la
Settimana
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PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO- www.lasettimanalivorno.it
Pio Alberto
Del Corona,
il vescovo bianco,
è beato!
Diocesi di Livorno
di Livorno
N. 4 - 27 SETTEMBRE 2015
la
Settimana
di Livorno
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
27 SETTEMBRE 2015
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I Santi vegliano su di noi
Nella chiesa di San Miniato la beatificazione
di mons. Pio Alberto Del Corona
«La nostra fede è confortata giornalmente dalla presenza dei Santi,
grandi e piccoli, che in tutto il mondo costituiscono la primavera della
Chiesa, con il profumo dei fiori delle loro virtù e con l’abbondanza dei
frutti delle loro azioni di carità e di
speranza. La beatificazione di Mons.
Pio Del Corona è per tutti noi, oggi,
uno straordinario evento di gioia
e di festa. È anche un momento di
contemplazione del bene che lo
Spirito Santo, carità infinita di Dio,
semina a piene mani nella storia
dell’umanità mediante i suoi Santi». Ha esordito con queste parole il
cardinale Angelo Amato, delegato
Pontificio e prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, che
ha presieduto la celebrazione della
beatificazione di mons. Pio Alberto
Del Corona. Nella chiesa di S. Francesco gremita all’inverosimile da
vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose provenienti da tutta la Toscana, il
“vescovo bianco”, così come ormai
tutti lo chiamano, è entrato a far
parte della schiera dei santi.
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PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
Settimana
di Livorno
Sapore di Vangelo
Due eventi in onore di S. Vincenzo De Paoli e Giovanni Battista Quilici
“La Caritas, le Figlie della Crocifisso e le Figlie del Carità sono liete
di invitare la Chiesa di Livorno e
tutta la cittadinanza a due importanti eventi…”: parole di circostanza? Assolutamente no! Perché i
due eventi che vivremo nei prossimi giorni rappresentano una vera
e propria festa, a cui tutti siamo
invitati a partecipare numerosi e
con gioia.
Venerdì 25 settembre, alle ore
21.00, presso la chiesa di Santa
Caterina, si terrà “Sapore di Vangelo”. Lo spettacolo vedrà come
protagonisti “Don Giovanni Battista Quilici e San Vincenzo De
Paoli in parole e musica. L’animazione musicale sarà a cura dell’Ensemble Bacchelli, associazione
musicale e culturale, che ha lo
scopo di promuovere lo studio e la
pratica della musica d’insieme. Il
programma scelto con musiche di
Mascagni, Piazzolla, Mercadante,
Piovani e Mozart accompagnerà
lo spettatore nei momenti di meditazione e partecipazione attiva
La narrazione sarà curata, invece,
da Annamaria Corallo. Uno spazio
artistico che, attraverso la musica
e l’espressione teatrale vuole approfondire la figura del prete livornese Giovanni Battista Quilici e di
San Vincenzo De’ Paoli, e al tempo
stesso creare un suggestivo momento di riflessione ed elevazione
dello spirito.
Questo evento sarà propedeutico
alla celebrazione del 27 settembre, alle ore 18.00 in cattedrale,
dove il Vescovo Simone Giusti,
come è solito fare da qualche
anno, invierà gli operatori della
carità ad essere testimoni della tenerezza e della misericordia di Dio
tra gli ultimi e i più fragili.
Due appuntamenti, dunque, in
nome della carità, soprattutto, in
onore di due grandi testimoni di
carità: S. Vincenzo De’ Paoli nella
Francia del Seicento e il Servo di
Dio Giovanni Battista Quilici, nella
Livorno dell’Ottocento.
Questo anno si celebrano i 175
anni della nascita della Congregazione delle Figlie del Crocifisso,
affettuosamente chiamate suore
della Maddalena, e nel 2016 si celebreranno i 225 anni dalla nascita
e battesimo di Giovanni Battista
Quilici e i 220 dalla sua ordinazione.
A Don Quilici, di cui è in corso una
causa di beatificazione, è dedicata la mensa Caritas di Torretta.
Durante il suo apostolato, il sacerdote livornese si dedicò particolarmente alla cura e all’ aiuto dei
poveri, degli orfani, dei carcerati e
delle prostitute. In diocesi, ricoprì
il ruolo di vice parroco alla parrocchia di S. Sebastiano e primo parroco della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, che custodisce le sue
spoglie.
San Vincenzo De Paoli è il santo
fondatore della Congregazione
delle Figlie della Carità e patrono
di tutte le opere di Carità. Per tale
motivo, da alcuni, il Vescovo Simone ha scelto la festa di San Vincenzo (che è appunto il 27 settembre)
per conferire il mandato a coloro
che si mettono a servizio dei poveri.
Le figlie della Carità sono presenti
a Quercianella a Casa S. Giuseppe.
In questo ultimo anno è cresciuta
la sinergia tra la congregazione
e la Caritas (di cui Sr Raffaella è
presidente della Fondazione) con
l’apertura di “Casa Papa Francesco”, comunità a dimensione familiare per minori 0-8 anni. Nella
splendida cornice di Quercianella
è presente un’altra opera segno:
“La Casa onlus”, struttura che accoglie malati oncologici che vivono in condizioni di disagio, di
cui Suor Costanza Galli, primario
dell’Hospice delle Cure palliative
di Livorno, ne è la responsabile.
Non dimentichiamo poi l’impegno
di altre consorelle nella parrocchia
di S. Anna, soprattutto per la catechesi.
Le figlie del Crocifisso, presenti a
Livorno in due strutture “Istituto
S. Maria Maddalena” e “Istituto
S. Teresa del Bambin Gesù”; fuori
città a Castelnuovo della Misericordia. Il loro servizio di carità si
svolge in scuole, parrocchie, case
famiglie, accoglienza di donne sole
con bambini e donne immigrate in
difficoltà; collaborano con Caritas
nei servizi di sostegno e accoglienza dei più bisognosi, un esempio
è “Casa Incontro”, la struttura nel
complesso dell’Istituto di S. Maria
Maddalena che accoglie parenti
e detenuti in permesso premio.
Insieme all’Associazione Progetto
Strada accolgono, inoltre ragazzi,
che vivono condizioni di disagio al
dopo scuola “Cantiere Giovani”
Due occasioni, dunque, per conoscere e approfondire le figure di
questi due testimoni di carità che
fecero della loro vita un dono per
gli ultimi, una vita dal sapore di
Vangelo
Caterina Lo Russo
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dalle parrocchie
Nell’anno della Misericordia,
lo sguardo di don Bosco
Aperto l’oratorio salesiano
È iniziata proprio in questi giorni
la nuova attività dell’oratorio dei
Salesiani, che quest’anno prende
spunto dall’anno della Misericordia,
visto e vissuto con lo sguardo di
don Bosco. L’ispirazione al tema
arriva da una straordinaria canzone,
scritta dagli amici dell’Ispettoria
meridionale: “SIAMO NOI DON BOSCO oggi”. Perché è proprio vero
che siamo noi don Bosco nelle no-
stre scelte di ogni giorno e nel nostro modo di rendere possibile lo
straordinario dono della vita.
