ANNO VIII numero 3 Marzo 2013 distribuzione gratuita mensile di informazione della Diocesi di Oria MemOria VOCE DEL VESCOVO PROSPETTIVE DI MEMORIA MEMORIA CULTURALE Lettera al Papa “Sono un pellegrino” L’arte di purificare il cuore SPECIALE FEDE E TRADIZIONE ANNO VIII numero 3 Marzo 2013 mensile di informazione della Diocesi di Oria MemOria Sommario Memoria Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Periodico di informazione Religiosa Direttore editoriale: ✠ Vincenzo Pisanello Direttore Responsabile: Franco Dinoi Redazione: Gianni Caliandro Franco Candita Alessandro Mayer Francesco Sternativo Pierdamiano Mazza 3 Lettera al Papa PROSPETTIVE DI MEMORIA “Sono un pellegrino” Maruggio : quella volta il Consiglio Parrocchiale fu lungimirante 6 8 MEMORIA SPECIALE FEDE E TRADIZIONE Progetto grafico impaginazione: Progettipercomunicare EDIZIONI E COMUNICAZIONE www.progettipercomunicare.it In copertina: Maria con il Cristo deposto dalla Croce tra San Biagio e San Nicola - Oria, cappella di San Biagio. Stampa: ITALGRAFICA Edizioni Oria (Br) VOCE del VESCOVO A Oria scenni Crištu Li pappamusci di Francavilla Fontana: annunciatori di Resurrezione La festa di San Giuseppe e la Mattra 10 12 14 MEMORIA DIOCESANA “L’autenticità della vostra fede” nelle parole di Pietro 16 PRO-MEMORIA Agenda pastorale del Vescovo, marzo 2013 e Speciale Settimana Santa 17 s.r.l. Curia Diocesana: Piazza Cattedrale, 9 - 72024 Oria Tel 0831.845093 www.diocesidioria.it e-mail: [email protected] Registrazione al Tribunale di Brindisi n° 16 del 7.12.2006 MEMORIA CULTURALE L’ arte di purificare il cuore 19 MEMORIA DIOCESANA «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» Mt 28,19 20 MEMORIA IN... VERSI ... con Edith Stein MemOria 22 anno VIII n. 3 Marzo 2013 VOCE del VESCOVO PROSPETTIVE DI Franco Candita “Sono un pellegrino” vremo prima il papa o il governo? Dopo una A lavorare tutta la vita per ripagare i debiti, come i campagna elettorale ingannevole, scialba, servi della gleba» (L. Napoleoni). Dalla nave della gli Italiani, stanchi dell’inconcludenza Chiesa Benedetto XVI, dopo 24 anni da Prefetto partitica, privati di un cambiamento strutturale, della Congregazione della fede e 8 di pontificato, ha non vedono che macerie da cui non nasce «altra spiccato il volo per Castel Gandolfo. Gli scogli e i prospettiva che quella dei peones sudamericani: fondali non hanno reso agevole la traversata in questi ultimi anni tormentosi; i motori lenti, il personale di bordo non sempre all’altezza della situazione. L’11 febbraio scorso, un profano lunedì di carnevale, memoria della Vergine di Lourdes, ricorrenza dei Patti Lateranensi, il papa parla di sé: “Ho esaminato la mia coscienza; sono giunto alla certezza dell’inadeguatezza della mia condizione attuale; ho visto crescere, negli ultimi mesi, la mia incapacità”; e conclude: «Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma». Quanti rincrescimenti, critiche o plauso per un gesto inaspettato e annunciato! Nell’intervista di P. Seewald, alla domanda sulle sue possibili dimissioni nel mezzo delle polemiche per lo scandalo dei preti pedofili, il papa rispose: «Quando il pericolo è grande non si può scappare. Questo sicuramente non è il momento di dimettersi. È in momenti come questo che bisogna resistere e superare la situazione difficile. Ci si può dimettere in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa anno VIII n. 3 Marzo 2013 PROSPETTIVE DI più». Verificatesi le due condizioni, si è dimesso, nella Chiesa, nei loro riguardi? «È giusto chiedersi “non scendendo dalla croce”! Introdurrà una se nel servizio ministeriale non si possa offrire più “rivoluzione” del papato? Un segno di discontinuità, spazio, più posizioni di responsabilità alle donne» di riforma o di resa? (J. Ratzinger, 2009). Perciò le dimissioni diventano Il papa precisa: così ho deciso “in piena libertà”. significative superando il solo dato biografico. Quale libertà? Solo Lui sa se la rinuncia è più «un test Oltre la diade “rapidità/lentezza”, c’è il capitolo, di riconoscimento del proprio limite», o «un effetto serio e grave, delle “questioni” che il mondo pone salutare di liberazione». La libertà non si riferisce alla Chiesa in rapporto alla “vita della fede”. La sfida solo a quella esteriore, equivalente a: “nessuno mi è teo/filosofica: il relativismo, il rapporto tra fede e costringe o obbliga”. La piena libertà di coscienza ragione; il declino del Cristianesimo, prospettato è valutazione etica e spirituale che ciò che si sta tout court - a credenti e capi di Stato - come declino compiendo ha come fine un bene, come motivazione della civiltà Europea. Ma, soprattutto, oggi la sfida il bene, e la scelta è fatta con coscienza retta. Qual è è antropologica: il problema del “genere”, i “diritti il segnale per la Chiesa e per il mondo? È necessario civili” riconosciuti e “regolamentati” per legge trapassare i significati più ovvi del testo pronunciato travagliano il dialogo tra gli Stati e la Chiesa. in aula. Urge il confronto non mono-corde (ma concorde) di fronte ai vari problemi del mondo: fame, 1) Il papa rimette il mandato per il declino sete (d’acqua e di giustizia), povertà di mezzi di anagrafico, per cui non può più seguire e affrontare sussistenza, la rapina delle risorse naturali, lavoro i problemi del mondo odierno «soggetto a rapidi minorile, malattie, sovrappopolazione. È tempo che mutamenti, agitato da questioni di grande rilevanza la Chiesa non sia «elemento di contrapposizione per la vita della fede». I “rapidi mutamenti” del bensì di convivenza. Un mondo ateo, di fronte alla mondo costituiscono dunque grave difficoltà e fede che sposta le montagne, non se ne priva per non tanta fatica per chi la Chiesa la governa (e per chi sentirsi più povero» (R. Zollitsch). ci