UN PO’ DI STORIA L’esperienza degli Asili o Scuole dell’Infanzia muove i primi passi in Europa con le iniziative caritatevoli dei santi Girolamo Emiliani (14861537), Giuseppe Calasanzio (1557-1648) e Jean Baptiste de La Salle (1651-1719) che, tra il XVI e XVIII secolo, si prodigarono per i piccoli abbandonati. In quel tempo e sino a Ottocento inoltrato, i genitori dei ceti più poveri, impegnati da mattina a sera nel lavoro, non potevano certamente accudire i propri figli che rimanevano abbandonati. Tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento in Inghilterra prende il via un’interessante esperienza di asili annessi alle fabbriche. In Francia e Germania, vari educatori, medici e filantropi fondano i primi asili, ancora sporadici ma battistrada per ulteriori esperienze che seguirono numerose. In Italia, il sacerdote Ferrante Aporti, attento al bisogno dei minori e alle nuove teorie, in particolare a quelle della scuola pedagogica di Vienna, dove egli studiò, apre a Cremona, nel 1830, il primo Asilo Infantile Italiano. Per tale insigne pedagogo l’Asilo non doveva essere un semplice luogo di “parcheggio” per i figli di madri lavoratrici, ma un vero luogo di insegnamento e assistenza. Asilo Cappellini, Incirano, 1906 Ferrante Aporti, sacerdote pedagogo italiano, 1751-1858 A Milano, Giuseppe Sacchi (1804-1891), segretario della Commissione per gli Asili di Carità per l’infanzia, affascinato dall’opera dell’Aporti, aprì asili a partire dal 1836 con un’attenzione specifica ai piccoli delle classi più povere. I primi furono quelli delle parrocchie di Santa Maria Segreta, di San Celso e di S. Nazaro Anche altre città italiane (tra il 1831 e il 1845) grazie al sostegno di famiglie abbienti e filantropi, diedero vita ai primi asili. Nel 1846 si contano, in tutt’Italia, 178 asili che accolgono un totale di 18.030 bambini. Negli Stati Pontifici, l’iniziale contrarietà alle teorie dell’Aporti, non capito da papa Gregorio XVI, dalla Curia e dai Gesuiti, ritarderà un poco l’apertura degli Asili che avvenne però già nel 1840. Nelle zone di campagna la diffusione avviene con maggior lentezza e occorre attendere la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento in gran parte per iniziativa delle Parrocchie. A Limbiate, ad esempio, il primo Asilo Infantile, affidato alle Suore del Cottolengo, come avvenne poi per tutte le esperienze della nostra città, fu aperto nel 1884. Intitolato alla Regina Margherita, sorse per iniziativa della Congregazione di Carità Comunale, del Parroco del tempo don Castelfranchi e del Sindaco Giovanni Cattaneo. Per Paderno Dugnano, occorre attendere il 1906 quando aprì a Incirano l’Asilo Infantile “Ambrogio ed Elisa Cappellini”, il primo della nostra città. Numero speciale per il 25° di sacerdozio di Don Orrigoni, 19-20 Luglio 1925 Nota: informazioni liberamente desunte da: Ricerche storiche della Soc. Italiana delle Cure Primarie Pediatriche e Accademia Sarda di cultura e lingua. “Limbiate, un comune – Note di Storia” . M. Panizza – Graffiti Edizioni, Comune di Limbiate LE NOVITA’ D’INIZIO ‘900 L’argomento “Asili” rappresenta un’importante fase della storia del Comune di Paderno Dugnano. Una serie di iniziative sociali attestano, infatti, seria attenzione all’educazione dell’infanzia concretizzatasi nella costruzione di Asili Infantili, resi possibili dall’intervento diretto delle Parrocchie, oppure dalla filantropia di elementi di spicco della classe industriale locale e di alcuni nobili possessori. La gestione, in stretta collaborazione con le strutture ecclesiali, fu poi affidata alle suore del Cottolengo. Una presenza discreta, fedele ed importante, quella delle suore del Cottolengo, durata tanti