7 OTTOBRE 2011
XXVI EDIZIONE
GIORNATA della
SOLIDARIETÀ
NATALE 2011
I DIRITTI UMANI
IN MUSICAL
UN PROGETTO
PER LE SCUOLE
INAUGURAZIONE
NELLE SEDI DELLA
ORATORIO E NASCITA
FONDAZIONE LEO AMICI DELL’ACCADEMIA
A COLLEDORO
come
AMICI
“Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - Commerciale Business Rimini n.80/2009.”
N. 24
CON IL SETTIMANALE
FAMIGLIA CRISTIANA I DVD
“CHIARA DI DIO” e “L’UOMO
DAL TURBANTE ROSSO”
È FERMENTO ALLA
CASA DEL PONTE
IN SICILIA
Semestrale d’informazione arte e cultura dell’Associazione Dare,
promosso dalla Fondazione Leo Amici
16 Aprile 2012
SOMMARIO
Editore e RUBRICA
Redazione:
Associazione Dare
via Resistenza, 1 - 47833 Morciano di Romagna (RN)
Direttore responsabile:
Rosanna Tomassini
Direzione:
Vincenzo Lombardo - Carla Mauri
Maihri Arcangeli - Stefano Natale
Fabio Lazzaretto - Costantino Paganelli
Cristiano Leoni Lautizi - Lorella Ferri
Anna De Persio - Carmen Cariddi
Sauro Vitale - Vincenzo Occhipinti
Ciro Mennella - Rita Cataldo
Lorenzo Pasini
Associazione Dare - Teatro Leo Amici
PROGETTO DIDATTICO - EDUCATIVO
I DIRITTI UMANI IN MUSICAL
USCITE DIDATTICHE & VIAGGI D’ISTRUZIONE
PER LE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE DI I E II GRADO
12
Redazione:
Elettra Micco - Samuela Cortini
Alessandra Maria Antonelli
Beatrice Astolfi - Gaetano Nonnis
Rosanna Balzi - Marco Zavatta
Roberto Ferri - Enzo Buttacavoli
Dall’Estero:
Ralph Flum (Amburgo)
Sven Skinner (Lugano)
PROGETTO PER LE SCUOLE
32
Stampa:
Ramberti Arti Grafiche - Rimini
Finito di stampare il 15 aprile 2012
CORALE AL SANTUARIO DI S. GABRIELE
Autorizzazione n° 21
del 25 Settembre 2000
Tribunale di Rimini
Iscrizione al Registro degli Operatori
di Comunicazione n. 17577
STAMPATO SU CARTA PRODOTTA
ESCLUSIVAMENTE CON FIBRE
NATURALI RICICLATE AL 100%
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in due pubblicazioni
Spese di spedizione comprese:
€ 10 abbonamento Italia
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n. 41167917
Codice IBAN
IT66H0760113200000041167917
Intestato ad Associazione Dare
via Resistenza n.1 47833 Morciano di
Romagna (Rn)
come
AMICI
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Unione Stampa
Periodica Italiana
Semestrale
d’informazione
arte e cultura
www.acomeamici.it
4 RICORRENZA
17 INCONTRI
21 SEI MESI DI..
21 Lago di Montecolombo
26 Colledoro
34 Borgo di Ulignano
38 Sicilia
46 Assisi
56 Compagnie amatoriali
60 LETTERE E TESTIMONIANZE
66 LA SCIENZA CONFERMA
SOMMARIO
16
INCONTRI DI SPIRITUALITA’
61
LETTERE E TESTIMONIANZE
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GIOVENTÙ FRANCESCANA
IL DIRETTORE
di Rosanna Tomassini
Accogliere, incontrare, testimoniare…sono queste le linee guida del nostro periodico e di tutta
l’attività della Fondazione Amici e
dell’Associazione Dare. Ora nell’invitarvi alla lettura dell’attuale
numero, vorrei portare alla vostra attenzione le esperienze della Casa del Ponte a Caltanisetta e della
Casa della Montagna di
Castelli. Sono due realtà, che la Fondazione ha voluto creare per rispondere ai suoi fini istituzionali,
delle quali il valore e la funzionalità per il territorio si sono rivelate sin da subito.
Infatti, proprio negli scorsi mesi si sono completati lavori e organizzazione per le due strutture che
vedono l’impegno di tanti volontari che si sono messi subito al servizio delle realtà dove queste sorgono.
Ne sono nati incontri importanti con tanti giovani (coinvolti subito anche in attività di oratorio, di
spettacolo, ecc.), sacerdoti, famiglie…uno scambio reciproco di testimonianze e esperienze che ha
arricchito tutti e soprattutto ha confermato che lo strumento scelto da sempre, ovvero il teatro e che
riunisce danza, canto e musica, è quello più diretto e immediato per toccare l’anima e aprirla a Dio.
Eppoi come diceva Sant’Agostino “Chi canta prega due volte”!
3
RUBRICA
RICORRENZA
7 OTTOBRE 2011
di Beatrice Astolfi
XXVI EDIZIONE DELLA GIORNATA DELLA SOLIDARIETÀ
“A
matevi gli uni e gli altri come io
ho amato voi” (Gv 15, 9-17), con
queste parole Gesù indicò la via
da percorrere e il segreto dell’esistenza stessa.
L’Associazione Dare e la Fondazione hanno
dedicato alla fratellanza la giornata del 7 ottobre di ogni anno.
Da numerose città d’Europa e d’Italia, incluso dalla Sicilia e dalla Sardegna, come ogni
anno, sono giunti al Piccolo paese del lago
gli associati per festeggiare insieme questo
giorno. Ad attenderli, sotto la grande tenda
bianca del parco dell’Oratorio, l’attuale Comitato direttivo dell’Associazione Dare con
i responsabili delle attività e delle strutture
4
RUBRICA
LARGO AI GIOVANI
presso il Piccolo paese del lago e gli altri luoghi
della Fondazione Leo Amici: un benvenuto sentito per rinnovare la fratellanza e aprire la giornata.
Il presidente dell’Associazione ha dato l’avvio illustrando le varie iniziative umanitarie e sociali,
promosse dalla Fondazione Leo Amici e organizzate e gestite dall’Associazione Dare nell’ultimo
anno. Dalla Toscana, dall’Abruzzo e dalla Sicilia
sono giunte le testimonianze degli avvenimenti,
delle iniziative, dei progetti che danno vita a questi centri dove vivono l’accoglienza, la preghiera,
la condivisione e le diverse attività a favore dei
giovani.
Nel pomeriggio, dopo l’assemblea generale degli
associati, nella quale si è proceduto con la lettura
e l’approvazione del bilancio, sono stati proiettati
alcuni filmati che documentano l’opera svolta.
Quest’anno il Premio Leo Amici 2011 è stato assegnato a Susanna Tamaro.
L’Associazione Dare ha ricevuto inoltre le adesioni di tantissimi giovani che con questo segno
hanno voluto dimostrare l’impegno e la testimonianza dei valori della Pace - Amore - Fratellanza.
Senza la pace non è possibile costruire nulla,
senza l’amore la vita cesserebbe, senza la fratellanza si capitolerebbe verso le guerre: questi valori sui quali si fonda il Piccolo paese del
lago sono stati incisi su una piccola spilla donata
a tutti i presenti.
Nel corso della giornata del 7 ottobre, invitati
dall’Associazione, Carlo Tedeschi e Daniela Natale, hanno animato due diversi momenti con i
giovani: la mattinata con i ragazzi che, venuti da
lontano, stanno iniziando un percorso spirituale;
Riconoscimento Leo Amici
2011 a Susanna Tamaro
Susanna Tamaro, nata a Trieste nel 1957, ha studiato al
Centro Sperimentale di Cinematografia, diplomandosi in
regia.
Per dieci anni ha lavorato
per la televisione, realizzando documentari scientifici. È
una delle scrittrici italiane più
conosciute e amate in tutto
il mondo. Ha pubblicato romanzi per adulti di straordinario successo.
MOTIVAZIONE PREMIO LEO AMICI 2011
A Susanna Tamaro
per aver mantenuto
nel tempo
lo status dei giovani sentimenti
che scaturiscono nel
riconoscere il bene ed il male
per poi scegliere.
A Susanna
per aver seguito il cuore,
non nella discesa
del comodo o
del piacere fine a se stesso,
ma nella salita
arrancando come si poteva,
attingendo a quei
sentimenti cui, fedele,
ha alimentato nel tempo
rimanendo in lei
quel valore,
l’onestà,
... quel valore...
quel codice morale...
che rende puri e semplici
dinanzi alla verità del Cielo.
il pomeriggio in un incontro, parallelo all’assemblea
generale dei soci, ma organizzato in un’ altra struttura, insieme ai giovani che frequentano l’oratorio del
Piccolo paese. A chiusura della giornata Carlo, che con
Daniela e tutti i ragazzi ha raggiunto gli associati riuniti in assemblea, ha voluto rivolgere alcune parole
attraverso uno scritto nel quale, con l’obiettività di
un osservatore esterno, ha riassunto e commentato
lo svolgimento dell’opera nell’anno trascorso, ma dal
punto di vista del sentimento, dell’impegno, della crescita interiore.
5
RICORRENZA
7 ottobre 1980 - foto d’archivio
7 ottobre 2011: intervento conclusivo di Carlo Tedeschi
S
ono passati ventisei anni ormai dall’ultimo 7
ottobre con Leo Amici e nove anni dall’ultimo
con Maria.
Vicende, volti, tanta luce, ombre, buio, si sono succeduti prima e dopo gli altri 7 ottobre prima di
oggi. Ma sempre è stata festa, la festa della fratellanza, dove raccogliere il seminato o rendersi consapevoli del punto di arrivo del momento.
La presenza del maestro Leo Amici o di Maria (ndr.
Di Gregorio) non sono mai mancate sia nei momenti privati di ognuno sia nei momenti determinanti
per l’opera. Ciò che sembrava precluso si apriva, ciò
che era buio si illuminava, ciò che pareva impossibile si trasformava in possibile.
Per tutto ciò occorre inchinarsi e ringraziare il Signore, che tutto questo ha permesso, collegandoci
anche in quella splendida comunione mediante la
quale abbiamo conosciuto Francesco, Chiara, Padre Pio, S. Gabriele attraverso i quali abbiamo raggiunto mete insperate.
I doni che Dio qui, tra noi, ha riversato sono immensi e doni ritengo quei giovani che dopo il maestro
Leo Amici, che dopo Maria, si sono avvicinati a me.
Alcuni di loro hanno suscitato il nostro e mio affet-
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to, calore, ma anche forza e spinta per continuare il
nostro pellegrinaggio terreno. Se ora, alcuni di loro
sono un po’ distanti, la loro traccia è stata utile ma
altri oggi sono ancora più vicino e raggiunta la loro
dimensione di fede in divenire, sono oggi colonne
importanti.
Ringrazio quest’ultimo comitato direttivo con il
loro presidente, per la pazienza con cui si sono lasciati condurre da Dio e la loro resistenza ai venti,
le bufere, le intemperie affrontando anche quelle
lacune senza traghettatore se non con le proprie
forze. Lacune lasciate vacanti da altri. Su di loro il
peso di responsabilità abbandonate ha rischiato di
farli perdere. Ma la proporzione di giustizia con cui
Dio li ha provati, ha permesso loro di non annegare.
La guida di Dio, la presenza di Gesù, sono state l’àncora in un porto dove la tempesta ogni volta si placava pur lasciando segni di sgomento.
L’essere Chiesa cattolica, apostolica, romana non
protestante, per come il maestro Leo Amici ci lasciò
come primario impegno, ormai da anni è il nostro
pane quotidiano ed anche i più resistenti, non tardi, saranno avvolti dalla Sua grazia riconoscendo
quanto i Suoi movimenti abbiano sanato i nostri
RICORRENZA
interni sulla base di ciò che ci hanno lasciato il maestro Leo Amici e Maria Di Gregorio.
Egli è la nostra origine della quale neppure si dovrebbe raccontare in quanto i giovani di oggi, si
sono abbeverati alla sua acqua, a quell’acqua che
il Signore ha lasciato scorrere. Un’acqua pura che
ha il sapore di Gesù, che attende ognuno di noi
per come simbolicamente egli ci disse: “foresta,
pericoli, tempeste, deserto, casali, Gesù.”
Un grazie a Costantino per aver accolto tali verità,
averle fatte sue e lottato strenuamente per eliminare il proprio io e trasformarlo nell’attuale personalità.
Ancora anfratti da scoprire e ripulire ma
personalità dai contorni nitidi.
Un grazie anche a Gianluca Raponi fermo nella sua
determinazione e docile ai movimenti, compresi
quelli a lui scomodi, cui dedica tutto se stesso.
Un grazie a tutti i giovani per le lotte nel non
ascoltare, per come dice Mons. Fisichella, la loro
opinione ma ricercarne la verità.
Impresa ardua che grazie al loro primo tocco di
Dio si sta rendendo possibile.
Grazie ai giovani siciliani che vivono Gesù e si offrono di portarLo al mondo attraverso il sacrificio
della messa in scena degli spettacoli a Lui dedicati, ma soprattutto nell’affrontare il male che si insinua quando due o più si uniscono nel Suo nome,
parallelamente, però, alla Sua presenza.
Basta appoggiare lo sguardo sul fratello, oltrepassandone i contorni conosciuti, per trasformarli nei
tratti di Gesù, è questo che ognuno di noi dovrebbe.
Ripetendo ancora le parole del maestro Leo Amici, vi invito a continuare a guardare la parte alta di
ognuno e vi esorto alla lotta contro il male, guardate con i Suoi occhi, amate con il Suo calore, con
il calore dell’amor di Dio. Sono sempre sue parole,
per far cedere l’altro con amore.
Un nuovo oratorio e centro a Colledoro, così ad
Ulignano, a Lugano, la casa di S. Caterina, Assisi:
è tutto una meraviglia al servizio di Dio. E’ il male
che si sgretola innanzi a tanto bene, è la realizzazione eterna, è l’atroce piaga che voglio guarire.
Riecheggiano le parole di Leo Amici: “e tu mortale lo devi capire se la grazia interna vuoi trovare”.
Ecco, ambiamo alla Sua grazia. Gesù è il modello
perfetto dinanzi al Padre, ed Egli è qui pronto per
ognuno.
La Sua grazia sana ogni ferita, guarisce. Trasforma
ogni astio in dolcezza, ogni paura in forza, ogni
intemperanza in umiltà, ogni affanno in saggezza,
ogni respiro tortuoso in un calmo e pacifico anelito divino.
Grazie.
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INCONTRI
al “piccolo paese del lago” di Monte Colombo
Ogni visitatore dice di sentire qui l’abbraccio di Dio.
L’abbraccio di Dio porta con sé la sua Grazia.
Ognuno potrà portarla dentro sé, nella famiglia,
nel proprio lavoro, in parrocchia...
INCONTRI - Progetto Scuole
INCONTRI - di Testimonianza
INCONTRI - di Spiritualità
ISTITUTO SANTA MARIA DEL FIORE (FO)
CRESIMANDI CON IL SACERDOTE
28-29/01/2012 L’ASCOLTO
DELLA PAROLA DI DIO
guida Mons. Vittorio Peri
ISTITUTO COMPRENSIVO VALLE
DEL CONCA - SAN CLEMENTE
E II° SUPERIORE ISTITUTO SAN
MARINO
...TRATTI DI STORIA VISSUTA
CENTRI D’ASCOLTO DEL
VANGELO
ISTITUTO DI MERCATINO
CONCA
ISTITUTO DI FORLÌ
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INCONTRI - Progetto Scuole
Dibattito con i giovani
L
a Fondazione Leo Amici prosegue una proficua iniziativa
rivolta ai giovani. Un progetto didattico-educativo per le
scuole primarie e secondarie di I e II grado, organizzato
dall'Associazione Dare e realizzato dalla Compagnia teatrale,
volto all'analisi dei diritti umani attraverso la visione del
musical Patto di Luce-La leggenda del Lago di Piediluco, in
un percorso formativo al Piccolo paese del lago.
Uscite didattiche e viaggi d'istruzione articolano la proposta
offerta alle scuole, che mira a sensibilizzare su tematiche
quali la coscienza di sé e dell'altro, e i diritti ad una diversità
non discriminante, attraverso l'arte del musical.
Associa
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ISTITUTO SANTA MARIA DEL FIORE di FORLI’
VISITA DIDATTICA
di Samuela Cortini
I
l 14 ottobre l'Istituto Santa Maria del
Fiore di Forlì ha realizzato, nell’ambito dell’iniziativa I diritti umani in musical, la prima uscita didattica dell'anno
scolastico al Piccolo paese del lago.
Un centinaio di bambini, delle classi prime, seconde, terze, quarte e quinte, accompagnati dai loro insegnanti, al loro arrivo al Teatro
Leo Amici hanno cantato, intonando all'unisono, l'aria
del Va pensiero di Giuseppe Verdi.
Dopo il canto un’insegnante ha preso la parola: Noi e
i nostri bambini amiamo questo grande musicista oltre
che per le sue opere, per la sua umanità. È per tale motivo che egli ha potuto creare musiche ispiratrici di valori
e sentimenti. Vi cantiamo questo inno alla libertà e alla
fede che porta in scena tali valori.
Come in programma, dopo la visione dello spettacolo Patto di luce, il pranzo e la visita al Piccolo paese, l’
avvenimento clou della giornata è stato il dibattitoincontro, svoltosi nel pomeriggio al teatro, nel quale
i bambini, guidati dagli animatori (educatori-volontari
dell'Associazione Dare e da alcuni componenti della
Compagnia teatrale) hanno espresso le loro idee sui
diritti umani e sui temi scaturiti dalla visione del musical.
Per l'occasione, la direttrice Suor Paola: Desideriamo
ringraziarvi per averci accolto nel vostro Piccolo paese
e raccontarvi brevemente la nostra storia al fine di ren-
dere più significativo questo incontro, nella speranza che
fraternamente potremo in avvenire rincontrarci. Ogni
mattina entrando nella nostra scuola entriamo nel sogno cristiano e pedagogico di don Morelli che, insieme
a madre Margherita Ricci Curbastro, nella seconda metà
dell'Ottocento, si prese cura delle fasce sociali più deboli
nella loro cittadina: Lugo di Romagna. Insieme fondarono l'istituto delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante. Il carisma della nostra scuola prende vita dal
loro che, oltre ad istruire, educare, curare la salute spirituale di tanti giovani, amavano organizzare momenti
recitativi, teatrali, mettendo in scena ciò che poteva essere utile ad approfondire aspetti cristiani ed umanitari, intellettuali e culturali.[...] Durante l'anno scolastico
diversi sono i momenti in cui i nostri alunni calcano le
scene, a volte anche insieme ai loro genitori, per rappresentare ciò che può aiutarli a comprendere meglio realtà
storiche o esistenziali. È per tale motivo che oggi, abbiamo scelto di portare tutte le classi al completo, poiché il
messaggio che dal vostro impegno teatrale si evince, pur
avendo alte e prestigiose motivazioni, si apre con infinita semplicità a tutti, piccoli e grandi, toccando le regioni più profonde dell'anima. Il nostro stile educativo si
basa sulla certezza che il nostro impegno non è solo
quello di dare agli alunni gli strumenti necessari per
avviarsi alla decodificazione dei saperi, poiché nulla
questi valgono se non sono illuminati da Dio. Dio, essendo matematico e artista per eccellenza,
9
poeta e scienziato per sua natura, è il vero ispiratore
del nostro progetto educativo. L'uomo appartiene al
silenzio della profondità del mare, al grido della terra, al
canto del cielo. I grandi del passato e della contemporaneità ci aiuteranno a capire perché l'uomo appartiene a
queste tre dimensioni. Così accanto ai silenzi di Galileo,
di Leonardo, dell'esule Enea, di Ippocrate o Pasteur, di
Socrate o Platone, al grido di tanti fatti politici, di guerre
combattute invano, al canto di tante parole di Gesù, di
poeti, di musiche verdiane, di tele dipinte da dolci o ripide pennellate ci siete anche voi che, sul palco, in silenzio,
attendete l'apertura dei cuori che vi applaudiranno, che
con grida a tempo, sottolineate la drammaticità di una
storia senza tempo e di ogni tempo, che con dolci canti
dichiarate diritti e libertà... che sapete pregare ed accogliere, costruire, costruire un paese fuori dal mondo.
Grazie per ascoltare i piccoli grandi pensieri degli alunni
di classe quinta che desiderano in poche battute esprimere ciò che per loro è “l'andare a scuola”, dove le lezioni
iniziano sempre con il segno della croce di Gesù.
I pensieri di alcuni alunni di V:
A me la scuola ha insegnato ad amare ed a essere amica
di tutti, la scuola è la mia seconda casa.
Denise
Per me la scuola è l'insieme di bambini provenienti da
ogni parte del mondo, perché l'insieme fa la forza!
Francesca
Un'aquila vola per arrivare al suo nido per sfamare i cuccioli e io sto imparando a volare. Giulia
In questa scuola le maestre mi fanno capire in modo divertente, buono e con pazienza.
Matteo C.
La mia è una scuola in cui s’impara a non sentire la
diversità e a divertirsi in modo intelligente.
Sofia
Per me questa è una scuola che accoglie senza guardare
il colore e i vestiti... ma guarda il cuore!
Pietro
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Riportiamo inoltre alcuni stralci del dibattito-incontro
sui diritti umani che ha coinvolto i bambini.
Maria, educatrice-volontaria dell'Associazione
Dare: È ancora vivo il ricordo di quando, da piccola, vidi
per la prima volta un musical. Mi colpì così tanto che fece
scaturire in me tante riflessioni, domande ma anche molta pace. Fu come un piccolo seme piantato nella mia anima che pian piano nella mia crescita ha dato i suoi frutti.
Lo spettacolo che avete visto è una leggenda.
Cenni storici sulla fondatrice dell’istituto
MADRE MARGHERITA RICCI
CURBASTRO
Costanza Ricci Curbastro nata
a Lugo il 6 Ottobre 1856 è sorella di Gregorio, famoso matematico. Insieme al
Venerabile Mons. Marco Morelli il 17 ottobre 1888
fondò l’Istituto delle “Ancelle del Sacro Cuore di
Gesù Agonizzante”, ed entrando in Religione, assunse il nome di Margherita. Muore nel 1923.
Sull’esempio di Maria, l’umile Ancella del Signore, le Ancelle sono chiamate a continuare l’opera
redentiva di Cristo, ad essere offerta riparatrice,
invocazione vivente a Dio e testimonianza operosa della sua presenza e della missione della
Chiesa, attraverso il servizio ai fratelli, specialmente ai più poveri. Il loro carisma si attua in
opere educative e assistenziali: scuole dalla materna alle superiori, attività parrocchiali, case di
accoglienza.
La Congregazione è presente in Italia e in terra di
missione (Brasile, Filippine, Togo, Colombia). “Testimone della Misericordia divina”, l’Ancella professa questo con la scelta preferenziale per i poveri.
Le eroiche virtù di Costanza hanno permesso alla
Diocesi di Imola di aprire il processo di Beatificazione il 14 Luglio 1988.
INCONTRI - Progetto Scuole
Cos'è una leggenda?
Un bambino: Qualcosa di magico.
Maria: Magico, vero, bello, importante, accaduto
tanto tempo fa. È passato tanto tempo, ma le cose vere
rimangono a noi che siamo presenti, adesso arriva l'eco di
quelle verità con un po' di fantasia, tante cose sono ingigantite, ma partono da un fatto realmente accaduto.
Abbiamo visto insieme Patto di Luce. Quei pensieri che
avete letto sono stati come tanti piccoli grandi patti di luce
scaturiti dal vostro cuore, sentitamente, spontaneamente.
Assomigliano a quelli fatti dalla Pastorella. Ma la Pastorella, che è esistita tanti e tanti anni fa, cosa ha fatto e cosa
ha seguito di grande?
I bambini: Il cuore, l'amore, l'anima.
Maria: Giusto, la voce della sua coscienza. Quindi
cosa possiamo raccogliere dallo spettacolo, sia voi piccoli che noi grandi? Se ognuno di noi ascoltasse la voce
del proprio cuore, quella che Dio ha messo dentro di
noi per saper distinguere il bene dal male, allora tutti
avremmo più coraggio nel dire “Non bisogna essere
sgarbati con un altro bambino, non bisogna prendere
in giro”. Bisogna invece tirar fuori solo le cose belle, come
la gentilezza...
Una bimba: L'amore e l'amicizia.
Maria: la Pastorella nonostante vivesse nella preistoria avete visto che era come noi? Come noi aveva domande e nel cercare risposte lei ha trovato lo Sciamano.
Quindi bimbi, nel cammino della storia ci sarà sempre
qualcuno che Dio mette nel nostro cammino per guidarci.
Lei incontrò lo Sciamano che non aveva preferenze e, che
al gesto di guerra, rispondeva con la pace. Voi siete aiutati
a scuola dalle maestre che vi vogliono bene, si rispettano tra loro e che ogni giorno vanno a lavorare contente.
È bello conoscere perché ci porta ad essere migliori, non
l’ISTITUTO SANTA MARIA DEL FIORE IN VISITA A IL MIO CASALE
ignoranti. Chi ignora non sa, ma chi conosce, chi apprende con gioia, come state facendo voi, cresce nel
bene, apprende, accetta e apprezza gli altri. Allora anche in un posto piccolo come la vostra scuola, se le persone si vogliono bene e fanno tutto con amore e gioia, allora
lì verranno rispettati i vostri diritti: quello di essere amati,
rispettati in una scuola che vi accoglie. Allora, questo spettacolo, che parla proprio della prima scintilla di coscienza
dei diritti umani, non è lontano da voi perché anche voi
che siete piccoli avete i vostri diritti.
Un bambino: Io penso che il cuore sia importante,
ci serve perché ci fa fare tante cose.
Maria: Si, se noi dessimo sempre ascolto alla voce
del cuore, il mondo sarebbe migliore e voi siete il futuro
del mondo.
Carmine, interprete del Pastorello: Per far rispettare i
miei diritti ho capito che nella mia vita devo prima rispettare i diritti degli altri e quindi, per prima cosa, non rispondo male agli amici, ai genitori... Così vivo legato agli altri,
felice....
Laura, interprete della Spia: Per me la Spia è un
esempio da non seguire e allora cerco di comportarmi
bene mettendo davanti a me l’esempio di Gesù, cerco di
affratellarmi, di essere puntuale, attenta.
Si sono susseguite moltissime domande sulle scenografie, sulle luci, sui colori che li hanno affascinati, e tanta
è stata la loro voglia di conoscere i giovani artisti della
Compagnia.
La scolaresca ha concluso l’uscita didattica con
una merenda all’azienda agrituristica Il mio Casale.
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INCONTRI - Progetto Scuole
ISTITUTO COMPRENSIVO VALLE DEL CONCA - SAN CLEMENTE e
SCUOLA SUPERIORE SAN MARINO
di Gaetano Nonnis
C
ontinuano le rappresentazioni mattutine del musical Patto di luce dedicate
alle scuole. Sabato 3 dicembre 2011, infatti, la scuola elementare di San
Clemente Istituto Comprensivo Valle del Conca e una II superiore, proveniente dalla Repubblica di San Marino, hanno assistito allo spettacolo al Teatro
Leo Amici. Sono circa cento alunni che hanno trascorso la mattinata lontano dai
soliti banchi di scuola. In compenso, ambientazioni primitive contrastate da luci
ed effetti 3-Dimensional, hanno catturato l’attenzione dei ragazzi e permesso loro
di approcciarsi al tema dei diritti umani.
In tanti, quindi, ad assistere a Patto di Luce che dopo un anno e mezzo vanta un
pubblico composto sempre più da giovani, anche grazie al progetto I Diritti Umani in Musical a cui aderiscono molte delle scuole del II ciclo di istruzione della provincia.
CRESIMANDI CON IL PARROCO
Un gruppo di giovani cresimandi accompagnati dal
loro sacerdote Don Felice e da Arianna, un’animatrice,
sono venuti a trascorrere una giornata di ritiro spirituale al Piccolo paese. Dopo aver visto il musical Patto di
luce si sono fermati con gli interpreti dello spettacolo
per un piccolo incontro.
Riportiamo un estratto.
di loro, i loro talenti, nell’arte come in altri campi.
E così ogni canzone, ogni costume, sono fatti semplicemente con il cuore. Siamo tutti in cammino, ogni giorno
consapevoli un po’ di più sia nella preghiera, sia nei fatti
che svolgiamo, nella nostra casa, nella nostra famiglia,
nella scuola, nello studio, di fare ogni cosa con il cuore.
Gianluca*: Torno un attimo indietro con la mente agli
Arianna: Mi presento, sono colei che ha portato qui questi anni in cui ho scelto di fare il ballerino. Perché l’ho scelragazzi, io li ho convinti per questo motivo: perché ciò che to? Perché ad un certo punto nella mia vita ho scelto promi ha colpito di più, al di là della
fondamente Dio. In questo ho
bravura, è il messaggio. E quindi
provato tanta gioia e mi è nato
mi piaceva poter sentire direttail bisogno di comunicarla. Nel
...
la
mia
passione
per
mente da voi, che tutti i sabato ri1986 è cominciata la mia storia
petete questo messaggio, che dite
sul palcoscenico perché Carlo
lo spettacolo ora ha un fine,
di pensare con la propria testa, che
Tedeschi mi ha permesso di far
lo faccio per parlare di Dio...
parlate di un messaggio di amore,
parte del suo primo musical Sidi fratellanza, se vi risuona dentro.
curamente Amici.
Sembra di si per come lo presentaIo ballando volevo esprimere la
te.
bellezza dell’incontro con Dio,
e gli spettacoli di Carlo sono
Stefano: Sono uno degli autori delle musiche di questo proprio finalizzati a questo. Ogni giorno in cui salgo sul
spettacolo. Questa storia comincia tanti anni fa, nel cuore palcoscenico, su questo palcoscenico, ringrazio, per me
del fondatore Leo Amici e di tutte le persone provenien- ogni volta è una volta nuova, non è mai scontato.
ti un po’ da tutt’Italia: ci ha unito un solo fine, quello di Io ho iniziato molto tardi a danzare, a 18 anni, e poi ho
arrivare alla certezza di Dio, quello di amare il prossimo, ballato anche in grandi teatri, ma questo è stato possibile
di vivere e mettere in pratica l’esempio di Gesù. Questo perché non ballavo per me stesso ma per Dio, e Dio doprogetto è stato realizzato ancor di più per i giovani, veva avere un ballerino bravo! Ecco perché ho bruciato i
affinché non rimanessero condizionati dal male ma po- tempi.
tessero conoscere se stessi, cosa Dio ha dato ad ognuno
12
INCONTRI - Progetto Scuole
Francesco (22 anni -interprete dello Sciamano in Patto
di luce): Già da quando vi ho visto in cappella mi sono
rivisto alla vostra età: ero tanto diverso e come voi frequentavo un gruppo di giovani in parrocchia. E mi sento
di dirvi che proprio perché ero al vostro posto come
spettatore, noi non siamo persone speciali, nessuno di
noi lo è o forse lo siamo tutti, sia noi che voi, perché io
che ero al vostro posto mi sono ritrovato qui e scopro che
bastava soltanto ricercarLo Dio per ricevere tutte queste
possibilità. Una mia spinta che ha saputo cogliere Carlo
Tedeschi: ha fatto nascere tutto questo, la mia passione
per lo spettacolo ora ha un fine, lo faccio per parlare di
Dio. Per me è una grande opportunità. Sono spettacoli
che parlano di Dio e il regista ha saputo trasmettere la
bellezza, e attraverso la bellezza è bello amare Dio.
