PREMESSA
Il Movimento Per l’Alleluia, MPA, è il Movimento dei Laici,
sorto nel 1993, a fianco dell’Istituto Maestre Pie
dell’Addolorata.
La sua finalità è: vivere la fede cristiana nella famiglia,
nell’ambiente di lavoro, nella comunità parrocchiale, attraverso
il carisma della Beata Elisabetta Renzi.
“Sii felice perché il buon Dio ti ama!” dice Madre Elisabetta; lo
stile di vita, quindi, proposto all’MPA, è una fede gioiosa, carica
di fiducia, di speranza cristiana.
“La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.”: l’amore a
Cristo crocifisso è uno degli elementi fondanti la spiritualità
della Beata.
“Io porto Colui che mi porta”: lo spirito di unione con Gesù
Crocifisso trova alimento e suggello nella partecipazione del
dono eucaristico.
Animati dalla stessa spiritualità, i laici MPA sono, perciò,
chiamati ad accogliere, custodire e vivere il carisma della Beata
Elisabetta Renzi nella quotidianità della vita.
Il cammino annuale dell’MPA viene scandito da un incontro
mensile nei singoli gruppi, dove si segue il programma
predisposto dalla Commissione Formazione del Movimento per
tutti i gruppi, in Italia e all’estero.
La programmazione annuale segue, generalmente, le
tematiche proposte dalla Chiesa per la Catechesi degli adulti e si
armonizza con la spiritualità della Beata.
1
La caratteristica del cammino sta soprattutto nel metodo,
che vuole favorire:
™
l’accoglienza gioiosa di tutti i partecipanti
™
l’ascolto della parola di Dio e della Chiesa intercalato
dal canto
™
la condivisione delle proprie risonanze di fede
™
la preghiera comune
™
il momento della fraternità
Frequentando regolarmente gli incontri, avremo occasione
di crescere in veri rapporti di amicizia dove potremo condividere
i nostri pensieri, il nostro agire, il nostro cammino personale di
santità con quella fede gioiosa, quella speranza e quella fiducia
in Dio che caratterizzò Madre Elisabetta e che è il fondamento
di una autentica fede cristiana.
Sapendo di poter essere sempre gioiosi, non perché tutto va
bene, ma perché Dio ci ama, siamo chiamati, per vocazione, a
diffondere amicizia, condivisione, cordialità, accoglienza e ci
impegniamo a incarnare, nella vita quotidiana, i messaggi che lo
Spirito Santo trasmette al gruppo e ai singoli amici MPA.
E’ impegno di ciascuno utilizzare personalmente il libretto,
per arrivare agli incontri avendo già letto e meditato
l’argomento che viene via via proposto.
E’ sollecitudine di ciascuno invitare nuovi amici a vivere un
cammino di santità secondo la spiritualità della Beata Elisabetta,
infondendo nei loro cuori pace, serenità e predisposizione
all’ascolto della Parola tenendo vive e presenti le parole di
Giovanni Paolo II: “Non temere di aprire il tuo cuore a Cristo”.
2
Il Cammino MPA
Il cammino di quest’anno ci aiuterà a meditare sulla PASSIONE, MORTE E RISURREZIONE DI GESU’.
“L’anno della fede che inizia l’11 ottobre 2012, è un invito ad una
autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’Amore che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita
mediante la remissione dei peccati.”
Per l’apostolo Paolo, questo amore introduce l’uomo ad una
nuova vita: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui
nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della
gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita.” (Rm 6,4)
Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l’esistenza
umana sulla radicale novità della risurrezione.
In ogni incontro approfondiremo il mistero della passione,
morte e risurrezione di Gesù.
Lo schema è quello ormai sperimentato: un commento al
brano di Vangelo, segue una riflessione tratta La Parola della
Chiesa e infine un approfondimento tratto dalla vita e dagli
scritti della beata Elisabetta Renzi.
Al termine di ogni incontro è lasciato uno spazio per la riflessione personale per annotare ciò che è il frutto della propria
meditazione o preghiera sul testo fatta durante il mese precedente all’incontro.
Questo aiuterà poi la condivisione all’interno del gruppo
durante l’incontro mensile.
Ogni incontro termina con la preghiera proposta.
In appendice proponiamo alcuni schemi di preghiera per
momenti personali o di gruppo.
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SCHEMA DEGLI
INCONTRI MPA
1. Preparazione
Il tempo che intercorre tra un incontro e l’altro è un tempo
dedicato alla meditazione e riflessione personale.
Ogni settimana dedichiamo qualche minuto a leggere e soffermarci su qualche riga di ciò che è riportato nel libretto, per
meditare, sottolineare quello che più ci ha colpito.
Iniziamo questo momento con un Segno di Croce e un Gloria, per metterci alla presenza del Padre, del Figlio e invocare luce dallo Spirito Santo, chiedendo la grazia di comprendere la
parabola che andremo a meditare.
Leggiamo qualche riga, senza fretta, senza avere l’ansia di
leggere tutto ed arrivare in fondo, anzi tornando indietro più
volte, ed anche in tempi diversi, fermandoci in silenzio.
Concludiamo con l’invocazione: Beata Elisabetta Renzi, prega
per noi.
Questo meditare, che diventa preghiera, è ciò che cambia e
trasforma il nostro cuore, perchè è la Parola di Dio, è Dio stesso
che opera e ci cambia dal di dentro.
Per chi lo desidera, si possono anche leggere i riferimenti ai
passi paralleli della Parola di Dio nella Bibbia, o approfondire i
temi nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nei documenti
della Chiesa, oppure nella Positio che troviamo in ogni comunità Maestre Pie e che ogni responsabile di gruppo ha in consegna.
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2. Accoglienza
Tempo: 20 minuti circa
L’incontro inizia sempre con il canto, segno di accoglienza e
di festa, di gioia nel ritrovarsi.
Anche il canto può darci spunti per una riflessione personale e di gruppo, crea un clima fraterno e gioioso.
E’ il momento in cui si può cogliere l’occasione per ascoltare
e imparare un nuovo canto.
I gruppi che “fanno fatica a cantare”, possono aiutarsi con
audiocassette o cd o chiedere aiuto ad un membro della Commissione Musica e canto.
3. Invocazione allo Spirito Santo
Al canto segue l’invocazione allo Spirito perchè sia luce alle
nostre menti e ai nostri cuori. Lo Spirito Santo ci doni la capacità di metterci in ascolto della Parola di Dio, di accogliere la Sua
Parola con animo aperto e docile.
4. Introduzione al tema
Tempo: 10-15 minuti circa
Segue l’introduzione al tema dell’incontro
dall’animatore o da una persona che si è preparata.
“...l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporaneamente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne
parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio” (San
Basilio).
La condivisione può essere fatta semplicemente leggendo le
frasi che hanno più colpito, oppure raccontando quale è stato il
cammino spirituale del mese e ciò che lo Spirito ha suscitato
dentro.
6. Preghiera finale
Tempo: 10-15 minuti circa
Tutte le nostre riflessioni, condivisioni diventano preghiera.
Insieme preghiamo con un salmo, preghiera di Cristo e della
Chiesa. Essi ci aiutano a rivolgere la mente, il cuore a Dio, a lodarlo, a ringraziarlo, a chiedergli ciò che riteniamo utile per la
nostra vita e quella dei nostri fratelli.
Terminiamo con la preghiera alla Beata Elisabetta Renzi,
presentando a Dio, per sua intercessione, ogni necessità nostra,
delle nostre famiglie e del mondo intero, pregando anche per
ogni Laico MPA in Italia, Louisiana, Messico, Brasile, Bangladesh e Zimbabwe e per ogni Maestra Pia dell’Addolorata.
fatta
7. Momento di fraternità
5. Condivisione
Tempo: 25-30 minuti circa
A questo punto ognuno è chiamato a condividere con gli altri la ricchezza delle sue riflessioni. E’ questo un momento importante e significativo perchè siamo chiamati a mettere in comune quello che lo Spirito ha suscitato nei nostri cuori:
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Dopo aver condiviso riflessioni, preghiera... terminiamo
l’incontro con un momento fraterno di festa, di convivialità.
Anche questo momento è importante per favorire tra noi
rapporti aperti, sereni e di conoscenza reciproca.
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INTRODUZIONE
Il timone della Vita
Ogni Cristiano, prima o poi, dovrà fare i conti con la realtà
della sofferenza, poi inesorabilmente con quella della morte.
C’è una sola speranza per chi crede: la certezza dell’incontro
con Dio e la sperimentazione un giorno per tutti della resurrezione.
Un anticipo di queste verità le ritroviamo negli episodi della
Sacra Scrittura. La storia sacra non è indifferente alla nostra vita
e al nostro tempo. Sono vicende storiche che parlano di uomini,
donne, un popolo che ha realmente camminato con Dio, ha
creduto ma ha anche dubitato, si è perso ma si è anche ritrovato, grazie agli innumerevoli interventi del Signore.
Quest’avventura continua con noi, che siamo il nuovo Israele, popolo dei battezzati, innestati nella nuova ed eterna alleanza
stipulata da Dio attraverso il figlio unigenito Gesù, sull’altare
della croce, sigillata dal sangue dell’agnello che toglie i peccati
del mondo, e che si ripresenta sotto ai nostri occhi ogni qualvolta celebriamo l'Eucarestia.
La Beata Elisabetta Renzi ci sussurra: «Poco ci importino
quelle notti che potranno oscurare il nostro cielo. Se Gesù sembra dormire, riposiamoGli accanto e stiamocene molto calme e
silenziose per non destarLo, ma aspettiamo nella Fede».
La Nostra fede non può che fondarsi su questa certezza, aspettare che sia Lui a prendere l’iniziativa ma ad essere anche
noi pronti ad accoglierla. Nel momento in cui papa Benedetto
apre l’anno della fede, ciascuno è chiamato a interrogarsi sul
cammino che sta conducendo facendosi aiutare dalla chiesa che
7
ci è madre e maestra, ci indica come bussola d'orientamento: la
Parola di Dio.
Essa dischiude il percorso che Gesù ha fatto, c'è stato chi l'ha
ignorato, rifiutato, condannato ma anche chi si è convertito, lasciandosi conquistare e guidare. Per esempio i pagani. Essi avevano capito che in Gesù c’era di più che un qualsiasi profeta, un
qualsiasi rabbino d’Israele, o taumaturgo... c’era di più di un rivoluzionario, c’era Dio Stesso all’opera.
La fede - sottolinea polemicamente Gesù - si trova più spesso
fuori che dentro: nel centurione pagano di Cafarnao, nel buon
Samaritano straniero, nella donna cananea, “delle parti di Tiro
e Sidone”. Un giorno Gesù “si mise a rimproverare le città nelle
quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché
non si erano convertite: Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida!
perché, se a Tiro e Sidone fossero stati compiuti i miracoli che
sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra” (Mt 11,20-22).
La Fede va rimessa in gioco ogni giorno, più i giorni passano, più ci viene richiesto dalla vita stessa una maggiore Fiducia
in Lui, altrimenti rischiamo di perdere quota, di affondare. Ricordate cosa era successo a Pietro in quell’indimenticabile notte
durante l’attraversata del mar di Galilea agitato dalle onde e dal
vento contrario? Gesù non si era dimenticato dei suoi, va loro
incontro, ma viene confuso con un fantasma, non lo riconoscono, proprio Pietro, colui che dovrà guidare la navicella della
Chiesa chiederà conferma: “Se sei tu comanda che io possa venirti incontro”, appena Pietro posa il piede sull’acqua affonda e
grida: “Signore salvami!!!”. La sua fede vacilla.
Lo stesso grido possiamo pronunciarlo noi quando confondiamo la voce autorevole del Maestro con altre presunte verità.
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Se il nostro Battesimo ha attecchito bene, la Cresima è stata
la conferma di ciò che è avvenuto con il Suo Spirito dentro di
noi, allora grandi cose il Signore potrà compiere attraverso la
nostra vita, perché egli ha già visitato e redento il suo popolo!
Pur rendendoci conto delle nostre innumerevoli fragilità, dubbi,
tentennamenti, possiamo sempre riprendere in mano il timone
della barca della nostra vita per condurla al porto sicuro.
I personaggi e le vicende della passione, morte e risurrezione
di Gesù che in questo anno fanno da sfondo ci aiuteranno a
scendere in campo per capire che il timone nella Vita non lo
impugniamo mai da soli, c’è sempre il Signore al nostro fianco
che da buon capitano, tutt’altro che assente, distratto o addormentato, vigila perché la nostra attenzione sia sempre desta per
non perdere i riferimenti che determinano la nostra gioia o la
nostra tristezza.
Preghiera di invocazione allo Spirito Santo
(può essere utilizzata nella preghiera di inizio degli incontri)
Signore Gesù, invia il tuo Spirito,
affinché ci aiuti a leggere la Scrittura
con lo stesso sguardo con il quale Tu la leggesti ai discepoli sulla
strada di Emmaus.
Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,
Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio
negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua
morte.
Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza,
è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce
nella creazione e nella Scrittura,
negli avvenimenti e nelle persone,
sopratutto nei poveri e nei sofferenti.
La tua parola ci orienti affinché anche noi,
come i due discepoli di Emmaus,
possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione
e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi
come fonte di fraternità, di giustizia e di pace.
A tutti, buon cammino...
Don Giorgio Budellini
Assistente Ecclesiastico dell’MPA
Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria,
che ci hai rivelato il Padre ed inviato lo Spirito. Amen.
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In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del
suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.
1° incontro
...perché anche voi
facciate
come io ho fatto
a voi...
Riflettiamo…
Dal Vangelo secondo Giovanni (13, 1-17)
1
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la
sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i
suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
2
Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo
che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da
Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso
un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell'acqua
nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli
con l'asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon
Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
7
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo
capirai dopo». 8 Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i
piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con
me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e
voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva;
per questo disse: «Non tutti siete mondi».
12
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti,
sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi
mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se
dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche
voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.
11
Entriamo anche noi nel
Cenacolo, guardiamo con gli
occhi del cuore ciò che avviene e le persone che sono sedute a mensa:
x Giovanni, il discepolo amato, che vibra all’unisono con il Maestro;
x Pietro, con le idee chiare
circa le convenzioni sociali e i ruoli;
x Giuda, tormentato dall’incapacità di scegliere tra
l’amore e il tradimento;
x gli altri discepoli, un po’ titubanti per ciò che percepiscono come tensione di
attesa, senza sapere che
cosa aspettarsi di preciso.
In questa scena, pur familiare
e quotidiana, Gesù si pone
come maestro e servo:
x si alza da tavola, quando il
posto centrale che occupa,
12
x
x
sta ad indicare la sua autorità;
depone le vesti, per cingersi
con un asciugamano. E’ un
gesto di sovrana libertà,
che permette a Gesù di rivestire l’identità del servo
e ci offre una rivelazione
teologica: Dio è colui che
serve, che lava i piedi anche al discepolo che lo
tradirà e fuggirà.
Questo sconvolge le nostre logiche umane, secondo le quali si è buoni
con i buoni e cattivi con i
cattivi. Dio invece, ama
colui che rifiuta la sua amicizia e arriva ad ucciderlo. Tutto ciò è troppo
grande per noi e ci difendiamo, come Pietro, che
non vuol permettere a
Gesù di lavargli i piedi. E’
troppo compromettente
x
x
tutto questo e comporta
una scelta: se accetto questo gesto di Gesù, devo
uniformare ad esso la mia
vita… E’ la proposta di un
amore senza limiti!
Riprende le sue vesti e si siede
di nuovo. Il Vangelo non ci
dice che Gesù si toglie
l’asciugamano nel rivestirsi; continua ad indossarlo,
mantenendo la qualifica
di servo che aveva assunto.
Anche voi dovete lavare i
piedi gli uni gli altri. Gesù
ci consegna una modalità
di servizio nei confronti
degli altri, ci indica una
relazione con l’altro caratterizzata dal servizio reciproco.
Partecipare all’Eucaristia
ci dà la forza per lavare i piedi
ai fratelli (marito, moglie, figli, parenti, amici,…). Gesù è
l’esempio trascinante! E’ chia-
ro allora, che “servire” non
dipende dalla personale bontà, ma unicamente dal fatto
che Gesù si è messo il grembiule del servizio e non se l’è
più tolto.
Noi tutti, che viviamo la
spiritualità che Madre Elisabetta ci ha lasciato in dono,
dobbiamo contraddistinguerci nell’ambiente in cui viviamo (casa, lavoro, parrocchia,…) per uno spirito di servizio vissuto in carità e umiltà.
Possiamo così rendere il
nostro cuore materno/paterno, che non si scandalizza del
fango e delle ferite che possiamo trovare sui piedi degli
altri.
Possiamo rendere il nostro cuore sollecito nel chinarsi e “lavare i piedi” con
maggior cura, ungerli con
l’olio della carità, profumarli
con il balsamo dell’amicizia.
13
La Parola della Chiesa
Due gesti, due segni, schizzano il profilo di Gesù nell’ultima
cena: il primo la lavanda dei piedi. Giovanni lo introduce così:
“Gesù sapendo… cominciò a lavare i piedi dei discepoli”. Da
una parte contempliamo un Gesù pienamente consapevole della
sua identità di figlio eternamente e teneramente amato dal Padre. E, grazie a questa consapevolezza, si toglie il mantello del
Rabbi, si cinge i fianchi di un asciugamano e si inginocchia a lavare i piedi dei discepoli.