anni, quasi un secolo. Asilo Cappellini, Incirano Il primo Asilo a sorgere è quello di Incirano, costruito nel 1906 a spese di Ambrogio ed Elisa Cappellini, proprietari dell’omonima corderia. La bella costruzione in stile neo-rinascimentale, ha all’interno pregevoli sale ove sono esposte due grandi foto dei Fondatori ed un interessante ritratto ad olio di Elisa Cappellini. Il 12 novembre del 1911 è inaugurato l’Asilo Uboldi di Dugnano, un’elegante costruzione in stile liberty (progetto degli Arch. milanesi Bianchi e Cavallazzi). L’opera è realizzata a spese del possessore locale comm. Ferdinando Uboldi. Asilo Uboldi, Dugnano 1911 Sempre nel 1911 il parroco di Palazzolo, don Cesare Mattavelli erige, col concorso di possessori e cittadini, l’Asilo Infantile Immacolata che, contemporaneamente, funge da oratorio femminile. Curiosamente sorge in Via S. Giuseppe, santo cui venne intitolato quello di Cassina Amata. Risale al 25 ottobre 1914, con l’intervento del card. Andrea Ferrari, l’inaugurazione dell’Asilo di Cassina Amata dedicato a San Giuseppe. Voluto dalla Parrocchia, è realizzato con l’aiuto di locali possessori e la collaborazione dell’intera popolazione. Anche Paderno ha finalmente il suo Asilo infantile, fondato il 21 agosto 1924 (dedicato successivamente a Santa Maria Nascente), promosso dalla Parrocchia (costituito poi come ente morale autonomo), con la partecipazione attiva della gente, che materialmente vi lavorò nella fase costruttiva. Ne fu il primo presidente il marchese Maga. Non mancò il sostegno del marchese Giuseppe de’ Capitani d’Arzago (1870-1945) che oltre a vari incarichi politici a Milano e a Roma, fu presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Dal 1934 al 1945 fu anche reggente della Veneranda Fabbrica del Duomo. Asilo Immacolata, Palazzolo Milanese, 1911 Asilo S. Giuseppe, Cassina Amata, 1914 Nei decenni successivi, a partire dagli anni ‘60 del Novecento, sorsero le Scuole Materne o dell’Infanzia (ora sono sette) e gli Asili Nido (ora sono quattro), costruiti dalle varie Amministrazioni Comunali che si sono succedute. Scelta determinata dal notevole incremento della popolazione. Asilo S. Maria Nascente, Paderno 1924 UNA PAGINA IMPORTANTE DELLA NOSTRA STORIA Dal 5 febbraio 1912 don Pompeo Orrigoni guidava la Parrocchia di Cassina Amata. Giovane e attivissimo (era nato nel 1875 a Viggiù) è stato un artefice della crescita religiosa ed umana della popolazione. A quel tempo la nostra frazione contava circa 850 abitanti che, in gran parte, si dedicavano all’agricoltura, con qualche sporadico caso di lavoratori nell’unico piccolo filatoio di seta, sito in località Cassinetta, sulla Comasina, dopo il Parco Belloni (da note della visita del Card. Ferrari del 1901 e del 1913). In occasione della festa patronale di S. Ambrogio, 7 dicembre 1913, il Parroco annuncia alla popolazione, con non poca emozione, la sua intenzione, contando sull’aiuto del Signore e della Madonna, di dare il via quanto prima ai lavori per l’Asilo Infantile: “… il puro fabbricato costerà la somma di lire 20.000, compreso l’arredamento per i bambini e per le Suore….” Infatti il suo primo grande desiderio pastorale fu quello di dotare il paese di un asilo che fungesse anche da oratorio femminile. Passarono pochi mesi e i lavori ebbero inizio. La costruzione fu commissionata nel marzo 1914 all’impresa del capomastro Benigno Colzani di Dugnano. La somma richiesta per la realizzazione di cui circa 13.500 lire per la sola Impresa Colzani, fu raccolta, in parte, da una speciale commissione composta da 18 parrocchiani e presieduta dal Parroco. La popolazione contribuì sia finanziariamente che manualmente:“...il popolo si presta con una