la Settimana Via del Seminario, 61 - 57122 Livorno - tel. e fax 0586/210217 - [email protected] PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO- www.lasettimanalivorno.it Pio Alberto Del Corona, il vescovo bianco, è beato! Diocesi di Livorno di Livorno N. 4 - 27 SETTEMBRE 2015 la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 2 I Santi vegliano su di noi Nella chiesa di San Miniato la beatificazione di mons. Pio Alberto Del Corona «La nostra fede è confortata giornalmente dalla presenza dei Santi, grandi e piccoli, che in tutto il mondo costituiscono la primavera della Chiesa, con il profumo dei fiori delle loro virtù e con l’abbondanza dei frutti delle loro azioni di carità e di speranza. La beatificazione di Mons. Pio Del Corona è per tutti noi, oggi, uno straordinario evento di gioia e di festa. È anche un momento di contemplazione del bene che lo Spirito Santo, carità infinita di Dio, semina a piene mani nella storia dell’umanità mediante i suoi Santi». Ha esordito con queste parole il cardinale Angelo Amato, delegato Pontificio e prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, che ha presieduto la celebrazione della beatificazione di mons. Pio Alberto Del Corona. Nella chiesa di S. Francesco gremita all’inverosimile da vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose provenienti da tutta la Toscana, il “vescovo bianco”, così come ormai tutti lo chiamano, è entrato a far parte della schiera dei santi. segue a pagina 10 >> Pag. 3 la 27 SETTEMBRE 2015 PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO Settimana di Livorno Sapore di Vangelo Due eventi in onore di S. Vincenzo De Paoli e Giovanni Battista Quilici “La Caritas, le Figlie della Crocifisso e le Figlie del Carità sono liete di invitare la Chiesa di Livorno e tutta la cittadinanza a due importanti eventi…”: parole di circostanza? Assolutamente no! Perché i due eventi che vivremo nei prossimi giorni rappresentano una vera e propria festa, a cui tutti siamo invitati a partecipare numerosi e con gioia. Venerdì 25 settembre, alle ore 21.00, presso la chiesa di Santa Caterina, si terrà “Sapore di Vangelo”. Lo spettacolo vedrà come protagonisti “Don Giovanni Battista Quilici e San Vincenzo De Paoli in parole e musica. L’animazione musicale sarà a cura dell’Ensemble Bacchelli, associazione musicale e culturale, che ha lo scopo di promuovere lo studio e la pratica della musica d’insieme. Il programma scelto con musiche di Mascagni, Piazzolla, Mercadante, Piovani e Mozart accompagnerà lo spettatore nei momenti di meditazione e partecipazione attiva La narrazione sarà curata, invece, da Annamaria Corallo. Uno spazio artistico che, attraverso la musica e l’espressione teatrale vuole approfondire la figura del prete livornese Giovanni Battista Quilici e di San Vincenzo De’ Paoli, e al tempo stesso creare un suggestivo momento di riflessione ed elevazione dello spirito. Questo evento sarà propedeutico alla celebrazione del 27 settembre, alle ore 18.00 in cattedrale, dove il Vescovo Simone Giusti, come è solito fare da qualche anno, invierà gli operatori della carità ad essere testimoni della tenerezza e della misericordia di Dio tra gli ultimi e i più fragili. Due appuntamenti, dunque, in nome della carità, soprattutto, in onore di due grandi testimoni di carità: S. Vincenzo De’ Paoli nella Francia del Seicento e il Servo di Dio Giovanni Battista Quilici, nella Livorno dell’Ottocento. Questo anno si celebrano i 175 anni della nascita della Congregazione delle Figlie del Crocifisso, affettuosamente chiamate suore della Maddalena, e nel 2016 si celebreranno i 225 anni dalla nascita e battesimo di Giovanni Battista Quilici e i 220 dalla sua ordinazione. A Don Quilici, di cui è in corso una causa di beatificazione, è dedicata la mensa Caritas di Torretta. Durante il suo apostolato, il sacerdote livornese si dedicò particolarmente alla cura e all’ aiuto dei poveri, degli orfani, dei carcerati e delle prostitute. In diocesi, ricoprì il ruolo di vice parroco alla parrocchia di S. Sebastiano e primo parroco della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, che custodisce le sue spoglie. San Vincenzo De Paoli è il santo fondatore della Congregazione delle Figlie della Carità e patrono di tutte le opere di Carità. Per tale motivo, da alcuni, il Vescovo Simone ha scelto la festa di San Vincenzo (che è appunto il 27 settembre) per conferire il mandato a coloro che si mettono a servizio dei poveri. Le figlie della Carità sono presenti a Quercianella a Casa S. Giuseppe. In questo ultimo anno è cresciuta la sinergia tra la congregazione e la Caritas (di cui Sr Raffaella è presidente della Fondazione) con l’apertura di “Casa Papa Francesco”, comunità a dimensione familiare per minori 0-8 anni. Nella splendida cornice di Quercianella è presente un’altra opera segno: “La Casa onlus”, struttura che accoglie malati oncologici che vivono in condizioni di disagio, di cui Suor Costanza Galli, primario dell’Hospice delle Cure palliative di Livorno, ne è la responsabile. Non dimentichiamo poi l’impegno di altre consorelle nella parrocchia di S. Anna, soprattutto per la catechesi. Le figlie del Crocifisso, presenti a Livorno in due strutture “Istituto S. Maria Maddalena” e “Istituto S. Teresa del Bambin Gesù”; fuori città a Castelnuovo della Misericordia. Il loro servizio di carità si svolge in scuole, parrocchie, case famiglie, accoglienza di donne sole con bambini e donne immigrate in difficoltà; collaborano con Caritas nei servizi di sostegno e accoglienza dei più bisognosi, un esempio è “Casa Incontro”, la struttura nel complesso dell’Istituto di S. Maria Maddalena che accoglie parenti e detenuti in permesso premio. Insieme all’Associazione Progetto Strada accolgono, inoltre ragazzi, che vivono condizioni di disagio al dopo scuola “Cantiere Giovani” Due occasioni, dunque, per conoscere e approfondire le figure di questi due testimoni di carità che fecero della loro vita un dono per gli ultimi, una vita dal sapore di Vangelo Caterina Lo Russo la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 4 dalle parrocchie Nell’anno della Misericordia, lo sguardo di don Bosco Aperto l’oratorio salesiano È iniziata proprio in questi giorni la nuova attività dell’oratorio dei Salesiani, che quest’anno prende spunto dall’anno della Misericordia, visto e vissuto con lo sguardo di don Bosco. L’ispirazione al tema arriva da una straordinaria canzone, scritta dagli amici