GIUDICARIESI IN RUSSIA
(1914-1920)
Un progetto di ricerca storica
A cura della classe 5SA dell’Istituto L.Guetti di Tione di Trento
Direzione della ricerca storica: prof. Renato Paoli
Direzione della composizione grafica dei pannelli: prof. Silvano Bonomi
1) INTRODUZIONE: SCELTA DEL TEMA E OBIETTIVI PREVISTI
Riteniamo che avvicinarsi alla storia attraverso il recupero della memoria individuale e collettiva sia un veicolo
imprescindibile per l’acquisizione di valori etici, democratici e civili. La memoria infatti ricopre un ruolo fondamentale
nella nostra formazione umana e culturale: siamo convinti che ci sia uno stretto legame tra memoria storica e
progettualità esistenziale e civile. Per evitare tuttavia che della memoria vengano fatti usi impropri, è necessario che
essa sia inscritta in una costruzione critica del sapere storico, che passa attraverso percorsi di ricerca che siano il più
possibile rigorosi nei criteri e nelle metodologie adottate. Per ricostruire la storia attraverso la memoria, è necessario
dare ampio spazio allo studio delle fonti e dei documenti, prendendo contatto diretto con ciò che il passato ha lasciato
come traccia di sé. Il nostro lavoro, in questo senso, non può che essere un lavoro di ricerca, volto a recuperare le fonti
dirette con cui si misura lo storico, applicando ad esse i criteri della critica storica e organizzando le informazioni in
modo da elaborare una interpretazione coerente dei fenomeni e dei processi studiati. Pensiamo che la ricerca stimoli e
nello stesso tempo renda produttiva la creatività, elemento fondamentale nei processi di apprendimento. La creatività
qui viene intesa non come mera spontaneità o libera espressione, bensì come “costruttività” e “legalità”: la specificità
dell’apprendimento umano infatti è di essere innovativo e insieme fondato su regole e il lavoro di ricerca è, secondo noi,
il modo più adatto in cui apprendere e applicare operativamente le “regole del gioco” (nel nostro caso le regole del “fare
storia”). Si tratta da un lato di adottare i metodi della storiografia e gli strumenti della ricerca storica (fonti e modelli di
sistemazione ed elaborazione dei dati storici), dall’altro di cimentarsi con l’elaborazione di schemi interpretativi degli
eventi del passato.
Un’attività di ricerca come quella prospettata implica la consapevolezza che la storia non è data ma si
costruisce, significa adottare uno sguardo più attento, meno passivo nei confronti di ciò che ci sta intorno. In
quest’ottica il territorio diventa una miniera ricchissima di risorse oltre che un vero e proprio laboratorio nel quale
“esercitarsi” nei processi di osservazione, interpretazione e valutazione critica degli eventi e dei processi storici. Il
territorio al quale ci siamo riferiti per la nostra ricerca è quello delle Valli Giudicarie, un’area del Trentino occidentale
compresa tra il lago di Garda, il lago di Molveno, il lago d’Idro e il passo Carlo Magno e costituita dalle valli del Chiese
e Rendena, la “busa” di Tione e, a sud-est del passo Durone, le zone di Bleggio, Lomaso e Banale. Un’area
territorialmente abbastanza vasta e articolata, storicamente caratterizzata da uno sviluppo unitario e istituzionalmente
corrispondente alla appena sorta Comunità delle Giudicarie (la Comunità di Valle che ha sostituito nel 2009 il
Comprensorio delle Giudicarie C8).
Studiando la storia del Novecento, abbiamo potuto capire come l’evento che ha segnato tragicamente l’inizio
del nuovo secolo sia stata la Prima guerra mondiale, la prima guerra di massa della storia dell’uomo che ha indotto nella
società europea e mondiale una catena di trasformazioni non solo politiche, economiche e sociali, ma anche culturali e
mentali di enorme portata. Consapevoli che il nostro territorio è stato direttamente interessato agli eventi della guerra,
abbiamo deciso di svolgere una ricerca intorno a questo evento epocale nella prospettiva territoriale sopra descritta.
Dopo alcune letture e qualche discussione in classe, ci siamo resi conto che la maggior parte dei giudicariesi che hanno
partecipato alla grande guerra non ha combattuto sul fronte che attraversava le Giudicarie (Adamello – Alpi di Ledro),
ma, come accadde ad altre migliaia di trentini combattenti nell’esercito austro-ungarico, furono inviati sul fronte
orientale, in Galizia e Bucovina in particolare, a fronteggiare l’esercito russo. Sollecitati dal nostro insegnante di storia,
abbiamo quindi approfondito la nostra conoscenza dell’argomento attraverso la lettura di alcune recenti ricerche
storiografiche, che hanno evidenziato come i trentini abbiano avuto all’interno della tragedia che li ha accomunati a tutti
gli altri popoli coinvolti, un destino particolare, visto che erano combattenti austro-ungarici di cui gli austriaci si
fidavano poco in quanto in odore di irredentismo e per i quali gli italiani, nonostante la retorica dei nazionalisti, non
provavano particolare simpatia in quanto considerati troppo filo-austriaci. In particolare sono state molto significative
per noi, in questa prospettiva storiografica, due opere pubblicate negli ultimi anni: Il popolo scomparso: il Trentino, i
trentini nella prima guerra mondiale. 1914-19201 e I dimenticati della Grande Guerra di Quinto Antonelli2. E’ stato
1
Il Popolo scomparso. Il Trentino, i Trentini nella prima guerra mondiale, a cura del Laboratorio di storia di Rovereto
Comune di Rovereto, Museo storico in Trento, Museo storico italiano della guerra di Rovereto, Nicolodi, Rovereto,
2003.
