CONVEGNO “RACCONTI DI ORATORIO” Seminario di Fermo, Domenica 8 Novembre 2009 Il Gruppo Giovani Valdaso è stato invitato a rappresentare la propria Vicaria nel convegno che si è svolto nel seminario di Fermo domenica 8 Novembre. Questo convegno è il secondo che si svolge nella nostra diocesi, ed è stato organizzato dal Coordinamento degli oratori diocesani, che in questo stesso giorno è stato ufficialmente istituito con approvazione del Vescovo che ha nominato Don Sebastiano Serafini Presidente della stessa. Questo Coordinamento, che ora comprende come membro anche il nostro gruppo, ha il compito di monitorare gli oratori della diocesi e cercare di aiutarli e farli sviluppare attraverso progetti ad hoc. Ogni Vicaria ha un rappresentante e per la nostra è il GGV. Non abbiamo scelto una persona in particolare, ma tutti i membri del nostro gruppo si devono sentire coinvolti in questo compito. Inoltre ogni Vicaria avrà un coordinatore di riferimento, il nostro si chiama Valeria, di cui ancora non sappiamo molto e lei non sa molto di noi. Il Convegno è iniziato la mattina verso le 9:30 e si è concluso il tardo pomeriggio, con diversi momenti e interventi al suo interno che hanno cercato di farci capire cos'è un oratorio, quali sono le diverse realtà dell'oratorio,e soprattutto che siamo in tanti a crederci e lavorare perché questo progetto diventi realtà. Da sottolineare la presenza del Vescovo, che ha anche presieduto la Messa, e l'intervento nel Pomeriggio del Sindaco di Fermo, Saturnino Di Ruscio, e del nostro Vicepresidente della Provincia nonché assessore delle attività giovanili, sport e pace , Gaetano Massucci. Inutile dire che le istituzioni hanno garantito la loro disponibilità a collaborare, ma hanno anche confermato la scarsità di fondi per le iniziative sociali e giovanili (non è una novità). Infine c'è stata la presentazione del tema di quest'anno, che il Coordiamento lancerà negli oratori di tutta la diocesi : “Viaggio tra realtà e sogno”. Questo argomento però ci è ancora un po' estraneo e dovremo approfondirlo con il Coordinamento nei prossimi incontri. Qui di seguito i partecipanti al convegno (Stefania, Laura, Piera, Arianna, Stefano) hanno cercato di mettere per iscritto i temi affrontati durante la giornata, consci del fatto che non si può rendere bene a parole tutto quello che si è vissuto in questa fantastica giornata insieme, tra di noi e in mezzo a tante altre persone; l’atmosfera, la carica, la gioia di avere un progetto così appassionante da seguire non possono esser riferite con la stessa pienezza con cui le si sente o le si vive.. Il convegno si è articolato in tre momenti: - la mattina, in cui abbiamo ascoltato tre interventi da parte di altrettante realtà oratoriali a diversi livelli, presenti a Roma, Torino e Milano; - il primo pomeriggio, in cui ci siamo divisi in tre gruppi per svolgere altrettanti laboratori, tenuti dai relatori della mattina; - conclusione nel tardo pomeriggio, con gli interventi del sindaco di Fermo e del vicepresidente della provincia di Fermo e lancio del tema Mattina 1- Intervento di don Massimiliano Sabbadini Don Massimiliano Sabbadini è il presidente nazionale del FOI (Forum Oratori Italiani), un organo che coordina a livello nazionale gli oratori. Ci ha parlato un po’ della situazione degli oratori in Italia: come sono fatti, cosa fanno, qual è la loro missione, etc. . Innanzitutto ci ha elencato gli ingredienti fondamentali di un oratorio, che sono: - comunità cristiana alla base: oratorio è l’impegno che la comunità cristiana si prende con i suoi giovani; - spazi adibiti: è buona regola avere un luogo che si identifica come oratorio; - attività non istituzionali, attività di formazione cristiana e di divertimento: un oratorio non è soltanto una bella struttura, ma è uno spazio vissuto. Tutte queste attività svolte in oratorio formano i ragazzi per la vita, sia come cristiani, sia come cittadini, ed è per questo che l’attenzione per la realtà degli oratori sta crescendo e si vede: - dal numero di coordinamenti di oratori che sono nati (in Italia abbiamo circa 6000 