dell’Ispettoria meridionale: “SIAMO NOI DON BOSCO oggi”. Perché è proprio vero che siamo noi don Bosco nelle no- stre scelte di ogni giorno e nel nostro modo di rendere possibile lo straordinario dono della vita. Ecco allora che tutte le proposte che abbiamo pensato di fare a chi vorrà lasciarsi da noi coinvolgere cercano in qualche modo di provare a contribuire alla costruzione di una vita bella, buona e santa. Dall’attenzione primaria alla vita dello spirito con degli inviti alla condivisione del- la preghiera in cortile o con le comunità dei salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, all’accompagnamento quotidiano nello studio per tutti i ragazzi delle scuole elementari e delle scuole medie. Le novità di questo anno in questo ambito così importante dello studio sono la collaborazione con la Scuola don Bosco dell’Istituto Maria Ausiliatrice per tutti i ragazzi delle scuole medie che vorranno venire a studiare con noi accompagnati da giovani di buona volontà e docenti in pensione ma con ancora vivo l’amore per i ragazzi e per la loro formazione culturale e la disponibilità di spazi per lo studio personale o di gruppo per i ragazzi delle scuole superiori o i giovani universitari. Per un attento utilizzo del tempo libero dallo studio ci saranno LAB’ORATORI sportivi, musicali, di gioco, danza e tanto altro mentre rimane sempre viva la proposta a prendere parte a cammini di gruppo per la propria vita personale così da poter crescere come sognava don Bosco: Buoni cristiani, onesti cittadini e felici abitatori del cielo. Resta sempre valido anche l’invito per tutti coloro che volessero donare un po’ del loro tempo per i ragazzi a contattarci… nella nostra casa c’è sempre pronto un posto per ognuno… ci sarà sempre un posto anche per te!” don Francesco Galante SABATO 26 SETTEMBRE ore 17.00 alla chiesa della Purificazione in Via della Madonna, S. Messa in occasione del trigesimo di don Carlo Leoni Pag. 5 la 27 SETTEMBRE 2015 PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO Settimana di Livorno dalle parrocchie Santi e sante ci guardano Nella parrocchia di S. Rosa è stata allestita una nuova parete con immagini di Santi e Beati. Tanti volti di uomini e donne che ricordano il loro impegno per gli altri, la loro vocazione forte di amore senza misura per Gesù e la forza della loro preghiera. Volti che adesso, dalla parete della chiesa, allestita da Padre Maurizio con l’aiuto dei parrocchiani, ricordano a tutti i fedeli del quartiere della Rosa, ma anche a tutti i visitatori che entrano in chiesa, quanto può essere grande la fede in Dio e come una vita “normale” possa trasformarsi in “straordinaria” se affidata a Cristo. Quando mangiare Gesù delizia anche il palato Alla parrocchia di Madre Seton le ostie fatte in casa C’è un vero e proprio rito appena finita la Messa della domenica alla parrocchia Santa Seton: i bambini che non hanno ancora ricevuto la prima comunione e che quindi non conoscono il sapore del pane eucaristico (ma, a dire il vero, anche i più grandi!), corrono filati in sacrestia per tuffarsi nello scatolone dei ritagli delle ostie. Nel contenitore di latta, infatti, che ormai tutti conoscono, don Gino conserva i frammenti, scartati dalla macchina che dà forma circolare alle sfoglie di ostie. Sì, perché don Franchi, parroco della comunità dedicata a Madre Seton, originario del Gabbro, ma soprattutto delle buone tradizioni contadine, ha deciso da un po’ di anni di preparare le ostie in casa: va al mercato a comprare la farina, la impasta, la cuoce e, grazie ad un’apposita macchinetta, suddivide la sfoglia in forme circolari; un’operazione semplice e genuina, come appunto è quella di farsi il pane in casa. «Ho pensato a questa soluzione perché le ostie che compravo fuori erano confezionate da tanto tempo… mi sembrava di mangiare il pane andato a male- racconta ridendo – e poi erano talmente sottili che si appiccicavano al palato! Il mio caro amico don Vannozzi diceva: “sembra di fare la comunione “spirituale” – scherza ancora don Gino – Così invece l’ostia è più fragrante e chi si sazia del corpo di Cri- sto può anche assaporarne la bontà anche con il palato». Anche i fedeli apprezzano molto questa scelta del parroco: «sono buonissime, sembra quasi di mangiare dei crackers», ci dice Alberto. Sembrano così lontani i tempi in cui l’ostia non poteva essere toccata con le mani né con i denti, adesso nutrirsi del corpo di Cristo ha indubbiamente un nuovo gusto, in tutti i sensi! c.d. la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 6 dalle parrocchie La parrocchia di S. Ferdinando rende omaggio ad un suo illustre parrocchiano La Parrocchia di San Ferdinando Re, che ha dato i natali del Beato Pio Alberto del Corona, ha invitato i Veneziani a partecipare alla Messa di ringraziamento per la sua proclamazione a beato avvenuta il 19 settembre scorso. Il Parroco don Emilio ne ha ricordato le qualità e la sua dedizione al prossimo e la sua vicinanza a Dio. I “Veneziani” hanno ora un loro protettore da invocare e da pregare perché interceda presso Dio, per qualunque preghiera che a lui rivolgeranno. Dopo la celebrazione eucaristica, i fedeli si sono recati in processione in Viale Caprera e hanno sostato davanti alla lapide che ricorda il luogo della sua nascita. Hanno donato una corona di alloro e dopo un concerto di flauto della “veneziana” Stella Armento, don Emilio ha impartito sui presenti e a tutti gli abitanti del quartiere la benedizione: Ti benediciamo o Padre, perché hai voluto che il tuo Figlio fatto uomo appartenesse ad una famiglia umana e che crescendo nell’ambiente familiare ne condividesse le gioie e i dolori. Guarda le nostre famiglie sulle quali invochiamo il Tuo aiuto Attraverso l’intercessione del Beato Pio Alberto del Corona: proteggile e custodiscile sempre, perché sostenute dalla tua grazia, vivano nella prosperità e nella concordia. Ti preghiamo, dà un segno della Tua misericordia alle famiglie dei malati e degli anziani del quartiere e fa che essi recuperino salute, coraggio e fiducia Per Cristo nostro Signore Amen 6 ragazzi, 1 sacerdote e le bellezze dell’Isola d’Elba Una splendida settimana tra i monti e il mare dell’Isola d’Elba, l’hanno vissuta 6 ragazzi della parrocchia di San Benedetto insieme al loro parroco don Tomasz . Le bellezze del creato, la fatica del cammino, le serate insieme a parlare, i silenzi, i sogni di ognuno. Ad aiutarli in questo percorso il libretto della comunità di Romena. Una