notizia è vera e che si fonda sulla “deprecabile”
iniziativa di aver abbattuto tanti pini e anche sul fatto che il costruendo edificio non
sarà una bella villa per nobili e benestanti,
ma Centro di Accoglienza per immigrati in
cerca di un primo orientamento, in cerca di
aiuto, in cerca di lavoro, in cerca di un letto
di emergenza per qualche notte. Ma possibile che i poveri e i diseredati – soprattutto
molti immigrati – debbano “circolare” in
questa nostra zona così bella, così ampia,
così piena di verde e di ville con giardini
così ben ordinati? Sarà il caos! E poi tutta la
zona subirà un deprezzamento! Poveri soldi
nostri e povera pace nostra.
Io non ho avuto modo di leggere la petizione (pare che ancora non si sa chi siano
i promotori), ma penso di non essere lontano dal vero nell’indovinare le preoccupazioni e i pensieri di chi tanto si affanna per
cacciare via la Caritas proprio dove solo
la intitolazione del viale potrebbe essere
(o dovrebbe essere?), un invito all’abbraccio di tanti fratelli che già soffrono le pene
dell’inferno nell’Aldiquà.
Ecco: l’abbraccio proprio non si chiede,
non si può chiedere a chi promuove e a
chi firma una tal petizione. Si chiede solo
lo sforzo di guardare avanti, di capire che
quelle persone – sono persone! – che vor-
rebbero rimanessero nei quartieri bassi,
fra qualche decennio saranno maggioranza in Italia (entro il 2060 secondo gli studiosi di statistica). E saranno presenti dappertutto. Il mondo va verso il meticciato a
passi rapidissimi. Cercar di fermare questa
realtà – che piaccia o non piaccia – è pura
illusione. A meno che chi la pensa così
non viva sulla luna.
E allora? Allora la cosa più bella è incominciare ad educare noi stessi e, più ancora, i nostri figli e i nostri nipoti, a vedere
un amico, anzi un fratello in tutti quelli
che non sono italiani, soprattutto in quelli che sono sbandati, poveri, bisognosi di
tanto. Tutti noi (o quasi), siamo veramente egoisti e chiusi di fronte all’immigrante. Per cui che ci sia qualcuno, al posto
nostro, che li accoglie, che li aiuta, che li
comprende, che li ama dovremmo essere contenti e grati. Questo qualcuno è la
Chiesa di Jesi, sono i tanti generosi che in
modo del tutto volontario e convinto danno qualche ora del loro tempo. Saremo,
magari, anche noi e quelli che firmeranno la carta che, non potendo dare un aiuto
concreto alla futura Caritas di viale papa
Giovanni, daremo un modesto obolo o un
qualche vestito di troppo o un paio di scarpe semi-nuove.
Non è questo forse il modo migliore per
affrontare il difficile avvenire che attende i
nostri figli e i nostri nipoti? Perché ingannarli e non far conoscere la realtà?
Tanto più che la petizione, oltre ad allarmare inutilmente senza alcun motivo vero,
non potrà essere presa in considerazione
dal sindaco per mille e un motivo.
