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Anno XVIII N° 17/2009 - 20 dicembre
UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
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«Mi ha fatto piacere che mi abbia chiamato e che abbia apprezzato
le linee generali del mio discorso», ha fatto sapere Napolitano
Auguri del Premier al Capo dello Stato
«Quando ho parlato di clima non propizio, mi riferivo
in particolare alla situazione di deficit pubblico»
Giorgio Lambrinopulos
I
l presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto nei
giorni scorsi una telefonata
dal presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi. Il capo
dello Stato e il premier hanno avuto uno scambio di
opinioni, in particolare sul
discorso che il presidente
Napolitano ha rivolto ieri
alle alte cariche istituzionali
ricevute al Palazzo del Quirinale. La telefonata ha fornito anche l’occasione per
uno scambio di auguri in vista del Natale e dell’anno
nuovo. “Mi ha fatto piacere
che mi abbia chiamato e
che abbia apprezzato le linee generali del mio discorso”, ha fatto sapere Napolitano durante l’incontro con
i giornalisti accreditati al
Quirinale, per lo scambio di
auguri in vista del Natale e
dell’anno nuovo. Nessun
‘gelo’, dunque, fra gli ‘inquilini’ del Quirinale e di
Palazzo Chigi? “Io sono per
natura ‘scongelato’ - ha premesso il presidente con ironia - una cosa sono i rapporti personali e quelli miei
con Berlusconi sono sem-
Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano
pre buoni; un’altra cosa
sono i rapporti fra le istituzioni che si rappresentano e
quando vengono toccate le
loro prerogative io reagisco
nel modo che mi pare più
opportuno”. “Poi - ha ag-
giunto - un conto sono i rapporti tra istituzioni e un altro quello tra le forze
politiche: in quest’ultimo
caso se la devono vedere
loro...”. Riferendosi poi al
discorso tenuto alle alte ca-
riche dello Stato ricevute al
Quirinale, Napolitano ha
spiegato: “Quando ho parlato di clima non propizio,
mi riferivo in particolare
alla situazione di deficit
pubblico. E’ più difficile,
Nucleare di nuova generazione
V
ia libera del Consiglio dei ministri ai criteri
per l’individuazione dei
siti su cui potranno essere costruite le nuove
centrali nucleari e delle
compensazioni per i territori che accoglieranno i
nuovi impianti. Il governo ha infatti approvato
due schemi di decreti legislativi, uno sulla ‘localizzazione e l’esercizio
di impianti di produzione di energia elettrica e
nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi
di stoccaggio, nonché
misure compensative e
campagne informative’.
L’altro sul ‘riassetto della normativa su ricerca e
coltivazione delle risor-
se geotermiche’. “Dopo
22 anni l’Italia ritorna
al nucleare di nuova generazione. E il governo”
a tal fine “ha messo un
importante tassello per
giungere nel 2013 alla
costruzione della prima centrale elettrica a
combustibile nucleare”,
commenta il titolare dello Sviluppo economico,
Claudio Scajola . “Con
questo provvedimento ha rimarcato il ministro abbiamo fissato i criteri
per la localizzazione dei
siti dando come obiettivo prioritario non solo la
loro sicurezza, ma anche
le esigenze di tutela della
salute della popolazione
e di protezione dell’ambiente. Sulla base di
tali criteri, saranno poi
le imprese interessate a
proporre in quali zone
intendono realizzare gli
impianti nucleari”. Quello deciso oggi dal governo è, quindi, secondo
Scajola “un importante
passaggio nel processo
istruttorio e organizzativo, che dà seguito alle
indicazioni della legge
Sviluppo e che consentirà di garantire all’Italia
non solo energia elettrica a prezzi inferiori
almeno del 30% ed allineati con quelli di altri
Paesi europei, ma anche
di dotarci di una fonte
di energia disponibile su
vasta scala, con sicurezza delle forniture e, soprattutto, con emissioni
zero rispettando così gli
obiettivi internazionali”.
Il sottosegretario allo
Sviluppo Economico con
delega all’Energia Stefano Saglia spiega che
‘’l’individuazione
dei
siti avverrà d’intesa con
le regioni interessate.
Quindi a questo punto
sarebbe auspicabile che
le regioni ritirassero i
ricorsi presentati alla
Corte Costituzionale’’.
Intanto i Verdi rivelano
i siti, individuati in uno
studio inviato dall’Enel
al governo, in cui potrebbero essere costruite
le nuove centrali nucleari in Italia. Tra questi
sono allo studio due siti
nel Lazio, non lontano
da Roma: Montalto di
Castro e Borgo Sabotino.
Continua a pag 2
infatti, condividere le scelte
per contenerlo che trovare
le intese sulle riforme”. Per
il presidente della Repubblica, “si tratta di scelte di
lungo periodo, destinate a
durate anche oltre i cinque
anni di una intera legislatura, per le quali servirebbero
continuità e condivisione”.
Quanto alle riforme “non
fatemi essere né ottimista
né pessimista. Diciamo che
sono ragionevolmente fiducioso”. E’ quanto tiene a
sottolineare il presidente
della Repubblica Giorgio
Napolitano, nell’incontro
con i giornalisti accreditati
al Quirinale, per lo scambio
di auguri in vista del Natale
e dell’anno nuovo. In ogni
caso le riflessioni seguite
alla “brutale aggressione”
subita dal presidente del
Consiglio a Milano sono
state “salutari”. Per il capo
dello Stato, “si è trattato di
un grave gesto di inconsulta
violenza, che ha suscitato
emozione ovunque e che
nell’opinione pubblica italiana ha dato luogo anche a
delle reazioni e riflessioni
salutari”. Il capo dello Stato
osserva che “l’Italia è un
paese non sempre facile da
‘leggere’,
specie
per
l’asprezza e la singolarità
delle sue vicende politiche.
Ma - aggiunge significativamente Napolitano - gli
stereotipi e i giudizi superficiali non aiutano a comprenderlo dall’esterno e
possono occultare tutto
quello che nel sentire comune, nel quotidiano operare della società e anche
nell’effettivo confronto politico, si esprime in senso
unitario e concorre alla coesione del Paese, come tra
l’altro la larga condivisione
degli orientamenti e degli
impegni di politica internazionale”. Napolitano ha
inoltre colto l’occasione per
ribadire “la confortante
consonanza tra le posizioni
dell’Italia nell’area internazionale e le sensibili e lungimiranti visioni della Santa Sede, espressi da ultimo
nel messaggio del Papa Benedetto XVI per la ‘Giornata mondiale della Pace’ del
1 gennaio, rivolto a solleciContinua a pag 2
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campali e gli assedi che hanno segnato i principali conflitti
medievali.
2
Segue dalla prima
zionata e colpita la qualità della
produzione legislativa”. Il presidente della Repubblica ha criticatare, dinanzi alla crisi ecologica, to il “continuo succedersi di deuna nuova visione larga e globale creti legge”. “Il loro divenire
del mondo e dello sviluppo uma- sempre più sovraccarichi ed eteno”. “La crisi finanziaria ed eco- rogenei nel corso dell’iter parlanomica che ha scosso il mondo mentare di conversione - ha spieintero ha dato la prova inconfuta- gato - la pratica del ricorso, in fase
bile, nella sua drammaticità, di conclusiva, ad abnormi accorpauna interdipendenza cui nessun menti di norme in maxi articoli su
continente e nessun paese può cui apporre la fiducia, hanno consottrarsi, per diverse che siano le tinuato a produrre evidenti distorsituazioni e le tendenze di svilup- sioni negli equilibri istituzionali e
po”, ha detto ancora Napolitano nelle possibilità di ordinato funper il quale “questa interdipen- zionamento dello Stato, dell’amdenza è il presupposto e insieme il ministrazione chiamata ad attuare
portato oggettivo di quel processo le leggi e dell’amministrazione
di globalizzazione, i cui indirizzi della giustizia”. Napolitano ha rie le cui ricadute richiedono però cordato che non si tratta di fenoormai un impegno e forme con- meni dell’ultimo anno: “Si tratta,
crete di governance, un orienta- lo ripeto, di fenomeni non nati nel
mento e regole da definire in un 2009, ma emersi e radicatisi in un
clima di ampia condivisione e tempo ben più lungo e che tendocorresponsabilità; clima - osserva no a consolidarsi e aggravarsi”. Il
il presidente della Repubblica - capo dello Stato ha fatto poi riferiche ha cominciato a delinearsi”. mento all’aggressione subita dal
Non si paventino complotti che la premier. “Ci incontriamo a breve
Costituzione e le sue regole ren- distanza di tempo dalla brutale
dono impraticabili contro un go- aggressione al presidente del
verno che goda della fiducia della Consiglio - ha detto - al quale rinmaggioranza in Parlamento”. Lo novo i sensi della mia solidarietà
ha detto il presidente della Repub- personale e istituzionale e fervidi
blica, Giorgio Napolitano, nel di- auguri di pronto ristabilimento”.
scorso al Quirinale per gli auguri “E’ stato un fatto assai grave - ha
con le alte cariche dello Stato. rimarcato - di abnorme inconsulta
“Ancoriamo - ha proseguito il violenza, che ha costituito motivo
presidente - il gioco politico de- non solo di profondo turbamento
mocratico alla stabilità delle isti- ma anche di possibile (ne abbiatuzioni, facciamo affidamento mo visto i primi segni) ripensasulle garanzie che esse offrono”. mento collettivo”. Il contrastare
Il forte monito di Napolitano ha un clima di violenza, ha avvertito,
riguardato anche le riforme. “Sia- è “un dovere cui nessuno può sotmo dinanzi a problematiche che trarsi specialmente dopo quel che
richiederebbero il massimo di è accaduto a Milano il 13 dicemcondivisione e di continuità nel bre”. “Stiamo attenti - ha quindi
tempo - ha avvertito il capo dello ammonito - a non lacerare quel
Stato - anche al di là dell’alternar- fondo di tessuto unitario che si
si delle maggioranze politiche mostra vitale e che è condizione
perché sono messi in gioco impe- essenziale per affrontare le sfide e
gni e interessi nazionali di lungo i rischi del nostro tempo”. “Di qui
periodo”. Tuttavia “ancora non si - ha proseguito - il mio richiamo
vede in tal senso un clima propi- di alcune settimane fa perché si
zio nella nostra vita pubblica, una fermasse ‘la spirale di una creconsapevolezza comune a mag- scente drammatizzazione delle
gioranza e opposizione in Parla- polemiche e delle tensioni tra le
mento: che dovrebbero abbraccia- parti politiche e tra le istituzioni’.
re egualmente l’aspetto del Un richiamo dettato anche dal dofunzionamento e della riforma vere di prevenire ogni degeneradelle istituzioni”. E indica nella zione verso un clima di violenza”.
‘’più larga condivisione’’, ‘’la Napolitano ha però anche sottolistrada maestra per le riforme isti- neato che se è vero che in Italia
tuzionali”. Il presidente ha ricor- c’è “una conflittualità che va ben
dato a questo proposito alcuni oltre il tasso fisiologico” in tante
“non trascurabili momenti di uni- occasioni il nostro Paese ha saputà” che si sono realizzati quest’an- to essere unito. “L’Italia non è,
no, “l’ampia convergenza nell’ap- come talvolta si scrive, un Paese
provazione
di
una
legge ‘diviso su tutto’”, ha detto il presiimpegnativa come quella del fe- dente della Repubblica, ricordanderalismo fiscale o di una riforma do alcuni momenti significativi di
significativa come la nuova legge unità come è successo durante il
di contabilità e finanza pubblica”. G8 all’Aquila, nell’omaggio ai
Il presidente della Repubblica ha caduti in Afghanistan e ancora
poi evidenziato come nell’ultimo nella risposta al terremoto in
anno sia stato “compresso l’eser- Abruzzo che “ha potuto contare
cizio del ruolo del Parlamento”, su una vasta solidarietà e mobilimentre “il governo ha esercitato tazione nazionale” e che “costituintensamente i suoi poteri”. “E’ isce una pagina all’attivo dell’Itaun fatto innegabile che nel 2008- lia e della sua immagine
2009 il governo ha esercitato in- internazionale nel 2009”. Ed antensamente i suoi poteri, non ha cora, ha aggiunto Napolitano,
trovato alcun impedimento, a nes- “l’Italia è stata ed è unita attorno
sun livello, a decidere e attuare alle forze dello Stato che garantitutti i provvedimenti che ha giudi- scono la sicurezza dei cittadini e
cato opportuni per reagire alla cri- delle istituzioni; unita, al di là delsi finanziaria ed economica. E’ la naturale dialettica tra maggiostato invece compresso l’esercizio ranza e dell’opposizione sui terdel ruolo del Parlamento: ruolo mini generali dell’indirizzo di
che - ha rimarcato il presidente - governo, attorno a tutti i protagosi esplica non solo con la libertà di nisti dell’impegno e dei successi
discutere, ma con la libertà di pro- della lotta contro la mafia e contro
nunciarsi attraverso il voto sulle le altre organizzazioni criminali”.
disposizioni di legge sottoposte al Sulla giustizia, l’opinione del
suo esame e sulle relative propo- capo dello Stato è che “per stabiliste di modifica. Ed è stata nello re un più corretto rapporto tra postesso tempo gravemente condi- litica e giustizia, insieme con
Politica
comportamenti più misurati e costruttivi, occorrono modifiche sia
di leggi ordinarie sia di clausole
costituzionali”. “E’ questo d’altronde che si intende - ha proseguito il presidente della Repubblica - quando si parla di riforma
della giustizia, oltre che far riferimento a interventi come quelli
che il governo ha sottoposto al
Parlamento in materia di processo
civile e di processo penale e che si
auspica assumano svolgimenti più
organici e di più ampio respiro”.
Napolitano non ha mancato infine
di sottolineare alcuni ‘’temi obbligati’’: “Occupazione per i giovani, sviluppo del Mezzogiorno
come condizione per il rilancio,
su basi più larghe, dello sviluppo
nazionale nel suo complesso:
sono questi alcuni dei temi obbligati di un confronto e di un’azione
che si proiettino oltre la crisi che
abbiamo attraversato e con cui
continuiamo a fare i conti, che
guardino già al dopo, e mirino a
creare le condizioni di una crescita dell’economia italiana più sostenuta ed equilibrata che negli
ultimi 10-15 anni”.
Giorgio Lambrinopulos
Segue dalla prima
Questi gli altri siti: Garigliano (Caserta), Trino Vercellese
(Vercelli), Caorso (Piacenza),
Oristano, Palma (Agrigento)
e Monfalcone (Gorizia). “Le
aree sono idonee, secondo
l’Enel - spiega il presidente
dei Verdi, Angelo Bonelli perché vicine a zone costiere
e ai fiumi, poiché come è noto
le centrali necessitano di un
gran quantitativo di acqua per
funzionare. Chiamiamo alla
mobilitazione democratica le
popolazioni per dire no alle
centrali nucleari”. “Noi Verdi
avvieremo il presidio dei siti
nucleari per dire no al nucleare e sì al solare. Il governo
sta portando l’Italia in una
pericolosa avventura che porterà alla militarizzazione dei
territori e a far aumentare la
bolletta elettrica degli italiani, perché i 20 miliardi di euro
per la costruzione delle centrali li pagheranno gli italiani.
Berlusconi in Italia ammazza
le energie rinnovabili e finanzia la speculazione del costoso nucleare. Daremo nel Paese
dura battaglia”, conclude Bonelli. L’Enel però smentisce
quanto dichiarato dai Verdi e
dice di non aver inviato al governo alcun dossier che indica
i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia. I
siti, si aggiunge, saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte
dell’esecutivo e dell’Agenzia
per la sicurezza nucleare dei
criteri per la localizzazione.
Immediata la dura replica di
Bonelli: “L’Enel mente sapendo di mentire. Che esista
una lista di siti per le centrali
nucleari lo ha dichiarato anche l’amministratore delegato
Conti in un’intervista a La 7
di qualche giorno fa, aggiungendo che ‘non avrebbe rivelato la lista neanche sotto
tortura”’. “L’Enel e il governo
che continuano a santificare il
ritorno all’atomo ogni giorno
dovrebbero spiegarci come si
fa a fare il nucleare senza le
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
centrali. Siano onesti con gli
italiani e dicano ufficialmente dove vogliono costruire le
centrali”, conclude Bonelli.
La risposta de Governo : ‘’Io
se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per
un semplice motivo: che tutto
il mondo dove è stata costruita una centrale nucleare, è
cresciuta l’economia del territorio e c’è stata una grande
salvaguardia
dell’ambiente,
perché non ci sono emissioni’’. Ad affermarlo il ministro
dello Sviluppo economico,
Claudio Scajola, in una intervista a Rainews 24. ‘’Lo vediamo in Giappone - ha proseguito - ma lo vediamo in tante
altre realtà del mondo. Recentemente in Francia a Flamalville il territorio è cresciuto, si
è sviluppato economicamente,
ci sono tanti giovani, perché
il nucleare significa ricerca,
significa quindi il futuro, significa università giovani e
quindi crescita’’. Sull’energia
per Scajola è necessario ‘’avere un mix di fonti. Vogliamo
diminuire il gas, il carbone e il
gasolio; vogliamo aumentare ha precisato - le rinnovabili,
compreso l’idroelettrico, ma
ci vuole qualcosa in più che
dia stabilità, il nucleare’’. ‘’Io
ritengo che sia giusto il controllo dei conti pubblici, ma
ritengo che in questo momento in cui si avvicina la ripresa, sia necessario stimolare la
crescita del paese’’, dice ancora Scajola spiegando la diversità di posizioni con i ministri
Brunetta e Tremonti. ‘’Questa
è una differenza, mi auguro
che la ragione stia a metà, che
si possa fare qualcosa a metà’’,
sottolinea precisando di ritenere che ‘’la dialettica sia importante, la discussione pure, ma
anche la chiarezza, quando si
hanno delle idee da esprimere’’. Quanto alla Finanziaria
Scajola sottolinea che ‘’passa
attraverso il voto del Parlamento, passerà con la fiducia
o meno, non si è ancora deciso’’. Su Fini che ha detto no al
maxi emendamento il ministro
osserva che il presidente della Camera ‘’ha detto di no al
maxi emendamento per un lavoro più forte in commissione.
Vedremo nelle prossime settimane. Quello che è certo - aggiunge - è che le punzecchiature ci sono perché poche sono le
risorse e molte sono le richieste. Troveremo le soluzioni per
mettere i pochi soldi che abbiamo laddove stimolano maggiormente la crescita’’. Quanto
al processo breve, ‘’non credo
che il provvedimento si applichi solo a Silvio Berlusconi. Il
problema è un altro. Bisogna
fare una riforma della giustizia che ci metta al pari con gli
altri paesi’’, sottolinea Scajola
secondo il quale ‘’noi abbiamo
una giustizia che non è terza,
perché abbiamo la magistratura che ha un ruolo dove non è
separato il compito di chi giudica con quello di chi accusa’’.
Dunque ‘’siamo l’unico paese
dove non c’è parità tra difesa
ed accusa. Dovremmo fare una
grande riforma della giustizia.
Ma poi lavorare tutti di più,
compresi i magistrati, semplificando le norme, dando anche
più mezzi. Ma è un dato di fatto - prosegue - che la giustizia
non funzioni. Quindi va migliorata e resa più efficiente’’.
‘’Poi - afferma Scajola - c’è
un problema del presidente del
Consiglio: qualcuno vuol credere che ci sia un cittadino in
Italia che sia delinquente come
Silvio Berlusconi, che è stato
oggetto di cento procedimenti
giudiziari in dieci anni? C’è un
accanimento, non c’è dubbio.
Ma noi dobbiamo dare retta ad
alcune di queste iniziative, o
dobbiamo dare retta al giudizio
degli elettori che lo hanno voluto presidente del Consiglio?
Deve governare o deve andare
nei tribunali? Noi diciamo che
non possiamo cancellare e non
vogliamo cancellare i processi,
ma permettiamogli di fare il
Presidente del Consiglio, perché rispetti il suo impegno con
gli elettori, e una volta finito
andranno avanti i processi’’.
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G.L.
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
Pagina Tre
3
ß Le variazioni nella Chiesa nel secolo XX
Piero Mainardi
E
smo rotto solo dalla buona volontà degli appartenenti al mondo del
Samizdat in Occidente. Ci vuole
poco a capire perché l’opera di un
filosofo di spessore e di enorme
cultura, già perito al Concilio, sia
stata rapidamente silenziata:
Amerio non fu fascista, non fu lefebvriano, non si occupò di politica, dunque inattaccabile sotto
questo profilo e viceversa era colto e profondo e proprio con Iota
unum era riuscito non solo a descrivere la crisi nella quale la
Chiesa è precipitata dopo il Concilio, a citare e talvolta a “smascherare” alcuni dei suoi protagonisti ma soprattutto aveva colto in
profondità le radici di tale crisi.
