Giornata missionaria diocesana Sabato 21 ottobre alle ore 21 nella chiesa parrocchiale di San Marcello Veglia missionaria presieduta dal Vescovo Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi ANNO LIV- N. 35 DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145 Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi DOMENICA 12 OTTOBRE 2006 La Vallesina fa il suo dovere Verso Verona È Beatrice Testadiferro Euro 1 Produciamo energia Editoriale ormai prossima la celebrazione del quarto Convegno Ecclesiale nazionale, appuntamento decennale nel cammino della Chiesa italiana, che si colloca nell’orizzonte degli orientamenti pastorali “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. La Chiesa Italiana, dunque, da lunedì 16 a venerdì 20 ottobre sarà a Verona. La nostra diocesi sarà rappresentata dal Vescovo, da don Mariano Piccotti, da padre Alfredo Serighelli, da Egizia Mimmotti, da Michele Contadini e da Beatrice Testadiferro che parteciperanno ai lavori. Ogni diocesi si presenterà con un suo testimone: Carlo Urbani per Jesi e la Vallesina. Urbani diceva di sé: “Sono cresciuto inseguendo il miraggio di incarnare i sogni. Ho fatto dei miei sogni la mia vita e il mio lavoro”. Coltivava la sua anima e non aveva fretta di parlare di fede, ma la traduceva nella sua vita, nella competenza rigorosa del lavoro verso coloro che incontrava nel suo cammino umano e professionale. Carlo ha incarnato bene il grande valore della vita e della speranza, dedicandosi con umiltà al servizio dell’uomo. La preparazione al convegno ha rappresentato un’occasione di riflessione nelle chiese diocesane. Abbiamo pubblicato alcuni di questi contributi, nel prossimo numero ci saranno le testimonianze in diretta da Verona; ora vorrei proporre uno scritto di Vito Savini, per tanti anni collaboratore di Voce e sensibile alla realtà della Chiesa: “Verona 2006! Che sia la volta buona… Penso che il cammino della chiesa sia diventato più difficile, oggi, ma non meno evangelico. Guai a convincerci che in questo periodo storico siamo chiamati ad una testimonianza di resistenza e di conservazione: no, urge aprire nuove frontiere … Quanti nuovi orizzonti da esplorare in sostituzione di quelli chiusi o perduti… La dismissione di ogni forma di autoritarismo, la corresponsabilità nel servizio al Vangelo da parte di tutte le componenti il corpo ecclesiale, più spazio e forza all’opinione pubblica nella Chiesa (perché sia molto di più e non di meno di una democrazia) e un rilancio della iniziativa e autonomia del laicato. La speranza forte è che la Chiesa a Verona non si parli addosso, ma che sia rapita “fuori di sé”, non più tanto preoccupata di sé e della propria identità, liberata dalle categorie dei “nostri” e dei “vostri”, del “dentro” e del “fuori” ma sia tutto orecchie e occhi per cogliere la voce dello Spirito”. Settimanale d’informazione Una mini delegazione di Voce della Vallesina ha approfittato della giornata Edison di sabato 7 u.s. per una rapida visita ad una delle centrali più pulite d’Italia. E i fatti lo hanno dimostrato. Abbiamo avuto l’onore di essere accolti dall’ing. Paolo Subissati, capo centrale, che ci ha condotto, con opportune e adeguate informazioni, a vedere i punti nevralgici della enorme fabbrica di energia elettrica. La turbina a gas, quella a vapore, la centrale di raffreddamento, il sistema chiuso che permette di riciclare la stessa acqua e lo stesso vapore (salvo modeste dispersioni) hanno costituito le nostre maggiori curiosità. Se poi pensiamo che molto probabilmente la Sadam di Jesi si è salvata grazie alla costruzione di “Città energia”, c’è di che ringraziare, e non poco, quanti a suo tempo hanno concorso alla sua realizzazione. 16 ottobre festa di S.Gerardo Auguri monsignore! F orse nessuno sa che oggi, 16 ottobre, è S.Gerardo e quindi l’onomastico del nostro vescovo. Al quale, subito, facciamo i migliori auguri a nome di tutta la redazione di Voce della Vallesina, di tutti i nostri lettori e di tutta la comunità di Jesi e della Vallesina. Però…chi tanto e chi niente! Perché dovete sapere che di Gerardi santi e celebrati dalla Chiesa ce ne sono due: uno il 3 ottobre e uno il 16. Così don Gerardo, pur nella sua umiltà, molto spesso si vede arrivare tanti auguri ben due volte in un solo mese! Ma abbiamo scoperto che per lui vale il santo del 16 ottobre. Ma chi era il S.Gerardo Maiella del 16 ottobre? Era, diremmo oggi, un frate cercante, una specie del nostro Fra Serafino, dell’ordine dei Redentoristi vissuto appena 29 anni ( nato nel 1726 vicino Potenza e morto nel 1755) . Altri tempi dunque. Di umili origini – il padre era sarto – fin da ragazzo espresse il desiderio di essere sacerdote cappuccino. Ma si fermò al noviziato e spese tutta la sua vita nei servizi più umili a favore dell’Ordine cui apparteneva e a favore della comunità laica. Fu calunniato (sospetta relazione con una ragazza) al punto che lo stesso fondatore del suo Ordine, il grande S.Alfonso de’ Liguori, fu lì lì per crederci. Gerardo non disse neppure una parola per difendersi, sicuro del fatto, data la totale infondatezza delle dicerie, che la verità sarebbe venuta a galla. Che se poi così non fosse avvenuto, era pronto ad accogliere la calunnia come penitenza per i suoi peccati. Ma la verità trionfò. Fu canonizzato da S. Pio X nel 1904. Conclusione. Siccome non c’è due senza tre, auguriamo al nostro don Gerardo che sia il terzo o, meglio ancora, che sia quello che “ l’uno e l’altro caccerà dal nido”. Lo diciamo senza minimamente voler scherzare con i santi perché sappiamo, proprio perché sono santi, che tra loro non c’è alcuna gelosia. Ce ne fossero! v.m. Dopo l’ultimo episodio, quello Redeker Andiamo verso la tolleranza dell’intolleranza? T ollerare vuol dire, detto in soldoni, lasciare che qualcuno dica o faccia quanto io personalmente non condivido. Di contro essere intollerante vuol dire non permettere che altri esprimano opinioni, soprattutto sul piano religioso e politico, diverse dalle mie. Quello della tolleranza è un principio conquistato con l’Illuminismo; la cultura occidentale lo ha gradualmente elevato a quello di libertà del pensiero, della stampa, delle proprie convinzioni in generale. Ebbene, da qualche tempo a questa parte sono accaduti episodi che hanno dimostrato la presenza, nell’estremismo islamico, di totale intolleranza nei confronti di chi critica o non condivide o interpreta in un certo modo i contenuti del Corano. L’ultimo episodio è stato offerto da quanto accaduto al prof. Robert Redeker, docente di Tolosa, che ha scritto un articolo su Le Figaro con il quale, secondo quanto riportato dai giornali, difende il discorso del papa a Ratisbona e definisce il Corano come un libro che incita alla violenza. Ed ora da gruppi estremisti islamici viene minacciato di morte. Sembra che la dirigenza scolastica del suo istituto e rappresentanti del governo abbiano preso le distanze dal docente in nome della prudenza e del rispetto del credo altrui. Ma a questo punto il problema non è certo quello di condividere o di non condividere il contenuto dell’articolo, quanto quello del diritto alla libertà di esprimere il proprio parere su un testo. Del resto il Corano, come la Bibbia, è un testo che, all’interno dello stesso islamismo, offre interpretazioni molto diverse su temi fondamentali come la violenza, la guerra, la donna, la famiglia ecc, E questo non fa certo scandalo. Scrive Bernard-Hnri Levy: “ Non mi interessa sapere se le affermazione di Redeker fossero intelligenti o sciocche… ma dal momento che l’ar- ticolo gli è valsa una sorta di fatwa sulla propria testa, nel Paese dei diritti dell’uomo e di Voltaire merita un appoggio totale, indiscusso, senza oscillazioni”. E Sergio Luzzato commenta: “ La posta in gioco è altissima….Dovremmo averlo imparato da tanta storia del Novecento: la forma più pericolosa della censura è l’autocensura”. Cioè: sto zitto, non dico la mia opinione perché ho paura. Sarebbe il trionfo dell’intolleranza. Le minacce fino alla morte dell’estremismo islamico possono costituire una forma strisciante di perdita della libertà. Non condivido né il contenuto nè lo stile violento degli ultimi scritti della Fallaci, ma guai se la Fallaci non avesse conservato il diritto ad esprimersi. La civiltà occidentale arretrerebbe di 500 anni. Torneremmo alle guerre di religione e ai roghi. Vittorio Massaccesi 2 Jesi e Vallesina 15 ottobre 2006 Primo Trofeo Coppa Oikos Stagione lirica 2006 Don Giovanni, un mito senza tempo Q uando è nato il mito di Don Giovanni? Era già nell’immaginario collettivo quando Mozart mise in musica il libretto di Da Ponte. In quegli anni già tre opere sullo stesso soggetto erano state rappresentate con successo. Il teatro marionettistico poi da tempo aveva portato di piazza in piazza un testo, ‘Il gran Convitato di Pietra’ che si rifaceva al medesimo argomento. Ma Don Giovanni era nato anche prima che, sul finire del ‘500, Tirso De Molina con ‘El Burlador de Sevilla’ lo facesse conoscere. Proveniva da quelle ‘moralità’, cioè da quei lavori drammatici ad intento didattico e moraleggiante ideati fra ’400 e ‘500 e ripresi dalle prediche del tempo quaresimale. Da allora Don Giovanni aveva cominciato a colpire la fantasia popolare. Anche Mozart se ne interessò. Massimamente suggestivo per lui era l’elemento fantastico e s o p r a n n atu rale. Fiaba ed esoterismo lo affascinavano. Poteri ultraterreni sembrava poi avere Don Giovanni che agiva come una sconvolgente forza della natura. Nel libretto di da Ponte erano inoltre disegnati personaggi a molteplici sfaccettature che esprimevano sentimenti diversi e contrastanti: seduzione e riscatto, ingenuità e astuzia, amore e inganno, passionalità e tenerezza. Anche queste segrete, profonde, misteriose contraddizioni piacevano a Mozart. Erano nella verità della grande ‘commedia umana’. Fu probabilmente perché alla prima di ‘Don Giovanni’, avvenuta a Praga il 27 ottobre 1787, aveva assistito il personaggio identificabile con il protagonista, Giacomo Casanova, che è invalsa l’abitudine di trasferire l’opera nel 18° secolo. Mozart vivente non era avvenuto così. L’errore è stato corretto nell’allestimento del “Don Giovanni” che ha inaugurato quest’anno la Stagione Lirica del Pergolesi. Tenuto conto dunque del carattere originale, sono state recuperati collocazione sto- rica, ambientazione e riferimenti a quel teatro popolare delle marionette che, già prima di Mozart, aveva divulgato la leggenda del libertino punito. Tutt’altro che ‘tradizionale’ è stato quindi lo stile della rappresentazione alla quale altri pregi hanno aggiunto le rivelazioni di un’attenta ricerca filologica. Come i colori scelti per i costumi, simbolici quelli dei protagonisti o di terra, in calde tonalità pastello per i personaggi che appartengono al mondo popolare e idilliaco: come pure le scene semplicemente congegnate e le luci ben dosate, da teatro delle marionette anch’esse. “Il Pergolesi ha le dimensioni perfette per quest’opera”, aveva preannunciato Eugenio Monti Colla, artefice dello spettacolo. Già, e lo ha dimostrato. In evidenza fra gli interpreti le voci diverse e complementari di Raffaella e Giorgia Milanesi, adatte a definire due personaggi contrapposti, la tormentata Donna Anna e la passionale Donna Elvira. Di buon risalto drammatico il Don Giovanni di Marco Vinco; deliziosa Alessandra Marinelli che ha fatto di Zerlina non una piccante soubrette, ma una ragazza ingenua che, sottoposta a una prova, impara a diventare una donna. Lorenzo Regazzo è stato scenicamente e vocalmente un Leporello di prima grandezza, mentre Antonis Koroneos ha impreziosito e lumeggiato un personaggio di maniera come Don Ottavio. L’Accademia I Filarmonici, diretta dal M° Zsolt Hamar, ha tenuto con sicurezza un equilibrato rapporto con il palcoscenico. Nonostante le numerose manifestazioni della Notte Bianca, un memorabile ‘tutto esaurito’ è stato registrato al Pergolesi, dove per altro quest’anno il numero degli abbonati alla Stagione Lirica ha battuto ogni record. Numerosa la presenza di spettatori venuti anche da molto lontano. Applausi frequenti a scena aperta e, al termine, grandi festeggiamenti per tutti. Augusta Franco Cardinali Foto Binci Una voce per amica Il romanzo di Marina Ristè Inno alla vita “U na voce per amica”. È il titolo dell’ultimo romanzo della scrittrice jesina Marina Ristè. A presentarlo, sabato 30 settembre al Palazzo dei Convegni, lo storico e collaboratore di “Voce” Riccardo Ceccarelli. «Uno stile piano, familiare, accessibile; un racconto semplice. Il libro di Marina – continua Ceccarelli – è piccolo, ma dice grandi cose. In una società in cui si parla sempre più di eutanasia, rappresenta un inno alla vita; un’iniezione di gioia, di positività». Samanta, la protagonista, sogna di diventare stilista e, ad aiutarla nel suo percorso, è una sorta di voce interiore che le parla, dandole dei consigli. Alla fine riuscirà a realizzare il suo desiderio. Per Marina Ristè, questo breve volume è l’ultima opera di una lunga serie. Infatti l’autrice, che, nata nella città di Federico nel 1961, ha avuto molti riconoscimenti letterari ed è membro honoris causa a vita del Centro divulgazione arte e poesia di Sutri, vanta nel suo curriculum molte pubblicazioni. Tra queste ricordiamo “Il diario di un cuore romantico”, “Pensieri, immagini, sensazioni…ricordi”, “Come il vento del mare”, “Caro diario”, “Il mio pensiero”, “Come una farfalla”. Poesie, racconti, favole, romanzi, che scaturiscono da un’irrefrenabile vena artistica. Attualmente sta scrivendo un libro di fantascienza. Lucia Romiti “Oggi vai in buca con la solidarietà” I l Conero Golf Club di Sirolo sabato 30 settembre ha organizzato il primo Trofeo a favore dell’associazione di Volontariato Oikos di Jesi. Scopo dell’iniziativa era far conoscere la propria attività ed acquisire nuovi sostenitori: per una giornata “vai in buca con la solidarietà”. Tre hostess volontarie hanno allestito un tavolo all’ingresso del Golf, per accogliere i giocatori, distribuire materiale promozionale sull’associazione. Per la prima volta 1’Oikos, che si occupa di persone con problemi di dipendenza dalle sostanze e minori con difficoltà familiari e sociali ha abbracciato uno sport che privilegia lo sviluppo di un ambiente sociale e naturale. Un percorso da campionato con diciotto buche immerse nelle colline marchigiane, all’interno del Parco del Conero, è stato la cornice per esprimere il connubio Sport e Solidarietà. Numerosi i partecipanti scesi sul green, che hanno mostrato vivo interesse per le attività dell’Associazione: una parte della quota di iscrizione era destinata all’Oikos, così il Trofeo è stato anche un’occasione per raccogliere fondi a favore di progetti di prevenzione rivolti a ragazzi che vivono in stato di disagio. L’obiettivo solidale è stato perseguito anche grazie alla collaborazione del direttore del Conero Golf Club, Graziano Bellomo, che durante le premiazioni ha sottolineato l’importante lavoro che l’associazione svolge nel territorio anconetano. Al termine della gara i partecipanti hanno manifestato la volontà di ripetere il Trofeo, magari nella prossima primavera: un appuntamento da rinnovare, all’insegna della solidarietà che il Conero Golf Club esprime per 1’ Oikos. L’Oikos, presieduta da don Giuliano Fiorentini (nella foto) è presente in Ancona con Kairos, inaugurata il 17 settembre 2003: una struttura polifunzionale con la possibilità di moduli diurni e serali. Kairos rappresenta il primo passo per il coinvolgimento del tossicodipendente e della sua famiglia con un approccio all’utente secondo le sue caratteristiche personali, familiari e sociali. Vuole essere anche una sfida culturale perché i tossicodipendenti sono definiti malati cronici con la recidiva: kairos, allora, o tempo e opportunità per riprendersi in man. Claudio Cardinali Protagonista San Michele Arcangelo Suggestioni medievali di Francia I n un recente viaggio nella Francia meridionale, precisamente nell’Alvernia, effettuato con amici di Jesi, Ancona e Falconara interessati alla storia dell’arte, una delle tappe di particolare interesse è stata la cittadina di Le Puy, sorta in una vasta area geografica caratterizzata dalla presenza di elevati picchi rocciosi di origine vulcanica. Nei