Ecco allora che tutte le proposte
che abbiamo pensato di fare a chi
vorrà lasciarsi da noi coinvolgere
cercano in qualche modo di provare
a contribuire alla costruzione di una
vita bella, buona e santa. Dall’attenzione primaria alla vita dello spirito
con degli inviti alla condivisione del-
la preghiera in cortile o con le comunità dei salesiani e delle Figlie di
Maria Ausiliatrice, all’accompagnamento quotidiano nello studio per
tutti i ragazzi delle scuole elementari e delle scuole medie.
Le novità di questo anno in questo
ambito così importante dello studio
sono la collaborazione con la Scuola don Bosco dell’Istituto Maria
Ausiliatrice per tutti i ragazzi delle
scuole medie che vorranno venire
a studiare con noi accompagnati da
giovani di buona volontà e docenti
in pensione ma con ancora vivo l’amore per i ragazzi e per la loro formazione culturale e la disponibilità
di spazi per lo studio personale o
di gruppo per i ragazzi delle scuole
superiori o i giovani universitari. Per
un attento utilizzo del tempo libero
dallo studio ci saranno LAB’ORATORI sportivi, musicali, di gioco, danza
e tanto altro mentre rimane sempre
viva la proposta a prendere parte a
cammini di gruppo per la propria
vita personale così da poter crescere come sognava don Bosco: Buoni
cristiani, onesti cittadini e felici abitatori del cielo. Resta sempre valido
anche l’invito per tutti coloro che
volessero donare un po’ del loro
tempo per i ragazzi a contattarci…
nella nostra casa c’è sempre pronto
un posto per ognuno… ci sarà sempre un posto anche per te!”
don Francesco Galante
SABATO 26 SETTEMBRE
ore 17.00
alla chiesa della Purificazione
in Via della Madonna,
S. Messa
in occasione del trigesimo
di don Carlo Leoni
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dalle parrocchie
Santi e sante ci guardano
Nella parrocchia di S. Rosa è stata
allestita una nuova parete con immagini di Santi e Beati. Tanti volti di
uomini e donne che ricordano il loro
impegno per gli altri, la loro vocazione forte di amore senza misura per
Gesù e la forza della loro preghiera.
Volti che adesso, dalla parete della
chiesa, allestita da Padre Maurizio
con l’aiuto dei parrocchiani, ricordano a tutti i fedeli del quartiere della
Rosa, ma anche a tutti i visitatori che
entrano in chiesa, quanto può essere grande la fede in Dio e come una
vita “normale” possa trasformarsi in
“straordinaria” se affidata a Cristo.
Quando mangiare Gesù delizia anche il palato
Alla parrocchia di Madre Seton le ostie fatte in casa
C’è un vero e proprio rito appena
finita la Messa della domenica alla
parrocchia Santa Seton: i bambini
che non hanno ancora ricevuto la
prima comunione e che quindi non
conoscono il sapore del pane eucaristico (ma, a dire il vero, anche i più
grandi!), corrono filati in sacrestia
per tuffarsi nello scatolone dei ritagli delle ostie. Nel contenitore di
latta, infatti, che ormai tutti conoscono, don Gino conserva i frammenti, scartati dalla macchina che
dà forma circolare alle sfoglie di
ostie.
Sì, perché don Franchi, parroco
della comunità dedicata a Madre
Seton, originario del Gabbro, ma
soprattutto delle buone tradizioni
contadine, ha deciso da un po’ di
anni di preparare le ostie in casa:
va al mercato a comprare la farina, la
impasta, la cuoce e, grazie ad un’apposita macchinetta, suddivide la sfoglia in forme circolari; un’operazione
semplice e genuina, come appunto
è quella di farsi il pane in casa.
«Ho pensato a questa soluzione
perché le ostie che compravo fuori
erano confezionate da tanto tempo… mi sembrava di mangiare il
pane andato a male- racconta ridendo – e poi erano talmente sottili che si appiccicavano al palato!
Il mio caro amico don Vannozzi diceva: “sembra di fare la comunione
“spirituale” – scherza ancora don
Gino – Così invece l’ostia è più fragrante e chi si sazia del corpo di Cri-
sto può anche assaporarne la bontà
anche con il palato».
Anche i fedeli apprezzano molto questa scelta del parroco: «sono buonissime, sembra quasi di mangiare dei
crackers», ci dice Alberto. Sembrano
così lontani i tempi in cui l’ostia non
poteva essere toccata con le mani né
con i denti, adesso nutrirsi del corpo
di Cristo ha indubbiamente un nuovo
gusto, in tutti i sensi!
c.d.
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dalle parrocchie
La parrocchia di S. Ferdinando
rende omaggio ad un suo
illustre parrocchiano
La Parrocchia di San Ferdinando
Re, che ha dato i natali del Beato
Pio Alberto del Corona, ha invitato
i Veneziani a partecipare alla Messa
di ringraziamento per la sua proclamazione a beato avvenuta il 19
settembre scorso. Il Parroco don
Emilio ne ha ricordato le qualità e la
sua dedizione al prossimo e la sua
vicinanza a Dio. I “Veneziani” hanno
ora un loro protettore da invocare e
da pregare perché interceda presso
Dio, per qualunque preghiera che
a lui rivolgeranno. Dopo la celebrazione eucaristica, i fedeli si sono recati in processione in Viale Caprera
e hanno sostato davanti alla lapide
che ricorda il luogo della sua nascita. Hanno donato una corona di
alloro e dopo un concerto di flauto
della “veneziana” Stella Armento,
don Emilio ha impartito sui presenti
e a tutti gli abitanti del quartiere la
benedizione:
Ti benediciamo o Padre, perché hai
voluto che il tuo Figlio fatto uomo
appartenesse ad una famiglia
umana
e che crescendo nell’ambiente
familiare ne condividesse le gioie
e i dolori.
Guarda le nostre famiglie sulle
quali invochiamo il Tuo aiuto
Attraverso l’intercessione del Beato
Pio Alberto del Corona:
proteggile e custodiscile sempre,
perché sostenute dalla tua grazia,
vivano nella prosperità e nella
concordia.
Ti preghiamo, dà un segno della
Tua misericordia
alle famiglie dei malati e degli
anziani del quartiere
e fa che essi recuperino salute,
coraggio e fiducia
Per Cristo nostro Signore
Amen
6 ragazzi,
1 sacerdote
e le bellezze
dell’Isola
d’Elba
Una splendida settimana tra i monti
e il mare dell’Isola d’Elba, l’hanno
vissuta 6 ragazzi della parrocchia di
San Benedetto insieme al loro parroco don Tomasz . Le bellezze del
creato, la fatica del cammino, le serate insieme a parlare, i silenzi, i sogni di ognuno. Ad aiutarli in questo
percorso il libretto della comunità
di Romena. Una settimana semplice
e speciale che i ragazzi ed il parroco
porteranno nel cuore.
Nuove nomine
Continuano le scelte pastorali del
vescovo Simone, per andare incontro alle necessità delle diverse realtà ecclesiali, in continuo mutamento.
