ANNO VIII numero 3 Marzo 2013
distribuzione gratuita
mensile di informazione della Diocesi di Oria
MemOria
VOCE DEL VESCOVO
PROSPETTIVE DI MEMORIA
MEMORIA CULTURALE
Lettera al Papa
“Sono un pellegrino”
L’arte di purificare il cuore
SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
ANNO VIII numero 3
Marzo 2013
mensile di informazione della Diocesi di Oria
MemOria
Sommario
Memoria
Mensile di informazione della Diocesi
di Oria - Periodico di informazione
Religiosa
Direttore editoriale:
✠ Vincenzo Pisanello
Direttore Responsabile:
Franco Dinoi
Redazione:
Gianni Caliandro
Franco Candita
Alessandro Mayer
Francesco Sternativo
Pierdamiano Mazza
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Lettera al Papa
PROSPETTIVE DI MEMORIA
“Sono un pellegrino”
Maruggio : quella volta il Consiglio
Parrocchiale fu lungimirante
6
8
MEMORIA SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
Progetto grafico
impaginazione:
Progettipercomunicare
EDIZIONI E COMUNICAZIONE
www.progettipercomunicare.it
In copertina:
Maria con il Cristo deposto dalla Croce
tra San Biagio e San Nicola - Oria,
cappella di San Biagio.
Stampa:
ITALGRAFICA Edizioni
Oria (Br)
VOCE del VESCOVO
A Oria scenni Crištu
Li pappamusci di Francavilla Fontana:
annunciatori di Resurrezione
La festa di San Giuseppe e la Mattra
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MEMORIA DIOCESANA
“L’autenticità della vostra fede” nelle parole
di Pietro
16
PRO-MEMORIA
Agenda pastorale del Vescovo, marzo 2013 e
Speciale Settimana Santa
17
s.r.l.
Curia Diocesana:
Piazza Cattedrale, 9 - 72024 Oria
Tel 0831.845093
www.diocesidioria.it
e-mail: [email protected]
Registrazione al Tribunale di Brindisi
n° 16 del 7.12.2006
MEMORIA CULTURALE
L’ arte di purificare il cuore
19
MEMORIA DIOCESANA
«Andate e fate discepoli tutti i popoli!» Mt 28,19
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MEMORIA IN... VERSI
... con Edith Stein
MemOria
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anno VIII n. 3 Marzo 2013
VOCE del VESCOVO
PROSPETTIVE DI
Franco Candita
“Sono un pellegrino”
vremo prima il papa o il governo? Dopo una
A
lavorare tutta la vita per ripagare i debiti, come i
campagna elettorale ingannevole, scialba,
servi della gleba» (L. Napoleoni). Dalla nave della
gli Italiani, stanchi dell’inconcludenza
Chiesa Benedetto XVI, dopo 24 anni da Prefetto
partitica, privati di un cambiamento strutturale,
della Congregazione della fede e 8 di pontificato, ha
non vedono che macerie da cui non nasce «altra
spiccato il volo per Castel Gandolfo. Gli scogli e i
prospettiva che quella dei peones sudamericani:
fondali non hanno reso agevole la traversata in questi
ultimi anni tormentosi; i motori lenti, il personale di
bordo non sempre all’altezza della situazione.
L’11 febbraio scorso, un profano lunedì di carnevale,
memoria della Vergine di Lourdes, ricorrenza
dei Patti Lateranensi, il papa parla di sé: “Ho
esaminato la mia coscienza; sono giunto alla
certezza dell’inadeguatezza della mia condizione
attuale; ho visto crescere, negli ultimi mesi, la mia
incapacità”; e conclude: «Ben consapevole della
gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro
di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma».
Quanti rincrescimenti, critiche o plauso per un
gesto inaspettato e annunciato! Nell’intervista di P.
Seewald, alla domanda sulle sue possibili dimissioni
nel mezzo delle polemiche per lo scandalo dei
preti pedofili, il papa rispose: «Quando il pericolo
è grande non si può scappare. Questo sicuramente
non è il momento di dimettersi. È in momenti come
questo che bisogna resistere e superare la situazione
difficile. Ci si può dimettere in un momento di
serenità, o quando semplicemente non ce la si fa
anno VIII n. 3 Marzo 2013
PROSPETTIVE DI
più». Verificatesi le due condizioni, si è dimesso,
nella Chiesa, nei loro riguardi? «È giusto chiedersi
“non scendendo dalla croce”! Introdurrà una
se nel servizio ministeriale non si possa offrire più
“rivoluzione” del papato? Un segno di discontinuità,
spazio, più posizioni di responsabilità alle donne»
di riforma o di resa?
(J. Ratzinger, 2009). Perciò le dimissioni diventano
Il papa precisa: così ho deciso “in piena libertà”.
significative superando il solo dato biografico.
Quale libertà? Solo Lui sa se la rinuncia è più «un test
Oltre la diade “rapidità/lentezza”, c’è il capitolo,
di riconoscimento del proprio limite», o «un effetto
serio e grave, delle “questioni” che il mondo pone
salutare di liberazione». La libertà non si riferisce
alla Chiesa in rapporto alla “vita della fede”. La sfida
solo a quella esteriore, equivalente a: “nessuno mi
è teo/filosofica: il relativismo, il rapporto tra fede e
costringe o obbliga”. La piena libertà di coscienza
ragione; il declino del Cristianesimo, prospettato
è valutazione etica e spirituale che ciò che si sta
tout court - a credenti e capi di Stato - come declino
compiendo ha come fine un bene, come motivazione
della civiltà Europea. Ma, soprattutto, oggi la sfida
il bene, e la scelta è fatta con coscienza retta. Qual è
è antropologica: il problema del “genere”, i “diritti
il segnale per la Chiesa e per il mondo? È necessario
civili” riconosciuti e “regolamentati” per legge
trapassare i significati più ovvi del testo pronunciato
travagliano il dialogo tra gli Stati e la Chiesa.
in aula.