lavora, in qualunque ruolo e ambito). Non è l’angustia, del resto, di laici, preti e vescovi anche in 2) Le dimissioni date per il bene della Chiesa. età e salute valide? Come tener dietro alla rapidità Al successore di Benedetto XVI toccherà fare - sulla dell’informazione e all’innovativa condivisione delle via della collegialità e sinodalità - un cammino notizie? Come tener dietro ai mutamenti rapidi del ecumenico arduo e riabilitativo del dialogo col ruolo della donna sul lavoro, in politica, in famiglia, Mondo, le Religioni e le altre Confessioni cristiane, nei confronti del mondo maschile, mentre solo e soprattutto porre mano ai problemi interni della lentamente si riconosce che si è troppo restrittivi, Chiesa. Certo, fare il papa per un miliardo e 200 MemOria anno VIII n. 3 Marzo 2013 5 PROSPETTIVE DI milioni di cattolici, in un mondo di sei miliardi rivelazioni di contrasti curiali). Tormento nel vedere e mezzo d’abitanti, richiede un’apertura mentale «le colpe contro l’unità della Chiesa, le divisioni che travalichi l’Italia e l’Europa, e forse il mondo nel corpo ecclesiale, gli individualismi e le rivalità, occidentale. Bisogna porre in agenda, non da l’ipocrisia religiosa, il comportamento che vuole grillini ecclesiali, ma da papa meno monocratico apparire, gli atteggiamenti che cercano l’applauso e “destrutturare” e ristrutturare le comunità, l’annuncio l’approvazione». Rammarico per non aver potuto del Vangelo, il rispetto per la natura e i problemi riformare la Curia romana. Il “mi dimetto”, detto che ad ogni stagione teologi, vescovi propongono: sommessamente, ricorda l’antiprocessuale Galileano i divorziati, il celibato, temi come il controllo delle ‘Eppur si muove’! E i cardinali restano impietriti. nascite, le questioni eticamente sensibili. Il card. C. M. 6 Martini, prudente e dotto, ha avvertito: “la Chiesa è 3) Denunciare le fatiche e il rammarico è anche indietro di 200 anni”; troppa prudenza e lentezza o prospettare un ministero petrino più collegiale? Perciò assenza di riforme rischiano di creare altre divisioni le dimissioni? Benedetto XVI, un papa proponente nel corpo ecclesiale, e probabili allontanamenti taciti tradizioni secolari, ha fatto un gesto innovativo che e non meno dolorosi. Paolo VI e Giovanni Paolo II non hanno realizzato, Il papa «non ha mai avuto bisogno di utilizzare benchè l’avessero “pensato”. Egli ha insistito sulla l’esercizio della carica per surrogare la fatica di motivazione: il ministero petrino deve essere svolto comprendere l’altro» (J. Navarro Valls); sì, ma in modo adeguato, non nell’incapacità di gestirlo; quanta fatica per riportare all’ortodossia Lefebvre e, quando ricorra, è dovere morale rimettere e i suoi seguaci, facendo loro tante concessioni, il mandato. Lo “sgomento” di tanti viene dal pur di averli nella Chiesa Cattolica, col pericolo timore del ritorno dei tempi in cui ben tre papi si che altri fratelli s’allontanassero. Fatica per liberare contendevano la legittimità di essere il vero papa, lo IOR da operazioni contrarie agli standard o che l’infallibilità a tempo ne segni l’incrinatura internazionali dell’antiriciclaggio. Stanchezza per divenendo inarrestabile? Benedetto XVI ha promesso obbedienza i testi sottratti e il rapporto segreto (dove ci sono e sottomissione al futuro papa; perciò decontestualizzare l’infallibilità dal servizio nella e per la Chiesa, su argomenti di fede che essa professa, che la Sacra Scrittura e la Tradizione consegna da una generazione all’altra, stante il pericolo di errori contaminanti la prassi liturgica e l’insegnamento della Chiesa, quell’infallibilità rischia di essere intesa in modo mitologico. Nello spogliarsi della parola “definitoria”, nel «riconoscersi umano come tutti gli anno VIII n. 3 Marzo 2013 PROSPETTIVE DI dimissioni del card. Martini, S. Magister scrisse sull’Espresso: «L’8-09-2002 il cardinale officerà per l´ultima volta nel Duomo di Milano. Fosse stato per lui, l’addio alla diocesi l’avrebbe già dato nel 1990, dopo appena dieci anni da arcivescovo. Lo disse al papa. Giovanni Paolo II l’obbligò a restare. Perché gli argomenti che Martini gli espose erano dinamite per i poteri di tutti i capi di Chiesa, a cominciare dal successore di Pietro». altri umani» (L. Boff ), nella debolezza dell’età e del venir meno delle forze diventa segno umile e povero, quasi monacale demitizzazione della figura del papa. Nella migliore teologia, il vescovo di Roma è “colui che presiede nella carità”, al servizio dei credenti (“confermerai i tuoi fratelli”), e in questo diventa elemento costitutivo della indefettibilità della Chiesa. Il gesto del papa rimarrà isolato o costituirà un precedente? È ostativo al dogma? Dimettendosi, s’impone al papa futuro qualcosa? Presbiteri e vescovi danno le dimissioni al compimento dei 75 anni; anche il papa, in particolari situazioni di salute, cesserà dal servizio? Ai gargarismi teologici, il papa oppone il fatto: per «affrontare oggi i grandi problemi della Chiesa nel mondo, si richiede forte vigore e un orizzonte di tempo di governo proporzionato a imprese pastorali di ampio respiro e non piccola durata» (padre Lombardi). Finché i cigni conosciuti erano tutti bianchi, era verità indiscutibile: “Tutti i cigni sono bianchi”; ma quando furono scoperti in Australia i cigni neri, allora divenne convinzione generale: “i cigni sono bianchi e anche neri”. Il cigno ‘biancovestito’ ha detto: Rinuncio. Da ora in poi si E ora? Nell’udienza del 27 febbraio, il papa ha lanciato un monito (per i fedeli e i prelati) spesso trascurato: «Sono sempre stato convinto che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua», «Lui (Cristo) la conduce». Da qui la prospettiva di una Chiesa più ministeriale (cingendo il grembiule), più sinodale