ANNO IV NUMERO 36 LUCERA APRILE 2012 La voce del PASTORE VERSO LA VISITA PASTORALE + Domenico CORNACCHIA C arissimi lettori e lettrici, auguri di una Santa Pasqua, a voi, ai vostri cari, specie giovani, ammalati e anziani! Con immensa gioia, il Mercoledì Santo, durante la Massa Crismale, concelebrata con tutti i sacerdoti, ho indetto la mia Prima Visita Pastorale alla Diocesi di Lucera – Troia. È scattata immediatamente la fase preparatoria a quest’appuntamento con lo Spirito Santo, che ci condurrà a vivere un incontro ravvicinato con Gesù il Buon Pastore che, nella persona del Vescovo ci farà dono della sua parola dolce, fraterna e paterna; di incoraggiamento e di esortazione a fare e a vivere meglio! Una commozione grande mi pervade il cuore! Sin da questo numero de “Il Sentiero”, chiedo a tutti il dono della preghiera. Ho allertato diversi monasteri, anziani, ammalati, in particolare, ad elevare al Signore incessanti preghiere, perché la Visita rinsaldi le nostre ginocchia stanche e le renda agili e scattanti per una ripresa spirituale e pastorale, secondo il volere di Dio, al quale sta a cuore la buona riuscita di tale appuntamento col suo Figlio Gesù. Carissimi, con S. Paolo dico: “Non cerco i vostri beni, ma voi” (2 Corinti 12,14). Sì, cerco voi, piccoli, adolescenti, giovani, adulti, coppie di fidanzati e di sposi, credenti e non, vicini e lontani dalla Fede! Cerco i vostri volti, i vostri occhi! “Consumerò me stesso per le vostre anime” (2 Corinti 12,15). “Cerco voi e nient’altro”! Non mi arrenderò finché non vi avrò incontrato e comunicato l’amore che Gesù ha per tutti e per ciascuno di voi! A ognuno di voi chiedo: “Aiutatemi ad aiutarvi”! Da oggi in poi, prepariamo il campo del nostro cuore, alla grande semina dello Spirito! Questa è la Visita Pastorale! Insieme, andiamo avanti! Siamo come l’alba rispetto al giorno pieno! Dico solo: “Non abbiate paura”! Il pastore vuole solo il bene delle sue pecorelle, le chiama per nome; sa quale ha più bisogno e, vuole che, specie quella smarrita, ascolti la sua voce e, sappia che vicina è la sua salvezza! Darei la vita per una sola delle pecore affidatemi dal Signore! Visitandovi, dirò grazie al Signore perché vi ha affidati alle mie fragili forze! PAG 2 Ad Jesum per Mariam Gesù sale sui palchi e scende dagli altari Enza GAGLIARDI I personaggi famosi che da anni rendono pubblico il loro modo di accostarsi o di vivere la fede cristiana si moltiplicano e ogni settimana, in tv o sui giornali, c’è sempre qualcuno di loro che racconta la propria esperienza. Alcuni tra essi sembrano aver trovato nel parlare di ciò in cui credono un vero e proprio filone d’oro che parte dal lavaggio dell’immagine, passa per una nuova credibilità, e spesso finisce nella conduzione di importanti eventi o programmi in varie reti tv. Poi ci sono quelli che “casualmente” vengono fotografati in visita a Padre Pio e quelli che dichiarano di essere molto credenti, di portare santini nel portafogli e madonnine appese ovunque, e infine ci sono coloro che raccon- vanno anche i preti, e proprio loro sono stati accusati da Adriano Celentano, nel suo famoso monologo a Sanremo, di non parlare mai del Paradiso. Su quel monologo, che ha spaccato l’opinione pubblica, ognuno ha detto la propria. Tranne la Chiesa. Eccetto un commento allo yogurt del Cardinale Martini, su questo punto preciso non si registrano prese di posizioni ufficiali come invece è stato fatto per difendere Avvenire e Famiglia Cristiana. Il Molleggiato ha fatto il suo mestiere: fare spettacolo e per quel terremoto è stato tacciato di essere un telepredicatore che ha usato il mezzo pubblico, una platea troppo vasta per lanciare i suoi anatemi, e soprattutto per parlare di Dio e del che ha fatto autocritica sul modo stantio di comunicare della Chiesa – perché lui dice le cose in modo che chiunque le capisca. Possiamo dire che è un predicatore sgangherato, fuori posto, pilotato, ma le sue parole arrivano. Il Molleggiato ha ragione quando allude alla paura di tutti, preti compresi, nell’affacciarci al balcone dell’eternità. Dobbiamo convertirci!”. Ed evidentemente quella “predica” sgangherata per qualcuno ha avuto effetto se un altro sacerdote, don Mario Pieracci, da Mara Venier ha rivelato: “Io mi sono messo in crisi davanti a lui (Celentano, ndr), perché ha fatto una domanda a me prete, mi detto indirettamente: ‘Tu vai a La vita in diretta e non parli mai di Dio, non parli mai tano del proprio legame con l’angelo custode, che, se non salva dal pericolo imminente, a certe soubrette almeno farebbe trovare la casa che profuma di fiori. Insomma, ognuno sostiene la sua. In fondo nessuno conosce il cuore dell’uomo se non Dio. E così, novelli evangelizzatori sono diventati personaggi come Claudia Koll, che si professa convertita dopo essere scesa a troppi compromessi per la carriera e una mai chiarita svolta nella sua vita, Paolo Brosio, che dopo un periodo terribile si è votato a Medjugorje, o Daniela Rosati che si è sentita “chiamata” da Santa Brigida. Siedono spesso nei salotti televisivi o addirittura conducono trasmissioni. Però in tv ci Paradiso. Al di là dei tanti argomenti trattati da Celentano, una domanda da porsi ci sarebbe: ma Sanremo è tabù per certi discorsi? Alzi la mano chi non crede che uno come San Paolo avrebbe approfittato anche di quel palco! Qualunque battezzato avrebbe potuto e dovuto farlo. Lo fa spesso, per esempio, Alessandro Meluzzi, che mentre analizza da esperto l’ultimo fatto di cronaca nera, cerca sempre di infilare la visione evangelica nel suo ragionamento. Parla di Maria persino Brosio a Buona Domenica tra un collegamento e l’altro con la casa del Grande Fratello. “Non possiamo arrabbiarci con Celentano – ha spiegato don Antonio Mazzi, prete televisivo del Paradiso, vai a parlare di Schettino…, vai a parlare di questa monnezza!’”