Urge il confronto non mono-corde (ma concorde) di fronte ai vari problemi del mondo: fame,
1) Il papa rimette il mandato per il declino
sete (d’acqua e di giustizia), povertà di mezzi di
anagrafico, per cui non può più seguire e affrontare
sussistenza, la rapina delle risorse naturali, lavoro
i problemi del mondo odierno «soggetto a rapidi
minorile, malattie, sovrappopolazione. È tempo che
mutamenti, agitato da questioni di grande rilevanza
la Chiesa non sia «elemento di contrapposizione
per la vita della fede». I “rapidi mutamenti” del
bensì di convivenza. Un mondo ateo, di fronte alla
mondo costituiscono dunque grave difficoltà e
fede che sposta le montagne, non se ne priva per non
tanta fatica per chi la Chiesa la governa (e per chi
sentirsi più povero» (R. Zollitsch).
ci lavora, in qualunque ruolo e ambito). Non è
l’angustia, del resto, di laici, preti e vescovi anche in
2) Le dimissioni date per il bene della Chiesa.
età e salute valide? Come tener dietro alla rapidità
Al successore di Benedetto XVI toccherà fare - sulla
dell’informazione e all’innovativa condivisione delle
via della collegialità e sinodalità - un cammino
notizie? Come tener dietro ai mutamenti rapidi del
ecumenico arduo e riabilitativo del dialogo col
ruolo della donna sul lavoro, in politica, in famiglia,
Mondo, le Religioni e le altre Confessioni cristiane,
nei confronti del mondo maschile, mentre solo
e soprattutto porre mano ai problemi interni della
lentamente si riconosce che si è troppo restrittivi,
Chiesa. Certo, fare il papa per un miliardo e 200
MemOria
anno VIII n. 3 Marzo 2013
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PROSPETTIVE DI
milioni di cattolici, in un mondo di sei miliardi
rivelazioni di contrasti curiali). Tormento nel vedere
e mezzo d’abitanti, richiede un’apertura mentale
«le colpe contro l’unità della Chiesa, le divisioni
che travalichi l’Italia e l’Europa, e forse il mondo
nel corpo ecclesiale, gli individualismi e le rivalità,
occidentale. Bisogna porre in agenda, non da
l’ipocrisia religiosa, il comportamento che vuole
grillini ecclesiali, ma da papa meno monocratico
apparire, gli atteggiamenti che cercano l’applauso e
“destrutturare” e ristrutturare le comunità, l’annuncio
l’approvazione». Rammarico per non aver potuto
del Vangelo, il rispetto per la natura e i problemi
riformare la Curia romana. Il “mi dimetto”, detto
che ad ogni stagione teologi, vescovi propongono:
sommessamente, ricorda l’antiprocessuale Galileano
i divorziati, il celibato, temi come il controllo delle
‘Eppur si muove’! E i cardinali restano impietriti.
nascite, le questioni eticamente sensibili. Il card. C. M.
6
Martini, prudente e dotto, ha avvertito: “la Chiesa è
3) Denunciare le fatiche e il rammarico è anche
indietro di 200 anni”; troppa prudenza e lentezza o
prospettare un ministero petrino più collegiale? Perciò
assenza di riforme rischiano di creare altre divisioni
le dimissioni? Benedetto XVI, un papa proponente
nel corpo ecclesiale, e probabili allontanamenti taciti
tradizioni secolari, ha fatto un gesto innovativo che
e non meno dolorosi.
Paolo VI e Giovanni Paolo II non hanno realizzato,
Il papa «non ha mai avuto bisogno di utilizzare
benchè l’avessero “pensato”. Egli ha insistito sulla
l’esercizio della carica per surrogare la fatica di
motivazione: il ministero petrino deve essere svolto
comprendere l’altro» (J. Navarro Valls); sì, ma
in modo adeguato, non nell’incapacità di gestirlo;
quanta fatica per riportare all’ortodossia Lefebvre
e, quando ricorra, è dovere morale rimettere
e i suoi seguaci, facendo loro tante concessioni,
il mandato. Lo “sgomento” di tanti viene dal
pur di averli nella Chiesa Cattolica, col pericolo
timore del ritorno dei tempi in cui ben tre papi si
che altri fratelli s’allontanassero. Fatica per liberare
contendevano la legittimità di essere il vero papa,
lo IOR da operazioni contrarie agli standard
o che l’infallibilità a tempo ne segni l’incrinatura
internazionali dell’antiriciclaggio. Stanchezza per
divenendo inarrestabile?
Benedetto XVI ha promesso obbedienza
i testi sottratti e il rapporto segreto (dove ci sono
e
sottomissione
al
futuro
papa;
perciò
decontestualizzare l’infallibilità dal servizio nella e
per la Chiesa, su argomenti di fede che essa professa,
che la Sacra Scrittura e la Tradizione consegna da
una generazione all’altra, stante il pericolo di errori
contaminanti la prassi liturgica e l’insegnamento
della Chiesa, quell’infallibilità rischia di essere intesa
in modo mitologico. Nello spogliarsi della parola
“definitoria”, nel «riconoscersi umano come tutti gli
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PROSPETTIVE DI
dimissioni del card. Martini, S. Magister scrisse
sull’Espresso: «L’8-09-2002 il cardinale officerà per
l´ultima volta nel Duomo di Milano. Fosse stato per
lui, l’addio alla diocesi l’avrebbe già dato nel 1990,
dopo appena dieci anni da arcivescovo. Lo disse al
papa. Giovanni Paolo II l’obbligò a restare. Perché
gli argomenti che Martini gli espose erano dinamite
per i poteri di tutti i capi di Chiesa, a cominciare dal
successore di Pietro».
altri umani» (L. Boff ), nella debolezza dell’età e del
venir meno delle forze diventa segno umile e povero,
quasi monacale demitizzazione della figura del papa.
Nella migliore teologia, il vescovo di Roma è “colui
che presiede nella carità”, al servizio dei credenti
(“confermerai i tuoi fratelli”), e in questo diventa
elemento costitutivo della indefettibilità della
Chiesa.
Il gesto del papa rimarrà isolato o costituirà
un precedente? È ostativo al dogma? Dimettendosi,
s’impone al papa futuro qualcosa? Presbiteri e
vescovi danno le dimissioni al compimento dei 75
anni; anche il papa, in particolari situazioni di salute,
cesserà dal servizio? Ai gargarismi teologici, il papa
oppone il fatto: per «affrontare oggi i grandi problemi
della Chiesa nel mondo, si richiede forte vigore e
un orizzonte di tempo di governo proporzionato
a imprese pastorali di ampio respiro e non piccola
durata» (padre Lombardi). Finché i cigni conosciuti
erano tutti bianchi, era verità indiscutibile: “Tutti i
cigni sono bianchi”; ma quando furono scoperti in
Australia i cigni neri, allora divenne convinzione
generale: “i cigni sono bianchi e anche neri”. Il cigno
‘biancovestito’ ha detto: Rinuncio. Da ora in poi si
E ora? Nell’udienza del 27 febbraio, il papa ha
lanciato un monito (per i fedeli e i prelati) spesso
trascurato: «Sono sempre stato convinto che la
barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è
sua», «Lui (Cristo) la conduce». Da qui la prospettiva
di una Chiesa più ministeriale (cingendo il
grembiule), più sinodale nella fede e nella carità
(i motori della “speranza contro ogni speranza”),
nella corresponsabilità episcopale, dove “nessuno
signoreggia sui fratelli” (1Pt 5,3), in uno stile
d’accompagnamento. Alla Chiesa, nell’ attesa del
nuovo pastore, non importa da dove verrà – se da
Nord o da Sud, da Est o da Ovest - il Soffiare dello
Spirito, purché venga! Come ebbe a dire Benedetto
XVI a P. Seewald: «In una questione come la fede
e l’appartenenza alla chiesa cattolica, il dentro e il
fuori sono intrecciati misteriosamente»! I cardinali
avranno il compito di rispondere, con l’elezione
del papa, alla necessità di una polifonia ecclesiale
rispettosa dell’effettiva specificità della Chiesa nei vari
continenti e del dialogo, in tempi ristrettissimi, tra
Modernità e Tradizione, per superare la sclerocardia
morale diffusa.