2
Quinto Antonelli, I dimenticati della Grande Guerra. La memoria dei combattenti trentini (1914-1920), Trento, Il
Margine, 2008.
utile, inoltre, sia come stimolo per il nostro lavoro sia come risorsa per la ricerca, l’Anagrafe on-line “Caduti trentini
della I° Guerra Mondiale” curata dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e consultabile sul sito
http://www.trentinocultura.net/.
In particolare l’opera di Antonelli è risultata per noi fondamentale, poiché ha suscitato il nostro interesse nei
confronti di una tipologia di fonti particolari e solitamente non molto utilizzate nella ricerca storica: le fonti soggettive.
Il volume di Antonelli infatti ricostruisce l’esperienza dei soldati trentini sul fronte orientale partendo dalle pagine dei
diari, delle memorie, delle lettere ad amici o familiari, che gli stessi soldati scrivevano nelle trincee, o nei campi di
prigionia o, infine, negli ospedali militari nei quali venivano curati dalle ferite di guerra. Questa prospettiva, pur
essendo parziale e spesso incompleta se si vogliono ricostruire gli eventi militari che hanno contrassegnato l’evoluzione
della guerra, diventa preziosissima se si è interessati a capire l’esperienza vissuta dai soldati, i sentimenti provati, i
conflitti interiori, le difficoltà di adattamento, i rapporti interpersonali in una situazione estrema come quella della
trincea o della prigionia nelle sterminate steppe siberiane. Per non parlare dell’emozione provata nel leggere le pagine
che Antonelli dedica all’esperienza di quei soldati trentini che, catapultati nella Russia della guerra civile, si sono trovati
a combattere a fianco delle Armate bianche antibolsceviche in un esercito italiano nel quale, date le drammatiche
circostanze, sono stati costretti ad arruolarsi “volontariamente” nella speranza di poter tornare più facilmente in patria.
Ritorno che è avvenuto spesso in maniera assai avventurosa, partendo dai porti della Cina e attraversando alcuni
l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il canale di Suez fino ad arrivare stremati a Trieste, altri attraverso l’Oceano Pacifico,
il continente americano, l’Oceano Atlantico e mezza Europa, raggiungere Torino e da lì l’amato Trentino.
Da questa affascinante lettura è scaturita la curiosità di realizzare una ricerca circoscritta al territorio
giudicariese, che avesse come obiettivo quello di trovare memorie, diari, lettere, fotografie e altri documenti relativi
all’esperienza di guerra dei combattenti giudicariesi, in modo da costruire un percorso di memoria fondato sulla ricerca
storica da mettere a disposizione della stessa comunità giudicariese. In questa ottica ci siamo prefissati di svolgere la
nostra ricerca con un’obiettivo preciso consistente nell’allestimento di una mostra documentaria che, dal 19 al 30 marzo
scorsi, ha proposto un percorso espositivo dedicato alla storia dei soldati giudicariesi combattenti sul fronte russo
durante la Prima guerra mondiale. Per poter realizzare il nostro progetto ci siamo avvalsi della collaborazione di due
enti culturali che hanno mostrato interesse per il nostro lavoro: il Centro Studi Judicaria e la Fondazione del Museo
storico del Trentino con sede a Trento.
2) METODO DI LAVORO
Il metodo che impiegato nella realizzazione della nostra ricerca è quello proprio della storiografia, basato sulla
ricerca delle fonti, la loro selezione e la loro analisi critica per arrivare alla ricostruzione degli eventi e/o dei processi
storici di cui le fonti sono testimonianza e, infine, tentare una interpretazione complessiva degli stessi. Anche nella
ricerca storica, infatti, così come nella ricerca scientifica, il metodo presuppone tre fasi: 1. osservazione e raccolta delle
informazioni; 2. analisi e confronto delle stesse, da cui trarre deduzioni su come si sono svolti i “fatti”; 3.
interpretazione complessiva del fenomeno e formulazione di una sua plausibile spiegazione. Certo, la ricerca storica non
può portare a conclusioni sicure e definitive, molto meno di quanto lo facciano le scienze naturali. Tuttavia i criteri
adottati dagli storici sono altrettanto rigorosi di quelli adottati dagli scienziati. Lavorare in modo scientifico in campo
storico significa inoltre dotarsi di strumenti utili alla classificazione e all’analisi delle fonti, in modo da poter rendere
conto di ogni passaggio e sottoporlo a chiunque sia interessato a rintracciare il percorso effettuato. È fondamentale,
inoltre, tenere presenti i risultati che la comunità degli storici ha raggiunto in un determinato campo di indagine, così
come avviene anche nell’ambito della ricerca scientifica. Con questo non si pretende naturalmente di affermare che la
storia è una scienza esatta e tanto meno che debba dotarsi di strumenti matematici come accade per le scienze della
natura. Essendo una scienza che si occupa di comportamenti umani che sono sempre individuali o collettivi, mai
universali, essa non potrà che avvalersi di un linguaggio verbale e di interpretazioni di tipo “qualitativo”. Non solo: la
specificità dello storico consiste anche nel “raccontare” la storia e non solo spiegarla. In questo senso l’obiettivo
primario che ci siamo posti, anche in ragione dell’argomento affrontato, è stato di elaborare una narrazione
dell’esperienza dei soldati combattenti in Russia, avvalendoci del racconto che essi stessi ci hanno tramandato nelle loro
memorie.