nella fede e nella carità (i motori della “speranza contro ogni speranza”), nella corresponsabilità episcopale, dove “nessuno signoreggia sui fratelli” (1Pt 5,3), in uno stile d’accompagnamento. Alla Chiesa, nell’ attesa del nuovo pastore, non importa da dove verrà – se da Nord o da Sud, da Est o da Ovest - il Soffiare dello Spirito, purché venga! Come ebbe a dire Benedetto XVI a P. Seewald: «In una questione come la fede e l’appartenenza alla chiesa cattolica, il dentro e il fuori sono intrecciati misteriosamente»! I cardinali avranno il compito di rispondere, con l’elezione del papa, alla necessità di una polifonia ecclesiale rispettosa dell’effettiva specificità della Chiesa nei vari continenti e del dialogo, in tempi ristrettissimi, tra Modernità e Tradizione, per superare la sclerocardia morale diffusa. dovrà dire: Il papa sa rinunciare. In occasione delle MemOria anno VIII n. 3 Marzo 2013 7 PROSPETTIVE DI Cosimo Demitri Maruggio: quella volta il Consiglio Parrocchiale fu lungimirante O 8 rmai da tempo mi capita di leggere fedeli a cogliere il senso profondo del funerale cristiano; “MemOria”, pregevole rivista mensile di scelgano tra i formulari proposti dal Rituale quelli informazione della diocesi di Oria in cui, più adatti alla situazione; utilizzino con sapienza oltre alla puntuale voce del Vescovo, compaiono la varietà dei testi biblici proposti dal Lezionario; contribuiti validi di altri autori che, senza alcuna sappiano utilizzare con intelligenza e discrezione il ombra di dubbio, sollecitano l’attenzione e la momento dell’omelia per infondere consolazione e riflessione del fedele lettore. speranza cristiana e per condurre i fedeli a una più Riguardo il numero di qualche mese addietro, mi con-sapevole professione di fede nella risurrezione e hanno particolarmente interessato il contributo della vita eterna. di don Salvatore Rubino dal titolo I battezzati Mons. Felice di Molfetta, vescovo di Cerignola-Ascoli risorgeranno con Cristo apparso nel numero 5 del Satriano, invece, presentando molto più ampiamente novembre 2012 e quello di mons. Felice di Molfetta il nuovo Rito delle Esequie, evidenzia anche che: … dal titolo Il volto della speranza e non della angoscia i funerali sono ormai l’unico rito che si celebra con apparso nel numero 6 del dicembre 2012. un certa frequenza e che vede presenti anche persone I due mirano ad illustrare e a far conoscere ai fedeli che hanno abbandonato la fe-de cristiana. I funerali interessati il nuovo Rito delle esequie, entrato in si apprestano così a diventare l’unico momento in cui vigore il 2 novembre 2012 con Decreto della Sacra la Chiesa si presenta a persone che non la conoscono, Congregazione per il Culto Divino. l’unica occasione di evangelizzazione […] A tal proposito E, ancora, il vescovo puntualizza, facendo proprie le don Salvatore Rubino precisa testualmente che: parole del Santo Padre che: Il momento delle esequie Il nuovo rituale insiste molto sulla celebrazione costituisce un’importante occasione per annunciare comunitaria che raccoglie i familiari, i parenti, gli il Vangelo della speranza e manifestare la maternità amici, anche se sempre più spesso non credenti. della Chiesa. Il Dio che ‘verrà nella gloria per giudicare Inoltre lo stesso autore, alla fine del suo contributo, i vivi e i morti’ è Colui che ‘asciugherà ogni lacrima non si esime di rilevare la saggezza dei pastori col dai loro occhi e non vi sarà più la morte né il lutto né puntualizzare una parte delle Precisazioni. il lamento né l’af-fanno’ (Ap 21,4). Il testo recita: i pastori siano premurosi nell’aiutare i I due autori evidenziano così l’attuale partecipazione MemOria anno VIII n. 3 Marzo 2013 PROSPETTIVE DI dei non credenti alla celebrazione comunitaria solitamente la chiesa. delle esequie, la scelta oculata, volta per volta, dei In questi casi tutti gli abitanti del paese, uomini e testi biblici proposti dal Lezionario e i fu-nerali donne, si sentivano obbligati a rendere la propria come unico momento occasionale e propizio per testimonianza di stima e di cordoglio ai familiari annunciare il Vangelo della speranza cri-stiana. della vittima. Col senno di poi, come si suol dire, posso affermare Partì così una mia proposta avanzata all’intero ora, che negli anni ‘90 proprio il Consiglio Pastorale Consiglio parrocchiale, presente il parroco don di Maruggio, presieduto dall’allora parroco don Raffaele Giuliano, che fu quella di rendere la messa Raffaele Giuliano, in una delle tante riunioni fu esequiale un’occasione propizia ad una catechesi lungimirante nell’accogliere di chi scrive, la proposta mirata agli adulti che partecipavano al sacro rito. inerente proprio al Rito delle esequie. La proposta venne accolta dall’intero Consiglio e Prima del Concilio Vaticano II – notavo a tal riguardo il parroco volentieri si fece carico di questa nuova – i funerali a Maruggio si celebravano tutti nelle ore realtà, mettendola in atto con la lettura dei passi antimeridiane e la partecipazione dei maruggesi, biblici scelti volta per volta e le omelie funebri, che salvo che in casi eccezionali, era piuttosto scarsa in furono veramente una catechesi per i partecipanti. quanto si registrava solitamente la presenza degli Del resto per il credente la morte di un essere umano stretti parenti del defunto e di qualche altro che, non poteva e non può non richiamare la Morte e la per amicizia, ne prendeva parte. Qualcuno sovente Resurrezione di Cristo. doveva assentarsi dal lavoro dei campi perdendo il Una presenza più nutrita ai riti funebri si riscontra salario, allora indispensabile per il sostentamento ancora oggi. Il tipo di catechesi, intrapresa allora della propria famiglia. da don Raffaele Giuliano, si rileva ora essere stata La partecipazione ai