L’altro gesto-segno, è quello che ripetiamo ogni volta che celebriamo la messa: prese il pane, rese grazie, lo spezzò, lo diede.
Ci viene presentato un Dio che si fa pane per farsi mangiare da
noi. Dunque, due gesti, un solo messaggio: proprio perché si
sente amato dal Padre, Gesù si consegna alla morte e alla morte
di croce. Ecco il segreto di Gesù: l’amore; un amore ricevuto e
accolto, ma anche un amore di risposta grata e gratuita. Gesù da
Signore diventa servo. Il servitore è colui che serve alla vita, che
permette alla comunità di fare una festa gioiosa, che suscita vita
e gioia.
Gesù non è, come i sovrani dei popoli che opprimono gli altri, ma è al servizio degli uomini, affinchè essi godano dei doni
di Dio. Il suo comportamento deve diventare modello per noi.
Non dobbiamo aspirare a rendere piccoli gli altri, per poter credere alla nostra grandezza. Gesù mostra il capovolgimento di
tutte le relazioni, il capo diventa servo, il più grande diventa il
più piccolo. Amare, dunque, è servire. Servire gli altri: tutti lo
possiamo fare e tutti i giorni. Tutta la nostra vita deve essere un
servizio. Ma il servizio per amore prima che mani pronte, abili e
impegnate, richiede cuore, un cuore grande nel donarsi, generoso nello spendersi. Un cuore disponibile a dare sempre la precedenza a quanti sono sfavoriti, piccoli e soli. Per amare così,
14
occorre il cuore stesso di Gesù. Ma non dobbiamo temere: Lui
si è nascosto sotto i segni del pane e del vino per rimanere con
noi per sempre.
Nella Santa Cena non solo è con noi, ma viene in noi. Con
il pane di Cristo anche noi possiamo servire come ha fatto Lui.
Possiamo amare servendo. Possiamo servire amando. (Da “Sorpresi dalla gioia” F. Lambiasi//Omelia del Giovedì Santo 2011F. Lambiasi)
Per la riflessione personale
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Madre Elisabetta ci dice…
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“Quando un’anima ha degnamente ricevuto l’Eucaristia nuota
nell’amore; essa è umile, docile, mortificata, caritatevole e modesta, con
tutti concorde; è un’anima capace di maggiori sacrifici; non è più quella
di prima” (B.E.R.)
“Elisabetta fu anima tutta del Signore, che viveva abitualmente nella
sua presenza, attendendo da lui l’ispirazione e la grazia di compiere ogni opera buona. Pur immersa nel lavoro più intenso, ella era sempre in
così intima unione con Dio, come se fosse sempre in preghiera. […]
Anima profondamente eucaristica, viveva la sua comunione nell’amore
e nel sacrificio gioioso, perché incondizionato. Da tutto il suo contegno
traspariva l’arcana presenza di Gesù. E consorelle ed allieve sapevano il
significato di una sua frase così espressiva, da essere la sintesi luminosa
di tutta una vita: “Io porto Colui che mi porta”. (cf. Relatio et Vota
pag 79)
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anche lui, che mangiava il mio pane,
alza contro di me il suo calcagno.
Preghiamo
Dio perdona, Dio guarisce, Dio ama, Dio fa trionfare: queste
sono le speranze del salmista che si abbandona alla gioia e alla
lode di Dio per il perdono ottenuto. La guarigione stessa è segno del perdono divino. Dio ama, Dio sostiene.
Fondando ogni realtà della vita e dell’essere su Dio, si ottiene pace e serenità.
Ma tu, Signore, abbi pietà e sollevami,
che io li possa ripagare.
Da questo saprò che tu mi ami
se non trionfa su di me il mio nemico;
per la mia integrità tu mi sostieni,
mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Preghiamo il Salmo 40 a cori alterni
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.
Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici.
Beato l’uomo che ha cura del debole….
j Personalmente rileggiamo il salmo, sottolineando le parole che indicano le azioni di Dio nei confronti dell’uomo.
j Poiché ogni gesto di Dio per me è gesto d’amore, anch’io
posso compiere gesti d’amore e di servizio per i miei fratelli.
j Scegli una piccola azione di servizio, che sia segno
d’amore all’interno della tua famiglia o nell’ambiente di
lavoro o nella parrocchia.
j Preghiamo di nuovo insieme il salmo, a coro unico.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
gli darai sollievo nella sua malattia.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore;
risanami, contro di te ho peccato».
I nemici mi augurano il male:
«Quando morirà e perirà il suo nome?».
Chi viene a visitarmi dice il falso,
il suo cuore accumula malizia
e uscito fuori sparla.
Preghiera conclusiva
Contro di me sussurrano insieme i miei nemici,
contro di me pensano il male:
«Un morbo maligno su di lui si è abbattuto,
da dove si è steso non potrà rialzarsi».
Signore Gesù, tu sei nostro unico Maestro e Signore.
Tu ci insegni un nuovo modo di amministrare la nostra
esistenza, il modo “eucaristico” della gratitudine e della fiducia.
Grati al Padre da cui ci sentiamo immensamente
Anche l'amico in cui confidavo,
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e intensamente amati, e fiduciosi nella Sua tenerissima
benevolenza, ci abbandoniamo con te, alle sue braccia
premurose e accoglienti per lasciarci prendere, spezzare e dare
ai fratelli. Aiutaci a credere fino in fondo nel tuo amore forte
e gratuito, fedele e irreversibile e non avremo paura di donare la
vita per amore, di rinunciare a salvare noi stessi per salvare con
te i nostri fratelli. Maria, donna forte e pura, stacci vicino
nell’ora della croce, aiutaci a dire di sì al Dio dell’amore e a non
dubitare mai della fedeltà alle sue promesse. Amen.
2° incontro
La mia anima
è triste fino alla morte;
restate qui
e vegliate con me
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
Dal Vangelo secondo Matteo (26,36-56)
36
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a
pregare». 37 E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38 Disse loro: «La mia anima è
triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39 E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però
non come voglio io, ma come vuoi tu!».
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Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a
Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con
me? 41 Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42 E di nuovo, allontanatosi,
pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare
da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».
43
E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli
occhi loro si erano appesantiti. 44 E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45 Poi si
avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato
in mano ai peccatori. 46 Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi
tradisce si avvicina».
47
Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici,
e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi
sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48 Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestate-
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lo!». 49 E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo
baciò.
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E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. 51 Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
52
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché
tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. 53 Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi
darebbe subito più di dodici legioni di angeli? 54 Ma come allora si
adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».
55
In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non
mi avete arrestato. 56 Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
Riflettiamo…
I versetti che abbiamo letto hanno come contesto geografico il Getsemani e sono
scanditi in due parti, che vedono, da un lato, l'agonia spirituale di Gesù, a cui egli vorrebbe associati i suoi più intimi, che invece lo abbandonano nel sonno di una fede,
che ancora non è giunta a maturazione ed è legata alla sensibile presenza di Gesù; dal-
l'altro, la drammatizzazione
dell'arresto di Gesù.
Questa prima parte è caratterizzata da un continuo
andirivieni di Gesù, che si
muove in modo pendolare tra
i discepoli e il Padre, denunciando in tal modo tutta l'incertezza, tutta la titubanza,
tutta l'insicurezza e la riluttanza nei confronti di una volontà, che egli tende ad eludere,
anche se ha coscienza che essa
21
deve, invece, essere compiuta.
Quel suo tornare per tre volte
verso i discepoli, che inizialmente aveva lasciati dietro di
sé, andando verso il Padre, è
una sorta di fuga di fronte alla
missione di salvezza, che egli
deve compiere; il tentativo di
ritornare verso il passato, difficile, si, ma rassicurante. Egli,
infatti, cerca sicurezze e conforto nei suoi discepoli, che
vorrebbe con sé per condividere la croce, ma da essi non
ha nulla. La strada verso il
passato gli è sbarrata dal sonno della loro non intelligenza,
della loro incapacità di comprendere. Ed allora, eccolo ritornare verso il Padre, dal
quale è uscito e al quale egli
deve tornare. Per tre volte avviene questo e per tre volte
viene sottolineata la sua tentazione alla fuga. Questo triplice
tentennamento di Gesù richiama da vicino le tre tentazioni, che, come si è visto,
narrano il dramma di un Dio
che è chiamato a svolgere una
missione salvifica nei limiti
fortemente condizionanti del22
la natura umana, rinunciando
totalmente alla sua onnipotenza divina, pur rimanendo
pienamente Dio. Al tema del
progressivo distacco di Gesù
dai discepoli; al suo essere travolto dalle angosce della morte, di fronte alla quale egli è
solo; alla sua totale prostrazione e umiliazione, spogliato
di ogni dignità; al suo riluttante rendersi disponibile al
doloroso disegno del Padre, si
affianca ora, anche il tema
della vigilanza e della preghiera. Il motivo che rende necessaria la vigilanza e la preghiera
è la fragilità umana. Per questo Gesù lamenta più volte
l'incapacità dei suoi discepoli
a “vegliare con lui”. È questa,
infatti, la notte del male, la
notte delle tenebre, è il momento in cui la fede fondata
sui semplici sentimenti umani
di amicizia con Gesù o di un
semplice fervore religioso vengono meno, poiché di fronte
al fallimento di Dio serve una
fede che vada oltre alle semplici apparenze e sappia gettare il proprio cuore al di là del-
la barriera di ogni evidenza
umana. Per questo, osserva
l'evangelista, “i loro occhi erano appesantiti”, cioè erano
incapaci di vedere in quel fallimento e in quella debolezza
di Gesù la vera potenza di
Dio. Dopo inutili solleciti di
Gesù a vegliare, a comprendere, cioè, il mistero della sua
passione e morte, egli rimane
solo di fronte al suo destino:
“Dormite e riposate”. È la metafora dell'incapacità umana
nel comprendere il mistero
che si sta per compiere!
La seconda parte si apre
presentando i due personaggi
tra loro contrapposti: Gesù e
Giuda e quest'ultimo racchiuso all'interno della cornice di
una folla minacciosa ed ostile,
che ha le sue origini nelle avverse autorità religiose. Si noti
come è la folla che proviene
dai sommi sacerdoti e dagli
anziani; è lei la loro longa manus; Giuda è soltanto associato a loro, funge da guida, da
segnalatore, ma non ha parte
al loro progetto criminoso,
che da tempo le autorità maturavano dentro di loro. Gesù
lo chiama “amico”, senza alcuna ironia di sorta, rivelandogli subito il senso del suo
esserci: per questo, perché mi
devi consegnare; e, infine, egli
è sempre definito “uno dei
Dodici”; egli appartiene ancora a loro e verrà sostituito da
Mattia soltanto dopo la sua
tragica fine.
L’avvenimento successivo
è la reazione di uno dei seguaci di Gesù (Pietro, secondo il
vangelo di Giovannni). La
prima riflessione è sottesa dalla legge del taglione: il sangue
chiama sangue. Il perdono è la
via migliore per la rappacificazione. Gesù ha offerto liberamente se stesso, si è lasciato
consegnare e nessuno ha avuto potere su di lui, poiché su
tutto questo dramma della sua
passione si riflette soltanto il
disegno del Padre. Non è il
caso di usare la violenza per
affermare Cristo. Tutto è sottoposto al disegno divino, tutto è condotto dalla mano
provvidenziale del Padre, che
23
dà forza e illumina i suoi discepoli. Bisogna, dunque, lasciare le logiche umane della
violenza e conformarsi, invece, ai disegni del Padre.
La seconda riflessione fa
entrare in causa l'onnipotenza
del Padre, che è capace da solo di difendere i propri interessi e salvaguardare il suo disegno di salvezza. Tutto, dunque, è sottoposto a Lui e di
certo egli non ha bisogno di
spade o di forza umana per af-
fermare se stesso. L'esibizione
di dodici legioni di angeli esprime soltanto una quantità
enorme di forza ed è sinonimo, quindi, di onnipotenza
divina, di cui Gesù stesso è rivestito. Con la terza riflessione, Gesù pone l’accento
sull’attuazione della sua opera
tutta impegnata alla realizzazione delle Scritture e come
egli sia venuto per darne
compimento.
La parola della Chiesa
La Chiesa, partecipe delle gioie e delle speranze, delle angosce e delle tristezze degli uomini, è solidale con ogni uomo ed ogni donna, d'ogni luogo e d'ogni tempo, e porta loro la lieta notizia del Regno
di Dio, che con Gesù Cristo è venuto e viene in mezzo a loro
[1]. Essa è, nell'umanità e nel mondo, il sacramento dell'amore
di Dio e perciò della speranza più grande, che attiva e sostiene
ogni autentico progetto e impegno di liberazione e promozione
umana. La Chiesa è tra gli uomini la tenda della compagnia di
Dio — «la dimora di Dio con gli uomini» (Ap 21,3) — cosicché
l'uomo non è solo, smarrito o sgomento nel suo impegno di
umanizzare il mondo, ma trova sostegno nell'amore redentore di
Cristo. Essa è ministra di salvezza non astrattamente o in senso
meramente spirituale, ma nel contesto della storia e del mondo
in cui l'uomo vive [2], dove è raggiunto dall'amore di Dio e dalla
24
vocazione a corrispondere al progetto divino. (Compendio della
Dottrina Sociale della Chiesa)
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Madre Elisabetta ci dice...
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Nel contemplare la passione di Gesù, Elisabetta arriva al cuore
dell’annuncio cristiano: il mistero pasquale. Ben sapeva Madre Elisabetta, che per entrare nella gloria non si può fare a meno di attraversare
la passione, la morte e la sepoltura nella terra ma la natura umana fatica ad accettare l’indispensabilità della passione e della morte. Perché
ciò avvenga si deve allenare all’abbandono a Cristo, solo così potrà vivere questo proposito:
Propongo di rimanere costante nella vocazione e nell’ufficio che ho
presentemente finantochè al Signore piacerà, senza attendere alle difficoltà che si frappongono; ed invece di mirare agli ostacoli che vorrebbe il
demonio farmi sembrare insuperabili, mi abbandonerò ciecamente nelle
braccia della Provvidenza acciò disponga di me come le piace.
Elisabetta apparve a tutti immagine di Gesù Cristo; una volta che
aveste incontrato il suo sguardo, udita la sua parola, quella parola e
quello sguardo vi affascinavano…
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Per la riflessione personale
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25
Preghiamo...
Tutti viviamo momenti di grande tristezza, in particolare situazioni della vita; la tentazione è di fuggire.
Accogliamo l’invito del salmista ad affidarci a Dio, per tornare a vivere e a lodarlo, Lui la salvezza e la speranza dell’uomo.
26
Preghiamo il Salmo 42
3° incontro
Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall'uomo iniquo e fallace.
Ecco l’uomo!
Tu sei il Dio della mia difesa;
perché mi respingi,
perché triste me ne vado,
oppresso dal nemico?
Dal Vangelo secondo Giovanni
(18, 28-40; 19, 1-16)
18,28
Manda la tua verità e la tua luce;
siano esse a guidarmi,
mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore.
Verrò all'altare di Dio,
al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.
Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
Preghiera conclusiva
Signore Gesù, manda il Tuo Santo Spirito perché ci aiuti a stare
davanti a Te con stupore, con cuore grato e disponibile. Non
permettere che siamo attratti dagli idoli di questo mondo, che ci
rendono schiavi e ci distolgono dalla realtà quotidiana. Insegnaci il tuo stile di donazione e di libertà. Mantienici uniti nella carità, perché abbiamo una sola fede e formiamo un solo corpo,
così da divenire testimoni credibili della tua bontà. Tu sei Dio e
vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
27
Allora condussero Gesù dalla casa
di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non
vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29 Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò:
«Che accusa portate contro quest'uomo?». 30 Gli risposero: «Se
non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato».
31
Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo
la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito
mettere a morte nessuno». 32 Così si adempivano le parole che
Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.
33
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli
disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34 Gesù rispose: «Dici questo da
te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». 35 Pilato rispose:
«Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno
consegnato a me; che cosa hai fatto?». 36 Rispose Gesù: «Il mio
regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo
mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi
consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37 Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo
sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità.
Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38 Gli dice Pilato:
«Che cos'è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. 39 Vi è tra voi
l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io
vi liberi il re dei Giudei?». 40 Allora essi gridarono di nuovo: «Non
costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
19,1
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2 E i
soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e
gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano
davanti e gli dicevano: 3 «Salve, re dei Giudei!». E gli davano
28
schiaffi. 4 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo
conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello
di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». 6 Al vederlo i
sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non
trovo in lui nessuna colpa». 7 Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è
fatto Figlio di Dio».
8
All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura 9 ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10 Gli disse allora Pilato: «Non mi parli?
Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». 11 Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere
su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi
ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
12
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». 13 Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo
chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14 Era la Preparazione
della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il
vostro re!». 15 Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse
loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi
sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare». 16 Allora
lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Riflettiamo…
La Passione di Gesù è la
storia di un uomo innamorato perdutamente di Dio.
