PERIODICO INDIPENDENTE CULTURALE - ECONOMICO DI FORMAZIONE ED INFORMAZIONE REGIONALE Via Lucifero 40 - CROTONE - Tel. 0962/905192 - Fax 1920413 DIREZIONE - REDAZIONE - AMMINISTRAZIONE - Via Lucifero 40 - Crotone 88900 - Tel.(0962) 905192 - Fax (0962) 1920413 Iscr.Reg.Naz. della Stampa n. 4548 del 12.02.1994 - ROC n. 2734 SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - 45% art. 2 comma 20/b L. 662/96 - Poste Italiane Filiale di Catanzaro - Gruppo 3° - mensile pubblicità inferiore al 50% - tassa pagata - tax paid Direttore Editoriale Pino D’Ettoris - Direttore Responsabile Tina D’Ettoris - Abbonamenti: euro 26,00 - Contributo Sostenitore euro: 50,00 - Estero euro: 100,00 c.c.p. 15800881 intestato a IL CORRIERE DEL SUD Sito Web: www.corrieredelsud.it - E-Mail: [email protected] - [email protected] - [email protected] ASSOCIATO ALL’USPI 1,00 Anno XVIII N° 17/2009 - 20 dicembre UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA C REGIONALE Via Lucifero 40 - CROTONE - Tel. 0962/905192 - Fax 1920413 «Mi ha fatto piacere che mi abbia chiamato e che abbia apprezzato le linee generali del mio discorso», ha fatto sapere Napolitano Auguri del Premier al Capo dello Stato «Quando ho parlato di clima non propizio, mi riferivo in particolare alla situazione di deficit pubblico» Giorgio Lambrinopulos I l presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto nei giorni scorsi una telefonata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il capo dello Stato e il premier hanno avuto uno scambio di opinioni, in particolare sul discorso che il presidente Napolitano ha rivolto ieri alle alte cariche istituzionali ricevute al Palazzo del Quirinale. La telefonata ha fornito anche l’occasione per uno scambio di auguri in vista del Natale e dell’anno nuovo. “Mi ha fatto piacere che mi abbia chiamato e che abbia apprezzato le linee generali del mio discorso”, ha fatto sapere Napolitano durante l’incontro con i giornalisti accreditati al Quirinale, per lo scambio di auguri in vista del Natale e dell’anno nuovo. Nessun ‘gelo’, dunque, fra gli ‘inquilini’ del Quirinale e di Palazzo Chigi? “Io sono per natura ‘scongelato’ - ha premesso il presidente con ironia - una cosa sono i rapporti personali e quelli miei con Berlusconi sono sem- Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano pre buoni; un’altra cosa sono i rapporti fra le istituzioni che si rappresentano e quando vengono toccate le loro prerogative io reagisco nel modo che mi pare più opportuno”. “Poi - ha ag- giunto - un conto sono i rapporti tra istituzioni e un altro quello tra le forze politiche: in quest’ultimo caso se la devono vedere loro...”. Riferendosi poi al discorso tenuto alle alte ca- riche dello Stato ricevute al Quirinale, Napolitano ha spiegato: “Quando ho parlato di clima non propizio, mi riferivo in particolare alla situazione di deficit pubblico. E’ più difficile, Nucleare di nuova generazione V ia libera del Consiglio dei ministri ai criteri per l’individuazione dei siti su cui potranno essere costruite le nuove centrali nucleari e delle compensazioni per i territori che accoglieranno i nuovi impianti. Il governo ha infatti approvato due schemi di decreti legislativi, uno sulla ‘localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché misure compensative e campagne informative’. L’altro sul ‘riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risor- se geotermiche’. “Dopo 22 anni l’Italia ritorna al nucleare di nuova generazione. E il governo” a tal fine “ha messo un importante tassello per giungere nel 2013 alla costruzione della prima centrale elettrica a combustibile nucleare”, commenta il titolare dello Sviluppo economico, Claudio Scajola . “Con questo provvedimento ha rimarcato il ministro abbiamo fissato i criteri per la localizzazione dei siti dando come obiettivo prioritario non solo la loro sicurezza, ma anche le esigenze di tutela della salute della popolazione e di protezione dell’ambiente. Sulla base di tali criteri, saranno poi le imprese interessate a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari”. Quello deciso oggi dal governo è, quindi, secondo Scajola “un importante passaggio nel processo istruttorio e organizzativo, che dà seguito alle indicazioni della legge Sviluppo e che consentirà di garantire all’Italia non solo energia elettrica a prezzi inferiori almeno del 30% ed allineati con quelli di altri Paesi europei, ma anche di dotarci di una fonte di energia disponibile su vasta scala, con sicurezza delle forniture e, soprattutto, con emissioni zero rispettando così gli obiettivi internazionali”. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia Stefano Saglia spiega che ‘’l’individuazione dei siti avverrà d’intesa con le regioni interessate. Quindi a questo punto sarebbe auspicabile che le regioni ritirassero i ricorsi presentati alla Corte Costituzionale’’. Intanto i Verdi rivelano i siti, individuati in uno studio inviato dall’Enel al governo, in cui potrebbero essere costruite le nuove centrali nucleari in Italia. Tra questi sono allo studio due siti nel Lazio, non lontano da Roma: Montalto di Castro e Borgo Sabotino. Continua a pag 2 infatti, condividere le scelte per contenerlo che trovare le intese sulle riforme”. Per il presidente della Repubblica, “si tratta di scelte di lungo periodo, destinate a durate anche oltre i cinque anni di una intera legislatura, per le quali servirebbero continuità e condivisione”. Quanto alle riforme “non fatemi essere né ottimista né pessimista. Diciamo che sono ragionevolmente fiducioso”. E’ quanto tiene a sottolineare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nell’incontro con i giornalisti accreditati al Quirinale, per lo scambio di auguri in vista del Natale e dell’anno nuovo. In ogni caso le riflessioni seguite alla “brutale aggressione” subita dal presidente del Consiglio a Milano sono state “salutari”. Per il capo dello Stato, “si è trattato di un grave gesto di inconsulta violenza, che ha suscitato emozione ovunque e che nell’opinione pubblica italiana ha dato luogo anche a delle reazioni e riflessioni salutari”. Il capo dello Stato osserva che “l’Italia è un paese non sempre facile da ‘leggere’, specie per l’asprezza e la singolarità delle sue vicende politiche. Ma - aggiunge significativamente Napolitano - gli stereotipi e i giudizi superficiali non aiutano a comprenderlo dall’esterno e possono occultare tutto quello che nel sentire comune, nel quotidiano operare della società e anche nell’effettivo confronto politico, si esprime in senso unitario e concorre alla coesione del Paese, come tra l’altro la larga condivisione degli orientamenti e degli impegni di politica internazionale”. Napolitano ha inoltre colto l’occasione per ribadire “la confortante consonanza tra le posizioni dell’Italia nell’area internazionale e le sensibili e lungimiranti visioni della Santa Sede, espressi da ultimo nel messaggio del Papa Benedetto XVI per la ‘Giornata mondiale della Pace’ del 1 gennaio, rivolto a solleciContinua a pag 2 Andrea Frediani Le grandi battaglie del Medioevo Newton & Compton pp. 503 €. 12,00 La guerra medievale è contrassegnata da conflitti la cui portata, quando non è ancora attuale, ha rivestito un ruolo cruciale nella storia dell’umanità: in primis lo scontro tra Cristianità e Islam. In questo volume, Andrea Frediani racconta i più grandi scontri campali e gli assedi che hanno segnato i principali conflitti medievali. 2 Segue dalla prima zionata e colpita la qualità della produzione legislativa”. Il presidente della Repubblica ha criticatare, dinanzi alla crisi ecologica, to il “continuo succedersi di deuna nuova visione larga e globale creti legge”. “Il loro divenire del mondo e dello sviluppo uma- sempre più sovraccarichi ed eteno”. “La crisi finanziaria ed eco- rogenei nel corso dell’iter parlanomica che ha scosso il mondo mentare di conversione - ha spieintero ha dato la prova inconfuta- gato - la pratica del ricorso, in fase bile, nella sua drammaticità, di conclusiva, ad abnormi accorpauna interdipendenza cui nessun menti di norme in maxi articoli su continente e nessun paese può cui apporre la fiducia, hanno consottrarsi, per diverse che siano le tinuato a produrre evidenti distorsituazioni e le tendenze di svilup- sioni negli equilibri istituzionali e po”, ha detto ancora Napolitano nelle possibilità di ordinato funper il quale “questa interdipen- zionamento dello Stato, dell’amdenza è il presupposto e insieme il ministrazione chiamata ad attuare portato oggettivo di quel processo le leggi e dell’amministrazione di globalizzazione, i cui indirizzi della giustizia”. Napolitano ha rie le cui ricadute richiedono però cordato che non si tratta di fenoormai un impegno e forme con- meni dell’ultimo anno: “Si tratta, crete di governance, un orienta- lo ripeto, di fenomeni non nati nel mento e regole da definire in un 2009, ma emersi e radicatisi in un clima di ampia condivisione e tempo ben più lungo e che tendocorresponsabilità; clima - osserva no a consolidarsi e aggravarsi”. Il il presidente della Repubblica - capo dello Stato ha fatto poi riferiche ha cominciato a delinearsi”. mento all’aggressione subita dal Non si paventino complotti che la premier. “Ci incontriamo a breve Costituzione e le sue regole ren- distanza di tempo dalla brutale dono impraticabili contro un go- aggressione al presidente del verno che goda della fiducia della Consiglio - ha detto - al quale rinmaggioranza in Parlamento”. Lo novo i sensi della mia solidarietà ha detto il presidente della Repub- personale e istituzionale e fervidi blica, Giorgio Napolitano, nel di- auguri di pronto ristabilimento”. scorso al Quirinale per gli auguri “E’ stato un fatto assai grave - ha con le alte cariche dello Stato. rimarcato - di abnorme inconsulta “Ancoriamo - ha proseguito il violenza, che ha costituito motivo presidente - il gioco politico de- non solo di profondo turbamento mocratico alla stabilità delle isti- ma anche di possibile (ne abbiatuzioni, facciamo affidamento mo visto i primi segni) ripensasulle garanzie che esse offrono”. mento collettivo”. Il contrastare Il forte monito di Napolitano ha un clima di violenza, ha avvertito, riguardato anche le riforme. “Sia- è “un dovere cui nessuno può sotmo dinanzi a problematiche che trarsi specialmente dopo quel che richiederebbero il massimo di è accaduto a Milano il 13 dicemcondivisione e di continuità nel bre”. “Stiamo attenti - ha quindi tempo - ha avvertito il capo dello ammonito - a non lacerare quel Stato - anche al di là dell’alternar- fondo di tessuto unitario che si si delle maggioranze politiche mostra vitale e che è condizione perché sono messi in gioco impe- essenziale per affrontare le sfide e gni e interessi nazionali di lungo i rischi del nostro tempo”. “Di qui periodo”. Tuttavia “ancora non si - ha proseguito - il mio richiamo vede in tal senso un clima propi- di alcune settimane fa perché si zio nella nostra vita pubblica, una fermasse ‘la spirale di una creconsapevolezza comune a mag- scente drammatizzazione delle gioranza e opposizione in Parla- polemiche e delle tensioni tra le mento: che dovrebbero abbraccia- parti politiche e tra le istituzioni’. re egualmente l’aspetto del Un richiamo dettato anche dal dofunzionamento e della riforma vere di prevenire ogni degeneradelle istituzioni”. E indica nella zione verso un clima di violenza”. ‘’più larga condivisione’’, ‘’la Napolitano ha però anche sottolistrada maestra per le riforme isti- neato che se è vero che in Italia tuzionali”. Il presidente ha ricor- c’è “una conflittualità che va ben dato a questo proposito alcuni oltre il tasso fisiologico” in tante “non trascurabili momenti di uni- occasioni il nostro Paese ha saputà” che si sono realizzati quest’an- to essere unito. “L’Italia non è, no, “l’ampia convergenza nell’ap- come talvolta si scrive, un Paese provazione di una legge ‘diviso su tutto’”, ha detto il presiimpegnativa come quella del fe- dente della Repubblica, ricordanderalismo fiscale o di una riforma do alcuni momenti significativi di significativa come la nuova legge unità come è successo durante il di contabilità e finanza pubblica”. G8 all’Aquila, nell’omaggio ai Il presidente della Repubblica ha caduti in Afghanistan e ancora poi evidenziato come nell’ultimo nella risposta al terremoto in anno sia stato “compresso l’eser- Abruzzo che “ha potuto contare cizio del ruolo del Parlamento”, su una vasta solidarietà e mobilimentre “il governo ha esercitato tazione nazionale” e che “costituintensamente i suoi poteri”. “E’ isce una pagina all’attivo dell’Itaun fatto innegabile che nel 2008- lia e della sua immagine 2009 il governo ha esercitato in- internazionale nel 2009”. Ed antensamente i suoi poteri, non ha cora, ha aggiunto Napolitano, trovato alcun impedimento, a nes- “l’Italia è stata ed è unita attorno sun livello, a decidere e attuare alle forze dello Stato che garantitutti i provvedimenti che ha giudi- scono la sicurezza dei cittadini e cato opportuni per reagire alla cri- delle istituzioni; unita, al di là delsi finanziaria ed economica. E’ la naturale dialettica tra maggiostato invece compresso l’esercizio ranza e dell’opposizione sui terdel ruolo del Parlamento: ruolo mini generali dell’indirizzo di che - ha rimarcato il presidente - governo, attorno a tutti i protagosi esplica non solo con la libertà di nisti dell’impegno e dei successi discutere, ma con la libertà di pro- della lotta contro la mafia e contro nunciarsi attraverso il voto sulle le altre organizzazioni criminali”. disposizioni di legge sottoposte al Sulla giustizia, l’opinione del suo esame e sulle relative propo- capo dello Stato è che “per stabiliste di modifica. Ed è stata nello re un più corretto rapporto tra postesso tempo gravemente condi- litica e giustizia, insieme con Politica comportamenti più misurati e costruttivi, occorrono modifiche sia di leggi ordinarie sia di clausole costituzionali”. “E’ questo d’altronde che si intende - ha proseguito il presidente della Repubblica - quando si parla di riforma della giustizia, oltre che far riferimento a interventi come quelli che il governo ha sottoposto al Parlamento in materia di processo civile e di processo penale e che si auspica assumano svolgimenti più organici e di più ampio respiro”. Napolitano non ha mancato infine di sottolineare alcuni ‘’temi obbligati’’: “Occupazione per i giovani, sviluppo del Mezzogiorno come condizione per il rilancio, su basi più larghe, dello sviluppo nazionale nel suo complesso: sono questi alcuni dei temi obbligati di un confronto e di un’azione che si proiettino oltre la crisi che abbiamo attraversato e con cui continuiamo a fare i conti, che guardino già al dopo, e mirino a creare le condizioni di una crescita dell’economia italiana più sostenuta ed equilibrata che negli ultimi 10-15 anni”. Giorgio Lambrinopulos Segue dalla prima Questi gli altri siti: Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento) e Monfalcone (Gorizia). “Le aree sono idonee, secondo l’Enel - spiega il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli perché vicine a zone costiere e ai fiumi, poiché come è noto le centrali necessitano di un gran quantitativo di acqua per funzionare. Chiamiamo alla mobilitazione democratica le popolazioni per dire no alle centrali nucleari”. “Noi Verdi avvieremo il presidio dei siti nucleari per dire no al nucleare e sì al solare. Il governo sta portando l’Italia in una pericolosa avventura che porterà alla militarizzazione dei territori e a far aumentare la bolletta elettrica degli italiani, perché i 20 miliardi di euro per la costruzione delle centrali li pagheranno gli italiani. Berlusconi in Italia ammazza le energie rinnovabili e finanzia la speculazione del costoso nucleare. Daremo nel Paese dura battaglia”, conclude Bonelli. L’Enel però smentisce quanto dichiarato dai Verdi e dice di non aver inviato al governo alcun dossier che indica i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia. I siti, si aggiunge, saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell’esecutivo e dell’Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione. Immediata la dura replica di Bonelli: “L’Enel mente sapendo di mentire. Che esista una lista di siti per le centrali nucleari lo ha dichiarato anche l’amministratore delegato Conti in un’intervista a La 7 di qualche giorno fa, aggiungendo che ‘non avrebbe rivelato la lista neanche sotto tortura”’. “L’Enel e il governo che continuano a santificare il ritorno all’atomo ogni giorno dovrebbero spiegarci come si fa a fare il nucleare senza le N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre centrali. Siano onesti con gli italiani e dicano ufficialmente dove vogliono costruire le centrali”, conclude Bonelli. La risposta de Governo : ‘’Io se potessi scegliere dove mettere una centrale, me la metterei nel giardino di casa, per un semplice motivo: che tutto il mondo dove è stata costruita una centrale nucleare, è cresciuta l’economia del territorio e c’è stata una grande salvaguardia dell’ambiente, perché non ci sono emissioni’’. Ad affermarlo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, in una intervista a Rainews 24. ‘’Lo vediamo in Giappone - ha proseguito - ma lo vediamo in tante altre realtà del mondo. Recentemente in Francia a Flamalville il territorio è cresciuto, si è sviluppato economicamente, ci sono tanti giovani, perché il nucleare significa ricerca, significa quindi il futuro, significa università giovani e quindi crescita’’. Sull’energia per Scajola è necessario ‘’avere un mix di fonti. Vogliamo diminuire il gas, il carbone e il gasolio; vogliamo aumentare ha precisato - le rinnovabili, compreso l’idroelettrico, ma ci vuole qualcosa in più che dia stabilità, il nucleare’’. ‘’Io ritengo che sia giusto il controllo dei conti pubblici, ma ritengo che in questo momento in cui si avvicina la ripresa, sia necessario stimolare la crescita del paese’’, dice ancora Scajola spiegando la diversità di posizioni con i ministri Brunetta e Tremonti. ‘’Questa è una differenza, mi auguro che la ragione stia a metà, che si possa fare qualcosa a metà’’, sottolinea precisando di ritenere che ‘’la dialettica sia importante, la discussione pure, ma anche la chiarezza, quando si hanno delle idee da esprimere’’. Quanto alla Finanziaria Scajola sottolinea che ‘’passa attraverso il voto del Parlamento, passerà con la fiducia o meno, non si è ancora deciso’’. Su Fini che ha detto no al maxi emendamento il ministro osserva che il presidente della Camera ‘’ha detto di no al maxi emendamento per un lavoro più forte in commissione. Vedremo nelle prossime settimane. Quello che è certo - aggiunge - è che le punzecchiature ci sono perché poche sono le risorse e molte sono le richieste. Troveremo le soluzioni per mettere i pochi soldi che abbiamo laddove stimolano maggiormente la crescita’’. Quanto al processo breve, ‘’non credo che il provvedimento si applichi solo a Silvio Berlusconi. Il problema è un altro. Bisogna fare una riforma della giustizia che ci metta al pari con gli altri paesi’’, sottolinea Scajola secondo il quale ‘’noi abbiamo una giustizia che non è terza, perché abbiamo la magistratura che ha un ruolo dove non è separato il compito di chi giudica con quello di chi accusa’’. Dunque ‘’siamo l’unico paese dove non c’è parità tra difesa ed accusa. Dovremmo fare una grande riforma della giustizia. Ma poi lavorare tutti di più, compresi i magistrati, semplificando le norme, dando anche più mezzi. Ma è un dato di fatto - prosegue - che la giustizia non funzioni. Quindi va migliorata e resa più efficiente’’. ‘’Poi - afferma Scajola - c’è un problema del presidente del Consiglio: qualcuno