La
Girandola
Periodico della Scuola del Sacro Cuore (Opera Sant’Alessandro) di Villa d’Adda (Bg) - nr. 12 marzo 2007
sbagliando
Si impara
Poche parole, sole tre, che
racchiudono una grande
verità: gli errori aiutano
l’apprendimento, penso
non solo scolastico, ma un
apprendimento molto più
ampio.
Perché
allora
ci
innervosiamo
e
ci
colpevolizziamo anche per
quegli errori che neanche
potevano essere evitati?
Non accettiamo i nostri
sbagli, né accettiamo quelli
altrui: colpevolizziamo,
additiamo, sempre pronti a
giudicarli con la stessa
severità
con
cui
giudichiamo noi stessi. E
quando gli altri a sbagliare
sono i bambini, cosa
succede? Noi adulti, dotati
di una maturità che
riteniamo indubbia e
indiscutibile, interveniamo
tempestivamente
per
rimediare all’errore, che
consideriamo spia di un
fallimento, nostro o loro
che sia, quasi come se quello
sbaglio abbia il potere
distruttivo di annullare
molti altri grandi, o piccoli,
traguardi.
Talvolta
cerchiamo persino di
prevedere, e risolvere a priori, gli errori che i bambini
potrebbero fare, quasi
come se l’errore fosse un
grande
male
da
scongiurare. La stessa
terminologia
sembra
Elisa Rinadin
Continua in quarta
Ecologia e riciclaggio
Il giorno martedì 13 febbraio noi alunni della 4°A e della 4°B
siamo andati a visitare la stazione ecologica (discarica) di Villa
d’Adda .
Verso le ore 14.00 siamo partiti a piedi dalla nostra scuola con il
papà di Mariarosa e un signore della protezione civile.
Siamo passati attraverso il parco di Villa Peschiera , abbiamo
percorso un pezzo del provinciale di Villa d’Adda e, dopo alcune
scorciatoie tra i boschi, in breve tempo siamo arrivati a
destinazione.
Il signor Alessandro, papà di Mariarosa , ci ha subito spiegato che
la stazione ecologica di Villa d’Adda è solo un punto di raccolta ; ci
ha dato la possibilità di vedere bene i cassonetti della raccolta
differenziata ,spiegandoci volta per volta il contenuto (plastica,
vetro, stracci, oli minerali e vegetali, batterie scariche, materiale
tecnologico, farmaci scaduti, macerie, lattine, ferro, cenere…) e
ci ha fatto vedere il compattatore.
Dopo aver ricevuto le risposte alle nostre perplessità ed esserci
divertiti a guardare un po’in giro, ci siamo rimessi in cammino
verso la nostra scuola.
Durante il tragitto di ritorno, che è stato più faticoso, abbiamo
visto anche la prima chiesa costruita a Villa d’Adda , dedicata a S.
Andrea Apostolo.
Arrivati a scuola eravamo tutti stanchi ed assetati, ma contenti!
Questa uscita è stata molto interessante perché ci ha aiutato a
capire ancora meglio che è importante differenziare i nostri
rifiuti per poterli riciclare.
Gli alunni di 4^A
Testimonianze in diretta
Riflessioni della quinta sulla
testimonianza di Madre Luciana
In prossimità dell’inizio della Quaresima,
gli studenti della quinta e delle classi
della media si sono incontrati con Madre
Luciana Lussiatti, recentemente
riconfermata per altri tre anni
provinciale delle suore della Società del
Sacro Cuore. Ha raccontato, con l’aiuto di
alcune slides, la sua esperienza nel
periodo trascorso in Uganda dove le
nostre suore hanno alcune scuole. I
ragazzi hanno seguito con interesse come
dimostrano le frasi raccolte da alunni
della classe quinta e la cronaca di Serena
ed Alice.
Venerdì 9 febbraio 2007, nelle ultime due ore
di lezione le classi della scuola secondaria e la
quinta elementare si sono recate in Sala Mater
per assistere all’incontro con Madre Luciana,
una suora missionaria del Sacro Cuore.
Per iniziare Madre Luciana ci ha mostrato
alcune diapositive riguardanti il suo viaggio di
missione in Uganda.Si era recata in Uganda per
una riunione, ma alla fine si è stabilita in un
campo profughi per aiutare le persone
bisognose.