. Che Sanremo 2012 abbia stabilito che, fatta eccezione per le trasmissioni religiose, di Gesù in tv ne parlano di più personaggi come la Koll che i preti? La verità è che Gesù riguarda tutti in ogni ambito, non solo i sacerdoti. Gesù riguarda la vita di tutti e cambia la vita di chi l'accoglie. Forse quello che è avvenuto a Sanremo spinge a comprendere come è giunto il tempo di riempire luoghi, spazi e rispondere a un bisogno diffuso di parlare di Gesù ovunque, tante altre notizie forse riempiono di vuoto e tolgono il senso e la freschezza della vita. PAG 3 I Carabinieri e la Pasqua PAG 4 Via Crucis a Pietra INSERTO speciale San Giovanni di Dio a Troia Il mese di Maggio pagina 2 aprile 2012 anno IV n. 36 FORMAZIONEeCULTURA 1 La sfida di una fede relazionale LA FAMIGLIA E L’INCONTRO CON DIO AD JESUM PER MARIAM TOTUS TUUS “S pesso vedo davanti ai miei occhi un piccolo libricino con la copertina celeste macchiata di soda… Quando ero operaio alla Solvay, lo portavo con me, insieme con un pezzo di pane. Durante il turno di pomeriggio spesso leggevo quel libretto; si intitolava: Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine. Lo leggevo, se così si può dire, da capo alla fine e di nuovo da capo. Da quel libricino ho imparato cosa vuol dire la devozione alla Madonna… Mentre prima mi trattenevo nel timore che la devozione mariana facesse da schermo a Cristo invece di aprirgli la strada, alla luce del trattato di Grignion de Montfort compresi che accadeva in realtà ben altrimenti. Il nostro rapporto interiore con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo”. Così scriveva Giovanni Paolo II indicando le radici di tutto il suo percorso mariano che lo portò a consacrare non solo il suo pontificato a Maria (Totus tuus sul suo stemma episcopale), ma anche tutto il mondo il 25 marzo 1984. Un concetto-chiave della Rivelazione è la Consacrazione e Giovanni Paolo II così come il Montfort, Massimiliano Kolbe, Luigi Orione e tanti altri grandi modelli della Chiesa ne hanno indicato la grande efficacia ai fini stessi della salvezza. Oggi lo Spirito Santo, Sposo perfetto di Maria, sta sicuramente suscitando nella Chiesa un maggiore fermento donando grandi impulsi ai tanti movimenti mariani che fanno della Consacrazione a Gesù per Maria il perno su cui ruota tutto il cammino di santità, infatti “nella seconda venuta di Gesù Cristo, Maria sarà fatta conoscere e sarà rivelata dallo Spirito Santo affinché, per le sue mani, Gesù Cristo possa essere conosciuto, amato e servito” (Grignion de Montfort). Questa rubrica desidera mettere in luce la bellezza della riscoperta del Battesimo con la Madre Maria, accogliendo come figli che ascoltano e mettono in pratica la volontà di Gesù dall’alto della croce: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,25-27). Maria, Madre e modello della Chiesa sotto la croce è “consacrata nella verità” e “chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18,37) ricorda Gesù. Enza BRUNO N essuno può sostituirsi ai genitori, perché nella famiglia - luogo e tempo primario della formazione - ci sono i genitori e ad essi guardano i figli come modelli da imitare. Il catechismo in parrocchia è solo un aiuto ed un sostegno che la comunità parrocchiale offre ai genitori.Il catechismo non è una scuola che finisce con la Prima Comunione o con la Cresima, anzi. Il catechismo è solo una fase di un cammino di fede, che continua per tutta la vita. Man mano che si cresce deve anche aumentare la consapevolezza della nostra fede. Perché un bambino possa arrivare a credere in modo adulto ci vuole la collaborazione di tante persone. Prima di tutto dei genitori … poi dei catechisti … poi dei sacerdoti e , quindi, di tutta la comunità, con la quale ci si ritrova alla Messa. Una comunità che cammina nella fede e che dà testimonianza di ciò che vive. Il tipo di “relazione” che i genitori vivono nei confronti di Dio è dunque molto importante perché è questo che viene trasmesso ai figli. Credere non è semplicemente: “sapere che Dio c’è” ma “avere un dialogo, un rapporto con Dio”. Spesso proviamo nei confronti di Dio un po’ di paura. Ce lo immaginiamo come un padrone severo, che sta attento ai nostri sbagli, ai nostri peccati, per punirci. Ma il nostro Dio non è così. Gesù ci ha rivelato il volto di un Padre misericordioso. L’unica preghiera che ci ha insegnato è “Padre nostro”. A Nicodemo, il fariseo che era andato da lui a trovarlo di notte, aveva detto: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Educare è fare al ragazzo il dono più grande: è metterlo in condizione di realizzarsi come persona; è dargli la capacità di comprendere il significato della sua esistenza; è aiutarlo a scoprire la propria identità profonda, i suoi doni caratteristici; è stimolarlo alla ricerca e alla scelta libera e responsabile. La comunità umana, la società civile e la comunità ecclesiale, hanno bisogno di individui che non siano numeri, ma persone, esseri responsabili, capaci di cooperare alla costruzione di un mondo più umano. Tutto questo, in una visione di fede, vuol dire saper cercare e dare la risposta personale al disegno che Dio ha su ciascuno, nella realtà che ci si trova a vivere. Il “Catechismo della Chiesa Cattolica” al n. 2223 ci ricorda queste idee con grande forza “I genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei loro figli.(…) Infatti, la fede non è semplicemente un contenuto, ma è primariamente una relazione, un rapporto vitale, un legame amoroso con Dio Padre. Essa nasce, si sviluppa e si impara dentro alle relazioni affettive tra genitori e figli”. Dio aiuti ogni famiglia ad essere luogo in cui si vive con consapevolezza e gioia questa grande e meravigliosa missione: crescere insieme nella fede. Ciro FANELLI e Pasquale TRIVISONNE Uomo interiore APERTURA ALLA TRASCENDENZA E UNICITÀ DELLA PERSONA A lla persona umana appartiene l'apertura alla trascendenza: l'uomo è aperto verso l'infinito e verso tutti gli esseri creati. È aperto anzitutto verso l'infinito, cioè Dio, perché con la sua intelligenza e la sua volontà si eleva al di sopra di tutto il creato e di se stesso, si rende indipendente dalle creature, è libero di fronte a tutte le cose create e si protende verso la verità ed il bene assoluti. È aperto anche verso l'altro, gli altri uomini e il mondo, perché solo in quanto si comprende in riferimento a un tu può dire io. Esce da sé, dalla conservazione egoistica della propria vita, per entrare in una relazione di dialogo e di comunione con l'altro. La persona è aperta alla totalità dell'essere, all'orizzonte illimitato dell'essere. Essa ha in sé la capacità di trascendere i singoli oggetti particolari che conosce, in effetti, grazie a questa sua apertura all'essere senza confini. L'anima umana è in un certo senso, per la sua dimensione conoscitiva, tutte le cose: «tutte le cose immateriali godono di una certa infinità, in quanto abbracciano tutto, o perché si tratta dell'essenza di una realtà spirituale che funge da modello e somiglianza di tutto, come è nel caso di Dio, oppure perché possiede la somiglianza d'ogni