vuol credere che ci sia un cittadino in Italia che sia delinquente come Silvio Berlusconi, che è stato oggetto di cento procedimenti giudiziari in dieci anni? C’è un accanimento, non c’è dubbio. Ma noi dobbiamo dare retta ad alcune di queste iniziative, o dobbiamo dare retta al giudizio degli elettori che lo hanno voluto presidente del Consiglio? Deve governare o deve andare nei tribunali? Noi diciamo che non possiamo cancellare e non vogliamo cancellare i processi, ma permettiamogli di fare il Presidente del Consiglio, perché rispetti il suo impegno con gli elettori, e una volta finito andranno avanti i processi’’. Direzione - Redazione - Amministrazione Via Lucifero 40 - 88900 Crotone Tel. (0962) 905192 Fax (0962) 1920413 Direttore Editoriale Pino D’Ettoris Direttore Responsabile Tina D’Ettoris Iscriz. registro naz. della Stampa n. 4548 del 12.02.1994 - ROC n. 2734 Servizi fotografici, fotocomposizione e impaginazione c/c postale 15800881 Intestato a IL CORRIERE DEL SUD Associato U. S. P. I. UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA Sito Internet: http://www.corrieredelsud.it E-Mail: [email protected] - [email protected] [email protected] G.L. N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre Pagina Tre 3 ß Le variazioni nella Chiesa nel secolo XX Piero Mainardi E smo rotto solo dalla buona volontà degli appartenenti al mondo del Samizdat in Occidente. Ci vuole poco a capire perché l’opera di un filosofo di spessore e di enorme cultura, già perito al Concilio, sia stata rapidamente silenziata: Amerio non fu fascista, non fu lefebvriano, non si occupò di politica, dunque inattaccabile sotto questo profilo e viceversa era colto e profondo e proprio con Iota unum era riuscito non solo a descrivere la crisi nella quale la Chiesa è precipitata dopo il Concilio, a citare e talvolta a “smascherare” alcuni dei suoi protagonisti ma soprattutto aveva colto in profondità le radici di tale crisi. La narrazione crono-logica (quasi un dizionario) della crisi è affascinante e coinvolgente, ma quando Amerio affonda la sua investigazione logica e teologica nel pensiero che sta alla base dell’azione questi novelli Unni è qui che il suo contributo si fa straordinariamente interessante ed originale in quanto, a nostro avviso, coglie pienamente nel segno. Per capire la diversità di spessore di Amerio rispetto a coloro i quali confuta basti leggere la monizione al lettore, in apertura: “Non esiste una pluralità di chiavi (come dicesi oggi) con cui si possa leggere questo libro. Il senso che gli si deve dare è il senso che esso ha, preso univocamente nella sua im- siste una generazione cattolica che, attonita, ha vissuto e soprattutto subìto il post-concilio con grande sofferenza e con profondo disagio. Una stagione nella quale non pochi tra vescovi, sacerdoti, teologi e laici rigettavano e disprezzano apertamente, con sciocca e allegra disinvoltura, un patrimonio dottrinale, di culto, di tradizione, ma anche di fede bimillenario che avevano il dovere di trasmettere, custodire, semmai di integrare ma non di distruggere. Per tale generazione questi ultimi anni, senza dubbio effetto del pontificato di Benedetto XVI e della crisi generale nella quale è sprofondato tutto il pensiero progressista - dunque anche del suo ramo cattolico -, stanno costituendo un parziale risarcimento per quel subìto “scippo” di fede, e soprattutto di intelligenza della fede nonché di grande speranza perché il cattolicesimo torni ad informare con la sue verità la vita degli uomini e della società. Perché questa affermazione? Perché tra i vari segnali ce n’è uno che rappresenta un po’ il termometro della situazione, cioè quello editoriale. In questi ultimi tempi si è potuto ridiscutere e soprattutto rimettere in discussione problemi quali quello liturgico grazie allo stesso Benedetto XVI, a don. Nicola Bux o alle riflessioni dello scrittore tedesco Mosebach; si è potuto ridiscutere grazie a padre Cavalcoli e al filosofo Massimo Borghesi di spinose questioni filosofico-teologiche che hanno prodotto clamorose deviazioni dottrinali nella teologia (si pensi a Rahner), si è potuto parlare di questioni ermeneutiche lasciate ancora aperte dal Vaticano II grazie ai saggi di Mons. Bru- Romano Amerio (1905-1997) nero Gherardini e così via. Una sorta di “grandina- mediatezza letterale e filologica”. ta” di buona saggistica, rispetto Dunque nessun nominalismo, alle goccioline distillate a cui era- nessuna interpretazione diversa è vamo abituati che ha consentito la consentita rispetto a quella che le riapertura di tante questioni, libe- parole (usate propriamente e conrandole da improbabili taboo e sapevolmente) hanno in sé. E’ un senza la paura di essere etichettati distinguo e una barriera che imcome conservatori, tradizionalisti, mediatamente che lo spirito cattolefebvriani. E forse in questa lico di Amerio pone rispetto alla “grandinata” è proprio Romano mentalità “circiteristica” dei “neAmerio l’autore più significativo oterici”. Così, con due gustosi laad essere riscoperto grazie alla ri- tinismi Amerio bolla acutamente stampa voluta dalla casa editrice quelli che solitamente chiamiamo Lindau della sua opera principale progressisti. Cicerone definiva Iota unum. Studio delle variazioni con termine dispregiativo neoteridella Chiesa cattolica nel secolo ci i Poetae Novi che tematicamenXX (E. 29,00), un opera che sfiora te avevano voluto staccarsi dalla le 700 pagine corredata della pre- tradizione proponendo una poesia fazione del card. Dario Castrillòn ricercata ma sostanzialmente legHoyos e da una preziosa post-fa- gera, disimpegnata. Neoterici, zione del discepolo di Amerio En- quindi amanti del nuovo per il rico Maria Radaelli. Iota unum nuovo ma progressisti, anzi reebbe una prima edizione nel 1986 gressisti, per quella tendenza loro cui fecero poi seguito, a testimo- propria a cercare nel passato renianza dell’interesse suscitato, al- moto le ragioni per distruggere tre due edizioni poi - per vent’an- ciò che vive nel presente e che si è ni - più niente, ingoiato dal ricevuto dalla tradizione viva. Un censurante silenzio del conformi- esempio lampante di questa ten- Il Papa Paolo VI (1897-1978) denza lo si è visto nell’approccio alla riforma liturgica, nella esaltazione del cristianesimo primitivo rispetto a ciò che ne è seguito, nell’elevare a modello assoluto la prima comunità di Gerusalemme, sempre nella liturgia di ripristinare gesti e comportamenti da secoli lasciati cadere o più spesso ancora incerti e lo si vede forse ancora più drammaticamente nell’andare a rispescare idee e forme di pensiero tanto antiche quanto pericolose. Con circiterismo cioè “pressapochismo” si intende invece evidenziare lo stile e la mentalità dei neoterici: il circiterismo degli intellettuali (clero incluso) è in parte voluto (il concetto vago e ambiguo è difficilmente condannabile e consente di dire e di non dire) e in parte conseguenza di una mentalità che predilige di per sé l’informe rispetto alla forma, lo sfumato rispetto al netto ma in definitiva eterodosso rispetto all’ortodosso e al dogmatico. Amerio prende in rassegna le varie crisi che la Chiesa ha dovuto attraversare fin dai suoi albori: essa ha subito anche gravissimi tagli umani ma ha sempre impedito che la crisi entrasse al suo interno (si pensi allo gnosticismo, alle varie eresie cristologiche e trinitarie, ai moti ereticali medievali, allo stesso protestantesimo e alla Rivoluzione francese). La chiesa poteva subire attacchi dall’esterno ed anche dall’interno, ma alla fine chi attaccava rimaneva fuori dal recinto cattolico o ne usciva. Invece a partire dal modernismo gli attacchi, sempre più provenienti del suo interno, finiscono per fare breccia nel suo corpo, e coloro che attaccano non solo rimangono nel campo cattolico ma in larga misura riescono a trascinare sulle loro posizioni molti tra fedeli e pastori. Ed è qui allora che possiamo parlare realmente di crisi, perché questa si interna dentro la Chiesa stessa, tra i suoi uomini e soprattutto nelle dottrine insegnate: unico bastione sicuro rimane la cattedra di Pietro, il suo magistero. Amerio non è ß tenero verso ce ulteriore che è metafisica e Paolo VI, il questa una ulteriore radice che è papa più teologica, e dunque una vera crisi c o i n v o l t o di fede. Il rifiuto delle essenze si nella fase collega al rifiuto della logica e del e s p l o s i v a ripudio del principio di non condella crisi, traddizione, che (in straordinaria ma gli rico- consonanza con Benedetto XVI) è nosce, sep- figlio di una crisi gnoseologica pur con una nella quale si confessa l’impossicerta debo- bilità di conoscere la verità da lezza di go- parte della ragione, generando verno e qual- scetticismo e relativismo: a ciò che titubanza mira, ed è espressione quel circicaratteriale, terismo, col suo uso lessicale imuna assoluta proprio e vago, l’esaltazione dello fermezza e spirito (spesso più somigliante al saldezza dot- Geist dei trascendentali tedeschi trinale non- che non alla terza Persona della ché la capa- Trinità), il ritorno ad una concecità di vedere zione modernista della religione con chiarez- come sentimento e come espeza le devia- rienza soggettiva del divino. Qui zioni che si si ha il tracollo del cattolicesimo, a n d a v a n o il tracollo del dogma, perché anverificando. corato ad una visione oggettiva E ancora della realtà e dei contenuti di Amerio ri- fede da assentire e da trasmettecorda sag- re. Il teologo luganese rileva che giamente da- il mondo contemporaneo nega la vanti ai primalità del conoscere rispetto sofismi dei al vissuto e quindi sfocia in un neoterici che ricoprono di fango il attivismo privo di un centro e di passato della Chiesa che il vero contenuti stabili. Ciò si rende dramma del cattolico non consiste possibile perché analogamente nel non riuscire a pareggiare con anche nella teologia si compie la la propria vita la dottrina profes- stessa inversione che si attua nelsata ma nel cessare di professare e la filosofia e nella prassi dando la insegnare le verità dovute. I ten- precedenza al vissuto anziché al tativi di apertura al mondo fatti pensato, cioè alla conoscenza: da Giovanni XXIII nel discorso di cioè invertendo nella Trinità la apertura al Concilio e alcune in- processione nella quale è lo Spicertezze nel lessico dei documenti rito Santo (l’amore) che procede conciliari hanno consentito ai ne- dal Padre (il principio) e dal Fioterici di trasformare un aggior- glio (il logos, la conoscenza). Se namento in una rivoluzione che se si inverte questa processione fosse riuscita interamente avrebbe l’amore indifferenziato, privo di trasformato il cattolicesimo in contenuti e di limiti derivanti qualche cos’altro rispetto a ciò dalla contemplazione della Verità che esso è. Amerio si diffonde nel che Cristo ha rivelato travolge dimostrare come non un solo tutto e tutti. Ma non si può amare aspetto della dottrina cattolica sia tutto perché non tutto è degno di stato risparmiato dai loro attacchi: amore e non si può amare verasacramenti, aborto, divorzio, mo- mente se non si conosce cosa e rale e legge naturale, concezione come amare. Sì, Deus caritas est, della Chiesa, relazione col mondo eppure lo stesso evangelista che e con i suoi errori, liturgia, cate- forniva di Dio questa stupenda chesi, scuola ed educazione ecc. definizione usava parole a dir Risultato: non è stata la Chiesa, poco durissime per gli eretici. attraverso la scelta del dialogo Perché? Perché portare la Verità (anche su questa parola Amerio (quindi segnalando anche l’erroha scritto pagine bellissime) a pe- re) anche se scomoda, anche se netrare meglio il mondo, bensì il dura, è il primo atto di amore vermondo a invadere la Chiesa. Ma so i fratelli. la grandezza di Amerio consiste proprio nell’essere riuscito a collegare l’enorme varietà dei fenomeni sotto una unica grande questione: rifiuto delle essenze, dunque rifiuto di una verità stabile da contemplare rispetto a cui l’intelletto deve assentire. Qui siamo alla radice del problema, le varie crisi che noi viviamo non solo quella ecclesiale, ma anche quelle sociali hanno una radi- Karl Rahner.(1904-1984) Politica 4 N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre L’inglorioso epilogo di una famiglia reale L’emergenza educativa riguarda anche gli adulti D a qualche anno si sta prendendo coscienza dell’esistenza dell’emergenza educativa che interessa la nostra gioventù, e non solo. Di fronte all’emergenza un vescovo ha cercato di dare delle risposte, è monsignor Luigi Negri vescovo di S. Marino Montefeltro. In un saggio pubblicato l’anno scorso dalla casa editrice Fede e Cultura di Verona, Emergenza educativa. Che fare? ([email protected]) Riconosce l’emergenza educativa come una impossibilità comunicativa adeguata fra mondo adulto e mondo giovanile per la fatica di rapporto e di incomprensione. Oggi secondo monsignor Negri le generazioni si fronteggiano in una situazione di assoluto silenzio, il silenzio della incomunicabilità. Ernesto Galli della Loggia in un articolo su Il Corriere della Sera parlava dell’assenza dei padri. In pratica le generazioni precedenti sono state lentamente espropriate della loro cultura che è stata sostituita dall’opinione dei giornali. Un’opinione che Benedetto XVI ha chiamato tecno-scienza, il porre fiducia assoluta nella scienza che risolve tutti i problemi. Il giovane si può entusiasmare con la tecno-scienza? Certamente no. “Un giovane ha bisogno di sapere perché vive. Implicitamente o esplicitamente la generazione più giovane ci chiede delle ragioni per vivere. Di fronte a questa domanda il mondo adulto non trova le risposte, non sa rispondere. Gli adulti non trovano più i contenuti adatti e quindi si assiste al ‘lento esaurirsi dei valori’”. I giovani di oggi sono delusi e inerti perché non trovano risposte come è capitato qualche anno fa agli studenti del Liceo Spedalieri di Ca- tania, dopo l’uccisione di Filippo Raciti. I liceali hanno scritto una lettera aperta ai propri professori su La Sicilia, chiedendo le ragioni adeguate per vivere. E’ paradossale che studenti e professori che si vedono tutti i giorni abbiano bisogno di un giornale per parlarsi. Nella risposta i professori hanno detto di non essere pagati per dare delle ragioni per vivere, ma per insegnare delle nozioni. Ecco in questo dibattito emerge una incomunicabilità per assenza di valori vissuti che incontra una realtà giovanile o inerte o delusa perché si aspetterebbe quello che non riceve, scrive Negri, per questo l’emergenza nazionale colpisce allo stesso modo i grandi e i piccoli. Infatti secondo il vescovo di S. Marino quando si affronta il tema dell’emergenza educativa non significa parlare sui giovani, ma parlare su come siamo noi adulti di fronte ai giovani in quella realtà di convivenza e di insegnamento che è la scuola. Già la scuola, per monsignor Negri, è il luogo dove emerge l’incomunicabilità. Qui emerge perchè nonostante tutto la scuola resta il luogo dove il desiderio di vivere la conoscenza non è del tutto scomparso. Proprio nella scuola media dell’obbligo questa domanda può essere forte. Infatti all’insegnante viene fatta una domanda di educazione. Certo l’insegnante non è il primo educatore, prima viene la famiglia, poi la Chiesa. All’insegnante – scrive Negri – è chiesto di essere anche educatore non nel senso di mettere accanto la funzione di insegnante, cioè di comunicazione di un certo modo di approccio della realtà secondo quel tipo di angolatura scientifica, letteraria, filosofica, ma di dare attraverso l’insegnamento spunti educativi. Questo può accadere, se l’insegnante è portatore di una cultura che non coincide con la sua competenza nozionistica. Del resto come ha insegnato bene Giovanni Paolo II, la cultura è ciò che si è. E’ quel modo specifico di essere e di esistere dell’uomo. Monsignor Negri nel libretto di Fede e Cultura insi- ste sottolineando che la richiesta di cultura all’insegnante non significa un’aggiunta al suo insegnamento delle discipline, ma qualcosa che li anima. Attraverso l’insegnamento passa qualcos’altro. Quel qualcos’altro educa, diventa una proposta di umanità. Per Negri, attraverso il greco, il latino, la storia, l’educazione musicale e quant’altro si educa. Se la forma del nostro insegnamento non ha la dignità di una cultura, l’insegnamento decade, difficilmente trova interesse. La burocratizzazione della scuola, l’ha resa lontana dalla vita dei giovani. C ’ è u n a lontananza d e i g i o v a n i dalla scuola. Per monsignor Negri se ric o r diamo qualc o s a Mons Luigi Negri, d e l l a vescovo di San Marino scuola è perché abbiamo avuto una lezione di cultura e di vita e non semplicemente una serie di insegnamenti per quanto rigorosamente impartiti. E comunque l’insegnante deve sempre interrogarsi se nel suo insegnamento gioca la cultura, se c’è un impegno culturale sostanziale. Occorre recuperare il grande insegnamento che Benedetto XVI ci ha dato col suo intervento magistrale a Regensburg: la cultura è una domanda di verità sulla propria vita e sul mondo. E più avanti monsignor Negri scrive, la nostra cultura deve alimentarsi della domanda, rivolgendosi agli insegnanti consiglia, dobbiamo far presentire che prima di un mestiere del fare c’è un mestiere del vivere, come diceva Cesare Pavese. Domenico Bonvegna Stop ai libretti casa Corrado Sforza Fogliani I l Governo ha impugnato avanti la Corte costituzionale la legge della Regione Basilicata sul Piano casa nella parte in cui subordina la possibilità di ampliare gli immobili alla predisposizione di un libretto casa (non meglio definito). L’impugnativa sospende solo l’obbligo di cui all’impugnativa, lasciando inalterati (ed esecutivi) gli altri contenuti del Piano. Oltre a mostrarsi contraddittoria rispetto alle finalità perseguite dalla legge (e, cioè, l’incentivazione e l’incremento dell’edilizia privata nell’intrapresa di nuove iniziative edilizie), l’imposizione del libretto - con tutte le conseguenti prescrizioni di lavori da effettuarsi che esso può contenere - è infatti tale da scoraggiare i privati (come ha tempestivamente fatto rilevare la Confedilizia) dall’utilizzare le opportunità del Piano casa voluto dal Governo (anche se demandato, poi, alla competenza regionale). L’impugnativa del Governo - che segue, del resto, a 8 giudizi negativi per il libretto in parola svoltisi avanti tutte le possibili giurisdizioni, Corte costituzionale compresa - si basa sull’irragionevolezza (canone di costituzionalità) di imporre ai privati, a loro carico e a loro spese, la duplicazione di accertamenti e la conservazione di informazioni e documenti ricadenti nei compiti affidati alla pubblica amministrazione nella sua azione di vigilanza (col cui principio di efficienza e buon andamento, dunque, collide). Inol- tre, ha rilevato sempre il Governo, la norma impugnata impone adempimenti che si atteggiano come “prestazioni imposte” (per le quali vige una specifica riserva di legge) e viola la competenza legislativa dello Stato in materia di ordinamento civile e di governo del territorio. La Confedilizia (che si riserva di impugnare direttamente, comunque, gli atti di tipo deliberativo che venissero assunti dalle Regioni per la regolamentazione dei contenuti del libretto) ha espresso il proprio compiacimento al ministro per le Regioni on. Raffaele Fitto - che ha proposto l’impugnativa di cui trattasi al Consiglio dei ministri -, sottolineando il significato del pronto intervento promosso, che dovrebbe indurre anche altre Regioni a desistere dal proposito di varare uno strumento più volte giudicato illegittimo. Corrado Sforza Fogliani presidente Confedilizia S ono un ammiratore dei poveri