pressi di tale cittadina sorge uno di tali picchi, in cima al quale è stata costruita nel secolo XI una chiesa (nella foto) di stile romanico e di contenute dimensioni, fiancheggiata da uno slanciato campanile e dedicata a San Michele Arcangelo: da ricordare al riguardo che l’arcangelo Michele è considerato dalla letteratura biblica il principale avversario di Satana. La suddetta chiesa, ornata di interessanti opere di scultura e pittura, si raggiunge mediante una scalinata di quasi trecento gradini scavati nella viva roccia, dai quali si può dedurre la notevole altitudine in cui è sorta la chiesa stessa, altitudine che permetteva al viandante e al pellegrino di scorgerla già da lontano. Al riguardo può essere opportuno ricordare che in un non recente passato, quando la messa veniva celebrata in latino, il sacerdote quasi al termine del rito, recitava una preghiera in cui era detto: “Sancte Mikael Arcangele difende nos in proemio, contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium, imperet illi Deus …” (San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, sii nostra difesa contro la malvagità e le insidie del demonio; il Signore lo domini decisamente”). Questo spiega perché, limitandoci alle nostre Marche, una diecina circa delle abbazie (antichi e importanti monasteri) sorte nel Medioevo, abbiano assunto il titolo di san Michele, per non parlare di chiese minori o addirittura di paesi come Sant’Angelo in Lizzola (che conta oltre quattromila abitanti), Sant’Angelo in Vado (3600 abitanti circa), Sant’Angelo in Pontano (circa duemila abitanti). E fuori dalle Marche da ricordare soprattutto la cittadina di Monte Sant’Angelo (in Puglia) di circa ventimila abitanti, che ha acquisito nome e sviluppo dall’antico santuario di San Michele Arcangelo ivi sorto nel sesto secolo e ben presto divenuto il santuario nazionale dei Longobardi in Italia. Non è superfluo aggiungere che il castello del suddetto Monte Sant’Angelo fu in seguito restaurato da Federico II, e che nel suddetto santuario di San Michele Arcangelo si conserva una grotta denominata “grotta dell’Arcangelo” sul cui altare è posta una statua di San Michele. Riallacciandoci all’inizio di questo articolo è utile ricordare che nell’Alvernia è sorto in età medievale un cospicuo gruppo di abbazie, quasi tutte di pregevole stile romanico, non poche delle quali hanno favorito la nascita e/o lo sviluppo di centri abitati nelle proprie vicinanze, come anche oggi si può constatare. Ed è utile ricordare anche che nella Francia nord occidentale, in cima ad un isolotto roccioso è sorto nell’undicesimo secolo il complesso monastico di Mont Saint Michel, sulla cui chiesa si eleva la slanciatissima guglia del campanile, visibile anche da lontano. San Michele Arcangelo, un personaggio ultraterreno che studiosi e devoti non possono ignorare. A. Cherubini Attualità 15 ottobre 2005 confronto tra le A ¬ntra' /unt i Un Fondazioni bancarie marchigiane Tasse ed oltre di Riccardo Ceccarelli S arebbe bello, forse troppo, non parlare di quello che ci accade intorno (come mi è stato suggerito), di tasse ad esempio. Parlare d’altro sarebbe comodo, più facile anche. Ci metteremmo però la testa sotto la sabbia. Non entriamo nel merito di tutta la finanziaria perché l’argomento è troppo arduo e complicato. Alcune cose però proviamo a dirle. Ogni governo, da sempre, ha messo le tasse, più o meno gravose ed onerose. È inutile negarlo. Le entrate fiscali fanno parte della capacità di manovra, di spesa e di intervento di ogni governo, centrale o periferico che sia. Non si tratta della liceità della tassazione, ma della tassazione come l’unica o quasi possibilità di operazione nei confronti del cittadino che si vede veramente “tartassato” senza accorgersi dei benefici che gli vengono prospettati, con una mano gli si dà e con un’altra gli si toglie, fino a sentirsi portato in giro dalla non verità di certe affermazioni. Tutto ciò è possibile perché si dimentica in fretta e perché anche si orchestrano campagne di informazione ben mirate. Come si ricorda (?) i giorni della non lontana campagna elettorale furono protagonisti dello scontro sulle tasse. Il centrodestra rimproverava al centro sinistra di avere in programma l’aumento delle tasse che veniva negato con decisione: “Sul problema delle tasse fa terrorismo psicologico in modo irresponsabile e ingannevole. E’ falso che noi si voglia penalizzare i risparmiatori ed è del tutto falso che si voglia aumentare le tasse” (Piero Fassino in Il Resto del Carlino, 26 marzo 2006, p. 12). L’avevano detto, l’hanno negato poi, l’hanno fatto negandolo ancora. Si è parlato di “manovra che tutela i diritti dei più deboli”, di “equità fiscale”. Fassino ha detto: “Mi sembra evidente che il 70% degli italiani pagherà meno, mentre l’Italia può tornare a correre dopo 5 anni di cura Tremonti”, (i conti fatti dal Il Sole 24 Ore vanno però in parte in tutt’altra direzione), e Cesare Salvi della coalizione di governo ha aggiunto: “Questa è una finanziaria molto dura che non toccherà solo quelli che guadagnano più di 70 mila euro, ma farà pagare dei prezzi anche ai cittadini più deboli” (Il Resto del Carlino, 2 ottobre). Alcune tasse non ci sono perché hanno loro cambiato nome, sono diventate “addizionali”, lasciate alle scelte dei Comuni i cui sindaci, pure quelli dell’Unione Cofferati (Bologna) e Chiamparino (Torino) in testa, hanno protestato per i tagli subiti. Con i tagli fatti da Berlusconi dicevano che non sarebbero arrivati a comperare per tutto il mese il latte per i bambini degli asili, che avrebbero dovuto tagliare l’assistenza agli anziani e spegnere almeno 20.000 lampioni a Roma, ora dicono “i tagli di Prodi ci tolgono il sonno” ed hanno chiesto a gran voce una nuova rotta. La tassa di successione, promessa in campagna elettorale, è ritornata sotto altre parole come “Dichiarazione sul trasferimento a causa di morte” e doveva riguardare, come promesso dal Professore, “i patrimoni milionari”, invece la franchigia si ferma a 250mila euro. Un po’ di malumore per poco o nulla, se è vero come sarà vero che “’Italia può tornare a correre”. Può…Tutti in pista dunque. Intanto ci dicono che fra due anni al massimo le tasse ci saranno restituite. Proprio come l’eurotassa! Se il problema è quello delle tasse, ai miei occhi a preoccupare di più è il fatto delle verità stracciate di fronte alla pubblica opinione, nel negare ufficialmente quello che tutti avevano sentito e visto più e più volte. Ma ci siamo abituati. Una questione di faccia… e di relativo onore che per i politici sembra proprio non valere. Credibili come un piattino che scrive e balla da solo. Che miseria! NB. Confesso che queste ultime righe non sono “politicamente corrette”. Ne chiedo venia, se qualcuno dovesse offendersi o risentirsi. I l Sole 24 Ore del 24 settembre 2006 mensione e area geografica, la Fondaziopubblica, a pagina 2, un confronto di al- ne Cassa Fabriano, la Fondazione Cassa cuni indicatori di bilancio delle fondazio- di Fermo e la Fondazione Cassa di Rieti. ni bancarie italiane, distinguendo le stesse Peggiori sono state la Fondazione Cassa in funzione della dimensione: grandi, me- di Fano, la Fondazione Cassa di Ascoli die, medio-piccole, piccole. Piceno, la Fondazione Cassa di Macerata La fonte è il bilancio delle fondazioni ban- e la Fondazione Cassa di Pesaro, queste carie italiane al 2004. ultime due, come la Fondazione Carisj, La Fondazione Carisj, inclusa nel gruppo partecipanti al capitale della Banca delle delle fondazioni “medio-piccole”, fa regi- Marche. strare: Non deve essere consolante, al riguardo, il • compensi e rimborsi a organi statu- motto “se Atene piange, Sparta non ride”! tari/erogazioni pari a 28,20%, con- I numeri della Fondazione Carisj indicano tro 10,70% della media del gruppo; che le spese per il totale dei compensi e, • compensi totali/erogazioni pari a nel complesso, quelle gestionali superano 58,00%, contro 21,20% della media abbondantemente la metà delle erogaziodel gruppo; ni sociali. • spesa totale amministrativa e di D’altro canto, è vero che i dati di bilancio funzionamento/erogazioni pari a vanno presi cum grano salis, in particola76,90%, contro 32,30% della media re non puntualmente, ma come trend. In del gruppo. questo senso, il 2004 potrebbe essere stato un anno diverso dalla media, mentre Il dato riportato dal noto giornale eco- in altri esercizi, magari il 2003 e il 2005, nomico non è incoraggiante per gli jesini, la situazione potrebbe risultare notesoprattutto per la distanza (fortemente volmente migliore. Sarebbe interessante negativa) che contraddistingue la Fonda- saperlo, a fronte di risultanti per il 2004 zione Carisj rispetto alla media del grup- assolutamente non incoraggianti. po di riferimento. Una cosa è certa: di fronte a simili indici Meglio della Fondazione Carisj hanno fat- sarebbe quanto mai opportuna qualche to, guardando a fondazioni vicine per di- urgente riflessione, attenta e non superfi- ciale, sulle politiche di investimento e di erogazione della Fondazione Carisj e sui costi che ciò comporta per la collettività. Agli amministratori, chiamati a questo compito soprattutto in un’ottica di “servizio” alla collettività locale, dopo che la stessa ha perso la sua banca (Cassa di Risparmio di Jesi) in nome di un futuro che peraltro, come in passato, anche oggi sembra quanto mai incerto (si pensi alla fusione Banca Intesa-San Paolo Imi, con quest’ultima banca azionista della Banca delle Marche), spetta il dovere di attivare politiche non tanto di miglioramento dei rendimenti e di controllo tout court della spesa (comunque da non trascurare), quanto di sano e trasparente confronto rispetto ai propri pari su tutti gli aspetti gestionali. Il fine ultimo dovrebbe essere il conseguimento di quella che gli anglosassoni definiscono “best practice”. Ai soci è richiesto un continuo e incisivo indirizzo strategico e di controllo, con riguardo, soprattutto, non tanto alle voci di bilancio singolarmente prese, quanto alla loro “lettura ragionata” (indici gestionali e performance complessiva) ai fini di un quanto mai efficace ed efficiente perseguimento degli obiettivi statutari. Prof. Claudio Cacciamani Rosora Concorso ex tempore e convegno sul verdicchio in collaborazione con la Regione Festa della sapa P untualmente, come avviene da dodici anni, alla terza domenica di ottobre, si terrà sul colle di Rosora la Festa della Sapa, organizzata dal Comune, dalla Pro Loco in collaborazione con l’assessorato al turismo della Regione. Il programma prevede l’apertura del borgo medievale con le botteghe ed i mastri artigiani all’opera il venerdì 13 ottobre alle ore 18, alle ore 20 l’apertura delle cantine, alle 21 il concerto in piazza con “Kurn Alcool”, alle ore 23 la discoteca con il dj Lele. Il sabato 14 è dedicato al XIX concorso ex tempore di pittura “Premio Rosora 2006”. Tema del concorso “Il vivere a Rosora con il colore”; tecniche ammesse olio, tempera, acquarello, bianco e nero. I concorrenti dovranno timbrare le tele alle ore 9 di sabato 14 ottobre e riconsegnare i lavori entro le ore 18,30. Saranno poi esaminate dalla commissione giudicatrice presieduta dal critico d’arte padre Stefano Troiani e composta dal pittore e critico Vitaliano Angelini, dallo scultore Ezio Bartocci, dal pittore Andrea Boldrini e dal sindaco Marcello Falcioni. Le opere saranno esposte per l’intera giornata di domenica 15 ottobre e nel retro indicheranno cognome e nome dell’autore, titolo e prezzo. Le prime quattro opere classificate rimarranno di proprietà del Comune. “La riforma dell’Ocm: una prospettiva per la vitivinicoltura marchigiana” è il tema del convegno che si svolgerà nella mattina del sabato dalle ore 9,30 al palazzo Luminari. Organizzato dall’assessorato comunale alle attività economiche in collaborazione con la Provincia, la Comunità Montana EsinoFrasassi, la Pro Loco e con il patrocinio della Regione Marche e l’Assivip, sarà introdotto dal sindaco. Seguiranno le relazioni di Teresa De Mattheis, dirigente del ministero Politiche agricole, Silvana Paoloni, responsabile del settore vino nell’assessorato all’agricoltura della Regione, Gabriella Ammassari, responsabile del settore vino della Legacoop Agroalimentare, Ottavio Caggiano, direttore di Federvini. Raffaele Bucciarelli, presidente del Consiglio Regionale, concluderà i lavori moderati dal presidente dell’Assoenologi Alberto Mazzoni. Nel pomeriggio aprirà il borgo e le cantine; alle ore 21,30 il gruppo Detego presenterà “Affacciate alla finestra e guarda ‘ntorno …” Al Museo Diocesano Gli orafi marchigiani attraverso un concorso hanno realizzato “La corona del III millennio”, una iniziativa inserita in un programma scientifico, culturale ed economico che si è sviluppato da dicembre 2005 a Loreto. In occasione della notte bianca di Jesi la Confartigianato provinciale ha proposto la mostra delle moderne corone artistiche presso il Museo Diocesano. Venerdì pomeriggio alle ore 17 anche il vescovo Mons. Rocconi visiterà la mostra nella quale una signora “coronara” sarà a lavoro per realizzare delle corone. La mostra sarà aperta per tutto il mese di ottobre secondo gli orari del Museo (mercoledì e sabato dalle 10 alle 12; giovedì dalle 16,30 alle 19,30). La storia della devozione mariana è stata illustrata in un volume a cura di padre Floriano Grimaldi “Argentieri, coronari, medaglieri, orafi a Recanati e Loreto”; sempre di Padre Grimaldi il volume ”Rosarium Virginis Mariae” che documenta circa duecento corone storiche. Inoltre a cura dell’Università politecnica delle Marche, a breve sarà stampato, un volume che testimonia la realtà orafa-argentiera del distretto di Loreto - Recanati: la realtà di Loreto, infatti, si è sviluppata economicamente attorno alla produzione delle corone. Si conserva nella città anche un macchinario ottocentesco, ancora funzionante e che è stato già richiesto da un museo americano. Tutto questo lavoro nella prospettiva di poter realizzare a Loreto il museo della Corona del Rosario. Marta Burattini presso il teatro Tenda; alle ore 22 i ragazzi di Rosora presentano la commedia dialettale “Gallina vecchia fa o brodo bôno”; alle ore 23 il concerto tributo a Ligabue del gruppo “Brama Buriana” . Domenica 15 dalle ore 12 sarà possibile pranzare con piatti tipici nelle cantine, alle ore 15 aprirà il borgo; alle ore 16 in piazza ci sarà la rievocazione storico-fantastica “Matrimonio e rapimento della figlia del Moro” con il corteo degli arcieri di Mondavio, dei giullari del Moro, del gruppo Fantasy Twirling, della compagnia di Avalon; alle ore 18 saranno premiati i vincitori del concorso ex tempore; alle ore 18,30 lo spettacolo “Adriano Cementano Junior” e alle 21,30 la commedia in vernacolo “La jella, venerdì 17” della compagnia “I gira … soli”. Il gruppo “La Martinicchia” sarà presente per le vie del borgo. Sarà possibile degustare i piatti tipici dei nostri nonni, i dolci ed altri cibi conditi con la sapa, le caldarroste ed il vin brulè. L’ingresso è libero ed un pulman navetta collegherà i parcheggi con il centro di Rosora. Elvino Gabrielli ATTUALITA’ - Notizie in breve Nord Corea: sfida nucleare Allarme nel mondo per il test atomico di Pyongyang. Una provocazione del regime probabilmente per lanciare un messaggio politico. Riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza. Manovra finanziaria La Finanziaria risale a 35 miliardi. Il premier Prodi e il ministro Padoa Schioppa annunciano modifiche al Trattamento di fine rapporto per aiutare le piccole imprese. Stampa libera nel mirino La giornalista Anna Politkovskaja è stata uccisa da ignoti sabato scorso a Mosca, L’omicidio ha suscitato indignazione nel mondo, la comunità internazionale preoccupata per la libertà di espressione in Russia. Apre scuola araba a Milano Ha aperto i battenti a Milano l’istituto “Nagib Mahfuz”, accogliendo tra corsi d’italiano ed egiziano, non più di 130 bambini e bambine velate, quasi tutti delle elementari. Emergenza consultori Presentato il bilancio 2005 della Legge 194: quasi 130mila le interruzioni volontarie della gravidanza “legali” (in calo del 6,2% rispetto al 2004) e 20mila le clandestine. Il colloquio con le madri salverebbe il 5% delle vittime, ma il ministro Livia Turco ammette “carenze d’organico”. Kashmir: da non dimenticare Il bilancio finale del sisma del Kashmir, in Pakistan, dell’8 ottobre 2005 è di 73.338 morti. Cresce la preoccupazione per gli operatori umanitari minacciati dagli estremisti. La Caritas è l’unico operatore umanitario multireligioso presente. 