Don Matteo Gioia, co parroco a S.
Agostino ha ricevuto da mons. Giusti anche l’incarico di assistere spiritualmente l’ufficio pastorale della
famiglia. Novità anche tra i diaconi
permanenti: Andrea Zargani sarà
collaboratore a Santa Caterina, al
fianco di don Michele Esposto; Roberto Bargelli presterà il suo servizio alla parrocchia di S. Giovanni
Bosco in Coteto; il diacono Paolo
Bencreati, pur mantenendo il suo
incarico in ospedale sarà anche collaboratore alla parrocchia di SS. Annunziata a La Leccia.
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dalle parrocchie
Alla ronda della carità si cercano volontari
C’è chi ha perso improvvisamente
il lavoro, chi non ha introiti sufficienti a sfamare la famiglia, chi
ha un passato difficile alle spalle,
chi è arrivato, tra mille difficoltà,
attraversando il mare: tantissime
storie per altrettanti volti che popolano le nostre strade quotidianamente, chiedendo non solo un
pasto caldo, ma un attimo di at-
tenzione, di ascolto da parte del
prossimo. Per questo, oltre ai servizi della Caritas diocesana, riparte il giro della “Ronda della Carità”
della Parrocchia di S. Giovanni Bosco in Coteto.
Operatori e famiglie si alterneranno ogni sera nella preparazione
e consegna dei pasti per poter
dare una mano a chi ha più biso-
Dal 23 al 26 triduo in preparazione
alla festa della Madonna della Pietà
ore 17.00 adorazione
del SS. Sacramento
ore 18.00 S. Messa
Giorno della festa
sabato 26 settembre
ore 17.00 adorazione
SS. Sacramento
ore 18.00 S. Messa prefestiva e
processione con l’immagine della Madonna per
le vie della parrocchia
ore 20.30 cena insieme nel piazzale davanti alla chiesa
(p.zza Due Giugno)
Ogni sabato alla parrocchia
di S. Giuseppe
È appena partita una nuova iniziativa alla parrocchia di San Giuseppe.
Ogni 19 del mese la messa delle 9 sarà dedicata al patrono della chiesa a cui seguirà la benedizione dei gigli simbolo del santo.
Una delle tante idee semplici ma
particolari che il parroco don Marcio ha organizzato fin dal suo arrivo in città per avvicinare il quartiere alla chiesa di Piazza 2 giugno e
gno. Ma per fronteggiare questa
situazione di emergenza sociale
sono necessarie sempre nuove
energie: chi fosse interessato a
collaborare può scrivere un’email
a [email protected] o recarsi dal Parroco
don Luciano Musi.
F.F.
cercare insieme di fare comunità.
E dal 23 al 26 settembre la parrocchia si prepara a vivere un’altra
festa: quella della madonna della
pietà, a cui è dedicata la cappellina
all’interno della chiesa. Un evento
che porterà tanta gente in parrocchia e in piazza, per stare insieme
e condividere momenti di gioia e di
devozione a Maria.
Don Annibale
è il nuovo parroco di S. Simone ad Ardenza
In un clima di partecipazione e di
condivisione la parrocchia di San
Simone di Ardenza ha vissuto con
gioia l’ingresso di don Annibale
Reyes. La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Simone, insieme a don Annibale e a don Felice Munaro.
E’ stato proprio don Felice a leggere il decreto del Vescovo della
nomina di don Annibale ad “amministratore parrocchiale” (in
quanto don Annibale non è ancora incardinato nella diocesi e quindi non può essere “parroco”) e al
termine della lettura del decreto
don Annibale ha ricevuto l’applauso della comunità di San Simone.
Prima della benedizione finale
don Annibale ha preso la parola
dicendo: “Voglio affidarmi a Gesù
sommo sacerdote, sono sacerdote da 35 anni e voglio condividere
con voi il mistero dell’eucarestia.
Come ha detto il vangelo vorrei es-
sere il più piccolo tra tutti, anche
se -ha aggiunto scherzando- sono
alto un metro e 88! La parrocchia
ci fa essere una sola famiglia e
sono totalmente disponibile per
servirla e per ascoltarvi “eccomi
qua!”. Vi chiedo il sostegno della
preghiera perché ci faccia essere
corpo mistico di Gesù Cristo”. Un
lungo applauso è seguito alle sue
parole ed un parrocchiano ha poi
voluto pubblicamente esprimere
la gratitudine al Vescovo per la
nomina di don Annibale.
Gianni Giovangiacomo
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In fuga per non morire
La storia di un giovane immigrato accolto dalla Caritas diocesana
Pubblichiamo questa lettera, scritta da un ragazzo, arrivato in Italia
lo scorso anno, costretto a scappare dal proprio paese. L’intento
è quello di far conoscere le realtà
che queste persone sono condannate ad affrontare, lasciare la famiglia, avere pochi se non alcun
contatto con loro, cambiare paese,
lingua e modo di vivere.
Per rispetto ma soprattutto per
proteggerlo, abbiamo cambiato il
suo nome e omesso quello del villaggio dal quale proviene.
Ci auguriamo che questo scritto possa aprire tanti occhi, tante
orecchie e molti cuori.
Mi chiamo Mohammed e sono
nato il 10 Gennaio del 1996 in un
villaggio del Bangladesh,dove sono
cresciuto insieme alla mia famiglia
composta da padre, madre e due
fratelli maschi più piccoli.
Mio padre aveva un negozio in cui
vendeva olio per motori e petrolio
per lampade, non lontano da dove
vivevamo, e svolgeva inoltre attività
politica come segretario di uno dei
principali partiti del Bangladesh.
Ho frequentato la scuola fino all’età
di 16 anni circa e dal 2011 al 2014
ho svolto un’attività di propaganda
pubblicitaria per il partito di mio padre, al quale mi sono iscritto.
Il 5 Gennaio 2014 in Bangladesh, si
sono svolte le elezioni politiche.
Le votazioni del mio villaggio si
sono svolte all’interno di una scuola, poco lontana.
Durante le votazioni, i membri locali dei due principali gruppi politici
hanno avuto uno scontro e, dopo
una sparatoria all’interno della
scuola, un membro del partito opposto al mio, è stato ucciso.
Sono arrivati dei poliziotti della DB
(la polizia in borghese bengalese)
che hanno accusato mio padre di
aver sparato, arrestandolo e portandolo via. La mia famiglia non è
stata messa a conoscenza del fatto
e, la sera, non avendolo visto rincasare e senza sapere che fine avesse
fatto, sono uscito a cercarlo.
Lo stesso giorno, a notte fonda,
qualcuno ha dato fuoco alla nostra
casa, dove dentro stavano dormendo mia mamma, con i miei fratelli.
Mio fratello più piccolo è morto
bruciato.
Mia madre e l’altro fratello sono
stati ricoverati d’urgenza in ospedale dove sono rimasti per circa venti
giorni.
Da quel momento, ho iniziato a
vivere a casa di mio nonno in un
villaggio lontano dieci chilometri,
continuando ad andare a lavoro nel
negozio di mio padre.