cosa o in atto come negli Angeli oppure in potenza come nelle anime». L'uomo esiste come essere unico e irripetibile, esiste come un «io», capace di autocomprendersi, di autopossedersi, di autodeterminarsi. La persona umana è un essere intelligente e cosciente, capace di riflettere su se stesso e quindi di aver coscienza di sé e dei propri atti. Non sono, tuttavia, l'intelligenza, la coscienza e la libertà a definire la persona, ma è la persona che sta alla base degli atti di intelligenza, di coscienza, di libertà. Tali atti possono anche mancare, senza che per questo l'uomo cessi di essere persona. La persona umana va sempre compresa nella sua irripetibile ed ineliminabile singolarità. L'uomo esiste, infatti, anzitutto come soggettività, come centro di coscienza e di libertà, la cui vicenda unica e non paragonabile ad alcun'altra esprime la sua irriducibilità a qualunque tentativo di costringerlo entro schemi di pensiero o sistemi di potere, ideologici o meno. Questo impone anzitutto l'esigenza non soltanto del semplice rispetto da parte di chiunque, e specialmente delle istituzioni politiche e sociali e dei loro responsabili nei riguardi di ciascun uomo di questa terra, ma ben più, ciò comporta che il primo impegno di ciascuno verso l'altro e soprattutto di queste stesse istituzioni, vada posto precisamente nella promozione dello sviluppo integrale della persona. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa SPECIALE n. 7 San Giovanni di Dio a Troia foto: P. Aquilino ANNO IV NUMERO 36 LUCERA APRILE 2012 LA DEVOZIONE VERSO SAN GIOVANNI DI DIO A TROIA ALLA SEQUELA DEL MESSIA SULLE ORME DEI SANTI Piergiorgio AQUILINO “S iate santi, perché Io, il Signore, Dio vostro, sono Santo” (Lv 19,2). Questo monito è del tutto particolare. Ma perché Dio vuole santo il suo popolo? Perché gli dona modelli raggianti di santità? Perché manda santi “operai” affinché portino frutti e li portino in abbondanza? La santa Pasqua invita tutti singolarmente a considerare proprio questo: prendere atto, cioè, di quanto si è disposti a dare e a fare per contraccambiare quell’amore che dalla croce ha permeato tutto. Da quel monte di sofferenza e di gloria fino “ai confini della terra” è giunta la Buona Novella che chiama, oggi come ieri, il credente alla sequela di Cristo. Anche sulla croce, Cristo stesso si è manifestato come “fonte di ogni santità”. Siate santi! È sicuramente un appello a cui ognuno ha da rispondere e a cui hanno già aderito tanti di coloro che ci hanno preceduto nella fede, calcando le orme del Messia e divenendo per noi magnifici esempi di profonda spiritualità e prototipi di santità. Ognuno, a suo modo, ha risposto col suo fiat all’amore di Dio, mettendo in pratica anche una sola e singola “perla” del Vangelo. La devozione del popolo troiano porta alla venerazione di Giovanni di Dio, un santo che delle beatitudini fece un modello di vita, tra i poveri e gli ammalati vi scoprì la bellezza e la preziosità dell’esistenza, tra le piazze del suo tempo ammonì le anime: “Fate del bene a voi stessi! Fate bene, fratelli!”. Da quel suo monito, la sua vita: “tutta santa e tutta pia”! Guardare con lungimiranza all’esempio di questo santo, come di tutti gli altri, deve spronare il devoto a rispondere all’appello di Dio: “siate santi”! “Siate santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo! Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità” (Benedetto XVI). Lo spirito connotativo di Giovanni di Dio non è stato quello di essere semplicemente un misericordioso col prossimo, ma quello de “il buon” misericordioso per i suoi fratelli. Riscoprirlo vuole essere per tutti i lettori non un semplice appassionarsi alla vita del Santo aperto di cuore verso gli ultimi, poveri e sofferenti, ma una chiamata a seguire il Messia, calcando le orme dei santi, intercessori presso l’Onnipotente. UNA FESTA CHE SI PERPETUA… A Troia, quella di san Giovanni di Dio è una tradizione che si perpetua nel rincorrersi degli anni rendendo, di volta in volta, la solennità di quella giornata una festa del tutto particolare. Tradizione vuole che, nell’ultimo giorno del mese di febbraio, la statua del Santo venga portata in processione dalla sua Chiesetta alla Cattedrale per la venerazione durante il periodo del settenario. Il giorno della festa, l’8 marzo, alle ore 12, subito dopo il solenne pontificale presieduto dal Vescovo, il simulacro, ornato con gli ori donati dai devoti, percorre in processione i corsi principali del centro storico, da qualche anno anticipato dalla Reliquia del braccio del santo. Il ritorno alla sua Chiesa è previsto per l’indomani del dì di festa. Quest’anno il settenario di preparazione è stato guidato da padre Fernando Maddalena, giuseppino del Murialdo, e padre Elia Tripaldi, dei fatebenefratelli. Un’iniziativa del tutto memorabile che ha reso particolarmente suggestivi i festeggiamenti in onore del Santo – che anche nella cittadina troiana ha interce- duto miracoli – è stata la cerimonia di istituzione della nuova Confraternita di “San Giovanni di Dio”, associata a quella più antica della “Morte ed Orazione”. Durante la celebrazione vespertina di domenica 4 marzo 2012, presieduta da don Luigi Di Condio, delegato diocesano per le Confraternite, i novizi della neo-confraternita hanno professato il proprio credo ai piedi di san Giovanni di Dio, quale loro particolare Protettore. Questo Pio Sodalizio, risorto grazie alla costante pazienza dal signor Antonio Aquilino e guidato spiritualmente da don Gaetano Squeo, ha cominciato già dallo scorso ottobre un cammino di preparazione. La fascia scura dei novizi, che riporta la melagranata e un’icona del Santo protettore, benedetta in quella occasione assieme ad una casula da utilizzarsi nella solennità del Santo della carità, sarà quindi sostituita dal nuovo abito confraternale – si spera già durante la prossima festa del 2013 –, con la vestizione ufficiale dei confratelli. La Concelebrazione Eucaristica dell’8 marzo scorso è stata presieduta da mons. Domenico Cornacchia, il quale ha precisato il messaggio e l’insegnamento che questo Santo vuole lasciare ancora durante i nostri giorni. L’intera Messa è stata anche trasmessa in diretta sulla tv online “ItacaRadio Tv” per iniziativa di: Adriano Salvatore, Carlo Mottola, Alberto Costantino, Roberto Benincaso e Massimo Tredanari. Date le condizioni atmosferiche avverse, la processione è slittata alla domenica successiva (giorno 11) sempre alle ore 