UN PO’ DI STORIA
L’esperienza degli Asili o Scuole dell’Infanzia muove i primi passi in
Europa con le iniziative caritatevoli dei santi Girolamo Emiliani (14861537), Giuseppe Calasanzio (1557-1648) e Jean Baptiste de La Salle
(1651-1719) che, tra il XVI e XVIII secolo, si prodigarono per i piccoli
abbandonati. In quel tempo e sino a Ottocento inoltrato, i genitori dei
ceti più poveri, impegnati da mattina a sera nel lavoro, non potevano
certamente accudire i propri figli che rimanevano abbandonati.
Tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento in Inghilterra
prende il via un’interessante esperienza di asili annessi alle fabbriche.
In Francia e Germania, vari educatori, medici e filantropi fondano i
primi asili, ancora sporadici ma battistrada per ulteriori esperienze
che seguirono numerose.
In Italia, il sacerdote Ferrante Aporti, attento al bisogno dei minori e
alle nuove teorie, in particolare a quelle della scuola pedagogica di
Vienna, dove egli studiò, apre a Cremona, nel 1830, il primo Asilo Infantile Italiano. Per tale insigne pedagogo l’Asilo non doveva essere
un semplice luogo di “parcheggio” per i figli di madri lavoratrici, ma
un vero luogo di insegnamento e assistenza.
Asilo Cappellini, Incirano, 1906
Ferrante Aporti, sacerdote pedagogo italiano, 1751-1858
A Milano, Giuseppe Sacchi (1804-1891), segretario della Commissione
per gli Asili di Carità per l’infanzia, affascinato dall’opera dell’Aporti,
aprì asili a partire dal 1836 con un’attenzione specifica ai piccoli delle
classi più povere.
I primi furono quelli delle parrocchie di Santa Maria Segreta, di San
Celso e di S. Nazaro
Anche altre città italiane (tra il 1831 e il 1845) grazie al sostegno di famiglie abbienti e filantropi, diedero vita ai primi asili. Nel 1846 si contano, in tutt’Italia, 178 asili che accolgono un totale di 18.030 bambini.
Negli Stati Pontifici, l’iniziale contrarietà alle teorie dell’Aporti, non
capito da papa Gregorio XVI, dalla Curia e dai Gesuiti, ritarderà un
poco l’apertura degli Asili che avvenne però già nel 1840.
Nelle zone di campagna la diffusione avviene con maggior lentezza
e occorre attendere la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni
del Novecento in gran parte per iniziativa delle Parrocchie.
A Limbiate, ad esempio, il primo Asilo Infantile, affidato alle Suore
del Cottolengo, come avvenne poi per tutte le esperienze della nostra città, fu aperto nel 1884. Intitolato alla Regina Margherita, sorse
per iniziativa della Congregazione di Carità Comunale, del Parroco del
tempo don Castelfranchi e del Sindaco Giovanni Cattaneo.
Per Paderno Dugnano, occorre attendere il 1906 quando aprì a Incirano l’Asilo Infantile “Ambrogio ed Elisa Cappellini”, il primo della nostra città.
Numero speciale per il 25° di sacerdozio di Don Orrigoni, 19-20 Luglio 1925
Nota: informazioni liberamente desunte da:
Ricerche storiche della Soc. Italiana delle Cure Primarie Pediatriche e
Accademia Sarda di cultura e lingua.
“Limbiate, un comune – Note di Storia” . M. Panizza – Graffiti Edizioni,
Comune di Limbiate
LE NOVITA’ D’INIZIO ‘900
L’argomento “Asili” rappresenta un’importante fase della storia del
Comune di Paderno Dugnano.
Una serie di iniziative sociali attestano, infatti, seria attenzione all’educazione dell’infanzia concretizzatasi nella costruzione di Asili Infantili, resi possibili dall’intervento diretto delle Parrocchie, oppure
dalla filantropia di elementi di spicco della classe industriale locale e
di alcuni nobili possessori. La gestione, in stretta collaborazione con
le strutture ecclesiali, fu poi affidata alle suore del Cottolengo.
Una presenza discreta, fedele ed importante, quella delle suore del Cottolengo, durata tanti anni, quasi un secolo.
Asilo Cappellini, Incirano
Il primo Asilo a sorgere è quello di Incirano, costruito nel 1906 a spese di Ambrogio ed Elisa Cappellini, proprietari dell’omonima corderia.