La narrazione crono-logica (quasi
un dizionario) della crisi è affascinante e coinvolgente, ma quando
Amerio affonda la sua investigazione logica e teologica nel pensiero che sta alla base dell’azione
questi novelli Unni è qui che il
suo contributo si fa straordinariamente interessante ed originale in
quanto, a nostro avviso, coglie
pienamente nel segno. Per capire
la diversità di spessore di Amerio
rispetto a coloro i quali confuta
basti leggere la monizione al lettore, in apertura: “Non esiste una
pluralità di chiavi (come dicesi
oggi) con cui si possa leggere
questo libro. Il senso che gli si
deve dare è il senso che esso ha,
preso univocamente nella sua im-
siste una generazione cattolica che, attonita, ha vissuto e soprattutto subìto il
post-concilio con grande sofferenza e con profondo disagio. Una
stagione nella quale non pochi tra
vescovi, sacerdoti, teologi e laici
rigettavano e disprezzano apertamente, con sciocca e allegra disinvoltura, un patrimonio dottrinale,
di culto, di tradizione, ma anche
di fede bimillenario che avevano
il dovere di trasmettere, custodire,
semmai di integrare ma non di distruggere. Per tale generazione
questi ultimi anni, senza dubbio
effetto del pontificato di Benedetto XVI e della crisi generale nella
quale è sprofondato tutto il pensiero progressista - dunque anche
del suo ramo cattolico -, stanno
costituendo un parziale risarcimento per quel subìto “scippo” di
fede, e soprattutto di intelligenza
della fede nonché di grande speranza perché il cattolicesimo torni
ad informare con la sue verità la
vita degli uomini e della società.
Perché questa affermazione? Perché tra i vari segnali ce n’è uno
che rappresenta un po’ il termometro della situazione, cioè quello
editoriale. In questi ultimi tempi
si è potuto ridiscutere e soprattutto rimettere in discussione problemi quali quello liturgico grazie allo
stesso
Benedetto
XVI, a don. Nicola
Bux o alle riflessioni
dello scrittore tedesco Mosebach; si è
potuto
ridiscutere
grazie a padre Cavalcoli e al filosofo
Massimo Borghesi
di spinose questioni
filosofico-teologiche
che hanno prodotto
clamorose deviazioni dottrinali nella teologia (si pensi a
Rahner), si è potuto
parlare di questioni
ermeneutiche lasciate ancora aperte dal
Vaticano II grazie ai
saggi di Mons. Bru- Romano Amerio (1905-1997)
nero Gherardini e
così via. Una sorta di “grandina- mediatezza letterale e filologica”.
ta” di buona saggistica, rispetto Dunque nessun nominalismo,
alle goccioline distillate a cui era- nessuna interpretazione diversa è
vamo abituati che ha consentito la consentita rispetto a quella che le
riapertura di tante questioni, libe- parole (usate propriamente e conrandole da improbabili taboo e sapevolmente) hanno in sé. E’ un
senza la paura di essere etichettati distinguo e una barriera che imcome conservatori, tradizionalisti, mediatamente che lo spirito cattolefebvriani. E forse in questa lico di Amerio pone rispetto alla
“grandinata” è proprio Romano mentalità “circiteristica” dei “neAmerio l’autore più significativo oterici”. Così, con due gustosi laad essere riscoperto grazie alla ri- tinismi Amerio bolla acutamente
stampa voluta dalla casa editrice quelli che solitamente chiamiamo
Lindau della sua opera principale progressisti. Cicerone definiva
Iota unum. Studio delle variazioni con termine dispregiativo neoteridella Chiesa cattolica nel secolo ci i Poetae Novi che tematicamenXX (E. 29,00), un opera che sfiora te avevano voluto staccarsi dalla
le 700 pagine corredata della pre- tradizione proponendo una poesia
fazione del card. Dario Castrillòn ricercata ma sostanzialmente legHoyos e da una preziosa post-fa- gera, disimpegnata. Neoterici,
zione del discepolo di Amerio En- quindi amanti del nuovo per il
rico Maria Radaelli. Iota unum nuovo ma progressisti, anzi reebbe una prima edizione nel 1986 gressisti, per quella tendenza loro
cui fecero poi seguito, a testimo- propria a cercare nel passato renianza dell’interesse suscitato, al- moto le ragioni per distruggere
tre due edizioni poi - per vent’an- ciò che vive nel presente e che si è
ni - più niente, ingoiato dal ricevuto dalla tradizione viva. Un
censurante silenzio del conformi- esempio lampante di questa ten-
Il Papa Paolo VI (1897-1978)
denza lo si è visto nell’approccio
alla riforma liturgica, nella esaltazione del cristianesimo primitivo
rispetto a ciò che ne è seguito,
nell’elevare a modello assoluto la
prima comunità di Gerusalemme,
sempre nella liturgia di ripristinare gesti e comportamenti da secoli
lasciati cadere o più spesso ancora
incerti e lo si vede forse ancora
più drammaticamente nell’andare
a rispescare idee e forme di pensiero tanto antiche quanto pericolose. Con circiterismo cioè “pressapochismo” si intende invece
evidenziare lo stile e la mentalità
dei neoterici: il circiterismo degli
intellettuali (clero incluso) è in
parte voluto (il concetto vago e
ambiguo è difficilmente condannabile e consente di dire e di non
dire) e in parte conseguenza di
una mentalità che predilige di per
sé l’informe rispetto alla forma,
lo sfumato rispetto al netto ma in
definitiva eterodosso rispetto
all’ortodosso e al dogmatico.
Amerio prende in rassegna le varie crisi che la Chiesa ha dovuto
attraversare fin dai suoi albori:
essa ha subito anche gravissimi
tagli umani ma ha sempre impedito che la crisi entrasse al suo
interno (si pensi allo gnosticismo, alle varie eresie cristologiche e trinitarie, ai moti ereticali
medievali, allo stesso protestantesimo e alla Rivoluzione francese). La chiesa poteva subire attacchi dall’esterno ed anche
dall’interno, ma alla fine chi attaccava rimaneva fuori dal recinto cattolico o ne usciva. Invece a
partire dal modernismo gli attacchi, sempre più provenienti del
suo interno, finiscono per fare
breccia nel suo corpo, e coloro
che attaccano non solo rimangono nel campo cattolico ma in larga misura riescono a trascinare
sulle loro posizioni molti tra fedeli e pastori. Ed è qui allora che
possiamo parlare realmente di
crisi, perché questa si interna
dentro la Chiesa stessa, tra i suoi
uomini e soprattutto nelle dottrine insegnate: unico bastione sicuro rimane la cattedra di Pietro,
il suo magistero. Amerio non è
ß
tenero verso ce ulteriore che è metafisica e
Paolo VI, il questa una ulteriore radice che è
papa
più teologica, e dunque una vera crisi
c o i n v o l t o di fede. Il rifiuto delle essenze si
nella
fase collega al rifiuto della logica e del
e s p l o s i v a ripudio del principio di non condella crisi, traddizione, che (in straordinaria
ma gli rico- consonanza con Benedetto XVI) è
nosce, sep- figlio di una crisi gnoseologica
pur con una nella quale si confessa l’impossicerta debo- bilità di conoscere la verità da
lezza di go- parte della ragione, generando
verno e qual- scetticismo e relativismo: a ciò
che titubanza mira, ed è espressione quel circicaratteriale, terismo, col suo uso lessicale imuna assoluta proprio e vago, l’esaltazione dello
fermezza e spirito (spesso più somigliante al
saldezza dot- Geist dei trascendentali tedeschi
trinale non- che non alla terza Persona della
ché la capa- Trinità), il ritorno ad una concecità di vedere zione modernista della religione
con chiarez- come sentimento e come espeza le devia- rienza soggettiva del divino. Qui
zioni che si si ha il tracollo del cattolicesimo,
a n d a v a n o il tracollo del dogma, perché anverificando. corato ad una visione oggettiva
E
ancora della realtà e dei contenuti di
Amerio ri- fede da assentire e da trasmettecorda sag- re. Il teologo luganese rileva che
giamente da- il mondo contemporaneo nega la
vanti
ai primalità del conoscere rispetto
sofismi dei al vissuto e quindi sfocia in un
neoterici che ricoprono di fango il attivismo privo di un centro e di
passato della Chiesa che il vero contenuti stabili. Ciò si rende
dramma del cattolico non consiste possibile perché analogamente
nel non riuscire a pareggiare con anche nella teologia si compie la
la propria vita la dottrina profes- stessa inversione che si attua nelsata ma nel cessare di professare e la filosofia e nella prassi dando la
insegnare le verità dovute. I ten- precedenza al vissuto anziché al
tativi di apertura al mondo fatti pensato, cioè alla conoscenza:
da Giovanni XXIII nel discorso di cioè invertendo nella Trinità la
apertura al Concilio e alcune in- processione nella quale è lo Spicertezze nel lessico dei documenti rito Santo (l’amore) che procede
conciliari hanno consentito ai ne- dal Padre (il principio) e dal Fioterici di trasformare un aggior- glio (il logos, la conoscenza). Se
namento in una rivoluzione che se si inverte questa processione
fosse riuscita interamente avrebbe l’amore indifferenziato, privo di
trasformato il cattolicesimo in contenuti e di limiti derivanti
qualche cos’altro rispetto a ciò dalla contemplazione della Verità
che esso è. Amerio si diffonde nel che Cristo ha rivelato travolge
dimostrare come non un solo tutto e tutti. Ma non si può amare
aspetto della dottrina cattolica sia tutto perché non tutto è degno di
stato risparmiato dai loro attacchi: amore e non si può amare verasacramenti, aborto, divorzio, mo- mente se non si conosce cosa e
rale e legge naturale, concezione come amare. Sì, Deus caritas est,
della Chiesa, relazione col mondo eppure lo stesso evangelista che
e con i suoi errori, liturgia, cate- forniva di Dio questa stupenda
chesi, scuola ed educazione ecc. definizione usava parole a dir
Risultato: non è stata la Chiesa, poco durissime per gli eretici.
attraverso la scelta del dialogo Perché? Perché portare la Verità
(anche su questa parola Amerio (quindi segnalando anche l’erroha scritto pagine bellissime) a pe- re) anche se scomoda, anche se
netrare meglio il mondo, bensì il dura, è il primo atto di amore vermondo a invadere la Chiesa. Ma so i fratelli.
la grandezza di
Amerio consiste
proprio
nell’essere riuscito a collegare l’enorme varietà
dei
fenomeni sotto
una unica grande questione:
rifiuto delle essenze, dunque
rifiuto di una
verità stabile
da contemplare
rispetto a cui
l’intelletto
deve assentire.
Qui siamo alla
radice del problema, le varie
crisi che noi viviamo non solo
quella ecclesiale, ma anche
quelle sociali
hanno una radi- Karl Rahner.(1904-1984)
Politica
4
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
L’inglorioso
epilogo di una
famiglia reale
L’emergenza educativa riguarda anche gli adulti
D
a qualche anno si sta
prendendo
coscienza
dell’esistenza dell’emergenza educativa che interessa la
nostra gioventù, e non solo. Di
fronte all’emergenza un vescovo
ha cercato di dare delle risposte,
è monsignor Luigi Negri vescovo
di S. Marino Montefeltro. In un
saggio pubblicato l’anno scorso
dalla casa editrice Fede e Cultura
di Verona, Emergenza educativa.
Che fare? ([email protected]) Riconosce l’emergenza
educativa come una impossibilità comunicativa adeguata fra
mondo adulto e mondo giovanile per la fatica di rapporto e di
incomprensione. Oggi secondo
monsignor Negri le generazioni
si fronteggiano in una situazione
di assoluto silenzio, il silenzio
della incomunicabilità. Ernesto
Galli della Loggia in un articolo
su Il Corriere della Sera parlava
dell’assenza dei padri. In pratica
le generazioni precedenti sono
state lentamente espropriate della loro cultura che è stata sostituita dall’opinione dei giornali.
Un’opinione che Benedetto XVI
ha chiamato tecno-scienza, il
porre fiducia assoluta nella scienza che risolve tutti i problemi. Il
giovane si può entusiasmare con
la tecno-scienza? Certamente no.
“Un giovane ha bisogno di sapere perché vive. Implicitamente o
esplicitamente la generazione più
giovane ci chiede delle ragioni
per vivere. Di fronte a questa domanda il mondo adulto non trova
le risposte, non sa rispondere. Gli
adulti non trovano più i contenuti
adatti e quindi si assiste al ‘lento
esaurirsi dei valori’”. I giovani
di oggi sono delusi e inerti perché non trovano risposte come è
capitato qualche anno fa agli studenti del Liceo Spedalieri di Ca-
tania, dopo l’uccisione di Filippo
Raciti. I liceali hanno scritto una
lettera aperta ai propri professori
su La Sicilia, chiedendo le ragioni
adeguate per vivere. E’ paradossale che studenti e professori che
si vedono tutti i giorni abbiano
bisogno di un giornale per parlarsi. Nella risposta i professori
hanno detto di non essere pagati
per dare delle ragioni per vivere,
ma per insegnare delle nozioni.
Ecco in questo dibattito emerge
una incomunicabilità per assenza
di valori vissuti che incontra una
realtà giovanile o inerte o delusa
perché si aspetterebbe quello che
non riceve, scrive Negri, per questo l’emergenza nazionale colpisce allo stesso modo i grandi e i
piccoli. Infatti secondo il vescovo
di S. Marino quando si affronta il
tema dell’emergenza educativa
non significa parlare sui giovani, ma parlare su come siamo
noi adulti di fronte ai giovani
in quella realtà di convivenza e
di insegnamento che è la scuola.
Già la scuola, per monsignor Negri, è il luogo dove emerge l’incomunicabilità. Qui emerge perchè
nonostante tutto la scuola resta il
luogo dove il desiderio di vivere la conoscenza non è del tutto
scomparso. Proprio nella scuola
media dell’obbligo questa domanda può essere forte. Infatti all’insegnante viene fatta una domanda
di educazione. Certo l’insegnante
non è il primo educatore, prima
viene la famiglia, poi la Chiesa.
All’insegnante – scrive Negri – è
chiesto di essere anche educatore non nel senso di mettere accanto la funzione di insegnante,
cioè di comunicazione di un certo
modo di approccio della realtà
secondo quel tipo di angolatura
scientifica, letteraria, filosofica,
ma di dare attraverso l’insegnamento spunti educativi. Questo
può accadere, se l’insegnante è
portatore di una cultura che non
coincide con la sua competenza
nozionistica. Del resto come ha
insegnato bene Giovanni Paolo II,
la cultura è ciò che si è. E’ quel
modo specifico di essere e di esistere dell’uomo. Monsignor Negri
nel libretto di Fede e Cultura insi-
ste sottolineando che la richiesta di
cultura all’insegnante non significa
un’aggiunta al suo insegnamento
delle discipline, ma qualcosa che li
anima. Attraverso l’insegnamento
passa qualcos’altro. Quel qualcos’altro educa, diventa una proposta di umanità. Per Negri, attraverso il greco, il latino, la storia,
l’educazione musicale e quant’altro si educa. Se la forma del nostro
insegnamento non ha la dignità di
una cultura, l’insegnamento decade, difficilmente trova interesse.
La burocratizzazione della scuola,
l’ha resa lontana dalla vita dei giovani.
C ’ è
u n a
lontananza
d e i
g i o v a n i
dalla
scuola. Per
monsignor
Negri
se ric o r diamo
qualc o s a Mons Luigi Negri,
d e l l a vescovo di San Marino
scuola è
perché abbiamo avuto una lezione
di cultura e di vita e non semplicemente una serie di insegnamenti
per quanto rigorosamente impartiti. E comunque l’insegnante deve
sempre interrogarsi se nel suo insegnamento gioca la cultura, se c’è
un impegno culturale sostanziale.
Occorre recuperare il grande insegnamento che Benedetto XVI ci ha
dato col suo intervento magistrale
a Regensburg: la cultura è una domanda di verità sulla propria vita e
sul mondo. E più avanti monsignor
Negri scrive, la nostra cultura
deve alimentarsi della domanda,
rivolgendosi agli insegnanti consiglia, dobbiamo far presentire che
prima di un mestiere del fare c’è
un mestiere del vivere, come diceva Cesare Pavese.
Domenico Bonvegna
Stop ai libretti casa
Corrado Sforza Fogliani
I
l Governo ha impugnato
avanti la Corte costituzionale
la legge della Regione Basilicata sul Piano casa nella parte
in cui subordina la possibilità di
ampliare gli immobili alla predisposizione di un libretto casa
(non meglio definito). L’impugnativa sospende solo l’obbligo
di cui all’impugnativa, lasciando
inalterati (ed esecutivi) gli altri contenuti del Piano. Oltre a
mostrarsi contraddittoria rispetto alle finalità perseguite dalla
legge (e, cioè, l’incentivazione e
l’incremento dell’edilizia privata
nell’intrapresa di nuove iniziative edilizie), l’imposizione del
libretto - con tutte le conseguenti
prescrizioni di lavori da effettuarsi che esso può contenere - è
infatti tale da scoraggiare i privati (come ha tempestivamente
fatto rilevare la Confedilizia)
dall’utilizzare le opportunità del
Piano casa voluto dal Governo
(anche se demandato, poi, alla
competenza regionale). L’impugnativa del Governo - che segue,
del resto, a 8 giudizi negativi per
il libretto in parola svoltisi avanti tutte le possibili giurisdizioni,
Corte costituzionale compresa
- si basa sull’irragionevolezza
(canone di costituzionalità) di
imporre ai privati, a loro carico
e a loro spese, la duplicazione di
accertamenti e la conservazione
di informazioni e documenti ricadenti nei compiti affidati alla
pubblica amministrazione nella
sua azione di vigilanza (col cui
principio di efficienza e buon andamento, dunque, collide). Inol-
tre, ha rilevato sempre il Governo, la norma impugnata impone
adempimenti che si atteggiano
come “prestazioni imposte” (per
le quali vige una specifica riserva
di legge) e viola la competenza
legislativa dello Stato in materia
di ordinamento civile e di governo del territorio. La Confedilizia
(che si riserva di impugnare direttamente, comunque, gli atti di
tipo deliberativo che venissero
assunti dalle Regioni per la regolamentazione dei contenuti del
libretto) ha espresso il proprio
compiacimento al ministro per le
Regioni on. Raffaele Fitto - che
ha proposto l’impugnativa di cui
trattasi al Consiglio dei ministri
-, sottolineando il significato del
pronto intervento promosso, che
dovrebbe indurre anche altre Regioni a desistere dal proposito di
varare uno strumento più volte
giudicato illegittimo.
Corrado Sforza Fogliani
presidente Confedilizia
S
ono un ammiratore dei poveri Monarchici che, accada
quel che accada, si posizionano alla destra del principe Emanuele Filiberto per giustificare,
applaudire e approvare tutte le sue
iniziative e le sue esibizioni. Ballo, canto, forse Sanremo, trasmissioni ed apparizioni televisive ormai non si contano più nella vita
pubblica di un uomo che insieme
alla sua famiglia ha cercato per
lui. Non era meglio importare in
Italia uno studioso o uno scienziato, anziché un nuovo uomo di
scadente spettacolo? Se il principe Emanuele Filiberto vuole
fare l’uomo di palcoscenico, il
cantante, colui che partecipa a
interminabili puntate che fanno
morire dal ridere il solito pubblico; se vuole fare l’amico di
Simona Ventura o di Lele Mora,
faccia pure. E per fortuna che
Emanuele Filiberto di Savoia e Natalia Titova
anni di far impietosire l’opinione
pubblica e politica, lamentando
un esilio di cui si sperava la fine
(anche noi lo speravamo, quando
si nutrivano speranze sulla bontà
politica dei Savoia), per poi ottenere tutto il possibile dalla propria
posizione dorata sulle copertine
patinate. Mi pare divertente che
il principe Emanuele Filiberto,
compunto quando partecipa alle
cerimonie del suo ordine cavalleresco, diventi poi una frivola
stella dei programmi popolari. Mi
pare divertente e mi sembra davvero ai confini con il grottesco,
se si pensa che questa persona è
pronta a vestire e dismettere i suoi
panni, a seconda dei luoghi, dei
raduni, del pubblico e degli amici.
