ISTITUTO COMPRENSIVO “ALDO MORO” di BASCHI
Progetto “ La mia scuola per la pace”
“ AGGIUNGI UN PIATTO A TAVOLA... “
A cura delle
classi II° e III°
scuola
secondaria di I°
grado di Baschi
Progetto “La mia scuola per la pace “
La Tavola della pace e la Commissione Giustizia e Pace della
Conferenza Episcopale Umbra, in collaborazione con l’Ufficio
Scolastico Regionale per L’Umbria del MIUR ed il Centro
Interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e
dei popoli e la Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e
pace” dell’Università di Padova, promuovono un “Programma
regionale per l’educAzione alla pace ed ai diritti umani in
Umbria” .
Il Programma intende contribuire alla realizzazione in Umbria
del “Progetto Nazionale Educazione alla cittadinanza ed alla
solidarietà: cultura dei diritti umani” promosso dal Ministero
dell’Istruzione, Università e Ricerca.
Presentazione
Il nostro prodotto sembra, a prima vista, non essere in
connessione con il tema della pace, ma non è così. Noi siamo
convinti che per poter stare e vivere in pace occorre rispettare
le persone; il rispetto è veramente un elemento basilare per un
vivere civile e democratico. Ma il rispetto si fonda, a sua
volta, sulla conoscenza reciproca, altrimenti finiamo per
applicare a tutti i nostri personali cliché. Per questo abbiamo
scelto di parlare della pace cominciando però dai suoi
presupposti: la conoscenza fra popoli, razze, culture. In
particolare abbiamo voluto conoscere le usanze alimentari
delle grandi religioni a noi più vicine, cercando anche le
giustificazioni culturali e religiose che le sorreggono.
ISTRUZIONI DI PERCORSO
Per visitare il nostro ipertesto puoi iniziare il tuo viaggio dalla
home page ed avere informazioni sugli elementi fondamentali
del Buddhismo, Islam, Ebraismo e Cristianesimo cliccando sui
rispettivi simboli, o avere informazioni sulle loro usanze
alimentari cliccando sui piatti corrispondenti.
Avrai così imparato usanze e tradizioni nuove e non rischierai
di fare brutta figura con i tuoi amici stranieri.
Se vuoi sapere ciò che la scienza consiglia su tale argomento,
puoi cliccare al centro della tavola apparecchiata.
Buon viaggio
EBRAISMO
La religione ebraica,come quella induista ,è molto antica.
Intorno al XIX sec. a.C. Dio stabilì la prima alleanza con i patriarchi, di cui Abramo è il “padre”
per eccellenza..
Fu lui che si incamminò con il suo popolo verso la terra promessa, ma, dopo averla raggiunta, i suoi
discendenti furono costretti ad abbandonarla e rifugiarsi in Egitto.
La liberazione da questa schiavitù e l’alleanza con Mosè risalgono al XIII sec. a.c. circa.
Al nome di Mosè viene associato l’impianto religioso-legislativo del popolo di Israele.
La storia di questo popolo è contenuta in un libro sacro, composto in epoche diverse: la”BIBBIA” .
Uno dei maggiori contributi culturali offerti dall’Ebraismo all’umanità è indubbiamente
l’idea dell’ unicità e universalità di Dio (monoteismo).
JHWH
Il nome di Dio è Jhwh (Javèh), ma non si può nominarlo né farne immagini per non
oltraggiare la sua unità, unicità, infinitudine. Per rivolgersi al suo Dio l’ebreo comune usa
un altro appellativo, ossia “Adonai”, che significa Signore.
Il monoteismo d’ Israele afferma l’unità di Dio in modo assoluto.
Egli è più grande di tutti gli dei, unico a causa della sua esigenza di santità morale, e
infine con carattere sovranazionale, cioè lo stesso Dio per tutti i popoli, anche perché
creatore del cosmo.
Solo Dio è santo. La santità è virtù di un essere trascendente che sfugge alle imperfezioni
dell’essere naturale, e perciò è integro, indenne dalle impurità del mondo sensibile. Solo da
Dio può venire la santità, e la santità umana è solo dono di Dio, non merito dell’uomo.
Questo Dio non lascia impunito il male, ma non dimentica nemmeno il bene compiuto,
perché ama e vuole la salvezza del suo popolo, perché oltre ad aver previsto una legge, è
coerente nel farla osservare.
Dimostra di essere un Dio d’amore per il fatto che crea un mondo per l’uomo, crea l’uomo a
sua immagine e somiglianza e stipula con lui un’alleanza.
Nella Bibbia la collera infiamma spesso il volto del Signore. Ma è solo la malvagità
dell’uomo che provoca l’ira di Dio, che ha il solo scopo di far ravvedere l’uomo.
LE NORMATIVE ALIMENTARI
La Torah, che contiene i primi cinque libri della Bibbia ( Genasi, Esodo, Numeri, Levitico e
Deuteronomio), è la sede della normativa alimentare ebraica.
Ciò che veramente distingue il popolo ebraico dalla fede degli altri popoli fino all’arrivo del
cristianesimo e dell’islamismo sono proprio la fede in un unico Dio e i divieti alimentari.
La capacità di conservare le proprie prerogative religiose,il popolo ebraico lo dimostrò a seguito della
diaspora.
Ci fu una divisione geografica tra il sud e il nord , anche riguardo alle normative alimentari:
i settentrionali (ashkenaziti)presentano meno ricchezza,varietà e fantasia ;essi privilegiano il brodo,il
pesce ripieno,l’aringa di fine digiuno,le patate e la composta di frutta;
i meridionali(sefarditi) invece amano stufati, cotture sostanziose come il tzimmes, lo stufato di carne
insieme alle prugne, il pesce dolce all’italiana, l’insalata di carote al cuminio e la purea di melanzane.