La nostra ricerca si è quindi sviluppata attraverso le seguenti fasi.
a)
Ricerca delle fonti
La prima fase del lavoro è consistita nel cercare le fonti primarie a partire dalle quali e con le quali abbiamo poi
costruito il nostro racconto. Quali fonti cercare? E dove trovarle? Abbiamo adottato quattro modalità complementari:
- appello alla comunità scolastica e, tramite essa, al territorio affinché si rendessero disponibili eventuali
documenti conservati negli archivi privati
- ricerca personale negli archivi privati propri e/o di propri conoscenti
- ricerca nell’archivio di scrittura popolare del Museo storico di Trento e nell’archivio del Museo della guerra di
Rovereto
- ricerca bibliografica per reperire eventuali documenti già pubblicati in altre opere
2
b) Catalogazione delle fonti e schede biografiche degli autori
Una volta reperite le fonti, come catalogarle in modo da renderle fruibili all’analisi? Trattandosi per lo più di fonti
soggettive, si è posto anche il problema di conoscere almeno qualche dato fondamentale sui loro autori. A questo fine
abbiamo predisposto degli strumenti di raccolta delle informazioni, in particolare:
- Una scheda di catalogazione dei documenti
- Una scheda di rilevazione dei dati biografici
c)
Analisi delle fonti e articolazione del materiale nel racconto
Dopo aver catalogato le fonti e raccolto le informazioni relative alla biografia degli autori, è siamo passati
all’analisi dei materiali a disposizione. Dopo una prima analisi generale, abbiamo elaborato, in vista dell’organizzazione
della mostra finale, un percorso narrativo articolato in modo da dare leggibilità ai documenti trovati. L’obiettivo era
quello di ricostruire attraverso i documenti l’esperienza di guerra e di prigionia dei soldati giudicariesi arruolati a partire
dal 1 agosto 1914 nell’esercito austro-ungarico e inviati sul fronte orientale a combattere contro l’esercito russo. Il
taglio che si è dato all’esposizione dei documenti è stato dunque di tipo narrativo: si trattava di costruire un percorso
che idealmente immergesse il visitatore nelle varie tappe di quella tragica esperienza, utilizzando i documenti come
elementi strutturali di un racconto che facesse scorrere in maniera sequenziale i momenti che sono stati vissuti dai
protagonisti.
Abbiamo utilizzato varie tipologie di fonti (atti ufficiali, articoli di giornale, fotografie, cartografia), assegnando
tuttavia una netta prevalenza alle scritture dei soldati (fonti soggettive: memorie, diari, lettere, agende, ecc.)
Il racconto si è articolato nei seguenti capitoli:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
La partenza
In viaggio verso il fronte
Immagini di vita galiziana
Vita militare
Si combatte
Si muore
Feriti
Prigionieri
A casa la vita continua
In Siberia e in Estremo Oriente
Il ritorno in patria
A questo punto abbiamo effettuato una selezione delle fonti sulla base dell’articolazione che si intendeva dare al
racconto.
d) Interpretazione delle fonti, stesura dei testi e realizzazione grafica dei pannelli da esporre in mostra
La fase finale della ricerca è consistita nella analisi dettagliata dei documenti finalizzata ad una sintesi
interpretativa degli stessi e alla scrittura dei testi di spiegazione. In questa fase sono entrate in gioco sia le nostre
capacità di analisi e interpretazione delle fonti, sia la nostra creatività per quanto riguarda la presentazione dei risultati
finali della nostra ricerca. Ecco perché abbiamo coinvolto nel Progetto anche le competenze acquisite attraverso il
Disegno e la Storia dell’arte, in un’ottica interdisciplinare che ci ha permesso di applicare conoscenze e abilità
conseguite in ambiti diversi. Non solo: la necessità di realizzare dei pannelli espositivi che potessero essere fruiti anche
più volte e in sedi diverse, ci ha spinto ad utilizzare le nuove tecnologie, che offrono straordinarie possibilità di
realizzazione di prodotti di ottima qualità. In particolare, pur conoscendo alcuni software utilizzati in altre occasioni nel
passato (per es. Microsoft Publisher), ci è stata offerta la possibilità di acquisire alcune conoscenze fondamentali
nell’uso di un programma di trattamento dell’immagine (Adobe Photoshop) con il quale abbiamo poi realizzato il nostro
lavoro.