Durante l’incontro ci ha mostrato fotografie
che ritraevano bambini e bambine in divisa
pronti per andare a “scuola”, un piccolo
edificio allestito all’interno del campo.
Grazie ai commenti di Madre Luciana le
immagini prendevano vita raccontando dai
momenti di quotidianità allo svolgimento del
mercato locale, all’architettura della capitale
fino alla tipiche chiese del posto.
Infine alcuni di noi, per soddisfare le loro
curiosità, le hanno posto delle domande.
E’ stato molto interessante, quest’incontro ci
ha permesso di conoscere un po’ di più una
cultura diversa dalla nostra e di comprendere
le difficoltà che si incontrano nel vivere in una
terra povera come l’Uganda.
Diletta e Alice
Francesca: Che dolore vedere tanti bambini
dell’Uganda lontani dalle famiglie per poter
avere istruzione e necessario per vivere!
Alessia: Mi ha colpito la mancanza di cure
mediche che causano tante malattie e i
numerosi profughi fuggiti per paura dei
guerriglieri.
Giulia S. E’ bello vedere quante persone
aiutano chi soffre per vari motivi.
Iride:: Quei bambini pur se soffrono hanno il
sorriso sul volto.
Michele: Mi fa pensare come noi in Italia
sprechiamo tanto ed in certi paesi dell’Africa
farebbero di tutto per avere qualcosa in più.
Marcello: Non mi piace che ai bambini debbano
tagliare i capelli per motivi igienici.
Giulia: I bambini africani si divertono senza
tanti giocattoli come i nostri.
Davide: Li ho visti felici di farsi fotografare.
Sara A.: Mi hanno colpito le mamme con tanti
figli. Loro sole e i bambini che non possono
vedere il loro papà.
Davide: Addirittura certi genitori sono
costretti a vendere i loro figli per avere un po’
di denaro.
Arianna: I bambini a scuola hanno solo una
divisa e sempre quella. Li abbiamo visti danzare
molto bene per accogliere le Madri
Valentina: A scuola i bambini non hanno tanto
Un bambino ha visto uccidere sua mamma
davanti ai suoi occhi.
Lucrezia: Pur essendo una scuola grande i
bambini da educare sono tanti e alcuni devono
stare fuori classe a seguire le lezioni.
Marco: Mi ha impressionato quella mamma
che ha visto accecare dai guerriglieri il suo
bambino semplicemente perché non aveva
fatto quello che loro gli avevano detto.
Fabio: E’ orribile pensare che i guerriglieri
ammazzano e nessuno li può fermare.
Gabriele: E’ triste sapere che sono numerosi i
bambini soldato.
Marco: Che pena i campi profughi!
Sara: Quelle donne sono coraggiose a resistere
e a soffrire pur di non lasciare mancare il
necessario ai loro figli.
Martina: Mi hanno fatto pena tanti bambini
senza vestiti mentre noi ogni giorno possiamo
indossare vestiti diversi.
Classe quinta
pag. 2
Uscite scolastiche
Tutti a teatro
Venerdì 16 febbraio siamo andati a Bergamo, per
vedere una rappresentazione teatrale, intitolata
“Bandiera: ballata per una foglia”. Siamo partiti da
scuola alle ore 9.00 con il pullman, insieme alle
classi III A, III B, IV A e V. Siamo arrivati a teatro alle
ore 10.00. Dopo esserci accomodati, l’attrice
protagonista ci ha spiegato che lo spettacolo è stato
tratto dal libro di Mario Lodi, un maestro che aveva
ascoltato una sua alunna, di nome Francesca,
raccontargli quel che aveva visto: nel suo giardino
c’era un ciliegio a cui erano cadute tutte le foglie
tranne una. Da lì è nata tutta una storia fantasiosa
sul perchè della sua permanenza. Dopo averci
raccomandato di fare silenzio e ascoltare con
attenzione, ci ha augurato una buona visione e se
n’è andata. Dopo pochi istanti si sono spente le luci
e lo spettacolo è incominciato. Tutta la vicenda si
articola nelle quattro stagioni:
-Primavera: spuntano i primi fiori e le prime foglie
sugli alberi, si sentono gli uccellini cinguettare e si
vedono volare. Le foglie hanno tutte un nome:
- Capriola, che balla al soffio del vento;
-Stella, che di notte parla con le stelle;
-Palla di fuoco, che è innamorata del sole;
-Bandiera, che si trova in cima all’albero e, visto che
da lì riesce a vedere tutto, avvisa le sue sorelle dei
vari pericoli.
