Giornata missionaria diocesana
Sabato 21 ottobre alle ore 21
nella chiesa parrocchiale
di San Marcello
Veglia missionaria
presieduta dal Vescovo
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
ANNO LIV- N. 35
DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145
Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi
DOMENICA 12 OTTOBRE 2006
La Vallesina fa il suo dovere
Verso Verona
È
Beatrice Testadiferro
Euro 1
Produciamo energia
Editoriale
ormai prossima la celebrazione del quarto
Convegno Ecclesiale nazionale,
appuntamento decennale nel
cammino della Chiesa italiana,
che si colloca nell’orizzonte
degli orientamenti pastorali
“Comunicare il Vangelo in un
mondo che cambia”. La Chiesa
Italiana, dunque, da lunedì
16 a venerdì 20 ottobre sarà a
Verona. La nostra diocesi sarà
rappresentata dal Vescovo, da
don Mariano Piccotti, da padre
Alfredo Serighelli, da Egizia
Mimmotti, da Michele Contadini e da Beatrice Testadiferro che
parteciperanno ai lavori. Ogni
diocesi si presenterà con un suo
testimone: Carlo Urbani per Jesi
e la Vallesina. Urbani diceva di
sé: “Sono cresciuto inseguendo
il miraggio di incarnare i sogni.
Ho fatto dei miei sogni la mia
vita e il mio lavoro”. Coltivava
la sua anima e non aveva
fretta di parlare di fede, ma la
traduceva nella sua vita, nella
competenza rigorosa del lavoro
verso coloro che incontrava nel
suo cammino umano e professionale. Carlo ha incarnato
bene il grande valore della vita
e della speranza, dedicandosi
con umiltà al servizio dell’uomo.
La preparazione al convegno ha
rappresentato un’occasione di
riflessione nelle chiese diocesane.
Abbiamo pubblicato alcuni di
questi contributi, nel prossimo
numero ci saranno le testimonianze in diretta da Verona;
ora vorrei proporre uno scritto
di Vito Savini, per tanti anni
collaboratore di Voce e sensibile
alla realtà della Chiesa:
“Verona 2006! Che sia la volta
buona… Penso che il cammino
della chiesa sia diventato più
difficile, oggi, ma non meno
evangelico. Guai a convincerci
che in questo periodo storico siamo chiamati ad una
testimonianza di resistenza e di
conservazione: no, urge aprire
nuove frontiere … Quanti
nuovi orizzonti da esplorare
in sostituzione di quelli chiusi
o perduti… La dismissione di
ogni forma di autoritarismo, la
corresponsabilità nel servizio
al Vangelo da parte di tutte le
componenti il corpo ecclesiale,
più spazio e forza all’opinione
pubblica nella Chiesa (perché sia molto di più e non di
meno di una democrazia) e
un rilancio della iniziativa
e autonomia del laicato. La
speranza forte è che la Chiesa a
Verona non si parli addosso, ma
che sia rapita “fuori di sé”, non
più tanto preoccupata di sé e
della propria identità, liberata
dalle categorie dei “nostri” e dei
“vostri”, del “dentro” e del “fuori”
ma sia tutto orecchie e occhi per
cogliere la voce dello Spirito”.
Settimanale d’informazione
Una mini delegazione di Voce della
Vallesina ha approfittato della giornata
Edison di sabato 7 u.s. per una
rapida visita ad una delle centrali
più pulite d’Italia. E i fatti lo hanno
dimostrato. Abbiamo avuto l’onore di
essere accolti dall’ing. Paolo Subissati,
capo centrale, che ci ha condotto, con
opportune e adeguate informazioni,
a vedere i punti nevralgici della
enorme fabbrica di energia elettrica.
La turbina a gas, quella a vapore, la
centrale di raffreddamento, il sistema
chiuso che permette di riciclare la
stessa acqua e lo stesso vapore (salvo
modeste dispersioni) hanno costituito
le nostre maggiori curiosità. Se poi
pensiamo che molto probabilmente la
Sadam di Jesi si è salvata grazie alla
costruzione di “Città energia”, c’è di
che ringraziare, e non poco, quanti
a suo tempo hanno concorso alla sua
realizzazione.
16 ottobre festa di S.Gerardo
Auguri monsignore!
F
orse nessuno sa che oggi, 16 ottobre, è S.Gerardo e quindi l’onomastico del
nostro vescovo. Al quale, subito, facciamo i migliori auguri a nome di tutta la
redazione di Voce della Vallesina, di tutti i nostri lettori e di tutta la comunità di
Jesi e della Vallesina.
Però…chi tanto e chi niente! Perché dovete sapere che di Gerardi santi e celebrati
dalla Chiesa ce ne sono due: uno il 3 ottobre e uno il 16. Così don Gerardo, pur
nella sua umiltà, molto spesso si vede arrivare tanti auguri ben due volte in un
solo mese! Ma abbiamo scoperto che per lui vale il santo del 16 ottobre.
Ma chi era il S.Gerardo Maiella del 16 ottobre? Era, diremmo oggi, un frate
cercante, una specie del nostro Fra Serafino, dell’ordine dei Redentoristi vissuto
appena 29 anni ( nato nel 1726 vicino Potenza e morto nel 1755) . Altri tempi
dunque. Di umili origini – il padre era sarto – fin da ragazzo espresse il desiderio
di essere sacerdote cappuccino. Ma si fermò al noviziato e spese tutta la sua
vita nei servizi più umili a favore dell’Ordine cui apparteneva e a favore della
comunità laica. Fu calunniato (sospetta relazione con una ragazza) al punto
che lo stesso fondatore del suo Ordine, il grande
S.Alfonso de’ Liguori, fu lì lì per crederci. Gerardo
non disse neppure una parola per difendersi,
sicuro del fatto, data la totale infondatezza delle
dicerie, che la verità sarebbe venuta a galla. Che
se poi così non fosse avvenuto, era pronto ad
accogliere la calunnia come penitenza per i suoi
peccati. Ma la verità trionfò. Fu canonizzato da S.
Pio X nel 1904.
Conclusione. Siccome non c’è due senza tre,
auguriamo al nostro don Gerardo che sia il terzo o, meglio ancora, che sia quello
che “ l’uno e l’altro caccerà dal nido”. Lo diciamo senza minimamente voler
scherzare con i santi perché sappiamo, proprio perché sono santi, che tra loro
non c’è alcuna gelosia. Ce ne fossero!
v.m.
Dopo l’ultimo episodio, quello Redeker
Andiamo verso la tolleranza dell’intolleranza?
T
ollerare vuol dire, detto in soldoni, lasciare
che qualcuno dica o faccia quanto io personalmente non condivido. Di contro essere intollerante vuol dire non permettere che altri esprimano opinioni, soprattutto sul piano religioso e
politico, diverse dalle mie. Quello della tolleranza è un principio conquistato con l’Illuminismo;
la cultura occidentale lo ha gradualmente elevato a quello di libertà del pensiero, della stampa,
delle proprie convinzioni in generale.
Ebbene, da qualche tempo a questa parte sono
accaduti episodi che hanno dimostrato la presenza, nell’estremismo islamico, di totale intolleranza nei confronti di chi critica o non condivide o interpreta in un certo modo i contenuti
del Corano. L’ultimo episodio è stato offerto da
quanto accaduto al prof. Robert Redeker, docente di Tolosa, che ha scritto un articolo su Le Figaro con il quale, secondo quanto riportato dai
giornali, difende il discorso del papa a Ratisbona
e definisce il Corano come un libro che incita
alla violenza. Ed ora da gruppi estremisti islamici viene minacciato di morte. Sembra che la dirigenza scolastica del suo istituto e rappresentanti
del governo abbiano preso le distanze dal docente in nome della prudenza e del rispetto del
credo altrui. Ma a questo punto il problema non
è certo quello di condividere o di non condividere il contenuto dell’articolo, quanto quello del
diritto alla libertà di esprimere il proprio parere
su un testo. Del resto il Corano, come la Bibbia,
è un testo che, all’interno dello stesso islamismo,
offre interpretazioni molto diverse su temi fondamentali come la violenza, la guerra, la donna,
la famiglia ecc, E questo non fa certo scandalo.
Scrive Bernard-Hnri Levy: “ Non mi interessa
sapere se le affermazione di Redeker fossero intelligenti o sciocche… ma dal momento che l’ar-
ticolo gli è valsa una sorta di fatwa sulla propria
testa, nel Paese dei diritti dell’uomo e di Voltaire merita un appoggio totale, indiscusso, senza
oscillazioni”. E Sergio Luzzato commenta: “ La
posta in gioco è altissima….Dovremmo averlo
imparato da tanta storia del Novecento: la forma più pericolosa della censura è l’autocensura”.
Cioè: sto zitto, non dico la mia opinione perché
ho paura.
Sarebbe il trionfo dell’intolleranza. Le minacce
fino alla morte dell’estremismo islamico possono
costituire una forma strisciante di perdita della
libertà. Non condivido né il contenuto nè lo stile
violento degli ultimi scritti della Fallaci, ma guai
se la Fallaci non avesse conservato il diritto ad
esprimersi. La civiltà occidentale arretrerebbe di
500 anni. Torneremmo alle guerre di religione e
ai roghi.
Vittorio Massaccesi
2
Jesi e Vallesina
15 ottobre 2006
Primo Trofeo Coppa Oikos
Stagione lirica 2006
Don Giovanni, un mito senza tempo
Q
uando è nato il mito di Don Giovanni? Era già nell’immaginario collettivo quando Mozart mise in musica il
libretto di Da Ponte. In quegli anni già
tre opere sullo stesso soggetto erano state rappresentate con successo. Il teatro
marionettistico poi da tempo aveva portato di piazza in piazza un testo, ‘Il gran
Convitato di Pietra’ che si rifaceva al
medesimo argomento. Ma Don Giovanni era nato anche prima che, sul finire
del ‘500, Tirso De Molina con ‘El Burlador de Sevilla’ lo facesse conoscere. Proveniva da quelle ‘moralità’, cioè da quei
lavori drammatici ad intento didattico e moraleggiante ideati
fra ’400 e ‘500
e ripresi dalle
prediche del
tempo quaresimale. Da allora Don Giovanni aveva
cominciato a
colpire la fantasia popolare.
Anche Mozart
se ne interessò. Massimamente suggestivo per lui
era l’elemento
fantastico e
s o p r a n n atu rale. Fiaba ed
esoterismo lo
affascinavano.
Poteri ultraterreni sembrava poi avere
Don Giovanni che agiva come una sconvolgente forza della natura. Nel libretto
di da Ponte erano inoltre disegnati personaggi a molteplici sfaccettature che
esprimevano sentimenti diversi e contrastanti: seduzione e riscatto, ingenuità
e astuzia, amore e inganno, passionalità
e tenerezza. Anche queste segrete, profonde, misteriose contraddizioni piacevano a Mozart. Erano nella verità della
grande ‘commedia umana’.
Fu probabilmente perché alla prima di
‘Don Giovanni’, avvenuta a Praga il 27 ottobre 1787, aveva assistito il personaggio
identificabile con il protagonista, Giacomo Casanova, che è invalsa l’abitudine di
trasferire l’opera nel 18° secolo. Mozart
vivente non era avvenuto così. L’errore è
stato corretto nell’allestimento del “Don
Giovanni” che ha inaugurato quest’anno
la Stagione Lirica del Pergolesi. Tenuto conto dunque del carattere originale,
sono state recuperati collocazione sto-
rica, ambientazione e riferimenti a quel
teatro popolare delle marionette che, già
prima di Mozart, aveva divulgato la leggenda del libertino punito. Tutt’altro che
‘tradizionale’ è stato quindi lo stile della
rappresentazione alla quale altri pregi
hanno aggiunto le rivelazioni di un’attenta ricerca filologica. Come i colori scelti
per i costumi, simbolici quelli dei protagonisti o di terra, in calde tonalità pastello per i personaggi che appartengono al
mondo popolare e idilliaco: come pure
le scene semplicemente congegnate e le
luci ben dosate, da teatro delle marionette anch’esse.
“Il Pergolesi ha le
dimensioni perfette per quest’opera”, aveva
preannunciato
Eugenio Monti
Colla, artefice
dello spettacolo.
Già, e lo ha dimostrato.
In evidenza fra
gli interpreti le
voci diverse e
complementari di Raffaella e
Giorgia Milanesi,
adatte a definire
due personaggi contrapposti,
la tormentata
Donna
Anna
e la passionale
Donna
Elvira.
Di buon risalto
drammatico il
Don Giovanni di Marco Vinco; deliziosa
Alessandra Marinelli che ha fatto di Zerlina non una piccante soubrette, ma una
ragazza ingenua che, sottoposta a una
prova, impara a diventare una donna.
Lorenzo Regazzo è stato scenicamente e
vocalmente un Leporello di prima grandezza, mentre Antonis Koroneos ha impreziosito e lumeggiato un personaggio
di maniera come Don Ottavio. L’Accademia I Filarmonici, diretta dal M° Zsolt
Hamar, ha tenuto con sicurezza un equilibrato rapporto con il palcoscenico.
Nonostante le numerose manifestazioni
della Notte Bianca, un memorabile ‘tutto esaurito’ è stato registrato al Pergolesi,
dove per altro quest’anno il numero degli abbonati alla Stagione Lirica ha battuto ogni record. Numerosa la presenza
di spettatori venuti anche da molto lontano. Applausi frequenti a scena aperta
e, al termine, grandi festeggiamenti per
tutti.
Augusta Franco Cardinali
Foto Binci
Una voce per amica Il romanzo di Marina Ristè
Inno alla vita
“U
na voce per amica”. È il titolo dell’ultimo romanzo della scrittrice jesina
Marina Ristè. A presentarlo, sabato 30 settembre al Palazzo dei Convegni, lo storico e
collaboratore di “Voce” Riccardo Ceccarelli.
«Uno stile piano, familiare, accessibile; un
racconto semplice. Il libro di Marina – continua Ceccarelli – è piccolo, ma dice grandi
cose. In una società in cui si parla sempre
più di eutanasia, rappresenta un inno alla
vita; un’iniezione di gioia, di positività». Samanta, la protagonista, sogna di diventare
stilista e, ad aiutarla nel suo percorso, è una
sorta di voce interiore che le parla, dandole
dei consigli. Alla fine riuscirà a realizzare
il suo desiderio. Per Marina Ristè, questo
breve volume è l’ultima opera di una lunga
serie. Infatti l’autrice, che, nata nella città di
Federico nel 1961, ha avuto molti riconoscimenti letterari ed è membro honoris causa
a vita del Centro divulgazione arte e poesia
di Sutri, vanta nel suo
curriculum molte pubblicazioni. Tra queste
ricordiamo “Il diario
di un cuore romantico”, “Pensieri, immagini, sensazioni…ricordi”, “Come il vento del
mare”, “Caro diario”, “Il
mio pensiero”, “Come
una farfalla”. Poesie,
racconti, favole, romanzi, che scaturiscono da
un’irrefrenabile vena
artistica. Attualmente
sta scrivendo un libro
di fantascienza.
Lucia Romiti
“Oggi vai in buca con la solidarietà”
I
l Conero Golf Club di Sirolo
sabato 30 settembre ha organizzato il primo Trofeo a favore
dell’associazione di Volontariato Oikos di Jesi.
Scopo dell’iniziativa era far conoscere la propria attività ed
acquisire nuovi sostenitori: per
una giornata “vai in buca con la
solidarietà”. Tre hostess volontarie hanno allestito un tavolo
all’ingresso del Golf, per accogliere i giocatori, distribuire
materiale promozionale sull’associazione. Per la prima volta
1’Oikos, che si occupa di persone con
problemi di dipendenza dalle sostanze
e minori con difficoltà familiari e sociali ha abbracciato uno sport che privilegia lo sviluppo di un ambiente sociale
e naturale.
Un percorso da campionato con diciotto buche immerse nelle colline marchigiane, all’interno del Parco del Conero,
è stato la cornice per esprimere il connubio Sport e Solidarietà.
Numerosi i partecipanti scesi sul green,
che hanno mostrato vivo interesse per
le attività dell’Associazione: una parte
della quota di iscrizione era destinata
all’Oikos, così il Trofeo è stato anche
un’occasione per raccogliere fondi a favore di progetti di prevenzione rivolti
a ragazzi che vivono in stato di disagio.
L’obiettivo solidale è stato perseguito
anche grazie alla collaborazione del direttore del Conero Golf Club, Graziano
Bellomo, che durante le premiazioni ha
sottolineato l’importante lavoro che
l’associazione svolge nel territorio anconetano. Al termine della gara i partecipanti hanno manifestato la volontà
di ripetere il Trofeo, magari nella prossima primavera: un appuntamento da
rinnovare, all’insegna della solidarietà
che il Conero Golf Club esprime per 1’
Oikos.
L’Oikos, presieduta da don Giuliano
Fiorentini (nella foto) è presente in Ancona con Kairos, inaugurata il 17 settembre 2003: una struttura polifunzionale con la possibilità di moduli diurni
e serali. Kairos rappresenta il primo
passo per il coinvolgimento del tossicodipendente e della sua famiglia con
un approccio all’utente secondo le sue
caratteristiche personali, familiari e sociali. Vuole essere anche una sfida culturale perché i tossicodipendenti sono
definiti malati cronici con la recidiva:
kairos, allora, o tempo e opportunità
per riprendersi in man.
Claudio Cardinali
Protagonista San Michele Arcangelo
Suggestioni medievali di Francia
I
n un recente viaggio nella Francia
meridionale, precisamente nell’Alvernia, effettuato con amici di Jesi,
Ancona e Falconara interessati alla
storia dell’arte, una delle tappe di
particolare interesse è stata la cittadina di Le Puy, sorta in una vasta
area geografica caratterizzata dalla
presenza di elevati picchi rocciosi di
origine vulcanica.