Al momento della dimissione dall’ospedale, anche mia madre e mio
fratello sono venuti ad abitare da
mio nonno e, attualmente, vivono
ancora lì.
Qualche giorno dopo, qualcuno, di
notte, ha incendiato anche il negozio di mio padre e alcuni amici sono
venuti ad avvertirmi dicendomi che
dei membri del governo mi stavano
cercando per uccidermi.
Sentendomi in pericolo, ho deciso
di scappare.
Ho raggiunto la sorella di mia madre,
che abitava nella capitale, Dakka.
Pochi giorni dopo, un mio conoscente, che faceva parte di un altro
partito, ha ricevuto una denuncia
per possesso illegale d’armi, dopo
essere stato arrestato dalla polizia.
Durante l’interrogatorio, questo
conoscente ha fatto anche il mio
nome e quello di mio padre, accusandoci ingiustamente di essere coinvolti nel possesso di armi e
pronti a compiere atti criminali.
La polizia, allora, ha fatto irruzione
a casa di mio nonno e, non trovandomi, ha minacciato i miei familiari.
Fortunatamente, non è stato fatto
niente alla mia famiglia, che riuscita
ad avvertirmi del fatto, mi ha consigliato di rimanere a casa di mia zia,
uscendo il meno possibile e senza
quindi darmi neanche la possibilità
di lavorare.
Con l’aiuto di mio nonno, a fine Giugno, ho deciso di lasciare il Paese,
dove ormai rischiavo seriamente
la vita.
Sono riuscito a raggiungere la Libia
in aereo ma, dopo poco tempo dal
mio arrivo a Tripoli, è scoppiata la
guerra.
Ho visto morire molte persone.
Continuando ad avere paura per la
mia vita, ho deciso di affrontare anche il disperato viaggio sul barcone
e, dopo 3 giorni in mare, sono arrivato in Italia il 7 Agosto 2014.
Ad oggi, non ho nessuna notizia di
mio padre.
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La diocesi per i profughi
attraverso l’opera di Caritas
In risposta all’appello del Papa
Al termine dell’Assemblea diocesana, in merito all’invito di papa Francesco ad accogliere in ogni parrocchia i profughi, il vescovo insieme
al clero diocesano hanno deciso di
operare attravero i servizi Caritas.
In Assemblea è emerso infatti il desiderio di offrire ai profughi dei percorsi di vera accoglienza e integrazione e, al tempo stesso, garantire
chi accoglie di non essere lasciato a
se stesso nel gestire situazioni che
sono delicate e faticose, per questo la Chiesa livornese agirà attraverso la Caritas diocesana, che
s’interfaccerà con la Prefettura e i
centri di accoglienza. Ogni realtà
che accoglie è necessario che sia
quotidianamente visitata, monitorata e sostenuta dalla comunità tutta e da altre figure esterne compe-
tenti e autorevoli. Potrebbe essere
questo uno spazio affidato anche
ad associazioni, movimenti e altre
aggregazioni ecclesiali, che possono offrire alla realtà ospitante svariate forme di sostegno organizzato.
Perché l’accoglienza sia espressione di tutta la comunità cristiana, è
bene che i sacerdoti responsabili
di parrocchie e zone pastorali non
si facciano carico da soli dell’accoglienza, ma sia un’azione attuata
insieme ai fedeli del territorio, in
collaborazione con gli operatori
delle caritas parrocchiale, perché
sia davvero un servizio di Chiesa e
non dei singoli.
Per quanto riguarda le disponibilità delle strutture questo sarà l’iter
che seguiremo come Diocesi: la Caritas raccoglierà le disponibilità che
vengono offerte (ad esempio un
appartamento abitabile ma ora non
utilizzato, oppure una famiglia disposta ad accogliere in casa propria
qualcuno, o ancora altri spazi utilizzabili allo scopo), dopodiché la stessa Caritas diocesana provvederà ad
attivare i contatti con le istituzioni
per capire di cosa c’è bisogno e in
una fase successiva si potrà iniziare
a ipotizzare abbinamenti tra singole
situazioni di bisogno e le realtà più
adatte ad accoglierle.
Amichiamoci’s got talent
Il teatro Filicchi della Seton sembrava tornato indietro di qualche anno
quando dallo stesso palco le parrocchie si sfidavano nella Corrida.
Nome nuovo, facce diverse, o le
stesse un po’ invecchiate, così si è
presentata la seconda edizione di
Amichiamoci’s got talent.
9 squadre che in 5 minuti hanno
cercato di conquistare il voto dei
4 giudici, volti noti in diocesi. Dal
più alto, Mauro Nobili, esperto del
canto corale, don Raffaello Schiavone che del teatro ha sempre fatto il
suo punto forte per creare comunità; Laura Spugnesi, sua erede della
parrocchia di San Pietro e Paolo e
Alessio Bonaretti, San Jacopo, vincitore della scorsa edizione.
Con loro il giudice XXL che nell’anonimato della sua postazione ha lanciato per tutta la sera i suoi sagaci
commenti.
Musica, danza, canto e comicità per
una serata che ha messo insieme
un pezzo della propria comunità,
dai bambini agli adulti, senza che
uno si sia dimostrato privo di talento e soprattutto di inventiva con
tante idee originali.
Capacità di unire e bravura artistica, questi i due aspetti che i giudici hanno saputo bene equilibrare
dando il loro voto che alla fine ha
portato alla vittoria la parrocchia
dei Sette Santi che ha proposto un
mix di ambiti e generi diversi di danza, musica e canto.
Una serata arricchita da due momenti importanti, quello della danza di alcuni degli ospiti dell’Alma
Pace arrivati due mesi fa dal Bangladesh, che con i loro abiti tradizionali
hanno animato la sala e quello delle
ragazze del Villaggio Diversamente
artistico, due delle quali in carroz-
zella, che hanno dato vita a un’emozionate momento danzante sotto la
guida del responsabile fisioterapista
e danza terapeuta Sauro Macera.
Al termine della serata il saluto di
don Gino Franchi, parroco di S. Seton, che si è augurato: «Che siano
costruiti ponti e abbattuti i muri e
che tra tutti gli uomini del mondo
un giorno possa esistere un grande
Amichiamoci!»
Foto di Irene Lauretti
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La Chiesa è per strada
Don Giosy Cento a Livorno per la festa delle Figlie del Crocifisso
È arrivato a Livorno per festeggiare insieme alle Figlie del crocifisso
i 175 anni della loro fondazione. E
Giosy Cento, sacerdote cantautore
lo ha fatto cantando dal palco della Fortezza vecchia la sua testimonianza di prete “fuori dalle sacrestie”.
Un luogo tanto caro al fondatore
della congregazione Giovanni Battista Quilici, che don Giosy ha conosciuto in questa occasione. «Mi
sono documentato sulla vita del
vostro prete livornese per provare a
inserire nella musica alcuni dei suoi
messaggi, che ho scoperto essere
tutti profondamente attuali».