settimana semplice e speciale che i ragazzi ed il parroco porteranno nel cuore. Nuove nomine Continuano le scelte pastorali del vescovo Simone, per andare incontro alle necessità delle diverse realtà ecclesiali, in continuo mutamento. Don Matteo Gioia, co parroco a S. Agostino ha ricevuto da mons. Giusti anche l’incarico di assistere spiritualmente l’ufficio pastorale della famiglia. Novità anche tra i diaconi permanenti: Andrea Zargani sarà collaboratore a Santa Caterina, al fianco di don Michele Esposto; Roberto Bargelli presterà il suo servizio alla parrocchia di S. Giovanni Bosco in Coteto; il diacono Paolo Bencreati, pur mantenendo il suo incarico in ospedale sarà anche collaboratore alla parrocchia di SS. Annunziata a La Leccia. Pag. 7 la 27 SETTEMBRE 2015 PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO Settimana di Livorno dalle parrocchie Alla ronda della carità si cercano volontari C’è chi ha perso improvvisamente il lavoro, chi non ha introiti sufficienti a sfamare la famiglia, chi ha un passato difficile alle spalle, chi è arrivato, tra mille difficoltà, attraversando il mare: tantissime storie per altrettanti volti che popolano le nostre strade quotidianamente, chiedendo non solo un pasto caldo, ma un attimo di at- tenzione, di ascolto da parte del prossimo. Per questo, oltre ai servizi della Caritas diocesana, riparte il giro della “Ronda della Carità” della Parrocchia di S. Giovanni Bosco in Coteto. Operatori e famiglie si alterneranno ogni sera nella preparazione e consegna dei pasti per poter dare una mano a chi ha più biso- Dal 23 al 26 triduo in preparazione alla festa della Madonna della Pietà ore 17.00 adorazione del SS. Sacramento ore 18.00 S. Messa Giorno della festa sabato 26 settembre ore 17.00 adorazione SS. Sacramento ore 18.00 S. Messa prefestiva e processione con l’immagine della Madonna per le vie della parrocchia ore 20.30 cena insieme nel piazzale davanti alla chiesa (p.zza Due Giugno) Ogni sabato alla parrocchia di S. Giuseppe È appena partita una nuova iniziativa alla parrocchia di San Giuseppe. Ogni 19 del mese la messa delle 9 sarà dedicata al patrono della chiesa a cui seguirà la benedizione dei gigli simbolo del santo. Una delle tante idee semplici ma particolari che il parroco don Marcio ha organizzato fin dal suo arrivo in città per avvicinare il quartiere alla chiesa di Piazza 2 giugno e gno. Ma per fronteggiare questa situazione di emergenza sociale sono necessarie sempre nuove energie: chi fosse interessato a collaborare può scrivere un’email a [email protected] o recarsi dal Parroco don Luciano Musi. F.F. cercare insieme di fare comunità. E dal 23 al 26 settembre la parrocchia si prepara a vivere un’altra festa: quella della madonna della pietà, a cui è dedicata la cappellina all’interno della chiesa. Un evento che porterà tanta gente in parrocchia e in piazza, per stare insieme e condividere momenti di gioia e di devozione a Maria. Don Annibale è il nuovo parroco di S. Simone ad Ardenza In un clima di partecipazione e di condivisione la parrocchia di San Simone di Ardenza ha vissuto con gioia l’ingresso di don Annibale Reyes. La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Simone, insieme a don Annibale e a don Felice Munaro. E’ stato proprio don Felice a leggere il decreto del Vescovo della nomina di don Annibale ad “amministratore parrocchiale” (in quanto don Annibale non è ancora incardinato nella diocesi e quindi non può essere “parroco”) e al termine della lettura del decreto don Annibale ha ricevuto l’applauso della comunità di San Simone. Prima della benedizione finale don Annibale ha preso la parola dicendo: “Voglio affidarmi a Gesù sommo sacerdote, sono sacerdote da 35 anni e voglio condividere con voi il mistero dell’eucarestia. Come ha detto il vangelo vorrei es- sere il più piccolo tra tutti, anche se -ha aggiunto scherzando- sono alto un metro e 88! La parrocchia ci fa essere una sola famiglia e sono totalmente disponibile per servirla e per ascoltarvi “eccomi qua!”. Vi chiedo il sostegno della preghiera perché ci faccia essere corpo mistico di Gesù Cristo”. Un lungo applauso è seguito alle sue parole ed un parrocchiano ha poi voluto pubblicamente esprimere la gratitudine al Vescovo per la nomina di don Annibale. Gianni Giovangiacomo la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 8 In fuga per non morire La storia di un giovane immigrato accolto dalla Caritas diocesana Pubblichiamo questa lettera, scritta da un ragazzo, arrivato in Italia lo scorso anno, costretto a scappare dal proprio paese. L’intento è quello di far conoscere le realtà che queste persone sono condannate ad affrontare, lasciare la famiglia, avere pochi se non alcun contatto con loro, cambiare paese, lingua e modo di vivere. Per rispetto ma soprattutto per proteggerlo, abbiamo cambiato il suo nome e omesso quello del villaggio dal quale proviene. Ci auguriamo che questo scritto possa aprire tanti occhi, tante orecchie e molti cuori. Mi chiamo Mohammed e sono nato il 10 Gennaio del 1996 in un villaggio del Bangladesh,dove sono cresciuto insieme alla mia famiglia composta da padre, madre e due fratelli maschi più piccoli. Mio padre aveva un negozio in cui vendeva olio per motori e petrolio per lampade, non lontano da dove vivevamo, e svolgeva inoltre attività politica come segretario di uno dei principali partiti del Bangladesh. Ho frequentato la scuola fino all’età di 16 anni circa e dal 2011 al 2014 ho svolto un’attività di propaganda pubblicitaria per il partito di mio padre, al quale mi sono iscritto. Il 5 Gennaio 2014 in Bangladesh, si sono svolte le elezioni politiche. Le votazioni del mio villaggio si sono svolte all’interno di una scuola, poco lontana. Durante le votazioni, i membri locali dei due principali gruppi politici hanno avuto uno scontro e, dopo una sparatoria all’interno della scuola, un membro del partito opposto al mio, è stato ucciso. Sono arrivati dei poliziotti della DB (la polizia in borghese bengalese) che hanno accusato mio padre di aver sparato, arrestandolo e portandolo via. La mia famiglia non è stata messa a conoscenza del fatto e, la sera, non avendolo visto rincasare e senza sapere che fine avesse fatto, sono uscito a cercarlo. Lo stesso giorno, a notte fonda, qualcuno ha dato fuoco alla nostra casa, dove dentro stavano dormendo mia mamma, con i miei fratelli. Mio fratello più piccolo è morto bruciato. Mia madre e l’altro fratello sono stati ricoverati