Questo suo amore e la fedeltà
a quest'amore lo portarono
fino all'esito estremo della
morte. Possiamo capire quello che accade in questi eventi
solo rifacendoci alla passione
che quest'uomo ebbe per le
persone, per chi era lebbroso,
per le donne, per gli ultimi,
per tutto ciò che era piccolo,
insignificante e rigettato dagli
uomini. Gesù era innamorato
dell'uomo, perché lì vi trova29
va una ricchezza più profonda: Dio. Questo amore e questa passione li ritroviamo nell'animo poetico di Gesù
quando dice le Beatitudini; è
lo stupore che prova di fronte
agli uccelli del cielo o ai gigli
del campo; è la misericordia
che prova di fronte agli uomini malati; è la tenerezza che
sente di fronte alle madri o ai
padri che hanno perso i loro
figli; è l'ardore con cui si scaglia contro i farisei e gli scribi
ipocriti; è la violenza con cui
scaccia i venditori dal tempio
di Gerusalemme. Nel racconto della Passione questo amore e questa passione sono la
forza, la scelta di percorrere
fino in fondo il suo cammino
in fedeltà al suo cuore, alla
sua anima e al suo Dio. Ciò
che qui Gesù compie è nien-
t'altro che la continuazione
estrema di tutta la sua vita.
Gesù rimane fedele alla
sua vita, al suo amore per
l'uomo e per tutto ciò che vive, e soprattutto alla sua unica e vera passione: Dio. E
quando tutto sembrò finire,
concludersi; quando tutto
sembrò chiudersi Dio non lo
tradì. La Passione è la storia
di quest'uomo fedele a se
stesso e al proprio profondo,
innamorato di questo Dio
che non lo lasciò, ma che
confermò con la resurrezione
che tutto ciò che Gesù viveva
era "Dio". In Gesù possiamo
anche noi acquisire la forza
per compiere il nostro viaggio, fino in fondo, e per vivere con passione la nostra vita.
(Don Marco Pedron)
La parola della Chiesa
Il silenzio di Gesù è uno degli aspetti più caratteristici della
Passione.
A partire dall'arresto, Gesù resta quasi prevalentemente passivo, con pochissime risposte, spesso quasi più enigmatiche del
30
silenzio. Il tacere di Gesù sembra essere innanzitutto protesta:
protesta contro una accusa, un arresto assolutamente ingiusto; e
quindi diventa anche denuncia, mette in evidenza la malafede
di chi lo arresta, lo accusa, lo tortura, lo uccide. Ma soprattutto
il silenzio di Gesù è un paradossale gesto di amore. Di fronte alla crudeltà efferata e convinta, l'unica reazione possibile sembrerebbe la ritorsione violenta. Gesù la rifiuta, e rimprovera il discepolo che sfodera la spada e colpisce: "Non devo forse bere il
calice che il Padre mi ha dato?". Il silenzio è quindi farsi carico
del peccato altrui, ed è offerta incondizionata di perdono. Entriamo così nell'aspetto più misterioso del silenzio di Gesù: egli
tace, perché parlano i gesti. Ciò che Gesù fa nella Passione rivela il volto del Padre, un volto che è amore, generosità, mettersi a
disposizione. Qui ci accorgiamo quanto siano povere le nostre
parole se tentano di tradurre ciò che Gesù ha fatto; l'autore della lettera agli Ebrei parla di Gesù che "sa com-patire le nostre infermità, essendo stato egli stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato".
La manifestazione massima dell'amore di Dio è quindi la sua
disponibilità a condividere, nel Figlio, la sofferenza dell'uomo.
Ma perché condividerla, e non semplicemente toglierla? E' la
domanda che ci poniamo di fronte ad ogni persona che soffre.
Nei Vangeli, vediamo Gesù che spesso interviene per togliere la
sofferenza, guarendo i malati, addirittura risuscitando i morti;
ma al momento decisivo la prende su di sé, e non si vede un miracolo immediato ed eclatante. E anche dopo la sua risurrezione, i suoi discepoli e la sua comunità si devono scontrare con il
problema della sofferenza, della malattia intollerabile, oltre che
con la ferocia degli uomini. La contemplazione del crocifisso
dovrebbe suscitare questa domanda, senza necessariamente darle subito una risposta. La Scrittura ci accompagna, sollecitando
la nostra partecipazione al gesto di Gesù, non spiegandocelo fi31
no in fondo. La spiegazione, se di spiegazione si può parlare, avviene solo il Sabato Santo. (don Fulvio Bertellini)
Madre Elisabetta ci dice...
"Io porto Colui che mi porta". Una frase apparentemente misteriosa. La pronunciava una ragazza romagnola dopo l'incontro con Gesù
Cristo nell'Eucarestia. Quella ragazza sapeva che Dio non è un concetto astratto: è invece una presenza reale... Voleva farsi "portare" da questa presenza perchè aveva capito che solo in questo modo la sua vita avrebbe avuto significato e consistenza.
Grazie alla Giovannini, ci è giunto un brano della lettera scritta al
babbo nel periodo che va dal 1808 al 1810. Elisabetta mostra di avere
una coscienza lucida di ciò che conta nella vita, ha assimilato la parabola del Vangelo della casa che va costruita sulla roccia, e per lei quella
roccia era Dio. Scrive infatti: "All'infuori di Dio, non v'è cosa solida,
nessuna, nessuna al mondo! Se è la vita, passa; se è la ricchezza sfugge;
se è la salute, perdesi; se è la reputazione, la ci viene intaccata; ah; tutte le cose se ne vanno, precipitano".
È impressionante osservare come questa giovane postulante, che desidera donarsi totalmente a Dio, esprima il grido dell'uomo moderno che
si accorge di essere fragile e insicuro, senza un valido appoggio, senza la
coscienza di un destino buono verso cui andare.
La piccola Bettina, ormai diventata una donna matura, sa invece
dove poggiare il suo cuore: Elisabetta sceglie di rispondere alle offerte di
Dio.
Scrive Elisabetta: "Immagini di vedere la meschina e fortunata Elisabetta in una cella che le è tanto cara e che è il suo santuario, fatto solo per Gesù e per me, e indovinerà facilmente le ore felici che passo col
mio Diletto. Come sarebbero vuote le nostre celle ed i nostri chiostri se
32
non li riempisse Lui! Ma noi Lo vediamo attraverso tutto, perchè Lo
portiamo in noi e la nostra vita è un paradiso anticipato".
Come si potrebbe esprimere meglio, la sostanza del cristianesimo,
possibile e praticabile da tutti?
" ... Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse, e
così penetrar ogn’or più in Lui ed esserne così piena da poterlo dare a
quelle povere anime che non conoscono il dono di Dio! Che io me ne
stia sempre sotto la grande visione di Dio".
Le Parole di Elisabetta, è evidente, sono le parole di un'innamorata.
Ma questa è un'esperienza possibile a tutti. San Tommaso diceva che la
vita consiste nell'affetto che maggiormente la sostiene e in cui trova soddisfazione. Elisabetta aveva individuato l'affetto giusto e in esso trovava
piena soddisfazione. (da "Uno sguardo che affascina: Elisabetta Renzi"
di Valerio Lessi)
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Per la riflessione personale
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34
Recitiamo insieme
Preghiamo...
Il salmo 125 è un canto di ringraziamento degli esuli per il
ritorno da Babilonia. La libertà è un dono troppo grande per rinunciarvi. Il salmista invita anche noi a intraprendere il cammino di liberazione anche se costa sudore e lacrime.
Vi chiedo solo di guardarlo,
odiato, ma privo di risentimento;
la faccia piena di sputi, il volto offeso
ma raggiante come una processione di lampade.
Vi chiedo solo di guardarlo,
umiliato, tuttavia si dona;
la sua nudità rivestita di sudore
e lacrime di sangue
asciugate con i ricami dell'amore del Padre.
Vi chiedo solo di guardarlo
e di riconoscere in lui Dio semplice,
debole, fatto uomo, fratello.
Vi chiedo solo di guardarlo
e di aprire le braccia come Lui
per accogliere tutto il creato
e consegnarlo a Dio.
(Josè M. Toro)
Preghiamo con il Salmo 125 a cori alterni:
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.
Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.
Preghiera conclusiva
Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.
Nell'andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.
Segue un breve momento di silenzio per interiorizzare il salmo.
Signore, tu sei il "Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose". Riconosciamo umilmente che "davanti a te sta la nostra miseria" ma possiamo soprattutto confidare nella tua misericordia.
Ti chiediamo: "tu che ci hai mandato il tuo Figlio unigenito non
per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra
colpa e fa' che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia". Così anche noi saremo coinvolti nella grande
festa, incamminati sulla strada della Pasqua.
Amen
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
35
36
31
4° incontro
Tutto
è compiuto!
Dal vangelo di Giovanni (19,17-37)
17
Essi allora presero Gesù ed egli,
portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,18 dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da
una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. 19 Pilato compose
anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù
il Nazareno, il re dei Giudei». 20 Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città;
era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21 I sommi sacerdoti
dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei,
ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». 22 Rispose Pilato:
«Ciò che ho scritto, ho scritto».
23
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue
vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo
da cima a fondo. 24 Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma
tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son
divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte.
E i soldati fecero proprio così.
25
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di
sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora,
vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava,
disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27 Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la
prese nella sua casa.
28
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai
compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». 29 Vi era
lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta
di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30 E
dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E,
chinato il capo, spirò.
37
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi
non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno
solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate
le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e
spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era
già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli
colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
35
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera
e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36 Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà
spezzato alcun osso. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto
Riflettiamo…
L'esperienza del male e
della sofferenza, delle ingiustizie e della morte, contraddice la Buona Notizia dell'amore di Dio e, di per sé, tende a distruggere la fede e la
speranza. Pensiamo alle domande che ci investono
quando il male non riguarda
più gli altri, ma ci tocca personalmente: malattie, dolori,
delusioni, insuccessi. Allora
non basta più la speranza facile e a buon mercato ma senza
fondamento sulla quale ci
appoggiavamo fino a quel
momento; allora siamo minacciati dalla disperazione; al38
lora siamo sul punto di concludere: "Non è vero che Dio
mi ama".
Anche nella vicenda personale di Gesù la croce deve
farci problema (se non lo fa è
perché, oramai assuefatti, ne
abbiamo banalizzato lo scandalo): perché Dio ha scelto
questa via per salvarci? Perché
Dio ha scelto la croce per rivelarsi in profondità e vincere
il male? Domande fondamentali: la croce pone radicalmente in questione il nostro
modo di concepire la salvezza,
Dio e la nostra relazione con
lui. La fede ci invita a ricono-
scere nella croce la "spes unica" (unica speranza). Ma scoprire la salvezza nella croce di
Gesù (e poi nella nostra) non
è qualcosa che viene da sé: richiede silenzio, interiorità,
umiltà, ascolto della Parola,
capacità di sostare davanti al
mistero, alla croce di Cristo,
di lasciarci interpellare da
Gesù crocifisso. Senza la croce la speranza resta illusione e
vuota retorica: una speranza,
per essere vera, deve fare i
conti con la croce, con il dolore, altrimenti è fantasia.
D'altra parte, una croce senza
speranza non è la croce di
Gesù. Speranza e croce per la
nostra mentalità mondana si
escludono; in realtà sono unite indissolubilmente e si sostengono a vicenda. Occorre
una speranza che si confronti
con la croce; occorre vivere la
croce nella speranza.
Impossibile presso gli
uomini, ma non presso Dio.
Come? Come la speranza è
nella croce? Come nel segno
della croce siamo benedetti?
Nella croce l'incarnazione del
Figlio di Dio giunge al suo
culmine: Dio condivide la
nostra situazione fino al suo
punto estremo, più basso. Egli è totalmente solidale con
noi anche nella nostra umiliazione, sofferenza e morte.
Egli è fino in fondo l'Emmanuele, il Dio-con-noi. La croce è la risposta di Dio alla
domanda: "perché soffro,
perché muoio?". Non una risposta teorica, ma il gesto di
Gesù che si mette nella nostra situazione, che la vive
con noi. Questo significa la
certezza di non essere soli in
nessuna situazione, e la sorgente, quindi, di ogni speranza. Da ora in poi Gesù sarà il
compagno di ogni sofferenza
umana; da ora in poi ogni inferno potrà diventare il luogo
dove Dio salva.
Certo, noi vorremmo una
risposta che togliesse la croce,
eliminasse il problema. O almeno una risposta che lo
spiegasse, che facesse tornare
tutti i conti. Ma la risposta di
Dio al problema della morte,
della sofferenza, del fallimen39
to, è questa: la vicinanza di
Gesù. Se questa risposta non
ci basta, non ne avremo altre.
"Colui che vuole onorare veramente la passione del Si-
gnore guardi Gesù crocifisso
e riconosca nella sua carne la
propria carne" (S. Leone Magno). (Don Marco Pratesi)
La Parola della Chiesa
La missione per la quale Gesù è venuto fra noi giunge a
compimento nel Mistero pasquale. Dall'alto della croce, dalla
quale attira tutti a sé (cfr Gv 12,32), prima di « consegnare lo
Spirito », Egli dice: « Tutto è compiuto » (Gv 19,30). Nel mistero
della sua obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce (cfr
Fil 2,8), si è compiuta la nuova ed eterna alleanza. La libertà di
Dio e la libertà dell'uomo si sono definitivamente incontrate
nella sua carne crocifissa in un patto indissolubile, valido per
sempre. Anche il peccato dell'uomo è stato espiato una volta per
tutte dal Figlio di Dio (cfr Eb 7,27; 1 Gv 2,2; 4,10). Come ho
già avuto modo di affermare, « nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona
per rialzare l'uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma
più radicale ».Nel Mistero pasquale si è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte. Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù stesso aveva parlato della « nuova ed eterna alleanza », stipulata nel suo sangue versato (cfr Mt 26,28; Mc 14,24; Lc
22,20). Questo scopo ultimo della sua missione era già ben evidente all'inizio della sua vita pubblica. Infatti, quando sulle rive
del Giordano, Giovanni il Battista vede Gesù venire verso di lui,
esclama: « Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato
del mondo » (Gv 1,29). È significativo che la stessa espressione
ricorra, ogni volta che celebriamo la santa Messa, nell'invito del
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sacerdote ad accostarsi all'altare: « Beati gli invitati alla cena del
Signore, ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ».
Gesù è il vero agnello pasquale che ha offerto spontaneamente
se stesso in sacrificio per noi, realizzando così la nuova ed eterna
alleanza. L'Eucaristia contiene in sé questa radicale novità, che si
ripropone a noi in ogni celebrazione. (Dall’Esortazione apostolica di Benedetto XVI sul mistero dell’Eucaristia)
vostro rendimento di grazie, poichè se avete molto avuto, Dio chiederà
molto da voi, o figlie mie...".
Non ce la fa più. Sono circa le otto del mattino, sembra come assopita, ma ad un tratto riesce a sussurrare: " Io vedo!... Io vedo!... Io vedo!...". (da "Elisabetta Renzi fondatrice delle Maestre Pie dell'Addolorata" di Angelo Montonati)
Per la riflessione personale
Madre Elisabetta ci dice...
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I santi, che ci credono davvero, guardano all'avvicinarsi della morte
con la sana consapevolezza di chi va incontro alla felicità eterna. Morte
e paradiso sono due concetti intimamente legati. Elisabetta viveva in
una dimensione escatologica permanente.
La serenità la caratterizzava anche nei momenti duri: "Né fatiche
né sofferenze scemavano vivacità al conversare con lei, né la conducevano ad abbreviarlo; la sua gaiezza e benevolenza parevano crescere in
mezzo alle infermità della vecchiezza: e una freschezza d'immaginazione e di sentimento durava sotto il gelo dell'età come la gioventù della vita beata".
Nel 1857 la Renzi scrive: "Alle feste bisogna prepararsi: colla quaresima ci prepariamo alla Pasqua; colla vita presente ci prepariamo all'eterna... eterna festa, gloria interminabile!". E allora tutto ha una sua
logica: "Ogni fatica è piccola per arrivare al cielo".
Il 14 agosto - vigilia della festa dell'Assunzione di Maria - Elisabetta riceve per l'ultima volta la comunione. Nel sentire la campana che
annunzia l'arrivo del sacerdote con l'eucarestia, dice con voce fioca:
"Domando perdono a tutte di tutti i falli e mancamenti miei. Pregate
per me! Addio figlie dilettissime; siate generose con il Signore; io vi porto
tutte nel cuore e vi benedico... ci rivedremo lassù... lassù... Da lassù vi
dirò ancora di essere riconoscenti verso il Signore. La vostra fedeltà sia il
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Preghiamo...
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E' una lode di ringraziamento a Dio che Davide compie per
ringraziare il Signore di avere risposto alle sue chiamate. Grazie
a Gesù oggi noi non siamo più figli della morte, ma siamo figli
della vita poiché i nostri corpi risusciteranno nell'Ultimo Giorno e non resteranno nell'oblio per sempre.
Ecco, quest'inno ci porta a riflettere su molte cose e soprattutto ci mostra la meraviglia di sapersi affidare a Dio in ogni
momento della nostra esistenza, senza aver paura e senza pensare al proprio orgoglio personale: infatti, la grandezza di un uomo deriva dal sapersi riconoscere debole e incapace di vivere
senza la presenza costante di Dio al nostro fianco. Per questo
facciamo nostro questo Salmo, dedicandolo a Dio con ogni forza e con tutto il cuore, per ringraziarLo dell'infinito amore che
ha riversato su di noi!
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Recitiamo il Salmo 29 a cori alterni
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Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato
e su di me non hai lasciato esultare i nemici.
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Signore Dio mio,
a te ho gridato e mi hai guarito.
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Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,
mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba.
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Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
rendete grazie al suo santo nome,
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perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.
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Nella mia prosperità ho detto:
«Nulla mi farà vacillare!».
- Suscita in noi la sete di Cristo, che si è offerto a noi come sorgente di acqua viva.
Nella tua bontà, o Signore,
mi hai posto su un monte sicuro;
ma quando hai nascosto il tuo volto,
io sono stato turbato.
