Sabato, 4 gennaio 2014
Fraciscio. Il “dies natalis” del sacerdote, improvviso, lo scorso 25 dicembre...
Il saluto a don Paolo Trussoni.
L
o scorso 25 dicembre è
mancato, improvvisamente,
don Paolo Trussoni.
Grande era l’amore e profonda
la considerazione che don Paolo
nutriva per Fraciscio, suo paese
natale. Non era solo questione
di affetti familiari e di nostalgia
dei ricordi d’infanzia. Era un
legame più profondo, spirituale.
A Fraciscio aveva ricevuto il
battesimo e lì era nato san
Luigi Guanella, da lui molto
studiato e venerato. Due richiami
importanti, che l’avevano
comunque indotto ad esprimere
la volontà di essere, a suo tempo,
sepolto nel cimitero dell’amato
paese. Non poteva deciderlo ma se
avesse potuto, Fraciscio l’avrebbe
scelto anche come luogo ideale per
concludere la vita terrena. La sorte
ha voluto che proprio lì, nel giorno
di Natale, la morte lo cogliesse
improvvisamente, trasformando
quel momento supremo, sul piano
della fede, in un vero “dies natalis”
che introduce nella vita eterna.
Per questo insieme di ragioni
anche il funerale, non poteva
- come richiesto dai parenti essere celebrato altrove. Una
scelta che, per la ristrettezza della
chiesa e le difficoltà ambientali
del luogo innevato, ha indotto
probabilmente un po’ di persone
a non poter presenziare alle sue
esequie.
Esequie celebrate in un clima
di sentita partecipazione,
presiedute dal nostro vescovo
Diego, alla presenza di oltre
quaranta sacerdoti, dei parenti
e tanti amici. Una celebrazione
semplice, autentica, come piaceva
a don Paolo, la cui figura di
sacerdote e studioso, amico dei
poveri e dei missionari, è stata
ben evidenziata dalla lettera
inviata dal suo carissimo amico
padre Luigi Paggi, missionario
saveriano, dal Bangladesh.
Il vescovo ha commentato la
preghiera sacerdotale di Gesù,
tolta dal capitolo 17 del vangelo
di Giovanni, sottolineando come
anche don Paolo, nel suo ministero
sacerdotale, ha illustrato la Parola
del Signore comunicandola in vari
modi ai suoi fratelli.
Don Augusto Bormolini
ha espresso il saluto e il
ringraziamento a nome dei suoi
amici sacerdoti, in particolare
quelli che condividevano la
spiritualità del gruppo del “Prado”,
di cui don Paolo era l’animatore.
I canti sono stati curati dalla
cantoria di Campodolcino.
C
aro don Paolo, la triste notizia della tua improvvisa scomparsa dalla scena di questo
mondo è arrivata anche in questo sperduto angolo del mondo: don Francesco Abbiati e
don Giuseppe Raviscioni si sono fatti premura
di informarmi sapendo della nostra amicizia.
La vigilia di Natale, in risposta ai miei auguri,
mi avevi mandato queste parole: «da parte mia
si sta come d’autunno sugli alberi le foglie… ma
questa è la condizione di tutti… per ora pare
che albero e foglie resistano»... invece non hanno resistito…
Il Padrone della vita ti ha ritenuto maturo per la
vita eterna proprio il giorno di Natale… non mi
meraviglio che il tuo “dies natalis” sia avvenuto
proprio in questo giorno perché, da quel profondo teologo che sei stato, il mistero dell’Incarnazione e gli altri misteri della fede Cristiana li
avevi studiati e esplorati per bene!
Adesso non avrai più bisogno di studiarli, quei
misteri, perché ti saranno già stati pienamente
svelati.
Non ho intenzione di fare un lungo discorso che
sarebbe noioso… vorrei solo dire che la tua morte improvvisa è una grande perdita per tutti: per
la Diocesi di Como, per gli extra comunitari, per
la mia missione e per il sottoscritto.