gara... indicibile per il traDon Pompeo Orrigoni sporto dei mattoni dalla fornace di Sena(1875 - 1931) go al piede di lavoro. Questo trasporto vien fatto nei giorni festivi. Quanti? Bastarono tre giorni per il trasporto di circa 122.000 mattoni” (da: Cronistoria dell’Asilo). la vigile assistenza delle suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino (il Cottolengo), che si presero cura anche dell’ oratorio femminile. L’8 dicembre 1915 fu inaugurata la statua in cemento di S. Giuseppe. La scritta affida al Santo i bambini e i soldati amatesi della Prima Guerra Mondiale. L’avvenimento è ricordato da una grande lapide collocata nel 1934 all’ingresso dell’Asilo. Occorre ricordare che la lapide considera l’avvio dell’Asilo il 7 dicembre 1913, giorno dell’annuncio alla popolazione dell’erezione che inizia però nel marzo del 1914. Anche quella posta nel 1993 in occasione dell’80° tiene conto del 7 dicembre 1913. Statua di S. Giuseppe, giardino dell’asilo (probabile opera in cemento di Carlo Farina del 1915) Il 25 ottobre 1914 il nuovo asilo veniva solennemente inaugurato dal card. Andrea Ferrari, alla presenza dei parrocchiani, del clero locale e dei possidenti tra cui il conte Taverna, il Comm. Uboldi e il Cav. Ambrogio Cappellini. La scelta di dedicare l’Asilo a San Giuseppe non fu casuale ma dettata dalla necessità di affidarsi, oltre che al Signore anche a colui che ebbe cura di Gesù. Lapidi commemorative del 1934 e 1993 Copertina Libretto delle offerte dal 1914 al 1919 Il beato Card. Andrea Ferrari 1850 - 1921 Chi quindi se non a lui poteva essere anche il protettore dei bambini amatesi? Sono passati cento anni e la sua protezione non è mai mancata. Lo dobbiamo pregare ancora perché continui a vigilare sull’asilo. Pochi giorni dopo, il 3 novembre, veniva aperto ai bambini del paese sotto Vecchia foto dell’asilo S. Giuseppe (anni 30?) gentile concessione Claudio Stoppa GIUSEPPINA MANZI, UNA BENEFATTRICE Di Giuseppina Manzi, che rimase nubile, le informazioni e le foto ci sono state fornite da una ricercatrice storica di Como, dott.ssa Rita Pellegrini che ringraziamo per la cortese disponibilità. Giuseppina Manzi, foto di fine ‘800 Giuseppina Manzi (1859 – 1937) figlia di Marco e di Giuseppina Orombelli, alla sua morte, lasciò alla gente di Dongo il neoclassico palazzo Polti Petazzi Manzi (progettato dall’arch. milanese Pietro Gilardoni nel 1803), sua abitazione estiva. Il Palazzo, perfettamente conservato e assai elegante, è ora sede del Comune di Dongo. Figlia di una Orombelli, nota famiglia padernese ancora esistente nella nostra città, aveva proprietà a Incirano (alla cascina Fornace) e varie proprietà (terreni e Cascine) a Cassina Amata. La famiglia milanese era composta dai figli di Giorgio Manzi, Marco, padre di Giuseppina, Luigi e Giovanni era originaria di Musso (Como), luogo di origine anche degli Orombelli che laggiù possiedono ancora una casa. La famiglia Manzi aveva anche il Patronato sulla cappella del Crocifisso della nostra chiesa (come risulta da un atto notarile del 1883 all’Archivio Storico Diocesano). A Milano esistono ancora, in via Zecca Vecchia e Via Nerino che ne è il proseguimento, alcuni loro palazzi, tra cui i più eleganti sono certamente quello progettato nel 1844 dall’architetto Clericetti, che conserva interni elegantemente decorati e affrescati, e quello abitato da Giuseppina Manzi in Via Nerino, 8 Il terreno per l’Asilo fu da lei venduto ad un prezzo di favore alla Parrocchia, con atto 6053 del notaio Chiodi di Milano del 15 gennaio 1914. Frontespizio Rogito 1914 Estratto del rogito con lindicazione del prezzo pattuito Giuseppina Manzi, foto del 1910 (?) Interno Sala d’oro, Palazzo Manzi a