Jacopo (16 anni - ballerino) : Per me salire su questo
palco è stata una cosa bellissima perché oltre a crescere
professionalmente posso crescere spiritualmente, moralmente, perché personalmente io faccio un cammino,
un percorso di fede. Pochi anni fa mi sono reso conto di
quanto sia brutta la società, il mondo, e ho visto invece
che in questo posto era diverso. C’era Carlo Tedeschi che
oltre ad essere regista, ha a cuore i giovani. Lui ci parla di
Dio, ci fa capire. E attraverso gli spettacoli vedo e vivo la
bellezza di Dio.
Albatea (17 anni - interprete della Leonessa in Patto di
luce): Io cerco di non mettere me al primo posto, ma di
sentire Gesù, che può permettermi di realizzare i sogni; e
quando lo fai non ti senti oppressa. E Gesù ti permette di
realizzare ciò che veramente vuoi essere.
Don Felice: Siete stati bravissimi. Io ne ho visti di musical,
però così bello non lo avevo mai visto, inoltre mi piace
sentire le vostre testimonianze perché danno vita. In
voi posso dire che c’è questo entusiasmo, questo essere
se stessi dal palco alla scuola, al lavoro ed è ciò che cerchiamo di capire insieme ai nostri ragazzi e cioè che Dio
è con noi, quando mangiamo, quando dormiamo, quando camminiamo o studiamo.
Mi sono meravigliato di come i nostri ragazzi siano rimasti inchiodati per due ore e questo è perché ci avete dato
tanto. Grazie.
*ndr. Gianluca Raponi è il primo ballerino degli spettacoli di Tedeschi. Oggi insegnante, coreografo dell’Accademia d’arte e formazione professionale.
13
INCONTRI - Progetto Scuole
GLI ISTITUTI DI MERCATINO CONCA E DI RIBOLLE (FORLI’)
Dopo il dibattito che si è svolto al termine del musical, la classe terza dell’Istituto di Forlì ha pubblicato su “Il Resto
del Carlino” l’articolo seguente:
ma ba
14
INCONTRI - di Testimonianza
...tratti di storia vissuta
di Francesco Troilo
A
ccade
spesso,
al
Piccolo
Paese, che
vari gruppi di
simpatizzanti, amici e nuove conoscenze, si ritrovino
per lo stesso periodo a soggiornare presso le strutture
della fondazione, ed è sempre più ricorrente il desiderio
di incontrarsi per testimoniare, magari, delle proprie
esperienze nel personale cammino di fede.
Così è accaduto l’11 dicembre scorso al Teatro Leo
Amici. Presenti, l’avv. Mario Goldoni, accompagnato da
famiglia e dal gruppo di preghiera di Ferrara e dintorni
di cui è referente; Padre Maria Olivier; pellegrini
dalla Svizzera; Francesco Malpasso, referente della
Compagnia siciliana di Carlo Tedeschi; Sabina Braschi,
direttrice della corale degli allievi dell’Accademia di
formazione teatrale; giovani che frequentano l’oratorio
del “lago”, parte della compagnia dello spettacolo
“Patto di Luce” e alcuni dei volontari delle varie
strutture gestite dall’Associazione Dare. Nelle varie
testimonianze susseguitesi, si è tracciato un excursus
della storia e nella vita di ognuno dei presenti.
“Ognuno di noi ha una storia piccola, siamo persone
normali, semplici, ma io con il mio cuore ho visto che
tutti loro hanno storie grandi, perché ognuna di esse
corrisponde a ciò che ognuno di noi, nel personale, ha
chiesto nella maniera più intima e più profonda a Dio.
Hanno trovato risposta in tanti modi e, perché no, anche
in questo posto incontrando chi ci ha parlato della
sua fede, e quindi ad ognuno di noi Dio ha dato una
risposta, un modo per ribaltare la nostra vita, per
rivolgerla definitivamente al bene, all’amore” - così
apre Stefano Natale l’incontro. Francesco Malpasso,
responsabile della Compagnia siciliana di Carlo
Tedeschi, la stessa che mette in scena ormai da due
anni il musical “Un Fremito d’ali” e che aspira con ottimi
risultati al professionismo, parla dell’esperienza con
questo gruppo di giovani: “(…)fare spettacolo non
è fine a se stesso, ma mettere insieme dei giovani,
realizzare scenografie o insegnare una parte, non
è un lavoro che ha a che fare col teatro, ma con
l’anima.(…) Stare insieme ci porta a lavorare su noi
stessi, a ripulirci.”
Si susseguono ancora numerose voci, tra cui, le più
toccanti, sono quelle dei giovanissimi presenti, che
esprimono le prime sensazioni, emozioni dell’inizio
di una personale ricerca. “Ero sempre a casa attaccata
al televisore e mi accontentavo della tecnologia. Un
giorno, in oratorio, c’era un incontro con altri giovani
e ho chiesto di poter rimanere e lì ho sentito un forte
calore dentro di me. Mi è piaciuto tantissimo stare lì con
loro, perché ho sentito proprio la presenza di Dio”. Così
lascia commozione e stupore nei cuori dei presenti
l’undicenne Veronica, ma via via, anche le altre sue
coetanee, per la spontaneità e dolcezza di quelle
semplici parole, frutto di una verità certamente più
grande di noi.
È proprio Carlo Tedeschi, primo fautore di tutte le
attività rivolte al prossimo, a concludere questo ricco
scambio...
Oggi così saluterà gli ormai amici : “Siamo vicini
all’Avvento. Chissà se abbiamo mai pensato che Messia
significa ‘mandato’ e cioè parte da un luogo per essere
mandato in un altro. Nel luogo in cui Gesù vive, il luogo
dell’Eternità, dell’amore eterno, della bellezza infinita,
proviamo ad immaginare che incontra il Padre che
gli dice: “Vammi laggiù, nel pozzo nero, dove fanno la
guerra, dove c’è il male, abbandona me, abbandona
questo luogo, questa casa, per andare lì”. Lì, dove siamo
noi oggi. Il motivo doveva essere veramente grande, un
motivo d’amore immenso per lasciare un padre come
Dio, per lasciare un luogo meraviglioso ed eterno come
la Sua casa che è il Paradiso, per venire da noi. Ma
quanto ci ama Gesù e quanto ci ama nostro Padre,
per aver permesso che Gesù si allontanasse da Lui,
come se uno dei nostri figli andasse in un continente
lontano a portare la sua parola..e ancora il rapporto è
ben in piccolo. Con questo buon Natale a tutti.”
La lettura di ieri, commentata da Don Oreste Benzicome ogni giorno, ci
accompagna anche oggi ed è stata spunto di riflessione anche in questo
incontro. La pubblichiamo pensandola utile per altri.
Giovanni Battista è un grande protagonista. Giovanni non aspetta
imbeccata ma ha l’iniziativa nell’impegno di costruire il regno di
Dio e nella lotta contro il male. Chi per primo capisce, per primo è
responsabile. Dopo avere visto non si può fare finta di non avere visto,
dopo avere capito non si può fare finta di non avere capito. Ogni
credente in Cristo è per natura protagonista, cioè uno che combatte
per primo e tante volte nella solitudine. Oggi nella Chiesa ci sono due
linee guida. La prima consiste nello scrivere dei piani di apostolato,
nello spedirli a chi li dovrebbe attuare, nell’esigere l’attuazione. Si
tratta di progetti elaborati a tavolino, distaccati e lontani dalla realtà
del popolo. Piani pastorali che rimangono lettera morta, perchè tante
volte avulsi dalla storia reale. La seconda linea consiste nel dare mano
libera allo Spirito Santo limitandosi solo ad autenticarne l’azione. Gli
interventi dello Spirito Santo sono innumerevoli, tempestivi e sempre
nuovi, perchè aderenti alla storia. Coloro che obbediscono allo Spirito
vengono a volte bollati di protagonismo, cioè vengono giudicati
come attori vuoti, e invece sono persone che giocano per Cristo.
Quello che fanno questi protagonisti viene chiamato fuga in avanti
per farsi vedere, notare; invece obbediscono allo Spirito Santo. Essi
testimoniano che Cristo è l’unico Salvatore, è la speranza delle genti.
(Tratto dal libretto Pane Quotidiano del 10.12.2011)
Don Oreste Benzi
15
INCONTRI - di Spiritualità
TEATRO L. AMICI
PICCOLO PAESE DEL LAGO
INCONTRI DI
SPIRITUALITÀ
L’ascolto della Parola di Dio
a cura di: mons. Vittorio Peri, Vicario episcopale per la cultura Curia di Assisi
Continuano gli incontri di spiritualità al “piccolo paese del lago”
Nell'ambito degli orientamenti pastorali tracciati dalla Conferenza Episcopale italiana nel documento “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, anche quest'anno il “piccolo paese” ospita gli Incontri di spiritualità: Educarci all'ascolto della Parola aperti a tutti e guidati da Mons. Vittorio Peri, Presidente nazionale
dell'Unione Apostolica del Clero e Vicario Episcopale per la Cultura di Assisi.
Numerosi i partecipanti all’incontro svoltosi al Teatro Leo Amici: pellegrini provenienti da Bergamo, Varese, Rovigo e Rodigino oltre ai giovani dell’oratorio del “piccolo paese del lago”.
Riportiamo la relazione della guida e il dibattito con il pubblico presente.
1° INCONTRO
bbiamo voluto lasciare
l’immediatezza del parlato di Mons. Peri per
mantenerne l’autenticità. Ne riportiamo un estratto.
A
Mons. Peri - : “Per creare un clima
di ascolto iniziamo ascoltando un
canto.”
Leo canta “Santo Spirito di Dio”,
tratto dal musical Chiara di Dio.
Mons. Peri: “Potremmo restare
in silenzio per almeno mezz’ora
perché questo canto, che Leo ci
ha proposto, già di per se è un momento di grazia. Lo Spirito Santo,
lo sentiamo, è qui con noi. È lui
che, ci prende per mano e ci guida alla conoscenza della verità,
che è Cristo. L’ha promesso Gesù
nel Cenacolo, dopo aver istituito
l’Eucarestia, l’ultima cena, con
le parole riportate dall’evangelista Giovanni al capitolo 16° del
16
suo Vangelo: <<Ho ancora molte
cose da dirvi>>. Erano tre anni
che Gesù aveva parlato ai suoi
apostoli, ma sente di avere nel
cuore tante altre cose da comunicare ai suoi amici <<Ho ancora
molte cose da dirvi, ma lo Spirito
Santo vi guiderà alla conoscenza
della verità tutta intera.>>. Notate bene questo verbo molto significativo: “vi guiderà”, vi prenderà
per mano, come si fa con un bambino, vi condurrà alla verità tutta
intera. La Verità, nel Vangelo, non
è una realtà astratta ma una persona. È Gesù, che di sé ha detto:
<<Io sono la verità>>. Lo Spirito
Santo che abbiamo invocato ci
guida alla conoscenza di Gesù.
E questa è la grazia più grande
che noi possiamo avere. Questo
incontro ha lo scopo di aiutarvi a
crescere nella conoscenza di Gesù
e lo faccio in un modo che spero
vi sia gradito. Inizieremo con un
libro dell’Antico Testamento, il
Libro dei Re, dove si racconta un
episodio che leggeremo prima in
modo individuale e poi commentandolo insieme.
Il primo Libro dei Re ci racconta
un fatto accaduto al profeta Elia
sul monte Oreb, più conosciuto
come monte Sinai. Chi è un profeta? Nell’accezione comune il profeta è chi annuncia ciò che avverrà, un indovino, un veggente, ma
nella Bibbia la qualifica di profeta
è attribuita a coloro che parlavano a nome di Dio, rivelavano cioè
al popolo di Israele la volontà di
Dio, quasi suoi portavoce.
Elia aveva parlato al popolo di
Israele a nome di Dio, ma le sue
parole erano cadute nel vuoto. Il
popolo, anzi, si era rivoltato contro di lui. Elia, profeta focoso, si allontana per mettersi in salvo e s’inoltra nel deserto. Iniziamo ora la
riflessione comunitaria sul testo.
INCONTRI - di Spiritualità
Federica: “Il Signore chiede ad
Elia << Cosa fai qui?>> e glielo
chiede due volte e in due momenti diversi. Perchè?”
Mons. Peri: “Hai colto un aspetto
importante di questo racconto e,
anzi, di tutta la Bibbia.
Uno scrittore francese, cattolico,
scriveva ironicamente che molti
cristiani hanno un grande rispetto per la Bibbia e lo dimostrano
mettendola sotto chiave, tenendosi ben lontani
da essa. C’è molta
verità in questa frustata. La Bibbia, invece, è un libro non
da mettere “sottovuoto”, ma da sciupare.
Tornando alla domanda di Federica
rilevo che nella Bibbia c’è una particolarità: il Signore più
che dare risposte
pone domande. Nel
libro della Genesi,
dopo il racconto del
peccato, Adamo ed
Eva si nascondono
nel bosco. Dio va
a cercarli e pone
loro una domanda:
Dove siete? Come
dire: Perchè vi nascondete? Ma Dio
parla sempre. Se
in questo momento a me e a voi
chiedesse: Dove sei? Cosa stai facendo? Qual è il tuo progetto di
vita? Dove vuoi andare? Cosa state realizzando? In quale direzione
ti muovi? Cosa cerchi? Sapremmo rispondere noi? Giovanni il
Battista, nel vedere Gesù, disse ai
suoi discepoli: <<Ecco l’Agnello di
Dio; è Lui che toglie il peccato del
mondo>>. I discepoli del Battista
seguirono allora Gesù il quale e
chiese loro: <<Cosa volete? Che
cercate?>>. La domanda la pongo qui e ora, a ciascuno, e ciascuno è invitato a rispondere.
Dovete sapere che una persona
vale per quello che cerca: se cerca
una cosa da niente, vale niente;
se cerca una cosa di poca importanza, è una persona di poco conto; se cerca qualcosa di grande, è
una grande persona. Anche se ha
diciotto anni.
Nel Vangelo ci sono forse più domande che risposte, e non a caso.
Perchè la domanda scava dentro, inquieta anche, provoca una
risposta meditata. In breve: fa
crescere la nostra responsabilità,
verso noi stessi e verso gli altri.
Ricordate l’episodio in cui Gesù,
percosso e schiaffeggiato, chiese al soldato romano: <<Amico,
perchè mi hai percosso?>> Io
credo che quel soldato non abbia
dormito per diverse notti, che quel
“perchè?” lo abbia accompagnato per tutta la notte. Torniamo al
nostro racconto. Dio chiede ad
Elia: << Che fai qui?>> come dire:
Qual è il senso della tua vita?
Voi, ragazzi, siete giovanissimi,
all’aurora della vita. Ponetevi
questa domanda: Cosa intendo
fare della vita? Cosa voglio realizzare? Ricordate: chi vive solo per
accumulare cose inutili morrà disperato, perché
dovrà lasciare
tutto. Cercare
cose superflue
ed inutili, rincorrere piaceri e
altri idoli è bere
acqua salata,
cibarsi di vento.
La ricchezza fa
spesso impazzire, il denaro
ubriaca, il potere intossica
come veleno. È
più felice chi si
accontenta del
poco necessario che del tanto
superfluo.
È più felice chi
cerca il Signore che chi si allontana da lui.
Ecco perchè la
domanda del
Signore ad Elia è attuale: <<Che
fai qui?>> . È una domanda ripetuta due volte perché è una domanda cosiddetta “di senso” che
spinge a pensare all’orientamento del tuo cammino, della tua vita.
Un signore del pubblico chiede:
“All’inizio, il racconto presenta
Elia pauroso, in fuga. Quindi tutto
inizia da una paura?”
Mons. Peri: “Tu che pensi? Cos’è la
paura? Voi avete mai provato la
17
INCONTRI - di Spiritualità
paura? La paura sta dentro di noi.
Un voce tra il pubblico: “Se penso alla mia esperienza, vedo che
la paura è stata un freno per me.
Allora è un muro da buttar giù?”
Mons. Peri: “La paura è una condizione umana, tutti abbiamo delle
paure. Anche Elia, uomo di Dio,
sentì la paura e scappò, inoltrandosi nel deserto. Ma chiediamoci: cos’è il deserto? Nella Bibbia il
deserto è importante, è un luogo
dove sono avvenute esperienze
decisive. Perché questo secondo
voi?
Rebecca: “Perchè è un luogo di
prova.”
Mons. Peri: “Brava, è una risposta
suggerita dallo Spirito Santo. Ma
perchè è luogo di prova?”
Rebecca: “Perchè l’uomo si trova
in difficoltà, deve scegliere e nel
deserto è più difficile, perchè non
c’è nulla e si trova in difficoltà ed
è costretto a spingersi per trovare
quello che cerca.”
Mons. Peri: “Brava ancora una
volta, ma hai per caso letto il Libro dell’Esodo?”
Rebecca: “Si, lo stiamo leggendo
nel Centro di Ascolto del Vangelo.”
Mons. Peri: “Ecco, il deserto è importante, come ha detto Rebecca,
18
perchè è il luogo della prova, dove
siamo spinti a fare delle scelte. Là
non abbiamo nulla. Il deserto invita a fare spazio dentro di noi.
Noi dobbiamo fare deserto in noi
in senso spirituale, perchè nel deserto si sente anche il più tenue
un refolo di vento, il fruscio di una
volpe che passa lontano. Ma nel
silenzio assoluto, si sente la voce
dell’assoluto di Dio; si fa esperienza di poter vivere con poco e di
avere bisogno di Dio.
Ho letto un episodio che mi ha
colpito. Un signore entra in un
megastore e, di fronte a scaffali
colmi di migliaia di prodotti, non
esclama: “Quante cose potrei acquistare!” Dice invece: “Quante
sono le cose di cui non ho bisogno!” Ecco, il deserto è il luogo in
cui impariamo a discernere tra il
superfluo e l’essenziale.
Avete in mente qualche episodio
biblico sul deserto?
Leo: “Gesù si ritirò nel deserto per
40 giorni.”
Mons. Peri: “ Sì, per prepararsi
alla sua missione andò nel deserto, il luogo dell’incontro con Dio.
Facendo vuoto, facciamo il pieno. Se siamo pieni di troppe cose
inutili, Dio non può entrare in noi.
Guardate i muri delle nostre città,
così sporchi e imbrattati: chi sporca gli oggetti è sporco dentro: la
sporcizia che si butta per le strade
sta anzitutto nel cuore. Per Elia il
deserto diventa giardino. Quando una persona fa un’esperienza
vera di silenzio, di ascolto come
facciamo noi adesso, il deserto diventa giardino, perchè lo Spirito
Santo ci fa fiorire.”
Laura: “ Non capisco perchè Elia
si augura di morire, dicendo “non
sono migliore dei miei padri”.
Capisce che ha sbagliato, ma se
ognuno volesse morire ogni volta che sbaglia, non ci sarebbe più
nessuno. E allora perchè si augura
di morire?”
Mons. Peri: “La riflessione di Laura è opportuna per sottolineare
che Elia si sente stanco, quasi disperato. Vuol dire: Signore riconosco la mia colpa, abbi pietà di me.
Francesco: “Il particolare focaccia
calda e dell’acqua che ha trovato
il profeta appena svegliato è da
prendere alla lettera o è una metafora?”
Mons. Peri: “Gli antichi viandanti portavano spesso con sè della
farina che, mescolata con acqua
e messa sopra una pietra arroventata diventava una sorta di
piadina, o di torta al testo. E’ una
modalità tipica dei popoli nomadi. È dunque un aspetto
concreto, che tuttavia può assumere una dimensione simbolica: un’allusione all’Eucarestia.
Una signora del pubblico:
“Ho fatto una riflessione. Nel
testo si legge <<Un angelo
del Signore lo toccò e gli disse:
“Alzati e mangia!”>> come se
questa focaccia gli sia stata
portata dall’angelo per incoraggiarlo. Io penso che Elia si
sentisse sconfitto e il Signore
gli mandò, allora, un angelo
per tirarlo su per due volte!”
INCONTRI - di Spiritualità
Mons. Peri: “L’angelo, parola che significa “inviato”,
è una manifestazione del
Signore. Ricordate l’episodio più bello nella Bibbia
in cui un angelo, inviato da
qualcuno, parla ad una giovane donna? Tutti avete già
capito: è l’angelo dell’Annunciazione inviato a Maria di Nazareth. Nel nostro
caso l’angelo sostiene Elia
perchè il cammino da fare
verso il monte Oreb è lungo,
un cammino di quaranta
giorni.
Ma è possibile, mangiando
solo una focaccia, camminare per così tanti giorni?
Anche questo è un modo di dire.
I numeri, nell’antico mondo semitico, avevano un valore simbolico, non matematico.
I numeri, nella Bibbia, esprimono
una qualità e non una quantità.
Il numero 7, numero classico, indica la perfezione, tanto è vero
che nella Genesi si legge che la
creazione si completa nel settimo
giorno con l’uomo e la donna.
La creazione trova la sua pienezza nella umanità: il suo vertice è
l’uomo. Ai discepoli che gli chiesero se bisogna perdonare sette volte, cioè sempre, paradossalmente
Gesù risponde: <<Settanta volte
sette>>. Un modo paradossale
per dire:” sempre, sempre, sempre”. Non bisogna mai stancarsi
di perdonare, così come fa Dio.
Pensiamo, ancora, al Padre Nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù. È formata di 7 parti.
“Padre nostro che sei nei cieli” è
l’invocazione iniziale. “Sia santificato il tuo nome”(I parte); “venga
il tuo regno” (II parte); “sia fatta la
tua volontà come in cielo come in
terra” (III parte); “dacci oggi il nostro pane quotidiano” (IV parte);
“rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori” (V parte); “E non ci indurre in
tentazione” (VI parte) “ma liberaci dal male” (ultima parte). Quindi la preghiera di Gesù è la più
perfetta preghiera.
Gesù, prima della sua predicazione, rimase quaranta giorni
nel deserto senza mangiare nè
bere, come dire: un tempo molto,
molto lungo. Ho letto una bella
espressione a proposito del digiuno: Si può vivere senza mangiare per trenta giorni, senza bere
per tre giorni, senza respirare
per tre minuti, non si può vivere nemmeno un secondo senza
avere Dio nel cuore.
Laura: “Alla prima domanda del
Signore, Elia risponde: <<Ardo di
tanto zelo>>. Come intendere il
termine <<zelo>>?”
Mons. Peri: “Zelo inteso come
ansia, desiderio, amore. In questo caso significa “sono talmente
appassionato di Te, Signore, che
vorrei che anche il popolo lo sia
di Te. Quelli, invece, mi volevano
addirittura uccidere”. Elia li incolpa di tre cose: <<Hanno abbandonato l’alleanza di Dio, hanno
distrutto gli altari, hanno ucciso
di spada i profeti>>. Il misfatto
è aver rotto l’alleanza con Dio, il
patto di solidarietà che Dio aveva
stabilito con Israele.
La prima Alleanza tra Dio e l’uomo è quella avvenuta dopo il diluvio universale: <<Non sarà più
distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio>>(Genesi 9,11).
L’arcobaleno ne è il segno come
ponte che unisce il cielo e la terra. La seconda è quella stabilita
con Abramo: <<La mia Alleanza
è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli>>(Genesi 17,4).
Il segno è la circoncisione. La terza è quella con Mosè sul Sinai:
<<Se ascolterete la mia voce, voi
sarete per me la proprietà tra tutti
i popoli>>(Esodo 19,3). Il segno è
la liberazione di Israele dall’Egitto
e l’ingresso nella Terra Promessa. La quarta e ultima e nuova
Alleanza inaugura il Nuovo Testamento. È la salvezza che Dio
opera attraverso Gesù con la sua
morte, risurrezione e ascensione
al cielo. Un segno? È la croce del
calvario.
Ma torniamo ora al nostro testo che parla di Elia. Entriamo nel
cuore del racconto. <<Elia sentì
l’invito di Dio: “Esci e fermati sul
monte, alla presenza del Signo-
19
INCONTRI - di Spiritualità
re”>> Questo profeta, inquieto,
andò sul Sinai, desiderando un
intervento forte del Signore verso gli israeliti. E in verità il Signore passò. Passò, o passa ancora?
Sì, passa; è qui tra noi. Ci guarda, ci chiede cosa cerchiamo,
cosa abbiamo nel cuore, quali
sono i nostri progetti, cosa è importante per noi, che posto Lui
abbia nella nostra vita, se racconto biblico è la metafora della
nostra vita. Leggendo il Vangelo noterete che Gesù è sempre
in movimento: cammina per le
strade della Palestina trovando
persone ferme e a ciascuno dice:
<<Andiamo, vieni>>. Pensate
a Matteo, il pubblicano al suo
banco delle imposte. Passando,
Gesù gli dice: <<Alzati e vieni>>. E lui lascia tutto e lo segue.
Gesù incontra Simone e Andrea
che sono sulla loro barca. Gesù
passa e dice loro <<venite con
me>>. Anche questa sera Gesù
passa tra noi e forse ci trova annoiati, senza entusiasmo, ma
a ciascuno dice <<Alzati e vieni>>. Il Signore mette sempre
in movimento, è come un allenatore che invita un giocatore
in panchina: “Alzati, entra in
campo”. Il passaggio di Dio sul
Sinai non avviene come avrebbe voluto Elia. Ci fu anzitutto un
vento forte e gagliardo. Un’ immagine di forza e violenza. “Ma
il Signore non era nel vento”, poi
ci fu un terremoto, “Ma il Signore non era nel terremoto”. Dopo
il terremoto ci fu un fuoco, “Ma il
Signore non era nel fuoco”.
Che vogliono dire queste immagini? Vogliono dirci che Lui non
si fa sentire attraverso la violenza, in modo clamoroso, spettacolare. Si legge infatti, che dopo
il fuoco ci fu “il mormorio di una
brezza leggera”; ci fu “la voce
20
di un sottile silenzio”. Dio passò con passo leggero. Bisogna
avere l’orecchio teso e il cuore
aperto; bisogna essere attenti.
Egli cammina, possiamo dire,
in punta di piedi, non sbatte le
porte, ma bussa. C’è un’immagine molto bella nell’Apocalisse
di San Giovanni riferita a Gesù:
<<Io sto alla porta e busso, se
qualcuno mi apre io entrerò da
lui e faremo cena insieme>>. In
questo momento, qui, accade
ciò che l’apocalisse descrive: il
Signore passa, chiede di poter
entrare nel nostro cuore, ma
se non apriamo, resta fuori. Se
apriamo cenerà, farà comunione con noi. Questo è il cuore del
racconto riguardante l’esperienza di Elia. La voce del Signore è leggera, delicata, rispettosa.
Il Signore ci chiede il permesso
di poter entrare in noi, di illuminarci e ristorarci. Sta a noi dire
“sì” o “no”. Se chiudiamo le imposte quando c’è il sole, rimaniamo al buio. Se le apriamo,
siamo illuminati. Gesù è il sole
che vorrebbe illuminare e portare calore, è un dono per tutti ma
c’è chi lo accoglie e chi lo rifiuta. Ogni grande dono comporta anche un grande rischio. C’è
un episodio nel Vangelo in cui
un giovane ricco chiede a Gesù:
“Maestro buono, cosa devo fare
per avere la vita?” E Gesù risponde: “Osserva i comandamenti”.
E il giovane: “L’ho fatto sempre!”. E Gesù: “Una cosa sola ti
manca: va’, vendi tutto, dallo ai
poveri e avrai un tesoro in cielo”
(Marco10). Il giovane pensò che
le sue ricchezze fossero la cosa
più importante e voltò le spalle.
L’evangelista Marco scrive che il
giovane se ne andò triste “perchè aveva molti beni”. Voltare le
spalle a Gesù significa rifiutare
la vita, l’amore; vuol dire vivere
sin da ora l’inferno, attorcigliati al proprio Io. L’Io è un nulla e
adorare il nulla è annullarsi.
La nostra vera vita dipende dal
saper ascoltare Dio che parla
con sottile silenzio. Il silenzio è
il luogo in cui avviene l’incontro
decisivo con Dio. Di fronte a Lui
dobbiamo imparare a fare silenzio, come voi fate in questo momento. Fermiamoci allora un
minuto ad ascoltare Dio che in
questo momento vuol dire qualcosa a ciascuno di noi. Ascoltiamo.”
Un altro insegnamento che potremmo trarre da questo racconto biblico è che Dio è sempre
diverso da quello che noi crediamo che egli sia e che i suoi progetti vanno sempre al di là dei
nostri, e al di sopra. Lui è sempre
oltre; non è a nostra immagine
e somiglianza. Elia pensava di
trovare un Dio violento e vendicativo; incontra, invece, un Dio
paziente e misericordioso. Ecco
perchè dobbiamo pensare che
non è Lui a dover ascoltare la
nostra parola, ma siamo noi che
dobbiamo ascoltare la Sua. Dio
è il totalmente diverso da noi
ma anche il totalmente vicino.
Vicino e lontano insieme: lontano perchè diverso, vicino perchè
ci ama, ci salva, ci accoglie. E’ il
totalmente altro e il pienamente
vicino, accanto a noi.
E’ un Dio che interroga: non
vendicativo, ma misericordioso;
è un Dio che non si stanca mai
e che perdona sempre (settanta
volte sette, direbbe il Vangelo). È
un Dio che va in cerca dell’uomo
anche quando l’uomo fugge da
Lui. Questo è il Vangelo. La stupenda notizia che Gesù ci ha
comunicato.
SEI MESI DI..
In questa rubrica raccogliamo
i diari degli ultimi sei mesi
nelle diverse sedi della
Fondazione Leo Amici.
LAGO DI MONTECOLOMBO
Inaugurate le festività del Natale
L
a magia del Natale ha rivestito il Piccolo paese di eleganza e sobrietà. Il calore delle luci
a festa, le bancarelle, la musica.
Musica! Preghiere in melodia, poesie, è ciò che la
Corale degli Allievi dell'Accademia del Lago ha
offerto al pubblico presente al teatro Leo Amici
per l'inaugurazione del Natale. Un concerto di
“apertura delle feste natalizie” diretto dall'insegnante Sabina Braschi. Eleganza, compostezza,
raffinatezza, questi gli aggettivi che descrivono i
trenta giovani interpreti.