Una perdita per la Diocesi di Como dove tu hai
dato molto con la tua preparazione teologica e con il tuo servizio
pastorale in varie parrocchie: Albonico e Dascio, Garzeno, Musso,
Ponchiera, Curcio, Desco e Paniga
e collaboratore a Chiavenna e Olmo. Ricorderò sempre la gioia dei
parrocchiani di Albonico e Dascio
quando si accorsero che tu parlavi
il “brich”, la loro lingua. E non ho
mai dimenticato quanto mi raccontò Eugenio Bordoni, di Ponchiera, circa la sua curiosità e quella degli altri parrocchiani, quando
facesti l’entrata in quella parrocchia con bauli di libri! Con i tuoi
profondi studi teologici eri in grado di capire quanto poco cristiane
fossero certe tradizioni e abitudini
della nostra gente e avvertivi la necessità di una buona potatura… e
mi ricordo il tuo rammarico e la tua
amarezza davanti agli impedimenti a quella potatura... impedimenti
che venivano dal basso ma a volte
anche dall’alto…
La tua morte è una perdita per gli
extracomunitari. Durante la tua visita alle nostre missioni in Bangladesh, più di trent’anni fa, ti avevo
regalato un Corano in Arabo… quel
libretto lo considerasti un regalo
prezioso e varie volte mi raccontasti che ti fu estremamente utile
per allacciare rapporti amichevoli
con la gente dell’Islam. Mettesti a
disposizione di una famiglia di marocchini una canonica, non utilizzata, nel paesino di Desco, sfidando le critiche, ovunque potessero
venire…
La tua morte è poi una perdita per il mondo
missionario a cui tu hai sempre prestato molta attenzione: so che oltre al Bangladesh, avevi
visitato anche la missione del nostro indimenticabile professore don Gian Battista Cossali, in
Brasile.
Con le tue offerte, il sottoscritto poté realizzare
importanti opere a favore prima dei “fuori-casta” Muci e poi dei “tribali” Munda della Foresta
del Bengala.
La tua morte è poi una grande perdita per il sottoscritto, con cui avevi una profonda amicizia
basata su una grande stima reciproca. La tua
passione per lo studio e la profonda conoscenza teologica mi hanno sempre fatto guardare a
te come un maestro e tra i libri che conservo
gelosamente ce ne sono parecchi segnalati o
regalati da te.
Riposerai tra la tua gente di Fraciscio: quel paesino dove nacquero san Luigi Guanella e tanti
altri rinomati presbiteri della Diocesi di Como.
Tu non sei stato da meno !
Don Paolo, grande amico, grande teologo, grande maestro e grande benefattore: riposa in pace!
Foresta del Bengala, 26 dicembre 2013
padre LUIGI PAGGI
missionario saveriano in Bangladesh
I
l 27 giugno 1965, nell’anno in cui
terminava il Concilio Vaticano II,
quattordici giovani della nostra diocesi
venivano ordinati sacerdoti. L’elenco
alfabetico iniziava con don Pietro Agnelli e
terminava con don Paolo Trussoni. Il primo
già da alcuni anni è tornato al Signore, da
poco lo ha seguito don Italo Brumana e ora li
ha raggiunti don Paolo.
Egli è nato a Fraciscio, paese di don
Guanella col quale vantava lontani legami
di parentela, e che ha sempre preso come
modello di vita sacerdotale e spirituale.
Il 25 ottobre 1964 con i teologi del nostro
seminario siamo andati a Roma per la
beatificazione di don Luigi, il 2 maggio
1965, un mese e mezzo prima della nostra
ordinazione presbiterale, si concludevano
nel duomo di Como i festeggiamenti in
onore del beato e noi diaconi spingevamo
il carro con la salma del beato Guanella
dal duomo fino alla chiesa di via Tommaso
Grossi dove è sepolto. In mattinata il Card.
Colombo al termine del discorso celebrativo
diceva:”Forse Cristo è qui, presente in
questo prete e mi chiama”.
Il rettore del seminario Mons. Gelpi,
prendendo spunto da questa frase, ci
consegnava al beato, augurandosi che
trasmettesse anche a noi, cresciuti nello
stesso seminario, la sua carità e la sua
santità.
In quell’anno terminava anche il Concilio
Vaticano II che dava uno scossone alla
Chiesa, tanto più a noi preti giovani.
Don Paolo ha sempre prestato attenzione
alle nuove idee che giravano nel campo
teologico, avendo anche maggior tempo
disponibile di noi vicari per leggere libri e
riviste, perché come primo incarico ebbe
quello di parroco di Albonico, piccolo
paese nei boschi oltre Domaso, verso il
lago di Novate, sulla strada per S. Fedelino.
Frequentò anche la facoltà teologica di
Milano e approfondì la sua conoscenza di
De Lubac e le sue idee riguardanti la Chiesa.