-Estate: crescono i fiori e i frutti sul ciliegio. Gli
uomini si cibano delle ciliegie, create con una
lampadina rossa, che si accende e si spegne
all’occorrenza. L’estate, secondo i protagonisti, è la
stagione più bella perchè i bambini giocano liberi e
gli adulti possono fare i pic nic, anche se, a volte, lo
fanno rovinando l’ambiente.
-Autunno: arriva il vento spazzino, che fa volar via
tutte le foglie, che sono secche, brutte e gialle,
tranne una: Bandiera.Quest’ultima non vuole
staccarsi dal suo ramo perchè vuole vedere cosa
succede nel corso di tutto l’anno. Il vento cerca di
staccarla in tutti i modi ma lei riesce a resistere. Le
foglie prima di andarsene regalano tutta la loro
energia al ciliegio.
Inverno: arriva la neve, Bandiera ha freddo, ma
riesce a resistere. Lei però si sente sola e vorrebbe
qualcuno con cui giocare, cerca di svegliare il
ciliegio, che però non risponde e continua a
dormire. Finisce l’inverno e arriva di nuovo la
primavera: il ciliegio si sveglia e saluta Bandiera che
sente tutte le nuove foglie chiacchierare e ridere.
Quando queste si acoorgono di lei le chiedono chi è
e le dicono che la trovano brutta, vecchia e secca. Lei
si giustifica dicendo di essere rimasta lì tutto l’anno
perchè voleva vedere com’era la vita. “ Adesso ho
visto tutto, posso andarmene” dice e poi si stacca
dal suo ramo a va anche lei a dormire, come le sue
sorelle. A fine spettacolo i bambini delle altre scuole
hanno fatto molte domande al protagonista. Infine
abbiamo raggiunto il pullman per tornare a scuola,
dove siamo arrivati alle ore 12.00. Ecco alcuni
commenti.
Laura: lo spettacolo mi è piaciuto, anche se all’inizio
non mi ha entusiasmata perchè mi è sembrato
noioso.
Giacomo: mi è piaciuto molto perchè era pieno di
effetti speciali.
Beatrice: mi sono piaciuti molto il finale, la neve
dell’inverno e le luci rosse delle ciliegie.
Alessandro C: lo spettacolo mi è piaciuto ma
speravo in un finale più allegro.
Sharon: non mi è piaciuto quando i protagonisti
cantavano, mi facevano dormire!.
Andrea C.: per me è stato molto divertente,
soprattutto quando il protagonista non riusciva a
bere dal ruscello, che scorreva a intermittenza.
Classe IV B
IL CARNEVALE
Giovedì 15 febbraio abbiamo
festeggiato il Carnevale a
scuola. Io ero vestita da “Regina delle Nuvole”;il mio
vestito era lungo fino ai piedi,
tutto azzurro, con la cintura
e i polsini dorati, sul colletto
c’ era una rosa e sulla gonna
erano applicate tante rose
azzurre.
Quando tutti ci siamo
travestiti, siamo usciti in cortile dove ci aspettavano le
altre classi e insieme abbiamo
sfilato nel parco della scuola.
Il maestro Roberto ci ha fatto
presentare il nostro vestito e
poi siamo andati nel tendone
dove ci siamo lanciati le stelle
filanti e abbiamo fatto tanti
giochi. Roberto e Stefano ci
hanno
regalato
tanti
oggettini. Il vestito che mi è
piaciuto di più è stato quello
di una mia compagna, Greta,
tutto rosa, vaporoso e
bellissimo. La festa è stata
bellissima!! Giulia Vitali 2^A
Io invece mi sono travestito
da Zorro : indossavo una
camicia nera con l’elastico e
un paio di pantaloni
neri,avevo una bandana che
faceva da cappello,in vita
portavo una cintura di color
pag. 3
beige e al collo avevo una
medaglia di oro finto.Il
mantello nero completava il
vestito.
Al pomeriggio tutti travestiti,
abbiamo fatto il giro del
parco fino ad arrivare al
tendone, lì abbiamo giocato e
abbiamo vinto tanti premi.