Per Pasqua le due cucine ebraiche accentuano le rispettive caratteristiche, sempre nel pieno rispetto
dei tabù alimentari previsti dalla Torah: gli ashkenaziti rifiutano ogni pasto con la farina per il
timore che possa lievitare e non mangiano riso;
i Sefarditi invece annoverano una straordinaria ricchezza nella pasticceria.
Inoltre famosi per gli ebrei sono il “bar mitzwah” (rito maschile) e il “bar mitzwah” (rito femminile)
che sono riti d’ingresso nella comunità degli adulti.
IL DIGIUNO
Il digiuno è ampiamente documentato nell’antico Testamento
(Is 1,13;Ger 36,9;GI 1,14;2,15;1Sam 1,12;1Re 21,8-12).
L’ebreo che digiuna,generalmente,lo fa per suscitare la compassione di Dio, o per entrare in contatto
con Dio (o i morti) ; altrimenti a causa di calamità naturali. o di guerre.
Il profeta Zaccaria fissa un calendario in cui indica quali mesi venivano privilegiati per il digiuno:
10 di Tevet(decimo mese),ricordo dell’assedio di Gerusalemme.
17 di Tammuz(quarto mese),ricordo della breccia nelle mura di Gerusalemme.
09 di Av(quinto mese),è il triste ricordo della distruzione del tempio.
03 di Tishri(settimo mese),ricordo dell’assassinio di Gedaliah,ultimo governatore del regnodi Giuda
insediato da Nabucodonosor dopo la conquista di Gerusalemme.
A questo elenco occorre aggiungere il giorno 13 del mee di Adar,ricordo del digiuno di Ester,il giorno
prima della festa di Purim.
Infine il giorno di Yom Kippur, il giorno di penitenza, l’unica data ricordata nel Pentateuco.
Accanto a queste ricorrenze che prevedono la rinuncia del cibo, la religione degli ebrei indica anche
due giorni settimanali, il lunedì e il giovedì, come momento privilegiato per digiuni individuali.
Il lunedì perché ricorda il giorno in cui Mosè salì sul monte Sinai per ricevere le tavole dell’alleanza;,
il giovedì in quanto ricorda il ritorno di Mosè.
CIBI PERMESSI
E’ permesso mangiare le carni
di cervo, daino, renna, alce, lama, capriolo, giraffa, bue, bufalo, bisonte, capra,s tambecco,
pecora, muflone, antilope, gazzella, camoscio;
oca, anatra, alzavola, pollo,g allina, tacchino, fagiano, pavone, pernice,s tarna,
quaglia, piccione, colomba, tortora, piviere, beccaccia, passero, allodola, merlo,
ortolano,s trillozzo, pettirosso, usignolo, codirosso, tordo, beccafico, fringuello,
verdone, pispola, rondine, otarda.
Tra i pesci sono ammessi quelli che possiedono sia le pinne che le squame:
merluzzo, tonno, sardine, pesce spada, nasello, carpa, trota, salmone, aringa.
Sono infine mangiabili le cavallette, le locuste ed i grilli.
CIBI VIETATI
E’ vietato mangiare le carni di maiale, cinghiale, ippopotamo, cammello, dromedario, asino,
cavallo, mulo, zebra, onagro, gatto, leone, leopardo, cane, sciacallo, orso, iena, volpe, lince,
lupo, topo, irace, lepre, coniglio, pipistrello, elefante, ape, cavallo, cane e felini.
Fra gli uccelli sono proibite le carni di civetta, alcione, ibis, cigno, folaga, pellicano, gheppio,
falco, aquila, nibbio, poiana, gufo, cicogna, gru, tarabuso, airone, gabbiano, corvo, rondone,
upupa, struzzo.
Vietato inoltre mangiare il coccodrillo, il serpenti, le vipere, il cobra, la talpa, il topo, la
donnola, la testuggine, il toporagno, la lucertola, il ramarro, il camaleonte.
Si aggiungono a questo elenco il pescecane, l’anguilla, il pesce gatto, lo storione, la rana, le
aragoste, gli scampi, i granchi, le mazzancolle, i gamberi, i polipi, le foche, i delfini, i leoni
marini, i trichechi, i capodogli, le balene.
Proibiti sono anche lumache,ostriche,calamari,seppie,meduse,molluschi.
USANZE ALIMENTARI
La carne di animale è lecita solo se è stato ucciso secondo le norme culturali ebraiche, non se è morto
di morte naturale o ucciso da altri animali.
La religione ebraica proibisce l’assunzione del sangue, simbolo evidente della vita dell’animale.
Ci sono due modi per accettare l’eliminazione del sangue dalla carne di animale:
la salatura : lavare la carne o immergerla per 30 minuti nell’acqua, ricoprirla di sale e farla stare
sotto salatura per circa un’ora in modo che il sangue esca dalla carne; infine viene risciacquata;
l’arrostitura: grazie all’alta temperatura il sangue viene eliminato.
Il consumo della carne di animali kasher è lecito. Tuttavia è previsto un rito particolare.
La shechitah è “il taglio della trachea e dell’esofago, fatto con una lama affilatissima,
che non deve avere nessuna intaccatura.
La morte dell’animale è rapida e praticamente indolore;
contemporaneamente si ottiene, con il taglio dei vasi del collo, un rapido dissanguamento.