Mentre io ero a Gravedona don Paolo
passava da Albonico a Garzeno a Musso
per cui ebbi la possibilità di avere incontri
costanti e di confrontarmi sulle novità del
momento. Poi le nostre strade si sono divise,
io sono rimasto nel comasco e lui è andato
in Valtellina, con una parentesi anche nella
parrocchia di Curcio, mio paese di origine.
In Valtellina ha messo a profitto gli studi
fatti, sostenendo e insegnando nella scuola
di teologia per laici.
Lo sentivo negli incontri annuali del
clero o al Consiglio Presbiterale, dove ha
sempre espresso con franchezza le sue idee
innovative, il suo desiderio di costruire una
Chiesa libera da sovrastrutture ed ancorata
solo alla pietra angolare: Gesù Cristo.
Ora ha raggiunto il Cristo Risorto proprio
nelle feste natalizie, è il suo dies natalis. A
Dio don Paolo.
don TULLIO SALVETTI
Ciavenàsch 2013. La benemerenza cittadina è giunta alla sua diciassettesima edizione
Il riconoscimento va a Raffaele De Peverelli
Q
uest’anno, alla diciassettesima edizione,
il premio “Ciavenàsch” è andato a
Raffaele De Peverelli, presidente della
Frigotecnica industriale Chiavenna, che in
valle e fuori è più conosciuta con l’acronimo
Fic. Una ditta nata nel 1951 da una costola
dell’Everest, attiva nella contrada Bottonera
dal 1934 nella produzione di banchi frigoriferi.
La Fic fu fondata dai fratelli Orfeo, Luciano
e Cornelia De Peverelli per la produzione di
refrigeratori del latte alla stalla, di scambiatori
di calore, a cui si sono aggiunti gli impianti
per micro birrifici. Nel campo delle lastre
eutettiche per il trasporto frigorifero, che
si avvalgono di una miscela di liquidi con
un punto di fusione o di solidificazione più
basso dei singoli componenti, la Fic è la ditta
leader a livello europeo. Dà lavoro a 130
dipendenti con oltre 20 milioni di fatturato
annuo ed esporta il 65% della produzione
all’estero, in particolare in Francia, Turchia e
nei paesi dell’Europa dell’est. Dopo il primo
stabilimento in via Principe Amedeo, nella
zona di Pratogiano, la ditta si trasferì in un
complesso più ampio in via Mario Del Grosso
e quindi nel nuovo edificio di via Trivulzia a
Mese. Oggi è condotta ancora dalla famiglia
De Peverelli, dalla seconda generazione, come
il premiato, fino alla quarta. In un periodo di
crisi economica come l’attuale, il conferimento
del premio “Ciavenàsch” assume un
particolare significato, come ha illustrato lo
storico Guido Scaramellini, anch’egli insignito
del premio nel 1995. Il premio “Ciavenàsch” fu
istituito come riconoscimento annuale dalla
Pro Chiavenna, d’intesa con l’amministrazione
comunale, assumendo dopo il ’98 cadenza
triennale. Esso si rivolge ai concittadini che
si sono distinti nei campi culturali, artistici,
civili, sociali e imprenditoriali, come ha
ricordato la presidente della Pro Chiavenna
Sandra Scaramellini, che ha appuntato
la medaglia d’oro a De Peverelli. Questi,
visibilmente commosso, ha ringraziato,
interpretando il riconoscimento come esteso
a tutti i proprietari e i dipendenti della ditta.
Anche il sindaco, Maurizio De Pedrini, ha
rivolto parole di encomio, insieme a molti
auguri. La manifestazione, che si è svolta
nel tardo pomeriggio del 26 dicembre nella
sala consiliare del municipio di Chiavenna,
stracolma di persone, è stata introdotta e
conclusa da pregevoli esibizioni al violino
del giovanissimo Lorenzo Molinetti,
accompagnato all’organo dal padre, il maestro
Ezio, anch’egli “Ciavenàsch” nel 2011. Questi
i nomi di tutti i “Ciavenàsch” insigniti del
premio dalle origini a oggi: Scióor Ciavéna
(Carlo Persenico, alla memoria), Luigi
Festorazzi, Flavio Bossi, don Siro Tabacchi,
Guido Manusardi, Silvano Scinetti, Carmen
Levi, Bruno Vanossi, don Luciano Oreggioni,
Guido Scaramellini, Olimpia Aureggi,
Costante Bertelli, suor Maria Laura Mainetti
(alla memoria), Attilio Pandini, Arturo Succetti
(alla memoria), Ezio Molinetti.
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04/01/2014