Lunedì 13 ottobre 2014 – Anno 6 – n° 282
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(Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) - Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
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Ma mi faccia
Colonna sonora della settimana w il piacere
Red Canzian : “Here comes the sun dei
Beatles è un brano che suona come una
primavera, luce che arriva fino al buio”
di Marco Travaglio
pezzeremo le reni. “SpodeS
stati i gruppi di potere”
(Matteo Renzi, premier Pd, La
Stampa, sulla fiducia del Senato
a cura di Martina
Castigliani
Ascolta su w www.ilfattoquotidiano.it
TRE NO A EURO, BCE E QUIRINALE
GRILLO SI RIPRENDE LA PIAZZA
In migliaia alla manifestazione del Circo Massimo. Il leader Cinque Stelle detta nuovamente la linea
ai suoi. Referendum sulla moneta unica, strada sbarrata ai diktat di Bruxelles, attacco frontale
a Napolitano e ai giornalisti: “Non andiamo nei talk show, noi alziamo lo share e loro ci guadagnano”
De Carolis » pag. 2
» GENOVA » Contestato il sindaco, oggi è allerta meteo in tutto il Centro-Nord
Doria: “Dimettermi?
Prima mi sporco le mani”
CARI LETTORI Da oggi il Fatto Quotidiano costa dieci centesimi in più, un
piccolo sacrificio necessario per un
giornale come il nostro che sta per
affrontare un piano di sviluppo impegnativo e non riceve finanziamenti
pubblici. Grazie per la vostra comprensione.
» pag. 3
alla delega al governo per cancellare l’art. 18). La temibile
lobby dei lavoratori
dipendenti è stata
finalmente sgominata. Si passi
oggi alla loggia
dei pensionati.
Seguirà il trust dei lavavetri e dei giocolieri ai
semafori.
Cristo s’è fermato a Ebola.
“Ebola, Lorenzin: ‘L’Europa
deve intervenire, ora più controlli negli aeroporti’” (Repubblica, 8-10). Chiunque avvistasse questo signor Ebola è pregato di bloccarlo.
Pagnottelli. “Grillo scontenta
oltre un quinto del suo elettorato. Giudizio negativo dal 71%
dei cittadini” (Nando Pagnoncelli, Corriere della sera, 21-9).
“Due elettori pd su tre bocciano i sindacati” (Pagnoncelli,
Corriere, 5-10). Dunque, se 4/5
degli elettori 5Stelle approvano
Grillo contro Renzi e 1/5 lo biasimano pro Renzi, si titola su
1/5. Se invece 1/3 degli elettori
Pd approvano i sindacati contro Renzi e 2/3 li biasimano pro
Renzi, si titola sui 2/3. Il duce ha
sempre ragione.
Le colpe dei figli. “Essere figlio di
Berlusconi non costituisce reato” (il Giornale, 7-10). Però aiuta.
Errani humanum. “Vasco, vieni
a Roma. Ti aspettiamo nel partito e nel governo. Abbiamo bisogno di te” (Renzi a Vasco Errani, 10-10). Abbiamo solo tre
sottosegretari inquisiti e un viceministro imputato: ci manca
giusto il condannato in appello.
Prontopiazza. “Gelo con Camusso, il premier infastidito
dal fattore-piazza” (La Stampa,
8-10). Urge decreto con fiducia
per abolire le piazze in tutta Italia. Ce lo chiede l’Europa.
Prontopizzino. “Non si usi la
Costituzione per difendere
l’art.18” (Andrea Del Re, Corriere, 8-10). Perché se no?
Non è Francesco. “Confermo:
l’elezione di Bergoglio è dubbia”
(Antonio Socci, Libero, 8-10).
Me l’ha detto lo Spirito Santo.
Cose da pazzi. “Credo che Renzi intenda cambiare i rapporti
con i sindacati, da qualche tempo una forza conservatrice che
ignora milioni di precari in favore dei propri iscritti” (Beppe
Severgnini, Sette, 10-19). Incredibile: i sindacati dei lavoratori rappresentano i lavoratori
iscritti anzichè i precari non
iscritti. Dove andremo a finire.
Di questo passo la Federcaccia
smetterà di rappresentare i pescatori e la Fnsi i Severgnini.
Piano con le parole. “Niente
boss all’udienza di Napolitano:
‘Il Colle non è un’aula di giustizia’” (Corriere,10-10). Sai che
novità.
Segue a pag. 18
w EDITORIALE w Quel filo smarrito
dalla politica che lega le due tragedie
w L’INCHIESTA w Il
ministro: tracciare
chi viene dall’Africa, anche i medici-eroi
w PASSEGGIATE
di Ferruccio Sansa
di S. Cannavò, C. Daina, E. Liuzzi, M. Lillo e P. Porciello
di Alessandro
bola e l’alluvione di Genova. Due vergogne che paioE
no lontanissime: una si consuma, per adesso, in Africa. L’altra in una delle nostre città, dimenticata come
Italia è pronta per Ebola? Beatrice Lorenzin, ministro
ominciano le passeggiate in città del Fatto
L’
della Salute, rifiuta l’allarmismo ma ammette: biso- Cdel Lunedì. L’attore Alessandro Gassmann
gna fare di più. Non esiste ancora una task force specifica. ci accompagna per Roma, ripercorrendo le
Virus e alluvione
per vincere serve
senso del futuro
L’Aquila al proprio destino. Eppure un filo le lega: la mancanza di senso del futuro.
» pag. 18
IN CITTÀ w
Alessandro Gassmann racconta
Ebola in Italia:
“Girare Roma
bastano 5 milioni per mano a
e 88 medici?
papà Vittorio”
Sono stati stanziati appena 5 milioni e impegnati solo 88
medici.
» pag. 4 - 7 con racconto di Antonio Pascale
Ferrucci
strade dove camminava per mano a suo papà
Vittorio.
» pag. 8 - 9
2
GAZEBO E PIOGGIA
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
DIARIO DELLA GIORNATA
IN MOVIMENTO
GLI HA DATO DEL “SUPERNANO”
Defranceschi condannato ed espulso
Brunetta querela il leader M5S
Con un breve comunicato sul sito di Beppe Grillo Andrea Defranceschi, già capogruppo M5S in Emilia Romagna, “non fa più parte del movimento”. Il motivo è la
condanna ricevuta venerdì dalla Corte dei Conti “per
l’utilizzo dei fondi assegnati ai gruppi per l'acquisto di
spazi di programmazione disponibili dalle emittenti televisive al risarcimento di 7600 euro (108 per il 2010,
3600 per il 2011 e quasi 4000 per il 2012) oltre alle
spese di giudizio”. L’uso, invalso nel consiglio regionale
Emiliano Romagnolo di acquistare spazi di comunicazione politica sulle tv locali con i soldi del gruppo, è
costato caro al consigliere Defranceschi.
Durante il comizio di chiusura al Circo Massimo, Beppe
Grillo ha scandito con forza: “Anche se il Parlamento non è
costretto per legge ad accettare il referendum sarà costretto perchè stavolta abbiamo 150 parlamentari alle Camere. Vedremo chi ha bluffato, vedremo se la Lega manterrà la parola e vedremo anche che dirà il supernano Brunetta”. Il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio non
l’ha presa bene. "Il linguaggio di Grillo pretende di essere
politico, ma ormai da tempo si è trasformato in violenza
razzista. Poco fa ha usato, come argomento di denigrazione personale, caratteristiche fisiche individuali, che
meriterebbero rispetto”. Così ha deciso di querelarlo.
TRE GIORNI A 5 STELLE
Grillo, dopo il Circo
l’invito è alla piazza
500 MILA
di Luca De Carolis
R
itorno al futuro, nel segno del capo. Il segno di
Grillo, riacclamato signore dei Cinque Stelle, che dopo aver riempito il Circo Massimo vuole invadere le
piazze italiane, “l’elemento naturale”del suo Movimento. E chi se
ne importa del Parlamento. Tanto “diventeremo maggioranza,
andremo a governare, e il Parlamento lo faremo chiudere”. In
un pomeriggio romano che è il
regno dell’afa, Grillo scende dal
palco con lo sguardo del vincitore. In tre giorni al Circo Massimo di gente ne è venuta tanta,
le voci contrarie sono rimaste rumori di fondo, l’immagine
dell’istrione che arringava da
una gru ha occupato giornali e tv.
E allora il tema della leadership
dei Cinque Stelle se ne torna nel
cassetto. Niente incoronazione
del delfino Di Maio, nessun
cambio di sistema nonostante i
mal di pancia di Pizzarotti.
A COMANDARE è più che mai
Grillo, che (ri)detta la linea ai
suoi: fuori del Parlamento (“ma
non daremo le dimissioni”), tutti nelle strade. Si parte da quelle
di Genova, dove domani l’artista
porterà i suoi parlamentari a pulire. “Tanto i miei sono abituati a
spalare, che sia merda in Parlamento o fango a Genova non fa
differenza” urla dal palco nel discorso finale. Ed è boato, dal
Beppe Grillo, megafono sempre acceso nella tre giorni Cinque Stelle Ansa
NESSUN CAMBIO
DI LEADERSHIP
SUCCESSO DELLA
MANIFESTAZIONE
ROMANA CHE
RILANCIA
IL REFERENDUM
SULL’EURO
DOMANI “TUTTI A
SPALARE GENOVA”
pubblico che adora gli sfregi al
Palazzo. “Non possiamo diventare un’istituzione, siamo una
causa, ora ci stiamo riappropriando della nostra anima” assicura il leader. I punti principali
della sua agenda sono due classici: reddito di cittadinanza e referendum sull’euro, con annessa
petizione popolare: “Faremo
una legge popolare per uscire
dalla moneta unica, porteremo
3, 4, 5 milioni di firme in Parlamento”. I nemici sono sempre
quelli, e sempre tanti. I giornalisti, innanzitutto. “Siete dei drogati, dovremmo farvi le analisi
del sangue” aveva sibilato ai cronisti in mattinata, girando tra i
gazebo in auto elettrica. “Siete
walking dead, morti che cammi-
nano” ripete dal microfono.
SEGUE nuova scomunica per i
talk show: “Sono finiti, hanno
bisogno di noi per alzare lo share
e fare soldi, ma noi non ci andiamo più”. Attacca Renzi e il Pd
con metafore che richiamano
l’alluvione di Genova: “Renzi sta
portando a bagno il Paese, la peste rossa sta sommergendo l’Italia”. Se la prende con la massoneria, con sillabe sghembe: “ll viceministro delle Attività produttive, ora non ricordo il nome,
è un massone (i vice sono due,
ndr). Non ce l’ho con i massoni,
ma se proprio vogliono facciano
un partito, altrimenti se ne va-
179
I PRESENTI SECONDO
L’M5S: LA QUESTURA
PARLA DI 150MILA
I GAZEBO ALLESTITI
NELL’ARENA
DAGLI ATTIVISTI
dano affanculo”. Il nemico dei
nemici però rimane Napolitano:
“Un presidente con un po’ di dignità ci avrebbe dato l’incarico
di governare, le elezioni le avevamo vinte noi”. Non pago, a comizio ormai concluso, Grillo la
butta lì: “Già che ci siamo perché
non facciamo due passi a fare i
testimoni di Napolitano? Tanto
non siamo mica carcerati”. La
gente si guarda, i giornalisti già
pensano alla marcia sul Quirinale. Grillo smorza subito: “Scherzavo, siamo gandhiani, non coglioni”. Risate, applausi, musica.
Sul palco salgono i parlamentari:
ballano, pure dietro le quinte.
Ma la musica del M5S la suona
Grillo. Sempre assieme a Gianroberto Casaleggio, il cervello
politico, padrone del blog
dell’artista. Sceso pure lui a Roma, aggressivo come mai prima
dal palco, sabato: “Devono venire con le armi per togliermi un
po’ di sovranità nazionale, Draghi il banchiere non può darci
ordini”. Perché anche l’altro
diarca ha ancora voglia di dirigere il gioco. Gli altri big sono
tornati a posto. In primis Di
Maio, il numero tre: “Le incoronazioni si fanno alle feste
dell’Unità, qui non ci sono leader”. Resta il preferito degli at-
tivisti, il più inseguito per i selfie,
alla pari con Alessandro Di Battista. Significativa una battuta di
Grillo: “Abbiamo creato dei mostri, dei ragazzi meravigliosi, Di
Maio, ma anche Di Battista. Io so
che fine ci faranno fare a me e
Casaleggio: faremo gli europarlamentari con Mastella”. Tradotto, gli eredi designati sono loro due: ma c’è tempo. A manifestazione finita proprio Di
Maio e Di Battista girano tra l’erba raccogliendo rifiuti. Ottima
mossa (pubblico entusiasta), ma
pure segnale del ritorno della linea movimentista. Come verrà
declinata lo spiega la senatrice
Barbara Lezzi: “Andremo nelle
città una o due volte al mese,
porteremo il nostro parlamentino per discutere con la gente di
singoli temi. Verrà anche Beppe,
certo: è la nostra cassa di risonanza, come dice lui”. Cosa rimane a margine? Il paziente dissenso di Pizzarotti, il sindaco di
Parma, anche ieri al Circo Massimo: “Bella festa, ho parlato con
tanta gente ma avrei voluto più
palchetti per il confronto, il palco da 10mila persone serve per le
decisioni. Il tema dell’organizzazione da cambiare? Io l’ho posto,
punto”.
Twitter @lucadecarolis
L’ECONOMISTA PIGA
Bene parlare di euro, difficile uscirne
di Alessio Schiesari
l referendum sull’Euro? Dubito
I
si possa fare”. Gustavo Piga,
economista e promotore della
consultazione contro il fiscal compact, esprime dubbi sulla realizzabilità dell’idea rilanciata a San
Giovanni da Grillo: far decidere
agli italiani se tornare alla lira.
La Costituzione stabilisce limiti ai
referendum che abbiano per oggetto materie disciplinate dai trattati internazionali, come l’Euro. Ma
anche voi nel quesito contro il fiscal compact avete dovuto aggirare quest’ostacolo.
Vero, ma non è la stessa cosa. Noi
abbiamo trovato un appiglio
nell’ottusità di Mario Monti che,
con la legge 243/12, non si limitava
a recepire le direttive europee
sull’austerità, ma introduceva
nuovi “compiti a casa” da mostra-
re all’Europa. Il nostro quesito si
concentra su questo. Diverso il discorso per l’Euro: Maastricht ha
introdotto l’Euro in tutti i Paesi in
modo eguale. Grillo avrà i suoi costituzionalisti, ma mi sembra più
semplice puntare su una legge di
iniziativa popolare.
È giusto che siano i cittadini a scegliere?
Grillo sta provando a rimuovere il
velo dal dialogo proibito, quello
che in questi anni si è svolto in
stanze chiuse, per riportare la questione europea nell’agorà pubblica. Certo che a decidere devono essere i cittadini, perché sono loro a
pagare i danni della nostra politica
comunitaria. Ma c’è un però...
Quale?
Se da giurista (che non sono) ho
delle perplessità e da politico (che
pure non sono) apprezzo la mossa
di Grillo, da economista, e quello è
il mio mestiere, dico
imposto al Paese sacrifici che nessuno ha mai
che è una pia illusione
chiesto all’Italia. Ci
credere che basti superare l’Euro per
fosse la Troika anche
qui, farei un ragionauscire dalla recessione. Lo dimostra la stomento diverso.
ria: quando, nel ’92,
Ma la svalutazione che
Amato fece uscire
vuole Grillo non portel’Italia dal Sistema
rebbe benefici alle
monetario europeo,
Gustavo Piga aziende che esportasubito dopo varò la
no?
più draconiana manovra di auste- Sì, ma non dimentichiamo che la
rità di sempre. E, infatti, i benefici moneta unica sta già perdendo vadella svalutazione furono limitati. lore rispetto al dollaro. La svaluL’obiettivo è uccidere l’austerità, tazione va bene: certamente non è
non cambiare il colore delle ban- una medicina dannosa, ma non è
conote.
nemmeno quella che cura. Il proLei però ha plaudito in più di una
blema vero, soprattutto per le nocircostanza George Papandreou,
stre piccole e medie imprese, è la
l’ex primo ministro greco che tentò
domanda interna europea. Finché
la via del referendum sull’Euro.
non riparte quella, con gli appalti e
Papandreu fu coraggioso, ma la si- la spesa pubblica, la malattia del
tuazione greca in quel momento Continente non si risolverà, nemera eccezionale. La Troika aveva meno cambiando moneta.
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
3
ROVIGO
GUERRA IN MEDIO ORIENTE
Lo ha sollevato dalla carrozzina poi lo ha abbracciato e
ha deciso il destino di entrambi gettandosi in un fiume
e annegando lui, nonno di 73 anni, e l’altro, il nipote di 5
anni affetto da una grave malattia genetica. È accaduto
ieri pomeriggio lungo l’Adigetto in località Arzerello a
Lendinara (Rovigo). Un omicidio-suicidio che però,
nell’abbraccio che legava nonno e nipote al momento
dei ritrovamento, porta i segni di un gesto estremo. A
scoprire i due corpi è stato lo zio del bambino. I genitori
avevano infatti affidato il figlio ai parenti per andare ad
un convegno a Perugia, proprio sulla malattia che aveva
colpito il bambino fin dalla nascita.
Le forze curde di autodifesa resistono ma l’Isis non
molla la presa e minaccia anche Baghdad. A Kobane, in
Siria al confine turco, la battaglia continua, ma lo Stato
islamico non riesce a sfondare ed è costretto a inviare
rinforzi, spostandoli dalla sua capitale, Raqqa. E
nell’ennesima provocazione contro “Roma” e “i crociati”, lo Stato islamico ha fatto sventolare la sua bandiera
nera su piazza San Pietro. Almeno sulla copertina
dell’ultimo numero della sua rivista online Dabiq. Il vessillo nero sull’obelisco di San Pietro è accompagnato
dal titolo “Crociata fallita”, con riferimento ai raid della
coalizione a guida Usa contro l’Isis.
Nonno suicida insieme al nipote malato
L’Isis quasi a Baghdad e minaccia Roma
Doria, il sindaco bersaglio
Nel fango ligure
di Ferruccio Sansa
S
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
Genova
indaco Marco Doria,
non ha l’impressione di
essere stato lasciato
solo ad affrontare la
rabbia per l’alluvione?
Io la mia faccia ce la metto.
E gli altri? Ritornano in mente i
giorni del grande sciopero dei
conducenti dei bus, le lasciarono
il cerino in mano?
Ripeto: io la mia faccia ce la
metto.
Fino al punto, avrebbe detto, di
essere pronto a dimettersi. Ma è
davvero così?
Se ritenessi che le mie dimissioni
possano contribuire a risolvere i
problemi della città lo farei.
E in questo momento?
Penso che la mia presenza sia necessaria per prendere decisioni
necessarie per i cittadini. Per
esempio oggi abbiamo deciso di
sospendere il pagamento delle
tasse comunali, cioè Imu, Tari e
Tasi, per i cittadini danneggiati
dall’alluvione. E poi non mi
sembrerebbe giusto lasciare i cittadini senza il loro sindaco in un
momento come questo. In tanti
mi hanno detto che dovevo esserci. Che dovevo restare...
Per dire la verità c’è anche chi
l’ha contestata. Che effetto le
hanno fatto?
Io quando mi guardo allo specchio so quello che ho fatto, ho la
coscienza a posto. Però capisco
perfettamente l’amarezza e la
rabbia dei cittadini. Capisco la
situazione di grande dolore, di
disagio. Il sindaco è l’istituzione
più vicina ai cittadini e si prende
gli attacchi. È naturale che sia
così. Ma una cosa non mi va...
Quale?
Non sopporto quando mi dicono
“voi”. Genericamente. No, così
non va. Mi assumo fino in fondo
la responsabilità degli atti che io
ho compiuto come rappresen-
“Mi contestano
ma io almeno
ci metto la faccia”
“DIMISSIONI?
PRIMA AFFRONTO
L’EMERGENZA.
HO FATTO
IL MIO DOVERE”
LA PROTEZIONE
CIVILE: OGGI
ALLERTA IN TUTTO
IL CENTRO-NORD
tante dell’istituzione Comune.
Quali responsabilità crede di
doversi assumere?
Credo che, relativamente al
problema della prevenzione
delle alluvioni, siano stati compiuti atti positivi.
Quali, concretamente?
A Ponente abbiamo abbattuto
un ecomostro che rischiava di
provocare l’esondazione di un
corso d’acqua. Ma soprattutto
ci siamo battuti al tempo del
Piano per le città del Governo
Monti perché lo scolmatore del
Fereggiano fosse messo ai primi
posti: abbiamo ottenuto 25 milioni, altri 15 li abbiamo messi
noi e 5 la Regione. Nei prossimi
giorni si potrebbe arrivare
re anche i mille metri cubi d’acqua al secondo.
Genova sarebbe praticamente al
sicuro. Ma quanti soldi mancano?
Circa novanta milioni.
Insomma, dallo Stato dovrebbero arrivare ancora finanziamenti. Ma chi è che, tra le istituzioni,
ha mancato alle sue responsabilità? L’impressione di molti è
che ci sia stata la solita tendenza allo scaricabarile...
all’aggiudicazione dei lavori.
Poi c’è il pasticciaccio dei 35 milioni già stanziati, ma inutilizzati
per il secondo lotto dei lavori sul
Bisagno. Che cosa è successo?
Non voglio polemizzare, ma mi
sembra surreale si definisca illegittimo un atto, ma non si
ponga la sospensiva. E tu amministratore devi assumerti le
responsabilità.
Comunque il vero nodo per superare il tappo del Bisagno non è
nemmeno quello...