Che fine, poi, abbiano fatto i programmi politici, la dottrina monarchica, la consapevolezza pubblica, è affare tutto da scoprire, e
ci fa pensare con grave tristezza
a come sia possibile riuscire ad
usare il proprio nome ed il proprio passato solo per accedere a
programmi ed esibizioni cui tanti
giovani artisticamente preparati
non sono mai riusciti ad arrivare. Mi viene addirittura il dubbio
che il principe sia venuto a vivere
in Italia perché l’accesso alla TV
svizzera era più difficoltoso per
non sarà mai un uomo di potere,
altrimenti ci saremmo ritrovati
come ministri qualche amico o
qualche amica conosciuti sui set,
a volare coi nostri soldi sugli aerei di Stato. Sono un ammiratore
dei Monarchici che entusiasticamente lo seguono e lo applaudono. Ma onestamente non riesco a
capire che cosa si attendano da
lui queste degne persone, dopo
le disavventure del padre, le sue
dichiarazioni, la svendita morale di un patrimonio spirituale,
edificato nel corso dei secoli e
portato avanti volenterosamente
dall’avo Carlo Alberto il quale si
impegnò addirittura nel recupero
della fama di santità di alcuni Savoia del passato, per avviarli al
processo di beatificazione. Ma
se casa Savoia-Carignano, dal
momento che il ramo di Vittorio
Emanuele I si estinse nell’Ottocento, fu poi preda e strumento
della massoneria, come abbiamo
tante volte letto e commentato,
allora si comprenderà come questo di oggi debba essere il suo
giusto epilogo: un fenomeno inglorioso e teatrale, accompagnato dai nani e ballerini di craxiana
memoria
Carmelo Currò
Politica
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
5
Il popolo italiano vuole il crocefisso
A
vevo preparato questo servizio qualche settimana
fa, poi si è bloccato il mio
pc e quindi non ho potuto inviarlo
ai giornali dove collaboro, lo faccio ora, soprattutto dopo il significativo intervento del Sommo Pontefice Benedetto XVI all’Angelus
in piazza S. Pietro. La sentenza
della Corte europea dei diritti
umani di Strasburgo sul divieto di
affiggere il crocefisso nelle aule
scolastiche italiane ha scatenato
una vera e propria rivolta popolare in tutta Italia. Stiamo assistendo ad una mobilitazione popolare
che non ha precedenti nella storia
moderna, scrive Antonio Gaspari
sull’agenzia cattolica Zenit.org.
Quello che è grave, gli organi
d’informazione danno poco risalto. Da quando è stata resa nota la
sentenza della Corte, è iniziato un
tam tam di lettere ai giornali, interpellanze nei consigli comunali,
messaggi via mail, telefonate alle
radio, discussioni in ogni luogo,
messe e incontri di preghiera, per
difendere e sostenere la presenza
del crocifisso, non solo nelle aule
scolastiche ma in tutti i luoghi
pubblici. A conferma di quanto
il popolo italiano abbia radicato
nel cuore l’identità con il crocifisso basta osservare cosa stanno
facendo sindaci, presidi, consigli
comunali, direttori di giornali,
ministri, deputati, senatori, parroci, vescovi, insegnanti, province,
teatri, associazioni di imprenditori, cittadini tutti. Diversi presidi e professori hanno provveduto
affinché tutte le aule abbiano il
crocifisso. I presidi concordano:
nessuno si è mai lamentato e il
crocifisso non si toglie. Ma anche gli studenti si sono mobilitati
spontaneamente per portare il crocifisso nelle aule dove non c’era.
Ad Agrigento alcune studentesse
del liceo classico “Empedocle”
il 7 novembre, al termine delle
lezioni scolastiche, si sono recate in un negozio per acquistare
un crocifisso e, dopo averlo fatto
benedire da un sacerdote, sono
ritornate in classe ad appenderlo.
In Toscana l’associazione di
studenti “Lotta studentesca” ha
costruito cento crocifissi con il
compensato e li ha apposti nelle
aule di tutti gli istituti superiori
di Massa. Con questa iniziativa hanno voluto ribadire il loro
“no” alla sentenza del Tribunale
europeo e riaffermare le radici
cristiane
dell’Italia
e
del
continente
europeo.
Nel volantino in cui hanno annunciato la loro iniziativa i giovani di Lotta studentesca hanno
scritto: “Giù le mani dal crocifisso: riportiamolo nelle aule,
difendiamo le nostre radici”.
In Sicilia i giovani dell’UDC hanno organizzato per il 14 novembre, a Palermo, una manifestazione in piazza dal titolo “Io credo!”.
Nel volantino in cui viene presentata la manifestazione è scritto:
“Vogliamo salvaguardare la nostra identità cristiana, la nostra
storia, le nostre radici. Vogliamo
che i nostri figli possano conoscere la loro cultura e possano
vivere il proprio ‘Credo’ nella
libertà costituzionalmente garantita. Siamo dell’avviso che
tutte le religioni debbano avere
la possibilità di essere professate e un provvedimento del genere
non difende i diritti di nessuno
ma bensì nega quelli di tutti”.
Zenit ha elencato alcune scuole e
consigli comunali che si sono attivati per ripristinare la presenza del
crocefisso, in una scuola di Roma,
in una classe elementare dove
erano stati fatti lavori di pittura,
i bambini hanno chiesto alla maestra di appendere il crocifisso più
in alto, dove nessuno potrà mai toglierlo. Imperia come a Sanremo
e decine di altre città le amministrazioni comunali hanno dato or-
Il vertice ONU sul riscaldamento
del globo: menzogne e prospettive
A
Copenhagen l’ONU si è
riunita per darsi due obiettivi: diminuire le emissioni
di Co2 nell’atmosfera, che a dire di
questi pseudo-scienziati è arrivata
a livelli insostenibili, e soprattutto diminuire la temperatura del
pianeta che sembra sia aumentata
di 2° centigradi negli ultimi anni.
Questo ambizioso programma
però di fatto è saltato perchè il
mondo scientifico si è accorto che
i sostenitori del riscaldamento del
pianeta, e quindi dell’imminente
catastrofe, manipolavano i dati. A
svelare l’arcano è stata l’Università di Glasgow East Anglia che
ha messo in rete i dati dello scandalo. Scandalo che ha colpito pure
Ettore Gotti Tedeschi
il tanto criticato premio Nobel Al
Gore, che ha dovuto annullare la
conferenza di presentazione del
suo nuovo libro catastrofista. A
conferma di tutto ciò il Governo
Indiano ha pubblicato un rapporto ufficiale in cui ha dimostrato
la falsità delle tesi di quanti affermavano che i ghiacciai del’Himalaya si stavano sciogliendo.
Nella sua ultima Lettera Enciclica, Benedetto XVI ci ricorda
che la crescita economica fasulla
di questi ultimi anni e i presunti
disastri ambientali sono avvenuti perché una certa eco-ideologia
ce l’aveva troppo con l’Uomo.
Siccome siamo in troppi e non
possiamo vivere con queste risorse, in un pianeta così
piccolo - questa è la
tesi degli eco-catastrofisti - bisogna lavorare
per diminuire la popolazione al fine di migliorare clima e condizioni economiche.
Avanti tutta, quindi,
con preservativi da
dare gratuitamente ai
Paesi del Terzo Mondo; avanti tutta con
pianificazioni familiari (leggasi aborti
e pillole del giorno
dopo); avanti tutta con
le eutanasie. Invece i
fatti dimostrano che il
vero protagonista dei
cambiamenti sociali,
quindi anche economici ed ecologici, è
sempre e solo l’Uomo. La popolazione negli ultimi 100 anni
infatti è cresciuta di 4 volte ma
il PIL mondiale è cresciuto di
ben 40 volte. A chi dare il merito se non all’umanità che ha
saputo trovare soluzioni per migliorare qualità e tenore di vita?
Dice giustamente Ettore Gotti
Tedeschi, Presidente dello ior
che: “se è vero che nel 20esimo
secolo la temperatura media globale è cresciuta solo di 0,6°centigradi, il problema del riscaldamento globale è inesistente. Il
vero problema riguardo questa
risposta è che non si richiede alle
popolazioni il giusto risparmio
energetico o una maggiore sobrietà nei consumi, fatti questi
assolutamente necessari da perseguire. Invece vuole suggestionare l’opinione pubblica affinché
veda nell’Uomo e nelle troppe
nascite l’origine e la causa della
distruzione della Terra. Da qui la
tesi che è l’Uomo il nemico da
sconfiggere per salvare la Terra”.
Ma questo è il più antico vizio
dell’umanità perché come ci ricorda sempre lo stesso Gotti Tedeschi: “da sempre, sin dai tempi
più remoti l’Uomo sulla Terra
ha temuto che si fosse in troppi.
Anche per Caino, Abele era di
troppo. Egli creava problemi di
competizione economica nell’allevamento ovino e inquinava
l’ambiente con i suoi troppi sacrifici a Dio…”.
Alessandro Pagano
dine di portare il crocefisso anche
nelle aule che ne sono sprovviste.
A Sassuolo, in provincia di Modena, il sindaco ha acquistato 50
crocifissi per gli istituti scolastici
che ne fossero sprovvisti. A Trapani il presidente e gli assessori
della giunta provinciale hanno
pagato di tasca loro 72 crocifissi
da portare nelle aule scolastiche
dove il crocefisso manca. Qualche
sindaco ha emanato l’obbligo di
affissione del crocifisso con tanto
di multa di 500 per i trasgressori.
Ad Assisi il sindaco è andato oltre, ha proposto di esporre nelle
aule pubbliche non solo il crocifisso ma anche il presepe. A Busto Arsizio in provincia di Varese,
l’amministrazione comunale ha
protestato con la sentenza della
Corte di Strasburgo, mettendo a
mezz’asta la bandiera europea. Il
sindaco di Loreto, in provincia di
Ancona, qualora la sentenza di
Strasburgo diventasse esecutiva,
ha già pronta un’ordinanza per
impedire la rimozione dei crocifissi. L’amministrazione comunale di Montegrotto Terme (Padova), sta utilizzando i tabelloni per
una campagna dove compare un
crocifisso con la scritta “Noi non
lo togliamo”. Alcuni amministratori hanno dato corso alla propria
fantasia come a Firenze, un consigliere comunale, Marco Cordone, si è presentato in aula con una
vistoso crocifisso appeso al collo,
ed una camicia bianca in cui era
scritto “il crocifisso non si tocca”.
Massimo Polledri, consigliere
comunale di Piacenza, è intervenuto in aula indossando una
maglietta con stampato un crocifisso ed una scritta “Cosa ho
fatto di male?”. Per Zenit, la
stragrande maggioranza dei con-
sigli comunali, ha votato ordini
del giorno o delibere per portare
il crocifisso in ogni aula, soprattutto nei luoghi da cui, per motivi
diversi, era stato spostato. Solo
in pochi casi le amministrazioni
hanno deciso di non fare nulla. In
rete sul social network Facebook
il nuovo gruppo “Sì al crocifisso
nelle scuole”, (sialcrocifis­so@
gmail. com) ha raccolto più di
27mila adesioni. Nella capitale la
Confcommercio di Roma ha chiesto a tutti gli associati di esporlo
nei propri negozi, aggiungendo:
“Se vogliono togliere i crocifissi
dalle nostre scuole, vuol dire che li
metteremo nelle nostre aziende”.
Il quotidiano romano “Il Tempo”
ha lanciato un appello pubblico
(appello@iltempo. it) al Governo
e al Parlamento per controbattere
alla sentenza di Strasburgo contro
l’esposizione del crocifisso nelle
aule scolastiche. E scendono in
campo anche gli eurodeputati con
una petizione popolare al presidente del Parlamento Europeo,
l’hanno sottoscritta in cinque (per
regolamento non possono essere
più di 5), Mario Mauro, Sergio Sivestris (Pdl), David Maria Sassoli
e Gianni Pittella (Pd) e Magdi Cristiano Allam (Udc), seguono altri
firmatari. Il testo della petizione
si può scaricare sul sito di Il Sussidiario.net. Qualcuno ha scritto
che molte di queste proteste sono
ipocrite, a questa gente interessa
poco il crocefisso, vuole mettersi
solo in mostra e basta; è probabile
che qualcosa di vero c’é. Ma i fatti
sono lì a parlare chiaro, registriamo una mobilitazione popolare
inaspettata.
Domenico Bonvegna
Ronald Reagan (1911-2004)
La sfrontatezza di Di Pietro e Rosy Bindi
A
ll’indomani della selvaggia aggressione a Berlusconi da parte di un
psicolabile votante PD, Antonio di Pietro e Rosy Bindi hanno avuto
la sfrontatezza di affermare che il premier è corresponsabile del clima
d’odio venutosi a creare in Italia. Evidentemente neppure di fronte ad un maschera di dolore, gli ipocriti e i cinici riescono a stare zitti. Al di là della singola
violenza subita dal capo del governo, qualcuno si sarà chiesto donde l’origine di
tanta violenza in Italia. Non occorre scervellarsi più di tanto, la risposta è banale:
dalla sinistra! I figliocci di Marx, sotto le più disparate sigle sindacali, politiche e
culturali, dal dopoguerra in poi hanno cercato di sovvertire con tutti i mezzi possibili (leggasi strategia del piombo, stragi, sangue e morte) l’esito scaturito dalle
urne elettorali. I “sinistri” di tutti i tempi e di tutte le latitudini, a parole hanno
predicato e predicano la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la pace, ma nei
fatti non sopportano che qualcuno la pensi diversamente da loro, o peggio, che
governi il paese, L’homo sinistricus è antropologicamente portato alla prepotenza e al sovvertimento dell’ordine naturale: ieri con i fiumi di sangue portati dalle
rivoluzioni, oggi (a parte il “solito” odio per il nemico) con il diabolico tentativo
di spacciare l’aborto e l’omosessualità per diritti umani. La violenza e l’immoralità scompariranno dall’orizzonte della società italiana solo quando i nipotini
riciclati di Stalin, vuoi che si chiamino PD, vuoi che si chiamino Italia dei Valori,
si renderanno conto che il muro è caduto da vent’anni. Pena il continuare a credere di essere vivi anche quando si è già morti.
Gianni Toffali
Attualità
6
Il mondo finirà nel 2012?
L
ibri, trasmissioni televisive e film ci spiegano che il
mondo finirà il 21 dicembre
2012. Lo assicura, dicono, una
profezia degli antichi Maya. Che
cosa c’è di vero? Per rispondere
con una parola sola: nulla. Ammettiamo che gli antichi Maya abbiano
davvero previsto la fine del mondo
per il 21 dicembre 2012. Questo
ci direbbe qualcosa sui Maya, ma
nulla sulla fine del mondo. La cultura e le credenze dei Maya non
sono “la verità” ed è bizzarro che
qualcuno oggi le prenda come guida. Per esempio, i Maya credevano che gli dei avessero bisogno di
sacrifici umani, un elemento assolutamente centrale nella loro cultura. Credevano anche che migliaia
di sacrifici umani avrebbero reso
i loro regni invincibili ed eterni.
Non è successo: i regni Maya sono
stati spazzati via dalla conquista
spagnola. Ma i Maya hanno, in effetti, previsto la fine del mondo per
il 21 dicembre 2012? No. Si tratta
di una teoria inventata da un teorico del New Age nato in Messico
ma cittadino statunitense, José Argüelles, a partire dagli anni 1970 e
illustrata particolarmente nel suo
volume del 1987 The Mayan Factor (in italiano Il fattore maya. La
via al di là della tecnologia, WIP,
Bari 1999). Argüelles ha ottenuto
un dottorato e ha tenuto corsi in
varie università, ma la sua materia
è la storia dell’arte, non l’archeologia o la cultura Maya. Inoltre
egli ha francamente dichiarato che
molte sue teorie derivano da “visioni” che avrebbe avuto sotto l’influsso dell’LSD. Neppure un solo
specialista accademico dei Maya
ha mai preso sul serio Argüelles o
le sue teorie sul 2012 e “ciarlatano” non è neppure la più severa fra
le molte espressioni sgradevoli che
la comunità accademica ha usato
I
festeggiamenti che si sono
tenuti a Berlino per ricordare
i venti anni dalla caduta del
Muro hanno riproposto in modo
anche spettacolare gli eventi di
quel giorno: i blocchi che rappresentavano il muro e cadevano
come un domino per tutta la lunghezza dell’ex muro della vergogna hanno fatto rivivere quei giorni anche ai moltissimi giovani che
all’epoca non erano ancora nati o
erano troppo piccoli per ricordare.
I testimoni incontrati e intervistati sono stati molti e le loro testimonianza toccanti e profonde.
Abbiamo incontrato un testimone di quei giorni, padre Fiorenzo
Emilio Reati, francescano che era
a Berlino nel 1989. Padre Reati
dal 1996 vive a Pietroburgo dove
insegna filosofia al Seminario
di quella città ed è autore di un
volume che descrive la tragedia
della Chiesa cattolica in Unione Sovietica (Dio dirà l’ultima
parola, Arca ed., 2003) avendo
attinto le sue informazioni ai documenti disponibili negli archivi
finalmente, in parte, disponibili.
A lui rivolgiamo qualche domanda sul periodo storico e sui
fatti che lo hanno visto testimone.
Quale aria si respirava nella
Berlino del 1989?
Ero a Berlino dal 1 maggio
1989, studiavo filosofia presso la
libera università di West-Berlin.
Dimoravo nel convento dei padri
nei suoi confronti. Su che cosa si
basa l’idea della profezia Maya
sul 2012? Sul fatto che per i Maya
questo mondo è iniziato a una data
che può essere calcolata. Varie
fonti danno diverse versioni, ma la
data più diffusa corrisponde all’anno 3114 a.C. del nostro calendario.
Da questa data iniziano cicli di
anni chiamati b’ak’tun. Molti testi
Maya parlano di venti b’ak’tun,
dopo di che finirà questo mondo o
ciclo. In una data fra il 21 e il 23
dicembre 2012, sempre secondo
la versione più attestata dalle fonti
del calendario Maya, finirà il tredicesimo b’ak’tun e inizierà il quattordicesimo. In genere la fine di un
b’ak’tun per i Maya è occasione di
celebrazioni e feste. Le iscrizioni e
altre fonti che parlano di avvenimenti rilevanti in occasione della
nero”. I commentatori accademici
delle iscrizioni di Tortuguero pensano che si faccia riferimento anche qui a future cerimonie. In ogni
caso, se si guarda al complesso
dei testi di Tortuguero, si trovano
riferimenti anche ai b’ak’tun dal
quattordicesimo al ventesimo, per
cui è certo che i Maya dell’epoca
di questi monumenti (secolo VII
d.C.) non pensavano che il mondo
sarebbe finito nel nostro 2012, cioè
alla fine del tredicesimo b’ak’tun.
E non è neppure certo che i Maya
pensassero a una fine del mondo
con la fine del ventesimo b’ak’tun
(da cui comunque ci separa qualche millennio) perché prima del
nostro mondo ce n’era stato un
altro, e potrebbe dunque trattarsi
della fine di un mondo e non del
mondo. Rimane anche vero che
fine del tredicesimo b’ak’tun, nel
dicembre 2012, fanno riferimento
appunto a celebrazioni. Argüelles e
i suoi sostenitori insistono sul Monumento 6 del sito archeologico
Maya di Tortuguero, in Messico,
che in corrispondenza della fine
del tredicesimo b’ak’tun allude in
termini peraltro confusi alla discesa di divinità e al fatto che “verrà il
delle credenze dei Maya noi abbiamo un quadro incompleto e frammentario. I Maya non avevano
anche un’astrologia, sulla cui base
prevedevano eventi felici oppure
catastrofici, e in particolare una
catastrofe nel 2012? In linea concettuale si può dire che il calendario ci dice quando secondo un certo
modo di calcolo termina un ciclo:
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
ma che cosa succede alla fine di
questo ciclo non ce lo dice l’astronomia ma la religione o l’astrologia. Il problema, però, è che non è
neppure certo che i Maya avessero un’astrologia. Tutto quello che
si può dire è che è possibile – ma
non certo – che alcuni segni trovati
in diversi codici (principalmente
quello di Parigi – cfr. l’immagine
–, acquisito dalla Biblioteca Nazionale della capitale francese nel
1832, ma ce ne sono di meno chiari anche altrove) mettessero in corrispondenza animali e costellazioni, creando una sorta di zodiaco,
forse con significato astrologico.
Siamo dunque in presenza di una
congettura sull’esistenza di tredici simboli che potrebbero formare
uno zodiaco e che secondo l’interpretazione più autorevole sono:
due tipi diversi di uccelli (ma è difficile identificare quali siano), uno
squalo o pesce “xoc”, uno scorpione, una tartaruga, un serpente a
sonagli, un serpente più grande ma
non identificato quanto alla specie,
uno scheletro, un pipistrello, più
due animali che corrispondono a
zone del codice (di Parigi) troppo
danneggiate per un’identificazione
certa. Dal momento che non è neppure certo che esistesse un’astrologia Maya, ogni congettura su
“previsioni” collegate a questa
astrologia è del tutto insensata.