Non c’è di lui una sola cosa che lo
abbia colpito, ma tutto quello che
ha fatto mettendosi al servizio degli
altri lo ha quasi fatto vergognare:
«Di fronte a lui e a una vita in cui è
riuscito a tradurre il vangelo in ogni
situazione senza farsi mettere paura dal rischio e dalle sfide, mi sono
sentito un prete che non vale niente».
Un vangelo vissuto nel quotidiano che ancora oggi avrebbe avuto
tanto da fare, in un mondo dove
la chiesa è per strada, dove le persone si trovano fuori dai recinti.
«Alle suore auguro di somigliargli
tanto, di non essere donne qualunque, ma di vivere fuori dagli
istituti dove c’è bisogno di riversare quell’amore che realizza pienamente la propria vita, che è in grado di accogliere chiunque come il
Cristo crocifisso, simbolo della loro
spiritualità».
dalle sofferenze vissute nell’infanzia alla sua giovane vocazione; le
tante opere compiute; la sua umiltà, che ha sempre spiccato in ogni
suo gesto, ma soprattutto le sue
opere di carità, il bene infinito verso
i più poveri e i più deboli, un bene
corrisposto in larga misura da tutti
coloro che lo incontravano. «Egli –
ha detto il cardinal Amato - aveva
fatto della sua vita un cammino verso la santità, mostrandosi un vero
pastore d’anime, degno dei primi
secoli del cristianesimo… Il Vescovo
Del Corona ha servito la sua diocesi
con generosità, facendosi modello
di virtù per i suoi fedeli e per le sue
figlie spirituali. Ha imitato in pieno
Gesù buon pastore, che percorreva
le città e i villaggi, insegnando, predicando il vangelo del regno, confortando e risollevando tutti coloro
che erano stanchi e sfiniti dalle fatiche della vita».
Il vicario di papa Francesco ha poi
concluso la sua riflessione rivolgendosi ai presenti e a tutti gli uomini e le donne dei nostri giorni,
per ricordare che la storia di Pio
Alberto Del Corona non è finita e
proprio questa sua beatificazione ce lo testimonia: «A tutti noi,
il nuovo Beato affida questo suo
lascito di bontà, carità e santità.
Ricordiamo che, nella nostra vita
personale, familiare e sociale, non
siamo soli – ha concluso il cardinale - Dio non abbandona mai i suoi
figli in difficoltà. Anche i Santi vegliano efficacemente su di noi, sulle nostre famiglie, sui nostri buoni
propositi».
<< segue da pagina 2
Questo rito è stato un evento unico sotto molti aspetti - spiegano
dalla Diocesi di San Miniato - la
beatificazione è infatti la prima
nella storia della Toscana che si
svolge al di fuori del territorio
fiorentino (le ultime due beatificazioni sono state quelle di Suor
Celestina Donati e di Madre Maria
Scrilli che risalgono rispettivamente al 2008 e al 2006); inoltre mons.
Del Corona è il primo vescovo nonché primo cittadino livornese che
viene iscritto nel numero dei beati ed infine questa beatificazione
è una delle più “vaste”, nel senso
che abbraccia larga parte della
regione ecclesiastica, visto che la
vita di quest’uomo si è svolta tra
Livorno, San Miniato e Firenze.
Il cardinale durante l’omelia ha ripercorso l’esistenza di Pio Alberto,
c.d.
foto di Roberto Manera
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la
27 SETTEMBRE 2015
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
Settimana
di Livorno
“Suor Ernesta? Guai a chi ce la tocca!”
Oltre 170 religiose dal dopoguerra ad oggi in ospedale
“Con Suor Ernesta abbiamo avuto
una testimonianza di fede indefettibile, ancorata all’amore di Cristo
che le ha reso possibile sostenere
questi anni di permanenza all’ospedale di Livorno, dove ha condotto la
sua missione. La chiesa diocesana
le è particolarmente grata – e con
lei anche alle altre consorelle che
l’hanno preceduta e accompagnata
- per quest’opera di apostolato sublime, sostenuta dall’amore verso il
prossimo, non in forma filantropica
ma compassionevole”.
Sono dense di commozione e riconoscenza le parole di Mons. Simone
Giusti pronunciate nell’omelia del
18 settembre nella chiesa di S. Giuseppe dell’ospedale, dove ha avuto
luogo alla presenza di molti colleghi
ed amici la S. Messa per il saluto a
Suor Ernesta Alberto.
Una storia livornese iniziata il 30
settembre 1988! In quel giorno la
nuova direttrice Suor Ernesta Alberto, prendeva le redini della Scuola
infermieri , continuando così uno
degli incarichi più gravosi affidati
alla comunità delle religiose della
Piccola casa della divina Provvidenza di Torino. Infatti, le suore di
San Giuseppe Benedetto Cottolengo erano presenti a Livorno sin
dal 1895, quando furono chiamate
dalla direzione degli Spedali Riuniti
presso il nosocomio di via S. Giovanni. Il loro numero aumentò in
proporzione alle esigenze ospedaliere del territorio. Oltre centosettanta religiose, dal dopoguerra fino
agli anni Settanta, si sono succedute nei vari reparti medici per svolgere secondo lo spirito cottolenghino
il loro servizio professionale e di
apostolato fra i malati, fra il personale sanitario, ma soprattutto - ed
è questa l’intonazione evangelica
più bella – fra i livornesi!
“Suor Ernesta? Boia deh! Guai a chi
ce la tocca!”: Un’ espressione colorita del parlare popolare labronico
che è tutto un programma! Uno
slogan che nell’autunno del 1995 “i
suoi allievi” e le “sue allieve “ della
Scuola infermieri le riservarono in
occasione dei festeggiamenti per il
centenario della presenza a Livorno
delle suore del Cottolengo.
Abbiamo provato ad intervistarla,
ma il profilo che si delinea rimane
incompleto. Emerge ancora la
sua autorevole indole, sorretta da
una profonda dedizione al servizio
assistenziale. Una prontezza costan-
te, rinvigorita da una fede incrollabile vissuta con autenticità insieme
alla sua comunità che ha donato a
questa diocesi, fino al 2004, delle
instancabili beniamine della carità,
testimoni della loro vocazione religiosa. Come poter quantificare i
tempi profusi ed i numerosi servizi
ai quali Suor Ernesta si è dedicata?
Peraltro, le sue competenze culturali e scientifiche le hanno consentito
di rimanere nel suo incarico professionale di direttrice del polo didattico e come docente universitaria di
etica e bioetica dello specifico corso
di laurea in Scienze infermieristiche
dell’ateneo pisano, attivato nell’anno accademico 2004-2005.
Presso l’Archivio Diocesano di Livorno il fascicolo delle Suore di S.
Giuseppe Benedetto Cottolengo si
chiude per rimanere negli scaffali
della sezione storica della nostra
Chiesa locale. Con la partenza di
Suor Ernesta termina una presenza
durata centoventi anni.
Ma il carisma cottolenghino continuerà ad esistere grazie al seme
lasciato nel cuore dei livornesi dalle “sore” dell’ospedale, di cui Suor
Ernesta è rimasta l’ultima luminosa
fiamma.