Monarchici che, accada quel che accada, si posizionano alla destra del principe Emanuele Filiberto per giustificare, applaudire e approvare tutte le sue iniziative e le sue esibizioni. Ballo, canto, forse Sanremo, trasmissioni ed apparizioni televisive ormai non si contano più nella vita pubblica di un uomo che insieme alla sua famiglia ha cercato per lui. Non era meglio importare in Italia uno studioso o uno scienziato, anziché un nuovo uomo di scadente spettacolo? Se il principe Emanuele Filiberto vuole fare l’uomo di palcoscenico, il cantante, colui che partecipa a interminabili puntate che fanno morire dal ridere il solito pubblico; se vuole fare l’amico di Simona Ventura o di Lele Mora, faccia pure. E per fortuna che Emanuele Filiberto di Savoia e Natalia Titova anni di far impietosire l’opinione pubblica e politica, lamentando un esilio di cui si sperava la fine (anche noi lo speravamo, quando si nutrivano speranze sulla bontà politica dei Savoia), per poi ottenere tutto il possibile dalla propria posizione dorata sulle copertine patinate. Mi pare divertente che il principe Emanuele Filiberto, compunto quando partecipa alle cerimonie del suo ordine cavalleresco, diventi poi una frivola stella dei programmi popolari. Mi pare divertente e mi sembra davvero ai confini con il grottesco, se si pensa che questa persona è pronta a vestire e dismettere i suoi panni, a seconda dei luoghi, dei raduni, del pubblico e degli amici. Che fine, poi, abbiano fatto i programmi politici, la dottrina monarchica, la consapevolezza pubblica, è affare tutto da scoprire, e ci fa pensare con grave tristezza a come sia possibile riuscire ad usare il proprio nome ed il proprio passato solo per accedere a programmi ed esibizioni cui tanti giovani artisticamente preparati non sono mai riusciti ad arrivare. Mi viene addirittura il dubbio che il principe sia venuto a vivere in Italia perché l’accesso alla TV svizzera era più difficoltoso per non sarà mai un uomo di potere, altrimenti ci saremmo ritrovati come ministri qualche amico o qualche amica conosciuti sui set, a volare coi nostri soldi sugli aerei di Stato. Sono un ammiratore dei Monarchici che entusiasticamente lo seguono e lo applaudono. Ma onestamente non riesco a capire che cosa si attendano da lui queste degne persone, dopo le disavventure del padre, le sue dichiarazioni, la svendita morale di un patrimonio spirituale, edificato nel corso dei secoli e portato avanti volenterosamente dall’avo Carlo Alberto il quale si impegnò addirittura nel recupero della fama di santità di alcuni Savoia del passato, per avviarli al processo di beatificazione. Ma se casa Savoia-Carignano, dal momento che il ramo di Vittorio Emanuele I si estinse nell’Ottocento, fu poi preda e strumento della massoneria, come abbiamo tante volte letto e commentato, allora si comprenderà come questo di oggi debba essere il suo giusto epilogo: un fenomeno inglorioso e teatrale, accompagnato dai nani e ballerini di craxiana memoria Carmelo Currò Politica N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre 5 Il popolo italiano vuole il crocefisso A vevo preparato questo servizio qualche settimana fa, poi si è bloccato il mio pc e quindi non ho potuto inviarlo ai giornali dove collaboro, lo faccio ora, soprattutto dopo il significativo intervento del Sommo Pontefice Benedetto XVI all’Angelus in piazza S. Pietro. La sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sul divieto di affiggere il crocefisso nelle aule scolastiche italiane ha scatenato una vera e propria rivolta popolare in tutta Italia. Stiamo assistendo ad una mobilitazione popolare che non ha precedenti nella storia moderna, scrive Antonio Gaspari sull’agenzia cattolica Zenit.org. Quello che è grave, gli organi d’informazione danno poco risalto. Da quando è stata resa nota la sentenza della Corte, è iniziato un tam tam di lettere ai giornali, interpellanze nei consigli comunali, messaggi via mail, telefonate alle radio, discussioni in ogni luogo, messe e incontri di preghiera, per difendere e sostenere la presenza del crocifisso, non solo nelle aule scolastiche ma in tutti i luoghi pubblici. A conferma di quanto il popolo italiano abbia radicato nel cuore l’identità con il crocifisso basta osservare cosa stanno facendo sindaci, presidi, consigli comunali, direttori di giornali, ministri, deputati, senatori, parroci, vescovi, insegnanti, province, teatri, associazioni di imprenditori, cittadini tutti. Diversi presidi e professori hanno provveduto affinché tutte le aule abbiano il crocifisso. I presidi concordano: nessuno si è mai lamentato e il crocifisso non si toglie. Ma anche gli studenti si sono mobilitati spontaneamente per portare il crocifisso nelle aule dove non c’era. Ad Agrigento alcune studentesse del liceo classico “Empedocle” il 7 novembre, al termine delle lezioni scolastiche, si sono recate in un negozio per acquistare un crocifisso e, dopo averlo fatto benedire da un sacerdote, sono ritornate in classe ad appenderlo. In Toscana l’associazione di studenti “Lotta studentesca” ha costruito cento crocifissi con il compensato e li ha apposti nelle aule di tutti gli istituti superiori di Massa. Con questa iniziativa hanno voluto ribadire il loro “no” alla sentenza del Tribunale europeo e riaffermare le radici cristiane dell’Italia e del continente europeo. Nel volantino in cui hanno annunciato la loro iniziativa i giovani di Lotta studentesca hanno scritto: “Giù le mani dal crocifisso: riportiamolo nelle aule, difendiamo le nostre radici”. In Sicilia i giovani dell’UDC hanno organizzato per il 14 novembre, a Palermo, una manifestazione in piazza dal titolo “Io credo!”. Nel volantino in cui viene presentata la manifestazione è scritto: “Vogliamo salvaguardare la nostra identità cristiana, la nostra storia, le nostre radici. Vogliamo che i nostri figli possano conoscere la loro cultura e possano vivere il proprio ‘Credo’ nella libertà costituzionalmente garantita. Siamo dell’avviso che tutte le religioni debbano avere la possibilità di essere professate e un provvedimento del genere non difende i diritti di nessuno ma bensì nega quelli di tutti”. Zenit ha elencato alcune scuole e consigli comunali che si sono attivati per ripristinare la presenza del crocefisso, in una scuola di Roma, in una classe elementare dove erano stati fatti lavori di pittura, i bambini hanno chiesto alla maestra di appendere il crocifisso più in alto, dove nessuno potrà mai toglierlo. Imperia come a Sanremo e decine di altre città le amministrazioni comunali hanno dato or- Il vertice ONU sul riscaldamento del globo: menzogne e prospettive A Copenhagen l’ONU si è riunita per darsi due obiettivi: diminuire le emissioni di Co2 nell’atmosfera, che a dire di questi pseudo-scienziati è arrivata a livelli insostenibili, e soprattutto diminuire la temperatura del pianeta che sembra sia aumentata di 2° centigradi negli ultimi anni. Questo ambizioso programma però di fatto è saltato perchè il mondo scientifico si è accorto che i sostenitori del riscaldamento del pianeta, e quindi dell’imminente catastrofe, manipolavano i dati. A svelare l’arcano è stata l’Università di Glasgow East Anglia che ha messo in rete i dati dello scandalo. Scandalo che ha colpito pure Ettore Gotti Tedeschi il tanto criticato premio Nobel Al Gore, che ha dovuto annullare la conferenza di presentazione del suo nuovo libro catastrofista. A conferma di tutto ciò il Governo Indiano ha pubblicato un rapporto ufficiale in cui ha dimostrato la falsità delle tesi di quanti affermavano che i ghiacciai del’Himalaya si stavano sciogliendo. Nella sua ultima Lettera Enciclica, Benedetto XVI ci ricorda che la crescita economica fasulla di questi ultimi anni e i presunti disastri ambientali sono avvenuti perché una certa eco-ideologia ce l’aveva troppo con l’Uomo. Siccome siamo in troppi e non possiamo vivere con queste risorse, in un pianeta così piccolo - questa è la tesi degli eco-catastrofisti - bisogna lavorare per diminuire la popolazione al fine di migliorare clima e condizioni economiche. Avanti tutta, quindi, con preservativi da dare gratuitamente ai Paesi del Terzo Mondo; avanti tutta con pianificazioni familiari (leggasi aborti e pillole del giorno dopo); avanti tutta con le eutanasie. Invece i fatti dimostrano che il vero protagonista dei cambiamenti sociali, quindi anche economici ed ecologici, è sempre e solo l’Uomo. La popolazione negli ultimi 100 anni infatti è cresciuta di 4 volte ma il PIL mondiale è cresciuto di ben 40 volte. A chi dare il merito se non all’umanità che ha saputo trovare soluzioni per migliorare qualità e tenore di vita? Dice giustamente Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dello ior che: “se è vero che nel 20esimo secolo la temperatura media globale è cresciuta solo di 0,6°centigradi, il problema del riscaldamento globale è inesistente. Il vero problema riguardo questa risposta è che non si richiede alle popolazioni il giusto risparmio energetico o una maggiore sobrietà nei consumi, fatti questi assolutamente necessari da perseguire. Invece vuole suggestionare l’opinione pubblica affinché veda nell’Uomo e nelle troppe nascite l’origine e la causa della distruzione della Terra. Da qui la tesi che è l’Uomo il nemico da sconfiggere per salvare la Terra”. Ma questo è il più antico vizio dell’umanità perché come ci ricorda sempre lo stesso Gotti Tedeschi: “da sempre, sin dai tempi più remoti l’Uomo sulla Terra ha temuto che si fosse in troppi. Anche per Caino, Abele era di troppo. Egli creava problemi di competizione economica nell’allevamento ovino e inquinava l’ambiente con i suoi troppi sacrifici a Dio…”. Alessandro Pagano dine di portare il crocefisso anche nelle aule che ne sono sprovviste. A Sassuolo, in provincia di Modena, il sindaco ha acquistato 50 crocifissi per gli istituti scolastici che ne fossero sprovvisti. A Trapani il presidente e gli assessori della giunta provinciale hanno pagato di tasca loro 72 crocifissi da portare nelle aule scolastiche dove il crocefisso manca. Qualche sindaco ha emanato l’obbligo di affissione del crocifisso con tanto di multa di 500 per i trasgressori. Ad Assisi il sindaco è andato oltre, ha proposto di esporre nelle aule pubbliche non solo il crocifisso ma anche il presepe. A Busto Arsizio in provincia di Varese, l’amministrazione comunale ha protestato con la sentenza della Corte di Strasburgo, mettendo a mezz’asta la bandiera europea. Il sindaco di Loreto, in provincia di Ancona, qualora la sentenza di Strasburgo diventasse esecutiva, ha già pronta un’ordinanza per impedire la rimozione dei crocifissi. L’amministrazione comunale di Montegrotto Terme (Padova), sta utilizzando i tabelloni per una campagna dove compare un crocifisso con la scritta “Noi non lo togliamo”. Alcuni amministratori hanno dato corso alla propria fantasia come a Firenze, un consigliere comunale, Marco Cordone, si è presentato in aula con una vistoso crocifisso appeso al collo, ed una camicia bianca in cui era scritto “il crocifisso non si tocca”. Massimo Polledri, consigliere comunale di Piacenza, è intervenuto in aula indossando una maglietta con stampato un crocifisso ed una scritta “Cosa ho fatto di male?”. Per Zenit, la stragrande maggioranza dei con- sigli comunali, ha votato ordini del giorno o delibere per portare il crocifisso in ogni aula, soprattutto nei luoghi da cui, per motivi diversi, era stato spostato. Solo in pochi casi le amministrazioni hanno deciso di non fare nulla. In rete sul social network Facebook il nuovo gruppo “Sì al crocifisso nelle scuole”, (sialcrocifisso@ gmail. com) ha raccolto più di 27mila adesioni. Nella capitale la Confcommercio di Roma ha chiesto a tutti gli associati di esporlo nei propri negozi, aggiungendo: “Se vogliono togliere i crocifissi dalle nostre scuole, vuol dire che li metteremo nelle nostre aziende”. Il quotidiano romano “Il Tempo” ha lanciato un appello pubblico (appello@iltempo. it) al Governo e al Parlamento per controbattere alla sentenza di Strasburgo contro l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. E scendono in campo anche gli eurodeputati con una petizione popolare al presidente del Parlamento Europeo, l’hanno sottoscritta in cinque (per regolamento non possono essere più di 5), Mario Mauro, Sergio Sivestris (Pdl), David Maria Sassoli e Gianni Pittella (Pd) e Magdi Cristiano Allam (Udc), seguono altri firmatari. Il testo della petizione si può scaricare sul sito di Il Sussidiario.net. Qualcuno ha scritto che molte di queste proteste sono ipocrite, a questa gente interessa poco il crocefisso, vuole mettersi solo in mostra e basta; è probabile che qualcosa di vero c’é. Ma i fatti sono lì a parlare chiaro, registriamo una mobilitazione popolare inaspettata. Domenico Bonvegna Ronald Reagan (1911-2004) La sfrontatezza di Di Pietro e Rosy Bindi A ll’indomani della selvaggia aggressione a Berlusconi da parte di un psicolabile votante PD, Antonio di Pietro e Rosy Bindi hanno avuto la sfrontatezza di affermare che il premier è corresponsabile del clima d’odio venutosi a creare in Italia. Evidentemente neppure di fronte ad un maschera di dolore, gli ipocriti e i cinici riescono a stare zitti. Al di là della singola violenza subita dal capo del governo, qualcuno si sarà chiesto donde l’origine di tanta violenza in Italia. Non occorre scervellarsi più di tanto, la risposta è banale: dalla sinistra! I figliocci di Marx, sotto le più disparate sigle sindacali, politiche e culturali, dal dopoguerra in poi hanno cercato di sovvertire con tutti i mezzi possibili (leggasi strategia del piombo, stragi, sangue e morte) l’esito scaturito dalle urne elettorali. I “sinistri” di tutti i tempi e di tutte le latitudini, a parole hanno predicato e predicano la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la pace, ma nei fatti non sopportano che qualcuno la pensi diversamente da loro, o peggio, che governi il paese, L’homo sinistricus è antropologicamente portato alla prepotenza e al sovvertimento dell’ordine naturale: ieri con i fiumi di sangue portati dalle rivoluzioni, oggi (a parte il “solito” odio per il nemico) con il diabolico tentativo di spacciare l’aborto e l’omosessualità per diritti umani. La violenza e l’immoralità scompariranno dall’orizzonte della società italiana solo quando i nipotini riciclati di Stalin, vuoi che si chiamino PD, vuoi che si chiamino Italia dei Valori, si renderanno conto che il muro è caduto da vent’anni. Pena il continuare a credere di essere vivi anche quando si è già morti. Gianni Toffali Attualità 6 Il mondo finirà nel 2012? L ibri, trasmissioni televisive e film ci spiegano che il mondo finirà il 21 dicembre 2012. Lo assicura, dicono, una profezia degli antichi Maya. Che cosa c’è di vero? Per rispondere con una parola sola: nulla. Ammettiamo che gli antichi Maya abbiano davvero previsto la fine del mondo per il 21 dicembre 2012. Questo ci direbbe qualcosa sui Maya, ma nulla sulla fine del mondo. La cultura e le credenze dei Maya non sono “la verità” ed è bizzarro che qualcuno oggi le prenda come guida. Per esempio, i Maya credevano che gli dei avessero bisogno di sacrifici umani, un elemento assolutamente centrale nella loro cultura. Credevano anche che migliaia di sacrifici umani avrebbero reso i loro regni invincibili ed eterni. Non è successo: i regni Maya sono stati spazzati via dalla conquista spagnola. Ma i Maya hanno, in effetti, previsto la fine del mondo per il 21 dicembre 2012? No. Si tratta di una teoria inventata da un teorico del New Age nato in Messico ma cittadino statunitense, José Argüelles, a partire dagli anni 1970 e illustrata particolarmente nel suo volume del 1987 The Mayan Factor (in italiano Il fattore maya. La via al di là della tecnologia, WIP, Bari 1999). Argüelles ha ottenuto un dottorato e ha tenuto corsi in varie università, ma la sua materia è la storia dell’arte, non l’archeologia o la cultura Maya. Inoltre egli ha francamente dichiarato che molte sue teorie derivano da “visioni” che avrebbe avuto sotto l’influsso dell’LSD. Neppure un solo specialista accademico dei Maya ha mai preso sul serio Argüelles o le sue teorie sul 2012 e “ciarlatano” non è neppure la più severa fra le molte espressioni sgradevoli che la comunità accademica ha usato I festeggiamenti che si sono tenuti a Berlino per ricordare i venti anni dalla caduta del Muro hanno riproposto in modo anche spettacolare gli eventi di quel giorno: i blocchi che rappresentavano il muro e cadevano come un domino per tutta la lunghezza dell’ex muro della vergogna hanno fatto rivivere quei giorni anche ai moltissimi giovani che all’epoca non erano ancora nati o erano troppo piccoli per ricordare. I testimoni incontrati e intervistati sono stati molti e le loro testimonianza toccanti e profonde. Abbiamo incontrato un testimone di quei giorni, padre Fiorenzo Emilio Reati, francescano che era a Berlino nel 1989. Padre Reati dal 1996 vive a Pietroburgo dove insegna filosofia al Seminario di quella città ed è autore di un volume che descrive la tragedia della Chiesa cattolica in Unione Sovietica (Dio dirà l’ultima parola, Arca ed., 2003) avendo attinto le sue informazioni ai documenti disponibili negli archivi finalmente, in parte, disponibili. A lui rivolgiamo qualche domanda sul periodo storico e sui fatti che lo hanno visto testimone. Quale aria si respirava nella Berlino del 1989? Ero a Berlino dal 1 maggio 1989, studiavo filosofia presso la libera università di West-Berlin. Dimoravo nel convento dei padri nei suoi confronti. Su che cosa si basa l’idea della profezia Maya sul 2012? Sul fatto che per i Maya questo mondo è iniziato a una data che può essere calcolata. Varie fonti danno diverse versioni, ma la data più diffusa corrisponde all’anno 3114 a.C. del nostro calendario. Da questa data iniziano cicli di anni chiamati b’ak’tun. Molti testi Maya parlano di venti b’ak’tun, dopo di che finirà questo mondo o ciclo. In una data fra il 21 e il 23 dicembre 2012, sempre secondo la versione più attestata dalle fonti del calendario Maya, finirà il tredicesimo b’ak’tun e inizierà il quattordicesimo. In genere la fine di un b’ak’tun per i Maya è occasione di celebrazioni e feste. Le iscrizioni e altre fonti che parlano di avvenimenti rilevanti in occasione della nero”. I commentatori accademici delle iscrizioni di Tortuguero pensano che si faccia riferimento anche qui a future cerimonie. In ogni caso, se si guarda al complesso dei testi di Tortuguero, si trovano riferimenti anche ai b’ak’tun dal quattordicesimo al ventesimo, per cui è certo che i Maya dell’epoca di questi monumenti (secolo VII d.C.) non pensavano che il mondo sarebbe finito nel nostro 2012, cioè alla fine del tredicesimo b’ak’tun. E non è neppure certo che i Maya pensassero a una fine del mondo con la fine del ventesimo b’ak’tun (da cui comunque ci separa qualche millennio) perché prima del nostro mondo ce n’era stato un altro, e potrebbe dunque trattarsi della fine di un mondo e non del mondo. Rimane anche vero che fine del tredicesimo b’ak’tun, nel dicembre 2012, fanno riferimento appunto a celebrazioni. Argüelles e i suoi sostenitori insistono sul Monumento 6 del sito archeologico Maya di Tortuguero, in Messico, che in corrispondenza della fine del tredicesimo b’ak’tun allude in termini peraltro confusi alla discesa di divinità e al fatto che “verrà il delle credenze dei Maya noi abbiamo un quadro incompleto e frammentario. I Maya non avevano anche un’astrologia, sulla cui base prevedevano eventi felici oppure catastrofici, e in particolare una catastrofe nel 2012? In linea concettuale si può dire che il calendario ci dice quando secondo un certo modo di calcolo termina un ciclo: N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre ma che cosa succede alla fine di questo ciclo non ce lo dice l’astronomia ma la religione o l’astrologia. Il problema, però, è che non è neppure certo che i Maya avessero un’astrologia. Tutto quello che si può dire è che è possibile – ma non certo – che alcuni segni trovati in diversi codici (principalmente quello di Parigi – cfr. l’immagine –, acquisito dalla Biblioteca Nazionale della capitale francese nel 1832, ma ce ne sono di meno chiari anche altrove) mettessero in corrispondenza animali e costellazioni, creando una sorta di zodiaco, forse con significato astrologico. Siamo dunque in presenza di una congettura sull’esistenza di tredici simboli che potrebbero formare uno zodiaco e che secondo l’interpretazione più autorevole sono: due tipi diversi di uccelli (ma è difficile identificare quali siano), uno squalo o pesce “xoc”, uno scorpione, una tartaruga, un serpente a sonagli, un serpente più grande ma non identificato quanto alla specie, uno scheletro, un pipistrello, più due animali che corrispondono a zone del codice (di Parigi) troppo danneggiate per un’identificazione certa. Dal momento che non è neppure certo che esistesse un’astrologia Maya, ogni congettura su “previsioni” collegate a questa astrologia è del tutto insensata. Ma gli attuali indios discendenti dei Maya prevedono la fine del mondo nel 2012? Assolutamente no. Vari studi di antropologi ed etnologi mostrano che non attendono nulla di particolare per questo anno, anzi non hanno mai sentito parlare di presunte profezie. Se si tratta di una bufala, perché è così diffusa? Diversi studiosi dei Maya, piuttosto infastiditi, hanno parlato di una pura speculazione commerciale. È servita a lanciare diversi film, alcuni dei quali dal punto di vista meramente cinematografico sono anche ben fatti e gradevoli, purché li si consideri appunto dei semplici film e non si pretenda di ricavarne profezie autentiche. Da un punto di vista sociologico, forse si possono dire due cose in più. La prima riguarda l’enorme impatto della popular culture – romanzi, film, televisione – su un’opinione pubblica dove ormai è la vita a imitare l’arte e non viceversa e la fiction è considerata fonte d’informazioni sulla realtà (Il Codice da Vinci insegna). L’ultima puntata, del 2002, della popolarissima serie televisiva X-Files annunciava l’invasione degli alieni per il 21 dicembre 2012. Serie TV e film hanno una grandissima influenza su un pubblico “postmoderno”, dove i confini fra finzione e realtà si sono fatti davvero molto labili. La seconda osservazione parte da un fatto: l’idea della profezia Maya lanciata da Argüelles era parte integrante del New Age. Oggi il New Age è in crisi, ma ci sono molti che – per le più svariate ragioni – hanno interesse a rilanciarlo. La diffusione della presunta profezia sul 2012 è stata ed è una grande occasione di rilancio del New Age. Ma della fine del mondo non parlano anche i cristiani? Sì. Anzi, Papa Benedetto XVI nell’enciclica del 2007 Spe salvi lamenta che non se ne parli abbastanza, perché la prospettiva della fine del mondo e del Giudizio Universale, dove i sacrifici dei buoni e la malizia dei malvagi emergeranno agli occhi di tutti e saranno definitivamente giudicati, illumina l’intera storia umana. La Chiesa, però, ha sempre condannato il millenarismo, che pretende di detenere un sapere dettagliato, che va oltre la Sacra Scrittura e l’insegnamento del Magistero, sul “come” della fine del mondo e di poterne determinare anche il “quando”. La Chiesa annuncia la parola del Vangelo di Matteo (25, 13): “Non sapete né il giorno né l’ora”. E chi afferma di saperli s’inganna, e inganna chi gli presta fede. Massimo Introvigne Padre Fiorenzo Emilio Reati ricorda la caduta del Muro di Berlino francescani in Helmstrasse n. 74 a pochi metri del muro. Vedevo molti berlinesi che salivano sulle scale di legno poste a ridosso del muro dal lato occidentale: da lassù padri, madri, fratelli e sorelle, mariti e mogli salutavano sventolando fazzoletti i loro amati congiunti rimasti nella parte orientale della città dopo l’erezione del muro il 13 agosto del 1961 e piangevano. Dall’altro lato la sorveglianza lungo il muro ogni giorno diminuiva: le torrette erano vuote, i volkspolizei più rari. Ma in città c’era una misteriosa attesa, come se il muro avesse il tempo contato. Sapevo delle manifestazioni studentesche a Berlino-est e della fuga dei berlinesi orientali in Austria attraverso l’ Ungheria: parte della cortina di ferro tra i due paesi era stata abbattuta dopo un accordo concluso tra Gyula Horn e Alois Mock, ministri degli esteri rispettivamente dell’ Ungheria e dell’ Austria. Per questo varco i berlinesi dell’ est fuggivano in occidente: ogni giorno passavano la frontiera 2000 fuggiaschi. Furono indette le elezioni il 7 maggio all’ est, le ultime col sistema del partito unico, ma i cittadini dell’ est fin dal 1 gennaio 1989, data di inizio delle fu- ghe, avevano già espresso il loro voto coi piedi. Si calcola che dal 1 gennaio al 7 maggio del 1989 fossero fuggiti 500 000 cittadini. L’ Ungheria accoglieva i fuggiaschi senza rinviarli nel loro paese di origine, poiché essa aveva sottoscritto la convenzione internazionale per la protezione dei rifugiati politici. Che impressione faceva vedere quel Muro e pensare a quanti, negli anni, avevano dato la vita per raggiungere la libertà? So per averlo letto in pubblicazioni clandestine, diffuse a Belino est che le vittime del muro furono 173. Ad ogni vittima all’ovest lungo il muro veniva eretta una croce: tra le vittime intellettuali, membri della polizia di frontiera ( i famigerati volkspolizei), operai, membri del partito dissenzienti, e molti cittadini che volevano raggiungere i loro parenti residenti oltre il muro. Cosa dette l’ultima spallata al Muro? Il presidente della DDR, il comunista Erich Honecker, voleva bloccare la fuga con la violenza. Il suo vice Egon Krenz, un riformista, chiese consiglio all’ambasciatore sovietico Viaceslav Kocemasov. Rispose: “Gorbacev chiede di rinunziare alla violenza: è giunto il momento di valutare se il muro debba ancora stare in piedi o cadere”. Il 18 ottobre Honecker usciva di scena e gli succedeva Krenz. Il 2 novembre 1989 Krenz vola a Mosca. Gli dice a Gorbacev: “ A Berlino sono previste manifestazioni di massa… occorre adottare misure precauzionali contro il tentativo di infrangere il muro. Se la folla aprisse un varco verso Berlinoovest dovremmo proclamare lo stato di emergenza”. Gorbacev rispose: “La cosa migliore è togliere di mezzo il muro, questo lo farete voi, non io, poiché il muro lo avete voluto voi”. A distanza di venti anni quale è il bilancio che si può trarre da quella pagina di storia? I regimi comunisti dell’ Europea orientale imposti dall’URSS alla Polonia, alla Germania orientale, alla Romania, all’ Ungheria, alla Bulgaria, alla Cecoslovacchia, dopo la seconda guerra mondiale, sotto la minaccia dell’ Armata rossa, hanno provato che l’utopia marxista è irreale e può essere imposta solo dalla violenza. Le decisioni prese a Yalta da Stalin, Curchill e da Roosvelt a riguardo dei nuovi confini nei pa- esi dell’Est europeo, furono una resa alle pretese di Stalin: furono cattive decisioni, in quanto imposte in base al criterio di dividere l’ Europa in due sfere di influenza, e non affidate alla libera scelta dei popoli vinti e vincitori. In Russia l’anniversario è passato quasi inosservato. Addirittura uno studente su due non sa nemmeno cosa sia successo nel 1989. Sicuramente il crollo del Muro e la fine dell’egemonia sovietica sull’Europa dell’est fu un duro colpo per l’URSS e segnò l’inizio della fine. Sì, in Russia il fatto del muro è passato sotto silenzio. Oggi in Russia c’è un clima di restaurazione e pertanto l’evento è visto come una resa all’Occidente. Ancora oggi molti russi ritengono che l’erezione del muro fu buona cosa, poiché la DDR si difese dalla minaccia dell’occidente capitalista, incarnato della Repubblica federale tedesca. Ma la stampa russa non governativa ha dato ai russi una versione corretta della storia del muro: molta gente conosce la verità ed è lei la speranza di una Russia futura totalmente desovietizzata. Andrea Bartelloni INSERTO Corriere Letterario N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre A cura di Antonio D’Ettoris I diari di Vittorio Emanuele III Marco Bertoncini Q uanti “diari” tenne Vittorio Emanuele III? La domanda si pone perché più testimonianze concordano nell’attestare l’esistenza di scarni diari, nei quali il sovrano elencava piccoli e grandi episodi del giorno di riferimento, dal numero di pesci presi all’amo fino ai rivolgimenti politici. A tali diari attinse ampiamente Giovanni Artieri nella sua ampia Cronaca del Regno d’Italia. C’erano, poi, e ben più importanti, le vere memorie, il cui valore storico sarebbe notevole. Si è detto che una figlia del re provvide a bruciarle. Ammesso che il fatto sia vero, si sarebbe trattato di una copia: le altre che fine hanno fatto? Si è pure asserito che Umberto II non avrebbe gradito quanto scritto dal padre, forse pure in relazione a lui stesso. In ogni caso gli storici restano in attesa di rinvenire una superstite copia delle memorie, che sarebbe senz’altro di prim’ordine, non fosse altro per ascoltare la voce di Vittorio Emanuele sui più tormentati momenti del suo lungo regno. Adesso esce un nuovo documento. Si tratta di appunti scheletrici, che infilano mese dopo mese la vita del re, indicando su numerosi giorni il luogo ove il sovrano si trovava oppure un fatto importante. Il memoriale è dallo stesso Vittorio Emanuele definito, nella prima pagina del taccuino, Itinerario generale dopo il 1° giugno 1896. Chia- Joaquin Navarro-Valls A passo d’uomo Mondadori pp. 249 €. 18,50 ramente autografo, il documento costituisce, all’evidenza, un brogliaccio per le memorie. Probabilmente deriva dai ridotti diari, e serve di traccia per trovare le date da inserire nelle più corpose memorie, ad evitare errori o sovrapposizioni. Il testo non venne steso giorno per giorno, o mese per mese, bensì in un’occasione sola, quella appunto della Vittorio Emanuele III Montesquieu e il governo moderato D omenico Fisichella, politologo (ordinario di Dottrina dello Stato e poi di Scienza della politica) con un recente passato di politica attiva (quattro volte senatore, ministro per i Beni culturali, per due legislature vicepresidente di Palazzo Madama), può vantare una lunghissima serie di volumi sulla storia politica, sul pensiero politico, sulla scienza politica (in Italia è da decenni il più profondo conoscitore dei sistemi elettorali), tradotti in molteplici lingue, non escluse rumeno e ungherese. La sua più recente fatica, Montesquieu e il governo moderato, esce da Carocci (pp. 196, € 17,50). Fisichella approfondisce democrazia, monarchia, aristocrazia e dispotismo nell’analisi del grande politologo settecentesco, il cui pensiero (non solo della più nota opera, Lo spirito delle leggi, ma anche degli altri suoi lavori) viene illustrato con scientifici riferimenti ad altri grandi autori del In questo volume, che raccoglie, oltre ad alcuni articoli già usciti, numerosi brani inediti, si trova invece, per la prima volta, una vasta panoramica sulle idee e le memorie di Navarro-Valls. E per la prima volta si trova la sua storia personale, intrecciata con quella dei grandi personaggi che ha avuto modo di conoscere, ma anche la sua riflessione sui temi e i problemi della nostra contemporaneità. Attraverso 50 brevi saggi, accessibili nel contenuto e brillanti nella scrittura, Ben Dupré introduce e spiega questioni cruciali relative a conoscenza, coscienza, identità, etica, giustizia, linguaggio, senso ed estetica: si tratta di questioni che hanno sempre animato il dibattito filosofico, dagli antichi Greci ad oggi. Andreas Grote L’Opera del Duomo di Firenze 1285-1370 Olschki pp. XXX-172 €. 20,00 composizione delle memorie, e quindi verosimilmente stendendo un gruppo di mesi una volta, un altro qualche ora o qualche giorno dopo. Secco, sintetico, addirittura sbrigativo, l’Itinerario aveva una funzione pratica per l’autore, ma può interessare lo storico. Va quindi ringraziato Aldo A. Mola, cui si debbono fondamentali e numerose ricerche sulla storia della monarchia in Italia, per aver dato notorietà al quaderno, mercé la pubblicazione di un articolo (“Il memoriale segreto dell’ultimo re”) su Panorama del 29 ottobre. Gli appunti sono stati custoditi da Pierfrancesco Calvi di Bergolo, figlio di Iolanda di Savoia (e quindi nipote di Vittorio Emanuele) e marito di Marisa Allasio. Ben Dupré 50 grandi idee di filosofia Dedalo pp. 208 €. 16,00 Attraverso un’accuratissima analisi della copiosa documentazione sulla costruzione della cattedrale fiorentina, l’autore indaga sul rapporto che viene a istituirsi fra il genio individuale dell’artista e le energie progettuali e creative della collettività, e lungo quali vie la stessa collettività giunga a esprimere tali energie, rendendole realizzabili. Se il fulcro del progetto fu Opera del Duomo, un ruolo determinante ebbero le numerose commissioni di esperti che parteciparono attivamente alla formulazione del progetto finale. Rispetto a quanto comunemente si crede, Vivaldi fu un acuto e creativo specialista della fuga. Questo studio storico-analitico, ben illustrato, è il primo a esaminare e distinguere i molti differenti modi - alcuni estremamente originali - in cui Vivaldi applicò la tecnica della fuga alla sua musica. Michael Talbot Vivaldi and fugue Olschki pp. XX-262 €. 32,00 pensiero politico, da Hobbes a de Maistre. L’opera di Montesquieu, che ha influenzato potentemente sia i fondatori degli Stati Uniti d’America sia la stagione che prelude alla Rivoluzione francese, estendendo la sua incidenza sullo stesso pensiero conservatore lungo tutto il corso del XIX secolo e oltre, si configura come un imponente edificio dottrinale ove fattori ecologici, culturali, economici, psicoaffettivi e cognitivi s’intrecciano e si combinano in un vasto affresco, al cui centro stanno i regimi politici, ricostruito con accortezza dall’autore. Le istituzioni e le loro espressioni vengono esaminati non solo in ordine ai loro dati strutturali e valoriali (par- Istituto Niels Stensen Novembre stenseniano 2008. Origine Olschki pp. XIV-394 €. 39,00 Il mito di Mussolini D idier Musiedlak, docente di storia contemporanea a Paris-Nanterre, allievo di Raymond Aron, vanta al suo attivo più di un volume dedicato all’Italia nel Novecento. L’ultima sua fatica presentata in italiano è Il mito di Mussolini, che appare presso la casa editrice Le Lettere, nella Biblioteca di “Nuova Storia contemporanea”. Si tratta di un bilancio, critico ed ampio, di come Mussolini, la sua vicenda umana e la sua storia politica siano stati prima visti, poi a un certo momento letti in termini di mito (in positivo e in negativo) dalla letteratura e dalla storiografia. Il testo ripercorre le tappe principali della biografia del dittatore, passando attraverso discussioni e polemiche. m. b. tendo dalla virtù e dall’onore), ma anche in relazione alle condizioni ambientali, sociali, umane in cui essi operano, si affermano e infine deperiscono. In tale cornice l’attenzione si sposta costantemente sulle dinamiche storiche. Così, dalla città greca all’urbe romana, dagl’imperi all’universo feudale, dai principati agli Stati nazionali, dal ruolo del cristianesimo all’influsso delle tradizioni germaniche, i raffronti si sviluppano sempre tra le varietà europee del governo moderato e l’incombenza inquietante del dispotismo orientale, specie (ma non soltanto) d’impronta musulmana. M. B. Sono raccolte le proposte di fruibilità didattica di alcuni tra gli aspetti più rilevanti del complesso problema delle Origini nelle Scienze Contemporanee, sviluppate dai Docenti, Studenti e Specializzandi di diverse scuole della Regione Toscana, che hanno partecipato ai Laboratori Didattici della Fondazione Stensen di Firenze, nel contesto delle celebrazioni dell’Anno Internazionale dell’Astronomia del 2009. Un manoscritto casualmente ritrovato negli archivi di un convento francescano, un anonimo pellegrino amico di monaci e frati, storie che tracciano il profilo di una terra, l’Anatolia, e riportano l’eco di quella mescolanza di memorie, di fedi, di umanità che è la Turchia odierna. Finzione o realtà storica? Quella contenuta in questo libro? Forse i due aspetti convivono. Marina Valcarenghi L’amore difficile Bruno Mondadori pp. X-170 €. 24,00 7 Oriano Granella E venne il giorno del Giudizio... Paoline pp. 170 €. 24,00 Questo libro analizza alcuni punti nevralgici delle relazioni d’amore di oggi, con le loro particolari caratteristicbe: la dipendenza, il narcisismo, la fretta, il tradimento, l’assenza di codici di comunicazione condivisi. E, naturalmente, le paure: paura di soffrire, di sbagliare, di assumersi le responsabilità della vita adulta. E prova a rispondere a domande antiche e nuove. Un giovane e già affermato artista si misura A cura di Nicola Cirillo con i temi più cari a Fabrizio De André per traCome una specie di sorriso sformarli in altrettante tavole, qui riprodotte in cartolina. Fotografie dell’umanità più sfortunata: Stampa Alternativa c’è una bocca di rosa che precede la vergine in pp. 29 €. 13,00 processione anziché seguirla, un Michè impiccato in un cpt, e poi Piero, Nina, Marinella, Andrea, Princesa e tanti altri personaggi che Fabrizio De André ha abbracciato nei suoi versi per farli poi abbracciare dal popolo dei suoi ammiratori. LIBRI DA LEGGERE 8 A dura di A. Del Boca La storia negata Neri Pozza pp. 383 €. 20,00 Una critica del revisionismo, perché sotto questo termine si è delineato, nel corso degli ultimi decenni in Italia e nel mondo, un “uso politico della storia” che ha poco a che fare con la ricerca storiografica. La vergogna dell’armadio è LIBRI INSERTO apprezzabile che fin dal titolo (Maurizio Cosentino, La vergogna dell’armadio, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2009, pp. 356, € 18) si voglia far piazza pulita della “politicamente corretta” verità, consolidata da anni, in tema del cosiddetto “armadio della vergogna” (nel romano Palazzo Cesi, sede di organi di vertice della magistratura militare), contenente incartamenti a carico di militari tedeschi per fatti occorsi nel periodo bellico. Il rovesciamento operato nell’intitolazione spiega lo scopo polemico, ma storiograficamente corretto, che l’autore si propone: riportare un po’ di chiarezza in una vicenda che è stata strumentalizzata da anni, sovente senza tener conto alcuno di quanto emerso nel corso delle indagini svolte dal Consiglio della magistratura militare (1999), dalla Commissione giustizia della Camera (2001) e dalla specifica Commissione parlamentare d’inchiesta (istituita nel 2003). Appunto operando sulle testimonianze raccolte in queste varie fasi, Joze Pirjevec Foibe Einaudi pp. XVIII-375 €. 