Solo persone specializzate gli “shochatim”, al singolare”schochet”, dopo aver superato speciali esami e
aver ottenuto la licenza dai rabbini, possono procedere alla “shechitah”: essi individuano gli
animali da macellare , quelli senza difetti e malattie, e poi procedono utilizzando un coltello
anch’esso senza difetti.
Tutto questo lo troviamo nel libro della Genesi : “non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo
sangue”.
CARNE E LATTE
I rabbini hanno sintetizzato i testi tratti dalla Torah in tre norme ben precise:
Divieto di cucinare carne e latte
Divieto di mangiarli insieme
Divieto di consumare ciò che deriva dall’insieme di carne e latte.
Il divieto di mescolare carne e latte insieme vuole indicare una contrapposizione da
eliminare,perché il latte è “innocente”; la carne invece deriva da un “delitto”.
A riguardo vigono ulteriori delimitazioni, ad esempio nel Talmud : nessuna carne può essere
cucinata nel latte tranne la carne di pesce e locuste; e nessuna carne può essere servita sulla
tavola insieme al formaggio tranne la carne di pesce e locuste.
Dovrebbero trascorrere almeno 6 ore perché si possa consumare carne dopo aver mangiato
prodotti derivati dal latte.
Per la festa di Pasqua, “Pesach” ,veniva ucciso un agnello o un capretto maschio nato nell’anno.
L’’animale doveva morire al crepuscolo dopo il tramonto del sole mentre il suo sangue serviva a
colorare gli stipiti e l’architrave della casa ebraica. La carne era arrostita e mangiata la notte
stessa insieme ad altri alimenti, i resti andavano bruciati.
La religione ebraica non conosce divieti per quanto concerne il vino .
Tutte queste prescrizioni sono seguite dagli ebrei che abbiano raggiunto la maggiore età,
precisamente 13 anni per i maschi e 12 anni per le femmine.
LA FRUTTA
Un’alta importante norma alimentare per gli ebrei è quella che proibisce di mangiare
il primo frutto del primo albero.
Questa particolare restrizione sulla frutta è giustificata dall’idea che a Dio spetta ogni
primogenito, in questo caso il primo frutto della stagione.
Poiché tutto è di Dio e nulla dell’uomo, l’ebreo deve rispettare l’anno di shemittah, ossia
l’anno sabbatico che prevede la remissione dei debiti e il riposo della terra;
gli ebrei devono anche rifiutarsi di consumare prodotti ortofrutticoli derivati dai campi
coltivati da ebrei che non rispettano l’anno di shemittah.
ANCORA OGGI
Per l’ebreo che viaggia può sorgere il problema del rigoroso rispetto delle norme alimentari. In
questo caso è facilitato da alcuni organismi mondali che assicurano l’osservanza dei precetti
sopra riportati. Uno di questi è la Kashruth Division of the Union of Orthodox Jewish of
American che serve piatti conformi alle scelte gastronomiche ebraiche: per rendere più visibile un
pasto kasher, essa sigla ogni portata con una “U” (Union) dentro una “O” (Orthodox).
L’ISLAM
L’islam è una religione monoteista, fondata da Maometto nel VII sec. d.C. 56,il
cui testo sacro è il Corano.
In esso sono presentati i cinque “pilastri” fondamentali per un musulmano : la
professione di fede, l’elemosina, il digiuno, la preghiera, il pellegrinaggio alla Mecca.
Essere mussulmano significa concretizzare nella vita quotidiana gli insegnamenti
del Corano e del profeta Maometto.
Tra i “cinque doveri “fondamentali dell’islam, il digiuno nel mese di ramadan è
quello che viene più scrupolosamente osservato sia nel mondo arabo che tra gli
emigrati..
Ramadan è il nome del nono mese del calendario musulmano, ed è il solo nome di
mese che compare esplicitamente in tutto il Corano, esattamente in Sura 2, 185.
RAMADAN
Ramadan è il mese che deve distinguersi dagli altri mesi dell’anno perché in tale
periodo avvenne la rivelazione del Corano e fu vinta la battaglia di Badr.
Il digiuno, siyam, sarebbe quindi legato alla consegna del Corano nel mese di
Ramadan: l’atto simboleggia l’uomo che per il suo sostentamento rifiuta
temporaneamente il cibo materiale per nutrirsi solo della parola divina.
Gli obblighi cui il musulmano deve sottomettersi durante il Ramadan sono esplicitati
nel Corano: “dormite con le vostre donne, cercate ciò che il Dio ha ordinato per voi,
mangiate, bevete, fino a che non distinguerete, al sorgere dell’aurora, il filo bianco da
quello nero”. Nel mese di Ramadan il musulmano si astiene completamente dai cibi
solidi e liquidi “dal tempo quando un raggio bianco si distingue da uno scuro, prima
che il sole sorga e fino al tramonto”.
Durante le notti di Ramadan i più pii recitano ogni notte una parte del libro sacro.
L’inizio del periodo è determinato dall’apparire della luna nuova; la fine ne è
determinata dal sorgere di quella nuova seguente.
Il calendario dell’Islam, diversamente da quello occidentale che è solare, si divide in
mesi lunari, e si basa esclusivamente sulle fasi della luna.
IL CORANO
L’islam, come l’ebraismo e il cristianesimo, è la religione del libro. Il suo libro sacro si
chiama “Corano”; in esso sono contenute anche regole che riguardano i comportamenti
alimentari.