Dongo Palazzo Manzi, Milano, Via Nerino, 8. Soffitto di un salone della casa di Giuseppina Manzi restaurato (2008-2010). (foto concessa gentilmente dalla restauratrice Ottavia Moschini, Parigi) LA VITA ALL’ASILO TRA IL 1914 E IL 1952 L’attività dell’asilo prende sempre più corpo anche se come sempre, non mancarono contrasti e difficoltà. A marzo 1916 la Parrocchia aveva praticamente pagato l’intero costo della costruzione. L’Archivio parrocchiale conserva un importante documento “Liquidazione……” di nove pagine, stilato da Ignazio Citterio, componente della Commissione Pro Asilo e fattore di Casa Manzi, dove si elencano dettagliatamente i lavori eseguiti. Occorre ricordare che per i lavori relativi al Riassunto dei versamenti a faprogetto e direzione lavori fu riconosciuta vore dell’impresa Colzani al 1o marzo 1916 al Citterio la somma di 300 lire che “destinò a favore dell’Asilo Oratorio”. Il suo nome, unitamente a quello delle famiglie Fossati e Rebosio, si ritrova spesso tra i più generosi benefattori dell’Asilo. Così scrive: “Ora non resta che il miglior fine e il migliore profitto alla gioventù di Cassina Amata dell’opera saggia e lodevole... Non possiamo dimenticare che a pochi mesi dall’inaugurazione ci fu la Prima Guerra mondiale che tanti lutti provocò anche tra la gente amatese. Non venne meno, tuttavia, l’impegno della comunità e delle Suore del Cottolengo presenti dal 22 ottobre 1914. Don Orrigoni seguiva con particolare cura l’attività dell’Asilo e la Parrocchia dotandola di vari strumenti di solidarietà associativa. Ancora sul suo utilissimo libretto “Asilo” troviamo trascritto in calce ad una pagina che: “Il 19 febbraio 1918 - Ignoti ladri...” Il furto fu un grave fatto per l’economia dell’Asilo. Dopo la sua morte (1931) giunse don Pietro Radice che non resse il continuo paragone con il suo predecessore. Non fu amato dalla gente Liquidazione, delle spese per la costruzione dell’asilo Nei primi anni non esiste la mensa e le famiglie mandano i bambini con il cibo preparato dalle mamme. Poi arriva la prima mensa che dà almeno la minestra. Pane e companatico rimangono a carico delle famiglie. Molti tra di noi ricordano ancora che, almeno sino ai primi anni ’50, i bambini mangiavano su grandi tavole, abitualmente di colore marrone (decisamente diverso dai colori che oggi ritroviamo negli asili) e con buchi circolari in cui venivano inserite delle tazze di alluminio con la minestra. Si evitava così che potesse essere rovesciata. Tra i vari benefattori ricordiamo ad esempio il cav. Paolo Rebosio (18641924) e la moglie Elisabetta Marelli (1862-1927) che aiutarono in vari modi l’Asilo nei primi anni della sua attività. Nell’anno della morte del cav. Rebosio la famiglia donò una cifra ingente pari a 5.150 lire. (dal libretto “Asilo” - 1914-1944) Paolo ed Elisabetta Rebosio, grandi benefattori dell’asilo Bollette Edison del 1932 che era divisa e con difficoltà accoglieva la sua estrema rigidità nella morale. Aveva, ad esempio, il chiodo fisso del ballo che considerava opera del demonio. Anche l’Asilo non fu tra le sue passioni e difficili furono i rapporti con le suore. Occorre ricordare comunque la sua attenzione alla catechesi ai giovani, alla diffusione del “Bollettino Parrocchiale”. La comunità nel frattempo cresceva e nel 1942, già in piena Seconda Guerra Mondiale, la popolazione sommava a 1.200 abitanti. Con la morte di don Radice avvenuta nel 1952 e l’incarico al nuovo Parroco, don Giovanni Radaelli, la Comunità amatese ritrovò momenti più sereni e concordi. Bambini dell’asilo, 1942 L’ASILO AI TEMPI DI DON GIOVANNI RADAELLI Sul numero speciale (26 ottobre 1952) dedicato all’ingresso del nuovo Parroco don Giovanni