32,00 Una casa senza biblioteca è come una fortezza senza armeria (da un antico detto monastico) a cura di Maria Grazia D’Ettoris D a parecchi anni sono venuti in voga gli “apocrifi di Sherlock Holmes”, dovuti sempre a scrittori, professionisti o dilettanti ma sempre appassionati cultori dei quattro romanzi e dei cinquantasei racconti che costituiscono il cosiddetto “canone” delle opere di sir Arthur Conan Doyle dedicate al più celebre degli investigatori. L’abilità degli autori consiste essenzialconcretamente svolti da un pugno di deputati e senatori, con la rilevante differenza che quelli di centro-sinistra – pur se minoranza – seppero imporre la loro linea politica, posto che la stessa relazione di maggioranza, approvata dal centro-destra, finì con l’ignorare non pochi elementi recati da alcuni magistrati militari, i quali avevano, con abbondanza di argomenti, spiegato i motivi giuridici posti alla base di decisioni prese decenni addietro. Questioni di diritto (penale, costituzionale, internazionale ecc.), si badi, ben lontane dai pretesti politici (interni e internazionali) costantemente invocati sia dalla relazione di minoranza, sia da taluni giornali e pubblicazioni. mente nell’accostarsi il più possibile allo stile, alle atmosfere, ai personaggi, alle trame dell’originale, sovente ammiccando al lettore con opportune citazioni delle pagine di Conan Doyle. Fra i migliori e maggiori autori di questi “apocrifi” figura Loren D. Estleman, cui si debbono due romanzi, risalenti ad oltre trent’anni addietro e ora finalmente pubblicati da noi grazie alle traduzioni di Paolo De Crescenzo, presso Gargoyle Books ed. Si tratta de Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes (intr. di Roberto Barbolini, pp. 254, € 13) e di Sherlock Holmes contro Dracula (intr. di Paolo Zaccagnini, pp. 254, € 13).La storia del dr Jekyll e del suo doppio mr Hyde, dovuta a Robert Stevenson, viene riscritta inserendo nella vicenda Sherlock Holmes e il suo biografo Watson, puntando molto sull’ambiente e segnatamente sull’animatissima Londra di fine Ottocento. Questo curioso pastiche, come pure l’altro, viene attribuito al dr John Watson, tradizionale spalla di Holmes. Il secondo volume mette l’un contro l’altro, nella nebbiosa Inghilterra vittoriana, il principe degli investigatori e il celebre conte rumeno, dotato dei terribili poteri propri dei vampiri. Marco Bertoncini M. B. onservali nella tua Il sanguinoso capitolo delle “foibe” sarebbe stato da tempo relegato nei libri di storia come una delle vicende minori di quella mattanza mondiale che pretese cinquanta milioni di vite umane. Dato però che si colloca in una realtà mistilingue in cui le opposte idee sulle frontiere “giuste” sono state a lungo in conflitto tra loro, esso è ancor vivo nella memoria collettiva dell’area giuliana e ancora sfruttabile a fini politici interni e internazionali. Mariele Merlati Gli Stati Uniti tra India e Pakistan Carocci pp. 238 €. 24,50 II volume affronta il tema della politica degli Stati Uniti nei confronti di India e Pakistan nel secondo dopoguerra, con particolare riferimento agli anni della presidenza Carter. Il tema è ancora attuale, sia per la mai sedata conflittualità indopakistana, sia per le aspettative sul ruolo di mediazione degli Stati Uniti che l’elezione di Barack Obama ha portato con sé. CULTURA Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Holmes Cosentino precisa molti particolari, rilevando che non ci fu un volontario “occultamento” dei documenti, pur se la legge istitutiva della Commissione bicamerale nella propria medesima intitolazione riportava tale termine (e quando si parte male, cioè aprioristicamente, diventa difficile, strada facendo, approdare a una serena verità). Dalle menzogne fatte circolare sulla collocazione medesima dell’armadio (che sarebbe stato messo con le ante girate verso il muro), alla supposta intesa fra i ministri Paolo Emilio Taviani e Gaetano Martino per nascondere i procedimenti giudiziari, dalle conseguenze concrete della disposizione di “archiviazione provvisoria” degli atti disposta dal procuratore generale militare Enrico Santamaria nel 1960, alla possibilità di perseguire i pretesi criminali di guerra, l’autore esce dal generico coro delle proteste per la teorica sottrazione degli atti alla giustizia ed analizza con approfondita competenza i documenti disponibili, evitando la facile demagogia. Semmai c’è da chiedersi come operino molti parlamentari componenti delle Commissioni d’inchiesta. Nel caso specifico, i lavori furono C è LEGGERE B Fiamma Lussana L’Italia dalla Grande Guerra alla Liberazione (1915-1945) Carocci pp. 304 €. 21,00 Il testo è un excursus dell’Italia tra le due guerre e passa in rassegna i principali avvenimenti che segnarono il nostro paese in quel periodo storico: dalla Grande guerra alle laceranti contraddizioni politiche, economiche, sociali dell’immediato primo dopoguerra; dal delitto Matteotti ai Patti Lateranensi; dall’alleanza con la Germania nazista nella Seconda guerra mondiale alla Resistenza. Evelyne Patlagean Un Medioevo greco Bisanzio tra IX e XV secolo Dedalo pp. 474 € 26,00 Un volume che getta nuova luee sulla storia dell’Impero bizantino, troppo a lungo ritenuto un inerte residuo della Romanità antica. Prendendo in esame l’epoca che va dal IX al XV secolo, l’autrice delinea un’immagine di Bisanzio molto più vivace e complessa di quanto generalmente si creda; ne emerge il quadro di una compagine sociale e politica coinvolta in pieno dai coevi fenomeni che nel frattempo stanno ridisegnando l’Europa latino-germanica. N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre Peter Wende L’impero britannico Einaudi pp. 328 €. 28,00 II volume parte da una domanda in apparenza semplice: come ha potuto un’isola situata ai margini dell’Europa conquistare per oltre due secoli una posizione dominante sulla scena mondiale? Una fitta rete di relazioni - commerciali, economiche, politiche, militari, ma anche culturali e intellettuali - hanno permesso la creazione dell’Impero. Wende ripercorre lo sviluppo del commercio, senza trascurare gli elementi che hanno permesso all’Inghilterra elisabettiana di scalzare la Spagna dal controllo dei traffici con le Americhe; esamina le ragioni dei successi della marina militare; analizza le strategie politiche e le regolazioni dei rapporti con le élites locali nelle colonie. Tutto questo senza trascurare le dinamiche di politica interna, per giungere, infine, alle lotte e ai movimenti di liberazione e decolonizzazione, che hanno lasciato come eredità all’Inghilterra il Commonwealth e al resto del mondo una serie di questioni geopolitiche in buona parte ancora irrisolte. Olivier Wieviorka Lo sbarco in Normandia Il Mulino pp. 394 €. 32,00 Per le difficoltà superate e la complessità e la dimensione dello sforzo “Operazione Overlord”, cioè lo sbarco in Normandia, è obiettivamente la più colossale delle imprese condotte nella seconda guerra mondiale. Ed è entrata rapidamente nel mito popolare della guerra, anche grazie al cinema, da “Il giorno più lungo” a “Salvate il soldato Ryan”. Ora in questo libro, Wieviorka racconta il D-Day depurandolo dell’alone leggendario che l’ha trasformato in scontro fra bene e male, per recuperare la storia concreta di un’operazione militare, con tutte le differenze di vedute fra i comandi alleati, la penuria di materiali, gli errori tattici, le difficoltà psicologiche dei combattenti, le violenze ai civili, ma anche i dissensi politici di cui si compose. “Overlord” fu un successo che aprì la strada alla liberazione della Francia e alla vittoria finale della guerra in Europa, ma l’esito non era scontato. iblioteca Paolo Cammarosano Nobili e re Laterza pp. VI-391 €. 20,00 Dagli anni di Odoacre e di Teodorico fino alle soglie dell’età romanica, Paolo Cammarosano segue nascite, crisi e trasformazioni di aristocrazie protagoniste di strutture differenti di potere: da quelle di stampo classico ai notabilati cittadini dei secoli VIII e IX, ai nuovi meccanismi della fedeltà personale di età carolingia, alle formazioni di marchesi e principi in endemico conflitto per la corona d’Italia, al pullulare dei cavalieri e al loro radicarsi nei castelli nel X secolo. Michel Villey Il diritto e i diritti dell’uomo Cantagalli pp. 208 €. 20,00 I “diritti dell’uomo” sono irreali. La loro impotenza è evidente. E’ bellissimo vedersi promettere l’infinito; ma poi, come stupirsi se la promessa non è mantenuta! Cosa sono i diritti dell’uomo? Da dove prende origine questa dizione cosi’ usata e abusata della nostra epoca? Sono effettivamente utili e possono considerarsi la panacea di tutti i mali? Matthew Fforde Storia della cultura inglese Cantagalli pp. 208 €. 14,00 Questi saggi si raccomandano innanzitutto per la loro capacità di parlarci della Gran Bretagna di oggi e soprattutto di quella di due secoli che ci siamo lasciati alle spalle. Anche nell’epoca della globalizzazione e della desocializzazione, la patria della rivoluzione industriale e delle istituzioni rappresentative resta un oggetto di studio affascinante, che tutti faremmo bene a conoscere e a tenere presente. A. Beccaria, S., Mammano Attentato imminente Stampa Alternativa pp. 211 € 14,00 Nella primavera del 1969 l’ennesima azione terroristica all’Università di Padova fa partire una nuova indagine. A coordinarla è un commissario di polizia, Pasquale Juliano che arriva a individuare un nucleo di estremisti neri che traffica in armi ed esplosivi. Ma i neofascisti gli preparano una trappola: Juliano si vedrà così scippare l’inchiesta, che verrà insabbiata, e finirà sotto processo accusato di aver costruito le prove contro i terroristi. N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre Letteratura Mediterranea INSERTO Quando ci si può guardar soffrire e raccontare quello che si è visto, significa che si è nati per la letteratura. L’amante di Damasco Giovanna Crisà D amasco, 1957. La città è ancora avvolta nel grigio mantello dell’alba, quando la diceria comincia a serpeggiare fra gli intricati vicoli del centro storico: Nura, la moglie del calligrafo Hamid Farsi, è scappata. È fuggita con il suo giovane amante Salman, che lavora come apprendista nella bottega del marito. Il loro è un amore impossibile e pericoloso. Non solo perché lei è sposata ma soprattutto perché a dividerli è la religione: lei è musulmana, lui è cristiano. Eppure non sarà questo a fermarli. Non sarà questo a impedire a Nura di ottenere a tutti i costi quello che desidera da anni ormai: la libertà. Figlia di uno sceicco noto e rispettato in tutta Damasco, Nura è stata costretta a sposarsi con l’affascinante e misterioso calligrafo Ha- mid. Un uomo freddo, che subito dopo la prima notte di nozze l’ha relegata al ruolo di donna di casa, non curandosi più di lei. La sua ragione di vita è l’alfabeto arabo: sono anni che è alla ricerca dell’antico segreto della bella scrittura e il suo sogno è aprire una scuola di calligrafia. L’ha perseguito con tutto sé stesso, nonostante l’opposizione dei fondamentalisti e delle parti più conservatrici dell’ortodossia. Vi ha dedicato tutta la sua vita. Ma Memorie di un cartografo veneziano S ebastiano Caboto, veneziano per nascita e cosmopolita per vocazione, racconta in questo romanzo le prime esperienze di cartografo e la frequentazione di quel cenacolo di astronomi, geografi, navigatori e stampatori che, insieme, stavano dando forma, nell’Europa fra quattro e cinquecento, al mondo come lo conosciamo oggi. Ma soprattutto racconta i viaggi, il mare e l’avventura, in un’epoca, a ridosso delle imprese di Colombo, in cui le descrizioni dei navigatori erano un impasto di rigore scientifico e di racconti fantastici; in cui l’uso di strumenti di precisione si mescola alla credenza in leggende e suggestioni antiche; in cui le tempeste si scansano per una scelta accorta della latitudine e per le preghiere delle donne rimaste a casa a aspettare. Racconta l’ansia di affrontare “l’ignoto davanti a noi”, la necessità di piegarsi all’evidenza che navigando a Ponente per giungere a Levante si incontra una nuova terra, immensa, tutta da esplorare, da capire, da attraversare, da spiegare. G. C. U n nuovo cantiere edile si apre come uno sfregio sulle colline che circondano un’antica città italiana. In costruzione è la nuova villa, l’ennesima, di Angelo Ratti, un arricchito, corrotto e corruttore, privo di qualsiasi senso etico e destinato a una carriera politica di successo. Il mostruoso edificio, che cresce infrangendo ogni norma, senza il minimo rispetto per l’ambiente, sorge accanto all’abitazione di Antonio Antiquo, docente di letteratura greca all’università. Personaggio di un’onestà cristallina, amato e rispettato dai suoi concittadini; Antiquo decide di ribellarsi a quella che ritiene una vera profanazione subita da lui, dai suoi famigliari e dalla comunità tutta. Indignato dalla sopraffazione e richiamandosi ai princi- ora che è a un passo dal Venerdì 20 novembre 1970, ore 22.00. È realizzarlo, capisce di aver perso la cosa più importan- con questo preciso riferimento temporale che comincia te, Nura. E forse adesso è l’opera di Mirko Pelaccia dando immediatamente a chi troppo tardi per ritrovarla... legge – qualunque sia il suo statuto, lettore o critico – la possibilità di inquadrare cronologicamente la storia senza margini di errore. A questa data ne seguiranno altre fino a quella che segnerà l’atto di chiusura della narrazione: lunedì 14 dicembre 1970. Poco meno di un mese: tanto durano i fatti evocati. Un lasso di tempo breve, descritto in forma diaristica; un lasso di tempo registrato minuziosamente nella sua scansione fatta di mattine, pomeriggi e sere; un arco temporale esiguo eppure così sorprendentemente fitto di accadimenti di un’ entità tale da stravolgere intere esistenze. Il ritorno di Flavio, dopo anni trascorsi a Bologna, al suo paese di origine è il motore del racconto. È la sua presenza infatti Rafik Schami a far sì che gli eventi prendano il via e si concatenino L’amante di dando vita dell’intreccio: l’incontro con Naemi, l’unico Damasco vero amore della sua vita, ora moglie di Gaetano, che Garzanti vede minacciata la sua stabilità affettiva. Tutto si svolge velocemente: Flavio viene picchiato e poi portato in pp. 503 €. 19,60 ospedale per un tragico incidente, Naemi sparisce. È un libro pieno di sentimenti quello che l’autore ci propone, resi ancora più vividi dalla scelta del genere che gli consente di soffermarsi più a lungo sulla descrizione degli stati d’animo di Flavio, registrati in maniera dettagliata. L’ansia, la noia, la paura, il sentimento dell’amicizia, lo stato di eccitazione che si impossessano di lui di volta in volta vengono così messi in risalto attraverso una scrittura precisa, intensa, quasi carnale perché riesce a rendere palpabile quanto vissuto dal protagonista e da quanti lo circondano. E se questo non bastasse a rendere interessante questo libro, e a consigliarne vivamente la lettura, si potrebbe aggiungere il finale a sorpresa, che stupisce piacevolmente il lettore. Zhang Ailing L’amore arreso pi nati nella civiltà greca, si affida alle armi del diritto e delle leggi, che però si riveleranno inefficaci contro lo strapotere del denaro e della corruzione. Ma il professore si batterà sino alla fine, in nome dei valori etici e della democrazia, anche se la sua lotta ha il senso di un’agonia. G. C. Vittorino Andreoli Il corruttore Rizzoli pp. 390 €. 21,50 Bur pp. 213 €. 10,00 Sebastian Fitzek Il bambino Esistono sentimenti devastanti che lascia- Elliot no una sola possibi- pp. 386 €. 17,50 lità: arrendersi, senza condizioni. Una lunga Robert Stern all’apparenza è un uomo felice. E un avvocato di successo, ha una villa lussuosa a Berlino e una vita di cui è l’unico padrone. Eppure tutto questo nasconde a malapena un tremendo segreto che riguarda il suo passato e continua a tormentarlo: la morte del suo unico figlio a pochi giorni dalla nascita… Èdouard Bourdet Mirko Pelaccia Il giardino degli angeli inquieti Nuovi Autori pp.195 €. 11,00 Francesco Ongaro Memorie di un cartografo veneziano Corbaccio pp. 337 €. 18,60 Il corruttore 9 schermaglia che sfocia in un amore disperato sullo sfondo dei bombardamenti di Hong Kong; un incontro travolgente che spinge il protagonista a minare pregiudizi e convenzioni sociali... Tarun J Tejpal La storia dei miei assassini Garzanti pp. 468 €. 19,60 India, Nuova Delhi, domenica mattina. La notizia è appena arrivata, ne parlano tutti i telegiornali nazionali: uno dei giornalisti investigativi più famosi del paese è scampato a un attentato e i suoi killer sono stati arrestati. Peccato che l’unico a non essersene accorto sia proprio lui, la presunta vittima. Prima ancora che possa capire quello che sta succedendo, il giornalista viene messo sotto scorta dal governo e in poche ore la sua vita diventa un inferno. Nessuno gli spiega nulla, uomini ombra lo seguono giorno e notte. Il processo contro i suoi “assassini” prende il via e l’uomo viene chiamato a testimoniare, in un’atmosfera sempre più grottesca e kafkiana. A poco a poco capisce di essere un bersaglio, parte di un progetto legato indissolubilmente al destino geopolitico del suo paese. Un paese dove gli omicidi sono all’ordine del giorno, dove chi detiene il potere plasma la realtà a suo piacimento, dove il confine tra colpevoli e innocenti è infinitamente sottile. E proprio varcando questo confine, e scavando a fondo nella vita degli assassini che ha di fronte, che potrà salvarsi. Il romanzo è ispirato alla vera storia di Tarun J Tejpal: il giornalista, dopo aver scoperto il più grave scandalo di corruzione del governo indiano, è stato vittima di diversi tentativi di omicidio e ha vissuto a lungo sotto la protezione della polizia e dei servizi segreti, fino a quando i colpevoli non sono stati smascherati. Religione 10 Dobbiamo avere paura degli immigrati? N el 2° capitolo del suo libro Ho 80 tanta fiducia, La Società, padre Gheddo si chiede se dobbiamo avere paura degli immigrati, ovviamente no. Perché abbiamo bisogno degli immigrati e che essi saranno sempre più indispensabili finchè continuerà la tendenza dei giovani italiani a fare pochi figli. Padre Gheddo è convinto che se non avessimo circa tre milioni di terzomondiali, la società italiana letteralmente non potrebbe vivere: non avremmo più badanti per i nostri anziani, le colf nelle case, il pane fresco al mattino, i manovali nelle costruzioni e nelle riparazioni delle strade, etc. Quindi è nostro dovere accogliere gli immigrati, trattarli bene e soprattutto fare in modo che si integrano. E così porta l’esempio di santa Francesca Cabrini, che molto ha fatto per gli italiani immigrati negli Stati Uniti. Però padre Gheddo è convinto che lo Stato, i governi, le forze dell’ordine, debbano anche controllare e contingentare le entrate degli stranieri in Italia, respingere gli illegali, punire e rimandare a casa chi commette reati. Comunque sia non bisogna avere paura degli immigrati, così si crea un muro tra loro e noi. Subito dopo però padre Gheddo non si sottrae alla domanda sugli immigrati di religione islamica. Bisogna limitare le entrate di immigrati islamici? Il flusso improvviso e massiccio di immigrati islamici che si é verificato negli ultimi quindici anni, non poteva avere che conseguenze nefaste, per noi e per loro: crea divisioni, sospetti, opposizioni, rancori di popolo. Troppo distanti le due culture e religioni, troppo opposte le mentalità di fondo. A questo punto il missionario del Pime cita il cardinale Giacomo Biffi, che tanto scalpore avevano suscitato le sue parole di alcuni anni fa. Che cosa aveva detto Biffi: gli islamici vengono da Luisa Bove Don Carlo Gnocchi Paoline pp. 286 €. 16,00 Don Carlo Gnocchi (1902-1956), personalità di grande comunicativa e disponibilità, dopo varie esperienze pastorali si occupa dei giovani del prestigioso Istituto Gonzaga di Milano. Scoppiata la guerra, sceglie di andare al fronte come cappellano militare degli alpini, e vi resta fino alla fine della guerra. Era presente nella drammatica ritirata di Russia. Finita la guerra, fra le tante tragiche conseguenze, vi è quella dei bambini mutilati da ordigni bellici. Don Gnocchi dedicherà a questi bambini tutta la sua vita Claudio Balzaretti Il Papa, Nietzsche e la cioccolata Edb pp. 256 €. 