Nei pressi di tale cittadina sorge uno
di tali picchi, in cima al quale è stata costruita nel secolo XI una chiesa
(nella foto) di stile
romanico e di contenute dimensioni,
fiancheggiata da
uno slanciato campanile e dedicata a
San Michele Arcangelo: da ricordare
al riguardo che
l’arcangelo Michele è considerato
dalla letteratura
biblica il principale avversario di
Satana.
La suddetta chiesa,
ornata di interessanti opere di scultura e pittura, si
raggiunge mediante una scalinata
di quasi trecento
gradini scavati nella viva roccia, dai
quali si può dedurre la notevole altitudine in cui è sorta la chiesa stessa,
altitudine che permetteva al viandante e al pellegrino di scorgerla già
da lontano. Al riguardo può essere
opportuno ricordare che in un non
recente passato, quando la messa
veniva celebrata in latino, il sacerdote quasi al termine del rito, recitava
una preghiera in cui era detto: “Sancte Mikael Arcangele difende nos in
proemio, contra nequitiam et insidias
diaboli esto praesidium, imperet illi
Deus …” (San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, sii nostra difesa contro la malvagità e le insidie del
demonio; il Signore lo domini decisamente”).
Questo spiega perché, limitandoci
alle nostre Marche, una diecina circa
delle abbazie (antichi e importanti
monasteri) sorte nel Medioevo, abbiano assunto il titolo di san Michele,
per non parlare di chiese minori o addirittura di paesi come Sant’Angelo in
Lizzola (che conta oltre quattromila
abitanti), Sant’Angelo in Vado (3600
abitanti circa), Sant’Angelo in Pontano (circa duemila abitanti). E fuori
dalle Marche da ricordare soprattutto
la cittadina di Monte Sant’Angelo (in
Puglia) di circa ventimila abitanti, che
ha acquisito nome e sviluppo dall’antico santuario di
San Michele Arcangelo ivi sorto nel
sesto secolo e ben
presto divenuto il
santuario nazionale dei Longobardi
in Italia.
Non è superfluo
aggiungere che il
castello del suddetto Monte Sant’Angelo fu in seguito restaurato
da Federico II, e
che nel suddetto
santuario di San
Michele Arcangelo si conserva una
grotta denominata
“grotta dell’Arcangelo” sul cui altare
è posta una statua di San Michele.
Riallacciandoci all’inizio di questo articolo è utile ricordare che nell’Alvernia è sorto in età medievale un cospicuo gruppo di abbazie, quasi tutte di
pregevole stile romanico, non poche
delle quali hanno favorito la nascita
e/o lo sviluppo di centri abitati nelle
proprie vicinanze, come anche oggi si
può constatare.
Ed è utile ricordare anche che nella
Francia nord occidentale, in cima ad
un isolotto roccioso è sorto nell’undicesimo secolo il complesso monastico
di Mont Saint Michel, sulla cui chiesa
si eleva la slanciatissima guglia del
campanile, visibile anche da lontano.
San Michele Arcangelo, un personaggio ultraterreno che studiosi e devoti
non possono ignorare.
A. Cherubini
Attualità
15 ottobre 2005
confronto tra le
A ¬ntra' /unt i Un
Fondazioni bancarie marchigiane
Tasse ed oltre
di Riccardo Ceccarelli
S
arebbe bello, forse troppo, non parlare di quello che ci accade intorno
(come mi è stato suggerito), di tasse ad
esempio. Parlare d’altro sarebbe comodo,
più facile anche. Ci metteremmo però
la testa sotto la sabbia. Non entriamo
nel merito di tutta la finanziaria perché
l’argomento è troppo arduo e complicato. Alcune cose però proviamo a dirle.
Ogni governo, da sempre, ha messo le
tasse, più o meno gravose ed onerose. È
inutile negarlo. Le entrate fiscali fanno
parte della capacità di manovra, di spesa
e di intervento di ogni governo, centrale
o periferico che sia. Non si tratta della
liceità della tassazione, ma della tassazione come l’unica o quasi possibilità di
operazione nei confronti del cittadino
che si vede veramente “tartassato” senza
accorgersi dei benefici che gli vengono
prospettati, con una mano gli si dà e con
un’altra gli si toglie, fino a sentirsi portato in giro dalla non verità di certe affermazioni. Tutto ciò è possibile perché
si dimentica in fretta e perché anche si
orchestrano campagne di informazione
ben mirate. Come si ricorda (?) i giorni
della non lontana campagna elettorale
furono protagonisti dello scontro sulle
tasse. Il centrodestra rimproverava al
centro sinistra di avere in programma
l’aumento delle tasse che veniva negato
con decisione: “Sul problema delle tasse
fa terrorismo psicologico in modo irresponsabile e ingannevole. E’ falso che noi
si voglia penalizzare i risparmiatori ed è
del tutto falso che si voglia aumentare le
tasse” (Piero Fassino in Il Resto del Carlino, 26 marzo 2006, p. 12). L’avevano
detto, l’hanno negato poi, l’hanno fatto
negandolo ancora. Si è parlato di “manovra che tutela i diritti dei più deboli”,
di “equità fiscale”. Fassino ha detto: “Mi
sembra evidente che il 70% degli italiani pagherà meno, mentre l’Italia può
tornare a correre dopo 5 anni di cura
Tremonti”, (i conti fatti dal Il Sole 24
Ore vanno però in parte in tutt’altra direzione), e Cesare Salvi della coalizione
di governo ha aggiunto: “Questa è una
finanziaria molto dura che non toccherà
solo quelli che guadagnano più di 70
mila euro, ma farà pagare dei prezzi anche ai cittadini più deboli” (Il Resto del
Carlino, 2 ottobre). Alcune tasse non ci
sono perché hanno loro cambiato nome,
sono diventate “addizionali”, lasciate alle
scelte dei Comuni i cui sindaci, pure
quelli dell’Unione Cofferati (Bologna) e
Chiamparino (Torino) in testa, hanno
protestato per i tagli subiti. Con i tagli
fatti da Berlusconi dicevano che non sarebbero arrivati a comperare per tutto il
mese il latte per i bambini degli asili, che
avrebbero dovuto tagliare l’assistenza
agli anziani e spegnere almeno 20.000
lampioni a Roma, ora dicono “i tagli di
Prodi ci tolgono il sonno” ed hanno chiesto a gran voce una nuova rotta. La tassa
di successione, promessa in campagna
elettorale, è ritornata sotto altre parole
come “Dichiarazione sul trasferimento
a causa di morte” e doveva riguardare,
come promesso dal Professore, “i patrimoni milionari”, invece la franchigia si
ferma a 250mila euro. Un po’ di malumore per poco o nulla, se è vero come
sarà vero che “’Italia può tornare a correre”. Può…Tutti in pista dunque. Intanto
ci dicono che fra due anni al massimo le
tasse ci saranno restituite. Proprio come
l’eurotassa! Se il problema è quello delle
tasse, ai miei occhi a preoccupare di più
è il fatto delle verità stracciate di fronte
alla pubblica opinione, nel negare ufficialmente quello che tutti avevano sentito e visto più e più volte. Ma ci siamo
abituati. Una questione di faccia… e di
relativo onore che per i politici sembra
proprio non valere. Credibili come un
piattino che scrive e balla da solo. Che
miseria! NB. Confesso che queste ultime
righe non sono “politicamente corrette”.
Ne chiedo venia, se qualcuno dovesse
offendersi o risentirsi.
I
l Sole 24 Ore del 24 settembre 2006 mensione e area geografica, la Fondaziopubblica, a pagina 2, un confronto di al- ne Cassa Fabriano, la Fondazione Cassa
cuni indicatori di bilancio delle fondazio- di Fermo e la Fondazione Cassa di Rieti.
ni bancarie italiane, distinguendo le stesse Peggiori sono state la Fondazione Cassa
in funzione della dimensione: grandi, me- di Fano, la Fondazione Cassa di Ascoli
die, medio-piccole, piccole.
Piceno, la Fondazione Cassa di Macerata
La fonte è il bilancio delle fondazioni ban- e la Fondazione Cassa di Pesaro, queste
carie italiane al 2004.
ultime due, come la Fondazione Carisj,
La Fondazione Carisj, inclusa nel gruppo partecipanti al capitale della Banca delle
delle fondazioni “medio-piccole”, fa regi- Marche.
strare:
Non deve essere consolante, al riguardo, il
• compensi e rimborsi a organi statu- motto “se Atene piange, Sparta non ride”!
tari/erogazioni pari a 28,20%, con- I numeri della Fondazione Carisj indicano
tro 10,70% della media del gruppo;
che le spese per il totale dei compensi e,
• compensi totali/erogazioni pari a nel complesso, quelle gestionali superano
58,00%, contro 21,20% della media abbondantemente la metà delle erogaziodel gruppo;
ni sociali.
• spesa totale amministrativa e di D’altro canto, è vero che i dati di bilancio
funzionamento/erogazioni pari a vanno presi cum grano salis, in particola76,90%, contro 32,30% della media re non puntualmente, ma come trend. In
del gruppo.
questo senso, il 2004 potrebbe essere stato un anno diverso dalla media, mentre
Il dato riportato dal noto giornale eco- in altri esercizi, magari il 2003 e il 2005,
nomico non è incoraggiante per gli jesini, la situazione potrebbe risultare notesoprattutto per la distanza (fortemente volmente migliore. Sarebbe interessante
negativa) che contraddistingue la Fonda- saperlo, a fronte di risultanti per il 2004
zione Carisj rispetto alla media del grup- assolutamente non incoraggianti.
po di riferimento.
Una cosa è certa: di fronte a simili indici
Meglio della Fondazione Carisj hanno fat- sarebbe quanto mai opportuna qualche
to, guardando a fondazioni vicine per di- urgente riflessione, attenta e non superfi-
ciale, sulle politiche di investimento e di
erogazione della Fondazione Carisj e sui
costi che ciò comporta per la collettività.
Agli amministratori, chiamati a questo
compito soprattutto in un’ottica di “servizio” alla collettività locale, dopo che
la stessa ha perso la sua banca (Cassa di
Risparmio di Jesi) in nome di un futuro
che peraltro, come in passato, anche oggi
sembra quanto mai incerto (si pensi alla
fusione Banca Intesa-San Paolo Imi, con
quest’ultima banca azionista della Banca
delle Marche), spetta il dovere di attivare
politiche non tanto di miglioramento dei
rendimenti e di controllo tout court della spesa (comunque da non trascurare),
quanto di sano e trasparente confronto
rispetto ai propri pari su tutti gli aspetti
gestionali. Il fine ultimo dovrebbe essere
il conseguimento di quella che gli anglosassoni definiscono “best practice”.
Ai soci è richiesto un continuo e incisivo
indirizzo strategico e di controllo, con riguardo, soprattutto, non tanto alle voci di
bilancio singolarmente prese, quanto alla
loro “lettura ragionata” (indici gestionali
e performance complessiva) ai fini di un
quanto mai efficace ed efficiente perseguimento degli obiettivi statutari.
Prof. Claudio Cacciamani
Rosora Concorso ex tempore e convegno sul verdicchio in collaborazione con la Regione
Festa della sapa
P
untualmente, come avviene da dodici
anni, alla terza domenica di ottobre, si
terrà sul colle di Rosora la Festa della Sapa,
organizzata dal Comune, dalla Pro Loco in
collaborazione con l’assessorato al turismo
della Regione.
Il programma prevede l’apertura del borgo
medievale con le botteghe ed i mastri artigiani all’opera il venerdì 13 ottobre alle ore
18, alle ore 20 l’apertura delle cantine, alle
21 il concerto in piazza con “Kurn Alcool”,
alle ore 23 la discoteca con il dj Lele.
Il sabato 14 è dedicato al XIX concorso ex
tempore di pittura “Premio Rosora 2006”.
Tema del concorso “Il vivere a Rosora con
il colore”; tecniche ammesse olio, tempera,
acquarello, bianco e nero. I concorrenti dovranno timbrare le tele alle ore 9 di sabato 14 ottobre e riconsegnare i lavori entro
le ore 18,30. Saranno poi esaminate dalla
commissione giudicatrice presieduta dal
critico d’arte padre Stefano Troiani e composta dal pittore e critico Vitaliano Angelini, dallo scultore Ezio Bartocci, dal pittore Andrea Boldrini e dal sindaco Marcello
Falcioni. Le opere saranno esposte per l’intera giornata di domenica 15 ottobre e nel
retro indicheranno cognome e nome dell’autore, titolo e prezzo. Le prime quattro
opere classificate rimarranno di proprietà
del Comune.
“La riforma dell’Ocm: una prospettiva per
la vitivinicoltura marchigiana” è il tema del
convegno che si svolgerà nella mattina del
sabato dalle ore 9,30 al palazzo Luminari.
Organizzato dall’assessorato comunale alle
attività economiche in collaborazione con
la Provincia, la Comunità Montana EsinoFrasassi, la Pro Loco e con il patrocinio della Regione Marche e l’Assivip, sarà introdotto dal sindaco. Seguiranno le relazioni
di Teresa De Mattheis, dirigente del ministero Politiche agricole, Silvana Paoloni, responsabile del settore vino nell’assessorato
all’agricoltura della Regione, Gabriella Ammassari, responsabile del settore vino della
Legacoop Agroalimentare, Ottavio Caggiano, direttore di Federvini. Raffaele Bucciarelli, presidente del Consiglio Regionale,
concluderà i lavori moderati dal presidente
dell’Assoenologi Alberto Mazzoni.
Nel pomeriggio aprirà il borgo e le cantine;
alle ore 21,30 il gruppo Detego presenterà
“Affacciate alla finestra e guarda ‘ntorno …”
Al Museo Diocesano
Gli orafi marchigiani attraverso un concorso hanno realizzato “La corona del III millennio”, una iniziativa inserita in un programma scientifico, culturale ed economico che si è sviluppato da dicembre
2005 a Loreto. In occasione della notte bianca di
Jesi la Confartigianato provinciale ha proposto la
mostra delle moderne corone artistiche presso il
Museo Diocesano. Venerdì pomeriggio alle ore 17
anche il vescovo Mons. Rocconi visiterà la mostra
nella quale una signora “coronara” sarà a lavoro per
realizzare delle corone. La mostra sarà aperta per
tutto il mese di ottobre secondo gli orari del Museo
(mercoledì e sabato dalle 10 alle 12; giovedì dalle
16,30 alle 19,30).
La storia della devozione mariana è stata illustrata in un volume a cura di padre Floriano Grimaldi
“Argentieri, coronari, medaglieri, orafi a Recanati e
Loreto”; sempre di Padre Grimaldi il volume ”Rosarium Virginis Mariae” che documenta circa duecento corone storiche. Inoltre a cura dell’Università politecnica delle Marche, a breve sarà stampato,
un volume che testimonia la realtà orafa-argentiera del distretto di Loreto - Recanati: la realtà di Loreto, infatti, si è sviluppata economicamente attorno alla produzione delle corone. Si conserva nella
città anche un macchinario ottocentesco, ancora
funzionante e che è stato già richiesto da un museo
americano. Tutto questo lavoro nella prospettiva
di poter realizzare a Loreto il museo della Corona
del Rosario.
Marta Burattini
presso il teatro Tenda; alle ore 22 i ragazzi
di Rosora presentano la commedia dialettale “Gallina vecchia fa o brodo bôno”; alle
ore 23 il concerto tributo a Ligabue del
gruppo “Brama Buriana” .
Domenica 15 dalle ore 12 sarà possibile
pranzare con piatti tipici nelle cantine, alle
ore 15 aprirà il borgo; alle ore 16 in piazza
ci sarà la rievocazione storico-fantastica
“Matrimonio e rapimento della figlia del
Moro” con il corteo degli arcieri di Mondavio, dei giullari del Moro, del gruppo
Fantasy Twirling, della compagnia di Avalon; alle ore 18 saranno premiati i vincitori
del concorso ex tempore; alle ore 18,30 lo
spettacolo “Adriano Cementano Junior” e
alle 21,30 la commedia in vernacolo “La
jella, venerdì 17” della compagnia “I gira …
soli”.
Il gruppo “La Martinicchia” sarà presente
per le vie del borgo. Sarà possibile degustare i piatti tipici dei nostri nonni, i dolci
ed altri cibi conditi con la sapa, le caldarroste ed il vin brulè. L’ingresso è libero ed
un pulman navetta collegherà i parcheggi
con il centro di Rosora.
Elvino Gabrielli
ATTUALITA’ - Notizie in breve
Nord Corea: sfida nucleare
Allarme nel mondo per il test
atomico di Pyongyang. Una
provocazione del regime
probabilmente per lanciare un
messaggio politico. Riunione
d’emergenza del Consiglio di
sicurezza.
Manovra finanziaria
La Finanziaria risale a 35
miliardi. Il premier Prodi e
il ministro Padoa Schioppa
annunciano modifiche al
Trattamento di fine rapporto per
aiutare le piccole imprese.
Stampa libera nel mirino
La giornalista Anna Politkovskaja
è stata uccisa da ignoti sabato
scorso a Mosca, L’omicidio ha
suscitato indignazione nel mondo,
la comunità internazionale
preoccupata per la libertà di
espressione in Russia.
Apre scuola araba a Milano
Ha aperto i battenti a Milano
l’istituto “Nagib Mahfuz”,
accogliendo tra corsi d’italiano
ed egiziano, non più di 130
bambini e bambine velate, quasi
tutti delle elementari.