Radaelli, è trascritto integralmente il suo discorso che, tra i vari punti pastorali affrontati, ha un riferimento specifico all’Asilo: “Questa cara eredità di Don Pompeo Orrigoni deve avere un’attrezzatura più adeguata ai bisogni moderni, perché questi piccoli trovino in quella casa che li ospita il semenzaio vivo della loro prima educazione cristiana. Bisogna inoltre dare all’Asilo S. Giuseppe una base giuridica e finanziaria se deve far fronte ai bisogni moderni della cristiana pedagogia.” Sul numero del Bollettino parrocchiale del 1963 leggiamo che le difficoltà erano ancora tante, ma tutti, a partire dal Parroco e dalle suore, si erano impegnati per garantire il buon funzionamento e adeguare la struttura all’aumento della popolazione e alle nuove esigenze. Tutti erano regolarmente pagati e coperti da assicurazione per malattie, infortuni e vecchiaia. Parimenti le Suore, presenti ormai da cinquant’anni avevano visto raddoppiato il loro onorario mensile. Per don Giovanni era “dovere di giustizia sociale.” Tutto considerato ossia: riscaldamento, illuminazione, acqua, tasse, manutenzione, arredamento, contributi ecc., l’asilo ha, a metà 1963, un deficit di 7 milioni di lire. Una mozione del 1963 a firma del consigliere DC Rag. Asti, chiedeva all’Amministrazione comunale, in quegli anni retta da un giunta composta da PCI e PSI, con sindaco il dr. Risso, di riconoscere le finalità sociali degli Asili parrocchiali e contribuire maggiormente al loro sostegno. La mozione venne respinta con 13 voti contrari, 11 favorevoli e 2 astenuti. Evidentemente non era riconosciuto il servizio alla comunità svolto dalle strutture parrocchiali. Con l’aiuto della popolazione e il contributo pubblico (assai scarso), i conti vennero comunque sistemati. Si rendeva però necessario dotare l’edificio di una veranda in ferro che venne progettata dal Geom. Ambrogio Varisco nel 1963 e realizzata nel 1964. Fu costruita dal fabbro Paolo Ferrario di Cassina Amata, dall’Impresa Fossati-Trabattoni e con materiali forniti da GINI Materiali Edili di Affori. Il costo fu di 5 milioni di lire con un contributo comunale totale di 500.000 lire, ricevute nel 1965 e 1966 cui va aggiunto l’eccezionale (si fa per dire) contributo dello Stato consistente in 27.000 lire. Anche lo Stato non teneva in alcun conto la sussidiarietà svolta dall’Ente parrocchiale. Inaugurazione con don Giovanni e Mons. Schiavini Don Giovanni con i bambini davanti alla grotta di Lourdes, 1960 I bambini dell’asilo con don Giovanni, 1960 Recita per 25° sacerdotale di don Giovanni Progetto costruzione veranda (Geom. Ambrogio Varisco), 1963 Recita in onore di Don Giovanni per il suo 25° di sacerdozio, 1967 ARRIVA DON ENRICO MOLTENI Così scriveva don Enrico su Comunità Amatese nel 1979: “Oggi siamo giunti ad un momento di riposo, abbiamo quanto serve per continuare più efficacemente il nostro intenso lavoro a vantaggio della nostra comunità: in particolare i piccoli e la gioventù; sono questi il vero lavoro e le vere preoccupazioni della nostra vita e del nostro apostolato. Un invito a tutti, giovani e adulti, ragazzi e genitori a sfruttare questi ambienti……perché si raggiungano quei traguardi per i quali la Provvidenza di Dio ed i sacrifici di molta gente hanno lavorato!” N.B. Quanto trascritto in corsivo o tra virgolette, è tratto dal libretto scritto da Anna Lisa Rossetti e Stefano Borghi in occasione dell’ottantesimo dell’Asilo. Don Enrico Molteni riceve i doni in occasione di una Prima Comunione (primi anni ’80) Don Enrico all’asilo intervistato per Radio Paderno, 1984 Con l’arrivo di don Enrico (1972 – 1989) si apre un nuovo orizzonte per l’Asilo. Le sue attenzioni alle nuove esigenze pastorali, culturali