funerali, invece, cambiò un’operazione lungimirante. radicalmente le Il nuovo Rito delle esequie in vigore dal 2 novembre celebrazioni delle esequie iniziarono a svolgersi 2012 fornisce infatti così alcune direttive precise, prevalentemente nelle ore pomeridiane. Si notò, come ad esempio, la partecipazione comunitaria, allora, una maggiore partecipazione. Eccezionale il canto deve favorire la partecipazione dei fedeli e e quasi corale divenne la partecipazione ai funerali la scelta dei Salmi deve essere operata dallo stesso di giovani che, per grave malattia o per incidente, Lezionario per i defunti. Solo così il messaggio avevano perso prematuramente la vita. evangelico della Morte e Resurrezione di Cristo Si iniziò così allora ad osservare in queste luttuose può dare una risposta all’attuale e nuovo contesto circostanze la partecipazione di gente nuova che, culturale. dopo il Concilio, quando se pur adulta, per sua abitudine, non frequentava MemOria anno VIII n. 3 Marzo 2013 9 SPECIALE FEDE E TRADIZIONE Pierdamiano Mazza foto Claudio Matarrelli A Oria scenni Crištu 14 Nel cuore della Quaresima e di ogni settimana Crištu. Non un modo di dire o una locuzione di marzo – ovvero il giovedì – ad Oria scenni sacra traslata nel dialetto bensì un antichissimo 1 2 La statua di Cristo Morto, assieme a numerosi altri arredi e oggetti, fu spostata nel convento di San Benedetto durante i lavori di costruzione della Cattedrale barocca, edificata al posto del precedente edificio romanico danneggiato dal terremoto del 1743. Tale allocazione dovette vigere per diverso tempo se riuscì a “creare” una tradizione tanto da assurgere a rito vero e proprio. Nonostante la minima distanza, la Cattedrale oritana è posta ad una quota altimetrica sensibilmente inferiore rispetto al Castello e al convento di San Benedetto (che ora ospita le Figlie del Divino Zelo): da qui dunque la “discesa” di Cristo. SPECIALE FEDE E TRADIZIONE rito che caratterizza la Quaresima oritana. Il pomeriggio e il suo breve itinerario – rimasto numero dei giovedì è ovviamente vario, essendo immutato nei secoli – termina nella Basilica strettamente collegato alla Pasqua, festa mobile. Cattedrale dove è celebrata la santa Messa Il rito religioso, che si articola nel cuore del presieduta dal Vescovo. Il giorno dopo, venerdì, centro storico di Oria, rappresenta un’unicità alla presenza dell’effigie di Cristo Morto, saranno nel suo genere e ha l’attuale forma fin dal nel cantate “le Piaghe”, rito più antico e certamente XVIII secolo, quando il simulacro di Cristo “causa” della discesa di Cristo, in cui canti e Morto veniva trasportato dal convento di letture propongono ai fedeli una meditazione San Benedetto1 nella Cattedrale per esigenze sulla Passione di Gesù. logistiche legate alle predicazioni dei venerdì Gesù Morto “scende” così per tutti i giovedì di Quaresima, funzioni religiose richiedenti quaresimali di marzo; poi il Mercoledì santo – appunto la presenza in chiesa dell’effigie di per l’ultima volta nel corso dell’anno – percorrerà Cristo Morto. Tali pratiche erano connesse alle via Castello, ancora più affollata del solito, Via Crucis, il cui culto fu introdotto e promosso accompagnato dalle altre statue dei Misteri, in Oria dai francescani fin dal XV secolo. passando perciò il testimone all’intenso Triduo La ripetuta frequenza del corteo funzionale pasquale. al trasferimento della statua che dalle pendici del Castello raggiungeva la Cattedrale2 partorì Bibliografia essenziale dunque una vera e propria processione che per Pino Malva, Ad Oria Cristo scende il Giovedì potere procedere è giunta a doversi fare strada tra – riti quaresimali e pasquali nella tradizione due fitte ali di fedeli i quali ancora oggi salutano popolare, Oria 2008. il passaggio di Cristo Morto al suono assordante Pierdamiano Mazza, Oria: arte, storia, cultura ti li trenuli3. Per tradizione è “titolare” del rito e tradizione, Oria 2002. l’Arciconfraternita della Morte, il cui oratorio è Pasquale Spina, Oria, strade vecchie nomi allocato proprio nella Basilica Cattedrale. nuovi, strade nuove nomi vecchi, Oria 2003. La processione parte poco dopo le tre del 3 Gli oritani chiamano trènula la raganella, strumento in legno costituito da un manico su cui è infissa una parte mobile recante una linguetta che preme su una ruota dentata imperniata sul manico stesso. Il movimento rotatorio procurato dall’agitazione dello strumento produce un suono secco e stridente. L’etimologia del termine trènula potrebbe risalire al sostantivo greco θρῆνος traducibile con “lamento, canto funebre”, con riferimento dunque all’utilizzo di tale strumento nell’accompagnare il passaggio di Cristo Morto. 11 SPECIALE FEDE E TRADIZIONE Domenico Camarda Li pappamusci di Francavilla Fontana: annunciatori di Resurrezione 12 I pappamusci, annunciatori della Risurrezione, sono una coppia di pellegrini incappucciati, con bordone e corona del rosario in mano, che percorre le strade di Francavilla Fontana dal calar delle tenebre, ad vesperas, del Giovedì Santo, giorno dell’Istituzione della Eucaristia, con ripresa al mattino del Venerdì Santo e prosecuzione fino alle ore 15.00 dello stesso giorno. Cosa rappresenta il loro pellegrinare? Rileggendo attentamente il passo di San Luca, relativo ai due discepoli di Emmaus, e altri brani tratti dalla Sacra Scrittura e alcuni documenti storici, ho ritrovato una lettura sicuramente diversa da quella tramandata dal comune sentire. I due discepoli, avendo riconosciuto finalmente il risorto, nonostante le tenebre ritornano da Simon Pietro e dagli altri, riuniti nel Cenacolo, per annunciare loro che hanno visto Gesù risorto. Il pellegrinaggio dei pappamusci ricorda questo percorso di ritorno. La parola “ritorno”, presente nel Vangelo di Luca per ben 16 