- Per intercessione della Madre tua, consolatrice degli afflitti,
consolaci della tua consolazione divina, perché, da te consolati,
diffondiamo la gioia in quelli che sono nel dolore.
A te grido, Signore,
chiedo aiuto al mio Dio.
- Tu che ti sei umiliato facendoti ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce, donaci lo spirito di obbedienza e di mansuetudine.
Quale vantaggio dalla mia morte,
dalla mia discesa nella tomba?
- Tu che dal patibolo della croce hai perdonato il buon ladrone,
perdona anche noi peccatori.
Ti potrà forse lodare la polvere
e proclamare la tua fedeltà?
Ascolta, Signore, abbi misericordia,
Signore, vieni in mio aiuto.
Preghiera conclusiva
Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
perché io possa cantare senza posa.
Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.
Celebriamo l'amore di Dio Padre, che si è rivelato nel Cristo
suo Figlio e diciamo con fede:
Ricordati, Signore, di questa tua famiglia.
- Donaci di comprendere in modo vivo e profondo il mistero
della tua Chiesa, perché diventi per noi e per tutti, sacramento
universale di salvezza.
- Padre di tutti gli uomini, aiutaci a promuovere il vero progresso della comunità umana, e a cercare in ogni cosa il tuo regno e
la tua giustizia.
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Fa’, o Gesù, che la tua croce sia sempre presente nelle nostre
giornate e divenga la strada per
camminare nell’amore e nel perdono verso tutti. Donaci di arrenderci senza riserve nelle tue mani di crocifisso, in cui risuona
il senso dell’esistenza umana, della storia e del cosmo. Fa’, o Signore, che la potenza impotente della croce si mostri, ancora
una volta e sempre più forte del male che ci
minaccia, dei molteplici peccati presenti nella vita degli uomini
e della società, perché con il tuo
sangue hai redento il mondo! Illumina i nostri cuori con la luce
del fuoco della tua croce, così che ci sia dato di unirci intimamente a te, di partecipare alle tue prove e di capire il senso delle
nostre prove quotidiane.
Amen.
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
46
stro! 17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al
Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 18 Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.
5° incontro
Gesù le disse:
«Maria!»
Riflettiamo…
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-18)
1
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra
era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon
Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro:
«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove
l'hanno posto!».3 Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due,
ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo
al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò
nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era
stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in
un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l'altro discepolo, che era
giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano
infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a
casa.
11
Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei
piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero:
«Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio
Signore e non so dove lo hanno posto». 14 Detto questo, si voltò
indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era
Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a
prenderlo». 16 Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Mae-
47
Nei vangeli Maria di Magdala viene nominata solo tra
le donne testimone della
morte e della risurrezione di
Gesù (Mt 27, 56.61). L’unico
accenno in più riguardo a
Maria, la discepola originaria
di MAGDALA (dall’ebraico
migdal: torre), città prossima a
Tiberiade, si legge nel vangelo
di Luca dove, tra le donne al
seguito del Signore, al primo
posto viene collocata “Maria
detta la Maddalena, dalla quale
erano usciti sette demòni” (Lc
8,2)
Maria di Magdala insieme
a San Tommaso trovano particolare risalto soltanto nel
vangelo di Giovani, negli episodi relativi alla risurrezione
di Gesù. Maria di Magdala è
la prima a credere in Cristo
48
risuscitato, Tommaso è stato
l’ultimo.
Maria di Magdala è la figura della nuova comunità di
Gesù. Nella cultura ebraica
una comunità o un popolo
veniva raffigurato attraverso
la figura femminile. Chi è
pratico della Bibbia ha sentito
parlare diverse volte di Gerusalemme come “figlia di Sion” .
Quindi il rapporto di Dio
con il suo popolo era quello
verso una donna che aveva
eletta sua sposa. Dal profeta
Osea in poi il rapporto tra
Dio e il suo popolo era raffigurato dallo sposo che era
Dio e dalla sposa che era il
popolo di Israele. Allora è
necessario sapere tutto questo
per riuscire a leggere il Vangelo. Nella figura di Maria di
Magdala viene rappresentata
la nuova comunità di Gesù,
la comunità sposa.
Maria è infatti la prima
persona ad andare al sepolcro
di Gesù “di buon mattino,
quando c’erano ancora le tenebre” (Gv 20,1).
L’indicazione dell’evangelista non è cronologica (in Mc
è “al levar del sole”, Mc 16,2),
ma teologica. Secondo il linguaggio di Giovanni, le “tenebre” indicano un’ideologia
contraria alla verità: Gesù è
già risuscitato, eppure Maria,
condizionata dall’idea giudaica della morte, cerca in una
tomba “l’autore della vita” (At
3, 15), e le tenebre fanno sì
che un segno di vita (la pietra
tolta dal sepolcro) sia interpretato come un segnale di
morte: “hanno portato via il
Signore” (Gv. 20, 13).
Per Maria il sepolcro non
è un indizio della risurrezione
di Gesù, ma del trafugamento
del suo cadavere, e affranta se
ne sta vicino al sepolcro, a
piangere.
Finché Maria continua a
piangere e a dirigere lo sguar-
do verso il sepolcro, non potrà incontrare colui che è vivo.
Quando finalmente Maria
smette di guardare all’interno
della tomba e si volta indietro, vede Gesù, ma, condizionata dall’idea della morte
come fine di tutto, non riconosce “il vivente” (Ap 1,18).
Allora Gesù prende l’iniziativa e le chiede: “Donna,
perché piangi?” (Gv 20, 15).
Nei vangeli ci sono tre donne
che vengono chiamate da Gesù in questo modo. “Donna”
significa sposa nella lingua
ebraica: Maria (la madre di
Gesù), rappresenta la “sposa
fedele”, il resto di Israele fedele al quale Maria appartiene
(l’antica alleanza). La Samaritana il popolo infedele “sposa
infedele” che si è lasciato contaminare dagl’idoli che Gesù
tenta riconquistarla offrendoli un amore ancora più grande (alleanza tradita). Maria di
Magdala la “comunità sposa”
(la Nuova Alleanza).
La domanda non è una
richiesta d’informazione, ma
49
vuol dimostrare l’inutilità del
suo pianto. In più Gesù le
chiede: “chi cerchi?” (Gv. 20,
15). Se cerca il vivente non
può trovarlo nel luogo di
morte (“Perché cercate tra i
morti colui che è vivo?” Lc 24,
5).
Gesù quindi chiama la discepola, come il pastore “chiama le sue pecore, per nome” (Gv
10, 3), “Maria!”.
Maria, anche lei ha la
missione di pastora come Gesù. La morte di Gesù ha provocato una distruzione della
comunità dei discepoli, vediamo che Maria và prima da
un discepolo e poi dell’altro
discepolo segno che la comunità non è stata più insieme
ed è suo compito riunire questi discepoli che sono dispersi. Il ruolo di Maria di Magdala è quello del pastore con
le pecore. Il pastore quando
vede le pecore che si sono disperse cosa fa? Li raduna!
Essa, voltatasi verso di lui,
finalmente lo riconosce e “gli
dice in ebraico: “Rabbunì!” che
50
significa: Maestro!” (Gv 20,
16).
L’azione di Maria di voltarsi, sottolineata dall’evangelista per ben due volte, non
indica tanto un atteggiamento fisico, quanto spirituale ed
è segno della conversione indispensabile per l’incontro
con il risuscitato.
Quando Maria smette di
rivolgersi al passato, percepisce la realtà del presente e il
Signore la può inviare agli altri discepoli: Và dai miei fratelli e di’ loro: “Io salgo al Padre
mio e Padre vostro, Dio mio e
Dio vostro” (Gv 20,17).
L’azione di “annunziare”,
esclusiva prerogativa degli angeli, annunciatori delle cose
di Dio, è nei vangeli compito
di Maria di Magdala. Colei
che in quanto donna era considerata l’essere più lontano
da Dio è invitata a compiere
la stessa azione degli angeli,
gli esseri più vicini al Signore.
E proprio la donna che la
Bibbia, nell’Antico Testamento, riteneva responsabile
della morte (“per causa sua tut-
ti moriamo”, Sir 25,24), sarà la
prima testimone della vita:
“Maria di Magdala andò subito
ad annunziare ai discepoli: “Ho
visto il Signore!” (Gv 20,18). E’
la donna portatrice di vita
che annuncia la vita!
Quindi riusciamo a cogliere in questo brano l’importanza che aveva la donna
nelle prime comunità cristiana. Secondo alcuni biblisti
non sono state chiamate discepole perché nella lingua
ebraica non esisteva questa
parola, ma i vangeli parlano
di “donne che seguivano il Signore”, (Lc 8,2). E Giovanni, come abbiamo visto attribuisce
a Maria di Magdala due compiti molto importante nella
comunità, quello di pastora e
addirittura di angelo.
La parola della Chiesa
Una storia di equivoci è quella che ha segnato fin dalle origini la figura di Maria proveniente da Magdala, un villaggio posto sulla costa occidentale del lago di Tiberiade, allora centro
commerciale ittico, tant'è vero che in greco si chiamava Tarichea, cioè «pesce salato». Da questa località, Maria emerge all'improvviso nel Vangelo di Luca (8, 1-3), in un elenco di discepole
di Cristo. Il ritratto è abbozzato con una sola pennellata: «Maria
di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni». Il «demonio»
nel linguaggio evangelico non è solo radice di un male morale
ma anche fisico che può pervadere una persona. Il «sette», poi, è
il numero simbolico della pienezza. Non possiamo, dunque, sapere molto sul male grave, morale o psichico o fisico che colpiva
Maria e che Gesù le aveva eliminato. La tradizione popolare, però, nei secoli successivi non ha avuto esitazioni e ha fatto diventare Maria Maddalena una prostituta. Ma perché? La risposta è
semplice: nella pagina evangelica precedente, il capitolo 7 di Luca, si narra la storia di un'anonima «peccatrice nota in quella
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(innominata) città». L'applicazione era facile ma infondata: questa «peccatrice» pubblica dovrebbe essere Maria di Magdala, presentata poche righe dopo! A lei venne, allora, attribuita tutta la
vicenda raccontata dall'evangelista. Saputo della presenza di Gesù a un banchetto in casa di un notabile fariseo, essa aveva compiuto un gesto di venerazione e di amore particolarmente apprezzato dal Cristo: aveva cosparso di olio profumato i piedi del
rabbì di Nazaret, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli.
A questo primo equivoco ne subentrava un altro, in una
specie di giuoco delle sovrimpressioni. È noto, infatti, che nel
capitolo 12 di Giovanni, Maria, sorella di Marta e di Lazzaro,
amici di Gesù, compie lo stesso gesto - che, tra l'altro, era segno
di ospitalità e di esaltazione dell'ospite - dell'anonima peccatrice
di Luca. Infatti, durante il pranzo, «cosparge i piedi di Gesù con
una libbra di olio profumato di vero nardo assai prezioso e li asciuga coi suoi capelli». È così che nella tradizione cristiana Maria di Magdala viene trasformata in Maria di Betania, sobborgo
di Gerusalemme! Frattanto, però, Maria Maddalena era effettivamente giunta a Gerusalemme alla sequela di Gesù per vivere
con lui e coi discepoli le sue ultime ore tragiche. Tutti gli evangelisti sono, infatti, concordi nel segnalare la sua presenza al
momento della crocifissione e della sepoltura di Cristo. Ed è
proprio accanto a quella tomba nella luce ancora pallida dell'alba di Pasqua che il Vangelo di Giovanni (20, 11-18) ambienta il
celebre incontro tra Cristo e Maria di Magdala.
Come è noto, Maria scambia il Cristo col custode dell'area
cemeteriale. Ora, la «cecità» è tipica di alcune apparizioni del Risorto: si pensi solo ai discepoli di Emmaus che gli camminano
insieme per ore senza riconoscerlo ("Luca" 24, 13-35). Il significato è naturalmente teologico: pur essendo ancora Gesù di Nazareth, il Cristo glorioso travalica le coordinate umane, storiche
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e fisiche. Per poterlo «riconoscere» è necessario mettersi su un
canale di conoscenza trascendente, quello della fede. È per questo che, solo quando si sente chiamata per nome in un dialogo
personale, Maria lo «riconosce» chiamandolo in aramaico "Rabbuní", «mio maestro». Ma in agguato per la Maddalena ci sono
altri equivoci.
Usciamo dai Vangeli canonici ed entriamo nel mondo,
magmatico e insicuro, degli apocrifi gnostici, sorti nella cristianità d'Egitto attorno al III secolo. Ora, in alcuni di questi scritti
Maria di Magdala viene identificata con Maria , la madre di Gesù! Identificazione, certo, nobilissima, ma che ancora una volta
impediva a questa donna di conservare la sua identità personale.
Anzi, la trasfigurazione raggiungerà in quegli scritti una tale altezza da sciogliere la figura di Maria Maddalena fino a renderla
quasi un'idea, un simbolo, a Sapienza per eccellenza. E questo
risultato viene paradossalmente ottenuto attraverso un'immagine sulla quale la lettura posteriore con malizia ricamerà allusioni
voluttuose ed erotiche. Si legge, infatti, nel vangelo apocrifo di
Filippo, scoperto nel 1945 a Nag Hammadi in Egitto: «Il Signore amava Maria Maddalena più di tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli, vedendolo con Maria, gli
domandarono: Perché l'ami più di tutti noi?»
Ce n'è abbastanza per chi, ignaro di simbolica biblica (la Sapienza esce dalla bocca dell'Altissimo secondo l'Antico Testamento), voglia seminare sospetto su Maria e su Gesù, fantasticando una relazione sessuale tra i due. In realtà, in tutti gli scritti gnostici cristiani la Maddalena è solo l'esempio della conoscenza piena dei misteri divini. In un altro testo gnostico, il trattato "Pistis Sophia", ove appare per ben 77 volte, la Maddalena
diventa l'emblema dell'umanità redenta di tipo androgino (un'altra deformazione!) perché, secondo Paolo, «non ci sarà più
né uomo né donna ma tutti saranno uno in Cristo Gesù» ("Ga53
lati" 3, 28). Ma la sua funzione di segno della Sapienza divina sarà esplicita in questa beatitudine messa in bocca a Gesù dall'autore gnostico: «Te beata, Maria, ti renderò perfetta in tutti i misteri dell'alto. Parla apertamente tu, il cui cuore è rivolto al Regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli!» (17, 2). Una santa vittima
di equivoci, quindi, sospesa tra due estremi: carnalmente abbassata a prostituta o ad amante, spiritualmente elevata a Sapienza
trasfigurata. Per fortuna l'unico che la chiamò per nome, Maria,
e la riconobbe confermandola come sua discepola fu proprio
Gesù di Nazareth, in quell'alba di Pasqua. (Gianfranco Ravasi)
Madre Elisabetta ci dice...
Elisabetta Renzi era una donna intelligente, quantitativamente sopra la media, qualitativamente originale.
Un dotto sacerdote, avendo una sola volta parlato con la nostra
Madre Fondatrice, disse poi in disparte ad una maestra: “Quanto è assennata la vostra Superiora! Parla pochissimo, ma le sue ponderate parole significano molto: dev’essere donna di gran seno e di molta intelligenza” (Pos pag 506).
Negli ultimi mesi della vita, nello scrivere al Vescovo, in data 19
luglio 1859, risulta chiaro il senso pratico della Madre a la sua lungimiranza:
“[…] Spero a poco a poco, coll’assistenza del nostro buon Pastore, di
ridurre a buon termine le cose, onde possa aver io la consolazione in
punto di morte, se il Signore mi fa la grazia di vivere un altro poco, di
lasciare le mie buone figliuole senza intrighi” (Pos pag 521).
“Il carattere della Madre sta fondato su di un temperamento che
tende a mantenersi nella fermezza e a rafforzare la sua fermezza con
l’ardore di giungere a meta con tenaci, resistendo contro ogni speranza”.
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Dice lo Zavoli nella narrazione storica del Conservatorio: - Ma tutto ciò che si dirà in appresso dà bene a conoscere come la cosa, sino ad
ora, non abbia avuto effetto alcuno perché la direzione non era stata
consegnata in mano di quella Donna che Dio nei suoi eterni decreti aveva scelta onde esaltare le sue misericordie nella erezione di un Conservatorio da cui dovevano derivare tanti beni alla cristiana società (Positio pag 425).
Per la riflessione personale
Preghiamo...
Preghiamo il salmo 61, che è un salmo sapienziale, si fonda
su una certezza: non sono i poteri umani né la forza o la ricchezza a salvare l’uomo.
La vera salvezza viene da Dio. Il salmo perciò è scandito da
un ritornello che invita a porre la fiducia in Dio.
Le illusioni della ricchezza e del potere sono altrettanto vive
e presenti nella nostra società. Rinnoviamo la nostra fiducia in
Dio, sorgente inesauribile di vera libertà e di pace.
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Solo in Dio riposa l'anima mia;
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
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Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme,
come muro cadente,
come recinto che crolla?
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Tramano solo di precipitarlo dall'alto,
si compiacciono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
e maledicono nel loro cuore.
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Solo in Dio riposa l'anima mia,
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa: non potrò vacillare.
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In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio.
Confida sempre in lui, o popolo,
davanti a lui effondi il tuo cuore,
nostro rifugio è Dio.
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56
Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini,
insieme, sulla bilancia, sono meno di un soffio.
6° incontro
Resta con noi
perchè
si fa sera...
Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.
Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
il potere appartiene a Dio,
tua, Signore, è la grazia;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.