No, è il terzo lotto. Quello dal
ponte della ferrovia. Se si effettuassero quei lavori credo che
anche alluvioni come quella di
giovedì potrebbero essere affrontate. Che potremmo regge-
PARADOSSI ITALICI
Non eliminarono i rischi
ma incassarono il premio
ome se non bastasse il
C
danno, enorme – oltre i
200 milioni di euro secondo
una prima stima del governatore ligure Claudio Burlando – c’è anche la classica
beffa. Nella migliore tradizione
della
commedia
dell’assurdo all’italiana si
scopre che il Bisagno è un
fiume sicuro e che il dissesto
idrogeoligico di Genova è
scongiurato. Così, almeno,
secondo la catena di comando tecnico-politica del Comune, che arriva fino alla
giunta e al sindaco Marco
Doria, capaci di validare i
premi per il raggiungimento
degli obiettivi a quattro di-
rigenti municipali. Lo denuncia dai banchi dell’opposizione l’ex candidato a sindaco, proprio contro Doria,
Enrico Musso, un passato nel
centrodestra anche in Senato. Si tratta, nel dettaglio, degli obiettivi del Peg (programma esecutivo di gestione), il raggiungimento dei
quali prevede dei premi in
denaro per i funzionari.
IL PRIMO funzionario, diri-
gente manutenzione infrastrutture e verde, è stato
bravvissimo per ciò che riguarda proprio lo scolmatore
del torrente Bisagno, il torrente Chiaravagna e inter-
venti di altri adeguamenti
idraulici: 9.405,44 euro. Il secondo, dirigente settore opere idraulico-sanitarie, ha incassato 6.131,27 euro per
aver risolto il drenaggio urbano. Poi c’è il dirigente del
settore servizi territoriali polizia municipale e Protezione
civile: 7.171,74 euro per l’avvenuta mitigazione del rischio per gli edifici ubicati
nelle aree di maggior rischio
idrogeologico, lo sviluppo e
la promozione della conoscenza delle attività di Protezione civile.
Ben 17.614,53 euro sono finiti nelle tasche del dirigente
area tecnica per la messa in
È giusto cercare di accertare chi
ha delle colpe, quando ce ne sono. Ma mi irrita quando lo si fa
in modo demagogico. Ditemi
quali sarebbero le mie responsabilità e vi risponderò, non ho
problemi. Io però credo che, oltre a individuare le colpe passate, sia importante agire perché
tragedie come queste non si ripetano più in futuro.
Ecco, le scelte passate. Prima di
tutte la cementificazione selvaggia della Liguria. In cui il suo
centrosinistra ha enormi responsabilità...
Il sindaco Marco Doria, ieri contestato per le strade di Genova Ansa
RENZI: PRONTI DUE MILIARDI DI EURO
Le ditte: “Fateci fare i lavori,
rischio serio”. Era il 5 agosto
Io sono della sinistra del centrosinistra. Riconosco i limiti delle
politiche del passato. Ora dobbiamo cambiare. Assumerci le
nostre responsabilità. E metterci
la faccia. Io almeno ce la metto.
La Protezione civile intanto, per una
perturbazione di origne atlantica in
arrivo in queste ore, allarga l’allerta
meteo a quasi tutto il centro-nord.
In Liguria è allerta rossa.
40.292,98 EURO
PER I FUNZIONARI
LA CIFRA PAGATA
DAL COMUNE
AI SUOI DIRIGENTI
I FIUMI, PERÒ,
NON SONO
IN SICUREZZA
LA LETTERA indirizzata al premier Matteo Renzi il 5 agosto
sicurezza del territorio. Se
questi interventi fossero stati
davvero portati a compimento, tanto da meritare la retribuzione di risultato in aggiunta a quella ordinaria, l’alluvione di queste ore non
avrebbe sconvolto Genova,
portandosi via anche il povero Antonio Campanella,
travolto dalle acque giovedì
notte.
scorso dai legali delle ditte che dovevano occuparsi della messa
in sicurezza del torrente Bisagno, rimasta in un cassetto di Palazza Chigi senza risposta alcuna, inchioda il governo alle proprie responsabilità. “Tutti i ricorsi sono stati respinti. Nulla
osta ad un avvio effettivo dell’incarico. Gli ultimi eventi alluvionali hanno evidenziato le criticità idrogeologiche del territorio di Genova e della Regione e – con l’avvicinarsi della stagione autunnale – rimandare e temporeggiare ancora espone la
collettività al concreto rischio di riaccendere la tragedia del novembre 2011”. Puntualmente la tragedia, infatti, si è presentata.
Il contenuto della lettera è stato rivelato dal Tgla7 nell’edizione
di sabato sera e pubblicato già sul Fatto Quotidiano di ieri. Come
se niente fosse, però, il premier Renzi ieri è ovviamente intervenuto sulla tragica alluvione di Genova, senza far minimamente riferimento alla questione. Silenzio di tomba sul tema.
“Vedo i ragazzi che spalano il fango – ha scritto il premier su
Facebook – dalle strade e a loro va il mio grazie. Userò la stessa
determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia,
dei ritardi, dei cavilli”. Insomma, cavilli, burocrazia e ritardi.
Ma ritardi di chi? Incurante del ridicolo Renzi continua: “E assicuro ai genovesi, che non si sono piegati e che si sono rimboccati le maniche per spalare via fango e detriti dal loro futuro, l’impegno economico del Governo fin dalla legge di stabilità cui stiamo lavorando in queste ore”: promette 2 miliardi
per il dissesto idrogeologico in tutta Italia. Ci mancherebbe pure non lo facesse. Ma insiste: “C’è bisogno di sbloccare i cantieri, come abbiamo iniziato a fare con l’unità di missione. Di
superare la logica dei ricorsi e controricorsi che rendono gli appalti più utili agli avvocati che non ai cittadini”. Ecco, appunto.
g. cal.
g. cal.
4
L’EMERGENZA TRASCURATA
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
Domande
e risposte
per orientarsi
COS’È EBOLA
LA MALATTIA DA VIRUS
Ebola (EVD), precedentemente nota come febbre emorragica da virus Ebola, è una malattia grave, spesso fatale, con un
tasso di mortalità fino al 90 %.
COME SI TRASMETTE
LA MALATTIA
L’Ebola si trasmette attraverso lo stretto contatto con
sangue, secrezioni, tessuti,
organi o fluidi corporei di animali infetti.
QUALI SONO
LE PERSONE A RISCHIO
Gli operatori sanitari, i familiari o
altre persone a stretto contatto
con soggetti infetti, persone che
hanno contatto diretto con i corpi dei defunti
AMMISSIONI IL
SOTTOSEGRETARIO
DE FILIPPO HA
RISPOSTO AL M5S
CHE SI
“IMPONGONO
ULTERIORI
INIZIATIVE”.
BASTANO I
CINQUE MILIONI
E GLI 88 MEDICI
PREVISTI?
Ebola in Italia,
non tutto pronto
di Salvatore Cannavò
S
damentale dell’incuria che ha provocato il contagio.
Un punto che riguarda i sistemi sanitari di mezza Europa – si pensi alla Grecia – falcidiati dalle politiche di
austerità negli anni della crisi. La vicenda, quindi, potrebbe sfuggire di mano e qualche spiegazione più chiara e precisa è opportuna.
Intervenendo in aula, venerdì scorso, il Sottosegretario
Vito De Filippo ha ammesso che quanto accaduto finora “impone l'assunzione di ulteriori iniziative” anche se “le
segnalazioni di casi sospetti in Italia, sino ad ora pervenute al
ministero della Salute, sono state oggetto di
apposita indagine epidemiologica e di approfondimento diagnostico come previsto
dalle circolari all'uopo emanate, ed hanno
avuto tutte esito negativo”. Per la maggior
I CASI FINORA
parte dei casi, la diagnosi è stata di malaria.
0
e arriva Ebola in Italia, il nostro
paese è pronto? La ministra Lorenzin ha in parte risposto nell’intervista che pubblichiamo a pagina 6.
REGISTRATI
Ma ad avanzare dei dubbi circa la reale preIN ITALIA
Medici negli aeroporti
parazione del governo, nei giorni scorsi, è
stato il Movimento 5 Stelle che su questo
Al momento, il principale obiettivo del miargomento ha presentato, venerdì scorso,
nistero è stato quello di emanare (già lo
un'interpellanza urgente alla Camera a firscorso aprile) dettagliate disposizioni “per
ma della deputata Giulia Grillo (nessuna
rafforzare le misure di sorveglianza nei
parentela con il leader, ndr.). Il fatto che lei I MEDICI MOBILITATI
punti di ingresso internazionali”: porti e aestessa si sia ritenuta “parzialmente soddiroporti. Ci sono, così, specifiche ordinanze
DAL MINISTERO A
sfatta” dalle risposte del sottosegretario alla LIVELLO NAZIONALE
emanate negli aeroporti di Roma Fiumicino
Sanità, Vito De Filippo, conferisce a questa
e Milano Malpensa designati come “aerotestimonianza un valore interessante.
porti sanitari”. Analoga iniziativa è stata riSu Ebola, infatti, come sottolineano al michiesta alla Guardia costiera. Lo scorso 1 otnistero della Salute, si dicono molte cose e
tobre, inoltre, sono state fornite le indicasi avanzano molti allarmi. La situazione,
zioni sui centri di riferimento nazionali e sui
I FONDI AGGIUNTIVI centri clinici in cui possono essere gestiti
spesso, sfugge di mano anche alla comunicazione perché la tendenza ad amplificasi sospetti come gestire il trasporto, quali
PER MISURE
care l'emergenza è spesso funzionale ad alprecauzioni adottare a protezione degli
DI PROTEZIONE
tri scopi.
operatori sanitari e quali misure adottare
Il caso spagnolo, il primo contagio in Eunei confronti di coloro che vengono a conropa a destare tanta emozione, si è poi catatto con la malattia. Un punto di contatto
ricato di significati più ampi perché gli stessi colleghi del- problematico può dipendere dai voli diretti dalla Nigeria in
l'infermiera infettata hanno scritto una lettera al governo cui si è verificato un focolaio di casi secondari e terziari (ma
denunciando il peso dei tagli alla sanità come causa fon- derivanti da un unico caso). Gli altri paesi colpiti (Guinea,
88
5 MLN
Liberia, Sierra Leone) sono collegati solo con voli indiretti e
questo rende più complesso il processo di controllo. Al ministero ammettono che su questo punto ci sono degli avanzamenti da fare e la riunione del 16 ottobre servirà anche a
questo.
L’altro terreno di iniziativa, assicura il ministero, è nell’ambito dell'operazione Mare Nostrum e quindi nel rapporto con
l’arrivo di migranti attraverso il Mediterraneo. I medici sono
stati coinvolti nelle attività della Marina Militare direttamente sulle imbarcazioni. “In mancanza del medico del ministero della Salute i controlli vengono
effettuati a terra”. A ridimensionare
questo tipo di allarme, spesso alimentato da pulsioni razziste, va anche detto
che la durata dei viaggi di migranti irregolari rende estremamente improbabile l'arrivo di casi di infezione da Ebola
che ha una incubazione di 7,10 giorni,
con un massimo di 21. Sul piano dei fondi, il ministero si è mosso con la richiesta
di uno stanziamento di 5 milioni di euro
destinati non solo all'acquisto di materiale profilattico, medicinali di uso non
ricorrente, vaccini per attività di profilassi internazionale, ma anche per la
pubblicazione e diffusione dei dati e materiali per la prevenzione delle malattie
infettive. Per quanto riguarda i vaccini,
domanda specifica nell'interpellanza
urgente, è stato messo a punto in laboratori italiani il vettore per il vaccino
contro Ebola, basato su ChAd3-adenovirus, vaccino monovalente/trivalente,
sviluppato in un programma dell'Istituto nazionale degli Stati Uniti, che utilizza esattamente il vettore italiano. Ma, sia negli Stati Uniti
che in Inghilterra, si tratta solo della fase 1 della sperimentazione ed occorre, quindi, aspettare gli esiti di questa attività
nelle fasi successive, così come è riconosciuto dalla comunità
scientifica internazionale, per verificarne gli esiti.
COME UN
ALIENO
Il virus non è
mai comparso
in Africa occidentale prima
d’ora e per
questo ha un
alto grado di
letalità Ansa
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
QUANDO INVECE
NON SI TRASMETTE
Un contatto casuale con chi non
mostra segni di malattia non trasmette Ebola. Non si contrae
maneggiando denaro o prodotti
alimentari o nuotando in piscina.
QUALI SONO
I PRINCIPALI SINTOMI
Improvvisa febbre, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di
testa, di gola, vomito, diarrea, insufficienza renale ed epatica oemorragia interna ed esterna.
QUAL È
IL TRATTAMENTO
I pazienti hanno bisogno di liquidi per via endovenosa o di reidratazione orale. Non c’è un
trattamento ma con terapie appropriate alcuni guariscono.
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
GLI ACCORGIMENTI
PER PREVENIRLA/1
Ridurre il contatto con animali
infetti ad alto rischio (quali pipistrelli della frutta, scimmie e
primati) nelle aree di foresta
pluviale.
5
GLI ACCORGIMENTI
PER PREVENIRLA/2
Cuocere i prodotti animali,
indossare guanti e tute nella
cura di persone malate, lavare le mani dopo aver visitato i
pazienti in ospedale.
LE IPOTESI DEGLI ESPERTI
L’INFETTIVOLOGO
Galli: “L’Italia rischia meno,
ma bisogna agire subito”
di Paola Porciello
N
on è la prima volta che il mondo si
trova ad affrontare il virus Ebola.
Quella in corso in Guinea, Sierra Leone e
Liberia è la dodicesima epidemia dal
1976, anno in cui il virus fece la sua prima comparsa in Africa. “Questa volta
però è cambiato qualcosa. C’è una grossa
epidemia nell’uomo che si è evoluta in
un periodo di tempo circoscritto in paesi
dove il virus non era mai stato osservato. A partire da dicembre 2013 – secondo l’ultimo rapporto dell’Oms – ci
sono stati 8399 casi con 4033
decessi. Un grado di letalità
vicino al 50%”. Massimo
Galli, direttore della Divisione universitaria Malattie
infettive
e
tropicali
dell’Ospedale Sacco di Milano e Professore ordinario
di
Malattie
infettive
dell’Università di Milano,
ricostruisce la probabile origine di questa epidemia:
“Parliamo di una delle 5 specie virali che appartengono
al genere ebola virus, il cui
serbatoio naturale è probabilmente costituito da più
specie di pipistrelli della
frutta. Il virus esce sempre
dalla foresta profonda. Ogni
volta però, il ceppo implicato è diverso dai precedenti.
Questa volta è successo in
una zona altamente martoriata e deforestata della Guinea, forse a seguito di un’alterazione dell’habitat degli
animali serbatoio che hanno dovuto cercare da mangiare altrove, avvicinandosi
alle zone abitate dall’uomo”. Dalla Guinea l’epidemia si è poi allargata alla Sierra Leone e alla Liberia attraverso una catena umana di infezioni. A giocare un
ruolo determinante nella sua diffusione i
rituali tradizionali che accompagnano il
funerale, durante il quale i parenti entrano in contatto fisico con il defunto.
“Quasi sempre al momento del decesso
ci sono imponenti fenomeni emorragici,
perdita di fluidi e discontinuità della cute
- spiega Galli. Una delle indicazioni fon-
partire dai paesi direttamente interessati
e il livello d’allerta si deve alzare lì dove
può arrivare potenzialmente il problema. Tutto dipende dalla capacità che si
ha di arrestare in tempi brevi la diffusione dell’epidemia in Africa. Se ciò non
accade il rischio diventa più elevato per
tutto il mondo e non solo per il nostro
paese”. Ma si tratta di paesi poveri con
risorse limitate. Due dei quali devastati
di recente da guerre civili, e tutti con
contraddizioni interne che
hanno portato a uno sfruttamento del tutto deregolato e pericoloso delle risorse
forestali. “L’Oms sta premendo per avere maggiori
risorse utilizzabili sul posto.
Sta di fatto che i livelli attuali
di intervento non sono stati
sufficienti a fermare l’epidemia. Ci deve essere garanzia
del controllo del territorio
da parte dei governi locali.
In quei paesi l’ebola è una
novità assoluta. Le persone
vengono portate in isolamento, dal quale solo il 40 %
esce vivo. Una situazione
che genera sospetto e paura
nelle popolazioni locali che
faticano a collaborare con le
autorità sanitarie. Anche
per questo è indispensabile
impiegare più risorse materiali e umane. Quello che è
stato fatto finora non basta.
Nelle zone colpite dall’epidemia la situazione è attualmente fuori controllo”.
Per quanto riguarda le coste
siciliane e il rischio dovuto
agli sbarchi dei migranti
Sacche di sangue prelevate per l’emergenza Ansa Galli ci tiene a precisare: “Si
tratta di affermazioni errate
ratori sanitari su 401 che si sono infettati. e pericolose. È impossibile che un indiQuesto sottolinea il fatto che sono più viduo attraversi l’Africa via terra per ragesposti rispetto alla media della popo- giungere i luoghi da cui partono i barlazione. Anche nel gruppo di autori del coni impiegando meno del tempo comlavoro scientifico pubblicato pochi gior- plessivo di incubazione, senza quindi
ni fa su Science, ci sono stati 5 decessi”.
aver sviluppato prima la malattia. Non
Dopo i casi registrati negli Stati Uniti e in bisogna farsi prendere dalla cultura del
Spagna, l’allarme sta arrivando anche nel sospetto ed è bene tenersi informati: se
nostro Paese. Non avendo voli di linea siamo stati in Africa più di 21 giorni fa e
diretti con le zone colpite dall’epidemia, abbiamo la febbre alta oggi, non dobbial’Italia è considerata a basso rischio. “La mo pensare di avere l’ebola”.
limitazione del rischio e del danno deve
Twitter @PaolaPorciello
damentali è che i deceduti per ebola vengano gestiti col massimo delle cautele da
personale specializzato e attrezzato con
indumenti protettivi, usando i sacchi per
i cadaveri. Un intervento difficile da accettare da parte dei familiari del defunto”.
Medici e infermieri che si trovano ad affrontare la crisi nei tre paesi africani sono i più esposti al rischio di contagio: “I
fatti parlano chiaro. Sono morti 232 ope-
La disponibilità globale L’IPOTESI
Le unità allertate nei porti e aeroporti
sono 88 medici, coadiuvati da 216 unità
di posti letto a diverso livello di isolamento OPERATIVA
di personale tecnico, un numero che, ad
esempio il Movimento 5Stelle, considenell’Unione europea è
88 OPERATORI E
ra non sufficiente a fronte di una posdi 244 unità; di queste,
sibile emergenza con questa portata.
21, “peraltro ad alto iso- 216 INFERMIERI
lamento” assicura il ministero, si trovano in DISLOCATI IN
Serve il servizio pubblico
Italia.
Formalmente, l'Italia PORTI E
Le informazioni fin qui reperite, dunnon ha istituito una apque, offrono un quadro di efficienza
posita task force perché, AEROPORTI MA
che, purtroppo, potrà essere verificata
dicono gli uffici del mi- ANCHE SULLE
solo al manifestarsi del problema che
nistro Lorenzin, esiste
nessuno si augura. Resta il nodo del
già una rete di uffici di NAVI DEI
funzionamento complessivo della sanisanità portuale e aerotà pubblica che, al dunque, è l'unico anportuale, “pronta ad in- MIGRANTI
tidoto per qualsiasi emergenza. “Il pubblico è fondamentale, la funzionalità
tervenire ove arrivassero casi sospetti con nave
dei servizi pubblici è fondamentale”
sottolinea Giulia Grillo soprattutto per
o aereo”. “In realtà, assicurano al ministero,
rassicurare i primi potenziali contagiasiamo pronti, occorre solo pigiare il tasto quando si ve- ti, gli operatori sanitari. “In Spagna, aggiunge la deputata,
rificherà il problema”. La responsabilità, in ogni caso, è vi sono medici ed infermieri che, sentendosi insicuri da
posta in capo alla Direzione generale della Prevenzione parte della protezione che può conferirgli il proprio stesso
del ministero della Salute e della Direzione Generale che Stato, si stanno rifiutando di andare a lavorare. Immacoordina tutta l’attività correlata ad Ebola.
giniamo in che situazione ci potremmo trovare”.
Fermare il virus
prima di finire
sotto assedio
di Emiliano Liuzzi
uando una malattia diventa epidemica? Siamo davvero
Q
vicini a vedere il Paese stravolto, con le scuole, gli uffici
pubblici, perfino cinema, teatri, mezzi di trasporto, bloccati
per evitare il contagio? È questo che rischiamo con Ebola? I
virologi assicurano che “l'emergenza allo stato attuale non
esiste”. Ma anche su questo iniziano a dividersi. Fino a un
mese fa neanche si pensava al fatto che potesse varcare i confini dell'Africa, Sierra Leone e Liberia, in particolare. Oggi
l'ipotesi si fa più concreta. I non allarmisti si basano sul fatto
che i tempi di incubazione sono al massimo di 21 giorni. E la
diagnosi è rapida. Ma proviamo a pensare a un allarme. Cosa
accadrebbe?
Trasporto aereo. Un decalogo è già attivo. A Roma Fiumicino
o Milano Malpensa, queste le due destinazioni dove può atterrare un aereo con a bordo un caso sospetto di ebola, basta
che la persona abbia la febbre per essere considerata a rischio.
Qui sono attive 24 ore su 24 le procedure di emergenza. Il
comandante segnala il caso sospetto e l’aereo viene fatto atterrare in una piazzola riservata. Qui ci sono ambulanze speciali ad alto bio-contenimento da cui intervengono medici
protetti da tute Classe 3 con
guanti e mascherine. Sull'aereo non può né salire né PRIME MISURE
scendere nessuno fino a che i
medici non hanno preso in A FIUMICINO E
carico il paziente. I più vicini,
familiari o passeggeri, ven- MALPENSA GIÀ
gono ricoverati per controlli. PREVISTO UN
Gli altri devono compilare
una scheda da consegnare in PROTOCOLLO
aeroporto con i propri dati in
modo da poter essere ricon- D’EMERGENZA.
tattati.