Ho visto tanti bambini e tutti
avevano maschere strane e
diverse. Il vestito che mi è
piaciuto di più è stato quello
di Alberto, il Power
Ranger,tutto
azzurro,
bellissimo. La festa mi è
piaciuta molto. Alessandro
Colombo 2^A
Dai piccoli
Disegno di Caterina, Cecilia, Fabio,
Gabriele, Giada, Giorgia A., Giorgia P., Ludovico E., Maria, Michael e Mattia L. di 1^B
Da pagina 1
Sbagliando
si impara
accentuare la negatività
dell’errore, che viene infatti
commesso, stesso verbo che
viene utilizzato parlando di
reati.
La sconfitta mal elaborata o
enfatizzata di fronte
all’errore può divenire
paralizzante,
può
trasformarsi in paura e
rinuncia.
Ricordo come se fosse ieri un
episodio accaduto la scorsa
estate: un bimbo, di circa
cinque anni, stava guidando
una motoretta sulle piste
predisposte appositamente
per i più piccoli. Come spesso
accade, quei luoghi nelle
calde serate estive sono
frequentatissimi ed ecco che
una manovra erronea porta
il bimbo a scontrarsi con
un’altra mini-vettura con
conseguente caduta del
bambino, in lacrime più per
la paura che per il dolore
fisico, fortunatamente
minimo. La madre, con gesto
repentino, lo afferra e risale
con il figlio su quella stessa
motoretta, mettendola in
moto e proseguendo il
percorso. Il volto triste del
bambino si è nel giro di poco
tempo rasserenato: ha
sbagliato, è caduto, ha
sofferto, ma si è rialzato,
anche se con l’aiuto
materno, e l’episodio non gli
ha lasciato traccia di paura.
Chissà, se dopo la caduta
fosse stato allontanato e
coccolato, magari avrebbe
corso il rischio di trascinarsi
per molto tempo, forse per
anni,
una
paura,
conseguenza di un errore e
non avrebbe sperimentato
la forza, e la bellezza, del
rialzarsi dopo la caduta.
L’errore ha delle insite
potenzialità: permette al
bambino di affrontare
quelle piccole frustrazioni
che negli anni successivi
piccole non saranno più. Lo
aiuta a capire che anche lui
sbaglia, mettendolo quindi
in contatto con la sua
limitatezza, quella stessa
neotenia che caratterizza
l’uomo. Lo aiuta ad
elaborare strategie per
risolvere un “qualcosa” che
non andava fatto, o un
“qualcosa” che andrebbe
fatto in altro modo; lo aiuta
a comprendere che l’Altro,
pag. 4
compagno o familiare che sia,
lo potrebbe aiutare. Del resto
si sa, l’unione fa la forza,
l’uomo è nato come essere
sociale: solo non potrebbe
sopravvivere; è necessario
che sappia alternare con il
giusto equilibrio i momenti
con sé e i momenti con gli
altri, gli errori suoi e gli
errore altrui.
In fondo l’errore è un errare
lungo una strada con tratti
talora sconnessi, in cui è
possibile inciampare, con
biforcazioni di fronte alle
quali occorre scegliere. In
questa
tortuosa
e
meravigliosa peregrinazione
è giusto che tanto il bambino,
quanto l’uomo, si possa
muovere sì con attenzione,
ma senza troppi timori, lungo
la via dell’evoluzione,
dell’errore, della scoperta,
dell’imprevedibilità
a
dispetto di una realtà solo
apparentemente prevedibile
e controllabile. Ognuno, e
tanto più il bambino, deve
avere il diritto di cadere e il
suo sbaglio è la testimonianza
del processo di crescita che in
lui sta avvenendo.
Elisa Rinaldin
Attivita’ integrative
Piccoli attori raccontano
Nei mesi di settembre,
ottobre, novembre e
dicembre, noi alunni di
quinta abbiamo partecipato
al progetto di laboratorio
teatrale, coordinato dal sig.
Enzo Valeri Peruta.
Durante il primo incontro
eravamo emozionati e non
vedevamo l’ora di metterci
alla prova.
Da subito Enzo ha cercato di
far cadere i nostri timori ed
i nostri imbarazzi, ma
soprattutto ha trovato in
ognuno
di
noi
un
personaggio originale, con il
quale costruire una storia
da mettere in scena.
