ANNO IV
NUMERO 36
LUCERA
APRILE
2012
La voce
del PASTORE
VERSO LA VISITA
PASTORALE
+ Domenico CORNACCHIA
C arissimi lettori e lettrici, auguri di
una Santa Pasqua, a voi, ai vostri cari,
specie giovani, ammalati e anziani!
Con immensa gioia, il Mercoledì Santo, durante la Massa Crismale, concelebrata con tutti i sacerdoti, ho indetto
la mia Prima Visita Pastorale alla Diocesi di Lucera – Troia. È scattata immediatamente la fase preparatoria a quest’appuntamento con lo Spirito Santo,
che ci condurrà a vivere un incontro
ravvicinato con Gesù il Buon Pastore
che, nella persona del Vescovo ci farà
dono della sua parola dolce, fraterna
e paterna; di incoraggiamento e di
esortazione a fare e a vivere meglio!
Una commozione grande mi pervade
il cuore! Sin da questo numero de “Il
Sentiero”, chiedo a tutti il dono della
preghiera. Ho allertato diversi monasteri, anziani, ammalati, in particolare,
ad elevare al Signore incessanti preghiere, perché la Visita rinsaldi le
nostre ginocchia stanche e le renda
agili e scattanti per una ripresa spirituale e pastorale, secondo il volere di
Dio, al quale sta a cuore la buona riuscita di tale appuntamento col suo
Figlio Gesù. Carissimi, con S. Paolo
dico: “Non cerco i vostri beni, ma
voi” (2 Corinti 12,14). Sì, cerco voi,
piccoli, adolescenti, giovani, adulti,
coppie di fidanzati e di sposi, credenti e non, vicini e lontani dalla Fede!
Cerco i vostri volti, i vostri occhi!
“Consumerò me stesso per le vostre
anime” (2 Corinti 12,15). “Cerco voi e
nient’altro”! Non mi arrenderò finché
non vi avrò incontrato e comunicato
l’amore che Gesù ha per tutti e per
ciascuno di voi! A ognuno di voi
chiedo: “Aiutatemi ad aiutarvi”! Da
oggi in poi, prepariamo il campo del
nostro cuore, alla grande semina dello Spirito!
Questa è la Visita Pastorale! Insieme,
andiamo avanti! Siamo come l’alba
rispetto al giorno pieno! Dico solo:
“Non abbiate paura”! Il pastore vuole solo il bene delle sue pecorelle, le
chiama per nome; sa quale ha più
bisogno e, vuole che, specie quella
smarrita, ascolti la sua voce e, sappia
che vicina è la sua salvezza! Darei la
vita per una sola delle pecore affidatemi dal Signore! Visitandovi, dirò
grazie al Signore perché vi ha affidati
alle mie fragili forze!
PAG
2
Ad Jesum
per Mariam
Gesù sale sui palchi
e scende dagli altari
Enza GAGLIARDI
I
personaggi famosi che da anni rendono pubblico il loro modo di accostarsi o di vivere la fede cristiana si moltiplicano e ogni settimana, in tv o sui
giornali, c’è sempre qualcuno di loro
che racconta la propria esperienza.
Alcuni tra essi sembrano aver trovato
nel parlare di ciò in cui credono un vero
e proprio filone d’oro che parte dal
lavaggio dell’immagine, passa per una
nuova credibilità, e spesso finisce nella
conduzione di importanti eventi o programmi in varie reti tv.
Poi ci sono quelli che “casualmente”
vengono fotografati in visita a Padre
Pio e quelli che dichiarano di essere
molto credenti, di portare santini nel
portafogli e madonnine appese ovunque, e infine ci sono coloro che raccon-
vanno anche i preti, e proprio loro sono
stati accusati da Adriano Celentano,
nel suo famoso monologo a Sanremo,
di non parlare mai del Paradiso. Su
quel monologo, che ha spaccato l’opinione pubblica, ognuno ha detto la
propria.
Tranne la Chiesa. Eccetto un commento allo yogurt del Cardinale Martini, su
questo punto preciso non si registrano
prese di posizioni ufficiali come invece
è stato fatto per difendere Avvenire e
Famiglia Cristiana. Il Molleggiato ha
fatto il suo mestiere: fare spettacolo e
per quel terremoto è stato tacciato di
essere un telepredicatore che ha usato
il mezzo pubblico, una platea troppo
vasta per lanciare i suoi anatemi, e
soprattutto per parlare di Dio e del
che ha fatto autocritica sul modo stantio di comunicare della Chiesa – perché
lui dice le cose in modo che chiunque
le capisca. Possiamo dire che è un predicatore sgangherato, fuori posto, pilotato, ma le sue parole arrivano. Il Molleggiato ha ragione quando allude alla
paura di tutti, preti compresi, nell’affacciarci al balcone dell’eternità. Dobbiamo convertirci!”.
Ed evidentemente quella “predica”
sgangherata per qualcuno ha avuto
effetto se un altro sacerdote, don
Mario Pieracci, da Mara Venier ha rivelato: “Io mi sono messo in crisi davanti
a lui (Celentano, ndr), perché ha fatto
una domanda a me prete, mi detto
indirettamente: ‘Tu vai a La vita in diretta e non parli mai di Dio, non parli mai
tano del proprio legame con l’angelo
custode, che, se non salva dal pericolo
imminente, a certe soubrette almeno
farebbe trovare la casa che profuma di
fiori. Insomma, ognuno sostiene la sua.
In fondo nessuno conosce il cuore dell’uomo se non Dio.
E così, novelli evangelizzatori sono
diventati personaggi come Claudia
Koll, che si professa convertita dopo
essere scesa a troppi compromessi per
la carriera e una mai chiarita svolta nella sua vita, Paolo Brosio, che dopo un
periodo terribile si è votato a Medjugorje, o Daniela Rosati che si è sentita
“chiamata” da Santa Brigida. Siedono
spesso nei salotti televisivi o addirittura
conducono trasmissioni. Però in tv ci
Paradiso. Al di là dei tanti argomenti
trattati da Celentano, una domanda da
porsi ci sarebbe: ma Sanremo è tabù
per certi discorsi? Alzi la mano chi non
crede che uno come San Paolo avrebbe approfittato anche di quel palco!
Qualunque battezzato avrebbe potuto
e dovuto farlo.
Lo fa spesso, per esempio, Alessandro
Meluzzi, che mentre analizza da esperto l’ultimo fatto di cronaca nera, cerca
sempre di infilare la visione evangelica
nel suo ragionamento. Parla di Maria
persino Brosio a Buona Domenica tra
un collegamento e l’altro con la casa
del Grande Fratello. “Non possiamo
arrabbiarci con Celentano – ha spiegato don Antonio Mazzi, prete televisivo
del Paradiso, vai a parlare di Schettino…, vai a parlare di questa monnezza!’”. Che Sanremo 2012 abbia stabilito che, fatta eccezione per le trasmissioni religiose, di Gesù in tv ne parlano
di più personaggi come la Koll che i
preti? La verità è che Gesù riguarda tutti in ogni ambito, non solo i sacerdoti.
Gesù riguarda la vita di tutti e cambia la
vita di chi l'accoglie.