La bella costruzione in stile neo-rinascimentale, ha all’interno pregevoli sale ove sono esposte due grandi foto dei Fondatori ed un interessante ritratto ad olio di Elisa Cappellini.
Il 12 novembre del 1911 è inaugurato l’Asilo Uboldi di Dugnano, un’elegante costruzione in stile liberty (progetto degli Arch. milanesi Bianchi e Cavallazzi). L’opera è realizzata a spese del possessore locale
comm. Ferdinando Uboldi.
Asilo Uboldi, Dugnano 1911
Sempre nel 1911 il parroco di Palazzolo, don Cesare Mattavelli erige, col
concorso di possessori e cittadini, l’Asilo Infantile Immacolata che, contemporaneamente, funge da oratorio femminile. Curiosamente sorge in
Via S. Giuseppe, santo cui venne intitolato quello di Cassina Amata.
Risale al 25 ottobre 1914, con l’intervento del card. Andrea Ferrari,
l’inaugurazione dell’Asilo di Cassina Amata dedicato a San Giuseppe.
Voluto dalla Parrocchia, è realizzato con l’aiuto di locali possessori e
la collaborazione dell’intera popolazione.
Anche Paderno ha finalmente il suo Asilo infantile, fondato il 21 agosto 1924 (dedicato successivamente a Santa Maria Nascente), promosso dalla Parrocchia (costituito poi come ente morale autonomo),
con la partecipazione attiva della gente, che materialmente vi lavorò nella fase costruttiva. Ne fu il primo presidente il marchese Maga.
Non mancò il sostegno del marchese Giuseppe de’ Capitani d’Arzago (1870-1945) che oltre a vari incarichi politici a Milano e a Roma,
fu presidente della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Dal
1934 al 1945 fu anche reggente della Veneranda Fabbrica del Duomo.
Asilo Immacolata, Palazzolo Milanese, 1911
Asilo S. Giuseppe, Cassina Amata, 1914
Nei decenni successivi, a partire dagli anni ‘60 del Novecento, sorsero
le Scuole Materne o dell’Infanzia (ora sono sette) e gli Asili Nido (ora
sono quattro), costruiti dalle varie Amministrazioni Comunali che si
sono succedute.
Scelta determinata dal notevole incremento della popolazione.
Asilo S. Maria Nascente, Paderno 1924
UNA PAGINA IMPORTANTE
DELLA NOSTRA STORIA
Dal 5 febbraio 1912 don Pompeo Orrigoni guidava la Parrocchia di
Cassina Amata. Giovane e attivissimo (era nato nel 1875 a Viggiù) è
stato un artefice della crescita religiosa ed umana della popolazione.
A quel tempo la nostra frazione contava circa 850 abitanti che, in gran
parte, si dedicavano all’agricoltura, con qualche sporadico caso di lavoratori nell’unico piccolo filatoio di seta, sito in località Cassinetta,
sulla Comasina, dopo il Parco Belloni (da note della visita del Card.
Ferrari del 1901 e del 1913).
In occasione della festa patronale di S. Ambrogio, 7 dicembre 1913,
il Parroco annuncia alla popolazione, con non poca emozione, la sua
intenzione, contando sull’aiuto del Signore e della Madonna, di dare
il via quanto prima ai lavori per l’Asilo Infantile:
“… il puro fabbricato costerà la somma di lire 20.000, compreso l’arredamento per i bambini e per le Suore….”
Infatti il suo primo grande desiderio pastorale fu quello di dotare il paese di un
asilo che fungesse anche da oratorio femminile. Passarono pochi mesi e i lavori
ebbero inizio. La costruzione fu commissionata nel marzo 1914 all’impresa del
capomastro Benigno Colzani di Dugnano.
La somma richiesta per la realizzazione
di cui circa 13.500 lire per la sola Impresa
Colzani, fu raccolta, in parte, da una speciale commissione composta da 18 parrocchiani e presieduta dal Parroco.
La popolazione contribuì sia finanziariamente che manualmente:“...il popolo si
presta con una gara... indicibile per il traDon Pompeo Orrigoni
sporto dei mattoni dalla fornace di Sena(1875 - 1931)
go al piede di lavoro. Questo trasporto
vien fatto nei giorni festivi. Quanti? Bastarono tre giorni per il trasporto di circa 122.000 mattoni” (da: Cronistoria dell’Asilo).
la vigile assistenza delle suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza
di Torino (il Cottolengo), che si presero cura anche dell’ oratorio femminile.