Sura 173:”Il Dio vi Ha proibito di mangiare l’animale morto da sé, la carne suina e ogni
altra carne d’animale su cui sia stato invocato un nome diverso da quello del Dio.
L’islam vieta solo pochi animali, tra questi il maiale è l’unico ad essere nominato con
precisione.
E’ importante notare l’ obbligo che scaturisce dal Corano: gli animali permessi si possono
mangiare a patto che siano sgozzati;;
questo avviene tagliando loro le due vene giugulari e la laringe.
Il gesto di macellare, “tadhkiya” , è un vero e proprio vero e proprio rituale, e deve
comunque essere sempre accompagnato dall’ invocazione del nome di Dio.
Solo un uomo appartenente a una delle tre religioni monoteiste può uccidere un animale,
sempre osservando il rito tadhkiya
ALIMENTI PROIBITI
È proibito cibarsi di grasso di bue e di pecora, di tutti gli uccelli da preda e degli animali
velenosi.
Come norma alimentare generale vale quella che proibisce il consumo della carne di maiale,
uccelli rapaci, asini, muli, rettili, topo, rana, formica e pesci privi di scaglie.
Un caso a parte è rappresentato dalla carne di cavallo. Il Corano non vieta il consumo
dell’equino, ma pare che Maometto non se ne fosse mai cibato.
Il cane è considerato un animale impuro e difficilmente un musulmano serve carne di cane in
cibo.
La tavola del musulmano è priva anche di alcune bevande: al vino il diritto musulmano ha
parificato tutte le bevande inebrianti. Un detto di Maometto afferma :
“quello che il suo molto ubriaca, anche il suo poco ne è proibito.”
Conseguentemente tutte le bevande alcoliche e superalcoliche sono bandite dalla mensa
musulmana, che rimane tuttavia decisamente più ricca e abbondante di quella induista e
buddista.
ADAB
Le scelte alimentari del musulmano rientrano nel concetto doi “ adab “, che indica “ la
giusta attitudine interiore che consente un corretto comportamento esteriore nei confronti di
tutto ciò con cui si viene in contatto”, infatti l’azione di mangiare investe più ambiti, come
la sfera sociale, la pietà e l’igiene fisica.
Sia attraverso il mangiare che attraverso il digiuno e il modo in cui si mangia, l’uomo deve
costantemente lottare per raggiungere un sano equilibrio.
Il cibo è indispensabile al corpo dell’uomo, ma occorre avere con esso un rapporto corretto:
essere capace di rinunciarvi in un certo periodo dell’anno o addirittura astenersi sempre
dalla carne di maiale.
L’uomo deve insomma dimostrare a se stesso di sapersi dominare.
Solo quando sarà veramente liberato da ogni impedimento, allora il credente potrà diventare
“muslim”, ossia sottomesso alla volontà di Allah
NORME TRADIZIONALI
1.
Quando mangi cibo, mangialo una volta al giorno e una volta alla notte ; quello sarà
nutrimento sufficiente, e qualcosa di più causa malattia e mal di testa ;
2.
Quando sei affamato e mangi, sappi che il cibo non ha effetti negativi; se tu mangi
quando sei sazio, quel cibo mangia il tuo cuore e fegato;
3.
Mangia il cibo nel tuo posto, non stendere la tua mano di fronte agli altri; prendi un
boccone piccolo e masticalo bene;
4.
Quando vuoi mangiare, prima lava le tue mani,; quando hai mangiato lavale, perché questo
viene dalla Tradizione (del Profeta) ;
5.
Mangia cibo con riverenza, pronuncia il nome di Dio sopra ogni boccone;
6.
7.
8.
9.
Non mangiare scomposto sul letto, o con un cuscino dietro di te .
Se cade una briciola di pane sul pavimento , prendilo sopra pezzetto per pezzetto;
Non criticare il cibo di qualcuno; mangia ciò che ti viene offerto; non dire che è amaro o
insipido o cose del genere;
Se desideri diventare ricco e trovare salute senza fine, pulisci i tuoi denti quando hai
mangiato cibo, figlio mio!
INDUISMO
L’India è comunemente definita una “Culla delle religioni”. L’ induismo è quella attualmente più
radicata sul territorio indiano e a differenza del buddhismo e del jainismo non conosce un fondatore.
La caratteristica principale di questa religione è quella di invocare molti dei., che vengono raffigurati
ed onorati edificando bellissimi templi nei quali pregano e offrono sacrifici, in onore del Dio.
Elementi basilari sono: la dottrina dell’ Assoluto, ossia di un Dio personale
e la trasmigrazione dell’anima, che alla morte dell’uomo, abbandonato il corpo materiale, dopo un
soggiorno in cielo, entra in un nuovo corpo.
Una delle colpe più gravi di cui l’indù può macchiarsi è il provocare la morte degli esseri viventi. Se
questi muore avendo nello stomaco cibo ricevuto da un fuoricasta, la sua anima rinascerà nel corpo di
un maiale.
In questo contesto religioso l’alimentazione diventa un elemento fondamentale:
è vietato mangiare cibo di animali.
“ Colui che viola il letto del suo padrone rinasce 100 volte tra le erbe, i cespugli e le liane. Chi ruba
grano diventa topo, chi ruba latte una cornacchia…”
La terribile minaccia prospettata dal codice di Manu permette di comprendere certi atteggiamenti
degli indù che talvolta sembrano assurdi.
Buddhismo
Il buddhismo nacque all’interno dell’induismo nel VI secolo a.C.
ad opera del principe Siddharta Gautama , meglio conosciuto come Buddha (l’Illuminato) .