e sociali hanno segnato fortemente la comunità amatese e sono un’importante eredità che va solo amata e conservata nella memoria collettiva. ….in forza dello sviluppo che il Paese aveva avuto (3500 abitanti) e che avrebbe ulteriormente conosciuto con i nuovi insediamenti…..maturò l’idea di rendere la Scuola materna San Giuseppe più agibile e quindi più confacente alle future esigenze del paese…… Preventivando una spesa di 100 milioni (parecchi, tuttavia, come vedremo ben spesi!) si procedette nel 1978 a un intervento radicale che conferì all’Asilo l’aspetto che tutti noi oggi conosciamo. Fu eliminata la veranda in ferro ricostruendola in muratura, con ampia cantina, dotato l’asilo di una sala medica per le emergenze, sostituiti i serramenti, rifatti intonaci, pavimenti, impianto elettrico e, finalmente, un impianto di riscaldamento. Per un anno l’asilo fu inagibile e si spostarono provvisoriamente le attività all’Oratorio maschile. I lavori furono eseguiti dall’impresa di Giuseppe Cincotto su progetto del Geom. Ambrogio Varisco. “…nel settembre 1979, il vecchio asilo di via Pasubio, ormai ringiovanito, poteva riavere i suoi bambini.” Disegni dell’ampliamento dell’Asilo (Geom. Ambrogio Varisco), 1978 È IL MOMENTO DI DON LUIGI ALBERIO Dopo la morte di don Enrico Molteni avvenuta il 29 agosto del 1989, di lì a pochi giorni arriva il nuovo parroco don Luigi Alberio che con la sua appassionata attività dà una svolta alla vita parrocchiale, nel solco del cammino del suo predecessore, ma con un’impronta tutta sua. Anche l’asilo rientra presto nelle sue attenzioni per un grave problema: la partenza delle Suore del Cottolengo che nel 1992, dopo 78 anni, dovevano lasciarci. Così scriveva su Comunità Amatese del settembre 1992: “Mi ritenevo spacciato, nel senso che dubitavo tremendamente della presenza delle suore all’interno dell’Asilo; avevo ormai deposto qualsiasi speranza, e invece…la Provvidenza e la Madre Generale (suor Elena Russo, della Congregazione delle Figlie di santa Maria di Leuca, n.d.r.) hanno fatto il MIRACOLO...” don Luigi Alberio con suor Luigia Arrivarono nel settembre dello stesso superiora dell’asilo, 1989 anno garantendo così il funzionamento dell’asilo. Erano passati poco meno di trent’ anni dagli ultimi interventi edili ed era necessario adeguare la struttura alle nuove esigenze. Ecco, come da progetto dell’Arch. Antonio Rossetti, nuovi spazi: ampliate le aule, creati altri bagni, un salone polivalente, un secondo piano sfruttabile e nuova cancellata esterna. Il 27 maggio 2007 la nuova ala fu inaugurata, giusto pochi mesi prima che don Luigi lasciasse la nostra comunità per trasferirsi a Mozzate. Altri sacrifici per la Comunità amatese e un considerevole impegno finanziario in parte coperto da un finanziamento regionale. Cassina Amata dal 1° settembre 2007 si unisce a Palazzolo Milanese formando così una nuova esperienza ecclesiale che è quella delle Comunità Pastorali. Don Giovanni Castiglioni, vicario, che da settembre 2013 è Parroco a Milano della chiesa della Beata Vergine Addolorata, è stato vicino alla realtà dell’asilo garantendo l’assistenza e l’aiuto necessario. Lo stesso vale per l’attuale Parroco don Luciano Galbusera. Nel corso del 2013 è stata pavimentata una parte del cortile. S. Messa all’inaugurazione dell’asilo rinnovato, 2007 La Parola ai bambini in occasione della festa di inaugurazione ampliamento, 2007 L’asilo nel frattempo, con l’avvicendamento di alcune suore delle Figlie di S. Maria di Leuca, continua nel suo prezioso sostegno alle famiglie e siamo così nel 2014, anno in cui celebriamo il primo centenario con l’augurio che tra cento anni chi verrà dopo di noi possa celebrarne un