Contagio da cadavere.Nel SE IL RISCHIO
periodo di incubazione,
Ebola non è contagiosa. Ma AUMENTASSE
le persone infette rimangono CHIUSI SCUOLE
contagiose anche da morte. I
cadaveri andrebbero cremati E LUOGHI
come già il governo liberiano
PUBBLICI
ha da poco disposto.
Ospedali. La pratica di occuparsi a casa propria dei malati, senza portarli nelle
strutture ospedaliere preposte – pare che nei paesi colpiti
dall’epidemia si stia pure diffondendo la leggenda che
siano stati i medici occidentali a diffondere il virus – aumenta del 20 per cento la
possibilità di contagio. A
New York, è bastato che una
persona tornasse dall’Africa
Occidentale con sintomi gastrointestinali, perché fosse
messa in isolamento all’interno dell’ospedale Mount Sinai di Manhattan con tanto di
cordoni di emergenza e tute da catastrofe atomica. Impossibile pensarlo in Italia dove i posti letto negli ospedali sono
limitati, spesso esauriti, anche senza emergenze. La situazione sarebbe fuori controllo.
Scuole chiuse. In caso di emergenza il primo provvedimento
sarebbe quello di chiudere le scuole e le università. Una pratica che avviene già in condizioni climatiche particolarmente
avverse. In questo caso la chiusura spetterebbe ai sindaci dei
Comuni, ma non sarebbe escluso un provvedimento di tipo
nazionale. La chiusura sarebbe giustificata dal fatto che si
tratta di ambienti chiusi e frequentati anche dai bambini che
potrebbero venire a contatto senza nessun controllo.
Uffici, metro e stazioni. Al momento sarebbe paradossale
pensare a un provvedimento di chiusura degli uffici e delle
stazioni ferroviarie o della metropolitana. Anche perché
l’ebola non viene trasmessa per via aerea. Una qualsiasi persona potrebbe entrare a contatto con un malato e non diventare soggetto a rischio. Inoltre c’è un dato molto evidente:
i malati hanno sintomi influenzali con febbre a 40, dolori
fortissimi alle ossa, difficoltà a stare in piedi. Improbabile che
un malato possa viaggiare in treno, in metropolitana o recarsi
in ufficio. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi. Risposte
certe non ce ne sono e non arriveranno a breve.
6
L’EMERGENZA TRASCURATA
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
Stati Uniti
secondo caso,
sale la paura
PAURA NEGLI USA Primo contagio di
Ebola sul territorio americano. Un’infermiera che aveva curato Thomas Duncan, il paziente morto a Dallas (Texas), è
risultata ieri positiva ai test di Ebola.
La conferma arriva dal commissario del
Dipartimento dei servizi sanitari del Te-
xas, David Lakey.
L’infermiera di Dallas aveva accusato
venerdì sera i primi sintomi compatibili
con il virus. Subito era scattato l’isolamento. Ma le autorità americane ormai
paiono rassegnate: “sfortunatamente
sono possibili nei prossimi giorni altri
casi”, ha ammesso il direttore del Centro per la Prevenzione ed il controllo delle Malattie di Atlanta (Cdc) Thomas
Frieden. La causa del primo contagio sarebbe “una violazione del protocollo
stabilito nel trattare i pazienti malati di
Ebola”.
IL MINISTRO LORENZIN
delle persone che provengono
dai paesi a rischio.
“Tracciamo
chi arriva dai
Paesi a rischio”
di Marco Lillo
M
aggior vigore per
contrastare il rischio Ebola. Questo ha chiesto Beatrice Lorenzin nella lettera spedita, insieme al commissario europeo alla Salute Tonio Borg, ai
suoi colleghi del resto d’Europa
per convocare il vertice di giovedì. Per dare l’esempio, racconta al Fatto il ministro, “abbiamo
già realizzato simulazioni di
emergenza Ebola nell’aeroporto
di Fiumicino e ora continueremo negli ospedali come lo Spallanzani”. Nella sua veste di rappresentante della Presidenza del
Consiglio dell’Unione durante il
semestre italiano Lorenzin ha
scritto ai colleghi dell’UE: “Noi
(Io e Borg, Ndr) crediamo che
dovremmo impegnarci con
maggior vigore su questo tema
(Ebola Ndr) a un livello di Unione Europea. E crediamo sia doverosa una discussione a livello
europeo sulla necessità di misure per rafforzare i controlli in entrata nei punti di ingresso diretto
nell’UE e su quali possano essere
queste misure”.
Ministro Beatrice Lorenzin, alle 11
di giovedì a Bruxelles - su sua iniziativa - è stato convocato un vertice europeo sull’epidemia di Ebola. Ci dobbiamo preoccupare?
Non bisogna fare allarmismo ma
bisogna dire ai cittadini le cose
come stanno. Prima dell’estate
eravamo all’interno di una crisi
nell’Africa occidentale che
l’OMS pensava di poter confina-
re a centinaia di casi. Oggi siamo
a 8 mila casi e OMS e ONU prevedono si possa arrivare a 20 mila
intorno a Natale, prima che il virus decresca in seguito a massicci
interventi. La gestione della crisi
deve essere coerente con lo scenario. L’Europa e l’Italia in particolare sono attrezzate per affrontare questa emergenza. Tutti
però devono seguire le regole e i
protocolli. Diciamo che dobbiamo prepararci a gestire ogni evenienza in modo attento e responsabile anche se ragionevolmente
non dovrebbe verificarsi.
Qual è il rischio principale?
Per curare 20 mila casi ci saranno
tanti operatori impegnati nei
paesi ad alto rischio cioè Liberia,
Guinea e Sierra Leone. Stiamo
UN PROBLEMA
DI PROFILASSI
GLI OPERATORI
CHE SI DEDICANO
ALLA CURA DEI
MALATI IN AFRICA
SONO EROI,
MA RISULTANO
ANCHE I VETTORI
DEL VIRUS
IN EUROPA
parlando di eroi. Io ho parlato
con alcuni di loro e mi hanno raccontato che non si danno neanche la mano per mesi, proprio per
evitare pericoli. La storia dei pochi casi segnalati in Europa dimostra però che il problema può
venire proprio da questi operatori o da residenti , che sono entrati
in contatto con i malati, non sono
sintomatici e possono a loro volta
diventare veicolo di contagio.
C’è stato il caso del dottore tedesco che, prima di mostrare i
sintomi, ha partecipato a un
brindisi in Sierra Leone con altri
cooperanti tra cui un italiano di
Emergency, poi ricoverato allo
Spallanzani per cautela.
Sì e c’è il problema dei voli dove
si triangola. Dopo essere atterrato in Europa dall’Africa occidentale con un volo diretto l’operatore o anche chi viaggia per altri
motivi, potrebbe spostarsi con
altri voli senza che nessuno sappia la provenienza originaria,
anche verso l’Italia, che non ha
voli diretti con i tre Paesi a maggior rischio Ebola. Un’ipotesi
che io mi sentirei di appoggiare è
quella di realizzare delle aree di
compensazione per gli operatori
all’arrivo in Europa oppure nei
paesi di provenienza.
Non c’è già un obbligo di quarantena per gli operatori entrati
in contatto con i malati?
No, non c’è e non è facile introdurlo. Bisogna immaginare delle procedure alle quali gli Stati
europei possano aderire. Comunque secondo me il tema
fondamentale è la tracciabilità
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
Gli Stati europei sono divisi sulla predisposizione di controlli
all’ingresso negli aeroporti europei. Lei che ne pensa?
Sono utili, anche se sono più
utili i controlli alla partenza
dall’Africa. La cosa più importante è bloccare in Africa l’epidemia e non farla trasformare
in pandemia.
Cosa possono fare gli Stati europei nei luoghi di partenza per limitare i rischi di contagio?
Il ministro della Saluta Beatrice Lorenzin Ansa
1973: ULTIMA EPIDEMIA
DI COLERA IN ITALIA
PESTE E COLERA Le grandi epidemie che hanno colpito il nostro paese negli ultimi secoli sono principalmente la peste e il colera. La prima è una malattia infettiva
causata dal batterio Yersinia pestis. Per il Regolamento
Sanitario Internazionale è assoggettata a denuncia internazionale all'Oms, sia per i casi accertati che per
quelli sospetti. L’ultima epidemia di peste nel Nord Italia
(di scarsa entità) risale al 1743. Nel medesimo periodo
anche Messina fu investita da una forte epidemia che, a
causa della durezza del cordone sanitario, non si diffuse
al resto della Sicilia, ma causò una carestia durissima in
città. Nel 1816, invece, l’ultimo episodio registrato in Sud
Italia a Noicattaro, in provincia di Bari.
Il colera è una malattia infettiva del tratto intestinale
causata da un batterio Gram-negativo a forma di virgola, il Vibrio cholerae, identificato per la prima volta nel
1854 dall'anatomista italiano Filippo Pacini. In Italia,
l’ultima importante epidemia risale al 1973 in Campania
e Puglia. L’assenza o la carenza di acqua potabile o non
contaminata e le inadeguate condizioni sanitarie di alcune aree, spesso unite a un generale stato di povertà e
di degrado, sono le principali cause di diffusione del colera. Le aree tipicamente a rischio sono le periferie urbane o i campi di rifugiati, dove l’assenza di sistemi fognari efficienti favorisce la contaminazione delle acque.
Queste condizioni fanno dei Paesi in via di sviluppo le
aree a maggior rischio di diffusione della malattia e il colera è spesso considerato tra gli indicatori di sviluppo sociale.
Giovedì io chiederò a tutti i Paesi europei di innalzare i livelli di
sicurezza e di informazione.
Chi sale su un aereo diretto in
Europa deve sapere esattamente quali sono i sintomi di Ebola e
a quale numero deve telefonare
se c’è un dubbio. Attiviamo un
numero verde al ministero, oltre alle informazioni sul nostro
sito. Poi una proposta che mi
sembra sensata è quella di dislocare medici europei negli aeroporti dei paesi a rischio.
Pensa di inviare i medici italiani
negli aeroporti di Liberia, Sierra
Leone e Guinea?
È una proposta che stiamo valutando. Ma è importante un
coordinamento europeo. Ed è
un tema che io voglio porre
nell’incontro di giovedì.
Un passeggero sbarcato a Parigi
dalla Liberia potrebbe prendere
un volo per Roma senza che il
nostro sistema sanitario ne sappia nulla?
Per evitare che accada bisogna
rafforzare la cooperazione a livello europeo e mi sembra sensata la
proposta di un registro con un
controllo serrato nei paesi di partenza. I passeggeri devono essere
informati e tracciabili. Già adesso
noi abbiamo prolungato a 21
giorni la conservazione delle liste
dei passeggeri. Comunque, appena viene segnalato un sospetto,
in Italia scatta un sistema di allerta che attiva immediatamente
procedure di isolamento e i falsi
allarmi sono serviti per simulare
situazioni di rischio. In questi
giorni abbiamo effettuato simulazioni a Fiumicino e continueremo negli ospedali preposti, come lo Spallanzani e il Sacco di Milano, centri di alto isolamento
che il mondo ci invidia.
FARMACI E VACCINI
Guarire si può, se la diagnosi è entro le 48 ore
di Chiara Daina
uattro mila vittime e poco più di otto mila
Q
casi di persone infettate. Un bilancio di uno
su due. L’epidemia di Ebola più drammatica della
storia. Una psicosi da contagio che si estende a
tutte le latitudini del mondo. Perché quello che fa
più paura è la mancanza di una terapia specifica
per uscirne vivi. Al momento, i farmaci e i vaccini
studiati apposta per curare il virus sono
stati sperimentati solo sugli animali e devono ancora superare i test sull’uomo. “Interveniamo con terapie di supporto: reidratazione del corpo, somministrazione
di antidolorifici e antibiotici se ci sono altre infezioni”, spiega Antonino Di Caro,
direttore del laboratorio di microbiologia
dell’ospedale Spallanzani, centro di riferimento nazionale per l’Ebola, e team leader
di due recenti spedizioni, una in Guinea,
l’altra in Liberia, due degli stati africani più
martoriati dalla malattia assieme alla Sierra Leone. “Sopravvive chi ha un sistema
immunitario in grado di produrre gli an-
funzionano se presi entro 48 ore dalla manifestazione dei sintomi”. Ne esistono almeno due ad
azione diretta sul virus che potrebbero presto en“I CASI SOSPETTI vengono isolati nelle tende. trare nella fase clinica dei test. Il dottore ameriPrima della diagnosi li teniamo a distanza tra di cano Kent Brantly e la sua infermiera, che hanno
loro con dei separé. Ma poi non ci sono gli stru- contratto l’ebola in Liberia, sono stati curati con lo
menti per monitorare le fasi successive della ma- Zmapp, un siero sperimentale ricavato dalle foglie
lattia”. Il periodo di incubazione è fulmineo, dai di tabacco ogm. Le dosi però sono terminate. “Il
due giorni ai 21. “I farmaci testati sugli animali punto è che non si sa se siano guariti davvero grazie al siero o per le condizioni fisiche non
troppo compromesse” sottolinea il medico dello Spallanzani. Un siero anVIRUS
Le aziende
ti-ebola, forse, avremmo già potuto averfarmaceutiche lo in commercio, ma quando nel 2007 il
sono al lavoro
team di Antonio Lanzavecchia, direttore
alla ricerca di
dell’Istituto di Biomedicine di Bellinzoun farmaco o
na, stava lavorando alla terapia nessuna
di un vaccino
industria farmaceutica era interessata:
che blocchi
pochi pazienti, niente affari. E il progetto
ebola
senza i finanziamenti sufficienti si è arenato. Solo negli ultimi mesi, con l’emergenza, sono partiti i test sugli animali negli Stati Uniti. “Si tratta di anticorpi prodotti in laboratorio iniettati nel paziente
ticorpi contro il virus”. Di Caro ha lavorato sul
campo nelle strutture di Medici senza frontiere.
che a differenza del vaccino, attivo solo dopo alcune settimane, forniscono una protezione immediata. – spiega Lanzavecchia -. Siamo in attesa
dei risultati, per ora non abbiamo niente da vendere e nessuna azienda si è fatta avanti”.
SUL FRONTE dei vaccini, la società italiana di Bio-
tech Okairos in collaborazione con il National Institute of Health (Usa), ne ha prodotto uno nei
laboratori di Pomezia, recentemente approvato
dalla Fda (l’agenzia americana per la regolamentazione dei farmaci) per trials clinici nell'uomo,
iniziati oggi negli Stati Uniti e in UK. “Non so
quando sarà pronto il vaccino. – dichiara Riccardo
Cortese, il fondatore della società, che ha sede a
Basilea ed è finanziata da capitali svizzeri, olandesi, tedeschi e americani -. I diritti di tutti i nostri
vaccini – aggiunge -, compreso questo, li ha comprati la GlaxoSmithKline nel 2013”.
Un’indagine uscita su Lancet un anno fa, dimostra
che su 336 farmaci autorizzati tra il 2000 e il 2011,
solo 4 (tre per la malaria e uno per la diarrea tropicale), cioè l’uno per cento, erano destinati alla
cura delle malattie dei poveri.
IL RACCONTO
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
Era cianotico, ma
alla fine si è ripreso,
ha vomitato, l’amico l’ha
girato pure. Quando ha
aperto gli occhi ha detto
solo: come sta mia moglie?
Poi è arrivata
l’autoambulanza. Applausi,
tutti contenti. Per poco”
di Antonio
Pascale
Chi è
Albarsottocasa w Conosco Claudio
e Federico, anche Claudio e Federico
si conoscono, però non si parlano.
Nemmeno si salutano. Si incontrano dieci
volte al giorno, anche perché hanno gli stessi
orari e niente, uno guarda a destra, l'altro a
sinistra. Poi un giorno gli salva la vita con un
massaggio cardiaco e la respirazione bocca a
bocca: “Mi ha mischiato il virus
questo stronzo”
Attenti al prossimo
Sul pianerottolo
dove corre la psicosi
spesso, perché gli
astanti sono eccitati
da Claudio), prova a
uesta storia la posso
LIBRI, MA NON SOLO
dire: calma, ragioniaraccontare perché ci
mo un po'. Federico,
sto giusto in mezzo:
Nato a Napoli nel 1966. Giornainfatti, dice sempre,
conosco Claudio e
lista e scrittore, vive oggi a Roragioniamo.
Federico. Claudio abita sul mio
Poi si mette a fare dipianerottolo, alla mia sinistra,
ma. Scrive per teatro e radio.
stinguo, non sono
Federico alla mia destra: ci sto
Collabora con il Mattino, lo
zingari, ma sinti, o
giusto in mezzo, appunto.
Straniero e Limes. Tra i suoi liQuindi, se vado in salone
camminanti, oppure,
sento cosa dice Claudio, se
Ebola non è come
bri: “La città distratta” e “Risto in camera da letto, quell'Aids, la tubercolosi è
torno nella città distratta”, poi
lo che dice Federico. Sono
una cosa, Ebola è un
case fatte male, i tramezzi
altra, le modalità di
“La manutenzione degli affetti”
sono di carta, del resto è un
contagio sono diverse
e “Le attenuanti sentimentali”
quartiere povero, poi c'è la
e c'è chi lo ascolta e si
(finalista al Premio Viareggio
crisi, siamo tutti agitati.
convince, c'è chi a
Claudio tiene sempre la tesentire Federico dice:
2014). È considerato dai critici
levisione alta, si vede tutti i
questo mi fa scendere
uno dei migliori talenti della
talk, quelli più beceri, lo
il latte ai coglioni, e se
sento commentare ad alta
ne va. In genere chi
narrativa italiana.
ascolta Federico dice
voce, adesso ce l'ha con gli
immigrati, per via di Ebola,
che è una brava perdice sempre: che t'avevo detsona, uno che legge e
to? Lo dice alla moglie, che tra l'altro non studia. Anche le rumene lo pensano, trovano che
ci sta tanto con la testa.
Federico sia educato e serio, ma non divertente,
Federico non ascolta i talk, sta invece attaccato a come invece è Claudio.
Rai storia, quando sto in camera da letto, sento in Chi invece ascolta Claudio, dice che Federico fa,
sottofondo i documentari, come una nenia, a appunto, scendere il latte ecc, e poi, in fondo, è
volte mi ci addormento. Conosco Claudio e Federico, anche Claudio e Federico si conoscono, però non si parlano.
Nemmeno si salutano. Si incontrano dieci volte al giorno, anche perché hanno gli
stessi orari e niente, uno
guarda a destra, l'altro a sinistra. Un tempo si salutavano, ora no. Deve essere accaduto qualcosa, ma non so
cosa, forse è colpa della crisi,
ci rende tutti più nervosi e instabili.
Al bar sotto casa, la mattina
arrivano insieme. Il bar è gestito da due rumene, belle ragazze. Claudio attacca subito
a parlare con loro, scherza e
qualche volta scherza pesante. Dice che vengono dallo
stesso paese degli zingari e so'
un po' zingare. Non ce l'ha
con le ragazze, ma con i zingari veri, quelli che passano al
bar la mattina, però prima
scavano nei bidoni dell'immondizia e poi si vengono a
prendere il cappuccino.
Claudio spesso tiene banco,
oltre ai zingari, vuole mandare in prigione tutti i politici. E comunque inizia a parlare con le ragazze, poi allarga
la discussione a tutti gli astanti. Io guardo Claudio e Federico, uno è vecchio, cattivo, ha portato la mamma in un ospizio e la
l'altro è di mezza età. Claudio è in piedi, vociante mamma è morta di una sincope, tutta sola, l'hane caciarone, inveisce contro qualcuno e guarda no trovata con la faccia contratta, con un ghigno,
disperata, è brutto morire da solo.
Federico, quasi come se ce l'avesse con lui.
Federico, invece, non parla, se ne sta in un an- Mentre Claudio vuole bene alla moglie,
golo, seduto, in disparte, isolato da tutti, legge anche se è partita di testa, non ragiona più.
Repubblica e tuttavia scuote la testa quando ascol- È pure sorda – e infatti Claudio sente la
ta le arringhe di Claudio. Insomma si vede pro- televisione a tutto volume. Un giorno
prio: Federico odia Claudio e Claudio odia Fe- Claudio ha cominciato a parlar male degli
immigrati. Vabbè, oltre agli zingari, erano arderico, io lo so, del resto ci sto in mezzo.
Comunque, quando Claudio va via, Federico si rivati quelli che vendevano calzini e accendini,
alza, e se la discussione è ancora in corso (capita chiamavano tutti fratelli. Qua c'è la crisi e siamo
Q
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
tutti nervosi e soprattutto non possiamo comprare nemmeno i calzini, quindi Claudio si lamentava. Che vi avevo detto? Portano o non
portano le malattie? Certo che si, ecco che arriva
Ebola.
Quel giorno, chissà, stava parecchio nervoso,
aveva gli occhi lucidi e straparlava, ma tanto, e
allora, è successo, fatto stranissimo, che Federico
si è alzato e ha detto: calma ragioniamo, però ha
cominciato a urlare: ma che cazzo stai a dì, che ne
sai tu degli immigrati, e di Ebola, lo sai che è
difficile contagiarsi? ecc ecc. la rumena del bar ha
detto: a raga, calma, ve sta per partì la vena.
Infatti i due erano paonazzi e manco a farlo apposto, Claudio ha girato gli occhi ed è crollato a
terra, gli sono venute le convulsioni e poi ha
contratto la bocca.
