7 OTTOBRE 2011 XXVI EDIZIONE GIORNATA della SOLIDARIETÀ NATALE 2011 I DIRITTI UMANI IN MUSICAL UN PROGETTO PER LE SCUOLE INAUGURAZIONE NELLE SEDI DELLA ORATORIO E NASCITA FONDAZIONE LEO AMICI DELL’ACCADEMIA A COLLEDORO come AMICI “Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - Commerciale Business Rimini n.80/2009.” N. 24 CON IL SETTIMANALE FAMIGLIA CRISTIANA I DVD “CHIARA DI DIO” e “L’UOMO DAL TURBANTE ROSSO” È FERMENTO ALLA CASA DEL PONTE IN SICILIA Semestrale d’informazione arte e cultura dell’Associazione Dare, promosso dalla Fondazione Leo Amici 16 Aprile 2012 SOMMARIO Editore e RUBRICA Redazione: Associazione Dare via Resistenza, 1 - 47833 Morciano di Romagna (RN) Direttore responsabile: Rosanna Tomassini Direzione: Vincenzo Lombardo - Carla Mauri Maihri Arcangeli - Stefano Natale Fabio Lazzaretto - Costantino Paganelli Cristiano Leoni Lautizi - Lorella Ferri Anna De Persio - Carmen Cariddi Sauro Vitale - Vincenzo Occhipinti Ciro Mennella - Rita Cataldo Lorenzo Pasini Associazione Dare - Teatro Leo Amici PROGETTO DIDATTICO - EDUCATIVO I DIRITTI UMANI IN MUSICAL USCITE DIDATTICHE & VIAGGI D’ISTRUZIONE PER LE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE DI I E II GRADO 12 Redazione: Elettra Micco - Samuela Cortini Alessandra Maria Antonelli Beatrice Astolfi - Gaetano Nonnis Rosanna Balzi - Marco Zavatta Roberto Ferri - Enzo Buttacavoli Dall’Estero: Ralph Flum (Amburgo) Sven Skinner (Lugano) PROGETTO PER LE SCUOLE 32 Stampa: Ramberti Arti Grafiche - Rimini Finito di stampare il 15 aprile 2012 CORALE AL SANTUARIO DI S. GABRIELE Autorizzazione n° 21 del 25 Settembre 2000 Tribunale di Rimini Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 17577 STAMPATO SU CARTA PRODOTTA ESCLUSIVAMENTE CON FIBRE NATURALI RICICLATE AL 100% Abbonamento annuale in due pubblicazioni Spese di spedizione comprese: € 10 abbonamento Italia € 15 abbonamento estero € 35 abbonamento sostenitori Versamento su c/c postale n. 41167917 Codice IBAN IT66H0760113200000041167917 Intestato ad Associazione Dare via Resistenza n.1 47833 Morciano di Romagna (Rn) come AMICI 2 Unione Stampa Periodica Italiana Semestrale d’informazione arte e cultura www.acomeamici.it 4 RICORRENZA 17 INCONTRI 21 SEI MESI DI.. 21 Lago di Montecolombo 26 Colledoro 34 Borgo di Ulignano 38 Sicilia 46 Assisi 56 Compagnie amatoriali 60 LETTERE E TESTIMONIANZE 66 LA SCIENZA CONFERMA SOMMARIO 16 INCONTRI DI SPIRITUALITA’ 61 LETTERE E TESTIMONIANZE 50 GIOVENTÙ FRANCESCANA IL DIRETTORE di Rosanna Tomassini Accogliere, incontrare, testimoniare…sono queste le linee guida del nostro periodico e di tutta l’attività della Fondazione Amici e dell’Associazione Dare. Ora nell’invitarvi alla lettura dell’attuale numero, vorrei portare alla vostra attenzione le esperienze della Casa del Ponte a Caltanisetta e della Casa della Montagna di Castelli. Sono due realtà, che la Fondazione ha voluto creare per rispondere ai suoi fini istituzionali, delle quali il valore e la funzionalità per il territorio si sono rivelate sin da subito. Infatti, proprio negli scorsi mesi si sono completati lavori e organizzazione per le due strutture che vedono l’impegno di tanti volontari che si sono messi subito al servizio delle realtà dove queste sorgono. Ne sono nati incontri importanti con tanti giovani (coinvolti subito anche in attività di oratorio, di spettacolo, ecc.), sacerdoti, famiglie…uno scambio reciproco di testimonianze e esperienze che ha arricchito tutti e soprattutto ha confermato che lo strumento scelto da sempre, ovvero il teatro e che riunisce danza, canto e musica, è quello più diretto e immediato per toccare l’anima e aprirla a Dio. Eppoi come diceva Sant’Agostino “Chi canta prega due volte”! 3 RUBRICA RICORRENZA 7 OTTOBRE 2011 di Beatrice Astolfi XXVI EDIZIONE DELLA GIORNATA DELLA SOLIDARIETÀ “A matevi gli uni e gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 9-17), con queste parole Gesù indicò la via da percorrere e il segreto dell’esistenza stessa. L’Associazione Dare e la Fondazione hanno dedicato alla fratellanza la giornata del 7 ottobre di ogni anno. Da numerose città d’Europa e d’Italia, incluso dalla Sicilia e dalla Sardegna, come ogni anno, sono giunti al Piccolo paese del lago gli associati per festeggiare insieme questo giorno. Ad attenderli, sotto la grande tenda bianca del parco dell’Oratorio, l’attuale Comitato direttivo dell’Associazione Dare con i responsabili delle attività e delle strutture 4 RUBRICA LARGO AI GIOVANI presso il Piccolo paese del lago e gli altri luoghi della Fondazione Leo Amici: un benvenuto sentito per rinnovare la fratellanza e aprire la giornata. Il presidente dell’Associazione ha dato l’avvio illustrando le varie iniziative umanitarie e sociali, promosse dalla Fondazione Leo Amici e organizzate e gestite dall’Associazione Dare nell’ultimo anno. Dalla Toscana, dall’Abruzzo e dalla Sicilia sono giunte le testimonianze degli avvenimenti, delle iniziative, dei progetti che danno vita a questi centri dove vivono l’accoglienza, la preghiera, la condivisione e le diverse attività a favore dei giovani. Nel pomeriggio, dopo l’assemblea generale degli associati, nella quale si è proceduto con la lettura e l’approvazione del bilancio, sono stati proiettati alcuni filmati che documentano l’opera svolta. Quest’anno il Premio Leo Amici 2011 è stato assegnato a Susanna Tamaro. L’Associazione Dare ha ricevuto inoltre le adesioni di tantissimi giovani che con questo segno hanno voluto dimostrare l’impegno e la testimonianza dei valori della Pace - Amore - Fratellanza. Senza la pace non è possibile costruire nulla, senza l’amore la vita cesserebbe, senza la fratellanza si capitolerebbe verso le guerre: questi valori sui quali si fonda il Piccolo paese del lago sono stati incisi su una piccola spilla donata a tutti i presenti. Nel corso della giornata del 7 ottobre, invitati dall’Associazione, Carlo Tedeschi e Daniela Natale, hanno animato due diversi momenti con i giovani: la mattinata con i ragazzi che, venuti da lontano, stanno iniziando un percorso spirituale; Riconoscimento Leo Amici 2011 a Susanna Tamaro Susanna Tamaro, nata a Trieste nel 1957, ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia, diplomandosi in regia. Per dieci anni ha lavorato per la televisione, realizzando documentari scientifici. È una delle scrittrici italiane più conosciute e amate in tutto il mondo. Ha pubblicato romanzi per adulti di straordinario successo. MOTIVAZIONE PREMIO LEO AMICI 2011 A Susanna Tamaro per aver mantenuto nel tempo lo status dei giovani sentimenti che scaturiscono nel riconoscere il bene ed il male per poi scegliere. A Susanna per aver seguito il cuore, non nella discesa del comodo o del piacere fine a se stesso, ma nella salita arrancando come si poteva, attingendo a quei sentimenti cui, fedele, ha alimentato nel tempo rimanendo in lei quel valore, l’onestà, ... quel valore... quel codice morale... che rende puri e semplici dinanzi alla verità del Cielo. il pomeriggio in un incontro, parallelo all’assemblea generale dei soci, ma organizzato in un’ altra struttura, insieme ai giovani che frequentano l’oratorio del Piccolo paese. A chiusura della giornata Carlo, che con Daniela e tutti i ragazzi ha raggiunto gli associati riuniti in assemblea, ha voluto rivolgere alcune parole attraverso uno scritto nel quale, con l’obiettività di un osservatore esterno, ha riassunto e commentato lo svolgimento dell’opera nell’anno trascorso, ma dal punto di vista del sentimento, dell’impegno, della crescita interiore. 5 RICORRENZA 7 ottobre 1980 - foto d’archivio 7 ottobre 2011: intervento conclusivo di Carlo Tedeschi S ono passati ventisei anni ormai dall’ultimo 7 ottobre con Leo Amici e nove anni dall’ultimo con Maria. Vicende, volti, tanta luce, ombre, buio, si sono succeduti prima e dopo gli altri 7 ottobre prima di oggi. Ma sempre è stata festa, la festa della fratellanza, dove raccogliere il seminato o rendersi consapevoli del punto di arrivo del momento. La presenza del maestro Leo Amici o di Maria (ndr. Di Gregorio) non sono mai mancate sia nei momenti privati di ognuno sia nei momenti determinanti per l’opera. Ciò che sembrava precluso si apriva, ciò che era buio si illuminava, ciò che pareva impossibile si trasformava in possibile. Per tutto ciò occorre inchinarsi e ringraziare il Signore, che tutto questo ha permesso, collegandoci anche in quella splendida comunione mediante la quale abbiamo conosciuto Francesco, Chiara, Padre Pio, S. Gabriele attraverso i quali abbiamo raggiunto mete insperate. I doni che Dio qui, tra noi, ha riversato sono immensi e doni ritengo quei giovani che dopo il maestro Leo Amici, che dopo Maria, si sono avvicinati a me. Alcuni di loro hanno suscitato il nostro e mio affet- 6 to, calore, ma anche forza e spinta per continuare il nostro pellegrinaggio terreno. Se ora, alcuni di loro sono un po’ distanti, la loro traccia è stata utile ma altri oggi sono ancora più vicino e raggiunta la loro dimensione di fede in divenire, sono oggi colonne importanti. Ringrazio quest’ultimo comitato direttivo con il loro presidente, per la pazienza con cui si sono lasciati condurre da Dio e la loro resistenza ai venti, le bufere, le intemperie affrontando anche quelle lacune senza traghettatore se non con le proprie forze. Lacune lasciate vacanti da altri. Su di loro il peso di responsabilità abbandonate ha rischiato di farli perdere. Ma la proporzione di giustizia con cui Dio li ha provati, ha permesso loro di non annegare. La guida di Dio, la presenza di Gesù, sono state l’àncora in un porto dove la tempesta ogni volta si placava pur lasciando segni di sgomento. L’essere Chiesa cattolica, apostolica, romana non protestante, per come il maestro Leo Amici ci lasciò come primario impegno, ormai da anni è il nostro pane quotidiano ed anche i più resistenti, non tardi, saranno avvolti dalla Sua grazia riconoscendo quanto i Suoi movimenti abbiano sanato i nostri RICORRENZA interni sulla base di ciò che ci hanno lasciato il maestro Leo Amici e Maria Di Gregorio. Egli è la nostra origine della quale neppure si dovrebbe raccontare in quanto i giovani di oggi, si sono abbeverati alla sua acqua, a quell’acqua che il Signore ha lasciato scorrere. Un’acqua pura che ha il sapore di Gesù, che attende ognuno di noi per come simbolicamente egli ci disse: “foresta, pericoli, tempeste, deserto, casali, Gesù.” Un grazie a Costantino per aver accolto tali verità, averle fatte sue e lottato strenuamente per eliminare il proprio io e trasformarlo nell’attuale personalità. Ancora anfratti da scoprire e ripulire ma personalità dai contorni nitidi. Un grazie anche a Gianluca Raponi fermo nella sua determinazione e docile ai movimenti, compresi quelli a lui scomodi, cui dedica tutto se stesso. Un grazie a tutti i giovani per le lotte nel non ascoltare, per come dice Mons. Fisichella, la loro opinione ma ricercarne la verità. Impresa ardua che grazie al loro primo tocco di Dio si sta rendendo possibile. Grazie ai giovani siciliani che vivono Gesù e si offrono di portarLo al mondo attraverso il sacrificio della messa in scena degli spettacoli a Lui dedicati, ma soprattutto nell’affrontare il male che si insinua quando due o più si uniscono nel Suo nome, parallelamente, però, alla Sua presenza. Basta appoggiare lo sguardo sul fratello, oltrepassandone i contorni conosciuti, per trasformarli nei tratti di Gesù, è questo che ognuno di noi dovrebbe. Ripetendo ancora le parole del maestro Leo Amici, vi invito a continuare a guardare la parte alta di ognuno e vi esorto alla lotta contro il male, guardate con i Suoi occhi, amate con il Suo calore, con il calore dell’amor di Dio. Sono sempre sue parole, per far cedere l’altro con amore. Un nuovo oratorio e centro a Colledoro, così ad Ulignano, a Lugano, la casa di S. Caterina, Assisi: è tutto una meraviglia al servizio di Dio. E’ il male che si sgretola innanzi a tanto bene, è la realizzazione eterna, è l’atroce piaga che voglio guarire. Riecheggiano le parole di Leo Amici: “e tu mortale lo devi capire se la grazia interna vuoi trovare”. Ecco, ambiamo alla Sua grazia. Gesù è il modello perfetto dinanzi al Padre, ed Egli è qui pronto per ognuno. La Sua grazia sana ogni ferita, guarisce. Trasforma ogni astio in dolcezza, ogni paura in forza, ogni intemperanza in umiltà, ogni affanno in saggezza, ogni respiro tortuoso in un calmo e pacifico anelito divino. Grazie. 7 INCONTRI al “piccolo paese del lago” di Monte Colombo Ogni visitatore dice di sentire qui l’abbraccio di Dio. L’abbraccio di Dio porta con sé la sua Grazia. Ognuno potrà portarla dentro sé, nella famiglia, nel proprio lavoro, in parrocchia... INCONTRI - Progetto Scuole INCONTRI - di Testimonianza INCONTRI - di Spiritualità ISTITUTO SANTA MARIA DEL FIORE (FO) CRESIMANDI CON IL SACERDOTE 28-29/01/2012 L’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO guida Mons. Vittorio Peri ISTITUTO COMPRENSIVO VALLE DEL CONCA - SAN CLEMENTE E II° SUPERIORE ISTITUTO SAN MARINO ...TRATTI DI STORIA VISSUTA CENTRI D’ASCOLTO DEL VANGELO ISTITUTO DI MERCATINO CONCA ISTITUTO DI FORLÌ 8 INCONTRI - Progetto Scuole Dibattito con i giovani L a Fondazione Leo Amici prosegue una proficua iniziativa rivolta ai giovani. Un progetto didattico-educativo per le scuole primarie e secondarie di I e II grado, organizzato dall'Associazione Dare e realizzato dalla Compagnia teatrale, volto all'analisi dei diritti umani attraverso la visione del musical Patto di Luce-La leggenda del Lago di Piediluco, in un percorso formativo al Piccolo paese del lago. Uscite didattiche e viaggi d'istruzione articolano la proposta offerta alle scuole, che mira a sensibilizzare su tematiche quali la coscienza di sé e dell'altro, e i diritti ad una diversità non discriminante, attraverso l'arte del musical. Associa zio PROGET I DIRITT USCITE PER LE S ne Dare - Tea tro Leo Amici TO DIDA T TICO EDUCAT IVO I UMAN DIDAT T CUOLE P ICHE & V RIMARIE I IN MU SICAL IAGGI D ’IS E SECON DARIE D I TRUZIO I E II GRA NE DO ISTITUTO SANTA MARIA DEL FIORE di FORLI’ VISITA DIDATTICA di Samuela Cortini I l 14 ottobre l'Istituto Santa Maria del Fiore di Forlì ha realizzato, nell’ambito dell’iniziativa I diritti umani in musical, la prima uscita didattica dell'anno scolastico al Piccolo paese del lago. Un centinaio di bambini, delle classi prime, seconde, terze, quarte e quinte, accompagnati dai loro insegnanti, al loro arrivo al Teatro Leo Amici hanno cantato, intonando all'unisono, l'aria del Va pensiero di Giuseppe Verdi. Dopo il canto un’insegnante ha preso la parola: Noi e i nostri bambini amiamo questo grande musicista oltre che per le sue opere, per la sua umanità. È per tale motivo che egli ha potuto creare musiche ispiratrici di valori e sentimenti. Vi cantiamo questo inno alla libertà e alla fede che porta in scena tali valori. Come in programma, dopo la visione dello spettacolo Patto di luce, il pranzo e la visita al Piccolo paese, l’ avvenimento clou della giornata è stato il dibattitoincontro, svoltosi nel pomeriggio al teatro, nel quale i bambini, guidati dagli animatori (educatori-volontari dell'Associazione Dare e da alcuni componenti della Compagnia teatrale) hanno espresso le loro idee sui diritti umani e sui temi scaturiti dalla visione del musical. Per l'occasione, la direttrice Suor Paola: Desideriamo ringraziarvi per averci accolto nel vostro Piccolo paese e raccontarvi brevemente la nostra storia al fine di ren- dere più significativo questo incontro, nella speranza che fraternamente potremo in avvenire rincontrarci. Ogni mattina entrando nella nostra scuola entriamo nel sogno cristiano e pedagogico di don Morelli che, insieme a madre Margherita Ricci Curbastro, nella seconda metà dell'Ottocento, si prese cura delle fasce sociali più deboli nella loro cittadina: Lugo di Romagna. Insieme fondarono l'istituto delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante. Il carisma della nostra scuola prende vita dal loro che, oltre ad istruire, educare, curare la salute spirituale di tanti giovani, amavano organizzare momenti recitativi, teatrali, mettendo in scena ciò che poteva essere utile ad approfondire aspetti cristiani ed umanitari, intellettuali e culturali.[...] Durante l'anno scolastico diversi sono i momenti in cui i nostri alunni calcano le scene, a volte anche insieme ai loro genitori, per rappresentare ciò che può aiutarli a comprendere meglio realtà storiche o esistenziali. È per tale motivo che oggi, abbiamo scelto di portare tutte le classi al completo, poiché il messaggio che dal vostro impegno teatrale si evince, pur avendo alte e prestigiose motivazioni, si apre con infinita semplicità a tutti, piccoli e grandi, toccando le regioni più profonde dell'anima. Il nostro stile educativo si basa sulla certezza che il nostro impegno non è solo quello di dare agli alunni gli strumenti necessari per avviarsi alla decodificazione dei saperi, poiché nulla questi valgono se non sono illuminati da Dio. Dio, essendo matematico e artista per eccellenza, 9 poeta e scienziato per sua natura, è il vero ispiratore del nostro progetto educativo. L'uomo appartiene al silenzio della profondità del mare, al grido della terra, al canto del cielo. I grandi del passato e della contemporaneità ci aiuteranno a capire perché l'uomo appartiene a queste tre dimensioni. Così accanto ai silenzi di Galileo, di Leonardo, dell'esule Enea, di Ippocrate o Pasteur, di Socrate o Platone, al grido di tanti fatti politici, di guerre combattute invano, al canto di tante parole di Gesù, di poeti, di musiche verdiane, di tele dipinte da dolci o ripide pennellate ci siete anche voi che, sul palco, in silenzio, attendete l'apertura dei cuori che vi applaudiranno, che con grida a tempo, sottolineate la drammaticità di una storia senza tempo e di ogni tempo, che con dolci canti dichiarate diritti e libertà... che sapete pregare ed accogliere, costruire, costruire un paese fuori dal mondo. Grazie per ascoltare i piccoli grandi pensieri degli alunni di classe quinta che desiderano in poche battute esprimere ciò che per loro è “l'andare a scuola”, dove le lezioni iniziano sempre con il segno della croce di Gesù. I pensieri di alcuni alunni di V: A me la scuola ha insegnato ad amare ed a essere amica di tutti, la scuola è la mia seconda casa. Denise Per me la scuola è l'insieme di bambini provenienti da ogni parte del mondo, perché l'insieme fa la forza! Francesca Un'aquila vola per arrivare al suo nido per sfamare i cuccioli e io sto imparando a volare. Giulia In questa scuola le maestre mi fanno capire in modo divertente, buono e con pazienza. Matteo C. La mia è una scuola in cui s’impara a non sentire la diversità e a divertirsi in modo intelligente. Sofia Per me questa è una scuola che accoglie senza guardare il colore e i vestiti... ma guarda il cuore! Pietro 10 Riportiamo inoltre alcuni stralci del dibattito-incontro sui diritti umani che ha coinvolto i bambini. Maria, educatrice-volontaria dell'Associazione Dare: È ancora vivo il ricordo di quando, da piccola, vidi per la prima volta un musical. Mi colpì così tanto che fece scaturire in me tante riflessioni, domande ma anche molta pace. Fu come un piccolo seme piantato nella mia anima che pian piano nella mia crescita ha dato i suoi frutti. Lo spettacolo che avete visto è una leggenda. Cenni storici sulla fondatrice dell’istituto MADRE MARGHERITA RICCI CURBASTRO Costanza Ricci Curbastro nata a Lugo il 6 Ottobre 1856 è sorella di Gregorio, famoso matematico. Insieme al Venerabile Mons. Marco Morelli il 17 ottobre 1888 fondò l’Istituto delle “Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante”, ed entrando in Religione, assunse il nome di Margherita. Muore nel 1923. Sull’esempio di Maria, l’umile Ancella del Signore, le Ancelle sono chiamate a continuare l’opera redentiva di Cristo, ad essere offerta riparatrice, invocazione vivente a Dio e testimonianza operosa della sua presenza e della missione della Chiesa, attraverso il servizio ai fratelli, specialmente ai più poveri. Il loro carisma si attua in opere educative e assistenziali: scuole dalla materna alle superiori, attività parrocchiali, case di accoglienza. La Congregazione è presente in Italia e in terra di missione (Brasile, Filippine, Togo, Colombia). “Testimone della Misericordia divina”, l’Ancella professa questo con la scelta preferenziale per i poveri. Le eroiche virtù di Costanza hanno permesso alla Diocesi di Imola di aprire il processo di Beatificazione il 14 Luglio 1988. INCONTRI - Progetto Scuole Cos'è una leggenda? Un bambino: Qualcosa di magico. Maria: Magico, vero, bello, importante, accaduto tanto tempo fa. È passato tanto tempo, ma le cose vere rimangono a noi che siamo presenti, adesso arriva l'eco di quelle verità con un po' di fantasia, tante cose sono ingigantite, ma partono da un fatto realmente accaduto. Abbiamo visto insieme Patto di Luce. Quei pensieri che avete letto sono stati come tanti piccoli grandi patti di luce scaturiti dal vostro cuore, sentitamente, spontaneamente. Assomigliano a quelli fatti dalla Pastorella. Ma la Pastorella, che è esistita tanti e tanti anni fa, cosa ha fatto e cosa ha seguito di grande? I bambini: Il cuore, l'amore, l'anima. Maria: Giusto, la voce della sua coscienza. Quindi cosa possiamo raccogliere dallo spettacolo, sia voi piccoli che noi grandi? Se ognuno di noi ascoltasse la voce del proprio cuore, quella che Dio ha messo dentro di noi per saper distinguere il bene dal male, allora tutti avremmo più coraggio nel dire “Non bisogna essere sgarbati con un altro bambino, non bisogna prendere in giro”. Bisogna invece tirar fuori solo le cose belle, come la gentilezza... Una bimba: L'amore e l'amicizia. Maria: la Pastorella nonostante vivesse nella preistoria avete visto che era come noi? Come noi aveva domande e nel cercare risposte lei ha trovato lo Sciamano. Quindi bimbi, nel cammino della storia ci sarà sempre qualcuno che Dio mette nel nostro cammino per guidarci. Lei incontrò lo Sciamano che non aveva preferenze e, che al gesto di guerra, rispondeva con la pace. Voi siete aiutati a scuola dalle maestre che vi vogliono bene, si rispettano tra loro e che ogni giorno vanno a lavorare contente. È bello conoscere perché ci porta ad essere migliori, non l’ISTITUTO SANTA MARIA DEL FIORE IN VISITA A IL MIO CASALE ignoranti. Chi ignora non sa, ma chi conosce, chi apprende con gioia, come state facendo voi, cresce nel bene, apprende, accetta e apprezza gli altri. Allora anche in un posto piccolo come la vostra scuola, se le persone si vogliono bene e fanno tutto con amore e gioia, allora lì verranno rispettati i vostri diritti: quello di essere amati, rispettati in una scuola che vi accoglie. Allora, questo spettacolo, che parla proprio della prima scintilla di coscienza dei diritti umani, non è lontano da voi perché anche voi che siete piccoli avete i vostri diritti. Un bambino: Io penso che il cuore sia importante, ci serve perché ci fa fare tante cose. Maria: Si, se noi dessimo sempre ascolto alla voce del cuore, il mondo sarebbe migliore e voi siete il futuro del mondo. Carmine, interprete del Pastorello: Per far rispettare i miei diritti ho capito che nella mia vita devo prima rispettare i diritti degli altri e quindi, per prima cosa, non rispondo male agli amici, ai genitori... Così vivo legato agli altri, felice.... Laura, interprete della Spia: Per me la Spia è un esempio da non seguire e allora cerco di comportarmi bene mettendo davanti a me l’esempio di Gesù, cerco di affratellarmi, di essere puntuale, attenta. Si sono susseguite moltissime domande sulle scenografie, sulle luci, sui colori che li hanno affascinati, e tanta è stata la loro voglia di conoscere i giovani artisti della Compagnia. La scolaresca ha concluso l’uscita didattica con una merenda all’azienda agrituristica Il mio Casale. 11 INCONTRI - Progetto Scuole ISTITUTO COMPRENSIVO VALLE DEL CONCA - SAN CLEMENTE e SCUOLA SUPERIORE SAN MARINO di Gaetano Nonnis C ontinuano le rappresentazioni mattutine del musical Patto di luce dedicate alle scuole. Sabato 3 dicembre 2011, infatti, la scuola elementare di San Clemente Istituto Comprensivo Valle del Conca e una II superiore, proveniente dalla Repubblica di San Marino, hanno assistito allo spettacolo al Teatro Leo Amici. Sono circa cento alunni che hanno trascorso la mattinata lontano dai soliti banchi di scuola. In compenso, ambientazioni primitive contrastate da luci ed effetti 3-Dimensional, hanno catturato l’attenzione dei ragazzi e permesso loro di approcciarsi al tema dei diritti umani. In tanti, quindi, ad assistere a Patto di Luce che dopo un anno e mezzo vanta un pubblico composto sempre più da giovani, anche grazie al progetto I Diritti Umani in Musical a cui aderiscono molte delle scuole del II ciclo di istruzione della provincia. CRESIMANDI CON IL PARROCO Un gruppo di giovani cresimandi accompagnati dal loro sacerdote Don Felice e da Arianna, un’animatrice, sono venuti a trascorrere una giornata di ritiro spirituale al Piccolo paese. Dopo aver visto il musical Patto di luce si sono fermati con gli interpreti dello spettacolo per un piccolo incontro. Riportiamo un estratto. di loro, i loro talenti, nell’arte come in altri campi. E così ogni canzone, ogni costume, sono fatti semplicemente con il cuore. Siamo tutti in cammino, ogni giorno consapevoli un po’ di più sia nella preghiera, sia nei fatti che svolgiamo, nella nostra casa, nella nostra famiglia, nella scuola, nello studio, di fare ogni cosa con il cuore. Gianluca*: Torno un attimo indietro con la mente agli Arianna: Mi presento, sono colei che ha portato qui questi anni in cui ho scelto di fare il ballerino. Perché l’ho scelragazzi, io li ho convinti per questo motivo: perché ciò che to? Perché ad un certo punto nella mia vita ho scelto promi ha colpito di più, al di là della fondamente Dio. In questo ho bravura, è il messaggio. E quindi provato tanta gioia e mi è nato mi piaceva poter sentire direttail bisogno di comunicarla. Nel ... la mia passione per mente da voi, che tutti i sabato ri1986 è cominciata la mia storia petete questo messaggio, che dite sul palcoscenico perché Carlo lo spettacolo ora ha un fine, di pensare con la propria testa, che Tedeschi mi ha permesso di far lo faccio per parlare di Dio... parlate di un messaggio di amore, parte del suo primo musical Sidi fratellanza, se vi risuona dentro. curamente Amici. Sembra di si per come lo presentaIo ballando volevo esprimere la te. bellezza dell’incontro con Dio, e gli spettacoli di Carlo sono Stefano: Sono uno degli autori delle musiche di questo proprio finalizzati a questo. Ogni giorno in cui salgo sul spettacolo. Questa storia comincia tanti anni fa, nel cuore palcoscenico, su questo palcoscenico, ringrazio, per me del fondatore Leo Amici e di tutte le persone provenien- ogni volta è una volta nuova, non è mai scontato. ti un po’ da tutt’Italia: ci ha unito un solo fine, quello di Io ho iniziato molto tardi a danzare, a 18 anni, e poi ho arrivare alla certezza di Dio, quello di amare il prossimo, ballato anche in grandi teatri, ma questo è stato possibile di vivere e mettere in pratica l’esempio di Gesù. Questo perché non ballavo per me stesso ma per Dio, e Dio doprogetto è stato realizzato ancor di più per i giovani, veva avere un ballerino bravo! Ecco perché ho bruciato i affinché non rimanessero condizionati dal male ma po- tempi. tessero conoscere se stessi, cosa Dio ha dato ad ognuno 12 INCONTRI - Progetto Scuole Francesco (22 anni -interprete dello Sciamano in Patto di luce): Già da quando vi ho visto in cappella mi sono rivisto alla vostra età: ero tanto diverso e come voi frequentavo un gruppo di giovani in parrocchia. E mi sento di dirvi che proprio perché ero al vostro posto come spettatore, noi non siamo persone speciali, nessuno di noi lo è o forse lo siamo tutti, sia noi che voi, perché io che ero al vostro posto mi sono ritrovato qui e scopro che bastava soltanto ricercarLo Dio per ricevere tutte queste possibilità. Una mia spinta che ha saputo cogliere Carlo Tedeschi: ha fatto nascere tutto questo, la mia passione per lo spettacolo ora ha un fine, lo faccio per parlare di Dio. Per me è una grande opportunità. Sono spettacoli che parlano di Dio e il regista ha saputo trasmettere la bellezza, e attraverso la bellezza è bello amare Dio. Jacopo (16 anni - ballerino) : Per me salire su questo palco è stata una cosa bellissima perché oltre a crescere professionalmente posso crescere spiritualmente, moralmente, perché personalmente io faccio un cammino, un percorso di fede. Pochi anni fa mi sono reso conto di quanto sia brutta la società, il mondo, e ho visto invece che in questo posto era diverso. C’era Carlo Tedeschi che oltre ad essere regista, ha a cuore i giovani. Lui ci parla di Dio, ci fa capire. E attraverso gli spettacoli vedo e vivo la bellezza di Dio. Albatea (17 anni - interprete della Leonessa in Patto di luce): Io cerco di non mettere me al primo posto, ma di sentire Gesù, che può permettermi di realizzare i sogni; e quando lo fai non ti senti oppressa. E Gesù ti permette di realizzare ciò che veramente vuoi essere. Don Felice: Siete stati bravissimi. Io ne ho visti di musical, però così bello non lo avevo mai visto, inoltre mi piace sentire le vostre testimonianze perché danno vita. In voi posso dire che c’è questo entusiasmo, questo essere se stessi dal palco alla scuola, al lavoro ed è ciò che cerchiamo di capire insieme ai nostri ragazzi e cioè che Dio è con noi, quando mangiamo, quando dormiamo, quando camminiamo o studiamo. Mi sono meravigliato di come i nostri ragazzi siano rimasti inchiodati per due ore e questo è perché ci avete dato tanto. Grazie. *ndr. Gianluca Raponi è il primo ballerino degli spettacoli di Tedeschi. Oggi insegnante, coreografo dell’Accademia d’arte e formazione professionale. 