dovrà dire: Il papa sa rinunciare. In occasione delle
MemOria
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PROSPETTIVE DI
Cosimo Demitri
Maruggio: quella volta il Consiglio
Parrocchiale fu lungimirante
O
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rmai da tempo mi capita di leggere
fedeli a cogliere il senso profondo del funerale cristiano;
“MemOria”, pregevole rivista mensile di
scelgano tra i formulari proposti dal Rituale quelli
informazione della diocesi di Oria in cui,
più adatti alla situazione; utilizzino con sapienza
oltre alla puntuale voce del Vescovo, compaiono
la varietà dei testi biblici proposti dal Lezionario;
contribuiti validi di altri autori che, senza alcuna
sappiano utilizzare con intelligenza e discrezione il
ombra di dubbio, sollecitano l’attenzione e la
momento dell’omelia per infondere consolazione e
riflessione del fedele lettore.
speranza cristiana e per condurre i fedeli a una più
Riguardo il numero di qualche mese addietro, mi
con-sapevole professione di fede nella risurrezione e
hanno particolarmente interessato il contributo
della vita eterna.
di don Salvatore Rubino dal titolo I battezzati
Mons. Felice di Molfetta, vescovo di Cerignola-Ascoli
risorgeranno con Cristo apparso nel numero 5 del
Satriano, invece, presentando molto più ampiamente
novembre 2012 e quello di mons. Felice di Molfetta
il nuovo Rito delle Esequie, evidenzia anche che: …
dal titolo Il volto della speranza e non della angoscia
i funerali sono ormai l’unico rito che si celebra con
apparso nel numero 6 del dicembre 2012.
un certa frequenza e che vede presenti anche persone
I due mirano ad illustrare e a far conoscere ai fedeli
che hanno abbandonato la fe-de cristiana. I funerali
interessati il nuovo Rito delle esequie, entrato in
si apprestano così a diventare l’unico momento in cui
vigore il 2 novembre 2012 con Decreto della Sacra
la Chiesa si presenta a persone che non la conoscono,
Congregazione per il Culto Divino.
l’unica occasione di evangelizzazione […]
A tal proposito
E, ancora, il vescovo puntualizza, facendo proprie le
don Salvatore Rubino precisa
testualmente che:
parole del Santo Padre che: Il momento delle esequie
Il nuovo rituale insiste molto sulla celebrazione
costituisce un’importante occasione per annunciare
comunitaria che raccoglie i familiari, i parenti, gli
il Vangelo della speranza e manifestare la maternità
amici, anche se sempre più spesso non credenti.
della Chiesa. Il Dio che ‘verrà nella gloria per giudicare
Inoltre lo stesso autore, alla fine del suo contributo,
i vivi e i morti’ è Colui che ‘asciugherà ogni lacrima
non si esime di rilevare la saggezza dei pastori col
dai loro occhi e non vi sarà più la morte né il lutto né
puntualizzare una parte delle Precisazioni.
il lamento né l’af-fanno’ (Ap 21,4).
Il testo recita: i pastori siano premurosi nell’aiutare i
I due autori evidenziano così l’attuale partecipazione
MemOria
anno VIII n. 3 Marzo 2013
PROSPETTIVE DI
dei non credenti alla celebrazione comunitaria
solitamente la chiesa.
delle esequie, la scelta oculata, volta per volta, dei
In questi casi tutti gli abitanti del paese, uomini e
testi biblici proposti dal Lezionario e i fu-nerali
donne, si sentivano obbligati a rendere la propria
come unico momento occasionale e propizio per
testimonianza di stima e di cordoglio ai familiari
annunciare il Vangelo della speranza cri-stiana.
della vittima.
Col senno di poi, come si suol dire, posso affermare
Partì così una mia proposta avanzata all’intero
ora, che negli anni ‘90 proprio il Consiglio Pastorale
Consiglio parrocchiale, presente il parroco don
di Maruggio, presieduto dall’allora parroco don
Raffaele Giuliano, che fu quella di rendere la messa
Raffaele Giuliano, in una delle tante riunioni fu
esequiale un’occasione propizia ad una catechesi
lungimirante nell’accogliere di chi scrive, la proposta
mirata agli adulti che partecipavano al sacro rito.
inerente proprio al Rito delle esequie.
La proposta venne accolta dall’intero Consiglio e
Prima del Concilio Vaticano II – notavo a tal riguardo
il parroco volentieri si fece carico di questa nuova
– i funerali a Maruggio si celebravano tutti nelle ore
realtà, mettendola in atto con la lettura dei passi
antimeridiane e la partecipazione dei maruggesi,
biblici scelti volta per volta e le omelie funebri, che
salvo che in casi eccezionali, era piuttosto scarsa in
furono veramente una catechesi per i partecipanti.
quanto si registrava solitamente la presenza degli
Del resto per il credente la morte di un essere umano
stretti parenti del defunto e di qualche altro che,
non poteva e non può non richiamare la Morte e la
per amicizia, ne prendeva parte. Qualcuno sovente
Resurrezione di Cristo.
doveva assentarsi dal lavoro dei campi perdendo il
Una presenza più nutrita ai riti funebri si riscontra
salario, allora indispensabile per il sostentamento
ancora oggi. Il tipo di catechesi, intrapresa allora
della propria famiglia.
da don Raffaele Giuliano, si rileva ora essere stata
La partecipazione ai funerali, invece, cambiò
un’operazione lungimirante.