3) RISULTATI DELLE RICERCHE
a)
Documenti reperiti
Il lavoro di ricerca ci ha permesso di entrare in possesso di una quantità molto elevata di documenti, tra cui
anche molti inediti. Ci siamo resi conto che il materiale a disposizione sugli eventi studiati è davvero molto ricco.
Complessivamente, tra i materiali del Museo e quelli trovati negli archivi privati, siamo riusciti a reperire circa
un centinaio di documenti, comprensivi delle memorie dei soldati, delle fotografie e di altri documenti complementari.
3
Dopo averli catalogati e analizzati in prima battuta, li abbiamo selezionati inserendoli nelle sezioni in cui si è articolata
la mostra.
Non possiamo stabilire il numero complessivo dei combattenti giudicariesi sul fronte orientale, ma dalle fonti
che abbiamo analizzato ci siamo resi conto del coinvolgimento capillare della popolazione del nostro territorio
nell’esperienza della guerra su quel fronte.
Abbiamo poi cercato di dare un volto e una storia ai soldati che abbiamo conosciuto nel nostro lavoro
producendo una serie di schede biografiche di combattenti giudicariesi, di cui siamo riusciti a rintracciare la
documentazione. E’ certamente un elenco parziale, tuttavia significativo nell’ottica del recupero della memoria delle
storie personali.
b) Bilancio dei caduti giudicariesi
Siamo stati invece in grado di verificare il numero dei caduti giudicariesi sui fronti della Grande guerra.
Confrontando i dati a nostra disposizione, ricavati prevalentemente dai monumenti ai caduti che quasi tutti i comuni
delle Valli Giudicarie hanno eretto in memoria dei soldati che non sono tornati dalla guerra, con l’Anagrafe on-line
consultabile sul portale www.trentinocultura.net, siamo riusciti a stabilire che almeno 1051 sono le vittime giudicariesi
del conflitto.
c)
Esempi di documenti inediti rintracciati
Tra i documenti inediti che abbiamo trovato negli archivi privati e dei Musei che abbiamo consultato, riproduciamo
alcuni esempi.
Doc. 1. Pagina della Memoria manoscritta e inedita di Adriano Castellani di Ragoli (Busa di Tione) – Archivio
privato di Oreste Castellani
Dalla memoria inedita sappiamo che Adriano Castellani è partito il 1 Agosto 1914, ha raggiunto in serata Riva e da lì
si è recato presumibilmente a Rovereto, che era una delle stazioni da cui partivano i treni per il fronte. Lo troviamo poi
a Leopoli (Lemberg nel testo) e nei pressi di Cracovia. I luoghi che cita lo collocano sul fronte galiziano nella zona
collocata tra Tarnow, Cracovia, Leopoli e Prezsmyl. La sua esperienza di guerra è effettuata come addetto alle
“macchine” e quindi presumibilmente in un battaglione dell’artiglieria austro-ungarica. Nel febbraio del 1915, dopo
aver avuto la possibilità di incontrare suo fratello Enrico qualche tempo prima, viene a sapere da un conterraneo della
sua morte. Il corpo del fratello Enrico è sepolto nel cimitero di Lubcza Szczepanowska, nella provincia di Tarnow (oggi
in Polonia). Le ultime pagine della memoria fanno riferimento al sopravvenire di una malattia che lo porta ad essere
ricoverato e infine congedato nel 1917. La bozza della lettera collocata nella parte finale del quaderno e la brusca
interruzione del racconto fanno pensare che con molta probabilità la memoria sia stata scritta nel periodo di degenza
all’ospedale. Il rientro a casa avviene passando da Vienna, Grein Oberosterreich, Enns.
L’incipit della memoria risulta folgorante per la sua forza espressiva e attesta il dolore dei soldati al momento della
partenza. Il documento ci fornisce poi alcune indicazioni utili sui punti di raccolta (Riva, Trento, Bolzano), sulle
difficoltà del viaggio e sul disorientamento dei soldati nelle prime ore della mobilitazione.
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Doc. 2. Cartolina polacca di Luigi Maturi di Condino (Valle del Chiese) – Archivio del Museo storico italiano della
Guerra di Rovereto
Luigi Maturi parte per il fronte nell’estate del 1914 in seguito alla mobilitazione, avendo come prima meta Trento.
Indossata la divisa militare, parte da qui alla volta di Graz. Fin da subito, è impegnato in ospedali militari, dove ha il
compito di smistare i feriti, eseguire bendaggi e assistere alle operazioni in qualità di anestesista. Inoltre è anche capo
della mensa ufficiali e responsabile dell’approvvigionamento. Da Graz si trasferisce a Vienna, poi a Budapest e infine
a Mezdaborc, giungendo così nel pieno della Galizia. Su committenza dell’ospedale militare, si sposta spesso nei
territori galiziani visitando numerose città, come documentano le numerose foto ritrovate. Nonostante la guerra sia un
motivo terribile di scontro, rappresenta pure un momento di incontro tra diverse etnie e razze (ebrei, russi, austriaci,
italiani, slavi...). Infatti, Luigi conobbe numerose persone di diversa nazionalità, con cui mantenne una corrispondenza
epistolare anche dopo la fine della guerra. Firmato l’armistizio nel 1917, si trasferisce con l’ospedale militare a
Terragnolo, Vallarsa. Qui rimane per circa un anno e nel 1918 Luigi fugge a cavallo verso Innsbruck, dato che la
bassa Valle del Chiese era resa impenetrabile dalle truppe italiane. Da Innsbruck si trasferirà a Cles, dove eserciterà
la professione di farmacista per alcuni anni. Ritornerà a Condino verso la fine degli anni venti.