oratori), - dalla legge sugli oratori promulgata dalla Repubblica Italiana, con relativi accordi locali e regionali, che riconosce l'oratorio come figura istituzionale di formazione e impegno sociale nel territorio, - dalle numerose tesi elaborate da studenti universitari sugli oratori, - dai libri pubblicati sugli oratori, - dall’attenzione dei pubblicitari e commercianti, che cercano di comunicare con gli oratori perché capiscono che questi rappresentano un mezzo per comunicare con i giovani e le loro famiglie. La formazione dei ragazzi passa comunque per quelle figure così importanti che sono i volontari, delle persone che gratuitamente si mettono al fianco dei ragazzi. La gratuità nel servizio educativo in oratorio è fondamentale. Un altro punto fondamentale per parlare di oratori è che un oratorio vive nell’oggi, non ci si può accontentare di pensare all’oratorio come a quella cosa che in passato c’è stata e che abbiamo frequentato, oppure come a quella cosa di cui abbiamo sentito parlare,ma bisogna attualizzare questa esperienza e farla vivere nel presente. La sfida educativa viene rilanciata oggi negli oratori e si cerca di risolverla educatori e ragazzi insieme. Non bisogna certo pensare che l’oratorio è la soluzione a tutti i problemi, ma l’importanza dell’oratorio sta nel fatto che i problemi di oggi si affrontano, non ci si tira indietro, si vive con i ragazzi le difficoltà che incontrano nella loro vita, nel normale, nel quotidiano; in questo senso l’oratorio è una forma di ottimismo educativo. L’oratorio inoltre è una esperienza comunitaria, si vivono cioè esperienze diverse non a livello individuale ma insieme, questo aiuta a combattere un po’ l’individualismo che i ragazzi di oggi sono spinti a praticare. In oratorio si combatte anche la noia tramite le relazioni vive, non ci si rapporta solo con la tv, il pc, il videogame, un libro o cose inanimate, ma, pur continuando a guardare la tv, a navigare su internet, a giocare alla PS, etc., ci si rapporta con gli altri: gli educatori, la signora che dà una mano al bar o con le pulizie, il prete, gli altri ragazzi. Un oratorio non è un centro aggregativo comune, è il “pregatorio” (da latino orare = pregare , quindi oratorio = pregatorio), cioè un luogo in cui si prega; per esempio, durante l’estate l’oratorio organizza delle attività e dei giochi per ogni giorno, ad una certa ora si smette di fare quello che si stava facendo e ci si raduna a pregare un po’ e poi si ritorna alle attività abituali. L’oratorio infatti è la chiesa, è la missione abitata da Dio ed è questo che lo rende affascinante. L’oratorio, infine, è una pedagogia educativa differenziata, perché ciascun ragazzo viene considerato in base alla sua età, alla sua esperienza di vita, alle sue esigenze, proponendogli percorsi di vita e di fede appropriati, ma ogni percorso porta a un punto comune cioè alla proposta di vita cristiana. Intervento delle rappresentanti del COR (Centro Oratori Romani) Il COR è un’associazione fondata da Arnaldo Canepa nel 1945, che coordina gli oratori della città di Roma. Le due relatrici del COR hanno iniziato il loro intervento con la lettura di una pagina del libro “Ragazzi di vita” di P. Pasolini, in cui viene descritta la fuga di un giovane romano, il Riccetto, dalla chiesa subito dopo aver ricevuto la Prima Comunione per raccontare la situazione giovanile del dopoguerra che coincide con quella odierna. Da qui la sfida educativa raccolta e rilanciata dal COR organizzata secondo un metodo che prevede quattro cerchi: al centro del lavoro degli oratori c’è la Messa della domenica, la festa di ogni cristiano, poi a racchiudere questa esperienza c’è l’attività quotidiana con i ragazzi, poi la pratica mensile e la ludico-ricreativa a racchiudere il tutto. Gli strumenti attraverso i quali costruire queste attività sono: - il gioco: i ragazzi si rapportano alla vita prima di tutto attraverso il gioco e quindi non si può prescindere da questa componente fondamentale della loro realtà, - la catechesi: avendo messo al centro della vita dell’oratorio la Messa della domenica