12, chiudendo così i festeggiamenti 2012. Da più anni anche i troiani che risiedono nel capoluogo piemontese, si ritrovano durante la domenica successiva all’8 marzo, presso la Chiesa torinese intitolata a santa Giulia, per festeggiare anch’essi l’amato Santo. Alla cerimonia, a cui prende parte una rappresentanza della civica amministrazione troiana, il 10 marzo 2010 ha partecipato anche mons. Domenico Cornacchia col suo vicario, mons. Ciro Fanelli, per la benedizione della statua fatta realizzare appositamente. P. A. IL MESSAGGIO DI SAN GIOVANNI DI DIO OGGI Q ual è il messaggio-insegnamento che ricaviamo dalla festa di oggi? San Giovanni di Dio si è preoccupato di lenire le sofferenze fisiche, ma anche morali e spirituali degli uomini e delle donne del suo tempo. Egli mai dissociava la cura del corpo da quella dell’anima. Quando non riusciva più a sottrarre i malati alle sofferenze fisiche, con i sacramenti e la preghiera, accompagnava, le loro anime, alle porte del Paradiso. Memore di quanto è riportato, specie nel Vangelo di Matteo (Mt 25), San Giovanni di Dio riusciva a vedere e a servire, con indicibile carità, Gesù nei poveri e diseredati. Oggi noi, difficilmente, saremo coinvolti nel risolvere problemi relativi a malati terminali, soli o abbandonati. Quelle fisiche, sono semplicemente alcune delle situazioni di bisogno, che ci interpellano come uomini e come cristiani! Dobbiamo partire dal presupposto che forse, siamo noi i primi a dover vivere una vita, non solo fisica, sana, irreprensibile ed esemplare! A tale scopo, mi piace fermare brevemente, la nostra attenzione, sull’indirizzo quaresimale che Benedetto XVI ha inviato a noi tutti per quest’anno. Tra le varie medicine spirituali, troviamo La Confessione e la correzione fraterna. La confessione è una medicina che cura è vero, ma soprattutto previene le nostre malattie interiori. Porta nei nostri cuori quegli anticorpi che ci danno robustezza morale e spirituale, che ci consente di respingere, con una certa facilità, gli attacchi insidiosi, del demonio! A tale proposito dice S. Agostino: “Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite… Tu devi solo permettere che Egli ti curi e non devi respingere le sue mani”. (Esposizione sul Salmo 102, 5: PL 36, 1319-1320). Mi pare opportuno soprattutto nel tempo di Quaresima, in cui possiamo fare una revisione della nostra vita morale e spirituale. Chiediamo al Signore il perdono dei nostri peccati! Essi però ci verranno rimessi nella misura in cui anche noi perdoneremo le offese dei nostri fratelli. Non dobbiamo dire più: “Che peccato ho fatto…?!”, quindi, non mi serve la Confessione. La Grazia del Sacramento è necessaria, abbiamo detto, sia per la guarigione, che soprattutto, per la prevenzione della debolezza e della pigri- zia interiore, dalla quale tante volte è impossibile uscire indenni. Ricordiamo quello che già Pio XII, negli anni cinquanta affermava: “Il peccato più grande oggi è credere che nulla è peccato”! (Immaginiamo se fosse vissuto ai nostri giorni!). E poi, il vero cristiano non è solo colui che non fa il male, ma soprattutto è colui che si sforza di operare il bene! Un’altra forma eccellente di guarigione spirituale è la correzione fraterna. Paolo VI (Populorum progressio, 66; 26 marzo 1967) affermava: “Il mondo è malato… per la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli”. Dovremmo desiderare la correzione, ma quella fraterna, cioè: serena, libera, che non stronca, ma che aiuta a crescere, che guarisce e che non fa precipitare ancor più una situazione già di per sé compromessa! Sarebbe bello presentarsi agli altri come l’esempio che essi devono imitare! (Pensiamo al rapporto genitori-figli; docenti ed alunni; uomini di Chiesa e popolo di Dio; ecc.): possiamo proporci come uomini e donne da imitare e, non da evitare? La predica più incisiva è quella della coerenza di vita e della testimonianza irreprensibile! Continua a pag. 2 pagina 2 aprile 2012 anno IV n. 36 Numero speciale Segue da pag. 2 Basterebbe che mettessimo in pratica quella che è la regola d’oro di tutto il Vangelo: “Fa’ agli altri, ciò che vorresti per te”! L’antico Libro dei Proverbi dice: “Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Da’ consigli al saggio e diventerà ancor più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere” (Pr 9, 8ss). La correzione fraterna non è prendere di mira qualcuno e farlo martire; non è guardare principalmente o, prima, i difetti altrui, ma è partire da se stessi, innanzitutto! Don Bosco diceva ai suoi ragazzi dell’Oratorio: “Voglio colpire i vostri difetti, ma amare le vostre persone”! “Non bisogna tacere dinanzi al male” ci ricorda il Papa. Sappiamo che si può essere denunciati per mancato soccorso; può essere tolta la patria potestà a quei genitori che non sono in grado di aiutare, di correggere e di prendersi amorevole cura dei propri figli! Allo stesso modo noi, mentre vogliamo correggere gli altri, dobbiamo consentire che anch’ essi facciano lo stesso con noi! “È necessario riscoprire la correzione fraterna, aiutare, ma anche lasciarsi aiutare”, “l’altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza”, dice il Papa! Carissimi, chiediamo al Signore, il coraggio di uscire dallo stato di tiepidezza spirituale e dalla dilagante indifferenza! Prendiamoci a cuore gli uni gli altri; facciamoci trascinare più dalla forza dell’amore che dall’amore della forza; gareggiamo nel volerci bene! Sappiamo che anche nella vita spirituale e soprannaturale: chi non avanza, retrocede! Se un corpo è sano nelle sue varie parti, è sana la sua interezza! In casa nostra, se sta bene il bambino, sta bene l’intera famiglia; viceversa: se è gravemente ammalato, tutti gli altri gemono e si affliggono! La medesima sensazione dobbiamo respirare nei nostri gruppi, nella Chiesa, ecc.! San Paolo così scrive ai Corinti: “Le varie membra abbiano cura le une delle altre” (1Cor 22, 25)! Questa, mi sembra, la for- ma più bella ed elegante di venerare i nostri Santi: cercare di imitarli, di riprodurre nella nostra vita alcuni dei loro comportamenti. Infine, cerchiamo di sviluppare in noi, il desiderio di fare qualcosa per gli altri, di vivere qualche ora di gratuito servizio o di volontariato a favore di persone anziane, impedite, ospiti delle Case di Riposo, ecc; diamo il cambio ad una persona che assiste un malato, un bimbo, un anziano! Anche questa è sublime forma di carità; questo è un modo assai bello di esprimere la