Non è un addio ma un Deo Gratias!
Andrea Zargani
la
Settimana
di Livorno
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
27 SETTEMBRE 2015
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La ragione della nostra fede
Intervista a Francesco Morosi, direttore della scuola di formazione
teologica diocesana
Francesco, cos’è la SFT?
“Con Scuola di Formazione Teologica (SFT) si intende riferirsi a forme
sistematiche di insegnamento della
teologia che non vanno confuse né
con gli Istituti di Scienze Religiose,
né con le scuole per catechisti o
iniziative similari. Le scuole di formazione teologica nascono invece
con lo scopo di introdurre al sapere
teologico; è al loro interno, infatti,
che sarà possibile attuare un certo
reclutamento di forze che promuova nelle comunità cristiane il «pensare» cristiano e non solo «l’agire»”.
Perché secondo te è utile iscriversi?
“Lo scopo è quello di creare una
mentalità teologale, ossia il retto
uso della ragione all’interno della
fede, fino alla capacità di leggere
e interpretare sapientemente non
solo eventi e fatti, ma anche testi e
documenti che toccano la vita della
fede nella Chiesa”.
A chi è rivolta?
“La Scuola è aperta a tutti coloro che
intendono approfondire in maniera
progressiva e sistematica la propria
fede cristiana (religiosi e laici), anche in vista di un ministero (lettorato, accolitato) o semplicemente
di un servizio di evangelizzazione e
di catechesi nella Chiesa locale; non
servono titoli di studio, serve solo la
voglia di “mettersi alla scuola” della
Parola, della riflessione teologica e
dell’esperienza di fede del passato
e del presente”.
Quanto impegna?
“La scuola dura tre anni, e impegna
due giorni a settimana da ottobre a
maggio. Il curriculum scolastico prevede 12 corsi di 18 ore ciascuno (4
corsi ogni anno), con la possibilità
comunque di redigere un piano personalizzato, che possa venir incontro
a chi ha impegni di lavoro e famiglia”.
Quale valore ha il titolo che rilascia la SFT?
“Al termine di tutti i corsi del triennio
e nel momento in cui vengono superati i relativi esami, viene rilasciato
un “Diploma di Cultura Teologica”.
Tale titolo non potrà però fondare
alcun diritto all’insegnamento della
religione nelle scuole; potrà invece
facilitare l’ammissione a servizi ministeriali nella Chiesa locale e il passaggio agli studi negli Istituti di Scienze
Religiose. In altre parole chi viene
alla SFT non lo fa per cercare lavoro,
ma lo fa per approfondire le sue conoscenze teologiche, e per accrescere nella propria fede, con la possibilità di offrire un importante servizio
alla Chiesa livornese, in accordo con
il Vescovo e il proprio parroco”.
I CORSI
Per l’anno 2015/2016 la SFT riproporrà il primo anno, come percorso
base per quanti si iscriveranno per
la
prima volta, ed introdurrà il secondo anno, per quanti hanno frequentato i corsi introduttivi. Il secondo
anno,
su consiglio anche degli studenti stessi, prevederà un approfondimento dei testi dell’AT; mentre
nell’ambito
dogmatico si approfondirà l’aspetto
giuridico della Chiesa e la sua economia sacramentale.
I due anni saranno così strutturati:
I anno
Introduzione alla Sacra Scrittura
prof. Don Valerio Barbieri (martedì
I quadr.)
Ecclesiologia prof.ssa Maria Enrica
Senesi (giovedì I quadr.)
Morale Fondamentale prof. Don
Raffaello Schiavone (giovedì II quadr.)
Teologia Fondamentale prof. Don
Ordesio Bellini (martedì II quadr.)
II anno
Pentateuco e Libri Storici prof. Diac.
Franco Caccavale (martedì I quadr.)
Diritto Canonico prof. Don Alberto
Vanzi (giovedì I quadr.)
Profeti e sapienziali prof. Francesco
Morosi (martedì II quadr.)
I Sacramenti prof. Don Fabio Menicagli (giovedì II quadr.)
Luogo e orari delle
lezioni
I corsi si svolgono il martedì e il giovedì dalle 18.30 alle 20.00 presso la
parrocchia dei Sette Santi
Fondatori, in via Sette Santi 12. L’inizio delle lezioni è previsto per il
giorno 13 ottobre 2015.
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la
27 SETTEMBRE 2015
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
18.30 S. Messa per la festa di S.
Vincenzo de Paoli e mandato agli
operatori della carità in cattedrale
L’AGENDA
Tutti gli appuntamenti
con il Vescovo
GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE
18.30 S. Messa per l’inizio
dell’anno scolastico ed accademico
alla chiesa di Santa Caterina
SABATO 26 SETTEMBRE
21.00 nel parco dell’istituto S.
Spirito festa finale di Amichiamoci
DOMENICA 27 SETTEMBRE
12.00 nella chiesa di n.s. del
Rosario santa messa di chiusura
della manifestazione dei giovani
Amichiamoci
MARTEDÌ 29 SETTEMBRE
9.30 il vescovo presiede la S.
Messa per il patrono della Polizia S.
Michele Arcangelo, nella chiesa della
Madonna
Nella mattina, udienze clero in
vescovado
12.30 incontro con la dirigenza
Ikea alla Casa Papa Francesco a
Quercianella
18.30 in occasione della vistita
pastorale al IV vicariato, S. Messa
all’Unità Pastorale Tre Arcangeli
MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE
10.00 consiglio dei vescovi
all’Istitito Interdiocesano a Camaiore
16.00 riunione amministrativa in
vescovado
21.15 consiglio pastorale
diocesano in vescovado
GIOVEDÌ 1 OTTOBRE
9.30 ritiro spirituale del clero alla
villa Alma Pace
SABATO 3 OTTOBRE
11.00 il vescovo presiede la
Messa per la Fratres, associazione
donatori di sangue, al Santuario di
Montenero
18.00 S. Messa e cresime alla
parrocchia di S.M. del Soccorso
DOMENICA 4 OTTOBRE
10.30 in cattedrale, S. Messa in
occasione dell’ingresso del nuovo
rettore don Donato Mollica
12.00 saluto alla festa patronale
alla parrocchia di S. Rosa
15.30 in cattedrale te deum
di ringraziamento per la
beatificazione di mons. Pio Alberto
del Corona, con la presenza
del vescovo Tardelli e a seguire
convegno ecclesiale sul tema “IL
vangelo in famiglia”
Torna la scuola di formazione per gli operatori pastorali
no, alla Parrocchia di S. Croce, le
lezioni inizieranno alle ore 18,00 e
termineranno alle ore 19,30.
Come sempre la Scuola di Formazione per gli operatori pastorali, è
dedicata a tutti coloro che sono impegnati nella pastorale parrocchiale
e diocesana, che sono invitati quindi a partecipare: dai i catechisti di
ogni ordine e grado, dall’Iniziazione
Cristiana alla Formazione delle coppie, che quest’anno avranno anche
un modulo proprio.