la catechesi assume un ruolo fondamentale, inoltre essa aiuta il ragazzo nella sua formazione cristiana, - la preghiera: oratorio vuol dire pregatorio, luogo in cui si prega, - l’attività. Le scelte fondamentali attorno alle quali si costruisce l’oratorio sono: - oratorio parrocchiale: l’oratorio deve essere nella parrocchia e rappresenta l’attenzione missionaria della parrocchia verso i giovani, - -scelta prioritaria del piccolo gruppo, - -relazione educativa(tra educatore e ragazzo): la catechesi e l’ animazione sono strettamente correlate, non esiste che il catechista e l’animatore siano due cose diverse, sono le due facce della stessa medaglia, - -scommessa sul protagonismo giovane: ai giovani sono rivolte le attività dell’oratorio, ma i giovani sono anche coloro che organizzano le attività; dopo la cresima bisogna che i giovani continuino a formarsi per diventare poi educatori a loro volta. La formazione degli educatori di oratorio è un investimento molto importante, non va sottovalutata, bisogna istituire dei corsi ad hoc per formare le figure che imperverseranno poi nell’oratorio. La catechesi in oratorio viene basata su un documento rilasciato nel 1970 dall’Episcopato italiano, che fornisce delle linee guida per affrontare la catechesi: 38. Con la catechesi, la Chiesa si rivolge a chi è già sul cammino della fede e gli presenta la parola di Dio in adeguata pienezza, “con tutta longanimità e dottrina”, perché, mentre si apre alla grazia divina, maturi in lui la sapienza di Cristo. Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa. In modo vario, ma sempre organico, tale missione riguarda unitariamente tutta la vita del cristiano: la conoscenza sempre più profonda e personale della sua fede; la sua appartenenza a Cristo nella Chiesa; la sua apertura agli altri; il suo comportamento nella vita. (rif. RdC, n. 38) Per questo la catechesi in oratorio: - si sforza di coniugare la catechesi occasionale con cammini sistematici - si pone come cammino di formazione permanente “fondamentale” per tutti - valorizza il gruppo come strumento educativo - è consapevole dell’importanza fondamentale della relazione educativa, il ragazzo non è un contenitore da riempire, ma la catechesi mira al dialogo e pone il ragazzo al centro. Inoltre, sempre secondo il Rinnovamento della Catechesi: 160. A fondamento di ogni metodo catechistico, sta la legge della fedeltà alla parola di Dio e della fedeltà alle esigenze concrete dei fedeli. E questo il criterio ultimo sul quale i catechisti devono misurare le loro esperienze educative; questo il fondamentale motivo ispiratore di ogni ipotesi di rinnovamento. Fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo: non si tratta di due preoccupazioni diverse, bensì di un unico atteggiamento spirituale, che porta la Chiesa a scegliere le vie più adatte, per esercitare la sua mediazione tra Dio e gli uomini. E l’atteggiamento della carità di Cristo, Verbo di Dio fatto carne. (rif. RdC, n. 160) Infine le relatrici ci hanno lasciato con alcuni problemi aperti: - quali sono i rapporti della catechesi con i sacramenti di iniziazione cristiana? - qual è l’intenzionalità educativa condivisa tra i vari operatori presenti in oratorio? - quali sono le interrelazioni con altri gruppi parrocchiali? - è possibile un progetto parrocchiale unitario che fa convergere sforzi educativi di comunità parrocchiali? Intervento di don Claudio Belfiore su “Oratorio: prevenzione e animazione di strada” Don Claudio Belfiore è il presidente del CNOS Sport (Salesiani per lo Sport) e ci ha introdotto nella visione salesiana degli oratori, raccontandoci prima un po’ della storia di don Bosco e poi entrando nel merito di come si costruisce un oratorio, facendo interessanti paralleli con l’esperienza di don Bosco. Innanzitutto, ci ha tenuto a precisare che l’oratorio è uno spazio emotivo ed educativo prima che fisico; per fare oratorio infatti servono i giovani e qualcuno che si dedica ai giovani, poi se la cosa si evolve è bene avere delle strutture a disposizione per svolgere più tranquillamente le proprie attività. Al