Un concerto che ha dato il sapore del Natale,
quello antico, quello dell'amore, della famiglia, i
cui canti erano si di festa ma legati a Dio, all'invocazione: “Vieni, Signore Gesù”, recitavano infatti.
SABINA BRASCHI
Direttore del Coro
Jesus Christ (TP) ne
coordina e dirige
la corale, ne crea e
cura i progetti con la
collaborazione di tutti
i componenti. Suona il
pianoforte ed insegna
canto. Già Segretario Generale dell´ente
Luglio Musicale Trapanese fino al 2009, ha
collaborato con il Teatro di Tradizione Giovan
Battista Pergolesi di Jesi e l’Accademia
d’arte e formazione professionale del lago.
21
SEI MESI DI.. Lago
Dopo i vespri dell’8 dicembre, risposta di Carlo Tedeschi alle
domande dei giovani sul sì di Maria Immacolata
Quel sì si può e si deve dire alla vostra età. E’ questo
il giusto momento, prima che le cose del mondo, il male del
mondo vi possano condizionare. Seguite la vostra coscienza,
la voce che è in voi, nella profondità. Quella voce è una spinta
all’amore, voi siete sensibili al bene, attratti da esso.
So che è difficile parlare di ciò perché non vedete in altri ciò
che batte in voi. Ma i grandi hanno forse già tradito quel si,
stanno forse imitando l’essere uomo o donna secondo un
clichè già condizionato dalle cose del mondo.
Il vero uomo o donna è l’immagine di Dio che segue il suo io
più profondo, la sua vera natura, sensibile al bene e all’amore
che continuamente cercate in una mamma, in un amico...
Dite di si anche se ancora vi state domandando se Dio c’è o
non c’è. Dite di si all’amore. Questo è certezza se ascoltate
profondamente in voi. Dite di si dunque all’amore, dovranno
forse seguirne altri mano a mano che conoscete Dio. Quel si
dovrà riempirsi di sostanza ma intanto dite di si all’amore.
Sentitevi amati e se non fosse possibile sentirvi così sappiate
che quella voce profonda in voi vi trasmette l’amore.
Dite di si perché come il si di Maria ha portato conseguenze
incredibili così il vostro porterà inimaginabili conseguenze nel
mondo futuro che voi potrete però già riscontrare da ora.
CASCATA DI LUCI
...per i genitori
La voce dei bambini non dà mai fastidio perché è la voce di Dio.
I loro trilli, il pianto, la tosse... sono la musica di Dio.
E’ proprio Lui che chiede qualcosa, che denuncia qualcosa,
che sospira qualcosa, che sorride a te o con te o per te.
Il tuo prossimo è come un bambino nel cuore di Dio.
Sia così anche per te.
PRESEPE STATICO
DELLA TRADIZIONE NAPOLETANA
ALLESTITO NEL GIARDINO DELL’ORATORIO
È il pozzo dove attingere l’acqua che dà vita eterna.
È il pozzo dove attingere da quell’acqua la Parola.
È il pozzo dove si riflette l’umanità e con essa l’incredibile
Passaggio nell’umanità di Gesù.
È il pozzo della Profondità della vita dove sono registrate solo
le cose concrete, il vero, il puro, che anch’essi appartengono
all’Eternità.
Carlo Tedeschi
22
Estratto Rassegna stampa Associazione Dare
SEI MESI DI.. Lago
TRA CIELO E TERRA: COLLANA DI MUSICAL SACRI PROPOSTI DA FAMIGLIA CRISTIANA
20 novembre 2011
20 novembre 2011
23
8 dicembre 2011
SEI MESI DI.. Lago
24
SEI MESI DI.. Lago
News..
CHIARA LUBICH E LE NUOVE GENERAZIONI
I
giovani sono stati i protagonisti
dell’incontro “Chiara e le nuove generazioni” tenutosi al Centro Mariopoli di Castelgandolfo l’11 marzo, in
occasione del 4° anno dalla partenza di
Chiara Lubich.
Anche la Fondazione Leo Amici è stata
invitata all’evento, partecipando con
una piccola rappresentanza di ragazzi
per proseguire l’amicizia e la collaborazione iniziata con la sottoscrizione
del Patto di Comunione nel 2010.
La fondatrice dei Focolarini è vissuta prima dell’era d’internet e dei media eppure la sua parola e la sua
forza hanno coinvolto i giovani di tutto il mondo; giovani di ieri e di oggi chiamati GEN (generazione). Nello specifico i gen3, i ragazzi dei Focolari, hanno testimoniato davanti ad un vastissimo pubblico, quanto
“l’ideale di unità” di Chiara Lubich abbia rivoluzionato le proprie vite. Lo hanno fatto con racconti, danze
e canti, così come ha sottolineato Maria Voce, presidente del Movimento: <<Non abbiamo celebrato o
ricordato. Abbiamo vissuto>>.
Elettra Micco
CORSI “GLUTEN FREE” ALL’HOTEL VILLA LERI
S
i è tenuto presso l’hotel Villa Leri, un corso di cucina
su come affrontare la dieta celiaca. L’hotel è rientrato
nella cerchia dei 2500 locali abilitati alla cucina
“gluten free”, e si è offerto di organizzare la dimostrazione
a conclusione del progetto patrocinato dall’AIC –
Associazione Italiana di Celiachia- che ha coinvolto l’intero
personale di Villa Leri.
Gaetano Nonnis
lo chef Barbara Grossi e le famglie durante il corso
IN ORATORIO
È
CENTRO D’ASCOLTO DEL VANGELO
già trascorso un anno dall’ultimo centro d’ascolto del Vangelo all’Oratorio del lago di
Monte Colombo, quest’anno incentrato sul
libro dell’Esodo. I giovani presenti accolgono con
entusiasmo questo ulteriore strumento che la
Diocesi mette a disposizione per la loro crescita
spirituale, così anche noi, responsabili dell’Associazione Dare, ci adoperiamo per animare questi incontri, grazie alla preparazione ricevuta nel
corso della settimana Biblica che si è svolta anche
quest’anno presso la Sala Manzoni della Diocesi
di Rimini.
Costantino Paganelli
25
SEI MESI DI..
COLLEDORO
INAUGURAZIONE DEL CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE - ORATORIO
“Il Giardino di Maria”
di Maihri Arcangeli
La conferenza stampa
M
ercoledì 12 ottobre, si è svolta a Teramo, nella sala Giunta della Provincia, la conferenza stampa di presentazione del nuovo Centro di Aggregazione Giovanile-Oratorio “Il Giardino di Maria”, realizzata in collaborazione con l'ufficio stampa della Provincia. Ha partecipato il dott. Rasicci, vice presidente ed assessore alle politiche sociali e giovanili della Provincia, giornalisti e televisioni locali.
Stefano Natale, Maihri Arcangeli, Vincenzo Lombardo, Carla Mauri ed Annamaria Bianchini hanno presentato
l'attività della Fondazione e dell’Associazione Dare, promotrici del Centro di Aggregazione e dell'Accademia.
Attraverso un breve filmato, Stefano Natale ha ripercorso le tappe degli eventi già realizzati sul territorio abruzzese, spiegandone la presenza nel Comune di Castelli. Vincenzo Lombardo ha sottolineato l’importanza del contributo dei volontari della Dare per la
realizzazione del Centro e delle iniziative umanitarie. Annamaria Bianchini ha presentato la nuova accademia
di teatro con corsi di danza classica,
moderna, canto, recitazione e sottolineato la doppia possibilità offerta ai
giovani di seguire i corsi a livello amatoriale aggregativo o anche a livello
formativo professionale.
Carla Mauri ha illustrato le iniziative
che da anni vengono svolte a servizio
dei giovani, tra le quali il teatro che è
divenuto strumento di aggregazione,
socializzazione e prevenzione dei giovani.
26
SEI MESI DI.. Colledoro
Il taglio del nastro
G
iovedì 13 ottobre è stato inaugurato il nuovo Centro di Aggregazione Giovanile-Oratorio
“Il Giardino di Maria”, a Colledoro di
Castelli, proprio accanto alla Casa della Montagna.
Ha benedetto la struttura S.E. mons.
Michele Seccia, Vescovo della Diocesi
di Teramo-Atri, accanto al parroco di
Castelli, don Franco D’Angelo, al rettore del Santuario di San Gabriele, p.
Natale Panetta, al vice rettore, p. Francesco Biagioli, e al direttore de L’Eco di
San Gabriele, p. Pierino D’Eugenio.
Mons. Michele Seccia:
“Già durante la visita pastorale ed in
un’altra occasione sono venuto a vedere questo posto e, ascoltando ciò
che mi veniva raccontato, le finalità,
le intuizioni, il desiderio di realizzare
qualcosa, ho avuto piacere, gioia e, soprattutto, speranza per questo territorio.
La struttura credo che possa e debba diventare un luogo di incontro, un punto di riferimento, non solo per l’espressione artistica, perché l’arte ci avvicina al Signore,
ma anche per la formazione delle persone, per confrontarci proprio su tutti quei valori che devono essere nel
nostro cuore e che si devono tradurre anche in scelte
di vita.
Dobbiamo quindi affidare questa iniziativa al Signore.
L’oratorio “Il Giardino di Maria” si pone anche come un'
integrazione delle attività parrocchiali, ecclesiali e pastorali che si svolgono sul territorio[...] Il brano del Deuteronomio, che abbiamo appena letto, ci ricorda che ci
troviamo in un decennio in cui i Vescovi italiani hanno
posto come programma l’emergenza educativa. Oggi
si cerca di prescindere dalla legge per seguire un relati-
vismo di comodo - come ama dire Benedetto XVI, mettendoci in guardia. Ritornare alla legge della coscienza,
nel senso più forte del termine, cioè di quella legge che
Dio ha posto nel cuore dell’uomo creandolo a Sua immagine e somiglianza, e che quindi non è lontana né
nel cielo né nel mare, ma è nel cuore dell’uomo, deve
essere proprio il motivo ed anche una finalità che voi
dovete perseguire qui: la bontà della persona. E la persona scopre la propria bontà quanto più si avvicina a
Dio. Dice il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes:
“Quanto più l’uomo ascolta nella verità la propria coscienza tanto più si avvicina al Signore”.
È ciò che vogliamo augurare non solo a tutti coloro che
frequenteranno questo oratorio, ma soprattutto ai volontari, ai formatori, a coloro che si sono sacrificati volontariamente perché qui nascesse un giardino di speranza per i giovani di oggi, per i cittadini di domani”.
27
SEI MESI DI.. Colledoro
Sono intervenuti giovani, famiglie e autorità: il Sindaco
e l’amministrazione di Castelli, una rappresentanza del
Comune di Isola del Gran Sasso e il Corpo Forestale di
Arsita ai quali Stefano Natale, vice presidente della Fondazione, ha dato il benvenuto presentando un filmato,
che racconta le tappe della realizzazione della Casa della Montagna fino ad arrivare all’inaugurazione.
All'interno dell'oratorio, l'Accademia d'arte organizza
corsi di varie discipline. Tra gli insegnanti Gianluca Raponi e Simona Imola, primi ballerini delle Compagnie
teatrali, Maya e Raffaele.
Stefano Natale ha proseguito poi con l’illustrare i progetti futuri della Fondazione per la sede abruzzese: il
musical Gabriele dell’Addolorata, un silenzioso sospiro
d’amore in pianta stabile, con il coinvolgimento e la
partecipazione dei giovani del posto; matinée per le
scuole della provincia di Teramo; realizzazione di un
parco-giardino con la mostra permanente di pittori,
artisti e ceramisti locali; ristrutturazione e ultimazione
della casa di accoglienza; realizzazione di un percorso
nell’attiguo bosco di querce con accesso alla piscina,
fruibile per campi scuola e soggiorni di gruppi di giovani; incontri di spiritualità nell’ambito della collaborazione con la Diocesi locale.
Splendida l’accoglienza della cittadinanza che ha voluto omaggiare il centro con doni ed opere artistiche,
nonché con dolci tipici offerti dalle signore di Colledoro.
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SEI MESI DI.. Colledoro
Giovedì 13 ottobre 2011
Estratto rassegna stampa - ASSOCIAZIONE DARE
Giovedì 16 ottobre 2011
Giovedì, 13.10.2011
ABRUZZO E MOLISE
Giovedì, 13.10.2011 TERAMO
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SEI MESI DI.. Colledoro
RIAPERTURA DEL GRUPPO SCOUT E CERIMONIA DEI PASSAGGI
di Maihri Arcangeli
S
nicati a tutte le famiglie intervenute i nominativi dei
nuovi responsabili del gruppo.
Lo Scautismo e il Guidismo per le ragazze sono un movimento mondiale che si propone, come obiettivo, la
formazione integrale della persona secondo i princìpi
ed i valori definiti dal suo fondatore Lord Robert Baden-Powell (B.P. per tutti gli scout).
Egli nasce il 22 febbraio del 1857 a Londra e indica in
quattro punti i fondamenti del metodo scout: formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo.
Oggi la maggior parte delle associazioni scout è coordinata dall'Organizzazione Mondiale del Movimento
Scout e, come corrispondente femminile, dall'Associazione Mondiale delle Guide Esploratrici.
abato 15 e domenica 16 ottobre don Franco, responsabile del gruppo scout di Castelli e formatore dei capi scout della AGESCI, ha dato inizio a
Colledoro alle attività dell’anno 2011/2012.
Il Centro di Aggregazione Giovanile ha ospitato il sacerdote, gli educatori e alcuni ragazzini che si sono
sistemati con brandine da campeggio, sacchi a pelo
e fornelletti da campo. Sabato, infatti, è stata l’ultima notte da Lupetti di Giovanni, Riccardo, Francesca
e Simona che, l’indomani, durante la “cerimonia dei
passaggi”, sono entrati nella categoria successiva E/G
(esploratori e guide), alla quale appartengono i giovani dagli 11 ai 16 anni.
Nella mattinata di domenica, sono arrivati altri scout e,
al termine della messa in parrocchia, sono stati comu-
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a magia del Natale rivive tra i monti abruzzesi, a Colledoro di Castelli, con un presepe artistico e statue
a grandezza naturale realizzate dall’artista artigiano
Fontanini. Un allestimento esteso su 300 mq che ha accompagnato i visitatori attraverso un percorso naturale tra
cascate d’acqua, capanne, colline... diversi personaggi: i romani, i crociati, la matrona, i poverelli, l’angelo fino alla mangiatoia che, per l’occasione, rivivrà ai piedi del Gran Sasso.
... tra le statue a
grandezza naturale
come un pastore,
nel percorso fino alla capanna.
Così, fino al 6 gennaio, Il Giardino di Maria si è vestito della magia natalizia
ed è stato meta di numerosi visitatori.
Non sono mancate le collaborazioni con le realtà locali.
C
astelli di Natale 2011, una kermesse ricca di storia, arte, cultura e natura con tradizioni, intrattenimento, gastronomia e tanto altro a Castelli
nel periodo natalizio. La manifestazione è stata promossa dall’attuale
Amministrazione Comunale e dal sindaco, dott. Enzo De Rosa, che ha invitato
la Corale degli allievi dell’Accademia del Lago all’interno della Manifestazione
Ceramiche per cioccolato.
30
SEI MESI DI.. Colledoro
SONO ARRIVATO A COLLEDORO
di Costantino Paganelli
S
ono a Colledoro da poco più di un mese e
tante cose sono accadute da quel momento ad oggi... Colledoro, per chi non lo conosce, è un piccolo paese di montagna nel teramano a pochi chilometri da Isola del Gran Sasso
d’Italia, nei pressi del Santuario di San Gabriele.
Un paese che lo vedi solo se, passando con la
macchina, rallenti, ma del quale se sei distratto
neanche ti accorgi che è già finito. Colledoro è
soprattutto il paese di Maria (Maria di Gregorio
accanto a Leo Amici e poi a Carlo Tedeschi, ha
guidato la realizzazione del “Piccolo paese fuori dal mondo” al lago di Montecolombo), luogo
dove lei è cresciuta con le persone che ha amato e che oggi la ricordano come se fosse ancora
viva per ciò che ha lasciato stampato nei loro
cuori.
Sono venuto qui con mia moglie Monia ed i
nostri tre bimbi - Sara, Paolo e Davide - per collaborare per un periodo con le tre famiglie già
presenti a Colledoro: Roberto e Cristina che da
oltre un anno con la figlia Martina si occupano
della Pizzeria; Raffaele e Maya (sposi ad agosto),
che gestiscono la piadineria ad Isola; e poi Gigi
e Licia che provengono da un periodo trascorso ad Assisi al Teatro Metastasio ed oggi qui per
avviare l’Accademia con i corsi di danza moderna e classica, recitazione,
canto, chitarra.
Il “Giardino di Maria”,
così si chiama questo
fazzoletto di terra che
racconta una storia bellissima sussurrata al
cuore mentre cammini
tra le statue del presepe
a grandezza naturale; o
in visita al centro di aggregazione dei giovani
per una lezione introduttiva gratuita di danza o
di canto, recitazione; o
magari in pizzeria dove
Roberto prepara anche
l’impasto per il pane che sforna caldo due volte
alla settimana per le consegne a domicilio. Esci
e, prima di salire in macchina, un piccolissimo
museo ti accoglie con una storia d’altri tempi,
ma solo sulla carta perché in realtà l’hai appena
assaporata anche tu.
Ormai il Natale è passato, ma in ognuno di noi
rimarranno per sempre impressi i volti, i sorrisi, e
le parole di tutti quei bimbi che, aggrappati alle
sedie, ascoltavano con attenzione e avidità le
parole degli auguri di Natale di Carlo, prima di
assistere alla performance di canti e balli tratti
dal suo musical sulla Natività “Notte di Natale”.
Gli stessi bimbi che poi hanno portato i propri
genitori a visitare un luogo “magico” dove si
chiedevano se le statue erano vere. Alcuni di loro
hanno iniziato a venire in oratorio per imparare
a suonare la chitarra con me e così via anche altri che coinvolti hanno ascoltato le parole di Maria e trovato la nostra accoglienza. E’ incredibile
come la semplicità dell’operare con amore e costanza possa far nascere nel cuore del prossimo
che passa, quantomeno il pensiero che forse Dio
non solo sta guardando, ma anche realizzando,
per loro e i loro figli, qualcosa di grande per il futuro che così è già presente.
31
SEI MESI DI.. Colledoro
CORALE AL SANTUARIO
Gli allievi dell’Accademia d’arte e formazione professionale
diretta da Sabina Braschi
Isola del Gran Sasso - Santuario di S. Gabriele
Se il mondo tu non scegli … che fai nel mondo tu…
Ricerca il posto tuo… l’anima risplenderà..
redo siano queste le parole che meglio sintetizzano la motivazione che spinge tanti di noi
a proiettare la propria vita verso di Lui. Un’esigenza che diventa impellente quanto più Lo si conosce e
ci si avvicina.
Queste parole fanno parte del testo di uno dei canti dedicati a S. Gabriele,
eseguiti nell’ambito dei concerti realizzati dalla Corale dell’Accademia di Carlo Tedeschi. Sono stati i padri Passionisti del santuario
che hanno rivissuto, nella prima esecuzione del concerto lo scorso 28 agosto, la bellezza dell’ispirazione di musiche e testi appartenenti al musical San Gabriele dell’Addolorata, scritto e diretto
da C. Tedeschi, invitando così la corale a replicare il concerto per
altre tre domeniche.
Anche per noi, che eravamo lì quel 28 agosto, è stata una forte emozione: il coro è stato posizionato accanto all’urna dove vi è ancora intatto il corpo del Santo che sembrava dirigerci dall’alto dei cieli, tanto che quelle poche voci,
intimidite dalla presenza di migliaia di fedeli (oltre 5000), sembravano, misteriosamente, un coro di angeli.
E così il 16 e 30 ottobre scorsi, lo stesso concerto è stato replicato per altri fedeli pellegrini.
Per rispondere di si (ritornando al canto), donare il nostro si affinché il nostro amen possa essere per l’eternità.
Grazie di cuore a tutti i giovani della corale per l’esempio che danno nel dire di si.
Sabina Braschi
C
CONCERTO DI NATALE
C
ome ogni anno, la notte del 24 dicembre, il Santuario di S. Gabriele si riempie di fedeli che giungono dai
vari paesi dell’Abruzzo, ma anche dalla vicina Roma. Già dalle prime ore serali giunge un popolo di devoti
sino a gremire la chiesa prima dell’inizio della messa di Natale. Padre Natale Panetta, rettore del Santuario,
dopo l’esibizione del coro, chiede a Carlo Tedeschi di rivolgere il un augurio all’assemblea anche con la sua parola.
Spero che questi giovani resteranno così puliti e pieni di
voglia del Signore per tutta la loro vita. Quando questa
sera hanno cantato, ho pensato che in alto avrebbero
cantato anche gli angeli, forse l’abbiamo percepito un
po’ tutti... Volevo farvi anche gli auguri naturalmente di
buon Natale, un po’ a modo mio. Questo ci sarà capitato
sicuramente: quando andiamo in una casa dove è appena nato un bambino, entriamo senza alcun pensiero: il
nostro pensiero è sicuramente quello di guardare quel
bambino nuovo, di vedere l’espressione della vita, della
32
forza e della bellezza della vita e, se anche incontrassimo – in quella occasione- una persona con cui abbiamo
avuto uno screzio o che ci è un po’ antipatica, non ci
penseremmo in quel momento, perché desidereremmo
solamente andare incontro a questo bambino, possibilmente poterlo stringere anche tra le braccia ed immaginare a quante cose incontrerà nella sua vita crescendo.
... Facciamolo anche con Gesù. il Natale significa anche
questo: correre a guardare questo bambino che nasce
senza più pensare ai nostri problemi, alle nostre ansie,
ai nostri dolori, alle nostre paure. Però la fortuna che
abbiamo noi in ogni Natale è quello di sapere che cosa
ne sarà di questo bambino che nasce a mezzanotte perché noi conosciamo Gesù, noi sappiamo che ne sarà di
questo bambino, qual è il suo destino e, purtroppo, sappiamo anche che dovrà portare una croce cruenta. Allora
se lo sappiamo, riempiamoci di tenerezza, dimentichiamo i nostri problemi, le nostre angosce, le nostre antipatie, i nostri asti, i nostri dispiaceri con questo o quell’altro
di noi, le nostre incomprensioni: corriamo verso questo
bambino e, siccome sappiamo che prenderà su di sé una
grande croce, teniamoci la nostra. Proviamo ad accettare la nostra croce, ad accettare la nostra sofferenza, perché questo bambino quando diventerà grande ci
dirà: << Dovete essere buoni com’è buono il Padre mio
che è nei Cieli>>. E’ forse possibile essere buoni come Dio,
come nostro Padre? Siccome siamo suoi figli, siamo a Sua
immagine e somiglianza: quello che Lui prova noi lo pro-
viamo e quello che proviamo noi, Lui prova; quando noi
siamo tristi, Lui è triste; quando noi cantiamo, Lui canta;
quando noi sorridiamo, Lui sorride. E quando ci perdiamo
nel mondo con le cose del mondo, Lui ci insegue. Dobbiamo credere che tutto questo è vero, perché ogni tanto un
angelo, qualche canto, qualche spettacolo, qualche bimbo, qualche parola sussurrata nella nostra coscienza ci
dicono che tutto questo è vero. Questo bimbo da grande
ci dirà anche: <<Amatevi tra di voi come io vi ho amato>>. Allora amiamoci questo Natale, amiamoci anche il
giorno di Santo Stefano e così via, ricordandoci che questo bambino terrà su di sé una grande croce e lo farà con
amore: ci insegnerà che cos’è l’amore, ci insegnerà come
si può amare e possiamo farlo anche noi. Facciamolo con
questa certezza, con questa speranza che il Natale è tutti
i giorni, che Gesù è vero, vive, è in mezzo a noi e sappiamo anche che dopo aver preso quella croce – come noi
prenderemo quella nostra- alla fine del Suo calvario –ma
anche alla fine del nostro calvario che è questa vita terrena- ci sarà una risurrezione eterna. Dobbiamo credere,
dobbiamo essere certi che esiste una vita meravigliosa
dopo la morte perché Lui è risorto, ce ne ha dato la prova. Allora siamo felici in questo Natale, pieni di speranza, perché la speranza e la gioia ci danno tanta pace e la
pace è un’onda che si propaga nel mondo e renderà tutti
migliori. Grazie e buon Natale a tutti.
Santuario di S. Gabriele
33
SEI MESI DI..
BORGO DI ULIGNANO
Inaugurate le festività natalizie
Anche quest’anno, al Borgo della Speranza, il presepe a grandezza naturale.
Immerso nelle colline toscane ha regalato suggestive emozioni ai tanti pellegrini.
Dal quaderno delle presenze...
Con negli occhi ancora le bellissime immagini degli affreschi della chiesetta del Borgo della Speranza e nel cuore il raccoglimento e la spiritualità che abbiamo respirato fra quelle mura recuperate ad opera dei volontari della fondazione
umanitaria Leo Amici ... riprenderemo le nostre attività con il valido sostegno del nostro parroco nell’amicizia del nostro amico Gesù. Anna
... E’ un piccolo pezzo di Paradiso che Dio ha poggiato su una piccola collina di Volterra, per dare una speranza a chi
vuole imparare a conoscerLo, a chi ancora non sa chi sia e a chi lo cerca e sa che andando ad Ulignano Lo troverà. E’
un piccolo fazzoletto di terra dove regna l’amore, la fede, la vera amicizia. Chi andrà a visitare questo piccolo borgo
tornerà a casa con qualcosa di speciale e cioè Dio avrà carezzato il vostro cuore... la cosa più bella che qualsiasi essere
vivente possa ricevere.
gruppo Gambassi
Con tanta gioia son tornato in questa oasi in cui si vede come il Regno di Dio cresce, si espande e feconda il mondo; il
granello di senape diventa piano realtà, che include tutti, e non esclude nessuno. Venga il Tuo Regno Signore, grazie.
Don Vincenzo
Monica ringrazia colui che è riuscito a creare questa atmosfera insolita per una piccola chiesa di campagna, calda e
che mi lascia stordita da ciò che provo nell’ascoltare!
Monica
... E’ Paradiso... Dio benedice abbondantemente coloro che amando il Suo Figlio, lavorano per il Suo Regno!
34
Suore OMVF (Oblate di Maria Vergine di Fatima)
Grazie per un pomeriggio di serenità, riflessione e preghiera
Don Michele
SEI MESI DI.. Borgo di Ulignano
di Federica Mennella
D
al giorno dell’Immacolata sono arrivate, sempre
puntuali, persone in visita al presepe statico allestito nel
piazzale antistante la chiesetta. I
primi sono stati i bambini dell’ACR,
arrivati da Gambassi con la loro
educatrice Anna, che, con grande
entusiasmo, li ha accompagnati
nel percorso delle scenografie del
presepe leggendo e spiegando
ogni ambientazione. Nei loro occhi c’erano stupore e meraviglia
per quelle statue più grandi di loro!
Per la prima volta è arrivata una
ragazza sulla sedia a rotelle con il
gruppo dell’Associazione Genitori
Ragazzi Disabili di Certaldo, i quali
sono stati contenti di constatare
che questo luogo fosse accessibile
anche ai loro figli.
Nei giorni seguenti abbiamo accolto un piccolo gruppo dell’azione
cattolica di Lajatico con la catechista Anna e il sacerdote don Michele, che è rimasto stupito quando si
sono celebrati i vespri solenni: non
se l’aspettava e gli hanno fatto ricordare con nostalgia i tempi del
seminario.
E poi ancora abbiamo incontrato
con tanta gioia le suore dell’ordine delle Oblate di Maria Vergine
di Fatima, con le quali spesso collaboriamo nell’organizzazione di
giochi e feste per i giovani volterrani. Sono rimaste entusiaste del
presepe, della ristrutturazione
della chiesa e degli appartamenti
perché non si aspettavano tanta
bellezza e spiritualità. Guardando
con attenzione il filmato di auguri andato in onda su Telepace la
vigilia di Natale, hanno ricordato
alla superiora, di aver conosciuto
Carlo Tedeschi in occasione della
rappresentazione a Volterra di un
suo musical allestito da una compagnia locale. Celebrati insieme i
vespri hanno lasciato una testimonianza e le loro firme sul libro della
chiesa e tanta tenerezza nei nostri
cuori! L’apice è stato l’ultimo giorno del
presepe, il giorno dell'Epifania,
quando alle 16, come concordato
con il responsabile del servizio per
la pastorale delle famiglie, Osvaldo mons. Valota, parroco della
cattedrale di Volterra, sono arrivate le famiglie per la preghiera davanti al presepe insieme al Vescovo mons. Alberto Silvani. Ci siamo
radunati in chiesa dove tra canti e
letture don Osvaldo ha concluso
la preghiera dicendo che in questo
tempo storico, dove tutto quello
che succede di brutto, soprattutto
con i ragazzi, sembra sia sempre
colpa delle famiglie, invece non
è così. Deve esserci speranza nelle
famiglie, e quindi quale posto migliore quest’anno per la preghiera
delle famiglie se non il Borgo della Speranza! Anche il Vescovo, ci
rivolge le sue parole: sottolinea il
fatto che più di 50 anni fa, la Diocesi di Volterra ha venduto questa
chiesina; oggi invece la Fondazione, con i volontari dell’Associazione, ha recuperato tutto ed è nata
una comunità. Continua dicendo:
“…il predicatore passa, a volte
facendo danni e a volte facendo
cose utili, ma il predicatore se ne
va, soltanto chi resta sul posto
può evangelizzare il territorio.
Qui tutte le mattine dicono le lodi
e tutte le sere dicono il vespro, c’è
un momento di preghiera quotidiano, vivono qui, in campagna.
È la presenza sul territorio che
evangelizza il territorio. E ripeto
anche quello che ho scritto nel
calendario pastorale: se in tutte
le nostre famiglie, nelle nostre
case, ci fosse un piccolo angolo
con un’immagine sacra, dove
una volta al giorno la famiglia
si ritrova a pregare insieme, la
famiglia riunita, in un luogo preciso, con un’immagine precisa
e faccia la preghiera insieme,
quella sarebbe la nuova evangelizzazione…”. Prima di uscire
dalla chiesa abbiamo ascoltato
la descrizione ed il significato sia
degli affreschi che della pala sopra l’altare principale, che ci hanno accompagnati verso l’uscita. Il
Vescovo e chi poteva, si è fermato
con noi nella mensa per un tè caldo, dove ci ha raggiunto il parroco
don Ivo ed abbiamo concluso con
il filmato della corale dei giovani
allievi nella notte di Natale al Santuario di San Gabriele.
I vespri, presieduti da don Ivo concludono questa giornata con il nostro ringraziamento a Dio e la Sua
benedizione.