4 Cultura 15 ottobre 2006 storia della tradizione teatrale musicale a jesi di Gianni Gualdoni P Dai vicoli scuri del basso medioevo arlando di tradizione musicale e teatrale moderna -per Jesi come per altre città- il termine “a quo” (cioè “di partenza”) che normalmente si considera è quel periodo intermedio, neppure tanto breve, che vede tra il ‘400 e il ‘500 l’affermarsi dello spettacolo di corte, la redazione dei primi testi teatrali in italiano, la proliferazione di quell’immenso fenomeno, particolarmente italiano, che fu il mondo ricco, composito e fervido della commedia dell’arte. Questo non vuol dire, ovviamente, che prima esistesse il vuoto: è nota la radice antica -a Jesi ci sono resti, ancora visibili nella parte alta del centro storico, di un teatro romano di rilevanti dimensionicome lo è quella delle sacre rappresentazioni, erede della funzione “etica” e sociale dello spettacolo nel mondo classico, dopo che l’impianto culturale del cristianesimo si era sostituito a quello dissolto e spazzato via della tarda antichità basso imperiale. Un po’ per lo svanire delle strutture sociali della romanità, un po’ per il peso crescente della Chiesa non solo come fede e idealità ma come vero e proprio riferimento sociale, infatti, accanto all’arte di giullari, istrioni e musici girovaghi, l’unica forma di funzione teatrale paragonabile a quella antica – almeno fino ai “nuovi modi” dell’Umanesimo- restò la rappresentazione popolare di misteri o argomenti biblici e religiosi in genere. Ospitati nelle chiese – dentro o sui sagrati- che diventarono perciò il nuovo luogo teatrale deputato, sostituendo con mezzi approssimativi quegli spazi invece specializzati all’uso ed elaborati attraverso secoli di tradizione greco-romana, questi eventi di fine religioso e “sociale” accentuarono progressivamente nel tempo il carattere di spettacolo e festa, attenuando fin quasi a perdere lo spirito originario di edificazione della fede. Tale, infatti, era giunta ad essere l’eccitazione e la carica emotiva che tali grandi “riti popolari” liberavano nella massa dei partecipanti, da venire a costituire agli occhi dell’autorità ecclesiastica non solo un travisamento dello scopo, ma a volte addirittura un problema di ordine pubblico. SPETTACOLO ALTO, SPETTACOLO POPOLARE È proprio questa tradizione “sacra” che, insieme alla variegata esperienza di “attori” e cantori vaganti, ricollega attraverso 1000 anni di medioevo la raffinata e specialistica esperienza del teatro classico greco e romano con la rinascita in epoca moderna di quel bisogno, insieme artistico e rituale, che è il fatto teatrale. In questa epoca, tra ‘400 e ‘500, si vengono ristrutturando, e configurando secondo nuovi canoni riconoscibili, le diverse formanti dell’arte rappresentativa: tanto più al termine –coatto per legge- della tradizione della “sacra rappresentazione”, il cui vuoto con ogni probabilità contribuì a ridare impulso all’antica radice del teatro profano, verso cui lentamente ritornò l’at- tenzione del grande pubblico, dopo che già da tempo la sensibilità degli umanisti ne aveva rilanciato il fascino in raffinati ed esclusivi spettacoli privati. Da un lato la commedia colta, di corte, che si rifà nello spirito al “modo” degli antichi –pure conosciuto dai suoi sostenitori in maniera molto relativa, dal punto di vista filologico- e comincia a proporre, accanto a testi dell’antichità greca e latina, anche lavori nuovi in lingua, spesso più validi come opera letteraria che non teatrale, da cui si svilupperà la topica raffinata del gusto bucolico e mitico: gusto presto trasformatosi, con il sostegno della musica impiegata con senso drammaturgico, negli esiti felici del “recitar cantando” indi nello spettacolo d’“opera seria”. Dall’altro lo spettacolo popolare, fatto da compagnie girovaghe, eredi del teatro da strada di menestrelli e giocolieri, pian piano definitosi nei canoni della cosiddetta “commedia dell’arte”, in cui lo schema formale del canovaccio per il testo e delle maschere per i personaggi forniva ai “teatranti” il presupposto per sviluppare la sostanza concreta della rappresentazione: ovvero l’improvvisazione, quell’insostituibile strumento che non solo era esso stesso arte e vir- tuosistica abilità espressiva, ma necessario “trucco del mestiere” per potersi adattare -spesso sostenendo un vero confronto, non sempre piacevole- ai valori, alle esigenze, alle disposizioni di un pubblico popolare -da trivio, appunto- poco acculturato e magari neanche tanto rispettoso e tollerante nei confronti di quei “guitti”. LA “PIAZZA” DI JESI Se infatti è lo scrittore che caratterizza la commedia di corte, nella commedia dell’arte il re incontrastato è proprio l’attore, che per “vincere” il suo vociante e disordinato pubblico popolare -ben diverso dal rarefatto parterre di intellettuali e aristocratici della corte- deve avere una buona padronanza di sé, della voce, del gesto, dell’interpretazione (anche in base ai diversi contesti cui si riferisce), oltre che esperienza di musica, danza, pantomima, scherma e giochi di destrezza vari. Proprio da tale vivace ed eclettica “varietà”, probabilmente, trarrà origine la pratica dell’“intermedio” rinascimentale e in seguito, con ulteriore notevole raffinazione del codice, l’intermezzo in musica, antenato dell’opera “buffa”. Di questo panorama così configurato, Jesi non conosce l’aspetto “alto”, non essendo città che ne giustifichi la presenza in quanto centro importante di potere (quindi sede di corte), o centro di cultura (come invece in alcune città sede di studio universitario). Non ebbe i fasti di Urbino, dunque, o quelli di Ferrara, Mantova, Firenze, Parma; né quelli goliardici di Bologna, Padova, Pavia. Conosce invece il mondo dei commedianti girovaghi, i “professionisti”, quelli che il teatro lo facevano per vivere (quasi sempre male), essendo invece il teatro “alto” appannaggio di “dilettanti” aristocratici e intellettuali. Si ha notizia solo indiretta, in merito all’intrattenimento “alto” in ambito jesino, di un’Accademia letteraria fondata in città sul finire del ‘400 da Angelo Colocci, che si sarebbe poi sciolta non lasciando alcun ricordo di sé quando il fondatore andò a stabilirsi definitivamente a Roma. Il versante popolare è invece essenzialmente appannaggio di girovaghi, che trovano il miglior ambito operativo negli eventi sociali di massa, soprattutto mercati, fiere, feste: come nel 1442, quando il condottiero Francesco Sforza arriva a Jesi per sposare Bianca Maria, figlia del potente Signore di Milano Filippo Visconti, in un tripudio di sfarzo, lumi, intrattenimenti, banchetti. FIERA, TEMPO DI SPETTACOLI A Jesi c’erano anticamente tre appuntamenti di fiera: marzo, maggio e settembre. La prima, minore, presso S. Maria del Piano, mentre a maggio e a settembre si tenevano le due più importanti, in occasione delle feste dei rispettivi santi patroni: quella di S. Floriano, della durata di otto giorni, in concomitanza di giochi e della presentazione del Pallio; quella di S. Settimio, forse ancora più antica, fiera franca attestata fin dal 1304 e rinomata anche fuori dai confini “nazionali”, della durata di oltre venti giorni. In tali occasioni è registrata la presenza di “pifferi, trombetti e tamburini”, insieme a “suonatori di ciarambelle, di liuto, d’arpa, di cetra e di ritechini”, fino a un numero di quindici, tutti forestieri invitati dal Comune e con retribuzione, per allietarne la solennità. Diffusi e confusi nel groviglio dei suoni, nella calca della fiera, nel vociare festoso per le vie, tra i banconi e i carretti dei mercanti, accanto a ciarlatani, mangiafuoco, giullari, danzatrici al ritmo di nacchere, è facile immaginare il richiamo di qualche cantastorie, il fascino di un istrione, l’azione accattivante di mimi, lo sguardo misterioso di maschere: la magia “arcaica” e senza età della prima forma rappresentativa, il teatro di strada. Finché arrivano sul carro i commedianti: chi abbassa le sponde, chi scarica le casse, issa i teli, accorda gli strumenti, accende i lumi… e tutto è pronto per la recita, all’aperto tra fiaccole e braceri. Il carro è il mondo degli artisti: lì ci si ripara, si viaggia e lì ci si esibisce, perché il carro diventa palco, secondo l’antica tradizione. (1.continua) [email protected] Azienda affermata nella lavorazione delle lamiere cerca personale altamente qualificato per proprio reparto di PIEGATURA LAMIERE. Ottime prospettive. Per informazioni chiamare la Sig.ra Lidia Chiucconi allo 071-933971 Vita ecclesiale 15 ottobre 2006 Vangelo Giornata Regionale Caritas Diocesane Montorso – Loreto, Centro Giovanni Paolo II Il 30 settembre si è tenuta a Montorso – Loreto, presso il Centro Giovanni Paolo II, la Giornata Regionale Caritas Diocesane per fare il punto sulle attività svolte, su metodologie da adottare, su progetti da illustrare, da mettere in atto o già in atto o da verificare; da considerare anche sotto aspetti etici e di carattere socio-culturale. Numerose le relazioni presentate. I lavori si sono protratti fino al pomeriggio, con la partecipazione anche di giovani del Servizio Civile delle Marche e dei volontari CdA –OPR. Don Nello Barboni, delegato regionale, ha presieduto il convegno intervenendo con due prolusioni (la prima titolata ‘Origini e motivazioni del Progetto “Rete” e del Dossier Regionale’) e commentando opportunamente gli interventi. Quello introduttivo, di S. E. Mons Silvano Montevecchi, Vescovo Incaricato Carità e Salute, ha preceduto la relazione di don Nello Barboni ed è stato seguito dall’intervento della dott.ssa Stefania Poeta, referente regionale Progetto “Rete”. Successivamente è stato ascoltato il dott. Renato Marinaro, rappresentante della Caritas italiana. Degli aspetti pastorali delle attività della Caritas ha quindi parlato don Antonio Napolioni, pastoralista e Rettore del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI”. Nel pomeriggio don Nello Barboni ha considerato luoghi, lavori, progetti della delegazione regionale; mons. Giuliano Marinelli, direttore della Caritas di Fano e referente regionale GREM ha parlato di diritti umani, educazione alla pace e mondialità. In programma successivamente erano gli interventi di Mario Bettucci, direttore Caritas di Macerata e referente regionale Caritas parrocchiali, come pure quelli dei giovani a diverso titolo impegnati in servizi di volontariato. Carità, ruolo forte della Chiesa S.E. Mons. Silvano Montevecchi ha parlato dell’attività della Caritas come del ‘ruolo forte’ della Chiesa che si innesta in una società oggi minata da smarrimenti e paure. Un individualismo libertario incapace di rispondere alle grandi sfide, una cultura ‘complessata’ nei confronti di Dio, una tenden- za a relegare Dio nel privato delle coscienze non riescono a sanare i mali del nostro tempo. Occorre creare nuovi rapporti con il mondo per scoprire ‘il volto di Dio’ che, amando l’uomo, soffre quando egli è in difficoltà. L’amore per il prossimo si traduce quindi in disponibilità a soccorrerlo, cioè in carità, fondamento dell’amore e lievito della storia in cui si dissolve e fermenta. La Chiesa – ha osservato inoltre mons. Montevecchi - ha superato oggi l’urgenza dell’evangelizzazione promuovendo un’azione di più intensa spiritualità che richiede una presenza magari provocatoria negli spazi vitali della realtà di oggi, ma pur sempre sostenuta da umiltà e serenità. Ha così indicato alla Caritas diversi obiettivi operativi: Promozione della cultura evangelica sulla carità; Inserimento della Caritas nella pastorale organica della chiesa locale; Realizzazione di strutture idonee a rendere efficienti e a concretizzare le opere di carità. Mons. Montevecchi ha infine suggerito di evitare il semplice ‘buon cuore’, nella consapevolezza che la Chiesa ‘non fa carità’, ma ‘è carità’. La Rete della carità Fabio Folgheraiter, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha affermato: “La qualità dell’agire sociale è sempre in funzione della relazione, della condivisione, della compartecipazione. I casi risolti con buone prassi emergono proprio come eventi in cui c’è stata relazione, compartecipazione”. E’ accogliendo questo principio che la Caritas ha realizzato il Progetto ‘Rete’ a cui hanno aderito otto diocesi marchigiane che hanno fornito dati per classificare e monitorare i disagi di povertà esistenti nella regione rilevati dai Centri di Ascolto. La ‘Rete’ ha registrato problemi di varia natura e di varia entità: di carattere economico, relativi ad alloggio, lavoro, sostegno socio-assistenziale, consulenze e numerose altre esigenze e richieste. Questi dati, a cui si sono aggiunti quelli di altre due Parrocchie di Poggio San Marcello e Castelplanio Catechismo insieme Castelplanio e Poggio San Marcello continuano la loro collaborazione in campo catechistico. Sabato e domenica scorsa le due parrocchie hanno visto l’inizio dell’anno catechistico con l’accoglienza in particolare per i bambini di prima elementare che iniziano per la prima volta questa esperienza, la consegna del libro del catechismo a tutti i ragazzi e la presentazione delle catechiste che avranno cura della iniziazione cristiana dei ragazzi. Una collaborazione quella tra i due paesi che è sorta da qual- che anno e che diventa, col passare del tempo, sempre di più un segno di una pastorale più aperta e senza confini. A conclusione e per festeggiare questo nuovo inizio, domenica presso la badia di Castelplanio, è stata organizzata una caccia al tesoro dove i ragazzi dovevano mettere a frutto tutte le loro conoscenze per vincere il premio ambito da tutti. E’ stata l’occasione buona per conoscersi meglio, per giocare, stare insieme e collaborare al raggiungimento di un unico scopo: divertirsi insieme. Simone Sebastiano XXVIII Domenica del Tempo ordinario Dal Vangelo secondo Marco diocesi non ancora ‘in Rete’, sono stati riportati nel Dossier Regionale 2005 sulla povertà delle Marche di cui la dott. Stefania Poeta è stata referente. Come ha ulteriormente spiegato don Nello Barboni, preannunciando per il prossimo anno l’adesione alla ‘Rete’ di dodici diocesi e la pubblicazione di un nuovo dossier, serviranno a prendere consapevolezza di quali e di quante siano le situazioni di difficoltà sul territorio, al fine di condividere, confrontare, collaborare, mettere a punto ordinatamente gli interventi. Resta comunque ferma la consapevolezza che i casi di povertà vanno sempre singolarmente considerati. Non esistono rimedi omologati, standardizzati o panacee capaci di sanare settori diversi di povertà. Dio ha a cuore ogni uomo. Ogni creatura sofferente Egli guarda negli occhi e vuole soccorrere. Le povertà del nostro tempo Al termine della giornata, che è auspicabile si traduca in un appuntamento annuale della Caritas regionale, è scaturita una riflessione. La ‘società del benessere’ è povera. Non è un paradosso. Per povertà è da intendere non solo quella materiale, ma anche quella di natura spirituale ed etica. Mancanza di valori, mancanza di fede, di temperanza, di equilibrio, di amore non egoistico sono dei ‘vuoti interiori’. Anche un consumismo sfrenato si traduce in mancanza di moderazione, insoddisfazione senza limiti, quindi povertà. A fronte di questi disagi molte valenze ha il concetto di carità e sterminato può essere perciò il suo campo d’azione. Carità non è dunque soltanto fare l’elemosina al povero di fronte alla chiesa. E’ anche ascoltarlo, dialogare con lui, assisterlo, aiutarlo nelle sue difficoltà non solo materiali. Con questo propositi opera la Caritas; nella convinzione che se carità è amore, nella carità è l’essenza della nostra fede. Augusta Franco Cardinali Meic Dialogo interreligioso Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale comunica che sabato 14 ottobre, presso il seminario di via Lorenzo Lotto a Jesi, il teologo padre Ferdinando Campana terrà una conversazione sul tema “Il dialogo interreligioso” con inizio alle ore17. Il vescovo mons. Gerardo Rocconi saluterà i presenti all’inizio della conferenza. Seguiranno il dibattito e la celebrazione prefestiva della santa Messa alla quale sono invitati i membri degli altri gruppi ecclesiali. L’incontro è aperto a tutti. 