Preghiera introduttiva
Preghiera conclusiva
O Padre di tutti gli uomini che ci chiami ad amarti e servirti
come nostro unico Signore, ascolta il grido della nostra umanità
ferita dal peccato e traviata dall’errore. Ti supplichiamo per il
Tuo Figlio Servo obbediente, povero di spirito e puro di cuore:
Tu che nel Battesimo ci hai resi figli della luce, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della vita nuova, che ci ha donato il Signore Gesù, il solo giusto in cui hai trovato pieno compiacimento.
Per lo stesso Cristo, nostro unico re e Signore. Amen
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
57
“O Dio, Padre nostro, che nel tuo figlio Gesù hai voluto farti
compagno dei discepoli sulla strada di Emmaus per sciogliere i
loro dubbi e incertezze e rivelare la Tua presenza nel pane spezzato, apri i nostri occhi perché sappiamo vedere la Tua Presenza,
illumina la nostra mente perché riusciamo a comprendere la
Tua Parola e accendi nei nostri cuori il fuoco del Tuo Spirito
perché troviamo il coraggio di diventare testimoni gioiosi del
Risorto, Gesù Cristo, Tuo Figlio e nostro Signore. Amen.”
Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)
13
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme,
di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in
persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si
fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli
disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere
ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che
fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il
58
popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto
ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi
al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son
venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali
affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non
l'hanno visto».
25
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse
queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò
che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano
diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi
insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge
al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo
diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma
lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci
ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo
il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono
senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono
riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano:
«Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi
riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Riflettiamo…
Quello dei due discepoli di
Emmaus è certamente uno
fra i brani più suggestivi e,
per certi versi, più aderente
alla nostra realtà di persone
in cammino, certamente con
molte certezze, ma spesso vit-
time di dubbi, perplessità, interrogativi e desideri.
Nel giro di una settimana a
Gerusalemme è capitato di
tutto: Gesù è stato accolto in
maniera trionfale come un re,
ha trasmesso il comandamen59
to dell’amore durante la cena
per la pasqua, ha rivelato il
valore del servizio con la lavanda dei piedi, ha garantito
la sua presenza reale spezzando un pane e versando del
vino; è stato arrestato, processato, condannato a morte,
ucciso e sepolto.
Tutto è finito. Nel giro di una
settimana sono sfumati progetti, speranze, illusioni, tessuti pazientemente in tre anni
di sequela fedele e attenta.
Basta! Torniamo ad Emmaus!
Anche nel nostro cammino ci
sarà accaduto, spesso, la stessa
cosa successa ai due discepoli:
siamo stati delusi, le illusioni
che ci eravamo fatti della vita
sono cadute a pezzi. Ci viene
tolto tutto e ci troviamo di
fronte al mucchio di cocci
della nostra vita.
Anche noi ragioniamo come i
due: e questi sono i discorsi
di due persone che, dopo avere vissuto una esperienza
affascinante ed esaltante con
Gesù, si ritrovano soli, abbandonati, sconfitti e decidono di abbandonare il “cuore” di questa vicenda per dirigersi verso il definitivo ritorno alla realtà di prima, al
quotidiano di ogni giorno.
La Parola della Chiesa
La narrazione di Emmaus si svolge in tre momenti fondamentali: incontro (vv.13,19), dialogo sulla sorte del Messia sofferente (vv 19b-27), rivelazione durante la cena (vv 28-33).
I due discepoli partono da Gerusalemme e tornano a Gerusalemme, via Emmaus: la partenza è scoraggiante, con il volto
triste; il ritorno è istantaneo, rapido, perché sanno di dover essere testimoni della risurrezione.
“Gesù in persona si accostò e camminava con loro”. E’ Gesù
che prende l’iniziativa e, soprattutto, cammina al loro fianco, si
fa compagno in quella strada. Certamente il loro discutere e discorrere era visibilmente animato, tanto è facile per uno scono60
sciuto permettersi di domandare loro:“ Ma di che cosa state parlando così calorosamente?” E’ talmente forte la ferita che sentono dentro, la sensazione di essere stati ingannati, che sentono il
bisogno di sfogarsi e non esitano a raccontare la loro delusione.
E questo si coglie dai verbi che utilizzano: speravamo...
I due discepoli avevano i loro progetti e le loro speranze!
Anche noi abbiamo desideri, progetti, speranze cui ci aggrappiamo con tanta passione, senza considerare che alcuni fatti
possono rivelarci che esiste un progetto di Dio diverso dal nostro, più grande dei nostri pensieri.. Per questo non riusciamo a
pensare che possa essere più bello, più utile, più entusiasmante
per noi e più capace di dare speranza. Certo non è facile aprirsi
e abbandonarsi al progetto di Dio e al mistero che lo accompagna. Ma per che cosa pensate che Gesù “… si accosta e cammina
con noi”? Egli è la via, la verità e la vita. Per questo cammina
con noi: per condurci sulla via; per questo ci spiega le scritture:
per portarci alla verità; per questo spezza il pane: per donarci la
vita.
Mentre i discepoli parlano, Gesù li ascolta e li fa parlare.
L’iniziativa dell’incontro è presa da Gesù. I due non solo non
fanno nulla perché l’incontro possa accadere, ma quasi accettano il viandante con indifferenza e frappongono l’ostacolo della
delusione, della rinuncia a credere e a sperare. Gesù, però, dà rilievo alla libertà dei due che, dapprima scoraggiata e rinunciataria, viene via via rigenerata e aperta alla speranza, alla fiducia nel
disegno di Dio sulla storia dell’uomo. Gesù fa questo senza dire
cose nuove. Ma sono cose che avevano bisogno di sentirsi ridire
e che assumevano, in quel momento, un significato tutto nuovo.
Per questo i due lo ascoltano e lo lasciano parlare: perché si tratta di parole che aprono, che spiegano, illustrano, indicano,fanno vedere gli eventi della vita, anche i più oscuri, in modo
61
nuovo e pieno di speranza. Sembrava loro che tutto ciò che pesava sul cuore, a poco a poco, si sciogliesse. Ed è così che, arrivati a destinazione, con semplicità e serenità gli dissero: “ Perché
non ti fermi con noi?Ormai si fa sera”.
E’ una immagine, questa, della nostra vita: là dove in noi si
fa buio, là dove la notte si riversa sulla nostra anima, proprio là
possiamo pregare il Risorto di restare con noi. E Gesù si ferma
con i due discepoli: diventa loro ospite.
E’ una immagine questa non solo della Risurrezione, ma anche della celebrazione eucaristica.
Nella festa dell’Eucaristia incontriamo il Risorto. Qui Egli è
con noi, qui parla a noi, qui interpreta per noi la Scrittura e qui
ci svela la nostra vita. A questo punto Luca descrive il pasto che
il Risorto condivide con i due discepoli con le stesse parole con
cui ha descritto l’ultima cena.
Ai discepoli si aprono allora gli occhi e lo riconoscono.
Quando due persone si amano, si parlano anche solo con
uno sguardo, basta un segno, la comunicazione è immediata. Allo spezzare del pane di Gesù, i due di colpo balzano in piedi, lasciano lì la cena a metà e corrono a Gerusalemme . Quel Gesù
che fu profeta, che speravano liberasse Israele, che è stato ucciso
in croce è apparso loro, ha camminato con loro e ha spezzato
per loro il pane. Ecco l’insegnamento per noi oggi: balzare in
piedi, lasciare la mensa, correre nel buio, per gridare a tutti: “Il
Signore è veramente risorto! Noi l’abbiamo visto!”
Gesù ha acceso il loro cuore ed essi non riescono a contenere l’ardore: sentono il bisogno di comunicarlo agli altri. E’ fonte
di commozione e di responsabilità sapere che Gesù chiede la
nostra collaborazione per raggiungere gli altri.
62
L’adesione a Gesù si esprime nell’adesione alla Comunità
Cristiana e si alimenta nell’Eucarestia, senza la quale non esiste
Comunità.
I due discepoli, dopo aver incontrato il Signore e dopo averLo riconosciuto nel segno del pane, ritornano a quella Comunità che avevano abbandonato con il cuore pieno di tristezza.
La Comunità Cristiana deve offrire un clima di fede e di carità che sostiene la testimonianza, insieme alla preghiera.
Ricevere l’Eucaristia è entrare in comunione profonda con
Gesù. “ Rimanete in me ed io in voi” Questo rapporto di intima
e reciproca permanenza ci consente di anticipare, in qualche
modo il cielo sulla terra.
la profonda e insieme semplice intuizione che, al di là della comunione
eucaristica, riassume e spiega la vita di fede di Madre Elisabetta.
Per la riflessione personale
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Madre Elisabetta ci dice...
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Dai Regolamenti emerge la figura di una donna tutta protesa verso
Cristo, con particolare riguardo alla Croce: imitazione di Cristo ed intimità con Cristo da conseguire attraverso il distacco, la vita di pietà e
di povertà, il raccoglimento interiore, l’umiltà, la purezza,
l’immolazione, lo zelo per le anime,la retta intenzione nell’agire.
Non solo nelle lunghe ore passate in prossimità del tabernacolo, o ai
piedi della Croce, ma anche nelle ordinarie occupazioni pensava amorosamente all’opera redentrice che aveva costato a Gesù patimenti, incomprensioni, tradimenti, il martirio della Croce; e ne traeva motivo
per infuocarsi di amore riconoscente, per sprofondarsi nell’adorazione,
per rinnovare l’offerta di se stessa, per cercare la divina volontà, onde
compierla fedelmente, costantemente, rinnegando se stessa.
Si immergeva, così, in un’ atmosfera orante nella quale irrobustiva
la sua fede, dava ali alla sua speranza, dilatava la sua carità. La fede,
poi, era tale da regalare a Madre Elisabetta quasi il senso “fisico” della
Divina Presenza: si trasfondeva in Dio. “Io porto Colui che mi porta” è
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Preghiamo...
“Rimani con noi, Signore, perché si fa sera” Fu questo
l’invito accorato che i due discepoli incamminati verso Emmaus
rivolsero al Viandante che si era ad essi unito lungo il cammino.
64
Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutti.
Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro ormai risorto. Sperimentavano, tuttavia, un intimo “ardore” mentre Egli parlava con loro
“spiegando le Scritture”. La luce della parola scioglieva la durezza del loro cuore e “apriva i loro occhi”. “ Rimani con noi” supplicarono. Ed Egli accettò. Di lì a poco il volto di Gesù sarebbe
scomparso, ma il Maestro sarebbe rimasto sotto i veli del “ pane
spezzato”, davanti al quale i loro occhi si erano aperti.
Preghiamo insieme
Nella vita di ogni giorno aiutami
a trovarti sulla strada come compagno di viaggio.
Parlami e illumina le mie paure,
donami l’ardore del cuore.
Dammi il pane quotidiano, nutrimento al cammino,
condiviso con i fratelli,
spezzato nel servizio e nella carità.
Grazie Signore Gesù per essere con noi
sulle strade di ogni giorno. Amen
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere,
ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.
Dopo aver pregato di nuovo il Salmo personalmente, in silenzio, chi vuole può ripetere a voce alta quella parola o frase
che le è risuonata maggiormente nel cuore.
Al termine preghiamo insieme:
Resta con noi, Signore!
Come i due discepoli del Vangelo
Ti imploriamo Signore Gesù: rimani con noi.
Tu, Divino Viandante, esperto delle nostre strade
Benedici i bambini, i giovani, gli anziani,
le famiglie, in particolare i malati.
Benedici i sacerdoti e le persone consacrate.
Benedici tutta l’umanità.
Dacci il gusto di una vita piena,
che ci faccia camminare su questa terra
come pellegrini fiduciosi e gioiosi.
Rimani con noi Signore! Rimani con noi! Amen
Breve spazio di silenzio
Preghiamo ora liberamente le strofe del Salmo 145 e dopo
ogni strofa ripetiamo insieme:
Vieni Signore e rimani con noi
O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome,
in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.
Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
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66
Riflettiamo…
7° incontro
Mio Signore
e mio Dio!
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)
19
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,
mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro
e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il
costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse
loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e
disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati
saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
24
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con
loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli:
«Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo
nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto
dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
26
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era
con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò
in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso:
«Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano,
e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli
disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur
non avendo visto crederanno!».
30
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli,
ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché,
credendo, abbiate la vita nel suo nome.
67
Tutti i discepoli di Gesù si
sono nascosti in casa per paura di fare la stessa fine del loro maestro – il mandato di
cattura era per tutto il gruppo, non solo per Gesù, perché non era pericoloso soltanto Gesù, ma il suo messaggio, e se c’è in giro qualcuno che lo annunzia, l’istituzione religiosa non dorme
sonni tranquilli.
Ebbene, mentre tutti i discepoli sono chiusi, come scrive l’evangelista “per timore dei
Giudei”, cioè dei capi religiosi,
c'è uno che non ha questa
paura, e per questo non è
presente quando Gesù si manifesta ai suoi. Lui non ha
paura, non si è rinchiuso con
gli altri perché è il discepolo
che, come aveva detto nell'episodio di Lazzaro, è disposto
a morire con Gesù.
Questo discepolo si chiama Tommaso e, dopo Simon
Pietro, è quello più importante del vangelo di Giovanni. E'
nominato per ben sette volte.
68
Questo Tommaso è conosciuto come “didimo”, cioè gemello. Di chi è il gemello? E' il
gemello di Gesù. Perché è disposto con Gesù e come Gesù
a dare la vita per gli altri. E'
quello che più gli assomiglia.
Ebbene lui non era con
gli altri discepoli quando Gesù si è manifestato e quando
questi gli annunziano “Abbiamo visto il Signore ”, lui non
nega questa possibilità, ma
grida il suo disperato bisogno
di crederci e di sperimentarlo.
Quando Tommaso dice: “Se
non vedo nelle sue mani il segno
dei chiodi e non metto il mio dito
nel segno dei chiodi e non metto
la mia mano nel suo fianco, io
non crederò ”, non è al presente, ma al futuro, non è una
negazione della risurrezione
di Gesù, ma il disperato bisogno di crederci.
E’ un po’ come quando
noi, nella lingua italiana, diciamo “Non ci posso credere!” Non significa “non ci voglio credere”, non significa
negare l’evidenza di un fatto,
ma è talmente bello, talmente
inaspettato, che diciamo
“Non ci posso credere”. Oppure quando diciamo “Ma
non è possibile!” Non significa negare, significa che quello
che ci viene detto è così bello
che ci sembra impossibile.
Quindi Tommaso non
nega la risurrezione di Gesù,
solo che grida il suo bisogno
disperato di sperimentarlo.
Ed ecco che allora “otto giorni
dopo”, cioè quando la comunità si ritrova per l’eucaristia
– perché Gesù non concede
manifestazioni private o visioni particolari – Gesù si
manifesta nell’eucaristia.
Nell’eucaristia,
quando
l’amore ricevuto si trasforma
in amore comunicato, lì si
manifesta la presenza del Signore.
“Venne Gesù” e “stette in
mezzo” a loro. Gesù è sempre
il centro della comunità, annunzia di nuovo la pace,
l’invito alla pienezza della felicità, come ha fatto nella
prima apparizione, e invita
Tommaso a fare quello che
lui aveva detto, cioè a mettere
il dito e le mani nel suo fianco e nelle sue piaghe. E lo invita a non “essere incredulo, ma
credente ”. Ebbene Tommaso
si guarda bene … purtroppo
gli hanno fatto un brutto servizio i pittori – dall’infilare il
dito nel costato di Gesù o
nelle sue piaghe.
Tommaso si guarda bene,
ma prorompe nella più alta,
assoluta espressione di fede
contenuta in tutti i vangeli.
Tommaso si rivolge a Gesù
riconoscendolo “Mio Signore e
mio Dio!” Quando Filippo aveva chiesto a Gesù “Mostraci
il Padre e ci basta” e Gesù aveva risposto “Chi ha visto me ha
visto il Padre”, ora questo si
realizza nell’esperienza di
Tommaso.
Tommaso si rivolge a Gesù riconoscendolo come Signore e come Dio. Quel Dio
che nessuno ha mai visto,
come ha scritto Giovanni nel
suo Prologo, si manifesta nel
Gesù risuscitato. Quindi
Tommaso non solo non è in69
credulo, ma esplode nella più
grande professione di fede di
tutti i vangeli.
Ebbene, nonostante questo Gesù replica: “Perché mi ha
veduto hai creduto. Beati quelli
che non hanno visto e hanno
creduto! ” L’esperienza della risurrezione di Gesù non è un
privilegio concesso duemila
anni fa a un piccolo gruppo
di persone, ma tutti coloro
che accolgono il suo messaggio e, con lui e come lui, vivono per gli altri, faranno
l’esperienza del risorto. E,
mentre c’è il bisogno da parte
della gente di qualcosa da vedere per credere, Gesù propone il contrario: “Credi e di-
venterai tu un segno che gli altri
possono vedere”. E questa è la
seconda beatitudine con la
quale si chiude il vangelo di
Giovanni.
La prima era quella della
pratica della lavanda dei piedi, quella del servizio, quando
Gesù aveva detto: “Sarete beati
se metterete in pratica”. E’ il
servizio agli altri ciò che permette di sperimentare la presenza di Dio – Dio è colui
che si mette al servizio degli
uomini – nell’esistenza di ogni individuo. (Commento al
Vangelo di p. Alberto Maggi
OSM)
La parola della Chiesa...