Ma gli attuali indios discendenti dei Maya prevedono la fine del
mondo nel 2012? Assolutamente
no. Vari studi di antropologi ed etnologi mostrano che non attendono nulla di particolare per questo
anno, anzi non hanno mai sentito
parlare di presunte profezie. Se si
tratta di una bufala, perché è così
diffusa? Diversi studiosi dei Maya,
piuttosto infastiditi, hanno parlato
di una pura speculazione commerciale. È servita a lanciare diversi
film, alcuni dei quali dal punto di
vista meramente cinematografico
sono anche ben fatti e gradevoli,
purché li si consideri appunto dei
semplici film e non si pretenda di
ricavarne profezie autentiche. Da
un punto di vista sociologico, forse
si possono dire due cose in più. La
prima riguarda l’enorme impatto
della popular culture – romanzi,
film, televisione – su un’opinione
pubblica dove ormai è la vita a
imitare l’arte e non viceversa e la
fiction è considerata fonte d’informazioni sulla realtà (Il Codice da
Vinci insegna). L’ultima puntata,
del 2002, della popolarissima serie televisiva X-Files annunciava
l’invasione degli alieni per il 21
dicembre 2012. Serie TV e film
hanno una grandissima influenza
su un pubblico “postmoderno”,
dove i confini fra finzione e realtà
si sono fatti davvero molto labili.
La seconda osservazione parte da
un fatto: l’idea della profezia Maya
lanciata da Argüelles era parte integrante del New Age. Oggi il New
Age è in crisi, ma ci sono molti
che – per le più svariate ragioni –
hanno interesse a rilanciarlo. La
diffusione della presunta profezia
sul 2012 è stata ed è una grande
occasione di rilancio del New Age.
Ma della fine del mondo non parlano anche i cristiani? Sì. Anzi,
Papa Benedetto XVI nell’enciclica del 2007 Spe salvi lamenta che
non se ne parli abbastanza, perché
la prospettiva della fine del mondo
e del Giudizio Universale, dove i
sacrifici dei buoni e la malizia dei
malvagi emergeranno agli occhi
di tutti e saranno definitivamente
giudicati, illumina l’intera storia
umana. La Chiesa, però, ha sempre condannato il millenarismo,
che pretende di detenere un sapere dettagliato, che va oltre la Sacra Scrittura e l’insegnamento del
Magistero, sul “come” della fine
del mondo e di poterne determinare anche il “quando”. La Chiesa
annuncia la parola del Vangelo di
Matteo (25, 13): “Non sapete né il
giorno né l’ora”. E chi afferma di
saperli s’inganna, e inganna chi gli
presta fede.
Massimo Introvigne
Padre Fiorenzo Emilio Reati ricorda la caduta del Muro di Berlino
francescani in Helmstrasse n. 74
a pochi metri del muro. Vedevo
molti berlinesi che salivano sulle
scale di legno poste a ridosso del
muro dal lato occidentale: da lassù padri, madri, fratelli e sorelle,
mariti e mogli salutavano sventolando fazzoletti i loro amati congiunti rimasti nella parte orientale della città dopo l’erezione
del muro il 13 agosto del 1961
e piangevano. Dall’altro lato la
sorveglianza lungo il muro ogni
giorno diminuiva: le torrette erano vuote, i volkspolizei più rari.
Ma in città c’era una misteriosa
attesa, come se il muro avesse il
tempo contato. Sapevo delle manifestazioni studentesche a Berlino-est e della fuga dei berlinesi
orientali in Austria attraverso l’
Ungheria: parte della cortina di
ferro tra i due paesi era stata abbattuta dopo un accordo concluso
tra Gyula Horn e Alois Mock, ministri degli esteri rispettivamente
dell’ Ungheria e dell’ Austria. Per
questo varco i berlinesi dell’ est
fuggivano in occidente: ogni giorno passavano la frontiera 2000
fuggiaschi. Furono indette le elezioni il 7 maggio all’ est, le ultime
col sistema del partito unico, ma
i cittadini dell’ est fin dal 1 gennaio 1989, data di inizio delle fu-
ghe, avevano già espresso il loro
voto coi piedi. Si calcola che dal 1
gennaio al 7 maggio del 1989 fossero fuggiti 500 000 cittadini. L’
Ungheria accoglieva i fuggiaschi
senza rinviarli nel loro paese di
origine, poiché essa aveva sottoscritto la convenzione internazionale per la protezione dei rifugiati
politici.
Che impressione faceva vedere quel Muro e pensare a quanti, negli anni, avevano dato la
vita per raggiungere la libertà?
So per averlo letto in pubblicazioni clandestine, diffuse a Belino est che le vittime del muro
furono 173. Ad ogni vittima
all’ovest lungo il muro veniva
eretta una croce: tra le vittime intellettuali, membri della polizia
di frontiera ( i famigerati volkspolizei), operai, membri del partito dissenzienti, e molti cittadini
che volevano raggiungere i loro
parenti residenti oltre il muro.
Cosa dette l’ultima spallata al
Muro?
Il presidente della DDR, il comunista Erich Honecker, voleva
bloccare la fuga con la violenza.
Il suo vice Egon Krenz, un riformista, chiese consiglio all’ambasciatore sovietico Viaceslav
Kocemasov. Rispose: “Gorbacev
chiede di rinunziare alla violenza: è giunto il momento di valutare se il muro debba ancora
stare in piedi o cadere”. Il 18 ottobre Honecker usciva di scena e
gli succedeva Krenz. Il 2 novembre 1989 Krenz vola a Mosca.
Gli dice a Gorbacev: “ A Berlino
sono previste manifestazioni di
massa… occorre adottare misure
precauzionali contro il tentativo
di infrangere il muro. Se la folla
aprisse un varco verso Berlinoovest dovremmo proclamare lo
stato di emergenza”. Gorbacev
rispose: “La cosa migliore è togliere di mezzo il muro, questo lo
farete voi, non io, poiché il muro
lo avete voluto voi”.
A distanza di venti anni quale
è il bilancio che si può trarre da
quella pagina di storia?
I regimi comunisti dell’ Europea orientale imposti dall’URSS
alla Polonia, alla Germania orientale, alla Romania, all’ Ungheria,
alla Bulgaria, alla Cecoslovacchia, dopo la seconda guerra
mondiale, sotto la minaccia dell’
Armata rossa, hanno provato che
l’utopia marxista è irreale e può
essere imposta solo dalla violenza. Le decisioni prese a Yalta da
Stalin, Curchill e da Roosvelt a
riguardo dei nuovi confini nei pa-
esi dell’Est europeo, furono una
resa alle pretese di Stalin: furono
cattive decisioni, in quanto imposte in base al criterio di dividere
l’ Europa in due sfere di influenza, e non affidate alla libera scelta dei popoli vinti e vincitori.
In Russia l’anniversario è passato quasi inosservato. Addirittura
uno studente su due non sa nemmeno cosa sia successo nel 1989.
Sicuramente il crollo del Muro e
la fine dell’egemonia sovietica
sull’Europa dell’est fu un duro
colpo per l’URSS e segnò l’inizio
della fine.
Sì, in Russia il fatto del muro
è passato sotto silenzio. Oggi in
Russia c’è un clima di restaurazione e pertanto l’evento è visto
come una resa all’Occidente.
Ancora oggi molti russi ritengono che l’erezione del muro fu
buona cosa, poiché la DDR si
difese dalla minaccia dell’occidente capitalista, incarnato della
Repubblica federale tedesca. Ma
la stampa russa non governativa
ha dato ai russi una versione corretta della storia del muro: molta
gente conosce la verità ed è lei la
speranza di una Russia futura totalmente desovietizzata.
Andrea Bartelloni
INSERTO
Corriere Letterario
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
A cura di Antonio D’Ettoris
I diari di Vittorio Emanuele III
Marco Bertoncini
Q
uanti “diari” tenne Vittorio Emanuele III? La
domanda si pone perché
più testimonianze concordano
nell’attestare l’esistenza di scarni diari, nei quali il sovrano elencava piccoli e grandi episodi del
giorno di riferimento, dal numero di pesci presi all’amo fino ai
rivolgimenti politici. A tali diari attinse ampiamente Giovanni
Artieri nella sua ampia Cronaca
del Regno d’Italia. C’erano, poi,
e ben più importanti, le vere memorie, il cui valore storico sarebbe notevole. Si è detto che una
figlia del re provvide a bruciarle.
Ammesso che il fatto sia vero, si
sarebbe trattato di una copia: le
altre che fine hanno fatto? Si è
pure asserito che Umberto II non
avrebbe gradito quanto scritto
dal padre, forse pure in relazione a lui stesso. In ogni caso gli
storici restano in attesa di rinvenire una superstite copia delle
memorie, che sarebbe senz’altro
di prim’ordine, non fosse altro
per ascoltare la voce di Vittorio Emanuele sui più tormentati
momenti del suo lungo regno.
Adesso esce un nuovo documento. Si tratta di appunti scheletrici, che infilano mese dopo
mese la vita del re, indicando
su numerosi giorni il luogo ove
il sovrano si trovava oppure un
fatto importante. Il memoriale è
dallo stesso Vittorio Emanuele
definito, nella prima pagina del
taccuino, Itinerario generale
dopo il 1° giugno 1896. Chia-
Joaquin Navarro-Valls
A passo d’uomo
Mondadori
pp. 249 €. 18,50
ramente autografo,
il documento costituisce, all’evidenza,
un brogliaccio per
le memorie. Probabilmente deriva dai
ridotti diari, e serve
di traccia per trovare le date da inserire nelle più corpose
memorie, ad evitare
errori o sovrapposizioni. Il testo non
venne steso giorno
per giorno, o mese
per mese, bensì in
un’occasione sola,
quella appunto della Vittorio Emanuele III
Montesquieu e il governo moderato
D
omenico Fisichella, politologo (ordinario di
Dottrina dello Stato e poi
di Scienza della politica) con un
recente passato di politica attiva
(quattro volte senatore, ministro
per i Beni culturali, per due legislature vicepresidente di Palazzo
Madama), può vantare una lunghissima serie di volumi sulla storia politica, sul pensiero politico,
sulla scienza politica (in Italia è da
decenni il più profondo conoscitore dei sistemi elettorali), tradotti
in molteplici lingue, non escluse
rumeno e ungherese. La sua più
recente fatica, Montesquieu e il
governo moderato, esce da Carocci (pp. 196, € 17,50). Fisichella approfondisce democrazia, monarchia, aristocrazia e dispotismo
nell’analisi del grande politologo
settecentesco, il cui pensiero (non
solo della più nota opera, Lo spirito delle leggi, ma anche degli altri
suoi lavori) viene illustrato con
scientifici riferimenti
ad altri grandi autori
del
In questo volume, che raccoglie, oltre ad alcuni
articoli già usciti, numerosi brani inediti, si trova
invece, per la prima volta, una vasta panoramica
sulle idee e le memorie di Navarro-Valls. E per la
prima volta si trova la sua storia personale, intrecciata con quella dei grandi personaggi che ha avuto modo di conoscere, ma anche la sua riflessione
sui temi e i problemi della nostra contemporaneità.
Attraverso 50 brevi saggi, accessibili nel con­tenuto e
brillanti nella scrittura, Ben Dupré introduce e spiega
questioni cruciali relative a co­­noscen­za, coscienza,
identità, etica, giustizia, lin­­­­­­guag­­gio, senso ed estetica:
si tratta di questioni che hanno sempre animato il dibattito filosofico, dagli antichi Greci ad oggi.
Andreas Grote
L’Opera del Duomo di
Firenze 1285-1370
Olschki
pp. XXX-172 €. 20,00
composizione delle memorie, e
quindi verosimilmente stendendo un gruppo di mesi una volta,
un altro qualche ora o qualche
giorno dopo. Secco, sintetico,
addirittura sbrigativo, l’Itinerario aveva una funzione pratica
per l’autore, ma può interessare
lo storico. Va quindi ringraziato
Aldo A. Mola, cui si debbono
fondamentali e numerose ricerche sulla storia della monarchia
in Italia, per aver dato notorietà
al quaderno, mercé la pubblicazione di un articolo (“Il memoriale segreto dell’ultimo re”) su
Panorama del 29 ottobre. Gli
appunti sono stati custoditi da
Pierfrancesco Calvi di Bergolo, figlio di Iolanda di Savoia (e
quindi nipote di Vittorio Emanuele) e marito di Marisa Allasio.
Ben Dupré
50 grandi idee
di filosofia
Dedalo
pp. 208 €. 16,00
Attraverso un’accuratissima analisi della copiosa documentazione sulla costruzione della
cattedrale fiorentina, l’autore indaga sul rapporto che viene a istituirsi fra il genio individuale
dell’artista e le energie progettuali e creative
della collettività, e lungo quali vie la stessa
collettività giunga a esprimere tali energie,
rendendole realizzabili. Se il fulcro del progetto
fu Opera del Duomo, un ruolo determinante
ebbero le numerose commissioni di esperti che
parteciparono attivamente alla formulazione del
progetto finale.
Rispetto a quanto comunemente si crede, Vivaldi
fu un acuto e creativo specialista della fuga. Questo
studio storico-analitico, ben illustrato, è il primo a
esaminare e distinguere i molti differenti modi - alcuni estremamente originali - in cui Vivaldi applicò
la tecnica della fuga alla sua musica.
Michael Talbot
Vivaldi and fugue
Olschki
pp. XX-262 €. 32,00
pensiero politico, da Hobbes a de
Maistre. L’opera di Montesquieu,
che ha influenzato potentemente
sia i fondatori degli Stati Uniti d’America sia la stagione che
prelude alla Rivoluzione francese, estendendo la sua incidenza
sullo stesso pensiero conservatore lungo tutto il corso del XIX secolo e oltre, si configura come un
imponente edificio dottrinale ove
fattori ecologici, culturali, economici, psicoaffettivi e cognitivi
s’intrecciano e si combinano in
un vasto affresco, al cui centro
stanno i regimi politici, ricostruito con accortezza
dall’autore. Le istituzioni e le loro espressioni
vengono esaminati non
solo in ordine ai loro dati
strutturali e valoriali (par-
Istituto Niels Stensen
Novembre stenseniano
2008. Origine
Olschki
pp. XIV-394 €. 39,00
Il mito
di Mussolini
D
idier Musiedlak, docente
di storia contemporanea
a Paris-Nanterre, allievo
di Raymond Aron, vanta al suo
attivo più di un volume dedicato
all’Italia nel Novecento. L’ultima
sua fatica presentata in italiano è
Il mito di Mussolini, che appare
presso la casa editrice Le Lettere,
nella Biblioteca di “Nuova Storia contemporanea”. Si tratta di
un bilancio, critico ed ampio, di
come Mussolini, la sua vicenda
umana e la sua storia politica siano stati prima visti, poi a un certo
momento letti in termini di mito
(in positivo e in negativo) dalla
letteratura e dalla storiografia. Il
testo ripercorre le tappe principali della biografia del dittatore,
passando attraverso discussioni e
polemiche.
m. b.
tendo dalla virtù e dall’onore),
ma anche in relazione alle condizioni ambientali, sociali, umane
in cui essi operano, si affermano
e infine deperiscono. In tale cornice l’attenzione si sposta costantemente sulle dinamiche storiche.
Così, dalla città greca all’urbe
romana, dagl’imperi all’universo
feudale, dai principati agli Stati
nazionali, dal ruolo del cristianesimo all’influsso delle tradizioni germaniche, i raffronti si
sviluppano sempre tra le varietà
europee del governo moderato
e l’incombenza inquietante del
dispotismo orientale, specie (ma
non soltanto) d’impronta musulmana.
M. B.
Sono raccolte le proposte di fruibilità didattica di
alcuni tra gli aspetti più rilevanti del complesso problema delle Origini nelle Scienze Contemporanee,
sviluppate dai Docenti, Studenti e Specializzandi
di diverse scuole della Regione Toscana, che hanno
partecipato ai Laboratori Didattici della Fondazione
Stensen di Firenze, nel contesto delle celebrazioni
dell’Anno Internazionale dell’Astronomia del 2009.
Un manoscritto casualmente ritrovato negli archivi
di un convento francescano, un anonimo pellegrino amico di monaci e frati, storie che tracciano il
profilo di una terra, l’Anatolia, e riportano l’eco di
quella mescolanza di memorie, di fedi, di umanità
che è la Turchia odierna. Finzione o realtà storica?
Quella contenuta in questo libro? Forse i due aspetti convivono.
Marina Valcarenghi
L’amore difficile
Bruno Mondadori
pp. X-170 €. 24,00
7
Oriano Granella
E venne il giorno del
Giudizio...
Paoline
pp. 170 €. 24,00
Questo libro analizza alcuni punti nevralgici delle
relazioni d’amore di oggi, con le loro particolari
caratteristicbe: la dipendenza, il narcisismo, la fretta, il tradimento, l’assenza di codici di comunicazione condivisi. E, naturalmente, le paure: paura di
soffrire, di sbagliare, di assumersi le responsabilità
della vita adulta. E prova a rispondere a domande
antiche e nuove.
Un giovane e già affermato artista si misura
A cura di Nicola Cirillo
con i temi più cari a Fabrizio De André per traCome una specie di sorriso
sformarli in altrettante tavole, qui riprodotte in
cartolina. Fotografie dell’umanità più sfortunata:
Stampa Alternativa
c’è una bocca di rosa che precede la vergine in
pp. 29 €. 13,00
processione anziché seguirla, un Michè impiccato in un cpt, e poi Piero, Nina, Marinella, Andrea,
Princesa e tanti altri personaggi che Fabrizio De
André ha abbracciato nei suoi versi per farli poi
abbracciare dal popolo dei suoi ammiratori.
LIBRI DA LEGGERE
8
A dura di A. Del Boca
La storia negata
Neri Pozza
pp. 383 €. 20,00
Una critica del revisionismo,
perché sotto questo termine
si è delineato, nel corso degli
ultimi decenni in Italia e nel
mondo, un “uso politico della
storia” che ha poco a che fare
con la ricerca storiografica.
La vergogna dell’armadio
è
LIBRI
INSERTO
apprezzabile che fin
dal titolo (Maurizio
Cosentino, La vergogna dell’armadio, Roma,
Edizioni Nuova Cultura,
2009, pp. 356, € 18) si voglia
far piazza pulita della “politicamente corretta” verità,
consolidata da anni, in tema
del cosiddetto “armadio della vergogna” (nel romano
Palazzo Cesi, sede di organi
di vertice della magistratura
militare), contenente incartamenti a carico di militari
tedeschi per fatti occorsi
nel periodo bellico. Il rovesciamento operato nell’intitolazione spiega lo scopo
polemico, ma storiograficamente corretto, che l’autore
si propone: riportare un po’
di chiarezza in una vicenda
che è stata strumentalizzata
da anni, sovente senza tener
conto alcuno di quanto emerso nel corso delle indagini
svolte dal Consiglio della
magistratura militare (1999),
dalla Commissione giustizia
della Camera (2001) e dalla
specifica Commissione parlamentare d’inchiesta (istituita nel 2003). Appunto
operando sulle testimonianze
raccolte in queste varie fasi,
Joze Pirjevec
Foibe
Einaudi
pp. XVIII-375 €. 32,00
Una casa senza biblioteca è
come una fortezza senza armeria
(da un antico detto monastico)
a cura di Maria Grazia D’Ettoris
D
a parecchi anni
sono venuti in
voga gli “apocrifi
di Sherlock Holmes”, dovuti sempre a scrittori, professionisti o dilettanti ma
sempre appassionati cultori
dei quattro romanzi e dei
cinquantasei racconti che
costituiscono il cosiddetto
“canone” delle opere di sir
Arthur Conan Doyle dedicate al più celebre degli
investigatori. L’abilità degli
autori consiste essenzialconcretamente svolti da un
pugno di deputati e senatori,
con la rilevante differenza
che quelli di centro-sinistra
– pur se minoranza – seppero imporre la loro linea
politica, posto che la stessa
relazione di maggioranza,
approvata dal centro-destra,
finì con l’ignorare non pochi elementi recati da alcuni
magistrati militari, i quali
avevano, con abbondanza
di argomenti, spiegato i motivi giuridici posti alla base
di decisioni prese decenni
addietro. Questioni di diritto (penale, costituzionale,
internazionale ecc.), si badi,
ben lontane dai pretesti politici (interni e internazionali)
costantemente invocati sia
dalla relazione di minoranza, sia da taluni giornali e
pubblicazioni.
mente nell’accostarsi il più
possibile allo stile, alle atmosfere, ai personaggi, alle
trame dell’originale, sovente
ammiccando al lettore con
opportune citazioni delle pagine di Conan Doyle. Fra i
migliori e maggiori autori di
questi “apocrifi” figura Loren
D. Estleman, cui si debbono
due romanzi, risalenti ad oltre trent’anni addietro e ora
finalmente pubblicati da noi
grazie alle traduzioni di Paolo De Crescenzo, presso Gargoyle Books ed. Si tratta de
Lo strano caso del Dr Jekyll
e Mr Holmes (intr. di Roberto
Barbolini, pp. 254, € 13) e di
Sherlock Holmes contro Dracula (intr. di Paolo Zaccagnini, pp. 254, € 13).La storia
del dr Jekyll e del suo doppio
mr Hyde, dovuta a Robert
Stevenson, viene riscritta inserendo nella vicenda Sherlock Holmes e il suo biografo Watson, puntando molto
sull’ambiente e segnatamente
sull’animatissima Londra di
fine Ottocento. Questo curioso pastiche, come pure l’altro, viene attribuito al dr John
Watson, tradizionale spalla
di Holmes. Il secondo volume mette l’un contro l’altro,
nella nebbiosa Inghilterra
vittoriana, il principe degli
investigatori e il celebre conte rumeno, dotato dei terribili
poteri propri dei vampiri.