L’8 dicembre 1915 fu inaugurata la statua in cemento di S. Giuseppe. La scritta affida al Santo i bambini e i soldati amatesi della Prima
Guerra Mondiale.
L’avvenimento è ricordato da una grande lapide collocata nel 1934
all’ingresso dell’Asilo.
Occorre ricordare che la lapide considera l’avvio dell’Asilo il 7 dicembre 1913, giorno dell’annuncio alla popolazione dell’erezione che inizia però nel marzo del 1914.
Anche quella posta nel 1993 in occasione dell’80° tiene conto del 7
dicembre 1913.
Statua di S. Giuseppe, giardino dell’asilo
(probabile opera in cemento di Carlo Farina del 1915)
Il 25 ottobre 1914 il nuovo asilo veniva solennemente inaugurato dal
card. Andrea Ferrari, alla presenza dei parrocchiani, del clero locale e
dei possidenti tra cui il conte Taverna, il Comm. Uboldi e il Cav. Ambrogio Cappellini.
La scelta di dedicare l’Asilo a San Giuseppe non fu casuale ma dettata
dalla necessità di affidarsi, oltre che al Signore anche a colui che ebbe
cura di Gesù.
Lapidi commemorative del 1934 e 1993
Copertina Libretto delle offerte
dal 1914 al 1919
Il beato Card. Andrea Ferrari
1850 - 1921
Chi quindi se non a lui poteva essere anche il protettore dei bambini
amatesi?
Sono passati cento anni e la sua protezione non è mai mancata. Lo dobbiamo pregare ancora perché continui a vigilare sull’asilo.
Pochi giorni dopo, il 3 novembre, veniva aperto ai bambini del paese sotto
Vecchia foto dell’asilo S. Giuseppe (anni 30?) gentile concessione Claudio Stoppa
GIUSEPPINA MANZI,
UNA BENEFATTRICE
Di Giuseppina Manzi, che rimase nubile, le informazioni e le foto ci
sono state fornite da una ricercatrice storica di Como, dott.ssa Rita
Pellegrini che ringraziamo per la cortese disponibilità.
Giuseppina Manzi, foto di fine ‘800
Giuseppina Manzi (1859 – 1937) figlia di Marco e di Giuseppina Orombelli, alla sua morte, lasciò alla gente di Dongo il neoclassico palazzo Polti Petazzi Manzi (progettato dall’arch. milanese Pietro Gilardoni
nel 1803), sua abitazione estiva.
Il Palazzo, perfettamente conservato e assai elegante, è ora sede del
Comune di Dongo.
Figlia di una Orombelli, nota famiglia padernese ancora esistente nella nostra città, aveva proprietà a Incirano (alla cascina Fornace) e varie proprietà (terreni e Cascine) a Cassina Amata.
La famiglia milanese era composta dai figli di Giorgio Manzi, Marco,
padre di Giuseppina, Luigi e Giovanni era originaria di Musso (Como),
luogo di origine anche degli Orombelli che laggiù possiedono ancora
una casa. La famiglia Manzi aveva anche il Patronato sulla cappella
del Crocifisso della nostra chiesa (come risulta da un atto notarile del
1883 all’Archivio Storico Diocesano).
A Milano esistono ancora, in via Zecca Vecchia e Via Nerino che ne è
il proseguimento, alcuni loro palazzi, tra cui i più eleganti sono certamente quello progettato nel 1844 dall’architetto Clericetti, che conserva interni elegantemente decorati e affrescati, e quello abitato da
Giuseppina Manzi in Via Nerino, 8
Il terreno per l’Asilo fu da lei venduto ad un prezzo di favore alla Parrocchia, con atto 6053 del notaio Chiodi di Milano del 15 gennaio 1914.
Frontespizio Rogito 1914
Estratto del rogito con
lindicazione del prezzo pattuito
Giuseppina Manzi, foto del 1910 (?)
Interno Sala d’oro, Palazzo Manzi a Dongo
Palazzo Manzi, Milano, Via Nerino, 8.
Soffitto di un salone della casa di Giuseppina Manzi restaurato (2008-2010).