secondo. La nuova sistemazione di una delle aule, 2007 Don Luigi benedice e inaugura l’ampliamento dell’asilo, 2007 Progetto dell’Arch. Antonio Rossetti per l’ampliamento dell’Asilo, 2006 LE SUORE DEL COTTOLENGO “Una lunga permanenza al servizio dei piccoli e della comunità” Possiamo proprio essere certi che la Provvidenza e S. Giuseppe hanno avuto uno sguardo di particolare favore per la nostra città. Ognuno degli Asili sorti a partire dal 1906 è stato affidato, infatti, alle attenzioni delle Suore dell’Ordine del santo Giuseppe Cottolengo fondato a Torino nel 1828. Occorrerebbero altri 10 pannelli per raccontare, almeno dignitosamente, la pregnante storia delle suore che S. Giuseppe Cottolengo (dipinto di sono state a Cassina Amata non hanno A. Bonfanti, chiesa di Incirano) accudito solo i piccoli. La loro attività comprendeva l’Oratorio femminile, insegnando ad una schiera di ragazze il cucito e il ricamo. Le suore avevano anche cura degli cura degli arredi tessili della Parrocchia. L’Asilo, prima della costruzione delle strutture dell’Oratorio maschile era anche luogo di accoglienza per varie attività parrocchiali. Nei primi anni l’arredo dei locali destinati alle Suore era assai spartano e povero, ma ciò non aveva creato alcun problema. C’era altro di ben più importante da fare. A Cassina Amata c’è anche la Via Cottolengo, nei pressi della Parrocchiale, dedicata al loro Santo fondatore e ciò è una dimostrazione di riconoscenza nei loro confronti da parte della Città. Dobbiamo limitarci a indicare almeno il loro nome e ringraziarle, e non per retorica, ma per il servizio offerto, per il bene voluto ai bambini, alla gente e all’intera comunità. Iniziamo, utilizzando il prezioso libretto 80°, dalle suore arrivate nel 1914: Suor Sistina (al secolo Agostina Castaldi, 1884- 1963) superiora dal 1914 al 1944 Suor Giuseppina, superiora dal 1944 al 1953 Suor Colombina (al secolo Maria Butti), superiora dal 1953 al 1959 già presente nel 1914) Suor Augusta Cavallini, superiora dal 1959 al 1968 Suor Clara Dallorto, superiora dal 1968 al 1974 (fu anche rappresentante delle Scuole materne nel Consiglio Pastorale della Diocesi) Suor Pia Roma, superiora dal 1974 al 1983 Suor Luigia Bianchi, superiora dal 1983 al 1992, anno in cui le suore lasciarono il nostro Asilo. Come aiuto alla superiora c’erano abitualmente altre due o tre suore che cerchiamo di ricordare e ringraziare per il lavoro offerto sempre con passione e dedizione libera e completa: Suor Osvalda, presente nel 1950 Suor Guglielmina, presente nel 1950 Suor Regina dal 1953 al 1971 Suor Maria che rimase dal 1960 al 1975 Suor Angela Caccia, dal 1960 al 1972 (morta a 48 anni per embolia) Suor Natalina sino al 1984 Suor Teresa Suor Emilia e suor Ernestina che rimasero sino al 1992 con la superiora suor Luigia. Da alcuni documenti ritrovati all’Archivio Storico Diocesano a Milano (Inchiesta Elenco Case religiose) abbiamo appreso che nel 1948 nella sola diocesi di Milano c’erano ben 645 suore del Cottolengo di cui quattro a Cassina Amata, cinque a Dugnano all’asilo e cinque al laboratorio, tre a Paderno , quattro a Incirano, a Palazzolo quattro all’asilo e cinque alla Fabbrica. Una presenza capillare e una linfa di grande importanza per l’educazione dei piccoli e della ragazze cui veniva insegnato cucito, ricamo e economia domestica. Piccola statua di S. Giuseppe Cottolengo lasciata dalle Suore Suor Giuseppina con tanti bambini, 1944 Suor Colombina guida i bambini ad un funerale, anni ’50 Suor Giuseppina e suor Guglielmina con i ragazzi, 1950 1992: ARRIVANO LE SUORE DI SANTA MARIA DI LEUCA La Congregazione religiosa nasce nel 1938 per opera di Elisa Martinez (1905-1991) di Galatina (Lecce). La