Emergenza consultori
Presentato il bilancio 2005
della Legge 194: quasi 130mila
le interruzioni volontarie della
gravidanza “legali” (in calo del
6,2% rispetto al 2004) e 20mila
le clandestine. Il colloquio
con le madri salverebbe il 5%
delle vittime, ma il ministro
Livia Turco ammette “carenze
d’organico”.
Kashmir: da non
dimenticare
Il bilancio finale del sisma del
Kashmir, in Pakistan, dell’8
ottobre 2005 è di 73.338 morti.
Cresce la preoccupazione per gli
operatori umanitari minacciati
dagli estremisti. La Caritas è
l’unico operatore umanitario
multireligioso presente.
4
Cultura
15 ottobre 2006
storia della tradizione teatrale musicale a jesi
di Gianni Gualdoni
P
Dai vicoli scuri
del basso medioevo
arlando di tradizione musicale e
teatrale moderna -per Jesi come per
altre città- il termine “a quo” (cioè “di
partenza”) che normalmente si considera è quel periodo intermedio, neppure
tanto breve, che vede tra il ‘400 e il ‘500
l’affermarsi dello spettacolo di corte, la
redazione dei primi testi teatrali in italiano, la proliferazione di quell’immenso fenomeno, particolarmente italiano,
che fu il mondo ricco, composito e fervido della commedia dell’arte. Questo
non vuol dire, ovviamente, che prima
esistesse il vuoto: è nota la radice antica -a Jesi ci sono resti, ancora visibili
nella parte alta del centro storico, di un
teatro romano di rilevanti dimensionicome lo è quella delle sacre rappresentazioni, erede della funzione “etica” e
sociale dello spettacolo nel mondo classico, dopo che l’impianto culturale del
cristianesimo si era sostituito a quello
dissolto e spazzato via della tarda antichità basso imperiale.
Un po’ per lo svanire delle strutture sociali della romanità, un po’ per il peso
crescente della Chiesa non solo come
fede e idealità ma come vero e proprio
riferimento sociale, infatti, accanto all’arte di giullari, istrioni e musici girovaghi, l’unica forma di funzione teatrale
paragonabile a quella antica – almeno fino ai “nuovi modi” dell’Umanesimo- restò la rappresentazione popolare di misteri o argomenti biblici
e religiosi in genere. Ospitati nelle
chiese – dentro o sui sagrati- che
diventarono perciò il nuovo luogo
teatrale deputato, sostituendo con
mezzi approssimativi quegli spazi
invece specializzati all’uso ed elaborati attraverso secoli di tradizione
greco-romana, questi eventi di fine
religioso e “sociale” accentuarono
progressivamente nel tempo il carattere di spettacolo e festa, attenuando fin
quasi a perdere lo spirito originario di
edificazione della fede. Tale, infatti, era
giunta ad essere l’eccitazione e la carica emotiva che tali grandi “riti popolari”
liberavano nella massa dei partecipanti,
da venire a costituire agli occhi dell’autorità ecclesiastica non solo un travisamento dello scopo, ma a volte addirittura un problema di ordine pubblico.
SPETTACOLO ALTO,
SPETTACOLO POPOLARE
È proprio questa tradizione “sacra”
che, insieme alla variegata esperienza
di “attori” e cantori vaganti, ricollega
attraverso 1000 anni di medioevo la
raffinata e specialistica esperienza del
teatro classico greco e romano con la
rinascita in epoca moderna di quel bisogno, insieme artistico e rituale, che
è il fatto teatrale. In questa epoca, tra
‘400 e ‘500, si vengono ristrutturando, e
configurando secondo nuovi canoni riconoscibili, le diverse formanti dell’arte
rappresentativa: tanto più al termine
–coatto per legge- della tradizione della “sacra rappresentazione”, il cui vuoto
con ogni probabilità contribuì a ridare
impulso all’antica radice del teatro profano, verso cui lentamente ritornò l’at-
tenzione del grande pubblico, dopo che
già da tempo la sensibilità degli umanisti ne aveva rilanciato il fascino in raffinati ed esclusivi spettacoli privati.
Da un lato la commedia colta, di corte,
che si rifà nello spirito al “modo” degli
antichi –pure conosciuto dai suoi sostenitori in maniera molto relativa, dal
punto di vista filologico- e comincia a
proporre, accanto a testi dell’antichità greca e latina, anche lavori nuovi in
lingua, spesso più validi come opera
letteraria che non teatrale, da cui si
svilupperà la topica raffinata del gusto
bucolico e mitico: gusto presto trasformatosi, con il sostegno della musica
impiegata con senso drammaturgico,
negli esiti felici del “recitar cantando”
indi nello spettacolo d’“opera seria”.
Dall’altro lo spettacolo popolare, fatto
da compagnie girovaghe, eredi del teatro da strada di menestrelli e giocolieri,
pian piano definitosi nei canoni della
cosiddetta “commedia dell’arte”, in cui
lo schema formale del canovaccio per il
testo e delle maschere per i personaggi
forniva ai “teatranti” il presupposto per
sviluppare la sostanza concreta della
rappresentazione: ovvero l’improvvisazione, quell’insostituibile strumento
che non solo era esso stesso arte e vir-
tuosistica abilità espressiva, ma necessario “trucco del mestiere” per potersi
adattare -spesso sostenendo un vero
confronto, non sempre piacevole- ai
valori, alle esigenze, alle disposizioni di
un pubblico popolare -da trivio, appunto- poco acculturato e magari neanche
tanto rispettoso e tollerante nei confronti di quei “guitti”.
LA “PIAZZA” DI JESI
Se infatti è lo scrittore che caratterizza
la commedia di corte, nella commedia
dell’arte il re incontrastato è proprio
l’attore, che per “vincere” il suo vociante e disordinato pubblico popolare -ben
diverso dal rarefatto parterre di intellettuali e aristocratici della corte- deve
avere una buona padronanza di sé, della voce, del gesto, dell’interpretazione
(anche in base ai diversi contesti cui si
riferisce), oltre che esperienza di musica,
danza, pantomima, scherma e giochi di
destrezza vari. Proprio da tale vivace ed
eclettica “varietà”, probabilmente, trarrà origine la pratica dell’“intermedio”
rinascimentale e in seguito, con ulteriore notevole raffinazione del codice,
l’intermezzo in musica, antenato dell’opera “buffa”.
Di questo panorama così configurato,
Jesi non conosce l’aspetto “alto”, non
essendo città che ne giustifichi la presenza in quanto centro importante di
potere (quindi sede di corte), o centro
di cultura (come invece in alcune città
sede di studio universitario). Non ebbe i
fasti di Urbino, dunque, o quelli di Ferrara, Mantova, Firenze, Parma; né quelli
goliardici di Bologna, Padova, Pavia. Conosce invece il mondo dei commedianti
girovaghi, i “professionisti”, quelli che
il teatro lo facevano per vivere (quasi
sempre male), essendo invece il teatro
“alto” appannaggio di “dilettanti” aristocratici e intellettuali. Si ha notizia solo
indiretta, in merito all’intrattenimento
“alto” in ambito jesino, di un’Accademia
letteraria fondata in città sul finire del
‘400 da Angelo Colocci, che si sarebbe
poi sciolta non lasciando alcun ricordo
di sé quando il fondatore andò a stabilirsi definitivamente a Roma.
Il versante popolare è invece essenzialmente appannaggio di girovaghi, che
trovano il miglior ambito operativo
negli eventi sociali di massa, soprattutto mercati, fiere, feste: come nel 1442,
quando il condottiero Francesco Sforza
arriva a Jesi per sposare Bianca Maria,
figlia del potente Signore di Milano Filippo Visconti, in un tripudio di sfarzo,
lumi, intrattenimenti, banchetti.
FIERA, TEMPO DI SPETTACOLI
A Jesi c’erano anticamente tre appuntamenti di fiera: marzo, maggio e settembre. La prima, minore,
presso S. Maria del Piano, mentre a
maggio e a settembre si tenevano
le due più importanti, in occasione
delle feste dei rispettivi santi patroni:
quella di S. Floriano, della durata di
otto giorni, in concomitanza di giochi e della presentazione del Pallio;
quella di S. Settimio, forse ancora
più antica, fiera franca attestata fin
dal 1304 e rinomata anche fuori dai
confini “nazionali”, della durata di oltre
venti giorni. In tali occasioni è registrata la presenza di “pifferi, trombetti e
tamburini”, insieme a “suonatori di ciarambelle, di liuto, d’arpa, di cetra e di
ritechini”, fino a un numero di quindici,
tutti forestieri invitati dal Comune e con
retribuzione, per allietarne la solennità.
Diffusi e confusi nel groviglio dei suoni,
nella calca della fiera, nel vociare festoso per le vie, tra i banconi e i carretti
dei mercanti, accanto a ciarlatani, mangiafuoco, giullari, danzatrici al ritmo di
nacchere, è facile immaginare il richiamo di qualche cantastorie, il fascino
di un istrione, l’azione accattivante di
mimi, lo sguardo misterioso di maschere: la magia “arcaica” e senza età della
prima forma rappresentativa, il teatro
di strada. Finché arrivano sul carro i
commedianti: chi abbassa le sponde,
chi scarica le casse, issa i teli, accorda
gli strumenti, accende i lumi… e tutto
è pronto per la recita, all’aperto tra fiaccole e braceri. Il carro è il mondo degli
artisti: lì ci si ripara, si viaggia e lì ci si
esibisce, perché il carro diventa palco,
secondo l’antica tradizione.
(1.continua)
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Vita ecclesiale
15 ottobre 2006
Vangelo
Giornata Regionale Caritas Diocesane
Montorso – Loreto, Centro Giovanni Paolo II
Il 30 settembre si è tenuta a Montorso – Loreto, presso il Centro Giovanni
Paolo II, la Giornata Regionale Caritas
Diocesane per fare il punto sulle attività svolte, su metodologie da adottare,
su progetti da illustrare, da mettere
in atto o già in atto o da verificare; da
considerare anche sotto aspetti etici e
di carattere socio-culturale. Numerose le relazioni presentate. I lavori si
sono protratti fino al pomeriggio, con
la partecipazione anche di giovani del
Servizio Civile delle Marche e dei volontari CdA –OPR.
Don Nello Barboni, delegato regionale, ha presieduto il convegno intervenendo con due prolusioni (la prima titolata ‘Origini e motivazioni del
Progetto “Rete” e del Dossier Regionale’)
e commentando opportunamente gli
interventi. Quello introduttivo, di S.
E. Mons Silvano Montevecchi, Vescovo Incaricato Carità e Salute, ha
preceduto la relazione di don Nello
Barboni ed è stato seguito dall’intervento della dott.ssa Stefania Poeta,
referente regionale Progetto “Rete”.
Successivamente è stato ascoltato il
dott. Renato Marinaro, rappresentante della Caritas italiana. Degli aspetti
pastorali delle attività della Caritas ha
quindi parlato don Antonio Napolioni, pastoralista e Rettore del Pontificio
Seminario Regionale “Pio XI”. Nel pomeriggio don Nello Barboni ha considerato luoghi, lavori, progetti della
delegazione regionale; mons. Giuliano Marinelli, direttore della Caritas di
Fano e referente regionale GREM ha
parlato di diritti umani, educazione
alla pace e mondialità. In programma
successivamente erano gli interventi
di Mario Bettucci, direttore Caritas di
Macerata e referente regionale Caritas
parrocchiali, come pure quelli dei giovani a diverso titolo impegnati in servizi di volontariato.
Carità, ruolo forte della Chiesa
S.E. Mons. Silvano Montevecchi ha
parlato dell’attività della Caritas come
del ‘ruolo forte’ della Chiesa che si innesta in una società oggi minata da
smarrimenti e paure. Un individualismo libertario incapace di rispondere
alle grandi sfide, una cultura ‘complessata’ nei confronti di Dio, una tenden-
za a relegare Dio nel privato delle coscienze non
riescono a sanare i mali
del nostro tempo. Occorre creare nuovi rapporti
con il mondo per scoprire ‘il volto di Dio’ che,
amando l’uomo, soffre
quando egli è in difficoltà.
L’amore per il prossimo
si traduce quindi in disponibilità a soccorrerlo,
cioè in carità, fondamento dell’amore
e lievito della storia in
cui si dissolve e fermenta.
La Chiesa – ha osservato
inoltre mons. Montevecchi
- ha superato oggi l’urgenza
dell’evangelizzazione
promuovendo un’azione
di più intensa spiritualità
che richiede una presenza
magari provocatoria negli
spazi vitali della realtà di
oggi, ma pur sempre sostenuta da umiltà e serenità.
Ha così indicato alla Caritas diversi obiettivi operativi:
Promozione della cultura evangelica sulla carità;
Inserimento della Caritas nella pastorale organica della chiesa locale;
Realizzazione di strutture idonee a rendere efficienti e a concretizzare le opere
di carità.
Mons. Montevecchi ha infine suggerito di evitare il semplice ‘buon cuore’, nella consapevolezza che la Chiesa
‘non fa carità’, ma ‘è carità’.
La Rete della carità
Fabio Folgheraiter, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha
affermato: “La qualità dell’agire sociale è sempre in funzione della relazione,
della condivisione, della compartecipazione. I casi risolti
con buone prassi
emergono proprio
come eventi in cui
c’è stata relazione,
compartecipazione”. E’ accogliendo questo principio che la Caritas
ha realizzato il
Progetto ‘Rete’ a
cui hanno aderito otto diocesi
marchigiane che
hanno
fornito
dati per classificare e monitorare
i disagi di povertà
esistenti nella regione rilevati dai
Centri di Ascolto. La ‘Rete’ ha registrato problemi di varia natura e di varia
entità: di carattere economico, relativi
ad alloggio, lavoro, sostegno socio-assistenziale, consulenze e numerose
altre esigenze e richieste. Questi dati, a
cui si sono aggiunti quelli di altre due
Parrocchie di Poggio San Marcello
e Castelplanio
Catechismo insieme
Castelplanio e Poggio San
Marcello continuano la loro
collaborazione in campo catechistico. Sabato e domenica scorsa le due parrocchie
hanno visto l’inizio dell’anno
catechistico con l’accoglienza
in particolare per i bambini di
prima elementare che iniziano per la prima volta questa
esperienza, la consegna del
libro del catechismo a tutti i
ragazzi e la presentazione delle catechiste che avranno cura
della iniziazione cristiana dei
ragazzi.
Una collaborazione quella tra i
due paesi che è sorta da qual-
che anno e che diventa, col
passare del tempo, sempre di
più un segno di una pastorale
più aperta e senza confini.
A conclusione e per festeggiare questo nuovo inizio, domenica presso la badia di Castelplanio, è stata organizzata una
caccia al tesoro dove i ragazzi
dovevano mettere a frutto tutte le loro conoscenze per vincere il premio ambito da tutti.
E’ stata l’occasione buona per
conoscersi meglio, per giocare, stare insieme e collaborare
al raggiungimento di un unico
scopo: divertirsi insieme.
Simone Sebastiano
XXVIII Domenica del Tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Marco
diocesi non ancora ‘in Rete’, sono stati riportati nel Dossier Regionale 2005
sulla povertà delle Marche di cui la dott.
Stefania Poeta è stata referente. Come
ha ulteriormente spiegato don Nello
Barboni, preannunciando per il prossimo anno l’adesione alla ‘Rete’ di dodici
diocesi e la pubblicazione di un nuovo
dossier, serviranno a prendere consapevolezza di quali e di quante siano le
situazioni di difficoltà sul territorio, al
fine di condividere, confrontare, collaborare, mettere a punto ordinatamente gli interventi. Resta comunque
ferma la consapevolezza che i casi di
povertà vanno sempre singolarmente
considerati. Non esistono rimedi omologati, standardizzati o panacee capaci
di sanare settori diversi di povertà. Dio
ha a cuore ogni uomo. Ogni creatura
sofferente Egli guarda negli occhi e
vuole soccorrere.
Le povertà del nostro tempo
Al termine della giornata, che è auspicabile si traduca in un appuntamento
annuale della Caritas regionale, è scaturita una riflessione.
La ‘società del benessere’ è povera.
Non è un paradosso. Per povertà è da
intendere non solo quella materiale,
ma anche quella di natura spirituale ed
etica. Mancanza di valori, mancanza
di fede, di temperanza,
di equilibrio, di amore
non egoistico sono dei
‘vuoti interiori’. Anche
un consumismo sfrenato si traduce in mancanza di moderazione,
insoddisfazione senza
limiti, quindi povertà.
A fronte di questi disagi molte valenze ha
il concetto di carità e
sterminato può essere perciò il suo campo
d’azione. Carità non è
dunque soltanto fare
l’elemosina al povero
di fronte alla chiesa. E’
anche ascoltarlo, dialogare con lui, assisterlo, aiutarlo nelle sue difficoltà non solo
materiali. Con questo propositi opera
la Caritas; nella convinzione che se
carità è amore, nella carità è l’essenza
della nostra fede.
Augusta Franco Cardinali
Meic
Dialogo interreligioso
Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale comunica che sabato 14 ottobre, presso il seminario
di via Lorenzo Lotto a Jesi, il teologo padre Ferdinando Campana terrà una conversazione sul tema “Il
dialogo interreligioso” con inizio
alle ore17. Il vescovo mons. Gerardo Rocconi saluterà i presenti
all’inizio della conferenza. Seguiranno il dibattito e la celebrazione
prefestiva della santa Messa alla
quale sono invitati i membri degli
altri gruppi ecclesiali. L’incontro è
aperto a tutti.
15 ottobre 2006
I partecipanti
5
In quel tempo, mentre Gesù usciva per mettersi in
viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono,
che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli
disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono,
se non Dio solo.
Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non
commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho
osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa solo ti manca:
va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un
tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché
aveva molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi
discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno
ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù
riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di
Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna
di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi,
ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si
può salvare?”. Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché
tutto è possibile presso Dio”.