Incontro dopo incontro lo
spettacolo iniziava a
prendere forma: tutti
sapevano cosa dire, con
quale intonazione, come
muoversi
sul
palco,
insomma ci sentivamo
sempre più sicuri.
Beh, ad essere sinceri,
qualche volta la paura per la
serata finale prendeva il
sopravvento e l’ansia
aumentava.
Ricordiamo Enzo con
affetto, perché ha saputo
spronarci e darci lo spirito
giusto per essere un gruppo
unito, inoltre abbiamo
apprezzato molto le sue
doti d’attore.
La parte che ci ha divertiti di
più è stata la scelta dei
vestiti: che buffo vederci
con abiti da adulti e grandi
scarpe!
Finalmente, dopo tanto
lavoro, ma anche tante
risate, è arrivata la gran
serata.
Lo spettacolo, intitolato
“Regina
delle
nevi”,
raccontava della movimentata
gita di un gruppo d’anziani ad un
lussuoso hotel, gestito dai due
direttori ed uno strano staff.
Eravamo decisamente agitati, le
gambe tremavano, il cuore
batteva fortissimo, la paura più
grande era quella di non
ricordare le battute.
All’improvviso si sono spente le
luci e lo spettacolo è iniziato:
come per incanto tutte le nostre
incertezze sono svanite.
È stato un successone! Gli
spettatori applaudivano, ci
facevano i complimenti ed erano
entusiasti del nostro lavoro,
abbiamo anche brindato con lo
spumante… un goccio!!
È stata un’esperienza che ci ha
arricchiti e ci ha dato molta
sicurezza,
davvero
indimenticabile.
Classe 5^
Visti da vicino...
JACOPO
Jacopo è un bambino di media altezza e di
corporatura muscolosa. Ha i capelli color
carota con un piccolo ciuffetto. Il suo viso è
rotondo e i suoi occhi sono di un bel verde,
come il mare dopo la tempesta. Sotto gli occhi
c’è un naso pieno di lentiggini. La sua bocca,
molto piccola, è sempre pronta a gridare e a
urlare. Anche le orecchie non sono molto
grandi. Jacopo ama indossare delle scarpe e
dei pantaloni molto sportivi.
E’un bambino molto estroverso; quando
giochiamo a palla prigioniera è un po’
dittatore: vuole sempre che gli passiamo la
palla, quando è in prigione vuole il cambio e
quando lo prendiamo lui urla in
faccia:”Rifare! Capito?”.
A scuola è spesso distratto: gioca con una
cordicella della finestra, guarda fuori in cortile e qualche volta osserva con occhi dolci la
sua compagna Valentina.
Il suo sport preferito è il calcio e spera da
grande di diventare un calciatore molto
famoso.
Spero che diventeremo amici più di quello che
siamo ora. Gianluca Abeni 3^B
ELEONORA
Eleonora è una delle bambine più alte della
classe e ha una corporatura normale. Il suo
viso è ovale, ma la cosa che mi colpisce di più di lei
sono i suoi occhi verdi e lucenti, sembra di essere
inabissati in un oceano a migliaia di metri di
profondità, oppure immersi in un prato di
gemme preziose. Le sue sopracciglia sono così
bionde da sembrare oro e i capelli sono lucenti
come fili d’oro intrecciati. Il naso è un po’
allungato e a patatina. Sotto si apre una bocca
rosea, quasi sempre sorridente, con denti bianchi
e forti e ha delle orecchie rosee e vellutate. La sua
pelle è morbida e quasi sempre calda, con dei
piccoli segni rossi e il collo è corto.
Eleonora si veste con abiti sportivi, mette quasi
sempre le scarpe delle Winch, dei pantaloni e delle
magliette con vari disegni. Cambia quasi tutti i
giorni le pettinature: dalla coda di cavallo allo chignon intrecciato.
A scuola è sempre attenta e le sue materie
preferite sono ginnastica, storia e geografia.
E’ una bambina estroversa: gioca sempre con
tutti, sorride quasi sempre e difficilmente è
triste.
La sua passione è quella di creare molti lavoretti
per le diverse feste; li crea al corso di tecniche
pittoriche che frequenta il venerdì. Inoltre ha
anche la passione per la pallavolo che pratica il
lunedì, dopo la scuola.