Forse quello che è avvenuto a Sanremo
spinge a comprendere come è giunto il
tempo di riempire luoghi, spazi e
rispondere a un bisogno diffuso di parlare di Gesù ovunque, tante altre notizie forse riempiono di vuoto e tolgono
il senso e la freschezza della vita.
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3
I Carabinieri
e la Pasqua
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4
Via Crucis
a Pietra
INSERTO
speciale
San Giovanni
di Dio a Troia
Il mese di Maggio
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2
aprile 2012 anno IV n. 36
FORMAZIONEeCULTURA
1
La sfida di una fede relazionale
LA FAMIGLIA E L’INCONTRO
CON DIO
AD JESUM PER MARIAM
TOTUS TUUS
“S pesso vedo davanti ai miei occhi un piccolo libricino con la copertina celeste macchiata di soda… Quando ero operaio alla
Solvay, lo portavo con me, insieme con un
pezzo di pane. Durante il turno di pomeriggio spesso leggevo quel libretto; si intitolava:
Trattato della vera devozione alla Santissima
Vergine. Lo leggevo, se così si può dire, da
capo alla fine e di nuovo da capo. Da quel
libricino ho imparato cosa vuol dire la devozione alla Madonna… Mentre prima mi trattenevo nel timore che la devozione mariana
facesse da schermo a Cristo invece di aprirgli
la strada, alla luce del trattato di Grignion de
Montfort compresi che accadeva in realtà
ben altrimenti. Il nostro rapporto interiore
con la Madre di Dio consegue organicamente dal nostro legame col mistero di Cristo”.
Così scriveva Giovanni Paolo II indicando le
radici di tutto il suo percorso mariano che lo
portò a consacrare non solo il suo pontificato
a Maria (Totus tuus sul suo stemma episcopale), ma anche tutto il mondo il 25 marzo
1984.
Un concetto-chiave della Rivelazione è la
Consacrazione e Giovanni Paolo II così come
il Montfort, Massimiliano Kolbe, Luigi Orione
e tanti altri grandi modelli della Chiesa ne
hanno indicato la grande efficacia ai fini stessi della salvezza.
Oggi lo Spirito Santo, Sposo perfetto di
Maria, sta sicuramente suscitando nella Chiesa un maggiore fermento donando grandi
impulsi ai tanti movimenti mariani che fanno
della Consacrazione a Gesù per Maria il perno su cui ruota tutto il cammino di santità,
infatti “nella seconda venuta di Gesù Cristo,
Maria sarà fatta conoscere e sarà rivelata dallo Spirito Santo affinché, per le sue mani,
Gesù Cristo possa essere conosciuto, amato
e servito” (Grignion de Montfort).
Questa rubrica desidera mettere in luce la
bellezza della riscoperta del Battesimo con la
Madre Maria, accogliendo come figli che
ascoltano e mettono in pratica la volontà di
Gesù dall’alto della croce: “Stavano presso la
croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a
lei il discepolo che egli amava, disse alla
madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse
al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel
momento il discepolo la prese nella sua
casa” (Gv 19,25-27).
Maria, Madre e modello della Chiesa sotto la
croce è “consacrata nella verità” e “chiunque
è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18,37)
ricorda Gesù.
Enza BRUNO
N essuno può sostituirsi ai genitori,
perché nella famiglia - luogo e tempo
primario della formazione - ci sono i
genitori e ad essi guardano i figli
come modelli da imitare. Il catechismo in parrocchia è solo un aiuto ed
un sostegno che la comunità parrocchiale offre ai genitori.Il catechismo
non è una scuola che finisce con la Prima Comunione o con la Cresima, anzi.
Il catechismo è solo una fase di un
cammino di fede, che continua per
tutta la vita.
Man mano che si cresce deve anche
aumentare la consapevolezza della
nostra fede. Perché un bambino possa arrivare a credere in modo adulto ci
vuole la collaborazione di tante persone. Prima di tutto dei genitori … poi
dei catechisti … poi dei sacerdoti e ,
quindi, di tutta la comunità, con la
quale ci si ritrova alla Messa. Una
comunità che cammina nella fede e
che dà testimonianza di ciò che vive.
Il tipo di “relazione” che i genitori
vivono nei confronti di Dio è dunque
molto importante perché è questo
che viene trasmesso ai figli. Credere
non è semplicemente: “sapere che
Dio c’è” ma “avere un dialogo, un
rapporto con Dio”. Spesso proviamo
nei confronti di Dio un po’ di paura.
Ce lo immaginiamo come un padrone
severo, che sta attento ai nostri sbagli,
ai nostri peccati, per punirci. Ma il
nostro Dio non è così. Gesù ci ha rivelato il volto di un Padre misericordioso. L’unica preghiera che ci ha insegnato è “Padre nostro”.
A Nicodemo, il fariseo che era andato
da lui a trovarlo di notte, aveva detto:
“Dio infatti ha tanto amato il mondo
da dare il Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
Educare è fare al ragazzo il dono più
grande: è metterlo in condizione di
realizzarsi come persona; è dargli la
capacità di comprendere il significato
della sua esistenza; è aiutarlo a scoprire la propria identità profonda, i suoi
doni caratteristici; è stimolarlo alla
ricerca e alla scelta libera e responsabile. La comunità umana, la società
civile e la comunità ecclesiale, hanno
bisogno di individui che non siano
numeri, ma persone, esseri responsabili, capaci di cooperare alla costruzione di un mondo più umano.
Tutto questo, in una visione di fede,
vuol dire saper cercare e dare la risposta personale al disegno che Dio ha su
ciascuno, nella realtà che ci si trova a
vivere.
Il “Catechismo della Chiesa Cattolica”
al n. 2223 ci ricorda queste idee con
grande forza “I genitori sono i primi
responsabili dell’educazione dei loro
figli.(…) Infatti, la fede non è semplicemente un contenuto, ma è primariamente una relazione, un rapporto vitale, un legame amoroso con Dio Padre.
Essa nasce, si sviluppa e si impara
dentro alle relazioni affettive tra genitori e figli”.
Dio aiuti ogni famiglia ad essere luogo in cui si vive con consapevolezza e
gioia questa grande e meravigliosa
missione: crescere insieme nella fede.
Ciro FANELLI e Pasquale TRIVISONNE
Uomo
interiore
APERTURA ALLA TRASCENDENZA
E UNICITÀ DELLA PERSONA
A lla persona umana appartiene
l'apertura alla trascendenza: l'uomo è
aperto verso l'infinito e verso tutti gli
esseri creati. È aperto anzitutto verso
l'infinito, cioè Dio, perché con la sua
intelligenza e la sua volontà si eleva al
di sopra di tutto il creato e di se stesso, si rende indipendente dalle creature, è libero di fronte a tutte le cose
create e si protende verso la verità ed
il bene assoluti.
È aperto anche verso l'altro, gli altri
uomini e il mondo, perché solo in
quanto si comprende in riferimento a
un tu può dire io. Esce da sé, dalla
conservazione egoistica della propria
vita, per entrare in una relazione di
dialogo e di comunione con l'altro.
La persona è aperta alla totalità dell'essere, all'orizzonte illimitato dell'essere. Essa ha in sé la capacità di trascendere i singoli oggetti particolari
che conosce, in effetti, grazie a questa
sua apertura all'essere senza confini.