radicalmente
le
Il nuovo Rito delle esequie in vigore dal 2 novembre
celebrazioni delle esequie iniziarono a svolgersi
2012 fornisce infatti così alcune direttive precise,
prevalentemente nelle ore pomeridiane. Si notò,
come ad esempio, la partecipazione comunitaria,
allora, una maggiore partecipazione. Eccezionale
il canto deve favorire la partecipazione dei fedeli e
e quasi corale divenne la partecipazione ai funerali
la scelta dei Salmi deve essere operata dallo stesso
di giovani che, per grave malattia o per incidente,
Lezionario per i defunti. Solo così il messaggio
avevano perso prematuramente la vita.
evangelico della Morte e Resurrezione di Cristo
Si iniziò così allora ad osservare in queste luttuose
può dare una risposta all’attuale e nuovo contesto
circostanze la partecipazione di gente nuova che,
culturale.
dopo
il
Concilio,
quando
se pur adulta, per sua abitudine, non frequentava
MemOria
anno VIII n. 3 Marzo 2013
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SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
Pierdamiano Mazza
foto Claudio Matarrelli
A Oria scenni Crištu
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Nel cuore della Quaresima e di ogni settimana
Crištu. Non un modo di dire o una locuzione
di marzo – ovvero il giovedì – ad Oria scenni
sacra traslata nel dialetto bensì un antichissimo
1
2
La statua di Cristo Morto, assieme a numerosi altri arredi e oggetti, fu spostata
nel convento di San Benedetto durante i lavori di costruzione della Cattedrale
barocca, edificata al posto del precedente edificio romanico danneggiato dal
terremoto del 1743. Tale allocazione dovette vigere per diverso tempo se riuscì
a “creare” una tradizione tanto da assurgere a rito vero e proprio.
Nonostante la minima distanza, la Cattedrale oritana è posta ad una quota
altimetrica sensibilmente inferiore rispetto al Castello e al convento di San
Benedetto (che ora ospita le Figlie del Divino Zelo): da qui dunque la “discesa”
di Cristo.
SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
rito che caratterizza la Quaresima oritana. Il
pomeriggio e il suo breve itinerario – rimasto
numero dei giovedì è ovviamente vario, essendo
immutato nei secoli – termina nella Basilica
strettamente collegato alla Pasqua, festa mobile.
Cattedrale dove è celebrata la santa Messa
Il rito religioso, che si articola nel cuore del
presieduta dal Vescovo. Il giorno dopo, venerdì,
centro storico di Oria, rappresenta un’unicità
alla presenza dell’effigie di Cristo Morto, saranno
nel suo genere e ha l’attuale forma fin dal nel
cantate “le Piaghe”, rito più antico e certamente
XVIII secolo, quando il simulacro di Cristo
“causa” della discesa di Cristo, in cui canti e
Morto veniva trasportato dal convento di
letture propongono ai fedeli una meditazione
San Benedetto1 nella Cattedrale per esigenze
sulla Passione di Gesù.
logistiche legate alle predicazioni dei venerdì
Gesù Morto “scende” così per tutti i giovedì
di Quaresima, funzioni religiose richiedenti
quaresimali di marzo; poi il Mercoledì santo –
appunto la presenza in chiesa dell’effigie di
per l’ultima volta nel corso dell’anno – percorrerà
Cristo Morto. Tali pratiche erano connesse alle
via Castello, ancora più affollata del solito,
Via Crucis, il cui culto fu introdotto e promosso
accompagnato dalle altre statue dei Misteri,
in Oria dai francescani fin dal XV secolo.
passando perciò il testimone all’intenso Triduo
La ripetuta frequenza del corteo funzionale
pasquale.
al trasferimento della statua che dalle pendici
del Castello raggiungeva la Cattedrale2 partorì
Bibliografia essenziale
dunque una vera e propria processione che per
Pino Malva, Ad Oria Cristo scende il Giovedì
potere procedere è giunta a doversi fare strada tra
– riti quaresimali e pasquali nella tradizione
due fitte ali di fedeli i quali ancora oggi salutano
popolare, Oria 2008.
il passaggio di Cristo Morto al suono assordante
Pierdamiano Mazza, Oria: arte, storia, cultura
ti li trenuli3. Per tradizione è “titolare” del rito
e tradizione, Oria 2002.
l’Arciconfraternita della Morte, il cui oratorio è
Pasquale Spina, Oria, strade vecchie nomi
allocato proprio nella Basilica Cattedrale.
nuovi, strade nuove nomi vecchi, Oria 2003.
La processione parte poco dopo le tre del
3
Gli oritani chiamano trènula la raganella, strumento in legno costituito da
un manico su cui è infissa una parte mobile recante una linguetta che preme
su una ruota dentata imperniata sul manico stesso. Il movimento rotatorio
procurato dall’agitazione dello strumento produce un suono secco e stridente.
L’etimologia del termine trènula potrebbe risalire al sostantivo greco θρῆνος
traducibile con “lamento, canto funebre”, con riferimento dunque all’utilizzo di
tale strumento nell’accompagnare il passaggio di Cristo Morto.
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SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
Domenico Camarda
Li pappamusci di Francavilla Fontana:
annunciatori di Resurrezione
12
I pappamusci, annunciatori della Risurrezione,
sono una coppia di pellegrini incappucciati,
con bordone e corona del rosario in mano, che
percorre le strade di Francavilla Fontana dal
calar delle tenebre, ad vesperas, del Giovedì
Santo, giorno dell’Istituzione della Eucaristia,
con ripresa al mattino del Venerdì Santo e
prosecuzione fino alle ore 15.00 dello stesso
giorno.
Cosa rappresenta il loro pellegrinare?
Rileggendo attentamente il passo di San Luca,
relativo ai due discepoli di Emmaus, e altri brani
tratti dalla Sacra Scrittura e alcuni documenti
storici, ho ritrovato una lettura sicuramente
diversa da quella tramandata dal comune sentire.
I due discepoli, avendo riconosciuto finalmente
il risorto, nonostante le tenebre ritornano da
Simon Pietro e dagli altri, riuniti nel Cenacolo,
per annunciare loro che hanno visto Gesù
risorto.
Il pellegrinaggio dei pappamusci ricorda
questo percorso di ritorno. La parola “ritorno”,
presente nel Vangelo di Luca per ben 16 volte,
ha il significato di itinerario di annuncio della
SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
resurrezione, che va fatto senza indugiare
e con gioia di trasmissione. E i due nostri
pellegrini non si fermano né indugiano
per via.