15 ottobre 2006 I partecipanti 5 In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa solo ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?”. Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”. Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già nel presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna”. Gesù chiede la donazione totale del cuore N ella prima parte della pericope una scena abilmente tratteggiata, in cui entriamo da spettatori interessati e coinvolti. Nella seconda parte un insegnamento importante, che da spettatori ci rende protagonisti. Quel tale che va incontro a Gesù potrei essere io. Io che mi comporto correttamente, che mi sento un cristiano ineccepibile perché conosco e osservo i comandamenti di Dio. Io che sono animato da desideri alti, che ho il cuore rivolto verso la vita eterna e penso di potermela guadagnare con le mie forze, con il mio “fare”. Quante volte, davanti a Gesù, ho goduto di una preghiera fervorosa, mi sono sentito guardare con amore da lui (emblépein: guardare dentro), e gli ho chiesto, soddisfatto di me, “Signore, cosa vuoi che io faccia ancora?”. E quante volte, come è successo a quel tale, la mia baldanza si è trasformata in tristezza! Perché non sono stato capace di mettere nelle sue mani tutte le mie “ricchezze”. Cioè i miei attaccamenti, le cose che mi danno sicurezza, le idee a cui non intendo rinunciare, o magari una situazione che mi pesa ma in cui, comunque, mi piace nascondermi. Le mie “ricchezze” sono un legame, mi impediscono di essere pienamente libero, di esprimermi e realizzarmi secondo la mia vocazione più profonda. Mi procurano tristezza, come all’uomo del brano in questione che, ci dice l’evangelista, “se ne andò afflitto, perché aveva molti beni”. E’ difficile accogliere l’invito di Gesù a lasciare tutto per fare scelte radicali. Occorre superare la paura dell’ignoto e fidarsi di lui, seguendolo incondizionatamente. Credere che nulla è perso se lasciato “per il vangelo”, ma tutto abbondantemente riguadagnato. Perché di fronte ad un “sì” Gesù risponde moltiplicando la grazia in questa stessa vita terrena (nûn en tô kairô toúto: in questo tempo che ora ci è dato come opportunità da cogliere), e assicurando la vita senza fine nel tempo futuro (en tô aiôni tô erchoméno: nell’eternità che è da venire). Unitalsi L’ Unitalsi diocesana ha proposto di coinvolgere i bambini nell’esperienza dei tre giorni a Loreto in occasione del “Treno bianco” di agosto. I bambini abili e diversamente abili saranno invitati a partecipare ad una parte del pellegrinaggio e coinvolti con gli unitalsiani. Un nuovo impegno è richiesto ai volontari, soprattutto per contattare i bambini e per organizzare le giornate di Loreto. La presidenza invita allora i giovani dell’associazione a partecipare ad un incontro venerdì 13 ottobre alle ore 19, 30 nei locali della chiesa Cristo Redentore. Il 21 ottobre si svolgerà l’incontro in occasione della chiusura dei pellegrinaggi: alle ore 18,30 la preghiera del Rosario ed alle 19 la Santa Messa nella chiesa di Pantiere di Castelbellino dedicata alla Madonna di Lourdes 6 15 ottobre 2006 Agenda Pastorale del Vescovo Vita Ecclesiale CONSIGLIO PRESBITERALE Il Vescovo in data 1° ottobre 2006 ha nominato il nuovo Consiglio Presbiterale che resterà in carica per il quinquennio 2006-2011: Balducci Don Alberto, Barboni Don Nello, Belelli Don Fabio, Cobzaru Don Michele, Ferracci Don Giovanni, Fileni Don Maurizio, Gagliardini Don Bruno, Gigli Don Giuliano, Garroni P. Fulvio, Magnanelli Can. Vittorio Marasca Don Cristiano, Meier P. Johannes, Natalini P. Valentino, Piccotti Don Mariano Quagliani Mons. Giuseppe, Rossetti Mons. Anselmo, Rossetti Don Gianfranco, Venerdì 13 ottobre Ore 19.30: Incontro con i Giovani dell’UNITALSI Sabato 14 ottobre ore 17: Saluto e momento di presenza all’incontro del MEIC ore 19.30: Incontro con Comunione e Liberazione e S. Messa Domenica 15 ottobre Ore 9: Parrocchia Santa Maria Nuova: S. Messa e amministrazione della Cresima ore 11.30: Parrocchia San Francesco di Assisi: S. Messa e amministrazione della Cresima ore 15.30: Parrocchia San Massimiliano Kolbe: Cenacolo di Preghiera animato dalla Milizia dell’Immacolata e dal Movimento Mariano 16- 20 ottobre Da Lunedì 16 a Venerdì 20 il Vescovo con altri 5 delegati diocesani partecipa al Convegno Ecclesiale di Verona Martedì 17, pertanto, il Vescovo non potrà essere presente in Duomo Sabato 21 ottobre Ore 12: Visita al Liceo Classico ore 19: UNITALSI. S. Messa a Pantiere ore 21: Parrocchia San Francesco di Paola: inaugurazione di nuovi locali Domenica 22 ottobre ore 10.15: S. Messa al Collegio Pergolesi nella festa di Nostra Signora della Misericordia ore 11.30: Parrocchia S. Francesco di A.: S. Messa e amministrazione del Sacramento della Cresima ore 15: Parrocchia S. Pietro Martire: Incontro con i Corsisti CHIESA dell’ADORAZIONE presidente di zona pastorale direttore della Caritas presidente di zona pastorale rappresentante di zona rappresentante di zona rappresentante dell’IDSC rappresentante di zona presidente di zona pastorale rappresentante dei Religiosi parroco della Cattedrale, cooptato dal Vescovo incaricato per la past. giov. e voc., cooptato dal Vescovo rappresentante di zona rappresentante dei Religiosi direttore dell’Ufficio Catechistico Vicario Generale rappresentante del Capitolo della Cattedrale presidente di zona past. e Direttore dell’Ufficio per la Liturgia COLLEGIO DEI CONSULTORI Il Vescovo in data 1° ottobre 2006 ha nominato il nuovo Collegio dei Consultori che resterà in carica per il quinquennio 2006-2011: Mons. Giuseppe Quagliani Don Alberto Balducci Don Fabio Belelli Don Giuliano Gigli Don Gianfranco Rossetti Don Nello Barboni Don Mariano Piccotti Questo stesso Collegio funge anche da Consiglio Episcopale La Lectio Divina presso la Parrocchia del Divino Amore Giovedì 5 ottobre ha preso il via presso la Cappella feriale della parrocchia del Divino Amore la Lectio Divina settimanale, ossia la meditazione comunitaria del Vangelo della domenica successiva dell’anno liturgico. È una bella esperienza di preghiera e di condivisione della Parola di Dio di cui ogni cristiano non dovrebbe farne a meno. Il momento si suddivide in un canto iniziale, la lettura del Vangelo, il commento fatto a turno dal gruppo degli animatori, e alla fine la recita della Compieta. Quanti sono interessati possono liberamente partecipare. M. M. Luogo di adorazione e di ascolto Collegio Pergolesi di Jesi Raduno ex alunni e amici Dal lunedì al Venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19, un sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione, in piazza della Repubblica a Jesi, per le Confessioni e il colloquio spirituale. Questo servizio,offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani. Al Collegio Pergolesi di Jesi, domenica 15 ottobre, l’associazione Exaa – ex alunni e amici del Collegio terrà il suo incontro annuale al Collegio stesso in Via San Marco 13, a Jesi. Molti ex-alunni, chiamando da ogni parte d’Italia, hanno confermato la loro partecipazione al raduno; la presenza di tanti ex-alunni in compagnia delle rispettive mogli, dei nipoti e dei loro amici, fa prevedere un incontro bellissimo, ricco di ricordi. Per l’occasione è stato invitato l’exaa Gervasio Marco- nella Congregazione”. Nel pomesignori per rallegrare il primo pome- riggio, dopo pranzo, la musica del riggio con la sua bella fisarmonica e maestro Gervasio Marcosignori alla il suo talento musicale. fisarmonica Il nuovo superiore ge- La quota di partecipazione al Raduno nerale dei Fratelli di N.S. – Convegno è di 25 euro e chi volesse della Misericordia, Fr. parteciparvi è pregato di chiamare il Paolo Barolo, sarà pre- numero di telefono: 0731-64444 (ore sente alla festa e parle- d’ufficio), o spedire un fax al numerà sull’importanza dei ro: 0731-223954. laici e il loro ruolo nella Su richiesta di un gruppo di Exaa si Congregazione. La con- è deciso di andare in gita pellegriferenza del superiore naggio nel luogo di nascita del Fongenerale è aperta a tutta datore dei Fratelli di N.S. della Mila cittadinanza. sericordia, mons. Vittore Scheppers La giornata prevede il a Malines nel Belgio. Si visiterà, per ritrovo alle ore 9,30; la l’occasione, il Lussemburgo e l’OlanSanta Messa alle 10,30; da. La data del pellegrinaggio è stata la foto di gruppo e alle fissata per i giorni 23-28 aprile 2007 12 la conferenza in tea- e il programma completo sarà contro: “Il ruolo dei laici segnato il 15 ottobre. Viene di seguito indicato il Sacerdote presente per ciascun giorno: Martedì 10 ott. Mercol. 11 ott. Giovedì 12 ott. Venerdì 13 ott. Lunedì 16 ott. Martedì 17 ott. Mercol. 18 ott. Giovedì 19 ott. Venerdì 20 ott. Lunedì 23 ott. Martedì 24 ott. Mercol. 25 ott. Giovedì 26 ott. Venerdì 27 ott. Don Mariano Piccotti P. Johannes Meier Don Alberto Balducci Don Gianfranco Rossetti Don Fabio Belelli Don Luigi Masè Don Emilio Campodonico Don Luca Giuliani Don Cristiano Marasca Don Michele Cobzaru Don Giovanni Rossi Don Savino Capogrossi Don Maurizio Fileni Don Giandomenico Piersimoni Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 email: [email protected] Internet: www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - quadrimestrale 12 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale, forniti all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento o diversamente acquisiti sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Tali dati saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge. 15 ottobre 2006 Montecarotto 7 Montecarotto – Festa del patrono e anniversario di ordinazione del parroco 35 anni di fedeltà L o sfarfallio di mani all’alleluia una vera festa. Il canto della comunità straniera africana ad accompagnare l’assemblea durante l’eucarestia, segno concreto di integrazione, di apertura. Domenica scorsa 8 ottobre la chiesa Ss.ma Annunziata di Montecarotto si è trasformata in chiesa viva, chiesa vera,non di mattoni, ma fatta di persone, tante persone, che hanno voluto stringersi intorno al loro parroco che, in occasione della festa del Patrono, San Placido, ha festeggiato la ricorrenza della sua ordinazione sacerdotale avvenuta 50 anni addietro. Dopo la consueta processione con la reliquia e l’urna del santo per le vie del paese, accompagnati nella preghiera e nella riflessione anche dalle note della banda musicale di Castelplanio e Poggio S. Marcello, i numerosi partecipanti si sono poi ritrovati in chiesa per prendere parte alla liturgia. Ed è qui che l’assemblea è diventata famiglia stretta intorno al suo pastore. Anzi, ai suoi pastori, visto che per l’occasione è intervenuto anche il Vescovo, mons. Gerardo Rocconi. A Don Gianni sono sta- ti rivolti pensieri di gratitudine da parte di alcuni rappresentanti della comunità parrocchiale e del Sindaco, d.ssa Mirella Mazzarini. Tra questi, il dott. Mario Febo ha espresso a nome di tutti sentimenti di gratitudine e riconoscenza al parroco per aver aiutato a crescere e conservare la fede spiegandoci la parola di Dio. La storia e la vita di un uomo hanno un senso solo se c’é Dio ed anche se i più giovani, più fragili, possono essere scivolati nell’indifferenza, il seme che hanno dentro non andrà perduto. Il Sindaco, nel porgere a mons. Polita i saluti da parte di tutti gli amministratori che si sono succeduti negli anni alla guida del paese, ha sottolineato come i rapporti tra amministrazione e parrocchia si sono basati sempre su apertura e collaborazione nel rispetto del valore di ogni persona e per costruire il ‘noi’ più importante dell’io. Nell’omelia, il Vescovo ha inizialmente riportato l’attenzione sulla figura di S. Placido quale invito per tutti ad un cammino di santità, la comunità cristiana è infatti chiamata ad essere santa, seguendo l’esempio dei santi siamo incoraggiati ad andare dietro al Signore. Mons. Rocconi ha poi rivolto parole di apprezzamento a don Gianni. -“I suoi 35 anni in questa parrocchia sono segno di fedeltà”- ha detto il Vescovo. -“Il sacerdote è Gesù che è sposo e pastore. Lo sposo è fedele e dà la vita, il pastore conosce la storia di tutti e può capire se ha semina- to valori o no, specie nei momenti difficili. Siamo grati al Signore per aver una persona che Lo rappresenta. Il sacerdote ha il posto di Cristo nella liturgia, durante l’elevazione, e nella confessione. Egli incarna Gesù e come Lui segue con amore ed attenzione il suo popolo”Le intenzioni della preghiera dei fedeli sono state proposte dai rappresentanti delle associazioni cattoliche e laiche presenti sul territorio. Prima della conclusione, il comitato che ha organizzato la serata ha consegnato a Mons. Polita dei regali a nome della cittadinanza. Una pergamena del Santo Padre per la felice ricorrenza, una preziosa icona, una tunica, un crocifisso, un rosario e, da parte dell’Amministrazione, una targaricordo ed la comunicazione del permesso della Sovrintendenza di Urbino a procedere al restauro del prezioso organo della collegiata costruito da una famosa famiglia di ‘organari’del ‘700 di Montecarotto, i Vici. Terminata la messa, i presenti hanno festeggiato don Gianni con un rinfresco all’aperto curato dalla Pro loco. Il sorriso e la commozione del nostro parroco hanno regalato Majolati Spontini Giornata missionaria Una mostra e offerte per le missioni P roprio a sottolineare l’impegno verso le Missioni nella giornata e nel mese dedicato, è importante ricordare quanto è svolto dalla Comunità majolatese. Dal 1992 un gruppetto di signore pensionate legate direttamente o per amicizia alla parrocchia di Santo Stefano dedicano la quasi totalità del loro tempo libero alla raccolta di fondi per le Missioni cattoliche e in favore dei sacerdoti missionari. Per tutta l’Estate molti majolatesi, turisti, anche stranieri, hanno visitato la mostra di cucito e ricamo, alcuni hanno lasciato una consistente offerta senza ricevere nulla in cambio. La mostra di prodotti di cucito fine, ricamo ed altri lavori di bianco è estremamente interessante; oltre a mettere in mostra una raffinatissima manualità, oramai sconosciuta alle nuove generazioni, si offre la possibilità di destinare risorse ai Missionari. Queste produzioni di ricamo e cucito sono il prodotto di un lungo lavoro invernale delle volonterose signore majolatesi, alcune hanno offerto anche piantine aromatiche ed altri prodotti artigianali. Impossibile, e non si vuole, ricordare i nomi di tutti coloro che si sono impegnati in questo progetto di solidarietà, la collaborazione è stata veramente vasta. Chi non ha avuto la possibilità di sostenere con il proprio lavoro l’iniziativa, ha partecipato con un’offerta in denaro portando a casa uno dei lavori realizzati. La manifestazione non è stata una semplice raccolta di denaro, ma anche un’orgogliosa mostra di raffinati lavori realizzati con varie tecniche, belli anche da guardare. Quest’anno siamo giunti alla XV edizione, un bel traguardo da far invidia a tante altre manifestazioni, magari sponsorizzate. In questi tre lustri sono state tante le persone che si sono avvicendate nel Gruppo Volontariato Missionario, alcune scomparse, ma l’impronta e l’impostazione data, ancora permangono e permettono “miracoli” come la raccolta di quest’anno. L’iniziativa è animata da tutte signore non più giovani, ma estremamente motivate, alcune residenti anche in altre parrocchie della diocesi e fuori regione. Nei primi anni il gruppo aveva sostenuto la Chiesa dell’Est, inviando, oltre al denaro, corredi liturgici. Beneficiati sono stati anche numerosi enti religiosi a vantaggio dei propri missionari, ma da alcuni anni si preferisce sostenere i progetti di un missionario della diocesi di Jesi, don Luigi Carrescia, già economo spirituale nella parrocchia majolatese nel 1992. Don Luigi è attivo in Brasile nella vastissima parrocchia di Camaçari, in questo periodo è impegnato nella costruzione di una scuola per l’infanzia e il denaro raccolto servirà per concretizzare questi progetti, una parte delle offerte è stata destinata alla parrocchia di Santo Stefano di Majolati. Sara Palmolella a tutti la