13 INCONTRI - Progetto Scuole GLI ISTITUTI DI MERCATINO CONCA E DI RIBOLLE (FORLI’) Dopo il dibattito che si è svolto al termine del musical, la classe terza dell’Istituto di Forlì ha pubblicato su “Il Resto del Carlino” l’articolo seguente: ma ba 14 INCONTRI - di Testimonianza ...tratti di storia vissuta di Francesco Troilo A ccade spesso, al Piccolo Paese, che vari gruppi di simpatizzanti, amici e nuove conoscenze, si ritrovino per lo stesso periodo a soggiornare presso le strutture della fondazione, ed è sempre più ricorrente il desiderio di incontrarsi per testimoniare, magari, delle proprie esperienze nel personale cammino di fede. Così è accaduto l’11 dicembre scorso al Teatro Leo Amici. Presenti, l’avv. Mario Goldoni, accompagnato da famiglia e dal gruppo di preghiera di Ferrara e dintorni di cui è referente; Padre Maria Olivier; pellegrini dalla Svizzera; Francesco Malpasso, referente della Compagnia siciliana di Carlo Tedeschi; Sabina Braschi, direttrice della corale degli allievi dell’Accademia di formazione teatrale; giovani che frequentano l’oratorio del “lago”, parte della compagnia dello spettacolo “Patto di Luce” e alcuni dei volontari delle varie strutture gestite dall’Associazione Dare. Nelle varie testimonianze susseguitesi, si è tracciato un excursus della storia e nella vita di ognuno dei presenti. “Ognuno di noi ha una storia piccola, siamo persone normali, semplici, ma io con il mio cuore ho visto che tutti loro hanno storie grandi, perché ognuna di esse corrisponde a ciò che ognuno di noi, nel personale, ha chiesto nella maniera più intima e più profonda a Dio. Hanno trovato risposta in tanti modi e, perché no, anche in questo posto incontrando chi ci ha parlato della sua fede, e quindi ad ognuno di noi Dio ha dato una risposta, un modo per ribaltare la nostra vita, per rivolgerla definitivamente al bene, all’amore” - così apre Stefano Natale l’incontro. Francesco Malpasso, responsabile della Compagnia siciliana di Carlo Tedeschi, la stessa che mette in scena ormai da due anni il musical “Un Fremito d’ali” e che aspira con ottimi risultati al professionismo, parla dell’esperienza con questo gruppo di giovani: “(…)fare spettacolo non è fine a se stesso, ma mettere insieme dei giovani, realizzare scenografie o insegnare una parte, non è un lavoro che ha a che fare col teatro, ma con l’anima.(…) Stare insieme ci porta a lavorare su noi stessi, a ripulirci.” Si susseguono ancora numerose voci, tra cui, le più toccanti, sono quelle dei giovanissimi presenti, che esprimono le prime sensazioni, emozioni dell’inizio di una personale ricerca. “Ero sempre a casa attaccata al televisore e mi accontentavo della tecnologia. Un giorno, in oratorio, c’era un incontro con altri giovani e ho chiesto di poter rimanere e lì ho sentito un forte calore dentro di me. Mi è piaciuto tantissimo stare lì con loro, perché ho sentito proprio la presenza di Dio”. Così lascia commozione e stupore nei cuori dei presenti l’undicenne Veronica, ma via via, anche le altre sue coetanee, per la spontaneità e dolcezza di quelle semplici parole, frutto di una verità certamente più grande di noi. È proprio Carlo Tedeschi, primo fautore di tutte le attività rivolte al prossimo, a concludere questo ricco scambio... Oggi così saluterà gli ormai amici : “Siamo vicini all’Avvento. Chissà se abbiamo mai pensato che Messia significa ‘mandato’ e cioè parte da un luogo per essere mandato in un altro. Nel luogo in cui Gesù vive, il luogo dell’Eternità, dell’amore eterno, della bellezza infinita, proviamo ad immaginare che incontra il Padre che gli dice: “Vammi laggiù, nel pozzo nero, dove fanno la guerra, dove c’è il male, abbandona me, abbandona questo luogo, questa casa, per andare lì”. Lì, dove siamo noi oggi. Il motivo doveva essere veramente grande, un motivo d’amore immenso per lasciare un padre come Dio, per lasciare un luogo meraviglioso ed eterno come la Sua casa che è il Paradiso, per venire da noi. Ma quanto ci ama Gesù e quanto ci ama nostro Padre, per aver permesso che Gesù si allontanasse da Lui, come se uno dei nostri figli andasse in un continente lontano a portare la sua parola..e ancora il rapporto è ben in piccolo. Con questo buon Natale a tutti.” La lettura di ieri, commentata da Don Oreste Benzicome ogni giorno, ci accompagna anche oggi ed è stata spunto di riflessione anche in questo incontro. La pubblichiamo pensandola utile per altri. Giovanni Battista è un grande protagonista. Giovanni non aspetta imbeccata ma ha l’iniziativa nell’impegno di costruire il regno di Dio e nella lotta contro il male. Chi per primo capisce, per primo è responsabile. Dopo avere visto non si può fare finta di non avere visto, dopo avere capito non si può fare finta di non avere capito. Ogni credente in Cristo è per natura protagonista, cioè uno che combatte per primo e tante volte nella solitudine. Oggi nella Chiesa ci sono due linee guida. La prima consiste nello scrivere dei piani di apostolato, nello spedirli a chi li dovrebbe attuare, nell’esigere l’attuazione. Si tratta di progetti elaborati a tavolino, distaccati e lontani dalla realtà del popolo. Piani pastorali che rimangono lettera morta, perchè tante volte avulsi dalla storia reale. La seconda linea consiste nel dare mano libera allo Spirito Santo limitandosi solo ad autenticarne l’azione. Gli interventi dello Spirito Santo sono innumerevoli, tempestivi e sempre nuovi, perchè aderenti alla storia. Coloro che obbediscono allo Spirito vengono a volte bollati di protagonismo, cioè vengono giudicati come attori vuoti, e invece sono persone che giocano per Cristo. Quello che fanno questi protagonisti viene chiamato fuga in avanti per farsi vedere, notare; invece obbediscono allo Spirito Santo. Essi testimoniano che Cristo è l’unico Salvatore, è la speranza delle genti. (Tratto dal libretto Pane Quotidiano del 10.12.2011) Don Oreste Benzi 15 INCONTRI - di Spiritualità TEATRO L. AMICI PICCOLO PAESE DEL LAGO INCONTRI DI SPIRITUALITÀ L’ascolto della Parola di Dio a cura di: mons. Vittorio Peri, Vicario episcopale per la cultura Curia di Assisi Continuano gli incontri di spiritualità al “piccolo paese del lago” Nell'ambito degli orientamenti pastorali tracciati dalla Conferenza Episcopale italiana nel documento “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, anche quest'anno il “piccolo paese” ospita gli Incontri di spiritualità: Educarci all'ascolto della Parola aperti a tutti e guidati da Mons. Vittorio Peri, Presidente nazionale dell'Unione Apostolica del Clero e Vicario Episcopale per la Cultura di Assisi. Numerosi i partecipanti all’incontro svoltosi al Teatro Leo Amici: pellegrini provenienti da Bergamo, Varese, Rovigo e Rodigino oltre ai giovani dell’oratorio del “piccolo paese del lago”. Riportiamo la relazione della guida e il dibattito con il pubblico presente. 1° INCONTRO bbiamo voluto lasciare l’immediatezza del parlato di Mons. Peri per mantenerne l’autenticità. Ne riportiamo un estratto. A Mons. Peri - : “Per creare un clima di ascolto iniziamo ascoltando un canto.” Leo canta “Santo Spirito di Dio”, tratto dal musical Chiara di Dio. Mons. Peri: “Potremmo restare in silenzio per almeno mezz’ora perché questo canto, che Leo ci ha proposto, già di per se è un momento di grazia. Lo Spirito Santo, lo sentiamo, è qui con noi. È lui che, ci prende per mano e ci guida alla conoscenza della verità, che è Cristo. L’ha promesso Gesù nel Cenacolo, dopo aver istituito l’Eucarestia, l’ultima cena, con le parole riportate dall’evangelista Giovanni al capitolo 16° del 16 suo Vangelo: <<Ho ancora molte cose da dirvi>>. Erano tre anni che Gesù aveva parlato ai suoi apostoli, ma sente di avere nel cuore tante altre cose da comunicare ai suoi amici <<Ho ancora molte cose da dirvi, ma lo Spirito Santo vi guiderà alla conoscenza della verità tutta intera.>>. Notate bene questo verbo molto significativo: “vi guiderà”, vi prenderà per mano, come si fa con un bambino, vi condurrà alla verità tutta intera. La Verità, nel Vangelo, non è una realtà astratta ma una persona. È Gesù, che di sé ha detto: <<Io sono la verità>>. Lo Spirito Santo che abbiamo invocato ci guida alla conoscenza di Gesù. E questa è la grazia più grande che noi possiamo avere. Questo incontro ha lo scopo di aiutarvi a crescere nella conoscenza di Gesù e lo faccio in un modo che spero vi sia gradito. Inizieremo con un libro dell’Antico Testamento, il Libro dei Re, dove si racconta un episodio che leggeremo prima in modo individuale e poi commentandolo insieme. Il primo Libro dei Re ci racconta un fatto accaduto al profeta Elia sul monte Oreb, più conosciuto come monte Sinai. Chi è un profeta? Nell’accezione comune il profeta è chi annuncia ciò che avverrà, un indovino, un veggente, ma nella Bibbia la qualifica di profeta è attribuita a coloro che parlavano a nome di Dio, rivelavano cioè al popolo di Israele la volontà di Dio, quasi suoi portavoce. Elia aveva parlato al popolo di Israele a nome di Dio, ma le sue parole erano cadute nel vuoto. Il popolo, anzi, si era rivoltato contro di lui. Elia, profeta focoso, si allontana per mettersi in salvo e s’inoltra nel deserto. Iniziamo ora la riflessione comunitaria sul testo. INCONTRI - di Spiritualità Federica: “Il Signore chiede ad Elia << Cosa fai qui?>> e glielo chiede due volte e in due momenti diversi. Perchè?” Mons. Peri: “Hai colto un aspetto importante di questo racconto e, anzi, di tutta la Bibbia. Uno scrittore francese, cattolico, scriveva ironicamente che molti cristiani hanno un grande rispetto per la Bibbia e lo dimostrano mettendola sotto chiave, tenendosi ben lontani da essa. C’è molta verità in questa frustata. La Bibbia, invece, è un libro non da mettere “sottovuoto”, ma da sciupare. Tornando alla domanda di Federica rilevo che nella Bibbia c’è una particolarità: il Signore più che dare risposte pone domande. Nel libro della Genesi, dopo il racconto del peccato, Adamo ed Eva si nascondono nel bosco. Dio va a cercarli e pone loro una domanda: Dove siete? Come dire: Perchè vi nascondete? Ma Dio parla sempre. Se in questo momento a me e a voi chiedesse: Dove sei? Cosa stai facendo? Qual è il tuo progetto di vita? Dove vuoi andare? Cosa state realizzando? In quale direzione ti muovi? Cosa cerchi? Sapremmo rispondere noi? Giovanni il Battista, nel vedere Gesù, disse ai suoi discepoli: <<Ecco l’Agnello di Dio; è Lui che toglie il peccato del mondo>>. I discepoli del Battista seguirono allora Gesù il quale e chiese loro: <<Cosa volete? Che cercate?>>. La domanda la pongo qui e ora, a ciascuno, e ciascuno è invitato a rispondere. Dovete sapere che una persona vale per quello che cerca: se cerca una cosa da niente, vale niente; se cerca una cosa di poca importanza, è una persona di poco conto; se cerca qualcosa di grande, è una grande persona. Anche se ha diciotto anni. Nel Vangelo ci sono forse più domande che risposte, e non a caso. Perchè la domanda scava dentro, inquieta anche, provoca una risposta meditata. In breve: fa crescere la nostra responsabilità, verso noi stessi e verso gli altri. Ricordate l’episodio in cui Gesù, percosso e schiaffeggiato, chiese al soldato romano: <<Amico, perchè mi hai percosso?>> Io credo che quel soldato non abbia dormito per diverse notti, che quel “perchè?” lo abbia accompagnato per tutta la notte. Torniamo al nostro racconto. Dio chiede ad Elia: << Che fai qui?>> come dire: Qual è il senso della tua vita? Voi, ragazzi, siete giovanissimi, all’aurora della vita. Ponetevi questa domanda: Cosa intendo fare della vita? Cosa voglio realizzare? Ricordate: chi vive solo per accumulare cose inutili morrà disperato, perché dovrà lasciare tutto. Cercare cose superflue ed inutili, rincorrere piaceri e altri idoli è bere acqua salata, cibarsi di vento. La ricchezza fa spesso impazzire, il denaro ubriaca, il potere intossica come veleno. È più felice chi si accontenta del poco necessario che del tanto superfluo. È più felice chi cerca il Signore che chi si allontana da lui. Ecco perchè la domanda del Signore ad Elia è attuale: <<Che fai qui?>> . È una domanda ripetuta due volte perché è una domanda cosiddetta “di senso” che spinge a pensare all’orientamento del tuo cammino, della tua vita. Un signore del pubblico chiede: “All’inizio, il racconto presenta Elia pauroso, in fuga. Quindi tutto inizia da una paura?” Mons. Peri: “Tu che pensi? Cos’è la paura? Voi avete mai provato la 17 INCONTRI - di Spiritualità paura? La paura sta dentro di noi. Un voce tra il pubblico: “Se penso alla mia esperienza, vedo che la paura è stata un freno per me. Allora è un muro da buttar giù?” Mons. Peri: “La paura è una condizione umana, tutti abbiamo delle paure. Anche Elia, uomo di Dio, sentì la paura e scappò, inoltrandosi nel deserto. Ma chiediamoci: cos’è il deserto? Nella Bibbia il deserto è importante, è un luogo dove sono avvenute esperienze decisive. Perché questo secondo voi? Rebecca: “Perchè è un luogo di prova.” Mons. Peri: “Brava, è una risposta suggerita dallo Spirito Santo. Ma perchè è luogo di prova?” Rebecca: “Perchè l’uomo si trova in difficoltà, deve scegliere e nel deserto è più difficile, perchè non c’è nulla e si trova in difficoltà ed è costretto a spingersi per trovare quello che cerca.” Mons. Peri: “Brava ancora una volta, ma hai per caso letto il Libro dell’Esodo?” Rebecca: “Si, lo stiamo leggendo nel Centro di Ascolto del Vangelo.” Mons. Peri: “Ecco, il deserto è importante, come ha detto Rebecca, 18 perchè è il luogo della prova, dove siamo spinti a fare delle scelte. Là non abbiamo nulla. Il deserto invita a fare spazio dentro di noi. Noi dobbiamo fare deserto in noi in senso spirituale, perchè nel deserto si sente anche il più tenue un refolo di vento, il fruscio di una volpe che passa lontano. Ma nel silenzio assoluto, si sente la voce dell’assoluto di Dio; si fa esperienza di poter vivere con poco e di avere bisogno di Dio. Ho letto un episodio che mi ha colpito. Un signore entra in un megastore e, di fronte a scaffali colmi di migliaia di prodotti, non esclama: “Quante cose potrei acquistare!” Dice invece: “Quante sono le cose di cui non ho bisogno!” Ecco, il deserto è il luogo in cui impariamo a discernere tra il superfluo e l’essenziale. Avete in mente qualche episodio biblico sul deserto? Leo: “Gesù si ritirò nel deserto per 40 giorni.” Mons. Peri: “ Sì, per prepararsi alla sua missione andò nel deserto, il luogo dell’incontro con Dio. Facendo vuoto, facciamo il pieno. Se siamo pieni di troppe cose inutili, Dio non può entrare in noi. Guardate i muri delle nostre città, così sporchi e imbrattati: chi sporca gli oggetti è sporco dentro: la sporcizia che si butta per le strade sta anzitutto nel cuore. Per Elia il deserto diventa giardino. Quando una persona fa un’esperienza vera di silenzio, di ascolto come facciamo noi adesso, il deserto diventa giardino, perchè lo Spirito Santo ci fa fiorire.” Laura: “ Non capisco perchè Elia si augura di morire, dicendo “non sono migliore dei miei padri”. Capisce che ha sbagliato, ma se ognuno volesse morire ogni volta che sbaglia, non ci sarebbe più nessuno. E allora perchè si augura di morire?” Mons. Peri: “La riflessione di Laura è opportuna per sottolineare che Elia si sente stanco, quasi disperato. Vuol dire: Signore riconosco la mia colpa, abbi pietà di me. Francesco: “Il particolare focaccia calda e dell’acqua che ha trovato il profeta appena svegliato è da prendere alla lettera o è una metafora?” Mons. Peri: “Gli antichi viandanti portavano spesso con sè della farina che, mescolata con acqua e messa sopra una pietra arroventata diventava una sorta di piadina, o di torta al testo. E’ una modalità tipica dei popoli nomadi. È dunque un aspetto concreto, che tuttavia può assumere una dimensione simbolica: un’allusione all’Eucarestia. Una signora del pubblico: “Ho fatto una riflessione. Nel testo si legge <<Un angelo del Signore lo toccò e gli disse: “Alzati e mangia!”>> come se questa focaccia gli sia stata portata dall’angelo per incoraggiarlo. Io penso che Elia si sentisse sconfitto e il Signore gli mandò, allora, un angelo per tirarlo su per due volte!” INCONTRI - di Spiritualità Mons. Peri: “L’angelo, parola che significa “inviato”, è una manifestazione del Signore. Ricordate l’episodio più bello nella Bibbia in cui un angelo, inviato da qualcuno, parla ad una giovane donna? Tutti avete già capito: è l’angelo dell’Annunciazione inviato a Maria di Nazareth. Nel nostro caso l’angelo sostiene Elia perchè il cammino da fare verso il monte Oreb è lungo, un cammino di quaranta giorni. Ma è possibile, mangiando solo una focaccia, camminare per così tanti giorni? Anche questo è un modo di dire. I numeri, nell’antico mondo semitico, avevano un valore simbolico, non matematico. I numeri, nella Bibbia, esprimono una qualità e non una quantità. Il numero 7, numero classico, indica la perfezione, tanto è vero che nella Genesi si legge che la creazione si completa nel settimo giorno con l’uomo e la donna. La creazione trova la sua pienezza nella umanità: il suo vertice è l’uomo. Ai discepoli che gli chiesero se bisogna perdonare sette volte, cioè sempre, paradossalmente Gesù risponde: <<Settanta volte sette>>. Un modo paradossale per dire:” sempre, sempre, sempre”. Non bisogna mai stancarsi di perdonare, così come fa Dio. Pensiamo, ancora, al Padre Nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù. È formata di 7 parti. “Padre nostro che sei nei cieli” è l’invocazione iniziale. “Sia santificato il tuo nome”(I parte); “venga il tuo regno” (II parte); “sia fatta la tua volontà come in cielo come in terra” (III parte); “dacci oggi il nostro pane quotidiano” (IV parte); “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (V parte); “E non ci indurre in tentazione” (VI parte) “ma liberaci dal male” (ultima parte). Quindi la preghiera di Gesù è la più perfetta preghiera. Gesù, prima della sua predicazione, rimase quaranta giorni nel deserto senza mangiare nè bere, come dire: un tempo molto, molto lungo. Ho letto una bella espressione a proposito del digiuno: Si può vivere senza mangiare per trenta giorni, senza bere per tre giorni, senza respirare per tre minuti, non si può vivere nemmeno un secondo senza avere Dio nel cuore. Laura: “Alla prima domanda del Signore, Elia risponde: <<Ardo di tanto zelo>>. Come intendere il termine <<zelo>>?” Mons. Peri: “Zelo inteso come ansia, desiderio, amore. In questo caso significa “sono talmente appassionato di Te, Signore, che vorrei che anche il popolo lo sia di Te. Quelli, invece, mi volevano addirittura uccidere”. Elia li incolpa di tre cose: <<Hanno abbandonato l’alleanza di Dio, hanno distrutto gli altari, hanno ucciso di spada i profeti>>. Il misfatto è aver rotto l’alleanza con Dio, il patto di solidarietà che Dio aveva stabilito con Israele. La prima Alleanza tra Dio e l’uomo è quella avvenuta dopo il diluvio universale: <<Non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio>>(Genesi 9,11). L’arcobaleno ne è il segno come ponte che unisce il cielo e la terra. La seconda è quella stabilita con Abramo: <<La mia Alleanza è con te e sarai padre di una moltitudine di popoli>>(Genesi 17,4). Il segno è la circoncisione. La terza è quella con Mosè sul Sinai: <<Se ascolterete la mia voce, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli>>(Esodo 19,3). Il segno è la liberazione di Israele dall’Egitto e l’ingresso nella Terra Promessa. La quarta e ultima e nuova Alleanza inaugura il Nuovo Testamento. È la salvezza che Dio opera attraverso Gesù con la sua morte, risurrezione e ascensione al cielo. Un segno? È la croce del calvario. Ma torniamo ora al nostro testo che parla di Elia. Entriamo nel cuore del racconto. <<Elia sentì l’invito di Dio: “Esci e fermati sul monte, alla presenza del Signo- 19 INCONTRI - di Spiritualità re”>> Questo profeta, inquieto, andò sul Sinai, desiderando un intervento forte del Signore verso gli israeliti. E in verità il Signore passò. Passò, o passa ancora? Sì, passa; è qui tra noi. Ci guarda, ci chiede cosa cerchiamo, cosa abbiamo nel cuore, quali sono i nostri progetti, cosa è importante per noi, che posto Lui abbia nella nostra vita, se racconto biblico è la metafora della nostra vita. Leggendo il Vangelo noterete che Gesù è sempre in movimento: cammina per le strade della Palestina trovando persone ferme e a ciascuno dice: <<Andiamo, vieni>>. Pensate a Matteo, il pubblicano al suo banco delle imposte. Passando, Gesù gli dice: <<Alzati e vieni>>. E lui lascia tutto e lo segue. Gesù incontra Simone e Andrea che sono sulla loro barca. Gesù passa e dice loro <<venite con me>>. Anche questa sera Gesù passa tra noi e forse ci trova annoiati, senza entusiasmo, ma a ciascuno dice <<Alzati e vieni>>. Il Signore mette sempre in movimento, è come un allenatore che invita un giocatore in panchina: “Alzati, entra in campo”. Il passaggio di Dio sul Sinai non avviene come avrebbe voluto Elia. Ci fu anzitutto un vento forte e gagliardo. Un’ immagine di forza e violenza. “Ma il Signore non era nel vento”, poi ci fu un terremoto, “Ma il Signore non era nel terremoto”. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, “Ma il Signore non era nel fuoco”. Che vogliono dire queste immagini? Vogliono dirci che Lui non si fa sentire attraverso la violenza, in modo clamoroso, spettacolare. Si legge infatti, che dopo il fuoco ci fu “il mormorio di una brezza leggera”; ci fu “la voce 20 di un sottile silenzio”. Dio passò con passo leggero. Bisogna avere l’orecchio teso e il cuore aperto; bisogna essere attenti. Egli cammina, possiamo dire, in punta di piedi, non sbatte le porte, ma bussa. C’è un’immagine molto bella nell’Apocalisse di San Giovanni riferita a Gesù: <<Io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre io entrerò da lui e faremo cena insieme>>. In questo momento, qui, accade ciò che l’apocalisse descrive: il Signore passa, chiede di poter entrare nel nostro cuore, ma se non apriamo, resta fuori. Se apriamo cenerà, farà comunione con noi. Questo è il cuore del racconto riguardante l’esperienza di Elia. La voce del Signore è leggera, delicata, rispettosa. Il Signore ci chiede il permesso di poter entrare in noi, di illuminarci e ristorarci. Sta a noi dire “sì” o “no”. Se chiudiamo le imposte quando c’è il sole, rimaniamo al buio. Se le apriamo, siamo illuminati. Gesù è il sole che vorrebbe illuminare e portare calore, è un dono per tutti ma c’è chi lo accoglie e chi lo rifiuta. Ogni grande dono comporta anche un grande rischio. C’è un episodio nel Vangelo in cui un giovane ricco chiede a Gesù: “Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita?” E Gesù risponde: “Osserva i comandamenti”. E il giovane: “L’ho fatto sempre!”