Il pellegrinaggio, quindi, non ha il
significato di un percorso penitenziale,
ossia di espiazione personale di peccati
commessi, come si continua purtroppo a
ripetere da più di quattro secoli, ma è solo
occasione impellente per la diffusione
a tutti della lieta novella che il “Cristo
patisse tutto questo, ed entrasse nella sua
gloria” (Luca 24, 26).
I due pappamusci, inginocchiati dinnanzi
al Sacramento, esposto in modo solenne,
sia pur senza l’ostensorio di rito, sono lì
a riconoscere che il Cristo è risorto e lo
riconoscono nelle particole consacrate,
presenti nelle pissidi, che richiamano
lo spezzar del pane, dei due discepoli di
Emmaus.
Il loro e nostro pellegrinaggio, il giovedì
sera, è un andare alla ricerca del Cristo,
o in compagnia del Cristo, sicuri, come
dice San Paolo, che “Egli è risorto”, e per
farlo conoscere a tutte le genti, redimendo
anche se stessi. Dunque: è annuncio di
Resurrezione.
Nella mia ricerca personale ho inoltre
cercato di rispondere ad altre domande
che il cuore avanzava, alle quali in questa
sede soprassediamo per evidenti ragioni
di brevità e che potranno essere oggetto
magari di un ulteriore intervento sulle
pagine di “MemOria”.
SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
La festa di San Giuseppe e la Mattra
Una solennità importante che, per i suoi aspetti
festa di San Giuseppe ad Erchie. La sera della
religiosi-folkloristici, resiste nel tempo, è la
vigilia, in piazza ed in altri punti del paese, si
SPECIALE FEDE E TRADIZIONE
accendevano i falò; il giorno festivo,durante
tria col miele, cavolfiori fritti.
la processione del Santo, veniva, come viene
Infine, si offriva a tutti i convenuti un piccolo
tuttora imbandita, la Mattra, la cui etimologia
pane a forma di “uccellino”, preparato con sola
greca mette insieme un verbo (che significa
farina e acqua, senza lievito e sale; uccellino
impastare, preparare) e un sostantivo (che
che poi, all’occorrenza, per allontanare un
significa madia, cassa, per fare e riporre il
temporale che stava per abbattersi su Erchie,
pane), rivela le sue origini della dominazione
veniva sbriciolato e cosparso ai quattro punti
bizantina. Agli albori, la Mattra, per devozione
cardinali.
a San Giuseppe, veniva preparata in casa dalle
Dal 1700 in poi, tale usanza, sempre col preciso
persone più benestanti per sfamare la servitù
scopo di sfamare i più poveri, uscì anche dal
e i poveri; usando questa che si è tramandata,
chiuso delle case e cominciò ad effettuarsi
sempre più sporadicamente sino al 1950,
prima sulla pubblica piazza e poi nelle vie
quando in alcune case di Erchie, il giorno di
adiacenti.
San Giuseppe, la Mattra aveva addirittura
Ancora oggi la gente, per devozione a San
un suo rituale, in quanto si accostavano ad
Giuseppe, si porta in piazza per assaggiare la
essa, sempre in numero dispari, delle persone
“tria” e gli altri cibi, e ricevere l’”uccellino”, non
raffiguranti San Giuseppe, la Madonna e il
più come amuleto, ma come simbolo di pace.
Bambino Gesù, insieme ad altri due o quattro
commensali, per mangiare ciò che era preparato
(tratto da Cosimo V. Morleo, Erchie, dalle
sulla tavola: fave bianche, pesce fritto, baccalà
origini ad oggi)
fritto, “lampagioni” fritti e al sugo, “tria”
(tagliatelle) con olio e pane grattugiato fritto e
15
DIOCESANA
Pierdamiano Mazza
“L’autenticità
della vostra fede”
nelle parole di
Pietro
P
16
rosegue con nutrita partecipazione il
percorso che la nostra comunità diocesana
sta vivendo in questo Anno della Fede.
La consistente serie di appuntamenti che stanno
radunando ogni mese nel Santuario della Madonna
di Cotrino in Latiano diverse centinaia di persone,
ha visto in questo mese di febbraio il suo culmine
con la Settimana Biblica Diocesana, tenutasi dal 26
al 28 febbraio.
A guidare le riflessioni sul tema “L’autenticità della
vostra Fede – Il percorso della fede nella prima lettera di Pietro” suor Elena Bosetti, docente di esegesi
del Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e l’Istituto superiore di scienze religiose di Modena.
MemOria
Suor Elena, che proprio sulla I lettera di Pietro ha
pubblicato nel 2006 un’introduzione e un approfondito commento, ha proposto una serie di riflessioni
nel corso delle tre serate offrendo una possibilità di
studio su diverse linee tra cui la chiamata alla santità quale percorso di fede e di speranza. Al riguardo
ha infatti chiarito come tutti siano chiamati alla santità, inquadrando ovviamente tale atto in rapporto
all’amore. Una santità che significa bellezza e che va
svolta nella condotta ordinaria, comportandosi con
“timore”, ovvero con la consapevolezza che Dio è padre che giudica con giustizia.
L’interesse dimostrato dall’assemblea intervenuta è
stato notevole, ravvisando svariati spunti per un risvolto pratico di quanto ascoltato da applicare nella
difficile e spesso ruvida quotidianità. Si è così configurata la necessità di un obiettivo che la stessa suor
Elena aveva preannunciato in apertura affermando:
”Stiamo vivendo momenti difficili, faticosi, complessi; momenti in cui anche come credenti possiamo sentirci un po’ incerti, smarriti e tuttavia sono
momenti anche belli e affascinanti, anzitutto perché
sono i nostri tempi e poi perché questi sono tempi
preziosi per testimoniare la nostra fede”.
Gli interventi di suor Elena Bosetti nelle tre serate
sono stati interamente ripresi dallo staff del GRIS
della Diocesi di Oria e consultabili sul sito ufficiale
del gruppo.
anno VIII n. 3 Marzo 2013
PRO
Agenda pastorale del Vescovo, marzo 2013
venerdì 1 marzo 2013
giovedì 14 marzo 2013
Basilica Cattedrale, Oria
Messa con il “canto delle Piaghe”
Ore 17:30
Basilica Cattedrale, Oria
“Scenni Crištu”, celebrazione dell’antico rito
e della santa Messa con catechesi del Vescovo
Ore 15:30
domenica 3 marzo 2013
Santuario della Madonna di Pasano, Sava
Festa dei Pellegrini
Ore 16:30
giovedì 7 marzo 2013
Basilica Cattedrale, Oria
“Scenni Crištu”, celebrazione dell’antico
rito e della santa Messa con catechesi
del Vescovo
Ore 15:30
venerdì 8 marzo 2013
venerdì 15 marzo 2013
Basilica Cattedrale, Oria
Santa Messa con il “canto delle Piaghe”
Ore 17:30
martedì 19 marzo 2013
Santuario di San Francesco, Sava
Santa Messa e benedizione delle “Mattere”
Ore 11:00
Parrocchia “San Francesco d’Assisi”, Oria
Festa di San Giuseppe
Ore 17:00
Basilica Cattedrale, Oria
Santa Messa con il “canto delle Piaghe”
Ore 17:30
mercoledì 20 marzo 2013
sabato 9 marzo 2013
Santuario di Cotrino, Latiano
Incontro di formazione permanente
“Ricordando il concilio” tenuto da S. E. Mons.