sensazione di essere veramente una grande famiglia unita che segue con amore la parola del Padre. Auguri, Don Gianni. Maria Cristina Coloso Ordine Francescano Secolare Assemblea precapitolare delle Marche S abato 23 settembre si è svolta a Loreto l’assemblea pre-capitolare dell’Ordine Francescano Secolare della regione Marche. Ha presieduto l’Assemblea Annamaria Franzato, segretaria nazionale con Fra Giorgio Morosinotto assistente nazionale dei frati minori conventuali. Erano presenti 43 ministri locali di cui tre provenienti dall’Assistenza dei frati minori, che sono subito entrati nel clima di fraternità che l’assemblea sprigionava. Dopo una breve presentazione da parte del coordinatore regionale Emilio Capogrossi, si è iniziato con un momento di preghiera per entrare nel modo giusto nei lavori assembleari. L’invocazione allo Spirito santo, La Parola di Vita tratta dal Vangelo secondo Luca, la lettura dalle Fonti Francescane con la quale ci ha parlato il Serafico Padre San Francesco, la breve ma mirata riflessione di Fra Giorgio e la preghiera di benedizione hanno permesso che i successivi ma indispensabili argomenti un po’ più burocratici non affievolissero la volontà dei presenti a vivere in fraternità e gioiosa partecipazione il resto della giornata. Giornata che ha permesso di: costituire ufficialmente la regione civile Marche; stabilire la data del Capitolo elettivo nel prossimo 28 ottobre a Loreto con l’impegno di organizzare in questo periodo momenti di preghiera per l’Assemblea elettiva; dare disponibilità per un servizio all’interno del nuovo consiglio regionale con l’impegno a trasmettere e successivamente valutare tutte le informazioni e i dati che il coordinatore si è impegnato a diffondere sui candidati per il buon esito del Capitolo; prevedere un congruo numero di consiglieri oltre le figure istituzionali –ministro, vice ministro, segretario, maestro di formazione e tesoriere - perché siano rappresentate e servite tutte le fraternità della regione. La giornata assembleare si è conclusa con la recita del vespro e con il proposito che tutto ciò che verrà richiesto il 28 ottobre dallo Spirito Santo attraverso il voto dei fratelli sia impegno a vivere come dono il servizio ai fratelli nella consapevolezza che vivere “dal di dentro” il cammino dell’unificazione è una fatica ma anche un privilegio. La vocazione è un dono ed è un dono far parte di una fraternità….locale o regionale: viviamola sempre con convinzione e gioia! 8 Millenario dell’abbazia di Sant’Elena 15 ottobre 2006 Pianeta giovani Opinioni I giovani e la notte a confronto Ecco perché anche il vescovo di Verona, mons. Carraro, invita gli operatori pastorali a non avere paura della notte e dei giovani che la frequentano. Egli afferma che la notte è come un grande areopago dove i ragazzi vivono, si relazionano, cercano, si divertono, esprimono gioia e tristezza, compagnia o solitudine Ciò comporta imparare a conoscere il mondo della notte e non giudicarlo solo come qualcosa di sbagliato o contro il Vangelo. E’ però, al contempo, necessario porsi alcune domande fondamentali che hanno al centro il bene dei giovani: quanto, il ‘sistema discoteca’, specula sui giovani senza preoccuparsi della loro salute e della loro vita? Come aiutare i giovani a stare bene senza per forza cercare lo sballo? Come prevenire gli incidenti e le morti del sabato sera? Come parlare ai giovani di responsabilità (ad es. nelle relazioni) senza essere considerati dei ‘guastafeste’? Quale spazio i giovani hanno nella vita diurna e nella società? Che tipo di relazione caratterizza il rapporto giovani e adulti? Come aiutare i giovani a non scambiare la legittima domanda di felicità per una domanda di evasione? Come permettere ai giovani di essere protagonisti della loro vita, a scuola, nel lavoro, nel tempo libero, senza schiacciarli e schiacciare la loro voglia di protagonismo e di partecipazione? Quale spazio la società e il mondo degli adulti libera per un ascolto empatico, autentico e privo di giudizio dei giovani, delle loro esigenze, dei loro drammi, piccoli e grandi che siano? Quanto siamo disposti ad accompagnare i giovani nella loro ricerca di significato? Quanto siamo disposti a spendere, anche in risorse economiche, perché in ogni paese, in ogni città ci siano luoghi e persone competenti (educatori non psicologi) capaci di offrire ai giovani ospitalità e la possibilità di esprimere tutta la loro energia e la loro propositività? Che tipo di spinte motivazionali siamo in grado di offrire ai giovani, ad esempio per studiare con passione, oltre il successo e il denaro? Quanto siamo in grado di entusiasmarli così da offrire loro orizzonti di ulteriorità e progettualità oltre il benessere dell’istante? Diceva ancora don Bosco: “Basta che siate giovani perché io vi ami”. Ecco, forse è proprio questo ciò di cui i giovani hanno bisogno: sentirsi amati e valorizzati. Michele Contadini 9 millenario dell’abbazia di sant’elena sull’esino La storia dell’abbazia e il suo fascino di oggi S Nel parlare del disagio giovanile vorrei prendere in considerazione il caso di quei giovani che nella notte tra il sabato e la domenica lasciano le loro abitazioni e i loro paesi per recarsi in discoteca e dare forma e contenuto al mondo della notte. Ci si lascia dietro la routine, la ferialità tipica del tempo ordinario e ordinato che va dal lunedì al venerdì, per sbarcare nel caos, nell’extra-ordinario consentito dalla breve frangia di tempo del fine settimana. La noia, i «problemi», l’apatia, le regole, gli orari sono accantonati per fare spazio alla trasgressione, al divertimento che sfocia oltre i limiti imposti dalla famiglia, oltre il controllo cui si è sottoposti a scuola o al lavoro o in qualsiasi altro tipo di relazione sociale. Ci si lascia andare in un ambiente dove elettronicamente, chimicamente, emotivamente è più facile essere indotti a modificare il proprio stato normale di coscienza. Per soddisfare la voglia personale di socializzare, cambiare identità, evadere, toccare, provare, sentire, avventurarsi nel tunnel del trasgressivo e dell’osare di più. Quali possono essere i motivi alla base della scelta di molti adolescenti e giovani di frequentare la discoteca? Provo ad elencarne alcuni senza giudizio, ma solo con l’intento di capire. Primo fra tutti la necessità, attraverso il ballo, di scaricare l’energia e l’aggressività accumulate durante la settimana. Segue poi la già citata esigenza di trasgressione che a volte sfocia nello stordimento e nello sballo: l’alcol, l’uso di droghe, la musica assordante e martellante dovrebbero facilitare il rapporto con gli altri, soprattutto con l’altro sesso. Forte nei giovani è anche il desiderio di fondersi, di essere alla moda, di sentirsi una cosa sola con i coetanei, una tribù unita dagli stessi segni convenzionali e gesti rituali, dagli stessi problemi, padrona della notte e distinta dalla tribù degli adulti (genitori, insegnanti, politici, sacerdoti, datori di lavoro) padrona del giorno. Infine, raggiungere i santuari della disco dance, spostarsi da un santuario all’altro fino all’alba per fare, poi, ritorno a casa è un nuovo modo di interpretare l’esigenza del viaggio: la scoperta e l’esplorazione di nuovi mondi, di un linguaggio immediatamente comunicativo fatto non di parole e nessi logici, ma di vibrazioni musicali, pulsioni, gesti e segnali fisico-emotivi, la possibilità di tornare ad essere padroni della propria vita allontanandosi dal ‘carcere’ di certi lavori disumanizzanti e spersonalizzanti. Come educatore e come cristiano mi sento interrogato da questa situazione: l’esperienza della fede cristiana è così distante dall’esperienza della notte di migliaia di giovani? Di getto verrebbe da dire di sì. Ma, a ben vedere, ci sono molti segni che avvicinano le due realtà, primo fra tutti il fatto che Gesù Cristo sia risorto all’alba della notte tra il sabato e la domenica. Anche per lui, quindi, la notte è stata, piuttosto che il tempo del silenzio, il tempo della vita. Per questo i cristiani celebrano il mistero della risurrezione nella notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua. Entrano con le candele accese nella chiesa buia e cantano la gioia della loro fede rinvigorita e illuminata dalla vittoria di Cristo sulla morte, sul peccato e sul non senso di una vita senza speranza. Bisogna, inoltre, ricordare che Gesù Cristo non era una persona triste e seriosa, ma, anzi, amava molto la compagnia degli apostoli, gradiva ritrovarsi con loro per condividere una serata davanti ad una tavola imbandita e partecipare ai momenti di festa come alle nozze di due suoi amici a Cana. San Giovanni Bosco (1815-1888) amava così tanto questo lato del carattere di Gesù, che dedicò tutta la sua vita ai giovani, aprendo oratori e scuole professionali, organizzando feste e momenti di riflessione, fino ad arrivare ad affermare che: “la santità consistere nello stare molto allegri”. 15 ottobre 2006 i concluderanno nel prossimo dicembre le celebrazioni del millenario dell’abbazia di S. Elena sull’Esino. Ufficialmente hanno avuto inizio con la XX Rassegna Nazionale dei Canti Natalizi svoltasi dall’8 al 24 dicembre dello scorso anno. L’abbazia di S. Elena non è compresa nella diocesi di Jesi, fa parte della diocesi di Camerino, sorge a poche centinaia di metri dai confini tra le due circoscrizioni ecclesiastiche in un’area compresa tra il fiume Esino e la parte terminale del torrente Esinante prima di sfociare nell’Esino stesso, in territorio del Comune di Serra San Quirico e fa parte della Parrocchia di Sasso. Un apposito Comitato, presieduto dal don Lucio Carpiceci, ha programmato le iniziative che si sono svolte durante il corso dell’anno. Frequentata ora anche da parrocchiani di Angeli di Rosora e di Angeli di Mergo ed ovviamente da quelli di Sasso-Sant’Elena, e visitata da molti, l’abbazia, in passato, ha avuto un ruolo fondamentale per l’intera valle dell’Esino. Fondata, secondo gli storici, da San Romualdo tra il 1005 e il 1009, costituì con le abbazie di S. Maria delle Moje, di S. Urbano, di San Salvatore di Val di Castro, di S. Vittore delle Chiuse, ed altre ancora in territorio di Cupramontana e nella valle di S. Clemente tra Apiro e S. Severino, il tessuto di una presenza monacale che per due/tre secoli fu protagonista della vita sociale e culturale del relativo territorio. Una presenza che pur nel declino successivo delle abbazie è continuato fino ai nostri giorni. Inizialmente autonoma come abbazia benedettina, nel 1180 entrò a far parte della Congregazione Camaldolese. Dopo poco meno di due secoli dalla sua fondazione raggiunse un notevole sviluppo economico e sociale e di conseguenza anche un consistente potere politico-feudale. I possedimenti del monastero infatti risultavano già estesi sul finire del XII secolo su una vasta zona che abbracciava i comitati di Camerino, Senigallia, Jesi e Osimo. Possedeva complessivamente trentatre chiese e relativi beni, tra le quali S. Benedetto dei Frondigliosi (Castelplanio); su altre nove aveva solo diritti limitati, altri diritti invece, più o meno estesi, li aveva su tre castelli (Castiglioni, Scisciano, Sasso); possedeva inoltre molini, palazzi, selve, stagni e case in Massaccio(Cupramontana), Jesi e Rosora. Vasti erano possedimenti fondiari lungo l’Esino. I monaci rimangono nel monastero fino ad oltre la metà del Quattrocento; da allora l’abbazia ed i relativi beni vengono affidati in commenda a cardinali o dignitari ecclesiastici. Dal 1845 chiesa e beni sono concessi in enfiteusi alla famiglia Pianetti di Macerata che nel 1922 riscatta l’enfiteusi dalla mensa vescovile di Camerino, proprietaria di chiesa e rendite dal 1897. Dal 1964 la mensa vescovile di Camerino torna ad essere intestata alla chiesa. Determinante fu il ruolo dell’abbazia che sorge nel cuore della Vallesina: la presenza dei suoi monaci, e quella di altre abbazie, fu all’origine della ripresa della vita e della rinascita, nei secoli XIXII, in tutto il nostro territorio. La vita religiosa, tutta l’economia agricola, l’assetto sociale ed anche il sorgere di alcuni castelli della nostra valle in quei secoli, si debbono alla presenza operosa e capillare dei monaci, i cui segni, al di là delle abbazie e delle chiese ancora rimaste, si possono notare. Uno di questi, e non il meno importante, è l’aspetto quasi sacrale con il quale i contadini hanno vissuto per secoli il loro rapporto con il lavoro e con la terra stessa. L’abbazia di S. Elena è ancora nel cuore della gente, come altre chiese monastiche, anche quando alcune di esse in passato furono ridotte a case coloniche o a ripostigli. Le celebrazioni del millenario hanno riproposto questo passato di fede e di operosità mentre hanno rivitalizzato un interesse per un patrimonio d’arte come è l’abbazia di S. Elena. Le stesse celebrazioni del millenario, come quelle della abbazia di San Salvatore di Val di Castro, sono state l’occasione del progetto regionale “Il monachesimo nelle Marche. Viaggio alle radici della civiltà europea”, progetto oggetto di un protocollo d’intesa e della Carta di Sant’Elena, firmata da enti e istituzioni, finalizzati allo sviluppo e alle attività di ricerca e studio del fenomeno monastico. Il progetto è stato finanziato di recente dalla Regione Marche con lo stanziamento di 200 mila euro. Riccardo Ceccarelli I CONVEGNI Foto Candolfi Storia, arte, vita quotidiana, turismo culturale U n altro momento importante, che ha caratterizzato il millenario dell’Abbazia di Sant’Elena, è stato quello dedicato ai convegni. Tre grandi tematiche sono state toccate all’interno di questi incontri: la prima quella dell’alimentazione, con il convegno avvenuto il 13 maggio scorso su: “Regole e riti del regime alimentare dei monaci”; la seconda riguardava la storia e l’arte, con il convegno del 27 maggio, intitolato: “L’abbazia di Sant’Elena nella valle dell’Esino: storia, arte e architettura”; infine si è parlato, il 16 giugno, di turismo religioso. Al primo convegno sono intervenuti il prof. Rodolfo Santilocchi, dell’Università di Ancona, che ha illustrato approfonditamente l’organizzazione produttiva ed agricola del monastero e il prof. Aureliano Amati, dell’Università di Bologna, che ha toccato il tema della vitivinicoltura del monastero. Altri interventi sono venuti dal prof. Massimo Montanari, dell’Università di Bologna, profondo conoscitore della storia medievale e dell’ordinamento ecclesiastico; dal presidente dell’Assivip e da quello dell’Assoenologi Marche; dal direttore generale dell’Assam – Ancona e da molti altri. Nel convegno sulla storia e sull’arte, molteplici e di spessore le partecipazioni come quella dello storico prof. Francesco Pirani, che ha illustrato quali fossero i poteri locali dei secoli XI-XIII dell’Abbazia; della prof.ssa H. Sahler, storica dell’arte, che ha fornito una visione dell’architettura di Sant’Elena all’interno del romanico nelle Marche; dell’archeologo dott. Cristiano Cerioni che ha fatto una lettura archeologica degli elevati; del prof. G. Alfredo Vergani, dell’Università di Macerata, che ha approfondito lo studio della scultura medievale a Sant’Elena; della storica Particolare esempio di costruzione romanica dell’arte dott. ssa Marta Paraventi che ha discusso della pittura del XIII e del XV secolo e altri interventi, che hanno permesso di avere un quadro più esaustivo della storia, ma soprattutto dell’arte e dell’apparato scultoreo ed architettonico di questa importante abbazia. Infine l’ultimo convegno, quello sul turismo religioso, che ci ha riportato ad un tema oggi molto attuale e sentito, cioè quello della rivalutazione turistica ed in particolare dell’accoglienza. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, Edio Costantini, presidente nazionale del Csi (Centro Sportivo Italiano), che ha parlato dello sport come risorsa educativa e pastorale e Paolo Mazzola che ha discusso dell’accoglienza turistica. Cristiana Simoncini LE ICONE D’ORIENTE In una suggestiva mostra all’abbazia di Sant’Elena U n evento di particolare rilievo, che si è tenuto all’interno delle celebrazioni del millenario dell’Abbazia di Sant’Elena, è stato sicuramente quello della mostra delle icone, che per una settimana, dal 27 agosto al 3 settembre, hanno abbellito ancora di più l’interno dell’Abbazia. Le icone, una cinquantina di pezzi unici, sono state portate in mostra dal prete rumeno ortodosso, Padre Mihai Mesesan. Con la loro bellezza bizantina e orientaleggiante hanno attirato tanta gente e molti curiosi che, oltre all’ammirazione, sono stati spinti anche all’acquisto. Infatti si è conclusa positivamente la vendita di questi pregiati manufatti, come ha testimoniato lo stesso Padre Mihai. Anche noi spinti dalla curiosità e dal fatto che non ci potevamo perdere un’occasione del genere siamo andati a visitare la mostra ed abbiamo incontrato Padre Mihai, una persona di una gentilezza e di una disponibilità ineguagliabile, e gli abbiamo sottoposto alcune domande, cercando di comprendere qualcosa di più sull’icona. Padre Mihai le icone in mostra con quale tecnica sono state realizzate? Queste icone, copie di quelle antiche, ma ugualmente pregiate perché patrimonio culturale nazionale, sono state dipinte con la tecnica classica della tempera ad uovo e foglia d’oro su legno stagionato, si applica, cioè, su una tavola di legno 68 strati di colla e gesso, poi si procede al disegno, fatto con un arnese appuntito, successivamente si incolla la foglia d’oro, la tempera ad uovo e pigmenti minerali. Chi sono gli autori che hanno eseguito questi capolavori? Sono otto giovani laureati in arti plastiche e teologia, provenienti da Cluj-Napoca, in Romania. I soldi raccolti dalla vendita servono da sostentamento alla mia parrocchia ortodossa in Ticino e sono anche da aiuto per questi giovani artisti. Ci sono dei soggetti maggiormente raf- figurati? Non ci sono soggetti prediletti, in linea di massima troviamo raffigurati il Cristo, la Madonna, San Giovanni Battista e, spesso, San Giorgio. Ci può spiegare che cos’è un’icona? All’icona, che appartiene alla Chiesa indivisa del primo millennio cristiano, viene riconosciuto il culto come stabilito dal concilio ecumenico del 787 e chi le realizza deve rispettare i canoni della chiesa. L’icona è un sacramentale, deve essere benedetta, perché serve per pregare, come si fa davanti ad un crocefisso. Concludendo qual è il significato dell’icona? Quando si dipinge l’icona si parte dal fondo scuro, creando prima gli abiti, per poi fare i visi e le mani. Si passa quindi dal nero, dal buio ai colori, alla luminosità e in questo passaggi o è nascosto il significato profondo dell’icona, quello della liberazione dall’oscurità per arrivare alla luce. c.s. L’architettura e gli apparati scultorei di Sant’Elena L’ Abbazia di Sant’Elena è un bell’esempio di costruzione romanica (X- XII secolo), che ha come caratteristiche essenziali: l’ampliamento del presbiterio, i muri più grossi, le luci ridottissime, l’utilizzo dei pilastri e la copertura a volta. Esternamente l’abbazia si presenta come una solida e massiccia struttura di blocchetti, non uniformi, di pietra arenaria. La facciata si apre su di un piccolo cortile quadrangolare e colpisce per la sua altezza, resa maggiore dalla sopraelevazione della cella campanaria a vela. Presenta una pianta regolare con alte pareti ed un’unica grande abside, dove vi si aprono due monofore di media grandezza. L’interno è diviso da alti e solidi pilastri compositi che formano tre navate di diversa altezza, creando così il tipico esempio di “chiesa a sala” o a “gradinature”, visto che le navate laterali non raggiungono l’altezza di quella centrale. Il presbiterio è ampio ed elevato. Le navate ed il presbiterio hanno una copertura “a crociera”. Addossate ai pilastri troviamo delle semicolonne sormontate da dei capitelli. I pilastri hanno un ordine crescente, dal più piccolo al più grande, partendo dall’ingresso e arrivando al presbiterio, modificando, così, la prospettiva dell’interno, il quale acquisisce più armonia e monumentalità. La cripta, crollata, è stata ricostruita nel 1925 con materiali di recupero ed è divisa in sette navatelle che sorreggono il presbiterio. La scultura di quest’epoca medievale assolve un ruolo di completamento decorativo, seppur con un contenuto morale ed etico, espresso spesso con elementi simbolici, oltre che con i più usati elementi vegetali o geometrici. Anche nell’abbazia di Sant’Elena, la scultura attende a questo compito, infatti, alla massiccia e semplice struttura muraria si contrappone la plasticità delle decorazioni scultoree. Partendo proprio dal portale notiamo come questo sia ornato a basso rilievo con motivi vegetali ed abbia sull’architrave, disposti simmetricamente, due quadrupedi ai lati di una croce. Inoltre il portale è sorretto da sei colonne, tre per lato, sormontate da capitelli raffiguranti volti umani fiancheggiati da aquile che hanno il corpo che fuoriesce a tutto tondo. All’interno dell’abbazia l’apparato scultoreo fa da abbellimento alle colonne, gli elementi sono di pregevole fattura ed hanno una struttura compositiva armoniosa e simmetrica, raffiguranti vegetali stilizzati, animali mostruosi, angeli e le particolari sirene. Nella cripta, invece, i capitelli sono più semplici e presentano solamente elementi vegetali stilizzati, a testimonianza di una sua costruzione precedente. c.s. DOPO 50 ANNI SI RITROVANO LE COPPIE SPOSATESI A SANT’ELENA N ella giornata del 27 agosto il parroco del Sasso e rettore dell’abbazia di Sant’Elena, don Lucio Carpiceci, ha celebrato una solenne liturgia Eucaristica nel contesto delle celebrazioni del millenario, con tutte quelle coppie che si sono sposate in 50 anni nell’abbazia stessa. Dalla metà degli anni Cinquanta infatti fino al sabato 26, le coppie che hanno scelto questo magnifico luogo per convolare a nozze sono state ben 850. Di queste hanno risposto all’invito di Don Lucio in 250; un bel numero che ha confermato l’affetto nei confronti di questo luogo suggestivo e ricco d’arte e dove le coppie presenti hanno rinnovato la loro promessa d’amore. 10 Jesi e Vallesina 15 ottobre 2006 La notte bianca dell’università di Jesi L’arte di Branciforte e la fotografia del Circolo “Ferretti” N ell’ambito delle manifestazioni per la Notte bianca dell’Università, grande affluenza per gli eventi espositivi al Palazzo dei Convegni in Corso Matteotti: nel salone, la mostra di pittura e i disegni di Giovanni Branciforte e in galleria la mostra fotografica del Circolo culturale “Massimo Ferretti”. Branciforte è nato a Siracusa nel 1962, attualmente vive e lavora a Bologna. Dal 1980 allestisce mostre personali a Siracusa, Palermo, Roma, Bologna. Ha partecipato a vari concorsi nazionali ottenendo numerosi riconoscimenti ed oggi le sue opere sono in collezioni pubbliche e private. Angelo Cassia, professore di storia dell’arte, ha detto di lui: “E’ un attento osservatore del mondo che lo circonda e lo ritrae con la spontaneità quasi ingenua di colui che vuole scoprire “qualcosa” anche dalle vibrazioni cromatiche del suo pennello”. La ricerca dello spazio e l’uso del colore sono stati i due temi della mostra alla “notte bianca”. Il colore delle sue opere, è quasi sempre squillante in accostamenti e compressioni cromatiche capaci di ricondurre l’immagine al di là di ciò che si vede. L’uso ricorrente di oggetti come arance e ciotole, gli permette di comunicare un modo unico di vedere lo spazio e la profondità, creando con le forme paradossi prospettici per raggiungere la mente e suscitare emozioni umane ed antiche. Invece la mostra fotografica, era costituita da foto a colori e in bianco e nero, analo- gica e digitale; paesaggi, momenti di vita umana, scorci di Jesi vecchia e animali selvaggi ne erano i protagonisti. Il circolo culturale “Massimo Ferretti” organizza il “Corso di fotografia 2007”: le lezioni si svolgeranno presso i locali del circolo sito a Jesi in via Politi, 27 (ex Palazzina Gherardi). Chi vuole informarsi ed iscriversi, può recarsi al circolo il martedì e giovedì dalle 21.00 alle 22.30, telefonare al 368439567 o scrivere a circoloferretti@ aesinet.it. Mostra di pittura di Francesco Copparoni Grazie alla “notte bianca”, giovani artisti come Francesco Copparoni, hanno avuto la possibilità di farsi conoscere esponendo le proprie opere artistiche nei luoghi più suggestivi della città. Il pittore è nato a Jesi nel 1979, oggi vive e lavora a San Marcello. Ha conseguito la maturità in maestro d’arte (decorazioni pittoriche) nel 2000 ed oggi le sue opere sono esposte in importanti collezioni pubbliche, private e presenti nella Galleria d’arte Van Cent in Ancona. “Questa collezione dal titolo “Quanto sei caro” ci racconta Copparoni “è il frutto di un amore distrutto, la rappresentazione di una piccola, intensa e significativa parte della mia esistenza. E’ stato come un bambino che ha attraversato un tunnel uscendone adulto. L’emozione ha guidato la mia mano” e continua dicendo “Per realizzare alcuni quadri ho utilizzato pigmenti naturali, sabbie, pietre, terre, materie pesanti come carta e stoffa ed di altri ho usufruito dell’acquarello”. La sera della “notte bianca”, entrando nella chiesa di San Nicolò, lungo corso Matteotti, era allestita la sua mostra, un suggestivo spettacolo accoglieva i numerosi visitatori: al centro della stanza, le piccole fiamme bianche delle candele poste sopra grandi candelabri, accentuavano l’atmosfera sacrale, comunicavano leggerezza e profondità. I colori vivi e variopinti delle opere, davano un tocco di vivacità all’ambiente, quasi ad esprimere una luce di speranza tra i buii e le ombre della vita. Il Cefa ospite del Rotary Progetto per la Tanzania Emanuele Pagoni (nella foto), Eleonora Battistelli ed il responsabile della comunicazione Cefa Giovanni Beccari (la cooperativa capofila di un gruppo di cooperative cattoliche del bolognese che si sono associate in questa iniziativa) saranno ospiti di un interclub del Rotary di Jesi all’hotel Federico II° con i soci del club rotariano di Fabriano e dell’Alta Vallesina-Frasassi. Martedì 17 ottobre il Rotary di Jesi presenterà ai soci dei tre club il progetto tendente a finanziare a Njombe, in Tanzania, la realizzazione di un centro per la divulgazione e lo stoccaggio del latte ed i suoi derivati. Un progetto importante per quella realtà regionale dove la malnutrizione continua ad uccidere migliaia di bambini l’anno. Un progetto di grande spessore sociale che il presidente del club ing. Claudio Bocchini intende perseguire con la collaborazione di altri club della provincia di Ancona, dal momento che l’intero ammontare dell’opera si aggira intorno ai 55 mila euro. Tutto nasce dall’iniziativa dell’associazione “Premio Vallesina” e da quanto ha fatto questa associazione in occasione della terza edizione del “Premio” che si è svolta all’hotel Federico II° elargendo un contributo di 12.100 euro (l’altra metà dell’incasso sarà CASA FAMIGLIA PER ANZIANI COLLEGIO PERGOLESI Via San Marco, 13 - 60035 JESI (AN) Immersa in un’oasi di verde, sul colle San Marco di Jesi, la CASA FAMIGLIA per ANZIANI è una struttura autorizzata all’accoglienza temporanea e permanente di persone anziane autosufficenti e semiautosufficenti. La Casa Famiglia per Anziani, dotata di personale qualificato, opera per migliorare le condizioni di vita degli ospiti. Tel: 0731-204605, 0731.64444, Fax: 0731-223954 devoluto alla scuola Magnificat di Gerusalemme). L’iniziativa del “Premio” ha lasciato il segno e sta per aprire un nuovo solco. In questa realtà nuova della Tanzania, dove il Cefa sta costruendo una centrale del latte, hanno lavorato due giovani volontari jesini, Emanuele Pagoni ed Eleonora Battistelli, i quali, due anni fa, hanno abbandonato studi e lavoro per dedicarsi ad aiutare a veder sorgere questa centrale ormai in fase conclusiva di realizzazione. I due giovani parleranno delle loro esperienze per aiutare ancora quelle popolazioni ed i club rotariani a realizzare questo nuovo ambizioso sogno. D’impatto, un senso di caos, di disuguaglianza sembravano catturare la fantasia dello spettatore, prima le opere incorporate di materia pesante e poi gli acquarelli, espressione di istanti vissuti; la tempesta che ha percorso l’anima di Francesco dopo la fine di un amore importante e la successiva rassegnazione. Un percorso artistico ed esperienziale dell’artista che rimanda tutto all’omogeneità e a quel filo vitale che lega insieme le nostre esperienze. Giulia Benigni Foto Anna V.Vincenzoni 12 Territorio 15 ottobre 2006 EDUCAZIONE ALIMENTARE Verso un futuro biologico IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI E ACCESSORI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 Villa Salvati di Pianello Vallesina esempio di agricoltura biologica “S apere di più per vivere meglio, non è mai troppo tardi”, così Aldo Lorenzetti, presidente dell’Associazione ex Allievi e Dipendenti dell’Istituto Professionale Statale per l’Agricoltura e l’Ambiente (IPSAA), ha introdotto il convegno su “Ogm- Biologico- Salute”, che si è svolto domenica 10 settembre presso Villa Salvati di Pianello Vallesina. Questa è uno dei più raffinati esempi di architettura neoclassica delle Marche, un edificio di maestosa eleganza, si ammira già dal viale d’accesso costellato di tigli. Mario Crescimbeni, dirigente reggente dell’istituto e coordinatore dell’evento, ha tenuto a sottolineare che “L’istituto è l’unico “professionale” delle Marche e si è subito inserito nell’impatto ambientale e dei prodotti biologici. Agricoltura, ambiente e territorio sono gli elementi portanti che da circa duecento anni guidano i molteplici studi, ricerche ed attività della scuola”. Sono intervenuti anche il sindaco Renzo Zuccaio, ex allievo dell’istituto e il professor Santilocchi, dell’Università Politecnica delle Marche, auspicando che agricoltura, ambiente e territorio siano ancora gli elementi portanti degli studi e delle ricerche dell’attività della scuola, come lo sono stati per duecento anni. Il prof. Natale Frega, preside della facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, ha dato il suo contributo affermando che la crescita dei popoli è in gran parte dovuta all’azione educativa esercitata dal sapere e conoscere quali siano gli alimenti nutrienti è indispensabile per la nostra sussistenza. “Gli effetti di un’alimentazione scorretta sono tanto più gravi quanto più giovane è l’età del soggetto” dice Frega, e per quanto riguarda i coloranti aggiunge: “L’unico modo per difendersi è leggere attentamente le etichette che, per legge, devono essere sempre presenti nelle confezioni. Mangiare prodotti freschi e genuini è la scelta più salutare”. Ancora un prezioso intervento dall’università politecnica, da parte del professor Orlandi, docente della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia, che rivela i risultati di importanti studi: fino a 16 anni l’uomo è assente da protezioni per le bevande alcoliche e perciò i giovani non dovrebbero assumere alcool neppure a livelli molto bassi, poiché predispongono l’organismo alla dipendenza. E’ intervenuta all’incontro anche l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione e Agricoltura, Carla Virili (nella foto) della provincia di Ancona così gli ex allievi e dipendenti dell’Istituto professionale, hanno colto l’occasione per svolgere la cerimonia di intitolazione della sala convegni alla memoria del professor Ivano Carotti, preside della scuola dal 1960 al 1979, a cui le figlie hanno scoperto una targa commemorativa. Nell’atrio della villa Salvati erano esposti i prodotti biologici commercializzati dall’istituto; altri prodotti hanno arricchito la mostra come formaggio e miele, “La battinebbia” e “Il profumo di Eva” di San Paolo di Jesi hanno esposto creme, oli essenziali ed articoli cosmetici per l’igiene del corpo. Oggi studenti e docenti della scuola Salvati proseguono con amore il lavoro che li lega alla loro terra e di generazione in generazione continuano a divulgare questa cultura con professionalità, fino a far diventare l’IPSAA, il centro propulsivo di ricerca ed innovazione dell’agricoltura regionale. Giulia Benigni SPILLI Il nostro aeroporto “R. Sanzio” perde fiducia Preoccupano le difficoltà finanziarie in cui si trova l’aeroporto di Falconara. Ma più ancora preoccupa la facile soppressione di voli “per motivi tecnici” che in realtà sono soppressioni mirati a fare il pieno con il volo successivo. Quanti ne sono stati soppressi in estate? E chi deve prendere l’aereo per Roma o Milano con