. E Gesù: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi tutto, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo” (Marco10). Il giovane pensò che le sue ricchezze fossero la cosa più importante e voltò le spalle. L’evangelista Marco scrive che il giovane se ne andò triste “perchè aveva molti beni”. Voltare le spalle a Gesù significa rifiutare la vita, l’amore; vuol dire vivere sin da ora l’inferno, attorcigliati al proprio Io. L’Io è un nulla e adorare il nulla è annullarsi. La nostra vera vita dipende dal saper ascoltare Dio che parla con sottile silenzio. Il silenzio è il luogo in cui avviene l’incontro decisivo con Dio. Di fronte a Lui dobbiamo imparare a fare silenzio, come voi fate in questo momento. Fermiamoci allora un minuto ad ascoltare Dio che in questo momento vuol dire qualcosa a ciascuno di noi. Ascoltiamo.” Un altro insegnamento che potremmo trarre da questo racconto biblico è che Dio è sempre diverso da quello che noi crediamo che egli sia e che i suoi progetti vanno sempre al di là dei nostri, e al di sopra. Lui è sempre oltre; non è a nostra immagine e somiglianza. Elia pensava di trovare un Dio violento e vendicativo; incontra, invece, un Dio paziente e misericordioso. Ecco perchè dobbiamo pensare che non è Lui a dover ascoltare la nostra parola, ma siamo noi che dobbiamo ascoltare la Sua. Dio è il totalmente diverso da noi ma anche il totalmente vicino. Vicino e lontano insieme: lontano perchè diverso, vicino perchè ci ama, ci salva, ci accoglie. E’ il totalmente altro e il pienamente vicino, accanto a noi. E’ un Dio che interroga: non vendicativo, ma misericordioso; è un Dio che non si stanca mai e che perdona sempre (settanta volte sette, direbbe il Vangelo). È un Dio che va in cerca dell’uomo anche quando l’uomo fugge da Lui. Questo è il Vangelo. La stupenda notizia che Gesù ci ha comunicato. SEI MESI DI.. In questa rubrica raccogliamo i diari degli ultimi sei mesi nelle diverse sedi della Fondazione Leo Amici. LAGO DI MONTECOLOMBO Inaugurate le festività del Natale L a magia del Natale ha rivestito il Piccolo paese di eleganza e sobrietà. Il calore delle luci a festa, le bancarelle, la musica. Musica! Preghiere in melodia, poesie, è ciò che la Corale degli Allievi dell'Accademia del Lago ha offerto al pubblico presente al teatro Leo Amici per l'inaugurazione del Natale. Un concerto di “apertura delle feste natalizie” diretto dall'insegnante Sabina Braschi. Eleganza, compostezza, raffinatezza, questi gli aggettivi che descrivono i trenta giovani interpreti. Un concerto che ha dato il sapore del Natale, quello antico, quello dell'amore, della famiglia, i cui canti erano si di festa ma legati a Dio, all'invocazione: “Vieni, Signore Gesù”, recitavano infatti. SABINA BRASCHI Direttore del Coro Jesus Christ (TP) ne coordina e dirige la corale, ne crea e cura i progetti con la collaborazione di tutti i componenti. Suona il pianoforte ed insegna canto. Già Segretario Generale dell´ente Luglio Musicale Trapanese fino al 2009, ha collaborato con il Teatro di Tradizione Giovan Battista Pergolesi di Jesi e l’Accademia d’arte e formazione professionale del lago. 21 SEI MESI DI.. Lago Dopo i vespri dell’8 dicembre, risposta di Carlo Tedeschi alle domande dei giovani sul sì di Maria Immacolata Quel sì si può e si deve dire alla vostra età. E’ questo il giusto momento, prima che le cose del mondo, il male del mondo vi possano condizionare. Seguite la vostra coscienza, la voce che è in voi, nella profondità. Quella voce è una spinta all’amore, voi siete sensibili al bene, attratti da esso. So che è difficile parlare di ciò perché non vedete in altri ciò che batte in voi. Ma i grandi hanno forse già tradito quel si, stanno forse imitando l’essere uomo o donna secondo un clichè già condizionato dalle cose del mondo. Il vero uomo o donna è l’immagine di Dio che segue il suo io più profondo, la sua vera natura, sensibile al bene e all’amore che continuamente cercate in una mamma, in un amico... Dite di si anche se ancora vi state domandando se Dio c’è o non c’è. Dite di si all’amore. Questo è certezza se ascoltate profondamente in voi. Dite di si dunque all’amore, dovranno forse seguirne altri mano a mano che conoscete Dio. Quel si dovrà riempirsi di sostanza ma intanto dite di si all’amore. Sentitevi amati e se non fosse possibile sentirvi così sappiate che quella voce profonda in voi vi trasmette l’amore. Dite di si perché come il si di Maria ha portato conseguenze incredibili così il vostro porterà inimaginabili conseguenze nel mondo futuro che voi potrete però già riscontrare da ora. CASCATA DI LUCI ...per i genitori La voce dei bambini non dà mai fastidio perché è la voce di Dio. I loro trilli, il pianto, la tosse... sono la musica di Dio. E’ proprio Lui che chiede qualcosa, che denuncia qualcosa, che sospira qualcosa, che sorride a te o con te o per te. Il tuo prossimo è come un bambino nel cuore di Dio. Sia così anche per te. PRESEPE STATICO DELLA TRADIZIONE NAPOLETANA ALLESTITO NEL GIARDINO DELL’ORATORIO È il pozzo dove attingere l’acqua che dà vita eterna. È il pozzo dove attingere da quell’acqua la Parola. È il pozzo dove si riflette l’umanità e con essa l’incredibile Passaggio nell’umanità di Gesù. È il pozzo della Profondità della vita dove sono registrate solo le cose concrete, il vero, il puro, che anch’essi appartengono all’Eternità. Carlo Tedeschi 22 Estratto Rassegna stampa Associazione Dare SEI MESI DI.. Lago TRA CIELO E TERRA: COLLANA DI MUSICAL SACRI PROPOSTI DA FAMIGLIA CRISTIANA 20 novembre 2011 20 novembre 2011 23 8 dicembre 2011 SEI MESI DI.. Lago 24 SEI MESI DI.. Lago News.. CHIARA LUBICH E LE NUOVE GENERAZIONI I giovani sono stati i protagonisti dell’incontro “Chiara e le nuove generazioni” tenutosi al Centro Mariopoli di Castelgandolfo l’11 marzo, in occasione del 4° anno dalla partenza di Chiara Lubich. Anche la Fondazione Leo Amici è stata invitata all’evento, partecipando con una piccola rappresentanza di ragazzi per proseguire l’amicizia e la collaborazione iniziata con la sottoscrizione del Patto di Comunione nel 2010. La fondatrice dei Focolarini è vissuta prima dell’era d’internet e dei media eppure la sua parola e la sua forza hanno coinvolto i giovani di tutto il mondo; giovani di ieri e di oggi chiamati GEN (generazione). Nello specifico i gen3, i ragazzi dei Focolari, hanno testimoniato davanti ad un vastissimo pubblico, quanto “l’ideale di unità” di Chiara Lubich abbia rivoluzionato le proprie vite. Lo hanno fatto con racconti, danze e canti, così come ha sottolineato Maria Voce, presidente del Movimento: <<Non abbiamo celebrato o ricordato. Abbiamo vissuto>>. Elettra Micco CORSI “GLUTEN FREE” ALL’HOTEL VILLA LERI S i è tenuto presso l’hotel Villa Leri, un corso di cucina su come affrontare la dieta celiaca. L’hotel è rientrato nella cerchia dei 2500 locali abilitati alla cucina “gluten free”, e si è offerto di organizzare la dimostrazione a conclusione del progetto patrocinato dall’AIC – Associazione Italiana di Celiachia- che ha coinvolto l’intero personale di Villa Leri. Gaetano Nonnis lo chef Barbara Grossi e le famglie durante il corso IN ORATORIO È CENTRO D’ASCOLTO DEL VANGELO già trascorso un anno dall’ultimo centro d’ascolto del Vangelo all’Oratorio del lago di Monte Colombo, quest’anno incentrato sul libro dell’Esodo. I giovani presenti accolgono con entusiasmo questo ulteriore strumento che la Diocesi mette a disposizione per la loro crescita spirituale, così anche noi, responsabili dell’Associazione Dare, ci adoperiamo per animare questi incontri, grazie alla preparazione ricevuta nel corso della settimana Biblica che si è svolta anche quest’anno presso la Sala Manzoni della Diocesi di Rimini. Costantino Paganelli 25 SEI MESI DI.. COLLEDORO INAUGURAZIONE DEL CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE - ORATORIO “Il Giardino di Maria” di Maihri Arcangeli La conferenza stampa M ercoledì 12 ottobre, si è svolta a Teramo, nella sala Giunta della Provincia, la conferenza stampa di presentazione del nuovo Centro di Aggregazione Giovanile-Oratorio “Il Giardino di Maria”, realizzata in collaborazione con l'ufficio stampa della Provincia. Ha partecipato il dott. Rasicci, vice presidente ed assessore alle politiche sociali e giovanili della Provincia, giornalisti e televisioni locali. Stefano Natale, Maihri Arcangeli, Vincenzo Lombardo, Carla Mauri ed Annamaria Bianchini hanno presentato l'attività della Fondazione e dell’Associazione Dare, promotrici del Centro di Aggregazione e dell'Accademia. Attraverso un breve filmato, Stefano Natale ha ripercorso le tappe degli eventi già realizzati sul territorio abruzzese, spiegandone la presenza nel Comune di Castelli. Vincenzo Lombardo ha sottolineato l’importanza del contributo dei volontari della Dare per la realizzazione del Centro e delle iniziative umanitarie. Annamaria Bianchini ha presentato la nuova accademia di teatro con corsi di danza classica, moderna, canto, recitazione e sottolineato la doppia possibilità offerta ai giovani di seguire i corsi a livello amatoriale aggregativo o anche a livello formativo professionale. Carla Mauri ha illustrato le iniziative che da anni vengono svolte a servizio dei giovani, tra le quali il teatro che è divenuto strumento di aggregazione, socializzazione e prevenzione dei giovani. 26 SEI MESI DI.. Colledoro Il taglio del nastro G iovedì 13 ottobre è stato inaugurato il nuovo Centro di Aggregazione Giovanile-Oratorio “Il Giardino di Maria”, a Colledoro di Castelli, proprio accanto alla Casa della Montagna. Ha benedetto la struttura S.E. mons. Michele Seccia, Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, accanto al parroco di Castelli, don Franco D’Angelo, al rettore del Santuario di San Gabriele, p. Natale Panetta, al vice rettore, p. Francesco Biagioli, e al direttore de L’Eco di San Gabriele, p. Pierino D’Eugenio. Mons. Michele Seccia: “Già durante la visita pastorale ed in un’altra occasione sono venuto a vedere questo posto e, ascoltando ciò che mi veniva raccontato, le finalità, le intuizioni, il desiderio di realizzare qualcosa, ho avuto piacere, gioia e, soprattutto, speranza per questo territorio. La struttura credo che possa e debba diventare un luogo di incontro, un punto di riferimento, non solo per l’espressione artistica, perché l’arte ci avvicina al Signore, ma anche per la formazione delle persone, per confrontarci proprio su tutti quei valori che devono essere nel nostro cuore e che si devono tradurre anche in scelte di vita. Dobbiamo quindi affidare questa iniziativa al Signore. L’oratorio “Il Giardino di Maria” si pone anche come un' integrazione delle attività parrocchiali, ecclesiali e pastorali che si svolgono sul territorio[...] Il brano del Deuteronomio, che abbiamo appena letto, ci ricorda che ci troviamo in un decennio in cui i Vescovi italiani hanno posto come programma l’emergenza educativa. Oggi si cerca di prescindere dalla legge per seguire un relati- vismo di comodo - come ama dire Benedetto XVI, mettendoci in guardia. Ritornare alla legge della coscienza, nel senso più forte del termine, cioè di quella legge che Dio ha posto nel cuore dell’uomo creandolo a Sua immagine e somiglianza, e che quindi non è lontana né nel cielo né nel mare, ma è nel cuore dell’uomo, deve essere proprio il motivo ed anche una finalità che voi dovete perseguire qui: la bontà della persona. E la persona scopre la propria bontà quanto più si avvicina a Dio. Dice il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes: “Quanto più l’uomo ascolta nella verità la propria coscienza tanto più si avvicina al Signore”. È ciò che vogliamo augurare non solo a tutti coloro che frequenteranno questo oratorio, ma soprattutto ai volontari, ai formatori, a coloro che si sono sacrificati volontariamente perché qui nascesse un giardino di speranza per i giovani di oggi, per i cittadini di domani”. 27 SEI MESI DI.. Colledoro Sono intervenuti giovani, famiglie e autorità: il Sindaco e l’amministrazione di Castelli, una rappresentanza del Comune di Isola del Gran Sasso e il Corpo Forestale di Arsita ai quali Stefano Natale, vice presidente della Fondazione, ha dato il benvenuto presentando un filmato, che racconta le tappe della realizzazione della Casa della Montagna fino ad arrivare all’inaugurazione. All'interno dell'oratorio, l'Accademia d'arte organizza corsi di varie discipline. Tra gli insegnanti Gianluca Raponi e Simona Imola, primi ballerini delle Compagnie teatrali, Maya e Raffaele. Stefano Natale ha proseguito poi con l’illustrare i progetti futuri della Fondazione per la sede abruzzese: il musical Gabriele dell’Addolorata, un silenzioso sospiro d’amore in pianta stabile, con il coinvolgimento e la partecipazione dei giovani del posto; matinée per le scuole della provincia di Teramo; realizzazione di un parco-giardino con la mostra permanente di pittori, artisti e ceramisti locali; ristrutturazione e ultimazione della casa di accoglienza; realizzazione di un percorso nell’attiguo bosco di querce con accesso alla piscina, fruibile per campi scuola e soggiorni di gruppi di giovani; incontri di spiritualità nell’ambito della collaborazione con la Diocesi locale. Splendida l’accoglienza della cittadinanza che ha voluto omaggiare il centro con doni ed opere artistiche, nonché con dolci tipici offerti dalle signore di Colledoro. 28 SEI MESI DI.. Colledoro Giovedì 13 ottobre 2011 Estratto rassegna stampa - ASSOCIAZIONE DARE Giovedì 16 ottobre 2011 Giovedì, 13.10.2011 ABRUZZO E MOLISE Giovedì, 13.10.2011 TERAMO 29 SEI MESI DI.. Colledoro RIAPERTURA DEL GRUPPO SCOUT E CERIMONIA DEI PASSAGGI di Maihri Arcangeli S nicati a tutte le famiglie intervenute i nominativi dei nuovi responsabili del gruppo. Lo Scautismo e il Guidismo per le ragazze sono un movimento mondiale che si propone, come obiettivo, la formazione integrale della persona secondo i princìpi ed i valori definiti dal suo fondatore Lord Robert Baden-Powell (B.P. per tutti gli scout). Egli nasce il 22 febbraio del 1857 a Londra e indica in quattro punti i fondamenti del metodo scout: formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo. Oggi la maggior parte delle associazioni scout è coordinata dall'Organizzazione Mondiale del Movimento Scout e, come corrispondente femminile, dall'Associazione Mondiale delle Guide Esploratrici. abato 15 e domenica 16 ottobre don Franco, responsabile del gruppo scout di Castelli e formatore dei capi scout della AGESCI, ha dato inizio a Colledoro alle attività dell’anno 2011/2012. Il Centro di Aggregazione Giovanile ha ospitato il sacerdote, gli educatori e alcuni ragazzini che si sono sistemati con brandine da campeggio, sacchi a pelo e fornelletti da campo. Sabato, infatti, è stata l’ultima notte da Lupetti di Giovanni, Riccardo, Francesca e Simona che, l’indomani, durante la “cerimonia dei passaggi”, sono entrati nella categoria successiva E/G (esploratori e guide), alla quale appartengono i giovani dagli 11 ai 16 anni. Nella mattinata di domenica, sono arrivati altri scout e, al termine della messa in parrocchia, sono stati comu- PRESEP allestito E Il Gia rdino d i Mar ia ARTIS in un’are TICO a di 300 m Dall’8 dice mbre al 6 gennaio 20 la magia 12 del Natal e rivive a Colledoro di Castelli al “Giard ino di Mar ia” q .. tra le st atue a grandezz a naturale come un pa nel percor store, so fino al la capann a. AccademiA d’arte e forma zione profess ionale PIADINE punto di incRIA Isola del Gr ontro an Sasso NATALE Al “GIARDINO DI MARIA” - Danza Cl CORSI DI: - Danza Moassica (metodo RA D) derna - Canto - Recitaz ion - Movimen e, Dizione e Mimo to in music a per signo re Proiezion e del mus “Un Vagi ical to nella notte” ingresso gratuito aperte le iscr izioni PIZZERIA na e rosticc eria da asp forno a leg orto L a magia del Natale rivive tra i monti abruzzesi, a Colledoro di Castelli, con un presepe artistico e statue a grandezza naturale realizzate dall’artista artigiano Fontanini. Un allestimento esteso su 300 mq che ha accompagnato i visitatori attraverso un percorso naturale tra cascate d’acqua, capanne, colline... diversi personaggi: i romani, i crociati, la matrona, i poverelli, l’angelo fino alla mangiatoia che, per l’occasione, rivivrà ai piedi del Gran Sasso. ... tra le statue a grandezza naturale come un pastore, nel percorso fino alla capanna. Così, fino al 6 gennaio, Il Giardino di Maria si è vestito della magia natalizia ed è stato meta di numerosi visitatori. Non sono mancate le collaborazioni con le realtà locali. C astelli di Natale 2011, una kermesse ricca di storia, arte, cultura e natura con tradizioni, intrattenimento, gastronomia e tanto altro a Castelli nel periodo natalizio. La manifestazione è stata promossa dall’attuale Amministrazione Comunale e dal sindaco, dott. Enzo De Rosa, che ha invitato la Corale degli allievi dell’Accademia del Lago all’interno della Manifestazione Ceramiche per cioccolato. 30 SEI MESI DI.. Colledoro SONO ARRIVATO A COLLEDORO di Costantino Paganelli S ono a Colledoro da poco più di un mese e tante cose sono accadute da quel momento ad oggi... Colledoro, per chi non lo conosce, è un piccolo paese di montagna nel teramano a pochi chilometri da Isola del Gran Sasso d’Italia, nei pressi del Santuario di San Gabriele. Un paese che lo vedi solo se, passando con la macchina, rallenti, ma del quale se sei distratto neanche ti accorgi che è già finito. Colledoro è soprattutto il paese di Maria (Maria di Gregorio accanto a Leo Amici e poi a Carlo Tedeschi, ha guidato la realizzazione del “Piccolo paese fuori dal mondo” al lago di Montecolombo), luogo dove lei è cresciuta con le persone che ha amato e che oggi la ricordano come se fosse ancora viva per ciò che ha lasciato stampato nei loro cuori. Sono venuto qui con mia moglie Monia ed i nostri tre bimbi - Sara, Paolo e Davide - per collaborare per un periodo con le tre famiglie già presenti a Colledoro: Roberto e Cristina che da oltre un anno con la figlia Martina si occupano della Pizzeria; Raffaele e Maya (sposi ad agosto), che gestiscono la piadineria ad Isola; e poi Gigi e Licia che provengono da un periodo trascorso ad Assisi al Teatro Metastasio ed oggi qui per avviare l’Accademia con i corsi di danza moderna e classica, recitazione, canto, chitarra. Il “Giardino di Maria”, così si chiama questo fazzoletto di terra che racconta una storia bellissima sussurrata al cuore mentre cammini tra le statue del presepe a grandezza naturale; o in visita al centro di aggregazione dei giovani per una lezione introduttiva gratuita di danza o di canto, recitazione; o magari in pizzeria dove Roberto prepara anche l’impasto per il pane che sforna caldo due volte alla settimana per le consegne a domicilio. Esci e, prima di salire in macchina, un piccolissimo museo ti accoglie con una storia d’altri tempi, ma solo sulla carta perché in realtà l’hai appena assaporata anche tu. Ormai il Natale è passato, ma in ognuno di noi rimarranno per sempre impressi i volti, i sorrisi, e le parole di tutti quei bimbi che, aggrappati alle sedie, ascoltavano con attenzione e avidità le parole degli auguri di Natale di Carlo, prima di assistere alla performance di canti e balli tratti dal suo musical sulla Natività “Notte di Natale”. Gli stessi bimbi che poi hanno portato i propri genitori a visitare un luogo “magico” dove si chiedevano se le statue erano vere. Alcuni di loro hanno iniziato a venire in oratorio per imparare a suonare la chitarra con me e così via anche altri che coinvolti hanno ascoltato le parole di Maria e trovato la nostra accoglienza. E’ incredibile come la semplicità dell’operare con amore e costanza possa far nascere nel cuore del prossimo che passa, quantomeno il pensiero che forse Dio non solo sta guardando, ma anche realizzando, per loro e i loro figli, qualcosa di grande per il futuro che così è già presente. 31 SEI MESI DI.. Colledoro CORALE AL SANTUARIO Gli allievi dell’Accademia d’arte e formazione professionale diretta da Sabina Braschi Isola del Gran Sasso - Santuario di S. Gabriele Se il mondo tu non scegli … che fai nel mondo tu… Ricerca il posto tuo… l’anima risplenderà.. redo siano queste le parole che meglio sintetizzano la motivazione che spinge tanti di noi a proiettare la propria vita verso di Lui. Un’esigenza che diventa impellente quanto più Lo si conosce e ci si avvicina. Queste parole fanno parte del testo di uno dei canti dedicati a S. Gabriele, eseguiti nell’ambito dei concerti realizzati dalla Corale dell’Accademia di Carlo Tedeschi. Sono stati i padri Passionisti del santuario che hanno rivissuto, nella prima esecuzione del concerto lo scorso 28 agosto, la bellezza dell’ispirazione di musiche e testi appartenenti al musical San Gabriele dell’Addolorata, scritto e diretto da C. Tedeschi, invitando così la corale a replicare il concerto per altre tre domeniche. Anche per noi, che eravamo lì quel 28 agosto, è stata una forte emozione: il coro è stato posizionato accanto all’urna dove vi è ancora intatto il corpo del Santo che sembrava dirigerci dall’alto dei cieli, tanto che quelle poche voci, intimidite dalla presenza di migliaia di fedeli (oltre 5000), sembravano, misteriosamente, un coro di angeli. E così il 16 e 30 ottobre scorsi, lo stesso concerto è stato replicato per altri fedeli pellegrini. Per rispondere di si (ritornando al canto), donare il nostro si affinché il nostro amen possa essere per l’eternità. Grazie di cuore a tutti i giovani della corale per l’esempio che danno nel dire di si. Sabina Braschi C CONCERTO DI NATALE C ome ogni anno, la notte del 24 dicembre, il Santuario di S. Gabriele si riempie di fedeli che giungono dai vari paesi dell’Abruzzo, ma anche dalla vicina Roma. Già dalle prime ore serali giunge un popolo di devoti sino a gremire la chiesa prima dell’inizio della messa di Natale. Padre Natale Panetta, rettore del Santuario, dopo l’esibizione del coro, chiede a Carlo Tedeschi di rivolgere il un augurio all’assemblea anche con la sua parola. Spero che questi giovani resteranno così puliti e pieni di voglia del Signore per tutta la loro vita. Quando questa sera hanno cantato, ho pensato che in alto avrebbero cantato anche gli angeli, forse l’abbiamo percepito un po’ tutti... Volevo farvi anche gli auguri naturalmente di buon Natale, un po’ a modo mio. Questo ci sarà capitato sicuramente: quando andiamo in una casa dove è appena nato un bambino, entriamo senza alcun pensiero: il nostro pensiero è sicuramente quello di guardare quel bambino nuovo, di vedere l’espressione della vita, della 32 forza e della bellezza della vita e, se anche incontrassimo – in quella occasione- una persona con cui abbiamo avuto uno screzio o che ci è un po’ antipatica, non ci penseremmo in quel momento, perché desidereremmo solamente andare incontro a questo bambino, possibilmente poterlo stringere anche tra le braccia ed immaginare a quante cose incontrerà nella sua vita crescendo. ... Facciamolo anche con Gesù. il Natale significa anche questo: correre a guardare questo bambino che nasce senza più pensare ai nostri problemi, alle nostre ansie, ai nostri dolori, alle nostre paure. Però la fortuna che abbiamo noi in ogni Natale è quello di sapere che cosa ne sarà di questo bambino che nasce a mezzanotte perché noi conosciamo Gesù, noi sappiamo che ne sarà di questo bambino, qual è il suo destino e, purtroppo, sappiamo anche che dovrà portare una croce cruenta. Allora se lo sappiamo, riempiamoci di tenerezza, dimentichiamo i nostri problemi, le nostre angosce, le nostre antipatie, i nostri asti, i nostri dispiaceri con questo o quell’altro di noi, le nostre incomprensioni: corriamo verso questo bambino e, siccome sappiamo che prenderà su di sé una grande croce, teniamoci la nostra. Proviamo ad accettare la nostra croce, ad accettare la nostra sofferenza, perché questo bambino quando diventerà grande ci dirà: << Dovete essere buoni com’è buono il Padre mio che è nei Cieli>>. E’ forse possibile essere buoni come Dio, come nostro Padre? Siccome siamo suoi figli, siamo a Sua immagine e somiglianza: quello che Lui prova noi lo pro- viamo e quello che proviamo noi, Lui prova; quando noi siamo tristi, Lui è triste; quando noi cantiamo, Lui canta; quando noi sorridiamo, Lui sorride. E quando ci perdiamo nel mondo con le cose del mondo, Lui ci insegue. Dobbiamo credere che tutto questo è vero, perché ogni tanto un angelo, qualche canto, qualche spettacolo, qualche bimbo, qualche parola sussurrata nella nostra coscienza ci dicono che tutto questo è vero. Questo bimbo da grande ci dirà anche: <<Amatevi tra di voi come io vi ho amato>>. Allora amiamoci questo Natale, amiamoci anche il giorno di Santo Stefano e così via, ricordandoci che questo bambino terrà su di sé una grande croce e lo farà con amore: ci insegnerà che cos’è l’amore, ci insegnerà come si può amare e possiamo farlo anche noi. Facciamolo con questa certezza, con questa speranza che il Natale è tutti i giorni, che Gesù è vero, vive, è in mezzo a noi e sappiamo anche che dopo aver preso quella croce – come noi prenderemo quella nostra- alla fine del Suo calvario –ma anche alla fine del nostro calvario che è questa vita terrena- ci sarà una risurrezione eterna. Dobbiamo credere, dobbiamo essere certi che esiste una vita meravigliosa dopo la morte perché Lui è risorto, ce ne ha dato la prova. Allora siamo felici in questo Natale, pieni di speranza, perché la speranza e la gioia ci danno tanta pace e la pace è un’onda che si propaga nel mondo e renderà tutti migliori. Grazie e buon Natale a tutti. Santuario di S. Gabriele 33 SEI MESI DI.. BORGO DI ULIGNANO Inaugurate le festività natalizie Anche quest’anno, al Borgo della Speranza, il presepe a grandezza naturale. Immerso nelle colline toscane ha regalato suggestive emozioni ai tanti pellegrini. Dal quaderno delle presenze... Con negli occhi ancora le bellissime immagini degli affreschi della chiesetta del Borgo della Speranza e nel cuore il raccoglimento e la spiritualità che abbiamo respirato fra quelle mura recuperate ad opera dei volontari della fondazione umanitaria Leo Amici ... riprenderemo le nostre attività con il valido sostegno del nostro parroco nell’amicizia del nostro amico Gesù. Anna ... E’ un piccolo pezzo di Paradiso che Dio ha poggiato su una piccola collina di Volterra, per dare una speranza a chi vuole imparare a conoscerLo, a chi ancora non sa chi sia e a chi lo cerca e sa che andando ad Ulignano Lo troverà. E’ un piccolo fazzoletto di terra dove regna l’amore, la fede, la vera amicizia. Chi andrà a visitare questo piccolo borgo tornerà a casa con qualcosa di speciale e cioè Dio avrà carezzato il vostro cuore... la cosa più bella che qualsiasi essere vivente possa ricevere. gruppo Gambassi Con tanta gioia son tornato in questa oasi in cui si vede come il Regno di Dio cresce, si espande e feconda il mondo; il granello di senape diventa piano realtà, che include tutti, e non esclude nessuno. Venga il Tuo Regno Signore, grazie. Don Vincenzo Monica ringrazia colui che è riuscito a creare questa atmosfera insolita per una piccola chiesa di campagna, calda e che mi lascia stordita da ciò che provo nell’ascoltare! Monica ... E’ Paradiso... Dio benedice abbondantemente coloro che amando il Suo Figlio, lavorano per il Suo Regno! 34 Suore OMVF (Oblate di Maria Vergine di Fatima) Grazie per un pomeriggio di serenità, riflessione e preghiera Don Michele SEI MESI DI.. Borgo di Ulignano di Federica Mennella D al giorno dell’Immacolata sono arrivate, sempre puntuali, persone in visita al presepe statico allestito nel piazzale antistante la chiesetta. I primi sono stati i bambini dell’ACR, arrivati da Gambassi con la loro educatrice Anna, che, con grande entusiasmo, li ha accompagnati nel percorso delle scenografie del presepe leggendo e spiegando ogni ambientazione. Nei loro occhi c’erano stupore e meraviglia per quelle statue più grandi di loro! Per la prima volta è arrivata una ragazza sulla sedia a rotelle con il gruppo dell’Associazione Genitori Ragazzi Disabili di Certaldo, i quali sono stati contenti di constatare che questo luogo fosse accessibile anche ai loro figli. Nei giorni seguenti abbiamo accolto un piccolo gruppo dell’azione cattolica di Lajatico con la catechista Anna e il sacerdote don Michele, che è rimasto stupito quando si sono celebrati i vespri solenni: non se l’aspettava e gli hanno fatto ricordare con nostalgia i tempi del seminario. E poi ancora abbiamo incontrato con tanta gioia le suore dell’ordine delle Oblate di Maria Vergine di Fatima, con le quali spesso collaboriamo nell’organizzazione di giochi e feste per i giovani volterrani. Sono rimaste entusiaste del presepe, della ristrutturazione della chiesa e degli appartamenti perché non si aspettavano tanta bellezza e spiritualità. Guardando con attenzione il filmato di auguri andato in onda su Telepace la vigilia di Natale, hanno ricordato alla superiora, di aver conosciuto Carlo Tedeschi in occasione della rappresentazione a Volterra di un suo musical allestito da una compagnia locale. Celebrati insieme i vespri hanno lasciato una testimonianza e le loro firme sul libro della chiesa e tanta tenerezza nei nostri cuori! L’apice è stato l’ultimo giorno del presepe, il giorno dell'Epifania, quando alle 16, come concordato con il responsabile del servizio per la pastorale delle famiglie, Osvaldo mons. Valota, parroco della cattedrale di Volterra, sono arrivate le famiglie per la preghiera davanti al presepe insieme al Vescovo mons. Alberto Silvani. Ci siamo radunati in chiesa dove tra canti e letture don Osvaldo ha concluso la preghiera dicendo che in questo tempo storico, dove tutto quello che succede di brutto, soprattutto con i ragazzi, sembra sia sempre colpa delle famiglie, invece non è così. Deve esserci speranza nelle famiglie, e quindi quale posto migliore quest’anno per la preghiera delle famiglie se non il Borgo della Speranza! Anche il Vescovo, ci rivolge le sue parole: sottolinea il fatto che più di 50 anni fa, la Diocesi di Volterra ha venduto questa chiesina; oggi invece la Fondazione, con i volontari dell’Associazione, ha recuperato tutto ed è nata una comunità. Continua dicendo: “…il predicatore passa, a volte facendo danni e a volte facendo cose utili, ma il predicatore se ne va, soltanto chi resta sul posto può evangelizzare il territorio. Qui tutte le mattine dicono le lodi e tutte le sere dicono il vespro, c’è un momento di preghiera quotidiano, vivono qui, in campagna. È la presenza sul territorio che evangelizza il territorio. E ripeto anche quello che ho scritto nel calendario pastorale: se in tutte le nostre famiglie, nelle nostre case, ci fosse un piccolo angolo con un’immagine sacra, dove una volta al giorno la famiglia si ritrova a pregare insieme, la famiglia riunita, in un luogo preciso, con un’immagine precisa e faccia la preghiera insieme, quella sarebbe la nuova evangelizzazione…”. Prima di uscire dalla chiesa abbiamo ascoltato la descrizione ed il significato sia degli affreschi che della pala sopra l’altare principale, che ci hanno accompagnati verso l’uscita. Il Vescovo e chi poteva, si è fermato con noi nella mensa per un tè caldo, dove ci ha raggiunto il parroco don Ivo ed abbiamo concluso con il filmato della corale dei giovani allievi nella notte di Natale al Santuario di San Gabriele. I vespri, presieduti da don Ivo concludono questa giornata con il nostro ringraziamento a Dio e la Sua benedizione. 