volte, ha il significato di itinerario di annuncio della SPECIALE FEDE E TRADIZIONE resurrezione, che va fatto senza indugiare e con gioia di trasmissione. E i due nostri pellegrini non si fermano né indugiano per via. Il pellegrinaggio, quindi, non ha il significato di un percorso penitenziale, ossia di espiazione personale di peccati commessi, come si continua purtroppo a ripetere da più di quattro secoli, ma è solo occasione impellente per la diffusione a tutti della lieta novella che il “Cristo patisse tutto questo, ed entrasse nella sua gloria” (Luca 24, 26). I due pappamusci, inginocchiati dinnanzi al Sacramento, esposto in modo solenne, sia pur senza l’ostensorio di rito, sono lì a riconoscere che il Cristo è risorto e lo riconoscono nelle particole consacrate, presenti nelle pissidi, che richiamano lo spezzar del pane, dei due discepoli di Emmaus. Il loro e nostro pellegrinaggio, il giovedì sera, è un andare alla ricerca del Cristo, o in compagnia del Cristo, sicuri, come dice San Paolo, che “Egli è risorto”, e per farlo conoscere a tutte le genti, redimendo anche se stessi. Dunque: è annuncio di Resurrezione. Nella mia ricerca personale ho inoltre cercato di rispondere ad altre domande che il cuore avanzava, alle quali in questa sede soprassediamo per evidenti ragioni di brevità e che potranno essere oggetto magari di un ulteriore intervento sulle pagine di “MemOria”. SPECIALE FEDE E TRADIZIONE La festa di San Giuseppe e la Mattra Una solennità importante che, per i suoi aspetti festa di San Giuseppe ad Erchie. La sera della religiosi-folkloristici, resiste nel tempo, è la vigilia, in piazza ed in altri punti del paese, si SPECIALE FEDE E TRADIZIONE accendevano i falò; il giorno festivo,durante tria col miele, cavolfiori fritti. la processione del Santo, veniva, come viene Infine, si offriva a tutti i convenuti un piccolo tuttora imbandita, la Mattra, la cui etimologia pane a forma di “uccellino”, preparato con sola greca mette insieme un verbo (che significa farina e acqua, senza lievito e sale; uccellino impastare, preparare) e un sostantivo (che che poi, all’occorrenza, per allontanare un significa madia, cassa, per fare e riporre il temporale che stava per abbattersi su Erchie, pane), rivela le sue origini della dominazione veniva sbriciolato e cosparso ai quattro punti bizantina. Agli albori, la Mattra, per devozione cardinali. a San Giuseppe, veniva preparata in casa dalle Dal 1700 in poi, tale usanza, sempre col preciso persone più benestanti per sfamare la servitù scopo di sfamare i più poveri, uscì anche dal e i poveri; usando questa che si è tramandata, chiuso delle case e cominciò ad effettuarsi sempre più sporadicamente sino al 1950, prima sulla pubblica piazza e poi nelle vie quando in alcune case di Erchie, il giorno di adiacenti. San Giuseppe, la Mattra aveva addirittura Ancora oggi la gente, per devozione a San un suo rituale, in quanto si accostavano ad Giuseppe, si porta in piazza per assaggiare la essa, sempre in numero dispari, delle persone “tria” e gli altri cibi, e ricevere l’”uccellino”, non raffiguranti San Giuseppe, la Madonna e il più come amuleto, ma come simbolo di pace. Bambino Gesù, insieme ad altri due o quattro commensali, per mangiare ciò che era preparato (tratto da Cosimo V. Morleo, Erchie, dalle sulla tavola: fave bianche, pesce fritto, baccalà origini ad oggi) fritto, “lampagioni” fritti e al sugo, “tria” (tagliatelle) con olio e pane grattugiato fritto e 15 DIOCESANA Pierdamiano Mazza “L’autenticità della vostra fede” nelle parole di Pietro P 16 rosegue con nutrita partecipazione il percorso che la nostra comunità diocesana sta vivendo in questo Anno della Fede. La consistente serie di appuntamenti che stanno radunando ogni mese nel Santuario della Madonna di Cotrino in Latiano diverse centinaia di persone, ha visto in questo mese di febbraio il suo culmine con la Settimana Biblica Diocesana, tenutasi dal 26 al 28 febbraio. A guidare le riflessioni sul tema “L’autenticità della vostra Fede – Il percorso della fede nella prima lettera di Pietro” suor Elena Bosetti, docente di esegesi del Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e l’Istituto superiore di scienze religiose di Modena. MemOria Suor Elena, che proprio sulla I lettera di Pietro ha pubblicato nel 2006 un’introduzione e un approfondito commento, ha proposto una serie di riflessioni nel corso delle tre serate offrendo una possibilità di studio su diverse linee tra cui la chiamata alla santità quale percorso di fede e di speranza. Al riguardo ha infatti chiarito come tutti siano chiamati alla santità, inquadrando ovviamente tale atto in rapporto all’amore. Una santità che significa bellezza e che va svolta nella condotta ordinaria, comportandosi con “timore”, ovvero con la consapevolezza che Dio è padre che giudica con giustizia. L’interesse dimostrato dall’assemblea intervenuta è stato notevole, ravvisando svariati spunti per un risvolto pratico di quanto ascoltato da applicare nella difficile e spesso ruvida quotidianità. Si è così configurata la necessità di un obiettivo che la stessa suor Elena aveva preannunciato in apertura affermando: ”Stiamo vivendo momenti difficili, faticosi, complessi; momenti in cui anche come credenti possiamo sentirci un po’ incerti, smarriti e tuttavia sono momenti anche belli e affascinanti, anzitutto perché sono i nostri tempi e poi perché questi sono tempi preziosi per testimoniare la nostra fede”. Gli interventi di suor Elena Bosetti nelle tre serate sono stati interamente ripresi dallo staff del GRIS della Diocesi di Oria e consultabili sul sito ufficiale del gruppo. anno VIII n. 3 Marzo 2013 PRO Agenda pastorale del Vescovo, marzo 2013 venerdì 1 marzo 2013 giovedì 14 marzo 2013 Basilica Cattedrale, Oria Messa con il “canto delle Piaghe” Ore 17:30 Basilica Cattedrale, Oria “Scenni Crištu”, celebrazione dell’antico rito e della santa Messa con catechesi del Vescovo Ore 15:30 domenica 3 marzo 2013 Santuario della Madonna di Pasano, Sava Festa dei Pellegrini Ore 16:30 giovedì 7 marzo 2013 Basilica Cattedrale, Oria “Scenni Crištu”, celebrazione dell’antico rito e della santa Messa con catechesi del Vescovo Ore 15:30 venerdì 8 marzo 2013 venerdì 15 marzo 2013 Basilica Cattedrale, Oria Santa Messa con il “canto delle Piaghe” Ore 17:30 martedì 19 marzo 2013 Santuario di San Francesco, Sava Santa Messa e benedizione delle “Mattere” Ore 11:00 Parrocchia “San Francesco d’Assisi”, Oria Festa di San Giuseppe Ore 17:00 Basilica Cattedrale, Oria Santa Messa con il “canto delle Piaghe” Ore 17:30 mercoledì 20 marzo 2013 sabato 9 marzo 2013 Santuario di Cotrino, Latiano Incontro di formazione permanente “Ricordando il concilio” tenuto da S. E. Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea Ore 19:00 Parrocchia “Cristo Re”, Torre Santa Susanna Celebrazioni delle Cresime Ore 18:00 giovedì 21 marzo 2013 Chiesa Madre, Torre Santa Susanna Celebrazioni delle Cresime Ore 11:00 Basilica Cattedrale, Oria “Scenni Crištu”, celebrazione dell’antico rito e della santa Messa con catechesi del Vescovo Ore 15:30 martedì 12 marzo 2013 venerdì 22 marzo 2013 Parrocchia “S.S. Trinità”, Manduria Celebrazione per il patrocinio di San Gregorio Ore 18:00 Basilica Cattedrale, Oria Santa Messa con il “canto delle Piaghe” Ore 17:30 domenica 10 marzo 2013 17 PRO SETTIMANA SANTA domenica 24 marzo 2013 sabato 30 marzo 2013 Piazza Manfredi, Oria Benedizione dei rami d’ulivo Ore 09:30 Parrocchia “San Michele Arcangelo”, Manduria “L’ora della madre” Ore 08.30 Basilica Cattedrale, Oria Veglia Pasquale Ore 22:00 mercoledì 27 marzo 2013 Basilica Cattedrale, Oria Discesa dei Misteri e santa Messa Ore 15:00 domenica 31 marzo 2013 Basilica Cattedrale, Oria Pontificale di Pasqua Ore 11:00 giovedì 28 marzo 2013 COMPLEANNI Basilica Cattedrale, Oria Missa Chrismatis Ore 10:00 Sac. Gianfranco Aquino Basilica Cattedrale, Oria Missa in Coena Domini Ore 18:30 2 marzo 8 marzo Sac. Francesco Nigro 13 marzo Sac. Daniele Giangrande 17 marzo Sac. Gianni Caliandro 26 marzo venerdì 29 marzo 2013 Sac. Giuseppe Leucci Basilica Cattedrale, Oria Celebrazione della Passione Ore 17:00 ANNIVERSARI di ORDINAZIONE 25 marzo Sac. Domenico Spina - VII Basilica Cattedrale, Oria Processione dei Misteri Ore 20:00 MemOria 31 marzo Sac. Franco Marchese - XXIX anno VIII n. 3 Marzo 2013 CULTURALE Ivan Cavaliere L’ arte di purificare il cuore G ià da un po’ di settimane l’Anno liturgico ci ha introdotti, mediante il rito delle Ceneri, nel tempo austero e forte della Quaresima. Un rito, quello delle ceneri, che per sua natura ci richiama ad un ritorno all’essenzialità e alla pulizia del nostro cammino cristiano. “L’arte di purificare il cuore” del cardinale Tomàs Spidlìk è uno degli strumenti più adeguati a cui un cristiano possa approcciarsi per essere aiutato, durante tutto il percorso quaresimale, a discernere ciò che è presente nel suo animo; virtù, vizi, emozioni, passioni e sentimenti. Tutti elementi che danno forma alla nostra esistenza e ai quali, tante volte, non sappiamo dare un nome o non conosciamo la maniera più “cristiana” di purificarli o metterli a servizio dell’ambiente nel quale viviamo. È una lente d’ingrandimento dell’animo umano. Una lente talmente efficace che le conseguenze del farci vedere meglio altro non sono che il grido costante di tutta un’umanità che vuole essere ri-nnovata da Dio e dalla potenza del Santo Spirito. Un libro piccolo, non molte pagine. Ma tanto utile da portare il lettore in un viaggio dentro la propria interiorità. Un viaggio dentro il proprio essere; è questo che tante volte non riusciamo a fare, presi da mille cose da portare a termine, da uno stile di vita sempre più superficiale e sempre meno propenso allo “scavo” interiore. Spidlìk, fine e dotto maestro spirituale, ci presenta in modo accessibile e chiaro le osservazioni degli antichi asceti sulla penetrazione dei pensieri cattivi nel cuore e l’arte elaborata per il combattimento spirituale, perché il cuore purificato diventi una fonte di rivelazione. È Dio ad aver creato il cuore ed è proprio sotto la vigile paternità di Dio che riusciamo a capire chi siamo, cosa abita in noi, cosa ci distoglie dal “bene sommo” e cosa invece ci permette di vivere pienamente come figli di Dio. Il libretto è un percorso libero, cosciente, duro per certi versi ma in grado di far riconciliare l’uomo con il suo mondo interiore; pagine di una capacità introspettiva che sorprendono chiunque. Anche chi magari ha offuscata, nella mente, la nozione tanto importante quanto mai problematica della misericordia divina. Dalla domanda “da dove viene il male ?” all’epilogo, breve ma intenso, di Paul Claudel sulla figura del cuore umano come “apparecchio dotto e complicato, con molte chiavi, ventilazioni e scaffali”. Novantadue pagine di ricchezza spirituale, dalle quali traspare l’intenso rapporto che intercorre tra la creatura e il Creatore. Pagine che, in un tempo come la Quaresima, sono la stazione di sosta per proseguire il cammino verso la rinascita pasquale in maniera più responsabile, più purificata, più libera. Un cammino di pulizia che ci farà dire, come il Profeta, “Inveni cor meum!” Ho trovato il mio cuore! Autore: Tomàs Spidlìk (1919 - 2010). Nato a Boskovice (Repubblica Ceca), è stato ordinato sacerdote il 22 agosto 1949, della Compagnia di Gesù; conseguì il Dottorato in Sacra Teologia a Roma nel 1955 presso il Pontificio Istituto Orientale. Ha compiuto, in seguito, studi di filosofia e teologia in diverse università europee. Ha insegnato teologia spirituale nella Pontificia