d’urgenza in ospedale dove sono rimasti per circa venti giorni. Da quel momento, ho iniziato a vivere a casa di mio nonno in un villaggio lontano dieci chilometri, continuando ad andare a lavoro nel negozio di mio padre. Al momento della dimissione dall’ospedale, anche mia madre e mio fratello sono venuti ad abitare da mio nonno e, attualmente, vivono ancora lì. Qualche giorno dopo, qualcuno, di notte, ha incendiato anche il negozio di mio padre e alcuni amici sono venuti ad avvertirmi dicendomi che dei membri del governo mi stavano cercando per uccidermi. Sentendomi in pericolo, ho deciso di scappare. Ho raggiunto la sorella di mia madre, che abitava nella capitale, Dakka. Pochi giorni dopo, un mio conoscente, che faceva parte di un altro partito, ha ricevuto una denuncia per possesso illegale d’armi, dopo essere stato arrestato dalla polizia. Durante l’interrogatorio, questo conoscente ha fatto anche il mio nome e quello di mio padre, accusandoci ingiustamente di essere coinvolti nel possesso di armi e pronti a compiere atti criminali. La polizia, allora, ha fatto irruzione a casa di mio nonno e, non trovandomi, ha minacciato i miei familiari. Fortunatamente, non è stato fatto niente alla mia famiglia, che riuscita ad avvertirmi del fatto, mi ha consigliato di rimanere a casa di mia zia, uscendo il meno possibile e senza quindi darmi neanche la possibilità di lavorare. Con l’aiuto di mio nonno, a fine Giugno, ho deciso di lasciare il Paese, dove ormai rischiavo seriamente la vita. Sono riuscito a raggiungere la Libia in aereo ma, dopo poco tempo dal mio arrivo a Tripoli, è scoppiata la guerra. Ho visto morire molte persone. Continuando ad avere paura per la mia vita, ho deciso di affrontare anche il disperato viaggio sul barcone e, dopo 3 giorni in mare, sono arrivato in Italia il 7 Agosto 2014. Ad oggi, non ho nessuna notizia di mio padre. Pag. 9 la 27 SETTEMBRE 2015 PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO Settimana di Livorno La diocesi per i profughi attraverso l’opera di Caritas In risposta all’appello del Papa Al termine dell’Assemblea diocesana, in merito all’invito di papa Francesco ad accogliere in ogni parrocchia i profughi, il vescovo insieme al clero diocesano hanno deciso di operare attravero i servizi Caritas. In Assemblea è emerso infatti il desiderio di offrire ai profughi dei percorsi di vera accoglienza e integrazione e, al tempo stesso, garantire chi accoglie di non essere lasciato a se stesso nel gestire situazioni che sono delicate e faticose, per questo la Chiesa livornese agirà attraverso la Caritas diocesana, che s’interfaccerà con la Prefettura e i centri di accoglienza. Ogni realtà che accoglie è necessario che sia quotidianamente visitata, monitorata e sostenuta dalla comunità tutta e da altre figure esterne compe- tenti e autorevoli. Potrebbe essere questo uno spazio affidato anche ad associazioni, movimenti e altre aggregazioni ecclesiali, che possono offrire alla realtà ospitante svariate forme di sostegno organizzato. Perché l’accoglienza sia espressione di tutta la comunità cristiana, è bene che i sacerdoti responsabili di parrocchie e zone pastorali non si facciano carico da soli dell’accoglienza, ma sia un’azione attuata insieme ai fedeli del territorio, in collaborazione con gli operatori delle caritas parrocchiale, perché sia davvero un servizio di Chiesa e non dei singoli. Per quanto riguarda le disponibilità delle strutture questo sarà l’iter che seguiremo come Diocesi: la Caritas raccoglierà le disponibilità che vengono offerte (ad esempio un appartamento abitabile ma ora non utilizzato, oppure una famiglia disposta ad accogliere in casa propria qualcuno, o ancora altri spazi utilizzabili allo scopo), dopodiché la stessa Caritas diocesana provvederà ad attivare i contatti con le istituzioni per capire di cosa c’è bisogno e in una fase successiva si potrà iniziare a ipotizzare abbinamenti tra singole situazioni di bisogno e le realtà più adatte ad accoglierle. Amichiamoci’s got talent Il teatro Filicchi della Seton sembrava tornato indietro di qualche anno quando dallo stesso palco le parrocchie si sfidavano nella Corrida. Nome nuovo, facce diverse, o le stesse un po’ invecchiate, così si è presentata la seconda edizione di Amichiamoci’s got talent. 9 squadre che in 5 minuti hanno cercato di conquistare il voto dei 4 giudici, volti noti in diocesi. Dal più alto, Mauro Nobili, esperto del canto corale, don Raffaello Schiavone che del teatro ha sempre fatto il suo punto forte per creare comunità; Laura Spugnesi, sua erede della parrocchia di San Pietro e Paolo e Alessio Bonaretti, San Jacopo, vincitore della scorsa edizione. Con loro il giudice XXL che nell’anonimato della sua postazione ha lanciato per tutta la sera i suoi sagaci commenti. Musica, danza, canto e comicità per una serata che ha messo insieme un pezzo della propria comunità, dai bambini agli adulti, senza che uno si sia dimostrato privo di talento e soprattutto di inventiva con tante idee originali. Capacità di unire e bravura artistica, questi i due aspetti che i giudici hanno saputo bene equilibrare dando il loro voto che alla fine ha portato alla vittoria la parrocchia dei Sette Santi che ha proposto un mix di ambiti e generi diversi di danza, musica e canto. Una serata arricchita da due momenti importanti, quello della danza di alcuni degli ospiti dell’Alma Pace arrivati due mesi fa dal Bangladesh, che con i loro abiti tradizionali hanno animato la sala e quello delle ragazze del Villaggio Diversamente artistico, due delle quali in carroz- zella, che hanno dato vita a un’emozionate momento danzante sotto la guida del responsabile fisioterapista e danza terapeuta Sauro Macera. Al termine della serata il saluto di don Gino Franchi, parroco di S. Seton, che si è augurato: «Che siano costruiti ponti e abbattuti i muri e che tra tutti gli uomini del mondo un giorno possa esistere un grande Amichiamoci!» Foto di Irene Lauretti la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 10 La Chiesa è per strada Don Giosy Cento a Livorno per la festa delle Figlie del Crocifisso È arrivato a Livorno per festeggiare insieme alle Figlie del crocifisso i 175 anni della loro fondazione. E Giosy Cento, sacerdote cantautore lo ha fatto cantando dal palco della Fortezza vecchia la sua testimonianza di prete “fuori dalle sacrestie”. Un luogo tanto caro al fondatore della congregazione Giovanni Battista Quilici, che don Giosy ha conosciuto