Marco Bertoncini
M. B.
onservali nella tua
Il sanguinoso capitolo delle “foibe” sarebbe stato da tempo relegato nei libri di
storia come una delle vicende minori di
quella mattanza mondiale che pretese cinquanta milioni di vite umane. Dato però
che si colloca in una realtà mistilingue in
cui le opposte idee sulle frontiere “giuste”
sono state a lungo in conflitto tra loro,
esso è ancor vivo nella memoria collettiva dell’area giuliana e ancora sfruttabile a
fini politici interni e internazionali.
Mariele Merlati
Gli Stati Uniti tra India e
Pakistan
Carocci
pp. 238 €. 24,50
II volume affronta il tema della politica
degli Stati Uniti nei confronti di India e
Pakistan nel secondo dopoguerra, con
particolare riferimento agli anni della presidenza Carter. Il tema è ancora attuale,
sia per la mai sedata conflittualità indopakistana, sia per le aspettative sul ruolo
di mediazione degli Stati Uniti che l’elezione di Barack Obama ha portato con sé.
CULTURA
Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes
Cosentino precisa molti
particolari, rilevando che
non ci fu un volontario “occultamento” dei documenti,
pur se la legge istitutiva della Commissione bicamerale nella propria medesima
intitolazione riportava tale
termine (e quando si parte
male, cioè aprioristicamente, diventa difficile, strada
facendo, approdare a una
serena verità). Dalle menzogne fatte circolare sulla
collocazione
medesima
dell’armadio (che sarebbe stato messo con le ante
girate verso il muro), alla
supposta intesa fra i ministri
Paolo Emilio Taviani e Gaetano Martino per nascondere i procedimenti giudiziari, dalle conseguenze
concrete della disposizione
di “archiviazione provvisoria” degli atti disposta dal
procuratore generale militare Enrico Santamaria nel
1960, alla possibilità di perseguire i pretesi criminali
di guerra, l’autore esce dal
generico coro delle proteste
per la teorica sottrazione
degli atti alla giustizia ed
analizza con approfondita
competenza i documenti
disponibili, evitando la facile demagogia. Semmai
c’è da chiedersi come operino molti parlamentari
componenti delle Commissioni d’inchiesta. Nel caso
specifico, i lavori furono
C
è
LEGGERE
B
Fiamma Lussana
L’Italia dalla Grande Guerra
alla Liberazione (1915-1945)
Carocci
pp. 304 €. 21,00
Il testo è un excursus dell’Italia tra le due
guerre e passa in rassegna i principali avvenimenti che segnarono il nostro paese
in quel periodo storico: dalla Grande guerra alle laceranti contraddizioni politiche,
economiche, sociali dell’immediato primo
dopoguerra; dal delitto Matteotti ai Patti
Lateranensi; dall’alleanza con la Germania
nazista nella Seconda guerra mondiale alla
Resistenza.
Evelyne Patlagean
Un Medioevo greco
Bisanzio tra IX e XV secolo
Dedalo
pp. 474 € 26,00 Un volume che getta nuova luee sulla storia dell’Impero bizantino, troppo a lungo
ritenuto un inerte residuo della Romanità
antica. Prendendo in esame l’epoca che
va dal IX al XV secolo, l’autrice delinea
un’immagine di Bisanzio molto più vivace
e complessa di quanto generalmente si creda; ne emerge il quadro di una compagine
sociale e politica coinvolta in pieno dai coevi fenomeni che nel frattempo stanno ridisegnando l’Europa latino-germanica.
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
Peter Wende
L’impero britannico
Einaudi
pp. 328 €. 28,00
II volume parte da una domanda in apparenza
semplice: come ha potuto un’isola situata ai margini
dell’Europa conquistare per oltre due secoli una posizione
dominante sulla scena mondiale? Una fitta rete di relazioni
- commerciali, economiche, politiche, militari, ma anche
culturali e intellettuali - hanno permesso la creazione
dell’Impero. Wende ripercorre lo sviluppo del commercio,
senza trascurare gli elementi che hanno permesso all’Inghilterra elisabettiana di scalzare la Spagna dal controllo
dei traffici con le Americhe; esamina le ragioni dei successi
della marina militare; analizza le strategie politiche e le regolazioni dei rapporti con le élites locali nelle colonie. Tutto
questo senza trascurare le dinamiche di politica interna, per
giungere, infine, alle lotte e ai movimenti di liberazione e
decolonizzazione, che hanno lasciato come eredità all’Inghilterra il Commonwealth e al resto del mondo una serie
di questioni geopolitiche in buona parte ancora irrisolte.
Olivier Wieviorka
Lo sbarco in Normandia
Il Mulino
pp. 394 €. 32,00
Per le difficoltà superate e la complessità e la dimensione dello
sforzo “Operazione Overlord”, cioè lo sbarco in Normandia,
è obiettivamente la più colossale delle imprese condotte
nella seconda guerra mondiale. Ed è entrata rapidamente nel
mito popolare della guerra, anche grazie al cinema, da “Il
giorno più lungo” a “Salvate il soldato Ryan”. Ora in questo
libro, Wieviorka racconta il D-Day depurandolo dell’alone
leggendario che l’ha trasformato in scontro fra bene e male,
per recuperare la storia concreta di un’operazione militare,
con tutte le differenze di vedute fra i comandi alleati, la penuria di materiali, gli errori tattici, le difficoltà psicologiche
dei combattenti, le violenze ai civili, ma anche i dissensi
politici di cui si compose. “Overlord” fu un successo che
aprì la strada alla liberazione della Francia e alla vittoria
finale della guerra in Europa, ma l’esito non era scontato.
iblioteca
Paolo Cammarosano
Nobili e re
Laterza
pp. VI-391 €. 20,00
Dagli anni di Odoacre e di Teodorico fino
alle soglie dell’età romanica, Paolo Cammarosano segue nascite, crisi e trasformazioni di aristocrazie protagoniste di strutture differenti di potere: da quelle di stampo
classico ai notabilati cittadini dei secoli
VIII e IX, ai nuovi meccanismi della fedeltà personale di età carolingia, alle formazioni di marchesi e principi in endemico
conflitto per la corona d’Italia, al pullulare
dei cavalieri e al loro radicarsi nei castelli
nel X secolo.
Michel Villey
Il diritto e i diritti
dell’uomo
Cantagalli
pp. 208 €. 20,00
I “diritti dell’uomo” sono irreali. La loro
impotenza è evidente. E’ bellissimo vedersi
promettere l’infinito; ma poi, come stupirsi
se la promessa non è mantenuta! Cosa sono
i diritti dell’uomo? Da dove prende origine
questa dizione cosi’ usata e abusata della
nostra epoca? Sono effettivamente utili e
possono considerarsi la panacea di tutti i
mali?
Matthew Fforde
Storia della cultura inglese
Cantagalli
pp. 208 €. 14,00
Questi saggi si raccomandano innanzitutto per la loro capacità di parlarci della Gran Bretagna di oggi e soprattutto di
quella di due secoli che ci siamo lasciati
alle spalle. Anche nell’epoca della globalizzazione e della desocializzazione, la
patria della rivoluzione industriale e delle
istituzioni rappresentative resta un oggetto di studio affascinante, che tutti faremmo bene a conoscere e a tenere presente.
A. Beccaria, S., Mammano
Attentato imminente
Stampa Alternativa
pp. 211 € 14,00
Nella primavera del 1969 l’ennesima
azione terroristica all’Università di Padova fa partire una nuova indagine. A
coordinarla è un commissario di polizia,
Pasquale Juliano che arriva a individuare
un nucleo di estremisti neri che traffica
in armi ed esplosivi. Ma i neofascisti gli
preparano una trappola: Juliano si vedrà
così scippare l’inchiesta, che verrà insabbiata, e finirà sotto processo accusato di
aver costruito le prove contro i terroristi.
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
Letteratura Mediterranea
INSERTO
Quando ci si può guardar soffrire e raccontare quello che si è visto, significa che si è nati per la letteratura.
L’amante di Damasco
Giovanna Crisà
D
amasco, 1957. La
città è ancora avvolta nel grigio
mantello dell’alba, quando la diceria comincia a
serpeggiare fra gli intricati vicoli del centro storico: Nura, la moglie del
calligrafo Hamid Farsi, è
scappata. È fuggita con il
suo giovane amante Salman, che lavora come apprendista nella bottega del
marito. Il loro è un amore
impossibile e pericoloso. Non solo perché lei
è sposata ma soprattutto
perché a dividerli è la religione: lei è musulmana,
lui è cristiano. Eppure non
sarà questo a fermarli. Non
sarà questo a impedire a
Nura di ottenere a tutti i
costi quello che desidera
da anni ormai: la libertà.
Figlia di uno sceicco noto
e rispettato in tutta Damasco, Nura è stata costretta a
sposarsi con l’affascinante
e misterioso calligrafo Ha-
mid. Un uomo freddo, che
subito dopo la prima notte
di nozze l’ha relegata al
ruolo di donna di casa, non
curandosi più di lei. La sua
ragione di vita è l’alfabeto
arabo: sono anni che è alla
ricerca dell’antico segreto
della bella scrittura e il suo
sogno è aprire una scuola
di calligrafia. L’ha perseguito con tutto sé stesso,
nonostante l’opposizione
dei fondamentalisti e delle parti più conservatrici
dell’ortodossia. Vi ha dedicato tutta la sua vita. Ma
Memorie di un cartografo veneziano
S
ebastiano Caboto,
veneziano per nascita e cosmopolita
per vocazione, racconta in
questo romanzo le prime
esperienze di cartografo e la frequentazione di
quel cenacolo di astronomi, geografi, navigatori e
stampatori che, insieme,
stavano dando forma,
nell’Europa fra quattro
e cinquecento, al mondo come lo conosciamo
oggi. Ma soprattutto racconta i viaggi, il mare e
l’avventura, in un’epoca,
a ridosso delle imprese
di Colombo, in cui le descrizioni dei navigatori
erano un impasto di rigore scientifico e di racconti
fantastici; in cui l’uso di
strumenti di precisione
si mescola alla credenza
in leggende e suggestioni
antiche; in cui le tempeste
si scansano per una scelta accorta della latitudine
e per le preghiere delle
donne rimaste a casa a
aspettare. Racconta l’ansia di affrontare “l’ignoto
davanti a noi”, la necessità di piegarsi all’evidenza
che navigando a Ponente
per giungere a Levante si
incontra una nuova terra,
immensa, tutta da esplorare, da capire, da attraversare, da spiegare.
G. C.
U
n nuovo cantiere
edile si apre come
uno sfregio sulle colline che circondano
un’antica città italiana.
In costruzione è la nuova
villa, l’ennesima, di Angelo Ratti, un arricchito,
corrotto e corruttore, privo di qualsiasi senso etico
e destinato a una carriera
politica di successo. Il
mostruoso edificio, che
cresce infrangendo ogni
norma, senza il minimo rispetto per l’ambiente, sorge accanto all’abitazione
di Antonio Antiquo, docente di letteratura greca
all’università. Personaggio di un’onestà cristallina, amato e rispettato dai
suoi concittadini; Antiquo decide di ribellarsi a
quella che ritiene una vera
profanazione subita da
lui, dai suoi famigliari e
dalla comunità tutta. Indignato dalla sopraffazione
e richiamandosi ai princi-
ora che è a un passo dal
Venerdì 20 novembre 1970, ore 22.00. È
realizzarlo, capisce di aver
perso la cosa più importan- con questo preciso riferimento temporale che comincia
te, Nura. E forse adesso è l’opera di Mirko Pelaccia dando immediatamente a chi
troppo tardi per ritrovarla... legge – qualunque sia il suo statuto, lettore o critico –
la possibilità di inquadrare cronologicamente la storia
senza margini di errore. A questa data ne seguiranno
altre fino a quella che segnerà l’atto di chiusura della
narrazione: lunedì 14 dicembre 1970. Poco meno di un
mese: tanto durano i fatti evocati. Un lasso di tempo
breve, descritto in forma diaristica; un lasso di tempo
registrato minuziosamente nella sua scansione fatta di
mattine, pomeriggi e sere; un arco temporale esiguo eppure così sorprendentemente fitto di accadimenti di un’
entità tale da stravolgere intere esistenze. Il ritorno di
Flavio, dopo anni trascorsi a Bologna, al suo paese di
origine è il motore del racconto. È la sua presenza infatti
Rafik Schami
a far sì che gli eventi prendano il via e si concatenino
L’amante di
dando vita dell’intreccio: l’incontro con Naemi, l’unico
Damasco
vero amore della sua vita, ora moglie di Gaetano, che
Garzanti
vede minacciata la sua stabilità affettiva. Tutto si svolge velocemente: Flavio viene picchiato e poi portato in
pp. 503 €. 19,60
ospedale per un tragico incidente, Naemi sparisce. È un
libro pieno di sentimenti quello che l’autore ci propone,
resi ancora più vividi dalla scelta del genere che gli consente di soffermarsi più a lungo sulla descrizione degli
stati d’animo di Flavio, registrati in maniera dettagliata.
L’ansia, la noia, la paura, il sentimento dell’amicizia, lo
stato di eccitazione che si impossessano di lui di volta in volta vengono così messi in risalto attraverso una
scrittura precisa, intensa, quasi carnale perché riesce a
rendere palpabile quanto vissuto dal protagonista e da
quanti lo circondano. E se questo non bastasse a rendere
interessante questo libro, e a consigliarne vivamente la
lettura, si potrebbe aggiungere il finale a sorpresa, che
stupisce piacevolmente il lettore.
Zhang Ailing
L’amore arreso
pi nati nella civiltà greca,
si affida alle armi del diritto e delle leggi, che però
si riveleranno inefficaci
contro lo strapotere del
denaro e della corruzione.
Ma il professore si batterà
sino alla fine, in nome dei
valori etici e della democrazia, anche se la sua lotta ha il senso di un’agonia.
G. C.
Vittorino Andreoli
Il corruttore
Rizzoli
pp. 390 €. 21,50
Bur
pp. 213 €. 10,00
Sebastian Fitzek
Il bambino
Esistono
sentimenti
devastanti che lascia-
Elliot
no una sola possibi-
pp. 386 €. 17,50
lità: arrendersi, senza
condizioni. Una lunga
Robert Stern all’apparenza è un uomo felice.
E un avvocato di successo, ha una villa lussuosa
a Berlino e una vita di
cui è l’unico padrone.
Eppure tutto questo nasconde a malapena un
tremendo segreto che
riguarda il suo passato e
continua a tormentarlo:
la morte del suo unico figlio a pochi giorni dalla
nascita…
Èdouard Bourdet
Mirko Pelaccia
Il giardino degli angeli inquieti
Nuovi Autori
pp.195 €. 11,00
Francesco Ongaro Memorie di un cartografo veneziano Corbaccio pp. 337 €. 18,60
Il corruttore
9
schermaglia che sfocia in un amore disperato sullo sfondo
dei
bombardamenti
di Hong Kong; un incontro travolgente che
spinge il protagonista
a minare pregiudizi e
convenzioni sociali...
Tarun J Tejpal
La storia dei miei assassini
Garzanti
pp. 468 €. 19,60
India, Nuova Delhi, domenica mattina. La
notizia è appena arrivata, ne parlano tutti i telegiornali
nazionali: uno dei giornalisti investigativi più famosi
del paese è scampato a un attentato e i suoi killer sono
stati arrestati. Peccato che l’unico a non essersene accorto sia proprio lui, la presunta vittima. Prima ancora
che possa capire quello che sta succedendo, il giornalista viene messo sotto scorta dal governo e in poche ore
la sua vita diventa un inferno. Nessuno gli spiega nulla,
uomini ombra lo seguono giorno e notte. Il processo
contro i suoi “assassini” prende il via e l’uomo viene
chiamato a testimoniare, in un’atmosfera sempre più
grottesca e kafkiana. A poco a poco capisce di essere un
bersaglio, parte di un progetto legato indissolubilmente
al destino geopolitico del suo paese. Un paese dove gli
omicidi sono all’ordine del giorno, dove chi detiene il
potere plasma la realtà a suo piacimento, dove il confine tra colpevoli e innocenti è infinitamente sottile. E
proprio varcando questo confine, e scavando a fondo
nella vita degli assassini che ha di fronte, che potrà salvarsi. Il romanzo è ispirato alla vera storia di Tarun J
Tejpal: il giornalista, dopo aver scoperto il più grave
scandalo di corruzione del governo indiano, è stato vittima di diversi tentativi di omicidio e ha vissuto a lungo
sotto la protezione della polizia e dei servizi segreti,
fino a quando i colpevoli non sono stati smascherati.
Religione
10
Dobbiamo avere paura
degli immigrati?
N
el 2° capitolo del suo libro
Ho 80 tanta fiducia, La Società, padre Gheddo si chiede
se dobbiamo avere paura degli immigrati, ovviamente no. Perché abbiamo
bisogno degli immigrati e che essi saranno sempre più indispensabili finchè continuerà la tendenza dei giovani italiani a fare pochi figli. Padre
Gheddo è convinto che se non avessimo circa tre milioni di terzomondiali,
la società italiana letteralmente non
potrebbe vivere: non avremmo più
badanti per i nostri anziani, le colf
nelle case, il pane fresco al mattino,
i manovali nelle costruzioni e nelle
riparazioni delle strade, etc. Quindi
è nostro dovere accogliere gli immigrati, trattarli bene e soprattutto fare
in modo che si integrano. E così porta
l’esempio di santa Francesca Cabrini,
che molto ha fatto per gli italiani immigrati negli Stati Uniti. Però padre
Gheddo è convinto che lo Stato, i governi, le forze dell’ordine, debbano
anche controllare e contingentare le
entrate degli stranieri in Italia, respingere gli illegali, punire e rimandare a casa chi commette reati. Comunque sia non bisogna avere paura
degli immigrati, così si crea un muro
tra loro e noi. Subito dopo però padre
Gheddo non si sottrae alla domanda
sugli immigrati di religione islamica.
Bisogna limitare le entrate di immigrati islamici? Il flusso improvviso e
massiccio di immigrati islamici che
si é verificato negli ultimi quindici
anni, non poteva avere che conseguenze nefaste, per noi e per loro:
crea divisioni, sospetti, opposizioni,
rancori di popolo. Troppo distanti
le due culture e religioni, troppo opposte le mentalità di fondo. A questo
punto il missionario del Pime cita il
cardinale Giacomo Biffi, che tanto
scalpore avevano suscitato le sue parole di alcuni anni fa. Che cosa aveva
detto Biffi: gli islamici vengono da
Luisa Bove
Don Carlo Gnocchi
Paoline
pp. 286 €. 16,00
Don Carlo Gnocchi (1902-1956), personalità di grande comunicativa e disponibilità, dopo varie esperienze pastorali si
occupa dei giovani del prestigioso Istituto
Gonzaga di Milano. Scoppiata la guerra,
sceglie di andare al fronte come cappellano militare degli alpini, e vi resta fino
alla fine della guerra. Era presente nella
drammatica ritirata di Russia. Finita la
guerra, fra le tante tragiche conseguenze,
vi è quella dei bambini mutilati da ordigni
bellici. Don Gnocchi dedicherà a questi
bambini tutta la sua vita
Claudio Balzaretti
Il Papa, Nietzsche e la
cioccolata
Edb
pp. 256 €. 18,90
Sorseggiare una tazza di cioccolata interrompe o no il digiuno, rigorosamente
prescritto dalle leggi della Chiesa? La
gustosissima, densa e sensuale sostanza
proveniente dal Nuovo Mondo può considerarsi una vera bevanda? Verso la metà
del 1600 e per oltre un secolo papi, insigni teologi e ambasciatori dei re dibattono aspramente la questione, impensabile
prima della scoperta dell’America.
noi decisi a restare estranei alla nostra umanità…ben decisi a rimanere
sostanzialmente diversi, in attesa di
farci diventare tutti sostanzialmente
come loro. Quindi consigliava agli uomini di governo di preferire immigrati
cattolici o almeno cristiani, alle quali l’inserimento risulta enormemente
agevolato. Naturalmente il discorso
non riguarda gli uomini di Chiesa, ma
i governi occidentali che devono fare
bene i conti con questa specie di invasione. Per don Piero mettere un limite
numerico all’immigrazione islamica e
accettare liberamente quella cristiana,
non deve essere considerato un fattore discriminante. Io parlerei piuttosto
di doverosa difesa del popolo italiano e dell’identità italiana. Inoltre
padre Gheddo sottolinea la diversità
delle popolazioni islamiche, gli unici
che in questi anni hanno dimostrato
di obbedire a leggi diverse da quelli vigenti da noi (basta ricordare la
poligamia e l’identificazione tra politica e religione)…E’ provato che
molto spesso nelle moschee e scuole
coraniche, non solo nei Paesi islamici ma anche in Europa, si predica
l’odio verso l’Occidente cristiano, ritenuto responsabile della decadenza
dell’Islam, e di conseguenza si esorta
ad onorare i ‘martiri’ dell’Islam che
muoiono compiendo atti di terrorismo. In conclusione don Piero auspica un’evoluzione positiva dell’Islam,
com’è avvenuto per il Cristianesimo e
la Chiesa. Ma ci vuole tempo; i cambi
culturali avvengono nei secoli. Per il
momento siamo costretti a difenderci dal pericolo islamico che mira a
conquistare l’Occidente attraverso la
pressione demografica e l’unità dei
popoli islamici contro il nemico comune che è l’Occidente cristiano (il
“grande satana”, come diceva Khomeini, sono gli Stati Uniti).