35
SEI MESI DI.. Borgo di Ulignano
Ritiro spirituale al Borgo
di Costantino Paganelli
D
on Sebastien, prima di rientrare nel suo Paese di origine, il Burundi, dove ricoprirà l'incarico di responsabile della formazione
umana e cristiana dei giovani locali, è stato in ritiro spirituale con
alcuni giovani e Carlo Tedeschi nel Borgo di Ulignano. Durante il lungo
periodo trascorso in Italia, ha seguito spiritualmente alcuni giovani della
Compagnia Teatrale siciliana con i quali ha avviato una collaborazione in
favore dell’A.CU.BU (Associazione Cuore Burundese).
I giorni in Toscana sono stati d’intensa meditazione e condivisione fraterna in Gesù. Citiamo alcune espressioni del sacerdote africano nati durante
la lettura del Vangelo, le lodi, i vespri, ed i pasti conviviali.
Il Signore ci accompagna e ci segue nella
strada che abbiamo scelto.
Credere in Dio e credere nell’uomo sono i
princìpi che porto con me nella missione in
Burundi.
La gioia che provo ora che sto tornando al
mio Paese, dai miei amici burundesi, è la
stessa che sentirei se rimanessi qui perché
nella mia vita ho deciso di vivere con Lui,
con Dio.
L’aria che respiriamo è la medesima ovunque, appartiene a Lui: viviamo già nel Suo
regno.
Oggi mi sento come uno dei Dodici che
Gesù invia per parlare del Padre al mondo
(commentando il Vangelo del giorno).
Questo posto è come un tabernacolo.
Oggi come allora la Fondazione
Leo Amici persegue scopi umanitari a favore dell’Africa.
Leo Amici per primo si recò nel
continente nero.
Riportiamo, nella pagina seguente,
la testimonianza di Beatrice, che
allora accompagnò Leo Amici in
questo viaggio.
36
DI dal
Borgo
Ulignano
SEI MESI DI..
Borgo
di di
Ulignano
S
RICORDI D’AFRICA
ono stati scritti innumerevoli libri, girati straordinari documentari, realizzati indimenticabili film
eppure l’Africa ha sempre da dire e da dare qualcosa di nuovo, di più profondo ed ancora sconosciuto.
Nel 1980 per la prima volta arrivai sulla sua costa orientale. Malindi era ancora uno dei tanti villaggi di pescatori e nulla lasciava intravedere ciò che sarebbe diventata. Capanne, sentieri non asfaltati percorsi da mucche
magre e pacifiche, e tanti giocosi bambini, tutto come
sempre, come un po’ dovunque in questa terra.
La meraviglia e il conforto che suscitava in me la natura non erano sufficienti ad attenuare completamente
le difficoltà di adattamento che ben presto incontrai.
Avevo però molto chiaro il mio obiettivo: non ero lì per
la stessa ragione che spingeva i turisti, ancora in numero modesto, giunti per un safari o per le bianchissime
spiagge coralline.
Quando, dopo circa un anno di permanenza, Leo Amici
mi raggiunse con Maria ed altri tutti i fili si congiunsero.
Come più volte ripetuto in queste pagine, la sua bontà e quel disinteressato amore che lo connaturavano,
lo spinsero ad allargare i confini della sua opera. Così,
dopo aver trascorso per la stessa ragione un anno in Andalusia, mi mandò in Africa e mi ritrovai ad attraversare
i sentieri di terra battuta nei vari villaggi che da Mombasa si susseguono fino all’estrema punta della South
Coast keniota.
Ignoravo che a molte persone incontrate e con le quali
avevo parlato a lungo in quel periodo, era nato il deside-
rio di incontrarlo e conoscerlo. Mi sorpresi quindi molto
quando dall’Italia mi informarono del suo imminente
arrivo: ero convinta che sarebbe stato per lui un viaggio
infruttuoso. Tenni per me questo timore e cominciai ad
organizzare per accogliere lui e gli altri. Dopo qualche
giorno dal suo arrivo, durante una riunione nella quale
tanti erano venuti ad incontrarlo ed in particolare Peter,
un insegnante che avevo conosciuto da qualche mese,
senza apparente motivo si rivolse a me dicendomi: “Hai
visto che avevo ragione a venire!”. Non era la prima volta che leggeva nel profondo del mio cuore o della mia
mente, ma questo non mi impedi’ di rimanerne ancora
una volta toccata.
Ero già venuta a contatto con le tradizioni, gli atteggiamenti, i comportamenti sociali e interpersonali che
sono parte della millenaria cultura africana, tra questi
mi aveva colpito l’assenza in pubblico di manifestazioni affettuose tra persone che sapevo per certo volersi
bene. I sentimenti più intensi, ad esempio, tra un padre
e un figlio che si incontravano dopo lungo tempo, non
andavano oltre una stretta di mano. Capii ben presto
che si trattava di una forma di rispetto e non di carenza
di amore. È pertanto facile immaginare il mio stupore
quando, invece, vidi quelle stesse persone abbandonarsi e contraccambiare l’abbraccio che Leo Amici dedicò ad ognuno di loro. L’imbarazzo e, forse, la vergogna
iniziali che li rendevano inermi paralizzando le braccia
tese lungo i fianchi, lentamente lasciarono il posto ad
un fiducioso rilascio nel quale era rimasto solo l’impaccio di non sapere esprimere
una gestualità mai mostrata
prima in pubblico.
Mi sono chiesta spesso cosa
avesse provocato in loro un simile cambiamento e più rimuginavo più comprendevo che
era l’amore: quello che non
conosce distinzioni, che abbatte barriere fisiche o morali,
che ci fa sentire davvero figli
di un unico immenso padre.
Avrei potuto raccontare altri
momenti di quell’indimenticabile periodo, ho scelto di
cominciare da questi forse
perché sono i meno appariscenti ed eclatanti tra i tanti
che mi piacerà qui ricordare,
ma chissà non siano, anche
per questo, emblematici e significativi.
Beatrice Astolfi
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SEI MESI DI..
SICILIA
dalla “Casa del Ponte”
L’ORATORIO PUNTO DI AGGREGAZIONE PER I GIOVANI
di Francesco e Leri
S
iamo Francesco e Leri, ci siamo trasferiti in Sicilia,
alla “Casa del Ponte” il 4 gennaio del 2011, dopo
le esperienze vissute nelle altre sedi della Fondazione a Ulignano, Colledoro ed infine Assisi, per collaborare con la Diocesi di Caltanissetta e i sacerdoti di
Santa Caterina e così realizzare qualcosa per i giovani
affinchè li tenga impegnati in un modo sano e pulito,
dando loro nuove opportunità.
Ci è stata offerta la possibilità da P.Antonio e P.Vincenzo
di usare l’oratorio, oltre che per l’accademia, per qualsiasi attività noi avremmo voluto svolgere a servizio dei
giovani. In occasione del Santo Natale, con il prezioso
aiuto di Francesco Miceli e Marco Tumminelli, due giovani di Caltanissetta ai quali siamo particolarmente legati, abbiamo allestito dentro l’oratorio un presepe visitabile durante tutto il periodo natalizio. Ogni sabato
pomeriggio ci incontriamo in oratorio per passare momenti insieme svolgendo varie iniziative, ad esempio
il Karaoke, uno strumento che ha dato la possibilità a
tanti ragazzi un po’ più timidi, di potersi esprimere e
far uscire quella parte di sè un po’ più nascosta ma che
ha tanta voglia di esprimersi. Molti ragazzi suonano i
loro strumenti insieme a Francesco e anche questo dà
tanta soddisfazione ai ragazzi. Un’altra iniziativa molto bella è quella della proiezione dei musicals di Carlo
Tedeschi sulla vita dei santi che trova tanto interesse
ed entusiasmo nei ragazzi e che, oltre a far passare del
tempo insieme guardando qualcosa di bello, arricchisce dei valori trasmessi sia dagli spettacoli che dalla
viva voce di questi santi, in quanto il copione si basa
unicamente sulle fonti storiche ufficiali.
MOSTRA INTERATTIVA “IO VIAGGIO DA SOLO”
D
al 12 al 19 Dicembre
2011, Giacomo Zatti e Michela Sclano,
inviati in Sicilia dall’Associazione Dare presso la Casa
del Ponte di Santa Caterina
collaborano con il I Circolo
Didattico “ De Amicis” di
San Cataldo ( CL), diretto
dal Dirigente Prof. Giuseppe Piccillo, nell’ambito di
un progetto PON dedicato
all’educazione interculturale, all’interno dell’ambiente
scolastico organizzato dal
CIES ( centro informazione
educazione allo sviluppo) di Roma.
L’oggetto, che ha visto partecipi Giacomo e Michela
in qualità di esperti esterni, è stata una “Mostra Interattiva” organizzata presso l’Istituto Fascianella di San
Cataldo intitolata “ Io Viaggio da Solo”, fruibile da tut-
38
te le scuole elementari, medie inferiori e
medie superiori della
provincia.
Attraverso la drammatizzazione di un canovaccio elaborato dal
CIES, si sono affrontate
le tematiche dell’immigrazione clandestina
verso il nostro Paese da
luoghi di provenienza
diversa che si affacciano sul bacino del Mediterraneo.
I due artisti della Compagnia teatrale formata da Carlo Tedeschi , impiegati
come attori -animatori assieme ad una equipè di insegnanti, hanno drammatizzato il difficile argomento
dei “minori vittime di tratta”.
SEI MESI DI.. Sicilia
IN MISSIONE CON LA DIOCESI DI CALTANISSETTA
È
partita il 26 Febbraio 2012 la Missione Biblica Diocesana intitolata :“ Dal Sogno al Senso”.
Tutte e cinquantasei le parrocchie della Diocesi, riunitesi insieme nella Cattedrale di Caltanissetta il 17 febbraio 2012, per il ricevimento del Mandato Ufficiale da parte di Sua Eccellenza con la consegna del “Crocifisso Missionario”, saranno attivamente impegnate, inviando ed accogliendo gruppi di “missionari” che dovranno
annunciare il Vangelo a tutti coloro che costituiscono la Chiesa nissena, soprattutto a coloro che ne stanno ai
margini.
I ragazzi della Casa del Ponte: Giacomo, Michela, Francesco, Leri, Ciro insieme ai giovani nisseni Francesco, Corrado, Cristina, Daniela, Annamaria, Rosalia, Martina ed Elisa, insieme al gruppo giovani Madre Teresa di Campofranco, stanno svolgendo quotidianamente la Missione Biblica per i giovani delle scuole medie superiori della
provincia insieme a Sua Eccellenza Mons. Mario Russotto. Per l’occasione Giacomo, Francesco ed i ragazzi hanno
riallestito il Recital “Dedicato a te Signore” scritto da Carlo Tedeschi con l’inserimento di nuove composizioni di
Corrado Sillitti giovane cantautore virtuoso di Caltanissetta.
Riportiamo di seguito la Preghiera dei Giovani scritta dal vescovo:
“Altissimo Onnipotente nostro Padre,
Aurora d’Amore
per noi Giovani sentinelle del mattino.
Tu, Tenerezza infinita,
sul monte del nostro cuore
come rugiada di fresca speranza
ami incontrarci e con noi colloquiare.
Cristo Gesù, arcobaleno di Bellezza,
figli in Te Figlio al Padre ci offri
e tutti avvolgi nel fraterno abbraccio.
Tu fiducia in noi riponi
e testimoni del tuo Vangelo
ci chiami a divenire.
Spirito Santo, Vento d’Amore,
metti ali ai nostri sogni
e speranza in noi riaccendi.
Sii luce sulla via
nella notte della storia
per noi e i nostri amici
di cui siamo compagnia.
O Maria, nostra Madre,
dai respiro al nostro cuore
e coraggio in noi infondi
per volare in Libertà
con passione e in Verità. Amen”.
U
n gruppo di giovani vivo, appassionato e molto unito forma la realtà giovanile della Comunità Parrocchiale di San Paolo a Caltanissetta.
Sono giovani seguiti da genitori che, a loro volta, sono stati parte integrante della vita della parrocchia nel
tempo, da Padre Ignazio e Padre Biagio che sono i loro sacerdoti, dalla signora Rovello che da trent'anni si occupa
dei giovani della parrocchia anche scrivendo spettacoli al fine di aggregarli.
Noi, ragazzi della Casa del Ponte, collaboriamo settimanalmente con loro, così come il vescovo Mons. Mario Russotto auspicava dal momento della nostra venuta in Sicilia. Presso il salone parrocchiale esiste un'Accademia in
Musical, nella quale sono aperti corsi di canto e teoria musicale tenuti da me Giacomo, danza classica e moderna
curati da Ciro e Michela, recitazione tenuto da Leri, attraverso la quale si è formata una forte collaborazione anche
per la realizzazione di spettacoli comuni.
Nel periodo natalizio abbiamo allestito insieme a loro due spettacoli di tradizione
per la parrocchia e la signora Rovello ha scelto di inserirvi alcuni brani, a sua scelta, tratti
dal musical Greccio, Notte di Natale 1223; ci
sono stati grandi consensi per il lavoro svolto da tutti e questa opportunità ci ha aiutato
a conoscerci ancor di più.
Spesso, guardandoli, avverto come se Gesù
provasse "infinita tenerezza" verso questi ragazzi che vivono in una realtà non semplice
dal punto di vista sociale, ma comunque si
affidano alla sua parola per superare le difficoltà e per condividere ciò che ci dà la vita:
l'amore.
Giacomo Zatti
39
SEI MESI DI.. Sicilia
PROGETTO VITA VISSUTA
D
a luglio 2011 a febbraio 2012 abbiamo partecipato, presso la casa di riposo per anziani
BOCCONE DEL POVERO “GURRERA-MONCADACALAFATO” di Caltanissetta, ad un progetto che ci ha
tenuti impegnati nella direzione di laboratori artistici
ed animazioni nelle giornate per ospiti dell’istituto. L’obiettivo di questo progetto dal titolo “Vita vissuta” è stato quello di non permettere di diventare mai vecchi, ma
di restare anziani. A questo progetto hanno partecipato
Leri Benedetti, Ciro Gelsi e Francesco Miceli.
La struttura di proprietà della diocesi, è gestita da Padre Canalella e i suoi collaboratori, che ci hanno accolto
con calore ed affetto e ci hanno permesso di entrare nel
cuore di tutti gli anziani che li abitano. Oltre alla bellissima esperienza che abbiamo potuto realizzare attraverso i laboratori di pittura, bricolage, musicoterapia, lettura di libri, visione di film e animazione di piccole festicciole
dentro l’istituto, è stato importantissimo per noi il rapporto umano che si è instaurato giorno dopo giorno con gli
ospiti della casa.
E’ stato impossibile per noi, limitarci a tenere impegnati gli anziani con le attività che eravamo tenuti a svolgere,
siamo voluti entrare nei loro cuori, nelle loro menti e ci siamo immersi in quegl’occhi lucidi che sorridevano appena ci vedevano arrivare. Abbiamo ascoltato i loro racconti della gioventù, i detti antichi e le preghiere che erano
soliti recitare, ma anche le loro sofferenze e i loro dolori e dispiaceri; ci siamo commossi tante volte insieme a loro.
Quest’esperienza ci ha arricchito tanto, ognuno di loro ci ha lasciato un bellissimo ricordo. Spesso vengono messi
in un angolo e dimenticati, ma hanno tanto da dire e da insegnarci.
Leri Benedetti e Ciro Gelsi
SAN VALENTINO DUEMILADODICI “ IL NOSTRO AMORE… PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
D
omenica 12 febbraio presso l’Auditorium Comunale “ A. DE CURTIS” di Serradifalco ( CL) si
è tenuto l’incontro “Sanvalentino duemiladodici
“IL NOSTRO AMORE… PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
organizzato dalla Pastorale della Famiglia della Diocesi
di Caltanissetta nelle persone dei sig.ri Giovanni e Fifa
Virone.
Sua Eccellenza ha incontrato i fidanzati ed i giovani sposi della Diocesi in un pomeriggio ricco di forti e sobrie
emozioni e di raccoglimento spirituale in nome dell’Amore.
Trecentocinquanta gli intervenuti in un Auditorium
stracolmo che ha visto rappresentato il senso della famiglia in varie sfumature.
“Un incontro sviluppato attraverso l’arte della fotografia del Prof. Miccichè, straordinario nell’immortalare attimi
intrisi di quella sostanza tra uomo e donna voluta dal nostro Creatore; il canto, la danza e la testimonianza degli
animatori e artisti della Casa del Ponte di Santa Caterina. Ma è stata la Celebrazione Eucaristica di Padre Mario a
racchiudere il senso profondo di questo incontro, accompagnando ogni coppia nel rinnovo della promessa d’Amore al Signore Gesù”.
Un grazie speciale alla famiglia Virone, per ciò che ci ha trasmesso attraverso un esempio di coppia al servizio di
Dio e del prossimo attraverso un operato concreto fatto di servizio costante.
40
SEI MESI DI.. Sicilia
Compagnia Teatrale Siciliana
58° ANNIVERSARIO DELLA LACRIMAZIONE DI MARIA A SIRACUSA
Agosto 2011 - In occasione delle giornate dedicate all’evento, l’ufficio pastorale
giovanile della Diocesi di Siracusa ha organizzato un pellegrinaggio all’interno
della città.
Alla fiaccolata sotto le stelle hanno partecipato anche alcuni componenti della
Compagnia Teatrale siciliana.
SANTUARIO MADONNA DELLE LACRIME SIRACUSA
NEI QUARTIERI DELLA PARROCCHIA S. GIACOMO
Erano le 21.30 dell’8 agosto, proprio quella sera a Ravanusa (AG) si inaugurava una fontana dedicata alla Madonna. Il primo pensiero lo avevo
rivolto ai miei fratelli, che erano a Calamonaci a rappresentare “Serenata
a Maria”.
Nella mia vita, un po’ per timidezza e un po’ per il mio carattere schivo e
silenzioso, prendere la parola rappresenta un piccolo psicodramma, ma
quando si è chiamati non si può dire no.
Il tema dell’incontro era la coscienza.
Mi ricordo le parole iniziali del mio dire: l’incontro con la nostra coscienza è
un viaggio profondo verso la nostra anima, dove ci incontriamo con noi stessi, dove c’è la verità del nostro essere, dove Dio interviene e, quindi, spogliati
da ogni forma pregiudiziale, possiamo ricercare l’essenza del nostro fare.
Ricordo i volti delle persone, sembravano attente e ho avuto l’impressione che, come per magia, si fosse creata una sorta di empatia; mi sono
sentito guidato e tutto filava con semplicità e armonia.
Quando Leri ha cantato Conduci la mia vita a te, in cui si parla di santità, è
stato un momento forte, anche la discussione successiva è stata ricca di
spunti. In quel momento ho capito che la testimonianza serve molto a chi
la fa, perché Gesù, se tu ti spogli di te stesso, può farti diventare uno strumento della sua Parola; le reazioni altrui non devono condizionarci, l’importante è ciò che esce dal nostro cuore
con semplicità. Semplicità che deve corrispondere ad una vita vissuta, raccontare niente di più di ciò che si vive.
Frate Antonio, che era con noi, aveva in programma un excursus biblico sulla vita della Madonna, ma nel momento in cui è intervenuto ha voluto parlare di coscienza raccontando la sua esperienza.
Abbiamo concluso la serata con la canzone L’Umanità e con un piccolo dibattito. [...] Ripensando a quella sera
concludo dicendo che l’incontro con la nostra coscienza può aprirci alla ricerca di un incontro autentico con Dio,
in quella segretezza e in quella solitudine il divino può trovare uno spazio infinito.
Francesco Malpasso
41
SEI MESI DI.. Sicilia
Compagnia Teatrale Siciliana
QUANDO LO SPETTACOLO PARLA AI NON CREDENTI
di Francesco Malpasso
L
a serata è stata un momento importante per
bene così, ci sarà tempo alla fine, adesso deve parlare
dialogare con i non credenti o comunque con il
lo spettacolo.
mondo laico in generale.
Le luci si accendono, l’angelo fa il suo annuncio, da
Quando alle ore 19 il teatro si è riempito di persoMaria giovane parte la prima nota, l’inizio è proprio
ne, le discussioni che riesco a cogliere sono queste:
da catechesi. Lo spettacolo va avanti e Maria racconma come mai uno spettacolo sacro in
ta i suoi dubbi di essere umano, le sue
un premio che nella sua essenza è laidifficoltà a dire di sì, poi il racconto del...dialogare con
co, ma perchè non hanno chiamato un
la nascita con la ninna nanna proiettata
gruppo musicale: gli stessi perchè erano
nel suo velo, l’invito a non scegliere il
i non credenti
risuonati nella mia mente ed erano stati
mondo in cambio di una vita autentimotivo della mia riflessione durante la
ca, il monologo che rivede il film della
settimana.
sua vita prima di morire, il finale che esalta i talenti
Qualche giorno prima dello spettacolo mi chiedevo
di questa straordinaria donna e il laudate in mezzo
se “Serenata a Maria” fosse lo spettacolo giusto per
al pubblico sono un vero e proprio bagno di bellezza
una serata culturale; è vero che quando mi hanno
che tocca il cuore di tutti.
proposto di far esibire la compagnia non ho esitato
Alla fine salgo sul palco, gli applausi sono convinti, i
un attimo, ma nelle ore che hanno preceduto lo spetvolti commossi, io sono orgoglioso dei miei fratelli,
tacolo mi sono venuti i dubbi.
racconto un po’ della Compagnia siciliana. Giacomo
Ho cercato il modo di stare tranquillo leggendomi
parla della “casa” di Santa Caterina e dell’impegno a
tutto ciò che hanno scritto poeti, scrittori, cantanti e
formare giovani in un’ atmosfera di fraternità.
le altre religioni sulla figura di Maria; anzi volevo proNon appena sceso dal palco vengo avvolto da una
prio citare qualche scritto di questi uomini di cultura
folla di persone che vogliono sapere e che sono felici
cosidetti non credenti per introdurre e presentare lo
della serata, proprio i non credenti mi dicono: quanta
spettacolo su Maria.
finezza e quanta bellezza in questo spettacolo, tutti
Qualche minuto prima è stato assegnato il premio ad
sono rimasti colpiti della concezione delle scene, dai
una donna di nome Maria, la motivazione del premio
testi e dalla musica.
diceva che questa donna ha saputo creare sinergia
Questa sera ho capito che è la bellezza che colpisce,
nel suo ambiente di lavoro con discrezione e nel siche il linguaggio dei musicals di Carlo é per tutti, le
lenzio ha creato tante cose belle.
corde che vengono toccate interrogano l’uomo, non
Queste parole mi hanno rasserenato perchè ho pensolo il credente; tutto questo io lo so, ma sentirselo
sato che la Madonna è stata la donna della discreziodire dalle persone che per scelte personali non frene, del silenzio riuscendo con l’amore che non fa ruquentano la Chiesa mi riempie il cuore di gioia. Torno
more ad essere madre dell’umanità.
a casa sereno, anche stasera si è potuto parlare di Dio
Subito dopo il premio la moderatrice della serata dà
nel modo in cui Lui ha voluto.
il via allo spettacolo, non ho il tempo di parlare, va
42
SEI MESI DI.. Sicilia
Chiara di Dio
AUDITORIUM SAN PIETRO DI BAGHERIA (PA)
T
ra pochi minuti avrà inizio lo spettacolo, indosso nuovamente il saio di
Francesco. Santa Chiara e San Francesco, una storia la loro che non conosce
né luoghi né confini.
In sala tanta attesa e tanto brusìo di bambini ed adulti. [...]
Un grazie va a padre Luciano Catalano, a Marilena Cirrincione e al nucleo di persone
che con loro collaborano al servizio di tutti per la parrocchia.
Presto in questa città sorgerà l’Accademia del Musical per i giovani, coordinata dagli
insegnanti della Compagnia Teatrale siciliana, in collaborazione con la parrocchia
San Pietro. Si apre il sipario, entra il Vecchio e... inizia Chiara di Dio.
Giacomo Zatti
IL SEME DI “CHIARA DI DIO” A BAGHERIA
I
l 15 agosto abbiamo cominciato le prove di Chiara di
Dio, la costruzione dello spettacolo è stata una corsa
ad ostacoli: alcuni ragazzi della Compagnia non si
sentivano all’altezza del compito loro affidato e allora
ci siamo fermati per capire quanta volontà e quanto
spirito di sacrificio ci volesse per percorrere questa
strada. I costi per la realizzazione dei costumi e delle
scenografie sono stati uno scoglio da superare insieme.
In quei giorni, assieme a Giacomo e Ciro, siamo andati
a Bagheria ad incontrare don Luciano, il quale era stato
ad Assisi ed era rimasto affascinato dallo spettacolo e
dalla realtà che gira intorno alla Compagnia.
Il sacerdote aveva in cuore di realizzare un’ accademia
e di fare spettacolo con un fine chiaro: la pastorale
giovanile. Ci siamo messi in moto per realizzare una
proposta: dare vita ad uno spettacolo, don Luciano
insieme ai suoi collaboratori sceglie Chiara di Dio.
Abbiamo messo in scena solo un’ora di spettacolo, ma
farlo da zero è stato tanto affascinante quanto difficile.
Le richieste di don Luciano si sono fatte sempre più
belle: prima uno spettacolo solo di sera, poi si è pensato
di coinvolgere le scuole, infine l’accademia come un
percorso per formare l’uomo e avvicinarlo a Dio. Più il
tempo passava più Chiara di Dio a Bagheria assumeva
significati importanti.
Il sacerdote, aiutato da un gruppo di persone, in un solo
giorno, attraverso tre spettacoli, è riuscito a coinvolgere
1300 persone. Un giorno da vivere intensamente, in cui
i ragazzi delle scuole medie si sono commossi e alla fine
hanno applaudito a lungo. Le insegnanti sono state felici
della bella lezione di vita attraverso Chiara e Francesco.
Poi la risposta bellissima dei bambini delle elementari,
il loro silenzio è stato commovente e i commenti
ad ogni scena hanno rivelato una partecipazione
straordinaria. Gli insegnanti erano increduli, la sera
ci hanno raccontato che per il resto della mattinata a
scuola si è parlato solo di Chiara e Francesco.
A pranzo, don Luciano si è mostrato soddisfatto e
visibilmente felice della mattinata, a dire il vero nessuno
di noi si sarebbe aspettato tale successo: la sera prima
le prove erano state un mezzo disastro!
A
desso c’è il pubblico adulto, l’adrenalina sale,
sono le 20.30. Il teatro è quasi tutto pieno, ci
sono tanti sacerdoti e membri del seminario
di Palermo con i loro responsabili, molti di loro hanno
già visto lo spettacolo ad Assisi, quindi bisogna essere
all’altezza della situazione.
Quando l’ultima nota di “Sconfinando lontano” si
dilegua assieme al fumo di scena, il teatro è pieno di
commozione, l’applauso lunghissimo è un regalo
grande per tutti che sancisce ancora una volta quanto
Chiara di Dio arrivi dritto ai cuori delle persone.
All’inizio della serata, don Luciano mi aveva invitato
a parlare, le uniche parole che ricordo sono: “Questa
compagnia fa un percorso di bellezza, educandosi ogni
giorno a stare insieme fraternamente come Gesù ci ha
insegnato”. La testimonianza più grande è credere che
quello che viviamo si può realizzare ovunque, basta
metterci la volontà.
Il parroco dice: “C’è bisogno di giovani che possano offrire
ad altri giovani un modello chiaro e un fine chiaro per
dare senso alla propria vita.”
Un momento particolare è stato dopo lo spettacolo,
quando in cerchio, insieme a don Luciano, si è dato
vita ad una riunione a cuore aperto nella quale ci
siamo perdonati per le nostre piccolezze e ci siamo
ringraziati a vicenda per il risultato ottenuto. Chiara
di Dio ha seminato tante cose, adesso viene il lavoro
difficile e affascinante di far crescere la pianta e
curarla. Francesco (Compagnia Teatrale siciliana)
B
agheria mi ha lasciato molto dentro. Sono stati
due giorni intensi preceduti da settimane di duro
lavoro, che hanno provato molto il mio fisico e il
mio spirito. Sono arrivato distrutto, ma certo che, come
43
SEI MESI DI.. Sicilia
in ogni occasione, quello sforzo non sarebbe stato vano.
Ho voluto credere profondamente che il lavoro fatto
sarebbe stato gradito a Dio. Le tre repliche dello spettacolo sono state molto emozionanti. C’era molta tensione per tantissimi problemi che abbiamo avuto. Pochi spazi, errori nei balletti, scenografie rotte all’ultimo
minuto, luci non ben gestibili e audio da adeguare ad
un ambiente nuovo. Sembrava che tutto andasse male,
ma confidavo molto che quegli sforzi ci avrebbero uniti
e rafforzati e che, come sempre, sarebbe tutto passato.
Alla fine della prima replica ricordo di aver guardato in
fondo alla sala: era piena di 300 ragazzi di una scuola
media e tra il fumo mi è sembrato di sentire la presenza
di Gesù che ci diceva grazie. Poi padre Luciano, i giovani
della parrocchia e quel legame che è nato tra noi è stato
molto profondo. Chiara di Dio è stato il primo spettacolo che ho visto al lago, ricordo l’emozione che ho provato, il pianto e quanto mi abbia segnato, ed ora, rappresentandolo in scena, ne ho sentito la responsabilità
e la bellezza. Prego affinché questi momenti possano
rafforzare sempre di più la mia fede rendendomi docile
e fratello di tutti coloro che il Signore vorrà farmi incontrare.
Giovanni
(Compagnia Teatrale siciliana)
diamo. Anche in camera ho vissuto un piccolo angolo
di paradiso, ho avuto il dono di parlare con Agata (la
più piccola della compagnia) di Gesù e questo è stato
un regalo grandissimo. Ho visto tutta la sua sensibilità
e dolcezza, il suo desiderio di capire, di spingersi oltre
quello che vede e fa e anche il suo amore per i fratelli.
Di ognuno ho riconosciuto la bellezza, nei movimenti,
nell’impegno anche nella stanchezza, nei sorrisi. Tutto
ciò che ci circondava era bello. Padre Luciano passava,
ci guardava e ci portava Gesù e noi ascoltavamo ogni
parola, che è rimasta impressa nei nostri cuori, perché
nulla di quello che è stato detto era superficiale, tutto
edificante e sorprendente. Ogni cosa era misurata e
controllata perché consapevoli di essere al cospetto di
Dio, da questo scaturisce ordine, pulizia e trasparenza,
quello cui tutti aspiriamo. Prima del primo spettacolo
mi è venuta paura, ero proprio confusa e spaventata,
per un attimo avevo perso la certezza di potercela fare.