“Siccome l’apostolo Paolo scrive: la fede è fondamento delle
cose in cui si deve sperare e l’argomento di quelle che non si vedono (Eb 11.1), risulta che l’oggetto della fede è dato da quelle
realtà che non si possono vedere. Infatti per quelle che appaiono non si ha la fede, ma la constatazione. Ma se Tommaso ha
visto e toccato, perchè gli vien detto: perchè mi hai visto, hai
creduto? Altro però fu ciò che vide, altro ciò in cui ebbe fede. La
divinità infatti non può esser vista dall’uomo mortale. Egli vide
70
l’umanità, ma riconobbe nella fede la divinità, quando esclamò:
Signore mio e Dio mio! Pur avendo veduto, egli ha quindi il
merito della fede, perché riconobbe Dio, che non poteva vedere,
osservando la vera umanità di Cristo”. (Gregorio Magno, Omelie
sui Vangeli 26.8).
“…e cercavo la via per procurarmi la forza che mi mettesse in
grado di godere di Te, ma non la trovavo, fino a quando non
abbracciai il mediatore di Dio e degli uomini, l’uomo Cristo
Gesù, che è sopra tutte le cose, Dio benedetto nei secoli, che mi
chiamava e mi diceva: Io sono la via, la verità e la vita… Non ero
infatti tanto umile per possedere il mio Dio, l’umile Gesù, e
non conoscevo quale fosse l’insegnamento che dava la sua debolezza. Perché il tuo Verbo, verità eterna… innalza fino a se stesso
quanti gli sono soggetti, ma si è costruito… un’umile casa con il
nostro fango, per servirsi di essa allo scopo di distaccare da se
stessi, abbassandoli, quanti dovevano essergli soggetti, e di trasportarli fino a lui, guarendone la superbia e nutrendone
l’amore. Così evitava che per l’eccessiva fiducia in se stessi si
spingessero troppo oltre e procurava che , piuttosto, si sentissero
deboli, vedendo ai loro piedi la divinità divenuta debole per aver condiviso la nostra tunica di pelle, e che, esausti, si prosternassero davanti a lei: essa poi, alzandosi, li avrebbe sollevati.”
(Agostino,Confessioni 7.18.24).
“Metti il tuo dito nel foro dei chiodi: mi hai cercato quando
non c’ero, goditi ora la mia presenza. Anche se tacevi, io sentivo
il tuo desiderio; prima che parlassi, conoscevo il tuo pensiero.
Sentii le tue parole e, anche se non mi mostravo, ero vicino alla
tua incredulità; senza farmi vedere, davo tempo alla tua incredulità in attesa del tuo desiderio”. (Basilio di Seleucia, Omelia sulla
Pasqua 4).
71
Madre Elisabetta ci dice...
Solo un cuore che arde del desiderio di Dio è nella pace e diffonde
pace attorno a sé.
Elisabetta Renzi aveva conosciuto conosciuto il tormento
dell’inquietudine, che nasce dal non sapere dove dirigere i passi della
propria vita, aveva provato il peso che schiaccia il cuore quando i desideri che lo colmano non trovano realizzazione. Aveva però appreso a
fare come i pesci nella tempesta: per sfuggire ai colpi di burrasca, essi si
rifugiano nel profondo del mare, dove le acque rimangono tranquille.
Nella cella più interiore, quella del cuore anche Elisabetta sostava in silenzio adorante e attendeva.
Ciò che lei aveva capito era una verità semplice: più si abbandonava nel cuore del suo Signore, più viveva nella pace e il suo cuore era
come un tranquillo laghetto alpino. Aveva però bisogno di stare costantemente alla presenza del suo Dio, desiderandolo con tutta l’anima. Era
un bisogno vitale, per cui non percepire la Sua presenza equivaleva per
lei a smarrire il senso vero delle cose.
Per questo passava lunghe ore davanti al tabernacolo e da lì attingeva la giusta dose di serenità, che trasmetteva alle sorelle della prima
ora, alle persone che a lei si rivolgevano per consiglio, alle bambine affidate alle sue cure a cui consegnava l’arte del vivere sia materiale che
spirituale. Ecco perché era veramente arca di pace! Lei che per natura
era un temperamento nervoso, aveva saputo lavorare la sua umanità,
casellandola finemente, lasciando trasparire in filigrana il volto di Cristo.
La pace che voleva regnasse tra le sorelle, non era quieto vivere bensì frutto di un impegno che portava tutte a stare ai piedi del Maestro
per imparare la mitezza del cuore che da come frutto la pace. (Circolare
n. 27 Madre Lina Rossi)
72
Per la riflessione personale
Preghiamo...
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Il Salmo 117 è il cantico della tomba vuota. E’ al Gesù risorto che cantiamo, insieme alle donne mirofore: «Sei tu il mio Dio
e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto». E’ al Gesù risorto
che diciamo con Maria Maddalena: «Rabbuni!» E’ con il Gesù
risorto che diciamo le parole dell’Apostolo Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Invero, nella Risurrezione vediamo chiaramente che «Dio è il Signore, Egli ha fatto risplendere su di noi
la sua luce».
Questo è il salmo che parla del «giorno che il Signore ha fatto» incoraggiandoci a «rallegrarci in esso e a esultare» e la domenica è per eccellenza questo giorno in cui cantiamo: «Dio è il Signore, Egli ha fatto risplendere su di noi la sua luce».
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Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
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Dica Israele:
“l suo amore è per sempre”.
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Dica la casa di Aronne:
“Il suo amore è per sempre”.
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Dicano quelli che temono il Signore:
“Il suo amore è per sempre”.
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Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
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Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
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Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
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73
74
la destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
8° incontro
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo.
Mi ami tu?
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Dal Vangelo secondo Giovanni
(21,15-19)
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
15
Ti preghiamo, Signore: dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Preghiera conclusiva
Signore Gesù Cristo: Tu sei la Verità!
Illuminaci, ti preghiamo, con la grazia del tuo Spirito,
perché possiamo credere all’amore che è apparso in Te fra di
noi, e possiamo su di esso rischiare la nostra vita.
Tu sei la Via! Guidaci, ti invochiamo, per i sentieri lungo i quali, Tu, Re servo per Amore, ci precedi e ci accompagni nella grazia dello Spirito verso la casa del Padre.
Tu sei la Vita! Dalla tua morte fu vinta la morte,
dalla tua resurrezione è nata la vita nuova dell’universo
riconciliato con Dio. Donaci di vivere per Te e di morire per Te,
perché, per la forza del Santo Consolatore,
possiamo un giorno gloriarci della vita senza tramonto.
Amen.
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
75
Quand'ebbero mangiato, Gesù disse
a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi
ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
16
Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci le
mie pecorelle».
17
Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?».
Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi
ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». Gli
rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle.
18
In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi
la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio
tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà
dove tu non vuoi».
19
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe
glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».
Riflettiamo...
Gli apostoli che avevano
abbandonato le loro reti per
diventare pescatori di uomini, tornano a essere pescatori
di pesci. E ora, quando Gesù
appare, senza che lo riconoscano, si ripete la scena dell'i76
nizio. Anche questa volta
hanno pescato invano per
tutta la notte. È l'esperienza
di un lavoro senza frutti, l'esperienza di pensieri, di preoccupazioni e di agitazioni
che non approdano a nulla.
Senza la luce del Vangelo è
difficile operare e dare frutti.
Ma con Gesù che si avvicina,
sorge l'alba di un nuovo giorno. È il risorto, ma non se ne
sono accorti, non l'hanno riconosciuto. Sebbene stanchi
e, comprensibilmente, sfiduciati gli danno tuttavia retta e
gettano le reti dall'altra parte.
E la pesca è abbondante, oltre
ogni misura. E Gesù continua
a mangiare con i discepoli
come faceva prima di morire.
Ma c'è un accento particolare. Gesù prende Pietro in
disparte e gli chiede: "Mi ami
tu più di costoro?" Non lo
rimprovera del tradimento,
desidera sapere se l'ama ancora. Non è tanto questione di
purificare la memoria, quanto
di rinnovare l'amore. Quel
che Gesù vuole è che il sentimento di colpa non inaridisca l'amore. Per questo non
glielo chiede una volta sola,
ma tre volte. E per tre volte,
dopo la risposta affermativa
dell'amore, Gesù affida a Pietro l'incarico della cura del
suo gregge. L'unica forza, l'unica energia che ci sostiene è
l'amore per il Signore. E chi
ama Dio ama e serve i fratelli
ed è pronto alla sequela che
comporta la perfetta imitazione di Cristo, prima sulla
via della croce e del martirio e
poi nella gloria: "Ti porteranno dove tu non vuoi" e aggiunge: "Seguimi".
La Parola della Chiesa
Il Vescovo di Roma è il Vescovo della Chiesa che conserva
l'impronta del martirio di Pietro e di quello di Paolo...: Il Vangelo di Matteo delinea e precisa la missione pastorale di Pietro
nella Chiesa...: E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa ... (16,18). Luca evidenzia che Cristo raccomanda a Pietro di confermare i fratelli, ma che allo stesso
tempo gli fa conoscere la sua debolezza umana ed il suo bisogno
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di conversione (cfr. Lc 22,31-32). È proprio come se, sullo sfondo dell'umana debolezza di Pietro, si manifestasse pienamente
che il suo particolare ministero nella Chiesa proviene totalmente dalla grazia...
Pietro, subito dopo la sua investitura, è redarguito con rara
severità da Cristo che gli dice: "Tu mi sei di scandalo" (Mt
16,23). Come non vedere nella misericordia di cui Pietro ha bisogno una relazione con il ministero di quella misericordia che
egli sperimenta per primo? ... Anche il Vangelo di Giovanni sottolinea che Pietro riceve l'incarico di pascere il gregge in una triplice professione d'amore (cfr. 21,15-17) che corrisponde al suo
triplice tradimento ... Quanto a Paolo, egli può concludere la
descrizione del suo ministero con la sconvolgente affermazione
che gli è dato raccogliere dalle labbra del Signore: "Ti basta la
mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella
debolezza", e può esclamare quindi: "Quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,9-10). ...
Erede della missione di Pietro, ... il Vescovo di Roma esercita un ministero che ha la sua origine nella multiforme misericordia di Dio, la quale converte i cuori e infonde la forza della
grazia laddove il discepolo conosce il gusto amaro della sua debolezza e della sua miseria. L'autorità propria di questo ministero è tutta per il servizio del disegno misericordioso di Dio e va
sempre vista in questa prospettiva. Il suo potere si spiega con essa. Ricollegandosi alla triplice professione d'amore di Pietro che
corrisponde al triplice tradimento, il suo successore sa di dover
essere segno di misericordia. Il suo è un ministero di misericordia nato da un atto di misericordia di Cristo. Tutta questa lezione del Vangelo deve essere costantemente riletta, affinché l'esercizio del ministero petrino nulla perda della sua autenticità e
trasparenza. (Beato Giovanni Paolo II, Enciclica «Ut unum sint» §
90-93)
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Madre Elisabetta ci dice...
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Gesù ci chiede più volte conferma della solidità della nostra fede,
sapremo rispondere solamente quando saremo in grado di donare amore
gratuito a chi ci è vicino, a chi soffre, testimoniare che è solo il mistero
dell’Amore che rende possibile ciò che appare impossibile. E’ al Risorto
che la Chiesa ci dice di guardare seguendo le orme di Pietro, che versò
lacrime per il suo rinnegamento e che riprese il suo cammino verso Gesù
con trepidazione confessandogli il suo amore. All’uomo smarrito, solo,
confuso, incapace di capire se stesso Dio non dà un insegnamento ma se
stesso in un abbraccio d’amore infinito da far dire alla Beata:
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Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse.
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Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena da poterlo dare
a quelle anime che non conoscono il dono di Dio.
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Io lo amo tanto il mio Dio, che è geloso di avermi tutta per sè.
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Per la riflessione personale
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Preghiamo...
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Preghiamo il salmo 102, che è un grande inno di ringraziamento di un peccatore perdonato.
Un inno come questo poteva uscire solo dal cuore di un
uomo e di un popolo che hanno fatto una vera esperienza
dell’amore di Dio, nella gratuità di un perdono che ridona fiducia e porta alla lode e alla gioia. Anche noi siamo chiamati a riconciliarci con noi stessi, con gli altri, con la natura e con Dio
per essere riconciliatori della storia.
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APPENDICE
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
La professione di fede come preghiera quotidiana per l'Anno della Fede
Credo
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo
temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Niceno-Costantinopolitano
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,
generato, non creato della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine
Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno dòmina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi.
Preghiera conclusiva
Padre eternamente fedele,
ricco di ogni grazia,
Tu non hai risparmiato il Tuo Figlio beneamato,
perché non lo hai considerato il tuo tesoro geloso,
ma lo hai consegnato per noi peccatori.
Tu che ci doni la grazia di camminare alla luce del Vangelo,
apri i nostri cuori all’ascolto della Sua parola di vita,
rafforzaci nell’obbedienza della fede,
perché lo seguiamo in tutte le sue orme
e siamo con Lui trasfigurati nella luce della tua gloria.
Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
a te l’onore e ogni benedizione nei secoli. Amen
Credo nello Spirito Santo,che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Amen.
Preghiera alla Beata Elisabetta Renzi
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giunta fino a noi l’acqua della vita, aiutaci ad accogliere come dono
ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c’è ragione che giustifichi il rifiuto. Non c’è violenza che legittimi violenza. Non c’è un
programma che non possa saltare di fronte al miracolo di una vita che
germoglia.
Santa Maria, grazie perché, se Gesù l’hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo spirito.
Corona
dell’Addolorata
Guida: Nel Nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo.
Assemblea: Amen
G.: Preghiamo.
Signore, guarda questa tua famiglia, pellegrina nel tempo, e
fa’ che, camminando con la Beata Vergine per la via della
Croce, giunga alla piena conoscenza di Cristo, compimento di ogni speranza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.
PREGHIAMO INSIEME : Ascoltaci, Signore.
x Sostieni e conforta coloro che soffrono a causa del tuo nome.
x Illumina coloro che non ti conoscono perché credano in te,
unico Dio vivo e vero.
x Aiutaci ad accoglierti nell’ora del dolore e della prova.
x Fa’ che ti riconosciamo e ti incontriamo nelle membra sofferenti della Chiesa.
ORAZIONE
O Dio speranza degli uomini, che per mezzo di Simeone, uomo
giusto, hai predetto alla Vergine Maria un’ora di tenebra e di
dolore, concedici di mantenere salda la fede nel tempo del dubbio e della prova. Per Cristo nostro Signore. Amen
PRIMA STAZIONE
Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone.
Gesù segno di contraddizione.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 2, 34-35)
Simeone li benedisse e parlò a Maria sua madre: “Egli è qui per
la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a
te una spada trafiggerà l’anima”.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli eterni, è
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SECONDA STAZIONE
Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe.
Gesù, perseguitato da Erode.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (2. 13-14)
“Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:
‘A1zati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto,
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e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il
bambino per ucciderlo’. Giuseppe, destatosi, prese con sé il
bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Come una emigrante qualsiasi del Meridione. Anzi peggio, perché
non deve passare la frontiera per motivi di lavoro, ma in cerca di asilo
politico (...).
Eccola lì sul confine. Da una parte, l’ultima terra rossa di Caanan.
Dall’altra, la prima sabbia dei faraoni. Eccola lì, tremante come una
cerva inseguita. Santa Maria donna di frontiera, noi siamo affascinati
da questa tua collocazione che ti vede, nella storia della salvezza, perennemente attestata sulle linee di confine (...). Tu stai sui crinali che
passano tra l’Antico e il Nuovo testamento. Tu sei l’orizzonte che congiunge le ultime propaggini della notte e i primi chiarori del giorno. Tu
sei l’aurora che precede il Sole di giustizia. Tu sei la stella del mattino.
PREGHIAMO INSIEME E DICIAMO: Ascoltaci, o Signore.
x Per i profughi di ogni guerra, perché il nostro cuore, prima
ancora delle nostre strutture di frontiera sappia accoglierli
riconoscendoti in ognuno di loro.
x Perché la Chiesa si riconosca Madre dei piccoli e degli ultimi
che la malvagità umana ha reso schiavi.
x Per tutti i bambini perseguitati dal terrore e da ogni tipo di
violenza, perché la nostra società sappia reagire custodendo
la loro infanzia.
x Per le terre in cui visse Gesù, affinché, come un giorno lo
accolsero come figlio del falegname, sappiano accoglierlo adesso come unico e vero Dio.
ORAZIONE
Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata
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Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e
lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo. di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
TERZA STAZIONE
Maria cerca Gesù smarrito in Gerusalemme.
Gesù intento a compiere la volontà del Padre.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (2, 42-45)
“Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono (a Gerusalemme) secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella
carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono
in cerca di lui a Gerusalemme.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di camminare al cospetto di Dio», fa’ che anche noi, come te, possiamo essere
capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capire che solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anche quando egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere, liberaci dalle vertigini del vuoto e
donaci la certezza che chi obbedisce al Signore non si schianta al suolo,
come in un pericoloso spettacolo senza rete, ma cade sempre nelle sue
braccia.
PREGHIAMO INSIEME: Fa’ che cerchiamo la tua volontà o Signore.
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Per coloro che hai chiamato a servirti nel tuo Tempio Santo.
Siano sempre fedeli alla tua chiamata e cerchino sempre e
solo la tua volontà.
Per noi pellegrini su questa terra. Il nostro viaggio sia una
continua ricerca della tua volontà.