Università Gregoriana. Dal 1991 ha vissuto e lavorato al Centro Aletti. Nell’ottobre 2003 è stato creato cardinale per il suo impegno a servizio della Chiesa. L’arte di purificare il cuore, collana sotto il tiglio 9, ed. Lipa, 12° ris.pa 2010 19 DIOCESANA A cura del Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» Mt 28,19 20 Vi riportiamo alcuni passaggi molto interessanti tratti dal Messaggio del Papa Benedetto XVIper la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù2013 tratta dunque, per ciascuno di voi, di lasciarsi plasmare ogni giorno dalla Parola di Dio: essa vi renderà amici del Signore Gesù e capaci di far entrare altri giovani in questa amicizia con Lui. 1. Una chiamata pressante Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro cammino. Più in generale, di fronte alle difficoltà del mondo contemporaneo, molti si chiedono: io che cosa posso fare? La luce della fede illumina questa oscurità, ci fa comprendere che ogni esistenza ha un valore inestimabile, perché frutto dell’amore di Dio. Egli ama anche chi si è allontanato da Lui o lo ha dimenticato: ha pazienza e attende; anzi, ha donato il suo Figlio, morto e risorto, per liberarci radicalmente dal male. E Cristo ha inviato i suoi discepoli per portare a tutti i popoli questo annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova. 3. Andate! Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione con questo mandato: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato» (Mc 16,15-16). Evangelizzare significa portare ad altri la Buona Notizia della salvezza e questa Buona Notizia è una persona: Gesù Cristo. Quando lo incontro, quando scopro fino a che punto sono amato da Dio e salvato da Lui, nasce in me non solo il desiderio, ma la necessità di farlo conoscere ad altri. All’inizio del Vangelo di Giovanni vediamo Andrea il quale, dopo aver incontrato Gesù, si affretta a condurre da Lui suo fratello Simone (cfr 1,40-42). L’evangelizzazione parte sempre dall’incontro con il Signore Gesù: chi si è avvicinato a Lui e ha fatto esperienza del suo amore vuole subito condividere la bellezza di questo incontro e la gioia che nasce da questa amicizia. Più conosciamo Cristo, più desideriamo annunciarlo. Più parliamo con Lui, più desideriamo parlare di Lui. Più ne siamo conquistati, più desideriamo condurre gli altri a Lui. 2. Diventate discepoli di Cristo Questa chiamata missionaria vi viene rivolta anche per un’altra ragione: è necessaria per il nostro cammino di fede personale. Il Beato Giovanni Paolo II scriveva: «La fede si rafforza donandola». Annunciando il Vangelo voi stessi crescete nel radicarvi sempre più profondamente in Cristo, diventate cristiani maturi. L’impegno missionario è una dimensione essenziale della fede: non si è veri credenti senza evangelizzare. E l’annuncio del Vangelo non può che essere la conseguenza della gioia di avere incontrato Cristo e di aver trovato in Lui la roccia su cui costruire la propria esistenza. Impegnandovi a servire gli altri e ad annunciare loro il Vangelo, la vostra vita, spesso frammentata tra diverse attività, troverà la sua unità nel Signore, costruirete anche voi stessi, crescerete e maturerete in umanità. Ma che cosa vuol dire essere missionari? Significa anzitutto essere discepoli di Cristo, ascoltare sempre di nuovo l’invito a seguirlo, l’invito a guardare a Lui: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Un discepolo, in effetti, è una persona che si pone all’ascolto della Parola di Gesù (cfrLc 10,39), riconosciuto come il Maestro che ci ha amati fino al dono della vita. Si MemOria 4. Raggiungete tutti i popoli Cari amici, volgete gli occhi e guardate intorno a voi: tanti giovani hanno perduto il senso della loro esistenza. Andate! Cristo ha bisogno anche di voi. Lasciatevi coinvolgere dal suo amore, siate strumenti di questo amore immenso, perché giunga a tutti, specialmente ai «lontani». Alcuni sono lontani geograficamente, altri invece sono lontani perché la loro cultura non lascia spazio a Dio; alcuni non hanno ancora accolto il Vangelo personalmente, altri invece, pur avendolo ricevuto, vivono come se Dio non esistesse. A tutti apriamo la porta del nostro cuore; cerchiamo di entrare in dialogo, nella semplicità e nel rispetto: questo dialogo, se vissuto in una vera amicizia, porterà frutto. I «popoli» ai quali siamo inviati non sono soltanto gli altri Paesi del mondo, ma anche i diversi ambiti di vita: le famiglie, i quartieri, anno VIII n. 3 Marzo 2013 DIOCESANA gli ambienti di studio o di lavoro, i gruppi di amici e i luoghi del tempo libero. L’annuncio gioioso del Vangelo è destinato a tutti gli ambiti della nostra vita, senza alcun limite. 5. Fate discepoli! Penso che abbiate sperimentato più volte la difficoltà di coinvolgere i vostri coetanei nell’esperienza di fede. Spesso avrete constatato come in molti giovani, specialmente in certe fasi del cammino della vita, ci sia il desiderio di conoscere Cristo e di vivere i valori del Vangelo, ma questo sia accompagnato dal sentirsi inadeguati e incapaci. Che cosa fare? Anzitutto la vostra vicinanza e la vostra semplice testimonianza saranno un canale attraverso il quale Dio potrà toccare il loro cuore. L’annuncio di Cristo non passa solamente attraverso le parole, ma deve coinvolgere tutta la vita e tradursi in gesti di amore. L’essere evangelizzatori nasce dall’amore che Cristo ha infuso in noi; il nostro amore, quindi, deve conformarsi sempre di più al suo. Come il buon Samaritano, dobbiamo essere sempre attenti a chi incontriamo, saper ascoltare, comprendere, aiutare, per condurre chi è alla ricerca della verità e del senso della vita alla casa di Dio che è la Chiesa, dove c’è speranza e salvezza (cfrLc 10,29-37). 