nostra devozione a S. Giovanni di Dio e ai nostri Santi! Così sia! † Domenico CORNACCHIA STORIA DELLA CONFRATERNITA DI SAN GIOVANNI DI DIO, DELLA MORTE ED ORAZIONE L a erigenda Confraternita di “San Giovanni di Dio” va ad unirsi a quella già esistente della “Morte ed Orazione”. Le prime notizie sulle origini della Confraternita della Buona Morte a Troia risalgono all’anno 1507. Da un documento-relazione sull’inventario dei beni dei Benedettini di Montecassino in Capitanata risulta che una parte del Monastero-prepositura di “Sancto Angelo” in Troia con l’annessa chiesa (conosciuta oggi come Chiesa dei Morti o dei “Morticelli”) era stata occupata dalla “Confraria di Battenti” come loro cappella. Questa Confraternita era apparsa per la prima volta in Umbria verso la metà del XIII secolo e si era diffusa in tutta l’Italia con finalità ed iniziative ben precise: preghiera, penitenza, assistenza spirituale e materiale, e sepoltura dei defunti. Trovò, con ampia partecipazione, terreno fertile anche nella nostra Città di Troia per il fervore religioso dei nostri antenati, che desideravano assicurarsi un sereno trapasso con l’assistenza spirituale, un dignitoso funerale e una sepoltura. Nel 1560, ottenne l’aggregazione all’omonima Arciconfraternita di Roma. Con la “patente di aggregazione” ebbe la facoltà di fregiarsi del titolo di “Arciconfraternita della Morte ed Orazione sotto la protezione di San Michele Arcangelo”. In seguito Papa Sisto V concesse l’indulgenza plenaria ai Confratelli “in articulo mortis” ed altre indulgenze riservate agli associati, che, sempre più numerosi, esercitavano concrete opere di carità e di pietà popolare. Nell’Anno Santo del 1700 I l forestiero che per la prima volta visita la celebre Cattedrale di Troia in una delle sere dei primi giorni di marzo, non può fare a meno di prendere atto, con meraviglia, della straordinaria affluenza di fedeli che gremisce le tre navate, il transetto, le cappelle e lo stesso presbiterio del massimo Tempio della cittadina dauna. Il mistero si svela quando gli occhi si posano a guardare un’effigie soffusa di luce e circondata di fiori che, dall’alto di un trono addossato a un pilastro del presbiterio, domina tutta l’assemblea del popolo di Dio: è la venerata statua di san Giovanni di Dio. Dinanzi a questa icona, da oltre 400 anni, si sono avvicendate intere generazioni di fedeli oranti, in un crescendo di concorso di popolo che raggiunge il suo vertice di compartecipazione durante la processione dell’8 marzo. Tutta la cittadinanza, insieme agli emigrati e ai forestieri, si mobilita e viene coinvolta nello spirito e nel corpo. Si potrà discutere a lungo circa l’ortodossia di questa forma di religiosità popolare, circa la non eccepibile organizzazione della folla o della intemperanza di chi non sa distinguere tra fede e magia, ma non si può non tener conto che il sostrato di ciò che appare in forma imponente, è una fede semplice e sincera che crede nella forza di intercessione dei Santi al cospetto di Dio. Per il popolo di Troia, la festa di san Giovanni di Dio è un appuntamento annuale, un tempo forte nel tempo forte della Quaresima: è un richiamo a volgere lo sguardo verso un segno analogo al serpente di rame innalzato da Mosè nel ben ottanta confratelli di questa Congrega si recarono pellegrini a Roma vestiti di sacco col Vescovo di Troia, mons. Emilio Giacomo Cavalieri. Da un Cabrèo della stessa Confraternita si rileva che nel 1728 gli aggregati erano più di seicento, tra confratelli e consorelle. Divenne questo un motivo plausibile per allargare la piccola Chiesa di “Sancto Angelo”, delle dimensioni di m. 6,24 per m. 23,92, che originariamente si apriva a nord verso le mura e nella strada di via Iamele, che dai due Campanili della Chiesa era denominata “Strada dei Campanili”. In seguito fu aperto un nuovo ingresso sul Corso principale del paese, attraverso un “corriduro”, chiuso da un cancello in ferro battuto, dal quale si poteva scorgere in fondo un portale con una statua in pietra di San Michele e un Campanile con tre campane. Nel 1765 la Confra- ternita ebbe il permesso di conservare le Sacre Specie Eucaristiche (riservato alle sole Parrocchie), di poter far celebrare nei giorni festivi due messe (una all’alba e l’altra dopo mezzogiorno) e di poter fondare il Collegio di sei preti secolari con l’obbligo di recitare ogni mattina di giorno feriale l’Ufficio della Beata Vergine. Nel periodo della dominazione francese anche la Confraternita della Buona Morte, presente nel catasto come “Confraternita del Purgatorio”, subì il controllo delle autorità politiche, che giunsero finanche a fissare modalità per l’elezione del Priore e criteri per la concessione di sussidi alle famiglie povere del paese. Nel 1860 la Chiesa sostituì la Cattedrale durante i lavori di restauro nell’interno di quest’ultima, effettuati dal Vescovo, Mons. Tommaso Passero, il quale fece rimuovere le ingombranti cappellette con gli altari gentilizi e le cancellate e l’abbellì con stucchi di stile barocco. Con la proibizione delle sepolture nelle chiese, successiva all’Editto Napoleonico, la Confraternita provvide a costruire, a totale carico del rettore pro-tempore, don Urbano De Biase, una Cappella per la sepoltura dei Confratelli, allorquando Troia, nel 1879, ebbe il suo attuale cimitero. Nel 1925, con la cessione dell’ex sacrestia della chiesa di San Bernardino, la Confraternita riuscì ad annettere un altro locale alla cappella cimiteriale per ampliare il numero dei loculi a favore degli associati e di eventuali acquirenti. Nel frattempo però si verificava in seno alla Congrega una riduzione sensibile degli iscritti e la chiesa, che aveva bisogno di urgenti lavori di riparazione, fu chiusa al culto. Negli anni cinquanta del secolo scorso la Chiesa dei Morti fu concessa per ospitare l’A.S.C.I. (Associazione Scoutistica Cattolica Italiana). L’ultimo Priore della Confraternita della Buona Morte, Domenico Mariano Intiso, con una nota del 6 febbraio 1975 al Vescovo, faceva presente che la chiesa dei Morti da circa venti anni risultava pericolante e chiusa al culto e il numero dei Confratelli si era ridotto a otto unità. Così, con Decreto del Vescovo di Foggia, Troia e Bovino, Mons. Giuseppe Lenotti dell’8 febbraio 1975 la Confraternita della Morte ed Orazione si fuse con quella dell’Addolorata e cessò ogni attività. Ad oggi questa realtà va a confondersi, formando un nuovo Pio Sodalizio con un nuovo statuto. Gino ROTONDO