Si sono allontanati tutti e tutti hanno guardato
Federico, come dire: hai fatto morire pure Claudio. Federico ha detto: ma va fa n'culo e si è
buttato su Claudio, massaggio cardiaco, respirazione bocca a bocca e Claudio si è ripreso, ha
vomitato, Federico l'ha girato pure. Claudio ha
detto solo: come sta mia moglie?
Poi è arrivata l'autoambulanza. Applausi a Federico, tutti contenti. Poi nel parapiglia si è discusso di Claudio, le rumene hanno detto che
stava già male, c'aveva la febbre alta da giorni, ma
non si curava. Il tizio che, riferendosi a Federico,
diceva sempre del latte ai coglioni, ha detto: secondo me qualche nigeriana c'ha mischiato 'na bella
La stazione ferroviaria malattia.
di Roma Termini Perché appunto Claudio il
in uno degli orari sabato sera andava a putdi punta Ansa tane. Fatto sta che Federico
è diventato un eroe, uno
buono, bravo e generoso
aveva salvato Claudio -poraccio- che aveva preso una
brutta botta alla pompa e poi
aveva 'sta febbre alta, che complicava le cure.
La mattina dopo Federico
non è sceso al bar, nemmeno il giorno dopo, e a un
certo punto invece di Rai
storia ho sentito Federico
che parlava da solo, cioè delirava. Forse aveva la febbre
e diceva ad alta voce: mi ha
mischiato l'ebola, sto stronzo! l'ebola, l'ebola, morirò,
morirò, perché l'ho toccato.
Io l'ho sentito attraverso i muri e
allora ho capito che Federico era
solo, non c'era nessuno con lui, e
chissà perché, uno così ragionevole pensava di avere contratto
il virus e da chi, poi, da Claudio?
E sì, ne diceva tante contro di
lui, una rabbia, e le cose che gli
uscivano dalla bocca: contro
Claudio, le puttane, le nigeriane,
le rumene, i cinesi, l'ebola.
Allora, ho gridato attraverso il
muro – che so' tramezzi attaccati con lo sputo e
se ne possono cadere da un momento all'altro, so
fragili, come noi per questa crisi- Federico! Calma! Ragiona. Non hai niente, è solo febbre. Ma
lui ce l'aveva con Claudio. Volevo bussare, entrare e dargli una mano. Ma non ho avuto il
coraggio, avesse veramente l'Ebola, e che ne so
io?
Per tutta la notte Federico ha invocato la mamma. Mi ha fatto impressione, non potete capì...
7
VOX POPULI
“Non
vado
più in
Kenya”
di Alessandro
Ferrucci
ROMA Piazza Navona e
zone limitrofe, ottobrata
romana, ottobrata oltre
le medie stagionali: caldo, afa, umido, magliette
e bermuda per i turisti,
fuga al mare per molti residenti. La domanda, a
chi passeggia, è: “Hai
paura dell’Ebola?”
Paolo, 41 anni, grafico.
“Aspetta che me tocco...”
Emma, 38 anni, moglie di
Paolo. “Scusa, è ipocondriaco”.
Stefano, 27 anni, cameriere. “È sempre colpa dei
neri”. Come, scusa? “Dopo l’Aids pure questa”.
Apposto.
Alessandro, 43 anni, giurista. “Come della corrente”.
Mimmo, 53 anni, trasportatore. “Tacci loro”
Chi? “Loro, quelli...”
Giampiero, 32 anni, disoccupato. “Per niente. O
almeno spero”.
Andrea, 28 anni, precario. “Sì, ma proprio tanta.
Mi terrorizza”.
Miriam, 25 anni, fidanzata di Andrea. “Guarda
che non scherza, ne parlavamo poco fa”.
Francesca, 38 anni, lavoro ignoto. “Io ho cambiato viaggio per Capodanno, niente Kenya”.
Lorenzo, 42 anni, benzinaio. “Ci penso, mio suocero crede sia un complotto”.
Fausto, 54 anni, pensionato. “Secondo me è solo
business di qualcuno. Ce
vojono magna!”
Marta, 38 anni, receptionist. “Con mio marito non
escludiamo di andare a
vivere in campagna”.
Daniele, 29 anni, marito
di Marta. “Veramente sei
tu che lo dici, io non ci
penso proprio”. Li lasciamo prima dello scoppio
dio una lite.
Mario, 29 anni, studente.
“Sì, mi spaventa, evito di
leggere e informarmi altrimenti mi sento peggio”.
Edoardo, 40 anni, negoziante. “Di qualcosa si
muore di sicuro”.
Alessia, 37 anni, commercialista. “Non ci ho
capito nulla. All’inizio
pensavo che le immagini
dei malati fossero finte!”
Caterina, 44 anni, radiologa. “Secondo me la faccenda è molto più grave
di quanto possiamo immaginare”.
Barbara, 46 anni, casalinga. “Non ho ancora
pranzato”.
Twitter: @A_Ferrucci
8
SENZA FILTRO
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
Una carriera
di cinema, teatro
e pubblicità
È NATO A ROMA il 24 febbraio 1965, figlio di Vittorio
Gassman e dall'attrice francese Juliette Mayniel. Il suo
debutto cinematografico è a 17 anni nel film autobiografico Di padre in figlio, scritto, diretto e interpretato con il padre Vittorio, con il quale poi studia recitazione presso la Bottega Teatrale di Firenze. Nel 1984
interpreta a teatro Affabulazione di Pier Paolo Pasolini.
Per anni ha formato un sodalizio artistico insieme a
Gianmarco Tognazzi, con il quale ha recitato in Uomini
senza donne, Facciamo fiesta, Lovest, I miei più cari amici,
Teste di cocco, Ex e Natale a Beverly Hills. Nel 1997 recita
nel film Il bagno turco di Ferzan Ozpetek. È del 2008 la
sua partecipazione al film Caos calmo dove, nella parte
del fratello del protagonista interpretato da Nanni Mo-
Tra centro e periferia, piazza Navona e via Tiburtina, cinema e realtà. La Capitale vista
con gli occhi dell’attore e regista: “A volte non la riconosco, è cambiata anche nell’idioma,
nell’accoglienza. Il cinema dove andavo con papà è diventato un parcheggio”
di Alessandro Ferrucci
O
Roma
cchiali a goccia, maglietta nera, jeans. Alessandro
Gassmann (con due “n” finali, ha ripristinato il cognome originario) cammina con una tale sicurezza
tra un Sanpietrino sbeccato, un marciapiede invaso da auto e motorini, smog, turisti, negozianti al lavoro, da
apparire funzionale al contesto, perfettamente inserito tra le
gioie, le brutture, le follie di una città “complicata e decadente
come Roma. Guarda lì...” e indica un vicoletto dietro piazza
Navona, “guarda lo sfascio: l’altro giorno hanno portato via
un’auto distrutta e abbandonata da tempo, qui è la fogna della
zona, dove in molti vengono a espletare i propri bisogni o a
buttare l’immondizia. E siamo in pieno centro, il nostro biglietto da visita per i turisti. La senti la puzza?”. Sì, nauseante.
“Appunto, e fuori questa zona è anche peggio”.
La settimana scorsa hai pubblicato un post sul fattoquotidiano.it nel quale hai denunciato le brutture di via Tiburtina.
L’ho scritto dopo essere uscito da alcuni studi cinematografici. Ho visto la qualunque, per questo ho deciso di tornarci,
con calma, e in Vespa.
E cosa hai trovato?
Ho contato otto sale Bingo in pochi chilometri, talmente luccicanti da poter sostituire l’illuminazione pubblica. E penso
che spesso, dietro, ci sia del malaffare. Poi sempre sulla Tiburtina, c'è la fabbrica della Technicolor, ormai dismessa
perché la pellicola non si usa più. Ed erano i più bravi di tutti.
Quindi palazzi occupati, fabbriche chiuse e in fondo l’ex
ospedale psichiatrico dove nella struttura sostitutiva vivono
ancora dei pazienti non autosufficienti e lasciati come allo
zoo.
GASSMANN
“DA MIO PADRE
A MIO FIGLIO:
50 ANNI A ROMA”
In che senso?
Con le mani tra le sbarre, ti chiedono le sigarette, vagano con
movimenti ripetitivi, sembrano allo sbando. Dopo aver visto
tutto questo mi sono rimesso in Vespa un po' immalinconito,
o meglio dire turbato.
“In Vespa” come Nanni Moretti in “Caro
Diario”...
Purtroppo la mia è con il cambio automatico e non classica come la sua. E
pensare che ho anche sostenuto Marino a sindaco, mi sembrava doveroso
dopo 5 anni di Alemanno.
Lo hai conosciuto di persona?
L'ho incontrato un paio di volte in
Comune, una in particolare
quando si ventilava l’ipotesi
di una mia nomina a direttore del Teatro di Roma.
La prima volta gli ho
spiegato come funziona
il sistema in Italia.
In particolare cosa gli
hai detto?
Il primo problema del
teatro pubblico italiano è la burocrazia. Sul
palcoscenico arriva il 25
per cento di quello che è
stanziato, il resto è assorbito da altro.
Oltre a questo, come è andato
l’incontro?
A un certo punto mi dice: ‘Vieni
con me’. E mi porta nell'aula
Giulio Cesare. ‘Guarda a terra’,
insiste. E sai cosa vedo? Centinaia di bruciature di sigaretta,
a quanto pare chi si è seduto e
siede su quegli scranni, ama spegnere le cicche sul parquet, oppure poggiare i piedi sul muro per
questo Marino ha piazzato anche
delle lastre di plexiglass per salvare
le pareti.
mezia, lì spendiamo appena 200 euro al giorno invece dei 600
richiesti a Roma.
Tu nella Capitale ci vivi da sempre.
Sì, ma non esiste più la Roma accogliente e indolente di un
tempo, e non è colpa dei romani, è la politica ad averli mutati:
vedo dei quartieri ghetto, convivenze complicate tra italiani e
stranieri, piccole cricche, con persone terrorizzate e nessuna
presenza dello Stato.
I tuoi luoghi da ragazzo?
Con mio padre abitavamo al quartiere Trieste, il cinema dove andavamo sempre è diventato un parcheggio, mentre il Luna park
dell’Eur, altro luogo della mia infanzia, è serrato da anni”.
Il governo ha deciso di porre fine ai mozziconi di sigaretta a
terra, con tanto di multe.
Quanto fumi?
Quindici al giorno quando
lavoro, zero d'estate: questo la
dice lunga sulla mia coglioneria. Ma l'attore vive in attesa,
e mi stressa molto di più il
cinema rispetto al teatro. E ti
parla uno che ogni mattina si
sveglia e si dice: ‘Cacchio
quanto sono fortunato’. E
quando parlo o vedo gli attori che in televisione si lamentano della fatica, mi
viene da entrare dentro il
video e dargli uno schiaffo in
faccia e poi dirgli ‘o sveglia, ma ti rendi conto?’. Ma sono stato
cresciuto così, davanti a mio padre dovevo sempre sorridere,
anche se non mi andava. Dovevo dimostrare contentezza.
Fabio Testi una volta ha dichiarato: “Il mio fisico mi ha protetto da molti complessi”.
Se sei uno sportivo sono d’accordo, ma da attore può diventare riduttivo: molti ruoli che volevo interpretare li hanno
assegnati ad altri, giudicati ‘uomini normali’.
Questo da adulto, da ragazzo?
Non esiste più la città
accogliente e indolente
di un tempo, e non è colpa dei
romani, è la politica ad averli
mutati: vedo dei quartieri
ghetto, convivenze complicate
tra italiani e stranieri, piccole
cricche, con persone terrorizzate
e nessuna presenza dello Stato”
Sì, ti aiuta con le donne e sei contento, però in questo mestiere è
centrale l'apparire fisico. Quando
ho iniziato le riprese di Caos Calmo
con Nanni Moretti, di cui sono fan
sfegatato, il primo giorno di ripresa
eravamo a Bocca della Verità, caldo estivo, momento di pausa, chiusi in macchina. A un certo punto
inizia ad arrivare gente sul set, mi
vedono e mi chiedono autografi su
autografi, anche più che a Nanni. E
lui: ‘Cazzo, sei famoso!’. Gli rispondo: Beh, sono anni che recito.
Ma Nanni insiste: ‘Ma sei molto famoso’ (Gassmann offre una imitazione perfetta di Moretti). E a quel
punto commetto un grosso errore,
gli rivelo: sai, ho realizzato un calendario nudo, per questo le donne
mi chiedono l'autografo. Da lì ha
iniziato a prendermi in giro.
Quel calendario ha spopolato.
Buona parte della mia popolarità è
Un giudizio sul sindaco dopo poco
più di un anno di governo cittadino?
Non sono convinto, e lo vedo con la
crisi che ha colpito il teatro dell'Opera e il cinema America. Lui doveva scendere, incontrare, spiegare
la situazione alle centinaia di persone coinvolte. La cultura dovrebbe essere il nostro volano, invece va sempre peggio. Un altro esempio? Per le
prove del mio prossimo spettacolo, siamo costretti ad andare a Po-
“Con Salce lanciavamo
petardi a un convento,
quando le suore uscivano
ci mostravamo nudi”
“Quando Nanni ha scoperto
che la mia fama era in parte
dovuta a un calendario,
mi ha preso in giro”
“Marino l’ho sostenuto,
ma credo che stia
sbagliando approccio
con la cultura romana”
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
retti, la sua interpretazione gli vale il David di Donatello per il miglior attore non protagonista, il Ciak
d'oro, il Nastro d'Argento e il Globo d'oro della stampa estera.
Nell 2010 è nominato direttore del Teatro stabile del
Veneto “Carlo Goldoni”. Numerosi gli spettacoli portati sul palco, tra i quali il Riccardo III.
9
I NOSTRI
RAGAZZI
È l’ultimo
film
interpretato
da Alessandro
Gassmann
A SPASSO
A destra Vittorio Gassman
insieme al figlio
Alessandro
per le strade
di Roma: sono
i primissimi anni
Settanta. Al centro Gassmann
dietro piazza
Navona
Foto di Umbero Pizzi
giorno del primo liceo la professoressa lo chiama per un'interrogazione in italiano o latino, non va benissimo, e per giustificarsi gli dice: ‘Lei riesce a immaginare il peso culturale che
devo portare sulle mie spalle?'.
Hai dichiarato di esserti salvato grazie agli hobby...
Sì, a differenza di mio padre ho combattuto così la depressione, riesco a pensare ad altro oltre il lavoro: disegno, leggo e
viaggio. L'anno prossimo porto la famiglia negli Stati Uniti
per un coast to coast lungo la Route 66.
Rispetto a quando eri ragazzo, è mutato anche il gergo?
Sono saltate le vocali, ora quasi non muovono la mandibola.
Lo vedo anche con mio figlio, anche se ci prova poco, in casa
è obbligato a parlare correttamente. Se mio padre lo sentisse
sbiascicare, uscirebbe dalla tomba per dargli una pedata.
Anche lui così severo con te?
Quando si incavolava erano calci, a volte non toccavo il terreno per quanto il palleggio era serrato. Ma aveva ragione.
Cosa hai capito da padre che non comprendevi da figlio?
Che non devo terrorizzarlo. In casa non deve vigere la paura.
Tu ce l'avevi?
Sì, suo malgrado. Non è che facesse niente di che, bastava la
sua immagine. Calcola che stai parlando con uno convinto
fino ai quattro anni che suo padre fosse Brancaleone.
Da quanto tempo sei Alessandro Gassmann non più il figlio
di?
Da un po' di anni, ma se da una parte mi rende orgoglioso,
dall’altra un po’ mi manca, perché quella generazione che
tanto ha costruito, tanto ha raccolto a livello mondiale, è quasi dimenticata dalla generazione di mio figlio. Siamo un paese
miope. I ragazzi non conoscono Mastroianni o Fellini, ed è
grave come ignorare Pirandello o Dante.
Tuo figlio cosa ti chiede di tuo padre?
per quegli scatti. E un po' mi vergogno.
Non è attaccato in casa?
Ma che sei matto? Ancora quando sono in tournée arrivano
delle signore con questo oggetto e mi chiedono di firmarlo.
Sembravo un pollo da combattimento tutto sagomato.
Tu giovane romano.
Un fascistello da scuola privata. Poi quando mi hanno bocciato mio padre mi ha mandato a un liceo pubblico e sono
cambiato. Via il bomber, via l’atteggiamento arrogante, via le
discoteche.
Dicono che in classe eri bravissimo nel lanciare i soldatini.
Vero! E i 45 giri dal terrazzo.
E perché?
Ero un discolo in combutta con Emanuele Salce. Davanti casa
avevamo un convento di suore, e insieme inventammo l'azione a triplo tempo: prima lanciavamo un petardo contro la
loro serranda chiusa, la serranda si alzava e quando la suora si
affacciava gli mostravamo il pisello.
Anche tuo figlio come suo padre?
No, assolutamente, altro carattere. A 16 anni è già in crisi
SIMBOLI
Da sinistra in
senso orario:
il teatro Valle;
il palazzo
di Corviale,
periferia
ovest di Roma
e un Casinò
sulla Tiburtina Ansa
esistenziale, ma è molto più avanti di me alla sua età. Attraverso lui sto capendo molte cose, la sua generazione mi
incuriosisce, ho la sensazione, o la speranza, che da loro possa
nascere qualche cosa di altro. Piuttosto gli rompo molto: credo sia l'unico che va a letto a mezzanotte, con il cellulare
spento e poggiato in un’altra stanza. E ogni mattina ha l’obbligo di leggere almeno un quotidiano.
E lui obbedisce?
Deve, anche perché poi gli domando cosa ha letto, e mi sono
reso conto del suo cambiamento da quando s’informa.
Non si lamenta?
Sì, certo, mi dice che Tizio o Caio è tornato alle due, e così via.
Ma Roma non è una città semplice o tranquilla, per questo
quando esce mi deve dire dove va, se va al ristorante voglio il
nome del posto, e se è in casa di qualcuno ci deve essere almeno un genitore presente.
Tuo padre era una montagna da scalare, ma ora anche tu lo
sei.
Beh, io sono meno impegnativo rispetto a quanto mio padre
lo è stato per me. E comunque mio figlio è un paraculo. Un
Di lui gli racconto sempre episodi buffi, il suo modo di dissacrare, e anche lui ha un'idea epica, poi sta a me spiegargli
quanto era timido e chiuso, l'opposto dell'immagine esterna.
Si assomigliano?
Hanno alcune manie in comune, come l’ossessione per guardare l’ora o il desiderio di organizzare il tempo.
Mentre tua moglie...
Una mamma vera, più paziente di me. Io mi incazzo, spesso,
ma non faccio più paura a nessuno. Adesso vieni, ti mostro un
angolo di Roma...
Gira l’angolo, poi svolta a sinistra dietro via dei Coronari,
altra immondizia, altro degrado, mura sbrecciate, stranieri
nascosti con le proprie borse false, ancora odore di urina.
Odore forte, pari al caldo di questo ottobre. “Visto”. Sì. “E in
centro chiudono in continuazione le botteghe storiche,
nell’ultimo anno via dei Coronari è totalmente cambiata, non
ci sono quasi più gli antiquari, solo negozi di scarpe o chincaglierie. Ogni giorno perdiamo un pezzo di Roma...”. La
Roma dei Sordi, Mastroianni, Magnani, Tognazzi, Salce e
Gassmann padre.
Twitter @A_Ferrucci
10
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
di Matteo Maffucci
e David Diavù Vecchiato
Foto di Niccolò Gros-Pietro
TORINO
Il “palazzaccio”
tutelato,
impossibile
da abbattere
IL BOOM ECONOMICO IL POTERE
DEL PETROLIO A SCAPITO DEL FUTURO
Sta per atterrare su Torino un'ipotesi di
astronave, costruita con pezzi di rifiuti urbani assemblati in modo surreale, carica dei
palazzi di un'intera città e con enormi casse
audio ai lati che pompano musica.
Sopra c'è una donna affascinante e austera,
simbolo di uno sviluppo industriale che gocciola liquami, immaginato così per RiFatto
dall'artista statunitense Glenn Barr.
È LA BOZZA di un murale che non esiste e
non potrà mai esistere dal momento che è
ideato per una parete del palazzo dei Lavori
Pubblici di Torino che la Soprintendenza ha
tutelato nel 2011, mettendo fine a tutte le
polemiche e alla voglia di abbattimento che
quel palazzo suscita da più di cinquant'anni.
Il “palazzaccio”, così ribattezzato per il suo
aspetto sgradevole e fuori contesto, è stato
progettato dagli architetti Mario Passanti,
Paolo Perona e Giovanni Garbaccio nel 1956
e terminato nel 1965 per riempire la buca
creata in Piazza San Giovanni Battista nel
1935 dall'abbattimento del seicentesco palazzo dei Portici e dell'Isola di Santa Lucia.
Il regime fascista intendeva rimpiazzare l'edificio e il quartiere alle sue spalle con un
grande palazzo della Provincia, un'architettura che richiamasse lo stile imperiale caro al
Duce. Vinse il concorso l'architetto Mario
Passanti, ma la guerra fermò tutto e se ne
riparló un decennio dopo, quando Passanti
vinse anche il secondo concorso.
MA NELLA TORINO della ricostruzione po-
stbellica lo stile era cambiato e doveva essere
razionalista, incarnare gli anni Cinquanta.
“Democratico e antiretorico” lo chiamerà
l'architetto Carlo Olmo, dottore in filosofia,
preside di Architettura e consulente al Comune per la Qualità architettonica, riferendosi probabilmente al fatto che sia stato pro-
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
MATTEO MAFFUCCI
DAVID DIAVÙ VECCHIATO
36 anni, 50% Zero Assoluto. Collabora con Vanity Fair. E ideatore della serie “Muro a...” su Sky Arte. Nevrotico (un po’), logorroico (un bel po’)
44 anni, artista e curatore, dipingo in studio e strada e coordino il MURo Museo di Urban Art di Roma. Insegno Fenomenologia dell'Arte Contemporanea
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
11
L’artista
Glenn Barr
“Idee fugaci,
non opere
destinate
a durare”
G
lenn Barr vive in una nota città industriale statunitense, capitale mondiale
dell'automobile dove sono nate le industrie Ford e Chrysler. Detroit ha dichiarato fallimento nel 2013. Torino è la capitale italiana dell'auto. E non se la passa granché bene.