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea
Ore 19:00
Parrocchia “Cristo Re”, Torre Santa Susanna
Celebrazioni delle Cresime
Ore 18:00
giovedì 21 marzo 2013
Chiesa Madre, Torre Santa Susanna
Celebrazioni delle Cresime
Ore 11:00
Basilica Cattedrale, Oria
“Scenni Crištu”, celebrazione dell’antico
rito e della santa Messa con catechesi del
Vescovo
Ore 15:30
martedì 12 marzo 2013
venerdì 22 marzo 2013
Parrocchia “S.S. Trinità”, Manduria
Celebrazione per il patrocinio di San Gregorio
Ore 18:00
Basilica Cattedrale, Oria
Santa Messa con il “canto delle Piaghe”
Ore 17:30
domenica 10 marzo 2013
17
PRO
SETTIMANA SANTA
domenica 24 marzo 2013
sabato 30 marzo 2013
Piazza Manfredi, Oria
Benedizione dei rami d’ulivo
Ore 09:30
Parrocchia “San Michele Arcangelo”, Manduria
“L’ora della madre”
Ore 08.30
Basilica Cattedrale, Oria
Veglia Pasquale
Ore 22:00
mercoledì 27 marzo 2013
Basilica Cattedrale, Oria
Discesa dei Misteri e santa Messa
Ore 15:00
domenica 31 marzo 2013
Basilica Cattedrale, Oria
Pontificale di Pasqua
Ore 11:00
giovedì 28 marzo 2013
COMPLEANNI
Basilica Cattedrale, Oria
Missa Chrismatis
Ore 10:00
Sac. Gianfranco Aquino
Basilica Cattedrale, Oria
Missa in Coena Domini
Ore 18:30
2 marzo
8 marzo
Sac. Francesco Nigro
13 marzo
Sac. Daniele Giangrande
17 marzo
Sac. Gianni Caliandro
26 marzo
venerdì 29 marzo 2013
Sac. Giuseppe Leucci
Basilica Cattedrale, Oria
Celebrazione della Passione
Ore 17:00
ANNIVERSARI di ORDINAZIONE
25 marzo
Sac. Domenico Spina - VII
Basilica Cattedrale, Oria
Processione dei Misteri
Ore 20:00
MemOria
31 marzo
Sac. Franco Marchese - XXIX
anno VIII n. 3 Marzo 2013
CULTURALE
Ivan Cavaliere
L’ arte di purificare il cuore
G
ià da un po’
di
settimane
l’Anno liturgico
ci ha introdotti, mediante
il rito delle Ceneri, nel
tempo austero e forte
della Quaresima.
Un rito, quello delle
ceneri, che per sua
natura ci richiama ad un
ritorno
all’essenzialità
e alla pulizia del nostro
cammino
cristiano.
“L’arte di purificare il
cuore” del cardinale
Tomàs Spidlìk è uno
degli strumenti più
adeguati a cui un
cristiano possa approcciarsi per essere aiutato, durante
tutto il percorso quaresimale, a discernere ciò che è
presente nel suo animo; virtù, vizi, emozioni, passioni e
sentimenti. Tutti elementi che danno forma alla nostra
esistenza e ai quali, tante volte, non sappiamo dare un
nome o non conosciamo la maniera più “cristiana” di
purificarli o metterli a servizio dell’ambiente nel quale
viviamo. È una lente d’ingrandimento dell’animo umano.
Una lente talmente efficace che le conseguenze del farci
vedere meglio altro non sono che il grido costante di
tutta un’umanità che vuole essere ri-nnovata da Dio e
dalla potenza del Santo Spirito.
Un libro piccolo, non molte pagine.
Ma tanto utile da portare il lettore in un viaggio dentro la
propria interiorità.
Un viaggio dentro il proprio essere; è questo che tante
volte non riusciamo a fare, presi da mille cose da portare
a termine, da uno stile di vita sempre più superficiale e
sempre meno propenso allo “scavo” interiore.
Spidlìk, fine e dotto maestro spirituale, ci presenta in
modo accessibile e chiaro le osservazioni degli antichi
asceti sulla penetrazione dei pensieri cattivi nel cuore e
l’arte elaborata per il combattimento spirituale, perché il
cuore purificato diventi una fonte di rivelazione.
È Dio ad aver creato il cuore ed è proprio sotto la vigile
paternità di Dio che riusciamo a capire chi siamo, cosa
abita in noi, cosa ci distoglie dal “bene sommo” e cosa
invece ci permette di vivere pienamente come figli di Dio.
Il libretto è un percorso libero, cosciente, duro per certi
versi ma in grado di far riconciliare l’uomo con il suo
mondo interiore; pagine di una capacità introspettiva che
sorprendono chiunque. Anche chi magari ha offuscata,
nella mente, la nozione tanto importante quanto mai
problematica della misericordia divina.
Dalla domanda “da dove viene il male ?” all’epilogo, breve
ma intenso, di Paul Claudel sulla figura del cuore umano
come “apparecchio dotto e complicato, con molte chiavi,
ventilazioni e scaffali”.
Novantadue pagine di ricchezza spirituale, dalle quali
traspare l’intenso rapporto che intercorre tra la creatura e
il Creatore. Pagine che, in un tempo come la Quaresima,
sono la stazione di sosta per proseguire il cammino verso
la rinascita pasquale in maniera più responsabile, più
purificata, più libera.
Un cammino di pulizia che ci farà dire, come il Profeta,
“Inveni cor meum!”
Ho trovato il mio cuore!
Autore:
Tomàs Spidlìk (1919 - 2010).