(foto concessa gentilmente dalla restauratrice Ottavia Moschini, Parigi)
LA VITA ALL’ASILO
TRA IL 1914 E IL 1952
L’attività dell’asilo prende sempre più corpo anche se come sempre, non mancarono contrasti e difficoltà.
A marzo 1916 la Parrocchia aveva praticamente pagato l’intero costo della costruzione.
L’Archivio parrocchiale conserva un importante documento “Liquidazione……”
di nove pagine, stilato da Ignazio Citterio,
componente della Commissione Pro Asilo
e fattore di Casa Manzi, dove si elencano
dettagliatamente i lavori eseguiti.
Occorre ricordare che per i lavori relativi al Riassunto dei versamenti a faprogetto e direzione lavori fu riconosciuta vore dell’impresa Colzani al
1o marzo 1916
al Citterio la somma di 300 lire che “destinò
a favore dell’Asilo Oratorio”. Il suo nome,
unitamente a quello delle famiglie Fossati e Rebosio, si ritrova spesso tra i più generosi benefattori dell’Asilo. Così scrive: “Ora non resta
che il miglior fine e il migliore profitto alla gioventù di Cassina Amata
dell’opera saggia e lodevole...
Non possiamo dimenticare che a pochi mesi dall’inaugurazione ci fu
la Prima Guerra mondiale che tanti lutti provocò anche tra la gente
amatese.
Non venne meno, tuttavia, l’impegno della comunità e delle Suore del
Cottolengo presenti dal 22 ottobre 1914. Don Orrigoni seguiva con
particolare cura l’attività dell’Asilo e la Parrocchia dotandola di vari
strumenti di solidarietà associativa.
Ancora sul suo utilissimo libretto “Asilo” troviamo trascritto in calce
ad una pagina che: “Il 19 febbraio 1918 - Ignoti ladri...”
Il furto fu un grave fatto per l’economia dell’Asilo.
Dopo la sua morte (1931) giunse don Pietro Radice che non resse il
continuo paragone con il suo predecessore. Non fu amato dalla gente
Liquidazione, delle spese per la costruzione dell’asilo
Nei primi anni non esiste la mensa e le famiglie mandano i bambini con
il cibo preparato dalle mamme. Poi arriva la prima mensa che dà almeno la minestra. Pane e companatico rimangono a carico delle famiglie.
Molti tra di noi ricordano ancora che, almeno sino ai primi anni ’50, i
bambini mangiavano su grandi tavole, abitualmente di colore marrone (decisamente diverso dai colori che oggi ritroviamo negli asili) e
con buchi circolari in cui venivano inserite delle tazze di alluminio con
la minestra. Si evitava così che potesse essere rovesciata.
Tra i vari benefattori ricordiamo ad esempio il cav. Paolo Rebosio (18641924) e la moglie Elisabetta Marelli (1862-1927) che aiutarono in vari
modi l’Asilo nei primi anni della sua attività. Nell’anno della morte
del cav. Rebosio la famiglia donò una cifra ingente pari a 5.150 lire.
(dal libretto “Asilo” - 1914-1944)
Paolo ed Elisabetta Rebosio, grandi benefattori dell’asilo
Bollette Edison del 1932
che era divisa e con difficoltà accoglieva la sua estrema rigidità nella
morale. Aveva, ad esempio, il chiodo fisso del ballo che considerava
opera del demonio.
Anche l’Asilo non fu tra le sue passioni e difficili furono i rapporti con
le suore. Occorre ricordare comunque la sua attenzione alla catechesi
ai giovani, alla diffusione del “Bollettino Parrocchiale”.
La comunità nel frattempo cresceva e nel 1942, già in piena Seconda
Guerra Mondiale, la popolazione sommava a 1.200 abitanti.
Con la morte di don Radice avvenuta nel 1952 e l’incarico al nuovo
Parroco, don Giovanni Radaelli, la Comunità amatese ritrovò momenti
più sereni e concordi.
Bambini dell’asilo, 1942
L’ASILO AI TEMPI DI
DON GIOVANNI RADAELLI
Sul numero speciale (26 ottobre 1952) dedicato all’ingresso del nuovo Parroco don Giovanni Radaelli, è trascritto integralmente il suo discorso che, tra i vari punti pastorali affrontati, ha un riferimento specifico all’Asilo:
“Questa cara eredità di Don Pompeo Orrigoni deve avere un’attrezzatura più adeguata ai bisogni moderni, perché questi piccoli trovino in
quella casa che li ospita il semenzaio vivo della loro prima educazione
cristiana. Bisogna inoltre dare all’Asilo S. Giuseppe una base giuridica e finanziaria se deve far fronte ai bisogni moderni della cristiana
pedagogia.”