Pietro allora gli disse: “Ecco, noi abbiamo lasciato
tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa
o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a
causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già
nel presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni,
e nel futuro la vita eterna”.
Gesù chiede la donazione totale del cuore
N
ella prima parte della pericope una scena abilmente tratteggiata, in cui entriamo da spettatori interessati e coinvolti. Nella seconda parte un
insegnamento importante, che da spettatori ci rende protagonisti. Quel tale che va incontro a Gesù
potrei essere io. Io che mi comporto correttamente, che mi sento un cristiano ineccepibile perché
conosco e osservo i comandamenti di Dio. Io che
sono animato da desideri alti, che ho il cuore rivolto verso la vita eterna e penso di potermela guadagnare con le mie forze, con il mio “fare”. Quante
volte, davanti a Gesù, ho goduto di una preghiera
fervorosa, mi sono sentito guardare con amore da
lui (emblépein: guardare dentro), e gli ho chiesto,
soddisfatto di me, “Signore, cosa vuoi che io faccia
ancora?”. E quante volte, come è successo a quel
tale, la mia baldanza si è trasformata in tristezza!
Perché non sono stato capace di mettere nelle sue
mani tutte le mie “ricchezze”. Cioè i miei attaccamenti, le cose che mi danno sicurezza, le idee a cui
non intendo rinunciare, o magari una situazione
che mi pesa ma in cui, comunque, mi piace nascondermi. Le mie “ricchezze” sono un legame, mi
impediscono di essere pienamente libero, di esprimermi e realizzarmi secondo la mia vocazione più
profonda. Mi procurano tristezza, come all’uomo
del brano in questione che, ci dice l’evangelista, “se
ne andò afflitto, perché aveva molti beni”.
E’ difficile accogliere l’invito di Gesù a lasciare tutto
per fare scelte radicali. Occorre superare la paura
dell’ignoto e fidarsi di lui, seguendolo incondizionatamente. Credere che nulla è perso se lasciato
“per il vangelo”, ma tutto abbondantemente riguadagnato. Perché di fronte ad un “sì” Gesù risponde
moltiplicando la grazia in questa stessa vita terrena
(nûn en tô kairô toúto: in questo tempo che ora ci è
dato come opportunità da cogliere), e assicurando
la vita senza fine nel tempo futuro (en tô aiôni tô
erchoméno: nell’eternità che è da venire).
Unitalsi
L’
Unitalsi diocesana ha proposto di coinvolgere i
bambini nell’esperienza dei tre giorni a Loreto in
occasione del “Treno bianco” di agosto. I bambini abili
e diversamente abili saranno invitati a partecipare ad
una parte del pellegrinaggio e coinvolti con gli unitalsiani. Un nuovo impegno è richiesto ai volontari, soprattutto per contattare i bambini e per organizzare le
giornate di Loreto. La presidenza invita allora i giovani
dell’associazione a partecipare ad un incontro venerdì
13 ottobre alle ore 19, 30 nei locali della chiesa Cristo
Redentore.
Il 21 ottobre si svolgerà l’incontro in occasione della
chiusura dei pellegrinaggi: alle ore 18,30 la preghiera del Rosario ed alle 19 la Santa Messa nella chiesa
di Pantiere di Castelbellino dedicata alla Madonna di
Lourdes
6
15 ottobre 2006
Agenda
Pastorale
del Vescovo
Vita Ecclesiale
CONSIGLIO PRESBITERALE
Il Vescovo in data 1° ottobre 2006 ha nominato il nuovo Consiglio Presbiterale
che resterà in carica per il quinquennio 2006-2011:
Balducci Don Alberto, Barboni Don Nello,
Belelli Don Fabio,
Cobzaru Don Michele, Ferracci Don Giovanni, Fileni Don Maurizio,
Gagliardini Don Bruno, Gigli Don Giuliano,
Garroni P. Fulvio, Magnanelli Can. Vittorio
Marasca Don Cristiano, Meier P. Johannes, Natalini P. Valentino, Piccotti Don Mariano
Quagliani Mons. Giuseppe,
Rossetti Mons. Anselmo,
Rossetti Don Gianfranco,
Venerdì 13 ottobre
Ore 19.30: Incontro con i Giovani dell’UNITALSI
Sabato 14 ottobre
ore 17: Saluto e momento di presenza all’incontro
del MEIC
ore 19.30: Incontro con Comunione e Liberazione
e S. Messa
Domenica 15 ottobre
Ore 9: Parrocchia Santa Maria Nuova: S. Messa e
amministrazione della Cresima
ore 11.30: Parrocchia San Francesco di Assisi: S.
Messa e amministrazione della Cresima
ore 15.30: Parrocchia San Massimiliano Kolbe:
Cenacolo di Preghiera animato dalla Milizia dell’Immacolata e dal Movimento Mariano
16- 20 ottobre
Da Lunedì 16 a Venerdì 20 il Vescovo con altri 5
delegati diocesani partecipa al Convegno Ecclesiale di Verona
Martedì 17, pertanto, il Vescovo non potrà essere
presente in Duomo
Sabato 21 ottobre
Ore 12: Visita al Liceo Classico
ore 19: UNITALSI. S. Messa a Pantiere
ore 21: Parrocchia San Francesco di Paola: inaugurazione di nuovi locali
Domenica 22 ottobre
ore 10.15: S. Messa al Collegio Pergolesi nella festa di Nostra Signora della Misericordia
ore 11.30: Parrocchia S. Francesco di A.: S. Messa
e amministrazione del Sacramento della Cresima
ore 15: Parrocchia S. Pietro Martire: Incontro
con i Corsisti
CHIESA dell’ADORAZIONE
presidente di zona pastorale
direttore della Caritas
presidente di zona pastorale
rappresentante di zona
rappresentante di zona
rappresentante dell’IDSC
rappresentante di zona
presidente di zona pastorale
rappresentante dei Religiosi
parroco della Cattedrale, cooptato dal Vescovo
incaricato per la past. giov. e voc., cooptato dal Vescovo
rappresentante di zona
rappresentante dei Religiosi
direttore dell’Ufficio Catechistico
Vicario Generale
rappresentante del Capitolo della Cattedrale
presidente di zona past. e Direttore dell’Ufficio per la Liturgia
COLLEGIO DEI CONSULTORI
Il Vescovo in data 1° ottobre 2006 ha nominato il nuovo Collegio
dei Consultori che resterà in carica per il quinquennio 2006-2011:
Mons. Giuseppe Quagliani
Don Alberto Balducci
Don Fabio Belelli
Don Giuliano Gigli
Don Gianfranco Rossetti
Don Nello Barboni
Don Mariano Piccotti
Questo stesso Collegio funge anche da Consiglio Episcopale
La Lectio Divina presso la Parrocchia del Divino Amore
Giovedì 5 ottobre ha preso il via presso la
Cappella feriale della parrocchia del Divino
Amore la Lectio Divina settimanale, ossia la
meditazione comunitaria del Vangelo della
domenica successiva dell’anno liturgico. È una
bella esperienza di preghiera e di condivisione
della Parola di Dio di cui ogni cristiano non
dovrebbe farne a meno. Il momento si suddivide
in un canto iniziale, la lettura del Vangelo, il
commento fatto a turno dal gruppo degli
animatori, e alla fine la recita della Compieta.
Quanti sono interessati possono liberamente
partecipare.
M. M.
Luogo di adorazione e di ascolto
Collegio Pergolesi di Jesi
Raduno ex alunni e amici
Dal lunedì al Venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19, un sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione, in piazza della
Repubblica a Jesi, per le Confessioni e il colloquio
spirituale.
Questo servizio,offerto a tutti, vuol essere in modo
particolare una opportunità data ai giovani.
Al Collegio Pergolesi di Jesi, domenica 15 ottobre, l’associazione Exaa
– ex alunni e amici del Collegio terrà il suo incontro
annuale al Collegio
stesso in Via San
Marco 13, a Jesi.
Molti
ex-alunni,
chiamando da ogni
parte d’Italia, hanno
confermato la loro
partecipazione al
raduno; la presenza
di tanti ex-alunni
in compagnia delle rispettive mogli,
dei nipoti e dei loro
amici, fa prevedere
un incontro bellissimo, ricco di ricordi. Per l’occasione è
stato invitato l’exaa Gervasio Marco- nella Congregazione”. Nel pomesignori per rallegrare il primo pome- riggio, dopo pranzo, la musica del
riggio con la sua bella fisarmonica e maestro Gervasio Marcosignori alla
il suo talento musicale.
fisarmonica
Il nuovo superiore ge- La quota di partecipazione al Raduno
nerale dei Fratelli di N.S. – Convegno è di 25 euro e chi volesse
della Misericordia, Fr. parteciparvi è pregato di chiamare il
Paolo Barolo, sarà pre- numero di telefono: 0731-64444 (ore
sente alla festa e parle- d’ufficio), o spedire un fax al numerà sull’importanza dei ro: 0731-223954.
laici e il loro ruolo nella Su richiesta di un gruppo di Exaa si
Congregazione. La con- è deciso di andare in gita pellegriferenza del superiore naggio nel luogo di nascita del Fongenerale è aperta a tutta datore dei Fratelli di N.S. della Mila cittadinanza.
sericordia, mons. Vittore Scheppers
La giornata prevede il a Malines nel Belgio. Si visiterà, per
ritrovo alle ore 9,30; la l’occasione, il Lussemburgo e l’OlanSanta Messa alle 10,30; da. La data del pellegrinaggio è stata
la foto di gruppo e alle fissata per i giorni 23-28 aprile 2007
12 la conferenza in tea- e il programma completo sarà contro: “Il ruolo dei laici segnato il 15 ottobre.
Viene di seguito indicato il Sacerdote presente per
ciascun giorno:
Martedì 10 ott.
Mercol. 11 ott.
Giovedì 12 ott.
Venerdì 13 ott.
Lunedì 16 ott.
Martedì 17 ott.
Mercol. 18 ott.
Giovedì 19 ott.
Venerdì 20 ott.
Lunedì 23 ott.
Martedì 24 ott.
Mercol. 25 ott.
Giovedì 26 ott.
Venerdì 27 ott.
Don Mariano Piccotti
P. Johannes Meier
Don Alberto Balducci
Don Gianfranco Rossetti
Don Fabio Belelli
Don Luigi Masè
Don Emilio Campodonico
Don Luca Giuliani
Don Cristiano Marasca
Don Michele Cobzaru
Don Giovanni Rossi
Don Savino Capogrossi
Don Maurizio Fileni
Don Giandomenico Piersimoni
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
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Internet: www.vocedellavallesina.it
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15 ottobre 2006
Montecarotto
7
Montecarotto – Festa del patrono e anniversario di ordinazione del parroco
35 anni di fedeltà
L
o sfarfallio di mani all’alleluia una vera
festa. Il canto della comunità straniera africana ad accompagnare l’assemblea
durante l’eucarestia, segno concreto di integrazione, di apertura.
Domenica scorsa 8 ottobre la chiesa Ss.ma
Annunziata di Montecarotto si è trasformata in chiesa viva, chiesa vera,non di
mattoni, ma fatta di persone, tante persone, che hanno voluto stringersi intorno al
loro parroco che, in occasione della festa
del Patrono, San Placido, ha festeggiato la
ricorrenza della sua ordinazione sacerdotale avvenuta 50 anni addietro.
Dopo la consueta processione con la reliquia e l’urna del santo per le vie del paese, accompagnati nella preghiera e nella
riflessione anche dalle note della banda
musicale di Castelplanio e Poggio S. Marcello, i numerosi partecipanti si sono poi
ritrovati in chiesa per prendere parte alla
liturgia.
Ed è qui che l’assemblea è diventata famiglia stretta intorno al suo pastore. Anzi,
ai suoi pastori, visto che per l’occasione è
intervenuto anche il Vescovo, mons. Gerardo Rocconi. A Don Gianni sono sta-
ti rivolti pensieri di gratitudine da parte
di alcuni rappresentanti della comunità
parrocchiale e del Sindaco, d.ssa Mirella
Mazzarini.
Tra questi, il dott. Mario Febo ha espresso
a nome di tutti sentimenti di gratitudine e
riconoscenza al parroco per aver aiutato a
crescere e conservare la fede spiegandoci
la parola di Dio. La storia e la vita di un
uomo hanno un senso solo se c’é Dio ed
anche se i più giovani, più fragili, possono
essere scivolati nell’indifferenza, il seme
che hanno dentro non andrà perduto.
Il Sindaco, nel porgere a mons. Polita i
saluti da parte di tutti gli amministratori
che si sono succeduti negli anni alla guida
del paese, ha sottolineato come i rapporti
tra amministrazione e parrocchia si sono
basati sempre su apertura e collaborazione nel rispetto del valore di ogni persona
e per costruire il ‘noi’ più importante dell’io.
Nell’omelia, il Vescovo ha inizialmente riportato l’attenzione sulla figura di S.
Placido quale invito per tutti ad un cammino di santità, la comunità cristiana è
infatti chiamata ad essere santa, seguendo
l’esempio dei santi
siamo incoraggiati
ad andare dietro al
Signore.
Mons. Rocconi ha
poi rivolto parole
di apprezzamento a
don Gianni.
-“I suoi 35 anni in
questa parrocchia
sono segno di fedeltà”- ha detto il Vescovo.
-“Il sacerdote è Gesù
che è sposo e pastore. Lo sposo è
fedele e dà la vita, il
pastore conosce la
storia di tutti e può
capire se ha semina-
to valori o no, specie
nei momenti difficili.
Siamo grati al Signore
per aver una persona
che Lo rappresenta. Il
sacerdote ha il posto
di Cristo nella liturgia,
durante l’elevazione, e
nella confessione. Egli
incarna Gesù e come
Lui segue con amore
ed attenzione il suo
popolo”Le intenzioni della preghiera dei fedeli sono
state proposte dai rappresentanti delle associazioni cattoliche e
laiche presenti sul territorio.
Prima della conclusione, il comitato che
ha organizzato la serata ha consegnato a
Mons. Polita dei regali a nome della cittadinanza. Una pergamena del Santo Padre
per la felice ricorrenza, una preziosa icona, una tunica, un crocifisso, un rosario
e, da parte dell’Amministrazione, una targaricordo ed la comunicazione del permesso
della Sovrintendenza
di Urbino a procedere
al restauro del prezioso
organo della collegiata
costruito da una famosa
famiglia di ‘organari’del
‘700 di Montecarotto, i
Vici.
Terminata la messa, i
presenti hanno festeggiato don Gianni con
un rinfresco all’aperto
curato dalla Pro loco.
Il sorriso e la commozione del nostro parroco hanno regalato
Majolati Spontini Giornata missionaria
Una mostra
e offerte per le missioni
P
roprio a sottolineare l’impegno verso le
Missioni nella giornata e nel mese dedicato,
è importante ricordare quanto è svolto dalla
Comunità majolatese.
Dal 1992 un gruppetto di signore pensionate
legate direttamente o per amicizia alla parrocchia di Santo Stefano dedicano la quasi totalità
del loro tempo libero alla raccolta di fondi per
le Missioni cattoliche e in favore dei sacerdoti
missionari.
Per tutta l’Estate molti majolatesi, turisti, anche stranieri, hanno visitato la mostra di cucito e ricamo, alcuni hanno lasciato una consistente offerta senza ricevere nulla in cambio.
La mostra di prodotti di cucito fine, ricamo ed
altri lavori di bianco è estremamente interessante; oltre a mettere in mostra una raffinatissima manualità, oramai sconosciuta alle nuove
generazioni, si offre la possibilità di destinare
risorse ai Missionari.
Queste produzioni di ricamo e cucito sono il
prodotto di un lungo lavoro invernale delle
volonterose signore majolatesi, alcune hanno
offerto anche piantine aromatiche ed altri prodotti artigianali.
Impossibile, e non si vuole, ricordare i nomi
di tutti coloro che si sono impegnati in questo
progetto di solidarietà, la collaborazione è stata veramente vasta. Chi non ha avuto la possibilità di sostenere con il proprio lavoro l’iniziativa, ha partecipato con un’offerta in denaro
portando a casa uno dei lavori realizzati.
La manifestazione non è stata una semplice
raccolta di denaro, ma anche un’orgogliosa
mostra di raffinati lavori realizzati con varie
tecniche, belli anche da guardare.
Quest’anno siamo giunti alla XV edizione, un
bel traguardo da far invidia a tante altre manifestazioni, magari sponsorizzate. In questi
tre lustri sono state tante le persone che si
sono avvicendate nel Gruppo Volontariato
Missionario, alcune scomparse, ma l’impronta e l’impostazione data, ancora permangono
e permettono “miracoli” come la raccolta di
quest’anno.
L’iniziativa è animata da tutte signore non più
giovani, ma estremamente motivate, alcune
residenti anche in altre parrocchie della diocesi e fuori regione.
Nei primi anni il gruppo aveva sostenuto la
Chiesa dell’Est, inviando, oltre al denaro,
corredi liturgici. Beneficiati sono stati anche
numerosi enti religiosi a vantaggio dei propri missionari, ma da alcuni anni si preferisce sostenere i progetti di un missionario
della diocesi di Jesi, don Luigi Carrescia, già
economo spirituale nella parrocchia majolatese nel 1992.
Don Luigi è attivo in Brasile nella vastissima
parrocchia di Camaçari, in questo periodo è
impegnato nella costruzione di una scuola
per l’infanzia e il denaro raccolto servirà per
concretizzare questi progetti, una parte delle offerte è stata destinata alla parrocchia di
Santo Stefano di Majolati.