35 SEI MESI DI.. Borgo di Ulignano Ritiro spirituale al Borgo di Costantino Paganelli D on Sebastien, prima di rientrare nel suo Paese di origine, il Burundi, dove ricoprirà l'incarico di responsabile della formazione umana e cristiana dei giovani locali, è stato in ritiro spirituale con alcuni giovani e Carlo Tedeschi nel Borgo di Ulignano. Durante il lungo periodo trascorso in Italia, ha seguito spiritualmente alcuni giovani della Compagnia Teatrale siciliana con i quali ha avviato una collaborazione in favore dell’A.CU.BU (Associazione Cuore Burundese). I giorni in Toscana sono stati d’intensa meditazione e condivisione fraterna in Gesù. Citiamo alcune espressioni del sacerdote africano nati durante la lettura del Vangelo, le lodi, i vespri, ed i pasti conviviali. Il Signore ci accompagna e ci segue nella strada che abbiamo scelto. Credere in Dio e credere nell’uomo sono i princìpi che porto con me nella missione in Burundi. La gioia che provo ora che sto tornando al mio Paese, dai miei amici burundesi, è la stessa che sentirei se rimanessi qui perché nella mia vita ho deciso di vivere con Lui, con Dio. L’aria che respiriamo è la medesima ovunque, appartiene a Lui: viviamo già nel Suo regno. Oggi mi sento come uno dei Dodici che Gesù invia per parlare del Padre al mondo (commentando il Vangelo del giorno). Questo posto è come un tabernacolo. Oggi come allora la Fondazione Leo Amici persegue scopi umanitari a favore dell’Africa. Leo Amici per primo si recò nel continente nero. Riportiamo, nella pagina seguente, la testimonianza di Beatrice, che allora accompagnò Leo Amici in questo viaggio. 36 DI dal Borgo Ulignano SEI MESI DI.. Borgo di di Ulignano S RICORDI D’AFRICA ono stati scritti innumerevoli libri, girati straordinari documentari, realizzati indimenticabili film eppure l’Africa ha sempre da dire e da dare qualcosa di nuovo, di più profondo ed ancora sconosciuto. Nel 1980 per la prima volta arrivai sulla sua costa orientale. Malindi era ancora uno dei tanti villaggi di pescatori e nulla lasciava intravedere ciò che sarebbe diventata. Capanne, sentieri non asfaltati percorsi da mucche magre e pacifiche, e tanti giocosi bambini, tutto come sempre, come un po’ dovunque in questa terra. La meraviglia e il conforto che suscitava in me la natura non erano sufficienti ad attenuare completamente le difficoltà di adattamento che ben presto incontrai. Avevo però molto chiaro il mio obiettivo: non ero lì per la stessa ragione che spingeva i turisti, ancora in numero modesto, giunti per un safari o per le bianchissime spiagge coralline. Quando, dopo circa un anno di permanenza, Leo Amici mi raggiunse con Maria ed altri tutti i fili si congiunsero. Come più volte ripetuto in queste pagine, la sua bontà e quel disinteressato amore che lo connaturavano, lo spinsero ad allargare i confini della sua opera. Così, dopo aver trascorso per la stessa ragione un anno in Andalusia, mi mandò in Africa e mi ritrovai ad attraversare i sentieri di terra battuta nei vari villaggi che da Mombasa si susseguono fino all’estrema punta della South Coast keniota. Ignoravo che a molte persone incontrate e con le quali avevo parlato a lungo in quel periodo, era nato il deside- rio di incontrarlo e conoscerlo. Mi sorpresi quindi molto quando dall’Italia mi informarono del suo imminente arrivo: ero convinta che sarebbe stato per lui un viaggio infruttuoso. Tenni per me questo timore e cominciai ad organizzare per accogliere lui e gli altri. Dopo qualche giorno dal suo arrivo, durante una riunione nella quale tanti erano venuti ad incontrarlo ed in particolare Peter, un insegnante che avevo conosciuto da qualche mese, senza apparente motivo si rivolse a me dicendomi: “Hai visto che avevo ragione a venire!”. Non era la prima volta che leggeva nel profondo del mio cuore o della mia mente, ma questo non mi impedi’ di rimanerne ancora una volta toccata. Ero già venuta a contatto con le tradizioni, gli atteggiamenti, i comportamenti sociali e interpersonali che sono parte della millenaria cultura africana, tra questi mi aveva colpito l’assenza in pubblico di manifestazioni affettuose tra persone che sapevo per certo volersi bene. I sentimenti più intensi, ad esempio, tra un padre e un figlio che si incontravano dopo lungo tempo, non andavano oltre una stretta di mano. Capii ben presto che si trattava di una forma di rispetto e non di carenza di amore. È pertanto facile immaginare il mio stupore quando, invece, vidi quelle stesse persone abbandonarsi e contraccambiare l’abbraccio che Leo Amici dedicò ad ognuno di loro. L’imbarazzo e, forse, la vergogna iniziali che li rendevano inermi paralizzando le braccia tese lungo i fianchi, lentamente lasciarono il posto ad un fiducioso rilascio nel quale era rimasto solo l’impaccio di non sapere esprimere una gestualità mai mostrata prima in pubblico. Mi sono chiesta spesso cosa avesse provocato in loro un simile cambiamento e più rimuginavo più comprendevo che era l’amore: quello che non conosce distinzioni, che abbatte barriere fisiche o morali, che ci fa sentire davvero figli di un unico immenso padre. Avrei potuto raccontare altri momenti di quell’indimenticabile periodo, ho scelto di cominciare da questi forse perché sono i meno appariscenti ed eclatanti tra i tanti che mi piacerà qui ricordare, ma chissà non siano, anche per questo, emblematici e significativi. Beatrice Astolfi 37 SEI MESI DI.. SICILIA dalla “Casa del Ponte” L’ORATORIO PUNTO DI AGGREGAZIONE PER I GIOVANI di Francesco e Leri S iamo Francesco e Leri, ci siamo trasferiti in Sicilia, alla “Casa del Ponte” il 4 gennaio del 2011, dopo le esperienze vissute nelle altre sedi della Fondazione a Ulignano, Colledoro ed infine Assisi, per collaborare con la Diocesi di Caltanissetta e i sacerdoti di Santa Caterina e così realizzare qualcosa per i giovani affinchè li tenga impegnati in un modo sano e pulito, dando loro nuove opportunità. Ci è stata offerta la possibilità da P.Antonio e P.Vincenzo di usare l’oratorio, oltre che per l’accademia, per qualsiasi attività noi avremmo voluto svolgere a servizio dei giovani. In occasione del Santo Natale, con il prezioso aiuto di Francesco Miceli e Marco Tumminelli, due giovani di Caltanissetta ai quali siamo particolarmente legati, abbiamo allestito dentro l’oratorio un presepe visitabile durante tutto il periodo natalizio. Ogni sabato pomeriggio ci incontriamo in oratorio per passare momenti insieme svolgendo varie iniziative, ad esempio il Karaoke, uno strumento che ha dato la possibilità a tanti ragazzi un po’ più timidi, di potersi esprimere e far uscire quella parte di sè un po’ più nascosta ma che ha tanta voglia di esprimersi. Molti ragazzi suonano i loro strumenti insieme a Francesco e anche questo dà tanta soddisfazione ai ragazzi. Un’altra iniziativa molto bella è quella della proiezione dei musicals di Carlo Tedeschi sulla vita dei santi che trova tanto interesse ed entusiasmo nei ragazzi e che, oltre a far passare del tempo insieme guardando qualcosa di bello, arricchisce dei valori trasmessi sia dagli spettacoli che dalla viva voce di questi santi, in quanto il copione si basa unicamente sulle fonti storiche ufficiali. MOSTRA INTERATTIVA “IO VIAGGIO DA SOLO” D al 12 al 19 Dicembre 2011, Giacomo Zatti e Michela Sclano, inviati in Sicilia dall’Associazione Dare presso la Casa del Ponte di Santa Caterina collaborano con il I Circolo Didattico “ De Amicis” di San Cataldo ( CL), diretto dal Dirigente Prof. Giuseppe Piccillo, nell’ambito di un progetto PON dedicato all’educazione interculturale, all’interno dell’ambiente scolastico organizzato dal CIES ( centro informazione educazione allo sviluppo) di Roma. L’oggetto, che ha visto partecipi Giacomo e Michela in qualità di esperti esterni, è stata una “Mostra Interattiva” organizzata presso l’Istituto Fascianella di San Cataldo intitolata “ Io Viaggio da Solo”, fruibile da tut- 38 te le scuole elementari, medie inferiori e medie superiori della provincia. Attraverso la drammatizzazione di un canovaccio elaborato dal CIES, si sono affrontate le tematiche dell’immigrazione clandestina verso il nostro Paese da luoghi di provenienza diversa che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. I due artisti della Compagnia teatrale formata da Carlo Tedeschi , impiegati come attori -animatori assieme ad una equipè di insegnanti, hanno drammatizzato il difficile argomento dei “minori vittime di tratta”. SEI MESI DI.. Sicilia IN MISSIONE CON LA DIOCESI DI CALTANISSETTA È partita il 26 Febbraio 2012 la Missione Biblica Diocesana intitolata :“ Dal Sogno al Senso”. Tutte e cinquantasei le parrocchie della Diocesi, riunitesi insieme nella Cattedrale di Caltanissetta il 17 febbraio 2012, per il ricevimento del Mandato Ufficiale da parte di Sua Eccellenza con la consegna del “Crocifisso Missionario”, saranno attivamente impegnate, inviando ed accogliendo gruppi di “missionari” che dovranno annunciare il Vangelo a tutti coloro che costituiscono la Chiesa nissena, soprattutto a coloro che ne stanno ai margini. I ragazzi della Casa del Ponte: Giacomo, Michela, Francesco, Leri, Ciro insieme ai giovani nisseni Francesco, Corrado, Cristina, Daniela, Annamaria, Rosalia, Martina ed Elisa, insieme al gruppo giovani Madre Teresa di Campofranco, stanno svolgendo quotidianamente la Missione Biblica per i giovani delle scuole medie superiori della provincia insieme a Sua Eccellenza Mons. Mario Russotto. Per l’occasione Giacomo, Francesco ed i ragazzi hanno riallestito il Recital “Dedicato a te Signore” scritto da Carlo Tedeschi con l’inserimento di nuove composizioni di Corrado Sillitti giovane cantautore virtuoso di Caltanissetta. Riportiamo di seguito la Preghiera dei Giovani scritta dal vescovo: “Altissimo Onnipotente nostro Padre, Aurora d’Amore per noi Giovani sentinelle del mattino. Tu, Tenerezza infinita, sul monte del nostro cuore come rugiada di fresca speranza ami incontrarci e con noi colloquiare. Cristo Gesù, arcobaleno di Bellezza, figli in Te Figlio al Padre ci offri e tutti avvolgi nel fraterno abbraccio. Tu fiducia in noi riponi e testimoni del tuo Vangelo ci chiami a divenire. Spirito Santo, Vento d’Amore, metti ali ai nostri sogni e speranza in noi riaccendi. Sii luce sulla via nella notte della storia per noi e i nostri amici di cui siamo compagnia. O Maria, nostra Madre, dai respiro al nostro cuore e coraggio in noi infondi per volare in Libertà con passione e in Verità. Amen”. U n gruppo di giovani vivo, appassionato e molto unito forma la realtà giovanile della Comunità Parrocchiale di San Paolo a Caltanissetta. Sono giovani seguiti da genitori che, a loro volta, sono stati parte integrante della vita della parrocchia nel tempo, da Padre Ignazio e Padre Biagio che sono i loro sacerdoti, dalla signora Rovello che da trent'anni si occupa dei giovani della parrocchia anche scrivendo spettacoli al fine di aggregarli. Noi, ragazzi della Casa del Ponte, collaboriamo settimanalmente con loro, così come il vescovo Mons. Mario Russotto auspicava dal momento della nostra venuta in Sicilia. Presso il salone parrocchiale esiste un'Accademia in Musical, nella quale sono aperti corsi di canto e teoria musicale tenuti da me Giacomo, danza classica e moderna curati da Ciro e Michela, recitazione tenuto da Leri, attraverso la quale si è formata una forte collaborazione anche per la realizzazione di spettacoli comuni. Nel periodo natalizio abbiamo allestito insieme a loro due spettacoli di tradizione per la parrocchia e la signora Rovello ha scelto di inserirvi alcuni brani, a sua scelta, tratti dal musical Greccio, Notte di Natale 1223; ci sono stati grandi consensi per il lavoro svolto da tutti e questa opportunità ci ha aiutato a conoscerci ancor di più. Spesso, guardandoli, avverto come se Gesù provasse "infinita tenerezza" verso questi ragazzi che vivono in una realtà non semplice dal punto di vista sociale, ma comunque si affidano alla sua parola per superare le difficoltà e per condividere ciò che ci dà la vita: l'amore. Giacomo Zatti 39 SEI MESI DI.. Sicilia PROGETTO VITA VISSUTA D a luglio 2011 a febbraio 2012 abbiamo partecipato, presso la casa di riposo per anziani BOCCONE DEL POVERO “GURRERA-MONCADACALAFATO” di Caltanissetta, ad un progetto che ci ha tenuti impegnati nella direzione di laboratori artistici ed animazioni nelle giornate per ospiti dell’istituto. L’obiettivo di questo progetto dal titolo “Vita vissuta” è stato quello di non permettere di diventare mai vecchi, ma di restare anziani. A questo progetto hanno partecipato Leri Benedetti, Ciro Gelsi e Francesco Miceli. La struttura di proprietà della diocesi, è gestita da Padre Canalella e i suoi collaboratori, che ci hanno accolto con calore ed affetto e ci hanno permesso di entrare nel cuore di tutti gli anziani che li abitano. Oltre alla bellissima esperienza che abbiamo potuto realizzare attraverso i laboratori di pittura, bricolage, musicoterapia, lettura di libri, visione di film e animazione di piccole festicciole dentro l’istituto, è stato importantissimo per noi il rapporto umano che si è instaurato giorno dopo giorno con gli ospiti della casa. E’ stato impossibile per noi, limitarci a tenere impegnati gli anziani con le attività che eravamo tenuti a svolgere, siamo voluti entrare nei loro cuori, nelle loro menti e ci siamo immersi in quegl’occhi lucidi che sorridevano appena ci vedevano arrivare. Abbiamo ascoltato i loro racconti della gioventù, i detti antichi e le preghiere che erano soliti recitare, ma anche le loro sofferenze e i loro dolori e dispiaceri; ci siamo commossi tante volte insieme a loro. Quest’esperienza ci ha arricchito tanto, ognuno di loro ci ha lasciato un bellissimo ricordo. Spesso vengono messi in un angolo e dimenticati, ma hanno tanto da dire e da insegnarci. Leri Benedetti e Ciro Gelsi SAN VALENTINO DUEMILADODICI “ IL NOSTRO AMORE… PATRIMONIO DELL’UMANITA’” D omenica 12 febbraio presso l’Auditorium Comunale “ A. DE CURTIS” di Serradifalco ( CL) si è tenuto l’incontro “Sanvalentino duemiladodici “IL NOSTRO AMORE… PATRIMONIO DELL’UMANITA’” organizzato dalla Pastorale della Famiglia della Diocesi di Caltanissetta nelle persone dei sig.ri Giovanni e Fifa Virone. Sua Eccellenza ha incontrato i fidanzati ed i giovani sposi della Diocesi in un pomeriggio ricco di forti e sobrie emozioni e di raccoglimento spirituale in nome dell’Amore. Trecentocinquanta gli intervenuti in un Auditorium stracolmo che ha visto rappresentato il senso della famiglia in varie sfumature. “Un incontro sviluppato attraverso l’arte della fotografia del Prof. Miccichè, straordinario nell’immortalare attimi intrisi di quella sostanza tra uomo e donna voluta dal nostro Creatore; il canto, la danza e la testimonianza degli animatori e artisti della Casa del Ponte di Santa Caterina. Ma è stata la Celebrazione Eucaristica di Padre Mario a racchiudere il senso profondo di questo incontro, accompagnando ogni coppia nel rinnovo della promessa d’Amore al Signore Gesù”. Un grazie speciale alla famiglia Virone, per ciò che ci ha trasmesso attraverso un esempio di coppia al servizio di Dio e del prossimo attraverso un operato concreto fatto di servizio costante. 40 SEI MESI DI.. Sicilia Compagnia Teatrale Siciliana 58° ANNIVERSARIO DELLA LACRIMAZIONE DI MARIA A SIRACUSA Agosto 2011 - In occasione delle giornate dedicate all’evento, l’ufficio pastorale giovanile della Diocesi di Siracusa ha organizzato un pellegrinaggio all’interno della città. Alla fiaccolata sotto le stelle hanno partecipato anche alcuni componenti della Compagnia Teatrale siciliana. SANTUARIO MADONNA DELLE LACRIME SIRACUSA NEI QUARTIERI DELLA PARROCCHIA S. GIACOMO Erano le 21.30 dell’8 agosto, proprio quella sera a Ravanusa (AG) si inaugurava una fontana dedicata alla Madonna. Il primo pensiero lo avevo rivolto ai miei fratelli, che erano a Calamonaci a rappresentare “Serenata a Maria”. Nella mia vita, un po’ per timidezza e un po’ per il mio carattere schivo e silenzioso, prendere la parola rappresenta un piccolo psicodramma, ma quando si è chiamati non si può dire no. Il tema dell’incontro era la coscienza. Mi ricordo le parole iniziali del mio dire: l’incontro con la nostra coscienza è un viaggio profondo verso la nostra anima, dove ci incontriamo con noi stessi, dove c’è la verità del nostro essere, dove Dio interviene e, quindi, spogliati da ogni forma pregiudiziale, possiamo ricercare l’essenza del nostro fare. Ricordo i volti delle persone, sembravano attente e ho avuto l’impressione che, come per magia, si fosse creata una sorta di empatia; mi sono sentito guidato e tutto filava con semplicità e armonia. Quando Leri ha cantato Conduci la mia vita a te, in cui si parla di santità, è stato un momento forte, anche la discussione successiva è stata ricca di spunti. In quel momento ho capito che la testimonianza serve molto a chi la fa, perché Gesù, se tu ti spogli di te stesso, può farti diventare uno strumento della sua Parola; le reazioni altrui non devono condizionarci, l’importante è ciò che esce dal nostro cuore con semplicità. Semplicità che deve corrispondere ad una vita vissuta, raccontare niente di più di ciò che si vive. Frate Antonio, che era con noi, aveva in programma un excursus biblico sulla vita della Madonna, ma nel momento in cui è intervenuto ha voluto parlare di coscienza raccontando la sua esperienza. Abbiamo concluso la serata con la canzone L’Umanità e con un piccolo dibattito. [...] Ripensando a quella sera concludo dicendo che l’incontro con la nostra coscienza può aprirci alla ricerca di un incontro autentico con Dio, in quella segretezza e in quella solitudine il divino può trovare uno spazio infinito. Francesco Malpasso 41 SEI MESI DI.. Sicilia Compagnia Teatrale Siciliana QUANDO LO SPETTACOLO PARLA AI NON CREDENTI di Francesco Malpasso L a serata è stata un momento importante per bene così, ci sarà tempo alla fine, adesso deve parlare dialogare con i non credenti o comunque con il lo spettacolo. mondo laico in generale. Le luci si accendono, l’angelo fa il suo annuncio, da Quando alle ore 19 il teatro si è riempito di persoMaria giovane parte la prima nota, l’inizio è proprio ne, le discussioni che riesco a cogliere sono queste: da catechesi. Lo spettacolo va avanti e Maria racconma come mai uno spettacolo sacro in ta i suoi dubbi di essere umano, le sue un premio che nella sua essenza è laidifficoltà a dire di sì, poi il racconto del...dialogare con co, ma perchè non hanno chiamato un la nascita con la ninna nanna proiettata gruppo musicale: gli stessi perchè erano nel suo velo, l’invito a non scegliere il i non credenti risuonati nella mia mente ed erano stati mondo in cambio di una vita autentimotivo della mia riflessione durante la ca, il monologo che rivede il film della settimana. sua vita prima di morire, il finale che esalta i talenti Qualche giorno prima dello spettacolo mi chiedevo di questa straordinaria donna e il laudate in mezzo se “Serenata a Maria” fosse lo spettacolo giusto per al pubblico sono un vero e proprio bagno di bellezza una serata culturale; è vero che quando mi hanno che tocca il cuore di tutti. proposto di far esibire la compagnia non ho esitato Alla fine salgo sul palco, gli applausi sono convinti, i un attimo, ma nelle ore che hanno preceduto lo spetvolti commossi, io sono orgoglioso dei miei fratelli, tacolo mi sono venuti i dubbi. racconto un po’ della Compagnia siciliana. Giacomo Ho cercato il modo di stare tranquillo leggendomi parla della “casa” di Santa Caterina e dell’impegno a tutto ciò che hanno scritto poeti, scrittori, cantanti e formare giovani in un’ atmosfera di fraternità. le altre religioni sulla figura di Maria; anzi volevo proNon appena sceso dal palco vengo avvolto da una prio citare qualche scritto di questi uomini di cultura folla di persone che vogliono sapere e che sono felici cosidetti non credenti per introdurre e presentare lo della serata, proprio i non credenti mi dicono: quanta spettacolo su Maria. finezza e quanta bellezza in questo spettacolo, tutti Qualche minuto prima è stato assegnato il premio ad sono rimasti colpiti della concezione delle scene, dai una donna di nome Maria, la motivazione del premio testi e dalla musica. diceva che questa donna ha saputo creare sinergia Questa sera ho capito che è la bellezza che colpisce, nel suo ambiente di lavoro con discrezione e nel siche il linguaggio dei musicals di Carlo é per tutti, le lenzio ha creato tante cose belle. corde che vengono toccate interrogano l’uomo, non Queste parole mi hanno rasserenato perchè ho pensolo il credente; tutto questo io lo so, ma sentirselo sato che la Madonna è stata la donna della discreziodire dalle persone che per scelte personali non frene, del silenzio riuscendo con l’amore che non fa ruquentano la Chiesa mi riempie il cuore di gioia. Torno more ad essere madre dell’umanità. a casa sereno, anche stasera si è potuto parlare di Dio Subito dopo il premio la moderatrice della serata dà nel modo in cui Lui ha voluto. il via allo spettacolo, non ho il tempo di parlare, va 42 SEI MESI DI.. Sicilia Chiara di Dio AUDITORIUM SAN PIETRO DI BAGHERIA (PA) T ra pochi minuti avrà inizio lo spettacolo, indosso nuovamente il saio di Francesco. Santa Chiara e San Francesco, una storia la loro che non conosce né luoghi né confini. In sala tanta attesa e tanto brusìo di bambini ed adulti. [...] Un grazie va a padre Luciano Catalano, a Marilena Cirrincione e al nucleo di persone che con loro collaborano al servizio di tutti per la parrocchia. Presto in questa città sorgerà l’Accademia del Musical per i giovani, coordinata dagli insegnanti della Compagnia Teatrale siciliana, in collaborazione con la parrocchia San Pietro. Si apre il sipario, entra il Vecchio e... inizia Chiara di Dio. Giacomo Zatti IL SEME DI “CHIARA DI DIO” A BAGHERIA I l 15 agosto abbiamo cominciato le prove di Chiara di Dio, la costruzione dello spettacolo è stata una corsa ad ostacoli: alcuni ragazzi della Compagnia non si sentivano all’altezza del compito loro affidato e allora ci siamo fermati per capire quanta volontà e quanto spirito di sacrificio ci volesse per percorrere questa strada. I costi per la realizzazione dei costumi e delle scenografie sono stati uno scoglio da superare insieme. In quei giorni, assieme a Giacomo e Ciro, siamo andati a Bagheria ad incontrare don Luciano, il quale era stato ad Assisi ed era rimasto affascinato dallo spettacolo e dalla realtà che gira intorno alla Compagnia. Il sacerdote aveva in cuore di realizzare un’ accademia e di fare spettacolo con un fine chiaro: la pastorale giovanile. Ci siamo messi in moto per realizzare una proposta: dare vita ad uno spettacolo, don Luciano insieme ai suoi collaboratori sceglie Chiara di Dio. Abbiamo messo in scena solo un’ora di spettacolo, ma farlo da zero è stato tanto affascinante quanto difficile. Le richieste di don Luciano si sono fatte sempre più belle: prima uno spettacolo solo di sera, poi si è pensato di coinvolgere le scuole, infine l’accademia come un percorso per formare l’uomo e avvicinarlo a Dio. Più il tempo passava più Chiara di Dio a Bagheria assumeva significati importanti. Il sacerdote, aiutato da un gruppo di persone, in un solo giorno, attraverso tre spettacoli, è riuscito a coinvolgere 1300 persone. Un giorno da vivere intensamente, in cui i ragazzi delle scuole medie si sono commossi e alla fine hanno applaudito a lungo. Le insegnanti sono state felici della bella lezione di vita attraverso Chiara e Francesco. Poi la risposta bellissima dei bambini delle elementari, il loro silenzio è stato commovente e i commenti ad ogni scena hanno rivelato una partecipazione straordinaria. Gli insegnanti erano increduli, la sera ci hanno raccontato che per il resto della mattinata a scuola si è parlato solo di Chiara e Francesco. A pranzo, don Luciano si è mostrato soddisfatto e visibilmente felice della mattinata, a dire il vero nessuno di noi si sarebbe aspettato tale successo: la sera prima le prove erano state un mezzo disastro! A desso c’è il pubblico adulto, l’adrenalina sale, sono le 20.30. Il teatro è quasi tutto pieno, ci sono tanti sacerdoti e membri del seminario di Palermo con i loro responsabili, molti di loro hanno già visto lo spettacolo ad Assisi, quindi bisogna essere all’altezza della situazione. Quando l’ultima nota di “Sconfinando lontano” si dilegua assieme al fumo di scena, il teatro è pieno di commozione, l’applauso lunghissimo è un regalo grande per tutti che sancisce ancora una volta quanto Chiara di Dio arrivi dritto ai cuori delle persone. All’inizio della serata, don Luciano mi aveva invitato a parlare, le uniche parole che ricordo sono: “Questa compagnia fa un percorso di bellezza, educandosi ogni giorno a stare insieme fraternamente come Gesù ci ha insegnato”. La testimonianza più grande è credere che quello che viviamo si può realizzare ovunque, basta metterci la volontà. Il parroco dice: “C’è bisogno di giovani che possano offrire ad altri giovani un modello chiaro e un fine chiaro per dare senso alla propria vita.” Un momento particolare è stato dopo lo spettacolo, quando in cerchio, insieme a don Luciano, si è dato vita ad una riunione a cuore aperto nella quale ci siamo perdonati per le nostre piccolezze e ci siamo ringraziati a vicenda per il risultato ottenuto. Chiara di Dio ha seminato tante cose, adesso viene il lavoro difficile e affascinante di far crescere la pianta e curarla. Francesco (Compagnia Teatrale siciliana) B agheria mi ha lasciato molto dentro. Sono stati due giorni intensi preceduti da settimane di duro lavoro, che hanno provato molto il mio fisico e il mio spirito. Sono arrivato distrutto, ma certo che, come 43 SEI MESI DI.. Sicilia in ogni occasione, quello sforzo non sarebbe stato vano. Ho voluto credere profondamente che il lavoro fatto sarebbe stato gradito a Dio. Le tre repliche dello spettacolo sono state molto emozionanti. C’era molta tensione per tantissimi problemi che abbiamo avuto. Pochi spazi, errori nei balletti, scenografie rotte all’ultimo minuto, luci non ben gestibili e audio da adeguare ad un ambiente nuovo. Sembrava che tutto andasse male, ma confidavo molto che quegli sforzi ci avrebbero uniti e rafforzati e che, come sempre, sarebbe tutto passato. Alla fine della prima replica ricordo di aver guardato in fondo alla sala: era piena di 300 ragazzi di una scuola media e tra il fumo mi è sembrato di sentire la presenza di Gesù che ci diceva grazie. Poi padre Luciano, i giovani della parrocchia e quel legame che è nato tra noi è stato molto profondo. Chiara di Dio è stato il primo spettacolo che ho visto al lago, ricordo l’emozione che ho provato, il pianto e quanto mi abbia segnato, ed ora, rappresentandolo in scena, ne ho sentito la responsabilità e la bellezza. Prego affinché questi momenti possano rafforzare sempre di più la mia fede rendendomi docile e fratello di tutti coloro che il Signore vorrà farmi incontrare. Giovanni (Compagnia Teatrale siciliana) diamo. Anche in camera ho vissuto un piccolo angolo di paradiso, ho avuto il dono di parlare con Agata (la più piccola della compagnia) di Gesù e questo è stato un regalo grandissimo. Ho visto tutta la sua sensibilità e dolcezza, il suo desiderio di capire, di spingersi oltre quello che vede e fa e anche il suo amore per i fratelli. Di ognuno ho riconosciuto la bellezza, nei movimenti, nell’impegno anche nella stanchezza, nei sorrisi. Tutto ciò che ci circondava era bello. Padre Luciano passava, ci guardava e ci portava Gesù e noi ascoltavamo ogni parola, che è rimasta impressa nei nostri cuori, perché nulla di quello che è stato detto era superficiale, tutto edificante e sorprendente. Ogni cosa era misurata e controllata perché consapevoli di essere al cospetto di Dio, da questo scaturisce ordine, pulizia e trasparenza, quello cui tutti aspiriamo. Prima del primo spettacolo mi è venuta paura, ero proprio confusa e spaventata, per un attimo avevo perso la certezza di potercela fare. I balletti non mi venivano più, perdevo l’equilibrio, mi sentivo smarrita. Poi inizia lo spettacolo, ascolto la voce della mamma di Chiara, vedo Chiara lì sul letto che serenamente sogna, in quel momento mi prende una pace indicibile. Prima di entrare dico nel mio cuore: “Solo per Te”. Poi mi volto indietro, stringo le mani ad Agata e con quella certezza entriamo. Fino a ieri pensavo che tutto questo fosse irraggiungibile e impensabile, da tre agheria... oppure comunione totale? E’ stata una anni vivo invece questo sogno fattosi realtà. Vedo Carlo messa, è stato come camminare dentro la Bibbia farsi invisibile per far emergere tutti i giovani che il Siconoscere e capirne i misteri più profondi. Ol- gnore gli ha affidato. Francesco che lavora nel silenzio trepassare una porta che non avevo mai oltrepassato, e ci segue in ogni cosa, pensa a tutto anche a quello udire parole nuove che parlavano della verità, l’unica. che noi spesso dimentichiamo. Tutto questo mi spinge Tutto è stato per la prima volta, anche l’emozione susci- a migliorarmi perché anche io possa dare tutto. tatami dal Signore, prima e dopo lo spettacolo. Vedere Chiara 500 bambini, tanto leggeri che le poltrone si richiude- (Compagnia Teatrale siciliana) vano, tanto piccoli, tanto belli e candidi. La luce che arrivava dal pubblico era molto più forte di tutti i nostri fari. Quello che riceviamo è davvero molto più di quello che B C irca un anno e mezzo fa ho avuto la fortuna di conoscere i ragazzi della casa del ponte e di frequentare la loro accademia. In loro non vedo solo degli insegnanti, ma delle persone veramente speciali. Dopo il nostro primo spettacolo, del 26 dicembre, ho cominciato a frequentare la loro casa al di fuori dalle ore di lezione e ho capito quanto sia meraviglioso far parte di un gruppo, condividere gli stessi valori, le stesse passioni offrendo qualcosa a chi ne ha bisogno. Grazie a loro ho intrapreso di nuovo la strada di Dio, dopo averla lasciata da tanto tempo. Per me loro adesso sono come una seconda famiglia, dove mi sento al sicuro e dove non ho paura di essere giudicata. Non vedo l’ora di fare altri spettacoli insieme a loro e di crescere con loro perché ancora ho tanto da imparare. Mi dispiacerebbe se un giorno dovessero andare via, però mi riterrei fortunata di averli conosciuti. Maria Rita (15 anni) È da tanto tempo che ero un pò lontana dalla Chiesa, poi ho voluto fare canto nella parrocchia di San Paolo e abbiamo fatto il musical Chiara di Dio.. ad un certo punto volevo mollare perchè avevo paura, ma sentendo le canzoni del musical ho capito che lo dovevo fare per Dio e non per me.. così ho superato le mie paure. 