fine di creare questo spazio emotivo ed educativo, c’è bisogno di creare un rapporto di fiducia e di stima tra educatore e ragazzo. Ogni oratorio è un laboratorio permanente di fede e di amicizia, è come la bottega di un artigiano in cui c’è il maestro di quell’arte e poi un continuo rinnovarsi di apprendisti. Inoltre, quello che l’oratorio stimola è l’incontro di persone e in questo ritrovo di persone l’educatore non deve essere un “controllore”, ma deve cercare di guadagnarsi la stima dei ragazzi, perché fatto questo non avrà bisogno di controllarli, i ragazzi lo seguiranno spontaneamente. L’oratorio ha quattro “colori” fondamentali: - cortile: per incontrarsi tra amici - casa che accoglie: oratorio è un ambiente familiare, accogliente - scuola che avvia alla vita: per formare buoni cittadini - parrocchia che evangelizza: per formare buoni cristiani Questi sono “colori” perché danno valore alla vita, la rendono accesa e colorata, non grigia e spenta. Infine, un oratorio funziona se ci siamo noi, se ci sei tu; laddove c’è una comunità cristiana che accoglie i giovani, là c’è oratorio. Ovviamente non basta che questa realtà ci sia per un po’ di tempo e poi finisca, perché ci si prende una responsabilità con i ragazzi creando un oratorio, che è un punto di riferimento per loro. Da qui la necessità della continuità: Chi ci sarà dopo di me? Quante persone riuscirò a coinvolgere affinché continuino questa missione in mezzo ai giovani? Queste sono le domande che un buon educatore non deve mai mancare di porsi. La mattinata di lavoro è finita con l’intervento del vescovo che ci ha spiegato come le istituzioni regionali, in linea con quelle nazionali, hanno riconosciuto il valore sociale e l’importanza della presenza degli oratori all’interno della comunità. Come da programma poi c’è stata la Santa Messa, presieduta da Mons. Conti, e infine Lunchtime!!!!!!!! Pomeriggio Nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo, ci siamo divisi in tre differenti laboratori, organizzati dai tre diversi oratori in collaborazione con il Coordinamento Oratori Diocesano, che ci hanno permesso di discutere dei vari temi esposti durante la mattinata, anche se il breve tempo che ci è stato concesso non è stato sufficiente per affrontare bene i vari argomenti. LABORATORIO 1 – DON MASSIMILIANO (F.O.I.) Abbiamo iniziato con le presentazioni, seguite dall'intervento di Don Massimiliano Sabbadini che ci ha subito guidati verso gli “ingredienti” fondamentali dell’oratorio: 1) comunità cristiana: intesa come la parrocchia e le altre realtà associative; 2) attività dell’oratorio: cosa e come si fa; 3) figure educative: volontari ed eventuali apporti professionali. Intorno ai seguenti punti ognuno, chi più chi meno, ha riflettuto riportando le proprie esperienze personali al gruppo, che si è chiesto se questi elementi fondamentali sono sempre presenti o meno nelle realtà che viviamo. Alcuni hanno concluso che la parte più difficile da coordinare sia creare attività finalizzate a ciascuna fascia d’età, altri hanno lamentato la mancanza di figure educative, altri ancora l’esistenza di un progetto di base che sensibilizzi la comunità a questo genere di iniziative. Le soluzioni a tali problemi sono state varie e tutte validissime. Si è parlato ad esempio della necessità di un discorso pratico sulle attività: le diverse attività devono configurarsi come tante strade differenti che portano alla stessa meta e possono includere iniziative come la musica , il ballo, la pittura, il teatro, lo sport, la poesia, il cineforum e percorsi di fede. I ragazzi devono trovare i contenuti senza un progetto sistematico scegliendo un’attività piuttosto che un’altra in base ai loro stati d’animo, esprimendo le loro emozioni e acquisendo sicurezza. L’oratorio infatti ha la forza di poter proporre diverse attività in risposta a bisogni ed interrogativi dei giovani. Un altro problema emerso dalla discussione riguardava come collegare le attività educative alla comunità cristiana. Il messaggio da far passare è che l’oratorio non è un ente a sé stante, ma ognuno di noi