in questa occasione. «Mi sono documentato sulla vita del vostro prete livornese per provare a inserire nella musica alcuni dei suoi messaggi, che ho scoperto essere tutti profondamente attuali». Non c’è di lui una sola cosa che lo abbia colpito, ma tutto quello che ha fatto mettendosi al servizio degli altri lo ha quasi fatto vergognare: «Di fronte a lui e a una vita in cui è riuscito a tradurre il vangelo in ogni situazione senza farsi mettere paura dal rischio e dalle sfide, mi sono sentito un prete che non vale niente». Un vangelo vissuto nel quotidiano che ancora oggi avrebbe avuto tanto da fare, in un mondo dove la chiesa è per strada, dove le persone si trovano fuori dai recinti. «Alle suore auguro di somigliargli tanto, di non essere donne qualunque, ma di vivere fuori dagli istituti dove c’è bisogno di riversare quell’amore che realizza pienamente la propria vita, che è in grado di accogliere chiunque come il Cristo crocifisso, simbolo della loro spiritualità». dalle sofferenze vissute nell’infanzia alla sua giovane vocazione; le tante opere compiute; la sua umiltà, che ha sempre spiccato in ogni suo gesto, ma soprattutto le sue opere di carità, il bene infinito verso i più poveri e i più deboli, un bene corrisposto in larga misura da tutti coloro che lo incontravano. «Egli – ha detto il cardinal Amato - aveva fatto della sua vita un cammino verso la santità, mostrandosi un vero pastore d’anime, degno dei primi secoli del cristianesimo… Il Vescovo Del Corona ha servito la sua diocesi con generosità, facendosi modello di virtù per i suoi fedeli e per le sue figlie spirituali. Ha imitato in pieno Gesù buon pastore, che percorreva le città e i villaggi, insegnando, predicando il vangelo del regno, confortando e risollevando tutti coloro che erano stanchi e sfiniti dalle fatiche della vita». Il vicario di papa Francesco ha poi concluso la sua riflessione rivolgendosi ai presenti e a tutti gli uomini e le donne dei nostri giorni, per ricordare che la storia di Pio Alberto Del Corona non è finita e proprio questa sua beatificazione ce lo testimonia: «A tutti noi, il nuovo Beato affida questo suo lascito di bontà, carità e santità. Ricordiamo che, nella nostra vita personale, familiare e sociale, non siamo soli – ha concluso il cardinale - Dio non abbandona mai i suoi figli in difficoltà. Anche i Santi vegliano efficacemente su di noi, sulle nostre famiglie, sui nostri buoni propositi». << segue da pagina 2 Questo rito è stato un evento unico sotto molti aspetti - spiegano dalla Diocesi di San Miniato - la beatificazione è infatti la prima nella storia della Toscana che si svolge al di fuori del territorio fiorentino (le ultime due beatificazioni sono state quelle di Suor Celestina Donati e di Madre Maria Scrilli che risalgono rispettivamente al 2008 e al 2006); inoltre mons. Del Corona è il primo vescovo nonché primo cittadino livornese che viene iscritto nel numero dei beati ed infine questa beatificazione è una delle più “vaste”, nel senso che abbraccia larga parte della regione ecclesiastica, visto che la vita di quest’uomo si è svolta tra Livorno, San Miniato e Firenze. Il cardinale durante l’omelia ha ripercorso l’esistenza di Pio Alberto, c.d. foto di Roberto Manera Pag. 11 la 27 SETTEMBRE 2015 PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO Settimana di Livorno “Suor Ernesta? Guai a chi ce la tocca!” Oltre 170 religiose dal dopoguerra ad oggi in ospedale “Con Suor Ernesta abbiamo avuto una testimonianza di fede indefettibile, ancorata all’amore di Cristo che le ha reso possibile sostenere questi anni di permanenza all’ospedale di Livorno, dove ha condotto la sua missione. La chiesa diocesana le è particolarmente grata – e con lei anche alle altre consorelle che l’hanno preceduta e accompagnata - per quest’opera di apostolato sublime, sostenuta dall’amore verso il prossimo, non in forma filantropica ma compassionevole”. Sono dense di commozione e riconoscenza le parole di Mons. Simone Giusti pronunciate nell’omelia del 18 settembre nella chiesa di S. Giuseppe dell’ospedale, dove ha avuto luogo alla presenza di molti colleghi ed amici la S. Messa per il saluto a Suor Ernesta Alberto. Una storia livornese iniziata il 30 settembre 1988! In quel giorno la nuova direttrice Suor Ernesta Alberto, prendeva le redini della Scuola infermieri , continuando così uno degli incarichi più gravosi affidati alla comunità delle religiose della Piccola casa della divina Provvidenza di Torino. Infatti, le suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo erano presenti a Livorno sin dal 1895, quando furono chiamate dalla direzione degli Spedali Riuniti presso il nosocomio di via S. Giovanni. Il loro numero aumentò in proporzione alle esigenze ospedaliere del territorio. Oltre centosettanta religiose, dal dopoguerra fino agli anni Settanta, si sono succedute nei vari reparti medici per svolgere secondo lo spirito cottolenghino il loro servizio professionale e di apostolato fra i malati, fra il personale sanitario, ma soprattutto - ed è questa l’intonazione evangelica più bella – fra i livornesi! “Suor Ernesta? Boia deh! Guai a chi ce la tocca!”: Un’ espressione colorita del parlare popolare labronico che è tutto un programma! Uno slogan che nell’autunno del 1995 “i suoi allievi” e le “sue allieve “ della Scuola infermieri le riservarono in occasione dei festeggiamenti per il centenario della presenza a Livorno delle suore del Cottolengo. Abbiamo provato ad intervistarla, ma il profilo che si delinea rimane incompleto. Emerge ancora la sua autorevole indole, sorretta da una profonda dedizione al servizio assistenziale. Una prontezza costan- te, rinvigorita da una fede incrollabile vissuta con autenticità insieme alla sua comunità che ha donato a questa diocesi, fino al 2004, delle instancabili beniamine della carità, testimoni della loro vocazione religiosa. Come poter quantificare i tempi profusi ed i numerosi servizi ai quali Suor Ernesta si è dedicata? Peraltro, le sue competenze culturali e scientifiche le hanno consentito di rimanere nel suo incarico professionale di direttrice del polo didattico e come docente universitaria di etica e bioetica dello specifico corso di laurea in Scienze infermieristiche dell’ateneo pisano, attivato nell’anno accademico 2004-2005. Presso l’Archivio Diocesano di Livorno il fascicolo delle Suore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo si chiude per rimanere negli scaffali della