Roma ti ricorda Detroit, piena di rovine classiche
la prima, di resti industriali la seconda. Cosa pensi
della decadenza del paesaggio pubblico?
A Detroit molte strutture sono così in rovina da
non essere più recuperabili. Edifici bellissimi. Interi quartieri vittoriani pieni di bellezze pericolanti che possono solo essere demolite. L’industria automobilistica, in passato florida, è ridotta a
resti scheletrici. Rovine di un'altra epoca, proprio
come Roma. Da artista riesco a vederci la bellezza,
dal mio punto di vista può essere un paesaggio
suggestivo e romantico. Questo si insinua nel mio
lavoro, ma si dipinge ciò che si conosce, no?
E tu cosa dipingi?
A Detroit il cielo è coperto l’80% del tempo quindi
c’è un filtro sul paesaggio.
Fino a poco tempo fa non mi
rendevo conto che utilizzavo i colori dell’ambiente circostante, poi mi sono accorto che io sono agli antipodi
dei colleghi californiani dalla tavolozza vivace e multicolore. È proprio il mio punto di vista diverso ciò che attira delle mie opere, l’atmosfera industriale cupa e lunare e i soggetti che ritraevo soprattutto quando ho iniziato, cioè incidenti d’auto, bar bui e strip club.
Tu ritrai residui industriali o da fantascienza con
uno stile che richiama un periodo che credeva nello sviluppo, gli anni 60. Quest'edificio è espressione di quegli anni. Però tu sei un artista da studio...
Si, non faccio molti murales, preferisco lavorare
fuori dagli elementi naturali e urbani, però mi
piace dipingere grandi superfici. Ho fatto un murale lo scorso febbraio alle Hawaii e mentre lo facevo pensavo: “Hey, dovrei farne di più!”.
Quali differenze trovi tra queste due forme d’arte?
Sono la stessa cosa, semplicemente l'arte in strada
è più grande di quella in studio e quando la tua
opera è su un muro pubblico costringi le persone
a guardarla. Almeno per me è così perché io non
faccio guerrilla graffiti, voglio essere autorizzato e
non giustifico la vandalizzazione di spazi pubblici, specialmente se parliamo di tag, le firme degli
artisti. È totalmente narcisistico.
E di questa necessità di dipingere in strada che
molti artisti ora hanno cosa pensi?
Non ci deve essere arte su ogni cosa. A volte un
edificio è bello così com'è e. Ma se si può migliorare una zona con un murale, dico “perché no?”
Come hai scelto il soggetto di questa opera?
gettato non come un falso antico e costruito
con materiali poveri, come un complesso di
case popolari.
Aggiunse poi che è da salvare in quanto “pezzo della nostra storia e identità”. Ogni sistema di potere ha un'architettura in grado di
rappresentarlo, e negli anni successivi di raccontarlo.
Al regime serviva il palazzo imperiale mentre
per i grigi amministratori e burocrati del
boom economico italiano era più adatta un'estetica kafkiana, da immenso ufficio postale o
da fabbrica.
Venticinque anni fa l'Assessore ai Lavori
Pubblici disse che intendeva abbatterlo ma
niente di fatto e da allora seguirono due decenni di imbarazzi e promesse mancate. Nel
1998 l'amministrazione dichiarò di volerlo
“occultare”, prima con alberi, poi edera rampicante e addirittura con pareti e copertura in
vetro in grado di riflettere il cielo e nascondere per magia il mostro.
PERCHÉ IN ITALIA non si abbatte niente,
conserviamo tutto noi. Infatti a fine anni 90
vengono stanziati un miliardo e mezzo di lire
per la manutenzione e di recente è stato restaurato.
È nel 2003 che comincia a salire da stampa e
ambienti accademici un coro in difesa del
palazzo finché tre anni fa non giunge la decisione della Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici Luisa Papotti, che fu
allieva di Passanti.
NON SE NE PARLA più difatti, ma lui è an-
cora là a incutere soggezione al dirimpettaio
Duomo, unica architettura cinquecentesca
rimasta a Torino e sede della reliquia più
sacra del Cattolicesimo, la Sindone, meta di
grandi flussi turistici.
È là a simbolo di quel progresso che Glenn
Barr ha rappresentato nel suo dipinto come
qualcosa da subire, oscuro e caduto dall'alto.
Quando ho visto l’edificio ho intuito di cosa aveva
bisogno: un dipinto che evochi un'invasione ma il
cui messaggio positivo sia la musica.
Non pensi sia meglio distruggerlo un eco-mostro
piuttosto che trasformarlo in arte?
Forse, ma credo che fino a che non viene abbattuto gli artisti debbano avere la possibilità di provare a fare qualcosa di emozionante, anche se sarà
lì solo per un breve periodo. Murales e graffiti non
sono fatti per durare, sono idee fugaci.
Come ti senti a mostrare un’opera che non verrà
mai realizzata?
L’arte è idee. Sia che queste vengano realizzate o
meno, crea un confronto e un ponte verso altri
concetti. Se continuiamo a parlarne e a portare
idee qualcosa accadrà.
12
UNA GIORNATA PARTICOLARE
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
Chi è
Tra il 1977 e il 1979 w “A quell’epoca lavoravo per una
radio privata di Dublino. Arrivarono con il loro primo
demo e me lo diedero. Non era niente di speciale,
c’erano altri gruppi che mi piacevano di più. Ho pensato
che fossero solo l’ennesima band in circolazione”
Il prossimo futuro w “Credo che questo album
appena uscito sia solo la prima puntata di una trilogia.
Ci sono altri due dischi già pronti che dovrebbero
chiamarsi ‘Songs of experience’ e ‘Songs of ascent’,
ma questa è solo una mia idea”
Il dj Dave Fanning
“Ho scoperto io
Bono e gli U2
E non li amavo”
di Paola Porciello
D
ublino, 1977. A Temple Bar, il quartiere della vita notturna, le serate
passano tra un pub e l’altro, la Guinness in mano. Nonostante l’eco degli attentati in Irlanda del Nord, nella capitale c’è
un gran fermento musicale: tutte le sere i gruppi
emergenti si esibiscono nei locali più rinomati,
come il Projects Arts Theater. I Dubliners, storica band che iniziò a farsi conoscere suonando
regolarmente nell'O'Donoghue's Pub, e i Chieftains sono già dei big. I Waterboys sono agli esordi. Tra i gruppi che distribuiscono demo alle radio locali, ci sono anche i quattro dublinesi che
avrebbero lasciato un segno indelebile nel rock:
Paul David Hewson, David Howell Evans,
Adam Clayton e Larry Mullen Jr.
“A QUELL’EPOCA lavoravo per una radio privata
di Dublino. Arrivarono con il loro primo demo e
me lo diedero. Non era niente di speciale, c’erano
altri gruppi emergenti che mi piacevano molto di
più. Ho pensato che fossero solo l’ennesima band
in circolazione”. A parlare è Dave Fanning, il dj
irlandese che “suo malgrado” ha scoperto e lanciato gli U2.
Nonostante non lo facessero impazzire Dave ha
comunque passato le loro canzoni in radio: “Tra
il 1977 e il 1979 sono la band che ho trasmesso di
più perché producevano un demo dopo l’altro.
Poi, nel 1979, sono andato a lavorare alla RTE,
emittente pubblica nazionale irlandese. Organizzavamo delle sessions con gli emergenti. Gli U2
sono stati i primi che abbiamo invitato, poi sono
tornati per cinque sere di fila: non è mai accaduto
con altri, ma loro chiedevano agli ascoltatori di
decidere quale brano dovesse essere pubblicato
FONDATA SUL LAVORO
di
Mariateresa
Totaro
sul lato A e quale sul lato B del loro primo Ep. E ha
funzionato”. Si chiamava Three e conteneva tre
canzoni, la prima pubblicazione degli U2. I pezzi
erano Out of control, Stories for boys e Boy/Girl. Ne
furono incise solo mille copie che andarono a ruba. Oggi quell’Ep, soprannominato The famous
1000, è un oggetto di culto straricercato.
Qualche tempo dopo Dave si ritrovò per caso a
Londra in un locale dove si sarebbero esibiti proprio gli U2. Seppure si conoscessero già dai tempi
della radio, quella sera che c’erano altri gruppi
più famosi a rubare la scena, la band fu felicissima
di trovare Dave nel pubblico sparuto che era rimasto ad ascoltarli: “Fu lì che io e Bono diventammo amici”. Nessuno all’epoca poteva immaginare che sarebbero diventati tanto famosi. “Ribadisco: all’inizio non avrei mai scommesso su di
loro. Mi piacevano molto di più i membri della
band, che le canzoni. Ma non ho mai conosciuto
un gruppo che credesse così tanto nelle proprie
potenzialità. Sono riusciti a uscire dal sottobosco
grazie alla loro tenacia”. Oggi gli U2 con più di
150 milioni di copie vendute sono uno dei gruppi
più importanti del pianeta. Fanning ne è certo:
“Rimarranno nella storia del rock. Anche perché,
al contrario di gruppi come i Led Zeppelin, che
sono stati all’apice per cinque anni, gli U2 hanno
saputo rinnovarsi e andare avanti. Il massimo del
successo l’hanno raggiunto nella seconda metà
degli ’80 ma chi direbbe che non sono stati anche
tra le maggiori band del decennio successivo? Nel
2009 hanno aperto il concerto di Barcellona con
cinque pezzi del nuovo disco: significa credere
nella propria musica ed è il loro vero segreto”.
Proprio oggi la band irlandese rilascia il nuovo
disco Songs for innocence su cd e vinile in tutto il
mondo. Questa versione dell’album contiene
due pezzi inediti rispetto alla versione ridotta re-
avanti con convinzione. Se
sei innamorato degli U2
seguirai
attentamente
ogni loro mossa e ti ritroverai a essere un loro compagno di viaggio. La musica in fondo è una passione che tocca ciascuno di
noi in modo unico e personale. A me succede con
Bob Dylan. Seguo religiosamente tutto quello che
fa. Inoltre credo che questo album sia solo la prima
puntata di una trilogia. Ci
sono altri due dischi già
pronti che dovrebbero
chiamarsi Songs of experience e Songs of ascent, ma
questa è solo una mia
Dave Fanning insieme a Bono Vox Facebook idea”. Indubbiamente, se
fosse vero, l’operazione
susciterà ancora più intesa disponibile su iTunes gratuitamente: “Bono ha resse. Ma veniamo a lui, la star incontrastata del
venduto il disco alla Apple che poi l’ha messo su gruppo: Bono. Per alcuni è una specie di messia
iTunes rendendolo disponibile a tutti. In questo che mette la sua popolarità al servizio della pace e
modo gli U2 hanno raggiunto 500 milioni di po- dell’uguaglianza, per altri è solo un furbetto che si
tenziali ascoltatori, vecchi e nuovi. Credo si tratti arricchisce con le iniziative di beneficienza che lo
della più brillante strategia di marketing musi- vedono coinvolto in Africa. Anche su questo tecale di tutti i tempi”.
ma, l’opinione dell’amico Dave è netta: “Credo
che abbia guadagnato abbastanza soldi da non
PER QUANTO RIGUARDA il contenuto di Songs avere bisogno di trovare altri modi per arricchirof innocence, la critica si è divisa. Molti hanno ac- si. Chi fa beneficenza non deve essere per forza
colto freddamente il nuovo lavoro archiviandolo come Madre Teresa. Dopo un viaggio in Etiopia
come l’ennesimo disco di una band che non ha con la moglie nel 1985 Bono ha deciso di dedipiù niente da dire. “L’album parla di amicizia, di carsi alla causa. Ho visto strade e fabbriche in
cose accadute realmente, della famiglia di Bono, Ghana che sono state costruite con i proventi deldella Dublino degli anni ’70. C’è anche una can- la sua attività. Non credo che c’entrino i soldi,
zone dedicata ai Clash. Per me non è uno degli penso si tratti di consapevolezza del proprio ruoalbum migliori, ma ha un senso nel percorso lo. Credo che Bono sia una persona impegnata,
umano e artistico che il gruppo sta portando onesta e anche un po’ folle“.
GLI INFERMIERI
I NUMERI
“Con il passare degli anni
ho capito quanto è gratificante”
a mia non è stata una scelta missionaria, umanitaria. Ho
L
fatto un corso per non andare al militare. Ma poi, nel tempo, mi sono appassionato, anzi innamorato di questo lavoro”.
Iuri Accardo ha 53 anni, è nato a Bari, ed è un infermiere. “Ho
frequentato un corso della Regione e poi dopo un paio d’anni
nel reparto di Dialisi in una clinica privata, ho vinto il concorso
e da ventisei anni lavoro al Policlinico di Bari, nel reparto di
Gastroenterologia”. Una vita dedicata a prendersi cura dei malati, al fianco dei medici, in un ospedale pubblico con non poche difficoltà. Lo stipendio medio, per un professionista di
massimo livello come lui è di circa mille e seicento euro al mese.
“La mia vita è scandita dai turni. I miei e quelli di mia moglie,
anche lei infermiera – spiega – Cerchiamo di gestire gli orari
rispettando le esigenze della famiglia e di due figlie adolescenti.
Non è facile, ma è molto gratificante. Mi fa andare avanti il
pensiero di aver fatto tutto il possibile per i miei pazienti”. Un
infermiere turnista lavora, di solito, cinque giorni a settimana:
dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22, dalle 22 alle 6 di mattina. “Non
esiste domenica, Pasqua, Ferragosto. Il nostro è un calendario a
parte. Spesso manchiamo ai compleanni dei nostri figli o la
notte di Natale”. Iuri Accardo ama il suo lavoro, anche se ammette “la passione è venuta nel tempo. E quando i pazienti ti
ringraziano o vengono a trovarti una volta guariti è la soddisfazione più grande. Ti fa dimenticare il fatto che lavori in
condizioni non sempre ottimali. Con i vari tagli alla sanità
spesso ci capitano siringhe di scarsa qualità o difettose, stantuffi
rotti. Oppure ci riforniscono in ritardo e non nelle quantità
GIORNALISTA E DJ
Dj, giornalista rock e presentatore
radio-televisivo. La sua carriera inizia
nel 1977 a Radio Dublino. La sua passione per i gruppi emergenti fa sì che
si imbatta negli U2. Grazie alla sua
amicizia con Bono per trent’anni è
stato sempre il primo a mandare in onda i nuovi singoli della band irlandese.
Attualmente lavora
per l’emittente pubblica irlandese Rte.
FORMAZIONE UNIVERSITARIA
Si diventa infermieri conseguendo la laurea triennale o magistrale in Scienze infermieristiche, cui si accede con test d’ingresso. Dopo la laurea si possono frequentare anche master e dottorati.
richieste”. La giornata di un paziente e quindi di un infermiere inizia molto presto. “Cerco di arrivare sempre un quarto d’ora prima,
per dare la possibilità al collega di smontare.
Quando ho il turno di mattina mi sveglio
intorno alle 4.30, mi preparo e vado a lavoro.
In mezz’ora sono a Bari. Una volta indossato
il camice si comincia: somministrando le terapie, rilevando la temperatura, preparando
le accettazioni dei nuovi ricoveri e poi si fa il
giro con il primario, per il punto delle condizioni di ogni paziente. Prima dei pasti rileviamo la glicemia dei diabetici”.
L’INFERMIERE lavora in reparto universita-
I PROFESSIONISTI IN ITALIA
La Federazione nazionale collegi infermieri, nel 2013 contava più di 415 mila iscritti.
Attulmente è una delle figure professionali
più richieste nel nostro Paese.
TAGLI ALLA SPESA SANITARIA
Il fondo a disposizione delle Regioni per la
spesa sanitaria si è ridotto di 31 miliardi dal
2011 al 2015. La spesa totale vale il 9.3%
del Pil, molto meno che nel resto d’Europa.
Iuri Accardo al lavoro
rio: “Ci sono ventuno posti letto e tre infermieri. Prima eravamo
in quattro e oggi spesso ci tocca il doppio del lavoro. Curiamo
patologie epatiche croniche, pazienti che hanno subito il trapianto di fegato, malattie intestinali gravi, epatiti, pancreatiti,
morbo di Crohn e tante altre”. Il turno pomeridiano è simile al
precedente: “Se è necessario – racconta Accardo – si sottopongono i pazienti a esami come radiografie al torace, ecografie,
Tac, risonanze magnetiche. Ci occupiamo anche dell’igiene personale dei pazienti allettati che non possono muoversi e delle
medicazioni. Curiamo pazienti pre e post operatori e molto
spesso siamo aiutati dagli ausiliari o dagli operatori sociosanitari”. Quando arriva la notte, di solito, la situazione è più
tranquilla: “Lo chiamo turno di osservazione e attesa. Ci assicuriamo che i pazienti riescano a riposare e che abbiano i
medicinali e le cure necessarie. Ovviamente le emergenze hanno
la precedenza. La parte più bella del mio lavoro è il rapporto
umano con i pazienti. Si confidano, ci chiedono aiuto”. Un lavoro delicato e di grande responsabilità, al pari di quello del
medico, con cui occorre essere in simbiosi: “Rispetto i medici
con cui lavoro, ma pretendo da loro rispetto. Siamo due professionisti e non possiamo litigare, perchè la nostra non è una
professione qualsiasi: noi lavoriamo con la vita delle persone”.
CAMPANIA-ITALIA
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
13
META (NAPOLI)
Lapenisolasorrentina w Viaggio dove comincia la penisola delle sirene, dove Ulisse si fece legare all’albero della sua nave
per non cedere al richiamo di quelle dolci e ingannevoli creature. Mare, mare, mare. E campanili, tanti. Qui resiste infatti
l’antichissimo diritto di patronato: l’elezione diretta del sacerdote da parte della sua gente, un privilegio del Medioevo
Prelati scelti dal popolo
In guerra col vescovo
per eleggere il parroco
IL SUSSIDIARIO
di Fabrizio d’Esposito
D
opo Castellammare di Stabia, poi
Vico Equense, la facciata della basilica di Santa Maria del Lauro è la
vera porta d’ingresso della costiera
sorrentina, in provincia di Napoli. Da decenni,
ormai, è il punto più caotico del traffico locale,
ma residenti o pendolari o emigranti non dimenticano mai di segnarsi con la croce quando
oltrepassano il portale della chiesa, in un verso
o nell’altro, sia che si ritorni, sia che ci si metta
in viaggio. È un viatico tramandato di generazione in generazione. Siamo a Meta. Qui comincia la penisola delle sirene, laddove Ulisse si
fece legare all’albero della sua nave, per non
cedere al richiamo di quelle dolci e ingannevoli
creature. Mare, mare, mare. E campanili, tanti.
Meta è il paese del comandante Schettino, per
settimane e settimane l’unico argomento da
bar. Ma adesso la questione dominante è quella
del voto popolare per il prossimo parroco. Proprio così. A Meta, come in altre sei parrocchie
della penisola sorrentina, resiste infatti l’antichissimo diritto di patronato, che per la basilica
di Santa Maria del Lauro rimonta addirittura al
milleduecento. Elezione diretta del parroco o
jus patronatus, in caso di morte, trasferimento o
dimissioni del sacerdote. In tutto il mondo sono ventuno le parrocchie che vantano questo
diritto e ben sette sono nella penisola sorrentina. A Meta, l’attuale parroco si chiama Gennaro Starita e tra qualche mese andrà in pensione, alla canonica età di 75 anni. Don Starita
venne eletto nel 1987 e nel centro costiero fu
campagna elettorale in piena regola, al punto
da attirare le telecamere dei tg nazionali. Comizi in piazza, santini da distribuire, incessante
porta a porta. E così la riprovazione nella curia
diocesana, che va da Castellammare a Sorrento,
fu notevole. Da allora, i vari vescovi succedutisi
hanno tentato di temperare e indirizzare, se
non contrastare e bloccare, l’elezione diretta
del parroco. Il rapporto tra Chiesa e democrazia è storicamente complicato. Un conto è eleggere il papa nel conclave, con l’aiuto dello Spirito Santo. Un altro lasciare ai fedeli la delicata
scelta del presbyter paroecialis.
Un privilegio del Medioevo
Nel medioevo, la Chiesa consentì la nascita del
diritto di patronato anche per comode ragioni
economiche. Nel senso che, in questi paesi, alcune famiglie ricche e nobili finanziarono la
costruzione di basiliche e cappelle ottenendo in
cambio il diritto di “presentare”, cioè di scegliere, il parroco. Non solo. Al diritto di questi
laici “patroni” corrispondeva il dovere di mantenere il sacerdote. Nei secoli, la nomina popolare dei parroci è stata un privilegio riservato
ai capifamiglia e nel 1992 c’è stata l’estensione
universale del voto. Recita il regolamento che
interessa sette parrocchie della diocesi sorrentino-stabiese: “È dato a tutti i fedeli di ambo i
sessi, purché di età maggiore, il diritto di eleggere il parroco”. Quindi la regola chiave di tutto: i fedeli possono votare i candidati-sacerdoti
all’interno di “una lista o terna” che “sarà presentata al popolo che avrà libertà di scegliere il
candidato, mediante votazione segreta”. Dopo
la campagna di Meta del 1987, i vescovi hanno
tentato di controllare il voto con una terna pilotata: un candidato forte, magari già insediato
come amministratore parrocchiale pro-tempore, e due outsider deboli e spesso sconosciuti.