Sara Palmolella
a tutti la sensazione di essere veramente
una grande famiglia unita che segue con
amore la parola del Padre.
Auguri, Don Gianni.
Maria Cristina Coloso
Ordine Francescano Secolare
Assemblea precapitolare
delle Marche
S
abato 23 settembre si è svolta a Loreto l’assemblea pre-capitolare dell’Ordine Francescano Secolare della regione Marche. Ha presieduto l’Assemblea Annamaria Franzato, segretaria nazionale con Fra Giorgio Morosinotto
assistente nazionale dei frati minori conventuali. Erano presenti 43 ministri
locali di cui tre provenienti dall’Assistenza dei frati minori, che sono subito
entrati nel clima di fraternità che l’assemblea sprigionava.
Dopo una breve presentazione da parte del coordinatore regionale Emilio
Capogrossi, si è iniziato con un momento di preghiera per entrare nel modo
giusto nei lavori assembleari.
L’invocazione allo Spirito santo, La Parola di Vita tratta dal Vangelo secondo
Luca, la lettura dalle Fonti Francescane con la quale ci ha parlato il Serafico
Padre San Francesco, la
breve ma mirata riflessione di Fra Giorgio e
la preghiera di benedizione hanno permesso
che i successivi ma indispensabili argomenti
un po’ più burocratici
non affievolissero la
volontà dei presenti a
vivere in fraternità e
gioiosa partecipazione
il resto della giornata.
Giornata che ha permesso di: costituire
ufficialmente la regione civile Marche; stabilire la data del Capitolo elettivo
nel prossimo 28 ottobre a Loreto con l’impegno di organizzare in questo
periodo momenti di preghiera per l’Assemblea elettiva; dare disponibilità
per un servizio all’interno del nuovo consiglio regionale con l’impegno a
trasmettere e successivamente valutare tutte le informazioni e i dati che il
coordinatore si è impegnato a diffondere sui candidati per il buon esito del
Capitolo; prevedere un congruo numero di consiglieri oltre le figure istituzionali –ministro, vice ministro, segretario, maestro di formazione e tesoriere - perché siano rappresentate e servite tutte le fraternità della regione.
La giornata assembleare si è conclusa con la recita del vespro e con il proposito che tutto ciò che verrà richiesto il 28 ottobre dallo Spirito Santo attraverso il voto dei fratelli sia impegno a vivere come dono il servizio ai fratelli
nella consapevolezza che vivere “dal di dentro” il cammino dell’unificazione
è una fatica ma anche un privilegio. La vocazione è un dono ed è un dono
far parte di una fraternità….locale o regionale: viviamola sempre con convinzione e gioia!
8
Millenario dell’abbazia di Sant’Elena
15 ottobre 2006
Pianeta
giovani
Opinioni
I giovani
e la notte
a confronto
Ecco perché anche il vescovo di Verona, mons. Carraro, invita gli operatori pastorali a non avere paura della notte e dei giovani che la frequentano. Egli afferma che la notte è come un grande areopago dove i
ragazzi vivono, si relazionano, cercano, si divertono, esprimono gioia e
tristezza, compagnia o solitudine Ciò comporta imparare a conoscere
il mondo della notte e non giudicarlo solo come qualcosa di sbagliato
o contro il Vangelo. E’ però, al contempo, necessario porsi alcune domande fondamentali che hanno al centro il bene dei giovani: quanto,
il ‘sistema discoteca’, specula sui giovani senza preoccuparsi della loro
salute e della loro vita? Come aiutare i giovani a stare bene senza per
forza cercare lo sballo? Come prevenire gli incidenti e le morti del sabato sera? Come parlare ai giovani di responsabilità (ad es. nelle relazioni) senza essere considerati dei ‘guastafeste’? Quale spazio i giovani
hanno nella vita diurna e nella società? Che tipo di relazione caratterizza il rapporto giovani e adulti? Come aiutare i giovani a non scambiare la legittima domanda di felicità per una domanda di evasione?
Come permettere ai giovani di essere protagonisti della loro vita, a
scuola, nel lavoro, nel tempo libero, senza schiacciarli e schiacciare la
loro voglia di protagonismo e di partecipazione? Quale spazio la società e il mondo degli adulti libera per un ascolto empatico, autentico
e privo di giudizio dei giovani, delle loro esigenze, dei loro drammi,
piccoli e grandi che siano? Quanto siamo disposti ad accompagnare i
giovani nella loro ricerca di significato? Quanto siamo disposti a spendere, anche in risorse economiche, perché in ogni paese, in ogni città
ci siano luoghi e persone competenti (educatori non psicologi) capaci
di offrire ai giovani ospitalità e la possibilità di esprimere tutta la loro
energia e la loro propositività? Che tipo di spinte motivazionali siamo
in grado di offrire ai giovani, ad esempio per studiare con passione,
oltre il successo e il denaro? Quanto siamo in grado di entusiasmarli
così da offrire loro orizzonti di ulteriorità e progettualità oltre il benessere dell’istante? Diceva ancora don Bosco: “Basta che siate giovani
perché io vi ami”. Ecco, forse è proprio questo ciò di cui i giovani hanno bisogno: sentirsi amati e valorizzati.
Michele Contadini
9
millenario dell’abbazia di sant’elena sull’esino
La storia dell’abbazia e il suo fascino di oggi
S
Nel parlare del disagio giovanile vorrei prendere in considerazione il
caso di quei giovani che nella notte tra il sabato e la domenica lasciano
le loro abitazioni e i loro paesi per recarsi in discoteca e dare forma e
contenuto al mondo della notte. Ci si lascia dietro la routine, la ferialità
tipica del tempo ordinario e ordinato che va dal lunedì al venerdì, per
sbarcare nel caos, nell’extra-ordinario consentito dalla breve frangia di
tempo del fine settimana. La noia, i «problemi», l’apatia, le regole, gli
orari sono accantonati per fare spazio alla trasgressione, al divertimento
che sfocia oltre i limiti imposti dalla famiglia, oltre il controllo cui si è
sottoposti a scuola o al lavoro o in qualsiasi altro tipo di relazione sociale. Ci si lascia andare in un ambiente dove elettronicamente, chimicamente, emotivamente è più facile essere indotti a modificare il proprio
stato normale di coscienza. Per soddisfare la voglia personale di socializzare, cambiare identità, evadere, toccare, provare, sentire, avventurarsi
nel tunnel del trasgressivo e dell’osare di più.
Quali possono essere i motivi alla base della scelta di molti adolescenti
e giovani di frequentare la discoteca? Provo ad elencarne alcuni senza
giudizio, ma solo con l’intento di capire. Primo fra tutti la necessità, attraverso il ballo, di scaricare l’energia e l’aggressività accumulate durante la settimana. Segue poi la già citata esigenza di trasgressione che a
volte sfocia nello stordimento e nello sballo: l’alcol, l’uso di droghe, la
musica assordante e martellante dovrebbero facilitare il rapporto con gli
altri, soprattutto con l’altro sesso. Forte nei giovani è anche il desiderio
di fondersi, di essere alla moda, di sentirsi una cosa sola con i coetanei,
una tribù unita dagli stessi segni convenzionali e gesti rituali, dagli stessi
problemi, padrona della notte e distinta dalla tribù degli adulti (genitori,
insegnanti, politici, sacerdoti, datori di lavoro) padrona del giorno.
Infine, raggiungere i santuari della disco dance, spostarsi da un santuario all’altro fino all’alba per fare, poi, ritorno a casa è un nuovo modo
di interpretare l’esigenza del viaggio: la scoperta e l’esplorazione di nuovi mondi, di un linguaggio immediatamente comunicativo fatto non di
parole e nessi logici, ma di vibrazioni musicali, pulsioni, gesti e segnali
fisico-emotivi, la possibilità di tornare ad essere padroni della propria
vita allontanandosi dal ‘carcere’ di certi lavori disumanizzanti e spersonalizzanti.
Come educatore e come cristiano mi sento interrogato da questa situazione: l’esperienza della fede cristiana è così distante dall’esperienza
della notte di migliaia di giovani? Di getto verrebbe da dire di sì. Ma, a
ben vedere, ci sono molti segni che avvicinano le due realtà, primo fra
tutti il fatto che Gesù Cristo sia risorto all’alba della notte tra il sabato
e la domenica. Anche per lui, quindi, la notte è stata, piuttosto che il
tempo del silenzio, il tempo della vita. Per questo i cristiani celebrano il
mistero della risurrezione nella notte tra il Sabato Santo e la Domenica
di Pasqua. Entrano con le candele accese nella chiesa buia e cantano la
gioia della loro fede rinvigorita e illuminata dalla vittoria di Cristo sulla
morte, sul peccato e sul non senso di una vita senza speranza. Bisogna,
inoltre, ricordare che Gesù Cristo non era una persona triste e seriosa,
ma, anzi, amava molto la compagnia degli apostoli, gradiva ritrovarsi
con loro per condividere una serata davanti ad una tavola imbandita
e partecipare ai momenti di festa come alle nozze di due suoi amici a
Cana. San Giovanni Bosco (1815-1888) amava così tanto questo lato del
carattere di Gesù, che dedicò tutta la sua vita ai giovani, aprendo oratori
e scuole professionali, organizzando feste e momenti di riflessione, fino
ad arrivare ad affermare che: “la santità consistere nello stare molto allegri”.
15 ottobre 2006
i concluderanno nel prossimo dicembre le celebrazioni del millenario dell’abbazia di S. Elena
sull’Esino. Ufficialmente hanno avuto inizio con la
XX Rassegna Nazionale dei Canti Natalizi svoltasi
dall’8 al 24 dicembre dello scorso anno. L’abbazia
di S. Elena non è compresa nella diocesi di Jesi,
fa parte della diocesi di Camerino, sorge a poche
centinaia di metri dai confini tra le due circoscrizioni ecclesiastiche in un’area compresa tra il fiume Esino e la parte terminale del torrente Esinante prima di sfociare nell’Esino stesso, in territorio
del Comune di Serra San Quirico e fa parte della
Parrocchia di Sasso. Un apposito Comitato, presieduto dal don Lucio Carpiceci, ha programmato le iniziative che si sono svolte durante il corso
dell’anno. Frequentata ora anche da parrocchiani
di Angeli di Rosora e di Angeli di Mergo ed ovviamente da quelli di Sasso-Sant’Elena, e visitata
da molti, l’abbazia, in passato, ha avuto un ruolo
fondamentale per l’intera valle dell’Esino. Fondata,
secondo gli storici, da San Romualdo tra il 1005
e il 1009, costituì con le abbazie di S. Maria delle
Moje, di S. Urbano, di San Salvatore di Val di Castro,
di S. Vittore delle Chiuse, ed altre ancora in territorio
di Cupramontana e nella valle di S. Clemente tra Apiro e S. Severino, il tessuto di una presenza monacale
che per due/tre secoli fu protagonista della vita sociale
e culturale del relativo territorio. Una presenza che pur
nel declino successivo delle abbazie è continuato fino
ai nostri giorni. Inizialmente autonoma come abbazia
benedettina, nel 1180 entrò a far parte della Congregazione Camaldolese. Dopo poco meno di due secoli dalla
sua fondazione raggiunse un notevole sviluppo economico e sociale e di conseguenza anche un consistente
potere politico-feudale. I possedimenti del monastero
infatti risultavano già estesi sul finire del XII secolo su
una vasta zona che abbracciava i comitati di Camerino,
Senigallia, Jesi e Osimo. Possedeva complessivamente
trentatre chiese e relativi beni, tra le quali S. Benedetto dei Frondigliosi (Castelplanio); su altre nove aveva
solo diritti limitati, altri diritti invece, più o meno estesi, li aveva su tre castelli (Castiglioni, Scisciano, Sasso);
possedeva inoltre molini, palazzi, selve, stagni e case in
Massaccio(Cupramontana), Jesi e Rosora. Vasti erano
possedimenti fondiari lungo l’Esino. I monaci rimangono nel monastero fino ad oltre la metà del Quattrocento; da allora l’abbazia ed i relativi beni vengono affidati
in commenda a cardinali o dignitari ecclesiastici. Dal
1845 chiesa e beni sono concessi in enfiteusi alla famiglia Pianetti di Macerata che nel 1922 riscatta l’enfiteusi dalla mensa vescovile di Camerino, proprietaria di
chiesa e rendite dal 1897. Dal 1964 la mensa vescovile
di Camerino torna ad essere intestata alla
chiesa. Determinante fu il ruolo dell’abbazia che sorge nel cuore della Vallesina:
la presenza dei suoi monaci, e quella di
altre abbazie, fu all’origine della ripresa
della vita e della rinascita, nei secoli XIXII, in tutto il nostro territorio. La vita
religiosa, tutta l’economia agricola, l’assetto sociale ed anche il sorgere di alcuni
castelli della nostra valle in quei secoli, si
debbono alla presenza operosa e capillare dei monaci, i cui segni, al di là delle
abbazie e delle chiese ancora rimaste, si
possono notare. Uno di questi, e non il
meno importante, è l’aspetto quasi sacrale con il quale i contadini hanno vissuto
per secoli il loro rapporto con il lavoro
e con la terra stessa. L’abbazia di S. Elena è ancora nel cuore della gente, come
altre chiese monastiche, anche quando
alcune di esse in passato furono ridotte
a case coloniche o a ripostigli. Le celebrazioni del millenario hanno riproposto questo passato di fede e di operosità mentre hanno rivitalizzato
un interesse per un patrimonio d’arte come è l’abbazia
di S. Elena. Le stesse celebrazioni del millenario, come
quelle della abbazia di San Salvatore di Val di Castro,
sono state l’occasione del progetto regionale “Il monachesimo nelle Marche. Viaggio alle radici della civiltà
europea”, progetto oggetto di un protocollo d’intesa e
della Carta di Sant’Elena, firmata da enti e istituzioni,
finalizzati allo sviluppo e alle attività di ricerca e studio
del fenomeno monastico. Il progetto è stato finanziato
di recente dalla Regione Marche con lo stanziamento
di 200 mila euro.
Riccardo Ceccarelli
I CONVEGNI
Foto Candolfi
Storia, arte, vita quotidiana, turismo culturale
U
n altro momento importante, che ha caratterizzato il millenario dell’Abbazia di Sant’Elena, è stato quello dedicato ai
convegni. Tre grandi tematiche sono state toccate all’interno di
questi incontri: la prima quella dell’alimentazione, con il convegno avvenuto il 13 maggio scorso su: “Regole e riti del regime
alimentare dei monaci”; la seconda riguardava la storia e l’arte,
con il convegno del 27 maggio, intitolato: “L’abbazia di Sant’Elena nella valle dell’Esino: storia, arte e architettura”; infine si è
parlato, il 16 giugno, di turismo religioso.
Al primo convegno sono intervenuti il prof. Rodolfo Santilocchi,
dell’Università di Ancona, che ha illustrato approfonditamente
l’organizzazione produttiva ed agricola del monastero e il prof.
Aureliano Amati, dell’Università di Bologna, che ha toccato il
tema della vitivinicoltura del monastero. Altri interventi sono
venuti dal prof. Massimo Montanari, dell’Università di Bologna,
profondo conoscitore della storia medievale e dell’ordinamento
ecclesiastico; dal presidente dell’Assivip e da quello dell’Assoenologi Marche; dal direttore generale dell’Assam – Ancona e da
molti altri.
Nel convegno sulla storia e sull’arte, molteplici e di spessore le
partecipazioni come quella dello storico prof. Francesco Pirani,
che ha illustrato quali fossero i poteri locali dei secoli XI-XIII
dell’Abbazia; della prof.ssa H. Sahler, storica dell’arte, che ha
fornito una visione dell’architettura di Sant’Elena all’interno del
romanico nelle Marche; dell’archeologo dott. Cristiano Cerioni
che ha fatto una lettura archeologica degli elevati; del prof. G.
Alfredo Vergani, dell’Università di Macerata, che ha approfondito lo studio della scultura medievale a Sant’Elena; della storica
Particolare esempio di costruzione romanica
dell’arte dott. ssa Marta Paraventi che ha discusso della pittura
del XIII e del XV secolo e altri interventi, che hanno permesso di avere un quadro più esaustivo della storia, ma soprattutto dell’arte e dell’apparato scultoreo ed architettonico di questa
importante abbazia.
Infine l’ultimo convegno, quello sul turismo religioso, che ci ha
riportato ad un tema oggi molto attuale e sentito, cioè quello
della rivalutazione turistica ed in particolare dell’accoglienza. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, Edio Costantini,
presidente nazionale del Csi (Centro Sportivo Italiano), che ha
parlato dello sport come risorsa educativa e pastorale e Paolo
Mazzola che ha discusso dell’accoglienza turistica.
Cristiana Simoncini
LE ICONE D’ORIENTE
In una suggestiva mostra all’abbazia di Sant’Elena
U
n evento di particolare rilievo, che si è tenuto all’interno
delle celebrazioni del millenario
dell’Abbazia di Sant’Elena, è stato
sicuramente quello della mostra
delle icone, che per una settimana,
dal 27 agosto al 3 settembre, hanno abbellito ancora di più l’interno
dell’Abbazia.
Le icone, una cinquantina di pezzi
unici, sono state portate in mostra
dal prete rumeno ortodosso, Padre
Mihai Mesesan. Con la loro bellezza bizantina e orientaleggiante
hanno attirato tanta gente e molti
curiosi che, oltre all’ammirazione,
sono stati spinti anche all’acquisto.
Infatti si è conclusa positivamente
la vendita di questi pregiati manufatti, come ha testimoniato lo stesso Padre Mihai. Anche noi spinti
dalla curiosità e dal fatto che non
ci potevamo perdere un’occasione
del genere siamo andati a visitare
la mostra ed abbiamo incontrato
Padre Mihai, una persona di una gentilezza e di una disponibilità ineguagliabile, e gli abbiamo sottoposto alcune domande,
cercando di comprendere qualcosa di più sull’icona.