fondatrice diede un forte impulso evangelico alla vita religiosa e apostolica del gruppo delle anime desiderose di consacrarsi totalmente a Dio. La loro presenza non fu solo nel territorio italiano ma ben presto si estese oltre il confine nazionale. Le prime fondazioni fuori Italia si hanno in Svizzera, nel 1947; negli Stati Uniti, in CanaSanta Maria di Leuca da, 1947-1951; in Francia nel 1958; in Spagna nel 1965; in Portogallo nel 1967; in India nel 1967-1968; nelle Filippine nel 1967-1969. Suor Beniamina (superiora) con suor Alba e suor Romilda con i bambini , 2007 La prima Superiora di tale Congregazione che ha assunto la direzione dell’Asilo dal 1992 al 2002, è stata suor Daria Carbone con una vasta esperienza in varie nazioni. La seguirono suor Marina dal 2002 al 2005, poi suor Milena (20052006) e suor Beniamina dal 2006 al 2012. Attualmente è superiora Suor Ubalda Anburaja proveniente dall’India Con le Superiori arrivarono suor Costanza, suor Isabella, suor Vera, suor Alessia, suor Pia, suor Stanislava, suor Ersilia, suor Rosa Maria, suor Pia, suor Romilda, suor Isabella, suor Alba . Aiutano suor Ubalda, suor Livia Chariatha, indiana e suor Sibilla Lidas, filippina. Le classi sono quattro, ciascuna con il suo colore identificativo (verde, arancione, rosa e azzurro) per un totale di 106 bambini, di nazionalità italiana, rumena e albanese. Le insegnanti sono suor Livia, suor Sibilla, Gianna (lì già da 34 anni) Ermelinda, Viviana insegnante di musica, da Paola per la ginnastica, da una cuoca e da Serena e Silvia per il riordino degli ambienti. Non mancano alcuni volontari della Parrocchia che aiutano per i necessari lavori di manutenzione ordinaria e la tenuta contabile. Suor Alba e suor Romilda, fotografate in chiesa, 2006 Papa Francesco con l’attuale madre superiore della Congregazione delle suore di S. Maria di Leuca, 21 settembre 2013 Suor Daria Carbone, prima superiora delle suore di S. Maria di Leuca, gioca con i bambini, anni 90 UNA CARRELLATA DI IMMAGINI RECENTI CLASSE AZZURRA CLASSE VERDE CLASSE ROSA CLASSE ARANCIONE LO STAFF TUTTI I BAMBINI - Aprile 2014 UNA MANCIATA DI FOTO… Bambini all’asilo, 1925 Bambini accompagnano un funerale, agosto 1960 Bambini all’asilo anni ‘30 Festa dell’Azione Cattolica, anni ‘60 Ragazzine e catechiste, 20 giugno 1943 Vincenzo Seregni, 1962 Un bimbo... 1972 Suor Osvalda con alcuni giovani, 1950 Luigia Terenghi, 1971/72 Angela Gariboldi con le suore dell’asilo, anni ‘70 Classi ‘54 - ‘55 - ‘56, 1959 Aspiranti Azione Cattolica, 1958 In posa.... 1964 UNA MANCIATA DI FOTO… Cinquantesimo di Suor Innocente Pozzi, anni ‘70 Prima Comunione, 1981 Prima Comunione, anni ‘80 Prima Comunione, 1990 Ragazze all’oratorio, anni ‘70 Cresimandi, 1974 Cresimande, 1974 Festa di sant’Agata, anni ‘80 Cresimande, 1976 Cresimandi, 1976 Cuoche e cuochi per la festa di sant’Agata, 1987 Caldarroste, 1976 Si gioca tutti insieme, 2007 RINGRAZIAMENTI Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato per la preparazione di questa mostra documentaria fornendo disegni, foto, oggetti, ricami e informazioni di vario genere che ci hanno consentito, lo speriamo, di non dare un tono esclusivamente celebrativo oppure, ancor peggio retorico, al nostro lavoro. L’Asilo è stato ed è un luogo vissuto e amato da molti ed è parte importante della storia di Cassina Amata che deve rimanere nella memoria e nel cuore di tutti. Tante notizie, oltre a quelle raccolte dal nostro ricco Archivio Parrocchiale, sono state possibili grazie al bel libretto “80°” preparato nel 1993 da Anna Lisa Rossetti e Stefano Borghi che ci ha consentito di dare una struttura storica alla mostra. Centro Culturale S. Ambrogio di Cassina Amata Aprile 2014