Domenica 19 ottobre nel Centro sociale di
San Giuseppe, di fronte alla palestra Carbonari, si è tenuta l’assemblea dei musulmani
residenti Jesi e provenienti da diversi paesi
del mondo con la partecipazione del vice
sindaco Luca Butini. Il tema della convivenza a Jesi è stato presentato a un’assemblea di
oltre duecento cittadini musulmani, alcuni
con gli abiti tradizionali della loro cultura,
che in religioso silenzio hanno partecipato,
con una forte esigenza di essere integrati in
una società come la nostra. Il vice sindaco,
oltre a portare il saluto del sindaco Bacci e
della giunta, si è impegnato a trovare una
soluzione per la Moschea. Questa esigenza parte dalla impraticabilità di quella che
stanno usando nei locali in via Erbarella,
troppo vicina alla strada e senza possibilità
di parcheggio e di accoglienza per le famiglie con bambini. Hanno sottolineato come
la loro tradizione religiosa sia fortemente
incarnata nel vissuto quotidiano e come si
sforzino di vivere al meglio il tempo del Ramadam e la festa finale e la ricorrenza del
sacrificio di Abramo. Hanno discusso di
diversi problemi, non ultimo quello della
mancanza di lavoro che perdura da diverso
tempo. Si percepisce una grande solidarie-
Dalla Fondazione Crj all’Asur Marche
notizie_brevi
Rischio idrogeologico
Confartigianato per gli imprenditori
Saper presentarsi, e saper presentare la propria attività o una idea particolarmente innovativa a
clienti e potenziali investitori richiede all’imprenditore un mix di competenze. Confartigianato
organizza a Jesi mercoledì 22 ottobre presso la sede di via Pasquinelli 2/a alle 21 il workshop “Il
Pitch: modalità e tecniche per una efficace presentazione degli asset aziendali a potenziali clienti, investitori o partner”. Pitch è un termine mutuato dal baseball da cui riprende il significato di
lanciare la palla, in questo caso una idea, nell’obiettivo che venga accolta favorevolmente. Per la
realizzazione di questo evento la Confartigianato si avvale della collaborazione e dell’esperienza di
Michele Luconi, Presidente della internet company E-xtrategy di Monsano, che illustrerà metodi e
esperienze di successo realizzate nelle aziende clienti.
R.U.
PASSAGGIO DI PROPRIETÀ DEL BLOCCO OPERATORIO DEL “CARLO URBANI”
v.m.
Il Ministro dell’Ambiente ha sottoscritto il 14 ottobre scorso l’Atto Integrativo all’Accordo di Programma sulla mitigazione del rischio idrogeologico nella Regione Marche. «Esprimo grande apprezzamento – dichiara l’onorevole Piergiorgio Carrescia - per la conclusione di una vicenda che nei
mesi scorsi era stata oggetto anche di una mia interrogazione parlamentare per sollecitare il Ministero alla rapida conclusione dell’iter. La firma dell’Atto integrativo consente ora di dare seguito,
fra gli altri, anche agli interventi per la cassa di espansione, prevista a Bettolelle-Brugnetto, per
la difesa di Senigallia dal rischio di alluvioni, un’opera fondamentale per evitare il ripetersi di quegli eventi che purtroppo, nei mesi scorsi, hanno pesantemente colpito quel territorio». L’Accordo
di programma, ora integrato, prevede alcune decine di interventi contro il dissesto idrogeologico
nelle Marche, per una spesa complessiva di circa 42 milioni di euro che, mi auguro, possano essere
tutti rapidamente utilizzati.
tà tra di loro a partire dalle relazioni che si
svolgono nel rispetto: la religiosità, dal saluto al parlare, è fondamentale e tutto viene
visto nella misericordia del loro Dio. Erano
presenti uomini con bambini vestiti con le
loro tuniche. La convivenza è diventato il
loro problema più importante, perché vogliono integrarsi, vogliono che i loro figli
vadano nelle nostre scuole, si vogliono radicare in una società che offre spazi di libertà e di concretezza del futuro. Provengono
spesso da paesi martoriati dalla fame e dalla
guerra ed hanno sempre la paura di essere
stranieri. Hanno il consigliere straniero aggiunto in Consiglio Comunale. Il vice sindaco si è dimostrato accogliente quando
prendendo la parola per il saluto ha voluto
sottolineare l’importanza della loro presenza che è un arricchimento culturale, sociale
e umano per tutti e li ha invitati a integrarsi
sempre più.
Nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium” al n. 253, il papa ha il coraggio di dire:
«Noi cristiani dovremmo accogliere con
affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam
che arrivano nei nostri Paesi!».
Il 21 ottobre alle 10 presso la sede della
Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, si è
perfezionato con la sottoscrizione dell’atto
notarile da parte del Presidente della Fondazione, Alfio Bassotti, e il direttore generale
dell’Asur Marche, Gianni Genga, il complesso e articolato iter che ha condotto alla
donazione da parte della Fondazione CRJ
del blocco operatorio a servizio del nuovo
Presidio Ospedaliero “Carlo Urbani” di Jesi
all’Asur Marche.