Per tutte le madri, affinché accolgano come dono la chiamata dei propri figli a fare la volontà del Padre.
Per tutti i giovani che sono in ricerca. Sappiano riconoscere
negli avvenimenti della vita la dolce presenza della Madre
Celeste.
non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle
tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora
la tentazione di farla finita, perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di
speranza. E allora confortati dal tuo respiro ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione noi cerchiamo rifugio Santa madre di Dio, non disprezzare le
suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o
Vergine Gloriosa e benedetta.»
ORAZIONE
Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata
Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e
lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo, di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci Signore.
x Per tutti gli ammalati, perché attraverso la nostra presenza e
il nostro conforto sappiano accogliere la croce di Gesù.
x Per noi tutti che ogni giorno incontriamo la croce e la sofferenza affinché in essa sappiamo scorgere il volto del Crocifisso che mai ci abbandona.
x Per le madri che soffrono a causa delle scelte sbagliate dei figli, perché ricevano dalla nostra preghiera la forza per continuare il difficile cammino del calvario.
x
x
x
x
QUARTA STAZIONE
Maria incontra Gesù sulla via del Calvario.
Gesù, uomo dei dolori.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 23, 26-27)
“Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene
che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di
donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.”
ORAZIONE
Padre Santo, sotto il cui sguardo d’amore tuo Figlio, servo obbediente, ha incontrato sulla via del Calvario la Madre addolorata, suscita in noi il sincero desiderio di seguire Cristo portando la nostra croce e di
andare incontro al fratello che soffre. Per Cristo Nostro Signore.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a
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QUINTA STAZIONE
Maria sta presso la croce del Figlio.
Gesù, agnello immolato sulla croce.
x
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 25-27)
“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse
alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’. Poi disse al discepolo:
‘Ecco la tua madre!’. E da quel momento il discepolo la prese
nella sua casa.”
ORAZIONE
O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla
croce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa’ che, associati
alla passione di Cristo, partecipiamo alla gloria della resurrezione. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
SESTA STAZIONE
Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla croce.
Gesù, vittima di riconciliazione.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto
la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte le madri
della terra, prestaci un po’ della tua fortezza. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi, conforta il pianto nascosto di tante donne che,
nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio.
Ispira la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere; guida i passi delle madri-coraggio perché
scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. E quando suona la Diana
di guerra, convoca tutte le figlie di Eva perché si mettano sulla porta di
casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad
ammazzare il fratello.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
x Per tutte le madri che lottano per la sopravvivenza dei loro
figli, perché siano consolate dalla materna dolcezza di Maria
e confortate dalla sua intercessione.
x Per tutte le madri dei soldati morti o dispersi nelle guerre di
questo secolo, perché il loro pianto e le loro sofferenza trovi
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consolazione in te o Dio.
Per tutte le donne che soffrono perché ridotte in schiavitù,
affinché la nostra società sappia reagire liberandole dalla sottomissione alla quale sono costrette.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 27, 57-59)
“Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato
Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.
Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato
ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie
dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno
riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte
agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di
vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia
sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciu90
gate come la brina dal sole della primavera.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
x Per i popoli vittime di atroci e ingiuste dittature, perché
nell’unità trovino la chiave per risorgere e conquistarsi un
futuro di pace e prosperità.
x Per i popoli in guerra, perché attraverso la mediazione di
uomini giusti sappiano ricomporre ogni divisione e iniziare
un’autentica ricostruzione sociale e morale.
x Perché ogni cristiano sia segno di resurrezione e di vita in un
mondo lacerato dalla divisione e dalla morte
ORAZIONE
Padre misericordioso, che nell’ora della prova hai consolato la
madre desolata, donaci lo Spirito di consolazione, perché sappiamo consolare i fratelli che vivono nella solitudine o gemono
nell’afflizione. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
SETTIMA STAZIONE
Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù
in attesa della resurrezione.
Gesù primizia dei morti.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 40-42a)
“Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme ad oli aromatici, com’è usanza seppellire per i giudei. Ora
nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro vuoto, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù.”
Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha
lasciato accesa la sua lucerna. Santa Maria donna del sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di
tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto con cielo... guidaci per
mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.
Ripetici che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni, non c’è
amarezza umana che non si stemperi in sorriso; non c’è peccato che non
trovi redenzione; non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla
sua imboccatura.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
x Per coloro che sono senza speranza. La testimonianza viva di
noi credenti diventi occasione per guardare in maniera nuova al futuro.
x Per i morti di tutti le guerre. La loro testimonianza ricordi al
mondo che solo in Dio si trova la vera sorgente della Pace.
x Per chi si è macchiato di delitti di sangue. Il rimorso lasci
spazio al vero pentimento e alla volontà di una vita nuova.
x Per chi nella morte vede la parola definitiva sulla vita, affinché guardando al Cristo Risorto riconosca il valore ultraterreno ed eterno della nostra esistenza.
ORAZIONE
O Dio, nel sepolcro vuoto - segno della terra vergine - hai posto
il seme della nuova creazione: concedici di essere portatori di
speranza e testimoni della vita nuova operata in noi da Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
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Socia del Redentore
Serva della riconciliazione
Difesa degli innocenti
Coraggio dei perseguitati
Fortezza degli oppressi
Speranza dei peccatori
Consolazione degli afflitti
Rifugio dei miseri
Conforto degli esuli
sostegno dei deboli
Sollievo degli infermi
Regina dei martiri
Gloria della Chiesa
Vergine della Pasqua
Litanie dell'Addolorata
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre che sei nei cieli
Figlio, Redentore del mondo
Spirito Santo Paraclito
Santa Trinità, unico Dio
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
Madre del Crocifisso
Madre dal cuore trafitto
Madre del Redentore
Madre dei redenti
Madre dei viventi
Madre dei discepoli
Vergine obbediente
Madre offerente
Vergine fedele
Vergine del silenzio
Vergine del perdono
Vergine dell'attesa
Donna esule
Donna forte
Donna intrepida
Donna del dolore
Donna della nuova alleanza
Donna della speranza
Novella Eva
prega per noi
"
"
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"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
"
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
perdonaci, Signore
ascoltaci Signore
abbi pietà di noi
Preghiamo
O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal
mistero del dolore; concedici, ti preghiamo, di camminare con
lei sulla via della Fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo, perché diventino occasione di grazia e strumento
di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Congedo
Ci protegga la Vergine Maria e ci guidi benigna nel cammino
della vita. Amen.
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94
versa illeso l’atmosfera satura di ostilità che lo circonda, avendo solo risposte e proposte d’amore per tutti.
Per una celebrazione
della Passione
2° Lettore
Celebrante
Il rischio che si corre nella celebrazione della Passione del Signore è quello
di commuoverci o indignarci per avvenimenti che sono ben datati nel tempo, dai quali ci guardiamo bene
dall’identificarci... che ha a che vedere con noi un traditore come
Giuda, un vigliacco come Pietro o un opportunista come Pilato?...
E i discepoli… tanto fanfaroni quanto vili...
Noi mai avremmo abbandonato e tantomeno tradito Gesù... noi!
Vediamo pertanto in questa celebrazione i principali protagonisti
della Passione, personaggi rappresentativi nei quali ognuno di noi si
può vedere raffigurato, e le diverse risposte degli uomini
all’annuncio dell’amore di Dio manifestato in Gesù.
La buona notizia di Gesù è la risposta di Dio ai bisogni di pienezza di vita che ogni uomo porta in sé. Essendo un’offerta
d’amore, essa non può essere imposta, ma solo proposta. Per questo
nel messaggio di Gesù è assente qualsiasi forma di violenza,
d’imposizione, di obbligo. La luce dell’amore non deve lottare con
le tenebre, le basta brillare per allontanarle. Chi segue Gesù non starà mai dalla parte degli oppressori, ma sempre a fianco degli oppressi, non di chi condanna, ma sempre dalla parte dei condannati.
1° Lettore
Catturato e legato, Gesù è l’unico uomo libero di tutto il racconto della Passione.
È libero perché è spinto unicamente dall’amore, e l’amore rende
liberi. Fedele al suo impegno di comunicare amore, il Cristo attra95
Nella cattura di Gesù compare per l’ultima volta Giuda.
Il discepolo traditore è sempre stato presentato in una luce sinistra dall’evangelista, che aveva già definito Giuda come diavolo (Gv
6,70) e strumento di Satana (Gv 13,27) in due occasioni, il cui contesto era quello del dono della vita che Giuda, in quanto ladro (Gv
2,6), non riuscirà mai a comprendere.
Mentre Gesù si dona e comunica vita, Giuda toglie vita e produce morte.
Secondo la Scrittura la morte degli uomini era stata causata dal
diavolo (“La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo”,
Sap 2,24). Gesù, definendo Giuda diavolo, lo indica già come un
agente di morte. E Giuda, ormai immedesimatosi col diavolo (“Dopo quel boccone, il Satana entrò in lui “, Gv 1 3,27), si fa strumento
delle tenebre per eliminare la “luce del mondo” (Gv 8,12).
3° Lettore
Dal Vangelo secondo Giovanni (18,1-11)
Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente
Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò lui e i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva il luogo, perché Gesù vi si
riuniva spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai
farisei viene là con lanterne, torce e armi. Gesù dunque, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, uscì e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazoreo». Disse loro Gesù: «Io Sono!». Vi era là con loro anche Giuda, il suo traditore. Appena disse
«Io Sono», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di
nuovo: «Chi cercate?». Quelli risposero: «Gesù, il Nazoreo». Gesù
replicò: «Vi ho detto che Io Sono. Se dunque cercate me, lasciate
che questi se ne vadano». Perché s’adempisse la parola che egli a96
veva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il
servo del sommo sacerdote e gli tagliò il lobo dell’orecchio destro.
Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Metti la
tua spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha
dato?».
silenzio
Celebrante
Preghiamo:
Padre, tu sei il Creatore, amante della vita.
Tuo Figlio, Gesù, ci ha mostrato che l’uomo cresce e si realizza
mediante il generoso dono di sé.
Effondi su noi tutti il tuo Santo Spirito, affinché comprendiamo
che la felicità consiste nel dare e non nel ricevere, nel servire e non
nel dominare.
Per questo noi ti preghiamo
la persecuzione su quanti riconoscono seguaci del Cristo.
2° Lettore
Pietro pensa di seguire un Messia riformatore delle corrotte istituzioni religiose: non ha compreso che Gesù è venuto ad abolirle.
Pietro segue un Messia vincitore e trionfatore, colui che a Gerusalemme prenderà il potere e inaugurerà il regno di Dio. Non accetta
un Messia che, anziché togliere la vita, offre la sua. Pietro si era detto disposto a dare la vita per il suo Maestro (Gv 13,37), ma è incapace di offrirla con Gesù e, soprattutto, come Gesù.
Durante la cena Gesù aveva detto a Simone: “per ora tu non
puoi seguirmi” (Gv 13,36). Simone è incapace di essere seguace del
Cristo, in quanto in lui non è riconoscibile l’unico distintivo del discepolo, che è quello dell’amore (Gv 13,35). Di fatto Pietro è
l’unico armato e l’unico ad agire con violenza.
Gesù non può essere seguito da una certa distanza di sicurezza
che garantisca l’incolumità in caso di incidente. O si rischia con lui
o lo si rinnega.
Assemblea
3° Lettore
Ritornello allo Spirito Santo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (18,12-27)
1° Lettore
La radice dei mali dell’umanità sta nei fondamenti stessi che la
società ha creato:
— nella sete di denaro
— nel desiderio di prestigio
— nella ricerca di potere.
Sono le tre grandi ambizioni: avere, salire, comandare, che suscitano nell’uomo la rivalità, l’odio e la violenza.
Gesù si propone di creare un mondo differente, dove l’uomo
possa essere libero e felice.
Ma l’adesione a Gesù provoca l’odio da parte della società che si
vede minacciata dal suo messaggio. Quanti dominano gli uomini
non accetteranno mai un Dio a servizio degli uomini e scateneranno
97
Allora il distaccamento di soldati con il comandante e le guardie
dei Giudei arrestarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da
Anania: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote
in quell’anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei:
«Conviene che un uomo solo muoia per il popolo».
Seguivano Gesù Simon Pietro e l’altro discepolo. Questo discepolo
era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù
nell’atrio del sommo sacerdote; ma Pietro stava vicino alla porta,
fuori. Allora quell’altro discepolo, conosciuto dal sommo sacerdote,
uscì, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la serva portinaia
disse a Pietro: «Sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non sono». Stavano intanto i servi e le guardie (vicino)
al fuoco che avevano fatto, perché faceva freddo, e si scaldavano;
98
anche Pietro stava con loro e si scaldava. Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.
Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; io ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di segreto. Perché interroghi me?
Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi
sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle
guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi
al sommo sacerdote?». Gli replicò Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se [ho parlato] bene, perché mi percuoti?». Allora Anania lo mandò legato a Caifa, il sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Allora gli dissero: «Non
sei anche tu dei suoi discepoli?». Quello negò e disse: «Non sono».
Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro
aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel
giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
1° Lettore
Entrano in scena le autorità religiose, i mandanti della morte di
Gesù. L’evangelista ridicolizza il loro scrupolo legalista: vanno da
Pilato per chiedere la morte di un innocente, ma stanno ben attenti a
non infrangere le regole sulla purezza legale (“filtrano il moscerino
e ingoiano il cammello”, Mt 23,24). Osservano scrupolosamente
una regola da essi inventata, ma infrangono clamorosamente i comandamenti di Dio di non testimoniare il falso e di non uccidere (Es
20,13.16; Dt 5,17-20).
Quel che accomuna i capi religiosi e Pilato è che costoro agiscono tutti per il loro esclusivo interesse. Il bene del popolo a essi non
interessa, ma solo il loro tornaconto. Gesù sarà ucciso non perché
questa fosse la volontà di Dio, ma per interesse del sommo sacerdote.
2° Lettore
silenzio
Celebrante
Preghiamo:
Padre, tu sei il Creatore che dona la vita agli uomini.
Tuo Figlio Gesù ci chiede di accoglierlo nella nostra vita, affinché con lui e come lui moltiplichiamo la tua azione creatrice facendo giungere a ogni uomo la tua compassione, la tua misericordia e il
tuo perdono.
Effondi su di noi il tuo Santo Spirito, affinché ognuno di noi
diventi manifestazione visibile del tuo amore.
Per questo noi ti preghiamo:
Pilato deve scegliere tra due fedeltà: al potere o all’uomo.
Se è a favore dell’uomo deve sacrificare la propria carriera.
Se tiene al potere deve sacrificare l’uomo.
E lui, procuratore romano in quel misero posto che era la Palestina e il cui unico titolo è quello di essere cavaliere, cede di fronte
alla prospettiva della carriera. Pilato non è innocente: pur riconoscendo la totale innocenza di Gesù, lo lascia assassinare, perché per
lui è più importante la sua ambizione che la vita di un uomo.
3° Lettore
Dal Vangelo secondo Giovanni (18,28-19,1-24)
Allora conducono Gesù da Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi
non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato fuori verso di loro e domandò:
«Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli replicarono e dissero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo
Assemblea
Ritornello allo Spirito Santo.
99
100
la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito
uccidere nessuno». Così si adempiva la parola che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora questa volta rientrò nel pretorio, chiamò Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei
Giudei?». Gesù replicò: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno
detto di me?». Pilato reagì: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione
e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il regno, quello mio, non è di questo mondo; se il
mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è
di qui». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù:
«Tu dici che sono re. Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è
dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato:
«Che cos’è verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e
disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l’usanza
che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il
re dei Giudei?». Questa volta gridarono: «Non costui, ma Barabba!». E Barabba era un bandito. Allora Pilato prese Gesù e lo flagellò. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul
capo e lo avvolsero in un mantello di porpora; quindi gli si avvicinavano e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato di nuovo uscì fuori e disse loro: «Ecco, ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».
silenzio
Celebrante
Preghiamo:
Padre, tu sei il Dio amante di ogni uomo. Non sei buono, ma
esclusivamente buono, un Dio che non guarda i meriti delle persone,
ma i loro bisogni.
È questa la verità su di te che tuo Figlio Gesù ci ha fatto conoscere con il suo insegnamento e la sua vita.
Fa’ che il tuo Santo Spirito renda ognuno di noi immagine visibile di questa verità d’amore, di misericordia e di perdono. Per que101
sto noi ti preghiamo:
Assemblea
Ritornello allo Spirito Santo.
1° Lettore
L’evangelista contrappone alla massima esaltazione per un uomo (re) la massima ignominia (croce).
La responsabilità della scelta ricade sui massimi dirigenti religiosi, i sommi sacerdoti, che sono nominati esplicitamente. Sono
costoro che preferiscono la schiavitù romana alla libertà spirituale
che Gesù era venuto a offrire.
Al re dei Giudei preferiscono il re romano, al liberatore il dominatore.
2° Lettore
I rappresentanti di Dio sono quelli che lo tradiscono. Preferiscono essere dominati dai romani, ma mantenere i propri privilegi, piuttosto che essere liberati dal re dei Giudei e perdere il prestigio.
Meglio un dominio oppressore che permetta però di giustificare
la loro oppressione, che il Dio liberatore. L’istituzione religiosa si
mette a servizio degli interessi del potente di turno, a condizione che
questi le garantisca i propri privilegi
È l’apostasia totale: il rinnegamento definitivo di Dio quale unico re del suo popolo, è l’accettazione incondizionata della dominazione pagana che condurrà alla tragedia ormai incombente della distruzione di Gerusalemme.