44 Maria Giovanna (13 anni) SEI MESI DI.. Sicilia Compagnia Teatrale siciliana partecipa al musical Luca, pittore di Dio scritto e diretto da Francesco Miceli È stata una bella festa... la festa dell'unione profonda, la festa dello stare insieme.... nata semplicemente da una gentile richiesta di don Alfonso Cammarata: celebrare con un musical la figura di San Luca, patrono della sua parrocchia. Un'idea che io (ndr1) e Corrado (ndr2) abbiamo accolto subito e, messe le mani al pianoforte e al Vangelo del Santo è nato così un musical ricco e affascinante di particolari. Numerosi i giovani coinvolti, molti dei quali giovanissimi, nel raccontare la sua personale visione del Vangelo… un Vangelo che parte da lontano, da Maria [...] tra coreografie, musiche e innumerevoli costumi, in una dimensione sacra, ma soprattutto umana. Uno spettacolo “anche per chi non crede” poiché si è dato molto risalto agli stati d’animo umani e ai drammi interiori dei personaggi piuttosto che all’aspetto sacro della storia. Uno spettacolo in cui diventa centrale la maternità, intesa nel senso più profondo e drammatico del termine. Nel testo, ci sono numerose perle tratte dagli scritti di Giovanni Paolo II, dagli scritti di madre Speranza di Gesù e del nostro vescovo, mons. Mario Russotto, che, cuciti qui e lì, legano a più livelli la storia in un continuo alternarsi tra passato e presente… tra presente e futuro. Una storia umana quindi, supportata da una poetica scenografia, scorcio di una Palestina presente, che più volte cambia angolazioni, dalla dolcezza di un presepe – di cui il vangelo di Luca offre preziosi dettagli – sino al dramma del Golgota dove Cristo muore, sino ad una Palestina terra di viaggio e di ricerca, soprattutto interiore. Costumi storici e simbolici e dettagliati giochi di luci e suoni prospettano uno spettacolo carico di emotività, soavi e pieni di dolcezza i canti, tutti interpretati rigorosamente dal vivo dai numerosi cantanti presenti, in un gioco di intrecci melodici e corali allo stesso tempo. In scena, accanto ai professionisti Ciro, Leri, Michela e Giacomo della Casa del ponte, numerosi giovani [...] molti dei quali già impegnati con Un Fremito d’ali e Chiara di Dio in tourneè in Sicilia. Francesco M. (il regista) ndr1 Francesco Miceli giovane autore e regista di testi teatrali. Autore del musical L’analfabeta colta, nuvole di sole nell’entroterra campano del 1870 del regista Carlo Tedeschi ndr2 Corrado Sillitti musicista, compositore e cantautore. Protagonista de L’Incredibile show, spettacolo musicale. 45 SEI MESI DI.. Assisi LO S... VARIETÀ È DONNA di Samuela Cortini DAL 5 al 26 NOVEMBRE LO S...VARIETÀ È DONNA AL TEATRO METASTASIO DI ASSISI G li artisti della Compagnia di Chiara di Dio ad Assisi hanno messo in scena Lo S...Varietà è Donna, un musical dedicato alla donna e al suo ruolo nella società e nel mondo. Dopo la strepitosa stagione estiva, con Chiara di Dio, ha avuto seguito al teatro Metastasio la ricca programmazione autunnale e invernale richiesta dall’amministrazione comunale di Assisi, con un varietà che per un mese ha intrattenuto la cittadinanza assisana e i numerosi turisti. Lo S...Varietà è donna, ha girato l’Italia con Gino Bramieri negli anni ’90, riscontrando un enorme successo di pubblico e critica, ed è tornato in scena nella città serafica in un’edizione rinnovata ed inedita. Sul palco tutti i primi ballerini delle tre compagnie di Carlo Tedeschi, che operano rispettivamente ad Assisi, al Piccolo paese del lago ed in tournée in Sicilia e che per, l’occasione, hanno composto il corpo di ballo rendendo ancor più emozionante l’impatto con le co- reografie di Carmelo Anastasi e Gianluca Raponi. Protagonista della scena, così come in Chiara di Dio, è la donna ed i valori di dedizione, determinazione, solidarietà, pazienza, forza e comprensione che la contraddistinguono nella storia, ripercorsi in un varietà che, in un excursus dalla preistoria ai giorni nostri, fonde arte, cultura ed umanità. ALCUNE TESTIMONIANZE DEGLI SPETTATORI Complimenti vivissimi per lo spettacolo divertente ma ricco di significato che ha allietato la nostra serata. Un svarietà davvero elegante e signorile. Fra Giacomo Magnifico. Pulito. Complimenti per tutti spettacolo davvero bello più di quanto avessimo potuto immaginare Speriamo di vedere questo a Catania 46 SEI MESI DI.. Assisi NOTTE DI NATALE 1223 quando Francesco ideò il primo presepe vivente di Samuela Cortini D al 4 dicembre all’8 gennaio al teatro Metastasio è andato in scena il riallestimento di Notte di Natale 1223, quando Francesco ideò il primo presepe vivente. Il musical, tratto da una poesia di Carlo Tedeschi dedicata alla Natività, nasce nel 1996 con il titolo Un Vagito nella notte, della durata di 15 minuti. Nel 2003 il regista inserisce la figura di San Francesco rendendo lo spettacolo un musical in due tempi, incentrato su ciò che avvenne la notte del 1223 a Greccio, quando il giullare di Dio, realizzando il primo presepe, diede vita alla tradizione. Lo spettacolo ha debuttato, nella versione ridotta di 30 minuti, nella piazza della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi mentre immagini tratte dal musical sono state trasmesse in mondovisione durante la messa di Natale celebrata dal Papa in Vaticano. Il musical, a grande richiesta è tornato per la 4^ volta al Metastasio in una nuova edizione con effetti speciali inediti, riscuotendo un enorme succeso da parte di pellegrini e turisti, ma anche della cittadinanza assisana per la quale ormai questo è un appuntamento natalizio atteso. DEBUTTO DI GIOVANI ASSISANI I l musical su San Francesco è andato in scena in spettacolo con la Compagnia Teatrale: una ventina anteprima, il 2 dicembre. L'evento, organizzato i giovani che hanno mostrato tutto il loro entusiadalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ha vi- smo sul palcoscenico, ma anche nel backstage. I gesto la partecipazione di oltre 200 giovani giunti ad nitori degli allievi hanno ringraziato per le attività Assisi in occasione del ventiquattresimo corso di promosse dall’Accademia teatrale, divenuta ormai un punto di riferimento e di condiviformazione del progetto Policoro. ... per la prima sione per i loro figli. Il musical è stato inserito nel contesto dei giorni di formazione. volta in scena anche Presenti al debutto tutti gli ordini della città serafica e tanti giovani proveLa serata è stata introdotta dalle pai giovani allievi nienti dalle città limitrofe. role dell’autore e regita dello spetdell’Accademia del Gli spettatori che hanno rivisto questa tacolo, che ha presentato il musical Musical nuova versione del musical sono rimadescrivendone la trama ed i dettagli; e da Mons. Vittorio Peri, vicario episcopale del- sti particolarmante colpiti ed emozionati dall’ utilizla cultura della città di Assisi, il quale ha parlato della zo della tecnologia: un ausilio per mostrare la semCompagnia, presentandone i giovani e ciò che svolgo- plicità e la povertà di Francesco anche attraverso la riproposizione dei luoghi che hanno segnato la sua no per questa città. Per la prima volta presenti in scena anche i gio- ascesa alla santità. vani allievi assisani dell’Accademia del musical, Dopo lo spettacolo hanno definito il musical uno ai quali è stata data la possibilità di partecipare allo strumento che fa rivivere la magia del Natale. 47 SEI MESI DI.. Assisi PER L’OCCASIONE È STATO REALIZZATO IL DVD DEL MUSICAL. DUE CD CHE RACCONTANO LO SPETTACOLO, IL BACKSTAGE, LE TAPPE CHE NE HANNO SEGNATO I MOMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI, MA NON SOLO... UN MUSICAL SACRO CHE HA AVVICINATO AL NATALE ATTRAVERSO LA FIGURA DI FRANCESCO E CHE POTRÀ ACCOMPAGNARCI TUTTO L’ANNO. ALCUNE TESTIMONIANZE DEGLI SPETTATORI Meraviglioso con finale veramente spettacolare. Grandi e grande è l’amore e la misericordia di Dio. Francesco Uno spettacolo che prepara ottimamente al Natale per viverlo nell’autenticità e nella gioia. Augusto Grazie di cuore per il messaggio di un Natale Vero. Sorrento PROSEGUONO I CORSI ALL’ACCADEMIA D opo aver raccontato, nello scorso numero, dell’apertura dell’Accademia del Musical ad Assisi, abbiamo il piacere di raccontarvi il proseguimento dei corsi che si sono tenuti al Teatro Metastasio. Oltre 40 i giovani di Assisi hanno partecipato ai corsi di recitazione, dizione e mimo; danza classica e moderna; avviamento alla danza acrobatica; canto; e, di recente, anche di hip hop. Il teatro è ancora più vivo grazie alla presenza di questi giovani del posto e dei pellegrini sempre più frequenti. CAPODANNO 2012 nche quest’anno per la quarta volta consecutiva ad Assisi si è festeggiato il capodanno a teatro, infatti, dopo lo spettacolo “ Notte di Natale 1223” il numeroso pubblico presente (oltre 250 persone) ha potuto brindare l’inzio del nuovo anno con la Compagnia Teatrale che ha offerto dei canti. Soddisfatti i presenti per il nuovo modo di iniziare il nuovo anno insieme con semplicità. A questo momento di festa sono intervenuti anche i genitori degli artisti, che hanno avuto la gioia di iniziare questo nuovo anno con i propri figli. Il momento del pranzo è stato condiviso con i genitori e con un gruppo proveniente da Modena con il proprio sacerdote, con cui sono stati vissuti momenti di testimonianza e canti dedicati a Gesù. A 48 SEI MESI DI.. Assisi CHIARA DI DIO IL MUSICAL SU S. CHIARA ANCORA IN PIANTA STABILE AL TEATRO METASTASIO di Samuela Cortini N ell’ anno dell’ VIII centenario della consacrazione di Santa Chiara continua in scena ad Assisi il musical a lei dedicato. La notte della domenica delle Palme del 1211 (secondo alcuni 1212) Chiara fuggì dalla casa paterna per raggiungere la piccola chiesa della Porziuncola, dove dimorava Francesco con i suoi frati, con il desiderio di seguire il suo ideale evangelico. Lì, con il taglio dei capelli, iniziò una vita di consacrazione. Quest’anno ricorrono gli ottocento anni di quell’evento e Assisi torna ad ospitare il musical dedicato a Chiara. Richiesto dal Comune e dai numerosi turisti provenienti da tutto il mondo, Chiara di Dio si ripropone in pianta stabile al teatro Metastasio dal 14 gennaio, nel suo ultimo riallestimento, con effetti speciali inediti che, con proiezioni 3D, immettono lo spettatore nei luoghi in cui Francesco e Chiara hanno vissuto. Il musical, anche se in lingua italiana, ha raccolto un vasto pubblico internazionale. Tradotto in 4 lingue è stato rappresentato da un centinaio di compagnie amatoriali italiane e internazionali, coinvolgendo oltre 5 mila giovani. “Chiara di Dio” è per Assisi il completamento del viaggio verso Francesco e Chiara e, grazie alle fonti storiche dalle quali il regista ha tratto i testi, è possibile vedere emergere i due santi in tutta la loro personalità, umanità e santità, così da cogliere l’ attualità della loro vita nonostante siano trascorsi otto secoli. 3.000 GIOVANI UNIVERSITARI AD ASSISI L a Diocesi di Roma, tramite l'ufficio pastorale universitario, ha organizzato il 12 novembre ad Assisi il IX pellegrinaggio degli universitari: l’appuntamento annuale per accogliere le matricole e inaugurare il nuovo anno accademico. Il motto di quest’anno è stato “Il tuo volto Signore io cerco” (Sal 26,8) e il pellegrinaggio è stato rivolto in particolare agli studenti fuori sede. Presenti oltre tremila giovani. Grazie all'interessamento di mons. Lorenzo Leuzzi, la Compagnia Teatrale di Chiara di Dio è stata invitata all’evento. Sono stati presentati due brani tratti dal musical "Un fremito d'Ali, la vita di Padre Pio vista dagli angeli". La giornata ha consentito di parlare delle scelte dei giovani e di proporre quella della fede da noi abbracciata anche attraverso l’arte. INCONTRO CON I GIOVANI C ontinuano ad arrivare le richieste dei tanti sacerdoti che, dopo aver conosciuto noi giovani della compagnia teatrale e aver visto Chiara di Dio ad Assisi, ci chiamano per incontrare i giovani che frequentano la loro parrocchia. Sono nati così meravigliosi incontri in cui la compagnia teatrale ha potuto testimoniare ai tanti giovani la propria esperienza e, con l’ausilio di qualche canto tratto dai musical di Carlo Tedeschi, parlare del proprio percorso di fede. Centinaia i giovani incontrati tra i 10 e i 25 anni delle parrocchie di S. Rufino, S. Maria Maggiore, Rivotorto Spoleto, Perugia, Orvieto. I sacerdoti stupiti del nostro modo di evangelizzare lo hanno definito diretto al cuore dei giovani che hanno l’occasione di raccontarsi e confrontarsi con altri. Don Mario ci ha chiamati “veri catechisti”, perchè attraverso l’arte testimoniamo ed esprimiamo la bellezza. 49 SEI MESI DI.. Assisi Incontro nazionale GIFRA con Carlo Tedeschi e la sua compagnia Nei giorni del 2,3 e 4 marzo, la Gioventù Francescana d’Italia ha tenuto ad Assisi l’evento Fraternità Nazionale in formazione, presso la Domus Pacis di Santa Maria degli angeli. Tema di questi tre giorni: “Chiaramente Tu… l’uomo nel progetto di Dio non viene creato da solo ma in relazione”. “Un’opportunità che ciascun giovane francescano può raccogliere e sfruttare per poter accrescere il proprio bagaglio e sperimentare ancora una volta la bellezza della fraternità”, così definisce l’evento, rivolto ai giovani e giovani adulti della intera penisola in età compresa tra 17 e 30 anni, il presidente del Consiglio nazionale GIFRA, Alfonso Filippone. È proprio lui l’artefice del dibattito tenuto da Carlo Tedeschi, assieme alla sua compagnia, sabato 3 marzo, in una tavola rotonda il cui titolo è “Chiaramente Tu…nella reazione, una scelta”. Inizia la giornata con la celebrazione delle lodi e subito dopo si apre l’incontro, intervallato dai brani più celebri dei musical di Carlo Tedeschi, direttamente correlati alle tematiche trattate, e dalle testimonianze dei giovani artisti, accompagnandolo nel fil rouge dell’argomento. Ne riportiamo di seguito l’estratto. Carlo Tedeschi: La preghiera iniziale ci aveva immerso nel silenzio dell’anima che ascolta la Parola. Ora le vostre parole, il vostro canto di accoglienza ci hanno fatto uscire da noi stessi così da potere cominciare a comunicare. Qui, oggi, siamo una piccolissima parte di tutte le compagnie teatrali che in Italia hanno in animo – chi a livello professionale, chi in un percorso più amatoriale - di esprimere fede e amore. Il teatro riesce ad unire il canto, la danza, la libera espressione. Riesce a fare uscire da noi quello che ci impedisce di comunicare con gli altri, come la vergogna. Il potersi esprimere, parlare, cantare o recitare con le parole di un altro (che potrebbe però corrispondere a quello che vive nei nostri sentimenti) in un primo momento è un appoggio, ma poi può diventare un trampolino di lancio per poter dire, cantare ed esprimere anche quello che veramente la nostra anima vuole comunicare. Ma il nostro non è solo teatro. Alla base c’è quello che accomuna noi a voi, cioè la fede, il Signore, un percorso di vita in cui vogliamo toccare con mano Dio. Nel fare questo vogliamo perfezionarci sempre di più, pur nelle nostre cadute. Vogliamo, dunque, diventare santi: questo è lo scopo della nostra vita. 50 A volte la santità ci sembra impossibile, lontana, ma è la cosa più semplice del mondo: è cadere e rialzarsi, sbagliare e rimediare; è farlo con tanta umiltà, tanto discernimento, tanta lungimiranza; e ricercarLo continuamente perché Lui c’è sempre. Siamo noi che non lo vediamo, siamo noi che non lo sentiamo. Gesù diceva: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” Se Gesù fosse vivo con il suo corpo qui davanti a noi, noi potremmo guardarLo e Lui avrebbe due occhi come noi, però tutti noi guarderemmo Lui che ci ricambia lo sguardo e tutti contemporaneamente ci sentiremmo guardati da Lui. Ecco, questo è Gesù, questa è la Sua grandezza! Ma come facciamo noi a sentire che Lui è presente non potendoLo vedere? Attraverso di noi! Lui si esprime sempre attraverso di noi, trova sempre una piega nella nostra anima e lì ci si nasconde; e se sappiamo entrare dentro noi stessi, come facciamo nella preghiera o chiusi nella nostra cameretta quando vogliamo parlare con Lui; se durante il giorno non ci facciamo distrarre dai pensieri, dalle angosce, dalle paure, ma ci ascoltiamo profondamente, lì Lui c’è sempre. comprendere Gesù... Lui è un essere anche umano come noi e siccome il Padre ci ha fatti a Sua immagine e somiglianza, noi possiamo conoscerLo attraverso noi stessi, attraverso le nostre reazioni: noi soffriamo se qualcuno ci fa soffrire e se ci mortifica ma siamo contenti di una bella giornata di sole, di un gesto d’amore. Ecco, per Lui è la stessa cosa! Dovremmo considerare che noi siamo tanti. Potremmo sostenerLo. Potremmo confortarLo. Potremmo accarezzare il residuo di quelle piaghe che l’hanno fatto morire in croce…forse guarirle! Possiamo fare tante cose nell’amare Gesù. Oggi sono qui con me in rappresentanza di tutti gli altri fratelli in giro per il mondo, che in questo momento stanno recitando, cantando o pregando, perché in ogni luogo dell’Associazione quotidianamente, con le lodi ed i vespri, ci si unisce idealmente a tutti coloro che svolgono questa preghiera e a tutti quelli che dell’arte del teatro ne fanno, non solo un portabandiera, ma anche un motivo per testimoniare la propria fede. Stefano è l’autore delle musiche di quasi tutti i miei spettacoli e sin da bambino si è trovato coinvolto e Dovremo cominciare a considerare di sconvolto da quest’opera incredibile SEI MESI DI.. Assisi dello Spirito, dello Spirito di Dio che agisce nel silenzio in mezzo a noi, se lo facciamo agire. Cristiano e Lilli sono marito e moglie, in questo momento sono le figure genitoriali che animano la casa che ci ha dato il Vescovo qui ad Assisi, perché i ragazzi che compongono questa compagnia teatrale sono giovanissimi. In questo momento ad Assisi ci sono dei giovanissimi perché ogni estate rinnoviamo il cast con dei giovani allievi dell’Accademia, così hanno l’opportunità di salire sul palcoscenico. Francesco invece è un ragazzo che viene da Bari, lo conosco da un anno e lui ha bruciato tutte le tappe. È venuto qui ad Assisi due anni fa, vide per caso “Chiara di Dio”, se n’è innamorato e nel suo cuore nutriva un desiderio folle, per lui impossibile, di interpretare il ruolo di S. Francesco. Era uno di quei sogni impossibili che invece è diventato realtà quando io ho mandato Stefano a Bari, per incontrare una compagnia amatoriale e, in un attimo di (non so neanche io come spiegarvelo) ispirazione, di sospiro e respiro di Spirito Santo ho detto a Stefano: <<…Mi sa che in quella compagnia c’è qualcuno che il Signore vuole... Tu guarda lo spettacolo e cercalo, che c’è, c’è qualcuno che il Signore vuole…>>. Lui è tornato da quello spettacolo e mi ha detto: <<Io non so, però ho notato un ragazzo che cantava meglio degli altri, che mi sembrava con uno sguardo più pulito, più vero degli altri…forse sarà lui?>>. E comunque Stefano insieme alla moglie Maihri, (attuale vice-presidente dell’Associazione Dare), sono andati nella sede di Colledoro dove c’era bisogno della loro presenza. Proprio in quel periodo Francesco è venuto al Lago insieme alla sua compagnia teatrale amatoriale, senza che io sapessi che fosse lui il ragazzo che Stefano aveva notato e neanche che fosse quella la compagnia in questione. Quando l’ho incontrato, pur non sapendo chi fosse, in quel momento ho pensato la stessa cosa “…Quel ragazzo lo vuole il Signore…lo vuole!”. Sono andato a dirglielo, prendendo un po’ di coraggio perchè noi ci vergogniamo nella comunicazione tra noi, abbiamo paura del giudizio degli altri, quando invece non dovremmo mai corrispondere agli altri, ma a noi stessi perché dentro di noi c’è una parte di Dio che ci illumina continuamente con la Sua voce, la Sua coscienza. Certamente bisogna ascoltarci con equilibrio. Spesso ci esaltiamo ma bisognerebbe sempre avere il coraggio di dire esattamente quello che pensiamo con tanta lealtà, senza paura del giudizio altrui. E comunque io l’ho fatto. Meno male che l’ho fatto, che mi sono abbandonato alla musica delle parole di Dio, dei Suoi sussurri dentro il nostro cuo- re. Così Francesco è rimasto al lago di Montecolombo e dopo una settimana interpretava San Francesco qui ad Assisi. Quando proclamiamo il Credo c’è una frase che a me piace molto <<Credo, credo nelle cose visibili ed invisibili…>>. Le cose visibili sono quelle a cui noi teniamo di più, ma sono quelle illusorie, quelle che non valgono niente: è il mondo, è il nostro corpo che fra qualche anno non ci sarà più, è la nostra casa che sarà distrutta da un terremoto, sono i nostri vestiti che si consumano… non c’è nulla di vero nella nostra realtà, proprio nulla. La realtà è l’invisibile, quello che noi non vediamo! Dunque esiste una realtà, una vita incredibile che pullula di Dio, del Suo respiro, dei Suoi santi, dei Suoi angeli, che è la realtà eterna. Quella nostra è una realtà illusoria, dura un secondo, è come un sogno, come un incubo. Potrebbe essere anche un bel sogno se noi sapessimo trasformarlo in un bel sogno, però sarebbe sempre un sogno dal quale ci risveglieremmo. Ci risveglieremmo nella vita e diremmo a noi stessi: <<Mamma mia cos’ho sognato stanotte! Una cosa brutta, la fatica di trovare Dio quando qui ce l’ho davanti…>>. Quando abbiamo iniziato a mettere in scena “Chiara di Dio”, noi abbiamo vissuto una cosa straordinaria: la Comunione dei santi. Lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo, il Suo respiro è continuamente in mezzo a noi. Noi respiriamo il respiro di Dio dove Lui si nasconde. Ma Lui c’è ed è sempre presente, agisce continuamente, fa da collante a queste creature meravigliose che ancora oggi vivono con Lui, lottano e si dibattono per la creazione del Suo regno, per l’edificazione del Suo regno. Quando abbiamo cominciato a fare le prove di questo spettacolo noi sentivamo vivi Chiara e Francesco in mezzo a noi. Ci potevamo voltare da quanto sentivamo questa presenza. Purtroppo non li vedevamo e questa bellissima manifestazione di Dio è accaduta anche con chi, tra di noi, non era così convinto nella fede o non poteva conoscere che potesse esserci un’espressione di Dio così grande; anche i più giovani, avvertivano queste presenze che ci hanno guidato in questo spettacolo. È una grandezza meravigliosa perché abbiamo toccato con mano quei Santi che hanno amato tanto Dio e che Lui ha amato tanto, e come queste figure siano ancora vive e presenti in questa realtà invisibile, come ancora operino, ancora vivano più di noi, come prima e più di prima. Ora cantiamo una canzone, la prima nell’ordine di una scaletta fatta “a caso” ieri in macchina mentre venivamo, scegliendo dei brani tratti dai nostri spettacoli e trascrivendo i titoli in modo sparso. Quando stamattina sono andato a leggere, la scaletta era perfetta e le canzoni erano già state messe in ordine, pur avendole trascritte a caso, secondo il pensiero che ci era venuto in mente. Anche questa 51 SEI MESI DI.. Assisi piccola cosa che fa parte della nostra vita, se la sai guardare è una preghiera continua, è un colloquio continuo con Dio che collabora con te, che ti pensa continuamente, che ti insegue e che vive insieme a te, anche nelle tue piccole cose. Canterà Tommaso che l’ho conosciuto nell’agosto scorso quando, anche, facendo parte di una compagnia amatoriale di Torremaggiore, è approdato al Lago di Montecolombo. Continuamente, insieme ai miei collaboratori mando degli insegnanti di danza diplomati, come Lilli, che volontariamente insegnano a queste compagnie teatrali amatoriali come esprimersi al meglio e come diventare professionisti. Tommaso arriva per uno di questi stages gratuiti e d’accordo con i genitori si è trasferito a Rimini. Poi ha iniziato a frequentare tutti i giorni lodi e vespri nella Cappella del Lago che, situata lungo la strada, è aperta a tutti. Finchè questo ragazzo dice: <<Io mi sono trasferito, sono rimasto attratto, non tanto dalla compagnia teatrale (anche se mi piace fare teatro) quanto da questo luogo dove ho sentito l’abbraccio di Dio…>> E così da quel momento, a causa di una forte nevicata, si è fermato a dormire nella casa famiglia. Il titolo della canzone è “Io non so”, il primo turbamento che noi proviamo con noi stessi e anche con Dio quando ci diciamo “Non so capire cosa sta succedendo, cosa accade dentro me...”