Ultimati i lavori per la realizzazione, il blocco operatorio è stato presentato ufficialmente il 5 luglio scorso. Successivamente
nel corso dell’estate sono state condotte, e
concluse positivamente, tutte le verifiche di
conformità e i collaudi funzionali sulle complesse tecnologie sanitarie e impiantistiche
presenti all’interno delle sale operatorie. Lo
scorso 16 ottobre è stato emesso il certificato finale di collaudo tecnico dell’intera opera, attestante che i lavori, eseguiti dall’ATI
guidata dalla Società DRAEGER
MEDICAL ITALIA S.p.A., sono
stati completati in ogni loro parte, eseguiti a regola d’arte, aderenti alle normative sanitarie
vigenti e perfettamente funzionanti. Il nuovo blocco operatorio, interamente finanziato dalla
Fondazione Cassa di Risparmio
di Jesi e dalla stessa appaltato con procedura ad evidenza
pubblica cui hanno partecipato
i 3 leader mondiali del settore, è
costituito da sei sale chirurgiche
con annessi accessori e servizi, di cui cinque
completamente attrezzate con tecnologie
all’avanguardia.
Il contenuto tecnologico voluto dalla Fondazione CRJ per il blocco operatorio di Jesi
è oggettivamente poderoso e caratterizzato
dalla cosiddetta “alta integrazione” dell’intero blocco, ovvero perfettamente allestito per
la registrazione e la distribuzione streaming
di tutti i segnali video 3D presenti in una sala
operatoria dedicata ed allo scopo attrezzata. Ciò darà sicuramente ulteriore impulso e
maggiori performance alle attuali e moderne tecniche laparoscopiche, già diffusamente impiegate da anni dalla chirurgia jesina.
Tale donazione, del valore complessivo di €
2.650.000 consentirà certamente di garantire
la piena e razionale funzionalità del nuovo
ospedale cittadino, a oggi già parzialmente
operativo, e che entro il mese di novembre
vedrà la sua definitiva entrata in funzione a
pieno regime.
sport_tempo libero | 15
Voce della Vallesina | 26 ottobre 2014
SCHERMA:Prova nazionale il 4 e 5 ottobre alla fiera di Como
GRANDE SUCCESSO AL VILLAGGIO DELLO SPORT DEL CSI
La stagione 2014/15 del Club Scherma Jesi è iniziata subito alla grande.
Nella prima prova nazionale di fioretto femminile che si era svolta il 4
e 5 ottobre alla fiera di Como, il sodalizio jesino aveva monopolizzato
il podio: Elisa Di Francisca, Valentina Vezzali e Claudia Pigliapoco avevano guardato dall’alto tutte le quasi
trecento partecipanti.
Nella finalissima della prova in terra
lombarda era andato in scena l’ennesimo derby tra Di Francisca e Vezzali; un
incontro molto tattico, caratterizzato da una
scherma di attesa e di studio, come avviene
spesso tra avversarie che si conoscono molto bene. A gioire alla fine era stata Elisa con
uno striminzito sei a cinque al termine del
tempo massimo. Nel suo cammino la campionessa olimpica di Londra 2012 aveva eliminato agevolmente tutte le sue avversarie,
mentre per la Vezzali la strada verso la finale era stata più complicata: nei quarti aveva
battuto 15 a 12 Martina Batini, argento agli
ultimi mondiali a Kazan ed in semifinale
aveva superato indenne il derby con un’ottima Claudia Pigliapoco (15-8), giunta poi
terza.
Questo risultato, unito ai buoni piazzamenti delle altre ragazze del Club Scherma, non
può che rendere soddisfatto il presidente Alberto Proietti Mosca. «A gioire di più è stato l’intero corpo docente - aveva affermato
- che ha visto premiato il proprio lavoro in
sala a partire dalla preparatrice atletica Annalisa Coltorti, alla maestra Giovanna Trillini che allena la Di Francisca, a Doriana Pigliapoco che allena la Vezzali e alla maestre
Proietti e Sparaciari, che oltre ad allenare
Claudia Pigliapoco allenano anche tutte le
altre partecipanti». Nella classifica finale
“Posso giocare anch’io?”