Nato a Boskovice (Repubblica Ceca), è stato ordinato sacerdote il
22 agosto 1949, della Compagnia di Gesù; conseguì il Dottorato
in Sacra Teologia a Roma nel 1955 presso il Pontificio Istituto
Orientale. Ha compiuto, in seguito, studi di filosofia e teologia in
diverse università europee. Ha insegnato teologia spirituale nella
Pontificia Università Gregoriana. Dal 1991 ha vissuto e lavorato
al Centro Aletti. Nell’ottobre 2003 è stato creato cardinale per il
suo impegno a servizio della Chiesa.
L’arte di purificare il cuore, collana sotto il tiglio 9,
ed. Lipa, 12° ris.pa 2010
19
DIOCESANA
A cura del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile
«Andate e fate discepoli tutti i popoli!»
Mt 28,19
20
Vi riportiamo alcuni passaggi molto interessanti tratti
dal Messaggio del Papa Benedetto XVIper la XXVIII
Giornata Mondiale della Gioventù2013
tratta dunque, per ciascuno di voi, di lasciarsi plasmare
ogni giorno dalla Parola di Dio: essa vi renderà amici del
Signore Gesù e capaci di far entrare altri giovani in questa
amicizia con Lui.
1. Una chiamata pressante
Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che
la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro
cammino. Più in generale, di fronte alle difficoltà del
mondo contemporaneo, molti si chiedono: io che cosa
posso fare? La luce della fede illumina questa oscurità,
ci fa comprendere che ogni esistenza ha un valore
inestimabile, perché frutto dell’amore di Dio. Egli ama
anche chi si è allontanato da Lui o lo ha dimenticato: ha
pazienza e attende; anzi, ha donato il suo Figlio, morto e
risorto, per liberarci radicalmente dal male. E Cristo ha
inviato i suoi discepoli per portare a tutti i popoli questo
annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova.
3. Andate!
Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione con questo
mandato: «Andate in tutto il mondo e proclamate il
Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato
sarà salvato» (Mc 16,15-16). Evangelizzare significa
portare ad altri la Buona Notizia della salvezza e questa
Buona Notizia è una persona: Gesù Cristo. Quando lo
incontro, quando scopro fino a che punto sono amato da
Dio e salvato da Lui, nasce in me non solo il desiderio,
ma la necessità di farlo conoscere ad altri. All’inizio del
Vangelo di Giovanni vediamo Andrea il quale, dopo aver
incontrato Gesù, si affretta a condurre da Lui suo fratello
Simone (cfr 1,40-42). L’evangelizzazione parte sempre
dall’incontro con il Signore Gesù: chi si è avvicinato
a Lui e ha fatto esperienza del suo amore vuole subito
condividere la bellezza di questo incontro e la gioia che
nasce da questa amicizia. Più conosciamo Cristo, più
desideriamo annunciarlo. Più parliamo con Lui, più
desideriamo parlare di Lui. Più ne siamo conquistati,
più desideriamo condurre gli altri a Lui.
2. Diventate discepoli di Cristo
Questa chiamata missionaria vi viene rivolta anche per
un’altra ragione: è necessaria per il nostro cammino di
fede personale. Il Beato Giovanni Paolo II scriveva: «La
fede si rafforza donandola». Annunciando il Vangelo voi
stessi crescete nel radicarvi sempre più profondamente in
Cristo, diventate cristiani maturi. L’impegno missionario
è una dimensione essenziale della fede: non si è veri
credenti senza evangelizzare. E l’annuncio del Vangelo
non può che essere la conseguenza della gioia di avere
incontrato Cristo e di aver trovato in Lui la roccia su cui
costruire la propria esistenza. Impegnandovi a servire
gli altri e ad annunciare loro il Vangelo, la vostra
vita, spesso frammentata tra diverse attività, troverà
la sua unità nel Signore, costruirete anche voi stessi,
crescerete e maturerete in umanità.
Ma che cosa vuol dire essere missionari? Significa
anzitutto essere discepoli di Cristo, ascoltare sempre
di nuovo l’invito a seguirlo, l’invito a guardare a Lui:
«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt
11,29). Un discepolo, in effetti, è una persona che si pone
all’ascolto della Parola di Gesù (cfrLc 10,39), riconosciuto
come il Maestro che ci ha amati fino al dono della vita. Si
MemOria
4. Raggiungete tutti i popoli
Cari amici, volgete gli occhi e guardate intorno a voi:
tanti giovani hanno perduto il senso della loro esistenza.
Andate! Cristo ha bisogno anche di voi. Lasciatevi
coinvolgere dal suo amore, siate strumenti di questo
amore immenso, perché giunga a tutti, specialmente ai
«lontani». Alcuni sono lontani geograficamente, altri
invece sono lontani perché la loro cultura non lascia
spazio a Dio; alcuni non hanno ancora accolto il Vangelo
personalmente, altri invece, pur avendolo ricevuto,
vivono come se Dio non esistesse. A tutti apriamo la
porta del nostro cuore; cerchiamo di entrare in dialogo,
nella semplicità e nel rispetto: questo dialogo, se vissuto
in una vera amicizia, porterà frutto. I «popoli» ai quali
siamo inviati non sono soltanto gli altri Paesi del mondo,
ma anche i diversi ambiti di vita: le famiglie, i quartieri,
anno VIII n. 3 Marzo 2013
DIOCESANA
gli ambienti di studio o di lavoro, i gruppi di amici e i
luoghi del tempo libero. L’annuncio gioioso del Vangelo
è destinato a tutti gli ambiti della nostra vita, senza alcun
limite.
5. Fate discepoli!
Penso che abbiate sperimentato più volte la difficoltà
di coinvolgere i vostri coetanei nell’esperienza di
fede. Spesso avrete constatato come in molti giovani,
specialmente in certe fasi del cammino della vita, ci
sia il desiderio di conoscere Cristo e di vivere i valori
del Vangelo, ma questo sia accompagnato dal sentirsi
inadeguati e incapaci. Che cosa fare? Anzitutto la vostra
vicinanza e la vostra semplice testimonianza saranno
un canale attraverso il quale Dio potrà toccare il
loro cuore. L’annuncio di Cristo non passa solamente
attraverso le parole, ma deve coinvolgere tutta la vita e
tradursi in gesti di amore. L’essere evangelizzatori nasce
dall’amore che Cristo ha infuso in noi; il nostro amore,
quindi, deve conformarsi sempre di più al suo. Come il
buon Samaritano, dobbiamo essere sempre attenti a chi
incontriamo, saper ascoltare, comprendere, aiutare, per
condurre chi è alla ricerca della verità e del senso della
vita alla casa di Dio che è la Chiesa, dove c’è speranza e
salvezza (cfrLc 10,29-37).