. Grazie a questa compagnia amatoriale sono riuscito ad arrivare al “Lago” e devo solo ringraziare il Signore che mi ha portato lì e che si è fatto sentire, o meglio sono stato io ad averlo ascoltato per la prima volta sentitamente, perché è lì che è stata la mia prima scelta di vita, il mio sì a Dio. Ciò che Carlo ha saputo cogliere in me era la spinta di voler ricercare oltre, di voler andare oltre, di non dovermi soffermare a ciò che stavo facendo prima, che non mi dava effettivamente pace. Ed è per questo che io mi sono fermato e che ho detto sì. Lì è stata l’apertura, ho iniziato veramente ad ascoltare, perché secondo me basta soltanto mettersi in ascolto, magari in silenzio. Quando sono stato ad Assisi per interpretare S. Francesco è stato meraviglioso vivere questa esperienza di unione. Viviamo e facciamo lo spettacolo con lo stesso fine di voler dare agli altri affinchè ciò che abbiamo ricevuto e abbiamo sentito si una testimonianza. Tenendo sempre ben fissa la meta si riesce sempre ad affrontare qualsiasi cosa perché, si sa, stando insieme, ci sono si le difficoltà, i disguidi, ma se vengono affrontate con uno spirito di pace, con accoglienza, con l’ascolto, con la riflessione e con l’umiltà, ho avuto conferma che si riescono a superare. Anche interpretare il personaggio di S. Francesco è stato un grande desiderio e dopo ho capito che è un obiettivo da raggiungere anche quello. Ecco, voglio essere il testimone della Brano “Io non so” – Francesco e Tom- Sua grandezza e del fatto che Lui si fa maso sentire sempre quando vogliamo, basta volerlo.” Francesco: “Cantando mi sono accorto che ciò Stefano: che cantavo era un po’ quello che La canzone appena interpretata da vivevo io prima di conoscere Carlo e Francesco e Tommaso è un brano che prima di approdare al Piccolo Paese ho scritto io, anche se in realtà ogni del lago un anno e mezzo fa. Ero un nota, ogni canzone mi è arrivata nel ragazzo come tanti che in passato cuore come fosse già lì, pronta, per aveva fatto esperienze in parrocchia cui è bastato solo appoggiare le mani e che ci andava anche ben volentieri, sul pianoforte per riversavi la Sua e che in seguito si è completamente grandezza. Lo dico non per retorica, distaccato, ma non ero felice. ma perché ho la grande passione per Poi ho conosciuto una compagnia la musica, non lo faccio di professioamatoriale nel mio paese e soltanto ne, ma perché appartiene a Dio e, in il teatro mi dava ristoro, tutto il resto questo caso, per fare la mia piccola no: a casa non stavo bene, l’universi- parte come volontario negli spettacotà non mi piaceva. Lavoravo di sera li. Mi sono ricordato che lo spettacolo per avere qualcosa in tasca, ma non dal quale è tratto il brano ha debutera quello l’obiettivo che mi ero pre- tato a S. Giovanni Rotondo con quinfissato. dici mila persone. Io ero seduto e mi 52 sembrava impossibile così che tante persone venissero lì ad ascoltare e vedere, attraverso il teatro, come Dio ancora canta, ancora danza. Tommaso: Carlo qualche giorno fa mi ha proposto di venire qui a testimoniare la mia esperienza e sono entrato un po’ in crisi: sono un ragazzo nuovo, non ho tutta questa esperienza da poter portare a questi giovani. Però poi mi sono detto sì ci vado, ci vado perché è una cosa che mi è partita dal cuore, quella piccola esperienza che ho la porto, forse può fruttare. Ieri pensavo, mentre ero in casa famiglia, a quanto sono stato fortunato a vivere in questa casa ed ho ringraziato Dio per questo. Mi sono chiesto perché per me è tanto bello essere in questa casa e la risposta mi è venuta subito: perché al suo interno ci sono persone che ti trasmettono l’amore di Dio, c’è una mamma, c’è un papà e dei fratelli con cui si condivide tutto, e con il passare del tempo ci affratelliamo così tanto che appunto diventiamo dei veri e propri fratelli. Non siamo amici ma siamo la stessa cosa e i problemi dell’altro pian piano diventano anche i tuoi; infatti proprio in questi giorni dei ragazzi hanno chiesto aiuto ed io me ne sono fatto carico perché sentivo che quel problema era anche il mio e che dovevo aiutare a superarlo. Carlo: Beh! Diciamo qualche cosa di più. Lui lo aveva già superato questo problema. Pochi giorni prima di questa nevicata mostruosa a Rimini, lui viene da me e dice: <<Senti Carlo, non so neanche se ne devo parlare con te, però io mi sono iscritto all’università e adesso non lo so se mi piace più, se devo continuare>>. Allora io lo guardo e gli dico: <<Ah! Quando hai l’esame?>>. <<Ne ho uno fra quattro giorni, ma ci vogliono sei mesi per prepararlo: Anatomia>>. <<Va bene allora iscriviti all’esame e puoi fermarti subito a studiare in casa famiglia senza tornare a Rimini, sta cominciando a nevicare>>. Lui mi guarda e dice: <<Ma ci vogliono sei mesi per prepararlo>>. <<Sì, per te, ma non per Dio>>. Dice:<<Ah!... E allora cosa dovrei fare?>>. SEI MESI DI.. Assisi <<Tu ti metti lì dentro, ti chiudi in casa e studi dal mattino fino alla sera>>. Lo ha fatto ed ha ubbidito talmente bene che anche quando è nevicato (e ogni giorno avevamo una squadra di volontari che doveva spalare i nostri tetti perché le travi di legno si piegavano da quanta neve c’era, rischiavamo di rimanere sotto a queste strutture) lui non è mai uscito a spalare la neve. Lo vedevo con i doposci e diceva: <<Ma io mi sento in colpa>>. <<Torna a studiare>>. La neve però ha rimandato l’esame. Allora con gli occhi luminosi torna da me e mi dice: <<Lo hanno rimandato. Chissà quando lo faranno>>. <<Studia!Tu studia!>>. cambiare l’università, il dubbio di non stode di padre Pio sussurra all’orecfrequentarla più, ma questo non ci esi- chio del Santo. Dalle testimonianze me dall’essere seri e dallo studiare. e dallo spettacolo emerge proprio un rapporto meraviglioso d’amore, Si è visto bene come sia Francesco che come Chiara e Francesco d’Assisi, che Tommaso ad un certo punto della non sfocia nell’espressione d’amore loro vita, dicano Io non so capire cosa umana, ma nell’espressione d’amovive dentro me. Lo abbiamo provato re di Dio, in quello invisibile. Questo tutti. Ad un certo punto siccome quel angelo scopre che dopo i dubbi, i figlio è confuso, non sa cosa fare, il tormenti della canzone precedente Signore si manifesta anche gratuita- padre Pio sedicenne è pronto, forse mente, anche se quel ragazzo non lo potrà ascoltare la voce di Dio e così sta cercando, e propone una strada, l’angelo gli sussurra alle orecchie propone una vocazione. Lui ci cono- dell’anima Sì devi dire di sì. sce, Lui sa di che cosa abbiamo biso- Sono certo che ognuno di voi qui pregno, è Lui che ci ha intessuto nel ven- senti avete detto sì altrimenti non tre di nostra madre, come dice bene sareste qui. Forse non è ancora un sì un salmo e conoscendoci ci indica definitivo, ma intanto abbiamo cominciato a dire di sì. Dobbiamo esserne consapevoli perché dopo il primo sì ce ne sono tantissimi altri. Vi presento Vassilly. Tanti anni fa, se ricordate ci fu quella tragedia incredibile, Cernobyl, che contaminò tanti bambini, molti dei quali erano rimasti anche orfani. Con le nostre collette, con i soldi dei nostri spettacoli, facemmo dei ponti aerei per andare a prendere questi bambini e soccorrerli. Anche perché avevamo coinvolto qui nel Piccolo paese dei medici che li avrebbero curati. Tra questi bambini c’era anche Vassilly che, dopo alcuni anni, è stato adottato da una famiglia italiana che mi conosceva. Ed ha riubbidito una seconda volta. Dopo quindici giorni hanno dato la data dell’esame. Lui pensava lo hanno rimandato a giugno ormai. E comunque ha avuto quindici giorni di tempo per prepararlo. E lo ha superato. Il succo è che quando dei suoi fratelli (come si è sentito giustamente di chiamarli) più piccoli hanno chiesto aiuto, lui si è fermato e li ha aiutati. Ma perché ha potuto farlo? Perché ha superato. Ecco a che cosa serve ad ognuno di noi spingersi e superare i propri limiti, riuscire ad avere un animo pronto a sacrificarsi con gioia, pronto a fare il proprio dovere, a non tralasciarlo a domani ma a farlo oggi. Ogni giorno vivere intensamente; in un primo momento può sembrare un sacrificio, poi diventa la vita! Ha potuto aiutare questi giovani perché ha superato se stesso, qualche cosa che lo attanagliava: un dubbio. Il dubbio di una strada. Ma dopo un primo sì sapete quanti altri ne seguono! Il Signore non si accontenta mai, ha sempre bisogno di una prova d’amore, come noi quando ci innamoriamo di una ragazza o quando vogliamo bene ad un amico oppure amiamo i nostri genitori, pretendiamo continuamente prove d’amore. Siccome siamo fatti a sua immagine e somiglianza noi possiamo conoscere Dio guardando noi stessi: noi in piccolo, Lui nella sua potenza, nella sua grandiosità e bellezza. Ha bisogno di tanti sì per capire che veramente lo amiamo, ha bisogno di continue prove che non perderà quel figlio che Lui ama. Ognuno di noi è la sua vita e la sua eternità e ci sta preparando per questo mondo invisibile, che è reale. Devo dire di sì è un brano del musical “Un fremito d’ali” in cui l’angelo cu- Vassily: Vorrei parlarvi dell’esperienza tragica della mia infanzia. All’età di quattro anni, morto il mio papà, tolta la patria potestà a mia madre, compagna di un uomo alcolizzato che malmenava lei e noi suoi figli, sono stato affidato prima a mio nonno e, dopo la sua morte, sono stato trasferito in un orfanotrofio, all’età di 6 anni. Mi sentivo solo, senza nessuno che mi poteva amare. Ricordo la tristezza, tanti ragazzi sconosciuti e senza genitori, quegli adulti che comandavano su di noi. Cercavo qualcosa, alzavo gli occhi al cielo chiedendomi se era possibile che la vita fosse tutta sofferenza. Pregavo qualcosa che non sapevo chi fosse, ma adesso sono sicuro che pregavo Dio. Pochi giorni fa ho ricordato che un giorno gli chiesi: “Fa in modo che mi adottino, così potrò ripagarti, sarò al tuo servizio.” Questo è accaduto! Sono stato adottato in Italia, ma ho dimenticato 53 SEI MESI DI.. Assisi quella promessa. Ho iniziato, a guardare tutto quello che in passato non potevo avere, e ne sono rimasto attratto. Poi ho visto i giovani attorno a Carlo che parlavano a cuore aperto, con gli occhi che brillavano, ed è stata lì la mia conversione. Quasi per sfida ho cercato dentro di me quali fossero i miei sentimenti ed è è nato uno scritto che ho letto a tutti quei giovani. Quando ho aperto l’anima ero contentissimo, avevo tanto amore dentro, tanto che quella notte non ho dormito. Ho iniziato questa ricerca di Dio dopo il primo sì, ma non è stato un percorso facile. Nel vivere insieme ad altri ragazzi sono emersi dei punti negativi e ho iniziato, così, a giudicare, sporcandomi e non superando queste difficoltà. A volte me la sono presa con Dio fino ad allontanarmi da Lui. Lì cercavo di sopperire a quella mancanza d’amore con cose materiali, ma poi mi sono di nuovo abbandonato, per ricominciare, anche se è stato più difficile, però penso che siano prove che mi sono servite per maturare. Amo questa vita, esprimere e parlare d’amore ai giovani ed è la vita che voglio scegliere, perché quel che Dio ci mette nel cuore mi squarcia dentro, non riesco a trattenerlo. Se si pensa ad amare, questo prende il primo posto nella vita. Se guardiamo la natura, Francesco insegna, è ricca della bellezza di Dio, ma la natura non è libera, è imprigionata dalla bellezza di Dio che la fa muovere con perfezione. Gli animali non sono liberi di pensare. Anche se l’uomo ha cominciato a camminare come una scimmia, ad un certo punto si è alzato per guardarsi intorno, incuriosito, perché ha un componente, l’intelligenza, che gli altri animali non hanno, o che hanno limitato al ruolo che Dio ha dato loro, imprigionandoli in un movimento di perfezione. A noi ha dato la libertà di essere individui, di essere persone come persona è Lui. Ma affinché noi potessimo usare questa libertà ha dovuto anche farci riconoscere il bene dal male, dunque noi sappiamo farlo. Ci siamo sporcati in una debolezza originale e dunque adesso abbiamo a che fare con il nostro discernimento tra il bene e il male. Questo per noi è un bene, perché il male che ci viene incontro continuamente, che potrebbe allontanarci per sempre dalla verità, dalla bellezza, da Dio, diventa invece nostro complice: se superato, ci fa più forti. Se lo soffochiamo, lo eliminiamo, lo allontaniamo da noi e lo allontaniamo per sempre anche dai nostri fratelli, dalla nostra famiglia, dalla nostra società, se ognuno di noi sapesse come lotCarlo tarlo e lo volesse fare fino in fondo, Vassily ha toccato un punto impor- qui sarebbe il nuovo comandamento tantissimo. Dice che è stato bello che ci ha dato Gesù: “Amatevi gli uni stare con gli altri giovani. In un pri- gli altri come io vi ho amato”. E’ promo momento erano dei fratelli con prio in questo amore che noi troviala stessa sua mèta, però poi ci sono mo la forza di lottare ciò che il male i difetti, le diversità, non siamo tutti vuole dividere, ad esempio un fratello uguali. Pensate a Dio come un dia- dall’altro. mante meraviglioso, pieno di mille sfaccettature, una di queste è ognu- Roberto no di noi e dunque siamo diversi, una Ciao io sono Roberto ed ho trent’ansfaccettatura diversa di Dio. Ed è dif- ni, quindi mi sento interpellato forteficile accogliersi, difficile accettarsi, mente in questo momento su quel sì porgere l’altra guancia, riuscire con di cui parlavi. Ho una sorta di pregiul’amore a far cedere l’altro, a farlo dizio quando vedo questo tipo di realcadere nella mia trappola d’amore tà, perché mi sembra invece un sì con perché lo comprendo, perché non lo qualche riserva, un po’ indottrinato. giudico. Ma come mai noi, che siamo Si tratta di vocazione o vita sponsale? creature di Dio, fatti a Sua immagine Se avessi un sentimento, se diventassi e somiglianza, abbiamo questi difetti, frate direi sì solo a Dio quindi rinunquando proprio questa somiglianza cerei a tutte le donne e sceglierei solo a Dio dovrebbe renderci bellissimi Dio. Invece, in questo caso, dicendo sì come Lui, anche se in una di queste ai fratelli, all’amicizia, che non richiemiriadi di sfaccettature? Perché Lui ci dono lo stesso impegno dell’amore ha resi liberi! Noi siamo esseri liberi, è esclusivo, di un amore sponsale, mi la cosa più bella che Dio ci ha donato. sembra un po’ una scelta con qualche 54 riserva. Il mio magari è un pregiudizio. Carlo Il pregiudizio non è un giudizio. Pregiudizio è prima del giudizio allora va bene, funziona! Gesù ci dice: <<Non giudicare>>, no <<Non pregiudicare!>> Allora sii critico. Tutti noi, abbiamo bisogno di atti, abbiamo bisogno di prove, di cose concrete. Per essere certi che il nostro è un sì vero, fino in fondo, c’è uno studio, c’è un preludio, c’è un discernimento che dura molto tempo fino a che c’è una proclamazione ufficiale da una fonte ufficiale che verifica se quella vocazione è vera oppure no. Non tutti siamo chiamati o desideriamo essere sacerdoti. Nel nostro caso, la prova concreta che questa vocazione o questo “sì” è stato detto fino in fondo, che apre dunque la strada ad altri “sì”, è che , attraverso questi spettacoli , non riusciamo a guadagnare soldi o diventare famosi. È la prova che è solo un sì alla fratellanza, all’evangelizzazione. È difficile, soprattutto per un giovane, rinunciare a quello che il mondo proclama essere la verità. Gli ostacoli del vivere insieme, a volte ti fanno dire: Ma chi me lo fa fare? Allora, o c’è una fede grande, che ogni volta si conferma e cresce sempre di più attraverso il superamento di questi fattori, oppure il “sì” è con delle riserve. Per noi e noi tutti la volontà è liberà, il nostro è un “si” che fino al giorno della nostra morte potrebbe avere qualche riserva: lotterà infatti contro il male e la tentazione. Gesù però insegna. Ha detto un sì al Padre senza riserve: nasce da una giovane ebrea che a sua volta ha risposto un sì totale alla voce dell’angelo che le dice: <<Concepirai un figlio>>. Dopo quel sì tanti altri sì perché Gesù vive, cresce e inizia la sua missione fino ad essere un sì totale quando, portato nel deserto superando le tentazioni, conferma il sì senza riserve fino al sì della croce. Dunque la riserva non siamo noi, ma la nostra umanità che sicuramente troverà, un momento di tentazione ma che determinerà la veridicità di quel sì. Ragazza dalla platea Ciao, sono Miriam. Vi ringrazio di cuore, perché dentro di me, attraverso voi, ho sentito una piccola spinta, SEI MESI DI.. Assisi un messaggio, un incoraggiamento che il Signore vuole darmi in questo momento. Anch’io non so tante cose e ho bisogno di ritornare a vedere. Quindi mi sono stati dati degli input che devo rielaborare, grazie perché è un dono! Ascoltandovi ho ricordato una frase della beata Chiara Luce Badano, che dice: “Ho capito, se solo fossimo pronti a tutto, quanti segni Dio ci manderebbe”. Allora dico: è proprio lì la chiave! La nostra libertà è essere pronti a tutto. Però un conto è dirlo, un altro è farlo, allora chiedo: Cosa vuol dire, veramente, affidarsi? Carlo Nella nostra vita, potrebbe capitarci di provare una grossa sofferenza (una malattia, la morte di qualcuno, situazioni drammatiche, ecc.), ma non possiamo aspettare quel momento per dare prova della nostra fede. Dobbiamo farlo sin da oggi. Intanto è la scelta. Poi, anche Chiara e Francesco lo insegnano, è la nostalgia di Dio. Quando non abbiamo tragedie da superare, per mettere alla prova il nostro amore per Lui, affinché Lui possa venirci in soccorso la nostra sofferenza è vivere quella nostalgia. La nostalgia di Dio è nel nostro DNA, nella nostra anima, impressa in noi con la nostra coscienza, col Suo marchio, con la Sua firma. Noi siamo stati intessuti dalle Sue mani, creati dalla Sua mente, concepiti nel Suo pensiero, anche se non lo ricordiamo, siamo già entrati nel suo essere e ne siamo usciti dopo che ci ha concepito. Questa nostalgia ci dà tanta sofferenza. Anche chi si proclama ateo è desideroso di Dio. Proclamarsi ateo è solamente una frase arrogante. Rinunciare a Dio solamente perché non lo si è trovato o non si è potuto superare qualcosa di se stessi per trovarlo, o perché la Chiesa ti è antipatica, è troppo comodo. Diamo spazio a questa nostalgia, a questa ansia di conoscere l’amore, di incontrare l’amore in una donna, in un amico, nel sacerdote, in Dio. Una goccia di Dio in noi deve sempre entrare ed entra solamente attraverso la verità, attraverso il Suo Santo Spirito, se lo accogliamo. Dobbiamo di superare noi stessi, il nostro “io”, quello per cui se vogliamo accogliere lo Spirito di Dio deve essere annullato. Non è la nostra personalità, né la nostra persona o il nostro essere. Dio come potrebbe schiacciarci e annullarci? Il nostro “io” non è nulla, è solo il nostro carattere. Quest’ultimo è ciò che dall’esterno ci ha condizionato ad avere quella reazione, ad essere esuberanti, allegri, tristi, ad essere chiusi, secondo ciò che ci è capitato, secondo la famiglia dove siamo nati, secondo la società che abbiamo affrontato, la scuola, i professori. Tutto ci ha condizionato. Annullare questo “io” significa annullare tutti i condizionamenti. Viceversa, la docilità al cambiamento, permette che il Signore entri dentro di noi e ci sani, sani le nostre ferite, i nostri errori, le nostre brutte pieghe, i nostri vizi, ed esalti, e costruisca la nostra somiglianza con Lui, con i componenti che sono direttamente provenienti da Dio, ovvero la bontà, la volontà (volere è potere;la volontà è come un muscolo più lo alleni, più funziona), la generosità. La nostra nostalgia di Dio ci farà cammi- nare e volare verso di Lui. Andare verso il bene è un sacrificio perché siamo immersi nel male ma è lo sgancio definitivo da fare nella nostra vita. Lorenzo La mia storia è un po’ strana. Dieci mesi fa Carlo mi chiese se mi avesse fatto piacere far parte del musical “Chiara di Dio”,ma io non sapevo far nulla! Allora lui mi propose di fare il tecnico luci (occhio di bue) e così accettai. Dopo un mese un responsabile mi chiese se fossi voluto andare dietro le quinte per i cambi di scena, accettai. Un mese dopo mi chiese se avessi voluto fare qualche comparsa, accettai. Adesso mi ritrovo a fare la cosa che più odiavo al mondo, ballare. Odiavo farlo perché mi vergognavo. Da settembre frequento l’accademia e studio danza classica e moderna. Carlo Il Signore fa così con noi: ci chiede un sì, poi non ci chiede nulla, poi facciamo solo delle comparse e poi ci porta dove noi non vorremmo mai arrivare, anche a fare quelle cose di cui ci vergogniamo o che pensavamo non facessero parte del nostro essere, ma fanno parte dell’essere con Dio, per Dio e in Dio. Ci lasciamo con la canzone Santo Spirito, ricordandoci sempre che siamo tutti immersi nel Suo Spirito e che il Suo respiro deve essere il nostro respiro. Importante è andare a tempo con Lui e allora la nostra vita sarà musica del Suo Santo Spirito. 55 RUBRICA SEI MESI DI.. compagnie amatoriali TANTE COMPAGNIE TEATRALI AMATORIALI HANNO ALLESTITO I MUSICALS DELL’AUTORE TEDESCHI: GRUPPO PASTORALE GIOVANILE DI CANALE MONTERANO (RM) PARROCCHIA MADONNA INCORONATA DI PADOVA PARROCCHIA SAN NICOLÒ DI MISTERBIANCO (CT) COMPAGNIA AMATORIALE MONDRAGONE OPERA MUSICAL (CE) Il gruppo pastorale dei giovani della parrocchia di Canale Monterano ha messo in scena il musical Chiara di Dio di Annamaria Bianchini I ragazzi del “Gruppo Giovani – Parrocchia Canale Monterano” guidati dal loro parroco e dai responsabili, tra cui Elisabetta e Carmine, hanno debuttato lo scorso maggio con il musical Chiara di Dio. Nel mese di settembre hanno voluto conoscere il Piccolo Paese del lago, dove hanno trascorso un fine settimana, durante il quale hanno rappresentato al teatro Leo Amici alcuni quadri del loro spettacolo Chiara di Dio per le compagnie di “Patto di luce” e di “Carismi in musica”. Hanno, inoltre, partecipato ad alcuni stages di teatro ed infine assistito alla rappresentazione del musical Patto di luce: in cartellone al Teatro Leo Amici. Il 29 ottobre a Canale Monterano, un piccolissimo paesino a pochi chilometri da Allumiere, questa giovane compagnia amatoriale alla presenza di S.E. Mons Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana, ha nuovamente messo in scena Chiara di Dio. Per l’occasione li ho raggiunti e mi hanno accolto con tanta gioia. Prima dello spettacolo, insieme al parroco dei frati Carmelitani Scalzi del luogo e al Vescovo, già conosciuto nel novembre 2010, in occasione del convegno CEI ad Assisi, abbiamo raggiunto i ragazzi per la preghiera prima del “chi è di scena”. Una presenza viva e forte quella del Vescovo. Ho visto come sia un pastore ma anche un padre per loro, padre che si prende cura dei propri figli con amore e passione. Ho sentito le parole d’ incitamento ai genitori pre- 56 LA COMPAGNIA AMATORIALE CON MONS. ROSSI E A. BIANCHINI SEI MESI DI.. compagnie amatoriali senti affinché i loro figli, attraverso la loro cura, possano crescere nella fede e divenire il futuro della Chiesa. Sono giovani fortunati ad avere come pastore il Vescovo che ho conosciuto e così, il pensiero, come molte altre volte è andato ai giovani che frequentano il Piccolo paese del lago, a ciò che hanno e ricevono ogni giorno frequentando, oltre la parrocchia, le strutture dell’Associazione Dare, l’oratorio, la preghiera comunitaria delle Lodi e dei Vespri, gli incontri settimanali a cuore aperto, gli incontri mensili di spiritualità, l’accademia con i suoi corsi, gli spettacoli che si rappresentano e, soprattutto, la dedizione e la cura di Carlo, di sua moglie Daniela e di tante persone che si occupano di loro, della loro crescita, delle loro necessità e del loro bene. Sono anch’essi veramente fortunati e, uniti ai giovani di Canale Monterano e di ogni luogo, sono Chiesa viva nel mondo. IL VESCOVO S.E. MONS. ROSSI Riportiamo una testimonianza, pubblicata sul loro sito, dei giovani che hanno lavorato alla preparazione dello spettacolo: “I l percorso di formazione che gli animatori del gruppo giovani della parrocchia di Canale Monterano hanno proposto quest’anno ai ragazzi dei gruppi giovanili, dalla seconda media in su, è all’insegna del “matrimonio” tra fede ed espressione artistica e trae spunto dalla storia di una giovane santa che non passa mai di moda. Da alcuni anni lo spettacolo viene rappresentato in pianta stabile proprio nella cittadina umbra, dove è stato scoperto dai nostri animatori, che subito ne hanno colto la notevole valenza educativa. Superata un po’ d’iniziale titubanza, i ragazzi si sono letteralmente innamorati della storia di Chiara, tanto che alla “prima” del 29 e 30 maggio scorso sono stati circa 30, tra cantanti, attori e ballerini, a salire sul palcoscenico del Teatro di Canale M. alcuni dei quali già protagonisti, lo scorso anno, di un riuscito allestimento di Forza venite gente. Il musical (ndr Chiara di Dio) presenta una storia vera, impegnativa, niente affatto scontata per un adolescente. La messa in scena offre numerosi spunti di riflessione sulla fede e sul senso della vita dal punto di vista cristiano. Durante le prove i ragazzi dedicano sempre del tempo alla meditazione su questi argomenti, partendo proprio dal commento del testo che andranno a interpretare. Piano piano, il confronto con santa Chiara li ha appassionati e, nonostante sia stato difficile trascinare tutti in quest’avventura, ora ogni attore è completamente preso dal proprio personaggio. I ragazzi stanno vivendo un’esperienza assai profonda, infatti quando siamo partiti con le prove, a metà ottobre dello scorso anno, volevamo semplicemente creare un’opportunità di aggregazione per i ragazzi. Ci siamo, invece, trovati immersi in una cosa più grande di noi, sia tecnicamente sia spiritualmente. Il mese scorso siamo stati con il gruppo dei ragazzi a fare uno stage con Anna Maria Bianchini, attrice e coordinatrice del musical, al centro ecumenico internazionale Lago di Monte Colombo, nel riminese, fondato da Leo Amici (nostro conterraneo). Lì i ragazzi hanno imparato a fare le cose con amore e con il sorriso, si sono sentiti valorizzati e sono ripartiti con una marcia in più dal punto di vista dell’entusiasmo e della serietà. Questo è molto importante, perché la messa a punto dello spettacolo è basata sulla responsabilità e sulla capacità di autogestirsi di ciascun attore. Annamaria Bianchini ci ha riportato le parole di C. Tedeschi: “Chiara di Dio porta sempre piccoli miracoli”. Grazie al musical, in effetti, si sono riavvicinati alla parrocchia alcuni ragazzi che avevamo un po’ perso per strada.” 57 SEI MESI DI.. compagnie amatoriali Il gruppo dei giovani della parrocchia Madonna Incoronata di Padova ha messo in scena il musical Chiara di Dio FOTO GALLERY L a compagnia amatoriale della parrocchia Madonna Incoronata di Padova il 30 ottobre ha messo in scena, al teatro Geox, il musical sulla vita di santa Chiara. «I ragazzi della parrocchia hanno perfezionato movenze, ritmi e note grazie a due stage con gli attori professionisti e il regista Carlo Tedeschi – racconta don Carlo, il loro sacerdote -. Partecipare a questi laboratori (ndr stages teatrali) è stato come una bomba: si sono innamorati del progetto e dedicati alle prove con costanza ed impegno». Una compagnia composta da una cinquantina di ragazzi formata da animatori dell’Azione Cattolica, scout e giovanissimi. Il ricavato dello spettacolo ha aiutato i bambini dell’Est Europa e dell’Asia Centrale malati di leucemia e tumori attraverso l’Onlus Lifeline Italia. Il gruppo della parrocchia di San Nicolò di Misterbianco (CT) ha messo in scena il musical ...Chiara di Dio I l laboratorio teatrale della nostra parrocchia presenta il suo terzo lavoro. Questa volta la scelta, è caduta su un’opera di Carlo Tedeschi, santa Chiara: Chiara luce di Dio. Il musical di Tedeschi ci ha conquistato per la profondità dei testi ispirati alle fonti francescane, per la bellezza delle musiche e per il ritratto di Chiara che da esso emerge. Una donna, una santa per i credenti, vissuta 800 anni fa ma che tanto ha da dire ancora oggi. La profondità della sua fede, l’intima unione a Cristo, la povertà, l’umiltà e la semplicità vissute senza riserve, la sua sapienza e il suo coraggio sono esempi ancora validi per noi uomini e donne del XXI secolo. L’esempio di Chiara, però, non è solo per i credenti ma anche per i non credenti. A mio modesto avviso il pregio di questo spettacolo sta proprio nell’universalità dei messaggi che lancia. L’autore fa dire ad uno dei personaggi che, anche se non si crede, “si ha il dovere di capire”. Mi ricorda un pensiero del filosofo ateo Norberto Bobbio ripreso dal Cardinal Martini: la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa. Pippo Fiorito (Responsabile del laboratorio teatrale) 58 SEI MESI DI.. compagnie amatoriali I l teatro è una splendida attività dell’oratorio Don Bosco, nato proprio per consentire “alla gente del popolo”, ossia a non professionisti, di salire sul palcoscenico per esibirsi. Possiede una sua valenza comunicativa e pedagogica, ormai universalmente riconosciuta, tanto per gli attori quanto per gli spettatori. Ma lo spettacolo Chiara di Dio è un genere diverso, si tratta di un musical. Il musical sta al cuore dell’attività teatrale poiché il testo del messaggio che si vuole presentare passa attraverso il canto, le coreografie e la recitazione. E’ un linguaggio ancor più simbolico del teatro. Occhi, udito e cuore sono interessati. Il canto infatti tocca il cuore e non solamente l’udito, scende fin nel profondo di noi stessi a liberare il sentimento da tutti quei meccanismi di difesa e maschere che il nostro sub cosciente mette in atto. Il canto non è fatto solo di parole, ma di melodie e le melodie elevano lo spirito verso l’alto e permettono alle parole di penetrare indisturbate nel cuore e trasformarlo. Nel nostro caso si tratta di una giovane ragazza che ha deciso di consacrare la sua vita al Signore, è S. Chiara. Auguro a quanti prenderanno parte allo spettacolo di sentire nel cuore gli stessi sentimenti di Chiara di Dio per il nostro Signore Gesù. don Giuseppe Compagnia amatoriale Mondragone Opera Musical(CE) ha messo in scena il musical Chiara di Dio S abato 24 novembre 2011 Raffaele Villoni e la compagnia amatoriale Opera Musical di Mondragonehanno messo in scena il musical Chiara di Dio ad Afragola. E’ frutto di una collaborazione iniziata già da qualche mese con gli artisti dell’Accademia del Lago. La Compagnia amatoriale aveva bisogno di una figura che interpretasse Frate Angelo, così io, mio marito e Raffaele Centorbi, siamo partiti per Mondragone. Al nostro arrivo, Raffaele Villoni ci ha accolto con commozione e, nonostante tutte le difficoltà tecniche che ogni volta incontra, ci ha confermato che non può rinunciare a fare questo spettacolo per ciò che prova la sua anima nel rappresentarlo. Queste sue parole ci rendono ancora più consapevoli del servizio che stiamo svolgendo sia come animatori che come insegnanti. Ci siamo uniti prima dello spettacolo per una preghiera recitata dal Ministro Generale dei frati di S. Antonio da Padova. Lo spettacolo è stato intenso nonostante le difficoltà tecniche di fonica e luci, gli interpreti sono rimasti concentrati riuscendo nel loro intento. San Francesco e Santa Chiara sono stati accolti calorosamente dalle oltre trecento persone presenti in sala. Padre Luigi, organizzatore dell’evento, ha al termine ringraziato tutti i partecipanti e la serata si è conclusa con l’augurio di un arrivederci a presto... magari al Piccolo paese del lago. Titti Imola (insegnate di danza) 59 LETTERE E TESTIMONIANAZE In questa rubrica sono racchiusi pensieri e lettere per lo più scritti da giovani... preghiere personali, riflessioni sulla vita, su se stessi, sui perché, giunti in redazione. Alcuni di essi provengono soprattutto da coloro che frequentano l’oratorio e l’Accademia d’arte del Lago. Ragazzi seguiti e guidati nel loro percorso di fede e di formazione professionale da figure genitoriali, insegnanti, catechisti, sacerdoti e da Carlo Tedeschi, nell’ambito delle iniziative della Fondazione Leo Amici e dell’Associazione Dare. Giungono inoltre molte testimonianze su Leo Amici; in questo numero ne pubblichiamo alcune. 