I balletti non mi venivano più, perdevo l’equilibrio, mi
sentivo smarrita. Poi inizia lo spettacolo, ascolto la voce
della mamma di Chiara, vedo Chiara lì sul letto che serenamente sogna, in quel momento mi prende una pace
indicibile. Prima di entrare dico nel mio cuore: “Solo
per Te”. Poi mi volto indietro, stringo le mani ad Agata
e con quella certezza entriamo. Fino a ieri pensavo che
tutto questo fosse irraggiungibile e impensabile, da tre
agheria... oppure comunione totale? E’ stata una anni vivo invece questo sogno fattosi realtà. Vedo Carlo
messa, è stato come camminare dentro la Bibbia farsi invisibile per far emergere tutti i giovani che il Siconoscere e capirne i misteri più profondi. Ol- gnore gli ha affidato. Francesco che lavora nel silenzio
trepassare una porta che non avevo mai oltrepassato, e ci segue in ogni cosa, pensa a tutto anche a quello
udire parole nuove che parlavano della verità, l’unica. che noi spesso dimentichiamo. Tutto questo mi spinge
Tutto è stato per la prima volta, anche l’emozione susci- a migliorarmi perché anche io possa dare tutto. tatami dal Signore, prima e dopo lo spettacolo. Vedere Chiara
500 bambini, tanto leggeri che le poltrone si richiude- (Compagnia Teatrale siciliana)
vano, tanto piccoli, tanto belli e candidi. La luce che arrivava dal pubblico era molto più forte di tutti i nostri fari.
Quello che riceviamo è davvero molto più di quello che
B
C
irca un anno e mezzo fa ho avuto la fortuna di conoscere i ragazzi della casa del ponte e di frequentare
la loro accademia. In loro non vedo solo degli insegnanti, ma delle persone veramente speciali. Dopo
il nostro primo spettacolo, del 26 dicembre, ho cominciato a frequentare la loro casa al di fuori dalle
ore di lezione e ho capito quanto sia meraviglioso far parte di un gruppo, condividere gli stessi valori, le stesse
passioni offrendo qualcosa a chi ne ha bisogno.
Grazie a loro ho intrapreso di nuovo la strada di Dio, dopo averla lasciata da tanto tempo. Per me loro adesso
sono come una seconda famiglia, dove mi sento al sicuro e dove non ho paura di essere giudicata. Non vedo
l’ora di fare altri spettacoli insieme a loro e di crescere con loro perché ancora ho tanto da imparare. Mi dispiacerebbe se un giorno dovessero andare via, però mi riterrei fortunata di averli conosciuti.
Maria Rita (15 anni)
È
da tanto tempo che ero un pò lontana dalla Chiesa, poi ho voluto fare canto nella parrocchia di San Paolo e
abbiamo fatto il musical Chiara di Dio.. ad un certo punto volevo mollare perchè avevo paura, ma sentendo le
canzoni del musical ho capito che lo dovevo fare per Dio e non per me.. così ho superato le mie paure.
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Maria Giovanna (13 anni)
SEI MESI DI.. Sicilia
Compagnia Teatrale siciliana
partecipa al musical
Luca, pittore di Dio
scritto e diretto da Francesco Miceli
È
stata una bella festa... la festa dell'unione profonda, la festa
dello stare insieme.... nata semplicemente da una gentile richiesta di don Alfonso Cammarata: celebrare con un musical
la figura di San Luca, patrono della sua parrocchia.
Un'idea che io (ndr1) e Corrado (ndr2) abbiamo accolto subito e, messe
le mani al pianoforte e al Vangelo del Santo è nato così un musical
ricco e affascinante di particolari. Numerosi i giovani coinvolti, molti dei quali giovanissimi, nel raccontare la sua personale visione del
Vangelo… un Vangelo che parte da lontano, da Maria [...] tra
coreografie, musiche e innumerevoli costumi, in una dimensione
sacra, ma soprattutto umana.
Uno spettacolo “anche per chi non crede” poiché si è dato molto
risalto agli stati d’animo umani e ai drammi interiori dei personaggi
piuttosto che all’aspetto sacro della storia. Uno spettacolo in cui diventa centrale la maternità, intesa nel senso più profondo e drammatico del termine.
Nel testo, ci sono numerose perle tratte dagli scritti di Giovanni
Paolo II, dagli scritti di madre Speranza di Gesù e del nostro vescovo, mons. Mario Russotto, che, cuciti qui e lì, legano a più livelli la
storia in un continuo alternarsi tra passato e presente… tra presente e futuro. Una storia umana quindi, supportata da una poetica scenografia, scorcio di una Palestina presente,
che più volte cambia angolazioni, dalla dolcezza di un presepe – di cui il vangelo di Luca offre preziosi dettagli
– sino al dramma del Golgota dove Cristo muore, sino ad una Palestina terra di viaggio e di ricerca, soprattutto
interiore. Costumi storici e simbolici e dettagliati giochi di luci e suoni prospettano uno spettacolo carico di emotività, soavi e pieni di dolcezza i canti, tutti interpretati rigorosamente dal vivo dai numerosi cantanti presenti, in
un gioco di intrecci melodici e corali allo stesso tempo.
In scena, accanto ai professionisti Ciro, Leri, Michela e Giacomo della Casa del ponte, numerosi giovani [...] molti
dei quali già impegnati con Un Fremito d’ali e Chiara di Dio in tourneè in Sicilia.
Francesco M.
(il regista)
ndr1 Francesco Miceli giovane autore e regista di testi teatrali. Autore del musical L’analfabeta colta, nuvole di sole nell’entroterra campano del 1870 del
regista Carlo Tedeschi
ndr2 Corrado Sillitti musicista, compositore e cantautore. Protagonista de L’Incredibile show, spettacolo musicale.
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SEI MESI DI.. Assisi
LO S... VARIETÀ È DONNA
di Samuela Cortini
DAL 5 al 26 NOVEMBRE LO S...VARIETÀ È DONNA
AL TEATRO METASTASIO DI ASSISI
G
li artisti della Compagnia di Chiara di Dio ad Assisi
hanno messo in scena Lo S...Varietà è Donna, un musical dedicato alla donna e al suo ruolo nella società
e nel mondo.
Dopo la strepitosa stagione estiva, con Chiara di Dio, ha avuto seguito al teatro Metastasio la ricca programmazione autunnale e invernale richiesta dall’amministrazione comunale di Assisi, con un varietà che per un mese ha intrattenuto
la cittadinanza assisana e i numerosi turisti.
Lo S...Varietà è donna, ha girato l’Italia con Gino Bramieri negli anni ’90, riscontrando un enorme successo di pubblico
e critica, ed è tornato in scena nella città serafica in un’edizione rinnovata ed inedita. Sul palco tutti i primi ballerini
delle tre compagnie di Carlo Tedeschi, che operano rispettivamente ad Assisi, al Piccolo paese del lago ed in tournée
in Sicilia e che per, l’occasione, hanno composto il corpo di
ballo rendendo ancor più emozionante l’impatto con le co-
reografie di Carmelo Anastasi e Gianluca Raponi.
Protagonista della scena, così come in Chiara di Dio, è la donna ed i valori di dedizione, determinazione, solidarietà, pazienza, forza e comprensione che la contraddistinguono nella storia, ripercorsi in un varietà che, in un
excursus dalla preistoria ai giorni nostri, fonde arte, cultura ed umanità.
ALCUNE TESTIMONIANZE
DEGLI SPETTATORI
Complimenti vivissimi per lo spettacolo
divertente ma ricco di significato che ha
allietato la nostra serata.
Un svarietà davvero elegante e signorile.
Fra Giacomo
Magnifico. Pulito.
Complimenti per tutti
spettacolo davvero bello più di quanto avessimo potuto immaginare
Speriamo di vedere questo a Catania
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SEI MESI DI.. Assisi
NOTTE DI NATALE 1223
quando Francesco ideò il primo presepe vivente
di Samuela Cortini
D
al 4 dicembre all’8 gennaio al teatro Metastasio è andato in scena
il riallestimento di Notte di Natale 1223, quando Francesco ideò il
primo presepe vivente.
Il musical, tratto da una poesia di Carlo Tedeschi dedicata alla Natività, nasce
nel 1996 con il titolo Un Vagito nella notte, della durata di 15 minuti. Nel
2003 il regista inserisce la figura di San Francesco rendendo lo spettacolo
un musical in due tempi, incentrato su ciò che avvenne la notte del 1223 a
Greccio, quando il giullare di Dio, realizzando il primo presepe, diede vita alla
tradizione.
Lo spettacolo ha debuttato, nella versione ridotta di 30 minuti, nella piazza
della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi mentre immagini tratte dal
musical sono state trasmesse in mondovisione durante la messa di Natale
celebrata dal Papa in Vaticano.
Il musical, a grande richiesta è tornato per la 4^ volta al Metastasio in una
nuova edizione con effetti speciali inediti, riscuotendo un enorme succeso
da parte di pellegrini e turisti, ma anche della cittadinanza assisana per la
quale ormai questo è un appuntamento natalizio atteso.
DEBUTTO DI GIOVANI ASSISANI
I
l musical su San Francesco è andato in scena in spettacolo con la Compagnia Teatrale: una ventina
anteprima, il 2 dicembre. L'evento, organizzato i giovani che hanno mostrato tutto il loro entusiadalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ha vi- smo sul palcoscenico, ma anche nel backstage. I gesto la partecipazione di oltre 200 giovani giunti ad nitori degli allievi hanno ringraziato per le attività
Assisi in occasione del ventiquattresimo corso di promosse dall’Accademia teatrale, divenuta ormai
un punto di riferimento e di condiviformazione del progetto Policoro.
... per la prima
sione per i loro figli.
Il musical è stato inserito nel contesto dei giorni di formazione.
volta in scena anche Presenti al debutto tutti gli ordini della città serafica e tanti giovani proveLa serata è stata introdotta dalle pai giovani allievi
nienti dalle città limitrofe.
role dell’autore e regita dello spetdell’Accademia del
Gli spettatori che hanno rivisto questa
tacolo, che ha presentato il musical
Musical
nuova versione del musical sono rimadescrivendone la trama ed i dettagli; e da Mons. Vittorio Peri, vicario episcopale del- sti particolarmante colpiti ed emozionati dall’ utilizla cultura della città di Assisi, il quale ha parlato della zo della tecnologia: un ausilio per mostrare la semCompagnia, presentandone i giovani e ciò che svolgo- plicità e la povertà di Francesco anche attraverso la
riproposizione dei luoghi che hanno segnato la sua
no per questa città.
Per la prima volta presenti in scena anche i gio- ascesa alla santità.
vani allievi assisani dell’Accademia del musical, Dopo lo spettacolo hanno definito il musical uno
ai quali è stata data la possibilità di partecipare allo strumento che fa rivivere la magia del Natale.
47
SEI MESI DI.. Assisi
PER L’OCCASIONE È STATO REALIZZATO IL DVD DEL MUSICAL.
DUE CD CHE RACCONTANO LO SPETTACOLO, IL BACKSTAGE,
LE TAPPE CHE NE HANNO SEGNATO I MOMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI,
MA NON SOLO...
UN MUSICAL SACRO CHE HA AVVICINATO AL NATALE ATTRAVERSO LA FIGURA
DI FRANCESCO E CHE POTRÀ ACCOMPAGNARCI TUTTO L’ANNO.
ALCUNE TESTIMONIANZE DEGLI SPETTATORI
Meraviglioso con finale veramente spettacolare. Grandi e
grande è l’amore e la misericordia di Dio.
Francesco
Uno spettacolo che prepara ottimamente al Natale per
viverlo nell’autenticità e nella gioia.
Augusto
Grazie di cuore per il messaggio di un Natale Vero.
Sorrento
PROSEGUONO I CORSI ALL’ACCADEMIA
D
opo aver raccontato, nello scorso numero, dell’apertura dell’Accademia del Musical ad Assisi, abbiamo il
piacere di raccontarvi il proseguimento dei corsi che si
sono tenuti al Teatro Metastasio.
Oltre 40 i giovani di Assisi hanno partecipato ai corsi di recitazione, dizione e mimo; danza classica e moderna; avviamento
alla danza acrobatica; canto; e, di recente, anche di hip hop.
Il teatro è ancora più vivo grazie alla presenza di questi giovani
del posto e dei pellegrini sempre più frequenti.
CAPODANNO 2012
nche quest’anno per la quarta volta consecutiva ad Assisi si è festeggiato il capodanno a
teatro, infatti, dopo lo spettacolo “ Notte di Natale 1223” il numeroso pubblico presente
(oltre 250 persone) ha potuto brindare l’inzio del nuovo anno con la Compagnia Teatrale
che ha offerto dei canti.
Soddisfatti i presenti per il nuovo modo di iniziare il nuovo anno insieme con semplicità.
A questo momento di festa sono intervenuti anche i genitori degli artisti, che hanno avuto la gioia
di iniziare questo nuovo anno con i propri figli.
Il momento del pranzo è stato condiviso con i genitori e con un gruppo proveniente da Modena
con il proprio sacerdote, con cui sono stati vissuti momenti di testimonianza e canti dedicati a
Gesù.
A
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SEI MESI DI.. Assisi
CHIARA DI DIO
IL MUSICAL SU S. CHIARA ANCORA IN PIANTA STABILE AL TEATRO METASTASIO
di Samuela Cortini
N
ell’ anno dell’ VIII centenario della consacrazione di Santa Chiara continua in scena ad Assisi il musical
a lei dedicato. La notte della domenica delle Palme del 1211 (secondo alcuni 1212) Chiara fuggì dalla
casa paterna per raggiungere la piccola chiesa della Porziuncola, dove dimorava Francesco con i suoi frati,
con il desiderio di seguire il suo ideale evangelico. Lì, con il taglio dei capelli, iniziò una vita di consacrazione.
Quest’anno ricorrono gli ottocento anni di quell’evento e Assisi torna ad ospitare il musical dedicato a Chiara.
Richiesto dal Comune e dai numerosi turisti provenienti da tutto il mondo, Chiara di Dio si ripropone in pianta
stabile al teatro Metastasio dal 14 gennaio, nel suo ultimo riallestimento, con effetti speciali inediti che, con
proiezioni 3D, immettono lo spettatore nei luoghi in cui Francesco e Chiara hanno vissuto. Il musical, anche se
in lingua italiana, ha raccolto un vasto pubblico internazionale. Tradotto in 4 lingue è stato rappresentato da un
centinaio di compagnie amatoriali italiane e internazionali, coinvolgendo oltre 5 mila giovani.
“Chiara di Dio” è per Assisi il completamento del viaggio verso Francesco e Chiara e, grazie alle fonti storiche
dalle quali il regista ha tratto i testi, è possibile vedere emergere i due santi in tutta la loro personalità, umanità e
santità, così da cogliere l’ attualità della loro vita nonostante siano trascorsi otto secoli.
3.000 GIOVANI UNIVERSITARI AD ASSISI
L
a Diocesi di Roma, tramite l'ufficio pastorale universitario, ha organizzato il
12 novembre ad Assisi il IX pellegrinaggio degli universitari: l’appuntamento
annuale per accogliere le matricole e inaugurare il nuovo anno accademico.
Il motto di quest’anno è stato “Il tuo volto Signore io cerco” (Sal 26,8) e il pellegrinaggio è stato rivolto in particolare agli studenti fuori sede. Presenti oltre tremila
giovani.
Grazie all'interessamento di mons. Lorenzo Leuzzi, la Compagnia Teatrale di Chiara di Dio è stata invitata all’evento. Sono stati presentati due brani tratti dal musical "Un fremito d'Ali, la vita di Padre Pio vista dagli angeli". La giornata ha consentito
di parlare delle scelte dei giovani e di proporre quella della fede da noi abbracciata
anche attraverso l’arte.
INCONTRO CON I GIOVANI
C
ontinuano ad arrivare le richieste dei tanti sacerdoti che, dopo aver conosciuto noi giovani della compagnia teatrale e aver visto Chiara di Dio ad Assisi, ci chiamano per incontrare i giovani che frequentano la
loro parrocchia. Sono nati così meravigliosi incontri in cui la compagnia teatrale ha potuto testimoniare
ai tanti giovani la propria esperienza e, con l’ausilio di qualche canto tratto dai musical di Carlo Tedeschi, parlare
del proprio percorso di fede. Centinaia i giovani incontrati tra i 10 e i 25 anni delle parrocchie di S. Rufino, S. Maria
Maggiore, Rivotorto Spoleto, Perugia, Orvieto. I sacerdoti stupiti del nostro modo di evangelizzare lo hanno definito diretto al cuore dei giovani che hanno l’occasione di raccontarsi e confrontarsi con altri.
Don Mario ci ha chiamati “veri catechisti”, perchè attraverso l’arte testimoniamo ed esprimiamo la bellezza.
49
SEI MESI DI.. Assisi
Incontro nazionale GIFRA
con Carlo Tedeschi
e la sua compagnia
Nei giorni del 2,3 e 4 marzo, la Gioventù Francescana d’Italia ha
tenuto ad Assisi l’evento Fraternità Nazionale in formazione, presso la Domus Pacis di Santa Maria degli angeli. Tema di questi tre
giorni: “Chiaramente Tu… l’uomo nel progetto di Dio non viene
creato da solo ma in relazione”. “Un’opportunità che ciascun giovane francescano può raccogliere e sfruttare per poter accrescere
il proprio bagaglio e sperimentare ancora una volta la bellezza
della fraternità”, così definisce l’evento, rivolto ai giovani e giovani
adulti della intera penisola in età compresa tra 17 e 30 anni, il presidente del Consiglio nazionale GIFRA, Alfonso Filippone.
È proprio lui l’artefice del dibattito tenuto da Carlo Tedeschi, assieme alla sua compagnia, sabato 3 marzo, in una tavola rotonda il
cui titolo è “Chiaramente Tu…nella reazione, una scelta”.
Inizia la giornata con la celebrazione delle lodi e subito dopo si
apre l’incontro, intervallato dai brani più celebri dei musical di Carlo Tedeschi, direttamente correlati alle tematiche trattate, e dalle
testimonianze dei giovani artisti, accompagnandolo nel fil rouge
dell’argomento. Ne riportiamo di seguito l’estratto.
Carlo Tedeschi:
La preghiera iniziale ci aveva immerso nel silenzio dell’anima che ascolta
la Parola. Ora le vostre parole, il vostro canto di accoglienza ci hanno
fatto uscire da noi stessi così da potere cominciare a comunicare.
Qui, oggi, siamo una piccolissima parte di tutte le compagnie teatrali che in
Italia hanno in animo – chi a livello
professionale, chi in un percorso più
amatoriale - di esprimere fede e amore.
Il teatro riesce ad unire il canto, la
danza, la libera espressione. Riesce
a fare uscire da noi quello che ci impedisce di comunicare con gli altri,
come la vergogna.
Il potersi esprimere, parlare, cantare o
recitare con le parole di un altro (che
potrebbe però corrispondere a quello
che vive nei nostri sentimenti) in un
primo momento è un appoggio, ma
poi può diventare un trampolino di
lancio per poter dire, cantare ed esprimere anche quello che veramente la
nostra anima vuole comunicare.
Ma il nostro non è solo teatro. Alla
base c’è quello che accomuna noi a
voi, cioè la fede, il Signore, un percorso di vita in cui vogliamo toccare con
mano Dio. Nel fare questo vogliamo
perfezionarci sempre di più, pur nelle
nostre cadute. Vogliamo, dunque, diventare santi: questo è lo scopo della
nostra vita.
50
A volte la santità ci sembra impossibile, lontana, ma è la cosa più semplice
del mondo: è cadere e rialzarsi, sbagliare e rimediare; è farlo con tanta
umiltà, tanto discernimento, tanta
lungimiranza; e ricercarLo continuamente perché Lui c’è sempre.
Siamo noi che non lo vediamo, siamo
noi che non lo sentiamo.
Gesù diceva: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo
a loro”
Se Gesù fosse vivo con il suo corpo qui
davanti a noi, noi potremmo guardarLo e Lui avrebbe due occhi come
noi, però tutti noi guarderemmo Lui
che ci ricambia lo sguardo e tutti contemporaneamente ci sentiremmo
guardati da Lui.
Ecco, questo è Gesù, questa è la Sua
grandezza!
Ma come facciamo noi a sentire che
Lui è presente non potendoLo vedere?
Attraverso di noi! Lui si esprime sempre attraverso di noi, trova sempre
una piega nella nostra anima e lì ci
si nasconde; e se sappiamo entrare dentro noi stessi, come facciamo
nella preghiera o chiusi nella nostra
cameretta quando vogliamo parlare
con Lui; se durante il giorno non ci
facciamo distrarre dai pensieri, dalle
angosce, dalle paure, ma ci ascoltiamo profondamente, lì Lui c’è sempre.
comprendere Gesù...
Lui è un essere anche umano come
noi e siccome il Padre ci ha fatti a Sua
immagine e somiglianza, noi possiamo conoscerLo attraverso noi stessi,
attraverso le nostre reazioni: noi soffriamo se qualcuno ci fa soffrire e se
ci mortifica ma siamo contenti di una
bella giornata di sole, di un gesto d’amore. Ecco, per Lui è la stessa cosa!
Dovremmo considerare che noi siamo tanti.
Potremmo sostenerLo. Potremmo
confortarLo. Potremmo accarezzare
il residuo di quelle piaghe che l’hanno
fatto morire in croce…forse guarirle!
Possiamo fare tante cose nell’amare
Gesù.
Oggi sono qui con me in rappresentanza di tutti gli altri fratelli in giro
per il mondo, che in questo momento
stanno recitando, cantando o pregando, perché in ogni luogo dell’Associazione quotidianamente, con le
lodi ed i vespri, ci si unisce idealmente a tutti coloro che svolgono questa
preghiera e a tutti quelli che dell’arte
del teatro ne fanno, non solo un
portabandiera, ma anche un motivo
per testimoniare la propria fede.
Stefano è l’autore delle musiche di
quasi tutti i miei spettacoli e sin da
bambino si è trovato coinvolto e
Dovremo cominciare a considerare di sconvolto da quest’opera incredibile
SEI MESI DI.. Assisi
dello Spirito, dello Spirito di Dio che
agisce nel silenzio in mezzo a noi, se
lo facciamo agire.
Cristiano e Lilli sono marito e moglie,
in questo momento sono le figure genitoriali che animano la casa che ci
ha dato il Vescovo qui ad Assisi, perché i ragazzi che compongono questa compagnia teatrale sono giovanissimi.
In questo momento ad Assisi ci sono
dei giovanissimi perché ogni estate
rinnoviamo il cast con dei giovani allievi dell’Accademia, così hanno l’opportunità di salire sul palcoscenico.
Francesco invece è un ragazzo che
viene da Bari, lo conosco da un anno
e lui ha bruciato tutte le tappe. È venuto qui ad Assisi due anni fa, vide per
caso “Chiara di Dio”, se n’è innamorato e nel suo cuore nutriva un desiderio folle,
per lui impossibile, di
interpretare il ruolo di
S. Francesco. Era uno
di quei sogni impossibili che invece è diventato realtà quando io
ho mandato Stefano a
Bari, per incontrare una
compagnia amatoriale
e, in un attimo di (non
so neanche io come
spiegarvelo) ispirazione, di sospiro e respiro
di Spirito Santo ho detto a Stefano: <<…Mi sa che in quella
compagnia c’è qualcuno che il Signore vuole... Tu guarda lo spettacolo e
cercalo, che c’è, c’è qualcuno che il
Signore vuole…>>.
Lui è tornato da quello spettacolo e
mi ha detto: <<Io non so, però ho notato un ragazzo che cantava meglio
degli altri, che mi sembrava con uno
sguardo più pulito, più vero degli altri…forse sarà lui?>>. E comunque
Stefano insieme alla moglie Maihri,
(attuale vice-presidente dell’Associazione Dare), sono andati nella sede
di Colledoro dove c’era bisogno della
loro presenza.
Proprio in quel periodo Francesco è venuto al Lago insieme alla sua compagnia teatrale amatoriale, senza che io
sapessi che fosse lui il ragazzo che Stefano aveva notato e neanche che fosse quella la compagnia in questione.
Quando l’ho incontrato, pur non sapendo chi fosse, in quel momento ho
pensato la stessa cosa “…Quel ragazzo lo vuole il Signore…lo vuole!”.
Sono andato a dirglielo, prendendo
un po’ di coraggio perchè noi ci vergogniamo nella comunicazione tra
noi, abbiamo paura del giudizio degli altri, quando invece non dovremmo mai corrispondere agli altri, ma
a noi stessi perché dentro di noi c’è
una parte di Dio che ci illumina continuamente con la Sua voce, la Sua
coscienza.
Certamente bisogna ascoltarci con
equilibrio. Spesso ci esaltiamo ma bisognerebbe sempre avere il coraggio
di dire esattamente quello che pensiamo con tanta lealtà, senza paura
del giudizio altrui.
E comunque io l’ho fatto. Meno male
che l’ho fatto, che mi sono abbandonato alla musica delle parole di Dio,
dei Suoi sussurri dentro il nostro cuo-
re. Così Francesco è rimasto al
lago di Montecolombo e dopo una
settimana interpretava San Francesco qui ad Assisi.
Quando proclamiamo il Credo c’è
una frase che a me piace molto
<<Credo, credo nelle cose visibili ed
invisibili…>>.
Le cose visibili sono quelle a cui noi
teniamo di più, ma sono quelle illusorie, quelle che non valgono niente: è il
mondo, è il nostro corpo che fra qualche anno non ci sarà più, è la nostra
casa che sarà distrutta da un terremoto, sono i nostri vestiti che si consumano… non c’è nulla di vero nella
nostra realtà, proprio nulla.
La realtà è l’invisibile, quello che noi
non vediamo!
Dunque esiste una realtà, una vita
incredibile che pullula di Dio, del Suo
respiro, dei Suoi santi, dei Suoi angeli,
che è la realtà eterna. Quella nostra è
una realtà illusoria, dura un secondo,
è come un sogno, come un incubo.
Potrebbe essere anche un bel sogno
se noi sapessimo trasformarlo in un
bel sogno, però sarebbe sempre un
sogno dal quale ci risveglieremmo.
Ci risveglieremmo nella vita e diremmo a noi stessi: <<Mamma mia cos’ho sognato stanotte! Una cosa brutta, la fatica di trovare Dio quando qui
ce l’ho davanti…>>.
Quando abbiamo iniziato a mettere
in scena “Chiara di Dio”, noi abbiamo
vissuto una cosa straordinaria: la Comunione dei santi.
Lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo, il
Suo respiro è continuamente in mezzo a noi.
Noi respiriamo il respiro di Dio dove
Lui si nasconde.
Ma Lui c’è ed è sempre presente, agisce continuamente, fa da
collante a queste creature
meravigliose che ancora
oggi vivono con Lui, lottano
e si dibattono per la creazione del Suo regno, per l’edificazione del Suo regno.
Quando abbiamo cominciato a fare le prove di questo spettacolo noi sentivamo vivi Chiara e Francesco
in mezzo a noi.
Ci potevamo voltare da
quanto sentivamo questa
presenza. Purtroppo non li
vedevamo e questa bellissima manifestazione di Dio è accaduta
anche con chi, tra di noi, non era così
convinto nella fede o non poteva conoscere che potesse esserci un’espressione di Dio così grande; anche i più
giovani, avvertivano queste presenze
che ci hanno guidato in questo spettacolo. È una grandezza meravigliosa
perché abbiamo toccato con mano
quei Santi che hanno amato tanto
Dio e che Lui ha amato tanto, e come
queste figure siano ancora vive e presenti in questa realtà invisibile, come
ancora operino, ancora vivano più di
noi, come prima e più di prima.
Ora cantiamo una canzone, la prima
nell’ordine di una scaletta fatta “a
caso” ieri in macchina mentre venivamo, scegliendo dei brani tratti dai
nostri spettacoli e trascrivendo i titoli
in modo sparso. Quando stamattina
sono andato a leggere, la scaletta era
perfetta e le canzoni erano già state
messe in ordine, pur avendole trascritte a caso, secondo il pensiero che
ci era venuto in mente. Anche questa
51
SEI MESI DI.. Assisi
piccola cosa che fa parte della nostra
vita, se la sai guardare è una preghiera continua, è un colloquio continuo
con Dio che collabora con te, che ti
pensa continuamente, che ti insegue
e che vive insieme a te, anche nelle
tue piccole cose.
Canterà Tommaso che l’ho conosciuto nell’agosto scorso quando, anche,
facendo parte di una compagnia
amatoriale di Torremaggiore, è approdato al Lago di Montecolombo.
Continuamente, insieme ai miei collaboratori mando degli insegnanti
di danza diplomati, come Lilli, che
volontariamente insegnano a queste
compagnie teatrali amatoriali come
esprimersi al meglio e come diventare professionisti. Tommaso arriva per
uno di questi stages gratuiti e d’accordo con i genitori si è trasferito a
Rimini. Poi ha iniziato a frequentare
tutti i giorni lodi e vespri nella Cappella del Lago che, situata lungo la
strada, è aperta a tutti. Finchè questo
ragazzo dice: <<Io mi sono trasferito,
sono rimasto attratto, non tanto dalla compagnia teatrale (anche se mi
piace fare teatro) quanto da questo
luogo dove ho sentito l’abbraccio di
Dio…>> E così da quel momento, a
causa di una forte nevicata, si è fermato a dormire nella casa famiglia.
Il titolo della canzone è “Io non so”, il
primo turbamento che noi proviamo
con noi stessi e anche con Dio quando ci diciamo “Non so capire cosa
sta succedendo, cosa accade dentro
me...”.
Grazie a questa compagnia amatoriale sono riuscito ad arrivare al
“Lago” e devo solo ringraziare il Signore che mi ha portato lì e che si è
fatto sentire, o meglio sono stato io
ad averlo ascoltato per la prima volta
sentitamente, perché è lì che è stata
la mia prima scelta di vita, il mio sì a
Dio. Ciò che Carlo ha saputo cogliere
in me era la spinta di voler ricercare
oltre, di voler andare oltre, di non dovermi soffermare a ciò che stavo facendo prima, che non mi dava effettivamente pace. Ed è per questo che
io mi sono fermato e che ho detto sì.
Lì è stata l’apertura, ho iniziato veramente ad ascoltare, perché secondo
me basta soltanto mettersi in ascolto,
magari in silenzio.
Quando sono stato ad Assisi per interpretare S. Francesco è stato meraviglioso vivere questa esperienza di
unione. Viviamo e facciamo lo spettacolo con lo stesso fine di voler dare
agli altri affinchè ciò che abbiamo ricevuto e abbiamo sentito si una testimonianza. Tenendo sempre ben fissa
la meta si riesce sempre ad affrontare
qualsiasi cosa perché, si sa, stando
insieme, ci sono si le difficoltà, i disguidi, ma se vengono affrontate con
uno spirito di pace, con accoglienza,
con l’ascolto, con la riflessione e con
l’umiltà, ho avuto conferma che si riescono a superare.
Anche interpretare il personaggio di
S. Francesco è stato un grande desiderio e dopo ho capito che è un obiettivo da raggiungere anche quello.
Ecco, voglio essere il testimone della
Brano “Io non so” – Francesco e Tom- Sua grandezza e del fatto che Lui si fa
maso
sentire sempre quando vogliamo, basta volerlo.”