L
Essere sale della terra e
luce del mondo
Effatà
pp. 128 €. 9,00
Agostino di Ippona (354-430) è una figura
che non smette mai di affascinare. Instancabile e inquieto ricercatore della verità,
ragionatore lucido e “spietato” attira quanti
non si accontentano di dogmatismi astratti ma cercano con la ragione il senso della vita, intrecciando esistenza e pensiero.
Convertito dall’incontro con Cristo, diventa un credente appassionato e profondo.
Rosette Poletti, Barbara
Dobbs
Oltre il dolore
Paoline
pp. 160 €. 11,50
Tutte le perdite sono dolorose. La morte
di una persona cara, ad esempio, è particolarmente difficile da affrontare, ma lo è
anche la ferita di un divorzio, la fine di una
relazione affettiva, la perdita del posto di
lavoro, perdita di beni, scopi, ideali... Tutte
queste perdite necessitano di un processo
detto “elaborazione del lutto”, per superare
il dolore e ritrovare la serenità perduta.
Il testo prende l’avvio dal vangelo di Matteo, là dove
si afferma che i cristiani devono essere “il sale della
terra e la luce del mondo”, una sfida che interpella
tutti e che, secondo le parole di Gesù, è insieme un
“dono” e un “compito”. La famiglia, alla luce di questo insegnamento evangelico, sembra assumere un
ruolo particolare.
Un libro interamente dedicato alla felicità, di cui
Sabino Palumbieri
viene rivelata la “ricetta” attraverso un commento a La nona sinfonia di Dio
ciascuna delle otto beatitudini enunciate da Gesù nel
Effatà
Discorso della montagna. “La felicità non è superfipp.
288
€. 15,00
cialità. È autenticità. È bellezza. Ma nella pienezza.
Non è facilità. È impegnatività. Non è fugace impressione. È lenta maturazione. L’essere dell’uomo è
elasticizzabile all’infinito.”
Il libro ricostruisce la biografia di Giovanni
Leonardo Sartori (1500?-1556), noto anche
come Giovanni Leonardi, alto funzionario dei duchi di Savoia divenuto profeta
del rinnovamento della cristianità e della
riconciliazione universale nelle terre della
Riforma. I suoi scritti e le sue visioni furono condannati da tutte le chiese ufficiali,
fino al tragico epilogo durante il processo
inquisitoriale.
Lucia Felici
Profezie di riforma e idee di
concordia religiosa
Olschki
pp. X-372 €. 39,00
L’opera fondamentale di uno dei maggiori scrittori spirituali del nostro Seicento, viene ripubblicata secondo la prima edizione jesina (1680)
e le modifiche apportate alla seconda, veneziana
(1682). L’introduzione mette in luce l’alta qualità teologica del testo, fedele a una tradizione
che affonda le radici nella mistica essenziale
trasmessa dal corpus pseudo-tauleriano.
Piero Boitani
Il Vangelo secondo
Shakespeare
Il Mulino
pp. 175 €. 15,00
S
Pier Matteo Petrucci
I mistici enigmi disvelati
(1680)
Olschki
pp. 224 €. 29,00
Già in alcune tragedie (“Amieto” e “Re Lear”)
e poi ancor di più nei drammi romanzeschi
(“Pericle”, “Racconto d’inverno”, “Cimbelino”, “La tempesta”) il poeta inglese ritorna
spesso alle Scritture disegnando il suo personale Vangelo: terreno e immanente, ma ombra
del trascendente e del divino, fondato sulla pazienza e sul perdono, aperto all’azione di Dio,
alla vita, alla gioia e alla resurrezione.
Il Messale dei bambini - studiato in un nuovo formato, più maneggevole - propone in un unico volume, per ogni domenica e festa dell’anno C, tutti
i testi integrali, a caratteri maiuscoli, delle letture e
del salmo responsoriale.
ibri dello
Adolfo Scandurra
Agostino d’Ippona
Messaggero
pp. 96 €. 5,00
Riflettiamo con i Libri
E. Cipollone, M e N.
Gallotti
Domenico Bonvegna
I
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
pirito
Anna Maria Cànopi
Maria donna della bellezza
interiore
Paoline
pp. 110 €. 12,00
La vita di Maria è messa a fuoco attraverso
alcune istantanee che attingendo e commentando sia passi del Vangelo che dei documenti del concilio Vaticano II evidenziano gli atteggiamenti interiori profondi della
Vergine, come il silenzio, la fede, il servizio, la preghiera, la speranza, la gratitudine,
la gioia; da essi scaturiscono il servizio, la
tenerezza di madre e la carità.
Marc Sevin
La Bibbia in 50 chiavi
Messaggero
pp. 200 €. 14,50
Finalmente un percorso accessibile e pratico per una piacevole visita guidata della
Bibbia! Cinquanta chiavi per scoprire ciò
che è la Bibbia, la sua origine, la sua storia,
per orientarsi nella sua architettura interna,
nelle sue grandi interpretazioni. In breve,
per trovare le risposte alle domande più
indispensabili: quelle che permettono di
lanciarsi nella sua lettura e nel suo studio.
A cura di Maria Scarpa
Il messale dei bambini
Edb
pp. 271 €. 16,00
Raffaele Iaria
Per un mondo nuovo
Ancora
pp. 160 €. 12,00
II volume intende far conoscere, con taglio divulgativo, la figura di padre Riccardo Lombardi. Gesuita, collaboratore
di fiducia di Pio XII, padre Lombardi
conobbe grande notorietà negli anni ’40
e ’50 come predicatore radiofonico; soprannominato “il microfono di Dio”,
fondatore del “Movimento per un Mondo
Migliore” nei primi anni ’50, il suo ruolo
venne ridimensionato con l’avvento di
papa Giovanni XXIII. Morì quasi dimenticato nel 1979.
Marc Joulin
Il santo curato d’Ars
Paoline
pp. 128 €. 11,00
Si tratta di una breve biografia del santo
Curato d’Ars. Viene narrata la sua vocazione, la sua ordinazione sacerdotale
e l’affidamento della piccola e povera
parrocchia di Ars. La sua vita austera,
l’amore per i poveri e per gli orfani, la
qualità della sua direzione spirituale attraverso la confessione, sono descritti nel
contesto storico del tempo. Viene messa
in risalto anche la fondazione che ha cura
degli orfani e bambini abbandonati.
Attualità
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
ß
Antonio Mazzeo
A
Barcellona Pozzo di Gotto
va in scena “L’elogio
dell’impunità”.
Potrebbe
benissimo trattarsi di un adattamento teatrale metà commedia e
metà farsa se nello sfondo non ci
fosse la tragedia di una guerra di
mafia che negli anni ’80 ha visto
decine e decine di morti ammazzati
tra la Piana di Milazzo e l’area dei
Nebrodi, nella fascia tirrenica della
provincia di Messina. Cosche contro cosche, famiglie contro famiglie, per accaparrasi appalti e subappalti del nuovo tracciato
ferroviario Messina-Palermo e gestire discariche di rifiuti, cave e le
colate di cemento che hanno devastato la costa e gli alvei di fiumi e
torrenti. Omicidi e sparizioni forzate di anziani boss e piccoli spacciatori neanche maggiorenni, esecuzioni efferate nello stile di ciò che
accadeva negli stessi anni con la
“guerra sucia” in Centroamerica,
sotto la mano di eserciti e paramilitari. Dopo l’oblio collettivo di quei
terribili anni, arriva, proprio come
nei tribunali di mezza America latina, il colpo di spugna della “giustizia” peloritana. La corte d’assise
d’appello di Messina ha emesso la
sua sentenza nel maxiprocesso denominato Mare nostrum, ribaltando
il dispositivo di primo grado: dimezzati gli ergastoli (da 28 a 14),
sfumato il reato associativo di mafia, prescritti tutti i reati “minori” e
quelli legati al porto d’armi, una
pioggia di assoluzioni per buona
parte dei 130 imputati. La corte, in
particolare, ha annullato l’ergastolo
al riconosciuto boss mafioso Giuseppe Gullotti, condannato in primo grado per il duplice omicidio
Iannello-Benvegna. Gullotti, almeno per ora, continuerà a scontare in
carcere la condanna a 30 anni (passata in giudicato), quale mandante
dell’assassinio del giornalista de La
Sicilia, Beppe Alfano. Resta dunque ben poco di quello che fu il castello accusatorio che portò nel
biennio 1992-93 alle operazioni
“Mare Nostrum 1 e 2”, quando le
forze dell’ordine eseguirono 580
arresti di presunti appartenenti alle
organizzazioni criminali di Barcellona, Tortorici, Patti e Sant’Agata
di Militello. A far scattare le indagini, furono innanzitutto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
Orlando Galati Giordano e Giuseppe “Pino” Chiofalo”, personaggi ai
vertici delle cosche di Tortorici (il
primo) e Terme Vigliatore (il secondo), usciti perdenti dalla sanguinosa lotta con i nuovi alleati locali dei “corleonesi”. Soprattutto
Pino Chiofalo aveva ricostruito con
dovizia di particolari i legami della
criminalità con imprenditori, magistrati, amministratori e politici locali, ministri e sottoministri. Uno
spaccato di borghesia mafiosa che
gli inquirenti hanno deciso però di
destoricizzare e decontestualizzare,
spezzettando il racconto del boss
con perizia chirurgica, ma soprattutto astenendosi dalla ricerca di
possibili riscontri sul “terzo livello”. Al vaglio del Tribunale restarono solo i fatti di sangue e le estorsioni, mentre i traffici di
stupefacenti furono affidati ad un
11
A Messina sentenza shock:
“La mafia non esiste”
procedimento-stralcio (Mare nostrum droga), il cui processo di appello si è concluso il 13 novembre
scorso con l’assoluzione di tutti e
32 gli imputati (in primo grado erano state 14 le condanne con pene
dai 5 a i 14 anni). «Una sentenza
della Corte d’Appello di Messina
che lascia stupefatti», è il commento a caldo del senatore del PD Giuseppe Lumia, componente della
Commissione parlamentare antimafia che proprio alla pericolosità
della mafia della provincia di Messina aveva dedicato un intero capitolo della Relazione di minoranza
della Commissione della XIV legislatura. «Sento il bisogno di rompere il riserbo nel commentare le sentenze», aggiunge Lumia. «La mafia
barcellonese non può rimanere impunita. Gullotti e gli altri boss sono
una minaccia reale, perché fanno
parte di Cosa nostra militare e sono
collocati nel cuore delle collusioni
con la politica e i poteri deviati. Bisogna ritornare ad occuparsi con
più incisività del condizionamento
mafioso a Messina e in particolare
nell’area barcellonese, così come
del ruolo di una parte della magistratura, dei poteri collusi sul versante economico-politico e istituzionale, affinché lo Stato torni ad
affermare la sua sovranità democratica anche in queste realtà territoriali». Durissimo il commento di
Fabio Repici, avvocato di parte civile nei più importanti processi di
mafia svoltisi nel capoluogo dello
Stretto (l’omicidio della stiratrice
diciassettenne Graziella Campagna, quello del giornalista Alfano,
ecc.) e legale di fiducia della famiglia del docente universitario Adolfo Parmaliana, morto suicida il 2
ottobre 2008 dopo aver appreso di
un’indagine avviata nei suoi confronti a seguito delle sue documentate denunce su malapolitica, mafia
e affari nel Comune di Terme Vigliatore. «La famiglia mafiosa più
potente della provincia di Messina
e più impunita d’Italia può riprendere serenamente il comando del
territorio, nella società criminale e
naturalmente pure nella società legale», scrive Repici in una lettera
aperta. «La sentenza di Mare Nostrum è solo l’ultimo atto di un grado di giudizio che aveva fatto registrare accadimenti inediti nella
storia giudiziaria italiana. Il clima
del processo ebbe un mutamento
allorché la corte, adeguandosi ad
una nuova perizia (dopo ben 9 di
segno contrario espletate da esperti
di ogni parte d’Italia) che, con argomentazioni a dir poco stravaganti, aveva fornito parere favorevole
sulla capacità di rendere esame del
collaboratore di giustizia barcellonese Maurizio Bonaceto, aveva deciso di estromettere dal fascicolo i
verbali delle dichiarazioni rese a
suo tempo da Bonaceto e di disporne l’esame». Rientrato nel 1997 a
Barcellona presso i suoi familiari
dopo aver interrotto la propria collaborazione processuale, Bonaceto
aveva tentato il suicidio lanciandosi dal terrazzo della propria abitazione, rimanendo gravemente menomato nel fisico e nella mente.
«Davanti alla corte comparve allora una larva d’uomo che, palesemente incapace di orientarsi, dietro
consiglio del suo nuovo legale affermò con qualche difficoltà di non
Il boss Giuseppe Gullotti
L’avvocato Fabio Repici
voler rispondere», ricorda il legale.
«A quel punto i pubblici ministeri
chiesero di acquisire comunque i
vecchi verbali di Bonaceto, asserendo che il suo comportamento
attuale era da ricondurre alle minacce rivoltegli da esponenti della
mafia barcellonese, secondo quanto
si ricavava da un suo verbale d’interrogatorio del 24 maggio 1993».
Particolare non certo secondario il
mai interrotto rapporto di lavoro
del fratello del collaboratore di giustizia presso la grande impresa di
autodemolizioni intestata alla madre di un altro importante boss barcellonese, Salvatore Ofria. «Acquisite finalmente le dichiarazioni
rese da Bonaceto, alcuni difensori
(ed in particolare quelli del boss
Giuseppe Gullotti) si adoperarono
con strumenti inconsueti per cercare di minarne la credibilità», prosegue Fabio Repici. «Il 9 marzo 2009,
uno dei due difensori di Gullotti,
l’avvocato Franco Bertolone (che
non aveva preso parte al processo
fino alla sentenza di primo grado,
per essere stato raggiunto dalle accuse del collaboratore Giuseppe
Chiofalo, che lo aveva indicato
come “consiglieri” della famiglia
mafiosa barcellonese grazie ai suoi
stretti rapporti con un magistrato, il
dottor Cassata, oggi Procuratore
generale di Messina) lesse un inconsulto documento anonimo che
avanzava dubbi sull’attendibilità di
Bonaceto, ma si risolveva anche in
un attacco personale soprattutto
contro la mia persona e quella di
Piero Campagna, fratello della povera Graziella, assassinata nel
1985. Di questo documento veniva
letta soltanto una parte, nella quale,
in sintesi, si affermava che Bonaceto aveva probabilmente mentito
sull’omicidio Alfano, che il boss
Gullotti e il killer Antonino Merlino, pur definitivamente condannati,
erano in realtà innocenti, che io
avevo ben contezza della loro innocenza per avermela confidata Piero
Campagna, che io però mai avrei
riferito all’autorità giudiziaria ciò
che sapevo, per non scagionare i
due mafiosi condannati». A rendere
più torbida la vicenda, l’accertamento delle generalità dell’estensore del documento, il sostituto procuratore della Repubblica di
Barcellona Pozzo di Gotto, Olino
Canali, che nel processo di primo
grado aveva svolto le funzioni di
pubblico ministero. E la volontaria
omissione da parte dell’avvocato
Bertolone della lettura di un successivo passaggio della missiva in
cui il Canali scriveva che «Franco
Bertolone è il Franco Cassata degli
avvocati barcellonesi». Una frase
che, sempre secondo Repici, «poteva essere considerata perfino un riscontro alle vecchie accuse del pentito Chiofalo», relative a un
presunto stretto legame tra il legale
e il magistrato. Proprio il Chiofalo,
il 20 febbraio 2004, nel corso della
sua deposizione al processo di Catania a carico del magistrato messinese Giovanni Lembo e del boss
Michelangelo Alfano poi “suicida”,
si era soffermato su un viaggio da
lui fatto a Milano in compagnia del
legale barcellonese, nel lontano
1972-73, a cui avrebbe partecipato
pure Antonio Franco Cassata, al
tempo già magistrato. «Avevo dei
processi ed io e il mio avvocato
all’epoca, Francesco Bertolone, dovendo andare a Milano con l’automobile ci siamo portati dietro un
suo amico che poi apprendevo era
il giudice Cassata…». Del viaggio
a Milano del giudice «su una Mercedes di proprietà del pluriomicida
Chiofalo» aveva parlato anche l’ex
senatore democristiano Carmelo
Santalco in un esposto al Presidente
della Repubblica del 6 giugno
2000, successivamente rimesso al
Consiglio Superiore della Magistratura che doveva valutare la supposta “incompatibilità ambientale”
del dottor Cassata (il procedimento
davanti al CSM si è poi concluso in
modo favorevole per il magistrato).
Dopo la rinuncia al mandato difensivo da parte dell’avvocato Repici
che rappresentava alla corte la sua
disponibilità a testimoniare e l’invio di un fax alla Procura generale
in cui il dottor Canali riconosceva
la paternità del documento letto in
aula dall’avvocato Bertolone, veniva disposta la testimonianza del
sostituto procuratore di Barcellona, che essendo stato Pm in primo
grado, si trovava nella situazione
di incompatibilità con l’ufficio di
testimone prevista dal codice di
procedura penale. «Il dr. Canali testimoniò in due successive udienze, facendo affermazioni plasticamente false», aggiunge Repici.
«Per questo egli è oggi indagato
dalla Procura di Reggio Calabria
per falsa testimonianza e per favoreggiamento del boss Gullotti».
La Procura aveva riaperto nel frattempo l’indagine derivante dall’informativa Tsunami, redatta nel
2005 dalla Compagnia dei carabinieri di Barcellona, che aveva documentato presunti comportamenti illeciti del dottor Antonio Franco
Cassata e le frequentazioni fra il
Canali ed il cognato del boss Gullotti. «A far riemergere dai cassetti
l’informativa era stata la tragica
ß
morte di Adolfo Parmaliana», scrive il legale. «La sua ultima lettera,
con le accuse al “clan” della “giustizia
messinese/barcellonese”,
aveva indotto la Procura di Patti a
trasmettere il fascicolo sul suicidio
di Adolfo alla Procura di Reggio
Calabria. La situazione è oggi ancora in fibrillazione. Perché se il
dr. Canali è stato costretto a lasciare il distretto giudiziario messinese e le funzioni di pubblico ministero, il dr. Cassata, seppure
considerato, anche in atti ufficiali,
il più alto referente istituzionale
della famiglia mafiosa barcellonese, è ancora incredibilmente il Procuratore generale di Messina.