6. Saldi nella fede Di fronte alle difficoltà della missione di evangelizzare, talvolta sarete tentati di dire come il profeta Geremia: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma anche a voi Dio risponde: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò» (Ger 1,6-7). Quando vi sentite inadeguati, incapaci, deboli nell’annunciare e testimoniare la fede, non abbiate timore. L’evangelizzazione non è una nostra iniziativa e non dipende anzitutto dai nostri talenti, ma è una risposta fiduciosa e obbediente alla chiamata di Dio, e perciò si basa non sulla nostra forza, ma sulla sua.Lo ha sperimentato l’apostolo Paolo: «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2 Cor 4,7). Per questo vi invito a radicarvi nella preghiera e nei Sacramenti. L’evangelizzazione autentica nasce sempre dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo prima parlare con Dio per poter parlare di Dio. E nella preghiera, affidiamo al Signore le persone a cui siamo inviati, supplicandolo di toccare loro il cuore; domandiamo allo Spirito Santo di renderci suoi strumenti per la loro salvezza; chiediamo a Cristo di MemOria mettere le parole sulle nostre labbra e di farci segni del suo amore. E, più in generale, preghiamo per la missione di tutta la Chiesa, secondo la richiesta esplicita di Gesù: «Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,38). Sappiate trovare nell’Eucaristia la sorgente della vostra vita di fede e della vostra testimonianza cristiana, partecipando con fedeltà alla Messa domenicale e ogni volta che potete nella settimana. Ricorrete frequentemente al Sacramento della Riconciliazione: è un incontro prezioso con la misericordia di Dio che ci accoglie, ci perdona e rinnova i nostri cuori nella carità. E non esitate a ricevere il Sacramento della Confermazione o Cresima se non l’avete ricevuto, preparandovi con cura e impegno. Con l’Eucaristia, esso è il Sacramento della missione, perché ci dona la forza e l’amore dello Spirito Santo per professare senza paura la fede. Vi incoraggio inoltre a praticare l’adorazione eucaristica: sostare in ascolto e dialogo con Gesù presente nel Sacramento diventa punto di partenza di nuovo slancio missionario. 7. Con tutta la Chiesa Cari giovani, per restare saldi nella confessione della fede cristiana là dove siete inviati, avete bisogno della Chiesa.Nessuno può essere testimone del Vangelo da solo. Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione insieme: «fate discepoli» è rivolto al plurale. È dunque sempre come membri della comunità cristiana che noi offriamo la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione che viviamo nella Chiesa: dall’unità e dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri ci riconosceranno come discepoli di Cristo (cfrGv 13,35). Sono grato al Signore per la preziosa opera di evangelizzazione che svolgono le nostre comunità cristiane, le nostre parrocchie, i nostri movimenti ecclesiali. I frutti di questa evangelizzazione appartengono a tutta la Chiesa: «uno semina e l’altro miete», diceva Gesù (Gv 4,37). 8. «Eccomi, Signore!» Cari giovani, vorrei invitarvi ad ascoltare nel profondo di voi stessi la chiamata di Gesù ad annunciare il suo Vangelo. Come mostra la grande statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il suo cuore è aperto all’amore verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno. Siate voi il cuore e le braccia di Gesù! Andate a testimoniare il suo amore, siate i nuovi missionari animati dall’amore e dall’accoglienza! Seguite l’esempio dei grandi missionari della Chiesa, come san Francesco Saverio e tanti altri. anno VIII n. 3 Marzo 2013 21 IN...VERSI a cura di Francesco Sternativo ... con Edith Stein Mattino di Pasqua nella tacita prima aurora del silente mattino, lieve nebbia ricopre la terra; Buia la notte nella tomba, profondamente ora sarà attraversato da luce ma i raggi delle sante ferite di bianco bagliore penetrano la durezza della pietra, e il Salvatore oltrepassa il silenzio sollevata leggermente e posta a lato; della terra nuovamente ridestata dal sonno. dal buio della tomba si erge Sotto i passi dei santi suoi piedi il corpo del Figlio dell’Uomo fioriscono, mai visti, fiori di luce illuminato di luce, irraggiante splendore, e dove, lievemente, le sue vesti nuovo corpo risorto del Figlio dell’Uomo. sfiorano il suolo, Lento nella caverna Egli esce scintilla il terreno, brillio di smeraldo. MemOria anno VIII n. 3 Marzo 2013 IN...VERSI Dalle sue mani fluisce la benedizione «La sera del Venerdì santo, ai piedi della croce. sui campi, sui prati in turgidi, chiari profluvi, Il dolore della Madre di Dio è grande come il nella rugiada mattutina della pienezza mare, della grazia lei vi sta immersa, ma è un dolore contenuto, irraggia, giubilando, la natura del Risorto, quando Egli silente procede a fianco degli uomini. ella trattiene con fermezza il cuore con la mano, perché non si spezzi, la morte vera appare in modo quasi spaventoso dalla bocca semiaperta del Salvatore. Dolce Luce … Ma la sua testa è rivolta verso la Madre, come per consolarla, e la croce è tutta luce: Chi sei tu, dolce Luce, il legno della croce è divenuto luce del Cristo». che mi riempie 13 e rischiara l’oscurità del mio cuore? Tu mi guidi come mano materna e se mi abbandonassi non saprei fare più nessun passo Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé Da te lasciato, cadrebbe nell’abisso del nulla, dal quale tu l’hai elevato alla Luce Tu, più vicino a me di me stessa, e più intimo del mio intimo, e tuttavia inafferrabile e incomprensibile, che oltrepassi ogni nome: Spirito Santo, Amore eterno! MemOria anno VIII n. 3 Marzo 2013 Diocesi di Oria MERCOLEDÌ 20 MARZO, ORE 19.00 Santuario di Cotrino in Latiano mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, Padre Conciliare “Ricordando il Concilio”