Scrive Luigi Maturi nella sua memoria inedita: “Il popolo polacco mi è molto simpatico, per la gentilezza, bontà
d’animo e nobiltà, rassegnazione nel sopportare le disgrazie; è però ancora molto, ma molto indietro e in generale
anche assai sporco. Ha bei costumi.”
Doc. 3. Piastrina di riconoscimento e lettera ai genitori del soldato Germano Apolloni di Dorsino (Giudicarie
esteriori) – Archivio Privato di Donatella Rigotti
La piastrina fornisce indicazioni sull’arruolamento del soldato Germano Apolloni nella 7 Compagnia di uno dei
Reggimenti dell’esercito austro-ungarico. Fornisce i dati anagrafici del soldato (nome e cognome; anno e luogo di
nascita). L’astuccio in metallo consentiva di proteggere le informazioni scritte a mano su carta semplice. Dalle lettere
inedite conservate dalla famiglia, siamo riusciti a ricostruire l’esperienza del soldato Germano Appoloni, il quale,
partito con la prima mobilitazione dell’agosto 1914, ha combattuto in Bucovina almeno fino al 1915 ed è stato poi
fatto prigioniero nel 1916. Una cartolina da Torino del dicembre 1918, a guerra conclusa, ci fa ritenere che sia
rientrato con uno dei viaggi organizzati dalla Missione militare italiana in Russia tra i trentini irredenti.
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Doc. 4. Cartolina-fotografia inedita di Carlo Maestri di Prezzo (Valle del Chiese) – Archivio Privato di Luciano
Bugna
La cartolina è spedita il 7/11/1917 dal soldato Carlo Maestri alla moglie, trasferita da Prezzo, paese nei pressi dei forti
di Lardaro, a Pelugo in Valle Rendena; attesta l’esperienza dei profughi della valle del Chiese, che erano costretti,
essendo sulla linea del fronte, a trasferirsi in paesi più interni come la Busa di Tione e la valle Rendena.
Doc. 5. Pagina del Libretto Militare del Regio Esercito Italiano – Corpo di spedizione in Estremo Oriente del
soldato Pellegrino Donati di Dasindo (Giudicarie esteriori) – Archivio Privato di Anna Donati
Dai documenti reperiti si evince che dopo essere stato fatto prigioniero dai russi in Siberia, Pellegrino Donati decide di
arruolarsi volontariamente con l’Italia nel corpo dei Battaglioni Neri, che confluirono poi nel Corpo di spedizione
italiano in Estremo Oriente. La sua agendina riporta le seguenti indicazioni: “Siberia. Arivato Krasnoiaschi
(Krasnojarsk) 17 novembre 1918. Partito poi 6-8-1919”. Il suo nome risulta iscritto nelle liste ufficiali della “Legione
Trentina”, conservate presso il Museo storico di Trento. Le cartoline dalla Cina e da Port Said attestano che
Pellegrino è rientrato in patria con una delle navi militari italiane, partendo presumibilmente dalla base italiana di
Tien Tsin per raggiungere Trieste nel 1920. Il Foglio di Congedo infatti indica la data 3 febbraio 1920.
Nell’agosto del 1918, come attesta il suo libretto di arruolamento, Pellegrino Donati, dopo il periodo di prigionia in
Russia e in Siberia, si arruola “volontario” nei Battaglioni Neri, che verranno integrati nel Corpo di spedizione in
Estremo Oriente dell’Esercito italiano, inviato in quelle terre lontane per sostenere le armate bianche che stavano
combattendo contro i bolscevichi.
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Doc. 6. Cartoline dalla Cina e da Port Said di Pellegrino Donati di Dorsino (Giudicarie esteriori) – Archivio
Privato di Anna Donati
I soldati giudicariesi tornano in patria anche molti mesi dopo la fine della guerra. Alcuni addirittura nel 1920. Spesso
portano con sé souvenir e ricordi delle terre in cui si sono trovati a combattere o in prigionia, come pipe, scatole,
cartoline. Anche Pellegrino Donati ha portato con sè una serie di cartoline dalla Cina e dal Medioriente.