Siddharta Gautama nacque nel 563 a.C. nella repubblica dei Sakya alle pendici dell’Himalaya.
Cominciò a provare disgusto per la ricca e spensierata vita di corte, assillato dal pensiero dell’
ineluttabilità della vecchiaia e della morte.
A 29 anni decise di lasciare moglie e figlio per iniziare un periodo di revisione di vita.
Ciò che caratterizza l’insegnamento buddhista è la moderazione, in qualunque campo della vita
dell’uomo.Questo è evidente nell’istituzione monastica , ed anche nell’alimentazione con un generale
di rifiuto di ogni estremismo.
Al fedele buddhista è permessa anche la carne in determinate circostanze, pur rimanendo pressante
l’invito alla rinuncia. Siddharta, ne permise il consumo , a patto che i consumatori non vedessero la
morte dell’animale e che questi non fosse ucciso con il preciso scopo di nutrire gli uomini.
La stessa cosa vale per il digiuno: la vita del Buddha dimostra come anch’esso non deve essere
praticato con eccessivo rigore e che
il raggiungimento dell’illuminazione non prevede una forma di ascesi tanto dura.
Il buddhismo è qualcosa di diverso da una religione in senso stretto. Si presenta come il primo
tentativo storico di adattare un credo religioso-filosofico valido per l’uomo di ogni spazio e tempo.
Il buddhismo, pur mantenendo le connotazioni religiose tipiche dell’India mostra un carattere
moderato nella dottrina e in cucina.
Usanze alimentari nell’Induismo e nel Buddhismo
“Nell’ induismo, il posto di un uomo o di un gruppo è rivelato in particolare dalla risposta
che ricevono le seguenti domande: che cosa mangia, o piuttosto quali sono gli alimenti che
rifiuta di mangiare? Dalle mani di chi accetta cibo cotto? Il principio è che più si è in alto
nella gerarchia delle caste, più si è schizzinosi, esigenti in tutte queste cose.”
Il credente è chiamato a rispettare alcune restrizioni alimentari. Una di queste riguarda il
luogo dove consumare il pasto. È indispensabile un luogo aperto e basta una copertura, una
tenda per renderlo chiuso.
Il cibo deve essere offerto prima a Krishna come afferma la Gita. “I devoti di krishna sono
liberati da ogni peccato perché mangiano cibo che è stato prima sacrificato a Dio. Gli altri,
che preparano il cibo solo per il proprio appagamento, in verità si nutrono solo di peccato”.
Durante la festa sacra l’uomo non mangia, bensì digiuna perché il tempo è sacro, e potrà
cibarsi solo dopo le ore 24.00, al momento in cui è terminato il tempo sacro.
(La dieta vegetariana è riservata alle caste più alte, la cui osservanza determina in qualche
modo lo status sociale).
L’indiano ritiene che cibarsi di alimenti puri sia una condizione per favorire la purezza dello
spirito. La dottrina dell’”ahimsa”, cioè la dottrina della non violenza, si caratterizza per la
sacralità della vita.
L’ahimsa, letteralmente significa“mancanza o soppressione del desiderio di uccidere” ; essa non
si riduce certo a qualche norma alimentare o di igiene personale. Ogni infrazione alla legge
dell’ahimsa provoca una reazione karmica, cioè una pena da scontarsi nella vita successiva di un
essere umano (reincarnazione) o in un altro essere vivente (trasmigrazione dell’anima).
Una delle colpe più gravi è appunto l’uccisione sia di uomini sia di animali: essa è l’esatto
contrario di quel rispetto e di quell’ amore per il creato
che contraddistingue la dottrina della non violenza.
In un testo Veda, la Manu-samhita, è possibile leggere che
“per avere carne è sempre necessario uccidere creature viventi, si eviti dunque di mangiare carne”.
Fondamentale per questa dottrina è la protezione della vacca. Non a caso gli indiani amano il
latte e i suoi derivati (formaggio, yogurt, burro e panna). Il latte è chiamato il cibo miracoloso
perché in esso sono contenute tutte le sostanze nutritive necessarie a una buona salute.
Per i seguaci di Krishna il latte nutre l’uomo fisicamente e spiritualmente, perciò la cultura
vedica lo considera il più importante tra tutti i cibi. Poiché la gente beve il latte della mucca, i
Veda considerano la mucca una delle madri della società umana: l’interdipendenza dell’uomo e
della mucca è un esempio dell’armonia della natura.
Il rispetto per la vita
Il considerare sacra la vita si fonda sulla consapevolezza che essa condivide un’anima con tutta la
natura (quindi gli addetti al culto che sacrificano animali non sono migliori degli assassini).
Da questa dottrina, che si chiama “panpsichismo” (tutto ciò che esiste possiede un’anima, gli animali
come le piante, gli uomini come i minerali) , deriva il comandamento più importante:
il rispetto per ogni forma di vita.
Al monaco è inoltre proibito uscire dopo il tramonto proprio per evitare il rischio di uccidere qualche
essere vivente sfuggito alla sua attenzione grazie all’oscurità. Il rispetto della vita in ogni sua forma
è tale da considerare il suicidio(come gesto che esclude la vita), mediante il digiuno, un esempio
sublime.
L’induismo fece propria l’esigenza di astenersi dalla carne, interpretando in senso metafisico e
simbolico i testi sacri, i Veda.