I FRUTTI DELLA FEDE deserto - affinché tutti, seguendo l’esempio del Santo della carità - si decidano ad entrare nella via del grande ritorno e del perdono: è una specie di Giubileo che si indice ogni anno! Per la Chiesa particolare di Troia, la Quaresima e la Pasqua sono condensate nella prima decade di marzo e vissute, nella loro attualizzazione, mediante i tre capisaldi della vita cristiana: la Parola di Dio, la Confessione Sacramentale e la Comunione Eucaristica. Emerge l’attenzione al cambiamento del cuore, alla conversione e alla carità verso gli ospiti della Casa di Riposo di “San Giovanni di Dio”. Giovanni di Dio nacque l’8 marzo 1495 in Portogallo, a Montemor-o-Novo, da pia e modesta famiglia operaia. A dieci anni viene portato via da casa e accolto a Oropesa (Spagna) da un tal Francesco Cid, fattore del conte Francesco Alvarez di Toledo. La mamma, per la scomparsa del figlio, muore di dolore, il padre si fa laico francescano. Ricevuta una elementare istruzione, viene utilizzato nella custodia del gregge, nei lavori di campagna e nella vigilanza del personale. Rifiutata la mano della figlia di Francesco, il suo datore di lavoro, va soldato con le truppe spagnole e prende parte ai combattimenti per la conquista di Fuenterràbia nei Pirenei. Derubato del bottino tolto ai Francesi, e a lui dato in custodia, viene condannato per questo all’impiccagione. Viene però liberato da un alto personaggio e radiato dall’esercito. Tornato ad Oropesa dal fattore Francesco Cid, dopo nove anni si arruola di nuovo e prende parte alla difesa di Vienna contro i Turchi, guidata personalmente dal re Carlo V Rientrato in Spagna fa un pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella. Visita il paese natale e dopo aver fatto il pastore a Siviglia, parte per Ceuta, in Africa, dove lavora come manuale nelle fortificazioni di quella città portoghese e mantiene per carità cristiana un nobile suo connazionale con la sua numerosa famiglia ivi esiliata, che versava in estrema necessità. Dopo un triennio si porta a Gibilterra dedicandosi al lavoro che trova. Raccolto sufficiente denaro, acquista stampe, libri sacri e profani e comincia a venderli a scopo di apostolato religioso per le vie della città, nei sobborghi e nei paesi vicini. Mosso da vocazione divina, si reca a Granada e apre una bottega di libri a porta Elvira. Nel 1539 ascoltando una predica del Beato Giovanni d’Avila -Giovanni ha 44 anni - si converte pienamente a vita perfetta con tanto fervore, con tanto pianto dei propri peccati, con tali pubbliche penitenze e umiliazioni, da venire considerato pazzo e rinchiuso nell’Ospedale Reale e, una volta dimesso, continua a comportarsi in modo tale da farsi credere realmente pazzo. Desideroso di consacrarsi al sollievo dei moltissimi poveri e infermi abbandonati di Granada, comincia a raccogliere poveri, specialmente per la notte, nell’atrio di un nobile signore. Poi, presa in affitto una casa in via Lucena, con l’aiuto in denaro e attrezzi di alcuni generosi, nel medesimo anno, fonda un ospedale che, divenuto troppo angusto, nel 1547, egli trasferisce in locali più grandi nella salita dei Gomèles, perfezionandone l’organizzazione, l’assistenza e le cure infermieristiche, nonché le iniziative di carità per altri indigenti. Per suggerimento del Vescovo Mons. Ramirez Fuènleal, aggiunge al proprio nome la qualifica “di Dio” e indossa un abito che pur non essendo propriamente religioso, lo distingue come persona consacrata al servizio di Dio e del prossimo. Nel 1546 Giovanni accoglie i primi discepoli da lui stesso convertiti: Anton Martin e Pietro Velasco, cui si aggiungono presto altri tre. Nel 1548 fonda anche a Toledo un ospedale per i poveri e si reca a Valladolid per chiedere a Filippo, allora reggente di Spagna, e ai nobili della Corte, sovvenzioni per sollevarsi dai grossi debiti contratti per l’Ospedale di Granada e per i suoi poveri. Celebre l’episodio dell’incendio dell’Ospedale Reale in Granada che non si riusciva a domare. Giovanni vi accorse, vi si gettò in mezzo alle fiamme e da solo, con sforzi sovrumani, portò in salvo i malati, gettò dalle finestre letti, materassi e quanto altro potè e circoscrisse l’azione del fuoco, rimanendo illeso. Era il 3 luglio 1549. Si spense otto mesi dopo, l’8 marzo 1550, a 55 anni di età. Morì in ginocchio, stringendo il Crocifisso al petto, dopo aver ricevuto i Sacramenti e il conforto della visita dell’Arcivescovo di Granada, implorando piamente: “Gesù, Gesù, nelle tue mani raccomando l’anima mia”! Rolando MASTRULLI anno IV n. 36 aprile 2012 pagina 3 CRONACHEedESPERIENZE IL “CORPO” DEI CARABINIERI CELEBRA LA PASQUA foto: P. Aquilino “O ggi celebriamo la Luce! Che anche voi siate luce per noi”! È l’ammonizione di mons. Domenico Cornacchia durante la “Celebrazione della Pasqua dei Carabinieri” di martedì santo, 3 aprile 2012, presso la Cattedrale di Troia. Presenti alla Celebrazione, oltre ad un nutrito numero di carabinieri della provincia di Foggia, anche: il colon- nello Diomeda, comandante provinciale CC di Foggia; i capitani Russo e D’Errico, rispettivamente di Foggia e Lucera; il comandante di stazione di Troia Gaita con i suoi predecessori Mastrulli e Melillo; le autorità civili e militari della Città di Troia, capeggiate dal sindaco Beccia; l’associazione Carabinieri in congedo di Troia, col suo presidente Farina. Durante l’omelia il Vescovo ha sottolineato l’importanza del ruolo che da sempre svolge questo corpo militare per la salvaguardia dei cittadini. In riferimento al precetto pasquale celebrato ha aggiunto: “In questi giorni ripercorriamo la via dolorosa di Cristo. Dovremmo di pari passo ripercorrere e celebrare anche la nostra di vita dolorosa, fatta di ombre ma arricchita di Luce”. Il lieto annunzio della Gloria pasquale viene dal sangue sparso sulla croce di Cristo: “Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo”. Infine, al termine della Liturgia Eucaristica, la gioia del Risorto accostata alla bella figura della Virgo Fidelis, Patrona dell’Arma, alla quale è stata indirizzata l’ultima preghiera a conclusione della Celebrazione. Dopo la Santa Messa proficua è stata la visita alla Basilica Cattedrale col suo Museo del Tesoro annesso. Piergiorgio AQUILINO In ascolto dei “poveri di diritti” L a Caritas Diocesana, nel corso di una tavola rotonda, ha presentato l’annuale Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia. Alla presenza di mons. Domenico Cornacchia, presidente