Ma anche questo non è bastato. Sette anni fa,
nella parrocchia collinare della Santissima Trinità, stavolta a Piano di Sorrento, ci fu un serrato testa a testa nei due seggi allestiti nella con-
META NON DI SORRENTO
Qualche volta, erroneamente, il
paese viene chiamato Meta di Sorrento, ma è un comune italiano di
8.042 abitanti della provincia di Napoli
LA BASILICA DI SANTA MARIA
Basilica di Santa Maria del Lauro:
luogo di culto più importante di Me-
ta, fu eretta secondo la leggenda
dove una volta sorgeva un tempio
dedicato alla dea Minerva. La tradizione vuole che in questo luogo, intorno al IX secolo, una vecchia contadina abbia trovato accanto ad un
cespuglio di lauro una statua aurea
della Madonna; ai suoi piedi c'era
anche una chioccia con dodici pulcini.
I CAMPANILI E QUEL
DIRITTO DEL 1200
Sopra, il vescovo di Sorrento
monsignor Francesco Alfano. A
fianco, la basilica di Santa Maria
del Lauro, a Meta, e quella di
San Michele a Piano di Sorrento
Per gentile concessione
del mensile “Il Centro”
fraternita che sta alle spalle della basilica. Alla
fine, l’outsider prevalse sul candidato “raccomandato” dal vescovo.
Il boom delle vocazioni
Da quel momento, dal 2007, il diritto di patronato è stato ibernato dalla curia locale. Una
linea decisa dall’allora vescovo Felice Cece e
proseguita oggi dal suo successore Francesco
Alfano. Proprio monsignor Alfano ha confermato questa linea in una recente intervista, nello scorso settembre, al mensile cattolico della
costiera, Il Centro: “Mi sono preso un po’ di tem-
po per conoscere le realtà, oggi cercheremo di
approfondire e capire cosa può significare in un
tempo come il nostro, dopo il Concilio Vaticano II, un’esperienza come l’elezione diretta
del parroco in un’ottica di comunione e corresponsabilità”. Un decreto del Vaticano II del
lontano 1965 prevede infatti “la soppressione
dei diritti e dei privilegi che in qualsiasi modo
limitino” la libertà dei vescovi, sancita dal codice di diritto canonico, nella scelta dei parroci.
Il nodo è tutto qui. Nonostante tutto, la tradizione del giuspatronato ha resistito per quattro decenni e ora vive la sua fase cruciale dopo
otto secoli. Ed è per questo che a Meta, grazie ai
Una veduta della costiera sorrentina Traynor/Wikipedia
social network, è nato un movimento per la difesa di questo diritto in vista del pensionamento di don Starita. Ma i casi più spinosi sono nella
vicina Piano di Sorrento, in altre due parrocchie: a San Michele Arcangelo, nel centro storico, e a Santa Maria di Mortora, altra frazione
in collina. Piano è una sorta di culla spirituale
della Campania. Qui, nella basilica di San Michele Arcangelo, per vent’anni è stato parroco
don Arturo Aiello, oggi vescovo della diocesi
casertana di Teano e una delle voci più carismatiche della Cei, spesso ospite di Ascolta si fa
sera, trasmissione radiofonica della Rai.
Le indicazioni del Vaticano II
Sotto la guida di “don Arturo” - eletto nel 1992
dopo un lungo periodo da amministratore e
parroco fino al 2006 - sono maturate decine e
decine di vocazioni, in controtendenza rispetto
alla crisi generale dei seminari. La drammatica
storia di un suo “figlio”, don Domenico Cassandro, volato in cielo poco più che trentenne,
per un cancro, è oggi un toccante docufilm
dell’ufficio nazionale delle vocazioni della
Chiesa italiana. Altri due suoi “figli”, invece,
don Pasquale Irolla a San Michele e don Francesco Iaccarino a Mortora, attendono da quasi
dieci anni l’investitura popolare al loro ruolo di
amministratori parrocchiali scelti inizialmente
dal vescovo. Spiega il laico Michele Gargiulo,
priore dell’Arciconfraternita della Morte e
Orazione che ha sede nella basilica di San Michele: “Senza il voto popolare, il parroco rischia
un mandato a metà, incompiuto. Questa tradizione non può e non deve morire”. Cosa accadrà se, al contrario, il vescovo Alfano abolirà
l’elezione diretta del parroco nell’era di papa
Bergoglio? Senza le sette parrocchie costiere divise tra Meta, Piano, Sant’Agnello e Sorrento, il
diritto di patronato rimarrebbe in sole tredici
comunità cattoliche, in tutto il mondo.
14
VIVERE PERICOLOSAMENTE
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
Su mille
si salvarono
solo 316
di Quint (Robert Shaw)*
IL PRIMO squalo si fece vivo dopo una mezz’ora, un tigre, di 4
metri. Sai da cosa lo capisci
quando sei in acqua? Dalla
distanza fra la pinna
dorsale e la coda. (...) Insomma,
alle prime luci cominciarono ad
arrivare gli squali. Noi c’eravamo
riuniti in gruppi stretti, una
specie di quei quadrati delle
battaglie, quei quadrati che si
vedono nelle stampe della bat-
taglia di Waterloo. L’idea era che
quando uno squalo si avvicinava
ad un uomo, quello si metteva ad
agitare l’acqua gridando a squarciagola. Qualche volta lo squalo
se ne va, ma qualche volta non se
ne va per niente: ti fissa dritto ne-
gli occhi. Sai cos’hanno di strano
gli squali? Hanno degli occhi senza vita, palle nere senza luce dentro, e quando uno ti si avvicina
non credi neanche che sia vivo
finché non ti morde. Quelle palle
nere cominciano a roteare e poi a
IL SUSSIDIARIO
IL SESTO PAESE
Australia è il sesto Paese
del mondo per estensione
(7.617.930 km quadrati), il
più grande dell'Oceania e
dell'intera Australasia. Ha
una popolazione di circa 23
milioni di abitanti.
LA FAUNA UNICA
La fauna australiana è caratterizzata da specie particolari, come i monotremi
(ordine a cui appartiene
l'ornitorinco), i marsupiali
(canguri, koala e i vombati),
i coccodrilli d'acqua dolce e
acqua salata e il dingo.
PARLANO I SOPRAVVISSUTI
di Alessio
L’
Schiesari
oceano è ancora una parte fondamentale della vita di Adam.
Nonostante l’incidente non rinuncerà al surf, alla pesca e ai
tuffi. Anzi, lo scorso week end è andato a
surfare nello stesso luogo dove, lo scorso
agosto, lo squalo l’ha attaccato. Era la prima
volta in cui tornava in acqua da quel giorno.
Continua ad accettare il rischio perché ama
l’oceano. D’altra parte, come ha scritto Jacques Cousteau, tuffarsi in mare significa
entrare nella catena alimentare. E non necessariamente l’uomo è al vertice della piramide. Sonia Harvey racconta al Fatto Quotidiano la storia del suo compagno, Adam
Haling, il penultimo australiano a essere
stato attaccato da uno squalo. Lo scorso 16
agosto stava facendo pesca subacquea con
un amico al largo di Gnaraloo, sulla costa
occidentale, quella bagnata dall’Oceano Indiano, quando uno squalo bianco l’ha attaccato. È successo d’improvviso, quando
meno se l’aspettava: aveva appena pescato
una preda e si stava avvicinando alla spiaggia. Nuotava a non più di due metri e mezzo
di profondità, quando è apparso uno squalo
bianco che l’ha attaccato al volto. “Me lo
ricordo dritto davanti alla mia faccia, potevo guardargli dentro la bocca. Poi la sua
mascella superiore mi ha morso all’altezza
della maschera, quella inferiore sul mento”,
racconterà Hailing nell’unica intervista alla
stampa australiana concessa dopo l’attacco.
“Noi nelle fauci
dello squalo bianco”
Quando riapre gli occhi, vede lo squalo che
gli nuota attorno, in cerchio. Stinge le mani
contro il collo sanguinante e lascia andare il
pesce appena pescato. Lo squalo prende quello e se ne va. La storia continua con una
disperata e infinita corsa verso l’ospedale più
vicino, che durerà dieci ore. Poi altre tre e
mezza di intervento chirurgico, in cui i medici riusciranno a rimettergli insieme i brandelli di viso solo perché “i denti dello squalo
erano così affilati che hanno fatto un taglio
netto, senza strappi”.
SECONDO “Shark attack”, l’associazione che
raccoglie tutti gli attacchi di squali registrati
nel mondo, oltre ad Adam altri 17 australiani
hanno vissuto questa terribile esperienza nel
2014. Sono molti meno dei loro omologhi
statunitensi, che hanno subito 39 attacchi da
gennaio. Ma la differenza che più salta agli
occhi tra i due Paesi è un’altra: dei sei attacchi
mortali avvenuti nel 2014, ben quattro si sono
registrati al largo delle coste australiane (soprattutto quella occidentale e quella meridionale), nessuno invece è stato registrato in acque statunitensi. Questo perché, benché lo
squalo nelle sue 480 varianti sia diffuso nei
mari di tutto il mondo, solo venti di queste
sono pericolose per l’essere umano. E il 70 per
cento degli attacchi letali vengono perpetrati
da tre sole specie, tutte altamente concentrate
al largo dei mari australiani. Questa triade
della morte è composta da squalo bianco,
squalo tigre e squalo leuca.
Lo squalo bianco, anche grazie al contributo
del film di Spielberg, è senz’altro il più conosciuto dei tre. Il suo ghigno con la bocca
spalancata (una posizione necessaria per isolare l’ossigeno di cui ha bisogno per vivere)
mentre mostra l’arsenale di 50 affilatissimi
SOTTO
ATTACCO
Sopra, lo squalo bianco. Accanto, Adam
Haling, sopravvissuto alle sue
fauci
-
e
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
un tratto senti un urlo acutissimo e terribile, e l’acqua intorno
diventa rossa e in mezzo a quella
schiuma e a quel casino ti arriva
addosso il branco e cominciano
a farti a pezzi. Insomma, quella
prima mattina perdemmo 100
uomini. Non so quanti fossero,
mille squali forse. Mangiavano
in media sei uomini ogni ora. Il
giovedì mattina capitai accanto
a un mio amico, un certo Robinson, di Cleveland, ex giocatore di
baseball: era il nostromo. Crede-
vo che dormisse, allungai un
braccio per svegliarlo, lui si capovolse come una specie di trottola galleggiante. Era metà. Eh sì,
se l’erano mangiato vivo dalla
cintola in giù. A metà del quinto
giorno un Lockheed Ventura ci
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
avvistò, passò a bassa quota e ci
vide. (...) Tre ore dopo arrivò finalmente una nave appoggio
che cominciò a raccoglierci e vi
giuro che quello fu il momento in
cui ebbi più paura: mentre
aspettavo il mio turno. Non mi
15
metterò più un salvagente addosso. Insomma, eravamo finiti
in mare in più di mille e ne uscimmo in 316; gli altri li avevano
mangiati gli squali.
*Monologo tratto dal film
di Steven Spielberg “Lo Squalo”
UN’AVVENTURA AL GIORNO
Vivere in Australia: il pericolo
non sono le auto, ma i coccodrilli
di Mario Molinari
A
ttenta che il bambino non
esca per strada!”, raccomanda James, il papà. “Ma qui
passa una macchina ogni
ora”, risponde Luisa, la mamma. E
l’uomo: “Ma ci sono i coccodrilli”.
È una scena ordinaria per chi vive in
Australia. Certo, Luisa non se lo aspettava. Lei, manager di banca italiana
che a quarant’anni ha deciso di mollare tutto, il lavoro senza respiro, la
routine, un Paese che oggi non offre
prospettive e dove pare tanto difficile
coltivare sogni. Meta: l’Australia.
“Una nazione straordinaria”, non ha
dubbi. Anche se la vita è un po’ diversa
da come si sarebbe aspettata. Non per
la gente, anzi, è meravigliosa. Il punto
è che in nessun altro paese al mondo la
modernità pare convivere con una natura che richiede un sangue freddo da
Indiana Jones. No, questo Luisa non
se lo aspettava quando ha messo nelle
valigie tutta la sua vita e ha fatto rotta
verso la nuova casa, nel “bush”, la
macchia a pochi chilometri da Darwin, nel nord della grande isola. E oggi
le quotidiane avventure di Luisa, Jack
e James arrivano agli amici italiani in
messaggi via tweet e Whatsapp. Miniracconti di due, tre righe, sempre sul
confine tra l’ironia e la paura.
A cominciare proprio da loro, i coccodrilli. Già, perché Darwin è forse il
luogo al mondo con la più alta concentrazione di coccodrilli di acqua salata. Una specie terribile, capace di mimetizzarsi perfettamente nella vegetazione. Di arrivare fino alla porta di casa. Perfino dentro. Apparentemente
lenti, quando attaccano compiono
scatti rapidissimi che non ti lasciano
scampo.
Provate a immaginarlo concretamente: aprite la porta di casa per annaffiare
il giardino e dovete guardarvi intorno
perché da un momento all’altro potreste essere assaliti da un bestione
lungo almeno due metri. E noi che ci
lamentiamo delle volpi, dei tassi. Che
urliamo per un topo.
Così ecco il paradosso: il piccolo Jack
che vive in mezzo alla natura, che
avrebbe a sua disposizione più spazio
di tutti i bambini di una città italiana
messi insieme, non può uscire dal recinto di robusto acciaio che il padre ha
costruito intorno alla casa. Fuori c’è il
bush.
E Luisa, tra il divertito e il preoccupato, ti manda il suo tweet serale con la
ANIMALI PERICOLOSI
Coccodrilli e meduse, altri “vicini di
casa” che gli australiani affrontano
ogni giorno Ansa
UN’ITALIANA
MANAGER DI BANCA
A QUARANT’ANNI HA
DECISO DI MOLLARE
TUTTO E VOLARE A
DARWIN: SERPENTI
DAL MORSO LETALE,
RAGNI CHE BUCANO
LE SCARPE E LE
TEMUTISSIME MEDUSE
fotografia dell’ultima gita domenicale
con la famiglia: tutti in barca, ma accanto allo scafo ecco i bestioni con le
fauci spalancate, pronte a chiudersi
come una terribile morsa.
Ma è soltanto la prima puntata. “Occhio al taipan”, avverte premuroso James. Taipan? Basta una rapida consultazione su internet e ti vengono i
brividi: “È il serpente più velenoso dei
denti è l’icona del terrore per quest'animale.
Eppure, circa il 70 per cento di chi ha la sfortuna di incontrarlo in mare riesce a sopravvivere. La meccanica degli attacchi aiuta a capire perché. Il primo morso dello squalo bianco si definisce esplorativo: la sua mandibola,
comparata ad esempio con quella di uno squalo leuca o di un’orca, non è particolarmente
possente, ma i suoi denti (venduti nei mercati
clandestini a 800 dollari l’uno) sono affilatissimi e provocano dei tagli netti, come quelli
che hanno ridotto a brandelli la faccia di
Adam. A questo punto lo squalo bianco aspetta che la preda sia completamente intontita dal
processo di dissanguamento per tornare alla
carica. Sferra il secondo attacco però solo se la
preda è di suo gradimento: questo di rado
accade con la carne umana, perché gli squali
preferiscono animali dai tessuti più grassi, soprattutto le foche. Spesso quindi dopo il primo
serpenti velenosi”. A confronto la vipera ti fa sorridere. Con il suo colore
marroncino si confonde perfettamente con la vegetazione. E non bastano le
rassicurazioni del vicino di casa:
“Don’t worry, mangia i topi. Ha paura
delle persone... a meno che non si senta minacciato”. Già, ma come fai a sapere che cosa gli fa paura, dovresti essere un esperto della psiche dei rettili.
Allora ti prende la tentazione di fare
due passi indietro, chiuderti la porta
alle spalle e tapparti in casa. Giusto?
Mica tanto.
Pensate a quei ragnetti fastidiosi che ci
ritroviamo a volte negli angoli delle
stanze. Che fanno piangere i bambini.
Che se mordono ci lasciano un puntino rosso sul braccio. Ecco, Luisa e
James ora quasi quasi li rimpiangono.
Perché da queste parti c’è ben altro: il
ragno dalla ragnatela a imbuto, per dire. Meglio non leggere nemmeno
quello che dicono i libri. Ti passerebbe
il sonno: “È fornito di ampie ghiandole velenifere e di denti in grado di
bucare le unghie e perfino le scarpe”.
Bè, almeno lo riconosci dalla ragnatela, con quell’inconfondibile cunicolo.
Adesso sei già in piedi sul sofà, che ti
attacco se ne va, lasciando alla vittima la possibilità di mettersi in salvo.
DEI 5.461 ATTACCHI di squali registrati negli
ultimi centocinquant’anni, 1.364 sono risultati fatali. Tra le prede umane preferite del
predatore dei mari ci sono i semplici nuotatori (917 casi), seguiti dai surfisti (864), perché lo squalo, animale dotato di pessima vista,
confonde la sagoma della tavola con quella di
un grosso pesce.
Dopo l’operazione chirurgica che l’ha ricucito, Adam ha confessato alla stampa che non
vedeva l’ora di tornare in acqua: “Di certo non
posso venire morso due volte”, ha dichiarato.
Si sbagliava. Certo è improbabile, ma a qualcuno è successo. Greg Pickering è 55enne pescatore subacqueo australiano. Già nel 2004
era stato attaccato da uno squalo al largo delle
spiagge di Perth. Lo scorso novembre, è ac-
guardi intorno agitando un cuscino contro bestie immaginarie.
Forse meglio non rincarare la dose parlando del ragno dalla schiena rossa: “Questa specie abita tutto il continente australiano ed è
famosa per la sua pericolosità. Ha
un veleno neurotossico che provoca un dolore molto forte”. Non
è una grande rassicurazione sapere che “tuttavia, i decessi sono
rari. Migliaia di persone vengono
morse da questo genere di ragno,
ma solo circa il 20% delle vittime
richiede delle cure particolari”.
Via, scappiamo. Andiamo al mare, dove non ci sono ragni e serpenti.
Ma ecco di nuovo la voce calma
ed esperta di James, che da queste
parti vive felice da quarant’anni:
“Ricordati di metterti la muta”.
Perché, l’acqua non è così fredda?
Già, ma non dimenticarti della
medusa a scatola, uno degli esseri
viventi più pericolosi del mondo.
Che fare? Di nuovo sfogli il manuale: “Assicuratevi di portare
una bottiglia di aceto. Applicandolo per 30 secondi sulla puntura, e rimuovendo il tentacolo con
caduto di nuovo. Mentre raccoglieva molluschi al largo di Esperanza, uno squalo bianco
l’ha assalito. Pickering, un sub con 40 anni di
esperienza, non si era nemmeno accorto della
presenza dell’animale. Fino a che non ha sentito l’inconfondibile “suono dei denti che triturano le ossa, e mi sono ricordato della prima
volta che sono stato attaccato”. Anche questa
volta, come già nel 2004, dopo il primo morso
il predatore ha lasciato andare l’uomo, permettendogli di mettersi in salvo. Nonostante
anche Pickering si ritrovi con il volto deturpato, se l’è cavata con un intervento chirurgico di dieci ore. Ed è entrato nel Guinness dei
primati per essere il primo essere umano a
venire attaccato due volte da uno squalo, e
sopravvivere a entrambe.
PER CAPIRE QUALE sia la specie realmente
pericolosa, basta guardare ai numeri: per
l’asciugamano, ridurrete il danno
del morso”. Vabbé, mi tuffo...
“No, aspetta, mettiti le scarpe”.
Scarpe? Sì, perché rischi di calpestare il temibilissimo pesce pietra, così perfettamente mimetizzato che non puoi distinguerlo
dai sassi del fondale. E poi... ci sarebbe anche il polpo dagli anelli
blu”. Se non ti è passata la voglia,
al largo rischi di incontrare lo
squalo bianco. Che se hai la muta
potrebbe scambiarti per una foca.
E sono cavoli amari. Ma alla fine il
pescecane è il meno, i suoi attacchi si contano sulle dita di una
mano.
Che fare? Alla fine ti viene la voglia di arrenderti: questo non è un
posto per me. Ma forse devi fare
come milioni di australiani: invece di pensare a una natura a misura d’uomo, preferiscono un uomo a misura della natura. Così
abitano felici in una delle terre
più belle e incontaminate del
mondo. E nonostante tutto raggiungono un’età media uguale a
quella di noi europei. Alla faccia
di ragni, serpenti, meduse e squali.
ogni essere umano ucciso dagli squali, ben
25 milioni di questi predatori marini finiscono nelle reti dei pescatori. La pratica cui
vengono sottoposti è tra le più crudeli e contestate dagli animalisti. L’unica parte del
corpo dello squalo richiesta dai consumatori
sono le pinne, usate per un tipico piatto nuziale cinese, che possono essere vendute a 90
dollari la coppia. Per questo, quando i pescatori catturano un animale, gli tagliano
solo queste pregiate estremità e lo ributtano
in mare col corpo amputato. Lo squalo, privato delle sue pinne, non può più notare, e
finisce soffocato in fondo al mare. In Australia questa pratica è proibita in tutte le
regioni ad eccezione dei Northern Territories. Ma, in tutto il Paese, la pesca dello squalo è permessa: la legge si limita a prescrivere
l’obbligo di conservare a bordo dei pescherecci l’intera carcassa.