Doc. 7. Lettera di Selma Ongari al marito Guerrino Botteri di Strembo (Valle Rendena) – Archivio della
Fondazione del Museo storico del Trentino
Guerrino Botteri era un maestro elementare nato nel 1882 a Trieste, città dove era emigrata la famiglia, che rientrerà
in val Rendena nel 1907. Conseguito il diploma magistrale, insegnò in diverse scuole della sua valle. Dopo la guerra si
trasferì a Trento dove divenne direttore didattico e dove morì nel 1941. Anselma Ongari, detta Selma, nacque invece a
Spiazzo nel 1892, figlia di un maestro elementare. La madre gestiva invece un’osteria del paese. Anche Selma potè
accedere all’istruzione superiore in un istituto commerciale. Selma e Guerrino si sposano l’11 maggio del 1914: di lì a
pochi mesi Guerrino sarà chiamato sul fronte galiziano, iniziando un periodo di distacco dalla moglie che – a fasi
alterne – durò fino al 1918. Anche Selma nell’agosto del 1915 fu costretta a trasferirsi dalla Rendena ad Enns,
cittadina dell’Austria superiore, nelle vicinanze di Katzenau, dove la sua famiglia era stata internata per le simpatie
filo-italiane che aveva precedentemente manifestato. Nell’espistolario non troviamo molte descrizioni dei fatti di guerra
vissuti da Guerrino (di cui invece parla più dettagliatamente nel diario e nelle lettere al cognato): per lo più troviamo
riflessioni personali dei due coniugi, lunghe e dolcissime dichiarazioni d’amore e di affetto, che attestano un intenso
legame coniugale
L’epistolario di Guerrino Botteri con la moglie Anselma Ongari è conservato presso il Museo storico del Trentino e
conta ben 1371 lettere che i coniugi si scrivono tra il 1914 e il 1920. L’icipit di questa lettera è particolarmente
significativo perché attesta la speranza in un futuro che faccia dimenticare gli orrori della guerra.
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Doc. 8 Pagina dell’Album fotografico di Alfonso Cazzolli (Tione) –Archivio Privato di Renzo Salvaterra
Alfonso Cazzolli viene chiamato alle armi verso la fine di novembre del 1914. Dapprima trascorre un breve periodo di
addestramento militare in Trentino tra Levico e Trento, poi alla fine di giugno del 1915 viene trasferito ad Enns,
nell'Austria Superiore. In seguito viene inviato in Galizia, dove prende parte alla controffensiva austriaca avviatasi alla
fine di aprile del 1915. L'8 giugno 1916, Alfonso realizza il tanto desiderato progetto: diserta e si consegna ad una
pattuglia di Cosacchi. Per alcuni giorni viene tenuto nel campo di concentramento di Darnitza, presso Kiew; viene poi
condotto agli estremi confini orientali della Russia europea, dove svolge il lavoro di falegname. Nell'ottobre del
medesimo anno si arruola nei Battaglioni Neri e combatte come volontario per l'Italia. Nel luglio 1917 raggiunge il
campo di Kirsanov, luogo di prigionia degli italiani irredenti. Il proposito di tornare in patria viene troncato dallo
scoppio della rivoluzione, a causa della quale viene trasferito con alcuni compagni a Tien-tsin, dove si arruola nel
Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente operante a fianco alle truppe “bianche” del generale Kolciak in azioni
antibolsceviche di rastrellamento. Nel febbraio del 1920, rientra in Italia (Trieste) a bordo della “Nippon ” assieme a
270 volontari trentini.
Al rientro portò con sé numerosi oggetti e una serie di cartoline e fotografie che conservò accuratamente in un album,
all’interno del quale alcune pagine, come quella che riportiamo, sono dedicate alle violenze causate dai Signori della
guerra che controllavano il territorio cinese dopo la rivoluzione del 1911.
4) CONCLUSIONI
La ricerca che abbiamo condotto ci ha permesso di costruire un pezzo di storia significativo all’interno di una
storia più generale e maggiormente conosciuta. Abbiamo scoperto una realtà umana per certi versi sorprendente
costituita dalle esperienze drammatiche della trincea, dalla molteplicità dei sentimenti e degli affetti dei protagonisti, dai
loro legami con le famiglie e con la terra d’origine, dal loro desiderio continuo di tornare in patria, dalle condizioni
della prigionia in terra russa, dalle traversie del ritorno. In particolare abbiamo scoperto che molti uomini che hanno
dovuto combattere al fronte hanno sentito l’esigenza di mettere per iscritto i loro pensieri, le loro difficoltà, le loro
imprese, i loro sentimenti. Ciò significa che l’esperienza della guerra è stata così totale e totalizzante da costituire, per
chi è sopravvissuto e ha potuto tornare a vivere, un’esperienza che ha inevitabilmente sconvolto la propria esistenza
segnando un momento di svolta fondamentale, dal quale ogni altro momento della propria vita è stato in qualche modo
codizionato. Tra i nostri testimoni c’è chi, per esempio, come Alfonso Cazzolli, dopo aver scritto all’epoca dei fatti un
resoconto delle proprie vicende militari, sentirà l’esigenza di tornare a ridefinire e completare il proprio racconto a
distanza di anni, ormai vecchio ma con il ricordo di quell’esperienza giovanile ancora ben vivo nella memoria3.
E’ stata una scoperta anche il fatto di riscontrare un tasso di alfabetizzazione nelle nostre valli decisamente
elevato: non solo maestri o impiegati, ma anche contadini e artigiani dimostrano di saper leggere e scrivere in italiano in
un’epoca in cui in altre parti del nostro paese l’analfabetismo è ancora molto diffuso.