della Caritas, e coordinati dal direttore don Erminio Di Bello, i relatori si sono confrontati con il folto pubblico presente sull’obiettivo del convegno teso a cogliere i segnali di preoccupazione che giungono in questa fase della vita sociale ed economica. “Poveri di diritti”, titolo fortemente evocativo che nasce da una semplice ma non scontata considerazione: alle persone che vivono in condizioni di “BE HAPPY” Giornata diocesana della gioventù povertà si pensa solo in termini di insufficienti risorse economiche, ignorando che esiste tutta una serie di altre privazioni che peggiorano lo stato di precarietà e ne impediscono il superamento. Il diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, all’alimentazione, alla salute, all’educazione. Le Caritas diocesane continuano a segnalare un progressivo aumento del numero di persone che si presentano ai Centri di Ascolto ed ai servizi Caritas; aumentano i “nuovi poveri”: persone in possesso di un lavoro e che vivono all’interno di una famiglia. Una realtà, questa, che interessa, e coinvolge, “S iate sempre lieti nel Signore”: è l’invito di Paolo alla comunità di Filippi ed è lo stesso che Benedetto XVI ha rivolto a tutti i giovani per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Il Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile ha tradotto questo invito in: “Be happy!” cioè siate felici. La gioia, infatti, è stata la vera protagonista della veglia diocesana per la Gioventù di venerdì 30 marzo. Gioia trasmessa dai tanti giovani, gruppi, studenti, associazioni di volontariato che insieme hanno voluto testimoniare la bellezza di essere Chiesa. Gioia di essere una chiesa che crede nel volontariato; infatti, anche quest’anno le associazioni di volontariato della diocesi hanno rinnovato la loro promessa; tantissimi giovani partecipano a numerose associazioni di volontariato; e questo potrebbe essere un La Voce del DIRETTORE Q uanti contatti con la gente. Con gli altri sempre ma spesso incredibilmente solo. Ho paura di stare così, solo, con gli altri. Cosa succede? Forse la paura è paura di me, del mio silenzio, del futuro, di quello che accade senza che mi sento interpellare e così solo minacciato. Con gli altri, solo! Mettermi in gioco, sì, si cambia e nel crescere accettarsi per come si è e per come si reagisce ma nello stesso tempo tendere sinceramente la mano verso ciò che conta davvero. Con gli altri per costruire insieme e non solo per sfamare un fagocitante egoismo. Solo anche la nostra comunità diocesana. A margine del convegno, infatti, è stata presentata, un’indagine condotta su un “campione” di studenti dell’I.T.C.G. di Lucera, che ha fornito interessanti spunti di riflessione incoraggiando l’organizzazione di adeguati percorsi di formazione, coinvolgendo le comunità parrocchiali allo scopo di trovare dei punti in comune rispetto alle diverse realtà. In tal modo, potrà essere riconosciuto nella Caritas un punto di coordinamento ed una risorsa per la Diocesi. Donato COPPOLELLA N ello splendore della basilica cattedrale di Lucera, sabato 24 marzo, mons. Raffaele Castielli, vescovo emerito della diocesi di Lucera-Troia, ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica per festeggiare i suoi venticinque anni di consacrazione episcopale. In questo giorno di festa erano presenti il vescovo diocesano mons. Domenico Cornacchia, mons. Francesco Zerrillo, vescovo emerito di Lucera-Troia, i sacerdoti, i sindaci dei comuni di Lucera, Troia e Orsara, rappresentanti di gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali. Mons. Castielli, eletto Vescovo di Lucera-Troia l’11 febbraio 1987, è stato consacrato il 25 marzo 1987. È stato il primo vescovo della fusione delle diocesi di Lucera e di Troia. Ha rinunciato al governo pastorale della diocesi per ragioni di salute il 18 mag- Antonio BARBARO binario su cui muovere la nostra attenzione. A rendere più gioiosa la serata è stata suor Teresa Carvalho delle Suore di Gesù Crocifisso, insieme ad un gruppo di suore che con ritmi e musiche brasiliane ci ha ricordato i bellissimi momenti di ottobre della Missione giovani una vita da mediano, e insieme ci ha catapultato verso la prossima giornata mondiale della Gioventù a Rio. La veglia è stata presieduta da mons. Domenico Cornacchia, che come sempre ha confermato la sua piena fiducia nei giovani incoraggiandoli ad essere “missionari della gioia” testimoniando la “fede ad ogni costo” e in qualunque ambiente. Questa stessa gioia la ritroveremo nel luglio del 2013 a Rio de Janeiro per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù. Mario MANSUETO Con gli altri, solo perchè spesso voglio essere sempre ad ogni costo solo io e non gli altri con me. Con gli altri per essere per loro un dono, capace di costruire con loro qualcosa di buono, vero, giusto e onesto. Solo forse perchè anche gli altri sono soli e ognuno lavora e accumula per sè. Condivisione? Forse la sfida più grande è usare la tecnologia come strumento, un aiuto e non come fine di tutto. Ripensare la mia vita, ciò che sono e ho. Ripensare il valore delle mie relazioni e lo scopo di vivere con gli altri. Allora con gli altri, solo per pregare per tutti. Dio, se mi ascolti MONS. CASTIELLI 25 ANNI DI EPISCOPATO NEL FERVORE DELLO SPIRITO dammi il coraggio di comunicare quello che sono, quello che sento senza paure. Che io costruisca ponti comuni di pace e di aiuto, di sostegno e di verità. Stili nuovi per stare sì soli come rischio più grande ma almeno aver tentano la verità di se stessi, la verità e l'amore della vita. Con gli altri, solo... se si è profeti di Qualcuno che è follemente innamorato delle Sue creature e noi con Lui. Solo ma solo per amore. Solo sulla croce per essere amore sempre e per tutti comunque. Leonardo CATALANO foto: G. Peter gio 1996. Nell’omelia, il presule ha espresso la sua gratitudine e “l’emozione del cuore per il 25° di episcopale”. “Un evento, ha sottolineato Castielli, che riguarda la diocesi non per me, ma la Chiesa; dono che ci è stato fatto non per noi, ma per la Chiesa”. “Nei 15 anni che ho lasciato la diocesi, ha continuato Castielli, non ho mai dimenticato né la diocesi, né le parrocchie e né le persone; ho voluto bene a tutti qui e a Troia. Se ci si dà al Signore bisogna darsi per intero, mi sono sforzato di donarmi per intero, ma Dio ha voluto che questo rapporto si interrompesse”. Nonostante l’età e le sofferenze fisiche, mons. Castielli è “carico di fervore spirituale”, e prega per la soluzione dei problemi inerenti una diocesi dalle molte sfaccettature. Mons. Castielli ha concluso la sua omelia ringraziando il Signore per “la gioia del sacerdozio” e quanti hanno condiviso con lui questo “evento di grazia”. A lui si devono le nuove parrocchie san Francesco Antonio Fasani, santa Maria delle Grazie e l’istituzione del centro di solidarietà “Padre Maestro”. Tra i momenti più significativi della guida pastorale di mons. Castielli è stata l’accoglienza del papa Giovanni Paolo II nella visita alla Diocesi di Lucera-Troia il 25 maggio 1987. pagina 4 aprile 2012 anno IV n. 36 QUARTAPAGINA La nuova Via Crucis a Pietramontecorvino D omenica 25 marzo 2012 nella chiesa madre di Pietramontecorvino è stata benedetta dal Vescovo, a conclusione della Celebrazione Eucaristica delle ore 11, la monumentale e artistica Via Crucis del maestro scultore Gregor Mussner. 