16
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
PAESI TUOI
a cura di Silvano Rubino
[email protected]
AGENDO
BANDIERINA/SERIE TV
© © ©Batman da piccolo
Gotham, Italia 1, domenica in prima serata
La città della cellulosa
che conserva storie italiane
BAMBINO PIPISTRELLO Il piccolo Bruce vede
uccidere i suoi genitori, i facoltosi Thomas e
Martha Wayne. Sappiamo tutti che il bambino
crescerà per diventare Batman, ma nella serie
Gotham il protagonista è la città corrotta e senza
speranza che in futuro farà da sfondo alle sue
avventure. Curiosa idea quella di Bruno Heller
(Roma, The Mentalist) e non priva di rischi. Ma
intanto il coraggio è stato premiato da ascolti
importanti per il network americano Fox. Mediaset ci scommette e a circa un mese di distanza dalla premiere americana ha mandato ieri in
onda su Italia 1 i primi due episodi. Poi, con una
strategia chiamata cross-casting, il resto della serie sarà trasmesso ogni lunedì in prime time su
Premium Action, canale a pagamento del digitale terrestre. Non è certo la prima volta che la tv
si ispira al mondo dei fumetti: in Smallville era
stata riscritta completamente la giovinezza di
Superman e Arrow o il recentissimo Flash sono
alcune delle serie che hanno per protagonisti supereroi. A giudicare dai primi episodi, Gotham
sembra avere l’ambizione di voler affascinare
anche un pubblico più adulto. Se infatti è vero
che gli appassionati di Batman potranno trovare
mille riferimenti ai personaggi del fumetto (Catwoman, Pinguino, l’Enigmista e il commissario
Gordon, vero protagonista del serial), le atmosfere rimandano ai film di Christopher Nolan sul
Cavaliere Oscuro e anche ai classici del noir. Ma
per quante stagioni Batman restarà bambino?
è un grande patrimonio di archeologia industriale che racC’
conta il nostro passato produttivo, dalle tonnare di Favignana
al Molino Stucky a Venezia, dal Villaggio Operaio di Crespi d’Adda
alla miniera di zolfo Floristella in Sicilia. Un patrimonio di storia, di
lotte operaie e visioni imprenditoriali, di ardite sperimentazioni
urbanistiche e architettoniche (http://archeologiaindustriale.net). Un
patrimonio spesso in lotta con l’incuria a causa della cronica penuria di fondi che impedisce conservazione, recupero, rivitalizzazione. Grazie ai fondi europei, però, qualcosa si riesce a fare. È il caso
di Torviscosa, località del Friuli che è insieme “città di fondazione”
(vale a dire centro creato dal nulla durante l'epoca fascista) e company town, perché legata alla storia di uno stabilimento, quello della
Snia. L’azienda, nel 1937, decise di produrre lì cellulosa “autarchica”, estraendola dalla canna comune coltivata nei dintorni. La città
di allora è praticamente intatta e custodisce il villaggio operaio, le
case per i tecnici, le ville dei dirigenti, gli spazi del lavoro e quelli per
il tempo libero e lo sport. Poi ci sono le grande piazze, ispirate a
quelle “metafisiche” di Giorgio De Chirico e il Cid, il Centro Informazione Documentazione, costruito negli anni 60 come luogo
di rappresentanza. Oggi l’edificio è il cuore del recupero che il Comune sta portando avanti e ospita le prime di una serie di mostre. La
prima racconta attraverso immagini e documenti il contesto storico
in cui Torviscosa nacque, quello delle grandi bonifiche, della battaglia del grano, della fondazione di città durante il regime, un’altra
la vicenda del campo di prigionia del Villaggio Roma di Torviscosa,
un’altra ancora mette in mostra i plastici degli stabilimenti industriali Snia. (www.comune.torviscosa.ud.it).
© Lunedì 13 ottobre
Filosofia vissuta
Metaponto (Mt), sino al 20 ottobre
www.filosofiafestival.it
Scoprire la filosofia non tra le
mure di una classe, ma nelle terre dove è nata. Il “Festival della
Filosofia della Magna Grecia”,
che si terrà quest’anno in due
fasi, prima a Metaponto e poi in
Cilento, farà vivere a 2mila studenti liceali una full immersion
nel pensiero occidentale.
A TRENTO, al TeatroSanbapolis, parte il tour dell'”incauntautrice” Cristina Donà, che presenta il suo nuovo album “Così vicini” (ore 21, www.cristinadona.it)
© Martedì 14 ottobre
Note senza confine
Luca Raimondo
Il meme
© TORVISCOSA, IN FRIULI
Torviscosa è la località del
Friuli fondata durante il fascismo e rimasta intatta
Il centro di documentazione è il
cuore del recupero che il Comune
sta portando avanti e ospita le
prime di una serie di mostre.
Genova ospita un classico di Camus, “Caligola”, in una versione
definitiva dell’opera del 1958,
grazie alla traduzione appositamente realizzata da Andrea
Bianchi (sino al 26 ottobre,
www.teatrodellatosse.it)
© Giovedì 16 ottobre
Caldarroste in piazza
Cuneo, sino al 19 ottobre
www.marrone.net
In onore del cibo povero per eccellenza, la castagna, la "Fiera
nazionale del Marrone" è in
realtà ricchissima di sapori e
cumentari su artisti, architetti e
fotografi (sino al 19 ottobre,
www.artecinema.com)
© Venerdì 17 ottobre
Dolcezza scura
Perugia, sino al 26 ottobre
www.eurochocolate.com
Perugia si conferma capitale
della golosità per il ventunesimo anno, con “Eurochocolate”.
Le decine di eventi, ma soprattutto Chocolate Show - il grande emporio con 100 aziende, tra
piccoli artigiani e grandi imprese dolciarie - sono un ottimo
pretesto per scoprire
Perugia.
Roma, sino al 30 novembre
http://romaeuropa.net/
Musica senza confini
geografici, ma soprattutto di genere al “RoA LODI la fotografia si
maeuropa Festival”,
colora di impegno, con il
che ospita, al Teatro
"Festival della fotografia
Eliseo, all'Argentina e
etica": mostre, incontri,
alla Pelanda nel Matproiezioni, con un octatoio del Testaccio,
chio di riguardo all'attiteatro musicale, il
vità delle grandi Ong innuovo cantautorato
ternazionali (sino al 26,
italiano, rock, musica
http://festivaldellafotocontemporanea e spegrafiaetica.it)
rimentale, etnica, elettronica... Tra gli ospiti,
Cristina Donà, stasera suonerà a Trento LaPresse © Sabato 18 ottobre
Le Luci della Centrale
Storia in città
elettrica, con un spettacolo inedito, “Cronache emi- appuntamenti, con tantissimi Bologna, sino al 26 ottobre
prodotti tipici, mostre e spetta- www.festadellastoria.unibo.it
liane”.
coli nel centro cittadino.
In strade, piazze e teatri che di
storia ne hanno vista passare
A TORINO, allo Spazio Don Chisciotte, una mostra che mette a NAPOLI, al San Carlo e all'Au- tanta, va in scena la decima "Feconfronto la scultura di Medardo gusteo, ospita “Artecinema”, fe- sta internazionale della storia" –
Rosso e la fotografia di Angelo stival di film sull'arte contempo- quest'anno dedicata a Jacques
Garoglio (sino al 9 novembre, ranea, con una selezione di do- Le Goff - che trasforma Bologna
www.fondazionebottarilattes.it)
© Mercoledì 15 ottobre
L'Africa cambia
Milano, Triennale, sino al 28 dicembre
www.triennale.it
Altro che “continente nero”.
Oggi l'Africa è la terra dei grandi
e velocissimi cambiamenti. Li
mette in scena la mostra “Africa
Big Change Big Chance” attraverso la cartina di tornasole dell'architettura e dei cambiamenti urbanistici: nelle grandi metropoli si concentrano le sfide
più interessanti e anche più
drammatiche.
IL TEATRO DELLA TOSSE di
BANDIERINA/CD
di
Pasquale Rinaldis
© © © Live al Casinò di Sanremo “Rassegna Premio Tenco 2014”
di John Trudell
CRESCIUTO in una riserva di Sioux Santee, John Trudell è stato
portavoce dell’American Indian Movement dal 1973 al 1979. In seguito a un gesto di protesta contro le atrocità perpetrate dal governo Usa nei confronti delle minoranze di nativi americani, brucia
la bandiera a stelle e strisce a Washington. Poche ore dopo, sua
moglie, i 3 figli e la suocera muoiono in un incendio, forse di natura dolosa. Da quel giorno,
inizia la sua personale protesta scrivendo poesie
che mette in musica. Magistrale la sua esibizione durante la Rassegna del Premio Tenco 2014
dedicato al tema della Resistenza. Trudell vi era
in nome degli indiani nativi americani.
in una gigantesca macchina del
tempo, con lezioni, conferenze,
dibattiti, concerti, spettacoli e
mostre.
PALAZZO REALE di Milano
ospita Vincent Van Gogh, con
una selezione di opere dedicate
al complesso rapporto tra uomo
e natura (sino all'8 marzo 2015,
www.vangoghmilano.it)
© Domenica 19 ottobre
La città nascosta
Palermo, sino al 26 ottobre
www.leviedeitesori.it
CANDIDATO
UNICO
a cura
di Alberto
Asquini
Le carceri dell’Inquisizione spagnola allo Steri, uniche al mondo, con i muri interamente ricoperti dalle scritte dei prigionieri, la Città sotterranea, tra
cripte e catacombe: sono solo
due degli oltre 60 tesori in gran
parte inediti aperti per “Le vie
dei tesori”, festival che propone
oltre 100 eventi.
NEL BORGO medievale di Melfi
(Pz) si svolge la sagra della Varola, il tipico "marroncino" che
cresce sulle pendici del Vulture
(www.comune.melfi.pz.it).
IL DENTE DEL GIUDIZIO
Furio
Colombo
di
Guglielmi, la riforma Rai
senza punto esclamativo
ite Angelo Guglielmi e subito evocate la
D
televisione, la sua televisione, che è stata
unica, senza un prima nè un dopo. È ingiusto,
se pensate al vasto lavoro di Guglielmi sulla
letteratura, dai tempi del Gruppo 63 in avanti.
Ma è inevitabile, se gli affiancate il nome di
Stefano Balassone che, con Guglielmi, ha fatto
quella televisione unica di cui nessuno si è
dimenticato. I due nomi adesso appaiono accanto sulla copertina blu di un saggio Bompiani, Finalmente la riforma della Rai! con un
punto esclamativo che coglie di sorpresa anche il lettore più distratto, perchè tradisce una
euforia, che attraversa anche il libro e che
conforta, dati i tempi, ma non sembra in linea
con l’asciutta cifra retorica di Guglielmi. Comunque, nelle mani di persone come Guglielmi e Balassone il lettore sa che troverà rigore,
informazione accurata sul passato e competenza sulle cose fatte e sul che fare.
IL LIBRETTO BLU È INFATTI UNA BREVE ma
densa enciclopedia di tutto ciò che è stato televisione in Italia, e che potrà essere televisione in Italia. Con due espedienti che giovano
molto alla possibilità di definire questo testo
“il manuale del che fare adesso”. Il primo è di
non ricominciare da capo con la storia del
come nasce la Rai, come si evolve, come giunge al nuovo giorno del duopolio con Mediaset.
Si comincia da dove Guglielmi e Balassone
mettono mano non a fare (facevano televi-
sione da molto prima) ma a dirigere e a cambiare la strana cosa che si sono trovati in mano,
con una prima grande sorpresa: la strana cosa
comincia a vivere di nuova vita lungo un percorso che sembrava impossibile. Qui, nel lungo periodo di totale novità, di successo e (oggi)
di quasi inspiegabile libertà editoriale, si situa
forse la radice del modo quasi felice con cui i
due autori redigono il progetto di una nuova
Rai del futuro che sta per venire, e si avviano
(si direbbe dal tono fiducioso e festoso) a impegnarsi per farlo. Ed è qui, e per questo, che
qualche osservazione è necessaria.
La prima è che ciò che resta della Rai, nelle
mani non particolarmente competenti di chi
ora la dirige, non crea adrenalina da attesa. Se
mai cerimonie, tavole, rotonde, sermoni, appelli per il bene della nazione. E, sempre chi
lavora e ha lavorato davvero in Rai, finisce per
essere sgridato e per ascoltare l’annuncio di
tagli e punizioni, e per accettare fantozzianamente la presunta saggezza di sempre nuovi
venuti.
Infine la politica. Non è stata estirpata quella
che c’era. Ma già sappiamo che il favoloso
mondo di Renzi farà la sua parte. Per queste
ragioni ho letto questo saggio con un interesse
reso vivace non solo dall’argomento ma anche
dalla scrittura. Però toglierei dal titolo il punto
esclamativo. Il progetto è bello, le riflessioni
importanti. Ma la riforma della Rai non sta per
arrivare.
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
PALCOSCENICO
L’ARTE DI COSTRUIRE
Sguardi
profondi
del teatro
veneto
edere e guardare. A
Sguardi, vetrina del teaV
tro veneto itinerante, que-
st’anno a Vicenza, invece si va
a fondo, a scandagliare le migliori novità tra Venezia e dintorni. Quattro giorni, trenta
spettacoli; abbiamo scelto di
raccontare Naveneva dei Naturalis Labor con suggestioni
immaginifiche e la creazione
di un mondo, fanciullesco e
irreale, ma anche d’archeologia e scoperta. Le tante macchinerie dal sapore polveroso
e seppiato, i timoni e le funi
spesse, il legno e le tante mappe nautiche ci portano dentro
l'avventura. In un attimo le
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
OBITUARY
La pianificazione
urbana frena il caos
n grattacielo al giorno, un boulevard ogni tre” è il detto poU
polare che descrive la sfrenata rapidità con cui si sta sviluppando la citta di Shenzhen, nel sud della Cina. Shenzhen si trova
Tiziano Terzani fino a De
Gregori e al suo Titanic. I
grandi esploratori, la Compagnia delle Indie, la fuliggine e
la fatica della Storia, marinai e
bucanieri, le sirene ed il Vecchio e il mare, fino a Folco
Quilici e Robinson Crusoe,
Naveneva è un connubio tra il
navigare esistenziale e la conoscenza, le mappe e le carte
perché l'importante non è trovare la retta via ma soltanto
una rotta da solcare. Conta il
viaggio e non la meta. Non
smettere mai di andare, di
sbagliare strada, di cercare ancora.
nella zona conosciuta come Pearl River Delta, il cuore manifatturiero del mondo, dove si produce la maggior parte degli oggetti
che ci circondano: apparati elettronici, abiti, mobili, pure caramelle. Nel 1979 un’area occupata da villaggi di pescatori e contadini
venne dichiarata Zona Economica Speciale, a causa della prossimità con Hong Kong. Oggi a Shenzhen vivono venti milioni di
persone, immigrati da altre province della Cina e impiegati come
operai o nel settore dei servizi. Ci si immagina che un luogo con tali
caratteristiche sia l’apoteosi del caos, e invece sembra essere la prova
che una pianificazione urbana può guidare lo sviluppo in maniera
civile, sostenuto da parchi lussureggianti e grandi arterie di circolazione che servono a decomprimere la densità e a dare ordine
alla selva di grattacieli che ne punteggiano l’orizzonte. La sede della
borsa di Shenzhen, progettata da Rem Koolhaas / OMA si distingue
per la generosità degli spazi pubblici che la circondano e per l’altissimo livello delle finiture. L’edificio, molto semplice nella sua
forma, una torre spoglia che a trenta metri dal suolo sostiene un
volume orizzontale, rivela alcuni dettagli allo stesso tempo costosissimi e austeri (diversi rivestimenti in pietra grigia, lastre di vetro
ampie per le finestrature) che simboleggiano una nuova fase del
capitalismo cinese, sempre attento alla qualità della produzione.
Tommaso Chimenti
Valentin Blum
Un’immagine dello spettacolo Naveneva
pagine di Salgari o l’inchiostro
al gusto di mal d’Africa di Conrad emergono materiche con
navi del mistero, aborigeni e
foreste minacciose e magnifiche, imponenti e inquietanti.
Le musichette vintage, alternate ad un tappeto sonoro da
pirati, aprono il respiro a conquiste antropologiche alla Indiana Jones, a quella curiosità
insita nell’uomo-Ulisse che
spinge ad andare oltre, a conoscere, a viaggiare fuori e
dentro di sé.
Si sente l'odore di Sandokan e
Magellano, di Vespucci o Colombo, di King Kong e Braccio di Ferro, di Marco Polo e
LIBRI RARI
D.C. (DOPO CHRISTIE)
L’Italia sconcertante
di Pietro Consagra
Un assassino scemo
contro i Cardillo
n libricino del 1974, Welcome to Italy, Pietro
U
Consagra presentava una serie di fotografie
dedicate ai paracarri italiani, che l’artista identi-
© © © I tre giorni della Famiglia Cardillo
Flavio Pagano, Piemme, pagine 290, euro 15,50
ficava come segnale fallico, esplicito ed arrogante
ammonimento del potere. Nel 1987, sempre per
l’editore Scheiwiller, pubblica L’Italia non finita,
una raccolta di fotografie di edifici italiani non
completati, che l’artista considera come una
grande categoria espressiva, che si identifica con
la crisi che investe il potere. Gli edifici selezionati
partono dal quinto secolo a. C. con il tempio di
Segesta, lasciato incompiuto dopo la fuga degli
architetti greci a seguito della sconfitta subita dalla città in guerra contro Selinunte e Cartagine,
così come qualche anno prima il Tempio G di
Selinunte aveva subito la stessa sorte a causa della
conquista della città da parte dei Cartaginesi. Si
giunge fino alla metà del 1700 con il Palazzo Ve-
nier dei Leoni di Venezia, passando per Roma con
il Palazzo Pio Righetti, Madonna dei Sette Dolori,
Sant’Andrea delle Fratte, Villa Madama. Altri significativi casi di ‘non finito’ citati sono il Palazzo
Bentivoglio di Bologna, il Palazzo della Pilotta di
Parma, il palazzo Valmarana di Vicenza e Santa
Maria del Fiore di Firenze. Fino a casi estremi come il meraviglioso Mausoleo di Teodorico a Ravenna ‘che è lasciato all’interno privo di una sola
giornata di scalpello’. Scrive Consagra nella presentazione: “È da considerarsi che quasi tutti gli
edifici storici italiani, come sono stati progettati e
portati avanti sono rimasti mai più ultimati…Esiste infatti una Italia sovrapposta, una immensa
Italia di edifici sovrapposti, strafalciona e aggressiva, proterva nelle nuove forme da imporre: uno
stile sopra un altro. Una Italia sconcertante”.
Adele Marini
LE BUONE PRATICHE
Domenico
Finiguerra
di
17
Quei “comitatini“
che disturbano Renzi
bloccasblocca.
#
Come annunciato apriamo una parentesi per approfondire il pessimo Sblocca
Italia.
Il decreto che il tweet premier ha partorito,
insieme soprattutto al ministro Lupi, sotto
la dettatura ideologica del partito del cemento e delle lobbies del petrolio,
dell’energie e degli inceneritori.
Era partito da lontano Matteo Renzi.
Qualche mese fa annunciava la propria determinazione a sbarazzarsi dei tanti comitatini che si oppongono nel paese al modello di sviluppo da lui perfettamente incarnato. L’ha fatto ovviamente con un bel
colpo mediatico.
A un paese stanco ed in crisi profonda, ha
indicato i comitatini come un intralcio per
le sue riforme e per la sua energia: “È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non
sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata.
Io mi vergogno di andare a parlare delle
interconnessioni tra Francia e Spagna,
dell’accordo Gazprom o di South Stream,
quando potrei tranquillamente raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in
Italia e dare lavoro a 40 mila persone e non
lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini”.
Ecco fatto. “Volete il lavoro? Volete energia? Io sono rapido e potrei fare questo,
quello e quest’altro, ma ci sono i comitatini
che me lo impediscono!”
Partiamo da qui. Partiamo da quello che lo
Sblocca Italia, prima ancora di vomitare
asfalto e cemento sulle campagne e di penetrare con trivelle la terra e il mare tanto
amato da viaggiatori e poeti, deve portare a
casa come una premessa necessaria, un lavoretto preliminare: azzerare la partecipazione dei cittadini e dei sindaci per imporre
- seguendo una logica verticale, dall’alto
verso il basso - tutte le “pillole” di devastazione e saccheggio di territorio e bellezza.
Il decreto è munito di una splendida e meravigliosa “arma letale” un specie di jolly
spazza comitatini: la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza
dell’opera prevista.
Ciò significa che utilizzando il jolly si partirà veloci con l’esproprio e ogni opposizione sarà rimossa, ogni contestazione tacitata, e se i comitatini o i sindaci continueranno a mettersi di traverso, saranno
guai. Sono interventi strategici, sono per il
bene del Paese. E se qualcuno si oppone
interviene la celere. L’Italia sarà un’enorme
Val di Susa?
Lo vedremo.
I Comitatini, intanto, si sono dati appuntamento per il 15 e 16 ottobre a Montecitorio.
e divertenti peripezie dei Cardillo, famiglia mafiosa italo-americana, sono una
L
scelta insolita per questa rubrica, dedicata al
giallo in senso stretto. Ma la trama del libro di
Flavio Pagano è costruita come quella di un
rigoroso thriller serio e il risultato è tale da far
risaltare ancora di più gli aspetti grotteschi
della storia. In sintesi, “una mafiàba”. I Cardillo sono quattro: Tony, capofamiglia frustrato perché non
riesce a far carriera nella malavita di Detroit, la moglie sexy-cicciona Mary, i figli Ginny e Charlie. Il romanzo si apre con
i preparativi della famiglia Cardillo per un epico ritorno in Italia.
Sono invitati alle fastose nozze della figlia di Pinuccio ‘o Cavaliere,
“uno degli ultimi grandi boss della Cupola, un uomo d’onore
all’antica, rispettato da Cosa Nostra, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta, dai narcotrafficanti sudamericani, e persino dalla malavita russa e da quella cinese”. A dire il vero, la destinazione è
fuori dalle location classiche della camorra: il Cilento dei monti
Alburni, nel Salernitano, già sfondo della saga di Benvenuti al sud.
Il libro è un’orgia di citazioni cinematografiche.