L'anima umana è in un certo senso,
per la sua dimensione conoscitiva, tutte le cose: «tutte le cose immateriali
godono di una certa infinità, in quanto abbracciano tutto, o perché si tratta dell'essenza di una realtà spirituale
che funge da modello e somiglianza
di tutto, come è nel caso di Dio,
oppure perché possiede la somiglianza d'ogni cosa o in atto come negli
Angeli oppure in potenza come nelle
anime».
L'uomo esiste come essere unico e
irripetibile, esiste come un «io», capace di autocomprendersi, di autopossedersi, di autodeterminarsi. La persona umana è un essere intelligente e
cosciente, capace di riflettere su se
stesso e quindi di aver coscienza di sé
e dei propri atti.
Non sono, tuttavia, l'intelligenza, la
coscienza e la libertà a definire la persona, ma è la persona che sta alla
base degli atti di intelligenza, di
coscienza, di libertà. Tali atti possono
anche mancare, senza che per questo
l'uomo cessi di essere persona.
La persona umana va sempre compresa nella sua irripetibile ed ineliminabile singolarità.
L'uomo esiste, infatti, anzitutto come
soggettività, come centro di coscienza e di libertà, la cui vicenda unica e
non paragonabile ad alcun'altra esprime la sua irriducibilità a qualunque
tentativo di costringerlo entro schemi
di pensiero o sistemi di potere, ideologici o meno.
Questo impone anzitutto l'esigenza
non soltanto del semplice rispetto da
parte di chiunque, e specialmente
delle istituzioni politiche e sociali e dei
loro responsabili nei riguardi di ciascun uomo di questa terra, ma ben
più, ciò comporta che il primo impegno di ciascuno verso l'altro e soprattutto di queste stesse istituzioni, vada
posto precisamente nella promozione
dello sviluppo integrale della persona.
Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa
SPECIALE n.
7
San Giovanni
di Dio a Troia
foto: P. Aquilino
ANNO IV
NUMERO 36
LUCERA
APRILE
2012
LA DEVOZIONE VERSO SAN GIOVANNI DI DIO A TROIA
ALLA SEQUELA
DEL MESSIA
SULLE ORME
DEI SANTI
Piergiorgio AQUILINO
“S iate santi, perché Io, il Signore, Dio
vostro, sono Santo” (Lv 19,2).
Questo monito è del tutto particolare.
Ma perché Dio vuole santo il suo popolo? Perché gli dona modelli raggianti di
santità? Perché manda santi “operai”
affinché portino frutti e li portino in
abbondanza?
La santa Pasqua invita tutti singolarmente a considerare proprio questo: prendere atto, cioè, di quanto si è disposti a
dare e a fare per contraccambiare quell’amore che dalla croce ha permeato tutto. Da quel monte di sofferenza e di gloria fino “ai confini della terra” è giunta la
Buona Novella che chiama, oggi come
ieri, il credente alla sequela di Cristo.
Anche sulla croce, Cristo stesso si è
manifestato come “fonte di ogni santità”. Siate santi!
È sicuramente un appello a cui ognuno
ha da rispondere e a cui hanno già aderito tanti di coloro che ci hanno preceduto nella fede, calcando le orme del Messia e divenendo per noi magnifici esempi di profonda spiritualità e prototipi di
santità. Ognuno, a suo modo, ha risposto col suo fiat all’amore di Dio, mettendo in pratica anche una sola e singola
“perla” del Vangelo.
La devozione del popolo troiano porta
alla venerazione di Giovanni di Dio, un
santo che delle beatitudini fece un
modello di vita, tra i poveri e gli ammalati vi scoprì la bellezza e la preziosità dell’esistenza, tra le piazze del suo tempo
ammonì le anime: “Fate del bene a voi
stessi! Fate bene, fratelli!”. Da quel suo
monito, la sua vita: “tutta santa e tutta
pia”! Guardare con lungimiranza
all’esempio di questo santo, come di tutti gli altri, deve spronare il devoto a
rispondere all’appello di Dio: “siate santi”! “Siate santi! Ponete al centro della
vostra vita Cristo! Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare
di voi stessi, sul suo esempio, un dono
per l’intera umanità” (Benedetto XVI).
Lo spirito connotativo di Giovanni di Dio
non è stato quello di essere semplicemente un misericordioso col prossimo,
ma quello de “il buon” misericordioso
per i suoi fratelli.
Riscoprirlo vuole essere per tutti i lettori
non un semplice appassionarsi alla vita
del Santo aperto di cuore verso gli ultimi,
poveri e sofferenti, ma una chiamata a
seguire il Messia, calcando le orme dei
santi, intercessori presso l’Onnipotente.
UNA FESTA
CHE SI PERPETUA…
A Troia, quella di san Giovanni di Dio
è una tradizione che si perpetua nel rincorrersi degli anni rendendo, di volta in
volta, la solennità di quella giornata una
festa del tutto particolare.
Tradizione vuole che, nell’ultimo giorno
del mese di febbraio, la statua del Santo venga portata in processione dalla
sua Chiesetta alla Cattedrale per la
venerazione durante il periodo del settenario. Il giorno della festa, l’8 marzo,
alle ore 12, subito dopo il solenne pontificale presieduto dal Vescovo, il simulacro, ornato con gli ori donati dai devoti, percorre in processione i corsi principali del centro storico, da qualche anno
anticipato dalla Reliquia del braccio del
santo. Il ritorno alla sua Chiesa è previsto per l’indomani del dì di festa.
Quest’anno il settenario di preparazione è stato guidato da padre Fernando
Maddalena, giuseppino del Murialdo, e
padre Elia Tripaldi, dei fatebenefratelli.
Un’iniziativa del tutto memorabile che
ha reso particolarmente suggestivi i
festeggiamenti in onore del Santo – che
anche nella cittadina troiana ha interce-
duto miracoli – è stata la cerimonia di
istituzione della nuova Confraternita di
“San Giovanni di Dio”, associata a quella più antica della “Morte ed Orazione”.
Durante la celebrazione vespertina di
domenica 4 marzo 2012, presieduta da
don Luigi Di Condio, delegato diocesano per le Confraternite, i novizi della
neo-confraternita hanno professato il
proprio credo ai piedi di san Giovanni di
Dio, quale loro particolare Protettore.
Questo Pio Sodalizio, risorto grazie alla
costante pazienza dal signor Antonio
Aquilino e guidato spiritualmente da
don Gaetano Squeo, ha cominciato già
dallo scorso ottobre un cammino di preparazione. La fascia scura dei novizi, che
riporta la melagranata e un’icona del
Santo protettore, benedetta in quella
occasione assieme ad una casula da utilizzarsi nella solennità del Santo della
carità, sarà quindi sostituita dal nuovo
abito confraternale – si spera già durante la prossima festa del 2013 –, con la
vestizione ufficiale dei confratelli. La
Concelebrazione Eucaristica dell’8 marzo scorso è stata presieduta da mons.