Però, avendo di recente il dr. De
Feis riferito alla Procura di Reggio
Calabria la verità sulle intimidazioni subite ad opera del Cassata
nel 2005, come riportate nell’informativa Tsunami, quest’ultimo
ha ragione di temere che la Procura possa determinarsi a procedere
nei suoi confronti e che il CSM si
senta costretto ad aprire un procedimento disciplinare o paradisciplinare». È il circolo culturale paramassonico barcellonese “Corda
Fratres”, di cui proprio il Cassata è
da sempre instancabile animatore,
a costituire la migliore vetrina
dell’esercizio delle relazioni di potere dell’intera provincia di Messina. Fondato nel 1944, “Corda Fratres” – il cui nome completo è
“Fédération Internazionale des
Etudiants “Corda Fratres” Consulat de Barcellona (Sicilia)” – vede
tra i suoi soci i nomi di grido della
classe dirigente politica locale (il
senatore del Pdl Domenico Nania,
già capogruppo al Senato di An e
l’odierno sindaco di Messina ed ex
presidente della Provincia, Giuseppe Buzzanca, anch’egli postfascista), giudici onorari, avvocati
tra cui lo stesso Francesco Bertolone, professionisti, imprenditori,
ecc.. Nelle liste della “Corda Fratres” compaiono pure i nomi di
ben 16 iscritti alle logge del Grande Oriente d’Italia “Fratelli Bandiera” e “La Ragione”. Tra i “soci
onorari”, due ex generali dei Carabinieri, Giuseppe Siracusano (tessera P2 n. 496) e Sergio Siracusa,
già direttore del SISMI ed ex Comandante generale dell’Arma. Di
questa associazione ha fatto pure
parte il boss mafioso Giuseppe
Gullotti, “allontanato” solo nel
febbraio 1993, dopo la visita nella
città del Longano della Commissione Parlamentare Antimafia.
Presenza altrettanto inquietante
quella dell’avvocato Rosario Pio
Cattafi, “compare d’anello” del
Gullotti, che inquirenti e collaboratori di giustizia ritengono operare su ben più alti livelli criminali.
«Nulla sembra poter fermare le
follie del “rito peloritano”, della
giustizia alla messinese», conclude amaramente Fabio Repici.
«Nessun segnale di attenzione viene da parte degli organi dello Stato
per la provincia di Messina, per
questa Corleone del terzo millennio che è Barcellona Pozzo di Gotto, per i miasmi della giustizia
messinese. Fino a che nel resto
della nazione non ci si decida ad
accendere un riflettore sui misfatti
di quella provincia, il buio, materiale e morale, continuerà a sommergerla».
Attualità
12
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
Sull’attentato a Berlusconi bisogna dire la verità
C
onfidandosi con don
Verzè, il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi pare che abbia detto non
capisco perchè mi odiano così
tanto, ecco perché tanto odio
fino al punto di essere oggetto di violenza barbara e gratuita. Quella domenica sera ero in
piazza Duomo e forse per poco
non ho assistito al vile attentato,
ho visto e sentito i cori del nutrito gruppo della sinistra radicale
che gridavano “buffone”anche
dopo l’attentato di Tartaglia. La
prima cosa che ho pensato è che
Berlusconi subiva un’aggressione simile a quella che ricevette
nel 1993 Bettino Craxi davanti
al Raphael di Roma col lancio
di monetine ad opera di militanti
comunisti. Soltanto che questa
volta non finirà come allora. Ma
poi a mente serena credo che la
lunga campagna di odio contro
Berlusconi si possa paragonare
a quella che ha subito il povero commissario Luigi Calabresi
negli anni 70, certo con i dovuti
distinguo sulle persone.
In questi giorni sui media
sono tutti d’accordo che bisogna
abbassare i toni del dibattito politico, le parole possono diventare armi, l’avversario non è un
nemico da abbattere e via con
queste frasi. In tutto questo ci
vedo un’ipocrisia gigantesca, simile a quella (ovviamente molto
più innocente) del bambino che,
dopo averla fatta grossa, giura
al papà che d’ora in avanti sarà
tutta un’altra cosa, o come i miei
bambini della scuola elementare.
Come si fa ad abbassare i toni
quando si vuole far passare l’aggredito come l’aggressore, quando nonostante il fatto gravissimo
di Milano, due rappresentanti
autorevoli della politica come
l’onorevole Di Pietro e Bindi e
metto pure Sonia Alfano, sostengono che il Presidente del Con-
L
a storia è quella di una ragazzina rom di quindici
anni, accusata di aver rapito una neonata nel napoletano, nel
maggio 2008. La ragazzina, sulla
base delle testimonianze della madre della rapita è stata condannata,
in primo grado e in appello, a tre
anni e otto mesi, e da un anno e
mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida. L’avvocato della
ragazza reclusa ha chiesto prima
dell’estate scorso gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di
appello al riesame, ha bocciato la
sua richiesta. Ecco la motivazione,
in sede d’appello, del tribunale dei
Minori di Napoli che ha scatenato
polemiche infinite: “Se si appartiene all’etnia rom, non si può che delinquere. Peraltro gli schemi di vita
Rom per comune esperienza deter-
Un campo rom
Massimo Tartaglia
zione ad hoc contro Berlusconi
il cosiddetto No-B day, perfino
Casini aveva preconizzato una
sorta di CLN, si un Comitato di
Liberazione Nazionale, da che
cosa ma dal Tiranno, tutto questo
per restare agli ultimi mesi.
E chi grida contro il tiranno
legittima il “tirannicidio” scrive Marcello Veneziani. “D’ora
in poi dev’essere chiara una
cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo
di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di
mandante morale delle aggressioni subite da Berlusconi e di
ogni altro eventuale attentato”.
(Marcello Veneziani, Chi grida
al tiranno legittima il “tirannicidio”, 16.12.09 Il Giornale).
Questo dev’essere chiaro alla
sinistra, alla stampa, alla tv giacobina, ai delinquenti di facebo-
siglio è un provocatore, se l’è
cercata. Ma siamo al sonno della
ragione? Io ero in piazza ed ho
visto e sentito i militanti comunisti, antagonisti, come li volete
chiamare che facevano di tutto
per interrompere la manifestazione, addirittura una decina
erano giunti fin
sotto il palco. E
allora chi sono
gli aggressori,
chi ha seminato
odio attraverso
Repubblica, il
quotidiano partito, Annozero,
una trasmissione della tv di
Stato, col mirino fisso contro
Berlusconi, lo
ha accusato di
mafiosità e di
corresponsabilità nelle stragi,
e poi i magistrati che hanno
tirato fuori uno
Spatuzza show,
addirittura hanno inventato
una manifesta- Silvio Berlusconi dopo l’attentato
minano nei loro aderenti il mancato
rispetto delle regole ”. In sostanza,
la “vox populi” con la quale si dice
che i rom rubano i bambini, rischia
di diventare “certezza giuridica”.
Pertanto, con la stessa logica, altri giudici potrebbero giustificare le loro decisioni basandosi su
schemi di questo genere: chiunque
vive in terre di alta criminalità è
tendenzialmente delinquente, in
quanto inserito negli schemi culturali di quelle zone(Cfr espresso.repubblica.it dell’1 dicembre 2009).
Ebbene, affinchè, tutto ciò non
avvenga, nell’ambito del settore
giustizia del nostro Paese, è necessario, a nostro modesto avviso,
che il Parlamento italiano prenda
l’iniziativa di approvare una legge
nazionale per l’accoglienza degli
immigrati, soprattutto bambini e
adolescenti, ispirandosi
a quanto, recentemente,
affermato da Benedetto XVI: ”Deve essere
facilitata l’integrazione
sociale, grazie, a opportune strutture formative e sociali. Un aspetto
tipico della migrazione
minorile(leggi:rom n.r.)
è costituito dalla situazione dei ragazzi nati nei
Paesi ospitanti, oppure,
da quella dei figli che
ok che inneggiano a Tartaglia, ai
dipietristi, alle rosybindi e a tutti
quelli che vogliono abbattere
Berlusconi. Del resto il tirannicidio è ammesso anche dalla giurisprudenza liberale e democratica. In difesa della libertà e dei
diritti umani si può uccidere il
dittatore. Saddam docet. Quindi
se Berlusconi viene giudicato un
dittatore, un tiranno, si legittima
l’attentato contro di lui e si ritiene lecita ogni violenza pur di
eliminare il despota. E’ evidente
a tutti che in Italia mancano tante
cose, ma di sicuro non manca la
libertà. La prova è che chiunque
può lapidare sempre e comunque il nostro premier. Se in Italia
c’era la tirannide non doveva esserci il dissenso. E se gli onorevoli Cicchitto e Quagliarello
hanno usato certi toni, hanno
tutto il diritto di farlo. Dopo i
fatti di Milano, si profila una
mistificazione che respingiamo
con forza. Secondo l’interpretazione che si cerca di imporre, ci
si troverebbe di fronte a un generalizzato clima di odio che tutti,
vittime e carnefici senza distinzione, dovrebbero impegnarsi a
superare.
Non sono mai stato iscritto a
nessun sindacato o partito politico, ho le mie idee, manifestate
sempre in libertà, oggi mi sento
di scrivere che non ci sto, è troppo.
“Le parole si sono fatte sangue”, ha ben scritto Veneziani.
Soltanto una bestia idiota e feroce può dire davanti alla maschera di sangue di Berlusconi: non
faccia la vittima. Bestia idiota
perché nega l’evidenza atroce e
sanguinosa della realtà, bestia
feroce perché riesce a non provare neanche un filo di umana e
cristiana pietà di fronte al viso
tumefatto e insanguinato di una
vittima della violenza e dell’odio.
Dunque sono aggredito e devo
far finta di niente, “un idiota in
cura al Policlinico ha lanciato un souvenir”, è accaduto questo? Tutto sto casino per un souvenir, scrive
Renato Farina. Sembra che
si voglia dire domenica non
è successo niente. Perchè è
stato un pazzo. Un pazzo che
tira dei souvenir. Un idiota.
Un isolato. Non è successo
niente. Subito sono entrati
in azione i minimizzatori,
gli specialisti nel girare la
frittata.
Un attentato alla vita di
Berlusconi, un tentato omicidio, che per miracolo non finito nell’uccisione e bisogna
minimizzare. Anche per l’attentato alla caserma Perrucchetti di Milano si affrettarono subito a scrivere come ha
fatto il Corriere della Sera:
“In Procura a Milano hanno
comunque fatto sapere che
l’attentato alla Perrucchetti
sarebbe un caso isolato”.
Domenico Bonvegna
Rom non può essere sinonimo di criminale
non vivono con i genitori emigranti dopo la loro nascita, ma li raggiungono successivamente. Questi adolescenti fanno parte di due
culture con i vantaggi e le problematiche connesse alla loro duplice
appartenenza, condizione questa
che tuttavia può offrire l’opportunità di sperimentare la ricchezza
dell’incontro tra differenti tradizioni culturali. Il migrante è una
persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare
sempre e da tutti”. Intanto, la Regione Puglia si sta adoperando per
mettere in atto questi insegnamenti
di Benedetto XVI: il 24 novembre scorso il Consiglio regionale
ha approvato un disegno di legge
“per l’accoglienza, la convivenza
civile e l’integrazione degli immigrati in Puglia. Il testo della legge
regionale prevede l’istituzione di
una Consulta regionale per l’integrazione degli immigrati, l’istituzione dell’Osservatorio regionale
per l’immigrazione, la disciplina
dei servizi di mediazione culturale
e interculturale, norme in materia
di assistenza sanitaria, di istruzione e formazione professionale, di
inserimento lavorativo, interventi
abitativi, di assistenza per le immigrate vittime di tratta, violenza e
schiavitù. Ma c’è di più. Il disegno
di legge regionale ha stabilito, per
quanto riguarda il diritto alla salute
dei cittadini stranieri, che in Puglia
“le aziende sanitarie sono tenute a
rendere concretamente fruibili, per
gli immigrati non iscritti al servizio sanitario regionale, i servizi
sanitari(Cfr. “Nuovo Quotidiano
di Puglia” del 25 novembre 2009).
La presenza di questo ultimo dato
nel disegno di legge regionale ha
assunto una primaria importanza
dopo la brutta storia maturata fra il
degrado delle baracche del campo
rom di via della Martorana a Tor
Sapienza di Roma: Maria, 40 anni,
rom romena, madre di 10 figli, è
morta per aver ingerito un farmaco
anti-ulcera per abortire. Qui, emerge in modo chiaro, come anche per
evitare tragedie come questa, sia
in ogni caso necessario potenziare
e, dunque, finanziare, le Consulte, a livello nazionale. E servono
iniziative rivolte alle donne immigrate per le quali l’accesso a queste
strutture deve essere più che mai
agevolato(Cfr.”Il Messaggero” del
3 dicembre 2009). Un’altra inizia-
tiva, di tutto rispetto, a sostegno
dei bambini extracomunitari di
tutto rispetto è quella di Kiwanis
club, nell’ambito delle attività sociali 2009-2010, del comune di
Modica, in Sicilia. Si tratta di un
progetto realizzato con il contributo della Confeserfidi e del comune
di Modica, dal titolo:” Integrazione scolastica e socioculturale
dei bambini abitanti nel centro
storico”. Esso prevede un’attività
formativa semestrale di sostegno
pomeridiano fino al maggio 2010,
per un gruppo di bambini di nazionalità extraeuropea (Cfr. “CORRIERE DEL SUD.it dell’1 dicembre 2009). E, dulcis in fundo,
dalla presentazione del Progetto,
in parola, riportiamo quanto ha affermato Francesco Tasca, Preside
dell’Istituto “Ciaceri”, partner del
Progetto:”L’educazione, la formazione, e l’istruzione debbono essere accompagnati da valori quali
il rispetto dell’altro e il confronto
con il diverso. La diversità, specie
tra i ragazzi, rappresenta un valore
ed è fonte di un arricchimento reciproco”.
Salvatore Resta
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
I libri del Natale
Uberti Bortolo
Com’è vicina Betlemme
Nove racconti per meditare il Natale
Ancora
pp. 168 €. 13,50
Sogni e colori, terre di Palestina e profumi d’oriente, angeli
e bestie intrecciano le trame quotidiane di uomini e donne
alla ricerca di una buona notizia, per sé e per il mondo. La
troveranno più vicino di quanto non credano. Nascosta in
un bimbo. Tra drammi e speranze. Perché, in fondo, Betlemme non è lontana. E così, per ogni cercatore di Dio c’è
una stella appesa al cielo, pronta a sganciarsi e ad illuminare
il suo cammino, per ricordargli come è vicina Betlemme.
Introduzione di Carlo Travaglino
Il vangelo del curato d’Ars
San Paolo
pp. 192 €. 12,00
Del curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, si conoscono poche cose e, spesso, superficialmente: il fatto che stava in confessionale fino a 16 ore al giorno; il fatto che combatteva con
un diavolo da lui stesso soprannominato Grappino (Uncino,
Arpione); il fatto che fosse ignorante e che, per questo, non lo
volessero far prete. Ma come spesso accade, dietro l’intonaco
sta il muro che regge una vita e un senso: il Curato d’Ars era
soprattutto un prete e un uomo di fede. In questo libro il lettore,
pur ritrovando qualche passaggio della storia e della leggenda
dell’uomo Vianney, sarà condotto soprattutto a conoscere il cuore di un prete che “parlò di Dio
con tutta la sua vita”.
Ferruccio Bortolotto
Insegnami a cercarti
Effatà
pp. 80 €. 7,00
Una raccolta di brevi meditazioni per i giorni immediatamente
precedenti il Natale. Per uscire
dal frastuono del fare e dirigersi verso quel silenzio che
avvolgeva tutte le cose quando il Verbo pose la sua tenda
in mezzo a noi. L’invocazione
del titolo, “Insegnami a cercarti”, è di sant’Anselmo e riflette
il desiderio dell’autore: aiutarci
a riscoprire il gusto di interrogare
la nostra vita, in dialogo con l’Assoluto, perché la Sua parola prenda
carne in noi.
Piero Gribaudi
Fiabe della Notte Santa
Effatà
pp. 96 €. 8,00
Semplici come l’aria e profonde come l’abisso, ecco come si
presentano queste 24 fiabe, uscite dalla penna e dalla fantasia
viva e delicata di Piero Gribaudi. Sono fiabe dipinte con arguzia
e candida ingenuità, fiabe brevi che portano lontano. Conducono infatti il lettore fino al cuore del Natale, fino a quella grotta
di Betlemme che ha accolto l’Amore, fattosi uomo in una Notte
Santa e aiutano a comprendere il Natale con l’animo dei bambini. Età di lettura: da 6 anni.
Anastasio A. Ballestrero
Il cuore del curato d’Ars
Elledici
pp. 192 €. 9,00
Questo volume esce in occasione di un duplice evento di Chiesa:
lo “speciale anno sacerdotale” indetto da Papa Benedetto XVI, che
si celebrerà dal giugno 2009 al giugno 2010 e che avrà per tema:
“Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”, e il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, san Giovanni M. Vianney, che in
questo periodo sarà proclamato dal Papa “patrono di tutti i sacerdoti”. Questo libro ripropone due corsi di Esercizi Spirituali tenuti
al clero dal Cardinale Ballestrero: “Il cuore del Curato d’Ars: itinerario di santità presbiterale” e “Il cuore del prete: presenza viva di
Cristo nella Chiesa”.
Patrizio Righero, Ives Coassolo
Il Natale di George
Effatà
pp. 80 €. 7,00
George è un ragazzo ‘speciale’, lavora in un
grande magazzino e ha un cuore grande così...
George vede gli alberi danzare ma non lo dice
a nessuno per non farsi prendere in giro. Con la
sua semplicità fa tenerezza e strappa a volte un
sorriso ma, soprattutto, insegna che Natale è una
festa da non sprecare e che bisogna prepararsi al
suo arrivo nel migliore dei modi. Una storia non
convenzionale raccontata in prima persona da un
protagonista con gli occhi a mandorla.
Blaumeiser H.; Gandolfo T.
Come il Padre ha amato me…
Città Nuova
pp. 104 €. 6,00
365 testi della Scrittura e dei Padri della Chiesa,
di santi e teologi, del magistero e di testimoni: una
guida per l’anno sacerdotale che invita a radicarsi
nell’essenziale. In quattro tappe si rivisitano dimensioni fondamentali della vita dei presbiteri: l’essere;
l’agire; le sfide; le prospettive. Attenta ai tempi liturgici, questa raccolta, alla quale hanno collaborato
esperti di vari Paesi, nasce dalla convinzione che “il
prete serve”.
Paolo Curtaz
Dov’è colui che è nato
San Paolo
pp. 176 €. 12,00
Il Natale rischia di essere una festa di compleanno in
cui ci si è scordati di invitare il festeggiato, e sempre più credenti provano disagio all’avvicinarsi del
25 dicembre. La provocazione di Dio fattosi uomo
si è trasformata nella festa dei buoni sentimenti: Dio
viene, e l’uomo non c’è. È l’uomo il grande assente
della storia, non Dio. Forse per questa ragione abbiamo riempito di zucchero e melassa una festa nata per
far riflettere? A Natale, poi, le persone sole, o sofferenti, vivono un dolore indicibile davanti alle
rassicuranti immagini televisive in cui
famiglie felici si radunano intorno
ad un buon pranzo.
Anna M. Finotti
La grotta interiore
Ancora
pp. 160 €. 14,00
Ogni anno ci troviamo a celebrare a livello collettivo il Natale, un rito antico oggi sfigurato
dal consumismo. Questo libro propone una
lettura in chiave simbolica della festa, grazie alla quale il messaggio del Natale può
trasformarsi in un’avventura psicologica assolutamente personale e diventare “viaggio
dell’anima e nell’anima”. Pagine scritte con
passione per ritrovare il senso del Mistero e la
gioia della festa.
Gianfranco Ravasi
I Vangeli del Natale
Ancora
pp. 176 €. 29,50
I vangeli dell’infanzia sono un ritratto luminoso
del Cristo, tracciato già con i colori della Pasqua.
Monsignor Ravasi li rilegge, con un linguaggio
semplice, in quattordici meditazioni ricche di teologia e di spiritualità. Una piccola mappa - arricchita
da riproduzioni d’arte - per raggiungere il cuore del
mistero dell’Incarnazione.
Feliciano Innocente
San Giovanni Maria Vianney
Elledici
pp. 48 €. 3,50
Giovanni Maria Vianney (1786-1859) per oltre quarant’anni
guidò la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars, in Francia,
con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza.
Avvicinò o riavvicinò molti alla fede attraverso la catechesi,
l’amministrazione dei sacramenti e la pratica instancabile della
carità. È considerato modello e patrono del clero parrocchiale.
Questo libretto illustrato ripropone la storia del Curato d’Ars
nel 150° della morte, e in occasione dello “speciale anno sacerdotale” indetto da Papa Benedetto XVI, che si celebra dal giugno 2009 al giugno 2010 e che ha per tema: “Fedeltà di Cristo,
fedeltà del sacerdote”.
Lorenza Pisoni
Il presepio parlante
Ancora
pp. 56 €. 13,50
Il mistero del Natale è la storia più bella che possiamo
raccontare ai nostri bambini e non solo. E così, tra le rime
di queste pagine, molte voci diverse fanno risuonare la
Notte Santa, cercando di svelare la novità meravigliosa
che solo un Dio pazzo d’amore poteva inventare. Questo
libretto dà voce ai tanti testimoni di quel evento: dalla
Sacra Famiglia all’asino e al bue, dai Magi alla stella cometa, ai pastori e a molti altri. Vuole rendere con parole
semplici ma accattivanti la ricchezza e i valori di questo
mistero, avvicinando i bambini a un racconto che diventa
preghiera di vita quotidiana.