Sul numero del Bollettino parrocchiale del 1963 leggiamo che le difficoltà erano ancora tante, ma tutti, a partire dal Parroco e dalle suore,
si erano impegnati per garantire il buon funzionamento e adeguare la
struttura all’aumento della popolazione e alle nuove esigenze.
Tutti erano regolarmente pagati e coperti da assicurazione per malattie, infortuni e vecchiaia.
Parimenti le Suore, presenti ormai da cinquant’anni avevano visto
raddoppiato il loro onorario mensile. Per don Giovanni era “dovere di
giustizia sociale.”
Tutto considerato ossia: riscaldamento, illuminazione, acqua, tasse,
manutenzione, arredamento, contributi ecc., l’asilo ha, a metà 1963,
un deficit di 7 milioni di lire.
Una mozione del 1963 a firma del consigliere DC Rag. Asti, chiedeva
all’Amministrazione comunale, in quegli anni retta da un giunta composta da PCI e PSI, con sindaco il dr. Risso, di riconoscere le finalità
sociali degli Asili parrocchiali e contribuire maggiormente al loro sostegno.
La mozione venne respinta con 13 voti contrari, 11 favorevoli e 2 astenuti. Evidentemente non era riconosciuto il servizio alla comunità svolto dalle strutture parrocchiali.
Con l’aiuto della popolazione e il contributo pubblico (assai scarso), i
conti vennero comunque sistemati.
Si rendeva però necessario dotare l’edificio di una veranda in ferro
che venne progettata dal Geom. Ambrogio Varisco nel 1963 e realizzata nel 1964.
Fu costruita dal fabbro Paolo Ferrario di Cassina Amata, dall’Impresa
Fossati-Trabattoni e con materiali forniti da GINI Materiali Edili di Affori. Il costo fu di 5 milioni di lire con un contributo comunale totale
di 500.000 lire, ricevute nel 1965 e 1966 cui va aggiunto l’eccezionale
(si fa per dire) contributo dello Stato consistente in 27.000 lire. Anche
lo Stato non teneva in alcun conto la sussidiarietà svolta dall’Ente
parrocchiale.
Inaugurazione con
don Giovanni e Mons. Schiavini
Don Giovanni con i bambini
davanti alla grotta di Lourdes, 1960
I bambini dell’asilo con don Giovanni, 1960
Recita per 25° sacerdotale di don Giovanni
Progetto costruzione veranda (Geom. Ambrogio Varisco), 1963
Recita in onore di Don Giovanni per il suo 25° di sacerdozio, 1967
ARRIVA
DON ENRICO MOLTENI
Così scriveva don Enrico su Comunità Amatese nel 1979:
“Oggi siamo giunti ad un momento di riposo, abbiamo quanto serve
per continuare più efficacemente il nostro intenso lavoro a vantaggio
della nostra comunità: in particolare i piccoli e la gioventù; sono questi il vero lavoro e le vere preoccupazioni della nostra vita e del nostro
apostolato. Un invito a tutti, giovani e adulti, ragazzi e genitori a sfruttare questi ambienti……perché si raggiungano quei traguardi per i quali
la Provvidenza di Dio ed i sacrifici di molta gente hanno lavorato!”
N.B. Quanto trascritto in corsivo o tra virgolette, è tratto dal libretto scritto da Anna Lisa Rossetti e Stefano Borghi in occasione dell’ottantesimo
dell’Asilo.
Don Enrico Molteni riceve i doni
in occasione di una Prima Comunione (primi anni ’80)
Don Enrico all’asilo intervistato per Radio Paderno, 1984
Con l’arrivo di don Enrico (1972 – 1989) si apre un nuovo orizzonte per
l’Asilo.
Le sue attenzioni alle nuove esigenze pastorali, culturali e sociali hanno segnato fortemente la comunità amatese e sono un’importante
eredità che va solo amata e conservata nella memoria collettiva.