Vorrei stare tutti i giorni con lei e non separarmi
mai. Chiara Zoller 3^B
pag. 5
Unità pluridsciplinari: la pace
La persona cuore della Pace
E’ partita dal messaggio del
Papa per capodanno la
riflessione che ci ha coinvolto
per
un
cammino
di
educazione alla pace come
uno dei valori essenziali per la
nostra crescita culturale,
umana
e
religiosa.
Nell’occasione del cambio
della bandiera, ormai
sbiadita, noi ragazzi abbiamo
condiviso il significato del
simbolo esposto nella scuola
e ci siamo impegnati a vivere
in famiglia, a scuola e in
parrocchia atteggiamenti di
rispetto, di giustizia, di
perdono senza i quali non si
può costruire rapporti
pacifici
e
sereni.
Considerando la Pace come
dono di Dio ma anche
impegno
di
ciascuno,
abbiamo recitato qualche
volta la preghiera di San
Francesco “Signore fa’ di me
uno strumento della tua
Pace” per invocare sul mondo
la pace e per chiedere l’aiuto
di essere
noi stessi
costruttori di pace,
attraverso gesti semplici e
concreti.
I più piccoli hanno disegnato
l’albero della Pace dove
ognuno ha messo la propria
impronta, perché “vuole dare
una mano a farlo crescere!”.
Altre
classi
hanno
rappresentato la loro idea di
pace con disegni e slogan
significativi tra i quali alcune
frasi come “La Pace è il nome
di Dio”, “Ragazzi e Pace
camminano
insieme”,
“Costruire Pace unisce terra e
cielo”, “La Pace è possibile se
si rispettano i diritti di ogni
persona”.
A noi di quarta e di quinta è
stato presentato
un
testimone del nostro tempo:
Ernesto Olivero di Torino,
fondatore del SERMIG.
Olivero, con l’aiuto di giovani
volontari ed amici, ha
trasformato parte del
vecchio arsenale militare in
arsenale della Pace, portando
avanti in 40 anni quasi 2000
progetti di solidarietà e di
pace in 88 Paesi del mondo.
La sua figura ha fatto capire a
noi ragazzi che nel mondo
non è il male che vince ma il
bene
seminato
con
generosità. Il suo impegno
a vivere il Vangelo e
proporlo a migliaia di
giovani volontari rende
luminosa
la
sua
testimonianza di laico, padre di tre figli e attira anche
noi a ideali alti, senza
rischiare di chiudersi nel
proprio orizzonte o nel
proprio egoismo.
Il mese di gennaio si è
concluso con la festa di S.
Giovanni Bosco, grande
educatore ed amico dei più
giovani.
Quando
raccoglieva per le strade di
Torino i ragazzi – molti dei
quali caduti nella violenza Don Bosco dava loro
istruzione, educazione e
religiosità e i “lupi
diventavano agnelli”, come
dal suo sogno a 9 anni:
messaggio di solidarietà,
messaggio di bontà,
messaggio di pace.
Classi quarte e quinta
La pace è...
Ecco alcuni branetti scritti dagli alunni della seconda
B della primaria sul tema “Cos’è per me la pace: ecco
un esempio di pace”
Secondo me la pace è l’allegria. Ieri ero a casa di Salvo, il mio
migliore amico e stavo giocando con lui alla play station.
Ad un certo punto Salvo si è arrabbiato con me perché non
sapevo giocare. Fortunatamente dopo 5 minuti, mi ha
perdonato e siamo stati contenti di continuare a giocare
insieme. Andrea
***
Secondo me la pace è la gioia, la serenità, il benessere,
l’amicizia e l’amore, stare in allegria insieme ai compagni.
Un pomeriggio a scuola io e le mie amiche Gaia e Rebecca
avevamo litigato per una sciocchezza, ma poi abbiamo fatto la
pace e siamo tornate a giocare con gioia. Guendalina
***
La pace è quando c’è la gioia in tutto il mondo. Al parco giochi
l’anno scorso mentre mi trovavo al parco giochi, ho visto due
bambini che litigavano, allora gli ho detto che non avrebbero
dovuto picchiarsi, ma essere amici. Alessandro
***
Secondo me la pace è stare bene con i compagni ed averne cura
e amore. Damienne
pag. 6
scuola per genitori
Il metodo preventivo
Vorrei condividere con voi
alcune riflessioni proposte da
don Pino Picchieri la sera di S.