potrebbe essere l’oratorio. Le figure educative infatti sono molte e non hanno tutte lo stesso valore e lo stesso ruolo: ci sono i catechisti, gli educatori A.C.R., animatori e le figure laiche. Per coinvolgere la comunità occorrono tempi e sensibilità e la finalità sarà fare innamorare di un’esperienza. Si potrebbero coinvolgere anche realtà preesistenti. Entusiasmo, passione e grinta sono indispensabili per il coinvolgimento dell’intera parrocchia. “..se vuoi insegnare ad una persona a navigare non insegnarle a costruire una barca o come funzionano i venti, ma falla innamorare del mare, il resto saprà farlo da solo..” LABORATORIO 2 - DON CLAUDIO: ORATORIO SALESIANO=ORATORIO “DI STRADA” Per sintetizzare il laboratorio mi sono un po' aiutata con il libretto “Note di pastorale giovanile” che don Claudio ci ha lasciato, in cui è descritto in modo chiarissimo l'oratorio salesiano, partendo proprio da una memoria della sua nascita, cioè dalle stesse memorie di Don Bosco a riguardo. (quando lo porteremo in sede vi prego di essere curiosi e leggerlo perché è davvero illuminante!!) Il laboratorio è iniziato con il solito giro di presentazioni: eravamo tutta gente di oratori nuovi, appena nati o in gestazione, tutti eravamo lì per lo stesso motivo: cercare di apprendere metodi per “fare oratorio”, coscienti dell'importanza attuale di questo “luogo”. Don Claudio ci ha spiegato cosa vuol dire fare oratorio di strada cominciando dal confronto tra “oratorio dentro” e “oratorio fuori”, cioè facendo riferimento al fatto che spesso si pensa a chi sta dentro l'oratorio in opposizione a quelli che stanno fuori: questa mentalità è sbagliata. Non è giusto dire che “chi sta dentro” è bravo e “chi sta fuori” va portato dentro, il fuori infatti diventa un problema solo se ci fissiamo sul far coincidere i confini dell'oratorio con i confini della struttura fisica in cui facciamo oratorio, perché per entrare dentro bisogna varcare la porta delle strutture in cui ci si ritrova e spesso questo non è facile. Per questo pensando non alla struttura ma allo spazio emotivo ed educativo, si riesce a capire che si può scendere in strada, uscire dal confine fisico dell'oratorio e camminare con quelli che stanno fuori. - Come si fa oratorio di strada? Proponendo attività FUORI dalla struttura dell'oratorio. - Perché fare oratorio di strada? Per incontrare tutti i giovani, quelli vicini e quelli lontani all'oratorio. A tal proposito Giovanni Paolo II disse “ l'Oratorio è PONTE tra la Chiesa e la strada”: la strada è il luogo di comunicazione della cittadinanza, la Chiesa il luogo della fede, l'oratorio mette in comunicazione queste due realtà. CHE COS'E' L'ORATORIO? L'oratorio, più che essere un'istituzione o un luogo fisico, è anzitutto uno spazio aperto all'interno del quale l'educatore cristiano intenzionalmente cerca ed incontra i giovani per accoglierli in una relazione che, valorizzando i bisogni e le potenzialità degli stessi, procede verso il conseguimento di un progetto comune, ricco di significati e nel quale il giovane abbia un ruolo da protagonista. L'oratorio per esistere ha bisogno di una persona che abbia un cuore oratoriano, che sia cioè disposta a fare spazio dentro di sé ai giovani, ai loro bisogni e alle loro speranze. QUAL È LO SCOPO DELL'ORATORIO? Essere Chiesa verso la strada, cercando anche, a volte, di avvicinare alla Chiesa chi sta nella strada. L'EDUCATORE: 1- deve sempre crearsi un seguito, per non far finire l'esperienza quando non potrà più essere lui a portarla avanti e per evitare che l'esperienza si rappresenti nella persona dell'educatore stesso. Questo punto è fondamentale. 2- deve lasciare spazio e fare in modo che altri assumano responsabilità: deve essere capace di capire quando è ora di fare un passo indietro per farne fare alcuni avanti ad altri. 