….in forza dello sviluppo che il Paese aveva avuto (3500 abitanti) e che
avrebbe ulteriormente conosciuto con i nuovi insediamenti…..maturò
l’idea di rendere la Scuola materna San Giuseppe più agibile e quindi
più confacente alle future esigenze del paese……
Preventivando una spesa di 100 milioni (parecchi, tuttavia, come vedremo ben spesi!) si procedette nel 1978 a un intervento radicale che
conferì all’Asilo l’aspetto che tutti noi oggi conosciamo.
Fu eliminata la veranda in ferro ricostruendola in muratura, con ampia
cantina, dotato l’asilo di una sala medica per le emergenze, sostituiti
i serramenti, rifatti intonaci, pavimenti, impianto elettrico e, finalmente, un impianto di riscaldamento. Per un anno l’asilo fu inagibile e si
spostarono provvisoriamente le attività all’Oratorio maschile.
I lavori furono eseguiti dall’impresa di Giuseppe Cincotto su progetto
del Geom. Ambrogio Varisco.
“…nel settembre 1979, il vecchio asilo di via Pasubio, ormai ringiovanito, poteva riavere i suoi bambini.”
Disegni dell’ampliamento dell’Asilo (Geom. Ambrogio Varisco), 1978
È IL MOMENTO
DI DON LUIGI ALBERIO
Dopo la morte di don Enrico Molteni avvenuta il 29 agosto del 1989,
di lì a pochi giorni arriva il nuovo parroco don Luigi Alberio che con la
sua appassionata attività dà una svolta alla vita parrocchiale, nel solco del cammino del suo predecessore, ma con un’impronta tutta sua.
Anche l’asilo rientra presto nelle sue
attenzioni per un grave problema: la
partenza delle Suore del Cottolengo
che nel 1992, dopo 78 anni, dovevano
lasciarci.
Così scriveva su Comunità Amatese del
settembre 1992:
“Mi ritenevo spacciato, nel senso che
dubitavo tremendamente della presenza delle suore all’interno dell’Asilo; avevo ormai deposto qualsiasi
speranza, e invece…la Provvidenza e
la Madre Generale (suor Elena Russo, della Congregazione delle Figlie di
santa Maria di Leuca, n.d.r.) hanno fatto il MIRACOLO...”
don Luigi Alberio con suor Luigia Arrivarono nel settembre dello stesso
superiora dell’asilo, 1989
anno garantendo così il funzionamento dell’asilo.
Erano passati poco meno di trent’ anni dagli ultimi interventi edili ed
era necessario adeguare la struttura alle nuove esigenze.
Ecco, come da progetto dell’Arch. Antonio Rossetti, nuovi spazi: ampliate le aule, creati altri bagni, un salone polivalente, un secondo piano sfruttabile e nuova cancellata esterna. Il 27 maggio 2007 la nuova
ala fu inaugurata, giusto pochi mesi prima che don Luigi lasciasse la
nostra comunità per trasferirsi a Mozzate.
Altri sacrifici per la Comunità amatese e un considerevole impegno finanziario in parte coperto da un finanziamento regionale.
Cassina Amata dal 1° settembre 2007 si unisce a Palazzolo Milanese
formando così una nuova esperienza ecclesiale che è quella delle Comunità Pastorali.
Don Giovanni Castiglioni, vicario, che da settembre 2013 è Parroco a
Milano della chiesa della Beata Vergine Addolorata, è stato vicino alla
realtà dell’asilo garantendo l’assistenza e l’aiuto necessario. Lo stesso vale per l’attuale Parroco don Luciano Galbusera.
Nel corso del 2013 è stata pavimentata una parte del cortile.
S. Messa all’inaugurazione dell’asilo rinnovato, 2007
La Parola ai bambini in occasione
della festa di inaugurazione ampliamento, 2007
L’asilo nel frattempo, con l’avvicendamento di alcune suore delle Figlie
di S. Maria di Leuca, continua nel suo prezioso sostegno alle famiglie
e siamo così nel 2014, anno in cui celebriamo il primo centenario con
l’augurio che tra cento anni chi verrà dopo di noi possa celebrarne un
secondo.
La nuova sistemazione di una delle aule, 2007
Don Luigi benedice e inaugura l’ampliamento dell’asilo, 2007
Progetto dell’Arch. Antonio Rossetti per l’ampliamento dell’Asilo, 2006
LE SUORE
DEL COTTOLENGO
“Una lunga permanenza al servizio dei
piccoli e della comunità”
Possiamo proprio essere certi che la
Provvidenza e S. Giuseppe hanno avuto uno sguardo di particolare favore
per la nostra città.