Domenico Cornacchia, il quale ha precisato il messaggio e l’insegnamento che
questo Santo vuole lasciare ancora
durante i nostri giorni. L’intera Messa è
stata anche trasmessa in diretta sulla tv
online “ItacaRadio Tv” per iniziativa di:
Adriano Salvatore, Carlo Mottola,
Alberto Costantino, Roberto Benincaso
e Massimo Tredanari. Date le condizioni atmosferiche avverse, la processione
è slittata alla domenica successiva (giorno 11) sempre alle ore 12, chiudendo
così i festeggiamenti 2012. Da più anni
anche i troiani che risiedono nel capoluogo piemontese, si ritrovano durante
la domenica successiva all’8 marzo,
presso la Chiesa torinese intitolata a
santa Giulia, per festeggiare anch’essi
l’amato Santo. Alla cerimonia, a cui
prende parte una rappresentanza della
civica amministrazione troiana, il 10
marzo 2010 ha partecipato anche
mons. Domenico Cornacchia col suo
vicario, mons. Ciro Fanelli, per la benedizione della statua fatta realizzare
appositamente.
P. A.
IL MESSAGGIO DI SAN GIOVANNI DI DIO OGGI
Q ual è il messaggio-insegnamento
che ricaviamo dalla festa di oggi?
San Giovanni di Dio si è preoccupato
di lenire le sofferenze fisiche, ma anche
morali e spirituali degli uomini e delle
donne del suo tempo. Egli mai dissociava la cura del corpo da quella dell’anima. Quando non riusciva più a sottrarre i malati alle sofferenze fisiche,
con i sacramenti e la preghiera, accompagnava, le loro anime, alle porte del
Paradiso. Memore di quanto è riportato, specie nel Vangelo di Matteo (Mt
25), San Giovanni di Dio riusciva a
vedere e a servire, con indicibile carità,
Gesù nei poveri e diseredati.
Oggi noi, difficilmente, saremo coinvolti nel risolvere problemi relativi a
malati terminali, soli o abbandonati.
Quelle fisiche, sono semplicemente
alcune delle situazioni di bisogno, che
ci interpellano come uomini e come
cristiani!
Dobbiamo partire dal presupposto che
forse, siamo noi i primi a dover vivere
una vita, non solo fisica, sana, irreprensibile ed esemplare!
A tale scopo, mi piace fermare brevemente, la nostra attenzione, sull’indirizzo quaresimale che Benedetto XVI ha
inviato a noi tutti per quest’anno. Tra le
varie medicine spirituali, troviamo La
Confessione e la correzione fraterna.
La confessione è una medicina che
cura è vero, ma soprattutto previene le
nostre malattie interiori. Porta nei
nostri cuori quegli anticorpi che ci danno robustezza morale e spirituale, che
ci consente di respingere, con una certa facilità, gli attacchi insidiosi, del
demonio! A tale proposito dice S.
Agostino: “Dio guarisce tutte le tue
infermità. Non temere dunque: tutte le
tue infermità saranno guarite… Tu devi
solo permettere che Egli ti curi e non
devi respingere le sue mani”. (Esposizione sul Salmo 102, 5: PL 36, 1319-1320).
Mi pare opportuno soprattutto nel
tempo di Quaresima, in cui possiamo
fare una revisione della nostra vita
morale e spirituale. Chiediamo al
Signore il perdono dei nostri peccati!
Essi però ci verranno rimessi nella
misura in cui anche noi perdoneremo
le offese dei nostri fratelli. Non dobbiamo dire più: “Che peccato ho fatto…?!”, quindi, non mi serve la Confessione. La Grazia del Sacramento è
necessaria, abbiamo detto, sia per la
guarigione, che soprattutto, per la prevenzione della debolezza e della pigri-
zia interiore, dalla quale tante volte è
impossibile uscire indenni.
Ricordiamo quello che già Pio XII, negli
anni cinquanta affermava: “Il peccato
più grande oggi è credere che nulla è
peccato”! (Immaginiamo se fosse vissuto ai nostri giorni!).
E poi, il vero cristiano non è solo colui
che non fa il male, ma soprattutto è
colui che si sforza di operare il bene!
Un’altra forma eccellente di guarigione
spirituale è la correzione fraterna. Paolo VI (Populorum progressio, 66; 26
marzo 1967) affermava: “Il mondo è
malato… per la mancanza di fraternità
tra gli uomini e tra i popoli”.
Dovremmo desiderare la correzione,
ma quella fraterna, cioè: serena, libera,
che non stronca, ma che aiuta a crescere, che guarisce e che non fa precipitare ancor più una situazione già di per
sé compromessa! Sarebbe bello presentarsi agli altri come l’esempio che
essi devono imitare! (Pensiamo al rapporto genitori-figli; docenti ed alunni;
uomini di Chiesa e popolo di Dio;
ecc.): possiamo proporci come uomini
e donne da imitare e, non da evitare?
La predica più incisiva è quella della
coerenza di vita e della testimonianza
irreprensibile!
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aprile 2012 anno IV n. 36 Numero speciale
Segue da pag. 2
Basterebbe che mettessimo in pratica
quella che è la regola d’oro di tutto il
Vangelo: “Fa’ agli altri, ciò che vorresti
per te”! L’antico Libro dei Proverbi dice:
“Rimprovera il saggio ed egli ti sarà
grato. Da’ consigli al saggio e diventerà
ancor più saggio; istruisci il giusto ed
egli aumenterà il sapere” (Pr 9, 8ss). La
correzione fraterna non è prendere di
mira qualcuno e farlo martire; non è
guardare principalmente o, prima, i
difetti altrui, ma è partire da se stessi,
innanzitutto! Don Bosco diceva ai suoi
ragazzi dell’Oratorio: “Voglio colpire i
vostri difetti, ma amare le vostre persone”! “Non bisogna tacere dinanzi al
male” ci ricorda il Papa. Sappiamo che si
può essere denunciati per mancato soccorso; può essere tolta la patria potestà
a quei genitori che non sono in grado di
aiutare, di correggere e di prendersi
amorevole cura dei propri figli!
Allo stesso modo noi, mentre vogliamo
correggere gli altri, dobbiamo consentire che anch’ essi facciano lo stesso con
noi! “È necessario riscoprire la correzione fraterna, aiutare, ma anche lasciarsi
aiutare”, “l’altro mi appartiene, la sua
vita, la sua salvezza riguardano la mia
vita e la mia salvezza”, dice il Papa!
Carissimi, chiediamo al Signore, il coraggio di uscire dallo stato di tiepidezza spirituale e dalla dilagante indifferenza!
Prendiamoci a cuore gli uni gli altri; facciamoci trascinare più dalla forza dell’amore che dall’amore della forza;
gareggiamo nel volerci bene!
Sappiamo che anche nella vita spirituale
e soprannaturale: chi non avanza, retrocede! Se un corpo è sano nelle sue varie
parti, è sana la sua interezza! In casa
nostra, se sta bene il bambino, sta bene
l’intera famiglia; viceversa: se è gravemente ammalato, tutti gli altri gemono e
si affliggono! La medesima sensazione
dobbiamo respirare nei nostri gruppi,
nella Chiesa, ecc.!
San Paolo così scrive ai Corinti: “Le varie
membra abbiano cura le une delle altre”
(1Cor 22, 25)! Questa, mi sembra, la for-
ma più bella ed elegante di venerare i
nostri Santi: cercare di imitarli, di riprodurre nella nostra vita alcuni dei loro
comportamenti. Infine, cerchiamo di sviluppare in noi, il desiderio di fare qualcosa per gli altri, di vivere qualche ora di
gratuito servizio o di volontariato a favore di persone anziane, impedite, ospiti
delle Case di Riposo, ecc; diamo il cambio ad una persona che assiste un malato, un bimbo, un anziano! Anche questa
è sublime forma di carità; questo è un
modo assai bello di esprimere la nostra
devozione a S. Giovanni di Dio e ai
nostri Santi!