“ L’uomo non è fatto per mangiare qualunque cosa; deve nutrirsi di cereali, verdura, frutta, dolci e
prodotti del latte. La carne non è fatta per l’essere umano; infatti la dentatura dell’uomo è
strutturata in modo da servire per masticare verdura, frutta, semi e noci, e se l’uomo ha due canini, si
tratta di una concessione per coloro che vogliono a tutti i costi mangiare la carne…”.
“Sento che il nostro progresso spirituale ci porterà a smettere, prima o poi, di uccidere altre creature
per soddisfare i nostri bisogni materiali” Queste sono le parole di Gandhi. Per il Mahatma la carne
non è un alimento adatto alla nostra specie, infatti egli era solito ripetere che l’errore degli uomini
fosse quello di imitare gli animali dimenticando di appartenere agli esseri superiori.
Cibi vietati
La cucina indiana si ispira a testi antichissimi come l’ Ayurveda.
Buddhisti e induisti non possono cibarsi di carne, perché tutte le religioni dell’oriente
condannano la violenza, la guerra e la crudeltà. Tuttavia sono consentite alcune deroghe: è
consentito il consumo negli ospedali, nelle caste più basse dell’Induismo ( come i paria, gli
intoccabili, che addirittura consumano la carne di cavallo, spesso rifiutata da altre caste inferiori
come quelle dei lavoratori del cuoio e degli spazzini)
Tutte le religioni dell’India prevedono il rifiuto delle bevande alcoliche.
Due le ragioni che giustificano la proibizione: la prima mette in guardia dallo stato di ebbrezza
capace di sottrarre all’uomo il controllo del suo corpo; la seconda richiama il comandamento
dell’ahimsa in quanto l’indispensabile processo di fermentazione legato alle sostanze alcoliche di
fatto causerebbe la morte di esseri animati.
Le bibite alcoliche sono impure. Il caffè è impuro. Il tè è proibito.
E’ vietato l’uso di sostanze stupefacenti., la carne di animali terrestri , il pesce, i formaggi
stagionati, alcuni vegetali e legumi , l’aglio e la cipolla , carote, rape e leguminose.
L’alimento fondamentale che è il latte, non può essere usato contemporaneamente a
funghi, verdura,legumi,carne,pesce ecc… .Sono incompatibili con il latte anche miele,
melassa,sale,olio e farine, inoltre non vi si può aggiungere alcool.
Cibi permessi
La dieta ideale rimane così quella che esclude la carne. Tuttavia, anche il consumo degli alimenti
leciti è soggetto ad una condizione: ”per rendere il cibo benefico, commestibile e gustoso per tutti,
bisogna prima offrirlo a Dio, la Persona Suprema” (Bhagavadgita 17.8-10).
Secondo l’ottica vegetariana, il pianeta potrebbe nutrire molti miliardi di persone in più se solo si
accettasse per tutti una dieta priva di carne. Basti,come esempio, il semplice dato secondo il quale si
ricava un kg di carne bovina da sedici di grano.
Una mucca viva può fornire molto più cibo che da morta,
anche perché si nutre di sostanze che l’uomo rifiuta.
Da qui si comprende l’importanza della vacca nell’induismo e il disgusto per chi mangia la carne.
Del resto, affermano i vegetariani,, l’uomo è nato vegetariano, solo successivamente si è cibato di
carne. Lo prova la dentatura che risulta ben diversa da quella degli animali carnivori. Ulteriore
conferma è l’apparato digerente,
una sorta di via di mezzo tra quello dei carnivori (molto corto ) e quello degli erbivori (molto lungo).
“Per procurarsi della carne è sempre necessario ferire delle creature viventi e questo è un ostacolo per
il raggiungimento della beatitudine celeste; si eviti dunque di mangiare carne.”
Queste le ragioni che impediscono ai credenti induisti e buddhisti di consumare carne.
CRISTIANESIMO
Il Cristianesimo si affermò, duemila anni or sono, come un insegnamento eminentemente spirituale,
fondato sulla rivelazione del Padre e sulla Resurrezione del Figlio.
Il messaggio basilare: “Ama il Signore Dio tuo sopra ogni altra cosa; Ama il prossimo tuo come te
stesso”, una volta praticato da intere popolazioni, una generazione dopo l’altra, non poteva non
trasformare gli stessi rapporti civili e familiari, i modi di produzione e distribuzione dei beni,
l’esercizio delle professioni, l’arte di costruire una città e di governarla, il modo di concepire il tempo
e di scandire con riti e feste il ritmo dei giorni e delle stagioni.
Nonostante le resistenze delle ”culture pagane o barbare” con le quali entravano in contatto, i
cristiani si imposero anche socialmente grazie alla novità morale di alcuni atteggiamenti di vita:
la valorizzazione della donna e l’educazione del bambino;
il recupero del minorato e il perdono del peccatore;
l’impegno profuso nel tempo storico, ma per una meta al di là del tempo;
l’osservanza della legge non per timore ma per amore;
il possesso dei beni materiali, intesi come un mezzo e non come un fine;
l’uso di segni visibili (sacramenti, arte, riti, feste), non per cedere a nuove idolatrie pagane, ma per
significare realtà trascendenti.
IL MESSIA
Per il popolo cristiano il Messia annunciato nell’Antico Testamento nacque a Betlemme, in
Palestina, intorno al 6 A.C. e fu chiamato Gesù (Salvatore).
Anche lui sull’esempio dei suoi genitori seguiva i comandamenti della religione ebraica: fu
circonciso all’ottavo giorno e consacrato con il rito di bar mitzwah.
Una volta entrato a pieno titolo nella comunità, era solito salire al tempio e non mancare di
festeggiare la festa di Pasqua.