Giovanni Bosco, durante il
suo intervento al primo
incontro della Scuola per
Genitori.
Non voglio fare il “maestro”
(anche se, addirittura, sono
pagato per farlo!), ma
raccogliere l’invito di
condividere tra noi quello che
proviamo nell’affrontare l’
“arduo
impegno
dell’educazione”; anche
perchè,
secondo
un
insegnamento di Confucio,
“se abbiamo un uovo
ciascuno e ce li scambiamo,
avremo ancora un uovo
ciascuno. Ma se abbiamo
un’idea ciascuno e ce le
scambiamo, avremo tante
idee quanti siamo”.
Dapprima vorrei raccogliere
le frasi che mi hanno colpito
durante la riflessione di don
Pino.
·L’educazione è una strategia
che conduce a diventare
persone mature e realizzate.
·Occorre rispetto del
ragazzo, della sua grandezza,
della sua fragilità, della sua
dignità di figlio di Dio.
·E’ necessario instaurare uno
spirito di famiglia.
·I genitori sono i maestri del
sistema preventivo, che la
scuola realizza e rimanda in
modo
più
scientifico,
consapevole, efficace.
·E’ indispensabile che alla
base dell’educare ci sia
l’amore.
Sarà
anche
“melenso” –come ha dettoma è altrettanto impegnativo
pensare all’educatore come al
sole, che con il suo calore fa
crescere la pianticella. [Oltre
alle
altre
numerose
informazioni scientifiche che
si potrebbero elencare sul
fototropismo (cfr. quaderno
di scienze cl.II)] – [Questa
nota per dimostrare che
“qualcosa” conosco (anche
l’uso delle parentesi, tanto
care al nostro dirigente!)].
·Studia di farti amare
·L’amore vero non è
possessivo, ma dà, è oblativo,
fa crescere, perfeziona chi
ama.
·L’amore deve essere guidato
dal lume della ragione.
·Bisogno del dialogo e della
motivazione.
·I segni dell’amorevolezza dei
genitori sono diversi da quelli
degli educatori.
·L’ambiente educativo ha un
ruolo fondamentale e, io
aggiungo,
l’ambiente
educativo non riguarda solo
le strutture, ma l’aria che
respiro. ·L’ultima frase che
mi sono annotato durante la
serata è questa: Pregate per i
figli, e non solo con loro.
Spero di non essere stato
inopportuno o invadente nel
farvi ricevere queste mie
riflessioni,
ma
voglio
“giustificarmi” aggiungendo
che mi stanno a cuore i nostri
bambini
e
la
loro
“formazione”:
siamo
responsabili anche di quello
che le generazioni future non
avranno imparato dalle
nostre parole e dal nostro
stare con loro.
Allego anche, per chi non
avesse ancora perso la
pazienza, alcune frasi
estrapolate da un libretto di
Enzo Bianco, intitolato
“Educhiamo con lo stile di
don Bosco”.
(Anche queste possono
aiutarci nel percorrere
meglio la via che conduce al
cuore dei nostri figli)
PS Per chi volesse una copia
del libretto si può rivolgere a
don Giovanni.
Maestro Roberto
Prossimi incontri
- Lunedì 12 marzo ore 20.45
Relatore: prof. Enzo Noris
“La relazione educativa”.
La serata si svolgerà in
collaborazione con l’Agesc.
- Martedì 24 aprile ore 20.45
Relatrice:
prof.
Carla
Consonni
“Due cardini dell’educazione:
responsabilità e autonomia".”
- Giovedì 10 maggio ore
20.45
Relatori: prof. Christian
Perego e prof. Anna Castelli,
docenti di lettere della scuola
secondaria
“Il principe e il pilota: lo
sguardo dei piccoli sul mondo
adulto.”
Don Bosco diceva ai suoi ragazzi: qui con voi mi trovo bene. È
lo stile di Gesù.
L’educatore non deve essere una figura sbiadita, deve essere
“qualcuno”.
L’amorevolezza richiede un clima di gioia, come se si dicesse:
«io sono contento che tu sei qui, e che lo sono con te».
L’amore verso i ragazzi secondo Don Bosco si realizza
nell’amare ciò che piace ai ragazzi: in questo senso egli ricorda
che «Gesù Cristo si fece piccolo con i piccoli».