3
Cfr. Camillo Zadra, La memoria di Alfonso Cazzolli, in Soldati. Diari della Grande Guerra, Edizione La Grafica, s.d
8
La lettura delle memorie dei soldati semplici, arruolati per necessità, spesso inconsapevoli delle reali
motivazioni che erano alla base del conflitto in cui sono stati coinvolti, ci ha permesso inoltre di guardare alla Grande
guerra con un occhio molto diverso da quello che abbiamo quando studiamo quell’importante evento della storia
novecentesca sui manuali scolastici. Se in questi vengono descritte tattiche militari, obiettivi strategici, risorse
economiche e tecniche impiegate, nelle memorie dei soldati leggiamo invece di lunghe marce estenuanti, di nostalgia
della propria casa, di rapporti umani non sempre amichevoli tra commilitoni e soprattutto tra soldati e ufficiali; o
ancora, di ranci ridotti al minimo, di giacigli improvvisati, di notti all’addiaccio, di suoni assordanti prodotti da cannoni
e mitragliatrici. Una guerra quindi vista dalla parte di chi l’ha combattuta davvero, di chi è morto sotto i colpi dei fucili
e delle mitraglie, di chi è stato stroncato dal colera o dalla setticemia ed è ancora sepolto in uno dei molti cimiteri
galiziani, di chi ha scritto le sue memorie in un letto di qualche ospedale militare dell’alta Austria.
Anche la lingua usata dai diaristi e dai memorialisti è stata una scoperta interessante. Innanzitutto i nostri
testimoni provengono da ceti sociali diversi: falegnami, contadini, artigiani, ma anche maestri elementari, tipografi,
impiegati. Tutti sono accomunati dall’esperienza della guerra e da questa esigenza impellente di fissare la propria
testimonianza attraverso parole scritte. Certamente la precarietà delle proprie condizioni esistenziali e la consapevolezza
dell’eccezionalità dell’esperienza che si stava vivendo hanno contribuito a suscitare tale necessità dello scrivere.
La lingua usata è per lo più una lingua popolare, magari sgrammaticata (anche se non sempre!), ma molto
spesso di grande efficacia espressiva. Leggiamo per esempio l’incipit della memoria inedita di Adriano Castellani: “Il
giorno 1 Agosto doppo un angoscioso lascio della mamma ed una sorella maritata. Ecco che noi due fratelli con
lagrime e pianti se inviemo per il triste destino della guerra”4. E’ un inizio folgorante che racchiude tutta la
disperazione che il soldato prova al momento della partenza. Sempre Castellani nella sua semplicità evoca un’immagine
che ricorda Ungaretti: “nei contorni di Schremizl (Prezschmyl) dove che abiamo avuto dei combatimenti sanguinosi
estramente si sviluppò il colera quela peste malatia che gli uomini cadevano come le foglie”
Un altro aspetto che emerge da una parte della documentazione raccolta è il modo con cui i soldati giudicariesi
percepiscono una realtà completamente diversa da quella dalla quale essi provengono. Le descrizioni delle terre e dei
paesaggi lungo il viaggio che li porta fino ai confini orientali dell’Impero mostrano per esempio una curiosità naturale
per un mondo ai più del tutto sconosciuto. Ma sono soprattutto le persone, i popoli, i loro usi e costumi, i loro
abbigliamenti, le loro abitazioni ad interessare i nostri soldati. I rapporti con le popolazioni dei luoghi sono spesso
contrassegnati da grande umanità: episodi di generosità e di aiuto da parte degli abitanti nei confronti dei soldati sono
spesso narrati nelle testimonianze e nei ricordi dei trentini.
Vi è anche qualcuno che mostra un interesse per così dire “etnografico”: la Galizia, la Bucovina, i monti
Carpazi, ma ancor più la Siberia, la Mongolia e la Cina appaiono agli occhi dei nostri combattenti come mondi esotici.
Da una parte si evidenziano i costumi incivili, la “barbarie” o l’immoralità di galiziani e siberiani; dall’altra si
descrivono con stupore le bellezze dell’estremo oriente o l’originalità delle abitazioni slave. Leggiamo per esempio
nella memoria dell’ufficiale farmacista Luigi Maturi di Condino: “Il popolo polacco mi è molto simpatico, per la
gentilezza, bontà d’animo e nobiltà, rassegnazione nel sopportare le disgrazie; è però ancora molto, ma molto indietro
e in generale anche assai sporco. Ha bei costumi. I Ruteni sono molto, ma molto più indietro; si vede che è stato un
popolo molto, ma molto trascurato”5. In questo anche le fotografie o le cartoline-ricordo o gli oggetti riportati in patria
come souvenir del lungo viaggio effettuato testimoniano il desiderio di avvalersi comunque di un’esperienza di vita che,
pur nella sua drammaticità, ha offerto anche la possibilità di aprirsi al grande mondo e di conoscerne le terre più remote.
5) OSSERVAZIONI FINALI
La ricerca storica che abbiamo portato a termine non rappresenta solo un lavoro di catalogazione e archivio dei
documenti; al contrario, ci ha permesso soprattutto di fermarci a riflettere sull’esperienza che i nostri convalligiani
hanno vissuto e sulle emozioni che hanno provato.