Padre Mihai le icone in mostra con quale tecnica
sono state realizzate?
Queste icone, copie di quelle antiche, ma ugualmente pregiate perché patrimonio culturale nazionale, sono state dipinte con la tecnica classica
della tempera ad uovo e foglia d’oro su legno stagionato, si applica, cioè, su una tavola di legno 68 strati di colla e gesso, poi si procede al disegno,
fatto con un arnese appuntito, successivamente
si incolla la foglia d’oro,
la tempera ad uovo e pigmenti minerali.
Chi sono gli autori che
hanno eseguito questi capolavori?
Sono otto giovani laureati
in arti plastiche e teologia,
provenienti da Cluj-Napoca, in Romania. I soldi raccolti dalla vendita servono
da sostentamento alla mia
parrocchia ortodossa in
Ticino e sono anche da
aiuto per questi giovani artisti.
Ci sono dei soggetti maggiormente raf-
figurati?
Non ci sono soggetti prediletti, in linea di massima troviamo
raffigurati il Cristo, la Madonna, San Giovanni Battista e, spesso,
San Giorgio.
Ci può spiegare che cos’è un’icona?
All’icona, che appartiene alla Chiesa indivisa del primo millennio cristiano, viene riconosciuto il culto come stabilito dal concilio ecumenico del 787 e chi le realizza deve rispettare i canoni
della chiesa. L’icona è un sacramentale, deve essere benedetta,
perché serve per pregare,
come si fa davanti ad un
crocefisso.
Concludendo qual è il significato dell’icona?
Quando si dipinge l’icona
si parte dal fondo scuro,
creando prima gli abiti, per
poi fare i visi e le mani. Si
passa quindi dal nero, dal
buio ai colori, alla luminosità e in questo passaggi
o è nascosto il significato
profondo dell’icona, quello
della liberazione dall’oscurità per arrivare alla luce.
c.s.
L’architettura e gli apparati scultorei di Sant’Elena
L’
Abbazia di Sant’Elena è un
bell’esempio di costruzione
romanica (X- XII secolo), che ha
come caratteristiche essenziali:
l’ampliamento del presbiterio, i
muri più grossi, le luci ridottissime, l’utilizzo dei pilastri e la copertura a volta. Esternamente l’abbazia si presenta come una solida
e massiccia struttura di blocchetti,
non uniformi, di pietra arenaria.
La facciata si apre su di un piccolo cortile quadrangolare e colpisce
per la sua altezza, resa maggiore
dalla sopraelevazione della cella
campanaria a vela. Presenta una
pianta regolare con alte pareti ed
un’unica grande abside, dove vi
si aprono due monofore di media
grandezza. L’interno è diviso da
alti e solidi pilastri compositi che
formano tre navate di diversa altezza, creando così il tipico esempio di “chiesa a sala” o a “gradinature”, visto che le navate laterali
non raggiungono l’altezza di quella
centrale. Il presbiterio è ampio ed
elevato. Le navate ed il presbiterio
hanno una copertura “a crociera”. Addossate ai pilastri troviamo
delle semicolonne sormontate da
dei capitelli. I pilastri hanno un
ordine crescente, dal più piccolo
al più grande, partendo dall’ingresso e arrivando al presbiterio,
modificando, così, la prospettiva
dell’interno, il quale acquisisce
più armonia e monumentalità. La
cripta, crollata, è stata ricostruita
nel 1925 con materiali di recupero ed è divisa in sette navatelle che
sorreggono il presbiterio.
La scultura di quest’epoca medievale assolve un ruolo di completamento decorativo, seppur con un
contenuto morale ed etico, espresso spesso con elementi simbolici,
oltre che con i più usati elementi
vegetali o geometrici. Anche nell’abbazia di Sant’Elena, la scultura
attende a questo compito, infatti,
alla massiccia e semplice struttura
muraria si contrappone la plasticità delle decorazioni scultoree. Partendo proprio dal portale notiamo
come questo sia ornato a basso
rilievo con motivi vegetali ed abbia sull’architrave, disposti simmetricamente, due quadrupedi ai
lati di una croce. Inoltre il portale
è sorretto da sei colonne, tre per
lato, sormontate da capitelli raffiguranti volti umani fiancheggiati
da aquile che hanno il corpo che
fuoriesce a tutto tondo. All’interno
dell’abbazia l’apparato scultoreo fa
da abbellimento alle colonne, gli
elementi sono di pregevole fattura
ed hanno una struttura compositiva armoniosa e simmetrica, raffiguranti vegetali stilizzati, animali
mostruosi, angeli e le particolari
sirene. Nella cripta, invece, i capitelli sono più semplici e presentano solamente elementi vegetali stilizzati, a testimonianza di una sua
costruzione precedente.
c.s.
DOPO 50 ANNI SI RITROVANO LE COPPIE SPOSATESI A SANT’ELENA
N
ella giornata del 27
agosto il parroco
del Sasso e rettore dell’abbazia di Sant’Elena,
don Lucio Carpiceci, ha
celebrato una solenne
liturgia Eucaristica nel
contesto delle celebrazioni del millenario,
con tutte quelle coppie
che si sono sposate in
50 anni nell’abbazia
stessa. Dalla metà degli anni Cinquanta infatti fino al sabato 26,
le coppie che hanno
scelto questo magnifico luogo per convolare
a nozze sono state ben
850. Di queste hanno
risposto all’invito di
Don Lucio in 250; un
bel numero che ha
confermato
l’affetto
nei confronti di questo luogo suggestivo e
ricco d’arte e dove le
coppie presenti hanno
rinnovato la loro promessa d’amore.
10
Jesi e Vallesina
15 ottobre 2006
La notte bianca dell’università di Jesi
L’arte di Branciforte
e la fotografia del Circolo “Ferretti”
N
ell’ambito delle manifestazioni per la
Notte bianca dell’Università, grande
affluenza per gli eventi espositivi al Palazzo dei Convegni in Corso Matteotti: nel
salone, la mostra di pittura e i disegni di
Giovanni Branciforte e in galleria la mostra fotografica del Circolo culturale “Massimo Ferretti”.
Branciforte è nato a Siracusa nel 1962, attualmente vive e lavora a Bologna. Dal
1980 allestisce mostre personali a Siracusa,
Palermo, Roma, Bologna. Ha partecipato
a vari concorsi nazionali ottenendo numerosi riconoscimenti ed oggi le sue opere sono in collezioni pubbliche e private.
Angelo Cassia, professore di storia dell’arte,
ha detto di lui: “E’ un attento osservatore
del mondo che lo circonda e lo ritrae con
la spontaneità quasi ingenua di colui che
vuole scoprire “qualcosa” anche dalle vibrazioni cromatiche del suo pennello”. La
ricerca dello spazio e l’uso del colore sono
stati i due temi della mostra alla “notte
bianca”.
Il colore delle sue opere, è quasi sempre
squillante in accostamenti e compressioni
cromatiche capaci di ricondurre l’immagine al di là di ciò che si vede. L’uso ricorrente di oggetti come arance e ciotole, gli
permette di comunicare un modo unico
di vedere lo spazio e la profondità, creando con le forme paradossi prospettici per
raggiungere la mente e suscitare emozioni
umane ed antiche.
Invece la mostra fotografica, era costituita
da foto a colori e in bianco e nero, analo-
gica e digitale; paesaggi, momenti di vita
umana, scorci di Jesi vecchia e animali selvaggi ne erano i protagonisti.
Il circolo culturale “Massimo Ferretti” organizza il “Corso di fotografia 2007”: le
lezioni si svolgeranno presso i locali del
circolo sito a Jesi in via Politi, 27 (ex Palazzina Gherardi). Chi vuole informarsi ed
iscriversi, può recarsi al circolo il martedì
e giovedì dalle 21.00 alle 22.30, telefonare
al 368439567 o scrivere a circoloferretti@
aesinet.it.
Mostra di pittura di Francesco Copparoni
Grazie alla “notte bianca”, giovani artisti
come Francesco Copparoni, hanno avuto
la possibilità di farsi conoscere esponendo
le proprie opere artistiche nei luoghi più
suggestivi della città. Il pittore è nato a Jesi
nel 1979, oggi vive e lavora a San Marcello.
Ha conseguito la maturità in maestro d’arte
(decorazioni pittoriche) nel 2000 ed oggi le
sue opere sono esposte in importanti collezioni pubbliche, private e presenti nella
Galleria d’arte Van Cent in Ancona.
“Questa collezione dal titolo “Quanto sei
caro” ci racconta Copparoni “è il frutto di
un amore distrutto, la rappresentazione
di una piccola, intensa e significativa parte
della mia esistenza. E’ stato come un bambino che ha attraversato un tunnel uscendone adulto. L’emozione ha guidato la mia
mano” e continua dicendo “Per realizzare
alcuni quadri ho utilizzato pigmenti naturali, sabbie, pietre, terre, materie pesanti
come carta e stoffa ed di altri ho usufruito
dell’acquarello”. La sera della “notte bianca”,
entrando nella chiesa di San Nicolò, lungo
corso Matteotti, era allestita la sua mostra,
un suggestivo spettacolo accoglieva i numerosi visitatori: al centro della stanza, le
piccole fiamme bianche delle candele poste sopra grandi candelabri, accentuavano
l’atmosfera sacrale, comunicavano leggerezza e profondità. I colori vivi e variopinti delle opere, davano un tocco di vivacità
all’ambiente, quasi ad esprimere una luce
di speranza tra i buii e le ombre della vita.
Il Cefa ospite del Rotary
Progetto per la Tanzania
Emanuele Pagoni (nella
foto), Eleonora Battistelli ed il
responsabile della comunicazione
Cefa Giovanni Beccari (la
cooperativa capofila di un gruppo
di cooperative cattoliche del
bolognese che si sono associate in
questa iniziativa) saranno ospiti
di un interclub del Rotary di Jesi
all’hotel Federico II° con i soci
del club rotariano di Fabriano e
dell’Alta Vallesina-Frasassi.
Martedì 17 ottobre il Rotary di
Jesi presenterà ai soci dei tre club
il progetto tendente a finanziare
a Njombe, in Tanzania, la
realizzazione di un centro per la
divulgazione e lo stoccaggio del
latte ed i suoi derivati. Un progetto
importante per quella realtà
regionale dove la malnutrizione
continua ad uccidere migliaia
di bambini l’anno. Un progetto
di grande spessore sociale che il
presidente del club ing. Claudio
Bocchini intende perseguire con
la collaborazione di altri club della
provincia di Ancona, dal momento
che l’intero ammontare dell’opera si
aggira intorno ai 55 mila euro.
Tutto nasce dall’iniziativa
dell’associazione “Premio Vallesina”
e da quanto ha fatto questa
associazione in occasione della
terza edizione del “Premio” che
si è svolta all’hotel Federico II°
elargendo un contributo di 12.100
euro (l’altra metà dell’incasso sarà
CASA FAMIGLIA PER ANZIANI
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Immersa in un’oasi di verde, sul colle San Marco
di Jesi,
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autorizzata all’accoglienza temporanea e
permanente di persone anziane autosufficenti e
semiautosufficenti.
La Casa Famiglia per Anziani, dotata di personale
qualificato, opera per migliorare le condizioni di
vita degli ospiti.
Tel: 0731-204605, 0731.64444, Fax: 0731-223954
devoluto alla scuola Magnificat
di Gerusalemme). L’iniziativa del
“Premio” ha lasciato il segno e
sta per aprire un nuovo solco. In
questa realtà nuova della Tanzania,
dove il Cefa sta costruendo una
centrale del latte, hanno lavorato
due giovani volontari jesini,
Emanuele Pagoni ed Eleonora
Battistelli, i quali, due anni fa,
hanno abbandonato studi e lavoro
per dedicarsi ad aiutare a veder
sorgere questa centrale ormai in
fase conclusiva di realizzazione. I
due giovani parleranno delle loro
esperienze per aiutare ancora
quelle popolazioni ed i club
rotariani a realizzare questo nuovo
ambizioso sogno.
D’impatto, un senso di caos, di disuguaglianza sembravano catturare la fantasia
dello spettatore, prima le opere incorporate di materia pesante e poi gli acquarelli,
espressione di istanti vissuti; la tempesta
che ha percorso l’anima di Francesco dopo
la fine di un amore importante e la successiva rassegnazione. Un percorso artistico
ed esperienziale dell’artista che rimanda
tutto all’omogeneità e a quel filo vitale che
lega insieme le nostre esperienze.
Giulia Benigni
Foto Anna V.Vincenzoni
12
Territorio
15 ottobre 2006
EDUCAZIONE ALIMENTARE Verso un futuro biologico
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Villa Salvati di Pianello Vallesina
esempio di agricoltura biologica
“S
apere di più per vivere meglio,
non è mai troppo tardi”, così
Aldo Lorenzetti, presidente dell’Associazione ex Allievi e Dipendenti
dell’Istituto Professionale Statale
per l’Agricoltura e l’Ambiente (IPSAA), ha introdotto il convegno su
“Ogm- Biologico- Salute”, che si è
svolto domenica 10 settembre presso Villa Salvati di Pianello Vallesina. Questa è uno dei più raffinati
esempi di architettura neoclassica
delle Marche, un edificio di maestosa eleganza, si ammira già dal
viale d’accesso costellato di tigli.
Mario Crescimbeni, dirigente
reggente dell’istituto e coordinatore dell’evento, ha tenuto a sottolineare che “L’istituto è l’unico
“professionale” delle Marche e
si è subito inserito nell’impatto
ambientale e dei prodotti biologici. Agricoltura, ambiente e
territorio sono gli elementi portanti che da circa duecento anni
guidano i molteplici studi, ricerche ed attività della scuola”.
Sono intervenuti anche il sindaco Renzo Zuccaio, ex allievo
dell’istituto e il professor Santilocchi, dell’Università Politecnica delle Marche, auspicando che
agricoltura, ambiente e territorio
siano ancora gli elementi portanti degli studi e delle ricerche
dell’attività della scuola, come
lo sono stati per duecento anni.
Il prof. Natale Frega, preside della facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, ha
dato il suo contributo affermando che la crescita dei popoli è
in gran parte dovuta all’azione
educativa esercitata dal sapere e
conoscere quali siano gli alimenti nutrienti è indispensabile per la
nostra sussistenza. “Gli effetti di
un’alimentazione scorretta sono
tanto più gravi quanto più giovane è l’età del soggetto” dice Frega,
e per quanto riguarda i coloranti
aggiunge: “L’unico modo per difendersi è leggere attentamente le
etichette che, per legge, devono
essere sempre presenti nelle confezioni. Mangiare prodotti freschi
e genuini è la scelta più salutare”.
Ancora un prezioso intervento
dall’università politecnica, da parte del professor Orlandi, docente
della Scuola di Specializzazione
in Gastroenterologia, che rivela i
risultati di importanti studi: fino
a 16 anni l’uomo è assente da protezioni per le bevande alcoliche e
perciò i giovani non dovrebbero
assumere alcool neppure a livelli molto bassi, poiché predispongono l’organismo alla dipendenza.
E’ intervenuta all’incontro anche
l’assessore provinciale alla Pubblica
Istruzione e Agricoltura, Carla Virili (nella foto) della provincia di Ancona così gli ex allievi e dipendenti
dell’Istituto professionale, hanno
colto l’occasione per svolgere la cerimonia di intitolazione della sala
convegni alla memoria del professor
Ivano Carotti, preside della scuola
dal 1960 al 1979, a cui le figlie hanno
scoperto una targa commemorativa.
Nell’atrio della villa Salvati erano
esposti i prodotti biologici commercializzati
dall’istituto;
altri
prodotti hanno arricchito la mostra come formaggio e miele, “La
battinebbia” e “Il profumo di Eva”
di San Paolo di Jesi hanno esposto creme, oli essenziali ed articoli cosmetici per l’igiene del corpo.
Oggi studenti e docenti della scuola Salvati proseguono con amore il
lavoro che li lega alla loro terra e
di generazione in generazione continuano a divulgare questa cultura
con professionalità, fino a far diventare l’IPSAA, il centro propulsivo di
ricerca ed innovazione dell’agricoltura regionale.
Giulia Benigni
SPILLI
Il nostro aeroporto “R. Sanzio” perde
fiducia
Preoccupano le difficoltà finanziarie in cui si
trova l’aeroporto di Falconara. Ma più ancora
preoccupa la facile soppressione di voli “per motivi tecnici” che in realtà sono soppressioni mirati a fare il pieno con il volo successivo. Quanti
ne sono stati soppressi in estate? E chi deve prendere l’aereo per Roma o Milano con coincidenze
non rinviabili, non si fida e va in auto e in treno.
E le perdite del Sanzio aumentano.
Bloccate le nuove province
Pare che nelle pieghe della Finanziaria ci sia lo
stop ad alcune delle nuove province. Sarebbe un
caso ripensato altamente positivo. E pensare che
decenni fa il parlamento vagheggiava di sopprimerle tutte. Ma prevalse l’interesse locale. Un
ente pressoché inutile – perché tante gestioni
potrebbero passare ai comune e ad altri enti – e
che alla comunità costa un patrimonio. Noi italiani i tagli veri non siamo capaci di farli. Troppo
impopolari. E allora accontentiamo la piazza.
civis
Università della media vallesina
Il 14 ottobre l’inaugurazione
R
iprendono le attività dell’Università degli adulti della Media
Vallesina: l’inaugurazione del secondo anno accademico è prevista per sabato 14 ottobre alle ore
17 nella suggestiva Villa Salvati di
Pianello Vallesina.