sezione storica della nostra Chiesa locale. Con la partenza di Suor Ernesta termina una presenza durata centoventi anni. Ma il carisma cottolenghino continuerà ad esistere grazie al seme lasciato nel cuore dei livornesi dalle “sore” dell’ospedale, di cui Suor Ernesta è rimasta l’ultima luminosa fiamma. Non è un addio ma un Deo Gratias! Andrea Zargani la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 12 La ragione della nostra fede Intervista a Francesco Morosi, direttore della scuola di formazione teologica diocesana Francesco, cos’è la SFT? “Con Scuola di Formazione Teologica (SFT) si intende riferirsi a forme sistematiche di insegnamento della teologia che non vanno confuse né con gli Istituti di Scienze Religiose, né con le scuole per catechisti o iniziative similari. Le scuole di formazione teologica nascono invece con lo scopo di introdurre al sapere teologico; è al loro interno, infatti, che sarà possibile attuare un certo reclutamento di forze che promuova nelle comunità cristiane il «pensare» cristiano e non solo «l’agire»”. Perché secondo te è utile iscriversi? “Lo scopo è quello di creare una mentalità teologale, ossia il retto uso della ragione all’interno della fede, fino alla capacità di leggere e interpretare sapientemente non solo eventi e fatti, ma anche testi e documenti che toccano la vita della fede nella Chiesa”. A chi è rivolta? “La Scuola è aperta a tutti coloro che intendono approfondire in maniera progressiva e sistematica la propria fede cristiana (religiosi e laici), anche in vista di un ministero (lettorato, accolitato) o semplicemente di un servizio di evangelizzazione e di catechesi nella Chiesa locale; non servono titoli di studio, serve solo la voglia di “mettersi alla scuola” della Parola, della riflessione teologica e dell’esperienza di fede del passato e del presente”. Quanto impegna? “La scuola dura tre anni, e impegna due giorni a settimana da ottobre a maggio. Il curriculum scolastico prevede 12 corsi di 18 ore ciascuno (4 corsi ogni anno), con la possibilità comunque di redigere un piano personalizzato, che possa venir incontro a chi ha impegni di lavoro e famiglia”. Quale valore ha il titolo che rilascia la SFT? “Al termine di tutti i corsi del triennio e nel momento in cui vengono superati i relativi esami, viene rilasciato un “Diploma di Cultura Teologica”. Tale titolo non potrà però fondare alcun diritto all’insegnamento della religione nelle scuole; potrà invece facilitare l’ammissione a servizi ministeriali nella Chiesa locale e il passaggio agli studi negli Istituti di Scienze Religiose. In altre parole chi viene alla SFT non lo fa per cercare lavoro, ma lo fa per approfondire le sue conoscenze teologiche, e per accrescere nella propria fede, con la possibilità di offrire un importante servizio alla Chiesa livornese, in accordo con il Vescovo e il proprio parroco”. I CORSI Per l’anno 2015/2016 la SFT riproporrà il primo anno, come percorso base per quanti si iscriveranno per la prima volta, ed introdurrà il secondo anno, per quanti hanno frequentato i corsi introduttivi. Il secondo anno, su consiglio anche degli studenti stessi, prevederà un approfondimento dei testi dell’AT; mentre nell’ambito dogmatico si approfondirà l’aspetto giuridico della Chiesa e la sua economia sacramentale. I due anni saranno così strutturati: I anno Introduzione alla Sacra Scrittura prof. Don Valerio Barbieri (martedì I quadr.) Ecclesiologia prof.ssa Maria Enrica Senesi (giovedì I quadr.) Morale Fondamentale prof. Don Raffaello Schiavone (giovedì II quadr.) Teologia Fondamentale prof. Don Ordesio Bellini (martedì II quadr.) II anno Pentateuco e Libri Storici prof. Diac. Franco Caccavale (martedì I quadr.) Diritto Canonico prof. Don Alberto Vanzi (giovedì I quadr.) Profeti e sapienziali prof. Francesco Morosi (martedì II quadr.) I Sacramenti prof. Don Fabio Menicagli (giovedì II quadr.) Luogo e orari delle lezioni I corsi si svolgono il martedì e il giovedì dalle 18.30 alle 20.00 presso la parrocchia dei Sette Santi Fondatori, in via Sette Santi 12. L’inizio delle lezioni è previsto per il giorno 13 ottobre 2015. Pag. 13 la 27 SETTEMBRE 2015 PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 18.30 S. Messa per la festa di S. Vincenzo de Paoli e mandato agli operatori della carità in cattedrale L’AGENDA Tutti gli appuntamenti con il Vescovo GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 18.30 S. Messa per l’inizio dell’anno scolastico ed accademico alla chiesa di Santa Caterina SABATO 26 SETTEMBRE 21.00 nel parco dell’istituto S. Spirito festa finale di Amichiamoci DOMENICA 27 SETTEMBRE 12.00 nella chiesa di n.s. del Rosario santa messa di chiusura della manifestazione dei giovani Amichiamoci MARTEDÌ 29 SETTEMBRE 9.30 il vescovo presiede la S. Messa per il patrono della Polizia S. Michele Arcangelo, nella chiesa della Madonna Nella mattina, udienze clero in vescovado 12.30 incontro con la dirigenza Ikea alla Casa Papa Francesco a Quercianella 18.30 in occasione della vistita pastorale al IV vicariato, S. Messa all’Unità Pastorale Tre Arcangeli MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE 10.00 consiglio dei vescovi all’Istitito Interdiocesano a Camaiore 16.00 riunione amministrativa in vescovado 21.15 consiglio pastorale diocesano in vescovado GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 9.30 ritiro spirituale del clero alla villa Alma Pace SABATO 3 OTTOBRE 11.00 il vescovo presiede la Messa per la Fratres, associazione donatori di sangue, al Santuario di Montenero 18.00 S. Messa e cresime alla parrocchia di S.M. del Soccorso DOMENICA 4 OTTOBRE 10.30 in cattedrale, S. Messa in occasione dell’ingresso del nuovo rettore don Donato Mollica 12.00 saluto alla festa patronale alla parrocchia di S. Rosa 15.30 in cattedrale te deum di ringraziamento per la beatificazione di mons. Pio Alberto del Corona, con la presenza del vescovo Tardelli e a seguire convegno ecclesiale sul tema “IL vangelo in famiglia” Torna la scuola di formazione per gli operatori pastorali no, alla Parrocchia di S. Croce, le lezioni inizieranno alle ore 18,00 e termineranno alle ore 19,30. Come sempre la Scuola di Formazione per gli operatori pastorali, è dedicata a tutti coloro che sono impegnati nella pastorale parrocchiale e diocesana, che sono invitati quindi a partecipare: dai i catechisti di ogni ordine e grado, dall’Iniziazione Cristiana alla Formazione delle coppie, che quest’anno avranno anche un modulo