coincidenze non rinviabili, non si fida e va in auto e in treno. E le perdite del Sanzio aumentano. Bloccate le nuove province Pare che nelle pieghe della Finanziaria ci sia lo stop ad alcune delle nuove province. Sarebbe un caso ripensato altamente positivo. E pensare che decenni fa il parlamento vagheggiava di sopprimerle tutte. Ma prevalse l’interesse locale. Un ente pressoché inutile – perché tante gestioni potrebbero passare ai comune e ad altri enti – e che alla comunità costa un patrimonio. Noi italiani i tagli veri non siamo capaci di farli. Troppo impopolari. E allora accontentiamo la piazza. civis Università della media vallesina Il 14 ottobre l’inaugurazione R iprendono le attività dell’Università degli adulti della Media Vallesina: l’inaugurazione del secondo anno accademico è prevista per sabato 14 ottobre alle ore 17 nella suggestiva Villa Salvati di Pianello Vallesina. L’Università, realizzata grazie all’importante contributo dell’Unione dei Comuni della Media Vallesina, riparte con importanti novità: trentasette corsi attivati che spaziano dalla letteratura italiana alla storia locale della Vallesina, da cultura musicale a psicologia sociale, da salute e tenesse alla medicina naturale, dagli “incontri col mondo dell’enologia” al corso di botanica dal titolo “andare per prati e boschi”, dalla grafologia all’informatica, passando per i corsi di lingue, le lezioni di presentazioni degli spettacoli di lirica della Fondazione Pergolesi Spontini fino alla fotografia e all’attività motoria, con un corso di nuoto e uno di ginnastica dolce. “Il grande successo e l’interesse riscontrati nel primo anno dell’Università” spiega il presidente dell’Unione dei Comuni della Media Vallesina Giancarlo Carbini” (nella foto) stimolano a fare di più e meglio, ad arricchire la gamma dei corsi previsti, ad ampliare l’orario delle lezioni e a prevedere nuove iniziative” La cerimonia del 14 ottobre di apertura dei corsi sarà introdotta dal presidente dell’Università Cesare Bellini e dal presidente dell’Unione Giancarlo Carbini. Le lezioni inizieranno invece lunedì 16 ottobre e si svolgeranno in tre sedi: Villa Salvati, a Pianello Vallesina, il Centro co- munale 6001, in locali sistemati e più ampi, a Moie, e appena conclusi i lavori anche nella nuova sede del Cis, ricavata nell’ex Fornace di Moie. Giorgia Barboni 13 Jesi e Vallesina 15 ottobre 2005 La notte bianca di San Settimio e di San Floriano Incontro in sacrestia di Paolo Marcozzi Moriconi Giambattista (Via, Piazza Nova a Via Valle) Esperto uomo d’armi e brillante diplomatico, fu ambasciatore jesino presso Giulio III (1550), Pio V (1566) e presso i rettori della Marca. Per incarico del Comune ebbe anche a trattare con gli anconetani per far cessare le scorribande di predoni che infestavano la zona. Al servizio della repubblica veneziana fu inviato, con il grado di capitano, a Candia, dove morì in combattimento nel 1570; i commilitoni gli eressero un monumento nella chiesa di San Francesco. Moro Aldo (Viale, da Viale Verdi a Via della Pace) Uomo politico (Maglie, Lecce, 1916–Roma, 1978). Presidente nazionale della FUCI (1939-42), iscritto alla Democrazia cristiana dal 1944, fu deputato alla Costituente, confermato al parlamento nel 1948. Sottosegretario agli esteri (1948-50), fu contrario all’adesione dell’Italia alla NATO, rappresentante della corrente di Iniziativa democratica. Vicepresidente del gruppo parlamentare democristiano, poi presidente (1953-55), fu ministro della giustizia (1955-57) e dell’istruzione (1957-59). Dimessosi A. Fanfani da segretario della DC, operò per ricomporre la crisi provocata dalla spaccatura di Iniziativa democratica nelle due correnti dorotea e fanfaniana, assumendo una posizione mediatrice che gli valse l’elezione alla segreteria (1959). Guidando la DC verso la collaborazione col partito socialista, ceduta (1963) la carica di segretario a M. Rumor, formò la prima coalizione organica di centro-sinistra, conservando la presidenza del consiglio sino al 1968. Ancora mediatore tra opposte tendenze, si impegnò dapprima a ridimensionare i programmi di riforma concordati coi socialisti, la cui ventilata attuazione aveva suscitato una minaccia golpista (1964), poi a rallentare il processo di logoramento del centro-sinistra, quindi a cercare nuove formule (nel 1968 avviò la “strategia dell’attenzione” verso il PCI) sempre attento a salvaguardare l’egemonia della DC. Ministro degli esteri (1969-72; 1973-74), presiedette un governo di coalizione (DC-PRI), poi un monocolore di minoranza (1976). Dichiarate concluse le fasi del centrismo e del centro-sinistra, come presidente del consiglio nazionale DC dal 1976 avviò la fase da lui dichiarata necessaria de “l’associazione del partito comunista alla maggioranza”. Bersaglio di un’operazione tesa a impedire l’attuazione di nuovi equilibri politici, il 16 marzo1978, giorno della presentazione alle camere del governo monocolore Andreotti, comprendente il PCI tra la maggioranza, fu sequestrato a Roma dalle “brigate rosse”, che, uccisi gli agenti della scorta, lo tennero per 54 giorni in una “prigione del popolo”. Fallite le ricerche per individuare il luogo della reclusione, Moro fu ucciso e il cadavere rinvenuto in un’auto. Mugnai (dei) (Via, da Via Setificio a Via Tessitori) Un’altra via dedicata alle arti e ai mestieri, che costruirono la fama della Jesi città del lavoro. Mura Occidentali (Via, da Via N. Sauro a Corso Matteotti) Su di essa guardano gli edifici, eretti a forma di mura, che proteggevano a ovest le case signorili del Corso. Essa costituiva anche il tratto cittadino della Via Clementina, prima che venisse costruito il Viale della Vittoria. Mura Orientali (Via, da Via Castelfidardo a Via XX Settembre) Su di essa guardano gli edifici, eretti a forma di mura, che proteggevano a est le case signorili del Corso. (continua al prossimo numero) Dire che, la domenica mattina presto, San Settimio fosse stanco morto ma contento come una pasqua, era dir poco. Dire che, la stessa domenica mattina presto, S. Floriano fosse vispo come un passero ma d’umore nero, era dir poco. I due si incontrarono nella sacrestia del Duomo poco prima della recita delle lodi: “Buon giorno.” Scandì a stento S. Settimio: aveva la voce impastata. “Um.” Il mugugno di S. Floriano mise sul chi va là S. Settimio: era segno di aria brusca. “Che c’è? Stai male?” S. Floriano non gli rispose per niente: essendosi già vestito, andò ad infilarsi in coro. “Stai male?” Gli corse dietro S. Settimio. S. Floriano fece scena muta. I due si sedettero nei loro scranni che erano vicini. “È per via di questa notte? --Sibilò S. Settimio all’orecchio di S. Floriano-- Io sono stato sempre in giro. A Palazzo Tesei… al teatro Valeria Moriconi… una sviaggiata su e giù per il corso… Quanta gente! Quanta!! Anche dentro S. Filippo… al Museo Diocesano… a piazza dell’orologio, a quella delle monnighette… Tu?” “Lassa gi’: rispondi!” La recita delle lodi era già all’inno. Dopo il primo salmo a S. Settimio cominciò ‘na sbadijarella che lo smascellava; non s’accorse del benedictus e rimase seduto; alla benedizione finale rispose russando; quando gli altri canonici ritornarono in sacrestia, rimase in coro a… meditare! “Sta male?” Si volle informare il mite canonico penitenziere. “Macché: è sonno!!” diagnosticò S. Floriano. “Come mai?” “Ha fatto la notte bianga!” “Ah bè’” Lo assolse il penitenziere. “E se sa no: --sputò fuori la bile S. Floriano-- chi non dorme de notte, dorme de giorno!!” m.f. Lido Santarelli, ultimo ramaio jesino Il dono a mons. Vescovo L ido Santarelli, ferroviere in pensione, ultima espressione degli artigiani jesini del rame, ha potuto completare quanto promesso al momento dell’ordinazione del nostro Vescovo: donare anche a lui un crocifisso in rame, come già fatto in precedenza ai vescovi di Fabriano, Senigallia, Ancona e al museo dicesano di Jesi. I crocifissi sono opere uniche delle sue mani di artista e fine cesellatore manuale. Ci rallegriamo con l’amico Lido per questa manifestazione di affetto al nostro pastore. Antonio Lombardi Foto Anna V.Vincenzoni LA CASA FAMIGLIA PER ANZIANI al Collegio Pergolesi Un ambiente confortevole S ono circa dieci anni che il Collegio Pergolesi è sottoposto ad intensi lavori per adibirlo all’accoglienza delle persone della terza età, autosufficienti e semi-autosufficienti. La Casa Famiglia per Anziani è aperta per gli abitanti della città di Jesi, della Vallesina e dei paesi della costa adriatica. Al momento vi sono 45 ospiti seguiti da personale idoneo e da un infermiere che assicura il primo soccorso e la somministrazione esatta dei farmaci. Il cibo è genuino ed è preparato in casa, nella cucina del Collegio, da cuoche attente e motivate. Lo spazio verde è curato assiduamente per accogliere sia gli anziani che i bambini della scuola materna, e in estate, i bambini della colonia marina. Nei due campi da gioco si allenano i ragazzi della società sportiva e si incontrano gli scout nei fine settimana. Gli anziani sono lieti di sentire le voci squillanti dei bambini nei loro giochi sul prato; la loro presenza porta speranza per il futuro, fa pensare che la vita non è finita. È bello vedere piccoli, giovani e anziani attorno alle fon- Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 www.fazibattaglia.com tane del giardino; insieme formano e completano il cerchio della vita. In autunno riprendono le scuole, le attività sportive e le tante altre attività di volontariato e al Collegio molte persone offrono il loro servizio agli anziani: il personale rivede volentieri i volontari e benefattori, mentre sono aperti al servizio dei nuovi che si sentano attratti nel donare un po’ del loro tempo. Riprendono anche gli incontri dei cooperatori e delle cooperatrici, movimento laicale che affianca il lavoro dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia vivendo il carisma del fondatore, Vittore Scheppers. La struttura si sta arricchendo di un’altra scala di sicurezza e di un altro ascensore. I lavori hanno avuto inizio a luglio e le opere saranno inaugurate durante le feste natalizie. Ultimati questi lavori, la Casa Famiglia sarà veramente completata in ogni sua parte. Nella Casa Famiglia del Collegio Pergolesi i pazienti si trovano bene; i figli si sentono tranquilli nel lasciare i loro genitori alle cure esperte ed affettuose del personale addetto della Casa per Anziani. Gli ospiti sono seguiti e curati anche nello spirito sino al momento del trapasso da questa casa alla Casa del Padre; la direzione si rende disponibile per offrire degne esequie e funerali, con la disponibilità della cappella e del sacerdote. La presenza rispettosa e la partecipazione al momento di preghiera degli ospiti della Casa, che, più che mai, in questi momenti si sentono famiglia, dona sostegno ai figli e ai parenti e consolazione ai confratelli per essere stati canali di grazia per gli anziani loro affidati. Durante questo periodo i pazienti sono seguiti e preparati per il mese missionario e in vista della bella festa della patrona della congregazione, con attività religiose, culturali e ricreative. Agli anziani piacciono molto queste festività e vi partecipano con entusiasmo: si vedono i loro occhi brillare di gioia e il loro cuore sembra essere più leggero, più pieno di speranza. Maria Rota 14 15 ottobre 2006 Pagina aperta notizie brevi AGENDA IL SANTO DEL GIORNO Venerdì 13 san Romolo, sabato 14 san Callisto I, domenica 15 santa Teresa d’Avila, lunedì 16 san Gerardo, martedì 17 beato Contardo Ferrini, mercoledì 18 san Luca, giovedì 19 san Paolo della Croce, venerdì 20 santa Adelina, sabato 21 sant’Orsola, domenica 22 san Donato da Fiesole. Farmacie di turno a Jesi Venerdì 13 Cerni - sabato 14 Comunale2 - domenica 15 Grammercato - lunedì 16 Coppi - martedì 17 Moretti - mercoledì 18 Barba - giovedì 19 Martini - venerdì 20 Calcatelli sabato 21 Grazie - domenica 22 Comunale 1. Farmacie di turno in Vallesina Venerdì 13 Castelbellino – sabato 14 Pianello – domenica 15 Montecarotto - lunedì 16 Moie (Angelico) - martedì 17 Macine - mercoledì 18 Moie (Lucarelli) - giovedì 19 Angeli - venerdì 20 Poggio San Marcello - sabato 21 Castelplanio - domenica 22 Pianello. Oggi sposi 14 ottobre: Alessandro Tanzini e Beatrice Rossi ad Assisi (S. Pietro) - Enrico Pistola e Ilaria Bechis a S. Pietro Martire - Cristian Ludovico e Cristina Colini a S. Francesco d’Assisi - Massimo Martini e Stefania Giglietti a Castelbellino. 15 ottobre: Ivan Corradini e Marta Verdenelli a Castelbellino - Zeljko Marinelli Prstac e Milena Gobbi a S. Nicolò - Samuele Zoccari e Sabrina Memè a S. Giuseppe Jesi per le giovani coppie U n contributo alle giovani coppie che decidono di vivere nei quartieri storici della città come via Roma, il Prato e San Giuseppe. È la proposta su cui sta lavorando l’assessore alla riforma dell’Ente, Antonio Balestra, dopo aver ricevuto il parere favorevole della Giunta per studiare modalità e forme di tale incentivo. L’obiettivo è quella di rendere il progetto operativo già dal prossimo anno e dunque di trovare le relative risorse finanziarie nel bilancio di previsione 2007 che sarà portato alla discussione del Consiglio comunale entro dicembre. “E’ indubbio - ha sottolineato Balestra che alcuni quartieri della città che un tempo rappresentavano la vera anima jesina, oggi vivono in una situazione se non di abbandono, quantomeno di difficile ricambio generazionale, con i giovani che, anche se cresciuti in questi stessi quartieri, preferiscono - quando si tratta di formare una nuova famiglia - spostarsi in altre zone residenziali che si sono diffuse negli ultimi anni. Questa realtà oggettiva ha contribuito ad un impoverimento dei quartieri più popolari, oggi sempre più costituiti da anziani e da immigrati. L’Amministrazione comunale ha ben chiaro questo fenomeno e, come già sottolineato a suo tempo dal sindaco Belcecchi, è intenzionata ad avviare una politica urbanistica che consenta il pieno recupero dei borghi storici, con una riqualificazione che coinvolga anche i privati nella qualità delle progettazioni e degli utilizzi. È una operazione, questa, che può essere portata avanti nel medio periodo, anche in virtù delle opportunità derivanti dal nuovo piano regolatore. A breve termine, ritengo però che si possa già fornire un segnale importante per incentivare le giovani coppie a riappropriarsi di quartieri che costituiscono la memoria storica della città. Corsi di italiano Sono iniziati presso l’ARCI di Jesi i corsi di lingua italiana per adulti stranieri. Si tratta di un’attività iniziata otto anni fa e svolta con continuità ed elevata partecipazione. Quest’anno gli iscritti presenti alla giornata di avvio erano quindici, di cui sei uomini e nove donne, di diverse nazionalità (Cina, Bangladesh, Romania, Islanda) e arrivati in Italia in anni più recenti. Nei corsi si cercherà di riprodurre situazioni di vita reale e fornire le conoscenze essenziali, il lessico di base, le parole chiave per migliorare la capacità di comunicazione. I corsi sono articolati in un livello base per chi inizia ad apprendere la lingua per la prima volta e un livello più avanzato per chi invece è già in grado di comunicare ma ha bisogno di rinforzare le sue conoscenze linguistiche. I partecipanti sono divisi in piccoli gruppi; gli orari di lezione vengono adattati alle esigenze e agli orari familiari o di lavoro. Nella gestione dei corsi sono impegnate anche le nuove volontarie del servizio civile. I corsi sono gratuiti per i partecipanti, ai quali si chiede solo un piccolo contributo per sostenere le spese dei materiali utilizzati.. Camminata d’Autunno lungo “La Via dei Tesori” Il Consorzio intercomunale Servizi (Cis) e il Team Marche Cis presentano la Camminata d’Autunno lungo “La Via dei Tesori”, il sentiero ciclopedonale che dalla zona Rotone di Moie giunge a Pantiere. La manifestazione si svolgerà domenica 15 ottobre e l’appuntamento è per le ore 10 presso il gazebo Cip (centro informativo promozionale Cis). La manifestazione è sportiva e ricreativa, con due distinti percorsi. Quello agonistico è riservato a corridori esperti i quali, al momento dell’iscrizione, dovranno obbligatoriamente presentare il certificato medico. Saranno premiati con medaglie i primi tre classificati d’ogni