L’Università, realizzata grazie all’importante contributo dell’Unione dei Comuni della Media Vallesina, riparte con importanti novità: trentasette corsi attivati che
spaziano dalla letteratura italiana
alla storia locale della Vallesina,
da cultura musicale a psicologia
sociale, da salute e tenesse alla
medicina naturale, dagli “incontri
col mondo dell’enologia” al corso
di botanica dal titolo “andare per
prati e boschi”, dalla grafologia all’informatica, passando per i corsi
di lingue, le lezioni di presentazioni degli spettacoli di lirica della Fondazione Pergolesi Spontini
fino alla fotografia e all’attività
motoria, con un corso di nuoto e
uno di ginnastica dolce. “Il grande
successo e l’interesse
riscontrati nel primo
anno dell’Università”
spiega il presidente
dell’Unione dei Comuni della Media
Vallesina Giancarlo
Carbini” (nella foto)
stimolano a fare di
più e meglio, ad arricchire la gamma
dei corsi previsti, ad
ampliare l’orario delle lezioni e a prevedere nuove iniziative”
La cerimonia del 14
ottobre di apertura
dei corsi sarà introdotta dal presidente
dell’Università Cesare Bellini e dal presidente dell’Unione Giancarlo
Carbini.
Le lezioni inizieranno invece
lunedì 16 ottobre e si svolgeranno in tre sedi: Villa Salvati, a
Pianello Vallesina, il Centro co-
munale 6001, in locali sistemati e più ampi, a Moie, e appena
conclusi i lavori anche nella
nuova sede del Cis, ricavata
nell’ex Fornace di Moie.
Giorgia Barboni
13
Jesi e Vallesina
15 ottobre 2005
La notte bianca di San Settimio e di San Floriano
Incontro in sacrestia
di
Paolo
Marcozzi
Moriconi Giambattista (Via, Piazza Nova a Via
Valle) Esperto uomo d’armi e brillante diplomatico, fu ambasciatore jesino presso Giulio III (1550),
Pio V (1566) e presso i rettori della Marca. Per incarico del Comune ebbe anche a trattare con gli
anconetani per far cessare le scorribande di predoni che infestavano la zona. Al servizio della repubblica veneziana fu inviato, con il grado di capitano, a Candia, dove morì in combattimento nel
1570; i commilitoni gli eressero un monumento
nella chiesa di San Francesco.
Moro Aldo (Viale, da Viale Verdi a Via della Pace)
Uomo politico (Maglie, Lecce, 1916–Roma, 1978).
Presidente nazionale della FUCI (1939-42), iscritto alla Democrazia cristiana dal 1944, fu deputato alla Costituente, confermato al parlamento nel
1948. Sottosegretario agli esteri (1948-50), fu contrario all’adesione dell’Italia alla NATO, rappresentante della corrente di Iniziativa democratica.
Vicepresidente del gruppo parlamentare democristiano, poi presidente (1953-55), fu ministro della
giustizia (1955-57) e dell’istruzione (1957-59). Dimessosi A. Fanfani da segretario della DC, operò
per ricomporre la crisi provocata dalla spaccatura
di Iniziativa democratica nelle due correnti dorotea e fanfaniana, assumendo una posizione mediatrice che gli valse l’elezione alla segreteria (1959).
Guidando la DC verso la collaborazione col partito socialista, ceduta (1963) la carica di segretario
a M. Rumor, formò la prima coalizione organica
di centro-sinistra, conservando la presidenza del
consiglio sino al 1968. Ancora mediatore tra opposte tendenze, si impegnò dapprima a ridimensionare i programmi di riforma concordati coi
socialisti, la cui ventilata attuazione aveva suscitato una minaccia golpista (1964), poi a rallentare il processo di logoramento del centro-sinistra,
quindi a cercare nuove formule (nel 1968 avviò
la “strategia dell’attenzione” verso il PCI) sempre
attento a salvaguardare l’egemonia della DC. Ministro degli esteri (1969-72; 1973-74), presiedette
un governo di coalizione (DC-PRI), poi un monocolore di minoranza (1976). Dichiarate concluse
le fasi del centrismo e del centro-sinistra, come
presidente del consiglio nazionale DC dal 1976
avviò la fase da lui dichiarata necessaria de “l’associazione del partito comunista alla maggioranza”.
Bersaglio di un’operazione tesa a impedire l’attuazione di nuovi equilibri politici, il 16 marzo1978,
giorno della presentazione alle camere del governo monocolore Andreotti, comprendente il PCI
tra la maggioranza, fu sequestrato a Roma dalle
“brigate rosse”, che, uccisi gli agenti della scorta, lo
tennero per 54 giorni in una “prigione del popolo”. Fallite le ricerche per individuare il luogo della
reclusione, Moro fu ucciso e il cadavere rinvenuto
in un’auto.
Mugnai (dei) (Via, da Via Setificio a Via Tessitori)
Un’altra via dedicata alle arti e ai mestieri, che costruirono la fama della Jesi città del lavoro.
Mura Occidentali (Via, da Via N. Sauro a Corso
Matteotti) Su di essa guardano gli edifici, eretti a
forma di mura, che proteggevano a ovest le case
signorili del Corso. Essa costituiva anche il tratto
cittadino della Via Clementina, prima che venisse
costruito il Viale della Vittoria.
Mura Orientali (Via, da Via Castelfidardo a Via XX
Settembre) Su di essa guardano gli edifici, eretti a
forma di mura, che proteggevano a est le case signorili del Corso.
(continua al prossimo numero)
Dire che, la domenica mattina presto,
San Settimio fosse stanco morto ma
contento come una pasqua, era dir
poco.
Dire che, la stessa domenica mattina
presto, S. Floriano fosse vispo come un
passero ma d’umore nero, era dir poco.
I due si incontrarono nella sacrestia del
Duomo poco prima della recita delle
lodi:
“Buon giorno.” Scandì a stento
S. Settimio: aveva la voce impastata.
“Um.”
Il mugugno di S. Floriano mise sul
chi va là S. Settimio: era segno di aria
brusca.
“Che c’è? Stai male?”
S. Floriano non gli rispose per niente:
essendosi già vestito, andò ad infilarsi
in coro.
“Stai male?” Gli corse dietro S. Settimio.
S. Floriano fece scena muta. I due si
sedettero nei loro scranni che erano
vicini.
“È per via di questa notte? --Sibilò S.
Settimio all’orecchio di S. Floriano-- Io
sono stato sempre in giro. A Palazzo
Tesei… al teatro Valeria Moriconi…
una sviaggiata su e giù per il corso…
Quanta gente! Quanta!!
Anche dentro S. Filippo… al Museo
Diocesano… a piazza dell’orologio, a
quella delle monnighette… Tu?”
“Lassa gi’: rispondi!” La recita delle lodi
era già all’inno.
Dopo il primo salmo a S. Settimio
cominciò ‘na sbadijarella che lo
smascellava; non s’accorse del
benedictus e rimase seduto; alla
benedizione finale rispose russando;
quando gli altri canonici ritornarono in
sacrestia, rimase in coro a… meditare!
“Sta male?” Si volle informare il mite
canonico penitenziere.
“Macché: è sonno!!” diagnosticò S.
Floriano.
“Come mai?”
“Ha fatto la notte bianga!”
“Ah bè’” Lo assolse il penitenziere.
“E se sa no: --sputò fuori la bile S.
Floriano-- chi non dorme de notte,
dorme de giorno!!”
m.f.
Lido Santarelli, ultimo ramaio jesino
Il dono a mons. Vescovo
L
ido Santarelli, ferroviere in pensione,
ultima espressione degli artigiani jesini
del rame, ha potuto completare quanto
promesso al momento dell’ordinazione
del nostro Vescovo: donare anche a lui
un crocifisso in rame, come già fatto
in precedenza ai vescovi di Fabriano,
Senigallia, Ancona e al museo dicesano
di Jesi. I crocifissi sono opere uniche
delle sue mani di artista e fine cesellatore
manuale.
Ci rallegriamo con l’amico Lido per questa
manifestazione di affetto al nostro pastore.
Antonio Lombardi
Foto Anna V.Vincenzoni
LA CASA FAMIGLIA PER ANZIANI al Collegio Pergolesi
Un ambiente confortevole
S
ono circa dieci anni che il Collegio
Pergolesi è sottoposto ad intensi
lavori per adibirlo all’accoglienza delle persone della terza età, autosufficienti e semi-autosufficienti. La Casa
Famiglia per Anziani è aperta per gli
abitanti della città di Jesi, della Vallesina e dei paesi della costa adriatica.
Al momento vi sono 45 ospiti seguiti
da personale idoneo e da un infermiere che assicura il primo soccorso e la
somministrazione esatta dei farmaci.
Il cibo è genuino ed è preparato in
casa, nella cucina del Collegio, da
cuoche attente e motivate. Lo spazio
verde è curato assiduamente per accogliere sia gli anziani che i bambini
della scuola materna, e in estate, i
bambini della colonia marina. Nei
due campi da gioco si allenano i ragazzi della società sportiva e si incontrano gli scout nei fine settimana.
Gli anziani sono lieti di sentire le voci
squillanti dei bambini nei loro giochi
sul prato; la loro presenza porta speranza per il futuro, fa pensare che la
vita non è finita. È bello vedere piccoli, giovani e anziani attorno alle fon-
Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 - Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149
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tane del giardino; insieme formano e
completano il cerchio della vita.
In autunno riprendono le scuole, le
attività sportive e le tante altre attività di volontariato e al Collegio molte
persone offrono il loro servizio agli
anziani: il personale rivede volentieri i volontari e benefattori, mentre
sono aperti al servizio dei nuovi che
si sentano attratti nel donare un po’
del loro tempo. Riprendono anche gli
incontri dei cooperatori e delle cooperatrici, movimento laicale che affianca il lavoro dei Fratelli di Nostra
Signora della Misericordia vivendo il
carisma del fondatore, Vittore Scheppers.
La struttura si sta arricchendo di
un’altra scala di sicurezza e di un altro ascensore. I lavori hanno avuto inizio a luglio e le opere saranno
inaugurate durante le feste natalizie.
Ultimati questi lavori, la Casa Famiglia sarà veramente completata in
ogni sua parte.
Nella Casa Famiglia del Collegio Pergolesi i pazienti si trovano bene; i figli
si sentono tranquilli nel lasciare i loro
genitori alle cure esperte ed affettuose del personale addetto della Casa
per Anziani.
Gli ospiti sono seguiti e curati anche
nello spirito sino al momento del trapasso da questa casa alla Casa del Padre; la direzione si rende disponibile
per offrire degne esequie e funerali,
con la disponibilità della cappella e
del sacerdote. La presenza rispettosa e la partecipazione al momento di
preghiera degli ospiti della Casa, che,
più che mai, in questi momenti si sentono famiglia, dona sostegno ai figli e
ai parenti e consolazione ai confratelli
per essere stati canali di grazia per gli
anziani loro affidati.
Durante questo periodo i pazienti
sono seguiti e preparati per il mese
missionario e in vista della bella festa
della patrona della congregazione, con
attività religiose, culturali e ricreative.
Agli anziani piacciono molto queste
festività e vi partecipano con entusiasmo: si vedono i loro occhi brillare di
gioia e il loro cuore sembra essere più
leggero, più pieno di speranza.
Maria Rota
14
15 ottobre 2006
Pagina aperta
notizie brevi
AGENDA
IL SANTO DEL GIORNO
Venerdì 13 san Romolo, sabato 14 san Callisto
I, domenica 15 santa Teresa d’Avila, lunedì 16
san Gerardo, martedì 17 beato Contardo Ferrini, mercoledì 18 san Luca, giovedì 19 san Paolo della Croce, venerdì 20 santa Adelina, sabato 21 sant’Orsola, domenica 22 san Donato da
Fiesole.
Farmacie di turno a Jesi
Venerdì 13 Cerni - sabato 14 Comunale2 - domenica 15 Grammercato - lunedì 16 Coppi
- martedì 17 Moretti - mercoledì 18 Barba
- giovedì 19 Martini - venerdì 20 Calcatelli sabato 21 Grazie - domenica 22 Comunale 1.
Farmacie di turno in Vallesina
Venerdì 13 Castelbellino – sabato 14 Pianello
– domenica 15 Montecarotto - lunedì 16 Moie
(Angelico) - martedì 17 Macine - mercoledì 18
Moie (Lucarelli) - giovedì 19 Angeli - venerdì
20 Poggio San Marcello - sabato 21 Castelplanio - domenica 22 Pianello.
Oggi sposi
14 ottobre: Alessandro Tanzini e Beatrice Rossi
ad Assisi (S. Pietro) - Enrico Pistola e Ilaria
Bechis a S. Pietro Martire - Cristian Ludovico e
Cristina Colini a S. Francesco d’Assisi - Massimo
Martini e Stefania Giglietti a Castelbellino.
15 ottobre: Ivan Corradini e Marta Verdenelli a
Castelbellino - Zeljko Marinelli Prstac e Milena
Gobbi a S. Nicolò - Samuele Zoccari e Sabrina
Memè a S. Giuseppe
Jesi per le giovani coppie
U
n contributo alle giovani coppie
che decidono di vivere nei quartieri
storici della città come via Roma, il
Prato e San Giuseppe. È la proposta
su cui sta lavorando l’assessore alla
riforma dell’Ente, Antonio Balestra,
dopo aver ricevuto il parere favorevole
della Giunta per studiare modalità e
forme di tale incentivo.
L’obiettivo è quella di rendere il
progetto operativo già dal prossimo
anno e dunque di trovare le relative
risorse finanziarie nel bilancio di
previsione 2007 che sarà portato alla
discussione del Consiglio comunale
entro dicembre.
“E’ indubbio - ha sottolineato Balestra che alcuni quartieri della città che un
tempo rappresentavano la vera anima
jesina, oggi vivono in una situazione
se non di abbandono, quantomeno di
difficile ricambio generazionale, con
i giovani che, anche se cresciuti in
questi stessi quartieri, preferiscono
- quando si tratta di formare una
nuova famiglia - spostarsi in altre zone
residenziali che si sono diffuse negli
ultimi anni. Questa realtà oggettiva ha
contribuito ad un impoverimento dei
quartieri più popolari, oggi sempre più
costituiti da anziani e da immigrati.
L’Amministrazione comunale ha ben
chiaro questo fenomeno e, come già
sottolineato a suo tempo dal sindaco
Belcecchi, è intenzionata ad avviare
una politica urbanistica che consenta
il pieno recupero dei borghi storici, con
una riqualificazione che coinvolga anche
i privati nella qualità delle progettazioni
e degli utilizzi. È una operazione,
questa, che può essere portata avanti
nel medio periodo, anche in virtù delle
opportunità derivanti dal nuovo piano
regolatore. A breve termine, ritengo
però che si possa già fornire un segnale
importante per incentivare le giovani
coppie a riappropriarsi di quartieri che
costituiscono la memoria storica della
città.
Corsi di italiano
Sono iniziati presso l’ARCI di
Jesi i corsi di lingua italiana
per adulti stranieri. Si tratta di
un’attività iniziata otto anni fa e
svolta con continuità ed elevata
partecipazione. Quest’anno gli
iscritti presenti alla giornata di
avvio erano quindici, di cui sei
uomini e nove donne, di diverse
nazionalità (Cina, Bangladesh,
Romania, Islanda) e arrivati in
Italia in anni più recenti.
Nei corsi si cercherà di riprodurre
situazioni di vita reale e fornire
le conoscenze essenziali, il
lessico di base, le parole chiave
per migliorare la capacità di
comunicazione. I corsi sono
articolati in un livello base per
chi inizia ad apprendere la lingua
per la prima volta e un livello
più avanzato per chi invece è
già in grado di comunicare ma
ha bisogno di rinforzare le sue
conoscenze linguistiche.
I partecipanti sono divisi in piccoli
gruppi; gli orari di lezione vengono
adattati alle esigenze e agli orari
familiari o di lavoro. Nella gestione
dei corsi sono impegnate anche
le nuove volontarie del servizio
civile. I corsi sono gratuiti per i
partecipanti, ai quali si chiede solo
un piccolo contributo per sostenere
le spese dei materiali utilizzati..
Camminata d’Autunno lungo
“La Via dei Tesori”
Il Consorzio intercomunale
Servizi (Cis) e il Team Marche
Cis presentano la Camminata
d’Autunno lungo “La Via dei Tesori”,
il sentiero ciclopedonale che
dalla zona Rotone di Moie giunge
a Pantiere. La manifestazione si
svolgerà domenica 15 ottobre
e l’appuntamento è per le ore
10 presso il gazebo Cip (centro
informativo promozionale Cis).
La manifestazione è sportiva e
ricreativa, con due distinti percorsi.
Quello agonistico è riservato
a corridori esperti i quali, al
momento dell’iscrizione, dovranno
obbligatoriamente presentare
il certificato medico. Saranno
premiati con medaglie i primi
tre classificati d’ogni categoria. Il
percorso amatoriale è libero per
quanti – indipendentemente da
età e preparazione – vorranno
affrontarlo come semplice
passeggiata domenicale, non
avrà iscrizione, delimitazioni,
graduatorie o classifiche. A tutti
i partecipanti saranno donati
cappellini e magliette. Un punto
ristoro sarà a disposizione dei
partecipanti alla conclusione della
manifestazione.
“Il sentiero ciclopedonale che
chiamiamo La Via dei Tesori è
ormai usufruito diffusamente
da molti residenti e altrettanti
provenienti anche da fuori
provincia” commenta il presidente
del Cis Sergio Cerioni, “la
Camminata d’Autunno vuol
essere manifestazione e festa
popolare all’insegna del gusto di
passeggiare lungo il verde fluviale
all’aria aperta e insieme. La parte
agonistica è riservata agli amatori
del correre e sono davvero molti. A
tutti l’augurio di una bella giornata
tra i Tesori del nostro territorio”.