La ragionevolezza dell’educatore lo porta ad assumere un
atteggiamento costantemente equilibrato, sereno, gioioso. È il
“chi non sa sorridere non apra bottega”: l’educatore se non sa
sorridere non si metta ad educare.
Diceva don Bosco: ai giovani le cose vanno ripetute cento volte,
e non basta ancora. Parlate, parlate! Avvertite, avvertite! È così
che i ragazzi, con gli adulti al loro fianco, passo dopo passo,
provano, progettano e realizzano.
pag.7
scuola secondaria
Internazionali di tennis
Martedì 6 febbraio 2007 le
classi 1^,2^ e 3^ della scuola
secondaria di primo grado,
accompagnati dai professori
Cortinovis e Gualandris, verso
le ore 9.00 sono partite con
due pullman, alla volta del
palazzetto dello sport di
Bergamo.
Qui si sarebbe svolto dal 3
all’11 febbraio il torneo
Internazionale di tennis di
Bergamo.
Per me come per molti altri
ragazzi della scuola, è stata la
prima volta che abbiamo
partecipato come spettatori
ad alcuni incontri di tennis.
È stata una bella esperienza e
ora posso affermare che
vedere un incontro dal vivo è
diversa dal vederlo stando
comodamente seduti davanti
al televisore: le emozioni che
si provano sono più forti.
Durante il torneo venivamo
continuamente richiamati a
non parlare per non
disturbare e questo mi ha
fatto comprendere quanto è
importante il silenzio perché
aiuta gli atleti a concentrarsi
sulla partita.
Guardando ai due tennisti che
si affrontavano, si percepiva
la loro determinazione, ma
anche il loro nervosismo e la
rabbia dopo un grave errore
che regalava all’avversario il
set.
Abbiamo avuto l’opportunità
di vedere da vicino dei
campioni sfidarsi abilmente
nel loro sport.
Al termine delle partite alcuni
di questi si sono recati sugli
spalti a firmare numerosi
autografi.
Eravamo tanti ragazzi, infatti
altre scuole avevano accolto
l’invito e come noi si
trovavano al palazzetto dello
sport.
Successivamente abbiamo
saputo che il vincitore di
questo torneo è stato il
francese Fabrice Santoro che
si è aggiudicato come premio
12000 euro in palio.
È stato emozionante ed
auguro che si ripeta negli anni
a venire.
Gabriele Gambirasio
3^Media
Vacanze romane
La quasi totalità degli alunni
ha aderito alla proposta. Ecco
il programma delle tre
giornate.
Mercoledì 21 Marzo: Visita
all’Eremo di Camaldoli e
pranzo al monastero e arrivo
a Roma in serata.
Giovedì 22 Marzo
Mattinata dedicata alla visita
della Basilica di San Pietro,
con la celebrazione della
Santa Messa sulla tomba di
papa giovanni XXIII. Nel
pomeriggio
visita
del
Colosseo, Fori imperiali,
Panteon, fontana di Trevi, Piazza di Spagna.
Tour notturno della città.
Venerdì 23 Marzo
Visita di San Paolo fuori le
mura, Catacombe, Fosse
Ardeatine.
Nel pomeriggio partenza alla
volta di Orvieto con breve
visita della città.
What is friendship?
Thinking about friends…
Friendship is like the sky because it lasts forever (Federica G.)
Friendship is a small fish in a big sea (Alice F.)
Friendship is as big as the world (Jada)
A friend is as precious as a treasure (Linda)
A best friend is like the sky: sometimes sunny, sometimes cloudy
but always funny (Liuba)
A friend is a trip without an end (Marco)
A friend is like a sunny day (Andrea Francesca)
Friendship is the most beautiful treasure in our life: we can’t live
without it! (Diletta)
Friends are like the sun: they are lively ( Arianna)
A friend is as deep as the sea (Linda P.)
No matter how many sees, mountains or hills separate friends:
friends are always friends (Clara)
Friendship is the flame that illuminates our life: it isn’t difficult to
light it; the difficulty is to prevent its death (Ilaria M.)
Friends are like bread and marmalade (Vincent)
Friends are important for your life: when you meet them they
stay forever in your mind (Carola)
It could be a boy, a girl, a young or an old: a friend is always a
friend (Valentina)
Classe seconda media
pag. 8
Scarica

C:\Archivio\Girandola\febbraio 2007\numero 12 febbraio 2007.vp