Ognuno degli Asili sorti a partire dal
1906 è stato affidato, infatti, alle attenzioni delle Suore dell’Ordine del
santo Giuseppe Cottolengo fondato a
Torino nel 1828.
Occorrerebbero altri 10 pannelli per
raccontare, almeno dignitosamente,
la pregnante storia delle suore che
S. Giuseppe Cottolengo (dipinto di sono state a Cassina Amata non hanno
A. Bonfanti, chiesa di Incirano)
accudito solo i piccoli. La loro attività
comprendeva l’Oratorio femminile, insegnando ad una schiera di ragazze il cucito e il ricamo. Le suore avevano anche cura degli cura degli arredi tessili della Parrocchia.
L’Asilo, prima della costruzione delle strutture dell’Oratorio maschile
era anche luogo di accoglienza per varie attività parrocchiali.
Nei primi anni l’arredo dei locali destinati alle Suore era assai spartano e povero, ma ciò non aveva creato alcun problema. C’era altro di
ben più importante da fare.
A Cassina Amata c’è anche la Via Cottolengo, nei pressi della Parrocchiale, dedicata al loro Santo fondatore e ciò è una dimostrazione di
riconoscenza nei loro confronti da parte della Città.
Dobbiamo limitarci a indicare almeno il loro nome e ringraziarle, e non
per retorica, ma per il servizio offerto, per il bene voluto ai bambini,
alla gente e all’intera comunità.
Iniziamo, utilizzando il prezioso libretto 80°, dalle suore arrivate nel
1914: Suor Sistina (al secolo Agostina Castaldi, 1884- 1963) superiora dal 1914 al 1944
Suor Giuseppina, superiora dal 1944 al 1953
Suor Colombina (al secolo Maria Butti), superiora dal 1953 al 1959 già presente nel 1914)
Suor Augusta Cavallini, superiora dal 1959 al 1968
Suor Clara Dallorto, superiora dal 1968 al 1974 (fu anche rappresentante delle Scuole materne nel Consiglio Pastorale della Diocesi)
Suor Pia Roma, superiora dal 1974 al 1983
Suor Luigia Bianchi, superiora dal 1983 al 1992, anno in cui le suore
lasciarono il nostro Asilo.
Come aiuto alla superiora c’erano abitualmente altre due o tre suore
che cerchiamo di ricordare e ringraziare per il lavoro offerto sempre
con passione e dedizione libera e completa:
Suor Osvalda, presente nel 1950
Suor Guglielmina, presente nel 1950
Suor Regina dal 1953 al 1971
Suor Maria che rimase dal 1960 al 1975
Suor Angela Caccia, dal 1960 al 1972 (morta a 48 anni per embolia)
Suor Natalina sino al 1984
Suor Teresa
Suor Emilia e suor Ernestina che rimasero sino al 1992 con la superiora suor Luigia.
Da alcuni documenti ritrovati all’Archivio Storico Diocesano a Milano
(Inchiesta Elenco Case religiose) abbiamo appreso che nel 1948 nella sola diocesi di Milano c’erano ben 645 suore del Cottolengo di cui
quattro a Cassina Amata, cinque a Dugnano all’asilo e cinque al laboratorio, tre a Paderno , quattro a Incirano, a Palazzolo quattro all’asilo
e cinque alla Fabbrica.
Una presenza capillare e una linfa di grande importanza per l’educazione dei piccoli e della ragazze cui veniva insegnato cucito, ricamo e
economia domestica.
Piccola statua di S. Giuseppe Cottolengo lasciata dalle Suore
Suor Giuseppina con tanti bambini, 1944
Suor Colombina guida i bambini ad un funerale, anni ’50
Suor Giuseppina e suor Guglielmina con i ragazzi, 1950
1992: ARRIVANO LE SUORE
DI SANTA MARIA DI LEUCA
La Congregazione religiosa nasce nel 1938 per opera di Elisa Martinez
(1905-1991) di Galatina (Lecce).
La fondatrice diede un forte impulso evangelico alla vita religiosa e apostolica del gruppo delle
anime desiderose di consacrarsi
totalmente a Dio.