18,90 Sorseggiare una tazza di cioccolata interrompe o no il digiuno, rigorosamente prescritto dalle leggi della Chiesa? La gustosissima, densa e sensuale sostanza proveniente dal Nuovo Mondo può considerarsi una vera bevanda? Verso la metà del 1600 e per oltre un secolo papi, insigni teologi e ambasciatori dei re dibattono aspramente la questione, impensabile prima della scoperta dell’America. noi decisi a restare estranei alla nostra umanità…ben decisi a rimanere sostanzialmente diversi, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro. Quindi consigliava agli uomini di governo di preferire immigrati cattolici o almeno cristiani, alle quali l’inserimento risulta enormemente agevolato. Naturalmente il discorso non riguarda gli uomini di Chiesa, ma i governi occidentali che devono fare bene i conti con questa specie di invasione. Per don Piero mettere un limite numerico all’immigrazione islamica e accettare liberamente quella cristiana, non deve essere considerato un fattore discriminante. Io parlerei piuttosto di doverosa difesa del popolo italiano e dell’identità italiana. Inoltre padre Gheddo sottolinea la diversità delle popolazioni islamiche, gli unici che in questi anni hanno dimostrato di obbedire a leggi diverse da quelli vigenti da noi (basta ricordare la poligamia e l’identificazione tra politica e religione)…E’ provato che molto spesso nelle moschee e scuole coraniche, non solo nei Paesi islamici ma anche in Europa, si predica l’odio verso l’Occidente cristiano, ritenuto responsabile della decadenza dell’Islam, e di conseguenza si esorta ad onorare i ‘martiri’ dell’Islam che muoiono compiendo atti di terrorismo. In conclusione don Piero auspica un’evoluzione positiva dell’Islam, com’è avvenuto per il Cristianesimo e la Chiesa. Ma ci vuole tempo; i cambi culturali avvengono nei secoli. Per il momento siamo costretti a difenderci dal pericolo islamico che mira a conquistare l’Occidente attraverso la pressione demografica e l’unità dei popoli islamici contro il nemico comune che è l’Occidente cristiano (il “grande satana”, come diceva Khomeini, sono gli Stati Uniti). L Essere sale della terra e luce del mondo Effatà pp. 128 €. 9,00 Agostino di Ippona (354-430) è una figura che non smette mai di affascinare. Instancabile e inquieto ricercatore della verità, ragionatore lucido e “spietato” attira quanti non si accontentano di dogmatismi astratti ma cercano con la ragione il senso della vita, intrecciando esistenza e pensiero. Convertito dall’incontro con Cristo, diventa un credente appassionato e profondo. Rosette Poletti, Barbara Dobbs Oltre il dolore Paoline pp. 160 €. 11,50 Tutte le perdite sono dolorose. La morte di una persona cara, ad esempio, è particolarmente difficile da affrontare, ma lo è anche la ferita di un divorzio, la fine di una relazione affettiva, la perdita del posto di lavoro, perdita di beni, scopi, ideali... Tutte queste perdite necessitano di un processo detto “elaborazione del lutto”, per superare il dolore e ritrovare la serenità perduta. Il testo prende l’avvio dal vangelo di Matteo, là dove si afferma che i cristiani devono essere “il sale della terra e la luce del mondo”, una sfida che interpella tutti e che, secondo le parole di Gesù, è insieme un “dono” e un “compito”. La famiglia, alla luce di questo insegnamento evangelico, sembra assumere un ruolo particolare. Un libro interamente dedicato alla felicità, di cui Sabino Palumbieri viene rivelata la “ricetta” attraverso un commento a La nona sinfonia di Dio ciascuna delle otto beatitudini enunciate da Gesù nel Effatà Discorso della montagna. “La felicità non è superfipp. 288 €. 15,00 cialità. È autenticità. È bellezza. Ma nella pienezza. Non è facilità. È impegnatività. Non è fugace impressione. È lenta maturazione. L’essere dell’uomo è elasticizzabile all’infinito.” Il libro ricostruisce la biografia di Giovanni Leonardo Sartori (1500?-1556), noto anche come Giovanni Leonardi, alto funzionario dei duchi di Savoia divenuto profeta del rinnovamento della cristianità e della riconciliazione universale nelle terre della Riforma. I suoi scritti e le sue visioni furono condannati da tutte le chiese ufficiali, fino al tragico epilogo durante il processo inquisitoriale. Lucia Felici Profezie di riforma e idee di concordia religiosa Olschki pp. X-372 €. 39,00 L’opera fondamentale di uno dei maggiori scrittori spirituali del nostro Seicento, viene ripubblicata secondo la prima edizione jesina (1680) e le modifiche apportate alla seconda, veneziana (1682). L’introduzione mette in luce l’alta qualità teologica del testo, fedele a una tradizione che affonda le radici nella mistica essenziale trasmessa dal corpus pseudo-tauleriano. Piero Boitani Il Vangelo secondo Shakespeare Il Mulino pp. 175 €. 15,00 S Pier Matteo Petrucci I mistici enigmi disvelati (1680) Olschki pp. 224 €. 29,00 Già in alcune tragedie (“Amieto” e “Re Lear”) e poi ancor di più nei drammi romanzeschi (“Pericle”, “Racconto d’inverno”, “Cimbelino”, “La tempesta”) il poeta inglese ritorna spesso alle Scritture disegnando il suo personale Vangelo: terreno e immanente, ma ombra del trascendente e del divino, fondato sulla pazienza e sul perdono, aperto all’azione di Dio, alla vita, alla gioia e alla resurrezione. Il Messale dei bambini - studiato in un nuovo formato, più maneggevole - propone in un unico volume, per ogni domenica e festa dell’anno C, tutti i testi integrali, a caratteri maiuscoli, delle letture e del salmo responsoriale. ibri dello Adolfo Scandurra Agostino d’Ippona Messaggero pp. 96 €. 5,00 Riflettiamo con i Libri E. Cipollone, M e N. Gallotti Domenico Bonvegna I N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre pirito Anna Maria Cànopi Maria donna della bellezza interiore Paoline pp. 110 €. 12,00 La vita di Maria è messa a fuoco attraverso alcune istantanee che attingendo e commentando sia passi del Vangelo che dei documenti del concilio Vaticano II evidenziano gli atteggiamenti interiori profondi della Vergine, come il silenzio, la fede, il servizio, la preghiera, la speranza, la gratitudine, la gioia; da essi scaturiscono il servizio, la tenerezza di madre e la carità. Marc Sevin La Bibbia in 50 chiavi Messaggero pp. 200 €. 14,50 Finalmente un percorso accessibile e pratico per una piacevole visita guidata della Bibbia! Cinquanta chiavi per scoprire ciò che è la Bibbia, la sua origine, la sua storia, per orientarsi nella sua architettura interna, nelle sue grandi interpretazioni. In breve, per trovare le risposte alle domande più indispensabili: quelle che permettono di lanciarsi nella sua lettura e nel suo studio. A cura di Maria Scarpa Il messale dei bambini Edb pp. 271 €. 16,00 Raffaele Iaria Per un mondo nuovo Ancora pp. 160 €. 12,00 II volume intende far conoscere, con taglio divulgativo, la figura di padre Riccardo Lombardi. Gesuita, collaboratore di fiducia di Pio XII, padre Lombardi conobbe grande notorietà negli anni ’40 e ’50 come predicatore radiofonico; soprannominato “il microfono di Dio”, fondatore del “Movimento per un Mondo Migliore” nei primi anni ’50, il suo ruolo venne ridimensionato con l’avvento di papa Giovanni XXIII. Morì quasi dimenticato nel 1979. Marc Joulin Il santo curato d’Ars Paoline pp. 128 €. 11,00 Si tratta di una breve biografia del santo Curato d’Ars. Viene narrata la sua vocazione, la sua ordinazione sacerdotale e l’affidamento della piccola e povera parrocchia di Ars. La sua vita austera, l’amore per i poveri e per gli orfani, la qualità della sua direzione spirituale attraverso la confessione, sono descritti nel contesto storico del tempo. Viene messa in risalto anche la fondazione che ha cura degli orfani e bambini abbandonati. Attualità N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre ß Antonio Mazzeo A Barcellona Pozzo di Gotto va in scena “L’elogio dell’impunità”. Potrebbe benissimo trattarsi di un adattamento teatrale metà commedia e metà farsa se nello sfondo non ci fosse la tragedia di una guerra di mafia che negli anni ’80 ha visto decine e decine di morti ammazzati tra la Piana di Milazzo e l’area dei Nebrodi, nella fascia tirrenica della provincia di Messina. Cosche contro cosche, famiglie contro famiglie, per accaparrasi appalti e subappalti del nuovo tracciato ferroviario Messina-Palermo e gestire discariche di rifiuti, cave e le colate di cemento che hanno devastato la costa e gli alvei di fiumi e torrenti. Omicidi e sparizioni forzate di anziani boss e piccoli spacciatori neanche maggiorenni, esecuzioni efferate nello stile di ciò che accadeva negli stessi anni con la “guerra sucia” in Centroamerica, sotto la mano di eserciti e paramilitari. Dopo l’oblio collettivo di quei terribili anni, arriva, proprio come nei tribunali di mezza America latina, il colpo di spugna della “giustizia” peloritana. La corte d’assise d’appello di Messina ha emesso la sua sentenza nel maxiprocesso denominato Mare nostrum, ribaltando il dispositivo di primo grado: dimezzati gli ergastoli (da 28 a 14), sfumato il reato associativo di mafia, prescritti tutti i reati “minori” e quelli legati al porto d’armi, una pioggia di assoluzioni per buona parte dei 130 imputati. La corte, in particolare, ha annullato l’ergastolo al riconosciuto boss mafioso Giuseppe Gullotti, condannato in primo grado per il duplice omicidio Iannello-Benvegna. Gullotti, almeno per ora, continuerà a scontare in carcere la condanna a 30 anni (passata in giudicato), quale mandante dell’assassinio del giornalista de La Sicilia, Beppe Alfano. Resta dunque ben poco di quello che fu il castello accusatorio che portò nel biennio 1992-93 alle operazioni “Mare Nostrum 1 e 2”, quando le forze dell’ordine eseguirono 580 arresti di presunti appartenenti alle organizzazioni criminali di Barcellona, Tortorici, Patti e Sant’Agata di Militello. A far scattare le indagini, furono innanzitutto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Orlando Galati Giordano e Giuseppe “Pino” Chiofalo”, personaggi ai vertici delle cosche di Tortorici (il primo) e Terme Vigliatore (il secondo), usciti perdenti dalla sanguinosa lotta con i nuovi alleati locali dei “corleonesi”. Soprattutto Pino Chiofalo aveva ricostruito con dovizia di particolari i legami della criminalità con imprenditori, magistrati, amministratori e politici locali, ministri e sottoministri. Uno spaccato di borghesia mafiosa che gli inquirenti hanno deciso però di destoricizzare e decontestualizzare, spezzettando il racconto del boss con perizia chirurgica, ma soprattutto astenendosi dalla ricerca di possibili riscontri sul “terzo livello”. Al vaglio del Tribunale restarono solo i fatti di sangue e le estorsioni, mentre i traffici di stupefacenti furono affidati ad un 11 A Messina sentenza shock: “La mafia non esiste” procedimento-stralcio (Mare nostrum droga), il cui processo di appello si è concluso il 13 novembre scorso con l’assoluzione di tutti e 32 gli imputati (in primo grado erano state 14 le condanne con pene dai 5 a i 14 anni). «Una sentenza della Corte d’Appello di Messina che lascia stupefatti», è il commento a caldo del senatore del PD Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia che proprio alla pericolosità della mafia della provincia di Messina aveva dedicato un intero capitolo della Relazione di minoranza della Commissione della XIV legislatura. «Sento il bisogno di rompere il riserbo nel commentare le sentenze», aggiunge Lumia. «La mafia barcellonese non può rimanere impunita. Gullotti e gli altri boss sono una minaccia reale, perché fanno parte di Cosa nostra militare e sono collocati nel cuore delle collusioni con la politica e i poteri deviati. Bisogna ritornare ad occuparsi con più incisività del condizionamento mafioso a Messina e in particolare nell’area barcellonese, così come del ruolo di una parte della magistratura, dei poteri collusi sul versante economico-politico e istituzionale, affinché lo Stato torni ad affermare la sua sovranità democratica anche in queste realtà territoriali». Durissimo il commento di Fabio Repici, avvocato di parte civile nei più importanti processi di mafia svoltisi nel capoluogo dello Stretto (l’omicidio della stiratrice diciassettenne Graziella Campagna, quello del giornalista Alfano, ecc.) e legale di fiducia della famiglia del docente universitario Adolfo Parmaliana, morto suicida il 2 ottobre 2008 dopo aver appreso di un’indagine avviata nei suoi confronti a seguito delle sue documentate denunce su malapolitica, mafia e affari nel Comune di Terme Vigliatore. «La famiglia mafiosa più potente della provincia di Messina e più impunita d’Italia può riprendere serenamente il comando del territorio, nella società criminale e naturalmente pure nella società legale», scrive Repici in una lettera aperta. «La sentenza di Mare Nostrum è solo l’ultimo atto di un grado di giudizio che aveva fatto registrare accadimenti inediti nella storia giudiziaria italiana. Il clima del processo ebbe un mutamento allorché la corte, adeguandosi ad una nuova perizia (dopo ben 9 di segno contrario espletate da esperti di ogni parte d’Italia) che, con argomentazioni a dir poco stravaganti, aveva fornito parere favorevole sulla capacità di rendere esame del collaboratore di giustizia barcellonese Maurizio Bonaceto, aveva deciso di estromettere dal fascicolo i verbali delle dichiarazioni rese a suo tempo da Bonaceto e di disporne l’esame». Rientrato nel 1997 a Barcellona presso i suoi familiari dopo aver interrotto la propria collaborazione processuale, Bonaceto aveva tentato il suicidio lanciandosi dal terrazzo della propria abitazione, rimanendo gravemente menomato nel fisico e nella mente. «Davanti alla corte comparve allora una larva d’uomo che, palesemente incapace di orientarsi, dietro consiglio del suo nuovo legale affermò con qualche difficoltà di non Il boss Giuseppe Gullotti L’avvocato Fabio Repici voler rispondere», ricorda il legale. «A quel punto i pubblici ministeri chiesero di acquisire comunque i vecchi verbali di Bonaceto, asserendo che il suo comportamento attuale era da ricondurre alle minacce rivoltegli da esponenti della mafia barcellonese, secondo quanto si ricavava da un suo verbale d’interrogatorio del 24 maggio 1993». Particolare non certo secondario il mai interrotto rapporto di lavoro del fratello del collaboratore di giustizia presso la grande impresa di autodemolizioni intestata alla madre di un altro importante boss barcellonese, Salvatore Ofria. «Acquisite finalmente le dichiarazioni rese da Bonaceto, alcuni difensori (ed in particolare quelli del boss Giuseppe Gullotti) si adoperarono con strumenti inconsueti per cercare di minarne la credibilità», prosegue Fabio Repici. «Il 9 marzo 2009, uno dei due difensori di Gullotti, l’avvocato Franco Bertolone (che non aveva preso parte al processo fino alla sentenza di primo grado, per essere stato raggiunto dalle accuse del collaboratore Giuseppe Chiofalo, che lo aveva indicato come “consiglieri” della famiglia mafiosa barcellonese grazie ai suoi stretti rapporti con un magistrato, il dottor Cassata, oggi Procuratore generale di Messina) lesse un inconsulto documento anonimo che avanzava dubbi sull’attendibilità di Bonaceto, ma si risolveva anche in un attacco personale soprattutto contro la mia persona e quella di Piero Campagna, fratello della povera Graziella, assassinata nel 1985. Di questo documento veniva letta soltanto una parte, nella quale, in sintesi, si affermava che Bonaceto aveva probabilmente mentito sull’omicidio Alfano, che il boss Gullotti e il killer Antonino Merlino, pur definitivamente condannati, erano in realtà innocenti, che io avevo ben contezza della loro innocenza per avermela confidata Piero Campagna, che io però mai avrei riferito all’autorità giudiziaria ciò che sapevo, per non scagionare i due mafiosi condannati». A rendere più torbida la vicenda, l’accertamento delle generalità dell’estensore del documento, il sostituto procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, Olino Canali, che nel processo di primo grado aveva svolto le funzioni di pubblico ministero. E la volontaria omissione da parte dell’avvocato Bertolone della lettura di un successivo passaggio della missiva in cui il Canali scriveva che «Franco Bertolone è il Franco Cassata degli avvocati barcellonesi». Una frase che, sempre secondo Repici, «poteva essere considerata perfino un riscontro alle vecchie accuse del pentito Chiofalo», relative a un presunto stretto legame tra il legale e il magistrato. Proprio il Chiofalo, il 20 febbraio 2004, nel corso della sua deposizione al processo di Catania a carico del magistrato messinese Giovanni Lembo e del boss Michelangelo Alfano poi “suicida”, si era soffermato su un viaggio da lui fatto a Milano in compagnia del legale barcellonese, nel lontano 1972-73, a cui avrebbe partecipato pure Antonio Franco Cassata, al tempo già magistrato. «Avevo dei processi ed io e il mio avvocato all’epoca, Francesco Bertolone, dovendo andare a Milano con l’automobile ci siamo portati dietro un suo amico che poi apprendevo era il giudice Cassata…». Del viaggio a Milano del giudice «su una Mercedes di proprietà del pluriomicida Chiofalo» aveva parlato anche l’ex senatore democristiano Carmelo Santalco in un esposto al Presidente della Repubblica del 6 giugno 2000, successivamente rimesso al Consiglio Superiore della Magistratura che doveva valutare la supposta “incompatibilità ambientale” del dottor Cassata (il procedimento davanti al CSM si è poi concluso in modo favorevole per il magistrato). Dopo la rinuncia al mandato difensivo da parte dell’avvocato Repici che rappresentava alla corte la sua disponibilità a testimoniare e l’invio di un fax alla Procura generale in cui il dottor Canali riconosceva la paternità del documento letto in aula dall’avvocato Bertolone, veniva disposta la testimonianza del sostituto procuratore di Barcellona, che essendo stato Pm in primo grado, si trovava nella situazione di incompatibilità con l’ufficio di testimone prevista dal codice di procedura penale. «Il dr. Canali testimoniò in due successive udienze, facendo affermazioni plasticamente false», aggiunge Repici. «Per questo egli è oggi indagato dalla Procura di Reggio Calabria per falsa testimonianza e per favoreggiamento del boss Gullotti». La Procura aveva riaperto nel frattempo l’indagine derivante dall’informativa Tsunami, redatta nel 2005 dalla Compagnia dei carabinieri di Barcellona, che aveva documentato presunti comportamenti illeciti del dottor Antonio Franco Cassata e le frequentazioni fra il Canali ed il cognato del boss Gullotti. «A far riemergere dai cassetti l’informativa era stata la tragica ß morte di Adolfo Parmaliana», scrive il legale. «La sua ultima lettera, con le accuse al “clan” della “giustizia messinese/barcellonese”, aveva indotto la Procura di Patti a trasmettere il fascicolo sul suicidio di Adolfo alla Procura di Reggio Calabria. La situazione è oggi ancora in fibrillazione. Perché se il dr. Canali è stato costretto a lasciare il distretto giudiziario messinese e le funzioni di pubblico ministero, il dr. Cassata, seppure considerato, anche in atti ufficiali, il più alto referente istituzionale della famiglia mafiosa barcellonese, è ancora incredibilmente il Procuratore generale di Messina. Però, avendo di recente il dr. De Feis riferito alla Procura di Reggio Calabria la verità sulle intimidazioni subite ad opera del Cassata nel 2005, come riportate nell’informativa Tsunami, quest’ultimo ha ragione di temere che la Procura possa determinarsi a procedere nei suoi confronti e che il CSM si senta costretto ad aprire un procedimento disciplinare o paradisciplinare». È il circolo culturale paramassonico barcellonese “Corda Fratres”, di cui proprio il Cassata è da sempre instancabile animatore, a costituire la migliore vetrina dell’esercizio delle relazioni