Così sia!
† Domenico CORNACCHIA
STORIA DELLA CONFRATERNITA DI SAN GIOVANNI DI DIO, DELLA MORTE ED ORAZIONE
L a erigenda Confraternita di “San Giovanni di Dio” va ad unirsi a quella già esistente della “Morte ed Orazione”.
Le prime notizie sulle origini della Confraternita della Buona Morte a Troia risalgono all’anno 1507. Da un documento-relazione sull’inventario dei beni dei Benedettini di Montecassino in Capitanata risulta
che una parte del Monastero-prepositura
di “Sancto Angelo” in Troia con l’annessa
chiesa (conosciuta oggi come Chiesa dei
Morti o dei “Morticelli”) era stata occupata dalla “Confraria di Battenti” come loro
cappella. Questa Confraternita era apparsa per la prima volta in Umbria verso la
metà del XIII secolo e si era diffusa in tutta l’Italia con finalità ed iniziative ben precise: preghiera, penitenza, assistenza spirituale e materiale, e sepoltura dei defunti. Trovò, con ampia partecipazione, terreno fertile anche nella nostra Città di Troia
per il fervore religioso dei nostri antenati,
che desideravano assicurarsi un sereno
trapasso con l’assistenza spirituale, un
dignitoso funerale e una sepoltura. Nel
1560, ottenne l’aggregazione all’omonima Arciconfraternita di Roma. Con la
“patente di aggregazione” ebbe la facoltà di fregiarsi del titolo di “Arciconfraternita della Morte ed Orazione sotto la protezione di San Michele Arcangelo”. In
seguito Papa Sisto V concesse l’indulgenza plenaria ai Confratelli “in articulo mortis” ed altre indulgenze riservate agli
associati, che, sempre più numerosi, esercitavano concrete opere di carità e di pietà popolare. Nell’Anno Santo del 1700
I l forestiero che per la prima volta visita
la celebre Cattedrale di Troia in una delle
sere dei primi giorni di marzo, non può
fare a meno di prendere atto, con meraviglia, della straordinaria affluenza di fedeli
che gremisce le tre navate, il transetto, le
cappelle e lo stesso presbiterio del massimo Tempio della cittadina dauna. Il mistero si svela quando gli occhi si posano a
guardare un’effigie soffusa di luce e circondata di fiori che, dall’alto di un trono
addossato a un pilastro del presbiterio,
domina tutta l’assemblea del popolo di
Dio: è la venerata statua di san Giovanni
di Dio. Dinanzi a questa icona, da oltre
400 anni, si sono avvicendate intere generazioni di fedeli oranti, in un crescendo di
concorso di popolo che raggiunge il suo
vertice di compartecipazione durante la
processione dell’8 marzo. Tutta la cittadinanza, insieme agli emigrati e ai forestieri,
si mobilita e viene coinvolta nello spirito e
nel corpo.
Si potrà discutere a lungo circa l’ortodossia di questa forma di religiosità popolare,
circa la non eccepibile organizzazione della folla o della intemperanza di chi non sa
distinguere tra fede e magia, ma non si
può non tener conto che il sostrato di ciò
che appare in forma imponente, è una
fede semplice e sincera che crede nella
forza di intercessione dei Santi al cospetto di Dio. Per il popolo di Troia, la festa di
san Giovanni di Dio è un appuntamento
annuale, un tempo forte nel tempo forte
della Quaresima: è un richiamo a volgere
lo sguardo verso un segno analogo al serpente di rame innalzato da Mosè nel
ben ottanta confratelli di questa Congrega si recarono pellegrini a Roma vestiti di
sacco col Vescovo di Troia, mons. Emilio
Giacomo Cavalieri. Da un Cabrèo della
stessa Confraternita si rileva che nel 1728
gli aggregati erano più di seicento, tra
confratelli e consorelle.
Divenne questo un motivo plausibile per
allargare la piccola Chiesa di “Sancto
Angelo”, delle dimensioni di m. 6,24 per
m. 23,92, che originariamente si apriva a
nord verso le mura e nella strada di via
Iamele, che dai due Campanili della Chiesa era denominata “Strada dei Campanili”. In seguito fu aperto un nuovo ingresso sul Corso principale del paese, attraverso un “corriduro”, chiuso da un cancello in ferro battuto, dal quale si poteva
scorgere in fondo un portale con una statua in pietra di San Michele e un Campanile con tre campane. Nel 1765 la Confra-
ternita ebbe il permesso di conservare le
Sacre Specie Eucaristiche (riservato alle
sole Parrocchie), di poter far celebrare nei
giorni festivi due messe (una all’alba e l’altra dopo mezzogiorno) e di poter fondare
il Collegio di sei preti secolari con l’obbligo di recitare ogni mattina di giorno feriale l’Ufficio della Beata Vergine.
Nel periodo della dominazione francese
anche la Confraternita della Buona Morte,
presente nel catasto come “Confraternita
del Purgatorio”, subì il controllo delle
autorità politiche, che giunsero finanche a
fissare modalità per l’elezione del Priore e
criteri per la concessione di sussidi alle
famiglie povere del paese. Nel 1860 la
Chiesa sostituì la Cattedrale durante i
lavori di restauro nell’interno di quest’ultima, effettuati dal Vescovo, Mons. Tommaso Passero, il quale fece rimuovere le
ingombranti cappellette con gli altari
gentilizi e le cancellate e l’abbellì con
stucchi di stile barocco. Con la proibizione delle sepolture nelle chiese, successiva
all’Editto Napoleonico, la Confraternita
provvide a costruire, a totale carico del
rettore pro-tempore, don Urbano De Biase, una Cappella per la sepoltura dei Confratelli, allorquando Troia, nel 1879, ebbe
il suo attuale cimitero. Nel 1925, con la
cessione dell’ex sacrestia della chiesa di
San Bernardino, la Confraternita riuscì ad
annettere un altro locale alla cappella
cimiteriale per ampliare il numero dei
loculi a favore degli associati e di eventuali acquirenti. Nel frattempo però si verificava in seno alla Congrega una riduzione
sensibile degli iscritti e la chiesa, che aveva bisogno di urgenti lavori di riparazione,
fu chiusa al culto. Negli anni cinquanta del
secolo scorso la Chiesa dei Morti fu concessa per ospitare l’A.S.C.I. (Associazione
Scoutistica Cattolica Italiana). L’ultimo
Priore della Confraternita della Buona
Morte, Domenico Mariano Intiso, con una
nota del 6 febbraio 1975 al Vescovo, faceva presente che la chiesa dei Morti da circa venti anni risultava pericolante e chiusa
al culto e il numero dei Confratelli si era
ridotto a otto unità. Così, con Decreto del
Vescovo di Foggia, Troia e Bovino, Mons.