60 LETTERE E TESTIMONIANZE G entilissima Elettra, mi è arrivata la copia del semestrale. Grazie. Lo sto leggendo con piacere e commozione. Al più presto farò l’abbonamento. Il 17 dicembre a scuola i bimbi, e questa volta anche un gruppo di genitori, hanno riproposto per il percorso di educazione religiosa alcuni brani di Chiara di Dio e alcuni brani di Greccio, notte di Natale 1223. L’emozione vissuta da grandi e piccoli spettatori è stata fortissima. Tutte le bambine volevano interpretare la parte di Chiara per cui quest’anno ho dovuto inserire le...clarisse. Alcuni genitori hanno provveduto ai costumi, si sono collegati sul vostro sito e quindi la vostra conoscenza si estende. Forse con alcuni ci ritroveremo ad Assisi per il primo gennaio al teatro Metastasio per lo spettacolo di Natale. Io, se non subentrano contrattempi, ci sarò. Chi ha visto lo spettacolo dei bimbi, recepito i contenuti delle scene riprodotte e “ascoltato” le musiche coinvolgenti di Stefano Natale.. ne è uscito sconvolto e fortemente emozionato.. grazie per la vostra testimonianza. Vi auguro a tutti... ma proprio tutti.. ai ragazzi della compagnia.... alla redazione.. alla direzione.. a tutti quelli che lavorano con voi per la riuscita del vostro cammino un sereno Natale.. un sereno anno nuovo. Un abbraccio fraterno... e grazie di nuovo. Loredana Di E. (insegnante) P asseggiare in questa città fuori dal mondo è come sentirsi a casa. È quiete, riparo e amore che sulle sponde del lago fa riposare. Fuori dal mondo ma nello stesso tempo a casa, ricordandomi che “alla sera della vita ciò che conta è aver amato”. Grazie. Elena U n piccolo paradiso! Incredibile la gentilezza, la cordialità e la disponibilità del personale, dei camerieri, oltre alle loro capacità, ovviamente. Cucina spettacolare: io che sono difficilissimo nei gusti e raramente mi faccio convincere nel provare piatti diversi, ho provato tutto e tutto mi ha deliziato. Le camere sono pulitissime (le camere dell’hotel Villa Leri) comode e ben climatizzate. La struttura è affascinante e come si avverte fin dall’arrivo molto spirituale e rigenerante. Non riesco a trovare un minimo difetto e sicuramente tornerò perché il ritorno alla realtà da questo piccolo paradiso è stato molto difficile! E dico anche per la qualità, il prezzo non è per niente spropositato, anzi. Concludendo: qualità ai massimi livelli, dovrebbe essere molto più pubblicizzato nel mondo perché potrebbe essere vanto per l’Italia. Stefano M. Siamo entrati non credendo in niente... e la nostra famigliuola è uscita con le lacrime... grazie di cuore, siete grandiosi, tutti! Vi vogliamo bene! Buon Natale! Noi torneremo, voi continuate a lavorare con il cuore! Baci. Annalisa, Roberta e Massimiliano S abato sera vi era, tra lo staff del teatro ed alla fine dello spettacolo, una signora del pubblico che, avvicinatasi mi mette un biglietto tra le mani dicendomi che era un piccolo ringraziamento e di darlo a qualcuno, ad un qualsiasi ragazzo della compagnia. Quando poi l’ho letto davanti a tutti i ragazzi della Compagnia, ho capito il significato profondo di quel gesto, cosa stesse realmente a rappresentare. Il fatto che questa signora si fosse fidata di una persona che non aveva mai visto, mi ha fatto pensare a quanto sia importante ogni gesto, ogni singola azione, che, se fatta con amore, arriva agli altri che si sentono accolti, abbracciati dall’amore di Dio che, se vogliamo, possiamo esprimere. Il fatto che questa signora mi abbia detto: “Dallo a qualcuno, non importa a chi, basta che lo legga qualcuno”, mi ha riportato alla mente l’importanza di questo spettacolo, “ Patto di Luce”, delle parole che esprime e dell’immenso progetto che ha Dio su questo paese e su tutti noi, mi ha fatto soffermare sul fatto che chiunque varchi la soglia di questo paese, torna a casa così pieno di sostanza, che non vede l’ora di esprimerla e dico questo perché spesso per noi è normale fare volontariato e tornare a casa felici, con il cuore che scoppia d’amore a tal punto da non poterlo contenere ma, in realtà, non deve diventare abitudine, perché significherebbe non essere presenti a se stessi e svolgere le nostre azioni meccanicamente senza rendersene conto, invece, significa crescere e non dare mai niente per scontato. Penso, allora, che tutto sia necessario e tutto sia stato calcolato; penso che ognuno di noi sia un’ingranaggio vivente utile agli atri: noi, se vogliamo, possiamo essere un esempio vivo per coloro che vengono al Piccolo paese per la prima volta che a loro volta possono essere utili per ricordarci l’importanza di ciò che stiamo svolgendo e per rinnovare ogni giorno, ogni istante la nostra vita, le nostre scelte in Dio, in Gesù. Beatrice C. 61 LETTERE E TESTIMONIANZE RUBRICA A seguire una testimonianza della scrittrice siciliana Brunella Li Rosi per i giovani della Compagnia siciliana. IL SORRISO DELLE STELLE U 62 n invito imprevisto, una telefonata inaspettata, nel mare travolgente degli impegni e delle cose da fare, certe volte può rimettere ordine alle idee e fare ritrovare pace e calma. Può restituirci quella sana energia che ci consente di proseguire, con rinnovata fiducia, lungo una strada maestra che, nonostante le mille difficoltà, ci indica un felice punto d’arrivo. È così, colta alla sprovvista, sento il telefono squillare. Ciao sono Claudia, ti ricordi di me? Ci siamo incontrati solo una volta, forse non ti ricordi. Siete venuti solamente una volta, tu e tuo marito, nella nostra casa in via Bricinna. Certo che mi ricordo! Mi ricordo benissimo. Pensavamo di ritornare a trovarvi non appena fosse stato possibile. Tu e il gruppo ci siete rimasti nel cuore. E allora perché non venite a trovarci sabato sera? Mangeremo la pizza! Ci saranno anche Francesco e tutti gli altri. Cerco di riordinare in fretta e furia orari e impegni. Il tempo, che certe volte sembra esserci nemico, mi dice di no. Non ce la posso fare a trovare spazio per sabato sera. Ma, il desiderio di ritrovare volti e momenti di serenità si affanna nella mente, cercando di trovare gli spazi giusti tra quei battiti delle ali del tempo, che sembra portarsi via dalla vita anche quei momenti che la stessa vita possono addolcire. Penso che no, non si può fare. Ma nonostante il calcolo ragionato delle ore e dei minuti e di tutti quegli impegni che so di avere, dico di sì. Sì Claudia verrò. Anche se da sola perché mio marito sabato è fuori per tutta la giornata e sicuramente tornerà molto tardi. Non credo proprio che possa essere a casa in tempo per raggiungerci. Tra l’altro credo che arriverà a casa talmente stanco che non avrà voglia di uscire nuovamente... Ma... ok! Io verrò lo stesso! Sono davvero contenta di avere l’opportunità di incontrarvi ancora. Sai, non ho avuto neppure una serata o un pomeriggio libero da un mese a questa parte. E così ho continuato a rimandare anche una semplice telefonata di saluto. Certo, penso tra me e me, che forse … forse mi sto lasciando prendere un po’ troppo dal gioco della vita...dalle cose da fare, dagli appuntamenti, dagli impegni che si accumulano dispettosamente dentro quello che rimane del mio tempo libero. Penso, facendo rilassare e sorridere il cuore, che quest’invito inaspettato giunge come un felice balsamo, per lenire l’inquietudine che naturalmente nasce e prospera dentro i pensieri quando ci si lascia prendere così come sto facendo in questo periodo della mia vita. È sabato. Aspetto con una certa ansia che si faccia sera. Inaspettatamente, Alfio mio marito, fa ritorno a casa prima del previsto. È stanco e ha il volto abbronzato per tutto il sole che ha preso. Ha passato l’intera giornata all’aperto ma, nonostante la stanchezza, vuole venire anche lui. Andremo insieme. Anche Alfio è ben felice di poter rivedere tutte quelle persone che, pur avendo incontrato una sola volta, come me, sentiamo in modo spontaneo di poter chiamare amici. E così, dopo una rinfrescata veloce siamo fuori. Con la convinzione che avremo ordinato pizze e birra, decidiamo di non portare nulla. Percorriamo quella strada PARTICOLARE VIA BRICINNA, LENTINI stretta e in salita, illuminata da luce soffusa di vecchi lampioni. Il silenzio e la tiepida temperatura, primizia dell’estate, riempiono ogni angolo di questa strada deserta. Il vecchio quartiere è stato quasi abbandonato dai suoi vecchi abitanti, che hanno preferito la comodità degli appartamenti moderni e affollati delle zone nuove del paese. Si sono trasferiti in case dove la calma di questa strada è stata sostituita dalla confusione di auto e l’aria tiepida di questa sera, che qui, in via Bricinna, viene riempita dalla fragranza profumata dei primi gelsomini, lascia il posto ad odori sgradevoli di inquinamento che pesantemente trascinano con loro rumori a tutto volume di musica rock. Qui è silenzio, e in silenzio ci avviamo verso quella casa che la generosità di una signora ha messo a disposizione di queste persone particolari. Particolari e amiche. Siamo arrivati. Il grande portone è spalancato e illuminato. Cominciamo a salire la breve rampa di scale. Ma, sempre silenzio. Non può essere che non ci sia nessuno! Sei sicura che ti abbia detto sabato? Non ho il tempo di rispondere che già siamo arrivati su quella grande terrazza. Ci sono tutti. Anche persone che non ho mai visto prima. Stanno in silenzio. Tutti in cerchio. Alcuni hanno dei libri in mano. Francesco interrompe il silenzio e ci viene incontro. Ci presenta a tutti e ci invita ad unirci a quel cerchio. Stavano per mettersi in preghiera recitando i vespri. Giungono altri due amici. Insieme ai nuovi arrivati ci uniamo a loro e anche noi facciamo parte del cerchio . Il segno della croce dà inizio a questa serata. La terrazza è circondata dalla casa e da una parete rocciosa da due lati e dagli altri da un piccolo giardino e da una balconata in muratura . LETTERE E TESTIMONIANZE RUBRICA Sembra uno scrigno, custodito dalle mura. Il coperchio è il cielo. ci lascia spesso increduli e sbigottiti. Un cielo sereno e blu che comincia ad adornarsi con la prima stella. E così, in quest’aria che sa già di estate e con questa pace I volti di tutti sono seri ma distesi. Sento innalzare la preghiera che provo nel sapermi non giudicata, ma ascoltata e anche verso quella prima stella ed ho la sensazione che le voci, che capita, mi ritrovo ad ammirare negli altri le virtù che io stessa si alternano nella recita, trascinino con sé anche il profumo vorrei avere. La capacità di ascolto di Francesco. Vorrei poter dei fiori di questo piccolo giardino verso il cielo. fare le semplici, incisive osservazioni di Giuseppe. E che dire Un breve canto a Maria affida alla più tenera delle madri la dell’allegria attiva e premurosa di Claudia? Sono rapita dalla giornata appena trascorsa. passione per lo spettacolo e per la danza della maggior parte A preghiera finita, le voci e le risate cominciano ad incrociarsi dei giovani. Tutti presi dagli spettacoli che hanno offerto mentre alcuni entrano in casa a prendere le sedie per al pubblico della “città della notte”. Altro che notte! Il sole tutti. Ci troviamo di nuovo in cerchio, in modo da poterci hanno portato! Con “Chiara di Dio” e “Un fremito d’ali”. Con guardare tutti. Francesco inizia a parlare ed invita anche me entusiasmo e con la consapevolezza di fare bene. Ragazzi a raccontare un po’ del mio romanzo. Lo faccio volentieri. entusiasti e allo stesso tempo ragazzi normali! Giovani che Nel parlare ho modo di osservarli con più attenzione. La studiano o che lavorano, che vivono nel mondo e che lo maggior parte di loro è gente giovane, ma anche chi giovane conoscono bene, e che riescono a starci in mezzo senza farsi non è più, ha sul volto e nello sguardo quell’aria serena e sporcare. E si, lo scudo di una fede sicura fa di questi miracoli. tranquilla che solo la speranza sa dare. E così, dato che una Le pizze sono pronte! Un certo languorino, stimolato dalla parola tira l’altra, una piacevole e animata discussione si è fragranza di quelle prelibatezze appena sfornate, viene intavolata tra tutti noi. Gli argomenti più appassionati sono soddisfatto con mio grande piacere. Ma vedo che non sono la stati quello della famiglia, l’uso corretto della tecnologia e del sola! Mangiamo tutti con appetito, mentre da quella fornace computer, e per finire l’Africa, con i suoi grandi problemi e la accesa continua a diffondersi nell’aria il profumo di pizza e di sua grande bellezza. Molti hanno esposto il loro pensiero e pane appena sfornato. anche la propria esperienza. Alcuni non sono intervenuti nella Acqua e bevande sono sistemate su un tavolo. discussione ma hanno partecipato lo stesso con attenzione Qualcuno ha portato una bottiglia di vino. Basterà per tutti? Si che basterà! alle parole degli altri. Ma allora, perché le stelle L’allegria e la vita non ... sento innalzare la preghiera dei sorridono e rendono questa potevano mancare alla vespri verso quella prima stella ed ho la serata straordinaria? Cosa può nostra tavola. mai esserci di straordinario in E neppure i dolci! sensazione che le voci [...] trascinino con una serata passata con amici Una torta con le sé anche il profumo dei fiori di questo a parlare? A parlare, mentre candeline accese sul sei piccolo giardino verso il cielo ... alcuni di questi giovani stanno e sullo zero viene accolta davanti alla brace di un fuoco dagli applausi e dai canti acceso dentro ad un forno per di buon compleanno. cuocere le pizze che mangeremo e che hanno impastato e Uno degli amici compie sessant’anni proprio oggi. condito con le loro mani? Cosa ci può essere di straordinario Altri dolci e pasticcini interrompono definitivamente la mia in tutto ciò, mi chiedo? dieta! Ma va bene così. Ecco! Lo straordinario è che le opinioni di ciascuno non sono Farò come Rossella O’hara in “Via col vento”. Ci penserò state stroncate o bloccate ponendo con forza il proprio domani! Ossia mi metterò a dieta domani. Stasera no! punto di vista. No. Sono state ascoltate e messe accanto alle Sono con degli amici e sono contenta! Anche Alfio lo è! proprie. L’ascolto. Sì, l’ascolto. Ascoltare gli altri. Ma si è fatto tardi e vedo che è stanco. Forse è meglio Francesco è stato un vero maestro in questo. E anche tutti gli andare. Incominciamo il giro dei saluti accompagnati dalla altri. Perché? Ma la risposta è già dentro al mio cuore. promessa di rivederci quanto prima. Mi fermo un attimo a Credo che abbracciare una fede complessa ed impegnativa guardare il cielo. Due stelle sembrano brillare più delle altre come è la fede cristiana alleni lo spirito ad accogliere gli e la sensazione che ci stiano sorridendo ritorna di nuovo tra i altri e a capire le altrui posizioni. Capire e rispettare i vicini miei pensieri. Anzi, sono sicura che ci stiano guardando con ma anche i lontani, come la gente d’Africa, ci pone in quella tenerezza. Le stelle e il cielo, tutti sono stati con noi questa ideale posizione di benevolenza e di partecipazione e ci fa sera. Ne sono sicura. sentire di essere un popolo in marcia verso il cielo. Allora, in Brunella Li Rosi modo ideale, il cerchio che abbiamo formato con le sedie, qui Brunella Li Rosi su questa terrazza di via Bricinna, si allarga fino agli estremi confini della terra e ci fa sentire vicini ed uniti. Tutti figli di Dio. E Brunella Li Rosi vi ve a Lentini, dove perciò tutti fratelli. Belli, brutti, intelligenti o meno intelligenti, coltiva due pass la famiglia e gli ioni: st udi letterari e te ricchi, poveri, bianchi, neri o gialli, tutti uguali agli occhi del ologici. Ha ricev a Ispica il premio uto Donne libere di Padre. Accomunati dal desiderio di pace e verità. Sicilia 2011. E’ an presidente dell’ ch Associazione na e E così, pur rimanendo delle persone che vivono la loro vita zionale Ricerca cancro (AIRC). su U l na do nna che, e gli impegni quotidiani, come tutti al mondo, possiamo nei ritagli di tem po tr a l’impegno guardarci l’un l’altro con l’occhio benevolo della fede sociale del volontariato e sapendoci uniti nella speranza. il tempo dedi cato alla sua Speranza nella Parola, che ci indica e ci promette la verità. famiglia, esprim e le sue emozioni Speranza nel riscatto, che è stato pagato con il sangue scrivendo. dell’innocente; da questa condizione umana sofferenza che Il suo ultimo lib ro s’intitola “In viaggio con me”. 63 LETTERE E TESTIMONIANZE D io mio, un forte pianto mi riempe gli occhi, ti ho parlato e ti sei sporto ad ascoltare. Le lacrime scendevano perché ti ho sentito entrare in me! Affacciata alla finestra ho pianto e in quel pianto mi sono sentita amata. Solo una cosa ti ho chiesto, di entrare nel mio cuore, di entrare in me perché ho arredato questo interno e adesso è pronto ad accoglierti. Tanto ancora da aggiungere e da perfezionare, ma Dio mio, perché questo pianto non si ferma? Guardo gli occhi di Leo Amici nel quadro e sembra che mi osservi tutti i giorni, gustando i movimenti in cui apro il mio cuore a Te Dio mio. La tua mano è posata sulla mia S ono nato nel 1983 nel sud della Germania. Sono stato battezzato secondo la religione evangelica alcuni mesi dopo la mia nascita, ma non credevo in Dio. Pensavo: “Se Dio esiste, forse è un’energia della natura”. Avevo il necessario per vivere, ma la mia vita era senza una direzione. Ad un certo punto nel 2006, durante lo studio infermieristico a Stoccarda, feci un sogno: “Vedo un piccolo teatro. Sul palcoscienico un uomo con un cappello nero, una camicia rossa, un gilè nero ed i pantaloni neri. Al suo fianco due ragazze vestite di bianco, una alla sua destra e l’altra alla sua sinistra. Davanti al palco tante persone applaudono ed alcune di loro scattano delle foto. L’uomo sul palco sorride di gioia.” Al risveglio mi ricordai ogni dettaglio, fu un sogno molto chiaro e anche adesso dopo cinque anni è ancora vivo nella mia mente. Dopo questo sogno mi chiesi chi fosse quest’uomo, in quanto non l’avevo mai visto prima. Circa due mesi dopo mi trovai per la prima volta a casa di una mia collega italiana e la sua famiglia che mi invitarono a fermarmi a pranzo. Ad un tratto una foto attirò la mia attenzione e riconobbi 64 spalla, io la sento. Volevi che dicessi chiaramente la mia scelta: io Ti dico sì e lo urlo, perché nulla di più bello, di più meraviglioso e di più grande sarebbe potuto succedermi. Grazie a Leo Amici che ha voluto quest’opera. Lancio il mio grazie oltre l’infinito perché possa catturare la mia gioia e questo pianto d’amore e tenerli con sé. Dio mio sono innamorata del tuo amore, mi hai creato libera di sceglierTi. Grazie perché così posso sceglierTi ogni giorno di più. Asia (18 anni) che raffigurava lo stesso uomo del mio sogno e le due ragazze vestite di bianco. Sconvolto da tale fatto raccontai il sogno a questa famiglia, e feci loro delle domande come: “Chi è quest’uomo? È un regista? È un santo?”. Sorpresi mi dissero che si chiamava Leo Amici e che in Italia aveva fondato un piccolo paese di nome “Lago di Monte Colombo” che loro conoscevano già da anni. Alcuni mesi dopo spinto da tante domande mi recai al “Lago di Monte Colombo” e conobbi Carlo Tedeschi, affascinato dal suo essere e dalle attività che si svolgevano in quel bellissimo posto, nacque subito in me il desiderio di vivere in Italia vicino a questo piccolo paese. Nel 2009 terminato lo studio infermieristico mi trasferii. Comincai a trovare la fede in Dio, a frequentare la chiesa cattolica ed a sostenere le iniziative umanitarie ideate da Leo Amici. Michael LETTERE E TESTIMONIANZE N ei primi anni ‘70, un lunedì di Pasqua, Leo Amici, con la sua ed altre famiglie a lui legate per stima, affetto e riconoscenza, si reca a fare la classica scampagnata di pasquetta a Montalto di Castro (VT), dove altre persone lo stanno aspettando. Ci fermiamo in una piccola osteria e sotto un pergolato mangiamo ciò che abbiamo portato da casa. Formiamo un bel tavolo di una quarantina di persone: ci facciamo il segno della croce e cominciamo a mangiare. Egli, pur partecipando alla gioiosità della mensa, rivolge l’attenzione anche altrove. Accanto a noi c’è un uomo seduto da solo con una bottiglia di vino davanti a sé che impreca a voce alta. Noto che Leo spesso fissa lo sguardo su di lui con espressione seria, di colpo si alza, gli si avvicina e gli dà una pacca sulla spalla. Con un sorriso gli chiede se vuole fare una gara a chi beve di più, ad un patto però: ad ogni bestemmia che tu dirai ti darò un morso sul naso. L’uomo, sorpreso, acconsente. Leo Amici chiama l’oste e si fa portare una damigiana di vino da cinque litri e, alternativamente, l’uno riempie il bicchiere dell’altro, così ad oltranza. È come se Leo lo conoscesse da sempre, gli sorride, ci scherza, gli parla, lo abbraccia. Continuando a bere l’uomo comincia a non controllare più le parole e, tra una frase e l’altra, bestemmia. Leo ad ogni imprecazione sorridendo lo avvicina a sè e gli dà un morso sul naso. E poi ancora, fino a quando l’uomo smette di bestemmiare. Ora è come un cavallo domato, fermo davanti a quel vino che non riesce più a mandare giù. Ha vinto Leo che se lo abbraccia e gli sorride. Mentre l’uomo è ubriaco, Leo sembra aver bevuto acqua, è lucido, controllato e lo invita ad andarlo a trovare a Civitavecchia. Si è fatto tardi, il tutto è durato un’oretta. Leo Amici non beveva mai, è stato naturale per me quindi pensare che quell’uomo, in una giornata così importante (era lunedì dell’Angelo), forse avesse trovato un cuore che, messosi al suo pari, gli era stato vicino. E poi il resto è tutto nelle mani di Dio. Aldo C ’è anche chi lo chiamava santone.. (Leo Amici) certamente, se riferito a quel che c’era dentro di lui, a tutto quel che ti trasmetteva e ti dava. Anche dal suo fisico ti arrivava la sua forza. Lui sapeva trasmettere anche al di fuori quel che aveva dentro ed anche dal suo fisico ti trasmetteva la sua forza. Don Ottavio 65 LA SCIENZA CONFERMA L eo Amici è stato un uomo mite e silenzioso, ma se gli venivano rivolte delle domande rispondeva sempre. Siamo negli anni ‘60, in un contesto storico e culturale ben diverso da oggi, ma i punti interrogativi naturalmente erano quelli intrinsechi alla natura umana. Così la morale, la spiritualità, la filosofia, la religione, la scienza venivano da lui affrontate con una semplicità ed una logica sconcertanti. Egli parlava con la sicurezza dell’uomo che non si limita a possedere la fede in Dio, ma la incarna e ne diventa testimonianza vivente. Sconcertava anche quando alle sue affermazioni aggiungeva:<<Non mi devi credere, se tu lo facessi non potrei aver fiducia in te. Devi ragionare tu, ricercare tu, toccare con mano. Tutto ciò che ho detto, se è verità, sarà provato anche scientificamente>>. Dopo la sua morte, l’Associazione Dare ha dato vita ad un archivio dove vengono raccolte e catalogate tutte le nuove scoperte che si collegano a quelle risposte date con semplicità. Mensile di divulgazione scientifica ALLARME ROSSO 2 novembre 2004 Il nemico attacca, le truppe rispondono Quando una sostanza estranea - virus, batterio o tossina- penetra nell’organismo, il sistema immunitario reagisce con tutti i mezzi che ha a disposizione, proprio come fa un esercito su un campo di battaglia. La strategia è complessa, l’attacco è concentrato e avviene su più fronti. A intercettare per primo l’alieno è il sistema naturale: vere e proprie pattuglie di ronda, macròfagi e proteine si gettano sull’estraneo e chiamano i rinforzi. Se l’invasione riesce a superare questa prima barriera entra in gioco l’immunità acquisita. In prima linea i linfociti B, che producono e scagliano a raffica gli anticorpi. La battaglia si svolge ancora al di fuori della cellula nemico che può però eludere questa seconda barriera ed entrare nella cellula, infettandola. Ecco allora intervenire i linfociti T che non producono anticorpi ma aggrediscono la cellula infettata in un duro corpo a corpo, distruggendola e debellando così l’infezione. D.T. GLI ALIENI ALL’ATTACCO possono essere batteri, come lo strep- tococco (a destra), virus, microrganismi o tossine. Il sistema immunitario li riconosce tutti, anche se sono milioni e usano tattiche diverse per infettare le cellule. I MACRÒFAGI sono i veri spazzini del sistema immunitario. Si trovano nel sangue e in ogni tessuto. Da qui si muovono, inglobano digerendo tutto ciò che non serve e va eliminato, come le sostanze estranee o le cellule morte. IL PLOTONE DEL COMPLEMENTO è formato da un insieme di pro- teine che circolano nel sangue in forma inattiva. In presenza del nemico, si attivano con un effetto a cascata, si scagliano contro l’estareno e lo distruggono. I LINFOCITI B sono le uniche cellule capaci di produrre gli anticorpi e di ricordarsene. Quando l’alieno viene intercettato, arriva al linfocita un segnale che scatena la produzione e il rilascio di anticorpi. GLI ANTICORPI, o immunoglobuline, hanno una struttura adat- ta a riconoscere e a legare il corpo estraneo. Quando si è già entrati a contatto con l’ospite indesiderato, l’organismo lo ricorda e produce gli anticorpi adatti. I LINFOCITI T circolano nel sangue e negli organi linfatici come la milza o le tonsille, in cerca di cellule infettate. L’attacco è diretto: il linfocita si attacca alla parete e rilascia enzimi che disgregano la cellula, uccidendola. ..Gli anticorpi, quando succede qualcosa al corpo, se lo comunicano. A seconda di ciò che è successo, ecco che corre alla riparazione quel dato gruppo e aggiustano perfettamente. I gruppi non stanno mai insieme, un gruppo sta qui, un altro là e possono vedere i diversi interventi. È come se fossero in guardia pronti a intervenire.. Leo Amici LE CITOCHINE, piccole proteine prodotte dalle cellule del siste- ma immunitario, sono i messaggeri intercellulari. Hanno molte funzioni, regolando i movimenti delle truppe. 