proprio. Come ogni anno in programma una gita e un evento di chiusura in modo che coloro che parteciperanno nelle due sedi abbiano anche dei momenti di incontro con gli altri. Le iscrizioni termineranno il 4 ottobre; per partecipare e richiedere informazioni basta scrivere a [email protected] di Livorno VENERDÌ 2 OTTOBRE Nella mattina, udienze laici in vescovado 19.00 in occasione della vistita pastorale al IV vicariato, incontro con la comunità monastica a Montenero SFOP: è tempo di ripartire Partirà mercoledì 14 ottobre il nuovo anno della Scuola di Formazione per Operatori Pastorali meglio conosciuta come SFOP. La serata, che coinvolgerà tutti i partecipanti alla scuola, sarà dedicata alla figura di Don Giovanni Battista Quilici. «La scelta di quest’anno, ci spiega don Fabio Menicagli responsabile del Centro Pastorale per la Formazione Cristiana il Culto e la Liturgia, è quella di guardare alla formazione dei nostri laici in modo unitario, con due moduli comuni e un modulo specifico per area di formazione». Per garantire la maggiore partecipazione e venire incontro alle varie esigenze saranno due le sedi della Sfop: a Livorno, in Vescovado, dalle 21,15 alle 22,45 mentre a Rosigna- Settimana la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO In cerca di una memoria che non tornerà più Come aiutare un malato di Alzheimer e la sua famiglia a trovare un equilibrio per vivere una vita migliore Da un po’ di tempo dimenticava dove aveva lasciato le chiavi di casa. “Come sei distratto” gli ripeteva sua moglie associando il problema a una tipicità che il luogo comune vuole associare al sesso maschile. Poi le cose scordate aumentavano, magari senza riuscire a indicare un oggetto con il proprio nome. E allora il dubbio: forse non era semplice distrazione. Iniziano così tante delle storie di quelli che si scopriranno malati di Alzheimer, una delle patologie legate alla demenza che occupa la fetta più grande con il suo 65%. Una malattia che per definizione non colpisce solo il paziente, ma tutta la sua famiglia e le persone che gli stanno intorno. Per dare risposta ad un bisogno sempre crescente nacque nel 2000 quello che adesso si chiama “Ambulatorio disturbi cognitivi e unità di valutazione”, al secondo piano del distretto di Fiorentina. Daniela Bardini presta qui il suo servizio di infermiera fin dall’inizio: «Il nostro è un supporto per pazienti e famiglie, anche se purtroppo il grosso del carico resta a loro. E quasi tutti arrivano qui quando la malattia è già alla fase intermedia magari perché inizialmente non ci si rende conto del problema reale». Come tutte, anche l’Alzheimer, è una di quelle malattie che non guarda in faccia a nessuno, al suo sesso, all’estrazione sociale e spesso neanche alla gioventù: «L’età media in cui compare è di circa 65 anni – spiega Stefania Giusti, coordinatore infermieristico area cure intermedie- ma ormai seguiamo, anche se in percentuali molto basse, persone più giovani». Un incremento, ci spiegano, che da quando si vive più a lungo si rispecchia nel numero dei casi. Come un effetto a catena anche il lavoro in ambulatorio è aumentato, con una diffusione della sua conoscenza dovuta anche alla qualità del servizio. «Non è una lode che ci vogliamo fare, ma se c’è qualcosa che ci caratterizza è forse il credere fortemente nel nostro lavoro mettendo passione soprattutto nell’ascolto» confessa Daniela. «Subentra spon- 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 14 Ricordati di me Settembre mese dedicato ai malati di Alzheimer Settembre è il mese mondiale dell’Alzheimer. In particolare, il 21 settembre viene celebrata la giornata mondiale, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI). Le statistiche parlano di oltre 36 milioni di malati nel mondo e più di un milione in Italia. Malati che sono aumentati vertiginosamente negli ultimi anni e che purtroppo sono in costante aumento. Su Livorno, il centro disturbi cognitivi della ASL nel quartiere di Fiorentina, ne annovera più di 1500 sul territorio, in un range di patologie più o meno gravi, legate soprattutto all’età, ma sicuramente un numero che spaventa. Ma che cos’è il morbo di Alzheimer? La definizione della malattia la indica come una forma di demenza senile, un’alterazione delle funzioni cerebrali che provoca difficoltà nel condurre le normali attività quotidiane, ma chi vive accanto ad uno di questi malati, sa che questa è una delle patologie più perfide, perché toglie agli anziani la cosa più cara: i ricordi. (Non per niente il tema di quest’anno della giornata mondiale dell’Alzheimer è “Ricordati di me”) Perdendo la memoria, si perdono gli affetti, non si riconoscono più le persone care; il tempo si confonde, i figli diventano mariti, mogli, fratelli… non ci si riconosce più allo specchio, la propria identità è perduta e con essa il proprio passato, il proprio essere. La malattia ha diversi stadi e gradi: a volte lascia inermi e assenti, altre volte provoca aggressività e reazioni violente; ogni giorno è diverso, non c’è una cura uguale per tutti, non c’è un approccio univoco. Un padre, una madre, dei nonni, ammalati di Alzheimer vanno accuditi con una pazienza infinita. Spesso Pag. 15 la 27 SETTEMBRE 2015 taneo un senso di empatia perchè per capire la risposta più adeguata dobbiamo provare a metterci nei panni della famiglia». Tutti i giorni, dal lunedi al venerdi, festivi esclusi, è lei ad accogliere, aiutata da un’operatrice OSS, chi ha bisogno di un punto di riferimento, soprattutto quei familiari che si trovano ad affrontare un problema per la prima volta. «Prima-ci spiegapotevamo contare costantemente su un neurologo», con il taglio dei costi le ore che il medico può garantire sono soltanto 12 alla settimana. Primo obiettivo del percorso assistenziale è quello di cercare in tutti i modi di mantenere il paziente nel suo ambiente quotidiano: «Prima avviene il riconoscimento della malattia, prima possono essere attivati accorgimenti per attenuare gli scompensi, per una patologia che non conosce cure». La cosa più difficile da far passare alla famiglia è l’idea di non sostituirsi. «Ad esempio sarebbe molto più semplice imboccarlo quando non riconosce l’uso delle posate, ma al contrario è importante provare ad attivarlo, indicandogli che è necessario il cucchiaio anziché la forchetta, lasciando, che si sporchi, proprio come un bambino». Questo per provare una riabilitazione cognitiva della memoria residua, mantenendo cioè quello che