Sbarcati a Fiumicino, Tony e i suoi familiari, ovviamente agghindati come tamarri emigranti doc, iniziano il viaggio in auto
e si perdono tra i monti Alburni. Lì si aggira un serial killer che
ha fatto fuori due ragazze e un autostoppista. Tony si allontana
per fare la cacca e rimane intrappolato in una grotta. Il serial
killer, sotto le mentite e bislacche spoglie dello scemo del paese,
riesce a ingannare la moglie e i figli del gregario mafioso e li
imprigiona. A quel punto entrano in scena altri personaggi
riusciti, dal maresciallo dei carabinieri al pastore solitario che in
realtà è un potente padrino, e si scatena un’esilarante e serrata
caccia all’uomo. La scena madre, emblematica, è quella del primo indizio trovato dagli investigatori, prontamente diffuso dagli schermi tv diItalietta nostra, parodia dei contenitori pomeridiani basati sul dolore spettacolarizzato. Si tratta delle feci di
Tony. Davanti al televisiore, il commento di Pinuccio ‘o Cavaliere,
rivolto alla moglie, è fantastico: “A cacata ‘e Tony nun è ‘na
cacata normale, è ‘na cacata da esclusiva nazionale! Hai capito,
Cuncettina?”. Non c’è bisogno di tradurre.
Fabrizio d’Esposito
BANDIERINA/RADIO
di
s.c.
© © © La maratona tra la radio e le scuole
La lingua batte - giornata proGrammatica, 17 ottobre, Radio3
IL DENTE DELL’ITALIANO Dopo il successo della scorsa
edizione, venerdì 17 ottobre la trasmissione La Lingua Batte
organizza la seconda edizione della Giornata proGrammatica, un’ideale maratona tra la radio e le scuole d’Italia per
promuovere e valorizzare la nostra lingua in tutti i suoi aspetti. Il tema scelto quest'anno è la punteggiatura. Come nel
2013, durante tutta la giornata il palinsesto di Radio3 si
concentrerà sull'italiano e la sua grammatica. A confrontarsi
con gli studenti d’Italia saranno scrittori, studiosi, artisti e
traduttori come Licia Corbolante, Mario Desiati, Angelo Ferracuti, Sergio Garufi, Simone Lenzi dei Virginiana Miller, Cecilia Robustelli, Flavio Santi, Elisa Tonani, Giorgio Vasta.
Creava
mondi
senza
tempo
di Giulia Zaccariello
[email protected]
SCRITTORE, fumettista,
sceneggiatore. Così lo definiscono le biografie, anche se chi bazzica tra le
strade fatte di carta e profumate di inchiostro sa
che lui era prima di tutto
un creatore di mondi, di
universi fuori dal tempo e
dallo spazio, di personaggi
in grado di dare un senso
agli angoli vuoti della nostra mente. La sua era una
fantasia difficile da contenere, si riversava in centinaia di pagine e pubblicazioni. come un fiume da
arginare. Storie su storie,
tutte finite sugli scaffali
delle librerie o nelle edicole, perché, come raccontò
lui stesso, “niente va tenuto nel cassetto, tutto quello che si produce deve avere un pubblico”. Aveva 48
anni Lorenzo Bartoli. È
morto qualche giorno fa, a
Roma, a causa di una malattia che si portava dietro
da tempo. Cresciuto a pane ed Hemingway, è stato
il padre, insieme al suo socio e amico di una vita Roberto Recchioni, di John
Doe, serie a fumetti che,
per quasi 10 anni, ha appassionato migliaia di lettori. Il protagonista è il direttore della Trapassati
Inc., azienda che gestisce
la dipartita degli esseri
umani, e lavora a stretto
contatto con la sarcastica,
quanto affascinante, signora Morte. È stata questa la creatura che l'ha reso famoso nel mondo del
fumetto, italiano e non.
Un'opera costellata di riferimenti cinematografici e
letterari, in grado di prenderti per mano e accompagnarti in una dimensione al confine tra vita e non
vita, tra realtà e sogno. Ma
chi divora fumetti sa che
Bartoli è stato anche il
creatore di un'altra serie
cult, gioia dei collezionisti,
quella di Arthur King, uscita per la prima volta nel
1993. Scriveva Bartoli,
sempre con la penna in
mano. In una carriera lunga un quarto di secolo è
stato capace di produrre di
tutto: fumetti, storie per
bambini, e poi, perché no,
romanzi. Amava definirsi
un “autore molto letterario”, interessato “all'epica
delle briciole, a destini unici ma microscopici”. Lo faceva per una particolare
forma di amore verso se
stesso, ma soprattutto
verso i lettori, ai quali sembrava volesse dare tutto.
18
DALLA PRIMA
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
MA MI FACCIA IL PIACERE
EDITORIALE
di Marco Travaglio
Trovare
il futuro
tra Ebola
e alluvioni
di Ferruccio Sansa
bola e l’alluvione di Genova.
E
Due vergogne che paiono
lontanissime: una si consuma, per
adesso, in Africa. L’altra in una
delle nostre città, dimenticata come L’Aquila al proprio destino.
Eppure un filo le lega: la mancanza
di senso del futuro che sempre di
più affligge le classi dirigenti, ma
anche l’opinione pubblica. Noi.
Perché entrambe si sarebbero potuto evitare. E in tutti e due i casi si
può, si deve cercare con ogni mezzo di evitare ulteriori catastrofi.
Ma bisogna, a Genova come in
Africa, agire subito. Perché il futuro è destinato a diventare un
presente, magari anche terribilmente vicino.
Così in Liguria per decenni il futuro è stato calpestato da amministratori (di centrosinistra e cen-
trodestra) incapaci, a essere benevoli, che hanno lasciato cementificare ogni centimentro libero,
magari spalancando le porte a imprenditori amici. Che hanno fatto
costruire porti alle foci dei fiumi,
centri commerciali nelle zone a rischio. Che hanno speso milioni
per pubblicità istituzionale, per
opere inutili, per ospitare il Giro
d’Italia mentre mancava il denaro
per arginare i torrenti. Ma non dimentichiamo quegli imprenditori
che al profitto individuale hanno
sacrificato la vita degli altri. E
nemmeno la stampa, che per lisciare il pelo al potente di turno ha
taciuto sulla prostituzione di una
terra bellissima, ma delicata.
La stessa scena abbiamo visto in
questi mesi di fronte all’Ebola:
mentre il male si diffondeva inesorabilmente, assistevamo all’immondo spettacolo di governanti
che in Italia, ma anche nel resto
d’Europa e in America, si dilaniavano per un punto di pil, peggio
per riforme inutili, per accaparrarsi poltrone.
Ce ne siamo, come al solito, fottuti
degli africani che morivano. Ma,
facendo così, abbiamo messo a repentaglio la nostra esistenza.
Com’è stato possibile? Forse non è
soltanto una questione di banale
egoismo. C’è in fondo anche una
vena di disperazione in questo atteggiamento.
C’è una paradossale sottovalutazione del ruolo di ognuno. Della
politica, che continua a sentirsi
delegittimata
e
minacciata
dall’antipolitica, ma ignora come
governare significhi decidere il
destino, perfino la sopravvivenza
dei cittadini. Della stampa, che dimentica quanto sia essenziale denunciare, ricordare le vere priorità
della popolazione. E di noi singoli:
ignorando oggi l’invasione del cemento nelle città dove viviamo
metteremo domani a rischio i nostri figli che vanno a scuola; chiudendo adesso gli occhi di fronte
agli africani massacrati dalla malattia rischieremo di vedere presto
stravolta la nostra esistenza.
Siamo forse ancora in tempo: per
evitare nuove alluvioni a Genova,
per fermare l’Ebola. Ma il futuro
comincia adesso. Ora bisogna agire.
il Fatto Quotidiano del lunedì
a cura di
Ferruccio Sansa
con Salvatore Cannavò, Alessandro
Ferrucci, Emiliano Liuzzi, Paola Porciello
Progetto grafico Paolo Residori
Grafica Fabio Corsi
il Fatto Quotidiano
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Condirettore Marco Travaglio
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Caporedattore centrale Ettore Boffano
Caporedattore Edoardo Novella
Caporedattore (Inchieste) Marco Lillo
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Redazione
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omunicato strategico n.1. “Colpirne tre
C
per educarne 400. Matteo Renzi ha deciso
che un ‘processo’ contro i senatori Pd Mineo,
Casson e Ricchiuti va fatto. Perchè il messaggio arrivi a tutti i 400 parlamentari democratici. Ovvero c’è spazio per il dissenso, ma non
per l’anarchia che frena l’azione dell’esecutivo” (Repubblica, 10-10). Br, Brigate Renzi.
Pagamenti. “Ho pagato con 8 anni di ostracismo” (Renato Farina, riammesso nell’Ordine
dei Giornalisti dopo il patteggiamento di 6 mesi
per favoreggiamento nel sequestro Obu Omar,
10-10). “Farina, per colpe tutte da dimostrare,
ha già pagato duramente” (Maurizio Gasparri,
Forza Italia, 10-10). Un seggio alla Camera per
cinque anni è una pena più che sufficiente.
Piccoli Gelli crescono. “Sarebbe interessante
sapere come sia giudicata da Sky, che ha mostrato sempre equidistanza dalla politica, l’affiliazione di Fedez al M5S, visto che è un volto di
punta dell’emittente”(Federico Gelli ed Ernesto
Magorno, deputati Pd, 10-10). Sarebbe altresì
interessante sapere che cosa contengano, eventualmente, i crani degli on. Gelli e Magorno.
Canti orfinici.“La Guzzanti dimostra che la crisi
di una certa cultura ‘di sinistra’ è ormai irreversibile” (Matteo Orfini, presidente Pd, 9-10). Casomai non bastasse la presenza di Orfini.
Fessino. “Se il Parlamento restasse chiuso sei
mesi, nessuno se ne accorgerebbe” (Piero
Fassino, Pd, 11-10). Invece quando Fassino
era deputato ce ne saremmo accorti: avrebbe
fatto meno danni.
Federalismo penale. “La rivolta nelle Regioni:
‘Decidiamo noi le spese e basta controlli’. I
presidenti dei Consigli vogliono ridare più
soldi ai partiti e protestano contro la Corte dei
Conti” (Repubblica, 10-10). Sta’ a vedere che
non si può più neppure rubare in santa pace.
Armiamoci e partite. “Truppe dell’Onu per
battere l’Isi” (Pierferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, Corriere, 11-10). Bravi, facciamo
così: andate avanti voi, poi noi arriviamo.
Gabbio. “Sabina Guzzanti, comica fallita, spalleggiata dal Fatto Quotidiano e dall’ex pm e politico fallito Ingroia, ha solidarizzato con Riina
inteso come il capo della mafia oggi al gabbio”
(Alessandro Sallusti, il Giornale, 10-10). Invece
Sallusti ha sempre solidarizzato con Dell’Utri,
inteso come il complice della mafia oggi al gabbio: da bravo cronista, va sempre alla fonte.
L’onorevole. “Sollecito il ministro Padoan e la
Consob a chiarire se, durante Juve-Roma, ci
siano stati atti che ledono le normative vigenti, svantaggiando e penalizzando gli incolpevoli azionisti. Più che dall’art. 18, gli
imprenditori stranieri sono messi in fuga soprattutto da questa arbitrarietà e mancanza
di certezza nell’applicazione delle regole, assolutamente impensabile in qualsiasi altra
parte del mondo civilizzato” (Marco Miccoli, deputato Pd, 7-10). Quasi come la presenza in Parlamento dell’on. Miccoli.
Il condannato. “E poi c’è Travaglio, travestito
da pseudo-tifoso juventino come solo lui sa
fare e rappresentare” (Luciano Moggi, Libero,
7-10). Parola di uno che ha servito la Lazio, la
Roma e il Torino, in quest’ultimo caso anche
arruolando mignotte per arbitri Uefa, per poi
passare alla Juve e regalarle la revoca di due
scudetti e la sua prima retrocessione in serie B:
un vero tifoso juventino, senza travestimenti.
L’ostile Juventus. “Vorrei che Totti se ne andasse a giocare nel suo campionato” (Emma
Winter, moglie di Andrea Agnelli, 6-10).
Quello dove si gioca 11 contro 11.
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PRIMEPAGINE (PER BAMBINI)
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
19
MAMMAMONDO
TUTTI A LONDRA
Il viaggio nelle grandi città tocca Londra. Una città unica. Stupenda, più per la vita che pulsa nelle sue strade che per i singoli palazzi. Una metropoli dove la tradizione incontra il mondo che cambia
DISEGNA PER NOI
Disegna le notizie del mondo e della
tua città che ti hanno colpito. E inviale a [email protected]
Le metteremo sul sito
diario
di una madre
qualunque
Noi
bambini
a Genova
di Maria
Valerio
Valeria
S
LASCIATE CHE I BAMBINI
Il marmo più vivo della carne
di Tomaso
Montanari
di Giuliano Finelli, Busto di Michelangelo Buonarroti
il Giovane, 1630, Firenze, Casa Buonarroti
IL DISCENDENTE DI MICHELANGELO
Chi lo direbbe che questa specie di mangiafuoco
barbuto e accigliato è fatto di marmo? E chi direbbe
che sotto questo aspetto irsuto e irascibile batteva il
cuore di un poeta? Di un simpatico fiorentino, che
visse quattrocento anni fa e che discendeva dal
grande Michelangelo, chiamandosi proprio come
lui?
Se oggi abbiamo questo fantastico ritratto lo dobbiamo ad un'agenda troppo piena.
Tra il 1625 ed il 1632 il più grande scultore italiano
(che si chiamava Gian Lorenzo Bernini) dovette
abbandonare lo scalpello per dedicarsi tutto all'arte
dell'architettura, necessario per terminare gli interni della Basilica di San Pietro in Vaticano. Tra gli
effetti di questa temporanea eclissi ci fu anche quello di concedere uno spazio di libertà e affermazione
ad alcuni dei suoi seguaci ed allievi: primo tra tutti il
grande Giuliano Finelli.
È dunque a quest’ultimo che si rivolse, nel 1630, il
fiorentino Michelangelo Buonarroti il Giovane
(1568-1642).
Il risultato fu questo busto strepitoso: forse l’apice
del naturalismo (cioè dell'arte di imitare la natura
più fedelmente possibile: proprio come aveva fatto
Caravaggio, e come poi farà il cinema) in scultura.
Tutto si gioca sulla capacità di Giuliano di piegare il
marmo a mimare – come fosse creta, o meglio cera
– i materiali da lui più diversi: i capelli ribelli, le
sopracciglia e i baffi arruffati di questo burbero, ma
benefico, signore; ma anche il cuoio del corpetto
(quella specie di gilé), così diverso dalla camicia
inamidata e dal mantello pesante – quasi un tabarro, come lo avrebbero chiamato i vostri trisnonni.
Fino al vertice maniacale del laccio che pende dal
collo, e dell’ape (trasparente omaggio allo stemma
del papa Urbano VIII, cui il Buonarroti svolazzava
intorno) ritratta in modo galileianamente esatto,
anche se poeticamente domestica.
Finelli, d'altra parte, rinuncia del tutto al movimento: il nostro il Buonarroti è rigidamente frontale. E rinuncia anche all'illusione della presenza
psicologica: gli occhi, per esempio, sono senza pupille, e la mano non corre a coinvolgere chi guarda.
Tutto è affidato alla materia, non allo spirito.
E il committente dovette esserne entusiasta, se –
quando aprì la sua lettera di ricevuta e ringraziamento – Finelli arrossì (lo scrive lui stesso, rispondendo al Buonarroti il 28 dicembre 1630) «di maniera, per tanto cumulo di lodi che ci trovai dentro,
che se bene soffiava una gagliarda tramontana che
ci regna ancor oggi, mi sentii riscaldare la faccia di
tal sorte che mi pareva essere nel cuore del solleone».
ono usciti dalla casa
dei nonni correndo come al solito, i bambini.
Sembravano, vedendoci,
un po’ sorpresi della nostra visibile inquietudine.
C’era fango sulla strada
davanti al portone della
scuola, sì, sporcizia, carta,
plastica. Saliti in macchina, hanno cominciato a
parlare del campionato,
come sempre. Poi, a richiesta, hanno riferito
sommariamente
della
giornata e dei giochi. Pian
piano, guardandosi intorno, sono diventati silenziosi.
Passavano camion dei Vigili del Fuoco, quelli che
normalmente provocano
il loro entusiasmo. A un
certo punto ci ha sfiorati
un autocarro con un canotto sul pianale, tute da
sommozzatori, bombole
di ossigeno.
Il traffico era fermo, le sirene stentavano a farsi
largo. L’autoradio ha interrotto le musiche, una
voce tesa parlava di acqua
che invadeva le strade, di
gente in pericolo, di morti.
Il fiume, anzi tanti fiumi,
uscivano dall’alveo.
All’improvviso Giovanni si
è ricordato: quand’ero
piccolo era già successo,
erano morte due bambine’.
Poi silenzio. Anch’io ho ricordato, eravamo anche
allora in macchina con i figli. Quel giorno avevo visto l’acqua salire, salire,
arrivare fino a metà della
portiera. Poi la sorte, chissà cos’altro, ci aveva messo tutti al riparo. Appena
cento metri più avanti del
disastro. Allora mi ero
guardata intorno e avevo
pianto.
Loro non hanno pianto,
ma tacevano e mi interrogavano con lo sguardo.
Di che cosa dobbiamo
avere paura? Del fiume,
della pioggia? Delle macchine ferme in colonna
mentre l’acqua intorno
sale e siamo intrappolati?
Una volta a casa, hanno
ripreso a parlare, si sono
messi all’opera con i lego
e le figurine. Ma allora ho
cominciato a chiedermelo
io.
Cosa posso rispondere?
Che non devono mai aver
paura, come faccio di solito. O che devono aver
paura della natura, della
città nel cui grembo gli
toccherà di vivere? O di
noi, che non abbiamo saputo difendere la natura e
la città degli uomini né ora
né per il futuro?
ilfattoquotidiano.it/blog /
Mammamondo/
20
LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
VIVARIO
La bambina
stretta
alla cavalla
di
Maurizio Maggiani
TAM TAM
Misoginia,
non state
zitte!
di Marina Valcarenghi
U
na donna può studiare
ma non può esprimere
un pensiero originale” affermò un mio paziente senza
nemmeno paura di essere
strangolato: doveva sembrargli un concetto ovvio. A
un recente convegno di psicoanalisi un rappresentante
istituzionale della categoria
ha aderito a questa scuola di
pensiero osservando come il
costante aumento delle donne psicologhe ridurrà inevitabilmente la nostra materia
all’“accadimento”, al sostegno e all’orientamento, a
scapito della ricerca e della
dimensione scientifica. Fantastico esempio di come la
misoginia abbia cambiato
forma adattandosi al presente. Nessuno borbotta
più: “taset se no te moeret”
come a Milano o “che la piasa, che la tasa e che la staga
in casa” come nel nord est,
ma si constata non senza
amarezza l’inevitabile degrado delle professioni intellettuali nella misura in cui finiscono in mani femminili. A
quel convegno ero fra gli oratori e non potevo attaccarlo
subito, ma nella discussione
successiva ai nostri interventi, nessuna donna dalla
platea sollevò obiezioni. E
anche io – presa da scoramento – decisi di tacere. E
me ne voglio per questo. Dovremmo reagire ogni volta,
invece, anche quando ci
sembra tutto troppo stupido
perché ne valga la pena.
Avrei dovuto dire a quel collega che la misoginia è una
patologia pericolosa ma che
impegnandosi si può guarire, avrei dovuto chiedergli
quale contributo avesse offerto lui alla ricerca e avrei
anche dovuto proporgli di
vergognarsi per la sua ignoranza del lavoro scientifico e
teorico delle donne nella nostra professione. Non deve
passare l’idea riduttiva che le
donne avvocato si occupano
di diritto di famiglia, le donne
medico di pediatria e ginecologia e le psicologhe di orientamento e sostegno e se invece fanno i chirurghi d’urgenza, le penaliste, le giuriste o se fanno teoria nella
psicoanalisi non sono credibili e si fa finta di niente.
ilfattoquotidiano.it/blog /
mvalcarenghi/
O
L’ULTIMA PAROLA
gni tanto passa di qua una cavalla
che si chiama Bambolina. Non è una
puledra, i suoi leggiadri e spensierati pascoli da puledra, sempre che ne abbia
avuti, li ha lasciati da un pezzo ormai, ma
una signora cavalla, una signora con il
nome da signorina. È un mezzosangue,
frutto dei semi augusti lombi di qualche
ramo cadetto di vecchia famiglia di corridori, e come è destino comune dei mezzosangue ha avuto modo di vederne e di
patirne di ogni, ma come è nelle fortune
dei mezzosangue, è abbastanza intelli-
gente e robusta da essere arrivata fin qui
sana e salva. La monta una bambolina, lei
sì, una ragazza così dolce e determinata,
così minuscola e immota, lontana, da
non potersi chiamare diversamente. Invece si chiama Elena, e non ha scelto lei
né il suo nome né quello della sua cavalla. Naturalmente la cavalla e la sua
cavallerizza si chiamano così da quando
sono nate, la ragazza in una casa nel
mezzo della campagna che coltiva la sua
famiglia e la cavalla laggiù, nello sprofondo di un crudele allevamento di cor-
IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
ridori. Acqua passata, anche se certi
scarti, certi fremiti, certe occhiate, dicono che la cavalla ha buona memoria.
Erano così lontane fino a ieri, e ora le
guardo e sembrano nate lo stesso giorno
nella stessa culla. Sono così diverse, hanno corpi e anime così difformi, che devono tenersi strette strette l’una all’altra
da diventare l’una il desiderio dell’altra.
Passano ogni tanto di qua la cavalla con
la sua bambolina, e io mi fermo per salutare, saluto da lontano, per non disturbare.
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