Come ogni anno in programma
una gita e un evento di chiusura in
modo che coloro che parteciperanno nelle due sedi abbiano anche dei
momenti di incontro con gli altri.
Le iscrizioni termineranno il 4 ottobre; per partecipare e richiedere
informazioni basta scrivere a [email protected]
di Livorno
VENERDÌ 2 OTTOBRE
Nella mattina, udienze laici in
vescovado
19.00 in occasione della vistita
pastorale al IV vicariato, incontro
con la comunità monastica a
Montenero
SFOP: è tempo di ripartire
Partirà mercoledì 14 ottobre il nuovo anno della Scuola di Formazione
per Operatori Pastorali meglio conosciuta come SFOP.
La serata, che coinvolgerà tutti i
partecipanti alla scuola, sarà dedicata alla figura di Don Giovanni Battista Quilici.
«La scelta di quest’anno, ci spiega
don Fabio Menicagli responsabile
del Centro Pastorale per la Formazione Cristiana il Culto e la Liturgia,
è quella di guardare alla formazione dei nostri laici in modo unitario,
con due moduli comuni e un modulo specifico per area di formazione».
Per garantire la maggiore partecipazione e venire incontro alle varie
esigenze saranno due le sedi della
Sfop: a Livorno, in Vescovado, dalle
21,15 alle 22,45 mentre a Rosigna-
Settimana
la
Settimana
di Livorno
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
In cerca di una memoria che
non tornerà più
Come aiutare un malato di Alzheimer e la sua
famiglia a trovare un equilibrio per vivere una
vita migliore
Da un po’ di tempo dimenticava
dove aveva lasciato le chiavi di casa.
“Come sei distratto” gli ripeteva
sua moglie associando il problema
a una tipicità che il luogo comune
vuole associare al sesso maschile.
Poi le cose scordate aumentavano,
magari senza riuscire a indicare un
oggetto con il proprio nome. E allora il dubbio: forse non era semplice
distrazione.
Iniziano così tante delle storie di
quelli che si scopriranno malati di
Alzheimer, una delle patologie legate alla demenza che occupa la fetta
più grande con il suo 65%.
Una malattia che per definizione
non colpisce solo il paziente, ma
tutta la sua famiglia e le persone
che gli stanno intorno.
Per dare risposta ad un bisogno
sempre crescente nacque nel 2000
quello che adesso si chiama “Ambulatorio disturbi cognitivi e unità di
valutazione”, al secondo piano del
distretto di Fiorentina.
Daniela Bardini presta qui il suo servizio di infermiera fin dall’inizio: «Il
nostro è un supporto per pazienti e famiglie, anche se purtroppo
il grosso del carico resta a loro. E
quasi tutti arrivano qui quando la
malattia è già alla fase intermedia
magari perché inizialmente non ci
si rende conto del problema reale».
Come tutte, anche l’Alzheimer, è
una di quelle malattie che non guarda in faccia a nessuno, al suo sesso,
all’estrazione sociale e spesso neanche alla gioventù: «L’età media
in cui compare è di circa 65 anni –
spiega Stefania Giusti, coordinatore
infermieristico area cure intermedie- ma ormai seguiamo, anche se
in percentuali molto basse, persone
più giovani».
Un incremento, ci spiegano, che
da quando si vive più a lungo si
rispecchia nel numero dei casi.
Come un effetto a catena anche il
lavoro in ambulatorio è aumentato, con una diffusione della sua conoscenza dovuta anche alla qualità del servizio.
«Non è una lode che ci vogliamo
fare, ma se c’è qualcosa che ci caratterizza è forse il credere fortemente nel nostro lavoro mettendo
passione soprattutto nell’ascolto»
confessa Daniela. «Subentra spon-
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Ricordati di me
Settembre
mese dedicato
ai malati
di Alzheimer
Settembre è il mese mondiale
dell’Alzheimer. In particolare, il 21
settembre viene celebrata la giornata mondiale, istituita nel 1994
dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI). Le statistiche
parlano di oltre 36 milioni di malati
nel mondo e più di un milione in Italia. Malati che sono aumentati vertiginosamente negli ultimi anni e che
purtroppo sono in costante aumento. Su Livorno, il centro disturbi cognitivi della ASL nel quartiere di Fiorentina, ne annovera più di 1500 sul
territorio, in un range di patologie
più o meno gravi, legate soprattutto
all’età, ma sicuramente un numero
che spaventa.
Ma che cos’è il morbo di Alzheimer?
La definizione della malattia la indica
come una forma di demenza senile,
un’alterazione delle funzioni cerebrali che provoca difficoltà nel condurre
le normali attività quotidiane, ma chi
vive accanto ad uno di questi malati,
sa che questa è una delle patologie
più perfide, perché toglie agli anziani la cosa più cara: i ricordi. (Non
per niente il tema di quest’anno della giornata mondiale dell’Alzheimer è
“Ricordati di me”)
Perdendo la memoria, si perdono gli
affetti, non si riconoscono più le persone care; il tempo si confonde, i figli
diventano mariti, mogli, fratelli… non
ci si riconosce più allo specchio, la
propria identità è perduta e con essa
il proprio passato, il proprio essere.
La malattia ha diversi stadi e gradi:
a volte lascia inermi e assenti, altre
volte provoca aggressività e reazioni
violente; ogni giorno è diverso, non
c’è una cura uguale per tutti, non c’è
un approccio univoco.
Un padre, una madre, dei nonni,
ammalati di Alzheimer vanno accuditi con una pazienza infinita. Spesso
Pag. 15
la
27 SETTEMBRE 2015
taneo un senso di empatia perchè
per capire la risposta più adeguata
dobbiamo provare a metterci nei
panni della famiglia».
Tutti i giorni, dal lunedi al venerdi,
festivi esclusi, è lei ad accogliere,
aiutata da un’operatrice OSS, chi ha
bisogno di un punto di riferimento, soprattutto quei familiari che si
trovano ad affrontare un problema
per la prima volta. «Prima-ci spiegapotevamo contare costantemente
su un neurologo», con il taglio dei
costi le ore che il medico può garantire sono soltanto 12 alla settimana.
Primo obiettivo del percorso assistenziale è quello di cercare in tutti
i modi di mantenere il paziente nel
suo ambiente quotidiano: «Prima
avviene il riconoscimento della malattia, prima possono essere attivati accorgimenti per attenuare gli
scompensi, per una patologia che
non conosce cure».
La cosa più difficile da far passare
alla famiglia è l’idea di non sostituirsi. «Ad esempio sarebbe molto più
semplice imboccarlo quando non
riconosce l’uso delle posate, ma al
contrario è importante provare ad
attivarlo, indicandogli che è necessario il cucchiaio anziché la forchetta, lasciando, che si sporchi, proprio
come un bambino».
Questo per provare una riabilitazione cognitiva della memoria
residua, mantenendo cioè quello
che ancora viene ricordato. «Se ha
dimenticato come si mangia e vede
che qualcuno lo aiuta, penserà che
quella sia la normalità» conclude la
signora Giusti.