Mirko Santoni, direttore del Team
Marche Cis (la società che gestisce
il sentiero oltre alla piscina
consortile) coglie l’occasione per
ricordare che tutti i venerdì dalle
16,15 alle 17 presso il gazebo della
zona Rotone si tengono lezioni di
ginnastica dolce per tutte le età. E
che fino al 31 ottobre è possibile
noleggiare bici e risciò (sempre
nel gazebo) tutti i pomeriggi dal
martedì al sabato, e per tutta la
giornata delle domeniche.
Nel ricordo di Carlo Parlapiano
“Grazie per il dono speciale “
Ad un anno dalla partenza per il Cielo
del nostro caro Carlo, sentiamo il desiderio di condividere con tanti i sentimenti e le realtà che abbiamo vissuto e viviamo ancora con lui.
Pur se la parte umana sente tutto il
taglio del distacco, l’anima è colma
di gioia e di gratitudine a Dio per il
dono speciale di questo fratello, con il
quale abbiamo percorso un tratto del
nostro cammino.
Carlo ci ha sempre
sostenuti ed aiutati
a sentirci e a vivere come fratelli in
Cristo; e il ricordo
va proprio ai primi
anni ‘80 in cui con un
gruppo di famiglie
si cercava di vivere
l’amore
reciproco,
mettendo tutto in
comune: i beni materiali e quelli spirituali. Momenti speciali,
durante i quali egli ci
parlava con semplicità della Santità in famiglia, momenti
che avevano il sapore del Cielo, del
Paradiso: una vita con Gesù in mezzo (“dove due o più sono uniti nel mio
nome, io sono in mezzo ad essi”), che
ci faceva ardere il cuore e riempiva la
vita.
Carlo però ci ha anche guidati a non
tenere per noi questo tesoro; lui, che
ha sempre amato particolarmente tutta la Chiesa e tutta la Vallesina,
ci invitava e ci spronava a portare
l’Amore di Dio in ogni strato e tessuto
sociale, politico e culturale e a metterci a servizio della diocesi. Le iniziative alle quali abbiamo partecipato e
quelle che insieme abbiamo proposto
e realizzato sono state splendide occasioni per crescere nella comunione
tra noi e con altri fratelli e quelle che
ci hanno messo in cuore l’amore più
grande per la nostra Vallesina, per la
terra marchigiana, per la Chiesa tutta.
Come non rammentare il profondo
e speciale rapporto di Carlo con Padre Oscar e con tanti sacerdoti che lo
hanno seguito nei tanti momenti dolorosi della sua malattia.
Già la malattia, il suo incontro con
il dolore e gli ultimi difficili anni ci
hanno aiutato a spalancare l’anima
sull’essenziale della vita:
l’amore per Dio e l’amore per i fratelli e a maturare un rapporto profondo con Maria, con la
quale Carlo ha sempre
avuto un legame tenerissimo e profondissimo.
Tante volte ha affidato
noi e tanti fratelli alla
Madonna delle Grazie,
alla quale era particolarmente legato, perchè ci
diceva che, con occhio
attento potevamo vedere sotto il suo manto
proprio tutti, dal più umile al più potente, dal più piccolo al più grande.
Lei lo avrà preso per mano e messo
sotto quel manto per condurlo a Dio.
Ricordandolo innamorato senza misura di Dio e dell’uomo, gli chiediamo
di continuare a guardare con quell’amore tutti noi, per la nostra fedeltà
alla chiamata di Dio, alla nostra terra
e alla nostra Chiesa, al nostro Vescovo.
Per ricordarlo insieme, domenica 15
ottobre, primo anniversario della sua
partenza per il Cielo, verrà celebrata
una Messa nella Chiesa di S. Marco
alle ore 17,30; seguirà un momento
artistico e di testimonianza.
La comunità del Movimento dei
Focolari di Jesi e Vallesina
In memoriam
“So che in fondo alla strada
il Signore mi aspetta” (B.B.
Porro)
23.3.1937
28.6.2006
Anna Maria Marcelletti
in Bugatti
Ci hai lasciato troppo presto, ma vivrai sempre nei
nostri pensieri e nei nostri
cuori.
I tuoi cari
Partecipazione
Il 5 ottobre alle ore 15 è
mancato a 72 anni di età
all’affetto dei suoi cari,
della moglie Emilia Mencarelli, dei figli Damiano
e Maria, della nuora Francesca, del genero Giorgio,
dei fratelli, cognati, cognate, nipoti e parenti tutti
Marcello Rosini
Pensionato, ex dipendente
della ditta Bocchini.
Così lo ricordano i suoi
nipoti Lorenzo, Nicola e
Alessandro
“Caro nonno Marcello, ti
ricorderemo sempre nei
nostri cuori per la tua generosità, bontà d’animo
e altruismo. Grazie per
l’amore che ci hai regalato.”
In memoriam
A sei mesi dalla scomparsa,
a 79 anni di età, avvenuta
il 28 marzo scorso, è stato
celebrata domenica scorsa
a san Giuseppe di Jesi una
santa Messa di suffragio
per
Aveneto Catani
“Melè”
Marito, padre, suocero e
nonno stupendo che ha
trasmesso, con semplicità,
tanti valori anche all’intera
comunità parrocchiale.
E’ in arrivo il
nuovo calendario
della Croce Rossa
Il calendario realizzato quest’anno dalla
Croce Rossa Italiana
– comitato di Jesi in
collaborazione con le
delegazioni di Montecarotto, Staffolo, Filottrano e il gruppo
di Monsano, grazie al
contributo di numerosi sponsor, è arricchito con immagini
pubblicitarie d’epoca
di prodotti farmaceutici. Non solo un comune calendario ma
anche una piacevole
e variopinta “raccolta
d’arte”. La distribuzione verrà effettuata
dai volontari in divisa.
Sport
15
15 ottobre 2006
VOLLEY A Santeramo (ore 18) per tornare alla vittoria
Monte Schiavo nella tana della capolista
Sagra dell’Uva: giovane dal 1928 L
“L
Oltre trentamila presenze per la 69 ª
edizione della manifestazione cuprense
gressi certificati da venerdì a domenica,
cui vanno aggiunte svariate migliaia di
persone intervenute il giovedì. Oltre ai
concerti di Gianluca Grignani, Alexia e
Edoardo Vianello è stato molto apprezzato dal pubblico anche il tradizionale
Palio della Pigiatura. Contesa vinta dai
pigiatori cuprensi seguiti da quelli di
Maiolati Spontini e di Staffolo che ha
però strappato applausi soprattutto per
la partecipazione di quello che è stato
ribattezzato ‘dream team dei sindaci’.
La coppia di pigiatori formata dal sindaco di Cupra Fabio Fazi e da quello di
Staffolo Sauro Ragni.
“Per la prossime edizione abbiamo già
molti appunti su cui lavorare – continua il primo cittadino di Cupramontana
-. Vorremmo tra l’altro rendere ancora
più affascinante l’impatto visivo della
piazza principale coinvolgendo di più
coloro che curano gli stand gastrono-
mici. La forza della nostra storica sagra
sta nell’apporto di tante componenti tra
cui voglio ricordare la Carifac SpA e la
Fondazione Carifac che più di ogni altro
ente sono vicine alla manifestazione”.
Tra i carri allegorici il primo posto è
andato ai ragazzi della contrada San
Giovanni che hanno presentato il carro “Verdicchio a Las Vegas”, goliardico
confronto tra gli usi e costumi di un
produttore di wiskhy americano e un
vignaiolo cuprense. Al secondo posto il
Centro Storico con “La famiglia A Dama”,
terza piazza per
la contrada Badia Colli con “I
Vinmpson”,
A
seguire il carro
allegorico-vendemmiale della
contrada
San
Michele
(“L’alleanza di vino”),
quello della contrada San Bartolomeo (“L’isola
del
fiaschetto
d’oro”) e del
Gruppo Trebbia
2000 (“La macchina del tempo”). “Ai ragazzi
che realizzano
i carri, sempre di grande pregio, va il
grazie dell’Amministrazione a nome di
tutti i cuprensi – sottolinea il vicesindaco Adria Mondaini -. Con disinteressata
passione danno vita ogni anno a uno
dei momenti più colorati e apprezzati della sagra”. Per gli stand il primo
premio è andato al Cupra Baseball. Ma
molto apprezzati sono stati anche quelli realizzati da Massaccio Football Club,
Gruppo Folcloristico Massaccio Associazione Musicale Maiolati Spontini e
Gruppo Cacciatori Cupramontana.
Presenti a Cupramontana per la 69ª Sagra dell’Uva anche numerosi rappresentati istituzionali: il presidente della
Giunta Regionale Gian Mario Spacca, i
parlamentari Carlo Ciccioli e Francesco
Casoli, il presidente del Consiglio Regionale Raffaele Bucciarelli, il consigliere
regionale Giacomo Bugaro.
Andrea Brunori
BASKET Arancio-blu ancora a secco di vittorie
Fileni Bpa con Pavia per togliere lo zero
N
el tanto atteso debutto casalingo
della Fileni Bpa a festeggiare, alla
fine, è stato soltanto il Sassari. Domenica scorsa, infatti, gli isolani hanno
approfittato dell’emozione degli arancioblu ed hanno violato il PalaTriccoli, vincendo 79 a 63. “La causa della sconfitta
è dovuta al nervosismo per il debutto
– ha detto in sala stampa il tecnico Slobodan Subotic – Abbiamo sbagliato tiri
facili, segnale della tensione. Non sono
preoccupato delle percentuali nel tiro da
tre ma dagli errori banali e dalle sedici
palle perdute, tante”. Venerdì 6 si è chiusa la campagna abbonamenti dell’Aurora. Poco meno di mille centocinquanta
le tessere sottoscritte dagli appassionati
jesini.
La classifica dopo la seconda giornata di
andata: Caserta, Rimini, Pavia, Fabriano
e Imola 4 punti, Montecatini, Rieti, Soresina, Reggio Calabria, Sassari e Ferrara
2, Castelletto Ticino, Casale Monferrato,
Novara, Fileni Bpa Jesi e Pesaro 0 punti.
Oggi, domenica 15 ottobre, nuovo impegno casalingo per Rossini e compagni.
Al PalaTriccoli arriva il Pavia (ore 18.15),
altra formazione con grandi ambizioni.
Gli arrivi degli ex Stanic ed Ezugwu, più
quello di Monroe, già visto a Fabriano,
fanno della formazione allenata da coach
Martellossi una delle possibili candidate
ai piani alti. Attenzione anche all’altro
americano Baxter.
Gip
Giornata del Vino
All’enoteca Regionale di Jesi, in via Federico Conti, domenica 15 ottobre, dalle ore 11
alle 13 e dalle 17,30 alle 21,30 si svolgerà
la seconda giornata “Go wine, tris di grandi autoctoni” in programma in tutta Italia
e che nasce da un’idea semplice che sta
ovunque registrando molti consensi: riunire da Nord a Sud della penisola, nelle città
o nei luoghi del gusto, tanti consumatorituristi del vino per promuovere iniziative
legate ad un tema comune.
tobre, le “prilline” sono di scena a Santeramo (ore 18) per l’ultima gara del
girone d’andata. Le pugliesi, allenate
da “marchigiano d’adozione” Salvagni,
hanno nel capitano Marulli l’elemento
di spicco. La centrale, arrivata vicinissima a vestire il rossoblu qualche anno
fa, ha nel muro il suo punto di forza. In
questo
fondamentale
è stata la migliore nella passata stagione. Da
tenere d’occhio anche
la giovane regista Luraschi, l’ucraina Dushkyevich e la bulgara Boteva.
La Lega Femminile ha
assegnato i premi della
stagione 2005/06. Isabella Zilio (nella foto
di F. Zani), libero della
Monte Schiavo, si è aggiudicata quello per la
miglior ricezione dello
scorso campionato.
Guseppe Papadia
Centro sportivo Italiano
L’Oratorio e la sua funzione educativa
ggi l’oratorio è ritenuto, dalle chie- maniera vincente la sfida educativa del
O
se locali, una parte fondamentale presente , in una società troppo spesso ladell’azione pastorale. In ogni parrocchia sciata in balia dei cattivi maestri.
si sente il bisogno dell’oratorio, anche se
appare sempre più difficile definire i suoi
compiti e soprattutto i suoi tratti caratteristici. L’oratorio ha alle sue spalle una
grande tradizione educativa, ma, è inutile nascondersi, sente il peso degli anni e
i giovani non lo popolano più come un
tempo.
I giovani che non vanno più all’oratorio
sono gli stessi che così spesso vediamo
stanchi, sfiduciati, disillusi e consumisti
nella case, nelle piazze, nelle scuole. In
loro c’è rassegnazione, diffidenza, ma
c’è anche un grande desiderio di vita, di
felicità, di responsabilità, di solidarietà, di compagnia, di stare dentro le cose
del mondo. L’oratorio del terzo millennio
sembra avere necessità di risorse e competenze nuove, capaci di affrontare in
Perché non rimodulare, allora, l’offerta
educativa dell’oratorio in modo che vada
incontro alla domanda di senso dei giovani? Perché non pensare all’oratorio come
ad un grande laboratorio di esperienze
umane che – a partire dallo sport o dal
teatro o dalla musica- diventi un luogo
importante di esperienze, di amicizia e di
relazioni?
Perché non credere a un oratorio capace
di abbattere le sue stesse mura per fare
missione lì dove occorre?
Il Csi cercherà di contribuire a dare alcune risposte organizzando un corso di Formazione base per animatori degli oratori
a gennaio 2007 nei giorni 19-21 gennaio:
verranno allestisti cinque laboratori: teatrale, musicale, ludico-motorio-sportivo,
grafico e multimediale.
Eccellenza
Il derby dell’Esio senza reti ma emozionante
eal Vallesina e Jesina si sono scontra- con Monsignore, a porta vuota, sprecano
R
te nel verde di Moie per la gioia di l’occasionissima. Siamo all’ultimo scorcio
mille e duecento spettatori, presenti da e rimaniamo sullo zero a zero. Ma a tutti
ambo le tifoserie: ormai le due compagini sono seguite da questa buona presenza. Mancò il gol, unico assente!
Real – Jesina 0-0
Le due formazioni, che possiamo chiamare nostrane, si sono presentate in
campo al “Pierucci” col piede sul tutto-gas. Un primo tempo da emozioni
vibranti con i padroni di casa all’arrembaggio, e con la difesa leoncella ben determinata a sostenere le grandi parate
di Pieralisi. Così tutto il primo tempo,
capace di far prendere degli strizzoni ai
cardiopatici, con occasioni sciupate di
un soffio e tanto gioco tecnicamente ben
condotto.
Nella ripresa, forse per un po’ di stanchezza e forse per necessaria prudenza, il
ritmo non può durare a tavoletta. Ma si
vedono egualmente belle azioni, sottolineate da applausi. Ci sono stati anche due
gol (uno per parte), ma annullati giustamente al Real per mischia fallosa di Buratti, e alla Jesina per fuorigioco di Monsignore: lo 0-0 continua a imperare, con la
bravura de due guardiani della rete. Qualcuno, a questo punto sta calcolando che i
realisti meriterebbero di più, ma gli jesini
vivissimi complimenti.
Vir
Promozione
In casa propria il Castelplanio ritorna alla
vittoria, dopo le delusioni. Il Villa Pesaro
non è stato un pericolo esagerato ed il
nostro Congiu ha sfoderato la … doppietta ed ha colpito giusto: 2-1 e classifica a
metà.
Prima categoria
Cupramontana pareggia a Mondolfo (11) contro il fanalino di coda. San Marcello tra le mura amiche batte duramente la Spes (3-0). Monserra impatta ad
Offagna, campo difficile (1-1).
Seconda categoria
La capolista Monsano perde in trasferta a Filottrano (2-1) e cede il primo posto. Dilaga la Sampaolese ad Argignano
(1-4). Corsara l’Aurora a Castelbellino
(1-3). L’Aesina in casa cede alla Dorica
Torrette (1-2) che diventa la nuova capofila. Il Borgo Minonna perde in casa
ad opera dell’Atletico Ancona (0-2) e
naviga male nel fondo.
WWWBPAIT
’intensità e la ricchezza di eventi
della Sagra ha premiato una volta
ancora. Sono tantissimi i visitatori che
si sono complimentati per la quantità di
iniziative che per quattro giorni hanno
interessato ogni parte del centro storico
senza soluzione di continuità”. Parole
del sindaco Fabio Fazi ben rappresentano la soddisfazione che si respira a
Cupramontana per la riuscita della 69ª
Sagra dell’Uva.
Edizione che ha certamente superato
le 30.000 presenze: ventisettemila in-
a Monte Schiavo Banca Marche, che
due settimane fa aveva regolato facilmente l’Altamura in casa, non è riuscita a ripetersi lontano dal PalaTriccoli.
Domenica scorsa a Perugia nella prima
trasferta della stagione le jesine hanno
incassato un duro 3-0 (parziali: 25-13,
25-20, 25-19) frutto di una gara caratterizzata dai tanti errori.
Le ultime ad arrendersi
nella giornataccia perugina, sono state Elisa
Cella e Raffaella Calloni.
Per l’ex Arzano 12 punti,
nove quelli messi a segno dalla milanese.
Nel gruppo C Santeramo guida a punteggio pieno, seguono a
due punti Perugia e la
Monte Schiavo Banca
Marche Jesi. Fanalino di
coda è l’Altamura, ancora a zero.
Oggi, domenica 15 ot-
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