ancora viene ricordato. «Se ha dimenticato come si mangia e vede che qualcuno lo aiuta, penserà che quella sia la normalità» conclude la signora Giusti. Ad affiancare il lavoro in ambulatorio c’è la Cooperativa Comunità Impegno: «I laboratori che organizzano sono il fiore all’occhiello di Livorno, una prerogativa della nostra città: attività studiate per permettere a quei pazienti che ancora riescono a camminare e salire su un pulmino, di socializzare e al tempo stesso dare qualche ora di “sollievo” alle famiglie». A questo si aggiunge il centro diurno a Villa Serena dove i pazienti sono seguiti da educatori e fisioterapisti. PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO Nei casi più fortunati, quelli cioè in cui il paziente è inserito in un contesto familiare, che fortunatamente sono la maggior parte, Daniela ha riscontrato come l’ambiente sereno e l’affetto riduca i disturbi comportamentali, ma ci sono anche persone rimaste sole al mondo per le quali è indispensabile l’intervento dell’assistente sociale. «Per loro esiste il nucleo Alzheimer di Coteto, che è in grado di accogliere solo 14 pazienti» un numero troppo basso per un bacino di utenza che arriva fino a Collesalvetti. «Qui in ambulatorio -continua Daniela- passano quasi tutti i malati di Alzheimer, che in città (Collesalvetti compresa) sono circa 1500. Personalmente ogni giorno ne seguo una decina a cui si aggiungono le famiglie a cui va sempre cercata di dare una risposta di qualche tipo: se riescono a trovare un po’ di equilibrio, riusciranno ad aiutare meglio il loro caro, e spesso questo si risolve semplicemente con l’ascolto». Per alcuni la fede aiuta: «Ho visto tante persone che supportate dalla preghiera riuscivano a vivere la malattia con più tranquillità e ad affrontarla con più coraggio» continua Daniela. Questo però non basta a tutti, dice Stefania, perchè per affrontare la situazione a molti serve concretezza, considerato che la cosa che più sconvolge è quasi sempre quella di non essere riconosciuti, soprattutto per un figlio. «Una volta – racconta Daniela- una signora con il marito malato mi disse una frase che mi è rimasta impressa: “Io sono una vedova con il marito vivo”». Un’affermazione che esprime bene i risvolti della malattia. A breve partiranno degli incontri rivolti alla cittadinanza per un’educazione sanitaria e una vecchiaia migliore a cui, Stefania e Daniela, si augurano possano partecipare in tanti. Nel frattempo la porta dell’ambulatorio è sempre aperta, per tutte le informazioni basta una telefonata allo 0586.223515. Giulia Sarti Settimana di Livorno avere un malato in casa o in famiglia cambia la vita, scombina le abitudini familiari, mette in crisi i legami… per questo è importante non lasciare soli coloro che si trovano a dover fare i conti con la malattia, non solo i pazienti, ma anche i parenti. Per questo si parla di una vera e propria emergenza sanitaria, perché le famiglie toccate da queste situazioni spesso si trovano in crisi e per questo medici, ricercatori, associazioni e istituzioni sanitarie sono chiamati ad agire insieme, per dare risposte concrete ai bisogni dei malati e dei loro familiari. Anche se oggi, rispetto ad alcuni anni fa, esiste una maggiore consapevolezza della malattia e dei suoi risvolti, manca ancora una rete completa di servizi attorno al malato e alla sua famiglia. A Livorno, oltre al servizio sanitario, esistono varie associazioni che si occupano di malati e di familiari: la Cooperativa Impegno, ad esempio, è una di queste, che in convenzione con la ASL prende in carico oltre 600 persone all’anno e affianca le famiglie con assistenza, ma anche con attività diurne di laboratori e orti sociali, allorquando la malattia non ha ancora preso il sopravvento ed i malati riescono ad avere relazioni sociali. Settembre sia dunque l’occasione per riflettere e sensibilizzare su questo tema, è urgente promuovere la ricerca per trovare cure e capirne di più sulla malattia, ma anche migliorare sempre di più i servizi, creando una rete assistenziale, che informi, curi e accompagni, perché le persone non siano lasciate sole nell’affrontare il lungo e difficile percorso di questa patologia. Ricordiamoci insomma, di chi ha perso la capacità di ricordare. Chiara Domenici la Settimana di Livorno PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO 27 SETTEMBRE 2015 Pag. 16 Le famiglie dal Papa Il prossimo 3 ottobre a Roma Dal 4 al 25 Ottobre si svolgerà il Sinodo ordinario sulla famiglia, incentrato sul tema: “la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” e Papa Francesco ha invitato tutte le famiglie del mondo ad unirsi alla sua preghiera per questo evento. Per riunirsi anche fisicamente Sabato 3 Ottobre in Piazza San Pietro dalle 16 in poi si svolgerà una grande veglia di preghiera. Nella lettera di invito a questo evento da parte dell’ufficio di pastorale famigliare della CEI si comunica: “Sarà bello essere tutti lì e il momento storico che stiamo attraversando ci chiede di fare il possibile per partecipare, mostrando in unità tutta labellezza della famiglia. Se ci fossero difficoltà per famiglie pressate dalla crisi economica che desiderano vivere questo evento storico, fatecelo direttamente pre- sente e troveremo vie adeguate di sostegno. Vi chiediamo la possibilità di favorire sul territorio incontri di preghiera in preparazione alla veglia di Piazza San Pietro in cui, nello stile di Emmaus, due o tre associazioni o carismi differenti si incontrino per pregare insieme”. Anche la diocesi di Livorno sarà DOMENICA 4 OTTOBRE 2015 IN CATTEDRALE ORE 15.30 TE DEUM di ringraziamento Per la beatificazione di Mons. PIO ALBERTO DEL CORONA A seguire, sempre in Cattedrale, convegno diocesano IL VANGELO IN FAMIGLIA LA SETTIMANA Supplemento cartaceo del quotidiano “La Settimana tutti i giorni” Quotidiano on line della Diocesi di Livorno di Pharus srl - via del Seminario 61 57122 Livorno - P.IVA/C.F. 01676050493 Testata giornalistica iscritta al numero 01/2015 del Registro Stampa del Tribunale di Livorno. Responsabile: Chiara Domenici Impaginazione e grafica: Andrea Macelloni Stampa: stamperia diocesana Via del Seminario 61 - 57122 Livorno presente; l’ufficio di pastorale familiare, in collaborazione con l’opera diocesana pellegrinaggi sta preparando un pullman che porterà i fedeli alla veglia in S. Pietro: chi volesse partecipare può rivolgersi a: Opera Diocesana Pellegrinaggi – 0586 211294 – 276215/18 [email protected]