Ad affiancare il lavoro in ambulatorio c’è la Cooperativa Comunità Impegno: «I laboratori che organizzano sono il fiore all’occhiello di Livorno, una prerogativa della nostra città: attività studiate per permettere
a quei pazienti che ancora riescono
a camminare e salire su un pulmino, di socializzare e al tempo stesso
dare qualche ora di “sollievo” alle
famiglie». A questo si aggiunge il
centro diurno a Villa Serena dove i
pazienti sono seguiti da educatori e
fisioterapisti.
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
Nei casi più fortunati, quelli cioè
in cui il paziente è inserito in un
contesto familiare, che fortunatamente sono la maggior parte,
Daniela ha riscontrato come l’ambiente sereno e l’affetto riduca i
disturbi comportamentali, ma ci
sono anche persone rimaste sole
al mondo per le quali è indispensabile l’intervento dell’assistente
sociale. «Per loro esiste il nucleo
Alzheimer di Coteto, che è in grado di accogliere solo 14 pazienti»
un numero troppo basso per un
bacino di utenza che arriva fino a
Collesalvetti. «Qui in ambulatorio
-continua Daniela- passano quasi
tutti i malati di Alzheimer, che in
città (Collesalvetti compresa) sono
circa 1500. Personalmente ogni
giorno ne seguo una decina a cui
si aggiungono le famiglie a cui va
sempre cercata di dare una risposta di qualche tipo: se riescono a
trovare un po’ di equilibrio, riusciranno ad aiutare meglio il loro
caro, e spesso questo si risolve
semplicemente con l’ascolto».
Per alcuni la fede aiuta: «Ho visto
tante persone che supportate dalla
preghiera riuscivano a vivere la malattia con più tranquillità e ad affrontarla con più coraggio» continua Daniela. Questo però non basta a tutti,
dice Stefania, perchè per affrontare
la situazione a molti serve concretezza, considerato che la cosa che
più sconvolge è quasi sempre quella
di non essere riconosciuti, soprattutto per un figlio. «Una volta – racconta Daniela- una signora con il marito
malato mi disse una frase che mi è
rimasta impressa: “Io sono una vedova con il marito vivo”». Un’affermazione che esprime bene i risvolti
della malattia.
A breve partiranno degli incontri
rivolti alla cittadinanza per un’educazione sanitaria e una vecchiaia
migliore a cui, Stefania e Daniela,
si augurano possano partecipare in tanti. Nel frattempo la porta
dell’ambulatorio è sempre aperta,
per tutte le informazioni basta una
telefonata allo 0586.223515.
Giulia Sarti
Settimana
di Livorno
avere un malato in casa o in famiglia
cambia la vita, scombina le abitudini familiari, mette in crisi i legami…
per questo è importante non lasciare soli coloro che si trovano a dover
fare i conti con la malattia, non solo
i pazienti, ma anche i parenti.
Per questo si parla di una vera e propria emergenza sanitaria, perché le
famiglie toccate da queste situazioni
spesso si trovano in crisi e per questo medici, ricercatori, associazioni e
istituzioni sanitarie sono chiamati ad
agire insieme, per dare risposte concrete ai bisogni dei malati e dei loro
familiari. Anche se oggi, rispetto ad
alcuni anni fa, esiste una maggiore
consapevolezza della malattia e dei
suoi risvolti, manca ancora una rete
completa di servizi attorno al malato
e alla sua famiglia. A Livorno, oltre
al servizio sanitario, esistono varie associazioni che si occupano di
malati e di familiari: la Cooperativa
Impegno, ad esempio, è una di queste, che in convenzione con la ASL
prende in carico oltre 600 persone
all’anno e affianca le famiglie con
assistenza, ma anche con attività
diurne di laboratori e orti sociali, allorquando la malattia non ha ancora preso il sopravvento ed i malati
riescono ad avere relazioni sociali.
Settembre sia dunque l’occasione
per riflettere e sensibilizzare su questo tema, è urgente promuovere la
ricerca per trovare cure e capirne di
più sulla malattia, ma anche migliorare sempre di più i servizi, creando
una rete assistenziale, che informi,
curi e accompagni, perché le persone non siano lasciate sole nell’affrontare il lungo e difficile percorso di
questa patologia.
Ricordiamoci insomma, di chi ha
perso la capacità di ricordare.
Chiara Domenici
la
Settimana
di Livorno
PERIODICO DELLA DIOCESI DI LIVORNO
27 SETTEMBRE 2015
Pag. 16
Le famiglie dal Papa
Il prossimo 3 ottobre a Roma
Dal 4 al 25 Ottobre si svolgerà il
Sinodo ordinario sulla famiglia,
incentrato sul tema: “la vocazione
e la missione della famiglia nella
Chiesa e nel mondo contemporaneo” e Papa Francesco ha invitato tutte le famiglie del mondo ad
unirsi alla sua preghiera per questo
evento. Per riunirsi anche fisicamente Sabato 3 Ottobre in Piazza
San Pietro dalle 16 in poi si svolgerà una grande veglia di preghiera.
Nella lettera di invito a questo evento da parte dell’ufficio di pastorale
famigliare della CEI si comunica:
“Sarà bello essere tutti lì e il momento storico che stiamo attraversando ci chiede di fare il possibile
per partecipare, mostrando in unità tutta labellezza della famiglia.
Se ci fossero difficoltà per famiglie
pressate dalla crisi economica che
desiderano vivere questo evento
storico, fatecelo direttamente pre-
sente e troveremo vie adeguate di
sostegno. Vi chiediamo la possibilità di favorire sul territorio incontri
di preghiera in preparazione alla veglia di Piazza San Pietro in cui, nello
stile di Emmaus, due o tre associazioni o carismi differenti si incontrino per pregare insieme”.
Anche la diocesi di Livorno sarà
DOMENICA 4 OTTOBRE 2015
IN CATTEDRALE
ORE 15.30 TE DEUM di ringraziamento
Per la beatificazione di
Mons. PIO ALBERTO DEL CORONA
A seguire, sempre in Cattedrale,
convegno diocesano
IL VANGELO IN FAMIGLIA
LA SETTIMANA
Supplemento cartaceo del quotidiano
“La Settimana tutti i giorni”
Quotidiano on line della Diocesi di Livorno
di Pharus srl - via del Seminario 61
57122 Livorno - P.IVA/C.F. 01676050493
Testata giornalistica
iscritta al numero 01/2015 del Registro
Stampa del Tribunale di Livorno.
Responsabile: Chiara Domenici
Impaginazione e grafica:
Andrea Macelloni
Stampa: stamperia diocesana
Via del Seminario 61 - 57122 Livorno
presente; l’ufficio di pastorale familiare, in collaborazione con l’opera diocesana pellegrinaggi sta
preparando un pullman che porterà i fedeli alla veglia in S. Pietro:
chi volesse partecipare può rivolgersi a: Opera Diocesana Pellegrinaggi – 0586 211294 – 276215/18
[email protected]
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Settimana-Livorno-N04-2015 - La Settimana tutti i giorni