3- deve essere l'equilibrio tra PADRE, MAESTRO e AMICO. Come? Il giovane ha bisogno di essere stimato!!!Don Bosco diceva “Amate ciò che amano i giovani perchè i giovani amino ciò che amate voi”. L'educatore ha molto da imparare da ogni giovane con cui ha a che fare, che sia dell'oratorio o della strada, bisogna imparare quindi ad astenersi dai pregiudizi. LA STRADA: - È un RIFERIMENTO COSTANTE in cui si ha l'opportunità di conoscere i bisogni dei giovani, di appassionarsi ancor di più alla loro causa e di incontrare i propri amici per proporre loro il tuo progetto. - La strada è innanzi tutto una RISORSA che permette di conoscere e capire la situazione dei giovani, i loro bisogni e le loro potenzialità: la strada dà la possibilità di incontrarsi con loro, di farsi loro prossimo per ascoltarli, aiutarli e proporgli il progetto dell'oratorio - La strada è poi VINCOLO. Per stare sulla strada devi accettare le sue regole. E' uno spazio aperto: un luogo di tutti e di nessuno in particolare e lì, l'unica possibilità che hai per incontrare i giovani è di partire da un rapporto paritario bel quale, col tempo, in un clima di reciproca fiducia, ciascuno può ottenere lo spazio che gli è concesso e contrattare con l'altro obiettivi comuni. Bisogna imparare da Don Bosco che ha capito, rischiando di essere sbeffeggiato e deriso, che la relazione con l'altro non è qualcosa di dovuto perchè era un prete, un adulto o un educatore, ma è qualcosa da guadagnarsi giorno per giorno!Ma è proprio sulla strada, con il tempo e costruendo la fiducia che si può contrattare il progetto dell'oratorio: ecco che l'oratorio diventa progetto comune. LABORATIORIO 3 – EDUCATRICI C.O.R. Dopo una breve presentazione le educatrici ci hanno presentato il loro oratorio. Il C.O.R., Centro Oratori Romani, è un'associazione di catechisti laici, volontari, che operano per promuovere la pastorale dell’oratorio a Roma. L’oratorio sviluppa e articola la sua proposta educativa attorno a quattro grandi esperienze:l'attività festiva, l'attività quotidiana, l'attività mensile, l'attività ricreativa. L'associazione si pone come finalità religiose e sociali la promozione di un servizio di accoglienza per i ragazzi attraverso uno stile di animazione del tempo libero con attività sportive, teatrali, culturali e ricreative, finalizzato all’integrazione, nella quotidianità, tra fede e vita. L’ appartenenza è una delle parole chiave del C.O.R.: il ragazzo deve sentirsi importante all’interno di un gruppo composto da suoi coetanei e allo stesso tempo deve sentirsi importante all’interno della Chiesa. A servizio delle parrocchie, l'associazione offre sostegno nella formazione di “animatori, catechisti-laici, ossia uomini tra gli uomini impegnati ad essere, nel mondo, la Chiesa che annuncia e testimonia la Parola di salvezza, cittadini di fede cristiana che gratuitamente lavorano al servizio della crescita umana di altri cittadini”. Compiti principali di questi educatori sono: - affiancare, ascoltare e rispondere; - farsi accettare da tutta la comunità; - saper accogliere e introdurre il ragazzo nella Chiesa, farlo entrare nella comunità consapevole di essere un figlio di Dio; - lavorare per i ragazzi ma soprattutto insieme ai ragazzi; - centralità della Parola di Cristo; - operare nel “proseguitismo” - attuare un lavoro preventivo quindi occuparsi dei ragazzi già all’età di 7-8 anni; - instaurare, attraverso il coinvolgimento, un solido rapporto con i genitori. L’oratorio è quindi, come viene definito dal C.O.R., un ponte tra parrocchia e territorio. In breve questa è stata la giornata che abbiamo vissuto al seminario di Fermo, interessante, entusiasmante e coinvolgente. Per anni noi abbiamo vissuto isolati la nostra missione qui in Vicaria, questo incontro ci aperto gli occhi a nuove realtà, a nuove persone, a nuove idee. Vedere tanta gente e tanti giovani, che condividono il tuo stesso ideale, la tua stessa passione, ma soprattutto che affronta le tue stesse difficoltà e problematiche è stata un esperienza illuminante. Sicuramente questa sintesi non vi avrà passato tutti i colori vissuti in questo incontro, ma spero ci saranno altre occasioni per condividere tutti insieme come gruppo queste occasioni di comunità con altre realtà e non dubito che se ci impegniamo e partecipiamo tutti con costanza ci saranno di certo. Valmir, 20 Novembre 2009