Giuseppe Lenotti dell’8 febbraio 1975 la
Confraternita della Morte ed Orazione si
fuse con quella dell’Addolorata e cessò
ogni attività. Ad oggi questa realtà va a
confondersi, formando un nuovo Pio
Sodalizio con un nuovo statuto.
Gino ROTONDO
I FRUTTI DELLA FEDE
deserto - affinché tutti, seguendo l’esempio del Santo della carità - si decidano ad
entrare nella via del grande ritorno e del
perdono: è una specie di Giubileo che si
indice ogni anno! Per la Chiesa particolare di Troia, la Quaresima e la Pasqua sono
condensate nella prima decade di marzo
e vissute, nella loro attualizzazione,
mediante i tre capisaldi della vita cristiana:
la Parola di Dio, la Confessione Sacramentale e la Comunione Eucaristica.
Emerge l’attenzione al cambiamento del
cuore, alla conversione e alla carità verso
gli ospiti della Casa di Riposo di “San Giovanni di Dio”.
Giovanni di Dio nacque l’8 marzo 1495 in
Portogallo, a Montemor-o-Novo, da pia e
modesta famiglia operaia. A dieci anni
viene portato via da casa e accolto a Oropesa (Spagna) da un tal Francesco Cid,
fattore del conte Francesco Alvarez di
Toledo. La mamma, per la scomparsa del
figlio, muore di dolore, il padre si fa laico
francescano.
Ricevuta una elementare istruzione, viene
utilizzato nella custodia del gregge, nei
lavori di campagna e nella vigilanza del
personale. Rifiutata la mano della figlia di
Francesco, il suo datore di lavoro, va soldato con le truppe spagnole e prende
parte ai combattimenti per la conquista di
Fuenterràbia nei Pirenei. Derubato del
bottino tolto ai Francesi, e a lui dato in
custodia, viene condannato per questo
all’impiccagione. Viene però liberato da
un alto personaggio e radiato dall’esercito. Tornato ad Oropesa dal fattore Francesco Cid, dopo nove anni si arruola di
nuovo e prende parte alla difesa di Vienna contro i Turchi, guidata personalmente
dal re Carlo V Rientrato in Spagna fa un
pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella. Visita il paese natale e dopo aver
fatto il pastore a Siviglia, parte per Ceuta,
in Africa, dove lavora come manuale nelle fortificazioni di quella città portoghese
e mantiene per carità cristiana un nobile
suo connazionale con la sua numerosa
famiglia ivi esiliata, che versava in estrema
necessità.
Dopo un triennio si porta a Gibilterra
dedicandosi al lavoro che trova. Raccolto
sufficiente denaro, acquista stampe, libri
sacri e profani e comincia a venderli a scopo di apostolato religioso per le vie della
città, nei sobborghi e nei paesi vicini.
Mosso da vocazione divina, si reca a Granada e apre una bottega di libri a porta
Elvira. Nel 1539 ascoltando una predica
del Beato Giovanni d’Avila -Giovanni ha
44 anni - si converte pienamente a vita
perfetta con tanto fervore, con tanto pianto dei propri peccati, con tali pubbliche
penitenze e umiliazioni, da venire considerato pazzo e rinchiuso nell’Ospedale
Reale e, una volta dimesso, continua a
comportarsi in modo tale da farsi credere
realmente pazzo.
Desideroso di consacrarsi al sollievo dei
moltissimi poveri e infermi abbandonati
di Granada, comincia a raccogliere poveri, specialmente per la notte, nell’atrio di
un nobile signore. Poi, presa in affitto una
casa in via Lucena, con l’aiuto in denaro e
attrezzi di alcuni generosi, nel medesimo
anno, fonda un ospedale che, divenuto
troppo angusto, nel 1547, egli trasferisce
in locali più grandi nella salita dei Gomèles, perfezionandone l’organizzazione,
l’assistenza e le cure infermieristiche, nonché le iniziative di carità per altri indigenti. Per suggerimento del Vescovo Mons.
Ramirez Fuènleal, aggiunge al proprio
nome la qualifica “di Dio” e indossa un
abito che pur non essendo propriamente
religioso, lo distingue come persona consacrata al servizio di Dio e del prossimo.
Nel 1546 Giovanni accoglie i primi discepoli da lui stesso convertiti: Anton Martin
e Pietro Velasco, cui si aggiungono presto
altri tre. Nel 1548 fonda anche a Toledo
un ospedale per i poveri e si reca a Valladolid per chiedere a Filippo, allora reggente di Spagna, e ai nobili della Corte,
sovvenzioni per sollevarsi dai grossi debiti contratti per l’Ospedale di Granada e
per i suoi poveri.
Celebre l’episodio dell’incendio dell’Ospedale Reale in Granada che non si
riusciva a domare. Giovanni vi accorse, vi
si gettò in mezzo alle fiamme e da solo,
con sforzi sovrumani, portò in salvo i
malati, gettò dalle finestre letti, materassi
e quanto altro potè e circoscrisse l’azione
del fuoco, rimanendo illeso. Era il 3 luglio
1549. Si spense otto mesi dopo, l’8 marzo 1550, a 55 anni di età. Morì in ginocchio, stringendo il Crocifisso al petto,
dopo aver ricevuto i Sacramenti e il conforto della visita dell’Arcivescovo di Granada, implorando piamente: “Gesù,
Gesù, nelle tue mani raccomando l’anima
mia”!
Rolando MASTRULLI
anno IV n. 36 aprile 2012
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CRONACHEedESPERIENZE
IL “CORPO” DEI CARABINIERI CELEBRA LA PASQUA
foto: P. Aquilino
“O ggi celebriamo la Luce! Che
anche voi siate luce per noi”!
È l’ammonizione di mons. Domenico
Cornacchia durante la “Celebrazione
della Pasqua dei Carabinieri” di martedì santo, 3 aprile 2012, presso la
Cattedrale di Troia.
Presenti alla Celebrazione, oltre ad un
nutrito numero di carabinieri della
provincia di Foggia, anche: il colon-
nello Diomeda, comandante provinciale CC di Foggia; i capitani Russo e
D’Errico, rispettivamente di Foggia e
Lucera; il comandante di stazione di
Troia Gaita con i suoi predecessori
Mastrulli e Melillo; le autorità civili e
militari della Città di Troia, capeggiate
dal sindaco Beccia; l’associazione
Carabinieri in congedo di Troia, col
suo presidente Farina.
Durante l’omelia il Vescovo ha sottolineato l’importanza del ruolo che da
sempre svolge questo corpo militare
per la salvaguardia dei cittadini. In
riferimento al precetto pasquale celebrato ha aggiunto: “In questi giorni
ripercorriamo la via dolorosa di Cristo.
Dovremmo di pari passo ripercorrere
e celebrare anche la nostra di vita
dolorosa, fatta di ombre ma arricchita
di Luce”.
Il lieto annunzio della Gloria pasquale
viene dal sangue sparso sulla croce di
Cristo: “Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo”. Infine, al
termine della Liturgia Eucaristica, la
gioia del Risorto accostata alla bella
figura della Virgo Fidelis, Patrona dell’Arma, alla quale è stata indirizzata
l’ultima preghiera a conclusione della
Celebrazione.
Dopo la Santa Messa proficua è stata
la visita alla Basilica Cattedrale col suo
Museo del Tesoro annesso.