3° Lettore
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,7-24)
Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo questa
102
Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All’udire queste
parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio
disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli
disse allora Pilato: «A me non parli! Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?». Rispose Gesù: «Tu non avresti
nessuna capacità contro di me, se ciò non ti fosse stato dato
dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più
grande». Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei
gridarono dicendo: «Se liberi questo, non sei amico di Cesare!
Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». Pilato, udite queste parole, condusse fuori Gesù e sedette su uno scanno, nel luogo
chiamato Lastricato, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della
Pasqua, verso l’ora sesta [mezzogiorno]. Ed egli disse ai Giudei:
«Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Toglilo, toglilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Il vostro re crocifiggerò?». Risposero
i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare».
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Presero dunque
Gesù, e sollevando da se stesso la croce, uscì verso il luogo del
Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri
due, [uno] da una parte e [uno] dall’altra, e nel mezzo Gesù. Pilato
scrisse anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto:
«Gesù il Nazoreo, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo era vicino alla città dove fu crocifisso Gesù; ed era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti
dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei,
ma che quello ha detto: re sono dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò
che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso
Gesù, presero il suo mantello e ne fecero quattro parti, una parte
per ciascun soldato, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta intera dall’Alto. Perciò dissero tra loro: Non squarciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura che dice: “Si son spartiti tra loro le mie vesti e sulla mia tunica
hanno tirato la sorte”. E i soldati fecero proprio così.
Celebrante
silenzio
2° Lettore
Preghiamo:
Padre, tu sei il Creatore che doni la tua stessa vita divina agli
uomini, affinché ogni persona diventi tuo figlio attraverso la pratica
di un amore somigliante al tuo.
Tuo Figlio Gesù ci ha insegnato che non è possibile seguire te e
l’interesse, l’amore generoso e il profitto, e ci ha invitati a scegliere.
Comunicaci il tuo Santo Spirito, affinché la nostra esistenza sia
sempre orientata al bene e al servizio di tutti gli uomini,
Per questo noi ti preghiamo:
Assemblea
Ritornello allo Spirito Santo.
1° Lettore
L’ordine di cattura da parte del sinedrio non era solo per Gesù,
ma per tutti i suoi seguaci. Era stato poi Gesù a barattare la sua consegna con la salvezza dei suoi discepoli: “Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”(Gv 18,8).
Ma i capi religiosi non erano soddisfatti. Non bastava eliminare
il Maestro, occorreva sopprimere anche i discepoli capaci di divulgare la dottrina del Cristo. Gesù però non darà una sola informazione sui suoi discepoli, che sono fuggiti e si sono barricati in casa
“per paura dei Giudei” (Gv 20,19).
Il momento è estremamente pericoloso: chi viene riconosciuto
come discepolo del Cristo rischia di essere arrestato e crocifisso assieme a lui, come ben dimostra il terrore che aveva preso Pietro di
essere riconosciuto come seguace di Gesù (Mt 26,69-75).
Giovanni è l’unico evangelista a segnalare la presenza di alcuni
discepoli presso la croce: sono coloro che hanno seguito il Cristo disposti a finire con lui e come lui sulla croce e tra questi c’è la madre.
Maria presso la croce non viene presentata come una madre
103
104
schiacciata dal dolore, ma come la coraggiosa discepola che ha scelto di seguire il Maestro a rischio della propria vita. Presso la croce
non c’è solo una madre che soffre per il figlio, ma la donna che soffre con l’uomo dei dolori. Maria si pone a fianco del giustiziato
schierandosi così per sempre a favore degli oppressi e dei disprezzati.
“Chi é mia madre?” (Mc 3,33) si era chiesto Gesù quando aveva rotto con la sua famiglia.
Ora la famiglia di Gesù, quella che non è basata sui vincoli del
sangue, ma sulla comunione di ideali di quanti sono disposti a fare
la volontà di Dio, è finalmente composta, e Gesù riconosce Maria
come madre sua e madre della comunità: “Ecco la tua madre!” (Gv
19,27).
3° Lettore
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-30)
Stavano in piedi presso la croce di Gesù sua madre e la sorella di
sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse
alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo:
«Ecco la tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che tutto era stato ormai compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso
pieno d’aceto; posero perciò una spugna piena di aceto in cima a
un ramo di issopo e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò
lo Spirito.
silenzio
Celebrante
Ti ringraziamo Padre che ci hai donato in Maria,
x madre del tuo Figlio Gesù,
x il modello del vero credente,
x capace di seguire il Maestro fin sulla croce per poi
105
sperimentarlo pienamente vivo nella sua esistenza.
Effondi su di noi il tuo Santo Spirito, perché possiamo seguire il
Cristo anche quando ciò è fonte di persecuzione e di sofferenza.
Per questo noi ti preghiamo:
Assemblea
Ritornello allo Spirito Santo.
1° Lettore
Nella deposizione del Cristo risalta l’assenza di quei discepoli
che pur erano presso la croce disposti a fare la fine del loro Maestro.
Anche se gli artisti di tutti i tempi hanno espresso la loro arte nel
rappresentare la Deposizione (basta pensare alla Pietà di Michelangelo), non sono la madre, Maria di Màgdala e il discepolo amato a
prendere il corpo di Gesù. I discepoli capaci di seguire il Maestro fin
sulla croce non piangono un morto, ma continuano a seguire il Cristo. Sono coloro che sono stati incapaci di seguirlo da vivo che ora
onorano un cadavere, ma quanti lo hanno seguito da vivo non cercano tra i morti colui che è il Vivente (Ap 1,17).
2° Lettore
La morte rappresentata dal sepolcro viene relativizzata dal fatto
di essere situata nel giardino, simbolo di vita indistruttibile. La Preparazione è terminata, ma la Pasqua non verrà celebrata in quanto
Gesù è stato il vero agnello pasquale. La passione termina con il
nome di Gesù, quel nome mai pronunciato dai capi, che racchiude la
salvezza.
La sepoltura di Gesù non è la fine del Vangelo, bensì l’inizio
della buona notizia che la morte è stata definitivamente distrutta:
“la morte è stata inghiottita nella vittoria” (1 Cor 15,54).
3° Lettore
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,31-42)
106
Allora i Giudei, essendo il giorno della Preparazione, perché i corpi
non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le
gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono
le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso con lui.
Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli trafisse il costato con la lancia e
subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la
sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi
crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura:
Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura
dice ancora: vedranno colui che hanno trafitto. Dopo questo, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per
paura dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò
anche Nicodémo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi
presero allora il corpo di Gesù, e lo legarono in teli di lino insieme
con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel
luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un
sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. A motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino,
là dunque deposero Gesù.
Preghiera
in preparazione
al rinnovo della
Promessa MPA
Introduzione
In questo breve momento di preghiera siamo chiamati a meditare sulle parole che pronunceremo quando rinnoveremo la Promessa. Chiediamo al Signore di vivere questo momento nel silenzio profondo del cuore per essere aperti ad ascoltarLo. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e di
comprendere appieno cosa significa rinnovare la Promessa come
Laico appartenente all’MPA.
Invocazione allo Spirito Santo:
silenzio
VIENI SPIRITO SANTO,
vieni ed insegnami a tacere,
a fare del silenzio una preghiera,
a lasciar crescere le radici del mio cuore,
a diventare un albero che porta frutti
per tutti gli uomini che hanno fame e sete d'amore.
Celebrante
Preghiamo: Padre, amante della vita, tu non vuoi che gli uomini
muoiano, ma vivano per sempre con te nel tuo regno d’amore, di
pace e di gioia. Tuo Figlio Gesù ha dimostrato che chi dona la vita
non la perde, ma la ritrova in pienezza. Fa’ che il tuo Spirito orienti
la nostra esistenza verso il bene degli altri e trasformi ognuno di noi
in pane per la vita e in vino per la felicità di ogni persona.
Te lo chiediamo...
VIENI SPIRITO SANTO,
donami la forza di fermarmi
Assemblea: Ritornello allo Spirito Santo.
107
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per ascoltare il mormorio della Parola di Vita,
lontano dalla droga del rumore, dalla danza delle parole;
fa' di me un albero saldamente piantato,
presso un corso d'acqua che porta molto frutto.
VIENI SPIRITO SANTO,
insegnami a radicare la vita nella preghiera,
a raggiungere le sorgenti sotterranee del mio cuore,
ad ascoltare la canzone segreta che tu ripeti
affinché sappia accogliere il tuo amore
capace di mantenere vivi i rami della mia vita.
tuoso, perchè io possa riempirmi e saziarmi di te!
Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse...
Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena,
da poterLo dare a quelle povere anime,
che non conoscono il dono di Dio. (B.E.R)
... in forza della mia vocazione cristiana...
VIENI SPIRITO SANTO,
e fortifica in me l'uomo interiore.
Che Cristo abiti, per la fede, nel mio cuore;
che Dio diventi, giorno dopo giorno,
il terreno vitale da cui trarre la linfa necessaria
affinché il frutto della mia vita
abbia il gusto del Suo Amore!
(Michel Hubaut)
Meditiamo sulle parole della Promessa...
Consapevole dell'infinito amore di Dio
per tutte le sue creature,...
“Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi…
Egli ci ha amato per primo!” (Gv 4, 16-19).
“...il tuo nome è scritto sul palmo delle mie mani”
Signore, Dio di misericordia, che rinnovi incessantemente i
prodigi del tuo amore verso il tuo popolo e anche verso di me,
che non ti do ascolto, aiutami a far il vuoto nel mio io presun109
“Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato
per voi fin dalla fondazione del mondo”. (Mt 25,34)
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio,
e lo siamo realmente! (1 Gv 3,1)
A volte mi sembra che un certo tipo di successo sia prerogativa
dei prepotenti o dei disonesti... mi sembra che anche se ci sforziamo di seguire le vie del Signore, non facciamo altro che collezionare insuccessi…
Signore, che hai proclamato beati i poveri in spirito e gli umili,
aiutaci a superare i momenti di delusione e di scoraggiamento,
aiutaci a cercare il regno di Dio nell’umiltà dell’attesa, confidando sempre nella forza del tuo amore che ci prende per mano!
Schieriamoci umilmente tra gli imperfetti; stimiamoci piccole anime,
che Dio debba sostenere ad ogni istante... (B.E.R)
Quando tutto si intricava, quando il presente mi era così doloroso e
l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli occhi e mi abbandonavo, come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli.
(B.E.R)
... alla presenza della Chiesa,
nella persona del sacerdote celebrante, ...
110
della Superiora Generale dell'Istituto delle Maestre Pie dell'Addolorata,
Madre Carla Bertani,
del Presidente del Movimento per l'Alleluia, Stefano Nanni,...
“Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito;
vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore;
vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in
tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito
per l’utilità comune” (1 Cor 12, 4-7)
Nella sua sapienza infinita è Dio che sceglie i fondatori degli istituti religiosi. Egli distribuisce i suoi doni come a Lui piace e
affida a chi vuole una particolare missione da compiere, per
un’opera di servizio alla Chiesa nel piano divino di salvezza.
Il carisma di un fondatore è una intensa e personale esperienza
di Dio donata dallo Spirito, per la quale il fondatore interpreta
il Vangelo e lo vive in modo originale e carismatico nella sequela di Cristo.
In questo preciso tempo storico in cui stiamo vivendo, Dio ha
scelto delle persone come garanti di unità e fedeltà a questo carisma: il Sacerdote ci assicura il legame e il riconoscimento della
Chiesa, la Superiora Generale ci dà la garanzia di camminare secondo la spiritualità donata da Dio a Elisabetta Renzi, il Presidente è colui che svolge il servizio dell’autorità all’interno del
movimento.
...io ..... , RINNOVO la promessa di vivere, con la forza donatami dallo Spirito Santo e per l'intercessione di Maria Santissima Addolorata, gli impegni del mio Battesimo secondo la
spiritualità della Beata Elisabetta Renzi e in base a quanto espresso nelle norme statutarie del Movimento per l'Alleluia.
111
Il Battesimo ci fa’ membra del corpo di Cristo, ci incorpora alla
Chiesa: “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
I battezzati diventano “pietre vive per la costruzione di un edificio
spirituale” (1 Pt 2,5).
Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, i cristiani vengono conformati a Cristo.
Rigenerati per essere figli di Dio, i battezzati sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio. Poichè nel Battesimo hanno ricevuto “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9),
i battezzati “dopo essere stati illuminati” (Eb 10, 32) sono divenuti
“figli della luce” (1 Ts 5,5) e “luce” essi stessi. (Ef 5,8)
Perchè viva ancor sono io? Per conoscere, amare e servire Iddio, per amarti, o Gesù mio! (B.E.R)
A tutti apparve un fragile velo che ricopriva Gesù (testimonianza sulla
B.E.R)
In questo momento di silenzio ognuno di noi rinnovi le proprie
promesse battesimali, chiedendo anche alla Beata Elisabetta
Renzi di sostenerci e aiutarci ad essere coerenti ad esse nel nostro quotidiano.
Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo
mi aiutino nell'affrontare,
con allegrezza di spirito,
ciò che la vita mi riserverà
nelle varie realtà in cui sarò chiamato/a
a testimoniare l'amore di Dio per me.
“Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perchè l’amore di Dio è
112
INDICE
stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. (Rm.5, 3-5)
Signore Gesù, mia forza e mia salvezza, fa’ che con l’aiuto della
tua grazia possa vincere il male col bene, testimoniando in ogni
circostanza il tuo amore a quanti mi circondano!
“Quando lavori, Gesù è lì per risparmiarti metà di pena,
quando piangi Egli ti si avvicina per asciugarti le lacrime” (B.E.R)
Certamente dovremo ancor molto e sempre patire,
ma senza il Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua.
L’Alleluia sta di casa al di là del Calvario. (B.E.R)
La Beata Elisabetta Renzi
mi sostenga in questo cammino
di crescita nella fede, vissuta nel quotidiano, che si alimenta ai
piedi di Cristo Gesù Crocifisso e Risorto, e interceda per me
affinché:
“Io me stia sempre sotto la grande visione di Dio!”. AMEN.
Dammi un cuore aperto e generoso che non si fermi alle sue
preoccupazioni, un cuore nobile, incapace di conservare rancore; un cuore forte che non ha paura delle ombre; un cuore incapace di chiusure. E donami la grazia di cercare in ogni uomo,
senza mai stancarsi, la scintilla che tu vi hai posto quando lo hai
creato a Tua immagine.
PREMESSA ................................................................................... 1
Il Cammino MPA ................................................................ 3
SCHEMA DEGLI INCONTRI MPA........................................... 4
INTRODUZIONE
di Don Giorgio Budellini, Assistente Ecclesiastico dell’MPA... 7
Preghiera di invocazione allo Spirito Santo............................. 10
1° INCONTRO
… PERCHÉ ANCHE VOI FACCIATE COME HO FATTO IO …
(Gv 13, 1-17) ..................................................................11
Riflettiamo… ........................................................................... 12
La Parola della Chiesa ............................................................. 14
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 15
Per la riflessione personale ...................................................... 16
Preghiamo.. .............................................................................. 17
2° INCONTRO
LA MIA ANIMA È TRISTE FINO ALLA MORTE; RESTATE QUI E
VEGLIATE CON ME (MT 26,36-56) .................................20
Riflettiamo… ........................................................................... 21
La Parola della Chiesa ............................................................. 24
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 25
Per la riflessione personale ...................................................... 25
Preghiamo..... ........................................................................... 26
3° INCONTRO
ECCO L’UOMO! (GV 18, 28-40; 19, 1-16) .......................28
Riflettiamo… ........................................................................... 29
113
114
La Parola della Chiesa ............................................................. 30
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 32
Per la riflessione personale ...................................................... 33
Preghiamo..... ........................................................................... 35
4° INCONTRO
TUTTO È COMPIUTO! (GV 19,17-37) .............................37
Riflettiamo… ........................................................................... 38
La Parola della Chiesa ............................................................. 40
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 41
Per la riflessione personale ...................................................... 42
Preghiamo..... ........................................................................... 44
Per la riflessione personale ...................................................... 73
Preghiamo..... ........................................................................... 74
8° INCONTRO
MI AMI TU? (Gv 21,15-19) ...............................................76
Riflettiamo… ........................................................................... 76
La Parola della Chiesa ............................................................. 77
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 79
Per la riflessione personale ...................................................... 79
Preghiamo..... ........................................................................... 80
APPENDICE ....................................................................82
5° INCONTRO
GESÙ LE DISSE: «MARIA!» (GV 20,1-18) ........................47
Riflettiamo… ........................................................................... 48
La Parola della Chiesa ............................................................. 51
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 54
Per la riflessione personale ...................................................... 55
Preghiamo..... ........................................................................... 56
Preghiera per l’Anno della Fede .............................................. 82
Corona dell’Addolorata........................................................... 83
Per una celebrazione della Passione......................................... 95
Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA .. 108
6° INCONTRO
RESTA CON NOI PERCHÈ SI FA SERA... (LC 24,13-35)......58
Riflettiamo… ........................................................................... 59
La Parola della Chiesa ............................................................. 60
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 63
Per la riflessione personale ...................................................... 64
Preghiamo..... ........................................................................... 64
7° INCONTRO
MIO SIGNORE E MIO DIO! (GV 20,19-31) .......................67
Riflettiamo… ........................................................................... 68
La Parola della Chiesa ............................................................. 70
Madre Elisabetta ci dice........................................................... 72
115
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Libretto Formativo 2012/2013 - Maestre Pie dell`Addolorata