Francesco:
“Cantando mi sono accorto che ciò Stefano:
che cantavo era un po’ quello che La canzone appena interpretata da
vivevo io prima di conoscere Carlo e Francesco e Tommaso è un brano che
prima di approdare al Piccolo Paese ho scritto io, anche se in realtà ogni
del lago un anno e mezzo fa. Ero un nota, ogni canzone mi è arrivata nel
ragazzo come tanti che in passato cuore come fosse già lì, pronta, per
aveva fatto esperienze in parrocchia cui è bastato solo appoggiare le mani
e che ci andava anche ben volentieri, sul pianoforte per riversavi la Sua
e che in seguito si è completamente grandezza. Lo dico non per retorica,
distaccato, ma non ero felice.
ma perché ho la grande passione per
Poi ho conosciuto una compagnia la musica, non lo faccio di professioamatoriale nel mio paese e soltanto ne, ma perché appartiene a Dio e, in
il teatro mi dava ristoro, tutto il resto questo caso, per fare la mia piccola
no: a casa non stavo bene, l’universi- parte come volontario negli spettacotà non mi piaceva. Lavoravo di sera li. Mi sono ricordato che lo spettacolo
per avere qualcosa in tasca, ma non dal quale è tratto il brano ha debutera quello l’obiettivo che mi ero pre- tato a S. Giovanni Rotondo con quinfissato.
dici mila persone. Io ero seduto e mi
52
sembrava impossibile così che tante
persone venissero lì ad ascoltare e
vedere, attraverso il teatro, come Dio
ancora canta, ancora danza.
Tommaso:
Carlo qualche giorno fa mi ha proposto di venire qui a testimoniare la
mia esperienza e sono entrato un po’
in crisi: sono un ragazzo nuovo, non
ho tutta questa esperienza da poter
portare a questi giovani. Però poi mi
sono detto sì ci vado, ci vado perché
è una cosa che mi è partita dal cuore, quella piccola esperienza che ho
la porto, forse può fruttare. Ieri pensavo, mentre ero in casa famiglia, a
quanto sono stato fortunato a vivere
in questa casa ed ho ringraziato Dio
per questo. Mi sono chiesto perché
per me è tanto bello essere in questa
casa e la risposta mi è venuta subito:
perché al suo interno ci sono persone
che ti trasmettono l’amore di Dio, c’è
una mamma, c’è un papà e dei fratelli
con cui si condivide tutto, e con il passare del tempo ci affratelliamo così
tanto che appunto diventiamo dei
veri e propri fratelli. Non siamo amici
ma siamo la stessa cosa e i problemi
dell’altro pian piano diventano anche
i tuoi; infatti proprio in questi giorni
dei ragazzi hanno chiesto aiuto ed io
me ne sono fatto carico perché sentivo che quel problema era anche il mio
e che dovevo aiutare a superarlo.
Carlo:
Beh! Diciamo qualche cosa di più. Lui
lo aveva già superato questo problema. Pochi giorni prima di questa nevicata mostruosa a Rimini, lui viene
da me e dice: <<Senti Carlo, non so
neanche se ne devo parlare con te,
però io mi sono iscritto all’università
e adesso non lo so se mi piace più, se
devo continuare>>. Allora io lo guardo e gli dico: <<Ah! Quando hai l’esame?>>.
<<Ne ho uno fra quattro giorni, ma
ci vogliono sei mesi per prepararlo:
Anatomia>>.
<<Va bene allora iscriviti all’esame e
puoi fermarti subito a studiare in casa
famiglia senza tornare a Rimini, sta
cominciando a nevicare>>.
Lui mi guarda e dice: <<Ma ci vogliono sei mesi per prepararlo>>.
<<Sì, per te, ma non per Dio>>.
Dice:<<Ah!... E allora cosa dovrei
fare?>>.
SEI MESI DI.. Assisi
<<Tu ti metti lì dentro, ti chiudi in casa
e studi dal mattino fino alla sera>>.
Lo ha fatto ed ha ubbidito talmente
bene che anche quando è nevicato
(e ogni giorno avevamo una squadra di volontari che doveva spalare i
nostri tetti perché le travi di legno si
piegavano da quanta neve c’era, rischiavamo di rimanere sotto a queste
strutture) lui non è mai uscito a spalare la neve. Lo vedevo con i doposci e
diceva: <<Ma io mi sento in colpa>>.
<<Torna a studiare>>.
La neve però ha rimandato l’esame.
Allora con gli occhi luminosi torna da
me e mi dice: <<Lo hanno rimandato.
Chissà quando lo faranno>>.
<<Studia!Tu studia!>>.
cambiare l’università, il dubbio di non stode di padre Pio sussurra all’orecfrequentarla più, ma questo non ci esi- chio del Santo. Dalle testimonianze
me dall’essere seri e dallo studiare.
e dallo spettacolo emerge proprio
un rapporto meraviglioso d’amore,
Si è visto bene come sia Francesco che come Chiara e Francesco d’Assisi, che
Tommaso ad un certo punto della non sfocia nell’espressione d’amore
loro vita, dicano Io non so capire cosa umana, ma nell’espressione d’amovive dentro me. Lo abbiamo provato re di Dio, in quello invisibile. Questo
tutti. Ad un certo punto siccome quel angelo scopre che dopo i dubbi, i
figlio è confuso, non sa cosa fare, il tormenti della canzone precedente
Signore si manifesta anche gratuita- padre Pio sedicenne è pronto, forse
mente, anche se quel ragazzo non lo potrà ascoltare la voce di Dio e così
sta cercando, e propone una strada, l’angelo gli sussurra alle orecchie
propone una vocazione. Lui ci cono- dell’anima Sì devi dire di sì.
sce, Lui sa di che cosa abbiamo biso- Sono certo che ognuno di voi qui pregno, è Lui che ci ha intessuto nel ven- senti avete detto sì altrimenti non
tre di nostra madre, come dice bene sareste qui. Forse non è ancora un sì
un salmo e conoscendoci ci indica definitivo, ma intanto abbiamo cominciato a dire di sì. Dobbiamo esserne consapevoli perché dopo il primo
sì ce ne sono tantissimi altri.
Vi presento Vassilly. Tanti anni fa, se
ricordate ci fu quella tragedia incredibile, Cernobyl, che contaminò tanti
bambini, molti dei quali erano rimasti anche orfani. Con le nostre collette, con i soldi dei nostri spettacoli,
facemmo dei ponti aerei per andare a
prendere questi bambini e soccorrerli. Anche perché avevamo coinvolto
qui nel Piccolo paese dei medici che li
avrebbero curati. Tra questi bambini
c’era anche Vassilly che, dopo alcuni
anni, è stato adottato da una famiglia italiana che mi conosceva.
Ed ha riubbidito una seconda volta.
Dopo quindici giorni hanno dato la
data dell’esame. Lui pensava lo hanno rimandato a giugno ormai. E comunque ha avuto quindici giorni di
tempo per prepararlo. E lo ha superato. Il succo è che quando dei suoi fratelli (come si è sentito giustamente di
chiamarli) più piccoli hanno chiesto
aiuto, lui si è fermato e li ha aiutati.
Ma perché ha potuto farlo? Perché
ha superato. Ecco a che cosa serve
ad ognuno di noi spingersi e superare i propri limiti, riuscire ad avere un
animo pronto a sacrificarsi con gioia,
pronto a fare il proprio dovere, a non
tralasciarlo a domani ma a farlo oggi.
Ogni giorno vivere intensamente; in
un primo momento può sembrare un
sacrificio, poi diventa la vita! Ha potuto aiutare questi giovani perché ha
superato se stesso, qualche cosa che lo
attanagliava: un dubbio. Il dubbio di
una strada. Ma dopo un primo sì sapete quanti altri ne seguono! Il Signore non si accontenta mai, ha sempre
bisogno di una prova d’amore, come
noi quando ci innamoriamo di una
ragazza o quando vogliamo bene ad
un amico oppure amiamo i nostri genitori, pretendiamo continuamente
prove d’amore. Siccome siamo fatti
a sua immagine e somiglianza noi
possiamo conoscere Dio guardando
noi stessi: noi in piccolo, Lui nella sua
potenza, nella sua grandiosità e bellezza. Ha bisogno di tanti sì per capire
che veramente lo amiamo, ha bisogno di continue prove che non perderà quel figlio che Lui ama. Ognuno
di noi è la sua vita e la sua eternità e
ci sta preparando per questo mondo
invisibile, che è reale.
Devo dire di sì è un brano del musical
“Un fremito d’ali” in cui l’angelo cu-
Vassily:
Vorrei parlarvi dell’esperienza tragica della mia infanzia. All’età di quattro anni, morto il mio papà, tolta la
patria potestà a mia madre, compagna di un uomo alcolizzato che malmenava lei e noi suoi figli, sono stato
affidato prima a mio nonno e, dopo
la sua morte, sono stato trasferito
in un orfanotrofio, all’età di 6 anni.
Mi sentivo solo, senza nessuno che
mi poteva amare. Ricordo la tristezza, tanti ragazzi sconosciuti e senza
genitori, quegli adulti che comandavano su di noi. Cercavo qualcosa,
alzavo gli occhi al cielo chiedendomi
se era possibile che la vita fosse tutta sofferenza. Pregavo qualcosa che
non sapevo chi fosse, ma adesso sono
sicuro che pregavo Dio. Pochi giorni fa ho ricordato che un giorno gli
chiesi: “Fa in modo che mi adottino,
così potrò ripagarti, sarò al tuo servizio.” Questo è accaduto! Sono stato
adottato in Italia, ma ho dimenticato
53
SEI MESI DI.. Assisi
quella promessa. Ho iniziato, a guardare tutto quello che in passato non
potevo avere, e ne sono rimasto attratto. Poi ho visto i giovani attorno
a Carlo che parlavano a cuore aperto, con gli occhi che brillavano, ed è
stata lì la mia conversione. Quasi per
sfida ho cercato dentro di me quali
fossero i miei sentimenti ed è è nato
uno scritto che ho letto a tutti quei
giovani. Quando ho aperto l’anima
ero contentissimo, avevo tanto amore dentro, tanto che quella notte non
ho dormito. Ho iniziato questa ricerca
di Dio dopo il primo sì, ma non è stato
un percorso facile. Nel vivere insieme
ad altri ragazzi sono emersi dei punti
negativi e ho iniziato, così, a giudicare, sporcandomi e non superando
queste difficoltà. A volte me la sono
presa con Dio fino ad allontanarmi
da Lui. Lì cercavo di sopperire a quella mancanza d’amore con cose materiali, ma poi mi sono di nuovo abbandonato, per ricominciare, anche
se è stato più difficile, però penso che
siano prove che mi sono servite per
maturare. Amo questa vita, esprimere e parlare d’amore ai giovani ed è la
vita che voglio scegliere, perché quel
che Dio ci mette nel cuore mi squarcia
dentro, non riesco a trattenerlo. Se si
pensa ad amare, questo prende il primo posto nella vita.
Se guardiamo la natura, Francesco
insegna, è ricca della bellezza di Dio,
ma la natura non è libera, è imprigionata dalla bellezza di Dio che la fa
muovere con perfezione. Gli animali
non sono liberi di pensare. Anche se
l’uomo ha cominciato a camminare
come una scimmia, ad un certo punto si è alzato per guardarsi intorno, incuriosito, perché ha un componente,
l’intelligenza, che gli altri animali non
hanno, o che hanno limitato al ruolo
che Dio ha dato loro, imprigionandoli
in un movimento di perfezione. A noi
ha dato la libertà di essere individui,
di essere persone come persona è Lui.
Ma affinché noi potessimo usare questa libertà ha dovuto anche farci riconoscere il bene dal male, dunque noi
sappiamo farlo.
Ci siamo sporcati in una debolezza
originale e dunque adesso abbiamo
a che fare con il nostro discernimento
tra il bene e il male.
Questo per noi è un bene, perché il
male che ci viene incontro continuamente, che potrebbe allontanarci per
sempre dalla verità, dalla bellezza, da
Dio, diventa invece nostro complice:
se superato, ci fa più forti. Se lo soffochiamo, lo eliminiamo, lo allontaniamo da noi e lo allontaniamo per
sempre anche dai nostri fratelli, dalla
nostra famiglia, dalla nostra società,
se ognuno di noi sapesse come lotCarlo
tarlo e lo volesse fare fino in fondo,
Vassily ha toccato un punto impor- qui sarebbe il nuovo comandamento
tantissimo. Dice che è stato bello che ci ha dato Gesù: “Amatevi gli uni
stare con gli altri giovani. In un pri- gli altri come io vi ho amato”. E’ promo momento erano dei fratelli con prio in questo amore che noi troviala stessa sua mèta, però poi ci sono mo la forza di lottare ciò che il male
i difetti, le diversità, non siamo tutti vuole dividere, ad esempio un fratello
uguali. Pensate a Dio come un dia- dall’altro.
mante meraviglioso, pieno di mille
sfaccettature, una di queste è ognu- Roberto
no di noi e dunque siamo diversi, una Ciao io sono Roberto ed ho trent’ansfaccettatura diversa di Dio. Ed è dif- ni, quindi mi sento interpellato forteficile accogliersi, difficile accettarsi, mente in questo momento su quel sì
porgere l’altra guancia, riuscire con di cui parlavi. Ho una sorta di pregiul’amore a far cedere l’altro, a farlo dizio quando vedo questo tipo di realcadere nella mia trappola d’amore tà, perché mi sembra invece un sì con
perché lo comprendo, perché non lo qualche riserva, un po’ indottrinato.
giudico. Ma come mai noi, che siamo Si tratta di vocazione o vita sponsale?
creature di Dio, fatti a Sua immagine Se avessi un sentimento, se diventassi
e somiglianza, abbiamo questi difetti, frate direi sì solo a Dio quindi rinunquando proprio questa somiglianza cerei a tutte le donne e sceglierei solo
a Dio dovrebbe renderci bellissimi Dio. Invece, in questo caso, dicendo sì
come Lui, anche se in una di queste ai fratelli, all’amicizia, che non richiemiriadi di sfaccettature? Perché Lui ci dono lo stesso impegno dell’amore
ha resi liberi! Noi siamo esseri liberi, è esclusivo, di un amore sponsale, mi
la cosa più bella che Dio ci ha donato. sembra un po’ una scelta con qualche
54
riserva. Il mio magari è un pregiudizio.
Carlo
Il pregiudizio non è un giudizio. Pregiudizio è prima del giudizio allora va
bene, funziona! Gesù ci dice: <<Non
giudicare>>, no <<Non pregiudicare!>> Allora sii critico. Tutti noi, abbiamo bisogno di atti, abbiamo bisogno di prove, di cose concrete. Per
essere certi che il nostro è un sì vero,
fino in fondo, c’è uno studio, c’è un
preludio, c’è un discernimento che
dura molto tempo fino a che c’è una
proclamazione ufficiale da una fonte
ufficiale che verifica se quella vocazione è vera oppure no.
Non tutti siamo chiamati o desideriamo essere sacerdoti. Nel nostro caso,
la prova concreta che questa vocazione o questo “sì” è stato detto fino
in fondo, che apre dunque la strada
ad altri “sì”, è che , attraverso questi
spettacoli , non riusciamo a guadagnare soldi o diventare famosi. È la
prova che è solo un sì alla fratellanza,
all’evangelizzazione. È difficile, soprattutto per un giovane, rinunciare a
quello che il mondo proclama essere
la verità. Gli ostacoli del vivere insieme, a volte ti fanno dire: Ma chi me lo
fa fare? Allora, o c’è una fede grande,
che ogni volta si conferma e cresce
sempre di più attraverso il superamento di questi fattori, oppure il “sì” è
con delle riserve. Per noi e noi tutti la
volontà è liberà, il nostro è un “si” che
fino al giorno della nostra morte potrebbe avere qualche riserva: lotterà
infatti contro il male e la tentazione.
Gesù però insegna. Ha detto un sì al
Padre senza riserve: nasce da una
giovane ebrea che a sua volta ha risposto un sì totale alla voce dell’angelo che le dice: <<Concepirai un
figlio>>. Dopo quel sì tanti altri sì
perché Gesù vive, cresce e inizia la sua
missione fino ad essere un sì totale
quando, portato nel deserto superando le tentazioni, conferma il sì senza
riserve fino al sì della croce. Dunque
la riserva non siamo noi, ma la nostra
umanità che sicuramente troverà, un
momento di tentazione ma che determinerà la veridicità di quel sì.
Ragazza dalla platea
Ciao, sono Miriam. Vi ringrazio di
cuore, perché dentro di me, attraverso voi, ho sentito una piccola spinta,
SEI MESI DI.. Assisi
un messaggio, un incoraggiamento
che il Signore vuole darmi in questo
momento. Anch’io non so tante cose
e ho bisogno di ritornare a vedere.
Quindi mi sono stati dati degli input
che devo rielaborare, grazie perché è
un dono! Ascoltandovi ho ricordato
una frase della beata Chiara Luce Badano, che dice: “Ho capito, se solo fossimo pronti a tutto, quanti segni Dio
ci manderebbe”. Allora dico: è proprio
lì la chiave! La nostra libertà è essere
pronti a tutto. Però un conto è dirlo,
un altro è farlo, allora chiedo: Cosa
vuol dire, veramente, affidarsi?
Carlo
Nella nostra vita, potrebbe capitarci
di provare una grossa sofferenza (una
malattia, la morte di qualcuno, situazioni drammatiche, ecc.), ma non
possiamo aspettare quel momento
per dare prova della nostra fede. Dobbiamo farlo sin da oggi. Intanto è la
scelta. Poi, anche Chiara e Francesco
lo insegnano, è la nostalgia di Dio.
Quando non abbiamo tragedie da
superare, per mettere alla prova il nostro amore per Lui, affinché Lui possa
venirci in soccorso la nostra sofferenza è vivere quella nostalgia.
La nostalgia di Dio è nel nostro DNA,
nella nostra anima, impressa in noi
con la nostra coscienza, col Suo marchio, con la Sua firma. Noi siamo stati
intessuti dalle Sue mani, creati dalla
Sua mente, concepiti nel Suo pensiero,
anche se non lo ricordiamo, siamo già
entrati nel suo essere e ne siamo usciti
dopo che ci ha concepito. Questa nostalgia ci dà tanta sofferenza. Anche
chi si proclama ateo è desideroso di
Dio. Proclamarsi ateo è solamente
una frase arrogante. Rinunciare a Dio
solamente perché non lo si è trovato o
non si è potuto superare qualcosa di se
stessi per trovarlo, o perché la Chiesa ti
è antipatica, è troppo comodo. Diamo
spazio a questa nostalgia, a questa
ansia di conoscere l’amore, di incontrare l’amore in una donna, in un amico, nel sacerdote, in Dio.
Una goccia di Dio in noi deve sempre
entrare ed entra solamente attraverso la verità, attraverso il Suo Santo
Spirito, se lo accogliamo.
Dobbiamo di superare noi stessi, il
nostro “io”, quello per cui se vogliamo
accogliere lo Spirito di Dio deve essere
annullato. Non è la nostra personalità, né la nostra persona o il nostro essere. Dio come potrebbe schiacciarci
e annullarci? Il nostro “io” non è nulla,
è solo il nostro carattere. Quest’ultimo è ciò che dall’esterno ci ha condizionato ad avere quella reazione, ad
essere esuberanti, allegri, tristi, ad essere chiusi, secondo ciò che ci è capitato, secondo la famiglia dove siamo
nati, secondo la società che abbiamo affrontato, la scuola, i professori.
Tutto ci ha condizionato. Annullare
questo “io” significa annullare tutti i
condizionamenti. Viceversa, la docilità al cambiamento, permette che il Signore entri dentro di noi e ci sani, sani
le nostre ferite, i nostri errori, le nostre
brutte pieghe, i nostri vizi, ed esalti, e
costruisca la nostra somiglianza con
Lui, con i componenti che sono direttamente provenienti da Dio, ovvero la
bontà, la volontà (volere è potere;la
volontà è come un muscolo più lo alleni, più funziona), la generosità. La
nostra nostalgia di Dio ci farà cammi-
nare e volare verso di Lui.
Andare verso il bene è un sacrificio
perché siamo immersi nel male ma è
lo sgancio definitivo da fare nella nostra vita.
Lorenzo
La mia storia è un po’ strana. Dieci
mesi fa Carlo mi chiese se mi avesse
fatto piacere far parte del musical
“Chiara di Dio”,ma io non sapevo far
nulla! Allora lui mi propose di fare il
tecnico luci (occhio di bue) e così accettai. Dopo un mese un responsabile
mi chiese se fossi voluto andare dietro
le quinte per i cambi di scena, accettai. Un mese dopo mi chiese se avessi
voluto fare qualche comparsa, accettai. Adesso mi ritrovo a fare la cosa
che più odiavo al mondo, ballare.
Odiavo farlo perché mi vergognavo.
Da settembre frequento l’accademia
e studio danza classica e moderna.
Carlo
Il Signore fa così con noi: ci chiede un
sì, poi non ci chiede nulla, poi facciamo solo delle comparse e poi ci porta
dove noi non vorremmo mai arrivare, anche a fare quelle cose di cui ci
vergogniamo o che pensavamo non
facessero parte del nostro essere, ma
fanno parte dell’essere con Dio, per
Dio e in Dio.
Ci lasciamo con la canzone Santo Spirito, ricordandoci sempre che siamo
tutti immersi nel Suo Spirito e che il
Suo respiro deve essere il nostro respiro. Importante è andare a tempo con
Lui e allora la nostra vita sarà musica
del Suo Santo Spirito.
55
RUBRICA
SEI
MESI DI.. compagnie amatoriali
TANTE COMPAGNIE TEATRALI AMATORIALI
HANNO ALLESTITO I MUSICALS DELL’AUTORE TEDESCHI:
GRUPPO PASTORALE GIOVANILE DI CANALE MONTERANO (RM)
PARROCCHIA MADONNA INCORONATA DI PADOVA
PARROCCHIA SAN NICOLÒ DI MISTERBIANCO (CT)
COMPAGNIA AMATORIALE MONDRAGONE OPERA MUSICAL (CE)
Il gruppo pastorale dei giovani della parrocchia di Canale Monterano
ha messo in scena il musical
Chiara di Dio
di Annamaria Bianchini
I
ragazzi del “Gruppo Giovani – Parrocchia Canale Monterano” guidati dal
loro parroco e dai responsabili, tra cui Elisabetta e Carmine, hanno debuttato lo scorso maggio con il musical Chiara di Dio.
Nel mese di settembre hanno voluto conoscere il Piccolo Paese del lago,
dove hanno trascorso un fine settimana, durante il quale hanno rappresentato al teatro Leo Amici alcuni quadri del loro spettacolo Chiara di Dio
per le compagnie di “Patto di luce” e di “Carismi in musica”. Hanno, inoltre,
partecipato ad alcuni stages di teatro ed infine assistito alla rappresentazione del musical Patto di luce: in cartellone al Teatro Leo Amici.
Il 29 ottobre a Canale Monterano, un piccolissimo paesino a pochi chilometri da Allumiere, questa giovane compagnia amatoriale alla presenza
di S.E. Mons Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana, ha nuovamente
messo in scena Chiara di Dio.
Per l’occasione li ho raggiunti e mi hanno accolto con tanta gioia. Prima
dello spettacolo, insieme al parroco dei frati Carmelitani Scalzi del luogo e
al Vescovo, già conosciuto nel novembre 2010, in occasione del convegno CEI ad Assisi, abbiamo raggiunto
i ragazzi per la preghiera prima del “chi è di scena”.
Una presenza viva e forte quella del Vescovo. Ho visto come sia un pastore ma anche un padre per loro, padre
che si prende cura dei propri figli con amore e passione. Ho sentito le parole d’ incitamento ai genitori pre-
56
LA COMPAGNIA AMATORIALE CON MONS. ROSSI E A. BIANCHINI
SEI MESI DI.. compagnie amatoriali
senti affinché i loro figli, attraverso la loro cura, possano crescere nella
fede e divenire il futuro della Chiesa.
Sono giovani fortunati ad avere come pastore il Vescovo che ho conosciuto e così, il pensiero, come molte altre volte è andato ai giovani
che frequentano il Piccolo paese del lago, a ciò che hanno e ricevono
ogni giorno frequentando, oltre la parrocchia, le strutture dell’Associazione Dare, l’oratorio, la preghiera comunitaria delle Lodi e dei Vespri, gli incontri settimanali a cuore aperto, gli incontri mensili di spiritualità, l’accademia con i suoi corsi, gli spettacoli che si rappresentano
e, soprattutto, la dedizione e la cura di Carlo, di sua moglie Daniela e
di tante persone che si occupano di loro, della loro crescita, delle loro
necessità e del loro bene.
Sono anch’essi veramente fortunati e, uniti ai giovani di Canale Monterano e di ogni luogo, sono Chiesa viva nel mondo.
IL VESCOVO S.E. MONS. ROSSI
Riportiamo una testimonianza, pubblicata sul loro sito, dei giovani che hanno lavorato alla preparazione
dello spettacolo:
“I
l percorso di formazione che gli animatori del
gruppo giovani della parrocchia di Canale Monterano hanno proposto quest’anno ai ragazzi
dei gruppi giovanili, dalla seconda media in su, è all’insegna del “matrimonio” tra fede ed espressione artistica
e trae spunto dalla storia di una giovane santa che non
passa mai di moda.
Da alcuni anni lo spettacolo viene rappresentato in
pianta stabile proprio nella cittadina umbra, dove è stato scoperto dai nostri animatori, che subito ne hanno
colto la notevole valenza educativa.
Superata un po’ d’iniziale titubanza, i ragazzi si sono
letteralmente innamorati della storia di Chiara, tanto
che alla “prima” del 29 e 30 maggio scorso sono stati
circa 30, tra cantanti, attori e ballerini, a salire sul palcoscenico del Teatro di Canale M. alcuni dei quali già
protagonisti, lo scorso anno, di un riuscito allestimento
di Forza venite gente.
Il musical (ndr Chiara di Dio) presenta una storia vera,
impegnativa, niente affatto scontata per un adolescente. La messa in scena offre numerosi spunti di riflessione
sulla fede e sul senso della vita dal punto di vista cristiano. Durante le
prove i ragazzi
dedicano sempre del tempo
alla meditazione
su questi argomenti, partendo
proprio dal commento del testo
che andranno a
interpretare.
Piano piano, il confronto con santa Chiara li ha appassionati e, nonostante sia stato difficile trascinare tutti in
quest’avventura, ora ogni attore è completamente preso dal proprio personaggio.
I ragazzi stanno vivendo un’esperienza assai profonda,
infatti quando siamo partiti con le prove, a metà ottobre dello scorso anno, volevamo semplicemente creare un’opportunità di aggregazione per i ragazzi.
Ci siamo, invece, trovati immersi in una cosa più grande di noi, sia tecnicamente sia spiritualmente. Il mese
scorso siamo stati con il gruppo dei ragazzi a fare uno stage con Anna Maria Bianchini, attrice e coordinatrice
del musical, al centro ecumenico internazionale Lago
di Monte Colombo, nel riminese, fondato da Leo Amici
(nostro conterraneo). Lì i ragazzi hanno imparato a fare
le cose con amore e con il sorriso, si sono sentiti valorizzati e sono ripartiti con una marcia in più dal punto di
vista dell’entusiasmo e della serietà.
Questo è molto importante, perché la messa a punto
dello spettacolo è basata sulla responsabilità e sulla capacità di autogestirsi di ciascun attore.
Annamaria Bianchini ci ha riportato le parole di C. Tedeschi: “Chiara di
Dio porta sempre
piccoli miracoli”.
Grazie al musical,
in effetti, si sono
riavvicinati alla
parrocchia alcuni
ragazzi che avevamo un po’ perso per strada.”
57
SEI MESI DI.. compagnie amatoriali
Il gruppo dei giovani della parrocchia Madonna Incoronata di Padova
ha messo in scena il musical
Chiara di Dio
FOTO GALLERY
L
a compagnia amatoriale della parrocchia Madonna Incoronata di
Padova il 30 ottobre ha messo in scena, al teatro Geox, il musical
sulla vita di santa Chiara.
«I ragazzi della parrocchia hanno perfezionato movenze, ritmi e note
grazie a due stage con gli attori professionisti e il regista Carlo Tedeschi
– racconta don Carlo, il loro sacerdote -. Partecipare a questi laboratori
(ndr stages teatrali) è stato come una bomba: si sono innamorati del progetto e dedicati alle prove con costanza ed impegno».
Una compagnia composta da una cinquantina di ragazzi formata da animatori dell’Azione Cattolica, scout e giovanissimi.
Il ricavato dello spettacolo ha aiutato i bambini dell’Est Europa e dell’Asia Centrale malati di leucemia e tumori attraverso l’Onlus Lifeline Italia.
Il gruppo della parrocchia di San Nicolò di Misterbianco (CT)
ha messo in scena il musical
...Chiara di Dio
I
l laboratorio teatrale della nostra parrocchia presenta il suo terzo lavoro.
Questa volta la scelta, è caduta su un’opera di Carlo Tedeschi, santa Chiara: Chiara luce di Dio.
Il musical di Tedeschi ci ha conquistato per la profondità dei testi ispirati alle fonti francescane, per la
bellezza delle musiche e per il ritratto di Chiara che da esso emerge. Una donna, una santa per i credenti,
vissuta 800 anni fa ma che tanto ha da dire ancora oggi. La profondità della sua fede, l’intima unione a Cristo, la povertà, l’umiltà e la semplicità vissute senza riserve, la sua sapienza e il suo coraggio sono esempi
ancora validi per noi uomini e donne del XXI secolo. L’esempio di Chiara, però, non è solo per i credenti ma
anche per i non credenti. A mio modesto avviso il pregio di questo spettacolo sta proprio nell’universalità
dei messaggi che lancia.
L’autore fa dire ad uno dei personaggi che, anche se non si crede, “si ha il dovere di capire”.
Mi ricorda un pensiero del filosofo ateo Norberto Bobbio ripreso dal Cardinal Martini: la vera differenza
non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa.
Pippo Fiorito
(Responsabile del laboratorio teatrale)
58
SEI MESI DI.. compagnie amatoriali
I
l teatro è una splendida attività dell’oratorio Don Bosco, nato proprio per consentire “alla gente del popolo”, ossia a non professionisti, di salire sul palcoscenico per esibirsi.
Possiede una sua valenza comunicativa e pedagogica, ormai universalmente riconosciuta, tanto per gli
attori quanto per gli spettatori. Ma lo spettacolo Chiara di Dio è un genere diverso, si tratta di un musical. Il
musical sta al cuore dell’attività teatrale poiché il testo del messaggio che si vuole presentare passa attraverso il canto, le coreografie e la recitazione. E’ un linguaggio ancor più simbolico del teatro. Occhi, udito
e cuore sono interessati.