13
Cultura
14
ß
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
Vent’anni dopo il
muro di Berlino
ß
Nella Chiesa, In Europa, in Italia
Ultima Parte
Domenico Bonvegna
Terza ragione: il mito dell’italianità del Pci
Il mito storico della leggenda
della “italianità” del Partito comunista e, dunque, della sua diversità nello scenario del comunismo
europeo, è nato con la cosiddetta
“svolta di Salerno”. Oggi, grazie
all’apertura degli archivi sovietici, è noto che quella scelta fu
dettata da Stalin a Togliatti prima
della sua partenza per l’Italia, e
che essa rientrava a pieno nel realismo stalinista governato dalla
categoria del “contemperamento
delle forze”.
Oggi si sa anche che Togliatti
falsificò la data del suo viaggio di
ritorno in Italia per accreditare la
vulgata che la decisione di operare una tregua con la monarchia in
vista della liberazione del territorio nazionale fu scelta autonoma
della dirigenza italiana, dettata
dall’aver voluto rendere autonomi e prevalenti gli interessi nazionali rispetto agli interessi dell’Internazionale comunista.
Un mito che ha resistito molto
a lungo, anche dopo la caduta del
Muro vi erano fior di storici pronti a giurare sull’autonomia della
scelta di Togliatti.
Al mito della diversità del Pci
contribuì il recupero del pensiero
di Gramsci, opportunamente depurato dei suoi tratti più revisionistici, quelli che gli erano valsi
l’accusa di cripto-trockismo. Per
fare questo i comunisti falsificarono l’operazione, anzi furono
agevolati dall’utilizzo cinico del
martirio di Gramsci, il quale era
andato incontro scampando a una
più che probabile espulsione dal
partito. Dall’altro canto, si accreditava il gramscismo una rottura
con l’ideologia stalinista in senso
democratico quando non addirittura, in tempi recenti, persino
liberale, omettendo il fatto che,
per quanto in alcuni tratti in contrasto con lo stalinismo, non per
questo il pensiero di Gramsci ha
una cifra meno organicista e tota-
Palmiro Togliatti
litaria. Inutile aggiungere, infine,
come tutto ciò sia stato possibile
anche grazie agli intellettuali che
nel frattempo si erano trasformati in chierici della rivoluzione.
Quarta ragione: la debolezza
del socialismo italiano
Se il Pci uscì perdente dal referendum del 1948, vinse la par-
Giovanni Paolo II
tita a sinistra, egemonizzandola.
Dopo aver aggiogato il socialismo
italiano al fronte popolare, con la
sola eccezione di Saragat e dei
suoi, ne assorbì gran parte della
forza all’interno delle urne.
Oltre a questa numerica ne è
seguita anche un’egemonia politico-culturale e grazie a Nenni
un asservimento a Mosca. Bisognerà attendere Craxi e gli anni
Ottanta perché questa debolezza
originaria del socialismo italiano
fosse definitivamente sanata. Ed è
da qui che discende, innanzi tutto, l’odio nei confronti del leader
socialista che non è estraneo alla
terribile sorte che gli venne riservata prima con l’esilio e poi con
il rifiuto di poter tornare in patria
a curarsi.
Quinta ragione: la vittoria del
partito.
Qualcuno potrebbe dire che il
collegamento fra il Pci e Mosca
valga fino al ‘53, alla morte di
Stalin, Ma da allora in poi, privati dell’approdo
alla rivoluzione
internazionale,
per i comunisti
italiani sarebbe
iniziata una nuova storia.
L’obiezione va
presa in considerazione. Ma,
d’altro
canto,
non si può omettere che proprio
nel ‘53, pochi
mesi dopo la
morte del dittatore georgiano,
il Pci conseguiva la sua più importante vittoria
sul sistema po-
litico italiano. L’essere riusciti a
far fallire la legge elettorale voluta da De Gasperi, con la quale si
sarebbe inserito un esplicito per
quanto limitato collegamento tra
la sovranità popolare e l’esecutivo, metteva fine alla stagione degasperiana e stabilizzava la centralità del partito di integrazione
Gorbaciov
sociale nell’equilibrio tra i poteri.
Il Pci diveniva il fulcro per
provare ad imporre uno sviluppo
organicistico al sistema politico e,
in fondo, allo sviluppo stesso della società italiana.
Sesta ragione: l’occultamento della radice anti-sistema del
Pci
Il Pci di Berlinguer vara una
nuova svolta di Salerno al momento del terremoto in Irpinia, è
una fuga verso l’alternativa morale. Da qui il rilancio del mito della
diversità, l’antisocialismo esasperato, il definitivo sdoganamento
della giustizia come arma di lotta
politica.
Fallita infatti la strategia del
compromesso storico a causa del
contesto internazionale e ancor
più della sua incompatibilità con
gli equilibri interni di una moderna democrazia capitalistica, il
Pci non intraprende la via di un
revisionismo di stampo socialdemocratico. Ritrova, piuttosto,
la purezza della sua radice antisistemica che aveva edulcorato e
dissimulato all’interno di strategie più complesse, tutte tendenti
però alla presa del potere attraverso il noto percorso delle “casematte”.
In Italia abbiamo compreso
poco della caduta del Muro ha
detto Quagliarello, perché ad esso
si è cronologicamente sovrapposto quella crisi sviluppatasi a partire dal ‘92 che va sotto il nome di
Tangentopoli. Sicché, ancor oggi,
molti ritengono che l’Italia sia
cambiata grazie a Tangentopoli
e non già per la fine del comunismo.
In quest’equivoco, d’altra parte, risiede la ragione principale
per la quale i comunisti veramen-
te pensavano di poter arrivare al
potere in Italia e gestire gli effetti
della loro sconfitta storica. Sarebbe stato non solo un paradosso ma
un destino beffardo, che avrebbe
definitivamente avvalorato il mito
della diversità del comunismo italiano.
Alla base di tanti problemi dal
kael Gorbacev e soprattutto Giovanni Paolo II che più di tutti ha
contribuito a cambiare il volto dei
Paesi dell’Est, a lui siamo fortemente debitori per l’abbattimento
del muro comunista.
Il convegno si è concluso con
la tavola rotonda “Prima, dopo
e attorno all’ottantanove, cronache e testimonianze”, sono
intervenuti, Giovanni Codevilla,
docente di Diritto Ecclesiastico presso l’università di Trieste,
l’onorevole Mario Mauro e Ugo
Finetti, giornalista, scrittore, moderati da Marco Respinti, redattore de Il Domenicale. Prendo in
esame l’intervento di Ugo Finetti, autore de La Resistenza cancellata, edito da Ares.
Lo scrittore esordisce dicendo
che l’Italia è l’unico Paese dove il
termine anticomunista non gode
di buona fama, spesso il termine
anticomunista viene accostato a
“viscerale”. Mentre per il termine
antifascismo non è la stessa cosa.
Sappiamo che i comunisti italiani erano legati all’Urss. Ancora
oggi permane nelle nostre scuole
la lettura classista del Novecento.
Da una parte c’è la classe operaia
e dall’altra c’è il capitalismo reazionario e fascista. Si continua a
sostenere che in Italia la democrazia è in pericolo, perché governa
il populista Berlusconi. E’ sempre
la stessa ideologia di sempre a sostenerlo.
Per Finetti l’Italia si è macchiata di un complesso di colpa,
quello di non aver fatto governare
il Pci fratello dell’Urss. In tutto il
mondo la storiografia europea si
è divisa nel giudicare il comunismo. Pipes ha scritto che il comunismo fu una pessima idea. Invece
in Italia si sostiene che il comunismo è un’idea buona, ma che è
stata applicata male. Finetti descrive il comportamento dei vari
partiti comunisti europei dopo la
caduta del muro, prendendo in
prestito la teoria del marketing.
Quando un prodotto va male, che
bisogna fare? 1 si cambia il nome.
2 si tiene conto delle lamentele e
si riforma. 3 si perde qualche sostenitore ma si va avanti. In Italia
è stato l’unico posto dove si sono
utilizzate contemporaneamente le
tre formule.
Milano, 14 novembre 2009
92 in poi per la nostra democrazia
per Quagliarello c’è quello di non
aver accettato la vittoria di Berlusconi e nemmeno la sua presenza
in politica. Il non aver chiuso i
conti definitivamente con la pretesa di vincere in nome di una superiore moralità, magari attestata da un tribunale. Il non saper
prendere distacco da minoranze
giacobine che incarnano una
volontà di sovvertimento rivoluzionario da perseguire attraverso
le sentenze, moderni strumenti
della rivoluzione.
Così si è allungato, ed è divenuto più difficile, il percorso
dell’Italia verso la conquista di
una democrazia compiuta. Mentre per altri Paesi l’esser stato
comunista è, se non una colpa,
quantomeno una responsabilità storica, in Italia gli eredi di
quella grande e terribile storia
sembrano annaspare tra un democraticismo che occhieggia
all’America senza riuscire a cogliere la sostanza
di quel grande Paese e una opzione
socialdemocratica
fuori tempo.
Subito dopo ha
preso la parola il
presidente della regione Lombardia
Roberto Formigoni che ha formulato gli auguri per la
buona riuscita del
Convegno, nel suo
breve
intervento
Formigoni ha ricordato quegli anni, i
protagonisti politici
dell’abbattimento
del Muro come Ronald Reagan, Mi- Stalin (1878-1953)
Economia
N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre
15
A cura di Gianfranco D’Ettoris
In aumento lo stress da Natale
R
egali non solo da comprare, ma anche da pensare e
da trovare in negozi sempre più affollati. E poi ancora la
preoccupazione per il budget e
per i pranzi e cene da organizzare. Quello del Natale, secondo
l’onlus «Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio”
delle Discipline Analogiche»
(www.accademianalogica.com),
è un periodo tutt’altro che rilassante, anzi, al contrario, per il 38,5%
degli italiani diventa un periodo
di stress. I momenti di maggiore
tensione sono la ricerca e l’acquisto dei regali (20%), il portafoglio
che si svuota (10%) e l’aumento
dei pranzi e delle cene sempre
più impegnative (8,5%). «Rispetto a qualche anno fa il Natale oggi stressa di più ed è fonte
di preoccupazione per quasi la
metà degli italiani, anche perché
la festa è oggi percepita maggiormente commerciale» commenta Stefano Benemeglio,
presidente dell’Accademia InternazionaledelleDisciplineAnalogiche
(www.accademianalogica.com).
La crisi economica di questo periodo non aiuta certo la tranquillità natalizia. Ma nonostante un
contesto economico non particolarmente rassicurante, i regali rappresentano una spesa necessaria
per 8 italiani su 10 e le vacanze
natalizie rimangono un momento
molto atteso da chi lavora tutto
l’anno, perché correlate alla possibilità di trascorrere un po’ di
tempo in famiglia. «La maggiorparte degli italiani arriva alle feste
di Natale con un forte bisogno di
rilassarsi, ma spesso accade proprio il contrario. Molti si sentono
“oppressi” dai bisogni e dalle richieste dei parenti e degli amici,
stressati dai regali da comprare»
puntualizza Stefano Benemeglio.
Come evitare lo stress da Natale? Ecco qualche suggerimento
dell’Accademia
Internazionale delle Discipline Analogiche
(www.accademianalogica.com)
per trovare un equilibrio tra i bisogni propri e degli altri e rendere
il periodo natalizio un momento
più sereno: 1) abbandonare l’idea
della perfezione, perché trascorrere più tempo con i propri familiari
porta in alcuni casi a momenti di
tensione: pensare che questo non
debba mai accadere può essere
frustrante; 2) semplificare i regali, evitando di trascorrere giorni e giorni pianificando il regalo
“perfetto” e facendo acquisti tra
folle enormi; 3) prendere cura di
se stessi, cercando ogni giorno
di rilassarsi almeno 20 minuti
facendo qualcosa di piacevole:
una passeggiata, ascoltare musica o qualunque altra cosa che
possa contribuire a rilassare; 4)
parlare con il proprio partner per
raccontargli le proprie preoccupazioni: questo è un buon metodo
per ridurre lo stress; 5) ascoltare
il proprio partner e i suoi problemi, semplicemente ascoltarlo; 6)
tenere sempre presente ciò che è
davvero importante per se stessi:
famiglia, viaggi, etc.; 7) non rinunciare totalmente ai propri desideri: se voi e i vostri cari avete
valori diversi cercare dei compromessi, spiegando agli altri ciò che
è veramente significativo per voi
e cercando anche di comprendere il punto di vista degli altri; 8)
adottare un atteggiamento mentale rilassato, perché in fondo non
c’è pericolo di stressarsi troppo a
causa delle feste se si assume un
atteggiamento positivo; 9) organizzare, subito dopo il Natale, una
serata rilassante in compagnia
delle persone che vi faccia più
piacere avere vicino, nel posto in
cui pensate di essere più a vostro
agio; 10) organizzare un Capodanno più alternativo possibile
rispetto alle vostre abitudini. Le
persone che si sentono maggiormente sottoposte a stress, possono partecipare all’evento
«Armonie dell’Inconscio
Federico Butera
Il cambiamento
organizzativo
Laterza
pp. VIII-179 €. 20,00
Questo volume frutto di decenni di attività del suo autore nel campo dello sviluppo e della progettazione di organizzazioni
pubbliche e private e nel campo della formazione universitaria e manageriale - è
una guida alla gestione dell’innovazione
e del cambiamento nelle organizzazioni
complesse. Ciò è cruciale per uscire dalla
crisi e rafforzare competitività e socialità
del sistema produttivo italiano.
Roberto Vacca
Patatrac!
Crisi: perché? Fino a quando?
Garzanti
pp. 215 €. 16,60
Da un anno parliamo solo di economia e
di paure: la sicurezza, l’emergenza ambientale, ma soprattutto una crisi finanziaria gravissima, un “patatrac!” globale
che gli esperti non avevano previsto e
che ha messo in ginocchio l’economia
mondiale, ha fatto fallire numerose banche e industrie e creato milioni di disoccupati. I potenti del pianeta e gli esperti si
sentono in dovere di diffondere fiducia.
- Conferenza e Concerto di Natale» che si terrà sabato 19 dicembre 2009 alle ore 19 a Roma
presso la Libreria Bibli in via dei
Fienaroli 28 (info e prenotazioni: 800 910.179). Ad organizzare
l’incontro è proprio l’Accademia
Internazionale “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche
(www.ipnosibenemeglio.com)
che si propone di ristabilire una
dimensione più umana della persona attraverso un metodo efficace nell’80% dei casi.
“L
Un mercato natalizio
“Durante le feste mangiamo e
brindiamo con il made in Italy”
’Atlante nazionale dei
prodotti tipici conta
circa 4500 prodotti di
qualità, patrimonio di identità culturali che non vogliamo e non possiamo cancellare. Oltre 1.700.000
aziende agricole custodiscono
saperi e tradizioni che rendono il
nostro comparto enogastronomico unico e imitato, purtroppo, in
tutto il mondo. Ricordiamoci che
deteniamo il primato mondiale
dei prodotti di qualità certificata;
ben 190 sono quelli registrati in
sede comunitaria. Dobbiamo dare
una mano alla nostra agricoltura consumando prodotti Made in
Italy, di prossimità e di stagione
e brindando con i nostri vini durante le feste”. Così il Ministro
delle politiche agricole alimentari
e forestali Luca Zaia, di recente
ospite della trasmissione “La prova del cuoco”, in onda su Rai1. Il
Ministro ha cucinato il risotto al
Radicchio rosso di Treviso, che
“per molto tempo – ha detto –,
negli anni di povertà che il Veneto ha vissuto, sostituiva il pane
sulla tavola delle famiglie”. Zaia
ha infine presentato un paniere
di prodotti enogastronomici
italiani: Fagioli di Lamon,
U
Mozzarella di Bufala campana,
olio d’oliva, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, miele e
tilità
Mauro Pecchenino
La comunicazione d’impresa
Laterza
pp. 141 €. 18,00
La comunicazione d’impresa è un sapere
integrato che, gestito da un professionista, esperto in pubbliche relazioni, consente a un’azienda di elaborare e attivare
flessibili ed efficaci strategie di presenza
sul mercato di riferimento. Questo volume offre una panoramica teorica sulla
comunicazione d’impresa e passa in rassegna le diverse professionalità legate a
questo settore.
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Ridefinire la strategia
globale
Il Mulino
pp. 280 €. 30,00
In questo volume Pankaj Ghemawat offre
una nuova visione del mondo globalizzato
e illustra gli strumenti per ottenere profitti dal business internazionale. Contro
ogni facile ricetta, l’autore afferma che il
mondo è in realtà semi-globalizzato: l’ambiente del business globale è, di fatto, delimitato dalle differenze che compaiono ai
confini nazionali e regionali; se i manager
vogliono conseguire risultati positivi devono sviluppare strategie che tengano conto
di tali diversità.
Mario Sorrentino
Le imprese biotech italiane
Il Mulino
pp. 400 €. 30,00
In Italia il comparto biotech è giovane, ma
in rapida espansione, come testimonia il
notevole aumento del numero di imprese
a cui si è assistito negli ultimi anni. Dopo
aver posizionato l’industria biotecnologica
italiana rispetto ad altri contesti più sviluppati, il volume analizza le strategie, le
performance e le capacità di crescita delle
imprese biotech del nostro paese.
Andrea Rinaldo
Il governo dell’acqua
Marsilio
pp. 239 €. 25,00
Il dissesto ecologico è direttamente connesso al governo dell’acqua e dunque la
scienza delle costruzioni idrauliche è la
cartina di tornasole per affrontare il dibattito più ampio sui temi della conservazione
e dell’uso dell’ambiente naturale e costruito. Le opere e i piani di intervento non dovrebbero avere paternità ideologica; spesso
invece l’ambientalismo militante è carico
di pregiudizi sulle opere e sulla loro ingegneria e funzionale a un sistema di potere
trasversale di veto e di azione.
Pizza Napoletana, da pochi giorni
diventata Specialità tradizionale
garantita.
Eugenio Caruso
Ricchezza, valore, proprietà
in età preindustriale
1400-1850
Marsilio
pp. 477 €. 44,00
L’analisi della proprietà e della ricchezza consente di affrontare la questione dei processi
di concentrazione e distribuzione dei beni
nel tempo, e per questa via offre uno sguardo
sulla disuguaglianza economica nelle società
preindustriali. In questa prospettiva, e considerato che la gran parte di ciò che sappiamo
sulla questione è relativo all’Età contemporanea, il volume offre un contributo originale
allo studio della ricchezza collettiva e individuale e della disuguaglianza nel passato.
Claudio Gatti
Fuori orario
Chiarelettere
pp. 240 €. 15,00
Claudio Gatti è riuscito a trovare testimonianze, rapporti riservati e email di
dirigenti ed ex dirigenti, consulenti, imprenditori, fornitori: parole che rivelano
un quadro allarmante frutto di disorganizzazione, sbagli, truffe, ruberie ripetute
per anni e che continuano nonostante le
severe denunce della Corte dei Conti. Le
Ferrovie italiane come specchio della situazione e della storia del nostro paese.
Rudolf AlleRs
Psicologia e cattolicesimo
Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini
e una presentazione di Ermanno Pavesi
Rudolf Allers
Psicologia e cattolicesimo
Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini
e una presentazione di Ermanno Pavesi
Allers è considerato uno dei più lucidi ed efficaci critici del sistema psicoanalitico freudiano - Louis Jugnet l’ha definito «l’anti-Freud» -; egli ne ha criticato
sia il metodo che l’antropologia. All’idea di uomo scisso sia al suo interno che
dal mondo, Allers contrappone quella di uomo come un “intero”, ossia una interrelazione di parti non separabili l’una dalle altre e strettamente interconnesse
tra loro, tanto che non è possibile una modifica in una di queste parti senza
che ci sia una influenza anche sulle altre. Inoltre, l’uomo è intimamente legato
al mondo che lo circonda. La presente opera, edita a Londra nel 1932, costituisce - insieme a The Successful Error del 1940 - la pars destruens del lavoro
di Allers. In questo lavoro l’intellettuale cattolico prende in esame le basi teoriche di quelle che all’inizio del secolo scorso venivano chiamate le “nuove psicologie” - la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler - in contrapposizione alla psicologia sperimentale della fine del diciannovesimo secolo.
I-88900 Crotone, via Lucifero 40
tel. 0962/90.51.92 fax 0962/1920413
ISBN 978-88-89341-17-9
pp. 160, € 14,90
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Auguri del Premier al Capo dello Stato