Piergiorgio AQUILINO
In ascolto dei “poveri di diritti”
L a Caritas Diocesana, nel corso di
una tavola rotonda, ha presentato l’annuale Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia.
Alla presenza di mons. Domenico Cornacchia, presidente della Caritas, e
coordinati dal direttore don Erminio Di
Bello, i relatori si sono confrontati con il
folto pubblico presente sull’obiettivo
del convegno teso a cogliere i segnali
di preoccupazione che giungono in
questa fase della vita sociale ed economica. “Poveri di diritti”, titolo fortemente evocativo che nasce da una semplice ma non scontata considerazione:
alle persone che vivono in condizioni di
“BE HAPPY”
Giornata diocesana
della gioventù
povertà si pensa solo in termini di insufficienti risorse economiche, ignorando
che esiste tutta una serie di altre privazioni che peggiorano lo stato di precarietà e ne impediscono il superamento.
Il diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, all’alimentazione, alla salute,
all’educazione.
Le Caritas diocesane continuano a
segnalare un progressivo aumento del
numero di persone che si presentano ai
Centri di Ascolto ed ai servizi Caritas;
aumentano i “nuovi poveri”: persone in
possesso di un lavoro e che vivono
all’interno di una famiglia. Una realtà,
questa, che interessa, e coinvolge,
“S iate sempre lieti nel Signore”: è
l’invito di Paolo alla comunità di Filippi
ed è lo stesso che Benedetto XVI ha
rivolto a tutti i giovani per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Il Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile ha tradotto questo invito in: “Be happy!” cioè siate felici. La gioia, infatti, è
stata la vera protagonista della veglia
diocesana per la Gioventù di venerdì
30 marzo. Gioia trasmessa dai tanti giovani, gruppi, studenti, associazioni di
volontariato che insieme hanno voluto
testimoniare la bellezza di essere Chiesa. Gioia di essere una chiesa che crede nel volontariato; infatti, anche quest’anno le associazioni di volontariato
della diocesi hanno rinnovato la loro
promessa; tantissimi giovani partecipano a numerose associazioni di volontariato; e questo potrebbe essere un
La Voce del DIRETTORE
Q uanti contatti con la gente. Con
gli altri sempre ma spesso incredibilmente solo. Ho paura di stare così,
solo, con gli altri. Cosa succede? Forse la paura è paura di me, del mio
silenzio, del futuro, di quello che
accade senza che mi sento interpellare e così solo minacciato.
Con gli altri, solo! Mettermi in gioco,
sì, si cambia e nel crescere accettarsi
per come si è e per come si reagisce
ma nello stesso tempo tendere sinceramente la mano verso ciò che
conta davvero. Con gli altri per
costruire insieme e non solo per sfamare un fagocitante egoismo. Solo
anche la nostra comunità diocesana. A
margine del convegno, infatti, è stata
presentata, un’indagine condotta su un
“campione” di studenti dell’I.T.C.G. di
Lucera, che ha fornito interessanti
spunti di riflessione incoraggiando l’organizzazione di adeguati percorsi di
formazione, coinvolgendo le comunità
parrocchiali allo scopo di trovare dei
punti in comune rispetto alle diverse
realtà.
In tal modo, potrà essere riconosciuto
nella Caritas un punto di coordinamento ed una risorsa per la Diocesi.
Donato COPPOLELLA
N ello splendore della basilica cattedrale di Lucera, sabato 24 marzo,
mons. Raffaele Castielli, vescovo
emerito della diocesi di Lucera-Troia,
ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica per festeggiare i
suoi venticinque anni di consacrazione episcopale. In questo giorno di
festa erano presenti il vescovo diocesano mons. Domenico Cornacchia,
mons. Francesco Zerrillo, vescovo
emerito di Lucera-Troia, i sacerdoti, i
sindaci dei comuni di Lucera, Troia e
Orsara, rappresentanti di gruppi,
associazioni e movimenti ecclesiali.
Mons. Castielli, eletto Vescovo di
Lucera-Troia l’11 febbraio 1987, è stato consacrato il 25 marzo 1987.
È stato il primo vescovo della fusione
delle diocesi di Lucera e di Troia. Ha
rinunciato al governo pastorale della
diocesi per ragioni di salute il 18 mag-
Antonio BARBARO
binario su cui muovere la nostra attenzione. A rendere più gioiosa la serata è
stata suor Teresa Carvalho delle Suore
di Gesù Crocifisso, insieme ad un gruppo di suore che con ritmi e musiche
brasiliane ci ha ricordato i bellissimi
momenti di ottobre della Missione giovani una vita da mediano, e insieme ci
ha catapultato verso la prossima giornata mondiale della Gioventù a Rio.
La veglia è stata presieduta da mons.
Domenico Cornacchia, che come sempre ha confermato la sua piena fiducia
nei giovani incoraggiandoli ad essere
“missionari della gioia” testimoniando
la “fede ad ogni costo” e in qualunque
ambiente. Questa stessa gioia la ritroveremo nel luglio del 2013 a Rio de
Janeiro per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù.
Mario MANSUETO
Con gli altri, solo
perchè spesso voglio essere sempre
ad ogni costo solo io e non gli altri
con me. Con gli altri per essere per
loro un dono, capace di costruire con
loro qualcosa di buono, vero, giusto
e onesto. Solo forse perchè anche gli
altri sono soli e ognuno lavora e
accumula per sè.
Condivisione? Forse la sfida più
grande è usare la tecnologia come
strumento, un aiuto e non come fine
di tutto. Ripensare la mia vita, ciò che
sono e ho. Ripensare il valore delle
mie relazioni e lo scopo di vivere con
gli altri. Allora con gli altri, solo per
pregare per tutti. Dio, se mi ascolti
MONS. CASTIELLI
25 ANNI DI
EPISCOPATO
NEL FERVORE
DELLO SPIRITO
dammi il coraggio di comunicare
quello che sono, quello che sento
senza paure. Che io costruisca ponti
comuni di pace e di aiuto, di sostegno e di verità. Stili nuovi per stare sì
soli come rischio più grande ma
almeno aver tentano la verità di se
stessi, la verità e l'amore della vita.
Con gli altri, solo... se si è profeti di
Qualcuno che è follemente innamorato delle Sue creature e noi con Lui.
Solo ma solo per amore.
Solo sulla croce per essere amore
sempre e per tutti comunque.
Leonardo CATALANO
foto: G. Peter
gio 1996. Nell’omelia, il presule ha
espresso la sua gratitudine e “l’emozione del cuore per il 25° di episcopale”. “Un evento, ha sottolineato
Castielli, che riguarda la diocesi non
per me, ma la Chiesa; dono che ci è
stato fatto non per noi, ma per la
Chiesa”. “Nei 15 anni che ho lasciato
la diocesi, ha continuato Castielli, non
ho mai dimenticato né la diocesi, né
le parrocchie e né le persone; ho voluto bene a tutti qui e a Troia. Se ci si dà
al Signore bisogna darsi per intero, mi
sono sforzato di donarmi per intero,
ma Dio ha voluto che questo rapporto si interrompesse”. Nonostante l’età
e le sofferenze fisiche, mons. Castielli
è “carico di fervore spirituale”, e prega per la soluzione dei problemi inerenti una diocesi dalle molte sfaccettature. Mons. Castielli ha concluso la
sua omelia ringraziando il Signore per
“la gioia del sacerdozio” e quanti
hanno condiviso con lui questo
“evento di grazia”.