Il canto infatti tocca il cuore e non solamente l’udito, scende fin nel profondo di noi stessi a liberare il sentimento da tutti quei meccanismi di difesa e maschere che il nostro sub cosciente mette in atto.
Il canto non è fatto solo di parole, ma di melodie e le melodie elevano lo spirito verso l’alto e permettono
alle parole di penetrare indisturbate nel cuore e trasformarlo.
Nel nostro caso si tratta di una giovane ragazza che ha deciso di consacrare la sua vita al Signore, è S. Chiara.
Auguro a quanti prenderanno parte allo spettacolo di sentire nel cuore gli stessi sentimenti di Chiara di Dio
per il nostro Signore Gesù.
don Giuseppe
Compagnia amatoriale Mondragone Opera Musical(CE)
ha messo in scena il musical
Chiara di Dio
S
abato 24 novembre 2011 Raffaele Villoni e la compagnia amatoriale Opera Musical di Mondragonehanno messo in scena il musical Chiara di Dio ad Afragola. E’ frutto di una collaborazione iniziata già
da qualche mese con gli artisti dell’Accademia del Lago.
La Compagnia amatoriale aveva bisogno di una figura che interpretasse Frate Angelo, così io, mio marito
e Raffaele Centorbi, siamo partiti per Mondragone.
Al nostro arrivo, Raffaele Villoni ci ha accolto con commozione e, nonostante tutte le difficoltà tecniche
che ogni volta incontra, ci ha confermato che non può rinunciare a fare questo spettacolo per ciò che prova la sua anima nel rappresentarlo.
Queste sue parole ci rendono ancora più consapevoli del servizio che stiamo svolgendo sia come animatori che come insegnanti. Ci siamo uniti prima dello spettacolo per una preghiera recitata dal Ministro
Generale dei frati di S. Antonio da Padova.
Lo spettacolo è stato intenso nonostante le difficoltà tecniche di fonica e luci, gli interpreti sono rimasti
concentrati riuscendo nel loro intento. San Francesco e Santa Chiara sono stati accolti calorosamente dalle
oltre trecento persone presenti in sala.
Padre Luigi, organizzatore dell’evento, ha al termine ringraziato tutti i partecipanti e la serata si è conclusa
con l’augurio di un arrivederci a presto... magari al Piccolo paese del lago.
Titti Imola
(insegnate di danza)
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LETTERE E TESTIMONIANAZE
In questa rubrica sono racchiusi pensieri e lettere per lo più scritti
da giovani... preghiere personali, riflessioni sulla vita, su se stessi,
sui perché, giunti in redazione.
Alcuni di essi provengono soprattutto da coloro che frequentano l’oratorio e
l’Accademia d’arte del Lago. Ragazzi seguiti e guidati nel loro percorso di fede e
di formazione professionale da figure genitoriali, insegnanti, catechisti, sacerdoti e da Carlo Tedeschi, nell’ambito delle iniziative della Fondazione Leo Amici
e dell’Associazione Dare. Giungono inoltre molte testimonianze su Leo Amici; in
questo numero ne pubblichiamo alcune.
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LETTERE E TESTIMONIANZE
G
entilissima Elettra,
mi è arrivata la copia del semestrale. Grazie. Lo sto leggendo con piacere e commozione.
Al più presto farò l’abbonamento. Il 17 dicembre a scuola i bimbi, e questa volta anche un gruppo di genitori,
hanno riproposto per il percorso di educazione religiosa alcuni brani di Chiara di Dio e alcuni brani di Greccio, notte
di Natale 1223. L’emozione vissuta da grandi e piccoli spettatori è stata fortissima. Tutte le bambine volevano interpretare la parte di Chiara per cui quest’anno ho dovuto inserire le...clarisse. Alcuni genitori hanno provveduto ai
costumi, si sono collegati sul vostro sito e quindi la vostra conoscenza si estende. Forse con alcuni ci ritroveremo ad
Assisi per il primo gennaio al teatro Metastasio per lo spettacolo di Natale. Io, se non subentrano contrattempi, ci sarò.
Chi ha visto lo spettacolo dei bimbi, recepito i contenuti delle scene riprodotte e “ascoltato” le musiche coinvolgenti di
Stefano Natale.. ne è uscito sconvolto e fortemente emozionato.. grazie per la vostra testimonianza. Vi auguro a tutti...
ma proprio tutti.. ai ragazzi della compagnia.... alla redazione.. alla direzione.. a tutti quelli che lavorano con voi per
la riuscita del vostro cammino un sereno Natale.. un sereno anno nuovo. Un abbraccio fraterno... e grazie di nuovo.
Loredana Di E.
(insegnante)
P
asseggiare in questa città fuori dal mondo è come sentirsi a
casa. È quiete, riparo e amore
che sulle sponde del lago fa riposare.
Fuori dal mondo ma nello stesso tempo a casa, ricordandomi che “alla sera
della vita ciò che conta è aver amato”.
Grazie.
Elena
U
n piccolo paradiso! Incredibile la gentilezza, la cordialità e
la disponibilità del personale, dei camerieri, oltre alle loro
capacità, ovviamente. Cucina spettacolare: io che sono
difficilissimo nei gusti e raramente mi faccio convincere nel provare piatti diversi, ho provato tutto e tutto mi ha deliziato. Le camere sono pulitissime (le camere dell’hotel Villa Leri) comode e
ben climatizzate. La struttura è affascinante e come si avverte fin
dall’arrivo molto spirituale e rigenerante.
Non riesco a trovare un minimo difetto e sicuramente tornerò perché il ritorno alla realtà da questo piccolo paradiso è stato molto
difficile! E dico anche per la qualità, il prezzo non è per niente spropositato, anzi. Concludendo: qualità ai massimi livelli, dovrebbe
essere molto più pubblicizzato nel mondo perché potrebbe essere
vanto per l’Italia.
Stefano M.
Siamo entrati non credendo in niente... e la nostra famigliuola è uscita
con le lacrime... grazie di cuore, siete grandiosi, tutti!
Vi vogliamo bene! Buon Natale!
Noi torneremo, voi continuate a lavorare con il cuore! Baci.
Annalisa, Roberta e Massimiliano
S
abato sera vi era, tra lo staff del teatro ed alla fine dello spettacolo, una signora del pubblico che, avvicinatasi mi
mette un biglietto tra le mani dicendomi che era un piccolo ringraziamento e di darlo a qualcuno, ad un qualsiasi
ragazzo della compagnia.
Quando poi l’ho letto davanti a tutti i ragazzi della Compagnia, ho capito il significato profondo di quel gesto, cosa
stesse realmente a rappresentare. Il fatto che questa signora si fosse fidata di una persona che non aveva mai visto, mi
ha fatto pensare a quanto sia importante ogni gesto, ogni singola azione, che, se fatta con amore, arriva agli altri che
si sentono accolti, abbracciati dall’amore di Dio che, se vogliamo, possiamo esprimere.
Il fatto che questa signora mi abbia detto: “Dallo a qualcuno, non importa a chi, basta che lo legga qualcuno”, mi ha
riportato alla mente l’importanza di questo spettacolo, “ Patto di Luce”, delle parole che esprime e dell’immenso progetto che ha Dio su questo paese e su tutti noi, mi ha fatto soffermare sul fatto che chiunque varchi la soglia di questo
paese, torna a casa così pieno di sostanza, che non vede l’ora di esprimerla e dico questo perché spesso per noi è normale fare volontariato e tornare a casa felici, con il cuore che scoppia d’amore a tal punto da non poterlo contenere ma,
in realtà, non deve diventare abitudine, perché significherebbe non essere presenti a se stessi e svolgere le nostre azioni
meccanicamente senza rendersene conto, invece, significa crescere e non dare mai niente per scontato.
Penso, allora, che tutto sia necessario e tutto sia stato calcolato; penso che ognuno di noi sia un’ingranaggio vivente
utile agli atri: noi, se vogliamo, possiamo essere un esempio vivo per coloro che vengono al Piccolo paese per la prima
volta che a loro volta possono essere utili per ricordarci l’importanza di ciò che stiamo svolgendo e per rinnovare ogni
giorno, ogni istante la nostra vita, le nostre scelte in Dio, in Gesù.
Beatrice C.
61
LETTERE
E TESTIMONIANZE
RUBRICA
A seguire una testimonianza della scrittrice siciliana Brunella Li Rosi per i giovani della Compagnia siciliana.
IL SORRISO DELLE STELLE
U
62
n invito imprevisto, una telefonata inaspettata,
nel mare travolgente degli impegni e delle cose da
fare, certe volte può rimettere ordine alle idee e fare
ritrovare pace e calma. Può restituirci quella sana energia
che ci consente di proseguire, con rinnovata fiducia, lungo
una strada maestra che, nonostante le mille difficoltà, ci
indica un felice punto d’arrivo.
È così, colta alla sprovvista, sento il telefono squillare.

Ciao sono Claudia, ti ricordi di me? Ci siamo incontrati
solo una volta, forse non ti ricordi. Siete venuti solamente
una volta, tu e tuo marito, nella nostra casa in via Bricinna.

Certo che mi ricordo! Mi ricordo benissimo. Pensavamo di
ritornare a trovarvi non appena fosse stato possibile. Tu e il
gruppo ci siete rimasti nel cuore.
E allora perché non venite a trovarci sabato sera?

Mangeremo la pizza! Ci saranno anche Francesco e tutti gli
altri.
Cerco di riordinare in fretta e furia orari e impegni. Il tempo,
che certe volte sembra esserci nemico, mi dice di no. Non
ce la posso fare a trovare spazio per sabato sera. Ma, il
desiderio di ritrovare volti e momenti di serenità si affanna
nella mente, cercando di trovare gli spazi giusti tra quei
battiti delle ali del tempo, che sembra portarsi via dalla vita
anche quei momenti che la stessa vita possono addolcire.
Penso che no, non si può fare. Ma nonostante il calcolo
ragionato delle ore e dei minuti e di tutti quegli impegni che
so di avere, dico di sì.

Sì Claudia verrò. Anche se da sola perché mio marito
sabato è fuori per tutta la giornata e sicuramente tornerà
molto tardi. Non credo proprio che possa essere a casa in
tempo per raggiungerci. Tra l’altro credo che arriverà a casa
talmente stanco che non avrà voglia di uscire nuovamente...
Ma... ok! Io verrò lo stesso! Sono davvero contenta di avere
l’opportunità di incontrarvi ancora. Sai, non ho avuto
neppure una serata o un pomeriggio libero da un mese a
questa parte. E così ho continuato a rimandare anche una
semplice telefonata di saluto.
Certo, penso tra me e me, che forse … forse mi sto lasciando
prendere un po’ troppo dal gioco della vita...dalle cose da
fare, dagli appuntamenti, dagli impegni che si accumulano
dispettosamente dentro quello che rimane del mio tempo
libero. Penso, facendo rilassare e sorridere il cuore, che
quest’invito inaspettato giunge come un felice balsamo,
per lenire l’inquietudine che naturalmente nasce e prospera
dentro i pensieri quando ci si lascia prendere così come sto
facendo in questo periodo della mia vita.
È sabato. Aspetto con una certa ansia che si faccia sera.
Inaspettatamente, Alfio mio marito, fa ritorno a casa prima
del previsto. È stanco e ha il volto abbronzato per tutto il sole
che ha preso. Ha passato l’intera giornata all’aperto ma,
nonostante la stanchezza, vuole venire anche lui. Andremo
insieme.
Anche Alfio è ben felice di poter rivedere tutte quelle persone
che, pur avendo incontrato una sola volta, come me,
sentiamo in modo spontaneo di poter chiamare amici. E
così, dopo una rinfrescata veloce siamo fuori.
Con la convinzione che avremo ordinato pizze e birra,
decidiamo di non portare nulla. Percorriamo quella strada
PARTICOLARE VIA BRICINNA, LENTINI
stretta e in salita, illuminata da luce soffusa di vecchi lampioni.
Il silenzio e la tiepida temperatura, primizia dell’estate,
riempiono ogni angolo di questa strada deserta. Il vecchio
quartiere è stato quasi abbandonato dai suoi vecchi abitanti,
che hanno preferito la comodità degli appartamenti
moderni e affollati delle zone nuove del paese. Si sono
trasferiti in case dove la calma di questa strada è stata
sostituita dalla confusione di auto e l’aria tiepida di questa
sera, che qui, in via Bricinna, viene riempita dalla fragranza
profumata dei primi gelsomini, lascia il posto ad odori
sgradevoli di inquinamento che pesantemente trascinano
con loro rumori a tutto volume di musica rock.
Qui è silenzio, e in silenzio ci avviamo verso quella casa che
la generosità di una signora ha messo a disposizione di
queste persone particolari. Particolari e amiche.
Siamo arrivati. Il grande portone è spalancato e illuminato.
Cominciamo a salire la breve rampa di scale. Ma, sempre
silenzio.
Non può essere che non ci sia nessuno!
Sei sicura che ti abbia detto sabato?
Non ho il tempo di rispondere che già siamo arrivati su
quella grande terrazza. Ci sono tutti. Anche persone che
non ho mai visto prima. Stanno in silenzio. Tutti in cerchio.
Alcuni hanno dei libri in mano.
Francesco interrompe il silenzio e ci viene incontro. Ci
presenta a tutti e ci invita ad unirci a quel cerchio. Stavano
per mettersi in preghiera recitando i vespri. Giungono altri
due amici. Insieme ai nuovi arrivati ci uniamo a loro e anche
noi facciamo parte del cerchio .
Il segno della croce dà inizio a questa serata.
La terrazza è circondata dalla casa e da una parete rocciosa
da due lati e dagli altri da un piccolo giardino e da una
balconata in muratura .
LETTERE E TESTIMONIANZE
RUBRICA
Sembra uno scrigno, custodito dalle mura. Il coperchio è il cielo. ci lascia spesso increduli e sbigottiti.
Un cielo sereno e blu che comincia ad adornarsi con la prima stella. E così, in quest’aria che sa già di estate e con questa pace
I volti di tutti sono seri ma distesi. Sento innalzare la preghiera che provo nel sapermi non giudicata, ma ascoltata e anche
verso quella prima stella ed ho la sensazione che le voci, che capita, mi ritrovo ad ammirare negli altri le virtù che io stessa
si alternano nella recita, trascinino con sé anche il profumo vorrei avere. La capacità di ascolto di Francesco. Vorrei poter
dei fiori di questo piccolo giardino verso il cielo.
fare le semplici, incisive osservazioni di Giuseppe. E che dire
Un breve canto a Maria affida alla più tenera delle madri la dell’allegria attiva e premurosa di Claudia? Sono rapita dalla
giornata appena trascorsa.
passione per lo spettacolo e per la danza della maggior parte
A preghiera finita, le voci e le risate cominciano ad incrociarsi dei giovani. Tutti presi dagli spettacoli che hanno offerto
mentre alcuni entrano in casa a prendere le sedie per al pubblico della “città della notte”. Altro che notte! Il sole
tutti. Ci troviamo di nuovo in cerchio, in modo da poterci hanno portato! Con “Chiara di Dio” e “Un fremito d’ali”. Con
guardare tutti. Francesco inizia a parlare ed invita anche me entusiasmo e con la consapevolezza di fare bene. Ragazzi
a raccontare un po’ del mio romanzo. Lo faccio volentieri. entusiasti e allo stesso tempo ragazzi normali! Giovani che
Nel parlare ho modo di osservarli con più attenzione. La studiano o che lavorano, che vivono nel mondo e che lo
maggior parte di loro è gente giovane, ma anche chi giovane conoscono bene, e che riescono a starci in mezzo senza farsi
non è più, ha sul volto e nello sguardo quell’aria serena e sporcare. E si, lo scudo di una fede sicura fa di questi miracoli.
tranquilla che solo la speranza sa dare. E così, dato che una Le pizze sono pronte! Un certo languorino, stimolato dalla
parola tira l’altra, una piacevole e animata discussione si è fragranza di quelle prelibatezze appena sfornate, viene
intavolata tra tutti noi. Gli argomenti più appassionati sono soddisfatto con mio grande piacere. Ma vedo che non sono la
stati quello della famiglia, l’uso corretto della tecnologia e del sola! Mangiamo tutti con appetito, mentre da quella fornace
computer, e per finire l’Africa, con i suoi grandi problemi e la accesa continua a diffondersi nell’aria il profumo di pizza e di
sua grande bellezza. Molti hanno esposto il loro pensiero e pane appena sfornato.
anche la propria esperienza. Alcuni non sono intervenuti nella Acqua e bevande sono sistemate su un tavolo.
discussione ma hanno partecipato lo stesso con attenzione Qualcuno ha portato una bottiglia di vino. Basterà per tutti?
Si che basterà!
alle parole degli altri.
Ma allora, perché le stelle
L’allegria e la vita non
... sento innalzare la preghiera dei
sorridono e rendono questa
potevano mancare alla
vespri verso quella prima stella ed ho la
serata straordinaria? Cosa può
nostra tavola.
mai esserci di straordinario in
E neppure i dolci!
sensazione che le voci [...] trascinino con
una serata passata con amici
Una torta con le
sé anche il profumo dei fiori di questo
a parlare? A parlare, mentre
candeline accese sul sei
piccolo giardino verso il cielo ...
alcuni di questi giovani stanno
e sullo zero viene accolta
davanti alla brace di un fuoco
dagli applausi e dai canti
acceso dentro ad un forno per
di buon compleanno.
cuocere le pizze che mangeremo e che hanno impastato e Uno degli amici compie sessant’anni proprio oggi.
condito con le loro mani? Cosa ci può essere di straordinario Altri dolci e pasticcini interrompono definitivamente la mia
in tutto ciò, mi chiedo?
dieta! Ma va bene così.
Ecco! Lo straordinario è che le opinioni di ciascuno non sono Farò come Rossella O’hara in “Via col vento”. Ci penserò
state stroncate o bloccate ponendo con forza il proprio domani! Ossia mi metterò a dieta domani. Stasera no!
punto di vista. No. Sono state ascoltate e messe accanto alle Sono con degli amici e sono contenta! Anche Alfio lo è!
proprie. L’ascolto. Sì, l’ascolto. Ascoltare gli altri.
Ma si è fatto tardi e vedo che è stanco. Forse è meglio
Francesco è stato un vero maestro in questo. E anche tutti gli andare. Incominciamo il giro dei saluti accompagnati dalla
altri. Perché? Ma la risposta è già dentro al mio cuore.
promessa di rivederci quanto prima. Mi fermo un attimo a
Credo che abbracciare una fede complessa ed impegnativa guardare il cielo. Due stelle sembrano brillare più delle altre
come è la fede cristiana alleni lo spirito ad accogliere gli e la sensazione che ci stiano sorridendo ritorna di nuovo tra i
altri e a capire le altrui posizioni. Capire e rispettare i vicini miei pensieri. Anzi, sono sicura che ci stiano guardando con
ma anche i lontani, come la gente d’Africa, ci pone in quella tenerezza. Le stelle e il cielo, tutti sono stati con noi questa
ideale posizione di benevolenza e di partecipazione e ci fa sera. Ne sono sicura.
sentire di essere un popolo in marcia verso il cielo. Allora, in
Brunella Li Rosi
modo ideale, il cerchio che abbiamo formato con le sedie, qui
Brunella Li Rosi
su questa terrazza di via Bricinna, si allarga fino agli estremi
confini della terra e ci fa sentire vicini ed uniti. Tutti figli di Dio. E
Brunella Li Rosi vi
ve a Lentini, dove
perciò tutti fratelli. Belli, brutti, intelligenti o meno intelligenti,
coltiva due pass
la famiglia e gli
ioni:
st
udi letterari e te
ricchi, poveri, bianchi, neri o gialli, tutti uguali agli occhi del
ologici. Ha ricev
a Ispica il premio
uto
Donne libere di
Padre. Accomunati dal desiderio di pace e verità.
Sicilia 2011. E’ an
presidente dell’
ch
Associazione na
e
E così, pur rimanendo delle persone che vivono la loro vita
zionale Ricerca
cancro (AIRC).
su
U
l
na
do
nna che,
e gli impegni quotidiani, come tutti al mondo, possiamo
nei ritagli di tem
po
tr
a l’impegno
guardarci l’un l’altro con l’occhio benevolo della fede
sociale del
volontariato e
sapendoci uniti nella speranza.
il tempo dedi
cato alla sua
Speranza nella Parola, che ci indica e ci promette la verità.
famiglia, esprim
e
le sue emozioni
Speranza nel riscatto, che è stato pagato con il sangue
scrivendo.
dell’innocente; da questa condizione umana sofferenza che
Il suo ultimo lib
ro s’intitola “In
viaggio con me”.
63
LETTERE E TESTIMONIANZE
D
io mio, un forte pianto mi riempe gli occhi, ti ho
parlato e ti sei sporto ad ascoltare. Le lacrime
scendevano perché ti ho sentito entrare in me!
Affacciata alla finestra ho pianto e in quel pianto mi sono
sentita amata. Solo una cosa ti ho chiesto, di entrare nel
mio cuore, di entrare in me perché ho arredato questo interno e adesso è pronto ad accoglierti.
Tanto ancora da aggiungere e da perfezionare, ma Dio
mio, perché questo pianto non si ferma?
Guardo gli occhi di Leo Amici nel quadro e sembra che mi
osservi tutti i giorni, gustando i movimenti in cui apro il
mio cuore a Te Dio mio. La tua mano è posata sulla mia
S
ono nato nel 1983 nel sud della Germania. Sono
stato battezzato secondo la religione evangelica
alcuni mesi dopo la mia nascita, ma non credevo
in Dio. Pensavo: “Se Dio esiste, forse è un’energia della
natura”.
Avevo il necessario per vivere, ma la mia vita era senza
una direzione.
Ad un certo punto nel 2006, durante lo studio infermieristico a Stoccarda, feci un sogno:
“Vedo un piccolo teatro. Sul palcoscienico un uomo con
un cappello nero, una camicia rossa, un gilè nero ed i
pantaloni neri. Al suo fianco due ragazze vestite di bianco, una alla sua destra e l’altra alla sua sinistra.
Davanti al palco tante persone applaudono ed alcune di
loro scattano delle foto. L’uomo sul palco sorride di gioia.”
Al risveglio mi ricordai ogni dettaglio, fu un sogno molto
chiaro e anche adesso dopo cinque anni è ancora vivo
nella mia mente. Dopo questo sogno mi chiesi chi fosse
quest’uomo, in quanto non l’avevo mai visto prima.
Circa due mesi dopo mi trovai per la prima volta a casa di
una mia collega italiana e la sua famiglia che mi invitarono a fermarmi a pranzo.
Ad un tratto una foto attirò la mia attenzione e riconobbi
64
spalla, io la sento. Volevi che dicessi chiaramente la mia
scelta: io Ti dico sì e lo urlo, perché nulla di più bello, di più
meraviglioso e di più grande sarebbe potuto succedermi.
Grazie a Leo Amici che ha voluto quest’opera. Lancio il
mio grazie oltre l’infinito perché possa catturare la mia
gioia e questo pianto d’amore e tenerli con sé.
Dio mio sono innamorata del tuo amore, mi hai creato libera di sceglierTi. Grazie perché così posso sceglierTi ogni
giorno di più.
Asia (18 anni)
che raffigurava lo stesso uomo del mio sogno e le due ragazze vestite di bianco.
Sconvolto da tale fatto raccontai il sogno a questa famiglia, e feci loro delle domande come: “Chi è quest’uomo?
È un regista? È un santo?”.
Sorpresi mi dissero che si chiamava Leo Amici e che in
Italia aveva fondato un piccolo paese di nome “Lago di
Monte Colombo” che loro conoscevano già da anni.
Alcuni mesi dopo spinto da tante domande mi recai al
“Lago di Monte Colombo” e conobbi Carlo Tedeschi, affascinato dal suo essere e dalle attività che si svolgevano
in quel bellissimo posto, nacque subito in me il desiderio
di vivere in Italia vicino a questo piccolo paese.
Nel 2009 terminato lo studio infermieristico mi trasferii.
Comincai a trovare la fede in Dio, a frequentare la chiesa
cattolica ed a sostenere le iniziative umanitarie ideate da
Leo Amici.
Michael
LETTERE E TESTIMONIANZE
N
ei primi anni ‘70, un lunedì di Pasqua, Leo Amici, con la sua
ed altre famiglie a lui legate per stima, affetto e riconoscenza, si reca a fare la classica scampagnata di pasquetta a
Montalto di Castro (VT), dove altre persone lo stanno aspettando.
Ci fermiamo in una piccola osteria e sotto un pergolato mangiamo ciò che
abbiamo portato da casa. Formiamo un bel tavolo di una quarantina di persone: ci facciamo il segno della croce e cominciamo a mangiare.
Egli, pur partecipando alla gioiosità della mensa, rivolge l’attenzione anche altrove.
Accanto a noi c’è un uomo seduto da solo con una bottiglia di vino davanti a sé
che impreca a voce alta. Noto che Leo spesso fissa lo sguardo su di lui con espressione seria, di colpo si alza, gli si avvicina e gli dà una pacca sulla spalla. Con un sorriso
gli chiede se vuole fare una gara a chi beve di più, ad un patto però: ad ogni bestemmia che tu dirai ti darò un morso sul naso. L’uomo, sorpreso, acconsente. Leo Amici
chiama l’oste e si fa portare una damigiana di vino da cinque litri e, alternativamente,
l’uno riempie il bicchiere dell’altro, così ad oltranza.
È come se Leo lo conoscesse da sempre, gli sorride, ci scherza, gli parla, lo abbraccia. Continuando a bere l’uomo comincia a non controllare più le parole e, tra una frase e l’altra,
bestemmia. Leo ad ogni imprecazione sorridendo lo avvicina a sè e gli dà un morso sul naso.
E poi ancora, fino a quando l’uomo smette di bestemmiare. Ora è come un cavallo domato,
fermo davanti a quel vino che non riesce più a mandare giù. Ha vinto Leo che se lo abbraccia e
gli sorride.
Mentre l’uomo è ubriaco, Leo sembra aver bevuto acqua, è lucido, controllato e lo invita ad andarlo a trovare a Civitavecchia. Si è fatto tardi, il tutto è durato un’oretta.
Leo Amici non beveva mai, è stato naturale per me quindi pensare che quell’uomo, in una giornata così importante (era lunedì dell’Angelo), forse avesse trovato un cuore che, messosi al suo pari, gli era stato vicino.
E poi il resto è tutto nelle mani di Dio.
Aldo
C
’è anche chi lo chiamava santone.. (Leo Amici)
certamente, se riferito a quel che c’era dentro di lui, a tutto quel che ti trasmetteva e ti dava. Anche dal suo fisico ti arrivava la sua forza. Lui sapeva
trasmettere anche al di fuori quel che aveva dentro ed anche dal suo fisico ti trasmetteva la sua forza.
Don Ottavio
65
LA SCIENZA CONFERMA
L
eo Amici è stato un uomo mite e silenzioso, ma se gli venivano rivolte delle domande rispondeva sempre. Siamo negli anni ‘60, in un contesto storico e culturale ben diverso da oggi, ma i punti interrogativi naturalmente erano quelli
intrinsechi alla natura umana. Così la morale, la spiritualità, la filosofia, la religione, la scienza venivano da lui affrontate con una semplicità ed una logica sconcertanti. Egli parlava con la sicurezza dell’uomo che non si limita a possedere la fede in
Dio, ma la incarna e ne diventa testimonianza vivente. Sconcertava anche quando
alle sue affermazioni aggiungeva:<<Non mi devi credere, se tu lo facessi non potrei
aver fiducia in te. Devi ragionare tu, ricercare tu, toccare con mano. Tutto ciò che
ho detto, se è verità, sarà provato anche scientificamente>>. Dopo la sua morte,
l’Associazione Dare ha dato vita ad un archivio dove vengono raccolte e catalogate
tutte le nuove scoperte che si collegano a quelle risposte date con semplicità.
Mensile di
divulgazione
scientifica
ALLARME ROSSO
2 novembre 2004
Il nemico attacca, le truppe rispondono
Quando una sostanza estranea - virus, batterio o tossina- penetra nell’organismo, il sistema immunitario reagisce
con tutti i mezzi che ha a disposizione, proprio come fa un esercito su un campo di battaglia. La strategia è complessa,
l’attacco è concentrato e avviene su più fronti. A intercettare per primo l’alieno è il sistema naturale: vere e proprie
pattuglie di ronda, macròfagi e proteine si gettano sull’estraneo e chiamano i rinforzi. Se l’invasione riesce a superare questa prima barriera entra in gioco l’immunità acquisita. In prima linea i linfociti B, che producono e scagliano
a raffica gli anticorpi. La battaglia si svolge ancora al di fuori della cellula nemico che può però eludere questa seconda barriera ed entrare nella cellula, infettandola. Ecco allora intervenire i linfociti T che non producono anticorpi
ma aggrediscono la cellula infettata in un duro corpo a corpo, distruggendola e debellando così l’infezione. D.T.
GLI ALIENI ALL’ATTACCO possono essere batteri, come lo strep-
tococco (a destra), virus, microrganismi o tossine. Il sistema
immunitario li riconosce tutti, anche se sono milioni e usano
tattiche diverse per infettare le cellule.
I MACRÒFAGI sono i veri spazzini del sistema immunitario. Si
trovano nel sangue e in ogni tessuto. Da qui si muovono, inglobano digerendo tutto ciò che non serve e va eliminato,
come le sostanze estranee o le cellule morte.
IL PLOTONE DEL COMPLEMENTO è formato da un insieme di pro-
teine che circolano nel sangue in forma inattiva. In presenza
del nemico, si attivano con un effetto a cascata, si scagliano
contro l’estareno e lo distruggono.
I LINFOCITI B sono le uniche cellule capaci di produrre gli anticorpi e di ricordarsene. Quando l’alieno viene intercettato,
arriva al linfocita un segnale che scatena la produzione e il
rilascio di anticorpi.
GLI ANTICORPI, o immunoglobuline, hanno una struttura adat-
ta a riconoscere e a legare il corpo estraneo. Quando si è già
entrati a contatto con l’ospite indesiderato, l’organismo lo ricorda e produce gli anticorpi adatti.
I LINFOCITI T circolano nel sangue e negli organi linfatici come
la milza o le tonsille, in cerca di cellule infettate. L’attacco è
diretto: il linfocita si attacca alla parete e rilascia enzimi che
disgregano la cellula, uccidendola.
..Gli anticorpi,
quando succede
qualcosa al corpo,
se lo comunicano.
A seconda di ciò
che è successo,
ecco che corre
alla riparazione
quel dato gruppo e
aggiustano
perfettamente.
I gruppi non stanno
mai insieme,
un gruppo sta qui,
un altro là e
possono vedere
i diversi interventi.
È come se fossero
in guardia
pronti a intervenire..
Leo Amici
LE CITOCHINE, piccole proteine prodotte dalle cellule del siste-
ma immunitario, sono i messaggeri intercellulari. Hanno molte funzioni, regolando i movimenti delle truppe.