di potere dell’intera provincia di Messina. Fondato nel 1944, “Corda Fratres” – il cui nome completo è “Fédération Internazionale des Etudiants “Corda Fratres” Consulat de Barcellona (Sicilia)” – vede tra i suoi soci i nomi di grido della classe dirigente politica locale (il senatore del Pdl Domenico Nania, già capogruppo al Senato di An e l’odierno sindaco di Messina ed ex presidente della Provincia, Giuseppe Buzzanca, anch’egli postfascista), giudici onorari, avvocati tra cui lo stesso Francesco Bertolone, professionisti, imprenditori, ecc.. Nelle liste della “Corda Fratres” compaiono pure i nomi di ben 16 iscritti alle logge del Grande Oriente d’Italia “Fratelli Bandiera” e “La Ragione”. Tra i “soci onorari”, due ex generali dei Carabinieri, Giuseppe Siracusano (tessera P2 n. 496) e Sergio Siracusa, già direttore del SISMI ed ex Comandante generale dell’Arma. Di questa associazione ha fatto pure parte il boss mafioso Giuseppe Gullotti, “allontanato” solo nel febbraio 1993, dopo la visita nella città del Longano della Commissione Parlamentare Antimafia. Presenza altrettanto inquietante quella dell’avvocato Rosario Pio Cattafi, “compare d’anello” del Gullotti, che inquirenti e collaboratori di giustizia ritengono operare su ben più alti livelli criminali. «Nulla sembra poter fermare le follie del “rito peloritano”, della giustizia alla messinese», conclude amaramente Fabio Repici. «Nessun segnale di attenzione viene da parte degli organi dello Stato per la provincia di Messina, per questa Corleone del terzo millennio che è Barcellona Pozzo di Gotto, per i miasmi della giustizia messinese. Fino a che nel resto della nazione non ci si decida ad accendere un riflettore sui misfatti di quella provincia, il buio, materiale e morale, continuerà a sommergerla». Attualità 12 N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre Sull’attentato a Berlusconi bisogna dire la verità C onfidandosi con don Verzè, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi pare che abbia detto non capisco perchè mi odiano così tanto, ecco perché tanto odio fino al punto di essere oggetto di violenza barbara e gratuita. Quella domenica sera ero in piazza Duomo e forse per poco non ho assistito al vile attentato, ho visto e sentito i cori del nutrito gruppo della sinistra radicale che gridavano “buffone”anche dopo l’attentato di Tartaglia. La prima cosa che ho pensato è che Berlusconi subiva un’aggressione simile a quella che ricevette nel 1993 Bettino Craxi davanti al Raphael di Roma col lancio di monetine ad opera di militanti comunisti. Soltanto che questa volta non finirà come allora. Ma poi a mente serena credo che la lunga campagna di odio contro Berlusconi si possa paragonare a quella che ha subito il povero commissario Luigi Calabresi negli anni 70, certo con i dovuti distinguo sulle persone. In questi giorni sui media sono tutti d’accordo che bisogna abbassare i toni del dibattito politico, le parole possono diventare armi, l’avversario non è un nemico da abbattere e via con queste frasi. In tutto questo ci vedo un’ipocrisia gigantesca, simile a quella (ovviamente molto più innocente) del bambino che, dopo averla fatta grossa, giura al papà che d’ora in avanti sarà tutta un’altra cosa, o come i miei bambini della scuola elementare. Come si fa ad abbassare i toni quando si vuole far passare l’aggredito come l’aggressore, quando nonostante il fatto gravissimo di Milano, due rappresentanti autorevoli della politica come l’onorevole Di Pietro e Bindi e metto pure Sonia Alfano, sostengono che il Presidente del Con- L a storia è quella di una ragazzina rom di quindici anni, accusata di aver rapito una neonata nel napoletano, nel maggio 2008. La ragazzina, sulla base delle testimonianze della madre della rapita è stata condannata, in primo grado e in appello, a tre anni e otto mesi, e da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida. L’avvocato della ragazza reclusa ha chiesto prima dell’estate scorso gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di appello al riesame, ha bocciato la sua richiesta. Ecco la motivazione, in sede d’appello, del tribunale dei Minori di Napoli che ha scatenato polemiche infinite: “Se si appartiene all’etnia rom, non si può che delinquere. Peraltro gli schemi di vita Rom per comune esperienza deter- Un campo rom Massimo Tartaglia zione ad hoc contro Berlusconi il cosiddetto No-B day, perfino Casini aveva preconizzato una sorta di CLN, si un Comitato di Liberazione Nazionale, da che cosa ma dal Tiranno, tutto questo per restare agli ultimi mesi. E chi grida contro il tiranno legittima il “tirannicidio” scrive Marcello Veneziani. “D’ora in poi dev’essere chiara una cosa: chiunque definisce tirannide o regime fascista il governo di Berlusconi si assume la responsabilità politica e civile di mandante morale delle aggressioni subite da Berlusconi e di ogni altro eventuale attentato”. (Marcello Veneziani, Chi grida al tiranno legittima il “tirannicidio”, 16.12.09 Il Giornale). Questo dev’essere chiaro alla sinistra, alla stampa, alla tv giacobina, ai delinquenti di facebo- siglio è un provocatore, se l’è cercata. Ma siamo al sonno della ragione? Io ero in piazza ed ho visto e sentito i militanti comunisti, antagonisti, come li volete chiamare che facevano di tutto per interrompere la manifestazione, addirittura una decina erano giunti fin sotto il palco. E allora chi sono gli aggressori, chi ha seminato odio attraverso Repubblica, il quotidiano partito, Annozero, una trasmissione della tv di Stato, col mirino fisso contro Berlusconi, lo ha accusato di mafiosità e di corresponsabilità nelle stragi, e poi i magistrati che hanno tirato fuori uno Spatuzza show, addirittura hanno inventato una manifesta- Silvio Berlusconi dopo l’attentato minano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole ”. In sostanza, la “vox populi” con la quale si dice che i rom rubano i bambini, rischia di diventare “certezza giuridica”. Pertanto, con la stessa logica, altri giudici potrebbero giustificare le loro decisioni basandosi su schemi di questo genere: chiunque vive in terre di alta criminalità è tendenzialmente delinquente, in quanto inserito negli schemi culturali di quelle zone(Cfr espresso.repubblica.it dell’1 dicembre 2009). Ebbene, affinchè, tutto ciò non avvenga, nell’ambito del settore giustizia del nostro Paese, è necessario, a nostro modesto avviso, che il Parlamento italiano prenda l’iniziativa di approvare una legge nazionale per l’accoglienza degli immigrati, soprattutto bambini e adolescenti, ispirandosi a quanto, recentemente, affermato da Benedetto XVI: ”Deve essere facilitata l’integrazione sociale, grazie, a opportune strutture formative e sociali. Un aspetto tipico della migrazione minorile(leggi:rom n.r.) è costituito dalla situazione dei ragazzi nati nei Paesi ospitanti, oppure, da quella dei figli che ok che inneggiano a Tartaglia, ai dipietristi, alle rosybindi e a tutti quelli che vogliono abbattere Berlusconi. Del resto il tirannicidio è ammesso anche dalla giurisprudenza liberale e democratica. In difesa della libertà e dei diritti umani si può uccidere il dittatore. Saddam docet. Quindi se Berlusconi viene giudicato un dittatore, un tiranno, si legittima l’attentato contro di lui e si ritiene lecita ogni violenza pur di eliminare il despota. E’ evidente a tutti che in Italia mancano tante cose, ma di sicuro non manca la libertà. La prova è che chiunque può lapidare sempre e comunque il nostro premier. Se in Italia c’era la tirannide non doveva esserci il dissenso. E se gli onorevoli Cicchitto e Quagliarello hanno usato certi toni, hanno tutto il diritto di farlo. Dopo i fatti di Milano, si profila una mistificazione che respingiamo con forza. Secondo l’interpretazione che si cerca di imporre, ci si troverebbe di fronte a un generalizzato clima di odio che tutti, vittime e carnefici senza distinzione, dovrebbero impegnarsi a superare. Non sono mai stato iscritto a nessun sindacato o partito politico, ho le mie idee, manifestate sempre in libertà, oggi mi sento di scrivere che non ci sto, è troppo. “Le parole si sono fatte sangue”, ha ben scritto Veneziani. Soltanto una bestia idiota e feroce può dire davanti alla maschera di sangue di Berlusconi: non faccia la vittima. Bestia idiota perché nega l’evidenza atroce e sanguinosa della realtà, bestia feroce perché riesce a non provare neanche un filo di umana e cristiana pietà di fronte al viso tumefatto e insanguinato di una vittima della violenza e dell’odio. Dunque sono aggredito e devo far finta di niente, “un idiota in cura al Policlinico ha lanciato un souvenir”, è accaduto questo? Tutto sto casino per un souvenir, scrive Renato Farina. Sembra che si voglia dire domenica non è successo niente. Perchè è stato un pazzo. Un pazzo che tira dei souvenir. Un idiota. Un isolato. Non è successo niente. Subito sono entrati in azione i minimizzatori, gli specialisti nel girare la frittata. Un attentato alla vita di Berlusconi, un tentato omicidio, che per miracolo non finito nell’uccisione e bisogna minimizzare. Anche per l’attentato alla caserma Perrucchetti di Milano si affrettarono subito a scrivere come ha fatto il Corriere della Sera: “In Procura a Milano hanno comunque fatto sapere che l’attentato alla Perrucchetti sarebbe un caso isolato”. Domenico Bonvegna Rom non può essere sinonimo di criminale non vivono con i genitori emigranti dopo la loro nascita, ma li raggiungono successivamente. Questi adolescenti fanno parte di due culture con i vantaggi e le problematiche connesse alla loro duplice appartenenza, condizione questa che tuttavia può offrire l’opportunità di sperimentare la ricchezza dell’incontro tra differenti tradizioni culturali. Il migrante è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”. Intanto, la Regione Puglia si sta adoperando per mettere in atto questi insegnamenti di Benedetto XVI: il 24 novembre scorso il Consiglio regionale ha approvato un disegno di legge “per l’accoglienza, la convivenza civile e l’integrazione degli immigrati in Puglia. Il testo della legge regionale prevede l’istituzione di una Consulta regionale per l’integrazione degli immigrati, l’istituzione dell’Osservatorio regionale per l’immigrazione, la disciplina dei servizi di mediazione culturale e interculturale, norme in materia di assistenza sanitaria, di istruzione e formazione professionale, di inserimento lavorativo, interventi abitativi, di assistenza per le immigrate vittime di tratta, violenza e schiavitù. Ma c’è di più. Il disegno di legge regionale ha stabilito, per quanto riguarda il diritto alla salute dei cittadini stranieri, che in Puglia “le aziende sanitarie sono tenute a rendere concretamente fruibili, per gli immigrati non iscritti al servizio sanitario regionale, i servizi sanitari(Cfr. “Nuovo Quotidiano di Puglia” del 25 novembre 2009). La presenza di questo ultimo dato nel disegno di legge regionale ha assunto una primaria importanza dopo la brutta storia maturata fra il degrado delle baracche del campo rom di via della Martorana a Tor Sapienza di Roma: Maria, 40 anni, rom romena, madre di 10 figli, è morta per aver ingerito un farmaco anti-ulcera per abortire. Qui, emerge in modo chiaro, come anche per evitare tragedie come questa, sia in ogni caso necessario potenziare e, dunque, finanziare, le Consulte, a livello nazionale. E servono iniziative rivolte alle donne immigrate per le quali l’accesso a queste strutture deve essere più che mai agevolato(Cfr.”Il Messaggero” del 3 dicembre 2009). Un’altra inizia- tiva, di tutto rispetto, a sostegno dei bambini extracomunitari di tutto rispetto è quella di Kiwanis club, nell’ambito delle attività sociali 2009-2010, del comune di Modica, in Sicilia. Si tratta di un progetto realizzato con il contributo della Confeserfidi e del comune di Modica, dal titolo:” Integrazione scolastica e socioculturale dei bambini abitanti nel centro storico”. Esso prevede un’attività formativa semestrale di sostegno pomeridiano fino al maggio 2010, per un gruppo di bambini di nazionalità extraeuropea (Cfr. “CORRIERE DEL SUD.it dell’1 dicembre 2009). E, dulcis in fundo, dalla presentazione del Progetto, in parola, riportiamo quanto ha affermato Francesco Tasca, Preside dell’Istituto “Ciaceri”, partner del Progetto:”L’educazione, la formazione, e l’istruzione debbono essere accompagnati da valori quali il rispetto dell’altro e il confronto con il diverso. La diversità, specie tra i ragazzi, rappresenta un valore ed è fonte di un arricchimento reciproco”. Salvatore Resta N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre I libri del Natale Uberti Bortolo Com’è vicina Betlemme Nove racconti per meditare il Natale Ancora pp. 168 €. 13,50 Sogni e colori, terre di Palestina e profumi d’oriente, angeli e bestie intrecciano le trame quotidiane di uomini e donne alla ricerca di una buona notizia, per sé e per il mondo. La troveranno più vicino di quanto non credano. Nascosta in un bimbo. Tra drammi e speranze. Perché, in fondo, Betlemme non è lontana. E così, per ogni cercatore di Dio c’è una stella appesa al cielo, pronta a sganciarsi e ad illuminare il suo cammino, per ricordargli come è vicina Betlemme. Introduzione di Carlo Travaglino Il vangelo del curato d’Ars San Paolo pp. 192 €. 12,00 Del curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, si conoscono poche cose e, spesso, superficialmente: il fatto che stava in confessionale fino a 16 ore al giorno; il fatto che combatteva con un diavolo da lui stesso soprannominato Grappino (Uncino, Arpione); il fatto che fosse ignorante e che, per questo, non lo volessero far prete. Ma come spesso accade, dietro l’intonaco sta il muro che regge una vita e un senso: il Curato d’Ars era soprattutto un prete e un uomo di fede. In questo libro il lettore, pur ritrovando qualche passaggio della storia e della leggenda dell’uomo Vianney, sarà condotto soprattutto a conoscere il cuore di un prete che “parlò di Dio con tutta la sua vita”. Ferruccio Bortolotto Insegnami a cercarti Effatà pp. 80 €. 7,00 Una raccolta di brevi meditazioni per i giorni immediatamente precedenti il Natale. Per uscire dal frastuono del fare e dirigersi verso quel silenzio che avvolgeva tutte le cose quando il Verbo pose la sua tenda in mezzo a noi. L’invocazione del titolo, “Insegnami a cercarti”, è di sant’Anselmo e riflette il desiderio dell’autore: aiutarci a riscoprire il gusto di interrogare la nostra vita, in dialogo con l’Assoluto, perché la Sua parola prenda carne in noi. Piero Gribaudi Fiabe della Notte Santa Effatà pp. 96 €. 8,00 Semplici come l’aria e profonde come l’abisso, ecco come si presentano queste 24 fiabe, uscite dalla penna e dalla fantasia viva e delicata di Piero Gribaudi. Sono fiabe dipinte con arguzia e candida ingenuità, fiabe brevi che portano lontano. Conducono infatti il lettore fino al cuore del Natale, fino a quella grotta di Betlemme che ha accolto l’Amore, fattosi uomo in una Notte Santa e aiutano a comprendere il Natale con l’animo dei bambini. Età di lettura: da 6 anni. Anastasio A. Ballestrero Il cuore del curato d’Ars Elledici pp. 192 €. 9,00 Questo volume esce in occasione di un duplice evento di Chiesa: lo “speciale anno sacerdotale” indetto da Papa Benedetto XVI, che si celebrerà dal giugno 2009 al giugno 2010 e che avrà per tema: “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”, e il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, san Giovanni M. Vianney, che in questo periodo sarà proclamato dal Papa “patrono di tutti i sacerdoti”. Questo libro ripropone due corsi di Esercizi Spirituali tenuti al clero dal Cardinale Ballestrero: “Il cuore del Curato d’Ars: itinerario di santità presbiterale” e “Il cuore del prete: presenza viva di Cristo nella Chiesa”. Patrizio Righero, Ives Coassolo Il Natale di George Effatà pp. 80 €. 7,00 George è un ragazzo ‘speciale’, lavora in un grande magazzino e ha un cuore grande così... George vede gli alberi danzare ma non lo dice a nessuno per non farsi prendere in giro. Con la sua semplicità fa tenerezza e strappa a volte un sorriso ma, soprattutto, insegna che Natale è una festa da non sprecare e che bisogna prepararsi al suo arrivo nel migliore dei modi. Una storia non convenzionale raccontata in prima persona da un protagonista con gli occhi a mandorla. Blaumeiser H.; Gandolfo T. Come il Padre ha amato me… Città Nuova pp. 104 €. 6,00 365 testi della Scrittura e dei Padri della Chiesa, di santi e teologi, del magistero e di testimoni: una guida per l’anno sacerdotale che invita a radicarsi nell’essenziale. In quattro tappe si rivisitano dimensioni fondamentali della vita dei presbiteri: l’essere; l’agire; le sfide; le prospettive. Attenta ai tempi liturgici, questa raccolta, alla quale hanno collaborato esperti di vari Paesi, nasce dalla convinzione che “il prete serve”. Paolo Curtaz Dov’è colui che è nato San Paolo pp. 176 €. 12,00 Il Natale rischia di essere una festa di compleanno in cui ci si è scordati di invitare il festeggiato, e sempre più credenti provano disagio all’avvicinarsi del 25 dicembre. La provocazione di Dio fattosi uomo si è trasformata nella festa dei buoni sentimenti: Dio viene, e l’uomo non c’è. È l’uomo il grande assente della storia, non Dio. Forse per questa ragione abbiamo riempito di zucchero e melassa una festa nata per far riflettere? A Natale, poi, le persone sole, o sofferenti, vivono un dolore indicibile davanti alle rassicuranti immagini televisive in cui famiglie felici si radunano intorno ad un buon pranzo. Anna M. Finotti La grotta interiore Ancora pp. 160 €. 14,00 Ogni anno ci troviamo a celebrare a livello collettivo il Natale, un rito antico oggi sfigurato dal consumismo. Questo libro propone una lettura in chiave simbolica della festa, grazie alla quale il messaggio del Natale può trasformarsi in un’avventura psicologica assolutamente personale e diventare “viaggio dell’anima e nell’anima”. Pagine scritte con passione per ritrovare il senso del Mistero e la gioia della festa. Gianfranco Ravasi I Vangeli del Natale Ancora pp. 176 €. 29,50 I vangeli dell’infanzia sono un ritratto luminoso del Cristo, tracciato già con i colori della Pasqua. Monsignor Ravasi li rilegge, con un linguaggio semplice, in quattordici meditazioni ricche di teologia e di spiritualità. Una piccola mappa - arricchita da riproduzioni d’arte - per raggiungere il cuore del mistero dell’Incarnazione. Feliciano Innocente San Giovanni Maria Vianney Elledici pp. 48 €. 3,50 Giovanni Maria Vianney (1786-1859) per oltre quarant’anni guidò la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars, in Francia, con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza. Avvicinò o riavvicinò molti alla fede attraverso la catechesi, l’amministrazione dei sacramenti e la pratica instancabile della carità. È considerato modello e patrono del clero parrocchiale. Questo libretto illustrato ripropone la storia del Curato d’Ars nel 150° della morte, e in occasione dello “speciale anno sacerdotale” indetto da Papa Benedetto XVI, che si celebra dal giugno 2009 al giugno 2010 e che ha per tema: “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”. Lorenza Pisoni Il presepio parlante Ancora pp. 56 €. 13,50 Il mistero del Natale è la storia più bella che possiamo raccontare ai nostri bambini e non solo. E così, tra le rime di queste pagine, molte voci diverse fanno risuonare la Notte Santa, cercando di svelare la novità meravigliosa che solo un Dio pazzo d’amore poteva inventare. Questo libretto dà voce ai tanti testimoni di quel evento: dalla Sacra Famiglia all’asino e al bue, dai Magi alla stella cometa, ai pastori e a molti altri. Vuole rendere con parole semplici ma accattivanti la ricchezza e i valori di questo mistero, avvicinando i bambini a un racconto che diventa preghiera di vita quotidiana. 