Dopo aver guardato per
un po’ i loro figli a bordo campo, i genitori non
hanno potuto resistere. Il
risultato? Bambini, ragazzi e adulti spalla a spalla,
dentro lo stesso campo,
dentro la stessa sfida… almeno nei giochi in cui era
materialmente possibile.
Questo racchiude il cuore
dell’avventura jesina del
Villaggio dello Sport, allestito dal Centro Sportivo Italiano in Piazza
della Repubblica sabato 18 ottobre dalle 15
a mezzanotte e domenica 19 ottobre dalle 9
alle 22. Una quasi non-stop che cade in un
anno di doppia coincidenza, in cui Jesi festeggia il riconoscimento di “Città europea
dello sport 2014” e il Csi la ricorrenza dei
suoi primi settant’anni.
Dopo il montaggio delle attrezzature, avvenuto sabato mattina, la piazza centrale
della città, luogo emblematico e simbolo
dell’“incontrarsi”, ha offerto a tutti, indistintamente, aree gratuite di gioco. Uno
spazio e un tempo per ritrovarsi, cioè per
riscoprire se stessi in una dimensione inconsueta e per sperimentare “sul campo” la
condivisione. Molte, moltissime le famiglie
intervenute.
Calcino per bimbi, scivolo, salterino e basket gonfiabili, calcio balilla umano, calcio
di rigore, calcio 3x3, tennis tavolo, percorsi ludico-motori: questo l’elenco dei giochi.
Buon inizio per il Club Scherma Jesi
Nella piazza centrale della città
infatti, la società fondata dal maestro Ezio
Triccoli aveva piazzato al 18mo posto la debuttante Susanna Napoli, al 27° Alessandra
Petrignani, al 36° Elena Tangherlini, al 56°
Sofia Romagnoli, al 69° Rachele Zenobi ed al
144° Martina Manzoli.
Buone notizie erano arrivate anche dal fioretto maschile, dove Francesco Ingargiola
aveva ottenuto un buon sesto posto (su trecentosessanta partecipanti). Il neo diciottenne, che gareggiava per la prima volta
con le Fiamme Oro ma si allena con il Club
Scherma sotto la guida della maestra Maria
Elena Proietti, era stato battuto nei quarti da
Alessandro Paroli dell’Aeronautica Militare
con un risicato 15 a 14. Grazie alla prestazione di Como, Ingargiola si era guadagnato la convocazione nella squadra nazionale
per la prova di Coppa del Mondo categoria
A, a San Francisco negli Stati Uniti, in programma dal 17 al 19 ottobre. Nella classifica
finale il Club Scherma aveva piazzato anche altri ragazzi: al 16° posto il non ancora
diciottenne Riccardo Baleani, 36° Riccardo
Giachetta, 47° Vincenzo Erman, 48° Michele
Di Francisca e poi di seguito Giovanni e Stefano Luzi, Andrea Falappa, Tommaso Cantarini, Matteo Bartozzi e Omar Arab.
Gip
AL CIRCOLO CITTADINO IL GIORNALISTA GIANNI CLERICI
“La storia del gioco del tennis”
Ritrovamento straordinario a Jesi. Solo Man- gno “La storia del gioco del tennis”, promosso
tova fino a oggi poteva vantarne la scoperta. da Comune e Circolo Cittadino di Jesi e tenuSi tratta 9 “balette”, piccole palle di cuoio uti- tosi nei locali dello stesso Circolo. I vari inlizzate in quello che nel ‘500 veniva chiama- terventi del pomeriggio hanno fatto luce sulle
to “Giuoco di Rachetta” o “Giuoco di Balla” o molte e illustri ascendenze storico-antropo“Baletta” e che oggi chiamiamo tennis.
logiche della versione moderna del tennis.