I Vangeli(4 dei 27 libri del Nuovo Testamento) narrano da più vicino la sua vicenda storica,
confermano la sua missione e l’accettazione della normativa ebraica ricavata dalla Torah.
Possiamo dunque immaginare che nella sua giovinezza egli osservasse anche i tabù alimentari tipici
del popolo ebraico.
Anche nell’ultima cena Gesù si rifà alla normativa della cena pasquale ebraica all’abitudine di
consumarla con ogni ebreo.
Del resto lui stesso aveva ricordato la funzione della Torah e l’obbligo per ogni ebreo di
rimanerle fedele.
Il nazareno era il portatore di un nuovo modo di rapportarsi con Dio, che egli chiamava Padre. Lui
proclamava, a tutti quelli che lo ascoltavano, una nuova legge, non più legata ai rigidi precetti che
vincolavano il fedele in ogni aspetto della sua vita.
La novità portata da Gesù incide su molti aspetti della vita quotidiana e anche in campo
alimentare, assume un significato rilevante. Proprio per la libertà che guida il cristiano,
proclamata e professata da Gesù, rivelatore del Padre, di fatto ogni precetto alimentare
viene a cadere e nessun divieto colpisce più nessun animale.
Facile immaginare quali contrasti poteva scatenare questa libertà inaugurata da Gesù e
proseguita dalla Chiesa, divenuta il nuovo popolo di Dio dopo che lo Spirito Santo era
disceso sulla prima comunità: non solo è possibile mangiare tutto, ma anche con tutti.
La morte (avvenuta intorno all’anno 30d.C.) e la risurrezione di Gesù hanno fatto nascere
una comunità di persone fedeli al suo messaggio. L’invio dello Spirito Santo, che continua
ancora oggi ad agire nella Chiesa, permette di continuare il cammino nel solco tracciato dal
Figlio di Dio, nonostante la debolezza della creatura.
Il cristiano, forte del dono ricevuto, è chiamato ad agire nella libertà dei figli di Dio,
avendo come obbiettivo principale conoscere e raggiungere il padre, attraverso il figlio dello
Spirito Santo.
La chiesa ha suggerito ai fedeli l’uso del digiuno e dell’astinenza delle carni, come
strumento capace di avvicinare e rafforzare la fede in Gesù.
DIGIUNO ED ASTINENZA
“Digiunare per Dio, non per se stessi”.
E’ questo il presupposto fondamentale su cui si fonda tale pratica.
Per la legge divina tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza. I giorni di penitenza obbligatori in
tutta la Chiesa sono il mercoledì delle Ceneri ed il venerdì , primo giorno della grande Quaresima, che
prevedono astinenza e digiuno. Lo scopo del digiuno per il cristiano è il mettere ordine nei nostri
desideri, vincendo l’abbandono agli istinti e alle sollecitazioni del consumismo e dell’edonismo, per
costruire una cultura della sobrietà e del sacrificio.
L’astinenza si osserverà in tutti i venerdì che non cadono in feste di precetto.
Il codice di diritto canonico ribadisce :”Si osservi l’astinenza delle carni o da altri cibi, secondo le
disposizioni della conferenza episcopale, in tutti e singoli i venerdì dell’anno, eccetto che coincidano
con un giorno annoverato tra le solennità; l’astinenza e il digiuno invece, il mercoledì delle Ceneri e il
venerdì della passione e morte del Signore nostro Gesù Cristo”.
L’astinenza è il precetto secondo il quale è proibito mangiare carne nei venerdì di Quaresima, mentre
negli altri venerdì durante l’anno l’astinenza delle carni può essere sostituita
con opere di preghiera, carità o altre di natura penitenziale.
Nel concetto di astinenza sono inclusi anche cibi e bevande che sono da considerarsi come
particolarmente ricercati e costosi. Il digiuno è l’astensione totale o parziale dal cibo, e obbliga il
cristiano a fare un unico pasto nella giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino
e alla sera.
IL DIGIUNO EUCARISTICO.
Esiste un’ultima forma di digiuno: quello che precede l’eucarista.
La religione cristiana ha assunto il cibo nella celebrazione più che ogni altra religione.
All’invito divino l’uomo risponde ringraziando (in greco “eucaristein”) Dio.
Per digiuno eucaristico si intende l’astinenza da cibo e bevande per chi desidera ricevere l’eucaristia.
Anticamente il digiuno eucaristico partiva dalla mezzanotte, ma dal 1957 si limitò il digiuno a tre
ore prima di ricevere l’eucaristia; nel 1964 il Santo Padre ridusse il digiuno eucaristico a un’ora.
Gli anziani affetti da qualche infermità e le persone addette alle loro cure, possono ugualmente
ricevere la santissima eucaristia anche se non hanno rispettato il digiuno dell’ora antecedente.
Il digiuno eucaristico rappresenta la presa di coscienza da parte del cristiano che il suo corpo umano è
solo un mezzo di cui deve servirsi per ottenere la salvezza e la vita eterna.
“...Qualsiasi pratica di rinuncia trova il suo pieno valore, solo se è animata dalla preghiera ed è
orientata alla crescita della libertà cristiana, mediante il dono di sé nell’esercizio concreto della carità
fraterna”.
Le parole lasciateci da Zc 7,5-14 e ancor più quelle di Is 58,3-10 sono al riguardo più esaurenti di
ogni discorso: “Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai? Ecco, voi digiunate
fra i litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi!”
IL MERCOLEDI’ DELLE CENERI.