A lui si devono le nuove parrocchie
san Francesco Antonio Fasani, santa
Maria delle Grazie e l’istituzione del
centro di solidarietà “Padre Maestro”.
Tra i momenti più significativi della
guida pastorale di mons. Castielli è
stata l’accoglienza del papa Giovanni
Paolo II nella visita alla Diocesi di
Lucera-Troia il 25 maggio 1987.
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aprile 2012 anno IV n. 36
QUARTAPAGINA
La nuova Via Crucis
a Pietramontecorvino
D omenica 25 marzo 2012 nella chiesa
madre di Pietramontecorvino è stata benedetta dal Vescovo, a conclusione della
Celebrazione Eucaristica delle ore 11, la
monumentale e artistica Via Crucis del
maestro scultore Gregor Mussner. 14 stazioni scolpite in legno di pino cembro (cirmolo) nelle dimensioni di cm 90 x cm 70
con uno spessore di 7 cm. Per la colorazione sono stati usati colori ad olio preparati
con liquidi speciali. La doratura della croce
e numerazione è stata fatta con oro a foglia
a 23 carati applicato con una speciale missione. Ma come è nata questa via crucis?
La procedura utilizzata per la realizzazione
dell'opera è partita dalla verifica di alcuni
schizzi. Si decide per rilievi con una media
di due figure ciascuno e un medio rilievo
con immagini a mezzo busto. Il legname
viene accuratamente scelto. Si usano solo
legnami stagionati per diversi anni e selezionati bene prima dell’acquisto. Le tavole
di cirmolo di uno spessore di 8 cm vengono tagliate a fette larghe ca. 12 cm, piallate e incollate a tavoloni della grandezza
finale dei rilievi. Prima di passare alla scultura vengono sagomate e lisciate bene da
entrambi i lati. Si disegnano poi le stazioni
su carta in formato 1:1 e si copiano sui
tavoloni in legno. Inizia a questo punto la
fase di scultura dei rilievi. Con sgorbie
foto: G. Mussner
grosse si toglie per primo il legname
superfluo degli sfondi e si danno le forme
principali ai personaggi. Procedendo con
cautela si continua ad elaborare le forme in
più passaggi sempre con maggiore precisione, tagliando il legno sempre in direzione della venatura. Questo lavoro richiede
mesi di tempo e grande concentrazione. In
seguito giunge il momento di fare gli ultimi ritocchi riprendendo ancora una volta
ogni singola stazione e controllando ogni
singolo viso, mano o drappeggio. Vengono anche tolti i nodi resinosi al legname
sostituendoli con tasselli di legno sano.
Anche per questo motivo si erano già
incollate le tavole con strisce di larghezza
di soli 12 cm. La Via Crucis passa nel laboratorio del policromatore (pittore di statue
lignee) che da l’aspetto colorativo finale.
Usando colori ad olio si pitturano le formelle, dando ai singoli personaggi colori con
diverse tonalità, anche per accentuare ulteriormente la profondità delle scene. Questo è un mestiere che si trova solo in Val
Gardena, essendoci in questo posto anche
una quantità di lavoro sufficiente per viverne. Questi policromatori usano tecniche
che sono tramandate da padre a figlio per
molte generazioni e che variano anche da
laboratorio a laboratorio.
IL VANGELO DI LUCA
L. C.
Il maestro scultore
Mussner Gregor
È nato nel 1968 a Bolzano, e da sempre
risiede ad Ortisei, nota località turistica
delle Dolomiti. Discende da una famiglia
di scultori, infatti il padre, il nonno e due
bisnonni erano stimati e provetti scultori.
Ha frequentato l‘istituto d‘arte di Ortisei
dal 1983 al 1988 e dopo il servizio militare, ha frequentato e continua a frequentare corsi di perfezionamento presso l’istituto d’arte ed all’estero. Contemporaneamente alla frequenza dell‘istituto d‘arte,
ha iniziato l‘apprendistato di scultore nello studio del padre Vincenzo Giacomo
Mussner (autore della bellissima e maestosa statua della Madonna della Speranza della parrocchia di san Secondino
vescovo in Troia e di tutte le opere in
legno nel convento di clausura delle
redentoriste di suor Maria Celeste Crostarosa in Foggia), studiando in particolare la
scultura dell’arte sacra eseguita in legno e
bronzo. Seguirono poi due anni di studio
nel laboratorio di Peter Kostner, durante i
quali ha formato progressivamente la sua
personalità d’espressione nella scultura.
Vari viaggi di studio e visite ai più importanti musei e alle maggiori opere d‘arte in
città europee ed extraeuropee hanno
perfezionato le sue capacità.
Si dedica quasi esclusivamente all‘arte
sacra, con predilezione per il legno. Esegue anche lavori in bronzo fusi a cera persa. I suoi lavori si trovano nelle chiese cattoliche di tutto il mondo, sia in Italia, che
negli Stati Uniti, in Brasile, in Colombia, in
Israele ed in varie missioni cattoliche.
Partecipa alle mostre UNIKA che si svolgono annualmente ad Ortisei e periodicamente in vari paesi del mondo.
Nell’autunno del 1997 fino alla primavera
del 1998 ha eseguito la scultura della
Madonna di Nazareth per il Pellegrinaggio Mariano Mondiale. Questa opera ha
visitato più di 35 nazioni in tutti i continenti del mondo fino all’anno santo 2000.
Ora è collocata in Israele, sua terra di origine. Insieme al padre Vincenzo conduce
uno studio di scultura ad Ortisei in Via
Tavella, 37.
L. C.
SOLUZIONI VANGELO DI MATTEO
RESTAURO
DELL’ORGANO
DEL DUOMO DI LUCERA
Il Comitato promotore per il
restauro dell’organo della Cattedrale di Lucera organizza un
triangolare di calcio che si
svolgerà nello stadio di Lucera
Mercoledi 25 aprile alle ore
15,00 tra la Nazionale dei
sacerdoti, la Nazionale dei parlamentari e le vecchie glorie
del Foggia e Lucera calcio.
L’incasso sarà devoluto per la
causa dell’organo della cattedrale di Lucera. Per chi vorrà
inviare un contributo:
Capitolo Cattedrale piazza
Duomo,13 - 71036 Lucera (Fg)
codice iban:
IT 75 d 03067 78440
000000000 797
presso Banca Carime spa via IV Novembre, 77
71036 Lucera (Fg)
causale per versamento:
pro restauro organo della
Cattedrale
Mensile di informazione
della diocesi di Lucera-Troia
Editore
Diocesi di Lucera-Troia
Direttore responsabile
Matteo Francavilla
Direttore editoriale
Leonardo Catalano
Redazione
Donato Coppolella
Rocco Coppolella
Enza Gagliardi
Riccardo Zingaro
Sede
piazza Duomo, 13 - 71036 Lucera - Foggia
Tel/Fax 0881 520882
e-mail: [email protected]
Stampa
Ennio Cappetta & C. srl - Foggia
Anno IV, numero 36, aprile 2012
Autorizzazione del Tribunale di Lucera
n. 139 del 27 gennaio 2009.
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