La loro presenza non fu solo nel
territorio italiano ma ben presto
si estese oltre il confine nazionale. Le prime fondazioni fuori
Italia si hanno in Svizzera, nel
1947; negli Stati Uniti, in CanaSanta Maria di Leuca
da, 1947-1951; in Francia nel 1958;
in Spagna nel 1965; in Portogallo
nel 1967; in India nel 1967-1968; nelle Filippine nel 1967-1969.
Suor Beniamina (superiora) con suor Alba e suor Romilda con i bambini , 2007
La prima Superiora di tale Congregazione che ha assunto la direzione
dell’Asilo dal 1992 al 2002, è stata suor Daria Carbone con una vasta
esperienza in varie nazioni.
La seguirono suor Marina dal 2002 al 2005, poi suor Milena (20052006) e suor Beniamina dal 2006 al 2012. Attualmente è superiora
Suor Ubalda Anburaja proveniente dall’India
Con le Superiori arrivarono suor Costanza, suor Isabella, suor Vera,
suor Alessia, suor Pia, suor Stanislava, suor Ersilia, suor Rosa Maria,
suor Pia, suor Romilda, suor Isabella, suor Alba .
Aiutano suor Ubalda, suor Livia Chariatha, indiana e suor Sibilla Lidas, filippina.
Le classi sono quattro, ciascuna con il suo colore identificativo (verde,
arancione, rosa e azzurro) per un totale di 106 bambini, di nazionalità
italiana, rumena e albanese.
Le insegnanti sono suor Livia, suor Sibilla, Gianna (lì già da 34 anni)
Ermelinda, Viviana insegnante di musica, da Paola per la ginnastica,
da una cuoca e da Serena e Silvia per il riordino degli ambienti.
Non mancano alcuni volontari della Parrocchia che aiutano per i necessari lavori di manutenzione ordinaria e la tenuta contabile.
Suor Alba e suor Romilda, fotografate in chiesa, 2006
Papa Francesco con l’attuale madre superiore della Congregazione delle suore di
S. Maria di Leuca, 21 settembre 2013
Suor Daria Carbone, prima superiora delle suore di S. Maria di Leuca,
gioca con i bambini, anni 90
UNA CARRELLATA DI IMMAGINI RECENTI
CLASSE AZZURRA
CLASSE VERDE
CLASSE ROSA
CLASSE ARANCIONE
LO STAFF
TUTTI I BAMBINI - Aprile 2014
UNA MANCIATA DI FOTO…
Bambini all’asilo, 1925
Bambini accompagnano un funerale, agosto 1960
Bambini all’asilo anni ‘30
Festa dell’Azione Cattolica, anni ‘60
Ragazzine e catechiste, 20 giugno 1943
Vincenzo Seregni, 1962
Un bimbo... 1972
Suor Osvalda con alcuni giovani, 1950
Luigia Terenghi, 1971/72
Angela Gariboldi con le suore
dell’asilo, anni ‘70
Classi ‘54 - ‘55 - ‘56, 1959
Aspiranti Azione Cattolica, 1958
In posa.... 1964
UNA MANCIATA DI FOTO…
Cinquantesimo di Suor Innocente Pozzi, anni ‘70
Prima Comunione, 1981
Prima Comunione, anni ‘80
Prima Comunione, 1990
Ragazze all’oratorio, anni ‘70
Cresimandi, 1974
Cresimande, 1974
Festa di sant’Agata, anni ‘80
Cresimande, 1976
Cresimandi, 1976
Cuoche e cuochi per la festa di sant’Agata, 1987
Caldarroste, 1976
Si gioca tutti insieme, 2007
RINGRAZIAMENTI
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato per la preparazione di questa mostra documentaria fornendo disegni, foto, oggetti, ricami e informazioni di vario genere che ci hanno consentito, lo speriamo, di non dare un
tono esclusivamente celebrativo oppure, ancor peggio retorico, al nostro lavoro.
L’Asilo è stato ed è un luogo vissuto e amato da molti ed è parte importante della storia di Cassina Amata che
deve rimanere nella memoria e nel cuore di tutti.
Tante notizie, oltre a quelle raccolte dal nostro ricco Archivio Parrocchiale, sono state possibili grazie al bel libretto “80°” preparato nel 1993 da Anna Lisa Rossetti e Stefano Borghi che ci ha consentito di dare una struttura storica alla mostra.
Centro Culturale S. Ambrogio
di Cassina Amata
Aprile 2014
Scarica

L`esperienza degli Asili o Scuole dell`Infanzia muove i primi passi in