6. Saldi nella fede
Di fronte alle difficoltà della missione di evangelizzare,
talvolta sarete tentati di dire come il profeta Geremia:
«Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché
sono giovane». Ma anche a voi Dio risponde: «Non
dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti
manderò» (Ger 1,6-7). Quando vi sentite inadeguati,
incapaci, deboli nell’annunciare e testimoniare la
fede, non abbiate timore. L’evangelizzazione non è una
nostra iniziativa e non dipende anzitutto dai nostri
talenti, ma è una risposta fiduciosa e obbediente alla
chiamata di Dio, e perciò si basa non sulla nostra forza,
ma sulla sua.Lo ha sperimentato l’apostolo Paolo: «Noi
abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia
che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non
viene da noi» (2 Cor 4,7).
Per questo vi invito a radicarvi nella preghiera e nei
Sacramenti. L’evangelizzazione autentica nasce sempre
dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo
prima parlare con Dio per poter parlare di Dio. E
nella preghiera, affidiamo al Signore le persone a cui
siamo inviati, supplicandolo di toccare loro il cuore;
domandiamo allo Spirito Santo di renderci suoi
strumenti per la loro salvezza; chiediamo a Cristo di
MemOria
mettere le parole sulle nostre labbra e di farci segni del
suo amore. E, più in generale, preghiamo per la missione
di tutta la Chiesa, secondo la richiesta esplicita di Gesù:
«Pregate dunque il signore della messe, perché mandi
operai nella sua messe!» (Mt 9,38). Sappiate trovare
nell’Eucaristia la sorgente della vostra vita di fede e della
vostra testimonianza cristiana, partecipando con fedeltà
alla Messa domenicale e ogni volta che potete nella
settimana. Ricorrete frequentemente al Sacramento
della Riconciliazione: è un incontro prezioso con la
misericordia di Dio che ci accoglie, ci perdona e rinnova
i nostri cuori nella carità. E non esitate a ricevere il
Sacramento della Confermazione o Cresima se non
l’avete ricevuto, preparandovi con cura e impegno. Con
l’Eucaristia, esso è il Sacramento della missione, perché ci
dona la forza e l’amore dello Spirito Santo per professare
senza paura la fede. Vi incoraggio inoltre a praticare
l’adorazione eucaristica: sostare in ascolto e dialogo con
Gesù presente nel Sacramento diventa punto di partenza
di nuovo slancio missionario.
7. Con tutta la Chiesa
Cari giovani, per restare saldi nella confessione della
fede cristiana là dove siete inviati, avete bisogno della
Chiesa.Nessuno può essere testimone del Vangelo
da solo. Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione
insieme: «fate discepoli» è rivolto al plurale. È dunque
sempre come membri della comunità cristiana che noi
offriamo la nostra testimonianza, e la nostra missione è
resa feconda dalla comunione che viviamo nella Chiesa:
dall’unità e dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri
ci riconosceranno come discepoli di Cristo (cfrGv
13,35). Sono grato al Signore per la preziosa opera
di evangelizzazione che svolgono le nostre comunità
cristiane, le nostre parrocchie, i nostri movimenti
ecclesiali. I frutti di questa evangelizzazione appartengono
a tutta la Chiesa: «uno semina e l’altro miete», diceva
Gesù (Gv 4,37).
8. «Eccomi, Signore!»
Cari giovani, vorrei invitarvi ad ascoltare nel profondo di
voi stessi la chiamata di Gesù ad annunciare il suo Vangelo.
Come mostra la grande statua di Cristo Redentore a Rio
de Janeiro, il suo cuore è aperto all’amore verso tutti, senza
distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere
ciascuno. Siate voi il cuore e le braccia di Gesù! Andate
a testimoniare il suo amore, siate i nuovi missionari
animati dall’amore e dall’accoglienza! Seguite l’esempio
dei grandi missionari della Chiesa, come san Francesco
Saverio e tanti altri.
anno VIII n. 3 Marzo 2013
21
IN...VERSI
a cura di Francesco Sternativo
... con Edith Stein
Mattino di Pasqua
nella tacita prima aurora del silente mattino,
lieve nebbia ricopre la terra;
Buia la notte nella tomba,
profondamente ora sarà attraversato da luce
ma i raggi delle sante ferite
di bianco bagliore
penetrano la durezza della pietra,
e il Salvatore oltrepassa il silenzio
sollevata leggermente e posta a lato;
della terra nuovamente ridestata dal sonno.
dal buio della tomba si erge
Sotto i passi dei santi suoi piedi
il corpo del Figlio dell’Uomo
fioriscono, mai visti, fiori di luce
illuminato di luce, irraggiante splendore,
e dove, lievemente, le sue vesti
nuovo corpo risorto del Figlio dell’Uomo.
sfiorano il suolo,
Lento nella caverna Egli esce
scintilla il terreno, brillio di smeraldo.
MemOria
anno VIII n. 3 Marzo 2013
IN...VERSI
Dalle sue mani fluisce la benedizione
«La sera del Venerdì santo, ai piedi della croce.
sui campi, sui prati in turgidi, chiari profluvi,
Il dolore della Madre di Dio è grande come il
nella rugiada mattutina della pienezza
mare,
della grazia
lei vi sta immersa, ma è un dolore contenuto,
irraggia, giubilando, la natura del Risorto,
quando Egli silente procede a fianco
degli uomini.
ella trattiene con fermezza il cuore con la mano,
perché non si spezzi,
la morte vera appare in modo quasi spaventoso
dalla bocca semiaperta del Salvatore.
Dolce Luce …
Ma la sua testa è rivolta verso la Madre,
come per consolarla, e la croce è tutta luce:
Chi sei tu, dolce Luce,
il legno della croce è divenuto luce del Cristo».
che mi riempie
13
e rischiara l’oscurità del mio cuore?
Tu mi guidi come mano materna
e se mi abbandonassi
non saprei fare più nessun passo
Tu sei lo spazio
che circonda il mio essere
e lo racchiude in sé
Da te lasciato,
cadrebbe nell’abisso del nulla,
dal quale tu l’hai elevato alla Luce
Tu, più vicino a me di me stessa,
e più intimo del mio intimo,
e tuttavia inafferrabile e incomprensibile,
che oltrepassi ogni nome:
Spirito Santo, Amore eterno!
MemOria
anno VIII n. 3 Marzo 2013
Diocesi di Oria
MERCOLEDÌ 20 MARZO,
ORE 19.00
Santuario di Cotrino
in Latiano
mons. Luigi Bettazzi,
vescovo emerito di Ivrea,
Padre Conciliare
“Ricordando il
Concilio”
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prospettive di memoria voce del vescovo memoria