categoria. Il percorso amatoriale è libero per quanti – indipendentemente da età e preparazione – vorranno affrontarlo come semplice passeggiata domenicale, non avrà iscrizione, delimitazioni, graduatorie o classifiche. A tutti i partecipanti saranno donati cappellini e magliette. Un punto ristoro sarà a disposizione dei partecipanti alla conclusione della manifestazione. “Il sentiero ciclopedonale che chiamiamo La Via dei Tesori è ormai usufruito diffusamente da molti residenti e altrettanti provenienti anche da fuori provincia” commenta il presidente del Cis Sergio Cerioni, “la Camminata d’Autunno vuol essere manifestazione e festa popolare all’insegna del gusto di passeggiare lungo il verde fluviale all’aria aperta e insieme. La parte agonistica è riservata agli amatori del correre e sono davvero molti. A tutti l’augurio di una bella giornata tra i Tesori del nostro territorio”. Mirko Santoni, direttore del Team Marche Cis (la società che gestisce il sentiero oltre alla piscina consortile) coglie l’occasione per ricordare che tutti i venerdì dalle 16,15 alle 17 presso il gazebo della zona Rotone si tengono lezioni di ginnastica dolce per tutte le età. E che fino al 31 ottobre è possibile noleggiare bici e risciò (sempre nel gazebo) tutti i pomeriggi dal martedì al sabato, e per tutta la giornata delle domeniche. Nel ricordo di Carlo Parlapiano “Grazie per il dono speciale “ Ad un anno dalla partenza per il Cielo del nostro caro Carlo, sentiamo il desiderio di condividere con tanti i sentimenti e le realtà che abbiamo vissuto e viviamo ancora con lui. Pur se la parte umana sente tutto il taglio del distacco, l’anima è colma di gioia e di gratitudine a Dio per il dono speciale di questo fratello, con il quale abbiamo percorso un tratto del nostro cammino. Carlo ci ha sempre sostenuti ed aiutati a sentirci e a vivere come fratelli in Cristo; e il ricordo va proprio ai primi anni ‘80 in cui con un gruppo di famiglie si cercava di vivere l’amore reciproco, mettendo tutto in comune: i beni materiali e quelli spirituali. Momenti speciali, durante i quali egli ci parlava con semplicità della Santità in famiglia, momenti che avevano il sapore del Cielo, del Paradiso: una vita con Gesù in mezzo (“dove due o più sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo ad essi”), che ci faceva ardere il cuore e riempiva la vita. Carlo però ci ha anche guidati a non tenere per noi questo tesoro; lui, che ha sempre amato particolarmente tutta la Chiesa e tutta la Vallesina, ci invitava e ci spronava a portare l’Amore di Dio in ogni strato e tessuto sociale, politico e culturale e a metterci a servizio della diocesi. Le iniziative alle quali abbiamo partecipato e quelle che insieme abbiamo proposto e realizzato sono state splendide occasioni per crescere nella comunione tra noi e con altri fratelli e quelle che ci hanno messo in cuore l’amore più grande per la nostra Vallesina, per la terra marchigiana, per la Chiesa tutta. Come non rammentare il profondo e speciale rapporto di Carlo con Padre Oscar e con tanti sacerdoti che lo hanno seguito nei tanti momenti dolorosi della sua malattia. Già la malattia, il suo incontro con il dolore e gli ultimi difficili anni ci hanno aiutato a spalancare l’anima sull’essenziale della vita: l’amore per Dio e l’amore per i fratelli e a maturare un rapporto profondo con Maria, con la quale Carlo ha sempre avuto un legame tenerissimo e profondissimo. Tante volte ha affidato noi e tanti fratelli alla Madonna delle Grazie, alla quale era particolarmente legato, perchè ci diceva che, con occhio attento potevamo vedere sotto il suo manto proprio tutti, dal più umile al più potente, dal più piccolo al più grande. Lei lo avrà preso per mano e messo sotto quel manto per condurlo a Dio. Ricordandolo innamorato senza misura di Dio e dell’uomo, gli chiediamo di continuare a guardare con quell’amore tutti noi, per la nostra fedeltà alla chiamata di Dio, alla nostra terra e alla nostra Chiesa, al nostro Vescovo. Per ricordarlo insieme, domenica 15 ottobre, primo anniversario della sua partenza per il Cielo, verrà celebrata una Messa nella Chiesa di S. Marco alle ore 17,30; seguirà un momento artistico e di testimonianza. La comunità del Movimento dei Focolari di Jesi e Vallesina In memoriam “So che in fondo alla strada il Signore mi aspetta” (B.B. Porro) 23.3.1937 28.6.2006 Anna Maria Marcelletti in Bugatti Ci hai lasciato troppo presto, ma vivrai sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori. I tuoi cari Partecipazione Il 5 ottobre alle ore 15 è mancato a 72 anni di età all’affetto dei suoi cari, della moglie Emilia Mencarelli, dei figli Damiano e Maria, della nuora Francesca, del genero Giorgio, dei fratelli, cognati, cognate, nipoti e parenti tutti Marcello Rosini Pensionato, ex dipendente della ditta Bocchini. Così lo ricordano i suoi nipoti Lorenzo, Nicola e Alessandro “Caro nonno Marcello, ti ricorderemo sempre nei nostri cuori per la tua generosità, bontà d’animo e altruismo. Grazie per l’amore che ci hai regalato.” In memoriam A sei mesi dalla scomparsa, a 79 anni di età, avvenuta il 28 marzo scorso, è stato celebrata domenica scorsa a san Giuseppe di Jesi una santa Messa di suffragio per Aveneto Catani “Melè” Marito, padre, suocero e nonno stupendo che ha trasmesso, con semplicità, tanti valori anche all’intera comunità parrocchiale. E’ in arrivo il nuovo calendario della Croce Rossa Il calendario realizzato quest’anno dalla Croce Rossa Italiana – comitato di Jesi in collaborazione con le delegazioni di Montecarotto, Staffolo, Filottrano e il gruppo di Monsano, grazie al contributo di numerosi sponsor, è arricchito con immagini pubblicitarie d’epoca di prodotti farmaceutici. Non solo un comune calendario ma anche una piacevole e variopinta “raccolta d’arte”. La distribuzione verrà effettuata dai volontari in divisa. Sport 15 15 ottobre 2006 VOLLEY A Santeramo (ore 18) per tornare alla vittoria Monte Schiavo nella tana della capolista Sagra dell’Uva: giovane dal 1928 L “L Oltre trentamila presenze per la 69 ª edizione della manifestazione cuprense gressi certificati da venerdì a domenica, cui vanno aggiunte svariate migliaia di persone intervenute il giovedì. Oltre ai concerti di Gianluca Grignani, Alexia e Edoardo Vianello è stato molto apprezzato dal pubblico anche il tradizionale Palio della Pigiatura. Contesa vinta dai pigiatori cuprensi seguiti da quelli di Maiolati Spontini e di Staffolo che ha però strappato applausi soprattutto per la partecipazione di quello che è stato ribattezzato ‘dream team dei sindaci’. La coppia di pigiatori formata dal sindaco di Cupra Fabio Fazi e da quello di Staffolo Sauro Ragni. “Per la prossime edizione abbiamo già molti appunti su cui lavorare – continua il primo cittadino di Cupramontana -. Vorremmo tra l’altro rendere ancora più affascinante l’impatto visivo della piazza principale coinvolgendo di più coloro che curano gli stand gastrono- mici. La forza della nostra storica sagra sta nell’apporto di tante componenti tra cui voglio ricordare la Carifac SpA e la Fondazione Carifac che più di ogni altro ente sono vicine alla manifestazione”. Tra i carri allegorici il primo posto è andato ai ragazzi della contrada San Giovanni che hanno presentato il carro “Verdicchio a Las Vegas”, goliardico confronto tra gli usi e costumi di un produttore di wiskhy americano e un vignaiolo cuprense. Al secondo posto il Centro Storico con “La famiglia A Dama”, terza piazza per la contrada Badia Colli con “I Vinmpson”, A seguire il carro allegorico-vendemmiale della contrada San Michele (“L’alleanza di vino”), quello della contrada San Bartolomeo (“L’isola del fiaschetto d’oro”) e del Gruppo Trebbia 2000 (“La macchina del tempo”). “Ai ragazzi che realizzano i carri, sempre di grande pregio, va il grazie dell’Amministrazione a nome di tutti i cuprensi – sottolinea il vicesindaco Adria Mondaini -. Con disinteressata passione danno vita ogni anno a uno dei momenti più colorati e apprezzati della sagra”. Per gli stand il primo premio è andato al Cupra Baseball. Ma molto apprezzati sono stati anche quelli realizzati da Massaccio Football Club, Gruppo Folcloristico Massaccio Associazione Musicale Maiolati Spontini e Gruppo Cacciatori Cupramontana. Presenti a Cupramontana per la 69ª Sagra dell’Uva anche numerosi rappresentati istituzionali: il presidente della Giunta Regionale Gian Mario Spacca, i parlamentari Carlo Ciccioli e Francesco Casoli, il presidente del Consiglio Regionale Raffaele Bucciarelli, il consigliere regionale Giacomo Bugaro. Andrea Brunori BASKET Arancio-blu ancora a secco di vittorie Fileni Bpa con Pavia per togliere lo zero N el tanto atteso debutto casalingo della Fileni Bpa a festeggiare, alla fine, è stato soltanto il Sassari. Domenica scorsa, infatti, gli isolani hanno approfittato dell’emozione degli arancioblu ed hanno violato il PalaTriccoli, vincendo 79 a 63. “La causa della sconfitta è dovuta al nervosismo per il debutto – ha detto in sala stampa il tecnico Slobodan Subotic – Abbiamo sbagliato tiri facili, segnale della tensione. Non sono preoccupato delle percentuali nel tiro da tre ma dagli errori banali e dalle sedici palle perdute, tante”. Venerdì 6 si è chiusa la campagna abbonamenti dell’Aurora. Poco meno di mille centocinquanta le tessere sottoscritte dagli appassionati jesini. La classifica dopo la seconda giornata di andata: Caserta, Rimini, Pavia, Fabriano e Imola 4 punti, Montecatini, Rieti, Soresina, Reggio Calabria, Sassari e Ferrara 2, Castelletto Ticino, Casale Monferrato, Novara, Fileni Bpa Jesi e Pesaro 0 punti. Oggi, domenica 15 ottobre, nuovo impegno casalingo per Rossini e compagni. Al PalaTriccoli arriva il Pavia (ore 18.15), altra formazione con grandi ambizioni. Gli arrivi degli ex Stanic ed Ezugwu, più quello di Monroe, già visto a Fabriano, fanno della formazione allenata da coach Martellossi una delle possibili candidate ai piani alti. Attenzione anche all’altro americano Baxter. Gip Giornata del Vino All’enoteca Regionale di Jesi, in via Federico Conti, domenica 15 ottobre, dalle ore 11 alle 13 e dalle 17,30 alle 21,30 si svolgerà la seconda giornata “Go wine, tris di grandi autoctoni” in programma in tutta Italia e che nasce da un’idea semplice che sta ovunque registrando molti consensi: riunire da Nord a Sud della penisola, nelle città o nei luoghi del gusto, tanti consumatorituristi del vino per promuovere iniziative legate ad un tema comune. tobre, le “prilline” sono di scena a Santeramo (ore 18) per l’ultima gara del girone d’andata. Le pugliesi, allenate da “marchigiano d’adozione” Salvagni, hanno nel capitano Marulli l’elemento di spicco. La centrale, arrivata vicinissima a vestire il rossoblu qualche anno fa, ha nel muro il suo punto di forza. In questo fondamentale è stata la migliore nella passata stagione. Da tenere d’occhio anche la giovane regista Luraschi, l’ucraina Dushkyevich e la bulgara Boteva. La Lega Femminile ha assegnato i premi della stagione 2005/06. Isabella Zilio (nella foto di F. Zani), libero della Monte Schiavo, si è aggiudicata quello per la miglior ricezione dello scorso campionato. Guseppe Papadia Centro sportivo Italiano L’Oratorio e la sua funzione educativa ggi l’oratorio è ritenuto, dalle chie- maniera vincente la sfida educativa del O se locali, una parte fondamentale presente , in una società troppo spesso ladell’azione pastorale. In ogni parrocchia sciata in balia dei cattivi maestri. si sente il bisogno dell’oratorio, anche se appare sempre più difficile definire i suoi compiti e soprattutto i suoi tratti caratteristici. L’oratorio ha alle sue spalle una grande tradizione educativa, ma, è inutile nascondersi, sente il peso degli anni e i giovani non lo popolano più come un tempo. I giovani che non vanno più all’oratorio sono gli stessi che così spesso vediamo stanchi, sfiduciati, disillusi e consumisti nella case, nelle piazze, nelle scuole. In loro c’è rassegnazione, diffidenza, ma c’è anche un grande desiderio di vita, di felicità, di responsabilità, di solidarietà, di compagnia, di stare dentro le cose del mondo. L’oratorio del terzo millennio sembra avere necessità di risorse e competenze nuove, capaci di affrontare in Perché non rimodulare, allora, l’offerta educativa dell’oratorio in modo che vada incontro alla domanda di senso dei giovani? Perché non pensare all’oratorio come ad un grande laboratorio di esperienze umane che – a partire dallo sport o dal teatro o dalla musica- diventi un luogo importante di esperienze, di amicizia e di relazioni? Perché non credere a un oratorio capace di abbattere le sue stesse mura per fare missione lì dove occorre? Il Csi cercherà di contribuire a dare alcune risposte organizzando un corso di Formazione base per animatori degli oratori a gennaio 2007 nei giorni 19-21 gennaio: verranno allestisti cinque laboratori: teatrale, musicale, ludico-motorio-sportivo, grafico e multimediale. Eccellenza Il derby dell’Esio senza reti ma emozionante eal Vallesina e Jesina si sono scontra- con Monsignore, a porta vuota, sprecano R te nel verde di Moie per la gioia di l’occasionissima. Siamo all’ultimo scorcio mille e duecento spettatori, presenti da e rimaniamo sullo zero a zero. Ma a tutti ambo le tifoserie: ormai le due compagini sono seguite da questa buona presenza. Mancò il gol, unico assente! Real – Jesina 0-0 Le due formazioni, che possiamo chiamare nostrane, si sono presentate in campo al “Pierucci” col piede sul tutto-gas. Un primo tempo da emozioni vibranti con i padroni di casa all’arrembaggio, e con la difesa leoncella ben determinata a sostenere le grandi parate di Pieralisi. Così tutto il primo tempo, capace di far prendere degli strizzoni ai cardiopatici, con occasioni sciupate di un soffio e tanto gioco tecnicamente ben condotto. Nella ripresa, forse per un po’ di stanchezza e forse per necessaria prudenza, il ritmo non può durare a tavoletta. Ma si vedono egualmente belle azioni, sottolineate da applausi. Ci sono stati anche due gol (uno per parte), ma annullati giustamente al Real per mischia fallosa di Buratti, e alla Jesina per fuorigioco di Monsignore: lo 0-0 continua a imperare, con la bravura de due guardiani della rete. Qualcuno, a questo punto sta calcolando che i realisti meriterebbero di più, ma gli jesini vivissimi complimenti. Vir Promozione In casa propria il Castelplanio ritorna alla vittoria, dopo le delusioni. Il Villa Pesaro non è stato un pericolo esagerato ed il nostro Congiu ha sfoderato la … doppietta ed ha colpito giusto: 2-1 e classifica a metà. Prima categoria Cupramontana pareggia a Mondolfo (11) contro il fanalino di coda. San Marcello tra le mura amiche batte duramente la Spes (3-0). Monserra impatta ad Offagna, campo difficile (1-1). Seconda categoria La capolista Monsano perde in trasferta a Filottrano (2-1) e cede il primo posto. Dilaga la Sampaolese ad Argignano (1-4). Corsara l’Aurora a Castelbellino (1-3). L’Aesina in casa cede alla Dorica Torrette (1-2) che diventa la nuova capofila. Il Borgo Minonna perde in casa ad opera dell’Atletico Ancona (0-2) e naviga male nel fondo. WWWBPAIT ’intensità e la ricchezza di eventi della Sagra ha premiato una volta ancora. Sono tantissimi i visitatori che si sono complimentati per la quantità di iniziative che per quattro giorni hanno interessato ogni parte del centro storico senza soluzione di continuità”. Parole del sindaco Fabio Fazi ben rappresentano la soddisfazione che si respira a Cupramontana per la riuscita della 69ª Sagra dell’Uva. Edizione che ha certamente superato le 30.000 presenze: ventisettemila in- a Monte Schiavo Banca Marche, che due settimane fa aveva regolato facilmente l’Altamura in casa, non è riuscita a ripetersi lontano dal PalaTriccoli. Domenica scorsa a Perugia nella prima trasferta della stagione le jesine hanno incassato un duro 3-0 (parziali: 25-13, 25-20, 25-19) frutto di una gara caratterizzata dai tanti errori. Le ultime ad arrendersi nella giornataccia perugina, sono state Elisa Cella e Raffaella Calloni. Per l’ex Arzano 12 punti, nove quelli messi a segno dalla milanese. Nel gruppo C Santeramo guida a punteggio pieno, seguono a due punti Perugia e la Monte Schiavo Banca Marche Jesi. Fanalino di coda è l’Altamura, ancora a zero. Oggi, domenica 15 ot-