14 stazioni scolpite in legno di pino cembro (cirmolo) nelle dimensioni di cm 90 x cm 70 con uno spessore di 7 cm. Per la colorazione sono stati usati colori ad olio preparati con liquidi speciali. La doratura della croce e numerazione è stata fatta con oro a foglia a 23 carati applicato con una speciale missione. Ma come è nata questa via crucis? La procedura utilizzata per la realizzazione dell'opera è partita dalla verifica di alcuni schizzi. Si decide per rilievi con una media di due figure ciascuno e un medio rilievo con immagini a mezzo busto. Il legname viene accuratamente scelto. Si usano solo legnami stagionati per diversi anni e selezionati bene prima dell’acquisto. Le tavole di cirmolo di uno spessore di 8 cm vengono tagliate a fette larghe ca. 12 cm, piallate e incollate a tavoloni della grandezza finale dei rilievi. Prima di passare alla scultura vengono sagomate e lisciate bene da entrambi i lati. Si disegnano poi le stazioni su carta in formato 1:1 e si copiano sui tavoloni in legno. Inizia a questo punto la fase di scultura dei rilievi. Con sgorbie foto: G. Mussner grosse si toglie per primo il legname superfluo degli sfondi e si danno le forme principali ai personaggi. Procedendo con cautela si continua ad elaborare le forme in più passaggi sempre con maggiore precisione, tagliando il legno sempre in direzione della venatura. Questo lavoro richiede mesi di tempo e grande concentrazione. In seguito giunge il momento di fare gli ultimi ritocchi riprendendo ancora una volta ogni singola stazione e controllando ogni singolo viso, mano o drappeggio. Vengono anche tolti i nodi resinosi al legname sostituendoli con tasselli di legno sano. Anche per questo motivo si erano già incollate le tavole con strisce di larghezza di soli 12 cm. La Via Crucis passa nel laboratorio del policromatore (pittore di statue lignee) che da l’aspetto colorativo finale. Usando colori ad olio si pitturano le formelle, dando ai singoli personaggi colori con diverse tonalità, anche per accentuare ulteriormente la profondità delle scene. Questo è un mestiere che si trova solo in Val Gardena, essendoci in questo posto anche una quantità di lavoro sufficiente per viverne. Questi policromatori usano tecniche che sono tramandate da padre a figlio per molte generazioni e che variano anche da laboratorio a laboratorio. IL VANGELO DI LUCA L. C. Il maestro scultore Mussner Gregor È nato nel 1968 a Bolzano, e da sempre risiede ad Ortisei, nota località turistica delle Dolomiti. Discende da una famiglia di scultori, infatti il padre, il nonno e due bisnonni erano stimati e provetti scultori. Ha frequentato l‘istituto d‘arte di Ortisei dal 1983 al 1988 e dopo il servizio militare, ha frequentato e continua a frequentare corsi di perfezionamento presso l’istituto d’arte ed all’estero. Contemporaneamente alla frequenza dell‘istituto d‘arte, ha iniziato l‘apprendistato di scultore nello studio del padre Vincenzo Giacomo Mussner (autore della bellissima e maestosa statua della Madonna della Speranza della parrocchia di san Secondino vescovo in Troia e di tutte le opere in legno nel convento di clausura delle redentoriste di suor Maria Celeste Crostarosa in Foggia), studiando in particolare la scultura dell’arte sacra eseguita in legno e bronzo. Seguirono poi due anni di studio nel laboratorio di Peter Kostner, durante i quali ha formato progressivamente la sua personalità d’espressione nella scultura. Vari viaggi di studio e visite ai più importanti musei e alle maggiori opere d‘arte in città europee ed extraeuropee hanno perfezionato le sue capacità. Si dedica quasi esclusivamente all‘arte sacra, con predilezione per il legno. Esegue anche lavori in bronzo fusi a cera persa. I suoi lavori si trovano nelle chiese cattoliche di tutto il mondo, sia in Italia, che negli Stati Uniti, in Brasile, in Colombia, in Israele ed in varie missioni cattoliche. Partecipa alle mostre UNIKA che si svolgono annualmente ad Ortisei e periodicamente in vari paesi del mondo. Nell’autunno del 1997 fino alla primavera del 1998 ha eseguito la scultura della Madonna di Nazareth per il Pellegrinaggio Mariano Mondiale. Questa opera ha visitato più di 35 nazioni in tutti i continenti del mondo fino all’anno santo 2000. Ora è collocata in Israele, sua terra di origine. Insieme al padre Vincenzo conduce uno studio di scultura ad Ortisei in Via Tavella, 37. L. C. SOLUZIONI VANGELO DI MATTEO RESTAURO DELL’ORGANO DEL DUOMO DI LUCERA Il Comitato promotore per il restauro dell’organo della Cattedrale di Lucera organizza un triangolare di calcio che si svolgerà nello stadio di Lucera Mercoledi 25 aprile alle ore 15,00 tra la Nazionale dei sacerdoti, la Nazionale dei parlamentari e le vecchie glorie del Foggia e Lucera calcio. L’incasso sarà devoluto per la causa dell’organo della cattedrale di Lucera. Per chi vorrà inviare un contributo: Capitolo Cattedrale piazza Duomo,13 - 71036 Lucera (Fg) codice iban: IT 75 d 03067 78440 000000000 797 presso Banca Carime spa via IV Novembre, 77 71036 Lucera (Fg) causale per versamento: pro restauro organo della Cattedrale Mensile di informazione della diocesi di Lucera-Troia Editore Diocesi di Lucera-Troia Direttore responsabile Matteo Francavilla Direttore editoriale Leonardo Catalano Redazione Donato Coppolella Rocco Coppolella Enza Gagliardi Riccardo Zingaro Sede piazza Duomo, 13 - 71036 Lucera - Foggia Tel/Fax 0881 520882 e-mail: [email protected] Stampa Ennio Cappetta & C. srl - Foggia Anno IV, numero 36, aprile 2012 Autorizzazione del Tribunale di Lucera n. 139 del 27 gennaio 2009.