Segna l’inizio della Quaresima (da Quadragesima:il periodo di penitenza dalla durata di 40 giorni in
preparazione della Pasqua, e termina il mercoledì Santo). Il cristianesimo conosce l’uso delle (ricavate
dai rami di palme benedette l’anno precedente) come simbolo della penitenza e della purificazione.
Con il mercoledì Santo termina la Quaresima e inizia la grande festa di Pasqua.
La domenica è sempre il giorno in cui cade il ricordo della resurrezione di Gesù, indispensabile per
determinare il giorno di mercoledì delle Ceneri, inizio del periodo Quaresimale.
La Pasqua si festeggia la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera.
L’uovo di Pasqua, che difficilmente quel giorno manca sulle tavole, è un potente simbolo, presente in
molte religioni. Nell’antichità era simbolo di fertilità e di vita. Nel cristianesimo l’uovo è considerato
simbolo di Resurrezione, perché Cristo, che uscì dal sepolcro come il pulcino dall’uovo, con la sua
Resurrezione ha dato ad ogni uomo la certezza della vita eterna.
VENERDI’ SANTO.
Il venerdì è il giorno della settimana in cui per tutto l’anno, eccetto il tempo pasquale, occorre
astenersi dalla carne, ricordo di quel giorno santo nel quale avvenne la crocifissione. Nel venerdì
santo si osserva anche il digiuno, che rievoca la passione e morte di Gesù.
Il canone 1252 afferma che “Alla legge dell’astinenza sono tenuti coloro che hanno compiuto
i 14 anni, alla legge del digiuno, invece, tutti i maggiorenni fino a 70 anni.
La nota pastorale del 1994 adegua la maggiore età per il digiuno a 18 anni.
LA BIBBIA DICE
ANTICO TESTAMENTO
Gdt 8,6 “Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i
sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni le feste e i giorni di gioia per Israele”.
Tb 12,8 “ Buna cosa è la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia. Meglio il
poco con giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l’elemosina che
mettere da parte oro.”
Gl 2,12 “Or dunque- parola del Signore- ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni,
con pianti e lamenti”.
2Mac13,12 “Quando ebbero fatto ciò tutti insieme ed ebbero supplicato il Signore
misericordioso con gemiti e digiuni e prostrazioni per 3 giorni continui, giuda li esortò e
comandò loro di tenersi ,”
LA BIBBIA DICE
NUOVO TESTAMENTO
Lc 18,12 “Digiuno due volte alla settimana e pago le decine di quanto possiedo”;
Mt6,16-18 “E Quanto digiunate, non assumete aria malinconica com’egli ipocriti, che sfigurano la
faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu
digiuni, ma solo tuo padre che è nel segreto; e il padre tuo, che vede nel segreto,ti ricompenserà”.
2 Cor6,3-5 l’apostolo invita a non dare motivo di scandalo a nessuno perché non venga biasimatoli
nostro ministero; ma in ogni cosaci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle
tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse,nelle prigioni, nei tumulti,nelle fatiche,nelle
veglie,nei digiuni….”
Come mostrano i testi biblici, si può vedere nell’ astinenza e nel digiuno dagli alimenti una forma
penitenziale cristiana.
Naturalmente ogni forma penitenziale, quindi anche nell’astinenza e il digiuno,è indissolubilmente
legata alla disposizione d’ animo del fedele: deve essere una autentica conversione del cuore.
Solo così ha valore ogni sforzo compiuto a tavola!
Infatti: “ Un fine cattivo corrompe l’azione, anche se il suo oggetto, in sé è buono (come il pregare e
il digiunare per essere visti dagli uomini)”(Mt6,5).
Alla fine di questo percorso ti sentirai sicuramente
più ricco, perché avrai conosciuto usanze varie ed
avrai maturato la capacità di pensare al cibo anche
in modo diverso da quello abituale. Ora puoi con
tranquillità condividere i tuoi pasti con amici di
altre razze e altre religioni, senza rischiare di
commettere errori che possano offendere la loro
dignità.
BUON APPETITO…………..
La scienza dice che….
Il nuovo organismo consuma continuamente energia; questa serve a mantenere il corpo a
temperatura costante (circa 37°).
Le necessità energetiche, o fabbisogno calorico, del nostro organismo variano a secondo
dell’età, del sesso o del tipo di attività fisica svolta.
In media, anche stando a riposo, come quando dormiamo, il nostro corpo richiede un
fabbisogno energetico minimo per garantire le funzioni vitali, pari, nel maschio, a circa 1700
chilo calorie all’ora: questo quantitativo di “base” di energia è detto metabolismo basale.
Affinché il corpo si mantenga in buona salute e nel giusto peso, occorre che le calorie
introdotte con il cibo corrispondano alle calorie consumate.
FABBISOGNO MEDIO GIORNALIERO DI CALORIE
Uomo che compie lavoro sedentario2500 (Kcal/giorno)
Uomo che compie lavoro pesante3500 . (Kcal/giorno)
Donna che compie lavoro sedentario 2000 (Kcal/giorno)
Donna che allatta3000 (Kcal/giorno)
Ragazzi da 10-12 anni:- maschi 2700 –femmine 2500 (Kcal/giorno)
La scienza dice che ….
REGOLATORI. Sono ricchi di
vitamine e sali minerali:frutta,
ortaggi, cibi ricchi di acqua e di
fibra.
PLASTICI. Sono ricchi di
proteine: carne, uova, pesce,
legumi e latte.
Gli Alimenti
ENERGETICI. Sono ricchi
di carboidrati o di grassi:
pane, pasta, salumi, olio ecc.
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