Ne aveva dato notizia il noto giornalista spor- Presenti i massimi esperti e studiosi del settotivo Gianni Clerici, considerato uno dei mag- re. Primo tra tutti proprio Gianni Clerici. Ingiori esperti di tennis al mondo. Nel suo ar- sieme a lui Alessandro Tosi, docente di Storia
ticolo, pubblicato sul quotidiano Repubblica dell’Arte Moderna presso l’Università di Pisa,
domenica 7 marzo 2013, si riferiva però alle Ugo Bazzotti, già direttore del Palazzo Te di
sei rinvenute nel Palazzo Te di Mantova. Fino Mantova, Egizio Trombetta, Giornalista e ria quel momento delle antenate delle nostre cercatore, Alessandra Castellani Torta, ricerpalline da tennis si pensava esistessero sol- catrice e saggista, e Franco Alciati, presidente
dell’Associazione Collezionisti di Tennis. Il
tanto raffigurazioni.
A questa scoperta però fa oggi da contraltare tutto con la moderazione di Loretta Mozzoni,
quella avvenuta a Jesi. Loretta Mozzoni, allo- colei che ha dato notizia del ritrovamento jera dirigente del Servizio Cultura e direttrice sino. Si tratta di una scoperta di natura eccedella Pinacoteca Civica, leggendo l’articolo si zionale, grazie alla quale Jesi, possedendo dei
accorse di aver rinvenuto pure lei, tempo pri- cimeli di raro pregio, si è meritata una pagina
ma, in un vecchio ripostiglio di Palazzo della importante nella storia mondiale dello sport.
Signoria, nove esemplari di “balette” simili a Tanto più che le è stato attribuito il titolo di
“Città europea dello sport 2014”. quelle descritte da Clerici.
Di questo si è parlato sabato scorso al ConveMarco Bevilacqua
Per chi voleva sporcarsi le mani c’era la possibilità di lavorare l’argilla al tornio. Anche
qui grazie alla condivisione. Il meccanismo
veniva infatti attivato dai pedali di una piccola bicicletta capovolta e adattata allo
scopo: una persona si trasformava in forza
lavoro, mentre l’altra diventava l’artista, guidato dalle mani di un’esperta. I più intellettuali potevano invece partecipare ai laboratori di lingua e di lettura inglese della scuola
The Victoria Company di Jesi. Presente anche un angolo Truccambimbi di McDonald.
E per continuare anche nel dopo cena, stand
gastronomici con catering a cura del ristorante La Perla di Fano.
Osservando la quantità ininterrotta dell’afflusso, si potrebbe pensare che la gente abbia semplicemente tanta voglia di sport e
di gioco. Una più attenta lettura rivela però
una richiesta di leggerezza buona sotto l’insegna di una comune etichetta: “INSIEME”.
Marco Bevilacqua
16 | attualità
26 ottobre 2014 | Voce della Vallesina
A JESI “CITTÀ DELLO SPORT” NASCE IL LICEO SCIENTIFICO SPORTIVO. OSPITE D’ONORE AL TEATRO MORICONI L’ATLETA LUCA MARCHEGIANI
Confronto a più voci su “Sport e cittadinanza”
Entrando nel Teatro Moriconi, venerdì 17
ottobre, si apre ai nostri occhi lo scenario
di una platea intergenerazionale e multiculturale di studenti, insegnanti e dirigenti scolastici giovani e anziani, di atleti,
giornalisti e politici della regione Marche
e dei Comuni di Jesi e della Vallesina. Il
confronto a più voci sul tema “Sport e cittadinanza” coinvolge tutti. Protagonisti gli
studenti del Liceo Scientifico “Leonardo da
Vinci” di Jesi e, in particolare, i diplomati
del 20014 e i 32 ragazzi iscritti alla prima
classe del “Liceo Scientifico Sportivo”, inaugurato quest’anno nella “Città dello Sport”.