13 Cultura 14 ß N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre Vent’anni dopo il muro di Berlino ß Nella Chiesa, In Europa, in Italia Ultima Parte Domenico Bonvegna Terza ragione: il mito dell’italianità del Pci Il mito storico della leggenda della “italianità” del Partito comunista e, dunque, della sua diversità nello scenario del comunismo europeo, è nato con la cosiddetta “svolta di Salerno”. Oggi, grazie all’apertura degli archivi sovietici, è noto che quella scelta fu dettata da Stalin a Togliatti prima della sua partenza per l’Italia, e che essa rientrava a pieno nel realismo stalinista governato dalla categoria del “contemperamento delle forze”. Oggi si sa anche che Togliatti falsificò la data del suo viaggio di ritorno in Italia per accreditare la vulgata che la decisione di operare una tregua con la monarchia in vista della liberazione del territorio nazionale fu scelta autonoma della dirigenza italiana, dettata dall’aver voluto rendere autonomi e prevalenti gli interessi nazionali rispetto agli interessi dell’Internazionale comunista. Un mito che ha resistito molto a lungo, anche dopo la caduta del Muro vi erano fior di storici pronti a giurare sull’autonomia della scelta di Togliatti. Al mito della diversità del Pci contribuì il recupero del pensiero di Gramsci, opportunamente depurato dei suoi tratti più revisionistici, quelli che gli erano valsi l’accusa di cripto-trockismo. Per fare questo i comunisti falsificarono l’operazione, anzi furono agevolati dall’utilizzo cinico del martirio di Gramsci, il quale era andato incontro scampando a una più che probabile espulsione dal partito. Dall’altro canto, si accreditava il gramscismo una rottura con l’ideologia stalinista in senso democratico quando non addirittura, in tempi recenti, persino liberale, omettendo il fatto che, per quanto in alcuni tratti in contrasto con lo stalinismo, non per questo il pensiero di Gramsci ha una cifra meno organicista e tota- Palmiro Togliatti litaria. Inutile aggiungere, infine, come tutto ciò sia stato possibile anche grazie agli intellettuali che nel frattempo si erano trasformati in chierici della rivoluzione. Quarta ragione: la debolezza del socialismo italiano Se il Pci uscì perdente dal referendum del 1948, vinse la par- Giovanni Paolo II tita a sinistra, egemonizzandola. Dopo aver aggiogato il socialismo italiano al fronte popolare, con la sola eccezione di Saragat e dei suoi, ne assorbì gran parte della forza all’interno delle urne. Oltre a questa numerica ne è seguita anche un’egemonia politico-culturale e grazie a Nenni un asservimento a Mosca. Bisognerà attendere Craxi e gli anni Ottanta perché questa debolezza originaria del socialismo italiano fosse definitivamente sanata. Ed è da qui che discende, innanzi tutto, l’odio nei confronti del leader socialista che non è estraneo alla terribile sorte che gli venne riservata prima con l’esilio e poi con il rifiuto di poter tornare in patria a curarsi. Quinta ragione: la vittoria del partito. Qualcuno potrebbe dire che il collegamento fra il Pci e Mosca valga fino al ‘53, alla morte di Stalin, Ma da allora in poi, privati dell’approdo alla rivoluzione internazionale, per i comunisti italiani sarebbe iniziata una nuova storia. L’obiezione va presa in considerazione. Ma, d’altro canto, non si può omettere che proprio nel ‘53, pochi mesi dopo la morte del dittatore georgiano, il Pci conseguiva la sua più importante vittoria sul sistema po- litico italiano. L’essere riusciti a far fallire la legge elettorale voluta da De Gasperi, con la quale si sarebbe inserito un esplicito per quanto limitato collegamento tra la sovranità popolare e l’esecutivo, metteva fine alla stagione degasperiana e stabilizzava la centralità del partito di integrazione Gorbaciov sociale nell’equilibrio tra i poteri. Il Pci diveniva il fulcro per provare ad imporre uno sviluppo organicistico al sistema politico e, in fondo, allo sviluppo stesso della società italiana. Sesta ragione: l’occultamento della radice anti-sistema del Pci Il Pci di Berlinguer vara una nuova svolta di Salerno al momento del terremoto in Irpinia, è una fuga verso l’alternativa morale. Da qui il rilancio del mito della diversità, l’antisocialismo esasperato, il definitivo sdoganamento della giustizia come arma di lotta politica. Fallita infatti la strategia del compromesso storico a causa del contesto internazionale e ancor più della sua incompatibilità con gli equilibri interni di una moderna democrazia capitalistica, il Pci non intraprende la via di un revisionismo di stampo socialdemocratico. Ritrova, piuttosto, la purezza della sua radice antisistemica che aveva edulcorato e dissimulato all’interno di strategie più complesse, tutte tendenti però alla presa del potere attraverso il noto percorso delle “casematte”. In Italia abbiamo compreso poco della caduta del Muro ha detto Quagliarello, perché ad esso si è cronologicamente sovrapposto quella crisi sviluppatasi a partire dal ‘92 che va sotto il nome di Tangentopoli. Sicché, ancor oggi, molti ritengono che l’Italia sia cambiata grazie a Tangentopoli e non già per la fine del comunismo. In quest’equivoco, d’altra parte, risiede la ragione principale per la quale i comunisti veramen- te pensavano di poter arrivare al potere in Italia e gestire gli effetti della loro sconfitta storica. Sarebbe stato non solo un paradosso ma un destino beffardo, che avrebbe definitivamente avvalorato il mito della diversità del comunismo italiano. Alla base di tanti problemi dal kael Gorbacev e soprattutto Giovanni Paolo II che più di tutti ha contribuito a cambiare il volto dei Paesi dell’Est, a lui siamo fortemente debitori per l’abbattimento del muro comunista. Il convegno si è concluso con la tavola rotonda “Prima, dopo e attorno all’ottantanove, cronache e testimonianze”, sono intervenuti, Giovanni Codevilla, docente di Diritto Ecclesiastico presso l’università di Trieste, l’onorevole Mario Mauro e Ugo Finetti, giornalista, scrittore, moderati da Marco Respinti, redattore de Il Domenicale. Prendo in esame l’intervento di Ugo Finetti, autore de La Resistenza cancellata, edito da Ares. Lo scrittore esordisce dicendo che l’Italia è l’unico Paese dove il termine anticomunista non gode di buona fama, spesso il termine anticomunista viene accostato a “viscerale”. Mentre per il termine antifascismo non è la stessa cosa. Sappiamo che i comunisti italiani erano legati all’Urss. Ancora oggi permane nelle nostre scuole la lettura classista del Novecento. Da una parte c’è la classe operaia e dall’altra c’è il capitalismo reazionario e fascista. Si continua a sostenere che in Italia la democrazia è in pericolo, perché governa il populista Berlusconi. E’ sempre la stessa ideologia di sempre a sostenerlo. Per Finetti l’Italia si è macchiata di un complesso di colpa, quello di non aver fatto governare il Pci fratello dell’Urss. In tutto il mondo la storiografia europea si è divisa nel giudicare il comunismo. Pipes ha scritto che il comunismo fu una pessima idea. Invece in Italia si sostiene che il comunismo è un’idea buona, ma che è stata applicata male. Finetti descrive il comportamento dei vari partiti comunisti europei dopo la caduta del muro, prendendo in prestito la teoria del marketing. Quando un prodotto va male, che bisogna fare? 1 si cambia il nome. 2 si tiene conto delle lamentele e si riforma. 3 si perde qualche sostenitore ma si va avanti. In Italia è stato l’unico posto dove si sono utilizzate contemporaneamente le tre formule. Milano, 14 novembre 2009 92 in poi per la nostra democrazia per Quagliarello c’è quello di non aver accettato la vittoria di Berlusconi e nemmeno la sua presenza in politica. Il non aver chiuso i conti definitivamente con la pretesa di vincere in nome di una superiore moralità, magari attestata da un tribunale. Il non saper prendere distacco da minoranze giacobine che incarnano una volontà di sovvertimento rivoluzionario da perseguire attraverso le sentenze, moderni strumenti della rivoluzione. Così si è allungato, ed è divenuto più difficile, il percorso dell’Italia verso la conquista di una democrazia compiuta. Mentre per altri Paesi l’esser stato comunista è, se non una colpa, quantomeno una responsabilità storica, in Italia gli eredi di quella grande e terribile storia sembrano annaspare tra un democraticismo che occhieggia all’America senza riuscire a cogliere la sostanza di quel grande Paese e una opzione socialdemocratica fuori tempo. Subito dopo ha preso la parola il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni che ha formulato gli auguri per la buona riuscita del Convegno, nel suo breve intervento Formigoni ha ricordato quegli anni, i protagonisti politici dell’abbattimento del Muro come Ronald Reagan, Mi- Stalin (1878-1953) Economia N° 17/2009 - ANNO XVIII - 20 dicembre 15 A cura di Gianfranco D’Ettoris In aumento lo stress da Natale R egali non solo da comprare, ma anche da pensare e da trovare in negozi sempre più affollati. E poi ancora la preoccupazione per il budget e per i pranzi e cene da organizzare. Quello del Natale, secondo l’onlus «Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche» (www.accademianalogica.com), è un periodo tutt’altro che rilassante, anzi, al contrario, per il 38,5% degli italiani diventa un periodo di stress. I momenti di maggiore tensione sono la ricerca e l’acquisto dei regali (20%), il portafoglio che si svuota (10%) e l’aumento dei pranzi e delle cene sempre più impegnative (8,5%). «Rispetto a qualche anno fa il Natale oggi stressa di più ed è fonte di preoccupazione per quasi la metà degli italiani, anche perché la festa è oggi percepita maggiormente commerciale» commenta Stefano Benemeglio, presidente dell’Accademia InternazionaledelleDisciplineAnalogiche (www.accademianalogica.com). La crisi economica di questo periodo non aiuta certo la tranquillità natalizia. Ma nonostante un contesto economico non particolarmente rassicurante, i regali rappresentano una spesa necessaria per 8 italiani su 10 e le vacanze natalizie rimangono un momento molto atteso da chi lavora tutto l’anno, perché correlate alla possibilità di trascorrere un po’ di tempo in famiglia. «La maggiorparte degli italiani arriva alle feste di Natale con un forte bisogno di rilassarsi, ma spesso accade proprio il contrario. Molti si sentono “oppressi” dai bisogni e dalle richieste dei parenti e degli amici, stressati dai regali da comprare» puntualizza Stefano Benemeglio. Come evitare lo stress da Natale? Ecco qualche suggerimento dell’Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche (www.accademianalogica.com) per trovare un equilibrio tra i bisogni propri e degli altri e rendere il periodo natalizio un momento più sereno: 1) abbandonare l’idea della perfezione, perché trascorrere più tempo con i propri familiari porta in alcuni casi a momenti di tensione: pensare che questo non debba mai accadere può essere frustrante; 2) semplificare i regali, evitando di trascorrere giorni e giorni pianificando il regalo “perfetto” e facendo acquisti tra folle enormi; 3) prendere cura di se stessi, cercando ogni giorno di rilassarsi almeno 20 minuti facendo qualcosa di piacevole: una passeggiata, ascoltare musica o qualunque altra cosa che possa contribuire a rilassare; 4) parlare con il proprio partner per raccontargli le proprie preoccupazioni: questo è un buon metodo per ridurre lo stress; 5) ascoltare il proprio partner e i suoi problemi, semplicemente ascoltarlo; 6) tenere sempre presente ciò che è davvero importante per se stessi: famiglia, viaggi, etc.; 7) non rinunciare totalmente ai propri desideri: se voi e i vostri cari avete valori diversi cercare dei compromessi, spiegando agli altri ciò che è veramente significativo per voi e cercando anche di comprendere il punto di vista degli altri; 8) adottare un atteggiamento mentale rilassato, perché in fondo non c’è pericolo di stressarsi troppo a causa delle feste se si assume un atteggiamento positivo; 9) organizzare, subito dopo il Natale, una serata rilassante in compagnia delle persone che vi faccia più piacere avere vicino, nel posto in cui pensate di essere più a vostro agio; 10) organizzare un Capodanno più alternativo possibile rispetto alle vostre abitudini. Le persone che si sentono maggiormente sottoposte a stress, possono partecipare all’evento «Armonie dell’Inconscio Federico Butera Il cambiamento organizzativo Laterza pp. VIII-179 €. 20,00 Questo volume frutto di decenni di attività del suo autore nel campo dello sviluppo e della progettazione di organizzazioni pubbliche e private e nel campo della formazione universitaria e manageriale - è una guida alla gestione dell’innovazione e del cambiamento nelle organizzazioni complesse. Ciò è cruciale per uscire dalla crisi e rafforzare competitività e socialità del sistema produttivo italiano. Roberto Vacca Patatrac! Crisi: perché? Fino a quando? Garzanti pp. 215 €. 16,60 Da un anno parliamo solo di economia e di paure: la sicurezza, l’emergenza ambientale, ma soprattutto una crisi finanziaria gravissima, un “patatrac!” globale che gli esperti non avevano previsto e che ha messo in ginocchio l’economia mondiale, ha fatto fallire numerose banche e industrie e creato milioni di disoccupati. I potenti del pianeta e gli esperti si sentono in dovere di diffondere fiducia. - Conferenza e Concerto di Natale» che si terrà sabato 19 dicembre 2009 alle ore 19 a Roma presso la Libreria Bibli in via dei Fienaroli 28 (info e prenotazioni: 800 910.179). Ad organizzare l’incontro è proprio l’Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche (www.ipnosibenemeglio.com) che si propone di ristabilire una dimensione più umana della persona attraverso un metodo efficace nell’80% dei casi. “L Un mercato natalizio “Durante le feste mangiamo e brindiamo con il made in Italy” ’Atlante nazionale dei prodotti tipici conta circa 4500 prodotti di qualità, patrimonio di identità culturali che non vogliamo e non possiamo cancellare. Oltre 1.700.000 aziende agricole custodiscono saperi e tradizioni che rendono il nostro comparto enogastronomico unico e imitato, purtroppo, in tutto il mondo. Ricordiamoci che deteniamo il primato mondiale dei prodotti di qualità certificata; ben 190 sono quelli registrati in sede comunitaria. Dobbiamo dare una mano alla nostra agricoltura consumando prodotti Made in Italy, di prossimità e di stagione e brindando con i nostri vini durante le feste”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, di recente ospite della trasmissione “La prova del cuoco”, in onda su Rai1. Il Ministro ha cucinato il risotto al Radicchio rosso di Treviso, che “per molto tempo – ha detto –, negli anni di povertà che il Veneto ha vissuto, sostituiva il pane sulla tavola delle famiglie”. Zaia ha infine presentato un paniere di prodotti enogastronomici italiani: Fagioli di Lamon, U Mozzarella di Bufala campana, olio d’oliva, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, miele e tilità Mauro Pecchenino La comunicazione d’impresa Laterza pp. 141 €. 18,00 La comunicazione d’impresa è un sapere integrato che, gestito da un professionista, esperto in pubbliche relazioni, consente a un’azienda di elaborare e attivare flessibili ed efficaci strategie di presenza sul mercato di riferimento. Questo volume offre una panoramica teorica sulla comunicazione d’impresa e passa in rassegna le diverse professionalità legate a questo settore. Pankah Ghemawat Ridefinire la strategia globale Il Mulino pp. 280 €. 30,00 In questo volume Pankaj Ghemawat offre una nuova visione del mondo globalizzato e illustra gli strumenti per ottenere profitti dal business internazionale. Contro ogni facile ricetta, l’autore afferma che il mondo è in realtà semi-globalizzato: l’ambiente del business globale è, di fatto, delimitato dalle differenze che compaiono ai confini nazionali e regionali; se i manager vogliono conseguire risultati positivi devono sviluppare strategie che tengano conto di tali diversità. Mario Sorrentino Le imprese biotech italiane Il Mulino pp. 400 €. 30,00 In Italia il comparto biotech è giovane, ma in rapida espansione, come testimonia il notevole aumento del numero di imprese a cui si è assistito negli ultimi anni. Dopo aver posizionato l’industria biotecnologica italiana rispetto ad altri contesti più sviluppati, il volume analizza le strategie, le performance e le capacità di crescita delle imprese biotech del nostro paese. Andrea Rinaldo Il governo dell’acqua Marsilio pp. 239 €. 25,00 Il dissesto ecologico è direttamente connesso al governo dell’acqua e dunque la scienza delle costruzioni idrauliche è la cartina di tornasole per affrontare il dibattito più ampio sui temi della conservazione e dell’uso dell’ambiente naturale e costruito. Le opere e i piani di intervento non dovrebbero avere paternità ideologica; spesso invece l’ambientalismo militante è carico di pregiudizi sulle opere e sulla loro ingegneria e funzionale a un sistema di potere trasversale di veto e di azione. Pizza Napoletana, da pochi giorni diventata Specialità tradizionale garantita. Eugenio Caruso Ricchezza, valore, proprietà in età preindustriale 1400-1850 Marsilio pp. 477 €. 44,00 L’analisi della proprietà e della ricchezza consente di affrontare la questione dei processi di concentrazione e distribuzione dei beni nel tempo, e per questa via offre uno sguardo sulla disuguaglianza economica nelle società preindustriali. In questa prospettiva, e considerato che la gran parte di ciò che sappiamo sulla questione è relativo all’Età contemporanea, il volume offre un contributo originale allo studio della ricchezza collettiva e individuale e della disuguaglianza nel passato. Claudio Gatti Fuori orario Chiarelettere pp. 240 €. 15,00 Claudio Gatti è riuscito a trovare testimonianze, rapporti riservati e email di dirigenti ed ex dirigenti, consulenti, imprenditori, fornitori: parole che rivelano un quadro allarmante frutto di disorganizzazione, sbagli, truffe, ruberie ripetute per anni e che continuano nonostante le severe denunce della Corte dei Conti. Le Ferrovie italiane come specchio della situazione e della storia del nostro paese. Rudolf AlleRs Psicologia e cattolicesimo Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini e una presentazione di Ermanno Pavesi Rudolf Allers Psicologia e cattolicesimo Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini e una presentazione di Ermanno Pavesi Allers è considerato uno dei più lucidi ed efficaci critici del sistema psicoanalitico freudiano - Louis Jugnet l’ha definito «l’anti-Freud» -; egli ne ha criticato sia il metodo che l’antropologia. All’idea di uomo scisso sia al suo interno che dal mondo, Allers contrappone quella di uomo come un “intero”, ossia una interrelazione di parti non separabili l’una dalle altre e strettamente interconnesse tra loro, tanto che non è possibile una modifica in una di queste parti senza che ci sia una influenza anche sulle altre. Inoltre, l’uomo è intimamente legato al mondo che lo circonda. La presente opera, edita a Londra nel 1932, costituisce - insieme a The Successful Error del 1940 - la pars destruens del lavoro di Allers. In questo lavoro l’intellettuale cattolico prende in esame le basi teoriche di quelle che all’inizio del secolo scorso venivano chiamate le “nuove psicologie” - la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler - in contrapposizione alla psicologia sperimentale della fine del diciannovesimo secolo. I-88900 Crotone, via Lucifero 40 tel. 0962/90.51.92 fax 0962/1920413 ISBN 978-88-89341-17-9 pp. 160, € 14,90