66 LA SCIENZA CONFERMA ..L’ universo è un macchinario messo in moto che non c’è nessun orologio che va preciso come l’universo e tutto corrisponde alla natura. Il grande corrisponde al piccolo. Le stelle sono ai bordi dell’universo per riscaldarlo altrimenti sarebbe tutto gelo. Ogni costellazione ha il suo sole.. 17 agosto 2011 C’E’ UNA COPIA DEL NOSTRO SOLE Leo Amici NEW YORK- Scrutando il buio siderale, nella regione dell’Orsa Maggiore, astronomi americani hanno scoperto un complesso planetario con caratteristiche tanto simili a quelle del sistema solare da far pensare che possano esistere le condizioni per la presenza di acqua e forme di vita. E’ la prima volta che viene individuata una stella tanto simile al Sole, per età e composizione chimica, intorno alla quale orbitano pianeti che seguono traiettorie quasi circolari, proprio come accade nel sistema solare. Negli ultimi anni sono stati individuati decine di sistemi planetari nella galassia, ciascuno però con caratteristiche diverse sia nella natura della stella centrale sia nella sistemazione dei pianeti intorno ad essa. La stella Ursae Mayoris 47, a 51 anni luce dalla Terra, stando alla scoperta di Debra Fischer e colleghi dell’University of California di Berkeley, ha almeno 2 grossi pianeti di massa gassosa simili a Giove che orbitano in circolo, in uno spazio paragonabile a quello che separa Marte e Giove dal sole. Il primo di questi pianeti, il più vicino alla stella, è grande una volta e mezza Giove ed era noto da qualche tempo. Ma è la scoperta del secolo, grande come tre quarti di Giove, a confermare la natura del sistema. Una natura tale da poter ospitare la vita poiché “di tutti i sistemi planetari individuati questo è quello che somiglia di più al nostro” ha dichiarato Fischer, anticipando il contenuto di uno studio di prossima pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal”. Se la stella è tanto simile al Sole e intorno le girano pianeti con caratteristiche tanto simili a quelle della Terra, ragionano gli studiosi, si può ben pensare che, nella regione di spazio compresa fra la stella e questi due pianeti individuati, esistano altri pianeti più piccoli. E c’è motivo di pensare che almeno uno di questi possa avere caratteristiche di composizione chimica, temperatura e luce molto simili a quelle della Terra. La presenza dei pianeti, immersi nel buio cosmico, non viene osservata direttamente ma viene desunta dalle distorsioni dei campi gravitazionali e delle onde elettromagnetiche. Distorsione che tuttavia, con gli strumenti attuali, permette di individuare solo i corpi celesti più grossi. Postulando la presenza di acqua- possibile poiché la composizione della stella lo permetterebbe- è la presenza stessa di pianeti simili a Giove, secondo gli studiosi, a contribuire a creare le condizioni per lo sviluppo della vita sui pianeti vicini più piccoli. In primo luogo dando stabilità al sistema con la loro grossa massa e obbligando tutti gli altri pianeti a tenersi sullo stesso piano nelle loro orbite e a girare nello stesso senso. In secondo luogo garantendo il mantenimento di orbite circolari, che conferiscono stabilità all’atmosfera intorno ai pianeti, e attirando con la propria massa gigantesca meteore e asteroidi vaganti che, su pianeti più piccoli, potrebbero avere conseguenze catastrofiche. Paolino Accolla L’universo, per quanto possiamo osservare, è una macchina immensa e meravigliosa. George Santayana Ogni anima è uno specchio vivente dell' universo. Leibniz Si trova a 51 anni luce dalla Terra, nella regione dell’Orsa Maggiore: secondo gli scopritori è un complesso planetario con caratteristiche tanto simili a quelle del sistema solare da far pensare che possano esistere acqua e forme di vita. 67 LA SCIENZA CONFERMA 15 maggio 2005 SHOCK: COPPIA DI COLORE HA BAMBINO BIANCO Traduzione dell’articolo “Shock of the black couple who had a WHITE baby” La sala operatoria tacque. Medici e infermieri guarda- con gli occhi spalancati. Gli sguardi dei dottori e infervano storditi. mieri dicevano tutto… tutti si chiedevano perché aveQuando al capezzale della moglie ha guardato negli vo avuto un bambino bianco. Ma non appena l'inferocchi di suo figlio neonato per la prima volta, la gioia miera ha messo il suo corpo rosa tra le mie braccia ho del padre Francesco Tshibangu si trasformò in incredu- legato subito con lui. Quando l’ho guardato tutto quellità: "Mi stringeva la mano Ariette mentre sollevava da lo che ho sentito è stato amore. Come ogni mamma lei Daniel ", dice Francesco. "Era coperto di sangue ... ma che ha appena partorito, la mia preoccupazione prinpoi ho visto la sua pelle: era bianca e lui aveva i capelli cipale era che lui fosse sano, lui lo è. Quando abbiamo biondi. La mia bocca si spalancò. " immaginato di avere un secondo bambino, credo che In una stranezza una tra milioni, Francesco e Arlette lo abbiamo immaginato come un piccolo Seth, il nohanno dato alla luce un bimbo bianco. stro primogenito che è nero proprio come noi. Questa Il mix-up ha sconcertato esperti di genetica, che dicono è solo una torsione stupefacente della natura. Io non so che Daniel non è un albino, senza pigmento della pelle perché succedono queste cose. Tutto quello che puoi - per non parlare dei genitori, che hanno già un figlio fare è prendere la vita come viene, queste cose sono di due anni, nero, Seth. Francesco la volontà di Dio. C'è stato un attiaggiunge: "Il mio primo pensiero mo fugace di preoccupazione ma .. È la donna che modella è stato : Wow, è davvero mio? Ero io amo mio marito e so che lui mi il bambino.. troppo sconvolto per parlare e ho ama e si fida di me e sapevo che dandogli lineamenti, potuto vedere nei medici lo stusarebbe andata bene. Non ho mai statura e colore di capelli, pore. Allora ho guardato in faccia tradito Francesco e mai lo farò. " secondo ciò che ha visto.. Arlette che mi sorrise e ho capiLa coppia ha incontrato sguardi to che era mio figlio. Sto con mia perplessi fin dall'arrivo di Daniel, moglie da tre anni, non c'è mai ..Nel caso di due gemelli diversi il a Leicester Royal Infirmary il 4 stata infedeltà, ma vedere la sua sacchettino dell’utero che ha rice- marzo. Francesco, 28 anni, uno pelle bianca è stata una sorpresa. vuto il seme non si è richiuso subito studente di sociologia, dice: “Non La prima reazione delle infer- per vari motivi, ma solo quando il abbiamo mai tentato di coprire papà ne ha messo altro; dunque miere è stata pensare che Arlette Daniel al fine di evitare gli sguardi avesse avuto una relazione ex- la mamma ha “modellato” in due che non sarebbero giusti per lui. traconiugale. Le loro facce erano Ma abbiamo paura quando siadiversi modi e tempi.. una foto.. Sono sicuro che stavamo in un negozio o in strada. Si no pensando “Oh mio Dio.. cosa Leo Amici può vedere la gente che ci guarsta succedendo qui e cosa ha da e pensa: “Che cosa ci fanno intenzione di fare il marito?" Mentre le infermiere am- quei due neri con quel bambino?” Io sono sicuro che ci miravano i capelli biondi di Daniel, né io né Arlette ci sono persone che pensano che lo abbiamo rubato. siamo detti una parola. Eravamo solo in stato di shock Proprio l’altro giorno eravamo sul treno con Seth e Dadi fronte alla sua pelle bianca. Quando mi chinai e lo niel e ho potuto vedere con la coda dell’occhio l’uomo baciai ho visto il suo aspetto e ho notato che era pro- di fronte a noi guardarci. Ogni volta che lo guardavo lui prio come me e Arlette. Ha il naso e le labbra di mia abbassava lo sguardo giù verso il suo giornale. Un’altra moglie. Tutto ciò che possiamo dire è che Daniel è il no- volta due vecchie donne stavano parlando di noi quasi stro miracolo e, anche se siamo scioccati dalla sua pelle gridando - anche se credo che loro credevano di bisbibianca, ci sentiamo molto benedetti: Lui è bello" gliare - si chiedevano perché Daniel era con noi. Questo Esperti di fertilità descrivono la nascita come "straordi- può essere molto imbarazzante. Arlette, in particolare, naria" e non riescono a spiegare il perché della nascita è molto timida. Ma anche se Daniel può essere bianco in una coppia sia di un bambino bianco che di un bam- con i capelli biondi, sembra esattamente come noi. bino nero. Francesco orgogliosamente coccola suo fi- Egli è l’immagine “sputata” di suo fratello Seth grande, glio, Arlette dice: "La reazione in sala operatoria è stata solo di un colore diverso. “Francesco, che è originario di un silenzio scioccato, me compresa. Mi fissò Daniel del Congo ma ha vissuto in Gran Bretagna per 10 anni, 68 LA SCIENZA CONFERMA ha detto che lui e Arlette, 25 anni, erano nervosi di dover raccontare alle loro famiglie la buona notizia. Egli dice: “Ho telefonato a mia mamma Monique e la sua prima parola è stata “Wow!” Ma lei era entusiasta di avere il suo nuovo nipote e ha detto che la cosa più importante era che lui fosse felice e sano. Mi sento fortunato che Daniel è nato qui, dove la medicina è avanzata. In Africa non credo che avrebbero capito che questo genere di cose folli possono capitare. Se fosse nato in Congo ci sarebbero state domande sulla fedeltà di Arlette e queste avrebbe potuto mettere a dura prova il matrimonio“. La coppia, che si è incontrata in Congo nel 2007 e sposata un anno dopo, prima di stabilirsi nelle East Midlands afferma che Daniel è stato “un ritorno” visto che si racconta che la bis-bis-bisnonna ha partorito un bimbo”troppo bianco”. Francesco: “Questo è stato sei generazioni fa e non sappiamo neanche se sia vero. Per quanto riguarda i nostri immediati antenati: i nostri nonni e bisnonni sono neri al 100%“. La coppia non ha preoccupazioni per il loro bambino. Arlette dice: “Soprattutto temiamo lo scherno della gente e il fatto che ci fanno un sacco di domande. Anche i bambini possono essere crudeli e siamo quindi molto protettivi verso Daniel. Non vogliamo che la gente ci chieda se lo abbiamo adottato. Francesco aggiunge: “Per noi è importante che lui sia amico di tutti. Daniel avrà un sacco di domande e non saremo in grado di dargli le risposte. Anche semplicemente compilando un modulo gli verrà aperto un vaso di Pandora. Quando gli si chiederà la sua etnia quale ca- sella lui dovrà segnare? Chi sa esattamente cosa ci riserva il futuro? Dobbiamo scoprirlo insieme quando lui crescerà. Per noi, il suo colore della pelle non è importante. La cosa più importante è che abbiamo un ragazzo in salute che amiamo molto. Stiamo ancora cercando di capire come mai questo è successo. So che ci saranno alcuni che diranno che mia moglie ha avuto una relazione extraconiugale, ma io mi fido completamente e sappiamo che non è questo il caso. Anche se avesse avuto una relazione con un uomo bianco, ci si aspetterebbe un bambino di razza mista con i capelli neri non un bambino bianco con morbidi capelli biondi come il piccolo Daniel. Noi lo chiamiamo il nostro bambino speciale, lui è il nostro regalo. Dio opera in modi misteriosi e non so perché lui ci ha scelti – noi siamo persone normali - ma sono contento che lo ha fatto e non potremmo essere più orgogliosi di entrambi i nostri ragazzi speciali”. Il professor Robert Winston, esperto di fertilità: “La nascita è veramente straordinaria. Questo è incredibilmente raro e uno dei primi casi di cui ho sentito parlare nel Regno Unito. Il fatto che sia precedentemente successo nella stessa famiglia - anche se generazioni fa - è significativo. Le differenze genetiche tra le persone bianche e nere sono molto più lievi di quanto si pensi. Posso solo pensare che ci sia stata una mutazione lieve. Può anche essere che nella parte dell’Africa da cui i genitori provengono - Congo - sia insita una certa instabilità genetica: sono poche le ricerche al riguardo”. “Eventi come questo mostrano quanto simili siamo tutti”. Robert Winston 69 gennaio 2003 LE PIANTE POSSONO COMUNICARE TRA LORO? LE TRE SFINGI DI BIKINI, SALVADOR DALì ..Sono la loro parola, il loro richiamo. Tu, adesso che stiamo parlando, come fai? Emetti la tua voce. Le piante emettono suoni e si comprendono l’una con l’altra. L’uomo li ha decifrati, anche se in piccola parte. Però non si può parlare con le piante, l’uomo non può trovare un linguaggio simile ma solo avvertire quel suono.. Leo Amici E’ dimostrato da vari esperimenti, tra cui quelli del Max Planck Institut for Chemical Ecology e dell’Università della California, che una pianta attaccata da un insetto è in grado di avvisare del pericolo le altre piante in quanto emette delle sostanze difensive. A volte sono dei veleni, altre volte delle sostanze chimiche che attraggono i nemici naturali dell’attaccante. Quando questo avviene anche le piante vicine, sebbene non ancora colpite, iniziano ad attivare le stesse misure difensive. Uno studio della Kyoto University ha anche dimostrato che, per far comunicare le piante, non basta un semplice danno, per esempio il taglio delle foglie, ma deve proprio esistere un pericolo effettivo. Tutta la natura sussurra i suoi segreti a noi attraverso i suoi suoni. I suoni che erano incomprensibili alla nostra anima, ora si trasformano nella lingua espressiva della natura. Rudolf Steiner Ottobre 1995 ANCHE GLI ALBERI SI PARLANO Vanno bene i cani, i delfini, le scimmie. Ma forse alla notizia che anche gli alberi comunicano fra loro non siamo abituati. Secondo Yoshiyuki Miwa della Waseda University di Tokyo, gli alberi si scambiano quotidianamente informazioni sull’ambiente e sono in grado di sincronizzare i loro cambiamenti. Lo studioso giapponese ha inserito degli elettrodi in piante di varie specie per misurare il loro potenziale elettrico e stabilire così la loro attività. Secondo gli esperimenti alberi “vicini”sono più attivi in determinate ore che in altre. Un sincronismo che potrebbe non essere semplice coincidenza: tanto da far pensare ad un vero e proprio sistema di comunicazione. Cosa che spiegherebbe, ad esempio, come mai le radici di piante vicine, estendendosi, non vadano mai a sovrapporsi tra loro. 70 LA SCIENZA CONFERMA 5 dicembre 2004 Le radici? Una centrale di controllo Un gene «legge» l' ambiente e suggerisce agli alberi come e quanto crescere. Si chiama «Bps1» ed è stato scoperto negli Stati Uniti: regola lo sviluppo fogliare in base allo stato del clima e all' apporto idrico. Una nuova, importante scoperta è stata fatta nel esempio un apparato fogliare esteso in condizioni di mondo vegetale. Le radici sono in grado di control- siccità non è vantaggioso perché incrementando la lare lo sviluppo fogliare delle piante e di adattarlo superficie di traspirazione incrementa anche la perdita alle condizioni ambientali in cui una pianta si viene d' acqua. Ma non solo. I ricercatori hanno dimostrato a trovare. Se per esempio scarseggia l' apporto idri- che Bps1 può venir manipolato per cambiare lo svilupco, oppure il suolo diventa troppo compatto, oppure po delle foglie anche se la pianta dispone di sufficiensi instaurano altre situazioni sfavorevoli a una pianta, te acqua e nutrienti. Lo studio, come molti di quelli in le radici "dicono" alle foglie di fermare la loro crescita. atto sulla genetica nei vegetali, è stato condotto sull' SOSTANZA - Il gene che induce questo risultato è stato Arabidopsis thaliana, cioè l'arabetta comune, specie identificato dai biologi dell' Università dello Utah, negli cosmopolita, piccola, facile da maneggiare, che comStati Uniti, e regola la produzione di una sostanza che pie il suo ciclo in sole sette settimane, di cui si conosce trasmette le informazioni dalle radici ai germogli. Come per intero la sequenza genetica. L' Arabidopsis apparle piante coordinino lo sviluppo delle loro strutture in tiene alla stessa famiglia delle Crocifere, che annovera relazione ai segnali ricevuti dall' ambiente, è uno dei tra l' altro il cavolo, il cavolfiore, la rapa, la colza. Ma si principali problemi su cui indaga ritiene che la maggior parte delle ..La natura: un movimento la biologia vegetale. Ma la scopiante possa avere un gene simile. perta potrebbe avere anche imEra già noto che una serie di ormodi perfezione. portanti conseguenze sul piano ni, citochinine, acido abscissico e Tutto rispecchia la perfezione. pratico: «Quando osserviamo una derivati dei carotenoidi, hanno un Attraverso le radici le piante si pianta - spiega Leslie Sieburth, a ruolo nell' inviare messaggi ai gerincontrano, si uniscono e si capo del gruppo di ricercatori che mogli e a tutto quanto emerge dal riproducono. hanno condotto lo studio pubterreno, fusto, foglie, fiori, frutti. Ma Tutto è fatto secondo blicato su Current Biology - quelpoco si sapeva su come i geni nelle un certo modello.. la che ci colpisce è la sua parte radici controllassero questi segnali emergente dal terreno, e trascuLeo Amici chimici. riamo la parte sotterranea, ma noi PROCESSO - Gli studi hanno riveabbiamo dimostrato che le radici lato che nel processo è coinvolta possono giocare un ruolo di enorme importanza oltre una sostanza, per il momento ancora sconosciuta, ma a quello noto di rifornire la pianta di acqua e nutrienti: che sembra appartenere ai carotenoidi. Gli esperimenti sono in grado cioè di controllarne anche lo sviluppo». hanno evidenziato che il Bps1 è un «regolatore negatiTECNICHE - «In futuro - continua la ricercatrice - la ma- vo». Impedisce cioè che venga prodotta costantemennipolazione di questo processo attraverso le tecniche te questa sostanza che blocca la crescita delle foglie. In dell'-ingegneria genetica potrebbe condurre alla pro- una pianta in stato normale è come se il gene tenesse duzione di specie di interesse agricolo o di altre piante i «rubinetti» chiusi. Se però si instaurano condizioni che diverrebbero più produttive anche in condizioni sfavorevoli alla pianta i «rubinetti» vengono aperti e di siccità». Gli scienziati si sono concentrati su una do- la sostanza fluisce liberamente dalle radici alle foglie manda apparentemente semplice: «Come fanno le fo- «dicendo» di bloccare il loro sviluppo. ORGANISMI - I glie a crescere?». E hanno fatto una considerazione. Le ricercatori hanno la convinzione che il gene Bps1 esipiante hanno aspetti differenti in funzione del luogo sta perché le piante con radici sono organismi fissi nel in cui crescono. Una specie comune come ad esempio terreno e quindi devono essere in grado di percepire il dente di leone può avere un esteso apparato foglia- l' ambiente in cui vivono sia sopra che sottoterra, per re nel clima umido della Florida, ma avere solo picco- rispondere ai cambiamenti intervenuti. Se manca l' le foglie quando cresce nello Utah durante un perio- acqua non possono andare a prendersela da qualche do di siccità. Il gene che i ricercatori hanno scoperto altra parte, possono solo cercare di risparmiarla, per e chiamato Bypass1 o Bps1 può essere la chiave per esempio riducendo la superficie fogliare. capire tutto ciò. Normalmente questo gene permette lo sviluppo delle foglie, ma lo blocca se necessario. Per Massimo Spampani 71 LA SCIENZA CONFERMA NDE 28 febbraio 2011 Valeria Biaggio nel febbraio 2011 è stata intervistata sul settimanale DIPIU’ dal giornalista Oliviero Marchesi. Dopo la pubblicazione è stata contattata dalla RAI per rendere maggiormente pubblica la sua testimonianza. Di seguito l’intervista condotta da Giancarlo Magalli. Presentatore: “Valeria Biaggio si è sottoposta ad una ope- un profumo indescrivibile, un’aria di pace e tranquillità. razione chirurgica e durante quell' intervento il suo cuo- Non avevo più nessun dolore.” re si è fermato: è morta, anche se per pochi istanti, ma Presentatore: “Ma non le dava inquietudine?” durante quegli istanti lei ha visto quello che c'è dall'altra Valeria: “Assolutamente no, anzi io mi sono resa conto di parte e la sua descrizione corrisponde a quella di altri che quello che stavo lasciando di qua e cosa voleva dire anhanno avuto la stessa visione e che hanno vissuto la sua dare di là e io volevo andare di là. Avevo un marito che stessa esperienza. adoro, dei figli, non mi mancava niente, però di là c’è una Lei sostiene di essere uscita dal proprio corpo, di essersi cosa che qua non c’è... un amore, si sente amore, è troppo vista da fuori mentre era sottoposta a un delicato inter- bello. vento chirurgico.” Avevo quasi scavalcato ma all’improvValeria: “Io ero convinta di aver visto questa viso mi hanno tirato per un piede, luce e di essere andata in un altro mondo.” cercavo di tenermi stretta, perché era ...vedevo una luce: (Racconta tutta la sua malattia e dell’intervenuna sensazione troppo bella ma non ma all’improvviso to in anestesia totale) “Io ero tranquilla fino ho potuto fare niente, sono dovuta alla mattina dell’intervento in cui mi venne, sono dovuta tornare tornare indietro per la stessa strada indietro... tutto ad un tratto la paura, ma dovetti fare per la quale ero venuta, ma la strada ugualmente l’intervento. Quel giorno l’anestedel ritorno non me la ricordo… mi sia non funzionava e quindi mi hanno dovuto mettere la sono ritrovata il giorno dopo, perché ho dormito un bel mascherina; nel momento in cui mi hanno messo la ma- po’, con due medici seduti sul letto. Mi hanno anche prescherina io ho sentito come una botta (ero andata in ar- so in giro, perché mi dicevano: “Hai sognato, hai sognato”. resto cardiaco, il mio cuore non funzionava più), poi tutti Ma io non ho sognato perché di là c’ero, ne sono certa. che urlavano intorno a me e ad un certo punto ho visto Nessuno mi credeva, ma le posso dire una cosa, chi esce il mio corpo sul lettino, mi sono vista da fuori, come se da quel tunnel è un’altra persona. fossi in alto, sopra una sedia. Vedevo il mio corpo lì, con Io ero credente per necessità, da piccola per obbligo, poi gli occhi chiusi e sentivo parlare i medici intorno a me, quando mi sono sposata facevo quello che volevo e anho visto come erano vestiti, di cosa parlavano. C’era una davo a messa se mi andava, come adesso, però adesso porta lì vicino, una porta bianca con una maniglia tonda in più sento di avere un contatto diretto, sento di parlare argentata, l’ho aperta e c’era un corridoio nero, buio, ho con il Signore, che a volte mi risponde. Ora non mi sento fatto un passo, forse due e poi mi sono messa a volare, sola qui, ho la sensazione che vicino a me ci sia sempre verso l’alto, era una specie di spirale, dove c’era una bella un angelo che mi protegge, che mi fa sentire più serena. sensazione, perché da lontano si vedeva una luce e io mi Il mio messaggio è per coloro che hanno perso delle peravvicinavo sempre di più, fino ad arrivarci vicino, c’ era sone care, perché so che queste persone non si perdono, una specie di tavolino, io mi sono aggrappata e stavo sca- che vanno in un posto bellissimo, dove io spero di tornavalcando, avevo già una gamba dall’altra parte, perché re.” più mi avvicinavo più la luce era bella, tranquilla e c’era ..L’anima è un nucleo d’essenza che non ha forma ma l’acquista entrando nel corpo e si espande in esso. Quando una persona è in coma l’anima può andarsene via per qualche secondo ma poi, se non ha il destino di morte, ritorna nel corpo. 72 Ad esempio, se in autostrada la macchina ti si ferma? C’è chi scende e va a cercare soccorso o chi aspetta. Durante il coma la volontà è cosciente.. Leo Amici LA SCIENZA CONFERMA SONO USCITO DAL COMA 1 marzo 2011 Ha avuto l’estrema unzione per ben due volte. A Catania ad un certo punto hanno annunciato la sua morte, poi è giunto il contrordine: Umberto Scapagnini è vivo ed ora è anche sano, totalmente guarito. Un vero e proprio miracolo quello vissuto dall’ex sindaco di Catania, poi parlamentare e medico che è riuscito a superare un grave incidente stradale: un melanoma sotto il muscolo temporale, due mesi di coma e otto metastasi. L’ onorevole racconta che se i medici non lo avessero rianimato, se avessero staccato la spina lui non sarebbe più in vita. Ha aggiunto di aver visto il tunnel della luce, di essersi svegliato e ripreso dopo aver sognato Padre Pio. Ha scritto tutto in un libro di prossima uscita intitolato “Il cielo può attendere”. Umberto racconta il momento dell’intervento: operazione iniziale, irradiazione, ripresa fisica ma “qualche giorno dopo ho avuto un incidente gravissimo che mi ruppe l’aorta, ricostruita in seguito grazie ad un intervento. Una delle cause maggiori che scatenano i tumori è lo stress, che abbatte le difese immunitarie. Io appena uscito da un intervento, con l’incidente, arrivai ad un altissimo stress che mi provocò la riformazione della malattia, precisamente altre otto metastasi, a causa delle quali mi hanno dato due mesi di vita. C’era un metodo per eliminare le metastasi, ma sparando le cellule morte si attaccano anche quelle sane e le difese immunitarie calano ancora di più, inoltre c’era la possibilità di impiantare cellule sane nel mio corpo, ma gli effetti collaterali sono stati tantissimi e mi hanno fatto cadere in un coma profondo, che mi ha fatto vivere un’esperienza spirituale veramente estrema e straordinaria. Il tunnel di luce del quadro “L’ascesa dei beati” è lo stesso tunnel in cui io cam- ...Padre Pio mi ha minavo contento, lasciando alle spalle risvegliato tutti i dolori e le tristezze, andando verso questa grande positività, beatitudidal coma... ne. Mentre camminavo, ad un certo punto la mia mano sinistra è stata presa con grande dolcezza ed era mia mamma, che era morta un anno prima, ed era il mio angelo custode, invece la destra, con maggiore violenza, era stata presa da qualcun altro, mi sono girato e ho visto Padre Pio, a cui sono molto devoto e dal quale ero andato prima che partisse tutto questo. Padre Pio mi ha detto:<<Ueh, che stai facendo, tu devi seguire la volontà del Signore>> e io miracolosamente mi sono svegliato, sono uscito dal coma, ho raccontato quello che era successo a mio figlio, a mio fratello e alla mia compagna e poi sono tornato all’interno del coma dove sono rimasto per altri giorni”. L' ASCESA DEI BEATI, HIERONIMUS BOSCH 73 LA SCIENZA CONFERMA estate 2002 QUANTE CAUSE DI MORTE ESISTONO? Si dice ”E’ morto di tumore”, “...per un incidente”, “... di vecchiaia”. Non è vero. Si muore tutti di arresto cardio-circolatorio. Un danno del fegato, dei reni, del cervello provoca l’arresto del cuore. E se si ferma il cuore, il sangue non viene più pompato in circolo, i globuli rossi non possono più trasportare ossigeno alle cellule e queste a una a una muoiono. Le prime a soccombere sono le cellule che richiedono più ossigeno per funzionare, quelle del cervello, le ultime le cellule che ne richiedono di meno, come quelle che fanno crescere le unghie e i capelli. CHE SIGNIFICATO HANNO LE ESTINZIONI DI MASSA? Si tratta di eventi macroscopici che punteggiano la storia della vita raramente, ma con effetti profondi sulla biodiversità globale. Alcune estinzioni di massa hanno raggiunto tassi di moria della specie superiore al 90%, ma dopo la vita si diversifica nuovamente in modo esplosivo. Le cause possono essere molteplici (oscillazioni climatiche, deriva dei continenti, fluttuazione dei livelli del mare, attività vulcanica, impatto di corpi esterni al pianeta), ma lo schema è sempre quello di un’estinzione trasversale e rapida. Sono come gli incendi naturali nelle foreste: distruggono periodicamente ampie regioni di un ecosistema, per lasciare spazio a nuova vita. 74 Tempo di vita prima dell’arresto cardio-circolatorio da trauma impatto contro un albero a 90 km/h senza cinture proiettile al cuore impiccagione con rottura del collo elettrocuzione impiccagione senza rottura del collo asfissia per annegamento lapidazione congelamento in acqua asfissia lenta congelamento all’aria sete fame dicembre 2003 0,7 secondi 1-5 secondi 1-3 secondi 2-8 secondi 7-20 minuti 5-16 minuti 15 minuti bimbo:15 min adulto. 1 ora 3 ore 1-5 giorni 3-10 giorni 40 giorni LA SCIENZA CONFERMA ..All’età di dodici anni la vita è segnata, cioè scatta il destino di morte. Quando morirai è perchè scatta il tuo destino, non importa in che modo muori, muori! Puoi morire mentre stai bene, stai seduto... Deve accadere un fatto per provocare la morte, una causa che provoca l’effetto. Quando si verificano terremoti o calamità, tipo un terremoto, c’è l’unificazione dei destini di morte diversi.. particolare MORTE E VITA, GUSTAVE KLIMT ..Unificazione dei destini di morte diversi che siano distinti l’uno dall’altro, però a livello di minuti. ..L’universo è tutto collegato, è tutto congegnato, è tutto lì dentro, è tutto a rotazione. Quando si verifica un grosso numero di morti in contemporanea vuol dire che ci sono delle nascite che superano l’equilibrio.. Leo Amici 75 Piccolo paese del lago VIA CANEPA, 136 47854 MONTE COLOMBO (RN) TEL. 0541/985207 www.lagodimontecolombo.it