Ospite d’onore Luca Marchegiani, l’atleta
jesino già portiere della Nazionale di Calcio, vincitore di Scudetto, di Coppe e Supercoppe, e campione mondiale; dal 2005
tele-comunicatore sportivo. In apertura,
rievocando la storia del Liceo Scientifico di
Jesi dal 1947 ad oggi, la vice - preside Daniela Papalini, docente di Matematica, ricorda il suo alunno Luca e ne evidenzia “lo
sguardo mite, il sorriso, l’intelligenza vivace, l’impegno, la capacità di conciliare sport
e studio...”. A Giovanni Filosa che lo intervista su formazione scolastica e percorso
sportivo, Luca risponde: «Al Liceo si entra bambini e si esce quasi adulti. Bisogna
migliorare e superare i limiti... Di tutte le
cose il coronamento è stata la vittoria dello
Scudetto». E ricorda il suo allenatore Dino
Zoff «portiere straordinario, un uomo che
ha fatto tanto ma non si poneva sul piedistallo! Il Calcio era uno sport, allora: il giocatore faceva una vita regolare ed era preparato. Poi il Calcio è diventato uno show
business, dove conta la popolarità. Il Liceo
Sportivo deve dare ai ragazzi la possibilità
di impegnarsi nello sport, ma creare anche
un interesse specifico, una passione. L’Italia
ha bisogno di insegnanti qualificati». La testimonianza di Ugo Coltorti, Assessore allo
Sport del Comune di Jesi: «Dal terzo liceo
mi sono impegnato negli allenamenti e se
non avessi avuto il sostegno della prof. Umbertina Perticaroli, avrei fatto molta fatica…
Ho continuato a fare sport e a studiare... Mi
sento fortunato perché portare avanti lo
sport è una cosa bella e una responsabilità».
Scuola di eccellenza
Un messaggio di ottimismo viene dalla di-
CINGOLI: IL 26 OTTOBRE DALLE 16,30
Maestri di cappella
L’Associazione Organistica Vallesina Onlus comunica che il 26 ottobre, a partire dalle 16.30 si terrà a Cingoli, presso la Collegiata
di S. Esuperanzio l’evento “Maestri di Cappella e musicisti illustri
a Cingoli”. Si tratta della prima esecuzione in epoca moderna di
brani di F. Giattini, G. Cerquetelli, C. Dini e A. Speranza, in collaborazione con l’Accademia Lirica Mario Binci. Eseguiranno i
brani la Corale Polifonica Cingolana, Fabiola Frontalini all’organo
e Serena Cavalletti al violino. Saranno presentati anche gli atti del
convegno La Famiglia Cioccolani di Cingoli e l’arte organaria marchigiana dell’Ottocento, tenutosi lo scorso anno a Cingoli, a cura
dell’Associazione. La Corale Polifonica Cingolana, diretta da Ilde
Maggioni, propone un repertorio che comprende musiche del XVI
secolo, polifonia classica, brani di Bach, Mozart, brani spirituals,
di musicals e di musica contemporanea; in collaborazione con cori
operanti in regione si è esibita in Italia e all’estero in importanti
festival e rassegne, eseguendo prestigiose composizioni corali.
Fabiola Frontalini, diplomata in di Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Pesaro; attualmente insegna
organo al Liceo Musicale “Rinaldini” di Ancona, ed è organista titolare della Cattedrale S. Ciriaco. Serena Cavalletti, cingolana, ha
iniziato lo studio del violino all’età di sette anni con David Taglioni
e Nicolae Negoita, e si è poi diplomata in violino al conservatorio
di Pesaro, con il massimo dei voti. Svolge attività concertistica prevalentemente in ambito cameristico, in Italia e all’estero. Dal 2005
è primo violino dell’ensemble di Ulises Passarella e recentemente
ha suonato in Vaticano, per l’esecuzione della Messa Quoelet dedicata a Papa Francesco, registrata e trasmessa da Radio Vaticana.
Marina De Luca
Le conoscenze e il metodo di studio hanno
contribuito all’ inserimento nelle Università. Ci sono state le Olimpiadi di filosofia,
di matematica, di informatica; e nel settore delle Neuroscienze i primi 13 vincitori a
livello regionale sono di Jesi. Ora vogliamo
che l’indirizzo sportivo sia serio, fortemente incardinato alla cultura liceale».