66
LA SCIENZA CONFERMA
..L’ universo
è un macchinario messo in moto che non
c’è nessun orologio che va preciso come
l’universo e tutto
corrisponde alla natura.
Il grande corrisponde al piccolo.
Le stelle sono ai bordi dell’universo per
riscaldarlo altrimenti sarebbe tutto gelo.
Ogni costellazione ha il suo sole..
17 agosto 2011
C’E’ UNA COPIA
DEL NOSTRO SOLE
Leo Amici
NEW YORK- Scrutando il buio siderale, nella regione dell’Orsa Maggiore, astronomi americani hanno
scoperto un complesso planetario
con caratteristiche tanto simili a quelle del sistema solare da
far pensare che possano esistere le
condizioni per la presenza di acqua
e forme di vita. E’ la prima volta che
viene individuata una stella tanto simile al Sole, per età e composizione
chimica, intorno alla quale orbitano pianeti che seguono traiettorie
quasi circolari, proprio come accade nel sistema solare. Negli ultimi
anni sono stati individuati decine
di sistemi planetari nella galassia,
ciascuno però con caratteristiche
diverse sia nella natura della stella
centrale sia nella sistemazione dei
pianeti intorno ad essa. La stella Ursae Mayoris 47, a 51 anni luce dalla
Terra, stando alla scoperta di Debra
Fischer e colleghi dell’University of
California di Berkeley, ha almeno 2
grossi pianeti di massa gassosa simili a Giove che orbitano in circolo,
in uno spazio paragonabile a quello
che separa Marte e Giove dal sole. Il
primo di questi pianeti, il più vicino
alla stella, è grande una volta e mezza Giove ed era noto da qualche
tempo. Ma è la scoperta del secolo,
grande come tre quarti di Giove, a
confermare la natura del sistema.
Una natura tale da poter ospitare la
vita poiché “di tutti i sistemi planetari individuati questo è quello che
somiglia di più al nostro” ha dichiarato Fischer, anticipando il contenuto di uno studio di prossima pubblicazione sulla rivista “Astrophysical
Journal”. Se la stella è tanto simile al
Sole e intorno le girano pianeti con
caratteristiche tanto simili a quelle
della Terra, ragionano gli studiosi,
si può ben pensare che, nella regione di spazio compresa fra la stella e
questi due pianeti individuati, esistano altri pianeti più piccoli. E c’è
motivo di pensare che almeno uno
di questi possa avere caratteristiche
di composizione chimica, temperatura e luce molto simili a quelle
della Terra. La presenza dei pianeti, immersi nel buio cosmico, non
viene osservata direttamente ma
viene desunta dalle distorsioni dei
campi gravitazionali e delle onde
elettromagnetiche. Distorsione che
tuttavia, con gli strumenti attuali,
permette di individuare solo i corpi celesti più grossi. Postulando la
presenza di acqua- possibile poiché
la composizione della stella lo permetterebbe- è la presenza stessa
di pianeti simili a Giove, secondo
gli studiosi, a contribuire a creare
le condizioni per lo sviluppo della vita sui pianeti vicini più piccoli.
In primo luogo dando stabilità al
sistema con la loro grossa massa e
obbligando tutti gli altri pianeti a
tenersi sullo stesso piano nelle loro
orbite e a girare nello stesso senso. In secondo luogo garantendo
il mantenimento di orbite circolari,
che conferiscono stabilità all’atmosfera intorno ai pianeti, e attirando
con la propria massa gigantesca
meteore e asteroidi vaganti che,
su pianeti più piccoli, potrebbero
avere conseguenze catastrofiche.
Paolino Accolla
L’universo, per quanto possiamo osservare, è una macchina immensa e meravigliosa.
George Santayana
Ogni anima è uno specchio vivente dell' universo.
Leibniz
Si trova a 51 anni luce dalla Terra, nella
regione dell’Orsa Maggiore: secondo gli
scopritori è un complesso planetario con
caratteristiche tanto simili a quelle del sistema solare da far pensare che possano
esistere acqua e forme di vita.
67
LA SCIENZA CONFERMA
15 maggio 2005
SHOCK: COPPIA DI COLORE HA BAMBINO BIANCO
Traduzione dell’articolo “Shock of the black couple
who had a WHITE baby”
La sala operatoria tacque. Medici e infermieri guarda- con gli occhi spalancati. Gli sguardi dei dottori e infervano storditi.
mieri dicevano tutto… tutti si chiedevano perché aveQuando al capezzale della moglie ha guardato negli vo avuto un bambino bianco. Ma non appena l'inferocchi di suo figlio neonato per la prima volta, la gioia miera ha messo il suo corpo rosa tra le mie braccia ho
del padre Francesco Tshibangu si trasformò in incredu- legato subito con lui. Quando l’ho guardato tutto quellità: "Mi stringeva la mano Ariette mentre sollevava da lo che ho sentito è stato amore. Come ogni mamma
lei Daniel ", dice Francesco. "Era coperto di sangue ... ma che ha appena partorito, la mia preoccupazione prinpoi ho visto la sua pelle: era bianca e lui aveva i capelli cipale era che lui fosse sano, lui lo è. Quando abbiamo
biondi. La mia bocca si spalancò. "
immaginato di avere un secondo bambino, credo che
In una stranezza una tra milioni, Francesco e Arlette lo abbiamo immaginato come un piccolo Seth, il nohanno dato alla luce un bimbo bianco.
stro primogenito che è nero proprio come noi. Questa
Il mix-up ha sconcertato esperti di genetica, che dicono è solo una torsione stupefacente della natura. Io non so
che Daniel non è un albino, senza pigmento della pelle perché succedono queste cose. Tutto quello che puoi
- per non parlare dei genitori, che hanno già un figlio fare è prendere la vita come viene, queste cose sono
di due anni, nero, Seth. Francesco
la volontà di Dio. C'è stato un attiaggiunge: "Il mio primo pensiero
mo fugace di preoccupazione ma
.. È la donna che modella
è stato : Wow, è davvero mio? Ero
io amo mio marito e so che lui mi
il bambino..
troppo sconvolto per parlare e ho
ama e si fida di me e sapevo che
dandogli lineamenti,
potuto vedere nei medici lo stusarebbe andata bene. Non ho mai
statura e colore di capelli,
pore. Allora ho guardato in faccia
tradito Francesco e mai lo farò. "
secondo ciò che ha visto..
Arlette che mi sorrise e ho capiLa coppia ha incontrato sguardi
to che era mio figlio. Sto con mia
perplessi fin dall'arrivo di Daniel,
moglie da tre anni, non c'è mai ..Nel caso di due gemelli diversi il a Leicester Royal Infirmary il 4
stata infedeltà, ma vedere la sua sacchettino dell’utero che ha rice- marzo. Francesco, 28 anni, uno
pelle bianca è stata una sorpresa. vuto il seme non si è richiuso subito studente di sociologia, dice: “Non
La prima reazione delle infer- per vari motivi, ma solo quando il abbiamo mai tentato di coprire
papà ne ha messo altro; dunque
miere è stata pensare che Arlette
Daniel al fine di evitare gli sguardi
avesse avuto una relazione ex- la mamma ha “modellato” in due che non sarebbero giusti per lui.
traconiugale. Le loro facce erano
Ma abbiamo paura quando siadiversi modi e tempi..
una foto.. Sono sicuro che stavamo in un negozio o in strada. Si
no pensando “Oh mio Dio.. cosa
Leo Amici può vedere la gente che ci guarsta succedendo qui e cosa ha
da e pensa: “Che cosa ci fanno
intenzione di fare il marito?" Mentre le infermiere am- quei due neri con quel bambino?” Io sono sicuro che ci
miravano i capelli biondi di Daniel, né io né Arlette ci sono persone che pensano che lo abbiamo rubato.
siamo detti una parola. Eravamo solo in stato di shock Proprio l’altro giorno eravamo sul treno con Seth e Dadi fronte alla sua pelle bianca. Quando mi chinai e lo niel e ho potuto vedere con la coda dell’occhio l’uomo
baciai ho visto il suo aspetto e ho notato che era pro- di fronte a noi guardarci. Ogni volta che lo guardavo lui
prio come me e Arlette. Ha il naso e le labbra di mia abbassava lo sguardo giù verso il suo giornale. Un’altra
moglie. Tutto ciò che possiamo dire è che Daniel è il no- volta due vecchie donne stavano parlando di noi quasi
stro miracolo e, anche se siamo scioccati dalla sua pelle gridando - anche se credo che loro credevano di bisbibianca, ci sentiamo molto benedetti: Lui è bello"
gliare - si chiedevano perché Daniel era con noi. Questo
Esperti di fertilità descrivono la nascita come "straordi- può essere molto imbarazzante. Arlette, in particolare,
naria" e non riescono a spiegare il perché della nascita è molto timida. Ma anche se Daniel può essere bianco
in una coppia sia di un bambino bianco che di un bam- con i capelli biondi, sembra esattamente come noi.
bino nero. Francesco orgogliosamente coccola suo fi- Egli è l’immagine “sputata” di suo fratello Seth grande,
glio, Arlette dice: "La reazione in sala operatoria è stata solo di un colore diverso. “Francesco, che è originario
di un silenzio scioccato, me compresa. Mi fissò Daniel del Congo ma ha vissuto in Gran Bretagna per 10 anni,
68
LA SCIENZA CONFERMA
ha detto che lui e Arlette, 25 anni, erano nervosi di dover raccontare alle loro famiglie la buona notizia. Egli
dice: “Ho telefonato a mia mamma Monique e la sua prima parola è stata “Wow!” Ma lei era entusiasta di avere il
suo nuovo nipote e ha detto che la cosa più importante
era che lui fosse felice e sano.
Mi sento fortunato che Daniel è nato qui, dove la medicina è avanzata. In Africa non credo che avrebbero
capito che questo genere di cose folli possono capitare.
Se fosse nato in Congo ci sarebbero state domande sulla fedeltà di Arlette e queste avrebbe potuto mettere a
dura prova il matrimonio“.
La coppia, che si è incontrata in Congo nel 2007 e
sposata un anno dopo, prima di stabilirsi nelle East
Midlands afferma che Daniel è stato “un ritorno” visto
che si racconta che la bis-bis-bisnonna ha partorito un
bimbo”troppo bianco”. Francesco: “Questo è stato sei
generazioni fa e non sappiamo neanche se sia vero.
Per quanto riguarda i nostri immediati antenati: i nostri
nonni e bisnonni sono neri al 100%“.
La coppia non ha preoccupazioni per il loro bambino.
Arlette dice: “Soprattutto temiamo lo scherno della
gente e il fatto che ci fanno un sacco di domande. Anche i bambini possono essere crudeli e siamo quindi
molto protettivi verso Daniel. Non vogliamo che la gente ci chieda se lo abbiamo adottato.
Francesco aggiunge: “Per noi è importante che lui sia
amico di tutti. Daniel avrà un sacco di domande e non
saremo in grado di dargli le risposte. Anche semplicemente compilando un modulo gli verrà aperto un vaso
di Pandora. Quando gli si chiederà la sua etnia quale ca-
sella lui dovrà segnare?
Chi sa esattamente cosa ci riserva il futuro? Dobbiamo
scoprirlo insieme quando lui crescerà.
Per noi, il suo colore della pelle non è importante. La
cosa più importante è che abbiamo un ragazzo in salute che amiamo molto. Stiamo ancora cercando di capire
come mai questo è successo.
So che ci saranno alcuni che diranno che mia moglie ha
avuto una relazione extraconiugale, ma io mi fido completamente e sappiamo che non è questo il caso. Anche
se avesse avuto una relazione con un uomo bianco, ci
si aspetterebbe un bambino di razza mista con i capelli
neri non un bambino bianco con morbidi capelli biondi
come il piccolo Daniel.
Noi lo chiamiamo il nostro bambino speciale, lui è il
nostro regalo. Dio opera in modi misteriosi e non so
perché lui ci ha scelti – noi siamo persone normali - ma
sono contento che lo ha fatto e non potremmo essere
più orgogliosi di entrambi i nostri ragazzi speciali”.
Il professor Robert Winston, esperto di fertilità: “La
nascita è veramente straordinaria. Questo è incredibilmente raro e uno dei primi casi di cui ho sentito parlare
nel Regno Unito. Il fatto che sia precedentemente successo nella stessa famiglia - anche se generazioni fa - è
significativo.
Le differenze genetiche tra le persone bianche e nere
sono molto più lievi di quanto si pensi. Posso solo pensare che ci sia stata una mutazione lieve.
Può anche essere che nella parte dell’Africa da cui i genitori provengono - Congo - sia insita una certa instabilità genetica: sono poche le ricerche al riguardo”.
“Eventi come questo mostrano quanto simili siamo tutti”. Robert Winston
69
gennaio 2003
LE PIANTE
POSSONO
COMUNICARE TRA LORO?
LE TRE SFINGI DI BIKINI, SALVADOR DALì
..Sono la loro parola,
il loro richiamo.
Tu, adesso
che stiamo parlando,
come fai?
Emetti la tua voce.
Le piante emettono suoni e
si comprendono l’una
con l’altra.
L’uomo li ha decifrati,
anche se in piccola parte.
Però non si può parlare
con le piante,
l’uomo non può trovare
un linguaggio simile ma
solo avvertire quel suono..
Leo Amici
E’ dimostrato da vari esperimenti, tra cui
quelli del Max Planck Institut for Chemical
Ecology e dell’Università della California,
che una pianta attaccata da un insetto è
in grado di avvisare del pericolo le altre
piante in quanto emette delle sostanze
difensive. A volte sono dei veleni, altre
volte delle sostanze chimiche che attraggono i nemici naturali dell’attaccante.
Quando questo avviene anche le piante
vicine, sebbene non ancora colpite, iniziano ad attivare le stesse misure difensive.
Uno studio della Kyoto University ha anche dimostrato che, per far comunicare
le piante, non basta un semplice danno,
per esempio il taglio delle foglie, ma deve
proprio esistere un pericolo effettivo.
Tutta la natura sussurra i suoi segreti a noi
attraverso i suoi suoni. I suoni che erano
incomprensibili alla nostra anima, ora si
trasformano nella lingua espressiva
della natura. Rudolf Steiner
Ottobre 1995
ANCHE GLI ALBERI
SI PARLANO
Vanno bene i cani, i delfini, le scimmie. Ma forse alla notizia che
anche gli alberi comunicano fra loro non siamo abituati. Secondo Yoshiyuki Miwa della Waseda University di Tokyo, gli alberi si
scambiano quotidianamente informazioni sull’ambiente e sono
in grado di sincronizzare i loro cambiamenti. Lo studioso giapponese ha inserito degli elettrodi in piante di varie specie per misurare il loro potenziale elettrico e stabilire così la loro attività. Secondo gli esperimenti alberi “vicini”sono più attivi in determinate
ore che in altre. Un sincronismo che potrebbe non essere semplice coincidenza: tanto da far pensare ad un vero e proprio sistema
di comunicazione.
Cosa che spiegherebbe, ad esempio, come mai le radici di piante
vicine, estendendosi, non vadano mai a sovrapporsi tra loro.
70
LA SCIENZA CONFERMA
5 dicembre 2004
Le radici? Una centrale di controllo
Un gene «legge» l' ambiente e suggerisce agli alberi come e quanto crescere.
Si chiama «Bps1» ed è stato scoperto negli Stati Uniti: regola lo sviluppo fogliare in base
allo stato del clima e all' apporto idrico.
Una nuova, importante scoperta è stata fatta nel esempio un apparato fogliare esteso in condizioni di
mondo vegetale. Le radici sono in grado di control- siccità non è vantaggioso perché incrementando la
lare lo sviluppo fogliare delle piante e di adattarlo superficie di traspirazione incrementa anche la perdita
alle condizioni ambientali in cui una pianta si viene d' acqua. Ma non solo. I ricercatori hanno dimostrato
a trovare. Se per esempio scarseggia l' apporto idri- che Bps1 può venir manipolato per cambiare lo svilupco, oppure il suolo diventa troppo compatto, oppure po delle foglie anche se la pianta dispone di sufficiensi instaurano altre situazioni sfavorevoli a una pianta, te acqua e nutrienti. Lo studio, come molti di quelli in
le radici "dicono" alle foglie di fermare la loro crescita.
atto sulla genetica nei vegetali, è stato condotto sull'
SOSTANZA - Il gene che induce questo risultato è stato Arabidopsis thaliana, cioè l'arabetta comune, specie
identificato dai biologi dell' Università dello Utah, negli cosmopolita, piccola, facile da maneggiare, che comStati Uniti, e regola la produzione di una sostanza che pie il suo ciclo in sole sette settimane, di cui si conosce
trasmette le informazioni dalle radici ai germogli. Come per intero la sequenza genetica. L' Arabidopsis apparle piante coordinino lo sviluppo delle loro strutture in tiene alla stessa famiglia delle Crocifere, che annovera
relazione ai segnali ricevuti dall' ambiente, è uno dei tra l' altro il cavolo, il cavolfiore, la rapa, la colza. Ma si
principali problemi su cui indaga
ritiene che la maggior parte delle
..La natura: un movimento
la biologia vegetale. Ma la scopiante possa avere un gene simile.
perta potrebbe avere anche imEra già noto che una serie di ormodi perfezione.
portanti conseguenze sul piano
ni, citochinine, acido abscissico e
Tutto rispecchia la perfezione.
pratico: «Quando osserviamo una
derivati dei carotenoidi, hanno un
Attraverso le radici le piante si
pianta - spiega Leslie Sieburth, a
ruolo nell' inviare messaggi ai gerincontrano, si uniscono e si
capo del gruppo di ricercatori che
mogli e a tutto quanto emerge dal
riproducono.
hanno condotto lo studio pubterreno, fusto, foglie, fiori, frutti. Ma
Tutto è fatto secondo
blicato su Current Biology - quelpoco si sapeva su come i geni nelle
un certo modello..
la che ci colpisce è la sua parte
radici controllassero questi segnali
emergente dal terreno, e trascuLeo Amici chimici.
riamo la parte sotterranea, ma noi
PROCESSO - Gli studi hanno riveabbiamo dimostrato che le radici
lato che nel processo è coinvolta
possono giocare un ruolo di enorme importanza oltre una sostanza, per il momento ancora sconosciuta, ma
a quello noto di rifornire la pianta di acqua e nutrienti: che sembra appartenere ai carotenoidi. Gli esperimenti
sono in grado cioè di controllarne anche lo sviluppo».
hanno evidenziato che il Bps1 è un «regolatore negatiTECNICHE - «In futuro - continua la ricercatrice - la ma- vo». Impedisce cioè che venga prodotta costantemennipolazione di questo processo attraverso le tecniche te questa sostanza che blocca la crescita delle foglie. In
dell'-ingegneria genetica potrebbe condurre alla pro- una pianta in stato normale è come se il gene tenesse
duzione di specie di interesse agricolo o di altre piante i «rubinetti» chiusi. Se però si instaurano condizioni
che diverrebbero più produttive anche in condizioni sfavorevoli alla pianta i «rubinetti» vengono aperti e
di siccità». Gli scienziati si sono concentrati su una do- la sostanza fluisce liberamente dalle radici alle foglie
manda apparentemente semplice: «Come fanno le fo- «dicendo» di bloccare il loro sviluppo. ORGANISMI - I
glie a crescere?». E hanno fatto una considerazione. Le ricercatori hanno la convinzione che il gene Bps1 esipiante hanno aspetti differenti in funzione del luogo sta perché le piante con radici sono organismi fissi nel
in cui crescono. Una specie comune come ad esempio terreno e quindi devono essere in grado di percepire
il dente di leone può avere un esteso apparato foglia- l' ambiente in cui vivono sia sopra che sottoterra, per
re nel clima umido della Florida, ma avere solo picco- rispondere ai cambiamenti intervenuti. Se manca l'
le foglie quando cresce nello Utah durante un perio- acqua non possono andare a prendersela da qualche
do di siccità. Il gene che i ricercatori hanno scoperto altra parte, possono solo cercare di risparmiarla, per
e chiamato Bypass1 o Bps1 può essere la chiave per esempio riducendo la superficie fogliare.
capire tutto ciò. Normalmente questo gene permette
lo sviluppo delle foglie, ma lo blocca se necessario. Per
Massimo Spampani
71
LA SCIENZA CONFERMA
NDE
28 febbraio 2011
Valeria Biaggio nel febbraio 2011 è stata intervistata sul settimanale DIPIU’ dal giornalista Oliviero Marchesi.
Dopo la pubblicazione è stata contattata dalla RAI per rendere maggiormente pubblica la sua testimonianza. Di seguito l’intervista condotta da Giancarlo Magalli.
Presentatore: “Valeria Biaggio si è sottoposta ad una ope- un profumo indescrivibile, un’aria di pace e tranquillità.
razione chirurgica e durante quell' intervento il suo cuo- Non avevo più nessun dolore.”
re si è fermato: è morta, anche se per pochi istanti, ma Presentatore: “Ma non le dava inquietudine?”
durante quegli istanti lei ha visto quello che c'è dall'altra Valeria: “Assolutamente no, anzi io mi sono resa conto di
parte e la sua descrizione corrisponde a quella di altri che quello che stavo lasciando di qua e cosa voleva dire anhanno avuto la stessa visione e che hanno vissuto la sua dare di là e io volevo andare di là. Avevo un marito che
stessa esperienza.
adoro, dei figli, non mi mancava niente, però di là c’è una
Lei sostiene di essere uscita dal proprio corpo, di essersi cosa che qua non c’è... un amore, si sente amore, è troppo
vista da fuori mentre era sottoposta a un delicato inter- bello.
vento chirurgico.”
Avevo quasi scavalcato ma all’improvValeria: “Io ero convinta di aver visto questa
viso mi hanno tirato per un piede,
luce e di essere andata in un altro mondo.”
cercavo di tenermi stretta, perché era
...vedevo una luce:
(Racconta tutta la sua malattia e dell’intervenuna sensazione troppo bella ma non
ma all’improvviso
to in anestesia totale) “Io ero tranquilla fino
ho potuto fare niente, sono dovuta
alla mattina dell’intervento in cui mi venne, sono dovuta tornare tornare indietro per la stessa strada
indietro...
tutto ad un tratto la paura, ma dovetti fare
per la quale ero venuta, ma la strada
ugualmente l’intervento. Quel giorno l’anestedel ritorno non me la ricordo… mi
sia non funzionava e quindi mi hanno dovuto mettere la sono ritrovata il giorno dopo, perché ho dormito un bel
mascherina; nel momento in cui mi hanno messo la ma- po’, con due medici seduti sul letto. Mi hanno anche prescherina io ho sentito come una botta (ero andata in ar- so in giro, perché mi dicevano: “Hai sognato, hai sognato”.
resto cardiaco, il mio cuore non funzionava più), poi tutti Ma io non ho sognato perché di là c’ero, ne sono certa.
che urlavano intorno a me e ad un certo punto ho visto Nessuno mi credeva, ma le posso dire una cosa, chi esce
il mio corpo sul lettino, mi sono vista da fuori, come se da quel tunnel è un’altra persona.
fossi in alto, sopra una sedia. Vedevo il mio corpo lì, con Io ero credente per necessità, da piccola per obbligo, poi
gli occhi chiusi e sentivo parlare i medici intorno a me, quando mi sono sposata facevo quello che volevo e anho visto come erano vestiti, di cosa parlavano. C’era una davo a messa se mi andava, come adesso, però adesso
porta lì vicino, una porta bianca con una maniglia tonda in più sento di avere un contatto diretto, sento di parlare
argentata, l’ho aperta e c’era un corridoio nero, buio, ho con il Signore, che a volte mi risponde. Ora non mi sento
fatto un passo, forse due e poi mi sono messa a volare, sola qui, ho la sensazione che vicino a me ci sia sempre
verso l’alto, era una specie di spirale, dove c’era una bella un angelo che mi protegge, che mi fa sentire più serena.
sensazione, perché da lontano si vedeva una luce e io mi Il mio messaggio è per coloro che hanno perso delle peravvicinavo sempre di più, fino ad arrivarci vicino, c’ era sone care, perché so che queste persone non si perdono,
una specie di tavolino, io mi sono aggrappata e stavo sca- che vanno in un posto bellissimo, dove io spero di tornavalcando, avevo già una gamba dall’altra parte, perché re.”
più mi avvicinavo più la luce era bella, tranquilla e c’era
..L’anima è un nucleo d’essenza
che non ha forma ma l’acquista
entrando nel corpo e si
espande in esso. Quando una
persona è in coma l’anima può
andarsene via per
qualche secondo ma poi,
se non ha il destino di morte,
ritorna nel corpo.
72
Ad esempio, se in autostrada la
macchina ti si ferma? C’è chi
scende e va a
cercare soccorso o chi aspetta.
Durante il coma la volontà è
cosciente..
Leo Amici
LA SCIENZA CONFERMA
SONO USCITO DAL COMA
1 marzo 2011
Ha avuto l’estrema unzione per ben due volte. A Catania ad un certo punto hanno annunciato la sua
morte, poi è giunto il contrordine: Umberto Scapagnini è vivo ed ora è anche sano, totalmente guarito.
Un vero e proprio miracolo quello vissuto dall’ex sindaco di Catania, poi parlamentare e medico che è
riuscito a superare un grave incidente stradale: un melanoma sotto il muscolo temporale, due mesi di
coma e otto metastasi.
L’ onorevole racconta che se i medici non lo avessero rianimato, se avessero staccato la spina lui non sarebbe più
in vita. Ha aggiunto di aver visto il tunnel della luce, di essersi svegliato e ripreso dopo aver sognato Padre Pio. Ha
scritto tutto in un libro di prossima uscita intitolato “Il cielo può attendere”. Umberto racconta il momento dell’intervento: operazione iniziale, irradiazione, ripresa fisica
ma “qualche giorno dopo ho avuto un incidente gravissimo che mi ruppe l’aorta, ricostruita in seguito grazie ad
un intervento. Una delle cause maggiori che scatenano
i tumori è lo stress, che abbatte le difese immunitarie. Io
appena uscito da un intervento, con l’incidente, arrivai ad
un altissimo stress che mi provocò la riformazione della
malattia, precisamente altre otto metastasi, a causa delle
quali mi hanno dato due mesi di vita. C’era un metodo
per eliminare le metastasi, ma sparando le cellule morte
si attaccano anche quelle sane e le difese immunitarie
calano ancora di più, inoltre c’era la possibilità di impiantare cellule sane nel mio corpo, ma gli effetti collaterali
sono stati tantissimi e mi hanno fatto cadere in un coma
profondo, che mi ha fatto vivere un’esperienza spirituale
veramente estrema e straordinaria.
Il tunnel di luce del quadro “L’ascesa dei
beati” è lo stesso tunnel in cui io cam- ...Padre Pio
mi ha
minavo contento, lasciando alle spalle
risvegliato
tutti i dolori e le tristezze, andando verso questa grande positività, beatitudidal coma...
ne.
Mentre camminavo, ad un certo punto
la mia mano sinistra è stata presa con grande dolcezza
ed era mia mamma, che era morta un anno prima, ed
era il mio angelo custode, invece la destra, con maggiore
violenza, era stata presa da qualcun altro, mi sono girato
e ho visto Padre Pio, a cui sono molto devoto e dal quale
ero andato prima che partisse tutto questo. Padre Pio
mi ha detto:<<Ueh, che stai facendo, tu devi seguire la volontà del Signore>> e io miracolosamente mi
sono svegliato, sono uscito dal coma, ho raccontato
quello che era successo a mio figlio, a mio fratello e
alla mia compagna e poi sono tornato all’interno del
coma dove sono rimasto per altri giorni”.
L' ASCESA DEI BEATI, HIERONIMUS BOSCH
73
LA SCIENZA CONFERMA
estate 2002
QUANTE CAUSE DI MORTE
ESISTONO?
Si dice ”E’ morto di tumore”, “...per un incidente”, “...
di vecchiaia”. Non è vero. Si muore tutti di arresto
cardio-circolatorio. Un danno del fegato, dei reni,
del cervello provoca l’arresto del cuore. E se si ferma
il cuore, il sangue non viene più pompato in circolo, i globuli rossi non possono più trasportare ossigeno alle cellule e queste a una a una muoiono. Le
prime a soccombere sono le cellule che richiedono
più ossigeno per funzionare, quelle del cervello, le
ultime le cellule che ne richiedono di meno, come
quelle che fanno crescere le unghie e i capelli.
CHE SIGNIFICATO
HANNO
LE ESTINZIONI DI
MASSA?
Si tratta di eventi macroscopici
che punteggiano la storia della
vita raramente, ma con effetti profondi sulla biodiversità globale.
Alcune estinzioni di massa hanno
raggiunto tassi di moria della specie superiore al 90%, ma dopo la
vita si diversifica nuovamente in
modo esplosivo. Le cause possono essere molteplici (oscillazioni
climatiche, deriva dei continenti,
fluttuazione dei livelli del mare,
attività vulcanica, impatto di corpi
esterni al pianeta), ma lo schema
è sempre quello di un’estinzione
trasversale e rapida. Sono come
gli incendi naturali nelle foreste:
distruggono
periodicamente
ampie regioni di un ecosistema,
per lasciare spazio a nuova vita.
74
Tempo di vita prima dell’arresto
cardio-circolatorio da trauma
impatto contro un albero
a 90 km/h senza cinture
proiettile al cuore
impiccagione con rottura del collo
elettrocuzione
impiccagione senza rottura del collo
asfissia per annegamento
lapidazione
congelamento in acqua
asfissia lenta
congelamento all’aria
sete
fame
dicembre 2003
0,7 secondi
1-5 secondi
1-3 secondi
2-8 secondi
7-20 minuti
5-16 minuti
15 minuti
bimbo:15 min
adulto. 1 ora
3 ore
1-5 giorni
3-10 giorni
40 giorni
LA SCIENZA CONFERMA
..All’età di dodici anni
la vita è segnata,
cioè scatta il destino
di morte.
Quando morirai
è perchè scatta
il tuo destino,
non importa
in che modo muori,
muori! Puoi morire
mentre stai bene,
stai seduto...
Deve accadere
un fatto per
provocare la morte,
una causa che
provoca l’effetto.
Quando si verificano
terremoti o calamità,
tipo un terremoto,
c’è l’unificazione
dei destini di morte
diversi..
particolare
MORTE E VITA, GUSTAVE KLIMT
..Unificazione dei destini di morte diversi che siano distinti
l’uno dall’altro, però a livello di minuti.
..L’universo è tutto collegato,
è tutto congegnato,
è tutto lì dentro, è tutto a rotazione.
Quando si verifica un grosso numero
di morti in contemporanea
vuol dire che ci sono delle nascite
che superano l’equilibrio..
Leo Amici
75
Piccolo paese
del lago
VIA CANEPA, 136
47854 MONTE COLOMBO (RN)
TEL. 0541/985207
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N. 24 - A come AMICI