La lettura dei documenti, forse iniziata con un’intenzione prettamente didattica, ci ha toccato nel profondo del
cuore, facendoci vivere in prima persona le memorie dei soldati, ai quali alla fine ci sentiamo legati da un sentimento di
affetto sincero. Questo vivo coinvolgimento emotivo è stato ciò che ci ha dato la voglia, l’interesse e la curiosità di
andare avanti nell’approfondimento della ricerca, comprendendo, alla fine di questo impegnativo ma soddisfacente
lavoro, di non poterci permettere di dimenticare ciò che è accaduto. Abbiamo capito che la storia è fatta da esperienze
vissute da uomini comuni che per la maggior parte delle epoche passate sono finiti nel nulla, senza lasciare alcuna
traccia di sé e, con il tempo, scomparendo anche dal ricordo. Laddove, come nel caso della Grande Guerra, esistono
testimonianze di ciò che è accaduto, diventa dunque importante il lavoro di ricerca che consenta di fare riemergere e
dare concretezza a chi ha vissuto quel tragico passato. Le scritture di guerra hanno questa grande forza espressiva in
grado di riprodurre lo stato d’animo dei soldati nelle trincee, in prigione, in territorio nemico. E’ possibile rivivere oggi
la tragica esperienza di quei soldati? Se ascoltiamo le parole di uno di loro, sembrerebbe di no: “E’ inutile lo scrivere!
Chi non ha provato la disperazione muta di una massa di uomini affamati, condotti senza sapere il dove, diretti ad una
meta, non nota nemmeno ai comandanti, di notte, per vie di fango dove il “piè fermo è sempre il più basso” quando non
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A. Castellani, Memoria della guerra 1914-1917, Ms. inedito, Archivio Privato di Oreste Castellani
L. Maturi, Memoria, Ms. inedito conservato presso il Museo storico italiano della guerra di Rovereto
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sdrucciola anche quello, sovraccarichi di peso; umidi per l’acqua che piove fine fine, intirizziti dal freddo, esausti per
lo sforzo, chi non prova tale muta disperazione, non può immaginarla attraverso le parole scritte.”6 Eppure la lettura
del diario dello stesso Botteri, la memoria del Castellani, le lettere ai genitori dell’Apolloni, le cartoline affettuose ai
famigliari del Maestri, ci hanno davvero proiettato in quel non troppo lontano passato e ci hanno permesso di ridare un
volto ai Botteri, ai Castellani, agli Apolloni.
Siamo convinti che il nostro lavoro, nella sua parzialità, può fornire un contributo a questo importante compito
che abbiamo noi e tutte le generazioni future: tenere vivo il ricordo della Grande Guerra, non solamente per quanto
riguarda gli avvenimenti, ma soprattutto per quella che è stata la personale esperienza di umili soldati. E’ solo l’inizio di
una ricerca che potrà essere proseguita anche per altre esperienze di questo tragico XX secolo che ci sta alle spalle.
Pensiamo alla guerra d’Etiopia o alla Seconda guerra mondiale: anche queste due disastrose guerre del secolo hanno
visto la partecipazione massiccia di trentini e, tra loro, molti giudicariesi. Sono campi di indagine ancora del tutto aperti
a cui la ricerca storica dovrà prima o poi dedicarsi.
6) RINGRAZIAMENTI
Vogliamo esternare la nostra più sincera gratitudine a tutte le persone e istituzioni che ci hanno dato
collaborazione e supporto logistico, permettendoci così di realizzare il nostro Progetto.
In particolare desideriamo ringraziare il professore di storia e filosofia Renato Paoli, il quale ci ha spronato a
svolgere la ricerca e ci ha guidato in tutte le sue fasi e il professore di storia dell’arte e disegno tecnico Silvano Bonomi,
per la sua disponibile consulenza artistica nella realizzazione della mostra.
Non scordiamo di ringraziare per l’aiuto ricevuto lo storico Quinto Antonelli, Caterina Tomasi, bibliotecaria
del Museo storico di Trento, Anna Pisetti, bibliotecaria del Museo della guerra di Rovereto, e Daniela Mosca del Centro
Studi Judicaria, luogo dell’esposizione.
Ringraziamo anche la Biblioteca di Tione, per la ricerca bibliografica e l’esperto Alessandro Togni, poiché ci
ha insegnato ad utilizzare Adobe Photoshop per realizzare i pannelli illustrativi.
Un grazie anche alle Istituzioni del territorio che hanno creduto in noi e ci hanno sostenuto nella realizzazione
del Progetto: il Centro Studi Judicaria, la Fondazione del Museo storico del Trentino, gli Assessorati alla cultura della
Comunità delle Giudicarie e del Comune di Tione, le Casse Rurali del territorio giudicariese.
Infine la nostra sincera gratitudine va alle persone (non è possibile nominarle tutte) che hanno gentilmente
messo a disposizione i documenti, senza i quali sarebbe stato impossibile realizzare la nostra ricerca.
6
G. Botteri, Diario, in Scritture di guerra. Guerrino Botteri, Vigilio Caola, Giovanni Lorenzetti, Valentino Maestranzi,
Giuseppe Scarazzini, Quinto Antonelli, Manuela Broz, Giorgia Pontalti (a cura di) Co-editori: Fondazione del Museo
storico del Trentino e Museo storico italiano della guerra di Rovereto, 1998, p. 18.
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Giudicariesi in Russia 1914 - Istituto di Istruzione Lorenzo Guetti