Congratulandosi con la dirigente il sindaco
di Jesi, Massimo Bacci, ringrazia la Regione
Marche “per avere riconosciuto al Liceo di
Jesi il merito di essere formativo” e afferma
che una preparazione multidisciplinare offre buone prospettive.
Interviene Gianmario Spacca, presidente
della Regione Marche: «Il Liceo Scientifico
di Jesi è un modello di riferimento per le
altre scuole secondarie delle Marche. Nulla
si ottiene senza fatica. Lo sport non è solo
un esercizio del corpo, ma un habitus mentale...». Fabio Sturani, dirigente del Coni
regionale, auspica una “politica formativa”:
«Siamo l’unico paese europeo che non ha
una cultura dello sport come materia formativa nella scuola. Gli sportivi devono
dialogare con i giovani: bravi quelli che si
impegnano anche nelle altre discipline.
Fate Rete con i Comuni e la Regione».
“Formazione,” “politica formativa”, “responsabilità” richiamano il tema della Cittadinanza in quanto parole-spia di un sentire
comune che vede nella relazione dinamica
scuola-vita la via maestra per la crescita del
ragazzo come uomo e come cittadino responsabile nella comunità.
A conclusione dell’incontro, i sindaci di Jesi
e della Vallesina insieme a Luca Marchegiarigente scolastica, prof. Bruna Aguzzi, che ni hanno consegnato i diplomi ai 171 alunparla “a nome dei docenti e degli studenti”: ni che si sono diplomati nell’anno scolasti«La qualità del Liceo deriva da una grande co 2013/14. Tra questi, 14 studenti hanno
passione: la qualità della formazione per avuto il punteggio di “100”; Riccardo Ricci
tutti. Oggi abbiamo a Jesi il Liceo Scientifi- e Agnese Galàtolo hanno conseguito “100
co tradizionale, il Linguistico, il Tecnologi- e lode”.
co e il Liceo Sportivo (con 32 ragazzi vivaci,
Maria Crisafulli
aperti, educati), per un totale di 44 classi.
Binci Fotografia Jesi
DAL CLASSICO ALLA COMMISSIONE EUROPEA PER IL PROGETTO BACK TO SCHOOL
Gli studenti e la storia di Enrico Pesaresi
Il programma “Back to School” è
un’iniziativa della Commissione Europea nella quale i funzionari delle
istituzioni dell’Unione Europea incontrano gli studenti delle scuole
nelle quali effettuarono gli studi secondari per condividere le proprie
esperienze in ambito europeo. Il ritorno dei “lavoratori dell’UE” nelle
scuole dei propri luoghi di origine,
organizzato nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, vuole
avvicinare l’Unione Europea ai contesti locali e illustrare agli studenti il
percorso che li ha portati a lavorare
per le istituzioni europee. Enrico
Pesaresi ha conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico
“Vittorio Emanuele II” di Jesi nel
1998. È funzionario della Commissione Europea e si occupa di regolamentazione e politica della concorrenza presso la Direzione Generale
della Concorrenza a Bruxelles.
La direzione del Liceo Classico
“Vittorio Emanuele II” di Jesi, avendo tra i propri ex studenti un allievo di tale spessore, ha aderito con
grande piacere all’iniziativa invi-
tando il dott. Pesaresi per una due Marche, ha trovato la propria digiorni di incontri con gli studenti mensione professionale e personale
delle classi quarte e quinte, pro- in un contesto europeo ed internamuovendo un confronto aperto sul zionale.
ruolo e le funzioni delle istituzioni “I ragazzi sono molto attenti e cueuropee, nonché sulle opportu- riosi per me è stato un grande pianità formative e professionali che cere incontrarli e confrontarli con
l’Unione Europea offre a studenti loro. Non ho trovato sentimenti
che si accingono ad intraprendere anti-europeisti mentre c’è preocil proprio percorso universitario. Il cupazione per il futuro lavorativo
dott. Pesaresi offre la propria testi- ed attenzione per le opportunità
monianza di giovane italiano che, offerte dall’Europa” ha detto Enrico
provenendo dalla realtà locale delle Pesaresi.
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